Sommario ATTIVITA’ 10-ADEMPIMENTI INERENTI I SOSPETTI AVVELENAMENTI DI ANIMALI ... 2 ATTIVITA’ 13-ISTRUZIONI OPERATIVE DELLE ATTIVITà DI SOCCORSO AGLI ANIMALI SENZA PADRONE ............................................................................................................................. 4 ATTIVITA’ 40-IDENTIFICAZIONE, REGISTRAZIONE E DESTINO DELLE CARCASSE DI CANI E GATTI ................................................................................................................................... 5 PIANO 37-PIANO DI MONITORAGGIO SULLA CORRISPONDENZA TRA I CANI DETENUTI NEI CANILI E QUELLI REGISTRATI IN BDR ANAGRAFE CANINA................... 7 PIANO 48-PIANO DI MONITORAGGIO DELLA RABBIA ........................................................... 9 PIANO 63- PIANO DI GESTIONE E MONITORAGGIO AI FINI EPIDEMIOLOGICI DELLA FAUNA SELVATICA IN REGIONE CAMPANIA (SEZ. D PIANO 63 DPAR 2014) .............. 12 PIANO 64- PIANO DI MONITORAGGIO LEISHMANIOSI CANINA ........................................ 17 PIANO 67- PIANO DI MONITORAGGIO SUL QUADRO INFETTIVO E PARASSITOLOGICO IN CANI OSPITATI NEI CANILI DELLA REGIONE CAMPANIA ............................................. 28 PIANO 68-PIANO DI MONITORAGGIO SULL’ANAGRAFE DEI CANI PADRONALI .......... 32 PIANO 69-PIANO DI MONITORAGGIO SUL BENESSERE ANIMALE NEI CANILI ............. 34 PIANO 82- PIANO DI MONITORAGGIO DEGLI INCONVENIENTI IGIENICO- SANITARI DEGLI ANIMALI SINANTROPI (Sez. D PIANO 82 DPAR 2014) ........................................... 40 PIANO 83- PIANO DI MONITORAGGIO STATO SANITARIO DELLE COLONIE FELINE... 42 ATTIVITA' 7 -NECROSCOPIE……………………………………………………………………43 1 ATTIVITA’ 10-ADEMPIMENTI INERENTI I SOSPETTI AVVELENAMENTI DI ANIMALI 1. PIANIFICAZIONE L’attività in questione è di estrema importanza sia in ambito urbano che rurale, in quanto gli avvelenamenti di animali, siano essi appartenenti alle specie domestiche/d’affezione che selvatiche nei loro habitat naturali, sono considerati reati penali ai sensi della normativa vigente e spetta ai Servizi Veterinari pubblici un ruolo fondamentale negli accertamenti di tali reati, unitamente ad altre Autorità. 1.1 SCOPI Gli scopi della presente attività sono da riassumere sinteticamente in: Conferma o meno del sospetto di avvelenamento di animali domestici/selvatici; Accertamenti ed indagini epidemiologiche in caso di conferme dei sospetti, finalizzate all’identificazione del/i responsabile/i 1.2 AUTORITA’ COMPETENTI Ciascuna per le proprie funzioni e ruoli attribuite dalle norme vigenti, sono A.C.: Servizi Veterinari delle AA.SS.LL.; Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno; Comuni; Prefettura 1.3 FONTI NORMATIVE. Legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante: “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”, in particolare l’articolo 21, lettera u) ; Ordinanza del Ministero della Salute del 10 Febbraio 2012, che proroga e modifica l'ordinanza 18 dicembre 2008, come modificata dall'ordinanza 19 marzo 2009 e dall’Ordinanza 14 Gennaio 2010, recante: «Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati»; legge 20 luglio 2004 n. 189, recante «Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonche' di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate»; Legge Regionale n. 16/2001. 1.4 PROCEDURE OPERATIVE A. Ogni segnalazione pervenuta ai Servizi Veterinari da qualsiasi fonte (cittadini; altre autorità; IZS; medici veterinari privati; ecc.) è seguita da un sopralluogo finalizzato all’accertamento di eventuali rilievi probatori; B. I sopralluoghi, preferibilmente eseguiti congiuntamente con la Polizia Locale per quanto di competenza, sono opportunamente registrati in GISA; C. A tal fine, se la zona da controllare è suolo pubblico o privato, questa, se non già censita in precedenza, dovrà essere prioritariamente registrata secondo il seguente percorso: “Macroarea IUV – Zone di Controllo – Aggiungi Nuova Zona di Controllo” ed all’interno di questa inserire il c.u. “ispezione semplice” specificandone il motivo “Avvelenamento Animali”; 2 D. Nel caso invece l’episodio sospetto sia avvenuto in relazione a: “proprietari di animali”, “canili”, “colonie feline” il c.u. andrà inserito all’interno degli stessi, con eguali modalità di cui al punto soprastante; E. Resta fermo quanto stabilito nella norma che ogni rinvenimento di animale deceduto e/o presunta esca, dovrà essere seguito dalla trasmissione ufficiale dei reperti presso la sede territoriale competente dell’IZSM con l’opportuna modulistica, ai fini della diagnosi ufficiale di conferma o meno dell’avvelenamento 1.5 DURATA L’attività ha durata pari al DPAR relativo e quindi termina al 31/12/2014. 1.6 COSTI E BENEFICI I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL. Relativamente ai benefici, si sottolinea come tale attività consentirà una perfetta tenuta sotto controllo delle entità e tipologia di tutti gli interventi effettuati sul territorio successivamente alla segnalazione di sospetti avvelenamenti, consentendo una adeguata reportistica per la quantificazione accurata del fenomeno. 2. PROGRAMMAZIONE Trattandosi di un’attività assolutamente non programmabile in anticipo, dovrà necessariamente essere effettuata una stima di interventi da effettuare secondo dati storici in possesso dei Servizi Veterinari territoriali. 3. VERIFICA A fine anno, la presente attività sarà sottoposto a verifica da parte degli organi regionali preposti, che analizzeranno le risultanze e le inseriranno nella relazione annuale. In particolare sarà analizzata l’attuazione dell’attività a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare: Raggiungimento degli obiettivi e difficoltà incontrate; Andamento del fenomeno degli avvelenamenti; Eventuali modifiche da apportare alle procedure; Eventuale necessità di implementare altre metodiche e tecniche di controllo ufficiale. 3 ATTIVITA’ 13-ISTRUZIONI OPERATIVE DELLE ATTIVITà DI SOCCORSO AGLI ANIMALI SENZA PADRONE 1. PIANIFICAZIONE Nel vigente DPAR è stata inserita, la linea di attività di cui al titolo, che contempla le attività di soccorso rese, in favore degli animali senza padrone, da parte dei Servizi Veterinari delle Aziende Sanitarie. Procedure Operative: Le attività di cui al titolo saranno registrate esclusivamente nel sistema operativo VAM, inserendo l’accettazione della prestazione e selezionando il ricovero in pronto soccorso. Qualora si sia proceduto eccezionalmente con una prestazione sanitaria sul territorio, verrà selezionato il campo “attività in esterno” compilando, successivamente, i relativi campi. Se all’intervento sul campo hanno partecipato veterinari o TPAL, essi dovranno compilare anche il Mod. 5 di ispezione. 2. PROGRAMMAZIONE La programmazione viene effettuata in base ai dati storici 3. VERIFICA A fine anno, la presente attività sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA/CRIUV che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. L’ORSA/CRIUV analizzerà l’attuazione dell’attività a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti sia necessario apportare modifiche occorra implementare altre metodiche e tecniche di registrazione 4 ATTIVITA’ 40-IDENTIFICAZIONE, REGISTRAZIONE E DESTINO DELLE CARCASSE DI CANI E GATTI 1. PIANIFICAZIONE L'identificazione, registrazione e destino delle carcasse di cani e gatti riveste un’enorme importanza nel campo dell’igiene urbana veterinaria in quanto investe molte competenze proprie dei servizi veterinari pubblici: controlli di anagrafe; di malattie infettive; di eventuali maltrattamenti; corretto smaltimento ai sensi delle norme vigenti. 1.1. SCOPI: Scopo principale è quello di uniformare in tutte le AA.SS.LL. la registrazione e lo smaltimento di carogne di animali c.d. d’affezione, che rientrano nella categoria 1 dei Sottoprodotti di Origine Animale (SOA). 1.2 AUTORITÀ COMPETENTI: Le A.C incaricate dello svolgimento dell’attività sono i Servizi Veterinari delle ASL. 1.2 (bis)FONTI NORMATIVE. Reg. Pol. Veterinaria DPR n.320/54; Reg. (CE) n. 1069/2009; Legge Regionale 16/2001; Legge 189/2004. 1.3. LABORATORI DI RIFERIMENTO: Per tale attività non sono previste analisi di laboratorio. Nel caso si ritenesse necessario procedere all’esame necroscopico, questo seguirà le procedure di cui alla specifica linea di attività. 1.4. ISTRUZIONI OPERATIVE : La presente attività dovrà essere svolto nel seguente modo: A) Le segnalazioni di rinvenimento di carogne di animali delle specie canine e feline raggiungono i Servizi Veterinari a cura delle Autorità e/o da privati. B) Per quelle Aziende che ancora non hanno la possibilità di far confluire le carogne di cani, gatti, sinantropi in genere, presso una struttura (ad es. un ambulatorio, un impianto di rendering, ecc.) per i controlli di legge, cosa da ritenere assolutamente auspicabile e da perseguire, l’intervento sul luogo del rinvenimento risulta al momento l’unica possibilità operativa. C) Presso il luogo di rinvenimento, pertanto, l’operatore dell’ASL provvede ad identificare l’animale, escludere o meno patologie infettive, trasmissibili, zoonotiche, ecc. nonché a rilevare la probabile causa di morte; D) Al rientro in sede, il personale operante avrà cura di registrare la suddetta attività esclusivamente nel sistema operativo Veterinary Activity Management (VAM), inserendo l’accettazione della prestazione (decesso, smaltimento carogna ed eventuale esame necroscopico) nonché selezionando il campo “attività in esterno” e compilando i relativi campi, qualora si sia proceduto con un controllo ufficiale sul territorio. E) La stampa della documentazione risultante (certificato di decesso) seguirà le spoglie animali fino a destinazione finale (smaltimento) unitamente al documento di trasporto (DDT) previsto dal Reg. (CE) n. 1069/2009 e s.m.i. F) Non è previsto che venga redatto il Mod. 5 di ispezione 5 1.5 MODALITA’ DI REGISTRAZIONE- Procedure Operative: o I controlli ufficiali effettuati dai Servizi competenti sul luogo di ritrovamento dell’animale, nonché l’attività di registrazione del decesso e successivo smaltimento e/o necroscopia saranno registrate in VAM. 1.6 DURATA Il Piano si conclude il 31/12/2014. 1.7 COSTI E BENEFICI I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL. Relativamente ai benefici, si sottolinea come tale attività consentirà una perfetta tenuta sotto controllo delle entità e tipologia di tutti gli interventi effettuati sul territorio successivamente al ritrovamento di carogne, una più adeguata possibilità di monitorare le cause di decesso ed eventuali patologie infettive. 2. PROGRAMMAZIONE Secondo quanto riportato nei DPAT sulla base dei dati storici 3. VERIFICA A fine anno, la presente attività sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA/CRIUV che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. L’ORSA/CRIUV analizzerà l’attuazione dell’attività a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche occorra implementare altre metodiche e tecniche di controllo ufficiale 6 PIANO 37-PIANO DI MONITORAGGIO SULLA CORRISPONDENZA TRA I CANI DETENUTI NEI CANILI E QUELLI REGISTRATI IN BDR ANAGRAFE CANINA 1. PIANIFICAZIONE L’affluenza nei canili di cani randagi, catturati su Comuni diversi rispetto alla sede della stessa struttura e quindi afferenti ad Aziende Sanitarie diverse, può avere determinato, in alcuni casi, un disallineamento tra il contingente ricoverato e quello registrato nella Banca Dati Regionale dell’Anagrafe Canina. Poiché la movimentazione anagrafica in BDR dei cani in ingresso ed in uscita dal canile è di pertinenza dei Servizi Veterinari competenti per il Comune di cattura, si sono possono verificare ritardi nell’aggiornamento dei dati relativi ad ingressi, decessi, trasferimenti e adozioni. Considerato che le movimentazioni anagrafiche sono obbligatorie, il monitoraggio dell’avvenuto allineamento dei cani ricoverati nei canili con il dato presente in BDR Anagrafe Canina è una delle azioni per concorrere al raggiungimento di uno degli obiettivi strategici regionali. 1.1 SCOPI Verificare la corrispondenza tra i cani effettivamente detenuti nei canili con i dati in possesso della BDR. 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE Le A.C. ad effettuare i controlli ufficiali nell’ambito di tale Piano sono i Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.LL. con le loro strutture territoriali 1.3 LABORATORIO DI RIFERIMENTO Non sono previste attività di campionamento. 1.4 DURATA Il Piano si concluderà il 31/12/2014. 1.5. COSTI E BENEFICI I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL ed all’IZSM per le attività istituzionali. Relativamente ai benefici, tale piano consentirà di avere ulteriori elementi per valutare il fenomeno “randagismo” in Regione Campania 1.6 PROCEDURE OPERATIVE I servizi Veterinari procederanno all’identificazione dei cani effettivamente presenti nella struttura, mediante lettura del microchip identificativo e contestuale riscontro con la BDR. I funzionari preposti al controllo dovranno essere dotati di lettori per microchip e di computer per il collegamento alla BDR In caso di disallineamento il Servizio Veterinario competente per sede del canile, dovrà provvedere ad aggiornare i propri dati in BDR nonché pianificare e successivamente monitorare tutte le variazioni che risultano in capo ad altri Servizi Veterinari, competenti per sedi di cattura dei cani. Il modello di procedura documentata per l’esecuzione delle ispezioni è il Mod 5. L’ispezione dovrà essere inserita nel sistema informatico GISA 7 2. PROGRAMMAZIONE Ogni canile dovrà essere ispezionato almeno una volta nell’anno 2014, per cui la programmazione risulta essere come nella Tab sottoriportata AA.SS.LL. N° Canili N. ispezioni AVELLINO 9 9 BENEVENTO 4 4 CASERTA 29 29 NA 1 CENTRO 5 5 NA 2 NORD 13 13 NA 3 SUD 6 6 SALERNO 12 12 TOT 78 3. VERIFICA A fine anno, il presente piano è sottoposto a verifica da parte dell’ORSA che cura la redazione delle risultanze e le inserisce nella relazione annuale del PRI. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di informazione. L’ORSA analizza l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi sono stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione è necessario apportare modifiche occorre implementare altre metodiche e tecniche di controllo ufficiale 8 PIANO 48-PIANO DI MONITORAGGIO DELLA RABBIA 1. PIANIFICAZIONE 1.1. SCOPI: La rabbia è una malattia infettiva che colpisce gli animali e può essere trasmessa all’uomo(zoonosi). E’considerata una patologia grave, assente da molti anni in Italia, ma sempre ad elevato rischio di ricomparsa, come confermato dalla sua diffusione in tutto il mondo, compresi quei Paesi confinanti con il nostro (Croazia, Slovenia, Austria) e dalla nuova ondata di casi di rabbia silvestre a cui si è assistito negli ultimi anni nelle regioni del nord-est italiano. Pertanto, il presente piano, in armonia con quanto indicato dal Ministero della Salute in ambito nazionale con il “Piano Triennale Nazionale di Monitoraggio e Controllo della Rabbia Silvestre”, è attuato, tenendo conto delle caratteristiche territoriali, allo scopo di verificare l’eventuale diffusione della malattia negli animali recettivi, attraverso un sistema di sorveglianza che assicuri la corretta applicazione della normativa vigente in materia. 1.2 AUTORITÀ COMPETENTI: Le A.C incaricate dello svolgimento del piano sono i Servizi Veterinari delle ASL , unitamente ai Servizi di Igiene Pubblica, per quanto di competenza. 1.3 FONTI NORMATIVE. Reg. Pol. Veterinaria DPR n.320/54; D.M. 15/12/1990 che detta le modalità di notifica delle malattie infettive; Legge Quadro Nazionale n.281/91 per la prevenzione del randagismo e relativa legge regionale di applicazione n.16/2001; O.M. 06/08/2013: ordinanza con tingibile ed urgente concernente la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani. 1.4 LABORATORI DI RIFERIMENTO: Il laboratorio di riferimento è quello dell’IZSM 1.5 ISTRUZIONI OPERATIVE : A) Le segnalazioni di aggressioni e morsicature di animali inferte all'uomo devono essere inoltrate dagli ospedali, dalle case di cura private, oltre che da tutte le autorità di Polizia e dai privati cittadini, ai Servizi di Igiene Pubblica e ai Servizi Veterinari delle ASL . Sono tenuti alla denuncia dei casi di lesioni provocate da un animale all'uomo, anche i medici e i veterinari che ne siano venuti comunque a conoscenza. B) Alla stregua di quanto indicato al punto A devono essere denunciati anche: i casi di aggressioni e morsicature tra cani/gatti i casi di morsicature subite da animali di altre specie diverse dai cani e dai gatti, comunque sensibili alla rabbia (bovini, equini) i casi di aggressioni e morsicature provocate da animali diversi dal cane e dal gatto (volpi, furetti,roditori) e inferte a persone o ad altri animali. I Servizi competenti che ricevono le denunce provvedono alla raccolta delle necessarie informazioni (indagini epidemiolgiche), per stabilire la dinamica dell'accaduto e provvedere tempestivamente al controllo sanitario dell'animale morsicatore, quando individuabile e rintracciabile, ovvero all’applicazione delle misure di prevenzione vaccinale nell’uomo, se del caso. 9 L’attività di controllo sull’animale morsicatore prevede l’applicazione del Regolamento di Polizia Veterinaria, ai cui singoli articoli si rimanda per l'esecuzione delle specifiche attività. I Servizi Veterinari competenti provvedono alla gestione dei cani morsicatori di proprietà , attraverso la valutazione del rischio (classificazione del rischio potenziale/categoria cane: a rischio potenziale elevato/non elevato) e dovranno pertanto: procedere all'accertamento delle condizioni psicofisiche dell'animale e della corretta gestione da parte del proprietario; notificare al proprietario un provvedimento amministrativo, avvalendosi del Mod.5 preposto a tale scopo, che imponga almeno: - l’obbligo della stipula di una polizza di assicurazione di responsabilità civile per danni contro terzi causati dal proprio cane - l’obbligo dell’applicazione del guinzaglio e della museruola al cane quando si trova in aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico Inoltre, a seconda delle circostanze, si potrà imporre ogni ulteriore eventuale misura cautelativa ritenuta necessaria nonché l’obbligo di sottoporre il cane ad un intervento terapeutico comportamentale, operato da medici veterinari esperti in tale campo. Tali provvedimenti saranno notificati ai proprietari dei cani nei modi di legge. 1.6 PROCEDURE OPERATIVE: I Servizi Veterinari competenti devono tenere un registro aggiornato degli animali identificati e responsabili di addentature, oltre a registrare in BDU, nella scheda anagrafica del cane, alla voce “aggiungi registrazione” il dato. “morsicatore” , la data dell’addentatura ed eventuali ulteriori utili annotazioni. I controlli ufficiali effettuati dai Servizi competenti dovranno essere inseriti nel sistema informativo GISA, secondo le modalità di seguito specificate. 1)La registrazione delle indagini epidemiologiche (controlli ufficiali su persone morsicate) si effettuano in GISA attraverso il seguente percorso: ALTRI OPERATORI-PRIVATI-AGGIUNGI. Dopo aver registrato l’operatore privato, secondo le modalità su indicate, si provvede alla registrazione del controllo ufficiale, cliccando su: CONTROLLI UFFICIALI-AGGIUNGI CONTROLLO UFFICIALE, indicando quale piano di monitoraggio, il “piano di monitoraggio e controllo della Rabbia-piano 48”. 2)Le attività inerenti i controlli ufficiali effettuati sugli animali padronali, morsicatori sottoposti ad osservazione sanitaria, dovranno essere registrate nel sistema informativo GISA- MACROAREA IUV - PROPRIETARI DI ANIMALI, selezionando tra i piani di monitoraggio il “piano di monitoraggio e controllo della Rabbia- piano 48”. 3) Le attività inerenti i controlli ufficiali sui cani oggetto di Provvedimenti Amministrativi ai sensi dell’O.M. 6/8/2013, dovranno essere registrate nel sistema informativo come già descritto al punto 2- indicando nella scheda controllo ufficiale, alla sezione “oggetto del controllo”, la voce ALTRO nel menù a tendina e quindi specificare nella finestra Settore Sanità Animale. la normativa di riferimento. 3) Le attività inerenti i controlli ufficiali per la profilassi della rabbia effettuati sugli animali di proprietà nei casi previsti dal Regolamento CE n. 998/03, nonché quelli previsti per le introduzioni di animali da Paesi Terzi, con l’esecuzione anche di eventuali campioni ufficiali (titolazione sierologica degli AC nei confronti del virus della rabbia), dovranno essere registrate nel sistema informativo GISA- MACROAREA IUV - PROPRIETARI DI ANIMALI, selezionando tra i piani di monitoraggio il “piano di monitoraggio e controllo della Rabbia- piano 48”. Le attività inerenti eventuali campioni ufficiali (titolazione sierologica degli AC nei confronti del virus della rabbia) effettuati sugli animali di proprietà presso le strutture ASL, saranno registrate nel sistema informativo VAM. 10 1.7 DURATA Il Piano si conclude il 31/12/2014. 1.8 COSTI E BENEFICI I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL ed ai laboratori pubblici per le attività istituzionali. Relativamente ai benefici, tale piano consentirà di salvaguardare la salute della popolazione tenendo sotto controllo uno dei fattori di rischio più temibili di estrema attualità. 2. PROGRAMMAZIONE Secondo quanto riportato nei DPAT sulla base dei dati storici 3. VERIFICA A fine anno, il presente piano sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche occorra implementare altre metodiche e tecniche di controllo ufficiale 11 PIANO 63- PIANO DI GESTIONE E MONITORAGGIO AI FINI EPIDEMIOLOGICI DELLA FAUNA SELVATICA IN REGIONE CAMPANIA (SEZ. D PIANO 63 DPAR 2014) 1. PIANIFICAZIONE Il patrimonio faunistico nazionale è tutelato dalla Legge 11/02/1992 n°157 che demanda alle Regioni la pianificazione gestionale. Da un punto di vista più prettamente sanitario, il cosiddetto “Pacchetto Igiene” (Reg. CE 852/2004 e 853/2004) include la caccia nell’ambito della produzione primaria e stabilisce le regole per la immissione sul mercato di carni di selvaggina. Inoltre stabilisce che gli Stati Membri, in applicazione del principio di sussidiarietà, regolamentino, in deroga a quanto previsto dalla norma comunitaria, la cessione diretta di piccole quantità di selvaggina al consumatore finale o al dettagliante al livello locale. In questo contesto l’attivazione di programmi di sorveglianza nei confronti di agenti infettivi propri della fauna e/o comuni con le specie domestiche e l’uomo, risulta prioritario sia per la tutela della sanità animale che della salute pubblica e per un discorso di conservazione della biodiversità. 1.1. SCOPI: Il piano regionale di controllo sanitario della fauna selvatica si propone di: 1. Programmare, un’attività di monitoraggio (attiva e passiva) sulla fauna selvatica; 2. Stabilire linee guida e procedure uniformi, su tutto il territorio regionale, per lo svolgimento ottimale e coordinato di tale attività; 3. Individuare e coordinare eventuali piani e protocolli di controllo sanitario della fauna selvatica già attivi a livello provinciale e/o territoriale; 4. Convogliare in una banca dati regionale le risultanze della attività svolta; 5. Individuare, sulla base dei risultati ottenuti, mappe di rischio per singole patologie a carattere epidemico, zoonosico e/o emergenti; 6. Condividere le attività di monitoraggio sanitario con gli enti di gestione faunistico-venatoria (ATC) e con gli enti di gestione delle aree protette presenti nel territorio regionale. 7. Promuovere l‘interesse sulla fauna selvatica in considerazione della sua valenza sanitaria, ecologica, economica e sociale. 1.2 AUTORITÀ COMPETENTI: Le A.C incaricate dello svolgimento dell’attività sono: · Regione · Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (IZSM) · Osservatorio Epidemiologico Veterinario Regionale (OEVR) · CRIUV · I CRAS di primo e secondo livello · Servizi Veterinari delle ASL · CeRMAS (Centro di Referenza Nazionale per le malattie degli animali selvatici) c/o IZS del Piemonte, Liguria e valle d’Aosta · Amministrazioni Provinciali · Corpo Forestale dello Stato · Associazioni venatorie · ISPRA 12 1.3 FONTI NORMATIVE. Reg. Pol. Veterinaria DPR n.320/54; Reg. (CE) n. 1069/2009; Legge 157/92 ad oggetto “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”; Legge regionale n° 26 del 9 agosto 2012 ad oggetto “Norme per la protezione della fauna selvatica e disciplina dell’attività venatoria in Campania”; D.G.R.C. n. 1940 del 30.12.2009 istitutiva del Centro regionale di Riferimento per l’Igiene Urbana Veterinaria (CRIUV); Regolamento del 30 marzo 2012 n. 4 - Regolamento per il recupero, la detenzione e la reimmissione in natura della fauna selvatica; Piano Regionale Integrato dei controlli ufficiali in materia di Alimenti, Mangimi, Sanità e Benessere Animale, Sanità delle Piante (P.R.I.) 2011 – 2014; Regolamento del 6 dicembre 2011, n. 10 - Regolamento per la gestione sanitaria e lo spostamento dei cinghiali catturati vivi o morti in Regione Campania; Piano di monitoraggio nazionale West Nile disease; Piano di monitoraggio nazionale Influenza Aviaria. 1.4. ISTRUZIONI OPERATIVE : L’attività di monitoraggio “classica” viene solitamente suddivisa in passiva, basata sull’osservazione e sorveglianza di quanto avviene “spontaneamente” sul territorio e sulla conseguente segnalazione di casi sospetti di malattia nella fauna selvatica, e in attiva, che utilizza programmi specifici e pianificati ad hoc di controllo sulla presenza e diffusione di determinati agenti patogeni nei selvatici. Monitoraggio passivo Il monitoraggio passivo si basa su un attento e sistematico controllo della fauna selvatica presente sul territorio, effettuato in modo continuo durante tutto l’anno. Tale controllo è frutto di una collaborazione tra le diverse istituzioni ed enti coinvolti a livello territoriale. È fondamentale che lo svolgimento di tale attività venga continuamente incentivata e che il personale presente attivamente sul territorio (veterinari ASL, agenti della Polizia Provinciale, agenti del Corpo Forestale dello Stato, associazioni venatorie, cacciatori, etc.) si impegni al fine di conferire all’IZSM: A. Soggetti rinvenuti morti, di qualsiasi specie selvatica, indipendentemente dalla tipologia della zona di ritrovamento (area di prelievo venatorio, area protetta, parco urbano, etc.), devono essere conferiti interi, ove possibile, alle Sezioni diagnostiche provinciali dell’IZSM direttamente o tramite i Servizi Veterinari delle ASL; B. Capi abbattuti a caccia o in piani di controllo che manifestano segni di alterato stato di salute. C. Soggetti deceduti provenienti dai Centri di recupero animali selvatici “C.R.A.S.”. Gli accertamenti diagnostici saranno effettuati presso l’IZSM e comprenderanno le indagini specifiche previste dal piano e ogni ulteriore indagine, ritenuta utile alla definizione delle cause del decesso, sulla base del quadro rilevato in sede necroscopica. Monitoraggio attivo L’attività di campionamento programmata garantisce la possibilità di valutare negli animali selvatici la presenza/assenza di malattia, con metodi indiretti, perlopiù di indagine sierologica e/o diretti, finalizzati alla ricerca dell’agente eziologico, con particolare riferimento a quelli che hanno una rilevanza epidemiologica nei confronti della salute pubblica, della tutela dello stato sanitario del patrimonio zootecnico e della conservazione della specie. Per gli animali abbattuti nel corso dell’attività venatoria o nell’ambito dei piani provinciali di controllo numerico di specie autoctone o alloctone, vengono di seguito riportati le principali patologie che possono essere indagate con i rispettivi metodi di indagine diretta e indiretta. 13 Sono oggetto del piano regionale di monitoraggio della fauna selvatica le seguenti malattie trasmissibili: Trichinellosi Malattia di Aujeszky West Nile Disease Influenza Aviaria Tubercolosi Toxoplasmosi Paratubercolosi Brucellosi Tularemia Leishmaniosi EBHS Rabbia USUTU Virus Salmonella spp. Epatite. Modalità Operative. Disposizioni generali: a) Gli animali selvatici rinvenuti morti sul territorio sono conferiti alle Sezioni dell’IZSM tramite il Servizio Veterinario delle AA.SS.LL., gli agenti della Polizia provinciale o gli agenti del Corpo Forestale dello Stato. Nel caso del Servizio Veterinario, il personale operante avrà cura di registrare la suddetta attività nel sistema operativo GISA. In tali casi di rinvenimento di carcasse sul territorio il percorso da seguire a tal fine è: “Macroarea IUV – Zone di Controllo – Aggiungi Nuova Zona di Controllo” ed all’interno di questa inserire il c.u. “ispezione semplice” specificandone il motivo “in piano di monitoraggio” e selezionando il presente piano; dovrà quindi essere inserito il campione prelevato (in questo caso la matrice è “carcassa”) secondo le consuete procedure di GISA. b) Carcasse di mammiferi, ed eventuali altri animali per i quali si sospettino cause di morte di natura infettiva, deceduti presso un CRAS, sono consegnate all’IZS territorialmente competente sotto la responsabilità del direttore sanitario del CRAS o tramite i Servizi Veterinari. Anche tali attività saranno registrate su GISA. c) In caso di animali abbattuti in corso di piani di controllo numerico il prelievo deve essere effettuato da personale individuato dai competenti uffici provinciali nei centri di lavorazione della selvaggina secondo le modalità previste dalle norme in premessa. d) Ciascun campione deve essere accompagnato dalla scheda di conferimento (Allegato 1), riportante i dati relativi a sesso, età, data del prelievo, comune e località di abbattimento, organi conferiti ed ogni altra annotazione ritenuta utile a caratterizzare il quadro epidemiologico (alterazioni comportamentali, difficoltà deambulatorie, etc.). e) I campioni sono consegnati all’IZSM nel più breve tempo possibile (24-72 ore) e conservati a temperatura di refrigerazione (+4/-2 °C). Disposizioni specifiche per il monitoraggio attivo Il coordinamento dei piani di monitoraggio/controllo specifici è affidato al C.R.I.U.V. Oltre a quanto stabilito dai piani specifici, vengono di seguito riportati, per ciascuna specie, i prelievi da eseguire in ogni caso nell’ambito di un monitoraggio attivo di base: CINGHIALE Sus scrofa Animali da sottoporre a controllo: 14 Sono oggetto del campionamento tutti i cinghiali abbattuti nel corso dell’attività venatoria. Il prelievo deve essere effettuato dai capi squadra o dai cacciatori preventivamente formati. Materiale da prelevare: 1. 150 grammi di muscolo (pilastri del diaframma o massetere) per l’esame di ricerca della Trichinella spp; 2. Una provetta contenente 10 ml di sangue, per l’esecuzione degli esami sierologici. 3. Linfonodi sottomandibolari e, ove possibile, la corata completa (cuore, polmoni, fegato, milza), pacchetto/tratto intestinale e organi genitali. 4. Ectoparassiti, se presenti. VOLPE Vulpes vulpes Animali da sottoporre a controllo: Sono oggetto del campionamento tutte le volpi abbattute o rinvenute morte nel territorio regionale. Materiale da prelevare: 1. Carcassa integra. LEPRE Lepre europea Animali da sottoporre a campionamento: 1. Animali abbattuti che presentano lesioni/alterazioni della normale anatomia degli organi. 2. Animali introdotti a scopo di ripopolamento: prelievo ematico al 5% dei soggetti per ciascuna introduzione. Il prelievo ematico è attuato da Medici Veterinari durante le operazioni di scarico. 3. Nel caso si realizzino recinti di pre-ambientamento fissi per la successiva immissione sul territorio, il prelievo deve essere effettuato in occasione della cattura prima della liberazione definitiva. Per tali due ultime attività i Servizi Veterinari territoriali si avvalgono dell’affiancamento di personale CRIUV. Materiale da prelevare: 1. Sangue (1 ml) per gli animali oggetto di cattura; 2. Carcassa intera per gli animali abbattuti con lesioni/alterazioni della normale anatomia degli organi. VOLATILI Corvidi e Anatidi Animali da sottoporre a campionamento: Tutti i soggetti conferiti a qualsiasi titolo. Materiale da prelevare: Carcassa integra. Altre specie: - Qualora la Regione lo reputi opportuno, specie selvatiche diverse da quelle sopra elencate, possono essere sottoposte a specifici programmi di controllo. 1.8 DURATA Il Piano si conclude il 31/12/2014. 1.9 COSTI E BENEFICI I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL. 15 I benefici derivanti dall’attivazione di programmi di sorveglianza nei confronti di agenti infettivi propri della fauna e/o comuni con le specie domestiche e l’uomo, avranno sicuro impatto sia sulla tutela della sanità animale che della salute pubblica, nonché sulla conservazione della biodiversità. Inoltre va sottolineato il possibile ruolo di bioindicatore ambientale e sanitario che può talora svolgere la fauna selvatica. 2. PROGRAMMAZIONE Secondo quanto riportato nei DPAT sulla base dei dati storici. 3. VERIFICA A fine anno, la presente attività sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA/CRIUV che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. L’ORSA/CRIUV analizzerà l’attuazione dell’attività a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche occorra implementare altre metodiche e tecniche di controllo ufficiale 16 PIANO 64- PIANO DI MONITORAGGIO LEISHMANIOSI CANINA 1. PIANIFICAZIONE La leishmaniosi è un’importante zoonosi presente nelle aree tropicali e subtropicali e nel bacino del Mediterraneo. In Italia è sostenuta da Leishmania infantum, responsabile della leishmaniosi umana (zoonotic visceral leishmaniasis - ZVL) e della leishmaniosi canina (canine leishmaniosis - CanL). La trasmissione dell’infezione avviene attraverso un artropode vettore, costituito da alcune specie del genere Phlebotomus (Larroussious). Il cane è considerato il serbatoio naturale più importante della ZVL. In Italia la CanL è in espansione numerica e territoriale. Nei focolai di CanL del Mediterraneo le prevalenze d’infezione variano tra 2 e 40%. Dal punto di vista epidemiologico, fino agli anni ’80 tutte le regioni del nord Italia, esclusi alcuni territori della provincia di Bologna, erano considerate indenni da CanL. A partire dagli inizi degli anni ’90, si è verificato un aumento dell’incidenza di CanL in tutte le regioni endemiche e sono stati segnalati microfocolai di tipo stabile anche in aree tradizionalmente non endemiche, quali quelle del Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, TrentinoAlto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Sembrerebbe, quindi, che l’endemia di CanL in Italia sia in rapida espansione verso latitudini settentrionali, costituendo per queste aree un problema emergente di sanità veterinaria. I principali fattori di rischio per la diffusione dell’infezione, nell’uomo e nel cane, sono: i cambiamenti climatico- ambientali provocati dalle attività umane (global warming); le condizioni di immuno-soppressione (HIV, trapianti d’organo, gravidanza, altre condizioni); la selezione di ceppi di Leishmania farmaco-resistenti, conseguente al largo uso di farmaci leishmanicidi e leishmaniostatici nel cane. Questo fenomeno, tuttavia, è fortemente limitato in Italia dall’uso di terapie specifiche per l’uomo (amfotericina B veicolata in liposomi), solitamente non usate nel cane. A questi fattori di rischio si aggiunge l’assenza di una sorveglianza attiva della malattia nel Sud Europa, che porta ad una chiara sottostima dei casi (nonostante l’obbligo di notifica sia in campo umano che veterinario). In alcune zone europee non endemiche, inoltre, la scarsa conoscenza della malattia può determinare un allungamento dei tempi tra l’insorgenza dei sintomi e la diagnosi di certezza che può raggiungere gli 85 giorni. Come accennato in precedenza, si è assistito ad un costante aumento dell’incidenza e della diffusione geografica della leishmaniosi sul territorio italiano, sia nell’uomo che nel cane. Nelle decadi 1960-80 i casi di ZVL erano ridotti ad alcune decine; dalla fine degli anni ’80 si è assistito ad un aumento graduale e lento della loro incidenza, fino ad un picco superiore ai 200 casi/anno, la metà dei quali in età pediatrica. I casi di co-infezione HIV-Leishmania (che hanno comportato un significativo e preoccupante aumento dell’incidenza annuale, con un picco nel periodo 1994-1998), si sono ridotti notevolmente con la recente introduzione di terapie antiretrovirali efficaci (Alvar, 1999). Allo stato attuale, le cifre ufficiali fornite dall’Istituto Superiore di Sanità descrivono un’incidenza annua di circa 200 nuovi casi umani. La situazione epidemiologica relativa alla Leishmaniosi canina appare sicuramente più preoccupante. In Italia, dalle aree endemiche, rappresentate dai versanti tirrenico, ionico e dell’Adriatico centrale e meridionale, nonché dalle isole, si è avuta una diffusione dell’infezione lungo il versante centro-settentrionale dell’Adriatico, nonché a macchia di leopardo in molte aree collinari prealpine e preappenniniche del nord Italia. I focolai di leishmaniosi sono oggi presenti su tutto il territorio nazionale, nelle aree costiere, collinari e pedemontane. Le aree non ancora endemiche sono i centri urbani delle medie e grandi città, la pianura padana e le montagne sopra gli 800 metri. 17 Il cane è considerato l’unico serbatoio della ZVL ed è quindi un eccellente indicatore della diffusione dell’infezione nel territorio. Sull’evoluzione epidemiologica di tale patologia incidono i seguenti fattori : 1. introduzione di soggetti infetti in aree dove era già presente il vettore (flebotomo) 2. adattamento dei vettori ai nuovi habitat, legato ai mutamenti climatico-ambientali. L’evolversi della situazione epidemiologica della Leishmaniosi nel cane e nell’uomo in tutto il territorio nazionale è dunque legata alla diffusione, ubiquitaria, del principale vettore di L. infantum, Phlebotomus perniciosus. Altre specie presenti in Italia in grado di trasmettere l’infezione nel cane e nell’uomo sono il P. perfilievi, il P. neglectus ed il P. ariasi. 1.1 SCOPO La Regione Campania è sede del più antico e consistente focolaio di tutto il bacino del Mediterraneo, corrispondente al macrofocolaio storico dell’area vesuviana (392 casi umani nel periodo 1998-2004 su 1196 casi totali in Italia, segue la Sicilia con 261 casi nello stesso periodo). Posto che per area endemica di Leishmaniosi si intende l’area geografica in cui si registra un’elevata presenza di Leishmaniosi canina autoctona e casi ricorrenti di Leishmaniosi viscerale umana autoctona, nella Regione Campania sono da considerare tali i territori delle province di Napoli (comprese le isole di Ischia, Capri e Procida), di Caserta e di Salerno, tranne i comuni che si trovano oltre gli 800 metri sul mare. Alcune zone dell’area napoletana sono considerate potenzialmente più a rischio, poiché, come accennato, si evidenziano microfocolai dove il tasso d’infezione canina raggiunge il 40%. Pertanto, lo scopo del presente Piano è quello di monitorare l’incidenza dell’infezione per valutare i provvedimenti di sorveglianza necessari al fine di prevenire la Leishmaniosi Viscerale umana attraverso il controllo del serbatoio canino. Scopo non secondario è quello di assicurare il benessere dei cani con e senza padrone affetti da leishmaniosi. In considerazione dell’analisi del rischio effettuata e di cui si è fatto cenno nelle premesse, il piano di monitoraggio verrà attuato nei territori delle province di Caserta, Napoli e Salerno, mentre la sorveglianza attiva sui canili-rifugi sarà attuata in tutto il territorio della regione, in considerazione degli spostamenti dei randagi ivi rifugiati. 2.3 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE Il Piano sarà attuato dai Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.LL. con le loro strutture territoriali. Ad esso concorreranno anche i veterinari libero professionisti (VLP). 2.4 LABORATORIO DI RIFERIMENTO Il campione ematico deve essere inviato per le analisi presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (IZSM) competente del territorio. Gli esami sierologici saranno eseguiti dall’IZSM utilizzando una metodica prevista da Enti Ufficiali Internazionali, quali Office International Epizooties Manual Terrestrial 2008 (charter 2.1.8. pag. 240-250) ed accreditata dall’Ente Accredia. Il campione risultato positivo all’esame sierologico immunoenzimatico deve essere sottoposto alla titolazione anticorpale mediante la metodica Immunofluorescence Assay Test (IFAT). Si definisce “titolo sierologico all’esame IFAT” il valore di estinzione ottenuto su diluizioni scalari di siero di cane esaminate con metodica IFAT. 2.5 DURATA Il Piano di durata quadriennale si concluderà il 31/12/2014. 1.5. ISTRUZIONI OPERATIVE Nelle province di Napoli, Caserta e Salerno i proprietari o detentori di cani di età compresa tra 1 anno e 10 anni a qualsiasi titolo devono sottoporre il proprio cane ad accertamenti per la diagnosi di 18 leishmaniosi, una volta all’anno. Tali accertamenti, che consistono in una visita clinica ed a prelievo ematico, possono essere eseguiti gratuitamente presso il Servizio Veterinario pubblico di competenza oppure a proprie spese presso strutture sanitarie private da veterinari libero professionisti (VLP). STADIAZIONE CANI Come già precedentemente descritto nel presente programma, qualora il Laboratorio si avvalga per la diagnosi di leishmaniosi di un test sierologico immunoenzimatico, il siero del cane risultato positivo al test di screening dovrà essere esaminato con la metodica IFAT per il rilievo del titolo anticorpale. La stadiazione clinica dei cani affetti da leishmaniosi è meticolosamente descritta nei lavori indicati in Bibliografia ai fini della gestione diagnostica e terapeutica. Tali classificazioni, tuttavia, sicuramente ottimali per la gestione dei singoli casi, non sono facilmente applicabili ad un piano di monitoraggio regionale poiché prevedono l’applicazione di tecniche multiple che prevedono costi non sostenibili dal sistema sanitario regionale. Al fine di poter applicare il presente piano sulla popolazione canina campana si distinguono tre diverse categorie di cani in base all’ esito dell’esame sierologico: Negativi - cani negativi all’esame sierologico. Sospetti - cani con titolo IFAT 1:40, oppure 1:80 Positivi - cani con titolo IFAT ≥ 1:160. Tanto premesso le modalità operative gestionali dei cani controllati e risultati negativi, sospetti e positivi sono le seguenti: I cani negativi ed i sospetti asintomatici saranno ricontrollati a distanza di 1 anno, a meno che non compaiano in questo arco temporale sintomi riconducibili a Leishmaniosi canina. I cani positivi sierologicamente che, a giudizio del medico veterinario manifestino segni clinici e/o alterazioni clinico-patologiche compatibili con la CanL, saranno sottoposti ad opportuna terapia secondo le indicazioni scientifiche più recenti (vedere Bibliografia allegata). Nel caso in cui la positività sierologica non si accompagni a manifestazioni cliniche, è opportuno ricorrere ad ulteriori accertamenti diagnostici, quali l’esame citologico, la PCR o l’isolamento del parassita in coltura. Tali prove diagnostiche sono comunque eseguibili presso l’IZSM. Il cane positivo all’esame sierologico, senza segni clinici della malattia e che risulta negativo ad ulteriori test quali ad esempio PCR, esame citologico ecc., sarà ricontrollato a distanza di 2 mesi. CANILI In tutti i canili della Regione Campania si applica la sorveglianza attiva attraverso il prelievo di sangue per il controllo della leishmaniosi, una volta all’anno a tutti i soggetti ricoverati. All’atto dell’introduzione nei canili e preferibilmente prima del ricovero, i soggetti catturati devono essere sottoposti a prelievo ematico al fine di escludere o diagnosticare la malattia. In caso di comprovata gravità, in base alla valutazione del medico veterinario, si può procedere all’eutanasia solo nei casi previsti dall’art. 3 comma 1, Legge Regionale del 24 novembre 2001, n.16. Il trattamento farmacologico è obbligatorio per i casi previsti nel capitolo STADIAZIONE. Per i canili delle province di Napoli, Caserta e Salerno, tutti i soggetti devono essere sottoposti ai dispositivi di prevenzione anti-vettoriale e/o meccanica, nel periodo di attività dei flebotomi vettori. Per i canili delle province di Benevento e Avellino, l’obbligo dei dispositivi di prevenzione antivettoriale e/o meccanica si applica solo nei casi in cui attraverso la sorveglianza entomologica nel canile si sia dimostrata la presenza di vettori. I cani randagi sieropositivi ricoverati nei canili possono essere adottati da privati previa sottoscrizione da parte del richiedente di un consenso informato (informativa sulle cure necessarie e le misure di controllo). 19 1.6 PROCEDURE OPERATIVE Le modalità d’invio dei campioni presso il citato Ente sono quelle indicate nella nota regionale del 04/04/2011 n° 264233: il campione ematico, deposto in provetta, deve riportare l’identificativo elettronico del cane stampato direttamente su etichetta autoadesiva applicata sulla provetta; il personale del Servizio Veterinario Pubblico, nonché i Veterinari Libero Professionisti, sono tenuti ad inviare i campioni ematici accompagnati dal modulo precompilato scaricato dalla Banca Dati Regionale Anagrafe Canina, seguendo il percorso seguente: Home Page Anagrafe Canina, sezione modulistica, scheda dell’invio campioni all’IZSM,aggiornato al 2013, come da allegato. Tale funzione prevede necessariamente la preventiva iscrizione del cane in Banca Dati Regionale Anagrafe Canina. Il citato modulo riporterà come informazione aggiuntiva l’eventuale vaccinazione del cane nei confronti della malattia e la data della stessa. Il personale del Servizio Accettazione dell’IZSM respingerà tutti i campioni che non rispondono ai requisiti descritti nel presente programma. 1.7 COSTI E BENEFICI I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL ed all’IZSM per le attività istituzionali. Relativamente ai benefici, tale piano consentirà di salvaguardare la salute della popolazione combattendo l’incidenza della malattia nel cane e conseguentemente nell’uomo. 1.8 MISURE DI SORVEGLIANZA Gli interventi previsti riguardano: la sorveglianza attiva dell’infezione canina nella regione Campania che, per l’anno 2014, prevederà l’esecuzione nel 100% dei canili dei controlli ufficiali per la corretta applicazione delle misure di sorveglianza, come descritte nel presente piano; la gestione dei cani infetti o malati di leishmaniosi canina; le misure antivettoriali per il controllo della trasmissione. Condizioni necessarie al raggiungimento degli obiettivi del Piano sono: le attività correlate alla lotta al randagismo ed all’implementazione dell’Anagrafe Canina, relativamente alla registrazione dell’identificativo del cane in Banca Dati Regionale Anagrafe Canina. Le misure di prevenzione applicabili per il contenimento dell’infezione da L. infantum sono in linea generale limitate da motivazioni scientifiche e tecniche, quali: Mancata disponibilità in Italia, a tutt’oggi, di un vaccino di comprovata efficacia ad uso umano; Difficoltà di contrastare la diffusione del vettore tramite interventi sull’ambiente. Allo stato attuale, le uniche misure di prevenzione che si possono applicare sono rappresentate da: Sorveglianza attiva dell’infezione nel cane sul territorio (la diagnosi precoce e l’immediata applicazione del protocollo terapeutico per il contenimento del serbatoio canino); Misure antivettoriali; Vaccinazione del cane mediante l’utilizzo del vaccino attualmente disponibile in Europa (vaccinazione su base volontaria). Infine, nell’ottica della prevenzione a tutto campo, è molto importante l’implementazione di un sistema di scambio di informazioni epidemiologiche tra i settori medico e veterinario, fondamentale per stabilire la dinamica delle attività di sorveglianza sul territorio. Al fine di migliorare il programma di Sorveglianza Attiva e di poter ottemperare alle disposizioni previste dalle norme vigenti (art.5 DPR 320/1954), i Veterinari Liberi Professionisti che accertino, nell’ambito dell’esercizio delle proprie funzioni, casi di leishmaniosi canina, sia a seguito di 20 diagnosi microscopica diretta e sia a seguito delle risultanze di esami di laboratorio, sono tenuti a segnalare la positività all’ASL territorialmente competente per la residenza del proprietario del cane, utilizzando l’apposito modello allegato al piano (all.A). SEGNALAZIONE I casi accertati di Leishmaniosi Canina, devono essere segnalati per iscritto ai Servizi Veterinari pubblici competenti del territorio di residenza o domicilio del detentore del cane. Sono tenuti alla segnalazione: Veterinari dipendenti del S.S.N. Veterinari Liberi Professionisti Veterinari dipendenti da Enti di Ricerca o da Università I Direttori dei Laboratori privati LE MISURE ANTIVETTORIALI PER IL CONTROLLO DELLA TRASMISSIONE Le misure protettive hanno il duplice scopo di prevenire la trasmissione dell’infezione all’uomo ed ai cani sani dai cani malati; impedire che il cane leishmaniotico diventi serbatoio di leishmanie. Tutti i cani positivi all’esame sierologico che vivono nelle province di Caserta, Napoli, Salerno devono essere sottoposti a misure di protezione contro la puntura dei flebotomi, per prevenire la reinfezione ed ottenere il controllo della leishmaniosi canina (PREVENZIONE DI MASSA). I soggetti clinicamente guariti dopo terapia devono essere sottoposti a misure di protezione, poiché continuano ad essere infettanti per il flebotomo vettore anche se in misura ridotta. I cani sani che vivono o si recano in zone endemiche devono essere sottoposti a misure di protezione contro la puntura dei flebotomi (PREVENZIONE INDIVIDUALE). Il periodo di trattamento deve essere limitato all’attività dei flebotomi vettori, che per il Sud Italia va da metà maggio a metà novembre, orientativamente. Le sostanze di comprovata efficacia sono la permetrina, da sola o in associazione con imidacloprid, per applicazione topica (spot-on) e deltametrina (complesso deltametrina-trifenilfosfato), somministrata attraverso una banda protettiva a lento rilascio (collare). La loro efficacia è comprovata dalla documentazione scientifica ed è stata valutata sommando l’attività no-feeding, attraverso la misurazione dei flebotomi che non hanno effettuato un pasto di sangue sui cani trattati e l’effetto insetticida vero e proprio sui vettori, considerando la mortalità degli insetti dopo 24 ore dal contatto con il cane trattato; il 100% delle femmine che hanno fatto il pasto di sangue muore. Da tener presente che le modalità di somministrazione condizionano i tempi necessari affinché il soggetto sia protetto: infatti, mentre gli spray sono immediatamente protettivi, le gocce sul dorso (spot-on) proteggono dopo 24-48 ore ed il collare dopo ben 5-6 giorni. PROTEZIONE MECCANICA In alternativa alla protezione con i repellenti, è possibile ricorrere alla protezione meccanica. Durante le ore notturne dei mesi caldi, a partire dall’imbrunire sino al sorgere del sole, gli animali infetti e/o malati possono essere tenuti in rifugi dove porte e finestre sono state protette da reti (“zanzariere”) a maglia fitta (1-2 mm), tali da impedire l’ingresso dei flebotomi. APPLICAZIONE DELLE MISURE DI SORVEGLIANZA E MODALITA’ DI REGISTRAZIONE In relazione ai molteplici parametri da analizzarsi caso per caso, il Servizio Veterinario competente per territorio prescrive al proprietario o detentore del cane le congrue misure come sopra indicate. Tale imposizione, che ha la valenza di atto autoritativo di una Pubblica Amministrazione che agisce contro gli interessi legittimi di un privato, deve essere adottata con un Provvedimento Amministrativo emanato ai sensi della L. 241/91, con idoneo procedimento amministrativo. 21 I Servizi Veterinari si avvalgono del Mod. 5/A di ispezione, già predisposto a tale scopo. Nel Provvedimento deve essere indicato il TAR, quale organo giurisdizionale cui ricorrere contro lo stesso Provvedimento. Le attività inerenti i controlli ufficiali ed i campioni ufficiali effettuati presso i CANILI dovranno essere registrate nel sistema informativo GISA-MACROAREA IUV-CANILI, selezionando tra i piani di monitoraggio il: “Piano di monitoraggio della Leishmaniosi” Piano 64 lettera B) Le attività inerenti i controlli ufficiali ed i campioni ufficiali effettuati sui CANI PADRONALI, infetti o malati di Leishmaniosi, dovranno essere registrate nel sistema informativo GISAMACROAREA IUV - PROPRIETARI DI ANIMALI, selezionando tra i piani di monitoraggio il: “Piano di monitoraggio della Leishmaniosi”. Piano 64 lettera A) Le attività inerenti i prelievi ematici effettuati sui cani padronali e randagi presso le strutture ASL, saranno registrate nel sistema informativo VAM. SORVEGLIANZA ENTOMOLOGICA Al fine di completare le mappe di rischio per Leishmania Infantum nella regione Campania, l’IZSM si farà carico di effettuare un’attività minima di sorveglianza entomologica per individuare: le aree in cui è presente il vettore (eventuali aree diverse da quelle storicamente note, ad es. aree interne) la durata della stagione dei flebotomi (inizio e fine variabile a seconda delle condizioni climatiche) la consistenza della popolazione dei vettori l’eventuale introduzioni di vettori diversi da quelli già identificati in regione Campania A tale scopo sono collocate trappole idonee in alcuni siti opportunamente selezionati. ATTIVITA’ DI INFORMAZIONE ED EDUCAZIONE SANITARIA RIVOLTE AI PROPRIETARI DEI CANI Presso il Settore Veterinario sarà costituito un gruppo di lavoro, coordinato dall’Osservatorio Epidemiologici Regionale Veterinario (OERV) che avrà il compito di produrre opuscoli ed altro materiale informativo rivolti alle famiglie, allo scopo di sensibilizzare i proprietari di cani nei confronti della zoonosi. Tali materiale viene distribuito presso le AASSLL, i Servizi Comunali competenti, le Fattorie Didattiche, le Scuole, in occasioni di eventi e manifestazioni. PASSAPORTO Per ciò che attiene al rilascio del pet-passaport il riscontro della malattia, della reattività o positività sierologica non costituisce di per sé una limitazione all’emissione del medesimo. 2 PROGRAMMAZIONE Non si può procedere ad una vera e propria programmazione in quanto le attività sono su richiesta da parte dei proprietari di cani. 3. VERIFICA Annualmente l’OERV predispone un’accurata rendicontazione delle attività svolte sul territorio dai Veterinari Pubblici e Liberi Professionisti in relazione al Piano di controllo della Leishmaniosi. Tale attività prevede la valutazione dell’efficacia registrata con l’implementazione delle misure previste dal presente Piano per il contenimento del rischio leishmaniosi sul territorio. I dati necessari per lo studio sopra citato sono ricavati dalle dettagliate informazioni riportate nel predisposto “modulo accompagnamento campioni” e registrate nel Sistema Informativo al momento della consegna dei 22 campioni ai Servizi Accettazione dell’IZSM nonché da tutte le informazioni presenti nella Banca Dati Anagrafe Canina Campania . L’ OERV, infine, trasmette in proposito una dettagliata relazione annuale all’Assessorato alla Sanità Regione Campania. 23 24 COMUNICAZIONE di CASO ACCERTATO di LEISHMANIOSI CANINA. (Allegato “A”) Alla Asl ………….. Il sottoscritto Dr._____________________________________________________________________________ iscritto all’Ordine professionale della Provincia di____________________N________________ Tel. Amb._______________cell.________________e-mail________________________________ In ottemperanza al piano di Monitoraggio della Leishmaniosi Canina in Regione Campania (Piano Regionale Integrato 2011-2014, approvato con DGRC n. 377 del 04/08/2011) COMUNICA di aver accertato un caso di Leishmaniosi sul cane: razza________________________________________mantello____________________________ sesso__________data di nascita___________microchip_________________________________ Proprietario: nome e cognome______________________________________________________ Cod. Fisc________________________________________________________________________ Indirizzo________________________________________________________________________ Comune________________________________________________Provincia________________ Tel._______________cell.________________e-mail_____________________________________ Esami richiesti: □ sierologico □ citologico/istologico □ PCR □ coltura Esito dell’esame effettuato c/o il laboratorio___________________________________________ In data______________________________ DATA FIRMA E TIMBRO 25 Bibliografia di riferimento Regolamento di Polizia Veterinaria DPR 320/54 OIE Terrestrial Manual 2008 Chapter 2.1.8 pagg 240-250, 2008. Ordinanza 6 agosto 2008 Min. del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali “Ordinanza contingibile ed urgente concernente misure per l’identificazione e la registrazione della popolazione canina “ M. Castagnaro, A. Crotti, Fondati A., L. Gradoni, G. Lubas, M. Maroli, G. Oliva, S. Paltrinieri , L. Solano-Gallego, X. Roura, A. Zatelli , E. Zini, “Leishmaniosi canina: linee guida su diagnosi, stadiazione, terapia, monitoraggio e prevenzione. Parte I: Approccio diagnostico e classificazione del paziente leishmaniotico e gestione del paziente proteinurico” Veterinaria, anno 21, n. 3, 2007, pagg. 19-32 G. Oliva, X. Roura, A. Crotti, E. Zini, M. Maroli, M. Castagnaro, L. Gradoni, G. Lubas, S. Paltrinieri, A. Zatelli “Leishmaniosi canina: linee guida su diagnosi, stadiazione, terapia, monitoraggio e prevenzione. Parte II: Approccio terapeutico” Veterinaria, anno 22, dic. 2008, pagg. 1-10 Baneth G., Koutinas A. F., Solano-Gallego L., Bourdeau P., Ferrer L. “Canine leishmaniosis- new concepts and insight on an expanding zoonosis: part one”, Trends in Parasitology, 24, n. 8, 2008 Mirò G., Cardoso L., Pennis M. G., Oliva G., Baneth G., “Canine leishmaniosis- new concepts and insight on an expanding zoonosis: part two”, Trends in Parasitology, 24, n. 7, 2008 Michele Maroli, Luigi Gradoni, Gaetano Oliva, Massimo Castagnaro, Alberto Crotti, George Lubas, Saverio Paltrinieri, Xavier Roura, Eric Zini, Andrea Zatelli “Leishmaniosi canina: linee guida su diagnosi, stadiazione, terapia, monitoraggio e prevenzione. Parte III: Prevenzione” Veterinaria, anno 23, n. 4, 2009 Oliva G., Scalone A., Foglia Manzillo V., Gramiccia M et al “Incidence and time course of Leishmania infantum infections examined by parasitological, serologic and nested-PCR techniques in a cohort of naïve dogs exposed to three consecutive transmission seasons” J. of Clin. Microbiol. 44: 1318-1322, 2006 Gradoni L., Gramiccia M., Khoury C., Maroli M. “Linee guida per il controllo del serbatoio canino della leishmaniosi viscerale zoonotica in Italia” Rapporti ISTISAN 04/12 ISSN 1123-3117, 2004 Maroli M., Mizzoni V., Siragusa C., D’Orazi A., Gradoni L. “Evidence for an impact on the incidence of canine leishmaniasis by the mass use of deltamethrin-impregnated dogs collars in southern Italy” Medical and Veterinary Entomology 15, 358-363, 2001 Baldi L., Mizzoni V., Guarino A. “New and Old foci of Leishmaniasis in Campania Region” SOIPA 2004 Piano regionale di controllo della leishmaniosi canina nel territorio della regione EmiliaRomagna P. Ready Leishmaniasis emergence in Europe www.eurosurveillance.org, 11 marzo 2010 Dujardin JC, Campino L., Canavate C., Dedet J. P., Gradoni L., Soteriadou K., Mazeris A., Ozbel Y, Boelaert M “ Spread of vector-borne diseases and Neglect of leishmaniasis, Europe” Emerg Infect. Dis. , 14 (7), 1013-1018, 2008 Dujardin J. C. “Monitoring risk factors of spreading of Leishmaniasis around the Mediterranean Basin” (Leish-Med Pubishable final activity report), 2009. www.leishrisk.net Pubblicazione sulla rivista Journal of American Veterinary Medical Association delle linee guida elaborate dal GSLC : 26 Canine leishmaniasis: guidelines for diagnosis and clinical classification Autori: Saverio Paltrinieri, Laia Solano-Gallego, Alessandra Fondati, George Lubas, Luigi Gradoni, Massimo Castagnaro, Alberto Crotti, Michele Maroli, Gaetano Oliva, Xavier Roura, Andrea Zatelli, Eric Zini, Canine leishmaniasis: guidelines for treatment Autori: Gaetano Oliva, Xavier Roura, Alberto Crotti, Michele Maroli, Massimo Castagnaro, Luigi Gradoni, George Lubas, Saverio Paltrinieri, Andrea Zatelli, Eric Zini Canine leishmaniasis: guidelines for prevention Autori: Michele Maroli, Luigi Gradoni, Gaetano Oliva, Massimo Castagnaro, Alberto Crotti, George Lubas, Saverio Paltrinieri, Xavier Roura, Eric Zini, Andrea Zatelli 27 PIANO 67- PIANO DI MONITORAGGIO SUL QUADRO INFETTIVO E PARASSITOLOGICO IN CANI OSPITATI NEI CANILI DELLA REGIONE CAMPANIA 1. PIANIFICAZIONE Gli endo ed ectoparassiti costituiscono un problema di grande importanza sia per i cani padronali che per quelli randagi/vaganti, nonché per quelli ospitati nei canili. La vita in canile è considerata un fattore di rischio per numerose parassitosi, quali ascaridiosi, ancilostomosi, trichurosi, coccidiosi e giardiasi. Le particolari condizioni presenti nei canili favoriscono, infatti, la diffusione di infezioni parassitarie, soprattutto nel caso in cui non sia presente una zona di quarantena per i neo arrivati e siano ospitati un numero elevato di animali. Inoltre, alcune specie parassitarie dei cani sono responsabili di zoonosi e quindi esiste la possibilità di contagio sia per il personale che lavora a contatto con gli animali, sia per i privati ai quali gli animali vengono successivamente affidati. Ricordiamo, ad esempio, come l’ingestione di uova mature di Toxocara da parte dell’uomo possa provocare la sindrome da “larva migrans” e come i cani siano ritenuti responsabili della trasmissione all’uomo di infezioni sostenute da protozoi del genere Giardia e Cryptosporidium molto pericolosi soprattutto per i bambini e per i soggetti immunodepressi. Per quanto concerne gli ectoparassiti (pulci, pidocchi, zecche ed acari), altre al danno diretto che essi provocano (sottrazione di sangue, reazione allergiche, azione tossico/paralizzante), deve essere considerata la loro straordinaria capacità di trasmettere agenti patogeni (virus, batteri, protozoi ed elminti), molti dei quali agenti di zoonosi. Il ruolo del cane come reservoir di malattie zoonosiche costituisce un rilevante problema di salute pubblica in tutto il mondo. I cani, infatti, sono inseriti nella catena epidemiologica di circa 60 malattie zoonosiche di origine parassitaria. Le patologie trasmesse da vettori (VBDs) che interessano il cane ospitato in canile assumono grande importanza per il loro impatto sulla salute e sul benessere degli stessi, ma anche perché alcune di queste sono zoonosi. In alcune circostanze il cane agisce come serbatoio di infezione per la popolazione umana, in altri casi può rappresentare un’importante sentinella per la rilevazione e la caratterizzazione di diverse malattie zoonotiche. Pertanto, l'identificazione degli agenti patogeni nei cani potrebbe assumere valore, in questo caso, oltre che nella gestione dei cani affetti, anche al fine di sviluppare strategie attive in caso di esposizione della popolazione umana. Le infezioni causate da patogeni come Ehrlichia, Borrelia e Rickettsia spp sono sempre più frequentemente rilevate a livello mondiale. Tuttavia, a livello europeo, vi sono poche ricerche circa la prevalenza di malattie trasmesse da vettori nei cani o la sieroprevalenza comparativa per vari organismi in specifiche aree geografiche d'Europa. In particolare in Italia, è difficile valutare la reale prevalenza di infezione da diversi agenti patogeni a causa della limitata quantità di dati, nonché delle difficoltà nel confrontare dati provenienti da studi che utilizzano strumenti diagnostici diversi. Inoltre, la prevalenza di infezione da parte di vettori patogeni può anche variare a seconda dell’area geografica interessata. Per esempio, la prevalenza di infezione da E. canis nei cani stimata attraverso indagini sierologiche varia dal 14,9% nel Sud Italia al 46,7% in Sardegna. Al contrario, la prevalenza globale di infezioni Ehrlichia canis tra i 601 cani italiani stimata mediante PCR real-time è inferiore a quella registrata mediante indagini sierologiche, con una maggiore diffusione al sud (9,7%), rispetto al centro (8%) e al settentrione (2,9%) d’Italia. Di fatto, queste differenze sono dovute ai diversi metodi utilizzati in ogni studio, ma anche al fatto che il rischio di infezione da E. canis varia in funzione di fattori locali (ad esempio, la concentrazione ambientale del vettore ed i suoi modelli di attività). Studi in materia di Borrelia burgdorferi nei cani sono scarsi in Italia. Borrelia burgdorferi sensu lato e diverse "genospecie" sono state rilevate in zecche raccolte nel nord e centro Italia. Anche se anticorpi anti-B. burgdorferi sono stati rilevati mediante immunofluorescenza indiretta in un cane 28 malato proveniente dalla Sicilia, non sono attualmente disponibili dati di prevalenza per infezioni da Borrelia nei cani. Pertanto, poiché il cane rappresenta un’eccellente sentinella per la rilevazione e la caratterizzazione delle zoonosi trasmesse da vettori, modelli di esposizione a carattere regionale possono essere facilmente impostati attraverso studi epidemiologici che impieghino sieri di cani. Nell'ottica di una migliore caratterizzazione dei modelli di esposizione a patogeni trasmessi da vettori nei cani del sud Italia potrebbe essere dunque interessante avviare uno studio relativo alla prevalenza di esposizione nei confronti Ehrlichia canis, Borrelia burgdorferi e Rickettsia conorii in campioni di siero di popolazioni canine ospitate nei canili pubblici presenti nella Regione Campania. 1.1 SCOPI Valutare la presenza e la diffusione dei principali endo ed ectoparassiti nei cani ospitati nei canili della Regione Campania con valutazione del rischio zoonosico per poi approntare specifici protocolli di controllo. Per il raggiungimento dell’obiettivo generale prefissato, la ricerca, articolata in tre anni, si propone di: 1) Valutare la presenza e la diffusione dei principali endo ed ectoparassiti nei cani ospitati in 42 canili della Regione Campania. 2) Valutare le possibilità, in base ai dati riscontrati, di proporre programmi di trattamento con antiparassitari e/o interventi ambientali verso protozoi, nematodi e cestodi. Valutare la presenza e la diffusione di alcuni agenti infettivi nei cani ospitati nei canili della Regione Campania con valutazione del potenziale rischio zoonosico per poi approntare specifici protocolli di controllo. Per il raggiungimento dell’obiettivo generale prefissato, la ricerca, articolata in tre anni, si propone di: 1) Effettuare la ricerca di anticorpi, sui cani ospitati, per Borrellia Burgdoferi, Ricketsia Conori ed Ehrlichia Canis attraverso metodica Elisa indiretta; 2) Effettuare indagine sierologica, sui cani ospitati, per la ricerca di Brucella Canis; 3) Effettuare indagine batteriologica, attraverso la raccolta di tamponi auricolari dei cani ospitati, sintomatici e non; 4) Effettuare indagine batteriologica, attraverso la raccolta di tamponi rettali dei cani ospitati, per la ricerca di Campylobacter jejuni. 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE Il presente piano sarà attuato da: Servizi Veterinari ASL CRIUV 1.3 ISTRUZIONI OPERATIVE L’esecuzione di tale piano prevede un programma triennale, in cui verranno sottoposti ad ispezione 42 canili autorizzati della regione Campania, scelti in maniera randomizzata dall’elenco pubblicato in Home Page della BDR Anagrafe Canina In ciascun canile saranno campionati 20 box mediante un criterio di campionamento sistematico; nel caso in cui fossero presenti meno di venti box, saranno campionati tutti i box del canile. I campioni di copros saranno prelevati direttamente dal pavimento del box, costituendo un pool. Lo stesso verrà riposto in un barattolo con tappo a vite servendosi di un abbassalingua monouso. 29 Una volta eseguiti tutti gli esami, per ogni canile sarà compilata una scheda, che fornisce informazioni riguardo la zona territoriale di provenienza dei cani ed il quadro parassitologico riscontrato. I campioni di sangue ed i tamponi auricolari e rettali saranno effettuati su un singolo cane all’interno dei box selezionati; tale soggetto verrà individuato random secondo l’anzianità di soggiorno e l’età. Una volta eseguiti gli esami previsti dal Piano, per ogni canile sarà compilata una scheda, che fornirà informazioni relative al quadro infettivo riscontrato. 1.4 ATTREZZATURE Le ispezioni necessitano delle attrezzature idonee al prelievo dei substrati previsti 1.5 PROCEDURE DOCUMENTATE E REGISTRAZIONI Come in ogni altro tipo di ispezione, sarà essere compilato il “Mod. 5” con l’attribuzione del punteggio delle non conformità eventualmente riscontrate. Il controllo sarà poi inserito nel sistema informatico regionale G.I.S.A. L’inserimento dei dati sarà effettuata in Macroarea I.U.V., sezione Canili, aggiungendo il controllo ufficiale e selezionando il piano di monitoraggio de quo. I controlli ispettivi saranno visivi e documentali. 1.6 LABORATORIO DI RIFERIMENTO I campioni verranno lavorati nei laboratori del CRIUV presso il POV, dell’IZSM ed in quelli dell’Università. 1.7 DURATA Tale progetto prevede una programmazione triennale 2012/2014 e pertanto si concluderà il 31/12/2014 1.8 COSTI E BENEFICI Non sono previsti al momento costi supplementari dedicati specificamente all’esecuzione di tale piano di monitoraggio, in quanto quello relativo al personale è già assolto dal C.N.L.. Per quanto riguarda i benefici, tale piano evidenzierà la presenza e la diffusione dei principali ecto ed endoparassiti nonché la presenza di alcuni agenti infettivi nei canili monitorati; ciò permetterà di proporre specifici programmi di trattamento da osservare nei canili sottoposti a controllo al fine di ridurre la carica infettante ed infestante degli agenti zoonotici. 2. PROGRAMMAZIONE Tab. 1 programmazione delle ispezioni ASL AV ASL BN 5 5 ASL CE ASL NA1 5 5 ASL NA2 Nord 5 ASL NaA3 Sud 5 ASL SA TOT 5 35 Al fine di una migliore efficienza dell’attività di controllo dei Servizi Veterinari, l’accesso ai canili degli addetti afferenti al CRIUV ed all’Università sarà possibilmente concomitante a quello effettuato dal personale ASL per la effettuazione dei controlli ufficiali. 30 3. VERIFICA Ad ogni fine anno, il presente piano sarà sottoposto a verifica da parte del CRIUV che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Il CRIUV analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale e i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche occorra implementare altre metodiche e tecniche di controllo ufficiale 31 PIANO 68-PIANO DI MONITORAGGIO SULL’ANAGRAFE DEI CANI PADRONALI 1. PIANIFICAZIONE L’iscrizione del cane all’anagrafe canina regionale è attuata previa apposizione sottocutanea di microchip a cui segue la contestuale registrazione in BDR . Tale procedura è fondamentale per prevenire il fenomeno dell’abbandono dei cani e il conseguente incremento della popolazione canina randagia. L’apposizione del microchip è obbligatoria e la disattenzione di tale norma è punita come illecito amministrativo ai sensi della normativa vigente. Pertanto, il monitoraggio dell’avvenuta apposizione del microchip dei cani e la contestuale iscrizione in BDR Anagrafe Canina, è una delle azioni per concorrere al raggiungimento di uno degli obiettivi strategici regionali come elencati nel cap. I del P.R.I. Il Piano prevede la verifica dell’avvenuto inserimento del microchip e della conseguente registrazione del cane nella BDR Anagrafe Canina relativamente ai cani: condotti per strada oggetto di commercio detenuti da privati detenuti in aziende zootecniche 1.1 SCOPO Lo scopo del Piano è pertanto quello di avere un riscontro sulla effettiva ottemperanza alla normativa oltre a beneficiare di un effetto preventivo determinato dalla presenza di un controllo attivo sui proprietari. 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE L’Autorità coinvolta nello svolgimento del Piano sono i Servizi Veterinari delle AA.SS.LL coadiuvati, quando possibile, dalle Polizie Municipali 2.6 LABORATORIO DI RIFERIMENTO Per tale piano non sono previste attività di campionamento. 2.7 DURATA Il Piano si concluderà il 31/12/2014. 2.8 COSTI E BENEFICI Il Piano non prevede costi aggiuntivi; prevede i benefici conseguenti alla diminuzione della popolazione canina randagia. 2.9 PROCEDURE OPERATIVE I funzionari che effettuano il controllo saranno dotati di lettore per microchip e di computer per il collegamento simultaneo alla BDR. Ad ogni cane o gruppo di cani appartenenti ad un padrone, corrisponde una ispezione; ad ogni ispezione dovrà essere redatto un Mod 5; ogni ispezione dovrà essere inserita in GISA, macroarea IUV In caso di riscontro di cani non muniti di microchip, dovrà essere contestato o notificato al proprietario (se noto) o al conduttore (il quale in mancanze di informazioni certe sull’identità del proprietario, deve presumersi essere esso stesso il proprietario) un processo verbale di illecito 32 amministrativo (Mod. 7) per violazione alla L.R. 16/01 punita con sanzione amministrativa da € 77 a € 464 ai sensi dell’art. 17 stessa norma. 2. PROGRAMMAZIONE Si prevede l’effettuazione di n. 1.800 ispezioni l’anno così suddivise: ASL N. cani sottoposti ad ispezione annualmente AVELLINO 200 BENEVENTO 200 CASERTA 200 NA 1 CENTRO 600 NA 2 NORD 200 NA 3 SUD 200 SALERNO 200 TOT ANNUALE 1.800 3. VERIFICA A fine anno, il presente piano sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Se ritenuto utile, sarà data opportuna informazione circa le risultanze del Piano alle Autorità locali, alle organizzazioni di categoria ed agli organi di informazione. L’ORSA analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche occorra implementare altre metodiche e tecniche di controllo ufficiale 33 PIANO 69-PIANO DI MONITORAGGIO SUL BENESSERE ANIMALE NEI CANILI 1. PIANIFICAZIONE Il Benessere del cane ospitato in canile è uno degli argomenti di maggior attualità nel nostro Paese, dove Leggi Nazionali e Regionali (Legge 281 del 14 Agosto 1991: Legge Quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo recepita in Campania con la Legge 286\91) regolamentano tale problematica. In ottemperanza alla vigente normativa in materia e al crescente interesse dell’opinione pubblica relativamente al Benessere animale ci si è proposti di valutare dettagliatamente e con metodologia scientifica, i parametri che influenzano il Benessere dei cani ospitati in canile. La sezione di Fisiologia del Dipartimento di Strutture, Funzioni e Tecnologie Biologiche dell’Università Federico II, ha messo a punto una metodica innovativa, che prevede l’osservazione comportamentale diretta di tutti i cani presenti all’interno di un box di un canile e l’esecuzione di un test comportamentale preliminare che, con il presente Piano, si intendono utilizzare per effettuare un monitoraggio del Benessere nei canili presenti nel territorio regionale ed una indicazione del livello di adottabilità dei soggetti esaminati. Per tale motivo il presente piano di monitoraggio prevede l’interazione delle attività svolte dai seguenti attori: Servizi Veterinari ASL CRIUV 1.1 SCOPI La permanenza in canile rappresenta un evento stressante per il cane, che vi giunge spesso dopo la drammatica esperienza dell’abbandono e del vagabondaggio. A questa esperienza si aggiunge la cattura, che può avvenire in modo più o meno traumatico. Il cane inizia, quindi, la sua permanenza in canile, in un ambiente che, per quanto rispondente alle norme previste dalle diverse legislazioni nazionali e locali, può costituire una possibile fonte di stress sia per le mutate condizioni ambientali sia per il profondo cambiamento che subisce la relazione con l’essere umano trattandosi inevitabilmente di un ambiente estraneo e ricco di stimoli inconsueti. Il cambiamento nella qualità e frequenza della relazione con l’uomo rappresenta l’elemento che incide in modo sostanziale sul benessere dell’animale, a questo vanno sommati il mutamento della dieta, del confinamento in uno spazio chiuso e la perdita della routine quotidiana. Per il cane, animale sociale per eccellenza, la perdita del rapporto con l’essere umano di riferimento costituisce, infatti, un serio motivo di sofferenza. Indubbiamente, le situazioni peggiori in rapporto allo stato di benessere vengono rilevate nei primi mesi di permanenza nel canile (in genere 2 o 3). Successivamente si assiste ad una “normalizzazione” del comportamento: si assiste da parte dell’animale ad un adattamento al nuovo ambiente. Questi tentativi possono avere esito positivo e quindi l’animale si può considerare “adattato” alla nuova condizione di vita. Altre volte i tentativi di rapportarsi all’ambiente possono fallire con conseguenze negative sullo stato generale dell’animale. Qualche volta l’animale riesce ad adattarsi solo con grandi difficoltà o a non adattarsi affatto, manifestando così tipiche alterazioni comportamentali indice di malessere. I fallimenti e le difficoltà nel rapportarsi al nuovo ambiente del canile sono indicatori di scarso benessere e, in termini pratici, possono tradursi in: 34 - ridotta aspettativa di vita; - peggioramento della crescita e\o decadimento organico; - presenza di traumi e ferite; - maggiore suscettibilità alle malattie; - comportamenti anomali. La sofferenza e lo scarso stato di benessere spesso si manifestano insieme, ma si può verificare che l’animale non soffra, pur trovandosi in condizioni di scarso Benessere. Ad oggi non esiste una definizione univoca del concetto di Benessere, infatti il mondo scientifico affronta tale tematica seguendo differenti linee di pensiero: - Il benessere dipende dalle sensazioni e dalle esperienze vissute dall’animale coscientemente, considerando esclusivamente le situazioni di cui l’animale è conscio, come capaci di contribuire positivamente o negativamente al suo benessere; - Il benessere rappresenta “lo stato dell’animale relativo ai suoi sforzi per far fronte alle condizioni ambientali cui va incontro”; - Il benessere è uno stato completo di salute sia fisico sia mentale, in cui l’animale è in armonia con il suo ambiente; - Il benessere rappresenta il soddisfacimento dei bisogni fisici, ambientali, nutritivi, comportamentali e sociali dell’animale o di gruppi di animali sotto la cura, la supervisione o l’influenza delle persone. La definizione più facilmente apprezzabile risulta quella delle cosiddette “cinque libertà”, enunciate dal Farm Animal Welfare Council nel 1991, secondo la quale gli animali devono essere protetti e quindi liberi: 1. dalla fame e dalla sete; 2. da una stabulazione inadeguata e dalle intemperie; 3. dalle malattie e dalle ferite; 4. dalla paura e dall’ansia; 5. devono essere liberi di esprimere un repertorio comportamentale normale per la loro specie. Le prime tre libertà sono facilmente misurabili e relativamente semplici da garantire agli animali in quanto palesemente standardizzabili. Differentemente molto più complesso è garantire l’assenza di paure e ansie e, di conseguenza, la libertà di espressione del repertorio comportamentale speciespecifico di animali ricoverati in strutture adibite a canili. La valutazione del Benessere coinvolge una serie di risposte che l’animale mette in atto per adattarsi all’ambiente in cui si trova. L’organismo, infatti, risponde alle varie situazioni non solo con cambiamenti comportamentali, primi e precoci segni di necessità e di adattamento, ma anche con meccanismi fisiologici e immunitari, che possono avere ripercussioni sullo stato di salute e di accrescimento. Per questo motivo gli studi relativi al Benessere, sempre più frequentemente prendono in considerazione una serie di reazioni che vengono comunemente chiamati “indicatori di adattamento”. Pertanto scopo del presente piano è quello di testare un tipo di valutazione del benessere animale sul campo basato sull’osservazione di una gamma di parametri raggruppabili in due categorie: - Animal-based criteria, parametri diretti rilevabili cioè direttamente sugli animali; 35 - Design criteria, parametri indiretti relativi all’ambiente in cui gli animali vivono e alla sua gestione (Scipioni R., et al., 2009). Gli animal-based criteria hanno il pregio di misurare direttamente il Benessere, poiché rilevano lo stato dell’animale stesso, la reattività e la capacità di adattamento a specifici ambienti. In questa categoria rientrano i parametri fisiologici, quelli comportamentali e quelli relativi allo stato di salute; la loro registrazione può, però, richiedere troppo tempo e a volte risultare difficoltosa. I design criteria, invece possono consentire una valutazione relativamente semplice dell’ambiente in cui gli animali risiedono e della sua gestione, in quanto sono spesso facilmente rilevabili, si riferiscono ad esempio alle dimensioni delle varie strutture, alla qualità dell’alimentazione, alla numerosità dei gruppi di animali, ma non sono sufficienti da soli a definire il benessere dell’animale; essi rappresentano punti critici o fattori di rischio. Un'attenta valutazione delle relazioni e delle interazioni tra i diversi fattori quali: tipologia delle strutture, management e rilievi sugli animali (patologie, reattività comportamentale, parametri ematici) renderà possibile determinare l'importanza di tali fattori nella definizione dello stato di Benessere degli animali allevati. I risultati ottenuti potranno così essere utilizzati per selezionare i parametri più importanti da usare nello strumento di valutazione del benessere in campo. Il Piano si propone di acquisire, dunque, nuove informazioni circa la correlazione tra confinamento di cani in canile, conduzione e management del canile/rifugio ed indicatori di benessere/malessere da ricercare su soggetti vivi. Gli indicatori studiati dovranno dimostrarsi validi in accordo a metodi biostatistici validati. L’eventuale significatività dei risultati ottenuti potrà risultare utile in strategie di miglioramento delle condizioni di vita dei soggetti mediante accorgimenti mirati. Ulteriore scopo del presente Piano è quello di fornire una banca dati dei profili comportamentali preliminari dei soggetti valutati. Tali dati, dopo opportuna elaborazione, saranno inseriti nel sistema informatico BDR Anagrafe Canina e potranno risultare di valido ausilio nella corretta gestione dei soggetti ospitati. In particolare, ai soggetti verrà accoppiata una indicazione del livello di adottabilità (adottabilità immediata, adottabilità con riserva, adottabilità difficile). Tale parametro, può supportare una corretta e consapevole adozione, minimizzare i rischi di rientro in canile e di abbandono. 1.2 COMPETENZE SPECIFICHE E RISORSE UMANE Il piano sarà attuato da: Servizi Veterinari ASL CRIUV 1.3 ISTRUZIONI OPERATIVE L’esecuzione di tale Piano prevede l’esecuzione delle seguenti procedure: 1) METODICA OSSERVAZIONALE SPERIMENTALE. Consta di due parti: - PARTE PRELIMINARE: in ogni canile verrà compilata una scheda di raccolta dati a cura del Direttore Sanitario della struttura. 36 - PARTE SPERIMENTALE: osservazione comportamentale diretta dei cani ricoverati in box. Tale metodica prevede la valutazione di alcuni parametri in diverse condizioni, e precisamente: a due metri di distanza dal box con operatore in piedi, davanti alla porta del box ed infine con operatore inginocchiato e con la mano poggiata al reticolato della porta del box. Tale procedura comporta un graduale avvicinamento fisico dell’operatore ai cani con crescente grado di interazione con l’uomo. I dati relativi alla reazione di ciascun cane presente nei box viene valutata a differenti tempi (tempo 0, ovvero a 30 secondi - tempo I, ovvero a 1 minuto - tempo 2, ovvero 3 minuti). In tal modo è valutato il tempo di adattamento alla nuova situazione presentata e conseguentemente in quanto tempo si ristabilisce all’interno del gruppo una condizione di calma. I parametri presi in considerazione sono i seguenti: distanza di evitamento, vocalizzazioni, grado di socializzazione con conspecifici e con l’uomo, aggressività (tipologie e grado), presenza di stereotipie (tipologie e grado), attività locomotoria, analisi dell’ansia e della paura, stato di nutrizione. 2) METODICA STANDARDIZZATA DI RILIEVO DELLO STRESS. All’interno dei box campionati verranno effettuati prelievi su differenti substrati biologici per la determinazione del cortisolo. Il cortisolo rappresenta un valido indicatore di stress, pertanto secondo quanto dettato dalla comunità scientifica si procederà ad effettuare sia uno screening di massa sia uno screening individuale sui seguenti campioni biologici, al fine di determinare lo stress acuto e cronico: - campioni fecali: valutazione del cortisolo fecale per uno screening di massa, finalizzato alla valutazione dello stress cronico. I campioni fecali saranno prelevati dal pavimento del box, prestando particolare attenzione all’ottenimento di un pool di feci. -campioni ematici: valutazione del cortisolo ematico per uno screening individuale. I prelievi verranno effettuati nel cane soggiornante in box da più tempo e, a parità di condizioni, da quello più anziano. 3) ESECUZIONE TEST COMPORTAMENTALI SINGOLI I soggetti esaminati verranno sottoposti ad un test (caratteristiche peculiari sono rappresentate dalla semplicità, velocità, ripetibilità) che consente l’ottenimento di un profilo comportamentale preliminare di tali soggetti. Tale test, derivante da una variante semplificata dei modelli presenti in letteratura, consente di poter allestire una banca dati dei profili dei soggetti esaminati. I parametri esaminati sono i seguenti: stato generale, presenza o assenza di anomalie comportamentali osservabili, tolleranza alle manipolazioni. In base all’attribuzione dei suddetti parametri, ad ogni soggetto verrà attribuita una indicazione relativa all’adottabilità. In particolare verrà fornito un suggerimento relativo alla immediatezza, alla riserva e alla difficoltà di adozione del soggetto testato. Tale dato fornisce una preliminare indicazione del temperamento del soggetto, fornendo uno strumento immediato e di facile consultazione che potrà essere utilizzato per la corretta gestione di una potenziale adozione. Per la sua semplicità il test non costituisce motivo di stress. Qualora il soggetto in seguito alla preliminare osservazione venga considerato riluttante all’interazione (segnali e posture ambivalenti e\o aggressive, freezing etc) non verrà sottoposto all’esecuzione del test nel rispetto del suo Benessere. 4) CRONOPROGRAMMA 37 L’esecuzione di tale piano prevede un programma triennale, in cui verranno sottoposti ad ispezione 42 canili autorizzati della regione Campania, scelti in maniera randomizzata dall’elenco pubblicato in Home Page della BDR Anagrafe Canina Per ogni annualità verranno eseguite tutte le metodiche suindicate. In particolare: per ciascun anno di attività gli obiettivi prefissi consistono nell’eseguire l’ispezione di 14 canili autorizzati della Regione Campania. In tali canili verranno effettuate le indagini esposte nelle istruzioni operative. In particolare, ogni sopralluogo prevederà l’esecuzione di tre step: metodica osservazionale sperimentale, metodica standardizzata di rilievo dello stress, esecuzione di test comportamentali singoli. Tali indagini verranno eseguite sui box campionati. I box campionati saranno ≤ a 20 in ciascun canile esaminato (Il numero di box da campionare è scelto in rapporto al numero totale dei box presenti in canile. Previa visura della piantina della struttura, verranno scelti un numero di box significativi non superiore a 20 che possa coprire l’intera area della struttura, in maniera da ottenere un campionamento randomizzato uniforme). Relativamente all’esecuzione dei test comportamentali, essi verranno effettuati su singoli soggetti residenti nei box campionati. 1.4 ATTREZZATURE Le ispezioni necessitano delle attrezzature necessarie al prelievo dei substrati previsti. 1.5 PROCEDURE DOCUMENTATE E REGISTRAZIONI Come in ogni altro tipo di ispezione, sarà essere compilato il “Mod. 5” con l’attribuzione del punteggio delle non conformità eventualmente riscontrate. Il controllo sarà poi inserito nel sistema informatico regionale G.I.S.A.. L’inserimento dei dati sarà effettuata in Macroarea I.U.V., sezione Canili, aggiungendo il controllo ufficiale e selezionando il piano di monitoraggio de quo. I controlli ispettivi saranno visivi e documentali. 1.6 LABORATORIO DI RIFERIMENTO I campioni verranno esaminati presso i Laboratori dell’Università. 1.7 DURATA Tale progetto prevede una programmazione triennale 2012/2014 e pertanto si concluderà il 31/12/2014. 1.8 COSTI E BENEFICI Non sono previsti al momento costi supplementari dedicati specificamente all’esecuzione di tale piano di monitoraggio, in quanto quello relativo al personale è già assolto dal C.N.L.. Per quanto riguarda i benefici, tale piano rileverà lo stato di benessere dei cani detenuti nei canili secondo parametri innovativi e scientifici 2. PROGRAMMAZIONE Secondo quanto riportato nei DPAT. Al fine di una migliore efficienza dell’attività di controllo dei Servizi Veterinari, l’accesso ai canili degli addetti afferenti al CRIUV sarà possibilmente concomitante a quello effettuato dal personale ASL nel corso dell’esecuzione dei controlli ufficiali. 38 3. VERIFICA Ad ogni fine anno, il presente piano sarà sottoposto a verifica da parte del CRIUV che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. Il CRIUV analizzerà l’attuazione del piano a livello regionale e i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche occorra implementare altre metodiche e tecniche di controllo ufficiale 39 PIANO 82- PIANO DI MONITORAGGIO DEGLI INCONVENIENTI IGIENICO- SANITARI DEGLI ANIMALI SINANTROPI (Sez. D PIANO 82 DPAR 2014) 1. PIANIFICAZIONE e SCOPI Nel vigente DPAR è stata inserito il Piano di monitoraggio di cui al titolo. Riveste un’enorme importanza nel campo dell’igiene urbana veterinaria in quanto le problematiche ambientali igienico sanitarie determinate da animali sinantropi rientrano tra le competenze proprie dei Servizi Veterinari Pubblici. Scopo principale è quello di uniformare in tutte le AA.SS.LL. la registrazione di tali attività, che risultano a tutti gli effetti controlli ufficiali svolti sul territorio. AUTORITÀ COMPETENTI: Le A.C incaricate dello svolgimento dell’attività sono i Servizi Veterinari delle ASL. FONTI NORMATIVE. Reg. Pol. Veterinaria DPR n.320/54; Legge Regionale 16/2001; Legge 189/2004. O.M. 18 dicembre 2008 Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati e s.m.i. MODALITA’ DI REGISTRAZIONE- Procedure Operative G) Le segnalazioni di inconvenienti igienico sanitari ambientali provocati da sinantropi sono inoltrate ai Servizi Veterinari da parte di Autorità e/o privati. H) Il personale operante avrà cura di registrare il controllo ufficiale in GISA seguendo il percorso: “ macroarea IUV – zona di controllo” ed inserendo, successivamente, il C.U. selezionando il presente Piano di Monitoraggio. I) L’ispezione dovrà comunque essere reportata utilizzando il Mod 5 di ispezione. DURATA Il Piano si conclude il 31/12/2014. COSTI E BENEFICI I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL. Relativamente ai benefici, si sottolinea come tale attività consentirà una perfetta tenuta sotto controllo delle entità e tipologia di tutti gli interventi effettuati sul territorio successivamente alla segnalazione degli inconvenienti causati da sinantropi. 2. PROGRAMMAZIONE Secondo quanto riportato nei DPAT sulla base dei dati storici 40 3. VERIFICA A fine anno, la presente attività sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA/CRIUV che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. L’ORSA/CRIUV analizzerà l’attuazione dell’attività a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche occorra implementare altre metodiche e tecniche di controllo ufficiale 41 PIANO 83- PIANO DI MONITORAGGIO STATO SANITARIO DELLE COLONIE FELINE 1. PIANIFICAZIONE Nel vigente DPAR è stata inserito il Piano di monitoraggio di cui al titolo che prevede il censimento ed il monitoraggio igienico sanitario delle colonie feline censite 1.1. SCOPI: Le finalità di tale piano è quella di: Censire gli aggregati di gatti liberi nelle cd colonie feline, al fine di identificare il numero dei componenti da avviare alla sterilizzazione, quale sistema di controllo della popolazione libera in natura; Monitorare le condizioni igienico sanitarie dell’insediamento al fine di controllare le problematiche derivanti da tali popolazioni Avere dati certi sul numero di tali insediamenti e sulla consistenza numerica degli stessi per l’effettuazione di una corretta analisi del rischio 1.2 AUTORITÀ COMPETENTI: Le A.C incaricate dello svolgimento dell’attività sono i Servizi Veterinari delle ASL. 1.3 FONTI NORMATIVE. Reg. Pol. Veterinaria DPR n.320/54; Legge Regionale 16/2001; Accordo Stato Regioni del 24 gennaio 2013. 1.4 PROCEDURE OPERATIVE A seguito di segnalazione di aggregati di gatti liberi, il Servizio Veterinario della ASL interviene procedendo con un controllo ufficiale. La colonia felina censita dovrà essere registrata nel sistema operativo BDU – Anagrafe Felina secondo procedura già in uso. Successivamente, sia il primo censimento che i successivi controlli, saranno registrati come controlli ufficiali in GISA seguendo il percorso: “ macroarea IUV – Colonie Feline ” ed inserendo, successivamente, il C.U. selezionando il presente Piano di Monitoraggio. L’ispezione dovrà comunque essere reportata utilizzando il Mod 5 di ispezione La frequenza consigliata di ogni colonia felina è di almeno una volta all’anno e comunque sempre in caso di segnalazione di inconvenienti provocati dallo stesso insediamento. 1.10 DURATA Il Piano si conclude il 31/12/2014. 42 1.11 COSTI E BENEFICI I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL. Relativamente ai benefici, si sottolinea come tale attività consentirà una perfetta tenuta sotto controllo delle entità e tipologia di tutti gli interventi effettuati sul territorio successivamente alla segnalazione di aggregati di felini. 2. PROGRAMMAZIONE Tabella 1 –programmazione dei controlli TOTALE ASL AV ASL BN ASL CE ASL NA1 ASL NA2 Nord ASL NaA3 Sud ASL SA TOTALE 10 10 10 20 10 10 10 80 3. VERIFICA A fine anno, la presente attività sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA/CRIUV che curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. L’ORSA/CRIUV analizzerà l’attuazione dell’attività a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche occorra implementare altre metodiche e tecniche di controllo ufficiale 43 44 ATTIVITÀ 7- DIAGNOSTICA CADAVERICA DEI SINANTROPI, DEI CANI E DEI GATTI (SEZ. B DPAR 2014) 1. PIANIFICAZIONE La diagnostica cadaverica degli animali d’affezione, cani e gatti, nonché di quelli a vita sinantropica è un’attività che consente l’acquisizione di dati epidemiologici di notevole importanza sia rispetto alle malattie infettive e potenzialmente zoonosiche che alle patologie di tipo degenerativo/neoplastico, nell’ottica del ruolo ormai universalmente riconosciuto dell’animale come sentinella delle problematiche ambientali di potenziale impatto sulla salute umana. Il P.R.I. in origine prevedeva l’esecuzione a campione di esami necroscopici su una percentuale degli animali smaltiti ed inviati a distruzione per il tramite delle AA.SS.LL. Per l’anno in corso è stato stabilito un numero di necroscopie secondo i dati storici provenienti dai primi due anni di attività. Le attività necroscopiche vengono eseguite presso le sale settorie già autorizzate in Regione, oltreché presso UNINA e sedi dell’Istituto Zooprofilattico che hanno assicurato la loro disponibilità. In ogni caso tutte le attività sono supervisionate nonché direttamente eseguite da personale CRIUV e CRIUV-afferente, spesso con equipe operative miste. 1.1. SCOPI: La presente attività si propone di: 1. esecuzione di un certo numero di esami necroscopici, possibilmente significativo anche dal punto di vista epidemiologico, di cani, gatti e sinantropi; 2. raccogliere informazioni epidemiologiche concernenti le cause di morte, le patologie prevalenti, l’accertamento di patologie infettive potenzialmente zoonosiche, la prevalenza delle parassitosi, l’incidenza dei tumori, anche ai fini dell’implementazione del registro tumori animali della Regione Campania (RTA) che ha sede presso il CRIU; 3. l’accertamento, tra le cause di morte, anche di quelle riconducibili a maltrattamenti e/o condizioni di vita non ottimali (es. animali ospitati presso canili); 4. come previsto dalle pertinenti OO.MM. le necroscopie devono accertare anche i casi di avvelenamento degli animali (in tali casi sono eseguite presso le sedi IZSM); 5. Individuare, sulla base dei risultati ottenuti, mappe di rischio per singole patologie a carattere infettivo e non (es. mappe oncologiche). 1.2 AUTORITÀ COMPETENTI: Le A.C incaricate dello svolgimento dell’attività sono: · Regione · Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (IZSM) · Osservatorio Epidemiologico Veterinario Regionale (OEVR) · CRIUV · Servizi Veterinari delle ASL. 1.3 FONTI NORMATIVE. Reg. Pol. Veterinaria DPR n.320/54; Reg. (CE) n. 1069/2009; Legge regionale n° 9 del 25 febbraio 2014 ad oggetto “Registro tumori di popolazione della Regione Campania” D.G.R.C. n. 1940 del 30.12.2009 istitutiva del Centro regionale di Riferimento per l’Igiene Urbana Veterinaria (CRIUV); Piano Regionale Integrato dei controlli ufficiali in materia di Alimenti, Mangimi, Sanità e Benessere Animale, Sanità delle Piante (P.R.I.) 2011 – 2014; D.G.R. n. 44 del 28/02/2014 “Recepimento dell’Accordo Stato-Regioni sul Reg. 1069/2009” 1.4. ISTRUZIONI OPERATIVE : Gli animali d’affezione e/o sinantropi deceduti sui territori di competenza delle AA.SS.LL. sono recuperati secondo procedure in uso nelle singole realtà territoriali; ogni registrazione deve avvenire secondo quanto già stabilito nello specifico “Piano di Monitoraggio sull’identificazione, registrazione e destino delle carcasse” di questo D.P.A.R. e cioè per il tramite del sistema informativo VAM. A seconda delle procedure in atto presso le singole AA.SS.LL. l’esecuzione degli esami necroscopici potrà interessare anche gli animali padronali, laddove questi sono smaltiti per il tramite del Servizio Pubblico. Le spoglie degli animali sono quindi trasferite presso i locali ove sarà effettuata la necroscopie, conformemente a quanto stabilito nelle norme cogenti, in particolare il Regolamento (CE) n. 1069/2014 e la DGR n. 44/2014. Modalità Operative. La necroscopia prevede le seguenti fasi: 1. identificazione del cadavere (che dovrebbe già essere avvenuta e registrata in VAM) e raccolta di elementi anamnestici (anche questi, laddove esistenti, registrati in VAM); 2. esame esterno del cadavere e delle mucose esplorabili; 3. scuoiamento; 4. apertura della cavità addominale con ispezione dei relativi organi; 5. apertura della cavità toracica con ispezione dei relativi organi; 6. apertura della scatola cranica; 7. prelievo di organi/tessuti (laddove possibile) per gli esami di laboratorio (batteriologici; tossicologici; istologici; ecc.). Ogni esame necroscopico deve essere corredato da accurata documentazione fotografica. Le immagini più significative relative ai rilievi anatomopatologici riscontrati sono poi inseriti in VAM mediante l’apposita funzione. Al fine di non appesantire eccessivamente il sistema, le singole immagini inserite non dovranno superare i 100-120 KB di grandezza. Tale risultato potrà essere raggiunto in fase di ripresa, regolando opportunamente le impostazione della fotocamera in dotazione, oppure in fase successiva dal PC. Una procedura abbastanza semplice per raggiungere tale ultimo obiettivo è la seguente: o si selezione l’immagine e con il tasto destro del mouse si seleziona “apri con” e quindi “Microsoft Office Picture Manager”, un programma abbastanza diffuso e fornito con quasi tutti i pacchetti “Office”; o quindi dalla barra del menu del suddetto programma si seleziona “Modifica Immagini”, quindi “Ridimensiona”, poi “web piccola, infine “OK”: dopodiché si salva l’immagine ove si desidera, eventualmente rinominandola; o la suddetta procedura rende le immagini più leggere, da 2-3 MB in media a 100-150 KB; in tale formato possono poi agevolmente e rapidamente essere caricate in VAM tramite l’apposita funzionalità (pulsante “immagini” presente nella scheda necroscopica). Riferimenti bibliografici/scientifici per la presente attività: o Tecniche necroscopiche: “Tecnica autoptica e diagnostica cadaverica” Taccini, Rossi, Gili -Poletto Editore srl, o Anatomia (nomenclatura): “Anatomy of the Dog” Budras-McCarthy-Fricke-Ricther; Schlutersche. o Anatomia Patologica: “Patologia veterinaria sistematica” McGavin, Zachary – Elsevier. Tutte le necroscopie saranno registrate in VAM, compresi gli esami di laboratorio richiesti e relativi esiti. La modulistica è anch’essa inserita in VAM. Tuttavia, nell’impossibilità di disporre di computer e stampante presso le sale settorie le registrazioni possono essere effettuate preliminarmente su moduli cartacei, standardizzati ed allegati alle presenti istruzioni operative. In ogni caso, si sottolinea come le necroscopie vanno sempre registrate su VAM. La rendicontazione finale, ai fini dell’attribuzione dell’attività alle singole AASSLL nel DPAT, terrà conto della provenienza dell’animale. Moduli allegati: 1. mod. 01 – rev. 01 (relazione di necroscopia) 2. mod. 02 – rev. 06 (richiesta laboratorio cane) 3. mod. 03 – rev. 06 (richiesta laboratorio gatto) 4. mod. 04 – rev. 01 (protocollo per analisi laboratorio). I campioni sono consegnati al laboratorio nel più breve tempo possibile (24-72 ore) e conservati a temperatura di refrigerazione (+4/-2 °C), ad esclusione di quelli destinati alle indagini istopatologiche, che sono conservati a temperatura ambiente in formalina. 1.5 DURATA L’attività è di tipo continuativo, ma ai fini del presente D.P.A.R. si conclude il 31/12/2014. 1.6 COSTI E BENEFICI I costi sono coperti dalla quota indistinta del Fondo Sanitario Nazionale erogata alle AASSLL. Quelli legati all’implementazione del RTA (in particolare esami istopatologici) sono a carico del fondo CRIUV versato a IZSM. I benefici derivanti dall’attivazione di programmi sistematici di necroscopie avranno sicuro impatto sulla raccolta di dati epidemiologici di importanza fondamentale per la tutela della salute animale e della salute pubblica. Inoltre va sottolineato il possibile ruolo di bioindicatore ambientale e sanitario che svolgono gli animali a vita sinantropica. 2. PROGRAMMAZIONE Secondo quanto riportato nei DPAT sulla base dei dati storici. Laddove alcune AA.SS.LL. manifestino difficoltà operative, il CRIUV può procedere con l’affiancamento e si possono creare equipe operative miste. 3. VERIFICA A fine anno, la presente attività sarà sottoposto a verifica da parte dell’ORSA/CRIUV che utilizzerà meccanismi di rendicontazione del sistema informativo specifico (VAM), curerà la redazione delle risultanze e le inserirà nella relazione annuale. L’ORSA/CRIUV analizzerà l’attuazione dell’attività a livello regionale ed i dati utili per l’analisi del rischio allo scopo di verificare se: gli scopi siano stati raggiunti si rende necessaria la sua prosecuzione sia necessario apportare modifiche occorra implementare altre metodiche e tecniche di controllo ufficiale Modello 11 C.R.I.U.V. Centro di Riferimento Regionale per l’Igiene Urbana Veterinaria - Area Benessere Animale ed Epidemiologia Applicata al Sinantropismo SCHEDA DI NECROSCOPIA scheda n. DATI DELL’ANIMALE Data _____/_____/________ Specie …………………………..…………………. Taglia …………………………………. peso Kg ………………………. Identificativo (numero di microchip, tatuaggio, marchio auricolare)…………………………………………………………….. Sesso……. Età ……………Razza………………………………….Mantello………………………………………………….. Animale di proprietà Indirizzo:……………………………………………………………………………………………….. Animale senza padrone località ritrovamento……………………………………….................................................................. Data della morte ____/____/________ Eutanasia Motivazioni:………………………………………………………………………………………………………… Naturale Causa presumibile di morte:………………………………………………………………………………………… ANAMNESI ……………………………………………………………………………………………………………………………… ……… ……………………………………………………………………………………………………………………………… ……… ……………………………………………………………………………………………………………………………… ……… FENOMENI TANATOLOGICI E DIAGNOSI DELL’EPOCA DELLA MORTE Rigor mortis….Non presente …….……………………….. Non completo Completo In risoluzione Risolto Alterazioni post-mortali dell’occhio………………………………………………………………………………………………. ……………………………………………………………………………………………………………………………… ……... Macchie ipostatiche …………………………….…………………………................................………………………………… ……………………………………………………………………………………………………………………………… …….. Segni di putrefazione………………………………………………………………………………………………………………. ……………………………………………………………………………………………………………………………… …….. ESAME ESTERNO DEL CADAVERE Stato di nutrizione: Cachettico Scadente Buono Sovrappeso Obeso …………………………...………… Sviluppo scheletrico e muscolare: …………………………………………………………………................................................. ……………………………………………………………………………………………………………………………… ……… Esame della cute e del mantello: ……………………………………………………...................................................................... ……………………………………………………………………………………………………………………………… ……... Annessi cutanei: - Piede e cuscinetto plantare:…………………………………………………………………………………………………… - Zoccolo e unghiello: …………………………………………………………………………………………………………. - Corna:………………………………………………………………………………………………………………… …….... - Mammelle:…………………………………………………………………………………………………………… ………. Mucose apparenti (orale, congiuntivale, genitale, anale)………………………………………………………………………… ……………………………………………………………………………………………………………………………… ……. Esame del sottocute ………………………………………………………………………………………………………………. ……………………………………………………………………………………………………………………………… ……. Esame della cavità orale ………………………………………..........……………………………………………………………. ……………………………………………………………………………………………………………………………… ……… Esame delle narici ………………………………………..........…………………………………………………………………… ……………………………………………………………………………………………………………………………… ……… Esame dell’orecchio esterno: ………………………………………..........………………………………………………………... ……………………………………………………………………………………………………………………………… ……… Esame dell’apertura anale………………………………..........…………………………………………………………………… ……………………………………………………………………………………………………………………………… ……… Esame dei genitali esterni (maschio/femmina)…………..........…………………………………………………………………… ……………………………………………………………………………………………………………………………… ……… CAVITA’ ADDOMINALE Posizione degli organi:……………………………………………………………………………………………………………... Versamento (specificare il colore, la trasparenza e la quantità) ……………….…………………………………………………. …………………………………………………………………………………… Prestomaci e linfonodi ………………………………………………………………………….. ……………………………………………………………………………………………………………………………… …… ……………………………………………………………………………………………………………………………… …… Stomaco e linfonodi ……………………………………………………………………………………………….. ……………………………………………………………………………………………………………………………… … ……………………………………………………………………………………………………………………………… …… Intestino e linfonodi ……………………………………………………………………………………………………….. ……………………………………………………………………………………………………………………………… …… Pancreas e linfonodi ……………………………………………………………………………………………………….. ……………………………………………………………………………………………………………………………… Milza e linfonodi …………………………………………………………………………………………………….. ……………………………………………………………………………………………………………………………… Fegato e linfonodi ……………………………………………..………………..……………………………. ……………………………………………………………………………………………………………………………… ……………………………………………………………………………………………………………………………… Reni e vie urinarie ………..…………………..………………………………………………………………… ……………………………………………………………………………………………………………………………… ……………………………………………………………………………………………………………………………… Surreni e linfonodi ……………………………………………………………………………………………… Grossi vasi ………………………………………………………………………………………………………. CAVITA’ PELVICA Uretra:……………………………………………………………………………………………………………………… Prostata: …………………………………………………………………………………………………………………… Utero: ……………………………………………………………………………………………………………………… Cervice: ……………………………………………………………………………………………………………………. Vagina: …………………………………………………………………………………………………………………….. CAVITA’ TORACICA Posizione degli organi: ………………………………………………………………………………… Versamento (specificare il colore, la trasparenza e la quantità) ………………………………………………. ……………………………………………………………………………………………………………………………… Vie aeree: - laringe: ……………………………………………………………………………………………….. - trachea: ……………………………………………………………………………………………………….. - bronchi………………………………………………………………………………………………………………… Pleura:……………………………………………………………………………………………………………………… Polmoni e linfonodi ……………………………………………………………………………………………………… ……………………………………………………………………………………………………………………………… ……………………………………………………………………………………………………………………………… Cuore - pericardio:……………………………………………………………………………………………………………… - epicardio:……………………………………………………………………………………………………………… - miocardio:……………………………………………………………………………………………………………… - valvole:………………………………………………………………………………………………………………… - arterie coronarie:……………………………………………………………………………………….…………………… Altro:……………………………………………………………………………………………………………………… ……………………………………………………………………………………………………………………………… ORGANI EXTRATORACICI Parotidi…………………………………………………………………………………………………………………………….. Esofago ……………………………………………………………………………………………………………………………. Tiroide……………………………………………………………………………………………………………………………… CAVITA’ CRANICA Meningi: …………………………………………………………………………………………………………………………... Encefalo:…………………………………………………………………………………………………………………………… Ossa e midollo osseo: …………………………………………………………………………………………………………… ……………………………………………………………………………………………………………………………………. Muscoli:……………………………………………………………………………………………………………………. ……………………………………………………………………………………………………………………………………. Sangue:………………………………………………………………………………………………………………………….. ……………………………………………………………………………………………………………………………………. DIAGNOSI MACROSCOPICA: …………………………………………………………………………………………………………………………………….. …………………………………………………………………………………………………………………………………….. ……………………………………………………………………………………………………………………………………… DIAGNOSI DI CAUSA DI MORTE: …………………………………………………………………………………………………………………………………….. …………………………………………………………………………………………………………………………………….. SCHEDA INDAGINI COLLATERALI AUTOPSIE PRELIEVI PER LE INDAGINI ISTOLOGICHE Prelevato campione istologico SI NO NUMERO RIFERIMENTO ISTOLOGICO:………………… Tessuti prelevati:…………………………………………………………………………………………………………….. ………………………………………………………………………………………………………………………………… Referto istologico……………………………………………………………………………………………………………. ………………………………………………………………………………………………………………………………… Diagnosi istologica: …………………………………………………………………………………………………………... PRELIEVI PER LE INDAGINI MICROBIOLOGICHE Prelevato campione microbiologico SI NO Campione prelevato: ________ campione N° ………………………. Esito ……………………………. ________ campione N° ………………………. Esito ……………………………. PRELIEVI PER LE INDAGINI PARASSITOLOGICHE Prelevato campione parassitologico SI NO Campione prelevato: ________ campione N° ………………………. Esito ……………………………. ________ campione N° ………………………. Esito ……………………………. PRELIEVI PER LE INDAGINI TOSSICOLOGICHE Prelevato campione SI NO Campione prelevato: fegato campione N° ………………………. Esito……………………………. rene campione N° ………………………. Esito ……………………………. tessuto adiposo (sottocutaneo) campione N° ………………………. Esito ……………………………. _____________________ campione N° ………………………. Esito ……………………………. DATA____________________ gli operatori CRIUV ____________________________ Via M.R. di TorrepadulaDott. – P.O. Frullone – Plesso Ulisse – 80143 Napoli Tel. 0812549555/52/56/58 - Fax 0812548740 email: [email protected] cod. SIGLA 282961 Prot.n. ……….……. ALL’IZSM Sede QUESITO: Screening necroscopico cane ATTIVITA’: randagio/padronale Comune di …………………………………………………………………. SPECIE: cane RAZZA: ……………………………………………… ETA’: ………….. MANTELLO: ………………………………………….. COD.IDENTIFICATIVO.: SESSO: …….. no si ……………………………………………………………… ANAMNESI: ……………………………………………………………………………………………………….... …………………………………………………………………………………………………………………………… Si richiede l’esecuzione dei seguenti esami: DIAG. BIOMOL DIAGNOSTICA FEGATO □ Aer.-E.coli-Salm. □ Rickettsia □ □ □ Aer.-E.coli-Salm. MILZA RENE □ Aerobi □ Leptospira □ □ □ □ Aerobi-Mycopl. POLMONE □ □ Aerobi CUORE □ istologico □ □ Aerobi STOMACO □ □ istologico TOSSICOL. cd as pb hg □ istologico □ □ E.coli-Salm-Cript. INTESTINO VIROLOG □ istologico □ □ Aerobi LINFONODI ISTOPAT. □ istologico □ istologico □ istologico □ istologico □ Rota-CoroParvo cd as pb hg CRIUV Via M.R. di Torrepadula – P.O. Frullone – Plesso Ulisse – 80143 Napoli Il Veterinario Dirigente Tel. 0812549555/52/56/58 - Fax 0812548740 email: [email protected] DATA cod. SIGLA 282961 Prot.n. ___/________ QUESITO: Screening necroscopico GATTO ALL’IZSM SEDE ATTIVITA’: randagio/padronale Comune di _____________ SPECIE: gatto RAZZA: ETA’: SESSO: MANTELLO: COD.IDENTIFICATIVO.: NO SI __________________________ ANAMNESI: Si richiede l’esecuzione dei seguenti esami: DIAGNOSTICA Aer.-E.coli-Salm. FEGATO Aer.-E.coli-Salm. MILZA DIAG. BIOMOL Rickettsia Rickettsia ISTOPAT. istologico Parvo Corona Aerobi istologico as cd hg pb istologico STOMACO Aerobi POLMONE Mycobatteri CUORE Aerobi DATA as cd hg pb Rota- Toxoplasma INTESTINO RENE TOSSICOL. istologico istologico E.coli-Salm-Cript. VIROLOG istologico istologico Il Veterinario Dirigente PROTOCOLLO CRIUV-IZSM PER LE ANALISI DI LABORATORIO COLLATERALI ALLE NECROSCOPIE. Si è deciso di procedere a 2 differenti tipologie di richieste di analisi. Laddove i dati anamnestici e l’esame necroscopico orientino verso un sospetto diagnostico si specificheranno le indagini richieste caso per caso, concordandone preliminarmente con IZSM circa la fattibilità. Altrimenti si procederà con la richiesta di un set di indagini prestabilite, senza precludere la possibilità di aggiungere altri esami laddove se ne ravvisi la necessità. I parametri da rispettare sono il buono stato di conservazione della carcassa ed il mancato congelamento che preclude l’esecuzione degli esami istologici. Si procederà al prelievo di un’aliquota per ciascun laboratorio. CANI: Modalità di registrazione in SIGLA: Quesito: screening necroscopico cane Utente: CRIUV Attività: randagio comune di …… Attività di provenienza: luogo del ritrovamento ID: microchip (se disponibile) Fegato: 3/4 campioni 1. Diagnostica: aerobi, E. coli, Salmonella 2. Diagnostica Biomolecolare: Rickettsia 3. Istopatologia: esame istopatologico 4. Chimico-tossicologico: cadmio, arsenico, piombo, mercurio Milza: 2 campioni 1. Diagnostica: aerobi, E. coli, Salmonella 2. Istopatologia: esame istopatologico Linfonodo: 1 campione 1. Diagnostica Biomolecolare: Leishmania Intestino: 3 campioni 1. Diagnostica (grosso intestino): E. coli, Salmonella, Criptosporidi 2. Diagnostica Virologica (piccolo intestino) (solo nei soggetti di età inferiore a 6 mesi): Rotavirus, Coronavirus, Parvovirus 3. Istopatologia (piccolo intestino, grande intestino e pancreas): esame istopatologico Rene: 2/3 campioni 1. Diagnostica Biomolecolare: Leptospira 2. Istopatologia (1 sezione di entrambi i reni, se possibile anche il surrene): esame istopatologico 3. Chimico-tossicologico: cadmio, arsenico, piombo, mercurio Stomaco: 1 campione 1. Istopatologia: esame istopatologico Organi genitali maschili (prostata e testicoli): 1 campione 1. Istopatologia: esame istopatologico Organi genitali femminili (ovaie e utero): 1 campione 1. Istopatologia: esame istopatologico Polmone: 2 campioni 1. Diagnostica: aerobi, Mycoplasma 2. Istopatologia (2-3 pezzetti per ogni lobo): esame istopatologico Cuore: 1 campione (una sezione dell’organo) 1. Istopatologia: esame istopatologico GATTI: Modalità di registrazione in SIGLA: Quesito: screening necroscopico gatto Utente: CRIUV Attività: randagio comune di …… Attività di provenienza: luogo del ritrovamento ID: microchip (se disponibile) Fegato: 3/4 campioni 1. Diagnostica: aerobi, E. coli, Salmonella 2. Diagnostica biomolecolare: Rickettsia 3. Istopatologia: esame istopatologico 4. Chimico-tossicologico: cadmio, arsenico, piombo, mercurio Milza: 2/3 campioni 1. Diagnostica: aerobi, E. coli, Salmonella 2. Diagnostica biomolecolare: Rickettsia 3. Istopatologia: esame istopatologico Intestino: 3 campioni 1. Diagnostica (grosso intestino): E. coli, Salmonella, Criptosporidi 2. Diagnostica Biomolecolare (grosso intestino): Toxoplasma 3. Diagnostica Virologica: parvo, rota, corona 4. Istopatologia (piccolo intestino, grande intestino e pancreas): esame istopatologico Rene: 1/2 campioni 1. Istopatologia (una sezione di entrambi i reni, se possibile anche il surrene): esame istopatologico 2. Chimico-tossicologico: cadmio, arsenico, piombo, mercurio Stomaco: 1 campione 1. Istopatologia: esame istopatologico Organi genitali maschili (prostata e testicoli): 1 campione 1. Istopatologia: esame istopatologico Organi genitali femminili (ovaie e utero): 1 campione 1. Istopatologia: esame istopatologico Cuore: 1 campione (una sezione dell’ organo) 1. Istopatologia: esame istopatologico Polmone: 2 campioni 1. Diagnostica: aerobi 2. Istopatologia (2-3 pezzetti per ogni lobo): esame istopatologico