PROGRAMMA DELLA SCUOLA DI MINISTERO TEOCRATICO PER IL 2015
ISTRUZIONI
PROGRAMMA
5 gen. Lettura della Bibbia: Giosuè 16-20
12 gen. Lettura della Bibbia: Giosuè 21-24
19 gen. Lettura della Bibbia: Giudici 1-4
26 gen. Lettura della Bibbia: Giudici 5-7
2 feb. Lettura della Bibbia: Giudici 8-10
9 feb. Lettura della Bibbia: Giudici 11-14
16 feb. Lettura della Bibbia: Giudici 15-18
23 feb. Lettura della Bibbia: Giudici 19-21
2 mar. Lettura della Bibbia: Rut 1-4
9 mar. Lettura della Bibbia: 1 Samuele 1-4
16 mar. Lettura delia Bibbia: 1 Samuele5-9
23 mar. Lettura della Bibbia: 1 Samuele 10-13
30 mar. Lettura della Bibbia: 1 Samuele 14-15
6 apr. Lettura della Bibbia: 1 Samuele 16-18
13 apr. Lettura della Bibbia: 1 Samuele 19-22
20 apr. Lettura della Bibbia: 1 Samuele 23-25
27 apr. Lettura della Bibbia: 1 Samuele 26-31
4 mag. Lettura della Bibbia: 2 Samuele 1-3
11 mag. Lettura della Bibbia: 2 Samuele 4-8
18 mag. Lettura della Bibbia: 2 Samuele 9-12
25 mag. Lettura della Bibbia: 2 Samuele 13-15
1 giu. Lettura della Bibbia: 2 Samuele 16-18
8 giu. Lettura della Bibbia: 2 Samuele 19-21
15 giu. Lettura della Bibbia: 2 Samuele 22-24
22 giu. Lettura della Bibbia: 1 Re 1-2
29 giu. Lettura della Bibbia: 1 Re 3-6
6 lug. Lettura della Bibbia: 1 Re 7-8
13 lug. Lettura della Bibbia: 1 Re 9-11
20 lug. Lettura della Bibbia: 1 Re 12-14
27 lug. Lettura della Bibbia: 1 Re 15-17
3 ago. Lettura della Bibbia: 1 Re 18-20
10 ago. Lettura della Bibbia: 1 Re21-22
Come potete avvicinarvi a Dio?
17 ago. Lettura della Bibbia: 2 Re 1-4
24 ago. Lettura della Bibbia: 2 Re 5-8
Qual è il contenuto dei libri della Bibbia?
31 ago. Lettura della Bibbia: 2 Re 9-11
7 set. Lettura della Bibbia: 2 Re 12-15
14 set. Lettura della Bibbia: 2 Re 16-18
21 set. Lettura della Bibbia: 2 Re 19-22
28 set. Lettura della Bibbia: 2 Re 23-25
5 ott. Lettura della Bibbia: 1 Cronache 1-4
12 ott. Lettura della Bibbia: 1 Cronache 5-7
19 ott. Lettura della Bibbia: 1 Cronache 8-11
26 ott. Lettura della Bibbia: 1 Cronache 12-15
2 nov. Lettura della Bibbia: 1 Cronache 16-20
9 nov. Lettura della Bibbia: 1 Cronache 21-25
16 nov. Lettura della Bibbia: 1 Cronache 26-29
23 nov. Lettura della Bibbia: 2 Cronache 1-5
30 nov. Lettura della Bibbia: 2 Cronache 6-9
7 dic. Lettura della Bibbia: 2 Cronache 10-14
14 dic. Lettura della Bibbia: 2 Cronache 15-19
21 dic. Lettura della Bibbia: 2 Cronache 20-24
28 dlc. Lettura della Bibbia: 2 Cronache 25-28
PROGRAMMA DELLA SCUOLA DI MINISTERO TEOCRATICO PER
IL 2015
ISTRUZIONI
Nel 2015 la Scuola di Ministero Teocratico sarà tenuta secondo le seguenti disposizioni:
FONTE DEL MATERIALE: Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture [bi12],
Introduzione alla Parola di Dio [igw], Perspicacia nello studio delle Scritture, volume
1 [it-1] e La Torre di Guardia [w].
La scuola inizierà con alcune parole di benvenuto, per poi procedere come spiegato di seguito. Dopo ogni parte il sorvegliante della scuola presenterà quella successiva. Se lo desidera e lo spazio è sufficiente, potrà sedersi a un tavolo posto sul
podio e da lì farà le sue osservazioni. Oppure, se lo preferisce, potrà sedersi in
mezzo all'uditorio nei pressi del podio, ma farà le sue osservazioni dal leggio.
PUNTI NOTEVOLI DELLA LETTURA DELLA BIBBIA: 8 minuti. Nei primi due
minuti un anziano o un servitore di ministero qualificato prenderà in esame, rimanendo nel tempo assegnato, un punto tratto dalla lettura biblica settimanale.
Ogni volta che è possibile l'oratore applicherà inoltre il materiale alle circostanze
locali e darà risalto a come quelle informazioni interessano noi oggi (be 47 par. 2-48 par. 1). Si accerterà di non superare i due minuti riservati alla sua esposizione, così da lasciare ai presenti sei minuti per fare brevi commenti, di 30 secondi o
meno, su aspetti della lettura biblica settimanale che hanno trovato di particolare
interesse. Il sorvegliante della scuola inviterà quindi gli studenti assegnati alle altre classi a recarvisi.
PARTE N. 1: 3 minuti o meno. Lettura da parte di un fratello. Lo studente leggerà il materiale assegnato senza fare né un'introduzione né una conclusione. Il
sorvegliante della scuola cercherà soprattutto di aiutare gli studenti a leggere con
accuratezza, intendimento, scorrevolezza, giusta enfasi, modulazione, pause appropriate e naturalezza.
PARTE N. 2: 5 minuti. Verrà assegnata a una sorella. l'ambiente le verrà suggerito, oppure lei potrà sceglierne uno fra quelli elencati a pagina 82 del libro Traete
beneficio dalla Scuola di Ministero Teocratico. Si deve utilizzare il tema assegnato.
Quando la parte si basa sul materiale dell'opuscolo Introduzione alla Parola di Dio
o su un argomento trattato nel libro Perspicacia nello studio delle Scritture, volume l, la sorella lo applicherà a un aspetto del servizio di campo che sia realistico e
pratico per il territorio locale. Quando si basa su un personaggio biblico trattato
nel libro Perspicacia dovrà svolgere il tema assegnato, scegliere versetti appropriati da usare e mostrare cosa si può imparare dall'esempio del personaggio biblico.
Atti di fedeltà, coraggio, umiltà e altruismo sono buoni esempi da imitare; azioni
indicanti mancanza di fede, come pure certi tratti negativi, costituiscono per i cristiani un monito a evitare una condotta errata. 11 sorvegliante della scuola presterà particolare attenzione al modo in cui la sorella si avvale dell'arte di insegnare e aiuta l'assistente a ragionare sulle Scritture. Si possono aggiungere altri versetti connessi con il tema. l'assistente è designata dal sorvegliante della scuola.
PARTE N. 3: 5 minuti. Potrà essere assegnata a un fratello o a una sorella. Se
assegnata a una sorella, dev'essere svolta come indicato per la Parte n. 2. Se assegnata a un fratello, quando il materiale si basa su un personaggio biblico trattato nel libro Perspicacia, dev'essere esposta sotto forma di discorso rivolto all'uditorio nella Sala del Regno. Lo studente deve svolgere il tema assegnato, scegliere
versetti appropriati da usare e mostrare cosa si può imparare dall'esempio di quel
personaggio biblico. Quando la parte è contrassegnata da un asterisco e viene assegnata a un fratello, dev'essere presentata sotto forma di dimostrazione di uno
studio familiare o ambientata nel servizio di campo. L'assistente sarà un componente della sua famiglia o un fratello della congregazione. Sia l'assistente che
l'ambiente saranno designati dal sorvegliante della scuola. Se però questa parte
viene assegnata a un anziano perché dimostri l'arte d'insegnare, potrà scegliere
lui il proprio assistente e l'ambiente. Si possono aggiungere altri versetti che diano risalto ai princìpi biblici connessi con il tema.
CONSIGLI: 2 minuti. Dopo le Parti n. l, n. 2 e n. 3 il sorvegliante della scuola
dovrà usare il tempo assegnato per lodare gli studenti e dar loro consigli costruttivi basati sul libro Traete beneficio dalla Scuola di Ministero Teocratico. Nell'introdurre ciascuna parte, il sorvegliante della scuola non dovrà annunciare su quale
punto o qualità oratoria lo studente sta lavorando. Dopo che lo studente ha svolto
la sua parte e dopo avergli rivolto alcune appropriate parole di lode, però, il sorvegliante della scuola dirà su quale punto lo studente sta lavorando e specificherà
perché ha fatto bene sotto quell'aspetto, oppure spiegherà gentilmente perché sa-
rebbe bene che lo studente prestasse ancora attenzione a quel particolare punto.
In base ai bisogni di ciascuno studente, al termine dell'adunanza o in un'altra occasione gli si potranno dare altri consigli costruttivi tratti dal libro Traete beneficio dalla Scuola di Ministero Teocratico in merito alla qualità oratoria assegnata o
a un altro aspetto della sua esposizione.
CALCOLO DEL TEMPO: Nessuna porzione dell'adunanza deve superare il tempo stabilito, nemmeno le osservazioni del sorvegliante della scuola. Le Parti n. l,
n. 2 e n. 3 dovrebbero essere interrotte con tatto quando il tempo è scaduto. Se i
fratelli che presentano i punti notevoli della Bibbia superano il tempo, si daranno
loro consigli in privato. Tutti devono badare a calcolare bene il tempo. L'intero
programma durerà 30 minuti.
PROSPETTO DEI CONSIGLI: È contenuto nel libro di testo Scuola di Ministero.
CONSIGLIERE AUSILIARIO: Quando è possibile, è bene impiegare per questo
incarico un anziano che sia un oratore esperto. Sarà responsabilità del consigliere
ausiliario dare, se necessario, consigli in privato ad anziani o servitori di ministero su qualsiasi parte da loro svolta; ciò comprende le parti della Scuola di Ministero Teocratico, le parti dell'adunanza di servizio, i discorsi pubblici nonché la
conduzione dello studio Torre di Guardia e dello studio biblico di congregazione e
la relativa lettura. Se nella congregazione ci sono vari anziani che sono oratori e
insegnanti capaci, ogni anno quest'incarico potrà essere ricoperto da un anziano
diverso. Non è necessario che il consigliere ausiliario dia consigli agli altri anziani
o ai servi tori di ministero tutte le volte che svolgono una parte. Lo farà solo
quando riterrà che una parola di incoraggiamento o un suggerimento pratico aiuterebbe i fratelli a migliorare.
RIPASSO DELLA SCUOLA DI MINISTERO TEOCRATICO: 20 minuti. Ogni due
mesi il sorvegliante della scuola terrà un ripasso, che sarà preceduto dai punti
notevoli della lettura biblica. Il ripasso sarà basato sul materiale preso in esame
alla scuola negli ultimi due mesi, compresa la settimana in corso. Se nella settimana del Ripasso della Scuola di Ministero Teocratico la congregazione ha la visita del sorvegliante di circoscrizione, il ripasso sarà posticipato di una settimana e
verranno svolte le Parti n. l, n. 2 e n. 3 in programma per la settimana successiva. Non si devono apportare cambiamenti al programma della lettura biblica settimanale né alla trattazione dei punti notevoli della Bibbia. Durante la settimana
dell'assemblea di circoscrizione o del congresso di zona non si tengono adunanze
di congregazione. Il materiale in programma per quella settimana dovrà essere
preso in esame personalmente o come famiglia.
ss15-I 6/14
PROGRAMMA
5 gen. Lettura della Bibbia: Giosuè 16-20
N. 1: Giosuè17:11-18
E appartennero a Manasse in Issacar e in Aser: Bet-Sean e le sue borgate dipendenti e Ibleam e le sue borgate dipendenti e gli abitanti di Dor e le sue borgate
dipendenti e gli abitanti di En-Dor e le sue borgate dipendenti e gli abitanti di
Taanac e le sue borgate dipendenti e gli abitanti di Meghiddo e le sue borgate dipendenti, tre delle alture.
12
E i figli di Manasse non furono in grado di prendere possesso di queste città,
ma i cananei persisterono nel dimorare in questo paese.
13
E avvenne che quando
i figli d’Israele furono divenuti forti mettevano i cananei a fare lavori forzati, e non
li spodestarono interamente.
14
E i figli di Giuseppe parlavano a Giosuè, dicendo: “Perché mi hai dato in ere-
dità una sola sorte e una sola parte assegnata, mentre io sono un popolo numeroso per la ragione che Geova mi ha benedetto fino ad ora?”
15
A ciò Giosuè disse
loro: “Se sei un popolo numeroso, sali alla foresta, e te la devi diboscare nel paese
dei ferezei e dei refaim, perché la regione montagnosa di Efraim è divenuta troppo
stretta per te”.
16
Quindi i figli di Giuseppe dissero: “La regione montagnosa non
ci basta, e ci sono carri da guerra muniti di falci di ferro fra tutti i cananei che
dimorano nel paese del bassopiano, sia quelli che sono a Bet-Sean e nelle sue
borgate dipendenti che quelli che sono nel bassopiano di Izreel”.
17
Giosuè disse
dunque questo alla casa di Giuseppe, a Efraim e a Manasse: “Sei un popolo numeroso, e grande è la tua potenza. Non devi avere una sola sorte,
18
ma la regione
montagnosa deve divenire tua. Siccome è una foresta, la devi diboscare e deve divenire per te il punto terminale. Poiché devi cacciare i cananei, benché abbiano
carri da guerra muniti di falci di ferro e siano forti”.
N. 2: Chi è Dio?(igw p.2§§1-3)
Domanda 1
Chi è Dio?
"Affinché conoscano che tu, il cui nome è Geova, tu solo sei l'Altissimo su tutta la
terra".
Salmo 83:18 [Pagina 751]
"Riconoscete che Geova è Dio. È lui che ci ha fatti, e non noi stessi".
Salmo 100:3 [Pagina 764]
"lo sono Geova. Questo è il mio nome; e non darò a nessun altro la mia propria
gloria, né la mia lode alle immagini scolpite".
Isaia 42:8 [Pagina 901]
N. 3: Re Acab. Tema: Non può esserci pace per i malvagi (it-1 pp.41-43)
ACAB
(Àcab) [fratello del padre].
1. Figlio di Omri e re del regno settentrionale d’Israele. Regnò 22 anni in Samaria, a partire dal 940 a.E.V. circa. — 1Re 16:28, 29.
Tollerata la falsa adorazione. La storia di Acab è una delle peggiori per quanto riguarda la vera adorazione. Non solo egli continuò a profanare l’adorazione di
Geova col culto dei vitelli d’oro istituito da Geroboamo ma, dopo il suo matrimonio con Izebel, figlia di Etbaal re di Sidone, lasciò che l’adorazione di Baal contaminasse Israele in misura senza precedenti. Giuseppe Flavio, citando l’antico storico Menandro di Efeso, menziona Etbaal, che chiama Itobalo, e riferisce che era
sacerdote di Astarte prima di salire al trono assassinando il re. — Contro Apione,
I, 123 (18).
Acab si fece trascinare nell’adorazione di Baal dalla moglie pagana Izebel, costruì un tempio a Baal ed eresse un palo sacro in onore di Astoret (Astarte). (1Re
16:30-33) In poco tempo c’erano 450 profeti di Baal e 400 profeti del palo sacro,
che mangiavano tutti alla tavola reale di Izebel. (1Re 18:19) I veri profeti di Geova
furono passati a fil di spada e solo grazie all’intervento di un uomo di fede, Abdia,
economo della casa di Acab, ne rimasero in vita 100, da lui nascosti in caverne
dove vissero di pane e acqua. — 1Re 18:3, 4, 13; 19:10.
Per essersi volto all’adorazione di Baal, Acab fu informato da Elia della venuta
di una grave siccità che, secondo Luca 4:25 e Giacomo 5:17, durò tre anni e sei
mesi. (1Re 17:1; 18:1) Avrebbe ricominciato a piovere solo alla parola di Elia e,
benché Acab lo facesse cercare in tutte le nazioni e i regni circostanti, Elia rimase
introvabile fino al tempo stabilito. (1Re 17:8, 9; 18:2, 10) Acab cercò di dare a Elia
la colpa della siccità e della carestia, accusa che Elia respinse indicando che la
vera causa era l’adorazione di Baal patrocinata da Acab. Una prova sostenuta in
cima al monte Carmelo dimostrò l’inesistenza di Baal e confermò che Geova è il
vero Dio; i profeti di Baal furono uccisi per comando di Elia e poco dopo una
pioggia torrenziale pose fine alla siccità. (1Re 18:17-46) Acab tornò a Izreel dalla
moglie e la informò delle azioni di Elia contro il baalismo. Izebel reagì con gravi
minacce rivolte a Elia, che fuggì sul monte Horeb. — 1Re 19:1-8.
Opere edili a Samaria; vittorie sulla Siria. Si ritiene che i lavori fatti eseguire
da Acab includessero il completamento delle fortificazioni della città di Samaria,
che secondo le scoperte archeologiche consistevano di tre mura straordinariamente forti, opera di esperti costruttori. Gli scavi hanno rivelato i resti di un palazzo a pianta rettangolare che misurava circa 90 m per 180, con muri perimetrali
di ottime pietre squadrate. Sono stati trovati numerosi pannelli d’avorio per decorare arredi e pareti, forse appartenuti alla “casa d’avorio” di Acab menzionata in
1 Re 22:39. — ILLUSTRAZIONE, vol. 1, p. 948; cfr. anche Am 3:15; 6:4.
La ricchezza di Samaria e la forza dovuta alla sua posizione furono presto
messe alla prova dall’assedio posto contro la città dal siro Ben-Adad II alla testa
di una coalizione di 32 re. Dopo aver ceduto in un primo tempo alle richieste
dell’aggressore, Acab rifiutò poi di acconsentire volontariamente al saccheggio del
suo palazzo. I negoziati di pace fallirono e, per comando divino, Acab con uno
stratagemma colse il nemico di sorpresa facendone strage, mentre Ben-Adad si
dava alla fuga. — 1Re 20:1-21.
Convinto che Geova fosse solo un “Dio dei monti”, Ben-Adad tornò l’anno dopo
con uguali forze militari, ma si schierò per il combattimento sull’altopiano nei
pressi di Afec, nel territorio di Manasse, invece di avanzare nella regione montuosa di Samaria. (Vedi AFEC n. 5). Le forze israelite avanzarono verso il campo di
battaglia, ma sembravano “due sparuti greggi di capre” in confronto al grande accampamento siro. Rassicurate dalla promessa di Geova che la sua potenza non
dipendeva dalla posizione geografica, le forze di Acab sbaragliarono il nemico.
(1Re 20:26-30) Tuttavia, proprio come Saul risparmiò l’amalechita Agag, così
Acab lasciò in vita Ben-Adad e concluse con lui un patto secondo il quale le città
conquistate sarebbero state restituite a Israele e alcune vie di Damasco sarebbero
state cedute ad Acab, evidentemente per stabilirvi bazar o mercati che avrebbero
promosso gli interessi commerciali di Acab nella capitale sira. (1Re 20:31-34)
Come Saul, Acab fu condannato da Geova per questo, e una futura calamità fu
predetta per lui e per il suo popolo. — 1Re 20:35-43.
Assassinio di Nabot e conseguenze. Durante il successivo triennio di pace,
Acab si interessò dell’acquisto della vigna di Nabot a Izreel, pezzo di terra che desiderava molto perché confinante coi terreni del suo palazzo residenziale. Quando
Nabot respinse la richiesta a motivo della legge di Dio sull’inviolabilità dei possedimenti ereditari, Acab stizzito si ritirò in casa e si sdraiò sul divano con la faccia
rivolta verso la parete, rifiutando di mangiare. Appresa la causa del suo abbattimento, la pagana Izebel, mediante lettere scritte in nome di Acab, ordinò
l’assassinio di Nabot mascherandolo con un processo per bestemmia. Quando
Acab andò a prendere possesso dell’ambìto pezzo di terra, gli venne incontro Elia,
che lo denunciò severamente come un assassino e uno che si era venduto per
commettere empietà cedendo ai costanti incitamenti della moglie pagana. Come i
cani avevano leccato il sangue di Nabot così i cani avrebbero leccato il sangue di
Acab; la stessa Izebel e i discendenti di Acab sarebbero finiti in pasto ai cani e
agli uccelli da preda. Queste parole ebbero il loro effetto e, costernato, Acab digiunò vestito di sacco, ora mettendosi a sedere ora camminando avanti e indietro
per lo sconforto. Per questo gli fu accordata una certa misericordia e fu rinviata la
calamità che si sarebbe abbattuta sulla sua casa. — 1Re 21:1-29.
Le relazioni di Acab con il regno di Giuda a S furono rafforzate mediante
un’alleanza matrimoniale per cui Atalia figlia di Acab sposò Ieoram figlio del re
Giosafat. (1Re 22:44; 2Re 8:18, 26; 2Cr 18:1) Durante una visita amichevole di
Giosafat a Samaria, Acab lo indusse a sostenerlo nel tentativo di riconquistare
Ramot-Galaad dai siri, che evidentemente non avevano rispettato del tutto i termini del patto stipulato da Ben-Adad. Mentre un gruppo di falsi profeti assicurava in coro il successo dell’impresa, per l’insistenza di Giosafat fu chiamato il profeta Micaia, odiato da Acab, che predisse invece calamità certa. Ordinato l’arresto
di Micaia, Acab si ostinò a sferrare l’attacco, pur prendendo la precauzione di travestirsi, ma fu colpito per caso da una freccia e morì dissanguato. Il suo corpo fu
trasportato a Samaria per essere sepolto e mentre “lavavano il carro da guerra
presso la piscina di Samaria, . . . i cani leccavano il suo sangue”. Dagli scavi effet-
tuati a Samaria è emerso un grande bacino artificiale all’estremità NO dello spazioso cortile del palazzo, e forse fu lì che si adempì la profezia. — 1Re 22:1-38.
Iscrizioni moabite e assire. Vi si fa menzione della ricostruzione di Gerico
durante il regno di Acab, forse come parte del programma inteso a rafforzare la
dominazione di Israele su Moab. (1Re 16:34; cfr. 2Cr 28:15). La Stele di Mesa re
di Moab (o Stele moabita) parla della dominazione del re Omri e di suo figlio su
Moab.
Iscrizioni assire che descrivono la battaglia combattuta fra Salmaneser III e
una coalizione di 12 re a Qarqar includono tra i facenti parte della coalizione il
nome di A-ha-ab-bu. Questo è generalmente considerato da quasi tutti gli studiosi un riferimento al re Acab di Israele; ma per le prove indicanti che tale identificazione è discutibile, vedi la voce SALMANESER n. 1.
12 gen. Lettura della Bibbia: Giosuè 21-24
N. 1: Giosuè 24:14-21
“E ora temete Geova e servitelo senza difetto e in verità, ed eliminate gli dèi che
i vostri antenati servirono dall’altra parte del Fiume e in Egitto, e servite Geova.
15
Ora se è male agli occhi vostri servire Geova, sceglietevi oggi chi volete servire,
se gli dèi che servirono i vostri antenati che erano dall’altra parte del Fiume o gli
dèi degli amorrei nel cui paese dimorate. Ma in quanto a me e alla mia casa, serviremo Geova”.
16
A ciò il popolo rispose e disse: “È impensabile, da parte nostra, lasciare Geo-
va per servire altri dèi.
17
Poiché Geova nostro Dio fece salire noi e i nostri padri
dal paese d’Egitto, dalla casa degli schiavi, e compì questi grandi segni davanti ai
nostri occhi e continuò a custodirci per tutta la via per la quale camminammo e
fra tutti i popoli in mezzo ai quali passammo.
18
E Geova cacciava d’innanzi a noi
tutti i popoli, anche gli amorrei, che dimoravano nel paese. In quanto a noi, anche noi serviremo Geova, perché egli è il nostro Dio”.
19
Giosuè disse quindi al popolo: “Voi non potete servire Geova, perché egli è un
Dio santo; è un Dio che esige esclusiva devozione. Egli non perdonerà le vostre rivolte e i vostri peccati.
20
Nel caso che abbandoniate Geova e davvero serviate dèi
stranieri, anch’egli certamente si volgerà e vi farà danno e vi sterminerà dopo
avervi fatto del bene”.
21
A sua volta il popolo disse a Giosuè: “No, ma serviremo Geova!”
N. 2: Re Acaz. Tema: L'idolatria fa incorrere nella disapprovazione di Dio (it-1 pp.
45-46)
ACAZ
(Àcaz) [forma abbreviata di Ioacaz, che significa “Geova afferri; Geova ha afferrato”].
1. Figlio di Iotam re di Giuda. Acaz salì al trono a 20 anni e regnò per 16 anni. —
2Re 16:2; 2Cr 28:1.
Dato che Ezechia figlio di Acaz aveva 25 anni quando cominciò a regnare, Acaz
non doveva avere ancora 12 anni quando lo generò. (2Re 18:1, 2) Mentre nei climi
temperati i maschi di solito raggiungono la pubertà fra i 12 e i 15 anni, nei climi
più caldi possono raggiungerla prima. Anche le usanze matrimoniali variano. Un
periodico (Zeitschrift für Semitistik und verwandte Gebiete, a cura di E. Littmann,
Lipsia, 1927, vol. 5, p. 132) riferiva che il matrimonio di bambini era frequente
nella Terra Promessa anche in epoca relativamente recente, e citava il caso di due
fratelli di 8 e 12 anni che erano sposati e il maggiore andava a scuola con la moglie. Tuttavia, un manoscritto ebraico, la Pescitta siriaca e alcuni manoscritti della Settanta greca in 2 Cronache 28:1 dicono che Acaz aveva “venticinque anni”
all’inizio del suo regno.
Qualunque fosse la sua età esatta, Acaz morì relativamente giovane e lasciò un
pessimo ricordo di sé. Nonostante il fatto che Isaia, Osea e Michea profetizzassero
attivamente in quel tempo, una sfacciata idolatria contrassegnò il suo regno. Non
solo Acaz la permise fra i suoi sudditi, ma egli stesso compì regolarmente sacrifici
pagani, al punto di sacrificare il proprio figlio (o figli) nel fuoco nella valle di Innom. (2Re 16:3, 4; 2Cr 28:3, 4) A causa della falsa adorazione il regno di Acaz fu
irto di difficoltà. La Siria e il regno settentrionale d’Israele si unirono per attaccare
Giuda da N, gli edomiti colsero l’opportunità per aggredirlo da SE e i filistei lo invasero da O. Giuda perse l’importante porto di Elat sul golfo di ʽAqaba. Zicri, potente efraimita, uccise un figlio del re Acaz e due dei suoi uomini principali durante l’incursione del regno settentrionale nel territorio di Giuda, in cui 120.000
giudei furono massacrati e circa 200.000 presi prigionieri. Solo grazie
all’intervento del profeta Oded, col sostegno di certi uomini preminenti di Efraim,
i prigionieri furono rilasciati e fecero ritorno in Giuda. — 2Cr 28:5-15, 17-19; 2Re
16:5, 6; Isa 7:1.
Il ‘tremante cuore’ di Acaz avrebbe dovuto essere rafforzato dal messaggio di Dio,
pronunciato dal profeta Isaia per assicurargli che Geova non avrebbe permesso a
siri e israeliti di unirsi per distruggere Giuda e mettere sul trono un uomo non di
stirpe davidica. Ma quando fu invitato a chiedere un segno da Dio, l’idolatra Acaz
rispose: “Non chiederò, né metterò Geova alla prova”. (Isa 7:2-12) Comunque fu
predetto che, come segno, una fanciulla avrebbe avuto un figlio, Emmanuele (che
significa “con noi è Dio”), e che prima che il bambino fosse cresciuto la lega siroisraelita non avrebbe più costituito una minaccia per Giuda. — Isa 7:13-17; 8:58.
In quanto ai “sessantacinque anni” di Isaia 7:8, cioè il periodo in cui Efraim sarebbe stato “frantumato”, un commentario biblico afferma: “Una prima deportazione d’Israele avvenne nel giro di un anno o due da questo momento [in cui fu
pronunciata la profezia di Isaia], sotto Tiglat-Pileser (2 Re 15. 29). Una seconda
durante il regno di Oshea, sotto Salmaneser (2 Re 17. 1-6), circa vent’anni dopo.
Ma la deportazione finale che diede il ‘colpo di grazia’ a Israele così che non fosse
più ‘un popolo’, accompagnata dall’insediamento di stranieri in Samaria, avvenne
sotto Esar-Addon, che deportò anche Manasse, re di Giuda, nel ventiduesimo anno del suo regno, sessantacinque anni dopo che era stata pronunciata questa
profezia (cfr. Esdra 4.2, 3, 10 con 2 Re 17.24; 2 Cronache 33.11)”. — Jamieson,
Fausset e Brown, Commentary on the Whole Bible.
Vassallaggio all’Assiria e morte. Invece di riporre fede in Geova, per timore della
congiura siro-israelita Acaz preferì l’imprevidente politica di corrompere TiglatPileser III re d’Assiria perché venisse in suo aiuto. (Isa 7:2-6; 8:12) Qualunque sia
stato il sollievo che l’ambizioso re assiro abbia dato ad Acaz abbattendo Siria e
Israele, fu solo temporaneo. Alla fine ciò “gli causò angustia, e non lo rafforzò”
(2Cr 28:20), anzi per colpa sua Giuda finì sotto il pesante giogo dell’Assiria.
Come re vassallo, Acaz fu evidentemente convocato a Damasco per rendere omaggio a Tiglat-Pileser III e, mentre era in quella città, vi ammirò l’altare pagano, ne
copiò il disegno e incaricò il sacerdote Urija di farne una riproduzione da collocare
davanti al tempio di Gerusalemme. Acaz osò poi offrire sacrifici su questo “grande
altare”, mentre l’altare originale di rame fu messo da parte in attesa che il re decidesse cosa farne. (2Re 16:10-16) Nel frattempo fece a pezzi gran parte degli
utensili di rame del tempio e apportò altri cambiamenti nell’area del tempio, tutto
“a causa del re d’Assiria”, forse per pagare il pesante tributo imposto a Giuda o
magari per nascondere parte delle ricchezze del tempio agli avidi occhi dell’assiro.
Le porte del tempio furono chiuse e Acaz “si fece altari in ogni angolo di Gerusalemme”. — 2Re 16:17, 18; 2Cr 28:23-25.
Dopo 16 anni di malgoverno e sfacciata apostasia Acaz morì e, pur essendo stato
sepolto come i suoi antenati “nella Città di Davide” (2Re 16:20), il suo corpo non
fu deposto nei luoghi di sepoltura dei re. (2Cr 28:27) Il suo nome è menzionato
nelle genealogie dei re. — 1Cr 3:13; Mt 1:9.
Il nome di Acaz compare in un’iscrizione di Tiglat-Pileser III come Yauhazi.
N. 3: *Geova è l'onnipotente Creatore (igw p. 2 § 4-p. 3 § 1)
Domanda 1
Chi è Dio?
"Chiunque invoca il nome di Geova sarà salvato".
Romani 10:13 [Pagina 1364]
"Naturalmente, ogni casa è costruita da qualcuno, ma chi ha costruito tutte le cose è Dio".
Ebrei 3:4 [Pagina 1442]
"Alzate gli occhi in alto e vedete. Chi ha creato queste cose? Colui che ne fa uscire
l'esercito perfino a numero, che tutte chiama perfino per nome. A motivo dell'abbondanza di energia dinamica, essendo egli anche vigoroso in potenza, non ne
manca nessuna".
Isaia 40:26 [Pagina 899]
19 gen. Lettura della Bibbia: Giudici 1-4
N. 1: Giudici 3:1-11
Ora queste sono le nazioni che Geova lasciò restare per provare mediante esse
Israele, cioè tutti quelli che non avevano fatto l’esperienza di nessuna delle guerre
di Canaan;
2
fu solo perché le generazioni dei figli d’Israele avessero esperienza,
per insegnare loro la guerra, cioè solo quelli che prima non avevano avuto esperienza di tali cose:
3
I cinque signori dell’asse dei filistei, e tutti i cananei, perfino i
sidoni e gli ivvei che abitavano sul monte Libano dal monte Baal-Ermon fino
all’entrata di Amat.
4
E continuarono a servire come agenti per provare Israele in
modo da conoscere se ubbidivano ai comandamenti di Geova che egli aveva comandato ai loro padri per mezzo di Mosè.
5
E i figli d’Israele dimorarono fra i ca-
nanei, gli ittiti e gli amorrei e i ferezei e gli ivvei e i gebusei.
6
E si prendevano co-
me mogli le loro figlie, e diedero le proprie figlie ai loro figli e si misero a servire i
loro dèi.
7
I figli d’Israele fecero dunque ciò che era male agli occhi di Geova, e dimenti-
cavano Geova loro Dio e servivano i Baal e i pali sacri.
8
A ciò l’ira di Geova di-
vampò contro Israele, così che li vendette in mano a Cusan-Risataim re di Mesopotamia; e i figli d’Israele continuarono a servire Cusan-Risataim per otto anni.
9
E i figli d’Israele invocavano l’aiuto di Geova. Quindi Geova suscitò per i figli
d’Israele un salvatore perché li salvasse, Otniel figlio di Chenaz, fratello minore di
Caleb.
10
Lo spirito di Geova venne ora su di lui, e divenne giudice d’Israele.
Quando uscì in battaglia, Geova gli diede quindi in mano Cusan-Risataim re di
Siria così che la sua mano sopraffece Cusan-Risataim.
11
Dopo ciò il paese non
ebbe disturbo per quarant’anni. Infine Otniel figlio di Chenaz morì.
N. 2: Come possiamo conoscere Dio? (igw p. 4 §§ 1-4)
Domanda 2
Come possiamo conoscere Dio?
"Questo libro della legge non si deve allontanare dalla tua bocca, e vi devi leggere
sottovoce giorno e notte, per aver cura di fare secondo tutto ciò che c'è scritto;
poiché allora avrai successo nella tua via e allora agirai con saggezza".
Giosuè 1:8 [Pagina 277]
"Continuarono a leggere ad alta voce dal libro, dalla legge del vero Dio, esponendola, e dandole significato; e continuarono a dare intendimento nella lettura".
Neemia 8:8 [Pagina 615]
"Felice è l'uomo che non ha camminato nel consiglio dei malvagi [ ... ]. Ma il suo
diletto è nella legge di Geova, e lègge sottovoce nella sua legge giorno e notte [ ... ].
Ogni cosa che fa riuscirà".
Salmo 1:1-3 [Pagina 682]
"Filippo accorse e lo udì leggere ad alta voce il profeta Isaia, e disse: 'Capisci effettivamente quello che leggi?'
Egli disse: 'Realmente, come posso, se qualcuno non mi guida?'"
Atti 8:30, 31 [Pagina 1322]
N. 3: Ahitofel. Tema: Geova frustra le trame dei traditori (it-1p.81)
AHITOFEL
(Ahìtofel).
Nativo di Ghilo sulle colline di Giuda (2Sa 15:12), padre di uno degli uomini
potenti di Davide di nome Eliam, e forse nonno di Betsabea. (2Sa 11:3; 23:34) I
sagaci consigli di Ahitofel, consigliere personale di Davide, erano stimati come se
fossero la diretta parola di Geova. (2Sa 16:23) In seguito, pur essendo stato intimo amico di Davide, divenne traditore e si unì ad Absalom, figlio di Davide,
nell’insurrezione contro il re. Essendo fra i promotori della rivolta, consigliò ad
Absalom di violare le concubine di Davide, e chiese il permesso di radunare un
esercito di 12.000 uomini per dare immediatamente la caccia a Davide e ucciderlo
mentre era ancora debole e disorganizzato. (2Sa 15:31; 16:15, 21; 17:1-4) Quando Geova sventò questo piano ben architettato, e venne seguito il consiglio di
Husai, Ahitofel evidentemente si rese conto che la ribellione di Absalom sarebbe
fallita. (2Sa 15:32-34; 17:5-14) Si suicidò e fu sepolto con i suoi antenati. (2Sa
17:23) Tranne che in tempo di guerra, questo è l’unico caso di suicidio menzionato nelle Scritture Ebraiche. Il suo tradimento a quanto pare è ricordato nel Salmo
55:12-14.
26 gen. Lettura della Bibbia: Giudici 5-7
N. 1: Giudici 7:12-25
12
Ora Madian e Amalec e tutti gli orientali si erano stesi nel bassopiano così
numerosi come le locuste; e i loro cammelli erano senza numero, così numerosi
come i granelli di sabbia che sono sulla spiaggia del mare.
13
Gedeone ora giunse,
ed ecco, un uomo narrava un sogno al suo compagno, e diceva: “Ecco un sogno
che ho sognato. Ed ecco, c’era un pane rotondo d’orzo che entrava rotolando nel
campo di Madian. Quindi giunse a una tenda e la colpì, così che cadde, e la capovolse, e la tenda cadde a terra”.
14
A ciò il suo compagno rispose e disse: “Questo
non è altro che la spada di Gedeone figlio di Joas, uomo d’Israele. Il [vero] Dio gli
ha dato in mano Madian e tutto il campo”.
15
E avvenne che appena Gedeone ebbe udito il racconto del sogno e la sua
spiegazione, cominciò ad adorare. Dopo ciò tornò al campo d’Israele e disse: “Levatevi, poiché Geova vi ha dato in mano il campo di Madian”.
16
Quindi divise i
trecento uomini in tre schiere e nelle mani di tutti loro mise corni e grosse giare
vuote, e torce dentro le grosse giare.
17
E diceva loro: “Dovete imparare guardando
me, e dovete fare così. E quando io sarò giunto al margine del campo, allora deve
avvenire che proprio come farò io, così farete voi.
18
Quando io suonerò il corno,
io e tutti quelli che sono con me, allora voi dovrete suonare i corni, anche voi, intorno a tutto il campo, e dovrete dire: ‘Di Geova e di Gedeone!’”
19
A suo tempo Gedeone giunse con i cento uomini che erano con lui al margi-
ne del campo all’inizio della veglia intermedia della notte. Avevano appena finito
di appostare le sentinelle. E suonavano i corni e si frantumavano le grosse giare
per l’acqua che erano nelle loro mani.
20
Allora le tre schiere suonarono i corni e
fracassarono le grosse giare e riafferrarono le torce con la mano sinistra e i corni
con la mano destra per suonarli, e gridavano: “La spada di Geova e di Gedeone!”
21
Intanto continuavano a stare ciascuno al suo posto tutt’intorno al campo, e
l’intero campo si mise a correre e a urlare e si dava alla fuga.
22
E i trecento con-
tinuarono a suonare i corni, e Geova poneva in tutto il campo la spada di ciascuno contro l’altro; e il campo continuò la fuga fino a Bet-Sitta, verso Zerera, fino alla periferia di Abel-Meola presso Tabbat.
23
Nel frattempo gli uomini d’Israele furono adunati da Neftali e Aser e tutto
Manasse, e inseguivano Madian.
24
E Gedeone mandò messaggeri a tutta la re-
gione montagnosa di Efraim, dicendo: “Scendete incontro a Madian e impadronitevi innanzi a loro delle acque fino a Bet-Bara e al Giordano”. Tutti gli uomini di
Efraim furono dunque adunati, e si impadronivano delle acque fino a Bet-Bara e
al Giordano.
25
Catturavano anche i due principi di Madian, cioè Oreb e Zeeb; e
uccidevano Oreb sulla roccia di Oreb, e uccisero Zeeb presso il torchio di Zeeb. E
continuarono a inseguire Madian, e portarono la testa di Oreb e quella di Zeeb a
Gedeone nella regione del Giordano.
N. 2: Amnon. Tema: L'amore erotico basato sull'egoismo porta alla rovina (it-1
pp.117-118)
AMON
(Àmon).
[1-3: degno di fede; fedele; di lunga durata]
1. Capo della città di Samaria durante il regno di Acab, re d’Israele (ca. 940920 a.E.V.), a cui venne affidato il profeta Micaia mentre Acab muoveva guerra a
Ramot-Galaad. — 1Re 22:10, 26; 2Cr 18:25.
2. Re di Giuda (661-660 a.E.V.) e figlio del malvagio re Manasse. Cominciò a
regnare a 22 anni e imitò la condotta idolatrica seguita nei primi anni dal padre.
Le cattive condizioni descritte in Sofonia 1:4 e 3:2-4 si manifestarono senza dubbio in quel tempo. Dopo due anni di regno fu assassinato dai suoi stessi servitori.
“Il popolo del paese [ʽam haʼàrets]” mise a morte i cospiratori, fece salire al trono
il figlio Giosia, e seppellì Amon nel “giardino di Uzza”. (2Re 21:19-26; 2Cr 33:2025) Il suo nome compare nella genealogia di Gesù. — Mt 1:10.
3. Capofamiglia di certi esuli rimpatriati inclusi fra “i figli dei servitori di Salomone”. (Ne 7:57-59) In Esdra 2:57 è menzionato come “Ami”.
4. Dio locale di Tebe o No-Amon, assurto alla posizione di “re degli dèi” con il
nome di Amon-Ra e il cui sommo sacerdote divenne il capo di tutti i sacerdoti egizi. Amon in genere è rappresentato come un uomo con una corona sormontata da
due alte piume parallele. Come molte altre divinità egizie, spesso è raffigurato con
in mano la croce ansata, il “segno della vita”. Amon, la moglie Mut e Khonsu (il figlio adottivo) costituivano la triade tebana.
Gran parte delle spoglie di guerra dell’Egitto finivano nel tesoro di Amon, il cui
sacerdozio divenne molto ricco e potente. Nella sua opera (A History of Egypt,
1902, vol. V, pp. 205-217) E. A. W. Budge sostiene che il sacerdozio incoraggiava
effettivamente la guerra per proprio tornaconto. Col tempo i sommi sacerdoti di
Amon, la cui carica era diventata ereditaria, ebbero potere maggiore di quello dei
faraoni. Uno di loro, Herihor, succedette all’ultimo dei Ramses sul trono. Secondo
J. H. Breasted, sotto Hrihor (Herihor) “qualsiasi cosa il sommo sacerdote volesse
effettuare legalmente poteva essere sanzionata in qualunque momento dallo speciale oracolo del dio [Amon], e, con qualche accorgimento, l’immagine davanti alla
quale il sommo sacerdote rendeva noti i suoi desideri rispondeva sempre favorevolmente . . . Così i trucchi dei sacerdoti, all’occorrenza in completo dispregio della legge e della giustizia, permettevano al sommo sacerdote di dare una veste di
approvazione divina a tutto ciò che desiderava effettuare”. — History of Egypt,
1937, p. 523.
Diverse calamità si abbatterono su Tebe e sul suo dio Amon. Due di queste
sono menzionate nelle Scritture. Nel VII secolo a.E.V., gli assiri vittoriosi al comando di Assurbanipal rasero al suolo Tebe, spogliandola di tutta la sua ricchezza. Il profeta Naum si riferisce a questo avvenimento, usandolo come esempio della prossima distruzione di Ninive. (Na 3:8) Tebe si riprese in parte dal colpo infertole dall’Assiria, riacquistando una certa prosperità, ma anche questa fu di breve
durata. Geremia indicò che Geova aveva giudicato avversamente l’Egitto e i suoi
dèi, inclusa Tebe e il suo dio Amon. L’Egitto si sarebbe arreso a Nabucodonosor, a
vergogna sua e dei suoi dèi, specialmente di Amon di No (Tebe). — Ger 46:25, 26;
vedi NO, NO-AMON.
N. 3: *Alcuni modi in cui possiamo conoscere Geova (igw p. 5 §§ 1-4)
Domanda 2
Come possiamo conoscere Dio?
"Le sue invisibili qualità, perfino la sua sempiterna potenza e Divinità, si vedono
chiaramente fin dalla creazione del mondo, perché si comprendono dalle cose fatte".
Romani 1:20 [Pagina 1353]
"Pondera queste cose; sii assorto in esse, affinché il tuo progresso sia manifesto a
tutti".
1 Timoteo 4:15 [Pagina 1431]
"Consideriamoci a vicenda per incitarci all'amore e alle opere eccellenti, non abbandonando la nostra comune adunanza".
Ebrei 10:24, 25 [Pagina 1449]
"Se qualcuno di voi manca di sapienza, continui a chiederla a Dio, poiché egli dà
generosamente a tutti e senza biasimare; ed essa gli sarà data".
Giacomo 1:5 [Pagina 1454]
2 feb. Lettura della Bibbia: Giudici 8-10
N. 1: Giudici 8:13-27
13
14
E Gedeone figlio di Joas tornava dalla guerra per il passo che sale a Eres.
Durante il cammino catturò un giovane degli uomini di Succot e lo interrogò.
Egli gli scrisse dunque i nomi dei principi di Succot e dei suoi anziani, settantasette uomini.
15
Allora andò dagli uomini di Succot e disse: “Ecco Zeba e Zalmun-
na riguardo ai quali mi scherniste, dicendo: ‘Sono le palme delle mani di Zeba e di
Zalmunna già nella tua mano così che si debba dare pane ai tuoi uomini stanchi?’”
16
Prese quindi gli anziani della città e spine del deserto e rovi, e con essi
inflisse una lezione agli uomini di Succot.
17
E abbatté la torre di Penuel e uccide-
va gli uomini della città.
18
Ora disse a Zeba e a Zalmunna: “Che sorta di uomini erano quelli che ucci-
deste a Tabor?” A ciò dissero: “Come sei tu, così erano loro, ciascuno, di forme
simili ai figli di un re”.
19
Allora egli disse: “Erano miei fratelli, figli di mia madre.
Come Geova vive, se li aveste conservati in vita, non vi dovrei uccidere”.
20
Disse
quindi a Ieter suo primogenito: “Levati, uccidili”. E il giovane non trasse la spada,
perché aveva timore, poiché era ancora giovane.
21
Zeba e Zalmunna dunque dis-
sero: “Levati tu stesso e assalici, poiché come è l’uomo così è la sua potenza”. Pertanto Gedeone si levò e uccise Zeba e Zalmunna e prese gli ornamenti a forma di
luna che erano al collo dei loro cammelli.
22
In seguito gli uomini di Israele dissero a Gedeone: “Governa su di noi, tu e
anche tuo figlio e tuo nipote, poiché ci hai salvati dalla mano di Madian”.
23
Ma
Gedeone disse loro: “Io stesso non vi governerò, né mio figlio vi governerà. Geova è
colui che vi governerà”.
24
E Gedeone proseguì, dicendo loro: “Lasciate che vi fac-
cia una richiesta: Datemi, ciascuno di voi, l’anello da naso del suo bottino”. (Poiché avevano anelli d’oro da naso, perché erano ismaeliti).
25
Quindi dissero: “Li
daremo sicuramente”. Allora stesero un mantello e vi gettarono ciascuno l’anello
da naso del suo bottino.
26
E il peso degli anelli d’oro da naso che aveva chiesto
ammontò a millesettecento sicli d’oro, oltre agli ornamenti a forma di luna e ai
ciondoli e alle vesti di lana tinta di porpora rossiccia che erano sui re di Madian e
oltre alle collane che erano al collo dei cammelli.
27
E Gedeone ne faceva un efod e lo esponeva nella sua città, Ofra, e là tutto
Israele aveva rapporti immorali con esso, così che servì di laccio a Gedeone e a
tutta la sua casa.
N. 2: Chi ha scritto la Bibbia? (igw p. 6 §§ 1-5)
N. 3: Andrea. Tema: Un personaggio non in vista, ma avvicinabile e fedele (it-1
p.132)
Domanda 3
Chi ha scritto la Bibbia?
"Mosè scrisse tutte le parole di Geova".
Esodo 24:4 [Pagina 105]
"Daniele stesso vide un sogno e visioni della sua testa sul suo letto. In quel tempo
scrisse il sogno stesso. Riferì il completo racconto delle cose".
Daniele 7:1 [Pagina 1100]
"Quando riceveste la parola di Dio, che udiste da noi, l'accettaste non come parola di uomini, ma, quale veracemente è, come parola di Dio".
1 Tessalonicesi 2:13 [Pagina 1423]
"Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare" .
2 Timoteo 3:16 [Pagina 1436]
"La profezia non fu mai recata dalla volontà dell'uomo, ma degli uomini parlarono
da parte di Dio mentre erano sospinti dallo spirito santo".
2 Pietro 1:21 [Pagina 1465]
9 feb. Lettura della Bibbia: Giudici 11-14
N. 1: Giudici 13:15-25
15
Manoa disse ora all’angelo di Geova: “Ti prego, lascia che ti tratteniamo e
che ti apparecchiamo davanti un capretto”.
16
Ma l’angelo di Geova disse a Ma-
noa: “Se mi trattieni, non mi ciberò del tuo pane; ma se vuoi offrire un olocausto
a Geova, lo puoi offrire”. Poiché Manoa non sapeva che era l’angelo di Geova.
17
Quindi Manoa disse all’angelo di Geova: “Qual è il tuo nome, affinché, quando
la tua parola si sarà avverata, certamente ti facciamo onore?”
18
Comunque,
l’angelo di Geova gli disse: “Perché devi chiedere del mio nome, quando esso è
meraviglioso?”
19
E Manoa prendeva il capretto e l’offerta di cereali e lo offriva sulla roccia a
Geova. Ed Egli faceva qualcosa in modo meraviglioso mentre Manoa e sua moglie
guardavano.
20
Avvenne dunque che, come la fiamma ascendeva dall’altare verso
il cielo, l’angelo di Geova ascese quindi nella fiamma dell’altare mentre Manoa e
sua moglie guardavano. Subito caddero con la faccia a terra.
21
E l’angelo di Geo-
va non apparve più a Manoa e a sua moglie. Quindi Manoa seppe che era stato
l’angelo di Geova.
22
Di conseguenza Manoa disse a sua moglie: “Noi positivamen-
te moriremo, perché abbiamo visto Dio”.
23
Ma sua moglie gli disse: “Se Geova si
fosse dilettato solo a farci morire, non avrebbe accettato l’olocausto e l’offerta di
cereali dalla nostra mano, e non ci avrebbe mostrato tutte queste cose, e non ci
avrebbe fatto udire come ora cosa simile a questa”.
24
La donna partorì poi un figlio e gli mise nome Sansone; e il ragazzo cresce-
va, e Geova continuò a benedirlo.
25
A suo tempo lo spirito di Geova cominciò a
sospingerlo a Maane-Dan fra Zora ed Estaol.
N. 2: Anna (n. 3). Tema: È inutile opporsi con odio alla verità (it-1 p.143)
Anna
3. [Nome proprio maschile; da un termine ebraico che significa “che mostra
favore; benigno”]. Nominato sommo sacerdote verso il 6 o 7 E.V. da Quirinio, governatore romano della Siria, prestò servizio fino al 15 E.V. (Lu 2:2) Anna era
dunque sommo sacerdote quando il 12enne Gesù meravigliò gli insegnanti rabbinici nel tempio. (Lu 2:42-49) Il procuratore Valerio Grato lo destituì dall’incarico
di sommo sacerdote, perché si diceva avesse abusato dell’autorità concessagli da
Roma. Pur non avendo più il titolo ufficiale, Anna evidentemente continuò ad avere grande potere e influenza come sommo sacerdote emerito ed esponente della
gerarchia ebraica. Cinque suoi figli, e anche il genero Caiafa, ebbero a loro volta
l’incarico di sommo sacerdote. A motivo della sua importante posizione le Scritture lo includono giustamente fra i capi sacerdoti. (Mt 26:3; Lu 3:2) Al suo arresto
Gesù fu dapprima condotto da Anna per essere interrogato, e poi da Caiafa per
essere processato. (Gv 18:13) Il nome di Anna primeggia nell’elenco dei principali
oppositori degli apostoli di Gesù Cristo. — At 4:6.
La ricca e potente casa di Anna apparteneva alla tribù di Levi, e si era arricchita con la vendita dei sacrifici all’interno del recinto del tempio; si capisce dunque perché cercassero di uccidere Gesù, che due volte aveva purificato il tempio,
ridotto da loro a “una spelonca di ladroni”. (Gv 2:13-16; Mt 21:12, 13; Mr 11:1517; Lu 19:45, 46) C’era probabilmente un’altra ragione per cui Anna odiava Gesù
e gli apostoli: Gesù insegnava la risurrezione, di cui Lazzaro era una prova vivente, e gli apostoli predicavano e insegnavano la stessa dottrina, mentre Anna, se
era realmente sadduceo, non credeva nella risurrezione. — At 23:8; cfr. 5:17.
N. 3: *La Bibbia è accurata dal punto di vista scientifico? (igw p. 7 §§ 1-3)
Domanda 4
La Bibbia è accurata dal punto di vista scientifico?
"Egli distende il nord sullo spazio vuoto, sospende la terra sul nulla".
Giobbe 26:7 [Pagina 661]
"Tutti i torrenti invernali vanno al mare, eppure il mare stesso non è pieno. Al
luogo dove i torrenti invernali vanno, là tornano ad andare".
Ecclesiaste1:7 [Pagina 841]
"C'è Uno che dimora sul circolo della terra".
Isaia 40:22 [Pagina 899]
16 feb. Lettura della Bibbia: Giudici 15-18
N. 1: Giudici 16:13-24
13
Dopo ciò Dalila disse a Sansone: “Fino ad ora ti sei preso gioco di me per
pronunciarmi menzogne. Dichiarami con che cosa ti si può legare”. Quindi le disse: “Se tesserai le sette trecce della mia testa con l’ordito”.
14
Essa le fissò pertan-
to col piolo, dopo di che gli disse: “I filistei sono su di te, Sansone!” Egli si svegliò
dunque dal suo sonno e strappò via il piolo del telaio e l’ordito.
15
Essa ora gli disse: “Come osi dire: ‘Ti amo’, quando il tuo cuore non è con
me? Per queste tre volte ti sei preso gioco di me e non mi hai dichiarato in che
consiste la tua grande potenza”.
16
E avvenne che, siccome gli faceva di continuo
pressione con le sue parole e continuava a sollecitarlo, la sua anima divenne impaziente fino al punto di morire.
17
Infine le rivelò tutto il suo cuore e le disse: “Il
rasoio non è mai venuto sulla mia testa, perché sono nazireo di Dio dal ventre di
mia madre. Se davvero fossi rasato, allora la mia potenza certamente si ritirerebbe da me, e in realtà mi indebolirei e diverrei come tutti gli altri uomini”.
18
Quando Dalila vide che le aveva rivelato tutto il suo cuore, immediatamente
mandò a chiamare i signori dell’asse dei filistei, dicendo: “Salite questa volta, poiché egli mi ha rivelato tutto il suo cuore”. E i signori dell’asse dei filistei salirono
da lei per portare il denaro nella loro mano.
19
Ed essa se lo faceva addormentare
sulle ginocchia. Quindi chiamò l’uomo e gli fece radere le sette trecce della testa,
dopo di che cominciò a dominarlo, e la sua potenza si ritirava di sopra a lui.
20
Ora essa disse: “I filistei sono su di te, Sansone!” Allora egli si svegliò dal sonno
e disse: “Ne uscirò come le altre volte e mi scuoterò tornando libero”. Ed egli stesso non sapeva che Geova si era ritirato da lui.
21
I filistei dunque lo presero e gli
cavarono gli occhi e lo fecero scendere a Gaza e lo serrarono in due ceppi di rame;
e divenne macinatore nella casa di prigionia.
22
Frattanto i capelli della testa co-
minciarono a crescergli abbondantemente, subito dopo che era stato rasato.
23
In quanto ai signori dell’asse dei filistei, si raccolsero per sacrificare un
grande sacrificio a Dagon loro dio e per rallegrarsi, e dicevano: “Il nostro dio ci ha
dato in mano Sansone nostro nemico!”
24
Quando il popolo l’ebbe visto, si mise
subito a lodare il suo dio, “perché”, disse, “il nostro dio ci ha dato in mano il nostro nemico e il devastatore del nostro paese e colui che moltiplicava i nostri uccisi”.
N. 2: Qual è il messaggio della Bibbia? (igw p. 8 §§ 1-4)
Domanda 5
Qual è il messaggio della Bibbia?
"lo porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme e il seme di lei. Egli ti
schiaccerà la testa e tu gli schiaccerai il calcagno".
Genesi 3:15 [Pagina 10]
"Per mezzo del tuo seme tutte le nazioni della terra certamente si benediranno per
il fatto che tu hai ascoltato la mia voce".
Genesi 22: 18 [Pagina 30]
"Venga il tuo regno. Si compia la tua volontà, come in cielo, anche sulla terra".
Matteo 6:10 [Pagina 1177]
"Da parte sua, !'Iddio che dà pace stritolerà fra breve Satana sotto i vostri piedi".
Romani 16:20 [Pagina 1371]
N. 3: Apollo. Tema: Un esempio di umiltà, eloquenza e zelo (it-1 p.159)
APOLLO
[distruttore; forma abbreviata di Apollonio].
Ebreo di Alessandria d’Egitto, dotato di notevole eloquenza e di una buona
conoscenza delle Scritture Ebraiche. Sembra che avesse ricevuto testimonianza
da discepoli di Giovanni il Battezzatore oppure da testimoni cristiani prima della
Pentecoste, dato che conosceva “solo il battesimo di Giovanni”. (At 18:24, 25) Eppure era così fervente e convinto che, giunto a Efeso verso il 52 E.V., cominciò a
dare testimonianza nella sinagoga locale. Questo lo portò in contatto con Aquila e
Priscilla, che colmarono alcune lacune del suo intendimento dell’insegnamento
cristiano. Da Efeso si recò in Acaia, munito di una lettera di presentazione, e pare
concentrasse la sua attività a Corinto, dove Paolo l’aveva preceduto. L’intensità e
il vigore con cui confutava scritturalmente gli argomenti degli ebrei increduli fu di
grande aiuto ai fratelli. Così egli poté ‘innaffiare quello che Paolo aveva piantato’.
— At 18:26-28; 19:1; 1Co 3:6.
Purtroppo, all’epoca della prima lettera di Paolo ai Corinti (ca. 55 E.V.), nella
congregazione di Corinto si erano formate delle fazioni, e alcuni consideravano loro capo l’eloquente Apollo, mentre altri favorivano Paolo o Pietro o riconoscevano
solo Cristo. (1Co 1:10-12) La lettera di Paolo corresse il loro errato modo di pensare, spiegando l’importanza dell’unità e la relativa poca importanza dei singoli,
che non erano altro che ministri al servizio di Dio e di Cristo. (1Co 3:4-9, 2123; 4:6, 7) Probabilmente Apollo si trovava a Efeso o nelle vicinanze, da dove Paolo scriveva; infatti Paolo dice di aver esortato Apollo a far visita alla congregazione
di Corinto. (1Co 16:12) La riluttanza di Apollo ad andarvi poteva dipendere dalle
vedute errate esistenti a Corinto o semplicemente dal fatto che secondo lui
l’attività che aveva intrapresa richiedeva ancora per un po’ la sua continua attenzione. Ad ogni modo, il breve accenno di Paolo indica che questi due attivi missionari non avevano permesso che quanto avvenuto a Corinto minasse la loro
unità. L’ultima menzione di Apollo è quella in Tito 3:13, dove Paolo chiede a Tito,
che si trovava a Creta, di provvedere ai bisogni di Apollo per un certo viaggio.
23 feb. Lettura della Bibbia: Giudici 19-21
Ripasso della Scuola di Ministero Teocratico
2 mar. Lettura della Bibbia: Rut 1-4
N. 1: Rut3:14-4:6
14
Ed essa continuò a giacere ai suoi piedi fino al mattino e quindi si levò pri-
ma che ci si potesse riconoscere l’un l’altro. Egli ora disse: “Non si sappia che una
donna è venuta all’aia”.
15
E proseguì, dicendo: “Porta il mantello che hai addosso
e tienilo aperto”. Così essa lo tenne aperto, ed egli misurava sei misure d’orzo e lo
metteva sopra di lei, dopo di che egli entrò in città.
16
Ed essa se ne andò da sua suocera, che ora disse: “Chi sei tu, figlia mia?”
Pertanto essa le raccontò ogni cosa che l’uomo le aveva fatto.
17
E proseguì, di-
cendo: “Mi ha dato queste sei misure d’orzo, poiché mi ha detto: ‘Non andare da
tua suocera a mani vuote’”.
18
A ciò essa disse: “Sta tranquilla, figlia mia, finché
tu sappia come la cosa riuscirà, poiché l’uomo non avrà riposo a meno che egli
non porti oggi a termine la cosa”.
4 In quanto a Boaz, salì alla porta e là sedeva. Ed ecco, passava il ricompratore che Boaz aveva menzionato. Quindi disse: “Vieni da parte, suvvia, siedi qui, Tal
dei tali”. Perciò egli venne da parte, e sedette.
2
Dopo ciò prese dieci uomini degli
anziani della città e disse: “Sedete qui”. Così sedettero.
3
Disse ora al ricompratore: “Il tratto del campo che appartenne al nostro fra-
tello Elimelec, Naomi, che è tornata dal campo di Moab, deve venderlo.
4
In quan-
to a me, ho pensato di dovertelo rivelare, dicendo: ‘Compralo di fronte agli abitanti e agli anziani del mio popolo. Se vuoi ricomprarlo, ricompralo; ma se non vuoi
ricomprarlo, dichiaramelo, affinché io lo sappia, poiché non c’è nessun altro che
te per fare la ricompra, e io vengo dopo di te’”. Allora egli disse: “Sarò io a ricomprarlo”.
5
Quindi Boaz disse: “Il giorno che acquisti il campo dalla mano di Naomi,
lo devi acquistare anche da Rut la moabita, moglie del morto, in modo da suscitare il nome del morto sulla sua eredità”.
6
A ciò il ricompratore disse: “Non sono in
grado di ricomprarlo per me stesso, affinché io non rovini la mia propria eredità.
Ricompralo tu per te stesso con il mio diritto di ricompra, perché io non sono in
grado di fare la ricompra”.
N. 2: Aquila, I. Tema: Predichiamo con zelo; siamo ospitali! (it-1 p.165)
AQUILA, I
[dal lat.; nome proprio di persona masch.].
Ebreo nativo del Ponto, nell’Asia Minore settentrionale, sempre menzionato insieme a Priscilla, sua moglie e fedele compagna. Espulsi da Roma in seguito al
decreto contro gli ebrei emanato dall’imperatore Claudio nel 49 o all’inizio del
50 E.V., essi si stabilirono a Corinto. (At 18:1, 2) Quando arrivò Paolo
nell’autunno del 50 E.V., Aquila e Priscilla lo ospitarono amorevolmente. Fra loro
nacque una stretta amicizia poiché svolgevano insieme lo stesso lavoro di fabbricanti di tende e senza dubbio Aquila e Priscilla aiutarono Paolo a rafforzare la
nuova congregazione locale. — At 18:3.
Quando alla fine del secondo viaggio missionario Paolo s’imbarcò per la Siria
nel 52 E.V., Aquila e Priscilla lo accompagnarono fino a Efeso (At 18:18, 19), e vi
rimasero almeno finché Paolo da lì scrisse ai corinti verso il 55 E.V. La loro casa
serviva come luogo di adunanza per la congregazione locale ed essi ebbero il privilegio di aiutare l’eloquente Apollo ad acquistare un più accurato intendimento
della via di Dio. (1Co 16:19; At 18:26) Allorché Paolo scrisse ai romani, verso il
56 E.V., Claudio era morto e Aquila e Priscilla erano tornati a Roma, e infatti egli
mandò i saluti a questi suoi “compagni d’opera”. (Ro 16:3) Anche qui la congregazione si radunava in casa loro. (Ro 16:5) Mentre erano con Paolo, una volta Aquila
e Priscilla avevano “rischiato il proprio collo” per lui, meritando la gratitudine di
tutte le congregazioni. (Ro 16:4) Più tardi ritornarono a Efeso, infatti Paolo, mentre si trovava a Roma poco prima di subire il martirio (ca. 65 E.V.), chiese a Timoteo di portare loro i suoi saluti. — 1Tm 1:3; 2Tm 4:19.
N. 3: *Umiltà e potere di Cristo, il Re (igw p. 8 § 5-p. 9 § 4)
Domanda 5
Qual è il messaggio della Bibbia?
"Quando tutte le cose gli saranno state sottoposte, allora anche il Figlio stesso si
sottoporrà a Colui che gli ha sottoposto tutte le cose, affinché Dio sia ogni cosa a
tutti".
1 Corinti 15:28 [Pagina 1386]
"Ora le promesse furono dichiarate ad Abraamo e al suo seme [...], che è Cristo.
[...] Inoltre, se appartenete a Cristo, siete realmente seme di Abraamo".
Galati 3:16, 29 [Pagine 1403, 1404]
"Il regno del mondo è divenuto il regno del nostro Signore e del suo Cristo, ed egli
regnerà per i secoli dei secoli".
Rivelazione 11:15 [Pagina 1485]
"E il gran dragone fu scagliato, l'originale serpente, colui che è chiamato Diavolo e
Satana, che svia l'intera terra abitata; fu scagliato sulla terra, e i suoi angeli furono scagliati con lui".
Rivelazione 12:9 [Pagina 1485]
"Ed egli afferrò il dragone, l'originale serpente, che è il Diavolo e Satana, e lo legò
per mille anni".
Rivelazione 20:2 [Pagina 1493]
9 mar. Lettura della Bibbia: 1 Samuele 1-4
N. 1: 1 Samuele 2:30-36
30
“‘Perciò ecco l’espressione di Geova, l’Iddio d’Israele: “In realtà io dissi: In
quanto alla tua casa e alla casa del tuo antenato, cammineranno dinanzi a me a
tempo indefinito”. Ma ora ecco l’espressione di Geova: “È impensabile, da parte
mia, perché onorerò quelli che mi onorano, e quelli che mi disprezzano saranno di
poco conto”.
31
Ecco, vengono i giorni in cui certamente reciderò il tuo braccio e il
braccio della casa del tuo antenato, così che non ci sarà vecchio nella tua casa.
32
E guarderai realmente un avversario [nella mia] dimora in mezzo a tutto il bene
che è fatto a Israele; e nella tua casa non ci sarà mai un vecchio.
33
Eppure c’è un
uomo dei tuoi che non stroncherò dall’essere presso il mio altare in modo da far
venire meno i tuoi occhi e da far languire la tua anima; ma la maggior parte [di
quelli] della tua casa moriranno tutti mediante la spada degli uomini.
34
E questo
è per te il segno che verrà ai tuoi due figli, Ofni e Fineas: In un solo giorno moriranno entrambi.
35
E certamente susciterò per me un sacerdote fedele. Egli farà
secondo quanto è nel mio cuore e nella mia anima; e certamente gli edificherò
una casa durevole, e certamente camminerà sempre dinanzi al mio unto.
36
E de-
ve avvenire che chiunque resti della tua casa verrà e si inchinerà davanti a lui per
pagare il denaro e un pane rotondo, e certamente dirà: “Ammettimi, ti prego, a
uno degli uffici sacerdotali per mangiare un pezzo di pane”’”.
N. 2: Cosa prediceva la Bibbia riguardo al Messia? (igw p. 10)
Domanda 6
Cosa prediceva la Bibbia riguardo al Messia?
PROFEZIA
"Tu, o Betleem Efrata, […] da te mi uscirà colui che deve divenire il dominatore in
Israele".
Michea 5:2 [Pagina 1141]
ADEMPIMENTO
"Essendo Gesù nato a Betleem di Giudea ai giorni del re Erede, ecco, degli astrologi vennero da luoghi orientali a Gerusalemme".
Matteo 2: 1 [Pagina 1172]
PROFEZIA
"Ripartiscono fra loro le mie vesti, e sul mio abito gettano le sorti".
SaImo 22: 18 [Pagina 697]
ADEMPIMENTO
"Or quando i soldati ebbero messo al palo Gesù, presero le sue vesti e ne fecero
quattro parti [ ...]. Ma la tunica era senza cuciture, essendo tutta tessuta da cima
a fondo. Perciò si dissero l'un l'altro: 'Non la strappiamo, ma determiniamo a sorte di chi sarà' ".
Giovanni 19:23, 24 [Pagina 1307]
N. 3: Asa (n. 1). Tema: Mostriamo zelo per la pura adorazione (it-1 pp. 213-214)
ASA
1. Terzo re di Giuda dopo la divisione della nazione in due regni. Asa era figlio
di Abiam (Abia) e nipote di Roboamo. Regnò per 41 anni (977-937 a.E.V.). — 1Re
15:8-10.
Zelo di Asa per la pura adorazione. Nel ventennio seguito alla scissione nazionale Giuda e Beniamino erano sprofondati nell’apostasia. Asa manifestò zelo
per la pura adorazione “come Davide suo antenato”, e si accinse con coraggio a
eliminare i prostituti dal tempio e gli idoli dal paese. Tolse a sua nonna Maaca la
posizione di ‘prima donna’ del paese, perché aveva fatto “un orribile idolo” al palo
sacro, o Asheràh, e ridusse in cenere l’idolo. — 1Re 15:11-13.
In 2 Cronache 14:2-5 si legge che Asa “eliminò dunque gli altari stranieri e gli
alti luoghi e spezzò le colonne sacre e tagliò i pali sacri”. Ma 1 Re 15:14 e
2 Cronache 15:17 dicono che “non eliminò gli alti luoghi”. Può quindi darsi che gli
alti luoghi menzionati nel precedente brano di Cronache fossero quelli dove si
praticava l’adorazione pagana che aveva contaminato Giuda, mentre il brano di
Re si riferirebbe agli alti luoghi dove la popolazione adorava Geova. Anche dopo
l’erezione del tabernacolo e più tardi dopo la costruzione del tempio, occasionali
sacrifici erano offerti a Geova sugli alti luoghi e in speciali circostanze gli furono
ben accetti, come nei casi di Samuele, Davide ed Elia. (1Sa 9:11-19; 1Cr 21:26-
30; 1Re 18:30-39) Comunque il luogo approvato per i normali sacrifici era quello
autorizzato da Geova. (Nu 33:52; De 12:2-14; Gsè 22:29) Errate forme di adorazione sugli alti luoghi poterono continuare nonostante l’eliminazione degli alti
luoghi pagani, forse perché il re non s’impegnò ad eliminarli con lo stesso vigore
con cui eliminò quelli pagani. Oppure è possibile che Asa avesse effettuato una
completa rimozione di tutti gli alti luoghi; in tal caso, col tempo, questi sorsero di
nuovo e non furono più eliminati sino alla fine del suo regno, tanto che furono
abbattuti dal suo successore, Giosafat.
Per il suo zelo per la giusta adorazione Asa ebbe la benedizione di Geova e
quindi i primi dieci anni del suo regno furono anni di pace. (2Cr 14:1, 6) In seguito Giuda fu attaccato da un esercito di un milione di guerrieri al comando di Zera
l’etiope. Nonostante la grande inferiorità numerica, Asa andò incontro all’invasore
a Maresa, circa 38 km a OSO di Gerusalemme nei bassopiani di Giuda. La sua
fervente preghiera prima della battaglia fu sia un riconoscimento che Geova Dio
aveva il potere di liberarli che un’invocazione d’aiuto rivolta a Lui: “Ci appoggiamo
a te e nel tuo nome siamo venuti contro questa folla. O Geova, tu sei il nostro Dio.
Non ritenga forza l’uomo mortale contro di te”. Il risultato fu una completa vittoria. — 2Cr 14:8-15.
Asa incontrò poi il profeta Azaria il quale gli ricordò: “Geova è con voi finché
voi mostrate d’essere con lui”, ma “se lo lasciate, egli vi lascerà”. Egli rammentò
ad Asa le lotte fratricide che avevano afflitto la nazione quando questa si era allontanata da Geova e lo esortò a continuare con coraggio la sua attività a sostegno della pura adorazione. (2Cr 15:1-7) La pronta reazione di Asa e
l’incoraggiamento che diede alla nazione nel vero servizio di Geova indussero un
gran numero di abitanti del regno settentrionale ad abbandonare quella regione
per partecipare a una grandiosa assemblea tenuta a Gerusalemme nel 15° anno
del regno di Asa (963 a.E.V.), assemblea durante la quale venne stipulato un patto che esprimeva la determinazione del popolo di cercare Geova e che prevedeva
la pena di morte per chi non l’avesse osservato. — 2Cr 15:8-15.
Complotto e guerra contro Baasa. Baasa re d’Israele tentò di impedire il passaggio di chiunque volesse tornare in Giuda fortificando Rama, la città di frontiera poco più a N di Gerusalemme, sulla strada principale che portava a questa città. Asa, per qualche ragionamento umano o seguendo cattivi consigli, smise di
confidare unicamente in Geova e ricorse alla diplomazia e a trattative segrete per
scongiurare questa minaccia. Prese i tesori del tempio e quelli della casa reale e li
mandò a Ben-Adad I re di Siria per indurlo a distogliere l’attenzione di Baasa con
un attacco contro la frontiera N di Israele. Ben-Adad I accettò, e la sua incursione
contro città israelite al N interruppe i lavori di costruzione di Baasa costringendolo a ritirare le sue forze da Rama. Asa allora chiamò a raccolta tutta la manodopera disponibile nell’intero regno di Giuda e portò via tutte le scorte di materiale
edile di Baasa, servendosene per costruire le città di Gheba e Mizpa. — 1Re
15:16-22; 2Cr 16:1-6.
Per questo Hanani il veggente andò da Asa e gli fece notare come era stato incoerente a non confidare in Dio che lo aveva liberato dal grande esercito etiope,
ricordandogli che “riguardo a Geova, i suoi occhi scorrono tutta la terra per mostrare la sua forza a favore di quelli il cui cuore è completo verso di lui”. Per la
sua azione insensata Asa ora avrebbe dovuto affrontare una guerra continua. Irritato dal rimprovero, Asa mise ingiustamente in prigione Hanani e cominciò a opprimere altri del popolo. — 2Cr 16:7-11.
L’affermazione di 2 Cronache 16:1 che Baasa salì contro Giuda “nel trentaseiesimo anno del regno di Asa” ha causato qualche perplessità, dato che il regno di
Baasa, iniziato nel terzo anno di Asa e durato solo 24 anni, era terminato circa
10 anni prima del 36° anno del regno di Asa. (1Re 15:33) Alcuni pensano a un errore di copiatura e ritengono si tratti del 16° o del 26° anno del regno di Asa, ma
non è necessario ipotizzare un errore per far tornare il conto. Commentatori ebrei
citano il Seder Olam, il quale avanza l’ipotesi che fosse il 36° anno dall’inizio del
regno separato di Giuda (997 a.E.V.), corrispondente al 16° anno di Asa (infatti
Roboamo regnò 17 anni, Abia 3 anni e Asa era ora nel 16° anno). (Soncino Books
of the Bible, Londra, 1952, nt. a 2Cr 16:1) Tale era pure l’opinione di James Ussher. Quindi anche l’apparente contraddizione fra la dichiarazione di 2 Cronache
15:19 che ‘non ci fu guerra fino al trentacinquesimo [in realtà il quindicesimo]
anno del regno di Asa’, e quella di 1 Re 15:16 secondo cui “ci fu la guerra stessa
fra Asa e Baasa re d’Israele per tutti i loro giorni”, può essere spiegata dal fatto
che, una volta iniziate, le ostilità fra i due re continuarono come aveva predetto
Hanani. — 2Cr 16:9.
Malattia e morte. Negli ultimi tre anni della sua vita Asa soffrì di una malattia
ai piedi (forse gotta), e poco saggiamente si preoccupò più della sua salute fisica
che di quella spirituale. Alla sua morte ricevette degna sepoltura nella tomba che
si era preparato personalmente nella città di Davide. — 1Re 15:23, 24; 2Cr 16:1214.
Nonostante si fosse mostrato poco saggio e a volte privo di discernimento spirituale, le sue buone qualità e il fatto che rifuggì dall’apostasia ebbero più peso dei
suoi errori, e Asa è considerato uno dei re fedeli della casa reale di Giuda. (2Cr
15:17) Ai 41 anni del regno di Asa corrisposero, almeno in parte, i regni di otto re
d’Israele: Geroboamo, Nadab, Baasa, Ela, Zimri, Omri, Tibni (che governò su una
parte di Israele in opposizione a Omri) e Acab. (1Re 15:9, 25, 33; 16:8, 15, 16, 21,
23, 29) Alla morte di Asa salì al trono suo figlio Giosafat. — 1Re 15:24.
16 mar. Lettura delia Bibbia: 1 Samuele5-9
N. 1: 1 Samuele6:10-21
10
E gli uomini facevano così. Presero dunque due vacche che allattavano e le
attaccarono al carro, e i loro piccoli li chiusero a casa.
11
Quindi misero l’arca di
Geova sul carro, e anche la cassetta e i gerboa d’oro e le immagini delle loro
emorroidi.
12
E le vacche andavano diritto sulla strada per Bet-Semes. Andarono
per una stessa strada maestra, e mentre andavano muggivano, e non deviarono
né a destra né a sinistra. Frattanto i signori dell’asse dei filistei camminavano dietro di esse fino alla linea di confine di Bet-Semes.
13
E il popolo di Bet-Semes mie-
teva il frumento nel bassopiano. Quando alzarono gli occhi e videro l’Arca, al vederla si abbandonarono all’allegrezza.
14
E il carro stesso venne nel campo di Gio-
suè il bet-semita e stava lì, dove c’era una grossa pietra. E spaccavano il legno del
carro, e offrirono le vacche in olocausto a Geova.
15
E i leviti stessi fecero scendere l’arca di Geova e la cassetta che era con essa,
nella quale erano gli oggetti d’oro, e la mettevano sopra la grossa pietra. E gli uomini di Bet-Semes, da parte loro, offrirono olocausti, e quel giorno continuarono a
fare sacrifici a Geova.
16
E i cinque signori dell’asse dei filistei lo videro essi stessi e se ne tornarono
quel giorno a Ecron.
17
Ora queste sono le emorroidi d’oro che i filistei resero a
Geova come offerta per la colpa: per Asdod una, per Gaza una, per Ascalon una,
per Gat una, per Ecron una.
18
E i gerboa d’oro furono secondo il numero di tutte
le città dei filistei che appartenevano ai cinque signori dell’asse, dalla città fortificata al villaggio della campagna.
E la grossa pietra sulla quale posarono l’arca di Geova è testimone fino a questo giorno nel campo di Giosuè il bet-semita.
19
Ed egli abbatteva gli uomini di
Bet-Semes, perché avevano guardato l’arca di Geova. Abbatté dunque fra il popolo settanta uomini — cinquantamila uomini — e il popolo faceva lutto perché
Geova aveva abbattuto il popolo con una grande strage.
20
Inoltre, gli uomini di
Bet-Semes dissero: “Chi potrà stare dinanzi a Geova, questo Dio santo, e verso
chi si ritirerà egli da sopra a noi?”
21
Infine mandarono messaggeri agli abitanti di
Chiriat-Iearim, dicendo: “I filistei hanno rimandato l’arca di Geova. Scendete. Portatela su da voi”.
N. 2: Atalia (n. 1). Tema: Guardiamoci dall'influenza paragona bile a quella di
Izebel (it-1 p. 239)
ATALIA
(Atalìa).
1. Regina di Giuda, figlia di Acab re d’Israele e di sua moglie Izebel, e nipote di
Omri. (2Re 8:18, 26) Era sorella di Ieoram re d’Israele, e sorella o sorellastra degli
altri 70 figli di Acab, che Ieu ordinò fossero tutti uccisi. (2Re 3:1, 2; 10:1-9) Per
calcolo politico Atalia fu data in matrimonio a Ieoram, figlio maggiore di Giosafat
re di Giuda. (2Re 8:25-27; 2Cr 18:1) Era inoltre madre di Acazia, che a suo tempo
divenne re di Giuda.
Come sua madre Izebel, Atalia incitò il marito Ieoram a fare ciò che era male
agli occhi di Geova durante gli otto anni del suo regno. (1Re 21:25; 2Cr 21:4-6) E
come la madre, Atalia sparse molto sangue innocente. Quando il malvagio figlio
Acazia morì dopo un anno di regno, essa fece uccidere tutti gli altri eredi al trono,
ad eccezione del piccolo Ioas, che era stato nascosto dal sommo sacerdote e da
sua moglie, zia di Ioas. Dopo di che Atalia si autoproclamò regina e regnò per sei
anni, all’incirca dal 905 all’899 a.E.V. (2Cr 22:11, 12) I suoi figli saccheggiarono il
tempio di Geova e offrirono a Baal le cose sacre. — 2Cr 24:7.
Quando Ioas compì sette anni, il sommo sacerdote Ieoiada timorato di Dio fece
uscire il ragazzino dal suo nascondiglio e lo incoronò legittimo erede al trono.
Udendo il tumulto, Atalia si precipitò nel tempio e, vedendo cosa accadeva, gridò:
“Cospirazione! Cospirazione!” Il sommo sacerdote Ieoiada ordinò che fosse portata
fuori dell’area del tempio per essere giustiziata alla porta dei cavalli del palazzo
reale; con lei forse si estinse l’abominevole casa di Acab. (2Re 11:1-20; 2Cr 22:1–
23:21) Così si avverò quanto era stato predetto: “Nulla della parola di Geova, che
Geova ha pronunciato contro la casa di Acab, cadrà a terra inadempiuto”! — 2Re
10:10, 11; 1Re 21:20-24.
2. Beniaminita della casa di Ieroam che dimorava a Gerusalemme. — 1Cr
8:26-28.
3. Padre di uno che tornò a Gerusalemme con Esdra nel 468 a.E.V.; della famiglia di Elam. — Esd 8:1, 7.
N. 3: *Profezie messianiche adempiute in Gesù (igw p. 11)
Domanda 6
Cosa prediceva la Bibbia riguardo al Messia?
PROFEZIA
"Ne custodisce tutte le ossa; nemmeno uno d'essi è stato rotto".
Salmo 34:20 [Pagina 707]
ADEMPIMENTO
"Venuti da Gesù, poiché videro che era già morto, non gli ruppero le gambe".
Giovanni 19:33 [Pagina 1307]
PROFEZIA
"Egli era trafitto per la nostra trasgressione".
Isaia 53:5 {Pagina 915]
ADEMPIMENTO
"Uno dei soldati gli forò il fianco con la lancia, e immediatamente ne uscì sangue
e acqua".
Giovanni 19:34 [Pagina 1307]
23 mar. Lettura della Bibbia: 1 Samuele 10-13
N. 1: 1 Samuele 11:1-10
11 E Naas l’ammonita saliva e si accampava contro Iabes di Galaad. Allora
tutti gli uomini di Iabes dissero a Naas: “Concludi un patto con noi affinché ti
serviamo”.
2
Quindi Naas l’ammonita disse loro: “Lo concluderò con voi a questa
condizione, alla condizione di cavare a ognuno di voi l’occhio destro, e lo devo
mettere come un biasimo su tutto Israele”.
3
A loro volta gli anziani di Iabes gli
dissero: “Dacci sette giorni di tempo, e certamente manderemo messaggeri in tutto il territorio d’Israele e, se non ci sarà per noi salvatore, dovremo quindi uscire a
te”.
4
A suo tempo i messaggeri giunsero a Ghibea di Saul e pronunciarono le pa-
role agli orecchi del popolo, e tutto il popolo alzava la voce e piangeva.
5
Ma ecco, Saul veniva dietro la mandria dal campo, e Saul diceva: “Cos’ha il
popolo, che piange?” Ed essi gli narravano le parole degli uomini di Iabes.
6
E lo
spirito di Dio divenne operante su Saul quando udì queste parole, e la sua ira si
accese grandemente.
7
Prese dunque un paio di tori e li tagliò a pezzi e mandò
questi in tutto il territorio d’Israele per mano dei messaggeri, dicendo: “Chiunque
di noi non uscirà come seguace di Saul e di Samuele, in questo modo si farà ai
suoi bovini!” E il terrore di Geova cadeva sul popolo così che uscirono come un
sol uomo.
8
Quindi ne fece la somma a Bezec, e i figli d’Israele ammontarono a
trecentomila, e gli uomini di Giuda a trentamila.
9
Ora dissero ai messaggeri che
erano venuti: “Direte questo agli uomini di Iabes di Galaad: ‘Domani avrà luogo
per voi la salvezza quando il sole si farà caldo’”. Allora i messaggeri andarono e
[lo] riferirono agli uomini di Iabes, ed essi si abbandonarono all’allegrezza.
10
Pertanto gli uomini di Iabes dissero: “Domani usciremo a voi, e voi ci dovrete
fare secondo tutto ciò che è bene ai vostri occhi”.
N. 2: Cosa predice la Bibbia riguardo ai nostri giorni? (igw p. 12 §§ 1-4)
Domanda 7
Cosa predice la Bibbia riguardo ai nostri giorni?
"Sorgerà nazione contro nazione e regno contro regno [...]. Tutte queste cose sono
il principio dei dolori di afflizione".
Matteo 24: 7, 8 [Pagina 1201]
"E molti falsi profeti sorgeranno e svieranno molti; e a causa dell'aumento dell'illegalità l'amore della maggioranza si raffredderà".
Matteo 24:11, 12 [Pagina 1201]
"Quando udrete di guerre e di notizie di guerre, non ne siate atterriti; queste cose
devono avvenire, ma non è ancora la fine".
Marco 13:7 [Pagina 1229]
"E ci saranno grandi terremoti, e in un luogo dopo l'altro pestilenze e penuria di
viveri; e ci saranno paurose visioni e dal cielo grandi segni".
Luca 21:11 [Pagina 1271]
N. 3: Azaria (n. 21). Tema: Forte nella fede fin dalla giovane età (it-1 p. 260)
21. Uno dei giovani ebrei portati prigionieri a Babilonia nel 617 a.E.V., a cui
fu dato nome Abednego, che probabilmente significa “servitore di Nebo [dio babilonese]”. (Da 1:3-7) Dopo un triennio di speciale tirocinio, Azaria e i suoi compagni (Daniele, Hanania e Misael) risultarono “dieci volte migliori di tutti i sacerdoti
che praticavano la magia e gli evocatori” di Babilonia. (Da 1:5, 14-20) Prima minacciato di morte (Da 2:13-18), poi insignito dell’incarico di amministratore (Da
2:49), Azaria affrontò la suprema prova di lealtà a Geova quando venne gettato
nella fornace surriscaldata per essersi rifiutato di adorare l’immagine eretta da
Nabucodonosor. (Da 3:12-30) Senza dubbio fu uomo di fede; a lui alluse l’apostolo
Paolo dicendo che fu uno di coloro che “resisterono alla forza del fuoco”. — Eb
11:34.
30 mar. Lettura della Bibbia: 1 Samuele 14-15
N. 1: 1 Samuele 14:36-45
36
Più tardi Saul disse: “Scendiamo dietro ai filistei di notte e prediamoli finché
sorga la luce del mattino, e non lasciamone nemmeno uno”. A ciò essi dissero:
“Fa qualunque cosa sia buona ai tuoi occhi”. Quindi il sacerdote disse: “Avviciniamoci qui al [vero] Dio”.
37
E Saul interrogava Dio: “Scenderò dietro ai filistei? Li
darai in mano a Israele?” E quel giorno egli non gli rispose.
38
Allora Saul disse:
“Accostatevi qui, voi tutti, uomini principali del popolo, e accertate e vedete in che
modo si è commesso oggi questo peccato.
39
Poiché come vive Geova, che è il Libe-
ratore d’Israele, anche se è in Gionatan mio figlio, nondimeno positivamente morirà”. Ma da tutto il popolo non ci fu nessuno che gli rispondesse.
40
Ed egli dice-
va a tutto Israele: “Voi stessi sarete da una parte, e io e Gionatan mio figlio saremo certamente dall’altra”. A ciò il popolo disse a Saul: “Fa ciò che è bene ai tuoi
occhi”.
41
E Saul diceva a Geova: “O Dio d’Israele, dà Tummim!” Quindi furono presi
Gionatan e Saul, e il popolo stesso uscì.
42
Ora Saul disse: “Gettate la sorte per
decidere fra me e Gionatan mio figlio”. E fu preso Gionatan.
43
Saul disse quindi a
Gionatan: “Raccontami: Che hai fatto?” Gionatan dunque glielo raccontò e disse:
“In effetti ho assaggiato un po’ di miele sulla punta del bastone che è nella mia
mano. Eccomi! Che io muoia!”
44
A ciò Saul disse: “Così faccia Dio e così vi aggiunga se positivamente non
morirai, Gionatan”.
45
Ma il popolo disse a Saul: “Deve morire Gionatan, che ha
compiuto questa grande salvezza in Israele? È impensabile! Come Geova vive,
nemmeno un capello della sua testa cadrà a terra; poiché è con Dio che egli ha
operato in questo giorno”. Allora il popolo redense Gionatan, ed egli non morì.
N. 2: Balaam. Tema: L'avidità acceca (it-1 pp. 280-281)
BALAAM
(Bàlaam) [forse, uno che ingoia].
Figlio di Beor, vissuto nel XV secolo a.E.V. Era del villaggio arameo di Petor,
nell’alta valle dell’Eufrate, vicino al fiume Sajur. Pur non essendo israelita, Balaam aveva una certa conoscenza di Geova e lo riconosceva come il vero Dio, tan-
to che in un’occasione lo chiamò “Geova mio Dio”. (Nu 22:5, 18) Questo forse era
dovuto al fatto che devoti adoratori di Geova (Abraamo, Lot e Giacobbe) erano vissuti nelle vicinanze di Haran, non lontano da Petor. — Ge 12:4, 5; 24:10; 28:5;
31:18, 38.
Balaam rifiutò l’offerta della prima delegazione inviata da Balac re di Moab,
che gli portava “compensi per la divinazione”, dicendo: “Geova ha rifiutato di lasciarmi andare con voi”. (Nu 22:5-14) Quando vennero “altri principi in maggior
numero e più onorevoli” (Nu 22:15), e Balaam chiese di nuovo a Dio il permesso
di andare, Geova disse: “Levati, va con loro. Ma potrai pronunciare solo la parola
che io ti avrò pronunciato”. — Nu 22:16-21; Mic 6:5.
Durante il viaggio l’angelo di Geova bloccò tre volte la strada, inducendo
l’asina di Balaam prima a deviare in un campo, poi a premere il piede di Balaam
contro un muro e infine a sdraiarsi per terra. Tre volte Balaam batté l’animale che
miracolosamente espresse a parole la sua protesta. (Nu 22:22-30) Finalmente Balaam stesso vide l’angelo di Geova, che annunciò: “Io sono uscito a fare resistenza, perché la tua via è stata precipitosa contro la mia volontà”. Ma ancora una
volta Geova permise a Balaam di continuare per la sua strada. — Nu 22:31-35.
In ogni caso Dio disapprovò qualsiasi tentativo di Balaam di maledire Israele,
ribadendo che, se fosse andato, avrebbe dovuto benedire, non maledire (Gsè
24:9, 10); tuttavia gli permise di andare. Come nel caso di Caino, Geova espresse
la sua disapprovazione ma gli consentì di fare la sua scelta: abbandonare la via
errata o buttarsi a capofitto in una condotta malvagia. (Ge 4:6-8) Balaam quindi,
come Caino, si ostinò a non tener conto della volontà di Geova al riguardo, deciso
a raggiungere il suo obiettivo egoistico. Nel caso di Balaam, l’avidità della ricompensa lo accecò facendogli seguire la via sbagliata, come scrive Giuda: ‘Balaam si
precipitò per un compenso nell’errore’. L’apostolo Pietro osserva: “Balaam, figlio di
Beor, . . . amò il compenso dell’ingiustizia, ma ricevette una riprensione per la
propria violazione di ciò che era giusto. Un bestia da soma senza voce, esprimendosi con voce umana, impedì la folle condotta del profeta”. — Gda 11; 2Pt
2:15, 16.
Giunto in territorio moabita e incontrato il re Balac sulla riva dell’Arnon, Balaam non perse tempo e il giorno successivo si mise all’opera al servizio di quegli
oppositori del popolo di Geova. Balaam insieme a Balac offrì sacrifici, poi si ritirò
sperando di ricevere qualche “sinistro presagio” (Nu 23:3; 24:1), ma l’unico messaggio che ricevette da Geova fu una benedizione per Israele. La stessa procedura
propiziatoria fu seguita di nuovo in cima al Pisga, e ancora una volta non ci fu
“nessun sinistro incantesimo contro Giacobbe”, ma solo benedizioni. Infine la cerimonia fu ripetuta in cima al Peor, e per la terza volta “Dio cambiò la maledizione
in benedizione”. — Nu 22:41–24:9; Ne 13:2.
A questo punto “l’ira di Balac divampò contro Balaam”, e battendo le mani con
rabbia esclamò: “Ti ho chiamato per esecrare i miei nemici, ed ecco, tu li hai benedetti fino al limite queste tre volte. Ed ora vattene al tuo luogo. Mi ero detto che
immancabilmente ti avrei onorato, ma, ecco, Geova ti ha trattenuto dall’onore”.
(Nu 24:10, 11) Balaam cercò di scusarsi, dando a Geova la colpa di non aver potuto maledire Israele, e dicendo che ‘non avrebbe potuto trasgredire l’ordine di
Geova’, e che avrebbe detto ‘qualunque cosa Geova avesse proferito’. Quindi dopo
aver pronunciato qualche altra espressione proverbiale contro i nemici d’Israele,
“Balaam si levò e se ne andò e tornò al suo luogo”. — Nu 24:12-25.
L’affermazione che Balaam “tornò al suo luogo” non significa necessariamente
che egli ritornasse proprio a casa sua a Petor. In se stessa questa espressione
non indica che Balaam si fosse allontanato dalle immediate vicinanze del monte
Peor. Il Commentary di F. C. Cook osserva in merito a Numeri 24:25: “Tornò al
suo proprio luogo . . . Non al suo paese, infatti rimase fra i madianiti per complottare in altri modi contro il popolo di Dio, e per perire nel suo peccato. . . . La frase, che ricorre spesso (cfr. e.g. Gen. xviii. 33, xxxi. 55; I S. xxvi. 25; 2 S. xix. 39), è
idiomatica, e significa semplicemente che Balaam se ne andò dove voleva”.
Balaam sperava ancora di ricevere la ricca ricompensa per cui aveva fatto tanta strada e si era dato tanto da fare. Se lui non poteva maledire Israele, ragionò,
forse Dio stesso avrebbe maledetto il suo popolo, se solo si fosse potuto indurlo
ad abbandonarsi all’adorazione immorale del Baal di Peor. Quindi “Balaam . . .
insegnava a Balac a porre una pietra d’inciampo davanti ai figli d’Israele, a mangiare cose sacrificate agli idoli e a commettere fornicazione”. (Ri 2:14) “Per la parola di Balaam”, le figlie di Moab e di Madian “servirono a indurre i figli d’Israele a
commettere infedeltà verso Geova nel fatto di Peor, così che il flagello venne
sull’assemblea di Geova”. (Nu 31:16) Il risultato: 24.000 uomini d’Israele morirono per il loro peccato. (Nu 25:1-9) Né Madian né Balaam stesso sfuggirono alla
punizione divina. Geova ordinò che gli uomini, le donne e i ragazzi di Madian fossero giustiziati; solo le vergini furono risparmiate. “E uccisero Balaam figlio di
Beor con la spada”. (Nu 25:16-18; 31:1-18) In quanto ai moabiti, essi furono
esclusi dalla congregazione di Geova “fino alla decima generazione”. — De 23:3-6.
N. 3: *Adempimento della profezia biblica relativa agli ultimi giorni (igw p. 13 § 1)
Domanda 7
Cosa predice la Bibbia riguardo ai nostri giorni?
“Negli ultimi giorni ci saranno tempi difficili. Poiché gli uomini saranno amanti di
se stessi, amanti del denaro, millantatori, superbi, bestemmiatori, disubbidienti
ai genitori, ingrati, sleali, senza affezione naturale, non disposti a .nessun accordo, calunniatori, senza padronanza di sé, fieri, senza amore per la bontà, traditori, testardi, gonfi d'orgoglio, amanti dei piaceri anziché amanti di Dio, aventi una
forma di santa devozione ma mostrandosi falsi alla sua potenza".
2 Timoteo 3:1-5 [Pagina 1435]
6 apr. Lettura della Bibbia: 1 Samuele 16-18
N. 1: 1 Samuele 18:17-24
17
Infine Saul disse a Davide: “Ecco la mia figlia maggiore Merab. Essa è colei
che ti darò in moglie. Solo mostrati per me persona valorosa e combatti le guerre
di Geova”. Ma in quanto a Saul, si disse: “Non venga la mia mano su di lui, ma
venga su di lui la mano dei filistei”.
18
A ciò Davide disse a Saul: “Chi sono io e chi
sono i miei parenti, la famiglia di mio padre, in Israele, così che io debba divenire
genero del re?”
19
Comunque, avvenne che al tempo di dare Merab, figlia di Saul,
a Davide, essa stessa era già stata data in moglie ad Adriel il meolatita.
20
Ora Mical, figlia di Saul, si era innamorata di Davide, e lo riferivano a Saul,
e la cosa gli piacque.
21
Saul dunque disse: “Gliela darò perché gli serva di laccio,
e perché la mano dei filistei venga su di lui”. Pertanto Saul disse a Davide: “Mediante [una del]le due donne farai oggi un’alleanza matrimoniale con me”.
22
Inoltre, Saul comandò ai suoi servitori: “Parlate segretamente a Davide, dicen-
do: ‘Ecco, il re ha provato diletto in te, e tutti i suoi servitori stessi ti amano. Or
dunque fa un’alleanza matrimoniale col re’”.
23
E i servitori di Saul pronunciava-
no queste parole agli orecchi di Davide, ma Davide disse: “È cosa facile ai vostri
occhi fare un’alleanza matrimoniale col re, quando io sono un uomo di scarsi
mezzi e poco stimato?”
24
Quindi i servitori di Saul gli riferirono, dicendo: “Con
parole come queste ha parlato Davide”.
N. 2: È Dio il responsabile delle sofferenze dell'umanità? (igw p.14 §§ 1-4)
Domanda 8
È Dio il responsabile delle sofferenze dell'umanità?
"Lungi sia dal vero Dio l'agire malvagiamente, e dall'Onnipotente l'agire ingiustamente!"
Giobbe 34:10 [Pagina 671]
"Quando è nella prova, nessuno dica: 'Sono provato da Dio'. Poiché con i mali Dio
non può essere provato né egli stesso prova alcuno".
Giacomo 1:13 [Pagina 1454]
"Gettate su di lui tutta la vostra ansietà, perché egli ha cura di voi".
1 Pietro 5:7 [Pagina 1463]
"Geova non è lento riguardo alla sua promessa, come alcuni considerano la lentezza, ma è paziente verso di voi perché non desidera che alcuno sia distrutto ma
desidera che tutti pervengano al pentimento".
2 Pietro 3:9 [Pagina 1466]
N. 3: Barac. Tema: Mostriamoci valorosi e non cerchiamo la gloria che viene dagli uomini (it-1 p.289)
BARAC
(Bàrac) [lampo].
Figlio di Abinoam di Chedes nel territorio di Neftali. All’inizio del periodo dei
Giudici gli israeliti si erano allontanati dalla vera adorazione, e così per 20 anni
Dio permise che fossero oppressi da Iabin, re di Canaan. Essi chiesero aiuto a
Geova e allora egli nominò Barac loro condottiero. (Gdc 4:1-3) Mentre gli oppressori cananei erano ben armati, “non si vedeva scudo, né lancia, tra quarantamila
in Israele”. (Gdc 5:8) Ma all’epoca di Barac, Geova diede a Israele una vittoria sui
suoi avversari, un trionfo memorabile. (Sl 83:9) I due resoconti di questi avvenimenti (in Giudici capitolo 4, e nel cantico d’esultanza di Debora e Barac al capitolo 5) si completano a vicenda e dipingono un vivido quadro dell’accaduto.
La profetessa Debora, che allora giudicava Israele, sprona Barac a prendere
l’iniziativa per liberare il suo popolo. Barac acconsente, ma a condizione che Debora l’accompagni. Lei accetta, informando però Barac che Geova darà Sisera,
comandante dell’esercito di Iabin, nelle mani di una donna. — Gdc 4:4-9.
Barac raduna 10.000 uomini di Neftali, Zabulon e altre tribù d’Israele (Gdc
4:6; 5:9-18) e sale sul monte Tabor. Informato di ciò, Sisera con il suo esercito,
forte di 900 carri da guerra muniti di falci di ferro, avanza verso gli israeliti lungo
il letto asciutto del Chison (nella pianura di Izreel). Con Barac in testa, l’esercito
d’Israele, scarsamente equipaggiato, scende con coraggio dal monte Tabor, pronto
a battersi con i cananei armati di tutto punto. Ma il Chison diventa un torrente
impetuoso e immobilizza i carri del nemico. Davvero “dal cielo combatterono le
stelle, dalle loro orbite combatterono contro Sisera. Il torrente Chison li spazzò
via”. Barac e i suoi uomini incalzano il nemico, e il racconto dice: “Tutto il campo
di Sisera cadde sotto il taglio della spada. Non ne rimase nemmeno uno”. — Gdc
5:20-22; 4:10-16.
Sisera stesso, abbandonato il suo carro e l’esercito accerchiato, fugge e trova
rifugio nella tenda di Iael, moglie di Heber, un chenita che è in pace con Iabin.
Iael offre ospitalità a Sisera, ma, mentre questi dorme, lo uccide trapassandogli le
tempie con un piolo della tenda che conficca in terra. Quando sopraggiunge Barac, Iael lo invita a entrare nella tenda, dove egli vede che si è avverata la parola
di Geova: Sisera era caduto effettivamente nelle mani di una donna. (Gdc 4:1722; 5:24-27) Dopo di che la mano degli israeliti vittoriosi “si fece sempre più dura
contro Iabin re di Canaan, finché ebbero stroncato Iabin”. Quindi, in quella zona,
Israele “non ebbe più disturbo per quarant’anni”. — Gdc 4:23, 24; 5:31.
Barac viene citato come esempio di fedeltà tra coloro che “mediante la fede
sconfissero regni, . . . divennero valorosi in guerra, misero in fuga eserciti di stranieri”. — Eb 11:32-34.
Può darsi che Barac sia il “Bedan” di 1 Samuele 12:11 (stando a LXX e Sy). —
Vedi BEDAN n. 1.
13 apr. Lettura della Bibbia: 1 Samuele 19-22
N. 1: 1 Samuele 21 :10-22:4
10
Quindi Davide si levò e continuò a fuggire quel giorno a causa di Saul, e alla
fine giunse da Achis re di Gat.
11
E i servitori di Achis gli dicevano: “Non è questo
Davide il re del paese? Non era a costui che rispondevano con danze, dicendo:
‘Saul ha abbattuto le sue migliaia,
E Davide le sue decine di migliaia’?”
12
E Davide prendeva a cuore queste parole, ed ebbe molto timore a causa di
Achis re di Gat.
13
Dissimulò dunque la sua sanità di mente sotto i loro occhi e
agiva follemente nella loro mano e faceva segni di croce sui battenti della porta e
si faceva colare la saliva sulla barba.
14
Infine Achis disse ai suoi servitori: “Ecco,
vedete un uomo che si comporta da pazzo. Perché lo dovreste condurre da me?
15
Ho io bisogno di persone impazzite, così che mi avete condotto costui a com-
portarsi da pazzo presso di me? Deve costui entrare nella mia casa?”
22 Davide se ne andava dunque di là e scampava nella caverna di Adullam; e i
suoi fratelli e l’intera casa di suo padre lo udirono e scesero da lui.
2
E tutti gli
uomini in strettezze e tutti gli uomini che avevano un creditore e tutti gli uomini
con l’anima amareggiata si radunavano presso di lui, ed egli divenne il loro capo;
e ci furono con lui circa quattrocento uomini.
3
In seguito Davide andò di là a Mizpe di Moab e disse al re di Moab: “Dimorino
mio padre e mia madre con voi, ti prego, finché io sappia che cosa Dio mi farà”.
4
Pertanto li stabilì davanti al re di Moab, e continuarono a dimorare con lui per
tutti i giorni che Davide si trovò nel luogo inaccessibile.
N. 2: Barnaba. Tema: Dobbiamo essere cordiali e generosi nel nostro ministero
(it-1 pp. 291-292)
BARNABA
(Bàrnaba) [figlio di conforto].
Questa importante figura del cristianesimo del I secolo ci è presentata per la
prima volta nelle Scritture dallo storico Luca in Atti 4:34-36. Da questi versetti
apprendiamo che quest’uomo devoto era un levita nativo di Cipro che all’epoca si
trovava a Gerusalemme. Fra i molti credenti che poco dopo la Pentecoste vendettero case e campi e consegnarono il ricavato agli apostoli per promuovere l’opera
cristiana, egli è l’unico menzionato per nome. Si chiamava Giuseppe, ma gli apostoli lo soprannominarono Barnaba, che significa “Figlio di conforto”. L’usanza di
dare soprannomi secondo le caratteristiche personali non era insolita.
Era un uomo molto cordiale e generoso, che non esitò a offrire se stesso e tutti
i suoi beni materiali per promuovere gli interessi del Regno. Fu lieto di ‘venire in
aiuto’ dei fratelli (At 9:27), e alla vista di nuovi interessati “si rallegrò e li incoraggiava tutti a rimanere nel Signore con proponimento di cuore”. Barnaba “era un
uomo buono, pieno di spirito santo e di fede” (At 11:23, 24), profeta e maestro
della congregazione di Antiochia. (At 13:1) Gli apostoli menzionarono Barnaba fra
gli “amati”, coloro “che hanno ceduto le loro anime per il nome del nostro Signore
Gesù Cristo”. (At 15:25, 26) Pur non essendo uno dei dodici apostoli, era giustamente chiamato apostolo (At 14:14), perché senza dubbio era uno degli uomini
“mandati dallo spirito santo”. — At 13:4, 43.
L’amicizia che legava Barnaba e Paolo, e che durò anni, ebbe inizio circa tre
anni dopo la conversione di Paolo, quando quest’ultimo volle mettersi in contatto
con la congregazione di Gerusalemme. Non è rivelato come Barnaba avesse conosciuto Paolo. Ma fu Barnaba ad avere il privilegio di presentare Paolo a Pietro e al
discepolo Giacomo. — At 9:26, 27; Gal 1:18, 19.
Nel frattempo certi ebrei di lingua greca provenienti da Cipro e da Cirene avevano suscitato molto interesse per il cristianesimo in Antiochia di Siria. Di conseguenza il corpo direttivo di Gerusalemme mandò Barnaba ad Antiochia per incoraggiare e rafforzare i nuovi credenti. Fu una buona scelta dato che Barnaba era
un cipriota di lingua greca. Quando “una considerevole folla si aggiunse al Signore” ad Antiochia, Barnaba si affrettò ad andare a Tarso per convincere Paolo a venire ad aiutarlo nel suo ministero. In quell’epoca il divino avvertimento di una
prossima carestia indusse i fratelli di Antiochia a raccogliere molte provviste che,
a suo tempo, furono inviate alla congregazione di Gerusalemme per mano di Barnaba e Paolo. — At 11:22-24, 27-30; 12:25.
Compiuta quell’opera di soccorso, i due fecero ritorno ad Antiochia verso il
47 E.V., e di là partirono per un viaggio missionario sotto la direttiva dello spirito
santo. Barnaba e Paolo toccarono prima Cipro, dove fecero conoscere la verità di
Dio al proconsole Sergio Paolo. Quindi proseguirono il viaggio all’interno dell’Asia
Minore. A volte incontrarono la violenta opposizione delle turbe. Un giorno a Listra, dopo avere sanato uno zoppo, erano appena riusciti a trattenere “le folle
dall’offrire loro sacrifici” (poiché pensavano che Barnaba fosse il dio Zeus e Paolo,
che “era quello che prendeva la direttiva nel parlare”, Ermes o Mercurio) quando
gli ebrei “persuasero le folle, e lapidarono Paolo e lo trascinarono fuori della città”.
— At 13:1-12; 14:1-20.
Verso il 49 E.V. Barnaba e Paolo sottoposero al corpo direttivo di Gerusalemme
la scottante questione della circoncisione dei non ebrei e, una volta definita, fecero subito ritorno ad Antiochia onde prepararsi per il successivo viaggio missionario. (At 15:2-36) Tuttavia, non essendo riusciti a mettersi d’accordo
sull’opportunità di portare con loro Giovanni Marco, si diressero in territori diversi. Barnaba portò con sé a Cipro suo cugino Marco mentre Paolo, accompagnato
da Sila, si recò in Siria e Cilicia. (At 15:37-41) A questo punto termina quanto le
Scritture dicono di Barnaba, fatta eccezione per qualche breve menzione in alcune lettere di Paolo. — 1Co 9:6; Gal 2:1, 9, 13; Col 4:10.
N. 3: *Perché l'uomo soffre? (igw p. 15 §§ 1-4)
Domanda 9
Perché l'uomo soffre?
"Non è dei veloci la corsa, né dei potenti la battaglia, i saggi neanche hanno cibo,
quelli che hanno intendimento neanche hanno ricchezze, neppure quelli che
hanno conoscenza hanno favore; perché il tempo e l'avvenimento imprevisto capitano a tutti loro".
Ecclesiaste 9:11 [Pagina 849]
"Per mezzo di un solo uomo il peccato entrò nel mondo e la morte per mezzo del
peccato, e così la morte si estese a tutti gli uomini perché tutti avevano peccato".
Romani 5:12 [Pagina 1358]
"Per questo scopo il Figlio di Dio fu reso manifesto, cioè per distruggere le opere
del Diavolo".
1 Giovanni 3:8 [Pagina 1469]
"Tutto il mondo giace nel potere del malvagio".
1 Giovanni 5:19 [Pagina 1472]
20 apr. Lettura della Bibbia: 1 Samuele 23-25
N. 1: 1 Samuele 23:13-23
13
Subito Davide si levò con i suoi uomini, circa seicento uomini, e uscirono da
Cheila e continuarono ad andare in giro dovunque potessero andare in giro. E a
Saul fu riferito che Davide era scampato da Cheila, e così rinunciò a uscire.
14
E
Davide prese a dimorare nel deserto in luoghi di difficile accesso, e dimorava nella
regione montagnosa del deserto di Zif. E Saul lo cercava sempre, e Dio non glielo
diede in mano.
15
E Davide continuò a temere perché Saul era uscito per cercare
la sua anima mentre Davide era nel deserto di Zif a Ores.
16
Ora Gionatan figlio di Saul si levò e andò da Davide a Ores, per rafforzare la
sua mano riguardo a Dio.
17
E gli diceva: “Non aver timore; poiché la mano di
Saul mio padre non ti troverà, e tu stesso sarai re su Israele e io stesso ti sarò secondo; e anche Saul mio padre sa che è così”.
18
I due conclusero quindi un patto
dinanzi a Geova; e Davide dimorava a Ores, e Gionatan stesso andò alla sua propria casa.
19
Più tardi gli uomini di Zif salirono da Saul a Ghibea, dicendo: “Non si na-
sconde Davide presso di noi in luoghi di difficile accesso a Ores, sul colle di Achila, che è al lato destro di Gesimon?
20
E ora, conforme a tutta la brama della tua
anima, o re, di scendere, scendi, e la nostra parte sarà di cederlo in mano al re”.
21
A ciò Saul disse: “Siate benedetti da Geova, poiché avete avuto compassione di
me.
22
Andate, vi prego, perseverate ancora un po’ e accertate e vedete il suo luo-
go dov’è il suo piede — chiunque l’abbia visto lì — poiché mi è stato detto che egli
stesso è molto astuto.
23
E vedete e accertatevi di tutti i nascondigli dove si na-
sconde; e dovete tornare da me con la prova, e io certamente verrò con voi; e deve
accadere che, se egli è nel paese, allora io di sicuro lo ricercherò attentamente fra
tutte le migliaia di Giuda”.
N. 2: Cosa promette la Bibbia riguardo al futuro? (igw p.16§§1-3)
Domanda 10
Cosa promette la Bibbia riguardo al futuro?
"I giusti stessi possederanno la terra, e risiederanno su di essa per sempre".
Salmo 37:29 [Pagina 710]
"La terra sussiste fino a tempo indefinito".
Ecclesiaste1:4 [Pagina 841]
"Egli effettivamente inghiottirà la morte per sempre, e il Sovrano Signore Geova
certamente asciugherà le lacrime da ogni faccia".
Isaia 25:8 [Pagina 881]
N. 3: Baruc (n. 1). Tema: Serviamo Geova per altruismo (it-1 p. 293)
BARUC
(Bàruc) [benedetto].
1. Scriba segretario di Geremia. Baruc era figlio di Neria e fratello di Seraia, il
funzionario di Sedechia che lesse il rotolo di Geremia lungo l’Eufrate. — Ger
32:12; 51:59-64.
Nel quarto anno del re Ioiachim, 625 a.E.V., Baruc, sotto dettatura di Geremia,
cominciò a scrivere in un rotolo il messaggio profetico della rovina di Gerusalemme. Verso la fine dell’autunno dell’anno dopo, 624 a.E.V., Baruc lesse ad alta voce il rotolo “agli orecchi di tutto il popolo” all’ingresso della casa di Geova. Fu poi
invitato a leggerlo a una riunione di principi, i quali, a motivo di quello che udivano e temendo ciò che sarebbe accaduto quando la parola fosse giunta agli orecchi del re, consigliarono a Baruc e a Geremia di nascondersi. Ioiachim, udendo la
denuncia, bruciò il rotolo pezzo per pezzo, e comandò che Baruc e Geremia fossero condotti davanti a lui, “ma Geova li tenne nascosti”. Baruc scrisse un altro rotolo dettato da Geremia, come il primo, ma contenente “molte altre parole” dalla
bocca di Geova. — Ger 36:1-32.
Sedici anni dopo, nel decimo anno di Sedechia, solo qualche mese prima del
saccheggio di Gerusalemme, Baruc prese l’atto di acquisto della proprietà che Geremia aveva acquistato da un cugino e lo pose in un vaso di terracotta perché fosse conservato in luogo sicuro. — Ger 32:1, 9-16.
Ad un certo punto durante la stesura del primo rotolo, Baruc si lamentò di essere stanco e Geova l’ammonì: ‘Non continuare a cercare grandi cose per te stesso’. Comunque, per la sua fedeltà gli fu promessa salva la vita ‘in tutti i luoghi nei
quali sarebbe andato’, non solo durante il terribile assedio di Gerusalemme, ma
anche dopo quando la popolazione ribelle costrinse lui e Geremia ad andare in
Egitto. — Ger 45:1-5; 43:4-7.
2. Figlio di Zabbai; Baruc “lavorò con fervore” aiutando Neemia a ricostruire le
mura di Gerusalemme. (Ne 3:20) Forse è lo stesso del n. 3.
3. Sacerdote un cui discendente, se non lui stesso, autenticò la “disposizione
degna di fede” di Neemia. (Ne 9:38; 10:1, 6, 8) Se fu Baruc stesso a sigillare
l’accordo, può darsi che fosse lo stesso del n. 2.
4. Padre o antenato di Maaseia, che visse a Gerusalemme all’epoca di Neemia.
Discendente di Giuda. — Ne 11:4-6.
27 apr. Lettura della Bibbia: 1 Samuele 26-31
Ripasso della Scuola di Ministero Teocratico
4 mag. Lettura della Bibbia: 2 Samuele 1-3
N. 1: 2 Samuele 2:24-32
24
E Gioab e Abisai andarono all’inseguimento di Abner. Mentre il sole tramon-
tava essi stessi giunsero al colle di Amma, che è di fronte a Ghia sulla via del deserto di Gabaon.
25
E i figli di Beniamino si radunavano dietro ad Abner, e diven-
nero una sola compagnia e stavano in cima a un colle.
26
E Abner chiamava
Gioab e diceva: “Divorerà la spada all’infinito? Non sai realmente che alla fine ci
sarà amarezza? Fino a quando non dirai dunque al popolo di volgersi dal seguire i
loro fratelli?”
27
Allora Gioab disse: “Come vive il [vero] Dio, se tu non avessi par-
lato, solo la mattina il popolo si sarebbe ritirato, ciascuno dal seguire il proprio
fratello”.
28
Gioab suonò ora il corno, e tutto il popolo si fermò e non continuò più
a inseguire Israele, e non ripresero più il combattimento.
29
In quanto ad Abner e ai suoi uomini, marciarono per l’Araba tutta quella
notte e passavano il Giordano e marciavano per l’intero burrone e giunsero infine
a Maanaim.
30
In quanto a Gioab, si volse dal seguire Abner e radunava tutto il
popolo. E dei servitori di Davide mancavano diciannove uomini e Asael.
31
E i ser-
vitori di Davide, da parte loro, avevano abbattuto quelli di Beniamino e degli uomini di Abner: morirono trecentosessanta uomini.
32
E portavano Asael e lo sep-
pellivano nel luogo di sepoltura di suo padre, che è a Betleem. Quindi Gioab e i
suoi uomini marciavano tutta la notte, e a Ebron si fece per loro la luce del giorno.
N. 2: Betsabea. Tema: I trasgressori pentiti possono ottenere il favore di Dio (it-1
pp. 355-356)
BETSABEA
(Betsabèa) [figlia di abbondanza; forse, figlia [nata] il settimo [giorno]].
Figlia di Eliam (Ammiel in 1Cr 3:5); forse nipote di Ahitofel. (2Sa 11:3; 23:34)
Già moglie di Uria l’ittita, uno degli uomini potenti di Davide, sposò poi Davide
dopo essere stata implicata in uno degli episodi più tristi della vita di questo re.
— 2Sa 23:39.
Mentre una sera di primavera Betsabea faceva il bagno, il re Davide, dalla vicina terrazza del suo palazzo, scorse questa donna “di ottimo aspetto”. Appreso che
suo marito era lontano a combattere, il re divorato dalla passione fece condurre
Betsabea al palazzo, dove ebbe rapporti con lei. “Più tardi essa tornò a casa sua”,
e dopo alcune settimane informò Davide che era rimasta incinta. Allora Davide
pensò di far dormire Uria con la moglie per nascondere l’adulterio, ma quando
questo progetto fallì, il re fece in modo che Uria fosse ucciso in battaglia. Terminato il periodo di lutto, Betsabea divenne moglie di Davide e diede alla luce il figlio. — 2Sa 11:1-27.
“Ma la cosa . . . parve cattiva agli occhi di Geova”. Il suo profeta Natan rimproverò il re facendo un’illustrazione in cui rappresentò Betsabea come “un’agnella”
di un uomo povero, Uria, che un ricco, Davide, aveva presa per offrirla a un visitatore. Con gran dolore Davide si pentì (Sl 51), ma il figlio adulterino, di cui non si
sa il nome, morì. (Vedi DAVIDE). Anni dopo Davide soffrì ancora per il suo peccato: suo figlio Absalom abusò delle sue stesse concubine. — 2Sa 11:27–12:23;
16:21, 22.
Betsabea trovò conforto nel marito pentito, più volte lo chiamò “mio signore”,
come aveva fatto Sara (1Re 1:15-21; 1Pt 3:6), e a suo tempo gli diede un figlio,
Salomone, che Geova amò e benedisse. (2Sa 12:24, 25) Essa ebbe anche altri tre
figli, Simea, Sobab e Natan, quest’ultimo antenato di Maria madre di Gesù. Poiché Giuseppe era discendente di Salomone, entrambi i genitori terreni di Gesù discendevano sia da Betsabea che da Davide. — 1Cr 3:5; Mt 1:6, 16; Lu 3:23, 31.
Betsabea è menzionata di nuovo verso la fine dei 40 anni del regno di Davide.
Davide le aveva giurato: “Salomone tuo figlio è colui che regnerà dopo di me”. Perciò quando Adonia fratellastro maggiore di Salomone tentò di usurpare il trono
poco prima della morte di Davide, Betsabea, dietro suggerimento del profeta Natan, ricordò a Davide il suo giuramento. Immediatamente Davide pose Salomone
sul trono e Betsabea divenne così la regina madre. — 1Re 1:5-37.
Dopo che il trono di Salomone fu saldamente stabilito, Betsabea comparve dinanzi a lui in veste di influente intermediaria a favore di Adonia. Subito Salomone
“si levò per andarle incontro e si inchinò”, ordinando che si disponesse un trono
per sua madre, “perché si sedesse alla sua destra”. Tuttavia la sua richiesta rivelava soltanto la doppiezza di Adonia, per cui Salomone lo fece mettere a morte. —
1Re 2:13-25.
N. 3: *Promesse bibliche che si adempiranno presto (igw p.16 §4-p.17 § 1)
Domanda 10
Cosa promette la Bibbia riguardo al futuro?
"In quel tempo gli occhi dei ciechi saranno aperti, e i medesimi orecchi dei sordi
saranno sturati. In quel tempo lo zoppo salterà proprio come fa il cervo, e la lingua del muto griderà di gioia. Poiché nel deserto saranno sgorgate le acque, e torrenti nella pianura desertica",
Isaia 35:5, 6 [Pagina 892]
"Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e la morte non ci sarà più, né ci sarà
più cordoglio né grido né dolore. Le cose precedenti sono passate".
Rivelazione 21:4 [Pagina 1494]
"E certamente edificheranno case e le occuperanno; e certamente pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto. Non edificheranno e qualcun altro occuperà; non
pianteranno e qualcun altro mangerà. Poiché come i giorni dell'albero saranno i
giorni del mio popolo; e i miei eletti useranno appieno l'opera delle loro proprie
mani".
Isaia 65:21, 22 [Pagina 927]
11 mag. Lettura della Bibbia: 2 Samuele 4-8
N. 1: 2 Samuele6:14-23
14
E Davide danzava in giro con tutta la sua potenza dinanzi a Geova, mentre
Davide era cinto di un efod di lino.
15
E Davide e tutta la casa d’Israele facevano
salire l’arca di Geova con urla di gioia e suono di corno.
16
E accadde che quando
l’arca di Geova entrò nella Città di Davide, Mical, figlia di Saul, guardò giù dalla
finestra e vedeva il re Davide che saltava e danzava in giro dinanzi a Geova; e in
cuor suo cominciò a disprezzarlo.
17
Portarono dunque l’arca di Geova e la posero
nel suo luogo dentro la tenda che Davide aveva piantato per essa; dopo di che
Davide offrì sacrifici bruciati e sacrifici di comunione dinanzi a Geova.
18
Quando
Davide ebbe finito di offrire i sacrifici bruciati e i sacrifici di comunione, benedisse
quindi il popolo nel nome di Geova degli eserciti.
19
Inoltre, distribuì a tutto il po-
polo, all’intera folla d’Israele, sia uomo che donna, a ciascuno una focaccia di pane a ciambella e una schiacciata di datteri e una schiacciata d’uva secca, dopo di
che tutto il popolo andò ciascuno alla sua propria casa.
20
Davide ora tornò a benedire la sua propria casa, e Mical, figlia di Saul, uscì
incontro a Davide e quindi disse: “Come si è reso glorioso oggi il re d’Israele
quando oggi si è scoperto agli occhi delle schiave dei suoi servitori, proprio come
si scopre interamente uno degli uomini dalla testa vuota!”
21
A ciò Davide disse a
Mical: “È stato dinanzi a Geova, che ha scelto me invece di tuo padre e di tutta la
sua casa per mettermi al comando come condottiero su Israele, popolo di Geova,
e certamente festeggerò dinanzi a Geova.
22
E di sicuro mi farò stimare ancor me-
no di così, e per certo diverrò basso ai miei occhi; e presso le schiave che tu hai
menzionato, presso di loro ho deciso di glorificarmi”.
23
Così, in quanto a Mical,
figlia di Saul, non ebbe nessun figlio fino al giorno della sua morte.
N. 2: Cosa accade quando si muore? (igw p.18 §§ 1-3)
Domanda 11
Cosa accade quando si muore?
"Il suo spirito se ne esce, egli torna al suo suolo; in quel giorno periscono in effetti
i suoi pensieri".
Salmo 146:4 [Pagina 805]
"Poiché i viventi sono consci che moriranno; ma in quanto ai morti, non sono
consci di nulla [ ... ].
Tutto ciò che la tua mano trova da fare, fallo con la tua medesima potenza, poiché non c'è lavoro né disegno né conoscenza né sapienza nello Sceol, il luogo al
quale vai".
Ecclesiaste 9:5, 10 [Pagina 849]
"[Gesù] disse loro: 'Lazzaro, il nostro amico, è andato a riposare, ma io vado a
svegliarlo dal sonno'. Gesù aveva comunque parlato della sua morte. Ma essi immaginavano che parlasse del riposo del sonno.
Allora, perciò, Gesù disse loro apertamente: 'Lazzaro è morto'''.
Giovanni 11:11, 13, 14 [Pagina 1295]
N. 3: Baldassarre. Tema: Impariamo l'umiltà per non andare incontro alla rovina
(it-1 pp. 282-284)
BALDASSARRE
(Baldassàrre) [da un termine accadico che significa “proteggi la sua vita”; o, forse,
“Bel protegga il re”].
Figlio primogenito di Nabonedo e suo coreggente durante gli ultimi anni
dell’impero babilonese. Nella Bibbia è menzionato solo dal profeta Daniele e per
molto tempo la sua posizione di “re di Babilonia” fu negata dai critici. (Da 5:1, 9;
7:1; 8:1) Tuttavia antichi testi rinvenuti dagli archeologi hanno permesso di dimostrare la storicità del racconto biblico.
In Daniele 5:2, 11, 18, 22, si parla di Nabucodonosor come del “padre” di Baldassarre, e di Baldassarre come del “figlio” di Nabucodonosor. È stato scritto che
probabilmente la madre di Baldassarre era Nitocri, figlia di Nabucodonosor (II).
(R. P. Dougherty, Nabonidus and Belshazzar, 1929) In tal caso Nabucodonosor
sarebbe stato il nonno di Baldassarre. (Vedi Ge 28:10, 13 per un uso simile di
“padre”). Comunque non tutti gli studiosi sono convinti di questa spiegazione.
Può darsi che Nabucodonosor fosse semplicemente il predecessore di Baldassarre
sul trono e suo “padre” in tal senso. Analogamente gli assiri usarono l’espressione
“figlio di Omri” per indicare un successore di Omri. — Vedi OMRI n. 3.
La storia secolare conferma il ruolo di Baldassarre quale sovrano di Babilonia?
Una tavoletta con un’iscrizione cuneiforme che risale all’anno di accessione di
Neriglissar, succeduto ad Awil-Marduk (Evil-Merodac) sul trono babilonese, menziona un certo “Baldassarre, il principale funzionario del re”, in relazione a
un’operazione finanziaria. È possibile, anche se non è provato, che si tratti del
Baldassarre della Bibbia. Nel 1924 è stata pubblicata la decifrazione di un antico
testo cuneiforme, detto “Storia in versi di Nabonedo”, grazie al quale sono state
portate alla luce preziose informazioni che avvalorano senz’altro la posizione regale che Baldassarre aveva a Babilonia e spiegano in che modo divenne coreggente
di Nabonedo. A proposito della conquista di Tema da parte di Nabonedo nel terzo
anno del suo regno, parte del testo dice: “Egli affidò l’‘accampamento’ al (figlio)
maggiore, il primogenito [Baldassarre], le truppe ovunque nel paese sottopose al
suo (comando). Lasciò andare (ogni cosa), a lui affidò il regno e, lui stesso [Nabonedo] partì per un lungo viaggio, e le forze (militari) di Akkad marciavano con lui;
egli si volse verso Tema, (molto più) a ovest”. (Ancient Near Eastern Texts, a cura
di J. B. Pritchard, 1974, p. 313) Quindi Baldassarre esercitò senz’altro l’autorità
regale dal terzo anno di Nabonedo in poi, e questo avvenimento probabilmente
corrisponde al riferimento di Daniele al “primo anno di Baldassarre re di Babilonia”. — Da 7:1.
In un altro documento, la Cronaca di Nabonedo, a proposito del settimo, nono,
decimo e undicesimo anno del regno di Nabonedo, viene ripetuta questa dichiarazione: “Il re (era) a Tema (mentre) il principe, gli ufficiali e il suo esercito (erano) in
Akkad [Babilonia]”. (A. K. Grayson, Assyrian and Babylonian Chronicles, 1975,
p. 108) A quanto pare Nabonedo per gran parte del suo regno rimase lontano da
Babilonia, e, pur non abbandonando la posizione di sovrano supremo, delegò in
sua assenza l’autorità amministrativa al figlio Baldassarre. Ciò è reso evidente da
numerosi testi ricuperati da antichi archivi comprovanti che Baldassarre ebbe
prerogative regali, che emanò ordini e comandi. Le questioni trattate da Baldassarre in certi documenti e decreti erano tali da dover essere normalmente trattate
da Nabonedo, quale sovrano supremo, se fosse stato presente. Baldassarre rimase soltanto secondo nell’impero, e perciò poté offrire a Daniele solo di diventare “il
terzo nel regno”. — Da 5:16.
È vero che nelle iscrizioni ufficiali Baldassarre ha il titolo di “principe ereditario”, mentre nel libro di Daniele ha il titolo di “re”. (Da 5:1-30) Una scoperta archeologica fatta nella Siria settentrionale ne spiega la ragione. Nel 1979 venne riportata alla luce una statua a grandezza naturale di un governante dell’antica
Gozan. Sul lembo della veste c’erano due iscrizioni, una in lingua assira, l’altra in
aramaico: la lingua in cui Daniele scrisse di Baldassarre. Le due iscrizioni quasi
identiche differivano in un punto significativo. Il testo nella lingua imperiale assira dice che si trattava della statua del “governatore di Gozan”. Il testo in aramaico, la lingua della popolazione locale, lo definisce “re”.
Alan Millard, archeologo e linguista, scrive: “Alla luce delle fonti babilonesi e
delle nuove iscrizioni su questa statua, poteva essere del tutto appropriato per un
documento non ufficiale come il Libro di Daniele chiamare Baldassarre ‘re’. Agiva
in qualità di re, in rappresentanza del padre, per quanto forse non fosse legalmente re. L’esatta distinzione sarebbe stata irrilevante e disorientante nella storia
riportata in Daniele”. — Biblical Archaeology Review, maggio-giugno 1985, p. 77.
Chi deteneva il potere sovrano in Babilonia doveva essere d’esempio nel riverire gli dèi. Esistono sei testi cuneiformi relativi ad avvenimenti accaduti dal 5° al
13° anno del regno di Nabonedo che dimostrano la devozione di Baldassarre alle
divinità babilonesi. Quale reggente in assenza di Nabonedo, secondo questi documenti Baldassarre offrì oro, argento e animali ai templi di Erec e Sippar, comportandosi così in modo consono alla sua posizione regale.
La fine del dominio di Baldassarre. La notte del 5 ottobre 539 a.E.V. (calendario gregoriano; 11 ottobre, calendario giuliano), Baldassarre diede un grande
banchetto per mille dei suoi grandi, come riferisce il capitolo 5 di Daniele. (Da
5:1) Babilonia era minacciata dagli eserciti assedianti di Ciro il Persiano e del suo
alleato Dario il Medo. Secondo lo storico ebreo Giuseppe Flavio (che a sua volta
cita il babilonese Beroso), Nabonedo dopo essere stato sconfitto dagli eserciti medo-persiani si era rifugiato a Borsippa. (Contro Apione, I, 150-152 [20]) Così Baldassarre sarebbe rimasto come reggente a Babilonia. Tenere un banchetto quando la città era in stato d’assedio non è tanto strano se si ricorda che i babilonesi
consideravano inespugnabili le mura della città. Gli storici Erodoto e Senofonte
dichiarano inoltre che la città aveva abbondanti scorte e quindi nessuno si preoc-
cupava che potesse mancare il necessario. Erodoto descrive l’aspetto festoso della
città quella notte, fra danze e piaceri.
Durante il banchetto e sotto l’effetto del vino, Baldassarre chiese che gli venissero portati i vasi del tempio di Gerusalemme affinché lui, i suoi ospiti, le sue
mogli e le sue concubine potessero usarli mentre lodavano gli dèi di Babilonia.
Ovviamente questa richiesta non era dovuta a mancanza di recipienti per bere,
ma piuttosto costituiva un deliberato oltraggio da parte di questo re pagano verso
il Dio degli israeliti, Geova. (Da 5:2-4) Fu un atto provocatorio nei confronti di
Geova, che aveva ispirato le profezie che predicevano la caduta di Babilonia. Baldassarre, che sembrava non darsi pensiero dell’assedio posto dagli eserciti nemici, rimase invece profondamente scosso quando d’un tratto apparve una mano
che cominciò a scrivere sulla parete del palazzo. Con le ginocchia tremanti, chiamò tutti i suoi saggi perché interpretassero il messaggio scritto, ma inutilmente.
La narrazione dice che a questo punto la regina gli diede un valido consiglio, indicando in Daniele l’unico in grado di fornire la spiegazione. (Da 5:5-12) Secondo
alcuni studiosi “la regina” non sarebbe stata la moglie di Baldassarre, ma sua
madre, Nitocri, ritenuta figlia di Nabucodonosor. Daniele, per ispirazione, rivelò il
significato del messaggio miracoloso, che prediceva la resa di Babilonia ai medi e
ai persiani. Benché l’anziano profeta condannasse l’atto blasfemo di Baldassarre,
quello cioè di usare i vasi destinati all’adorazione di Geova per lodare dèi che non
vedono, non odono e non sanno nulla, Baldassarre non revocò la sua offerta e investì Daniele della carica di terzo governante del regno. — Da 5:17-29.
Baldassarre non sopravvisse; fu ucciso la notte stessa della resa della città, il
5 ottobre 539 a.E.V., quando, secondo la Cronaca di Nabonedo, “le truppe di Ciro (II) entrarono in Babilonia senza combattere”. (Assyrian and Babylonian Chronicles, cit., pp. 109, 110; vedi anche Da 5:30). Con la morte di Baldassarre e la
resa di Nabonedo a Ciro ebbe termine l’impero neobabilonese. — Vedi CIRO; NABONEDO.
[Foto a pagina 283]
Cilindro babilonese in cui compaiono i nomi del re Nabonedo e di suo figlio Baldassarre
18 mag. Lettura della Bibbia: 2 Samuele 9-12
N. 1: 2 Samuele 10:13-11:4
13
Quindi Gioab e la gente che era con lui avanzarono contro i siri per la batta-
glia, ed essi fuggivano d’innanzi a lui.
14
In quanto ai figli di Ammon, videro che i
siri erano fuggiti, e si diedero alla fuga d’innanzi ad Abisai ed entrarono quindi
nella città. Dopo ciò Gioab tornò da presso i figli di Ammon e giunse a Gerusalemme.
15
Quando i siri videro che erano stati sconfitti davanti a Israele, si raccoglie-
vano insieme.
16
Adadezer dunque mandò e fece uscire i siri che erano nella re-
gione del Fiume; e quindi essi giunsero a Helam con Sobac capo dell’esercito di
Adadezer davanti a loro.
17
Quando fu riferito a Davide, egli raccolse immediatamente tutto Israele e
passò il Giordano e giunse a Helam. I siri si schierarono ora in formazione per incontrare Davide e combattevano contro di lui.
18
E i siri si diedero alla fuga
d’innanzi a Israele; e Davide uccideva dei siri settecento guidatori di carri e quarantamila cavalieri, e abbatté Sobac capo del loro esercito così che morì lì.
19
Quando tutti i re, i servitori di Adadezer, videro che erano stati sconfitti davanti
a Israele, fecero prontamente la pace con Israele e li servivano; e i siri avevano timore di cercar di salvare di nuovo i figli di Ammon.
11 E avvenne al volgere dell’anno, nel tempo in cui i re fanno sortite, che Davide mandava Gioab e i suoi servitori con lui e tutto Israele, per ridurre in rovina i
figli di Ammon e porre l’assedio a Rabba, mentre Davide dimorava a Gerusalemme.
2
E al tempo della sera avvenne che Davide si levava dal suo letto e camminava
sulla terrazza della casa reale; e dalla terrazza scorse una donna che faceva il bagno e la donna era di ottimo aspetto.
3
Quindi Davide mandò a domandare della
donna e qualcuno disse: “Non è questa Betsabea figlia di Eliam moglie di Uria
l’ittita?”
4
Dopo ciò Davide mandò messaggeri a prenderla. Essa venne dunque da
lui ed egli giacque con lei, mentre essa si santificava dalla sua impurità. Più tardi
essa tornò a casa sua.
N. 2: Benaia (n. 1). Tema: Mostriamoci fedeli e intrepidi (it-1 pp. 312-313)
BENAIA
(Benaìa) [Geova ha edificato].
1. Figlio di un capo sacerdote levita chiamato Ieoiada, e padre di almeno due
figli, Ammizabad e Ieoiada. (1Cr 27:5, 6, 34) Benaia era un potente guerriero di
grande valore e coraggio, il quale però, “benché si distinguesse anche più dei
trenta” uomini potenti dell’esercito di Davide, “non pervenne al rango dei tre”. —
2Sa 23:20-23.
Benaia dimostrò il suo valore in tre modi: abbattendo due potenti eroi di Moab,
scendendo intrepidamente in una cisterna per uccidere un leone, e riuscendo
nell’eccezionale impresa di uccidere un gigantesco egiziano con la lancia della
stessa vittima. (1Cr 11:22-24) Davide mise quest’uomo coraggioso a capo delle
sue guardie del corpo. (1Cr 11:24, 25) I cheretei e i peletei al comando di Benaia
rimasero leali al re durante le ribellioni di Absalom e Adonia. (2Sa 8:18; 15:18;
20:23; 1Re 1:8, 10, 26; 1Cr 18:17) Inoltre Benaia fu nominato comandante della
terza divisione, forte di 24.000 uomini, che prestava servizio a turno nell’esercito.
(1Cr 27:5, 6) Quando Davide era ormai vecchio, sia Benaia che i cheretei e i peletei appoggiarono l’incoronazione di Salomone. (1Re 1:32-40) In seguito, sotto il
regno di Salomone, Benaia ebbe l’incarico di giustiziare Adonia, Gioab e Simei, e
Salomone gli affidò il comando dell’esercito. — 1Re 2:24, 25, 28-46; 4:4.
N. 3: *Che speranza c'è per i morti? (igw p.19 §§ 1-3)
Domanda 12
Che speranza c'è per i morti?
"Non vi meravigliate di questo, perché l'ora viene in cui tutti quelli che sono nelle
tombe commemorative udranno la sua voce e ne verranno fuori".
Giovanni 5:28, 29 [Pagina 1285]
"Ci sarà una risurrezione sia dei giusti che degli ingiusti".
Atti 24:15 [Pagina 1346]
"Vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono, e dei rotoli furono aperti.
Ma fu aperto un altro rotolo; è il rotolo della vita. E i morti furono giudicati dalle
cose scritte nei rotoli secondo le loro opere. E il mare diede i morti che erano in
esso, e la morte e l'Ades diedero i morti che erano in essi, e furono giudicati individualmente secondo le loro opere".
Rivelazione 20:12, 13 [Pagina 1493]
25 mag. Lettura della Bibbia: 2 Samuele 13-15
N. 1: 2 Samuele 13:34-14:7
34
Intanto, Absalom si diede alla fuga. Più tardi il giovane, la sentinella, alzò gli
occhi e vide, ed ecco, molta gente veniva dalla strada dietro di lui al lato del monte.
35
A ciò Gionadab disse al re: “Ecco, i figli stessi del re sono venuti. Secondo la
parola del tuo servitore, così è accaduto”.
36
E avvenne che, appena ebbe finito di
parlare, ecco, i figli stessi del re entrarono, e alzavano la voce e piangevano; e anche il re e tutti i suoi servitori piansero con un grandissimo pianto.
37
In quanto
ad Absalom, fuggì per andare da Talmai figlio di Ammiud re di Ghesur. E [Davide]
continuò a fare lutto su suo figlio tutti i giorni.
38
In quanto ad Absalom, fuggì e
andava a Ghesur; e vi stette tre anni.
39
Infine [l’anima di] Davide il re ebbe gran desiderio di uscire verso Absalom;
poiché si era confortato riguardo ad Amnon, perché era morto.
14 Ora Gioab figlio di Zeruia seppe che il cuore del re era verso Absalom.
2
Gioab mandò pertanto a Tecoa e prese di là una donna saggia e le disse: “Mettiti
a lutto, ti prego, e indossa vesti da lutto, ti prego, e non ti spalmare d’olio; e devi
divenire come una donna che, ecco, ha fatto lutto per molti giorni su qualcuno
morto.
3
E devi entrare dal re a pronunciargli una parola come questa”. Allora
Gioab le mise le parole in bocca.
4
E la donna tecoita entrava dal re e cadeva con la faccia a terra e si prostrava
e diceva: “Salva, o re!”
5
A ciò il re le disse: “Che hai?” Allora disse: “In realtà sono
una vedova, ora che mio marito è morto.
6
E la tua serva aveva due figli, e i due
lottavano nel campo l’uno con l’altro mentre non c’era nessun liberatore che li separasse. Infine l’uno abbatté l’altro e lo mise a morte.
7
Ed ecco, tutta la famiglia
si è levata contro la tua serva e continua a dire: ‘Consegna colui che ha colpito
suo fratello, affinché lo mettiamo a morte per l’anima di suo fratello che ha ucciso, e annientiamo anche l’erede!’ E certamente estingueranno il bagliore dei miei
carboni che è rimasto, in modo da non assegnare a mio marito né un nome né un
rimanente sulla superficie del suolo”.
N. 2: Cosa dice la Bibbia riguardo al lavoro? (igw p. 20 §§ 1-3)
Domanda 13
Cosa dice la Bibbia riguardo al lavoro?
"Hai guardato un uomo abile nel suo lavoro? Si porrà davanti ai re; non si porrà
davanti a uomini comuni".
Proverbi 22:29 [Pagina 830]
"Il ladro non rubi più, ma piuttosto fatichi, facendo con le sue mani ciò che è
buon lavoro, affinché abbia qualcosa da distribuire a qualcuno nel bisogno".
Efesini 4:28 [Pagina 1410]
"Ogni uomo mangi e in realtà beva e veda il bene per tutto il suo duro lavoro. È il
dono di Dio".
Ecclesiaste 3:13 [Pagina 843]
N. 3: Bezalel (n.1). Tema: Mediante il suo spirito Geova prepara i suoi servitori
per ogni opera buona (it-1 pp. 360-361)
BEZALEL
(Bezalèl) [all’ombra (al riparo) di Dio].
1. Principale artigiano e costruttore del tabernacolo, “figlio di Uri figlio di Hur
della tribù di Giuda”. (Eso 31:1, 2; 1Cr 2:20) Geova stesso aveva scelto Bezalel e
aveva promesso: “Lo riempirò dello spirito di Dio in sapienza e in intendimento e
in conoscenza e in ogni specie di arte, per ideare progetti, per lavorare in oro e argento e rame, e in intagli di pietre da incastonare e intagli di legno per fare opere
di ogni specie”. (Eso 31:3-5; 35:30-33) I costosi materiali lavorati da Bezalel furono provveduti grazie alle generose contribuzioni di persone “di cuore volenteroso”,
e in misura “più che sufficiente”. — Eso 35:4-9, 20-29; 36:3-7.
Anche se aveva come principale assistente Ooliab (Eso 31:6), e molti “di cuore
saggio” lavoravano insieme a loro, Bezalel aveva la responsabilità di dirigere il
complicato lavoro. (Eso 35:10-19, 25, 26, 34; 36:1, 2) Questo è evidente dallo
scambievole uso della terza persona singolare riferita a Bezalel e della terza persona plurale riferita ai suoi assistenti. (Eso 36-39) I molteplici talenti di Bezalel e
il fatto che era pieno “dello spirito di Dio” (Eso 35:31) gli permisero di sovrintendere alla produzione dei teli di tenda ricamati, degli uncini d’oro e di rame, della
copertura esterna di pelli, dei telai di pannelli di legno rivestiti d’oro, della cortina
interna (Eso 36), dell’arca del patto rivestita d’oro e dei suoi cherubini, della tavola e dei suoi utensili, del candelabro d’oro e dell’altare dell’incenso, dell’olio
d’unzione e dell’incenso prescritti (Eso 37), dell’altare dell’olocausto, del bacino e
della sua base di rame, del cortile (Eso 38), dell’efod e del suo pettorale con pietre
preziose incastonate, e degli abiti sacerdotali (Eso 39). Quando Salomone salì al
trono 475 anni dopo, la tenda del tabernacolo, l’arca del patto e l’altare di rame
erano ancora in uso. — 2Cr 1:1-6.
1 giu. Lettura della Bibbia: 2 Samuele 16-18
N. 1: 2 Samuele 17:14-20
14
Quindi Absalom e tutti gli uomini d’Israele dissero: “Il consiglio di Husai
l’archita è migliore del consiglio di Ahitofel!” E Geova stesso aveva dato comando
di frustrare il consiglio di Ahitofel quantunque buono, affinché Geova facesse ricadere la calamità su Absalom.
15
Più tardi Husai disse a Zadoc e ad Abiatar i sacerdoti: “Così e così Ahitofel
ha consigliato Absalom e gli anziani d’Israele; e così e così ho consigliato io stesso.
16
E ora mandate rapidamente a riferire a Davide, dicendo: ‘Non albergare nel-
le aride pianure del deserto questa notte, ma anche tu devi passare immancabilmente, affinché il re e tutta la gente che è con lui non siano inghiottiti’”.
17
Mentre Gionatan e Ahimaaz stavano a En-Roghel, una serva andò e li in-
formò. Essi stessi dunque se ne andarono, giacché dovevano informare il re Davide; poiché non potevano far vedere che entravano in città.
18
Comunque, un gio-
vane li vide e lo riferì ad Absalom. Così tutt’e due se ne andarono rapidamente e
giunsero alla casa di un uomo di Baurim, che nel cortile aveva un pozzo; e vi scesero dentro.
19
Dopo ciò la donna prese un telo e lo stese sulla faccia del pozzo e
vi ammucchiò sopra grano stritolato; e non se ne seppe nulla.
20
I servitori di
Absalom ora vennero dalla donna nella sua casa e dissero: “Dove sono Ahimaaz e
Gionatan?” A ciò la donna disse loro: “Da qui sono passati alle acque”. Continuarono quindi a cercare, e non li trovarono e così tornarono a Gerusalemme.
N. 2: Boaz (n. 1). Tema: Rimaniamo moralmente puri e assumiamoci la responsabilità scritturai e (it-1 p. 372)
BOAZ
(Bòaz) [forse, in forza].
1. Proprietario terriero di Betleem di Giuda, “uomo potente per ricchezza”, vissuto verso il XIV secolo a.E.V. (Ru 2:1) Boaz era figlio di Salma (Salmon) e di
Raab, e padre di Obed. (Mt 1:5) Fu uno degli antenati del Messia, il settimo nella
discendenza di Giuda. (1Cr 2:3-11; Lu 3:32, 33) Il libro di Rut narra cosa provocò
la svolta assai insolita degli avvenimenti che consentì a Boaz di essere incluso
nella genealogia di Gesù.
Boaz aveva un parente stretto di nome Elimelec che, insieme ai due figli, morì
senza lasciare eredi maschi. Delle vedove dei due figli, una, Rut, rimase con Naomi, la vedova di Elimelec. Era il tempo della mietitura, e Rut “per caso” spigolava
nel campo di Boaz. (Ru 2:3) Boaz era un vero giudeo, un devoto adoratore di Geova. Non solo salutava i mietitori con un “Geova sia con voi”, ma, dopo aver osservato la lealtà di Rut nei confronti di Naomi, le disse: “Geova ricompensi il tuo modo di agire, e vi sia per te un perfetto salario da Geova”. (Ru 2:4, 12) Quando Rut
riferì queste cose alla suocera, Naomi esclamò: “Sia egli benedetto da Geova . . . È
uno dei nostri ricompratori”! (Ru 2:20) Inoltre, finita la mietitura, Naomi spiegò a
Rut la prassi da seguire per portare la cosa all’attenzione di Boaz. Mentre dormiva
sull’aia, Boaz si svegliò e trovò Rut che giaceva ai suoi piedi, che aveva scoperti,
per chiedergli di ricomprare la proprietà di Elimelec mediante il levirato. (Vedi
MATRIMONIO DEL COGNATO). Rut doveva prendere il posto di Naomi, che non
era più in età da avere figli. Senza perdere tempo, la mattina successiva Boaz
convocò un altro parente più stretto, ma costui, che la Bibbia chiama soltanto Tal
dei tali, rifiutò di ottemperare alla disposizione divina. Boaz invece fu pronto a
farlo e prese in moglie Rut, con la benedizione degli astanti. Essa gli partorì un figlio chiamato Obed, nonno del re Davide. — Ru 3:1–4:17.
In tutto il racconto, dalla prima volta che saluta gentilmente i lavoratori fino a
quando si assume la responsabilità di preservare il nome della famiglia di Elimelec, si vede che Boaz è un uomo ammirevole: è un uomo d’azione e autorevole eppure ha buona padronanza di sé, fede e integrità, è generoso e gentile, moralmente puro, e sotto tutti gli aspetti ligio ai comandamenti di Geova.
N. 3: *Come potete gestire i vostri averi? (igw p. 21 §§ 1-4)
Domanda 14
Come potete gestire i vostri averi?
"Chi ama il divertimento sarà un individuo nell'indigenza; chi ama il vino e l'olio
non guadagnerà ricchezze" ,
Proverbi 21:17 [Pagina 829]
"Chi prende a prestito è servitore dell'uomo che fa il prestito",
Proverbi 22:7 [Pagina 830]
"Chi di voi volendo costruire una torre non si mette prima a sedere e non calcola
la spesa, per vedere se ha abbastanza per completarla? Altrimenti, potrebbe porre
il fondamento ma non essere in grado di finirla, e tutti gli osservatori comincerebbero a schernirlo, dicendo: 'Quest'uomo ha cominciato a edificare ma non ha
potuto finire' ".
Luca 14:28-30 [Pagina 1262]
"Quando furono sazi disse ai suoi discepoli: 'Radunate i frammenti che rimangono, affinché non si sprechi nulla' ",
Giovanni 6:12 [Pagina 1286]
8 giu. Lettura della Bibbia: 2 Samuele 19-21
N. 1: 2 Samuele 19:24-37
24
In quanto a Mefiboset nipote di Saul, scese incontro al re; ed egli non aveva
avuto cura dei propri piedi né aveva avuto cura dei baffi né si era lavate le vesti
dal giorno che il re era andato via fino al giorno che era venuto in pace.
25
E ac-
cadde che, quando venne a Gerusalemme incontro al re, il re gli disse: “Perché
non venisti con me, Mefiboset?”
26
A ciò egli disse: “Mio signore il re, fu il mio ser-
vitore a imbrogliarmi. Poiché il tuo servitore aveva detto: ‘Lasciami sellare l’asina
perché io monti su di essa e vada col re’, poiché il tuo servitore è zoppo.
27
Egli
calunniò dunque il tuo servitore presso il mio signore il re. Ma il mio signore il re
è come un angelo del [vero] Dio, e dunque fa ciò che è bene ai tuoi occhi.
28
Poiché tutta la casa di mio padre non sarebbe stata che condannata a morte
presso il mio signore il re, eppure tu ponesti il tuo servitore fra quelli che mangiavano alla tua tavola. Che diritto ho dunque più di reclamare ancora al re?”
29
Comunque, il re gli disse: “Perché continui ancora a pronunciare le tue pa-
role? In effetti dico: Tu e Ziba dovete condividere il campo”.
30
A ciò Mefiboset dis-
se al re: “Prenda pure tutto, ora che il mio signore il re è venuto in pace alla sua
casa”.
31
E lo stesso Barzillai il galaadita scese da Roghelim per passare al Giordano
col re in modo da scortarlo al Giordano.
32
E Barzillai era molto vecchio, avendo
ottant’anni di età; e aveva provveduto lui stesso al sostentamento del re mentre
dimorava a Maanaim, poiché era un uomo molto grande.
33
Il re disse dunque a
Barzillai: “Passa tu stesso con me, e io provvederò certamente al tuo sostentamento presso di me a Gerusalemme”.
34
Ma Barzillai disse al re: “Che sono i gior-
ni degli anni della mia vita, che io debba salire col re a Gerusalemme?
35
Oggi ho
ottant’anni. Potrei io discernere fra il bene e il male, o potrebbe il tuo servitore
gustare ciò che mangerei e ciò che berrei, o potrei più ascoltare la voce dei cantori
e delle cantatrici? Perché dunque dovrebbe più divenire il tuo servitore un peso
per il mio signore il re?
36
Poiché solo per poco il tuo servitore potrebbe condurre
il re al Giordano, e perché dovrebbe il re ripagarmi con questa ricompensa?
37
Lascia che il tuo servitore torni, ti prego, e che io muoia nella mia città presso il
luogo di sepoltura di mio padre e di mia madre. Ma ecco il tuo servitore Chimam.
Passi lui col mio signore il re; e fa a lui ciò che è bene ai tuoi occhi”.
N. 2: Come potete trovare la felicità? (igw p. 22 §§ 1-3)
Domanda 15
Come potete trova re la felicità?
"È meglio un piatto di verdura dove c'è amore che un toro ingrassato insieme all'
odio".
Proverbi 15:17 [Pagina 822]
"lo, Geova, sono il tuo Dio, Colui che ti insegna per il tuo beneficio, Colui che ti fa
calcare la via per la quale devi camminare".
Isaia 48:17 [Pagina 909]
"Felici quelli che si rendono conto del loro bisogno spirituale, poiché a loro appartiene il regno dei cieli".
Matteo 5:3 [Pagina 1174]
N. 3: Caiafa. Tema: I sanguinari oppositori della verità non trionferanno mai (it-1
p. 385)
CAIAFA
(Caiàfa).
Giuseppe Caiafa era sommo sacerdote durante il ministero di Gesù. (Lu 3:2)
Era genero del sommo sacerdote Anna (Gv 18:13; vedi ANNA n. 3) e ricevette
l’incarico da Valerio Grato, predecessore di Ponzio Pilato, verso il 18 E.V., anche
se alcuni dicono che questo avvenne solo nel 26 E.V. Conservò l’incarico fino al
36 E.V., più a lungo di tutti gli immediati predecessori, e questo per la sua abile
diplomazia e collaborazione col governo romano. Si dice che lui e Pilato fossero
buoni amici. Caiafa era sadduceo. — At 5:17.
Caiafa, uno dei promotori del complotto per eliminare Gesù, profetizzò, anche
se non di sua spontanea volontà, che entro breve tempo Gesù sarebbe morto per
la nazione, e a tal fine s’impegnò alacremente. (Gv 11:49-53; 18:12-14) Durante il
processo di Gesù davanti al sinedrio, Caiafa si strappò le vesti esclamando: “Ha
bestemmiato!” (Mt 26:65) Mentre Gesù era davanti a Pilato, anche Caiafa senza
dubbio gridava “Al palo! Al palo!” (Gv 19:6, 11), ed era fra coloro che chiesero che
venisse liberato Barabba invece di Gesù (Mt 27:20, 21; Mr 15:11), fra coloro che
gridavano “Non abbiamo altro re che Cesare” (Gv 19:15) e fra coloro che protestarono per la scritta “Il re dei giudei” posta sopra la testa di Gesù. — Gv 19:21.
La morte di Gesù non segnò la fine del ruolo di Caiafa come uno dei principali
persecutori del cristianesimo nascente. Anche gli apostoli furono trascinati davanti a questo capo religioso; fu comandato loro severamente di smettere di predicare, furono minacciati e persino flagellati, ma invano. A dispetto di Caiafa,
“ogni giorno, nel tempio e di casa in casa, continuavano senza posa” a predicare.
(At 4:5-7; 5:17, 18, 21, 27, 28, 40, 42) Oltre che del sangue di Gesù, Caiafa si
macchiò ben presto anche del sangue del giusto Stefano, e diede a Saulo di Tarso
lettere di presentazione per estendere la campagna omicida fino a Damasco. (At
7:1, 54-60; 9:1, 2) Poco dopo, però, Vitellio, legato romano, destituì Caiafa.
15 giu. Lettura della Bibbia: 2 Samuele 22-24
N. 1: 2 Samuele 22:21-32
21
Geova mi ricompensa secondo la mia giustizia;
Mi ripaga secondo la purezza delle mie mani.
22
Poiché ho osservato le vie di Geova,
E non mi sono malvagiamente allontanato dal mio Dio.
23
Poiché tutte le sue decisioni giudiziarie sono di fronte a me;
E in quanto ai suoi statuti, non mi allontanerò da essi.
24
E mi mostrerò senza difetto verso di lui,
E certamente da parte mia mi asterrò dall’errore.
25
E Geova mi ripaghi secondo la mia giustizia,
Secondo la mia purezza di fronte ai suoi occhi.
26
Con qualcuno leale agirai con lealtà;
Col potente senza difetto ti comporterai senza difetto;
27
Con chi si mantiene puro ti mostrerai puro,
E con chi è perverso agirai come da sciocco.
28
E salverai la gente umile;
Ma i tuoi occhi sono contro gli alteri, [per] abbassar[li].
29
Poiché tu sei la mia lampada, o Geova,
Ed è Geova che fa risplendere le mie tenebre.
30
Poiché con te posso correre contro una banda di predoni;
Con il mio Dio posso scalare un muro.
31
In quanto al [vero] Dio, la sua via è perfetta;
Il detto di Geova è raffinato.
Egli è uno scudo per tutti quelli che si rifugiano in lui.
32
Poiché chi è Dio oltre a Geova,
E chi è una roccia oltre al nostro Dio?
N. 2: Caino. Tema: Il modo in cui reagiamo ai consigli la dice lunga su di noi (it-1
pp. 386-387)
CAINO
[qualcosa di prodotto].
Primo figlio nato alla coppia umana originale, Adamo ed Eva.
Dopo la nascita di Caino, Eva disse: “Ho prodotto un uomo con l’aiuto di Geova”. (Ge 4:1) Pensava forse di essere la donna predetta che avrebbe generato il
seme mediante il quale sarebbe venuta la liberazione? (Ge 3:15) In tal caso, si
sbagliava di grosso. Nondimeno poteva giustamente dire che Caino era stato prodotto “con l’aiuto di Geova”, in quanto Dio non aveva privato i peccatori Adamo ed
Eva delle facoltà riproduttive e, nell’emettere la sentenza contro di lei, aveva detto
che avrebbe ‘partorito figli’, sebbene con dolore. — Ge 3:16.
Caino divenne coltivatore del suolo e, “dopo qualche tempo”, anch’egli come il
fratello minore Abele portò delle offerte da presentare a Geova, sentendo la necessità di ottenere il favore di Dio. La sua offerta di “frutti del suolo” non fu però
‘guardata con alcun favore’ da Dio. (Ge 4:2-5; cfr. Nu 16:15; Am 5:22). Anche se
alcuni fanno rilevare che non viene detto che l’offerta di Caino fosse dei frutti più
scelti mentre è specificato che l’offerta di Abele consisteva dei “primogeniti del suo
gregge, perfino i loro pezzi grassi”, il problema non stava nella qualità dei prodotti
offerti da Caino. Come si nota da Ebrei 11:4, l’offerta di Caino non era motivata
dalla fede che rese ben accetto il sacrificio di Abele. Dio può non aver considerato
con favore l’offerta di Caino anche a motivo del fatto che era incruenta, mentre
quella di Abele rappresentava una vita immolata.
Non è detto in che modo venisse fatta una distinzione fra l’offerta approvata e
quella disapprovata, ma fu senz’altro evidente sia a Caino che ad Abele. Geova,
che legge il cuore dell’uomo (1Sa 16:7; Sl 139:1-6), conosceva l’atteggiamento errato di Caino, e ne rifiutò il sacrificio. Questo rese chiaramente manifesta la cattiva inclinazione di Caino, il quale cominciò quindi a produrre apertamente le “opere della carne”: “inimicizie, contesa, gelosia, accessi d’ira”. (Gal 5:19, 20) Geova
spiegò all’uomo accigliato che avrebbe potuto essere esaltato semplicemente volgendosi a fare il bene. Caino avrebbe potuto umiliarsi imitando l’approvato esempio del fratello, ma preferì ignorare il consiglio di Dio di dominare il desiderio peccaminoso che era ‘in agguato alla porta’, pronto ad avere il sopravvento su di lui.
(Ge 4:6, 7; cfr. Gc 1:14, 15). Tale condotta irrispettosa fu il “sentiero di Caino”. —
Gda 11.
Successivamente Caino disse a suo fratello: “Andiamo nel campo”. (Ge 4:8)
(Sebbene queste parole manchino nel testo masoretico, alcuni manoscritti ebraici
hanno qui un segno d’omissione, mentre il Pentateuco samaritano, la Settanta
greca, la Pescitta siriaca e la Vetus Latina includono tutti queste parole dette da
Caino ad Abele). Nel campo Caino attaccò Abele, uccidendolo e diventando così il
primo assassino umano. Come tale si poteva dire che “ebbe origine dal malvagio”,
il quale è il padre degli omicidi come pure della menzogna. (1Gv 3:12; Gv 8:44)
L’indifferente risposta di Caino quando Geova gli chiese dove fosse Abele fu
un’ulteriore dimostrazione della sua indole; non fu un’espressione di pentimento
o di rimorso, ma una replica menzognera: “Non lo so. Sono io il guardiano di mio
fratello?” — Ge 4:9.
La sentenza con cui Dio bandiva Caino dal suolo intendeva evidentemente allontanarlo dai pressi del giardino di Eden, e la precedente maledizione della terra
sarebbe stata accresciuta nel caso di Caino, in quanto la terra non avrebbe risposto ai suoi sforzi di coltivarla. Caino si rammaricò per la severità della punizione,
temendo la vendetta per l’assassinio di Abele, ma non espresse alcun sincero
pentimento. Geova “pose dunque un segno per Caino” onde impedire che fosse
ucciso, anche se la Bibbia non dice che questo segno o marchio venisse impresso
in qualche modo sulla sua persona. Il “segno” era probabilmente il solenne decreto di Dio, noto e osservato da altri. — Ge 4:10-15; cfr. il v. 24 dove il decreto è
menzionato da Lamec.
Essendo stato bandito, Caino andò “nel paese di Fuga ad oriente dell’Eden”,
portando con sé sua moglie, figlia innominata di Adamo ed Eva. (Ge 4:16, 17; cfr.
5:4, come pure l’esempio molto più tardo del matrimonio di Abraamo con la sorellastra Sara, Ge 20:12). Dopo la nascita del figlio Enoc, Caino “si mise a edificare
una città”, e le diede il nome del figlio. Questa città, secondo i criteri moderni, poteva essere un semplice villaggio fortificato, e la Bibbia non dice quando fu ulti-
mata. I suoi discendenti sono in parte elencati e includono uomini che si distinsero come nomadi allevatori di bestiame, suonatori di strumenti musicali e forgiatori di arnesi di metallo, e altri che divennero noti perché praticavano la poligamia e
per la loro violenza. (Ge 4:17-24) La discendenza di Caino terminò col diluvio universale ai giorni di Noè.
N. 3: * Amore e ubbidienza procurano felicità (igw p. 22 §§ 4-6)
Domanda 15
Come potete trova re la felicità?
"Devi amare il tuo prossimo come te stesso".
Matteo 22:39 [Pagina 1199]
"Come volete che gli uomini facciano a voi, così fate a loro".
Luca 6:31 [Pagina 1246]
"Felici quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica!"
Luca 11:28 [Pagina 1256]
22 giu. Lettura della Bibbia: 1 Re 1-2
N. 1: 1 Re 1:15-27
15
Betsabea entrò pertanto dal re nella stanza interna, e il re era molto vecchio,
e Abisag la sunamita serviva il re.
16
Quindi Betsabea si inchinò e si prostrò da-
vanti al re, al che il re disse: “Che cosa hai [da chiedere]?”
17
A ciò gli disse: “Mio
signore, fosti tu a giurare per Geova tuo Dio alla tua schiava: ‘Salomone tuo figlio
è colui che regnerà dopo di me, ed egli è colui che sederà sul mio trono’.
18
Ed
ora, ecco, Adonia stesso è divenuto re, e ora lo stesso mio signore il re non ne sa
nulla.
19
Egli ha dunque sacrificato tori e [animali] ingrassati e pecore in gran
quantità e ha invitato tutti i figli del re e Abiatar il sacerdote e Gioab capo
dell’esercito; ma non ha invitato Salomone tuo servitore.
20
E tu, mio signore il re,
gli occhi di tutto Israele sono su di te, affinché dichiari loro chi sederà sul trono
del re mio signore dopo di lui.
21
E certamente accadrà che appena il mio signore
il re giacerà con i suoi antenati, io stessa e anche mio figlio Salomone certamente
diverremo colpevoli”.
22
23
Ed ecco, mentre ancora parlava col re, entrò lo stesso Natan il profeta.
Subito annunciarono al re, dicendo: “C’è Natan il profeta!” Dopo ciò egli entrò
alla presenza del re e si prostrò davanti al re con la faccia a terra.
24
Quindi Natan
disse: “Mio signore il re, hai detto tu stesso: ‘Adonia è colui che regnerà dopo di
me, ed egli è colui che sederà sul mio trono’?
25
Poiché egli è sceso oggi per sacri-
ficare tori e [animali] ingrassati e pecore in gran quantità e per invitare tutti i figli
del re e i capi dell’esercito e Abiatar il sacerdote; ed ecco, mangiano e bevono davanti a lui e continuano a dire: ‘Viva il re Adonia!’
26
Ma in quanto a me tuo servi-
tore, a me e a Zadoc il sacerdote e a Benaia figlio di Ieoiada e a Salomone tuo servitore non ci ha invitati.
27
Se è dal mio signore il re che questa cosa è stata com-
piuta, allora non hai fatto sapere al tuo servitore chi deve sedere sul trono del mio
signore il re dopo di lui”.
N. 2: Perché i veri cristiani si accontentano e sono felici (igw p. 23 §§ 1-3)
Domanda 15
Come potete trova re la felicità?
"Anche quando uno ha abbondanza la sua vita non dipende dalle cose che possiede".
Luca 12: 15 [Pagina 1258]
"Quindi, avendo nutrimento e di che coprirei, di queste cose saremo contenti".
1 Timoteo 6:8 [Pagina 1432]
"C'è più felicità nel dare che nel ricevere".
Atti 20:35 [Pagina 1340]
N. 3: Caleb (n. 2). Tema: Geova rende potenti coloro che lo seguono pienamente
(it-1 pp. 389-390)
2. Figlio di Iefunne il chenizeo della tribù di Giuda, zio di Otniel e probabilmente discendente del n. 1. (Nu 32:12; Gsè 15:17; 1Cr 4:13, 15; vedi OTNIEL). A
40 anni Caleb fu uno dei 12 uomini mandati da Mosè a esplorare per 40 giorni il
paese di Canaan e, al ritorno, insieme a Giosuè affrontò l’opposizione di tutti gli
altri e fece un rapporto favorevole, dicendo: “Saliamo direttamente, ed è certo che
ne prenderemo possesso”. (Nu 13:6, 30; 14:6-9) Poiché aveva ‘seguito pienamente
Geova suo Dio’ fu l’unico adulto di quella generazione, a parte Giosuè e alcuni leviti, a entrare nella Terra Promessa nel 1473 a.E.V. Sei anni dopo, all’età di
85 anni, Caleb dichiarò: “Ora, ecco, Geova mi ha conservato in vita, proprio come
promise, in questi quarantacinque anni da che Geova fece questa promessa a
Mosè quando Israele camminava nel deserto, e ora, ecco, oggi ho ottantacinque
anni. Tuttavia oggi sono così forte come il giorno che Mosè mi mandò. Come la
mia potenza era allora, così la mia potenza è ora per la guerra, sia per uscire che
per entrare”. — Gsè 14:6-11.
La città di Ebron (la roccaforte chiamata Chiriat-Arba, tenuta dai giganteschi
anachim) e il territorio circostante che includeva la vicina Debir furono assegnati
a Caleb come suo possedimento. In 1 Samuele 30:13, 14, dove si parla degli amalechiti che fecero un’incursione “a sud di Caleb”, non sembra ci si riferisca a una
città con tale nome, ma piuttosto alla regione assegnata a Caleb e che portava il
suo nome; quindi l’incursione avvenne ‘a sud del territorio di Caleb’.
Ricevendo tale possedimento, Caleb dichiarò: “Chiunque colpirà Chiriat-Sefer
[chiamata anche Debir] e in effetti la catturerà, certamente gli darò in moglie Acsa
mia figlia”. Suo nipote Otniel (primo giudice d’Israele dopo la morte di Giosuè)
conquistò la città e ottenne il premio. Caleb diede allora a sua figlia, dietro richie-
sta di lei, Gullot Superiore e Gullot Inferiore come dono di nozze, oltre al “pezzo di
terra a sud”. — Gsè 15:13-19; Gdc 1:11-15; 3:9-11.
Acsa è elencata come figlia di “Caleb fratello di Ierameel” (il Caleb n. 1), il quale
visse circa un secolo e mezzo prima di “Caleb figlio di Iefunne”. (1Cr 2:42, 49) Secondo alcuni commentatori ci sarebbe stato un solo Caleb. Ma il notevole intervallo di tempo che separa Ezron, nipote di Giuda, dall’insediamento in Canaan
porta a escludere tale ipotesi. Altri dicono che entrambi i Caleb devono aver avuto
figlie con lo stesso nome. Tuttavia nelle genealogie le donne vengono menzionate
solo quando hanno avuto un ruolo notevole nella storia del popolo di Dio. E dato
che ci fu una sola Acsa famosa, doveva essere la figlia del secondo Caleb, il figlio
di Iefunne. Altri commentatori ancora, pur non avendo il sostegno di nessuna autorità testuale, ometterebbero dal versetto (1Cr 2:49) questa frase riguardante
Acsa come aggiunta erronea di uno scriba. È più probabile pensare che lo scrittore originale abbia intenzionalmente incluso questa sintetica informazione nel versetto 49 per una ragione particolare, usando il termine “figlia” nel senso più ampio di discendente per richiamare l’attenzione sul fatto che Acsa non solo era la
figlia di Caleb figlio di Iefunne, ma era anche una diretta discendente di Caleb figlio di Ezron.
29 giu. Lettura della Bibbia: 1 Re 3-6
Ripasso della Scuola di Ministero Teocratico
6 lug. Lettura della Bibbia: 1 Re 7-8
N. 1: 1 Re 8:27-34
27
“Ma dimorerà veramente Dio sulla terra? Ecco, i cieli, sì, il cielo dei cieli, essi
stessi non ti possono contenere; quanto meno, quindi, questa casa che io ho edificato!
28
E ti devi volgere alla preghiera del tuo servitore e alla sua richiesta di fa-
vore, o Geova mio Dio, per ascoltare il grido d’implorazione e la preghiera con la
quale il tuo servitore prega oggi dinanzi a te;
29
affinché i tuoi occhi siano aperti
verso questa casa notte e giorno, verso il luogo di cui dicesti: ‘Lì sarà il mio nome’,
per ascoltare la preghiera con la quale il tuo servitore prega verso questo luogo.
30
E devi ascoltare la richiesta di favore da parte del tuo servitore e del tuo popolo
Israele con la quale pregano verso questo luogo; e voglia tu stesso udire nel luogo
della tua dimora, nei cieli, e devi udire e perdonare.
31
“Quando un uomo pecca contro il suo prossimo, e realmente pone su di lui
una maledizione per renderlo soggetto alla maledizione, ed egli realmente viene
[nel]la maledizione davanti al tuo altare in questa casa,
32
allora voglia tu stesso
udire dai cieli, e devi agire e giudicare i tuoi servitori dichiarando malvagio il malvagio col porre la sua via sulla sua propria testa, e dichiarando giusto il giusto col
rendergli secondo la sua propria giustizia.
33
“Quando il tuo popolo Israele è sconfitto davanti al nemico, perché hanno
continuato a peccare contro di te, e veramente tornano a te e lodano il tuo nome e
pregano e fanno richiesta di favore verso di te in questa casa,
34
allora voglia tu
stesso udire dal cielo, e devi perdonare il peccato del tuo popolo Israele e li devi
ricondurre al suolo che desti ai loro antenati.
N. 2: Cornelio. Tema: Geova Dio non è parziale (it-1 pp. 573-574)
CORNELIO
Ufficiale dell’esercito (centurione) al comando di 100 uomini della coorte italica. (Vedi UFFICIALE DELL’ESERCITO). Di stanza a Cesarea, viveva in casa propria. Il nome suggerisce che poteva essere di famiglia nobile romana. Era “uomo
devoto” che “faceva al popolo molti doni di misericordia e faceva di continuo supplicazione a Dio”, ‘uomo giusto che temeva Dio e del quale l’intera nazione dei
giudei rendeva buona testimonianza’. Nell’autunno del 36 E.V. gli apparve in visione un angelo che gli disse: “Le tue preghiere e i tuoi doni di misericordia sono
ascesi a ricordo dinanzi a Dio”. L’angelo disse inoltre a Cornelio di mandare a
chiamare Pietro a Ioppe. — At 10:1-22.
Quando Pietro arrivò, Cornelio, in presenza dei “suoi parenti e [dei] suoi intimi
amici”, gli disse: “Siamo . . . tutti presenti dinanzi a Dio per udire tutte le cose
che Geova ti ha comandato di dire”. (At 10:24, 33) “Mentre Pietro stava ancora
parlando . . . lo spirito santo cadde su tutti quelli che udivano la parola”. Perciò
queste persone, fra le quali Cornelio è menzionato per nome come il personaggio
più importante, furono i primi gentili o non ebrei a ricevere “il gratuito dono dello
spirito santo”. (At 10:44, 45) Il battesimo seguì immediatamente; dopo di che non
si sa più nulla della vita e dell’attività di Cornelio.
Perché la conversione di Cornelio fu un avvenimento di particolare importanza?
Cornelio non era un proselito appartenente alla comunità ebraica, come sostengono alcuni, anche se era a conoscenza degli scritti dei profeti, faceva doni di
misericordia agli ebrei, temeva Dio, pregava di continuo e usava il nome di Geova.
Le Scritture indicano chiaramente che questo centurione era un gentile incirconciso nel vero senso della parola. Se Cornelio fosse stato un proselito, Pietro non
avrebbe detto che a lui, ebreo, non era lecito frequentare un “uomo di un’altra
razza”, in considerazione di quanto era scritto nella Legge a proposito del residente forestiero. (Le 19:33, 34; At 10:28) Se fosse stato un proselito, gli altri sei ebrei
che accompagnavano Pietro non si sarebbero ‘meravigliati’ vedendo che lo spirito
santo era versato “su persone delle nazioni”. (At 10:45; 11:12) Se fosse stato un
proselito, perché i “sostenitori della circoncisione” avrebbero conteso per questo
con Pietro? — At 11:2.
In realtà Cornelio era il primo, la primizia, dei non ebrei incirconcisi a diventare cristiano, indicando che ormai non era più necessario che i gentili diventassero
proseliti come l’eunuco etiope prima di essere ammessi nella congregazione cristiana. “Per certo”, esclamò Pietro in quell’occasione storica, “comprendo che Dio
non è parziale, ma in ogni nazione l’uomo che lo teme e opera giustizia gli è accetto”. (At 10:34, 35) Come alla Pentecoste Pietro era stato il primo ad aprire la Via
agli ebrei, così anche questa volta fu lui a portare la buona notizia della salvezza
ai gentili incirconcisi. Anche Giacomo fu d’accordo che questa era “la prima volta”
che Dio rivolgeva l’attenzione “alle nazioni”. — At 15:7, 14.
N. 3: *Come si può far fronte alle preoccupazioni della vita? (jgw p. 24§§ 1-3)
Domanda 16
Come si può far fronte alle preoccupazioni della vita?
"Getta su Geova stesso il tuo peso, ed egli stesso ti sosterrà. Non permetterà mai
che il giusto vacilli".
Salmo 55:22 (Pagina 725]
"1 piani del diligente sono sicuramente per il vantaggio, ma chi è frettoloso va sicuramente verso l'indigenza".
Proverbi 21:5 (Pagina 828]
"Non aver timore, poiché io sono con te. Non guardare in giro, poiché io sono il
tuo Dio. Di sicuro ti fortificherò. Sì, realmente ti aiuterò. Sì, davvero ti sorreggerò
fermamente con la mia destra di giustizia".
Isaia 41:10 (Pagina 900]
13 lug. Lettura della Bibbia: 1 Re 9-11
N. 1: 1 Re 9:24-10:3
24
Comunque, la figlia stessa di Faraone salì dalla Città di Davide alla sua pro-
pria casa che egli le aveva edificato. Fu allora che egli edificò il Terrapieno.
25
E Salomone continuò a offrire tre volte l’anno sacrifici bruciati e sacrifici di
comunione sull’altare che aveva edificato a Geova, e veniva fatto fumo di sacrificio
sull’[altare], che era dinanzi a Geova; e completò la casa.
26
E ci fu una flotta di navi che il re Salomone fece a Ezion-Gheber, che è pres-
so Elot, sulla spiaggia del Mar Rosso nel paese di Edom.
27
E Hiram continuò a
mandare nella flotta delle navi i suoi propri servitori, marinai, che avevano conoscenza del mare, insieme ai servitori di Salomone.
28
E andavano a Ofir e di là
prendevano quattrocentoventi talenti d’oro e lo portavano al re Salomone.
10 Ora la regina di Saba udiva la notizia intorno a Salomone in relazione al
nome di Geova. Essa venne dunque a metterlo alla prova con domande tali da
rendere perplessi.
2
Infine arrivò a Gerusalemme con un notevolissimo seguito,
cammelli che portavano olio di balsamo e moltissimo oro e pietre preziose; e venne da Salomone e gli parlava di tutto ciò che le stava a cuore.
3
Salomone, a sua
volta, le dichiarava tutte le questioni di lei. Non ci fu questione nascosta al re che
egli non le dichiarasse.
N. 2: Dando ascolto alla Parola di Dio si riduce l'ansia (igw p. 24 § 4-p. 25 § 2)
Domanda 16
Come si può far fronte alle preoccupazioni della vita?
"Chi di voi può, essendo ansioso, aggiungere un cubito alla durata della sua vita?"
Matteo 6:27 (Pagina 1177]
"Pertanto, non siate mai ansiosi del domani, poiché il domani avrà le proprie ansietà. Basta a ciascun giorno il proprio male".
Matteo 6:34 (Pagina 1177]
"Perché vi accertiate delle cose più importanti".
Filippesi 1:10 [Pagina 1413]
"Non siate ansiosi di nulla, ma in ogni cosa le vostre richieste siano rese note a
Dio con preghiera e supplicazione insieme a rendimento di grazie; e la pace di Dio
che sorpassa ogni pensiero custodirà i vostri cuori e le vostre facoltà mentali mediante Cristo Gesù".
Filippesi 4:6,7 [Pagina 1416]
N. 3: Ciro. Tema: La parola di Dio si avvera sempre (it-1 pp. 496-499)
CIRO
Fondatore dell’impero persiano e conquistatore di Babilonia, detto “Ciro il
Grande” per distinguerlo dal nonno Ciro I.
Dopo la vittoria sull’impero babilonese, secondo un documento in caratteri cuneiformi noto come Cilindro di Ciro, egli avrebbe detto: “Io sono Ciro, re del mondo, gran re, re legittimo, re di Babilonia, re di Sumer e Akkad, re delle quattro
estremità (della terra), figlio di Cambise (Ka-am-bu-zi-ia), gran re, re di Anzan, nipote di Ciro [I], . . . discendente di Teispe, . . . di una famiglia (che) ha sempre regnato”. (Ancient Near Eastern Texts, a cura di J. B. Pritchard, 1974, p. 316) È
dunque dimostrato che Ciro era della dinastia dei re di Anzan, città o regione la
cui ubicazione è piuttosto incerta. Alcuni la collocano sui monti a N dell’Elam, ma
in genere si pensa si trovasse a E dell’Elam. Questa dinastia di re è detta degli
Achemenidi, da Achemene padre di Teispe.
La storia dei primi anni di Ciro II è piuttosto oscura, poiché dipende in gran
parte dalle descrizioni alquanto fantasiose di Erodoto (storico greco del V secolo
a.E.V.) e di Senofonte (scrittore greco vissuto mezzo secolo più tardi). Comunque
entrambi presentano Ciro come il figlio del sovrano persiano Cambise e di sua
moglie Mandane, figlia di Astiage, re dei medi. (Erodoto, I, 107, 108; Senofonte,
Ciropedia, I, ii, 1) Tale parentela di Ciro coi medi è negata da Ctesia, altro storico
greco della stessa epoca, il quale sostiene invece che Ciro divenne genero di
Astiage avendone sposato la figlia Amiti.
Ciro succedette al padre Cambise I sul trono di Anzan, allora sotto l’egemonia
di Astiage re di Media. Diodoro Siculo (del I secolo a.E.V.) pone l’inizio del regno di
Ciro nel primo anno della 55a Olimpiade, cioè nel 560-559 a.E.V. Erodoto dice
che Ciro si ribellò alla dominazione dei medi e, a motivo della defezione delle
truppe di Astiage, riportò una facile vittoria e conquistò Ecbatana, capitale della
Media. Secondo la Cronaca di Nabonedo, il re Ishtumegu (Astiage) “radunò le sue
truppe e marciò contro Ciro, re di Anzan, per affron[tarlo in combattimento].
L’esercito di Ishtumegu [Astiage] si ribellò contro di lui e in ceppi con[segnarono
lui] a Ciro”. (Ancient Near Eastern Texts, cit. p. 305) Ciro riuscì ad accattivarsi la
lealtà dei medi, e da allora in poi medi e persiani combatterono uniti al suo comando. Negli anni seguenti Ciro si accinse a consolidare il suo dominio sulla parte occidentale dell’impero medo, raggiungendo il confine orientale del regno di Lidia presso il fiume Halys in Asia Minore.
Successivamente Ciro sconfisse Creso re di Lidia e conquistò Sardi. Poi sottomise le città ioniche annettendo tutta l’Asia Minore all’impero persiano. Così, nel
giro di pochi anni, Ciro era diventato il principale rivale di Babilonia e del suo re,
Nabonedo.
Conquista di Babilonia. Ciro ora era pronto ad affrontare la potente Babilonia
e, specie da quel momento in poi, ebbe una parte nell’adempimento della profezia
biblica. Nell’ispirata profezia di Isaia sulla ricostruzione di Gerusalemme e del suo
tempio, questo re persiano era stato indicato per nome come l’uomo a cui Geova
Dio avrebbe affidato l’incarico di abbattere Babilonia e liberare gli ebrei che vi sarebbero stati esiliati. (Isa 44:26–45:7) Anche se questa profezia fu scritta oltre 150
anni prima che Ciro salisse al potere e la desolazione di Giuda evidentemente ebbe luogo prima della sua nascita, Geova aveva dichiarato che Ciro sarebbe stato il
Suo “pastore” a favore del popolo ebraico. (Isa 44:28; cfr. Ro 4:17). In virtù di tale
nomina anticipata Ciro fu chiamato l’“unto” (forma dell’ebraico mashìach, messia,
e del greco christòs, cristo) di Geova. (Isa 45:1) Il fatto che Geova Dio ‘lo chiamasse per nome’ (Isa 45:4) già tanto tempo prima non significa che fosse Lui a fargli
mettere nome Ciro alla nascita, ma piuttosto che preconobbe che sarebbe sorto
un uomo con tale nome e che l’invito rivoltogli non sarebbe stato anonimo, ma diretto e specifico.
Quindi, all’insaputa del re Ciro, che probabilmente era pagano e devoto zoroastriano, Geova Dio aveva figurativamente “preso la [sua] destra” per guidarlo o
rafforzarlo, cingendolo e preparandogli o spianandogli la via per attuare il Suo
proposito: la conquista di Babilonia. (Isa 45:1, 2, 5) Essendo Colui che annuncia
“dal principio il termine, e da molto tempo fa le cose che non sono state fatte”,
l’Iddio Onnipotente aveva determinato le circostanze delle vicende umane in modo
da portare a termine il suo consiglio. Aveva chiamato Ciro “dal levante”, dalla Persia (a E di Babilonia), dove sorgeva Pasargade, la capitale preferita, e Ciro doveva
essere simile a un “uccello da preda” nel piombare rapidamente su Babilonia. (Isa
46:10, 11) Si noti che, secondo l’Encyclopædia Britannica (1910, vol. X, p. 454), “i
persiani portavano un’aquila fissata all’estremità di un’asta, e anche il sole, essendo una loro divinità, era rappresentato sui loro stendardi, che . . . erano gelosamente sorvegliati dagli uomini più valorosi dell’esercito”.
In che modo Ciro deviò le acque dell’Eufrate?
Le profezie bibliche relative alla conquista di Babilonia da parte di Ciro predicevano che i fiumi di Babilonia si sarebbero prosciugati e che le sue porte sarebbero state lasciate aperte, che ci sarebbe stata una repentina invasione della città
e che i soldati di Babilonia non avrebbero opposto resistenza. (Isa 44:27; 45:1, 2;
Ger 50:35-38; 51:30-32) Erodoto descrive un grande e profondo fossato che circondava Babilonia, riferendo che numerose porte di bronzo (o di rame) permettevano di attraversare le mura interne lungo l’Eufrate che tagliava in due la città.
Nell’assediare la città, secondo Erodoto (I, 191), Ciro, “per mezzo di un canale
avendo immesso le acque dell’Eufrate nel bacino scavato [il lago artificiale che si
supponeva opera della regina Nitocri] che era allo stato di palude, fece sì che, abbassandosi il livello del fiume, il vecchio letto diventasse guadabile. Ottenuto un
tale risultato, i Persiani che avevano ricevuto gli ordini proprio in vista di questo
. . . entrarono in Babilonia. Se i Babilonesi fossero stati informati in precedenza
di ciò che Ciro intendeva fare, o se ne fossero accorti, essi dopo aver lasciato entrare i Persiani in città li avrebbero distrutti nel peggiore dei modi. Infatti, sbarrate le piccole porte che davano sul fiume e saliti essi stessi sul muraglione che
avevano costruito lungo le rive del fiume, li avrebbero presi come in una rete. Ora
invece i Persiani si trovarono loro davanti all’improvviso. Data la grande estensione della città, a quanto raccontano gli abitanti stessi, erano già in mano dei nemici i quartieri estremi della città, quando i Babilonesi che abitavano il centro
non sapevano ancora di essere presi; ma in quel momento si davano alla danza
(capitava infatti, che per loro fosse giorno di festa) e alla pazza gioia, finché anche
troppo vennero a conoscere lo stato delle cose. [Cfr. Da 5:1-4, 30; Ger 50:24;
51:31, 32]. In questo modo allora fu presa Babilonia per la prima volta”.
La descrizione di Senofonte differisce in alcuni particolari, ma contiene gli
stessi elementi fondamentali di quella di Erodoto. Senofonte dice che Ciro riteneva quasi impossibile prendere d’assalto le possenti mura di Babilonia e quindi riferisce che pose l’assedio alla città, deviando le acque dell’Eufrate in canali e,
mentre la città stava celebrando una festa, fece risalire ai suoi uomini il greto del
fiume fin oltre le mura della città. Le guardie furono prese alla sprovvista e le
truppe al comando di Gobria e Gadata penetrarono nella città attraverso le porte
stesse del palazzo. In una sola notte “la città fu conquistata e il re ucciso”, e i soldati babilonesi che occupavano le varie fortificazioni si arresero la mattina dopo.
— Ciropedia, VII, v, 33; cfr. Ger 51:30.
Lo storico ebreo Giuseppe Flavio, citando la storia della conquista di Ciro scritta dal sacerdote babilonese Beroso (del III secolo a.E.V.), dice quanto segue: “Nel
diciassettesimo anno del regno di [Nabonedo], Ciro venne dalla Persia con un
grande esercito, e, avendo già conquistato tutto il resto dell’Asia, giunse in gran
fretta nella Babilonia. Quando Nabonedo si rese conto che avanzava per attaccarlo, radunò il suo esercito e si oppose a lui; ma, sconfitto, fuggì con pochi uomini e
si rinchiuse nella città di Borsippa [città sorella di Babilonia]. Al che Ciro prese
Babilonia e diede ordine che le mura esterne fossero demolite, perché la città gli
aveva causato molti guai ed era stato difficile prenderla. Poi marciò alla volta di
Borsippa per assediare Nabonedo; ma essendosi Nabonedo arreso senza opporre
resistenza, fu dapprima trattato benignamente da Ciro, che lo espulse dalla Babilonia ma gli permise di risiedere in Carmania, dove trascorse il resto della sua vita e morì”. (Contro Apione, I, 150-153, [20]) Questa descrizione si distingue dalle
altre soprattutto per quanto dice delle attività di Nabonedo e dei rapporti che Ciro
ebbe con lui. Ma è d’accordo con la Bibbia dove si legge che Baldassarre, e non
Nabonedo, fu il re che venne ucciso la notte della caduta di Babilonia. — Vedi
BALDASSARRE.
Le tavolette con iscrizioni cuneiformi scoperte dagli archeologi, pur non fornendo particolari sull’esatto svolgimento della conquista, confermano la subitanea resa di Babilonia a Ciro. Secondo la Cronaca di Nabonedo, in quello che risultò essere l’ultimo anno del regno di Nabonedo (539 a.E.V.), nel mese di tishri
(settembre-ottobre), Ciro attaccò gli eserciti babilonesi a Opis e li sconfisse.
L’iscrizione prosegue: “Il 14° giorno, Sippar fu presa senza combattere. Nabonedo
fuggì. Il 16° giorno, Gobria (Ugbaru) governatore di Gutium e l’esercito di Ciro en-
trarono a Babilonia senza combattere. Dopo di che Nabonedo fu imprigionato a
Babilonia quando (vi) tornò. . . . Nel mese di arahshamnu [marchesvan (ottobrenovembre)], il 3° giorno, Ciro entrò a Babilonia”. (Ancient Near Eastern Texts, cit.,
p. 306) Grazie a questa iscrizione si può stabilire la data della caduta di Babilonia
il 16 tishri del 539 a.E.V., e l’entrata di Ciro 17 giorni più tardi, il 3 marchesvan.
Inizia la dominazione mondiale ariana. Con questa vittoria Ciro pose fine
alla dominazione di sovrani semiti sulla Mesopotamia e sul Medio Oriente e fondò
la prima potenza mondiale di origine ariana. Il Cilindro di Ciro, documento in cuneiforme che gli storici ritengono fosse scritto per essere esposto a Babilonia, ha
un carattere decisamente religioso e descrive Ciro nell’atto di attribuire il merito
della vittoria a Marduk, il principale dio di Babilonia: “Egli [Marduk] scrutò ed
esaminò tutti i paesi, alla ricerca di un sovrano giusto disposto a condurlo . . .
(nella processione annuale). (Quindi) pronunciò il nome di Ciro (Ku-ra-as), re di
Anzan, lo dichiarò (lett. pronunciò [il suo] nome) sovrano di tutto il mondo. . . .
Marduk, il gran signore, protettore del suo popolo, dei suoi adoratori, osservò con
piacere le sue buone azioni e la sua mente (lett. cuore) retta (e perciò) gli ordinò di
marciare contro Babilonia (Ká.dingir.ra) sua città. Gli fece prendere la strada di
Babilonia (DIN.TIRki) camminando al suo fianco come un vero amico. Le sue
truppe innumerevoli, copiose come le acque di un fiume, lo accompagnavano con
le armi nel fodero. Senza colpo ferire, lo fece entrare a Babilonia (Su.an.na) sua
città, evitando a Babilonia (Ká.dingir.raki) qualsiasi calamità”. —Ancient Near Eastern Texts, cit., p. 315.
Perché il Cilindro di Ciro spiega la caduta di Babilonia in maniera diversa
dalla Bibbia?
Nonostante questa interpretazione pagana degli avvenimenti, la Bibbia spiega
che, nell’emanare il proclama che autorizzava gli ebrei esiliati a tornare a Gerusalemme per ricostruirvi il tempio, Ciro riconobbe: “Geova l’Iddio dei cieli mi ha dato
tutti i regni della terra, ed egli stesso mi ha incaricato di edificargli una casa a
Gerusalemme, che è in Giuda”. (Esd 1:1, 2) Ciò naturalmente non significa che
Ciro si fosse convertito all’ebraismo, ma semplicemente che conosceva i fatti biblici relativi alla sua vittoria. Visto che Daniele ricopriva un’alta carica amministrativa, sia prima che dopo la caduta di Babilonia (Da 5:29; 6:1-3, 28), sarebbe
stato molto strano che Ciro non fosse informato delle profezie che i profeti di Geo-
va avevano pronunciato e scritto, inclusa la profezia di Isaia che conteneva il suo
stesso nome. In quanto al succitato Cilindro di Ciro, è risaputo che altri oltre il re
possono aver contribuito alla stesura di tale documento in cuneiforme. G. Ernest
Wright (Biblical Archaeology, 1963, p. 203), parla “del re, o dell’ufficio che ideò il
documento” (cfr. il caso simile di Dario in Da 6:6-9), mentre il dottor Emil
G. Kraeling (Rand McNally Bible Atlas, 1966, p. 328) definisce il Cilindro di Ciro
“un documento propagandistico composto dai sacerdoti babilonesi”. Può
senz’altro essere stato redatto sotto l’influenza del clero babilonese (Ancient Near
Eastern Texts, cit., p. 315, nt. 1), servendo così allo scopo di trovare una spiegazione per la completa incapacità di Marduk (noto anche come Bel) e degli altri dèi
babilonesi di salvare la città, arrivando ad attribuire a Marduk proprio quello che
aveva fatto Geova. — Cfr. Isa 46:1, 2; 47:11-15.
Il decreto di Ciro per il ritorno dall’esilio. Decretando la fine dell’esilio degli
ebrei, Ciro assolse il suo incarico di ‘unto pastore’ di Geova a favore di Israele.
(2Cr 36:22, 23; Esd 1:1-4) Il proclama fu emanato “nel primo anno di Ciro re di
Persia”, cioè nel suo primo anno di regno sulla conquistata Babilonia. In Daniele
9:1 la Bibbia parla del “primo anno di Dario”, anno che può essere intercorso fra
la caduta di Babilonia e il “primo anno di Ciro” su Babilonia. Se così fu, questo
significherebbe che secondo lo scrittore l’inizio del primo anno di Ciro era forse da
collocarsi verso la fine del 538 a.E.V. Se invece si considera la posizione di Dario
simile a quella di un viceré, e il suo regno contemporaneo a quello di Ciro, secondo l’usanza babilonese il primo anno di regno di Ciro andrebbe dal nisan del 538
al nisan del 537 a.E.V.
In base a quanto dice la Bibbia, il decreto di Ciro che permetteva agli ebrei di
tornare a Gerusalemme fu probabilmente emanato alla fine del 538 o all’inizio del
537 a.E.V. Così gli ebrei esiliati avrebbero avuto il tempo di prepararsi a partire
da Babilonia, compiere il lungo viaggio fino in Giuda e Gerusalemme (viaggio che
secondo Esd 7:9 poteva richiedere quattro mesi circa) e sistemarsi in Giuda “nelle
loro città” entro il “settimo mese” (tishri) del 537 a.E.V. (Esd 3:1, 6) Questo segnò
la fine dei predetti 70 anni di desolazione di Giuda iniziati nello stesso mese di
tishri del 607 a.E.V. — 2Re 25:22-26; 2Cr 36:20, 21.
La cooperazione di Ciro con gli ebrei era in netto contrasto col trattamento riservato loro da precedenti sovrani pagani. Egli restituì i preziosi utensili del tem-
pio che Nabucodonosor II aveva portato a Babilonia, permise agli ebrei di importare legname di cedro dal Libano, e autorizzò lo stanziamento di fondi dalla casa
del re per coprire le spese di costruzione. (Esd 1:7-11; 3:7; 6:3-5) Secondo il Cilindro di Ciro (ILLUSTRAZIONE, vol. 2, p. 332), il sovrano persiano seguì una politica generalmente umanitaria e tollerante verso i popoli vinti del suo reame.
L’iscrizione riporta le sue parole: “Ho restituito a [certe già menzionate] città sacre
sull’altra riva del Tigri, i cui santuari erano in rovina da molto tempo, le immagini
che (solevano) dimorarvi e stabilii per quelle santuari permanenti. Ho (inoltre) radunato tutti (i precedenti) abitanti e (a quelli) ho restituito le loro abitazioni”. —
Ancient Near Eastern Texts, cit., p. 316.
Oltre al proclama reale citato in Esdra 1:1-4, la Bibbia parla di un altro documento di Ciro, una “memoria” depositata nell’archivio di Ecbatana in Media e
scoperta durante il regno di Dario il Persiano. (Esd 5:13-17; 6:1-5) A proposito di
questo secondo documento, il prof. G. Ernest Wright dice: “È esplicitamente intitolato dikrona, termine ufficiale aramaico per un memorandum che conteneva
una decisione orale del re o di un altro funzionario e che avviava un’azione amministrativa. Non era mai destinato alla pubblicazione ma poteva essere consultato solo dal funzionario addetto, dopo di che era depositato negli archivi di stato”.
— Biblical Archaeology, cit., p. 203.
Morte e significato profetico. Si ritiene che Ciro sia caduto in battaglia nel
530 a.E.V., anche se le notizie sono piuttosto confuse. Prima della sua morte, il
figlio Cambise II gli si affiancò nel regno, e gli succedette come sovrano unico sul
trono di Persia quando Ciro morì.
Le profezie relative all’improvvisa caduta della simbolica Babilonia la Grande
contenute nel libro di Rivelazione coincidono negli aspetti principali con la descrizione della conquista della città letterale di Babilonia per opera di Ciro. (Cfr. Ri
16:12; 18:7, 8 con Isa 44:27, 28; 47:8, 9). Il re alla testa delle poderose forze militari descritte subito dopo il resoconto della caduta della simbolica Babilonia non è
però un re umano, bensì la celeste “Parola di Dio”, Gesù Cristo, il vero Pastore
unto da Geova. — Ri 19:1-3, 11-16.
20 lug. Lettura della Bibbia: 1 Re 12-14
N. 1: 1 Re 12:21-30
21
Quando Roboamo arrivò a Gerusalemme, congregò immediatamente tutta la
casa di Giuda e la tribù di Beniamino, centottantamila uomini scelti e robusti per
la guerra, per combattere contro la casa d’Israele, in modo da far tornare il regno
a Roboamo figlio di Salomone.
22
Quindi la parola del [vero] Dio fu indirizzata a
Semaia uomo del [vero] Dio, dicendo:
23
“Di’ a Roboamo figlio di Salomone re di
Giuda e a tutta la casa di Giuda e a Beniamino e al resto del popolo:
24
‘Geova ha
detto questo: “Non dovete salire a combattere contro i vostri fratelli, i figli
d’Israele. Tornate ciascuno alla sua casa, poiché questa cosa si è compiuta per
mio stesso volere”’”. Essi ubbidirono dunque alla parola di Geova, e tornarono a
casa secondo la parola di Geova.
25
E Geroboamo edificava Sichem nella regione montagnosa di Efraim e vi di-
morava. Quindi uscì di là ed edificò Penuel.
26
“Ora il regno tornerà alla casa di Davide.
Se questo popolo continua a salire per
27
E Geroboamo diceva in cuor suo:
fare sacrifici nella casa di Geova a Gerusalemme, allora il cuore di questo popolo
di sicuro tornerà al loro signore, Roboamo re di Giuda; e certamente mi uccideranno e torneranno a Roboamo re di Giuda”.
28
Di conseguenza il re prese consi-
glio e fece due vitelli d’oro e disse al popolo: “È troppo per voi salire a Gerusalemme. Ecco il tuo Dio, o Israele, che ti fece salire dal paese d’Egitto”.
quindi l’uno a Betel, e l’altro lo mise a Dan.
30
29
Pose
E questa cosa divenne causa di
peccato, e il popolo andava davanti all’uno fino a Dan.
N. 2: Daniele (n. 2). Tema: Geova benedice la devozione resa con tutta l'anima
(it-1 pp. 643-645)
2. Noto profeta di Geova della tribù di Giuda, e scrittore del libro che porta il
suo nome. Ben poco si sa del primo periodo della sua vita, ma egli dice di essere
stato portato a Babilonia, probabilmente quando era adolescente, insieme ad altri
nobili e principi di stirpe reale. (Da 1:3-6) Ciò avvenne nel terzo anno di Ioiachim
(come re tributario di Babilonia), terzo anno iniziato nella primavera del
618 a.E.V. (Da 1:1) Alla morte ingloriosa di Ioiachim, suo figlio Ioiachin regnò per
alcuni mesi prima di arrendersi. All’inizio del 617 a.E.V. Ioiachin e altri “uomini
preminenti”, fra cui il giovane Daniele (2Re 24:15), furono ridotti in schiavitù da
Nabucodonosor.
Sotto la dominazione babilonese. Mentre molti esuli si trovavano presso il
fiume Chebar, fuori di Babilonia, Daniele e i suoi tre compagni vennero scelti per
ricevere speciale istruzione circa la scrittura e la lingua dei caldei, affinché fossero in grado di svolgere incarichi governativi. Com’era consuetudine, furono dati
loro nomi babilonesi; quello di Daniele era Baltassar, dal nome del dio di Nabucodonosor. (Da 1:7; 4:8; vedi BALTASSAR). Non volendosi contaminare con i cibi
assegnati loro, che potevano includere cose proibite dalla Legge mosaica o profanate da riti pagani, egli chiese che la loro dieta si limitasse a verdura e acqua.
Geova Dio diede loro “conoscenza e perspicacia in ogni scrittura e sapienza; e
Daniele stesso aveva intendimento di ogni sorta di visioni e di sogni”. (Da 1:17)
Dopo tre anni il re li esaminò e trovò che erano “dieci volte migliori di tutti i sacerdoti che praticavano la magia e gli evocatori che erano in tutto il suo reame”.
— Da 1:20.
Daniele continuò a prestare servizio a corte fino alla caduta di Babilonia. In
Daniele 1:19 viene detto che anche i suoi tre compagni “continuarono a stare davanti al re” (di Babilonia). Non è specificato se essi vissero e conservarono questa
posizione fino alla caduta di Babilonia, ma Daniele sì; dopo di che rimase alla corte persiana almeno fino al terzo anno di Ciro. — Da 10:1.
I sogni di Nabucodonosor. Nel secondo anno del suo regno (probabilmente a
partire dalla caduta di Gerusalemme nel 607 a.E.V.), Nabucodonosor fa un sogno
che ‘agita il suo spirito’. Poiché tutti i saggi sono incapaci di rivelarlo, Daniele si
presenta al re e non solo gli descrive il sogno rivelatogli da Dio, ma lo interpreta,
salvando se stesso e gli altri saggi dalla condanna a morte. Questo induce Nabucodonosor a costituire Daniele “governante su tutto il distretto giurisdizionale di
Babilonia e prefetto principale su tutti i saggi”. (Da 2:48) I suoi tre compagni ricevono alti incarichi, ma non a corte, mentre Daniele presta servizio alla corte
del re.
Non si sa perché la prova d’integrità affrontata da Sadrac, Mesac e Abednego,
quando fu ordinato di adorare l’immagine d’oro eretta nella pianura di Dura, non
riguardasse anche Daniele. (Da 3) La Bibbia non dice nulla in merito. Sia la precedente condotta di Daniele sia la lealtà che mostrò in seguito a Dio anche a rischio di essere messo a morte, come si legge al capitolo 6, assicurano che se fosse
stato presente, e in qualunque circostanza, Daniele non sarebbe sceso a com-
promessi inchinandosi davanti all’immagine. Inoltre la Parola di Geova, menzionando Daniele insieme a Noè e Giobbe indica che godeva del favore di Dio come
uomo interamente devoto. — Ez 14:14, 20; Mt 24:15; Eb 11:32, 33.
In seguito Daniele interpretò il sogno di Nabucodonosor relativo all’immenso
albero abbattuto e poi lasciato germogliare di nuovo, che (nel primo adempimento
della profezia) rappresentava proprio il grande monarca babilonese. (Da 4:20-22)
Nabucodonosor avrebbe perso la ragione per sette anni e poi avrebbe riacquistato
la sanità di mente e il regno. Nabucodonosor confermò l’adempimento del sogno
mandatogli da Dio, poiché ritenne opportuno fare pubblicità all’avvenimento in
tutto il reame. — Da 4:1, 2.
Visioni. Nel primo e nel terzo anno di Baldassarre, Daniele ebbe due visioni
(Da capp. 7 e 8) in cui vari animali rappresentavano potenze mondiali successive,
che avrebbero detenuto il potere fino al tempo in cui sarebbero state annientate e
la sovranità celeste sarebbe stata data a “qualcuno simile a un figlio dell’uomo”.
(Da 7:11-14) Non è sicuro se Daniele si trovava davvero a Susa quando ebbe la
visione riportata al capitolo 8, o se vide se stesso lì nella visione. Sembra che dopo la morte di Nabucodonosor per molti anni Daniele facesse poco o nulla in qualità di consigliere, tanto che la regina (probabilmente la regina madre) ritenne necessario ricordarlo a Baldassarre quando nessuno dei saggi fu in grado di interpretare la sinistra scritta apparsa sulla parete del palazzo durante lo sfrenato e
blasfemo banchetto di Baldassarre. Come promesso, “proclamarono riguardo a
[Daniele] che doveva divenire il terzo governante nel regno”, dato che Nabonedo
era il primo e suo figlio Baldassarre il secondo. Quella stessa notte la città fu
conquistata dai medi e dai persiani e Baldassarre fu ucciso. — Da 5:1, 10-31.
Sotto la dominazione medo-persiana. Durante il regno di Dario il Medo, Daniele fu uno dei tre alti funzionari preposti ai 120 satrapi che dovevano amministrare il regno. Distintosi nell’incarico governativo grazie al favore di Dio, Daniele
stava per essere preposto a tutto il regno quando l’invidia e la gelosia spinsero gli
altri funzionari a tramare la sua morte. La legge che indussero il re a emanare
doveva riguardare l’adorazione che Daniele rendeva a Dio, dato che altrimenti non
avrebbero potuto trovare in lui colpa alcuna. Il re era riluttante a far osservare la
legge, che, secondo la consuetudine, non poteva essere revocata, ma in effetti gettò Daniele nella fossa dei leoni. A motivo della salda integrità e della fede di Da-
niele, Geova mandò il suo angelo a liberarlo dalla bocca dei leoni. Allora Dario
giustiziò i cospiratori, facendoli sbranare dagli stessi leoni. — Da cap. 6.
Nel primo anno di Dario, Daniele comprese che, secondo gli scritti di Geremia,
era vicina la fine dei 70 anni di desolazione di Gerusalemme. (Ger 25:11, 12) Riconobbe umilmente i peccati del suo popolo e pregò Geova di far risplendere la
Sua faccia sul desolato santuario di Gerusalemme. (Da 9:1, 2, 17) Ebbe il privilegio di ricevere una rivelazione per mezzo di Gabriele, il quale gli trasmise la profezia delle 70 settimane, che indicava con esattezza l’anno della venuta del Messia.
Daniele visse abbastanza a lungo da vedere nel 537 a.E.V. il ritorno degli ebrei
sotto Zorobabele, ma non è detto che li abbia accompagnati. Nel terzo anno di Ciro (536 a.E.V.) Daniele ebbe la visione di un angelo che, mentre si recava in missione da Daniele, dovette lottare col principe di Persia. L’angelo rivelò quello che
doveva ‘accadere al popolo di Daniele nella parte finale dei giorni, perché era una
visione ancora per i giorni avvenire’. (Da 10:14) Iniziando dai re di Persia, Daniele
descrisse futuri avvenimenti storici. La profezia rivelava che la scena mondiale
sarebbe stata dominata da due principali potenze politiche rivali, “il re del nord” e
“il re del sud”; questa situazione sarebbe esistita finché non fosse sorto Michele,
evento seguito da un tempo di grande angustia. — Da capp. 11, 12.
Forse Daniele non visse a lungo dopo il terzo anno di Ciro. Se era un adolescente quando fu portato a Babilonia nel 617 a.E.V., doveva avere quasi 100 anni
allorché ricevette la visione riportata nei capitoli da 10 a 12. La dichiarazione
dell’angelo — “in quanto a te stesso, va verso la fine; e riposerai, ma sorgerai per
la tua sorte alla fine dei giorni” — sembra indicare che la vita di Daniele volgeva
alla fine, con la certezza che lo attendeva una risurrezione. — Da 12:13.
Daniele scrittore. A Daniele fa riferimento Cristo (Mt 24:15) e a lui si allude in
Ebrei 11:33. I critici non sono riusciti a dimostrare che uno o più scrittori posteriori, dell’epoca dei Maccabei, abbiano partecipato alla stesura del libro canonico
di Daniele o di parti di esso. In ogni caso le tre aggiunte, “Il cantico dei tre giovani”, “Susanna e gli anziani” e “Bel e il dragone”, sono apocrife e di epoca più tarda. Questi e altri scritti che sono attribuiti a Daniele o che ne espongono imprese
o insegnamenti inusitati, rientrano piuttosto nel regno delle favole, dovute alla
grande fama di Daniele, e non sono degni di fiducia. — Vedi APOCRIFI; anche
DANIELE, LIBRO DI.
N. 3: *1 n che modo la Bibbia può aiutare mariti e padri? (jgw p. 26 §§ 1-2)
Domanda 17
In che modo la Bibbia può aiutare la vostra famiglia?
MARITI/PADRI
"In questo modo i mariti devono amare le loro mogli come i propri corpi. Chi ama
sua moglie ama se stesso, poiché nessun uomo odiò mai la propria carne, ma la
nutre e ne ha tenera cura [...]. Ciascuno di voi ami individualmente sua moglie
così come se stesso".
Efesini 5:28, 29, 33 [Pagina 1412]
"Voi, padri, non irritate i vostri figli, ma continuate ad allevarli nella disciplina e
nella norma mentale di Geova",
Efesini 6:4 [Pagina 1412]
27 lug. Lettura della Bibbia: 1 Re 15-17
N. 1: 1 Re 15:16-24
16
17
E ci fu la guerra stessa fra Asa e Baasa re d’Israele per tutti i loro giorni.
Baasa re d’Israele salì dunque contro Giuda ed edificava Rama, per non per-
mettere a nessuno di uscire o di entrare da Asa re di Giuda.
18
Allora Asa prese
tutto l’argento e l’oro che erano restati nei tesori della casa di Geova e nei tesori
della casa del re e li mise in mano ai suoi servitori; e il re Asa li mandò ora a BenAdad figlio di Tabrimmon figlio di Ezion, re di Siria, che dimorava a Damasco, dicendo:
19
“C’è un patto fra me e te, fra mio padre e tuo padre. Ecco, ti ho mandato
un regalo d’argento e d’oro. Vieni, infrangi in effetti il tuo patto con Baasa re
d’Israele, affinché si ritiri da me”.
20
Ben-Adad ascoltò pertanto il re Asa e mandò
i capi delle forze militari che erano sue contro le città d’Israele e abbatteva Ijon e
Dan e Abel-Bet-Maaca e tutto Cinneret, fino a tutto il paese di Neftali.
21
E avven-
ne che appena Baasa l’ebbe udito, immediatamente smise di edificare Rama e
continuò a dimorare a Tirza.
22
E il re Asa, da parte sua, convocò tutto Giuda —
nessuno fu esente — e portavano via le pietre di Rama e il suo legname, con cui
Baasa aveva edificato; e il re Asa edificava con essi Gheba in Beniamino, e Mizpa.
23
In quanto al resto di tutti i fatti di Asa e a tutto il suo potere e a tutto ciò
che fece e alle città che edificò, non sono scritti nel libro dei fatti dei giorni dei re
di Giuda? Solo che al tempo della sua vecchiaia si ammalò ai piedi.
24
Infine Asa
giacque con i suoi antenati e fu sepolto con i suoi antenati nella Città di Davide
suo antenato; e Giosafat suo figlio regnava in luogo di lui.
N. 2: In che modo la Bibbia può aiutare le mogli? (jgw p. 26 §§ 3-4)
Domanda 17
In che modo la Bibbia può aiutare la vostra famiglia?
MOGLI
"La moglie abbia profondo rispetto per il marito".
Efesini 5:33 [Pagina 1412]
"Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, come si conviene nel Signore".
Colossesi 3:18 [Pagina 1420]
N. 3: Davide. Tema: Giovani, preparatevi ora per servire Geova con coraggio (it-1
pp. 652-658)
DAVIDE
[prob., diletto].
Nella Traduzione del Nuovo Mondo questo nome ricorre 1.079 volte nelle Scritture Ebraiche, incluse 75 volte nelle soprascritte di 73 salmi, e 59 volte nelle
Scritture Greche Cristiane. Di tutti i personaggi delle Scritture Ebraiche, solo Mosè e Abraamo sono menzionati più spesso dagli scrittori cristiani della Bibbia. Nei
1.138 casi in cui ricorre, il nome Davide si riferisce a un solo personaggio, il secondo re d’Israele, o a colui di cui Davide fu a volte un tipo profetico: “Gesù Cristo, figlio di Davide”. — Mt 1:1.
Questo pastore, musicista, poeta, soldato, statista, profeta e re è una figura di
primissimo piano nelle Scritture Ebraiche. Focoso combattente sul campo di battaglia, perseverò nelle avversità, fu un valoroso condottiero il cui coraggio e la cui
forza non vennero mai meno, eppure fu abbastanza umile da riconoscere i propri
errori e pentirsi di gravi peccati. Era un uomo capace di provare tenera compassione e misericordia, amante della verità e della giustizia, e, soprattutto, aveva
assoluta fiducia in Geova suo Dio.
Davide era discendente di Boaz e Rut, e, attraverso Perez, aveva come antenato
Giuda. (Ru 4:18-22; Mt 1:3-6) Era il minore degli otto figli di Iesse e aveva anche
due sorelle o sorellastre. (1Sa 16:10, 11; 17:12; 1Cr 2:16) Uno dei fratelli di Davide morì evidentemente senza figli e non è più menzionato nelle genealogie successive. (1Cr 2:13-16) Della madre di Davide non viene fatto il nome. Alcuni hanno
pensato che Naas fosse sua madre, ma è più probabile che fosse il padre delle sorellastre di Davide. — 2Sa 17:25; vedi NAAS n. 2.
Betleem, circa 9 km a SSO di Gerusalemme, era il paese nativo di Davide, dove
avevano vissuto i suoi antenati Iesse, Obed e Boaz, e che a volte era chiamato
“città di Davide” (Lu 2:4, 11; Gv 7:42), da non confondere con “la Città di Davide”,
cioè Sion a Gerusalemme. — 2Sa 5:7; vedi CITTÀ DI DAVIDE.
Ragazzo. Incontriamo Davide per la prima volta mentre bada alle pecore del
padre in un campo presso Betleem. Questo ci ricorda che sempre in un campo
presso Betleem, oltre un millennio dopo, dei pastori rimasero sbigottiti per essere
stati scelti per udire l’angelo di Geova che annunciava la nascita di Gesù. (Lu 2:814) Samuele, inviato da Dio a casa di Iesse per ungerne uno dei figli come futuro
re, esclude i sette fratelli maggiori di Davide, dicendo: “Geova non ha scelto questi”. Alla fine si manda a chiamare Davide dal campo. C’è un’atmosfera di grande
aspettativa quando egli entra — “un giovane dal colorito roseo, con begli occhi e
di bell’aspetto” — dato che finora nessuno sa perché Samuele sia venuto. “Levati”,
è il comando di Geova a Samuele, “ungilo, poiché è questo!” Di lui Geova dice: “Ho
trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore, che farà tutte le cose
che desidero”. — 1Sa 16:1-13; 13:14; At 13:22.
Gli anni che Davide trascorse facendo il pastore esercitarono una profonda influenza sul resto della sua vita. La vita all’aria aperta lo preparò a vivere come
fuggiasco quando, più tardi, dovette sottrarsi all’ira di Saul. Divenne abile nel tirare pietre con la fionda, e manifestò perseveranza, coraggio e prontezza nel cercare e salvare le pecore che si allontanavano dal gregge, senza esitare a uccidere
un orso o un leone quando fu necessario. — 1Sa 17:34-36.
Ma, oltre che come valoroso guerriero, Davide sarà sempre ricordato anche
come abile suonatore di arpa e compositore di cantici, attitudini che forse sviluppò nelle lunghe ore trascorse a pascolare le pecore. Davide era noto anche per
avere inventato nuovi strumenti musicali. (2Cr 7:6; 29:26, 27; Am 6:5) L’amore di
Davide per Geova elevò le sue liriche molto al di sopra del comune livello di semplice divertimento e ne fece dei capolavori dedicati all’adorazione e alla lode di
Geova. Le soprascritte di almeno 73 salmi indicano che Davide ne fu il compositore, ma anche altri salmi gli sono altrove attribuiti. (Cfr. Sl 2:1 con At 4:25; Sl
95:7, 8 con Eb 4:7). Alcuni, per esempio i Salmi 8, 19, 23 e 29, molto probabilmente riflettono le esperienze di Davide mentre era pastore.
Tutta l’esperienza fatta mentre custodiva le pecore preparò Davide per il ruolo
più grande quale pastore del popolo di Geova, come è scritto: “[Geova] scelse
dunque Davide suo servitore e lo prese dai recinti del gregge. Dal seguire le femmine che allattavano lo condusse per esser pastore su Giacobbe suo popolo e su
Israele sua eredità”. (Sl 78:70, 71; 2Sa 7:8) Tuttavia, la prima volta che Davide lasciò le pecore di suo padre non fu per assumere il regno. Divenne invece musicista di corte dietro raccomandazione di un consigliere di Saul, il quale aveva detto
che Davide non solo era “esperto nel suonare”, ma era anche “uomo potente e va-
loroso, e uomo di guerra e oratore intelligente e uomo ben formato, e Geova è con
lui”. (1Sa 16:18) Quindi Davide diventò l’arpista dell’inquieto Saul, e anche il suo
scudiero. — 1Sa 16:19-23.
In seguito, non si sa per quali ragioni, Davide torna a casa di suo padre per un
periodo di tempo indeterminato. Nel portare le provviste ai fratelli che facevano
parte dell’esercito di Saul, in quel momento sulla difensiva di fronte ai filistei, Davide si adira vedendo e sentendo Golia schernire Geova. “Chi è questo incirconciso filisteo che debba biasimare le linee di battaglia dell’Iddio vivente?” (1Sa
17:26), chiede; poi aggiunge: “Geova, che mi liberò dalla zampa del leone e dalla
zampa dell’orso, mi libererà dalla mano di questo filisteo”. (1Sa 17:37) Ottenuto il
permesso, l’uccisore del leone e dell’orso si avvicina a Golia con queste parole:
“Vengo a te nel nome di Geova degli eserciti, l’Iddio delle linee di battaglia
d’Israele, che tu hai biasimato”. D’un tratto Davide lancia la pietra con la fionda e
abbatte il campione nemico. Poi con la spada dello stesso Golia, Davide lo decapita e torna al campo coi suoi trofei di guerra: la testa e la spada del gigante. — 1Sa
17:45-54; ILLUSTRAZIONE, vol. 1, p. 745.
Va notato che la Settanta, come risulta dal manoscritto greco Vaticano 1209,
del IV secolo, omette il brano che va da 1 Samuele 17:55 fino a “filistei” in 18:6a.
Perciò Moffatt mette tutti questi versetti tranne l’ultimo fra doppie parentesi quadre, indicandoli come “aggiunte del compilatore o interpolazioni più tarde”. Comunque esistono prove a favore della lezione del testo masoretico. — Vedi SAMUELE, LIBRI DI (Brani mancanti nella Settanta greca).
Fuggiasco. (CARTINA, vol. 1, p. 746) Il rapido susseguirsi degli avvenimenti
portò improvvisamente Davide dall’oscura esistenza nel deserto all’attenzione di
tutto Israele. Preposto agli uomini di guerra, Davide fu accolto con giubilo e danze
al suo ritorno da una vittoriosa spedizione contro i filistei; in quei giorni si cantava: “Saul ha abbattuto le sue migliaia, e Davide le sue decine di migliaia”. (1Sa
18:5-7) “Tutto Israele e Giuda amavano Davide”, e lo stesso Gionatan figlio di
Saul concluse con lui un patto di reciproco amore e amicizia per tutta la vita, i
cui benefìci si estesero a Mefiboset figlio di Gionatan e al nipote Mica. — 1Sa
18:1-4, 16; 20:1-42; 23:18; 2Sa 9:1-13.
Questa popolarità suscitò l’invidia di Saul, che ‘da quel giorno in poi guardava
Davide con sospetto’. Per due volte, mentre Davide suonava come un tempo, Saul
scagliò una lancia con l’intento di inchiodarlo alla parete, e tutt’e due le volte
Geova lo salvò. Saul aveva promesso di dare sua figlia a chiunque avesse ucciso
Golia, ma ora era riluttante a darla a Davide. Alla fine Saul acconsentì al matrimonio di un’altra figlia a patto che Davide gli portasse “cento prepuzi dei filistei”,
richiesta irragionevole che secondo i calcoli di Saul avrebbe significato la morte di
Davide. Ma il coraggioso Davide raddoppiò la dote, presentò a Saul 200 prepuzi e
sposò Mical. Così ora due figli di Saul avevano stretto per amore patti con Davide,
circostanze che indussero Saul a odiarlo sempre di più. (1Sa 18:9-29) Mentre Davide suonava, per la terza volta il re Saul cercò di inchiodarlo alla parete con la
lancia. Col favore delle tenebre Davide fuggì, e rivide Saul solo in circostanze diverse e davvero strane. — 1Sa 19:10.
Per diversi anni Davide visse come un fuggiasco, costretto costantemente a
spostarsi da un luogo all’altro, inseguito senza posa da un re malvagio e ostinato,
deciso a ucciderlo. Davide in un primo tempo trovò rifugio presso il profeta Samuele a Rama (1Sa 19:18-24), ma quando quello non fu più un nascondiglio sicuro, si diresse verso la città filistea di Gat, fermandosi a Nob per vedere il sommo sacerdote Ahimelec e farsi dare la spada di Golia. (1Sa 21:1-9; 22:9-23; Mt
12:3, 4) Tuttavia solo fingendosi matto, disegnando come un bambino croci sulla
porta e lasciandosi colare la saliva lungo la barba, riuscì a fuggire da Gat. (1Sa
21:10-15) In seguito a quest’esperienza Davide compose i Salmi 34 e 56. Poi si rifugiò nella caverna di Adullam, dove la sua famiglia e circa 400 uomini sventurati
e afflitti si unirono a lui. Il Salmo 57 o il 142, o entrambi, forse ricordano il soggiorno in quella caverna. Davide continuò a spostarsi: di là a Mizpe in Moab e poi
di nuovo nella foresta di Eret in Giuda. (1Sa 22:1-5) Mentre si trovava a Cheila
apprese che Saul si preparava all’attacco, per cui, insieme ai suoi uomini, che ora
erano circa 600, partì per il deserto di Zif. Saul continuò a dargli la caccia da un
luogo all’altro, da Ores nel deserto di Zif al deserto di Maon. Quando stava per
raggiungere la sua preda, Saul fu informato di un’incursione filistea, perciò per
qualche tempo abbandonò l’inseguimento, consentendo al fuggiasco di rifugiarsi a
En-Ghedi. (1Sa 23:1-29) Splendidi salmi di lode a Geova per averlo liberato miracolosamente (Sl 18, 59, 63, 70) furono il frutto di simili esperienze.
A En-Ghedi Saul entrò in una caverna per fare i suoi bisogni. Davide, che era
nascosto in fondo alla caverna, si avvicinò furtivamente a Saul e gli tagliò il lembo
della veste, ma gli risparmiò la vita, dicendo che era impensabile da parte sua fare del male al re, “poiché è l’unto di Geova”. — 1Sa 24:1-22.
Dopo la morte di Samuele. Dopo la morte di Samuele, Davide, ancora in esilio, si stabilì nel deserto di Paran. (vedi PARAN). Lui e i suoi uomini mostrarono
benignità a Nabal, un ricco allevatore di bestiame che lavorava nella città di Carmelo, a S di Ebron; ma da quell’ingrato ricevettero solo mortificazioni. La prontezza di Abigail moglie di Nabal trattenne la mano di Davide dallo sterminare tutti i
maschi della famiglia, ma Nabal fu colpito da Geova e morì. Allora Davide sposò
la vedova, così che oltre ad Ahinoam di Izreel, aveva ora un’altra moglie, Abigail di
Carmelo; durante la lunga assenza di Davide, Saul aveva dato Mical a un altro
uomo. — 1Sa 25:1-44; 27:3.
Di nuovo braccato, Davide si rifugiò per la seconda volta nel deserto di Zif, e
paragonò Saul e i suoi 3.000 uomini a gente che cerca “una singola pulce, proprio
come si insegue una pernice sui monti”. Una notte Davide e Abisai s’introdussero
nell’accampamento di Saul mentre tutti dormivano e gli portarono via la spada e
la brocca dell’acqua. Abisai voleva uccidere Saul, ma Davide gli risparmiò la vita
per la seconda volta, dicendo che, dal punto di vista di Geova, per lui era impensabile stendere la mano contro l’unto di Dio. (1Sa 26:1-25) Quella fu l’ultima volta
che Davide vide il suo avversario.
Davide rimase per 16 mesi a Ziclag in territorio filisteo, lontano da Saul. Diversi uomini potenti disertarono dall’esercito di Saul e si unirono agli esiliati a
Ziclag, permettendo a Davide di fare incursioni nei villaggi dei nemici d’Israele a
S, rendendo così più sicuri i confini di Giuda e consolidando la sua futura posizione di re. (1Sa 27:1-12; 1Cr 12:1-7, 19-22) Quando i filistei si preparavano ad
assalire l’esercito di Saul, il re Achis, pensando che Davide fosse diventato “un fetore fra il suo popolo Israele”, lo invitò ad accompagnarlo. Ma gli altri signori
dell’asse fecero allontanare Davide considerandolo un pericolo. (1Sa 29:1-11) Nella battaglia che si concluse sul monte Ghilboa trovarono la morte Saul e tre suoi
figli, fra cui Gionatan. — 1Sa 31:1-7.
Nel frattempo gli amalechiti avevano depredato e incendiato Ziclag, portando
via tutte le donne e i bambini. Immediatamente gli uomini di Davide inseguirono
e raggiunsero i predoni ricuperando mogli e figli e tutti i beni. (1Sa 30:1-31) Tre
giorni dopo un amalechita portò il diadema e il braccialetto di Saul, vantandosi
falsamente di avere messo a morte il re ferito nella speranza di ricevere una ricompensa. Anche se non era vero, Davide ordinò che fosse ucciso perché aveva
dichiarato di avere ‘messo a morte l’unto di Geova’. — 2Sa 1:1-16; 1Sa 31:4, 5.
Re. (CARTINA, vol. 1, p. 746) La tragica notizia della morte di Saul addolorò
moltissimo Davide. Non gli importava tanto che il suo acerrimo nemico fosse morto, quanto che l’unto di Geova fosse caduto. Nel suo dolore, Davide compose un
canto funebre, intitolato “L’Arco”, nel quale piangeva la morte del suo peggiore
nemico e del suo migliore amico, caduti insieme in battaglia: “Saul e Gionatan, gli
amabili e i piacevoli durante la loro vita, e nella loro morte non furono separati”.
— 2Sa 1:17-27.
Davide si trasferì quindi a Ebron, dove nel 1077 a.E.V., all’età di 30 anni, gli
anziani di Giuda lo unsero re della loro tribù. Is-Boset figlio di Saul fu fatto re delle altre tribù. Circa due anni dopo però Is-Boset fu assassinato e i suoi assalitori
ne portarono la testa a Davide sperando di ricevere una ricompensa, ma anch’essi
furono messi a morte come il sedicente uccisore di Saul. (2Sa 2:1-4, 8-10; 4:5-12)
Questo permise alle tribù che fino a quel momento erano state fedeli al figlio di
Saul di unirsi a Giuda e, a suo tempo, si radunò un esercito di 340.822 uomini
che acclamò Davide re di tutto Israele. — 2Sa 5:1-3; 1Cr 11:1-3; 12:23-40.
A Gerusalemme. Davide regnò a Ebron per sette anni e mezzo prima di trasferire, per volere di Geova, la capitale nella roccaforte gebusea conquistata: Gerusalemme. Là sul monte Sion costruì la Città di Davide e continuò a regnare per altri
33 anni. (2Sa 5:4-10; 1Cr 11:4-9; 2Cr 6:6) Mentre dimorava a Ebron, il re Davide
aveva preso altre mogli, si era fatto restituire Mical, e aveva avuto figli e figlie.
(2Sa 3:2-5, 13-16; 1Cr 3:1-4) Dopo essersi trasferito a Gerusalemme, prese ancora altre mogli e concubine che, a loro volta, gli diedero altri figli. — 2Sa 5:13-16;
1Cr 3:5-9; 14:3-7.
Quando i filistei seppero che Davide era re di tutto Israele, mossero contro di
lui. Come in passato (1Sa 23:2, 4, 10-12; 30:8), Davide interrogò Geova per sapere se doveva attaccarli. “Sali”, fu la risposta, e Geova sbaragliò il nemico con forza
irresistibile, tanto che Davide chiamò il luogo Baal-Perazim, che significa “proprietario delle brecce”. Nello scontro successivo la strategia di Geova mutò e Davide ebbe ordine di accerchiare i filistei e colpirli alle spalle. — 2Sa 5:17-25; 1Cr
14:8-17.
Davide tentò di portare l’arca del patto a Gerusalemme, ma il tentativo fallì
quando Uzza la toccò e fu abbattuto. (2Sa 6:2-10; 1Cr 13:1-14) Fu portata a Gerusalemme circa tre mesi più tardi, dopo scrupolosi preparativi, fra cui quello di
far santificare i sacerdoti e i leviti e assicurarsi che fossero loro a portare l’Arca
sulle spalle invece di metterla su un carro come la prima volta. Davide, vestito di
abiti semplici, manifestò la sua gioia e il suo entusiasmo per quella grande occasione ‘saltando e danzando in giro dinanzi a Geova’. Ma la moglie Mical lo rimproverò dicendo che si comportava come “uno degli uomini dalla testa vuota”. Per
questa accusa ingiustificata Mical “non ebbe nessun figlio fino al giorno della sua
morte”. — 2Sa 6:11-23; 1Cr 15:1-29.
Davide prese anche nuove disposizioni per l’adorazione di Geova nella nuova
dimora dell’Arca, nominando portinai e musicisti e provvedendo affinché si offrissero “olocausti . . . di continuo, mattina e sera”. (1Cr 16:1-6, 37-43) Inoltre pensò
di costruire un grandioso tempio di cedro per ospitare l’Arca, invece della tenda.
Ma non gli fu permesso di costruirlo, perché Dio disse: “Hai sparso sangue in
gran quantità, e hai fatto grandi guerre. Non edificherai una casa al mio nome,
poiché hai sparso una gran quantità di sangue sulla terra dinanzi a me”. (1Cr
22:8; 28:3) Tuttavia Geova fece un patto con Davide promettendo che il regno sarebbe rimasto per sempre nella sua famiglia, e in relazione a questo patto Dio gli
assicurò che suo figlio Salomone, il cui nome deriva da un termine che significa
“pace”, avrebbe costruito il tempio. — 2Sa 7:1-16, 25-29; 1Cr 17:1-27; 2Cr 6:7-9;
Sl 89:3, 4, 35, 36.
In armonia con questo patto del regno Geova permise a Davide di estendere il
suo dominio dal fiume d’Egitto all’Eufrate, rendendo più sicure le frontiere, mantenendo la pace col re di Tiro, combattendo e vincendo i nemici da ogni parte: filistei, siri, moabiti, edomiti, amalechiti e ammoniti. (2Sa 8:1-14; 10:6-19; 1Re 5:3;
1Cr 13:5; 14:1, 2; 18:1–20:8) Queste vittorie concessegli da Dio fecero di Davide
uno dei sovrani più potenti. (1Cr 14:17) Comunque Davide era sempre consapevole che non godeva di tale posizione per conquista o eredità, ma per volontà di
Geova, che l’aveva posto sul trono di quella teocrazia tipica. — 1Cr 10:14; 29:1013.
Peccati che causano calamità. Durante le continue ostilità contro gli ammoniti accadde uno dei più tristi episodi della vita di Davide. Tutto cominciò
quando il re, osservando dalla sua terrazza la bella Betsabea che faceva il bagno,
nutrì desideri sbagliati. (Gc 1:14, 15) Saputo che il marito Uria era in guerra, Davide fece condurre la donna nel suo palazzo ed ebbe rapporti con lei. A suo tempo
il re fu avvertito che era incinta. Senza dubbio per timore che Betsabea venisse
denunciata pubblicamente e messa a morte per la sua condotta immorale, Davide
mandò subito al fronte l’ordine che Uria doveva presentarsi a lui a Gerusalemme,
con la speranza che passasse la notte con la moglie. Ma benché Davide lo facesse
ubriacare, Uria rifiutò di dormire con Betsabea. Disperato, Davide lo rimandò al
fronte ordinando in segreto al comandante Gioab di metterlo in prima linea, dove
sarebbe stato sicuramente ucciso. Le cose andarono proprio così. Uria morì in
combattimento, la vedova osservò il consueto periodo di lutto e Davide la sposò
prima che la gente si accorgesse che era incinta. — 2Sa 11:1-27.
Geova però osservava e smascherò l’intera riprovevole faccenda. Se Geova
avesse permesso che la questione riguardante Davide e Betsabea venisse affidata
a giudici umani sotto la Legge di Mosè, entrambi i colpevoli sarebbero stati messi
a morte, e naturalmente il figlio non ancora nato del loro adulterio sarebbe morto
insieme alla madre. (De 5:18; 22:22) Ma Geova si occupò personalmente della cosa e mostrò misericordia a Davide a motivo del patto del Regno (2Sa 7:11-16),
senza dubbio perché Davide aveva a sua volta mostrato misericordia (1Sa 24:4-7;
cfr. Gc 2:13) e perché Dio aveva visto il pentimento dei due peccatori. (Sl 51:1-4)
Ma essi non evitarono del tutto la punizione. Per bocca del profeta Natan, Geova
sentenziò: “Ecco, farò sorgere contro di te la calamità dalla tua propria casa”. —
2Sa 12:1-12.
E così fu. Il figlio adulterino nato a Betsabea morì poco dopo, benché Davide
digiunasse e vegliasse per sette giorni il bambino malato. (2Sa 12:15-23) Poi Amnon, figlio primogenito di Davide, violentò la sua stessa sorellastra Tamar, e fu
successivamente assassinato dal fratello di lei, con gran dolore del padre. (2Sa
13:1-33) Più tardi Absalom, il terzo e diletto figlio di Davide, non solo tentò di
usurpare il trono, ma disprezzò apertamente il padre e lo disonorò pubblicamente
avendo rapporti con le concubine di lui. (2Sa 15:1–16:22) Infine, al colmo
dell’umiliazione, la lotta fra figlio e padre trascinò il paese nella guerra civile, che
terminò con la morte di Absalom, contrariamente ai desideri di Davide e con suo
grande dolore. (2Sa 17:1–18:33) Durante la sua fuga a causa di Absalom, Davide
compose il Salmo 3, in cui dice: “La salvezza appartiene a Geova”. — Sl 3:8.
Ma nonostante tutti i suoi errori e i suoi gravi peccati, Davide manifestò sempre la giusta condizione di cuore pentendosi e implorando il perdono di Geova. Lo
dimostrò nell’episodio di Betsabea, dopo il quale scrisse il Salmo 51, dove dichiarò: “Con errore fui dato alla luce . . . mia madre mi concepì nel peccato”. (Sl 51:5)
Un’altra volta Davide confessò umilmente i suoi peccati quando Satana lo incitò a
fare il censimento degli uomini abili alla guerra. — 2Sa 24:1-17; 1Cr 21:1-17;
27:24; vedi REGISTRAZIONE.
Acquistata l’area del tempio. Quando si arrestò la pestilenza dovuta al suo
errore in quest’ultima circostanza, Davide acquistò l’aia di Ornan e, in sacrificio a
Geova, immolò i bovini insieme alla treggia usata per trebbiare. In quel luogo Salomone costruì poi il sontuoso tempio. (2Sa 24:18-25; 1Cr 21:18-30; 2Cr 3:1) Davide aveva sempre desiderato costruire il tempio, e anche se non gli fu permesso,
poté inviare una grossa squadra a tagliare pietre e a raccogliere i materiali che includevano 100.000 talenti d’oro (54.720.000.000.000 di lire) e 1.000.000 di talenti d’argento (10.260.000.000.000 di lire), e rame e ferro in quantità smisurata.
(1Cr 22:2-16) Dal suo patrimonio personale Davide contribuì oro di Ofir e argento
raffinato per un valore di oltre 1.700 miliardi di lire. Inoltre provvide i piani architettonici, ricevuti per ispirazione, e organizzò il servizio di decine di migliaia di leviti nelle loro numerose divisioni, incluso un grande coro di musicisti e cantori. —
1Cr 23:1–29:19; 2Cr 8:14; 23:18; 29:25; Esd 3:10.
Periodo finale del suo regno. Negli ultimi anni della sua vita il re settantenne, ormai costretto a letto, continuò a essere colpito da calamità nella sua famiglia. Il quarto figlio, Adonia, all’insaputa del padre o senza il suo consenso e, cosa
ancor più grave, senza l’approvazione di Geova, tentò di diventare re. Quando ne
ebbe notizia, Davide si affrettò a far insediare come re il figlio Salomone, scelto da
Geova, facendolo salire ufficialmente al trono. (1Re 1:5-48; 1Cr 28:5; 29:20-25;
2Cr 1:8) Davide consigliò quindi a Salomone di camminare nelle vie di Geova, di
osservare i suoi statuti e i suoi comandamenti e di agire con prudenza in ogni cosa; così avrebbe avuto successo. — 1Re 2:1-9.
Dopo 40 anni di regno Davide morì e fu sepolto nella Città di Davide. Meritò
l’onore di essere incluso da Paolo nell’elenco dei testimoni che si erano distinti per
la loro fede. (1Re 2:10, 11; 1Cr 29:26-30; At 13:36; Eb 11:32) Gesù, citando il
Salmo 110, disse che Davide l’aveva scritto “per ispirazione”. (Mt 22:43, 44; Mr
12:36) Gli apostoli e altri scrittori biblici riconobbero più volte che Davide era un
ispirato profeta di Dio. — Cfr. Sl 16:8 con At 2:25; Sl 32:1, 2 con Ro 4:6-8; Sl
41:9 con Gv 13:18; Sl 69:22, 23 con Ro 11:9, 10; Sl 69:25 e 109:8 con At 1:20.
Nella profezia. I profeti hanno menzionato spesso Davide e la sua casa reale,
a volte in relazione con gli ultimi re d’Israele che sedettero sul “trono di Davide”
(Ger 13:13; 22:2, 30; 29:16; 36:30) e a volte in senso profetico. (Ger 17:25; 22:4;
Am 9:11; Zac 12:7-12) In certe profezie messianiche l’attenzione è rivolta al patto
del regno che Geova aveva fatto con Davide. Per esempio, Isaia dice che colui che
è chiamato “Consigliere meraviglioso, Dio potente, Padre eterno, Principe della
pace” sarà fermamente stabilito sul “trono di Davide” a tempo indefinito. (Isa
9:6, 7; cfr. anche 16:5). Geremia paragona il Messia a “un germoglio giusto” che
Geova ‘susciterà a Davide’. (Ger 23:5, 6; 33:15-17) Per mezzo di Ezechiele, Geova
parla del Pastore messianico come del “mio servitore Davide”. — Ez 34:23, 24;
37:24, 25.
Nell’annunciare a Maria che avrebbe avuto un figlio chiamato Gesù, l’angelo
disse: “Geova Dio gli darà il trono di Davide suo padre”. (Lu 1:32) “Gesù Cristo, figlio di Davide”, era l’erede sia legittimo che naturale al trono di Davide. (Mt
1:1, 17; Lu 3:23-31) Paolo disse che Gesù era progenie di Davide secondo la carne. (Ro 1:3; 2Tm 2:8) Anche il popolo comune identificò Gesù come il “Figlio di
Davide”. (Mt 9:27; 12:23; 15:22; 21:9, 15; Mr 10:47, 48; Lu 18:38, 39) Era importante stabilirlo, perché, come ammisero i farisei, il Messia doveva essere figlio di
Davide. (Mt 22:42) Anche il risuscitato Gesù attestò: “Io, Gesù, . . . sono la radice
e la progenie di Davide”. — Ri 22:16; anche Ri 3:7; 5:5.
3 ago. Lettura della Bibbia: 1 Re 18-20
N. 1: 1 Re 18:30-40
30
Alla fine Elia disse a tutto il popolo: “Accostatevi a me”. Tutto il popolo si ac-
costò dunque a lui. Quindi egli riparò l’altare di Geova che era demolito.
31
Elia
prese dunque dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei figli di Giacobbe, al
quale era stata indirizzata la parola di Geova, dicendo: “Il tuo nome diverrà Israele”.
32
E continuò a edificare con le pietre un altare nel nome di Geova e a fare un
fosso, di circa l’area seminata con due sea di seme, tutt’intorno all’altare.
33
Dopo
ciò sistemò la legna e tagliò il giovane toro a pezzi e lo pose sulla legna. Ora disse:
“Riempite d’acqua quattro giare grandi e versatela sull’olocausto e sulla legna”.
34
Quindi disse: “Fatelo di nuovo”. Lo fecero dunque di nuovo. Ma egli disse: “Fa-
telo una terza volta”. Lo fecero dunque una terza volta.
35
Così l’acqua andò
tutt’intorno all’altare, ed egli riempì d’acqua anche il fosso.
36
E avvenne al tempo in cui ascende l’offerta di cereali che Elia il profeta si
accostava e diceva: “O Geova, Iddio di Abraamo, Isacco e Israele, si conosca oggi
che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servitore e che per la tua parola ho fatto
tutte queste cose.
37
Rispondimi, o Geova, rispondimi, affinché questo popolo co-
nosca che tu, Geova, sei il [vero] Dio e che tu stesso hai rivolto indietro il loro
cuore”.
38
Allora il fuoco di Geova cadde e divorò l’olocausto e la legna e le pietre e la
polvere, e prosciugò l’acqua che era nel fosso.
39
Quando tutto il popolo l’ebbe vi-
sto, immediatamente caddero sulle loro facce e dissero: “Geova è il [vero] Dio!
Geova è il [vero] Dio!”
40
Quindi Elia disse loro: “Prendete i profeti di Baal! Non ne
scampi nemmeno uno!” Subito li presero, ed Elia li fece quindi scendere alla valle
del torrente Chison e là li scannò.
N. 2: Debora (n. 2). Tema: Donne fedeli lodano Geova (it-1 pp. 660-661)
2. Profetessa d’Israele; moglie di Lappidot. (Gdc 4:4) Non c’è alcuna prova che
Lappidot e Barac fossero la stessa persona, come ritengono alcuni. Debora e Barac erano uniti solamente dal comune interesse di liberare Israele
dall’oppressione cananea. Debora dimorava sotto una palma nella regione montuosa di Efraim, fra Rama e Betel, e i “figli d’Israele salivano a lei per il giudizio”.
— Gdc 4:5.
Geova si servì di Debora per mandare a chiamare Barac da Chedes-Neftali e
informarlo del proposito di Dio di sconfiggere con 10.000 uomini l’immenso esercito del re cananeo Iabin al comando di Sisera. Barac ebbe da Geova la promessa
che gli avrebbe dato il nemico nelle mani. Ma oltre a ciò, mentre radunava le
truppe e le conduceva sul monte Tabor, insisté che Debora, pur essendo una
donna, fosse presente come rappresentante di Dio. Debora si mostrò pronta a lasciare un luogo più sicuro per unirsi a Barac, ma predisse che la “bellezza” della
vittoria sarebbe andata a una donna. Queste parole si avverarono quando una
donna, Iael, mise a morte Sisera. — Gdc 4:6-10, 17-22.
Il giorno della vittoria Debora e Barac cantarono insieme un cantico. Parte del
cantico è in prima persona, segno che almeno in parte, se non tutto, l’aveva composto Debora. (Gdc 5:7) Le donne erano solite celebrare le vittorie con canti e
danze. (Eso 15:20, 21; Gdc 11:34; 1Sa 18:6, 7; Sl 68:11) Il cantico attribuisce a
Geova tutto il merito e la lode per la vittoria concessa al suo popolo. Arricchisce
notevolmente la narrazione che lo precede, e per avere un quadro completo bisogna esaminarli l’uno accanto all’altra. Dopo avere descritto la potenza e la maestà
di Geova e avere ricordato la condizione di Israele prima dell’intervento di Barac,
il cantico loda le tribù che risposero alla chiamata e fa domande indagatrici sulle
altre che non lo fecero. Aggiunge particolari geografici relativi alla battaglia e alla
disfatta dei cananei, al coraggio dimostrato da Iael nell’uccidere Sisera e alla delusione della madre di Sisera che attese invano l’arrivo di spoglie e schiavi
d’Israele, frutto della sperata vittoria di suo figlio Sisera. — Gdc cap. 5.
N. 3: *In che modo la Bibbia può aiutare i figli? (igw p. 27 §§ 1-2)
Domanda 17
In che modo la Bibbia può aiutare la vostra famiglia?
FIGLI
"Figli, siate ubbidienti ai vostri genitori unitamente al Signore, poiché questo è
giusto: 'Onora tuo padre e tua madre', che è il primo comando con una promessa:
'Perché ti vada bene e duri a lungo sulla terra' ".
Efesini 6:1-3 [Pagina 1412]
"Figli, siate ubbidienti ai vostri genitori in ogni cosa, poiché questo è gradito al Signore".
Colossesi 3:20 [Pagina 1421]
10 ago. Lettura della Bibbia: 1 Re21-22
N. 1: 1Re 22:13-23
13
E il messaggero che era andato a chiamare Micaia gli parlò, dicendo: “Ecco,
ora, le parole dei profeti sono unanimemente di bene per il re. Sia la tua parola, ti
prego, come la parola di uno di loro, e devi proferire il bene”.
“Come Geova vive, ciò che Geova mi dirà, quello proferirò”.
15
14
Ma Micaia disse:
Venne quindi dal re,
e il re gli diceva: “Micaia, andremo in guerra a Ramot-Galaad, o ci tratterremo?”
Subito gli disse: “Sali e abbi successo; e Geova certamente [la] darà in mano al
re”.
16
Allora il re gli disse: “Quante volte ti porrò sotto giuramento di non pro-
nunciarmi altro che la verità nel nome di Geova?”
17
Così egli disse: “Certamente
vedo tutti gli israeliti dispersi sui monti, come pecore che non hanno pastore. E
Geova diceva: ‘Questi non hanno padroni. Tornino ciascuno alla sua casa in pace’”.
18
Il re d’Israele disse quindi a Giosafat: “Non ti avevo detto: ‘Non profetizzerà
riguardo a me cose buone, ma cattive’?”
19
Ed egli proseguì, dicendo: “Perciò odi la parola di Geova: Certamente vedo
Geova seduto sul suo trono e tutto l’esercito dei cieli stare presso di lui, alla sua
destra e alla sua sinistra.
20
E Geova diceva: ‘Chi ingannerà Acab, perché salga e
cada a Ramot-Galaad?’ E l’uno diceva una cosa e l’altro ne diceva un’altra.
21
Infine uno spirito uscì e stette dinanzi a Geova e disse: ‘Io stesso lo ingannerò’.
Allora Geova gli disse: ‘Con quale mezzo?’
22
A ciò disse: ‘Uscirò, e certamente di-
verrò uno spirito ingannevole nella bocca di tutti i suoi profeti’. Così disse: ‘Lo ingannerai, e, per di più, vincerai. Esci e fa così’.
23
E ora, ecco, Geova ha messo
uno spirito ingannevole nella bocca di tutti questi tuoi profeti; ma Geova stesso
ha proferito riguardo a te la calamità”.
N. 2: Come potete avvicinarvi a Dio? (igw p. 28 §§ 1-4)
Domanda 18
Come potete avvicinarvi a Dio?
"O Uditore di preghiera, si, a te verranno persone di ogni carne".
Salmo 65:2 [Pagina 731]
"Confida in Geova con tutto il tuo cuore e non ti appoggiare al tuo proprio intendimento. In tutte le tue vie riconoscilo, ed egli stesso renderà diritti i tuoi sentieri".
Proverbi 3:5,6 [Pagina 809]
"Questo significa vita eterna, che acquistino conoscenza di te, il solo vero Dio, e di
colui che tu hai mandato, Gesù Cristo".
Giovanni 17:3 [Pagina 1303]
"Benché, in effetti, [Dio] non sia lontano da ciascuno di noi".
Atti 17:27 [Pagina 1336]
N. 3: Dalila. Tema: L'amore del denaro può portare al tradimento (it-1 pp. 638639)
DALILA
(Dàlila) [forse, penzolante].
Donna che abitava nella valle del torrente di Sorec. Dalila è introdotta nella
narrazione biblica verso la fine del ventennio durante il quale Sansone giudicò
Israele, come la donna da lui amata. — Gdc 16:31.
I signori dell’asse dei filistei, ansiosi di annientare Sansone, offrirono a Dalila
1.100 pezzi d’argento ciascuno (se sicli, ca. 3.800.000 lire) per sapere da cosa dipendeva la sua grande forza. Essa cooperò chiedendo a Sansone cosa poteva domarlo. Ad ogni risposta di Sansone Dalila avvertiva i filistei e nascondeva in casa
sua alcuni guerrieri filistei, pronti a gettarsi su Sansone nel caso che avesse perso la forza. Dopo tre risposte ingannatrici da parte di Sansone, Dalila continuò a
tormentarlo e “gli faceva di continuo pressione con le sue parole e continuava a
sollecitarlo, [tanto che] la sua anima divenne impaziente fino al punto di morire”.
Allora egli le disse che era nazireo e che un rasoio non aveva mai sfiorato la sua
testa. Certa questa volta di sapere la verità, Dalila mandò a chiamare i signori
dell’asse dei filistei, ed essi vennero per portarle il denaro. Mentre Sansone dormiva sulle ginocchia di lei, un servo gli tagliò i capelli raccolti in sette trecce. Al
suo risveglio, Sansone si accorse di non avere più la forza datagli da Dio. I filistei
nascosti lo afferrarono, lo accecarono e lo presero prigioniero. (Gdc 16:4-21) Dalila non è più menzionata nella Bibbia.
La Bibbia non dice che Sansone e Dalila abbiano avuto rapporti sessuali o che
lei fosse una prostituta. La prostituta menzionata in Giudici 16:1, 2 non è Dalila.
Quella prostituta abitava a Gaza, mentre Dalila abitava nella valle del torrente di
Sorec. Inoltre c’è un particolare che potrebbe indicare che Dalila era israelita, non
filistea: quando i signori dell’asse le fecero la loro proposta, le offrirono una somma di denaro esorbitante e non fecero leva su sentimenti patriottici. — Gdc 16:5.
17 ago. Lettura della Bibbia: 2 Re 1-4
N. 1: 2 Re 1:11-18
11
Gli mandò dunque di nuovo un altro capo di cinquanta con i suoi cinquan-
ta. A sua volta egli rispose e gli parlò: “Uomo del [vero] Dio, il re ha detto questo:
‘Scendi presto’”.
12
Ma Elia rispose e parlò loro: “Se sono un uomo del [vero] Dio,
scenda fuoco dai cieli e divori te e i tuoi cinquanta”. E fuoco di Dio scendeva dai
cieli e divorava lui e i suoi cinquanta.
13
Ed egli mandava di nuovo un terzo capo di cinquanta e i suoi cinquanta. Ma
il terzo capo di cinquanta salì e andò e si piegò sulle ginocchia di fronte a Elia e
implorava da lui favore e gli parlava: “Uomo del [vero] Dio, ti prego, sia la mia
anima e l’anima di questi tuoi cinquanta servitori preziosa ai tuoi occhi.
14
Ecco,
il fuoco è sceso dai cieli e ha divorato i due precedenti capi di cinquanta e i loro
cinquanta, ma ora sia la mia anima preziosa ai tuoi occhi”.
15
Allora l’angelo di Geova parlò a Elia: “Scendi con lui. Non temere a causa di
lui”. Si levò dunque e scese con lui dal re.
16
Quindi gli parlò: “Geova ha detto
questo: ‘Per la ragione che hai mandato messaggeri a interrogare Baal-Zebub dio
di Ecron, non c’è nessun Dio in Israele la cui parola interrogare? Perciò riguardo
al letto sul quale sei salito, non ne scenderai, perché positivamente morirai’”.
17
Ed egli gradualmente morì, secondo la parola di Geova che Elia aveva pronun-
ciato; e Ieoram regnava in luogo di lui, nel secondo anno di Ieoram figlio di Giosafat re di Giuda, perché non aveva avuto un figlio.
18
In quanto al resto delle cose che fece Acazia, non sono scritte nel libro dei
fatti dei giorni dei re d’Israele?
N. 2: Dina. Tema: Le cattive compagnie possono dar luogo a tragiche conseguenze (it-1 p. 697)
DINA
[giudicata [cioè, assolta; vendicata]].
Figlia di Giacobbe e di Lea. Nata a Haran durante la permanenza di suo padre
in quella regione, Dina poteva avere forse sei anni quando Giacobbe fece ritorno
in Canaan e si stabilì a Succot. — Ge 30:21, 22, 25; 31:41.
Mentre Giacobbe e la sua famiglia erano attendati fuori della città di Sichem,
Dina poco saggiamente prese l’abitudine di frequentare le ragazze cananee. In
una di queste occasioni fu violentata da Sichem figlio di Emor, capo principale ivveo. Sichem s’innamorò di lei, e Dina rimase in casa sua finché non fu vendicata
dai suoi fratelli germani Simeone e Levi. (Ge 34:1-31) Alcuni sostengono che Dina
doveva essere solo una bambina quando venne violentata. Tuttavia si deve tener
presente che prima di arrivare a Sichem Giacobbe aveva costruito una casa e delle capanne a Succot, rimanendovi perciò per qualche tempo. (Ge 33:17) A Sichem
acquistò un tratto di terra e quindi vi rimase per un po’. Tutto questo, insieme al
fatto che Sichem s’innamorò di Dina, la “giovane”, dimostrerebbe che non era più
una bambina al tempo della sua relazione con Sichem. — Ge 33:18, 19; 34:12.
Anni dopo Dina, insieme al resto della famiglia di Giacobbe, andò in Egitto su
invito di Giuseppe. — Ge 46:7, 15.
N. 3: *Cose che è necessario fare per avvicinarsi a Dio (jgw p. 28 § 5-p. 29 § 3)
Domanda 18
Come potete avvicinarvi a Dio?
"Questo è ciò che continuo a pregare, che il vostro amore abbondi sempre più in
accurata conoscenza e pieno discernimento".
Filippesi 1:9 [Pagina 1413]
"Quindi, se qualcuno di voi manca di sapienza, continui a chiederla a Dio, poiché
egli dà generosamente a tutti e senza biasimare; ed essa gli sarà data".
Giacomo 1:5 [Pagina 1454]
"Accostatevi a Dio, ed egli si accosterà a voi. Mondate le vostre mani, o peccatori,
e purificate i vostri cuori, o indecisi".
Giacomo 4:8 [Pagina 1457]
"Questo è ciò che significa l'amore di Dio, che osserviamo i suoi comandamenti; e
i suoi comandamenti non sono gravosi".
1 Giovanni 5:3 [Pagina 1471]
24 ago. Lettura della Bibbia: 2 Re 5-8
N. 1: 2 Re 6:20-31
20
E avvenne che appena furono arrivati a Samaria, Eliseo quindi disse: “O
Geova, apri gli occhi di questi perché vedano”. Immediatamente Geova aprì i loro
occhi, e vedevano; ed ecco, erano in mezzo a Samaria.
21
Il re d’Israele disse ora a
Eliseo, appena li ebbe visti: “[Li] abbatterò, [li] abbatterò, padre mio?”
22
Ma egli
disse: “Non [li] devi abbattere. Sono quelli che hai preso prigionieri con la tua
spada e col tuo arco coloro che abbatti? Metti davanti a loro pane e acqua affinché mangino e bevano e vadano dal loro signore”.
23
Pertanto fece per loro un
grande banchetto; e mangiavano e bevevano, dopo di che li mandò via ed essi andarono dal loro signore. E le bande di predoni dei siri non entrarono più nel paese
d’Israele.
24
E avvenne poi che Ben-Adad re di Siria radunava tutto il suo campo e saliva
ad assediare Samaria.
25
A suo tempo una grande carestia sorse a Samaria, ed
ecco, l’assediavano finché la testa di un asino valse ottanta pezzi d’argento, e un
quarto di cab di sterco di colombo valse cinque pezzi d’argento.
26
E avvenne che
mentre il re d’Israele passava sulle mura una certa donna gli gridò, dicendo: “Salva, o mio signore il re!”
27
A ciò egli disse: “Se Geova non ti salva, da dove ti salve-
rò io, dall’aia o dallo strettoio del vino o dell’olio?”
28
E il re proseguì, dicendole:
“Che hai?” Essa dunque disse: “Questa medesima donna mi disse: ‘Dà tuo figlio
affinché lo mangiamo oggi, e il mio proprio figlio lo mangeremo domani’.
29
Pertanto cuocemmo mio figlio e lo mangiammo. Quindi le dissi il giorno dopo:
‘Dà tuo figlio affinché lo mangiamo’. Ma essa nascose suo figlio”.
30
E avvenne che appena il re ebbe udito le parole della donna, immediatamen-
te si strappò le vesti; e mentre egli passava sulle mura il popolo vedeva, ed ecco,
di sotto sulla sua carne c’era un sacco.
31
Ed egli diceva: “Così mi faccia Dio e co-
sì vi aggiunga, se la testa di Eliseo figlio di Safat resterà oggi su di lui!”
N. 2: Qual è il contenuto dei libri che compongono le Scritture Ebraiche? (jgw p.
30)
Domanda 19
Qual è il contenuto dei libri della Bibbia?
SCRITTURE EBRAICHE (ANTICO TESTAMENTO)
PENTATEUCO (5 LIBRI):
Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio
Dalla creazione alla nascita della nazione di Israele
LIBRI STORICI (12 LIBRI):
Giosuè, Giudici, Rut
Entrata di Israele nella Terra Promessa e avvenimenti successivi
1 e 2 Samuele, 1 e 2 Re, 1 e 2 Cronache
Storia della nazione di Israele fino alla distruzione di Gerusalemme
Esdra, Neemia, Ester
Storia degli ebrei dopo il ritorno dall'esilio a Babilonia
LIBRI POETICI (5 LIBRI):
Giobbe, Salmi, Proverbi, Ecclesiaste, Il Cantico dei Cantici
Raccolte di detti saggi e cantici
LIBRI PROFETICI (17 LIBRI):
Isaia, Geremia, Lamentazioni, Ezechiele, Daniele, Osea, Gioele, Amos, Abdia,
Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia
Profezie riguardanti il popolo di Dio
N. 3: Doeg. Tema: Guardiamoci da quelli che amano il male (it-1 pp. 715-716)
DOEG
(Dòeg) [forse, ansioso; spaventato].
Edomita che aveva un impegnativo incarico di sorveglianza come principale
pastore del re Saul. (1Sa 21:7; 22:9) Evidentemente Doeg era un proselito. Essendo “trattenuto dinanzi a Geova” a Nob, forse a motivo di un voto, di
un’impurità o di un sospetto caso di lebbra, Doeg era presente quando il sommo
sacerdote Ahimelec diede a Davide del pane di presentazione e la spada di Golia.
In seguito, quando Saul, rivolgendosi ai suoi servitori, espresse l’opinione che
stessero cospirando contro di lui, Doeg rivelò quello che aveva visto a Nob. Dopo
avere convocato il sommo sacerdote e anche gli altri sacerdoti di Nob e avere interrogato Ahimelec, Saul ordinò ai corrieri di mettere a morte i sacerdoti. Poiché
questi rifiutarono, Doeg, per comando di Saul, non esitò a uccidere ben
85 sacerdoti. Dopo quest’azione malvagia Doeg votò Nob alla distruzione, uccidendo tutti gli abitanti, giovani e vecchi, e anche il bestiame. — 1Sa 22:6-20.
Come è indicato dalla soprascritta del Salmo 52, Davide scrisse a proposito di
Doeg: “La tua lingua trama avversità, affilata come un rasoio, operando ingannevolmente. Hai amato ciò che è male più di ciò che è bene, la falsità più del parlare
con giustizia. Hai amato tutte le parole divoratrici, o lingua ingannevole”. — Sl
52:2-4.
31 ago. Lettura della Bibbia: 2 Re 9-11
Ripasso della Scuola di Ministero Teocratico
7 set. Lettura della Bibbia: 2 Re 12-15
N. 1: 2 Re 13:12-19
12
In quanto al resto dei fatti di Ioas e a tutto ciò che fece e al suo potere [e] a
come combatté contro Amazia re di Giuda, non sono scritti nel libro dei fatti dei
giorni dei re d’Israele?
13
Infine Ioas giacque con i suoi antenati, e Geroboamo
stesso sedette sul suo trono. A sua volta Ioas fu sepolto a Samaria con i re
d’Israele.
14
Riguardo a Eliseo, si era ammalato dell’infermità della quale doveva morire.
Ioas re d’Israele scese dunque da lui e piangeva sulla sua faccia e diceva: “Padre
mio, padre mio, carro da guerra d’Israele e suoi cavalieri!”
15
Ed Eliseo gli diceva:
“Prendi un arco e delle frecce”. Si prese dunque un arco e delle frecce.
16
Ed egli
diceva al re d’Israele: “Impugna l’arco”. Pertanto l’impugnò, dopo di che Eliseo pose le sue mani sulle mani del re.
17
Quindi disse: “Apri la finestra ad oriente”. E
l’aprì. Infine Eliseo disse: “Tira!” E tirò. Egli ora disse: “Freccia di salvezza di Geova, sì, freccia di salvezza contro la Siria! E certamente abbatterai la Siria ad Afec
fino al punto di finirla”.
18
E proseguì, dicendo: “Prendi le frecce”. Allora [le] prese. Disse quindi al re
d’Israele: “Colpisci a terra”. Colpì dunque tre volte e si fermò.
19
E l’uomo del [ve-
ro] Dio si indignò contro di lui; perciò disse: “Bisognava colpire cinque o sei volte!
In tal caso avresti certamente abbattuto la Siria fino al punto di finirla, ma ora
abbatterai la Siria tre volte”.
N. 2: Gazzella, I. Tema: I veri cristiani abbondano in opere buone (it-1 p. 997)
GAZZELLA, I
Cristiana della congregazione di Ioppe la quale “abbondava in buone opere e
faceva doni di misericordia”, che evidentemente includevano il confezionare vesti
e mantelli per le vedove bisognose. (At 9:36, 39) “Gazzella” è la traduzione del greco “Dorcas” e dell’aramaico “Tabita”. Può darsi che questa cristiana fosse conosciuta con entrambi i nomi, non essendo insolito per gli ebrei, specie se risiedevano in città portuali come Ioppe con popolazione mista di ebrei e gentili, avere
un nome ebraico e uno greco o latino. Oppure Luca può aver tradotto il nome a
beneficio dei lettori gentili. Gazzella è l’unica donna menzionata nelle Scritture a
cui sia applicata la forma femminile “discepola”. Questo però non vuol dire che
avesse una posizione speciale nella congregazione, poiché tutti i cristiani erano in
effetti discepoli di Gesù Cristo. (Mt 28:19, 20) La sua morte avvenuta verso il
36 E.V. addolorò moltissimo le vedove alle quali con la sua benignità aveva fatto
molto bene, mentre non si parla del dispiacere provato dal marito, fatto che indicherebbe che all’epoca non era sposata.
Quando morì, i discepoli di Ioppe la prepararono per la sepoltura e, appreso
che l’apostolo Pietro era a Lidda, circa 18 km a SE di Ioppe, lo mandarono a
chiamare. Senza dubbio avevano saputo che Pietro aveva guarito il paralitico
Enea e ciò poteva dar loro ragione di sperare che potesse risuscitare Gazzella; oppure si rivolsero a lui solo per essere consolati. — At 9:32-38.
Seguendo una procedura simile a quella con cui Gesù aveva risuscitato la figlia di Iairo (Mr 5:38-41; Lu 8:51-55), Pietro, dopo aver fatto uscire tutti dalla
stanza, pregò e quindi disse: “Tabita, alzati!” Gazzella aprì gli occhi, si sedette e,
presa la mano di Pietro, si alzò. Questa è la prima risurrezione compiuta da un
apostolo di cui si abbia notizia, in seguito alla quale molti divennero credenti in
tutta Ioppe. — At 9:39-42.
N. 3: *Qual è il contenuto dei libri che compongono le Scritture Greche Cristiane?
(jgw p. 31)
Domanda 19
Qual è il contenuto dei libri della Bibbia?
SCRITTURE GRECHE CRISTIANE (NUOVO TESTAMENTO)
VANGELI (4 LIBRI):
Matteo, Marco, Luca, Giovanni
Storia della vita e del ministero di Gesù
ATTI DEGLI APOSTOLI (1 LIBRO):
Nascita e sviluppo della congregazione cristiana e dell'attività missionaria
LETTERE (21 LIBRI):
Romani, 1 e 2 Corinti, Galati, Efesini, Filippesi, Colossesi, 1 e 2 Tessalonicesi
Lettere a varie congregazioni cristiane
1 e 2 Timoteo, Tito, Filemone
Lettere indirizzate a singoli cristiani
Ebrei, Giacomo, 1 e 2 Pietro, 1, 2 e 3 Giovanni, Giuda
Altre lettere a cristiani
RIVELAZIONE (1 LIBRO):
Serie di visioni profeti che date all'apostolo Giovanni
14 set. Lettura della Bibbia: 2 Re 16-18
N. 1: 2Re17:12-18
12
e continuarono a servire gli idoli di letame, circa i quali Geova aveva detto
loro: “Non dovete fare questa cosa”;
13
e Geova avvisava Israele e Giuda per mezzo
di tutti i suoi profeti [e] di ogni visionario, dicendo: “Volgetevi dalle vostre cattive
vie e osservate i miei comandamenti, i miei statuti, secondo tutta la legge che comandai ai vostri antenati e che vi ho mandato per mezzo dei miei servitori i profeti”;
14
ed essi non ascoltarono ma indurivano il loro collo come il collo dei loro an-
tenati che non avevano esercitato fede in Geova loro Dio;
15
e continuarono a ri-
gettare i suoi regolamenti e il suo patto che egli aveva concluso con i loro antenati
e i suoi rammemoratori con i quali li aveva avvertiti, e seguivano idoli vani e divennero essi stessi vani, perfino a imitazione delle nazioni che erano tutt’intorno
a loro, circa le quali Geova aveva comandato loro di non fare come loro;
16
e lasciavano tutti i comandamenti di Geova loro Dio e si facevano statue di
metallo fuso, due vitelli, e facevano un palo sacro, e si inchinavano davanti a tutto l’esercito dei cieli e servivano Baal;
17
e continuarono a far passare i loro figli e
le loro figlie attraverso il fuoco e a praticare la divinazione e a cercare presagi, e si
vendevano per fare ciò che era male agli occhi di Geova, per offenderlo;
18
perciò Geova si adirò moltissimo contro Israele, tanto che li tolse dalla sua
vista. Non lasciò rimanere nessuno tranne la sola tribù di Giuda.
N. 2: Come potete trarre il massimo dalla lettura della Bibbia? (jgw p. 32)
Domanda 20
Come potete trarre il massimo dalla lettura della Bibbia?
QUANDO LEGGETE LA BIBBIA, CERCATE DI RISPONDERE A QUESTE DOMANDE:
Cosa mi insegna questo riguardo a Geova Dio?
In che modo questa sezione delle Scritture aiuta a comprendere il messaggio della
Bibbia?
Come posso applicare questo aspetto nella mia vita?
Come posso usare questi versetti per aiutare altri?
"La tua parola è una lampada al mio piede, e una luce al mio cammino".
Salmo 119:105 [Pagina 787]
N. 3: Ebed-Melec. Tema: Manifestiamo coraggio e onoriamo i servitori di Geova (it
-1 pp. 731-732)
EBED-MELEC
(Èbed-Mèlec) [servitore del re].
Eunuco etiope della casa del re Sedechia, che, con la sua condotta, dimostrò
di essere pienamente d’accordo con l’opera di Geremia, profeta di Geova. Quando
i principi di Giuda accusarono falsamente Geremia di sedizione, Sedechia consegnò il profeta nelle loro mani. I principi presero allora Geremia e lo gettarono nella
melmosa cisterna di Malchia nel Cortile della Guardia, perché vi morisse di fame.
(Ger 38:4-6) Mostrando coraggio, nonostante il pericolo che correva a motivo del
diffuso e implacabile odio per Geremia e per il suo messaggio, Ebed-Melec parlò
pubblicamente al re seduto alla Porta di Beniamino e gli rivolse un appello a favore di Geremia. Sedechia accolse la richiesta. Allora Ebed-Melec, per ordine del re,
si recò con 30 uomini alla cisterna e vi calò delle funi insieme a stracci e pezzi di
panno logoro che Geremia poté mettere sotto le ascelle per essere tirato fuori dalla cisterna. (Ger 38:7-13) Probabilmente fu Sedechia a ordinare a Ebed-Melec di
portare con sé 30 uomini, non perché ce ne volessero così tanti per tirare fuori
Geremia dalla cisterna, ma per far fronte a qualsiasi possibile interferenza da parte dei principi o dei sacerdoti. Per questa buona azione verso il profeta di Dio,
Ebed-Melec ebbe da Geova, per mezzo di Geremia, l’assicurazione che non sarebbe perito durante l’assedio posto dai babilonesi, ma che avrebbe trovato scampo.
— Ger 39:15-18; vedi EUNUCO.
21 set. Lettura della Bibbia: 2 Re 19-22
N. 1: 2 Re 20:12-21
12
In quel tempo Berodac-Baladan figlio di Baladan re di Babilonia mandò let-
tere e un dono a Ezechia; poiché aveva udito che Ezechia era stato male.
13
Ed
Ezechia li ascoltava e mostrava loro tutta la sua casa del tesoro, l’argento e l’oro e
l’olio di balsamo e il buon olio e la sua armeria e tutto ciò che si trovava nei suoi
tesori. Non ci fu nulla che Ezechia non mostrasse loro nella sua propria casa e in
tutto il suo dominio.
14
Dopo ciò Isaia il profeta venne dal re Ezechia e gli disse: “Che cosa hanno
detto quegli uomini e da dove venivano a te?” Ezechia dunque disse: “Sono venuti
da un paese lontano, da Babilonia”.
15
Ed egli proseguì, dicendo: “Che cosa hanno
visto nella tua casa?” A ciò Ezechia disse: “Hanno visto tutto ciò che è nella mia
casa. Non c’è nulla nei miei tesori che io non abbia mostrato loro”.
16
Isaia disse ora a Ezechia: “Odi la parola di Geova:
17
‘“Ecco, vengono i giorni,
e tutto ciò che è nella tua propria casa e che i tuoi antenati hanno accumulato fino a questo giorno sarà realmente portato a Babilonia. Non sarà lasciato nulla”,
ha detto Geova.
18
“E alcuni dei tuoi propri figli che usciranno da te, che tu gene-
rerai, essi stessi saranno presi e realmente diverranno funzionari di corte nel palazzo del re di Babilonia”’”.
19
Allora Ezechia disse a Isaia: “La parola di Geova che tu hai pronunciato è
buona”. E proseguì, dicendo: “Non è così, se pace e verità stesse continueranno
nei miei propri giorni?”
20
In quanto al resto dei fatti di Ezechia e a tutto il suo potere e a come fece la
piscina e la conduttura e quindi portò l’acqua nella città, non sono scritti nel libro
dei fatti dei giorni dei re di Giuda?
21
Infine Ezechia giacque con i suoi antenati; e
Manasse suo figlio regnava in luogo di lui.
N. 2: Eud (n. 2). Tema: Geova libera il suo popolo (it-1 pp. 878-879)
EUD
(Èud).
1. Discendente, attraverso Bilan, di Iediael della tribù di Beniamino; uomo potente e valoroso. — 1Cr 7:6, 10, 11.
2. Figlio di Ghera della tribù di Beniamino (Gdc 3:15), venne scelto da Dio per
liberare la nazione dalla schiavitù a Eglon re di Moab, schiavitù durata 18 anni e
permessa da Dio perché “i figli d’Israele facevano di nuovo ciò che era male agli
occhi di Geova”. — Gdc 3:12-14.
Quando gli israeliti cominciarono a invocare l’aiuto di Geova, egli suscitò un
“salvatore” nella persona di Eud. In seguito gli israeliti mandarono a Eglon un
tributo per mezzo di Eud, che si era fatto una spada a due tagli, ‘della lunghezza
di un cubito [ebr. gòmedh]’, una misura lineare di cui in questo caso non si conosce l’esatta lunghezza. Alcuni credono che fosse un cubito corto, di circa 38 cm.
Eud era mancino, alla lettera “un uomo chiuso (impedito) alla sua mano destra”.
Questo comunque non significa che Eud avesse una menomazione, in quanto la
stessa espressione ebraica è usata in relazione a 700 guerrieri beniaminiti, che
non è probabile avessero una menomazione fisica, bensì erano “mancini”, ed evidentemente ambidestri. (Gdc 3:15, 16, nt.; 20:16; cfr. 1Cr 12:2). La Bibbia non
dice esplicitamente che Eud fosse ambidestro, anche se ciò è possibile. Nondimeno, essendo mancino, Eud cinse la spada sotto la veste sulla coscia destra.
Dopo aver presentato il tributo, Eud mandò via i portatori, ma giunto alle cave
di Ghilgal tornò indietro. Andò poi da Eglon re di Moab che sedeva nella camera
in terrazza, e gli disse: “Ho per te una parola di Dio”. Incuriosito Eglon si alzò dal
trono. Allora Eud “stese la mano sinistra e, presa la spada dalla coscia destra”, la
conficcò nell’obeso ventre di Eglon, col risultato che “l’impugnatura entrava dopo
la lama così che il grasso si richiuse sopra la lama”. Se non fosse stato mancino
avrebbe sguainato la spada con la destra, dal fianco sinistro. Quindi probabilmente Eglon non si aspettava che Eud estraesse la spada dal fianco destro,
usando la mano sinistra. Ora che il sovrano nemico era morto, Eud fuggì
“dall’apertura dell’aria”, dopo aver richiuso e sbarrato dietro di sé le porte della
camera in terrazza. Quando i servitori di Eglon aprirono finalmente le porte, scoprirono che “il loro signore era caduto a terra morto!” — Gdc 3:15-25.
Eud, scampato nella regione montagnosa di Efraim, radunò un esercito di
israeliti, dicendo loro: “Seguitemi, perché Geova vi ha dato in mano i vostri nemici, i moabiti”. Impadronitisi dei guadi del Giordano gli israeliti tagliarono la ritirata dei moabiti verso il loro paese. Questi senza dubbio erano già molto demoralizzati per la morte del loro re, e gli israeliti ne abbatterono 10.000, “tutti robusti e
tutti uomini valorosi; e non ne scampò nemmeno uno”. Una volta soggiogato
Moab sotto la mano di Israele guidato da Eud, “il paese non ebbe più disturbo per
ottant’anni”. — Gdc 3:26-30.
Eud non viene specificamente chiamato ‘giudice Eud’, ma è definito “un salvatore”. (Gdc 3:15) Otniel è invece chiamato sia “salvatore” che “giudice”. (Gdc
3:9, 10) L’epoca comunque è quella dei Giudici. Dobbiamo quindi ritenere che
Eud non fosse considerato solo “un salvatore” ma anche un giudice.
3. Nome di uno dei discendenti di Beniamino menzionato in 1 Cronache 8:1, 6.
N. 3: *Amen. Tema: Cosa significa la parola "amen"? (it-1 pp. 109-110)
AMEN
Sia in greco che in italiano questa parola è una traslitterazione dall’ebraico
ʼamèn, che significa “così sia” o “sicuro”. Il verbo ebraico da cui deriva (ʼamàn) significa “essere fedele; essere degno di fiducia”.
Nelle Scritture Ebraiche il termine è usato come solenne espressione che impegna legalmente a tener fede a un giuramento o patto e alle eventuali conseguenze (Nu 5:22; De 27:15-26; Ne 5:13) e come solenne adesione a una preghiera
(1Cr 16:36), a un’espressione di lode (Ne 8:6) o a un proposito espresso (1Re 1:36;
Ger 11:5). Ciascuno dei primi quattro libri o collezioni dei Salmi termina con questa espressione, forse a indicare che la congregazione d’Israele aveva l’abitudine
di intervenire alla fine del cantico o salmo con un “Amen”. — Sl 41:13; 72:19;
89:52; 106:48.
Il termine ebraico ʼamàn è riferito a Geova come “il Dio fedele” (De 7:9; Isa
49:7), e descrive i suoi rammemoratori e le sue promesse come ‘degni di fede’ e
‘fedeli’. (Sl 19:7; 89:28, 37) Nelle Scritture Greche Cristiane il titolo “Amen” è riferito a Cristo Gesù, “il testimone fedele e verace”. (Ri 3:14) Gesù fece un singolare
uso dell’espressione nel predicare e nell’insegnare, ricorrendovi molto spesso per
introdurre un’affermazione, una promessa o una profezia, sottolineando così
l’assoluta veracità e attendibilità di quello che diceva. (Mt 5:18; 6:2, 5, 16; 24:34)
In questi casi la parola greca (amèn) è tradotta “veramente” (“in verità”, VR) o,
quando è ripetuta due volte, come in tutto il libro di Giovanni, “verissimamente”.
(Gv 1:51) Questo uso della parola “amen” da parte di Gesù pare sia unico nella
letteratura sacra, ed è coerente con l’autorità datagli da Dio. — Mt 7:29.
Comunque, come spiega Paolo in 2 Corinti 1:19, 20, il titolo “Amen” è riferito a
Gesù non soltanto come annunciatore di verità o vero profeta e portavoce di Dio,
ma anche come colui nel quale tutte le promesse di Dio trovano adempimento. La
sua condotta di fedeltà e ubbidienza fino a una morte di sacrificio conferma e
rende possibile la realizzazione di tutte le promesse e le dichiarazioni del proposito di Dio. Egli era la vivente Verità di quelle rivelazioni del proposito di Dio, delle
cose giurate da Dio. — Cfr. Gv 1:14, 17; 14:6; 18:37.
L’espressione “Amen” ricorre molte volte nelle lettere, specialmente in quelle di
Paolo, dopo che lo scrittore ha espresso qualche forma di lode a Dio (Ro 1:25;
16:27; Ef 3:21; 1Pt 4:11), o quando esprime il desiderio che il favore di Dio si manifesti in qualche modo verso quelli a cui è indirizzata la lettera. (Ro 15:33; Eb
13:20, 21) È usata anche quando lo scrittore sottoscrive fervidamente quanto viene detto. — Ri 1:7; 22:20.
La preghiera riportata in 1 Cronache 16:36 e quelle contenute nei Salmi
(41:13; 72:19; 89:52; 106:48), come pure le espressioni contenute nelle lettere
canoniche, indicano tutte la correttezza di dire “Amen” alla conclusione delle preghiere. È vero che non tutte le preghiere riportate hanno tale conclusione, come
l’ultima preghiera di Davide a favore di Salomone (1Cr 29:19) o la preghiera di
dedicazione pronunciata da Salomone all’inaugurazione del tempio (1Re 8:53-61),
anche se tale espressione può benissimo essere stata usata. (Vedi 1Cr 29:20).
Similmente non ne è documentato l’uso nelle preghiere di Gesù (Mt 26:39, 42; Gv
17:1-26), o nella preghiera dei discepoli riportata in Atti 4:24-30. Tuttavia i fatti
presentati indicano chiaramente che è giusto dire “Amen” a conclusione di una
preghiera, e in particolare le parole di Paolo in 1 Corinti 14:16 mostrano che i cristiani radunati avevano l’abitudine di intervenire dicendo Amen alla preghiera.
Inoltre gli esempi di quanto avviene in cielo, riportati in Rivelazione 5:13, 14;
7:10-12 e 19:1-4, sostengono tutti l’uso di aderire a preghiere o dichiarazioni solenni con quest’unica parola, esprimendo così la fiducia, la decisa approvazione e
la sincera speranza del proprio cuore.
28 set. Lettura della Bibbia: 2 Re 23-25
N. 1: 2 Re23:8-15
8
Quindi condusse tutti i sacerdoti dalle città di Giuda, per rendere non idonei
all’adorazione gli alti luoghi dove i sacerdoti avevano fatto fumo di sacrificio, da
Gheba fino a Beer-Seba; e abbatté gli alti luoghi delle porte che erano all’ingresso
della porta di Giosuè, capo della città, che era a sinistra di chi entrava nella porta
della città.
9
Solo che i sacerdoti degli alti luoghi non salivano all’altare di Geova a
Gerusalemme, ma mangiavano pani non fermentati tra i loro fratelli.
10
Ed egli re-
se non idoneo all’adorazione Tofet, che è nella valle dei figli di Innom, affinché
nessuno facesse passare suo figlio o sua figlia attraverso il fuoco a Molec.
11
Inoltre, fece in modo che i cavalli che i re di Giuda avevano dato al sole smet-
tessero di entrare nella casa di Geova presso la stanza da pranzo di Natan-Melec
funzionario di corte, la quale era nei portici; e bruciò i carri del sole col fuoco.
12
E
gli altari che erano sul tetto della camera in terrazza di Acaz, che i re di Giuda
avevano fatto, e gli altari che Manasse aveva fatto in due cortili della casa di Geova, il re li abbatté, dopo di che li frantumò sul posto, e ne gettò la polvere nella
valle del torrente Chidron.
13
E gli alti luoghi che erano di fronte a Gerusalemme,
che erano a destra del monte della Rovina, i quali Salomone re d’Israele aveva edificato ad Astoret, la cosa disgustante dei sidoni, e a Chemos, la cosa disgustante
di Moab, e a Milcom, la cosa detestabile dei figli di Ammon, il re [li] rese non idonei all’adorazione.
14
E spezzò le colonne sacre e continuò a tagliare i pali sacri e a
riempire i loro luoghi di ossa umane.
15
E abbatté pure l’altare che era a Betel,
l’alto luogo fatto da Geroboamo figlio di Nebat, che aveva fatto peccare Israele, anche quell’altare e l’alto luogo. Quindi bruciò l’alto luogo; [lo] ridusse in polvere e
bruciò il palo sacro.
N. 2: Angelo. Tema: Che ruoli svolgono gli angeli nel proposito di Dio? (it-1 pp.
135-136)
ANGELO
Sia l’ebraico malʼàkh che il greco àggelos significano letteralmente “messaggero”. Dal primo all’ultimo libro della Bibbia, questi termini ricorrono quasi 400 volte. Quando indicano messaggeri spirituali, vengono tradotti “angelo”, ma se si riferiscono a creature umane, vengono tradotti “messaggero”. (Ge 16:7; 32:3; Gc
2:25; Ri 22:8; vedi MESSAGGERO). Nel libro altamente simbolico di Rivelazione,
però, certi riferimenti ad ‘angeli’ possono indicare creature umane. — Ri 2:1, 8,
12, 18; 3:1, 7, 14.
Gli angeli a volte sono definiti spiriti; ciò che è spirito è invisibile e potente. Infatti leggiamo: “Uno spirito uscì e stette dinanzi a Geova” e “Non sono essi tutti
spiriti per il servizio pubblico?” (1Re 22:21; Eb 1:14) Avendo corpi spirituali invisibili, gli angeli dimorano “nei cieli”. (Mr 12:25; 1Co 15:44, 50) Sono chiamati anche “figli del vero Dio”, “stelle del mattino” e “sante miriadi” (o “santi”). — Gb 1:6;
2:1; 38:7; De 33:2.
Non essendo creature che si sposano o si riproducono, gli angeli furono creati
singolarmente da Geova per mezzo del Figlio primogenito, “il principio della creazione di Dio”. (Mt 22:30; Ri 3:14) “Per mezzo di lui [questo Figlio primogenito, la
Parola] tutte le altre cose furono create nei cieli . . . le cose invisibili . . . Ed egli è
prima di tutte le altre cose e per mezzo di lui tutte le altre cose furono fatte esistere”. (Col 1:15-17; Gv 1:1-3) Gli angeli furono creati molto tempo prima della comparsa dell’uomo, infatti alla ‘fondazione della terra’ “le stelle del mattino gridarono
gioiosamente insieme, e tutti i figli di Dio emettevano urla di applauso”. — Gb
38:4-7.
In quanto al numero delle schiere angeliche del cielo, Daniele disse di aver visto “mille migliaia che . . . servivano [Dio], e diecimila volte diecimila [che] stavano
in piedi proprio davanti a lui”. — Da 7:10; Eb 12:22; Gda 14.
Ordine e grado. Come nella creazione visibile, anche nel reame invisibile, fra
gli angeli, esistono ordine e gradi. Il primo angelo, sia per potenza che per autorità, è Michele, l’arcangelo. (Da 10:13, 21; 12:1; Gda 9; Ri 12:7; vedi ARCANGELO;
MICHELE n. 1). A motivo della sua preminenza e del fatto che viene definito ‘il
gran principe che sta a favore dei figli del popolo di Dio’, si presume fosse l’angelo
che guidava Israele nel deserto. (Eso 23:20-23) I serafini hanno un grado molto
elevato fra gli angeli in quanto a privilegi e onore. (Isa 6:2, 6; vedi SERAFINI). Più
spesso (circa 90 volte) le Scritture menzionano i cherubini, e dalla descrizione dei
loro compiti e delle loro responsabilità risulta che anch’essi hanno una posizione
speciale fra gli angeli. (Ge 3:24; Ez 10:1-22; vedi CHERUBINO). C’è poi la grande
schiera di messaggeri angelici che servono come mezzo di comunicazione fra Dio e
l’uomo. Comunque fanno più che semplicemente trasmettere messaggi. Come
agenti e rappresentanti dell’Iddio Altissimo, servono quali fidati esecutori del pro-
posito divino, sia per proteggere e liberare il popolo di Dio che per distruggere i
malvagi. — Ge 19:1-26.
Personalità. Alcuni negano che i singoli angeli abbiano una personalità distinta, sostenendo che siano forze impersonali inviate a compiere la volontà di Dio,
ma questo non è ciò che la Bibbia insegna. I nomi personali denotano individualità. Il fatto che siano specificati due nomi, Michele e Gabriele, lo dimostra. (Da
12:1; Lu 1:26) L’assenza di altri nomi è servita a impedire che si attribuisse indebito onore e adorazione a queste creature. Quali inviati e agenti di Dio agivano in
nome suo, non nel proprio nome. Perciò quando Giacobbe chiese a un angelo
quale fosse il suo nome, questi rifiutò di dirglielo. (Ge 32:29) Quando gli fu chiesto di identificarsi, l’angelo che si presentò a Giosuè rispose solo che era “principe
dell’esercito di Geova”. (Gsè 5:14) Quando i genitori di Sansone chiesero a un angelo quale fosse il suo nome, egli non lo rivelò, ma disse: “Perché devi chiedere del
mio nome, quando esso è meraviglioso?” (Gdc 13:17, 18) L’apostolo Giovanni tentò di adorare angeli e due volte fu rimproverato: “Sta attento! Non farlo! . . . Adora
Dio”. — Ri 19:10; 22:8, 9.
Avendo personalità propria, gli angeli hanno il potere di comunicare l’uno con
l’altro (1Co 13:1), la capacità di parlare varie lingue degli uomini (Nu 22:32-35;
Da 4:23; At 10:3-7) e la facoltà di pensare con cui possono glorificare e lodare
Geova (Sl 148:2; Lu 2:13). È vero che gli angeli non hanno sesso, ma perché Geova li ha creati così e non perché siano semplici forze impersonali. Comunque, in
genere sono rappresentati come uomini, e si sono sempre materializzati in forma
maschile; infatti anche di Dio e di suo Figlio si parla al maschile. Ma quando certi
angeli materializzatisi al tempo di Noè si diedero ai piaceri sessuali, furono espulsi dalla corte celeste di Geova. Questa fu una manifestazione di individualità angelica, poiché, come il genere umano, anch’essi hanno il libero arbitrio, con la facoltà di scegliere personalmente il bene o il male. (Ge 6:2, 4; 2Pt 2:4) Orde di angeli scelsero individualmente di unirsi a Satana nella ribellione. — Ri 12:7-9; Mt
25:41.
Poteri e privilegi. Poiché Dio creò l’uomo “un poco inferiore agli angeli” (Eb
2:7), ne consegue che gli angeli hanno facoltà mentali superiori a quelle umane.
Sono sovrumani anche nella potenza. “Benedite Geova, o angeli suoi, potenti in
forza, che eseguite la sua parola”. Conoscenza e potenza angelica furono manife-
ste quando due angeli distrussero col fuoco Sodoma e Gomorra. Un solo angelo
uccise 185.000 soldati assiri. — Sl 103:20; Ge 19:13, 24; 2Re 19:35.
Gli angeli possono inoltre viaggiare a enorme velocità, superando di gran lunga
i limiti del mondo fisico. Infatti, mentre Daniele pregava, Dio inviò un angelo in
risposta alla sua preghiera; e l’angelo arrivò in pochi attimi, ancor prima che la
preghiera fosse conclusa. — Da 9:20-23.
Ma nonostante tutte le superiori facoltà mentali e spirituali, gli angeli hanno
delle limitazioni. Gesù disse che non conoscevano ‘il giorno e l’ora’ in cui questo
sistema di cose sarà spazzato via. (Mt 24:36) S’interessano vivamente di come sarà portato a termine il proposito di Geova, ma ci sono cose che non capiscono.
(1Pt 1:12) Si rallegrano quando un peccatore si pente, e osservano lo “spettacolo
teatrale” fornito dall’attività pubblica dei cristiani qui sulla scena mondiale. Osservano anche il giusto esempio delle donne cristiane che portano sul capo un segno di autorità. — Lu 15:10; 1Co 4:9; 11:10; vedi IMMORTALITÀ (Immortalità
concessa agli eredi del Regno).
Come ministri di Geova, in epoche passate gli angeli hanno avuto molti privilegi. Angeli prestarono servizio a favore di Abraamo, Giacobbe, Mosè, Giosuè, Isaia,
Daniele, Zaccaria, Pietro, Paolo e Giovanni, per menzionarne solo alcuni. (Ge
22:11; 31:11; Gsè 5:14, 15; Isa 6:6, 7; Da 6:22; Zac 1:9; At 5:19, 20; 7:35;
12:7, 8; 27:23, 24; Ri 1:1) I loro messaggi contribuirono alla stesura della Bibbia.
In Rivelazione gli angeli sono menzionati più volte che in qualsiasi altro libro della
Bibbia. Innumerevoli angeli furono visti intorno al grande trono di Geova; sette
suonavano le sette trombe, mentre altri sette versavano le sette coppe dell’ira di
Dio; un angelo che volava in mezzo al cielo aveva “un’eterna buona notizia”; e un
altro annunciò: “È caduta Babilonia la Grande”. — Ri 5:11; 7:11; 8:6; 14:6, 8;
16:1.
Sostengono Cristo e i suoi seguaci. Dall’inizio alla fine, i santi angeli di Dio
seguirono con estremo interesse il soggiorno terreno di Gesù. Ne annunciarono il
concepimento e la nascita, e lo servirono dopo i 40 giorni di digiuno. Un angelo lo
rafforzò mentre pregava nel Getsemani durante l’ultima notte come uomo. Quando la turba venne ad arrestare Gesù, non meno di 12 legioni di angeli erano a sua
disposizione se avesse voluto servirsene. Degli angeli annunciarono la sua risur-
rezione ed erano presenti quando ascese al cielo. — Mt 4:11; 26:53; 28:5-7; Lu
1:30, 31; 2:10, 11; 22:43; At 1:10, 11.
D’allora in poi i messaggeri spirituali di Dio hanno continuato ad assistere i
suoi servitori sulla terra, come Gesù aveva promesso: “Guardatevi dal disprezzare
uno di questi piccoli; poiché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la
faccia del Padre mio”. (Mt 18:10) “Non sono essi tutti spiriti per il servizio pubblico, mandati per servire a favore di quelli che erediteranno la salvezza?” (Eb 1:14)
Questi potenti angeli non intervengono più visibilmente a sostegno dei servitori di
Geova sulla terra, come quando liberarono gli apostoli dalla prigione; nondimeno
ai servitori di Dio è assicurata la costante presenza di protettive schiere invisibili,
altrettanto reali quanto quelle che circondarono il profeta Eliseo e il suo servitore.
“Egli darà ai suoi propri angeli un comando riguardo a te, di custodirti in tutte le
tue vie”. Sì, “l’angelo di Geova si accampa tutt’intorno a quelli che lo temono, e li
libera”. — Sl 91:11; 34:7; At 5:19; 2Re 6:15-17.
Inoltre è indicato che angeli accompagnano Gesù Cristo quando viene per il
giudizio, separando “il grano” dalle “zizzanie” e “le pecore” dai “capri”. Angeli si
sono uniti a Michele nella guerra contro il dragone e i demoni alla nascita del Regno di Dio in cielo. E sosterranno il Re dei re nel combattere la guerra del gran
giorno dell’Iddio Onnipotente. — Mt 13:41; 25:31-33; Ri 12:7-10; 19:14-16.
N. 3: Eleazaro (n. 1). Tema: Continuiamo a servire Geova fedelmente (it-1 p.803)
ELEAZARO
(Eleàzaro) [Dio ha aiutato].
1. Terzo figlio del sommo sacerdote Aaronne e di sua moglie Eliseba in ordine
di menzione. Eleazaro era della famiglia di Cheat figlio di Levi. (Eso 6:16, 18,
20, 23; Nu 3:2) Aaronne e i suoi figli, Nadab, Abiu, Eleazaro e Itamar, costituivano il sacerdozio d’Israele quando fu insediato da Mosè. — Le 8.
Nel secondo anno dopo l’esodo dall’Egitto, quando venne eretto il tabernacolo,
Eleazaro è menzionato come capo dei leviti. (Nu 1:1; 3:32) In quel tempo doveva
avere almeno 30 anni, poiché svolgeva mansioni sacerdotali. — Nu 4:3.
Eleazaro era uno di quelli che avevano più di 20 anni alla partenza dall’Egitto
ma che entrarono nella Terra Promessa. Essendo della tribù di Levi, non fu inclu-
so nella condanna espressa da Dio contro le altre dodici tribù, secondo la quale
nessuno di quelli dai 20 anni in su sarebbe entrato nella Terra Promessa, ad eccezione di Giosuè e Caleb. Non c’era nessun rappresentante di Levi fra i 12 esploratori, 10 dei quali riportarono cattive notizie, e a quanto pare i leviti non furono
tra i ribelli che per mancanza di fede mormorarono contro Geova. — Nu 13:4-16;
14:26-30.
Poco dopo la dedicazione del tabernacolo e la consacrazione di Aaronne e dei
suoi figli per il sacerdozio (Le 8), Nadab e Abiu offrirono a Geova fuoco illegittimo
e furono uccisi da un fuoco proveniente da Geova. (Le 10:1, 2; Nu 3:2-4) Aaronne,
con i due figli fedeli Eleazaro e Itamar, continuò ad assolvere i doveri del sacerdozio. Al tempo della divisione dei compiti relativi al santuario, a Eleazaro toccò la
sorveglianza del tabernacolo con i suoi utensili, dell’offerta continua di cereali,
dell’olio e dell’incenso. (Nu 4:16) Per ordine di Geova, Eleazaro prese i portafuoco
di rame che Cora e i suoi accoliti (nessuno dei quali era sacerdote) avevano usato
per offrire incenso a Geova nell’intento di usurpare le mansioni sacerdotali. Se ne
fecero sottili lamine di metallo con cui fu rivestito l’altare. (Nu 16:37-40) Fu Eleazaro a immolare come offerta per il peccato la giovenca rossa le cui ceneri servivano per purificare da certe impurità. — Nu 19:2, 3; Eb 9:13.
Dopo che gli israeliti ebbero combattuto contro i madianiti per punirli per la
faccenda di Peor, Eleazaro aiutò a dividere le spoglie prese ai madianiti e dichiarò
lo statuto di Dio relativo al bottino. — Nu 31:6, 21-41.
Con Fineas, figlio di Eleazaro e di una delle figlie di Putiel, Geova fece un patto
di pace, per premiare il suo zelante intervento a favore della pura adorazione
quando Israele aveva peccato in relazione al Baal di Peor. Questo potrebbe considerarsi un’aggiunta al patto per il sacerdozio che Geova aveva stipulato con la tribù di Levi. — Nu 25:1-13; Eso 6:25.
Diventa sommo sacerdote. Nel 40° anno del viaggio nel deserto, dopo che Aaronne era morto all’età di 123 anni, Eleazaro, allora sui 70 anni, diventò sommo
sacerdote. (Nu 33:37-39) Fu dunque il primo sacerdote d’Israele a officiare nella
Terra Promessa quando gli israeliti vi entrarono circa otto mesi più tardi. (Nu
20:25-28; De 10:6; Gsè 4:19) Giosuè dovette stare davanti a Eleazaro per essere
nominato successore di Mosè, ed Eleazaro doveva continuare a dare il suo appoggio a Giosuè e a trasmettergli le decisioni di Geova su problemi importanti sotto-
posti al giudizio degli Urim e dei Tummim. (Nu 27:18-23) Eleazaro collaborò con
Giosuè anche nella divisione della Terra Promessa dopo la conquista di Canaan.
— Gsè 14:1; 21:1-3.
Capo della principale casa sacerdotale. Le Scritture non indicano con esattezza l’epoca della morte di Eleazaro, ma sembra che sia avvenuta più o meno
all’epoca della morte di Giosuè. A Eleazaro succedette il figlio Fineas. (Gsè
24:29, 30, 33; Gdc 20:27, 28) Eleazaro mostrò zelo per la vera adorazione di Geova e finché ebbe vita diresse con onore il sacerdozio. Secondo la tradizione ebraica, nel periodo in cui il tabernacolo rimase a Silo c’erano 16 gruppi di sacerdoti:
8 della famiglia di Eleazaro e 8 di quella di suo fratello Itamar. Tuttavia all’epoca
di Davide gli uomini principali della famiglia di Eleazaro erano più numerosi di
quelli della famiglia di Itamar. Perciò Davide formò 16 divisioni sacerdotali della
casa di Eleazaro e 8 della casa di Itamar, per un totale di 24 divisioni che in seguito prestavano servizio a turno nel tempio. — 1Cr 24:1-4.
5 ott. Lettura della Bibbia: 1 Cronache 1-4
N. 1: 1 Cronache 1 :28-42
28
I figli di Abraamo furono Isacco e Ismaele.
29
Queste sono le origini delle loro famiglie: Il primogenito di Ismaele, Nebaiot,
e Chedar e Adbeel e Mibsam,
30
Misma e Duma, Massa, Adad e Tema,
31
Ietur,
Nafis e Chedema. Questi furono i figli di Ismaele.
32
In quanto ai figli di Chetura, concubina di Abraamo, essa partorì Zimran e
Iocsan e Medan e Madian e Isbac e Suah.
E i figli di Iocsan furono Saba e Dedan.
33
E i figli di Madian furono Efa ed Efer e Anoc e Abida ed Eldaa.
Tutti questi furono i figli di Chetura.
34
E Abraamo generò Isacco. I figli di Isacco furono Esaù e Israele.
35
I figli di Esaù furono Elifaz, Reuel e Ieus e Ialam e Cora.
36
I figli di Elifaz furono Teman e Omar, Zefo e Gatam, Chenaz e Timna e Ama-
lec.
37
I figli di Reuel furono Naat, Zera, Samma e Mizza.
38
E i figli di Seir furono Lotan e Sobal e Zibeon e Ana e Dison ed Ezer e Disan.
39
E i figli di Lotan furono Ori e Omam. E la sorella di Lotan fu Timna.
40
I figli di Sobal furono Alvan e Manaat ed Ebal, Sefo e Onam.
E i figli di Zibeon furono Aia e Ana.
41
I figli di Ana furono Dison. E i figli di Dison furono Emdan ed Esban e Itran
e Cheran.
42
I figli di Ezer furono Bilan e Zaavan e Acan.
I figli di Disan furono Uz e Aran.
N. 2: Eli (n. 1). Tema: Il permissivismo disonora Dio (it-1 pp. 804-805)
ELÌ
Quando stava per morire sul palo di tortura, verso la nona ora, cioè verso le
15, Gesù gridò: “Elì, Elì, lamà sabachthàni?” (“Dio mio, Dio mio, perché mi hai
abbandonato?”) (Mt 27:46; Mr 15:34) I presenti pensavano che chiamasse Elia.
Forse fraintesero le parole di Gesù perché parlava in modo indistinto a motivo
dell’intensa sofferenza, o perché il suo dialetto era diverso dal loro. (Mt 27:47; Mr
15:35) Nell’invocare il Padre celeste, riconoscendolo come suo Dio, Gesù adempì
Salmo 22:1.
N. 3: *A chi si riferisce il termine "anticristo"? (w061/12 pp. 4-7)
Smascherato l’anticristo
COME vi proteggereste se nella vostra zona scoppiasse un’epidemia che semina morte? Probabilmente rafforzereste il vostro sistema immunitario e stareste alla larga da chi è contagioso. Dobbiamo fare la stessa cosa in senso spirituale. Le
Scritture ci dicono che l’anticristo “è già nel mondo”. (1 Giovanni 4:3) Se vogliamo
sfuggire al “contagio” dobbiamo scoprire chi sono i “portatori” dell’epidemia ed
evitarli. Possiamo essere grati che la Bibbia faccia luce sul soggetto.
“Anticristo” significa “contro (o invece di) Cristo”. Quindi, nel senso più ampio,
il termine si riferisce a tutti quelli che si oppongono al Cristo o ai suoi rappresentanti, o che asseriscono falsamente di essere l’uno o gli altri. Gesù stesso disse:
“Chi non è con me è contro di me [o è anticristo], e chi non raccoglie con me disperde”. — Luca 11:23.
Naturalmente, quando Giovanni scrisse in merito all’anticristo erano passati
oltre 60 anni da che Gesù era morto ed era stato risuscitato alla vita celeste.
Quindi per comprendere le attività dell’anticristo bisogna considerare l’effetto che
esse producono sui fedeli seguaci di Gesù sulla terra. — Matteo 25:40, 45.
L’anticristo si oppone ai seguaci di Cristo
Gesù avvertì i suoi seguaci che il mondo in generale li avrebbe odiati. “Vi daranno alla tribolazione e vi uccideranno”, disse, “e sarete odiati da tutte le nazioni
a causa del mio nome. E molti falsi profeti sorgeranno e svieranno molti”. —
Matteo 24:9, 11.
I discepoli di Gesù vengono perseguitati ‘a causa del nome di Gesù’, ragione
per la quale i persecutori sono chiaramente degli anticristi, cioè sono contro Cri-
sto. Anche i “falsi profeti”, alcuni dei quali un tempo erano cristiani, sono in questa categoria. (2 Giovanni 7) Questi “molti anticristi”, scrisse Giovanni, “sono
usciti da noi, ma non erano della nostra sorta; poiché se fossero stati della nostra
sorta, sarebbero rimasti con noi”. — 1 Giovanni 2:18, 19.
Le parole pronunciate sia da Gesù che da Giovanni indicano chiaramente che
l’anticristo non è una sola persona ma è formato da molti singoli anticristi. Inoltre, poiché questi ultimi sono falsi profeti, uno dei loro principali obiettivi è
l’inganno religioso. Quali sono alcuni dei loro stratagemmi?
‘Spargono’ menzogne religiose
L’apostolo Paolo avvertì il suo compagno d’opera Timoteo di stare attento agli
insegnamenti degli apostati, come Imeneo e Fileto, la cui “parola si [sarebbe sparsa] come cancrena”. Inoltre aggiunse: “Questi stessi uomini hanno deviato dalla
verità, dicendo che la risurrezione sia già avvenuta; e sovvertono la fede di alcuni”. (2 Timoteo 2:16-18) A quanto sembra Imeneo e Fileto insegnavano che la risurrezione fosse simbolica e che i cristiani fossero già stati risuscitati in senso
spirituale. Naturalmente, chi diventa un vero discepolo di Gesù viene alla vita dal
punto di vista di Dio, cosa che lo stesso Paolo disse chiaramente. (Efesini 2:1-5)
Ciò nondimeno l’insegnamento di Imeneo e Fileto non teneva conto della promessa di Gesù, in base alla quale sotto il dominio del Regno di Dio ci sarebbe stata
una risurrezione letterale dei morti. — Giovanni 5:28, 29.
L’idea che la risurrezione fosse puramente simbolica fu in seguito elaborata
nello gnosticismo. Convinti che si potesse pervenire alla conoscenza (gnòsis, in
greco) per vie mistiche, gli gnostici fusero il cristianesimo apostata con la filosofia
greca e il misticismo orientale. Per esempio, concepivano tutta la materia come
male e per tale motivo sostenevano che Gesù non era venuto nella carne ma aveva solo dato l’impressione di avere un corpo umano. Questa dottrina fu chiamata
docetismo. Come abbiamo visto, l’apostolo Giovanni aveva messo in guardia proprio contro questa idea. — 1 Giovanni 4:2, 3; 2 Giovanni 7.
Un’altra falsità, formulata nei secoli successivi, è la dottrina della cosiddetta
Santissima Trinità, secondo cui Gesù è sia l’Onnipotente Dio che il Figlio di Dio. Il
dott. Alvan Lamson dice in un suo libro che la dottrina della Trinità “trasse origine da una fonte del tutto estranea alle Scritture Ebraiche e Cristiane; . . . si svi-
luppò e fu innestata sul cristianesimo per mano dei Padri platonisti”. (The Church
of the First Three Centuries) Chi erano questi “Padri platonisti”? Ecclesiastici apostati affascinati dagli insegnamenti del filosofo greco Platone.
L’‘innesto’ della Trinità fu un colpo da maestro dell’anticristo, poiché questa
dottrina avvolse Dio nel mistero e oscurò la sua relazione con il Figlio. (Giovanni
14:28; 15:10; Colossesi 1:15) Riflettete: le Scritture ci incoraggiano ad ‘accostarci
a Dio’, ma com’è possibile farlo se Dio è un mistero? — Giacomo 4:8.
Ad accrescere la confusione, molti traduttori della Bibbia hanno tolto dalle loro
traduzioni il nome di Dio, Geova, anche se nel testo originale compare più di
7.000 volte. È chiaro che cercare di trasformare l’Onnipotente non solo in un mistero ma in un mistero senza nome è un gesto di assoluta mancanza di rispetto
per il Creatore e la sua Parola ispirata. (Rivelazione [Apocalisse] 22:18, 19) Inoltre,
sostituire il nome divino con titoli come Signore e Dio equivale ad andare contro
la preghiera modello di Gesù, che dice in parte: “Sia santificato il tuo nome”. —
Matteo 6:9.
Gli anticristi rifiutano il Regno di Dio
Gli anticristi sono divenuti particolarmente attivi negli “ultimi giorni”, il tempo
in cui viviamo. (2 Timoteo 3:1) Uno dei principali obiettivi di questi moderni ingannatori è quello di confondere la gente affinché non capisca il ruolo di Gesù
quale Re del Regno di Dio, un governo celeste che presto governerà l’intera terra.
— Daniele 7:13, 14; Rivelazione 11:15.
Alcuni leader religiosi, per esempio, predicano che il Regno di Dio è una condizione del cuore dell’uomo, idea che non ha nessun fondamento nelle Scritture.
(Daniele 2:44) Altri affermano che Gesù Cristo opera per mezzo dei governi e delle
istituzioni umane. Tuttavia egli dichiarò: “Il mio regno non fa parte di questo
mondo”. (Giovanni 18:36) In effetti “il governante del mondo” e “l’iddio di questo
sistema di cose” è Satana, non Cristo. (Giovanni 14:30; 2 Corinti 4:4) Questo
spiega perché tra breve Gesù eliminerà tutti i governi umani e diverrà l’unico Governante della terra. (Salmo 2:2, 6-9; Rivelazione 19:11-21) Le persone pregano
affinché questo avvenga quando dicono le seguenti parole del “Padrenostro”: “Che
il tuo regno venga, che la tua volontà si compia anche in terra”. — Matteo 6:10,
Parola del Signore.
Molti leader religiosi, dal momento che appoggiano i sistemi politici del mondo,
si sono opposti a coloro che proclamano la verità in merito al Regno di Dio o li
hanno addirittura perseguitati. Fatto degno di nota, il libro di Rivelazione menziona una meretrice simbolica, “Babilonia la Grande”, che è “ubriaca del sangue
dei santi e del sangue dei testimoni di Gesù”. (Rivelazione 17:4-6) Essa pratica
anche il meretricio spirituale dando appoggio ai “re”, o governanti politici, della
terra, da cui in cambio riceve favori. Questa donna simbolica non è altro che
l’insieme delle false religioni del mondo. È uno degli elementi principali
dell’anticristo. — Rivelazione 18:2, 3; Giacomo 4:4.
L’anticristo ‘solletica gli orecchi’
Oltre a rifiutare la verità della Bibbia, molti cosiddetti cristiani, invece di seguire le norme di condotta in essa indicate, preferiscono accettare la morale in voga.
Questo è proprio ciò che prediceva la Parola di Dio: “Ci sarà un periodo di tempo
in cui [persone che professano di servire Dio] non sopporteranno il sano insegnamento, ma, secondo i loro propri desideri, si accumuleranno maestri per farsi
solleticare gli orecchi”. (2 Timoteo 4:3) Questi impostori religiosi sono definiti anche “apostoli falsi, operai ingannevoli, che si trasformano in apostoli di Cristo”. La
Bibbia dice inoltre: “La loro fine sarà secondo le loro opere”. — 2 Corinti 11:1315.
Tra le loro opere c’è la “condotta dissoluta”, cioè una sfacciata mancanza di rispetto per gli elevati princìpi morali. (2 Pietro 2:1-3, 12-14) Non vediamo forse un
crescente numero di leader religiosi e di loro seguaci che adottano (o per lo meno
non condannano) pratiche non cristiane, come omosessualità e sesso fuori del
matrimonio? Soffermatevi un attimo per fare un paragone tra opinioni e stili di vita largamente accettati come questi e ciò che dice la Bibbia in Levitico 18:22,
Romani 1:26, 27, 1 Corinti 6:9, 10, Ebrei 13:4 e Giuda 7.
“Provate le espressioni ispirate”
Alla luce di quanto è stato detto, dovremmo prestare ascolto alle parole
dell’apostolo Giovanni non prendendo alla leggera le nostre credenze religiose.
“Non credete ad ogni espressione ispirata”, avverte l’apostolo, “ma provate le
espressioni ispirate per vedere se hanno origine da Dio, perché molti falsi profeti
sono usciti nel mondo”. — 1 Giovanni 4:1.
Riflettete sul buon esempio di certi abitanti di Berea vissuti nel I secolo, i quali
erano ‘di mente nobile’. Questi bereani “ricevettero la parola con la massima premura di mente, esaminando attentamente le Scritture ogni giorno per vedere se
queste cose [dette da Paolo e Sila] stavano così”. (Atti 17:10, 11) Ansiosi di imparare, si assicurarono che quello che avevano udito e accettato avesse solide basi
scritturali.
Anche oggi i veri cristiani non si lasciano influenzare dal mutare delle opinioni
che vanno per la maggiore, ma si attengono fermamente alla verità della Bibbia.
L’apostolo Paolo scrisse: “Questo è ciò che continuo a pregare, che il vostro amore
abbondi sempre più in accurata conoscenza e pieno discernimento”. — Filippesi
1:9.
Se non l’avete già fatto, prefiggetevi di acquistare “accurata conoscenza e pieno
discernimento” imparando cosa insegna realmente la Bibbia. Quelli che imitano i
bereani non si fanno ingannare dalle “parole finte” degli anticristi. (2 Pietro 2:3)
Sono invece resi liberi dalla verità spirituale insegnata da colui che è realmente il
Cristo e dai suoi veri seguaci. — Giovanni 8:32, 36.
[Riquadro/Illustrazione a pagina 4]
CIÒ CHE LA BIBBIA DICE SULL’ANTICRISTO
“Fanciullini, è l’ultima ora [evidentemente la fine del periodo apostolico], e, come
avete udito che viene l’anticristo, così ora sono sorti molti anticristi; da cui acquistiamo la conoscenza che è l’ultima ora”. — 1 Giovanni 2:18.
“Chi è il bugiardo se non colui che nega che Gesù è il Cristo? Questi è l’anticristo,
colui che nega il Padre e il Figlio”. — 1 Giovanni 2:22.
“Ogni espressione ispirata che non confessa Gesù non ha origine da Dio. Inoltre,
questa è l’espressione ispirata dell’anticristo che avete udito che veniva, e ora è
già nel mondo”. — 1 Giovanni 4:3.
“Sono usciti molti ingannatori nel mondo, persone che non confessano Gesù Cristo venuto nella carne. Questi è l’ingannatore e l’anticristo”. — 2 Giovanni 7.
[Riquadro/Illustrazioni a pagina 5]
UN INGANNATORE CON MOLTE FACCE
La parola “anticristo” si applica a tutti quelli che negano ciò che la Bibbia dice
riguardo a Gesù Cristo, che si oppongono al suo Regno o che maltrattano i suoi
seguaci. Include anche individui, organizzazioni e nazioni che asseriscono falsamente di rappresentare Cristo, o che si attribuiscono senza diritto il ruolo messianico promettendo presuntuosamente di realizzare quello che solo Cristo può
fare: portare vera pace e sicurezza.
[Fonte]
Agostino: ©SuperStock/age fotostock
[Illustrazione a pagina 7]
Dobbiamo ‘esaminare le Scritture ogni giorno’ come fecero i bereani
12 ott. Lettura della Bibbia: 1 Cronache 5-7
N. 1: 1 Cronache 6:48-60
48
E i loro fratelli, i leviti, erano quelli dati per tutto il servizio del tabernacolo
della casa del [vero] Dio.
49
E Aaronne e i suoi figli facevano fumo di sacrificio
sull’altare dell’olocausto e sull’altare dell’incenso per tutta l’opera delle cose santissime e per fare espiazione per Israele, secondo tutto ciò che Mosè servitore del
[vero] Dio aveva comandato.
50
E questi furono i figli di Aaronne: Eleazaro suo fi-
glio, Fineas suo figlio, Abisua suo figlio,
suo figlio,
52
51
Bucchi suo figlio, Uzzi suo figlio, Zeraia
Meraiot suo figlio, Amaria suo figlio, Ahitub suo figlio,
53
Zadoc suo
figlio, Ahimaaz suo figlio.
54
E questi furono i loro luoghi di dimora secondo i loro accampamenti cinti da
mura nel loro territorio, per i figli di Aaronne appartenenti alla famiglia dei cheatiti, poiché la sorte era stata la loro.
55
Pertanto diedero loro Ebron nel paese di
Giuda, con i suoi pascoli tutt’intorno.
diedero a Caleb figlio di Iefunne.
57
56
E il campo della città e i suoi abitati li
E ai figli di Aaronne diedero le città di rifugio,
Ebron, e Libna con i suoi pascoli e Iattir ed Estemoa con i suoi pascoli,
con i suoi pascoli, Debir con i suoi pascoli,
Semes con i suoi pascoli;
60
59
58
e Ilen
e Asan con i suoi pascoli e Bet-
e dalla tribù di Beniamino Gheba con i suoi pascoli e
Alemet con i suoi pascoli e Anatot con i suoi pascoli. Tutte le loro città furono tredici città fra le loro famiglie.
N. 2: Apostasia. Tema: Cos'è l'apostasia? (it-1 pp. 159-160)
APOSTASIA
In greco questo termine (apostasìa) deriva dal verbo afìstemi, che significa letteralmente “star lontano da”. Il sostantivo ha il senso di “diserzione, abbandono,
ribellione”. (At 21:21, nt.) Nel greco classico il sostantivo è usato per indicare una
defezione politica, e il verbo è evidentemente usato in questo senso in Atti 5:37, a
proposito di Giuda il galileo che si “trasse dietro” (apèstese, forma di afìstemi) dei
seguaci. La Settanta greca usa il termine in Genesi 14:4, riferito a una ribellione
del genere. Ma nelle Scritture Greche Cristiane viene usato principalmente per
defezione religiosa: allontanamento da una giusta causa, dall’adorazione e dal
servizio a Dio, e quindi abbandono di quanto prima professato e totale diserzione
dai princìpi o dalla fede. I capi religiosi di Gerusalemme accusarono Paolo di tale
apostasia contro la Legge mosaica.
Si può ben dire che l’Avversario di Dio fu il primo apostata, com’è indicato dal
nome Satana. Egli indusse anche la prima coppia umana ad apostatare. (Ge 3:115; Gv 8:44) Dopo il Diluvio ci fu una ribellione alle parole dell’Iddio di Noè. (Ge
11:1-9) Più tardi Giobbe ritenne necessario difendersi dall’accusa di apostasia
mossagli dai tre presunti confortatori. (Gb 8:13; 15:34; 20:5) Nella sua difesa
Giobbe spiegò che Dio non concede udienza all’apostata (Gb 13:16), e mostrò anche la condizione disperata di chi è stroncato nell’apostasia. (Gb 27:8; cfr. anche
le parole di Eliu in 34:30; 36:13). In questi casi ricorre il sostantivo ebraico chanèf, che significa “[uno] estraniato da Dio”, cioè un apostata. L’analogo verbo,
chanèf, significa “allontanarsi dalla giusta relazione con Dio” o “contaminare,
condurre all’apostasia”. — L. Koehler e W. Baumgartner, Lexicon in Veteris Testamenti Libros, Leida, 1958, p. 317.
Apostasia in Israele. I primi due comandamenti della Legge condannavano
ogni forma di apostasia. (Eso 20:3-6) E prima di entrare nella Terra Promessa gli
israeliti furono avvertiti del grave pericolo dell’apostasia risultante da matrimoni
con abitanti del paese. (De 7:3, 4) Anche se chi incitava altri all’apostasia era un
parente stretto o il coniuge, doveva essere messo a morte per aver “parlato di rivolta contro Geova vostro Dio”. (De 13:1-15) Le tribù di Ruben, Gad e Manasse si
affrettarono a discolparsi da un’accusa di apostasia dovuta alla costruzione di un
altare. — Gsè 22:21-29.
Molti re d’Israele e di Giuda seguirono una condotta apostata; per esempio
Saul (1Sa 15:11; 28:6, 7), Geroboamo (1Re 12:28-32), Acab (1Re 16:30-33), Acazia (1Re 22:51-53), Ieoram (2Cr 21:6-15), Acaz (2Cr 28:1-4) e Amon (2Cr
33:22, 23). Col tempo la nazione divenne apostata perché aveva ascoltato sacerdoti e profeti apostati (Ger 23:11, 15) e altri uomini senza princìpi che, con parole
dolci e detti menzogneri, la portarono a tenere una condotta dissoluta, a commettere immoralità e ad abbandonare Geova, “la fonte d’acqua viva”. (Isa 10:6;
32:6, 7; Ger 3:1; 17:13) Secondo Isaia 24:5, il paese stesso era diventato “contaminato [forma di chanèf] sotto i suoi abitanti, poiché hanno trasgredito le leggi,
cambiato il regolamento, infranto il patto di durata indefinita”. Non sarebbe stata
concessa loro misericordia nella distruzione predetta. — Isa 9:17; 33:11-14; Sof
1:4-6.
Quali caratteristiche distinguono gli apostati dai veri cristiani?
Un’apostasia fra quelli che si professavano cristiani era stata predetta
dall’apostolo Paolo in 2 Tessalonicesi 2:3. Egli fece specifica menzione di certi
apostati, come Imeneo, Alessandro e Fileto. (1Tm 1:19, 20; 2Tm 2:16-19) Fra le
varie cause di apostasia additate negli avvertimenti apostolici c’erano: mancare di
fede (Eb 3:12) e di perseveranza di fronte alla persecuzione (Eb 10:32-39), abbandonare le giuste norme morali (2Pt 2:15-22), seguire “parole finte” di falsi insegnanti e “ingannevoli espressioni ispirate” (2Pt 2:1-3; 1Tm 4:1-3; 2Tm 2:16-19;
cfr. Pr 11:9), e cercare “di essere dichiarati giusti per mezzo della legge”. (Gal 5:24) Pur facendo professione di fede nella Parola di Dio, gli apostati possono abbandonare il servizio o dare poca importanza all’opera di predicazione e insegnamento affidata ai seguaci di Gesù Cristo. (Lu 6:46; Mt 24:14; 28:19, 20) Pur affermando di servire Dio non riconoscono i suoi rappresentanti, la sua visibile organizzazione, e quindi arrivano a “battere” gli ex compagni di fede per intralciare la
loro opera. (Gda 8, 11; Nu 16:19-21; Mt 24:45-51) Gli apostati spesso cercano di
farsi dei seguaci. (At 20:30; 2Pt 2:1, 3) Quelli che abbandonano volontariamente
la congregazione cristiana diventano pertanto parte dell’“anticristo”. (1Gv
2:18, 19) Come per gli israeliti apostati, la distruzione è predetta anche per coloro
che apostatano dalla congregazione cristiana. — 2Pt 2:1; Eb 6:4-8; vedi COMPAGNIE, ASSOCIAZIONE.
Durante il periodo di persecuzione che la primitiva congregazione cristiana subì da parte dell’impero romano, alcuni che si professavano cristiani furono a volte
indotti a negare di essere discepoli di Cristo, nel qual caso dovevano manifestare
la loro apostasia offrendo incenso a qualche divinità pagana o bestemmiando il
nome di Cristo.
È evidente che c’è differenza fra il venire meno per debolezza e
l’allontanamento che costituisce apostasia e implica una precisa e volontaria deviazione dal sentiero della giustizia. (1Gv 3:4-8; 5:16, 17) Qualunque sia la ragione apparente, sia essa intellettuale, morale o spirituale, costituisce una ribellione
contro Dio e un rifiuto della sua Parola di verità. — 2Ts 2:3, 4; vedi UOMO
DELL’ILLEGALITÀ.
N. 3: Eliu (n. 1). Tema: I veri amici dicono la verità (it-1 pp. 816-817)
ELIU
(Elìu) [il mio Dio è lui].
1. “Figlio di Barachel il buzita della famiglia di Ram”. Essendo discendente di
Buz, Eliu doveva essere un lontano parente di Abraamo. (Gb 32:1, 2, 6; Ge
22:20, 21) Probabilmente Eliu aveva ascoltato con molta attenzione l’intera discussione fra Giobbe e i suoi tre presunti confortatori. Ma, per rispetto verso la
loro età, rimase in silenzio finché tutti non ebbero finito di parlare. Anche se alcuni critici moderni l’hanno definito troppo loquace, dicendo che i suoi discorsi
erano verbosi, quelle di Eliu non erano parole di un giovane impertinente. Egli si
rendeva perfettamente conto che la saggezza non è prerogativa esclusiva delle
persone anziane, ma che solo lo spirito di Dio rende veramente saggi. Perciò Eliu
confidava notevolmente nello spirito di Dio e poté così capire che Giobbe non si
era reso conto che la rivendicazione di Geova Dio è assai più importante di quella
di qualsiasi uomo, e che i tre amici di Giobbe avevano in effetti definito Dio malvagio. — Gb 32:2-9, 18.
Eliu fu imparziale e non rivolse a nessuno titoli adulatori. Riconosceva di essere fatto di argilla, come Giobbe, e che l’Onnipotente era il suo Creatore. Eliu non
aveva intenzione di intimorire Giobbe, ma gli parlò come a un vero amico, chiamandolo per nome, cosa che Elifaz, Bildad e Zofar non avevano fatto. — Gb
32:21, 22; 33:6.
Eliu esaltò in tutti i sensi la posizione del vero Dio: l’Onnipotente è giusto e ricompensa ciascuno secondo la sua condotta. Giudica senza parzialità e si rende
pienamente conto della condotta seguita dagli uomini. Dio ode il grido degli afflitti. È un Insegnante che rende gli uomini più saggi della creazione animale. Dio
non ode solo ciò che non è veritiero, e perciò Eliu incoraggia Giobbe a confidare in
Lui. Inoltre Eliu assicura a Giobbe che Dio è con lui e che non conserverà in vita i
malvagi, mentre quelli che Lo servono “finiranno i loro giorni in ciò che è buono”.
(Gb 36:11) Poi viene consigliato a Giobbe di magnificare l’attività di Dio, il grande
Provveditore, che dà cibo in abbondanza. Eliu richiama l’attenzione di Giobbe sulle grandi cose che Dio ha fatto e su come controlla le forze della natura, incoraggiando Giobbe a mostrarsi “attento alle meravigliose opere di Dio”. (Gb 37:14) Eliu
conclude con nobili parole, dicendo a proposito dell’Onnipotente: “È esaltato in
potenza, e non sminuirà il diritto e l’abbondanza di giustizia. Perciò lo temano gli
uomini”. — Gb 37:23, 24; capp. 34-37.
Solo grazie allo spirito di Dio fu possibile a Eliu valutare le cose in modo corretto e pronunciare le parole che si adempirono su Giobbe quando fu ristabilito:
“Non farlo scendere nella fossa! Ho trovato un riscatto! La sua carne divenga più
fresca che nella giovinezza; torni egli ai giorni del suo vigore giovanile”. — Gb
33:24, 25.
19 ott. Lettura della Bibbia: 1 Cronache 8-11
N. 1: 1 Cronache 11 :15-25
15
E tre dei trenta capi scendevano alla roccia, da Davide, nella caverna di
Adullam, mentre un accampamento dei filistei era accampato nel bassopiano di
Refaim.
16
E Davide era allora nel luogo di difficile accesso; e una guarnigione dei
filistei era allora a Betleem.
17
Dopo un po’ Davide mostrò la sua brama e disse:
“Oh potessi avere un sorso d’acqua della cisterna di Betleem, che è alla porta!”
18
Allora i tre si aprirono a forza un varco nel campo dei filistei e attinsero acqua
dalla cisterna di Betleem, che è alla porta, e la presero e la portarono a Davide. E
Davide non acconsentì a berla, ma la versò a Geova.
19
E diceva: “È impensabile
da parte mia, riguardo al mio Dio, far questo! Dovrei io bere il sangue di questi
uomini a rischio delle loro anime? Poiché a rischio delle loro anime l’hanno portata”. E non acconsentì a berla. Queste sono le cose che fecero i tre uomini potenti.
20
In quanto ad Abisai fratello di Gioab, egli stesso divenne capo dei tre; e
brandiva la lancia su trecento uccisi, e aveva una reputazione simile a quella dei
tre.
21
Dei tre egli si distinse più degli altri due, e divenne loro capo; eppure non
pervenne all’altezza dei [primi] tre.
22
In quanto a Benaia figlio di Ieoiada, figlio di un uomo valoroso, che compì
molte imprese a Cabzeel, egli stesso abbatté i due [figli] di Ariel di Moab; ed egli
stesso scese e abbatté un leone dentro una cisterna nel giorno della nevicata.
23
E
fu lui ad abbattere l’egiziano, un uomo di statura straordinaria, di cinque cubiti.
E in mano all’egiziano c’era una lancia come il subbio dei lavoratori al telaio; tuttavia egli scese a lui con un bastone e strappò la lancia dalla mano dell’egiziano e
lo uccise con la sua propria lancia.
24
Queste cose fece Benaia figlio di Ieoiada, e
aveva un nome fra i tre uomini potenti.
25
Benché si distinguesse più dei trenta,
tuttavia non pervenne al rango dei [primi] tre. Comunque, Davide lo mise sulla
sua propria guardia del corpo.
N. 2: Elia (n. 1 ). Tema: Non sottovalutiamo mai il potere della preghiera (it -1
pp. 805-807)
ELIA
[il mio Dio è Geova].
1. Uno dei maggiori profeti d’Israele. Doveva essere originario di Tisbe, secondo
alcuni un villaggio del paese di Galaad, a E del Giordano. (1Re 17:1) Iniziò la sua
lunga carriera di profeta in Israele durante il regno di Acab, che cominciò a regnare verso il 940 a.E.V., e la continuò durante il regno di Acazia figlio di Acab
(iniziato verso il 919 a.E.V.). (1Re 22:51) L’ultima volta che è menzionato come
profeta (questa volta in Giuda) è verso la fine degli otto anni del regno di Ieoram
re di Giuda, regno che cominciò nel 913 a.E.V. — 2Cr 21:12-15; 2Re 8:16.
Con Elia, Geova provvide una colonna a sostegno della vera adorazione in un
tempo in cui la condizione morale e spirituale di Israele era caduta pericolosamente in basso. Il re Acab figlio di Omri aveva continuato l’adorazione dei vitelli
istituita da Geroboamo, ma, peggio ancora, aveva sposato Izebel figlia di Etbaal re
di Sidone. Sotto l’influenza di lei, Acab accrebbe grandemente i suoi peccati, più
di tutti i precedenti re d’Israele, introducendo l’adorazione di Baal su vasta scala.
I sacerdoti e i profeti di Baal si moltiplicarono, e la corruzione giunse agli estremi.
L’odio di Izebel per Geova provocò la persecuzione e l’uccisione dei profeti, costringendoli a nascondersi in caverne. — 1Re 16:30-33; 18:13.
Cibato dai corvi. Elia viene menzionato per la prima volta nella Bibbia quando
è mandato da Geova ad annunciare a Israele il severo castigo per i peccati della
nazione. Le sue prime parole sono: “Come vive Geova l’Iddio d’Israele dinanzi al
quale in effetti io sto”. Elia annuncia che Geova, l’Iddio vivente d’Israele, ha decretato che non ci sarà pioggia né rugiada per alcuni anni, se non dietro richiesta di
Elia. Quel periodo di tempo risulta essere di tre anni e sei mesi. (1Re 17:1; Gc
5:17) Dopo quest’annuncio Geova dice ad Elia di andare nella valle del torrente
Cherit, a E del Giordano nel territorio della tribù di Gad. Là, miracolosamente, dei
corvi gli portano da mangiare. Elia attinge acqua dalla valle del torrente, il quale
però col tempo si prosciuga a motivo della siccità. Geova continua a guidarlo, inviandolo fuori del territorio di Israele, a Zarefat, cittadina fenicia che allora dipendeva da Sidone. Là, nei pressi della città di Sidone, dove regna Etbaal suocero del
re Acab (1Re 16:31), Elia trova una vedova che sta preparando l’ultimo pasto per
sé e per suo figlio con quel po’ di farina e olio che le sono rimasti. Elia le chiede
un pane, e le promette che Geova provvederà per lei durante la siccità. Riconoscendo in lui un uomo di Dio la vedova acconsente ed è benedetta. (Cfr. Mt
10:41, 42). Mentre Elia è in casa della donna, il figlio di lei muore. Elia prega Dio,
che lo riporta in vita; questa è la prima risurrezione di cui si ha notizia e il terzo
degli otto miracoli di Elia. — 1Re 17.
Cosa fece Elia per far comprendere a Israele che Geova è realmente il vero
Dio?
Nel frattempo Acab ha cercato dappertutto nel vano tentativo di trovare Elia,
senza dubbio per metterlo a morte. (1Re 18:10) Infine Dio ordina a Elia di presentarsi ad Acab. Elia incontra Acab e chiede un confronto con i 450 profeti di Baal e
i 400 profeti del palo sacro (ʼAsheràh). Acab raduna i profeti sul Carmelo, non
lontano dal Mediterraneo. (ILLUSTRAZIONE, vol. 1, p. 950) Allora Elia, davanti al
popolo, propone una prova a dimostrazione di chi è il vero Dio da seguire. Colui
che risponderà consumando un toro che gli verrà immolato sarà riconosciuto da
tutti come tale. Il popolo accetta. Baal viene invocato per primo, ma invano. Niente fuoco, nessuna prova che Baal sia un dio vivente, benché i suoi profeti continuino a invocarlo, praticandosi addirittura delle incisioni secondo il loro rituale.
Essi saltellano intorno all’altare sotto il sole rovente per la maggior parte del giorno mentre Elia li schernisce senza pietà, accrescendo il loro furore. — 1Re 18:1829.
Poi è la volta di Elia. Con 12 pietre ripara un altare che era stato abbattuto,
probabilmente per ordine di Izebel. Quindi per tre volte fa inzuppare d’acqua
l’offerta e l’altare; perfino il fosso intorno all’altare, che circoscrive un’area di circa
32 m per 32, è riempito d’acqua. (1Re 18:30-35) Verso l’ora in cui ogni giorno si
presentava l’offerta serale di cereali Elia prega un’unica volta Geova, il quale
manda dai cieli un fuoco che consuma non solo l’offerta, ma anche la legna, le
pietre dell’altare e l’acqua del fosso. (1Re 18:36-38) Il popolo, vedendo ciò, si prostra e dice: “Geova è il vero Dio! Geova è il vero Dio!” Allora Elia fa uccidere nella
valle del torrente Chison tutti i 450 profeti di Baal. Esaudendo la preghiera di
Elia, Geova pone fine alla siccità con un acquazzone. Con l’aiuto di Geova, Elia
corre quindi davanti al carro da guerra di Acab, forse per ben 30 km, fino a Izreel.
— 1Re 18:39-46.
Sfugge a Izebel. Informata della morte dei profeti di Baal, la regina Izebel giura di far mettere a morte Elia. Spaventato, Elia fugge verso SO per 150 km fino a
Beer-Seba, a O dell’estremità inferiore del Mar Morto. (CARTINA, vol. 1, p. 949)
Lasciando lì il suo servitore, Elia prosegue addentrandosi nel deserto e prega di
morire. Là gli appare l’angelo di Geova, che lo prepara per il lungo viaggio “fino al
monte del vero Dio”: l’Horeb. Ciò che mangia in quell’occasione lo sostiene durante i 40 giorni del viaggio, in cui percorre oltre 300 km. In Horeb Geova gli parla
dopo un’imponente manifestazione di potenza in un vento, in un terremoto e in
un fuoco. Ma Geova non è in queste manifestazioni; egli non è un dio della natura
e neanche la semplice personificazione di forze naturali. Queste forze naturali sono semplici espressioni della sua forza attiva, non Geova stesso. L’Onnipotente
spiega a Elia che ha ancora un’opera da fargli compiere come profeta. Geova corregge il pensiero di Elia, che crede di essere l’unico adoratore del vero Dio in
Israele, rivelandogli che 7.000 non si sono inchinati a Baal. Manda indietro Elia
perché assolva il suo incarico, indicando per nome tre personaggi che devono essere unti o incaricati di compiere un’opera per Geova: Azael come re di Siria, Ieu
come re d’Israele, ed Eliseo come suo stesso successore. — 1Re 19:1-18.
Nomina Eliseo suo successore. Elia si mette in viaggio verso il paese di Eliseo, Abel-Meola. Trovato Eliseo che ara un campo, Elia getta su di lui la propria
veste ufficiale, in segno della sua nomina o unzione. Da quel momento Eliseo segue costantemente Elia e lo serve. Senza dubbio è con Elia quando si presenta
un’altra occasione di profetizzare contro Acab. L’avido re adoratore di Baal si è
impadronito illegalmente di una vigna, possedimento ereditario dell’izreelita Nabot, permettendo alla moglie Izebel di ricorrere a false accuse, falsi testimoni e
giudici iniqui per far uccidere Nabot. Elia incontra Acab nella vigna e gli dice che
il suo sangue sarà leccato dai cani nello stesso luogo in cui essi hanno leccato il
sangue di Nabot. Annuncia una sorte simile anche per Izebel. — 1Re 19:19; 21:126.
Circa tre anni dopo, Acab muore in battaglia. Il suo carro da guerra viene lavato presso la piscina di Samaria e i cani ne leccano il sangue. L’esecuzione di Izebel avviene però in seguito, forse 15 anni dopo. Ad Acab succede il figlio Acazia.
Questo re segue le orme del suo malvagio padre. Quando rimane ferito in un incidente si rivolge infatti al falso dio Baal-Zebub, dio di Ecron, per interrogarlo circa
l’esito della sua malattia. Elia gli riferisce la parola di Geova secondo cui positivamente morrà. Quando Acazia manda una dopo l’altra tre compagnie, ciascuna
composta di un comandante con 50 uomini, per prendere Elia, il profeta fa scendere fuoco dai cieli per annientare le prime due compagnie, ma, supplicato dal
terzo comandante, torna indietro con lui per pronunciare di persona il giudizio
contro Acazia. — 1Re 22:1, 37, 38; 2Re 1:1-17.
Gli succede Eliseo. In armonia con la nomina di Eliseo effettuata anni prima
da Elia, arriva il momento in cui Elia deve trasferire il mantello che simboleggia
questo incarico profetico a Eliseo, che è stato ben addestrato. Ciò avviene durante
il regno del successore di Acazia, suo fratello Ieoram re d’Israele. In quel tempo
Elia va a Betel e di là a Gerico, poi scende al Giordano, mentre Eliseo lo segue
sempre da vicino. Là Eliseo come ricompensa per la sua fedeltà vede un carro da
guerra di fuoco e cavalli di fuoco ed Elia ascendere verso i cieli in un turbine. Eliseo raccoglie la veste ufficiale di Elia che gli era caduta e riceve “due parti” (come
quelle spettanti a un figlio primogenito) dello spirito di Elia, spirito di coraggio e di
‘assoluta gelosia per Geova l’Iddio degli eserciti’. — 2Re 2:1-13; 1Re 19:10, 14;
cfr. De 21:17.
Elia non muore in quel tempo, né va nell’invisibile reame spirituale, ma è trasferito per ricevere un altro incarico profetico. (Gv 3:13) Lo dimostra il fatto che
Eliseo non osserva un periodo di lutto per il suo maestro. Alcuni anni dopo la sua
ascensione nel turbine Elia è ancora vivo e attivo come profeta, questa volta nei
confronti del re di Giuda. A motivo della cattiva condotta seguita da Ieoram re di
Giuda, Elia gli scrive una lettera che esprime la condanna di Geova, condanna
che si adempie di lì a poco. — 2Cr 21:12-15; vedi CIELO (Ascensione al cielo).
Miracoli. Otto miracoli sono attribuiti a Elia nella Bibbia: (1) impedita ogni
precipitazione atmosferica, (2) continuo rinnovarsi della provvista di farina e olio
della vedova di Zarefat, (3) risurrezione del figlio della vedova, (4) fuoco sceso dal
cielo in risposta alla sua preghiera, (5) pioggia che pose fine alla siccità in risposta alla sua preghiera, (6) fuoco dal cielo invocato sul primo comandante e sui 50
uomini mandati dal re Acazia, (7) fuoco dal cielo invocato sul secondo comandante e sui suoi 50 uomini e (8) divisione delle acque del Giordano colpite con la sua
veste ufficiale. Anche la sua ascensione ai cieli fu miracolosa, ma questo fu un atto diretto di Dio, non qualcosa che avvenne in seguito a una preghiera o a una dichiarazione di Elia.
Elia fu un vigoroso sostenitore della vera adorazione di Geova. Combatté energicamente e con successo contro il baalismo in Israele; l’opera da lui iniziata fu
portata avanti da Eliseo, e l’uccisione di Izebel e la distruzione dell’impuro baali-
smo originario di Sidone furono compiute da Ieu. Ai giorni di Elia 7.000 persone,
fra cui Abdia, economo di Acab, si dimostrarono fedeli a Geova; senza dubbio Elia
ne rafforzò molte e in notevole misura. Elia nominò Eliseo come suo successore,
ma l’unzione di Azael e di Ieu furono eseguite da Eliseo.
L’apostolo Paolo si riferisce senza dubbio a Elia quando parla di “Samuele e
degli altri profeti, i quali mediante la fede . . . operarono giustizia . . . donne ricevettero i loro morti mediante risurrezione”. Elia fa dunque parte del “gran nuvolo”
di fedeli testimoni dell’antichità. (Eb 11:32-35; 12:1) Il discepolo Giacomo lo porta
come esempio per dimostrare l’efficacia delle preghiere di “un uomo con sentimenti simili ai nostri”, che serve fedelmente Dio. — Gc 5:16-18.
Opera profetica di cose avvenire. Circa 450 anni dopo l’epoca di Elia, Malachia predisse che Elia il profeta sarebbe apparso prima della venuta del “grande e
tremendo giorno di Geova”. (Mal 4:5, 6) Ai giorni di Gesù gli ebrei erano in attesa
della venuta di Elia in adempimento di questa profezia. (Mt 17:10) Alcuni pensavano che Gesù fosse Elia. (Mt 16:14) Giovanni il Battezzatore, che come Elia portava una veste di pelo e una cintura di cuoio ai fianchi, negò di essere Elia in persona. (2Re 1:8; Mt 3:4; Gv 1:21) L’angelo non aveva detto al padre di Giovanni,
Zaccaria, che Giovanni sarebbe stato Elia, ma che avrebbe avuto “lo spirito e la
potenza di Elia . . . per preparare a Geova un popolo ben disposto”. (Lu 1:17) Gesù fece notare che Giovanni aveva compiuto quell’opera, ma non era stato riconosciuto dagli ebrei. (Mt 17:11-13) Dopo la morte di Giovanni, alla trasfigurazione di
Gesù, Elia apparve in visione insieme a Mosè, a indicare che doveva ancora avvenire qualcosa che era stato rappresentato dall’opera di Elia. — Mr 9:1-8.
N. 3: *Arcangelo. Tema: Chi è l'arcangelo? (it-1 p.181)
ARCANGELO
Il prefisso “archi” (derivato dal greco ed eliso in “arc”) significa “primo” o “capo”
e implica l’unicità dell’arcangelo, l’angelo capo; nelle Scritture “arcangelo” non
compare mai al plurale. In 1 Tessalonicesi 4:16 si parla della preminenza
dell’arcangelo e dell’autorità di cui è investito, in relazione al risuscitato Signore
Gesù Cristo: “Il Signore stesso scenderà dal cielo con una chiamata di comando,
con voce di arcangelo e con tromba di Dio, e quelli che sono morti unitamente a
Cristo sorgeranno per primi”. Non è dunque irrilevante il fatto che l’unico nome
proprio collegato direttamente con la parola “arcangelo” sia Michele. — Gda 9; vedi MICHELE n. 1.
26 ott. Lettura della Bibbia: 1 Cronache 12-15
Ripasso della Scuola di Ministero Teocratico
2 nov. Lettura della Bibbia: 1 Cronache 16-20
N. 1: 1 Cronache 17:15-27
15
Natan parlò a Davide secondo tutte queste parole e secondo tutta questa vi-
sione.
16
Dopo ciò il re Davide entrò e si sedette dinanzi a Geova e disse: “Chi sono io,
o Geova Dio, e che cos’è la mia casa, che mi hai portato fin qui?
17
Come se que-
sto fosse poca cosa ai tuoi occhi, o Dio, ancora parli riguardo alla casa del tuo
servitore fino a un lontano tempo futuro, e hai guardato a me secondo
l’opportunità dell’uomo che è in ascesa, o Geova Dio.
18
Che altro potrebbe dirti
Davide in quanto a onorare il tuo servitore, quando tu stesso conosci bene il tuo
servitore?
19
O Geova, per amore del tuo servitore e secondo il tuo proprio cuore
hai fatto tutte queste grandi cose, facendo conoscere tutte le grandi imprese.
20
O
Geova, non c’è nessuno simile a te, e non c’è Dio all’infuori di te riguardo a tutto
ciò che abbiamo udito con i nostri orecchi.
21
E quale altra nazione sulla terra è
simile al tuo popolo Israele, che il [vero] Dio andò a redimere a sé come popolo,
per assegnarti un nome di grandi imprese e di cose tremende scacciando nazioni
d’innanzi al tuo popolo che hai redento dall’Egitto?
22
E costituivi il tuo popolo
Israele come tuo popolo a tempo indefinito, e tu stesso, o Geova, divenisti il loro
Dio.
23
E ora, o Geova, la parola che hai pronunciato riguardo al tuo servitore e
riguardo alla sua casa sia fedele a tempo indefinito, e fa proprio come hai parlato.
24
E il tuo nome sia fedele e divenga grande a tempo indefinito, dicendo: ‘Geova
degli eserciti, l’Iddio d’Israele, è Dio per Israele’, e la casa di Davide tuo servitore
sia durevole dinanzi a te.
25
Poiché tu stesso, mio Dio, hai rivelato al tuo servitore
il proposito di edificargli una casa. Perciò il tuo servitore ha trovato occasione di
pregare dinanzi a te.
26
E ora, o Geova, tu sei il [vero] Dio, e tu prometti questa
bontà circa il tuo servitore.
27
E ora ti devi assumere l’impegno di benedire la casa
del tuo servitore [perché essa] duri a tempo indefinito dinanzi a te; poiché tu stesso, o Geova, hai benedetto, ed è benedetta a tempo indefinito”.
N. 2: Arca del patto. Tema: Cos'era l'arca del patto? (it-1 pp.179-181)
ARCA DEL PATTO
Cassa sacra collocata nel Santissimo del tabernacolo e, più tardi, nel tempio
edificato da Salomone. L’Arca fu fatta per comando di Geova e secondo le sue
istruzioni.
Gli scrittori biblici definiscono l’arca del patto in più di 20 modi diversi. Le più
comuni di queste espressioni, “l’arca del patto [ebr. ʼaròhn habberìth; gr. kibotòs
tes diathèkes]” (Gsè 3:6; Eb 9:4) e “l’arca della testimonianza” (Eso 25:22), non
sono peculiari di un certo scrittore e sono usate scambievolmente.
Forma e misure. La prima cosa che Geova spiegò a Mosè, quando gli diede le
istruzioni per costruire il tabernacolo, furono la forma e le misure dell’Arca, perché in effetti era l’oggetto centrale e più importante del tabernacolo e dell’intero
accampamento d’Israele. La cassa stessa era lunga 2,5 cubiti, larga 1,5 cubiti e
alta 1,5 cubiti (ca. 111 × 67 × 67 cm). Era di legno d’acacia, rivestita dentro e fuori d’oro puro. Un artistico “bordo d’oro” serviva da ghirlanda di rifinitura
“all’intorno”. La seconda parte dell’Arca, il coperchio, era d’oro massiccio, non
semplicemente di legno rivestito d’oro, ed era lungo e largo esattamente come la
cassa. Due cherubini d’oro lavorati a sbalzo erano fissati su questo coperchio, alle
due estremità, uno di fronte all’altro, con il capo chino e le ali protese in alto a
coprire l’Arca. (Eso 25:10, 11, 17-22; 37:6-9) Questo coperchio era detto anche
“propiziatorio”. — Eso 25:17; Eb 9:5, nt.; vedi PROPIZIATORIO.
Lunghe stanghe servivano a trasportare l’Arca. Anch’esse erano di legno
d’acacia e ricoperte d’oro ed erano inserite in due anelli d’oro per ciascuno dei
due lati della cassa. Queste stanghe non dovevano essere sfilate dagli anelli; perciò non c’era mai la necessità che i portatori toccassero l’Arca. C’erano quattro
piedi, “piedi che camminano, piedi piegati come per camminare”, posti agli angoli
per tenere l’Arca sollevata da terra, anche se non è rivelato di quanto. (C. F. Keil e
F. Delitzsch, Commentary on the Old Testament, 1973, vol. I, Il Secondo Libro di
Mosè, p. 167) Potrebbe darsi che gli anelli fossero fissati immediatamente sopra i
piedi, se non ai piedi stessi. — Eso 25:12-16; Nu 4:5, 15; 1Re 8:8; 1Cr 15:15.
Inaugurazione e uso. Bezalel e quelli di cuore saggio che lo aiutavano seguirono esattamente le istruzioni, costruendo l’Arca con i materiali donati dal popolo. (Eso 35:5, 7, 10, 12; 37:1-9) Quando, un anno dopo l’Esodo, il tabernacolo
venne ultimato ed eretto, Mosè prese le due tavolette di pietra della Legge e le mise nell’Arca. (Deuteronomio 10:1-5 indica che, durante i pochi mesi intercorsi fra
il momento in cui Mosè ricevette le tavolette sul monte e quello in cui furono trasferite nell’Arca fatta da Bezalel, queste vennero deposte in un’arca provvisoria di
legno d’acacia). Quindi Mosè inserì le stanghe negli anelli dell’Arca, sistemò il coperchio, la portò nella tenda e fissò la cortina che doveva separare il Santo dal
Santissimo. Poi, come parte della cerimonia d’inaugurazione, Mosè unse con olio
l’Arca e tutti gli altri arredi. Da quel momento in poi, quando i sacerdoti smontavano il tabernacolo per levare il campo, la stessa cortina divisoria, e in più pelli di
foca e panno turchino, servivano per coprire l’arca onde impedire che il popolo la
guardasse ‘nemmeno per un istante, affinché non morisse’. — Eso 40:3, 9,
20, 21; Nu 3:30, 31; 4:5, 6, 19, 20; 7:9; De 10:8; 31:9; vedi TABERNACOLO.
L’Arca serviva come archivio santo per conservare la testimonianza o sacri
rammemoratori, principalmente le due tavolette della testimonianza o Dieci Comandamenti. (Eso 25:16) Una “giara d’oro contenente la manna e la verga di Aaronne che germogliò”, messe in seguito nell’Arca, furono tolte qualche tempo prima dell’erezione del tempio di Salomone. (Eb 9:4; Eso 16:32-34; Nu 17:10; 1Re
8:9; 2Cr 5:10) Poco prima di morire Mosè consegnò una copia del “libro della legge” ai sacerdoti levitici con l’istruzione di conservarlo non dentro, ma “al lato
dell’arca del patto di Geova vostro Dio, e lì deve servire come testimone contro di
te”. — De 31:24-26.
Collegata con la presenza di Dio. L’Arca aveva sempre relazione con la presenza di Dio. Geova aveva promesso: “Lì per certo mi presenterò a te e ti parlerò
di sopra il coperchio, di fra i due cherubini che sono sull’arca della testimonianza”. “Apparirò in una nuvola sopra il coperchio”. (Eso 25:22; Le 16:2) Samuele
scrisse che Geova “siede sui cherubini” (1Sa 4:4); quindi i cherubini servivano
come “la rappresentazione del carro” di Geova. (1Cr 28:18) Perciò “ogni volta che
Mosè entrava nella tenda di adunanza per parlare con [Geova], udiva quindi la
voce che conversava con lui di sopra il coperchio che era sull’arca della testimonianza, di fra i due cherubini; e gli parlava”. (Nu 7:89) In seguito, anche Giosuè e
il sommo sacerdote Fineas interrogarono Geova davanti all’Arca. (Gsè 7:6-10; Gdc
20:27, 28) Comunque, solo il sommo sacerdote entrava effettivamente nel Santissimo e vedeva l’Arca, un giorno all’anno, non per comunicare con Geova, ma per
compiere la cerimonia del giorno d’espiazione. — Le 16:2, 3, 13, 15, 17; Eb 9:7.
La presenza di Geova rappresentata dall’Arca recò benedizioni a Israele anche
in altri modi. Abitualmente, quando Israele levava il campo, l’Arca con la nuvola
sopra apriva la marcia. (Nu 10:33, 34) Così, al passaggio del Giordano, quando i
sacerdoti che portavano l’Arca entrarono nel fiume, Geova ne arrestò il flusso,
consentendo loro di passare. (Gsè 3:1–4:18) Nella marcia intorno a Gerico, gli
uomini armati erano seguiti da sette sacerdoti che suonavano corni, poi veniva
l’Arca e infine la retroguardia. (Gsè 6:3-13) Contrasta con la vittoria di Gerico la
sconfitta subita quando certi ribelli cercarono presuntuosamente di conquistare
la Terra Promessa contrariamente alle istruzioni divine, e “l’arca del patto di Geova e Mosè non si mossero di mezzo al campo”. (Nu 14:44, 45) Persino gli ostili filistei riconobbero la presenza di Geova quando l’Arca comparve sul campo di battaglia, e spaventati gridarono: “Dio è venuto nel campo [di Israele]!” “Guai a noi,
poiché una cosa come questa non è mai accaduta prima! Guai a noi! Chi ci salverà dalla mano di questo Dio maestoso? Questo è il Dio che colpì l’Egitto con ogni
sorta di strage nel deserto”. — 1Sa 4:6-8.
La presenza di Geova continuò a manifestarsi quando i filistei catturarono
l’Arca e la portarono ad Asdod mettendola accanto alla statua di Dagon. Quella
notte Dagon cadde sulla sua faccia; la notte dopo ruzzolò di nuovo davanti
all’arca di Geova, spezzandosi la testa e le palme delle mani. Per i successivi sette
mesi, mentre l’Arca passava da una città filistea all’altra, la popolazione fu colpita
da emorroidi, e la città di Ecron precipitò in “una confusione mortale”, finché da
ultimo l’Arca fu restituita a Israele con offerte appropriate. — 1Sa 5:1–6:12.
Il fatto che l’Arca aveva relazione con la presenza di Geova richiedeva che le
venissero mostrati dovuto rispetto e grandi attenzioni. Perciò, quando l’Arca si accingeva a partire e quando si fermava, Mosè pronunciava parole di lode a Geova.
(Nu 10:35, 36) Il sommo sacerdote Eli rimase così sconvolto all’udire che i filistei
avevano catturato l’Arca che perse l’equilibrio e cadde all’indietro, rompendosi il
collo; anche la nuora, negli spasimi dell’agonia, pianse: “Da Israele la gloria se n’è
andata in esilio, perché l’arca del vero Dio è stata catturata”. (1Sa 4:18-22) Il re
Salomone riconobbe: “I luoghi ai quali l’arca di Geova è venuta sono qualcosa di
santo”. — 2Cr 8:11.
Non era un talismano. L’Arca non era però un talismano. La sua presenza di
per sé non garantiva il successo; la benedizione di Geova dipendeva dalla spiri-
tualità e dalla fedele ubbidienza di coloro che erano in possesso dell’Arca. Difatti
gli israeliti al comando di Giosuè furono sconfitti ad Ai per la loro infedeltà, nonostante la presenza dell’Arca nel campo. (Gsè 7:1-6) Similmente la presenza
dell’Arca in mezzo agli stessi combattenti non impedì ai filistei di uccidere 30.000
israeliti e catturare l’Arca, contrariamente a quanto avevano sperato gli israeliti.
(1Sa 4:1-11) La restituzione dell’Arca da parte dei filistei fu un’occasione per rallegrarsi moltissimo, offrire sacrifici e rendere grazie, eppure Geova ‘abbatté il popolo con una grande strage’. Perché? “Perché avevano guardato l’arca di Geova”
violando il suo comando. (1Sa 6:11-21; Nu 4:6, 20) Non si sa esattamente quanti
siano morti in quell’occasione. Il testo masoretico dice: “Abbatté dunque fra il popolo settanta uomini — cinquantamila uomini”. Questa costruzione ambigua fa
pensare che “cinquantamila uomini” sia un’interpolazione. Il testo siriaco della
Pescitta e quello arabo dicono che furono abbattuti “cinquemila e settanta uomini”. Nel Targum di Gionata si legge: “Ed egli abbatté settanta uomini fra gli anziani del popolo, e cinquantamila fra la congregazione”. La Settanta greca dice che
furono abbattuti “settanta uomini fra loro, e cinquantamila degli uomini”. Giuseppe Flavio menziona l’uccisione di soli settanta uomini. — Antichità giudaiche,
VI, 16 (i, 4).
Collocazione dell’Arca. L’Arca non ebbe una sede permanente fino
all’erezione del tempio di Salomone. Dopo la conquista di gran parte del paese (ca.
1467 a.E.V.), fu trasferita a Silo, dove a quanto pare rimase (fatta eccezione per il
tempo in cui era a Betel) finché fu catturata dai filistei. (Gsè 18:1; Gdc 20:26, 27;
1Sa 3:3; 6:1) Tornata in territorio israelita venne sistemata successivamente a
Bet-Semes e poi a Chiriat-Iearim, dove rimase per circa settant’anni. — 1Sa 6:1114; 7:1, 2; 1Cr 13:5, 6.
Secondo il testo masoretico, 1 Samuele 14:18 indica che, durante un conflitto
con i filistei, il re Saul disse al sommo sacerdote Ahia di portare l’Arca nel suo accampamento. La Settanta greca invece afferma che Saul disse ad Ahia: “‘Accosta
l’efod!’ (Poiché egli portava l’efod quel giorno davanti a Israele)”.
Il desiderio di Davide di far portare l’Arca a Gerusalemme era un desiderio giusto, ma il metodo seguito in un primo tempo provocò un disastro. Anziché farla
portare a spalla dai leviti cheatiti secondo le istruzioni, Davide lasciò che fosse caricata su un carro. I bovini quasi la fecero rovesciare, e Uzza venne abbattuto
perché, contrariamente alla legge di Dio, aveva steso la mano per afferrare l’Arca.
— 2Sa 6:2-11; 1Cr 13:1-11; 15:13; Nu 4:15.
Infine l’Arca fu portata a Gerusalemme, trasportata dovutamente dai leviti (1Cr
15:2, 15), e vi rimase in una tenda per il resto del regno di Davide. (2Sa 6:12-19;
11:11) I sacerdoti cercarono di portare con sé l’Arca quando fuggirono a motivo
della ribellione di Absalom, ma Davide insistette che rimanesse a Gerusalemme,
fiducioso che Geova ve li avrebbe fatti tornare sani e salvi. (2Sa 15:24, 25, 29;
1Re 2:26) Davide desiderava costruire una casa permanente per l’Arca, ma Geova
ne rimandò la costruzione fino al regno di Salomone. (2Sa 7:2-13; 1Re 8:20, 21;
1Cr 28:2, 6; 2Cr 1:4) In occasione della dedicazione del tempio, l’Arca venne trasferita dalla tenda sul monte Sion al Santissimo del tempio sul monte Moria, dove
fu collocata sotto le ali spiegate dei due grandi cherubini. Questo fu l’unico arredo
del tabernacolo originale introdotto nel tempio di Salomone. — 1Re 6:19; 8:1-11;
1Cr 22:19; 2Cr 5:2-10; 6:10, 11; vedi TEMPIO (Il tempio di Salomone); CHERUBINO.
Dopo l’epoca di Salomone, l’unico riferimento storico all’arca del patto, quasi
900 anni dopo la sua costruzione, è quello di 2 Cronache 35:3, dove si legge che il
re Giosia, nel 642 a.E.V., comandò che venisse riportata nel tempio. Non è spiegato come mai fosse stata tolta di là. Giosia salì al trono dopo alcuni re apostati,
uno dei quali aveva collocato un’immagine nel tempio di Geova, e forse uno di
quei re malvagi aveva asportato l’Arca. (2Cr 33:1, 2, 7) D’altra parte, Giosia aveva
commissionato estesi lavori di riparazione del tempio, durante i quali l’Arca potrebbe essere stata tenuta altrove perché non venisse danneggiata. (2Cr 34:8–
35:19) Non è menzionato che l’Arca sia stata portata a Babilonia, e infatti non è
inclusa nell’elenco degli arredi del tempio portati via. Similmente non c’è menzione che sia stata restituita e collocata nel ricostruito tempio di Zorobabele, e neppure che sia stata sostituita. Non si sa quando e in quali circostanze l’Arca sia
scomparsa. — 2Re 25:13-17; 2Cr 36:18; Esd 1:7-11; 7:12-19.
Geremia predisse un tempo in cui non ci sarebbe più stata l’arca del patto, ma
gli adoratori di Geova non ne avrebbero sentito la mancanza e non si sarebbero
trovati in difficoltà per questo. Anzi ‘Gerusalemme stessa sarebbe stata chiamata
il trono di Geova’. — Ger 3:16, 17.
Nel libro di Rivelazione, pieno di simboli, Giovanni dice che “l’arca del suo patto fu vista nel santuario del suo tempio” in cielo. Quest’arca del patto ha a che fare con il nuovo patto di Dio con gli uomini e la comparsa dell’Arca era
un’indicazione che Geova regnava nuovamente per mezzo del suo Unto. — Ri
11:15, 19.
N. 3: Elifaz (n. 2). Tema: Geova odia la lingua falsa (it-1 p. 810)
ELIFAZ
(Èlifaz).
1. Primogenito di Esaù e della sua moglie cananea, Ada. Sei o sette figli di Elifaz, fra cui Teman, Omar e Amalec, divennero sceicchi di tribù edomite. — Ge
36:4, 10-12, 15, 16; 1Cr 1:35, 36; vedi SCEICCO.
2. Uno dei tre compagni di Giobbe. (Gb 2:11) Temanita, probabilmente discendente del n. 1, e quindi di Abraamo, e lontano parente di Giobbe. Sia lui che i
suoi discendenti vantavano la propria sapienza. (Ger 49:7) Fra i tre “confortatori”,
Elifaz si rivela il più importante e influente, quindi forse anche il più anziano.
Parla per primo nelle tre serie di discorsi, e i suoi interventi sono i più lunghi.
Nel primo discorso il ragionamento di Elifaz è il seguente: “Chi è l’innocente
che sia mai perito? E dove furono mai spazzati via i retti?” Perciò arriva alla conclusione che Giobbe deve aver fatto qualcosa di male per meritare la punizione di
Dio. (Gb capp. 4, 5) Nella seconda diatriba Elifaz mette in ridicolo la saggezza di
Giobbe: “Risponderà la stessa persona saggia con conoscenza piena di vento, o
riempirà il suo ventre di vento orientale? . . . Che cosa sai effettivamente tu che
noi non sappiamo?” Elifaz insinua che Giobbe “cerca di mostrarsi superiore
all’Onnipotente”. Per denigrare le virtù di Giobbe, l’edomita conclude il secondo
discorso descrivendo il giusto Giobbe come un apostata, che vive in tende di corruzione, uomo pieno d’inganno. (Gb 15) Infine Elifaz tormenta Giobbe per la terza
volta, accusandolo falsamente di ogni sorta di crimini: di estorsione, di negare
pane e acqua ai bisognosi, e di opprimere vedove e orfani. — Gb 22.
Dopo la seconda tirata di Elifaz, Giobbe risponde con ragione: “Siete tutti confortatori molesti! C’è una fine per le parole piene di vento?” (Gb 16:2, 3) Alla fine
Geova stesso si rivolge a Elifaz: “La mia ira si è accesa contro di te e i tuoi due
compagni, poiché non avete pronunciato riguardo a me ciò che è veritiero come
ha fatto il mio servitore Giobbe”. A Elifaz viene detto che devono offrire un olocausto e che Giobbe pregherà per loro. — Gb 42:7-9.
9 nov. Lettura della Bibbia: 1 Cronache 21-25
N. 1: 1 Cronache23:1-11
23 E Davide stesso era divenuto vecchio e sazio di giorni, e fece dunque Salomone suo figlio re su Israele.
i leviti.
3
2
E raccoglieva tutti i principi d’Israele e i sacerdoti e
Pertanto furono contati i leviti dall’età di trent’anni in su; e il loro nume-
ro, testa per testa, uomo robusto per uomo robusto, fu di trentottomila.
4
Di que-
sti per fare i soprintendenti sull’opera della casa di Geova ci furono ventiquattromila; e come ufficiali e giudici seimila;
5
e quattromila portinai e quattromila che
rendevano lode a Geova su strumenti che [Davide disse] “ho fatto per rendere lode”.
6
7
Quindi Davide li ripartì in divisioni ai figli di Levi, a Gherson, Cheat e Merari.
Ai ghersoniti, Ladan e Simei.
Zetam e Gioele, tre.
9
8
I figli di Ladan furono Iehiel l’uomo principale e
I figli di Simei furono Selomot e Haziel e Haran, tre. Questi
furono i capi dei padri per Ladan.
10
E i figli di Simei furono Iaat, Zina e Ieus e
Beria. Questi quattro furono i figli di Simei.
11
E Iaat fu il capo, e Ziza il secondo.
In quanto a Ieus e a Beria, non ebbero molti figli; divennero dunque una casa paterna per un’unica classe ufficiale.
N. 2: Eliseo. Tema: Dobbiamo avere profondo rispetto per i servitori di Geova (it1 pp. 812-816)
ELISEO
[Dio è salvezza].
Figlio di Safat; profeta di Geova nel X e IX secolo a.E.V. e successore del profeta Elia. Geova aveva ordinato a Elia di ungere Eliseo di Abel-Meola. Trovato Eliseo
che arava, Elia gettò su di lui la propria veste ufficiale, in segno della sua nomina.
(1Re 19:16) Eliseo stava arando dietro a 12 paia di tori, “e lui col dodicesimo”. Nel
XIX secolo William Thomson (The Land and the Book, 1887, p. 144) riferì che era
consuetudine fra gli arabi lavorare insieme coi loro piccoli aratri, e un solo seminatore poteva facilmente seminare tutto il terreno che aravano in un giorno. Eliseo, essendo in coda, poteva fermarsi senza intralciare il lavoro degli altri. Il fatto
che sacrificò una coppia di tori e usò gli attrezzi come combustibile dimostra la
prontezza e la risolutezza di Eliseo, e il suo apprezzamento per la chiamata di
Geova. Preparato un pasto, Eliseo seguì immediatamente Elia. — 1Re 19:19-21.
Per circa sei anni Eliseo fu il servitore di Elia. Questi era il profeta principale,
ed Eliseo lavorava a stretto contatto con lui, essendo noto come colui che “versava acqua sulle mani di Elia” quando Elia si lavava le mani. — 2Re 2:3-5; 3:11.
Eliseo, da quando si unì a Elia, svolse un’attività profetica in Israele sotto i regni di Acab, Acazia, Ieoram, Ieu, fino a quello di Ioas compreso. In questo periodo
i re di Giuda furono Giosafat, Ieoram, Acazia, Atalia, Ioas e probabilmente Amazia. Dopo la separazione da Elia, Eliseo proseguì da solo il ministero per altri
60 anni circa. — CARTINA, vol. 1, p. 949.
In 2 Re la descrizione dell’attività profetica di Eliseo non sembra seguire uno
stretto ordine cronologico. Per esempio, nel capitolo 5 Gheazi è colpito dalla lebbra, cosa che l’avrebbe escluso dal consorzio umano. Eppure nel capitolo 8 egli
parla in modo amichevole con Ieoram re d’Israele. Inoltre nel capitolo 13 si parla
della morte di Ioas re d’Israele, ma poi segue la descrizione del suo ultimo incontro con Eliseo. (2Re 13:12-21) A volte le opere e i miracoli di Eliseo sembrano raggruppati secondo la loro natura, per esempio: (1) quelli per il bene dei profeti e di
privati cittadini (2Re 4:1–6:7), e (2) quelli che avevano a che fare con la nazione e
il re. — 2Re 6:8–7:20.
Successore di Elia. L’attività di Eliseo quale successore di Elia inizia verso il
917 a.E.V. o poco dopo, quando Elia sale ai cieli in un turbine. (2Re 1:17; 2:1,
11, 12) Prima che Elia se ne vada, Eliseo gli chiede “due parti del [suo] spirito”,
cioè una parte doppia, quella spettante a un figlio primogenito. Questa posizione
gli spetta a motivo della sua nomina ufficiale a successore di Elia avvenuta quando Elia aveva gettato su di lui la sua veste ufficiale. (2Re 2:9) Elia, consapevole
che non sta a lui concederlo, dice a Eliseo che, se lo vedrà mentre viene allontanato da lui, il suo desiderio sarà appagato. Geova ne dà conferma permettendo a
Eliseo di vedere Elia salire ai cieli in un turbine. A Elia, mentre si allontana, cade
il ruvido mantello, la sua veste ufficiale. Eliseo lo raccoglie, identificandosi così
come successore di Elia. Alla riva del Giordano, Geova dimostra di essere con Eliseo dividendo miracolosamente le acque del fiume quando Eliseo le colpisce con
la veste. — 2Re 2:9-15.
Eliseo passa il Giordano e raggiunge i figli dei profeti a Gerico. A conferma del
fatto che è il capo del gruppo dei profeti di Dio, Eliseo risana la riserva idrica della
città di Gerico, che era cattiva e provocava aborti. Recatosi alla sorgente, il profeta
getta nell’acqua del sale da una scodellina nuova, e “l’acqua resta sanata fino a
questo giorno”. — 2Re 2:19-22.
Da Gerico Eliseo sale a Betel, circa 900 m sul livello del mare, dove era già stato in compagnia di Elia a trovare un gruppo di figli dei profeti. (2Re 2:3) Lungo la
strada una banda di piccoli delinquenti mostra grave mancanza di rispetto per lui
e per il suo incarico di profeta. “Sali, testa pelata! Sali, testa pelata!”, lo canzonano. Può darsi che volessero incitarlo a salire fino a Betel o ad andarsene dalla terra come si supponeva avesse fatto il suo predecessore. (2Re 2:11) Per insegnare a
quei ragazzi e ai loro genitori a rispettare il profeta di Geova, egli si volta e invoca
su di loro il male nel nome di Geova. Improvvisamente due orse escono dal bosco
e ne sbranano 42. — 2Re 2:23, 24.
Ieoram re d’Israele, Giosafat re di Giuda e il re di Edom finiscono in un deserto
senz’acqua durante una spedizione per sedare una rivolta di Mesa re di Moab (colui che eresse la cosiddetta Stele moabita). Il re Giosafat manda a chiamare un
profeta di Dio. Non per aiutare Ieoram, ma per rispetto verso Giosafat, che ha il
favore di Geova, Eliseo manda a chiamare un suonatore di strumenti a corda, per
poter essere, sotto l’influsso della musica, ispirato da Geova. (Cfr. 1Sa 10:5, 6).
Eliseo fa scavare dei fossi che l’indomani mattina sono pieni d’acqua. Quando di
primo mattino il sole rifulge sull’acqua dei fossi questa sembra sangue ai moabiti.
Pensando che Israele e i suoi alleati si siano uccisi combattendo fra loro, i moabiti
si precipitano a portar via il bottino. Ma con loro sorpresa Israele si leva e li sconfigge. (2Re 3:4-27) Questo episodio avviene fra il 917 e il 913 a.E.V.
A questo punto Eliseo compie una serie di miracoli a beneficio di singoli individui. La vedova di uno dei figli dei profeti versa in condizioni disperate. Eliseo
moltiplica miracolosamente la sua esigua riserva d’olio e salva i suoi figli
dall’esser venduti schiavi a un creditore. (2Re 4:1-7) Questo miracolo è simile al
secondo miracolo di Elia: la moltiplicazione della farina e dell’olio della vedova di
Zarefat. — 1Re 17:8-16.
A Sunem nella valle di Izreel una donna preminente mostra a Eliseo straordinaria ospitalità perché riconosce in lui “un santo uomo di Dio”; gli prepara perfi-
no una stanza dal momento che egli passa spesso da casa sua. A motivo di tale
benignità Eliseo le promette che avrà un figlio, anche se suo marito è ormai vecchio. Secondo la sua promessa, circa un anno dopo nasce il figlio, che però muore
ancora piccolo. Eliseo compie allora la sua prima risurrezione, riportando in vita
il bambino, così come Elia aveva risuscitato il figlio della vedova di Zarefat. (2Re
4:8-37; 1Re 17:17-24) La donna è grandemente ricompensata per la benignità che
ha mostrato a un profeta di Dio. — Cfr. Mt 10:41.
Eliseo torna a Ghilgal, fra i monti a N di Betel, dai figli dei profeti. C’è carestia.
Mentre si prepara un minestrone qualcuno inavvertitamente mette nella pentola
dei frutti velenosi di una cucurbitacea. Non appena assaggiano la minestra, gridano: “C’è la morte nella pentola, o uomo del vero Dio”! Poiché non è il caso di
sprecare del cibo durante la carestia, Eliseo si fa portare della farina, la mette
nella pentola e rende commestibile il minestrone, così che “nella pentola non [risulta] esserci nulla di dannoso”. — 2Re 4:38-41.
Nei momenti critici della carestia un fedele rimanente di adoratori israeliti che
non si sono inchinati a Baal mostra di apprezzare gli sforzi dei profeti di Geova
portando loro del cibo. Un uomo porta 20 pani d’orzo e un po’ di grano, ed Eliseo
dà ordine che il piccolo quantitativo sia distribuito a tutti. Ma ci sono da sfamare
100 uomini dei “figli dei profeti”. Nonostante la perplessità di colui che distribuisce il cibo, tutti mangiano a sazietà, e ne avanza ancora. — 2Re 4:42-44; cfr. Mr
6:35-44.
Guarigione di Naaman. Ben-Adad II re di Siria ha uno stimato comandante
militare, Naaman, affetto da lebbra, e lo manda dal re d’Israele perché sia guarito
da questa malattia. Quest’uomo di valore, benché lebbroso, aveva salvato la Siria.
Evidentemente il fatto di avere la lebbra non impedisce a Naaman di ricoprire una
così alta carica in Siria, mentre in Israele questo avrebbe comportato la rimozione
dall’incarico. (Le 13:46) Ben-Adad manda Naaman in seguito alla testimonianza
di una ragazzina israelita prigioniera che presta servizio nella casa di Naaman.
Questa ragazzina confida in Geova e parla alla sua padrona di Eliseo, profeta di
Geova in Israele. Il re d’Israele è convinto che Ben-Adad voglia attaccar lite con
lui, poiché, dice, “sono io Dio, da mettere a morte e conservare in vita?” Eliseo,
avuta notizia della preoccupazione del re, gli manda a dire: “Lascialo venire da
me, ti prego, affinché sappia che esiste un profeta in Israele”. — 2Re 5:1-8.
Eliseo non esce incontro a Naaman, ma tramite il suo servitore dà istruzioni a
Naaman di bagnarsi sette volte nel Giordano. Dapprima Naaman si indigna per
questo, ma infine si umilia e, seguìta la semplice procedura, diviene puro.
Naaman torna da Eliseo e fa voto che da quel momento in poi servirà fedelmente
Geova l’Iddio d’Israele. Porta con sé un po’ di terra d’Israele, “il carico di un paio
di muli”, su cui farà sacrifici a Geova, volgendo senz’altro lo sguardo in direzione
del tempio di Gerusalemme. Come funzionario del re di Siria continuerà a svolgere il suo lavoro, che include l’accompagnare il re nella casa del falso dio Rimmon.
Poiché il re dev’essere sorretto da lui, egli dovrà chinarsi insieme al re, ma dice
che non adorerà più Rimmon. Quello che compirà non sarà un atto di culto, ma
solo il suo dovere di servitore del re. Offre un dono a Eliseo, che però lo rifiuta, in
armonia col principio che il miracolo è dovuto al potere di Geova, non al suo, ed
egli non intende approfittare dell’incarico affidatogli da Geova. — 2Re 5:9-19; cfr.
Mt 10:8.
Gheazi, il servitore di Eliseo, avido di guadagno egoistico, raggiunge Naaman e
gli chiede parte dei doni rifiutati da Eliseo. Mentendo, cerca di nascondere la cosa
a Eliseo. Come giusta punizione, Eliseo gli dice: “La lebbra di Naaman si attaccherà dunque a te e alla tua progenie a tempo indefinito”. — 2Re 5:20-27.
Si rende necessario che i figli dei profeti con cui sta Eliseo si trasferiscano in
locali più spaziosi. Vanno quindi presso il Giordano a tagliare travi per la nuova
dimora. Uno dei profeti ha una scure presa a prestito, la cui lama si stacca e cade
nel fiume. Eliseo, evidentemente preoccupato che possano essere biasimati i profeti, getta un pezzo di legno nell’acqua dov’era caduta la lama della scure e questa
torna a galla. Geova dimostra così di essere con i suoi profeti. — 2Re 6:1-7.
Israele liberato dalla minaccia sira. Durante il regno di Ieoram re d’Israele,
la Siria prepara un attacco di sorpresa contro Israele. Più di una volta le manovre
di Ben-Adad II sono sventate da Eliseo, che rivela al re Ieoram ogni mossa dei siri.
Dapprima Ben-Adad pensa che ci sia un traditore nel suo stesso accampamento.
Ma quando scopre la vera origine delle sue difficoltà manda un contingente militare con cavalli e carri da guerra ad accerchiare Dotan per catturare Eliseo. (ILLUSTRAZIONE, vol. 1, p. 950) Il servitore di Eliseo è spaventato, ma Eliseo prega
Dio che gli apra gli occhi, “ed ecco, la regione montagnosa [è] piena di cavalli e di
carri da guerra di fuoco tutt’intorno a Eliseo”. Poi, mentre le schiere dei siri si av-
vicinano, Eliseo prega che accada il miracolo opposto: “Ti prego, colpisci questa
nazione di cecità”. Eliseo dice ai siri di seguirlo, ma non deve condurli per mano,
perché evidentemente si tratta di cecità psichica più che di cecità vera e propria.
Essi non riconoscono Eliseo, che erano venuti a prendere, né sanno dove egli li
porta. — 2Re 6:8-19.
Con che tipo di cecità Geova colpì i siri che volevano catturare Eliseo?
A proposito di questa forma di cecità, William James (Principles of Psychology,
1981, vol. 1, p. 59) afferma: “Un effetto molto interessante del disordine corticale
è la cecità psichica. Questa consiste non tanto nell’insensibilità alle impressioni
ottiche, quanto nell’incapacità di comprenderle. Psicologicamente è interpretabile
come perdita di associazioni fra le sensazioni ottiche e il loro significato; e può essere provocata da qualsiasi interruzione delle vie che collegano i centri ottici coi
centri di altre idee”.
Accompagnati i siri a Samaria, Eliseo prega che Geova apra loro gli occhi, e i
siri si trovano nel bel mezzo di Samaria davanti al re Ieoram in persona. Eliseo
manifesta fede nella potenza di Geova e dimostra di non aver affatto uno spirito
vendicativo. Infatti impedisce al re d’Israele di uccidere i siri, poiché, dice, sono
come prigionieri di guerra. Suggerisce al re di dar loro da mangiare a sazietà, e di
rimandarli a casa. Come risultato, “le bande di predoni dei siri non entrarono più
nel paese d’Israele”. — 2Re 6:20-23.
In seguito tuttavia Ben-Adad II invade il paese, non con sporadiche incursioni
di predoni, ma in forze, e assedia Samaria. La situazione è così grave che è riferito
al re almeno un caso di una donna che ha mangiato il proprio figlio. Il re Ieoram,
progenie di Acab, e quindi “figlio di un assassino”, giura di uccidere Eliseo. Ma
l’avventato giuramento non viene messo in atto. Giunto alla casa del profeta insieme al suo aiutante, Ieoram dichiara di aver perso ogni speranza di ricevere aiuto da Geova. Eliseo assicura al re che l’indomani ci saranno viveri in abbondanza.
L’aiutante del re si fa beffe di questa predizione, tanto che Eliseo gli dice: “Lo vedrai con i tuoi propri occhi, ma non ne mangerai”. I siri, a motivo di un frastuono
che Geova fa udire nel loro accampamento, si convincono che un grosso esercito
di nazioni alleate stia avanzando contro di loro, e fuggono abbandonando
l’accampamento intatto con tutte le vettovaglie. Quando si scopre la fuga dei siri,
il re incarica l’aiutante di sorvegliare la porta di Samaria, dove questi muore cal-
pestato dalla folla di israeliti affamati che si precipita a saccheggiare
l’accampamento: egli vede i viveri, ma non ne mangia. — 2Re 6:24–7:20.
Azael e Ieu nominati re. L’attenzione si sposta ora a Damasco, in Siria, dove
il re Ben-Adad II sta per morire. Azael, inviato del re, incontra Eliseo e chiede se il
suo padrone si rimetterà. Lo spirito di Geova diviene operante e fa vedere a Eliseo
un quadro fosco, che lo rattrista: Azael, soppiantato Ben-Adad, recherà indicibile
danno a Israele, anche se questa è una giusta punizione da parte di Geova per i
peccati della nazione. Egli incarica Azael di dire a Ben-Adad: “‘Positivamente ti
rimetterai’, e Geova mi ha mostrato che positivamente morirà”. Azael riferisce a
voce la prima parte ma mette in atto la seconda, soffocando il re sotto un copriletto bagnato e impadronendosi del trono di Siria. — 2Re 8:7-15.
C’è ancora un’opera lasciata incompiuta da Elia che Eliseo deve portare a termine: l’unzione di Ieu quale giustiziere di Dio contro la malvagia casa di Acab.
(2Re 9:1-10) Egli la porta a termine circa 18 anni dopo che Geova ne aveva dato il
comando a Elia. Eliseo può vedere l’adempimento delle profezie di 1 Re 19:15-17
e 21:21-24.
All’epoca dell’unzione di Ieu, in Israele regna Ieoram e in Giuda regna Acazia
suo nipote. Il siro Azael affligge grandemente Israele durante il suo regno, ferendo
Ieoram in battaglia a Ramot-Galaad. (2Re 9:15) Ieu non perde tempo nell’eseguire
il suo incarico di spazzare via l’empia casa di Acab, non lasciandone rimanere
nessun superstite. (2Re 10:11) Prima raggiunge Ieoram re d’Israele, convalescente
a Izreel. In adempimento della profezia di Eliseo, Ieoram viene raggiunto fuori della città, messo a morte e gettato nel tratto di campo di Nabot l’izreelita. (2Re 9:16,
21-26) Entrato a Izreel, Ieu uccide la malvagia Izebel, madre di Ieoram re d’Israele
e nonna di Acazia re di Giuda. Ieu vorrebbe seppellirla, ma Geova fa in modo che i
cani ne mangino la carne come predetto dal profeta Eliseo, affinché nessuna
tomba possa perpetuarne la memoria. (2Re 9:30-37) I 70 figli di Acab vengono decapitati. Acazia, nipote di Acab, viene ucciso (2Re 10:1-9; 9:27, 28), e 42 fratelli di
Acazia vengono raggiunti dalla spada del giustiziere Ieu. — 2Re 10:12-14; 1Re
21:17-24.
Distrutta l’adorazione di Baal. Mentre si dirige sul suo carro verso la capitale
Samaria, Ieu incontra Gionadab, il quale sostiene pienamente la campagna di Ieu
contro l’adorazione di Baal, e i due raggiungono Samaria per sferrare il colpo fina-
le che estirperà completamente il baalismo da Israele. Con un’abile strategia Ieu
fa in modo che tutti gli adoratori si radunino nella casa di Baal indossando le loro
caratteristiche vesti. La casa è piena da un capo all’altro, e non è presente nessun
adoratore di Geova. Ieu dà l’ordine ai suoi uomini di uccidere tutti gli adoratori di
Baal, abbattendo le loro colonne sacre e demolendo la casa di Baal, che viene trasformata in latrine. — 2Re 10:15-27.
Eliseo completa così l’opera iniziata da Elia. L’adorazione di Baal viene estirpata da Israele. A differenza di Elia, Eliseo non viene fatto salire ai cieli in un turbine per essere condotto altrove prima della sua morte. Durante il regno di Ioas re
d’Israele, Eliseo muore di morte naturale. Mentre è sul letto di morte, si profilano
di nuovo difficoltà per Israele da parte della Siria. Ioas rivolge a Eliseo quella che
sembra essere una richiesta di aiuto militare contro i siri, dicendogli: “Padre mio,
padre mio, carro da guerra d’Israele e suoi cavalieri!” Su richiesta di Eliseo, Ioas
colpisce la terra con le frecce. Ma poiché lo fa senza vero zelo, solo tre volte, Eliseo
gli dice che gli saranno concesse solo tre vittorie sulla Siria. E così avviene. — 2Re
13:14-19, 25.
Opera da lui compiuta. Grazie allo spirito di Dio, fino a questo momento Eliseo aveva compiuto 15 miracoli. Ma anche dopo la morte è impiegato da Geova
per un 16° miracolo. Eliseo era stato fedele fino alla morte, approvato da Dio. La
Bibbia riferisce che dopo la sepoltura di Eliseo un altro uomo stava per essere sepolto quando una banda di predoni moabiti spaventò i becchini, che gettarono il
morto nella tomba di Eliseo e fuggirono. Non appena toccò le ossa di Eliseo, il defunto tornò in vita e si alzò in piedi. — 2Re 13:20, 21.
In Luca 4:27 Gesù definisce Eliseo un profeta, e senza dubbio in Ebrei 11:35 si
allude a lui e ad Elia, poiché entrambi compirono delle risurrezioni. Elia aveva
iniziato la sua opera profetica in un tempo in cui Israele era sprofondato
nell’adorazione di Baal e c’era bisogno di zelo per la vera adorazione. Egli compì
una grande opera facendo tornare il cuore di molti a Geova. Eliseo prese il posto
lasciato vacante da Elia, e anche se il suo ministero fu più pacifico, egli si adoperò affinché l’opera iniziata da Elia fosse completata, e visse abbastanza a lungo da
vederla compiuta. Gli vengono attribuiti 16 miracoli in paragone con gli 8 di Elia.
Come Elia, anch’egli manifestò grande zelo per il nome di Geova e la vera adorazione. Fu paziente, amorevole e benigno, eppure fu anche molto fermo quando era
implicato il nome di Geova, e non esitò a esprimere il giudizio di Dio contro i malvagi. Si guadagnò un posto in mezzo al “così gran nuvolo di testimoni” menzionato in Ebrei 12:1.
Poiché l’opera di Elia fu profetica di cose avvenire che si adempirono al tempo
del ministero terreno di Gesù, come pure in un periodo successivo, è ragionevole
pensare la stessa cosa anche dell’opera di Eliseo, dato che in effetti egli completò
l’opera iniziata da Elia, portandone a termine la missione.
N. 3: *Cos'è in realtà Armaghedon? (w121 /2 pp. 5-7)
La verità su Armaghedon
“Spiriti di demòni . . . vanno dai re di tutta la terra per radunarli . . .
nel luogo che in ebraico si chiama Harmaghedon”. (Il corsivo è nostro). — APOCALISSE 16:14, 16, Nuova Riveduta.
ARMAGHEDON, reso a volte “Harmaghedon”, è il nome di un luogo. Non sembra comunque che esso sia mai esistito in una qualche località geografica della
terra.
Qual è, allora, il vero significato della parola “Armaghedon”? Perché viene messa in relazione così spesso con un avvenimento, come ad esempio una guerra?
Radunati nel luogo chiamato Armaghedon
La parola ebraica originale Har-Maghedon significa letteralmente “Monte di
Meghiddo”. È vero che un monte con questo nome non è mai esistito, però un
luogo chiamato Meghiddo esiste. È situato presso un crocevia strategico che si
trova nella parte nord-occidentale della zona abitata dall’antica nazione di Israele.
Vicino a questa località furono combattute molte battaglie decisive. Perciò il nome
Meghiddo finì per essere messo in relazione con la guerra.
Il vero significato di Meghiddo, tuttavia, non sta in quali battaglie vi furono
combattute, ma nel perché furono combattute. Meghiddo faceva parte della Terra
Promessa che Geova Dio aveva dato agli israeliti. (Esodo 33:1; Giosuè 12:7, 21)
Egli aveva assicurato loro che li avrebbe difesi dagli aggressori, e lo fece. (Deuteronomio 6:18, 19) Per esempio, fu a Meghiddo che Geova difese miracolosamente
gli israeliti dalle forze nemiche del re cananeo Iabin e del comandante del suo
esercito, Sisera. — Giudici 4:14-16.
Perciò il termine “Har-Maghedon”, o “Armaghedon”, ha notevole significato
simbolico. Viene messo in relazione con uno scontro in cui si affrontano due potenti forze.
La profezia di Rivelazione parla del tempo in cui, in un prossimo futuro, Satana e i demoni spingeranno i governi umani a radunare i loro eserciti, lanciando
così una sfida sfrontata ai servitori di Dio e alla loro opera. L’attacco provocherà
la morte di milioni di persone allorché Dio sconfiggerà gli aggressori. —
Rivelazione 19:11-18.
Perché mai Dio, che secondo la Bibbia è “misericordioso, lento all’ira e abbondante in amorevole benignità”, causerebbe la morte di tanti esseri umani? (Neemia 9:17) Per comprendere il modo di agire di Dio bisogna rispondere a tre domande: (1) Chi dà inizio alla guerra? (2) Perché Dio vi prende parte? (3) Quali effetti duraturi avrà questo scontro sulla terra e sui suoi abitanti?
1. CHI DÀ INIZIO ALLA GUERRA?
La guerra di Armaghedon non è un atto di aggressione da parte di Dio. È invece il modo in cui egli difenderà coloro che lo servono da quelli che vorrebbero annientarli. In questo conflitto gli aggressori sono i “re dell’intera terra abitata”, i
leader del mondo. Perché lanceranno l’attacco? Perché Satana, come un burattinaio, manovrerà gli organismi governativi e militari affinché sferrino un attacco a
oltranza contro coloro che adorano Geova Dio. — Rivelazione 16:13, 14;
19:17, 18.
Considerata l’importanza che in alcuni paesi viene data oggi alla libertà di parola e di culto, l’idea che i governi impongano restrizioni a un movimento religioso
o tentino addirittura di cancellarlo può sembrare poco credibile. Tuttavia anche
nel XX secolo sono avvenuti attacchi del genere, e avvengono tuttora. Però ci sono
almeno due grandi differenze tra gli attacchi che hanno avuto luogo in passato e
quello che avrà luogo ad Armaghedon. Primo, l’attacco sarà di portata globale.
Secondo, il contrattacco da parte di Geova Dio sarà tale da superare qualsiasi
azione egli abbia intrapreso in passato. (Geremia 25:32, 33) La Bibbia definisce
questo scontro la “guerra del gran giorno dell’Iddio Onnipotente”.
2. PERCHÉ DIO VI PRENDE PARTE?
Geova comanda a coloro che lo adorano di essere pacifici e di amare i loro nemici. (Michea 4:1-3; Matteo 5:43, 44; 26:52) Perciò essi non impugneranno le armi per difendersi quando verrà sferrato il violento attacco. Se Dio non intervenisse per salvarli, i suoi servitori verrebbero spazzati via. Ne andrebbe quindi del suo
nome o reputazione. Se gli aggressori riuscissero a togliere di mezzo il suo popolo,
Geova apparirebbe insensibile, ingiusto o impotente. Ma Dio non è certo così! —
Salmo 37:28, 29.
Dio non vuole distruggere nessuno, quindi avverte giustamente le persone in
merito a ciò che farà. (2 Pietro 3:9) Tramite i racconti contenuti nella Bibbia, ricorda a tutti che quando in passato il suo popolo è stato assalito lui non è stato a
guardare. (2 Re 19:35) La Bibbia avverte inoltre che, quando in futuro Satana e i
suoi burattini umani attaccheranno il Suo popolo, Geova interverrà di nuovo e risponderà anch’egli con la forza. La Parola di Dio aveva predetto molto tempo fa
che Geova distruggerà i malvagi. (Proverbi 2:21, 22; 2 Tessalonicesi 1:6-9) Allora
gli aggressori capiranno chiaramente di avere ingaggiato battaglia con
l’Onnipotente stesso. — Ezechiele 38:21-23.
3. QUALI EFFETTI DURATURI AVRÀ QUESTO SCONTRO?
La guerra di Armaghedon significherà la salvezza per milioni di persone. Farà
da preludio a un periodo di pace sulla terra. — Rivelazione 21:3, 4.
Il libro di Rivelazione parla di un’innumerevole “grande folla” che sopravvivrà a
questa guerra. (Rivelazione 7:9, 14) Guidate da Dio, tali persone contribuiranno a
riportare la terra alle condizioni paradisiache che Geova aveva in mente all’inizio.
Ma quando avrà luogo questo attacco contro il popolo di Dio?
[Note in calce]
Non è raro che un luogo venga associato alla guerra. Per esempio Hiroshima, città
giapponese rasa al suolo da una bomba atomica, è diventata simbolo della minaccia di una guerra nucleare.
Un esempio di come un governo abbia tentato di sopprimere gruppi religiosi ed
etnici è stato l’Olocausto. Anche sotto il regime sovietico alcuni gruppi religiosi
furono oggetto di dura repressione. Vedi l’articolo intitolato “Un popolo pacifico
difende la propria reputazione”, apparso nella Torre di Guardia del 1° maggio
2011, edita dai Testimoni di Geova.
[Illustrazione a pagina 6]
Geova Dio ha difeso il suo popolo in passato
[Illustrazione a pagina 7]
Geova difenderà ancora il suo popolo, durante la guerra di Armaghedon
16 nov. Lettura della Bibbia: 1 Cronache 26-29
N. 1: 1 Cronache 29:20-30
20
E Davide diceva a tutta la congregazione: “Benedite, ora, Geova vostro Dio”.
E tutta la congregazione benediceva Geova l’Iddio dei loro antenati e si inchinava
e si prostrava davanti a Geova e davanti al re.
21
E continuarono a sacrificare sa-
crifici a Geova e a offrire olocausti a Geova il giorno successivo a quello, mille giovani tori, mille montoni, mille agnelli e le loro libazioni, sì, sacrifici in gran numero per tutto Israele.
22
E quel giorno continuarono a mangiare e a bere dinanzi a
Geova con grande allegrezza; e una seconda volta facevano re Salomone figlio di
Davide e lo ungevano a Geova come condottiero e anche Zadoc come sacerdote.
23
E Salomone sedeva sul trono di Geova come re in luogo di Davide suo padre e
aveva successo, e tutti gli israeliti gli erano ubbidienti.
24
In quanto a tutti i prin-
cipi e agli uomini potenti e anche a tutti i figli del re Davide, si sottomisero a Salomone il re.
25
E Geova continuò a rendere Salomone oltremodo grande davanti
agli occhi di tutto Israele e a porre su di lui una tale dignità regale come non era
stata su nessun re prima di lui sopra Israele.
26
In quanto a Davide figlio di Iesse, regnò su tutto Israele;
27
e i giorni che re-
gnò su Israele furono quarant’anni. A Ebron regnò sette anni, e a Gerusalemme
regnò trentatré [anni].
28
E infine morì in buona vecchiaia, sazio di giorni, ric-
chezze e gloria; e Salomone suo figlio regnava in luogo di lui.
29
In quanto ai fatti
di Davide il re, i primi e gli ultimi, ecco, sono scritti fra le parole di Samuele il
veggente e fra le parole di Natan il profeta e fra le parole di Gad il visionario,
30
insieme a tutto il suo regno e alla sua potenza e ai tempi che erano passati su
lui e su Israele e su tutti i regni dei paesi.
N. 2: Espiazione. Tema: Cosa significa "espiazione"? (it-1 pp. 866-867)
ESPIAZIONE
Biblicamente parlando, atto o effetto del coprire i peccati. Nelle Scritture
Ebraiche i termini riguardanti l’espiazione sono piuttosto frequenti, soprattutto
nei libri di Levitico e di Numeri. Kafàr, il verbo ebraico reso “fare espiazione”, probabilmente in origine significava “coprire”, anche se qualcuno proporrebbe “cancellare”.
Bisogno di espiazione da parte dell’uomo. L’uomo ha bisogno di una copertura dei peccati, di un’espiazione, a causa del peccato ereditato (1Re 8:46; Sl
51:5; Ec 7:20; Ro 3:23), la cui responsabilità non è di Dio, ma dell’uomo stesso.
(De 32:4, 5) Adamo, che perse la vita eterna nella perfezione umana, lasciò in
eredità alla sua progenie il peccato e la morte (Ro 5:12), per cui i suoi discendenti
vennero a trovarsi sotto la condanna di morte. Affinché l’umanità potesse riacquistare la vita eterna, occorreva un’espiazione che corrispondesse esattamente a ciò
che Adamo aveva perso, in armonia con un principio legale in seguito incorporato
nella Legge mosaica, quello dell’esatta equivalenza fra pena e danno arrecato. —
De 19:21.
Nell’uso biblico, “espiazione” ha il significato basilare di “copertura” o “scambio”, e ciò che viene dato a “copertura” o in cambio di un’altra cosa dev’essere
uguale ad essa. Quello che si dà a titolo di riparazione per una cosa che è stata
persa dev’essere del tutto equivalente ad essa: una “copertura” esattamente sovrapponibile, né più grande, né più piccola. Nessun essere umano imperfetto poteva provvedere una tale copertura o espiazione per restituire la vita umana perfetta al genere umano o a qualche suo singolo componente. (Sl 49:7, 8) Per
un’adeguata espiazione che permettesse di riavere ciò che Adamo aveva perso ci
voleva un’offerta per il peccato che avesse il medesimo valore di una vita umana
perfetta.
Geova Dio istituì fra gli israeliti procedure di espiazione che tipificavano un più
grande provvedimento espiatorio. Fu Geova e non l’uomo a decidere e rivelare il
mezzo di espiazione per coprire il peccato ereditato e liberare l’uomo dalla relativa
condanna di morte.
Sacrifici di espiazione. Secondo quanto disposto da Dio, come espiazione gli
israeliti dovevano offrire sacrifici per il peccato. (Eso 29:36; Le 4:20) Particolarmente significativo era l’annuale giorno di espiazione, quando il sommo sacerdote
d’Israele offriva sacrifici animali e faceva espiazione per sé, per gli altri leviti e per
le tribù non sacerdotali d’Israele. (Le 16) I sacrifici animali dovevano essere senza
difetto, a sottolineare la necessità di un perfetto antitipo. Che l’espiazione abbia
un alto prezzo è indicato dal fatto che la vita della vittima veniva soppressa, per
versarne il sangue come espiazione. (Le 17:11) Le offerte per il peccato fatte dagli
israeliti e i vari aspetti dell’annuale giorno di espiazione imprimevano senza dub-
bio nella loro mente la gravità del loro stato peccaminoso e l’assoluto bisogno di
un’espiazione completa. I sacrifici animali non potevano infatti espiare completamente il peccato umano, perché le bestie sono inferiori all’uomo, al cui dominio
furono assoggettate. — Ge 1:28; Sl 8:4-8; Eb 10:1-4; vedi GIORNO DI ESPIAZIONE; OFFERTE.
Adempimento in Cristo Gesù. Le Scritture Greche Cristiane mettono chiaramente in relazione la completa espiazione dei peccati umani con Gesù Cristo. In
lui trovano adempimento i tipi e le ombre della Legge mosaica, poiché i vari sacrifici animali prefiguravano proprio lui. Come uomo perfetto e senza peccato Gesù
fu l’offerta per il peccato per tutti i discendenti di Adamo che infine vengono liberati dal peccato ereditato e dalla morte. (2Co 5:21) Cristo “offrì un solo sacrificio
per i peccati in perpetuo” (Eb 10:12), ed è senza dubbio “l’Agnello di Dio che toglie
il peccato del mondo”. (Gv 1:29, 36; 1Co 5:7; Ri 5:12; 13:8; cfr. Isa 53:7). Non c’è
perdono senza versamento di sangue (Eb 9:22), e ai cristiani che camminano nella luce è assicurato che ‘il sangue di Gesù, Figlio di Dio, ci purifica da ogni peccato’. — 1Gv 1:7; Eb 9:13, 14; Ri 1:5.
La perfetta vita umana di Gesù offerta in sacrificio è l’antitipica offerta per il
peccato. È il bene prezioso che ricompra l’umanità, redimendola dal peccato ereditato e dalla morte. (Tit 2:13, 14; Eb 2:9) Cristo stesso dichiarò: “Il Figlio
dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua anima
come riscatto [gr. lỳtron] in cambio di molti”. (Mr 10:45; vedi RISCATTO). Ai fini
espiatori, il suo sacrificio corrispose esattamente a ciò che il peccatore Adamo
aveva perso, dato che Gesù era perfetto e quindi uguale al primo uomo Adamo
prima che questi peccasse. — 1Tm 2:5, 6; Ef 1:7.
Resa possibile la riconciliazione. Il peccato allontana l’uomo da Dio, in
quanto Geova non approva il peccato. La frattura fra l’uomo e il suo Creatore poteva sanarsi solo soddisfacendo il requisito di una vera “copertura”, o espiazione,
per tale peccato. (Isa 59:2; Aba 1:13; Ef 2:3) Ma Geova Dio rese possibile la riconciliazione fra sé e l’umanità peccatrice mediante l’uomo perfetto Gesù Cristo.
L’apostolo Paolo infatti scrisse: “Esultiamo anche in Dio per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo, per mezzo del quale abbiamo ora ricevuto la riconciliazione”.
(Ro 5:11; vedi RICONCILIAZIONE). Per ottenere il favore di Geova Dio è necessario
accettare il suo provvedimento di riconciliazione mediante Gesù Cristo. Solo in
questo modo è possibile raggiungere una condizione simile a quella che Adamo
aveva prima di peccare. Dio ha manifestato il suo amore rendendo possibile questa riconciliazione. — Ro 5:6-10.
La propiziazione soddisfa la giustizia. Nondimeno, la giustizia esigeva soddisfazione. L’uomo, sebbene creato perfetto, perse tale condizione a causa del
peccato, per cui Adamo e la sua progenie vennero a trovarsi sotto la condanna divina. Per giustizia e fedeltà ai princìpi di rettitudine, Dio doveva eseguire la sentenza prevista dalla sua legge nei confronti del disubbidiente Adamo. Ma l’amore
indusse Dio a prendere un provvedimento che, mediante una sostituzione, avrebbe permesso di soddisfare la giustizia e nello stesso tempo, senza alcuna violazione della stessa, di perdonare la progenie pentita del peccatore Adamo e di riconciliarla con Dio. (Col 1:19-23) Quindi Geova “mandò il Figlio suo come sacrificio
propiziatorio per i nostri peccati”. (1Gv 4:10; Eb 2:17) La propiziazione è l’atto del
rendere propizio o favorevole. Il sacrificio propiziatorio di Gesù elimina agli occhi
di Dio il motivo per condannare una creatura umana e gli permette di mostrarle
favore e misericordia. Questa propiziazione annulla per l’Israele spirituale e per
tutti quelli che se ne avvalgono sia l’accusa di peccato che la risultante condanna
di morte. — 1Gv 2:1, 2; Ro 6:23.
Il concetto di sostituzione è evidente in certi brani biblici relativi all’espiazione.
Per esempio, Paolo osserva che “Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture” (1Co 15:3), e che “Cristo ci liberò mediante acquisto dalla maledizione della
Legge, divenendo una maledizione invece di noi [ebrei], perché è scritto: ‘Maledetto ogni uomo appeso al palo’”. (Gal 3:13; De 21:23) Pietro dice: “Egli stesso portò i
nostri peccati nel proprio corpo, sul palo, affinché morissimo ai peccati e vivessimo per la giustizia. E ‘per le sue vergate siete stati sanati’”. (1Pt 2:24; Isa 53:5)
Sempre Pietro aggiunge: “Cristo morì una volta per sempre in quanto ai peccati,
un giusto per ingiusti, per condurvi a Dio”. — 1Pt 3:18.
Amorevole provvedimento in cui riporre fede. Dio e Cristo hanno mostrato
amore rendendo possibile la completa espiazione per i peccati umani ereditati.
(Gv 3:16; Ro 8:32; 1Gv 3:16) Tuttavia, per beneficiarne, occorre pentirsi veramente ed esercitare fede. Geova non si compiacque dei sacrifici che gli abitanti di
Giuda offrivano senza il giusto spirito. (Isa 1:10-17) Dio mandò Cristo “come offerta per la propiziazione mediante la fede nel suo sangue”. (Ro 3:21-26) Chi ac-
cetta con fede il provvedimento di Dio per l’espiazione mediante Gesù Cristo può
ottenere la salvezza; chi lo disprezza non si salverà. (At 4:12) E “se pratichiamo il
peccato volontariamente dopo aver ricevuto l’accurata conoscenza della verità,
non rimane più alcun sacrificio per i peccati, ma c’è una certa paurosa aspettazione del giudizio”. — Eb 10:26-31.
N. 3: Elisabetta. Tema: Vogliamo essere irreprensibili e timorati di Dio (it-1 p.
812)
ELISABETTA
[gr. Eleisàbet, dall’ebr. ʼElishèvaʽ, che significa “il mio Dio è abbondanza; Dio di
abbondanza”].
Donna timorata di Dio, moglie del sacerdote Zaccaria e madre di Giovanni il
Battezzatore. Anche Elisabetta era della famiglia sacerdotale del levita Aaronne.
Sia lei che il marito erano avanti negli anni quando l’angelo Gabriele apparve a
Zaccaria nel Santo del tempio e annunciò che, in risposta alle sue suppliche, Elisabetta avrebbe avuto un figlio che si sarebbe chiamato Giovanni. Rimasta incinta, Elisabetta si tenne appartata per cinque mesi. Nel sesto mese della sua gravidanza venne a trovarla Maria sua parente. In quell’occasione il nascituro Giovanni saltò nel seno di sua madre, ed Elisabetta, piena di spirito santo, benedisse
Maria e il frutto del suo seno, chiamandola “la madre del mio Signore”. — Lu 1:57, 11-13, 24, 39-43.
23 nov. Lettura della Bibbia: 2 Cronache 1-5
N. 1: 2 Cronache 3:14-4:6
14
Inoltre, fece la cortina di filo turchino e di lana tinta di porpora rossiccia e di
cremisi e di tessuto fine e vi fece sopra dei cherubini.
15
Quindi fece davanti alla casa due colonne, della lunghezza di trentacinque
cubiti, e il capitello che era in cima a ciascuna era di cinque cubiti.
16
Inoltre, fece
catene a forma di collane e le mise in cima alle colonne, e fece cento melagrane e
le mise sulle catene.
17
Ed erigeva le colonne di fronte al tempio, una a destra e
una a sinistra, dopo di che diede a quella di destra il nome di Iachin e a quella di
sinistra il nome di Boaz.
4 Fece quindi l’altare di rame; la sua lunghezza era di venti cubiti, e la larghezza di venti cubiti, e l’altezza di dieci cubiti.
2
E faceva il mare di metallo fuso di dieci cubiti da un suo orlo all’altro suo or-
lo, circolare tutt’intorno, e la sua altezza era di cinque cubiti, e per circondarlo
tutt’intorno ci voleva una corda di trenta cubiti.
3
E sotto di esso c’era all’intorno
la somiglianza di ornamenti a forma di cucurbite, che lo circondavano, dieci per
cubito, attorniando il mare tutt’intorno. Gli ornamenti a forma di cucurbite erano
in due file, fusi nella sua fusione.
4
Esso poggiava su dodici tori, tre rivolti a nord
e tre rivolti a ovest e tre rivolti a sud e tre rivolti a est; e il mare era sopra di essi,
e tutte le loro parti posteriori erano verso l’interno.
5
E il suo spessore era di un
palmo; e il suo orlo era simile alla fattura dell’orlo di un calice, un fiore di giglio.
Come recipiente, poteva contenere tremila bat.
6
Inoltre, fece dieci bacini, e ne mise cinque a destra e cinque a sinistra, per
lavare in essi. Vi sciacquavano le cose che avevano a che fare con l’olocausto. Ma
il mare era perché vi si lavassero i sacerdoti.
N. 2: Enoc (n. 2). Tema: Camminiamo con Geova! (it-1 p. 824)
ENOC
(Ènoc) [addestrato; inaugurato [quindi, dedicato, iniziato]].
2. Figlio nato a Iared quando aveva 162 anni; il settimo uomo nella discendenza da Adamo. Oltre a Metusela, natogli quando aveva 65 anni, Enoc ebbe altri figli e figlie. Enoc fu uno del “così gran nuvolo di testimoni” che furono notevoli
esempi di fede nell’antichità. “Enoc continuò a camminare con il vero Dio”. (Ge
5:18, 21-24; Eb 11:5; 12:1) In qualità di profeta di Geova, predisse la venuta di
Dio con le Sue sante miriadi per eseguire il giudizio contro gli empi. (Gda 14, 15)
Probabilmente le sue profezie attirarono su di lui la persecuzione. Dio però non
permise agli oppositori di uccidere Enoc. Anzi, Geova “lo prese”, cioè troncò la sua
vita all’età di 365 anni, un’età molto inferiore a quella di gran parte dei suoi contemporanei. Enoc fu “trasferito in modo da non vedere la morte”, il che può significare che Dio lo fece cadere in uno stato di estasi profetica e pose fine alla sua vita mentre egli era in estasi, così che Enoc non provò le doglie della morte. (Ge
5:24; Eb 11:5, 13) Comunque non fu portato in cielo, come fanno notare le chiare
parole di Gesù in Giovanni 3:13. Sembra che, come nel caso del corpo di Mosè,
Geova abbia fatto sparire il corpo di Enoc, dal momento che “non fu trovato in
nessun luogo”. — De 34:5, 6; Gda 9.
Enoc non è lo scrittore del “Libro di Enoc”, libro apocrifo, non ispirato, scritto
molti secoli più tardi, probabilmente nel II-I secolo a.E.V.
3. La prima città menzionata nella Bibbia. Caino edificò questa città nel paese
di Fuga a E dell’Eden, dandole il nome di suo figlio Enoc. — Ge 4:17.
N. 3: *Battesimo. Tema: Quanti tipi di battesimo esistono? (it-1 pp. 298-304)
BATTESIMO
Il greco bàptisma si riferisce al procedimento dell’immersione, che include
sommersione ed emersione; deriva dal verbo bàpto, che significa “immergere; intingere”. (Gv 13:26) Nella Bibbia “immergere” e “battezzare” si equivalgono. Per
esempio, la versione di Cocorda, pubblicata nel 1910, rende Romani 6:3, 4 come
segue: “Ignorate voi che noi tutti i quali fummo immersi in Cristo Gesù, fummo
immersi nella di lui morte? Noi fummo dunque sepolti con Lui, mediante
l’immersione, a morte”. In Esodo 12:22 e in Levitico 4:6 la Settanta greca usa una
forma dello stesso verbo. (Vedi NM, ntt.). Quando uno è immerso nell’acqua, è
temporaneamente “sepolto”, nascosto alla vista, e poi tirato fuori.
Saranno presi in esame quattro diversi aspetti: (1) il battesimo di Giovanni,
(2) il battesimo in acqua di Gesù e dei suoi seguaci, (3) il battesimo in Cristo Gesù
e nella sua morte, (4) il battesimo col fuoco.
Il battesimo di Giovanni. Il primo uomo autorizzato da Dio a battezzare in
acqua fu Giovanni figlio di Zaccaria e di Elisabetta. (Lu 1:5-7, 57) Il fatto stesso
che egli era noto come “Giovanni il Battista” o “il battezzatore” (Mt 3:1; Mr 1:4)
indica che il battesimo o immersione in acqua era diventato di dominio pubblico
particolarmente grazie all’opera di Giovanni, e le Scritture dimostrano che il suo
ministero e il suo battesimo erano da Dio; non erano una sua iniziativa personale. La sua opera, predetta dall’angelo Gabriele, era da Dio (Lu 1:13-17), e Zaccaria
profetizzò mediante lo spirito santo che Giovanni sarebbe stato un profeta
dell’Altissimo per preparare la via di Geova. (Lu 1:68-79) Gesù confermò che il
ministero e il battesimo di Giovanni erano da Dio. (Lu 7:26-28) Il discepolo Luca
ricorda che “la dichiarazione di Dio fu rivolta a Giovanni figlio di Zaccaria nel deserto. Egli venne dunque . . . predicando il battesimo”. (Lu 3:2, 3) L’apostolo Giovanni dice di lui: “Sorse un uomo, mandato come rappresentante di Dio: il suo
nome era Giovanni”. — Gv 1:6.
Si può capire meglio il significato del battesimo di Giovanni confrontando varie
traduzioni di Luca 3:3. Giovanni venne “predicando il battesimo in simbolo di
pentimento per il perdono dei peccati” (NM); “un battesimo di conversione per il
perdono dei peccati” (CEI); “un battesimo di ravvedimento per il perdono dei peccati” (VR82); “cambiate vita e fatevi battezzare, e Dio perdonerà i vostri peccati”
(PS). Da queste traduzioni si comprende chiaramente che non era il battesimo a
cancellare i peccati, ma il pentimento e il cambiamento di condotta, di cui il battesimo era un simbolo.
Il battesimo compiuto da Giovanni non era quindi una speciale purificazione
da parte di Dio per mezzo del suo servitore Giovanni, ma una pubblica dimostrazione e un simbolo del pentimento dell’individuo per i peccati commessi contro la
Legge, che doveva condurre a Cristo. (Gal 3:24) In tal modo Giovanni preparava il
popolo a ‘vedere il mezzo di salvezza di Dio’. (Lu 3:6) La sua opera servì “per preparare a Geova un popolo ben disposto”. (Lu 1:16, 17) Questa opera era stata
profetizzata da Isaia e Malachia. — Isa 40:3-5; Mal 4:5, 6.
Alcuni studiosi cercano di vedere un’anticipazione del battesimo di Giovanni e
del battesimo cristiano nelle antiche cerimonie di purificazione compiute sotto la
Legge (Eso 29:4; Le 8:6; 14:8, 31, 32; Ebr 9:10, nt.) o in azioni individuali. (Ge
35:2; Eso 19:10) Ma questi casi non hanno nessuna analogia col vero significato
del battesimo. Erano abluzioni attinenti alla purezza cerimoniale. L’unico caso in
cui ci fu una completa immersione del corpo sott’acqua è quello del lebbroso
Naaman, e l’immersione in acqua avvenne sette volte. (2Re 5:14) Ciò non gli fece
ottenere una speciale relazione con Dio, ma semplicemente lo guarì dalla lebbra.
Inoltre, secondo le Scritture, i proseliti venivano circoncisi e non battezzati. Per
mangiare la Pasqua o partecipare all’adorazione nel santuario bisognava essere
circoncisi. — Eso 12:43-49.
Neanche l’asserzione di alcuni che il battesimo di Giovanni probabilmente derivava dalla setta ebraica degli esseni o dai farisei ha alcun fondamento. Entrambe queste sette richiedevano che si compissero spesso varie abluzioni. Ma Gesù
mostrò che tali cose erano solo comandamenti di uomini che per la loro tradizione
non tenevano conto dei comandamenti di Dio. (Mr 7:1-9; Lu 11:38-42) Giovanni
battezzava in acqua perché, come disse lui stesso, Dio l’aveva mandato a battezzare in acqua. (Gv 1:33) Non era stato mandato dagli esseni o dai farisei. Non
aveva l’incarico di fare proseliti ma di battezzare coloro che già facevano parte della congregazione ebraica. — Lu 1:16.
Giovanni sapeva che la sua opera consisteva semplicemente nel preparare la
via davanti al Messia, al Figlio di Dio, e che avrebbe ceduto il posto al più grande
ministero che Lui avrebbe compiuto. La ragione per cui Giovanni battezzava era
che il Messia potesse essere reso manifesto a Israele. (Gv 1:31) In Giovanni 3:2630 viene detto che il ministero del Messia era destinato a crescere, mentre il ministero di Giovanni doveva diminuire. Quelli che furono battezzati dai discepoli di
Gesù durante il suo ministero terreno, e che perciò divennero anch’essi discepoli
di Gesù, furono battezzati come simbolo di pentimento alla maniera del battesimo
di Giovanni. — Gv 3:25, 26; 4:1, 2.
Il battesimo in acqua di Gesù. Il battesimo dello stesso Gesù compiuto da
Giovanni doveva necessariamente avere un significato e uno scopo ben diversi dal
battesimo di Giovanni, dato che Gesù “non commise peccato, né fu trovato inganno nella sua bocca”. (1Pt 2:22) Quindi egli non poteva sottoporsi a un atto che
fosse simbolo di pentimento. Senza dubbio per questa ragione Giovanni non voleva battezzare Gesù. Ma Gesù disse: “Lascia fare, questa volta, poiché conviene
che in questo modo adempiamo tutto ciò che è giusto”. — Mt 3:13-15.
Luca afferma che Gesù pregava al momento del battesimo. (Lu 3:21) Inoltre lo
scrittore della lettera agli Ebrei dice che quando Gesù Cristo venne “nel mondo”
(cioè, non quando nacque e non sapeva né leggere né pronunciare queste parole,
ma quando si presentò per il battesimo e cominciò il suo ministero) disse, secondo il Salmo 40:6-8 (LXX): “Non hai voluto né sacrificio né offerta, ma mi hai preparato un corpo. . . . Ecco, io vengo (nel rotolo del libro è scritto di me) per fare, o
Dio, la tua volontà”. (Eb 10:5-9) Per nascita Gesù faceva parte della nazione
ebraica, con la quale Dio aveva fatto un patto nazionale, cioè il patto della Legge.
(Eso 19:5-8; Gal 4:4) Per questo, quando si presentò a Giovanni per il battesimo,
Gesù si trovava già in una relazione di patto con Geova Dio. In quell’occasione
Gesù fece qualcosa di più di quanto non fosse richiesto da lui sotto la Legge. Si
presentò al Padre suo Geova per fare la “volontà” del Padre suo in quanto
all’offerta del suo stesso corpo “preparato” e per abolire i sacrifici animali offerti
secondo la Legge. L’apostolo Paolo osserva: “Mediante tale ‘volontà’ siamo stati
santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo una volta per sempre”.
(Eb 10:10) Per Gesù la volontà del Padre richiedeva inoltre un’attività in relazione
al Regno, e Gesù si presentò anche per svolgere questo servizio. (Lu 4:43;
17:20, 21) Geova accettò questa presentazione di suo Figlio e ne diede conferma
ungendolo con spirito santo e dicendo: “Tu sei mio Figlio, il diletto; io ti ho approvato”. — Mr 1:9-11; Lu 3:21-23; Mt 3:13-17.
Il battesimo in acqua dei seguaci di Gesù. Il battesimo di Giovanni doveva
essere sostituito dal battesimo ordinato da Gesù: “Fate discepoli di persone di
tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello spirito santo”. (Mt 28:19) Dalla Pentecoste del 33 E.V. in poi questo è l’unico battesimo in
acqua approvato da Dio. Alcuni anni dopo il 33 E.V., Apollo, uomo zelante, insegnava correttamente ciò che concerneva Gesù, ma conosceva solo il battesimo di
Giovanni. In questo dovette essere corretto, come i discepoli che Paolo trovò a
Efeso. Quegli uomini di Efeso avevano ricevuto il battesimo di Giovanni, ma evidentemente quando non era più valido, dato che Paolo si recò a Efeso circa 20
anni dopo la fine del patto della Legge. Essi furono quindi battezzati correttamente nel nome di Gesù e ricevettero lo spirito santo. — At 18:24-26; 19:1-7.
Che il battesimo cristiano richiedesse intendimento della Parola di Dio e una
ragionata decisione di presentarsi per fare la rivelata volontà di Dio fu evidente alla Pentecoste del 33 E.V., quando gli ebrei e i proseliti radunati, che avevano già
conoscenza delle Scritture Ebraiche, sentirono Pietro parlare di Gesù il Messia,
col risultato che 3.000 di loro “accolsero di cuore la sua parola” e “furono battezzati”. (At 2:41; 3:19–4:4; 10:34-38) Quelli di Samaria prima credettero alla buona
notizia predicata da Filippo e poi furono battezzati. (At 8:12) L’eunuco etiope, devoto proselito che in quanto tale conosceva Geova e le Scritture Ebraiche, prima
ascoltò la spiegazione di come quelle scritture si erano adempiute in Cristo e la
accettò, poi chiese di essere battezzato. (At 8:34-36) Pietro spiegò a Cornelio che
‘l’uomo che teme Dio e opera giustizia gli è accetto’ (At 10:35) e che chiunque ripone fede in Gesù Cristo ottiene nel suo nome il perdono dei peccati. (At 10:43;
11:18) Tutto ciò è in armonia col comando di Gesù: “Fate discepoli . . . insegnando loro ad osservare tutte le cose che vi ho comandato”. Coloro che accettano
l’insegnamento e diventano discepoli possono giustamente essere battezzati. —
Mt 28:19, 20; At 1:8.
Alla Pentecoste gli ebrei, che collettivamente erano responsabili della morte di
Gesù e che senza dubbio erano al corrente del battesimo di Giovanni, udendo la
predicazione di Pietro furono “compunti nel cuore” e chiesero: “Fratelli, che dobbiamo fare?” Pietro rispose: “Pentitevi, e ciascuno di voi si battezzi nel nome di
Gesù Cristo per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il gratuito dono dello
spirito santo”. (At 2:37, 38) Va notato che Pietro indicò loro qualcosa di nuovo:
per ottenere il perdono dei peccati non erano necessari il pentimento e il battesimo secondo il battesimo di Giovanni, ma il pentimento e il battesimo nel nome di
Gesù Cristo. Non disse che il battesimo stesso lavava via i peccati. Pietro sapeva
che solo ‘il sangue di Gesù, Figlio di Dio, ci purifica da ogni peccato’. (1Gv 1:7) In
seguito, dopo aver parlato di Gesù quale “principale Agente della vita”, Pietro disse agli ebrei presso il tempio: “Pentitevi, perciò, e convertitevi perché i vostri peccati siano cancellati, affinché vengano dalla persona di Geova stagioni di ristoro”.
(At 3:15, 19) Così li informò che per ottenere il perdono dei peccati dovevano pentirsi della malvagia azione commessa contro Cristo, ‘convertirsi’ e riconoscerlo;
ma a questo punto non menzionò il battesimo.
In quanto agli ebrei, il patto della Legge era stato abolito grazie alla morte di
Cristo sul palo di tortura (Col 2:14), e il nuovo patto era entrato in vigore alla
Pentecoste del 33 E.V. (Cfr. At 2:4; Eb 2:3, 4). Comunque, ancora per tre anni e
mezzo circa, Dio mostrò speciale favore agli ebrei. Durante quel tempo i discepoli
di Gesù si limitarono a predicare agli ebrei, ai proseliti e ai samaritani. Ma verso il
36 E.V. Dio ordinò a Pietro di andare a casa di Cornelio, un gentile, ufficiale
dell’esercito romano, e versando lo spirito santo su Cornelio e sulla sua famiglia
indicò a Pietro che ora i gentili potevano essere ammessi al battesimo in acqua.
(At 10:34, 35, 44-48) Poiché Dio non riconosceva più il patto della Legge con gli
ebrei circoncisi, ma ora riconosceva solo il nuovo patto con la mediazione di Gesù
Cristo, gli ebrei naturali, circoncisi o incirconcisi, non erano agli occhi di Dio in
una speciale relazione con lui. Non potevano avere l’approvazione di Dio osservando la Legge, che non era più valida, e neanche mediante il battesimo di Giovanni, che aveva attinenza con la Legge. Per avere il favore e il riconoscimento di
Geova dovevano accostarsi a Lui mediante la fede in suo Figlio ed essere battezzati in acqua nel nome di Gesù Cristo. — Vedi SETTANTA SETTIMANE (Patto in vigore “per una settimana”).
Quindi, dal 36 E.V., tutti, ebrei e gentili, sono posti sullo stesso piano agli occhi di Dio. (Ro 11:30-32; 14:12) Le nazioni gentili, fatta eccezione per i singoli individui che erano stati circoncisi come proseliti, non erano sotto il patto della
Legge e non erano mai state un popolo che godesse di una speciale relazione con
Dio il Padre. Ora, singolarmente, era offerta loro l’opportunità di far parte del popolo di Dio. Prima di poter essere battezzati in acqua dovevano dunque avvicinarsi a Dio come credenti in suo Figlio Gesù Cristo. Poi, seguendo l’esempio e il comando di Cristo, potevano giustamente sottoporsi al battesimo in acqua. — Mt
3:13-15; 28:18-20.
Il battesimo cristiano avrebbe avuto conseguenze determinanti sulla loro posizione di fronte a Dio. Dopo aver accennato a Noè che costruì l’arca in cui lui e la
sua famiglia furono conservati in vita durante il Diluvio, l’apostolo Pietro scrisse:
“Ciò che corrisponde a questo salva ora anche voi, cioè il battesimo (non il togliere
il sudiciume della carne, ma la richiesta fatta a Dio di una buona coscienza), per
mezzo della risurrezione di Gesù Cristo”. (1Pt 3:20, 21) L’arca era la prova tangibile che Noè si era dedicato a fare la volontà di Dio e quindi aveva svolto fedelmente il lavoro affidatogli da Dio. Questo gli salvò la vita. In modo corrispondente,
coloro che si fossero dedicati a Geova in base alla fede nel Cristo risorto, si fossero battezzati in simbolo di ciò, e avessero fatto la volontà di Dio per i suoi servitori
sarebbero stati salvati dal presente mondo malvagio. (Gal 1:3, 4) Non sarebbero
più stati riservati alla distruzione col resto del mondo. Sarebbero stati salvati da
tale sorte e avrebbero avuto una buona coscienza presso Dio.
Non un battesimo di bambini. In considerazione del fatto che ‘l’udire la parola’, ‘l’accogliere di cuore la parola’ e ‘il pentirsi’ precedono il battesimo in acqua
(At 2:14, 22, 38, 41) e che il battesimo comporta una decisione solenne da parte
del singolo individuo, è chiaro che questi deve almeno essere in età di udire, credere e prendere tale decisione. Alcuni vorrebbero sostenere la validità del battesimo dei neonati rifacendosi ai casi di battesimo di intere famiglie, come quella di
Cornelio, di Lidia, del carceriere di Filippi, di Crispo e di Stefana. (At 10:48;
11:14; 16:15, 32-34; 18:8; 1Co 1:16) Secondo loro è sottinteso che anche i bambini piccoli di quelle famiglie furono battezzati. Ma, nel caso di Cornelio, quelli
che furono battezzati avevano udito la parola, avevano ricevuto lo spirito santo,
parlavano in lingue e glorificavano Dio, cose che dei neonati non potevano fare.
(At 10:44-46) Lidia era “adoratrice di Dio, . . . e Geova le aprì pienamente il cuore
affinché prestasse attenzione alle cose che erano dette da Paolo”. (At 16:14) Il carceriere di Filippi dovette ‘credere nel Signore Gesù’, e ciò significa che anche gli
altri membri della famiglia dovettero credere per essere battezzati. (At 16:31-34)
“Crispo, presidente della sinagoga, divenne credente nel Signore, e così tutta la
sua casa”. (At 18:8) Tutto questo indica che il battesimo comporta l’udire, il credere e il glorificare Dio, cose che i neonati non possono fare. A Samaria, quando
ebbero udito e creduto alla “buona notizia del regno di Dio e del nome di Gesù
Cristo, erano battezzati”. Qui le Scritture precisano chi erano i battezzati: non
neonati, ma “uomini e donne”. — At 8:12.
L’affermazione fatta dall’apostolo Paolo ai corinti che i figli erano “santi” grazie
a un genitore credente non è una prova che si battezzassero i neonati, ma se mai
del contrario. I figli minorenni, troppo piccoli per avere la capacità di prendere
una decisione del genere, acquistavano una specie di merito grazie al genitore
credente, non tramite un cosiddetto sacramento del battesimo che impartisse loro
qualche merito particolare. Se fosse stato corretto battezzare i bambini, questi
non avrebbero avuto bisogno che venisse esteso loro il merito del genitore credente. — 1Co 7:14.
È vero che Gesù disse: “Smettete di impedire che [i bambini] vengano a me,
poiché a quelli simili a loro appartiene il regno dei cieli”. (Mt 19:13-15; Mr 10:1316) Ma non furono battezzati. Gesù li benedisse, e nulla indica che ponendo su di
loro le mani compisse un rito religioso. Inoltre mostrò che la ragione per cui ‘il regno dei cieli apparteneva loro’ non era perché si fossero battezzati ma perché era-
no ammaestrabili e fiduciosi. I cristiani hanno il comando di essere “bambini in
quanto a malizia”, ma “uomini fatti nelle facoltà d’intendimento”. — Mt 18:4; Lu
18:16, 17; 1Co 14:20.
Uno studioso di storia delle religioni scrisse a proposito dei cristiani del I secolo: “L’usanza di battezzare i bambini era sconosciuta in quell’epoca. . . . Solo
all’epoca molto più tarda di Ireneo [ca. 140-203 E.V.] (e certamente non prima di
allora), si trova traccia del battesimo di bambini, e che fosse per la prima volta riconosciuto come una tradizione apostolica nel corso del terzo secolo ne esclude
anziché confermarne l’origine apostolica”. — August Neander, History of the Planting and Training of the Christian Church by the Apostles, 1864, p. 162.
Immersione completa. Dalla definizione data all’inizio è chiaro che il battesimo comporta l’immersione completa in acqua, non una semplice aspersione. Gli
esempi biblici di battesimo corroborano questo fatto. Gesù fu battezzato in un
fiume piuttosto grande, il Giordano, e dopo essere stato battezzato salì “fuori
dell’acqua”. (Mr 1:10; Mt 3:13, 16) Per battezzare, Giovanni scelse una località
della valle del Giordano presso Salim, “perché là c’era una grande quantità
d’acqua”. (Gv 3:23) L’eunuco etiope chiese di essere battezzato quando giunsero a
“uno specchio d’acqua”. Entrambi “scesero nell’acqua” e poi salirono “fuori
dell’acqua”. (At 8:36-40) In tutti questi casi si trattava di un grande specchio
d’acqua, per entrare e uscire dal quale si doveva camminare, e non di una pozzanghera in cui l’acqua arrivava solo alla caviglia. Inoltre il fatto che il battesimo
venisse usato anche per simboleggiare una sepoltura indica un’immersione completa. — Ro 6:4-6; Col 2:12.
Fonti storiche mostrano che i primi cristiani battezzavano per immersione. La
New Catholic Encyclopedia (1967, Vol. II, p. 56) dice al riguardo: “È evidente che
nella Chiesa primitiva il Battesimo avveniva per immersione”. Il Larousse du XXe
Siècle (Parigi, 1928) dice: “I primi cristiani ricevevano il battesimo per immersione
ovunque ci fosse acqua”.
Il battesimo in Cristo Gesù e nella sua morte. Al tempo del suo battesimo
nel Giordano Gesù sapeva che stava per iniziare una vita di sacrificio. Sapeva che
il suo ‘corpo preparato’ doveva essere messo a morte, che egli, un innocente, doveva morire come perfetto sacrificio umano con valore di riscatto per il genere
umano. (Mt 20:28) Gesù comprese che doveva essere immerso nella morte, ma
che ne sarebbe stato tratto fuori il terzo giorno. (Mt 16:21) Perciò paragonò la sua
esperienza a un battesimo nella morte. (Lu 12:50) Spiegò ai discepoli che si stava
già sottoponendo a questo battesimo durante il suo ministero. (Mr 10:38, 39) Fu
battezzato appieno nella morte quando fu immerso nella morte sul palo di tortura
il 14 nisan del 33 E.V. Il terzo giorno suo Padre Geova Dio completò questo battesimo con la risurrezione. Il battesimo di Gesù nella morte è dunque una cosa del
tutto distinta e separata dal suo battesimo in acqua, poiché si era completamente
sottoposto al battesimo in acqua all’inizio del suo ministero, quando il suo battesimo nella morte era solo cominciato.
I fedeli apostoli di Gesù Cristo erano stati tutti battezzati in acqua col battesimo di Giovanni. (Gv 1:35-37; 4:1) Ma non erano ancora stati battezzati con lo spirito santo quando Gesù fece notare che anch’essi dovevano essere battezzati con
un battesimo simbolico come il suo, un battesimo nella morte. (Mr 10:39) Quindi
il battesimo nella sua morte è una cosa ben diversa dal battesimo in acqua. Nella
sua lettera alla congregazione cristiana di Roma Paolo si espresse così: “Non sapete che tutti noi che fummo battezzati in Cristo Gesù fummo battezzati nella sua
morte?” — Ro 6:3.
È Geova Dio ad amministrare tale battesimo in Cristo Gesù come pure il battesimo nella sua morte. Egli unse Gesù, facendo di lui il Cristo o l’Unto. (At 10:38)
Quindi Dio battezzò Gesù con lo spirito santo affinché, per mezzo di Gesù, i suoi
seguaci potessero in seguito essere battezzati con spirito santo. Perciò coloro che
diventano suoi coeredi, che hanno la speranza celeste, devono essere “battezzati
in Cristo Gesù”, cioè nell’Unto Gesù, il quale, al momento della sua unzione, fu
pure generato quale figlio spirituale di Dio. In tal modo si uniscono a lui, il loro
Capo, e divengono membri della congregazione che è il corpo di Cristo. — 1Co
12:12, 13, 27; Col 1:18.
Dal momento in cui vengono battezzati in Cristo la vita di questi cristiani che
sono battezzati in Cristo Gesù è una vita d’integrità nella prova, un affrontare
ogni giorno la morte, che culmina con una morte d’integrità, come disse l’apostolo
Paolo quando spiegò ai cristiani di Roma: “Perciò fummo sepolti con lui per mezzo
del nostro battesimo nella sua morte, affinché, come Cristo fu destato dai morti
per mezzo della gloria del Padre, anche noi camminassimo similmente in novità di
vita. Poiché se siamo stati uniti a lui nella somiglianza della sua morte, certamen-
te saremo anche uniti a lui nella somiglianza della sua risurrezione”. — Ro 6:4, 5;
1Co 15:31-49.
Per chiarire ulteriormente la cosa, scrivendo alla congregazione di Filippi Paolo
descrisse la propria esperienza come una “partecipazione alle sue sofferenze [di
Cristo], sottomettendomi a una morte simile alla sua, per vedere se in qualche
modo io possa conseguire la risurrezione dai morti che ha luogo più presto”. (Flp
3:10, 11) Solo l’Onnipotente Dio, il Padre celeste, che è il Battezzatore di quanti
sono battezzati in unione con Gesù Cristo e nella sua morte, può portare a compimento il battesimo. Fa questo per mezzo di Cristo risuscitandoli dalla morte
perché siano uniti a Cristo Gesù nella somiglianza della sua risurrezione, una risurrezione alla vita immortale nei cieli. — 1Co 15:53, 54.
Che una congregazione di persone possa, per così dire, essere battezzata o
immersa in un liberatore e condottiero è illustrato dall’apostolo Paolo quando dice
a proposito della congregazione degli israeliti che furono “battezzati in Mosè mediante la nube e il mare”. In quell’occasione furono coperti da una nube protettiva
e dalle pareti d’acqua tutt’intorno, essendo, simbolicamente parlando, immersi.
Mosè predisse che Dio avrebbe suscitato un profeta simile a lui e Pietro applicò
questa profezia a Gesù Cristo. — 1Co 10:1, 2; De 18:15-19; At 3:19-23.
Cos’è il battesimo “allo scopo di essere dei morti”?
Il brano di 1 Corinti 15:29 è stato tradotto in vari modi: “Che faranno quelli
che son battezzati per i morti?” (VR); “a favore dei morti?” (Na); “allo scopo di essere dei morti?” (NM).
Questo versetto è stato interpretato in molti modi diversi. L’interpretazione più
comune è che Paolo si riferisse all’usanza del battesimo vicario, quella cioè di battezzare in acqua persone vive al posto di persone morte affinché queste potessero
trarne beneficio in modo indiretto. L’esistenza di una pratica del genere all’epoca
di Paolo non può essere dimostrata, né sarebbe d’accordo con i versetti in cui si
afferma che quelli che venivano battezzati erano “discepoli”, persone che avevano
‘accolto di cuore la parola’, che avevano “creduto” personalmente. — Mt 28:19; At
2:41; 8:12.
I lessici includono “per”, “a motivo”, “allo scopo di”, fra le definizioni della preposizione greca hypèr, seguita dal genitivo, come in 1 Corinti 15:29. (L. Rocci, Vo-
cabolario greco-italiano, pp. 1888, 1889; G. Kittel, Grande Lessico del Nuovo Testamento, vol. XIV, coll. 561ss.) Già nel 1728 Jacob Elsner osservò casi di scrittori greci per i quali hypèr col genitivo ha valore finale, cioè esprime uno scopo, e
indicò che in 1 Corinti 15:29 tale è il senso di questa costruzione. (Observationes
Sacræ in Novi Foederis Libros, Utrecht, vol. II, pp. 127-131) Per cui in questo versetto la Traduzione del Nuovo Mondo rende hypèr “allo scopo di”.
Quando dal punto di vista grammaticale un’espressione può essere tradotta in
più modi, la versione corretta è quella che concorda col contesto. A questo riguardo 1 Corinti 15:3, 4 indica che ciò di cui si parla in primo luogo è la fede nella morte e risurrezione di Gesù Cristo. I versetti seguenti presentano quindi le
prove della validità di tale convinzione (vv. 5-11); parlano delle gravi implicazioni
del non credere nella risurrezione (vv. 12-19), del fatto che la risurrezione di Cristo assicura che altri saranno risuscitati dai morti (vv. 20-23), e di come tutto
questo contribuisca a far sì che tutta la creazione intelligente raggiunga l’unità
con Dio (vv. 24-28). Il versetto 29 è ovviamente parte integrante di questo discorso. Ma della risurrezione di chi si parla in questo versetto? Della risurrezione di
coloro di cui si menziona il battesimo? O di qualcuno morto prima che avesse
luogo tale battesimo? Cosa indicano i versetti successivi? I versetti 30-34 mostrano chiaramente che si sta parlando delle prospettive di vita futura di cristiani viventi, e i versetti 35-58 affermano che si trattava di cristiani fedeli che avevano la
speranza della vita celeste.
Questo concorda con Romani 6:3, che dice: “Non sapete che tutti noi che
fummo battezzati in Cristo Gesù fummo battezzati nella sua morte?” Come spiega
questo versetto, non si tratta di un battesimo a cui un cristiano si sottopone a favore di qualcuno già morto, ma è piuttosto qualcosa che influisce sul suo stesso
futuro.
In che senso dunque quei cristiani si battezzavano “allo scopo di essere dei
morti” o erano “battezzati nella sua morte”? Erano immersi in un modo di vivere
che li avrebbe portati a morire fedeli, come Cristo, e con la speranza di una risurrezione simile alla sua alla vita spirituale immortale. (Ro 6:4, 5; Flp 3:10, 11)
Questo non era un battesimo che avveniva istantaneamente, come l’immersione
in acqua. Più di tre anni dopo la sua immersione in acqua, Gesù parlò di un battesimo che nel suo caso non era ancora completo e che per i discepoli era ancora
futuro. (Mr 10:35-40) Dal momento che questo battesimo porta alla risurrezione
alla vita celeste, deve avere inizio nel momento in cui lo spirito di Dio genera nella
persona questa speranza, e deve finire, non alla morte, ma quando la prospettiva
della vita spirituale immortale si realizza mediante la risurrezione. — 2Co
1:21, 22; 1Co 6:14.
Il posto di ciascuno nel proposito di Dio. Va notato che colui che si battezza
in acqua viene a trovarsi in una speciale relazione con Geova quale Suo servitore,
per fare la Sua volontà. Non è l’individuo a decidere quale sia la volontà di Dio per
lui, ma è Dio che stabilisce come impiegarlo e quale posto dargli nel contesto del
Suo proposito. Per esempio, nel passato l’intera nazione di Israele godeva di una
speciale relazione di patto con Dio; era proprietà di Geova. (Eso 19:5) Ma solo la
tribù di Levi venne scelta per prestare servizio presso il santuario, e di questa tribù solo la famiglia di Aaronne era destinata al sacerdozio. (Nu 1:48-51; Eso 28:1;
40:13-15) E Geova Dio stabilì che il regno appartenesse esclusivamente ai discendenti della famiglia di Davide. — 2Sa 7:15, 16.
Similmente quelli che si sottopongono al battesimo cristiano diventano proprietà di Dio, suoi schiavi, che egli impiega come gli pare. (1Co 6:20) Un esempio
della direttiva di Dio in queste cose si trova in Rivelazione, dov’è indicato il numero esatto di coloro che vengono “suggellati”: 144.000. (Ri 7:4-8) Ancor prima
dell’approvazione finale, lo spirito santo di Dio serve come un sigillo che dà ai
suggellati una caparra della loro eredità, un’eredità celeste. (Ef 1:13, 14; 2Co 5:15) Inoltre a quanti hanno questa speranza viene detto: “Dio ha posto le membra
nel corpo [di Cristo], ciascuna di esse, come gli è piaciuto”. — 1Co 12:18, 27.
Gesù richiamò l’attenzione su un altro gruppo quando disse: “Ho altre pecore,
che non sono di questo ovile; anche quelle devo condurre, ed esse ascolteranno la
mia voce, e diverranno un solo gregge, un solo pastore”. (Gv 10:16) Queste non
fanno parte del “piccolo gregge” (Lu 12:32), ma anche loro devono accostarsi a Dio
per mezzo di Gesù Cristo e battezzarsi in acqua.
La visione avuta dall’apostolo Giovanni, descritta in Rivelazione, è in armonia
con questo. Dopo che gli sono stati mostrati i 144.000 “suggellati”, a Giovanni
viene fatta vedere “una grande folla, che nessun uomo poteva numerare”. Viene
spiegato che questi “hanno lavato le loro lunghe vesti e le hanno rese bianche nel
sangue dell’Agnello”, a indicare la fede nel sacrificio di riscatto di Gesù Cristo,
l’Agnello di Dio. (Ri 7:9, 14) Perciò è accordata loro una posizione di favore. Infatti
sono “in piedi dinanzi al trono [di Dio]”, pur non essendo quelli che Dio sceglie
per essere i 144.000 “suggellati”. In quanto a questa “grande folla”, la visione prosegue indicando che serve Dio giorno e notte, ed egli la protegge e ne ha cura. —
Ri 7:15-17.
Battesimo col fuoco. Quando molti farisei e sadducei vennero da lui per essere battezzati, Giovanni il Battezzatore li chiamò “progenie di vipere”. Parlò della
venuta di ‘colui che avrebbe battezzato con spirito santo e con fuoco’. (Mt 3:7, 11;
Lu 3:16) Il battesimo col fuoco non è la stessa cosa del battesimo con lo spirito
santo. Il battesimo di fuoco non può identificarsi, come dicono alcuni, con le lingue di fuoco scese alla Pentecoste, perché i discepoli non furono immersi nel fuoco. (At 2:3) Giovanni disse agli ascoltatori che sarebbe avvenuta una separazione:
il grano sarebbe stato raccolto, dopo di che la pula sarebbe stata bruciata con
fuoco inestinguibile. (Mt 3:12) Fece notare che il fuoco non sarebbe stato una benedizione o ricompensa, ma una conseguenza del fatto che ‘l’albero non produceva frutto eccellente’. — Mt 3:10; Lu 3:9.
Usando il fuoco come simbolo di distruzione, Gesù predisse l’esecuzione dei
malvagi che sarebbe avvenuta durante la sua presenza: “Nel giorno in cui Lot uscì
da Sodoma piovve dal cielo fuoco e zolfo e li distrusse tutti. La stessa cosa avverrà
nel giorno in cui il Figlio dell’uomo sarà rivelato”. (Lu 17:29, 30; Mt 13:49, 50) Altri esempi in cui il fuoco rappresenta non una forza salvifica, ma una forza distruttiva, si trovano in 2 Tessalonicesi 1:8; Giuda 7 e 2 Pietro 3:7, 10.
30 nov. Lettura della Bibbia: 2 Cronache 6-9
N. 1: 2 Cronache 6:22-27
22
“Se un uomo pecca contro il suo prossimo e realmente pone su di lui una
maledizione per renderlo soggetto alla maledizione, ed egli realmente viene [nel]la
maledizione davanti al tuo altare in questa casa,
23
allora voglia tu stesso udire
dai cieli, e devi agire e giudicare i tuoi servitori in modo da ripagare il malvagio col
porre la sua via sulla sua propria testa e dichiarando giusto il giusto col rendergli
secondo la sua propria giustizia.
24
“E se il tuo popolo Israele è sconfitto davanti al nemico perché hanno conti-
nuato a peccare contro di te, e veramente tornano e lodano il tuo nome e pregano
e fanno richiesta di favore dinanzi a te in questa casa,
25
allora voglia tu stesso
udire dai cieli, e devi perdonare il peccato del tuo popolo Israele e ricondurli al
suolo che desti a loro e ai loro antenati.
26
“Quando i cieli sono chiusi così che non cade pioggia, perché essi hanno
continuato a peccare contro di te, e realmente pregano verso questo luogo e lodano il tuo nome [e] si ritraggono dal loro peccato perché hai continuato ad affliggerli,
27
allora voglia tu stesso udire dai cieli, e devi perdonare il peccato dei tuoi ser-
vitori, sì, del tuo popolo Israele, perché tu li istruisci riguardo alla buona via nella
quale devono camminare; e devi dare la pioggia sul tuo paese che hai dato al tuo
popolo come possedimento ereditario.
N. 2: Epafra. Tema: Preghiamo per i fratelli e prodighiamoci per loro (it-1 p. 825)
EPAFRA
(Èpafra) [abbreviazione di Epafrodito].
Fedele ministro di Cristo che, predicando la buona notizia, fece conoscere ai
colossesi l’immeritata benignità di Dio e quindi molto probabilmente contribuì a
stabilire la congregazione di Colosse. All’epoca della prima detenzione di Paolo,
Epafra si recò a Roma, portandogli incoraggianti notizie circa l’amore e la fermezza della congregazione di Colosse. (Col 1:4-8) Evidentemente si trattenne a Roma,
almeno per qualche tempo, poiché Paolo, scrivendo la sua lettera ai Colossesi, include i saluti di Epafra e assicura loro che questo schiavo di Gesù Cristo si adopera sempre “a vostro favore nelle sue preghiere, affinché siate infine compiuti e
fermamente convinti in tutta la volontà di Dio”. Come attesta Paolo, questo diletto
conservo compì inoltre una grande opera a favore dei fratelli di Laodicea e di Ierapoli. (Col 4:12, 13) Inoltre, scrivendo a Filemone, Paolo manda i saluti di Epafra e
lo chiama “mio compagno di prigionia unito a Cristo”. (Flm 23) Epafra non va
confuso con l’Epafrodito di Filippi.
N. 3: "Condotta sfrontata, o dissoluta: Cos'è e quanto è grave? (w12 15/7 p.
28§8; w06 15/7 p. 30§§ 1-3)
8
In che modo “le opere della carne” minano l’unità? (Leggi Galati 5:19-21).
La fornicazione separa chi la commette da Geova e dalla congregazione; l’adulterio
può crudelmente separare i figli dai genitori, e il coniuge innocente dal proprio
marito o dalla propria moglie. L’impurità è un ostacolo all’unità con Dio e con i
propri cari. Come sappiamo, quando si incollano due oggetti fra loro, la superficie
di entrambi deve essere pulita perché possano aderire saldamente. Intraprendere
una condotta dissoluta, o condotta sfrontata, dimostra un’assoluta mancanza di
rispetto per le giuste leggi di Dio. Allo stesso modo ciascuna delle altre opere della
carne separa le persone le une dalle altre e da Geova. Comportamenti del genere
sono in completo contrasto con la sua personalità.
w06 15/7 p. 30§§ 1-3
L’espressione “condotta dissoluta” (greco: asèlgeia) indica “licenziosità; impudenza; condotta spudorata”. Un lessico definisce questo termine greco come “scatenata lussuria, . . . oltraggio, sfrontatezza, insolenza”. (The New Thayer’s GreekEnglish Lexicon) Secondo un altro lessico, la condotta dissoluta è un tipo di comportamento che “supera tutti i limiti di ciò che è socialmente accettabile”.
Come indicano queste definizioni, la “condotta dissoluta” è caratterizzata da
due elementi: (1) la condotta stessa costituisce una seria violazione delle leggi di
Dio; (2) il trasgressore ha un atteggiamento irrispettoso, insolente.
Pertanto, per “condotta dissoluta” non si intende una condotta errata di natura meno grave. Si intendono atti che costituiscono gravi violazioni delle leggi di
Dio e che riflettono un atteggiamento sfacciato o caratterizzato da sprezzante impudenza, rivelando mancanza di rispetto o anche disprezzo per autorità, leggi e
norme. Paolo collega la condotta dissoluta con i rapporti illeciti. (Romani
13:13, 14) Visto che in Galati 5:19-21 è elencata fra molte pratiche peccaminose
che rendono indegni di ereditare il Regno di Dio, la condotta dissoluta è un motivo per cui si può essere ripresi e anche disassociati dalla congregazione cristiana.
7 dic. Lettura della Bibbia: 2 Cronache 10-14
N. 1: 2Cronache13:13-22
13
E Geroboamo, da parte sua, inviò intorno un’imboscata perché andasse die-
tro di loro, così che essi furono di fronte a Giuda e l’imboscata di dietro.
14
Quando quelli di Giuda si voltarono, ebbene, ecco, avevano la battaglia di fron-
te e di dietro. E gridavano a Geova, mentre i sacerdoti suonavano forte le trombe.
15
E gli uomini di Giuda proruppero in un grido di guerra. E avvenne che, quando
gli uomini di Giuda emisero un grido di guerra, il [vero] Dio stesso sconfisse
quindi Geroboamo e tutto Israele davanti ad Abia e a Giuda.
16
E i figli d’Israele si
diedero alla fuga d’innanzi a Giuda, e Dio li diede quindi nella loro mano.
17
E
Abia e il suo popolo li abbattevano con una vasta strage; e gli uccisi d’Israele cadevano, cinquecentomila uomini scelti.
18
Così i figli d’Israele furono in quel tem-
po umiliati, ma i figli di Giuda si mostrarono superiori perché si erano appoggiati
a Geova l’Iddio dei loro antenati.
19
E Abia inseguiva Geroboamo e gli catturava
delle città, Betel e le sue borgate dipendenti, e Iesana e le sue borgate dipendenti,
ed Efrain e le sue borgate dipendenti.
20
E Geroboamo non ritenne più alcun po-
tere ai giorni di Abia; ma Geova lo colpì, così che morì.
21
E Abia continuò a rafforzarsi. A suo tempo prese quattordici mogli, e generò
ventidue figli e sedici figlie.
22
E il resto dei fatti di Abia, anche le sue vie e le sue
parole, sono scritti nell’esposizione del profeta Iddo.
N. 2: Epafrodito. Tema: Dobbiamo avere riguardo per gli uomini fidati (it-1
p.825)
EPAFRODITO
(Epafrodìto) [da un termine che significa “coperto di schiuma”].
Fidato componente della congregazione di Filippi in Macedonia, latore di un
dono a Paolo, allora prigioniero a Roma (ca. 59-61 E.V.). (Flp 2:25; 4:18) Mentre
era a Roma, Epafrodito “si ammalò e fu vicino alla morte; ma Dio ebbe misericordia di lui”. I filippesi, saputo della sua malattia, e forse preoccupati, chiesero notizie. Poiché Epafrodito era ansioso di vedere i filippesi ed era afflitto perché sapevano della sua malattia, Paolo ritenne opportuno rimandarlo subito indietro appena guarito, affidandogli la lettera per la congregazione di Filippi. Paolo incoraggia i fratelli a riservare a Epafrodito “la consueta accoglienza nel Signore” e a “tenere cari gli uomini di tale sorta”. A motivo infatti dell’opera del Signore, Epafrodito si era esposto al pericolo ed era stato quasi sul punto di morire. (Flp 2:25-30)
Epafrodito non va confuso con l’Epafra di Colosse.
N. 3: *Cesare. Tema: Cosa simboleggia "Cesare"? (it-1 p.459)
CESARE
Cognome romano divenuto un titolo. Nel 46 a.E.V. Gaio Giulio Cesare fu acclamato dittatore di Roma, carica che avrebbe ricoperto per dieci anni, se nel
44 a.E.V. non fosse stato assassinato dai suoi oppositori. Cesare era il suo cognome, Gaio il nome proprio e Giulio il nome della sua gente o famiglia. Il nome
passò al figlio adottivo e successore, Gaio Giulio Cesare Ottaviano. Ottaviano affermò la sua supremazia nel 31 a.E.V., e nel 27 a.E.V. il senato romano gli accordò il titolo di Augusto, così che divenne noto come Cesare Augusto. — Lu 2:1-7.
I quattro successivi imperatori romani (Tiberio, Caligola, Claudio e Nerone) rivendicarono questo nome per parentela effettiva o per adozione. Il cognome divenne intimamente associato alla posizione di sovrano tanto che, anche dopo la
fine della dinastia dei Cesari, fu conservato come titolo regale equivalente a quello
di imperatore, dando poi origine alle forme kaiser (tedesco) e zar (russo).
Nell’accluso prospetto sono elencati i Cesari che regnarono all’epoca delle
Scritture Greche Cristiane, insieme alle date dei rispettivi regni e ai principali avvenimenti biblici contemporanei. Di questi solo tre sono menzionati per nome nella Bibbia: Augusto, Tiberio e Claudio. Per informazioni più complete, si vedano le
voci sotto i rispettivi nomi.
Dio e Cesare. L’unica menzione documentata di Cesare da parte di Gesù è
quella in cui espose il principio: “Rendete dunque a Cesare le cose di Cesare, ma
a Dio le cose di Dio”. (Mt 22:17-21; Mr 12:14-17; Lu 20:22-25) La questione che
portò a questa dichiarazione riguardava il pagamento del “tributo” allo stato romano da parte degli ebrei. Riguardava perciò una legge stabilita, una consuetudine invalsa, e quindi né la domanda né la risposta intendevano evidentemente riferirsi soltanto a Tiberio, allora regnante. (Cfr. Mt 17:25). “Cesare” era o simboleggiava l’autorità civile, lo stato, rappresentato da uomini debitamente nominati,
definiti da Paolo “autorità superiori”, e che Pietro chiama il “re” e i suoi “governatori”. — Ro 13:1-7; Tit 3:1; 1Pt 2:13-17; vedi AUTORITÀ SUPERIORI.
Le “cose” di Cesare consistevano dunque nel dovuto pagamento dei servizi resi
dal governo secolare per i quali il governo esigeva tasse o tributi. Nonostante la
sua natura imperialista, lo stato romano provvedeva numerosi servizi ai popoli
soggetti, fra cui la costruzione di strade, una forma di servizio postale e anche il
mantenimento dell’ordine pubblico e la protezione dalla criminalità. Il popolo pagava questi servizi con le tasse. Questo è sottolineato dall’accenno di Gesù alla
moneta di Cesare, chiamata “la moneta del tributo”. — Mt 22:19.
Che l’autorità di “Cesare” di esigere un tributo anche dai cristiani non potesse
arrivare al punto di interferire nel loro servizio a Dio fu indicato dalle parole di
Gesù: ‘Rendete a Dio le cose di Dio’. (Mt 22:21) Gli apostoli di Gesù dimostrarono
di aver capito che il loro dovere nei confronti delle autorità umane era limitato —
cioè relativo, non assoluto — poiché quando in seguito furono portati davanti alla
corte suprema ebraica dichiararono con fermezza: “Dobbiamo ubbidire a Dio co-
me governante anziché agli uomini”, questo quando le leggi o le richieste umane
contrastavano con quelle di Dio. — At 5:29.
14 dic. Lettura della Bibbia: 2 Cronache 15-19
N. 1: 2 Cronache16:1-9
16 Nel trentaseiesimo anno del regno di Asa, Baasa re d’Israele salì contro
Giuda ed edificava Rama, per non permettere a nessuno di uscire o di entrare da
Asa re di Giuda.
2
Asa prese ora argento e oro dai tesori della casa di Geova e del-
la casa del re e mandò a dire a Ben-Adad re di Siria, che dimorava a Damasco:
3
“C’è un patto fra me e te e fra mio padre e tuo padre. Ecco, ti mando in effetti
argento e oro. Va, infrangi il tuo patto con Baasa re d’Israele, affinché si ritiri da
me”.
4
Ben-Adad ascoltò dunque il re Asa e mandò i capi delle forze militari che
erano sue contro le città d’Israele, così che colpirono Ijon e Dan e Abel-Maim e
tutti i luoghi di deposito delle città di Neftali.
5
E avvenne che appena Baasa
l’ebbe udito, immediatamente smise di edificare Rama e fermò il suo lavoro.
6
In
quanto ad Asa il re, prese tutto Giuda, e portavano via le pietre di Rama e il suo
legname con cui Baasa aveva edificato, e con essi edificava Gheba e Mizpa.
7
E in quel tempo Hanani il veggente venne da Asa re di Giuda e quindi gli dis-
se: “Poiché ti sei appoggiato al re di Siria e non ti sei appoggiato a Geova tuo Dio,
per tale ragione le forze militari del re di Siria sono scampate dalla tua mano.
8
Non erano gli etiopi e i libi stessi forze militari assai grandi per moltitudine, per
carri e per cavalieri? E poiché ti appoggiasti a Geova, non li diede egli nella tua
mano?
9
Poiché, riguardo a Geova, i suoi occhi scorrono tutta la terra per mostra-
re la sua forza a favore di quelli il cui cuore è completo verso di lui. Hai agito stoltamente rispetto a ciò, poiché da ora in poi ci saranno guerre contro di te”.
N. 2: Caldea, caldei. Tema: Dove si trovava la Caldea, e chi erano i caldei? (it-1
p. 389)
CALDEA, CALDEI
In origine la regione e il popolo che occupavano la parte meridionale della pianura alluvionale della Babilonia, la ricca zona della foce del Tigri e dell’Eufrate.
Un tempo questi fiumi forse si gettavano separatamente nel Golfo Persico, e le città di Eridu e Ur erano porti marittimi. Ma col passar degli anni i detriti depositati
dai fiumi gradatamente colmarono la baia, spingendo la costa più a SE, per cui
ora il Tigri e l’Eufrate si congiungono prima di gettarsi nel mare. Nell’antichità la
città più importante della regione era Ur, patria di Abraamo, da dove lui e la sua
famiglia partirono per comando di Dio prima del 1943 a.E.V. (Ge 11:28, 31; 15:7;
Ne 9:7; At 7:2-4) Circa 300 anni dopo, Satana il Diavolo indusse predoni caldei a
infliggere pesanti perdite al fedele Giobbe. — Gb 1:17.
Quando l’influenza dei caldei si estese verso nord, l’intera regione della Babilonia fu chiamata “il paese dei caldei”. Nelle sue profezie Isaia previde l’ascesa e la
successiva caduta dei caldei. (Isa 13:19; 23:13; 47:1, 5; 48:14, 20) Questa dominazione si fece particolarmente sentire durante il VII e il VI secolo a.E.V., quando
Nabopolassar, nativo della Caldea, e i suoi successori, Nabucodonosor II, EvilMerodac (Awil-Marduk), Neriglissar, Labashi-Marduk, Nabonedo e Baldassarre,
governavano la terza potenza mondiale, Babilonia. (2Re 24:1, 2; 2Cr 36:17; Esd
5:12; Ger 21:4, 9; 25:12; 32:4; 43:3; 50:1; Ez 1:3; Aba 1:6) Questa dinastia giunse alla sua fine quando “Baldassarre il re caldeo fu ucciso”. (Da 5:30) In seguito
Dario il Medo divenne “re sul regno dei caldei”. — Da 9:1; vedi BABILONIA n. 2.
Fin dall’antichità i caldei erano famosi per la conoscenza della matematica e
dell’astronomia. Ai giorni di Daniele certi vaticinatori che praticavano un culto
speciale e si consideravano esperti nella cosiddetta scienza della divinazione erano chiamati caldei. — Da 2:2, 5, 10; 4:7; 5:7, 11.
N. 3: Esaù. Tema: Le nostre decisioni rivelano se apprezziamo le cose sacre (it-1
pp. 843-845)
ESAÙ
[peloso].
Primogenito di Isacco e Rebecca, fratello gemello di Giacobbe e antenato degli
edomiti. Gli fu dato il nome Esaù perché alla nascita era insolitamente peloso, ma
ebbe il soprannome di Edom (“rosso”) a motivo della minestra di lenticchie rosse
per cui vendette la primogenitura. — Ge 25:25, 26, 30.
Ancor prima di nascere nel 1858 a.E.V., quando Isacco aveva 60 anni, i gemelli lottavano nel grembo materno. In risposta alla domanda di Rebecca sul significato di ciò, Geova le rivelò che due gruppi nazionali si sarebbero separati dalle
sue parti interiori, e che il maggiore avrebbe servito il minore. — Ge 25:22, 23.
Disprezzo per le cose spirituali. Esaù diventò un abile e avventuroso cacciatore, “un uomo selvaggio”. A differenza del fratello, l’“irriprovevole” Giacobbe,
Esaù aveva una mentalità carnale, materialistica. (Ge 25:27) Ma Isacco amava
Esaù, “perché significava cacciagione nella sua bocca”. — Ge 25:28.
Un giorno Esaù, stanco e affamato, tornò dai campi mentre Giacobbe stava
cuocendo della minestra. Alla richiesta di Esaù, “presto, ti prego, dammi un boccone del rosso, del rosso lì”, Giacobbe gli chiese di vendergli la primogenitura.
Non avendo nessun apprezzamento per le cose sacre, cioè per la promessa fatta
da Geova ad Abraamo riguardo al seme per mezzo del quale tutte le nazioni della
terra si sarebbero benedette, impulsivamente Esaù cedette con un giuramento la
primogenitura a Giacobbe per un piatto di lenticchie e del pane. Disprezzando così la primogenitura, considerandola di ben poco valore, Esaù manifestò completa
mancanza di fede. Forse non aveva nessuna intenzione di subire le conseguenze
insite nell’adempimento della parola di Dio relativa al seme di Abraamo: “Il tuo
seme diverrà residente forestiero in un paese non loro, e dovranno servirli, e questi certamente li affliggeranno per quattrocento anni”. — Ge 15:13; 25:29-34; Eb
12:16.
A 40 anni Esaù fece personalmente i piani per sposarsi. Volle essere poligamo
e, a differenza del padre Isacco, il quale aveva lasciato che suo padre Abraamo gli
trovasse moglie fra gli adoratori di Geova, Esaù prese in moglie due donne pagane, le ittite Giuditta (Oolibama?) e Basemat (Ada?). Queste donne furono fonte di
amarezza di spirito per Isacco e Rebecca. — Ge 26:34, 35; 36:2; 24:1-4, 50, 51;
vedi BASEMAT n. 1; GIUDITTA.
Giacobbe riceve la benedizione. Isacco, ormai avanti negli anni, desiderava
impartire la sua benedizione al figlio maggiore, Esaù. Per prima cosa gli disse di
cacciare della selvaggina e preparargli un piatto gustoso. Esaù si accinse a farlo
per ricevere la benedizione come primogenito, benché non ne avesse più diritto
avendo venduto la primogenitura. Era quindi disposto a infrangere il patto con
cui aveva giurato di cedere la primogenitura. Sapendo ciò che Geova le aveva detto prima della nascita dei due gemelli, Rebecca intervenne, esortando Giacobbe a
presentarsi al padre al posto di Esaù e ottenere così la benedizione che gli spettava di diritto. Quando si presentò al padre ormai cieco, Giacobbe aveva indosso le
vesti di Esaù e pelli di capretto sulle mani e sulla parte glabra del collo. Perciò
Isacco non lo riconobbe. — Ge 25:23; 27:1-23.
Isacco aveva appena finito di benedire Giacobbe, quando Esaù tornò dalla caccia e si accinse a preparare un piatto gustoso per il padre. Presentatosi al padre
per ricevere disonestamente la benedizione e saputo che Isacco aveva benedetto
Giacobbe, Esaù “dette in un grido forte ed amarissimo”. (VR) Con grande ardore,
ma per un motivo egoistico, chiese a suo padre una benedizione; tuttavia neanche
le lacrime indussero Isacco a un ripensamento, facendogli revocare la benedizione
che aveva pronunciato su Giacobbe. Probabilmente Isacco riconobbe la guida di
Geova al riguardo. Quindi disse a Esaù: “Ecco, la tua dimora si troverà lontano
dai fertili suoli della terra, e lontano dalla rugiada dei cieli di sopra. E vivrai della
tua spada, e servirai tuo fratello. Ma certamente accadrà che, quando diverrai irrequieto, in realtà scuoterai il suo giogo dal tuo collo”. — Ge 25:33; 27:30-40; Eb
12:17.
Esaù sapeva che Giacobbe aveva diritto alla benedizione perché aveva legalmente acquistato la primogenitura. (L’archeologia conferma che fra le antiche popolazioni del Medio Oriente c’era l’usanza di scambiare la primogenitura con beni
materiali. Per esempio, un’iscrizione rinvenuta a Nuzi menziona un uomo che ricevette tre pecore dal fratello in cambio della sua parte di eredità). Ma Esaù, come
Caino, covava rancore verso il fratello Giacobbe e aspettava l’opportunità per metterlo a morte. Perciò Rebecca, venutolo a sapere, esortò Giacobbe a rifugiarsi ad
Haran da suo fratello Labano. Per ottenere il consenso di Isacco al riguardo, benignamente preferì non rivelargli l’intenzione omicida di Esaù, ma espresse i suoi
sentimenti dicendo che avrebbe provato grande dispiacere se anche Giacobbe
avesse preso moglie tra le figlie di Het. Isacco allora chiamò Giacobbe, lo benedisse e gli ordinò di andare in Paddan-Aram dai parenti di Rebecca a cercar moglie.
Questo fatto spinse Esaù a prendere una terza moglie, Maalat (Basemat?) figlia di
Ismaele figlio di Abraamo. — Ge 27:41–28:9; 36:3; vedi BASEMAT n. 2.
Avvenimenti successivi. Durante i 20 anni di assenza di Giacobbe, Esaù cominciò ad avere degli interessi in Seir, il campo di Edom. (Ge 32:3; Gsè 24:4)
Sembra però che solo anni dopo si sia trasferito definitivamente, portando la famiglia e tutti i suoi possedimenti nel paese di Seir. (Ge 36:6-8) Al suo ritorno in
Canaan, Giacobbe fu molto allarmato quando i messaggeri che aveva inviato lo
informarono che Esaù gli stava venendo incontro con 400 uomini. La ragione del
sopraggiungere di Esaù con una schiera di 400 uomini poteva essere quella di
impressionare il fratello con la sua forza preponderante, o forse di dimostrare che
era un potente capotribù. Giacobbe, dopo essersi rivolto a Geova in preghiera,
mandò davanti a sé un generoso dono di oltre 550 capi di bestiame. Scorgendo
Esaù, Giacobbe, in tutta umiltà, “si inchinava a terra sette volte finché si accostò
a suo fratello”. Esaù allora corse incontro a Giacobbe, lo abbracciò e lo baciò gettandogli le braccia al collo. Entrambi scoppiarono in lacrime. Esaù in un primo
momento rifiutò di accettare i capi di bestiame offertigli in dono da Giacobbe, dicendo: “Ho moltissimo, fratello mio. Resti a te ciò che è tuo”. Ma a motivo
dell’insistenza di Giacobbe, Esaù alla fine accettò il dono. Poi si offrì di accompagnare Giacobbe, ma suo fratello rifiutò con tatto sia questa che la successiva proposta di Esaù di mettere degli uomini a disposizione di Giacobbe, probabilmente
a scopo di protezione. Esaù e i suoi uomini allora se ne andarono e fecero ritorno
in Seir. La Bibbia menziona che, circa 23 anni dopo, alla morte di Isacco, Esaù e
Giacobbe seppellirono il loro padre. — Ge 32:6, 7, 10-15; 33:1-3, 8, 9, 11-16;
35:29.
Princìpi illustrati. La personalità di Esaù indica chiaramente che la scelta di
Giacobbe come uno degli antenati del Seme promesso non fu una scelta arbitraria né un irragionevole favoritismo da parte di Geova Dio. La mancanza di apprezzamento per le cose spirituali, insieme alla forte tendenza a soddisfare i desideri
carnali, resero Esaù non idoneo per essere un antenato diretto del Seme promesso. Di qui le parole di Geova, pronunciate per mezzo del profeta Malachia: “Ma io
amai Giacobbe, e ho odiato Esaù”. Esaù è escluso dal numero dei testimoni fedeli
elencati in Ebrei capitolo 11, dove Paolo dice: “Per fede Abraamo . . . dimorò in
tende con Isacco e Giacobbe, eredi con lui della stessa promessa”. — Mal 1:2, 3;
Eb 11:8, 9; 12:1.
Scegliendo Giacobbe invece di Esaù Geova Dio mostrò che la sua scelta non
dipende da norme umane. L’apostolo Paolo menziona questo episodio per illustrare il fatto che i veri figli di Abraamo non sono necessariamente i suoi discendenti
carnali, né coloro che confidano nelle proprie opere, ma quelli che hanno la stessa fede di Abraamo. — Ro 9:6-12.
Quello del materialista Esaù è un esempio ammonitore per i cristiani affinché
non si rendano colpevoli come lui di mancanza di apprezzamento per le cose spirituali o sacre. — Eb 12:16; vedi EDOM, EDOMITI.
21 dic. Lettura della Bibbia: 2 Cronache 20-24
N. 1: 2 Cronache 20: 13-20
13
Intanto tutti quelli di Giuda stavano in piedi dinanzi a Geova, anche i loro
piccoli, le loro mogli e i loro figli.
14
Ora in quanto a Iahaziel figlio di Zaccaria figlio di Benaia figlio di Ieiel figlio
di Mattania il levita dei figli di Asaf, lo spirito di Geova fu su di lui in mezzo alla
congregazione.
15
Di conseguenza egli disse: “Prestate attenzione, tutto Giuda e
voi abitanti di Gerusalemme e re Giosafat! Ecco ciò che Geova vi ha detto: ‘Non
abbiate timore né siate atterriti a causa di questa grande folla; poiché la battaglia
non è vostra, ma di Dio.
16
Domani scendete contro di loro. Ecco, salgono per il
passo di Ziz; e certamente li troverete alla fine della valle del torrente di fronte al
deserto di Ieruel.
17
Non avrete bisogno di combattere in questo caso. Prendete
posizione, state fermi e vedete la salvezza di Geova a vostro favore. O Giuda e Gerusalemme, non abbiate timore né siate atterriti. Domani uscite contro di loro, e
Geova sarà con voi’”.
18
Subito Giosafat si inchinò con la faccia a terra, e tutto Giuda e gli abitanti di
Gerusalemme stessi caddero dinanzi a Geova per rendere omaggio a Geova.
19
Quindi i leviti dei figli dei cheatiti e dei figli dei coraiti si levarono per lodare
Geova l’Iddio d’Israele con voce straordinariamente alta.
20
E si alzavano la mattina di buon’ora e uscivano verso il deserto di Tecoa. E
mentre uscivano, Giosafat stette in piedi e quindi disse: “Uditemi, o Giuda e voi
abitanti di Gerusalemme! Riponete fede in Geova vostro Dio affinché abbiate lunga durata. Riponete fede nei suoi profeti e abbiate dunque successo”.
N. 2: Ester. Tema: Come si manifesta la vera bellezza (it-1 p. 871)
ESTER
Ragazza ebrea orfana, della tribù di Beniamino, il cui nome in ebraico era
Adassa (mirto); discendente di alcuni che erano stati deportati da Gerusalemme
insieme al re Ioiachin (Ieconia) nel 617 a.E.V. (Est 2:5-7) Era figlia di Abiail, zio di
Mardocheo. (Est 2:15) Questo cugino più anziano, Mardocheo, era suo tutore ed
era anche uno dei “servitori del re che erano alla porta del re” nel palazzo di Susa
durante il regno di Assuero (Serse I [V secolo a.E.V.]) re di Persia. (Est 2:7; 3:2)
Dopo aver deposto la regina Vasti per la sua disubbidienza, Assuero comandò che
si radunassero tutte le vergini più belle per sottoporle a speciali massaggi e cure
di bellezza, affinché il re potesse sceglierne una in sostituzione della regina Vasti.
Ester fu una delle giovani portate nella casa del re e affidate alle cure di Egai, il
guardiano delle donne. Dietro consiglio di Mardocheo la ragazza tenne segreto il
fatto di essere ebrea. (Est 2:8, 10) Ester fu scelta come regina nel settimo anno
del regno di Assuero. (Est 2:16, 17) Rimase sempre in contatto con Mardocheo, di
cui seguiva le istruzioni. A nome di Mardocheo parlò al re quando Mardocheo
scoprì un complotto contro il sovrano. — Est 2:20, 22.
Nel 12° anno di Assuero, Aman l’agaghita, che era primo ministro, progettò di
annientare tutti gli ebrei dei 127 distretti giurisdizionali dell’impero ed ebbe dal re
l’autorizzazione di emanare un decreto a tal fine. (Est 3:7-13) Secondo le informazioni e i suggerimenti di Mardocheo, Ester rivelò al re il malvagio intento di Aman.
La reazione di Aman accrebbe il furore del re, che lo fece impiccare. (Est 4:7–7:10)
Il re, su richiesta di Ester, emanò un secondo decreto che autorizzava gli ebrei a
combattere per difendere la propria vita il giorno stabilito per il loro massacro.
(Est 8:3-14) A motivo dell’editto del re e per timore di Mardocheo, nominato primo
ministro al posto di Aman, i governatori e i funzionari dell’impero aiutarono gli
ebrei a riportare una completa vittoria sui loro nemici. (Est 9) Le istruzioni di
Mardocheo, confermate da Ester, stabilirono che gli ebrei celebrassero ogni anno
la festa di Purim, che si celebra tuttora. — Est 9:20, 21, 29.
Anche se il libro di Ester non menziona il nome di Dio, dalle azioni di Mardocheo ed Ester è evidente che entrambi erano fedeli servitori del vero Dio, Geova.
Ester manifestò le qualità di chi confida nella legge di Dio. Era “graziosa di forme
e bella d’aspetto” (Est 2:7) ma, cosa ancor più importante, mostrò che il suo ornamento era “la persona segreta del cuore nella veste incorruttibile dello spirito
quieto e mite”. (1Pt 3:4) Questo le procurò il favore di Egai, il guardiano delle
donne, e anche il favore del re stesso. Ester non dava importanza all’adornamento
vistoso e perciò “non chiese nulla eccetto ciò che Egai . . . menzionava”. (Est 2:15)
Ebbe sempre molto tatto e padronanza di sé. Fu sottomessa al marito Assuero,
avvicinandolo in modo rispettoso e con tatto quando la vita sua e del suo popolo
era in pericolo. Rimase in silenzio quando era saggio tacere, ma parlò con franchezza e senza timore quando era necessario, e al momento giusto. (Est 2:10; 7:36) Accettò i consigli del maturo cugino Mardocheo, anche quando seguirli signifi-
cava mettere in pericolo la propria vita. (Est 4:12-16) L’amore e la lealtà di Ester
verso il suo popolo, gli ebrei, che erano anche il popolo del patto di Dio, furono
evidenti quando essa intervenne a loro favore. — Vedi MARDOCHEO n. 2.
N. 3: *Gesù Cristo. Tema: Cosa significa che Gesù è "il principale Agente della vita"? (it-1 p.1069)
“Il principale Agente della vita”. Per immeritata benignità del Padre, Cristo
Gesù depose la sua perfetta vita umana in sacrificio. Questo rese possibile che i
suoi eletti seguaci fossero uniti con lui nel suo Regno celeste e inoltre che ci fossero sudditi terreni del suo Regno. (Mt 6:10; Gv 3:16; Ef 1:7; Eb 2:5; vedi RISCATTO). Gesù divenne quindi per tutto il genere umano “il principale Agente
[Principe, VR; Co] della vita”. (At 3:15) Il termine greco tradotto qui “principale
Agente” significa fondamentalmente “principale condottiero”, e un termine affine è
usato a proposito di Mosè (At 7:27, 35) quale “governante” di Israele.
Perciò Gesù Cristo, in qualità di “principale condottiero” o “pioniere della Vita”
(Mo), introduce un elemento nuovo e indispensabile per ottenere la vita eterna,
nel senso che fa da intermediario, anche in senso amministrativo. È il Sommo
Sacerdote di Dio che può purificare pienamente dal peccato e liberare dai suoi
mortiferi effetti (Eb 3:1, 2; 4:14; 7:23-25; 8:1-3); è il Giudice nominato nelle cui
mani è affidato ogni giudizio, per cui egli somministra giudiziosamente i benefìci
del suo riscatto a quelli del genere umano che meritano di vivere sotto il suo governo (Gv 5:22-27; At 10:42, 43); mediante lui avviene anche la risurrezione dei
morti. (Gv 5:28, 29; 6:39, 40) Dal momento che Geova Dio ha stabilito di usare in
questo modo il Figlio, “non c’è salvezza in nessun altro, poiché non c’è sotto il cielo nessun altro nome dato fra gli uomini mediante cui dobbiamo essere salvati”.
— At 4:12; cfr. 1Gv 5:11-13.
Poiché anche questo aspetto dell’autorità di Gesù è racchiuso nel suo “nome”, i
discepoli, quali rappresentanti del principale Agente della vita, in quel nome poterono sanare infermità dovute al peccato ereditario e anche risuscitare morti. — At
3:6, 15, 16; 4:7-11; 9:36-41; 20:7-12.
28 dlc. Lettura della Bibbia: 2 Cronache 25-28
Ripasso della Scuola di Ministero Teocratico
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