15 APRILE 2014
ARTICOLI DI STUDIO
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2-8 GIUGNO
Imitiamo la fede
di Mosè
PAGINA 3
CANTICI: 33, 133
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9-15 GIUGNO
Riusciamo a vedere
“Colui che è
invisibile”?
PAGINA 8
CANTICI: 81, 132
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16-22 GIUGNO
Nessuno può servire
due signori
PAGINA 17
CANTICI: 62, 106
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23-29 GIUGNO
Facciamoci coraggio,
Geova è il nostro
soccorritore
PAGINA 22
CANTICI: 22, 95
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30 GIUGNO – 6 LUGLIO
Apprezziamo la vigile
cura di Geova?
PAGINA 27
CANTICI: 69, 120
ARTICOLI DI STUDIO
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Imitiamo la fede di Mosè
Riusciamo a vedere “Colui che è invisibile”?
TURCHIA
IN COPERTINA: A Istanbul un
fratello dà testimonianza informale
al suo barbiere e gli offre l’opuscolo
Una buona notizia
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POPOLAZIONE
75.627.384
PROCLAMATORI
2.312
STUDI BIBLICI
1.632
PROPORZIONE
1 TESTIMONE
SU 32.711 ABITANTI
‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐
Grazie alla fede, Mosè spinse lo sguardo molto oltre
il mondo fisico circostante. Questi articoli ci mostreranno
come possiamo avere una fede simile alla sua e rimanere
saldi “come vedendo Colui che è invisibile” (Ebr. 11:27).
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Nessuno può servire due signori
Facciamoci coraggio, Geova è il nostro
soccorritore
Milioni di persone in tutto il mondo decidono di emigrare
in cerca di lavoro. Molti di loro lasciano a casa il coniuge e
i figli. Questi articoli ci permetteranno di capire come Geova
vuole che consideriamo le responsabilità familiari e come
ci aiuta ad assolverle.
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Apprezziamo la vigile cura di Geova?
Leggendo che “gli occhi di Geova sono in ogni luogo”, alcuni
potrebbero pensare che a lui interessi solo far rispettare le
sue leggi, il che potrebbe generare un timore morboso (Prov.
15:3). In questo articolo vedremo invece cinque modi in cui
possiamo beneficiare della sua vigile cura.
DAL 2004 IL NUMERO DEI PIONIERI
REGOLARI È AUMENTATO DEL
165%
IN QUESTO STESSO NUMERO
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13 Dove mi ha portato il ministero a tempo pieno
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32 Lo sapevate?
April 15, 2014
Vol. 135, No. 8 Semimonthly ITALIAN
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Questa pubblicazione non e in vendita. Viene distribuita nell’ambito di un’opera mondiale di istruzione biblica sostenuta mediante contribuzioni volontarie. Salvo
`
diversa indicazione, la versione biblica usata e la
Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture con
riferimenti.
`
La Torre di Guardia e un periodico quindicinale edito in
Italia dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di
Geova, Via della Bufalotta 1281, Roma. Direttore
responsabile: Romolo Dell’Elice. Reg. Trib. Roma
n. 14289 - 10/1/1972. Stampata in Germania da:
Wachtturm Bibel- und Traktat-Gesellschaft der Zeugen
Jehovas, e. V., Selters/Taunus. Druck und Verlag:
Wachtturm Bibel- und Traktat-Gesellschaft der Zeugen
Jehovas, e. V., Selters/Taunus. Verantwortliche Redaktion: Ramon Templeton, Selters/Taunus. 5 2014 Watch
Tower Bible and Tract Society of Pennsylvania. Printed
in Germany.
Imitiamo la fede di Mosè
“Per fede Mosè, quando fu cresciuto, rifiutò di esser chiamato
figlio della figlia di Faraone” (EBR. 11:24)
MOSÈ sapeva bene cosa aveva da offrire l’Egitto. Aveva visto le
spaziose dimore dei ricchi: in fin dei conti era un membro della
casa reale. Era stato “istruito in tutta la sapienza degli egiziani”,
che probabilmente includeva astronomia, matematica e altre arti
e scienze (Atti 7:22). Godeva di ricchezze, potere e privilegi che
un normale egiziano poteva soltanto sognare.
2 Eppure all’età di 40 anni Mosè prese una decisione che con
tutta probabilità sconcertò la famiglia reale che lo aveva adottato: non scelse neanche la vita “normale” dell’egiziano medio, ma
quella degli schiavi. Il motivo? Era un uomo di fede. (Leggi Ebrei
11:24-26.) Questo gli permise di spingere lo sguardo molto oltre
il mondo fisico circostante. Da uomo spirituale qual era, nutriva
fede in “Colui che è invisibile”, Geova, e nelle sue promesse (Ebr.
11:27).
3Anche noi dobbiamo vedere più di quanto appare ai nostri occhi: dobbiamo essere “di quelli che hanno fede” (Ebr. 10:
38, 39). Perciò, per rafforzare la nostra fede analizzeremo ciò
che Ebrei 11:24-26 dice di Mosè. Nel corso di questo esame risponderemo alle seguenti domande: In che modo la fede impedì a Mosè di farsi sviare dai desideri carnali? Come lo aiutò
1, 2. (a) Quale decisione prese Mosè all’età di 40 anni? (Vedi l’illustrazione
iniziale.) (b) Perché Mosè scelse “di essere maltrattato col popolo di Dio”?
3. A quali domande risponderà questo articolo?
15 APRILE 2014
3
COSA CI INSEGNA
L’ESEMPIO DI MOSÈ...
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sulla differenza tra ricchezze
materiali e spirituali?
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su come Geova ci prepara
per assolvere i nostri incarichi
teocratici?
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sul perché dobbiamo
“[guardare] attentamente
alla ricompensa”?
ad apprezzare il suo incarico quando fu trattato con disprezzo e ostilità? E perché Mosè
“guardava attentamente alla ricompensa”?
NON SI FECE SVIARE
DAI DESIDERI CARNALI
4Grazie agli occhi della fede Mosè capì
che il “godimento del peccato” era effimero.
Qualcun altro avrebbe potuto pensare che
l’Egitto, benché imbevuto di idolatria e spiritismo, era comunque diventato una potenza mondiale, mentre i servitori di Dio erano
schiavi. Mosè però sapeva che Geova poteva cambiare le cose. Per quanto quelli che
indulgevano nei piaceri sembrassero godersi la vita, era sicuro che alla fine avrebbero
pagato lo scotto delle loro azioni. Così non
si fece ingannare dal “temporaneo godimento del peccato”.
5Come possiamo resistere al “temporaneo godimento del peccato”? Non dimentichiamo mai che il piacere che ne deriva
è fugace. Usiamo gli occhi della fede per
vedere come “il mondo passa e pure il suo
desiderio” (1 Giov. 2:15-17). Riflettiamo sul
futuro di quelli che peccano senza pentirsi e
si trovano “su suolo sdrucciolevole” in attesa della “loro fine” (Sal. 73:18, 19). Quando siamo tentati di commettere un peccato,
chiediamoci: “Che futuro voglio per me?”
6 La fede, inoltre, determinò ciò che Mosè
decise di fare della sua vita. Al riguardo si
legge: “Per fede Mosè, quando fu cresciuto,
rifiutò di esser chiamato figlio della figlia di
Faraone” (Ebr. 11:24). Mosè non pensò che
poteva servire Dio come membro della corte reale e usare ricchezze e privilegi per aiutare i suoi fratelli israeliti. Al contrario, era
deciso ad amare Geova con tutto il cuore, l’a-
nima e la forza (Deut. 6:5). La sua decisione
gli risparmiò enormi dispiaceri. Non passò
molto, infatti, che buona parte dei tesori d’Egitto a cui aveva rinunciato finì proprio nelle mani degli israeliti (Eso. 12:35, 36). Il faraone fu umiliato e perse la vita (Sal. 136:15).
Mosè, invece, sopravvisse e fu usato da Dio
per portare in salvo un’intera nazione. La
sua vita ebbe un senso autentico.
7Se sei un giovane servitore di Geova,
in che modo la fede può aiutarti a decidere
cosa fare della tua vita? Probabilmente stai
pensando al futuro, e fai bene. Ma la fede
nelle promesse di Dio ti spingerà ad ‘accumulare’ per un futuro temporaneo o eterno?
(Leggi Matteo 6:19-21.) Questo era il dilemma che si presentò a Sophie, una ballerina
classica di grande talento. Le furono offerti
borse di studio e ruoli ambiti in diverse compagnie di ballo degli Stati Uniti. “Era fantastico essere così ammirata. A essere sincera
mi sentivo superiore”, ammette. “Però”, aggiunge, “non ero felice”. Poi guardò il video
I giovani chiedono... Come impiegherò la mia
vita? “Capii che il mondo mi aveva dato successo e ammiratori entusiasti in cambio dell’adorazione incondizionata che dovevo a
Geova”, dice. “Lo pregai fervidamente, dopodiché abbandonai la carriera nella danza”. Cosa pensa della decisione presa? “La
vecchia vita”, risponde, “non mi manca.
Oggi sono felice al cento per cento. Faccio la
pioniera con mio marito. Non siamo famosi e abbiamo pochissimo dal punto di vista
materiale, ma abbiamo Geova, persone che
studiano la Bibbia con noi e mete spirituali.
Non ho nessun rimpianto”.
8 Geova sa cos’è meglio per te. Mosè disse: “Che cosa ti chiede Geova tuo Dio se non
4. Di cosa si rendeva conto Mosè riguardo al “godi-
mento del peccato”?
5. Cosa ci aiuterà a resistere al “temporaneo godimento del peccato”?
6. (a) Perché Mosè “rifiutò di esser chiamato figlio
della figlia di Faraone”? (b) Cosa vi convince che la
decisione di Mosè fu quella giusta?
4
7. (a) Secondo Matteo 6:19-21, perché dobbiamo
guardare oltre il futuro immediato? (b) Raccontate
l’esperienza di una sorella che illustra la differenza
tra ricchezze materiali e spirituali.
8. Quale esortazione biblica può aiutare un giovane a decidere cosa fare della propria vita?
LA TORRE DI GUARDIA
di temere Geova tuo Dio, in modo da camminare in tutte le sue vie e amarlo e servire
Geova tuo Dio con tutto il tuo cuore e con
tutta la tua anima, di osservare i comandamenti di Geova e i suoi statuti che io oggi ti
comando, per il tuo bene?” (Deut. 10:12, 13).
Ora che sei giovane, scegli una carriera che
ti permetterà di amare Geova e di servirlo
“con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima”. Puoi star certo che questa scelta si rivelerà “per il tuo bene”.
A proposito delle parole di Dio riportate in Esodo 3:
14, un biblista ha scritto: “Niente può impedirgli di realizzare la sua volontà [...]. Questo nome [Geova] sarebbe
stato la fortezza di Israele, una fonte inesauribile di speranza e consolazione”.
dimostrare che era stato lui a inviarlo (Eso.
4:2-5). Quarto, gli affiancò Aaronne, che in
veste di collaboratore e portavoce lo aiutò a
svolgere il suo incarico (Eso. 4:14-16). Al termine della propria vita Mosè era così certo
che Dio prepara i suoi servitori ad assolvere
qualsiasi compito affidi loro che a Giosuè,
suo successore, poté dire con grande sicurezza: “Geova è colui che marcia davanti a
te. Egli stesso sarà con te. Non ti abbandonerà né ti lascerà del tutto. Non aver timore
e non ti atterrire” (Deut. 31:8).
11Con il sostegno di Geova, Mosè stimò grandemente il suo incarico pur così
arduo, considerandolo “maggiore dei tesori d’Egitto”. In fondo, che cos’era il privilegio di servire il faraone in confronto a quello di servire l’Onnipotente? Che importanza
poteva avere l’essere un principe in Egitto in paragone con l’essere il “Cristo”, l’unto di Geova? Mosè fu ricompensato per il
suo apprezzamento: ebbe un rapporto particolarmente stretto con Dio, il quale gli concesse di compiere “grandi e mirabili cose”
nel condurre gli israeliti nella Terra Promessa (Deut. 34:10-12, Tintori).
12 Anche noi abbiamo un incarico: tramite suo Figlio, Geova ci ha ‘assegnato a un ministero’, come già fece con l’apostolo Paolo
e con altri. (Leggi 1 Timoteo 1:12-14.) Tutti
abbiamo il privilegio di dichiarare la buona
notizia (Matt. 24:14; 28:19, 20). Alcuni di noi
sono ministri a tempo pieno. Fratelli maturi
servono gli altri componenti della congregazione in qualità di servitori di ministero o
anziani. Può darsi, però, che familiari non
Testimoni e altri mettano in dubbio il valore di questi privilegi o addirittura disprezzino il nostro spirito di sacrificio (Matt. 10:3437). Se riuscissero a scoraggiarci, potremmo
9. Spiegate perché per Mosè poteva non essere fa-
11. Perché Mosè stimava grandemente il suo inca-
cile assolvere il suo incarico.
10. Cosa fece Geova per preparare Mosè ad assolvere il suo incarico?
rico?
12. Quali sono alcuni privilegi che riceviamo da
Geova e che dovremmo apprezzare?
APPREZZAVA IL SUO INCARICO
9 Mosè “stimò il biasimo del Cristo come
ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto” (Ebr.
11:26). Fu incaricato come “Cristo”, cioè
“unto”, nel senso che fu scelto da Geova per
condurre Israele fuori dall’Egitto. Sapeva
che assolvere questo incarico sarebbe stato
difficile, addirittura un “biasimo”. In passato, infatti, un israelita gli aveva domandato
in tono sarcastico: “Chi ti ha costituito principe e giudice su di noi?” (Eso. 2:13, 14). E
in seguito lui stesso aveva chiesto a Geova:
“Come mi ascolterà Faraone?” (Eso. 6:12).
Per prepararsi al disprezzo che lo attendeva
e per sopportarlo quando poi lo subì, Mosè
espresse a Geova i suoi timori e le sue preoccupazioni. Ma come lo aiutò quest’ultimo ad
assolvere il suo difficile incarico?
10Primo, Geova assicurò a Mosè: “Mostrerò d’essere con te” (Eso. 3:12). Secondo,
gli diede coraggio spiegandogli un aspetto
del significato del proprio nome: “Io diverrò qualunque cosa mi piaccia” (Eso. 3:14,
nt.). Terzo, gli diede poteri miracolosi per
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5
cominciare a chiederci se vale la pena fare
tanti sacrifici o se siamo davvero in grado di
assolvere il nostro incarico. In tal caso, come
ci aiuterà a perseverare la fede?
13Rivolgiamoci a Geova con piena fede,
supplicandolo di darci il suo sostegno. Confidiamogli i nostri timori e le nostre preoccupazioni. Dopotutto è stato lui a darci il
nostro incarico, e sarà lui ad aiutarci ad assolverlo. Come? Nello stesso modo in cui
13. Cosa fa Geova per prepararci ad assolvere gli
incarichi teocratici?
Sarà davvero emozionante parlare
con fedeli servitori di Dio come Mosè!
(Vedi il paragrafo 16)
aiutò Mosè. Primo, Geova ci rassicura dicendoci: “Di sicuro ti fortificherò. Sì, realmente ti aiuterò. Sì, davvero ti sorreggerò
fermamente con la mia destra di giustizia”
(Isa. 41:10). Secondo, ci ricorda che le sue
promesse sono degne di fiducia. “L’ho proferito”, dice; “lo farò anche avvenire. L’ho
formato, anche lo farò” (Isa. 46:11). Terzo,
ci concede “potenza oltre ciò che è normale” affinché possiamo compiere il nostro ministero (2 Cor. 4:7). Quarto, per aiutarci a
perseverare nell’incarico che ci ha affidato,
il nostro premuroso Padre ci dà una fratellanza mondiale di suoi adoratori che ‘continuano a confortarsi gli uni gli altri e a edificarsi gli uni gli altri’ (1 Tess. 5:11). Via
via che Geova ci prepara ad assolvere i nostri compiti, vedremo crescere la fede in
lui e impareremo a considerare questi privilegi di servizio come un tesoro di valore molto maggiore di qualsiasi ricchezza
terrena.
“GUARDAVA ATTENTAMENTE
ALLA RICOMPENSA”
14Mosè “guardava attentamente alla ricompensa” (Ebr. 11:26). Basò il suo modo
di vedere le cose sulla conoscenza che aveva del futuro, per quanto limitata. Come il
suo antenato Abraamo, era sicuro che Geova può risuscitare i morti (Luca 20:37, 38;
Ebr. 11:17-19). Pensare alle benedizioni future gli impedì di considerare i 40 anni da
fuggiasco e gli altri 40 trascorsi nel deserto
come una vita sprecata. Pur non sapendo
con esattezza come si sarebbero avverate le
promesse di Dio, con gli occhi della fede riusciva a vedere la ricompensa che lo attendeva.
15E noi, “[guardiamo] attentamente alla
14. Perché Mosè era certo della ricompensa che lo
attendeva?
15, 16. (a) Perché dobbiamo concentrarci sulla
nostra ricompensa? (b) Quali gioie della vita sotto il
Regno di Dio attendete di assaporare di persona?
LA TORRE DI GUARDIA
ricompensa”? Al pari di Mosè, neppure noi
sappiamo con esattezza come si avvereranno le promesse di Dio. Ad esempio non sappiamo “quando è il tempo fissato” per la
grande tribolazione (Mar. 13:32, 33). D’altra parte, del Paradiso futuro sappiamo
molto più di quanto sapesse Mosè. Anche
se non conosciamo tutti i dettagli, abbiamo
sufficienti promesse riguardo alla vita sotto il Regno di Dio da poterla guardare “attentamente”. Avere ben chiaro come sarà
il nuovo mondo ci spronerà a cercare prima questo Regno. Perché possiamo dirlo?
Riflettete un istante: comprereste una casa
senza prima aver raccolto una serie di informazioni? No di certo! Analogamente, non
trascorreremmo la vita inseguendo una speranza vaga. La fede deve farci vedere un’immagine chiara, nitida, della vita sotto il
Regno.
16 Per rendere ancora più definita l’immagine mentale che avete del Regno di Dio,
“[guardate] attentamente” a come sarà la vostra vita nel Paradiso. Usate l’immaginazione. Per fare un esempio, quando studiate
la vita di qualche personaggio biblico vissuto in epoca precristiana, pensate a quali
domande gli fareste quando sarà risuscitato. Cercate di prevedere cosa vi chiederà su
com’era la vostra vita durante gli ultimi giorni. Chissà come sarete emozionati quando
incontrerete i vostri antenati vissuti secoli fa e potrete metterli al corrente di tutto
quello che Dio ha fatto per loro! Immaginate quante cose potrete imparare osservando
tanti animali selvatici in un ambiente pacifico. Pensate a come vi sentirete sempre più
vicini a Geova man mano che progredirete
verso la perfezione.
17 Avere un quadro chiaro della nostra ricompensa ci aiuta ad andare avanti, ci dà
gioia e ci permette di prendere decisioni
basate su un futuro eterno di cui abbiamo totale certezza. Rivolgendosi a cristiani unti Paolo scrisse: “Se speriamo in ciò
che non vediamo, continuiamo ad aspettarlo con perseveranza” (Rom. 8:25). Le sue
parole, comunque, valgono in linea di principio per tutti i cristiani che hanno la speranza di vivere per sempre. Anche se non
abbiamo ancora ricevuto la ricompensa, la
nostra fede è così forte che continuiamo
ad aspettarla pazientemente. Come Mosè,
non pensiamo che gli anni trascorsi a servire Geova siano stati sprecati; piuttosto,
siamo convinti che “le cose che si vedono
sono temporanee, ma le cose che non si vedono sono eterne”. (Leggi 2 Corinti 4:1618.)
18La fede ci permette di discernere la
“convincente prova di realtà benché non vedute” (Ebr. 11:1; nt.). “L’uomo fisico” non capisce il valore del servizio che rendiamo a
Geova; i tesori spirituali “per lui sono stoltezza” (1 Cor. 2:14). Noi, invece, attendiamo di vedere la vita eterna e la risurrezione, cose che il mondo non vede. Come i
filosofi contemporanei di Paolo, che lo definivano un “chiacchierone” ignorante, anche oggi i più pensano che la speranza che
predichiamo sia un’assurdità bella e buona
(Atti 17:18).
19 Dal momento che il mondo in cui viviamo manca di fede, per non perderla dobbiamo lottare. Supplichiamo quindi Geova
“affinché la [nostra] fede non venga meno”
(Luca 22:32). E teniamo bene a mente le
conseguenze del peccato, il grande privilegio di servire Geova e la speranza della vita
eterna. Ad ogni modo, grazie alla fede Mosè
riuscì a vedere molto di più: nel prossimo articolo considereremo come la fede gli permise di vedere “Colui che è invisibile” (Ebr.
11:27).
18, 19. (a) Perché dobbiamo lottare per non per-
17. Di che aiuto ci è oggi avere un quadro chiaro
della nostra ricompensa?
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dere la fede? (b) Di cosa parlerà il prossimo articolo?
7
Riusciamo a vedere
“Colui che è invisibile”?
“Rimase saldo come vedendo Colui che è invisibile” (EBR. 11:27)
IN CHE MODO VEDERE
“COLUI CHE È INVISIBILE”...
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ci impedirà di cedere
al timore dell’uomo?
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ci motiverà a partecipare
il più possibile al ministero
di campo?
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ci permetterà di rimanere
saldi durante la grande
tribolazione?
PER gli egiziani il faraone era un sovrano temibile e un dio incarnato. Stando a un’opera, ai loro occhi “superava tutte le creature terrene in saggezza e potenza” (When Egypt Ruled the East).
Per incutere terrore nei sudditi, il faraone indossava una corona ornata con un cobra in posizione d’attacco, per ricordare la
rapidità con cui avrebbe annientato i suoi nemici. Possiamo
perciò immaginare come dovette sentirsi Mosè quando Geova
gli disse: “Lascia che io ti mandi da Faraone, e tu fa uscire il mio
popolo, i figli d’Israele, dall’Egitto” (Eso. 3:10).
2 Mosè si recò in Egitto e proclamò il messaggio di Dio, suscitando l’ira del sovrano. Dopo che nove piaghe ebbero colpito il paese, il faraone lo avvertì: “Non cercar di vedere di nuovo
la mia faccia, perché il giorno che vedrai la mia faccia morirai”
(Eso. 10:28). Prima di andarsene, Mosè profetizzò che il primogenito del faraone sarebbe morto (Eso. 11:4-8). Quindi comandò a tutte le famiglie israelite di scannare un capro o un montone (animale sacro al dio Ra) e di spruzzarne il sangue sulle
loro porte (Eso. 12:5-7). Mosè non aveva paura di come avrebbe reagito il faraone; spinto dalla fede, infatti, ubbidì a Geova e
1, 2. (a) Spiegate perché tutto lasciava pensare che Mosè fosse in perico-
lo. (Vedi l’illustrazione iniziale.) (b) Perché Mosè “non [temé] l’ira del re”?
8
LA TORRE DI GUARDIA
“non [temé] l’ira del re, poiché rimase saldo come vedendo Colui che è invisibile”.
(Leggi Ebrei 11:27, 28.)
3 La nostra fede è abbastanza forte da
permetterci, per così dire, di ‘vedere
Dio’? (Matt. 5:8). Per affinare la nostra vista spirituale in modo da riuscire a vedere “Colui che è invisibile” analizzeremo
l’esempio di Mosè. In che modo la fede
in Geova gli impedì di cedere al timore
dell’uomo? Come esercitò fede nelle promesse divine? E quando si trovò in pericolo insieme al popolo, come trasse forza dalla capacità di vedere “Colui che è
invisibile”?
“L’IRA DEL RE” NON LO INTIMORÌ
4Da un punto di vista umano Mosè
non era nessuno in confronto al faraone. La sua vita, la sua incolumità e il suo
futuro sembravano essere nelle mani di
quest’ultimo. “Chi sono io perché vada
da Faraone e perché debba far uscire i figli d’Israele dall’Egitto?”, aveva chiesto a
Geova (Eso. 3:11). Visto che circa 40 anni
prima aveva lasciato l’Egitto da fuggiasco, si sarà chiesto: “Ha senso tornare rischiando di suscitare l’ira del re?”
5Prima che Mosè facesse ritorno in
Egitto, Dio gli insegnò un principio fondamentale, che Mosè stesso successivamente riportò nel libro di Giobbe: “Il timore di Geova, questo è sapienza” (Giob.
28:28). Per aiutare Mosè ad acquistare
tale timore e ad agire in modo saggio,
l’Onnipotente fece un contrasto tra sé e
gli esseri umani domandando: “Chi ha
costituito la bocca per l’uomo o chi costituisce il muto o il sordo o colui che vede
3. Cosa prenderemo in esame in merito alla
fede di Mosè in “Colui che è invisibile”?
4. Da un punto di vista umano, qual era la posizione di Mosè rispetto al faraone?
5, 6. Cosa permise a Mosè di avere timore di
Geova anziché del faraone?
15 APRILE 2014
chiaramente o il cieco? Non sono io, Geova?” (Eso. 4:11).
6Qual era il punto? Mosè non doveva avere timore: a mandarlo era Geova,
che lo avrebbe messo in condizione di
portare il suo messaggio al faraone. Quest’ultimo, inoltre, non era nessuno in confronto al Creatore. Dopotutto non era la
prima volta che i servitori di Dio si trovavano in pericolo sotto gli egiziani. Non è
escluso che Mosè abbia meditato su come
Abraamo, Giuseppe e lui stesso erano stati protetti durante il regno di faraoni del
passato (Gen. 12:17-19; 41:14, 39-41; Eso.
1:22–2:10). Avendo piena fede in “Colui
che è invisibile”, Mosè si presentò coraggiosamente al faraone e proclamò ogni
parola che gli era stata comandata.
7La fede in Geova ha impedito anche
a una Testimone di nome Ella di cedere
al timore dell’uomo. Nel 1949, in Estonia,
Ella fu arrestata dal KGB e denudata sotto
gli occhi di alcuni giovani agenti. “Mi sentii umiliata”, ricorda, “eppure dopo aver
pregato Geova il mio cuore fu pervaso da
un senso di pace e tranquillità”. Poi fu
messa in isolamento per tre giorni. Ella
racconta: “Le guardie gridarono: ‘Faremo
in modo che nemmeno il nome Geova sia
ricordato in Estonia! Tu sarai mandata in
un campo di prigionia e gli altri in Siberia!’ In tono sarcastico aggiunsero: ‘Dov’è
il tuo Geova?’” La nostra sorella si sarebbe fatta condizionare dal timore dell’uomo o avrebbe confidato in Geova? Durante un interrogatorio disse intrepidamente
ai suoi aguzzini: “Ci ho riflettuto molto e
preferisco vivere in prigione e mantenere
la mia relazione con Dio piuttosto che essere libera e perdere la sua approvazione”. Per lei Geova era reale quanto gli uomini che aveva di fronte. Grazie alla sua
fede riuscì a mantenere l’integrità.
7. In che modo la fede in Geova ha protetto una
sorella?
9
8La fede in Geova ci permetterà di
vincere i nostri timori. Se alti funzionari cercassero di limitare la nostra libertà di adorarlo, potrebbe sembrare che la
nostra vita, la nostra incolumità e il nostro futuro siano nelle loro mani. Potremmo addirittura arrivare a chiederci se sia
saggio continuare a servire Geova suscitando così la reazione ostile delle autorità.
Ricordiamo che l’antidoto al timore dell’uomo è la fede. (Leggi Proverbi 29:25.)
Geova fa riflettere i suoi servitori con questa domanda: “Chi sei tu da temere l’uomo mortale che morirà, e il figlio del genere umano che sarà reso come la semplice
erba verde?” (Isa. 51:12, 13).
9Il nostro Padre onnipotente vede ciò
che subiscono quelli che vengono maltrattati da governanti ingiusti, non resta
indifferente e agisce in loro favore: concentriamoci su questo (Eso. 3:7-10). Anche se fossimo chiamati a difendere la nostra fede davanti ad alti funzionari, non
dimentichiamo le parole di Gesù: “Non
siate ansiosi di come parlerete o di ciò che
dovrete dire; poiché ciò che dovrete dire
vi sarà dato in quell’ora” (Matt. 10:18-20).
Governanti umani e alti funzionari non
sono nessuno in confronto a Geova. Rafforzando ora la nostra fede riusciremo a
vederlo come una Persona reale, desiderosa di aiutarci.
ESERCITÒ FEDE
NELLE PROMESSE DI DIO
10Nel mese di nisan del 1513 a.E.V.
Geova disse a Mosè e Aaronne di trasmettere agli israeliti delle insolite istruzioni: dovevano scegliere un montone o
un capro sano, scannarlo e spruzzarne il
8, 9. (a) Qual è l’antidoto al timore dell’uo-
mo? (b) Se siamo tentati di cedere al timore dell’uomo, su cosa dovremmo concentrarci?
10. (a) Quali istruzioni diede Geova agli israeliti nel mese di nisan del 1513 a.E.V.? (b) Perché
Mosè ubbidì alle istruzioni di Dio?
10
sangue sulle porte (Eso. 12:3-7). Cosa fece
Mosè? L’apostolo Paolo in seguito scrisse
sul suo conto: “Per fede aveva celebrato la
pasqua e l’aspersione del sangue, affinché
il distruttore non toccasse i loro primogeniti” (Ebr. 11:28). Mosè sapeva che Geova
è sempre di parola ed esercitò fede nella
sua promessa di far morire i primogeniti
d’Egitto.
11A quanto pare i figli di Mosè erano
a Madian, molto lontani dal “distruttore”
(Eso. 18:1-6). Ciò nonostante egli trasmise ubbidientemente il comando di Dio
alle altre famiglie israelite i cui primogeniti erano in pericolo. Erano in gioco delle
vite e Mosè amava i suoi simili. La Bibbia
riferisce che “chiamò prontamente tutti
gli anziani d’Israele” e disse loro: “Scannate la vittima pasquale” (Eso. 12:21).
12Sotto la guida angelica il popolo di
Geova sta trasmettendo un importante
messaggio: “Temete Dio e dategli gloria,
perché l’ora del suo giudizio è arrivata, e
adorate Colui che fece il cielo e la terra e
il mare e le fonti delle acque” (Riv. 14:7).
È questo il tempo di dichiarare tale messaggio. Dobbiamo avvertire le persone di
uscire da Babilonia la Grande per non “ricevere parte delle sue piaghe” (Riv. 18:4).
Le “altre pecore” sostengono i cristiani
unti nell’‘implorare’ chi è lontano da Dio
di ‘riconciliarsi’ con lui (Giov. 10:16; 2 Cor.
5:20).
13Siamo convinti che ‘l’ora del giudizio’ è davvero arrivata. Siamo anche sicuri che Geova non esagera quando dice
che l’opera di predicare e fare discepoli è
Evidentemente Geova inviò degli angeli a eseguire il giudizio sugli egiziani (Sal. 78:49-51).
11. Cosa spinse Mosè a trasmettere il comando
di Dio agli altri?
12. Quale importante messaggio Geova ci ha
incaricato di trasmettere?
13. Cosa farà crescere in noi il desiderio di portare ad altri la buona notizia?
LA TORRE DI GUARDIA
urgente. In una visione l’apostolo
Giovanni vide “quattro angeli in
piedi ai quattro angoli della terra,
che trattenevano i quattro venti della terra” (Riv. 7:1). Vediamo con gli
occhi della fede questi angeli pronti
a liberare sul mondo i venti distruttivi della grande tribolazione? In tal
caso, saremo in grado di predicare
la buona notizia senza timore.
14 I veri cristiani hanno già l’amicizia di Geova e la speranza della
vita eterna. Si rendono comunque
conto che è loro responsabilità “avvertire il malvagio perché si ritragga dalla sua malvagia via per conservarlo in vita”. (Leggi Ezechiele 3:
17-19.) Ovviamente non svolgono il
ministero solo per evitare di incorrere nella colpa del sangue. Amano
Geova e il prossimo. Gesù illustrò
il vero significato dell’amore e della
misericordia nella sua parabola del
buon samaritano. Chiediamoci: “Al
pari del samaritano, sono ‘mosso a
pietà’? Questo mi spinge a dare testimonianza?” Di certo non vorremmo mai comportarci come il sacerdote e il levita, accampando scuse e
“[passando] oltre dal lato opposto”
(Luca 10:25-37). La fede nelle promesse di Dio e l’amore per il prossimo ci motiveranno a partecipare il
più possibile all’opera di predicazione prima che sia troppo tardi.
“PASSARONO ATTRAVERSO
IL MAR ROSSO”
15La fede di Mosè in “Colui che
è invisibile” venne in suo soccorso
14. Cosa ci motiva ad “avvertire il malva-
gio perché si ritragga dalla sua malvagia
via”?
15. Perché gli israeliti si sentirono in
trappola?
15 APRILE 2014
La fiducia nelle promesse di Geova farà crescere in noi
il desiderio di portare ad altri la buona notizia
(Vedi il paragrafo 13)
quando, insieme agli israeliti, si trovò in
pericolo dopo aver lasciato l’Egitto. La
Bibbia narra: “I figli d’Israele alzavano
gli occhi, ed ecco, gli egiziani marciavano dietro a loro; e i figli d’Israele ebbero
molto timore e gridavano a Geova” (Eso.
14:10-12). La cosa però non avrebbe dovuto coglierli di sorpresa. Geova infatti
aveva predetto: “Lascerò dunque divenire
ostinato il cuore di Faraone, e certamente
egli li inseguirà e io mi procurerò gloria
per mezzo di Faraone e di tutte le sue forze militari; e gli egiziani certamente conosceranno che io sono Geova” (Eso. 14:4).
Gli israeliti, comunque, videro solo ciò
che appariva agli occhi: l’ostacolo insormontabile del Mar Rosso davanti, i veloci
carri egiziani alle loro spalle, e un pastore
ottantenne alla loro testa. Si sentirono in
trappola.
16 Mosè invece non si lasciò spaventare, perché con gli occhi della fede riusciva a vedere qualcosa di molto più grande e potente di un mare o di un esercito:
“[vedeva] la salvezza di Geova” e sapeva
che questi avrebbe combattuto per il suo
popolo. (Leggi Esodo 14:13, 14.) La sua
fede galvanizzò gli israeliti. “Per fede passarono attraverso il Mar Rosso come su
terra asciutta”, dice la Bibbia, “ma gli egiziani, avventurandovisi, furono inghiottiti” (Ebr. 11:29). In seguito a questo
avvenimento “il popolo temeva Geova e
riponeva fede in Geova e in Mosè suo servitore” (Eso. 14:31).
17 Presto la nostra vita sembrerà in pericolo. Quando la grande tribolazione
raggiungerà il suo culmine, i governi di
questo mondo avranno già devastato e distrutto una volta per tutte organizzazioni
religiose ben più grandi della nostra (Riv.
16. In che modo la fede rafforzò Mosè al Mar
Rosso?
17. In futuro, cosa metterà alla prova la nostra
fede?
12
17:16). Geova descrisse profeticamente la
nostra condizione di vulnerabilità come
un ‘paese di aperta campagna, senza
mura, e nemmeno sbarra e porte’ (Ezec.
38:10-12, 14-16). Ai nostri occhi sembrerà
non esserci alcuna possibilità di sopravvivenza. Cosa faremo in quel momento?
18Non dovremo farci spaventare da
ciò che accadrà, perché questo attacco è
stato predetto da Geova, che ne ha anche
indicato l’esito: “‘E deve accadere in quel
giorno, nel giorno in cui Gog verrà sul
suolo d’Israele’, è l’espressione del Sovrano Signore Geova, ‘che il mio furore mi
salirà al naso. E nel mio ardore, nel fuoco del mio furore, dovrò parlare’” (Ezec.
38:18-23). Dio allora eliminerà tutti coloro
che vogliono fare del male al suo popolo.
Grazie alla fede nell’esito “del grande e
tremendo giorno di Geova” riusciremo a
“[vedere] la salvezza di Geova” e a mantenere l’integrità (Gioe. 2:31, 32).
19Prepariamoci ora per questi entusiasmanti avvenimenti rimanendo saldi
“come vedendo Colui che è invisibile”!
Rafforziamo la nostra amicizia con lui
studiando e pregando regolarmente.
Mosè aveva un’amicizia così stretta con il
suo Dio e fu impiegato da lui in modo
talmente straordinario che la Bibbia dice
che Geova lo conobbe “faccia a faccia”
(Deut. 34:10). È vero, Mosè fu un profeta fuori del comune, ma anche noi grazie alla fede possiamo conoscere Geova
a fondo, come se potessimo vederlo. Se
lo ‘riconosciamo in tutte le nostre vie’,
come ci esorta a fare la sua Parola, ‘egli
stesso renderà diritti i nostri sentieri’
(Prov. 3:6).
18. Spiegate perché durante la grande tribola-
zione potremo rimanere saldi.
19. (a) Quanto era stretta l’amicizia tra Geova
e Mosè? (b) Quale benedizione possiamo attenderci se ‘riconosciamo Geova in tutte le nostre
vie’?
LA TORRE DI GUARDIA
BIOGRAFIA
ERA il 7 settembre 1950 quando entrai a far parte della famiglia Betel di Brooklyn, che all’epoca contava
355 membri di varie nazionalità la cui età andava dai
19 agli 80 anni. Molti di loro erano unti.
INIZIO A SERVIRE GEOVA
Dove mi ha portato
il ministero
a tempo pieno
NARRATO DA
ROBERT WALLEN
Fu mia madre a insegnarmi ad adorare il nostro “felice Dio” (1 Tim. 1:11). Lei stessa aveva iniziato a servirlo quando ero un ragazzino. Il 1° luglio 1939, all’età
di 10 anni, mi battezzai a un’assemblea di zona (l’attuale assemblea di circoscrizione) a Columbus, nel
Nebraska. Eravamo un centinaio e ci eravamo radunati in un locale preso in affitto per ascoltare una registrazione della conferenza dal titolo “Fascismo o libertà”, pronunciata da Joseph Rutherford. A metà del
discorso, all’esterno della piccola sala in cui ci trovavamo si riunì una turba di malintenzionati. Fecero irruzione, interruppero l’assemblea e ci cacciarono
dalla città. Ci riunimmo così nella vicina fattoria di
un fratello dove ascoltammo il resto del programma.
Come potete immaginare, non ho mai dimenticato la
data del mio battesimo!
Mia madre ce la metteva tutta per educarmi nella
verità. Mio padre era una brava persona e un buon genitore, ma si interessava poco sia di religione che della mia formazione spirituale. Oltre a mia madre, anche altri Testimoni della congregazione di Omaha mi
diedero l’incoraggiamento di cui avevo bisogno.
PRENDO UNA DECISIONE IMPORTANTE
Ripensando ai 65 anni trascorsi
nel ministero a tempo pieno posso
davvero dire che la mia è stata una
vita felice. Ovviamente ci sono stati
giorni tristi o nei quali mi sono sentito
scoraggiato (Sal. 34:12; 94:19). Ma
nel complesso ho avuto una vita
gratificante e significativa!
Prima di diplomarmi dovetti decidere come impiegare la mia vita. Nelle estati precedenti, durante le vacanze, avevo fatto il pioniere temporaneo (ora chiamato pioniere ausiliario) insieme ad altri della mia
età.
John Chimiklis e Ted Jaracz, due giovani fratelli
single che avevano appena concluso la settima classe
della Scuola di Galaad, furono incaricati di prestare
servizio come sorveglianti viaggianti dalle nostre parti. Rimasi sorpreso apprendendo che erano poco più
che ventenni. Io avevo 18 anni e stavo per finire le superiori. Ricordo ancora quando il fratello Chimiklis
mi chiese cosa volevo fare della mia vita. Glielo dissi e
Il giorno del mio
battesimo: avevo
10 anni
lui mi rispose: “Bravo, buttati nel ministero a tempo pieno. Non puoi sapere dove ti porterà”. Questo consiglio, accompagnato dall’esempio di quei
due fratelli, ebbe un profondo effetto su di me. Nel
1948, dopo il diploma, decisi quindi di iniziare a
fare il pioniere.
ARRIVO ALLA BETEL
Nel luglio del 1950 andai con i miei genitori all’assemblea internazionale che si tenne allo
Yankee Stadium di New York. In quella occasione
assistei all’adunanza per gli interessati al servizio
alla Betel; quindi compilai e spedii una domanda
in cui manifestai il mio desiderio di servire lì.
Pur non opponendosi al fatto che facessi il pioniere e continuassi a vivere a casa, mio padre richiese che pagassi una somma ragionevole per coprire i costi di vitto e alloggio, perciò mi misi alla
ricerca di un lavoro. Un giorno, agli inizi di agosto,
uscendo guardai nella cassetta della posta. C’era
una lettera indirizzata a me; veniva da Brooklyn
ed era firmata da Nathan Knorr, che mi scriveva:
“Abbiamo ricevuto la tua domanda per servire alla
Betel. Ne deduco che accetti di rimanervi fino a
che il Signore ti porterà via. Sei pertanto invitato
a presentarti al numero 124 di Columbia Heights,
a Brooklyn, il 7 settembre 1950”.
Quando papà tornò dal lavoro gli dissi che avevo trovato un impiego. “Bene, dove lavorerai?”, mi
chiese. “Alla Betel di Brooklyn, per 10 dollari al
14
mese”, risposi. Rimase un po’ sorpreso, ma poi mi
disse che se era quello che avevo deciso di fare dovevo farlo per bene. Non molto tempo dopo, all’assemblea tenuta allo Yankee Stadium nel 1953, si
battezzò anche lui!
Con mio grande piacere anche Alfred Nussrallah, il mio compagno di servizio, fu invitato alla
Betel e così facemmo il viaggio insieme. In seguito si sposò; lui e sua moglie Joan andarono prima
a Galaad, poi come missionari in Libano e alla fine
tornarono negli Stati Uniti dove svolsero l’opera di
ministri viaggianti.
INCARICHI ALLA BETEL
Il primo lavoro che mi fu affidato alla Betel fu di
cucire libri nella legatoria. La primissima pubblicazione a cui lavorai fu il libro What Has Religion
Done for Mankind? (Che cosa ha fatto la religione
per il genere umano?). Dopo circa otto mesi fui assegnato al Reparto Servizio, dove avrei lavorato
sotto la guida del fratello Thomas Sullivan. Era un
uomo saggio e perspicace, e fu un piacere collaborare con lui e fare tesoro dell’esperienza che in
tanti anni aveva maturato nell’organizzazione.
Dopo quasi tre anni al Reparto Servizio, un
giorno Max Larson, sorvegliante dello stabilimento tipografico, mi disse che il fratello Knorr voleva parlarmi. Mi chiedevo se avevo fatto qualcosa
di sbagliato. Sospirai di sollievo quando il fratello
Knorr mi chiese se avevo intenzione di lasciare la
Betel di lì a poco: aveva bisogno di qualcuno nel
suo ufficio per un po’ di tempo e voleva vedere se
ero in grado di svolgere il lavoro. Gli dissi che non
avevo nessuna intenzione di lasciare la Betel. Alla
fine ebbi il privilegio di lavorare con lui per i successivi vent’anni.
Ho spesso detto che non mi sarei mai potuto
permettere l’istruzione che mi sono fatto lavorando al fianco dei fratelli Sullivan e Knorr, ma anche di altri beteliti come Milton Henschel, Klaus
Jensen, Max Larson, Hugo Riemer e Grant Suiter.
Le biografie di alcuni di questi fratelli si trovano nei seguenti numeri della Torre di Guardia: 15 agosto 1965 (inglese; Thomas
Sullivan); 15 ottobre 1969 (inglese; Klaus Jensen); 1° settembre
1989 (Max Larson); 15 settembre 1964 (inglese; Hugo Riemer);
15 febbraio 1984 (Grant Suiter).
LA TORRE DI GUARDIA
Con Alfred Nussrallah, quando
facevamo i pionieri insieme
Il giorno del matrimonio. Da sinistra: Nathan Knorr, Patricia Brookes (sorella
di Lorraine), Lorraine e io, Curtis Johnson, Faye e Roy Wallen (i miei genitori)
I fratelli con i quali ho lavorato erano molto
ben organizzati nel lavoro che svolgevano. Il fratello Knorr era un lavoratore instancabile e il suo
obiettivo era quello di vedere le attività del Regno
espandersi il più possibile. I suoi collaboratori trovavano molto facile parlarci. E anche se qualcuno aveva un’idea diversa su una certa questione, poteva esprimersi liberamente e continuare a
godere della sua fiducia.
In un’occasione il fratello Knorr mi parlò dell’importanza di quelle che potrebbero sembrare
piccole cose. Per chiarire il punto mi raccontò che
quando era sorvegliante dello stabilimento tipografico, il fratello Rutherford lo chiamava al telefono e gli diceva: “Fratello Knorr, ho bisogno di qualche gomma per cancellare. Quando vieni a pranzo
mettile sulla mia scrivania”. Il fratello Knorr mi
spiegò che la prima cosa che faceva era andare al
magazzino, prendere le gomme e mettersele in tasca; poi a mezzogiorno gliele portava in ufficio. Era
una cosa da nulla ma al fratello Rutherford era utile. Quindi aggiunse: “Mi piace avere sulla scrivania
le matite ben temperate. Per favore, occupatene
ogni mattina”. Per molti anni mi sono assicurato
che le sue matite fossero temperate.
Il fratello Knorr amava ripetere che per svolgere bene un determinato lavoro era necessario
ascoltare attentamente. Una volta mi diede precise istruzioni su come gestire una certa faccenda,
ma non prestai la dovuta attenzione. Il risultato fu
15 APRILE 2014
che si trovò in una situazione molto imbarazzante. Mi sentii malissimo, per cui scrissi una breve
lettera nella quale esprimevo il mio profondo rammarico e suggerivo che la cosa migliore fosse assegnarmi a un altro incarico. Più tardi quella stessa mattina il fratello Knorr venne da me. “Robert”,
mi disse, “ho letto la tua nota. Hai commesso un
errore, ne abbiamo parlato, e sono sicuro che in
futuro starai più attento. Adesso rimettiamoci al
lavoro”. Apprezzai moltissimo la sua gentile considerazione.
E POI IL MATRIMONIO
Dopo otto anni passati alla Betel il mio unico
desiderio era quello di rimanervi. Ma le cose cambiarono. A ridosso dell’assemblea internazionale
che si tenne nel 1958 allo Yankee Stadium e al
Polo Grounds, rividi Lorraine Brookes, che avevo conosciuto nel 1955 quando prestava servizio
come pioniera a Montréal, in Canada. Mi avevano
colpito il suo atteggiamento nei confronti del servizio a tempo pieno e la disponibilità ad andare
ovunque l’organizzazione di Geova la inviasse. La
sua meta era Galaad. Nel 1956, a 22 anni, era stata invitata a frequentare la 27a classe. Dopo il conferimento dei diplomi era stata mandata in Brasile
come missionaria. Nel 1958 io e Lorraine riprendemmo i contatti, le proposi di diventare mia moglie e lei accettò. Era nostra intenzione sposarci
l’anno seguente e, se possibile, fare i missionari
insieme.
15
Quando ne parlai al fratello Knorr, lui mi suggerì di aspettare tre anni per il matrimonio; questo ci avrebbe dato la possibilità di servire insieme alla Betel di Brooklyn. All’epoca, infatti, le
nuove coppie potevano rimanere alla Betel solo
se uno dei due ci stava da almeno dieci anni e l’altro da tre. Lorraine accettò quindi di servire per
due anni presso la filiale del Brasile e per un anno
a Brooklyn.
Gli unici contatti che avemmo nei primi due
anni di fidanzamento furono per lettera: telefonarsi
costava troppo, e in quei giorni le e-mail non esistevano ancora! Ci sposammo il 16 settembre 1961, e
il fratello Knorr ci fece l’onore di pronunciare il discorso. Certo, quei pochi anni di attesa ci sembrarono lunghi. Ma ora, ripensando agli oltre 50 anni
passati insieme, proviamo molta soddisfazione e
gioia, e riteniamo che sia valsa la pena aspettare!
PRIVILEGI DI SERVIZIO
Nel 1964 ricevetti il privilegio di visitare altre
nazioni come sorvegliante di zona. A quel tempo
non era previsto che le mogli accompagnassero i
mariti, ma nel 1977 la disposizione cambiò. Quell’anno io e Lorraine insieme a Grant e Edith Suiter
visitammo le filiali di Germania, Austria, Grecia,
Cipro, Turchia e Israele. Complessivamente ho visitato una settantina di paesi.
Nel 1980 uno di questi viaggi ci portò in Brasile. L’itinerario includeva Belém, città sull’equatore
nella quale Lorraine aveva prestato servizio come
missionaria. Facemmo visita anche ai fratelli di
Manaus. In uno stadio, in occasione di un discorso, notammo un gruppo che non seguiva la consuetudine brasiliana di salutarsi baciandosi sulle
guance per le donne e di stringersi la mano per gli
uomini. Come mai?
Si trattava dei nostri cari fratelli di un lebbrosario situato nel cuore della foresta pluviale amazzonica. Per ragioni sanitarie evitavano di stare a
contatto con gli altri. Ma quanto ci toccarono il
cuore! Non dimenticheremo mai la gioia che irradiava dai loro visi. Come si sono dimostrate vere
le parole di Geova: “I miei propri servitori grideranno di gioia a causa della buona condizione del
cuore”! (Isa. 65:14).
UNA VITA GRATIFICANTE E SIGNIFICATIVA
Spesso ripensiamo agli oltre sessant’anni di
servizio che abbiamo dedicato a Geova. Siamo
davvero felici di come ci ha ricompensato per esserci lasciati guidare da lui tramite la sua organizzazione. Anche se non sono più in grado di
andare all’estero come facevo in passato, riesco
comunque a svolgere il mio lavoro come assistente del Corpo Direttivo, collaborando con il Comitato dei Coordinatori e con il Comitato del Servizio. Apprezzo infinitamente il privilegio di fare
così la mia piccola parte nel sostenere i fratelli e le
sorelle di tutto il mondo. È tuttora una piacevole
sorpresa vedere il grande numero di giovani uomini e donne che intraprendono il servizio a tempo
pieno con lo stesso spirito di Isaia, che disse: “Eccomi! Manda me” (Isa. 6:8). Tutti loro dimostrano
quanto siano vere le parole di quel sorvegliante di
circoscrizione che molto tempo fa mi disse: “Buttati nel ministero a tempo pieno. Non puoi sapere
dove ti porterà”.
LA TORRE DI GUARDIA
Nessuno può servire due signori
Nessuno può essere schiavo di due signori. Non potete
essere schiavi di Dio e della Ricchezza (MATT. 6:24)
“OGNI giorno mio marito James tornava dal lavoro sfinito, e
quello che guadagnava bastava a soddisfare poco più delle nostre necessità quotidiane”, dice Marilyn. “Volevo alleggerirlo
in qualche modo e poter comprare a nostro figlio Jimmy alcune
delle belle cose che avevano i suoi compagni di scuola”. Marilyn
voleva anche aiutare il resto della famiglia, e mettere da parte
dei risparmi per il futuro. Tanti suoi amici erano andati all’estero per guadagnare di più, ma quando cominciò a valutare questa possibilità si sentì confusa. Come mai?
2 L’idea di lasciare i suoi familiari a cui teneva tanto e il buon
programma spirituale che seguivano insieme la spaventava.
Però — pensava — altri erano andati all’estero per un po’, e a
quanto pareva le loro famiglie se la stavano comunque cavando
spiritualmente. Un’altra perplessità era legata al crescere Jimmy
a distanza: poteva fare la sua parte per ‘allevarlo nella disciplina
e nella norma mentale di Geova’ via Internet? (Efes. 6:4).
3Marilyn chiese il parere di altri. Suo marito era contrario,
anche se — disse — non le avrebbe impedito di andare. Gli anziani e altri nella congregazione le consigliarono di non partire. Diverse sorelle invece la esortarono a farlo. “Se vuoi bene
alla tua famiglia vai”, fu la loro raccomandazione. “Puoi servire
I nomi sono stati cambiati.
1-3. (a) Quali difficoltà economiche affrontano molte famiglie, e come
cercano di risolverle alcune di loro? (Vedi l’illustrazione iniziale.) (b) Quali problemi sorgono in relazione all’educazione dei figli?
15 APRILE 2014
17
CHE NE PENSATE?
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Quali princìpi biblici ci aiutano
a vedere le responsabilità
familiari nella giusta ottica?
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In che modo le decisioni che
prendiamo possono dimostrare che serviamo solo Geova?
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Come benedice Geova le
nostre decisioni quando lo
mettiamo al primo posto?
Geova comunque”. Per quanto avesse ancora delle riserve, Marilyn salutò James e
Jimmy e andò a lavorare all’estero. “Torno
presto”, promise.
RESPONSABILITÀ FAMILIARI
E PRINCÌPI BIBLICI
4Geova non vuole che i suoi servitori vivano in condizioni di estrema povertà, e l’emigrazione rappresenta uno dei rimedi più antichi ai problemi economici
(Sal. 37:25; Prov. 30:8). Ad esempio, per
far fronte a una carestia il patriarca Giacobbe mandò i suoi figli in Egitto a comprare del cibo (Gen. 42:1, 2). Oggi nella
maggior parte dei casi quelli che decidono di emigrare non lo fanno per fame; forse però sono schiacciati dai debiti. Altri
invece desiderano solo elevare il tenore di
vita della propria famiglia. Per raggiungere i loro obiettivi in un’economia in sofferenza, molti si trasferiscono nello stesso
paese oppure all’estero, finendo per vivere lontano dai propri familiari. Spesso affidano i figli più piccoli alle cure dell’altro
genitore, di un figlio più grande, dei nonni, di altri parenti o di amici. Per quanto
lasciare il coniuge o i figli sia straziante,
molti di quelli che vanno all’estero pensano di non avere altra scelta.
5 Anche ai giorni di Gesù c’erano molte persone che vivevano in condizioni di
povertà. Forse pensavano che con più soldi avrebbero avuto una vita più felice e
tranquilla (Mar. 14:7). Ma Gesù voleva che
riponessero le loro speranze in Geova, la
Ogni volta che andarono in Egitto, i figli di Giacobbe avranno lasciato le rispettive famiglie per non più di
tre settimane. Quando poi vi si trasferirono insieme al
padre, portarono con sé mogli e figli (Gen. 46:6, 7).
4. Perché molti decidono di emigrare, e spesso
chi si prende cura dei loro figli?
5, 6. (a) Cosa insegnò Gesù sulla felicità e la sicurezza? (b) Per quali cose materiali insegnò a
pregare Gesù? (c) In che senso Geova ci benedice?
18
Fonte della ricchezza permanente. Nel Sermone del Monte spiegò che vera felicità e
sicurezza non dipendono dalle cose materiali, né da quanto ci impegniamo per
averle, ma dall’amicizia che abbiamo con
il nostro Padre celeste.
6 Gesù insegnò a pregare non per la sicurezza economica, ma per le necessità quotidiane. “Dacci oggi il nostro pane per questo giorno” è una delle richieste della sua
preghiera modello. “Smettete di accumularvi tesori sulla terra [...]. Piuttosto, accumulatevi tesori in cielo”, aggiunse in modo
schietto rivolgendosi ai suoi ascoltatori
(Matt. 6:9, 11, 19, 20). Possiamo star certi che Geova ci benedirà proprio come ha
promesso, e non si tratterà semplicemente
di un cenno di approvazione, ma di qualcosa di concreto per provvedere ai nostri
reali bisogni. L’unico modo quindi per avere vera felicità e sicurezza è quello di confidare nel nostro amorevole Padre, non nel
denaro. (Leggi Matteo 6:24, 25, 31-34.)
7‘Cercare prima la giustizia di Dio’ significa tra l’altro vedere le responsabilità familiari come le vede lui. La Legge
mosaica contiene un principio che si applica anche ai cristiani: i genitori devono
insegnare ai figli ad adorare Geova. (Leggi Deuteronomio 6:6, 7.) Questa responsabilità non è stata affidata ai nonni o a
qualcun altro, ma ai genitori. Il re Salomone disse: “Ascolta, figlio mio, la disciplina
di tuo padre, e non abbandonare la legge
di tua madre” (Prov. 1:8). Entrambi devono
quindi essere fisicamente presenti e fare
la propria parte nel guidare ed educare i figli (Prov. 31:10, 27, 28). Molto di ciò che
questi imparano, soprattutto dal punto di
vista spirituale, proviene dalle conversazioni che tutti i giorni i genitori fanno su
Geova e dall’esempio che danno.
7. (a) A chi ha affidato Geova la responsabilità
di educare i figli? (b) Perché entrambi i genitori
devono occuparsi in maniera attiva dei figli?
LA TORRE DI GUARDIA
Via Internet non potete abbracciare vostro figlio
(Vedi il paragrafo 10)
CONSEGUENZE IMPREVISTE
8Chi pensa di andare all’estero cerca
di prevederne i rischi e i sacrifici, ma pochi riescono a immaginare tutte le conseguenze che deriveranno dal separarsi dalla propria famiglia (Prov. 22:3). Marilyn,
per esempio, sentì da subito il dolore della
lontananza. La stessa cosa successe al marito e al figlio, che continuava a chiederle: “Perché mi hai lasciato?” Marilyn aveva
pensato di stare via solo per un po’, invece i mesi diventarono anni e in quel periodo notò dei cambiamenti preoccupanti
nella sua famiglia. Jimmy diventò sempre
più introverso e si allontanò emotivamente da lei. “Il suo amore per me svanì”, ricorda Marilyn con tristezza.
9Quando non vivono insieme, genitoVedi “Emigrazione: Sogni e realtà” in Svegliatevi! di
febbraio 2013.
8, 9. (a) Quali cambiamenti si verificano di so-
lito quando un genitore non vive con la famiglia?
(b) Quali problemi emotivi e morali può creare
la separazione?
15 APRILE 2014
ri e figli ne risentono sia sul piano emotivo che morale. Più sono piccoli i figli e
più è lunga la separazione, peggiori sono
le conseguenze. Marilyn aveva spiegato a
suo figlio che stava facendo sacrifici per il
suo bene. Jimmy, però, si sentiva abbandonato. All’inizio soffrì per l’assenza della
madre, ma in seguito, quando lei tornava
a casa, gli dava fastidio la sua presenza.
Come di solito succede ai bambini che vivono lontani dai genitori, anche lui pensava che la madre non meritasse più la sua
ubbidienza e il suo affetto. (Leggi Proverbi 29:15.)
10Anche se cercava di sopperire alla
propria assenza mandando soldi e regali, Marilyn si rese conto che stava rovinando il rapporto col figlio e che senza volerlo gli stava insegnando a mettere
le cose materiali al di sopra di quelle spirituali e della famiglia stessa (Prov. 22:6).
“Non tornare”, le diceva Jimmy. “Continua a mandarmi regali”. Marilyn iniziò a
capire di non poter fare il “genitore a distanza” con lettere, telefonate e videochiamate. “Via Internet non puoi abbracciare tuo figlio né dargli il bacio della buona
notte”, spiega.
11Anche il rapporto che Marilyn aveva con suo marito e la sua relazione con
Geova cominciarono a risentirne. Andava
Rapporti provenienti da diversi paesi indicano che
vivere lontano dal marito, dalla moglie o dai figli per lavorare all’estero è una delle cause di alcuni problemi
piuttosto seri, come infedeltà di uno o di entrambi i coniugi, omosessualità e incesto. Per quanto riguarda i
bambini, invece, si possono menzionare maggiori problemi comportamentali e scolastici, aggressività, ansia,
depressione e tendenze suicide.
10. (a) Cosa succede ai figli quando i genitori
cercano di sopperire alla propria assenza con i
regali? (b) Cos’è che viene a mancare quando si
cerca di fare il “genitore a distanza”?
11. (a) Quando i coniugi non vivono insieme
perché uno dei due lavora lontano, come ne risente il matrimonio? (b) Cosa ha aiutato Marilyn
a capire che doveva tornare a casa?
19
alle adunanze e in servizio solo una volta a settimana se non meno, e si trovò a
dover respingere le avance del suo datore
di lavoro. Non potendo contare l’uno sull’altra davanti a un problema, sia Marilyn
che James si legarono emotivamente a
un’altra persona e rischiarono di cadere nell’immoralità sessuale. Marilyn capì
che, anche se non avevano commesso
adulterio, dal momento che non vivevano insieme lei e suo marito non potevano
seguire il comando biblico di soddisfare i
reciproci bisogni emotivi e sessuali. Non
potevano esternarsi un pensiero, scambiarsi uno sguardo, un sorriso, un abbraccio, né tenersi per mano. Erano loro
precluse le “espressioni di tenerezza” e
l’intimità ‘dovuta’ nel matrimonio (Cant.
1:2; 1 Cor. 7:3, 5). Per non parlare dell’adorare Geova insieme a Jimmy. “Quando
a un’assemblea fu detto che tenere regolarmente l’adorazione in famiglia è essenziale per sopravvivere al grande giorno di
Geova, mi resi conto che dovevo tornare a casa”, ricorda Marilyn. “Dovevo ricostruire la mia vita spirituale, oltre a quella
familiare”.
CONSIGLI BUONI E CATTIVI
La decisione di Marilyn di tornare a
casa suscitò reazioni contrastanti. Gli anziani della congregazione in cui si era trasferita la lodarono per la fede e il coraggio, cosa che non fecero altri che, come
lei, non vivevano con la propria famiglia.
Invece di seguire il suo esempio cercarono
di dissuaderla. “Tornerai presto”, le dicevano. “Se vai a casa, come farete a tirare
avanti?” Anziché fare commenti di questo
tipo, i compagni di fede dovrebbero incoraggiare le “donne più giovani” — come
dice la versione Parola del Signore — “ad
amare il marito e i figli, [...] ad aver cura
12
A quale pericolo vi esponete quando vivete lontano
dal vostro coniuge?
(Vedi il paragrafo 11)
della casa”, la propria casa; “così nessuno
potrà dir male della parola di Dio”. (Leggi
Tito 2:3-5.)
13Molti di quelli che emigrano per lavoro sono cresciuti in culture in cui tradizione e doveri verso la famiglia, soprattutto verso i genitori, vengono al di sopra di
qualsiasi altra cosa. Per un cristiano che
vuole piacere a Geova andare contro le
usanze o la volontà della famiglia può essere un vero e proprio atto di fede.
14Prendiamo il caso di Carin. “Quando nacque mio figlio Don”, dice, “io e
mio marito lavoravamo all’estero e avevo da poco cominciato a studiare la Bibbia. La mia famiglia era convinta che lo
avrei mandato a casa, così i miei genito13, 14. Perché ci vuole fede per mettere Geova
12. Quale consiglio scritturale si può dare a chi
non vive con la propria famiglia?
20
al di sopra della volontà della famiglia? Fate un
esempio.
LA TORRE DI GUARDIA
ri si sarebbero occupati di lui finché non
avessimo raggiunto una certa sicurezza
economica”. Quando però insisté a tenere il bambino, i suoi parenti, compreso
il marito, la accusarono di non avere voglia di lavorare e la presero in giro. “A essere sincera, all’epoca non capivo del tutto cosa ci fosse di sbagliato nel lasciare
Don per qualche anno ai miei”, ricorda.
“Sapevo però che Geova aveva dato la responsabilità di crescerlo a noi, i suoi genitori”. Quando rimase di nuovo incinta, il marito, che non condivideva le sue
convinzioni, voleva che abortisse; ma la
fede di Carin si era rafforzata grazie alla
saggia decisione che aveva preso in precedenza, e questo le permise di fare nuovamente ciò che era gradito a Geova. Ora lei,
suo marito e i due figli sono felici di essere rimasti tutti insieme. Il risultato poteva
essere di gran lunga diverso se uno o entrambi i figli fossero cresciuti con altri.
15Una Testimone di nome Vicky racconta: “Per qualche anno crebbi con mia
nonna, mentre mia sorella, più piccola di
me, rimase con i miei genitori. Quando
poi ci ricongiungemmo i miei sentimenti
nei loro confronti erano cambiati. Mia sorella riusciva a esprimersi liberamente, li
abbracciava e aveva un bel rapporto con
loro. Io invece li sentivo lontani, e anche
da grande ho trovato difficile aprirmi. Io
e mia sorella abbiamo assicurato ai nostri genitori che quando invecchieranno ci
prenderemo cura di loro. Io, però, lo farò
più per senso del dovere; mia sorella più
per amore”.
16Vicky continua: “Ora mia madre
vuole che le mandi mia figlia così che sia
lei a crescerla, proprio come a suo tempo mandò me da sua madre. Ho rifiutato
gentilmente. Io e mio marito vogliamo
educare nostra figlia nelle norme di Geova. E poi non voglio rovinare il rapporto che avrò con lei”. Vicky ha capito che
mettere Geova e i suoi princìpi al di sopra delle cose materiali e delle aspettative
della famiglia è l’unica maniera per essere davvero felici. Gesù disse in modo franco: “Nessuno può essere schiavo di due signori [...]. Non potete essere schiavi di Dio
e della Ricchezza” (Matt. 6:24; Eso. 23:2).
GEOVA CI ‘CONCEDERÀ SUCCESSO’
17Il nostro Padre, Geova, si è assunto
l’impegno di aiutarci ad avere ciò di cui
abbiamo veramente bisogno a condizione
che mettiamo il Regno e la sua giustizia al
primo posto nella nostra vita (Matt. 6:33).
I veri cristiani, quindi, hanno sempre un’altra scelta. A prescindere da quanto sia difficile la situazione che ci troviamo ad affrontare, Geova ci ha promesso una “via
d’uscita” che non contrasta con i princìpi
biblici. (Leggi 1 Corinti 10:13.) Quando lo
aspettiamo “con ardente desiderio” e confidiamo in lui chiedendo in preghiera la
sua sapienza e la sua guida e seguendo i
suoi comandi e i suoi princìpi, allora “egli
stesso agirà” (Sal. 37:5, 7). Benedirà concretamente i sinceri sforzi che facciamo
per servire solo lui, l’unico vero Signore.
Se lo mettiamo al primo posto, ci ‘concederà successo’. (Confronta Genesi 39:3.)
18C’è comunque un modo per rimediare ai danni provocati dalla separazione dalla propria famiglia? Cosa possiamo
fare a livello pratico per provvedere ai nostri familiari senza vivere lontano da loro?
E come possiamo aiutare amorevolmente
altri a prendere la decisione giusta al riguardo? Il prossimo articolo risponderà a
queste domande.
15, 16. (a) Spiegate cosa è successo a una so-
rella che è cresciuta per alcuni anni con la nonna. (b) Perché ha deciso di comportarsi diversamente con sua figlia?
15 APRILE 2014
17, 18. (a) Su quali promesse possono sempre
contare i cristiani? (b) A quali domande risponderemo nel prossimo articolo?
21
Facciamoci coraggio
Geova è il nostro soccorritore
“Possiamo aver coraggio e dire: ‘Geova è il mio soccorritore’”
(EBR. 13:6)
CHE NE PENSATE?
________________________________________________________________________________________________________________________________
Cosa devono fare i genitori
per aiutare la propria famiglia
a rimanere spiritualmente
forte?
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Cosa possono fare
i capifamiglia per provvedere
materialmente ai familiari
senza andarsene lontano?
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In che modo i cristiani
possono resistere alle
pressioni di chi vorrebbe
che andassero all’estero
per guadagnare di più?
“QUANDO lavoravo all’estero ricoprivo un posto di responsabilità e guadagnavo bene”, ricorda Eduardo. “Poi però cominciai
a studiare la Bibbia con i Testimoni di Geova, e capii che avevo
una responsabilità più importante: prendermi cura della mia famiglia spiritualmente, e non solo materialmente. Perciò tornai
a casa” (Efes. 6:4).
2Eduardo sapeva che ricongiungendosi con la sua famiglia
faceva qualcosa di gradito a Geova. Ma proprio come Marilyn,
citata nell’articolo precedente, a quel punto dovette intraprendere il lungo percorso necessario per ricostruire il rapporto con
sua moglie e le sue figlie. Gli si presentò inoltre la sfida di
mantenere la famiglia in un’economia molto più debole. Come
avrebbe fatto? Che aiuto poteva aspettarsi dagli altri componenti della congregazione?
RICOSTRUIRE SPIRITUALITÀ E RAPPORTI FAMILIARI
3“Capii che avevo trascurato le mie figlie proprio quando
avevano più bisogno della mia guida e del mio affetto”, ammette Eduardo. “Non ero stato presente per leggere loro racconti biI nomi sono stati cambiati.
1, 2. Quali difficoltà affrontano gli emigranti una volta tornati a casa?
(Vedi l’illustrazione iniziale.)
3. Che effetto ha sui figli l’assenza di un genitore?
22
LA TORRE DI GUARDIA
blici, per pregare con loro, per coccolarle e
per giocare insieme” (Deut. 6:7). Anna, la
figlia maggiore, ricorda: “Non avere papà
a casa con noi mi faceva sentire insicura.
Al suo ritorno tutto quello che conoscevamo di lui erano la sua faccia e la sua voce.
Quando mi abbracciava non mi sentivo a
mio agio”.
4Per un padre che è stato lontano dai
suoi familiari assolvere la responsabilità
di capofamiglia può essere un problema.
Ruby, moglie di Eduardo, spiega: “Dovevo
fare sia da papà che da mamma, e mi ero
abituata a prendere la maggior parte delle
decisioni per la famiglia. Quando Eduardo è tornato a casa ho dovuto imparare
cos’è davvero la sottomissione cristiana.
Anche adesso qualche volta devo ricordare a me stessa che c’è mio marito” (Efes.
5:22, 23). Eduardo aggiunge: “Quando dovevano chiedere il permesso di fare qualcosa, le bambine andavano dalla mamma.
Abbiamo capito che, come genitori, con
loro dovevamo fare fronte unito, e io ho
dovuto imparare a esercitare la mia autorità in maniera cristiana”.
5 Eduardo era deciso a fare tutto il possibile per ricostruire il rapporto con i familiari e rafforzarli spiritualmente. “Il mio
obiettivo”, racconta, “era di inculcare la verità nelle mie figlie con le parole e con l’esempio, di non limitarmi a dire che amavo Geova ma di dimostrarlo” (1 Giov. 3:18).
Geova ha benedetto il suo impegno? “Vedere tutti i suoi sforzi per essere un buon
padre e avvicinarsi a noi ha fatto una bella differenza”, risponde Anna. “Notando
quanto si dava da fare in congregazione
eravamo orgogliose di lui. Il mondo cercava di allontanarci da Geova, ma abbiamo
visto i nostri genitori impegnati nella verità, e così abbiamo cercato di fare come
loro. Papà aveva promesso di non lasciarci
più, e ha mantenuto la parola. Se fosse andato via un’altra volta, probabilmente oggi
non sarei nell’organizzazione di Geova”.
ASSUMERSI LE PROPRIE
RESPONSABILITÀ
Durante la guerra dei Balcani, in alcuni casi i figli di testimoni di Geova erano felici nonostante le dure condizioni di
vita. Perché? Non potendo andare a lavorare, i genitori rimanevano a casa a studiare, giocare e parlare con loro. Questo ci
insegna una lezione: più che di denaro e
regali, i figli hanno bisogno della presenza
dei genitori. Proprio come dice la Parola di
Dio, crescono bene se ricevono attenzioni
ed educazione da parte di entrambi (Prov.
22:6).
7Purtroppo, davanti al risentimento e
all’indifferenza dei figli, alcuni genitori
che sono tornati a casa hanno reagito con
frasi del tipo: “Come potete essere così ingrati dopo tutti i sacrifici che ho fatto per
voi?” È possibile, però, che l’atteggiamento dei figli sia largamente dovuto alla prolungata lontananza. Cosa potete fare allora
voi genitori per sanare la frattura?
8 Pregate Geova di aiutarvi a essere ancora più comprensivi con i vostri familiari.
Poi, quando parlate con loro, ammettete
di aver contribuito al problema e assumetevi le vostre responsabilità. Chiedere sinceramente scusa può essere utile. Vedendo che cercate in tutti i modi di sistemare
le cose, il vostro coniuge e i vostri figli capiranno che siete sinceri. Con determinazione e pazienza, un po’ alla volta ne riconquisterete l’affetto e il rispetto.
6
4. Perché per un padre che è stato lontano dai
suoi familiari è difficile assolvere la responsabilità di capofamiglia?
5. Cosa ha fatto Eduardo per rimediare ai danni
provocati dalla sua assenza, e con quale risultato?
15 APRILE 2014
6. Cosa hanno imparato alcuni genitori durante
la guerra dei Balcani?
7, 8. (a) Che errore fanno alcuni genitori quando tornano a casa? (b) In che modo i genitori
possono recuperare il rapporto con i figli?
23
‘PROVVEDERE
A QUELLI DELLA PROPRIA CASA’
9L’apostolo Paolo scrisse che, quando
un cristiano in età avanzata non è più in
grado di mantenersi, figli e nipoti devono
“rendere dovuto compenso ai loro genitori
e nonni”. Poi però esortò tutti i cristiani ad
accontentarsi delle cose necessarie: cibo,
vestiario e alloggio. Non dovremmo essere alla costante ricerca di un tenore di vita
più elevato o della sicurezza economica.
(Leggi 1 Timoteo 5:4, 8; 6:6-10.) Il cristiano che “provvede ai suoi” non ha bisogno
di rincorrere le ricchezze di un mondo che
presto sparirà (1 Giov. 2:15-17). Non lasciamo quindi che “il potere ingannatore
delle ricchezze” o le “ansietà della vita”
impediscano alla nostra famiglia di “[afferrare] fermamente la vera vita” nel giusto nuovo mondo di Dio! (Mar. 4:19; Luca
21:34-36; 1 Tim. 6:19).
10Geova sa che abbiamo bisogno di
una certa quantità di denaro. D’alta parte, i soldi non ci aiutano né ci proteggono
come invece fa la sapienza divina (Eccl.
7:12; Luca 12:15). Spesso si sottovaluta il
prezzo da pagare quando si va a lavorare
all’estero, senza contare che non c’è nessuna garanzia di riuscire a fare soldi in
questo modo. I pericoli invece sono reali. Molti emigranti tornano a casa ancora
più indebitati, e anziché essere più liberi di servire Dio si ritrovano a ‘servire’ i
propri creditori. (Leggi Proverbi 22:7.) La
cosa saggia da fare è quella di evitare proprio di indebitarsi.
11 Eduardo era consapevole che, se voleva che la sua decisione di restare con la
famiglia producesse i risultati sperati, do-
veva usare il denaro con oculatezza. Lui
e la moglie fecero un budget basandosi
su quello di cui avevano davvero bisogno.
Ovviamente era molto più rigido rispetto a quanto erano abituati a spendere, ma
tutti collaborarono ed evitarono di sprecare denaro in cose non necessarie. “Per
esempio”, dice Eduardo, “iscrissi le bambine, che fino ad allora avevano frequentato scuole private, a delle buone scuole
pubbliche”. Insieme alla famiglia pregò di
trovare un lavoro che non interferisse con
il loro programma spirituale. Come rispose Geova alle loro preghiere?
12“Per i primi due anni abbiamo tirato avanti a fatica”, ricorda Eduardo. “I risparmi si assottigliavano, quel poco che
guadagnavo non sempre bastava a coprire
tutte le spese, ed ero fisicamente stanco.
Però riuscivamo ad assistere a tutte le adunanze e ad andare in servizio insieme”.
Eduardo decise di non prendere neanche
in considerazione offerte di lavoro che lo
avrebbero costretto a stare via per mesi o
anni. “Invece ho imparato diversi lavori”,
racconta, “così quando non trovavo impiego da una parte potevo provare da un’altra”.
13Essendo costretto a estinguere i debiti un po’ alla volta, Eduardo si ritrovò
a pagare più interessi. Questo fu un inconveniente che accettò di buon grado
per poter essere sempre vicino alla famiglia come desidera Geova. “Ora non arrivo nemmeno al 10 per cento di quello che
guadagnavo all’estero”, dice, “ma non soffriamo la fame. ‘La mano di Geova non è
corta’. Anzi, abbiamo deciso di fare i pionieri. Neanche a farlo apposta, da allora la
situazione economica è migliorata ed è di-
9. Perché ‘provvedere a quelli della propria
Vedi la serie di articoli “Come gestire il denaro”
in Svegliatevi! di settembre 2011.
casa’ non significa essere alla costante ricerca di
beni materiali?
10. Perché chi si fa guidare dalla sapienza divina evita di contrarre debiti?
11. Di che utilità può essere un budget?
24
12, 13. Quali passi concreti ha fatto Eduardo
per prendersi cura della famiglia, e come ha benedetto Geova la sua decisione di avere una vita
semplice?
LA TORRE DI GUARDIA
Potete imparare lavori diversi per contribuire a mantenere la vostra famiglia?
(Vedi il paragrafo 12)
ventato molto più facile soddisfare le nostre necessità materiali” (Isa. 59:1).
se cediamo alle loro pretese?” (Confronta
1 Pietro 3:1, 2.)
AFFRONTARE LE PRESSIONI DEI PARENTI
ESERCITARE FEDE IN DIO
In molti paesi ci si sente in obbligo di
dare denaro e fare regali a parenti e amici.
“Fa parte della nostra cultura, e lo facciamo col cuore”, spiega Eduardo, che tuttavia
aggiunge: “C’è un limite. Agli altri parenti
dico con tatto che do tutto quello che posso, senza però che i bisogni e le abitudini
spirituali della mia famiglia ne risentano”.
15Spesso gli emigranti che tornano a
casa e quelli che rinunciano ad andare all’estero devono vedersela con la rabbia, il
disprezzo e la delusione dei parenti che
magari si aspettavano di essere sostenuti
economicamente. A volte vengono accusati di non tenere alla famiglia (Prov. 19:
6, 7). “Comunque”, osserva Anna, la figlia
di Eduardo, “se rifiutiamo di sacrificare le
cose spirituali per dei vantaggi materiali,
alla fine qualche nostro parente potrebbe
capire quanto è importante per noi vivere da cristiani. Ma come possono capirlo
16 Una sorella che si era appena trasferita in un paese più ricco lasciando a casa
marito e figli disse agli anziani: “Per farmi arrivare qui abbiamo fatto grandi sacrifici. Mio marito ha dovuto perfino rinunciare a servire come anziano. Perciò spero
tanto che Geova benedica questo trasferimento”. Geova benedice sempre le decisioni che dimostrano fede in lui; ma come può
benedire una decisione contraria alla sua
volontà, soprattutto quando porta a rinunciare inutilmente a privilegi che sono sacri?
(Leggi Ebrei 11:6; 1 Giovanni 5:13-15.)
17Cercate la guida di Geova prima di
prendere una decisione o un impegno, e
non dopo. Pregate che vi dia spirito santo, sapienza e guida (2 Tim. 1:7). Domandatevi: “Fino a che punto sono disposto a
14
14, 15. Cosa può fare una famiglia cristiana da-
vanti alle pressioni dei parenti, e quale risultato
può produrre il suo buon esempio?
15 APRILE 2014
16. (a) Come ci si potrebbe ‘ingannare con falsi
ragionamenti’? (Giac. 1:22). (b) Quali sono le decisioni che Geova benedice?
17. Perché dobbiamo cercare la guida di Geova
prima di prendere una decisione, e come possiamo farlo?
25
ubbidire a Geova? Lo farei anche se fossi perseguitato?” Se la risposta è sì, siete
pronti a ubbidirgli quando ciò comporta accettare un tenore di vita più basso?
(Luca 14:33). Chiedete consiglio agli anziani e seguite le indicazioni che vi daranno basandosi sulle Scritture: dimostrerete così che avete fede nella promessa di
Geova di aiutarvi. Gli anziani non possono prendere decisioni per voi, ma possono
aiutarvi a fare scelte che alla fine vi renderanno felici (2 Cor. 1:24).
18 Geova ha dato ai capifamiglia il “carico” quotidiano di provvedere ai familiari.
Dovremmo lodare quelli che assolvono tale
responsabilità senza lasciare il coniuge e
i figli pur essendo tentati di farlo e nonostante le insistenze di altri; dovremmo
anche pregare per loro. Oltre a ciò, abbiamo la possibilità di mostrare vero amore e
compassione in circostanze inattese come
un disastro o un’emergenza medica (Gal.
6:2, 5; 1 Piet. 3:8). Potremmo dare un sostegno economico a un compagno di fede
che si trova in una situazione del genere, o
aiutarlo a trovare lavoro nelle vicinanze? In
questo modo magari non si sentirà costretto a separarsi dalla famiglia per cercarlo altrove (Prov. 3:27, 28; 1 Giov. 3:17).
RICORDIAMO CHE GEOVA
È IL NOSTRO SOCCORRITORE
19Le Scritture ci esortano: “La vostra
maniera di vivere sia libera dall’amore del
denaro, accontentandovi delle cose presenti. Poiché [Dio] ha detto: ‘Non ti lascerò
affatto né in alcun modo ti abbandonerò’.
Così possiamo aver coraggio e dire: ‘Geova è il mio soccorritore; non avrò timore.
Che mi può fare l’uomo?’” (Ebr. 13:5, 6).
Ma come avviene questo a livello pratico?
18. Chi ha la responsabilità di provvedere alla
famiglia, ma in quali circostanze altri potrebbero dare una mano?
19, 20. Perché i cristiani possono stare certi che
Geova li aiuterà?
26
20“La gente spesso fa commenti su
quanto sono felici i testimoni di Geova”,
dice un anziano di vecchia data da un
paese in via di sviluppo. “Nota anche che
perfino i Testimoni poveri sono sempre
ben vestiti e sembrano stare meglio degli
altri”. Ciò è esattamente quanto Gesù ha
promesso a chi mette il Regno al primo
posto (Matt. 6:28-30, 33). Il nostro Padre
celeste, Geova, ci ama e vuole solo il meglio per noi e per i nostri figli. “I suoi occhi scorrono tutta la terra per mostrare la
sua forza a favore di quelli il cui cuore
è completo verso di lui” (2 Cron. 16:9).
I comandamenti che ci ha dato, compresi quelli sulla famiglia e le necessità materiali, sono per il nostro bene. Quando
li seguiamo dimostriamo di amarlo e di
avere fiducia in lui, “poiché questo è ciò
che significa l’amore di Dio, che osserviamo i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi” (1 Giov.
5:3).
21 “So di non poter recuperare il tempo
trascorso lontano da mia moglie e dalle
mie figlie”, dice Eduardo, “ma non vivo di
rimpianti. Molti miei ex colleghi sono ricchi ma infelici, e le loro famiglie hanno
problemi seri. La nostra famiglia, invece, è
molto felice! Ed è fantastico vedere come
in questo paese altri fratelli, anche se poveri, continuano a mettere le cose spirituali al primo posto. Stiamo sperimentando tutti che la promessa di Gesù è degna
di fiducia”. (Leggi Matteo 6:33.)
22Facciamoci coraggio! Scegliamo di
ubbidire a Geova e di riporre la nostra fiducia in lui. L’amore per lui, per il nostro
coniuge e per i nostri figli ci spingerà ad
assolvere la responsabilità spirituale che
abbiamo verso la famiglia. Sarà così che
vedremo di persona come Geova è il nostro soccorritore.
21, 22. Perché siete decisi a dimostrare la vo-
stra fiducia in Geova?
LA TORRE DI GUARDIA
Apprezziamo
la vigile cura di Geova?
“Gli occhi di Geova sono in ogni luogo,
vigilando sui cattivi e sui buoni” (PROV. 15:3)
IN MOLTI paesi si fa un uso sempre più esteso di telecamere di
sorveglianza per monitorare il traffico e filmare eventuali incidenti. Se un pirata della strada causa un sinistro e si dilegua, le
immagini registrate aiutano le autorità a identificarlo. Con l’attuale proliferare di occhi elettronici diventa sempre più difficile sfuggire alle conseguenze delle proprie azioni.
2 La Bibbia dice che “gli occhi di Geova sono in ogni luogo”
(Prov. 15:3). Questo significa forse che è costantemente impegnato a registrare quello che facciamo come le telecamere di
sorveglianza? Ci controlla solo per punirci non appena infrangiamo le sue leggi? (Ger. 16:17; Ebr. 4:13). Assolutamente no!
Geova ci osserva principalmente perché ama ognuno di noi e
ha a cuore il nostro benessere (1 Piet. 3:12).
3Per comprendere che l’attenzione di Dio nei nostri confronti è motivata dall’amore, esaminiamo vari modi in cui la
manifesta: (1) ci avverte quando mostriamo inclinazioni sbagliate, (2) ci corregge quando compiamo un passo falso, (3) ci
guida tramite i princìpi contenuti nella sua Parola, (4) ci aiuta
1, 2. Perché il fatto che Geova vigili su di noi non si può paragonare al
controllo esercitato dai sistemi di videosorveglianza?
3. In quali cinque modi Dio si prende amorevolmente cura di noi?
15 APRILE 2014
27
PUNTI PRINCIPALI
DA RICORDARE
________________________________________________________________________________________________________________________________
Perché Geova ci osserva?
________________________________________________________________________________________________________________________________
In quali modi Geova ci avverte,
ci corregge e ci guida?
________________________________________________________________________________________________________________________________
Perché a volte Geova non
interviene per liberarci da
una situazione difficile?
quando affrontiamo prove di vario tipo
e (5) ci ricompensa quando facciamo ciò
che è giusto.
UN DIO ATTENTO CI AVVERTE
4Per cominciare, vediamo come Dio
ci avverte quando in noi affiora qualche
inclinazione sbagliata (1 Cron. 28:9). Per
comprendere questo aspetto della sua vigile cura, consideriamo come agì con
Caino, il quale “si accese di grande ira”
quando non ebbe l’approvazione divina.
(Leggi Genesi 4:3-7.) Geova esortò Caino
a “[volgersi] per fare il bene” e lo avvertì che altrimenti “il peccato [sarebbe stato] in agguato all’ingresso”. “Tu, da parte tua, lo dominerai?”, gli chiese. Voleva
che ascoltasse l’avvertimento perché in
tal caso ci sarebbe stata “un’esaltazione”;
in altre parole, Caino avrebbe avuto il suo
favore, mantenendo così una buona relazione con lui.
5Che dire di noi oggi? Gli occhi di
Geova riescono a vedere anche nel nostro cuore; non possiamo nascondergli le
nostre vere inclinazioni e motivazioni. Il
nostro amorevole Padre vuole che seguiamo i sentieri della giustizia, ma non ci obbliga a cambiare strada; tramite la sua Parola, la Bibbia, ci mette in guardia quando
stiamo prendendo una direzione sbagliata. Come lo fa? Nella nostra lettura biblica
quotidiana spesso ci imbattiamo in passi
che ci aiutano a vincere le tendenze e le
inclinazioni dannose. Inoltre, le pubblicazioni cristiane possono trattare un determinato problema con il quale siamo alle
prese, indicandoci come superarlo. Alle
adunanze di congregazione, poi, tutti riceviamo consigli che arrivano proprio al
momento giusto.
4. Perché Geova avvertì Caino dicendogli che
“il peccato [era] in agguato all’ingresso”?
5. In quali modi Geova ci mette in guardia da
eventuali inclinazioni sbagliate?
28
6Questi avvertimenti sono autentiche
prove dell’amorevole e vigile cura di Geova nei confronti di ognuno di noi. È vero,
la Bibbia esiste da secoli, le pubblicazioni preparate dalla sua organizzazione vengono scritte a beneficio di milioni
di persone e i consigli che riceviamo alle
adunanze sono rivolti all’intera congregazione. Eppure, in tutti questi casi Geova
invita ognuno di noi a prestare ascolto alla
sua Parola per aiutarci a correggere le nostre inclinazioni. Perciò si può dire che
quella che riceviamo da lui è amorevole
cura a livello personale.
7Per fare tesoro degli avvertimenti di
Dio dobbiamo innanzitutto comprendere
che si interessa sinceramente di noi. Poi
dobbiamo mettere in pratica la sua Parola sforzandoci di eliminare qualunque
pensiero gli dispiaccia. (Leggi Isaia 55:
6, 7.) Se ascoltiamo le raccomandazioni che ci vengono date, ci risparmieremo
molte sofferenze. Ma se nonostante tutto cedessimo alle nostre inclinazioni sbagliate? Che aiuto può provvederci il nostro amorevole Padre?
UN PADRE PREMUROSO CI CORREGGE
8Quando veniamo corretti possiamo
avvertire ancora di più la cura di Geova. (Leggi Ebrei 12:5, 6.) Certo, ricevere
consigli e disciplina non fa piacere (Ebr.
12:11). Tuttavia, mettiamoci nei panni di
chi ci consiglia: si è accorto che ciò che
stiamo facendo rischia di danneggiare la
nostra relazione con Geova Dio, si preoccupa di non ferire i nostri sentimenti ed è
6, 7. (a) Perché si può dire che il materiale
preparato per milioni di persone è una prova
dell’amorevole cura di Dio per ognuno di noi?
(b) Cosa dobbiamo fare per trarre beneficio dall’amorevole interesse che Geova ci mostra a livello personale?
8, 9. In che modo i consigli che Geova ci dà
tramite i suoi servitori dimostrano quanto si
preoccupa per noi? Spiegate.
LA TORRE DI GUARDIA
disposto a investire tempo e sforzi per farci capire tramite la Bibbia cosa dobbiamo
correggere così da avere l’approvazione
divina. La sua preoccupazione è la stessa
del nostro Dio, la Fonte di quei consigli.
9Vediamo un esempio di come i consigli che ci dà un nostro simile possono riflettere la premura di Dio. Prima di
conoscere la verità, un fratello guardava regolarmente materiale pornografico.
Aveva smesso, poi però comprò un nuovo cellulare e quella vecchia inclinazione
che covava ancora sotto la cenere si riaccese (Giac. 1:14, 15). Il fratello cominciò a
utilizzarlo per navigare su siti pornografici. Un giorno, nel dare testimonianza per
telefono, lo prestò a un anziano che voleva controllare alcuni indirizzi, ma quando
quest’ultimo iniziò a usarlo apparvero dei
siti discutibili. L’episodio si rivelò una benedizione per il fratello, la cui spiritualità
era in pericolo. Ricevette consigli appropriati, li mise in pratica e alla fine riuscì a
vincere il vizio. Possiamo davvero essere
molto grati al nostro premuroso Padre celeste, che vede anche i nostri peccati nascosti e ci corregge prima che ci spingiamo troppo in là.
I PRINCÌPI BIBLICI CI GUIDANO
10Rivolgendosi a Geova il salmista
cantò: “Col tuo consiglio mi guiderai”
(Sal. 73:24). Ogni volta che ne abbiamo
bisogno possiamo farci guidare da Geova consultando la sua Parola per capire
come la pensa sulla questione. Seguire i
princìpi biblici non solo ci fa bene sotto il
profilo spirituale, ma a volte ci aiuta a soddisfare le nostre necessità materiali (Prov.
3:6).
11 Per illustrare come Geova ha guidato alcuni, consideriamo l’esempio di un
10, 11. (a) Come possiamo ricercare la guida
di Dio? (b) Narrate l’esperienza di una famiglia
che saggiamente ha seguito la guida di Geova.
15 APRILE 2014
La nostra coscienza educata secondo la Bibbia ci aiuta
a stare lontano dai pericoli che ci circondano
(Vedi i paragrafi 6 e 7)
fratello che fa l’agricoltore nella regione montuosa di Masbate, nelle Filippine. Sia lui che la moglie hanno svolto il
servizio di pioniere regolare occupandosi
al tempo stesso di una famiglia numerosa. Un giorno arrivò del tutto inaspettatamente una notifica di sfratto dal proprietario delle terre che lavoravano. Qual
era il motivo di tale decisione? Erano stati falsamente accusati di comportamento
disonesto. Benché preoccupato all’idea di
dover trovare un’altra sistemazione per la
famiglia, il fratello disse: “Geova ci aiuterà. Si prende sempre cura di noi, accada
29
quel che accada”. La sua fiducia non era
malriposta. Che sollievo infatti fu apprendere a distanza di qualche giorno che non
dovevano più andare via! Il proprietario
aveva notato che nonostante l’accusa la
famiglia di Testimoni, guidata dai princìpi biblici, aveva continuato a manifestare un atteggiamento rispettoso e pacifico.
Questo lo aveva colpito così tanto che non
solo permise al fratello e ai suoi familiari di rimanere, ma affidò loro anche altre
terre da coltivare. (Leggi 1 Pietro 2:12.)
È proprio vero, Geova ci guida tramite la
sua Parola, aiutandoci ad affrontare le difficoltà della vita.
UN AMICO CHE CI AIUTA
A PERSEVERARE NELLE PROVE
A volte, però, una situazione difficile
può durare più del previsto. Forse siamo
alle prese con una malattia cronica; magari affrontiamo da tempo l’opposizione
dei nostri stessi familiari; oppure subiamo costantemente persecuzione. Per non
parlare degli spiacevoli conflitti di personalità che potrebbe capitarci di avere con
altri componenti della congregazione.
13 Poniamo il caso che un fratello dica
qualcosa che ci ferisce. “Questo non dovrebbe succedere nell’organizzazione di
Dio!”, esclamiamo. Eppure il fratello in
questione riceve maggiori responsabilità
in congregazione e sembra essere stimato
da tutti. “Com’è possibile?”, ci chiediamo.
“Geova non vede? Perché non fa niente?”
(Sal. 13:1, 2; Abac. 1:2, 3).
14Geova può avere valide ragioni per
non intervenire. Per esempio, anche se
noi riteniamo che la responsabilità sia
principalmente dell’altra persona, forse
12
lui vede le cose in modo diverso. Magari
dal suo punto di vista abbiamo più colpa
di quanto pensiamo. Può darsi che le parole che ci hanno ferito così tanto fossero
in realtà un consiglio di cui avevamo bisogno e a cui avremmo fatto bene a prestare
attenzione. Nell’articolo in cui raccontò
la sua vita, Karl Klein, che fece parte del
Corpo Direttivo, disse che in un’occasione il fratello Rutherford lo aveva rimproverato senza mezzi termini. Successivamente lo aveva salutato con un bel “ciao
Karl!”, ma lui, ancora offeso, si era limitato a borbottare un saluto a mezza bocca.
Percependo il suo risentimento, il fratello
Rutherford lo aveva messo in guardia dal
pericolo di cadere vittima del Diavolo. Il
fratello Klein scrisse: “Quando nutriamo
risentimento nei confronti di un fratello,
specie se è perché ha detto qualcosa che
aveva diritto di dire a motivo del suo incarico, ci esponiamo ai lacci del Diavolo”.
15 Comunque, quando un periodo difficile sembra non avere fine potremmo
divenire impazienti. Cosa possiamo fare?
Supponiamo di rimanere imbottigliati
nel traffico. Non sappiamo quanto durerà
l’ingorgo, ma se ci innervosiamo e cambiamo strada rischiamo di perderci e di
metterci più tempo di quanto ne avremmo impiegato se avessimo aspettato pazientemente. In modo analogo, se rimaniamo sul percorso delineato nella Parola
di Dio, a suo tempo arriveremo a destinazione.
16Quando affrontiamo una prova,
Geova potrebbe decidere di non intervenire per permetterci di ricevere l’addeLa biografia del fratello Klein è stata pubblicata
nella Torre di Guardia del 1° maggio 1988.
12, 13. In quali situazioni alcuni potrebbero
chiedersi se Dio nota davvero le loro sofferenze?
14. Quale può essere un motivo per cui Dio
non interviene per risolvere i nostri problemi
personali?
30
15. Quando affrontiamo un periodo difficile,
cosa ci aiuterà a non divenire impazienti?
16. Qual è un’altra ragione per cui Geova potrebbe decidere di non intervenire quando affrontiamo una prova?
LA TORRE DI GUARDIA
stramento di cui abbiamo bisogno. (Leggi
1 Pietro 5:6-10.) Non che sia lui a causare
le prove (Giac. 1:13). È “il [nostro] avversario, il Diavolo”, la causa della maggior
parte dei nostri problemi. Nondimeno
Dio può servirsi di una situazione difficile
per farci crescere spiritualmente. Comunque vede la nostra sofferenza, e dato che
“ha cura di [noi]” farà in modo che questa continui solo “per un po’”. Quando
affrontiamo delle prove possiamo essere
certi della sua vigile cura e del fatto che ci
provvederà una “via d’uscita” (2 Cor. 4:
7-9).
LA RICOMPENSA DI GEOVA
Infine, Geova Dio guarda quello che
facciamo per un motivo davvero rassicurante. Riguardo a lui, Hanani il veggente
dichiarò al re Asa: “I suoi occhi scorrono tutta la terra per mostrare la sua forza
a favore di quelli il cui cuore è completo
verso di lui” (2 Cron. 16:9). Asa non dimostrò di avere un cuore completo, ma se
noi continuiamo a fare ciò che è giusto,
Dio “[mostrerà] la sua forza” a nostro favore.
18 Geova vuole che ‘ricerchiamo ciò che
è bene’, ‘amiamo ciò che è bene’ e ‘facciamo il bene’ per poterci ‘mostrare favore’
(Amos 5:14, 15; 1 Piet. 3:11, 12). Egli nota i
giusti e li benedice (Sal. 34:15). Pensiamo,
per esempio, alle levatrici ebree Sifra e
Pua. All’epoca in cui la nazione di Israele
era in schiavitù in Egitto, queste due donne ebbero più timore di Dio che del faraone, il quale aveva ordinato loro di sopprimere tutti i maschi ebrei alla nascita.
Evidentemente la loro coscienza le spinse
17
17. Gli occhi di Geova scorrono tutta la terra
alla ricerca di chi, e per quale motivo?
18. Se abbiamo la sensazione che quello che
facciamo non interessi a nessuno, cosa dovremmo ricordare riguardo a Geova? (Vedi l’illustrazione iniziale.)
15 APRILE 2014
a preservare in vita quei neonati. Sifra e
Pua furono ricompensate: Geova “in seguito diede loro delle famiglie” (Eso. 1:1517, 20, 21). I loro atti giusti non sfuggirono
al suo sguardo attento. Di tanto in tanto potremmo avere la sensazione che non
interessi a nessuno se facciamo del bene,
ma a Geova importa eccome! Vede tutte
le nostre buone azioni e ci ricompenserà
(Matt. 6:4, 6; 1 Tim. 5:25; Ebr. 6:10).
19Una sorella ungherese che vive in
Austria ha imparato che l’impegno profuso nell’opera di predicazione non sfugge allo sguardo attento di Dio. Quando
le fu passato l’indirizzo di una persona
di lingua ungherese, ci andò subito ma
non trovò nessuno. Ci tornò in diverse occasioni. A volte aveva l’impressione che
in casa ci fosse qualcuno, ma nessuno veniva alla porta. Lasciò delle pubblicazioni, delle lettere e il suo numero di telefono. Dopo un anno e mezzo di ripetute
visite, finalmente quella porta si aprì. La
sorella fu accolta da una signora amichevole che la invitò a entrare in casa e le disse: “Ho letto tutto quello che mi ha portato e la stavo aspettando”. La donna si era
sottoposta a trattamenti chemioterapici e
non se l’era sentita di ricevere visite, ma
a quel punto accettò uno studio biblico.
Indubbiamente Geova ricompensò la sorella per i suoi diligenti sforzi.
20Geova nota tutto quello che facciamo e a suo tempo ci ricompenserà. Quando ci rendiamo conto che i suoi occhi
sono su di noi non dovremmo pensare di
essere sotto il controllo di un impersonale sistema di videosorveglianza. Al contrario, possiamo sentirci ancora più vicini
a lui, ricordando che il nostro premuroso
Dio si preoccupa davvero di noi.
19. In che modo una sorella ha capito che le
buone azioni non passano inosservate a Geova?
20. Come vi fa sentire la vigile cura di Geova?
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LO SAPEVATE?
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LE SCRITTURE riportano diversi casi di persone
che si strapparono gli indumenti che avevano addosso. Un simile gesto può sembrare bizzarro al
lettore moderno, ma tra gli ebrei era un modo di
esprimere forti emozioni e sentimenti come disperazione, dolore, umiliazione, sdegno o lutto.
Per esempio, quando Ruben scoprì che suo
fratello Giuseppe era stato venduto come schiavo, e che quindi il suo piano di liberarlo era fallito, “si strappò le vesti”. Il padre, Giacobbe, “si
strappò i mantelli” supponendo che Giuseppe
fosse stato sbranato da una bestia feroce (Gen.
37:18-35). Alla notizia che i suoi figli erano tutti
morti, Giobbe “si [strappò] il manto senza maniche” (Giob. 1:18-20). Un messaggero “con le vesti strappate” si presentò al sommo sacerdote Eli
per informarlo che gli israeliti erano stati sconfitti in battaglia, che i suoi due figli erano rimasti uccisi e che l’arca del patto era stata presa (1 Sam.
4:12-17). Quando udì le parole della Legge e riconobbe gli errori del popolo, Giosia “si strappò le
vesti” (2 Re 22:8-13).
Al processo di Gesù, il sommo sacerdote Caiafa “si strappò le vesti” nell’udire quella che giudicò erroneamente una bestemmia (Matt. 26:
59-66). Una tradizione rabbinica imponeva che
chiunque udisse bestemmiare il nome divino si
strappasse le vesti. Comunque, un’altra opinione
rabbinica posteriore alla distruzione del tempio
di Gerusalemme recitava: “Oggigiorno chi ode bestemmiare il Nome Divino non deve strapparsi gli
abiti, perché altrimenti questi sarebbero completamente ridotti a brandelli”.
Naturalmente il gesto di strapparsi le vesti non
aveva nessun valore agli occhi di Dio se il dolore
della persona non era sincero. Per questo motivo, Geova disse al suo popolo di “[strapparsi]
il cuore, e non le vesti”, e di tornare a lui (Gioe.
2:13).
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In epoca biblica, qual era
il significato del gesto di strapparsi
deliberatamente le vesti?
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