"Dallo spirito di servizio allo spirito di solidarietà" RAPPORTO ANNUALE REGIONALE 2008 Il rapporto regionale 2008 Indice Prefazione del Direttore regionale Guida alla lettura Parte prima Capitolo 1 Il quadro macroeconomico e occupazionale 1.1. Il quadro macro-economico nazionale 1.2 Il quadro macro-economico regionale 1.3 Il mercato del lavoro regionale 1.4 La situazione delle imprese regionali 1.5 Proiezioni al 31 dicembre 2009 Capitolo 2 L’andamento degli infortuni sul lavoro 2.1 Analisi dei dati al 31.12.2008 2.2 Infortuni di lavoratori stranieri Capitolo 3 L’andamento delle malattie professionali 3.1 L’ analisi dei dati al 31.12.2008 3.2 Malattie professionali di lavoratori stranieri 3.3 Fattori di rischio ed indicatori strutturali di rischio per il territorio regionale Parte seconda Capitolo 4 L’azione di prevenzione della Direzione regionale 4.1 4.2 4.3 4.4 Profili metodologici Il Centro Studi per la formazione e la prevenzione-CESFOP Flussi informativi: dal dato all’informazione Formazione e informazione Capitolo 5 La Direzione regionale verso il sociale 5.1 Profili operativi 5.2. Verso l’infortunato - Accessibilità e superamento delle barriere architettoniche. - “Punto cliente “ del Centro protesi Inail 5.3 Verso il cittadino Mesoteliomi : sinergie tra istituzioni territoriali regionali per la ricerca attiva dei casi misconosciuti 5.4 Verso gli stranieri Progetto lavoratori stranieri: il lavoratore straniero e i suoi diritti La Festa interculturale per la sicurezza in edilizia Conclusioni Appendice: Poesia “Coltiva la cultura” Ringraziamenti PREFAZIONE Ancora una volta siamo qui a discutere di infortuni, morti sul lavoro, malattie professionali, senza mai ignorare però che, dietro ai numeri su cui ragioniamo, ci sono delle persone, fatte di carne ed ossa, che di quei numeri hanno vissuto – pagandola amaramente, drammaticamente sulla propria pelle - la tragica realtà. Non penso solo agli infortuni mortali con il loro carico devastante di abbandono e disperazione: penso a tutti quegli eventi che, comunque, in modo più o meno grave intaccano, minandola, l’integrità della persona. Ed allora occorre interrogarsi su quanto ancora possiamo fare, lanciare la mente oltre gli steccati del pensiero dominante e cercare nuovi sentieri sui quali avviare l’azione di lotta ai rischi che dal lavoro scaturiscono . La prevenzione degli infortuni sul lavoro deve compiere necessariamente un salto logico, passando dallo stato di emergenza culturale a quello di emergenza fattuale . Nel decennio che ci ha preceduti si è avvertita la necessità di dare vita ad un fenomeno di sensibilizzazione culturale: molto è stato fatto passando per la carta stampata, per le testate televisive, per le aule di formazione ed i banchi di scuola. Certo, molto resta ancora da fare, ma i risultati raggiunti in termini di conoscenza del fenomeno infortunistico da parte della società civile possono considerarsi soddisfacenti, così come l’impianto informativo-formativo in materia di prevenzione può ritenersi sufficientemente consolidato. Anche il battage messo in atto da Stampa, Istituzioni e Parti sociali ha portato un contributo significativo, alzando il tasso di sensibilizzazione ed il livello di allerta. Il decennio della “cultura della prevenzione”, suggellato dall’approvazione del Testo Unico Sicurezza - per alcuni aspetti forse migliorabile, ma lodevole nel suo impianto garantista della incolumità dei lavoratori - deve cedere il passo ad una nuova stagione, quella della “prevenzione agita“: prevenzione non più e non solo come categoria del pensiero e dunque consapevolezza di esposizione a rischio, ma come dimensione dell’agire e dunque consapevolezza di sottrazione dal rischio. Una cultura del fare che mi trova personalmente in piena sintonia, in forza delle mia precedente esperienza professionale di lavoro in cantiere . Cultura che necessariamente si accompagna al ritorno ad una dimensione “collettiva” del lavoro, quella dei costruttori delle grandi cattedrali del passato, uomini che hanno consegnato alla storia non i loro nomi ma le loro opere, lavorando fianco a fianco con la consapevolezza, umile e grandiosa al tempo stesso, di essere parte integrante di un unico progetto, trascendente la loro storia personale e il loro tempo storico. Il salto logico “da cultura a comportamento “ si ricollega ad un’altra grande, piccola rivoluzione: la riscoperta della saggezza dei mestieri, intesa come distillato dell’esperienza di quanti ci hanno preceduti nel tempo. Sarebbe bene recuperare in tutti gli ambiti in cui è possibile la tradizione, per cui i vecchi tramandano ai giovani il knowhow di una vita lavorativa, cioè regole da osservare e piccoli gesti da mettere in atto. Saggezza e tradizione sono valori che, se accettati e posti a fondamento dell’agire lavorativo, ci portano a considerare l’uomo sul posto di lavoro non come risorsa o capitale umano – dunque, fattore tecnico secondo la logica dell’ efficientismo produttivo ma come persona: dunque, individualità imperfetta e complessa, da mettere in relazione con l’ambiente e i compagni secondo una logica di condivisione e solidarietà, in piena sintonia con quel nuovo umanesimo che va affermandosi nella società come esigenza vieppiù imprescindibile di riscoperta degli autentici valori fondanti l’umana esistenza. Condivisione e solidarietà sono concetti che mi ricollegano a quello della rete che, come avrete modo di scoprire nelle pagine che seguono, rappresenta il fil rouge di questo rapporto, un filo rosso che unisce i contenuti secondo un percorso logico che parte dalla rete come reticolo di situazioni di contesto date e non modificabili, per passare alla rete come network ed infine come strumento di protezione ed inclusione sociale . Antonio Napolitano Guida alla lettura Mi presento: il mio nome è Net. Sono la Guida che ti accompagnerà, caro Read, nella lettura di questo Rapporto Annuale attraverso un percorso che ha come filo conduttore la Rete. Eh già, perché la mia vita si muove tutta ad alta velocità su autostrade di fibre ottiche, tra snodi strategici, svincoli mediatici e qualche volta ingorghi comunicazionali. Non so se per te è lo stesso, ma io mi rendo conto che ormai non riesco più a fare a meno dei contatti via internet, della connessione ininterrotta con l’esterno, insomma di un sistema integrato. Il fatto è che la Rete, prima di diventare tale, è un contorto reticolato, una matassa da dipanare che rischia di avvilupparci tutti come in una ragnatela mortale, se non siamo più che bravi a destreggiarci tra le vischiosità dei suoi sentieri. Se vorrai seguirmi, ti condurrò in un viaggio irto di rischi e pericoli, ma anche straordinariamente affascinante: ci addentreremo al centro di un labirinto nel quale cercheremo di trovare il filo di Arianna, con il quale si intrecciano quotidianamente le maglie di un tessuto di relazioni che siano ben strette sia tra le componenti interne all’INAIL, sia tra l’INAIL ed altre “emittenti” esterne ad esso. Ti porterò poi nelle zone in cui l’intervento in via prevenzionale è avvertito come urgente e per fare questo ci aiuteremo con gli strumenti formativi e organizzativi di cui, noi dell’Inail Lazio, ci siamo attrezzati, con le mappe di rischio che abbiamo disegnato e soprattutto con i rapporti che giorno per giorno cerchiamo di consolidare con le Istituzioni competenti. E finalmente, arriveremo a tutte le persone che concretamente hanno bisogno dell’INAIL, sostenendole con una rete di protezione montata appositamente per attutirne le cadute e offrendo tutti i sostegni possibili. Ultimo traguardo, ma non certo per importanza, è quello di arrivare a ricomprendere a pieno titolo nella nostra fascia di tutela gli stranieri. Ti ho tracciato il percorso di navigazione; ma qual è la prospettiva di tutto ciò, il punto di fuga da tener d’occhio ? Certo, ogni volta che mi metto in viaggio inoltrandomi nel vertiginoso convergere di tutte le maglie verso quello che appare come un unico punto lontanissimo, non so mai se alla fine mi troverò dentro o fuori la Rete; né se la Rete sarà così elastica da contenermi adattandosi, o se invece si smaglierà. Ma se poi penso che alla stessa velocità ho già superato chissà quanti altri punti prima di quello che raggiungo di nanosecondo in nanosecondo…beh, allora mi dico soddisfatto ! E non avrà più senso chiedersi se alla fine di questa avventura saremo dentro o fuori la Rete, perché in realtà ci troveremo sempre all’interno di una Rete che noi stessi avremo contribuito a costruire ogni giorno con impegno, stringendo le mani che ci saranno state tese e sciogliendo i nodi che avranno intralciato il nostro cammino. Ma il goal più importante, quello che realizzeremo davvero grazie alla costanza e alla caparbietà del nostro agire, sarà l’aver sparso il seme di una cultura nuova che magari comincerà a germogliare secondo piani talvolta imperscrutabili, altre volte scontati, ma che sarà sempre pronta ad aprirsi ai mille linguaggi di un ambiente in perenne trasformazione. …Allora che ne dici, Read, partiamo ? PARTE PRIMA Net: “Come prima tappa del nostro viaggio ci immergiamo nei meandri dell’ambiente che ci circonda, che è un territorio unico e irripetibile rispetto a tutto il resto d’Italia. Esploreremo gli angoli più reconditi del mercato del lavoro laziale per capirne le specificità ed analizzeremo il fenomeno degli infortuni e delle malattie professionali che si manifesta entro i confini della regione, per conoscere appieno tutti gli elementi utili ad orientarci”. CAP. 1 - IL QUADRO MACRO–ECONOMICO E OCCUPAZIONALE Qual è il tessuto economico-sociale che connota il Lazio ? In quale contesto generale si inserisce e quali ne sono le peculiarità ?Quali i possibili scenari futuri ? 1.1 Il quadro macro economico nazionale Nel corso del 2008 la crisi internazionale ha provocato una riduzione dell'attività economica particolarmente intensa. La sfavorevole fase ciclica e l'elevata incertezza, alimentata dalla crisi dei mercati finanziari, hanno determinato un peggioramento del clima di fiducia delle imprese e delle famiglie. Tuttavia, il problema della bassa crescita per la nostra economia non nasce con l’attuale recessione, ma è strutturalmente legato al forte tasso di indebitamento dello Stato italiano. L’Italia, infatti, negli ultimi 15 anni è cresciuta in termini di PIL mediamente meno dell’ 1% all’anno rispetto alla media UE. La realtà economica del Paese ha, comunque, dato prova di grossa capacità reattiva grazie alla peculiarità del tessuto produttivo italiano, composto per la gran parte da piccole e medie imprese, flessibili e territorialmente concentrate in ambito per lo più’ provinciale. Quest’ultima circostanza - cioè il dimensionamento a livello provinciale della PMI - genera, peraltro, una situazione di squilibrio del sistema, con province trainanti (tra queste, Roma), che condizionano e determinano il trend, province a-cicliche/anti-cicliche che non incidono sull’andamento del ciclo economico nazionale. Il tutto esercita una ripercussione negativa sul tasso di sviluppo del Paese, generando un PIL reale inferiore al Pil potenziale, poiché non tutte le provincie contribuiscono nella stessa misura alla crescita nazionale. Andamento del PIL in Italia Fonte Istat: per il 2009 è la media delle stime dei principali organismi internazionali La Situazione attuale La crisi, originata dalla bolla speculativa finanziaria, si è prepotentemente estesa anche all’economia reale, con risvolti sulla dinamica produttiva del Paese che hanno pesantemente coinvolto le imprese, soprattutto quelle di più piccole dimensioni che costituiscono l’ossatura del tessuto produttivo nazionale. In particolare, le principali criticità sono riconducibili a tre ordini principali di problemi: 1. la riduzione dei consumi, dovuta in particolare alla perdita dei posti di lavoro, alla diminuzione del valore dei risparmi delle famiglie e al peggioramento delle aspettative sull’andamento dell’economia; 2. la difficoltà delle imprese, in particolare di piccole dimensioni, di accedere al credito; 3. il rallentamento dell’economia internazionale che deprime l’andamento delle esportazioni. L’insieme di questi fattori macroeconomici potrebbe avere, in Italia più’ che altrove, un effetto negativo, in considerazione del modello di sviluppo e delle caratteristiche produttive della nostra economia. Tuttavia, come sempre nelle situazioni di crisi, è importante dopo il primo impatto destabilizzante cogliere le cosiddette opportunità critiche, che possono fungere da volano per una ritrovata capacità imprenditoriale di crescita e di successo. L’attuale scenario macro-economico, internazionale e nazionale, presenta una serie di condizioni di contesto che, seppure originate da una situazione di difficoltà, sono in grado di esplicare un potenziale di sviluppo. Si tratta di quattro fundamental esogeni, dai quali l’economia può ripartire : 1. la riduzione del prezzo del petrolio e delle materie prime, che impatta sui costi di produzione; 2. la diminuzione del costo del denaro, con conseguente impulso agli investimenti e ai consumi delle famiglie ; 3. la rivalutazione del dollaro nei confronti dell’euro, con ricadute positive sui flussi commerciali nell’area dollaro; 4. la riduzione dell’inflazione e il correlato aumento del potere di acquisto delle famiglie. 1.2 Il quadro macro-economico regionale Il sistema produttivo del Lazio è caratterizzato da un alto numero di imprese di piccola e media dimensione ed è altresì fortemente polarizzato. La popolazione si concentra, infatti, per il 72% circa nella provincia di Roma, dove si registra una forte incidenza dei settori edilizia e terziario. La realtà dell’ area metropolitana influenza pesantemente le dinamiche occupazionali e settoriali dell’intera regione, esercitando un impatto determinante - se non esclusivo - sui trend di crescita e sviluppo dell’intero territorio. Inoltre, la struttura dell’economia laziale evidenzia da un lato un sottodimensionamento dei settori agricolo, industriale e manifatturiero (con l’unica eccezione del polo farmaceutico) e dall’altro un sovradimensionamento del settore dei servizi, riconducibile essenzialmente alla forte presenza delle attività di intermediazione monetaria e finanziaria, alla rilevanza delle attività professionali e di ricerca, nonché al peso delle pubbliche amministrazioni centrali. Nell’attuale congiuntura il mantenimento dei livelli occupazionali e produttivi è fortemente condizionato da due fattori: uno, di carattere strutturale, dovuto alla situazione di squilibrio settoriale e l’altro, di carattere congiunturale, dovuto alla crisi di alcune grandi medie aziende, che incide negativamente anche sull’indotto. 1.3 Il mercato del lavoro regionale Il 2008 è stato complessivamente caratterizzato da un aumento del livello occupazionale, anche se nel corso dell’anno la situazione del mercato del lavoro è andata deteriorandosi a seguito della crisi. Dalla lettura dei dati emerge, infatti, che il Lazio ha registrato in termini di forza lavoro, rispetto all’anno precedente, un aumento pari al 2,6%. Tale incremento risulta essere ancor più confortante se lo si raffronta con il dato Italia, attestatosi al + 1,5%. Forze di lavoro - Media 2008 SESSO In cerca di occupazione Occupati (valori in migliaia) Con precedenti esperienze lavorative Senza precedenti esperienze lavorative Totale (valori in migliaia) Totale Maschi 1.322 63 19 83 1.405 Femmine 924 66 34 100 1.024 Totale 2.246 129 53 182 2.428 Inoltre, i principali indicatori del mercato del lavoro della regione evidenziano, in via generale, una situazione più rosea rispetto a quella nazionale. Si tratta In particolare del tasso di attività (rapporto tra popolazione attiva e persone in età lavorativa) pari al 65,1% e del tasso di occupazione (rapporto percentuale tra il numero di persone occupate e la popolazione) pari al 60,2%: entrambi rilevano un trend superiore rispetto al dato Italia che, rispettivamente, si è attestato al 63% e al 58,7%. In controtendenza, invece, appare il tasso di disoccupazione regionale ( rapporto tra persone in cerca di lavoro e forza lavoro X 100), pari al 7,5%, che è risultato superiore a quello nazionale pari al 6,7%. Principali indicatori del mercato del lavoro - Media 2008 (valori percentuali) Tassi di attività SESSO Maschi Femmine Totale 76,3 54,3 65,1 Tassi di occupazione Tassi di disoccupazione 71,8 49,0 60,2 5,9 9,7 7,5 Sebbene in termini generali il 2008 abbia fatto registrare un incremento della forza lavoro, occorre sottolineare che la compagine lavorativa femminile è stata interessata, nel medesimo arco temporale, da una sostanziale contrazione dei tassi di attività, pari al 54,3%, e di occupazione, pari al 49%, con conseguente fuoriuscita delle donne dal mercato del lavoro in proporzione alla citata riduzione. Altro elemento interessante, che si evince da un’attenta analisi della dinamica occupazionale, è quello afferente alla crescita del lavoro precario. Sul punto, il dato regionale indica un aumento del lavoro flessibile attestatosi a 190.000 unità. In particolare, spicca il trend positivo dei collaboratori a progetto, il cui numero nell’anno 2008 ha registrato un incremento, rispetto all’anno precedente, del 18%. Siffatto andamento risulta in controtendenza se lo si rapporta al dato nazionale, infatti , all’aumento dei collaboratori a progetto in ambito regionale, si contrappone la sensibile diminuzione degli stessi a livello nazionale. Per quanto concerne l’impiego dei lavoratori precari si segnala, altresì, che gli stessi sono prevalentemente occupati nei settori delle comunicazioni e telecomunicazioni, della consulenza, della ricerca, della sanità, dell’informatica, dell’istruzione e del commercio. Inoltre, nel 2008 si è allungato, soprattutto per giovani e donne, il tempo medio di trasformazione del rapporto di lavoro da flessibile a stabile, con conseguenti ricadute in termini di esclusione dal mercato del lavoro stesso e di minore sicurezza sociale. 1.4 La situazione delle imprese regionali nel 2008 Nell’anno 2008 a livello nazionale si è registrata una crescita molto più contenuta delle imprese rispetto agli ultimi sei anni. Ciò è attestato dai dati messi a disposizione dall’UNIONCAMERE, dai quali si rileva, per il periodo in considerazione, un incremento molto modesto del rapporto fra le nuove imprese iscritte alla Camera di Commercio (410.666) e quelle cessate (374.262), pari a 36.404 unità, con un tasso di crescita dell’0,59%1. In controtendenza rispetto al dato nazionale appare lo scenario economico del centro Italia ed in particolare del Lazio. Dalla disamina dei dati si rileva, infatti, che il Lazio, in assoluto, ha realizzato un tasso di crescita superiore alla media nazionale. Al riguardo, si fa presente che il rapporto tra aziende iscritte (42.879) e cessate (33.094) ha registrato un saldo positivo dell’1,69%2. Per quanto riguarda il sistema produttivo della regione, si sottolinea che esso è caratterizzato da una presenza importante dei settori manifatturiero, del commercio, del turismo, dell’edilizia e dell’agricoltura. Interessante, nel contempo, notare che esso è di tipo molecolare, con una rivelante presenza di micro imprese, che hanno una dimensione media pari a 2,6 addetti ed un fatturato per addetto pari a circa 133.000 euro. Gli indici sintetici di produzione del fatturato 2008 segnalano l’agricoltura e il commercio come settori con le performance migliori, il settore edile in ridimensionamento marcato e il comparto manifatturiero in trend stazionario. In termini generali, solo il 23,2% delle imprese registra un fatturato in crescita, di contro il 38,6% presenta un fatturato stazionario ed il 38,2% addirittura in riduzione 3. 1.5 Proiezione al 31 dicembre 2009 A livello internazionale si rileva che se il crollo dell’attività è stato sincronico nei diversi Paesi, la ripresa si profila invece in ordine sparso. I segnali di svolta sono, infatti, molto differenziati: robusti in Asia, dove Cina ed India sono tornate già da qualche mese in 1 .(fonte: Unioncamere-Infocamere, Movimprese) .(fonte: Unioncamere-Infocamere, Movimprese) 3 .(fonte: Unioncamere-Infocamere, Movimprese) 2 espansione grazie alla domanda interna, minori in Eurolandia e maggiori negli USA. Per quel che riguarda in particolare l’Italia, le stime di crescita della Commissione europea e del Fondo Monetario Internazionale riportano per il 2009 un Pil rispettivamente a quota -5% e -5,1%. Altro dato negativo riguarda la disoccupazione, destinata a salire: la percentuale di disoccupati si prevede che possa attestarsi nel 2009 sull’8,8% e tendenzialmente raggiungere il 9,4% nel 2010. Nel nostro Paese, inoltre, la produzione si è stabilizzata sui livelli molto bassi toccati a marzo; migliorano, tuttavia, le aspettative di produzione e di commesse, che indicano incrementi di attività nella seconda metà dell’anno. Al riguardo, un buon elemento trainante è rappresentato dalle micro e piccole imprese, che, soprattutto sul fronte dell’export, hanno dimostrato una migliore capacità di tenuta rispetto alla crisi. Per quanto riguarda la demografia e i tassi di crescita delle imprese, relativamente al I trimestre dell’anno in corso, si registra un saldo negativo tra iscritte e cessate ( -39.447)4. In particolare, nel Lazio, dove si concentra il 9,6% del totale nazionale dell’imprese, si è riscontrato, rispetto allo stesso periodo del 2008, un incremento dell’1% dell’imprese registrate e del 18,9% dell’imprese attive; sono diminuite di contro, sempre rispetto al 2008, sia le iscrizioni(- 7.9%) che le cessazione(-3,3%) . Tutto questo fa sponda con i dati sulla cassa integrazione guadagni, che evidenziano per la regione un aumento delle ore di CIG più contenuto rispetto all’andamento nazionale. Tale dato racchiude, peraltro, una diversificazione a seconda che trattasi di CIG ordinaria, minore rispetto alla CIG Italia ,o di CIG straordinaria, maggiore rispetto alla media Italia. Un’ ultima notazione riguarda il settore agricoltura, che nell’anno in corso ha visto un aumento delle imprese. A fronte di 18.863 nuove realtà imprenditoriali agricole, sono nate solo 15.556 imprese industriali5 . Il dato presenta una rilevanza particolare sotto il profilo socio-economico, in quanto segnala il ritorno di forze lavoro giovani al settore primario nella veste di moderni imprenditori. 4 5 fonte Centro Studi Confindustria Fonte Coldiretti -elaborazione Infocamere CAP. 2 - L’ANDAMENTO DEGLI INFORTUNI SUL LAVORO Nel descrivere l’andamento infortunistico dell’anno 2008 è stata fatta la scelta metodologica di affrontare l’argomento e descrivere il dato con un approccio più immediato, al fine di avvicinare chiunque alla comprensione del fenomeno, sviluppando la consapevolezza che l’infortunio non è un problema degli altri, ma un problema di tutti e soprattutto che il numero delle vittime non è quello delle statistiche ufficiali, che non possono tenere conto anche dei familiari vicini al lavoratore infortunato e come lui gravemente colpiti dall’evento 2.1 Analisi dei dati al 31.12.2008 Che cos’e’ un infortunio e perché accade? Un infortunio sul lavoro è un evento violento in conseguenza del quale il lavoratore, che ne è vittima, subisce una menomazione più o meno grave della propria integrità psicofisica, fino ad arrivare addirittura alla perdita della vita. Sul perché si verifichino gli infortuni sul lavoro sono stati versati fiumi di inchiostro a livello di scienza e di giornalismo d’inchiesta. Il mancato rispetto delle normative di sicurezza rappresenta una delle cause principe, ma nel determinismo dell’evento gioca spesso una parte anche la componente umana in termini di ignoranza, superficialità o disattenzione: in altri termini, “cattivi comportamenti “. Per combattere queste tre piaghe si è avviata negli anni ‘90 una intensa campagna di informazione e formazione, che ha visto l’Inail coinvolto in prima linea con i suoi tecnici ed il suo know-how. Una volta avviato e consolidato l’impianto formativo e informativo, l’attenzione si è spostata sul comportamento del singolo lavoratore e sulla condivisione delle esperienze lavorativa sul presupposto che la sicurezza è sapere- in- azione. Quanti infortuni si sono verificati nel Lazio nel 2008 ? Nel 2008 nella nostra regione sono stati denunciati 57.924 infortuni, con una lieve flessione rispetto al 2007 (57994 infortuni denunciati) che, in termini numerici, rappresenta un modesto - 0, 12 % ma, tradotta in termini umani, significa che 70 lavoratori e le loro famiglie non hanno subito traumi e continuano a condurre una normale esistenza. Tale dato assume maggiore significatività se ricondotto al quadro macro-economico ed occupazionale della regione: il Lazio, infatti, nel 2008 ha registrato, in termini di forza lavoro, rispetto all’anno precedente, un aumento sensibile pari al +2,6%, a fronte di un dato Italia attestatosi al + 1,5%. In totale, nel settore industria e servizi si sono registrati complessivamente per il 2008 52.680 infortuni, rispetto ai 52.901 del 2007, con una contenuta riduzione percentuale del -0,4%. In particolare, il settore con il maggior calo di infortuni e' stato quello manifatturiero con un -9% rispetto al 2007. Tale dato risulta ancor più positivo alla luce di una lettura incrociata con gli effetti della crisi economico–finanziaria, che hanno evidenziato un trend sostanzialmente stazionario per il settore in questione. Anche il settore delle costruzioni ha fatto registrare una riduzione del -7,4% , meno significativa tuttavia della precedente, riferita al settore manifatturiero, soprattutto se posta in relazione alla situazione di crisi che ha interessato l’intero settore con conseguente contrazione dei livelli di occupazione e delle ore lavorate. Il trend in riduzione è confermato anche nel settore dell’agricoltura, ove nel 2008 si sono verificati 2014 infortuni,contro i 2094 del 2007, con una flessione del - 3,8% . TABELLA A (andamento per gestioni e principali settori di attività) Infortuni Gestioni/settori di attività 2007 Agricoltura Var.% 2008/2007 2008 2.094 2.014 -3,8 52.901 52.680 -0,4 Industrie manifatturiere 6.603 6.011 -9,0 Costruzioni 5.444 5.041 -7,4 Industria e Servizi di cui: Commercio 6.506 6.218 -4,4 Trasporti e Comunicazioni 7.355 7.208 -2,0 Dipendenti conto Stato 2.999 3.230 7,7 57.994 57.924 -0,1 Totale Il focus a livello delle singole provincie conferma per i territori di Rieti,(-2,6%), Frosinone (-3,5%) e Viterbo (-3,1%) una contrazione del fenomeno, per quello di Latina un aumento del 2%, mentre quello di Roma presenta una situazione pressoché stazionaria con un lieve incremento dello 0,3%. TABELLA B (andamento per provincia ) Infortuni Provincia 2007 Var.% 2008/2007 2008 FROSINONE 5.533 5.337 -3,5 LATINA 5.241 5.345 2,0 RIETI 1.671 1.627 -2,6 ROMA 42.968 43.114 0,3 2581 2501 -3,1 57.994. 57.924 -0,1 VITERBO LAZIO Quale tipo di infortunio ha interessato la realtà regionale ? Gli infortuni sul lavoro si distinguono in base alla modalità di accadimento in due macrocategorie: a) Infortuni in occasione di lavoro, che avvengono durante lo svolgimento dell’attività lavorativa e a loro volta si suddividono in avvenuti all’interno del luogo di lavoro ( fabbrica, cantiere) o sulle strade ( autotrasportatori merci/persone ); b) Infortuni in itinere, che avvengono al di fuori del luogo di lavoro nel tragitto casa lavoro e viceversa. Riguardo alla prima categoria, il confronto tra gli anni 2008 e 2007 evidenzia, in coerenza con il dato generale, una diminuzione dei casi denunciati pari a -1,3 in valore percentuale e a – 676 unità in valore assoluto . L’analogo confronto effettuato per gli infortuni in itinere evidenzia, al contrario, un significativo aumento dei casi pari al + 8,1 in valore percentuale e + 606 unità in valore assoluto. Il dato in crescita degli infortuni in itinere incide sul totale generale degli eventi lavorativi, annullando l’effetto positivo del trend in riduzione che riguarda l’altra tipologia (infortuni in occasione di lavoro ). Al riguardo è importante specificare che le cause di accadimento degli eventi in itinere sono da ricondurre a fattori esogeni rispetto all’ambito della salute e sicurezza sul lavoro, nonché alle relative norme sia giuridiche che comportamentali. TABELLA C (andamento per modalità di evento ) Infortuni Modalità di evento In occasione di lavoro 2007 2008 Var % 2008/2007 50.504 49.828 -1,3 44.933 44.407 -1,2 5.571 5.421 -2,7 7.490 8.096 8,1 57.994 57.924 -0,1 di cui: - Ambiente di lavoro ordinario (fabbrica, cantiere, terreno agricolo, ecc.) - Circolazione stradale (autotrasportatori merci/persone, commessi viaggiatori, addetti alla manutenzione stradale, ecc.) In itinere (percorso casa-lavoro-casa) Totale Gli infortuni mortali Per quanto riguarda gli infortuni mortali si evidenzia che i casi denunciati nel 2008 sono stati 78 a fronte dei 100 accaduti nel 2007. Questo, tuttavia, non toglie nulla alla gravità del fenomeno, ne può arrecare alcuna consolazione Paradossalmente ciò dovrebbe far pensare non ai 22 che si sono salvati ma ai 78 che non ci sono più. Peraltro, a differenza di quanto rilevato per gli infortuni non mortali, per quelli mortali la diminuzione registrata ha interessato sia gli eventi in occasione di lavoro che quelli in itinere. Va comunque rilevato che 48 delle 78 morti bianche della regione sono avvenute a causa della strada ( 23 inf. In occasione di lavoro da circolazione stradale e 25 infortuni in itinere). Tuttavia, lo svelamento dei dati e della loro composizione percentuale non vuole essere una declinazione di responsabilità ma una denuncia per spingere a ricercare strategie ed operare sinergie con i soggetti deputati alla sicurezza della strada, in una logica complessiva di tutela del bene della vita. La provincia che porta la maglia nera degli infortuni mortali è, per ovvie ragioni, quella di Roma, a causa dell’elevata concentrazione della popolazione lavorativa della regione (72%), seguita da Frosinone (14), Viterbo (10) e Latina (7) virtuoso fanalino di coda Rieti con una sola morte sul lavoro registrata nel 2008. TABELLA D(infortuni mortali andamento per gestioni e principali settori di attività)1 Infortuni mortali Gestioni/settori di attività 2007 Agricoltura 2008 2 6 95 70 Industrie manifatturiere 12 13 Costruzioni 19 15 Commercio 8 5 21 7 3 2 100 78 Industria e Servizi di cui: Trasporti e Comunicazioni Dipendenti conto Stato Totale 1 Dati provvisori aggiornati al 30.04.2009 TABELLA E (infortuni mortali andamento per provincia) 2 Infortuni mortali Provincia 2007 FROSINONE 2008 16 14 LATINA 7 7 RIETI 3 1 ROMA 69 46 5 10 100 78 VITERBO LAZIO TABELLA F (infortuni mortali andamento per modalità di evento) 3 Infortuni mortali Modalità di evento 2007 2008 In occasione di lavoro di cui: 67 53 - Ambiente di lavoro ordinario 35 30 32 23 (fabbrica, cantiere, terreno agricolo, ecc.) - Circolazione stradale (autotrasportatori merci/persone, commessi viaggiatori, addetti alla manutenzione stradale, ecc.) In itinere 33 25 100 78 (percorso casa-lavoro-casa) Totale 2 3 Dati provvisori aggiornati al 30.04.2009 Dati provvisori aggiornati al 30.04.2009 2.2 Infortuni di lavoratori stranieri Nel 2008, in Italia, gli eventi infortunistici accaduti a lavoratori stranieri hanno rappresentato il 16,4% del totale. Gli immigrati, inoltre, continuano a presentare un'incidenza infortunistica più elevata rispetto ai colleghi italiani: 44 casi ogni 1.000 occupati, contro i 39 degli italiani. I fattori di rischio associati al tipo di lavoro svolto dall’immigrato possono essere ricondotti alla categoria delle tre D, dirty, dangerous, demanding jobs, cioè al fatto che gli immigrati sono spesso adibiti ai lavori più sporchi, più pericolosi e più faticosi. Tuttavia alla base del fenomeno, oltre al fatto che la manodopera straniera è impiegata nei lavori più pericolosi, c'è un problema culturale e di formazione: i maggiori elementi di rischio per gli stranieri derivano spesso da una diversa dimensione valoriale e da una scarsa comprensione della lingua, che portano entrambi a una minore consapevolezza e percezione del pericolo. Anche nel Lazio gli eventi infortunistici subiti dai lavoratori stranieri nel 2008 registrano un aumento, in controtendenza rispetto agli infortuni dei lavoratori italiani, passando a 5594 casi denunciati rispetto ai 5170 del 2007. La popolazione straniera che ha subito il maggior numero di infortuni è quella rumena, anche in considerazione della maggiore presenza sul territorio di riferimento. I dati statistici evidenziano 1871 casi, pari al 33% del totale di eventi denunciati. Seguono gli Albanesi( 251) e i Polacchi (247), che si attestano entrambi su una percentuale di circa il 5% . Per quanto riguarda, invece, gli infortuni mortali occorsi a lavoratori stranieri si conferma, in linea con il dato dei lavoratori italiani, una riduzione del numero dei casi, pari circa a -27%, che passano dai 19 del 2007 ai 14 del 2008. Sono sempre i Rumeni a subire il bilancio più grave con 6 infortuni mortali, che rappresentano circa il 45% del dato totale. Per il dettaglio sulle altre nazionalità si rimanda alla tabella sottostante. TABELLA G (infortuni lavoratori stranieri casi denunciati ) PAESE DI NASCITA FROSINON E LATINA RIETI ROMAI VITERBO LAZIO CENTRO ITALIA MAROCCO 17 16 9 112 15 169 2.781 22.519 ROMANIA 96 158 52 1.454 111 1.871 4.929 21.400 ALBANIA 47 14 8 168 14 251 3.681 14.746 TUNISIA 5 36 121 9 171 928 5.832 EX-JUGOSLAVIA 4 3 4 35 3 49 503 4.510 SVIZZERA 13 21 4 83 1 122 652 4.207 GERMANIA 10 18 3 91 9 131 555 4.060 10 1 11 568 3.970 SENEGAL INDIA 1 PERU’ 49 1 78 5 134 402 3.151 3 2 154 5 164 701 2.849 22 50 20 MACEDONIA 3 2 PAKISTAN 1 2 POLONIA 7 25 BANGALDESH 1 1 EGITTO 1 10 MOLDAVIA 2 4 ECUADOR 30 6 3 97 821 2.697 33 263 2.666 194 15 247 729 2.657 123 3 128 398 2.528 123 1 138 284 2.524 5 78 4 93 318 2.455 1 94 4 99 336 2.423 FRANCIA 35 6 1 78 3 123 462 2.246 UCRAINA 5 12 7 97 1 122 391 2.168 BRASILE 4 5 4 64 4 81 307 2.083 6 37 1.975 ARGENTINA 5 4 2 40 3 54 351 1.834 NIGERIA 2 4 21 265 1.685 SRI-LANKA 1 3 49 279 1.577 23 26 257 1.369 7 9 85 1.289 114 305 1.223 15 113 1.100 6 GHANA 3 ALGERIA BOSNIAERZEGOVINA 15 45 2 2 FILIPPINE 110 - - 2 94 1.039 1 11 32 1 45 180 1.016 21 6 37 1 65 142 861 BULGARIA 4 9 1 65 3 82 191 849 COLOMBIA 2 4 1 49 4 60 157 826 2 6 8 52 765 VENEZUELA CROAZIA REP.DOMINICAN A GRAN BRETAGNA 14 6 TURCHIA ETIOPIA 5 3 13 1 14 165 746 1 49 3 73 198 700 1 5 3 9 57 598 1 78 1 88 152 588 2 6 511 2 BURKINA FASO CUBA 1 U.S.A. 13 2 ALTRI PAESI 50 36 8 439 374 475 149 4.328 TOTALE - 2 COSTA D’AVORIO BELGIO 14 2 1 CINA 28 2 31 129 488 41 103 455 13 546 1.908 10.376 268 5.594 25.235 143.561 26 TABELLA H (infortuni lavoratori stranieri casi mortali) PAESE DI NASCITA FROSINONE LATINA RIETI 1 ROMANIA ROMAI VITERBO 3 LAZIO 2 4 CENTRO ITALIA 6 11 48 UCRAINA 1 1 2 6 POLONIA 1 1 1 5 REP.SLOVACCA 1 1 1 4 MACEDONIA 1 1 2 3 TUNISIA 1 1 1 3 BULGARIA 1 1 1 2 1 1 2 1 2 2 14 14 36 101 176 CAMERUN FRANCIA 1 ALTRI PAESI 1 TOTALE 4 Dati provvisori aggiornati al 30.04.2009 9 3 CAP. 3 – L’ANDAMENTO DELLE MALATTIE PROFESSIONALI 3.1. L’analisi dei dati al 31.12.2008 Le malattie professionali presentano un grado di evoluzione rispetto al mutare del mondo del lavoro particolarmente elevato, oltretutto con tempi di latenza tali per cui uno studio in chiave epidemiologica non può che essere anch’esso diluito nel corso di una analisi storica sufficientemente lunga. Quali evidenze emergono dallo scenario laziale e quali ne saranno presumibilmente le evoluzioni ? L’anno 2008 è stato caratterizzato dall’evoluzione normativa sulla tutela delle malattie professionali. Con il D.M. 09.04.08 e la sua applicazione a decorrere dal 22.07.08, infatti, molte fattispecie che prima venivano trattate quali entità non tabellate sono confluite nelle liste di legge, realizzandosi così il riconoscimento dell’evoluzione del mondo lavorativo e dei suoi rischi. In precedenza, un altro momento fondamentale di sviluppo normativo è rappresentato dalla rivisitazione degli obblighi connessi all’art. 139 del DPR 1124/65 con il DM del 27.04.2004, successivamente aggiornato con il DM 14.01.08, che, nel rimarcare la norma legata alla segnalazione/denuncia di una malattia la cui origine professionale può essere ritenuta probabile/possibile, ha fornito lo strumento facilitatore affinché, con l’indagine anamnestica, i medici potessero individuare tali entità nosologiche, contribuendo alla riduzione del fenomeno delle cosiddette “malattie perdute”. Come ben sappiamo, alcune delle classiche malattie tabellate sono andate nel tempo via via riducendosi per le modifiche del mondo del lavoro e per gli interventi di prevenzione adottati, tanto da indurre a ritenere, oggi, che poche patologie derivino direttamente ed esclusivamente da un rischio lavorativo specifico. Lo scenario attuale delle malattie professionali, infatti, evidenzia come emergano le patologie cronico-degenerative ed i tumori, pur trattandosi, queste, di fattispecie per le quali possano essere invocati criteri di multifattorialità. Sono stati, quindi, introdotti i principi di concausalità e suscettibilità personale per spiegare come ancora oggi ci si può ammalare di lavoro, anche a fronte del miglioramento della tutela del lavoratore. I tempi di latenza tra esposizione e manifestazione delle malattie, i tempi legati all’iter di riconoscimento delle stesse come di natura professionale, nonché i mutamenti dello scenario lavorativo (crisi economica, diminuzione delle risorse umane impiegate) non consentono un’analisi limitata temporalmente all’anno di riferimento del 2008, ma necessitano un raffronto storico e critico del fenomeno delle malattie professionali, tenuto conto anche del passaggio di alcune, da fattispecie non tabellate a entità oggi ricomprese nelle tabelle di legge. FENOMENO DELLE MALATTIE PROFESSIONALI NELLA REGIONE LAZIO AZIENDE, ADDETTI, E SETTORE DI ATTIVITA' ECONOMICA Da una analisi dei dati statistici, si è evidenziato che nel quinquennio 2003 / 2007, sul territorio nazionale, vi è stato un aumento del numero delle aziende [+ 188.022] con corrispondente aumento della forza lavoro [+ 521.398]. Nella regione Lazio, in controtendenza al dato nazionale, a fronte di un incremento numerico di aziende [+ 29.756], si è verificata una diminuzione di unità lavorative [- 52.458]. TAB. 1 Aziende Addetti Aziende Addetti - TOTALE ITALIA 3.625.886 17.337.829 2003 - TOTALE LAZIO 295.377 2.418.726 - TOTALE ITALIA 3.597.673 17.488.295 2004 - TOTALE LAZIO 291.996 2.397.042 - TOTALE ITALIA 3.644.398 17.413.992 2005 - TOTALE LAZIO 299.230 2.402.068 - TOTALE ITALIA 3.708.414 17.617.857 2006 - TOTALE LAZIO 309.390 2.401.425 - TOTALE ITALIA 3.813.908 17.859.227 2007 - TOTALE LAZIO 325.133 2.366.265 Il campo di produzione ed impiego del settore “industria e servizi” della nostra regione è riassunto ed allo stesso tempo dettagliato nei dati riportati nella sottostante tabella 2. Come è facile intuire, i numeri delle aziende e degli addetti rappresentano lo specchio della “influenza di Roma”, intesa come tipologia dei servizi richiesti e offerti, rispetto allo scenario che si può prospettare in altre realtà regionali. TAB. 2 Anno: 2007 Settori di attività economica AGRINDUSTRIA Regione: LAZIO Aziende Addetti 2.016 4.001 30 79 381 30.093 IND. ALIMENTARE 5.645 26.167 IND. TESSILE 2.858 8.939 321 830 IND. LEGNO 3.327 7.381 IND. CARTA 3.641 34.878 90 5.071 IND. CHIMICA 704 38.277 IND. GOMMA 677 5.615 IND. TRASFORMAZ. 2.267 13.390 IND. METALLI 6.785 25.897 IND. MECCANICA 2.150 12.928 PESCA ESTRAZ. MINERALI IND. CONCIARIA IND. PETROLIO LA TAVOLA NON COMPRENDE I DATI RELATIVI AGLI APPRENDISTI; NEI SETTORI DELLA PESCA E DEI TRASPORTI NON SI E' TENUTO CONTO DEGLI ASSOCIATI DI COOPERATIVE DI PESCATORI E FACCHINI IND. ELETTRICA IND.MEZZI TRAS. 4.871 32.384 800 21.327 ALTRE INDUSTRIE 3.530 8.975 ELET. GAS ACQUA 349 83.557 COSTRUZIONI 61.682 174.038 COMM. RIP. AUTO 14.706 44.935 COMM. INGROSSO 16.575 81.193 COMM. DETTAGLIO 43.931 137.399 ALBERG. E RIST. 25.444 84.792 TRASPORTI 19.169 577.289 INTERM. FINANZ. 4.376 118.706 ATT. IMMOBILIARI 51.448 372.301 PUBBLICA AMMIN. 1.344 150.532 ISTRUZIONE 2.718 20.386 SANITA' 9.258 88.372 33.654 155.763 386 770 SERV. PUBBLICI ATT. NON DETER. MALATTIE PROFESSIONALI, REGIONE ED ANNO EVENTO. DENUNCIATE DALLE AZIENDE, PER PROVINCIA, Le malattie segnalate dalle aziende, nel periodo 2004 – 2008 mostrano, a livello nazionale, un incremento di oltre 2.000 casi di denunce [25.235 – 27.539]. Lo stesso fenomeno, seppure in piccolo, viene evidenziato nel Lazio. Come si vede, il dato numerico puro sembrerebbe apparire pressoché stazionario dal 2004 al 2008, ma tuttavia deve essere rapportato non solo all’evidenza della diminuzione della forza lavoro regionale che si è avuta nel corso degli anni, essendo la malattia professionale svincolata dalla contestualità lavorativa o dalla cessazione della stessa, quanto piuttosto al peso che ogni singolo evento denunciato rappresenta nel fenomeno delle MP regionali. Nei “piccoli” numeri, infatti, anche il variare di poche unità costituisce evidenza di modificazione statistica. TAB. 3 Sesso: Maschi/Femmine Province e Regioni PIEMONTE 2004 2005 2006 2007 2008 1.930 2.029 1.922 2.020 103 66 80 73 42 LOMBARDIA 2.883 2.699 2.526 2.587 2.809 LIGURIA TRENTINO ALTO ADIGE 1.234 1.108 1.002 1.001 894 508 529 470 494 481 VENETO 1.952 1.987 1.815 1.849 1.906 FRIULI V. G. 1.018 1.029 1.187 1.311 1.150 EMILIA ROMAGNA 3.633 2.911 3.307 3.580 4.144 TOSCANA 2.267 2.274 2.265 2.345 2.778 VALLE D'AOSTA UMBRIA 1.936 937 1.056 1.010 1.062 1.070 MARCHE 1.231 1.425 1.571 1.646 1.465 LAZIO 1.206 1.196 1.192 1.315 1.269 ABRUZZO 1.773 1.883 1.865 2.099 2.116 93 121 148 117 104 MOLISE CAMPANIA 783 894 791 965 864 1.413 1.534 1.435 1.564 1.550 BASILICATA 168 182 256 319 299 CALABRIA 478 540 644 615 738 SICILIA 806 807 734 927 926 SARDEGNA 819 841 802 854 998 25.235 25.111 25.022 26.743 27.539 PUGLIA ITALIA Regione Lazio Province Sesso: Maschi/Femmine 2004 2005 2006 2007 2008 FROSINONE 251 168 186 251 163 LATINA 114 111 114 122 107 RIETI 121 171 154 205 184 ROMA 654 662 628 610 696 66 84 110 127 119 1.206 1.196 1.192 1.315 1.269 VITERBO LAZIO MALATTIE PROFESSIONALI DENUNCIATE DALLE AZIENDE, PER SETTORE DI ATTIVITÀ ECONOMICA ED ANNO EVENTO Nella tabella sotto riportata viene indicata la distribuzione delle denunce di malattie professionali pervenute nell’anno 2008 suddivise per settori macroeconomici. TAB. 4 MALATTIE PROFESSIONALI manifestatesi nel 2008 e denunciate all’INAIL per gestione e territorio Gestione FROSINONE LATINA RIETI ROMA VITERBO LAZIO CENTRO ITALIA Industria e Servizi 163 107 184 696 119 1.269 6.582 27.539 Dipendenti Conto Stato 3 2 4 8 3 20 84 348 Agricoltura 2 5 10 14 6 37 490 1.817 TOTALE 168 114 198 718 128 1.326 7.156 29.704 Come evidenziato dalla tab. 5, le aziende che presentano un maggior numero di denunce di malattia professionale, sono quelle dei TRASPORTI, delle COSTRUZIONI e dei SERVIZI PUBBLICI con un trend in aumento nel corso del quinquennio. Ciò, come già anticipato, è frutto della realtà territoriale ove si inserisce la peculiarità produttiva di “Roma Capitale”. I dati non riescono ad essere completamente esaustivi, in quanto permane un cospicuo numero di denunce “non determinate” che, però, una volta inquadrate, potrebbero essere distribuite nei vari settori con conseguente variazione dei valori ora rappresentati. TAB. 5 Regione: LAZIO, Sesso: Maschi/Femmine Settori di Attività Economica AGRINDUSTRIA 2004 2005 3 2006 2007 7 1 2008 6 5 ESTRAZ. MINERALI 7 9 14 15 8 IND. ALIMENTARE 29 24 25 25 28 IND. TESSILE 16 11 12 10 7 IND. CUOIO, PELLE, SIM. 1 1 - - 1 IND. LEGNO 9 21 5 19 10 IND. CARTA 27 20 5 17 8 IND. PETROLIO IND. CHIMICA IND. GOMMA IND. TRASFORMAZ. - - - - 1 39 19 10 13 17 7 6 5 3 6 63 34 27 52 41 41 IND. METALLI 47 45 28 52 IND. MECCANICA 15 17 8 23 13 IND. ELETTRICA 21 25 18 25 15 IND.MEZZI TRAS. 36 34 26 21 26 ALTRE INDUSTRIE 13 8 14 5 13 LET. GAS ACQUA 20 18 15 19 30 157 144 78 103 147 COMM. RIP. AUTO 28 28 15 20 28 COMM. INGROSSO 11 13 6 10 14 COSTRUZIONI COMM. DETTAGLIO 42 41 26 25 38 ALBERG. E RIST. 30 30 23 23 33 131 133 97 119 163 TRASPORTI NTERM. FINANZ. 4 13 2 4 4 ATT. IMMOBILIARI 51 53 42 27 59 PUBBLICA AMMIN. 22 41 21 21 43 1 4 2 2 - ISTRUZIONE SANITA' 20 13 13 15 25 SERV. PUBBLICI 53 67 52 52 81 4 3 3 1 3 908 PERSONALE DOMESTICO TOTALE 907 882 593 727 NON DETERMINATO 299 314 599 588 361 1.206 1.196 1.192 1.315 1.269 IN COMPLESSO MALATTIE PROFESSIONALI, DENUNCIATE DALLE AZIENDE, E DEFINITE A TUTTO IL 30 APRILE 2009, PER TIPO DI MALATTIA PROFESSIONALE E TIPO DI DEFINIZIONE. Regione: LAZIO, Sesso: Maschi/Femmine Lo studio statistico del fenomeno tecnopatico, ha permesso di evidenziare che, tra le varie patologie tabellate denunciate e definite positivamente, si confermano al primo posto, anche se con tendenza alla diminuzione, ancora le “ipoacusia e sordità”. Sempre presenti le “neoplasie da asbesto”, l’ “asbestosi” e la “silicosi”. La parte del leone, per le considerazioni già effettuate in premessa, è svolta dalle malattie non tabellate. Il numero rappresentato nella tab. 5 è secco e complessivo, ma volendo togliere il velo dell’anonimato ci si troverebbe sicuramente di fronte ad un picco di patologie riconosciute per affezioni muscolo-tendinee e osteo-articolari, ossia fattispecie attualmente rientranti nelle nuove tabelle. TAB. 6 Anno: 2004 Anno: 2005 Anno: 2006 Anno: 2007, Totale definite Totale definite Totale definite Totale definite ALTRE (*) Anno: 2008, Totale definite 38 34 31 25 14 IPOACUSIA E SORDITA' 155 93 84 68 55 RADIAZIONI IONIZZANTI 5 10 13 7 4 MALAT. OSTEOARTICOLARI 3 14 7 3 5 NEOPLASIE DA ASBESTO 13 12 18 11 11 NEOPLASIE POLV. LEGNO 1 1 2 1 1 NEOPLASIE POLV. CUOIO - - - 1 - 17 16 24 25 14 2 10 5 9 5 952 982 963 1.003 744 1.186 1.172 1.147 1.153 853 SILICOSI ASBESTOSI MALAT. NON TABELLATE IN COMPLESSO MALATTIE PROFESSIONALI, DENUNCIATE DALLE AZIENDE, E DEFINITE A TUTTO IL 30 APRILE 2009, PER TIPO DI DEFINIZIONE, CONSEGUENZA E TIPOLOGIA DELL'AZIENDA Come si può notare in caso di malattia professionale l’incidenza dell’inabilità temporanea è un fattore di rilevanza residuale, a conferma del fatto che, perché vi sia apprezzamento della nocività del rischio espositivo, il danno deve essersi già concretizzato. La discrepanza apparentemente evidenziabile in tab. 7, tra i numeri delle totali indennizzate, non indennizzate e positive senza indennizzo rispetto alle totali definite, è data dal raggruppamento nel numero delle non indennizzate sia di quelle definite negativamente che di quelle con postumi inferiori al minimo di legge. Nelle tabelle 8 e 9 viene meglio rappresentato il valore numerico delle MP riconosciute (indennizzate e positive senza indennizzo) rispetto a quelle definite negativamente ed a quelle indennizzate. TAB. 7 Tipi di definizione e conseguenze Anno: 2004, Anno: 2005, Anno: 2006, Anno: 2007, Anno: 2008, Malattie relative a lavoratori di aziende Malattie relative a lavoratori di aziende Malattie relative a lavoratori di aziende Malattie relative a lavoratori di aziende Malattie relative a lavoratori di aziende Non Artigiane artigia ne Non deter minate In com plesso Non artigia ne Artigia ne Non In deter comminate plesso Non Artigiane artigi ane Non determinate In complesso Non Artigiane artigi ane Non determinate In Non com- Artigiane artigia plesso ne Non determinate In complesso INABILITA' TEMPORANEA - 2 - 2 - 2 - 2 - 2 - 2 - - - - - 1 - 1 INABILITA' PERMANENTE 60 149 54 263 57 129 81 267 38 118 76 232 37 125 81 243 15 101 55 171 1 4 6 11 1 7 12 20 - 8 8 16 - 4 7 11 - 2 2 4 61 155 60 276 58 138 93 289 38 128 84 250 37 129 88 254 15 104 57 176 MORTE TOTALE INDENNIZZATE NON INDENNIZZATE POSITIVE SENZA INDENN TOTALE DEFINITE 102 558 250 910 117 521 245 883 61 323 513 897 77 378 444 899 99 408 170 677 14 93 19 126 13 64 15 92 6 43 35 84 13 65 23 101 9 40 26 75 1.186 175 659 338 1.172 99 451 597 1.147 114 507 532 1.153 114 512 227 853 2 16 6 24 3 17 25 45 19 80 63 162 48 214 154 416 177 675 344 1.196 102 468 622 1.192 133 587 595 1.315 162 726 381 1.269 163 713 310 IN CORSO DI DEFINIZIONE 3 9 8 IN COMPLESSO 166 722 318 20 1.206 TAB . 8 DENUNCIATE DEFINITE NEGATIVAMENTE RICONOSCIUTE (*) INDENNIZZATE 2004 2005 2006 2007 2008 1206 1196 1192 1315 1269 784 792 813 798 602 402 381 334 355 251 276 289 250 254 176 20 24 45 162 416 IN CORSO DI DEFINIZIONE (*) Riconosciute = indennizzate + positive senza indennizzo TAB. 9 1400 1200 DENUNCIATE 1000 DEFINITE NEGATIVAMENTE 800 RICONOSCIUTE (*) 600 INDENNIZZATE 400 IN CORSO DI DEFINIZIONE 200 0 2004 2005 2006 2007 2008 MALATTIE PROFESSIONALI manifestatesi nel 2008 Lazio e denunciate all'INAIL per tipo di malattia e territorio in AGRICOLTURA Nel settore agricolo laziale, le denunce di malattie professionali rappresentano ancora un fenomeno inespanso. Ciò risulta quale frutto non solo della minore rappresentatività di tale attività economica nella nostra regione, ma anche della minor coscienza della tutela sociale di una fascia di lavoratori storicamente meno aperta al recepimento delle innovazioni legislative. Anche in questo campo, comunque la prevalenza è data dalle malattie non tabellate (e/o ex- non tabellate) con picco per le affezioni che coinvolgono l’apparato muscolo-scheletrico. TAB. 10 Malattie Professionali o Sostanze che le causano FROSINONE LATINA RIETI ROMA VITERBO LAZIO CENTRO ITALIA 27-MAL.OSTEOARTICOLARI - - - 1 - 2 - 1 2 - 1 5 3 10 1 1 1 1 1 1 33 13 38 17 TOTALE MALATTIE TABELLATE - - - 1 2 3 20 106 99-MALATTIE NON TABELLATE 1 7 13 4 30 445 1.591 2 2 2 7 98 399 01-ANCHILOSTOMIASI 02-ARSENICO 03-MERCURIO 04-SOLFURO DI CARBONIO 05-FOSFORO 06-IDROCARBURI ALIFATICI 07-BENZOLO, FENOLI 08-RAME 09-ACIDO CARBAMMICO 10-BARIO, CALCIO, SODIO 11-STAGNO 12-ARILSOLFONI 13-FENOSSIDERIVATI 14-ACIDO FTALICO 15-DIAZINE E TRIAZINE 16-DIPIRIDILE 17 - ACIDO BENZOICO 18-AMMONIACA 19 - CIANOCOMPOSTI 20-CHINONI 21-ZOLFO, AN.SOLFOROSA 22-AMMINICI, AMMIDICI 23-MALATTIE CUTANEE 24-ASMA BRONCHIALE 25-ALVEOLITI ALLERGICHE 26-IPOACUSIA E SORDITA' 5 di cui: Affezioni dei dischi intervertebrali 1 Tendiniti - 1 1 1 - 3 60 263 Ipoacusia - 1 1 - 1 3 95 222 Artrosi - 1 - 3 - 6 - 1 - 11 - 64 22 177 130 - 1 - - - - 1 - 28 18 3 3 116 94 21 17 1 Disturbi psichici lavoro-correlati - - - - - 1 - 2 1 16 2 INDETERMINATA 1 - 3 - - 4 25 120 IN COMPLESSO 2 5 10 14 6 37 490 1.817 Sindrome del tunnel carpale Altre neuropatie periferiche Malattie dell'apparato respiratorio Tumori Dermatite da contatto Artropatie associate ad altre affezioni - 3.2 Malattie Professionali di lavoratori stranieri Per i lavoratori stranieri ci sono considerazioni di carattere sociologico che potrebbero spingerci ad affrontare la problematica come fenomeno a sé stante ? Riflettendo sul lavoratore straniero corriamo col pensiero alla difficoltà di integrazione, alla debolezza della posizione sociale, alla mancanza di adeguata informazione in merito a diritti e doveri. Tali considerazioni rappresentano ancor oggi elementi non facilmente emendabili e condizionanti l’accadere di eventi “fortuiti ed imprevisti”, quali gli infortuni. La malattia professionale è caratterizzata, invece, dall’assenza dell’attimo preciso in cui il lavoro assume la connotazione di elemento lesivo, produttivo di danno. Ha una causa lenta, a volte subdola, che si somma nel tempo ad abitudini, stili di vita e inconsapevolezza: ciò che viene denunciato oggi è, pertanto e per lo più, frutto di un’attività lavorativa svolta per lungo tempo, anche decenni. Parlare di questo fenomeno con riferimento ai lavoratori stranieri presuppone, quindi, il ripercorrere la storia di uomini, nati in un altro Paese, ma che ad un certo punto della loro vita sono approdati nel Nostro alla ricerca di una nuova opportunità di sopravvivenza e/o di esistenza. Oggi, molti di questi lavoratori, classificati come immigrati per nascita in terre oltre confine, sono a tutti gli effetti cittadini italiani, o residenti da un tempo sufficiente a ritenerli integrati, informati e formati, quasi alla stregua dei lavoratori italiani. Sembra strano, pertanto, identificarli ancora come “stranieri”, ma, tenuto conto del lungo periodo di latenza tra esposizione a rischio di natura lavorativa e sviluppo della malattia professionale, non ci si deve dimenticare del loro esserlo stati. Il fenomeno delle MP nei lavoratori stranieri inizia così a mostrarsi contemporaneamente alla consapevole integrazione sociale, nella collettività, del capitale umano e di forza lavoro rappresentato dagli immigrati, nonché alla crescente emersione del lavoro nero. La sempre maggiore coscienza della tutela spettante al lavoratore, a prescindere dalla sua origine etnica, porta quindi al timido affacciarsi, in quanto fenomeno ancora inesploso, delle denunce di malattie professionali, anche da parte di quella platea straniera che con difficoltà sta non solo recependo, ma anche facendo proprie le informazioni legate a diritti e doveri sociali comuni. Le tabelle di seguito riportate, comunque, offrono spunti di riflessione su quanto ancora sia necessario mettere in atto azioni incisive legate all’informazione dei lavoratori. Nel 2008, infatti, nel settore industria e servizi, sono stati denunciati nel Lazio solo 45 casi di Malattia Professionale insorte nei lavoratori stranieri [2,54 % rispetto al totale nazionale]. Analizzando il dato nazionale ci si rende conto che tra le patologie denunciate appaiono prevalere, a prescindere o meno dalla tabellazione delle fattispecie rilevate, l’ipoacusia, le patologie cutanee, le affezioni dei tendini e dei dischi intervertebrali, nonché le patologie respiratorie, senza per questo, però, voler sminuire l’importanza degli altri numeri riferibili ad esempio alle patologie tumorali. Dalla fotografia generale così realizzata, nell’estrapolare il frammento relativo alla nostra regione, vediamo come appaia svettare il dato riferibile alle affezioni dei dischi intervertebrali. Tale consistenza numerica non deve essere considerato un “fenomeno”, bensì rappresenta lo specchio del mondo del lavoro regionale ove in particolare nei settori delle costruzioni, dei trasporti, della sanità, dei servizi alberghieri e di ristorazione si ricorre sempre più spesso alla manodopera straniera. Nonostante i piccoli numeri ad oggi rilevabili, si può comunque affermare come non vi siano sostanziali differenze di tipologia e di prevalenza delle malattie denunciate rispetto a quelle dei “lavoratori italiani”, quasi a rimarcare che vi sia una omogeneità di distribuzione delle esposizioni a rischio, a prescindere dalla nazionalità di origine delle risorse umane impiegate. Nel campo dell'agricoltura, invece e sempre con riferimento all’anno 2008, nonostante il comune impiego di manodopera straniera, non è stata segnalata alcuna tecnopatia. Questo rende conto di come il ricorso a collaborazioni avventizie e molto spesso eludenti la regolarizzazione dei lavoratori in tale settore, conduce alla minore consapevolezza della tutela sociale. Malattie professionali denunciate all'INAIL occorse a lavoratori Stranieri Anno di manifestazione 2008 Tipo di malattia ITALIA INDUSTRIA E SERVIZI: Malattie tabellate 151 50-Ipoacusia e sordità 49 42-Malattie cutanee 31 56-Neoplasie da asbesto 11 40-Asma bronchiale 11 91-Asbestosi 3 Malattie non tabellate 1.325 Ipoacusia 281 Affezioni dei dischi intervertebrali 272 Tendiniti 270 Sindrome del tunnel carpale 93 Artrosi 85 Malattie dell'apparato respiratorio 62 Altre neuropatie periferiche 54 Dermatite da contatto 34 Tumori 19 Indeterminate 293 Totale 1.769 AGRICOLTURA: Malattie tabellate 6 Malattie non tabellate 34 Affezioni dei dischi intervertebrali 8 Tendiniti 6 Ipoacusia 4 Sindrome del tunnel carpale 2 1 Indeterminate Totale 41 INAIL - Consulenza Statistico Attuariale Lazio 4 1 2 1 33 3 17 1 2 1 3 2 8 45 - - 2,54% Malattie professionali indennizzate dall'INAIL, occorse a lavoratori Stranieri, manifestatesi nel 2007 e indennizzate a tutto il 30/04/2009 per tipo di malattia e tipo di conseguenza Anno di manifestazione 2007 Malattie Professionali o Sostanze che le causano Temporanea Permanente Morte TOTALE 40 3 4 8 13 4 154 35 48 15 16 6 8 10 4 2 5 5 1 1 55 4 4 13 13 9 203 57 49 22 16 16 11 11 4 3 - - - - 33 - 194 4 6 - 258 4 Morte TOTALE in capitale in rendita Totale 10 1 5 48 22 1 7 10 3 1 - 28 3 3 6 10 133 33 38 15 14 5 7 9 4 1 12 1 2 3 4 21 2 10 2 1 1 1 1 INDETERMINATE - - IN COMPLESSO 58 - 161 4 INDUSTRIA E SERVIZI: Malattie tabellate 24-ACIDO CIANIDRICO 40-ASMA BRONCHIALE 42-MALATTIE CUTANEE 50-IPOACUSIA E SORDITA' 56-NEOPLASIE DA ASBESTO 99-MALATTIE NON TABELLATE - tendiniti - affezioni dei dischi intervertebrali - sindrome del tunnel carpale - ipoacusia - dermatite da contatto - altre neuropatie periferiche - artrosi - malattie dell'apparato respiratorio - tumori di cui nella Regione LAZIO: Malattie Professionali o Sostanze che le causano AGRICOLTURA: Malattie tabellate Temporanea Permanente in capitale in rendita Totale - sindrome del tunnel carpale 4 3 1 8 5 1 1 - 8 5 1 1 - 12 5 4 2 - ipoacusia - 1 - 1 - 1 INDETERMINATE - - - - - - IN COMPLESSO 4 8 - 8 - 12 di cui nella Regione LAZIO: - 1 - 1 - 1 99-MALATTIE NON TABELLATE - altre neuropatie periferiche - tendiniti Fonte: archivi Banca Dati Statistica aggiornata al 30/04/09 1.33 % 8.33 % 3.3 I fattori di rischio e gli indicatori strutturali di rischio per il territorio regionale Che cosa sono i fattori di rischio e come sono trattati dalla normativa vigente ? Il concetto di sicurezza del lavoro è nato in Italia negli anni ’50 con l’emanazione del D.P.R. 547/55, ma soltanto nel corso degli anni ’80 si sono affermate quelle tendenze che hanno condotto all’attuale concetto di Prevenzione e Protezione. Soltanto in tempi abbastanza recenti, infatti, si è sviluppata la logica della sicurezza globale, presente già a partire dalla fase di progettazione dei lavori e comprendente anche tutti gli aspetti organizzativi e gestionali di ciascuna attività lavorativa svolta. Il concetto di sicurezza alla fonte, pur essendo già espresso dall’art. 7 del citato D.P.R. 547/55, si è concretamente affermato solo più tardi con l’emanazione di specifiche norme riguardanti i requisiti dei materiali, delle sostanze, delle macchine, etc. Questi ed altri concetti costituiscono adesso i principi ispiratori del T.U. 81/08, modificato dal D. L.vo106 del 5 agosto 2009. I decreti legislativi suddetti sono stati emanati in recepimento delle direttive CEE 89/391, 89/654, 89/655, 89/656, 90/269, 90/394 e 90/679 ed hanno apportato un’ampia modifica del quadro normativo precedente in materia di sicurezza ed igiene del lavoro. Una delle principali innovazioni introdotte dal Decreto riguarda l’estensione del suo campo di applicazione a tutte le aree di attività pubbliche e private, di qualunque dimensione (anche un solo lavoratore), per le quali la tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori viene a configurarsi come parte integrante della struttura gestionale ed organizzativa. Il T.U. 81/08, come già precedentemente sancito dall’ex Dlgs 626/94, prevede infatti l’istituzione in ciascuna attività produttiva di un Servizio di Prevenzione e Protezione preposto, tra l’altro, all’identificazione di tutte le fonti di pericolo, alla valutazione di tutti i rischi ed all’individuazione delle misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro. Per le piccole e medie imprese, il datore di lavoro può svolgere direttamente i compiti del Servizio di Prevenzione e Protezione dai rischi, nonché di prevenzione incendi e di evacuazione. Il termine “rischio”, usato nella terminologia comune come sinonimo di pericolo, assume nell’ambito di una trattazione tecnica un significato proprio, analiticamente definito in modo univoco. Se il pericolo è infatti legato alla probabilità che possa verificarsi un evento indesiderato e potenzialmente dannoso, il rischio nasce invece dalla combinazione della probabilità che l’evento possa verificarsi e dell’intensità del danno atteso (o magnitudo). A tale riguardo si ritiene opportuno riportare, per una uniforme comprensione dei termini usati, le definizioni di “pericolo”, “rischio” e “valutazione del rischio”, così come indicato nel T.U. 81/08: Pericolo: proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di causare danni. Rischio: probabilità del raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego e/o di esposizione ad un determinato fattore o agente oppure alla loro combinazione. Valutazione dei rischi: valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria attività, finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza. I fattori di rischio sono, anche, condizioni e caratteristiche dello stile di vita la cui presenza favorisce, ma non determina con un meccanismo di causa-effetto, la comparsa di una malattia. Quelli di protezione invece potrebbero svolgere un ruolo protettivo nei confronti della malattia. Per fattore di rischio si intende qualunque elemento che possa favorire lo sviluppo e il progredire di una malattia, o altro evento o condizione comunque legato sempre alla salute della persona. Il fattore di rischio può essere sia un aspetto del comportamento, sia una caratteristica intrinseca del soggetto o genetica, sia un'esposizione ambientale o stile di vita. I fattori di rischio sono spesso correlati fra loro e non necessariamente causali, perché la correlazione non implica obbligatoriamente la causalità. La più antica analisi dei vari fattori di rischio è stata stilata da Avicenna nel libro The Canon of Medicine (1020s). Che tipi di fattori di rischio è possibile individuare ? Generalmente i fattori di rischio si suddividono in lievi, modificabili e non modificabili. Per quanto concerne i fattori di rischio non modificabili, si definiscono tali quei fattori che non dipendono dalla volontà umana, e che non possono essere modificati, quali, per esempio l’età, i fattori genetici ereditari. Rientrano, invece, nella categoria dei fattori di rischio modificabili tutte quelle “anomalie” collegate a scelte di vita e comportamento soggettivo nei luoghi di lavoro. Pertanto, i fattori di rischio vengono classificati come: professionali, legati all’attività lavorative svolta; chimici, legati alla manipolazione/utilizzo/esposizione ad agenti chimici; biomeccanici, legati al movimento ripetuto di carichi pesanti; meccanici, generalmente legati alla rottura di un componente meccanico la cui conseguenza potrebbe essere una lesione personale; relazionali, lavoro notturno, bourn out, mobbing, stress; biologici, legati alla manipolazione/utilizzo/esposizione ad agenti biologici. L’analisi condotta sull’andamento degli infortuni e delle malattie professionali ha permesso di disegnare il quadro di fondo su cui ci muoviamo quotidianamente. Ma quali chiavi di lettura si possono applicare per rendere i dati registrati meno “freddi”, per far sì, cioè, che essi ci indichino le strade da percorrere per incidere significativamente su un ambiente che presenta alcune rigidità ? La prima risposta alla domanda è di tipo accademico, “la statistica non è mai fredda”, è una analisi ponderata ed empirica di dati omogenei dietro i quali ci sono “fatti”, “persone” e “comportamenti”. Abbiamo visto che la norma individua i fattori di rischio catalogandoli in modo restrittivo, ed assolutamente tecnico. Vediamo adesso, come chiede giustamente la domanda, le chiavi di lettura dei dati. Occorre iniziare a ragionare come un “preventore”, quella figura professionale che ricerca le criticità e fornisce le soluzioni, attività delle quali parleremo più diffusamente nel Capitolo 4. Analizzare semplicemente i fattori di rischio come richiede la norma non è assolutamente sufficiente al preventore; egli non si pone la domanda “come è successo l’infortunio ?”, ma “perché si è verificato un incidente che ha poi comportato un infortunio sul lavoro ?”. Per fare questo, l’analisi del preventore deve portare a dare risposta ai molti “perché” che incidono nel verificarsi di un incidente, domande che nel recente passato non trovavano adeguata risposta ed attenzione da parte degli addetti ai lavori. Ad esempio: un lavoratore cade da una impalcatura da una altezza di dieci metri procurandosi la frattura del braccio sinistro e lievi escoriazioni. La prima cosa che interessa il preventore è: “perché il lavoratore si trovava sulla impalcatura ? Stava forse facendo una lavorazione che doveva svolgersi esclusivamente a quella altezza ? La seconda cosa è “chi era il lavoratore ?”, ed in particolare: - quale qualifica rivestiva il lavoratore, era operaio comune o specializzato ? - quanti anni ha ? - quale il grado di istruzione scolastica ? - era stato formato sui rischi della lavorazione che svolgeva ? La terza cosa è la ricerca delle cause che hanno determinato l’incidente, “perché l’operaio è caduto ?”; quali sono le cause dirette ed indirette che hanno provocato l’incidente; ad esempio: - pioveva e dal tetto, ancora privo di gronde, l’acqua cadeva con irruenza sul ponteggio rendendolo scivoloso; - camminando lungo il ponteggio, senza casco, urtava un corrente mal posizionato perdendo l’equilibrio; - infiltrazioni di acqua non controllate hanno determinato il distacco dell’ancoraggio del ponteggio, provocando una distanza inadatta a trattenere le cadute tra il ponteggio stesso ed il muro in lavorazione. In sostanza il preventore ricerca i “determinanti”, cioè tutti quei fattori preesistenti all’incidente, anche se con lo stesso, operaio caduto dall’impalcatura, non hanno alcuna correlazione diretta. Ma il preventore non si ferma, vuole capire perché un operaio caduto da dieci metri si è procurato “solo” una frattura al braccio e lievi escoriazioni. Qualcosa è intervenuto dopo l’incidente che ha modulato gli effetti biologici della caduta dall’alto, ad esempio: - l’operaio è caduto su di un cumulo di sabbia presente sul piano di calpestio sotto al ponteggio; - l’operaio è stato trattenuto dalla fune di sicurezza che poi, rompendosi, ha comunque ridotto l’altezza della caduta ad un metro. Ora il preventore sta cercando il “modulatore”, cioè tutto quanto accade dopo l’incidente, anche se non direttamente collegato ad esso, ed interviene sulla natura e sede della lesione, in modo migliorativo, come nel caso in esempio, od anche peggiorativo. Ecco che le informazioni, i “dati statistici”, iniziano a prendere forma di facile lettura del fatto analizzato, concorrendo a trovare le soluzioni adatte affinché tali incidenti non si ripetano, o per rendere meno gravi le conseguenze degli stessi. Al preventore spetta anche l’onere di trovare la forma di intervento più efficace, cioè di quale tipo di comunicazione servirsi, fredda – un opuscolo, cartelli, ecc.ra, o calda, una riunione, una tavola rotonda un convegno. Il “linguaggio” da usare cambia a secondo dell’interlocutore sia esso lavoratore, imprenditore, associazione di categoria, sindacato o studente (ecco uno dei motivi per cui il preventore “cerca” determinate informazioni come il titolo di studio, ecc.ra). Vediamo alcuni grafici attraverso i quali il preventore individua la sua strategia di intervento. GRUPPI AGENTE MATERIALE ANNI 2006/2008 8 12 Nei precedenti paragrafi, sono state effettuate analisi statistiche di tipo congiunturale e tendenziale sul fenomeno degli infortuni sul territorio della Regione Lazio, attraverso valori numerici assoluti, o nel caso dell’andamento temporale, sono stati utilizzati valori assoluti rapportati alla dinamica occupazionale. In tal modo si è ottenuta una prima indicazione sulle dimensioni del fenomeno infortunistico non correlate però alla effettiva esposizione al rischio. Per esprime il reale rapporto che esiste tra infortuni e forza occupazionale che li produce è necessario costruire e quindi utilizzare degli opportuni indicatori di rischio sulla base degli infortuni indennizzati rapportati agli addetti – anno. L’INAIL calcola gli indici di frequenza sia per il totale degli infortuni sia per le singole conseguenze (inabilità temporanea, inabilità permanente e morte) e li distingue per area territoriale di accadimento e settore economico di appartenenza dell’infortunato. Nel complesso, l’analisi dell’ultimo triennio consolidato (quello riferito agli anni 2004-2006) fa registrare a livello nazionale un indice pari a 29,52, con una diminuzione di circa il 4% rispetto all’indice di frequenza relativo al precedente triennio. Si conferma quindi la tendenza alla riduzione del fenomeno infortunistico: infatti anche il precedente decremento era stato di pari entità. Analizzando i dati disaggregati per regione, emerge che la Regione Lazio ha una diminuzione dell’indice del 35% con una situazione analoga a quella riscontrata nel triennio precedente. A parziale motivazione di tale classifica occorre ricordare che nel Lazio è significativa la presenza, soprattutto nella capitale, di uffici della pubblica amministrazione centrale e di molteplici aziende che operano nei servizi e nel terziario avanzato, settori impiegatizi notoriamente a basso rischio. Read: “E’ stato un bel rompicapo trovare il bandolo di una matassa che a colpo d’occhio sembrava inestricabile, con tutte le rigidità provenienti dal mondo dell’occupazione, con tutta la pressione derivante dall’evoluzione delle malattie professionali e con tutte le insidie di un andamento infortunistico che, pur complessivamente in flessione, è sempre sotto la lente d’ingrandimento di Stampa e Istituzioni. Ora il quadro di insieme che ho sotto gli occhi comincia ad avere contorni ben precisi, e questo grazie anche all’aiuto che mi hai fornito, caro Net, guidandomi alla scoperta dei fattori di rischio, con cui sono riuscito a lacerare il velo della nonconoscenza”. PARTE SECONDA CAPITOLO 4. L’AZIONE DI PREVENZIONE DELLA DIREZIONE REGIONALE Net: “Siamo dunque fuori dal labirinto dei dati ed ora abbiamo come filo di Arianna i fattori di rischio, che ci hanno fornito la chiave per entrare, appunto, nel mondo dei dati senza esserne travolti. Mettiamoci allora subito a tessere questo filo, così da trasformarlo in una rete di rapporti che possa poi tornarci utile nelle iniziative da intraprendere. Riusciremo in tal modo a tracciare vere e proprie mappe con le quali spostarci nelle nostre esplorazioni”. 4.1 Profili metodologici Perché soffermarsi in particolare sulla Prevenzione, nell’ambito di un Rapporto Annuale che dovrebbe considerare l’intera attività istituzionale ? Perché parlare di prevenzione significa coinvolgere a 360 gradi le attività tradizionalmente istituzionali per: - studiare il fenomeno degli infortuni e delle malattie professionali in collaborazione con tutte le professionalità competenti per i diversi profili, - apprendere da essi quali comportamenti od omissioni occorre evitare perché non si ripetano gli eventi osservati, - attivare gli opportuni contatti con le Parti Sociali per intraprendere insieme ad esse tutte le iniziative che valgano a contenerli, - …e soprattutto: attrezzarsi per svolgere al meglio un’attività così interdisciplinare. Come attrezzarsi per fare prevenzione ? Due sono i modi: - Fornire al personale incaricato gli strumenti per svolgere la propria attività. Il 2008 è stato l’anno del sistema delle relazioni, intrecciate: • sia verso l’interno: si è formata e consolidata la squadra degli addetti alla prevenzione ed è stato costituito il Centro Studi e Formazione per la Prevenzione per curare l’organizzazione di corsi formativi; • sia verso l’esterno: sono stati concretamente realizzati alcuni progetti in collaborazione con Istituzioni ed interlocutori qualificati nel settore della prevenzione. - Formare il personale dedicato. Il 2008 è stato l’anno della formazione dei Responsabili della prevenzione all’interno delle Sedi. Ciò è avvenuto per lo più su input della Direzione Generale,ma anche su iniziativa della Direzione Regionale, che ha provveduto a progettare percorsi di carattere formativo-addestrativo i cui risultati si coglieranno appieno entro la fine del 2009. La creazione di un “tessuto umano”, di una “rete di relazioni” che velocizzi la comunicazione delle conoscenze diventa indispensabile per impiantare correttamente un’attività tutta da creare e sulla quale non esiste il “precedente” cui ispirarsi. Che cosa è stato fatto per raggiungere gli obiettivi perseguiti e utilizzando gli strumenti a disposizione? Sono stati realizzati, fra gli altri, alcuni progetti incentrati sui principali canali lungo i quali si snoda la prevenzione: - la ricerca, per quanto riguarda il progetto con l’IRES sullo studio dei rischi da agenti chimici nel comparto sanitario; - la formazione e l’informazione, per quanto riguarda il progetto con le Parti sociali rappresentanti dei lavoratori sulle Lavanderie industriali della zona di Pomezia; - la ricerca, la formazione e l’applicazione industriale, per quanto riguarda il progetto con l’Università di Cassino sulle disergonomie nella nautica da diporto. Le Sedi hanno svolto, in attesa della completa formazione dei propri addetti, alcune attività pilota sul territorio di competenza? Sì, ad esempio, la sede di Frosinone è già attiva dal 2008, con la partecipazione, fra l’altro, alla settimana della sicurezza che si tiene ogni anno nel periodo settembre-ottobre. Inoltre, la sede di Roma Centro ha avviato un progetto con la Scuola elementare 68° circolo didattico “Girolami” che ha coinvolto le classi V elementari sui rischi in casa, attraverso l’ausilio di questionari e con successivi incontri con i bambini dedicati all’analisi dei dati raccolti. E sempre parlando di scuole quali altre azioni prevenzionali ha messo in campo l’INAIL nel Lazio? Anche nel 2008 l’INAIL ha messo a disposizione risorse finanziarie (legge n.296 del 2006, art. 1, comma 626) per favorire la messa in sicurezza e l’adeguamento degli edifici scolastici di istruzione secondaria di primo grado e superiore, alle vigenti norme di sicurezza o all’abbattimento di barriere architettoniche. Questo l’elenco delle 20 scuole destinatarie dei fondi, nel biennio 2008-2009 pari a 5.626.241,00 euro, assegnati agli enti locali proprietari degli immobili dopo l’istruttoria, effettuata dalla Consulenza Tecnica per l’Edilizia regionale, sulle 123 domande presentate: • Scuola Corrado Melone di Ladispoli (Rm), • Scuola Media Statale "Daniele Manin" di Roma • I.I.S. Via Domizia Lucilla di Roma • Liceo Classico Giulio Cesare di Roma • Scuola Media Statale Martin Luther King di Roma • Scuola Istruzione Secondaria "T. Mommsen" di Roma • Istituto Comprensivo Vitruvio Pollione di Formia (Lt) • Istituto Tecnico Geometri Europa di Cassino (Fr) • I.T.C.G. Federico Caffe' (Succ.) di Roma • Scuola Media F. Petrarca di Roma • Liceo Scientifico F. Severi di Frosinone • I.P.S.S.A.R. Amerigo Vespucci di Roma • Scuola Media Menotti Garibaldi di Aprilia (Lt) • Istituto Comprensivo P. Mattej di Formia (Lt) • Scuola Media C. Urbani di Roma • Scuola Secondaria di I grado "G. Rosati" di Sora (Fr) • Scuola Media V. Volterra (sede Villini) di Ariccia (Rm) • Scuola Media Bagnera di Roma • Istituto Comprensivo Don Mauro Cassoni di Norma (Lt) • Scuola Media Statale "San Benedetto" di Roma Quali sono le attività che, già programmate nel 2008, saranno realizzate nel corso del 2009 ? Sul piano formativo, l’accrescimento del bagaglio formativo con interventi mirati agli addetti sul territorio e ai referenti di Direzione Regionale; sul piano operativo, sia la stesura di una prima mappa dei rischi da porre al servizio di futuri iniziative prevenzionali con gli interlocutori competenti, sia l’apertura di “sportelli “ di dialogo dedicati a grandi categorie di utenti (Unione Industriali, Consulenti del lavoro) che possano farsi portavoce presso le aziende sul tema della sicurezza. 4.2 Il Centro Studi e Formazione per la Prevenzione (CeSFoP) Fra gli strumenti creati per svolgere al meglio attività di prevenzione - specie nel ramo formativo, che è attualmente quello che richiede il maggior impegno – la Direzione Regionale Lazio ha istituito il CeSFoP. Che cos’è, come nasce, quali ne sono i compiti, che cosa ha fatto finora e quali sono le sue prospettive di sviluppo ? Nel 2008 la Direzione regionale Lazio INAIL, nell’ambito delle varie iniziative prevenzionali, ha costituito il Centro Studi e Formazione per la Prevenzione (CeSFoP). Il Centro è nato, in linea con la mission aziendale e specificatamente con quanto previsto dal “Piano di settore 2008-2010, Politiche della prevenzione” 1, per favorire l’intreccio delle relazioni tra gli attori della prevenzione interni ed esterni all’INAIL. Il Centro Studi e Formazione per la Prevenzione ha come responsabile il Dirigente dell’Ufficio Attività Istituzionali, svolge la sua attività a supporto delle funzioni Formazione, Prevenzione e Comunicazione della Direzione Regionale Lazio e fa seguito alle precedenti esperienze del Gruppo di lavoro per la formazione relativa al D.Lgs. 626/94 e del Polo formativo, che si occupa dei corsi ex D.Lgs. n. 195/03 per Responsabili ed Addetti al Servizio di Prevenzione e Protezione. Gli obiettivi assegnati al Centro Studi e Formazione per la Prevenzione, dalla Direzione Regionale Lazio INAIL, sono: 1) formazione, in materia di sicurezza sul lavoro, assicurando la gestione di un programma di eventi formativi, 2) consulenza e assistenza, destinata alla funzione prevenzione delle Sedi territoriali INAIL con particolare riferimento ai bisogni formativi in tema di prevenzione, fungendo da collettore e smistamento, verso le competenti strutture della Direzione Regionale Lazio, dei quesiti provenienti dalle Sedi, 3) promozione e informazione, in materia di Nella fase di avvio il personale che ha sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, mediante l’incarico di realizzare gli obiettivi del attività di tipo seminariale, convegnistico e Centro curandone, in base alle proprie attraverso la creazione di una biblioteca specifiche professionalità, gli aspetti multimediale per la consultazione gratuita in loco progettuali e di programmazione e del materiale catalogato. La biblioteca sarà ubicata nella sala sita al piano terra dello stabile lavorando in staff con i processi della Direzione Regionale, in Via Nomentana, Prevenzione, Formazione, Comunica74. zione e con le Consulenze, è stato individuato all’interno dell’Ufficio Attività Istituzionali e della Consulenza Tecnica Edilizia della Direzione regionale. In tema di formazione, nel dicembre 2008 sono state definite le priorità e pubblicato il Programma 2009 relativo alle attività formative affidate al Centro. L’attività ha avuto inizio a dicembre 2008 con: il corso di aggiornamento sul Decreto Legislativo n. 81/2008 destinato ai Funzionari di Vigilanza e la prima parte del corso, Modulo A, per RSPP e ASPP dell’Agenzia delle Entrate. In merito alla funzione di consulenza e assistenza, al fine di dare risposta ai quesiti inerenti i bisogni formativi in tema di prevenzione provenienti dalle Sedi territoriali e creare la rete di relazione tra le diverse sedi INAIL, è stato attivato l’indirizzo di posta elettronica del Centro: [email protected]. 1 Vedi delibera del Consiglio di Amministrazione INAIL, n. 306 del 17 giugno 2008. Contemporaneamente, per favorire la pubblicizzazione delle attività del Centro, sulla home page del sito internet della Direzione Regionale Lazio INAIL è stato creato un apposito link alle pagine tematiche. Circa la promozione e informazione in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, il Centro ha contribuito all’attuazione del protocollo d’intesa tra INAIL, CPT di Roma e provincia e Università degli studi di Roma 3 in materia di sicurezza nei cantieri edili (progetto “NonSoloNorma” ). È stata inoltre richiesta, dall’Università di Verona, la formale collaborazione del Centro Studi e Formazione per la Prevenzione alla ricerca “Lavoro, sicurezza e lavoratori con disabilità: modelli formativi”. A tal fine il Direttore regionale, aderendo alla richiesta dell’Ateneo, ha coinvolto tutte le Sedi territoriali ed il CESFOP nella prima fase di tale ricerca, che prevede la distribuzione di questionari conoscitivi al personale ed alle aziende interessate. Infine, sempre nel 2008, il Centro Studi e Formazione per la Prevenzione è stato impegnato nella fase di allestimento dei locali della biblioteca multimediale, sita nei locali al piano terra della Sede della D.R. Lazio, che potranno essere utilizzati anche per l’organizzazione di workshop, incontri, convegni e conferenze nel rispetto della normativa in vigore per l’utilizzo di sale e locali di proprietà dell’Istituto. Come primo step per la costruzione della biblioteca multimediale, il nucleo base di prodotti multimediali a valenza prevenzionale sarà fornito dall’Ufficio Attività Istituzionali della Direzione Regionale. 4.3 I Flussi informativi : dal dato all’informazione Che cosa sono i Flussi informativi ? Sono canali di elaborazione dei dati formalizzati tra INAIL, ISPESL, Regioni e Ministero della Salute: un apposito protocollo d’intesa siglato originariamente nel 2002 e poi aggiornato ed integrato nel 2007 ha creato un archivio condiviso in grado di fornire elementi per tracciare la reale situazione dei rischi lavorativi presenti sul territorio di ciascuna Regione. Perché parlare di Flussi informativi nel 2008 ? Per una considerazione metodologica attinente al modo di porsi della Direzione Regionale Lazio INAIL verso l’esterno: è proprio nel 2008 che si colloca un’attenta opera di riconsiderazione complessiva delle modalità di lavoro nel settore istituzionale, nell’intento primario di migliorare il prodotto offerto all’utenza e nell’obiettivo ulteriore di valorizzarlo nel proporlo all’esterno. Una comunicazione chiara e condivisa nei suoi procedimenti di elaborazione dei dati è, infatti, alla base della corretta divulgazione delle informazioni costruite su quei dati e queste ultime sono a loro volta la solida base per decisioni operative sul loro impiego. E come avviare in modo corretto il percorso dal dato all’informazione? Ideando un circuito formativo che addestri tutto il personale INAIL a: - un approccio in termini di interdisciplinarietà e di collaborazione con tutte le funzioni competenti all’interno; - un percorso “analisi > sintesi > analisi”, che giunga ad un focus sulle specifiche problematiche territoriali. Quale sarà l’esito finale di questo percorso ? Il risultato finale, che si coglierà alla fine del 2009, sarà verosimilmente un lavoro di squadra che: - avrà formato e addestrato tutti gli operatori ad agire sul dato per tramutarlo in informazione; - avrà creato una rete di rapporti più capillare di quanto già non avvenga fra tutti coloro che si occupano di Prevenzione nelle Sedi territoriali, anche attraverso la realizzazione di uno spazio web condiviso e riservato agli addetti, all’interno del quale sia possibile gestire documentazione di interesse comune, pianificare attività e attivare forum; - avrà esteso la condivisione delle conoscenze non solo fra funzioni amministrative, ma anche di vigilanza, sanitarie e consulenziali nel loro complesso; - avrà esercitato in modo realistico gli addetti su un lavoro concreto in un ambiente di vera e propria “palestra”, non già di astratta “accademia”; - rappresenterà, dal punto di vista metodologico, l’ossatura formale di una moderna business intelligence al servizio sia dell’INAIL, sia del mondo esterno, specie di Enti, Istituzioni e Parti sociali con cui è doveroso costruire iniziative in sinergia sui temi della sicurezza; - disegnerà, dal punto di vista sostanziale, una iniziale mappa dei rischi del territorio laziale , da utilizzare come base di partenza per il successivo, ben più ampio lavoro di squadra che occorrerà attivare nell’ambito del Welfare. 4.4 Macroaree di intervento Formazione/Informazione Abbiamo passato in rassegna le iniziative assunte per “attrezzarsi” a fare prevenzione. Vogliamo vedere adesso qual è il tessuto di relazioni creato con il mondo esterno per collaborare concretamente su alcune tematiche urgenti ? Uno degli aspetti fondamentali nell’ambito delle iniziative di natura prevenzionale è senza dubbio la conoscenza dei fattori di rischio di tecnopatia indotti da attività lavorative. In considerazione di tale esigenza e delle linee strategiche dell’Istituto- che tendono a promuovere azioni di studio, assistenza e consulenza in tale ambito, destinate sia alle grandi ma soprattutto alle piccole e medie imprese e al settore artigianato dei vari comparti produttivi - la Direzione Regionale Lazio, attraverso le sue Consulenze professionali e tecniche 1, ha attuato e sviluppato una serie di progetti prevenzionali atti alla tutela e salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro e , quindi, alla promozione della “cultura della sicurezza”. In tale ottica sono stati stipulati diversi protocolli di intesa per l’elaborazione dei specifici progetti in materia prevenzionale, di cui si riportano di seguito i principali. Progetto “Lavanderie Industriali”. Il 7/12/2006 è stato stipulato il protocollo di intesa tra la Direzione Regionale Lazio e il Patronato INCA CGIL del distretto di Pomezia, per l’elaborazione del progetto “Lavanderie Industriali del distretto di Pomezia”, che si concluderà nel 2010. Il progetto ha riguardato la percezione del rischio biologico, chimico, movimentazione manuale dei carichi, microclima. Tale progetto è volto alla sensibilizzazione dei lavoratori delle lavanderie industriali Alsco, Lavin, Lai Sud sui rischi specifici delle mansioni lavorative e dei luoghi di lavoro. Infatti, una parte preponderante del progetto è la formazione/informazione dei lavoratori in azienda sulle tematiche della sicurezza tramite incontri formativi ed elaborazione di opuscoli informativi. Progetto “I rischi da agenti chimici nella percezione dei lavoratori”. Nel 2006 è stato stipulato il protocollo di intesa con l’IRES (Istituto Ricerche Economiche e Sociali),in attuazione del quale è stato realizzato uno studio della percezione del rischio chimico nel comparto sanitario, l’analisi delle tipologie dei lavoratori esposti e la formazione degli operatori, sintetizzato in una pubblicazione presentata nel corso di apposita giornata finale. Progetto "Formazione Aggiuntiva RLS/RLST e Lavoratori Settore Trasporti". Il progetto è nato con l’obiettivo di realizzare corsi di formazione rivolti ai Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS) ed ai Lavoratori, identificati tra i Rappresentanti Sindacali Aziendali (RSA) e i Rappresentanti Sindacali Unitari (RSU) del settore Trasporti “Terrestre, Marittimo e/o Fluviale ed Aereo” aderenti ai sindacati FILT CGIL, FIT CISL, UILT. I corsi sono stati finalizzati alla costruzione di una cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro di questo settore, che è al secondo posto per livello di rischiosità mortale (indice pari a 0.20). Sono stati effettuati 40 corsi per lavoratori (722 discenti ) e 4 corsi per RLS (84 discenti). Progetto “Convenzione nel comparto della cantieristica da diporto Prevenzione e sicurezza nel distretto della nautica del Lazio”. Il 20/12/07 è stato stipulato il Protocollo d’intesa fra INAIL e Università degli Studi di Cassino, con l’obiettivo di promuovere e coordinare un progetto finalizzato alla diffusione di buone prassi in materia di sicurezza e 1 Consulenza Tecnica per l’Accertamento del Rischio e Prevenzione, Consulenza Tecnica per l’Edilizia, Sovraintendenza Medica Regionale, Avvocatura Regionale. protezione industriale nell’espletamento delle mansioni svolte dai lavoratori del Distretto della Nautica del Lazio ed allo sviluppo di soluzioni progettuali per il superamento delle disergonomie, nella prospettiva di prevenire infortuni e danni alla salute per gli operatori del settore. Progetto “Corte dei Conti”. La sessione formativa è stata riservata quasi esclusivamente ai RLS della Corte dei Conti che espressamente avevano richiesto l’intervento, con quattro giornate d’aula svoltesi dal 6 al 9 maggio 2008. L’iniziativa è stata particolarmente apprezzata dai partecipanti, come attestato anche dai questionari di gradimento somministrati. Progetto “Nonsolonorma”. Con apposito protocollo d’intesa siglato fra INAIL DR Lazio e Università degli Studi di Roma Tre – Facoltà di Scienze Politiche, è stato realizzato un progetto teso alla diffusione della cultura della sicurezza nei cantieri edili nel Lazio, specie attraverso la conoscenza di pratiche “salvavita”, oltre che con la produzione di una docufiction presentata in occasione di apposito convegno finale. Progetto “Settore agroalimentare della Provincia di Latina” Il 20/12/2007 è stato stipulato con l’EBLA Sezione Ambiente e Sicurezza il protocollo di intesa con l’obiettivo di promuovere e coordinare il progetto finalizzato ad analizzare le dinamiche ed i fattori di rischio concomitanti che hanno determinato il verificarsi di infortuni nel settore agroalimentare della Provincia di Latina nel triennio 2006-2008; altro obiettivo è quello di promuovere una maggiore conoscenza delle buone pratiche in materia di prevenzione tra le piccole e medie aziende nel settore agroalimentare; infine, quello di proporre modelli di gestione della sicurezza. Il progetto si concluderà nei primissimi mesi del 2009 con la pubblicazione dei risultati della ricerca svolta . Progetto “Formazione agli RLST del Lazio”. Il 20/12/2007 è stato stipulato il protocollo di intesa con EBLART, Comitato paritetico misto regionale Lazio, con il quale è stato approvato il progetto relativo alla ricerca nell’ambito dell’EBLART rivolto alle piccole e medie imprese, per la realizzazione di un corso sperimentale di formazione ed addestramento dei lavoratori. Il corso è stato erogato nei mesi di maggio-giugno 2008, per un complessivo di 80 ore di formazione e di 8 ore di stage presso azienda del settore artigianato, con verifica finale dell’apprendimento. Il 23 ottobre è stato organizzato un convegno in sinergia con EBLART durante il quale sono stati consegnati gli attestati di partecipazione ai discenti. Progetto “La sicurezza nella didattica”. E’ un percorso formativo per insegnanti mirato a veicolare la cultura della sicurezza agli allievi delle scuole di ogni ordine e grado del XII Municipio. Il percorso, della durata di 13 ore, ha interessato 28 docenti e si è concluso nella sua prima edizione, il 3 aprile 2008. Una apposita giornata è stata dedicata alla consegna degli attestati. Ne sono state programmate altre due edizioni per il 2009. Progetto “Lavoro sicuro”. Il protocollo di intesa è stato stipulato il 13/11/2008 con il Comune di Roma con lo scopo di diffondere una cultura incentrata sulla sensibilizzazione e al rispetto della normativa in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Le parti coinvolte collaboreranno con la finalità di rilevare eventuali situazioni di criticità in ambito di sicurezza sui luoghi di lavoro; identificare possibili interventi migliorativi atti a ridurre al massimo l’insorgenza di situazioni di criticità; elaborare un sistema di gestione della sicurezza secondo le linee guida UNI – INAIL; realizzare azioni di formazione/informazione/addestramento/educazione in materia di sicurezza. Progetto “Scuola elementare 68° circolo didattico - Girolami”. La sede di Roma Centro ha realizzato un progetto che ha coinvolto le classi V elementari sui rischi in casa, attraverso l’ausilio di questionari e con successivi incontri con i bambini dedicati all’analisi dei dati raccolti. Protocollo d’intesa fra INAIL – sede di Viterbo ed il locale Ordine provinciale dei Consulenti del lavoro per l’attuazione delle norme sulla sicurezza da parte delle piccole e medie imprese attraverso l’istituzione di un tavolo permanente di confronto, l’incremento del ricorso alle procedure telematiche ed il miglioramento del servizio all’utenza. Protocollo d’intesa fra INAIL – sede di Viterbo e vari organismi e Istituzionali locali, tra cui Prefettura e Provincia, in materia di sicurezza nei cantieri edili. Convegno a Monterotondo “Nuovo percorso tra obblighi e soluzioni: il Testo Unico sulla sicurezza”, organizzato dall’INAIL - sede di Roma Nomentano in collaborazione con la locale Amministrazione comunale ed altri Organismi. Settimana Europea “Ambienti di lavoro sani e sicuri” :organizzata a Frosinone,dal 13 al 18 ottobre 2008, nell’ambito della Campagna europea per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Progetto “Obiettivo cantiere sicuro”. Nell’ambito di tale progetto è stato siglato un protocollo di intesa con il Comitato Paritetico Territoriale, l’INPS, la ASL e la Direzione Provinciale del Lavoro di Frosinone per la realizzazione di attività di raccolta e diffusione di informazioni e conoscenze in materia di rischi e danni da lavoro; promozione di campagne comuni di informazione; progettazione e realizzazione di azioni comuni in materia formativa ed informativa per la diffusione di buone prassi e buone tecniche di sicurezza a fini prevenzionali. Read: “Non avrei mai pensato di riuscire a percorrere una simile rete di collegamenti ! E come appare lontano quel groviglio di dati freddi che ora si mostrano come animati di una vita propria, quella delle informazioni che mi parlano e che posso ascoltare e che sono occasione di accordi, di proposte, di soluzioni. D’ora in avanti grazie a te, Net, sarò in grado di percepire quel tessuto di relazioni, utilizzato per confezionare un telo di protezione per quanti ne avranno bisogno nel quadro generale del Welfare”. CAPITOLO 5. LA DIREZIONE REGIONALE VERSO IL SOCIALE Net: “Eccoci finalmente in mezzo alle persone cui l’INAIL si rivolge in modo particolare e privilegiato ! Ci siamo liberati dalla Rete di dati che ci attanagliava, abbiamo costruito la Rete che ci facilita nei rapporti, ora dobbiamo tendere la Rete di protezione per tutelare quanti si trovano in condizione di bisogno, così da poterci aprire verso il mondo esterno e svolgere appieno la missione istituzionale che ci è demandata”. 5.1 Profili operativi Quali azioni intraprende la Direzione Regionale Lazio per aprirsi al sociale ? La vocazione istituzionale dell’INAIL è per sua natura aperta ad una utenza esterna che beneficia di canali privilegiati di rango costituzionale. Il lavoratore che si infortuna o che contrae una malattia professionale è l’interlocutore principale delle sedi che operano sul territorio e gode di diritti che gli sono riconosciuti anche dal patto stretto con l’INAIL attraverso la Carta dei Servizi. Le prestazioni garantite al lavoratore sono dunque quelle previste dalla normativa vigente, come elencate, appunto, nella citata Carta; ma come si attrezza l’Istituto per far sì che tali interventi siano erogati al meglio ? L’attività istituzionale di erogazione delle prestazioni in favore degli aventi diritto non è il semplice esito di un flusso di lavoro amministrativo o medico che si consuma tutto all’interno della sede dell’INAIL: essa è piuttosto il frutto di un modo di organizzare il lavoro secondo criteri attenti ad una vicinanza anche “fisica” a chi ha più bisogno, anche con l’”uscita” dell’Istituto fuori dai suoi confini o con la identificazione di spazi diversi dai tradizionali da riservare ad incontri mirati. E’ quanto avviene, ad esempio: - al rientro a casa del lavoratore dopo l’infortunio: in tal caso, l’Istituto si muove verso il domicilio dell’infortunato per un sopralluogo volto a verificare l’eventuale necessità di abbattimento di barriere architettoniche all’interno della casa, offrendo consulenza e contributi economici; - al momento di un evento lesivo grave: è stato creato, all’interno della sede di Roma Centro, un “Punto cliente” del Centro Protesi di Vigorso di Budrio, accessibile sia agli utenti e alle loro famiglie, sia al personale sanitario dell’INAIL che necessiti di conoscere meglio e valutare i materiali da prescrivere al paziente; - nei rapporti con il cittadino in genere, a prescindere dal fatto di essere o no un avente diritto alle prestazioni INAIL: è quanto avviene in particolare per lo studio dei mesoteliomi per i quali, insieme alle altre Istituzioni competenti, si ricercano luoghi di approfondimento congiunto finalizzati a non disperdere un patrimonio di informazioni prezioso in vista di un auspicabile ampliamento degli eventi tutelabili; - nei rapporti con gli stranieri: sono state progettate occasioni di incontro con le comunità nazionali maggiormente esposte a rischio sul territorio del Lazio, sia attraverso incontri in sede con rappresentanze consolari, sia attraverso l’organizzazione di eventi di piazza dove l’INAIL crea un suo stand dove divulgare i suoi prodotti prevenzionali ai lavoratori stranieri e alle loro famiglie. 5.2 Verso l’infortunato Accessibilità e superamento delle barriere architettoniche Quali iniziative pone in campo l’INAIL per facilitare il rientro a casa dell’infortunato ? Un infortunio sul lavoro è un momento traumatico che può modificare la vita in proporzione alla disabilità che ne deriva. Il ritorno a casa dopo l’infortunio è per tutti un momento delicato, in quanto la residenza non deve essere vista come luogo fisico meccanicamente adeguabile ai mutamenti della vita, ma deve rivestire anche un ruolo di spazio ospitale, “terapeutico”, che si prende cura della persona, la sostiene e contribuisce a farla vivere meglio, nel contempo mantenendo tutte le caratteristiche prestazionali necessarie per tutti i fruitori della casa. Far permanere l’autonomia all’interno della propria residenza è uno dei temi prioritari che l’Istituto si prefigge nei confronti dei propri infortunati. L’autonomia significa non solo indipendenza, ma anche capacità di progettare la propria vita, entrare in relazione con gli altri, partecipare alla vita sociale. Autonomia di fruibilità del costruito, tramite l’utilizzo e l’applicazione di prescrizioni dedicate che non devono essere immaginate come “dedicate” in modo specifico alle cosiddette persone “disabili”,ma devono avere come “target” di riferimento l’ intera cittadinanza, con conseguenti benefici generalizzati, dal punto di vista economico oltre che da quello psicologico (minore sensazione di emarginazione). Per far fede a questi principi l’INAIL, nell'ottica di fornire un ulteriore segnale della volontà di concretizzare la “presa in carico” totale degli assistiti e tenuto conto dei nuovi orientamenti formatisi in materia di abbattimento delle barriere architettoniche, prevede di rimborsare interamente al 100% ( anche senza il contributo di altri Enti o Amministrazioni), le spese sostenute per l'abbattimento delle barriere architettoniche nelle abitazioni. L'erogazione delle prestazioni di assistenza protesica si realizza, di norma, nell'ambito di un “progetto riabilitativo individualizzato”, finalizzato al recupero delle capacità lese ed al reinserimento familiare, sociale e lavorativo della persona disabile. Il progetto riabilitativo individualizzato elaborato dalle professionalità INAIL trova nelle tematiche legate al superamento delle barriere architettoniche motivo di studio e di applicazione di soluzioni e criteri progettuali, frutto di consulenze tecniche mirate a ogni singolo caso. I Tecnici della Consulenza Tecnica per l’Edilizia, nella consapevolezza che le soluzioni tecniche conformi ai disposti di legge sono di difficile tipizzazione, tendono ad adottare e proporre soluzioni, sempre conformi alle specifiche legislative ma definite come “soluzioni alternative” che forniscono una equivalente o migliore qualità degli esiti ottenibili, miranti ad ottenere una piana accessibilità dell’involucro edilizio e del suo contorno in quanto aspetto determinante dell’opera e degli spazi costruiti. Tale approccio metodologico, frutto delle innumerevoli esperienze dirette, ha portato ad affrontare il tema delle “barriere” collegato all’accessibilità dei luoghi di vita quotidiani, con una tematica molto vicina ai principi e alle linee guida dell’Universal Design, che riassumendo in sintesi possono enunciarsi: 1. utilizzo equivalente: la progettazione deve essere vantaggiosa per persone con diverse capacità; 2. flessibilità d’uso: la progettazione deve adattarsi al più ampio spettro di capacità e preferenze individuali; 3. utilizzo semplice ed intuitivo: l’utilizzo delle attrezzature deve essere semplice da comprendere, indipendentemente dall’esperienza degli utenti, dalle conoscenze abilità linguistica e dal livello di concentrazione; 4. informazioni riconoscibili: il progetto deve comunicare le informazioni effettivamente necessarie, indifferentemente dalle condizioni ambientali o dalle capacità sensoriali degli utenti; 5. tolleranza degli errori: la progettazione deve minimizzare i rischi e le conseguenze negative di azioni accidentali o involontarie; 6. minimi sforzi fisici: la progettazione deve realizzare l’efficienza e il confort con il minimo sforzo; 7. misure e spazi adeguati per il raggiungimento e l’utilizzo degli oggetti: utilizzare spazi e misure appropriate per il raggiungimento, la presa, la manipolazione e l’utilizzo degli oggetti, indifferentemente dalle misure del corpo dell’utente, dalla sua posizione e dalla sua capacità di muoversi. L’applicazione dei principi citati alle modifiche sul costruito esistente risultano valore aggiunto per la realizzazione delle opere e per la loro agevole utilizzazione, in quanto permettono l’utilizzo dell’ambiente costruito comodamente e in modo sicuro anche da una “utenza ampliata”, quali i familiari conviventi e ospiti, senza alterare la cultura storica del vivere all’interno delle mura domestiche. Nell’anno 2008 e nei primi mesi del 2009, in applicazione ai principi sopra enunciati, sono stati effettuate numerose consulenze specifiche all’interno delle mura domestiche, con relativa erogazione di contributi. Per il solo anno 2008, l’importo complessivo finanziato a tal fine è stato di oltre € 289.300,00. Il “Punto Cliente” del Centro Protesi INAIL Che cos’è il Punto Cliente del Centro Protesi e perché si è sentita l’esigenza di creare uno spazio dedicato all’interno di una sede di Roma ? In considerazione del sempre maggior impegno dell’Istituto nell’individuare e fornire una gamma di servizi diversificati e personalizzati, volti a ridurre le problematiche che accompagnano le situazione di disabilità degli assicurati, è stato aperto un Punto Cliente del Centro Protesi INAIL Vigorso di Budrio anche a Roma. La scelta di insediare il Punto Cliente presso la Sede di Piazza 5 Giornate consegue al fatto che vi sono già localizzati il Centro Polidiagnostico della Direzione Regionale, con diversi ambulatori specialistici, e l’Area Medico Legale e “Prime Cure” della Sede di Roma Centro. Il Punto Cliente si pone i seguenti obiettivi: 1. Fornire un’offerta, il più possibile tempestiva, per la consulenza e la fornitura di ausili, protesi ed ortesi, carrozzine, etc…, supportando l’utenza nell’addestramento all’utilizzo. Tale obiettivo è stato elaborato in base alla conoscenza della casistica dei presidi ortopedici forniti negli anni precedenti dalle Sedi, al fine di stabilirne l’esatta tipologia e la quantità maggiormente richiesta e quindi consentire una tempestiva rispondenza alla domanda. 2. Fornire consulenze domiciliari. Tale servizio, al fine di superare le difficoltà inerenti gli accessi presso le Sedi INAIL nei casi di disabilità motoria più grave, prevede consulenze domiciliari, permettendo in tal modo la “presa in carico” globale ed integrata della persona disabile. 3. Stabilire un contatto più integrato ed ottimale con le Sedi INAIL , al fine di poter fornire una consulenza tecnica alle richieste dei presidi, personalizzandoli in base alle esigenze del paziente. Il Punto Cliente attivo nella Sede di Roma Centro rappresenta, quindi, un ampliamento della qualità dei servizi offerti dall’INAIL ed un punto di riferimento per il disabile, nell’ottica di nuova metodologia di lavoro, facilitante l’orientamento nel mondo dei servizi messi a disposizione dall’Istituto per favorire la riabilitazione, il reinserimento lavorativo e sociale dell’infortunato/tecnopatico. Al fine di conseguire tali obiettivi, presso la Sede di Roma Centro sono stati assegnati al Punto Cliente degli spazi, mentre altri sono in fase di realizzazione: • un locale per l’esposizione e l’adattamento degli ausili; • una stanza per accogliere gli utenti che scelgono di utilizzare quale fornitore il Centro Protesi INAIL ed ai quali siano stati prescritti dei presidi, al fine di accelerare la fornitura e le eventuali personalizzazioni della stessa; • la parte centrale dell’atrio della Sede, il cui progetto generale è in fase di definizione, ove sarà creato un nuovo showroom, presidiato dai tecnici di Vigorso di Budrio, per l’esposizione dei diversi prodotti e a cui potranno accedere sia gli utenti che le loro famiglie, sia il personale sanitario dell’Istituto (medici, infermieri, assistenti sociali). Allo showroom sarà associato anche uno sportello di front-line per l’accoglienza, il rilascio di informazioni e l’agevolazione dell’accesso ai servizi. Al fine di migliorare la fruibilità di quanto offerto dall’INAIL, la Direzione Regionale sta valutando la possibilità di attivare un servizio di fisiochinesiterapia, mirato a percorsi per l’addestramento all’utilizzo delle protesi, presso la Sede di Roma Aurelio. 5.3 Verso il cittadino Mesoteliomi : sinergie tra Istituzioni territoriali regionali per la ricerca attiva dei casi misconosciuti Il tema delle malattie professionali risente della difficoltà di reperire tutte le informazioni necessarie per il corretto dimensionamento del fenomeno. In particolare, molte sono le cosiddette malattie “perdute” o “sconosciute”, definite tali in quanto non denunciate dai soggetti affetti perché non c’è consapevolezza sulla possibile origine professionale . Quali iniziative sono in corso per superare questa problematica, specie su patologie gravi e dai prolungati tempi di latenza ? Qualche anno fa, il Segretario Generale della TUC (Trades Union Congress) ha dichiarato che “…Asbestos was the industrial plague of the 20th century, and its legacy will plague the 21st …” 1, denunciando drammaticamente come il problema legato all’amianto non si sia esaurito con la sua messa al bando. In effetti, l’esame dei casi di malattie professionali denunciati all’INAIL, legati all’esposizione lavorativa a tale agente lesivo, stanno dimostrando come non sia ravvisabile una flessione delle patologie asbesto-correlate, bensì come - e con particolare riferimento alle patologie tumorali - si stia rivelando esatta tale previsione. L’Istituto è pertanto chiamato a svolgere le sue specifiche funzioni, mirando ad attuare le proprie strategie di prevenzione, cura, riabilitazione, assistenza sociale e indennizzo, arrivando, attraverso la completa fusione dei propri intenti, a garantire la presa in carico del lavoratore ed una reale tutela globale ed integrata. Tuttavia, nonostante la crescita costante dei casi di malattia professionale, non si è ancora arrivati ad avere piena soddisfazione nella realizzazione della tutela di tutti i lavoratori malati (esposti o ex esposti), poiché i dati delle denunce non sembrano coincidere con i dati epidemiologici. Infatti, sebbene ormai sia di dominio comune la pericolosità dell’amianto, la difficoltà di reperire informazioni sull’esposizione professionale, nonché la fragilità psicologica e fisica dei lavoratori (in particolare quando affetti da patologie tumorali) e degli eventuali eredi, in caso di evento mortale già realizzatosi, influiscono sulla capacità razionale di avanzare la domanda di indennizzo all’INAIL. Partendo, quindi, dal presupposto che il fenomeno delle malattie di origine professionale non denunciate e/o segnalate è esteso a tutte le fattispecie, tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008 è nata l’idea di comunicare alla Regione Lazio – Area Sanità Pubblica il divario esistente tra casi attesi e quelli effettivamente rilevati di malattie professionali in genere, ma con particolare riguardo per il mesotelioma maligno, chiedendo all’Istituzione pubblica di diventare parte attiva nell’opera di sensibilizzazione degli operatori sanitari. Raccolto il nostro appello, il Dipartimento Sociale - Direzione Regionale – Programmazione Sanitaria, Politiche della Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro, prendendo spunto dalla frequente elusione degli obblighi legati all’art. 139 del TU 1124/65 e 10 del D.Leg.vo 38/00, nonché dai contenuti dell’art 53 del già citato TU, ha emanato una nota con la quale, rammentando i vincoli di legge, ha sollecitato i medici delle strutture pubbliche della Regione ed i medici di base sulla problematica delle malattie professionali, ritenendoli protagonisti non solo della diagnosi clinica, ma del primo approccio con la storia personale e lavorativa dei soggetti che si affidano alle loro cure. Nel 2006, inoltre, essendo stato istituito, presso il Dipartimento di Epidemiologia della ASL Roma E, il COR del Lazio per la gestione del Registro Regionale dei mesoteliomi maligni, con lo scopo di stimare l’incidenza della patologia e valutare la consistenza di possibili 1 Trad.: “L’asbesto era la piaga industriale del XX secolo e la sua eredità sarà la piaga del XXI”. esposizioni professionali ad amianto, abbiamo realizzato una sinergia di trasmissione di informazioni a doppio binario. Inizialmente, infatti, l’INAIL ha segnalato tutti i casi di mesotelioma in suo possesso dal 2001 al 2006, perché il COR regionale potesse costruire il proprio archivio di studio. Al contempo, però, dal 2008, è nata una metodologia di lavoro sperimentale in base alla quale il COR, una volta ottenute le notifiche dai soggetti tenuti alla segnalazione dei nuovi casi di mesotelioma, nell’effettuare i propri interventi di raccolta anamnestica, qualora supponga di trovarsi di fronte alla possibile origine professionale del mesotelioma, possa: • con il consenso del lavoratore e/o degli aventi diritto, redigere direttamente i certificati per l’attivazione dei procedimenti di competenza INAIL; • ovvero dare indicazioni agli interessati sulla possibilità, attraverso il medico curante, di produrre all’INAIL il primo certificato di malattia professionale. Tale modalità operativa offre un indiscutibile supporto sociale, non solo perché consente di inquadrare i casi di mesotelioma primitivi, distinguendoli da quelli secondari ad altra patologia, ma perché fornisce le prime notizie utili al riconoscimento dell’esposizione di natura professionale. Effettua, infatti, a monte una cernita dei casi effettivamente denunciabili, sostiene i lavoratori o gli aventi diritto nell’avvio dell’iter burocratico amministrativo INAIL, ed evita con la tempestività dell’informazione che in taluni casi sia dato luogo all’attivazione dell’istituto della prescrizione. La sensibilizzazione così effettuata ha permesso di registrare non solo l’aumento delle denunce di malattie professionali con certificazioni redatte direttamente dai medici ospedalieri, ma soprattutto di aprire, su 18 casi di mesotelioma denunciati nel 2008 alle nostre Sedi INAIL, ben 10 casi derivati a seguito degli accertamenti svolti dal COR e/o dallo SPRESAL. Tali numeri sono sicuramente destinati ad aumentare, tenendo conto peraltro che la previsione di massimo picco di comparsa delle patologie neoplastiche da amianto è stimato per il 2020/2025. L’auspicio per il futuro, pertanto, è che, ampliando attivamente il sistema di flusso informativo tra Istituzioni ed estendendolo anche ad altre fattispecie, si giunga al corretto inquadramento del fenomeno delle malattie professionali, al fine di realizzare la reale tutela di tutti coloro che, desiderando una vita dignitosa, si sono ammalati a causa del lavoro. 5.4 Verso gli stranieri Progetto lavoratori stranieri: il lavoratore straniero e i suoi diritti Il profilo “sociale” dell’INAIL ha una sua espressione particolarmente efficace nell’apertura verso le comunità straniere, ormai sempre più presenti - come emerge anche dall’analisi dei dati occupazionali - nel tessuto produttivo del Lazio. Quali modalità di raccordo con culture spesso molto diverse sono state messe in campo per agevolare un dialogo non più differibile ? Nell’ambito delle politiche dell’Istituto intese a promuovere e diffondere la cultura della sicurezza sul lavoro, la Direzione Regionale Lazio ha avviato una campagna di sensibilizzazione e divulgazione rivolta ai lavoratori stranieri presenti sul territorio regionale, a partire dalla presentazione dell’opuscolo multilingue "Stranieri e INAIL: infortuni e sicurezza". Al fine di rendere un servizio sempre più vicino ed attento alle esigenze del cittadino, il 18 giugno 2008 è stata organizzata una giornata informativa diretta a datori di lavoro e lavoratori stranieri presenti sul territorio, con particolare riguardo al settore edile, vista la significativa concentrazione dei lavoratori stranieri provenienti dai paesi dell’Est europeo e dai paesi arabi occupati in questo settore lavorativo.< L’opuscolo, distribuito gratuitamente in tutte le Unità territoriali Inail e presso la Direzione Regionale, è stato divulgato in otto lingue (arabo, rumeno, polacco, ucraino, inglese, albanese, francese, italiano) al fine di fornire un’informativa completa ai lavoratori stranieri ed italiani in merito agli obblighi del datore di lavoro e del lavoratore, all’organizzazione del servizio di prevenzione e protezione, al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ed alle azioni concrete di prevenzione da osservare nello svolgimento dell’attività lavorativa. Nell’opuscolo sono indicati anche gli indirizzi delle Unità territoriali INAIL cui rivolgersi in caso di infortunio o malattia professionale. In considerazione della grande adesione all’iniziativa promossa, il giorno 8 ottobre 2008 la Direzione Regionale Lazio ha realizzato, unitamente alla Direzione Regionale INPS, una giornata informativa “Il Lazio incontra l’Egitto”, diretta ai lavoratori e datori di lavoro egiziani. L’iniziativa è scaturita da una sinergia avviata tra la Direzione Regionale Lazio ed il Consolato d’Egitto a Roma, con l’obiettivo di contribuire ad informare e formare i lavoratori egiziani presenti sul territorio regionale in merito ai diritti, ai doveri ed alle tutele accordate ai lavoratori in caso di infortunio, agli obblighi assicurativi ed ai requisiti richiesti per maturare il diritto alla pensione. La Festa interculturale per la sicurezza in edilizia Una domenica a piazza Vittorio: che cosa succede quando l’INAIL esce dalla sede per incontrare altre culture ? L’attenzione della Direzione regionale si è focalizzata in maniera mirata verso i lavoratori stranieri, per i quali le strategie prescelte sono state quelle relative alla informazione ed alla formazione. Per la prima, è stata posta in essere un’azione comunicativa avente come obiettivo quello della diffusione della cultura della prevenzione, per la quale è stato tradotto un opuscolo informativo sui rischi lavorativi e le conseguenti azioni di prevenzione nelle otto lingue maggiormente presenti sul territorio regionale; per la seconda, si è fatto ricorso ad una “dimostrazione diretta” dei comportamenti corretti da tenere sui luoghi di lavoro. Il settore oggetto di azione è stato quello dei cantieri edili che, notoriamente, rappresenta il canale lavorativo dove maggiormente sono presenti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori. L’azione comunicativa si è ulteriormente esplicata attraverso la realizzazione di un evento popolare dal carattere “itinerante” in ambito regionale: la Festa interculturale per la sicurezza in edilizia. Si è trattato di una giornata “open” nel corso della quale si è discusso di diritti sindacali e sanitari ma, soprattutto, di prevenzione e sicurezza sul lavoro attraverso “dimostrazioni pratiche sull’uso dei dispositivi di protezione individuale” che l’INAIL - Direzione Regionale Lazio ha donato gratuitamente ai lavoratori edili nel corso della dimostrazione. La scelta è scaturita dalla lettura dei dati infortunistici riguardanti questa categoria di lavoratori: sono stati 171.000 gli occupati nel settore delle costruzioni nel Lazio, come risulta dalla media elaborata dall’ISTAT per l’anno 2008. A fronte di tale dato occupazionale l’Inail, sempre nello stesso anno, ha registrato nel territorio regionale, per la totalità delle gestioni agricoltura industria servizi e dipendenti conto stato – 57.924 infortuni, di cui, 5.041 hanno interessato il settore delle costruzioni; di questi, ben 3.574 si sono verificati nella provincia di Roma, 476 in quella di Frosinone, 427 in quella di Latina, 382 in quella di Viterbo e 182 in quella di Rieti. In sensibile diminuzione risultano, nel 2008, gli infortuni mortali nel Lazio: 78 contro i 100 del 2007: Di essi ,15 hanno riguardato il settore delle costruzioni e ben 8 hanno avuto luogo nella provincia di Roma. Entrando nel merito degli infortuni accaduti nel Lazio a lavoratori stranieri, nel corso del 2008 se ne sono registrati 5.594, di cui 1.871 a carico di lavoratori rumeni ed in particolare 1.454 nella sola provincia di Roma. A seguire, le comunità nazionali maggiormente colpite dagli infortuni sono state quella albanese con 251 casi e quella polacca con 247. Gli infortuni mortali accaduti a stranieri nel 2008 sono stati 14 rispetto ai 78 che hanno interessato il Lazio. Guardando al settore delle costruzioni in particolare, gli infortuni agli stranieri sono stati, sempre nel 2008, 1.034, di cui 838 nella provincia di Roma, mentre quelli mortali sono stati 6, di cui ben 5 sono avvenuti a Roma. Per raggiungere la maggior parte dei lavoratori stranieri l’Inail Lazio non è stato solo in questa operazione, ma ha agito in sinergia con Comune, Provincia e Regione, il CTP di Roma e provincia, la ASL RM A – E –G, la Cassa Edile di Roma e provincia, la Edil Cassa del Lazio, l’ACER, la Formedil, il Cefme, le Organizzazioni sindacali CGIL – CISL e UIL, l’Università Roma Tre e la Comunità di S. Egidio. La festa, infatti è nata a seguito di una indagine sugli infortuni in edilizia accaduti a lavoratori stranieri a Roma e da un’analisi sulla effettiva conoscenza del rischio, da parte degli stessi, condotta dall’Inail e dalla ASL RM A, dalla quale sono emersi bisogni informativi di questa categoria di lavoratori con particolare riguardo ad una formazione linguistica mirata. La scelta di far ricadere l’evento nella giornata di domenica è stata determinata, invece, dalla precisa volontà di far partecipare all’evento i lavoratori stranieri unitamente alle proprie famiglie, per trasmettere messaggi rassicuranti in ordine alla loro accoglienza ed integrazione con i lavoratori e cittadini italiani, oltre che per renderli consapevoli di essere destinatari, non solo di doveri, ma anche di diritti in particolare modo dell’irrinunciabile diritto alla salute. Read: “Devo dire, caro Net, che in quest’ultima tappa del nostro viaggio sei stato un preziosissimo paracadute, che mi ha davvero consentito di lanciarmi senza timori al centro di un mondo che presenta i pericoli più diversi. Ho veramente capito che, per chi si trova in situazione di bisogno, occorre mirare in modo personalizzato l’intervento più giusto, ascoltando le esigenze più svariate ed aprendosi alle modalità di lavoro più adeguate alla circostanza”. Conclusioni Se ripercorro con la mente il viaggio che abbiamo fatto attraverso tutti i capitoli di questo Rapporto Annuale, caro Net, mi sembra quasi impossibile aver attraversato ambienti così variegati, conosciuto interlocutori istituzionali così diversi, allacciato rapporti con persone così numerose ! Lo studio dell’ambiente esterno, la pazienza nel tessere relazioni, la propensione all’ascolto di chi ci sta davanti sono gli strumenti che mi hai fornito come chiave di lettura e che mi hanno consentito di spostarmi dall’interno di un contesto opaco ed irto di vincoli ad una veduta prospettica sul mondo, dal chiuso di un palazzo di mattoni alla trasparenza di una casa che apre le sue porte alla piazza. E’ proprio questo passaggio da un approccio ad un altro mi ha permesso di conquistare un avamposto prospettico dai larghi orizzonti, dal quale sarò in grado di contemplare meglio scenari futuri e di ipotizzare con più cognizione di causa le strade da intraprendere. E magari, perché no?, potrò riversare l’esperienza maturata qui anche in altri contesti, modulandola secondo i parametri di altre culture e di altri tessuti sociali ed economici, così recuperando quell’artigianale meticolosità che è tipica di chi è abituato a volgere pensieri e parole in altri idiomi. A testimonianza di ciò, nel ringraziarti di avermi accompagnato lungo tutto il percorso, ti lascio in dono una poesia che sintetizza il valore della saggezza e della tradizione poste a fondamento dell’agire lavorativo, perché la cultura si divulga facendo. E questo è un insegnamento metodologico che si può esprimere in tanti dialetti diversi mantenendo la stessa valenza. Che ne dici, Net, ora ti guido io nella lettura ? APPENDICE . COLTIVA LA CULTURA Ogni parola cià un significato che nun è sempre quello che viè dato: su ’n fatto, n’argomento - ’na parolapoi se trasforma…. p’esse annata a scola. Da Cortivà: - C U L T U R A - s’è allargata ! e cresce su ’na tera concimata, che dava i frutti solo pè natura e mò dè questo nun è più sicura. CULTURA – vò rinasce tra la gente: che ha visto venì su , che ha sempre amato: tra chi..sà tutto e- chi nun sà niente- Diventa poi un valore dè Diritto, caratterizza er senso dè ’no Stato, da quarche parte poi stà pure scritto! E ..noi? COLTIVATORI…. da ’NA VITA! e cò la tera in mano – tra le ditanell’INAIL: - che lavora e che s’attrezza “ annamo a cortivà la SICUREZZA ! Pure er lavoro sai và cortivato, “A sta’ sicuri – poi, ce sè guadagna ! ” Cortiva solo p’esse rispettato, pè fa vedè ch’esiste ’…stà Campagna!- ROBERTO CIAVARRO Nota per la lettura: la “e” è muta, non si pronuncia, tranne quella accentata oppure di inizio parola o di congiunzione. FA CRÈSCE LA CULDÙRE Ogne paròle tène nu sènse, nu valòre nizziàle ma na ‘rremàne ssèmbe origginàle sope a nu fatte, nu raggionamènde, na paròla pote cangià comblètamende. Da tenerèdde – Culdùre – se jè ngrassàte! e crèsce jìnde a la tèrre chengemàte ca fasce le frutte sùle pe nature e mò pe stù fatte, na ‘jè cchiù secure. Culdùre - vole ternà mènze a la gènde: ca jè viste crèsce e ca canòsce, mènze a ci ..sape tutte e a ci … non sape njiènde. Addevènde po’ nu valòre de Diritte, vole disce ca s’appartène a na Nazziòne, da ngualche vanne stà pure scritte! E… nnu? Chezzàle sime e chezzàle se remane! De tèrre so mbrattate le‘mmane e jinde all’ Inaìlle: ca travàgghie e ca se attrèzze – “ sciame a ffà crèsce la Securèzze!” Pure la fatìche a va jèsse curate, e ppò ce sì secùre, jè tutte guadagnàte! S’avà travagghià a ttutte vanne percè sta GAMBÀGNE avà venì fore granne granne! Dalla Puglia in dialetto Barese – Umberto de Santis, Giustina Fasano ed …. altri COLTIVA LA CULTURA in bolognese Tótti al parol, i han un significhet c'al n'è brisa saimpar qual d'ureggén, soura un fat, soura un argumaint una parola la pol cambier significhet pr'essar sté studié, (pr'essar andé a scola). La parola cultura la deriva da cultiver ma quasta parola la sé slarghé in dal tamp l'ha ciapé un spazi più grend - con presunzion e la crass in d'na tera cunzimé c'la deva i su frutt naturèl e pr'al fatt que la n'é piò sicura. Coltura la vól rinàsar tra la so zaint, cl' ha saimpar amé, tra qual chi al sa incòsa (o al painsa ad savàir incòsa) e qual che an sa gninta. Cultura al pol dvinter un valur ad drétt, al rapresenta al sains d'un Stèt, al sta anch scrètt da qualc benda (l'è scrétt anch in di valur d'la Costituzian) E no' (all'Inail) ? Nuetr a sèm cultivadùr da saimpar. A cultivèn la vétta (cultivadùr da una vétta) e aven la tèra fra'l dida (in sains figuré) in d'l Inail c'al lavaura e c'al's prepera par feral, andèn a cultiver la sicurazza. Anch al lavurìr al va cultivé. Ad esar sicur e prudent po' a si guadagna. Cultiva sòul pr'al fat d'esar rispeté e par fer vaddar sia dintar che fora c'a' ié sta campagna (intaisa sia come tera da lavurer sia come un gran program d'informazion) COLTIVA LA CULTURA Ogni palor’ havi n significatu Ca spissu nunn’è chiddu ca cc’è datu Supra ri nfattarieddu - na paloraSi cancia… a-ssecunna ri la scola. Crisci a - C U L T U R A – fora siminatu E accarpa nta na terra cco nitratu Ca prima rava fruttu naturali Ma ora chissu rittu cciù nun mali. C U L T U R A - vo tturnari tra la gghenti C’ ha rrinisciutu e c’ha vvulutu bbeni Tra cu’… sa’ tuttu e cu’ nun sapi nenti C’Appui pigghja valuri di Dirittu rannu sustanza a lu Paisi unn’eni A noccu bbanna si cci leggi scrittu! e…nui? ca tutt’a vita siminammu e a terra i vrazza e i nuosci manu rammu all’Infortuniu: ca sturìa e strummenta comu u travagghju sicuru addiventa! Macari chissu ha ssiri curtivatu ca cu’ travagghja, certu, cci varagna! Simina, ca puoi siri rispittatu e mmùscicci ca cc’eni…sta Campagna. ROBERTO CIAVARRO Pippo Di Noto N.B.: in dialetto siciliano, INAIL = Infortuniu Coltiva a cultura.. Ogni palora, ava nu significatu cchi on è sempa u soi, supa nu fattu, supa n’argomentu, nà palora po’ cangiara sensu pecchì jiu ala scola. Cultura, e coltivara vena, ma sa palora ccu tempu, on esta cchiù a stessa, pigghiau nu spaziu cchiù randa, ccu presunziona, e crisciu a na’ vota supa na terra concimata cchi dava i frutti soi, naturalmente ma de su fattu, mò sicura cchiu non esta. Cultura, vò ma nascia n’atra vota ammenzu i genti soi A cui sempa voza bene, tra chiddi cchi sannu tuttu e cchi non sannu nenta. Cultura po’ essera e po’ dara dirittu E, senzu duna a lu Statu; accussì si lejia puru nta ncuna vanda! ( o megghiu nte valori da Costituziona). E nui? (all’INA’IL) Nui simu coltivatori da na vita, e la vita coltivamu, e quindi ppe certu avimu a terra nte li mani, nte li jiriti; nta l’INA’IL cchi lavora e sempa si prepara, a sicurezza vena coltivata. Puru u lavuru s’ava e coltivara, ppe avira a sicurezza, poi, è megghiu assai, s’ha de coltivara ppe avira rispettu, e ppe mustrara ca, intra e fora, sta campagna e valori e de notizii daveru, nc’è ALESSANDRO ARISTIPPO ( CALABRIA ) COLTIVA LA CULTURA ‘gni parola vol di’ qualcosa che nn’è sempre la stessa, dipende da dua s’adopra, su certi fatti, si un’ c’ha studieto po’ esse tutta ‘n’antra cosa . Da coltiva’: CULTURA – daie daie, ha chiappeto anche ‘n antro senso, più profondo, anche si nn’è robba per nuatre. Si c’ pense ‘n attimo , anche quista cresce su terra bona Na volta però t’ha i frutte c’ penseva da lia la natura Adesso i tempe son cambiete e nn’è più a cussì, si ‘n c’mette d’ tuo ‘n vien più niente CULTURA vole arnasce tra nuatre del posto Che ‘n fondo ‘n fondo, ce sem’ sempre volute bene Anche se c’è quillo c’ sa ‘nni cosa e quillo che n’ sa niente. ‘na volta arnata ‘n mezzo a tutt’ nuatre c’ semo i su’ cocchi Potria esse ‘n valore d’ diritto c’ potria esse ‘l senso d’ ‘no stato, l’onno scritto anche ton qualche posto E nualtri c’en fatto sempre i contadini e c’ c’emo sempre la terra sotta a ‘i ogna sapemo che a l’INAIL che s’ da da fa e s’e ingegna per piantà ‘sta sicurezza tocca lavorà per bene perché alla fine c’ s’ quadagna’ tutti si facem per bene c’ levronn tant’ d’ cappello cusi i facem vedè che ‘l podere c’ cion deto l’ tenem mbompò bello VALENTINO PELUCCA ( DIR. REG. UMBRIA ) COLTIVA LA CULTURA Ogni parola la ga un so significato che pol cambiar nel tempo: su de un fato o un argomento ‘na parola pol essar trasformada…. parché ghe se fa ‘na notolada. (ragionandoghe sora) . CULTURA – vien da Coltivar Ma sta parola vol dir ‘desso tante più robe de ‘na volta, e la se ga slargada, ( la ga ciapà un spassio più grando, co presunsion) e la cresse su ‘na tera conçimada che ‘na volta la dava i so fruti naturali e ‘desso, de sto fato, no la xe più sicura. La CULTURA – vol rinassar tra la so zente: tra quei che ga visto nassar e venir suso, tra quei che ga sempre amà: tra quei che sa tuto e quei che no sa gnente! La CULTURA – la pol deventar un valor de Dirito, la pol dar el senso a un Stato, che xe anca scrito da qualche parte (nela Costitussion par esempio)! E ..nialtri? COLTIVADORI…. da ‘na vita! e co la tera in man – tra i déine l’INAIL: - che lavora e che se inzegna – sempre de prèssa ’ ndemo a coltivar la SICURESSA ! Anca el lavoro, ti sa, và coltivà, “A essar sicuri – de zonta - se guadagna! ” Ti ga da Coltivar la sicuressa solo par el fato de essar rispetà, par far vedar che ghe xe veramente…’sta Campagna …de sicuressa! PISONI ELISA ( Veneto ) C0LTIVA LA CULTURA Ogni parola tè nu significat Che n’è semb quill original, ngop nu fatt, ngopa n’argoment na paròl po cagna p’ess stat oggett e studj (p’esse annata a scola) CULTURA vè da coltivare Ma chessa paròl ze allariat rend u timb, a piat nu spazj chiu gruos-c’ presunzion-, e cresc ngop a na terra congimat che rev I frutt suw natural e di quiss fatt mo n’è chiu sicur. Cultura vò rnasc miez a la genta so ca semb amat, tra chi sa tutt cos (o presum e sape tutt cos) e chi nn sa nient. CULTURA vò diventà nu valor d diritt, caratteriz nu siens d nu stat, sta pur scritt da cac part ! (sta scritt pur rend I valor de la costituzion). E nu? (ALL’INAIL) Nu sem cultivatur da semb e cultivam la vit (Cultivatur da na VITA) E tenem la terr n’man tra l’ rit, nell’INAIL ca fatìa e s’attrezz p’ farl, jamm a coltivà a sicurez. Pure la fatia va coltivat, ad ess’ sicur po – c’ s’ guadagnacultivà sul pù fat d’esse rispettat e p’ fa vedè sia dentr c’ for ca esist stà campagn. MOLISE ( MELILLO ROSANNA ) COLTIVA LA CULTURA Ogni parola la ga el so significato che no l’è sempre quello de na volta, su n’aveniment, n’argoment la pol cambiar per esser stada studiada CULTURA la ven da coltivar, ma sta parola la s’ è slargada nel temp e la ha ciapà en valor pù grant con presunzion e la cresce su na terra conzimada che la deva i so frutti naturali e de questo no l’è pù sicura. CULTURA la vol rinascer en tra la so zent che la ga semper volù ben, tra quei che sa tut e quei che no sa gnent CULTURA la pol deventar en valor de Diritto, la serve a determinar el senso de en Stato, anche da qualche banda el sta scritto – vedi la Costituzion – E noialtri ? sem coltivatori da sempre e coltiven la VITA e gavem la terra en man n’tra i dedi, nell’INAIL che la laora e la se enzigna per farlo nen a coltivar la SICUREZZA Anca el lavoro el va coltivà, a esser sicuri po’ se ghe guadagna, coltiva la sicurezza sol per esser rispettà e per far veder sia dentro che fora, che esiste sta campagna de lavoro e de informazion. Silvio Bertoldi Direzione Provinciale di Trento ( tradotta da Mario Bertoldi ) Da Ancona CULTIVA LA CULTURA Ogni parola cià un significato che nun è sempre quello che viè dato: su ’n fato, n’argumento - ’na parolapoi se trasforma…. pr’esse’ ndata a scola. Da Cultivà: - C U L T U R A - s’è allargata ! e cresce su ’na tera cuncimata, che dava i frutti solo pe’ natura e mò de questo nun è più scigura. CULTURA – vò rinasce tra la gente: che ha visto venì su , che ha sempre amato: tra chi..sà tuto e- chi nun sà gnente- Diventa po’ un valore de Diritto, carateriza el senso dè un Stato, da qualche parte po’ stà pure scrito! E ..no’? CULTIVATORI…. da ’NA VITA! e cò la tera in mano – tra le ditanell’INAIL: - che lavora e che s’atreza “ ‘ndamo a cultivà la SCIGUREZA ! Pure ‘l lavoro sai và cultivato, “A esse sciguro – po’, ce se guadagna ! ” Cultiva solo pr’esse rispettato, pe’ fa vedè ch’esiste ’…stà Campagna!- MERLI ELISABETTA ARA SA CULTURA Ogna fueddu tenidi unu significau ca non est sempri cussu narrau: appizzu de unu fattu o unu argumentu unu fueddu poridi diventai unu monumentu. Sa cultura benidi de arái ca boli nai marrai cùstu fueddu s’est ammanniau candu danti nominau, Sa cultura est allonghiada donàda fruttùsu ispontàneusu appizzu de una terra ledamada, adi pigau unu logu prus mannu chi non est unu scrannu. Sa cultuta bolidi torrai a násiri immesu a sa genti, in mesu a chini scidi tottu et chini non scidi nudda ca est sempre in sa menti. Sa cultura poridi diventai un arricchimentu, et segnada su sensu de unu Stadu, aicci cumenti in calanc’unu logu’est scrittu! Et nosu? Nosu de sempri aradorisi seusu et sa terra in manu in mesu de is didus teneusu, et arausu sa vida appizzu de sa terra ledamada inz’Inail traballadora et ca si donada de fai, sa sigùresa bolidi arái . andada aráu su traballu puru, et ci guadangiasa chi sesi sigùru ara scetti po su fáttu de ti fai rispettai, et po fai biri aintru e afforas ca esistidi custa kampàña chi ti poridi salvai. MARCO SBRESSA ( D.R. Sardegna ) RINGRAZIAMENTI Rapporto Regionale 2008 Direttore Regionale: Antonio Napolitano Il Rapporto è stato scritto a ventisei mani da : Ester Arena Simona Barca Annunziata Bovio Lucia Bramante Maria Ciciriello Francesco Di Blasi Alberto Del Grande Antonio Di Sora Letteria Rita Isola Simona Nicolò Mario Panzieri Massimo Pizzuto Vittoria Rossi …ma oltre che a loro, un grazie particolare va alla geniale intuizione artistica dei disegnatori: Fabrizio Andreangeli (creatore di Read) Crescenzo Zito (creatore di Net) …e a quanti, con certosina pazienza, hanno rielaborato graficamente le immagini: Carla Belli Giuseppe Capitani …senza poi dimenticare, per il fattivo supporto offerto nel “confezionare” copertine e tabelle: Stefano Albrizio Fiorenza Barile Non è finita: chi si è riletto un numero imprecisato di volte tutti i capitoli per evitare le incoerenze, le ripetizioni, i refusi, ecc. ecc. ? Fiorenza Barile Annunziata Bovio Letteria Rita Isola C’è poi da ricordare il backstage di chi ha lavorato per raccogliere tutti i contributi e renderli presentabili per il pubblico: Annunziata Bovio Mariolina Miccoli E, questa volta veramente infine, un ringraziamento collettivo all’autore della poesia in vernacolo: Roberto Ciavarro, su sollecitazione di Antonio Napolitano …e a quanti si sono dilettati nella sua traduzione in tanti altri dialetti ! E’ stato un bel lavoro di squadra , grazie veramente a tutti !