Ufficio della Consigliera di Parità ProvIncia di Brescia le 1000 ANNO I - N.6 - OTTOBRE-DICEMBRE 2011 Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Newsletter della Consigliera di Parità Provinciale le 1000 anno I, n° 6 – OTTOBRE-DICEMBRE 2011 Registrato presso il trib. di Brescia n° 8/2011 del 02.03.2011 La Consigliera di Parità è un pubblico ufficiale ed è nominata con decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro per le Pari Opportunità, su designazione degli organi a tal fine individuati dalle Regioni e dalle Prov ince , sent ite le commissioni tripartite, rispettivamente regionali e provinciali, di cui agli artt.4 e 6 del D.lgs. n.469/1997. Consigliera di In base all’art. 15 del D.Lgs. 198/2006, la bito delle ell’am tiva,n inizia utile ogni Parità intraprende del principio tto rispe del fini ai , Stato dello e etenz comp e di pari opdi non discriminazione e della promozion endo in parsvolg , atrici lavor e atori lavor per portunità ticolare i seguenti compiti: fine di svolrileva situazioni di squilibrio di genere al nzia contro gara di e ali ozion gere le funzioni prom i; azion imin discr le attraverpromuove progetti di azioni positive,anche naziorie, unita com so l’individuazione delle risorse o; scop allo zzate nali e locali, finali azione delle promuove la coerenza della programm agli inditto rispe e orial territ ppo svilu politiche di ria di mate in nali, rizzi comunitari, nazionali e regio tà; pari opportuni se quelsostiene politiche attive del lavoro,compre ee ozion prom le formative, sotto il profilo della tà; rtuni oppo pari di della realizzazione pari opporpromuove l’attuazione delle politiche di ti, che priva e lici pubb etti, sogg dei tunità da parte operano nel mercato del lavoro; inciali del collabora con le direzioni regionali e prov aci di rieffic e edur proc e lavoro al fine di individuar materia in ativa norm alla zioni viola delle levazione le diro cont nzia di parità, pari opportunità e gara di ione ettaz prog la iante med e anch scriminazioni, appositi pacchetti formativi; buone prasdiffonde la conoscenza e lo scambio di e culturaazion form e si e attività di informazione varie sulle e tà rtuni oppo pari delle le sui problemi forme di discriminazioni; progetti di verifica i risultati della realizzazione dei azioni positive; degli enti locollabora con gli assessori al lavoro cali; ria di discrisvolge inchieste indipendenti in mate indipenioni relaz lica pubb e o minazioni sul lavor discriminadenti e raccomandazioni in materia di zioni sul lavoro. “Save the date” (da mettere in agenda) Redazione via Cefalonia, 50 25124 BRESCIA Tel. 030.3749396 - Fax 030.3749343 E-mail: [email protected] © Provincia di Brescia www.provincia.brescia.it STAMPA Tipografia Camuna S.p.A. - Brescia Direttore responsabile Anna Maria Gandolfi Hanno collaborato Anna Maria Gandolfi M n s e o de La oro e d l e Po i i he Soc a i Torre Avogadro - Via Torre, Lumezzane (BS) LA TORRE DELLE FAVOLE I Musicanti di Brema - illustrazioni e scenografie di Sophie Fatus Informazioni e contatti Visite teatralizzate su prenotazione obbligatoria al tel. 030.8971245 (negli orari di apertura della Torre sab. dom. 10:00-12:00 - 14:00-18:00). E-mail: [email protected] Dal 15 Ottobre 2011 al 14 Aprile 2012 Galleria Agnellini Arte Moderna - Via Soldini, 6a - Brescia GEORGES MATHIEU A BRESCIA Informazioni e contatti r Croce Rossa Italiana. Anteprima Cinema Sociale - Via Felice Cavallotti, 20 Proiezione del film “The Iron Lady”, diretto da Phyllida Lloyd Informazioni e contatti Ore 21.00 e-mail: [email protected] Cell.: 334.6892055 Martedì 31 Gennaio Cinema Nuovo Eden - Via Nino Bixio, 9 - Brescia JAZZ IN EDEN Proiezione del film “Piano Blues”, regia di Clint Eastwood Informazioni e contatti Ore 21.00 Ingresso libero Telefono: 030.8379404 - www.jazzineden.it Venerdì 20 Gennaio 2012 Venerdì 24 febbraio Sala Sant’Agostino – Palazzo Broletto Piazza Paolo VI - Brescia Aidda Brescia Albereta Relais e Chateaux di Erbusco Convegno PROMUOVERE LA PARITÀ CON LO SPORTELLO INFORMA DONNA Informazioni e contatti P r Br Sabato 21 Gennaio 2012 Auditorium S. GiovanniCoccaglio – Brescia Newsletter della Consigliera di Parità Provinciale Lunedì 30 Gennaio 2012 Telefono: 030 2944181 e-mail: [email protected] Dalle ore 16.00 alle ore 18.30 - Telefono: 030 7701935 r v le 1000 ANNO N6 O TOB E D EMBRE 0 Consigliera di Parità Provinciale Eleonora Turati - Uff. Consigliera Barbara Frailis - Uff. Consigliera Aldo Monea – Avvocato e Professore Universitario a contratto Filomena Schettino - Asl Brescia Siria Garattini - Asl Brescia Andrea Bozzi – Vice Direttore Inail Brescia Salvatore Giuffrida – Vice Direttore INPS Brescia Donatella Placidi – Ricercatrice Medicina del lavoro Claudio Taurisano – Assessore ai Tempi, Sussidiarità e Trasparenza Comune di Brescia Marina Cocorullo – Presidente AMMI Brescia Daniela Bandiera – EWMD Dal 12 Novembre 2011 al 29 Febbraio 2012 UOMINI IGNUDI Spettacolo teatrale Informazioni e contatti Ore 20.45 Ingresso libero - Telefono: 030 7701935 Presentazione del libro di N.G. Angelis Benessere personale e organizzativo: un binomio possibile? Ed. Franco Angeli Informazioni e contatti e-mail: [email protected] le 1000 3< Editoriale Sommario La sicurezza sul lavoro in ottica di genere Il Mercato del lavoro è sempre in grande fermento, novità fiscali, manovre finanziarie, pare che invece di semplificare tutto si complichi, invece volendo trovare motivazione nel La Consigliera di Parità 4 continuare a fare impresa, bisogna proprio avere non soNasce a Brescia la prima rete… lo la volontà di proseguire ma acquisire la consapevolezza che fare impresa oggi non è come fare impresa 5 anni fa. Eventi 6 Questa è la parte di sfida che le imprese, lavoratori compreL’Ufficio della Consigliera a “Brescia Benessere” 6 si, sono chiamati ad affrontare, l’altra parte di sfida la dovrà EWMD: la gestione della diversità 11 prendere in carico la Politica chiamata a governare e le Parti sociali tutte. E allora decreti norme non assumeranno il caSalute sul lavoro: profili giuridici ed implicazioni organizzative 12 rattere di appesantimento per le aziende ma saranno prese Donne, salute e sicurezza sul lavoro 13 come motore di sviluppo alla ripresa economica del Paese Enti Pubblici – Comune di Brescia 14 e delle aziende pubbliche e private. Questa premessa per arrivare al tema SICUREZZA nei luoAssessorato ai Tempi della Città ghi di lavoro che, a parte essere racchiusa nel Testo Unico Spazio Associazioni 15 81/2008, non è un tema nuovo, ma vuole essere oltre ad un AMMI: La medicina di genere… insieme di norme, un motivo di opportunità per le Imprese e per i lavoratori , per meglio esprimere il concetto abbiamo Lettura fa cultura 16 coniato la seguente equazione: MAGGIOR SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO = PERSONALE SANO E MOTIVATO = MAGGIOR PRODUTTIVITÀ. Sviluppare un’organizzazione del lavoro armonica e attenta ai temi della produttività, della competitività, della conciliazione lavoro-famiglia in un’ottica di sicurezza e benessere organizzativo è una delle priorità individuate nella riforma del modello contrattuale condivisa dalle Pari Sociali e dal Governo. La sicurezza sul lavoro in un’ottica di genere è la concezione innovativa introdotta dal T.U. 81/2008 che già nel primo articolo cita “garantendo l’uniformità della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori sul territorio nazionale (…) , anche con riguardo alle differenze di genere, di età e alla condizione delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati” per poi essere ribadito nell’art 28 . Il tema della differenza necessita di un aggiornamento costante. Ecco perchè l’Ufficio della Consigliera ha in programma di sviluppare una serie di incontri dedicati a questo tema, ad approfondimenti partendo dal progetto nazionale promosso dalla Consigliera Nazionale Prof Alessandra Servidori “SICURAMENTE NOI” - Sono necessarie azioni di informazione e formazione sia per lavoratori e lavoratrici ( a questi pensano le Aziende) che per tutte le figure che si occupano di sicurezza sul lavoro; a questi in particolare si riferirà il progetto del nostro Ufficio di Brescia. Il progetto sarà presentato, sviluppato e condiviso con le Associazioni di Categoria, Enti territoriali, ASL, Direzione provinciale del lavoro, Ispettori del lavoro, INAIL, INPS, Parti sociali, Università, Medici del lavoro. È molto positivo verificare che il T.U. abolisce la neutralità del lavoratore che oggi viene visto come individuo ben definito per età, genere, nazionalità e che la conseguenza porterà a valutazioni di rischi diverse, comprese quelle connesse allo stress da lavoro correlato. Oggi è in aumento il numero delle donne occupate in un mondo del lavoro che fino ad oggi è stato declinato al maschile. L’attenzione alle lavoratrici era circoscritta alla sola maternità, di altri aspetti della vita biologica femminile non se n’è mai tenuto conto:il ciclo mestruale, la fertilità, la menopausa. Le donne poi sono costantemente sottoposte a stress da multiruolo legato al triplo ruolo di professionista, madre e casalinga, alla difficoltà di conciliazione, alla insoddisfazione data da un lavoro in cui manca il riconoscimento, l’avanzamento di carriera, per le discriminazioni subite. Il cambiamento culturale non sarà facile, ma sarà il must delle aziende che credono nell’equazione sopra riportata, per la quale noi crediamo valga la pena la pena ci si debba impegnare tutti senza distinzioni di genere e di livello. Dott.ssa Anna Maria Gandolfi le 1000 >4 LA CONSIGLIERA Nasce a Brescia la prima rete territoriale contro le discriminazioni di genere e le pari opportunità sul lavoro Il 24 novembre 2011 alle ore 11.00 presso la sala S. Agostino - Palazzo Broletto è stato firmato il primo accordo per prevenire e combattere la discriminazione di genere sul lavoro. Il protocollo d’intesa promosso dalla Consigliera di Parità Provinciale, dott.ssa Anna Maria Gandolfi, è stato sottoscritto anche dall’ Assessore Giorgio Bontempi, per la Provincia di Brescia, dalla Direzione Territoriale del Lavoro di Brescia, e dalle OO.SS: CGIL– CISL– UIL e UGL di Brescia. L’accordo, che ha durata di 3 anni, vuole essere un impegno concreto per intensificare il raccordo e le sinergie a favore della corretta applicazione della normativa antidiscriminatoria e della promozione delle politiche di Pari Opportunità in ambito lavorativo. La Consigliera di Parità Provinciale, riconoscendo l’importanza di un dialogo diretto con le organizzazioni sindacali, prime ad avere un contatto diretto con le/i lavoratrici/lavoratori, si è impegnata in prima persona nell’accelerare le tempistiche di sottoscrizione del protocollo e ciò è stato possibile grazie anche alla volontà di tutti i sottoscrittori. Gli obiettivi primari di tale strumento sono: •sviluppare iniziative che ab- biano lo scopo di attivare un circuito virtuoso che coinvolga tutti gli attori nella rimozione dei meccanismi discriminatori, nella realizzazione delle pari opportunità; •impedire ogni forma di discriminazione nel mondo del lavoro anche con attività di prevenzione e di promozione di attività di formazione specifiche. L’ accordo, che punta a favorire la piena applicazione della normativa in materia di parità e di pari opportunità tra uomo e donna, rientra nell’attività istituzionale delle Consigliere di Parità come indicato tra le competenze della Consigliera di Parità dal “Codice delle pari opportunità tra uomo e donna” Decreto Legislativo 11 aprile 2006, n. 198. le 1000 5< I PUNTI PRINCIPALI DEL PROTOCOLLO Gli impegni che il protocollo assegna alla consigliera: Tra gli impegni dei sindacati, invece: Riferimenti INDIRIZZI UTILI PER CONOSCERE E CAPIRE MEGLIO le 1000 >6 EVENTI L’ufficio della Consigliera a “Brescia benessere” Dal 23 al 25 settembre svoltosi presso il MUSEO DELLA MILLE MIGLIA a Brescia, l’ufficio della Consigliera è stato presente al fine di divulgare ruoli, compiti e funzioni della Consigliera di Parità. Presso uno spazio dedicato sono stati distribuiti opuscoli, newsletter riguardanti i lavori dell’ufficio stesso. Sono state fornite informazioni precise da parte del sempre presente Eleonora Turati, a tutti coloro che ne facevano richiesta. Possiamo ritenerci soddisfatte per le numerose visite che abbiamo ricevuto. Oltre a questo spazio l’Ufficio della Consigliera di Parità ha organizzato due eventi di notevole interesse. Il primo evento che si è svolto il 23 settembre dal titolo: Tutela della salute psico-fisica sul lavoro e azioni positive: opportunità per gli enti della Provincia di Brescia – Adempimenti normativi, ha voluto evidenziare l’impegno dell’Ufficio e dell’Assessore alle attività produttive della Provincia di Brescia Giorgio Bontempi, nel realizzare il progetto che ha visto impegnate le Amministrazioni Comunali nel recepire una formazione mirata al benessere psico-fisico dei propri dipendenti e un sostegno nella redazione del Piano triennale di azioni positive, oltre che a dare risalto ai neo costituiti Comitati Unici di Garanzia. Nella prima parte dell’evento sono intervenuti: •Anna Maria Gandolfi – Consigliera di Parità Provinciale: Introduzione ai lavori •Giorgio Bontempi – Assessore Provinciale al Lavoro, AA.PP. ed Economia: “I Progetti dell’Ente Provincia” •Avv. Aldo Monea – Professore Universitario a contratto: “Salute sul lavoro e benessere organizzativo: obblighi ed opportunità per le Amministrazioni pubbliche. Il ruolo dei Comitati Unici di Garanzia” •Filomena Schettino - ASL Brescia La dott.ssa Filomena Schettino (Asl Brescia) dopo un introduzione relativa alla normativa di riferimento ha incentrato il suo intervento sulle indicazioni metodologiche della commissione consultiva permanente ex art. 6 d.lgs. 81/08 (18 novembre 2010) della Regione Lombardia. Questo documento di indirizzo – destinato in modo particolare alle imprese, alle forze sociali e agli operatori degli enti pubblici di vigilanza e assistenza - è il frutto del lavoro, anche consultivo, del Laboratorio “Stress e Lavoro” e illustra significati e contenuti, criteri generali e operativi, necessari per realizzare l’integrazione del documento di valutazione dei rischi per la parte stress lavoro-correlato. La valutazione del rischio da stress lavoro correlato deve integrarsi nella valutazione dei rischi generale, effettuata dal ddl, avvalendosi del RSPP, con il coinvolgimento del MC e consultazione del RLS/RLST. La Regione Lombardia ha pubblicato gli indirizzi generali per la valutazione e gestione del rischio stress lavorativo alla luce dell’accordo europeo del 2004: fattori di stress, criteri, metodi e strumenti applicabili. Finalità del documento è l’identificazione del percorso metodologico che permetta una corretta identificazione dei fattori di rischio da stress lavoro correlato, da cui discendano la pianificazione e la realizzazione di misure di eliminazione o riduzione del rischio. La valutazione riguarda tutti i lavoratori compresi i dirigenti e i preposti. Prende in esame gruppi omogenei di lavoratori individuati dal datore di lavoro sulla base dell’organizzazione aziendale. La dottoressa Schettino ha evidenziato l’importanza della valutazione preliminare di indicatori oggettivi e verificabili definiti eventi sentinella tra i quali ad esempio eventi infortunistici, assenze per malattia, turnover, procedimenti e sanzioni, segnalazioni del MC, lamentele. Nel caso in cui dalla valutazione preliminare non emergano elementi di rischio da stress lavoro-correlato tali da richiedere il ricorso ad azioni correttive, il datore di lavoro sarà unicamente tenuto a darne conto nel Documento di Valutazione del Rischio (DVR) e a prevedere un piano di monitoraggio. Diversamente, si procede alla pianificazione ed alla adozione degli opportuni interventi correttivi (ad esempio, interventi organizzativi, tecnici, procedurali, comunicativi, formativi). Ove gli interventi correttivi risultino inefficaci, si procede, nei tempi che la stessa impresa definisce nella pianificazione degli interventi, alla fase di valutazione successiva. La valutazione della percezione soggettiva dei lavoratori deve avvenire attraverso: questionari, standardizzati, focus group; interviste semistrutturate. La proposta operativa suggerita indica: - azioni comunicative e informative (nelle piccole imprese: incontri e materiale informativo; nelle aziende complesse: riunioni di gruppi di lavoratori e informazione per preposti, dirigenti, materiale informativo adeguato); - analisi documentale e definizione di indicatori oggettivi per gruppi omogenei (circa l’organizzazione del lavoro, la gestione della salute e della sicurezza, indicatori interni); - azioni formative (percorsi formativi diversificati per dirigenti-preposti, lavoratori, medico competente e RSPP). La valutazione dei rischi deve avvenire mediante: le 1000 7< - valutazione oggettiva (osservazione diretta, check-list, job analysis, interviste a lavoratori ed identificazione dei gruppi omogenei); - valutazione soggettiva (colloqui, interviste, questionari); Il report sintetico dei dati e definizione dei livelli di rischio deve contenere: - soluzioni di prevenzione collettiva per gruppo/individuo ed organizzazione; - soluzioni di contenimento individuale dei casi individuali del gruppo; - sorveglianza sanitaria dei gruppi a rischio; - interventi di monitoraggio nel tempo. Nella seconda parte dell’evento sono intervenuti, anche se brevemente a causa del poco tempo rimasto: •Comitato Unico di Garanzia Azienda Speciale Civili di Brescia - dott. ssa Anna Lisa Voltolini •Comitato Unico di Garanzia Camera di Commercio di Brescia – dott. ssa Adele Loda •Comitato Unico di Garanzia Comune di Brescia; •Comitato Unico di Garanzia Provincia di Brescia - Achille Gasparotti •Comitato Unico di Garanzia Università degli studi di Brescia Prof. Enrico Piriti Era invitato anche il Comitato Unico di Garanzia dell’Asl. Gli interventi erano volti alla presentazione dei singoli programmi oltre che alle persone stesse. Proprio per l’importanza dell’istituzione dei CUG la Consigliera di Parità ha voluto creare un occasione di incontro tra essi al fine di creare una sinergia fra gli stessi con lo scopo di sviluppare conoscenze, di attivare ed armonizzare varie metodologie d’intervento nel rispetto delle naturali vocazioni di ciascun partecipante. Ricordiamo che la Finalità dei Cug è l’ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico, migliorando l’efficienza delle prestazioni collegata alla garanzia di un ambiente di lavoro caratterizzato dal rispetto dei principi: •di pari opportunità •di benessere organizzativo e dal contrasto di qualsiasi forma di discriminazione e di violenza morale o psichica per i lavoratori. Alcuni indicatori aziendali “sintomatici”di condizioni di stress lavoro N° Indicatori aziendali 1 Giorni all’anno di assenza per malattia sul totale dei giorni lavorativi (%) N° giorni di assenza per malattia/lavoratore 2 Incidenza infortunistica (n°infortuni x 1000 lavoratori) Infortuni ripetuti (% sul totale degli infortuni) 3 Turn-over: nuovo personale su personale totale(da inizio anno) (%) 4 Richieste visite da parte dei lavoratori (art. 41 comma 2 lettera c DL 81/08) presso il Medico Competente x gruppi omogenei (%) 5 Spostamenti di mansione richiesti dai dipendenti per area (%) 6 Lavoratori che hanno effettuato la formazione/addestramento professionale negli ultimi 5 anni (% vs tot. lavoratori, % ore formazione vs ore totali) 7 Disfunzioni/episodi di interruzione /rallentamento dei flussi comunicativi (n°) 8 Contenziosi formali e non(lamentele, conflitti interpersonali ecc) OUTCOME DI SALUTE 1 Soggetti con disturbi di stress/disturbi neuropsicologici (%) 2 Soggetti con disturbi psicosomatici/ somatoformi (%) COSA SONO I CUG: FONTI GIURIDICHE AMBITI DI MISSIONE DEI CUG •Pari opportunità •Benessere organizzativo •Contrasto di qualsiasi forma di discriminazione •Contrasto di violenza morale o psichica sui lavoratori Il 24 settembre si è tenuto il Seminario “Donne e sicurezza sul lavoro-Le novità del D. Lgs. 81/2008” nel quale sono intervenuti: •Anna Maria Gandolfi – Consigliera di Parità Provinciale: Introduzione ai lavori •Avv. Aldo Monea – Professore Universitario a contratto: “Salute sul lavoro, valutazione dei rischi ed ottica di genere in azienda: profili giuridici ed implicazioni organizzative” •Siria Garattini – ASL Brescia •Andrea Bozzi – Vice Direttore Inail sede di Brescia •Salvatore Giuffrida – Vice direttore INPS sede di Brescia •Donatella Placidi – Ricercatrice Medicina del Lavoro: “Donna al lavoro: il punto di vista del medico competente” Il dott. Bozzi ha messo in rilievo lo sforzo qualificante dell’Inail nel mantenere interesse per la collettività verso politiche di prevenzione che declinino sotto questo aspetto fondamentale i diritti alla salute e alla sicurezza. Esistono differenze tra le 1000 >8 uomini e donne che influiscono sulla loro salute e sicurezza sul lavoro e l’adozione di un approccio neutro contribuisce al perdurare di lacune sul piano delle conoscenze e ad avere un livello di prevenzione meno efficace. L’Inail ha orientato già da tempo la propria attività sul rispetto di questo approccio - a partire dalla realizzazione della Banca dati degli infortuni e delle malattie professionali “ al femminile”, che è stata inserita tra le best practices della P. A italiana. L’Inail ha rafforzato il proprio impegno per consentire lo sviluppo di un approccio alla prevenzione che tenga conto delle tematiche di genere e di quanto possano incidere sia sull’andamento infortunistico che sullo sviluppo delle malattie professionali”. La nuova banca dati al femminile è uno strumento informativo che, oltre alla gran mole di dati infortunistici rilevati dalle basi dati dell’Istituto, prevede l’utilizzo di flussi provenienti da altre fonti statistiche ufficiali, principalmente Istat e Inps. La finalità strategica della Banca Dati permette di comporre un quadro d’insieme e impostare le basi per un’analisi articolata e significativa del mondo femminile nel contesto socio economico e sanitario nazionale. La banca dati al femminile, rappresenta la prima realtà in Italia ad ope- rare in questa delicata area, costituendo un preziosissimo strumento di analisi e prevenzione che consente di: - approfondire le conoscenze sulla donna lavoratrice dal punto di vista occupazionale, sanitario e sociale; - monitorare le possibili cause di danno alla salute derivanti dall’occupazione svolta; - monitorare le possibili cause di danno alla salute della donna in gravidanza trasmissibili al nascituro. Il progetto consente agli utenti di produrre statistiche su infortuni e malattie professionali distinti per le varie gestioni, settori attività economica, voci di tariffa, territorio e confrontate con i dati relativi alla popolazione di sesso maschile, l’integrazione con i dati dell’Istat permette di rapportare il fenomeno infortunistico con le forze lavoro, dettagliandone i risultati per sesso, per età, per territorio, per occupati e non. La banca dati al femminile è un ampliamento della banca dati Inail, le novità della banca dati al femminile, rispetto alla banca dati Inail, sono rappresentate dalla nascita di un osservatorio con altri enti, in questo momento implementato da un primo tentativo di incrocio di dati tra l’Inail i Inps, ma nel prossimo futuro, ampliabile con opportune convenzioni con altri enti (ASL, Ministeri,…) Appare interessante sottolineare che la convenzione con l’INPS permetterà di rilevare: - dati sulle lavoratrici immigrate - dati sulle lavoratrici domestiche - dati sulla maternità. Ulteriori analisi sullo stato di occupazione delle donne, sulla loro condizione di salute, sono fornite dall’ISTAT. Il Testo Unico in linea con la strategia Europea Più attenzione alle differenze di genere La normativa italiana si muove in linea con la Strategia comunitaria in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2007-2012: “Migliorare la qualità e produttività del lavoro”. L’indirizzo europeo sottolinea il crescente numero di lavoratrici e le differenze fondamentali tra la vita lavorativa delle donne e quella degli uomini, differenze che influiscono sulla rispettiva salute e sicurezza. In quest’ottica, le differenze di genere nelle condizioni di lavoro impongono ai soggetti obbligati di diversificare la programmazione e l’attuazione di misure protettive negli ambienti di lavoro, al fine di assicurarne l’efficacia, sia per le donne che per gli uomini. L’organizzazione del lavoro richiesta deve essere strutturata tenendo conto del tipo effettivo di lavoro che viene svolto dalle donne e dagli uomini e delle differenze nelle rispettive condizioni di esposizione al rischio. Le donne sono diverse dagli uomini, anche sul lavoro. Hanno diverse esigenze, diverso approccio al mestiere, diversa sensibilità e sono esposte ad altri rischi. Le statistiche Inail, per esempio, dicono che le donne sono in generale meno colpite degli uomini dagli infortuni sul lavoro, ma per loro rappresenta un pericolo maggiore la strada che le porta da casa al lavoro o viceversa:gli le 1000 9< incidenti in itinere sono la causa di oltre la metà dei casi mortali femminili. La spiegazione di questo andamento risiede nel tipo di attività in cui le donne sono più impegnate. Le donne, infatti, lavorano prevalentemente nei servizi nella Pubblica Amministrazione, nella sanità, nei servizi alle famiglie e cioè in settori tradizionalmente meno pericolosi dell’industria, come la metal meccanica e le costruzioni, oppure dell’agricoltura che sono comparti ad elevata presenza maschile. I comparti in cui gli infortuni sul lavoro colpiscono prevalentemente le donne sono il lavoro domestico e la sanità: tra colf e badanti, infatti, l’89,3% degli infortuni riguarda le donne, mentre nel settore sanitario è il 74,5% degli infortuni totali a concentrarsi tra le lavoratrici. Va considerato che si tratta di settori ad alta concentrazione femminile. Il Testo Unico sulla sicurezza introduce uno specifico riferimento alla differenza di genere,cui va prestata,da parte dei datori di lavoro,particolare attenzione nelle attività di formazione, prevenzione e gestione dei rischi. La nuova considerazione della donna lavoratrice consente di considerare anche l’esistenza di fenomeni discriminatori all’interno dell’organizzazione del lavoro e l’impatto discriminatorio che alcune scelte organizzative possono avere. Una nuova visione è concepita verso i problemi di stress correlato al lavoro delle donne, con occhio alle incombenze casalinghe e familiari. L’istituzione Inail e gli interventi per la riduzione del fenomeno infortunistico nelle aziende L’Inail ha finanziato una serie di pro getti di seguito indicati: - Finanziamento in conto interessi e conto capitale di progetti di inve- stimento in materia di salute e sicurezza sul lavoro da parte delle piccole, medie e micro imprese; - Sono stati stanziati 232 milioni di euro, e a partire dal 2002 sono state 8323 le imprese che hanno fruito di finanziamenti agevolati,per un totale di oltre 678 milioni di euro spesi per la sicurezza e 133mila lavoratori interessati; - Finanziamento di progetti di studio e ricerca su malattie professionali e infortuni caratterizzati dall’utilizzo di metodologia scientifica finalizzata ad approfondimenti della conoscenza della fisiopatologia clinica del fenomeno infortunistico e tecnopatico; - Destinatari del finanziamento sono Istituti Universitari e/o scientifici di alta specializzazione; - Finanziamento di progetti formativi specificamente e dedicati alle piccole, medie e micro imprese; - Formazione destinata a tutte le figure coinvolte nel SPP e DL; - Realizzazione e pubblicazione di prodotti editoriali su rischi specifici e prodotti editoriali su rischi; speci- fici e prodotti audiovisivi destinati a Lavoratori(anche non italiani); - Erogazione di Corsi di formazione alla sicurezza (moduli A,B,C) per ASPP e RSPP; - Finanziamento di progetti che consentano di sperimentare soluzioni innovative e strumenti di natura organizzativa e gestionale. Nel corso del convegno il dott. Salvatore Giuffrida – vice direttore IN- PS Brescia – ha sottolineato che la donna che lavora, di fatto, svolge un doppio lavoro (casa – lavoro), tale carico lavorativo sfocia in una serie di patologie quali quelle legate allo stress e alle dermatiti. Il dott. Salvatore Giuffrida ha in- le 1000 > 10 centrato il suo intervento partendo dall’analisi dei dati riportati sul rapporto annuale 2010 con il quale l’Istituto illustra il rendiconto delle attività svolte durante l’anno in questione. In particolare l’attenzione è posta ai dati riguardanti i beneficiari dell’indennità di malattia, divisi per ramo di attività e per genere. I beneficiari dell’indennità di malattia a conguaglio nel 2010 sono stati 1,67 milioni, di cui il 58,7% uomini e il 41,3% donne. Per quanto riguarda la distribuzione dei beneficiari sul territorio, la regione con il maggior numero è la Lombardia con 396mila beneficiari, pari al 23,6% del totale, seguita dal veneto con il 10,1% (169.694), dall’Emilia Romagna con il 9,4% e 158mila beneficiari, dal Lazio e dal Piemonte con rispettivamente 153mila e 148mila beneficiari. Come già anticipato dalla relatrice dell’ASL, la lettura dei dati relativi alle malattie delle lavoratrici variano a seconda del ramo di attività che si prende in considerazione. In alcuni settori, dove per natura la presenza femminile è maggioritaria (servizi pubblici, sanità, istruzione) i dati, naturalmente vedono una percentuale di indennità di malattia liquidata alle donne più alta di quella liquidata agli uomini. Pur tuttavia, il dato generale riepilogativo riporta che solo il 41,30 % dell’indennità di malattia riguarda le donne. Il dott. Giuffrida dalla sua esperien- za afferma che la donna, nonostante la pluralità di impegni lavorativi cui è soggetta, si ammala meno dell’uomo, o meglio sopporta più dell’uomo. A conclusione dell’intervento auspica che realmente il mondo del lavoro e la classe dirigente politica possa rendersi conto della grande risorsa che la donna rappresenta per l’intera società. Purtroppo in questi ultimi periodi stiamo assistendo alla proliferazione di una serie di interventi legislativi che non tengono in alcun modo in considerazione il ruolo sociale della donna. Mi riferisco in particolare alla riduzione o revoche delle concessioni di part-time nel pubblico impiego, nonché nell’aumento immediato a 65 anni, dal 2012, del requisito anagrafico per l’accesso alla pensione di vecchiaia delle dipendenti pubbliche. Il Vice direttore dell’INPS ha infine esortato la Consigliera affinché sia realmente portavoce di tutte le istanze delle donne lavoratrici. Sot- tolineando l’importanza di sensibilizzare la classe politica affinché vengano emanate delle norme che permettano alla donna di conciliare il lavoro con gli impegni di famiglia senza che questo comporti nocumento alla loro crescita professionale. L’intervento della dott.ssa Donatella Placidi, ricercatrice Medicina del lavoro, ha concluso il convegno affrontando la questione della donna al lavoro dal punto di vista del medico del lavoro. La moderna Medicina del Lavoro è stata fondata da Bernardino Ramazzini (1633 – 1714), una delle figure più influenti sulla storia delle medicina. Il suo spirito, acuto e critico, lo spinse allo studio delle malattie occupazionali, e per primo, riconobbe la necessità di realizzare ambienti di lavoro “sicuri”, obiettivo che cercò di raggiungere sia proponendo i primi, rudimentali ancorché ingegnosi, dispositivi di protezione dei lavoratori. Ramazzini nel suo testo Sulle malattie degli artefici prese in esame ed analizzò il contesto delle condizioni di lavoro e delle malattie da esse derivanti, di un elevato numero di mestieri (40 - 50) e, inoltre, descrisse i possibili rischi per la salute correlati ad ogni lavoro e i loro possibili rimedi e dedica alcuni capitoli a lavori femminili e disturbi ad essi correlati nei quali rileva che le donne lavoratrici sono colpite da patologie diverse da quelle che riguardano gli uomini. le 1000 11 < EVENTI - SPAZIO ASSOCIAZIONI “Brescia benessere” EWMD: la gestione della diversità Il tema della gestione della diversità è stato affrontato con successo da numerose imprese che sulla scorta di esperienze consolidate in altri paesi, hanno individuato anche una funzione specifica che sappia e abbia il compito di gestire sistematicamente la diversità: il diversità manager. Nel workshop EWMD del 23 settembre e nel Convegno del giorno successivo, alla Fiera di Brescia Benessere si è parlato della tematica con un gruppo qualificato di relatrici. Michela Bertocchi dell’Istituto di Ricerche Nomesis , Daniela Conti, direttore delle Risorse Umane di Poliambulanza, Laura Iacci, Presidente di Skill Risorse Umane e Claudia Taurisano, Assessore ai tempi e alla sussidiarietà del comune di Brescia hanno portato esempi concreti di organizzazioni che si sono attivate per realizzare dei veri e propri progetti che migliorino il benessere organizzativo delle persone portatrici di bisogni particolari, quindi un approccio di Diversity Management molto concreto. Paola Artioli di Aso Siderurgica, Rosangela Donzelli della cooperativa la Nuvole, Maddalena Nocivelli di S4Win e Maria Rauzi della Coopertiva Sociale Teatro il Telaio, coordinate dall’avvocato Marina Scardi hanno parlato delle politiche aziendali women friendly per individuare modalità che permettano alle donne di “fare rete” e scambiarsi le “Best Practice”. Sia nel convegno, che nel workshop la “diversità” di cui si è parlato è quella di genere. Ma ci sono dei dati relativi ai trends sociali e ai mutamenti strutturali della nostra società che ci spingono a ritenere che la gestione della diversità debba essere affrontata in modo più esteso: •la femminilizzazione del lavoro introduce nelle organizzazioni un elemento di contraddizione sempre più anche ai livelli gerarchici medio alti e la previsione che sempre più donne entreranno nel MDL e ricopriranno ruoli tradizionalmente maschili; •la rilevante presenza di immigrati nella forza lavoro: almeno 1 milione e mezzo nell’indagine dell’Istat, con un più consistente inserimento nell’industria (40%, 11 punti in più rispetto agli italiani). Questi lavoratori, in continua crescita nonostante la fase economica non favorevole, coprono un quinto dei nuovi assunti. A livello organizzativo l’integrazione culturale sarà una bella sfida. •la permanenza nel mercato del lavoro di un numero maggiore di persone che hanno superato i cinquanta cinque anni e che hanno aspettative di vivere ancora a lungo con tutto ciò che questo significa nel mutamento delle aspettative di gratificazione e valorizzazione lavorativa; sono tutti fattori di cambiamento sociale che renderanno il Diversity Management non una scelta ideologica ma una necessità. Le organizzazioni che non saranno in grado di affrontare il nodo della diversità primarie e secondarie non saranno in grado di gestire la complessità che i bisogni poliedrici di cui i soggetti sono portatori, induce in azienda, precludendosi così la possibilità di superare i momenti di crisi e contare sull’intelligenza e sulle capacità di tutti i collaboratori. Ma il Diversity Management non è solo un approccio utile per rispondere ai bisogni, molteplici esperienze degli anni 90, quindi già abbondantemente mappate e studiate, dimostrano che i benefici della sua adozione sono molteplici. Dalle indagini internazionali si evince che la presenza di una funzione specifica aziendale che si interessi alla gestione delle diversità, sia nelle organizzazioni profit che non profit ha: •Aumentato le performance/produttività (Agocs and Burr, 1996; Richard, 2000) •Incrementato la creatività e la flessibilità (Cox and Blake, 1991; Robinson and Dechant, 1997) •Migliorato la propensione al problem solving (Cox and Blake, 1991; Hubbard, 1999) •Migliorato la comprensione del mercato e la penetrazione in target specifici (Cox and Blake, 1991; Robinson and Dechant, 1997) •Fatto crescere la job satisfaction e il clima (Agocs and Burr, 1996) •Ridotto l’assenteismo e aumentata la retention (Agocs and Burr, 1996; Robinson and Dechant, 1997) •Ridotto i ricorsi legali contro l’azienda (Robinson and Dechant, 1997) Il Diversity Management non può però poggiare su una visione parziale dell’organizzazione e non può prescindere da un lato dal commitment dei vertici (che esprimono in piena potenza la volontà organizzativa di direzionare le proprie scelte in un’ottica di gestione della diversità) e dall’altro lato della collaborazione di tutte le funzioni organizzative aziendali. Il Diversity management è una filosofia di approccio alla costruzione del noi organizzativo, prima che un processo di gestion. Esso appartiene alla vision dell’organizzazione e poi diviene parte e declinato nella sua mission. Il Diversity Management è un processo aziendale di cambiamento in cui l’obiettivo principale è rappresentato dall’utilizzo pieno del contributo, unico, di cui ciascun dipendente è portatore. Dott.ssa Daniela Bandera le 1000 > 12 EVENTI L’ufficio della Consigliera a “Brescia benessere” Salute sul lavoro, valutazione dei rischi ed ottica di genere in azienda: profili giuridici ed implicazioni organizzative Nel corso del seminario l’avvocato Aldo Monea ha illustrato la profonda novità giuridica nel Decreto n. 81/2008 che riguarda la salute sul lavoro come Benessere individuale. All’art. 2, comma 1, lett. o D. lgs. n. 81/2008 viene data una nuova definizione di salute intendendola come “(…) stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia o d’infermità (…)”. L’avvocato Monea ha illustrato quindi i numerosi contenuti di riflessione che la normativa offre: quale salute da proteggere?; quali conseguenze giuridiche?; quali implicazioni organizzative, gestionali, tecniche, operative? E proprio da queste riflessioni ha provato a coglierne alcune sfumature interpretative. La novità presente all’art. 2, comma 1, lett. o D. lgs. n. 81/2008 (…) non consistente solo in un’assenza di malattia o infermità ma “stato (...) di benessere” indica uno stato, implicitamente, individuale. Le “tre dimensioni” della salute sono date da: - Benessere Mentale - Benessere Sociale - Benessere Fisico L’implicazione organizzativa di fondo: la singola organizzazione deve generare benessere individuale. Il lato più innovativo riguarda proprio l’introduzione del concetto di Benessere sociale: la salute sul lavoro non solo e non sempre è un problema di natura sanitaria talvolta è solo/anche un problema di relazioni sociali. Inoltre nella normativa vi è anche l’arricchimento della valutazione dei rischi rispetto a tale salut. L’avvocato cita il Decreto legislativo n. 81/2008 e mod. ed integrazioni Articolo 28 (Oggetto della valutazione dei rischi): “1.La valutazione di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a), anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’Accordo europeo dell’8 ottobre 2004, e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, nonché quelli connessi alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri Paesi e quelli connessi alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro. 1-bis. La valutazione dello stress lavoro-correlato di cui al comma 1 è effettuata nel rispetto delle indicazioni di cui all’articolo 6, comma 8, lettera m-quater, (…)”. L’avvocato mette in rilievo i rischi connessi alle differenze di genere. Prima la valutazione dei rischi era legata, essenzialmente, solo alla salute riproduttiva (D. LGS. 151/2001). Ora invece non è più rilevante, in sede di valutazione, solo la donna gravida o puerpera, ma la differenza di genere. Dove intervenire in un’ottica di genere? Innanzitutto su: •Valutazione di tutti i rischi (e verbalizzare nel documento di sintesi di cui all’art. 28 tale valutazione; •Valutazione dello stress lavoro correlato; •Adozione di misure di risposta (azioni organizzative/gestionali). L’avvocato Monea ha concluso il suo intervento evidenziando che l’attenzione all’ottica di genere nella sicurezza sul lavoro è un modo di preservare e valorizzare le persone nelle organizzazioni; implicitamente, è anche un modo, indotto dal legislatore, per stimolare i datori di lavoro a valorizzare un importante asseto, una risorsa dell’azienda, un capitale umano. Da slides Avvocato Aldo Monea Testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro le 1000 13 < EVENTI L’ufficio della Consigliera a “Brescia benessere” Donne, salute e sicurezza sul lavoro. Differenze di genere nella valutazione del rischio lavorativo Nel corso del seminario Donne e sicurezza sul lavoro la dottoressa Siria Garattini, Asl Brescia, ha evidenziato in modo esaustivo le differenze di genere nella valutazione del rischio lavorativo. Storicamente già dal secolo scorso i medici sostenevano che le donne sono più “suscettibili”alle malattie del sistema nervoso. Più recentemente le ricerche nel campo delle “differenze” hanno identificato e definito due diversi ordini di “differenze” tra sessi: - differenze biologiche (sessuali) dal punto di vista dell’apparato riproduttivo e le sue funzioni biologiche; - differenze socio-ambientali (di genere), dal punto di vista della percezione e dell’ambiente sociale circostante (fattori “contestuali”). Differenze di genere possono anche determinare differenti modalità di assorbimento dei tossici, come per esempio il tipo di abbigliamento, le condizioni della cute, l’uso di cosmetici, mezzi di rimozione dei tossici (lavaggio) dopo il lavoro, ecc. che spesso sono diversi tra uomini e donne. Anche il trasporto, il metabolismo e l’escrezione dei tossici possono essere influenzati: le donne hanno un peso medio più basso, una percentuale di grasso più alta, un volume plasmatico più basso e un flusso del sangue agli organi interessati più basso. Gli ormoni sessuali (estradiolo e testosterone) influiscono in tutte queste fasi. Il benzene per esempio è escreto sia per via respiratoria sia renale più lentamente nelle donne, il tricloroetilene (TCE) è eliminato più velocemente tra i maschi, mentre la concentrazione nel sangue è più elevata tra donne. Esistono quindi differenze nell’esposizione e negli effetti dei tossici tra maschi e femmine. Differenze di genere negli esiti sanitari dovuti alla esposizione lavorativa a fattori di rischio I problemi prevalenti tra lavoratori maschi sono gli infortuni, i danni uditivi da rumore, i tumori professionali, le sindromi osteoarticolari da lavoro muscolare pesante. Tra le donne invece sono più comuni le sindromi osteoarticolari da lavoro ripetitivo (es. tunnel carpale), le malattie della cute, le malattie infettive, i danni alla salute riproduttiva e i problemi dovuti allo stress da lavoro di “cura”, l’iniquità, la violenza morale. Genere, infortuni e violenza: laddove il problema è stato studiato con dovuta attenzione, questi problemi sono emersi con chiarezza Nell’indagine EU “Fourth European Working Conditions Survey” del 2005, la violenza al lavoro è stata riportata dal 5% dei lavoratori intervistati ma le donne giovani con una incidenza dell’8%. I tassi più alti sono stati riportati nei paesi nordici (17% in Finlandia) e i più bassi nei paesi del Sud (2% in Italia). I gruppi a maggior rischio di violenza e discriminazione sono le donne immigrate, quelle con basso livello di istruzione e quelle molto giovani o anziane. Nessuno di questi gruppi è stato oggetto di studi mirati e di attenzione specifica. Dal Rapporto sulle malattie da lavoro in Provincia di Brescia 19982007 condotto dall’ Osservatorio Epidemiologico Malattie Da Lavoro Asl Brescia e Asl Vallecamonica Sebino emerge che tra le donne le più frequenti Malattie da Lavoro sono risultate le malattie muscoloscheletriche (57%), le dermatiti (12%), le ipoacusie (10%), le patologie della colonna vertebrale (8,5%). Nei maschi prevalgono le ipoacusie e i tumori, per circa l’84% dei casi totali. Il rapporto maschi/femmine nella distribuzione delle Malattie da Lavoro presenta variazioni molto ampie tra le diverse tipologie, con estremi che riguardano le ipoacusie da rumore da una lato e l’orticaria dall’altro. Riguardo alla differenza di genere si osserva una netta prevalenza globale di casi negli uomini, che assommano all’85% sul totale, con rapporto M/F pari a 5,7 rispetto al totale delle Malattie da Lavoro; differenza che non può essere spiegata solo con la minore esposizione a rischio professionale del genere femminile. Inoltre, ad eccezione dei primi 3 anni (1998-2000), in cui le Malattie da Lavoro erano quasi 8 volte più frequenti negli uomini, successivamente questo rapporto è diminuito fino al valore di 2,6; l’elevato numero di casi in donne nel 2007 si spiega con la sorveglianza epidemiologica della Sindrome del Tunnel Carpale, che ha fatto emergere essenzialmente patologie in lavoratrici. È da osservare che negli uomini la percentuale delle Malattie da Lavoro sul totale presenta un costante decremento dal 1998 al 2007, anno in cui è più che dimezzata per le donne la percentuale si presenta sostanzialmente stabile, eccetto il 2001 e 2007 dove l’elevato numero di casi è dovuto agli interventi di “emersione” delle patologie da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori effettuati direttamente dal Servizio PSAL della ASL di Brescia. Da slides Dott.ssa Siria Garattini le 1000 > 14 ENTI PUBBLICI Comune di Brescia IL COORDINAMENTO DEGLI ORARI DELLA CITTÀ Assessorato ai Tempi della Città Il Sindaco di Brescia Adriano Paroli ha istituito un Assessorato alle Politiche Temporali, Sussidiarietà e Trasparenza, un assessorato innovativo che si occupa di organizzazione, fruibilità del territorio, qualità della vita dei cittadini. È centrale nell’impegno dell’Asses- è pertanto un’importante opportunità attraverso la quale ripensare il nostro sistema di welfare locale a partire dal riconoscimento di un nuovo modello di produzione fondato sulla reciprocità tra i soggetti in rete, famiglia e imprese in primis, nell’ottica di una sussidiarietà reciproca. Come cambia il Comune di Brescia Gli Orari degli Uffici della Prefettura sorato l’importanza della Persona che deve organizzarsi in Famiglia, nei luoghi di lavoro, nel Tempo Libero, con la Pubblica Amministrazione e il territorio. L’Assessorato ai Tempi, Sussidiarietà e Trasparenza intende pertanto portare il suo contributo alla realizzazione di un’effettiva integrazione tra le politiche di conciliazione dei tempi di vita–lavoro, così da poter offrire una risposta ai cittadini il più possibile unitaria, capace di tenere effettivamente conto delle loro esigenze. La costituzione della rete territoriale Un’opportunità che la Giunta comunale ha deciso di cogliere affidando all’Assessore ai Tempi, Sussidiarietà e Trasparenza, Claudia Taurisano, il compito di raccordare i principali strumenti di programmazione dell’Ente all’interno del nuovo Piano dei Tempi e degli Orari della Città di Brescia. L’assessorato si sta occupando tra l’altro: del coordinamento degli orari delle scuole in concomitanza con quello del Trasporto Pubblico Locale; dell’organizzazione dell’accompagnamento casa-scuola dei bambini (pedibus); di un progetto di car-pooling; della realizzazione di piste ciclabili di quartiere per consentire ai bambini di potersi recare a scuola in autonomia e sicurezza liberando contestualmente il tempo alle loro Famiglie. Il Welfare Aziendale I luoghi di lavoro sono l’altra realtà che impatta molto sull’organizzazione delle Famiglie. Il progetto si sviluppa quindi attorno ad una duplice direttrice: da un lato promuovere, dal punto di vista dell’informazione, i vantaggi che possono derivare da un sistema degli orari flessibile e orientato alla famiglia; dall’altro lato, promuovere i modelli organizzativi più attenti e virtuosi, nonché le migliori esperienze (best practices) già in corso in questo ambito. Le Banche del Tempo L’Assessorato alle politiche Temporali ha costituito e si occupa del coordinamento delle Banche del Tempo che usano il tempo come unità di misura per lo scambio di piccoli favori e servizi: un’ora di inglese vale un’ora di un idraulico o un’ora di gioco alle carte. La pausa pranzo è dunque Tempo disponibile per chi avesse la necessità di risolvere una o più incombenze. Con questa iniziativa si cerca di favorire l’organizzazione delle Famiglie proprio cercando di evitare la richiesta di permessi sul lavoro che si andrebbero a sommare a quelli necessari per i colloqui scolastici e la cura dei malati siano essi bambini o anziani. le 1000 15 < SPAZIO ASSOCIAZIONI Associazione Mogli Medici Italiani (AMMI) TAVOLA ROTONDA La medicina di genere finalmente evidenzia le diversità fra i due generi: quale salute per la donna del terzo millennio 18 ottobre 2011 Ogni anno in occasione della festività di San Luca, patrono dei medici, l’AMMI - Associazione Mogli Medici Italiani - promuove una tavola rotonda su argomenti di pregnanza socio-sanitaria. Quest’anno l’argomento scelto e dibattuto in tutte le sedi provinciali è stato “La medicina di genere finalmente evidenzia le diversità fra i due generi: Quale salute per la donna del terzo millennio.” Martedì 18 ottobre, nella sala conferenze dell’Ordine dei medici di Brescia, sede della sezione bresciana dell’AMMI, si è tenuta la tavola rotonda sul tema, che ha visto avuto una buona affluenza di pubblico non specialistico ma molto interessato. La tavola rotonda è stata suddivisa in due parti: la prima di livello clinico e la seconda di carattere sociosanitario. Di altissimo livello scientifico i conferenzieri intervenuti: Prof. Enrico Agabiti Rosei, Prof. Pierfranco Spano, dr.ssa Annalisa Voltolini, dr.ssa Anna Maria Gandolfi. I lavori della tavola rotonda sono stati aperti dalla presidente della sezione bresciana dell’AMMI, dr.ssa Marina Cocorullo Savarese la quale ha ricordato che solo nel 1991, è stato rilevato dalla dr.ssa Bernardine Healy - direttrice di un dipartimento di salute pubblica negli Stati Uniti - il comportamento discriminante nei confronti delle donne dei cardiologi, che sottovalutavano i sintomi cardiaci nei soggetti femminili. Da allora poco a poco sono stati fatti vari studi e ora l’OMS ha inserito la medicina di genere nel’Equity Act, testimonianza che la cura e prima ancora, la diagnosi, sia appropriata e consona al genere. Il prof. Agabiti Rosei, invece, ha parlato dell’importanza dello stile di vita per tutti, sottolineando i costi sostenuti dall’attuale sistema sanitario, che in Italia è sicuramente di ottimo livello, ma che ancora non ha recepito le diversità di genere. Solo da poco va migliorando la diagnosi precoce delle malattie cardiovascolari nelle donne, fino a poco tempo fa più trascurate, forse per un retaggio di pregiudizi sull’emotività femminile che mascherava la sintomatologia. Il professore si è anche soffermato sull’importanza dei fattori psicosociali, per cui il matrimonio è considerato un fattore protettivo per i maschi, mentre è più “ pericoloso” per le donne. L’intervento del prof. Spano, che dirige il centro di ricerca farmacologica della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Brescia, si è focalizzato sugli studi sulla salute delle donne in Italia e all’estero. Il professore ha sottolineato l’importanza di coniugare clinica ed etica negli studi e nella pratica clinica, per arrivare a capire l’eziopatogenesi delle malattie nel contesto psico- sociale della persona. Ha evidenziato inoltre l’importanza della cura alla persona, che tenga presente non solo il genere e l’età, ma anche l’etnia. La dr.ssa Voltolini, presidente del Comitato Unico di Garanzia degli Spedali Civili di Brescia, ha invece messo in rilievo come la differenza di genere incida sulla salute come sulla malattia, poiché per l’OMS il benessere non è solo assenza di malattia, ma ricerca di buone condizioni di vita. Per quanto riguarda il lavoro per le donne, è più spesso causa di malattie, per il maggiore stress e la maggiore insoddi- sfazione. Per ora infatti l’organizzazione del lavoro e gli orari di lavoro sono fatti a misura maschile. Ha concluso la Tavola Rotonda l’intervento della dr.ssa Gandolfi, Consigliera di Parità per la Provincia di Brescia, che ha messo in rilievo le differenze di trattamento tra uomini e donne che purtroppo ancora caratterizzano il mondo del lavoro. La Consigliera ha inoltre illustrato il lavoro del suo ufficio che accoglie casi problematici e attivamente opera per la loro risoluzione. Purtroppo però ancora molte donne discriminate non sanno a chi chiedere aiuto. La consigliera ha fatto presente inoltre che nel decreto 81 all’art.28 vengono date indicazioni al datore di lavoro su come redigere il documento di relazione sulla valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante l’attività lavorativa. Se vuoi saperne di più… le 1000 > 16 cultura Lettura fa cultura… Pruna Maria Letizia Donne al lavoro. Una rivoluzione incompiuta Anno: 2007 - Editore: Il Mulino - € 8,80 Le donne che lavorano sono senz’altro più numerose rispetto al passato, ma sono migliorate anche le loro condizioni? E perché stampa e televisione riportano sempre con enfasi le notizie che riguardano la presenza di donne ai vertici di aziende, a capo di un’équipe chirurgica, sul podio di un’orchestra, o alla guida di una missione spaziale? Malgrado i progressi degli ultimi trent’anni, le donne continuano a muoversi in un mondo del lavoro che non è ancora pienamente favorevole alla loro presenza, in cui le opportunità restano minori rispetto a quelle degli uomini, e nettamente diverse tra Nord e Sud d’Italia. Il libro spiega come è cambiato il lavoro delle donne e come sono cambiate le donne che lavorano, le loro aspirazioni professionali, le aspettative di carriera, e illustra i problemi che tali cambiamenti pongono all’organizzazione del lavoro e della società. Pogliana Luisa Donne senza guscio. Percorsi femminili in azienda Anno: 2009 Editore: Guerini e Associati € 18,50 Soddisfazioni e rabbia, crescita e ostacoli affrontati giorno per giorno, lavorando come donna e come dirigente in una grande azienda. Di qui, dalla personale esperienza, il desiderio di scrivere, di raccontare. Ne è nata una ricerca, che ha coinvolto trenta donne manager. Intense testimonianze autobiografiche portano alla luce la realtà quotidiana di queste donne: il non detto, le barriere occulte, la cultura diffusa che penalizza. Ma anche l’ironia, la determinazione e l’intelligenza con cui superano le difficoltà, mostrando vie praticabili nonostante contesti sfavorevoli e ingiusti. Donne in carriera? Il loro punto di vista è differente: non carriera, ma percorso. La carriera non è che un pezzo di una vita intera, dove lavoro e affetti appartengono a un unico armonico insieme. Emerge così un approccio femminile al management. Misconosciuto, faticoso ma efficace. “Senza guscio”, direbbero gli Yamana, indios della Terra del Fuoco, come il granchio nello stato vulnerabile in cui, persa la vecchia corazza, non dispone ancora della nuova. “Donne senza guscio”, perché entrano in azienda senza la protezione di un’appartenenza consolidata. Perché si espongono senza difendersi dentro la corazza del ruolo. E perché accettano il rischio implicito nell’abbandonare gusci a loro inadatti, in cerca, anche nel lavoro, di una vita a loro misura. Paolini Letizia Donne in carriera. Storie di ordinaria follia aziendale Anno: 2007 - 48 pp., brossura Editore: L’Autore Libri Firenze (collana Biblioteca 80. Narratori) Dall’ingresso nel mondo del lavoro ai primi successi professionali: il percorso a ostacoli di una donna in carriera, l’infrangersi di miti e illusioni contro la dura realtà della vita, la continua ricerca di un improbabile work-life balance, le incongruenze e le contraddizioni di una realtà aziendale qualunque viste attraverso lo sguardo disincantato e ironico della protagonista.