TARIFFA REGIME LIBERO: POSTE ITALIANE S.P.A. - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE 70% - DCB (BOLOGNA) Anno V - n° 1 Gennaio 2008 4 Clooney per il Darfur: “Quegli elicotteri possono salvare 4 milioni di persone” Natura alla ribalta Un rifugio per gli animali in pericolo 4 Serate benefiche Ogni anno l’Aliante vola più in alto Aiuti internazionali 8 Così stiamo ridando ‘luce’ al Mali 7 Perfavore,cominciamol’annopensandoinpositivo Che cosa augurarsi per l’anno che è appena arrivato? Il primo desiderio che mi viene in mente è quello che gli italiani perdano un po’ il vizio di lamentarsi. Lo scenario economico volge al peggio? Insoddisfatti della politica? Ogni occasione è buona per piangersi addosso, dai rincari delle autostrade a quelli del gas, con l’occhio sempre puntato sul particolare e troppo poco su una visione d’insieme che potrebbe anche consolarci. Il mondo, questo nostro piccolo e unico mondo, non ha la cera dei giorni migliori ma è ancora ben lontano dagli scenari catastrofici che i Media internazionali dipingono con una buona dose di cinismo. Anche l’Italia segna il passo ma non ha certo bisogno delle cassandre che, da ogni parte, le pronosticano il baratro sempre più vicino. Se inglesi e americani parlano di una ‘dolce vita amara’ è perché i corrispondenti delle autorevoli testate pescano in quella sacca di scontento che bela, in tv o sui giornali, inneggiando alla catastrofe prossima ventura. Ma non siamo, diciamolo francamente, molto meglio di quanto ci vogliono far sembrare? Perché si parla così poco, in tutte queste analisi, di quel mare di positività che scorre da nord a sud nella nostra Il Consiglio direttivo dell’Associazione no profit, editrice di “Le Buone Notizie”, è così formato: Giorgio Albéri - Presidente Fabio Raffaelli - Vice Presidente Ornella Elefante - Segretario/Tesoriere Maria Dagradi - Consigliere Andrea Ponzellini - Consigliere Luisella Gualandi - Revisore dei conti Giorgia Schvili - Promozione bella Penisola? Mille gli esempi quotidiani da portare. Eppure si preferisce attingere sempre alle statistiche più ‘nere’. Anche Bologna ha bisogno di cambiare registro. E non sarà la politica, da sola, a riportarci in quella città dove tutti vorremmo vivere, dove si circola tranquilli, una città pulita dentro e fuori, attiva, competitiva in Europa. Dobbiamo svegliarci, prendere coscienza delle nostre potenzialità e innestare una marcia diversa. Interrogandoci sul nostro futuro, su quello dei nostri figli invece di rintanarci in casa, lasciando che prevalga l’individualismo più deleterio. Possiamo fare di più, molto di più. Cercherò, per quanto mi riguarda, di dare il meglio di me stesso in questo 2008. Sono certo che siamo in molti a voler cambiare. Buon anno, Fabio Raffaelli Le Buone Notizie nasce da un’idea di Francesca Golfarelli e Fabio Raffaelli Testi e fotografie vanno inviati all’e-mail [email protected] Edito da Associazione Buone Notizie Redazione: Piazza Volta, 7 - 40134 Bologna Tel. 051.6142327 - Fax 051.436558 Direttore responsabile: Fabio Raffaelli Direttore editoriale: Giorgio Albèri Segreteria di redazione: Ornella Elefante Collaboratrice editoriale: Mercedes Ferretti Stampa: Tipolito Casma - via B.Provaglia 3 - Bologna Registrazione al Tribunale di Bologna n° 7361 del 11/09/2003 BASTANO 30 EURO PER SOSTENERE da ritornare via fax al 051/436558 SCHEDA PER SOSTENERE E ABBONARSI ALLA RIVISTA “LE BUONE NOTIZIE” Io sottoscritto, per conto - proprio, dell’Associazione, dell’Ente - chiede di attivare n° ...................... abbonamenti (10 numeri a 30 euro) a partire dal mese di ............................................ dell’anno ............................... 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La sua vita era proprio come la sognava da bambino: girare il mondo e raccontare quei viaggi con la penna, con la macchina fotografica, con la telecamera. Pierluca Rossi, 45 anni, toscano, è uno dei documentaristi più conosciuti d’Italia. È stato in 120 Paesi. Ha attraversato in bicicletta i 200 chilometri del ghiacciaio Vatnajokull, in Islanda. Ha volato in parapendio sulle dune del Temet, in Niger. Si è sparato 5 mesi di camper per coprire i 30mila chilometri del geniale itinerario Castelnuovo di Garfagnana- Sikkim. Una vita sempre in movimento. Poi, un giorno di tre anni fa, sente un formicolio alla mano. Pensa alla telecamera, a quei tre chili e mezzo che si è portato a spasso per il mondo. Si sbaglia. La risposta arriva un mattino di novembre all’ospedale di Negrar, gli occhi del medico sono così pieni di dolore che a lui viene voglia di consolarlo: sclerosi mul- tipla. «Un camion, un tram, un treno in faccia». Presto cominciano le prime difficoltà di movimento. Crede che sia tutto finito: spedizioni, documentari, fotografie. Vita. Mesi di buio totale, poi succede qualcosa che nemmeno lui si aspetta. «Tutte le mattine mi svegliavo convinto di essere sano. Ma la consapevolezza di essere malato arrivava subito, al primo movimento. Per andare avanti ogni giorno dovevo limare un po’ del mio dolore. Alla fine, limatina dopo limatina, sono diventato più forte di lui». Pierluca rialza la testa. Riprende a girare il mondo, certo in modo meno spericolato. Ricomincia a filmare, insieme alla Enri, l’angelo dolce e tosto che è sua compagna di vita. Ma soprattutto decide di aiutare gli altri malati di sclerosi, 54mila solo in Italia. È proprio quel medico con gli occhi pieni di dolore a convincerlo: «Dirlo a te - gli spiega Fabio Marchioretto - è stato facile. Pensa quando mi tocca farlo con una ragazza di 18 anni: si chiudono nella loro disperazione e non ne escono più». Perché la sclerosi è così, talmente feroce che ti può uccidere senza nemmeno farti morire. Pierluca decide di raccontare il suo «Viaggio nel tempo sospeso» sul sito internet www.sclerosi-multipla.com. I viaggi sono sempre la sua vita, anche se un po’ sono cambiati. Qualche avventura in meno, qualche ora di riposo in più e un frigo portatile per l’interferone di cui non può fare a meno. Ma si dà da fare: è appena tornato dalla Namibia, è in partenza per una spedizione di due mesi nel Sahara. E se ci sarà da farsi una flebo tra le dune niente paura, è abituato. «La mia vita non è meno bella - dice è solo più difficile. E se forse un giorno la malattia mi chiuderà in casa, per il momento sono io a portarla in giro per il mondo». A quel giorno Pierluca è preparato: «Ho viaggiato talmente tanto che forse mi posso pure fermare. Anche perché la malattia mi ha fatto scoprire cose che prima mi erano quasi indifferenti come l’affetto delle persone vicine. E poi ho imparato a piangere, a dire grazie a chi ti tende la mano per aiutarti a salire su un sentiero». Ed è così che ha deciso di guardare il mostro, come lui chiama la sclerosi: dritto negli occhi. «La malattia è brutta - scrive Pierluca sul sito - ma c’è qualcosa di peggio, qualcosa che avvelena il cuore di più. E questa cosa è il silenzio di cui il mostro si ammanta. Ma scegliendo me il mostro ha pisciato fuori dal vaso, perché io le parole gliele trovo tutte». Adesso Pierluca ha un altro viaggio da raccontare: niente deserti, niente ghiacciai. Ma il dolore e la forza di chi un giorno scopre che le gambe non ce la fanno più a seguire la testa e il cuore. «Voglio gridare l’orgoglio di chi vive un’avventura come questa, voglio raccontare la poesia di vite che resistono come fili d’erba sull’asfalto. E spiegare che ci vuole una grande forza per imparare ad essere deboli ». Pierluca pensava di essere invincibile. Aveva ragione. 3 Afmal: “Così ridiamo la ‘luce’ al Mali” L e cifre di ogni missione hanno di che impressionare noi tutti: oltre 150 interventi agli occhi, più di 800 visite, 2 operazioni chirurgiche di emergenza. Un bilancio sempre in attivo quello del progetto “Ridare la luce”, la missione umanitaria cui hanno partecipato i medici romani dell’AFMAL (Associazione con i Fatebenefratelli per i Malati Lontani) per la realizzazione del progetto “Ridare la luce” nella città di Gao, in Mali. Ma analoghe iniziative, va ricordato, si sono svolte anche in altre regioni africane, 4 stati martoriati da guerre e problemi cronici. La missione di cui parliamo in questi giorni per porre all’attenzione dei lettori un’emergenza tenuta troppo spesso dai Media sotto silenzio è stata realizzata in collaborazione con l’Aeronautica Militare e l’A.R.C. (Associazione per la Ricerca e la Cooperazione nei Paesi in via di Sviluppo), con l’obiettivo di combattere la cecità provocata da malattie non curate, dalla cataratta in maniera particolare. L’equipe medica, guidata da Fra Benedetto Possemato, vice presidente dell’AFMAL è stata composta da coordinatori, logistici, medici e infermieri degli ospedali Fatebenefratelli di Roma, Benevento e Napoli, dell’Aeronautica Militare e dell’ARC. La gente è arrivata all’ospedale di Gao con ogni mezzo per farsi operare. Sono state visitate e curate centinaia di malati che oggi, grazie a queste operazioni, sono riusciti a riacquistare l’uso della vista. Il contributo romano alla missione è stato rilevante. L’Aeronautica Militare, tramite la Sala Operativa dello Stato Maggiore, ha coordinato tutte le operazioni di trasporto di personale e di oltre dieci tonnellate di materiale: reti, materassi e attrezzature mediche dell’Afmal resteranno a Gao a disposizione dell’Istituto dei ciechi e dell’ospedale della città. Tra le altre cose anche un carico di occhiali da vista. Si tratta di occhiali la cui prescrizione è stata dettata telefonicamente nel corso della missione per tutti coloro che sono stati operati e visitati. Un bilancio tutto positivo, dunque, per un’associazione che festeggia quest’anno il 25° della sua fondazione: lo ha fatto in modo particolare il 14 dicembre, durante un incontro nazionale in cui l’AFMAL ripercorrerà la storia delle sue attività e dei suoi progetti attraverso la testimonianza di diverse personalità che attualmente collaborano con l’associazione. E Clooney si batte per il Darfur «La comunità internazionale deve inviare in tempi rapidi i 24 elicotteri necessari al dispiegamento della forza di pace ibrida Onu-Unione Africana, nella regione sudanese del Darfur, dal febbraio 2003 teatro di una guerra civile». L’accorato appello è stato lanciato, dalle due star hollywoodiane George Clooney e Don Cheadle, insignite del “Peace summit award” all’Ottavo summit mondiale dei premi Nobel per la pace. «Il mondo invii questi stramaledetti 24 elicotteri necessari per proteggere quattro milioni di persone e stanzi 37 milioni di dollari necessari per il Darfur fino al prossimo giugno - ha dichiarato in conferenza stampa George Clooney - se la popolazione del Darfur è stata tanto fortunata da sopravvivere ai bombardamenti, alle malattie, alla traversata del deserto, alla fame, allora queste persone hanno diritto di vivere. E noi dobbiamo aiutarle». L’attore hollywoodiano ha ricordato gli appelli lanciati nell’ultimo mese dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, agli Stati membri dell’Onu per avere a disposizione gli elicotteri necessari alla forza di pace. Don Cheadle ha sottolineato come gli Stati Uniti e l’Unione europea ne abbiano in abbondanza: «Dobbiamo continuare a fare pressioni sui nostri Governi perché mettano a disposizione questi mezzi». «Questo è il momento giusto per metterli sotto pressione - ha aggiunto Clooney - perché si stanno avvicinando le Olimpiadi in Cina e le elezioni presidenziali negli Stati Uniti». Cheadle ha quindi rimarcato come sia solo questione di volontà per portare aiuto alla popolazione del Darfur, perché «i bambini nei campi sfollati continuino a ridere e a giocare ed è per questo che sono convinto che occorra fare qualcosa, aumentando le pressioni sui nostri governanti». Il conflitto in Darfur è scoppiato nel febbraio 2003 ed ha causato finora almeno duecentomila morti e oltre 2 milioni e mezzo di profughi e sfollati. Dei sei milioni di abitanti della Regione occidentale del Sudan, oltre quattro milioni dipendono dagli aiuti internazionali. Da miss a testimonial contro la tubercolosi G erry Ramtseli Elsdon ha 36 anni. Dieci anni fa, miss bellezza del Sudafrica, il mondo in mano, decide di avere un figlio. Lei, sana e bella, non avrà certo problemi. La sterilità in Africa è uno stigma. Ma incinta non riesce a restare. È fertile, il partner pure. Eppure... La visita medica è obbligata. Il responso è drammatico: tubercolosi (Tb) dell’endometrio, la parete dell’utero. Non ai polmoni come era classico colpire il romantico «mal sottile» di epoche passate. La Tb di oggi colpisce dovunque. NIENTE CURE Gerry non aveva sintomi, se non l’impossibilità di portare a termine una gravidanza. Il medico, privato, le suggerisce di non curarsi: «Tanto non ha nessun sintomo, perché affrontare una dura terapia quando l’infezione è ben confinata all’utero». Ma lei i figli li voleva. E soprattutto conosce città. Guguletu Clinic è il nome pomposo della struttura sanitaria. C’è anche l’unico centro dentistico pubblico: sette poltrone, 60 pazienti al giorno, molti con l’Hiv e la tubercolosi. Gerry per curarsi ha scelto il centro dove va la sua gente. E’ cresciuta in un distretto simile a quello di Guguletu. Padre facchino, madre casalinga. Infanzia povera, ma lei ha studiato. IL DONO «Grazie ai miei genitori ho avuto il dono della bellezza», ammette. Bellezza caffé e latte premiata con il massimo riconoscimento: Miss Sudafrica. «E, per la linea, stavo attenta a mangiare». Poi la malattia. «Sono andata nell’ambulatorio per fare la visita. La mattina alle 6 erano in fila già 150 persone. Sono andata via. Alle 9 erano 200 e passa. Mi sono interessata. Poi ho iniziato la terapia. Otto pillole al giorno per sei mesi. Molto pesante. Ho scoperto così l’importanza di a decine in attesa del turno, niente mascherine...». Terreno fertile per la propagazione della Tb. Altro intuito: «Curarsi anche se non ci sono i sintomi fino a quando l’infezione non c’è più». Perché altrimenti diventa resistente alle cure. L’ALLARME È il nuovo allarme dell’Oms e dell’Onu: la tubercolosi multiresistente (Mdr-Tb) e quella resistente a tutto (Xdr-Tb) di solito abbinata all’Hiv, che sta colpendo anche l’Europa (due casi mortali anche in Italia). I malati non si curano: quelli che hanno Aids e MdrTb devono prendere addirittura 26 pillole al giorno. I poveri non le prendono e le vendono al mercato nero. Così è cresciuta la resistenza: 100 mila casi previsti nel mondo per il 2008 (60 mila nel 2007) e 10 mila di Xdr-Tb (sei mila quest’anno). Molti bambini in Africa. L’Onu ha attivato una task-force di sensibi- dove i focolai dilagano. Fermare la Xdr-Tb all’origine permetterà di studiare nuovi farmaci efficaci (altri 12 milioni di dollari). Una piccola biotech tedesca (Hain) ha messo a punto un test per scoprire la Mdr-Tb in 4 ore e mezzo. Una svolta per l’Oms. Attualmente servono accusata di sfruttare la malattia per promuovere la sua immagine. «Un’assurdità, per fortuna la gente ha capito». E così eccola testimonial della lotta alla tubercolosi. Stop Tb è ormai il suo slogan. Gerry oggi è conduttrice televisiva ed editrice di una rivista femminile. Dieci sulla sua persona la malattia più diffusa nel suo Paese. Così cambia medico. Questa volta pubblico, in un dispensario per le malattie infettive di uno dei distretti più poveri e popolosi della periferia di Città del Capo. Punto di riferimento delle variopinte bidonville che circondano la una buona colazione la mattina. Mi dava la forza per sopportare la cura». Gerry però è andata oltre. Rimasta colpita dagli ambulatori pubblici del 2000, quando lei si curava, ha scritto a Mandela e, pur non essendo medico, ha colpito nel segno per far cambiare le cose: «Finestre chiuse, accalcati lizzazione con l’italiana Anna Cataldi, l’Oms è scesa in campo con il progetto Stop-Tb. INVESTIMENTI Un’azienda farmaceutica come la Lilly ha investito con l’Oms 120 milioni di dollari per trasferire le sue tecnologie e alcune sue molecole ad aziende di generici in Sudafrica, India e Russia. Là oltre due settimane di colture dei batteri per sapere a quali antibiotici sono resistenti. Il costo del test: solo tre dollari. TESTIMONIAL Miss Gerry si è ammalata nel 2000. Nel febbraio 2001, guarita, è in copertina sul femminile più venduto in Sudafrica: la Miss guarita dalla Tb. Viene anni di più, ma sempre bella. «La cura mi ha fatto bene», si pavoneggia. E sorride. Ha avuto molto coraggio facendo outing perché la Tb in Africa è stigma di casta: «I ricchi non si ammalano ». E poi perché spesso si abbina all’Aids. E per una bella donna è stigma ancora più grave. 5 Un quartiere vive anche di associazionismo L a nostra rivista cerca sempre visibilità e nuovi abbonati. Un cammino lento ma costante, grazie anche all’attenzione e alla collaborazione di singole persone. Dal mese di dicembre Le Buone Notizie viene distribuito nel Quartiere Santo Stefano. Ringraziamo pertanto il Presidente Andrea Forlani che ci ha concesso questa opportunità per farci conoscere ad un numero sempre maggiore di persone. Il Quartiere Santo Stefano rappresenta una delle zone più antiche del centro storico bolognese. “Il salotto buono di Bologna” così è sempre stato chiamato in città è pertanto costantemente sotto la luce dei riflettori. Con il presidente non si poteva non parlare di emergenze traffico e sicurezza, ma anche delle prossime iniziative a favore della collettività, di responsabilità civica e di associazionismo. Bologna, come tutte le medie-grandi città, vive le emergenze sicurezza e traffico come le priorità assolute. Quali sono le iniziative del Quartiere in tal senso? Anche se nel quartiere Santo Stefano il problema sicurezza non è un’emergenza come in altre zone della città, i citta- dini che abitano e lavorano in quest’area sentono molto la problematica della microcriminalità sempre più diffusa: naturalmente vivere nel salotto buono della città comporta l’attesa di un’elevata qualità di vita da parte dei cittadini. Il quartiere comprende queste esigenze legittime e per questo è stata formalizzata da poco la figura del “vigile di quartiere”che entrerà in servizio a breve. Un figura che potrà essere di aiuto ulteriore per la popolazione: non solo punitiva come di solito viene percepito il vigile ma anche di valore educativo. Il vigile di quartiere verrà formato anche per aiutare la cittadinanza, non solo extracomunitaria, a rispettare le regole per un miglioramento della vita di tutti. Essere più responsabili nei confronti della collettività, imparare a non gettare le cartacce, a raccogliere le deiezioni canine, a non parcheggiare in doppia fila, etc significherebbe un più elevato standard qualitativo per tutti. Per quanto riguarda l’emergenza traffico il nostro quartiere si trova di fronte a una duplice richiesta: se infatti nel centro storico si chiedono meno limitazioni alle autovetture da parte soprattutto degli operatori commerciali, convinti che cio’ portereb- be più affari e introiti, nella zona Murri le esigenze dei cittadini sono diametralmente opposte, ovvero di una regolamentazione e riduzione del traffico. Dal mio punto di vista sono favorevole ad una riduzione del traffico nel centro storico, non solo per la questione delle polveri dannose alla salute, ma proprio per preservare un centro storico medioevale che va tutelato e non assalito da decine di macchine e rumore molesto. Certo che poi vanno potenziati servizi pubblici e organizzati parcheggi ad hoc e in questo l’amministrazione ha ancora molto da lavorare. Spesso accade che le amministrazioni comunali, di qualunque colore esse siano, affrontino l’onere di grandi opere (vedi il progetto metropolitana o il civis) e si dimenticano di piccole o medi progetti che però sarebbero di vitale importanza per un miglioramento effettivo dello standard qualitativo di vita. Voglio ricordare però un progetto importante che sta andando in porto: il Comune ha promosso il “Consorzio per il Restauro dei Portici”che prenderà il via proprio dal Quartiere Santo Stefano a partire dal 2008 (per i privati coinvolti ci saranno agevolazioni come l’esenzione al pagamento del suolo pubblico per lavori ed altre scontistiche). Questo ci riporta al tema della reponsabilità comune che dovremmo tutti mettere in campo per un miglioramento della vita della collettività Qual’è il suo pensiero sul volontariato e sull’associazionismo e quanto conta nella vita di un quartiere? Il volontariato conta moltissimo, non solo quello che si occupa delle emergenze di chi si trova in difficoltà, ma anche quello culturale o sociale. Pensi che nel nostro quartiere annoveriamo circa 400 libere forme di associazionismo. Alcune di medie grandi dimensioni altre piccoline ma tutte di grande valore. E’ una straordinaria risorsa anche per noi del quartiere che potremmo mettere in campo la metà dei progetti se non ci fosse la preziosa collaborazione dell’associazionismo. Purtroppo la finanziaria ha tagliato molte risorse destinate ai Comuni e noi spesso ci troviamo ad affrontare invece situazioni di bisogno che devono essere risolte velocemente. Per fronteggiare queste emergenze la risorsa del volontariato è fondamentale. E poi è un modo di conoscersi, confrontarsi, lavorare insieme, ricompattare quel tessuto sociale che nelle grandi città appare sempre più sfilacciato. Ogni anno celebriamo negli splendidi giardini del Baraccano la festa del Volontariato: per il prossimo anno abbiamo progetti ambiziosi, che prevedono una sempre maggiore collaborazione delle Associazioni ,per rendere questo appuntamento ancora più speciale. Le foto sono di Alessandro Canova 6 E ogni anno l’Aliante vola più alto G rande successo e pubblico da tutto esaurito: un risultato quasi scontato per la serata evento “Il Protagonista sei tu con Furore” organizzata da Giorgia Schvili con la collaborazione di Mercedes Ferretti per raccogliere fondi a favore dell’Associazione Aliante. In occasione della giornata della disabilità europea al Savoia Regency più di 300 persone si sono incontrate per una cena e tanta musica in allegria. Grande emozione anche per i ragazzi disabili presenti in sala che hanno potuto cantare, ballare e vivere una serata indimenticabile. Hanno presentato Alessandro Greco e Beatrice Bocci trascinando tutta la sala con l’ausilio di una cantante dalla splendida voce Barbara Barbieri e la collaborazione di Mimmo per le musiche. Un ringraziamento sentito va a tutti i volontari, capeggiati da Erika Tosi, che hanno lavorato per la buona riuscita della serata. L’Associazione Aliante si impegna da anni per assicurare una vita autonoma ai ragazzi disabili: il progetto più ambizioso, denominato “Mentre Noi”, si prefigge la ristrutturazione di una casa, già destinata dal Comune, dove i ragazzi possano svolgere attività produttive e ricreative in autonomia dalla famiglia. Abbiamo intervistato Alessandro Greco e Beatrice Bocci per raccogliere le loro impressioni sulla serata: Siete stati protagonisti a Bologna di due serate a favore di progetti di solida- rietà: che significato ha per voi l’impegno sociale e perchè ci credete? Sicuramente rappresenta uno degli aspetti più umani e gratificanti della nostra attività; contribuire a scuotere le coscienze è motivo per noi di grande orgoglio. I personaggi dello spettacolo sono dei privilegiati e hanno il dovere morale di impegnarsi per chi soffre e subisce situazioni di Il progresso della scienza e il futuro dell’uomo di Mercedes Ferretti S Alessandro Greco e Beatrice Bocci, ancora una volta protagonisti di una gara di solidarietà, posano con Giorgia e Mercedes, organizzatrici dell’evento. In alto la popolare conduttrice con i ragazzi dell’Aliante emarginazione. Abbiamo potuto verificare come siate affabili con tutti in particolare con i ragazzi disabili presenti alla serata del 1 dicembre: vedere un vip che abbraccia e balla con ragazzo affetto da handicap è un messaggio molto importante perchè annulla le barriere anche mentali che spesso tutti noi abbiamo verso chi è colpito da disagi fisici e psichici. Un abbraccio conta più di tante parole. Quali è il vostro pensiero in proposito? La “diversità” è un principio troppo umano per essere applicato con il giusto senso della misura ed il cibo preferito dell’insensibilità è l’indifferenza... voltare le spalle a queste persone è come farlo a noi stessi e alla nostra coscienza. Per noi questa serate sono importanti perchè ci rendiamo conto che con poco, un sorriso, un abbraccio, una canzone, regaliamo un po’ di felicità e tanta emozione a ragazzi speciali che vivono una vita difficile insieme alle loro straordinarie famiglie. (m.f.) i è spento improvvisamente, lo scorso novembre, il professor Aldo Mazzoni. Presidente del CIC e cordinatore scientifico del Centro di bioetica “A degli Esposti” è stato una delle voci più autorevoli a livello nazionale del dibattito bioetico. Medico bolognese, molto conosciuto e stimato in città, grande sostenitore di una visione “umana” della medicina contro gli eccessi di una scienza “onnipotente e meccanicistica” aveva pubblicato da poco un volume dal titolo:” Staminali:possibilità terapeutiche e rapporti tra scienza ed etica”; le nuove frontiere della biologia, la clonazione terapeutica, l’uso delle staminali per la cura di malattie degenerative e tutti i problemi etici che ciò comporta. Il dilemma della coscienza che si pone è riconducibile ad una domanda fondamentale: che cosa è l’embrione? Un grumo di cellule o una persona nella fase iniziale di sviluppo? Che diritto abbiamo di interrompere una vita, nel suo primissimo sviluppo, pur con lo scopo ammirevole di curare malattie gravissime come l’Alzahimer o altri tipi di patologie? Il dibattito è aperto e coinvolge le coscienze di tutti, laici e credenti. Anche pensatori e filosofi non appartenenti alla tradizione cattolica, si pongono molti dubbi in proposito: quali scenari si aprono di fronte ad una scienza che si crede onnipotente e soprattutto quali sono i rischi che provengono dagli enormi interessi economici in gioco? Nell’agile volume di Aldo Mazzoni sono a confronto pareri ed interventi illustri tra i quali quelli del genetista Angelo Serra, il biologo Carlo Ventura, il filosofo Andrea Porcarelli e tanti altri esperti del settore. Un’occasione ulteriore per documentarsi su tematiche di grande attualità che mettono in gioco il destino e il futuro dell’essere umano qualunque sia il nostro pensiero ed orientamento. Per approfondire il tema si consiglia: Aldo Mazzoni “Staminali:possibilità terapeutiche e rapporti tra scienza ed etica” - Edizioni ESD 7 Animali in pericolo? Ci pensiamo noi Q uanti di noi si sono commossi alla vista di un cerbiatto ferito, di un orsetto disperso, di un animale abbandonato! importati o per lucro, o per spettacolo, o per sfruttamento di vario genere. Nel 1993 l’attività del gruppo approda alla fondazione dell’Asso- Appunto dalla necessità di creare un’unità di emergenza per la fauna autoctona dell’Appennino Tosco Emiliano, è nato nel 1989 il “Centro recupero Fauna Selvatica”, su iniziativa di Rudi Berti e di un piccolo gruppo di volontari. Compito di questi ”pionieri”: la cura ed il reinserimento degli animali cui, ben presto, si sono aggiunti anche esseri viventi originari di altri Paesi, ciazione Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica Monte Adone. Presso il Centro è attivo, ventiquattr’ore su ventiquattro, un servizio di emergenza che opera su segnalazione di privati o Forze dell’Ordine, per soccorrere gli animali trovati feriti e in difficoltà. Agli animali recuperati vengono fornite le cure e le terapie necessarie fino ad arrivare ad un programma di riabili- 8 tazione per recuperare la piena funzionalità ed essere reintrodotti in natura. Il servizio di emergenza opera anche per il recupero o la cattura di esemplari di forma esotica che vengono avvistati in libertà; quando è possibile tali animali sono ricollocati all’interno di progetti specifici in centri e parchi europei ed extra-europei. Dalla collaborazione con diverse Università sono nati diversi progetti di studio e ricerca: Progetto Scuola - per far conoscere agli alunni gli scopi dell’Associazione e favorire un corretto approccio verso la natura e il mondo animale Progetto Scimpanzè - per assicurare un sempre maggiore benessere psico-fisico ai dodici scimpanzé affidati al centro a seguito di sequestro Progetto Piccoli Primati - per ridurre, gradatamente, il rapporto esclusivo con l’uomo ed indirizzare la socialità dell’esemplare verso un individuo della stessa specie Progetto Grandi Felini - prevede la realizzazione ed ampliamenti di strutture che rispettino le esigenze biologiche delle cinque tigri del bengala, di un leone, di un leopardo e di una lince che sono ospiti. Tutti i progetti sono legati a una visione più ampia del rapporto uomo-animale, mirando a un’armonia, un equilibrio tra le due specie che si possono integrare ed aiutare reciprocamente. Scopo principale è far sì che tutti gli animali possano godere della dignità e del rispetto che sono loro dovuti. Ad oggi sono oltre 300 gli animali all’interno del Centro Tutela ed i volontari attivi soltanto 5; ad essi il compito di portare a termine una serie di “operazioni” indispensabili: il recupero, gli interventi di soccorso, le pappe, le pulizie, la manutenzione ordinaria di ricoveri, gabbie, recinti, la costruzione di nuovi ripari. Appuntamento, dunque, all’inizio primavera per una visita a Monte Adone: guide pazienti ed esperte aspettano tutti per accompagnare durante il percorso e spiegare le ragioni che hanno condotto gli animali ospiti alla loro attuale condizione. Donatella Bruni Una ‘bussola’ per il volontariato del territorio è il Centro Servizi per il Volontariato della provincia di Bologna ed offre gratuitamente servizi per lo sviluppo, la progettazione e la promozione delle iniziative delle organizzazioni di volontariato del territorio. I Centri Servizi per il Volontariato sono stati istituiti dalla Legge 266/1991. La normativa di riferimento stabilisce che le risorse dei Centri Servizi siano stanziate dalle Fondazioni di origine bancaria e amministrate dal Comitato regionale di Gestione del Fondo Speciale per il Volontariato. I Centri Servizi hanno l’obiettivo di promuovere localmente l’azione volontaria e la cultura della solidarietà attraverso la programmazione e la gestione partecipata di servizi definiti, ogni due anni, sulla base dei bisogni reali del settore. è gestito da A.S.Vo, Associazione per lo Sviluppo del Volontariato, a cui aderiscono organizzazioni di volontariato che si occupano di ambiti diversi. punta ad allargare la propria base associativa in modo da realizzare il principio di gestione partecipata dei servizi diretti e della progettazione sociale di cui è promotore e intermediario. L’attività di , infatti, si concentra principalmente sull’offerta di servizi diretti e di percorsi di progettazione sociale partecipata. Le organizzazioni di volontariato di Bologna e dei Comuni della provincia possono rivolgersi a per servizi gratuiti di consulenza, formazione, informazione, promozione e per servizi di base tecnico-logistici. In particolare per le organizzazioni di volontariato sono disponibili gratuitamente • consulenze ammi- nistrative, giuridiche, fiscali, progettuali e grafiche • corsi di formazione riguardo la gestione delle organizzazioni non profit, la metodologia dell’intervento sociale, la relazione di aiuto, il lavoro di gruppo, la comunicazione sociale, la raccolta fondi, la ricerca dei volontari, …; • strumenti di informazione e documentazione sociale come la newsletter quindicinale “Formica Alata” a cui sono iscritti 2200 destinatari e il sito www. volabo.it, consultato da 1.500 utenti al mese • eventi di promozione della solidarietà come VOLONTASSOCIATE - la festa del volontariato che si svolge ogni anno a Bologna e nei Comuni della provincia e prodotti multimediali di presentazione delle associazioni e degli interventi sul territorio • servizi di base: fotocopie; prestito di strumenti tecnici e multimediali; disponibilità di spazi per incontri, convegni, corsi,... Ogni anno, inoltre, le organizzazioni di volontariato sono chiamate a partecipare ai percorsi di progettazione sociale promossi da . Le organizzazioni di volontariato aderenti definiscono insieme a progetti di sviluppo, di rete o sovraprovinciali per la soddisfazione di bisogni reali dell’associazione o del proprio ambito di intervento. I progetti approvati dal Comitato di Gestione, sono finanziati e amministrati da e realizzati dalle organizzazioni proponenti con il suo tutoraggio e il soste- gno. Nel 2006 hanno beneficiato dei servizi diretti 724 soggetti e in particolare 357 sono organizzazioni di volontariato. In dettaglio sono stati attivati 480 servizi di consulenza, 38 corsi di formazione che hanno coinvolto 492 partecipanti in tutto il territorio bolognese. Infine, i progetti realizzati insieme al volontariato bolognese fino al dicembre 2006 sono 123; quelli in via di realizzazione per il biennio 2007-2008 sono, ad oggi, 102. Per agevolare l’accesso ai servizi e ai percorsi di progettazione sociale, ha attivato dei Punti di Contatto e Animazioni nei Comuni dei sette distretti della provincia di Bologna. Sono punti di riferimento territoriali di per una gestione di prossimità delle relazioni con le organizzazioni di volontariato e la cittadinanza locali. 9 La scoliosi? Non è più una malattia “A ttenzione alla scoliosi!“ Quante volte da bambini ci siamo sentiti ripetere questa esortazione per correggere le nostre posture, ma senza capire esattamente la motivazione. “La scoliosi è una malattia subdola” – ci dice Giuseppe - che non dà dolore, ma che si può aggravare in poco tempo creando, successivamente, grossi problemi”. Stiamo parlando con un paziente della professoressa Wanda Bilotta (nella foto) : il ragazzo ci fa presente che, finalmente, in questo settore c’è una buona notizia. “Soffrivo da tempo – continua Giuseppe – di un mal di schiena costante. Venuto a conoscenza che a Bologna, presso l’Istituto Rizzoli esiste un centro di Recupero e Rieducazione Funzionale diretto dalla Prof.ssa Wanda Bilotta, mi sono messo in contatto ed eccomi abbastanza ristabilito”. Il Centro è all’avanguardia per questa malattia e i “pazienti” vengono da tutta l’Italia. Occorre “non abbassare la guardia”, poiché più di cinque giovani su cento sono interessati da questa problematica che, se diagnosticata precocemente, ha probabilità di successo più elevate. “Mi è stato consigliato, per limitare l’incidenza degli atteggiamenti viziati, di fare una vita all’aperto – sottolinea il nostro interlocutore uno sport idoneo e di tenere una corretta postura”. Per quanto riguarda la scoliosi, come già detto, una diagnosi precoce ed un intervento idoneo con mezzi protesici, con controlli periodici ed assiduità di trattamento, sono le regole utili per limitare i danni funzionali ed estetici. A cura del Centro è stato creato un sito www.scoliosi-bilotta. it di facile consultazione che riporta sintetiche, ma complete, informazioni e una serie di esercizi necessari per valorizzare gli interventi di cura prescelti. Abbiamo domandato alla direttrice del Centro quanto servano i cosiddetti “corsetti”: “Si ritiene molto importante consigliare ai giovani portatori di tutori, le regole per una ginnastica Grande vanto per questo Centro e per Bologna. L’informazione capillare, anche nelle opportuna e nel far capire loro come il “corsetto”, all’inizio vissuto come un “nemico”, possa permettere attività lavorative e sportive. Se indossato assiduamente, stimolerà l’autocorrezione e porterà ad ottimi e duraturi risultati”. scuole primarie, e una cura adeguata possono risolvere le tante problematiche relative a questa malattia, senza dover ricorrere, a volte, ad un intervento chirurgico e senza lasciare segni evidenti e invalidanti nei pazienti. Donatella Bruni 30 Come sostenere le Buone Notizie? Bastano Euro Vedi a pagina 2 10 Così Bologna ricorda il Risorgimento N el 1888, all’interno della Esposizione Emiliana di Bologna, fu istituito un “Tempio del Risorgimento”, in cui erano esposti documenti e cimeli patriottici del recente passato. Il successo fu tale che, al momento della chiusura dell’Esposizione, il Consiglio comunale deliberò l’istituzione di un Museo permanente Le raccolte del nascente istituto si arricchirono, negli anni successivi, con donazioni che vennero suddivise nelle due diverse “anime” dell’Istituto: da una parte il Museo, rivolto ad un pubblico eterogeneo di reduci, curiosi e giovani, dall’altra la Biblioteca-Archivio, più specialistica, rivolta in particolare a studenti e studiosi. Al tempo della “Prima Guerra Mondiale” l’Istituto raccolse, in Nel 1990 il Museo, venne trasferito alla sede attuale, al piano terreno di Casa Carducci. Nell’occasione, venne realizzato un nuovo percorso espositivo, più snello e “didattico”, al quale, oggi, vengono affiancate, periodicamente, mostre temporanee ed attività diverse tendenti a far conoscere e a valorizzare il ricco patrimonio conservato nei magazzini e dunque non direttamente accessibile. L’allestimento attuale fa partire il racconto storico dal 1796, anno dell’arrivo delle truppe rivoluzionarie francesi a Bologna, e giunge al 1918, alla fine del primo conflitto mondiale. Le testimonianze dell’epopea risorgimentale sono state collocate all’interno della storia cittadina, dedicando meno spazio all’aspetto militar e , per 1 segrete; gli anni cruciali del Risorgimento, tutti posti sotto il segno di Giuseppe Garibaldi, vengono documentati anche dalle armi, uniformi, bandiere dei tanti volontari, garibaldini e non, che dall’EmiliaRomagna partirono per le guerre di indipendenza. “moderna”, per giungere, in chiusura, alla sezione dedicata alla Prima Guerra Mondiale, osservata attraverso la vita ed il sacrificio della popolazione civile, la stampa e la propaganda di guerra. La sezione Biblioteca e Archivio dell’Istituto, che dalla fondazione più “accessibile”, sia per la consultazione in sede sia per gli utenti del web. In un importante anniversario quale quello di Giuseppe Garibaldi, è sicuramente doverosa una visita al “nostro” museo. Giorgio Albéri 4 3 contemporanea agli avvenimenti, documentazione sul conflitto ed in particolare sulle attività legate alla guerra nella provincia di Bologna . Chiuso nel 1943, la Biblioteca riprese a funzionare dopo alterne vicende negli anni ’50, mentre il Museo venne riaperto nel 1975 con un diverso assetto espositivo: al “museosacrario” si sostituì un Museo rivolto particolarmente alle scolaresche. lasciare 2 posto ad oggetti ed informazioni relativi alla vita culturale, sociale, economica e politica. Così l’età napoleonica rivive nelle preziose armi di Gioacchino Murat, il cognato di Napoleone che fu Re di Napoli, la cui memoria è legata per vincoli familiari alla città felsinea; le cospirazioni della Restaurazione ci parlano attraverso i documenti cifrati ed i simboli della Carboneria e delle altre società Inoltre, fanno bella mostra i cimeli di Ugo Bassi e della battaglia dell’8 agosto 1848, rispettivamente la figura più popolare ed il fatto d’armi più rilevante del Risorgimento bolognese. Ad integrazione del momento “eroico” del percorso di unificazione del paese, sono poi state inserite testimonianze dello sviluppo economico e urbano che nei decenni post-unitari trasformò la città, facendola entrare nel nuovo secolo profondamente modificata e molto più ad oggi ha la propria sede nel palazzo Galvani, raccoglie invece libri, opuscoli, stampe, manifesti, cartoline, fotografie, manoscritti, ecc.. Questo ingente patrimonio documentario è interamente inventariato ed è anche oggetto di continui interventi al fine di renderlo sempre Immagini 1. Carlo Ademollo, Ugo Bassi nel carcere di Comacchio, olio su tela 2. Anonimo, Giuseppe Garibaldi, olio su tela 3. Manifesto di propaganda del prestito di guerra, 1918 4. Interno delle sale espositive Museo civico del Risorgimento di Bologna Sede museale e aula didattica: Piazza Carducci, 5 - 40125 Bologna - Tel. 051.34.75.92 Biblioteca e archivio: Via de’ Musei, 8 - 40124 Bologna - Tel.051.22.55.83 sito web: www.comune.bologna.it/museorisorgimento e-mail: [email protected] 11 La ri-creazione del Navile: progetti, visioni e pre-visioni L a Bologna cinquecentesca del Canale Navile, dove la gestione delle acque fu la ragione di un successo internazionale che la portò ad essere città della moda e regina della seta, diviene soggetto di ricerca nell’anno del cinquecentenario del Vignola, architetto progettista delle strutture idrauliche del Canale Navile. Le ultime indagini storico/scientifiche condotte da Bruno Adorni, docente di L.UN.A e ordinario di Storia dell’architettura a Parma, hanno sollecitato un lavoro sul “contemporaneo” in cui gli studenti di L.UN.A., Libera Università delle Arti, insieme a docenti e professionisti coinvolti, hanno proposto i loro progetti attraverso il laboratorio finale. Rendere ri-creativo il Navile progettato dal Vignola in Bologna è stata la mission comune e condivisa dai primi venti laureandi di L.UN.A – ateneo nato a Bologna quattro anni fa come laboratorio del “fare al vero” per formare nuovi creativi per la moda, il design, la comunicazione e il marketing – che a partire da un tema comune hanno sviluppato ricerche e progetti di landscape, di scambi, di integrazioni, di servizi, oggetti, luoghi, abiti, veicoli, segnaletiche, comunicazione, allestimenti, ambienti, identity e microstorie. Classica e jazz si fondono in concerto L a musica è un linguaggio universale, ma ci sono diversi modi per esprimerla. Nello spettacolo ”Classica e jazz…. in concerto” Giorgio Albéri, che ha curato anche la regia, ci ha proposto alcuni brani le cui esecuzioni rimbalzavano dalla forma classica al jazz. Al pianoforte Luisa Fanti Zurkòwskaja, con la sua eleganza e bravura, ha incantato il pubblico eseguendo le musiche dei maggiori compositori classici partendo da Bach fino ai contemporanei. Al pianoforte jazz Lamberto Lipparini che ha catturato l’attenzione del pubblico con la sua perfezione ed il suo ritmo. Il difficile compito di trovare un filone logico che partisse dal ‘700 per arrivare fino ai nostri giorni, con brani che potessero essere eseguiti nelle due forme musicali, è stato mirabilmente raggiunto dall’autore che ha proposto una piacevole ed importante carrellata di compositori famosi in una immaginaria competizione fra classica e jazz. Cristina Testoni, voce recitante, ha ra c c o n t a t o nel suo superbo stile, la storia di questi due stili musicali accennando anche ad aneddoti poco conosciuti ed anche spiritosi. E’stato un vero trionfo: il pubblico ha partecipato attento e coinvolto e gli ap- plausi finali e la richiesta dei bis hanno mostrato chiaramente l’apprezzamento generale. Ornella Elefante Nella foto: Cristina Testoni, Lamberto Lipparini, Luisa Fanti Zurkòwskaja e Giorgio Albéri Quando i calendari hanno un’anima I calendari, in generale, non raccontano più niente. Una volta c’erano, in bella evidenza, le ricette, i consigli utili per smacchiare un vestito, quei preziosi consigli per curarsi una ferita o per riporre nell’armadio i vestiti senza temere le tarme. Altri tempi. Oggi i calendari raccontano per immagini, molto spesso vuote, senza un’anima che sappia riscaldare i giorni che passano. Ci ha colpiti, invece, questa insolita raccolta di immagini che non parla di automobili o moto cromate e che soprattutto non mette in mostra le grazie generose di questa o quella attricetta. I volti del nostro calendario parlano da soli, parlano di bimbi lontani, ma sorridenti, di tradizioni vissute con partecipazione e coraggio. Vi regaliamo la pagina di Maggio, sperando che sia una il simbolo di una nuova era nel comunicare l’inevitabile e laborioso passare dei giorni. 12 Una risata contro la neurofibromatosi «A 15 anni a Milano ho cominciato a lavorare in un posto dove si rideva (il Derby ndr). E se tutti ridevano, voleva dire che era andata bene. Più tardi il far ridere è diventato un vero lavoro. Oggi per me è uno stile di vita. Nelle difficoltà cerco sempre di sdrammatizzare e relativizzare. Sono convinto che una risata sia più potente di un’aggressione». Se a credere nel potere della risata è un grande comico come Diego Abantatuono, non è poi così sorprendente. RIDERE CONTRO LA MALATTIA - Ma a Bologna anche qualcun altro ha seguito questa filosofia e, a furia di risate, è arrivato a risultati inaspettati. E’ l’«Associazione Io ci sono» che al circolo Arci di San Lazzaro di Savena (Bo) con l’aiuto dei comici di Zelig e varie celebrità come Diego Abantatuono, Leonardo Pieraccioni, Riccardo Fogli, ha raccolto altre 10.000 euro in una cena con 400 persone. Serviranno a studiare una malattia rara e difficile della quale si conosce pochissimo, tranne che non lascia scampo: la neurofibromatosi. Una patologia rara, ma neanche poi tanto: colpisce un bimbo ogni 3000 nati. E a tutti i loro neogenitori, i dottori non possono fare altro che comunicare, allargando le braccia: «Mi dispiace, non si può fare nulla, si prepari al peggio». LA STORIA DI ERMINIA - Avevano detto così anche a Erminia Vacca, una giovane mamma bolognese quando le diagnosticarono il destino della sua primogenita Mo- nica, malata di neurofibromatosi. Invece di arrendersi ha fondato nel novembre del 2003 l’associazione «Io ci sono» per finanziare la ricerca (www.associazioneiocisono.it). Strategia di azione? La risata. Cene con spettacoli e sketch in cambio di offerte. Grazie ai comici di Zelig che da subito hanno sposato la causa. RIDERE, UNA TERAPIA «Ridere fa bene alla salute – assicura Diego Abantuono – allarga il diaframma e anche le rughe si sistemano meglio sul tuo viso. E in ogni casa, anche nella mia vita privata, sento che mi aiuta, mi fa sentire bene. In situazione difficile bisogna resistere e piuttosto che un lamento, meglio un sorriso». Ma solidarietà è una parola familiare anche per Riccardo Fogli che si è presentato con suo figlio Alessandro 15 anni: «Prima di entrare nella Nazionale Cantanti non sapevo neanche cosa volesse dire in concreto fare beneficenza. Con la squadra dei cantanti ho imparato non solo a farla, ma come si organizza e come si gestisce per ottimizzare l’attività e le risorse. Monica, la figlia di Erminia, la conoscevo già, almeno di vista. La incontro spesso quando porto mio figlio a scuola o lo vado a prendere perché frequentano lo stesso istituto». L’AMICO DI PIERACCIONI - Ma forse il più vicino alla battaglia contro la neurofibromatosi è Leonardo Pieraccioni. Uno dei suoi migliori amici, Gilberto Rovai, fiorentino, è morto nel maggio del 2004. Si era ammalato a 18 anni e fino all’ultimo, anche lui, non ha mai perso il gusto della risata e della leggerezza. Pieraccioni aveva fatto in tempo a dirgli prima che morisse e quando ormai era quasi paralizzato e cieco: «Gilberto, ci sarai anche te nel mio prossimo film». Lui aveva sorriso e naturalmente non ci aveva creduto.. ma se avete visto l’ultimo film del regista toscano («Ti amo in tutte le lingue del mondo» ndr.) ve ne sarete accorti: il protagonista, cioè lo stesso Pieraccioni, si chiamava proprio Gilberto Rovai. Daniela Camboni 13 Giovani e anziani uniti da un premio N ell’Aula Absidale di S. Lucia tradizionale appuntamento dedicato alla ricerca. L’Associazione Profutura, infatti, ha voluto premiare due neo laureati nel nostro Ateneo che hanno “speso” parecchio del loro tempo in studi dedicati al campo della geriatria. E’ stato il Prof. Vincenzo Tumiatti, Vice Preside della Facoltà di Farmacia, a consegnare il premio di ricerca a Federica Lizzi, mentre il pro Rettore Paola Monari, ha dato l’assegno di laurea a Elena Buccellato. Anche in questa sesta edi- zione la commissione esaminatrice, composta dai Professori Rita Gatti, Maria Luisa Zerbini e Fiorenza Bonvicini, ha dovuto valutare le numerose domande pervenute da parte di ottimi partecipanti. “Questo premio, indirizzato a giovani laureati del nostro Ateneo che abbiano eseguito particolari studi rivolti al mondo della terza età – ha sottolineato il Presidente Giorgio Albéri - è ricco di significato, in quanto rappresenta la felice unione che si genera tra le forze costruttive del giovane e le necessità del mondo dell’an- ziano, affinché anche quelle persone che hanno il diritto di essere considerate come il nostro ieri, il nostro passato, possano essere strettamente legate al nostro domani”. Al termine della premiazione, un piacevole breve concerto pianistico della concertista Luisa Fanti lungamente applaudito. Ornella Elefante Il momento della premiazione: da sinistra Rita Gatti, Vincenzo Tumiatti, Elena Buccellato, Federica Lizzi, Paola Monari, Carla Taralli e Giorgio Albéri Le belle notizie che fanno poco rumore I o credo che le notizie belle non siano solo quelle eclatanti, ma che, anzi, le più belle, siano quelle che hanno un tono minore, come tutto ciò che è usuale e quotidiano. Basta guardarsi intorno per cogliere il lato bello di ciò che ci circonda, come basta scorrere col pensiero gli eventi del nostro tempo per vederne il bello. “La mamma di Florin, il bambino rumeno morto nell’incendio della roulotte, attende una nuova vita!” Questa è certamente una bella notizia! Lo so che le riflessioni e le considerazioni al riguardo sono tante, tante quanti sono i punti di vista, ma sta di fatto che in tutto ciò vi è una “Buona Novella” per noi uomini “pastori erranti” di questa terra…. sul male, sul dolore,sulla morte, trionfa e sem- pre trionferà, la vita! Nessun cataclisma, nessun incidente, nessuna calamità, potrà mai impedire alla vita di vivere! La Vita è una forza inestinguibile,indoma bile,una forza Eterna! Ci sarà sempre un filo d’erba che con la sua forza vitale riuscirà a radicarsi e a crescere fino a perforare la dura crosta della terra, basta fermarsi ad ascoltare per sentirne il rumore… è il rumore della vita! Auguri a tutti, a me per primo, di sentire dentro questo rumore! Paolo Nanni Consigliere Regionale Emilia-Romagna Italia dei Valori con Di Pietro Pensiamo davvero a cosa mangiamo? Piazza Verdi ha ospitato la neonata Associazione Campiaperti con un mercato biologico di frutta, verdura, vino, farine, trasformati, oli, formaggi, prodotti equi e solidali, prodotti erboristici, informazione, letture, musica, video e tanto altro. La nascita di Campiaperti Associazione per la sovranità alimentare, rimanda al concetto di inclusione, valido per tutti e utile a costruire una cooperazione sociale nata dall’incrociarsi di una molteplicità di persone. È l’importante tappa di un’esperienza cominciata alcuni anni fa. Nel 2002, infatti, attorno alla necessità di costruire alternative di consumo per i cittadini 14 e di vendita per le aziende agricole, nasceva a Bologna dall’incontro di lavoratori, studenti e agricoltori biologici, la palestra di autodifesa alimentare. Si cominciò allora a ripensare l’idea del mercato di vendita diretta, con la gioia di conoscere e di gustare ciò che mangiamo e beviamo ogni giorno e di sapere che quello che più ci piace è il meno contaminato possibile. Consapevoli del fatto che le risorse, nostre e del pianeta, non sono infinite e che modificare i rapporti di produzione e fruizione può riportarci a sentire più profondamente il rapporto tra l’uomo e la terra. L’esperienza della vendita di- retta è anche riscoperta del territorio attraverso i suoi prodotti. Non più merci che vengono da centinaia o migliaia di chilometri di distanza, coltivati con mezzi e metodi sconosciuti, ma prodotti veri, freschi, sani e di qualità che hanno ancora il sapore della terra da cui sono stati raccolti. Per info: mercato@vag61. info, tel. 349 1662971 Programma: Ore 14.00 Apertura mercato, apertura punto informativo, proiezioni e musica Ore 15.00 Microfono aperto per interventi d’informazione Ore 16.00 Dimostrazione di erboristeria Ore 17.00 Letture poetiche con accompagnamento di organetto di Barberia Ore 18.00 Aperitivo offerto dai produttori dell’associazione e discorso inaugurale Ore 19.00 Musica dal vivo coi Rumeno Fantastic Ore 20.00 Musiche e balli della tradizione popolare con La Lanterna Magica e Roberto Bucci Ore 22.00 Chiusura mercato ORARI e GIORNI DEI MERCATI BIOLOGICI Martedì: Al Vag61, in via Paolo Fabbri 110, ore 18,00-21,00 Giovedì: Al Xm24, in via Fioravanti 24, ore 17,30-21,00 Venerdì: Quartiere Savena, via Udine, ore 17,30-20,30 Viaggio al termine della sera di Monica Caboi La giuria della prima edizione del concorso nazionale di scrittura legato alla moda “Vestirsi di Emozioni”, ha premiato nelle scorse settimane “Il gatto nero” di Ludovica Falconi, romana ventiduenne, il racconto della quale ha saputo donare i “tagli” originali di un tessuto emotivo risolto in un breve e solitario viaggio automobilistico all’interno della sera. Cosa fa Ludovica Falconi? Sappiamo che hai 22 anni e che sei di Roma, ma niente di più. “Faccio il praticantato per diventare giornalista su un sito online di attualità e mi occupo di spettacoli e di moda” Da quanto tempo? “Da poco meno di un anno” Studi? “Si, scienze della moda e del costume, frequento l’ultimo anno e mi dovrei laureare tra pochi mesi! Infatti quando ho letto del concorso ho pensato “questo è proprio giusto per me”. Dove hai letto del concorso? “Su Donna Moderna, mi pare… ti dicevo, appena l’ho visto ho pensato “è perfetto”, ma ho mandato il racconto veramente senza sperare nulla, non ho fatto mai leggere le mie storie a nessuno. Praticamente il primo testo l’ho inviato a voi. Non conoscevo la scuola di scrittura Stanton, ma mi sono informata e mi è piaciuta tantissimo l’idea di un progetto che unisce le donne d’Italia, scrittrici e non”. Prime sensazioni? “Sono stata felicissima di aver vinto una selezione tra ragazze di tutta Italia. E del testo che spiazza il lettore: il passaggio dove parli di un bambino che scambia la protagonista per una signora soltanto perché ha una borsa fra le mani. Eppure è giovane. “Questa cosa mi è successa veramente. Ho un piccolo libro della mia passione nascente. Vi scrivo tutte le frasi che mi colpiscono. Le parole del bambino le ho segnate subito”. Nella vita, mi pare di capire, vuoi fare la giornalista? “Non lo so. In realtà ero partita con l’ idea di diventare una stilista. Poi ho preso trenta e lode all’esame di lettere comparate e ho iniziato a scrivere un po’ di cose. Ho fatto uno stage all’ANSA, nel settore che si occupa di moda, e ora scrivo su un sito con altri ragazzi, in un ambiente molto giovane e divertente. Ho cercato, insomma, di legare la passione per la scrittura e la moda al gior- Per Ludovica Falconi, vincitrice del concorso ‘Vestirsi di emozioni’, la nota griffe Emmanuel Schvili ha creato un abito su misura. Nelle immagini il momento della premiazione e il bozzetto dell’abito poi sono curiosa di vedere come sarà il vestito” Come lo immagini? “Di seta, semplice, lungo” Colore? “A me piace molto il nero, cangiante, magari di taffettà o anche di colore pastello” Leggendo il tuo racconto, c’ è una frase verso la fine che mi ha regalato un mio amico scrittore, al quale ho raccontato nalismo”. Se dovessi pensare a ciò che ti emoziona maggiormente nella vita, cosa ti viene in mente come prima immagine? “Forse i bambini” Come mai? “Credo che la loro spontaneità sia stupenda. Noi, con il tempo non facciamo più caso a tante cose che per loro sono fantastiche, mentre dovremmo riuscire a vedere con gli occhi di un bambino le cose che ci sembrano banali e che invece per lui sono speciali” Ti senti ancora bambina o già donna? “Ho un lato di me che è rimasto molto infantile e penso rimarrà tale anche quando avrò sessant’anni. Ma donna, beh, non lo so”. H a i preferenze di genere letterario? “I romanzi di fine ottocento. Mi piace molto Baricco perchè sa essere versatile, ma il mio preferito resta in assoluto l’ inarrivabile Proust” Hai il ragazzo? “Sì, da poco, ma sono molto innamorata” 15 DISSOLVENZA ....... Credo che ci si debba / concedere il dolore / senza mai vergognarsi delle lacrime e che sia giusto ridere / la felicità senza coprirsi / il sorriso con le mani ....... Dissolvenza è un termine con più significati: sta ad indicare una fine, ma anche un principio. In linguaggio cinematografico la dissolvenza indica apertura, cioè il progressivo definirsi di un’immagine sullo schermo; ma indica anche chiusura quando l’immagine scompare lentamente. Titolo più azzeccato non poteva essere trovato per la recente raccolta di poesie di Pierluigi Lenzi. Un volume snello nella forma, ma non certo nel contenuto. Già la presentazione, che porta la firma del premio Nobel Rita Levi Montalcini, affiancata dalla sua segretaria Giuseppina Tripodi. Centrando il cuore della raccolta, scrivono: “…le poesie di Pierluigi Lenzi non hanno bisogno del senso della vista per osservare le percezioni: basta soltanto leggerle ‘ a d o c c h i c h i u s i ’, p e r comprendere le sensazione che hanno attraversato il suo animo ed il suo corpo…”. Ho incontrato questo poeta, non so chi mi aspettassi, non certo questo ragazzo così giovane e… Ma tu chi sei? Hai pubblicato un libro, pure di poesia, ma sei un ragazzo… Infatti sono nato a Bologna nel maggio ’79. Ho conseguito la maturità linguistica e mi sono successivamente laureato in Scienze dell’educazione. Il tutto alternandolo con esperienze varie sia di lavoro che di studio. 16 Parlaci un po’ di questo ‘altro’… Ho svolto un tirocinio presso le aziende ASL e fatto l’impiegato: un lavoro che non fa per me. Nel frattempo ho collaborato a diverse riviste e frequentato la scuola Holden a Torino di sceneggiatura. Ho anche trovato il tempo per mettere giù testi di canzoni con Antonietta Laterza e ho scritto, scritto, scritto... La sceneggiatura è un tuo pallino da lungo tempo, vero? Sì, infatti già a dieci anni ne scrivevo per film che poi giravamo con i miei amici. Ma dove trovi il tempo per fare tutto questo? Certo la poesia non richiede tempo, basta l’ispirazione e il tutto viene di getto, ho sentito dire… Per quanto mi riguarda, l’ispirazione è l’idea della poesia, ma dopo devo mettermi a tavolino per scriverla, riscriverla, limarla…è quindi un lavoro lungo e faticoso. Ora, infatti, sono un po’ fermo, ho deciso di scrivere meno perché ho ancora più voglia di vivere, di frequentare amici, di assistere a spettacoli… “Con la sua stupenda capacità di esprime quello che è più intimo e segreto in ognuno di noi …” così dice la seconda di copertina. Ti riconosci in questo? Sì, anche se in Dissolvenza trovi testi lunghi, oggi il mio linguaggio si è reso più essenziale e le mie ultime poesie sono come flash sul mio mondo intimo. Non amo molto dissezionare la poesia e quindi rimanderei alla lettura del tuo libro, vogliamo però dire un’ultima cosa a chi ci ha letto sin qui? Diciamolo: sono un ragazzo di ventotto anni affetto, dall’età di sedici, da atassia, una malattia degenerativa del sistema nervoso, con decorso variabile, che colpisce i muscoli e la coordinazione, ma non le funzioni mentali. Questa atassia mi ha costretto, già da alcuni anni, ad utilizzare vari ausili per potermi muovere. Ma non dire, anche tu come molti, che la mia sensibilità nasce dalla malattia, perché già prima della sua manifestazione la poesia e il bisogno di s c r i ve r e m i e ra n o n e l sangue: essa me l’ha solo indirizzata. Questa malattia progressiva mi obbliga ad un continuo metaforico trasloco; non mi permette di sedermi, non ha, paradossalmente, la ‘definizione’ di un tumore e quindi non sei mai a casa, non sei mai arrivato. Inoltre, i prima anni di malattia, quando da silente si è manifestata imponendomi continui limiti, la vergogna mi ha chiuso in me stesso, perché avevo il termine di paragone tra il prima di com’ero e il come stavo diventando. Oggi vivo la sua progressione come una continua rinascita e lo scopo principale nella mia vita non è più vincerla, ma imparare a conviverci. Questo mio processo credo di averlo ben descritto nel testo che chiude Dissolvenza: in Lettera a Dio Gli e mi chiedo perché. Prima…Ti ho pregato. Maledetto. Odiato…poi, Ti ho pregato. Maledetto. Ma non ti ho più odiato, infine oggi e domani Ti pregherò. Forse ti maledirò. Ma non ti odierò più. Chi volesse fare o farsi un regalo, un piccolo cadeau da pochi euro (ma che penso molto gradito ai più), può rivolgersi direttamente a Pierluigi 349 6941664, col rischio che potrebbe capitargli di conoscere una bella persona. Impressioni raccolte da Mimma Mussolini