"Dallo spirito di servizio
allo spirito di solidarietà"
RAPPORTO ANNUALE
REGIONALE 2008
Il rapporto regionale 2008
Indice
Prefazione del Direttore regionale
Guida alla lettura
Parte prima
Capitolo 1 Il quadro macroeconomico e occupazionale
1.1. Il quadro macro-economico nazionale
1.2 Il quadro macro-economico regionale
1.3 Il mercato del lavoro regionale
1.4 La situazione delle imprese regionali
1.5 Proiezioni al 31 dicembre 2009
Capitolo 2 L’andamento degli infortuni sul lavoro
2.1 Analisi dei dati al 31.12.2008
2.2 Infortuni di lavoratori stranieri
Capitolo 3 L’andamento delle malattie professionali
3.1 L’ analisi dei dati al 31.12.2008
3.2 Malattie professionali di lavoratori stranieri
3.3 Fattori di rischio ed indicatori strutturali di rischio per il territorio regionale
Parte seconda
Capitolo 4 L’azione di prevenzione della Direzione regionale
4.1
4.2
4.3
4.4
Profili metodologici
Il Centro Studi per la formazione e la prevenzione-CESFOP
Flussi informativi: dal dato all’informazione
Formazione e informazione
Capitolo 5 La Direzione regionale verso il sociale
5.1 Profili operativi
5.2. Verso l’infortunato
- Accessibilità e superamento delle barriere architettoniche.
- “Punto cliente “ del Centro protesi Inail
5.3 Verso il cittadino
Mesoteliomi : sinergie tra istituzioni territoriali regionali per la ricerca attiva dei
casi misconosciuti
5.4 Verso gli stranieri
Progetto lavoratori stranieri: il lavoratore straniero e i suoi diritti
La Festa interculturale per la sicurezza in edilizia
Conclusioni
Appendice:
Poesia “Coltiva la cultura”
Ringraziamenti
PREFAZIONE
Ancora una volta siamo qui a discutere di infortuni, morti sul lavoro, malattie professionali,
senza mai ignorare però che, dietro ai numeri su cui ragioniamo, ci sono delle persone,
fatte di carne ed ossa, che di quei numeri hanno vissuto – pagandola amaramente,
drammaticamente sulla propria pelle - la tragica realtà. Non penso solo agli infortuni
mortali con il loro carico devastante di abbandono e disperazione: penso a tutti quegli
eventi che, comunque, in modo più o meno grave intaccano, minandola, l’integrità della
persona.
Ed allora occorre interrogarsi su quanto ancora possiamo fare, lanciare la mente oltre gli
steccati del pensiero dominante e cercare nuovi sentieri sui quali avviare l’azione di lotta
ai rischi che dal lavoro scaturiscono .
La prevenzione degli infortuni sul lavoro deve compiere necessariamente un salto logico,
passando dallo stato di emergenza culturale a quello di emergenza fattuale .
Nel decennio che ci ha preceduti si è avvertita la necessità di dare vita ad un fenomeno
di sensibilizzazione culturale: molto è stato fatto passando per la carta stampata, per le
testate televisive, per le aule di formazione ed i banchi di scuola.
Certo, molto resta ancora da fare, ma i risultati raggiunti in termini di conoscenza del
fenomeno infortunistico da parte della società civile possono considerarsi soddisfacenti,
così come l’impianto informativo-formativo in materia di prevenzione può ritenersi
sufficientemente consolidato.
Anche il battage messo in atto da Stampa, Istituzioni e Parti sociali ha portato un
contributo significativo, alzando il tasso di sensibilizzazione ed il livello di allerta.
Il decennio della “cultura della prevenzione”, suggellato dall’approvazione del Testo
Unico Sicurezza - per alcuni aspetti forse migliorabile, ma lodevole nel suo impianto
garantista della incolumità dei lavoratori - deve cedere il passo ad una nuova stagione,
quella della “prevenzione agita“: prevenzione non più e non solo come categoria del
pensiero e dunque consapevolezza di esposizione a rischio, ma come dimensione
dell’agire e dunque consapevolezza di sottrazione dal rischio.
Una cultura del fare che mi trova personalmente in piena sintonia, in forza delle mia
precedente esperienza professionale di lavoro in cantiere .
Cultura che necessariamente si accompagna al ritorno ad una dimensione “collettiva” del
lavoro, quella dei costruttori delle grandi cattedrali del passato, uomini che hanno
consegnato alla storia non i loro nomi ma le loro opere, lavorando fianco a fianco con la
consapevolezza, umile e grandiosa al tempo stesso, di essere parte integrante di un
unico progetto, trascendente la loro storia personale e il loro tempo storico.
Il salto logico “da cultura a comportamento “ si ricollega ad un’altra grande, piccola
rivoluzione: la riscoperta della saggezza dei mestieri, intesa come distillato
dell’esperienza di quanti ci hanno preceduti nel tempo. Sarebbe bene recuperare in tutti
gli ambiti in cui è possibile la tradizione, per cui i vecchi tramandano ai giovani il knowhow di una vita lavorativa, cioè regole da osservare e piccoli gesti da mettere in atto.
Saggezza e tradizione sono valori che, se accettati e posti a fondamento dell’agire
lavorativo, ci portano a considerare l’uomo sul posto di lavoro non come risorsa o
capitale umano – dunque, fattore tecnico secondo la logica dell’ efficientismo produttivo ma come persona: dunque, individualità imperfetta e complessa, da mettere in relazione
con l’ambiente e i compagni secondo una logica di condivisione e solidarietà, in piena
sintonia con quel nuovo umanesimo che va affermandosi nella società come esigenza
vieppiù imprescindibile di riscoperta degli autentici valori fondanti l’umana esistenza.
Condivisione e solidarietà sono concetti che mi ricollegano a quello della rete che,
come avrete modo di scoprire nelle pagine che seguono, rappresenta il fil rouge di
questo rapporto, un filo rosso che unisce i contenuti secondo un percorso logico che parte
dalla rete come reticolo di situazioni di contesto date e non modificabili, per passare alla
rete come network ed infine come strumento di protezione ed inclusione sociale .
Antonio Napolitano
Guida alla lettura
Mi presento: il mio nome è Net.
Sono la Guida che ti accompagnerà, caro Read, nella lettura di questo Rapporto
Annuale attraverso un percorso che ha come filo conduttore la Rete.
Eh già, perché la mia vita si muove tutta ad alta velocità su autostrade di fibre
ottiche, tra snodi strategici, svincoli mediatici e qualche volta ingorghi comunicazionali.
Non so se per te è lo stesso, ma io mi rendo conto che ormai non riesco più a fare a meno
dei contatti via internet, della connessione ininterrotta con l’esterno, insomma di un
sistema integrato.
Il fatto è che la Rete, prima di diventare tale, è un contorto reticolato, una matassa
da dipanare che rischia di avvilupparci tutti come in una ragnatela mortale, se non siamo
più che bravi a destreggiarci tra le vischiosità dei suoi sentieri.
Se vorrai seguirmi, ti condurrò in un viaggio irto di rischi e pericoli, ma anche
straordinariamente affascinante: ci addentreremo al centro di un labirinto nel quale
cercheremo di trovare il filo di Arianna, con il quale si intrecciano quotidianamente le
maglie di un tessuto di relazioni che siano ben strette sia tra le componenti interne
all’INAIL, sia tra l’INAIL ed altre “emittenti” esterne ad esso.
Ti porterò poi nelle zone in cui l’intervento in via prevenzionale è avvertito come
urgente e per fare questo ci aiuteremo con gli strumenti formativi e organizzativi di cui, noi
dell’Inail Lazio, ci siamo attrezzati, con le mappe di rischio che abbiamo disegnato e
soprattutto con i rapporti che giorno per giorno cerchiamo di consolidare con le Istituzioni
competenti.
E finalmente, arriveremo a tutte le persone che concretamente hanno bisogno
dell’INAIL, sostenendole con una rete di protezione montata appositamente per attutirne
le cadute e offrendo tutti i sostegni possibili. Ultimo traguardo, ma non certo per
importanza, è quello di arrivare a ricomprendere a pieno titolo nella nostra fascia di tutela
gli stranieri.
Ti ho tracciato il percorso di navigazione; ma qual è la prospettiva di tutto ciò, il
punto di fuga da tener d’occhio ?
Certo, ogni volta che mi metto in viaggio inoltrandomi nel vertiginoso convergere di
tutte le maglie verso quello che appare come un unico punto lontanissimo, non so mai se
alla fine mi troverò dentro o fuori la Rete; né se la Rete sarà così elastica da contenermi
adattandosi, o se invece si smaglierà. Ma se poi penso che alla stessa velocità ho già
superato chissà quanti altri punti prima di quello che raggiungo di nanosecondo in
nanosecondo…beh, allora mi dico soddisfatto !
E non avrà più senso chiedersi se alla fine di questa avventura saremo dentro o
fuori la Rete, perché in realtà ci troveremo sempre all’interno di una Rete che noi stessi
avremo contribuito a costruire ogni giorno con impegno, stringendo le mani che ci saranno
state tese e sciogliendo i nodi che avranno intralciato il nostro cammino.
Ma il goal più importante, quello che realizzeremo davvero grazie alla costanza e
alla caparbietà del nostro agire, sarà l’aver sparso il seme di una cultura nuova che magari
comincerà a germogliare secondo piani talvolta imperscrutabili, altre volte scontati, ma che
sarà sempre pronta ad aprirsi ai mille linguaggi di un ambiente in perenne trasformazione.
…Allora che ne dici, Read, partiamo ?
PARTE PRIMA
Net: “Come prima tappa del nostro viaggio ci immergiamo nei meandri
dell’ambiente che ci circonda, che è un territorio unico e irripetibile rispetto a tutto il resto
d’Italia. Esploreremo gli angoli più reconditi del mercato del lavoro laziale per capirne le
specificità ed analizzeremo il fenomeno degli infortuni e delle malattie professionali che si
manifesta entro i confini della regione, per conoscere appieno tutti gli elementi utili ad
orientarci”.
CAP. 1 - IL QUADRO MACRO–ECONOMICO E OCCUPAZIONALE
Qual è il tessuto economico-sociale che connota il Lazio ? In quale contesto generale si
inserisce e quali ne sono le peculiarità ?Quali i possibili scenari futuri ?
1.1 Il quadro macro economico nazionale
Nel corso del 2008 la crisi internazionale ha provocato una riduzione dell'attività
economica particolarmente intensa. La sfavorevole fase ciclica e l'elevata incertezza,
alimentata dalla crisi dei mercati finanziari, hanno determinato un peggioramento del
clima di fiducia delle imprese e delle famiglie.
Tuttavia, il problema della bassa crescita per la nostra economia non nasce con l’attuale
recessione, ma è strutturalmente legato al forte tasso di indebitamento dello Stato italiano.
L’Italia, infatti, negli ultimi 15 anni è cresciuta in termini di PIL mediamente meno dell’ 1%
all’anno rispetto alla media UE. La realtà economica del Paese ha, comunque, dato prova
di grossa capacità reattiva grazie alla peculiarità del tessuto produttivo italiano,
composto per la gran parte da piccole e medie imprese, flessibili e territorialmente
concentrate in ambito per lo più’ provinciale. Quest’ultima circostanza - cioè il
dimensionamento a livello provinciale della PMI - genera, peraltro, una situazione di
squilibrio del sistema, con province trainanti (tra queste, Roma), che condizionano e
determinano il trend, province a-cicliche/anti-cicliche che non incidono sull’andamento del
ciclo economico nazionale. Il tutto esercita una ripercussione negativa sul tasso di
sviluppo del Paese, generando un PIL reale inferiore al Pil potenziale, poiché non tutte le
provincie contribuiscono nella stessa misura alla crescita nazionale.
Andamento del PIL in Italia
Fonte Istat: per il 2009 è la media delle stime dei principali organismi internazionali
La Situazione attuale
La crisi, originata dalla bolla speculativa finanziaria, si è prepotentemente estesa anche
all’economia reale, con risvolti sulla dinamica produttiva del Paese che hanno
pesantemente coinvolto le imprese, soprattutto quelle di più piccole dimensioni che
costituiscono l’ossatura del tessuto produttivo nazionale.
In particolare, le principali criticità sono riconducibili a tre ordini principali di problemi:
1. la riduzione dei consumi, dovuta in particolare alla perdita dei posti di lavoro, alla
diminuzione del valore dei risparmi delle famiglie e al peggioramento delle
aspettative sull’andamento dell’economia;
2. la difficoltà delle imprese, in particolare di piccole dimensioni, di accedere al
credito;
3. il rallentamento dell’economia internazionale che deprime l’andamento delle
esportazioni.
L’insieme di questi fattori macroeconomici potrebbe avere, in Italia più’ che altrove, un
effetto negativo, in considerazione del modello di sviluppo e delle caratteristiche
produttive della nostra economia.
Tuttavia, come sempre nelle situazioni di crisi, è importante dopo il primo impatto
destabilizzante cogliere le cosiddette opportunità critiche, che possono fungere da volano
per una ritrovata capacità imprenditoriale di crescita e di successo.
L’attuale scenario macro-economico, internazionale e nazionale, presenta una serie di
condizioni di contesto che, seppure originate da una situazione di difficoltà, sono in grado
di esplicare un potenziale di sviluppo. Si tratta di quattro fundamental esogeni, dai quali
l’economia può ripartire :
1. la riduzione del prezzo del petrolio e delle materie prime, che impatta sui costi di
produzione;
2. la diminuzione del costo del denaro, con conseguente impulso agli investimenti e ai
consumi delle famiglie ;
3. la rivalutazione del dollaro nei confronti dell’euro, con ricadute positive sui flussi
commerciali nell’area dollaro;
4. la riduzione dell’inflazione e il correlato aumento del potere di acquisto delle
famiglie.
1.2 Il quadro macro-economico regionale
Il sistema produttivo del Lazio è caratterizzato da un alto numero di imprese di piccola e
media dimensione ed è altresì fortemente polarizzato.
La popolazione si concentra, infatti, per il 72% circa nella provincia di Roma, dove si
registra una forte incidenza dei settori edilizia e terziario. La realtà dell’ area
metropolitana influenza pesantemente le dinamiche occupazionali e settoriali dell’intera
regione, esercitando un impatto determinante - se non esclusivo - sui trend di crescita e
sviluppo dell’intero territorio.
Inoltre, la struttura dell’economia laziale evidenzia da un lato un sottodimensionamento dei
settori agricolo, industriale e manifatturiero (con l’unica eccezione del polo farmaceutico) e
dall’altro un sovradimensionamento del settore dei servizi, riconducibile essenzialmente
alla forte presenza delle attività di intermediazione monetaria e finanziaria, alla rilevanza
delle attività professionali e di ricerca, nonché al peso delle pubbliche amministrazioni
centrali.
Nell’attuale congiuntura il mantenimento dei livelli occupazionali e produttivi è fortemente
condizionato da due fattori: uno, di carattere strutturale, dovuto alla situazione di
squilibrio settoriale e l’altro, di carattere congiunturale, dovuto alla crisi di alcune grandi
medie aziende, che incide negativamente anche sull’indotto.
1.3 Il mercato del lavoro regionale
Il 2008 è stato complessivamente caratterizzato da un aumento del livello occupazionale,
anche se nel corso dell’anno la situazione del mercato del lavoro è andata deteriorandosi
a seguito della crisi. Dalla lettura dei dati emerge, infatti, che il Lazio ha registrato in
termini di forza lavoro, rispetto all’anno precedente, un aumento pari al 2,6%. Tale
incremento risulta essere ancor più confortante se lo si raffronta con il dato Italia,
attestatosi al + 1,5%.
Forze di lavoro - Media 2008
SESSO
In cerca di occupazione
Occupati
(valori in
migliaia)
Con
precedenti
esperienze
lavorative
Senza
precedenti
esperienze
lavorative
Totale
(valori in
migliaia)
Totale
Maschi
1.322
63
19
83
1.405
Femmine
924
66
34
100
1.024
Totale
2.246
129
53
182
2.428
Inoltre, i principali indicatori del mercato del lavoro della regione evidenziano, in via
generale, una situazione più rosea rispetto a quella nazionale. Si tratta In particolare del
tasso di attività (rapporto tra popolazione attiva e persone in età lavorativa) pari al 65,1%
e del tasso di occupazione (rapporto percentuale tra il numero di persone occupate e la
popolazione) pari al 60,2%: entrambi rilevano un trend superiore rispetto al dato Italia
che, rispettivamente, si è attestato al 63% e al 58,7%. In controtendenza, invece, appare
il tasso di disoccupazione regionale ( rapporto tra persone in cerca di lavoro e forza lavoro
X 100), pari al 7,5%, che è risultato superiore a quello nazionale pari al 6,7%.
Principali indicatori del mercato del lavoro - Media 2008 (valori percentuali)
Tassi di attività
SESSO
Maschi
Femmine
Totale
76,3
54,3
65,1
Tassi di
occupazione
Tassi di disoccupazione
71,8
49,0
60,2
5,9
9,7
7,5
Sebbene in termini generali il 2008 abbia fatto registrare un incremento della forza lavoro,
occorre sottolineare che la compagine lavorativa femminile è stata interessata, nel
medesimo arco temporale, da una sostanziale contrazione dei tassi di attività, pari al
54,3%, e di occupazione, pari al 49%, con conseguente fuoriuscita delle donne dal
mercato del lavoro in proporzione alla citata riduzione.
Altro elemento interessante, che si evince da un’attenta analisi della dinamica
occupazionale, è quello afferente alla crescita del lavoro precario. Sul punto, il dato
regionale indica un aumento del lavoro flessibile attestatosi a 190.000 unità. In particolare,
spicca il trend positivo dei collaboratori a progetto, il cui numero nell’anno 2008 ha
registrato un incremento, rispetto all’anno precedente, del 18%. Siffatto andamento risulta
in controtendenza se lo si rapporta al dato nazionale, infatti , all’aumento dei collaboratori
a progetto in ambito regionale, si contrappone la sensibile diminuzione degli stessi a livello
nazionale.
Per quanto concerne l’impiego dei lavoratori precari si segnala, altresì, che gli stessi sono
prevalentemente occupati nei settori delle comunicazioni e telecomunicazioni, della
consulenza, della ricerca, della sanità, dell’informatica, dell’istruzione e del commercio.
Inoltre, nel 2008 si è allungato, soprattutto per giovani e donne, il tempo medio di
trasformazione del rapporto di lavoro da flessibile a stabile, con conseguenti ricadute in
termini di esclusione dal mercato del lavoro stesso e di minore sicurezza sociale.
1.4 La situazione delle imprese regionali nel 2008
Nell’anno 2008 a livello nazionale si è registrata una crescita molto più contenuta delle
imprese rispetto agli ultimi sei anni. Ciò è attestato dai dati messi a disposizione
dall’UNIONCAMERE, dai quali si rileva, per il periodo in considerazione, un incremento
molto modesto del rapporto fra le nuove imprese iscritte alla Camera di Commercio
(410.666) e quelle cessate (374.262), pari a 36.404 unità, con un tasso di crescita
dell’0,59%1. In controtendenza rispetto al dato nazionale appare lo scenario economico
del centro Italia ed in particolare del Lazio. Dalla disamina dei dati si rileva, infatti, che il
Lazio, in assoluto, ha realizzato un tasso di crescita superiore alla media nazionale. Al
riguardo, si fa presente che il rapporto tra aziende iscritte (42.879) e cessate (33.094) ha
registrato un saldo positivo dell’1,69%2.
Per quanto riguarda il sistema produttivo della regione, si sottolinea che esso è
caratterizzato da una presenza importante dei settori manifatturiero, del commercio, del
turismo, dell’edilizia e dell’agricoltura. Interessante, nel contempo, notare che esso è di
tipo molecolare, con una rivelante presenza di micro imprese, che hanno una dimensione
media pari a 2,6 addetti ed un fatturato per addetto pari a circa 133.000 euro. Gli indici
sintetici di produzione del fatturato 2008 segnalano l’agricoltura e il commercio come
settori con le performance migliori, il settore edile in ridimensionamento marcato e il
comparto manifatturiero in trend stazionario.
In termini generali, solo il 23,2% delle imprese registra un fatturato in crescita, di contro il
38,6% presenta un fatturato stazionario ed il 38,2% addirittura in riduzione 3.
1.5 Proiezione al 31 dicembre 2009
A livello internazionale si rileva che se il crollo dell’attività è stato sincronico nei diversi
Paesi, la ripresa si profila invece in ordine sparso. I segnali di svolta sono, infatti, molto
differenziati: robusti in Asia, dove Cina ed India sono tornate già da qualche mese in
1
.(fonte: Unioncamere-Infocamere, Movimprese)
.(fonte: Unioncamere-Infocamere, Movimprese)
3
.(fonte: Unioncamere-Infocamere, Movimprese)
2
espansione grazie alla domanda interna, minori in Eurolandia e maggiori negli USA. Per
quel che riguarda in particolare l’Italia, le stime di crescita della Commissione europea e
del Fondo Monetario Internazionale riportano per il 2009 un Pil rispettivamente a quota
-5% e -5,1%. Altro dato negativo riguarda la disoccupazione, destinata a salire: la
percentuale di disoccupati si prevede che possa attestarsi nel 2009 sull’8,8% e
tendenzialmente raggiungere il 9,4% nel 2010.
Nel nostro Paese, inoltre, la produzione si è stabilizzata sui livelli molto bassi toccati a
marzo; migliorano, tuttavia, le aspettative di produzione e di commesse, che indicano
incrementi di attività nella seconda metà dell’anno. Al riguardo, un buon elemento
trainante è rappresentato dalle micro e piccole imprese, che, soprattutto sul fronte
dell’export, hanno dimostrato una migliore capacità di tenuta rispetto alla crisi.
Per quanto riguarda la demografia e i tassi di crescita delle imprese, relativamente al I
trimestre dell’anno in corso, si registra un saldo negativo tra iscritte e cessate ( -39.447)4.
In particolare, nel Lazio, dove si concentra il 9,6% del totale nazionale dell’imprese, si è
riscontrato, rispetto allo stesso periodo del 2008, un incremento dell’1% dell’imprese
registrate e del 18,9% dell’imprese attive; sono diminuite di contro, sempre rispetto al
2008, sia le iscrizioni(- 7.9%) che le cessazione(-3,3%) .
Tutto questo fa sponda con i dati sulla cassa integrazione guadagni, che evidenziano per
la regione un aumento delle ore di CIG più contenuto rispetto all’andamento nazionale.
Tale dato racchiude, peraltro, una diversificazione a seconda che trattasi di CIG ordinaria,
minore rispetto alla CIG Italia ,o di CIG straordinaria, maggiore rispetto alla media Italia.
Un’ ultima notazione riguarda il settore agricoltura, che nell’anno in corso ha visto un
aumento delle imprese. A fronte di 18.863 nuove realtà imprenditoriali agricole, sono nate
solo 15.556 imprese industriali5 . Il dato presenta una rilevanza particolare sotto il profilo
socio-economico, in quanto segnala il ritorno di forze lavoro giovani al settore primario
nella veste di moderni imprenditori.
4
5
fonte Centro Studi Confindustria
Fonte Coldiretti -elaborazione Infocamere
CAP. 2 - L’ANDAMENTO DEGLI INFORTUNI SUL LAVORO
Nel descrivere l’andamento infortunistico dell’anno 2008 è stata fatta la scelta
metodologica di affrontare l’argomento e descrivere il dato con un approccio più
immediato, al fine di avvicinare chiunque alla comprensione del fenomeno, sviluppando
la consapevolezza che l’infortunio non è un problema degli altri, ma un problema di tutti e
soprattutto che il numero delle vittime non è quello delle statistiche ufficiali, che non
possono tenere conto anche dei familiari vicini al lavoratore infortunato e come lui
gravemente colpiti dall’evento
2.1 Analisi dei dati al 31.12.2008
Che cos’e’ un infortunio e perché accade?
Un infortunio sul lavoro è un evento violento in conseguenza del quale il lavoratore, che ne
è vittima, subisce una menomazione più o meno grave della propria integrità
psicofisica, fino ad arrivare addirittura alla perdita della vita.
Sul perché si verifichino gli infortuni sul lavoro sono stati versati fiumi di inchiostro a
livello di scienza e di giornalismo d’inchiesta. Il mancato rispetto delle normative di
sicurezza rappresenta una delle cause principe, ma nel determinismo dell’evento gioca
spesso una parte anche la componente umana in termini di ignoranza, superficialità o
disattenzione: in altri termini, “cattivi comportamenti “. Per combattere queste tre piaghe si
è avviata negli anni ‘90 una intensa campagna di informazione e formazione, che ha visto
l’Inail coinvolto in prima linea con i suoi tecnici ed il suo know-how.
Una volta avviato e consolidato l’impianto formativo e informativo, l’attenzione si è
spostata sul comportamento del singolo lavoratore e sulla condivisione delle esperienze
lavorativa sul presupposto che la sicurezza è sapere- in- azione.
Quanti infortuni si sono verificati nel Lazio nel 2008 ?
Nel 2008 nella nostra regione sono stati denunciati 57.924 infortuni, con una lieve
flessione rispetto al 2007 (57994
infortuni denunciati) che, in termini numerici,
rappresenta un modesto - 0, 12 % ma, tradotta in termini umani, significa che 70
lavoratori e le loro famiglie non hanno subito traumi e continuano a condurre una normale
esistenza.
Tale dato assume maggiore significatività se ricondotto al quadro macro-economico ed
occupazionale della regione: il Lazio, infatti, nel 2008 ha registrato, in termini di forza
lavoro, rispetto all’anno precedente, un aumento sensibile pari al +2,6%, a fronte di un
dato Italia attestatosi al + 1,5%.
In totale, nel settore industria e servizi si sono registrati complessivamente per il 2008
52.680 infortuni, rispetto ai 52.901 del 2007, con una contenuta riduzione percentuale del
-0,4%.
In particolare, il settore con il maggior calo di infortuni e' stato quello manifatturiero con
un -9% rispetto al 2007. Tale dato risulta ancor più positivo alla luce di una lettura
incrociata con gli effetti della crisi economico–finanziaria, che hanno evidenziato un trend
sostanzialmente stazionario per il settore in questione.
Anche il settore delle costruzioni ha fatto registrare una riduzione del -7,4% , meno
significativa tuttavia della precedente, riferita al settore manifatturiero, soprattutto se posta
in relazione alla situazione di crisi che ha interessato l’intero settore con conseguente
contrazione dei livelli di occupazione e delle ore lavorate.
Il trend in riduzione è confermato anche nel settore dell’agricoltura, ove nel 2008 si sono
verificati 2014 infortuni,contro i 2094 del 2007, con una flessione del - 3,8% .
TABELLA A (andamento per gestioni e principali settori di attività)
Infortuni
Gestioni/settori di attività
2007
Agricoltura
Var.%
2008/2007
2008
2.094
2.014
-3,8
52.901
52.680
-0,4
Industrie manifatturiere
6.603
6.011
-9,0
Costruzioni
5.444
5.041
-7,4
Industria e Servizi
di cui:
Commercio
6.506
6.218
-4,4
Trasporti e Comunicazioni
7.355
7.208
-2,0
Dipendenti conto Stato
2.999
3.230
7,7
57.994
57.924
-0,1
Totale
Il focus a livello delle singole provincie conferma per i territori di Rieti,(-2,6%), Frosinone
(-3,5%) e Viterbo (-3,1%) una contrazione del fenomeno, per quello di Latina un
aumento del 2%, mentre quello di Roma presenta una situazione pressoché stazionaria
con un lieve incremento dello 0,3%.
TABELLA B (andamento per provincia )
Infortuni
Provincia
2007
Var.%
2008/2007
2008
FROSINONE
5.533
5.337
-3,5
LATINA
5.241
5.345
2,0
RIETI
1.671
1.627
-2,6
ROMA
42.968
43.114
0,3
2581
2501
-3,1
57.994.
57.924
-0,1
VITERBO
LAZIO
Quale tipo di infortunio ha interessato la realtà regionale ?
Gli infortuni sul lavoro si distinguono in base alla modalità di accadimento in due macrocategorie:
a) Infortuni in occasione di lavoro, che avvengono durante lo svolgimento dell’attività
lavorativa e a loro volta si suddividono in avvenuti all’interno del luogo di lavoro
( fabbrica, cantiere) o sulle strade ( autotrasportatori merci/persone );
b) Infortuni in itinere, che avvengono al di fuori del luogo di lavoro nel tragitto casa
lavoro e viceversa.
Riguardo alla prima categoria, il confronto tra gli anni 2008 e 2007 evidenzia, in coerenza
con il dato generale, una diminuzione dei casi denunciati pari a -1,3 in valore percentuale
e a – 676 unità in valore assoluto .
L’analogo confronto effettuato per gli infortuni in itinere evidenzia, al contrario, un
significativo aumento dei casi pari al + 8,1 in valore percentuale e + 606 unità in valore
assoluto. Il dato in crescita degli infortuni in itinere incide sul totale generale degli eventi
lavorativi, annullando l’effetto positivo del trend in riduzione che riguarda l’altra
tipologia (infortuni in occasione di lavoro ). Al riguardo è importante specificare che le
cause di accadimento degli eventi in itinere sono da ricondurre a fattori esogeni rispetto
all’ambito della salute e sicurezza sul lavoro, nonché alle relative norme sia giuridiche che
comportamentali.
TABELLA C (andamento per modalità di evento )
Infortuni
Modalità di evento
In occasione di lavoro
2007
2008
Var %
2008/2007
50.504
49.828
-1,3
44.933
44.407
-1,2
5.571
5.421
-2,7
7.490
8.096
8,1
57.994
57.924
-0,1
di cui:
- Ambiente di lavoro ordinario
(fabbrica, cantiere, terreno agricolo, ecc.)
- Circolazione stradale
(autotrasportatori merci/persone, commessi viaggiatori,
addetti alla manutenzione stradale, ecc.)
In itinere
(percorso casa-lavoro-casa)
Totale
Gli infortuni mortali
Per quanto riguarda gli infortuni mortali si evidenzia che i casi denunciati nel 2008 sono
stati 78 a fronte dei 100 accaduti nel 2007. Questo, tuttavia, non toglie nulla alla gravità
del fenomeno, ne può arrecare alcuna consolazione Paradossalmente ciò dovrebbe far
pensare non ai 22 che si sono salvati ma ai 78 che non ci sono più.
Peraltro, a differenza di quanto rilevato per gli infortuni non mortali, per quelli mortali la
diminuzione registrata ha interessato sia gli eventi in occasione di lavoro che quelli in
itinere. Va comunque rilevato che 48 delle 78 morti bianche della regione sono
avvenute a causa della strada ( 23 inf. In occasione di lavoro da circolazione stradale e 25
infortuni in itinere). Tuttavia, lo svelamento dei dati e della loro composizione percentuale
non vuole essere una declinazione di responsabilità ma una denuncia per spingere a
ricercare strategie ed operare sinergie con i soggetti deputati alla sicurezza della strada,
in una logica complessiva di tutela del bene della vita.
La provincia che porta la maglia nera degli infortuni mortali è, per ovvie ragioni, quella di
Roma, a causa dell’elevata concentrazione della popolazione lavorativa della regione
(72%), seguita da Frosinone (14), Viterbo (10) e Latina (7) virtuoso fanalino di coda Rieti
con una sola morte sul lavoro registrata nel 2008.
TABELLA D(infortuni mortali andamento per gestioni e principali settori di attività)1
Infortuni mortali
Gestioni/settori di attività
2007
Agricoltura
2008
2
6
95
70
Industrie manifatturiere
12
13
Costruzioni
19
15
Commercio
8
5
21
7
3
2
100
78
Industria e Servizi
di cui:
Trasporti e Comunicazioni
Dipendenti conto Stato
Totale
1
Dati provvisori aggiornati al 30.04.2009
TABELLA E (infortuni mortali andamento per provincia) 2
Infortuni mortali
Provincia
2007
FROSINONE
2008
16
14
LATINA
7
7
RIETI
3
1
ROMA
69
46
5
10
100
78
VITERBO
LAZIO
TABELLA F (infortuni mortali andamento per modalità di evento)
3
Infortuni mortali
Modalità di evento
2007
2008
In occasione di lavoro
di cui:
67
53
- Ambiente di lavoro ordinario
35
30
32
23
(fabbrica, cantiere, terreno agricolo, ecc.)
- Circolazione stradale
(autotrasportatori merci/persone, commessi viaggiatori, addetti
alla manutenzione stradale, ecc.)
In itinere
33
25
100
78
(percorso casa-lavoro-casa)
Totale
2
3
Dati provvisori aggiornati al 30.04.2009
Dati provvisori aggiornati al 30.04.2009
2.2 Infortuni di lavoratori stranieri
Nel 2008, in Italia, gli eventi infortunistici accaduti a lavoratori stranieri hanno
rappresentato il 16,4% del totale. Gli immigrati, inoltre, continuano a presentare
un'incidenza infortunistica più elevata rispetto ai colleghi italiani: 44 casi ogni 1.000
occupati, contro i 39 degli italiani. I fattori di rischio associati al tipo di lavoro svolto
dall’immigrato possono essere ricondotti alla categoria delle tre D, dirty, dangerous,
demanding jobs, cioè al fatto che gli immigrati sono spesso adibiti ai lavori più sporchi, più
pericolosi e più faticosi. Tuttavia alla base del fenomeno, oltre al fatto che la manodopera
straniera è impiegata nei lavori più pericolosi, c'è un problema culturale e di formazione: i
maggiori elementi di rischio per gli stranieri derivano spesso da una diversa dimensione
valoriale e da una scarsa comprensione della lingua, che portano entrambi a una minore
consapevolezza e percezione del pericolo.
Anche nel Lazio gli eventi infortunistici subiti dai lavoratori stranieri nel 2008 registrano un
aumento, in controtendenza rispetto agli infortuni dei lavoratori italiani, passando a 5594
casi denunciati rispetto ai 5170 del 2007.
La popolazione straniera che ha subito il maggior numero di infortuni è quella rumena,
anche in considerazione della maggiore presenza sul territorio di riferimento. I dati
statistici evidenziano 1871 casi, pari al 33% del totale di eventi denunciati. Seguono gli
Albanesi( 251) e i Polacchi (247), che si attestano entrambi su una percentuale di circa il
5% .
Per quanto riguarda, invece, gli infortuni mortali occorsi a lavoratori stranieri si conferma,
in linea con il dato dei lavoratori italiani, una riduzione del numero dei casi, pari circa
a -27%, che passano dai 19 del 2007 ai 14 del 2008.
Sono sempre i Rumeni a subire il bilancio più grave con 6 infortuni mortali, che
rappresentano circa il 45% del dato totale.
Per il dettaglio sulle altre nazionalità si rimanda alla tabella sottostante.
TABELLA G (infortuni lavoratori stranieri casi denunciati )
PAESE DI
NASCITA
FROSINON
E
LATINA
RIETI
ROMAI
VITERBO
LAZIO
CENTRO
ITALIA
MAROCCO
17
16
9
112
15
169
2.781
22.519
ROMANIA
96
158
52
1.454
111
1.871
4.929
21.400
ALBANIA
47
14
8
168
14
251
3.681
14.746
TUNISIA
5
36
121
9
171
928
5.832
EX-JUGOSLAVIA
4
3
4
35
3
49
503
4.510
SVIZZERA
13
21
4
83
1
122
652
4.207
GERMANIA
10
18
3
91
9
131
555
4.060
10
1
11
568
3.970
SENEGAL
INDIA
1
PERU’
49
1
78
5
134
402
3.151
3
2
154
5
164
701
2.849
22
50
20
MACEDONIA
3
2
PAKISTAN
1
2
POLONIA
7
25
BANGALDESH
1
1
EGITTO
1
10
MOLDAVIA
2
4
ECUADOR
30
6
3
97
821
2.697
33
263
2.666
194
15
247
729
2.657
123
3
128
398
2.528
123
1
138
284
2.524
5
78
4
93
318
2.455
1
94
4
99
336
2.423
FRANCIA
35
6
1
78
3
123
462
2.246
UCRAINA
5
12
7
97
1
122
391
2.168
BRASILE
4
5
4
64
4
81
307
2.083
6
37
1.975
ARGENTINA
5
4
2
40
3
54
351
1.834
NIGERIA
2
4
21
265
1.685
SRI-LANKA
1
3
49
279
1.577
23
26
257
1.369
7
9
85
1.289
114
305
1.223
15
113
1.100
6
GHANA
3
ALGERIA
BOSNIAERZEGOVINA
15
45
2
2
FILIPPINE
110
-
-
2
94
1.039
1
11
32
1
45
180
1.016
21
6
37
1
65
142
861
BULGARIA
4
9
1
65
3
82
191
849
COLOMBIA
2
4
1
49
4
60
157
826
2
6
8
52
765
VENEZUELA
CROAZIA
REP.DOMINICAN
A
GRAN
BRETAGNA
14
6
TURCHIA
ETIOPIA
5
3
13
1
14
165
746
1
49
3
73
198
700
1
5
3
9
57
598
1
78
1
88
152
588
2
6
511
2
BURKINA FASO
CUBA
1
U.S.A.
13
2
ALTRI PAESI
50
36
8
439
374
475
149
4.328
TOTALE
-
2
COSTA D’AVORIO
BELGIO
14
2
1
CINA
28
2
31
129
488
41
103
455
13
546
1.908
10.376
268
5.594
25.235
143.561
26
TABELLA H (infortuni lavoratori stranieri casi mortali)
PAESE DI
NASCITA
FROSINONE
LATINA
RIETI
1
ROMANIA
ROMAI
VITERBO
3
LAZIO
2
4
CENTRO
ITALIA
6
11
48
UCRAINA
1
1
2
6
POLONIA
1
1
1
5
REP.SLOVACCA
1
1
1
4
MACEDONIA
1
1
2
3
TUNISIA
1
1
1
3
BULGARIA
1
1
1
2
1
1
2
1
2
2
14
14
36
101
176
CAMERUN
FRANCIA
1
ALTRI PAESI
1
TOTALE
4
Dati provvisori aggiornati al 30.04.2009
9
3
CAP. 3 – L’ANDAMENTO DELLE MALATTIE PROFESSIONALI
3.1. L’analisi dei dati al 31.12.2008
Le malattie professionali presentano un grado di evoluzione rispetto al mutare del mondo del
lavoro particolarmente elevato, oltretutto con tempi di latenza tali per cui uno studio in chiave
epidemiologica non può che essere anch’esso diluito nel corso di una analisi storica
sufficientemente lunga. Quali evidenze emergono dallo scenario laziale e quali ne saranno
presumibilmente le evoluzioni ?
L’anno 2008 è stato caratterizzato dall’evoluzione normativa sulla tutela delle
malattie professionali.
Con il D.M. 09.04.08 e la sua applicazione a decorrere dal 22.07.08, infatti, molte
fattispecie che prima venivano trattate quali entità non tabellate sono confluite nelle
liste di legge, realizzandosi così il riconoscimento dell’evoluzione del mondo
lavorativo e dei suoi rischi.
In precedenza, un altro momento fondamentale di sviluppo normativo è
rappresentato dalla rivisitazione degli obblighi connessi all’art. 139 del DPR 1124/65
con il DM del 27.04.2004, successivamente aggiornato con il DM 14.01.08, che, nel
rimarcare la norma legata alla segnalazione/denuncia di una malattia la cui origine
professionale può essere ritenuta probabile/possibile, ha fornito lo strumento
facilitatore affinché, con l’indagine anamnestica, i medici potessero individuare tali
entità nosologiche, contribuendo alla riduzione del fenomeno delle cosiddette
“malattie perdute”.
Come ben sappiamo, alcune delle classiche malattie tabellate sono andate nel
tempo via via riducendosi per le modifiche del mondo del lavoro e per gli interventi di
prevenzione adottati, tanto da indurre a ritenere, oggi, che poche patologie derivino
direttamente ed esclusivamente da un rischio lavorativo specifico.
Lo scenario attuale delle malattie professionali, infatti, evidenzia come emergano le
patologie cronico-degenerative ed i tumori, pur trattandosi, queste, di fattispecie per
le quali possano essere invocati criteri di multifattorialità.
Sono stati, quindi, introdotti i principi di concausalità e suscettibilità personale per
spiegare come ancora oggi ci si può ammalare di lavoro, anche a fronte del
miglioramento della tutela del lavoratore.
I tempi di latenza tra esposizione e manifestazione delle malattie, i tempi legati
all’iter di riconoscimento delle stesse come di natura professionale, nonché i
mutamenti dello scenario lavorativo (crisi economica, diminuzione delle risorse
umane impiegate) non consentono un’analisi limitata temporalmente all’anno di
riferimento del 2008, ma necessitano un raffronto storico e critico del fenomeno delle
malattie professionali, tenuto conto anche del passaggio di alcune, da fattispecie
non tabellate a entità oggi ricomprese nelle tabelle di legge.
FENOMENO DELLE MALATTIE PROFESSIONALI NELLA REGIONE LAZIO
AZIENDE, ADDETTI, E SETTORE DI ATTIVITA' ECONOMICA
Da una analisi dei dati statistici, si è evidenziato che nel quinquennio 2003 / 2007, sul territorio
nazionale, vi è stato un aumento del numero delle aziende [+ 188.022] con corrispondente
aumento della forza lavoro [+ 521.398].
Nella regione Lazio, in controtendenza al dato nazionale, a fronte di un incremento numerico di
aziende [+ 29.756], si è verificata una diminuzione di unità lavorative [- 52.458].
TAB. 1
Aziende
Addetti
Aziende
Addetti
- TOTALE ITALIA
3.625.886
17.337.829
2003
- TOTALE LAZIO
295.377
2.418.726
- TOTALE ITALIA
3.597.673
17.488.295
2004
- TOTALE LAZIO
291.996
2.397.042
- TOTALE ITALIA
3.644.398
17.413.992
2005
- TOTALE LAZIO
299.230
2.402.068
- TOTALE ITALIA
3.708.414
17.617.857
2006
- TOTALE LAZIO
309.390
2.401.425
- TOTALE ITALIA
3.813.908
17.859.227
2007
- TOTALE LAZIO
325.133
2.366.265
Il campo di produzione ed impiego del settore “industria e servizi” della nostra regione è
riassunto ed allo stesso tempo dettagliato nei dati riportati nella sottostante tabella 2.
Come è facile intuire, i numeri delle aziende e degli addetti rappresentano lo specchio della
“influenza di Roma”, intesa come tipologia dei servizi richiesti e offerti, rispetto allo scenario che si
può prospettare in altre realtà regionali.
TAB. 2
Anno: 2007
Settori di attività economica
AGRINDUSTRIA
Regione: LAZIO
Aziende
Addetti
2.016
4.001
30
79
381
30.093
IND. ALIMENTARE
5.645
26.167
IND. TESSILE
2.858
8.939
321
830
IND. LEGNO
3.327
7.381
IND. CARTA
3.641
34.878
90
5.071
IND. CHIMICA
704
38.277
IND. GOMMA
677
5.615
IND. TRASFORMAZ.
2.267
13.390
IND. METALLI
6.785
25.897
IND. MECCANICA
2.150
12.928
PESCA
ESTRAZ. MINERALI
IND. CONCIARIA
IND. PETROLIO
LA TAVOLA NON COMPRENDE I DATI RELATIVI AGLI APPRENDISTI;
NEI SETTORI DELLA PESCA E DEI TRASPORTI NON SI E' TENUTO
CONTO DEGLI ASSOCIATI DI COOPERATIVE
DI PESCATORI E FACCHINI
IND. ELETTRICA
IND.MEZZI TRAS.
4.871
32.384
800
21.327
ALTRE INDUSTRIE
3.530
8.975
ELET. GAS ACQUA
349
83.557
COSTRUZIONI
61.682
174.038
COMM. RIP. AUTO
14.706
44.935
COMM. INGROSSO
16.575
81.193
COMM. DETTAGLIO
43.931
137.399
ALBERG. E RIST.
25.444
84.792
TRASPORTI
19.169
577.289
INTERM. FINANZ.
4.376
118.706
ATT. IMMOBILIARI
51.448
372.301
PUBBLICA AMMIN.
1.344
150.532
ISTRUZIONE
2.718
20.386
SANITA'
9.258
88.372
33.654
155.763
386
770
SERV. PUBBLICI
ATT. NON DETER.
MALATTIE PROFESSIONALI,
REGIONE ED ANNO EVENTO.
DENUNCIATE
DALLE
AZIENDE,
PER
PROVINCIA,
Le malattie segnalate dalle aziende, nel periodo 2004 – 2008 mostrano, a livello
nazionale, un incremento di oltre 2.000 casi di denunce [25.235 – 27.539].
Lo stesso fenomeno, seppure in piccolo, viene evidenziato nel Lazio.
Come si vede, il dato numerico puro sembrerebbe apparire pressoché stazionario dal
2004 al 2008, ma tuttavia deve essere rapportato non solo all’evidenza della
diminuzione della forza lavoro regionale che si è avuta nel corso degli anni, essendo la
malattia professionale svincolata dalla contestualità lavorativa o dalla cessazione della
stessa, quanto piuttosto al peso che ogni singolo evento denunciato rappresenta nel
fenomeno delle MP regionali.
Nei “piccoli” numeri, infatti, anche il variare di poche unità costituisce evidenza di
modificazione statistica.
TAB. 3
Sesso: Maschi/Femmine
Province e Regioni
PIEMONTE
2004
2005
2006
2007
2008
1.930
2.029
1.922
2.020
103
66
80
73
42
LOMBARDIA
2.883
2.699
2.526
2.587
2.809
LIGURIA
TRENTINO ALTO
ADIGE
1.234
1.108
1.002
1.001
894
508
529
470
494
481
VENETO
1.952
1.987
1.815
1.849
1.906
FRIULI V. G.
1.018
1.029
1.187
1.311
1.150
EMILIA ROMAGNA
3.633
2.911
3.307
3.580
4.144
TOSCANA
2.267
2.274
2.265
2.345
2.778
VALLE D'AOSTA
UMBRIA
1.936
937
1.056
1.010
1.062
1.070
MARCHE
1.231
1.425
1.571
1.646
1.465
LAZIO
1.206
1.196
1.192
1.315
1.269
ABRUZZO
1.773
1.883
1.865
2.099
2.116
93
121
148
117
104
MOLISE
CAMPANIA
783
894
791
965
864
1.413
1.534
1.435
1.564
1.550
BASILICATA
168
182
256
319
299
CALABRIA
478
540
644
615
738
SICILIA
806
807
734
927
926
SARDEGNA
819
841
802
854
998
25.235
25.111
25.022
26.743
27.539
PUGLIA
ITALIA
Regione Lazio
Province
Sesso: Maschi/Femmine
2004
2005
2006
2007
2008
FROSINONE
251
168
186
251
163
LATINA
114
111
114
122
107
RIETI
121
171
154
205
184
ROMA
654
662
628
610
696
66
84
110
127
119
1.206
1.196
1.192
1.315
1.269
VITERBO
LAZIO
MALATTIE PROFESSIONALI DENUNCIATE DALLE AZIENDE, PER SETTORE DI
ATTIVITÀ ECONOMICA ED ANNO EVENTO
Nella tabella sotto riportata viene indicata la distribuzione delle denunce di malattie
professionali pervenute nell’anno 2008 suddivise per settori macroeconomici.
TAB. 4
MALATTIE PROFESSIONALI manifestatesi nel 2008 e denunciate
all’INAIL per gestione e territorio
Gestione
FROSINONE LATINA
RIETI
ROMA
VITERBO
LAZIO
CENTRO
ITALIA
Industria e Servizi
163
107
184
696
119
1.269
6.582
27.539
Dipendenti Conto Stato
3
2
4
8
3
20
84
348
Agricoltura
2
5
10
14
6
37
490
1.817
TOTALE
168
114
198
718
128
1.326
7.156
29.704
Come evidenziato dalla tab. 5, le aziende che presentano un maggior numero di denunce di
malattia professionale, sono quelle dei TRASPORTI, delle COSTRUZIONI e dei SERVIZI
PUBBLICI con un trend in aumento nel corso del quinquennio. Ciò, come già anticipato, è
frutto della realtà territoriale ove si inserisce la peculiarità produttiva di “Roma Capitale”.
I dati non riescono ad essere completamente esaustivi, in quanto permane un cospicuo
numero di denunce “non determinate” che, però, una volta inquadrate, potrebbero essere
distribuite nei vari settori con conseguente variazione dei valori ora rappresentati.
TAB. 5
Regione: LAZIO, Sesso: Maschi/Femmine
Settori di Attività Economica
AGRINDUSTRIA
2004
2005
3
2006
2007
7
1
2008
6
5
ESTRAZ. MINERALI
7
9
14
15
8
IND. ALIMENTARE
29
24
25
25
28
IND. TESSILE
16
11
12
10
7
IND. CUOIO, PELLE, SIM.
1
1
-
-
1
IND. LEGNO
9
21
5
19
10
IND. CARTA
27
20
5
17
8
IND. PETROLIO
IND. CHIMICA
IND. GOMMA
IND. TRASFORMAZ.
-
-
-
-
1
39
19
10
13
17
7
6
5
3
6
63
34
27
52
41
41
IND. METALLI
47
45
28
52
IND. MECCANICA
15
17
8
23
13
IND. ELETTRICA
21
25
18
25
15
IND.MEZZI TRAS.
36
34
26
21
26
ALTRE INDUSTRIE
13
8
14
5
13
LET. GAS ACQUA
20
18
15
19
30
157
144
78
103
147
COMM. RIP. AUTO
28
28
15
20
28
COMM. INGROSSO
11
13
6
10
14
COSTRUZIONI
COMM. DETTAGLIO
42
41
26
25
38
ALBERG. E RIST.
30
30
23
23
33
131
133
97
119
163
TRASPORTI
NTERM. FINANZ.
4
13
2
4
4
ATT. IMMOBILIARI
51
53
42
27
59
PUBBLICA AMMIN.
22
41
21
21
43
1
4
2
2
-
ISTRUZIONE
SANITA'
20
13
13
15
25
SERV. PUBBLICI
53
67
52
52
81
4
3
3
1
3
908
PERSONALE DOMESTICO
TOTALE
907
882
593
727
NON DETERMINATO
299
314
599
588
361
1.206
1.196
1.192
1.315
1.269
IN COMPLESSO
MALATTIE PROFESSIONALI, DENUNCIATE DALLE AZIENDE, E DEFINITE
A TUTTO IL 30 APRILE 2009, PER TIPO DI MALATTIA PROFESSIONALE E
TIPO DI DEFINIZIONE.
Regione: LAZIO, Sesso: Maschi/Femmine
Lo studio statistico del fenomeno tecnopatico, ha permesso di evidenziare che,
tra le varie patologie tabellate denunciate e definite positivamente, si
confermano al primo posto, anche se con tendenza alla diminuzione, ancora le
“ipoacusia e sordità”. Sempre presenti le “neoplasie da asbesto”, l’ “asbestosi” e
la “silicosi”.
La parte del leone, per le considerazioni già effettuate in premessa, è svolta
dalle malattie non tabellate. Il numero rappresentato nella tab. 5 è secco e
complessivo, ma volendo togliere il velo dell’anonimato ci si troverebbe
sicuramente di fronte ad un picco di patologie riconosciute per affezioni
muscolo-tendinee e osteo-articolari, ossia fattispecie attualmente rientranti nelle
nuove tabelle.
TAB. 6
Anno:
2004
Anno:
2005
Anno:
2006
Anno:
2007,
Totale
definite
Totale
definite
Totale
definite
Totale
definite
ALTRE (*)
Anno:
2008,
Totale
definite
38
34
31
25
14
IPOACUSIA E SORDITA'
155
93
84
68
55
RADIAZIONI IONIZZANTI
5
10
13
7
4
MALAT. OSTEOARTICOLARI
3
14
7
3
5
NEOPLASIE DA ASBESTO
13
12
18
11
11
NEOPLASIE POLV. LEGNO
1
1
2
1
1
NEOPLASIE POLV. CUOIO
-
-
-
1
-
17
16
24
25
14
2
10
5
9
5
952
982
963
1.003
744
1.186
1.172
1.147
1.153
853
SILICOSI
ASBESTOSI
MALAT. NON TABELLATE
IN COMPLESSO
MALATTIE PROFESSIONALI, DENUNCIATE DALLE AZIENDE, E DEFINITE A TUTTO IL 30
APRILE 2009, PER TIPO DI DEFINIZIONE, CONSEGUENZA E TIPOLOGIA DELL'AZIENDA
Come si può notare in caso di malattia professionale l’incidenza dell’inabilità temporanea è un
fattore di rilevanza residuale, a conferma del fatto che, perché vi sia apprezzamento della nocività
del rischio espositivo, il danno deve essersi già concretizzato.
La discrepanza apparentemente evidenziabile in tab. 7, tra i numeri delle totali indennizzate, non
indennizzate e positive senza indennizzo rispetto alle totali definite, è data dal raggruppamento nel
numero delle non indennizzate sia di quelle definite negativamente che di quelle con postumi
inferiori al minimo di legge.
Nelle tabelle 8 e 9 viene meglio rappresentato il valore numerico delle MP riconosciute
(indennizzate e positive senza indennizzo) rispetto a quelle definite negativamente ed a quelle
indennizzate.
TAB. 7
Tipi di definizione e
conseguenze
Anno: 2004,
Anno: 2005,
Anno: 2006,
Anno: 2007,
Anno: 2008,
Malattie relative a lavoratori di
aziende
Malattie relative a lavoratori di
aziende
Malattie relative a lavoratori di
aziende
Malattie relative a lavoratori di
aziende
Malattie relative a lavoratori di
aziende
Non
Artigiane artigia
ne
Non
deter
minate
In
com
plesso
Non
artigia
ne
Artigia
ne
Non
In
deter comminate plesso
Non
Artigiane artigi
ane
Non
determinate
In
complesso
Non
Artigiane artigi
ane
Non
determinate
In
Non
com- Artigiane artigia
plesso
ne
Non
determinate
In
complesso
INABILITA'
TEMPORANEA
-
2
-
2
-
2
-
2
-
2
-
2
-
-
-
-
-
1
-
1
INABILITA'
PERMANENTE
60
149
54
263
57
129
81
267
38
118
76
232
37
125
81
243
15
101
55
171
1
4
6
11
1
7
12
20
-
8
8
16
-
4
7
11
-
2
2
4
61
155
60
276
58
138
93
289
38
128
84
250
37
129
88
254
15
104
57
176
MORTE
TOTALE
INDENNIZZATE
NON
INDENNIZZATE
POSITIVE SENZA
INDENN
TOTALE
DEFINITE
102
558
250
910
117
521
245
883
61
323
513
897
77
378
444
899
99
408
170
677
14
93
19
126
13
64
15
92
6
43
35
84
13
65
23
101
9
40
26
75
1.186
175
659
338
1.172
99
451
597
1.147
114
507
532
1.153
114
512
227
853
2
16
6
24
3
17
25
45
19
80
63
162
48
214
154
416
177
675
344
1.196
102
468
622
1.192
133
587
595
1.315
162
726
381
1.269
163
713
310
IN CORSO DI
DEFINIZIONE
3
9
8
IN
COMPLESSO
166
722
318
20
1.206
TAB . 8
DENUNCIATE
DEFINITE
NEGATIVAMENTE
RICONOSCIUTE (*)
INDENNIZZATE
2004
2005
2006
2007
2008
1206
1196
1192
1315
1269
784
792
813
798
602
402
381
334
355
251
276
289
250
254
176
20
24
45
162
416
IN CORSO DI DEFINIZIONE
(*) Riconosciute = indennizzate + positive senza indennizzo
TAB. 9
1400
1200
DENUNCIATE
1000
DEFINITE
NEGATIVAMENTE
800
RICONOSCIUTE (*)
600
INDENNIZZATE
400
IN CORSO DI
DEFINIZIONE
200
0
2004
2005
2006
2007
2008
MALATTIE PROFESSIONALI manifestatesi nel 2008 Lazio e denunciate all'INAIL per tipo
di malattia e territorio in AGRICOLTURA
Nel settore agricolo laziale, le denunce di malattie professionali rappresentano ancora un
fenomeno inespanso. Ciò risulta quale frutto non solo della minore rappresentatività di tale attività
economica nella nostra regione, ma anche della minor coscienza della tutela sociale di una fascia
di lavoratori storicamente meno aperta al recepimento delle innovazioni legislative.
Anche in questo campo, comunque la prevalenza è data dalle malattie non tabellate (e/o ex- non
tabellate) con picco per le affezioni che coinvolgono l’apparato muscolo-scheletrico.
TAB. 10
Malattie Professionali o Sostanze che
le causano
FROSINONE
LATINA
RIETI
ROMA
VITERBO
LAZIO
CENTRO
ITALIA
27-MAL.OSTEOARTICOLARI
-
-
-
1
-
2
-
1
2
-
1
5
3
10
1
1
1
1
1
1
33
13
38
17
TOTALE MALATTIE
TABELLATE
-
-
-
1
2
3
20
106
99-MALATTIE NON TABELLATE
1
7
13
4
30
445
1.591
2
2
2
7
98
399
01-ANCHILOSTOMIASI
02-ARSENICO
03-MERCURIO
04-SOLFURO DI CARBONIO
05-FOSFORO
06-IDROCARBURI ALIFATICI
07-BENZOLO, FENOLI
08-RAME
09-ACIDO CARBAMMICO
10-BARIO, CALCIO, SODIO
11-STAGNO
12-ARILSOLFONI
13-FENOSSIDERIVATI
14-ACIDO FTALICO
15-DIAZINE E TRIAZINE
16-DIPIRIDILE
17 - ACIDO BENZOICO
18-AMMONIACA
19 - CIANOCOMPOSTI
20-CHINONI
21-ZOLFO, AN.SOLFOROSA
22-AMMINICI, AMMIDICI
23-MALATTIE CUTANEE
24-ASMA BRONCHIALE
25-ALVEOLITI ALLERGICHE
26-IPOACUSIA E SORDITA'
5
di cui:
Affezioni dei dischi intervertebrali
1
Tendiniti
-
1
1
1
-
3
60
263
Ipoacusia
-
1
1
-
1
3
95
222
Artrosi
-
1
-
3
-
6
-
1
-
11
-
64
22
177
130
-
1
-
-
-
-
1
-
28
18
3
3
116
94
21
17
1
Disturbi psichici lavoro-correlati
-
-
-
-
-
1
-
2
1
16
2
INDETERMINATA
1
-
3
-
-
4
25
120
IN COMPLESSO
2
5
10
14
6
37
490
1.817
Sindrome del tunnel carpale
Altre neuropatie periferiche
Malattie dell'apparato respiratorio
Tumori
Dermatite da contatto
Artropatie associate ad altre affezioni
-
3.2 Malattie Professionali di lavoratori stranieri
Per i lavoratori stranieri ci sono considerazioni di carattere sociologico che potrebbero
spingerci ad affrontare la problematica come fenomeno a sé stante ?
Riflettendo sul lavoratore straniero corriamo col pensiero alla difficoltà di integrazione, alla
debolezza della posizione sociale, alla mancanza di adeguata informazione in merito a
diritti e doveri.
Tali considerazioni rappresentano ancor oggi elementi non facilmente emendabili e
condizionanti l’accadere di eventi “fortuiti ed imprevisti”, quali gli infortuni.
La malattia professionale è caratterizzata, invece, dall’assenza dell’attimo preciso in cui il
lavoro assume la connotazione di elemento lesivo, produttivo di danno.
Ha una causa lenta, a volte subdola, che si somma nel tempo ad abitudini, stili di vita e
inconsapevolezza: ciò che viene denunciato oggi è, pertanto e per lo più, frutto di
un’attività lavorativa svolta per lungo tempo, anche decenni.
Parlare di questo fenomeno con riferimento ai lavoratori stranieri presuppone, quindi, il
ripercorrere la storia di uomini, nati in un altro Paese, ma che ad un certo punto della loro
vita sono approdati nel Nostro alla ricerca di una nuova opportunità di sopravvivenza e/o di
esistenza.
Oggi, molti di questi lavoratori, classificati come immigrati per nascita in terre oltre confine,
sono a tutti gli effetti cittadini italiani, o residenti da un tempo sufficiente a ritenerli integrati,
informati e formati, quasi alla stregua dei lavoratori italiani.
Sembra strano, pertanto, identificarli ancora come “stranieri”, ma, tenuto conto del lungo
periodo di latenza tra esposizione a rischio di natura lavorativa e sviluppo della malattia
professionale, non ci si deve dimenticare del loro esserlo stati.
Il fenomeno delle MP nei lavoratori stranieri inizia così a mostrarsi contemporaneamente
alla consapevole integrazione sociale, nella collettività, del capitale umano e di forza
lavoro rappresentato dagli immigrati, nonché alla crescente emersione del lavoro nero.
La sempre maggiore coscienza della tutela spettante al lavoratore, a prescindere dalla sua
origine etnica, porta quindi al timido affacciarsi, in quanto fenomeno ancora inesploso,
delle denunce di malattie professionali, anche da parte di quella platea straniera che con
difficoltà sta non solo recependo, ma anche facendo proprie le informazioni legate a diritti
e doveri sociali comuni.
Le tabelle di seguito riportate, comunque, offrono spunti di riflessione su quanto ancora sia
necessario mettere in atto azioni incisive legate all’informazione dei lavoratori.
Nel 2008, infatti, nel settore industria e servizi, sono stati denunciati nel Lazio solo 45 casi
di Malattia Professionale insorte nei lavoratori stranieri [2,54 % rispetto al totale nazionale].
Analizzando il dato nazionale ci si rende conto che tra le patologie denunciate appaiono
prevalere, a prescindere o meno dalla tabellazione delle fattispecie rilevate, l’ipoacusia, le
patologie cutanee, le affezioni dei tendini e dei dischi intervertebrali, nonché le patologie
respiratorie, senza per questo, però, voler sminuire l’importanza degli altri numeri riferibili
ad esempio alle patologie tumorali.
Dalla fotografia generale così realizzata, nell’estrapolare il frammento relativo alla nostra
regione, vediamo come appaia svettare il dato riferibile alle affezioni dei dischi
intervertebrali. Tale consistenza numerica non deve essere considerato un “fenomeno”,
bensì rappresenta lo specchio del mondo del lavoro regionale ove in particolare nei settori
delle costruzioni, dei trasporti, della sanità, dei servizi alberghieri e di ristorazione si ricorre
sempre più spesso alla manodopera straniera.
Nonostante i piccoli numeri ad oggi rilevabili, si può comunque affermare come non vi
siano sostanziali differenze di tipologia e di prevalenza delle malattie denunciate rispetto a
quelle dei “lavoratori italiani”, quasi a rimarcare che vi sia una omogeneità di distribuzione
delle esposizioni a rischio, a prescindere dalla nazionalità di origine delle risorse umane
impiegate.
Nel campo dell'agricoltura, invece e sempre con riferimento all’anno 2008, nonostante il
comune impiego di manodopera straniera, non è stata segnalata alcuna tecnopatia.
Questo rende conto di come il ricorso a collaborazioni avventizie e molto spesso eludenti
la regolarizzazione dei lavoratori in tale settore, conduce alla minore consapevolezza della
tutela sociale.
Malattie professionali denunciate all'INAIL occorse a lavoratori Stranieri
Anno di manifestazione 2008
Tipo di malattia
ITALIA
INDUSTRIA E SERVIZI:
Malattie tabellate
151
50-Ipoacusia e sordità
49
42-Malattie cutanee
31
56-Neoplasie da asbesto
11
40-Asma bronchiale
11
91-Asbestosi
3
Malattie non tabellate
1.325
Ipoacusia
281
Affezioni dei dischi intervertebrali
272
Tendiniti
270
Sindrome del tunnel carpale
93
Artrosi
85
Malattie dell'apparato respiratorio
62
Altre neuropatie periferiche
54
Dermatite da contatto
34
Tumori
19
Indeterminate
293
Totale
1.769
AGRICOLTURA:
Malattie tabellate
6
Malattie non tabellate
34
Affezioni dei dischi intervertebrali
8
Tendiniti
6
Ipoacusia
4
Sindrome del tunnel carpale
2
1
Indeterminate
Totale
41
INAIL - Consulenza Statistico Attuariale
Lazio
4
1
2
1
33
3
17
1
2
1
3
2
8
45
-
-
2,54%
Malattie professionali indennizzate dall'INAIL, occorse a lavoratori Stranieri,
manifestatesi nel 2007 e indennizzate a tutto il 30/04/2009 per tipo di malattia e tipo di
conseguenza
Anno di manifestazione 2007
Malattie Professionali o Sostanze che
le causano
Temporanea
Permanente
Morte
TOTALE
40
3
4
8
13
4
154
35
48
15
16
6
8
10
4
2
5
5
1
1
55
4
4
13
13
9
203
57
49
22
16
16
11
11
4
3
-
-
-
-
33
-
194
4
6
-
258
4
Morte
TOTALE
in capitale
in rendita
Totale
10
1
5
48
22
1
7
10
3
1
-
28
3
3
6
10
133
33
38
15
14
5
7
9
4
1
12
1
2
3
4
21
2
10
2
1
1
1
1
INDETERMINATE
-
-
IN COMPLESSO
58
-
161
4
INDUSTRIA E SERVIZI:
Malattie tabellate
24-ACIDO CIANIDRICO
40-ASMA BRONCHIALE
42-MALATTIE CUTANEE
50-IPOACUSIA E SORDITA'
56-NEOPLASIE DA ASBESTO
99-MALATTIE NON TABELLATE
- tendiniti
- affezioni dei dischi intervertebrali
- sindrome del tunnel carpale
- ipoacusia
- dermatite da contatto
- altre neuropatie periferiche
- artrosi
- malattie dell'apparato respiratorio
- tumori
di cui nella Regione LAZIO:
Malattie Professionali o Sostanze che
le causano
AGRICOLTURA:
Malattie tabellate
Temporanea
Permanente
in capitale in rendita
Totale
- sindrome del tunnel carpale
4
3
1
8
5
1
1
-
8
5
1
1
-
12
5
4
2
- ipoacusia
-
1
-
1
-
1
INDETERMINATE
-
-
-
-
-
-
IN COMPLESSO
4
8
-
8
-
12
di cui nella Regione LAZIO:
-
1
-
1
-
1
99-MALATTIE NON TABELLATE
- altre neuropatie periferiche
- tendiniti
Fonte: archivi Banca Dati Statistica aggiornata al 30/04/09
1.33 %
8.33 %
3.3 I fattori di rischio e gli indicatori strutturali di rischio per il territorio regionale
Che cosa sono i fattori di rischio e come sono trattati dalla normativa vigente ?
Il concetto di sicurezza del lavoro è nato in Italia negli anni ’50 con l’emanazione del
D.P.R. 547/55, ma soltanto nel corso degli anni ’80 si sono affermate quelle tendenze che
hanno condotto all’attuale concetto di Prevenzione e Protezione. Soltanto in tempi
abbastanza recenti, infatti, si è sviluppata la logica della sicurezza globale, presente già a
partire dalla fase di progettazione dei lavori e comprendente anche tutti gli aspetti
organizzativi e gestionali di ciascuna attività lavorativa svolta. Il concetto di sicurezza alla
fonte, pur essendo già espresso dall’art. 7 del citato D.P.R. 547/55, si è concretamente
affermato solo più tardi con l’emanazione di specifiche norme riguardanti i requisiti dei
materiali, delle sostanze, delle macchine, etc.
Questi ed altri concetti costituiscono adesso i principi ispiratori del T.U. 81/08, modificato
dal D. L.vo106 del 5 agosto 2009. I decreti legislativi suddetti sono stati emanati in
recepimento delle direttive CEE 89/391, 89/654, 89/655, 89/656, 90/269, 90/394 e 90/679
ed hanno apportato un’ampia modifica del quadro normativo precedente in materia di
sicurezza ed igiene del lavoro.
Una delle principali innovazioni introdotte dal Decreto riguarda l’estensione del suo campo
di applicazione a tutte le aree di attività pubbliche e private, di qualunque dimensione
(anche un solo lavoratore), per le quali la tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori
viene a configurarsi come parte integrante della struttura gestionale ed organizzativa.
Il T.U. 81/08, come già precedentemente sancito dall’ex Dlgs 626/94, prevede infatti
l’istituzione in ciascuna attività produttiva di un Servizio di Prevenzione e Protezione
preposto, tra l’altro, all’identificazione di tutte le fonti di pericolo, alla valutazione di tutti i
rischi ed all’individuazione delle misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di
lavoro. Per le piccole e medie imprese, il datore di lavoro può svolgere direttamente i
compiti del Servizio di Prevenzione e Protezione dai rischi, nonché di prevenzione incendi
e di evacuazione.
Il termine “rischio”, usato nella terminologia comune come sinonimo di pericolo, assume
nell’ambito di una trattazione tecnica un significato proprio, analiticamente definito in modo
univoco. Se il pericolo è infatti legato alla probabilità che possa verificarsi un evento
indesiderato e potenzialmente dannoso, il rischio nasce invece dalla combinazione della
probabilità che l’evento possa verificarsi e dell’intensità del danno atteso (o magnitudo).
A tale riguardo si ritiene opportuno riportare, per una uniforme comprensione dei termini
usati, le definizioni di “pericolo”, “rischio” e “valutazione del rischio”, così come indicato nel
T.U. 81/08:
Pericolo: proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di
causare danni.
Rischio: probabilità del raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di
impiego e/o di esposizione ad un determinato fattore o agente oppure alla loro
combinazione.
Valutazione dei rischi: valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la sicurezza e
la salute dei lavoratori presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la
propria attività, finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e protezione e
ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei
livelli di salute e sicurezza.
I fattori di rischio sono, anche, condizioni e caratteristiche dello stile di vita la cui presenza
favorisce, ma non determina con un meccanismo di causa-effetto, la comparsa di una
malattia. Quelli di protezione invece potrebbero svolgere un ruolo protettivo nei confronti
della malattia.
Per fattore di rischio si intende qualunque elemento che possa favorire lo sviluppo e il
progredire di una malattia, o altro evento o condizione comunque legato sempre alla
salute della persona. Il fattore di rischio può essere sia un aspetto del comportamento, sia
una caratteristica intrinseca del soggetto o genetica, sia un'esposizione ambientale o stile
di vita. I fattori di rischio sono spesso correlati fra loro e non necessariamente causali,
perché la correlazione non implica obbligatoriamente la causalità. La più antica analisi dei
vari fattori di rischio è stata stilata da Avicenna nel libro The Canon of Medicine (1020s).
Che tipi di fattori di rischio è possibile individuare ?
Generalmente i fattori di rischio si suddividono in lievi, modificabili e non modificabili.
Per quanto concerne i fattori di rischio non modificabili, si definiscono tali quei fattori che
non dipendono dalla volontà umana, e che non possono essere modificati, quali, per
esempio l’età, i fattori genetici ereditari.
Rientrano, invece, nella categoria dei fattori di rischio modificabili tutte quelle “anomalie”
collegate a scelte di vita e comportamento soggettivo nei luoghi di lavoro.
Pertanto, i fattori di rischio vengono classificati come: professionali, legati all’attività
lavorative svolta; chimici, legati alla manipolazione/utilizzo/esposizione ad agenti chimici;
biomeccanici, legati al movimento ripetuto di carichi pesanti; meccanici, generalmente
legati alla rottura di un componente meccanico la cui conseguenza potrebbe essere una
lesione personale; relazionali, lavoro notturno, bourn out, mobbing, stress; biologici, legati
alla manipolazione/utilizzo/esposizione ad agenti biologici.
L’analisi condotta sull’andamento degli infortuni e delle malattie professionali ha permesso
di disegnare il quadro di fondo su cui ci muoviamo quotidianamente. Ma quali chiavi di
lettura si possono applicare per rendere i dati registrati meno “freddi”, per far sì, cioè, che
essi ci indichino le strade da percorrere per incidere significativamente su un ambiente
che presenta alcune rigidità ?
La prima risposta alla domanda è di tipo accademico, “la statistica non è mai fredda”, è
una analisi ponderata ed empirica di dati omogenei dietro i quali ci sono “fatti”, “persone” e
“comportamenti”.
Abbiamo visto che la norma individua i fattori di rischio catalogandoli in modo restrittivo, ed
assolutamente tecnico. Vediamo adesso, come chiede giustamente la domanda, le chiavi
di lettura dei dati.
Occorre iniziare a ragionare come un “preventore”, quella figura professionale che ricerca
le criticità e fornisce le soluzioni, attività delle quali parleremo più diffusamente nel
Capitolo 4.
Analizzare semplicemente i fattori di rischio come richiede la norma non è assolutamente
sufficiente al preventore; egli non si pone la domanda “come è successo l’infortunio ?”, ma
“perché si è verificato un incidente che ha poi comportato un infortunio sul lavoro ?”.
Per fare questo, l’analisi del preventore deve portare a dare risposta ai molti “perché” che
incidono nel verificarsi di un incidente, domande che nel recente passato non trovavano
adeguata risposta ed attenzione da parte degli addetti ai lavori.
Ad esempio: un lavoratore cade da una impalcatura da una altezza di dieci metri
procurandosi la frattura del braccio sinistro e lievi escoriazioni.
La prima cosa che interessa il preventore è: “perché il lavoratore si trovava sulla
impalcatura ? Stava forse facendo una lavorazione che doveva svolgersi esclusivamente
a quella altezza ?
La seconda cosa è “chi era il lavoratore ?”, ed in particolare:
- quale qualifica rivestiva il lavoratore, era operaio comune o specializzato ?
- quanti anni ha ?
- quale il grado di istruzione scolastica ?
- era stato formato sui rischi della lavorazione che svolgeva ?
La terza cosa è la ricerca delle cause che hanno determinato l’incidente, “perché
l’operaio è caduto ?”; quali sono le cause dirette ed indirette che hanno provocato
l’incidente; ad esempio:
- pioveva e dal tetto, ancora privo di gronde, l’acqua cadeva con irruenza sul ponteggio
rendendolo scivoloso;
- camminando lungo il ponteggio, senza casco, urtava un corrente mal posizionato
perdendo l’equilibrio;
- infiltrazioni di acqua non controllate hanno determinato il distacco dell’ancoraggio del
ponteggio, provocando una distanza inadatta a trattenere le cadute tra il ponteggio
stesso ed il muro in lavorazione.
In sostanza il preventore ricerca i “determinanti”, cioè tutti quei fattori preesistenti
all’incidente, anche se con lo stesso, operaio caduto dall’impalcatura, non hanno alcuna
correlazione diretta.
Ma il preventore non si ferma, vuole capire perché un operaio caduto da dieci metri si è
procurato “solo” una frattura al braccio e lievi escoriazioni.
Qualcosa è intervenuto dopo l’incidente che ha modulato gli effetti biologici della caduta
dall’alto, ad esempio:
- l’operaio è caduto su di un cumulo di sabbia presente sul piano di calpestio sotto al
ponteggio;
- l’operaio è stato trattenuto dalla fune di sicurezza che poi, rompendosi, ha comunque
ridotto l’altezza della caduta ad un metro.
Ora il preventore sta cercando il “modulatore”, cioè tutto quanto accade dopo l’incidente,
anche se non direttamente collegato ad esso, ed interviene sulla natura e sede della
lesione, in modo migliorativo, come nel caso in esempio, od anche peggiorativo.
Ecco che le informazioni, i “dati statistici”, iniziano a prendere forma di facile lettura del
fatto analizzato, concorrendo a trovare le soluzioni adatte affinché tali incidenti non si
ripetano, o per rendere meno gravi le conseguenze degli stessi.
Al preventore spetta anche l’onere di trovare la forma di intervento più efficace, cioè di
quale tipo di comunicazione servirsi, fredda – un opuscolo, cartelli, ecc.ra, o calda, una
riunione, una tavola rotonda un convegno.
Il “linguaggio” da usare cambia a secondo dell’interlocutore sia esso lavoratore,
imprenditore, associazione di categoria, sindacato o studente (ecco uno dei motivi per cui
il preventore “cerca” determinate informazioni come il titolo di studio, ecc.ra).
Vediamo alcuni grafici attraverso i quali il preventore individua la sua strategia di
intervento.
GRUPPI AGENTE MATERIALE ANNI 2006/2008
8
12
Nei precedenti paragrafi, sono state effettuate analisi statistiche di tipo congiunturale e
tendenziale sul fenomeno degli infortuni sul territorio della Regione Lazio, attraverso valori
numerici assoluti, o nel caso dell’andamento temporale, sono stati utilizzati valori assoluti
rapportati alla dinamica occupazionale. In tal modo si è ottenuta una prima indicazione
sulle dimensioni del fenomeno infortunistico non correlate però alla effettiva esposizione al
rischio.
Per esprime il reale rapporto che esiste tra infortuni e forza occupazionale che li produce è
necessario costruire e quindi utilizzare degli opportuni indicatori di rischio sulla base degli
infortuni indennizzati rapportati agli addetti – anno. L’INAIL calcola gli indici di frequenza
sia per il totale degli infortuni sia per le singole conseguenze (inabilità temporanea,
inabilità permanente e morte) e li distingue per area territoriale di accadimento e settore
economico di appartenenza dell’infortunato.
Nel complesso, l’analisi dell’ultimo triennio consolidato (quello riferito agli anni 2004-2006)
fa registrare a livello nazionale un indice pari a 29,52, con una diminuzione di circa il 4%
rispetto all’indice di frequenza relativo al precedente triennio. Si conferma quindi la
tendenza alla riduzione del fenomeno infortunistico: infatti anche il precedente decremento
era stato di pari entità. Analizzando i dati disaggregati per regione, emerge che la
Regione Lazio ha una diminuzione dell’indice del 35% con una situazione analoga a quella
riscontrata nel triennio precedente. A parziale motivazione di tale classifica occorre
ricordare che nel Lazio è significativa la presenza, soprattutto nella capitale, di uffici della
pubblica amministrazione centrale e di molteplici aziende che operano nei servizi e nel
terziario avanzato, settori impiegatizi notoriamente a basso rischio.
Read: “E’ stato un bel rompicapo trovare il bandolo di una matassa che a colpo
d’occhio sembrava inestricabile, con tutte le rigidità provenienti dal mondo
dell’occupazione, con tutta la pressione derivante dall’evoluzione delle malattie
professionali e con tutte le insidie di un andamento infortunistico che, pur
complessivamente in flessione, è sempre sotto la lente d’ingrandimento di Stampa e
Istituzioni.
Ora il quadro di insieme che ho sotto gli occhi comincia ad avere contorni ben
precisi, e questo grazie anche all’aiuto che mi hai fornito, caro Net, guidandomi alla
scoperta dei fattori di rischio, con cui sono riuscito a lacerare il velo della nonconoscenza”.
PARTE SECONDA
CAPITOLO 4.
L’AZIONE DI PREVENZIONE DELLA DIREZIONE REGIONALE
Net: “Siamo dunque fuori dal labirinto dei dati ed ora abbiamo come filo di
Arianna i fattori di rischio, che ci hanno fornito la chiave per entrare, appunto, nel mondo
dei dati senza esserne travolti.
Mettiamoci allora subito a tessere questo filo, così da trasformarlo in una rete di
rapporti che possa poi tornarci utile nelle iniziative da intraprendere. Riusciremo in tal
modo a tracciare vere e proprie mappe con le quali spostarci nelle nostre esplorazioni”.
4.1 Profili metodologici
Perché soffermarsi in particolare sulla Prevenzione, nell’ambito di un Rapporto Annuale
che dovrebbe considerare l’intera attività istituzionale ?
Perché parlare di prevenzione significa coinvolgere a 360 gradi le attività tradizionalmente
istituzionali per:
- studiare il fenomeno degli infortuni e delle malattie professionali in collaborazione
con tutte le professionalità competenti per i diversi profili,
- apprendere da essi quali comportamenti od omissioni occorre evitare perché non si
ripetano gli eventi osservati,
- attivare gli opportuni contatti con le Parti Sociali per intraprendere insieme ad esse
tutte le iniziative che valgano a contenerli,
- …e soprattutto: attrezzarsi per svolgere al meglio un’attività così interdisciplinare.
Come attrezzarsi per fare prevenzione ?
Due sono i modi:
- Fornire al personale incaricato gli strumenti per svolgere la propria attività. Il 2008 è
stato l’anno del sistema delle relazioni, intrecciate:
• sia verso l’interno: si è formata e consolidata la squadra degli addetti alla
prevenzione ed è stato costituito il Centro Studi e Formazione per la
Prevenzione per curare l’organizzazione di corsi formativi;
• sia verso l’esterno: sono stati concretamente realizzati alcuni progetti in
collaborazione con Istituzioni ed interlocutori qualificati nel settore della
prevenzione.
- Formare il personale dedicato. Il 2008 è stato l’anno della formazione dei
Responsabili della prevenzione all’interno delle Sedi. Ciò è avvenuto per lo più su
input della Direzione Generale,ma anche su iniziativa della Direzione Regionale,
che ha provveduto a progettare percorsi di carattere formativo-addestrativo i cui
risultati si coglieranno appieno entro la fine del 2009.
La creazione di un “tessuto umano”, di una “rete di relazioni” che velocizzi la
comunicazione delle conoscenze diventa indispensabile per impiantare
correttamente un’attività tutta da creare e sulla quale non esiste il “precedente” cui
ispirarsi.
Che cosa è stato fatto per raggiungere gli obiettivi perseguiti e utilizzando gli strumenti a
disposizione?
Sono stati realizzati, fra gli altri, alcuni progetti incentrati sui principali canali lungo i quali si
snoda la prevenzione:
- la ricerca, per quanto riguarda il progetto con l’IRES sullo studio dei rischi da agenti
chimici nel comparto sanitario;
- la formazione e l’informazione, per quanto riguarda il progetto con le Parti sociali
rappresentanti dei lavoratori sulle Lavanderie industriali della zona di Pomezia;
- la ricerca, la formazione e l’applicazione industriale, per quanto riguarda il progetto
con l’Università di Cassino sulle disergonomie nella nautica da diporto.
Le Sedi hanno svolto, in attesa della completa formazione dei propri addetti, alcune attività
pilota sul territorio di competenza?
Sì, ad esempio, la sede di Frosinone è già attiva dal 2008, con la partecipazione, fra l’altro,
alla settimana della sicurezza che si tiene ogni anno nel periodo settembre-ottobre. Inoltre,
la sede di Roma Centro ha avviato un progetto con la Scuola elementare 68° circolo
didattico “Girolami” che ha coinvolto le classi V elementari sui rischi in casa, attraverso
l’ausilio di questionari e con successivi incontri con i bambini dedicati all’analisi dei dati
raccolti.
E sempre parlando di scuole quali altre azioni prevenzionali ha messo in campo l’INAIL nel
Lazio?
Anche nel 2008 l’INAIL ha messo a disposizione risorse finanziarie (legge n.296 del 2006,
art. 1, comma 626) per favorire la messa in sicurezza e l’adeguamento degli edifici
scolastici di istruzione secondaria di primo grado e superiore, alle vigenti norme di
sicurezza o all’abbattimento di barriere architettoniche.
Questo l’elenco delle 20 scuole destinatarie dei fondi, nel biennio 2008-2009 pari a
5.626.241,00 euro, assegnati agli enti locali proprietari degli immobili dopo l’istruttoria,
effettuata dalla Consulenza Tecnica per l’Edilizia regionale, sulle 123 domande
presentate:
• Scuola Corrado Melone di Ladispoli (Rm),
• Scuola Media Statale "Daniele Manin" di Roma
• I.I.S. Via Domizia Lucilla di Roma
• Liceo Classico Giulio Cesare di Roma
• Scuola Media Statale Martin Luther King di Roma
• Scuola Istruzione Secondaria "T. Mommsen" di Roma
• Istituto Comprensivo Vitruvio Pollione di Formia (Lt)
• Istituto Tecnico Geometri Europa di Cassino (Fr)
• I.T.C.G. Federico Caffe' (Succ.) di Roma
• Scuola Media F. Petrarca di Roma
• Liceo Scientifico F. Severi di Frosinone
• I.P.S.S.A.R. Amerigo Vespucci di Roma
• Scuola Media Menotti Garibaldi di Aprilia (Lt)
• Istituto Comprensivo P. Mattej di Formia (Lt)
• Scuola Media C. Urbani di Roma
• Scuola Secondaria di I grado "G. Rosati" di Sora (Fr)
• Scuola Media V. Volterra (sede Villini) di Ariccia (Rm)
• Scuola Media Bagnera di Roma
• Istituto Comprensivo Don Mauro Cassoni di Norma (Lt)
• Scuola Media Statale "San Benedetto" di Roma
Quali sono le attività che, già programmate nel 2008, saranno realizzate nel corso del
2009 ?
Sul piano formativo, l’accrescimento del bagaglio formativo con interventi mirati agli addetti
sul territorio e ai referenti di Direzione Regionale; sul piano operativo, sia la stesura di una
prima mappa dei rischi da porre al servizio di futuri iniziative prevenzionali con gli
interlocutori competenti, sia l’apertura di “sportelli “ di dialogo dedicati a grandi categorie di
utenti (Unione Industriali, Consulenti del lavoro) che possano farsi portavoce presso le
aziende sul tema della sicurezza.
4.2 Il Centro Studi e Formazione per la Prevenzione (CeSFoP)
Fra gli strumenti creati per svolgere al meglio attività di prevenzione - specie nel ramo
formativo, che è attualmente quello che richiede il maggior impegno – la Direzione
Regionale Lazio ha istituito il CeSFoP. Che cos’è, come nasce, quali ne sono i compiti,
che cosa ha fatto finora e quali sono le sue prospettive di sviluppo ?
Nel 2008 la Direzione regionale Lazio INAIL, nell’ambito delle varie iniziative prevenzionali,
ha costituito il Centro Studi e Formazione per la Prevenzione (CeSFoP). Il Centro è
nato, in linea con la mission aziendale e specificatamente con quanto previsto dal “Piano
di settore 2008-2010, Politiche della prevenzione” 1, per favorire l’intreccio delle relazioni
tra gli attori della prevenzione interni ed esterni all’INAIL.
Il Centro Studi e Formazione per la
Prevenzione ha come responsabile il
Dirigente dell’Ufficio Attività Istituzionali,
svolge la sua attività a supporto delle
funzioni Formazione, Prevenzione e
Comunicazione
della
Direzione
Regionale Lazio e fa seguito alle
precedenti esperienze del Gruppo di
lavoro per la formazione relativa al
D.Lgs. 626/94 e del Polo formativo, che
si occupa dei corsi ex D.Lgs. n. 195/03
per Responsabili ed Addetti al Servizio
di Prevenzione e Protezione.
Gli obiettivi assegnati al Centro Studi e
Formazione per la Prevenzione, dalla Direzione
Regionale Lazio INAIL, sono:
1) formazione, in materia di sicurezza sul lavoro,
assicurando la gestione di un programma di
eventi formativi,
2) consulenza e assistenza, destinata alla
funzione prevenzione delle Sedi territoriali INAIL
con particolare riferimento ai bisogni formativi in
tema di prevenzione, fungendo da collettore e
smistamento, verso le competenti strutture della
Direzione Regionale Lazio, dei quesiti
provenienti dalle Sedi,
3) promozione e informazione, in materia di
Nella fase di avvio il personale che ha
sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, mediante
l’incarico di realizzare gli obiettivi del
attività di tipo seminariale, convegnistico e
Centro curandone, in base alle proprie
attraverso la creazione di una biblioteca
specifiche professionalità, gli aspetti
multimediale per la consultazione gratuita in loco
progettuali e di programmazione e
del materiale catalogato. La biblioteca sarà
ubicata nella sala sita al piano terra dello stabile
lavorando in staff con i processi
della Direzione Regionale, in Via Nomentana,
Prevenzione, Formazione, Comunica74.
zione e con le Consulenze, è stato
individuato all’interno dell’Ufficio Attività
Istituzionali e della Consulenza Tecnica Edilizia della Direzione regionale.
In tema di formazione, nel dicembre 2008 sono state definite le priorità e pubblicato il
Programma 2009 relativo alle attività formative affidate al Centro. L’attività ha avuto inizio
a dicembre 2008 con: il corso di aggiornamento sul Decreto Legislativo n. 81/2008
destinato ai Funzionari di Vigilanza e la prima parte del corso, Modulo A, per RSPP e
ASPP dell’Agenzia delle Entrate.
In merito alla funzione di consulenza e assistenza, al fine di dare risposta ai quesiti
inerenti i bisogni formativi in tema di prevenzione provenienti dalle Sedi territoriali e creare
la rete di relazione tra le diverse sedi INAIL, è stato attivato l’indirizzo di posta elettronica
del Centro: [email protected].
1
Vedi delibera del Consiglio di Amministrazione INAIL, n. 306 del 17 giugno 2008.
Contemporaneamente, per favorire la pubblicizzazione delle attività del Centro, sulla home
page del sito internet della Direzione Regionale Lazio INAIL è stato creato un apposito link
alle pagine tematiche.
Circa la promozione e informazione in materia di sicurezza e salute nei luoghi di
lavoro, il Centro ha contribuito all’attuazione del protocollo d’intesa tra INAIL, CPT di
Roma e provincia e Università degli studi di Roma 3 in materia di sicurezza nei cantieri
edili (progetto “NonSoloNorma” ).
È stata inoltre richiesta, dall’Università di Verona, la formale collaborazione del Centro
Studi e Formazione per la Prevenzione alla ricerca “Lavoro, sicurezza e lavoratori con
disabilità: modelli formativi”. A tal fine il Direttore regionale, aderendo alla richiesta
dell’Ateneo, ha coinvolto tutte le Sedi territoriali ed il CESFOP nella prima fase di tale
ricerca, che prevede la distribuzione di questionari conoscitivi al personale ed alle aziende
interessate.
Infine, sempre nel 2008, il Centro Studi e Formazione per la Prevenzione è stato
impegnato nella fase di allestimento dei locali della biblioteca multimediale, sita nei locali
al piano terra della Sede della D.R. Lazio, che potranno essere utilizzati anche per
l’organizzazione di workshop, incontri, convegni e conferenze nel rispetto della normativa
in vigore per l’utilizzo di sale e locali di proprietà dell’Istituto. Come primo step per la
costruzione della biblioteca multimediale, il nucleo base di prodotti multimediali a valenza
prevenzionale sarà fornito dall’Ufficio Attività Istituzionali della Direzione Regionale.
4.3 I Flussi informativi : dal dato all’informazione
Che cosa sono i Flussi informativi ?
Sono canali di elaborazione dei dati formalizzati tra INAIL, ISPESL, Regioni e Ministero
della Salute: un apposito protocollo d’intesa siglato originariamente nel 2002 e poi
aggiornato ed integrato nel 2007 ha creato un archivio condiviso in grado di fornire
elementi per tracciare la reale situazione dei rischi lavorativi presenti sul territorio di
ciascuna Regione.
Perché parlare di Flussi informativi nel 2008 ?
Per una considerazione metodologica attinente al modo di porsi della Direzione Regionale
Lazio INAIL verso l’esterno: è proprio nel 2008 che si colloca un’attenta opera di
riconsiderazione complessiva delle modalità di lavoro nel settore istituzionale, nell’intento
primario di migliorare il prodotto offerto all’utenza e nell’obiettivo ulteriore di valorizzarlo nel
proporlo all’esterno.
Una comunicazione chiara e condivisa nei suoi procedimenti di elaborazione dei dati è,
infatti, alla base della corretta divulgazione delle informazioni costruite su quei dati e
queste ultime sono a loro volta la solida base per decisioni operative sul loro impiego.
E come avviare in modo corretto il percorso dal dato all’informazione?
Ideando un circuito formativo che addestri tutto il personale INAIL a:
- un approccio in termini di interdisciplinarietà e di collaborazione con tutte le funzioni
competenti all’interno;
- un percorso “analisi > sintesi > analisi”, che giunga ad un focus sulle specifiche
problematiche territoriali.
Quale sarà l’esito finale di questo percorso ?
Il risultato finale, che si coglierà alla fine del 2009, sarà verosimilmente un lavoro di
squadra che:
- avrà formato e addestrato tutti gli operatori ad agire sul dato per tramutarlo in
informazione;
- avrà creato una rete di rapporti più capillare di quanto già non avvenga fra tutti
coloro che si occupano di Prevenzione nelle Sedi territoriali, anche attraverso la
realizzazione di uno spazio web condiviso e riservato agli addetti, all’interno del
quale sia possibile gestire documentazione di interesse comune, pianificare attività
e attivare forum;
- avrà esteso la condivisione delle conoscenze non solo fra funzioni amministrative,
ma anche di vigilanza, sanitarie e consulenziali nel loro complesso;
- avrà esercitato in modo realistico gli addetti su un lavoro concreto in un ambiente di
vera e propria “palestra”, non già di astratta “accademia”;
- rappresenterà, dal punto di vista metodologico, l’ossatura formale di una moderna
business intelligence al servizio sia dell’INAIL, sia del mondo esterno, specie di
Enti, Istituzioni e Parti sociali con cui è doveroso costruire iniziative in sinergia sui
temi della sicurezza;
- disegnerà, dal punto di vista sostanziale, una iniziale mappa dei rischi del territorio
laziale , da utilizzare come base di partenza per il successivo, ben più ampio lavoro
di squadra che occorrerà attivare nell’ambito del Welfare.
4.4 Macroaree di intervento
Formazione/Informazione
Abbiamo passato in rassegna le iniziative assunte per “attrezzarsi” a fare prevenzione.
Vogliamo vedere adesso qual è il tessuto di relazioni creato con il mondo esterno per
collaborare concretamente su alcune tematiche urgenti ?
Uno degli aspetti fondamentali nell’ambito delle iniziative di natura prevenzionale è senza
dubbio la conoscenza dei fattori di rischio di tecnopatia indotti da attività lavorative. In
considerazione di tale esigenza e delle linee strategiche dell’Istituto- che tendono a
promuovere azioni di studio, assistenza e consulenza in tale ambito, destinate sia alle
grandi ma soprattutto alle piccole e medie imprese e al settore artigianato dei vari comparti
produttivi - la Direzione Regionale Lazio, attraverso le sue Consulenze professionali e
tecniche 1, ha attuato e sviluppato una serie di progetti prevenzionali atti alla tutela e
salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro e , quindi, alla promozione della “cultura della
sicurezza”.
In tale ottica sono stati stipulati diversi protocolli di intesa per l’elaborazione dei specifici
progetti in materia prevenzionale, di cui si riportano di seguito i principali.
Progetto “Lavanderie Industriali”. Il 7/12/2006 è stato stipulato il protocollo di intesa tra
la Direzione Regionale Lazio e il Patronato INCA CGIL del distretto di Pomezia, per
l’elaborazione del progetto “Lavanderie Industriali del distretto di Pomezia”, che si
concluderà nel 2010. Il progetto ha riguardato la percezione del rischio biologico, chimico,
movimentazione manuale dei carichi, microclima. Tale progetto è volto alla
sensibilizzazione dei lavoratori delle lavanderie industriali Alsco, Lavin, Lai Sud sui rischi
specifici delle mansioni lavorative e dei luoghi di lavoro. Infatti, una parte preponderante
del progetto è la formazione/informazione dei lavoratori in azienda sulle tematiche della
sicurezza tramite incontri formativi ed elaborazione di opuscoli informativi.
Progetto “I rischi da agenti chimici nella percezione dei lavoratori”. Nel 2006 è stato
stipulato il protocollo di intesa con l’IRES (Istituto Ricerche Economiche e Sociali),in
attuazione del quale è stato realizzato uno studio della percezione del rischio chimico nel
comparto sanitario, l’analisi delle tipologie dei lavoratori esposti e la formazione degli
operatori, sintetizzato in una pubblicazione presentata nel corso di apposita giornata
finale.
Progetto "Formazione Aggiuntiva RLS/RLST e Lavoratori Settore Trasporti". Il
progetto è nato con l’obiettivo di realizzare corsi di formazione rivolti ai Rappresentanti dei
lavoratori per la sicurezza (RLS) ed ai Lavoratori, identificati tra i Rappresentanti Sindacali
Aziendali (RSA) e i Rappresentanti Sindacali Unitari (RSU) del settore Trasporti “Terrestre,
Marittimo e/o Fluviale ed Aereo” aderenti ai sindacati FILT CGIL, FIT CISL, UILT. I corsi
sono stati finalizzati alla costruzione di una cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro di
questo settore, che è al secondo posto per livello di rischiosità mortale (indice pari a 0.20).
Sono stati effettuati 40 corsi per lavoratori (722 discenti ) e 4 corsi per RLS (84 discenti).
Progetto “Convenzione nel comparto della cantieristica da diporto Prevenzione e
sicurezza nel distretto della nautica del Lazio”. Il 20/12/07 è stato stipulato il Protocollo
d’intesa fra INAIL e Università degli Studi di Cassino, con l’obiettivo di promuovere e
coordinare un progetto finalizzato alla diffusione di buone prassi in materia di sicurezza e
1
Consulenza Tecnica per l’Accertamento del Rischio e Prevenzione, Consulenza Tecnica per l’Edilizia,
Sovraintendenza Medica Regionale, Avvocatura Regionale.
protezione industriale nell’espletamento delle mansioni svolte dai lavoratori del Distretto
della Nautica del Lazio ed allo sviluppo di soluzioni progettuali per il superamento delle
disergonomie, nella prospettiva di prevenire infortuni e danni alla salute per gli operatori
del settore.
Progetto “Corte dei Conti”. La sessione formativa è stata riservata quasi esclusivamente
ai RLS della Corte dei Conti che espressamente avevano richiesto l’intervento, con quattro
giornate d’aula svoltesi dal 6 al 9 maggio 2008. L’iniziativa è stata particolarmente
apprezzata dai partecipanti, come attestato anche dai questionari di gradimento
somministrati.
Progetto “Nonsolonorma”. Con apposito protocollo d’intesa siglato fra INAIL DR Lazio e
Università degli Studi di Roma Tre – Facoltà di Scienze Politiche, è stato realizzato un
progetto teso alla diffusione della cultura della sicurezza nei cantieri edili nel Lazio, specie
attraverso la conoscenza di pratiche “salvavita”, oltre che con la produzione di una docufiction presentata in occasione di apposito convegno finale.
Progetto “Settore agroalimentare della Provincia di Latina” Il 20/12/2007 è stato
stipulato con l’EBLA Sezione Ambiente e Sicurezza il protocollo di intesa con l’obiettivo di
promuovere e coordinare il progetto finalizzato ad analizzare le dinamiche ed i fattori di
rischio concomitanti che hanno determinato il verificarsi di infortuni nel settore
agroalimentare della Provincia di Latina nel triennio 2006-2008; altro obiettivo è quello di
promuovere una maggiore conoscenza delle buone pratiche in materia di prevenzione tra
le piccole e medie aziende nel settore agroalimentare; infine, quello di proporre modelli di
gestione della sicurezza. Il progetto si concluderà nei primissimi mesi del 2009 con la
pubblicazione dei risultati della ricerca svolta .
Progetto “Formazione agli RLST del Lazio”. Il 20/12/2007 è stato stipulato il protocollo
di intesa con EBLART, Comitato paritetico misto regionale Lazio, con il quale è stato
approvato il progetto relativo alla ricerca nell’ambito dell’EBLART rivolto alle piccole e
medie imprese, per la realizzazione di un corso sperimentale di formazione ed
addestramento dei lavoratori. Il corso è stato erogato nei mesi di maggio-giugno 2008, per
un complessivo di 80 ore di formazione e di 8 ore di stage presso azienda del settore
artigianato, con verifica finale dell’apprendimento. Il 23 ottobre è stato organizzato un
convegno in sinergia con EBLART durante il quale sono stati consegnati gli attestati di
partecipazione ai discenti.
Progetto “La sicurezza nella didattica”. E’ un percorso formativo per insegnanti mirato a
veicolare la cultura della sicurezza agli allievi delle scuole di ogni ordine e grado del XII
Municipio. Il percorso, della durata di 13 ore, ha interessato 28 docenti e si è concluso
nella sua prima edizione, il 3 aprile 2008. Una apposita giornata è stata dedicata alla
consegna degli attestati. Ne sono state programmate altre due edizioni per il 2009.
Progetto “Lavoro sicuro”. Il protocollo di intesa è stato stipulato il 13/11/2008 con il
Comune di Roma con lo scopo di diffondere una cultura incentrata sulla sensibilizzazione
e al rispetto della normativa in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Le parti
coinvolte collaboreranno con la finalità di rilevare eventuali situazioni di criticità in ambito di
sicurezza sui luoghi di lavoro; identificare possibili interventi migliorativi atti a ridurre al
massimo l’insorgenza di situazioni di criticità; elaborare un sistema di gestione della
sicurezza secondo le linee guida UNI – INAIL; realizzare azioni di
formazione/informazione/addestramento/educazione in materia di sicurezza.
Progetto “Scuola elementare 68° circolo didattico - Girolami”. La sede di Roma
Centro ha realizzato un progetto che ha coinvolto le classi V elementari sui rischi in casa,
attraverso l’ausilio di questionari e con successivi incontri con i bambini dedicati all’analisi
dei dati raccolti.
Protocollo d’intesa fra INAIL – sede di Viterbo ed il locale Ordine provinciale dei
Consulenti del lavoro per l’attuazione delle norme sulla sicurezza da parte delle piccole e
medie imprese attraverso l’istituzione di un tavolo permanente di confronto, l’incremento
del ricorso alle procedure telematiche ed il miglioramento del servizio all’utenza.
Protocollo d’intesa fra INAIL – sede di Viterbo e vari organismi e Istituzionali locali, tra
cui Prefettura e Provincia, in materia di sicurezza nei cantieri edili.
Convegno a Monterotondo “Nuovo percorso tra obblighi e soluzioni: il Testo Unico
sulla sicurezza”, organizzato dall’INAIL - sede di Roma Nomentano in collaborazione
con la locale Amministrazione comunale ed altri Organismi.
Settimana Europea “Ambienti di lavoro sani e sicuri” :organizzata a Frosinone,dal 13
al 18 ottobre 2008, nell’ambito della Campagna europea per la sicurezza nei luoghi di
lavoro.
Progetto “Obiettivo cantiere sicuro”. Nell’ambito di tale progetto è stato siglato un
protocollo di intesa con il Comitato Paritetico Territoriale, l’INPS, la ASL e la Direzione
Provinciale del Lavoro di Frosinone per la realizzazione di attività di raccolta e diffusione di
informazioni e conoscenze in materia di rischi e danni da lavoro; promozione di campagne
comuni di informazione; progettazione e realizzazione di azioni comuni in materia
formativa ed informativa per la diffusione di buone prassi e buone tecniche di sicurezza a
fini prevenzionali.
Read: “Non avrei mai pensato di riuscire a percorrere una simile rete di
collegamenti ! E come appare lontano quel groviglio di dati freddi che ora si mostrano
come animati di una vita propria, quella delle informazioni che mi parlano e che posso
ascoltare e che sono occasione di accordi, di proposte, di soluzioni.
D’ora in avanti grazie a te, Net, sarò in grado di percepire quel tessuto di relazioni,
utilizzato per confezionare un telo di protezione per quanti ne avranno bisogno nel
quadro generale del Welfare”.
CAPITOLO 5.
LA DIREZIONE REGIONALE VERSO IL SOCIALE
Net: “Eccoci finalmente in mezzo alle persone cui l’INAIL si rivolge in modo
particolare e privilegiato ! Ci siamo liberati dalla Rete di dati che ci attanagliava, abbiamo
costruito la Rete che ci facilita nei rapporti, ora dobbiamo tendere la Rete di protezione
per tutelare quanti si trovano in condizione di bisogno, così da poterci aprire verso il
mondo esterno e svolgere appieno la missione istituzionale che ci è demandata”.
5.1 Profili operativi
Quali azioni intraprende la Direzione Regionale Lazio per aprirsi al sociale ?
La vocazione istituzionale dell’INAIL è per sua natura aperta ad una utenza esterna che
beneficia di canali privilegiati di rango costituzionale. Il lavoratore che si infortuna o che
contrae una malattia professionale è l’interlocutore principale delle sedi che operano sul
territorio e gode di diritti che gli sono riconosciuti anche dal patto stretto con l’INAIL
attraverso la Carta dei Servizi.
Le prestazioni garantite al lavoratore sono dunque quelle previste dalla normativa vigente,
come elencate, appunto, nella citata Carta; ma come si attrezza l’Istituto per far sì che tali
interventi siano erogati al meglio ?
L’attività istituzionale di erogazione delle prestazioni in favore degli aventi diritto non è il
semplice esito di un flusso di lavoro amministrativo o medico che si consuma tutto
all’interno della sede dell’INAIL: essa è piuttosto il frutto di un modo di organizzare il lavoro
secondo criteri attenti ad una vicinanza anche “fisica” a chi ha più bisogno, anche con
l’”uscita” dell’Istituto fuori dai suoi confini o con la identificazione di spazi diversi dai
tradizionali da riservare ad incontri mirati.
E’ quanto avviene, ad esempio:
- al rientro a casa del lavoratore dopo l’infortunio: in tal caso, l’Istituto si muove verso
il domicilio dell’infortunato per un sopralluogo volto a verificare l’eventuale necessità
di abbattimento di barriere architettoniche all’interno della casa, offrendo
consulenza e contributi economici;
- al momento di un evento lesivo grave: è stato creato, all’interno della sede di Roma
Centro, un “Punto cliente” del Centro Protesi di Vigorso di Budrio, accessibile sia
agli utenti e alle loro famiglie, sia al personale sanitario dell’INAIL che necessiti di
conoscere meglio e valutare i materiali da prescrivere al paziente;
- nei rapporti con il cittadino in genere, a prescindere dal fatto di essere o no un
avente diritto alle prestazioni INAIL: è quanto avviene in particolare per lo studio dei
mesoteliomi per i quali, insieme alle altre Istituzioni competenti, si ricercano luoghi
di approfondimento congiunto finalizzati a non disperdere un patrimonio di
informazioni prezioso in vista di un auspicabile ampliamento degli eventi tutelabili;
- nei rapporti con gli stranieri: sono state progettate occasioni di incontro con le
comunità nazionali maggiormente esposte a rischio sul territorio del Lazio, sia
attraverso incontri in sede con rappresentanze consolari, sia attraverso
l’organizzazione di eventi di piazza dove l’INAIL crea un suo stand dove divulgare i
suoi prodotti prevenzionali ai lavoratori stranieri e alle loro famiglie.
5.2 Verso l’infortunato
Accessibilità e superamento delle barriere architettoniche
Quali iniziative pone in campo l’INAIL per facilitare il rientro a casa dell’infortunato ?
Un infortunio sul lavoro è un momento traumatico che può modificare la vita in proporzione
alla disabilità che ne deriva.
Il ritorno a casa dopo l’infortunio è per tutti un momento delicato, in quanto la residenza
non deve essere vista come luogo fisico meccanicamente adeguabile ai mutamenti della
vita, ma deve rivestire anche un ruolo di spazio ospitale, “terapeutico”, che si prende cura
della persona, la sostiene e contribuisce a farla vivere meglio, nel contempo mantenendo
tutte le caratteristiche prestazionali necessarie per tutti i fruitori della casa.
Far permanere l’autonomia all’interno della propria residenza è uno dei temi prioritari che
l’Istituto si prefigge nei confronti dei propri infortunati.
L’autonomia significa non solo indipendenza, ma anche capacità di progettare la propria
vita, entrare in relazione con gli altri, partecipare alla vita sociale.
Autonomia di fruibilità del costruito, tramite l’utilizzo e l’applicazione di prescrizioni
dedicate che non devono essere immaginate come “dedicate” in modo specifico alle
cosiddette persone “disabili”,ma devono avere come “target” di riferimento l’ intera
cittadinanza, con conseguenti benefici generalizzati, dal punto di vista economico oltre che
da quello psicologico (minore sensazione di emarginazione).
Per far fede a questi principi l’INAIL, nell'ottica di fornire un ulteriore segnale della volontà
di concretizzare la “presa in carico” totale degli assistiti e tenuto conto dei nuovi
orientamenti formatisi in materia di abbattimento delle barriere architettoniche, prevede di
rimborsare interamente al 100% ( anche senza il contributo di altri Enti o Amministrazioni),
le spese sostenute per l'abbattimento delle barriere architettoniche nelle abitazioni.
L'erogazione delle prestazioni di assistenza protesica si realizza, di norma, nell'ambito di
un “progetto riabilitativo individualizzato”, finalizzato al recupero delle capacità lese ed al
reinserimento familiare, sociale e lavorativo della persona disabile.
Il progetto riabilitativo individualizzato elaborato dalle professionalità INAIL trova nelle
tematiche legate al superamento delle barriere architettoniche motivo di studio e di
applicazione di soluzioni e criteri progettuali, frutto di consulenze tecniche mirate a ogni
singolo caso.
I Tecnici della Consulenza Tecnica per l’Edilizia, nella consapevolezza che le soluzioni
tecniche conformi ai disposti di legge sono di difficile tipizzazione, tendono ad adottare e
proporre soluzioni, sempre conformi alle specifiche legislative ma definite come “soluzioni
alternative” che forniscono una equivalente o migliore qualità degli esiti ottenibili, miranti
ad ottenere una piana accessibilità dell’involucro edilizio e del suo contorno in quanto
aspetto determinante dell’opera e degli spazi costruiti.
Tale approccio metodologico, frutto delle innumerevoli esperienze dirette, ha portato ad
affrontare il tema delle “barriere” collegato all’accessibilità dei luoghi di vita quotidiani, con
una tematica molto vicina ai principi e alle linee guida dell’Universal Design, che
riassumendo in sintesi possono enunciarsi:
1. utilizzo equivalente: la progettazione deve essere vantaggiosa per persone con
diverse capacità;
2. flessibilità d’uso: la progettazione deve adattarsi al più ampio spettro di capacità e
preferenze individuali;
3. utilizzo semplice ed intuitivo: l’utilizzo delle attrezzature deve essere semplice da
comprendere, indipendentemente dall’esperienza degli utenti, dalle conoscenze
abilità linguistica e dal livello di concentrazione;
4. informazioni riconoscibili: il progetto deve comunicare le informazioni
effettivamente necessarie, indifferentemente dalle condizioni ambientali o dalle
capacità sensoriali degli utenti;
5. tolleranza degli errori: la progettazione deve minimizzare i rischi e le
conseguenze negative di azioni accidentali o involontarie;
6. minimi sforzi fisici: la progettazione deve realizzare l’efficienza e il confort con il
minimo sforzo;
7. misure e spazi adeguati per il raggiungimento e l’utilizzo degli oggetti:
utilizzare spazi e misure appropriate per il raggiungimento, la presa, la
manipolazione e l’utilizzo degli oggetti, indifferentemente dalle misure del corpo
dell’utente, dalla sua posizione e dalla sua capacità di muoversi.
L’applicazione dei principi citati alle modifiche sul costruito esistente risultano valore
aggiunto per la realizzazione delle opere e per la loro agevole utilizzazione, in quanto
permettono l’utilizzo dell’ambiente costruito comodamente e in modo sicuro anche da
una “utenza ampliata”, quali i familiari conviventi e ospiti, senza alterare la cultura
storica del vivere all’interno delle mura domestiche.
Nell’anno 2008 e nei primi mesi del 2009, in applicazione ai principi sopra enunciati,
sono stati effettuate numerose consulenze specifiche all’interno delle mura
domestiche, con relativa erogazione di contributi. Per il solo anno 2008, l’importo
complessivo finanziato a tal fine è stato di oltre € 289.300,00.
Il “Punto Cliente” del Centro Protesi INAIL
Che cos’è il Punto Cliente del Centro Protesi e perché si è sentita l’esigenza di creare uno
spazio dedicato all’interno di una sede di Roma ?
In considerazione del sempre maggior impegno dell’Istituto nell’individuare e fornire una
gamma di servizi diversificati e personalizzati, volti a ridurre le problematiche che
accompagnano le situazione di disabilità degli assicurati, è stato aperto un Punto Cliente
del Centro Protesi INAIL Vigorso di Budrio anche a Roma.
La scelta di insediare il Punto Cliente presso la Sede di Piazza 5 Giornate consegue al
fatto che vi sono già localizzati il Centro Polidiagnostico della Direzione Regionale, con
diversi ambulatori specialistici, e l’Area Medico Legale e “Prime Cure” della Sede di Roma
Centro.
Il Punto Cliente si pone i seguenti obiettivi:
1. Fornire un’offerta, il più possibile tempestiva, per la consulenza e la fornitura di
ausili, protesi ed ortesi, carrozzine, etc…, supportando l’utenza nell’addestramento
all’utilizzo.
Tale obiettivo è stato elaborato in base alla conoscenza della casistica dei presidi
ortopedici forniti negli anni precedenti dalle Sedi, al fine di stabilirne l’esatta tipologia e
la quantità maggiormente richiesta e quindi consentire una tempestiva rispondenza alla
domanda.
2. Fornire consulenze domiciliari. Tale servizio, al fine di superare le difficoltà inerenti
gli accessi presso le Sedi INAIL nei casi di disabilità motoria più grave, prevede
consulenze domiciliari, permettendo in tal modo la “presa in carico” globale ed
integrata della persona disabile.
3. Stabilire un contatto più integrato ed ottimale con le Sedi INAIL , al fine di poter
fornire una consulenza tecnica alle richieste dei presidi, personalizzandoli in base alle
esigenze del paziente.
Il Punto Cliente attivo nella Sede di Roma Centro rappresenta, quindi, un ampliamento
della qualità dei servizi offerti dall’INAIL ed un punto di riferimento per il disabile, nell’ottica
di nuova metodologia di lavoro, facilitante l’orientamento nel mondo dei servizi messi a
disposizione dall’Istituto per favorire la riabilitazione, il reinserimento lavorativo e sociale
dell’infortunato/tecnopatico.
Al fine di conseguire tali obiettivi, presso la Sede di Roma Centro sono stati assegnati al
Punto Cliente degli spazi, mentre altri sono in fase di realizzazione:
• un locale per l’esposizione e l’adattamento degli ausili;
• una stanza per accogliere gli utenti che scelgono di utilizzare quale fornitore il
Centro Protesi INAIL ed ai quali siano stati prescritti dei presidi, al fine di accelerare
la fornitura e le eventuali personalizzazioni della stessa;
• la parte centrale dell’atrio della Sede, il cui progetto generale è in fase di
definizione, ove sarà creato un nuovo showroom, presidiato dai tecnici di Vigorso di
Budrio, per l’esposizione dei diversi prodotti e a cui potranno accedere sia gli utenti
che le loro famiglie, sia il personale sanitario dell’Istituto (medici, infermieri,
assistenti sociali). Allo showroom sarà associato anche uno sportello di front-line
per l’accoglienza, il rilascio di informazioni e l’agevolazione dell’accesso ai servizi.
Al fine di migliorare la fruibilità di quanto offerto dall’INAIL, la Direzione Regionale sta
valutando la possibilità di attivare un servizio di fisiochinesiterapia, mirato a percorsi per
l’addestramento all’utilizzo delle protesi, presso la Sede di Roma Aurelio.
5.3 Verso il cittadino
Mesoteliomi : sinergie tra Istituzioni territoriali regionali per la ricerca attiva dei
casi misconosciuti
Il tema delle malattie professionali risente della difficoltà di reperire tutte le informazioni
necessarie per il corretto dimensionamento del fenomeno. In particolare, molte sono le
cosiddette malattie “perdute” o “sconosciute”, definite tali in quanto non denunciate dai
soggetti affetti perché non c’è consapevolezza sulla possibile origine professionale . Quali
iniziative sono in corso per superare questa problematica, specie su patologie gravi e dai
prolungati tempi di latenza ?
Qualche anno fa, il Segretario Generale della TUC (Trades Union Congress) ha dichiarato
che “…Asbestos was the industrial plague of the 20th century, and its legacy will plague
the 21st …” 1, denunciando drammaticamente come il problema legato all’amianto non si
sia esaurito con la sua messa al bando.
In effetti, l’esame dei casi di malattie professionali denunciati all’INAIL, legati
all’esposizione lavorativa a tale agente lesivo, stanno dimostrando come non sia
ravvisabile una flessione delle patologie asbesto-correlate, bensì come - e con particolare
riferimento alle patologie tumorali - si stia rivelando esatta tale previsione.
L’Istituto è pertanto chiamato a svolgere le sue specifiche funzioni, mirando ad attuare le
proprie strategie di prevenzione, cura, riabilitazione, assistenza sociale e indennizzo,
arrivando, attraverso la completa fusione dei propri intenti, a garantire la presa in carico
del lavoratore ed una reale tutela globale ed integrata.
Tuttavia, nonostante la crescita costante dei casi di malattia professionale, non si è ancora
arrivati ad avere piena soddisfazione nella realizzazione della tutela di tutti i lavoratori
malati (esposti o ex esposti), poiché i dati delle denunce non sembrano coincidere con i
dati epidemiologici.
Infatti, sebbene ormai sia di dominio comune la pericolosità dell’amianto, la difficoltà di
reperire informazioni sull’esposizione professionale, nonché la fragilità psicologica e fisica
dei lavoratori (in particolare quando affetti da patologie tumorali) e degli eventuali eredi, in
caso di evento mortale già realizzatosi, influiscono sulla capacità razionale di avanzare la
domanda di indennizzo all’INAIL.
Partendo, quindi, dal presupposto che il fenomeno delle malattie di origine professionale
non denunciate e/o segnalate è esteso a tutte le fattispecie, tra la fine del 2007 e l’inizio
del 2008 è nata l’idea di comunicare alla Regione Lazio – Area Sanità Pubblica il divario
esistente tra casi attesi e quelli effettivamente rilevati di malattie professionali in genere,
ma con particolare riguardo per il mesotelioma maligno, chiedendo all’Istituzione pubblica
di diventare parte attiva nell’opera di sensibilizzazione degli operatori sanitari.
Raccolto il nostro appello, il Dipartimento Sociale - Direzione Regionale –
Programmazione Sanitaria, Politiche della Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro, prendendo
spunto dalla frequente elusione degli obblighi legati all’art. 139 del TU 1124/65 e 10 del
D.Leg.vo 38/00, nonché dai contenuti dell’art 53 del già citato TU, ha emanato una nota
con la quale, rammentando i vincoli di legge, ha sollecitato i medici delle strutture
pubbliche della Regione ed i medici di base sulla problematica delle malattie professionali,
ritenendoli protagonisti non solo della diagnosi clinica, ma del primo approccio con la
storia personale e lavorativa dei soggetti che si affidano alle loro cure.
Nel 2006, inoltre, essendo stato istituito, presso il Dipartimento di Epidemiologia della ASL
Roma E, il COR del Lazio per la gestione del Registro Regionale dei mesoteliomi maligni,
con lo scopo di stimare l’incidenza della patologia e valutare la consistenza di possibili
1
Trad.: “L’asbesto era la piaga industriale del XX secolo e la sua eredità sarà la piaga del XXI”.
esposizioni professionali ad amianto, abbiamo realizzato una sinergia di trasmissione di
informazioni a doppio binario.
Inizialmente, infatti, l’INAIL ha segnalato tutti i casi di mesotelioma in suo possesso dal
2001 al 2006, perché il COR regionale potesse costruire il proprio archivio di studio.
Al contempo, però, dal 2008, è nata una metodologia di lavoro sperimentale in base alla
quale il COR, una volta ottenute le notifiche dai soggetti tenuti alla segnalazione dei nuovi
casi di mesotelioma, nell’effettuare i propri interventi di raccolta anamnestica, qualora
supponga di trovarsi di fronte alla possibile origine professionale del mesotelioma, possa:
• con il consenso del lavoratore e/o degli aventi diritto, redigere direttamente i
certificati per l’attivazione dei procedimenti di competenza INAIL;
• ovvero dare indicazioni agli interessati sulla possibilità, attraverso il medico
curante, di produrre all’INAIL il primo certificato di malattia professionale.
Tale modalità operativa offre un indiscutibile supporto sociale, non solo perché consente di
inquadrare i casi di mesotelioma primitivi, distinguendoli da quelli secondari ad altra
patologia, ma perché fornisce le prime notizie utili al riconoscimento dell’esposizione di
natura professionale.
Effettua, infatti, a monte una cernita dei casi effettivamente denunciabili, sostiene i
lavoratori o gli aventi diritto nell’avvio dell’iter burocratico amministrativo INAIL, ed evita
con la tempestività dell’informazione che in taluni casi sia dato luogo all’attivazione
dell’istituto della prescrizione.
La sensibilizzazione così effettuata ha permesso di registrare non solo l’aumento delle
denunce di malattie professionali con certificazioni redatte direttamente dai medici
ospedalieri, ma soprattutto di aprire, su 18 casi di mesotelioma denunciati nel 2008 alle
nostre Sedi INAIL, ben 10 casi derivati a seguito degli accertamenti svolti dal COR e/o
dallo SPRESAL.
Tali numeri sono sicuramente destinati ad aumentare, tenendo conto peraltro che la
previsione di massimo picco di comparsa delle patologie neoplastiche da amianto è
stimato per il 2020/2025.
L’auspicio per il futuro, pertanto, è che, ampliando attivamente il sistema di flusso
informativo tra Istituzioni ed estendendolo anche ad altre fattispecie, si giunga al corretto
inquadramento del fenomeno delle malattie professionali, al fine di realizzare la reale
tutela di tutti coloro che, desiderando una vita dignitosa, si sono ammalati a causa del
lavoro.
5.4 Verso gli stranieri
Progetto lavoratori stranieri: il lavoratore straniero e i suoi diritti
Il profilo “sociale” dell’INAIL ha una sua espressione particolarmente efficace nell’apertura
verso le comunità straniere, ormai sempre più presenti - come emerge anche dall’analisi
dei dati occupazionali - nel tessuto produttivo del Lazio. Quali modalità di raccordo con
culture spesso molto diverse sono state messe in campo per agevolare un dialogo non più
differibile ?
Nell’ambito delle politiche dell’Istituto intese a promuovere e diffondere la cultura della
sicurezza sul lavoro, la Direzione Regionale Lazio ha avviato una campagna di
sensibilizzazione e divulgazione rivolta ai lavoratori stranieri presenti sul territorio
regionale, a partire dalla presentazione dell’opuscolo multilingue "Stranieri e INAIL:
infortuni e sicurezza".
Al fine di rendere un servizio sempre più vicino ed attento alle esigenze del cittadino, il 18
giugno 2008 è stata organizzata una giornata informativa diretta a datori di lavoro e
lavoratori stranieri presenti sul territorio, con particolare riguardo al settore edile, vista la
significativa concentrazione dei lavoratori stranieri provenienti dai paesi dell’Est europeo e
dai paesi arabi occupati in questo settore lavorativo.<
L’opuscolo, distribuito gratuitamente in tutte le Unità territoriali Inail e presso la Direzione
Regionale, è stato divulgato in otto lingue (arabo, rumeno, polacco, ucraino, inglese,
albanese, francese, italiano) al fine di fornire un’informativa completa ai lavoratori stranieri
ed italiani in merito agli obblighi del datore di lavoro e del lavoratore, all’organizzazione del
servizio di prevenzione e protezione, al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ed
alle azioni concrete di prevenzione da osservare nello svolgimento dell’attività lavorativa.
Nell’opuscolo sono indicati anche gli indirizzi delle Unità territoriali INAIL cui rivolgersi in
caso di infortunio o malattia professionale. In considerazione della grande adesione
all’iniziativa promossa, il giorno 8 ottobre 2008 la Direzione Regionale Lazio ha realizzato,
unitamente alla Direzione Regionale INPS, una giornata informativa “Il Lazio incontra
l’Egitto”, diretta ai lavoratori e datori di lavoro egiziani.
L’iniziativa è scaturita da una sinergia avviata tra la Direzione Regionale Lazio ed il
Consolato d’Egitto a Roma, con l’obiettivo di contribuire ad informare e formare i lavoratori
egiziani presenti sul territorio regionale in merito ai diritti, ai doveri ed alle tutele accordate
ai lavoratori in caso di infortunio, agli obblighi assicurativi ed ai requisiti richiesti per
maturare il diritto alla pensione.
La Festa interculturale per la sicurezza in edilizia
Una domenica a piazza Vittorio: che cosa succede quando l’INAIL esce dalla sede per incontrare altre
culture ?
L’attenzione della Direzione regionale si è focalizzata in maniera mirata verso i lavoratori
stranieri, per i quali le strategie prescelte sono state quelle relative alla informazione ed
alla formazione. Per la prima, è stata posta in essere un’azione comunicativa avente come
obiettivo quello della diffusione della cultura della prevenzione, per la quale è stato
tradotto un opuscolo informativo sui rischi lavorativi e le conseguenti azioni di prevenzione
nelle otto lingue maggiormente presenti sul territorio regionale; per la seconda, si è fatto
ricorso ad una “dimostrazione diretta” dei comportamenti corretti da tenere sui luoghi di
lavoro. Il settore oggetto di azione è stato quello dei cantieri edili che, notoriamente,
rappresenta il canale lavorativo dove maggiormente sono presenti i rischi per la salute e
sicurezza dei lavoratori. L’azione comunicativa si è ulteriormente esplicata attraverso la
realizzazione di un evento popolare dal carattere “itinerante” in ambito regionale: la Festa
interculturale per la sicurezza in edilizia.
Si è trattato di una giornata “open” nel corso della quale si è discusso di diritti sindacali e
sanitari ma, soprattutto, di prevenzione e sicurezza sul lavoro attraverso “dimostrazioni
pratiche sull’uso dei dispositivi di protezione individuale” che l’INAIL - Direzione Regionale
Lazio ha donato gratuitamente ai lavoratori edili nel corso della dimostrazione. La scelta è
scaturita dalla lettura dei dati infortunistici riguardanti questa categoria di lavoratori: sono
stati 171.000 gli occupati nel settore delle costruzioni nel Lazio, come risulta dalla media
elaborata dall’ISTAT per l’anno 2008. A fronte di tale dato occupazionale l’Inail, sempre
nello stesso anno, ha registrato nel territorio regionale, per la totalità delle gestioni agricoltura industria servizi e dipendenti conto stato – 57.924 infortuni, di cui, 5.041 hanno
interessato il settore delle costruzioni; di questi, ben 3.574 si sono verificati nella provincia
di Roma, 476 in quella di Frosinone, 427 in quella di Latina, 382 in quella di Viterbo e 182
in quella di Rieti. In sensibile diminuzione risultano, nel 2008, gli infortuni mortali nel Lazio:
78 contro i 100 del 2007: Di essi ,15 hanno riguardato il settore delle costruzioni e ben 8
hanno avuto luogo nella provincia di Roma.
Entrando nel merito degli infortuni accaduti nel Lazio a lavoratori stranieri, nel corso del
2008 se ne sono registrati 5.594, di cui 1.871 a carico di lavoratori rumeni ed in particolare
1.454 nella sola provincia di Roma. A seguire, le comunità nazionali maggiormente colpite
dagli infortuni sono state quella albanese con 251 casi e quella polacca con 247.
Gli infortuni mortali accaduti a stranieri nel 2008 sono stati 14 rispetto ai 78 che hanno
interessato il Lazio.
Guardando al settore delle costruzioni in particolare, gli infortuni agli stranieri sono stati,
sempre nel 2008, 1.034, di cui 838 nella provincia di Roma, mentre quelli mortali sono stati
6, di cui ben 5 sono avvenuti a Roma.
Per raggiungere la maggior parte dei lavoratori stranieri l’Inail Lazio non è stato solo in
questa operazione, ma ha agito in sinergia con Comune, Provincia e Regione, il CTP di
Roma e provincia, la ASL RM A – E –G, la Cassa Edile di Roma e provincia, la Edil Cassa
del Lazio, l’ACER, la Formedil, il Cefme, le Organizzazioni sindacali CGIL – CISL e UIL,
l’Università Roma Tre e la Comunità di S. Egidio. La festa, infatti è nata a seguito di una
indagine sugli infortuni in edilizia accaduti a lavoratori stranieri a Roma e da un’analisi
sulla effettiva conoscenza del rischio, da parte degli stessi, condotta dall’Inail e dalla ASL
RM A, dalla quale sono emersi bisogni informativi di questa categoria di lavoratori con
particolare riguardo ad una formazione linguistica mirata. La scelta di far ricadere l’evento
nella giornata di domenica è stata determinata, invece, dalla precisa volontà di far
partecipare all’evento i lavoratori stranieri unitamente alle proprie famiglie, per trasmettere
messaggi rassicuranti in ordine alla loro accoglienza ed integrazione con i lavoratori e
cittadini italiani, oltre che per renderli consapevoli di essere destinatari, non solo di doveri,
ma anche di diritti in particolare modo dell’irrinunciabile diritto alla salute.
Read: “Devo dire, caro Net, che in quest’ultima tappa del nostro viaggio sei stato un
preziosissimo paracadute, che mi ha davvero consentito di lanciarmi senza timori al
centro di un mondo che presenta i pericoli più diversi. Ho veramente capito che, per chi si
trova in situazione di bisogno, occorre mirare in modo personalizzato l’intervento più
giusto, ascoltando le esigenze più svariate ed aprendosi alle modalità di lavoro più
adeguate alla circostanza”.
Conclusioni
Se ripercorro con la mente il viaggio che abbiamo fatto attraverso tutti i capitoli di
questo Rapporto Annuale, caro Net, mi sembra quasi impossibile aver attraversato
ambienti così variegati, conosciuto interlocutori istituzionali così diversi, allacciato rapporti
con persone così numerose !
Lo studio dell’ambiente esterno, la pazienza nel tessere relazioni, la propensione
all’ascolto di chi ci sta davanti sono gli strumenti che mi hai fornito come chiave di lettura e
che mi hanno consentito di spostarmi dall’interno di un contesto opaco ed irto di
vincoli ad una veduta prospettica sul mondo, dal chiuso di un palazzo di mattoni
alla trasparenza di una casa che apre le sue porte alla piazza.
E’ proprio questo passaggio da un approccio ad un altro mi ha permesso di
conquistare un avamposto prospettico dai larghi orizzonti, dal quale sarò in grado di
contemplare meglio scenari futuri e di ipotizzare con più cognizione di causa le strade da
intraprendere.
E magari, perché no?, potrò riversare l’esperienza maturata qui anche in altri
contesti, modulandola secondo i parametri di altre culture e di altri tessuti sociali ed
economici, così recuperando quell’artigianale meticolosità che è tipica di chi è abituato a
volgere pensieri e parole in altri idiomi.
A testimonianza di ciò, nel ringraziarti di avermi accompagnato lungo tutto il
percorso, ti lascio in dono una poesia che sintetizza il valore della saggezza e della
tradizione poste a fondamento dell’agire lavorativo, perché la cultura si divulga
facendo. E questo è un insegnamento metodologico che si può esprimere in tanti dialetti
diversi mantenendo la stessa valenza.
Che ne dici, Net, ora ti guido io nella lettura ?
APPENDICE
.
COLTIVA LA CULTURA
Ogni parola cià un significato
che nun è sempre quello che viè dato:
su ’n fatto, n’argomento - ’na parolapoi se trasforma…. p’esse annata a scola.
Da Cortivà: - C U L T U R A - s’è allargata ! e cresce su ’na tera concimata,
che dava i frutti solo pè natura
e mò dè questo nun è più sicura.
CULTURA – vò rinasce tra la gente:
che ha visto venì su , che ha sempre amato:
tra chi..sà tutto e- chi nun sà niente-
Diventa poi un valore dè Diritto,
caratterizza er senso dè ’no Stato,
da quarche parte poi stà pure scritto!
E ..noi? COLTIVATORI…. da ’NA VITA!
e cò la tera in mano – tra le ditanell’INAIL: - che lavora e che s’attrezza “ annamo a cortivà la SICUREZZA !
Pure er lavoro sai và cortivato,
“A sta’ sicuri – poi, ce sè guadagna ! ”
Cortiva solo p’esse rispettato,
pè fa vedè ch’esiste ’…stà Campagna!-
ROBERTO CIAVARRO
Nota per la lettura: la “e” è muta, non si pronuncia, tranne quella accentata oppure di inizio parola o di
congiunzione.
FA CRÈSCE LA CULDÙRE
Ogne paròle tène nu sènse, nu valòre nizziàle
ma na ‘rremàne ssèmbe origginàle
sope a nu fatte, nu raggionamènde,
na paròla pote cangià comblètamende.
Da tenerèdde – Culdùre – se jè ngrassàte!
e crèsce jìnde a la tèrre chengemàte
ca fasce le frutte sùle pe nature
e mò pe stù fatte, na ‘jè cchiù secure.
Culdùre - vole ternà mènze a la gènde:
ca jè viste crèsce e ca canòsce,
mènze a ci ..sape tutte e a ci … non sape njiènde.
Addevènde po’ nu valòre de Diritte,
vole disce ca s’appartène a na Nazziòne,
da ngualche vanne stà pure scritte!
E… nnu?
Chezzàle sime e chezzàle se remane!
De tèrre so mbrattate le‘mmane
e jinde all’ Inaìlle: ca travàgghie e ca se attrèzze –
“ sciame a ffà crèsce la Securèzze!”
Pure la fatìche a va jèsse curate,
e ppò ce sì secùre, jè tutte guadagnàte!
S’avà travagghià a ttutte vanne
percè sta GAMBÀGNE avà venì fore granne granne!
Dalla Puglia in dialetto Barese –
Umberto de Santis, Giustina Fasano ed …. altri
COLTIVA LA CULTURA
in bolognese
Tótti al parol, i han un significhet
c'al n'è brisa saimpar qual d'ureggén,
soura un fat, soura un argumaint
una parola la pol cambier significhet
pr'essar sté studié, (pr'essar andé a scola).
La parola cultura la deriva da cultiver
ma quasta parola la sé slarghé in dal tamp
l'ha ciapé un spazi più grend - con presunzion e la crass in d'na tera cunzimé
c'la deva i su frutt naturèl
e pr'al fatt que la n'é piò sicura.
Coltura la vól rinàsar tra la so zaint,
cl' ha saimpar amé,
tra qual chi al sa incòsa (o al painsa ad savàir incòsa)
e qual che an sa gninta.
Cultura al pol dvinter un valur ad drétt,
al rapresenta al sains d'un Stèt,
al sta anch scrètt da qualc benda
(l'è scrétt anch in di valur d'la Costituzian)
E no' (all'Inail) ?
Nuetr a sèm cultivadùr da saimpar.
A cultivèn la vétta
(cultivadùr da una vétta)
e aven la tèra fra'l dida (in sains figuré)
in d'l Inail c'al lavaura e c'al's prepera par feral,
andèn a cultiver la sicurazza.
Anch al lavurìr al va cultivé.
Ad esar sicur e prudent po' a si guadagna.
Cultiva sòul pr'al fat d'esar rispeté
e par fer vaddar sia dintar che fora
c'a' ié sta campagna (intaisa sia come tera da lavurer sia come un gran program
d'informazion)
COLTIVA LA CULTURA
Ogni palor’ havi n significatu
Ca spissu nunn’è chiddu ca cc’è datu
Supra ri nfattarieddu - na paloraSi cancia… a-ssecunna ri la scola.
Crisci a - C U L T U R A –
fora siminatu
E accarpa nta na terra cco nitratu
Ca prima rava fruttu naturali
Ma ora chissu rittu cciù nun mali.
C U L T U R A - vo tturnari tra la gghenti
C’ ha rrinisciutu e c’ha vvulutu bbeni
Tra cu’… sa’ tuttu e cu’ nun sapi nenti
C’Appui pigghja valuri di Dirittu
rannu sustanza a lu Paisi unn’eni
A noccu bbanna si cci leggi scrittu!
e…nui? ca tutt’a vita siminammu
e a terra i vrazza e i nuosci manu rammu
all’Infortuniu: ca sturìa e strummenta
comu u travagghju sicuru addiventa!
Macari chissu ha ssiri curtivatu
ca cu’ travagghja, certu, cci varagna!
Simina, ca puoi siri rispittatu
e mmùscicci ca cc’eni…sta Campagna.
ROBERTO CIAVARRO
Pippo Di Noto
N.B.: in dialetto siciliano, INAIL = Infortuniu
Coltiva a cultura..
Ogni palora, ava nu significatu
cchi on è sempa u soi,
supa nu fattu, supa n’argomentu, nà palora po’ cangiara sensu
pecchì jiu ala scola.
Cultura, e coltivara vena,
ma sa palora ccu tempu, on esta cchiù a stessa,
pigghiau nu spaziu cchiù randa, ccu presunziona,
e crisciu a na’ vota supa na terra concimata
cchi dava i frutti soi, naturalmente
ma de su fattu, mò sicura cchiu non esta.
Cultura, vò ma nascia n’atra vota ammenzu i genti soi
A cui sempa voza bene,
tra chiddi cchi sannu tuttu e cchi non sannu nenta.
Cultura po’ essera e po’ dara dirittu
E, senzu duna a lu Statu;
accussì si lejia puru nta ncuna vanda! ( o megghiu nte valori da Costituziona).
E nui? (all’INA’IL)
Nui simu coltivatori da na vita,
e la vita coltivamu, e quindi ppe certu
avimu a terra nte li mani, nte li jiriti;
nta l’INA’IL cchi lavora e sempa si prepara,
a sicurezza vena coltivata.
Puru u lavuru s’ava e coltivara,
ppe avira a sicurezza, poi, è megghiu assai,
s’ha de coltivara ppe avira rispettu,
e ppe mustrara ca, intra e fora,
sta campagna e valori e de notizii
daveru, nc’è
ALESSANDRO ARISTIPPO ( CALABRIA )
COLTIVA LA CULTURA
‘gni parola vol di’ qualcosa che nn’è sempre la stessa,
dipende da dua s’adopra,
su certi fatti, si un’ c’ha studieto po’ esse tutta ‘n’antra cosa .
Da coltiva’: CULTURA – daie daie, ha chiappeto anche ‘n antro senso,
più profondo, anche si nn’è robba per nuatre.
Si c’ pense ‘n attimo , anche quista cresce su terra bona
Na volta però t’ha i frutte c’ penseva da lia la natura
Adesso i tempe son cambiete e nn’è più a cussì, si ‘n c’mette d’ tuo ‘n vien più niente
CULTURA vole arnasce tra nuatre del posto
Che ‘n fondo ‘n fondo, ce sem’ sempre volute bene
Anche se c’è quillo c’ sa ‘nni cosa e quillo che n’ sa niente.
‘na volta arnata ‘n mezzo a tutt’ nuatre c’ semo i su’ cocchi
Potria esse ‘n valore d’ diritto c’ potria esse ‘l senso d’ ‘no stato,
l’onno scritto anche ton qualche posto
E nualtri c’en fatto sempre i contadini e c’ c’emo sempre la terra sotta a ‘i ogna
sapemo che a l’INAIL che s’ da da fa e s’e ingegna per piantà ‘sta sicurezza
tocca lavorà per bene perché alla fine c’ s’ quadagna’ tutti
si facem per bene c’ levronn tant’ d’ cappello
cusi i facem vedè che ‘l podere c’ cion deto l’ tenem mbompò bello
VALENTINO PELUCCA ( DIR. REG. UMBRIA )
COLTIVA LA CULTURA
Ogni parola la ga un so significato
che pol cambiar nel tempo:
su de un fato o un argomento
‘na parola pol essar trasformada….
parché ghe se fa ‘na notolada.
(ragionandoghe sora) .
CULTURA – vien da Coltivar Ma sta parola vol dir ‘desso tante più robe de ‘na volta,
e la se ga slargada, ( la ga ciapà un spassio più grando, co presunsion)
e la cresse su ‘na tera conçimada
che ‘na volta la dava i so fruti naturali
e ‘desso, de sto fato, no la xe più sicura.
La CULTURA – vol rinassar tra la so zente:
tra quei che ga visto nassar e venir suso, tra quei che ga sempre amà:
tra quei che sa tuto e quei che no sa gnente!
La CULTURA – la pol deventar un valor de Dirito,
la pol dar el senso a un Stato,
che xe anca scrito da qualche parte (nela Costitussion par esempio)!
E ..nialtri?
COLTIVADORI…. da ‘na vita!
e co la tera in man – tra i déine l’INAIL: - che lavora e che se inzegna – sempre de prèssa
’ ndemo a coltivar la SICURESSA !
Anca el lavoro, ti sa, và coltivà,
“A essar sicuri – de zonta - se guadagna! ”
Ti ga da Coltivar la sicuressa solo par el fato de essar rispetà,
par far vedar che ghe xe veramente…’sta Campagna …de sicuressa!
PISONI ELISA ( Veneto )
C0LTIVA LA CULTURA
Ogni parola tè nu significat
Che n’è semb quill original,
ngop nu fatt, ngopa n’argoment na paròl po cagna
p’ess stat oggett e studj (p’esse annata a scola)
CULTURA vè da coltivare
Ma chessa paròl ze allariat rend u timb,
a piat nu spazj chiu gruos-c’ presunzion-,
e cresc ngop a na terra congimat
che rev I frutt suw natural
e di quiss fatt mo n’è chiu sicur.
Cultura vò rnasc miez a la genta so
ca semb amat,
tra chi sa tutt cos (o presum e sape tutt cos) e chi nn sa nient.
CULTURA vò diventà nu valor d diritt,
caratteriz nu siens d nu stat,
sta pur scritt da cac part ! (sta scritt pur rend I valor de la costituzion).
E nu? (ALL’INAIL)
Nu sem cultivatur da semb e cultivam la vit
(Cultivatur da na VITA)
E tenem la terr n’man tra l’ rit,
nell’INAIL ca fatìa e s’attrezz p’ farl,
jamm a coltivà a sicurez.
Pure la fatia va coltivat,
ad ess’ sicur po – c’ s’ guadagnacultivà sul pù fat d’esse rispettat
e p’ fa vedè sia dentr c’ for
ca esist stà campagn.
MOLISE ( MELILLO ROSANNA )
COLTIVA LA CULTURA
Ogni parola la ga el so significato
che no l’è sempre quello de na volta,
su n’aveniment, n’argoment la pol cambiar
per esser stada studiada
CULTURA la ven da coltivar,
ma sta parola la s’ è slargada nel temp
e la ha ciapà en valor pù grant con presunzion
e la cresce su na terra conzimada
che la deva i so frutti naturali
e de questo no l’è pù sicura.
CULTURA la vol rinascer en tra la so zent
che la ga semper volù ben,
tra quei che sa tut e quei che no sa gnent
CULTURA la pol deventar en valor de Diritto,
la serve a determinar el senso de en Stato,
anche da qualche banda el sta scritto – vedi la Costituzion –
E noialtri ? sem coltivatori da sempre e coltiven la VITA
e gavem la terra en man n’tra i dedi,
nell’INAIL che la laora e la se enzigna per farlo
nen a coltivar la SICUREZZA
Anca el lavoro el va coltivà,
a esser sicuri po’ se ghe guadagna,
coltiva la sicurezza sol per esser rispettà
e per far veder sia dentro che fora,
che esiste sta campagna de lavoro e de informazion.
Silvio Bertoldi
Direzione Provinciale di Trento
( tradotta da Mario Bertoldi )
Da Ancona
CULTIVA LA CULTURA
Ogni parola cià un significato
che nun è sempre quello che viè dato:
su ’n fato, n’argumento - ’na parolapoi se trasforma…. pr’esse’ ndata a scola.
Da Cultivà: - C U L T U R A - s’è allargata ! e cresce su ’na tera cuncimata,
che dava i frutti solo pe’ natura
e mò de questo nun è più scigura.
CULTURA – vò rinasce tra la gente:
che ha visto venì su , che ha sempre amato:
tra chi..sà tuto e- chi nun sà gnente-
Diventa po’ un valore de Diritto,
carateriza el senso dè un Stato,
da qualche parte po’ stà pure scrito!
E ..no’? CULTIVATORI…. da ’NA VITA!
e cò la tera in mano – tra le ditanell’INAIL: - che lavora e che s’atreza “ ‘ndamo a cultivà la SCIGUREZA !
Pure ‘l lavoro sai và cultivato,
“A esse sciguro – po’, ce se guadagna ! ”
Cultiva solo pr’esse rispettato,
pe’ fa vedè ch’esiste ’…stà Campagna!-
MERLI ELISABETTA
ARA SA CULTURA
Ogna fueddu tenidi unu significau
ca non est sempri cussu narrau:
appizzu de unu fattu o unu argumentu
unu fueddu poridi diventai unu monumentu.
Sa cultura benidi de arái
ca boli nai marrai
cùstu fueddu s’est ammanniau
candu danti nominau,
Sa cultura est allonghiada
donàda fruttùsu ispontàneusu
appizzu de una terra ledamada,
adi pigau unu logu prus mannu
chi non est unu scrannu.
Sa cultuta bolidi torrai a násiri immesu a sa genti,
in mesu a chini scidi tottu et chini non scidi nudda
ca est sempre in sa menti.
Sa cultura poridi diventai un arricchimentu,
et segnada su sensu de unu Stadu,
aicci cumenti in calanc’unu logu’est scrittu!
Et nosu?
Nosu de sempri aradorisi seusu
et sa terra in manu in mesu de is didus teneusu,
et arausu sa vida
appizzu de sa terra ledamada
inz’Inail traballadora et ca si donada de fai,
sa sigùresa bolidi arái .
andada aráu su traballu puru,
et ci guadangiasa chi sesi sigùru
ara scetti po su fáttu de ti fai rispettai,
et po fai biri aintru e afforas ca esistidi custa kampàña
chi ti poridi salvai.
MARCO SBRESSA ( D.R. Sardegna )
RINGRAZIAMENTI
Rapporto Regionale 2008
Direttore Regionale: Antonio Napolitano
Il Rapporto è stato scritto a ventisei mani da :
Ester Arena
Simona Barca
Annunziata Bovio
Lucia Bramante
Maria Ciciriello
Francesco Di Blasi
Alberto Del Grande
Antonio Di Sora
Letteria Rita Isola
Simona Nicolò
Mario Panzieri
Massimo Pizzuto
Vittoria Rossi
…ma oltre che a loro, un grazie particolare va alla geniale intuizione artistica dei
disegnatori:
Fabrizio Andreangeli (creatore di Read)
Crescenzo Zito (creatore di Net)
…e a quanti, con certosina pazienza, hanno rielaborato graficamente le immagini:
Carla Belli
Giuseppe Capitani
…senza poi dimenticare, per il fattivo supporto offerto nel “confezionare” copertine e
tabelle:
Stefano Albrizio
Fiorenza Barile
Non è finita: chi si è riletto un numero imprecisato di volte tutti i capitoli per evitare le
incoerenze, le ripetizioni, i refusi, ecc. ecc. ?
Fiorenza Barile
Annunziata Bovio
Letteria Rita Isola
C’è poi da ricordare il backstage di chi ha lavorato per raccogliere tutti i contributi e
renderli presentabili per il pubblico:
Annunziata Bovio
Mariolina Miccoli
E, questa volta veramente infine, un ringraziamento collettivo all’autore della poesia in
vernacolo:
Roberto Ciavarro, su sollecitazione di Antonio Napolitano
…e a quanti si sono dilettati nella sua traduzione in tanti altri dialetti !
E’ stato un bel lavoro di squadra , grazie veramente a tutti !
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Rapporto Annuale Regionale Inail Lazio 2008