Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale - Dl 353/2003 (conv. in legge n° 46 del 27/02/2004) art.1 comma2, DCB Asti
Anno 87° - n. 6 - Giugno 2008
Missione Giovani:
il carisma degli animatori
IL BINOCOLO
Percorsi e mete spirituali possibili oggi
Giugno 2008
Animatori della gioventù
Dalla lettera del superiore generale a tutti gli Oblati di San
Giuseppe costruttori del Regno nel mondo per la Solennità di san
Giuseppe Marello 30 Maggio 2008
Carissimi,
stiamo celebrando in Congregazione l’anno della Pastorale Giovanile
e stiamo ricordando il decimo anniversario del I° Congresso Internazionale della Gioventù Oblata, che si tenne a Curitiba (Brasile) nel 1998 e si
concluse con il Documento “Novos Caminhos”.
In questo 113° anniversario del ritorno al Cielo del nostro caro Fondatodi padre Michele Piscopo
re vorrei proporre a tutti voi la ri-lettura della sua IV Lettera Pastorale,
superiore generale osj
inviata nel 1892 alla Diocesi di Acqui. Il tema è quello dell’istruzione e dell’educazione dei ragazzi.
Vorrei analizzare con voi alcune delle caratteristiche della “pedagogia marelliana”
L’educazione dei giovani era una preoccupazione pastorale del Vescovo di Acqui
“Forse non mai quanto ai nostri tempi si è tanto parlato e scritto intorno alle cure dovute alla gioventù. Ad essa
si dirigono i pensieri di molti…come ad oggetto di grandi e seri timori e di non minori speranze”.
Ruolo fondamentale dei genitori nell’educazione dei figli
“O sposi cristiani, ricordate sempre che i vostri figli sono un sacro deposito… a voi primieramente Dio affidò la cura
della vostra prole…voi avete sui vostri figli un’influenza molto maggiore e più intima…per quanto le scuole si vadano
moltiplicando ciò non dispensa i padri e le madri cristiane, per una parte dal pensare a quali maestri affidino la loro
prole, e per l’altra dal fare essi pei primi tutto quel che devono e possono riguardo al ben istruire e rettamente educare i loro figli. che hanno diritto di essere circondati fin dalla loro nascita delle più sollecite cure e voi avete il dovere di provvederli di tutto ciò che è necessario”..
Ruolo sussidiario di altri educatori
Nella Lettera si fa un accorato appello a tutti coloro che coadiuvano i genitori nel “ministero della cristiana educazione”, perché “chiamati al grande e insieme formidabile ufficio di allevare…”.
Educazione integrale dei giovani
“I figli hanno diritto di essere circondati fin dalla loro nascita delle più sollecite cure…né solo delle corporali, ma
ancora e principalmente delle spirituali… insieme all’istruzione si pensi in ogni caso e si provveda all’educazione che
si deve al cuore... il solo coltivare l’intelletto non basta e spesso porta danno, se ad un tempo non si educa cristianamente il cuore…educare un’anima cioè illuminarla con la luce del vero, scaldarla al sacro fuoco del divino amore,
guidarla per le vie del bene alla sua eterna salute, oh, questo è nobile e santo ufficio di uomini e di cristiani, ministero grande che gli educatori eleva a rappresentanti del Padre Celeste, anzi ad avventurati cooperatori suoi”. Al nostro
Fondatore premeva che i giovani avessero “quell’istruzione che gl’indirizzi sulla retta via e li renda ad un tempo virtuosi cristiani ed ottimi cittadini”.
Fu lo Spirito Santo a mettere nel cuore di San Giuseppe
Marello la passione per i giovani. Questa passione è stata
ereditata dai suoi “figli spirituali”. Dal 1883 gli Oblati
iniziarono il lavoro con i
giovani in Santa Chiara.
Rispondendo alle necessità di
quel tempo, nel 1888 gli alunni del Collegio erano circa un
centinaio e insieme agli orfani
raggiungevano il numero di
140. Nel 1892 erano già 160 e
non potendo accoglierne di più
in Santa Chiara si comprò il
Castello di Frinco (un paese
vicino a Asti), dove si fece una
sezione staccata del Collegio.
L’anno dopo erano già 176 in
Artisti disegnatori a Terrafutura 2008
Asti e 46 in Frinco. E da questo Collegio vennero molte vocazioni sia alla
nostra Congregazione che ad altri Istituti e Diocesi. L’esperienza positiva
suggerì a San Giuseppe Marello di mettere nelle Regole del 1892 che lo
scopo della nuova Congregazione di
San Giuseppe era “l’educazione cristiana della gioventù, in quel modo che
Iddio disporrà: o accogliendola in
apposite case, o prestandosi all’ufficio
di maestri elementari nei Comuni, o
facendo i catechisti nelle parrocchie
In copertina:
Cooperativa sociale Mistya,
La casa dei folletti,
a Terrafutura 2008.
Anno 87 n. 06
Periodico degli Oblati
di San Giuseppe e
del Movimento Giuseppino
sommario
Giu. 2008
Spirito e vita
di padre Michele Piscopo osj
2
di padre Guido Miglietta osj
4
di Cristina Carnevale
5
Qualche suggerimenti di qualità
di don Riccardo Tonelli sdb
6
... allora cambiai la mia decisione
di padre Giovanni Erittu osj
8
di suor Marianna Cortellino osj
10
di padre Christian Aranda S.
11
di padre Luis Chavez osj
12
di Agostino Meloni
14
di padre Tarcisio Stramare osj
15
Editoriale
Dio aprirà una via
IL BINOCOLO
Spirito e vita
Meglio la bellezza dello Spirito
Stile e comunicazione vitale
Maria anima il suo popolo
Turismo religioso
Giuseppe accanto a Maria
San Giuseppe in Asti
di Mario Amato
Parola… e fatti
I santi di Benedetto XVI
di padre Franco Careglio ofm.conv
19
di Silvia Cotto
20
di padre Fiorenzo Cavallaro osj
22
di padre Paolo Re osj
24
Primo traguardo per edificare la Chiesa
Il sogno di San Giuseppe Marello si realizza
Dialogando con gli amici
Notizie dal mondo giuseppino ([email protected])
26
Libri, presentiamo un'associazione
30
Il progetto Boys’ Home in India
Festa d iPrimavera 2008 a Roma S. Giuseppe all'Aurelio
sotto la direzione dei Parroci”. Quindi
il lavoro con la gioventù ebbe sempre nel nostro Istituto una priorità
fondata sul nostro Carisma, che
continua e che deve continuare anche
in un futuro.
“La Congregazione cammina
sulle vie di Dio e sulle direttive
tracciate dal Fondatore, se riesce a
preparare membri capaci di animare e di educare la gioventù” (Costituzioni, a. 65).
Maria, la seconda formatrice degli
Apostoli; San Giuseppe, l’Educatore del
Verbo Incarnato; san Giuseppe Marello, nostro Fondatore e ispiratore; e il
Servo di Dio Padre Giuseppe Calvi,
intercedano presso il Padre per noi
Oblati di san Giuseppe, perché possiamo “stare” con passione in mezzo ai
giovani.
16
18
di padre Sebastian Meleth osj
Direzione e redazione: Via Boccea 364 - 00167 Roma
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del 4 luglio 1948
Direttore editoriale: Guido Miglietta
Stampa: Arti Grafiche Tsg srl. Via Mazzini, 4 - 14100 Asti
Associato all’Unione
Stampa Periodica Italiana
In redazione: Luis Chavez, Marianna Cortellino, Agostino Meloni, Daniele Raponi
Hanno collaborato: Mario Amato, Christian Aranda Sanchez, Franco Careglio, Fiorenzo Cavallaro, Cristina Carnevale, Silvia Cotto, Marcello Di Nardo, Giovanni Erittu,
Arcadia Gomez Ramirez, Luigi Faraldo, Sebastian Meleth,
Joseph Pasia, Michele Piscopo, Paolo Re, Paolo Risso,
Tarcisio Stramare, Riccardo Tonelli, Paolo Zanorin.
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Editoriale
IL BINOCOLO
L'Equipe internazionale di pastorale giovanile
Chi è disposto a donarsi agli altri?
Il perfetto animatore
In un Paese del mondo
un negozio di giocattoli
tradizionali, in legno e
corda, spago e snodi a
incastro e burattini e bambolotti di pezza e lettucci e
casettine in legno, si chiama “La bottega di San
Giuseppe”. Vuole mostrare l’amore di un artigiano
e grande artista, un creativo Giuseppe di Nazaret
tutto per il suo speciale
bambino Gesù.
Giuseppe appartiene a
Gesù ma Gesù gli si è affidato, gli “appartiene” la
responsabilità della sua
vita e della sua crescita. A
questo pensava s. Giuseppe Marello quando portò
ai primi Oblati un’immagine così: Giuseppe guarda a Gesù, ma Gesù sembra pensare soddisfatto:
“Questo mio papà mi
serve e mi ama tanto; e io
lo amo con tutto il cuore”.
Il processo della vita
per cui una generazione
“si perde” per l’altra, dà la
vita, fa rinunce perché i
figli stiano bene, fa parte
del disegno di Dio sull’umanità, a tal punto che
con la Famiglia di Nazaret
questo processo del dare
la vita dei genitori per i
figli, è stato preso da Dio
per fare entrare nel
mondo il suo Infinito
Amore, attraverso Maria e
Giuseppe. Giuseppe, il
primo Cristiano, ha accolto e dato tutto se stesso
per questo figliolo speciale, che aveva sotto gli
occhi e stretto al cuore:
“Dono del Signore sono i
figli. Sua grazia il frutto
del grembo”(Sl 126,3), Ha
dato la vita per Gesù: “Chi
perde la sua vita per
causa mia, la troverà” (Mt
10,39). Il Signore dà in
abbondanza:
Giuseppe
attraverso Gesù incontra
l’Amore Eterno, Dio.
Inoltrarsi nelle vie dell’interiorità è superare il
proprio io, raggiungere,
fino a toccare - è la contemplazione - l’Assoluto.
L’Assoluto ha i lineamenti
del Cristo. Nel fondo di
me, Cristo custodisce per
me l’Assoluto, Dio, e me lo
dona. Avere comunione
con Lui, Verbo di Dio
generato nell’eternità, è
avere comunione con l’uomo figlio di Maria generato nel tempo, dunque
nostro fratello - e figlio -
nella comune umanità.
Aprirsi
all’accoglienza
della Parola eterna di Dio
è aprirsi all’accoglienza
dell’uomo che Egli si è
fatto, aprirsi quindi all’accoglienza di ogni uomo e
donna, tutti gli uomini e
donne che gli sono fratelli
e sorelle nell’unica umanità. La vita interiore cristiana è intrinsecamente
aperta alla comunione con
Gesù e, inseparabilmente,
con gli uomini.
Il processo dell’educazione, aiutare a crescere le
creature umane, i piccoli
dell’uomo, è stato santificato da Dio attraverso l’accoglienza del Dono di Dio
compiuta da Giuseppe e
Maria. Educare è una via
spirituale, spiritualità del
perdere per ritrovare.
Giuseppe è stato un
grande artista, perché
aveva sempre sotto gli
occhi quell’esemplare divino che è la sede della Bellezza, ed anche perché
egli è entrato da protagonista nel disegno di infinita bellezza che è la vita
del Salvatore Gesù. Non
solo perché è stato Lui a
dargli il nome di Salvatore, Gesù, ma perché si è
spogliato delle forme della
sua interiorità, pensieri,
volontà, affetti, nell’esercizio di essi, nella condizione di farne un dono. La
sua cella interiore è la
Santa Famiglia a cui dona
tutto il pensiero, la volontà, gli affetti. Fino alla terribile radicalità di perdere
Gesù al Tempio, ri-affidare
Gesù che era la sua
anima, a Dio che gliel’aveva donato, cercandolo per
tre giorni anticipando il
dono del suo Gesù sulla
croce e della sua sposa. Se così io dono, mi privo
di ciò che do. Non è più
mio. Non l’ho più. Allora
posso attingere al silenzio
interiore – il nascondimento - non tanto tacendo quanto esprimendomi,
a condizione però che il
mio esprimermi sia spogliarmi della parola, della
volontà,
degli
affetti
donandoli con radicalità
assoluta a tal punto che
non siano più miei -. A chi
ne faccio dono? Al DioUomo Gesù, nelle persone
che amo. Con Giuseppe
sarò allora un perfetto
animatore.
...oggi Joseph si legge anche on-line: www.osjcuria.org/joseph
di padre Guido Miglietta osj
Dio aprirà una via
Dopo aver partecipato all’incontro dell’equipe internazionale di
Pastorale Giovanile, che P. Brian ha
riunito a Roma dal 16 al 18 maggio
2008, subito mi viene da dire una
cosa: ogni volta che si sta e si lavora con i Giuseppini non si può dimenticare l’incontro! Sempre rimane
qualcosa di importante che segna
nel cuore.
Sin dal primo giorno, infatti, nell’equipe, composta da rappresentanti della PG delle varie Province sparse nel mondo, religiosi e laici, si è
respirato un clima di famiglia, di
incontro non scontato, desiderato,
voglia di condividere e di lavorare
seriamente per gli interessi di Gesù!
Soprattutto, come membri, ci
siamo sentiti ascoltati, anche da
parte del responsabile, P. Brian, che
ha mostrato attenzione e sforzo di
comprensione, di considerazione
degli interventi. Ci siamo sentiti davvero collaboratori per presentare
insieme proposte e idee per la PG
internazionale.
Sono stati due giorni di scambio
di Cristina Carnevale
autentico, preghiera, lavoro, formazione, valutazione, progetto, gioia e
amicizia. Ogni momento, nella sua
ordinarietà, come al solito, è stato
organizzato in modo straordinario! E
tutto è stato di aiuto per favorire il
lavoro dell’equipe.
All’incontro è intervenuto Don
Riccardo Tonelli, dell’Università Pontificia Salesiana, esperto in PG, che
ci ha stimolato con una riflessione
profonda sull’esigenza di avere
un’intenzionalità
educativa
nel
costruire i nostri progetti di PG e ci
ha confortato apprezzando le buone
basi che si ritrovano nel nostro
Documento del Congresso Internazionale di Asti del 2005: Passo dopo
Passo.
Questo momento formativo è
stato importante per l’equipe: è
bello, infatti, riconoscere di non
sapere già tutto, di essere bisognosi
di aiuto, di una parola esterna, in
uno spirito di ricerca della volontà di
Dio.
Nel lavoro insieme, la prima preoccupazione è stata quella di trovare
modi per aiutare i vari incaricati di
Pastorale Giovanile nel loro impegno
di realizzare, in progetti concreti, i
principi di una Pastorale Giovanile
giuseppinomarelliana che troviamo
in Passo dopo Passo.
Si è pensato di aiutarli invitandoli a valutare, attraverso alcune
domande, il cammino fatto; di sostenerli con un sito web, già attivo e
curato
da
Fr.
Nico
(www.giovaniosj.org); di elaborare
sussidi o diffondere quelli che già ci
sono; di inviare uno schema orientativo per progettare (elaborato da P.
Brian).
Poi si sono proposte alcune idee
per iniziare a progettare il prossimo
Congresso Internazionale che si
terrà in Messico nel 2010 e si è fatto
il punto sui concorsi per un inno e un
logo di PG internazionale.
Abbiamo lavorato con impegno,
ma anche con gioia profonda, sperando di portare un qualche aiuto
alla PG internazionale e sapendo
bene che… in tutto…”passo dopo
passo”…. “Dio aprirà una via!”
5
IL BINOCOLO
Per progettare la pastorale giovanile
Qualche suggerimento di qualità
Oggi nella comunità ecclesiale
tanti si interessano dei giovani, dei
loro problemi e della situazione culturale che li caratterizza. I modelli sono
però assai diversi. La diversità nasce
da intenzioni diverse e da diverse
interpretazioni. Per noi il carisma è
principio di unità. Collocarsi, avendo
un carisma, significa far propri, alcuni orientamenti di fondo capaci di
reinterpretare il proprio carisma nel
confronto con le nuove situazioni cul-
me “dà voce” allo Spirito… anche se
la voce dello Spirito è sempre imprevedibile
L’esigenza del progetto è questione di serietà di azione: è pericoloso
procedere alla cieca o sull'onda degli
entusiasmi dove c'è di mezzo la persona, la vita e il suo senso; ed è una
condizione indispensabile per assicurare collaborazione in situazione di
pluralismo, sollecitare persone e
organismi diversi a fare qualcosa
menti, valori, riferimenti generali che
ispirano un'azione educativa e pastorale. La programmazione è la distribuzione degli elementi di un progetto in termini di personale, tempi, luoghi, con le operazioni da compiere:
interventi, responsabilità, risorse.
I compiti di una commissione
Voi avete svolto un lavoro molto
interessante sia per descrivere e
interpretare “l’essere giovani in que-
mentre sollecita ad intervenire
coraggiosamente, da parte di persone che hanno un progetto di servizio
alla vita e alla speranza. Ci rendiamo
conto della drammatica “emergenza
sulla vita” come possibilità, qualità e
senso in certe situazioni. Da discepoli di Gesù siamo consapevoli che la
forza della resurrezione sta operando
nella storia personale e collettiva con
l’annuncio che Gesù è il Signore, ha
un progetto molto preciso sulla vita,
ha vinto la morte e cerca “amici” cui
affidare la sua causa.
Il luogo privilegiato della pastorale è quello educativo. I giovani definiscono sempre di più la loro identità al
si scambiano frammenti di vissuto
riflessi e motivati, per restituirsi reciprocamente la gioia di vivere, la
libertà di sperare, la capacità e
responsabilità di essere protagonisti
della propria e altrui storia.
Dire l’esperienza cristiana oggi
Un buon progetto di pastorale
giovanile chiede decisioni coraggiose.
Molti giovani si chiedono: - Cosa mi
capita se accetto la proposta cristiana e mi consegno al progetto di vita
in esso contenuto? - . La risposta alla
domanda “chi è il cristiano?” non può
essere realizzata ripetendo quello
che ci proviene dalla tradizione e dal
L'incontro con don Riccardo
Tonelli, Roma 17 maggio
6
turali; e un carisma che, con sensibilità, qualità del servizio, esperienza
personale, faccia della differenza un
dono per la ricchezza di tutti.
Per lavorare insseme, va costruito
un “progetto”. L'esigenza di operare
"attraverso progetti" nell'educazione
e l'educazione alla fede è una esigenza teologicamente giustificata, o proviene dal cedimento, oggi facile, alle
mode? Oggi siamo consapevoli dello
stretto rapporto tra fede e cultura. La
fatica di acquisire competenza per
di don Riccardo Tonelli sdb
assieme.
"Progetto" indica un piano generale di interventi che seguono una
visione educativa e pastorale, con
degli obiettivi operativi adeguati ai
bisogni e alle esigenze delle differenti situazioni - personali, sociali,
ambientali; suggerisce linee concrete
e mezzi per raggiungerne gli obiettivi; crea ruoli e funzioni per assicurare l’efficacia delle linee e il raggiungimento degli obiettivi. Sono fondamentali un insieme di idee, orienta-
sto tempo”, sia per la scelta di una
pastorale giovanile di cammino “guidato” fortemente impegnata nell’ambito vocazionale e caratterizzata da
una precisa attenzione missionaria.
Resta da motivare il cammino per
progetti e suggerire i grandi riferimenti a cui si ispira, indicare responsabilità e sussidiarietà.
I giovani sono una sfida per una
congregazione religiosa impegnata
nell’educazione, ossia una provocazione che regala contributi preziosi
di fuori dei luoghi educativi tradizionali, nei luoghi della vita quotidiana
alternativi a quelli tradizionali. Sono
i luoghi dove realizzare un buon progetto educativo e pastorale
Il terreno di confronto e di scontro è la “qualità della vita”. Attorno ad
essa sta o cade persino la possibilità
di una autentica esperienza religiosa
e la stessa vita cristiana. La vita religiosa propone costitutivamente una
qualità di vita..
Chi ama i giovani e ama il Signore Gesù… non resterà disoccupato.
Possiamo riscoprire il nostro carisma
giocandolo in modo pieno nell’educazione. Educare è istituire una relazione tra soggetti diversi – e felici di
essere differenti - attraverso cui essi
vissuto di coloro che, nella loro vita,
hanno già elaborato una risposta.
Una interessante via di soluzione
durante la “giornata mondiale della
gioventù” di Roma è stata affidata
dal Papa ai giovani: realizzate nuovi
modelli di inculturazione della fede e
del vangelo e trasformare le nostre
comunità ecclesiali in “laboratori”
dove sperimentare e far sperimentare questi processi. Possiamo da cristiani offrire ai giovani una proposta
di vita centrata su Gesù il Signore,
solo se riusciamo a coniugare in
espressioni nuove la fedeltà al vangelo e la fedeltà all’oggi.
Servono adulti, narratori di storie per aiutare a vivere. Il nodo è
l’educatore nel servizio della pastorale giovanile. Propongo
l’uomo
dell’accoglienza incondizionata, che
diventa promozionale, come ha
fatto Gesù con Zaccheo, alternativo
all’autoritarismo e al rinunciatarismo oggi diffuso.
L’educatore cristiano deve fare
proposte, facendo fare esperienze:
chiamato alla fatica di intercettare i
luoghi della vita quotidiana, quelli in
cui i giovani definiscono la loro concreta identità, elaborando i progetti
e le prospettive del loro futuro, è
impegnato a costruire spazi di vita
quotidiana dove far sperimentare,
inventare e consolidare luoghi in cui
sia possibile narrare e “far sperimentare” la speranza.
Nico, padre Lorenzo, Antonio
7
IL BINOCOLO
Il mio percorso spirituale: era l'estate del 1960....
... allora cambiai decisione
8
Appassionato da chierico della
vita e della filosofia, indagavo sui
grandi temi dell’esistenza. Un libro
mi ha segnato: L’azione di Blondel.
L’autore domanda qual è il senso
della vita, dove stiamo andando.
Assorbivo Aristotele, Sulla verità,
commentato da san Tommaso e
non perdevo nessuno dei loro argomenti e spiegazioni. Attraversavo
un momento difficile: volevo dare
un fondamento solido al mio futuro.
Cercavo di trovare negli studi le
risposte vere. Alla fine mi accorsi
che gli argomenti dei professori non
soddisfacevano la mia ansia di vivere né, tanto meno, mi motivavano
ad abbracciare la vita sacerdotale e
religiosa.
Ero entrato in una crisi vera,
disposto nella mia ingenuità a smascherare l’inganno di Chiesa e religione. Cominciai a leggere Nietzche: Così parlò Zarathustra; e, di
Albert Camus La peste. Presi la
decisione: sarei rientrato a casa e
avrei cercato di convincere, nella
forma più delicata, specialmente
di padre Giovanni Erittu osj
mia mamma che dovevo lasciare la
strada del prete. La mia famiglia
era religiosa ma diversi parenti,
militanti marxisti e professori di
filosofia. Mi influenzavano sul problema dell’ingiustizia e della sofferenza in luogo della felicità: – La
religione, vedi, è un’alienazione
totale. Tenta di coprire solo un poco
le cose. Noi proponiamo la strada
della comunità -. Attratto dall’ideologia marxista-comunista desideravo che si mettesse ordine nelle cose
e si desse a tutti il diritto di avere
una vita degna. Il dottor Rieux, uno
dei personaggi del romanzo La
peste, di Camus, dice: –Dov’è il
vostro Dio? Quante persone innocenti sono state sacrificate?-. La
lotta contro il male è da farsi senza
Dio ma con le forze umane. Il Dio
che conoscevo sembrava appartenere alla morte, non alla vita:
impediva di essere gioiosi. Le idee
di Nietzsche, sulla presenza di un
Dio morto nella società, mi pervadevano: non permette la vita, la
soffoca nelle persone perciò l’uomo
non si afferma né si realizza. La
stessa veste talare non è, forse, la
negazione della vita e della felicità?.
Il Signore, però, durante quell’estate, mi sorprese con delle amicizie che avrebbero poi segnato
totalmente il mio futuro: persone
giovani piene di slancio, non mi dettero delle risposte teoriche ma un
testimonianza di vita, vita gioiosa in
Dio facendomi scoprire la bellezza
del cristianesimo vissuto in pienezza che non rinnega la vita e la
gioia:al contrario, le potenzia sempre più. Una giovane, M.B., mi dava
la testimonianza del suo entusiasmo e della ricerca delle realtà più
belle, Dio che è Amore. Assolutamente, io non Lo avevo ancora scoperto come Amore. Avevo semplicemente letto con passione gli Atti
degli Apostoli, ma mi era stato
detto che era un’utopia dei primi
tempi del cristianesimo, e che oggi
sarebbe stata irrealizzabile. Il contatto con quelle persone, al contrario, mi ha fatto scoprire un ideale
che frontalmente rispondeva alle
mie domande e aspettative. In quel
momento conoscevo la vita del
Focolare, che a quel tempo era
emarginata dalla vita dei seminari e
dall’autorità della Chiesa. Quelle
persone, però, non mi avevano
dato spiegazioni filosofiche ma la
loro testimonianza.
Ho cambiato il senso della mia
decisione. Rientrerò in seminario, sì
per dare tutto me stesso. Mi misi a
studiare con entusiasmo tutta la
teologia, cercando di approfittare di
tutto quello che mi offrivano i formatori, p. Pasetti, p. Vanotti. Da
mendicante della verità, ero alla
ricerca di persone come Piero Bargellini, Igino Giordani, Carnelutti
con le conferenze sui carcerati,
Enrico Medi il fisico. Da Igino Giordani avevo cercato di chiarirmi le
idee sul Movimento dei Focolari, eliminando i dubbi sull’eteredossia.
Lui, gentilmente, mi spiegava la
serietà della loro ricerca e la loro
coerenza. Ho cominciato a frequentarli nel sotterraneo della Chiesa di
Sant’Andrea della Valle. Rimanevo a
bocca aperta: raccontavano esperienze di vita, un cristianesimo vivo,
gioioso e impegnato che aveva
qualcosa da dire alla società di oggi.
Le loro messe, ricche di entusiasmo, fede e partecipazione. Da
laici, mi hanno fatto vedere che non
erano persone lontane da una vita
coerente, ma si vedeva in loro l’armonia tra la fede e la vita. La gioia,
l’amore fraterno e il culto dell’armonia erano la dimostrazione che la
religione non è cosa da pompe
funebri e “beccamorti”. Le mie letture erano cambiate: leggevo Martin Descalzo, Loew, Cesbron, Bernanos, Graham Greene, Bruce Marshall e così via.
Arrivai al sacerdozio con una
donazione totale senza riserve e il
più grande entusiasmo. Il superiore
generale, padre Magnone prese
subito la palla al balzo mandandomi
in Brasile senza che neppure glielo
chiedessi anche se avevo sempre
sognato la vita missionaria. La notizia sorprese anche i miei, che ne
venivano a conoscenza solo alla mia
prima messa a Dorgali, il 10 agosto
1965. E, quasi per convincere la
mamma che mi lasciasse partire,
mi ricordai che a dodici anni, rientrando d’estate dal seminario dopo
il primo anno le avevo declamato
una poesia: “Il piccolo missionario
alla mamma” che ricordava come il
nome della mamma non se lo
sarebbe mai stato dimenticato ma
che, seguendo il disegno di Dio,
sarebbe stato benedetto. Quando
gliela ricordai: - Mamma, quel
momento è venuto –
ella si commosse fino
al pianto. Il 21 settembre 1965 ero già in
terra brasiliana. Quella
terra ha avuto subito
la forza di affascinarmi
approfondendo la spiritualità giuseppinomarelliana.
Avevo
davanti a me dei “trattati vivi” di vita missionaria: p. Mario Briatore, p. Bernardino Baccolo, p. Mario Tesio e
altri. Nelle rughe dei
confratelli missionari
leggevo i capitoli più
belli della congregazione di cui ero figlio. Ho
cominciato a comprendere meglio la figura di
san Giuseppe preoccupato solo degli interessi di Gesù: lo stile di
vita umile, silenzioso,
profondo, impegnato
come nessun altro a
realizzare il progetto di
Dio -. Ero felice di
coniugare la spiritualità giuseppina con
quella dei Focolari.
Continuai perciò a cercare “pagine vive” del
vangelo e di portare avanti l’esperienza della Parola di Vita nel lavoro con la gioventù. Erano i momenti dell’innamoramento all’Ideale:
non esistevano né stanchezza, né
mezze misure, ma mi buttavo a
capofitto nella formazione dei
seminaristi e della gioventù, affrontando difficoltà di tutti i tipi, rinunciando ai sogni ingenui della letteratura e dell’arte che non potevo
più coltivare… ma non mi è pesa-
to. L’entusiasmo non è mai diminuito in 43 anni di vita missionaria.
Dopo tanti impegni nella formazione e pastorale, direzione della provincia o aprendo anche nuovi orizzonti nella “foresta” del Mato Grosso a Aripuana, o a Santiago del
Cile, lavoro oggi a Cascavel nell’ovest del Paranà, vicino al Paraguay e all’Argentina. Ho la fortuna
di avere vicino a me monsignor
Armando Cirio di 92 anni, colonna
dell’evangelizzazione, missionario e
vescovo pioniere.
Cosa aiuta a mantenere l’entusiasmo al missionario? Una vita
spirituale intensa, l’apertura alle
nuove idee, l’umiltà nell’imparare
stando accanto, nel sapere collaborare con i confratelli e, soprattutto,
con i laici lasciandoci dirigere dallo
Spirito Santo nella fedeltà alla
Chiesa e alla congregazione.
IL BINOCOLO
IL BINOCOLO
Alla conquista della libertà
Meglio la bellezza dello Spirito
La chiesa della "Theotokos"
a Loppiano Incisa Val d'Arno.
10
Allo sportello della Posta la signora mi chiede un documento e io le
mostro la carta d’identità. Lei mi
guarda e dice : “sei tu?!”
Certo è un po’ sorpresa perché
quella foto è di quasi cinque anni fa,
prima che decidessi di entrare nella
famiglia delle Oblate! Vestita alla
moda, con i colpi di sole e adesso
invece con un velo …beh, c’è un po’
di differenza! La signora continua
dicendo: “Che peccato, una così bella
ragazza!”. Le ho risposto che la vocazione è una grazia.
In realtà sono più bella ora perché tanto trucco è caduto e ho iniziato a camminare su una strada di
luce, che pian piano mi sta trasformando. Guardandomi indietro vedo
grandi cambiamenti. Sicuramente
sono più aperta, più socievole, più
gioiosa, più coraggiosa, più semplice,
più attenta agli altri di prima anche
se c’è ancora tantissimo da migliorare. I difetti e i limiti ci sono e ci
saranno sempre, ma è veramente
bello guardarsi dentro e vedere come
il Signore è fedele e come pian piano
ti conduce verso la libertà, quella
vera. È meraviglioso vedere come la
grazia trasforma e benedico il Signore per la misericordia che ha avuto
verso di me e per le grandi opere che
ha compiuto liberandomi da tante
paure, falsità, conformismi, schiavitù
e ipocrisie. Non solo il cammino da
consacrata, ma propriamente il cammino da cristiana porta alla conquista della libertà. Seguire seriamente
il cammino che Dio nella sua infinita
bontà ci ha tracciato, privilegiandoci,
di suor Marianna Cortellino osj
perché veramente noi cristiani siamo
privilegiati essendo continuamente
bombardati dalla grazia ( si pensi ai
sacramenti, alla Messa quotidiana, al
dono della preghiera, del rosario,
della Parola etc..), è la realizzazione
di noi stessi e del nostro desiderio di
felicità. Solo Dio appaga questo desiderio perché Lui ci ha creati secondo
un fine: essere a sua immagine e
somiglianza e solo
raggiungendo
questo fine di conformazione a Cristo
avremo la pienezza di vita. Mi appoggio alla fedeltà di Dio perché stringendomi a Lui sono sicura di camminare sempre sulla via giusta. Questo
è un augurio che faccio a me e a tutti
i lettori.
Valgono lo stile e la comunicazione vitale
Investiamo sugli animatori
La consapevolezza del ruolo insostituibile dell’animatore di pastorale
giovanile deve essere alla base di un
investimento (anche economico) per
la sua formazione e deve aprire alla
responsabile riflessione sul valore
della sua testimonianza di fronte agli
educandi. (Documento Passo dopo
passo, 12).
Giovanni Paolo II segnalava nella
Lettera alle famiglie dell'anno 1994,
al n. 16: “L'uomo è chiamato a vivere nella verità e nell'amore e ogni
uomo si realizza mediante la donazione sincera di se stesso. Questo è
valido tanto per chi educa, come per
chi è educato. L'educazione è, dunque, un processo singolare nel quale
la reciproca comunione delle persone è piena di grandi significati.
L'educatore è una persona che gene-
ra in senso spirituale. Sotto questa
prospettiva, l'educazione può essere
considerata un vero e proprio apostolato. È una comunicazione vitale
che non stabilisce solo una relazione
profonda tra educatore ed educando, ma fa partecipare ambedue alla
verità e all'amore, meta finale alla
quale è chiamato ogni uomo da
parte di Dio Padre, Figlio e Spirito
Santo”. Gli animatori hanno oggi
necessità di una formazione strutturata che unisca i fondamenti della
fede e l'esperienza cristiana. Per
essere attraente, deve essere accessibile e diversificata. Possiamo definirla: a) integrale sul piano umano e
spirituale; b) sistematica e coerente,
in cui gli animatori conoscano le
ragioni per credere ed offrano il
tesoro della fede cristiana che è
Sette religiosi di congregazioni diverse a
provare la spiritualità della comunione
Cinque giorni alla Claritas a Loppiano (Firenze)
Mariano, Piero, Gianfrancesco, Guido, Marcello, Angelo, Alessandro, Paolo. Dio ci ha donato di essere uno, dal lavare i piatti alle meditazioni, dalle testimonianze alla piccola attenzione. La testimonianza
di Marzia e Rod, una coppia di sposi, mi ha messo nel cuore come
l’amore, se ha la A maiuscola, cioè se è quello di Dio,
guarisce e unisce. La testimonianza di Marco Tecilla mi
P. Luis Chavez
ha mostrato come Dio opera, come costruisce sul nostro
sì. La testimonianza di Redi si è manifestata limpida e ci
ha condotto verso l’ora della verità. L’incontro con
Umberto, mi ha fatto sperimentare una vita impastata
tra concretezza e Vangelo. Tutte questi colloqui mi
hanno incastonato un’unica cosa dentro, lo sposo è
Gesù Abbandonato. Il sì che queste persone hanno
detto allo Sposo ha costruito la bellezza della presenza
del Risorto nelle loro vite. Il loro donare a noi la vita
attraverso il racconto, ha costruito in me la voglia di
amare, amare Gesù Abbandonato, perché la sua novità
porti vita nuova. L’ora della verità è stata preparata con
cura e dopo aver rinnovato il Patto, dopo aver bruciato
ciò che formulavo dentro, nell’amore di Dio. La limpidezza e la presenza di Gesù tra noi si è toccata con
mano. La comunione sulla Parola di vita che ci era stata
donata il primo giorno è stato rendersi conto di avere
vissuto il Vangelo. Parto dalla Claritas con ordine interiore, con gratitudine e con la speranza che molti altri religiosi possano vivere ciò che abbiamo vissuto noi in questa scuoletta. Paolo (33
anni) OFM.
di padre Christian Aranda S. osj
stato loro trasmessa; c) ecclesiale
che aiuti agli animatori ad essere
coscienti del battesimo e della vocazione, scoprano l’identità cristiana e
crescano nell'amore alla Chiesa
come madre che ha cura dei suoi
figli e della loro educazione alla vita;
d) alla spiritualità giuseppina marelliana dove si conosca con maggiore
profondità il nostro stile di seguire
Gesù Cristo come San Giuseppe; e)
etica che offra agli animatori punti di
riferimento obiettivi per orientarsi
nella vita; f) pedagogica con metodi
attuali per evangelizzare specialmente con maggiore efficacia i giovani, nell'aspetto della catechesi; g)
spirituale in cui gli animatori abbiano
la capacità di realizzare veri ritiri spirituali, giornate giovanili etc. centrate sulla persona di Gesù e l'amore al
prossimo nello stile di San Giuseppe;
h) all'amicizia in cui gli animatori
scoprano lo spirito di famiglia e lo
condividano coi giovani per mezzo di
un trattamento caritatevole, con
capacità di ascolto, di apertura e di
decisione; i) organizzativa perché
esista negli animatori la capacità di
dialogare, creare e progettare con
altri i piani della
pastorale giovanile
osj
in comunione con
la chiesa locale.
Dobbiamo
avere un piano di
pastorale giovanile
che includa la formazione degli animatori nelle parrocchie ed in centri
di specializzazione. In primo luogo
ha importanza lo
stile della preghiera nella contemplazione del volto
vivo di Gesù nell’Eucaristia
che
realmente è la
fonte ed il culmine del nostro apostolato. Questa è l’esperienza che
trasmetteremo ai giovani.
11
IL BINOCOLO
Guadalupe il santuario più visitato al mondo
Maria anima il suo popolo
La Basilica di Guadalupe a Città
del Messico è uno dei santuari
mariani più visitati al mondo. Ogni
anno circa venti milioni di pellegrini
si recano al santuario e si deve al
fatto che nel santuario si trova la
tilma, il tessuto originale dove
rimase plasmata l'immagine di
Santa María di Guadalupe, dopo le
apparizioni all'indigeno san Juan
Diego avvenute dal 9 al 12 dicembre 1531.
Nostra Signora di Guadalupe si
manifesta, da questo posto, Madre
tenera e compassionevole di tutti
gli uomini del mondo e dei vari
popoli. Il suo messaggio è eminentemente materno. Ella si presenta
come la Madre di colui che è la Vita.
Vengono a visitarla di tutte parti del
Paese, perfino del mondo, mossi
dall'amore verso la Madre di Dio, la
mesoamericani, che trasmettevano
la memoria della loro storia di
generazione in generazione per
mezzo di poemi e canti, trascritti
mediante figure e simboli su carta
“amate” o su pelli, formavano i
cosiddetti codici. Gli esperti convergono nel dire che la Vergine di Guadalupe volle mostrarsi agli antichi
popoli indigeni con una veste piena
di simboli (a modo di codice) che gli
abitanti di queste terre messicane
poterono comprendere facilmente.
Oggi secondo la nostra visione
moderna, perché possiamo comprendere la profondità del messaggio contenuto nell'immagine Guadalupana, è necessario conoscere il
significato fomdamentale dei simboli presenti nell'Immagine, secondo le culture indigene.
Ecco alcuni degli elementi che ci
danza si constata dalla forma
ingrandita dell'addome, che corrisponde ad una gravidanza quasi a
termine.
In modo meraviglioso, proprio
nel ventre della Vergine Bruna si
incornicia il fiore nahua (nahuatl) di
quattro petali, che rappresentava la
presenza di Dio, il centro dello spazio secondo le antiche culture
mesoamericane del tempo. Col
“Nahui Ollín” (il fiore nahua) nel suo
ventre, la Vergine di Guadalupe
conferma agli indigeni che è la
madre del Dio Vero, Gesù Cristo che
ella porta al Nuovo Mondo, che era
stato scoperto dai conquistatori e
che cominciavano ad evangelizzare.
È anche significativa la data
delle apparizioni della Vergine di
Guadalupe, poiché gli indigeni
erano per eccellenza uomini religio-
tante del calendario religioso, il
giorno in cui il Sole vince le tenebre
e sorge vittorioso. Perciò non è
casuale che proprio in quel giorno la
Vergine di Guadalupe abbia presentato suo Figlio Gesù ai popoli indigeni, perché essi così potessero
comprendere che Ella portava il Dio
vero nel suo seno e comprendesse-
ro meglio il messaggio del Vangelo
portato dai conquistatori.
Sul suo manto sono rappresentate le stelle più brillanti delle principali costellazioni visibili in quell’alba del 12 dicembre 1531. Lì stanno
le costellazioni complete e le stelle
si trovano raggruppate come nella
realtà, abbaglianti testimoni della
Guadalupe
12
A sin. interno della Basilica di Guadalupe nuova, a destra la basilica antica. Pagina a fianco. p. Michele Piscopo in visita al santuario nel 2007
quale è venerata da famiglie intere
perche è nel nucleo familiare dove
si trasmette la fede viva a partire
dalla testimonianza di nonni, genitori, figli e nipoti. Uomini e donne
accorrono davanti alla Vergine
bruna, famiglie intere come dimostrazione di amore, fervore e fede
con ogni tipo di espressione religiosa. Guadalupe è in Messico quello
che San Pietro è per Roma.
L'immagine materna in se stessa
è un messaggio di inculturazione. E
si constata attraverso i Paesi
di padre Luis Chavez osj
aiutano a comprendere il messaggio capace di inculturarsi nell'Immagine della Vergine di Guadalupe:
la statura della Vergine nella tilma –
il tessuto - è di 143 centimetri e
rappresenta una giovane la cui età
è approssimativamente tra i 18 e i
20 anni. Il suo viso è bruno ed in
atteggiamento di profonda preghiera. Le sue mani, giunte in segno di
raccoglimento e preghiera. Porta i
capelli sciolti, che tra gli Aztechi era
il segno di una donna glorificata dal
figlio nel suo ventre, e la sua gravi-
si e vivevano attenti alla parola di
Dio che inviava loro messaggi nel
cielo e nella terra. L'apparizione
dell'Immagine della Vergine di Guadalupe nella tilma di Juan Diego
avvenne martedì 12 dicembre
1531. La mattina di quello stesso
giorno era avvenuto il solstizio di
inverno, e per le culture pre-ispaniche significava che il sole moribondo torna a riscuotere vigore, quindi
la nascita del nuovo Sole, il ritorno
della vita. Per gli indigeni il solstizio
di inverno era il giorno più impor-
E’ un film di Santiago Parra dove si parla della grande
devozione del popolo Messicano alla nostra Madonna di
Gudalupe, “la Morenita del Tepeyac”. Nello stesso
tempo racconta la storia di due fratelli che fanno una
ricerca archeologica e storica sul quadro della Madonna
che li porterà in Messico, però ciò che hanno cominciato come uno studio scientifico si trasformerà in una
riscoperta dei propri cuori.
Film in Dvd
Regista: Santiago Parra
Attori: Josè Carlos Cruiz; Pedro Armendariz;
Angèlica Aragòn; Eric Del Castello; Ivana Miño;
Fabian Robles; Aleix Albareda; Gemma Guilemany
Fotografia: Carlos Arenal
Musica : Juan Manuel Langerica
Durata 96 min
Anno 2006
Il film mette in evidenza che Maria è presente in America, nel cuore del Messico, nei momenti che segnano una
grandezza del miracolo.
La Guadalupana è portatrice di
un messaggio cristocentrico, che gli
indigeni poterono comprendere
immediatamente. Ed è per questo
che la Guadalupana si trasforma
nella prima e più importante evangelizzatrice dell'America.
Ella oggi continua questa evangelizzazione con la presenza dei figli
spirituali di San Giuseppe Marello,
che hanno accolto anche il messaggio evangelizzatore che Maria ha
portato a queste terre, e dal 1951
hanno contribuito all'evangelizzazione delle terre messicane, una
volta che accolsero l'invito del Delegato Apostolico del Messico e del
Vescovo di Tulancingo ad essere
presenti nella terra della “Vergine di
Guadalupe”. Gli Oblati, oggi messicani in maggioranza, stanno portando avanti il lavoro di evangelizzazione e formazione umana, cristiana e sociale della gente, con lo
stesso spirito dei nostri primi intrepidi missionari italiani. Hanno sperimentato l'amore materno che Maria
ha avuto per questa terra, visitandola a loro volta nel suo santuario e
lasciandosi convolgere dal suo messaggio.
svolta nella storia del nuovo popolo di Dio. Dieci anni
dopo la conquista del Messico la Madonna di Guadalupe
si manifesta a Juan Diego come la madre del Dio vivente. Ella gli dona, come segno alcune rose preziose, e lui
quando le mostra al Vescovo scopre raffigurata sul suo
mantello la benedetta immagine di Nostra Signora,
l’evento Guadalupano. Maria apre la strada al Vangelo
del suo Figlio divino e segna l’ incontro delle due culture: l’europea e l’ indigena. Diventa la madre della fratellanza fra le razze. Il capolavoro di Santiago Parra manifesta come il cristianesimo si sia radicato nella religiosità delle culture precolombiane, la struttura portante sulla
quale il Vangelo di Gesù si è inserito.
Lo stesso San Juan Diego rappresenta tutti gli indigeni che hanno
accolto il Vangelo di Gesù, con semplicità, speranza e fiducia, diventata
poi carità, coerenza morale, distacco
e povertà evangelica. Oggi la scienza
è giunta a dire che la immagine della
Madonna “sembra non essere di
questo mondo”.
Arcadia Gòmez Ramìrez
13
IL BINOCOLO
Pellegrinaggi ai luoghi dello Spirito
Turismo religioso
Il nostro Paese è meta costante di
flussi turistici e, a fianco al turismo
classico, dobbiamo annoverare anche
un turismo religioso, ossia quello di
persone dirette in pellegrinaggio a
località, siti, chiese, che costituiscono
il principale richiamo per fedeli cristiani-cattolici, come le basiliche di
Roma. Vi sono pellegrinaggi che partono da diocesi nazionali e diretti in
località di culto sempre nazionale, ma
anche pellegrinaggi diretti all’estero,
in particolare a Lourdes.
Non è un movimento di poche
migliaia ma di centinaia di migliaia di
persone. Nel 2007 gli italiani che
hanno preso parte ad un pellegrinag-
gio religioso ammontano ad oltre 350
mila ma sono un numero incalcolabile quelli che includono in un giro turistico, luoghi di fede, ad esempio il
Santuario della Madonna di Pompei o
di Loreto. Ma chi va in gita a Pavia e
non visita la storica cattedrale o a
Milano il Duomo? Solo per fare due
esempi. Anche in una qualsiasi gita
turistica i luoghi di culto, con i loro
retaggi storici e d’arte, sono mete di
visite.
Gli Oblati di S.Giuseppe sono da
sempre in prima linea nell’organizzare pellegrinaggi che abbiamo voluto
definire spirituali religiosi. Ad Alba
(CN) la parrocchia della Madonna
della Moretta ha in programma i pellegrinaggi a Lourdes per il 150mo
anniversario e a Banneux per il il
75mo anniversario delle apparizioni,
oltreché alla Madonna dei Poveri a
Milano. Da S. Giuseppe Artigiano a
Sesto Fiorentino, si andrà in Terrasanta che affascina sempre tutti. A
Nuoro la parrocchia-santuario N.S.
delle Grazie è continua meta di pellegrinaggi. La parrocchia-santuario N.
S. dello Sterpeto a Barletta (BA) ha
in programma il pellegrinaggio a
Lourdes, come pure, dal 28 settembre al 5 ottobre la parrocchia Maria
SS.ma Addolorata a Margherita di
Savoia (FG).
Giovani in visita a Santa Maria dei Fiori, Firenze
Al Getsemani di Paestum corsi di esercizi spirituali per religiose/i, sacerdoti e diaconi
14
Per religiose: dal 22 al 27 giugno; dal 13 al 18 luglio; dal 24 al 29 agosto. Li guida P. Adam Wojcikowski,osj.
Tema per i tre corsi: Maria modello della consacrazione religiosa nei misteri del S. Rosario (dolorosi e gloriosi)
Per sacerdoti, diaconi e religiosi: dal 15 al 19 settembre: li guida Sua Em.za il Card. Salvatore De Giorgi,
Arcivescovo Emerito di Palermo e Presidente della F.I.E.S. Tema: La spiritualità sacerdotale autenticamente eucaristica (Sacramentum Caritatis); dal 20 al 24 ottobre: li guida Don Danilo Zanella, Vicepresidente della F.I.E.S.
Tema: Apocalisse: epifania della speranza. (Il corso è per sacerdoti ma aperto a tutti); dal 10 al 14 novembre: li
guida Sua Ecc.za Mons. Angelo Spinillo, Vescovo di Teggiano – Policastro. Tema:
“Perché andiate e portiate frutto”: la santificazione dei ministri ordinati nella configurazione a Cristo.
Santuario e Casa di Spiritualità GETSEMANI DI PAESTUM,
Oblati di San Giuseppe,Via Getsemani,6 - 84047 CAPACCIO – SA
tel. 0828.725019 – fax 0828723546
e.mail: [email protected] • web: www.getsemanidipaestum.org
di Agostino Meloni
Le apparizioni della Madonna a Laus in Francia
Giuseppe accanto a Maria
Nei primi giorni del
mese di maggio la stampa
cattolica si è occupata
delle apparizioni della
Madonna a Laus, sulle Alpi
francesi, nella diocesi di
Gap, suffraganea di Marsiglia. Ne hanno dato notizia sia G. Bernardelli su
l’“Avvenire” (4 maggio),
sia S.M.Perrella su “L’Osservatore Romano” (7
maggio). Le apparizioni di
Laus, avvenute alcuni
secoli fa, vengono riconosciute ufficialmente ora,
con il “Placet” della Congregazione per la Dottrina
della Fede, dopo le apparizioni di Lourdes del 1858,
proprio nel loro centocinquantesimo anno commemorativo. Nessuno le
aveva mai ufficialmente
approvate, come ha fatto
ora, il 4 maggio 2008, l’attuale vescovo diocesano,
Mons.
Jean-Michel
di
Falco.
Le apparizioni si erano
protratte per ben cinquantaquattro anni, dal 1664
al 1718. Destinataria era
stata
una
pastorella,
Benedetta Rencurel.
Aveva sedici anni,
quando sopra il villaggio di
St. Etienne, in una località
chiamata Vallone dei Forni
(Vallon des Fours), ebbe
la prima apparizione della
Madonna, la quale teneva
per mano un bellissimo
bambino. Le apparizioni si
ripeterono, con colloqui
destinati soprattutto alla
formazione spirituale della
veggente. Finalmente la
Madonna le chiese una
processione di tutto il
popolo, rivelando il suo
nome: “Mi chiamo Maria”.
Dopo un mese di silenzio,
la Madonna le compare
nuovamente al Pindreau,
con un messaggio: “Figlia
mia, salite la costa del
Laus. Là troverete una
cappella, dove sentirete
profumo
di
violetta”.
Benedetta scopre così una
piccola cappella abbandonata dedicata a “Notre
Dame de la Bonne Rencontre”. La Madonna l’attende e le dice: “Desidero
far costruire qui una chiesa più grande in onore del
mio adorato Figlio. Esso
sarà il luogo di conversione di numerosi peccatori.
E sarà il luogo dove io
apparirò molto spesso”. Le
apparizioni si protrassero,
infatti, per cinquantaquattro anni: nei primi mesi,
tutti i giorni; poi mensilmente. Migliaia di pellegrini accorrono a Laus,
nonostante avvenimenti
funesti, come la rivoluzione francese e la soppressione della diocesi di
Embrun. La cappella primitiva delle apparizioni,
detta “La Bonne Rencontre”, è tuttora conservata
all’interno del santuario di
Notre Dame de Laus (che
significa: Nostra Signora
del Lago). I pellegrini
usano farsi devotamente il
segno della croce con le
dita della mano destra
intinte nell’olio della lampada accesa davanti al
tabernacolo
dell’altare
maggiore, ritenuto mira-
coloso. Altro fenomeno
inspiegabile è il profumo
soavissimo che si espande
in quel luogo.
La presenza di san
Giuseppe
La mia attenzione per
le apparizioni di Laus
riguarda soprattutto la
presenza di san Giuseppe,
che avevo trovato segnalata in un opuscolo venutomi casualmente tra
mano poco tempo fa.
Come ho già scritto nel
mio libro “Gesù lo chiamò
Padre. Rassegna storicodottrinale su san Giuseppe” (Libreria Editrice Vaticana, 1997), le apparizioni di san Giuseppe sono
piuttosto rare. Per la Francia ne ho segnalato una,
avvenuta
a
Cotignac
(Var), nel 1660. Gli avvenimenti di Laus sono quasi
contemporanei, essendo
avvenuti tra il 1664 ed il
1718. Nel libretto “La Veggente di Laus”, di Franchina Fini, si afferma che san
di padre Tarcisio Stramare osj
Giuseppe è apparso alla
veggente ben sei volte:
“Benedetta s’indirizzava a
lui colla confidenza e coll’abbandono di una figlia.
La raccomandazione che
più spesso le faceva era di
aver cura del suo gregge;
dandole così il grande
insegnamento che non si
sale alla santità se non
con l’umile e costante
adempimento dei doveri
del proprio stato”, in perfetta sintonia con la figura
di san Giuseppe, ministro
della salvezza nella vita
nascosta di Gesù, a riprova che la vita ordinaria,
tracciata a ciascuno dalla
volontà di Dio, rimane la
strada maestra della perfezione.
Per trovare i messaggi
bisognerebbe consultare
le indagini ecclesiastiche
ufficiali sui “fatti di Laus” a
cominciare dal 1665,
quando avvenne anche la
guarigione immediata ed
inspiegabile di un’inferma.
Altre indagini furono fatte
anche da parte del Vicario
episcopale Jean Javelly,
nel 1670, e poi dell’arcivescovo Charles de Genlis,
nel 1672. Tra le duecentonovantacinque apparizioni sottoposte ad indagine nel corso della storia
solo undici hanno avuto
un riconoscimento canonico ufficiale da parte della
Chiesa.
L’apparizione
riguardante Nostra Signora di Laus, approvata pubblicamente il 4 maggio
2008, viene ad occupare il
dodicesimo posto.
15
Cominciata nel santuario l'adorazione continua dell'Eucaristia
San Giuseppe in Asti
16
Il 12 luglio 1931, 77
anni fa, veniva consacrato
il santuario di san Giuseppe in Asti. La costruzione
del Santuario di San Giuseppe è durata 3 anni:
dall’agosto 1928 al luglio
1931. L’edificio in stile
romanico ha 40 colonne di
cui 16 centrali e 24 esterne. La torre campanaria,
unica, centrale sulla facciata, ha 12 campane.
Sette sono le lampade
disposte nel presbiterio.
Sei le cappelle laterali.
Il santuario di San Giuseppe è stato eretto nella
Casa Madre della Congregazione in Asti sul posto
dell’antica e ormai fatiscente, ma assai frequentata, chiesa-teatro, di
Santa Chiara dedicata a
sant’Agnese,
risalente
ancora al monastero delle
Clarisse.
L’architetto è stato un
sacerdote, canonico di
Acqui, mons. Alessandro
Thea, che cominciò la
progettazione nel 1927 e,
per gli Oblati di San Giuseppe, curò poi anche la
costruzione della Chiesa
del Sacro Cuore a Canelli.
Il pittore delle decorazioni è A. Laiolo.
Tra le sue decorazioni
sono da notare, particolarmente, gli angeli che
parlano di preghiera, di
serenità e purezza. Le
dorature ricoprono le
pareti del presbiterio e
dell’abside e corrono per
le cordonature e si distendono tra le volute dei
capitelli.
L’organo, imponente,
fu costruito nel 1905
ancora per la vecchia chiesa e poi sistemato nel
nuovo Santuario.
Esso
servì subito ad accompagnare le voci bianche e le
voci virili dei Seminaristi e
dei chierici Oblati di San
Giuseppe, diretti dal maestro di coro e supervisore
della costruzione del santuario, padre Luigi Rosso .
Il 19 marzo 1931 sulla
facciata del nuovo santuario, ancora in fase di
costruzione, fu collocata
una monumentale statua
di San Giuseppe di 3,6
metri d’altezza, opera
dello scultore gardenese
Emilio Demetz, scultore
scomparso nel ’73 e che
ha lasciato opere di singolare bellezza soprattutto a
carattere sacro.
L’inaugurazione e la
consacrazione del Santuario avvenne la Domenica
12 Luglio 1931 alle ore
9,00 – così lo annunciava il
mensile “Joseph” di giugno
1931 e fu impartita da Sua
Eccellenza Mons. Luigi
Spandre, vescovo di Asti.
Il Santuario era stipato di
popolo. I cori erano guidati sempre dal padre Luigi
Rosso – futuro superiore
generale dal 1946 al 1958.
“Le campane, squillando
ad ore determinate, creavano attorno al santuario
una atmosfera di festività
[…] la notte del 12 Luglio,
il cielo era infiorato di stelle e le luci elettriche mettevano in evidenza le linee
La facciata del Santuario di San Giuseppe
principali della grandiosa e
genialissima costruzione”
(da “Joseph”, agosto-settembre 1931).
Dal momento della sua
inaugurazione, il santuario
è stato meta di un continuo pellegrinaggio di persone devote che vi accorrevano a visitarlo: al mattino dei giorni feriali, sei
messe vi si celebravano (6
– 6,30 - 7 – 7,30 – 8 –
8,30) e nei giorni festivi 5
messe ( 6 – 7- 8- 9- 10),
e a notte alle 21,00 aveva
luogo la benedizione eucaristica.
Tutti i giorni e più volte
al giorno si recavano al
Santuario i ragazzi aspiranti e i chierici studenti
degli Oblati di San Giuseppe.
Accanto al Santuario
vi era la cripta del Servo
di Dio, ora S. Giuseppe
Marello, fondatore degli
Oblati di San Giuseppe,
che fu poi trasportata
all’interno del Santuario
in un’apposita cappella
decorata da un grande
affresco di Angelo Bogani.
Sabato 19 settembre
1931 si svolse nel santuario per la prima volta
l’ordinazione sacerdotale
di due confratelli Oblati di
San Giuseppe: p. Giuseppe Corbellini di Trecate e
p. Pietro Lale Gerard
della Val d’Aosta, per le
mani di S. E. Mons. Franco, vescovo di Ozieri
(Sardegna).
Sabato 10 Ottobre nel
Santuario si ebbero le
esequie di P. Giovanni
Battista Cortona, primo
successore di San Giu-
Qui sotto, la pala dell'altare di Piero Dalle Ceste. In basso da sin.,
l'interno del santuario; la nuova cappella dell'Eucaristia; Giovanni Paolo II
nel settembre 1993; la statua di San Giuseppe di Emilio Demetz
seppe Marello.
Giovedì
15
ottobre si celebrò
la festa di Santa
Teresa.
Nel santuario
continuarono
ancora a lavorare i
pittori alla decorazione del coro e del
presbiterio,
di
tutta
la
prima
parte del santuario; in particolare
lavorò l’artista italiano Frascaroli.
Il 2 dicembre
1931, mercoledì,
ebbe inizio nel
Santuario di San
Giuseppe la devozione dei mercoledì
di San Giuseppe.
Nel
1933 si
ebbe la benedizione dei quadri della
Via Crucis e l’inaugurazione di due
cappelle laterali,
dedicate al Sacro
Cuore e all’Immacolata.
Nel 1944, per il
I° centenario della nascita
di s. Giuseppe Marello,
avvenne la consacrazione
dell’altare maggiore e del
mosaico cosmatesco del
pavimento, dedicato a
San Giuseppe e furono
introdotte nell’altare le
reliquie dei Santi Martiri
Secondo ed Evasio. La
splendida pala dell’altare
è opera del pittore Piero
Dalle Ceste (1912-1974).
Sabato 25 settembre
1993, quindici anni fa, Il
Santo Padre Giovanni
Paolo II visitò il santuario:
“Qui accanto all’urna di
Monsignor
Giuseppe
Marello, che a Dio piacendo avrò la gioa di proclamare Beato, mi piace
ricordare la sua figura di
grande devoto di San Giuseppe, tutto dedito al servizio della Chiesa”.
I primi di maggio, da
pochi giorni, è cominciata
l’adorazione continua dell’Eucaristia in una cappella apposita del santuario
preparata
con
molto
decoro.
Il Santuario accoglie gruppi di pellegrini.
Per maggiori informazioni scrivere a:
[email protected].
17
Parola... e Fatti
I Vangeli delle feste di Giugno
Domenica 1 giugno 2008, IX del
tanto vicino a me, poiché è Lui per
ti ad ascoltare e a dire: sono figlio di
tempo
11,18.26-
primo che ci cerca e ci viene incontro.
Dio, sono un cristiano che vive delle
28.32; Rm 3,21-25a.28; Mt ,21-27:
Nelle nostre debolezze e fragilità si
beatitudini. Sì, lo sono, ma purtroppo
“Chiunque ascolta queste
mie parole e le mette in
pratica, sarà simile a un
uomo saggio, che ha
trova vicino a te, mai ti lascia da solo.
mi manca il coraggio, e questa è una
ordinario/A
Dt
Siamo noi a volte a non riconoscerLo
con i nostri occhi. Flores
Domenica 15 giugno 2008, XI del
tempo ordinario/A Es 19,2-6a; Rm
“Gratuitamente avete ricevuto,
gratuitamente date”
5,6-11; Mt 9,36-10,8:
La Signora Beatriz, l'anno scorso aveva
sfida che il mondo ci lancia addosso,
“noi povere cifre del nulla”, come dice
san Giuseppe Marello. Beatrice
costruito la sua casa sulla
roccia”.
Domenica 29 giugno 2008, Santi
Ho sperimentato nella mia vita la Sag-
Pietro e Paolo At 12,1-12; 2Tm 4,6-
gezza evangelica, la quale è un’amica
8.17-18; Mt 16,13-19: “A te darò le
da cu potremmo ricavare maggior van-
chiavi del regno dei cieli”.
taggio, poiché ella ci dice, come il
Dio promettere di darci le chiavi del
cielo, cioè del nostro cuore perché pos-
semaforo: - Attenzione, è rosso: fermati. E’ giallo: non continuare. E’ verde:
un figlio nella catechesi per la prima
siamo così vedere le grandi opere com-
avanti -. È una delle virtù che ci fa cre-
comunione; all’inizio lei non veniva a
piute e realizzate per noi fino ad oggi.
scere
e
Messa la domenica, soltanto veniva
Quanto è buono e dolce il nostro Dio,
ammetterlo insieme con i sentimenti.
suo figlio, e poi pian piano, per insisten-
Jackeline
za di quel figlio è venuta e si è incontra-
nel
nostro
ragionamento,
ta col Signore, riconoscendosi favorita
Domenica 8 giugno 2008, X del
da molti doni senza meritarlo. Adesso
tempo ordinario/A
Os 6,3-6; Rm
lei stessa è catechista d’altri bambini
“Io non
sono veuto a chiamare i
giusti, ma i peccatori”.
che si preparano alla prima comunione.
È questo che mi piace di Dio, e lo sento
con molta gioia. Ha capito che tutto ha
4,18-25; Mt 9,9-13:
18
Nonostante le difficoltà che trova con il
marito continua a donarsi al Signore
ricevuto gratuitamente, e perciò gratuitamente dona". Josefina
Domenica 22 giugno 2008,
XII
Domenica del tempo ordinario/A
Ger 20.10-13; Rm 5,12-15; Mt 10,2633:
“Chiunque
mi
riconoscerà
davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio”
In questo mondo dove viviamo, non è
che si fa piccolo per arricchirci con la
facile essere veri testimoni fedeli, aper-
sua povertà! Beatrice.
I santi di Benedetto XVI
Frederico Westphalen (Brasile), 21
Tubarao (Brasile), 20 ottobre 2007.
ottobre 2007.
Beata ALBERTINA BERKENBROCK,
Beati MANUEL GOMEZ GONZALES
fanciulla, martire.
sacerdote, e ADILIO DARONCH chieri(Sao Luis, Brasile, 11.4.1919
chetto, martiri.
15.6.1931).
Don Manuel Gòmez Gonzales nacque
Una fanciulla dodicenne aggredita e ucciil 29.5.1877 presso Tuy-Pontevedra, in
sa per aver difeso la sua dignità come Santa
Spagna, da genitori umili e cristiani. SacerMaria Goretti. Nata da famiglia profondadote nel 1902, esercitò il ministero nella
mente cattolica di origine tedesca, Albertina
Beata Albertina
sua diocesi, per passare poi in Portogallo e
si mostrò fin dai primi anni obbediente e
Berkenbrock
infine salpare per il Brasile (1913). Gli fu
gentile, inclinata alla bontà e alla virtù. Una
affidata l’immensa parrocchia di Nonoai
fanciulla tanto piccola che pregava, aiutava
(Rio Grande do Sul). Qui svolse una così
i genitori e si prestava ad ogni servizio per
intensa opera cristiana e sociale da camgli altri riesce oggi quasi incredibile. La grabiare in otto anni il volto della regione,
zia di Dio compie questi e altri miracoli. Il
occupandosi anche della vicina parrocchia
fatto stesso che la sua mente, nonostante la
di Palmeiras de Missoes, dove avrebbe
modesta conoscenza, si sia rivolta con affetincontrato il martirio.
to filiale alla Vergine Maria, e che abbia
Adilio Daronch nacque il 25.10.1908 a
scelto come patrono particolare San Luigi
Dona Francisca (Rio Grande do Sul) da
Gonzaga, un giovane vissuto circa quattro
Beati Manuel Gomez
Pedro e Giuditta, la quale era di origine itasecoli prima e non facile, nel lontano BrasiGonzales e Adilio Daronch
liana. I coniugi, lavoratori instancabili e ricle, da conoscere e da amare, indica chiaramente la luce dello Spirito di Dio, che ha voluto offrire chi di fede, avevano otto figli, e Adilio faceva parte del
alla cultura odierna l’esempio di una bambina che opta gruppo di adolescenti che accompagnava Don Manuel
nei lunghi viaggi pastorali, tra cui quello presso gli
per la morte piuttosto di accondiscendere al male.
Nel processo di beatificazione i testimoni ripetono indios Kaigang. Adilio, chierichetto, era anche alunno
sovente queste tre qualità di Albertina: delicata, mode- della scuola fondata da Don Manuel. Varie fonti non
sta y reservada. Inoltre emerge dalle testimonianze il escludono che volesse essere sacerdote.
Su richiesta del vescovo, Don Manuel si recò a visiforte senso di carità, che la induceva a soccorrere le
fanciulle povere della zona dividendo con loro la sua tare un gruppo di coloni di origine tedesca stanziati
colazione. In modo particolare soccorreva i bambini di nella foresta Tres Passos e invitò il giovane Adilio, ormai
un dipendente di suo padre, certo Idanlìcio Martins di sedicenne, a seguirlo. Partirono, incuranti dei pericoli di
trentatre anni, di razza nera e purtroppo inviso alla una regione scossa dai movimenti rivoluzionari. A Palgente di quella regione, nutrita da un forte quanto odio- meira Don Manuel non mancò di richiamare tutti al
dovere della pace. I più estremisti non gradirono l’interso sentimento razzista.
Il pomeriggio del 15 giugno Albertina ricevette dal vento del prete, neppure di avere dato sepoltura alle
padre l’incarico di recarsi a fare una commissione. La vittime delle guerriglie. Il 20 maggio 1924 Don Manuel
fanciulla prontamente obbedì, e sulla strada incontrò celebrò l’ultima messa, presso la foresta. I fedeli indigeIdanlìcio, che si offrì di aiutarla. Il giovane con un ni lo avvertirono del pericolo che avrebbe corso inolinganno la condusse in un bosco, e tentò di usarle vio- trandosi in essa, ma il desiderio di portare la grazia divilenza. Dinnanzi alla strenua opposizione della piccola, na e la pace fu ben più forte del timore. Incontrarono
l’infelice la colpì alla gola con un pugnale, uccidendola alcuni militari che si offrirono di accompagnarli. In realall’istante. Gli abitanti di Sao Luis parteciparono in tà era un tradimento: il prete e il giovane furono conmassa ai funerali, e subito la fanciulla divenne oggetto dotti in una remota zona della foresta, legati ad alberi e
di venerazione e di culto. Questo esempio ci conferma fucilati, morendo così in odio alla fede cattolica e alla
che, nonostante la tragicità dei fatti di oggi, non andia- Chiesa. Era il 21 maggio 1924.
“La celebrazione dell’Eucaristia, al centro della vita
mo verso la catastrofe, ma verso lo Sposo che sta
venendo, cioè verso un regno diverso da quello del- dei Beati Manuel e Adilio, risplende nella loro testimol’egoismo e del disprezzo, il Regno delle beatitudini, il nianza con la potenza e il fascino del mistero incarnato.
Perché la Parola di Dio risuoni nel mondo, essi compiroRegno di Dio.
Questa certezza trasformiamola visibilmente, noi no insieme il loro olocausto, perché la loro estrema
cristiani, in nuovi modi di esistenza, che bussano alla comunione risplendesse come luce nelle tenebre”.
porta del cuore per farlo esultare perché lo Sposo è (Omelia del card. José Saraiva Martins, in occasione
della beatificazione).
vicino.
di padre Franco Careglio ofm conv
19
Benedetto a San Quirico-Asti il complesso San Giuseppe Marello
Primo traguardo
per edificare la Chiesa
La festa
Domenica 25 maggio
ad Asti è stata una festa,
una grande festa: proprio
nel giorno del Corpus
Domini, con la partecipazione di centinaia di abitanti del quartiere San
Quirico, è stato inaugurato il primo blocco del complesso ecclesiale composto dalla chiesa salone
San Giuseppe Marello e
dalla nuova sede dell’Opera Pia Michelerio. “Un traguardo volante”, lo ha
definito Monsignor Ravinale nell’omelia della
messa di domenica scorsa: “Passatemi il paragone prosaico con il giro
d’Italia. Questa inaugurazione è come il traguardo
volante di una lunga corsa
(quel traguardo intermedio posto lungo il percorso
di una gara ciclistica, che
viene superato dai corridori
senza
fermarsi,
n.d.r.), che ha avuto inizio
sedici anni fa e non si conclude oggi. Da tempo i cittadini di questo rione
chiedevano al vescovo di
far edificare una chiesa
nel loro quartiere”.
Le parole di Ravinale
risuonano nel grande
salone, gremito all’inverosimile. La celebrazione è
animata dalla neonata
corale (si è costituita nel
novembre scorso): una
quindicina di persone di
ogni età, guidate dal maestro Gioachino Loiacono.
Tra i partecipanti alla funzione, il prefetto De Bonis,
l’assessore
provinciale
Ferraris, gli assessori
comunali Verrua, Imerito,
Rasero, le autorità militari
e persino qualche rappresentante della giunta della
nizzato il 25 novembre
2001.
Non a caso, questa
chiesa viene affidata ai
Padri Giuseppini, sacerdoti e missionari: in particolare a Padre Allen Diokno
e Padre Joseph Pasia,
entrambi approdati ad
passata amministrazione.
di Silvia Cotto
la Casa. Al piano terra, gli
uffici della cappellania e
dell’Opera Pia, con sale
per riunioni. Al piano
superiore, una comunità
per dieci ragazzi, che verranno ospitati con i loro
educatori e formati al
lavoro. Si realizzano così
Ma non finisce qui
Come ha puntualizzato
il vescovo nella sua omelia, si tratta di un primo
passo verso un’opera che
continuerà nei prossimi
anni: il progetto prevede
infatti l’edificazione di una
chiesa a pianta circolare e
Pagina a sinistra, gli sbandieratori del Palio del quartiere
di Tanaro; a fianco, autorità e popolazione partecipano
all'Eucaristia; sotto: il vescovo di Asti monsignor
Francesco Ravinale, a sinistra padre Luigi Marsero
provinciale degli Oblati di San Giuseppe,
a destra Monsignor Vittorio Croce vicario generale
I Padri
Giuseppe Marello, torinese di nascita, astigiano
d’adozione, visse il ministero sacerdotale nella
diocesi di Asti, dove nel
1878 fondò la Congregazione degli Oblati di San
Giuseppe, cui affidò la diffusione del culto di San
Giuseppe, la formazione
dei giovani e l’aiuto alle
chiese locali. Proclamato
Beato in Asti dal papa Giovanni Paolo II nel 1993,
Giuseppe Marello fu canoAsti dalle lontane Filippine
un anno fa. In attesa che
la chiesa salone fosse ultimata, i Giuseppini si riunivano con i loro fedeli e
celebravano le funzioni
religiose nel vicino prefabbricato, acquistato dalla
Diocesi e collocato su di
un terreno di proprietà del
Comune. Il locale viene
gestito congiuntamente,
per le rispettive finalità,
dalla Diocesi e dal Comune. Perfetta convergenza
di civile e religioso, sancita dalla convenzione firmata quattro anni fa dal
vescovo e dal dirigente
comunale del settore politiche giovanili.
Ma torniamo ai missionari di San Quirico. Come
ha ricordato il superiore
provinciale Padre Luigi
Marsero, il Marello aveva
in animo di inviare i suoi
Oblati in una zona lontana
20
dalle chiese della città,
dove avrebbero potuto
attivarsi a favore dei giovani, attraverso il catechismo e l’oratorio. Giuseppe
Marello venne nominato
vescovo di Acqui, quindi il
suo progetto fu rinviato
sine die. Gli imperscruta-
bili tempi della Provvidenza, tuttavia, avevano predisposto che, in capo a
centoventi anni, i figli spirituali di Giuseppe Marello
avrebbero realizzato il
sogno del loro padre fondatore.
Il Michelerio
Anche
l’Opera
Pia
Michelerio ha la sua nuova
sede. Di fianco alla chiesa
salone, si erge il nuovo
edificio, realizzato con
parte dei proventi della
vendita del Michelerio,
l’ampio complesso che si
affaccia su Corso Alfieri,
all’Agenzia Territoriale per
appieno
le
finalità dell’Opera Pia:
l’aggregazione, l’animazione e la formazione di
ragazzi e giovani.
Parrocchia e Cappellania
Non si tratta di una
nuova parrocchia. La Cappellania San Giuseppe
Marello sorge sul territorio
della
parrocchia
SS.
Annunziata, per offrire un
servizio anche al vicino
quartiere di San Fedele
(della parrocchia San Pietro). Le parrocchie rimangono competenti per le
celebrazioni dei battesimi
e dei matrimoni.
l’esterno a forma di nave,
che culmina nel campanile, illuminato grazie ad un
fascio di laser. La nuova
struttura avrà quattrocento posti per i suoi
fedeli e verrà finanziata in
parte con i contributi
dell’8 per mille. Tra la
chiesa e i due edifici già
costruiti, saranno situati
la sacrestia e gli uffici
parrocchiali,
la
casa
canonica e le aule per le
attività catechistiche. Il
progetto, firmato dallo
scomparso
architetto
Salva Garipoli, è ora affidato all’architetto Andrea
Capellino e ai suoi collaboratori.
21
120 anni fa voleva comprare proprio lì il fabbricato della “Vinicola”
Il sogno di San Giuseppe
Marello si realizza
Il canonico Giuseppe
Marello nel 1888 aveva in
mente di dilatare la sua
congregazione anche fuori
di Santa Chiara, sia per
allargare gli spazi ai suoi
Oblati sia per lanciarli nell'opera dei catechismi,
fondando qualche oratorio
giovanile in città. Dappri-
22
ma, egli mise gli occhi sul
vetusto castello di Asti,
abitazione medievale dei
vescovi, ora lasciato in
abbandono e messo in
vendita da un privato. Il
prezzo richiesto era di lire
25.000, accessibile anche
se egli non disponeva di
niente. Il Marello cominciò
ad esporre il suo piano
all'uno e all'altro, per sentire i pareri ed eventualmente ottenere qualche
aiuto. Un benefattore,
Domenico Gaspardone,
semplice portinaio del
seminario, che ebbe l’onore di aver messo il suo
nome sulla lapide dei
benefattori del Michelerio
avendo beneficato tanto il
Michelerio
che
Santa
Chiara, saputa la cosa lo
dissuase subito: non era
quello un ambiente preparato a ricevere una
comunità e avrebbe dovuto spendere molto per
riattarlo. Allora il canonico
Marello non ci pensò più.
Di lì a poco fu messa in
vendita un'altra grande
costruzione,
collocata
allora fuori città, ove non
c'era ancora la chiesa e si
poteva fare tanto del
bene. L'immobile chiama-
to «La vinicola» era un'antica «cantina», che aveva
avuto il suo momento glorioso, ma che ora era surclassata da altre emergenti (per cui Asti diveniva
famosa), e ammainava le
vele ed era messa in vendita. Questo sì era un
affare vantaggioso sotto
tutti gli aspetti, materiale
e soprattutto spirituale
per il bene che si sarebbe
potuto fare alla gioventù,
in quella zona lontana
dalle chiese cittadine.
Qualcuno giudicava il suo
progetto “una follia” ma
gli eventi dimostrarono
quanto fosse savio: perché in quella località più
tardi fu eretta una chiesa
succursale della parrocchia di S. Paolo, detta
di padre Fiorenzo Cavallaro osj.
chiesa di Ponte Tanaro, e
fu aperto un grandioso
oratorio festivo, affidato ai
Salesiani. La "vinicola”,
andò poi in mano ad una
società vetraria toscana. Il
canonico Marello non
comprò il fabbricato in
seguito alla sua elezione a
vescovo: «Non credette
cosa prudente assumersi
la grave responsabilità
dell'impianto di una nuova
casa che avrebbe richiesto
l'immediata e costante
sua vigilanza ed opera,
che egli da lontano non
avrebbe potuto prestare»
(A Mazzetti in S.Dalmaso,
Biografia del Beato G.
Marello.)
La sua “folle idea”, di
realizzare un’opera in una
zona periferica della città,
in cui poter accogliere
ragazzi e giovani per educarli com’era nel suo stile,
attraverso il catechismo,
la preghiera e il gioco ed
una vita cristiana, si sta
realizzando proprio oggi.
Infatti, il 25 maggio è
stato inaugurato il nuovo
complesso sociale ed
ecclesiale: chiesa – salone
polivalente “San Giuseppe
Marello” in Via Scotti,
quartiere San Quirico,
Asti, con le aree attrezzate esterne.
Grande è sempre stata
per il Marello la presa di
coscienza dei problemi
sociali-giovanili del suo
tempo. La situazione giovanile, anche ai nostri
giorni, presenta esigenze
reali e, sulla scia del loro
padre Fondatore, gli Oblati di san Giuseppe pongono nelle loro scelte pasto-
sede in via Scotti. Grazie
all’interessamento
di
padre Giorgio, della diocesi e del Comune si realizzò
ben presto l’obiettivo di
rali un’attenzione particolare all’educazione cristiana della gioventù in svariate forme, non ultimo
l’impegno nella catechesi.
costruire un
centro di vita
comunitaria
per la popolazione
del
nuovo insediamento abitativo di san
Quirico attraverso
l’installazione
di una struttura precaria prefabbricata, acquistata dalla diocesi, collocata sul terreno
di proprietà del Comune e
gestita congiuntamente
per le rispettive finalità
dalla diocesi e dal comune, tramite la locale parrocchia SS. Annunziata
sita nel rione Tanaro alla
periferia della città.
Il 29 Aprile 2004 la
diocesi rappresentata dal
vescovo monsignor Francesco Ravinale e il comune rappresentato dal dirigente del settore Politiche
Giovanili dr. Gianluigi
Porro approvarono il
testo della convenzione. La cappella-salone
polivalente fu inaugurata
alla fine del mese di ottobre del 2004. L’interesse
da parte delle Politiche
Giovanili del Comune di
Un percorso a tappe
Correva l’anno 2003! Il
Vescovo di Asti monsignor
Ravinale manifestava il
desiderio che un sacerdote Oblato, dotato di una
certa vivacità, inventiva e
capacità di rapporto con le
persone, fosse presente a
San Quirico, quartiere
periferico della città in
forte espansione. Il superiore provinciale pensò ad
un giovane sacerdote
indiano, padre Giorgio
Facister Kunnappilly, che
aveva fatto i suoi studi in
preparazione al sacerdozio in Italia e, di conseguenza, conosceva bene
la lingua, la cultura e la
mentalità. Il primo settembre del 2003 padre
Giorgio iniziava il suo
lavoro ministeriale nella
parrocchia SS. Annunziata
rione Tanaro, in aiuto al
parroco don Mino Vittone
con l’incarico specifico
dell’erigendo centro “San
Giuseppe Marello” nel
quartiere “San Quirico” e
Asti, l’Assesorato alle
politiche sportive in
collaborazione con la
cooperativa “la strada”, l’intervento di un
educatore attivo in
quartiere e la presenza
della chiesa nella persona di padre Giorgio
hanno
permesso
nel
tempo l’avvicinamento dei
ragazzi del quartiere, la
realizzazione del campet-
to di calcio adiacente alla
cappellania, l’intervento di
aiuto e sostegno scolastico, mentre le funzioni religiose continuano ad essere partecipate da un buon
numero di fedeli.
Il 16 ottobre 2006
padre Giorgio è trasferito
dalla cappellania “San Giuseppe Marello” alla parrocchia “ Madonna dei Poveri”
a Milano. Padre Fiorenzo
Cavallaro, rettore della
comunità religiosa nella
casa madre degli Oblati di
san Giuseppe in Corso Vittorio Alfieri 384 ne continua il lavoro, finché il 18
aprile 2007 il superiore
provinciale padre Luigi
Marsero,
presenta
al
vescovo tre sacerdoti
oblati provenienti dalle
Filippine: padre José Apin,
padre Allen Diokno e il dia-
cono don Joseph Pasia. La
prima cosa che padre
Allen e don Jospeh, hanno
voluto fare è stato l’avvicinare e il conoscere tutte le
famiglie. Con grinta si
sono poi impegnati nell’avvicinare i ragazzi e i
giovani. Il 22 settembre
2007 don Joseph è stato
ordinato sacerdote nella
cattedrale di Asti da monsignor Ravinale. Fu questa
Momenti della concelebrazione
a sin. disegno del complesso e
chiesa San Guseppe Marello
un’occasione stupenda e
provvidenziale in quanto la
festa portò tantissime persone del quartiere ad una
maggiore conoscenza e
aggregazione. Oggi un bel
numero di fedeli partecipano alle funzioni religiose
della cappellania. Si è
costituito il gruppo dei
chierichetti; diverse giovani coppie hanno formato
la cantoria; un gruppo
di preghiera animata dai
sacerdoti si ritrova ogni
sabato sera. C’è il Comitato della cappellania.
L’augurio è che si possa
realizzare non solo il complesso e la chiesa “San
Giuseppe Marello”, ma una
vera comunità aperta ai
valori cristiani e luogo di
aggregazione.
23
Dialogando con gli amici
Una mamma per la figlia
Ho tre figlie, ma una è la mia disperazione.
Insegna nelle scuole italiane all’estero, quindi è
sempre lontana da casa. Una vita disordinata,
frequenta (o sta) con un uomo sposato e separato che ha già un’altra amante, frequenta con
lui una specie di setta dove parlano solo del diavolo e dove le dicono che lei è indiavolata...
Quando di rado torna da me, non vuol saperne
di fede o di preghiera ecc. Non sa più neppure
il Padre Nostro e l’Ave Maria. Io prego tanto ma
che cosa posso fare?…(….)
Silvana B.
24
Signora Silvana, sappia che le preghiere di
una mamma per il bene e la salvezza vera e
totale dei suoi figli, il Signore le ascolta sempre,
perché chiede una cosa che Lui da sempre vuole.
Con sua figlia non servono le prediche rabbiose, serve tanta bontà. Non si è mai accorta che
sua figlia soffre, ha delle paure e delle ansietà
interiori che non manifesta?
Le dica con dolcezza che da quella setta deve
stare lontana. Non si sta bene dove il diavolo
“abita” e che, giovane come è, non si lasci prendere dalla trappola di quell’uomo che sfrutta
spudoratamente le donne.
La inviti a una preghiera insieme con lei per
essere liberata dalle paure e dalle sue ansietà.
Domandi con lei aiuto per il suo avvenire e per
le scelte della sua vita a Uno che le vuole bene
e che ha dato la vita per lei e che si chiama
Gesù.
Le dia coraggio a liberarsi da certi legami,che
la rendono schiava e dei quali essa stessa non è
contenta e a trovare una strada sua, formandosi una famiglia degna di questo nome
Rievochi con lei i ricordi della fanciullezza e
dei sacramenti ricevuti.
Con delicatezza le offra un libretto di preghiere e un Vangelo. In un colloquio materno e
affettuoso, da lasciare aperto e che può avere
molte riprese, vinca la sua apparente ostilità
alle cose della fede e in particolare verso la Chiesa.
Sono certo che le sue parole pian piano
faranno breccia nel cuore di sua figlia: l’acredine e la dura riprensione che lei usa ora non servono; solo la bontà conquista.
Una catechista in imbarazzo
Padre, ma come si fa con i ragazzi di oggi?
Parlo specialmente del gruppo dei chierichetti.
Una volta si diceva che avevano l’argento vivo
addosso, ma adesso hanno ciascuno un diavoletto che li scuote e li distrae con mille cose. Forse
sono troppo giovane, ma proprio che fatica !…E
il mio parroco sorride e vuole che continui.
Fiorella S.
Sono figli del nostro tempo. Bisogna prenderli come sono e portarli con pazienza a incontrare la “persona” di Gesù. Troppe nostre lezioni di
catechismo sono teoriche, scipite e fredde e non
dicono nulla ai ragazzi. Dia loro un Gesù vivo,
operante e concreto, lo presenti come loro
amico. Parli di lui con entusiasmo e prima e
dopo preghi molto per loro lo Spirito Santo che
li illumini.
Cerchi l’occasione di parlare personalmente a
ognuno di loro, toccando la loro sensibilità e la
loro viva partecipazione al discorso: a tu per tu
le cose si dicono meglio e hanno una rispondenza più sentita.
C’è poi il problema del coinvolgere i genitori
nel discorso educativo religioso: sono essi i primi
responsabili della formazione cristiana dei figli,
l’hanno promesso nel giorno del battesimo dei
figli; ma qui il discorso si allarga a situazioni
molteplici e spesso dolorose e non è possibile
trattarne a lungo in questa sede.
Che cos’ è l’anno paolino?
Padre, il mio parroco ha parlato dell’anno
paolino, ma non ha detto molto, ha solo accennato che riguarda s. Paolo a Roma. Ho capito
poco. Ci può dire qualcosa di più?
Teresio F.
Il Papa ha indetto un “anno paolino” per ricordare il bimillenario della nascita di s. Paolo. Lo
aprirà nella basilica di s. Paolo a Roma il 28 giugno prossimo, aprendo la porta “paolina”.
Veramente non si conosce la data esatta della
nascita di s. Paolo: gli esperti la mettono tra il 7
e il 10 d. C. Sua città natale è Tarso in Turchia.
Giudeo della diaspora, di nome Saulo, della tribù
di Beniamino, ma cittadino romano, fu discepolo
del rabbino Gamaliele e divenne un fariseo
zelante tanto che fu presente al martirio di s.
Stefano.
Persecutore ardente dei cristiani, dopo la
mirabile conversione sulla via di Damasco,
divenne altrettanto ardente apostolo e missionario di Cristo morto e risorto.
Solo dopo tre anni dalla conversione andò a
Gerusalemme per incontrare Pietro. Dalle sue
Lettere e dagli Atti degli Apostoli conosciamo i
di padre Paolo Re osj
suoi viaggi missionari compiuti nel bacino del
Mediterraneo, raggiungendo Antiochia, Efeso,
Filippi, Tessalonica, Atene, Corinto ecc. e sopportando rischi, pericoli e persecuzioni, di cui
parla nelle Lettere.
Arrestato a Gerusalemme per un presunto
oltraggio al tempio, rimase due anni in prigione
a Cesarea Marittima. Poi come cittadino romano
si appellò a Cesare e nel 60 d. C fu condotto a
Roma dove fu tenuto in prigione ma godendo di
una certa libertà, tanto che poteva scrivere (le
Lettere dalla prigionia), ricevere visite, predicare il Vangelo.
Parecchie delle sue lettere, scritte con cuore
di padre e di pastore alle nascenti comunità cristiane che aveva fondato, sono diventate parte
della Parola di Dio e tesoro della chiesa. E lei,
signor Teresio, le sente leggere nella celebrazione della Santa Messa domenicale, il che ha
Se lo stare in piedi dipendesse da noi,
sicuramente al primo soffio noi cadremmo.
Confidiamo sempre nella Divina Misericordia
e così sperimenteremo ogni giorno più
quanto è buono il Signore. (san Pio da Pietrelcina)
creato una certa familiarità col suo pensiero.
Chi non ricorda certe espressioni ad es. “ Non
son più io che vivo, ma Cristo vive in me” oppure “Per me il vivere è Cristo. Non conosco altro
che Cristo e Cristo crocifisso!” “Guai a me se non
predicassi il Vangelo” “ portate i pesi gli uni degli
altri” o “Chi non lavora non mangi” ecc?
Infine subì il martirio per decapitazione fuori
Roma , alle Tre Fontane. Il suo corpo è sepolto
nella grande basilica di s. Paolo fuori le Mura e i
pellegrini possono ammirarne il sarcofago.
Papa Benedetto XVI annunciando l’”anno
paolino” ha detto: “anche oggi Cristo ha bisogno
di apostoli pronti a sacrificare se stessi. Ha bisogno di testimoni e martiri come Paolo … Visse e
lavorò Per Cristo, per Lui soffrì e morì”.
Che l’anno paolino ci serva per conoscere
meglio questo Gigante della Fede, come appare
dalle sue lettere!
Mandare le lettere per la rubrica
”Dialogando con gli amici” a:
Padre Paolo Re
Corso Alfieri, 384 - 14100 Asti
e-mail: [email protected]
Un caro saluto a Eric e Alessandro che vivono in Svezia,
da parte della nonna Egle.
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Notizie dal mondo giuseppino
[email protected]
Eventi, immagini, dai mille luoghi, in Italia e nel mondo,
dove sono presenti i lettori di Joseph
Il Papa a Savona ha visitato il Santuario Basilica di Nostra Signora della
Misericordia
Il Santo Padre Benedetto XVI ha cominciato la sua vista alla diocesi di Savona il
17 maggio rendendo omaggio alla Madonna della Misericordia. Giunto in elicottero
nella città ligure, il Papa si è subito recato in auto scoperta al
Santuario, ripercorrendo le orme di Pio VII che, il 10 maggio
1815, incoronò nello stesso luogo l’effigie della Madonna
della Misericordia per ringraziarla di essere stato liberato,
dopo tre anni di prigionia voluta da Napoleone. Qui il Papa si
è recato nella cripta per pregare ai piedi della statua della
Madonna recitando un’orazione d’affidamento della città e
della diocesi a Maria, e deponendo alla fine sull’altare una
rosa d’oro come omaggio. Il santuario mariano è tanto caro
alla memoria di noi Oblati di S. Giuseppe. Infatti nell’estate
del 1956 qui Giuseppe Marello, undicenne in pellegrinaggio,
ricevette la sua vocazione, e qui celebrò, lunedì 27 maggio
1895, l’ultima Eucaristia dela sua vita terrena. In occasione
della visita del Santo Padre al Santuario, il libretto La spiritualità mariana in San Giuseppe Marello, autore p.
Sebastian Jacobi osj, è stato pubblicato e dato in omaggio ai lettori di Joseph.
Visita di due confratelli dalle Filippine
Padre Edwin Tolentino e padre Nelson Osorio delle Filippine il 3
e 4 maggio a Roma hanno partecipato alla riunione di coordinamento a Roma per l’organizzazione del III Congresso mondiale dei
Laici Giuseppini Marelliani, che si svolgerà a Tagaytay il gennaio
prossimo. Nella foto, con p. Gabriel Kamus da sinistra.
A Parete festa della SS.ma Trinità
Il giorno 18 maggio a Parete si è celebrata la festa della parrocchia dedicata alla SS.ma Trinità. Si sono svolte sfide di balli, banchetti di gastronomia e, per finire, la Corrida dove si sono sfidati
imitatori, canzonieri e barzellettisti. Prima, però, di iniziare i festeggiamenti abbiamo celebrato la Santissima e Solennissima Eucaristia a cui hanno partecipato più di 100 persone. Quel giorno Gesù ci ha guidati e tenuti per mano, anzi era lì in mezzo a noi a festeggiare; dobbiamo aiutar-
Lo nel rinnovare l'universo, eliminare le guerre, la povertà e la discordia tra di noi, dobbiamo farlo ritornare come
Lui ce lo ha donato Faraldo Luigi
Visita di padre Pierdomenico Ceriani in Italia
Asti, Convegno dei chierichetti in Casa madre
Ad Asti in Casa Madre sabato 4 e domenica 5 maggio abbiamo celebrato con gioia il Primo Convegno dei Chierichetti. Davvero è stata una giornata indimenticabile! In tutto eravamo 84, provenienti da Villanova, San Martino Alfieri, e dalla città dal Duomo, da San Paolo e da San
Quirico -, da Milano Madonna dei Poveri, da Alba Madonna
della Moretta, da Biella i Filippini, da Imperia San Giuseppe e
da Roma San Giuseppe all’Aurelio.
Ecco il programma svolto: sabato pomeriggio accoglienza
e giochi nel cortile, preghiera iniziale e presentazione del
tema: “Marello un Amico vero”, visita ai luoghi marelliani -cattedrale, seminario, museo-, preghiera, cena; dopo cena: seratona in Festa!!! con il recital: La vita di San Giuseppe Marello,
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conosciamoci!!! - ogni gruppo si è presentato con canti, giochi, scenette, danze.
Domenica 4 maggio: colazione, solenne
celebrazione eucaristica nel santuario di San
Giuseppe presieduta da p. Luigi Marsero
superiore provinciale, giochi - canti, bans
ecc.-, pranzo/premiazione, conclusione.
Padre Joseph Pasia osj
In questi giorni è giunto dal Perù in Italia padre
Pierdomenico Ceriani. Dopo un periodo trascorso in
famiglia si è recato a Sesto Fiorentino, alla comunità parrocchiale di San Giuseppe Artigiano, che da
più anni sta sostenendo molti progetti, in particolare il centro medico “San José Marello” a Barranco,
Lima, e la formazione di diversi seminaristi oblati
nel Perù. Nella foto, a Sesto Fiorentino, con padre
Pierdomenico il gruppo mentre prepara una spedizione di articoli sanitari.
A Roma, celebrazione
nel collegio universitario
La sera di giovedì 15
maggio a Roma, nella cappella della casa generalizia
gli studenti del collegio universitario hanno svolto insieme a padre Brian Crawford,
incaricato del collegio, la
celebrazione della preghiera
comunitaria, a conclusione
dell’anno accademico 20072008 e per esprimere vicendevolmente il saluto a padre
Brian prima della sua partenza per gli Stati Uniti.
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I nostri cooperatori laici in India
I cooperatori laici in India portano il
nome di “Figli di San Giuseppe”, e uniscono insieme tutti gli exalunni della
Boys Home di Kodungallur. Hanno
festeggiato la loro celebrazione annuale
domenica 25 maggio, con l’Eucaristia
presieduta da padre Varghese Mettekkattu provinciale, padre Laly Kathullil e
padre Sebastian Kanichukunnath concelebranti, e nel ricordo di padre Hilarion
Nedumparambil. Dopo la messa, l’incontro con circa 250 presenze, presieduto
da padre Sebastian e inaugurato da
padre John Chakalakkal. Il presidente
Gabriel Kammatikal e il segretario Anto
Kollethusery hanno espresso la loro gratitudine ai presenti.
A Roma, casa generalizia, speciale ricorrenza per la comunità dei Filippini
La Comunità dei Filippini il 25 maggio, come tutte le domeniche, ha celebrato la S. Messa nella cappella della
casa generalizia degli Oblati di San Giuseppe. Alla solennità del Corpus Domini si è unita la gioia per il Battesi-
A San Paolo del Brasile, l’ordinazione diaconale di fratel Moacir
José Silveira
Il 29 marzo nella parrocchia di Nossa Senhora de Loreto a San Paolo è
stato ordinato diacono Moacir José Silveira, dal vescovo locale Mons. Joaquim.
Erano presenti il provinciale padre Neto, padre Devanil, padre Bennelson,
padre João Batista, i chierici di teologia, i confratelli di Curitiba, le suore Oblate di San Giuseppe. Non sono mancate le manifestazioni di gioia e simpatia,
e di amore reciproco. All’ordinazione è seguito un momenti di fraternità nella
comunità parrocchiale . Nella foto fratel Moacir con il teologo brasiliano Clodovis Boff. Elias Dorival dos Santos.
A Firenze presentazione del libro Lobby e Advocacy a fianco dei “Dimenticati”
Venerdì 23 maggio a Firenze nello stand della Caritas Italiana al convegno Terrafutura a Fortezza da Basso, è
stata presentata la pubblicazione Lobby e Advocacy a
fianco dei dimenticati, EDB,
Bologna 2008 – pp. 120 –
edizione curata alla fine del
2006 da p. Guido Miglietta.
Alla presentazione ha esposto
la sua esperienza di Advocacy
Monsignor Giuseppe Franzelli,
comboniano e vescovo di Lira
in Uganda, che lavora attivamente per raggiungere un
accordo di pace nella regione.
Nella foto, da sin. D. Andrea
Laregina e mons. Giuseppe
Franzelli.
Livia Degano, donna di tanta fede e tanta preghiera, sorella del compianto Padre
Angelo Degano, è deceduta il 28 aprile scorso all’età di 96 anni. Il Signore l’accolga nella
sua Gloria insieme al fratello sacerdote, gli altri fratelli e i genitori.
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mo di una bambina, Shianela Ann Corpus Cunanan, e la devozione per Maria SS. che in questo
mese di maggio è venerata in modo speciale.
Durante la celebrazione p. Gabriel Kamus ha ricordato che come i genitori si preoccupano di nutrire i
figli col loro lavoro e i loro sacrifici, così Dio si preoccupa di nutrirci dandoci in dono Gesù Cristo
affinché noi possiamo diventare Lui. In Filippine c’è
l’usanza di lasciare in dono qualcosa da mangiare
quando si va a trovare un amico e se quella persona non c’è vedendo il dono sa che quel suo amico
è venuto a trovarlo, così – ha aggiunto p. Kamus il Signore ha lasciato nell’Eucaristia il ricordo vivo
della sua presenza. Essendo l’ultima domenica del
mese di maggio, come tutti gli anni al termine della
santa messa c’è stata una processione in onore di
Maria SS. e una fraterna condivisione delle specialità filippine preparate con tanto amore dalle famiglie presenti. Sr Marianna osj
Corrado Risso 16 02 1914 – 08 05 2008
Papà, la mamma, in Paradiso, non poteva più stare senza di te e ti ha chiamato con
sé, in una notte di maggio gremita di stelle. Ci siamo tanto amati, nella nostra casa, sempre insieme, nella gioia e nel dolore, inseparabili.
La Madonna - tu ci raccontavi - ti aveva salvato la vita quando
eri ragazzo, in un pauroso incidente sul lavoro. Durante il servizio
militare a Bologna, sei salito a pregarLa sul Colle di S. Luca e, all'indomani, invece di partire per la guerra, sei tornato a casa. Da allora, amavi e pregavi la Madonna e mi confidavi: “Io mi trovo bene con Lei”. Eri buono, mite e umile di cuore, pronto a rimetterci piuttosto che a litigare con qualcuno. Hai lavorato tanto: muratore a portare il tuo mattone in
case, scuole e chiese; agricoltore a coltivare la nostra terra come un giardino. Mai ti sei
risparmiato la fatica e il sacrificio. Volevi un figlio professore e, insieme alla mamma, ve
lo siete "costruito" come avete voluto, con mia grande gioia, guardando a Gesù come
unico Salvatore e modello. Nelle ore difficili, dimostravi sempre una grande fiducia: “Dio
è padre e provvede a noi". Come ti aveva insegnato don Cellino, ogni sera pregavi: “Gesù
mio, misericordia, perdonami”. E ancora: “Cara Madre Vergine Maria, fà che Tu salvi l'anima mia”. Durante il tuo lungo soffrire, l'abbiamo ripetuto insieme tutti i giorni fino alla tua ultima ora, quando
hai chiamato più volte la mamma e mi hai detto: “Adesso io vado in Paradiso”.
Ora davvero scende la sera anche per me, ma sulla mia via come a Emmaus, cammina l'Uomo-Dio, Gesù
(Lc. 24, 13-35) e io riconosco Gesù solo, Maestro, Guida, Amico, Signore, Sposo dell'anima mia, padre e madre
insieme. Attendo, mamma e papà, l'ora lieta di rivedervi: allora sì, sarà bello: staremo ancora e per sempre insieme, con Gesù, chè Gesù solo è il Paradiso. Paolo
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Libri
Pasquale Princigalli (a cura di),
Karol il Grande. Padre Maestro
Pastore, Editrice Rotas, Barletta
2008, pp. 1-124.
“Giovanni Paolo II, con l’insegnamento e la
testimonianza della vita, ci ha lasciato un patrimonio prezioso dal quale cominciamo appena ora
ad attingere cose nuove e cose antiche. Le sue
parole, i suoi gesti, e persino
il grido che ha lanciato contro le ingiustizie in tutto il
mondo, nei suoi numerosi
viaggi, sono entrati nel
cuore di milioni di persone”
(dalla presentazione dell’Autore).
Padre Pasquale Princigalli
ha curato questo libro dedicato al compianto Giovanni
Paolo II. Sono testimonianze
che mettono in luce la figura
e l’operato di Papa Wojtyla
come Padre, Maestro e
Pastore della Chiesa. Dopo un breve profilo delle
principali encicliche, si passa al testamento spirituale del vecchio Pontefice, quindi a fatti,
momenti, incontri di Sua Santità ricordati da personalità ecclesiastiche e da giornalisti. Si tratta di
incontri di Wojtyla coi giovani, con malati, bambine di strada, bisognosi, l’episodio dell’attentato e
ferimento a piazza S.Pietro, i suoi pellegrinaggi ai
vari Santuari sparsi nel mondo, una vita al servizio della Fede, del Signore e della Madonna. Un
libro che vuole ricordare ed esaltare Giovanni
Paolo II come guida della Fede, profeta di speranza, testimone appassionato. La pubblicazione
chiude con una omelia di Benedetto XVI che
ricorda di Lui “un amore per Cristo senza riserve
e senza risparmio” per concludere “dalla casa del
Padre non cessa di accompagnare il cammino
della Chiesa”. Il testo si chiude con la preghiera
per la beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II a cura del Cardinale Ruini.
Recensione a cura di A.Meloni
Adozioni: Adoratrici Perpetue, Brandinelli Gabriella, Carbone Giovanni Bertaina Maria, Girelli Maria Grazia,
Rosso Flavio e Rita, Santuario S. Giuseppe-Asti, Scaletta
Edda. Amici sostenitori: Lano Maria, Valentini Longo M.
Pia., Denegri Sac. Giovanni, Torsello Maurizia, Venturosi Alfredo, Denegri Cap. Giovanni, Tanzii-Jacquemont, Iviglia Clara, Occhetti Vittorio, Marello Concess. Renault. In
onore di S. Giuseppe: Console Pentrelli Maria, Bono
di padre Sebastian Meleth osj
Presentiamo un’associazione
La cooperativa sociale Mistya
A Locri la cooperativa ha attivato un Centro
Diurno socio-educativo per portatori di handicap
che tutt'oggi viene gestito ed opera con risorse
volontarie. Ha avviato il Centro d'Incontro Polivalente per minori soggetti a rischio di coinvolgimento in attività criminose. Nel 1997 prende
corpo il progetto Centro di Aggregazione per oltre
60 adolescenti con orientamento e formazione al
lavoro, con laboratorio di restauro, falegnameria
e fotografia, nonché per le loro famiglie, in un
lento e positivo cambiamento di progettualità di
vita verso la legalità e l'abbattimento delle barriere culturali. Ha avviato progetti di prevenzione e
informazione sui danni derivati dall'alcolismo e
dal tabagismo nonché progetti sperimentali di
reinserimento lavorativo per ex tossicodipendenti
Ha gestito il progetto HTML Handicap Tele Multiopportunità Lavoro e un servizio di assistenza
alle persone con handicap grave. Ha contribuito,
inoltre, alla costruzione di una cooperativa dove i
principali attori sono le categorie svantaggiate
che negli anni precedenti Mistya aveva avuto
come utenti. Altro campo di azione è il turismo
sociale. E.mail: [email protected]
Grazie a chi ci fa del bene
Melania, Cacioni Ida. In onore di S. Giuseppe Marello:
Guiso Giuseppe, Beccu Lucia, Monti Maria. Messe missionari: Filia R. Bacciu Anastasia, Bonetti Maria, Brunati
Vittadini Rosanna, Congiu Mario, Scafa Angelo. Messe
perpetue: Pisu Eliana, Panigo Alessandro, Ricciardi
Antonio, Bonanni Enrico e Assunta, Riannetti Lauretta,
Casol Giovanna, Caporaso Valter, Colombo Maria (ved.)
Bosisio, Sabatini Giuseppe e Velia, Bolchi Maria, Guarne-
Il Progetto Boys’ Home in India
L’India è un paese di grandi diversità: di religioni, di culture, di lingue, di ceti
sociali. Ha un sesto della popolazione mondiale. Che rappresenta una grande risorsa umana. Più della metà della popolazione indiana, però, è povera:
una famiglia di 5 persone vive con più o meno 2 euro al giorno.
In questo contesto si inserisce il progetto delle Boys’ Homes gestite dagli
Oblati di San Giuseppe dell’India. Una Boys’ Home, “orfanotrofio”, è una casa
per ragazzi poveri, non necessariamente orfani; molti hanno grandi disagi
familiari. È dal 1970 che gli Oblati di San Giuseppe portano avanti questa iniziativa. Attualmente ci sono tre Boys’ Homes nello stato del Kerala, a sudLa vivacità dei ragazzi
ovest dell’India.
della Boys’Home di
Kodungallur
La prima Boys’ Home si trova a Kodungallur, centro-ovest del Kerala, ha 52
ragazzi di età tra 4 e 15 anni. La seconda è situata a Kulathupuzha nel sud-est
del Kerala, ed è stata aperta due anni fa, ha 14 ragazzi di età tra i 10 e i 13
anni. La capacità ricettiva della struttura è di 60 ragazzi; per ora ci sono solo due classi, il che vuol dire che ogni anno
aumenterà il numero. La terza si trova a Varkala, nel sud-ovest del Kerala ed è in fase di costruzione, naturalmente con
l’aiuto generoso di tante persone come voi. Avrà una capacità ricettiva di 100 ragazzi.
Quello che gli Oblati fanno in queste - chiamiamole pure, “case per studenti” - però non a pagamento - rappresenta un
grande sostegno morale, culturale e religioso per una crescita integrale di questi
ragazzi disagiati con problemi familiari ma che hanno anche tanta voglia di vivere
La Boys’Home di Varkala
in costruzione
e superano così ogni difficoltà.
Le spese per sostenere questo progetto, dare vitto, alloggio e istruzione a 200
ragazzi, naturalmente sono abbastanza elevate. La copertura del 70% delle spese arriva
dall’estero, specialmente dall’Italia, che sostiene il progetto di adozioni a distanza anche per
i ragazzi delle Boys’ Homes. Dal governo indiano giunge un piccolo sussidio, quasi simbolico.
Per il resto, ci pensa la congregazione degli
Oblati di San Giuseppe. In beve gli Oblati,
Per attingere l’acqua potabile i
ragazzi della Boys’Home di Kulaanche in questi luoghi sperduti del mondo,
thupuzha devono fare 1500 metri
realizzano il carisma di san Giuseppe Marello
loro fondatore: l’educazione dei giovani.
Adozioni a distanza
Bambini
ri Prof. A. Maria, Perrini Anna, Tesio Irene, Fontana Novenia. Missioni: Picchi Margherita, Ins. Vuillermoz Ennio,
Rossigni Giuseppe, Babilano Amalia, La vezzo Lorenzo,
Roncaia Paolo, Violi Giuseppe, Rossi Liliana, Bergamasco
Anna Maria, Gavazzi Battista, Agudio Geom. G. Battista,
Taglietto Maria, Digrisa Maria. Natale missionario&miniprogetti: Tarli Sartini Marisa. Offerte pro seminaristi:
Grillone Angioletta.
Sante Messe perpetue per vivi e defunti
Per aderire a questa opportunità, che consente la quotidiana celebrazione della santa Messa, basta versare la quota che si crede conveniente utilizzando il c.c.p. 120147 intestato a: Periodico Joseph - Corso Alfieri
384 - 14100 Asti. Questo fondo non può essere utilizzato o destinato ad altro scopo e gli interessi maturati annualmente servono per celebrare, durante l’anno, tante altre sante Messe sia nel santuario san Giuseppe
in Asti che nei vari santuari tenuti dalla congregazione, anche in terra di missione. All’atto dell’iscrizione verrà inviata una conferma di adesione.
Per debellare definitivamente la miseria è necessario offrire possibilità educative a chi è nell’indigenza. Noi Oblati di San Giuseppe ci occupiamo dell’educazione dei bambini e dei giovani in diversi Paesi: India, Nigeria, Bolivia, Perù, Messico, Filippine, Brasile. Amico e lettore di Joseph, vuoi aiutarci adottandone uno? Il contributo annuale è di euro 310. Riceverai le notizie che riguardano il bambino e avrai una sua fotografia. Nell’offrire il nostro
aiuto ai poveri non possiamo limitarci a fare solo carità: dobbiamo essere loro accanto, insegnando a procurarsi il cibo e a costruirsi il futuro con il
sudore della propria fronte. Con la vostra offerta costante e generosa, cari amici, state aiutando i vostri figli adottati a vivere la loro vita da protagonisti.
Seminaristi
La Chiesa ha bisogno di uomini che predichino il Vangelo in tutto il mondo. Noi Oblati di San Giuseppe stiamo preparando molti giovani alla vita
religiosa e sacerdotale in vari Paesi bisognosi: India, Nigeria, Brasile, Bolivia, Perù, Messico, Polonia, Filippine, fiduciosi che un giorno saranno le guide
spirituali e morali del popolo di Dio. Vuoi aiutarci a formare i futuri apostoli di Cristo? Il contributo annuale è di euro 1050 (secondo le modalità che
scegli tu: mensile, semestrale, annuale).
Opere Sociali Marelliane - Onlus
Via Boccea, 364 - 00167 Roma - tel/fax 06 660486523 e-mail: [email protected]
CCP n° 52643558 CCB: Banca Popolare Sondrio n° IT42 H05696 03212 00000 4050X63
Anno missionario
Con la vostra generosità
aiutiamoli a crescere
per un futuro migliore
1
2
(1) Huaraz, Perù: a 3500 metri d’altezza, per 34 bambini di scuola materna tre pasti al giorno, per cinque giorni
la settimana e vestiario.
(2) Kerala, India: un kit scolastico per settanta bambini di due orfanotrofi.
(3) Lima, Perù: per ottanta persone, un pasto al giorno, sei giorni la settimana.
(4) Pomabamba, Perù: a 3500 metri sulle Ande, per cinquanta adolescenti, un materasso, un cuscino e una coperta.
3
4
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Taxe perçue - Tassa riscossa
AVVISO AL PORTALETTERE: in caso di mancato recapito, reinviare all’ufficio postale di 14100 ASTI CPO
detentore del conto, per la restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.
SCONOSCIUTO
INESATTO
TRASFERITO
RESPINTO
DECEDUTO
DOPPIO
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Giugno 2008 - Oblati di San Giuseppe