LE FUCINE DI GARDONE
nel 1794
Lettera inedita di Pietro De Lama
*
*
LE LUMACHE DI GARDONE
Promemoria di Pellegrino Strobel
C.E.L.Bi.B.
Gardone Valtrompia
1984
Ristampe anastatiche valtrumpline.
1. Pietro De Lama, Le fucine di Gardone.
Pellegrino Strobel, Le lumache di Gardone.
2. Cenni sulla fabbrica d'armi in Gardone di Valtrompia cui fra il
martello e la lima compilava Marco Gommassi, (in preparazione)
3. Alessandro Sala, Scorsa in valle Trompia ai monti metalliferi della
provincia, (in preparazione)
Realizzazione e stampa: Società Editrice Vannini - Aprile 1984
Aria di festa a palazzo Bargnani, il 21 agosto 1883. Oltre duecento alpinisti italiani, convenuti a Brescia già dal giorno prima,
davano inizio al XVI congresso nazionale del Club alpino italiano,
alla presenza di Quintino Sella, Gabriele Rosa, Giuseppe Zanardelli,
Massimo Bonardi, Teodoro Pertusati e altre persone illustri.
"Sella, salutato da un lungo applauso, sorge e con quel suo dire
spontaneo e concettoso, con l'arguzia fina alternantesi a volta a
volta con la nota grave e solenne, strappa ad ogni istante un segno di
approvazione, un applauso. Ricordò Arnaldo, che egli chiamò il
campione bresciano di libero pensiero, il precursore della separazione della Chiesa dallo Stato. Ricordò l'eroica difesa di Brescia nel
1512 e le dieci giornate del 1849; ricordò infine come il patriottismo
di Brescia si manifestasse ancora in altissimo modo quando nel 1864,
traversando l'Italia una terribile crisi finanziaria, a lui ministro allora delle finanze, che aveva escogitato l'espediente dell'anticipo delle
imposte, ma che esitava nel valersene, Brescia per la prima annunziasse che avrebbe anticipato l'imposta. Una ovazione lunghissima
chiuse il discorso del Sella.
Terminato il discorso inaugurale seguirono i lavori del congresso. Il signor Costanze Glisenti trattò della necessità di un catechismo di siderurgia, lavoro a cui egli sta attendendo e che spera di
condurre presto a compimento. Il prof. Giuseppe Ragazzoni lesse
sulla geologia bresciana. L'avv. Serafino Navello narrò di una sua
gita in valle dell'Inferno e di certe sue impressioni sulle iscrizioni
simboliche preistoriche trovate in detta valle. Augusto Liuzzi, rappresentante della sezione dell'Enza, fa omaggio al congresso di una
pubblicazione sopra le fucine di Gardone nel 1794". ("Rivista alpina
italiana", 30 sett. 1883).
V
Quell'opuscolo è questo stesso che il sistema bibliotecario alta
Valtrompia offre ora in edizione anastatica.
L'iniziativa, alla sezione C.A.I. di Parma e Reggio (detta dell'Enza), era stata suggerita dal programma del congresso, che prevedeva, un trasferimento a Gardone, con la trainvia inaugurata nel
febbraio dell'anno precedente. I congressisti sarebbero poi proseguiti per il Gòlem, Pisogne e Breno (da dove i più zelanti sarebbero
saliti a inaugurare il rifugio di Salarne, raggiungendo poi la cima
dell'Adamello).
Anche a Gardone il Liuzzi fece omaggio di parecchie copie
dell'opuscolo, al direttore della fabbrica d'armi e ai rappresentanti
del municipio.
Chi fosse Pietro De Lama, autore dell'omaggio, e come questo
altro non fossero che le sue impressioni di viaggio scritte per lettera
ad un amico (e quindi non destinate alla pubblicazione) è ampiamente spiegato nella introduzione. Testimonianza genuina, quindi,
tanto più preziosa per una zona non certo ricca di simili documenti.
Particolari curiosi, pure in un testo così breve, abbondano. Non
mi riferisco alla descrizione tecnica della fabbricazione delle canne di
fucile, il cui apprezzamento è lasciato ai discendenti di quei
"diavolacci di fabbri".
Anche il resoconto del viaggio è ricco di spunti interessanti.
Passato borgo Trento, seguendo a cavallo due amici seduti in
carrozza, il De Lama rileva anzitutto il pessimo stato della strada
valligiana. La sua manutenzione spettava ai comuni attraversati, ed
era compito del sindaco di valle ispezionarla due volte l'anno (in
aprile e in ottobre) per richiamarli ai loro obblighi statutari: ma
correva il 1794, entro non molti mesi la repubblica veneta si sarebbe
sfasciata, e il periodo era funestato da carestie e disordini: evidentemente alle autorità pubbliche valligiane ben altri pensieri frullavano
per la testa.
Entrato, tra Codolazza e Carcina, nel territorio valtrumplino,
senza incontrare i cani di Concesio, famigerati più per le aggressioni
ai viandanti, che per la difesa da eventuali scorrerie di lupi, il De
Lama osserva gli avanzi dell'acquedotto romano, chiamati sul posto
"bocche del diavolo", soprattutto sulla costa della Pendesa.
Da Pregno a Sarezzo la strada allora rimaneva sulla sinistra
(orografica) del Mella, a mezza costa di una scarpata scoscesa, su un
tracciato malsicuro e soggetto a frane. Solo nel 1867-68 fu attuata la
deviazione di Villa e Cogozzo, con la costruzione del ponte di Cogozzo (già esistevano il ponte di Pregno, ricostruito dopo le alluvioni
dell'agosto 1850 e del settembre 1882, e quello di Zanano).
Giunto alla meta, di Gardone al De Lama piacciono solo le
ingegnose soluzioni tecniche escogitate dagli armaioli. Per il resto il
paese è "grosso e brutto" (contava 1300 abitanti; 350 Inzino), la
VI
parrocchiale "veramente brutta", frequentissimi i gozzi, scorbutico
il dialetto (chissà il suo com'era armonioso). Meno male che trova di
suo gusto il pranzo, a base di polenta e uccelli, e di carne di vitello, la
cui squisitezza è però attribuita a mandrie svizzere mandate a pasturare sui pascoli valtrumplini.
Da bravo suddito, ricorda la visita della duchessa di Parma
Maria Amalia, avvenuta il 9 agosto 1781, a memoria della quale
Luigi Moretti e fratelli avevano fatto collocare su un pilastro della
loro fucina una iscrizione in latino. Il De Lama la copia diligentemente, a beneficio del suo amico Bolognini, ma anche nostro, dato
che dell'iscrizione s'è persa ogni traccia.
Anche del "buon quadro rappresentante il Cenacolo: parmi di
scuola veneziana", che egli ha visto sul primo altare a destra nella
chiesa di Inzino, la sua testimonianza è rimasta (per ora) l'unica.
Qualche decennio dopo (nel 1849) un altro viandante, zaino
sulle spalle e martello in mano, risaliva la vai Trompia, curioso non
di fucine, ma di molluschi. Era il milanese Pellegrino Strobel (18211895), naturalista e paletnologo, professore all'università di Parma.
Nel 1883 era presidente della sezione del C.A.I. di Parma e Reggio.
Dato che il XVI congresso del C.A.I. prevedeva una visita alla
bassa vai Trompia, lo Strobel ritenne suo dovere, in appendice al
resoconto di viaggio del De Lama, offrire ai congressiti un elenco dei
molluschi da lui reperiti nelle zone di Concesio, Cornelle (a oriente
di Gardone), Inzino, Noboli e Zanano.
Non si illudeva che gli alpinisti convenuti a Brescia si sentissero
invogliati a trasformarsi in tanti malacologi: gli pareva buona l'occasione per ribadire uno dei molteplici aspetti sotto cui vanno conosciute e studiate le nostre montagne.
Non si immaginava certo che un omaggio ripetutamente offerto
con tanta solennità, dovesse finire nel dimenticatoio. Il suo promemoria sulle lumache di Gardone non compare nei Pròdromi della
faunistica bresciana di Eugenio Bettoni, pubblicati l'anno seguente
dall'Ateneo di Brescia; né ritennero il caso di elencare l'opuscolo tra
i "libri e opuscoli che trattano della parte montuosa della provincia
di Brescia pubblicati dal 1800 in avanti" gli autori della Guida alpina
della provincia di Brescia, pubblicata in seconda edizione nel 1889
proprio dal C.A.I. di Brescia, a cui era stato offerto solo sei anni
prima da una "sezione consorella".
Ormilo Valetti
La presente ristampa riproduce esattamente l'originale; si è solo provveduto a
collocare al loro posto le p. 39 e 40, che nell'originale risultano scambiate tra loro.
Sono state aggiunte due vedute: una della strada della Pendesa, di Luigi Basiletti
(dal II volume delle Storie bresciane dell'Odorici, 1854); l'altra di Gardone, di
Gabriele Rottini (agosto 1845, dall'Atlante valtrumplino della Grafo ed.)
VII
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CARBONE
OMAGGIO
DELTA
SEZIONE DELL' ENZA
AL
XXI CONGRESSO
DEL
CLUB ALPINO ITALIANO
REGGIO-EMILIA
TIPOGRAFIA DI LUIGI BONOAVALLI
1883.
«S'è «<?£ secolo scorsa fossero stati dì moda i Clubs
Alpini, uno probabilmente se ne sarebbe fondato
fin d'allora in Parma e Reggio; e Pietro DeLama e Giambattista Bolognini ne sarebbero stati
I' anima.
Questi due egregi uomini, amici intimi quasi
dall' infanzia, nudriti entrambi di profondi studi,
infaticabili nei viaggi, e compagni indivisibili in
molte escursioni, avrebbero saputo infondere nei
concittadini l'affetto alla nuova istituzione, ed avrebbero unite fin d' allora in ima stessa associazione
le due città eternamente amiche. E il motto DVAE
VRBES VNA CIVITAS, che brilla ora sulla bandiera
della Sezione Alpina dell' Enza, avrebbe mmtó' fin
d' allora in una sola Società gli allegri turisti Parmensi e Reggiani.
Ma chi poteva parlare di Alpinismo ai tranquilli
Arcadi del secolo scorso? — II De->Lama e il Bolognini, nati troppo presto, trovarono nei loro concittadini simulati pastori intenti a belare sonetti ed
egloghe, o dentro le mura della città, o, appena
fuori delle porte, sulle -sponde arse del Crostalo e
della Parma; quantunque, per la via di più nobili
studi, già aperta in queste provincie dal Vallisneri,
procedessero allora, insigni campioni, lo Spallanzani e il Venturi.
Sulle orme di que' grandi, il De-Lama e il Bolognini cominciarono a salire i monti per istudiarnele
bellezze, la natura, e la storia; ed è ben da dolersi
che di quelle escursioni fatte insieme dai due amici
non ci restino che scarsi ricordi.
Fortunatamente però alcuna volta non poterono
andare entrambi; e allora si credettero in obbligo di
communicarsi V un I' altro le impressioni di viaggio,
ed è così che si è potuta conservare la memoria di
alcune delle curiose osservazioni, che essi solevano
fare in quelle loro gite.
per le sue nozze colla Signorina Vittoria Talenti
di Gualtieri.
Le copie autografe di quelle lettere si trovano
ora néll' Archivio del Museo di Parma, riunite tutte
in un volume, che è il IL0 delle Lettere Odeporiche
del De-Lama. » Se queste non vi annoieranno
» (scriveva egli ali' amico il 7 Agosto), ve ne scriverò
» almeno una settimanalmente, pregandovi di ser» barmele acciò possa farne uso allorquando ini
» venisse il ghiribizzo di scrivere i miei viaggi » (1).
Sono lettere lunghissime, tutte piene di osservazioni esatte, pazienti, minutissime ; sicché lo stesso
De-Lama alcuna volta chiède scusa ali' amico delle
troppo estese descrizioni. » Abbiate pazienza (gli
dice nella stessa lettera del 7 Agosto, dopo 12 pagine di scrittura fittissima) abbiate pazienza ; vi
> descrivo ciò che dovevamo vedere insieme ; sono,
» per vostro detto, esatto osservatore, e sono sì lon•» tano dal darvi una mentita, che, anziché inter» rompere la mia narrazione, aggiungo al presente
» un altro foglio e tiro di lungo. » (2)
x
x
Fra i viaggi compiuti dal De-Lama senza la
desiderata compagnia dell' indivisibile amico, evvi
quello nelle Provincie Lombardo-Venete, cominciato
il i." Agosto e terminato il 26 Ottobre del 1794; tre
mesi, nei quali il De-Lama studiò pazientemente le
città, le pianure ed i monti specialmente del Veronese e del Bresciano, dando relazione di quando in
quando delle cose vedute e degli studi fatti, in
lunghissime lettere al suo Bolognini; il quale doveva,
anche in quel viaggio, essergli compagno, ma noi
potè, perché occupato allora, appunto nei preparativi
Fra quelle lettere, tutte inedite, havvene una del
17 Settembre 1794; ed è questa appunto che gli
Alpinisti dell' Enza offrono ora ai colleghi intervenuti da ogni parte d'Italia al Congresso di Brescia.
Il De-Lama descrive in essa minutamente le
fucine di Guardone, e da ali' amico Bolognini i disegni delle -macchine che allora vi si adoperavano ;
disegni fatti in fretta, come poteva permetterlo un
(1) De Lama — Lettere Odepariche MS. nell'Archivio de] R, Musco di Amichila di Parma — Voi. II. pag. io.
(2) Dò-lama — MS.- e. s. — pag. 23.
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rapido maggio di montagna; ma tali però da dare
una adeguata idea di ciò che erano allora quelle
tanto celebrate fucine (3).
Gli Alpinisti Italiani convenuti ora, per la cortese ospitalità dei Bresciani, ad ammirare le stupende macchine perfezionate delle fucine di Val
Trompia, non isdegnino dare una rapida occhiata
alle povere macchine primitive disegnate nel 1794
dal De-Lama.
E, ammirando il progresso grandissimo fatto in
meno di cento anni da queste antiche officine, che
il De-Lama chiamava allora madri quasi generali
della Moschetteria Italiana ed anche Oltramontana,
gli Alpinisti, convenuti da ogni parte d'Italia, salutino questa grande industria nazionale che risorge;
e le annerite volte delle officine di Gardone, al
grido degli Alpinisti, rispondano esse pure con eco
di lieto augurio: EXCELSIOR!
x
Non delle sole f-ucine di Gardone si occupò il
De-Lama nella sua lettera al Bolognini; vi incluse
diverse altre osservazioni sulla Val Trompia, e, da
attento osservatore, non dimenticò le piccole lumache che strisciavano sui massi della Pendosa.
Quelle prime note, stese sui molluschi della Val
Trompia fin dal secolo scorso, richiamarono alla
memoria dal prof. Pellegrino Strobel, Presidente
della Sezione dell'Ernia, le ricerche malacologiche da
lui fatte nella stessa valle, treni' anni or sono; e
(3) II Museo di Parma possedeva già da tempo la.copia autografa di quella lettera
nel volumi-11. delle Lettere OJcporiclie del De-l.ama (pag. 127-140): ma in quella copia
mancavano le ligure.
Fortunatamente però, nel 1877, il Museo potè acquistare anche là lettera originale,
la quale ha intercalati al testo i disegni. — Da quèsV Ultimala tratta'lci presente edizione!
volle perciò, offrire ai colleghi, quasi commento alla
lettera del De-Lama, le notizie da lui raccolte allora; e, per commodo degli Alpinisti che interverranno al XVI Congresso, vi aggiunse anche alcune
norme sul modo di proseguire e completare quelle
ricerche.
x
Alla lettera del De-Lama al Bolognini ci siamo
creduti in dovere'di far precedere alcuni trevi cenni
biografici di quei due esimi cittadini; i quali, ricordali onorevolmente ancora al dì d' oggi in Parma
e in Reggio,, certo non saranno del pari conosciuti
fuori della loro città.
Parve a noi che il sapere quanto fossero competenti nella speciale materia, e stimati dai loro contemporanei, quegli che scrisse la lettera e l'altro
cui fu diretta, possa in qualche modo aggiungere
importanza alla descrizione che in essa si fa delle
tanto celebrate fucine.
CENNI BIOGRAFICI
INTORNO
A PIETRO D E - L A M A
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A GIAMBATTISTA BOLOGNINI
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PIETRO DE-LAMA
ìietro De-Lama nacque a Colorno (contado di Parma)
il 7 Luglio 1760.
Giovane di svegliato ingegno ed appassionatissirrio
per gli studi archeologici, trovò fortunatamente a maestro
e guida in essi l'illustre Paciaudi, che ebbe sempre per
lui cure ed affetto quasi di padre.
Nel 1778, a soli 18 anni il De-Lama fu nominato assistente al Paciaudi, allora Bibliotecario e Direttore del
Museo Archeologico di Parma; ed a 2^ anni, nel 1785,
era già egli stesso Direttore del Museo; e tenne poi egregiamente quella carica per quarant' anni, sino al 31 Gennaio 1825, giorno in cui mori, lasciando di sé, in Parma
e fuori, desiderio grandissimo.
Il De-Lama fu pure per alcuni anni Segretario e poi,
dal 1812. al 1816, Presidente della R. Accademia Parmense di Belle Arti; e fu per lungo tempo Direttore
della Galleria delle Statue e dei Quadri.
Del molto che egli fece in questi pubblici uffici e
specialmente nella Direzione del Museo Archeologico
Parmense, gelosamente custodito ed energicamente difeso da lui nei tempi difficilissimi della dominazione
francese, disse già a lungo uno de' suoi successori, il
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chiarissimo Pigorini nel suo lodato lavoro sull' Origine
e Progressi del R. Museo di Antichità di 'Parma e dei
RR. Scavi di Velleia (Parma - Ferrari, 1869 -pag. 18 - 35.)
Non mi occuperò quindi di questa parte importantissima della vita del De-Lama, già ampiamente illustrata
da altri ; dirò solo che egli, oltre ali' avere salvato il
Museo in tempi difficili, ne aumentò poi il materiale
scientifico, tutto lo riordinò in nuova più decorosa sede,
e ne illustrò i più insigni monumenti con opere molto
pregiate dagli archeologi d' allora, e da quelli pure dei
dì nostri.
Le più importanti di esse sono:
Le iscrizioni antiche collocate ne' muri della Scala Farnese (Parma - Carmignani, 1818).
Tavola Alimentaria Veleiate restituita alla sua vera lezione (Parma Carmignani, 1819).
Tavola legislativa della Gallia Cisalpina (Parma - Carmignani, 1820).
Memoria intorno ad alcuni preziosi. ornamenti antichi
d'oro scoperti in Parma nel 1821 (Roma - De Romanis,
1824).
Guida del Forestiere al Museo di Parma (Parma - Carmignani 1824).
Queste opere e alcune altre minori che qui non è il
caso di ricordare, guadagnarono al De-Lama un bel nome
fra gli archeologi di .quei giorni; sicché egli fu chiamato
a far parte di molte associazioni scientifiche in Italia
e ali' estero, fra le quali piacemi ricordare I1 Accademia
di Vienna e l'Istituto di Francia.
Egli lasciò pure molte opere inedite, la maggior parte
delle quali si conservano ora nell' archivio del Museo
di Parma, per acquisto fattone specialmente nel 1877;
ricorderò fra esse quelle soltanto che si riferiscono ai
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viaggi da lui compiuti, giacché sono quelle appunto che,
meglio di ogni altra, cì dimostrano come questo egregio
predecessore degli Alpinisti dell' Enza fosse, nelle sue
escursioni, attento e studioso osservatore.
Il viaggio da lui fatto da Parma a Firenze nel Novembre e Dicembre 1790 è descritto in tredici lunghe
lettere da lui dirette agli amici e specialmente al suo
Bolognini, e ricopiate da lui stesso in uno stesso volumetto (DE-LAMA - Lettere XIII dal 26 Novembre al 20
Dicembre 1790 sul suo viaggio da Parma a Firenze.
MS. autogr. nell' Archivio del Museo di Parma ).
Della continuazione di quel viaggio da Firenze e Roma
a Napoli e del ritorno da Napoli a Parma ( Dicembre
1770 - Maggio 1791) ci lasciò un Diario in sei Fascicoli
che ha per titolo Giornale del Viaggio in Italia ( MS.
autogr. come sopra ).
Ancor più importante è la descrizione del viaggio in
Germania, cominciato dal De-Lama il 21 Giugno 1795
e terminato il 30 Agosto 1797. Le accurate osservazioni
da lui fatte in quei due anni e due mesi sono raccolte
nel Diario del Viaggio in Germania - Nove volumi autografi di testo, a cui fanno seguito tre volumi di tavole
ed uno di carte geografiche; queste e quelle disegnate
tutte, con cura grandissima e molta abilità, dallo autore
stesso.
Di altri viaggi minori e di escursioni alpine da lui
Compiute con allegre brigate ci lasciò la descrizione in diverse lettere agli amici, raccolte poi da lui stesso nei due
volumi delle Lettere Odeporiche, già citati nella Prefazione.
In quei due volumi, oltre alla lettera relativa alle
fucine di Gardone che ora si pubblica, è sopratutto notevole un' altra lunga relazione del 26 Agosto 1811, nella
quale il De-Lama descrive al suo Bolognini un curioso
viaggio fatto col Prefetto del Dipartimento del Taro, Barone du Pont del Porte, sull' Appennino Parmense e
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Piacentino e specialmente in Val di Nure, Val di Ceno,
e Val d' Arda; relazione che assai opportunamente potrebbe venire in seguito pubblicata dagli Alpinisti del1' Enza, quando avranno occasione di visitare essi pure
quelle belle vallate.
Non mi diffonderò a dire del modo con cui il De-Lama
compieva e descriveva i suoi viaggi. Il piccolo saggio che
ora se ne pubblica varrà a dimostrarlo; e varrà forse a
invogliare qualche giovane Alpinista a venire- al Museo
Parmense per istudiare, sugli autografi, del De-Lama, con
quanto amore e con quanta cura viaggiassero per loro
studio gli ormai dimenticati turisti del secolo scorso.
GIAMBATTISTA BOLOGNINI
// Segretario della Sezione
in
PARMA
/ali' Ing. Lodovico nacque a Reggio nell' Emilia G. Battista Bológnini il 20 Maggio 1771 (i), e studiò nell'Università di Parma (2) ove conobbe quel De-Lama che
oggi qui presentiamo come suo corrispondente. (2)
Tre cose rivelano una circostanza ignota ai biografi
e a' suoi concittadini, che cioè egli non ancora ventenne
aveva il grado, o almeno il titolo di Colonnello : parecchie lettere dell' amico De-Lama che cosi lo qualificano un ritratto conservato dalla famiglia ove si legge: Joannes.
Bapt. Lowes Bológnini Regiensis chiliarcha Monticuli et
arm, prin. Anno 1789. - La Laura d'Ingegnere. (3)
Spiegata una singolare inclinazione alle scienze esatte,
divenne Ingegnere assai riputato e meritò di essere, non
ancora trentenne, ascritto sotto la Republica Francese tra
i Notabili della Città, onde, convocato il Comizio di Lione,
egli vi andò cogli altri Deputati reggiani, figurandovi
( i } II Manzini nelle Memorie storielle dei Reggiani più illustri lo dice nato nel
1773; ma i publici registri parlano altrimenti. Il Bológnini nacque nel 71 a Rivalta poco
lungi dalla città, quando suo padre presiedeva ai lavori d'abbellimento della splendida Villa
Ducale di quel luogo.
(2) Questa circostanza rilevasi dalla biografia-ch' egli scrisse del padre suo. Fu però
'laureato a Modena nel Die. 94, come da Diploma che trovai presso la famiglia.
13^ Suo padre possedeva a Moutecchio. li cognome Lowes è quello d' origine inglese mutato poi nel passare a Bologna in causa d ' u n eredità.
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come membro del Collegio de' Possidenti. Dal Bonaparte
divenuto Re d'Italia fu insignito di cariche e d'onori, e,
fra gli altri, fu creato cavaliere della Corona Ferrea, Presidente degl' Ingegneri e Capo della Direzione d' acque
e strade pel Dipartimento Reggiano. Così si pose sulle
orme del padre, idraulico insigne e autore d' opere tuttora consultate, che fu Architetto Municipale, Ingegnere
di Governo, Professore d'Architettura civile e militare
e Ingegnere in capo per le opere straordinarie.
Ma a G. Battista Bolognini, come a suo padre, nocque
10 aver mostrato tendenze liberali, onde l'uno e 1' altro-^
furono destituiti dal Duca Francese IV.° appena avvenuta
la Restaurazione del 14, né mai più prestarono la loro
opera tecnica in pubblici servigi, come impiegati stabili.
Disgustati della crescente reazione si rifugiarono a
Parma, ove crebbero i vincoli d1 amicizia fra G. Battista
Bolognini e Pietro De-Lama. Molte gite fecero insieme
e molte lettere si scrissero per communicarsi le impressioni dei viaggi che uniti non poterono compiere.
Mancando ogni carta dalla famiglia Bolognini, non
puossi tracciare passo passo la vita del Nostro; né tener
dietro a'suoi rapporti col celebre archeologo parmense;
solo ci è dato argomentare dai documenti conservati
in Parma che continuasse ad essergli compagno nelle
frequenti escursioni scientifiche, dalle quali dobbiamo
credere che molto apprendesse e che per sua parte ajutassel'amico De-Lama colle cognizioni tecniche.
Del periodo che giunge sin al 1821 soltanto si sa che
a G. B. Bolognini morì il padre in Reggio assalito da
tifo petecchiale che l'uccise in breve (i). Ed egli ne
scrisse poi una diligente e minuta biografia nella quale si
mostra ad un tempo figlio pietoso e accurato scrittore (2).
Le vicende politiche del 1821 recarono al nostro Bolognini altre e ben più gravi tribolazioni. Erasi ammo( i ) Erra il Manzini quando nelle Memorie Stanche dei Reggiani più Illustri
afferma a pag. 62 e ripete a pag. 285 che 1' Ing. Lod. Bolognini morì in
Parma. Dal vivente Cav. Pietro seppi, e ne ebbi conferma dai registri mortuari, che
11 padre di G. Battista mori in Reggio e precisamente nella sua casa in Via Tavolata,
che ora porta il N. 6 azzurro.
( ? ) V. Notizie Biografiche e Letterarie T. II. pag. Sj.
io
gliato nel 1795 colla Vittoria Talenti di Gualtieri, e nel
1796 ne aveva avuto un figlio per nome Francesco (i),
il quale, cresciuto nelle tradizioni liberali della famiglia,
prese parte alle cospirazioni patriotiche del a i e fu condannato quale membro di sette proscritte. Com'è noto,
il Duca Francesco IV.° istituì un Tribunale Statario per
giudicare i Carbonari ; derogando dal diritto comune,
ordinò la procedura sommaria senza appello, e in un famoso Decreto 14 Marzo 1821 comandò che si tenesse
sempre pronto il carnefice, e ripristinò la pena di morte
con esacerbazione (2).
Nel notissimo processo fatto in Rubiera (a mezza
-via fra Modena e Reggio) il Tribunale Statario giudicò
47 Reggiani e Modenesi, quasi tutti giovani distinti e
qualificati (fra cui il figlio del nostro Bolognini) con
Sentenza dell' 11 Settembre 1821. Nove furono condannati a morte (ed uno infatti non contumace la subì),
otto alla galera e gli altri al carcere. A Francesco Bolognini toccarono solo sette annidi questa pena, perché
non si potè provare altro se non la sua inscrizione alla
Setta, di cui era stato Cassiere. (3)
Ma la Polizia estense non potè agguantarlo, poiché
il nostro G. Battista lo salvò in un modo strano che
merita di essere narrato.
Appena incominciate le proscrizioni, egli nascose il
figlio nel Convento de' Cappuccini di Reggio, né mai lo
seppero gli sgherri del Duca; se qualcuno di quei poliziotti vivesse ancora e leggesse questi cenni, forse lo saprebbe oggi per la prima volta.
Un giorno dell' Agosto 1821 fu veduto il Cav. G. Battista Bolognini entrare nella Chiesa di que' frati ed inginocchiarsi ad un confessionale come per chiedere 1' asso luzionede' suoi peccati. Egli andava a concertare con un
cappuccino (il P. Raimondi) la fuga del figlio che stava
( i ) Nei registri battesimali si trova annoiato coi nomi di Luigi Felice Frauccsca
precisamente sotto il il Gennaio; ne altro figlio ebbe G. Battista.
( 2 ) V. Documenti riguardanti il governo deg'i Austro - Estensi raccolti dalla
Commiss, nominata dal Dittatore Farini - T. 1, I', i, pag. 3.
( 3 ) pocunienti fit. T. I. P. i . pjg. 8.
30
celato nel convento ! La Polizia, che sorvegliava attentamente le famiglie dei processati per avere le traccie dei
contumaci, seppe di questa visita alla Chiesa, ma nulla
potè dire o fare, poiché il luogo non era sospetto e l'atto
del Nostro avea 1' apparenza di una confessione sacramentale, cioè d' una pratica religiosa che il Governo
vedea assai di buon occhio.
Una circostanza favoriva gli sforzi di G. Battista. Il
Convento dei Cappuccini di Reggio ha un orto che per
buon tratto costeggia internamente le mura della città
verso settentrione ed è la sola parte della cinta muraria che la Polizia dall'interno non potea sorvegliare;
né, anche potendo, vi pensava, poiché supponeva i frati
per convinzione o per paura lontani dal proposito di favorire un proscritto.
Mentre si svolgeva il processo di Rubiera, in una notte
buja, il contumace fu calato dalle mura poco lungi da
porta S. Croce, quasi sotto il naso delle sentinelle. G.
Battista che palpitando lo attendeva nel circondario, accolse il figlio tra le braccia e, attraverso le campagne, lò
trasse incolume al di là dei confini estensi e precisamente
nel territorio di Panna. Chi sa che forse l'amico d'infanzia, il De Lama, non 1' abbia aiutato in questo frangente a salvare il figlio pericolante !?.,..
Quali ansie terribili, quante angoscie dovesse provare
G. Battista Bolognini in quella circostanza, è più facile
immaginare che descrivere.
Da Parma fuggi poscia Francesco nella Svizzera e vi
dimorò per più anni, tanto che il padre vi si recò a visitarlo nel 1826, affrontando quelle difficoltà e quei rischi
che minacciavano i parenti degli emigrati e che agli
studiosi della patria storia sono ben noti.
Egli trovò il povero esule alquanto rassegnato alla sua
dura sorte; solo gli leniva il dolore della patria lontana
la cara consorte, a cui s' era unito sino dal 1816. (i)
Del suo viaggio nella Svizzera e nella Savoia, seguendo 1' esempio dell' amico De-Lama, scrisse accura{i J Essa vive ancora ed appartiene a quel!' eroica famiglia Ferrari che fu tutta
alle guerre d'indipendenza e che venne giustamente assomigliata alla.famiglia Cairoli.
21
tamente le sue impressioni ; alcune delle lettere scritte
allora da lui furon poi date alla luce, e mi piace citare
fra esse quella del 26 Settembre 1826, nella quale descrive stupendemente una sua ardita escursione sui
Ghiacciai del Monte Bianco ( i ).
Scoppiata la rivoluzione, del 1831 G. Battista Bolognini non potea restarsi inerte spettatore, né i concittadini potevano dimenticare lui liberale d' antica data.
Infatti fu eletto membro del Governo Provvisorio nella
Sezione Amministrativa, e come tale lo vediamo firmato
negli avvisi pubblicati in que' brevi giorni di libertà;
per la qual cosa, restaurata la tirannide, fu costretto ad
esulare, né potè rivedere il suo paese se non dopo un'amnistia ducale. ( 2 )
Ma il povero nostro Bolognini cacciato da ogni impiego, privo del padre, lontano dai congiunti esiliati tutti
psr cause politiche, bandito egli stesso, non era al termine de' suoi patimenti; dovea provare il massimo dei
dolori, quello di non più rivedere il figlio esule e di
saperlo morto in terra straniera. Il suo Francesco morì
a Montpeìlier nel 1844 ( 3 ) dopo 23 anni d' esilio, desiderando invano di rivedere la patria, per la quale aveva
cospirato e sofferto.
Oppresso dalle molte angoscie e stanco di vivere,
G. Battista Bolognini fini i suoi giorni in Reggio compianto dai concittadini, nel 15 Marzo 1846, (4) proprio
appena sceso nella tomba, esecrato da tutti e condannato dalla storia, quel Duca Estense che lo aveva privato del figlio.
Facendosi eco del cordoglio pubblico, l'illustre Prof.
Viani compose in suo onore un' iscrizione che ce lo di( i ) M!' Amicizia, strenna del i8,(O, Reggio, Torreggiali! 1839.
( 2) Manzini — Memorie storielle citate, pag. 286.
( 3 ) Memorie per Infesta patriottica del 28 Maggio iS$2, edite dal Conte C.
Palazzi coi tipi Bondavalli, pag. 25.
( 4 ) 1! Maliziili fu ingannato poiché dai Libri mortuarii della parecchia di S. Salvatore
(3. Teresa) risulta che mori nel giorno 15.
22
pinge al vero e che, non so per qual motivo, ancora è
da porsi nel Cimitero suburbano, dove è sepolto ,( i )
Avendo letto nel Manzini un cenno di questa epigrafe
del Viani inserita nella sua Raccolta edita a Torino, mi
prese vaghezza eli qui riportarla come cosa che tocca davvi'cino il mio assunto. Ma non mi fu dato di trovare quel
libro neppure nella publica Biblioteca Reggiana.
Buon per me allora che mi venne l'ispirazione di
scriverne all'illustre Autore e pregarlo di darmi anche
qualche notizia sul Bolognini.
Con singolare cortesia n'ebbi pronta risposta; del che
qui pubblicamente gli professo viva gratitudine.
Dopo detto che il breve tempo e il non avere sotto
mano certe carte gì' impedivano di darmi le desiderate
notizie, il chiaro filologo mi scrive:
« Ed io ed Agostino Gagnoli e Nicomede Bianchi fummo
« intrinseci amici del Cav. Bolognini uno de' migliori e
« più gentili e più cari uomini che io m1 abbia conosciuto
« al mondo: era la bontà, la gentilezza di Reggio. Era un
« grande onore, una vera fortuna del paese nei miseri
« tempi della mia gioventù. Noi ci specchiavamo in lui,
« nella nobiltà del suo carattere, nella sua finissima e
« squisita educazione. Era uomo antico; decoro vivo di
« una illustre e cara famiglia.
« Non so quello che n'abbia scritto il Manzini; fatto
« sta che fu uomo degno d' ogni onore e d' ogni amore.
« L'iscrizióne che io ne dettai fu questa, pubblicata
« tra le mie prime a Torino 1' anno 1850:
( i ) V. Prospero Viani — Iwiffoai [,XXX (dal 1836 ai iSjy) — Torino, Tip.
lieale 1850, pag. 31.
23
A GIAMBATTISTA BOLOGNINI INGEGNERE
UOMO D1 ANIMO E D1 ASPETTO GENTILE
PERFETTO E COMPIUTO DI BONTÀ
CH1 EBBE E MERITÒ SEGGiO DI ELETTORE
NEL COLLEGIO DEI POSSIDENTI A LIONE
LA PRESIDENZA DEL CORPO DEGL- INGEGNERI
NEL DIPARTIMENTO DEL CROSTOLO
E LA CROCE DI CAVALIERE DA NAPOLEONE
VISSE SOBRIO E IN OGNI BUON COSTUME AMMAESTRATO
ADORNO DI LETTERE PIENO DI CORTESIA
LIBERALE GIOCONDO AMATO DALL1 UNIVERSALE
FINÌ D1 A. LXXIV A1 XVI DI MARZO MDCCCXLVI
DOLOROSO DI LUNGHE SVENTURE
DELL* UNICO FIGLIUOLO PREMORTOGLI IN ESILIO
E DEL CARO FRATELLO VINCENZO E DEL NIPOTE
ESULANTI
Le parole di tant' uomo che conobbe d' appresso il
Bolognini mi dispensano dall' aggiungere encomi.
A lui chieggo venia se la brama di valermi d' una sì
autorevole testimonianza m' indusse a pubblicare in
parte la sua letteni senz'attenderne il permesso.
Solo d' una cosa mi dolgo: di non avere più presto
ricorso a lui per dargli tempo eli fornirmi più minute
notizie. •
Poche famiglie italiane ebbero a soffrire come quella
dei Bolognini per la causa italiana; di padre in tìglio
per tre generazioni successive furono tutti presi di mira
e perseguitati.
Oltre a G. Battista, un altro figlio ebbe 1' mg. Lodovico Bolognini, e fu quel Vincenzo prode ufficiale sotto
il Primo.Napoleone eh' ebbe a subire con gli altri compagni d'arme le molte angherie del Governo Estense.
Nel 31 prese parte col grado di Colonnello alla famosa
spedizione che, guidata dal nostro Gèli. Zucchi tenne
24
testa agli Austriaci. Fu tra quelli che rimasero catturati a tradimento e che. tradotti a Venezia, dopo
vari mesi di prigionia ottennero in grazia di poter esulare in Francia e ivi restare per molt' anni. Rimpatriato
morì in Reggio nel 1857 onorato da tutti ed amato come
conveniva ali' esule benemerito, al prode soldato.
Suo figlio il Cav. Pietro attuale Direttore delle
RR. Poste in Reggio, fu designato come Carbonaro da
quella Sentenza pronunciata in Rubiera 1' 11 Settembre
1821 (i) che condannava, come vedemmo, anche suo
cugino Francesco.
Non gli rimase di meglio che espatriare e ciò fece nel
1826 quando appunto lo zio G. Battista visitava il proprio
figlio nella Svizzera. Dopo la prigionia di Venezia raggiunto a Lione dal Colonnello Vincenzo suo padre, per
22 anni restò esule e nascosto sotto altro nome; durante
quel lungo periodo si chiamò Francesco Bianchi, e tanta
fu la consuetudine di un tal nome che con esso ancora
suole talvolta chiamarlo la sua consorte, di nazione
francese da lui sposata nei giorni dell' esilio. Tornò nel
48 appena scoppiata la rivoluzione, ma nel 49 dovette
nuovamente allontanarsi per rimpatriare poi più tardi.
Quest' unico superstite della perseguitata famiglia
provò un gran .conforto che può dirsi degno premio a
tanti patimenti. Quando nel 59 i Reggiani con solenne
plebiscito si pronunciarono per 1' annessione, il Cav. Pietro Bolognini fu spedito a Brescia col già nominato Prof.
Viani per presentare il voto di Reggio a Vittorio Emamiele.
11 lungo esilio del Col. Vincenzo e del figliuolo suo
provarono una volta di più la bontà d' animo di G. Battista Bolognini, 1' amico di Pietro De-Lama.
Coni' erasi mostrato figlio pietoso col tessere la biografia del genitore ed ottimo padre coli' assistere il
proprio figlio profugo e proscritto, così mostrossi affezio( i ) V. Documenti cit. T- I. P. ?• — Vedi il condiitinato N. VII.
25
tìato fratello, perché, durante 1' esilio di Vincenzo e di
Pietro, egli assistette premurosamente e sovvenne sempre
la cognata rimasta priva de'suoi più cari. Questo particolare, dettomi da chi ben può saperlo, io credo che
meriti la pubblicità, sebbene estraneo alla pubblica vita,
poiché svela al lettore il cor ch'egli ebbe, e mostra, come,
fuoruscito meno degli altri congiunti, si rendesse utile
a'-suoi e nella vita privata egualmente che nella pubblica
si comportasse degnamente.
La scarsità di notizie sulla vita di G. Battista Bolognini è dovuta alla malaugurata dispersione dell' archivio domestico; le continue perquisizioni, le fughe
repentine, i lunghi esili, le molte traversie subite per tre
generazioni da questo illustre casato e più che tutto poi
la riprovevole infedeltà d' amici cui furono affidate le
carte di famiglia, mi costrinsero a contentarmi di qualche
tradizione orale e a valermi d'inesatte notizie già pubblicate.
Così mi fu tolto di presentare G. Battista Bolognini
sotto l'aspetto che qui più interessa, cioè ne1 suoi rapporti
famigliar! e scientifici con Pietro De-Lama.
// Segretario della Sezione
in
REGGIO.
LE F U C I N E DI C A R B O N E
V K I. 4 9 » 4
LETTERA INEDITA
PIETRO DE-LAMA
GIAMBATTISTA BOLOGNINI
Cll Oitj. (ìofiMiiKalo (|icuuKxll-iMt%< tBoloaiiuit
Brescia, 17 Settembre 1794.
AMICO CARISSIMO,
molteplicità delle mie lettere arguirete facilmente quanto ami trattenermi con voi, sebbene
lontano. Se alcune fra quelle non possono piacervi
che per questo titolo, la presente non vi riuscirà
sicuramente discara, dovendo trattenervi di cose tutte
di vostro genio.
Da molti giorni aveva destinato di visitare le
fucine di Gardone, tanto note e madri quasi generali
della moschetterà Italiana e anche Oltramontana;
ma, come sapete, le partite lontane si vanno differendo.
Perciò solamente al momento di abbandonare questo
soggiorno mi sono deciso a soddisfare questa mia
brama. Ieri mattina dunque sono partito alle 11 l\2
coli'amato Giuseppino (1) e col Sig. Pietro Pellizzari.
Mi precedevano essi in una sedia, ed io seguivali a
cavallo. Uscito per porta delle Pile, e passato il
sobborgo di tal nome, ho costeggiato per buon tratto
,
,
•
.
•
•
•
•
-, n
(i) Giuseppe De-laraa, fratello dell' autore, Tenente nelle Milizie Parmensi, e incaricato degli affari della Corte di Parma, a Parigi.
31
30
di cammino il torrente Gara., che scende a lambire
le mura della città verso levante. La strada cessa
ben presto d' essere buona, e, passate le Grassine e
S. Bartolomeo, dove villeggia il Conte Giacinto Balucanti, comincia ad essere sassosa, sinuosa e profonda nel mezzo in molti luoghi, e massimamente
vicino a Concesio è allagata a segno, 'che pare di
passare un torrente a guado, tanto è il raccoglimento
dell' acque, che non scolano. Principiasi a salire sensibilmente al luogo chiamato dagli Abitanti Bocca
del Diavolo., il quale altro non è che un' apertura,
da cui sbocca 1' acqua che altre volte scorreva incanalata nelP acquedotto detto del Re Desiderio, e
che ora scola da monti superiori. Continuando la
strada, si traversa il piccolo borgo Carsina, sul
di cui ingresso è edificato un grand'arco, che divide
la Giurisdizione bresciana da quella della Valle Trompia, che_ qui comincia, anticamente detta Trumpiliana,
come manifestamente annuncia la seguente lapida
incastrata nell' angolo di un muro di cinta vicino
alla chiesa di Fiumicello.
IVLIA...
AVGVSTI.
DIVI • TITI.
...TRVMPILlN.
ET • BENACEN.
Si giunge da lì a poco a Serezzo, altro Borgo situato alle falde della catena dti monti chiamati Pendesa, lungo la base di cui scorre il Torrente Mella.
Questi monti sono tutti formati di strati quasi orizzontali di pietra calcarea, alti circa nove pollici. Di
questa fassi grand' uso per gli edificj: così rispar-
miasi una quantità considerabile di legna, che dovrebbe consumarsi nella cottura dei mattoni, e costruisconsi fabbriche solide e durevoli, massime negli
angoli quadranti le porte e le finestre. Lungo la
Pendesa vedonsi continuamente gli avanzi di antichi
acquedotti cavati ed addossati alla sponda orientale
dei monti. Sono questi rivestiti internamente in molti
luòghi di mattoni ben larghi ed alti un piede e mezzo
circa, intonacati di un cemento simile a quello di
calce e pozzolana, e bene spesso ricoperti di stallatite simile a quella di cui sono incrostate la piscina
di Baja, e le terme di Tito. Di questo intonaco si
potrebbero, a mio giudizio,^ .fare scatole e bottoni,
alla moda de' Napoletani e Romani industriosi. Queste reliquie ricordano al passeggiero la grandezza dei
figli di Quirino, e credo di non ingannarmi pensando che alla loro costruzione alluda l'iscrizione
che vi trascrivo, collocata nel muro esterno del
Duomo nuovo, che guarda le carceri.
DIVVS • AVGVSTVS
TI . CAESAR • DIVI
AVGVSTI • F • DIVI • N.
AVGVSTVS
AQVAS • IN - COLONIAM
PERDVXERVNT
Vero è che se per Colonia si voglia intendere la
sola città, allora questa iscrizione potrebbe alludere
agli acquedotti di Monpiano, che ora conducono
l'acqua in città a tutte le fonti. Ma io non li ho veduti, né so se siano veramente antichi.
I punti di vista che offronsi allo sguardo sono belli,
quantunque circoscritti dalla gran caténa montuosa
che rinchiude la Valle.
33
Vedesi la bella povertà della Natura, appariscono
gli sforzi della vegetazione fra massi immensi, calcarei, rivestiti di pianticelle nelle screpolature e ne'
seni che danno ricetto alle porzioni di pietra decomposta, nella superficie de' monti, dal sole e strascinata
dalP acqua ne' ripiani. L' occhio e la mente godono
di qualche piacere durante tutto il cammino, frattanto che il corpo di chi e in legno si sente scombussolare, e chi è a cavallo s' annoja per la lentezza
con cui conviene lasciare progredire il cavallo. Giuseppino ha preso il partito di fare la strada alla
cappuccina ; non ho potuto imitarlo, per evitare la
briga di condurre la bestia a mano.
Passata e ripassata la Mella su ponti di pietra,
sono alla fine entrato in Gardone, grosso e brutto
paese situato sul dorso del monte, che può riguardarsi qual domicilio di Ciclopi. Sceso alla Posta e
ordinato il pranzo, sono passato a vedere le diverse
fucine, in ciascuna delle quali unico si è il lavoro dei
fabbri. Sono tutte situate sulla Mella, le acque di cui
danno moto alle macchine necessario alla fabbricazione, e seco ruotolano da'monti le pietre, che stritolate servono di opportuno fondente al ferro. Eccovi
1' ordine da me tenuto nel visitarle.
L°
FUSIONE DEL FERRO
In questa sjL ripurga il ferro-, già spogliato col
fuoco dalle sostanze terree e pietrose a Colilo, dove
si cava, per facilitare con tale prima operazione il
trasporto, diminuire il carico e consumare così util-
mente le legue di que' monti. Frattanto che nella
fornace bolliva il ferro, ho esaminata la struttura del
mantice e del maglio. Quella del primo mi è piaciuta
singolarmente, e per la sua semplicità, e per la sicurezza costante dell' effetto. L' acqua che scorre nel
canale lapideo A, entrando nei tubi perpendicolari B,
lateralmente di distanza in distanza pertugiati, cade
nella botte C, dalla quale esce nel fondo laterale I).
Nella caduta si sprigiona da lei molta aria, la quale,
per mettersi in equilibrio, sale pel tubo E, che la
conduce per P G ad animare il fuoco nella fucina
H. Nel centro del coperchio della botte C evvi una
apertura quadrata I, turata da una grossa pietra.
Serve questa per ripulire internamente la botte dalle
costanze terree che seco trae F acqua. È incredibile
la quantità d' aria che questa macchina manda con-,
35
34
tmuamente alla fucina : io n' ho fatto la prova al
foro L, levandone il turacelo, ed ho trovato che
questa esciva con molta velocità e veemenza e che
era non poco umida: la qual proprietà giova altresì
a rendere più efficace il carbone, massimamente se è
di terra, di cui però qui non si fa uso. Durante le
mie osservazioni, il ferro bolliva, ed emmi piaciuto
vedere come le scorie si riducano per 1' azione del
fuoco alla mperflcie della massa fusa, la quale, presa
con grossissime e lunghe tenaglie da due brutti ceffi,
è stata messa sotto al maglio, col quale fatta una
scanalatura, v' hanno collocato un grosso pezzo di
ferro con della pietra della Mella polverizzata, e continuando a battere, ve lo hanno incastrato dentro, lasciandone fuori un pezzo, che serve di presa per potere maneggiare meglio, e sotto al maglio per darle
figura, e nella fucina per riscaldarla. Semplicissimo è
pure il meccanismo del maglio, come potete vedere.
Cadendo 1' acqua dal canale di pietra A sulle
pale della ruota B, le imprime un moto circolare, per
cui i larghi denti ferrei C C, incastrati nell' asse D,
urtando nell* estremità del manico del martello E, lo
fanno saliscendere. Questo è fissato mobilmente, a
guisa di leva, ne' fìttoni F F, raccomandati alla
piccola trave G, murata ne' pilastri marmorei II H.
11 fabbro accresce e diminuisce la velocità del martello regolando la maggior o minore quantità d' acqua, che muove la ruota, per mezzo della paratoja
ferrea I, ingangherata, come una porta, nell' estremità interna del canale A, in L, e resa mobile a capriccio dal manubrio M. La grossa palla ferrea N
appesa alla catena che, attaccata al punto O nel
manubrio, s' aggira sulla carrucola P, patimenti
di ferro, serve a facilitare col suo peso il maneggio
della paratoja e a superare la resistenza dell' acqua,
che cade sulla medesima, allorché è situata transversalmente sul canale. Con questa turasi lo sfogo laterale Q, allorché vuoisi far uso della macchina, ed
apresi, chiudendo 1' apertura del canale, quando il
maglio deve cessare dal far rumore. Varia la figura
de' martelli da maglio secondo il bisogno. In questa
fucina non si cavano, dalle masse di ferro ripurgato
che pèzzi prismatici di circa un piede e mezzo di
lunghezza ed un buon pollice di grossezza, per fallirne grandi, di cui servonsi le donne per ripulire
esternamente le canne, ed altri quadrilateri della
stessa misura, a' quali si da poi la forma d' archibugio nella seguente fucina.
o/
ir
PANNE
In questa, che ha nove sorelle, non si fabbricano
che i soli tubi, o canne da fucile, nel seguente modo.
Allungato e fatto piano sotto il maglio con un
martello un poco rotondato uno de' pezzi quadrilateri di ferro, si rende concavo a guisa di tegola
con un martello ottuso-fendente ; in seguito messolo al fuoco, si .addossano sull' incudine i labri,
poi fatto bollire, coli' aiuto sempre della pietra calcarea polverizzata, s'introduce nel foro, che risulta
dal!' approssimamento de' lati estremi, un ferro rotondo, e si batte col maglio armato di un martello
piano, sinché sia perfettamente saldata 1' unione,
purgato il ferro per la continuata bulli tura e battitura, e abbia la canna preso un giusto calibro e la
dovuta lunghezza. In questa, come nelle altre nove
fucine, lavorano tre uomini, i quali con incredibile
sveltezza fabbricano trenta canne al giorno, lo che
da trecento canne quotidiane. Non ho potuto, vedere
come si fabbricano le canne dette a Torchione, ma
me lo ha indicato il labro che ini serviva di guida.
Si piglia una lunga lastra di ferro dolce, i di cui
labri sono assottigliati: si fissa in un' estremità con
una morsa ad una spranga ferrea calibrata, poi si
rivolge spiralmente sulla detta spranga. Si fa bollire,
s' unisce, si salda e si batte, e così in meno d' una
ora è formata la canna. Mi ha la guida assicurato
che anche più sollecitamente poteva farsi quest' operazione, narrandomi che, quando S, A. R. la Sig. Du-
chessa di Parma onorò di sua presenza questa fucina,
si formò clinnanzi a lei una canna in molto minor
tempo. M' ha detto che il regalo di 40 zecchini da
lei fatto a' fabbri aveva messo di mal umore i proprie tarj della fucina, perché i travagliatori non si presentarono al lavoro che allora quando furono terminati i denari avuti in dono. In memoria di questa
visita onorante, dai Sig. Moretti padroni della fucina
fu collocata in uno de' pilastri che sostentano il tetto
la seguente iscrizione.
D. o. M.
MARIA • AMALIA
ARCHIDVC • AVSTRLE • DVC . PARMA-;
MARLE • THERESLE
IMPERAT • REGIN^EQVE • APOSTOL.
FILIA
CVI . PAREM • NVNQVAM • SVSPEXIT
MIC • PAGVS
GARDONI
EVTROPI-./E • VALLI S
QVOD
HANC • OFFICI NAM • REGIA PR/F.SENT1A
DECORAVERIT
IN • FABROS • MVNIFICE • RESPICIENS
POPVLVMQVE • SVAVITATE • ILLICIENS
TANTA: • HEROINA:
ALOYS1VS • ET • FRATRES • DE • MORETTIS '
IN - MAXÌML • IIONOR1S • ARGVMENTVM
QVINTO • 1DVS • SEXT1LES • AN • DOM.
MDCCLXXXI
HOC • MONVMENTVM
P- • P.
A misura che le canne sono formate passano dalla
39
38
fucina alla Cole, che li ripulisco, e leviga esternamente
con pochissima fatica degli arruotini, e con molta
sollecitudine nel seguente modo.
in:
^EYIGATURA ESTERNA
senza regole e con poca prospettiva. Uscito da quevsta
monotonamente, (bella parola!) stridula officina, mi ha
la guida condotto a vedere quella in cui si trivellano
le canne, la quale operazione ho osservata con tanto
maggior piacere, perché mi pareva dover essere più
difficile ad eseguirsi di quello, che, è diffatti. Eccovene
la descrizione e il disegno.
RIVELLA.
11 rocchetto A, che termina 1' asse della ruota esterna B, aggirandosi per 1' azione dell' acqua cadente
sulla ruota, urta nei denti del cerchio ferreo C, nel
quale è incastrato 1' asse della Cote D, e le da moto.
I/ arruotino seduto sulla trave GG, maneggia colla
mano a suo talento la canna E, che deve ripulire,
e col favore del puntello F la preme contro la cote.
Un sottile condotto HH di legno porta 1' acqua necessaria, la quale sgocciola sopra la cote e sull' asse
di lei. II sono i sostegni della trave GG incastrata
ali' altro capo nel muro M. Il poco meccanismo di
questa macchina resta quasi tutto celato sotto il livello del piano interno L del 'laboratorio, come quello
del maglio. Ve ne prevengo, acciocché possiate intendere meglio, i disegni, che ne ho fatti così a memoria,
La Mella è la solita motrice della ruota dentata
A che è fissata ali' estremità dell' asse di una ruota
a pale esterna. I denti di lei incontrando i rocchetti
B C, situati un poco obliquamente, e appoggiati a'
punti D E, li fanno girare. L' asse di questi nella
parte superiore termina con un' imposta F, in cui
s'incastrano a vicenda le trivelle di diverso diametro,
che occorrono per traforare la canna G, la quale tiènsi
volante in mano dal Fabbro semiseduto sul travicello
II. Nel muro I sono collocati i piccoli condotti L L,
che ricevendo l'acqua, la quale ricade dalle pale della
ruota esterna, la lasciano sgocciolare sulla canna, e
sulla trivella acciochè, non si riscaldino di troppo.
40
Quest' operazione, che chiamano Livello interno, produce un moto t/emolo, anche apparente, in tutto il
corpo del lavoratore. Questi può in un giorno trivellare sin 12 canne, le quali escono già forate dalla
fucina, in cui si formano. Contigua a quest' officina
vi è 1' altra dove non' si fabbricano che le viti del
Culatone.
Lasciato Gardone sono andato costeggiando sempre la Mella a Inzino, altro Paese fabrile, situato al
di sopra del primo, circa un mezzo miglio, in un luogo
ameno, benché incolto, per la posizione e per le varie
cadute e incanalamenti del torrente. Qui ho visitate
le fucine, nelle quali si fanno gli acciarini battendo
col maglio i pezzi tutti nelle rispettive forme. Quello
de' chiodi, e 1'altre dove si tirano sotto al maglio
le lastre per fare i cerehioni da ruote alti circa
un pollice e quelli da botte più sottili. Quanto
è semplice il meccanismo e sollecito 1' effetto di
queste macchine, quanto provvido e lucroso lo
stabilimento di queste fucine! Oh che. ligure hanno
questi diavolacci di fabri ! Oh che dialetto hanno
questi Trompiani ! Non pronunciano nò il C né
il G, ina lo aspirano, come dovrebbe?! 1' II. A
Concesio aveva cominciato ad avvedermi di questa
mutazione di pronuncia, che qui è al colmo. I gozzi
sono frequen tossimi, come nelle basse e nella città,
massimamente al collo delle donne, che non possono nasconderlo sì facilmente. Ho visitata la Chiesa,
nella quale ho veduto sul primo altare a mano
destra un buon quadro rappresentante il Cenacolo :
parmi della scuola veneziana.
Ritornato a Gardone ho pranzato molto bene, mangiando fra l'altre cose polenta con uccelletti arrostiti,
41
pietanza quotidiana in questo tempo de' Bresciani e
Bergamaschi, uccellatori appassionati, e del vitello che
non invidia la mongana di Peonia, la vitella di Sorrento, né la più vicina di Garfagnana. La squisitezza
di questo clevesi a mio credere alla circostanza che qui
vengono a pasturare le mandre svizzere, le quali poi
scendono nelle basse campagne per consumare l'erba
terzaruola. Se vostro nonno fosse qui stato, v' assicuro
che s' avrebbe allargata la cinta.
Finito il pranzo, ho passeggiato il borgo popolato
di armaruoli occupati ad incassare fucili e di donne
che ripuliscono colle grosse lime triangolari indicatevi,
levigano collo smeriglio, e bruniscono colla spontilla
le canne. Ho visitata la veramente brutta Cattedrale,
poi montato in sella sono partito alle 21, seguendo
Giuseppino e il Sig. Pietro. La strada m'ha annoiato
più della mattina, sì perché già veduta, come altresì
perché era stanco. Ne' massi della Pendesa ho ritrovate
molte Elici umbilicàto — compresse, che l'umido vespertino invitava a strisciare mucose. Queste m'hanno
ricordato il piacere che provai a Terni, allorché vidi le
sue rupi popolate di Elici lapidicie, dall' Adanson dette
abitatrici del solo Tenerif. Arrivato a Concesio la
stanchezza m'ha fatto cambiare di vettura col Signor
Pietro, così sono rientrato più comodamente in città.
Ma è tempo che cessi dallo scrivere. Davvero
che questa volta la lettera mi è divenuta troppo
lunga, e la mancanza della carta me ne avvisa. Addio
dunque, abbracciate la Mamina e gli amici per me.
Giuseppino vi saluta; la camminata di ieri lo ha un
po' stonato; spero però che il riposo lo rimetterà in
buono stato. Addio: amate il vostro
PIETRO.
LE LUMACHE DI GARDONE
PROMEMORIA
'ROF. P E L L E G R I N O STROBBL
l ' K K S I D K N ' I K l i t i . I , A SKZ1ONK l l l i j . l , ' KN7.\
CHK ed ALPINISTI!?... esclameranno non pochi
di voi, quale rapporto può mai esservi tra quelle
tardigrade e mute bestioline e questi velocipedi soci
di gaia brigata?
Eppure un rapporto e' è. Anche chi va piano, va
lontano quanto gii Alpinisti, e ce lo provano precisamente le lumache, le quali sono salite ad altezze,
cui forse non pochi Alpinisti, specialmente del mezzodì, non saranno ancora arrivati, cioè ai piedi dei
ghiacciai e delle nevi perpetue, a più di 2000 metri,
come a mo' d' esempio certe chioccioline a guscio
depresso, colla spira di pochi ina ampi giri, quasi incoloro, diafano, detto quindi pai nicchio Vitrinae,-e
per 1' abitazione V. glacialis e V. nivalis — ed altre
lumache maggiori, del genere Heliac, a conchiglia pure
depressa, ma di molti giri di spira, solida, .opaca, biancastra, che dalle condizioni della loro dimora portano appunto il | nome di II. frigida e di IL glacialis.
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E F Alpinista che non s' accontenta del vanto di
essere salito nel minor tempo possibile, alla maggior
altezza possibile, con disprezzo della salute e della
vita, ma che mira, come il sodalizio cui appartiene,
allo scopo più serio e più utile, di studiare cioè le
montagne sotto tutti gli aspetti (Art. 1.° dello Statuto), non può trascurare nemmeno le lumache o,
con termine scientifico, i molluschi di terra e d' aqua dolce. Dalle vette dei monti, dai piedi dei ghiacciai, dai passi alpini egli non s'accontenti di portare
seco olezzanti fiorellini e variopinte farfalle, ma si
ricordi ancora delle lumache, i nicchi delle quali
non mancano pure di forme gradevoli e di colori attraenti, e che per la scienza sono assai più interessanti
delle farfalle, segnatamente per lo studio della distribuzione geografica degli animali; e ciò precisamente
perché a motivo della derisa lenta locomozione loro
se ne può, passo a passo, tappa a tappa, seguire la
diffusione e rintracciare i centri della medesima, e si
giunge per tal modo benanco a dedurre la conformazione oro-idrografica ed altre condizioni fisiche d' una
contrada nell' epoca geologica precedente ali' attuale.
Nò 1' Alpinista letterato disprezzi troppo leggermente quegli animalucci, stimandoli troppo prosaici.
Si ricordi che la chiocciola fu tema di spiritoso e
pungente poema d' uno dei più illustri nostri poeti
di questo secolo; sappia che le lumache, quando amore le punge, dopo mille carezze, si scoccano a vicenda dei dardi acuti, calcarei,, di forme differenti secondo le differenti specie, i quali s'infiggono per lo
più nella cute dell' individuo colpito, che allora si
arrende ed ubbidisce al provido istinto della conservazione della sua specie. Agli antichi, pazienti e sot-
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tili osservatori della natura, dalla quale trassero parte
delle loro ispirazioni poetiche, non isfuggirono quei
duelli amorosi, né ebbero schifo di prendere a prestito appunto dalla lumaca 1' emblema della loro
divinità più poetica, il. dardo d' Amore.
Ben lungi però dalla pretesa di fare di voi, egregi
colleghi, tanti malacologi, ma solo nella speranza
che vorrete benevolmente arrendervi a' miei ragionamenti ed alle mie esortazioni, e poiché non mi è dato
di dividere con voi le gioie delle imminenti gite alpestri, oso inviarvi quale promemoria e ricordo queste
poche e povere linee.
Colle medesime risuscito emozioni, risveglio pensieri di trent'anni or sono, quando nelle brevi vacanze
autunnali, con lo zaino sulle spalle'ed il martello in
mano, da vero Alpinista, quasi sempre solo, percorreva le valli e dava la scalata ai monti di Lombardia e dell' irredento Trentino, appagando il maschio
ed igienico bisogno di fatiche, di rischi, di studio, e
soffocando nella contemplazione della maestà ed armonia della natura il cupo e muto dolore per le recenti sanguinose patrie disillusioni.
Sì come Desenzano, Salò, Gargnano, Lovere e Breno
anche Gardone fu la meta di una di quelle amene
gite, e vi giunsi appunto oggi sono trentatre anni;
un anno prima della memoranda catastrofe del Mella,
se non erro. Furono specialmente Concesio, Cornelle,
Inzino, Nobili, Zanano e le sponde e le aque del torrente or nominato i luoghi da me percorsi ed esplorati.
Darò in appendice F elenco dei molluschi da me
raccolti in quei dintorni. Allo scopo mio e vostro in-
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vece converrà che dica qui due parole intorno alle
loro dimore ed ai loro costumi, affinchè i profani in
questi studi speciali possono avere una guida nelle
ricerche.
Sotto quest' aspetto i molluschi terrestri si distinguono in vari gruppi, secondo 1' ambiente in cui vivono, secondo le condizioni della loro dimora e secondo il loro regime.
La massima parte anche dei molluschi: terrestri
ha prepotente bisogno d'aqua, sono igrofili; conviene dunque ricercarli specialmente nei luoghi ombreggiati, umidi, in riva alle aque o da queste spruzzati. Le conchiglie di questi molluschi sono per lo
più fragili e cornee per la scarsità di sostanza minerale, ossia di carbonato di calce, che contengono.
Poche specie, e queste sono invece difese da nicchio
consistente, calcareo, biancastro, ricercano le località
asciutte, soleggiate, aride, sabbiose, sono xerofde, e
vivono per lo più in numerose famiglie.
Le une vagano per le fronde degli alberi ed arbusti, o tra le pianticelle e le erbe, sono frondicole
od erbicole, altre dimorano a terra o dentr' essa,
son terricole, altre infine s' ascondono tra le pietre
6 tra le fessure delle rupi, sono petricole o rupicole,
come p. e. la minùtissima chiocciolina conica, bruna,
detta appunto Helix rupestris. — Dacché il mollusco per la costruzione del suo guscio ha bisogno di
una data quantità di carbonato di calce, come ho
accennato or ora, così i terreni calcarei, quali precisamente quelli di Gardone, sono più favorevoli dei
silicei alla vita di quelli animali, date sempre le
necessario condizioni d'umidità; anzi alcuni di essi
sono legati ai terreni calcarei, e dieonsi perciò calcarofili.
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Infine distingueremo i molluschi in fitofagi, che
si pascono, cioè, di sostanze vegetali, ed in zoofagi, ossia che si unirono d' animali o di materie
animali, e sono i meno. Alcuni ponno dirsi pantofagi od onnivori, ossia indifferenti quanto a regime.
Soltanto i zoofagi ponno riuscire di qualche vantaggio all'uomo; tutti gli altri gli sono più o meno
dannosi.; massime i nudi o lumaconi, e le chiocciole
maggiori, e queste appunto per la relativa loro mole.
Il danno viene compensato dall' utile nelle sole
specie mangerecce. Di queste, che sono le maggiori
sebbene non le più saporite, o meglio le meno insipide, havvene tre specie a Gardone, e tutte tre vivono anche nell' Emilia orientale, e chiamansi Hclix pomatia, cincta. e Incorimi. La prima, eh' è la
più diffusa e comune in Val Trompia, è invece nel
nostro Appennino e nella nostra pianura meno frequente dèli' affine //. Incorimi. L' H. cincta trova quivi
il limite occidentale di diffusione nella valle del
Secchia. Siccome per la somiglianzà loro facilmente
cori fondere te 1'una coli'altra queste tre specie, eccovi P indicazione d'alcuni caratteri che vi basteranno per poterle distinguere. L' //. pomatia raggiunge le maggiori dimensioni, 1' //. cincta è la
minore delle tre. La conchiglia della //. lucorum è la
più colorita, essendo ornata da fascio brune, scure,
su fondo biancastro; nella //. pomatia e cincta le
faseie spiccano meno. Quest' ultima ha il guscio più
robusto e 1' H. Incorimi V ha relativamente più fragile. Infine il nicchio della H. pomatia è ovale, ventricoso, quello della //. cincta quasi globoso, e quello
della H. Incoroni ha la spira quasi conica e perciò la bocca, od apertura quasi rombica, mentre che
nelle altre due specie d' essa è più o meno circolare.
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In queste tre, come in altre lumache, osservasi il
fenomeno dell' albinismo, del pari che nei vertebrati
e nell' uomo, e di H. pomatia albine, che si fabbricano quindi un guscio affatto bianco, furono raccolte
anche a Gardone (1).
Nella provincia di Brescia si è la Val Trompia che
produce gli esemplari più grandi, con conchiglia a
fascie più oscure della H. lucorum (2).
Da quanto ho premesso segue che non è qui il
caso di descrivere, né pure di distinguere .tra loro
le 40 specie di molluschi terrestri viventi da me
raccolte a Gardone, bensì piuttosto d'indicare i luoghi
da perlustrarsi alla ricerca loro.
Cercherete le specie le più igrofile, quali le Succineae (così dette per la conchiglia ovale od allungata, fragile, del colore d'ambra) sui muri de' mulini, sui pali degli argini, sulle erbe e sulle canne,
sui sassi in riva ai ruscelli ed al Mella. Le igrofile
frondicole e le erbicole abitano nei giardini, negli
orti, nei vigneti, nei campi, s'aggirano sulle siepi,
sui tronchi degli alberi, sugli steli e sulle- foglie
delle erbe; e le igrofile terricole- vivono negli stessi
luoghi e nei boschi, ma a terra fra le radici delle
piante, sotto le foglie, le canne ed i legni fracidi,
fra i muschi, sotto i sassi ed i vasi da fiori, nelle
cavità dei vecchi alberi. Sui muri a secco troverete
le specie petricole, fra i crepacci delle rupi le rupicole, nascoste talvolta tra le felci, i muschi ed i
licheni. — Le xerofìle popolano gli steli, le foglie,
(1) Spinelli Ci. II. — Catalogo dei molluschi terrestri e fluviali della pravincia bresciana. Brescia, 1851. — 2. edizione, Verona, 1856.
(2) MpluelH op. cil,
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i fiori delle erbe, i tronchi degli alberi ed i muri dei
luoghi aridi e riarsi.
Buon bottino di spoglie farete pure tra i sedimenti del Mella e de' suoi affluenti, e fra esse non
poche di specie delle cime dei monti e di alpestri, le
quali non scendono sino a Gardone (a 338 m.).
Come dissi, non richiamerò 1' attenzione vostra su
tutta la quarantina di specie incontrate a Gardone,
ma soltanto su quelle d'un interesse geografico, e
quindi anche alpinistico, che riduconsi ad una diecina.
Otto di esse sono petricole o rupicole. Una di
queste è nuda, cioè non è difesa da lina conca.,, ma
secerne solo una piccola piastra calcarea interna sulla
cervice ; appartiene ai così detti lumaconi. È piccola,
cenerina, con striscie longitudinali brune ai lati, e
porta impropriamente il nome di Li-max arborum. Il
suo centro di diffusione trovasi nel N. O. d' Europa.
—• Un' altra specie, a chiocciola disciforme, col contorno carenato ,del diametro di 20 a 25 millimetri,
giallognola, translucida, il Zonites Gemonensìs, proveniente dal Veneto (Gemona), trova a Gardone il
suo limite occidentale. — Altre due chiocciole schiacciate, del genere Helioc, sono proprie della Valle del
Po od Alta Italia. Una è piccola, giallo brunastra,
coli' apertura quasi triangolare a margini rovesciati
biancastri, colla spira concava di molti giri ed assai
serrati, e perciò (letta H. angigyra; V altra è della
grandezza del Zonites Gemonensis, biancastra, con
fascia bruna periferica e macchiette dello stesso colore, d' onde s' ebbe il nome di H. colubrina. È del
pari propria della Valle del Po la Clausilia Strobeli,
piccola, a conchiglia turrita, più o meno longitudinal-
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mente striata, bruna, con papille strieformi biancastre
in alto ai giri; pieghe e laminette ne restringono la
periforme apertura. -- Un'altra Clausilia, del doppio
più grande della nominata, essa pure, bruna, papillifera, striata, e perciò detta CI. Intestriata, e caratteristica della Lombardia.
Le Clausiliae distinguonsi dalle altre chiocciole
turrite specialmente per essere fornite d'una lamina
biancastra, che, mobilmente articolata ali' apertura,
serve a chiudere (claudcre) questa, quando 1' animale
s' è ritirato nel nicchio, donde il nome loro; differiscono inoltre dalla massima parte delle lumache per
avere la spira ravvolta a sinistra, per cui diconsi sinistrorse, vale a dire che, posta la conchiglia colla
cima, o primo giro della spira, in alto e la base, colla
bocca, in basso, questa trovasi alla nostra sinistra.
— È invece destrorsa una terza chiocciolina turrita,
liscia, di colore bruno violaceo, con largo, orlo bianco
alla bocca, eh' è armata di molte laminette (lentiformi
pure bianche. Fu battezzata Pupa megacheiloì, ed abita
la zona meridionale dell' Europa-media. — Da tutti
gli altri molluschi terrestri a conchiglia turrita di
Gardone distinguesi il Pomalias septemspiralis j)er
essere fornito d' un opercolo corneo, attaccato al
corpo del mollusco e perciò mobile, col quale chiude
P apertura della sua conchiglia cenerina brunastra,
striata longitudinalmente, ornata di fascie trasversali
brune rossastre interrotte. Rinviensi sparso per tutta
quasi l'Europa media; manca però al versante settentrionale delle Alpi e dell' Appennino nostro.
Mentre al Zoniles ed alle nominate due Helìx
la conchiglia piatta rende facile P introdursi e nascondersi nelle fessure tra sasso e sasso dei muri a secco
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e tra le fenditure delle rocce, alle Clausilia e Pupa
ed al Pomatias ciò riesce egualmente agevole grazie
alla piccolezza ed alla forma turrita del loro nicchio. —• Delle Helioo cincta e lucorum dal guscio
globoso ebbi già a cagionarvi; esse dal S. E. d'Italia
spingonsi sino a Gardone.
A seconda della regione del domicilio vostro vi
tornerà conto di raccogliere le une piuttosto che le
altre delle dieci specie or ora-accennate, come di leggeri
avrete compreso dal predetto. Chi di voi abiterà
nel!' oriente farà ricerca del Limavo arborum e delle
Helioo cohibrina, Pupa megacheilos, Clausilia latestriata e Strobeli; e se avrà dimora al N. E. gli
torneranno gradite anche le Helioa anyigyra, cincta
e lucorum. Ali' Alpinista nordico converrà raccogliere
tutte le dette specie meno il Limano; e P occidentale
farà interessante bottino del Zonìtes e delle Helix
cincta, lucorum e colubrina, e delle due Clausilie.
Infine gli Alpinisti del mezzodì, e quindi anche quelli
della Sezione dell' Enza, potranno andare in cerca di
tutte le specie in discorso, meno delle Helioo cincta e
lucorum, e se me ne vorranno portare (entro scatola
di legno o di cartone, né già di latta) degli esemplari
vivi delle medesime, ne sarò loro oltremodo riconoscente; ma specialmente mi raccomanderei per qualche individuo del Zonites. E con questa preghiera ho
giustificato il titolo di Promemoria dato a questo
scritto, che potrebbe anche intitolarsi: Cicero prò domo sua.
Vignale di Traversetolo, 19 Luglio 1883.
P. STROBEL.
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APPENDICE
Nota delle specie di molluschi viventi raccolte a
Garclone.
TERRESTRI.
Limax
linzatus Dumont et Do Mortillct, L. coaruìans M. Bielz; var.
Da Campi Mcnegazzi.
cinereus Lister, L. maximus Linnè.
arborum Bouchard. - Chantcreaux.
agrestis L.; v&r. filans Hoy.
marginatiti Draparnaud.
Vitrina
(Amalia) elong.itct Drap.?, giovane.
Zonites
Draparnaldi Back, Helix lucida Draparnaud.
diaphanus Studer.
nitens Gmclin.
Gemonensis Fèrussac, Helix isodoma Jan.
Helix
Bulimus
rupestris Draparnaud.
rotundata Miiller.
obvoluta Mùllcr.
angigyra Zieglcr.
pulchella Miiller.
var. costata M filler.
ciliata Vcnctz.
strigella Draparnaud.
cartliusi.inella Drnparnaud.
fruticum Mii'Lr.
nemoralis Linnè.
pom.jtia Linnè.
Incornili Miiller.
cincta Miiller.
cingulata auctorum; var. colubrina Jan.
unifasci.ita Poiret.
(Buliminus) obscunis Miiller.
tridens Miiller.
Bulimus
(Gionclla) lubricus Muli., Helix subcylindrica L.
mut. lubricellus Ziegler.
Pupa
(Torquilla) frumentum Drap.; var. Illyr'ca Rossmaessler,
triticitnt Ziegler.
arenacea Bruguiere ; var. megacìieilos Jan.
(Pupilla) marginata Drap., muscorum Linnè; mut. edcntula
e unidentata.
minutissima Hartmann, muscorum Draparnaud
pygmaea Drap. ? giovane.
Clausilia
(Vcrtigo) albopustulata Jan; vai1, latcstriata Charpcntier
lineatala Held, Basileensis Fitzinger.
plicatula Draparnaud.
Strobeli. Porro.
Succinea
oblonga Draparnaud.
Pomatias
s?ptemspiralis Razumqwsky, macuLitus Draparnaud.
var. Villae Spinelli.
Cyclostoma elegans Miiller.
AQUATICI.
Limnaeus
pereger Draparnaud.
truncatulus Miiller.
Ancylus fluviatilis Linnè; var. capuloidcs J a n ? giovane.
A^. B. .In questo elenco non intendo d1 aver enumerate tutte le
specie di molluschi che vivono nelle vicinanze di Gardone, ma solo
quelle ivi da me rinvenute. Ve ne dovrebbe campare un 1 altra ventina circa, e lo deduco per la conoscenza che ho della fauna malacologica delle contrade limitrofe, come vi sarà facile comprendere.
Di tre delle enumerate specie il Pini (*) raccolse le spoglie nelle
• concrezioni calcari recenti di Gardone, e cioè, del Zonites Gemonensis, dell1 Helix obvoluta e del Pomatias Villae. Converrebbe continuarvi le ricerche.
(*) Pini Wttpolcouc— Nuova contribuzione alla fauna fossile postpliocen.'cQ
della Lombardia. Milano, 1883.
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