VERBALE DEL CONSIGLIO PASTORALE DIOCESANO 9 DICEMBRE 2015
Mercoledì 9 dicembre 2015, alle ore 19.00, presso il Centro Pastorale Santa Chiara (ex
seminario) si è riunito, in seduta straordinaria, il CONSIGLIO PASTORALE DIOCESANO (CPD) per
discutere il seguente Ordine del Giorno:
1. Discernimento comunitario: a partire dalla collaborazione dei Consigli zonali, come
continuare il percorso a livello parrocchiale e interparrocchiale? (prospettive e difficoltà).
2. Proposte concrete per vivere il Giubileo della Misericordia.
3. Dopo il Convegno Ecclesiale di Firenze: contenuti e spunti di riflessione.
4. Varie ed eventuali.
Gli assenti sono rilevabili dal Registro delle firme.
Presiede S.E. il Vescovo di Alessandria Mons. Guido Gallese, modera la Sig.ra Luciana Buzzi,
moderatrice per il CPD.
La seduta si apre con il saluto del Vescovo e la preghiera introdotta dall’invocazione dello
Spirito Santo. Segue la lettura del Vangelo del giorno (Matteo 11,28-30), un momento di
silenzio e la preghiera spontanea da parte di alcuni membri del CPD.
Intervento di Luciana Buzzi
Luciana Buzzi spiega che il CPD si è riunito in seduta straordinaria soprattutto per discutere del
Giubileo della Misericordia, a proposito del quale i membri del Consiglio sono stati invitati a
riflettere e a fare proposte concrete dopo i consigli zonali.
Inoltre, la moderatrice, sottolinea che, alla seduta, sono presenti anche i delegati diocesani (Don
Stefano Tessaglia, Suor Odilla Bertuccio, Dida Piacenza, Andrea Antonuccio, Gian Paolo
Mortara e Mariapaola Fatigati) che hanno partecipato al Convegno Ecclesiale In Gesù Cristo il
nuovo umanesimo che si è svolto a Firenze dal 9 al 13 novembre 2015. Il punto 3 all’ordine del
giorno sarà anticipato per poter far intervenire subito i delegati e lasciare solo ai membri del
CPD la discussione degli altri punti.
3) Dopo il Convegno Ecclesiale di Firenze: contenuti e spunti di riflessione.
Intervento di Don Stefano Tessaglia
Don Stefano Tessaglia, uno dei delegati diocesani che hanno partecipato al Convegno di Firenze
introduce: “Abbiamo pensato di suddividere il nostro intervento in un quarto d’ora. Andrea
Antonuccio metterà in luce quei valori che ci è sembrato di cogliere durante il Convegno
Ecclesiale, l’esperienza personale e di Chiesa e sottolineerà l’impegno che, a partire dalle parole
del Papa, dobbiamo portare avanti.
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Don Stefano aggiunge: “Abbiamo elaborato un testo che rimarca i contenuti del Convegno ma
soprattutto fornisce molti spunti che offriamo alla vostra riflessione. La conclusione del nostro
intervento sarà lasciata al Vescovo”.
Intervento di Andrea Antonuccio
Andrea Antonuccio, uno dei delegati laici presenti al Convegno di Firenze spiega: “Il Convegno
si è tenuto dal 9 al 13 novembre. Eravamo circa 2500 delegati tra laici e consacrati e abbiamo
lavorato in assemblee e piccoli gruppi sul tema “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”. Durante le
giornate siamo stati arricchiti da testimonianze, relazioni e interventi molto significativi che
riguardavano le cinque parole-chiave del Convegno, le cinque vie: uscire, annunciare, abitare,
educare, trasfigurare. Papa Francesco, durante la giornata in cui è stato presente, ci ha invitato a
lavorare in modo sinodale e a riprendere l’Evangelii Gaudium. Lavorare in modo sinodale ha
significato percorrere una strada insieme con una nuova modalità operativa. Alla domanda su
che cosa fare dopo il Convegno, il Pontefice ha risposto molto chiaramente: spetta a voi
decidere, popolo e pastori insieme”.
Il delegato continua: “Personalmente, ho avuto l’impressione che il Convegno non sia finito il 13
novembre ma sia proseguito a partire dal viaggio di ritorno ad Alessandria”.
Andrea Antonuccio precisa: “Come dicevo, eravamo 2500 delegati, cinque le vie proposte,
dunque 500 delegati per via. Eravamo disposti in cinque sale da 100 persone, suddivise in dieci
tavoli; ogni tavolo era guidato da un facilitatore che raccoglieva gli spunti emersi che venivano
poi passati al moderatore di ogni via; i moderatori trasmettevano i risultati del lavoro al relatore
finale che è intervenuto nell’ultima giornata”.
Il delegato conclude: “Dal Convegno ho portato a casa due cose: la prima è l’aver toccato con
mano la ricchezza dei vari carismi presenti nella Chiesa e, la seconda, è l’amicizia stretta tra chi
ha partecipato e fra di noi delegati. Aver condiviso i cinque giorni del Convegno, ha fatto sì che
si creasse un legame profondo che io ho percepito come l’abbraccio della Chiesa”.
Intervento di Don Stefano Tessaglia
Don Stefano Tessaglia commenta e approfondisce il testo elaborato dopo il Convegno e che
viene riportato qui sotto.
«Spunti e stimoli per il Consiglio pastorale diocesano
2015
9 dicembre
DOPO IL CONVEGNO ECCLESIALE DI FIRENZE
Alcune riflessioni a partire dai discorsi e dalle relazioni del Convegno:
DISCORSO DEL PAPA
- 3 consegne:
«Non voglio qui disegnare in astratto un «nuovo umanesimo», una
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certa idea dell’uomo, ma presentare con semplicità alcuni tratti
dell’umanesimo cristiano che è quello dei «sentimenti di Cristo Gesù»
(Fil 2,5).
Umiltà, disinteresse, beatitudine: questi i tre tratti che voglio oggi
presentare alla vostra meditazione sull’umanesimo cristiano che nasce
dall’umanità del Figlio di Dio. E questi tratti dicono qualcosa anche alla
Chiesa italiana che oggi si riunisce per camminare insieme. Questi
tratti ci dicono che non dobbiamo essere ossessionati dal “potere”,
anche quando questo prende il volto di un potere utile e funzionale
all’immagine sociale della Chiesa.
Una Chiesa che presenta questi tre tratti – umiltà, disinteresse,
beatitudine – è una Chiesa che sa riconoscere l’azione del Signore nel
mondo, nella cultura, nella vita quotidiana della gente. L’ho detto più
volte e lo ripeto ancora oggi a voi: «preferisco una Chiesa accidentata,
ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una
Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie
sicurezze».
- 2 tentazioni:
Però le tentazioni da affrontare sono tante. Ve ne presento almeno
due.
La prima di esse è quella pelagiana. Il pelagianesimo ci porta ad
avere fiducia nelle strutture, nelle organizzazioni, nelle pianificazioni
perfette perché astratte. Spesso ci porta pure ad assumere uno stile di
controllo, di durezza, di normatività.
Una seconda tentazione da sconfiggere è quella dello
gnosticismo. Essa porta a confidare nel ragionamento logico e chiaro,
il quale però perde la tenerezza della carne del fratello.
- i poveri:
A tutta la Chiesa italiana raccomando ciò che ho indicato in quella
Esortazione: l’inclusione sociale dei poveri, che hanno un posto
privilegiato nel popolo di Dio, e la capacità di incontro e di dialogo per
favorire l’amicizia sociale nel vostro Paese, cercando il bene comune.
Mi piace una Chiesa italiana inquieta, sempre più vicina agli
abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Desidero una Chiesa lieta
col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza. Sognate
anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà.
- 2 impegni: SINODALITÀ ed EVANGELII GAUDIUM
Sebbene non tocchi a me dire come realizzare oggi questo sogno,
permettetemi solo di lasciarvi un’indicazione per i prossimi anni: in
ogni comunità, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni Diocesi e
circoscrizione, cercate di avviare, in modo SINODALE, un
approfondimento della EVANGELII GAUDIUM, per trarre da essa
criteri pratici e per attuare le sue disposizioni. Sono sicuro della vostra
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capacità di mettervi in movimento creativo per concretizzare questo
studio.
DOMANDE E SPUNTI:
- come fare crescere in noi i tre sentimenti proposti?
- la nostra comunità diocesana vive le due tentazioni descritte dal papa?
Come superarle?
- come vivere nella nostra Chiesa particolare lo stile sinodale/stile del
dialogo? (uno stile che non delega, che consente il cammino e la
responsabilità personale e guida alla comunità). --- suggerimento: UNA
ASSEMBLEA DIOCESANA OGNI ANNO, in “stile Firenze” (relazioni,
lavori di gruppo, testimonianze e incontri con la città), con i
rappresentanti delle diverse componenti… per crescere e camminare
insieme; per programmare e pensare il futuro.
- come approfondire la Evangelii gaudium? Approccio non intellettuale
(Papa: “trarre criteri pratici”) ma esistenziale/esperienziale. Due livelli di
lavoro: “locale” e diocesano. Quali sussidi preparare?
PROLUSIONE MONS. NOSIGLIA
- ancora lo stile sinodale:
«La sinodalità stile della comunità cristiana. Questo stile di
ricerca comune è una delle consegne più belle e significative che a noi
viene dalla vita delle prime comunità cristiane.
Non siamo infatti qui per predisporre dei piani pastorali, né per
scambiarci informazioni, neppure per partecipare a dotte conferenze o
a un corso di aggiornamento: siamo qui per inaugurare uno stile. Lo
stile sinodale deve accompagnare il lavoro di questi giorni e sarebbe
già un grande risultato se da Firenze la sinodalità divenisse lo stile di
ogni comunità ecclesiale.
- periferie esistenziali:
«Il grido dell'umanità ferita che a noi giunge dalle tante "periferie
esistenziali": la frontiera drammatica dell'immigrazione, la frontiera
sempre più tragica delle povertà anche a causa della crisi economica e
occupazionale, la frontiera delicata dell'emergenza educativa..
chiedono che cammino di fede e cammino ecclesiale diventino vie o
almeno sentieri di umanizzazione non da declinare in prospettiva
intellettuale, bensì esistenziale.
- come fare di queste “sfide” (immigrazione, povertà, educazione…) delle
“occasioni” propizie non per “approfondimenti intellettuali” su questo o su
quel tema, ma per un cammino di fede che rinnovi l’esistenza?
- questione educativa
«Il Convegno terrà in grande considerazione è il piano decennale della
Cei: “Educare alla vita buona del Vangelo”. Di fatto, le tradizionali
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realtà educative - famiglia, scuola, parrocchia – stanno arretrando
sempre più, non solo nella loro incidenza sulla mentalità e sul costume
di vita delle nuove generazioni e degli stessi adulti, ma anche nella
considerazione e stima necessarie per accoglierne gli indirizzi. Eppure
restano una risorsa non secondaria, soprattutto se sapranno collegarsi
tra loro. Come affrontare questa sfida?
- laici “adulti nella fede”
«Abbiamo bisogno di laici donne e uomini, adulti nella fede partecipi
dell'esperienza ecclesiale, nelle comunità, associazioni e movimenti,
saldamente radicati e formati alla scuola del Vangelo e della dottrina
sociale della Chiesa; laici capaci di proporre e tradurre nei vari campi
del vissuto familiare, culturale, sociale e politico, il nuovo umanesimo
in Gesù Cristo.
- la famiglia
«La priorità della famiglia. Un'area prioritaria, è senza dubbio la
famiglia, soggetta a tante fatiche, e anche ferite,ma sempre ricca di
risorse e potenzialità insostituibili. Essa ha bisogno di un’accoglienza
compassionevole e di un accompagnamento e sostegno della sua
esistenza, sia sotto il profilo spirituale che sociale.
- i giovani
«La sfida antropologica e pastorale dei giovani. I giovani
giudicano infatti il mondo adulto chiuso a riccio nei suoi privilegi e
incapace di ascoltarli e prendere sul serio le loro concrete necessità e
possibilità. Il rischio è dunque quello che anche tra i più giovani venga
meno la speranza nel proprio domani. È necessario riattivare una
solidarietà tra le generazioni e ricuperare la fiducia tra giovani e adulti
sia sul piano educativo e formativo, sia su quello dell'importante
problema del lavoro.
- L'ecologia umana e i poveri
«Un'area di grande importanza è quella delineata con realismo e
chiarezza nella “Laudato sì” relativa all'ecologia in rapporto
all'antropologia e dunque al rispetto e alla tutela della persona umana.
La conversione a cui richiama con forza la Parola di Dio, ci sprona a
rivedere e cambiare scelte e comportamenti personali e collettivi.
« Cerchiamo in positivo di sostenere ed esigere il riconoscimento di
quei diritti fondamentali propri di ogni persona: condizioni di vita e di
lavoro degne, un fisco più equo verso la famiglia, una giusta
distribuzione dei beni, la cura dei più poveri, della salute e dei servizi
sanitari, un congruo tempo da dedicare a Dio, alla famiglia e ai figli e
all'incontro con gli altri.
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DOMANDE E SPUNTI:
- ancora: come vivere – a tutti i livelli – della nostra chiesa lo stile
sinodale? Quali iniziative concrete?
- come le sfide che la nostra società vive oggi possono trasformarsi in
occasiono propizie per un cammino di umanizzazione e di fede? Prima di
tutto avere sul mondo uno “sguardo amorevole”.
- a fronte della crisi delle tradizionali agenzie educative come possiamo
educare/generare alla fede? Guardarsi intorno, scoprire l’esistente,
affiancarsi e dialogare, potenziare insieme.
- come mettere in atto una “accoglienza compassionevole” della famiglie,
un accompagnamento e sostegno? Imparare come singoli e come
comunità la “presenza accanto” (condivisione fatiche/ferite); uno stile di
vicinanza. Quali iniziative concrete?
- come affrontare il problema educativo dei giovani, a fronte della perdita
di speranza nel futuro, di fronte a messaggi negativi? Ancora innanzitutto
lo stile dello “stare accanto”, accogliere, dialogare. Iniziativa concreta:
“5 MINUTI PER TE” --- una chiesa del centro (S. Giovannino?) aperta
tutti i sabato sera, con la presenza di un gruppo che accoglie (alternanza:
parrocchie, associazioni, movimenti, oratori, seminaristi…); allo scoccare
dell’ora (es. 21, 22, 23) partono 5 minuti di preghiera (cinque!) con
possibilità di dialogo, confessione ecc. L’idea di una proposta semplice e
umile che incominci a piantare un seme.
- di fronte ai poveri ci sembra di costatare un problema evidente: quello
della DELEGA --- se ne occupa la Caritas e ne siamo contenti, è parte di
noi, ma rischiamo di non esserne toccati nel cuore: è affare loro. Come
possiamo “entrare” anche noi nella solidarietà per i più sfortunati? Non
basta segnalare, non basta la colletta quaresimale.
Come superare questo stile di delega? Ricordando che il povero è
immagine di Cristo e che in base a questo saremo giudicati (“Avevo fame
e mi avete dato da mangiare…”).
LE CINQUE VIE
Prendendo spunto da diversi interventi di papa Francesco, specialmente
dalla sua esortazione apostolica “Evangelii gaudium”, sono state così
proposte ai lavori dei 2500 partecipanti cinque parole chiave, cinque verbi
per la vita della Chiesa: USCIRE, ANNUNCIARE, ABITARE, EDUCARE,
TRASFIGURARE.
Oggi sono le “periferie esistenziali” (secondo la felice espressione del papa)
la priorità della comunità cristiana, i luoghi in cui abitare e annunciare il
Vangelo, poiché la famiglia e il lavoro, l’educazione e la scuola, il creato, la
città, i poveri e gli emarginati, l’universo digitale e la rete, sono diventati le
frontiere della Chiesa: non da difendere creando muri, ma da far diventare
“soglie”, luoghi di incontro e di dialogo, senza i quali rischiano di
trasformarsi in periferie da cui si fugge, abbandonate o dimenticate.
Una Chiesa in cammino, ha esortato papa Francesco nel suo discorso
inaugurale, è primariamente una Chiesa che ascolta e l’atteggiamento che
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deve ispirare tutta la nostra azione pastorale è quello cui il pontefice ci
richiama quasi quotidianamente: vivere accanto agli uomini del nostro
tempo, ascoltarli, accoglierli e parlare il linguaggio della misericordia che
Gesù ci ha insegnato.
Solo una Chiesa che si rende vicina, ama le persone e condivide la loro vita
reale, infatti, pone le condizioni per l’annuncio e la comunicazione della
fede».
Don Stefano, riprendendo l’intervento di Andrea Antonuccio, spiega: “Nel foglio riassuntivo
abbiamo sottolineato l’aspetto delle relazioni, il discorso del Papa a Santa Maria del Fiore e la
conclusione di S.E.R. Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino. Le parti in rosso
costituiscono domande e spunti che affidiamo alla riflessione del CPD.
Il Papa – continua Don Stefano - ha lasciato alla Chiesa italiana tre consegne: umiltà,
disinteresse, beatitudine e ci dice: «preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere
uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi
alle proprie sicurezze». Papa Francesco chiede una Chiesa umile, disinteressata e che faccia
crescere le beatitudini. Il Santo Padre mette in guardia da due tentazioni che riguardano la
Chiesa italiana: la prima è quella pelagiana (i pelagiani erano i nemici di Sant’Agostino: essi
ritenevano che nella vita fosse molto importante darsi da fare con le preghiere, le elemosine e le
opere. Sant’Agostino, per contro, sosteneva che il nostro contributo è importante ma
indispensabile è la grazia del Signore che ci raggiunge quando ancora siamo peccatori, quando
ancora non ce lo meritiamo). Il Papa sottolinea che rischiamo di essere anche noi un po’
pelagiani, cioè di confidare molto in noi stessi; dobbiamo invece lasciarci guidare dallo Spirito
Santo. Non credo – prosegue Don Tessaglia che la nostra Chiesa alessandrina corra questo
rischio” .
Il sacerdote aggiunge: “La seconda tentazione è quella dello gnosticismo: l’intellettualismo, il
confidare molto nei ragionamenti, nelle nozioni, perdendo un po’ di vista la concretezza. «Lo
gnosticismo…porta a confidare nel ragionamento logico e chiaro, il quale però perde la
tenerezza della carne del fratello».
Una priorità che il Papa ha indicato alla Chiesa italiana è quella dei poveri: «a tutta la Chiesa
italiana raccomando l’inclusione sociale dei poveri, che hanno un posto privilegiato nel popolo
di Dio…Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza.
Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà».
Nella conclusione del suo discorso – prosegue Don Stefano - il Papa consegna alla Chiesa
italiana due impegni: il primo è quello di portare avanti lo stile di sinodalità (dal gr. sýnodos
cammino insieme). Il Santo Padre auspica che la Chiesa italiana, a tutti i suoi livelli, sia una
Chiesa sinodale. Ad esempio, il CPD, è un esempio di sinodalità in cui il dialogo fa sì che si
possa camminare insieme.
Il Papa chiede, inoltre, un «approfondimento della Evangelii Gaudium (E.G.) per trarre da essa
criteri pratici e per attuare le sue disposizioni. Sono sicuro della vostra capacità di mettervi in
movimento creativo per concretizzare questo studio»”.
Il delegato spiega: “A questo punto ci siamo fatti alcune domande:
- come far crescere in noi i tre sentimenti che il Papa propone (umiltà, disinteresse, beatitudine)?
- la nostra comunità diocesana vive le due tentazioni descritte dal Papa? Come superarle?
- come vivere nella nostra Chiesa particolare lo stile sinodale/stile del dialogo? (uno stile che
non delega, che consente il cammino e la responsabilità personale e guida alla comunità). A
questo proposito ci è sembrato significativo immaginare che anche la nostra diocesi possa vivere
almeno una volta l’anno un’assemblea come quella di Firenze, un piccolo sinodo in cui ascoltare
relazioni, fare lavori di gruppo, testimonianze e incontri con la città. Un’assemblea diocesana
con i rappresentanti delle parrocchie, dei diversi gruppi, etc.
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- come approfondire la Evangelii Gaudium? Noi auspichiamo un approccio non intellettuale, ma
un approccio che sia esistenziale/esperienziale. E due livelli di lavoro: locale (parrocchiale) e
diocesano. Quali sussidi preparare per l’E.G.?
A questo proposito, il Vescovo a Firenze proponeva a noi un cammino quaresimale sulla E. G.”.
Don Stefano Tessaglia mette in luce alcuni aspetti della prolusione di Mons. Nosiglia:
“L’arcivescovo di Torino, ritorna sullo stile sinodale, «la sinodalità deve essere lo stile della
comunità cristiana» e, anche lui, pone l’accento sulle periferie esistenziali: «la frontiera
drammatica dell’immigrazione, la frontiera sempre più tragica delle povertà anche a causa della
crisi economica e occupazionale, la frontiera delicata dell’emergenza educativa…chiedono che
cammino di fede e cammino ecclesiale diventino vie o almeno sentieri di umanizzazione non da
declinare in prospettiva intellettuale, bensì esistenziale». Noi ci siamo chiesti come fare di queste
sfide (immigrazione, povertà, educazione…) delle ‘occasioni’ propizie non per ‘approfondimenti
intellettuali’, ma per un cammino di fede che rinnovi l’esistenza.
Nosiglia ha sottolineato anche la questione educativa: «Il Convegno terrà in grande
considerazione il piano decennale della Cei 2010-2020 ‘Educare alla vita buona del Vangelo’»”.
“Un altro aspetto messo in luce dall’Arcivescovo di Torino – continua Don Tessaglia - è quello
dei laici: «Abbiamo bisogno di laici donne e uomini, adulti nella fede partecipi dell’esperienza
ecclesiale, nelle comunità, associazioni e movimenti, saldamente radicati e formati alla scuola
del Vangelo e alla dottrina sociale della Chiesa; laici capaci di proporre e tradurre nei vari campi
del vissuto familiare, culturale, sociale e politico, il nuovo umanesimo in Gesù Cristo». Poi
Nosiglia suggerisce tre priorità per la nostra Chiesa: la famiglia, i giovani, l’ecologia umana e i
poveri.
Per quanto riguarda la famiglia noi ci siamo soffermati su queste parole: la Chiesa può dare alle
famiglie, anche a quelle ferite «un’accoglienza compassionevole e un accompagnamento a
sostegno della sua esistenza, sia sotto il profilo spirituale che sociale».
Il secondo ambito di impegno privilegiato è quello dei giovani; Mons. Nosiglia sottolinea il
distacco tra mondo giovanile e mondo degli adulti e mette in luce che «è necessario riattivare
una solidarietà tra le generazioni e recuperare la fiducia tra giovani e adulti sia sul piano
educativo e formativo, sia su quello dell’importante problema del lavoro».
Infine, prendendo spunto dall’enciclica Laudato si’ del Papa, l’ultimo accento è stato posto sulla
questione «dell’ecologia in rapporto all’antropologia e dunque al rispetto e alla tutela della
persona umana…Cerchiamo in positivo di sostenere ed esigere il riconoscimento di quei diritti
fondamentali propri di ogni persona: condizioni di vita e di lavoro degne, un fisco più equo
verso la famiglia, una giusta distribuzione dei beni, la cura dei più poveri, della salute e dei
servizi sanitari, un congruo tempo da dedicare a Dio, alla famiglia e ai figli e all’incontro con gli
altri»”.
Riflettendo sull’intervento di Mons. Nosiglia, Don Stefano, presenta le domande e gli spunti
emersi:
“- Come vivere – a tutti i livelli della nostra chiesa - lo stile sinodale? Quali iniziative concrete?
- Come le sfide che la nostra società vive oggi possono trasformarsi in occasioni propizie per un
cammino di umanizzazione e di fede? Prima di tutto avere sul mondo uno ‘sguardo amorevole’.
- Per quanto riguarda l’educazione: a fronte della crisi delle tradizionali agenzie educative come
possiamo educare/generare alla fede? Guardarsi intorno, scoprire l’esistente, affiancarsi e
dialogare, potenziare insieme. Il Papa e Mons. Nosiglia chiedono, infatti, che le tradizionali
agenzie creino rete.
- Come mettere in atto una «accoglienza compassionevole» delle famiglie, un accompagnamento
e sostegno? Imparare come singoli e come comunità la «presenza accanto» (condivisione
fatiche/ferite); uno stile di vicinanza. Quali iniziative concrete?
- Come affrontare il problema educativo dei giovani, a fronte della perdita di speranza nel futuro,
di fronte a messaggi negativi? Ancora innanzitutto lo stile dello ‘stare accanto’, accogliere,
dialogare. A noi, è venuta in mente una microscopica iniziativa concreta: ‘5 MINUTI PER TE’:
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una chiesa del centro (magari S. Giovannino) aperta tutti i sabato sera, con la presenza di un
gruppo che accoglie (alternanza: parrocchie, associazioni, movimenti, oratori, seminaristi…);
allo scoccare dell’ora partono cinque minuti di preghiera con possibilità di dialogo, confessione
etc. L’idea di una proposta semplice e umile che incominci a piantare un seme.
- Di fronte ai poveri ci sembra di constatare un problema evidente: quello della delega…Se ne
occupa la Caritas e ne siamo contenti, è parte di noi, ma rischiamo di non esserne toccati nel
cuore: è affare loro. Come possiamo «entrare» anche noi nella solidarietà per i più sfortunati?
Non basta segnalare, non basta la colletta quaresimale. Come superare questo stile di delega?
Ricordando che il povero è immagine di Cristo e che in base a questo saremo giudicati («Avevo
fame e mi avete dato da mangiare…»)”.
Don Stefano si sofferma infine sulle cinque vie: “Prendendo spunto da diversi interventi di Papa
Francesco, specialmente dalla Evangelii Gaudium, sono state proposte ai lavori dei 2500
partecipanti cinque parole chiave, cinque verbi per la vita della Chiesa. USCIRE,
ANNUNCIARE, ABITARE, EDUCARE, TRASFIGURARE. Il soggetto di questi verbi è la
Chiesa - e conclude citando le parole di Papa Francesco - : «Una Chiesa in cammino è
primariamente una Chiesa che ascolta e l’atteggiamento che deve ispirare tutta la nostra azione
pastorale è quello di vivere accanto agli uomini del nostro tempo, ascoltarli, accoglierli e parlare
il linguaggio della misericordia che Gesù ci ha insegnato. Solo una Chiesa che si rende più
vicina, ama le persone e condivide la loro vita reale, infatti, pone le condizioni per l’annuncio e
la comunicazione della fede»”.
A questo punto Don Tessaglia lascia la parola ai membri del CPD per riflettere e discutere sugli
spunti dati.
Intervento di Don Mauro Bruscaini
Don Mauro Bruscaini, delegato vescovile per la Famiglia riflette: “Se lo Spirito Santo ha voluto
che Papa Francesco diventasse Papa, ci sarà un motivo. Lo stile sinodale proposto, risente molto
dell’esperienza latino-americana dove la sinodalità è vissuta anche nelle più piccole comunità.
Ricordo l’esperienza di assemblee diocesane dove si riusciva a portare anche la voce degli
abitanti dei villaggi più piccoli. È un modo di lavorare veramente dalla base e che rende
possibile intraprendere un cammino di popolo. Anche nella nostra Chiesa alessandrina, il sinodo
diocesano ha rappresentato un’esperienza molto forte che però non ha avuto seguito. È
sicuramente impegnativo lavorare a livello sinodale però è molto arricchente”.
Intervento di Franca Rossi
Franca Rossi, rappresentante della parrocchia di San Pio V, sottolinea: “Quello di Papa
Francesco, è un invito ad agire in maniera differente rispetto a quello che abbiamo fatto finora. Il
Santo Padre viene da una realtà ben diversa dalla nostra. Il disagio che noi iniziamo a vivere ora,
in America Latina lo vivono da sempre: bisogna partire dall’accoglienza verso gli ultimi”.
Per quanto riguarda i poveri, la rappresentante della parrocchia di S. Pio V spiega: “Noi abbiamo
la tendenza a delegare la questione dei poveri alla Caritas: riconosciamo i meriti della Caritas ma
ce ne stiamo comodamente seduti in poltrona. Invece, dobbiamo alzarci e andare in mezzo ai
poveri come faceva Papa Francesco. Anche noi abbiamo la fortuna di incontrare per strada il
nostro Vescovo e io penso che l’approccio di porsi in mezzo alla gente, sia molto importante”.
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Intervento di Angelo Teruzzi
Angelo Teruzzi, segretario della Consulta dei Laici, afferma: “È apprezzabile quello che è
emerso dal convegno di Firenze dove non si è cercato di perfezionare una teoria, ma si sono dati
degli spunti per portare avanti una missione. Sottolineerei, l’aspetto che metteva in luce anche
Don Mauro, e cioè quello di avere una coscienza di Chiesa. È necessario concepirsi come
comunità. Secondo me noi corriamo il rischio di cadere nella tentazione pelagiana: ora
vorremmo subito darci da fare, che è giusto, ma è necessario anche riflettere sulla nostra Fede.
Non dobbiamo vedere la Fede solo come uno dei possibili modi attraverso cui ci esprimiamo, la
Fede, infatti, è una dimensione che coinvolge la totalità della nostra vita e si identifica nell’uomo
che si rapporta a Cristo. Cristo non è un particolare, la nostra religione non è un particolare. Il
Cristianesimo è l’unica possibilità per l’uomo poiché abbraccia tutti gli aspetti della vita umana.
Non dobbiamo permettere che la religione venga considerata come qualcosa di superfluo o
addirittura folkloristico”.
Intervento di Mons. Massimo Marasini
Mons. Massimo Marasini, delegato Vescovile alla Pastorale della Carità pone l’accento su alcuni
punti: “Nei confronti dei poveri corriamo il rischio di vivere uno gnosticismo pelagiano; cioè la
delega alla Caritas funziona nella misura in cui è l’espressione corale del desiderio di rispondere
concretamente non solo a dei bisogni materiali, ma anche all’accompagnamento umano e
spirituale delle persone. La Caritas cerca di dare una risposta come organizzazione, ma,
non bisogna dimenticare l’importanza di vivere l’esperienza della carità all’interno di ogni
comunità cristiana. Se ciò non si ritiene necessario, allora significa che deleghiamo il problema
dei poveri ad un’associazione caritativa senza tenere in considerazione che la carità è un
momento di crescita e di incontro con il Signore. Spesso si finisce per preoccuparsi di dare solo
risposte materiali che sottendono una sorta di gnosticismo generico. Papa Francesco ci dice che
la Chiesa non può essere semplicemente un’associazione non governativa. Ad esempio, se non si
riescono a dare delle risposte materiali (questa è la tentazione pelagiana), un’iniziativa viene
derubricata o considerata meno importante. A volte, capita, che le comunità parrocchiali non
riescano ad esprimere una piena efficienza organizzativa per affrontare il problema dei poveri e,
non vedendosi subito i risultati, sembra quasi che ciò che si fa non debba avere valore,
accoglienza o potenziamento.
Inoltre, si corre il rischio che il povero percepisca l’aiuto della Caritas come una delle risposte
delle varie agenzie sociali che si occupano dei bisognosi e non come incontro con il volto
misericordioso del Signore.”
“Dunque – conclude Mons. Marasini - l’esperienza caritativa dovrebbe essere proposta ad ogni
comunità per trovare poi un inserimento e una fusione a livello diocesano”.
Intervento di Angelo Teruzzi
Angelo Teruzzi mette in luce che gli aspetti sottolineati da Mons. Nosiglia sono gli stessi
contenuti nella Lettera Pastorale di Mons. Guido Gallese.
Intervento del Vescovo
Il Vescovo evidenzia: “Il Papa ha manifestato la volontà che pastori e popolo di Dio lavorino
insieme e prendano delle decisioni insieme”.
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Intervento di Don Vittorio Gatti
Don Vittorio Gatti, Vicario Generale, richiama l’attenzione sulla questione del sinodo diocesano:
“È stato citato il sinodo diocesano che molti ricordano come splendida esperienza che poi è stata
tralasciata; a proposito di questo, bisogna tener conto che il sinodo ha richiesto concentrazione,
tempo, energie. Se pensiamo che il CPD debba essere un’esperienza sinodale, forse va rivisto
nelle modalità”.
Don Vittorio precisa: “Immaginare di fare un CPD con i tempi del Convegno di Firenze è molto
difficile: diventa complicato conciliare i vari impegni”.
Il Vicario Generale conclude: “ Quello sinodale è uno stile da pensare e potremmo riservare
ancora un paio di incontri del CPD per confrontarci su come rendere operative le proposte
emerse dal convegno di Firenze”.
Intervento del Vescovo
Mons. Guido Gallese riflette: “A me non sembra impossibile pensare ad uno stile sinodale. Dopo
l’incontro positivo avvenuto in primavera a Castelspina, abbiamo deciso di vivere un momento
simile a Castellazzo in occasione dell’inizio dell’anno pastorale. Abbiamo pregato insieme, ci
siamo divisi in piccoli gruppi di lavoro, abbiamo condiviso spunti e riflessioni e sono emerse
proposte interessanti. La gente ha apprezzato molto il lavoro di gruppo e si era pensato di
organizzare, a giugno, un momento diocesano cercando di coinvolgere più gente: non un evento
autoreferenziale ma un’occasione di condivisione e di confronto su come è andato l’anno
pastorale per ripartire con proposte per il nuovo anno”.
“Come è avvenuto a Castellazzo - continua il Vescovo- è importante che questi momenti siano
introdotti dalla celebrazione dell’Eucaristia poiché la liturgia non è un fatto esteriore ma
l’azione di Cristo nella Chiesa. Se leggiamo gli Atti degli Apostoli, constatiamo che tutto nasce
dalla preghiera e dalla liturgia perché Dio agisce in modo privilegiato quando i Cristiani sono
riuniti nel Suo nome. Certo – precisa Mons. Gallese – un incontro di più giorni come quello di
Firenze richiede uno sforzo e un impegno maggiori, ma è importante iniziare a maturare in
questo stile di dialogo, confronto e condivisione”.
Il Vescovo aggiunge: “Quando sono stato nominato Vescovo di Alessandria, mi sono letto la
storia della città e la cosa che mi ha colpito è stata che si sono svolti tantissimi sinodi. Io vi devo
dire che la mia esperienza personale con i sinodi in altre diocesi è stata negativa: ho visto uscire
dei grossi tomi gnostico-pelagiani e mi chiedevo se qualcuno mai li avrebbe letti. Si tenevano
riunioni infinite per addetti ai lavori e difficilmente si registravano ricadute nella pastorale
ordinaria. C’erano dei riscontri ma non paragonabili alla macchina che si era messa in moto,
ovvero, anni di lavoro per avere impercettibili cambiamenti. Io non so come sia andato ad
Alessandria, però, per la mia esperienza mi sono chiesto: ma davvero è una cosa utile o è una
cosa tramontata? Comunque nulla vieta che potremmo decidere di fare un micro sinodo senza
troppi apparati e che abbia la caratteristica di essere un ‘sinodo sinodale’ ”.
Intervento di Don Stefano Tessaglia
Don Stefano Tessaglia sottolinea che è meglio pensare ad un’assemblea sinodale annuale e non
ad un grande evento.
Continua intervento del Vescovo
Mons. Gallese conclude il suo intervento invitando i membri del CPD a pensare e a maturare
nello stile sinodale con la consapevolezza che sarà necessario del tempo per camminare in questa
direzione.
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Intervento di Luciana Buzzi
Luciana Buzzi, riprendendo le fila del discorso puntualizza: “Di provocazioni, domande e spunti
ne sono stati dati e credo che avremmo modo di riflettere. Eventualmente, nelle prossime
riunioni cercheremo di elaborare proposte concrete. Personalmente io condivido quello che
diceva Don Stefano: vedo sempre con una certa diffidenza il discorso dell’evento mentre mi
piacerebbe che si riuscisse a maturare un cambiamento graduale nella prospettiva sinodale
proposta dal Papa”.
Intervento del Vescovo
Il Vescovo riporta l’attenzione del CPD sulla E.G. e propone di riprenderla durante il cammino
di Quaresima pensando ad un percorso a livello parrocchiale o interparrocchiale: “Si potrebbe
fornire un sussidio che guidi alla lettura personale della E.G. e prevedere un momento sinodale
settimanale di condivisione e riflessione. Altrimenti, potremmo anche decidere di dividere
l’esortazione in due parti: la prima la affrontiamo quest’anno e la seconda, il prossimo,
intrecciando sempre la lettura personale e il momento comunitario”.
Intervento di Don Stefano Tessaglia
Don Stefano Tessaglia chiede: “È immaginabile che i martedì di Quaresima siano sulla E.G.?”
Intervento del Vescovo
Mons. Guido Gallese risponde: “Non so se è immaginabile”.
Intervento di Don Stefano Tessaglia
Don Stefano suggerisce: “Dal momento che il tema del Giubileo è stato già affrontato durante
l’Avvento, si potrebbe pensare di dedicare alla E.G. i martedì di Quaresima”.
Intervento del Vescovo
Mons. Guido Gallese asserisce: “Si può proporre ma bisogna sempre tenere in considerazione
che i martedì di Quaresima sono organizzati dal MEIC”.
Intervento di Don Vittorio Gatti
Il Vicario Generale precisa: “Io sinceramente tra i martedì di Quaresima e un ritiro spirituale
simile a quello di Castelspina, preferirei il secondo”.
Intervento del Vescovo
Mons. Guido Gallese sottolinea: “Il contesto dei martedì di Quaresima è particolare, si tratta di
incontri culturali”.
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Don Stefano Tessaglia
Don Stefano Tessaglia manifesta il suo accordo con l’affermazione del Vescovo ma spiega:
“Anche se il contesto è diverso, io intendevo dire che si potrebbe comunque pensare ad un
approfondimento culturale sulla E.G. durante i martedì di Quaresima”.
Intervento di Don Vittorio Gatti
A proposito dell’ipotesi del cammino di Quaresima, il Vicario Generale pone l’attenzione sulla
necessità di avere oltre che un sussidio anche qualcuno che guidi gli incontri nelle parrocchie.
Intervento di Don Mauro Bruscaini
Don Mauro Bruscaini, in base alla sua esperienza personale, riflette: “Nelle comunità latinoamericane ci si riuniva in piccoli gruppi e si leggeva e meditava la Parola di Dio sulla base di
semplici sussidi, schede con approfondimenti che invitavano alla preghiera e sottoponevano
domande per avviare delle riflessioni. La scheda aveva la funzione di facilitatore.
Dunque se, per il percorso di Quaresima, immaginiamo delle semplici schede che riassumano il
contenuto e gli spunti di quanto si è letto durante la settimana, chiunque, sacerdote, diacono o
laico, può utilizzarle per preparasi e proporsi come facilitatore all’interno di una comunità”.
Intervento di Francesca Frassanito
Francesca Frassanito, rappresentante zona Città, suggerisce di non perdere l’aspetto del dialogo e
di mantenere un facilitatore o una persona che faccia da guida all’interno dei gruppi di
condivisione. Inoltre, la rappresentante zona Città manifesta il suo accordo nell’organizzare
un’assemblea diocesana dove il lavoro di gruppo, il dialogo e la condivisione siano privilegiati.
Don Stefano Tessaglia
Don Stefano Tessaglia, tornando alla questione dell’assemblea diocesana sottolinea: “I numeri
dei facilitatori sono da pensare, potrebbero essere i membri del CPD”.
Intervento di Don Vittorio Gatti
Don Vittorio Gatti puntualizza: “Bisogna tener conto delle difficoltà che si verificano per gli
incontri tra delegati laici delle zone e i delegati laici delle parrocchie. Alle riunioni zonali spesso
mancano molti rappresentanti. Dunque, sarebbe difficile trovare i facilitatori per le varie
comunità parrocchiali, per quanto si possa inviare loro un sussidio”.
Il Vicario conclude facendo riflettere il CPD anche sul fatto che, durante la Quaresima le
iniziative proposte sono sempre molte e, se si organizzassero gli incontri sulla E.G. si potrebbe
correre il rischio che il cammino venisse percepito da alcuni come una cosa in più da fare.
Intervento di Don Stefano Tessaglia
Don Stefano Tessaglia invita a pensare al criterio di scelta dei rappresentanti delle parrocchie,
che spesso sono stati quasi obbligati a rappresentare la propria comunità parrocchiale e, per
questo vivono le riunioni o gli incontri di zona come una fatica.
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Intervento di Danilo Autano
Danilo Autano, rappresentante della Parrocchia Cuore Immacolato di Maria (Alessandria),
sottolinea: “Converrebbe chiedersi perché in una parrocchia non riusciamo a trovare un delegato,
non siamo in grado di fare un consiglio. Secondo me , sarebbe opportuno, pensare al modo di
riportare le persone in Chiesa. Così troveremo le persone che vogliono far parte di un consiglio,
partecipare alle riunioni zonali, impegnarsi in un’assemblea diocesana, etc.”.
Intervento di Gian Luigi Bovone
Gianluigi Bovone, Presidente dell’Azione Cattolica, si esprime a favore della proposta di un
cammino sulla E. G. : “Secondo me l’Evangelii Gaudium è qualcosa da cui ripartire. Aggiungo,
inoltre, che varrebbe la pena essere corresponsabili fin dalla preparazione dei sussidi di
accompagnamento; sarebbe utile che i movimenti e la Consulta dei laici collaborassero alla
preparazione del percorso”.
“In più - continua Bovone - se il MEIC non avesse già pensato ad altro, potrebbe essere un’idea
affrontare l’E.G. durante i martedì di Quaresima”.
Il presidente dell’A.C. conclude il suo intervento rimarcando l’importanza di portare l’E.G. nelle
parrocchie come punto di partenza per cambiare lo stile pastorale e sostiene la necessità di
coinvolgere diverse persone nel progetto in modo tale che più gente si senta coinvolta e, dunque,
motivata a partecipare.
Don Stefano Tessaglia
Don Stefano Tessaglia manifesta il suo accordo con l’intervento di Gianluigi Bovone e propone:
“In effetti, chi fa parte delle associazioni potrebbe essere inviato nelle parrocchie e fare da
guida”.
Intervento di Gianluigi Bovone
Gianluigi Bovone aggiunge: “Chi fa parte delle associazioni e dei movimenti, potrebbe offrire il
proprio aiuto ai parroci, trovare il modo di unire le parrocchie”.
Intervento di Luciana Buzzi
La moderatrice del CPD riflette: “I martedì di Quaresima e l’ipotesi di un lavoro sinodale hanno
connotazioni completamente diverse - e suggerisce - si potrebbero trovare dei gruppi che
lavorino ai sussidi e poi contattare le parrocchie per indicare modalità e periodo”.
Intervento di Don Valerio Bersano
Don Valerio Bersano, coordinatore zona Città, propone: “Gli incontri di Quaresima potrebbero
essere conclusi da un momento diocesano di condivisione.”
Intervento di Luciana Buzzi
Luciana Buzzi manifesta il suo accordo nei confronti di Don Valerio Bersano.
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Intervento di Don Vittorio Gatti
Don Vittorio Gatti ricorda che per il 14 maggio 2016, prima della Veglia di Pentecoste, è stata
programmata un’assemblea diocesana.
Intervento del Vescovo
Mons. Guido Gallese suggerisce: “Istituiamo una piccola commissione che pensi al lavoro da
fare durante la Quaresima?”.
Intervento di Don Vittorio Gatti
Il Vicario Generale propone: “Potrebbe essere significativo che qualcuno dei delegati che sono
stati a Firenze, alcuni membri della A.C. e della Consulta dei laici, gli uffici pastorali,
collaborino insieme alla preparazione del percorso”.
La seduta si interrompe alle ore 20.30 per la cena
Intervento di Luciana Buzzi
Dopo la pausa, Luciana Buzzi introduce il primo e il secondo punto all’O.d.G.
1)Discernimento comunitario: a partire dalla collaborazione dei Consigli zonali, come
continuare il percorso a livello parrocchiale e interparrocchiale? (prospettive e difficoltà);
2)Proposte concrete per vivere il Giubileo della Misericordia;
ed invita i rappresentanti delle quattro zone ad esprimersi a proposito dei cammini di
discernimento e a presentare proposte concrete per vivere il Giubileo della Misericordia anche
sulla base degli incontri zonali.
Intervento di Antonietta Brezzi
Antonietta Brezzi, rappresentante zona Fraschetta Marengo, legge il contributo scritto, esito
della riunione zonale:
« DISCERNIMENTO COMUNITARIO
Agli incontri sul discernimento comunitario le Parrocchie della zona sono state discretamente
rappresentate. La partecipazione è stata però perlopiù limitata alle persone, che già sono
impegnate nella catechesi o in altri servizi alla parrocchia, mentre risulta difficile coinvolgere
altri. La stagione invernale non aiuta perché molti non gradiscono uscire alla sera per recarsi in
altri paesi.
In molte parrocchie, lo scorso anno, erano continuati gli incontri settimanali sulla Lectio Divina
in Quaresima e anche quest’anno si intende ripetere l’esperienza. Una nuova esperienza che si
vuole proporre è la Lectio Divina sul Vangelo della domenica negli incontri mensili con i
genitori dei ragazzi che frequentano il catechismo.
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PROPOSTE PER IL GIUBILEO
ADULTI: in occasione del giubileo c’è l’intenzione di raggiungere le famiglie che abitualmente
non frequentano la chiesa con una lettera accompagnata da una scheda di introduzione e
spiegazione di un percorso di riconciliazione a tappe mensili: riconciliarsi con se stessi,
riconciliarsi con gli altri, riconciliarsi con Dio.
RAGAZZI: non è facile trovare ragazzi disposti a recarsi a Roma per il giubileo dei cresimandi,
che sarebbero comunque un numero troppo limitato e non rappresentativo di tutti i ragazzi che
nelle parrocchie della zona si preparano a ricevere i Sacramenti dell’iniziazione cristiana. La
proposta riguarda pertanto un percorso interparrocchiale di preparazione al giubileo dei bambini
e dei ragazzi a livello diocesano.
GIOVANI: più difficile è ideare proposte che possano coinvolgere i giovani. In poche parrocchie
vi è un gruppo di giovani che supportano il parroco. Si stanno tentando esperienze di
aggregazione e servizio, ad esempio in occasione dei centri estivi, ma si stenta a introdurre
progetti formativi ed educativi. Per questo motivo si sta valutando la proposta, con il
coinvolgimento di Servizi pastorali diocesani, per un eventuale inserimento di educatori formati
nell’attività oratoriale a livello interparrocchiale ».
Intervento di Don Mauro Bruscaini
Don Mauro Bruscaini rende conto dell’esperienza del cammino di discernimento a Valenza:
“Riguardo al discernimento sono emerse la voglia e la necessità di andare avanti e di continuare
sul percorso intrapreso. Si è proposto di trovarsi una volta al mese a livello di zona”.
“A proposito del Giubileo - continua Don Mauro- non si è detto molto, a parte la possibilità di
dare un taglio diverso alle stazioni quaresimali che si svolgono nella città di Valenza tutti gli
anni, magari portando all’attenzione dei fedeli il tema della misericordia. Infine, è stata ben
accolta la proposta di un pellegrinaggio zonale in Cattedrale durante una domenica di
Quaresima”.
Intervento di Martina Poggio
Martina Poggio, rappresentante zona Fiumi, riferisce che la riunione zonale non è avvenuta ma il
cammino di discernimento comunitario è andato bene nonostante alcune difficoltà oggettive
legate all’ampiezza della zona che abbraccia paesi distanti tra loro.
Intervento di Elena Ugo
Elena Ugo, rappresentante zona Città, riporta il contributo scritto, risultato della riunione di zona
avvenuta ‘telematicamente’.
«REFERENTI LAICI - ZONA CITTA'
Poichè in questo ultimo periodo erano in programma già molti incontri e da poco tempo si erano
svolti il precedente CPD e la convocazione zonale, abbiamo preferito inviare via mail l'O.d.G.
per questo CPD straordinario e chiedere le riflessioni delle varie comunità.
Di seguito i contributi pervenuti.
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Parrocchia di San Baudolino
In merito al cammino di discernimento comunitario:
• è stato positivo in quanto:
• ha avvicinato alla Parola di Dio
• ha fatto capire che:
• la Parola di Dio, letta e meditata, è preghiera
• la Parola di Dio parla a ciascuno di noi
• ha evidenziato aspetti critici:
• solo pochi incontri nell’anno liturgico
• a livello diocesano si riunisce una comunità eterogenea e in pochi incontri è difficile
creare i legami e il clima adatto a far parlare le persone della propria esperienza
Per i suddetti motivi si auspica che il cammino di discernimento comunitario prosegua con
regolarità durante l’intero anno liturgico nelle singole comunità parrocchiali o a livello interparrocchiale.
Riguardo al Giubileo della Misericordia si ritiene importante:
• vivere l’ordinario come straordinario e non viceversa
• non andare alla ricerca di “eventi eccezionali”
• far sì che l’esperienza della misericordia di Dio diventi esperienza costante nella vita di
ogni giorno e di ogni persona
• manifestare la giustizia, la povertà e la carità nella vita della Chiesa
• mantenere la semplicità dei gesti e delle liturgie secondo l’invito di papa Francesco
• non separare ciò che riguarda la propria fede dalla vita quotidiana
• mettere in atto iniziative che non finiscano con la conclusione del Giubileo, ma
proseguano come una costante nella vita della comunità:
• visita agli ammalati (con disponibilità alla comunione eucaristica)
• gesti concreti di misericordia
• incontri sulla Parola nelle case delle persone che si trovano nell’impossibilità di
partecipare agli incontri in parrocchia
• invitare la comunità a partecipare quotidianamente alle Lodi e ai Vespri
• maggiore impegno nel coinvolgimento dei genitori dei bambini del cammino di I.C.
• particolare attenzione ai giovani e al loro cammino di formazione
Parrocchia S. Giuseppe Artigiano
“Mi sono confrontata con il nostro Parroco e ci siamo interrogati sulle tematiche evidenziate nel
Consiglio parrocchiale della nostra Comunità.
Per quanto riguarda gli incontri di discernimento anche se la nostra partecipazione non è stata
numerosa riteniamo che siano un' occasione d'incontro intercomunitario da non interrompere.
Per quanto riguarda le iniziative concrete per questo anno giubilare oltre a ciò che già abbiamo
presentato nel Consiglio Pastorale precedente aggiungo che si svolgeranno nella nostra realtà
alcuni incontri sulle Opere di Misericordia. Il primo si è svolto il 7 novembre sul tema ERO
MALATO E MI AVETE VISITATO. Già da questo incontro è emerso che nella concretezza
della vita anche noi "cristiani praticanti" non sempre ci sentiamo pronti a relazionarsi con la
sofferenza.
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La Misericordia rimane un atteggiamento sì comunitario, ma soprattutto personale e volontario è
rimane dono della Grazia di Dio.
(Demicheli Serena, Delegata Consiglio Pastorale Parrocchia San Giuseppe Artigiano).
Parrocchie S. Alessandro / S. Lorenzo
“Qui di seguito riporto i punti emersi nel confronto tra il parroco e noi collaboratori
relativamente ai temi proposti”:
Un gruppetto di giovani della Parrocchia di S. Alessandro ha partecipato agli incontri di
discernimento comunitario, tenutisi nei mesi di ottobre e novembre. Il riscontro è sicuramente
positivo, si è creato davvero un bel clima, diremmo quasi di amicizia, in cui ognuno si è sentito
libero di esporre le proprie idee senza paura di essere in qualche modo giudicato. Perciò
esperienza più che positiva; sinceramente non sappiamo se sia possibile riproporlo a livello
parrocchiale, il timore è di ritrovarci come sempre i soliti noti che hanno anche altre occasioni
per confrontarsi. Forse è anche bello mantenerli a livello diocesano proprio per aumentare la
conoscenza tra le persone che provengono da ambiti diversi e forse fare anche cadere alcune
barriere e divisioni.
Per quel che riguarda le iniziative che verranno fatte durante questo anno della Misericordia,
ricordo il cammino penitenziale durante la Quaresima che proponiamo nelle parrocchie di S.
Alessandro e San Lorenzo per il terzo anno consecutivo; quest'anno ci è sembrato opportuno
partire per questo cammino dalla chiesa della Misericordia che fa parte del territorio
parrocchiale.
Inoltre il 19 dicembre ci sarà una celebrazione per gli adolescenti dagli 11 ai 18 anni durante la
quale potranno avvicinarsi alla riconciliazione. A tutto ciò aggiungiamo che per tutto l'anno il
primo venerdì del mese ci sarà un'ora di adorazione eucaristica con la possibilità delle
confessioni.
(Cristina Ravazzi, parrocchia S.Alessandro)
Parrocchia S. Giovanni Evangelista
Il discernimento tenuto da Mons. Vescovo è stato ritenuto assai positivo. Il Vescovo si incontra
con la sua gente non per le celebrazioni, ma per un contatto umano con proposte di spirito e per
un dialogo coinvolgente. In più la cena è stata vista come amicizia tra il popolo e il suo pastore.
Qualcuno ha fatto osservare che la discussione nei gruppi è piuttosto dispersiva, si esce
facilmente dall’argomento proposto.
Altri hanno ritenuto le citazioni delle parole del vangelo piuttosto puerili. Meglio, forse, citare il
vangelo con un brevissimo commento.
Nessuna proposta riguardo all’anno della misericordia.
(Don Claudio)
Parrocchia S.Maria di Castello
•
Per quanto riguarda il discernimento comunitario è sembrato utile, ma anche un po'
dispersivo.
In gruppi troppo numerosi ed eterogenei si rischia la banalità o la dispersività. Forse
sarebbe più proficuo se con modalità diverse, soprattutto con gruppi più piccoli, se non
parrocchiali, almeno di quartiere o zona (MICRO zona e non MACRO!). Ci sembra
indispensabile che la preghiera sia preceduta da una più approfondita esegesi biblica e
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che scaturisca da questo ascolto guidato, piuttosto che da un livello più emotivo come
talvolta è apparso.
•
Proposte concrete per l'Anno Giubilare:
Sarebbe opportuno esaminare (o ripassare) tutte le opere di misericordia, per non rischiare di
rimanere troppo sulle 'nuvole' e magari pensare di aver esaurito il compito con alcune
conferenze e buone parole.
Ci sembra che si chiedesse, la volta scorsa, un' indicazione di opere PRATICHE per
caratterizzare il cammino giubilare di TUTTA la Diocesi e non solo delle singole comunità..
mentre pare che tante iniziative pensate fino ad ora siano indirizzate soprattutto alla 'sfera'
spirituale (e a volte solo al senso religioso, che è importante, ma.. non è tutto l'umano!)
Pur tenendo conto di quanto si fa già in alcune comunità, consapevoli di averlo già detto
negli incontri precedenti, ci sembra indispensabile – visto il continuo aumento delle richieste
- che vengano AMPLIATE, o RIPRISTINATE dove son state chiuse, o INIZIATE dove
mancano, le Caritas parrocchiali, per non delegare sempre ad altri l'aiuto concreto ai poveri.
L'insegnamento di Paolo VI – riguardo alla Caritas – era che fosse "strumento di educazione
alla carità" nelle comunità. Noi infatti, quando le persone si presentano a chiedere,
spieghiamo sempre di essere in grado di distribuire SOLO ciò che i parrocchiani portano
(opportunamente sollecitati...) in uno scambio reciproco e fraterno.
Inoltre – visto che l'educazione è dono anche per chi chiede e riceve – si cerca di
permettere/pretendere anche da chi è in necessità di 'fare la sua parte'! ("Io ti aiuto, ma tu
cosa ci metti di tuo?)
E' importante che i cristiani della diocesi - e anche chi è più 'lontano' dalla chiesa - siano a
conoscenza di quanto già vi è in opera, sia a livello di comunità cristiana, sia come società
civile o realtà del volontariato, perché si possa – in uno spirito di fattiva collaborazione –
unire le forze per un migliore risultato, ad esempio come avviene per i dormitori,
l'emergenza freddo, la mensa feriale e domenicale/serale.
Quanti conoscono – ad esempio – chi opera in carcere o i volontari ospedalieri? Far sapere è
già una condivisione!
Per questo una delle iniziative unitarie potrebbe essere quella di cercare 'buone notizie' cioè
di conoscere e diffondere le 'opere buone' già poste in essere nelle nostre realtà
cittadine/diocesane, per presentarle attraverso i media diocesani o darne conoscenza
attraverso la predisposizione di un opuscolo da mettere a disposizione di quanti – ad esempio
– compiono il cammino giubilare in Cattedrale, ma anche in contesti decisamente diversi
(centri commerciali? luoghi di aggregazione? ...)
Ovviamente non deve mancare un'interpellanza PERSONALE: IO cosa posso fare per gli
altri, come posso mettermi a disposizione e donare qualcosa del mio tempo, delle mie
capacità, dei miei beni?
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Nello specifico delle opere di Misericordia, se si vuole guardare a quanto necessita davvero
nel nostro contesto, pensiamo a DUE attività, che sono presenti in moltissime esperienze
caritative diocesane e religiose (solo come esempio.. la Caritas di molte città, il Centro
Astalli a Roma, l'Antoniano a Bologna, l'Opera San Francesco a Milano, il Cottolengo a
Torino.....).
La prima - per le opere corporali - è un ambulatorio gratuito per visite specialistiche, almeno
quelle essenziali, come oculistica, cardiologia, ortopedia... I tempi di attesa negli ambulatori
pubblici sono troppo lunghi e le visite private troppo costose perciò i poveri
(SOPRATTUTTO italiani, anziani, le famiglie con più figli..) - come ci dicono tutti gli
indicatori sociali - hanno rinunciato a curarsi.
Il Comune di Alessandria ha iniziato qualcosa per odontoiatria, ma altre patologie presentano
le stesse urgenze.
Si potrebbero interpellare, nelle nostre parrocchie e movimenti, i medici cattolici, chi è già in
pensione, chi già ci affianca ad esempio per i pellegrinaggi.
Questa è un'opera che potrebbe rimanere anche dopo il tempo giubilare, eventualmente – se
si utilizza il progetto Policoro, come diceva la lettera pastorale - potrebbe fornire lavoro ad
uno/due giovani per le funzioni di segreteria/coordinamento oppure per infermieristica.
La seconda necessità impellente nel nostro contesto di centro città (al quartiere Cristo
operano i salesiani) è un doposcuola, in particolare per la fascia 11-15 anni, cioè scuole
medie e biennio superiore.
Se ne è già parlato, era partito (ma solo con funzioni di oratorio), non ha funzionato per
svariati motivi...ma 'insegnare agli ignoranti' è davvero urgente, perché sempre più alto è il
numero di chi viene escluso/espulso dal circuito formativo e ogni notizia di cronaca ci indica
che la crescita culturale, il sapere ed il saper fare, è il primo ineludibile passo per
l'integrazione sociale, per il futuro lavorativo, per una migliore qualità di vita, per essere
liberi e responsabili!
(Elena Ugo) ».
Intervento di Don Vittorio Gatti
Don Vittorio Gatti riferisce in merito a quanto emerso dalla riunione del coordinamento degli
Uffici Pastorali: “Ci siamo visti anche come coordinamento degli uffici pastorali e ci siamo
interrogati sulla questione dei giubilei per categorie. Al di là del pellegrinaggio a Roma per i
ragazzi dai 13 ai 16 anni (la nostra idea era quella di puntarlo sui ragazzi delle medie) che vedrà
la partecipazione di un centinaio di persone tra ragazzi, famiglie e accompagnatori, metteremo in
programma anche momenti di partecipazione al Giubileo rivolti ad altre fasce di età o
categorie?”
Intervento di Elena Ugo
Elena Ugo esprime la sua perplessità sui destinatari del Giubileo dei ragazzi: “A me sembrava
che il sito (del Giubileo) parlasse di una proposta pre-giornata mondiale della gioventù. I ragazzi
dai 13-16 anni, vengono invitati ad alloggiare nelle parrocchie della città con i sacchi a pelo per
preparasi alla giornata mondiale della gioventù”.
Intervento di Don Vittorio Gatti
Don Vittorio spiega che, a causa delle poche indicazioni fornite dal sito, si è pensato di proporre
l’esperienza del Giubileo agli studenti delle scuole medie.
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Intervento di Elena Ugo
Elena Ugo invita a riflettere sul fatto che, se il Giubileo dei ragazzi fosse stato calibrato su
giovani più grandi, si correrebbe il rischio che la proposta non si presentasse adatta ai ragazzi
delle medie.
Intervento di Don Vittorio Gatti
Il Vicario Generale puntualizza che il programma però non è ancora indicato nel sito.
Intervento di Don Valerio Bersano
Don Valerio conferma che il sito propone il Giubileo dei ragazzi ai giovai dai 13 ai 16 anni.
Intervento di Don Vittorio Gatti
Don Vittorio sottolinea: “In effetti, la proposta coinvolge una parte limitata, ragazzi dai 13 ai16
anni, però sul sito non si specifica altro”.
Intervento di Don Mauro Bruscaini
Don Mauro chiede: “Organizziamo un Giubileo dei ragazzi anche in cattedrale?”
Intervento di Don Vittorio
Don Vittorio riprendendo il discorso iniziale e allacciandosi alla domanda di Don Mauro chiede:
“ Organizziamo un Giubileo per categorie in Cattedrale? Ad esempio: Giubileo della famiglia?
Giubileo dei catechisti? Giubileo dei ragazzi…?”.
Il Vicario Generale aggiunge: “Si è pensato di programmare un pellegrinaggio in Cattedrale per
zone durante le quattro domeniche di Quaresima, che prevede una liturgia penitenziale e la
partecipazione di un certo numero di sacerdoti che rimangono a disposizione per le confessioni.
Da parte dell’ufficio Famiglia – conclude Don Vittorio - si chiedeva di fare una proposta
specifica per le famiglie ferite (separati,divorziati)”.
Intervento di Don Mauro Bruscaini
A proposito dell’ultima affermazione di Don Vittorio, Don Mauro spiega: “È una proposta
singolare ma ci sembra doveroso, proprio nell’anno della misericordia, dare un forte segnale di
vicinanza nei confronti delle coppie separate o divorziate.
Potremmo invitare queste persone al dialogo con i sacerdoti e con la comunità e, da qui, partire
per un cammino spirituale”.
Don Mauro conclude dicendo che bisognerà riflettere su come far entrare in Chiesa le famiglie
ferite, vera sfida del cammino di misericordia.
Intervento di Gianluigi Bovone
Gianluigi Bovone riferisce che l’A.C. ha avviato una riflessione sulla possibilità di fare un
Giubileo per i ragazzi in Cattedrale, ipotesi più attuabile rispetto ai giubilei dedicati ad altre
categorie.
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Intervento di Don Vittorio Gatti
Il Vicario Generale chiede: “Possiamo chiarire cosa intendiamo per ragazzi?”.
Intervento di Gianluigi Bovone
Gianluigi Bovone suppone: “Bambini e ragazzi dalla quarta elementare in su. Si potrebbe
pensare ad un cammino dedicato al Giubileo da proporre in parrocchia ai bambine e alle famiglie
e, dopo la preparazione, darsi appuntamento in Cattedrale. Questo potrebbe rappresentare uno
stimolo per i programmi del catechismo che partirebbero già con un obiettivo dopo l’estate. Per
gli adulti – continua il Presidente dell’A.C. – si era pensato di intraprendere una riflessione
sulle opere di misericordia tentando di capire come una comunità le vive e le porta avanti”.
Intervento di Angelo Teruzzi
Angelo Teruzzi sottolinea che anche durante l’ultimo incontro della Consulta dei laici era sorta
l’ipotesi di organizzare un Giubileo dedicato ai vari movimenti e associazioni laicali.
Intervento di Don Mauro Bruscaini
Don Mauro Bruscaini precisa: “Come parroco sono sempre alla ricerca di sussidi per le novene e
per la Via Crucis. Per questo si potrebbe pensare di proporre una Via Crucis legata al tema della
misericordia o all’E.G. e sarebbe bello utilizzare come supporto un libretto offerto dalla Diocesi
e uguale per tutte le parrocchie, come segno che stiamo camminando insieme”.
Intervento di Emanuela Guerci
Emanuela Guerci, rappresentante consulta dei laici spiega: “Per quanto riguarda il Movimento
del Rinnovamento nello Spirito Santo, il percorso di discernimento comunitario è stato accolto in
maniera positiva. Durante gli incontri, abbiamo riscontrato alcune testimonianze di
riconciliazione tra le persone, soprattutto nelle famiglie. E questo ci ha fatto riflettere sulla nostra
missione. Abbiamo meditato anche sulle periferie esistenziali, in particolare sul problema dei
profughi. Vorremmo metterci a disposizione per l’accoglienza di queste persone secondo le
indicazioni che la Diocesi ci darà. Inoltre, avremmo anche il desiderio di portare testimonianza e
consolazione nelle carceri e ci stiamo attivando in tal senso”.
Intervento di Don Mauro Bruscaini
Don Mauro Bruscaini chiede: “Si è pensato di organizzare un Giubileo per quanto riguarda i
carcerati, le case di riposo, gli ospedali, etc.?”.
Intervento del Vescovo
Mons. Guido Gallese mette in luce: “L’ambiente del carcere, è un ambiente difficilissimo, i
carcerati vivono un dolore che li sovrasta, ma il cammino di discernimento in carcere è stato
bello. Io vorrei costituire una comunità ed è la cosa più faticosa ma ne hanno davvero bisogno.
Fare Giubileo nel carcere non è solo un’attività, bisogna tentare di portare ai detenuti la
liberazione spirituale che è la vera liberazione. La libertà spirituale è preziosissima perché è la
radice della libertà fisica. Spesso molti di loro sono in carcere perché non hanno avuto libertà
spirituale e, spinti da ciò, hanno compiuto delitti e hanno perso pure la libertà fisica.
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Io ho accennato loro la possibilità di costituire una comunità ma non riesco a capire quale sia la
posizione della direzione del carcere: tra i detenuti, qualcuno si lamentava perché non era stata
data a tutti la possibilità di partecipare agli incontri”.
Intervento di Carlotta Testa
Carlotta Testa, responsabile dell’ufficio della Pastorale Giovanile e Vocazionale, spiega: “I
detenuti che vengono scelti per partecipare alle attività come il discernimento, sono selezionati
dalle educatrici secondo criteri particolari”.
Intervento di Don Mauro Bruscaini
Don Mauro Bruscaini riflette: “Comunque è significativo fare un percorso con quelle persone,
anche se vengono scelte”.
Intervento di Carlotta Testa
Carlotta Testa rileva: “Prima di pensare a una comunità, bisognerebbe intensificare la presenza
dei sacerdoti all’interno delle carceri e garantire ai detenuti la celebrazione dell’Eucaristia. È
difficile proporre un cammino di misericordia se prima non assicuriamo loro la possibilità di
confessarsi e l’opportunità della S.Messa”.
Intervento del Vescovo
Mons. Gallese precisa: “I carcerati hanno la possibilità di confessarsi, bisogna chiedere”.
Intervento di Carlotta Testa
Carlotta Testa chiarisce: “I detenuti fanno una richiesta, ma poi passa molto tempo prima che
essa venga presa in considerazione. In carcere hanno tempi molto lunghi e molto diversi dai
nostri”.
Intervento di Elena Ugo
Elena Ugo sottolinea: “In carcere bisogna fare molta attenzione ed è necessaria una preparazione
adeguata perché non è solo questione di regolamenti. Ricordo l’esperienza traumatica in un
carcere minorile che coinvolse i ragazzi delle parrocchie”.
Intervento di Don Mauro Bruscaini
Don Mauro suggerisce: “Io non conosco bene l’ambiente del carcere ma, quando si parla di
comunità, certamente bisogna costituirla con loro. Anche gli operatori devono fare comunità e
inserirsi all’interno del carcere come testimonianza”.
Intervento di Don Vittorio Gatti
Il Vicario Generale propone: “Si può iniziare a sentire i cappellani dei carceri, raccogliere la
disponibilità di qualche gruppo, e cominciare a percepire la visita ai carcerati proprio come
un’opera di misericordia da portare avanti”.
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Intervento di Emanuela Guerci
Emanuela Guerci chiarisce che, in effetti, il movimento del Rinnovamento aveva proprio pensato
di affiancare il cappellano animando la celebrazione della S. Messa.
Intervento di Elena Ugo
Elena Ugo mette in luce anche l’ipotesi di occuparsi delle famiglie dei carcerati, le quali spesso,
vivono lo stigma sociale di avere un parente detenuto.
Intervento di Luciana Buzzi
La moderatrice del CPD manifesta il suo accordo con la proposta di Elena Ugo.
Intervento di Don Vittorio Gatti
Don Vittorio ricorda che, nell’ambito delle iniziative del Giubileo, è emersa la possibilità di
dedicare anche alcune giornate alle strutture ospedaliere e alle case di riposo. Per quanto
riguarda queste ultime, sarebbe interessante parlarne con i delegati di zona. “Di case di riposo commenta Don Vittorio – ce ne sono tante, anche in paesi piccoli e forse, proprio in questi
contesti, la comunità cristiana locale potrebbe essere coinvolta”.
Intervento del Vescovo
Mons. Guido Gallese si avvia verso la conclusione: “Ricordo l’apertura della Porta della
Misericordia in Cattedrale domenica 13 dicembre; il ritrovo sarà in Piazza della Libertà, seguirà
la processione in Duomo, l’apertura della porta in via Parma e la celebrazione della S.Messa.
Come dicevo nella Lettera Pastorale, non vorrei risolvere il Giubileo solo con una bella
celebrazione: ci saranno occasioni per visite comunitarie e personali secondo i due percorsi
allestiti in Cattedrale. Per quanto riguarda il percorso comunitario, entrando dalla porta della
Misericordia, si girerà a destra; invece, per le visite personali è previsto un percorso a sinistra
che toccherà la cappella di San Giuseppe, il deambulatorio dietro il presbiterio, per concludersi
alla Cappella della Salve e del S.S. Sacramento (incontro con il Signore) e con la riconciliazione
con Dio (confessionale).
La vita cristiana è essenzialmente comunitaria ma bisogna tenere presente che alcuni passi però,
li deve fare il singolo. Per questo, sarà necessario avere l’attenzione pastorale di compiere bene i
percorsi comunitari, senza trascurare quei passi personali che devono portare frutto alla
comunità.
In Cattedrale il cammino si articolerà attraverso una riflessione sulla Parabola del Figliol
Prodigo (nelle cappelle del lato sinistro dalla porta della misericordia); nel deambulatorio ci si
soffermerà sulle ferite dell’uomo sulla base di quattro temi che avranno come filo conduttore
l’albero della vita. Dopo la Riconciliazione, arriverà anche l’indulgenza e da lì, simbolicamente,
si potrà partire per la vita attiva attraverso le opere di misericordia corporale e spirituale.
Se qualcuno avesse dei suggerimenti da dare, in particolare sui luoghi della misericordia, lo
faccia presente”.
Il Vescovo ricorda inoltre: “Sono in programma i pellegrinaggi delle quattro zone nelle quattro
domeniche di Quaresima. Ci saranno poi altre occasioni di Giubileo: Giubileo dei giornalisti,
Giubileo della vita consacrata, Giubileo dedicato all’OFTAL, Giubileo per le scuole.
Vi chiedo di essere fermento, là dove siete e presso le persone che contatterete nelle diverse zone
per far sì che questo Giubileo sia vissuto in modo profondo, vivo, forte. È un’occasione preziosa
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per la nostra Diocesi e dobbiamo sfruttarla. Non dobbiamo prenderla come una cosa da fare, o
come un’osservanza; dobbiamo viverla come la gioia di una liberazione”.
Mons. Guido Gallese conclude ringraziando i membri del CPD per la partecipazione e le
proposte espresse e precisa che la prossima riunione del CPD sarà il 2 febbraio 2016.
Intervento di Luciana Buzzi
La moderatrice auspica che i suggerimenti emersi saranno presi in considerazione.
La seduta del CPD si chiude alle 22.45 con la recita della Compieta e la benedizione di S.E.R.
Mons. Guido Gallese.
Paola Bianchi
Segretaria del Consiglio Pastorale Diocesano
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