TARIFFA REGIME LIBERO: POSTE ITALIANE S.P.A. - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE 70% - DCB (BOLOGNA)
Anno V - n° 1
Gennaio 2008
4
Clooney per il Darfur:
“Quegli elicotteri
possono salvare
4 milioni di persone”
Natura
alla ribalta
Un rifugio
per gli animali
in pericolo
4
Serate
benefiche
Ogni anno
l’Aliante vola
più in alto
Aiuti
internazionali
8
Così stiamo
ridando
‘luce’ al Mali
7
Perfavore,cominciamol’annopensandoinpositivo
Che cosa augurarsi per l’anno che è
appena arrivato? Il
primo desiderio che
mi viene in mente è
quello che gli italiani
perdano un po’ il vizio di lamentarsi. Lo
scenario economico
volge al peggio? Insoddisfatti della politica? Ogni occasione
è buona per piangersi
addosso, dai rincari
delle autostrade a
quelli del gas, con
l’occhio sempre puntato sul particolare e
troppo poco su una
visione d’insieme che
potrebbe anche consolarci. Il mondo,
questo nostro piccolo
e unico mondo, non
ha la cera dei giorni
migliori ma è ancora ben lontano dagli
scenari catastrofici
che i Media internazionali dipingono con
una buona dose di
cinismo.
Anche l’Italia segna
il passo ma non ha
certo bisogno delle
cassandre che, da
ogni parte, le pronosticano il baratro
sempre più vicino. Se
inglesi e americani
parlano di una ‘dolce
vita amara’ è perché
i corrispondenti delle autorevoli testate pescano in quella
sacca di scontento
che bela, in tv o sui
giornali, inneggiando
alla catastrofe prossima ventura.
Ma non siamo, diciamolo francamente, molto meglio di
quanto ci vogliono
far sembrare? Perché
si parla così poco, in
tutte queste analisi, di
quel mare di positività che scorre da nord
a sud nella nostra
Il Consiglio direttivo dell’Associazione no profit,
editrice di “Le Buone Notizie”,
è così formato:
Giorgio Albéri - Presidente
Fabio Raffaelli - Vice Presidente
Ornella Elefante - Segretario/Tesoriere
Maria Dagradi - Consigliere
Andrea Ponzellini - Consigliere
Luisella Gualandi - Revisore dei conti
Giorgia Schvili - Promozione
bella Penisola? Mille
gli esempi quotidiani
da portare. Eppure si
preferisce attingere
sempre alle statistiche più ‘nere’. Anche
Bologna ha bisogno
di cambiare registro.
E non sarà la politica,
da sola, a riportarci
in quella città dove
tutti vorremmo vivere, dove si circola
tranquilli, una città
pulita dentro e fuori,
attiva, competitiva
in Europa. Dobbiamo
svegliarci, prendere
coscienza delle nostre potenzialità e
innestare una marcia diversa. Interrogandoci sul nostro
futuro, su quello dei
nostri figli invece di
rintanarci in casa, lasciando che prevalga
l’individualismo più
deleterio.
Possiamo fare di più,
molto di più. Cercherò, per quanto mi
riguarda, di dare il
meglio di me stesso
in questo 2008. Sono
certo che siamo in
molti a voler cambiare.
Buon anno,
Fabio Raffaelli
Le Buone Notizie nasce da un’idea
di Francesca Golfarelli e Fabio Raffaelli
Testi e fotografie vanno inviati all’e-mail
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Edito da Associazione Buone Notizie
Redazione: Piazza Volta, 7 - 40134 Bologna
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Via .............................................................................................................................. cap ............................................
.............................�
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data
............................................
2
Firma
...............................................................................................................
Spericolato, anche per battere la sclerosi
P
ierluca ha sempre pensato di
essere invincibile. La sua vita era proprio come la sognava
da bambino: girare
il mondo e raccontare quei viaggi con la
penna, con la macchina fotografica, con la
telecamera. Pierluca Rossi, 45 anni,
toscano, è uno dei
documentaristi più
conosciuti d’Italia.
È stato in 120 Paesi. Ha attraversato in
bicicletta i 200 chilometri del ghiacciaio
Vatnajokull, in Islanda. Ha volato in parapendio sulle dune
del Temet, in Niger.
Si è sparato 5 mesi
di camper per coprire i 30mila chilometri
del geniale itinerario
Castelnuovo di Garfagnana- Sikkim. Una
vita sempre in movimento. Poi, un giorno
di tre anni fa, sente un formicolio alla
mano. Pensa alla telecamera, a quei tre
chili e mezzo che si è
portato a spasso per
il mondo.
Si sbaglia. La risposta
arriva un mattino di
novembre all’ospedale di Negrar, gli occhi
del medico sono così
pieni di dolore che a
lui viene voglia di consolarlo: sclerosi mul-
tipla. «Un camion, un
tram, un treno in faccia». Presto cominciano le prime difficoltà
di movimento. Crede
che sia tutto finito:
spedizioni, documentari, fotografie. Vita.
Mesi di buio totale,
poi succede qualcosa che nemmeno lui
si aspetta. «Tutte
le mattine mi svegliavo convinto di
essere sano. Ma la
consapevolezza di essere malato arrivava
subito, al primo movimento. Per andare
avanti ogni giorno dovevo limare un po’ del
mio dolore. Alla fine,
limatina dopo limatina, sono diventato
più forte di lui». Pierluca rialza la testa.
Riprende a girare il
mondo, certo in modo
meno spericolato.
Ricomincia a filmare, insieme alla Enri,
l’angelo dolce e tosto
che è sua compagna
di vita. Ma soprattutto decide di aiutare
gli altri malati di sclerosi, 54mila solo in
Italia. È proprio quel
medico con gli occhi pieni di dolore a
convincerlo: «Dirlo a
te - gli spiega Fabio
Marchioretto - è stato
facile. Pensa quando
mi tocca farlo con una
ragazza di 18 anni: si
chiudono nella loro
disperazione e non
ne escono più». Perché la sclerosi è così,
talmente feroce che
ti può uccidere senza
nemmeno farti morire. Pierluca decide
di raccontare il suo
«Viaggio nel tempo
sospeso» sul sito
internet www.sclerosi-multipla.com.
I viaggi sono sempre
la sua vita, anche se
un po’ sono cambiati.
Qualche avventura in
meno, qualche ora di
riposo in più e un frigo
portatile per l’interferone di cui non può
fare a meno. Ma si
dà da fare: è appena
tornato dalla Namibia, è in partenza per
una spedizione di due
mesi nel Sahara. E se
ci sarà da farsi una
flebo tra le dune niente paura, è abituato.
«La mia vita non è
meno bella - dice è solo più difficile.
E se forse un giorno
la malattia mi chiuderà in casa, per il
momento sono io a
portarla in giro per
il mondo».
A quel giorno Pierluca è preparato: «Ho
viaggiato talmente
tanto che forse mi
posso pure fermare.
Anche perché la malattia mi ha fatto scoprire cose che prima
mi erano quasi indifferenti come l’affetto
delle persone vicine.
E poi ho imparato a
piangere, a dire grazie
a chi ti tende la mano
per aiutarti a salire su
un sentiero». Ed è così
che ha deciso di guardare il mostro, come
lui chiama la sclerosi: dritto negli occhi.
«La malattia è brutta
- scrive Pierluca sul
sito - ma c’è qualcosa
di peggio, qualcosa
che avvelena il cuore
di più. E questa cosa
è il silenzio di cui il
mostro si ammanta.
Ma scegliendo me il
mostro ha pisciato
fuori dal vaso, perché
io le parole gliele trovo
tutte».
Adesso Pierluca ha
un altro viaggio da
raccontare: niente
deserti, niente ghiacciai. Ma il dolore e la
forza di chi un giorno
scopre che le gambe
non ce la fanno più
a seguire la testa e il
cuore. «Voglio gridare
l’orgoglio di chi vive
un’avventura come
questa, voglio raccontare la poesia di vite
che resistono come fili
d’erba sull’asfalto. E
spiegare che ci vuole
una grande forza per
imparare ad essere
deboli ».
Pierluca pensava di essere invincibile. Aveva
ragione.
3
Afmal: “Così ridiamo la ‘luce’ al Mali”
L
e cifre di ogni missione hanno di che
impressionare noi
tutti: oltre 150 interventi agli occhi, più di
800 visite, 2 operazioni
chirurgiche di emergenza. Un bilancio sempre
in attivo quello del progetto “Ridare la luce”,
la missione umanitaria
cui hanno partecipato
i medici romani dell’AFMAL (Associazione
con i Fatebenefratelli
per i Malati Lontani)
per la realizzazione
del progetto “Ridare la
luce” nella città di Gao,
in Mali. Ma analoghe
iniziative, va ricordato,
si sono svolte anche in
altre regioni africane,
4
stati martoriati da guerre e
problemi cronici. La missione
di cui parliamo
in questi giorni
per porre all’attenzione dei
lettori un’emergenza tenuta
troppo spesso
dai Media sotto silenzio è stata realizzata
in collaborazione con
l’Aeronautica Militare
e l’A.R.C. (Associazione per la Ricerca e la
Cooperazione nei Paesi
in via di Sviluppo), con
l’obiettivo di combattere la cecità provocata da malattie non
curate, dalla cataratta
in maniera particolare.
L’equipe medica, guidata da Fra Benedetto
Possemato, vice presidente dell’AFMAL è stata composta da coordinatori, logistici, medici
e infermieri degli ospedali Fatebenefratelli
di Roma, Benevento e
Napoli, dell’Aeronautica Militare
e dell’ARC.
La gente è
arrivata all’ospedale
di Gao con
ogni mezzo per farsi operare.
Sono state visitate
e curate centinaia di
malati che oggi, grazie
a queste operazioni,
sono riusciti a riacquistare l’uso della vista.
Il contributo romano
alla missione è stato
rilevante. L’Aeronautica
Militare, tramite la Sala
Operativa dello Stato
Maggiore, ha coordinato tutte le operazioni di
trasporto di personale e
di oltre dieci tonnellate
di materiale: reti, materassi e attrezzature
mediche dell’Afmal resteranno a Gao a disposizione dell’Istituto dei
ciechi e dell’ospedale
della città. Tra le altre
cose anche un carico
di occhiali da vista. Si
tratta di occhiali la cui
prescrizione è stata
dettata telefonicamente
nel corso della missione
per tutti coloro che sono
stati operati e visitati.
Un bilancio tutto positivo, dunque, per un’associazione che festeggia quest’anno il 25°
della sua fondazione: lo
ha fatto in modo particolare il 14 dicembre,
durante un incontro
nazionale in cui l’AFMAL
ripercorrerà la storia
delle sue attività e dei
suoi progetti attraverso la testimonianza di
diverse personalità che
attualmente collaborano con l’associazione.
E Clooney si batte per il Darfur
«La comunità internazionale deve inviare in tempi
rapidi i 24 elicotteri necessari al dispiegamento della
forza di pace ibrida Onu-Unione Africana, nella regione sudanese del Darfur, dal febbraio 2003 teatro
di una guerra civile».
L’accorato appello è stato lanciato, dalle due star
hollywoodiane George Clooney e Don Cheadle,
insignite del “Peace summit award” all’Ottavo
summit mondiale dei premi Nobel per la pace.
«Il mondo invii questi stramaledetti 24 elicotteri
necessari per proteggere quattro milioni di persone
e stanzi 37 milioni di dollari necessari per il Darfur
fino al prossimo giugno - ha dichiarato in conferenza stampa George Clooney - se la popolazione
del Darfur è stata tanto fortunata da sopravvivere
ai bombardamenti, alle malattie, alla traversata del deserto, alla fame, allora queste persone
hanno diritto di vivere. E noi dobbiamo aiutarle».
L’attore hollywoodiano ha ricordato gli appelli lanciati
nell’ultimo mese dal segretario generale delle Nazioni
Unite, Ban Ki-moon, agli Stati membri dell’Onu per
avere a disposizione gli elicotteri necessari alla forza
di pace. Don Cheadle ha sottolineato come gli Stati
Uniti e l’Unione europea ne abbiano in abbondanza:
«Dobbiamo continuare a fare pressioni sui nostri
Governi perché mettano a disposizione questi mezzi». «Questo è il momento giusto per metterli sotto
pressione - ha aggiunto Clooney - perché si stanno
avvicinando le Olimpiadi in Cina e le elezioni presidenziali negli Stati Uniti». Cheadle ha quindi rimarcato
come sia solo questione di volontà per portare aiuto
alla popolazione del Darfur, perché «i bambini nei
campi sfollati continuino a ridere e a giocare ed è per
questo che sono convinto che occorra fare qualcosa,
aumentando le pressioni sui nostri governanti». Il
conflitto in Darfur è scoppiato nel febbraio 2003 ed
ha causato finora almeno duecentomila morti e oltre
2 milioni e mezzo di profughi e sfollati. Dei sei milioni
di abitanti della Regione occidentale del Sudan, oltre
quattro milioni dipendono dagli aiuti internazionali.
Da miss a testimonial contro la tubercolosi
G
erry Ramtseli
Elsdon ha 36
anni. Dieci anni
fa, miss bellezza del
Sudafrica, il mondo in
mano, decide di avere
un figlio. Lei, sana e
bella, non avrà certo
problemi. La sterilità
in Africa è uno stigma. Ma incinta non
riesce a restare. È
fertile, il partner pure.
Eppure... La visita
medica è obbligata.
Il responso è drammatico: tubercolosi
(Tb) dell’endometrio,
la parete dell’utero.
Non ai polmoni come
era classico colpire il
romantico «mal sottile» di epoche passate.
La Tb di oggi colpisce
dovunque.
NIENTE CURE
Gerry non aveva sintomi, se non l’impossibilità di portare a
termine una gravidanza. Il medico, privato,
le suggerisce di non
curarsi: «Tanto non
ha nessun sintomo,
perché affrontare una
dura terapia quando
l’infezione è ben confinata all’utero». Ma
lei i figli li voleva. E
soprattutto conosce
città. Guguletu Clinic è
il nome pomposo della
struttura sanitaria. C’è
anche l’unico centro
dentistico pubblico:
sette poltrone, 60 pazienti al giorno, molti
con l’Hiv e la tubercolosi. Gerry per curarsi ha scelto il centro
dove va la sua gente.
E’ cresciuta in un distretto simile a quello
di Guguletu. Padre
facchino, madre casalinga. Infanzia povera,
ma lei ha studiato.
IL DONO
«Grazie ai miei genitori
ho avuto il dono della
bellezza», ammette.
Bellezza caffé e latte
premiata con il massimo riconoscimento:
Miss Sudafrica. «E,
per la linea, stavo attenta a mangiare». Poi
la malattia. «Sono andata nell’ambulatorio
per fare la visita. La
mattina alle 6 erano
in fila già 150 persone.
Sono andata via. Alle 9
erano 200 e passa. Mi
sono interessata. Poi
ho iniziato la terapia.
Otto pillole al giorno
per sei mesi. Molto
pesante. Ho scoperto
così l’importanza di
a decine in attesa del
turno, niente mascherine...». Terreno fertile per la propagazione
della Tb. Altro intuito:
«Curarsi anche se non
ci sono i sintomi fino
a quando l’infezione
non c’è più». Perché
altrimenti diventa resistente alle cure.
L’ALLARME
È il nuovo allarme dell’Oms e dell’Onu: la
tubercolosi multiresistente (Mdr-Tb) e
quella resistente a
tutto (Xdr-Tb) di solito abbinata all’Hiv,
che sta colpendo anche l’Europa (due
casi mortali anche in
Italia). I malati non
si curano: quelli che
hanno Aids e MdrTb devono prendere
addirittura 26 pillole al giorno. I poveri
non le prendono e le
vendono al mercato
nero. Così è cresciuta la resistenza: 100
mila casi previsti nel
mondo per il 2008
(60 mila nel 2007) e
10 mila di Xdr-Tb (sei
mila quest’anno). Molti bambini in Africa.
L’Onu ha attivato una
task-force di sensibi-
dove i focolai dilagano. Fermare la Xdr-Tb
all’origine permetterà
di studiare nuovi farmaci efficaci (altri 12
milioni di dollari). Una
piccola biotech tedesca (Hain) ha messo
a punto un test per
scoprire la Mdr-Tb in
4 ore e mezzo. Una
svolta per l’Oms. Attualmente servono
accusata di sfruttare
la malattia per promuovere la sua immagine. «Un’assurdità,
per fortuna la gente
ha capito». E così eccola testimonial della
lotta alla tubercolosi.
Stop Tb è ormai il suo
slogan. Gerry oggi è
conduttrice televisiva
ed editrice di una rivista femminile. Dieci
sulla sua persona la
malattia più diffusa
nel suo Paese. Così
cambia medico. Questa volta pubblico, in
un dispensario per le
malattie infettive di
uno dei distretti più
poveri e popolosi della
periferia di Città del
Capo.
Punto di riferimento
delle variopinte bidonville che circondano la
una buona colazione
la mattina. Mi dava la
forza per sopportare
la cura». Gerry però è
andata oltre. Rimasta
colpita dagli ambulatori pubblici del 2000,
quando lei si curava,
ha scritto a Mandela
e, pur non essendo
medico, ha colpito nel
segno per far cambiare le cose: «Finestre chiuse, accalcati
lizzazione con l’italiana Anna Cataldi, l’Oms
è scesa in campo con il
progetto Stop-Tb.
INVESTIMENTI
Un’azienda farmaceutica come la Lilly ha investito con l’Oms 120
milioni di dollari per
trasferire le sue tecnologie e alcune sue
molecole ad aziende
di generici in Sudafrica, India e Russia. Là
oltre due settimane di
colture dei batteri per
sapere a quali antibiotici sono resistenti. Il
costo del test: solo tre
dollari.
TESTIMONIAL
Miss Gerry si è ammalata nel 2000. Nel
febbraio 2001, guarita, è in copertina sul
femminile più venduto
in Sudafrica: la Miss
guarita dalla Tb. Viene
anni di più, ma sempre bella.
«La cura mi ha fatto
bene», si pavoneggia.
E sorride. Ha avuto
molto coraggio facendo outing perché la
Tb in Africa è stigma
di casta: «I ricchi non
si ammalano ». E poi
perché spesso si abbina all’Aids. E per una
bella donna è stigma
ancora più grave.
5
Un quartiere vive anche di associazionismo
L
a nostra rivista cerca
sempre visibilità e nuovi
abbonati. Un cammino
lento ma costante, grazie
anche all’attenzione e alla
collaborazione di singole persone. Dal mese di dicembre
Le Buone Notizie viene distribuito nel Quartiere Santo
Stefano.
Ringraziamo pertanto il Presidente Andrea Forlani che ci
ha concesso questa opportunità per farci conoscere ad un
numero sempre maggiore di
persone. Il Quartiere Santo
Stefano rappresenta una delle
zone più antiche del centro
storico bolognese. “Il salotto
buono di Bologna” così è sempre stato chiamato in città è
pertanto costantemente sotto
la luce dei riflettori. Con il
presidente non si poteva non
parlare di emergenze traffico
e sicurezza, ma anche delle
prossime iniziative a favore
della collettività, di responsabilità civica e di associazionismo.
Bologna, come tutte le
medie-grandi città, vive
le emergenze sicurezza e
traffico come le priorità
assolute. Quali sono le
iniziative del Quartiere in
tal senso?
Anche se nel quartiere Santo
Stefano il problema sicurezza
non è un’emergenza come in
altre zone della città, i citta-
dini che abitano e lavorano in
quest’area sentono molto la
problematica della microcriminalità sempre più diffusa:
naturalmente vivere nel salotto buono della città comporta
l’attesa di un’elevata qualità
di vita da parte dei cittadini.
Il quartiere comprende queste esigenze legittime e per
questo è stata formalizzata
da poco la figura del “vigile
di quartiere”che entrerà in
servizio a breve. Un figura che
potrà essere di aiuto ulteriore
per la popolazione: non solo
punitiva come di solito viene
percepito il vigile ma anche di
valore educativo. Il vigile di
quartiere verrà formato anche
per aiutare la cittadinanza,
non solo extracomunitaria,
a rispettare le regole per un
miglioramento della vita di
tutti. Essere più responsabili
nei confronti della collettività,
imparare a non gettare le cartacce, a raccogliere le deiezioni canine, a non parcheggiare
in doppia fila, etc significherebbe un più elevato standard
qualitativo per tutti.
Per quanto riguarda l’emergenza traffico il nostro quartiere si trova di fronte a una
duplice richiesta: se infatti
nel centro storico si chiedono
meno limitazioni alle autovetture da parte soprattutto
degli operatori commerciali,
convinti che cio’ portereb-
be più affari e introiti, nella
zona Murri le esigenze dei
cittadini sono diametralmente
opposte, ovvero di una regolamentazione e riduzione del
traffico.
Dal mio punto di vista sono
favorevole ad una riduzione
del traffico nel centro storico,
non solo per la questione delle
polveri dannose alla salute,
ma proprio per preservare un
centro storico medioevale che
va tutelato e non assalito da
decine di macchine e rumore
molesto. Certo che poi vanno
potenziati servizi pubblici e
organizzati parcheggi ad hoc
e in questo l’amministrazione
ha ancora molto da lavorare.
Spesso accade che le amministrazioni comunali, di
qualunque colore esse siano,
affrontino l’onere di grandi
opere (vedi il progetto metropolitana o il civis) e si dimenticano di piccole o medi
progetti che però sarebbero
di vitale importanza per un
miglioramento effettivo dello
standard qualitativo di vita.
Voglio ricordare però un progetto importante che sta andando in porto: il Comune ha
promosso il “Consorzio per
il Restauro dei Portici”che
prenderà il via proprio dal
Quartiere Santo Stefano a
partire dal 2008 (per i privati
coinvolti ci saranno agevolazioni come l’esenzione al
pagamento del suolo pubblico
per lavori ed altre scontistiche). Questo ci riporta al tema
della reponsabilità comune
che dovremmo tutti mettere
in campo per un miglioramento della vita della collettività
Qual’è il suo pensiero sul
volontariato e sull’associazionismo e quanto conta
nella vita di un quartiere?
Il volontariato conta moltissimo, non solo quello che si
occupa delle emergenze di chi
si trova in difficoltà, ma anche
quello culturale o sociale.
Pensi che nel nostro quartiere
annoveriamo circa 400 libere
forme di associazionismo.
Alcune di medie grandi dimensioni altre piccoline ma tutte
di grande valore.
E’ una straordinaria risorsa
anche per noi del quartiere
che potremmo mettere in
campo la metà dei progetti
se non ci fosse la preziosa
collaborazione dell’associazionismo. Purtroppo la finanziaria ha tagliato molte
risorse destinate ai Comuni
e noi spesso ci troviamo ad
affrontare invece situazioni
di bisogno che devono essere
risolte velocemente. Per fronteggiare queste emergenze la
risorsa del volontariato è fondamentale. E poi è un modo
di conoscersi, confrontarsi, lavorare insieme, ricompattare
quel tessuto sociale che nelle
grandi città appare sempre
più sfilacciato.
Ogni anno celebriamo negli
splendidi giardini del Baraccano la festa del Volontariato: per il prossimo anno
abbiamo progetti ambiziosi,
che prevedono una sempre
maggiore collaborazione delle Associazioni ,per rendere
questo appuntamento ancora
più speciale.
Le foto sono di Alessandro Canova
6
E ogni anno l’Aliante vola più alto
G
rande successo
e pubblico da
tutto esaurito: un risultato quasi
scontato per la serata evento “Il Protagonista sei tu con
Furore” organizzata
da Giorgia Schvili con
la collaborazione di
Mercedes Ferretti per
raccogliere fondi a favore dell’Associazione
Aliante.
In occasione della
giornata della disabilità europea al Savoia Regency più di
300 persone si sono
incontrate per una
cena e tanta musica
in allegria. Grande
emozione anche per
i ragazzi disabili presenti in sala che hanno
potuto cantare, ballare e vivere una serata
indimenticabile.
Hanno presentato
Alessandro Greco e
Beatrice Bocci trascinando tutta la sala con
l’ausilio di una cantante dalla splendida voce
Barbara Barbieri e la
collaborazione di Mimmo per le musiche.
Un ringraziamento
sentito va a tutti i volontari, capeggiati da
Erika Tosi, che hanno
lavorato per la buona
riuscita della serata.
L’Associazione Aliante si impegna da anni
per assicurare una vita
autonoma ai ragazzi
disabili: il progetto più
ambizioso, denominato “Mentre Noi”, si
prefigge la ristrutturazione di una casa, già
destinata dal Comune,
dove i ragazzi possano svolgere attività
produttive e ricreative
in autonomia dalla
famiglia. Abbiamo intervistato Alessandro
Greco e Beatrice Bocci per raccogliere le
loro impressioni sulla
serata:
Siete stati protagonisti a Bologna di
due serate a favore
di progetti di solida-
rietà: che significato
ha per voi l’impegno
sociale e perchè ci
credete?
Sicuramente rappresenta uno degli aspetti
più umani e gratificanti della nostra attività;
contribuire a scuotere
le coscienze è motivo
per noi di grande orgoglio. I personaggi
dello spettacolo sono
dei privilegiati e hanno
il dovere morale di impegnarsi per chi soffre
e subisce situazioni di
Il progresso della scienza
e il futuro dell’uomo
di Mercedes Ferretti
S
Alessandro Greco e Beatrice Bocci,
ancora una volta protagonisti di
una gara di solidarietà, posano con
Giorgia e Mercedes, organizzatrici
dell’evento. In alto la popolare conduttrice con i ragazzi dell’Aliante
emarginazione.
Abbiamo potuto verificare come siate affabili con tutti
in particolare con
i ragazzi disabili
presenti alla serata del 1 dicembre:
vedere un vip che
abbraccia e balla
con ragazzo affetto
da handicap è un
messaggio molto
importante perchè
annulla le barriere anche mentali
che spesso tutti noi
abbiamo verso chi
è colpito da disagi
fisici e psichici. Un
abbraccio conta più
di tante parole. Quali è il vostro pensiero in proposito?
La “diversità” è un
principio troppo umano per essere applicato con il giusto senso
della misura ed il cibo
preferito dell’insensibilità è l’indifferenza...
voltare le spalle a queste persone è come
farlo a noi stessi e alla
nostra coscienza. Per
noi questa serate sono
importanti perchè ci
rendiamo conto che
con poco, un sorriso, un abbraccio, una
canzone, regaliamo un
po’ di felicità e tanta
emozione a ragazzi
speciali che vivono
una vita difficile insieme alle loro straordinarie famiglie.
(m.f.)
i è spento improvvisamente, lo
scorso novembre, il professor
Aldo Mazzoni. Presidente del
CIC e cordinatore scientifico del Centro di bioetica
“A degli Esposti” è stato una delle voci più autorevoli a livello nazionale del dibattito bioetico.
Medico bolognese, molto conosciuto e stimato in
città, grande sostenitore di una visione “umana”
della medicina contro gli eccessi di una scienza
“onnipotente e meccanicistica” aveva pubblicato
da poco un volume dal titolo:” Staminali:possibilità terapeutiche e rapporti tra scienza
ed etica”; le nuove frontiere della biologia, la
clonazione terapeutica, l’uso delle staminali per
la cura di malattie degenerative e tutti i problemi
etici che ciò comporta. Il dilemma della coscienza che si pone è riconducibile ad una domanda
fondamentale: che cosa è l’embrione? Un grumo
di cellule o una persona nella fase iniziale di sviluppo? Che diritto abbiamo di interrompere una
vita, nel suo primissimo sviluppo, pur con lo scopo
ammirevole di curare malattie gravissime come
l’Alzahimer o altri tipi di patologie?
Il dibattito è aperto e coinvolge le coscienze di tutti, laici e credenti. Anche pensatori e filosofi non
appartenenti alla tradizione cattolica, si pongono
molti dubbi in proposito: quali scenari si aprono
di fronte ad una scienza che si crede onnipotente
e soprattutto quali sono i rischi che provengono
dagli enormi interessi economici in gioco?
Nell’agile volume di Aldo Mazzoni sono a confronto
pareri ed interventi illustri tra i quali quelli del
genetista Angelo Serra, il biologo Carlo Ventura,
il filosofo Andrea Porcarelli e tanti altri esperti del
settore. Un’occasione ulteriore per documentarsi
su tematiche di grande attualità che mettono in
gioco il destino e il futuro dell’essere umano qualunque sia il nostro pensiero ed orientamento.
Per approfondire il tema si consiglia:
Aldo Mazzoni “Staminali:possibilità terapeutiche
e rapporti tra scienza ed etica” - Edizioni ESD
7
Animali in pericolo? Ci pensiamo noi
Q
uanti di noi si
sono commossi
alla vista di un
cerbiatto ferito,
di un orsetto disperso,
di un animale abbandonato!
importati o per lucro,
o per spettacolo, o per
sfruttamento di vario
genere.
Nel 1993 l’attività del
gruppo approda alla
fondazione dell’Asso-
Appunto dalla necessità di creare un’unità di emergenza per
la fauna autoctona
dell’Appennino Tosco
Emiliano, è nato nel
1989 il “Centro recupero Fauna Selvatica”,
su iniziativa di Rudi
Berti e di un piccolo
gruppo di volontari. Compito di questi
”pionieri”: la cura ed
il reinserimento degli
animali cui, ben presto, si sono aggiunti
anche esseri viventi
originari di altri Paesi,
ciazione Centro Tutela e Ricerca Fauna
Esotica e Selvatica
Monte Adone. Presso
il Centro è attivo, ventiquattr’ore su ventiquattro, un servizio di
emergenza che opera
su segnalazione di privati o Forze dell’Ordine, per soccorrere gli
animali trovati feriti e
in difficoltà.
Agli animali recuperati
vengono fornite le cure
e le terapie necessarie
fino ad arrivare ad un
programma di riabili-
8
tazione per recuperare
la piena funzionalità
ed essere reintrodotti
in natura.
Il servizio di emergenza opera anche per il
recupero o la cattura
di esemplari di forma
esotica che vengono
avvistati in libertà;
quando è possibile
tali animali sono ricollocati all’interno di
progetti specifici in
centri e parchi europei
ed extra-europei.
Dalla collaborazione
con diverse Università sono nati diversi
progetti di studio e
ricerca:
Progetto Scuola
- per far conoscere
agli alunni gli scopi
dell’Associazione e
favorire un corretto
approccio verso la
natura e il mondo
animale
Progetto Scimpanzè
- per assicurare un
sempre maggiore benessere psico-fisico ai dodici
scimpanzé affidati
al centro a seguito
di sequestro
Progetto Piccoli Primati
- per ridurre, gradatamente, il rapporto
esclusivo con l’uomo ed indirizzare la
socialità dell’esemplare verso un individuo della stessa
specie
Progetto Grandi Felini
- prevede la realizzazione ed ampliamenti di strutture che rispettino le
esigenze biologiche
delle cinque tigri del
bengala, di un leone, di un leopardo
e di una lince che
sono ospiti.
Tutti i progetti sono
legati a una visione
più ampia del rapporto
uomo-animale, mirando a un’armonia, un
equilibrio tra le due
specie che si possono
integrare ed aiutare
reciprocamente. Scopo principale è far sì
che tutti gli animali
possano godere della
dignità e del rispetto
che sono loro dovuti.
Ad oggi sono oltre 300
gli animali all’interno del Centro Tutela
ed i volontari attivi
soltanto 5; ad essi il
compito di portare a
termine una serie di
“operazioni” indispensabili: il recupero, gli
interventi di soccorso,
le pappe, le pulizie, la
manutenzione ordinaria di ricoveri, gabbie,
recinti, la costruzione
di nuovi ripari.
Appuntamento, dunque, all’inizio primavera per una visita a
Monte Adone: guide
pazienti ed esperte
aspettano tutti per accompagnare durante
il percorso e spiegare
le ragioni che hanno
condotto gli animali
ospiti alla loro attuale
condizione.
Donatella Bruni
Una ‘bussola’ per il volontariato del territorio
è il Centro
Servizi per il Volontariato della provincia di
Bologna ed offre gratuitamente servizi per lo
sviluppo, la progettazione e la promozione
delle iniziative delle
organizzazioni di volontariato del territorio.
I Centri Servizi per il
Volontariato sono stati istituiti dalla Legge
266/1991. La normativa di riferimento stabilisce che le risorse
dei Centri Servizi siano
stanziate dalle Fondazioni di origine bancaria e amministrate
dal Comitato regionale
di Gestione del Fondo
Speciale per il Volontariato.
I Centri Servizi hanno
l’obiettivo di promuovere localmente l’azione
volontaria e la cultura
della solidarietà attraverso la programmazione e la gestione
partecipata di servizi
definiti, ogni due anni,
sulla base dei bisogni
reali del settore.
è gestito da
A.S.Vo, Associazione
per lo Sviluppo del Volontariato, a cui aderiscono organizzazioni di volontariato che
si occupano di ambiti
diversi.
punta ad allargare
la propria base associativa in modo da
realizzare il principio
di gestione partecipata dei servizi
diretti e della progettazione sociale
di cui è promotore
e intermediario.
L’attività di
, infatti, si concentra
principalmente sull’offerta di servizi diretti
e di percorsi di progettazione sociale partecipata. Le organizzazioni di volontariato di
Bologna e dei Comuni
della provincia possono
rivolgersi a
per servizi gratuiti di
consulenza, formazione, informazione, promozione e per servizi di
base tecnico-logistici.
In particolare per le
organizzazioni di volontariato sono disponibili
gratuitamente
• consulenze ammi-
nistrative, giuridiche,
fiscali, progettuali e
grafiche
• corsi di formazione
riguardo la gestione
delle organizzazioni non
profit, la metodologia
dell’intervento sociale,
la relazione di aiuto, il
lavoro di gruppo, la comunicazione sociale, la
raccolta fondi, la ricerca
dei volontari, …;
• strumenti di informazione e documentazione sociale come la
newsletter quindicinale
“Formica Alata” a cui
sono iscritti 2200 destinatari e il sito www.
volabo.it, consultato da
1.500 utenti al mese
• eventi di promozione della solidarietà
come VOLONTASSOCIATE - la festa del volontariato che si svolge
ogni anno a Bologna e
nei Comuni della provincia e prodotti multimediali di presentazione delle associazioni e
degli interventi sul
territorio
• servizi di base:
fotocopie; prestito
di strumenti tecnici
e multimediali; disponibilità di spazi
per incontri, convegni, corsi,...
Ogni anno, inoltre, le
organizzazioni di volontariato sono chiamate a
partecipare ai percorsi
di progettazione sociale
promossi da
. Le organizzazioni di
volontariato aderenti
definiscono insieme
a
progetti
di sviluppo, di rete o
sovraprovinciali per la
soddisfazione di bisogni
reali dell’associazione
o del proprio ambito di
intervento. I progetti
approvati dal Comitato
di Gestione, sono finanziati e amministrati da
e realizzati
dalle organizzazioni
proponenti con il suo
tutoraggio e il soste-
gno. Nel 2006 hanno
beneficiato dei servizi
diretti 724 soggetti
e in particolare 357
sono organizzazioni di volontariato.
In dettaglio sono stati
attivati 480 servizi di
consulenza, 38 corsi
di formazione che
hanno coinvolto 492
partecipanti in tutto
il territorio bolognese. Infine, i progetti
realizzati insieme al
volontariato bolognese
fino al dicembre 2006
sono 123; quelli in via
di realizzazione per
il biennio 2007-2008
sono, ad oggi, 102.
Per agevolare l’accesso
ai servizi e ai percorsi di
progettazione sociale,
ha attivato
dei Punti di Contatto
e Animazioni nei Comuni dei sette distretti
della provincia di Bologna. Sono punti di
riferimento territoriali
di
per una
gestione di prossimità
delle relazioni con le
organizzazioni di volontariato e la cittadinanza
locali.
9
La scoliosi? Non è più una malattia
“A
ttenzione
alla scoliosi!“
Quante volte da
bambini ci siamo
sentiti ripetere questa esortazione per
correggere le nostre
posture, ma senza
capire esattamente
la motivazione.
“La scoliosi è una
malattia subdola” – ci
dice Giuseppe - che
non dà dolore, ma
che si può aggravare
in poco tempo creando, successivamente, grossi problemi”.
Stiamo parlando
con un paziente della professoressa
Wanda Bilotta (nella foto) : il ragazzo
ci fa presente che,
finalmente, in questo
settore c’è una buona
notizia.
“Soffrivo da tempo
– continua Giuseppe
– di un mal di schiena
costante. Venuto a
conoscenza che a Bologna, presso l’Istituto Rizzoli esiste un
centro di Recupero
e Rieducazione Funzionale diretto dalla
Prof.ssa Wanda Bilotta, mi sono messo
in contatto ed eccomi
abbastanza ristabilito”.
Il Centro è all’avanguardia per questa
malattia e i “pazienti” vengono da tutta l’Italia. Occorre
“non abbassare la
guardia”, poiché più
di cinque giovani su
cento sono interessati da questa problematica che, se
diagnosticata precocemente, ha probabilità di successo più
elevate.
“Mi è stato consigliato, per limitare
l’incidenza degli atteggiamenti viziati,
di fare una vita all’aperto – sottolinea il
nostro interlocutore uno sport idoneo e di
tenere una corretta
postura”. Per quanto
riguarda la scoliosi,
come già detto, una
diagnosi precoce ed
un intervento idoneo
con mezzi protesici,
con controlli periodici
ed assiduità di trattamento, sono le regole utili per limitare
i danni funzionali ed
estetici.
A cura del Centro è
stato creato un sito
www.scoliosi-bilotta.
it di facile consultazione che riporta
sintetiche, ma complete, informazioni e
una serie di esercizi
necessari per valorizzare gli interventi di
cura prescelti.
Abbiamo domandato alla direttrice del
Centro quanto servano i cosiddetti “corsetti”:
“Si ritiene molto importante consigliare
ai giovani portatori
di tutori, le regole
per una ginnastica
Grande vanto per
questo Centro e per
Bologna.
L’informazione capillare, anche nelle
opportuna e nel far
capire loro come il
“corsetto”, all’inizio
vissuto come un “nemico”, possa permettere attività lavorative e sportive.
Se indossato assiduamente, stimolerà
l’autocorrezione e
porterà ad ottimi e
duraturi risultati”.
scuole primarie, e
una cura adeguata
possono risolvere le
tante problematiche
relative a questa malattia, senza dover
ricorrere, a volte, ad
un intervento chirurgico e senza lasciare
segni evidenti e invalidanti nei pazienti.
Donatella Bruni
30
Come sostenere
le Buone Notizie? Bastano
Euro
Vedi a pagina 2
10
Così Bologna ricorda il Risorgimento
N
el 1888, all’interno della Esposizione Emiliana
di Bologna, fu istituito
un “Tempio del Risorgimento”, in cui erano
esposti documenti e
cimeli patriottici del
recente passato.
Il successo fu tale che,
al momento della chiusura dell’Esposizione,
il Consiglio comunale
deliberò l’istituzione di
un Museo permanente
Le raccolte del nascente
istituto si arricchirono,
negli anni successivi,
con donazioni che vennero suddivise nelle
due diverse “anime”
dell’Istituto: da una
parte il Museo, rivolto
ad un pubblico eterogeneo di reduci, curiosi
e giovani, dall’altra la
Biblioteca-Archivio, più
specialistica, rivolta in
particolare a studenti
e studiosi.
Al tempo della “Prima
Guerra Mondiale” l’Istituto raccolse,
in
Nel 1990 il Museo, venne trasferito alla sede
attuale, al piano terreno di Casa Carducci.
Nell’occasione, venne
realizzato un nuovo
percorso espositivo,
più snello e “didattico”,
al quale, oggi, vengono affiancate, periodicamente, mostre
temporanee ed attività
diverse tendenti a far
conoscere e a valorizzare il ricco patrimonio
conservato nei magazzini e dunque non direttamente accessibile.
L’allestimento attuale
fa partire il racconto
storico dal 1796, anno
dell’arrivo delle truppe
rivoluzionarie francesi
a Bologna, e giunge al
1918, alla fine del primo conflitto mondiale.
Le testimonianze dell’epopea risorgimentale
sono state collocate
all’interno della storia
cittadina, dedicando
meno spazio all’aspetto
militar e ,
per
1
segrete; gli anni cruciali del Risorgimento,
tutti posti sotto il segno
di Giuseppe Garibaldi,
vengono documentati
anche dalle armi, uniformi, bandiere dei tanti volontari, garibaldini
e non, che dall’EmiliaRomagna partirono per
le guerre di indipendenza.
“moderna”, per giungere, in chiusura, alla
sezione dedicata alla
Prima Guerra Mondiale,
osservata attraverso la
vita ed il sacrificio della
popolazione civile, la
stampa e la propaganda di guerra.
La sezione Biblioteca
e Archivio dell’Istituto,
che dalla fondazione
più “accessibile”, sia
per la consultazione in
sede sia per gli utenti
del web.
In un importante anniversario quale quello di
Giuseppe Garibaldi, è
sicuramente doverosa
una visita al “nostro”
museo.
Giorgio Albéri
4
3
contemporanea agli
avvenimenti, documentazione sul conflitto ed in particolare
sulle attività legate alla
guerra nella provincia
di Bologna .
Chiuso nel 1943, la
Biblioteca riprese a funzionare dopo alterne
vicende negli anni ’50,
mentre il Museo venne riaperto nel 1975
con un diverso assetto
espositivo: al “museosacrario” si sostituì un
Museo rivolto particolarmente alle scolaresche.
lasciare
2
posto ad
oggetti ed
informazioni relativi alla vita culturale,
sociale, economica e
politica.
Così l’età napoleonica
rivive nelle preziose
armi di Gioacchino Murat, il cognato di Napoleone che fu Re di
Napoli, la cui memoria
è legata per vincoli
familiari alla città felsinea; le cospirazioni
della Restaurazione ci
parlano attraverso i
documenti cifrati ed i
simboli della Carboneria e delle altre società
Inoltre, fanno bella
mostra i cimeli di Ugo
Bassi e della battaglia
dell’8 agosto 1848, rispettivamente la figura
più popolare ed il fatto
d’armi più rilevante
del Risorgimento bolognese.
Ad integrazione del momento “eroico” del percorso di unificazione del
paese, sono poi state
inserite testimonianze
dello sviluppo economico e urbano che nei decenni post-unitari trasformò la città, facendola entrare nel nuovo
secolo profondamente
modificata e molto più
ad oggi ha la propria
sede nel palazzo Galvani, raccoglie invece
libri, opuscoli, stampe,
manifesti, cartoline,
fotografie, manoscritti,
ecc..
Questo ingente patrimonio documentario è
interamente inventariato ed è anche oggetto
di continui interventi al
fine di renderlo sempre
Immagini
1. Carlo Ademollo, Ugo
Bassi nel carcere di
Comacchio, olio su
tela
2. Anonimo, Giuseppe
Garibaldi, olio su
tela
3. Manifesto di propaganda del prestito
di guerra, 1918
4. Interno delle sale
espositive
Museo civico del Risorgimento di Bologna
Sede museale e aula didattica:
Piazza Carducci, 5 - 40125 Bologna - Tel. 051.34.75.92
Biblioteca e archivio:
Via de’ Musei, 8 - 40124 Bologna - Tel.051.22.55.83
sito web: www.comune.bologna.it/museorisorgimento
e-mail: [email protected]
11
La ri-creazione del Navile: progetti, visioni e pre-visioni
L
a Bologna cinquecentesca del Canale Navile, dove la gestione delle acque
fu la ragione di un successo internazionale che la portò ad essere città
della moda e regina della seta, diviene soggetto di ricerca nell’anno del
cinquecentenario del Vignola, architetto progettista delle strutture idrauliche
del Canale Navile. Le ultime indagini storico/scientifiche condotte da Bruno
Adorni, docente di L.UN.A e ordinario di Storia dell’architettura a Parma,
hanno sollecitato un lavoro sul “contemporaneo” in cui gli studenti di L.UN.A.,
Libera Università delle Arti, insieme a docenti e professionisti coinvolti, hanno
proposto i loro progetti attraverso il laboratorio finale. Rendere ri-creativo il
Navile progettato dal Vignola in Bologna è stata la mission comune e condivisa
dai primi venti laureandi di L.UN.A – ateneo nato a Bologna quattro anni fa
come laboratorio del “fare al vero” per formare nuovi creativi per la moda, il
design, la comunicazione e il marketing – che a partire da un tema comune
hanno sviluppato ricerche e progetti di landscape, di scambi, di integrazioni,
di servizi, oggetti, luoghi, abiti, veicoli, segnaletiche, comunicazione, allestimenti, ambienti, identity e microstorie.
Classica e jazz si fondono in concerto
L
a musica è un
linguaggio universale, ma ci
sono diversi modi per
esprimerla.
Nello spettacolo
”Classica e jazz….
in concerto” Giorgio Albéri, che ha
curato anche la regia,
ci ha proposto alcuni
brani le cui esecuzioni rimbalzavano dalla
forma classica al jazz.
Al pianoforte Luisa
Fanti Zurkòwskaja,
con la sua eleganza e
bravura, ha incantato
il pubblico eseguendo le musiche dei
maggiori compositori
classici partendo da
Bach fino ai contemporanei. Al pianoforte
jazz Lamberto Lipparini che ha catturato l’attenzione del
pubblico con la sua
perfezione ed il suo
ritmo.
Il difficile compito di
trovare un filone logico che partisse dal
‘700 per arrivare fino
ai nostri giorni, con
brani che potessero
essere eseguiti nelle
due forme musicali,
è stato mirabilmente
raggiunto dall’autore
che ha proposto una
piacevole ed importante carrellata di
compositori famosi in
una immaginaria competizione fra
classica e
jazz. Cristina
Testoni, voce
recitante, ha
ra c c o n t a t o
nel suo superbo stile,
la storia di
questi due
stili musicali accennando anche
ad aneddoti
poco conosciuti ed
anche spiritosi.
E’stato un vero trionfo: il pubblico ha partecipato attento e
coinvolto e gli ap-
plausi finali e la richiesta dei bis hanno
mostrato chiaramente l’apprezzamento
generale.
Ornella Elefante
Nella foto:
Cristina Testoni,
Lamberto Lipparini,
Luisa Fanti
Zurkòwskaja e
Giorgio Albéri
Quando i calendari hanno un’anima
I calendari, in generale, non raccontano più
niente. Una volta c’erano, in bella evidenza,
le ricette, i consigli utili per smacchiare un
vestito, quei preziosi consigli per curarsi
una ferita o per riporre nell’armadio i vestiti
senza temere le tarme. Altri tempi. Oggi i
calendari raccontano per immagini, molto
spesso vuote, senza un’anima che sappia
riscaldare i giorni che passano. Ci ha colpiti,
invece, questa insolita raccolta di immagini
che non parla di automobili o moto cromate e
che soprattutto non mette in mostra le grazie
generose di questa o quella attricetta. I volti
del nostro calendario parlano da soli, parlano
di bimbi lontani, ma sorridenti, di tradizioni
vissute con partecipazione e coraggio. Vi
regaliamo la pagina di Maggio, sperando
che sia una il simbolo di una nuova era nel
comunicare l’inevitabile e laborioso passare
dei giorni.
12
Una risata contro la neurofibromatosi
«A
15 anni a Milano ho cominciato
a lavorare in un
posto dove si rideva (il Derby ndr). E se tutti ridevano,
voleva dire che era andata
bene. Più tardi il far ridere
è diventato un vero lavoro.
Oggi per me è uno stile di
vita. Nelle difficoltà cerco
sempre di sdrammatizzare
e relativizzare. Sono convinto che una risata sia più
potente di un’aggressione».
Se a credere nel potere della
risata è un grande comico
come Diego Abantatuono,
non è poi così sorprendente.
RIDERE CONTRO LA MALATTIA - Ma a Bologna
anche qualcun altro ha seguito questa filosofia e, a
furia di risate, è arrivato
a risultati inaspettati. E’
l’«Associazione Io ci sono»
che al circolo Arci di San
Lazzaro di Savena (Bo) con
l’aiuto dei comici di Zelig e
varie celebrità come Diego
Abantatuono, Leonardo Pieraccioni, Riccardo Fogli, ha
raccolto altre 10.000 euro in
una cena con 400 persone.
Serviranno a studiare una
malattia rara e difficile della
quale si conosce pochissimo,
tranne che non lascia scampo: la neurofibromatosi. Una
patologia rara, ma neanche
poi tanto: colpisce un bimbo
ogni 3000 nati. E a tutti i loro
neogenitori, i dottori non
possono fare altro che comunicare, allargando le braccia:
«Mi dispiace, non si può fare
nulla, si prepari al peggio».
LA STORIA DI ERMINIA
- Avevano detto così anche a
Erminia Vacca, una giovane
mamma bolognese quando
le diagnosticarono il destino
della sua primogenita Mo-
nica, malata di neurofibromatosi. Invece di arrendersi
ha fondato nel novembre
del 2003 l’associazione «Io
ci sono» per finanziare la
ricerca (www.associazioneiocisono.it). Strategia
di azione? La risata. Cene
con spettacoli e sketch in
cambio di offerte. Grazie ai
comici di Zelig che da subito hanno sposato la causa.
RIDERE, UNA TERAPIA «Ridere fa bene alla salute
– assicura Diego Abantuono
– allarga il diaframma e
anche le rughe si sistemano meglio sul tuo viso. E
in ogni casa, anche nella
mia vita privata, sento che
mi aiuta, mi fa sentire
bene. In situazione difficile bisogna resistere e
piuttosto che un lamento,
meglio un sorriso». Ma
solidarietà è una parola
familiare anche per
Riccardo Fogli che si
è presentato con suo
figlio Alessandro 15
anni: «Prima di entrare nella Nazionale
Cantanti non sapevo
neanche cosa volesse
dire in concreto fare
beneficenza. Con la
squadra dei cantanti
ho imparato non solo
a farla, ma come si
organizza e come si gestisce
per ottimizzare l’attività e le
risorse. Monica, la figlia di
Erminia, la conoscevo già,
almeno di vista. La incontro
spesso quando porto mio
figlio a scuola o lo vado a
prendere perché frequentano lo stesso istituto».
L’AMICO DI PIERACCIONI - Ma forse il più vicino
alla battaglia contro la neurofibromatosi è Leonardo
Pieraccioni. Uno dei suoi
migliori amici, Gilberto Rovai, fiorentino, è
morto nel maggio del
2004. Si era ammalato a 18 anni e fino
all’ultimo, anche lui,
non ha mai perso il
gusto della risata e
della leggerezza. Pieraccioni aveva fatto in
tempo a dirgli prima
che morisse e quando
ormai era quasi paralizzato e cieco: «Gilberto, ci
sarai anche te nel mio prossimo film».
Lui aveva sorriso e naturalmente non ci aveva creduto.. ma se avete visto l’ultimo film del regista toscano
(«Ti amo in tutte le lingue
del mondo» ndr.) ve ne sarete accorti: il protagonista,
cioè lo stesso Pieraccioni, si
chiamava proprio Gilberto
Rovai.
Daniela Camboni
13
Giovani e anziani uniti da un premio
N
ell’Aula Absidale di S.
Lucia tradizionale appuntamento dedicato
alla ricerca.
L’Associazione Profutura,
infatti, ha voluto premiare
due neo laureati nel nostro
Ateneo che hanno “speso”
parecchio del loro tempo in
studi dedicati al campo della
geriatria.
E’ stato il Prof. Vincenzo
Tumiatti, Vice Preside della
Facoltà di Farmacia, a consegnare il premio di ricerca
a Federica Lizzi, mentre il
pro Rettore Paola Monari,
ha dato l’assegno di laurea
a Elena Buccellato.
Anche in questa sesta edi-
zione la commissione esaminatrice, composta dai
Professori Rita Gatti, Maria
Luisa Zerbini e Fiorenza
Bonvicini, ha dovuto valutare le numerose domande
pervenute da parte di ottimi
partecipanti.
“Questo premio, indirizzato
a giovani laureati del nostro
Ateneo che abbiano eseguito particolari studi rivolti al
mondo della terza età – ha
sottolineato il Presidente
Giorgio Albéri - è ricco di
significato, in quanto rappresenta la felice unione
che si genera tra le forze
costruttive del giovane e le
necessità del mondo dell’an-
ziano, affinché
anche quelle
persone che
hanno il diritto di essere
considerate
come il nostro
ieri, il nostro
passato, possano essere
strettamente
legate al nostro domani”.
Al termine
della premiazione, un piacevole breve
concerto pianistico della
concertista Luisa Fanti lungamente applaudito.
Ornella Elefante
Il momento della premiazione: da sinistra Rita Gatti,
Vincenzo Tumiatti, Elena Buccellato, Federica Lizzi, Paola
Monari, Carla Taralli e Giorgio
Albéri
Le belle notizie che fanno poco rumore
I
o credo che le notizie belle non siano
solo quelle eclatanti, ma che, anzi, le
più belle, siano quelle
che hanno un tono
minore, come tutto ciò
che è usuale e quotidiano.
Basta guardarsi intorno per cogliere il
lato bello di ciò che ci
circonda, come basta
scorrere col pensiero
gli eventi del nostro
tempo per vederne il
bello.
“La mamma di Florin,
il bambino rumeno
morto nell’incendio
della roulotte, attende
una nuova vita!”
Questa è certamente
una bella notizia!
Lo so che le riflessioni
e le considerazioni al
riguardo sono tante,
tante quanti sono i
punti di vista, ma sta
di fatto che in tutto
ciò vi è una “Buona
Novella” per noi uomini “pastori erranti”
di questa terra…. sul
male, sul dolore,sulla
morte, trionfa e sem-
pre trionferà, la vita!
Nessun cataclisma,
nessun incidente, nessuna calamità, potrà
mai impedire alla vita
di vivere!
La Vita è una forza
inestinguibile,indoma
bile,una forza Eterna!
Ci sarà sempre un filo
d’erba che con la sua
forza vitale riuscirà a
radicarsi e a crescere fino a perforare la
dura crosta della terra, basta fermarsi ad
ascoltare per sentirne
il rumore… è il rumore
della vita!
Auguri a tutti, a me
per primo, di sentire dentro questo
rumore!
Paolo Nanni
Consigliere Regionale
Emilia-Romagna
Italia dei Valori
con Di Pietro
Pensiamo davvero a cosa mangiamo?
Piazza Verdi ha ospitato la
neonata Associazione Campiaperti con un mercato biologico di frutta, verdura, vino,
farine, trasformati, oli, formaggi, prodotti equi e solidali,
prodotti erboristici, informazione, letture, musica, video
e tanto altro.
La nascita di Campiaperti Associazione per la sovranità alimentare, rimanda al
concetto di inclusione, valido
per tutti e utile a costruire
una cooperazione sociale nata
dall’incrociarsi di una molteplicità di persone. È l’importante tappa di un’esperienza
cominciata alcuni anni fa. Nel
2002, infatti, attorno alla necessità di costruire alternative di consumo per i cittadini
14
e di vendita per le aziende
agricole, nasceva a Bologna
dall’incontro di lavoratori,
studenti e agricoltori biologici, la palestra di autodifesa alimentare. Si cominciò
allora a ripensare l’idea del
mercato di vendita diretta, con la gioia di conoscere
e di gustare ciò che mangiamo e beviamo ogni giorno e
di sapere che quello che più
ci piace è il meno contaminato possibile. Consapevoli del
fatto che le risorse, nostre e
del pianeta, non sono infinite e che modificare i rapporti
di produzione e fruizione può
riportarci a sentire più profondamente il rapporto tra
l’uomo e la terra.
L’esperienza della vendita di-
retta è anche riscoperta del
territorio attraverso i suoi
prodotti. Non più merci che
vengono da centinaia o migliaia di chilometri di distanza, coltivati con mezzi e metodi sconosciuti, ma prodotti
veri, freschi, sani e di qualità
che hanno ancora il sapore
della terra da cui sono stati
raccolti.
Per info: mercato@vag61.
info, tel. 349 1662971
Programma:
Ore 14.00 Apertura mercato,
apertura punto informativo,
proiezioni e musica
Ore 15.00 Microfono aperto
per interventi d’informazione
Ore 16.00 Dimostrazione di
erboristeria
Ore 17.00 Letture poetiche
con accompagnamento di
organetto di Barberia
Ore 18.00 Aperitivo offerto
dai produttori dell’associazione e discorso inaugurale
Ore 19.00 Musica dal vivo coi
Rumeno Fantastic
Ore 20.00 Musiche e balli
della tradizione popolare con
La Lanterna Magica e Roberto
Bucci
Ore 22.00 Chiusura mercato
ORARI e GIORNI DEI
MERCATI BIOLOGICI
Martedì: Al Vag61, in via Paolo
Fabbri 110, ore 18,00-21,00
Giovedì: Al Xm24, in via Fioravanti 24, ore 17,30-21,00
Venerdì: Quartiere Savena,
via Udine, ore 17,30-20,30
Viaggio al termine della sera
di Monica Caboi
La giuria della prima
edizione del concorso
nazionale di scrittura
legato alla moda “Vestirsi di Emozioni”, ha
premiato nelle scorse
settimane “Il gatto nero” di Ludovica
Falconi, romana ventiduenne, il racconto
della quale ha saputo
donare i “tagli” originali di un tessuto emotivo risolto in
un breve e solitario
viaggio automobilistico all’interno della
sera.
Cosa fa Ludovica
Falconi? Sappiamo
che hai 22 anni e
che sei di Roma,
ma niente di più.
“Faccio il praticantato
per diventare giornalista su un sito online di attualità e mi
occupo di spettacoli e
di moda”
Da quanto tempo?
“Da poco meno di un
anno”
Studi?
“Si, scienze della
moda e del costume, frequento l’ultimo anno e mi dovrei
laureare tra pochi
mesi! Infatti quando
ho letto del concorso
ho pensato “questo
è proprio giusto per
me”.
Dove hai letto del
concorso?
“Su Donna Moderna,
mi pare… ti dicevo,
appena l’ho visto ho
pensato “è perfetto”,
ma ho mandato il
racconto veramente
senza sperare nulla, non ho fatto mai
leggere le mie storie
a nessuno. Praticamente il primo testo
l’ho inviato a voi.
Non conoscevo la
scuola di scrittura
Stanton, ma mi sono
informata e mi è
piaciuta tantissimo
l’idea di un progetto
che unisce le donne
d’Italia, scrittrici e
non”.
Prime sensazioni?
“Sono stata felicissima di aver vinto una
selezione tra ragazze di tutta Italia. E
del testo che spiazza il lettore: il passaggio dove parli
di un bambino che
scambia la protagonista per una signora soltanto perché ha una borsa
fra le mani. Eppure
è giovane.
“Questa cosa mi è
successa veramente.
Ho un piccolo libro
della mia passione
nascente. Vi scrivo
tutte le frasi che mi
colpiscono. Le parole del bambino le ho
segnate subito”.
Nella vita, mi pare
di capire, vuoi fare
la giornalista?
“Non lo so. In realtà ero partita con
l’ idea di diventare
una stilista. Poi ho
preso trenta e lode
all’esame di lettere
comparate e ho iniziato a scrivere un
po’ di cose. Ho fatto
uno stage all’ANSA,
nel settore che si occupa di moda, e ora
scrivo su un sito con
altri ragazzi, in un
ambiente molto giovane e divertente. Ho
cercato, insomma,
di legare la passione
per la scrittura e la
moda al gior-
Per Ludovica Falconi, vincitrice
del concorso ‘Vestirsi di emozioni’, la nota griffe Emmanuel
Schvili ha creato un abito su
misura. Nelle immagini il momento della premiazione e il
bozzetto dell’abito
poi sono curiosa di
vedere come sarà il
vestito”
Come lo immagini?
“Di seta, semplice,
lungo”
Colore?
“A me piace molto
il nero, cangiante,
magari di taffettà o
anche di colore pastello”
Leggendo il tuo
racconto, c’ è una
frase verso la fine
che mi
ha regalato un mio
amico scrittore, al
quale ho raccontato
nalismo”.
Se dovessi pensare
a ciò che ti emoziona maggiormente nella vita, cosa
ti viene in mente
come prima immagine?
“Forse i bambini”
Come mai?
“Credo che la loro
spontaneità sia stupenda. Noi, con il
tempo non facciamo
più caso a tante cose
che per loro sono
fantastiche, mentre
dovremmo riuscire a
vedere con gli occhi
di un bambino le cose
che ci sembrano banali e che invece per
lui sono speciali”
Ti senti ancora
bambina o già donna?
“Ho un lato di me che
è rimasto molto infantile e penso rimarrà tale anche quando
avrò sessant’anni.
Ma donna, beh, non
lo so”.
H a i
preferenze
di genere letterario?
“I romanzi
di fine ottocento. Mi
piace molto Baricco
perchè sa
essere versatile, ma il
mio preferito
resta in assoluto l’ inarrivabile Proust”
Hai il ragazzo?
“Sì, da poco, ma
sono molto innamorata”
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DISSOLVENZA
.......
Credo che ci si debba
/ concedere il dolore /
senza mai vergognarsi
delle lacrime
e che sia giusto ridere / la
felicità senza coprirsi / il
sorriso con le mani
.......
Dissolvenza è un termine
con più significati: sta
ad indicare una fine, ma
anche un principio. In
linguaggio cinematografico
la dissolvenza indica
apertura, cioè il progressivo
definirsi di un’immagine
sullo schermo; ma indica
anche chiusura quando
l’immagine scompare
lentamente.
Titolo più azzeccato non
poteva essere trovato
per la recente raccolta
di poesie di Pierluigi
Lenzi. Un volume snello
nella forma, ma non certo
nel contenuto. Già la
presentazione, che porta
la firma del premio Nobel
Rita Levi Montalcini,
affiancata dalla sua
segretaria Giuseppina
Tripodi. Centrando il cuore
della raccolta, scrivono:
“…le poesie di Pierluigi
Lenzi non hanno bisogno
del senso della vista per
osservare le percezioni:
basta soltanto leggerle
‘ a d o c c h i c h i u s i ’, p e r
comprendere le sensazione
che hanno attraversato
il suo animo ed il suo
corpo…”.
Ho incontrato questo poeta,
non so chi mi aspettassi,
non certo questo ragazzo
così giovane e…
Ma tu chi sei? Hai
pubblicato un libro,
pure di poesia, ma sei
un ragazzo…
Infatti sono nato a
Bologna nel maggio ’79.
Ho conseguito la maturità
linguistica e mi sono
successivamente laureato
in Scienze dell’educazione.
Il tutto alternandolo con
esperienze varie sia di
lavoro che di studio.
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Parlaci un po’ di questo
‘altro’…
Ho svolto un tirocinio
presso le aziende ASL e
fatto l’impiegato: un lavoro
che non fa per me. Nel
frattempo ho collaborato a
diverse riviste e frequentato
la scuola Holden a Torino
di sceneggiatura. Ho
anche trovato il tempo per
mettere giù testi di canzoni
con Antonietta Laterza e ho
scritto, scritto, scritto...
La sceneggiatura è un
tuo pallino da lungo
tempo, vero?
Sì, infatti già a dieci anni
ne scrivevo per film che poi
giravamo con i miei amici.
Ma dove trovi il tempo
per fare tutto questo?
Certo la poesia non
richiede tempo, basta
l’ispirazione e il tutto
viene di getto, ho sentito
dire…
Per quanto mi riguarda,
l’ispirazione è l’idea della
poesia, ma dopo devo
mettermi a tavolino per
scriverla, riscriverla,
limarla…è quindi un lavoro
lungo e faticoso. Ora, infatti,
sono un po’ fermo, ho deciso
di scrivere meno perché ho
ancora più voglia di vivere,
di frequentare amici, di
assistere a spettacoli…
“Con la sua stupenda
capacità di esprime
quello che è più intimo e
segreto in ognuno di noi
…” così dice la seconda
di copertina. Ti riconosci
in questo?
Sì, anche se in Dissolvenza
trovi testi lunghi, oggi il
mio linguaggio si è reso più
essenziale e le mie ultime
poesie sono come flash sul
mio mondo intimo.
Non
amo
molto
dissezionare la poesia
e quindi rimanderei alla
lettura del tuo libro,
vogliamo però dire
un’ultima cosa a chi ci
ha letto sin qui?
Diciamolo: sono un ragazzo
di ventotto anni affetto,
dall’età di sedici, da atassia,
una malattia degenerativa
del sistema nervoso, con
decorso variabile, che
colpisce i muscoli e la
coordinazione, ma non le
funzioni mentali. Questa
atassia mi ha costretto, già
da alcuni anni, ad utilizzare
vari ausili per potermi
muovere. Ma non dire,
anche tu come molti, che la
mia sensibilità nasce dalla
malattia, perché già prima
della sua manifestazione
la poesia e il bisogno di
s c r i ve r e m i e ra n o n e l
sangue: essa me l’ha solo
indirizzata.
Questa malattia progressiva
mi obbliga ad un continuo
metaforico trasloco; non mi
permette di sedermi, non
ha, paradossalmente, la
‘definizione’ di un tumore e
quindi non sei mai a casa,
non sei mai arrivato. Inoltre,
i prima anni di malattia,
quando da silente si è
manifestata imponendomi
continui limiti, la vergogna
mi ha chiuso in me stesso,
perché avevo il termine di
paragone tra il prima di
com’ero e il come stavo
diventando. Oggi vivo la
sua progressione come una
continua rinascita e lo scopo
principale nella mia vita non
è più vincerla, ma imparare
a conviverci. Questo mio
processo credo di averlo
ben descritto nel testo
che chiude Dissolvenza:
in Lettera a Dio Gli e mi
chiedo perché. Prima…Ti
ho pregato. Maledetto.
Odiato…poi, Ti ho pregato.
Maledetto. Ma non ti ho
più odiato, infine oggi e
domani Ti pregherò. Forse
ti maledirò. Ma non ti odierò
più.
Chi volesse fare o farsi un
regalo, un piccolo cadeau
da pochi euro (ma che
penso molto gradito ai più),
può rivolgersi direttamente
a Pierluigi 349 6941664,
col rischio che potrebbe
capitargli di conoscere una
bella persona.
Impressioni raccolte da
Mimma Mussolini
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