Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale - Dl 353/2003 (conv. in legge n° 46 del 27/02/2004) art.1 comma2, DCB Asti Anno 87° - n. 6 - Giugno 2008 Missione Giovani: il carisma degli animatori IL BINOCOLO Percorsi e mete spirituali possibili oggi Giugno 2008 Animatori della gioventù Dalla lettera del superiore generale a tutti gli Oblati di San Giuseppe costruttori del Regno nel mondo per la Solennità di san Giuseppe Marello 30 Maggio 2008 Carissimi, stiamo celebrando in Congregazione l’anno della Pastorale Giovanile e stiamo ricordando il decimo anniversario del I° Congresso Internazionale della Gioventù Oblata, che si tenne a Curitiba (Brasile) nel 1998 e si concluse con il Documento “Novos Caminhos”. In questo 113° anniversario del ritorno al Cielo del nostro caro Fondatodi padre Michele Piscopo re vorrei proporre a tutti voi la ri-lettura della sua IV Lettera Pastorale, superiore generale osj inviata nel 1892 alla Diocesi di Acqui. Il tema è quello dell’istruzione e dell’educazione dei ragazzi. Vorrei analizzare con voi alcune delle caratteristiche della “pedagogia marelliana” L’educazione dei giovani era una preoccupazione pastorale del Vescovo di Acqui “Forse non mai quanto ai nostri tempi si è tanto parlato e scritto intorno alle cure dovute alla gioventù. Ad essa si dirigono i pensieri di molti…come ad oggetto di grandi e seri timori e di non minori speranze”. Ruolo fondamentale dei genitori nell’educazione dei figli “O sposi cristiani, ricordate sempre che i vostri figli sono un sacro deposito… a voi primieramente Dio affidò la cura della vostra prole…voi avete sui vostri figli un’influenza molto maggiore e più intima…per quanto le scuole si vadano moltiplicando ciò non dispensa i padri e le madri cristiane, per una parte dal pensare a quali maestri affidino la loro prole, e per l’altra dal fare essi pei primi tutto quel che devono e possono riguardo al ben istruire e rettamente educare i loro figli. che hanno diritto di essere circondati fin dalla loro nascita delle più sollecite cure e voi avete il dovere di provvederli di tutto ciò che è necessario”.. Ruolo sussidiario di altri educatori Nella Lettera si fa un accorato appello a tutti coloro che coadiuvano i genitori nel “ministero della cristiana educazione”, perché “chiamati al grande e insieme formidabile ufficio di allevare…”. Educazione integrale dei giovani “I figli hanno diritto di essere circondati fin dalla loro nascita delle più sollecite cure…né solo delle corporali, ma ancora e principalmente delle spirituali… insieme all’istruzione si pensi in ogni caso e si provveda all’educazione che si deve al cuore... il solo coltivare l’intelletto non basta e spesso porta danno, se ad un tempo non si educa cristianamente il cuore…educare un’anima cioè illuminarla con la luce del vero, scaldarla al sacro fuoco del divino amore, guidarla per le vie del bene alla sua eterna salute, oh, questo è nobile e santo ufficio di uomini e di cristiani, ministero grande che gli educatori eleva a rappresentanti del Padre Celeste, anzi ad avventurati cooperatori suoi”. Al nostro Fondatore premeva che i giovani avessero “quell’istruzione che gl’indirizzi sulla retta via e li renda ad un tempo virtuosi cristiani ed ottimi cittadini”. Fu lo Spirito Santo a mettere nel cuore di San Giuseppe Marello la passione per i giovani. Questa passione è stata ereditata dai suoi “figli spirituali”. Dal 1883 gli Oblati iniziarono il lavoro con i giovani in Santa Chiara. Rispondendo alle necessità di quel tempo, nel 1888 gli alunni del Collegio erano circa un centinaio e insieme agli orfani raggiungevano il numero di 140. Nel 1892 erano già 160 e non potendo accoglierne di più in Santa Chiara si comprò il Castello di Frinco (un paese vicino a Asti), dove si fece una sezione staccata del Collegio. L’anno dopo erano già 176 in Artisti disegnatori a Terrafutura 2008 Asti e 46 in Frinco. E da questo Collegio vennero molte vocazioni sia alla nostra Congregazione che ad altri Istituti e Diocesi. L’esperienza positiva suggerì a San Giuseppe Marello di mettere nelle Regole del 1892 che lo scopo della nuova Congregazione di San Giuseppe era “l’educazione cristiana della gioventù, in quel modo che Iddio disporrà: o accogliendola in apposite case, o prestandosi all’ufficio di maestri elementari nei Comuni, o facendo i catechisti nelle parrocchie In copertina: Cooperativa sociale Mistya, La casa dei folletti, a Terrafutura 2008. Anno 87 n. 06 Periodico degli Oblati di San Giuseppe e del Movimento Giuseppino sommario Giu. 2008 Spirito e vita di padre Michele Piscopo osj 2 di padre Guido Miglietta osj 4 di Cristina Carnevale 5 Qualche suggerimenti di qualità di don Riccardo Tonelli sdb 6 ... allora cambiai la mia decisione di padre Giovanni Erittu osj 8 di suor Marianna Cortellino osj 10 di padre Christian Aranda S. 11 di padre Luis Chavez osj 12 di Agostino Meloni 14 di padre Tarcisio Stramare osj 15 Editoriale Dio aprirà una via IL BINOCOLO Spirito e vita Meglio la bellezza dello Spirito Stile e comunicazione vitale Maria anima il suo popolo Turismo religioso Giuseppe accanto a Maria San Giuseppe in Asti di Mario Amato Parola… e fatti I santi di Benedetto XVI di padre Franco Careglio ofm.conv 19 di Silvia Cotto 20 di padre Fiorenzo Cavallaro osj 22 di padre Paolo Re osj 24 Primo traguardo per edificare la Chiesa Il sogno di San Giuseppe Marello si realizza Dialogando con gli amici Notizie dal mondo giuseppino ([email protected]) 26 Libri, presentiamo un'associazione 30 Il progetto Boys’ Home in India Festa d iPrimavera 2008 a Roma S. Giuseppe all'Aurelio sotto la direzione dei Parroci”. Quindi il lavoro con la gioventù ebbe sempre nel nostro Istituto una priorità fondata sul nostro Carisma, che continua e che deve continuare anche in un futuro. “La Congregazione cammina sulle vie di Dio e sulle direttive tracciate dal Fondatore, se riesce a preparare membri capaci di animare e di educare la gioventù” (Costituzioni, a. 65). Maria, la seconda formatrice degli Apostoli; San Giuseppe, l’Educatore del Verbo Incarnato; san Giuseppe Marello, nostro Fondatore e ispiratore; e il Servo di Dio Padre Giuseppe Calvi, intercedano presso il Padre per noi Oblati di san Giuseppe, perché possiamo “stare” con passione in mezzo ai giovani. 16 18 di padre Sebastian Meleth osj Direzione e redazione: Via Boccea 364 - 00167 Roma tel. 06 660486519 - fax 06 66016623 email: [email protected] Editore: Oblati di San Giuseppe Progetto grafico e impaginazione: Teknoart - Roma Direttore responsabile: Luigi Bellone Registrazione: Presso il Tribunale di Asti n. 12 del 4 luglio 1948 Direttore editoriale: Guido Miglietta Stampa: Arti Grafiche Tsg srl. Via Mazzini, 4 - 14100 Asti Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana In redazione: Luis Chavez, Marianna Cortellino, Agostino Meloni, Daniele Raponi Hanno collaborato: Mario Amato, Christian Aranda Sanchez, Franco Careglio, Fiorenzo Cavallaro, Cristina Carnevale, Silvia Cotto, Marcello Di Nardo, Giovanni Erittu, Arcadia Gomez Ramirez, Luigi Faraldo, Sebastian Meleth, Joseph Pasia, Michele Piscopo, Paolo Re, Paolo Risso, Tarcisio Stramare, Riccardo Tonelli, Paolo Zanorin. 31 Notificazione I dati e gli indirizzi per l’invio della rivista Joseph sono gestiti unicamente dall’amministrazione del giornale. Nel rispetto della legge 675/96, i dati personali dei nostri abbonati non saranno oggetto di comunicazione o diffusione a terzi se non per ciò che riguarda la spedizione della rivista o iniziative da essa promosse. Si potranno chiedere in ogni momento modifiche, aggiornamenti, cancellazioni. Chiuso in redazione il 28 Maggio 2008. Abbonati a La quota associativa può essere espressa nei seguenti modi: Abbonamento Postale 16,00 Sostenitore 30,00 Per l’estero 40,00 Cognome .................................................................. Nome......................................... Via ................................................. N........ Cap .............. Località .............................. Prov. ............. Tel .................... Firma................................................................................... Il numero di c.c.p. è 120147 [il numero IBAN completo è IT15A0760110300000000120147] intestato a Periodico Joseph Direzione: via Boccea 364 - 00167 - Roma. Il modulo di c.c.p. allegato alla rivista serve all’ufficio spedizioni come etichetta di indirizzo e non è assolutamente un sollecito di pagamento, ma può offrire a quanti lo desiderino l’opportunità di inviare la propria solidarietà nei tempi e nei modi preferiti. Per i nuovi abbonati occorre inviare il coupon compilato e copia del bollettino a: Redazione Joseph, via Boccea 364 - 00167 - Roma. Oppure via fax allo 06 66 01 66 23. Editoriale IL BINOCOLO L'Equipe internazionale di pastorale giovanile Chi è disposto a donarsi agli altri? Il perfetto animatore In un Paese del mondo un negozio di giocattoli tradizionali, in legno e corda, spago e snodi a incastro e burattini e bambolotti di pezza e lettucci e casettine in legno, si chiama “La bottega di San Giuseppe”. Vuole mostrare l’amore di un artigiano e grande artista, un creativo Giuseppe di Nazaret tutto per il suo speciale bambino Gesù. Giuseppe appartiene a Gesù ma Gesù gli si è affidato, gli “appartiene” la responsabilità della sua vita e della sua crescita. A questo pensava s. Giuseppe Marello quando portò ai primi Oblati un’immagine così: Giuseppe guarda a Gesù, ma Gesù sembra pensare soddisfatto: “Questo mio papà mi serve e mi ama tanto; e io lo amo con tutto il cuore”. Il processo della vita per cui una generazione “si perde” per l’altra, dà la vita, fa rinunce perché i figli stiano bene, fa parte del disegno di Dio sull’umanità, a tal punto che con la Famiglia di Nazaret questo processo del dare la vita dei genitori per i figli, è stato preso da Dio per fare entrare nel mondo il suo Infinito Amore, attraverso Maria e Giuseppe. Giuseppe, il primo Cristiano, ha accolto e dato tutto se stesso per questo figliolo speciale, che aveva sotto gli occhi e stretto al cuore: “Dono del Signore sono i figli. Sua grazia il frutto del grembo”(Sl 126,3), Ha dato la vita per Gesù: “Chi perde la sua vita per causa mia, la troverà” (Mt 10,39). Il Signore dà in abbondanza: Giuseppe attraverso Gesù incontra l’Amore Eterno, Dio. Inoltrarsi nelle vie dell’interiorità è superare il proprio io, raggiungere, fino a toccare - è la contemplazione - l’Assoluto. L’Assoluto ha i lineamenti del Cristo. Nel fondo di me, Cristo custodisce per me l’Assoluto, Dio, e me lo dona. Avere comunione con Lui, Verbo di Dio generato nell’eternità, è avere comunione con l’uomo figlio di Maria generato nel tempo, dunque nostro fratello - e figlio - nella comune umanità. Aprirsi all’accoglienza della Parola eterna di Dio è aprirsi all’accoglienza dell’uomo che Egli si è fatto, aprirsi quindi all’accoglienza di ogni uomo e donna, tutti gli uomini e donne che gli sono fratelli e sorelle nell’unica umanità. La vita interiore cristiana è intrinsecamente aperta alla comunione con Gesù e, inseparabilmente, con gli uomini. Il processo dell’educazione, aiutare a crescere le creature umane, i piccoli dell’uomo, è stato santificato da Dio attraverso l’accoglienza del Dono di Dio compiuta da Giuseppe e Maria. Educare è una via spirituale, spiritualità del perdere per ritrovare. Giuseppe è stato un grande artista, perché aveva sempre sotto gli occhi quell’esemplare divino che è la sede della Bellezza, ed anche perché egli è entrato da protagonista nel disegno di infinita bellezza che è la vita del Salvatore Gesù. Non solo perché è stato Lui a dargli il nome di Salvatore, Gesù, ma perché si è spogliato delle forme della sua interiorità, pensieri, volontà, affetti, nell’esercizio di essi, nella condizione di farne un dono. La sua cella interiore è la Santa Famiglia a cui dona tutto il pensiero, la volontà, gli affetti. Fino alla terribile radicalità di perdere Gesù al Tempio, ri-affidare Gesù che era la sua anima, a Dio che gliel’aveva donato, cercandolo per tre giorni anticipando il dono del suo Gesù sulla croce e della sua sposa. Se così io dono, mi privo di ciò che do. Non è più mio. Non l’ho più. Allora posso attingere al silenzio interiore – il nascondimento - non tanto tacendo quanto esprimendomi, a condizione però che il mio esprimermi sia spogliarmi della parola, della volontà, degli affetti donandoli con radicalità assoluta a tal punto che non siano più miei -. A chi ne faccio dono? Al DioUomo Gesù, nelle persone che amo. Con Giuseppe sarò allora un perfetto animatore. ...oggi Joseph si legge anche on-line: www.osjcuria.org/joseph di padre Guido Miglietta osj Dio aprirà una via Dopo aver partecipato all’incontro dell’equipe internazionale di Pastorale Giovanile, che P. Brian ha riunito a Roma dal 16 al 18 maggio 2008, subito mi viene da dire una cosa: ogni volta che si sta e si lavora con i Giuseppini non si può dimenticare l’incontro! Sempre rimane qualcosa di importante che segna nel cuore. Sin dal primo giorno, infatti, nell’equipe, composta da rappresentanti della PG delle varie Province sparse nel mondo, religiosi e laici, si è respirato un clima di famiglia, di incontro non scontato, desiderato, voglia di condividere e di lavorare seriamente per gli interessi di Gesù! Soprattutto, come membri, ci siamo sentiti ascoltati, anche da parte del responsabile, P. Brian, che ha mostrato attenzione e sforzo di comprensione, di considerazione degli interventi. Ci siamo sentiti davvero collaboratori per presentare insieme proposte e idee per la PG internazionale. Sono stati due giorni di scambio di Cristina Carnevale autentico, preghiera, lavoro, formazione, valutazione, progetto, gioia e amicizia. Ogni momento, nella sua ordinarietà, come al solito, è stato organizzato in modo straordinario! E tutto è stato di aiuto per favorire il lavoro dell’equipe. All’incontro è intervenuto Don Riccardo Tonelli, dell’Università Pontificia Salesiana, esperto in PG, che ci ha stimolato con una riflessione profonda sull’esigenza di avere un’intenzionalità educativa nel costruire i nostri progetti di PG e ci ha confortato apprezzando le buone basi che si ritrovano nel nostro Documento del Congresso Internazionale di Asti del 2005: Passo dopo Passo. Questo momento formativo è stato importante per l’equipe: è bello, infatti, riconoscere di non sapere già tutto, di essere bisognosi di aiuto, di una parola esterna, in uno spirito di ricerca della volontà di Dio. Nel lavoro insieme, la prima preoccupazione è stata quella di trovare modi per aiutare i vari incaricati di Pastorale Giovanile nel loro impegno di realizzare, in progetti concreti, i principi di una Pastorale Giovanile giuseppinomarelliana che troviamo in Passo dopo Passo. Si è pensato di aiutarli invitandoli a valutare, attraverso alcune domande, il cammino fatto; di sostenerli con un sito web, già attivo e curato da Fr. Nico (www.giovaniosj.org); di elaborare sussidi o diffondere quelli che già ci sono; di inviare uno schema orientativo per progettare (elaborato da P. Brian). Poi si sono proposte alcune idee per iniziare a progettare il prossimo Congresso Internazionale che si terrà in Messico nel 2010 e si è fatto il punto sui concorsi per un inno e un logo di PG internazionale. Abbiamo lavorato con impegno, ma anche con gioia profonda, sperando di portare un qualche aiuto alla PG internazionale e sapendo bene che… in tutto…”passo dopo passo”…. “Dio aprirà una via!” 5 IL BINOCOLO Per progettare la pastorale giovanile Qualche suggerimento di qualità Oggi nella comunità ecclesiale tanti si interessano dei giovani, dei loro problemi e della situazione culturale che li caratterizza. I modelli sono però assai diversi. La diversità nasce da intenzioni diverse e da diverse interpretazioni. Per noi il carisma è principio di unità. Collocarsi, avendo un carisma, significa far propri, alcuni orientamenti di fondo capaci di reinterpretare il proprio carisma nel confronto con le nuove situazioni cul- me “dà voce” allo Spirito… anche se la voce dello Spirito è sempre imprevedibile L’esigenza del progetto è questione di serietà di azione: è pericoloso procedere alla cieca o sull'onda degli entusiasmi dove c'è di mezzo la persona, la vita e il suo senso; ed è una condizione indispensabile per assicurare collaborazione in situazione di pluralismo, sollecitare persone e organismi diversi a fare qualcosa menti, valori, riferimenti generali che ispirano un'azione educativa e pastorale. La programmazione è la distribuzione degli elementi di un progetto in termini di personale, tempi, luoghi, con le operazioni da compiere: interventi, responsabilità, risorse. I compiti di una commissione Voi avete svolto un lavoro molto interessante sia per descrivere e interpretare “l’essere giovani in que- mentre sollecita ad intervenire coraggiosamente, da parte di persone che hanno un progetto di servizio alla vita e alla speranza. Ci rendiamo conto della drammatica “emergenza sulla vita” come possibilità, qualità e senso in certe situazioni. Da discepoli di Gesù siamo consapevoli che la forza della resurrezione sta operando nella storia personale e collettiva con l’annuncio che Gesù è il Signore, ha un progetto molto preciso sulla vita, ha vinto la morte e cerca “amici” cui affidare la sua causa. Il luogo privilegiato della pastorale è quello educativo. I giovani definiscono sempre di più la loro identità al si scambiano frammenti di vissuto riflessi e motivati, per restituirsi reciprocamente la gioia di vivere, la libertà di sperare, la capacità e responsabilità di essere protagonisti della propria e altrui storia. Dire l’esperienza cristiana oggi Un buon progetto di pastorale giovanile chiede decisioni coraggiose. Molti giovani si chiedono: - Cosa mi capita se accetto la proposta cristiana e mi consegno al progetto di vita in esso contenuto? - . La risposta alla domanda “chi è il cristiano?” non può essere realizzata ripetendo quello che ci proviene dalla tradizione e dal L'incontro con don Riccardo Tonelli, Roma 17 maggio 6 turali; e un carisma che, con sensibilità, qualità del servizio, esperienza personale, faccia della differenza un dono per la ricchezza di tutti. Per lavorare insseme, va costruito un “progetto”. L'esigenza di operare "attraverso progetti" nell'educazione e l'educazione alla fede è una esigenza teologicamente giustificata, o proviene dal cedimento, oggi facile, alle mode? Oggi siamo consapevoli dello stretto rapporto tra fede e cultura. La fatica di acquisire competenza per di don Riccardo Tonelli sdb assieme. "Progetto" indica un piano generale di interventi che seguono una visione educativa e pastorale, con degli obiettivi operativi adeguati ai bisogni e alle esigenze delle differenti situazioni - personali, sociali, ambientali; suggerisce linee concrete e mezzi per raggiungerne gli obiettivi; crea ruoli e funzioni per assicurare l’efficacia delle linee e il raggiungimento degli obiettivi. Sono fondamentali un insieme di idee, orienta- sto tempo”, sia per la scelta di una pastorale giovanile di cammino “guidato” fortemente impegnata nell’ambito vocazionale e caratterizzata da una precisa attenzione missionaria. Resta da motivare il cammino per progetti e suggerire i grandi riferimenti a cui si ispira, indicare responsabilità e sussidiarietà. I giovani sono una sfida per una congregazione religiosa impegnata nell’educazione, ossia una provocazione che regala contributi preziosi di fuori dei luoghi educativi tradizionali, nei luoghi della vita quotidiana alternativi a quelli tradizionali. Sono i luoghi dove realizzare un buon progetto educativo e pastorale Il terreno di confronto e di scontro è la “qualità della vita”. Attorno ad essa sta o cade persino la possibilità di una autentica esperienza religiosa e la stessa vita cristiana. La vita religiosa propone costitutivamente una qualità di vita.. Chi ama i giovani e ama il Signore Gesù… non resterà disoccupato. Possiamo riscoprire il nostro carisma giocandolo in modo pieno nell’educazione. Educare è istituire una relazione tra soggetti diversi – e felici di essere differenti - attraverso cui essi vissuto di coloro che, nella loro vita, hanno già elaborato una risposta. Una interessante via di soluzione durante la “giornata mondiale della gioventù” di Roma è stata affidata dal Papa ai giovani: realizzate nuovi modelli di inculturazione della fede e del vangelo e trasformare le nostre comunità ecclesiali in “laboratori” dove sperimentare e far sperimentare questi processi. Possiamo da cristiani offrire ai giovani una proposta di vita centrata su Gesù il Signore, solo se riusciamo a coniugare in espressioni nuove la fedeltà al vangelo e la fedeltà all’oggi. Servono adulti, narratori di storie per aiutare a vivere. Il nodo è l’educatore nel servizio della pastorale giovanile. Propongo l’uomo dell’accoglienza incondizionata, che diventa promozionale, come ha fatto Gesù con Zaccheo, alternativo all’autoritarismo e al rinunciatarismo oggi diffuso. L’educatore cristiano deve fare proposte, facendo fare esperienze: chiamato alla fatica di intercettare i luoghi della vita quotidiana, quelli in cui i giovani definiscono la loro concreta identità, elaborando i progetti e le prospettive del loro futuro, è impegnato a costruire spazi di vita quotidiana dove far sperimentare, inventare e consolidare luoghi in cui sia possibile narrare e “far sperimentare” la speranza. Nico, padre Lorenzo, Antonio 7 IL BINOCOLO Il mio percorso spirituale: era l'estate del 1960.... ... allora cambiai decisione 8 Appassionato da chierico della vita e della filosofia, indagavo sui grandi temi dell’esistenza. Un libro mi ha segnato: L’azione di Blondel. L’autore domanda qual è il senso della vita, dove stiamo andando. Assorbivo Aristotele, Sulla verità, commentato da san Tommaso e non perdevo nessuno dei loro argomenti e spiegazioni. Attraversavo un momento difficile: volevo dare un fondamento solido al mio futuro. Cercavo di trovare negli studi le risposte vere. Alla fine mi accorsi che gli argomenti dei professori non soddisfacevano la mia ansia di vivere né, tanto meno, mi motivavano ad abbracciare la vita sacerdotale e religiosa. Ero entrato in una crisi vera, disposto nella mia ingenuità a smascherare l’inganno di Chiesa e religione. Cominciai a leggere Nietzche: Così parlò Zarathustra; e, di Albert Camus La peste. Presi la decisione: sarei rientrato a casa e avrei cercato di convincere, nella forma più delicata, specialmente di padre Giovanni Erittu osj mia mamma che dovevo lasciare la strada del prete. La mia famiglia era religiosa ma diversi parenti, militanti marxisti e professori di filosofia. Mi influenzavano sul problema dell’ingiustizia e della sofferenza in luogo della felicità: – La religione, vedi, è un’alienazione totale. Tenta di coprire solo un poco le cose. Noi proponiamo la strada della comunità -. Attratto dall’ideologia marxista-comunista desideravo che si mettesse ordine nelle cose e si desse a tutti il diritto di avere una vita degna. Il dottor Rieux, uno dei personaggi del romanzo La peste, di Camus, dice: –Dov’è il vostro Dio? Quante persone innocenti sono state sacrificate?-. La lotta contro il male è da farsi senza Dio ma con le forze umane. Il Dio che conoscevo sembrava appartenere alla morte, non alla vita: impediva di essere gioiosi. Le idee di Nietzsche, sulla presenza di un Dio morto nella società, mi pervadevano: non permette la vita, la soffoca nelle persone perciò l’uomo non si afferma né si realizza. La stessa veste talare non è, forse, la negazione della vita e della felicità?. Il Signore, però, durante quell’estate, mi sorprese con delle amicizie che avrebbero poi segnato totalmente il mio futuro: persone giovani piene di slancio, non mi dettero delle risposte teoriche ma un testimonianza di vita, vita gioiosa in Dio facendomi scoprire la bellezza del cristianesimo vissuto in pienezza che non rinnega la vita e la gioia:al contrario, le potenzia sempre più. Una giovane, M.B., mi dava la testimonianza del suo entusiasmo e della ricerca delle realtà più belle, Dio che è Amore. Assolutamente, io non Lo avevo ancora scoperto come Amore. Avevo semplicemente letto con passione gli Atti degli Apostoli, ma mi era stato detto che era un’utopia dei primi tempi del cristianesimo, e che oggi sarebbe stata irrealizzabile. Il contatto con quelle persone, al contrario, mi ha fatto scoprire un ideale che frontalmente rispondeva alle mie domande e aspettative. In quel momento conoscevo la vita del Focolare, che a quel tempo era emarginata dalla vita dei seminari e dall’autorità della Chiesa. Quelle persone, però, non mi avevano dato spiegazioni filosofiche ma la loro testimonianza. Ho cambiato il senso della mia decisione. Rientrerò in seminario, sì per dare tutto me stesso. Mi misi a studiare con entusiasmo tutta la teologia, cercando di approfittare di tutto quello che mi offrivano i formatori, p. Pasetti, p. Vanotti. Da mendicante della verità, ero alla ricerca di persone come Piero Bargellini, Igino Giordani, Carnelutti con le conferenze sui carcerati, Enrico Medi il fisico. Da Igino Giordani avevo cercato di chiarirmi le idee sul Movimento dei Focolari, eliminando i dubbi sull’eteredossia. Lui, gentilmente, mi spiegava la serietà della loro ricerca e la loro coerenza. Ho cominciato a frequentarli nel sotterraneo della Chiesa di Sant’Andrea della Valle. Rimanevo a bocca aperta: raccontavano esperienze di vita, un cristianesimo vivo, gioioso e impegnato che aveva qualcosa da dire alla società di oggi. Le loro messe, ricche di entusiasmo, fede e partecipazione. Da laici, mi hanno fatto vedere che non erano persone lontane da una vita coerente, ma si vedeva in loro l’armonia tra la fede e la vita. La gioia, l’amore fraterno e il culto dell’armonia erano la dimostrazione che la religione non è cosa da pompe funebri e “beccamorti”. Le mie letture erano cambiate: leggevo Martin Descalzo, Loew, Cesbron, Bernanos, Graham Greene, Bruce Marshall e così via. Arrivai al sacerdozio con una donazione totale senza riserve e il più grande entusiasmo. Il superiore generale, padre Magnone prese subito la palla al balzo mandandomi in Brasile senza che neppure glielo chiedessi anche se avevo sempre sognato la vita missionaria. La notizia sorprese anche i miei, che ne venivano a conoscenza solo alla mia prima messa a Dorgali, il 10 agosto 1965. E, quasi per convincere la mamma che mi lasciasse partire, mi ricordai che a dodici anni, rientrando d’estate dal seminario dopo il primo anno le avevo declamato una poesia: “Il piccolo missionario alla mamma” che ricordava come il nome della mamma non se lo sarebbe mai stato dimenticato ma che, seguendo il disegno di Dio, sarebbe stato benedetto. Quando gliela ricordai: - Mamma, quel momento è venuto – ella si commosse fino al pianto. Il 21 settembre 1965 ero già in terra brasiliana. Quella terra ha avuto subito la forza di affascinarmi approfondendo la spiritualità giuseppinomarelliana. Avevo davanti a me dei “trattati vivi” di vita missionaria: p. Mario Briatore, p. Bernardino Baccolo, p. Mario Tesio e altri. Nelle rughe dei confratelli missionari leggevo i capitoli più belli della congregazione di cui ero figlio. Ho cominciato a comprendere meglio la figura di san Giuseppe preoccupato solo degli interessi di Gesù: lo stile di vita umile, silenzioso, profondo, impegnato come nessun altro a realizzare il progetto di Dio -. Ero felice di coniugare la spiritualità giuseppina con quella dei Focolari. Continuai perciò a cercare “pagine vive” del vangelo e di portare avanti l’esperienza della Parola di Vita nel lavoro con la gioventù. Erano i momenti dell’innamoramento all’Ideale: non esistevano né stanchezza, né mezze misure, ma mi buttavo a capofitto nella formazione dei seminaristi e della gioventù, affrontando difficoltà di tutti i tipi, rinunciando ai sogni ingenui della letteratura e dell’arte che non potevo più coltivare… ma non mi è pesa- to. L’entusiasmo non è mai diminuito in 43 anni di vita missionaria. Dopo tanti impegni nella formazione e pastorale, direzione della provincia o aprendo anche nuovi orizzonti nella “foresta” del Mato Grosso a Aripuana, o a Santiago del Cile, lavoro oggi a Cascavel nell’ovest del Paranà, vicino al Paraguay e all’Argentina. Ho la fortuna di avere vicino a me monsignor Armando Cirio di 92 anni, colonna dell’evangelizzazione, missionario e vescovo pioniere. Cosa aiuta a mantenere l’entusiasmo al missionario? Una vita spirituale intensa, l’apertura alle nuove idee, l’umiltà nell’imparare stando accanto, nel sapere collaborare con i confratelli e, soprattutto, con i laici lasciandoci dirigere dallo Spirito Santo nella fedeltà alla Chiesa e alla congregazione. IL BINOCOLO IL BINOCOLO Alla conquista della libertà Meglio la bellezza dello Spirito La chiesa della "Theotokos" a Loppiano Incisa Val d'Arno. 10 Allo sportello della Posta la signora mi chiede un documento e io le mostro la carta d’identità. Lei mi guarda e dice : “sei tu?!” Certo è un po’ sorpresa perché quella foto è di quasi cinque anni fa, prima che decidessi di entrare nella famiglia delle Oblate! Vestita alla moda, con i colpi di sole e adesso invece con un velo …beh, c’è un po’ di differenza! La signora continua dicendo: “Che peccato, una così bella ragazza!”. Le ho risposto che la vocazione è una grazia. In realtà sono più bella ora perché tanto trucco è caduto e ho iniziato a camminare su una strada di luce, che pian piano mi sta trasformando. Guardandomi indietro vedo grandi cambiamenti. Sicuramente sono più aperta, più socievole, più gioiosa, più coraggiosa, più semplice, più attenta agli altri di prima anche se c’è ancora tantissimo da migliorare. I difetti e i limiti ci sono e ci saranno sempre, ma è veramente bello guardarsi dentro e vedere come il Signore è fedele e come pian piano ti conduce verso la libertà, quella vera. È meraviglioso vedere come la grazia trasforma e benedico il Signore per la misericordia che ha avuto verso di me e per le grandi opere che ha compiuto liberandomi da tante paure, falsità, conformismi, schiavitù e ipocrisie. Non solo il cammino da consacrata, ma propriamente il cammino da cristiana porta alla conquista della libertà. Seguire seriamente il cammino che Dio nella sua infinita bontà ci ha tracciato, privilegiandoci, di suor Marianna Cortellino osj perché veramente noi cristiani siamo privilegiati essendo continuamente bombardati dalla grazia ( si pensi ai sacramenti, alla Messa quotidiana, al dono della preghiera, del rosario, della Parola etc..), è la realizzazione di noi stessi e del nostro desiderio di felicità. Solo Dio appaga questo desiderio perché Lui ci ha creati secondo un fine: essere a sua immagine e somiglianza e solo raggiungendo questo fine di conformazione a Cristo avremo la pienezza di vita. Mi appoggio alla fedeltà di Dio perché stringendomi a Lui sono sicura di camminare sempre sulla via giusta. Questo è un augurio che faccio a me e a tutti i lettori. Valgono lo stile e la comunicazione vitale Investiamo sugli animatori La consapevolezza del ruolo insostituibile dell’animatore di pastorale giovanile deve essere alla base di un investimento (anche economico) per la sua formazione e deve aprire alla responsabile riflessione sul valore della sua testimonianza di fronte agli educandi. (Documento Passo dopo passo, 12). Giovanni Paolo II segnalava nella Lettera alle famiglie dell'anno 1994, al n. 16: “L'uomo è chiamato a vivere nella verità e nell'amore e ogni uomo si realizza mediante la donazione sincera di se stesso. Questo è valido tanto per chi educa, come per chi è educato. L'educazione è, dunque, un processo singolare nel quale la reciproca comunione delle persone è piena di grandi significati. L'educatore è una persona che gene- ra in senso spirituale. Sotto questa prospettiva, l'educazione può essere considerata un vero e proprio apostolato. È una comunicazione vitale che non stabilisce solo una relazione profonda tra educatore ed educando, ma fa partecipare ambedue alla verità e all'amore, meta finale alla quale è chiamato ogni uomo da parte di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo”. Gli animatori hanno oggi necessità di una formazione strutturata che unisca i fondamenti della fede e l'esperienza cristiana. Per essere attraente, deve essere accessibile e diversificata. Possiamo definirla: a) integrale sul piano umano e spirituale; b) sistematica e coerente, in cui gli animatori conoscano le ragioni per credere ed offrano il tesoro della fede cristiana che è Sette religiosi di congregazioni diverse a provare la spiritualità della comunione Cinque giorni alla Claritas a Loppiano (Firenze) Mariano, Piero, Gianfrancesco, Guido, Marcello, Angelo, Alessandro, Paolo. Dio ci ha donato di essere uno, dal lavare i piatti alle meditazioni, dalle testimonianze alla piccola attenzione. La testimonianza di Marzia e Rod, una coppia di sposi, mi ha messo nel cuore come l’amore, se ha la A maiuscola, cioè se è quello di Dio, guarisce e unisce. La testimonianza di Marco Tecilla mi P. Luis Chavez ha mostrato come Dio opera, come costruisce sul nostro sì. La testimonianza di Redi si è manifestata limpida e ci ha condotto verso l’ora della verità. L’incontro con Umberto, mi ha fatto sperimentare una vita impastata tra concretezza e Vangelo. Tutte questi colloqui mi hanno incastonato un’unica cosa dentro, lo sposo è Gesù Abbandonato. Il sì che queste persone hanno detto allo Sposo ha costruito la bellezza della presenza del Risorto nelle loro vite. Il loro donare a noi la vita attraverso il racconto, ha costruito in me la voglia di amare, amare Gesù Abbandonato, perché la sua novità porti vita nuova. L’ora della verità è stata preparata con cura e dopo aver rinnovato il Patto, dopo aver bruciato ciò che formulavo dentro, nell’amore di Dio. La limpidezza e la presenza di Gesù tra noi si è toccata con mano. La comunione sulla Parola di vita che ci era stata donata il primo giorno è stato rendersi conto di avere vissuto il Vangelo. Parto dalla Claritas con ordine interiore, con gratitudine e con la speranza che molti altri religiosi possano vivere ciò che abbiamo vissuto noi in questa scuoletta. Paolo (33 anni) OFM. di padre Christian Aranda S. osj stato loro trasmessa; c) ecclesiale che aiuti agli animatori ad essere coscienti del battesimo e della vocazione, scoprano l’identità cristiana e crescano nell'amore alla Chiesa come madre che ha cura dei suoi figli e della loro educazione alla vita; d) alla spiritualità giuseppina marelliana dove si conosca con maggiore profondità il nostro stile di seguire Gesù Cristo come San Giuseppe; e) etica che offra agli animatori punti di riferimento obiettivi per orientarsi nella vita; f) pedagogica con metodi attuali per evangelizzare specialmente con maggiore efficacia i giovani, nell'aspetto della catechesi; g) spirituale in cui gli animatori abbiano la capacità di realizzare veri ritiri spirituali, giornate giovanili etc. centrate sulla persona di Gesù e l'amore al prossimo nello stile di San Giuseppe; h) all'amicizia in cui gli animatori scoprano lo spirito di famiglia e lo condividano coi giovani per mezzo di un trattamento caritatevole, con capacità di ascolto, di apertura e di decisione; i) organizzativa perché esista negli animatori la capacità di dialogare, creare e progettare con altri i piani della pastorale giovanile osj in comunione con la chiesa locale. Dobbiamo avere un piano di pastorale giovanile che includa la formazione degli animatori nelle parrocchie ed in centri di specializzazione. In primo luogo ha importanza lo stile della preghiera nella contemplazione del volto vivo di Gesù nell’Eucaristia che realmente è la fonte ed il culmine del nostro apostolato. Questa è l’esperienza che trasmetteremo ai giovani. 11 IL BINOCOLO Guadalupe il santuario più visitato al mondo Maria anima il suo popolo La Basilica di Guadalupe a Città del Messico è uno dei santuari mariani più visitati al mondo. Ogni anno circa venti milioni di pellegrini si recano al santuario e si deve al fatto che nel santuario si trova la tilma, il tessuto originale dove rimase plasmata l'immagine di Santa María di Guadalupe, dopo le apparizioni all'indigeno san Juan Diego avvenute dal 9 al 12 dicembre 1531. Nostra Signora di Guadalupe si manifesta, da questo posto, Madre tenera e compassionevole di tutti gli uomini del mondo e dei vari popoli. Il suo messaggio è eminentemente materno. Ella si presenta come la Madre di colui che è la Vita. Vengono a visitarla di tutte parti del Paese, perfino del mondo, mossi dall'amore verso la Madre di Dio, la mesoamericani, che trasmettevano la memoria della loro storia di generazione in generazione per mezzo di poemi e canti, trascritti mediante figure e simboli su carta “amate” o su pelli, formavano i cosiddetti codici. Gli esperti convergono nel dire che la Vergine di Guadalupe volle mostrarsi agli antichi popoli indigeni con una veste piena di simboli (a modo di codice) che gli abitanti di queste terre messicane poterono comprendere facilmente. Oggi secondo la nostra visione moderna, perché possiamo comprendere la profondità del messaggio contenuto nell'immagine Guadalupana, è necessario conoscere il significato fomdamentale dei simboli presenti nell'Immagine, secondo le culture indigene. Ecco alcuni degli elementi che ci danza si constata dalla forma ingrandita dell'addome, che corrisponde ad una gravidanza quasi a termine. In modo meraviglioso, proprio nel ventre della Vergine Bruna si incornicia il fiore nahua (nahuatl) di quattro petali, che rappresentava la presenza di Dio, il centro dello spazio secondo le antiche culture mesoamericane del tempo. Col “Nahui Ollín” (il fiore nahua) nel suo ventre, la Vergine di Guadalupe conferma agli indigeni che è la madre del Dio Vero, Gesù Cristo che ella porta al Nuovo Mondo, che era stato scoperto dai conquistatori e che cominciavano ad evangelizzare. È anche significativa la data delle apparizioni della Vergine di Guadalupe, poiché gli indigeni erano per eccellenza uomini religio- tante del calendario religioso, il giorno in cui il Sole vince le tenebre e sorge vittorioso. Perciò non è casuale che proprio in quel giorno la Vergine di Guadalupe abbia presentato suo Figlio Gesù ai popoli indigeni, perché essi così potessero comprendere che Ella portava il Dio vero nel suo seno e comprendesse- ro meglio il messaggio del Vangelo portato dai conquistatori. Sul suo manto sono rappresentate le stelle più brillanti delle principali costellazioni visibili in quell’alba del 12 dicembre 1531. Lì stanno le costellazioni complete e le stelle si trovano raggruppate come nella realtà, abbaglianti testimoni della Guadalupe 12 A sin. interno della Basilica di Guadalupe nuova, a destra la basilica antica. Pagina a fianco. p. Michele Piscopo in visita al santuario nel 2007 quale è venerata da famiglie intere perche è nel nucleo familiare dove si trasmette la fede viva a partire dalla testimonianza di nonni, genitori, figli e nipoti. Uomini e donne accorrono davanti alla Vergine bruna, famiglie intere come dimostrazione di amore, fervore e fede con ogni tipo di espressione religiosa. Guadalupe è in Messico quello che San Pietro è per Roma. L'immagine materna in se stessa è un messaggio di inculturazione. E si constata attraverso i Paesi di padre Luis Chavez osj aiutano a comprendere il messaggio capace di inculturarsi nell'Immagine della Vergine di Guadalupe: la statura della Vergine nella tilma – il tessuto - è di 143 centimetri e rappresenta una giovane la cui età è approssimativamente tra i 18 e i 20 anni. Il suo viso è bruno ed in atteggiamento di profonda preghiera. Le sue mani, giunte in segno di raccoglimento e preghiera. Porta i capelli sciolti, che tra gli Aztechi era il segno di una donna glorificata dal figlio nel suo ventre, e la sua gravi- si e vivevano attenti alla parola di Dio che inviava loro messaggi nel cielo e nella terra. L'apparizione dell'Immagine della Vergine di Guadalupe nella tilma di Juan Diego avvenne martedì 12 dicembre 1531. La mattina di quello stesso giorno era avvenuto il solstizio di inverno, e per le culture pre-ispaniche significava che il sole moribondo torna a riscuotere vigore, quindi la nascita del nuovo Sole, il ritorno della vita. Per gli indigeni il solstizio di inverno era il giorno più impor- E’ un film di Santiago Parra dove si parla della grande devozione del popolo Messicano alla nostra Madonna di Gudalupe, “la Morenita del Tepeyac”. Nello stesso tempo racconta la storia di due fratelli che fanno una ricerca archeologica e storica sul quadro della Madonna che li porterà in Messico, però ciò che hanno cominciato come uno studio scientifico si trasformerà in una riscoperta dei propri cuori. Film in Dvd Regista: Santiago Parra Attori: Josè Carlos Cruiz; Pedro Armendariz; Angèlica Aragòn; Eric Del Castello; Ivana Miño; Fabian Robles; Aleix Albareda; Gemma Guilemany Fotografia: Carlos Arenal Musica : Juan Manuel Langerica Durata 96 min Anno 2006 Il film mette in evidenza che Maria è presente in America, nel cuore del Messico, nei momenti che segnano una grandezza del miracolo. La Guadalupana è portatrice di un messaggio cristocentrico, che gli indigeni poterono comprendere immediatamente. Ed è per questo che la Guadalupana si trasforma nella prima e più importante evangelizzatrice dell'America. Ella oggi continua questa evangelizzazione con la presenza dei figli spirituali di San Giuseppe Marello, che hanno accolto anche il messaggio evangelizzatore che Maria ha portato a queste terre, e dal 1951 hanno contribuito all'evangelizzazione delle terre messicane, una volta che accolsero l'invito del Delegato Apostolico del Messico e del Vescovo di Tulancingo ad essere presenti nella terra della “Vergine di Guadalupe”. Gli Oblati, oggi messicani in maggioranza, stanno portando avanti il lavoro di evangelizzazione e formazione umana, cristiana e sociale della gente, con lo stesso spirito dei nostri primi intrepidi missionari italiani. Hanno sperimentato l'amore materno che Maria ha avuto per questa terra, visitandola a loro volta nel suo santuario e lasciandosi convolgere dal suo messaggio. svolta nella storia del nuovo popolo di Dio. Dieci anni dopo la conquista del Messico la Madonna di Guadalupe si manifesta a Juan Diego come la madre del Dio vivente. Ella gli dona, come segno alcune rose preziose, e lui quando le mostra al Vescovo scopre raffigurata sul suo mantello la benedetta immagine di Nostra Signora, l’evento Guadalupano. Maria apre la strada al Vangelo del suo Figlio divino e segna l’ incontro delle due culture: l’europea e l’ indigena. Diventa la madre della fratellanza fra le razze. Il capolavoro di Santiago Parra manifesta come il cristianesimo si sia radicato nella religiosità delle culture precolombiane, la struttura portante sulla quale il Vangelo di Gesù si è inserito. Lo stesso San Juan Diego rappresenta tutti gli indigeni che hanno accolto il Vangelo di Gesù, con semplicità, speranza e fiducia, diventata poi carità, coerenza morale, distacco e povertà evangelica. Oggi la scienza è giunta a dire che la immagine della Madonna “sembra non essere di questo mondo”. Arcadia Gòmez Ramìrez 13 IL BINOCOLO Pellegrinaggi ai luoghi dello Spirito Turismo religioso Il nostro Paese è meta costante di flussi turistici e, a fianco al turismo classico, dobbiamo annoverare anche un turismo religioso, ossia quello di persone dirette in pellegrinaggio a località, siti, chiese, che costituiscono il principale richiamo per fedeli cristiani-cattolici, come le basiliche di Roma. Vi sono pellegrinaggi che partono da diocesi nazionali e diretti in località di culto sempre nazionale, ma anche pellegrinaggi diretti all’estero, in particolare a Lourdes. Non è un movimento di poche migliaia ma di centinaia di migliaia di persone. Nel 2007 gli italiani che hanno preso parte ad un pellegrinag- gio religioso ammontano ad oltre 350 mila ma sono un numero incalcolabile quelli che includono in un giro turistico, luoghi di fede, ad esempio il Santuario della Madonna di Pompei o di Loreto. Ma chi va in gita a Pavia e non visita la storica cattedrale o a Milano il Duomo? Solo per fare due esempi. Anche in una qualsiasi gita turistica i luoghi di culto, con i loro retaggi storici e d’arte, sono mete di visite. Gli Oblati di S.Giuseppe sono da sempre in prima linea nell’organizzare pellegrinaggi che abbiamo voluto definire spirituali religiosi. Ad Alba (CN) la parrocchia della Madonna della Moretta ha in programma i pellegrinaggi a Lourdes per il 150mo anniversario e a Banneux per il il 75mo anniversario delle apparizioni, oltreché alla Madonna dei Poveri a Milano. Da S. Giuseppe Artigiano a Sesto Fiorentino, si andrà in Terrasanta che affascina sempre tutti. A Nuoro la parrocchia-santuario N.S. delle Grazie è continua meta di pellegrinaggi. La parrocchia-santuario N. S. dello Sterpeto a Barletta (BA) ha in programma il pellegrinaggio a Lourdes, come pure, dal 28 settembre al 5 ottobre la parrocchia Maria SS.ma Addolorata a Margherita di Savoia (FG). Giovani in visita a Santa Maria dei Fiori, Firenze Al Getsemani di Paestum corsi di esercizi spirituali per religiose/i, sacerdoti e diaconi 14 Per religiose: dal 22 al 27 giugno; dal 13 al 18 luglio; dal 24 al 29 agosto. Li guida P. Adam Wojcikowski,osj. Tema per i tre corsi: Maria modello della consacrazione religiosa nei misteri del S. Rosario (dolorosi e gloriosi) Per sacerdoti, diaconi e religiosi: dal 15 al 19 settembre: li guida Sua Em.za il Card. Salvatore De Giorgi, Arcivescovo Emerito di Palermo e Presidente della F.I.E.S. Tema: La spiritualità sacerdotale autenticamente eucaristica (Sacramentum Caritatis); dal 20 al 24 ottobre: li guida Don Danilo Zanella, Vicepresidente della F.I.E.S. Tema: Apocalisse: epifania della speranza. (Il corso è per sacerdoti ma aperto a tutti); dal 10 al 14 novembre: li guida Sua Ecc.za Mons. Angelo Spinillo, Vescovo di Teggiano – Policastro. Tema: “Perché andiate e portiate frutto”: la santificazione dei ministri ordinati nella configurazione a Cristo. Santuario e Casa di Spiritualità GETSEMANI DI PAESTUM, Oblati di San Giuseppe,Via Getsemani,6 - 84047 CAPACCIO – SA tel. 0828.725019 – fax 0828723546 e.mail: [email protected] • web: www.getsemanidipaestum.org di Agostino Meloni Le apparizioni della Madonna a Laus in Francia Giuseppe accanto a Maria Nei primi giorni del mese di maggio la stampa cattolica si è occupata delle apparizioni della Madonna a Laus, sulle Alpi francesi, nella diocesi di Gap, suffraganea di Marsiglia. Ne hanno dato notizia sia G. Bernardelli su l’“Avvenire” (4 maggio), sia S.M.Perrella su “L’Osservatore Romano” (7 maggio). Le apparizioni di Laus, avvenute alcuni secoli fa, vengono riconosciute ufficialmente ora, con il “Placet” della Congregazione per la Dottrina della Fede, dopo le apparizioni di Lourdes del 1858, proprio nel loro centocinquantesimo anno commemorativo. Nessuno le aveva mai ufficialmente approvate, come ha fatto ora, il 4 maggio 2008, l’attuale vescovo diocesano, Mons. Jean-Michel di Falco. Le apparizioni si erano protratte per ben cinquantaquattro anni, dal 1664 al 1718. Destinataria era stata una pastorella, Benedetta Rencurel. Aveva sedici anni, quando sopra il villaggio di St. Etienne, in una località chiamata Vallone dei Forni (Vallon des Fours), ebbe la prima apparizione della Madonna, la quale teneva per mano un bellissimo bambino. Le apparizioni si ripeterono, con colloqui destinati soprattutto alla formazione spirituale della veggente. Finalmente la Madonna le chiese una processione di tutto il popolo, rivelando il suo nome: “Mi chiamo Maria”. Dopo un mese di silenzio, la Madonna le compare nuovamente al Pindreau, con un messaggio: “Figlia mia, salite la costa del Laus. Là troverete una cappella, dove sentirete profumo di violetta”. Benedetta scopre così una piccola cappella abbandonata dedicata a “Notre Dame de la Bonne Rencontre”. La Madonna l’attende e le dice: “Desidero far costruire qui una chiesa più grande in onore del mio adorato Figlio. Esso sarà il luogo di conversione di numerosi peccatori. E sarà il luogo dove io apparirò molto spesso”. Le apparizioni si protrassero, infatti, per cinquantaquattro anni: nei primi mesi, tutti i giorni; poi mensilmente. Migliaia di pellegrini accorrono a Laus, nonostante avvenimenti funesti, come la rivoluzione francese e la soppressione della diocesi di Embrun. La cappella primitiva delle apparizioni, detta “La Bonne Rencontre”, è tuttora conservata all’interno del santuario di Notre Dame de Laus (che significa: Nostra Signora del Lago). I pellegrini usano farsi devotamente il segno della croce con le dita della mano destra intinte nell’olio della lampada accesa davanti al tabernacolo dell’altare maggiore, ritenuto mira- coloso. Altro fenomeno inspiegabile è il profumo soavissimo che si espande in quel luogo. La presenza di san Giuseppe La mia attenzione per le apparizioni di Laus riguarda soprattutto la presenza di san Giuseppe, che avevo trovato segnalata in un opuscolo venutomi casualmente tra mano poco tempo fa. Come ho già scritto nel mio libro “Gesù lo chiamò Padre. Rassegna storicodottrinale su san Giuseppe” (Libreria Editrice Vaticana, 1997), le apparizioni di san Giuseppe sono piuttosto rare. Per la Francia ne ho segnalato una, avvenuta a Cotignac (Var), nel 1660. Gli avvenimenti di Laus sono quasi contemporanei, essendo avvenuti tra il 1664 ed il 1718. Nel libretto “La Veggente di Laus”, di Franchina Fini, si afferma che san di padre Tarcisio Stramare osj Giuseppe è apparso alla veggente ben sei volte: “Benedetta s’indirizzava a lui colla confidenza e coll’abbandono di una figlia. La raccomandazione che più spesso le faceva era di aver cura del suo gregge; dandole così il grande insegnamento che non si sale alla santità se non con l’umile e costante adempimento dei doveri del proprio stato”, in perfetta sintonia con la figura di san Giuseppe, ministro della salvezza nella vita nascosta di Gesù, a riprova che la vita ordinaria, tracciata a ciascuno dalla volontà di Dio, rimane la strada maestra della perfezione. Per trovare i messaggi bisognerebbe consultare le indagini ecclesiastiche ufficiali sui “fatti di Laus” a cominciare dal 1665, quando avvenne anche la guarigione immediata ed inspiegabile di un’inferma. Altre indagini furono fatte anche da parte del Vicario episcopale Jean Javelly, nel 1670, e poi dell’arcivescovo Charles de Genlis, nel 1672. Tra le duecentonovantacinque apparizioni sottoposte ad indagine nel corso della storia solo undici hanno avuto un riconoscimento canonico ufficiale da parte della Chiesa. L’apparizione riguardante Nostra Signora di Laus, approvata pubblicamente il 4 maggio 2008, viene ad occupare il dodicesimo posto. 15 Cominciata nel santuario l'adorazione continua dell'Eucaristia San Giuseppe in Asti 16 Il 12 luglio 1931, 77 anni fa, veniva consacrato il santuario di san Giuseppe in Asti. La costruzione del Santuario di San Giuseppe è durata 3 anni: dall’agosto 1928 al luglio 1931. L’edificio in stile romanico ha 40 colonne di cui 16 centrali e 24 esterne. La torre campanaria, unica, centrale sulla facciata, ha 12 campane. Sette sono le lampade disposte nel presbiterio. Sei le cappelle laterali. Il santuario di San Giuseppe è stato eretto nella Casa Madre della Congregazione in Asti sul posto dell’antica e ormai fatiscente, ma assai frequentata, chiesa-teatro, di Santa Chiara dedicata a sant’Agnese, risalente ancora al monastero delle Clarisse. L’architetto è stato un sacerdote, canonico di Acqui, mons. Alessandro Thea, che cominciò la progettazione nel 1927 e, per gli Oblati di San Giuseppe, curò poi anche la costruzione della Chiesa del Sacro Cuore a Canelli. Il pittore delle decorazioni è A. Laiolo. Tra le sue decorazioni sono da notare, particolarmente, gli angeli che parlano di preghiera, di serenità e purezza. Le dorature ricoprono le pareti del presbiterio e dell’abside e corrono per le cordonature e si distendono tra le volute dei capitelli. L’organo, imponente, fu costruito nel 1905 ancora per la vecchia chiesa e poi sistemato nel nuovo Santuario. Esso servì subito ad accompagnare le voci bianche e le voci virili dei Seminaristi e dei chierici Oblati di San Giuseppe, diretti dal maestro di coro e supervisore della costruzione del santuario, padre Luigi Rosso . Il 19 marzo 1931 sulla facciata del nuovo santuario, ancora in fase di costruzione, fu collocata una monumentale statua di San Giuseppe di 3,6 metri d’altezza, opera dello scultore gardenese Emilio Demetz, scultore scomparso nel ’73 e che ha lasciato opere di singolare bellezza soprattutto a carattere sacro. L’inaugurazione e la consacrazione del Santuario avvenne la Domenica 12 Luglio 1931 alle ore 9,00 – così lo annunciava il mensile “Joseph” di giugno 1931 e fu impartita da Sua Eccellenza Mons. Luigi Spandre, vescovo di Asti. Il Santuario era stipato di popolo. I cori erano guidati sempre dal padre Luigi Rosso – futuro superiore generale dal 1946 al 1958. “Le campane, squillando ad ore determinate, creavano attorno al santuario una atmosfera di festività […] la notte del 12 Luglio, il cielo era infiorato di stelle e le luci elettriche mettevano in evidenza le linee La facciata del Santuario di San Giuseppe principali della grandiosa e genialissima costruzione” (da “Joseph”, agosto-settembre 1931). Dal momento della sua inaugurazione, il santuario è stato meta di un continuo pellegrinaggio di persone devote che vi accorrevano a visitarlo: al mattino dei giorni feriali, sei messe vi si celebravano (6 – 6,30 - 7 – 7,30 – 8 – 8,30) e nei giorni festivi 5 messe ( 6 – 7- 8- 9- 10), e a notte alle 21,00 aveva luogo la benedizione eucaristica. Tutti i giorni e più volte al giorno si recavano al Santuario i ragazzi aspiranti e i chierici studenti degli Oblati di San Giuseppe. Accanto al Santuario vi era la cripta del Servo di Dio, ora S. Giuseppe Marello, fondatore degli Oblati di San Giuseppe, che fu poi trasportata all’interno del Santuario in un’apposita cappella decorata da un grande affresco di Angelo Bogani. Sabato 19 settembre 1931 si svolse nel santuario per la prima volta l’ordinazione sacerdotale di due confratelli Oblati di San Giuseppe: p. Giuseppe Corbellini di Trecate e p. Pietro Lale Gerard della Val d’Aosta, per le mani di S. E. Mons. Franco, vescovo di Ozieri (Sardegna). Sabato 10 Ottobre nel Santuario si ebbero le esequie di P. Giovanni Battista Cortona, primo successore di San Giu- Qui sotto, la pala dell'altare di Piero Dalle Ceste. In basso da sin., l'interno del santuario; la nuova cappella dell'Eucaristia; Giovanni Paolo II nel settembre 1993; la statua di San Giuseppe di Emilio Demetz seppe Marello. Giovedì 15 ottobre si celebrò la festa di Santa Teresa. Nel santuario continuarono ancora a lavorare i pittori alla decorazione del coro e del presbiterio, di tutta la prima parte del santuario; in particolare lavorò l’artista italiano Frascaroli. Il 2 dicembre 1931, mercoledì, ebbe inizio nel Santuario di San Giuseppe la devozione dei mercoledì di San Giuseppe. Nel 1933 si ebbe la benedizione dei quadri della Via Crucis e l’inaugurazione di due cappelle laterali, dedicate al Sacro Cuore e all’Immacolata. Nel 1944, per il I° centenario della nascita di s. Giuseppe Marello, avvenne la consacrazione dell’altare maggiore e del mosaico cosmatesco del pavimento, dedicato a San Giuseppe e furono introdotte nell’altare le reliquie dei Santi Martiri Secondo ed Evasio. La splendida pala dell’altare è opera del pittore Piero Dalle Ceste (1912-1974). Sabato 25 settembre 1993, quindici anni fa, Il Santo Padre Giovanni Paolo II visitò il santuario: “Qui accanto all’urna di Monsignor Giuseppe Marello, che a Dio piacendo avrò la gioa di proclamare Beato, mi piace ricordare la sua figura di grande devoto di San Giuseppe, tutto dedito al servizio della Chiesa”. I primi di maggio, da pochi giorni, è cominciata l’adorazione continua dell’Eucaristia in una cappella apposita del santuario preparata con molto decoro. Il Santuario accoglie gruppi di pellegrini. Per maggiori informazioni scrivere a: [email protected]. 17 Parola... e Fatti I Vangeli delle feste di Giugno Domenica 1 giugno 2008, IX del tanto vicino a me, poiché è Lui per ti ad ascoltare e a dire: sono figlio di tempo 11,18.26- primo che ci cerca e ci viene incontro. Dio, sono un cristiano che vive delle 28.32; Rm 3,21-25a.28; Mt ,21-27: Nelle nostre debolezze e fragilità si beatitudini. Sì, lo sono, ma purtroppo “Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha trova vicino a te, mai ti lascia da solo. mi manca il coraggio, e questa è una ordinario/A Dt Siamo noi a volte a non riconoscerLo con i nostri occhi. Flores Domenica 15 giugno 2008, XI del tempo ordinario/A Es 19,2-6a; Rm “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” 5,6-11; Mt 9,36-10,8: La Signora Beatriz, l'anno scorso aveva sfida che il mondo ci lancia addosso, “noi povere cifre del nulla”, come dice san Giuseppe Marello. Beatrice costruito la sua casa sulla roccia”. Domenica 29 giugno 2008, Santi Ho sperimentato nella mia vita la Sag- Pietro e Paolo At 12,1-12; 2Tm 4,6- gezza evangelica, la quale è un’amica 8.17-18; Mt 16,13-19: “A te darò le da cu potremmo ricavare maggior van- chiavi del regno dei cieli”. taggio, poiché ella ci dice, come il Dio promettere di darci le chiavi del cielo, cioè del nostro cuore perché pos- semaforo: - Attenzione, è rosso: fermati. E’ giallo: non continuare. E’ verde: un figlio nella catechesi per la prima siamo così vedere le grandi opere com- avanti -. È una delle virtù che ci fa cre- comunione; all’inizio lei non veniva a piute e realizzate per noi fino ad oggi. scere e Messa la domenica, soltanto veniva Quanto è buono e dolce il nostro Dio, ammetterlo insieme con i sentimenti. suo figlio, e poi pian piano, per insisten- Jackeline za di quel figlio è venuta e si è incontra- nel nostro ragionamento, ta col Signore, riconoscendosi favorita Domenica 8 giugno 2008, X del da molti doni senza meritarlo. Adesso tempo ordinario/A Os 6,3-6; Rm lei stessa è catechista d’altri bambini “Io non sono veuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”. che si preparano alla prima comunione. È questo che mi piace di Dio, e lo sento con molta gioia. Ha capito che tutto ha 4,18-25; Mt 9,9-13: 18 Nonostante le difficoltà che trova con il marito continua a donarsi al Signore ricevuto gratuitamente, e perciò gratuitamente dona". Josefina Domenica 22 giugno 2008, XII Domenica del tempo ordinario/A Ger 20.10-13; Rm 5,12-15; Mt 10,2633: “Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio” In questo mondo dove viviamo, non è che si fa piccolo per arricchirci con la facile essere veri testimoni fedeli, aper- sua povertà! Beatrice. I santi di Benedetto XVI Frederico Westphalen (Brasile), 21 Tubarao (Brasile), 20 ottobre 2007. ottobre 2007. Beata ALBERTINA BERKENBROCK, Beati MANUEL GOMEZ GONZALES fanciulla, martire. sacerdote, e ADILIO DARONCH chieri(Sao Luis, Brasile, 11.4.1919 chetto, martiri. 15.6.1931). Don Manuel Gòmez Gonzales nacque Una fanciulla dodicenne aggredita e ucciil 29.5.1877 presso Tuy-Pontevedra, in sa per aver difeso la sua dignità come Santa Spagna, da genitori umili e cristiani. SacerMaria Goretti. Nata da famiglia profondadote nel 1902, esercitò il ministero nella mente cattolica di origine tedesca, Albertina Beata Albertina sua diocesi, per passare poi in Portogallo e si mostrò fin dai primi anni obbediente e Berkenbrock infine salpare per il Brasile (1913). Gli fu gentile, inclinata alla bontà e alla virtù. Una affidata l’immensa parrocchia di Nonoai fanciulla tanto piccola che pregava, aiutava (Rio Grande do Sul). Qui svolse una così i genitori e si prestava ad ogni servizio per intensa opera cristiana e sociale da camgli altri riesce oggi quasi incredibile. La grabiare in otto anni il volto della regione, zia di Dio compie questi e altri miracoli. Il occupandosi anche della vicina parrocchia fatto stesso che la sua mente, nonostante la di Palmeiras de Missoes, dove avrebbe modesta conoscenza, si sia rivolta con affetincontrato il martirio. to filiale alla Vergine Maria, e che abbia Adilio Daronch nacque il 25.10.1908 a scelto come patrono particolare San Luigi Dona Francisca (Rio Grande do Sul) da Gonzaga, un giovane vissuto circa quattro Beati Manuel Gomez Pedro e Giuditta, la quale era di origine itasecoli prima e non facile, nel lontano BrasiGonzales e Adilio Daronch liana. I coniugi, lavoratori instancabili e ricle, da conoscere e da amare, indica chiaramente la luce dello Spirito di Dio, che ha voluto offrire chi di fede, avevano otto figli, e Adilio faceva parte del alla cultura odierna l’esempio di una bambina che opta gruppo di adolescenti che accompagnava Don Manuel nei lunghi viaggi pastorali, tra cui quello presso gli per la morte piuttosto di accondiscendere al male. Nel processo di beatificazione i testimoni ripetono indios Kaigang. Adilio, chierichetto, era anche alunno sovente queste tre qualità di Albertina: delicata, mode- della scuola fondata da Don Manuel. Varie fonti non sta y reservada. Inoltre emerge dalle testimonianze il escludono che volesse essere sacerdote. Su richiesta del vescovo, Don Manuel si recò a visiforte senso di carità, che la induceva a soccorrere le fanciulle povere della zona dividendo con loro la sua tare un gruppo di coloni di origine tedesca stanziati colazione. In modo particolare soccorreva i bambini di nella foresta Tres Passos e invitò il giovane Adilio, ormai un dipendente di suo padre, certo Idanlìcio Martins di sedicenne, a seguirlo. Partirono, incuranti dei pericoli di trentatre anni, di razza nera e purtroppo inviso alla una regione scossa dai movimenti rivoluzionari. A Palgente di quella regione, nutrita da un forte quanto odio- meira Don Manuel non mancò di richiamare tutti al dovere della pace. I più estremisti non gradirono l’interso sentimento razzista. Il pomeriggio del 15 giugno Albertina ricevette dal vento del prete, neppure di avere dato sepoltura alle padre l’incarico di recarsi a fare una commissione. La vittime delle guerriglie. Il 20 maggio 1924 Don Manuel fanciulla prontamente obbedì, e sulla strada incontrò celebrò l’ultima messa, presso la foresta. I fedeli indigeIdanlìcio, che si offrì di aiutarla. Il giovane con un ni lo avvertirono del pericolo che avrebbe corso inolinganno la condusse in un bosco, e tentò di usarle vio- trandosi in essa, ma il desiderio di portare la grazia divilenza. Dinnanzi alla strenua opposizione della piccola, na e la pace fu ben più forte del timore. Incontrarono l’infelice la colpì alla gola con un pugnale, uccidendola alcuni militari che si offrirono di accompagnarli. In realall’istante. Gli abitanti di Sao Luis parteciparono in tà era un tradimento: il prete e il giovane furono conmassa ai funerali, e subito la fanciulla divenne oggetto dotti in una remota zona della foresta, legati ad alberi e di venerazione e di culto. Questo esempio ci conferma fucilati, morendo così in odio alla fede cattolica e alla che, nonostante la tragicità dei fatti di oggi, non andia- Chiesa. Era il 21 maggio 1924. “La celebrazione dell’Eucaristia, al centro della vita mo verso la catastrofe, ma verso lo Sposo che sta venendo, cioè verso un regno diverso da quello del- dei Beati Manuel e Adilio, risplende nella loro testimol’egoismo e del disprezzo, il Regno delle beatitudini, il nianza con la potenza e il fascino del mistero incarnato. Perché la Parola di Dio risuoni nel mondo, essi compiroRegno di Dio. Questa certezza trasformiamola visibilmente, noi no insieme il loro olocausto, perché la loro estrema cristiani, in nuovi modi di esistenza, che bussano alla comunione risplendesse come luce nelle tenebre”. porta del cuore per farlo esultare perché lo Sposo è (Omelia del card. José Saraiva Martins, in occasione della beatificazione). vicino. di padre Franco Careglio ofm conv 19 Benedetto a San Quirico-Asti il complesso San Giuseppe Marello Primo traguardo per edificare la Chiesa La festa Domenica 25 maggio ad Asti è stata una festa, una grande festa: proprio nel giorno del Corpus Domini, con la partecipazione di centinaia di abitanti del quartiere San Quirico, è stato inaugurato il primo blocco del complesso ecclesiale composto dalla chiesa salone San Giuseppe Marello e dalla nuova sede dell’Opera Pia Michelerio. “Un traguardo volante”, lo ha definito Monsignor Ravinale nell’omelia della messa di domenica scorsa: “Passatemi il paragone prosaico con il giro d’Italia. Questa inaugurazione è come il traguardo volante di una lunga corsa (quel traguardo intermedio posto lungo il percorso di una gara ciclistica, che viene superato dai corridori senza fermarsi, n.d.r.), che ha avuto inizio sedici anni fa e non si conclude oggi. Da tempo i cittadini di questo rione chiedevano al vescovo di far edificare una chiesa nel loro quartiere”. Le parole di Ravinale risuonano nel grande salone, gremito all’inverosimile. La celebrazione è animata dalla neonata corale (si è costituita nel novembre scorso): una quindicina di persone di ogni età, guidate dal maestro Gioachino Loiacono. Tra i partecipanti alla funzione, il prefetto De Bonis, l’assessore provinciale Ferraris, gli assessori comunali Verrua, Imerito, Rasero, le autorità militari e persino qualche rappresentante della giunta della nizzato il 25 novembre 2001. Non a caso, questa chiesa viene affidata ai Padri Giuseppini, sacerdoti e missionari: in particolare a Padre Allen Diokno e Padre Joseph Pasia, entrambi approdati ad passata amministrazione. di Silvia Cotto la Casa. Al piano terra, gli uffici della cappellania e dell’Opera Pia, con sale per riunioni. Al piano superiore, una comunità per dieci ragazzi, che verranno ospitati con i loro educatori e formati al lavoro. Si realizzano così Ma non finisce qui Come ha puntualizzato il vescovo nella sua omelia, si tratta di un primo passo verso un’opera che continuerà nei prossimi anni: il progetto prevede infatti l’edificazione di una chiesa a pianta circolare e Pagina a sinistra, gli sbandieratori del Palio del quartiere di Tanaro; a fianco, autorità e popolazione partecipano all'Eucaristia; sotto: il vescovo di Asti monsignor Francesco Ravinale, a sinistra padre Luigi Marsero provinciale degli Oblati di San Giuseppe, a destra Monsignor Vittorio Croce vicario generale I Padri Giuseppe Marello, torinese di nascita, astigiano d’adozione, visse il ministero sacerdotale nella diocesi di Asti, dove nel 1878 fondò la Congregazione degli Oblati di San Giuseppe, cui affidò la diffusione del culto di San Giuseppe, la formazione dei giovani e l’aiuto alle chiese locali. Proclamato Beato in Asti dal papa Giovanni Paolo II nel 1993, Giuseppe Marello fu canoAsti dalle lontane Filippine un anno fa. In attesa che la chiesa salone fosse ultimata, i Giuseppini si riunivano con i loro fedeli e celebravano le funzioni religiose nel vicino prefabbricato, acquistato dalla Diocesi e collocato su di un terreno di proprietà del Comune. Il locale viene gestito congiuntamente, per le rispettive finalità, dalla Diocesi e dal Comune. Perfetta convergenza di civile e religioso, sancita dalla convenzione firmata quattro anni fa dal vescovo e dal dirigente comunale del settore politiche giovanili. Ma torniamo ai missionari di San Quirico. Come ha ricordato il superiore provinciale Padre Luigi Marsero, il Marello aveva in animo di inviare i suoi Oblati in una zona lontana 20 dalle chiese della città, dove avrebbero potuto attivarsi a favore dei giovani, attraverso il catechismo e l’oratorio. Giuseppe Marello venne nominato vescovo di Acqui, quindi il suo progetto fu rinviato sine die. Gli imperscruta- bili tempi della Provvidenza, tuttavia, avevano predisposto che, in capo a centoventi anni, i figli spirituali di Giuseppe Marello avrebbero realizzato il sogno del loro padre fondatore. Il Michelerio Anche l’Opera Pia Michelerio ha la sua nuova sede. Di fianco alla chiesa salone, si erge il nuovo edificio, realizzato con parte dei proventi della vendita del Michelerio, l’ampio complesso che si affaccia su Corso Alfieri, all’Agenzia Territoriale per appieno le finalità dell’Opera Pia: l’aggregazione, l’animazione e la formazione di ragazzi e giovani. Parrocchia e Cappellania Non si tratta di una nuova parrocchia. La Cappellania San Giuseppe Marello sorge sul territorio della parrocchia SS. Annunziata, per offrire un servizio anche al vicino quartiere di San Fedele (della parrocchia San Pietro). Le parrocchie rimangono competenti per le celebrazioni dei battesimi e dei matrimoni. l’esterno a forma di nave, che culmina nel campanile, illuminato grazie ad un fascio di laser. La nuova struttura avrà quattrocento posti per i suoi fedeli e verrà finanziata in parte con i contributi dell’8 per mille. Tra la chiesa e i due edifici già costruiti, saranno situati la sacrestia e gli uffici parrocchiali, la casa canonica e le aule per le attività catechistiche. Il progetto, firmato dallo scomparso architetto Salva Garipoli, è ora affidato all’architetto Andrea Capellino e ai suoi collaboratori. 21 120 anni fa voleva comprare proprio lì il fabbricato della “Vinicola” Il sogno di San Giuseppe Marello si realizza Il canonico Giuseppe Marello nel 1888 aveva in mente di dilatare la sua congregazione anche fuori di Santa Chiara, sia per allargare gli spazi ai suoi Oblati sia per lanciarli nell'opera dei catechismi, fondando qualche oratorio giovanile in città. Dappri- 22 ma, egli mise gli occhi sul vetusto castello di Asti, abitazione medievale dei vescovi, ora lasciato in abbandono e messo in vendita da un privato. Il prezzo richiesto era di lire 25.000, accessibile anche se egli non disponeva di niente. Il Marello cominciò ad esporre il suo piano all'uno e all'altro, per sentire i pareri ed eventualmente ottenere qualche aiuto. Un benefattore, Domenico Gaspardone, semplice portinaio del seminario, che ebbe l’onore di aver messo il suo nome sulla lapide dei benefattori del Michelerio avendo beneficato tanto il Michelerio che Santa Chiara, saputa la cosa lo dissuase subito: non era quello un ambiente preparato a ricevere una comunità e avrebbe dovuto spendere molto per riattarlo. Allora il canonico Marello non ci pensò più. Di lì a poco fu messa in vendita un'altra grande costruzione, collocata allora fuori città, ove non c'era ancora la chiesa e si poteva fare tanto del bene. L'immobile chiama- to «La vinicola» era un'antica «cantina», che aveva avuto il suo momento glorioso, ma che ora era surclassata da altre emergenti (per cui Asti diveniva famosa), e ammainava le vele ed era messa in vendita. Questo sì era un affare vantaggioso sotto tutti gli aspetti, materiale e soprattutto spirituale per il bene che si sarebbe potuto fare alla gioventù, in quella zona lontana dalle chiese cittadine. Qualcuno giudicava il suo progetto “una follia” ma gli eventi dimostrarono quanto fosse savio: perché in quella località più tardi fu eretta una chiesa succursale della parrocchia di S. Paolo, detta di padre Fiorenzo Cavallaro osj. chiesa di Ponte Tanaro, e fu aperto un grandioso oratorio festivo, affidato ai Salesiani. La "vinicola”, andò poi in mano ad una società vetraria toscana. Il canonico Marello non comprò il fabbricato in seguito alla sua elezione a vescovo: «Non credette cosa prudente assumersi la grave responsabilità dell'impianto di una nuova casa che avrebbe richiesto l'immediata e costante sua vigilanza ed opera, che egli da lontano non avrebbe potuto prestare» (A Mazzetti in S.Dalmaso, Biografia del Beato G. Marello.) La sua “folle idea”, di realizzare un’opera in una zona periferica della città, in cui poter accogliere ragazzi e giovani per educarli com’era nel suo stile, attraverso il catechismo, la preghiera e il gioco ed una vita cristiana, si sta realizzando proprio oggi. Infatti, il 25 maggio è stato inaugurato il nuovo complesso sociale ed ecclesiale: chiesa – salone polivalente “San Giuseppe Marello” in Via Scotti, quartiere San Quirico, Asti, con le aree attrezzate esterne. Grande è sempre stata per il Marello la presa di coscienza dei problemi sociali-giovanili del suo tempo. La situazione giovanile, anche ai nostri giorni, presenta esigenze reali e, sulla scia del loro padre Fondatore, gli Oblati di san Giuseppe pongono nelle loro scelte pasto- sede in via Scotti. Grazie all’interessamento di padre Giorgio, della diocesi e del Comune si realizzò ben presto l’obiettivo di rali un’attenzione particolare all’educazione cristiana della gioventù in svariate forme, non ultimo l’impegno nella catechesi. costruire un centro di vita comunitaria per la popolazione del nuovo insediamento abitativo di san Quirico attraverso l’installazione di una struttura precaria prefabbricata, acquistata dalla diocesi, collocata sul terreno di proprietà del Comune e gestita congiuntamente per le rispettive finalità dalla diocesi e dal comune, tramite la locale parrocchia SS. Annunziata sita nel rione Tanaro alla periferia della città. Il 29 Aprile 2004 la diocesi rappresentata dal vescovo monsignor Francesco Ravinale e il comune rappresentato dal dirigente del settore Politiche Giovanili dr. Gianluigi Porro approvarono il testo della convenzione. La cappella-salone polivalente fu inaugurata alla fine del mese di ottobre del 2004. L’interesse da parte delle Politiche Giovanili del Comune di Un percorso a tappe Correva l’anno 2003! Il Vescovo di Asti monsignor Ravinale manifestava il desiderio che un sacerdote Oblato, dotato di una certa vivacità, inventiva e capacità di rapporto con le persone, fosse presente a San Quirico, quartiere periferico della città in forte espansione. Il superiore provinciale pensò ad un giovane sacerdote indiano, padre Giorgio Facister Kunnappilly, che aveva fatto i suoi studi in preparazione al sacerdozio in Italia e, di conseguenza, conosceva bene la lingua, la cultura e la mentalità. Il primo settembre del 2003 padre Giorgio iniziava il suo lavoro ministeriale nella parrocchia SS. Annunziata rione Tanaro, in aiuto al parroco don Mino Vittone con l’incarico specifico dell’erigendo centro “San Giuseppe Marello” nel quartiere “San Quirico” e Asti, l’Assesorato alle politiche sportive in collaborazione con la cooperativa “la strada”, l’intervento di un educatore attivo in quartiere e la presenza della chiesa nella persona di padre Giorgio hanno permesso nel tempo l’avvicinamento dei ragazzi del quartiere, la realizzazione del campet- to di calcio adiacente alla cappellania, l’intervento di aiuto e sostegno scolastico, mentre le funzioni religiose continuano ad essere partecipate da un buon numero di fedeli. Il 16 ottobre 2006 padre Giorgio è trasferito dalla cappellania “San Giuseppe Marello” alla parrocchia “ Madonna dei Poveri” a Milano. Padre Fiorenzo Cavallaro, rettore della comunità religiosa nella casa madre degli Oblati di san Giuseppe in Corso Vittorio Alfieri 384 ne continua il lavoro, finché il 18 aprile 2007 il superiore provinciale padre Luigi Marsero, presenta al vescovo tre sacerdoti oblati provenienti dalle Filippine: padre José Apin, padre Allen Diokno e il dia- cono don Joseph Pasia. La prima cosa che padre Allen e don Jospeh, hanno voluto fare è stato l’avvicinare e il conoscere tutte le famiglie. Con grinta si sono poi impegnati nell’avvicinare i ragazzi e i giovani. Il 22 settembre 2007 don Joseph è stato ordinato sacerdote nella cattedrale di Asti da monsignor Ravinale. Fu questa Momenti della concelebrazione a sin. disegno del complesso e chiesa San Guseppe Marello un’occasione stupenda e provvidenziale in quanto la festa portò tantissime persone del quartiere ad una maggiore conoscenza e aggregazione. Oggi un bel numero di fedeli partecipano alle funzioni religiose della cappellania. Si è costituito il gruppo dei chierichetti; diverse giovani coppie hanno formato la cantoria; un gruppo di preghiera animata dai sacerdoti si ritrova ogni sabato sera. C’è il Comitato della cappellania. L’augurio è che si possa realizzare non solo il complesso e la chiesa “San Giuseppe Marello”, ma una vera comunità aperta ai valori cristiani e luogo di aggregazione. 23 Dialogando con gli amici Una mamma per la figlia Ho tre figlie, ma una è la mia disperazione. Insegna nelle scuole italiane all’estero, quindi è sempre lontana da casa. Una vita disordinata, frequenta (o sta) con un uomo sposato e separato che ha già un’altra amante, frequenta con lui una specie di setta dove parlano solo del diavolo e dove le dicono che lei è indiavolata... Quando di rado torna da me, non vuol saperne di fede o di preghiera ecc. Non sa più neppure il Padre Nostro e l’Ave Maria. Io prego tanto ma che cosa posso fare?…(….) Silvana B. 24 Signora Silvana, sappia che le preghiere di una mamma per il bene e la salvezza vera e totale dei suoi figli, il Signore le ascolta sempre, perché chiede una cosa che Lui da sempre vuole. Con sua figlia non servono le prediche rabbiose, serve tanta bontà. Non si è mai accorta che sua figlia soffre, ha delle paure e delle ansietà interiori che non manifesta? Le dica con dolcezza che da quella setta deve stare lontana. Non si sta bene dove il diavolo “abita” e che, giovane come è, non si lasci prendere dalla trappola di quell’uomo che sfrutta spudoratamente le donne. La inviti a una preghiera insieme con lei per essere liberata dalle paure e dalle sue ansietà. Domandi con lei aiuto per il suo avvenire e per le scelte della sua vita a Uno che le vuole bene e che ha dato la vita per lei e che si chiama Gesù. Le dia coraggio a liberarsi da certi legami,che la rendono schiava e dei quali essa stessa non è contenta e a trovare una strada sua, formandosi una famiglia degna di questo nome Rievochi con lei i ricordi della fanciullezza e dei sacramenti ricevuti. Con delicatezza le offra un libretto di preghiere e un Vangelo. In un colloquio materno e affettuoso, da lasciare aperto e che può avere molte riprese, vinca la sua apparente ostilità alle cose della fede e in particolare verso la Chiesa. Sono certo che le sue parole pian piano faranno breccia nel cuore di sua figlia: l’acredine e la dura riprensione che lei usa ora non servono; solo la bontà conquista. Una catechista in imbarazzo Padre, ma come si fa con i ragazzi di oggi? Parlo specialmente del gruppo dei chierichetti. Una volta si diceva che avevano l’argento vivo addosso, ma adesso hanno ciascuno un diavoletto che li scuote e li distrae con mille cose. Forse sono troppo giovane, ma proprio che fatica !…E il mio parroco sorride e vuole che continui. Fiorella S. Sono figli del nostro tempo. Bisogna prenderli come sono e portarli con pazienza a incontrare la “persona” di Gesù. Troppe nostre lezioni di catechismo sono teoriche, scipite e fredde e non dicono nulla ai ragazzi. Dia loro un Gesù vivo, operante e concreto, lo presenti come loro amico. Parli di lui con entusiasmo e prima e dopo preghi molto per loro lo Spirito Santo che li illumini. Cerchi l’occasione di parlare personalmente a ognuno di loro, toccando la loro sensibilità e la loro viva partecipazione al discorso: a tu per tu le cose si dicono meglio e hanno una rispondenza più sentita. C’è poi il problema del coinvolgere i genitori nel discorso educativo religioso: sono essi i primi responsabili della formazione cristiana dei figli, l’hanno promesso nel giorno del battesimo dei figli; ma qui il discorso si allarga a situazioni molteplici e spesso dolorose e non è possibile trattarne a lungo in questa sede. Che cos’ è l’anno paolino? Padre, il mio parroco ha parlato dell’anno paolino, ma non ha detto molto, ha solo accennato che riguarda s. Paolo a Roma. Ho capito poco. Ci può dire qualcosa di più? Teresio F. Il Papa ha indetto un “anno paolino” per ricordare il bimillenario della nascita di s. Paolo. Lo aprirà nella basilica di s. Paolo a Roma il 28 giugno prossimo, aprendo la porta “paolina”. Veramente non si conosce la data esatta della nascita di s. Paolo: gli esperti la mettono tra il 7 e il 10 d. C. Sua città natale è Tarso in Turchia. Giudeo della diaspora, di nome Saulo, della tribù di Beniamino, ma cittadino romano, fu discepolo del rabbino Gamaliele e divenne un fariseo zelante tanto che fu presente al martirio di s. Stefano. Persecutore ardente dei cristiani, dopo la mirabile conversione sulla via di Damasco, divenne altrettanto ardente apostolo e missionario di Cristo morto e risorto. Solo dopo tre anni dalla conversione andò a Gerusalemme per incontrare Pietro. Dalle sue Lettere e dagli Atti degli Apostoli conosciamo i di padre Paolo Re osj suoi viaggi missionari compiuti nel bacino del Mediterraneo, raggiungendo Antiochia, Efeso, Filippi, Tessalonica, Atene, Corinto ecc. e sopportando rischi, pericoli e persecuzioni, di cui parla nelle Lettere. Arrestato a Gerusalemme per un presunto oltraggio al tempio, rimase due anni in prigione a Cesarea Marittima. Poi come cittadino romano si appellò a Cesare e nel 60 d. C fu condotto a Roma dove fu tenuto in prigione ma godendo di una certa libertà, tanto che poteva scrivere (le Lettere dalla prigionia), ricevere visite, predicare il Vangelo. Parecchie delle sue lettere, scritte con cuore di padre e di pastore alle nascenti comunità cristiane che aveva fondato, sono diventate parte della Parola di Dio e tesoro della chiesa. E lei, signor Teresio, le sente leggere nella celebrazione della Santa Messa domenicale, il che ha Se lo stare in piedi dipendesse da noi, sicuramente al primo soffio noi cadremmo. Confidiamo sempre nella Divina Misericordia e così sperimenteremo ogni giorno più quanto è buono il Signore. (san Pio da Pietrelcina) creato una certa familiarità col suo pensiero. Chi non ricorda certe espressioni ad es. “ Non son più io che vivo, ma Cristo vive in me” oppure “Per me il vivere è Cristo. Non conosco altro che Cristo e Cristo crocifisso!” “Guai a me se non predicassi il Vangelo” “ portate i pesi gli uni degli altri” o “Chi non lavora non mangi” ecc? Infine subì il martirio per decapitazione fuori Roma , alle Tre Fontane. Il suo corpo è sepolto nella grande basilica di s. Paolo fuori le Mura e i pellegrini possono ammirarne il sarcofago. Papa Benedetto XVI annunciando l’”anno paolino” ha detto: “anche oggi Cristo ha bisogno di apostoli pronti a sacrificare se stessi. Ha bisogno di testimoni e martiri come Paolo … Visse e lavorò Per Cristo, per Lui soffrì e morì”. Che l’anno paolino ci serva per conoscere meglio questo Gigante della Fede, come appare dalle sue lettere! Mandare le lettere per la rubrica ”Dialogando con gli amici” a: Padre Paolo Re Corso Alfieri, 384 - 14100 Asti e-mail: [email protected] Un caro saluto a Eric e Alessandro che vivono in Svezia, da parte della nonna Egle. 25 Notizie dal mondo giuseppino [email protected] Eventi, immagini, dai mille luoghi, in Italia e nel mondo, dove sono presenti i lettori di Joseph Il Papa a Savona ha visitato il Santuario Basilica di Nostra Signora della Misericordia Il Santo Padre Benedetto XVI ha cominciato la sua vista alla diocesi di Savona il 17 maggio rendendo omaggio alla Madonna della Misericordia. Giunto in elicottero nella città ligure, il Papa si è subito recato in auto scoperta al Santuario, ripercorrendo le orme di Pio VII che, il 10 maggio 1815, incoronò nello stesso luogo l’effigie della Madonna della Misericordia per ringraziarla di essere stato liberato, dopo tre anni di prigionia voluta da Napoleone. Qui il Papa si è recato nella cripta per pregare ai piedi della statua della Madonna recitando un’orazione d’affidamento della città e della diocesi a Maria, e deponendo alla fine sull’altare una rosa d’oro come omaggio. Il santuario mariano è tanto caro alla memoria di noi Oblati di S. Giuseppe. Infatti nell’estate del 1956 qui Giuseppe Marello, undicenne in pellegrinaggio, ricevette la sua vocazione, e qui celebrò, lunedì 27 maggio 1895, l’ultima Eucaristia dela sua vita terrena. In occasione della visita del Santo Padre al Santuario, il libretto La spiritualità mariana in San Giuseppe Marello, autore p. Sebastian Jacobi osj, è stato pubblicato e dato in omaggio ai lettori di Joseph. Visita di due confratelli dalle Filippine Padre Edwin Tolentino e padre Nelson Osorio delle Filippine il 3 e 4 maggio a Roma hanno partecipato alla riunione di coordinamento a Roma per l’organizzazione del III Congresso mondiale dei Laici Giuseppini Marelliani, che si svolgerà a Tagaytay il gennaio prossimo. Nella foto, con p. Gabriel Kamus da sinistra. A Parete festa della SS.ma Trinità Il giorno 18 maggio a Parete si è celebrata la festa della parrocchia dedicata alla SS.ma Trinità. Si sono svolte sfide di balli, banchetti di gastronomia e, per finire, la Corrida dove si sono sfidati imitatori, canzonieri e barzellettisti. Prima, però, di iniziare i festeggiamenti abbiamo celebrato la Santissima e Solennissima Eucaristia a cui hanno partecipato più di 100 persone. Quel giorno Gesù ci ha guidati e tenuti per mano, anzi era lì in mezzo a noi a festeggiare; dobbiamo aiutar- Lo nel rinnovare l'universo, eliminare le guerre, la povertà e la discordia tra di noi, dobbiamo farlo ritornare come Lui ce lo ha donato Faraldo Luigi Visita di padre Pierdomenico Ceriani in Italia Asti, Convegno dei chierichetti in Casa madre Ad Asti in Casa Madre sabato 4 e domenica 5 maggio abbiamo celebrato con gioia il Primo Convegno dei Chierichetti. Davvero è stata una giornata indimenticabile! In tutto eravamo 84, provenienti da Villanova, San Martino Alfieri, e dalla città dal Duomo, da San Paolo e da San Quirico -, da Milano Madonna dei Poveri, da Alba Madonna della Moretta, da Biella i Filippini, da Imperia San Giuseppe e da Roma San Giuseppe all’Aurelio. Ecco il programma svolto: sabato pomeriggio accoglienza e giochi nel cortile, preghiera iniziale e presentazione del tema: “Marello un Amico vero”, visita ai luoghi marelliani -cattedrale, seminario, museo-, preghiera, cena; dopo cena: seratona in Festa!!! con il recital: La vita di San Giuseppe Marello, 26 conosciamoci!!! - ogni gruppo si è presentato con canti, giochi, scenette, danze. Domenica 4 maggio: colazione, solenne celebrazione eucaristica nel santuario di San Giuseppe presieduta da p. Luigi Marsero superiore provinciale, giochi - canti, bans ecc.-, pranzo/premiazione, conclusione. Padre Joseph Pasia osj In questi giorni è giunto dal Perù in Italia padre Pierdomenico Ceriani. Dopo un periodo trascorso in famiglia si è recato a Sesto Fiorentino, alla comunità parrocchiale di San Giuseppe Artigiano, che da più anni sta sostenendo molti progetti, in particolare il centro medico “San José Marello” a Barranco, Lima, e la formazione di diversi seminaristi oblati nel Perù. Nella foto, a Sesto Fiorentino, con padre Pierdomenico il gruppo mentre prepara una spedizione di articoli sanitari. A Roma, celebrazione nel collegio universitario La sera di giovedì 15 maggio a Roma, nella cappella della casa generalizia gli studenti del collegio universitario hanno svolto insieme a padre Brian Crawford, incaricato del collegio, la celebrazione della preghiera comunitaria, a conclusione dell’anno accademico 20072008 e per esprimere vicendevolmente il saluto a padre Brian prima della sua partenza per gli Stati Uniti. 27 I nostri cooperatori laici in India I cooperatori laici in India portano il nome di “Figli di San Giuseppe”, e uniscono insieme tutti gli exalunni della Boys Home di Kodungallur. Hanno festeggiato la loro celebrazione annuale domenica 25 maggio, con l’Eucaristia presieduta da padre Varghese Mettekkattu provinciale, padre Laly Kathullil e padre Sebastian Kanichukunnath concelebranti, e nel ricordo di padre Hilarion Nedumparambil. Dopo la messa, l’incontro con circa 250 presenze, presieduto da padre Sebastian e inaugurato da padre John Chakalakkal. Il presidente Gabriel Kammatikal e il segretario Anto Kollethusery hanno espresso la loro gratitudine ai presenti. A Roma, casa generalizia, speciale ricorrenza per la comunità dei Filippini La Comunità dei Filippini il 25 maggio, come tutte le domeniche, ha celebrato la S. Messa nella cappella della casa generalizia degli Oblati di San Giuseppe. Alla solennità del Corpus Domini si è unita la gioia per il Battesi- A San Paolo del Brasile, l’ordinazione diaconale di fratel Moacir José Silveira Il 29 marzo nella parrocchia di Nossa Senhora de Loreto a San Paolo è stato ordinato diacono Moacir José Silveira, dal vescovo locale Mons. Joaquim. Erano presenti il provinciale padre Neto, padre Devanil, padre Bennelson, padre João Batista, i chierici di teologia, i confratelli di Curitiba, le suore Oblate di San Giuseppe. Non sono mancate le manifestazioni di gioia e simpatia, e di amore reciproco. All’ordinazione è seguito un momenti di fraternità nella comunità parrocchiale . Nella foto fratel Moacir con il teologo brasiliano Clodovis Boff. Elias Dorival dos Santos. A Firenze presentazione del libro Lobby e Advocacy a fianco dei “Dimenticati” Venerdì 23 maggio a Firenze nello stand della Caritas Italiana al convegno Terrafutura a Fortezza da Basso, è stata presentata la pubblicazione Lobby e Advocacy a fianco dei dimenticati, EDB, Bologna 2008 – pp. 120 – edizione curata alla fine del 2006 da p. Guido Miglietta. Alla presentazione ha esposto la sua esperienza di Advocacy Monsignor Giuseppe Franzelli, comboniano e vescovo di Lira in Uganda, che lavora attivamente per raggiungere un accordo di pace nella regione. Nella foto, da sin. D. Andrea Laregina e mons. Giuseppe Franzelli. Livia Degano, donna di tanta fede e tanta preghiera, sorella del compianto Padre Angelo Degano, è deceduta il 28 aprile scorso all’età di 96 anni. Il Signore l’accolga nella sua Gloria insieme al fratello sacerdote, gli altri fratelli e i genitori. 28 mo di una bambina, Shianela Ann Corpus Cunanan, e la devozione per Maria SS. che in questo mese di maggio è venerata in modo speciale. Durante la celebrazione p. Gabriel Kamus ha ricordato che come i genitori si preoccupano di nutrire i figli col loro lavoro e i loro sacrifici, così Dio si preoccupa di nutrirci dandoci in dono Gesù Cristo affinché noi possiamo diventare Lui. In Filippine c’è l’usanza di lasciare in dono qualcosa da mangiare quando si va a trovare un amico e se quella persona non c’è vedendo il dono sa che quel suo amico è venuto a trovarlo, così – ha aggiunto p. Kamus il Signore ha lasciato nell’Eucaristia il ricordo vivo della sua presenza. Essendo l’ultima domenica del mese di maggio, come tutti gli anni al termine della santa messa c’è stata una processione in onore di Maria SS. e una fraterna condivisione delle specialità filippine preparate con tanto amore dalle famiglie presenti. Sr Marianna osj Corrado Risso 16 02 1914 – 08 05 2008 Papà, la mamma, in Paradiso, non poteva più stare senza di te e ti ha chiamato con sé, in una notte di maggio gremita di stelle. Ci siamo tanto amati, nella nostra casa, sempre insieme, nella gioia e nel dolore, inseparabili. La Madonna - tu ci raccontavi - ti aveva salvato la vita quando eri ragazzo, in un pauroso incidente sul lavoro. Durante il servizio militare a Bologna, sei salito a pregarLa sul Colle di S. Luca e, all'indomani, invece di partire per la guerra, sei tornato a casa. Da allora, amavi e pregavi la Madonna e mi confidavi: “Io mi trovo bene con Lei”. Eri buono, mite e umile di cuore, pronto a rimetterci piuttosto che a litigare con qualcuno. Hai lavorato tanto: muratore a portare il tuo mattone in case, scuole e chiese; agricoltore a coltivare la nostra terra come un giardino. Mai ti sei risparmiato la fatica e il sacrificio. Volevi un figlio professore e, insieme alla mamma, ve lo siete "costruito" come avete voluto, con mia grande gioia, guardando a Gesù come unico Salvatore e modello. Nelle ore difficili, dimostravi sempre una grande fiducia: “Dio è padre e provvede a noi". Come ti aveva insegnato don Cellino, ogni sera pregavi: “Gesù mio, misericordia, perdonami”. E ancora: “Cara Madre Vergine Maria, fà che Tu salvi l'anima mia”. Durante il tuo lungo soffrire, l'abbiamo ripetuto insieme tutti i giorni fino alla tua ultima ora, quando hai chiamato più volte la mamma e mi hai detto: “Adesso io vado in Paradiso”. Ora davvero scende la sera anche per me, ma sulla mia via come a Emmaus, cammina l'Uomo-Dio, Gesù (Lc. 24, 13-35) e io riconosco Gesù solo, Maestro, Guida, Amico, Signore, Sposo dell'anima mia, padre e madre insieme. Attendo, mamma e papà, l'ora lieta di rivedervi: allora sì, sarà bello: staremo ancora e per sempre insieme, con Gesù, chè Gesù solo è il Paradiso. Paolo 29 Libri Pasquale Princigalli (a cura di), Karol il Grande. Padre Maestro Pastore, Editrice Rotas, Barletta 2008, pp. 1-124. “Giovanni Paolo II, con l’insegnamento e la testimonianza della vita, ci ha lasciato un patrimonio prezioso dal quale cominciamo appena ora ad attingere cose nuove e cose antiche. Le sue parole, i suoi gesti, e persino il grido che ha lanciato contro le ingiustizie in tutto il mondo, nei suoi numerosi viaggi, sono entrati nel cuore di milioni di persone” (dalla presentazione dell’Autore). Padre Pasquale Princigalli ha curato questo libro dedicato al compianto Giovanni Paolo II. Sono testimonianze che mettono in luce la figura e l’operato di Papa Wojtyla come Padre, Maestro e Pastore della Chiesa. Dopo un breve profilo delle principali encicliche, si passa al testamento spirituale del vecchio Pontefice, quindi a fatti, momenti, incontri di Sua Santità ricordati da personalità ecclesiastiche e da giornalisti. Si tratta di incontri di Wojtyla coi giovani, con malati, bambine di strada, bisognosi, l’episodio dell’attentato e ferimento a piazza S.Pietro, i suoi pellegrinaggi ai vari Santuari sparsi nel mondo, una vita al servizio della Fede, del Signore e della Madonna. Un libro che vuole ricordare ed esaltare Giovanni Paolo II come guida della Fede, profeta di speranza, testimone appassionato. La pubblicazione chiude con una omelia di Benedetto XVI che ricorda di Lui “un amore per Cristo senza riserve e senza risparmio” per concludere “dalla casa del Padre non cessa di accompagnare il cammino della Chiesa”. Il testo si chiude con la preghiera per la beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II a cura del Cardinale Ruini. Recensione a cura di A.Meloni Adozioni: Adoratrici Perpetue, Brandinelli Gabriella, Carbone Giovanni Bertaina Maria, Girelli Maria Grazia, Rosso Flavio e Rita, Santuario S. Giuseppe-Asti, Scaletta Edda. Amici sostenitori: Lano Maria, Valentini Longo M. Pia., Denegri Sac. Giovanni, Torsello Maurizia, Venturosi Alfredo, Denegri Cap. Giovanni, Tanzii-Jacquemont, Iviglia Clara, Occhetti Vittorio, Marello Concess. Renault. In onore di S. Giuseppe: Console Pentrelli Maria, Bono di padre Sebastian Meleth osj Presentiamo un’associazione La cooperativa sociale Mistya A Locri la cooperativa ha attivato un Centro Diurno socio-educativo per portatori di handicap che tutt'oggi viene gestito ed opera con risorse volontarie. Ha avviato il Centro d'Incontro Polivalente per minori soggetti a rischio di coinvolgimento in attività criminose. Nel 1997 prende corpo il progetto Centro di Aggregazione per oltre 60 adolescenti con orientamento e formazione al lavoro, con laboratorio di restauro, falegnameria e fotografia, nonché per le loro famiglie, in un lento e positivo cambiamento di progettualità di vita verso la legalità e l'abbattimento delle barriere culturali. Ha avviato progetti di prevenzione e informazione sui danni derivati dall'alcolismo e dal tabagismo nonché progetti sperimentali di reinserimento lavorativo per ex tossicodipendenti Ha gestito il progetto HTML Handicap Tele Multiopportunità Lavoro e un servizio di assistenza alle persone con handicap grave. Ha contribuito, inoltre, alla costruzione di una cooperativa dove i principali attori sono le categorie svantaggiate che negli anni precedenti Mistya aveva avuto come utenti. Altro campo di azione è il turismo sociale. E.mail: [email protected] Grazie a chi ci fa del bene Melania, Cacioni Ida. In onore di S. Giuseppe Marello: Guiso Giuseppe, Beccu Lucia, Monti Maria. Messe missionari: Filia R. Bacciu Anastasia, Bonetti Maria, Brunati Vittadini Rosanna, Congiu Mario, Scafa Angelo. Messe perpetue: Pisu Eliana, Panigo Alessandro, Ricciardi Antonio, Bonanni Enrico e Assunta, Riannetti Lauretta, Casol Giovanna, Caporaso Valter, Colombo Maria (ved.) Bosisio, Sabatini Giuseppe e Velia, Bolchi Maria, Guarne- Il Progetto Boys’ Home in India L’India è un paese di grandi diversità: di religioni, di culture, di lingue, di ceti sociali. Ha un sesto della popolazione mondiale. Che rappresenta una grande risorsa umana. Più della metà della popolazione indiana, però, è povera: una famiglia di 5 persone vive con più o meno 2 euro al giorno. In questo contesto si inserisce il progetto delle Boys’ Homes gestite dagli Oblati di San Giuseppe dell’India. Una Boys’ Home, “orfanotrofio”, è una casa per ragazzi poveri, non necessariamente orfani; molti hanno grandi disagi familiari. È dal 1970 che gli Oblati di San Giuseppe portano avanti questa iniziativa. Attualmente ci sono tre Boys’ Homes nello stato del Kerala, a sudLa vivacità dei ragazzi ovest dell’India. della Boys’Home di Kodungallur La prima Boys’ Home si trova a Kodungallur, centro-ovest del Kerala, ha 52 ragazzi di età tra 4 e 15 anni. La seconda è situata a Kulathupuzha nel sud-est del Kerala, ed è stata aperta due anni fa, ha 14 ragazzi di età tra i 10 e i 13 anni. La capacità ricettiva della struttura è di 60 ragazzi; per ora ci sono solo due classi, il che vuol dire che ogni anno aumenterà il numero. La terza si trova a Varkala, nel sud-ovest del Kerala ed è in fase di costruzione, naturalmente con l’aiuto generoso di tante persone come voi. Avrà una capacità ricettiva di 100 ragazzi. Quello che gli Oblati fanno in queste - chiamiamole pure, “case per studenti” - però non a pagamento - rappresenta un grande sostegno morale, culturale e religioso per una crescita integrale di questi ragazzi disagiati con problemi familiari ma che hanno anche tanta voglia di vivere La Boys’Home di Varkala in costruzione e superano così ogni difficoltà. Le spese per sostenere questo progetto, dare vitto, alloggio e istruzione a 200 ragazzi, naturalmente sono abbastanza elevate. La copertura del 70% delle spese arriva dall’estero, specialmente dall’Italia, che sostiene il progetto di adozioni a distanza anche per i ragazzi delle Boys’ Homes. Dal governo indiano giunge un piccolo sussidio, quasi simbolico. Per il resto, ci pensa la congregazione degli Oblati di San Giuseppe. In beve gli Oblati, Per attingere l’acqua potabile i ragazzi della Boys’Home di Kulaanche in questi luoghi sperduti del mondo, thupuzha devono fare 1500 metri realizzano il carisma di san Giuseppe Marello loro fondatore: l’educazione dei giovani. Adozioni a distanza Bambini ri Prof. A. Maria, Perrini Anna, Tesio Irene, Fontana Novenia. Missioni: Picchi Margherita, Ins. Vuillermoz Ennio, Rossigni Giuseppe, Babilano Amalia, La vezzo Lorenzo, Roncaia Paolo, Violi Giuseppe, Rossi Liliana, Bergamasco Anna Maria, Gavazzi Battista, Agudio Geom. G. Battista, Taglietto Maria, Digrisa Maria. Natale missionario&miniprogetti: Tarli Sartini Marisa. Offerte pro seminaristi: Grillone Angioletta. Sante Messe perpetue per vivi e defunti Per aderire a questa opportunità, che consente la quotidiana celebrazione della santa Messa, basta versare la quota che si crede conveniente utilizzando il c.c.p. 120147 intestato a: Periodico Joseph - Corso Alfieri 384 - 14100 Asti. Questo fondo non può essere utilizzato o destinato ad altro scopo e gli interessi maturati annualmente servono per celebrare, durante l’anno, tante altre sante Messe sia nel santuario san Giuseppe in Asti che nei vari santuari tenuti dalla congregazione, anche in terra di missione. All’atto dell’iscrizione verrà inviata una conferma di adesione. Per debellare definitivamente la miseria è necessario offrire possibilità educative a chi è nell’indigenza. Noi Oblati di San Giuseppe ci occupiamo dell’educazione dei bambini e dei giovani in diversi Paesi: India, Nigeria, Bolivia, Perù, Messico, Filippine, Brasile. Amico e lettore di Joseph, vuoi aiutarci adottandone uno? Il contributo annuale è di euro 310. Riceverai le notizie che riguardano il bambino e avrai una sua fotografia. Nell’offrire il nostro aiuto ai poveri non possiamo limitarci a fare solo carità: dobbiamo essere loro accanto, insegnando a procurarsi il cibo e a costruirsi il futuro con il sudore della propria fronte. Con la vostra offerta costante e generosa, cari amici, state aiutando i vostri figli adottati a vivere la loro vita da protagonisti. Seminaristi La Chiesa ha bisogno di uomini che predichino il Vangelo in tutto il mondo. Noi Oblati di San Giuseppe stiamo preparando molti giovani alla vita religiosa e sacerdotale in vari Paesi bisognosi: India, Nigeria, Brasile, Bolivia, Perù, Messico, Polonia, Filippine, fiduciosi che un giorno saranno le guide spirituali e morali del popolo di Dio. Vuoi aiutarci a formare i futuri apostoli di Cristo? Il contributo annuale è di euro 1050 (secondo le modalità che scegli tu: mensile, semestrale, annuale). Opere Sociali Marelliane - Onlus Via Boccea, 364 - 00167 Roma - tel/fax 06 660486523 e-mail: [email protected] CCP n° 52643558 CCB: Banca Popolare Sondrio n° IT42 H05696 03212 00000 4050X63 Anno missionario Con la vostra generosità aiutiamoli a crescere per un futuro migliore 1 2 (1) Huaraz, Perù: a 3500 metri d’altezza, per 34 bambini di scuola materna tre pasti al giorno, per cinque giorni la settimana e vestiario. (2) Kerala, India: un kit scolastico per settanta bambini di due orfanotrofi. (3) Lima, Perù: per ottanta persone, un pasto al giorno, sei giorni la settimana. (4) Pomabamba, Perù: a 3500 metri sulle Ande, per cinquanta adolescenti, un materasso, un cuscino e una coperta. 3 4 Opere Sociali Marelliane - Onlus Via Boccea, 364 - 00167 Roma tel. 06 660486523 e-mail: [email protected] CCP n° 52643558 CCB: Banca Popolare Sondrio IT42 H05696 03212 00000 4050X63 Taxe perçue - Tassa riscossa AVVISO AL PORTALETTERE: in caso di mancato recapito, reinviare all’ufficio postale di 14100 ASTI CPO detentore del conto, per la restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa. SCONOSCIUTO INESATTO TRASFERITO RESPINTO DECEDUTO DOPPIO