n. 1 - aprile 2009
Dir. Resp. e Propr.: don Luigi Ferrari - Redazione c/o
Parrocchia di Fontanaluccia
(Mo) - Tel. 0536 964186
[email protected]
Pubblicazione con approvazione ecclesiastica
Stampato presso La Nuova
Tipolito - Felina (RE)
BOLLETTINO DEL VICARIATO XI SANTA MARIA DEI MONTI
In questo numero…
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Cristo nostra Pasqua si è immolato
2
Dalla redazione
3
Un inverno di quelli di una volta
5
Adorazione eucaristica mese di maggio 8
150 anni di Croce Rossa
9
Avere un amico come Dossetti
10
I 40 anni del Coro Val Dolo
12
Franz Jagerstatter
14
Don Davide da Londra
16
La dottrina sociale della Chiesa
17
Un carnevale diverso
20
Il Ponte dei sospiri
22
Accoglienza Sahrawi
24
I miei primi “extra”
25
Sermig: la bontà è disarmante
27
Incroci di speranza. Educare
28
Auguri al vicino di casa
29
L’antica Pieve di Minozzo
30
Vi racconto qual è il mio sogno
31
Primavera…
La luce del Signore Risorto
faccia crescere i germi di bene
presenti nelle nostre comunità
Buona Pasqua!
Cristo nostra Pasqua
si è immolato (1Cor 5,7)
N
oi uomini di oggi, gente
dai mille pensieri per la
testa, superficiali e distratti, fermiamoci con calma sulla parola
che salva, sul mistero di luci e
di speranza che è la Pasqua.
Se celebrare la Pasqua è solo
un momento di riposo e di vacanza, un piccolo ferragosto
anticipato, una scampagnata,
non serve a nulla.
Se celebrare la Pasqua invece
significa rivivere l’opera della
salvezza, operata dal Signore,
allora una riflessione si impone con uno sguardo sulla nostra vita.
Che significato ha la presenza
del Cristo Risorto?
Fare Pasqua significa accostarsi a Cristo, purificarsi dai peccati, riconciliarsi col Signore,
ricevere il suo Corpo per noi
immolato.
A Pasqua ascolta l’invito pressante della Chiesa che è madre
e ti dice: “Confessarsi e comunicarsi almeno a Pasqua”. C’è
di mezzo la tua salvezza eter-
O alto e glorioso Dio,
illumina le tenebre
del cuore mio.
Dammi una fede retta,
speranza certa,
carità perfetta
e umilità profonda.
Dammi, Signore,
senno e discernimento
per compiere la tua vera
e santa volontà. Amen.
--San Francesco d’Assisi
davanti il crocifisso che parla
na. Se siete risorti con Cristo,
cercate le cose di lassù, pensate alle cose di lassù e non a
quelle della terra.
Rivestiti dell’uomo nuovo e
pensa a quell’orizzonte celeste
dove sfolgora il sole di Dio,
quel sole perfetto che non ha
tramonto e ci fa felici per sempre noi pellegrini verso l’eterno.
Buona Pasqua
Don Raimondo Zanelli
Pasqua di
Resurrezione (1992)
Al riverbero
del sole nascente
un grido risuonò
sulla via di Sionne:
morte e vita
caducità e mistero
si fusero in un inno
di tripudio infinito.
Andreino Riotti
Dalla redazione
sciamo per Pasqua, è un
momento di passaggio:
una nuova stagione, dall’inverno alla primavera, dalla
morte alla vita, dalle tenebre
alla luce, il Cristo Risorto ci
accompagna e ci fa vedere le
cose in maniera nuova così
come ha fatto per i discepoli di Emmaus. <chiediamo al
Signore Risorto uno sguardo
nuovo e Benevolente per cogliere quelle cose buone, belle e vere che ha seminato Dio
nella nostra terra, tra la nostra
gente.
Poi c’è anche se appena abbozzato il tema del sogno: potrebbe essere una rubrica costante
del giornalino che montagna
sogniamo? Magari un po’ visionari nel senso di guardare
un po’ più là per scoprire quel
futuro che già è germinalmente nella realtà che viviamo.
Sentiamo questo tema perchè
andremo a votare per i nuovi
amministratori nei comuni di
Toano, di Villa Minozzo e di
Frassinoro. ci si aspetta amministratori che abbiano veramente a cuore il bene comune
delle famiglie e del territorio.
Ai nuovi amministratori chiediamo che siano preoccupati
più del FIL (felicità interna
lorda della nostra gente) che
del PIL (prodotto interno lordo); viviamo una realtà di crisi
economica che però deve farci
scoprire quel che di vero c’è nei
nostri stili di vita; allora forse
dobbiamo vincere l’egoismo è
cercare un stile di vita più comunitario nel senso di mettere
U
insieme i doni che
Dio ci ha fatti.. Certo
la mentalità borghese e liberale non ci
aiuta, nelle caratteristiche del montanaro
ci sono alcune virtù
nobilitate dalla fatica e sudore; che non
vanno dimenticate,
quella fedeltà chiamerei rocciosa che
sfida le intemperie e
gli inverni rigidi: fare
la spalata, quel fare
la legna nel bosco,
tagliarla, portarla a
casa, metterla a po-
Via Crucis di Gova
Le tavole sono state realizzate su
computer mac direttamente con un
programma che si chiama painter 8.
Quando mi è stato chiesto di realizzare le tavole per una via crucis ho
accettato con molto interesse, non
certo economico visto che il lavoro è
stato eseguito a titolo completamente gratuito, bensì per la sfida di realizzare graficamente e in un modo
moderno i quadri della passione di
Gesù.
Non nego di non essere un credente
o meglio diciamo che sono un uomo
molto “curioso” e da sempre interessato alla religione, sia da un punto di
vista sociale che storico, ed è molto
da questo punto di vista che ho disegnato i quadri. Ho pensato molto
alla sofferenza, al dolore, alla via
della espiazione anche fisica e molto
umana che ha portato Gesù di Nazaret fino alla croce e alla sua morte.
Un dolore ed una espiazione non
per un suo peccato, ma per i peccati
di tutta l’umanità.
Questo spirito di sacrificio estremo
mi ha sempre molto colpito, morire
per gli altri, non per qualcuno in
particolare, non per un amico o per
un parente, cosa che sarebbe forse
più normale, bensì per tutto genere
umano.
In tempi come questi di egoismo
sfrenato credo che sia ancora oggi
una lezione per tutti, credenti e non.
Spero che questo mio pensiero
emerga dai disegni, se così fosse il
risultato sarebbe stato raggiunto.
Mauro Moretti
sto, mettere a posto sentieri e
stare attenti ai corsi d’acqua.
Se togliamo o non diamo valore a queste cose ci facciamo
del male e non aiutiamo le
nuove generazione a crescere
con la spina dorsale robusta.
Certo ci sono anche altri aspetti nei nostri paesi della cultura
il canto, il disegno, la poesia,
nel volontariato, tutte cose che
ci nobilitano, speriamo di pescare sempre più quegli aspetti
artistici della nostra gente che
rendono la nostra vita più bella, e in un certo senso ci fanno
scoprire l’anima della nostra
terra delle nostre comunità.
Una vera sfida per noi vicariato 11 è il fatto che sembra
un puzzle non si capisce bene
l’immagine che ne scaturisce
mettendo insieme toanese,
minozzese e alta val dolo e
d’asta.
Abbiamo nel mese di maggio
il mandato missionario a Don
Davide, è bello poter pensare
che và in India anche a nome
nostro, lo inviamo anche noi
sapendo che “c’è più gioia
nel dare che nel ricevere” ma
coscienti che in questo senso di cooperazione di chiese
e scambio di doni certamente
ci arricchiremo. La ricchezza
della missione sta proprio perchè il vangelo va annunciato
a tutte e genti e questo animo
di cattolicità ci deve aiutare
a vivere anche qui con spirito missionario valorizzando
ogni persona e doni che abbiamo sul nostro territorio.
Abbiamo notizia di qualche
iniziativa pastorale nelle parrocchie e speriamo che sempre
di più si possa conoscere gli
uni la vita degli altri e quel che
di buono ogni comunità ha fat-
to e sta programmando, poi se
Dio ci dà la grazia riusciremo
a programmare insieme e con
più scioltezza.
Don Luigi Ferrari FdC
NOTA
Chi volesse scrivere o fare
dei commenti o criticare
diamo alcuni riferimenti
per ogni zona
[email protected]
zona di Villa Minozzo
[email protected]
Alta Val Dolo e Val d’Asta
[email protected]
zona di Toano
Chi volesse mandare un fax
e contattarci per telefono
0536 968146 (segreteria).
La prossima uscita è prevista per il mese di giugno.
TRIDUO PASQUALE
E’ il culmine dell’anno liturgico
E
sso racchiude l’Ultima
Cena di Gesù con i suoi
discepoli, la sera del Giovedì Santo, la Passione e Morte
in Croce il venerdì Santo e la
Risurrezione il Mattino di Pasqua.
Nell’Ultima Cena Gesù si dona
ai suoi nel segno del Pane e del
Vino espressione del suo Amore per noi.
Il Venerdì Santo vede Gesù
che soffre umiliazioni, scherni,
sofferenze fisiche e morali fino
alla Morte di Croce che era riservata ai riufiuti della società
di allora: Gli schiavi e i traditori, sempre per amore nostro.
Il giorno di Pasqua vede la
Risurrezione di Gesù che è la
vittoria sulla morte e sul peccato, sul nostro egoismo perchè possiamo vivere una vita
riconciliata con Dio e i fratelli,
nell’amore.
Nella Passione di Nostro Signore Gesù, ha un ruolo determinante la folla, perchè non si
tratta di un rito di sangue a cui
si assiste passivi, ma di un autentico e volgare linciaggio.
Quanto al Venerdì Santo va
affermato con forza che proprio per questo Gesù si è Incarnato. Si sarebbe incarnato
comunque, ma avendo l’umanità molto peccato, l’Incarnazione non poteva non condurre
a quel giorno, in quanto: “ Tu
non gradisci il sangue di tori
ed agnelli ma un corpo mi hai
preparato”. E la Resurrezione
ne è la logica conseguenza dal
momento che: “ Imparò l’obbedienza dalle cose che patì e
per questo è stato esaudito”.
Dai teologi macchiaccini
Luciano e Ugo
Un inverno di quelli
di una volta
S
u preciso incarico di don
Luigi e un po’ per la mia
personale inclinazione a fare
il grillo parlante, mi accingo a
fare qualche riflessione a commento degli avvenimenti di
questi ultimi mesi.
Nei giornali seri – o presunti
tali – la faccenda ha un nome
impegnativo e altrettanto serio: l’editoriale.
Ora, siccome credo che il nostro bollettino sia, nel suo
genere, molto serio, anche io
non mi sottraggo all’obbligo
di commentare le più recenti
notizie.
Non è che manchi materiale,
anzi, possiamo dire che ne abbiamo viste di tutti i colori.
Provo a fare una rapida e personale selezione, elencando
sinteticamente quello che abbiamo letto o visto in questi
mesi:
- Si moltiplicano gli episodi di
violenza sulle donne, con relativa caccia al Rumeno o, più in
generale, al diverso/straniero.
- E’ ricominciato il Grande
Fratello.
- Il problema sicurezza viene
strumentalizzato da tutti, ma
sempre al grido No a strumentalizzazioni.
- Gli operai Inglesi manifestano contro i lavoratori Italiani
impegnati in Inghilterra.
- Luxuria ha vinto l’Isola dei
famosi, da cui si deduce che
è più facile vincere un reality
TV che le elezioni.
- La guerra irrompe nella
striscia di Gaza e i bambini
muoiono sotto le bombe.
- Gli arbitri stanno falsando il
campionato di calcio.
- E’ in corso un grande dibattito, con relativi cortei contrapposti, bandiere bruciate, slogans e qualche scontro fisico.
Tema: sono più condannabili i
razzi di Hamas o le bombe al
fosforo degli Israeliani?
- Obama sbaglia la formula del
giuramento.
- Ben pochi riflettono sul fatto che sia i razzi, sia le bombe
non producono risultati molto
apprezzabili.
- Si avanzano le prime ipotesi di riforma della giustizia
Italiana, cominciando, chissà
perché, da un giro di vite sulle
intercettazioni.
- Kakà rimane al Milan perché
è un bravo ragazzo e non pen-
sa solo ai soldi.
- Si affacciano interessanti e
bizzarre riflessioni sull’olocausto. La più recente parla
delle camere a gas interpretandole come camere di disinfestazione.
- Le frane sconvolgono la Calabria e anche il nostro Appennino.
- A Milano cadono 12,03 cm.
di neve. E’ il caos e viene invocato l’intervento della protezione civile. Bortolaso porta
il sale.
- I semafori delle multe erano
truccati
- La vita e la morte delle persone sono importanti quando
spostano voti o possono diventare strumento di lotta politica.
- Mourinho è più bravo con i
giocatori o con i giornalisti?
- Si apre un grande dibattito:
che fare dei pericolosi cani
randagi del Ragusano? Qualcuno propone l’adozione da
parte di alcune famiglie. Prego, si accomodi.
- Le squadre di calcio Inglesi
eliminano quelle Italiane: forse perché i loro giocatori parlano ( e guadagnano) di meno
e corrono di più.
Come avete visto, ho mescolato, alla rinfusa, alcune delle
notizie che hanno occupato
giornali e TV in questi ultimi
mesi. Non ho fatto classifiche
o graduatorie per importanza. Certo, se ci togliessimo lo
sfizio di valutare e misurare
lo spazio ad esse dedicato dai
media, potremmo fare delle
scoperte assolutamente sconvolgenti.
Sullo sfondo, però, rimane la
vera grande notizia che tutti
coinvolge e tocca: la crisi economica è in atto e non occorreranno mesi per superarla ma,
nella migliore delle ipotesi,
qualche anno.
Detto in parole più semplici e
chiare, dobbiamo abituarci all’idea che potremmo diventare
più poveri.
Confesso che, di fronte a questo panorama per certi versi
desolante, mi sono cadute le
braccia e ho pensato di lasciar
perdere. Poi ci ho ripensato e
ho trovato una chiave di lettura che mi facesse ritrovare
un minimo di ottimismo e di
speranza: mi sono buttato sulla
meteorologia.
Mi spiego: tutti noi che abbiamo la fortuna di vivere quassù
siamo stati messi alla prova,
in questi mesi, da un inverno
freddo e nevoso come da anni
non si vedeva. Da Novembre
a Febbraio, praticamente ogni
giorno, una spruzzatina di
neve, poi una bella gelata, poi
ancora neve, un po’ di vento
e di umidità per compattarla
bene, e avanti così.
Basta incontrare qualche persona anziana e l’argomento del
colloquio è scontato: questo è
proprio un inverno di quelli di
una volta. E giù considerazioni sulle stagioni che una volta
erano precise e decise, sull’inLa neve
verno che deve essere freddo
e nevoso se poi si vuole una
La neve soffice come piume.
primavera tiepida e un’estate
La neve che stupisce come il
calda.
trucco di un mago.
Ecco, è stato proprio durante
una chiacchierata con un anLa neve ti avvolge in uno
ziano che ho avuto la folgospettacolo bianco,
la neve fredda, che si scioglie in razione: certo, l’inverno è di
quelli di una volta, siamo noi
una mano.
che non siamo più gli stessi.
La neve candida, è bianchissima! Chiarisco meglio: cinquanta/sessanta anni fa l’inverno
La neve è un incanto!
più che una stagione era una
Barbara Conforti, 8 anni pausa. Era il tempo del ripo27 dicembre 2008 so, della tregua nel lavoro nei
campi, delle lunghe serate al
caldo buono delle stalle, delle
famiglie riunite, dei bambini
con le guance rosse e la candela al naso, dei nonni con la pipa
davanti al camino a raccontar
favole. Non voglio diventare
banale e malinconico, però,
davvero l’inverno di allora era
una stagione che non aveva
fretta e non aveva bisogni, era
un momento in cui, espletate le
faccende nella stalla e spalata
la neve, ci si poteva concedere
alle cose forse più importanti e
vere della vita: la famiglia, gli
amici, parlare con i bambini e
vederli crescere, leggere, coltivare passioni o inclinazioni.
Ahimè, il nostro inverno non è
più così.
Noi siamo costretti a viverlo
come fosse un’estate, sempre
di corsa, fra il nostro lavoro e
i nostri bisogni, più o meno indotti. La neve e la cattiva stagione diventano un ostacolo,
un impedimento alla mobilità,
alla fretta, alle tante cose che
abbiamo in scaletta nella giornata.
Una volta, quando nevicava,
si girava gallone o si metteva
un ciocco nel camino, oggi si
è costretti a mettere la sveglia
mezz’ora prima per spalare la
neve e tirare fuori la macchina
dal garage.
E poi cominciano giornate piene di rabbia: di solito si parte
con alcune maledizioni alla
neve ammucchiata dai trattori
del comune nella stradina d’accesso a casa nostra, si continua
stramaledicendo il sindaco o
l’assessore competente che
non ha salato a sufficienza una
curva pericolosa, si prosegue la bottiglia mezza piena. Nes- pagni di viaggio, in grado di
sacramentando con i giornali suno di noi, e nemmeno io, dare una mano se necessario,
che arrivano con ore di ritardo, pensa che i nostri nonni stes- la capacità di dare il giusto
per concludere con attacchi di sero meglio di noi e avessero peso e significato alle cose di
fegato per gli appuntamenti una vita più facile. Anzi, loro ogni giorno, la saggezza di
che saltano perché qualcuno hanno davvero provato la fame stabilire le priorità e accontenha paura delle strade gelate.
vera. Però, nei ricordi dei vec- tarsi del possibile senza rincorNon ho bisogno di dilungarmi chi, viene fuori una serenità di rere sogni disperati. Ecco, tutti
oltre. Tutti noi abbiamo messo comportamento, una fiducia atteggiamenti che sembrano
a dura prova fegato e bile per nel futuro, una visione pacata fare a pugni con la sfrenata
qualche centimetro di neve in anche di fronte a grandi diffi- corsa della nostra moderna sopiù e qualche minuto da recu- coltà che a noi manca per qual- cietà dove tutti sembrano voler
perare nell’agenda degli impe- che centimetro di neve in più.
tutto, dove si inseguono sogni
gni quotidiani.
Mi verrebbe da dire che loro esagerati, dove il mito volere è
E qui torno al punto, cioè alla sapevano vivere meglio ma potere risuona in ogni messagnotizia da commentare riguar- questa è una banalità. Allora gio della politica e dei media,
do la crisi economica.
provo a fare qualche ulteriore dove la pubblicità non informa
Intendo dire che, probabilmen- precisazione: il diffuso sen- ma indirizza e obbliga, dove
te, il fatto di diventare più po- timento religioso e la fiducia i modelli di comportamento
veri ci obbligherà a fare delle nella Provvidenza, la conside- sembrano sempre essere soscelte. Saremo costretti a valu- razione degli altri come com- vradimensionati o irraggiuntare l’importanza delle
gibili.
cose e dei nostri com- L’inverno incantato
Eppure, non credo sia
portamenti.
difficile, oggi, viveNon voglio essere frainre bene con noi stessi
Ho
visto
l’inverno.
teso: non sono contento
come vivevano i nostri
che la nostra economia
nonni. Basterebbe usaE’ luccicante
regredisca e ci si offrare la testa e stabilire le
no meno possibilità di come la brina nell’erba.
priorità. Per fortuna,
lavoro e occupazione.
abbiamo molte cose in
E’ magico
Intendo dire, però che,
più di loro, non ultima
negli ultimi anni, ave- come il bruco che diventa farfalla.
la possibilità di essere
vamo forse sacrificato
informati e capire meImpreziosisce
troppo della nostra vita
glio gli avvenimenti.
ad una frenetica rin- ghiacciando gli aghi dei pini.
Senza arrabbiarci tropcorsa di bisogni che,
po e avendo l’accortezspesso, non erano nep- Pacifica
za di chiedere aiuto a
pure nostri ma indotti e con la neve delicata il mondo di silenzio.
chi ci è vicino. Non doforzati, semplicemente
vrebbe essere poi così
per seguire il ritmo del Quando credi che parli
difficile.
progresso e dei consu- è solo il rumore dei cristalli di ghiaccio.
In questa prospettiva
mi.
e con questa speranza,
Barbara
Conforti,
8
anni
Provo a spiegarmi anbuona crisi a tutti.
Gennaio 2009
cora meglio e a vedere
Adorazione eucaristica
nel mese di maggio
“Venite a me…”
arissimi fratelli e sorelle
in Cristo, il Signore Gesu’
nella sua morte e risurrezione
dona la salvezza ad ogni uomo
che soffre, rinnovando la gioia,
la speranza e la forza di una
vita rinnovata. E’ veramente è
una gioia grande!
Quest’anno celebriamo l’Anno dedicato a San Paolo e sarà
questo grande Apostolo a illuminare la nostra preghiera e le
nostre riflessioni.
Il mese di Maggio trascorrerà
in pieno tempo pasquale, tempo della gioia nell’attesa del
dono dello Spirito Santo, dono
che ci infonde il coraggio per
vivere una vita cristiana che
segua le orme del nostro Signore e Maestro, come San
Paolo ce ne ha dato l’esempio:
“Siate miei imitatori, fratelli
come io lo sono di Cristo”
Nel cuore di Paolo avvolto
dalla luce del Signore, nascono due domande importanti:
Chi sei, Signore?
Che cosa devo fare, Signore?
Alla prima domanda il Signore gli rivela il suo Volto nella
persona di coloro che Paolo
perseguitava.
Alla seconda il Signore indica la via della comunità come
luogo di riconciliazione e di
rinascita, luogo dove lasciarsi
guidare alla conversione e ripartire per la nuova missione.
Ora anche noi con le nostre comunità, avvolti dalla luce della
Pasqua, appena celebrata, facciamo nostre queste domande
C
e ci chiediamo: quale volto il
Signore Gesù rivela oggi alla
nostre famiglie e alle nostre
Chiese, in quale situazione si
fa riconoscere?
Quali sono le strade che oggi il
Signore ci indica per lasciarsi
guidare e rinascere a una nuova missione?
Con questi desideri vogliamo
metterci in adorazione giorno
e notte di Gesu’ per imparare
da Lui ad amare, ad accogliere la volonta’ del Padre, ogni
giorno e in ogni situazione di
vita.
Questo mese di adorazione
alla Madonna di Pietravolta
raccoglierà le preghiere, le
suppliche, le lacrime, le gioie,
i “grazie” di tutti.
Invocheremo la pace per il
mondo, chiederemo la consolazione del Signore per tutti
coloro che soffrono e vivono
nella disperazione, affideremo
a sua Madre i diaconi che il
30 maggio verranno ordinati sacerdoti, ringrazieremo il
Padre per tutte le meraviglie
che compie nella nostra vita e
in quella dei nostri fratelli, ...
chiederemo che ci converta il
cuore! Quindi invitiamo tutti
a partecipare a qualche momento di Adorazione personale o comunitaria, soprattutto
chiunque desideri cercare nel
Signore Gesù la vera sorgente
della vita e della gioia.
Iniziamo il 1°Maggio alle ore
10,30 con la Celebrazione Eucaristica e concludiamo il 30
Maggio
Madonna di Pietravolta
Orari della giornata
Ore 7 Lodi Mattutine
Colazione
Ore 10,30 S. Messa
Ore 12,30 Pranzo
Ore 16Santo Rosario
Ore 18Vespri
Ore 19 Cena
Ore 21Compieta segue SILENZIO fino al mattino
* Durante il mese di maggio
la S.Messa festiva del sabato
sera è sospesa. La S.Messa domenicale sarà alle ore 11,30.
eccetto il 24/05, che sarà nel
pomeriggio. Per conferma, informarsi.
* Nelle giornate di mercoledì
alla Casa di Preghiera si svolgono giornate di noviziato,
quindi gli orari possono avere
delle variazioni. La S.Messa
è sempre preceduta dal suono
della campana.
* Offriamo a quanti lo desiderano la possibilità di trascorrere
con noi l’intera giornata, fermandosi anche per i pasti e per
la notte, previo avviso.
* CHIEDIAMO L’AIUTO DI
TUTTI PER LE ORE NOTTURNE D’ADORAZIONETRA MERCOLEDI’ E GIOVEDI’
* Per ogni informazione potete chiamarci tel 0536 968469
o scrivere a cdcpietravolta@
gmail.com
Domenica 10 maggio Pellegrinaggio delle Famiglie del
nostro VicariatoXI
VILLA MINOZZO-TOANO ALTA VAL DOLO E D’ASTA
ore 11,30 Santa Messa segue
pranzo insieme, nel pomeriggio
“Dialogo in Famiglia” scambio
fraterno tra le famiglie presenti
e alle ore 18 Vespri. Vi aspettiamo numerosi con i bambini e
i ragazzi.
150 anni
di Croce Rossa
l 2009 si preannuncia come
un anno di fondamentale importanza per la Croce Rossa
Italiana, così come per l’intero
Movimento Internazionale di
Croce Rossa, in quanto vengono a sovrapporsi una serie
di anniversari che rimarcano
il peso storico della maggiore organizzazione umanitaria
mondiale.
E’ difficile, per chi scrive,
riassumere in poche righe 150
anni di storia, di solidarietà, di
sacrificio, di servizio all’umanità... di evoluzione… perché
in origine nacque per portare
soccorso ai feriti in guerra, ma
oggi la Croce Rossa è la più
importante Associazione umanitaria al mondo.
E noi italiani dovremmo sentirci particolarmente onorati, perché l’idea della Croce
Rossa e di creare una società
di pubblico soccorso, nacque
proprio nel nostro paese in oc-
I
casione della Battaglia di Solferino…
Nel 1859 un giovane di origine
svizzera di nome Henry Dunant si recò, per motivi di interesse, a Solferino (MN) per
incontrare l’imperatore Napoleone III che si trovava impegnato ad aiutare l’Italia nella
guerra contro l’Austria…
Una volta giunto su questi
campi di battaglia il giovane
Dunant si trovò di fronte ad
uno spettacolo orribile, quella
che oggi viene definita la battaglia più sanguinosa di tutta
la storia, migliaia e migliaia di
uomini (almeno 300.000) tra
morti e feriti e pochi medici
inviati dall’esercito che non
potevano essere sufficienti per
portare soccorso a tutti…
La maggior parte dei feriti
vennero trasportati a Castiglione, un paese limitrofo, dove fu
Dunat insieme agli abitanti del
luogo, a prodigarsi per allevia-
re le sofferenze di quei poveri
soldati; Castiglione divenne
un grande ospedale e tutte le
chiese ed i palazzi erano colmi
di feriti…
Tornando a casa, Dunant portò
con sé un ricordo indelebile di
quell’orribile scenario di guerra
e scrisse un libro, “Ricordo di
Solferino”, in cui denunciò la
vergognosa assenza di adeguati
soccorsi sanitari ed invitò a far
sì che “Solferino” non si ripetesse più, e che gli uomini che
valorosamente si battono per la
loro bandiera non fossero abbandonati ad una morte atroce.
Le autorità di quel tempo rimasero molto colpiti da questo
scritto, e di lì a poco tempo
iniziò a maturare l’idea di una
società di pubblico soccorso
che portasse assistenza ai feriti di guerra senza distinzione
di nazionalità; questa società
venne poi contraddistinta con
il simbolo della Croce Rossa,
la bandiera svizzera con i colori invertiti, per rendere onore
al giovane Dunant.
Oggi la Croce Rossa opera ovunque vi sia sofferenza
portando la sua esperienza ed
il suo spirito di solidarietà e
fratellanza, restando sempre
fedele all’impegno del suo
fondatore Henry Dunant :”placare tutte le sofferenze umane
senza distinzione di nazionalità, di razza, di religione, di
condizione sociale o di appartenenza politica”.
Nel corso degli anni si è evoluta e sviluppata.. Il 2009 vedrà
infatti ricorrere, oltre al 150°
anno della nascita dell’idea di
Croce Rossa, il 90° anno della nascita della Federazione
Internazionale di Croce Rossa
(FICR), che è l’organo permanente di rappresentanza e
consulenza delle 186 Società
Nazionali che ne fanno parte, e
il 60° anno dell’adozione delle
Quattro Convenzioni di Ginevra, che sono il corpo giuridico
fondamentale del diritto internazionale umanitario.
Oggi essa rappresenta una
forza di più di 300 milioni di
persone in 186 paesi, animate
dalla stessa generosità e unite
da sette principi fondamentali:
UMANITA’ – IMPARZIALITA’ – NEUTRALITA’ – INDIPENDENZA- VOLONTARIATO- UNITA’ – UNIVERSALITA’.
Opera in tutto il territorio
mondiale attraverso le sue sei
Componenti: i Volontari del
Soccorso, il Corpo Militare,
la Sezione Femminile, le Infermiere Volontarie, I Pionieri
ed i Donatori di sangue, svolgendo svariate attività volte
alla tutela ed al rispetto della
dignità umana.
Barbara Valenti
10
Avere un amico come
Giuseppe Dossetti
H
o la fortuna e, aggiungo,
anche l’orgoglio di avere
ancora mio papà, Mario Giorgini, geometra, classe 1915,
Solognese a denominazione
d’origine; una vita lunga che si
è dipanata in uno spaccato di
storia intenso e difficile soprattutto a cavallo della seconda
guerra mondiale quando, dopo
le scellerate alleanze del fascismo, una guerra persa (perché
dagli Alleati, dopo l’euforia
della liberazione, ci fu fatto
notare che la guerra l’avevamo persa) e una sanguinosa
e fratricida guerra civile in via
di definizione, occorreva ricostruire anche gli edifici ma soprattutto le coscienze.
Fu in questo periodo che mio
papà (Carmine da partigiano)
fu coinvolto, più dal punto di
vista amministrativo che politico, nelle vicende della nascente Democrazia Cristiana
nella montagna Reggiana ed
ebbe l’opportunità di conoscere Giuseppe Dossetti (Benigno da partigiano), presidente
“disarmato” (aveva sempre
rifiutato le armi) del CLN di
Reggio Emilia, più anziano di
lui di due anni, personaggio di
grande rigore morale e di profonda ispirazione cristiana che
godeva di un credito politico
illimitato; nel luglio del 45’ fu
convocato a Roma il congresso del partito e Dossetti, che
insieme a Fanfani, La Pira e
Lazzati si riconosceva in una
concezione etica della politica
(Montanelli li definì “sinistra
integralista della DC), giunse
a Roma a lavori congressuali
conclusi e, ciò nonostante, fu
eletto vice-segretario del partito, per così dire, “in contumacia”; arrivò in ritardo a causa
di un incidente stradale occorso alla vettura sui cui viaggiava insieme ad altre tre persone,
una delle quali era mio padre;
Dossetti era davanti insieme
ad un ingegnere delle “Reggiane” che guidava, mio papà era
dietro con un altro partecipante Castelnovese al congresso;
nei pressi di Grosseto, all’alba,
presumibilmente a causa di un
colpo di sonno del conduttore,
la vettura uscì di carreggiata,
abbatté un giovane platano
(allora erano giovani anche i
platani) andandosi a schiantare contro quello successivo; i
ricordi delle teste e delle facce
insanguinate sono ancora vivi
(non c’erano ancora cinture e
tanto meno air bag), soprattutto Dossetti era finito con vio-
lenza contro il parabrezza e per
quanto non avesse ferite serie,
era una maschera di sangue;
mio papà si limitò a dare una
testata al tetto della vettura ma,
considerati i suoi trent’anni, fu
la vettura ad avere la peggio.
Tutti ricorsero a cure mediche
e sul posto restò solo mio papà
che fece trainare la vettura
incidentata da una pariglia di
buoi fino ad una vicina officina; a Roma era andato anche
per riprendere il lavoro lasciato
prima della guerra all’ACEA
la società romana degli acquedotti che poi dovette abbandonare per l’esiguità dello stipendio che non gli consentiva di
vivere lontano da casa.
L’esperienza dell’incidente insieme alla condivisione degli
ideali cristiani, avevano creato però le condizioni per un
rapporto di stima e di amicizia
profonde; mio papà finì poi a
lavorare a Ligonchio per l’Edisonvolta Spa, progettò e tracciò elettrodotti e gallerie per
captare acque utili al sistema
di centrali idroelettriche; Dossetti, più volte, per attivismo
politico o solo per amicizia,
venne a Ligonchio e sempre
gradito ospite a casa dei miei
genitori dove faceva lunghe
chiacchierate con mia nonna
Maria; non è escluso che abbia
tenuto sulle ginocchia mio fratello e forse anche me.
Il mio orgoglio per mio papà
si estende naturalmente anche
a questa sua prestigiosa amicizia; Dossetti, laureato in giurisprudenza a soli ventuno anni
a Bologna e subito dopo professore di diritto ecclesiastico
alla “Cattolica” di Milano, fu
uno dei 75 esperti chiamati a
redarre la Carta Costituzionale
e si occupò in sottocommissione della prima parte, quella
Il Signore della fonte
Il silenzio e l’ascolto
“vivono sul monte”,
bevono a due mani ad una
fonte che sgorga leggera.
C’è ombra,
un silenzio “imbevuto di suoni”
e una luce,
che filtra tra i rami.
Il “Signore della fonte”
riempie della sua Parola
l’animo, e
quel fiasco di vetro,
che tra le braccia
porti verso casa,
scendendo piano
per non rompere il fiasco,
e il silenzio.
Franca Zanni
Esercizi Spirituali
6-7-8 marzo 2009
“poetica” dei diritti e dei doveri; non condivise, per fedeltà
all’ispirazione evangelica, il
pragmatismo e l’atlantismo di
De Gasperi, partendo dall’irrinunciabile presupposto che “al
centro” ci deve essere sempre
l’uomo; la sua esperienza politica, come sappiamo, nonostante l’affidabilità e gli alti
incarichi ricoperti, si concluse presto per lasciare spazio
a quella religiosa nella quale
la sua sensibilità e profondità
trovarono un habitat migliore;
prese i voti ma continuò a criticare la politica che deludeva
la “povera gente” e Dio solo sa
quanto avrebbe potuto incidere
in positivo se la sua non fosse
stata una voce che chiamava
nel deserto della DC.
Anche alle gerarchie ecclesiastiche comunque non sfuggì la
sua preziosa esperienza giuridica e fu il Cardinale Lercaro,
nel 60’, a richiamarlo dall’eremo di Monteveglio per collaborare alla costruzione del
Concilio Vaticano II voluto da
Papa Giovanni.
Su questo argomento scriverei molto più a lungo ben
conoscendo molti particolari
dai racconti di mio papà ma
mi fermo qui; se ci sono due
“valori” che informano la mia
concezione del mondo, su due
piani solo apparentemente diversi, sono proprio la Costituzione e il Concilio e mi dà
un’emozione enorme essere
stato sulle ginocchia di una
“grande anima” come Giuseppe Dossetti.
Lino Giorgini
11
CORO VAL DOLO
40 anni di tradizione corale
in terra toanese
ra un freddo Gennaio del
1967 quando lassù, a Toano
un gruppetto di persone, animate dalla voglia innata del canto
che si perde nel tempo, decisero
di formare un coro vero e proprio. Fu così che si decise di
mettere a capo di questi cantori
un personaggio che almeno sul
piano musicale ne avesse da
dire più di loro: Mario Fontanesi carpinetano di origine, che
allora era nella vicina Cavola in
veste di direttore e docente del
corso di orientamento musicale.
Dopo alcuni mesi di prove ecco
il debutto nel marzo del 1968
in occasione di una recita della
Compagnia Filodrammatica del
centro di lettura del capoluogo
montano. Il coro si esibì tra un
intervallo e l’altro interpretando alcune cante note ai toanesi. Il successo fu incoraggiante
anche se probabilmente il vero
successo fu in parte tributato
dalla nostalgia del pubblico all’aver udito quei canti , piuttosto che dalla preparazione tecnico/vocale del coro. Da allora
il coro si rimboccò la maniche
ed iniziò un duro lavoro che
ben presto venne colmato dalla prima trasferta importante: il
16° Festival di Mossale PR dal
quale si prese spunto per organizzare nello stesso anno il 1°
Festival dell’Appennino Reggiano.
Da qui il Coro iniziò una brillante ed intensa carriera, anche
E
12
per l’unicità del proprio repertorio di canti, che ben presto
divenne un vero emblema della
coralità regionale sicuramente
grazie al contributo del maestro
Fontanesi.
Nel 1970 divenne coro ufficiale dell’ANA partecipando a
quasi tutte le adunate nazionali
e provinciali dalla Sicilia alla
Valle d’Aosta . Non mancano le
tourneè all estero, (1977- 1987
Francia 1977 Spagna,1990 Inghilterra, 1982 Germania) in
particolare quella del Belgio
dove nel dicembre del ‘72 il
coro Val dolo portò i saluti ai
tanti emigrati in terra fiamminga . Commovente la Messa della Mezzanotte nella cattedrale
di Liegi e memorabili i concerti
tenuti in quasi tuta la nazione.
Nel 1972 il coro fu promotore
assieme ad altre realtà corali
emiliane alla costituzione dell’Associazione Emiliano/Ro-
magnola cori A.Er.Co.
Ma il destino vuole che anche
nei migliori gruppi non manchino i momenti più tristi; il più
doloroso fu sicuramente quello
della scomparsa del Maestro
Fontanesi avvenuta il 7 Marzo
1980.Già da tempo ammalato,
sul letto d’ospedale si raccomandava ai coristi più anziani
di continuare l’attività anche se
problemi e ostacoli si fossero
presentati nel corso del tempo. Qui il coro subì una grave
perdita non solo come maestro
e valido direttore ma, con la
morte di Mario, si eclissò una
parte di quella grande eredità
che attraverso i canti appresi
in quei 15 anni di lavoro assieme permise al coro di rimanere
unito. Iniziarono così, verso la
fine degli anni ‘80, una serie
di avvenimenti che portarono
alla diaspora di quello che fu il
primo nucleo corale originario.
Per svariate esigenze, diciamo
di tipo musicale, o per voglia di
cambiare “genere” o per rifiuto
inconscio di manifestare le proprie origini musicali, nascono
gruppi corali ciascuno con stile
ed impronta diversi; forse per la
voglia di rinnovarsi, forse per
identificarsi meglio in un tipo di
repertorio a loro più consono.
Cosa rimane del Coro Val Dolo,
non esiste più? E’ un domanda
che si è posta l’opinione pubblica toanese, in particolare in
questi ultimi anni quando con il
nascere di altre realtà corali nel
territorio, si è persa un po’ la
vera identità corale toanese. Si
sono udite e si odono espressioni corali differenti, vecchie
generazioni con le nuove che
condividono la passione per il
canto sia popolare che quello
“popolare d’autore” ; in verità
le polemiche non si sono ancora
spente: esistono ancora i tradizionalisti e gli innovatori, ma
questo in fondo è il carburante
che fa andare la “macchina” vocale dei gruppi sia ufficiali che
non.
Quello più importante però, è
quello che se esistono la polemiche, le critiche le discussioni
al bar e in piazza, significa che
la parola “coro” è ancora sulla
bocca di tutti; e quando se ne
parla sia positivamente o negativamente vuol dire che l’argomento sta’ ancora a cuore a
parecchi e da ciò si deduce che
la “macchina” è ancora in fase
operativa . Un grande musicista
dell’epoca diceva: “l’importante è che se ne parli: in bene o
nel male, l’importante e che se
ne discuta”.
Ma certamente, quello che
porta l’eredità più importante
lasciata dal maestro Fontanesi e dell’antico coro Val Dolo
è il Coro Matildico Val Dolo.
Dal nome non si direbbe che
si vogliono mantenere le antiche origini, ma l’aggettivo che
richiama la grande contessa
Matilde di Canossa, non è stato messo per rifiutare l’eredità
del Val Dolo, anzi per valorizzarne e proseguirne l’operato
abbracciando con i componenti
attuali un più ampio territorio
denominato appunto matildico,
dal quale oltre a Toano fa parte
anche il territorio circostante.
Dal Marzo del 1997 in queste
zone matildiche, ci stiamo dedicando alla ricerca del canto
popolare locale, proprio come
era lo spirito del coro Val Dolo:
melodie e testi rinchiusi nella
memoria oramai di pochissimi
“informatori” che, con il passare del tempo certamente si sarebbero perduti.
In queste terre così ricche di
tutto ciò, dove la tradizione del
canto si perde nell’oscurità del
tempo, si è partiti all’approfondimento di questo genere, sulle
orme del maestro Fontanesi….
Nel ricercare le vecchie melodie da tanti informatori, ci ha
permesso di potere al meglio
interpretare i canti: lo spirito
del contenuto e la struttura dei
brani sono elementi che teniamo molto in considerazione
quando si tratta di elaborare ed
arrangiare un pezzo.
Dopo la riunificazione del Coro
Val Dolo nel 1995 memori di
aver interpretato oltre al repertorio “classico” e alle musiche
di vari autori, un repertorio già
con “un’approvazione della
critica”, abbiamo deciso di
dare un’impronta più nostra,
non solo come modo di cantare, (che già da tempo avevamo
ereditato) ma anche di produrre
un nostro repertorio di melodie
raccolte dagli informatori e di
13
quelle giacenti nell’archivio
del Val Dolo che il medesimo
coro aveva accantonato.
Negli ultimi due anni di lavoro, abbiamo già riscontrato, in
particolare dalla critica, (quella
vera!) una certa “approvazione”
di quanto stiamo facendo, nel
nostro territorio e anche fuori
dai confini naturali dell’Emilia,
un numero sempre più crescente di pubblico, sta comprendendo la nostra voglia di crearci
una propria identità musicale e
stilistica.
Particolare attenzione va tributata al pubblico giovane che,
richiamato da questo stile di
canto forse, ci sta spingendo a
continuare nel nostro percorso:
questo grazie a chi ci sostiene,
ai coristi che ne fanno e che ne
hanno fatto parte e a chi, ci auguriamo, entrerà a farne parte.
Attualmente il coro guidato dal
M.o Andrea Caselli che lo dirige dal 1995, è costituito da circa 20 elementi ha al suo attivo
numerose esibizioni tra le quali
sono da menzionare i concerti
più importanti come quello dei
25 anni di fondazione dell’associazione cori Emilia Romagna,
dove il Val Dolo ha rappresentato la prov. di RE; diverse le
adunate nazionali degli alpini:
RE, GE, BS, AO, una tournèe in
Francia nell’Ottobre del 2003.
Nell’estate del 2004 è stato pubblicato un libro dal titolo “Dei
Montanari il Canto” curato dal
Direttore, dove in più di 200 pagine sono racchiuse le musiche
frutto della ricerca etnomusicologica fatta dal coro a partire
dalle musiche della tradizione
emiliana alle musiche sacre locali nonché all’attuale repertorio del coro con le musiche del
14
M° Fontanesi e del M° Caselli
con nuove composizioni corali.
Per tutto l’anno duemilasette il
coro è stato impegnato per i festeggiamenti dei 40 anni della
sua fondazione, con un ciclo di
concerti e rassegne.
Il coro è organizzatore di alcune rassegne corali che vengono
svolte nei mesi estivi nei comuni di Carpineti e Toano; dal
1997 fa parte stabilmente del
cast dello spettacolo teatrale
“Mia Cara Madre” ideato dall’attrice di origini toanesi Ivana
Monti.
Il gruppo si riunisce per la prova settimanale, tutti i mercoledì dalle 21 alle 23 presso la sala
parrocchiale attigua alla Chiesa
di San Prospero a Cerrè Marabino.
Per chi volesse farci visita, siamo disponibili ad accogliere
persone volenterose con un minimo di attitudine al canto che
vogliono conoscere questo tipo
di attività a carattere non solo
culturale ma soprattutto formativo e di aggregazione. Per info
contattare il coro attraverso il
sito web www.corovaldolo.it
Nessuno ha il potere
di asservire
la coscienza altrui
C
ome ogni anno, si ricorda
il 20 marzo del 44’, con la
commemorazione dell’eccidio
di Cervarolo, si cerca di tener
viva la memoria della resistenza della lotta contro l’ideologia
nazi-fascista e della sofferenza
di tanti innocenti.
Il rifiuto del fascismo in Italia,
trova nei paesi di lingua tedesca una opposizione altrettanto
forte (anche se meno appariscente) al regime nazista.
Il 9 agosto a Berlino Franz Jagerstatter sale al patibolo per
avere rifiutato di seguire la follia militare nazista, e ciò dopo
mesi di umiliazioni e torture
che non riuscirono ad allontanarlo dalla convinzione che
“a nessuno sulla terra è dato il
potere di asservire la coscienza
altrui”. Aveva chiesto, pur di
essere esonerato dal servizio
militare, di far parte del servizio sanitario; non gli fu accordato. Per seguire la propria coscienza Franz rifiuta i consigli
di sacerdoti e dello stesso vescovo che gli dicono che non
sta a lui decidere se la guerra
sia giusta o no; ciò è prerogativa dei governanti. Franz non
può accettare questo punto di
vista perchè si sente personalmente colpevole se collabora
all’uccisione di innocenti e alla
conquista e sterminio di popoli
e nazioni da parte di un regime
nazista senza Dio.
Franz Jagerstatter è nato in
Austria nel 1907 a pochi chilometri di distanza dal luogo di
nascita di Hitler; il buon seme
e la zizzania che crescono nello stesso campo. Contadino,
padre di tre figlie, trova nella
sposa un grande aiuto nella
fede e vita cristiana. Sagrestano in parrocchia, resta deluso dall’atteggiamento della
Chiesa in occasione dell’annessione dell’Austria da parte
di Hitler: nel 1938 i vescovi
austriaci avevano invitato il
popolo a votare in favore dell’annessione.
Nel 1940/41 entra nell’esercito tedesco come autista; nella
primavera del ‘41 può tornare
in famiglia. Da allora gli sarà
sempre più chiaro di non potere collaborare con un regime
che uccide innocenti e combatte la religione: di qui il rifiuto di tornare mesi dopo in
caserma con la conseguente
incarcerazione e le sofferenze
sino al patibolo,
L’Eucaristia e la lettura del
Vangelo sono la sua forza; la 1ª
lettera di San Giovanni Apostolo (Dio è Amore) un suo tema
ricorrente. Nella stessa prigione in cui è rinchiuso Franz a
Berlino, due anni dopo passerà un altro cristiano, il pastore
Dietrich Bonhoffer, anche lui
condannato a morte per resi-
20 marzo 1944
Scese pietosa l’ombra della sera
a coprire quell’aia insanguinata,
era vigilia di primavera
e già l’ala di morte era passata.
Lacrimando una donna
inginnocchiata
elevava all’Eterno una preghiera,
“ Dio onnipotente giusto
ed immortale,
fà che mai torni al mondo
un giorno tale!”
Costantino Zambonini
stenza al regime nazista.
Franz Jagestatter è stato dichiarato Beato da Benedetto
XVI il 23 ottobre del 2007.
Da alcuni suoi scritti:
Scrivo con le mani legate ma è
meglio così che se fosse incatenata la volontà. Talvolta Dio
ci mostra apertamente la sua
forza, che egli dona agli uomini che lo amano e non preferiscono la terra al cielo. Nè il
carcere nè le catene e neppure
la morte possono separare un
uomo dall’amore di Dio e rubargli la sua libera volontà…
Voglio raccontare subito una
cosa che mi è successa in una
notte di gennaio del 1938.
Era quasi mezzanotte, ero a
letto senza dormire, benchè
non fossi malato. Ad un tratto
nel dormiveglia mi venne mostrato un bel treno che girava
intorno ad una montagna. Oltre agli adulti c’era un gran
numero di ragazzi che accorreva per salire sul treno e non
si riusciva quasi a fermarli.
(Dei pochi che non facevano
parte della compagnia preferisco non parlare o scrivere)
Poi improvvisamente una voce
mi disse: “questo treno conduce all’inferno”. E subito ebbi
l’impressione che qualcuno
mi prendesse per mano. “E
adesso noi andiamo in purgatorio”, mi disse la stessa voce.
Qui ciò che io ho visto e sperimentato come sofferenza è
terribile, e se questa voce non
mi avesse detto che andavamo
in purgatorio, avrei creduto di
trovarmi all’inferno. E’ probabile che siano passati solo
alcuni secondi, durante i quali
io ho visto tutto ciò. Poi sentii
ancora un rumore sordo, vdi
una luce e tutto scomparve.
Sveglia subito mia moglie e
le raccontai tutto quanto era
accaduto. Prima di quella notte non avevo mai immaginato
che le sofferenze del purgatorio potessero essere così.
All’inizio questo treno che correva mi risultava piuttosto misterioso, ma più passava il tempo più si svelava anche il suo
significato. Ed oggi mi sembra
che questo quadro non rappresenti altro che il nazismo che
in quel tempo irrompeva violentemente ... solo pochi giorni
prima era apparsa sui giornali
la notizia che si era aggiunti 150.000 nuovi membri alla
gioventù hitleriana.
15
Da Londra, il nostro inviato
C
arissimi tutti, amici del
Sentiero 31, vi scrivo dal
mio “Esilio a Londra”, dove
sto studiando inglese in preparazione alla mia partenza
in India. “Come canteremo i
canti del Signore in terra straniera?” dice il Salmo. Ma con
Gesù Cristo, ogni terra straniera è diventata per noi una
patria da abitare e allo stesso
tempo ogni patria è per noi una
terra straniera dove pellegrini
dobbiamo camminare verso la
patria del cielo. Londra è molto bella, ma non sono qua per
questo!
La preparazione per la lingua
è in vista del impegno che il
Signore mi sta chiedendo a
fianco delle Case della Carità
in India. Il passaggio credo che
sarà abbastanza impegnativo
sia per la cultura, che per la lingua, il cibo e la quantità della
gente, la varietà delle religioni,
lo stile di vita ... e questo allora
richiede anche da parte vostra
un impegno tutto particolare di
preghiera per affiancare questo
passaggio. Il Vescovo Adriano
nell’incontro che ho avuto in
dicembre ha indicato diverse
realtà della missione indiana
e mostrato i vari impegni che
essa comporta. Lui l’ha visitata già due volte. Là sono presenti 4 comunità della Casa
della Carità (quelle nate a Fontanaluccia per intenderci). Tre
sono a Mumbai (attuale nome
della vecchia Bombay) e una
in Kerala. A Mumbai una è la
Casa dei Fratelli della Carità dove andrò a vivere, nello
16
“slum” (quartiere povero) di
Malad East, le altre due sono
Case dove sono le Carmelitane Minori della Carità. Molto
distanti tra loro ma raggiungibili in qualche ora. La città di Mumbai conta circa 19
milioni di persone (un miliardo e 200 milioni circa l’India
intera). La casa in Kerala è a
circa 1800 km di distanza nel
sud dell’India, una zona molto
diversa per paesaggi, lingua e
cultura. In India le lingue ufficiali sono 22: le più diffuse
l’inglese e l’hindi che dovrò
imparare una volta arrivato là.
Intanto il bagaglio lo preparo
con l’inglese poi verrà il resto.
Ma nel mio bagaglio vorrei anche mettere le vostre preghiere
per tutta quella missione, il vostro affetto e tanta provvidenza
di Dio. Penso di aver ricevuto
tanto dalle parrocchie in cui
ho operato finora e credo che
già questo è un tesoro prezioso
di umanità, di fede e di grazia che non posso tralasciare
e dimenticare: i tanti volti, le
storie personali, i piccoli e la
loro simpatia e gli anziani e la
loro tenerezza, i giovani e la
Dedicato
a don Davide
Don Davide parte, va lontano,
con una valigia,
e un bagaglio a mano,
un po’ di roba da tener vicina:
una maglia,
un libro, una coroncina.
Dai monti un verde saluto,
dai parrocchiani un arrivederci,
parlato e muto.
ma chissà come paga
Nostro Signore i missionari...
segna mesi o ore?
Ci si deve fidare
e, non scordarsi di pregare.
Magari i preti e i frati,
non rischiano di essere rimpatriati...!
Il Vangelo, da vivere e portare
può attraversare sempre,
cieli e mare.
Franca Zanni del Roncadello
loro esuberanza, gli adulti e le
loro preoccupazioni e speranze. Sono convinto che partire è
anche un po’ morire, ma come
diceva il vangelo della 5° domenica di Quaresima, questo
per poi non rimanere soli, ma
rinascere e portare molto frutto”. E’ questa la promessa di
Dio per me e per voi. E questo
penso che possa bastare. La
Pace sia con voi. Da Londra
per ora è tutto.
By Don Davide
(don Da per gli amici)
VICARIATO S. MARIA NEI MONTI N° 11
DOMENICA 3 MAGGIO
SALUTO A DON DAVIDE CASTAGNETTI fdc
E MISSIONARIO IN PARTENZA PER L’INDIA
PROGRAMMA
ore 17.45 Ritrovo nella parrocchia
dei Ss. Quirico e Giulitta a Villa Minozzo
ore 18.00 Celebrazione della S. Eucaristia
presieduta da don Davide
e concelebrata dai sacerdoti del vicariato
ore 19.15 Ritrovo per saluti e buffet nel salone parrocchiale.
La dottrina sociale della chiesa,
l’eredità della tradizione e le nuove sfide
l 13 marzo 2009 si è tenuto
a Villa Minozzo, nel salone
parrocchiale, un incontro col
prof Giorgio Campanini sul
tema “La dottrina sociale della
chiesa, l’eredità della tradizione e le nuove sfide “ Si è trattato del primo degli incontri
dedicati alla dottrina sociale
della chiesa, intesa come struttura di mediazione tra fede e
politica. Secondo il relatore,
la dottrina sociale della Chiesa non ha esaurito la propria
funzione storica, ma è al contrario chiamata ad affrontare i
nuovi scenari del XXI secolo.
La mediazione antropologica tra la fede e la prassi trova
il suo “luogo” naturale nella
Dottrina sociale della Chiesa,
intesa come punto d’incontro
fra i nuovi problemi emergenti dalla storia e l’insieme delle
verità perenni che la Chiesa
custodisce e annunzia. La coscienza cristiana deve cogliere
I
dalla Dottrina sociale la valenza antropologica e l’intrinseca capacità di autorivelazione
dell’uomo a se stesso (e della
società a se stessa), ma in funzione dell’edificazione di una
società più giusta che sia un
primo modello di una nuova
città che, nella misura in cui
sarà autenticamente città dell’uomo, sarà in qualche modo
anche l’anticipazione della
città di Dio, nei limiti in cui
la giustizia storica possa realmente preludere alla giustizia
escatologica (giustizia ultima,
della fine dei tempi). Il prof.
Campanini nella sua relazione
ha attinto abbondantemente al
suo ultimo libro “La dottrina
sociale della Chiesa le acquisizioni e le nuove sfide”. Nella sequenza dei capitoli del
suo volume, l’autore espone
l’apporto che viene alla dottrina sociale dal “movimento
cattolico”, dalla discussione
Campanini Giorgio, docente di
Storia delle dottrine politiche
nell’Università di Parma e di
dottrina sociale della Chiesa
nella facoltà teologica di Lugano, è studioso del pensiero
politico cattolico dell’Ottocento (con particolare attenzione
al Rosmini) e del Novecento
(Mounier e Maritain, Sturzo e
Mazzolari).
17
sui “modelli di società”, dal
pensiero politico cattolico, dal
modo in cui si è progressivamente precisata la valutazione cattolica del capitalismo.
L’autore si è soffermato poi
sui contenuti degli ultimi capitoli in cui vengono indicati
i temi nuovi che la Dottrina
sociale deve mettere oggi all’ordine del giorno. Il banco
di prova nel terzo millennio
sarà costituito dalla capacità di
dare una risposta ai nuovi problemi emergenti e, tra questi,
quelli della democrazia e della
globalizzazione, della questione ambientale e delle nuove
forme di guerra. Nella nuova
prospettiva aperta dal Concilio
vaticano II e nella consapevolezza delle responsabilità che
incombono sia sul laicato sia
sulle chiese locali, non sarà
soltanto la Chiesa universale,
nella sua specifica espressione di magistero pontificio, a
dovere rispondere a questo
insieme di nuove domande di
senso. Se è legittima l’attesa
di formulazioni sistematiche
al più alto livello magisteriale, nella forma dell’enciclica,
ciò non dovrebbe condurre a
ignorare o a mortificare l’iniziativa e l’inventiva del laicato
cattolico e delle Chiese locali,
da sempre – ma con specifica
autocoscienza dopo il Vaticano II – “luoghi” autentici di
elaborazione di una dottrina
sociale dinamica, articolata,
capace di farsi carico delle diverse e sempre più variegate
situazioni esistenti nel mondo.
A questo proposito nella Octogesima adveniens, Paolo VI
scriveva: “Spetta alle comuni-
18
tà cristiane analizzare obiettivamente la situazione del loro
paese, chiarirla alla luce delle
parole immutabili del Vangelo,
attingere principii di riflessione, criteri di giudizio e direttive di azione nell’insegnamento
sociale della Chiesa”, in modo
da individuare” le scelte e gli
impegni che conviene prendere per operare le trasformazioni sociali, politiche, ed economiche che si palesano urgenti
e necessarie in molti casi”.
Il prof. Campanini, nel dibattito che ha fatto seguito al suo
intervento, ha cercato di porre
in evidenza alcune essenziali
questioni di metodo, legate al
contesto storico della formazione graduale, nel tempo, del
corpus del magistero sociale
della Chiesa e, soprattutto, al
rapporto fra dottrina sociale e
scienze umane.
Remo Zobbi
Maestre veramente
“uniche”
H
o tra le mani un libro di
lettura per le scuole rurali
risalente al 1905. l’opuscolo,
dal titolo “Semenza d’oro”,
segue due fratellini, Tonino e
Marietta, (tra virgolette citazioni dalla prefazione) “due
contadinelli, or buoni or cattivelli, rozzi e gentili”, e li accompagna in un misto di educazione civica ed “educazione
del sentimento in armonia con
l’amore per la vita dei campi”.
Sempre nella prefazione è
riassunto lo scopo dell’insegnamento:
“Noi siamo al cospetto d contadinelli di vasti paesi e di sperdute frazioni, prossimi alle città o dispersi lontano lontano,
quasi fuori da ogni comunicazione, contadinelli veri figliuoli della terra, selvaggetti anzi
che no, i quali dobbiamo amorosamente dirozzare e a poco a
poco ingentilire, senza pretendere di iniziarli al raffinamento
di una vita intellettuale che li
toglierebbe alla rustica sanità e
al vigoroso amore di un lavoro
che rappresenta una tra le più
vitali risorse della prosperità
nazionale”.
Il mio ricordo va alle mie maestre anni cinquanta: Clara Magnani, Rossi Teresa, Pedrazzoli Anita e Margherita; maestre
uniche, perché le esigenze, i
programmi, il mondo di allora, i mezzi a disposizione non
richiedevano e concedevano
di più. Le lingue si studiavano
nelle medie, non c’erano computer, la televisione nasceva in
quel periodo. Le mie maestre
(che ricordo con affetto e riconoscenza) erano però veramente “UNICHE” per la capacità di destare interesse, per il
sacrificio che accompagnava il
loro lavoro, per la mancanza o
limitatezza dei mezzi a disposizione.
La scuola rurale e la scuola
del dopoguerra: due visioni
diverse, l’una intenta a dare il
minimo indispensabile, senza
però aprire uno spiraglio ad
un altro, forse miglior futuro: i “contadinelli” ricevano
un’istruzione, ma restino contadini; l’altra con una visione
più ampia, una scuola uguale
per tutti, aperta al futuro.
Mi lascia al quanto perplesso il
parziale ritorno al passato nel
nuovo ordinamento scolastico:
maestro unico, grembiulino,
voto in condotta, tagli nel personale e nei finanziamenti.
Non sarà un ritorno alla scuola
rurale o alla scuola degli anni
cinquanta; già il fatto, però,
che l’orario non sia per tutti
uguale ( da 24 a 27 a 30 a 40
ore settimanali, a seconda delle possibilità) porta a discriminazioni e a trattamenti diversi
che influiranno sullo sviluppo
dei giovani.
Pari opportunità e uguaglianza verranno a mancare e sulla
pelle degli studenti si apre negli anni a venire la possibilità
di altre “riforme” scolastiche.
Gianni b.
Sapete qual è
quella cosa
che prima faceva
PLIN PLIN PLIN
e poi ALE OH OHALE’ OH OH?
E’ un lavandino che
prima perdeva
e poi vinceva
Ugo
Berto
di Quara
C’è un uomo qui a Quara, si
chiama Berto Costi, che durante la guerra era nascosto con
gli altri uomini nel buco della
terra perchè c’erano soldati
che guardavano sulla collina. Qualche uomo aveva la febbre
e molto bisogno di acqua. Berto ha scelto di andare a prendere l’acqua per tutti, strisciando
sopra la terra come un serpente. Nel frattempo una bomba
esplode e uccide tutti gli altri
uomini. La mia amica che mi
ha raccontato questa storia ha
chiesto: “Era destino che Berto si fosse salvato? La ricompensa perchè ha fatto bene per
un altro?!”.
Abbiamo incontrato Berto di
persona, di nome Alberto nato a
Levizzano. il paese di don Peppino Lugari che fu parroco a
Romanoro nel nostro vicariato.
La storia di guerra è stata una
occasione, ci ha raccontato
Berto: E’ una fola troppo lunga.
Del 41 abbiamo fatto la ritirata
in Albania, nel reggimento 4°
battaglione Corpo di Armata
fanteria motorizzata Bolzano.
Eravamo sopra Vallona in postazione ad una mitragliatrice,
c’era un ferito che gridava e
aveva sete, quando sono stato
lì non ho avuto nessun ordine, ma sono saltato come un
“cavret” a portargli da bere;
quando sono tornato ho trovato tutti i miei compagni morti
per un colpo di artiglieria, la
mitragliatrice intatta e tutti
morti dal gran colpo.
Nuater siamo stati nel Dodacaneso a Corfù, non a Cefalonia dove sono stati uccisi in
10mila.
L’8 settembre è venuto l’armistizio: dal porto di Gorazzo siamo stati ai confini della
Grecia, poi sono arrivati i
carri armati tedeschi ci hanno
portati prigionieri ad Hannover in Germania. E lì sapevo
poche parole di tedesco, e ho
sempre cercato di obbedire.
C’era gente che aveva molta
fame tra i prigionieri, allora
andavo a raccogliere le ortiche attorno alla fabbrica e
poi le cucinavo e gliele davo
da mangiare “um bris prun”.
Uno di questi che ho aiutato
mi ha scritto una pagina «Un
giorno e una notte tra la vita
e la morte».
Ci ha fatto piacere incontrare
Berto perchè ha una grande
memoria ed è bello aver visto
quanto bene è riuscito a esprimere anche in un tempo cattivo come quello della guerra.
Questi anziani sono certamente un grande tesoro dei
nostri paesi.
19
Un Carnevale diverso
L
’occasione della preparazione dei bambini della
Prima Comunione e dei ragazzi della Cresima, ha fatto vivere al nostro piccolo paesino ,
momenti di vera gioia, di comunione, e, perche’ no, anche
di riflessione.
Tutto il gruppo, composto di 8
bambini della Comunione e 8
ragazzi della Cresima, accompagnati dalla straordinaria catechista, Lucia Cavalletti, da
alcuni genitori e dalla Preside
dell’Istituto comprensivo Scolastico di Toano, Silvia Razzoli, ha fatto visita alla Casa
della Carità di Castellarano
- “ E’ stato un pomeriggio indimenticabile – raccontano i
ragazzi – dove abbiamo potuto conoscere meglio la realtà
delle case della Carità, dei loro
ospiti , delle Sorelle della Carità, della fitta rete di volontari che, a turni, donano un po’
del loro tempo per aiutarle nel
loro costante impegno di accu-
20
dire, nutrire, ed amare questi
ospiti.
− Sì, la cosa che maggiormente
ci ha colpiti è il clima di amore e di serenità che regna in
questo ambiente (ecco perchè
vengono definite “case”!!!!) ,
nonostante le dure realtà che
ognuno degli ospiti porta con
sé.
− Ci hanno ospitato con gioia,
tanta serenità ed un forte senso
di accoglienza , rappresentato
dai loro semplici “sorrisi”.
− Eravamo partiti con l'idea di
essere noi a portare qualcosa
a loro, perchè avevamo deciso di donare loro il ricavato
della vendita di un libro , intitolato “Raccontami nonno”
di Silvia Razzoli, che era stato
venduto in occasione della Festa dell'Agricoltura a Corneto.
Ed invece sono stati loro ad
arricchire noi, dandoci l'occasione di poter riflettere su diverse delle nostre convinzioni,
soprattutto relative alla Vita e
alla “Dignita' dell' Uomo” .
− Forti di questa esperienza, ci
e' rimasto il desiderio di ripeterla, e l'occasione si è presentata solamente qualche settimana dopo, con il Carnevale.
− Assieme a genitori ed amici
di Corneto, abbiamo organizzato un carnevale diverso, per
portare un po' di gioia a persone sofferenti e meno fortunate
di noi. Non a caso abbiamo
scelto di rappresentare “Robin
Hood” la meravigliosa storia che tutti conosciamo, ma
questa volta consapevolmente
scelta per quello che rappresenta: un individuo che “rubava” ai ricchi per donare ai poveri, per restituire ai sofferenti
un po' di serenità, a costo della
propria vita.
− Siamo dunque andati alla
Casa della Carità di Cagnola,
nei pressi di Castelnovo ne'
Monti, passando con loro l'intero pomeriggio: rappresentando loro, anche grazie alla
maestria del racconto curata
dal nostro Don Raimondo, la
bella storia di Robin Hood, e
condividendo con loro la merenda.
− Sulla via del ritorno, essendo ancora molto carichi dell'energia ricevuta nella Casa,
abbiamo fatto visita anche alla
cara Irene Berretti, una donna
esemplare, che per moltissimi
anni è stata la perpetua di Don
Raimondo, che si trova ricoverata alla R.S.A. , da quasi
due anni. Anche lei ci ha donato sorrisi e riconoscenza, la
stessa riconoscenza che noi
abbiamo ed avremo sempre
verso di lei.
− Sono state esperienze davvero
toccanti; ci siamo resi conto di
quante persone siano meno fortunate di noi, e che basta davvero poco per renderle felici!
− Abbiamo toccato con mano
la “Santità” delle Sorelle della Casa della Carità, che con
abnegazione e dedizione svolgono la loro Missione, occupandosi degli ospiti per tutte
le loro necessità, necessità
che spesso comportano anche
parecchia fatica, dato l'esiguo
rapporto tra suore e numero
degli ospiti.
- Sempre con il sorriso sul-
le labbra ed una inesauribile
energia fisica, passano dal lavoro di infermiere, a quello di
animatrici, da donne delle pulizie, a cuoche professioniste,
da persone di culto, ad esperte
Due carabinieri trovano due pinguini per
strada e si presentano al marasciallo dei
carabinieri e dicono: “Abbiamo trovato
questi pinguini per strada che ne facciamo?” e
il Maresciallo: “Portateli allo Zoo!”. Dopo due
ore tornano ancora coi pinguini e il maresciallo
dice: “E allora?” E i carabinieri rispondono: “Li
abbiamo portati allo zoo, li possiamo portare
anche al cinema?”
Luciano
musiciste, da “psicologhe” ad
econome, da Padre a Madre
per la tenerezza dispensata......
Vorremmo insignirle della
Laurea in Umanità e Bontà....
− Ci siamo chiesti da dove
traggano tutta quella forza,
qual'è la motivazione che le
spinge ad occuparsi di persone che la nostra societa “relega” ai margini, e che invece
loro accolgono e trattano come
“esseri Umani pari agli altri”
e la risposta è stata una sola:
“l'amore di Dio” ; hanno accolto il messaggio evangelico, mettendolo in pratica ogni
giorno, con grande umiltà.
− Beh! Concludendo, sono
state giornate davvero significative per noi, che difficilmente riusciremo a dimenticare e
vorremmo aggiungere un'altra
piccola riflessione, che è stata
quasi una scoperta: ci è piaciuto moltissimo lo spirito di
gruppo, lo stare insieme (perchè no, anche divertendoci)
bambini, giovani, catechista,
adulti e genitori, accomunati
da un'unica, bella esperienza
di solidarietà.
I giovani di Corneto
21
Tradimenti e vil raggiri, gesta d’armi
e goliardia, narra questa storia mia
ovvero il
“Ponte dei sospiri”
omincia così l’introduzione dell’omonimo Maggio,
opera di un valente autore da
tempo passato a miglior vita
quale fu Teobaldo Costi di Secchio di Villa Minozzo e, narrante una vicenda molto romanzata
della Venezia del Cinquecento,
con sullo sfondo il celeberrimo
ponte che unisce il Palazzo Ducale alle famigerate prigioni dei
Piombi.
Fu detto così perché i prigionieri che lo percorrevano a condanna avvenuta, sospiravano
amaramente guardando spesso
per l’ultima volta il favoloso
scenario della Laguna.
Il ponte di cui vogliamo parlare, per quanto “sospirato”
quasi quanto l’originale, unirà a montaggio avvenuto due
anonimi tratti della Fondovalle
Dolo, scavalcando la tristemente famosa Frana di Valoria che,
dall’inizio di questo secolo,
continua a rendere impervia la
tranquilla vita della nostra cara
e sfortunata valle.
Trattasi di una frana molto antica come hanno affermato i
geologi vedendo emergere dall’argilla in movimento dei grossi tronchi di abete di centinaia
d’anni, però solo negli ultimi
tempi pare avere un conto in
sospeso col territorio sempre
più martoriato.
Nell’Ottocento, stando alle memorie dei vecchi e ai pochi documenti presenti, non avvenne
C
22
nulla di particolare, grazie sicuramente alla cura certosina operata dai nostri nonni nella regimazione delle acque e alla loro
costante presenza sul posto.
Nel 1956 e poi nel 1984 si ebbero le prime rovinose colate che
si ricordano a memoria d’uomo,
con campi resi inservibili e case
crollate ( il mulino Cappelletti
con l’attigua abitazione del mugnaio),
ma è stato nel 2001 che la sponda modenese del fiume Dolo
ha cambiato fisionomia, con
un movimento di terra talmente
imponente da assurgere al poco
invidiato primato di maggior
frana regionale. E sì che in fatto
di frane l’Emilia Romagna non
si è mai fatta mancare nulla!
La viabilità interrotta totalmente per 52 giorni e parzialmente
per altri 45 creò un profondo disagio nella popolazione, obbligando pendolari, studenti, agricoltori e quant’altro, a lunghe
percorrenze laddove bastavano
pochi minuti. Per non parlare
delle attività produttive, bar,
ristoranti e negozi presenti sul
territorio, che pagarono sicuramente il conto più salato.
Successivamente, la viabilità
principale e poi le secondarie
furono risistemate adeguatamente con un grosso esborso
economico da parte degli enti
preposti, ma poi nell’autunno
del 2005, inattesa in quanto
l’annata non era stata particolarmente piovosa, la frana si
rimise in movimento, sconfessando quanti dicevano che
sarebbe restata in letargo più a
lungo come le volte precedenti.
In poche settimane dalla sommità del monte Modino raggiunse la fondovalle, interrompendola dal 6 Novembre per 92
lunghissimi giorni, in quello che
fu anche un inverno particolarmente rigido e nevoso. Rispetto
alla volta precedente avvenuta
nella tarda primavera e in estate (come pure nel 1984 quando
la strada non fu mai interrotta),
il clima contribuì ad elevare il
disagio patito da Romanoro,
Rovolo e dintorni a livelli mai
conosciuti in precedenza, tanto da insinuare nella mente di
qualcuno l’amletico dubbio se
valeva la pena di continuare a
restare quassù.
Il latte delle aziende agricole del
Favale e di Isola raggiungeva il
Caseificio di Romanoro passando da Quara e Gova sulla sponda reggiana del fiume Dolo; gli
studenti di Romanoro e Rovolo
frequentanti le Scuole Superiori
di Sassuolo, partivano alle 5,30
e passavano da Frassinoro per
essere in aula alle 8 ; i tanti pendolari verso la bassa vissero un
inverno da tragedia greca.
Per non parlare delle poche (per
fortuna) emergenze sanitarie,
obbligate ad un tragitto da caccia al tesoro prima di giungere
a destinazione.
Fu a questo punto che si iniziò
a parlare di un ponte per bypassare la frana, larga nel punto più
stretto poco più di 100 metri.
Dapprima apparve ai più come
una battuta da bar, ma poi pensandoci bene si manifestò ben
presto la soluzione più plausibile e definitiva, nella nella dovuta considerazione che la frana
di Valoira quando sembra che si
sia scaricata riprende a scendere più minacciosa di prima, sia
che piova tanto come che piova
poco.
Il ponte, quindi, che ho chiamato goliardamente “dei Sospiri”,
ricordando tutte le volte che ho
sospirato guardando da Gova
l’immane ferita inferta dal fato
alla nostra sponda della vallata,
è un manufatto di ferro del peso
di 800 tonnellate che attende
ormai soltanto di essere posizionato sui piloni in calcestruzzo costruiti ai lati della frana.
È stato previsto a due corsie di
transito più una corsia pedonale ed ha una lunghezza totale di
160 metri. Il costo previsto inizialmente ammontava a circa 5
milioni di euro, ma i molti ritardi nella sua gestazione dovuti a
diatribe incrociate fra Provincia
e Regione sulle competenze del
caso, ci fanno presumere che sicuramente lieviterà.
Ma per dirla alla Macchiavelli
“è il fine che giustifica il mezzo” e l’importante è che sia
montato quanto prima e possa
essere percorribile almeno per
il prossimo inverno, considerando che, in quello testè concluso, si è avuta l’ennesima interruzione totale della viabilità
per oltre 70 giorni, con tutti i
problemi causati nelle due volte
precedenti.
Alcuni miei amici dicono che
una volta ultimato sarà come
un quadro d’autore appeso a
una parete di frasche, essendo
la fondovalle Dolo con tutte le
sue buche e i suoi sommovimenti inadeguata ad una simile
opera pubblica, ma vadano a
spiegarlo a coloro che in questi
8 anni hanno dovuto sobbarcarsi tutti i disagi citati. Convinto che ci risolverà l’annoso
problema (altrimenti dovremo
scappare di notte impugnando
bandiera bianca) una volta per
tutte, resta solo da chiederci
perché ci siano voluti quasi tre
anni per un simile manufatto, potendo contare sui mezzi
meccanici di oggi, quando per
costruire la Diga di Fontanaluccia con 12 kilometri di galleria,
una Vasca di Carico sotterranea
di 22000 metri cubi, il piano inclinato con condotte forzate ed
infine la Centrale Idroelettrica
di Farneta, impiegarono 5 anni,
dal 1924 al 1928, con l’ausilio
principale di picconi e badili!
Ci piacerebbe saperlo.
Lorenzo Aravecchia
23
Accoglienza estiva
bambine e bambini Sahrawi
organizzazione dei soggiorni di accoglienza delle
bambine e dei bambini Sahrawi
sono stati avviati nell’estate
del 1999 a Guastalla. Nel 2000
l’Associazione “Jaima Sahrawi
per una soluzione giusta e non
violenta del Sahara occidentale” si è costituita formalmente,
e nell’estate di quell’anno si è
occupata di organizzare interamente l’accoglienza di un
gruppo di dieci bambini più
un’accompagnatrice. In questa
seconda occasione i bambini
hanno trascorso l’intero periodo (due mesi: luglio ed agosto)
a Reggio Emilia e Provincia ed
ha visto coinvolte numerose
realtà locali: famiglie, Associazioni, Enti.
Nel 2003 si è accentuato e
consolidato il processo avviato negli anni precedenti, che
ha portato alla costituzione di
una rete di accoglienza fondata
su molteplici unità autonome
ma comunicanti. Il percorso di
accoglienza dell’Associazione
reggiana di solidarietà con il
Popolo Sahrawi è un percorso
di accoglienza “misto”, cioè
metà in famiglia e metà in struttura. Questo tipo di percorso
permette ai bambini di instaurare un rapporto “privilegiato”
con alcune famiglie, senza però
rinunciare all’opportunità di
condividere con i propri amici
un’esperienza di gruppo. L’organizzazione di un percorso
con queste caratteristiche, insieme alla individuazione delle
famiglie ospitanti è piuttosto
impegnativo. Infatti allo scopo
di rendere il più positiva possibile l’esperienza di accoglien-
accertamenti e cure mediche;
- allontanarsi dal clima torrido
dell’estate del deserto; - nutrirsi
con alimenti freschi e variati; informare e promuovere in loco
una migliore conoscenza da
parte di chi ospita della cultura, delle tradizioni e della storia
del Popolo Sahrawi.
L’
24
za, sia per le famiglie che per
i volontari, è necessario preparare l’accoglienza attraverso
l’organizzazione di incontri,
proiezioni di diapositive, per
fornire informazioni sul Popolo
Sahrawi, sulla sua storia, sugli
usi e costumi del deserto.
L’Associazione oltre a ricevere
contributi da alcune Amministrazioni Locali, si autofinanzia
realizzando iniziative pubbliche
di raccolta fondi che permettono di coprire parte delle ingenti
spese del progetto (biglietti aerei, assicurazioni, trasferimenti…).
Scopo dell’accoglienza è quello di favorire la conoscenza tra
bambini/e Sahrawi e bambini/e Italiani/e coinvolgendo gli
adulti nel rispetto delle diversità culturali.
I/Le bambini/e potranno così:
allacciare nuovi rapporti di
amicizia con coetanei locali;
- conoscere lingua e tradizioni locali; - godere di una fase
di accoglienza incentrata su
Carissime Famiglie di
Toano, Villa Minozzo,
Val d’Asta e Val Dolo se
siete disponibili a partecipare all’accoglienza
di 10 bimbi del Sahrawi
nel mese di luglio (periodo di due o tre settimane)
contattateci:
0536 968164 (segreteria), scrivete una email:
fontanalucciadon@tin.
it oppure 346 2381039
(Ester) e per saperne di
più su sito: http://jaimasahrawi.altervista.org/
Una esperienza di accoglienza
Non è facile ricordarsi che le
esperienze più importanti e
più gratificanti spesso sono
quelle che all’inizio ci costano fatica e sacrificio: le nostre
scelte nascono troppe volte
dall’istintivo bisogno di cercare la strada più comoda e
meno impegnativa. Forse è un
istinto di sopravvivenza oppure
semplice egoismo ma il risultato finale è quello di lasciarsi
scappare esperienze importanti.
L’accoglienza dei bambini
Sahrawi all’inizio può apparire come una scelta coraggiosa: aprire la propria famiglia
a bambini così piccoli, che
vengono da una terra così diversa dalla nostra può sembrare un’impresa troppo grande.
Ma se si trova la forza di superare questi primi ostacoli, se si ha
la fortuna di lasciarsi coinvolgere e di buttarsi con un po’ di
sana incoscienza, alla fine tutti
i nostri fragili muri si sgretolano di fronte all’innocente gioia
di queste instancabili pesti.
Nei primi giorni non mancano le
difficoltà di inserimento che variano molto in base al carattere
dei singoli bambini. Le difficoltà maggiori sono rappresentate
dall’enorme diversità tra il nostro e il loro mondo: all’inizio
i bimbi sembrano comprensibilmente spaesati ed in difficoltà. La mancanza di una lingua
comune rappresenta poi un macigno pesante specialmente nei
primi giorni. Ma tutte le nostre
difficoltà ad accogliere diventano piccole di fronte alla loro
grande capacità di accogliere
noi: da questi bimbi impariamo
subito la semplicità e la bellezza
di costruire un legame forte con
persone sconosciute. Sono infatti loro che ci lasciano essere
genitori adottivi anche se solo
per poche settimane: la loro capacità di affidarsi a noi, la loro
contagiosa voglia di giocare, la
loro irrefrenabile energia, il loro
affetto mai nascosto non possono che spazzare via tutte le piccole difficoltà per lasciare spazio alla gioia dell’accoglienza.
Anche il problema della lingua
passa in secondo piano perchè
la capacità di comunicare di
un bambino va oltre il linguaggio verbale: i sorrisi, i musi,
le smorfie, i gesti possono comunicare più di mille parole.
Tutto questo porta ad un importante arricchimento: la fatica
dell’accoglienza viene sbriciolata dalla gioia di un esperienza che insegna tanto a chi ha
la forza di mettersi in gioco.
Infine la scoperta di un mondo
tanto diverso dal nostro che,
attraverso questi piccoli ambasciatori, entra nelle nostre vita
con prepotenza: tante sono le
cose che noi diamo per scontate
e che per loro sono incredibili,
tante le piccole abitudini che
ci portano a scoprire uno stile
di vita così lontano dal nostro
e dal quale possiamo imparare
tanto. Unitamente a tutto ciò
c’è la bellezza di riscoprire la
gioia della piccola comunità:
è di grande aiuto infatti unire
le forze organizzando serate
o giornate insieme con due o
più famiglie che accolgono i
bambini Sahrawi. Questo facilità nella gestione dei bimbi
che possono stare insieme tra
di loro ma dona anche la possibilità alle famiglie stesse di
confrontarsi e di passare qualche ora insieme. In una società come la nostra dove troppo
spesso le famiglie vivono chiuse nel loro nucleo, la riscoperta
della piccola comunità non può
che essere l’ennesima opportunità che l’accoglienza dei bimbi
Sahrawi ci può regalare
Ciao, Valerio
I miei primi
“extra”
(…ovvero: nei miei primi 40 anni che “extra” ho incontrato)
’68--> ’78 ero piccolo, non ho
moltissimi ricordi dell’infanzia ma credo che “extra” era
un termine abbastanza inusuale
per l’epoca, forse lo si vedeva
in qualche etichetta d’abbigliamento indossata dai grandi: XL
oppure XXL, pensavo che fosse
una delle solite parole americane, importate per l’occasione,
che andavano molto di moda in
televisione…
’78 --> ’88 sono anni di cruciali
e forti cambiamenti del fisico
ma non solo: che intensità di
vita tra i 10 e i vent’anni, vero?
Quante esperienze e trasformazioni, nuove amicizie e incon-
tri un po’ dappertutto, più la
conoscenza di alcuni “extra”:
il primo è stato un certo Carol,
un uomo straniero che arrivava da un paese freddo, oltre la
cortina di ferro, dal cognome
impronunciabile e ancor più,
25
inscrivibile… poi, per nostra
“comodità”, prese due nomi
italiani, Giovanni & Paolo, ciò
ci semplificò la vita per oltre
25 anni, di grazia…; il secondo
veniva da molto più lontano e
non era proprio umano, lo chiamavamo E.T. ed è stato il primo “extra-“ di qualcosa… della
terra nella fattispecie, un personaggio (questo sì americano)
dal testone grosso e un dito lungo che si illuminava, era molto
simpatico e tenero; la terza fu
una famiglia di marocchini (6
qua e 2 rimasti a studiare nel
paese d’origine) che don Luigi
aiutò ad insediarsi nel paesello
(Rovolo)… profeticamente lo
fece! per darci una svegliata,
chiamarci a mettere in discussione alcune “certezze” culturali, introdurci nel corso della
storia e diventare grandi…
’88 --> ’98 la politica e i grandi ideali in questo decennio la
fanno da padrona! Prima cade
il muro di Berlino e poi, con il
trattato di Maastricht (paesone
che pochi hanno capito in quale parte dei Paesi Bassi sia…)
diventiamo tutti cittadini dell’Unione Europea e veniamo ad
esporre nelle sedi istituzionali
non solo la bandiera nazionale,
il classico tricolore, ma pure
quella blu con le dodici stelle gialle in cerchio. Da allora
(1993) spariscono gli stranieri
di una volta e compaiono sulla scena, in modo sempre più
eclatante, gli “extra-comunitari”! Gente olivastra, nera, gialla, pellerossa (pochi, nei film
western perlopiù…), albanesi
e un po’ di badanti dalla pelle
chiara che da noi hanno sempre
caldo anche d’inverno…
Anche nel calcio, lo sport nazionale per eccellenza, è tutto
un gran fermento, spostamento
di giocatori e cartellini… l’Inter perde delle partite in coppa
26
con nemmeno “l’odore” di un
italiano in squadra e la nazionale francese vince i mondiali con
una parte prevalente di africani
in campo... naturalizzati ovviamente!
‘98 --> ’08 all’inizio del terzo
millennio si passa dalla Lira all’Euro e finalmente condividiamo qualcosa di molto pratico
e concreto, riconoscibile direi,
con tante altre nazioni a noi vicine.
Viaggiare e comperare non è
più un problema, è facile e piacevole, tant’è che le spese diventano subito “extra”, anche
per prodotti che non sono molto più “extra”, cioè superiori in
qualità, da prima del cambio
della moneta… e i risparmi o i
bilanci famigliari non quadrano
più!
Per incrementare non ci resta
che lavorare e, lavora oggi lavora domani, nei servizi sociali
del Comune di Modena vedo
arrivare sempre più di queste
persone diverse per fisionomia,
lingua e cultura a “batter cassa”, chiedendo di tutto e di più:
casa, lavoro, servizi, contributi, scuole, ecc… domandano
insomma tutto quello che noi
abbiamo… solo che i regolamenti sono ancora quelli di una
volta e, di conseguenza, nelle
graduatorie ci passano avanti
perché loro hanno famiglie numerose, spesso monoreddito,
non hanno soldi o beni da parte, lavorano percependo redditi
mediamente più bassi, l’impiego è talvolta precario e più
insicuro, capita che siano soli a
migliaia di chilometri da casa e
dalle loro famiglie e quindi non
sempre hanno una rete di assistenza e d’aiuto che li sostenga
nei momenti di difficoltà.
Quando incontriamo qualcuno
di questi uomini non dimentichiamo che se avesse potuto
garantire un futuro migliore a se
stesso e ai suoi cari rimanendo
dov’era ci sarebbe certamente
rimasto e consideriamo per noi
che solo la fortuna, o il destino
propizio, ci ha fatti nascere in
questo territorio che abitiamo.
2008 --> siamo in un mondo
globale, “extra-ordinaro” per
tante cose, ad esempio per le
infinite possibilità e potenzialità di comunicare: le televisioni,
i telefonini e internet ci mettono in relazione, in tempo reale,
con il sapere e l’informazione,
possiamo vedere, sentire , parlare e scrivere potenzialmente
con persone sparse in ogni dove
del pianeta.
Eh... sì! Siamo fregati! Non
possiamo più tirarci “fuori”,
pensare e dire che non sappiamo o che non ci tocca ciò che
avviene fuori dalle nostre 4
mura; “io non c’entro” o “non
mi interessa” sparirà dal vocabolario… forse dobbiamo
rispolverare il senso del termine latino “extra” = “fuori” ed
avere il coraggio di uscire, andare controcorrente, avere quel
pizzico di “fuori di testa” che ci
sproni a cambiare il mondo, in
meglio ovviamente! Per mandarlo a rotoli ci sono già in tanti
che si sono dati e si danno molto da fare…
Il capitalismo, l’individualismo,
il consumismo, il materialismo,
alla stregua del comunismo, del
fascismo o nazismo che sia si
sono rivelate ideologie e sistemi fallimentari per l’uomo, che
lo portano a grandi tragedie e
sofferenze come le guerre. E’
importante riscoprire l’umanesimo, oltre le religioni, dove
ogni uomo, ciascuno di noi,
ha la stessa dignità dell’altro,
indipendentemente da tutto e
soltanto perchè appartenente al
genere umano.
Modena, lì 6 dicembre 2008
La bontà è disarmante…
tutti al Sermig!
I
l Sermig è nato a Torino
come servizio missionario
giovani, alcune famiglie si
proponevano di fare delle attività per aiutare i poveri del sud
del mondo. Nel corso degli
anni, impegnandosi in questo,
si accorsero che la povertà era
presente anche nella loro realtà. Così guidati da Ernesto Olivero hanno chiesto l’autorizzazione di occupare l’arsenale
militare ottenuto con fatica nel
1982. Con l’aiuto e il lavoro di
tanti giovani ed amici l’arsenale militare è stato trasformato
mattone dopo mattone in arsenale della pace. Ed è qui che
noi giovani di Fontanaluccia e
Villa Minozzo abbiamo partecipato al campo di lavoro dal
27 al 30 dicembre 2008. Dopo
un allegro viaggio in treno
siamo arrivati a Torino.
All’entrata dell’arsenale
della pace ci è venuto incontro Raffaele, la nostra
guida per il tempo del
campo, che ci ha accompagnato nella visita della
struttura.
Ogni giorno, dopo la
preghiera, ci venivano
proposti laboratori di approfondimento su temi riguardanti la società e lavori manuali per contribuire
ai progetti di sviluppo che
il Sermig ha in varie parti
del mondo. Questa esperienza ci ha permesso di
allargare il nostro sguar-
do ad altre realtà e guardare le
difficoltà in modo diverso e a
prestare maggiore attenzione
agli altri. Un momento molto toccante è stata la cena dei
popoli in cui noi 500 ragazzi
siamo stati divisi nei paesi del
mondo secondo le percentuali
di ricchezza, quindi circa una
ventina sedevano al tavolo con
cibo e acqua in abbondanza e i
restanti 480 con un cucchiaio
di riso. Questa situazione ha
scatenato le più diverse reazioni, dal rovistare nei pattumi dove i ricchi buttano l’abbondanza, al rubare dai tavoli
o addirittura restare seduti a
subire la situazione. Tutto ciò
ha suscitato in noi un grande
senso di rispetto e ingiustizia
per i poveri.
COSA CI SIAMO PORTATI
A CASA?
Tanto. Certo tanti grandi
spunti su temi come mondialità e povertà, ma anche tanti
piccoli atteggiamenti concreti
come l’attenzione allo spreco
dell’acqua anche solo nel lavarsi i denti e del cibo.
27
Incroci di speranza.
Educare
omenica 1° marzo ’09 nel
rinnovato tecnologico salone parrocchiale di Villa Minozzo, un buon numero di famiglie (erano presenti circa 80
persone) del nostro vicariato di
S. Maria nei Monti, ha vissuto
due ore formative e piacevoli
in compagnia di don Vittorio
Chiari e di Sergio Procopio
Clown. Don Vittorio Chiari,
per chi ancora non lo conosce,
è stato responsabile della pastorale giovanile diocesana a
Reggio Emilia, è ora responsabile del Centro Salesiano di
Arese, conosciuto anche come
“casa dei barabitt”, dove lavora con i ragazzi e i giovani
in difficoltà. E’ anche conferenziere, pubblicista e scrittore
di numerosi libri sui problemi
dei giovani e sul teatro, di cui
è esperto. Nel corso del pomeriggio don Vittorio, nel suo
dire, si è attenuto, oltre che alla
sua grande esperienza in campo educativo, ai contenuti del
suo ultimo libro dal titolo “Incroci di speranza. Educare”. Il
volume raccoglie un repertorio
di riflessioni che, partendo da
situazioni concrete personalmente incontrate o desunte dai
giornali, tracciano una pedagogia della vita quotidiana, che
impegna anzitutto i genitori
in una delicata responsabilità.
Si parla di famiglia e rapporto genitori-figli, di scuola e
bullismo, dì preghiera e sofferenza, di attualità nazionale e
internazionale. Si afferma con
forza che non esistono ragazzi cattivi o difficili, ma solo
D
28
quelli in difficoltà, per le tante
carenze in campo educativo ed
affettivo, che hanno sofferto
e li hanno fatti smarrire nella
vita. Scrive nel suo libro don
Vittorio:” Sono semplicemente ragazzi “cambiati” come
anni fa eravamo “cambiati”
noi agli occhi dei nostri papà e
mamme e dei nostri educatori.
I nostri ragazzi sono immersi
in un mondo che ha incrinato le nostre certezze di adulti,
introducendo tecnologie che
hanno modificato la comunicazione e creato “nuove solitudini”, nuovi stili di vita, desideri
e bisogni, che non sono più
profondi ma superficiali, commerciali, sedotti come sono
dal mondo affascinante delle
cose, del divertimento, del denaro. Sono cambiati i bambini,
ma siamo cambiati anche noi
adulti. Si pensi all’aumento
delle famiglie multiproblematiche, improbabili, segnate dal
precario, alle famiglie costituite da single con uno o due figli,
ai quali si ha paura di mettere
dei paletti, perché potrebbero
scappare di casa, famiglie in
ostaggio dei genitori, famiglie
spesso banalizzate, sottostimate dagli stessi amministratori pubblici, che alla famiglia
riservano scarse attenzioni”.
In un altro brano sempre parlando dei giovani dice:” Chiedono punti di riferimento veri,
obbligano a cercare itinerari
educativi, che non tendono a
imporre loro delle norme, ma
a renderli responsabili della
libertà, con riferimento alla
coscienza, all’autenticità dell’amore, alla dimensione del
vivere tra gli altri, evitando
ogni degrado etico, le idolatrie della ricchezza e del sesso,
l’emarginazione e la violenza.
… La chiesa parla di nuova
educazione e nuova evangelizzazione…mette l’uomo, la persona al centro dell’universo,
ma con al vertice Gesù Cristo
l’uomo nuovo”. Don Vittorio
ha avuto anche la sensibilità di
incoraggiare e sostenere le famiglie che a Villa e a Minozzo
si sono rese disponibili a praticare l’ospitalità, accogliendo
nelle loro case nel momento
del pranzo una volta la settimana, alunni per consentire loro
di partecipare a progetti pomeridiani organizzati nella scuola. Mi piace accostare a questo
gesto di amore gratuito quanto
dice dell’accoglienza S. Paolo:
“Non dimenticate l’spitalità;
alcuni praticandola, hanno
accolto degli angeli senza saperlo” Eb. 13,2. L’incontro si
è concluso con un momento
decisamente divertente animato da Sergio Procopio, amico
di don Vittorio co-fondatore
dell’associazione culturale Barabba’s Clown, presso il Centro
Salesiano di Arese e formatosi
artisticamente attraverso i corsi di Pierre Bayland e Marcel
Marceau. Il clown è riuscito a
portare gli adulti, anche se per
un tempo intenso ma troppo
breve, a scoprire che il bambino innocente che è in ognuno
di loro può tornare a vivere,
capace ancora di ridere e di divertirsi, semplicemente gettando la maschera che ogni giorno
viene indossata, per rendere al
mondo l’immagine che questo
ci chiede.
Remo Zobbi
E’ GIORNO DI FESTA
Auguri al vicino di casa
uardati con un misto di
simpatia, compressione,
distacco e, a volte, sentimenti
razzisti, li incontriamo quotidianamente per strada, sui mezzi pubblici, sul lavoro, nella
scuola:
i concittadini Mussulmani. Nel
confronto quotidiano è più forte
il nostro atteggiamento critico,
rispetto alla volontà di capire
qualcosa del loro mondo, delle
loro abitudini, del loro modo di
vivere. E’ la paura che l’Altro
ed il Diverso tolga a noi qualcosa, mentre l’Altro ed il Diverso
sono vere occasioni di arricchimento.
Un amico Mussulmano, il 24
dicembre mi ha sorpreso augurandomi Buon Natale. Ho deciso di ricambiare la sorpresa
e, magari, aiutare anche altri a
fare altrettanto con i vicini di
casa di religione Mussulmana.
Ho così trascritto ( con qualche breve spiegazione) le feste
principali del calendario Islamico. I mesi dell’anno Islamico
sono dodici e si basano sul ciclo
lunare: ogni mese inizia con la
luna nuova.
Nel mondo Islamico l’anno 2009 corrisponde al 1430:
l’Era Mussulmana ebbe inizio il primo giorno del mese
di Muharram dell’anno in cui
Muhammad emigrò dalla Mecca a Medina (15 luglio del 622
d.c.). per il mondo Islamico è la
Nuova Era-Hijra. L’anno 1430
ha avuto inizio il 28 dicembre
2008 con il primo giorno del
mese di Muharram.
G
Il decimo giorno del mese di
Muharram, i Mussulmani Sciiti
celebrano l’ A’shura in ricordo
della morte di Hussein, uno dei
due nipoti di Mharram.
Nella notte tra l’undici e il dodici del mese di Rabi’Al-Awwal
(8-9 marzo) si ricorda la nascita di Muhammad (Ma wild).
Il 24 giugno è il primo giorno
del mese di Rajab, mese in cui
regna la tregua di Dio e in cui
è sacrilegio fare fare la guerra.
Nella notte tra il 24/25 giugno
si ricorda il compimento di
Muhammad (Regaib Kandili).
La notte tra il 19/20 luglio
(26/27 del mese di Rajab) ricorda l’ascesa notturna di
Muhammad, da vivo, in cielo
(Mi’Raj).
La notte tra il 5/6 agosto (14/15
del mese di Sha’Ban) è la notte
dell’Assoluzione (Laylat al-bara’a): Dio scende verso la terra
per perdonare i peccati degli
uomini.
Il 21 agosto corrisponde al primo giorno del mese di Ramadan, il mese più importante, in
cui si pratica il digiuno (Sawn)
dall’alba al tramonto; dopo il
tramonto si mangia, si festeggia
e si canta.
La Notte tra il 15/16 settembre
(26/27 del mese di Ramadan)
ricorda la notte del Destino
(Laylat al-qadr), notte in cui
l’Angelo Gabriele rivelò il Corano a Muhammad. Questa notte è definita nel Corano la più
preziosa di mille mesi.
I giorni dal 24 al 26 novembre
(7-9 del mese di Dhu Al-Hijja)
sono consacrati al pellegrinaggio (Hajj) alla Mecca.
Dal 27 al 30 novembre (10-13
Dhu Al-Hajj) si celebra la festa
del sacrificio di Abramo (EidAl-Adha); il ricordo del montone sacrificato da Abramo, le
famiglie che possono uccidono
un agello e lo dividono in tre
parti: una per loro, una per i vicini, l’altra per i poveri.
Il 17 dicembre è il primo giorno del mese di Muharram e si
festeggia il Ra’s al Sana, Capodanno Islamico 1431.
Queste poche righe vogliono
essere un piccolo contributo
alla comprensione e al rispetto
della cultura e la religione di
persone che da decenni sono
diventati vicini di casa e nostri
compagni di viaggio.
Gianni Beltrami (Cervarolo)
29
L’antica
Pieve di Minozzo
antica Pieve di Minozzo, posta come un vero
balcone sul nostro appennino,
alle pendici del monte Prampa
e con di fronte la Pietra di Bismantova, è una delle più belle
e antiche chiese della nostra
montagna. Dedicata a S. Maria Assunta, risale alla prima
metà del secolo XV°, dopo che
la precedente, di cui si hanno
notizie già a partire dal X° secolo, cadde in rovina a causa
di una frana verso il torrente
Prampola.
Minozzo ha avuto la fortuna
di annoverare tra i suoi figli lo
studioso e storico Mons. Francesco Milani che, con le sue
minuziose e preziose ricerche,
ha ricostruito la storia della
Pieve e della Podesteria di Minozzo dalla loro origine fino
ai giorni nostri. L’importanza
di Minozzo e del suo enorme
plebanato, che si estendeva
fino all’anno 1.781 da Cinquecerri fino a Costabona e San
Bartolomeo, deriva in buona
parte dal fatto che, a partire
dal 1.429 viene inglobata tra
i possedimenti estensi e da allora assunse l’importante ruolo di centro della Podesteria
della val d’Asta e dell’alta val
Dolo, mantenendo questa funzione fino al 1.815, allorché
sarà Villa a diventare sede del
Comune.
Inizialmente la chiesa venne
costruita a navata unica con
copertura in “piagne”, sorretta
L’
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da una struttura portante in legno, con capriate ingentilite da
semplici decorazioni. La struttura subisce nei secoli successivi sostanziali modificazioni
fino ad arrivare, nella seconda
metà del 1.800, alla costruzione del nuovo campanile incorporato nella facciata.
La chiesa così come la possiamo ammirare oggi, a tre
navate e con le preziose decorazioni della navata centrale e
del presbiterio è il frutto dell’operosità del parroco don P.
Maseroli, all’inizio del secolo
ventesimo. La struttura sacra
venne poi seriamente danneggiata dal terremoto del 1920,
ma il parroco, insieme alla sua
comunità, ricostruì immediatamente ciò che era stato distrutto o danneggiato.
Infine, a partire dal
1993, l’attuale parroco don Adelmo
Costanzi, “con un
intervento esemplare
dei paesani” e con
contributi da parte
della Regione, della
Fondazione Manodori, della Cassa Diocesana e dell’Amministrazione comunale
di Villa Minozzo, ha
dato inizio ad importanti lavori di restauro della Pieve su
progetto e direzione
lavori dell’Architetto
Fausto Bisi.
I lavori hanno riguardato dapprima il restauro dei cicli pittorici coi misteri del Signore
e con la riproduzione della
Cena del Leonardo nella lunetta sopra l’arco del presbiterio,
riportandoli al loro iniziale
splendore. Si è proceduto poi
al rifacimento del tetto per
impedire le infiltrazioni dell’acqua, alla sostituzione dei
serramenti, al rifacimento dell’impianto elettrico, che così
tanto contribuisce alla valorizzazione dei dipinti interni, e
di riscaldamento a pannelli radianti, nonché alla sostituzione
del pavimento, che risultava
parecchio dissestato.
Si può dire con orgoglio che
questa antica pieve è tornata
al suo antico splendore e che
le sacre funzioni che in essa si
svolgono ispirano a chi vi assiste un profondo senso di sacro
e di mistero come i dipinti che
dall’alto ti sovrastano.
Giuseppe Fontana
Vi racconto
qual è il mio sogno
Io sogno un appenino coltivato, là dove sia possibile, così
da avere anche un maggior
controllo sul territorio.
Sogno allevamenti di mucche
e pecore, rigorosamente biologici.
Sogno un’economia locale a
chilometro zero, per cui qui
si consumano i prodotti di qui
prima che di altre zone di Italia.
Sogno che vengano rimessi in
produzione i castagneti, che
si vendano castagne e farina
e che i boschi possano essere
facilmente percorsi per passeggiate e gite. Sogno che coi
resti della pulizia dei boschi
vengano alimentate centrali
a biomassa che possono, per
esempio, scaldare gliedifici
pubblici di qualcuno dei nostri
paesi.
Sogno investimenti seri nelle
energie rinnovabili, fotovoltaico ed eolico.
Sogno lo sviluppo di un artigianato tipico, come la lavorazione del legno e del sasso.
Sogno un turismo rispettoso
degli equilibri del nostro territorio.
In un momento come questo
in cui il sistema produttivo
che abbiamo conosciuto fino
ad ora mostra tutti i suoi limiti
mi sembra sbagliato continuare a inseguire quel modello di
sviluppo. Mi pare invece che
siamo in un momento favorevolissimo per osare, per sperimentare nuove strade che,
rispettando la nostra identità di
montagna, ci portino comunque ad immaginare un futuro.
Ci sono realtà che da tempo
hanno fatto questo passo coraggioso e sono state premiate.
In altre condizioni, certamente, come può essere l’esempio di Varese Ligure. Però da
queste esperienze si può trarre
da declinare secondo la nostra
specifica condizione. Chissà
che in questo momento di crisi
orientarsi in questa direzione
non possa significare diventare
attrattivi per chi nelle città fa
fatica a vivere, tra lavori precari e mutui/affitti alle stelle,
ed offrire una speranza e una
prospettiva al territorio e non
solo....
Claudia Vago
Se vi nasce una bimba o un bimbo
mandate la foto, data di nascita,
paternità e maternità a
[email protected]
e provvederemo a pubbicarne la notizia
nei prossimi numeri del giornale!
Stampato su carta riciclata al 100% certificata Ecolabel e Angelo Blu nel rispetto dell’ambiente
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••••••••Notizie
in breve ••••••••
Ordinazioni diaconali per due candidati al sacerdozio in
Cattedrale, sabato 2 maggio alle 17.
Nella celebrazione, che avviene alla vigilia della Giornata
mondiale di preghiera per le vocazioni, verranno ordinati
diaconi Luigi Orlandini, di S. Ilario e aspirante alla Comunità
sacerdotale Familiaris Consortio, e Robero Ruozi di Bagnolo.
Inoltre saranno istituiti lettori Carlo Menozzi e Lorenzo
Zamboni, anch’essi di Bagnolo.
Don Davide Castagnetti, dei Fratelli della Carità, dopo la
Comunione, riceverà il mandato in partenza per il servizio
pastorale in India.
• • •
Ordinazione Presbiterale di sei giovani in Palasport a Reggio,
sabato 30 maggio, vigilia di Pentecoste, alle ore 20.30.
Tra i quali abbiamo il nostro Fratello della Carità don
Gianluca Bergamaschi che ha fatto il noviziato e molti anni
alla Macchiaccia ed è conosciuto nel nostro vicariato.
Preghiamo per lui e gli altri diaconi che si stanno preparando
al sacerdozio.
•••
Campeggio estivo dal 22 luglio al 31 luglio 2009 per ragazzi/
e dalla 3ª media alla 5 superiore a LUTAGO - VALLE
AURINA
Quota di partecipazione 280 € (Sconti per fratelli). Iscrizione
entro il 31 maggio presso Elena Castellani
Preghiera
di Giuseppe Venturelli
(Toano)
Oh Signore che hai
promesso la salvezza,
a chi in Te vive e crede,
aumenta la nostra fede.
Questa prece vien dal cuore,
esaudisci, o Signore.
Ascolta la nostra voce,
aiutaci a portare la nostra
piccola croce.
Per i meriti della Tua morte
e resurrezione,
allontana da noi la
tentazione.
Del mattino e della sera,
accetta la nostra umile
preghiera.
Per me che al Tuo incontro
mi avvicino,
in Paradiso tienimi anche
l’ultimo posticino.
Perdona le mie mancanze e
i miei difetti,
fa che quel giorno sia
anch’io far i Tuoi eletti
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Buona Pasqua!