NICARAGUA, LA CAMPAGNA DELLA DESTRA
Lunedì 09 Ottobre 2006 20:03
di Gustavo Adolfo Vargas
La sporca campagna della destra è così debole, che l’unica cosa che deve fare il sandinismo è
informare, informare e tornare a informare sulle conseguenze sociali ed economiche della
politica neoliberale degli ultimi 16 anni. Però deve farlo davvero, perché fino ad ora Daniel
Ortega è quasi l’unico che percorre solo il paese rivelando la vera situazione del paese; manca
la presenza pubblica nei media e nelle piazze pubbliche di deputati, sindaci, dirigenti di partito,
intellettuali e gli artefici dell’opinione pubblica, leader sociali, comunicatori, attivisti sindacali,
militanti dei movimenti sociali. Insomma, di tutti quelli che dicono di appartenere a un
sandinismo ampio e che oggi hanno la possibilità di convertirsi nella forza politica dominante del
Nicaragua grazie al trionfo elettorale di Daniel Ortega. Sicuramente non si tratta di cambiare
strategia. Che si potrebbe cambiare? Non si può competere con gli spot televisivi pagati con il
denaro degli uomini del capitale che stanno dietro a Eduardo Montealegre. Non si può neanche
ammorbidire il dibattito a tal punto da risultare privo di sostanza, incolore e insipido, perdendo il
consenso costruito tra le classi sociali escluse. In realtà, quello che deve fare è informare la
società, però ciò richiede uno sforzo ulteriore, diverso. E per questo la campagna deve
convertirsi in un movimento di spiegazione e/o informazione che sciolga un patrimonio di
energia sociale tale da farne un atteggiamento guadagnato ai poteri politici, finanziario e
mediatico che sono oggi in santa alleanza con il candidato dei nordamericani.
La destra nicaraguense, nel senso sociale più fedele del termine, cioè le alte gerarchie del
potere e del denaro, sta utilizzando tutte le strade possibili per far arrivare il suo messaggio.
Conta sulle centinaia di spot pubblicitari del governo, sulle altre centinaia di spot dei partiti della
destra, deve ai settori finanziati dal patrocinio dell’ambasciata nordamericana opuscoli contro il
sandinismo. Contano sui call center governativi per realizzare migliaia di chiamate telefoniche.
Utilizzano l’apparato del governo
Bisogna spiegare che sono i nordamericani a finanziare apertamente tutte le organizzazioni
della destra. Che i governi neoliberali sono quelli che hanno utilizzato la repressione per
risolvere conflitti sociali (medici, studenti, insegnanti). Che con un nuovo governo neoliberale
(sia Montealegre, Rizo o Jarquín) migliaia di nicaraguensi corrono il rischio di perdere il loro
lavoro e altri centinaia di migliaia corrono il rischio di trovarsi nell’esilio economico. Che con il
nuovo governo neoliberale i casi di corruzione non saranno puniti (i Cenis, per esempio). Non
c’è un solo caso di corruzione su scala nazionale che sia stato punito durante i governi
neoliberali.
Bisogna spiegarlo in modo deciso a tutti i mass media, perché fino a questo momento questa
informazione non è arrivata in tutti gli angoli del paese. Non c’è un argomento solido contro
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l’alternativa del cambiamento. Però le bugie non si rivelano da sole, né la gente si renderà
conto della verità spontaneamente. Bisogna comunicare di più. Bisogna che tutti si muovano
per rendere consapevoli i militanti di base del sandinismo. Per questo credo e invito a usare
tutte le strade per informare, informare e informare su quello che il paese ha passato negli ultimi
16 anni e spiegare che per cambiare le cose dobbiamo approfittare delle elezioni di novembre
2006.
La destra e la estrema destra sono disperati: fino a questo momento pare non funzioni il voto
della paura e ora non sanno che fare. stanno mettendo paura alla gente, affermando che si va a
indebitare il paese con proposta di crescita, occupazione e benessere. Niente di tutto questo,
non si vuole governare in maniera irresponsabile, non si vuole provocare nessuna crisi,
nessuno deve preoccuparsi, si vuole governare con responsabilità e sensatezza.
Lo scontro sociale, la sporca guerra che ha utilizzato la destra per guadagnare adepti, si basa
sulla strategia di consiglieri della destra spagnola e di pubblicitari statunitensi; si dispiega dalla
stessa Presidenza della Repubblica, utilizzando l’apparato statale per tentare di dare vantaggio
alla figura grigia di un candidato presidente.
L’obiettivo è posizionare i suoi candidati per continuare a garantirsi il potere e così mantenere
loschi affari e ottenere impunità. La strategia messa in campo ha portato avanti una guerra
sporca, basata sulla diffamazione e la calunnia con le quali accusare senza prove.
Il presidente Bolaños utilizza le risorse del governo per favorire il candidato ufficiale. Una
buona quantità di denaro per sostenere una campagna contro il “populismo”, un uso clientelare
dell’anagrafe della povertà nei programmi di governo. È stata costruita una campagna di
calunnie per diffondere fobie contro un presunto candidato messianico o autoritario.
Il Cosep appoggia queste campagne
Il Nicaragua ha iniziato il nuovo millennio e 25 anni di democrazie rappresentativa come una
nazione spaccata, perché la sua società è divisa. Ortega non ha né inventato né fomentato
questa polarizzazione, ma ne ha dato conto e l’ha convertito in un avvertimento per tutti,
specialmente per coloro che hanno comandato nel paese nell’esercizio del potere politico e
nella spartizione della ricchezze e delle entrate.
Allertare e insistere su una ferita come questa è sempre impertinente, ancora di più quando i
gruppi della società soddisfatta, per ricordare il memorabile Galbraith, cominciavano a
prepararsi per iniziare una nuova celebrazione della stabilità finanziaria e un illusorio risveglio
dei consumi delle classi medie. E fu allora che l’irredento e inopportuno candidato del
sandinismo mise il suo cucchiaio e sostenne: non c’è niente da celebrare; quello che c’è da fare
è accettare la realtà divisa che caratterizza il Nicaragua e intraprendere un cammino lungo,
senza fretta però senza pause, che lasci alle spalle la tanta povertà e sfidi il nucleo duro del
cancro sociale del Nicaragua moderno che è la sua impresentabile disuguaglianza.
Niente di più ha detto Ortega, però neanche niente di meno, e è stato questo a convertirlo in
un personaggio indesiderabile, pericoloso e inammissibile per i membri del potere economico,
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infettati por il privilegio e coperti da per una corruzione che il governo Bolaños non ha potuto o
non ha voluto frenare come avrebbe dovuto. Piuttosto, molti dei suoi uomini e donne hanno
goduto di questo in modo inaudito, indescrivibile e, di conseguenza, ripudiabile.
In novembre, gli elettori dovranno decidere tra un candidato che propone di dare una svolta al
modo e alla sostanza di governare, e candidati neoliberali che offrono sostanziale continuità,
senza cambiamenti reali.
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