Rivista di temi di Critica e Letteratura artistica
numero 5 - 03 luglio 2012
Direttore responsabile: Giovanni La Barbera
Direttore scientifico: Simonetta La Barbera
Comitato Scientifico: Claire Barbillon, Franco Bernabei, Silvia Bordini,
Claudia Cieri Via, Rosanna Cioffi, Maria Concetta Di Natale,
Antonio Iacobini, César García Álvarez, Simonetta La Barbera,
Donata Levi, François-René Martin, Emilio J. Morais Vallejo,
Sophie Mouquin, Giuseppe Pucci, Massimiliano Rossi,
Ale ssa ndr o Ro v e tta , G ia n n i Ca r lo Sc io lla , Ph ilip p e Sé n é c h a l,
Giuliana Tomasella.
Redazione: Carmelo Bajamonte, Francesco Paolo Campione,
Roberta Cinà, Nicoletta Di Bella, Roberta Priori, Roberta Santoro.
Università degli Studi di Palermo
Facoltà di Lettere e Filosofia
Dipartimento di Studi culturali
Società Italiana di Storia della Critica d’Arte
Proge t t o gr afic o , e dit ing e d e la bo r a z io ne de lle im m a g ini:
Nic ole tta Di Be lla e Ro b e r ta Pr io r i.
ISSN: 2038-6133 - DOI: 10.4413/RIVISTA
Copyright © 2010 teCLa – Tribunale di Palermo – Autorizzazione n. 23
del 06-10-2010
http://www.unipa.it/tecla
__________________________________________________________
© 2010 Università degli Studi di Palermo
Rivista di temi di Critica e Letteratura artistica
numero 5 - 03 luglio 2012
4
Proprietà artistica e letteraria riservata all’Editore a norma della Legge 22
aprile 1941, n. 663.
Gli articoli pubblicati impegnano unicamente la responsabilità degli autori.
La proprietà letteraria è riservata alla rivista. I testi pubblicati non possono essere riprodotti senza l’autorizzazione scritta dell’Editore. Gli autori debbono
ottenere l’autorizzazione scritta per la riproduzione di qualsiasi materiale
protetto da copyright. In riferimento al materiale iconografico fornito dagli
autori a corredo dei testi, la Redazione si riserva il diritto di modificare,
omettere o pubblicare le illustrazioni inviate.
I lavori sono pubblicati gratuitamente. È possibile scaricare gli articoli in
formato pdf dal sito web di “teCLa”. È vietata qualsiasi riproduzione totale
o parziale anche a mezzo di fotoriproduzione, Legge 22 maggio 1993, n. 159.
Simonetta La Barbera
Presentazione
12
Giuseppe Giugno
Storia e arte nel Collegio della Compagnia di Gesù di Caltanissetta.
Francesco Natale Juvarra e Giovanni Battista Marino e le decorazioni
marmoree della chiesa di S. Agata
30
Vincenzo Scuderi
Seicento ritrovato. Tre tele siciliane (quasi) inedite
40
Carmelo Bajamonte
La rivista “Sicilia” dell’editore S.F. Flaccovio (1953-1982)
58
Francesca Gallo
“Qui arte contemporanea”: il presente nel solco della modernità
74
Eleonora Charans
Has arte povera ever existed? Sulla costruzione problematica di un
movimento artistico
88
Michela Ruggeri
La Net.art e il museo ai tempi di Internet: la Tate Gallery di Londra
Rivista di temi di Critica e Letteratura artistica
I
Rivista di temi di Critica e Letteratura artistica
l’importante concorso delle numerose maestranze nissene attive
l quinto numero di “teCla – Rivista” che ho il piacere di
presentare offre ai lettori sei notevoli contributi che prendono
in esame momenti, figure e temi particolari della cultura artistica
italiana, spaziando lungo un arco di tempo compreso tra il XVII
e il XX secolo.
nel cantiere ma anche per le cospicue donazioni e lasciti di
ecclesiastici e notabili che resero possibile, in un arco di tempo
prolungato, i lavori di costruzione e decorazione. Corredato da
un’appendice documentaria relativa ai lavori di decorazione della
chiesa, fra cui l’apparato a marmi mischi dell’altare di S. Ignazio
(1702) che vede il coinvolgimento di un importante maestro
come Francesco Natale Juvarra, l’articolo è da valutare come un
Il primo articolo è quello di Giuseppe Giugno che descrive
la storia del tardo cinquecentesco Collegio dei Gesuiti di
Caltanissetta, sorto su progetto dell’architetto dell’ordine
Alfio Vinci per volere del principe Francesco II Moncada. Se
la costruzione del complesso, seguita con alcune varianti fino
al 1603, fa da catalizzatore nel processo di ammodernamento
interessante “spaccato” di un ampio quadro, quello del Barocco
dei centri minori, che da anni viene indagato, anche in studi
monografici ed in un’ottica pluridisciplinare.
C
on il contributo di Vincenzo Scuderi, la rivista
urbanistico della città, l’edificazione della chiesa di S. Agata
affronta un altro aspetto dell’arte seicentesca in Sicilia,
rappresenta un momento di forte identità civica non solo per
offrendo un interessante apporto critico all’attribuzione di tre
Rivista di temi di Critica e Letteratura artistica
dipinti cronologicamente omogenei. Collocabili entro un arco
temporale compreso tra gli inizi degli anni ’20 e la fine degli
anni ’40 del XVII secolo, le opere presentate danno conto di
una situazione – quella della pittura siciliana di quel secolo –
sostanzialmente stretta fra gli ultimi esiti della cultura figurativa
introdotta da Filippo Paladini – a sua volta sintesi eclettica tra
tardo Manierismo toscano e caravaggismo – e la “rivoluzione”
operata dal pittore monrealese Pietro Novelli, rimasta tuttavia
confinata alla sua personale vicenda artistica e umana. Entro
questo ventaglio formale, i dipinti di cui Scuderi motiva una
probabile attribuzione, presentano risultati artistici diseguali,
talora anche a fronte di uno stato di conservazione non ottimale.
Gli artisti individuati, Giuseppe Schettino, Giuseppe Reati e, in
misura minore, Geronimo Gerardi assurgono così ad altrettanti
test case per saggiare il gusto di una committenza non di rado
attardata su modi e soluzioni stilistiche altrove già largamente
Rivista di temi di Critica e Letteratura artistica
superate.
O
ggetto dell’articolo proposto da Carmelo Bajamonte
è la rivista “Sicilia”, pubblicata dal 1953 dall’editore palermitano
Salvatore Fausto Flaccovio. Libraio, editore, gallerista e grande
animatore culturale del panorama siciliano dell’immediato
dopoguerra, Flaccovio realizzò per conto dell’Assessorato del
Turismo uno straordinario prodotto editoriale, con una bella
veste grafica pensata dal pittore Bruno Caruso. Nella rivista, e
non manco mai di sottolineare il sempre importante ruolo della
stampa periodica come strumento, pur se a livelli diversamente
significativi di elaborazione di un giudizio critico, sono affrontati
temi riguardanti esclusivamente la Sicilia fra arte, musica,
storia, letteratura, tradizioni popolari. L’articolo di Bajamonte
contestualizza la rivista in un ampio panorama culturale sia con
Rivista di temi di Critica e Letteratura artistica
Rivista di temi di Critica e Letteratura artistica
riferimenti agli studi storico-artistici fra gli anni Cinquanta e
5 di “teCLa” riporta alla luce il ruolo di una interessante rivista
Settanta – spesso con notevoli apporti italiani – sia alla stampa
d’arte legata in via quasi esclusiva alle gallerie private romane,
periodica siciliana che in quegli anni aveva visto nascere numerose
“Qui arte contemporanea”, tra le più longeve nel panorama
esperienze editoriali. Interessanti i riferimenti a figure come
dell’informazione sull’arte contemporanea tra la fine degli anni
quelle di Roberto Salvini, Giorgio Vigni, Giovanni Carandente,
Sessanta e il decennio seguente. Un arco di tempo in realtà
attivi in Sicilia e che nei loro scritti segneranno un forte senso
relativamente breve, ma lungo il quale è possibile seguire i fermenti
di appartenenza con l’isola. È interessante inoltre scorgere
della ricerca artistica italiana, e non solo, tra il 1966 e il 1977.
dalla lettura dell’articolo la proposta davvero variegata di scritti
Sfilano così sotto la lente attenta dei critici della rivista le tendenze
d’arte, dal medioevo al contemporaneo, affidata ad autori quali
dell’arte in quel torno di tempo, le ricerche analitiche, l’interesse
Stefano Bottari e Maria Accascina, Enrico Crispolti, Leonardo
verso la natura nei suoi aspetti oscuri, il mito e le pulsioni
Sciascia, Angelo Lipinsky, che appaiono come un interessante
primarie, le pratiche di performance. Dopo il 1974, esaurita la sua
laboratorio per gli studi che proprio in quegli anni erano in via di
carica “eversiva”, la rivista volgerà all’analisi delle produzioni
formulazione e definizione.
più propriamente pittoriche e scultoree. Un cambiamento che
G
razie al contributo di Francesca Gallo, il numero
è possibile seguire anche nella evoluzione della grafica e della
strutturazione per aree tematiche.
Rivista di temi di Critica e Letteratura artistica
U
n’interessante incursione nel contemporaneo offre
Rivista di temi di Critica e Letteratura artistica
C
hiude questo quinto numero di “teCla – Rivista” l’articolo
il contributo sull’arte povera, firmato da Eleonora Charans,
di Michela Ruggeri che riflette sullo statuto dell’idea di museo
uno dei movimenti italiani più interessanti del secondo
nel tempo della Net.art. Nata alla metà degli anni ’90 del secolo
dopoguerra che ha goduto ampia fortuna critica, anche in
scorso, parallelamente al propagarsi della rivoluzione digitale, di
termini museali e collezionistici a livello internazionale. Con
Internet e delle risorse informatiche, la Net.art riscrive dal profondo
un punto di domanda l’autrice affronta la questione relativa
le regole dell’arte puntando da un lato alla “smaterializzazione” e
ai fondamenti formali del movimento e agli intenti di alcuni
alla “delocalizzazione” del prodotto creativo, dall’altro alla messa
artisti, in particolare Alighiero Boetti e Michelangelo Pistoletto,
in mora del concetto di autorialità, dell’idea cioè che l’opera possa
con riferimento all’attività del critico Germano Celant ideatore
considerarsi conclusa in corrispondenza di chi l’ha realizzata. Il caso
del movimento e – aspetto particolarmente significativo – al
della Tate Gallery è un esempio significativo di come il museo tenti
contesto culturale degli anni sessanta, un sorprendente network
di adeguarsi a un nuovo standard di conservazione, entro il quale
di relazioni e scambi, soprattutto attraverso i centri produttivi
l’opera d’arte esiste solo virtualmente. Michela Ruggeri presenta
Torino in testa, e poi Genova, Roma fra i numerosi, e le mostre.
dunque alcune delle 14 opere selezionale dalla galleria londinese,
evidenziandone i caratteri peculiari strettamente correlati al loro
sottofondo critico nei confronti della società odierna, all’utilizzo
«Sono ito come il cane dietro
la traccia»: Paolo Giudice e la
connoisseurship a Palermo nella prima
metà dell’ Ottocento *
di Roberta Cinà
punto fermo nella ricostruzione del corpus dell’artista5, è degna di
nota la modalità di approccio all’opera d’arte – peraltro supportata
dalla pratica disegnativa, ausilio della migliore connoisseurship
ottocentesca6 – che oggi potrebbe ricordare certi enunciati di
Adolfo Venturi7.
Tornerò in seguito sugli studi di Paolo Giudice relativi all’opera
gaginiana, e mi soffermo ora su uno dei tratti più interessanti, e
ancora non del tutto indagati, del pensiero e della prassi di questo
conoscitore, il quale in più di un’occasione fa riferimento a «un certo
mio metodo a guardare i quadri»8, come di una pratica meditata e
collaudata.
Esempio significativo è un articolo del 1837 dedicato al Trittico
fiammingo, allora attribuito a Dürer9, custodito nella Chiesa Madre
di Polizzi Generosa. Il venticinquenne autore, appassionato fautore
«…Senza ch’io ne sapessi l’autore […] disegnavolo […]. A misura
che l’andava individualmente esaminando pareami più chiaro
scorgervi quello, che vidi lampeggiarvi al primo guardare, cioè un
carattere deciso, ch’avea tutta la fisionomia delle opere di Antonio
Gagini. Il nome di Gagini mi usciva di bocca»1.
P
aolo Giudice2 si riferisce all’Arca di San Gandolfo3, da lui
riscoperta, nel 1839, nella chiesa Madre di Polizzi Generosa. La
sua intuizione di conoscitore trovò conferma nel documento di
allogazione dell’opera a Domenico Gagini, prontamente pubblicato
sulle “Effemeridi Scientifiche e Letterarie per la Sicilia”4; ma al di là
dell’importanza del dato documentario, che consentiva di fissare un
teCLa - Rivista
temi di Critica e Letteratura artistica
12
numero 6 - dicembre 2012
Agricola di Mattia Stomer14. In questo caso dedica qualche
notazione alla prassi della visione dell’opera d’arte, quale momento
propedeutico alla valutazione critica15:
dello stile ‘italiano’ che, in quegli anni, si individuava nella pittura
raffaellesca10, intende «…facendo uso di giudicio puro italiano,
[…] determinare quei difetti, che o del tutto si tacciono, o troppo
generalmente si accennano senza frutto alcuno degli uomini»11. Si
…pria che di ciascuna parte del quadro si cominci a trattare
poniamoci in una cotale distanza, ove appena possono
distintamente le figure ravvisarsi, consideriamolo, per così dire,
come una massa colorita, e veggasi se l’occhio, che in ciò vuol
essere il solo giudice, ne goda, o ne soffra. Il che fatto, affermo
che il colorito di questo dipinto è una leggiadria, un incanto da
lungi, fa bellissimo insieme16.
tratta, insomma, di ridimensionare la fortuna critica del dipinto
‘tedesco’ – vedremo che, su questo argomento, Giudice tornerà in
seguito – avvalendosi di solide argomentazioni, le quali poggiano, in
prima istanza, proprio sull’accuratezza della valutazione dell’opera:
Pieno di meraviglia mi feci presso a quella pittura, e quantunque,
dopo di avere usato un certo mio metodo a guardare i quadri,
riputassi atto sacrilego a dubitare della totale bellezza di quella,
che a primo guardo in me non fece profonda impressione;
consideratala più accuratamente, e dopo alcuni giorni tornato a
rimirarla e ritornatovi non poche altre volte dappoi, né potendovi
conoscere per quanto io mi sforzassi quelle qualità, che col nome
di Alberto mi stavano nella fantasia, vado ora superbo di tale
artistico sacrilegio12.
Non sorprende il richiamo a certe modalità dell’empirismo inglese17, anche perché sono noti gli stretti rapporti tra Sicilia e Gran
La sicurezza di un giudizio in qualche modo controcorrente,
comunque scomodo, perché sminuiva una gloria locale, poggia
dunque sull’esame scrupoloso del manufatto, su un ‘vedere e
rivedere’, a breve distanza di tempo13.
Sempre nel 1837, Paolo Giudice pubblica un articolo sul Sant’Isidoro
Domenico Gagini, Arca marmorea di S. Gandolfo, 1482, Lastra di copertura,
Polizzi Generosa (Palermo), Chiesa Madre. Foto Enzo Brai.
Roberta Cinà
«Sono ito come il cane dietro la traccia»...
13
numero 6 - dicembre 2012
Maître au feuillage en broderie, La ver gine col Bambino e angeli
musicanti tra le SS. Caterina d’Alessandria e Barbara, XV sec., Polizzi
Generosa (Paler mo), Chiesa Madre. Foto Enzo Brai.
Bretagna nei primi decenni dell’Ottocento18 e la ricettività isolana
ad alcune tematiche appartenenti alla cultura anglosassone, dal
costituzionalismo alla storiografia19, dalla filosofia alla letteratura
artistica20: motivi, tutti, che il Nostro assimila negli anni giovanili21
e che informano il suo pensiero e la sua produzione, anche
successiva22. È oltretutto lo stesso Giudice a dare notizia dei suoi
precoci rapporti con l’editoria del Regno Unito, proprio in materia
di critica d’arte23.
Ma torniamo all’articolo su Mattia Stomer, che si segnala non soltanto
quale precoce contributo della critica siciliana sull’artista olandese24,
ma anche per le notazioni relative alla «usanza dell’artefice dipinta a
luce di giorno», che «ci farà dire alcuna cosa agli studiosi di qualche
utilità, agli intendenti non discara»25:
sull’opera d’arte. è, questo, un tema, che si trova anche nell’articolo
sul Trittico polizzano:
Matteo Stommer, come è noto, fu uno di quei pochi pittori, che
mettendosi per la via segnata dal tenebroso Caravaggio, dipinsero,
e spesse fiate posta giù ogni ragione, fatti notturni […]. Tuttavia
passandosi l’azione del quadro, del quale parliamo, nel più sereno
giorno (che sarebbe stata sciocchezza pingere Isidoro lavorante di
notte) dové il pittore, e si vede che il fece di mala voglia, colorire
a luce di giorno. Ciò non ostante l’artista anche qui lumeggiò,
ombrò, disegnò le figure con l’effetto che farebbe lo splendore di
un fuoco. I lumi forti, il riverbero degli scuri a grandi masse gittati,
tel dicono. Ciò diletta i falsi conoscitori, i quali veggono una
maniera, che cotanto da natura non discorda, ma che naturale non
è, ne traggono ammirazione, come suole avvenire di semi-letterati,
che si piacciono di uno stile brillante, ma falso. Ma gli idioti, che
alle volte riguardo ai colori sentono con più verità, perché il loro
gusto è ancora vergine, ne approvan travaglio26. Gl’intelligenti che
giudicano secondo i principi dell’arte non approvano un modo
sifatto [sic]. Quello dunque che in Stommer diletta stimiamo essere
di riprovazione degnissimo. […] risultandone un effetto alquanto
bizzarro gli inesperti ne godono appunto perché è bizzarro. […]
consistendo gran parte della pittorica bellezza del colorare, il
giorno degli artisti è da preferirsi alla notte, la quale, come cantano
i poeti, stendendo un bruno velo sull’universo, scolora le cose27.
«Alberto Dürer […] regna più nella fantasia de’ popoli che nel
loro intelletto, il quale, ove alla considerazione delle opere di lui
venisse di rivolgersi, farebbe agli uomini mutar sentenza […] cioè
ove delle opere di lui ragionasse il conoscitore filosofo e non
cadessero […] nelle mani di qualche antiquario, che inforca un
medesimo pajo d’occhiali ad osservare un vaso lacrimatojo o una
ghianda inscritta, e un quadro, una statua»31.
Il passo risente di più suggestioni settecentesche, sia per il
tipo di rimando al concetto di gusto28, sia per l’attenzione
teCLa - Rivista
temi di Critica e Letteratura artistica
14
numero 6 - dicembre 2012
Dunque, è il «conoscitore filosofo» che può «ragionare delle
opere», grazie a competenze specifiche e non soltanto teoriche.
Proseguendo la lettura dell’articolo su Stomer, appare infatti
evidente come Giudice motivi il non apprezzamento di certi effetti
luministici avvalendosi anche di qualche notazione tecnica:
È da sapersi inoltre che lo splendore di una fiaccola, di un fuoco
qualunque ammaniera, se è lecito così dire, di una tinta rossastra,
arancio-giallognola i colori. Imperciocchè è sentenza degli ottici,
che guardato con un prisma il lume delle candele, tra sette raggi
compositori della luce, il giallo si vede fiammeggiare maggiormente.
Perciò ove tradir non si voglia, la verità di natura, e carni e panni,
e oggetti di ogni sorta debbono di quella tinta partecipare. Il che
quanto al bello effetto del colorare pregiudichi, non è mestieri,
ch’io il dimostri più oltre32.
Matthias Stom (Stomer), Miracolo di S. Isidoro Agricola, 1641, Caccamo
(Palermo), Chiesa di S. Giorgio martire. Foto Enzo Brai.
all’appropriatezza29 e alla verosimiglianza30, sia, ancora, per
l’esigenza di criteri razionali in base ai quali formulare il giudizio
Roberta Cinà
«Sono ito come il cane dietro la traccia»...
15
numero 6 - dicembre 2012
Ricordo che Giudice fu anche pittore e che era ben inserito
nell’ambito dell’Accademia di Belle Arti palermitana33, non stupisce
quindi che le sue considerazioni sul disegno e sul colore, oltre ad
essere molto puntuali, risentano dei canoni tipici di quel contesto:
precedenti, sulle “Effemeridi”, per
richiesta del direttore del periodico
Ferdinando Malvica38, il quale
intendeva coinvolgere Paolo Giudice
anche in altre iniziative volte alla
promozione degli artisti siciliani del
suo tempo39.
Il Nostro, in un primo tempo restio
a pronunciarsi sugli artisti suoi
contemporanei40, affermò: «l’arte
salutare della critica ha da esercitarsi
soltanto intorno le opere degli
uomini, che hanno un nome»41.
Mosse quindi alcuni appunti alle
opere di Villareale42, già pienamente
affermato, e anche in questo caso,
pur con una certa diplomazia,
sottolineò l’obiettività dei suoi
criteri di valutazione: «…benché le
mie fossero ragioni, che han fisica
Valerio Villareale, Baccante
certezza, perché sottoposte a oculari, danzante, 1838, Paler mo,
e manuali misure, sempre dubitando GAM. Foto A.F.R.A.S.
…non è da negarsi che i seguitatori di simil genere34, qualora
perfettamente si avvicinino al vero, comunicano ai dipinti cotal
magia, che quasi occulta all’occhio altri più gravi difetti. Essi però
quanto di vantaggio acquistano dal colorire, altrettanto, e forse
più, ne perdono da altra parte della pittura. Che lo splendore
d’una fiaccola, procedendo in modo assai stretto, deve moltissimo
ingrandire le masse di ombra, le quali alterano, sformano i
contorni, e per lo più svantaggiano il più grazioso sembianze. […]
Però disperi di trovar la bella natura in queste pitture chiunque ha
uso l’occhio sulle statue antiche, su Raffaele, e su i raffaelleschi, e
su Guido35.
Ancora alla cultura accademica è da riferirsi l’occhio attento
ed esercitato all’esame della struttura anatomica, che il Nostro
manifesta con particolare evidenza nell’analisi delle sculture. Lo si
nota nella sua recensione all’Esposizione palermitana di Belle Arti36
del 1838 (ma l’interesse per la scultura accademica sarà presente
anche vent’anni dopo, nelle corrispondenze per la “Gazette des
Beaux-Arts”37). L’articolo sull’Esposizione fu pubblicato, come i
teCLa - Rivista
temi di Critica e Letteratura artistica
16
numero 6 - dicembre 2012
di me, come opinioni le scrivo»43. Così si espresse sulla celebrata44
Baccante:
Nella Baccante danzatrice è viva l’espressione, vivissimo il
movimento, la testa è parlante e graziosa, gli occhi sono tutti brio.
Maestria nel panneggiare, varietà nelle pieghe, […] giustezza nel
tocco. […] Ma in questa figura non è generalmente mantenuta
l’armonia, […] perocchè la testa sa di moderno, il busto di antico
(e considerata come torso è di perfetta bellezza) e le gambe son
d’uomo. Le natiche sono scarne […]: difatti non è ben intesa la
elevazione carnosa dei muscoli ascendenti e discendenti e della
sommità dell’osso ilio per tutto il membranoso.
L’attenzione alle proporzioni anatomiche si trova anche nella
lettura di altre opere, come l’Arianna di Villareale: «E posciaché
P. Giudice, Sopra lo strumento daguerotipo, ossia la pittura fotogenica Lettera di Paolo Giudice al professore Salvatore Loforte, in “L’Occhio.
Giornale di scienze, amena letteratura, e belle arti”, 1839. Palermo, BCRS
“Alberto Bombace”.
Roberta Cinà
Valerio Villareale, Arianna abbandonata,
1838, Paler mo, GAM (depositi). Foto
Enzo Brai.
«Sono ito come il cane dietro la traccia»...
17
numero 6 - dicembre 2012
numero 6 - dicembre 2012
Canoni di giudizio di stampo neoclassico si uniscono spesso a
questo interesse per l’anatomia; il Filottete di Pollet, ad esempio,
parte dell’artista, del momento migliore da rappresentare. Sul
Prometeo legato di Andrea Martino scrive:
sente del nudo nel gusto greco […]. Non dimeno se [lo scultore]
vuole, che il Filottete divenga più bello, allunghi il torso, che è
notabilmente corto, tratti meglio i muscoli retti dell’addome,
affinché il ventre tondeggi alquanto, (in cui quelle linee quadrate
non potrebbero giustificarsi dalla più violenta contrazione) e si
capisca meglio, l’unione del pube leghi più convenevolmente una
delle coscie46.
è una Academia che da parte del capo e del petto, si vede in
iscorcio. […] dimostra come l’artista abbia saputo guardare
alle opere insigni di Pietro Benvenuti […]. Alcuni sottili critici
crederon d’aver trovata la ragione di biasimo dicendo che
l’avvoltoio […] sfiora appena la pelle, né può giugner al fegato. Ma
l’artista, credo, risponderebbe a questo modo. Le arti chiamansi
Belle perché il loro oggetto unico, e principalissimo è il bello,
dunque mostrare il brutto è ufficio totalmente a quello straniero,
dunque cura primissima di professore deve essere di presentare il
soggetto da quella parte donde il bello possa risultare. E il Martini
considerando, che cosa schifosissima, e orrida era, dipingere un
petto squarciato, e sanguinante, un fegato rosso, ha immaginato
con lodevole accrgimento, che legato appena Prometeo, scende
l’avvoltoio e gli conficca gli artigli nel petto, e già gli ha dati i
primi colpi del becco. Dipinse, a dir tutto in breve, il primo atto
della storia e così giustificò il moto, che ha la figura, il carattere
anatomico, e il grado del colore, che parrebbono incompatibili in
un corpo rifinito dall’estremo tormento50.
Ancora, sul Paride di Nunzio Morello, il Nostro scrive con toni
winckelmanniani47:
In generale il corpo è di belle forme, le quali stanno mezze tra
l’ideale e il naturale; sono quel naturale ingentilito, e corretto di
tutte le imperfezioni, addolciti i muscoli e meno sentiti di quello,
che si vede sul vero, bene ondeggiati i contorni così che escano,
e rientrino soavemente, le ossa non son rigidamente trattate,
ma segnate, in modo che spuntando a dir così, gli angoli, si
distinguono tutte specialmente nelle giunture, che hanno sveltezza
ed espressione. Si osservino difatti le rotule del destro ginocchio, e
del sinistro, le quali tuttoché, in diverso movimento, mantengono
perfettamente il carattere48.
P. Giudice, Lettera artistica di Paolo Giudice al Pr ofessor Salvator e
Lo Forte, in “L’Imparziale. Giornale di Scienze ed amena Letteratura”, 1840. Paler mo, BCRS “Alberto Bombace”.
l’autore dovrà ancor lavorarla, andiamo a consigliarlo, che la spolpi un poco, perché è senz’ossa, anzi è gonfia nelle membra, e così
[…] fatte manifeste le ossa, individuati i muscoli, variate le forme
convesse, l’Arianna diventi però assai bella»45.
Anche nell’esame delle pitture si riscontrano reminiscenze
settecentesche49 relative alla raffigurazione del brutto e alla scelta, da
teCLa - Rivista
temi di Critica e Letteratura artistica
18
Rimandando ad altra sede ulteriori approfondimenti su Paolo
Giudice critico dell’arte del suo tempo, qui sottolineo soltanto che
la tematica del ‘momento pregnante’ ritorna anche nell’analisi di un
dipinto di Salvatore Lo Forte51, suo amico e destinatario di diverse
Vincenzo La Barbera, Deposizione, Termini Imerese, Chiesa di
Maria SS. Del Carmelo. Foto Enzo Brai.
Roberta Cinà
«Sono ito come il cane dietro la traccia»...
19
numero 6 - dicembre 2012
Nostro ritorna sul trittico polizzano e sulla critica dell’arte «tedesca»,
cui egli riconosce i soli pregi del colore e della perizia nella resa dei
dettagli, che però risulta fine a se stessa, perché non verosimile:
«Lettere artistiche» in cui
gli argomenti legati alle arti
figurative si accompagnano
ad accenti fortemente
patriottici.
In
Sopra
lo
daguerotipo52,
Così dipinge la natura, in quel modo, ordina e degrada le tinte
degli oggetti, e per quella gradazione unicamente l’anima nostra
per la via degli occhi sente la distanza de’ corpi […]: dunque ed egli
[Dürer], e i quattrocentisti tutti, […] tenuti più vicini alla natura,
ne sono, almeno a questo riguardo, lontanissimi: dunque essi
sebbene mirassero alla natura scrupolosamente non ne conseguirono
l’effetto pittorico, unico fine, – intendo de’ fini materiali – a cui tende
la Pittura60.
strumento
sminuendo
l’importanza
del
mezzo
fotografico ai fini della
rappresentazione
Giudice
artistica53,
manifesta
nazionalistici54che
accenti
denun-
Ancora una volta si intuiscono i ‘referenti’ settecenteschi di
Paolo Giudice, relativamente sia alle teorie della visione legate
all’empirismo inglese, sia ai fini – morali e materiali – delle arti. Risulta
inoltre palese, a una completa lettura dell’articolo61, l’avversione nei
confronti delle «anime gelide, che invasa la nostra patria, [vogliono]
annichilire le arti nostre […] spargendo il tristo seme del goticismo»62.
È, in effetti, questo il tema di fondo che affiora da tutti i contributi
di Giudice e degli intellettuali suoi contemporanei: la volontà, cioè,
di valorizzare la propria terra; a questo fine tendono sia gli scritti di
critica che quelli di storiografia. Il Nostro, come è noto, si cimentò
anche in un tentativo di redazione di una storia dell’arte siciliana e,
ciano la sua appartenenza
al cenacolo di Francesco
Paolo Perez , cui faceva
55
Vincenzo La Barbera, Sposalizio della
Vergine, Termini Imerese, Duomo. Foto
Enzo Brai.
capo l’intellighenzia palermitana56.
Il
dichiarato
«misogallismo»57 di questi intellettuali tendeva a sminuire le opere
francesi e straniere in genere, cui, relativamente alle arti figurative,
si contrapponevano le produzioni italiane cinquecentesche, ritenute
«della più bella epoca»58. È questo appunto lo spirito che informa
l’altra Lettera artistica indirizzata nel 1840 a Lo Forte59, nella quale il
teCLa - Rivista
temi di Critica e Letteratura artistica
20
numero 6 - dicembre 2012
a tal fine, cercò di riscoprire alcuni artisti la cui figura si presentava
ancora piuttosto nebulosa.
È il caso dell’articolo Sopra lo Zoppo di Ganci e Vincenzo La Barbiera
pittori siciliani63, del 1837, per la cui redazione egli effettuò laboriose
ricognizioni:
ne passa in rassegna alcuni dipinti: il San Giovanni Battista68; la «tela
di S. Anna, che per ogni rispetto dee riputarsi il suo capolavoro»69;
la Deposizione e lo Sposalizio della Vergine, dei quali evidenzia la
derivazione dagli originali di Vincenzo da Pavia70. In ognuna di
Mancandomi […] materia a formarmi un […] giudizio di cotesti
artefici, […] nella state scorsa feci una gita alle patrie loro nella
speranza di trovar quivi molte opere, e le più pregevoli. Né andò
deluso il mio desiderio, avendo del La Barbiera veduto dodici
quadri e dello Zoppo di Gangi (che così soprannominavasi il
Salerno) circa dugento. Di quali artefici conosciute le diverse
maniere, che tennero nel dipingere e stabilite le differenti epoche,
stimai che gran giovamento una relazione apportasse alla storia
dell’arte dei quei tempi ne’ quali ebbero fama di primi64.
strana mischianza di buono e di cattivo in una medesima pittura,
[che] mi fa sospettare, ch’egli si facesse aiutare da qualche discepolo,
osservandosi in certe parti del quadro suddetto un tocco di pennello
(vera caratteristica a conoscere le opere di un autore) totalmente
diverso da quello del Pittore terminese. Chi voglia far prova di tale
considerazione, guardi la volta della Casa Comunale in Termini71,
dove il buono accanto al cattivo chiaramente, con notabile differenza,
si scorge72.
queste opere rileva una
Interessante l’accenno al «tocco di pennello» quale indicatore
della mano di un determinato artista: ancora un riferimento alla
letteratura artistica dei secoli precedenti.
Più complesso il problema “Zoppo di Gangi”. Quello che
maggiormente colpisce è la distinzione netta, ma inconsapevole,
che egli riesce a effettuare tra le opere di Bazzano e quelle di Salerno:
ignora che si tratta di due artisti diversi, e crede di trovarsi di fronte
a due differenti ‘maniere’ di una medesima personalità, evolutasi nel
tempo. Le sue preferenze vanno per Salerno, meno colto ma più
Ricordo che, a quella data, la personalità di Gaspare Bazzano e
quella di Giuseppe Salerno erano confuse sotto questo unico
pseudonimo65; sottolineo inoltre che l’attenzione all’evoluzione
dello stile di un artista nel corso della vita è un tratto tipico del
conoscitore66.
Questo contributo di Paolo Giudice risulta particolarmente
significativo per la ricostruzione dell’opera di Vincenzo La Barbera,
artista ancora oggi non documentato in modo soddisfacente67. Egli
Roberta Cinà
«Sono ito come il cane dietro la traccia»...
21
numero 6 - dicembre 2012
numero 6 - dicembre 2012
sensibile alle influenze di Filippo Paladini: influenze che Giudice
coglie e che sono confermate dalla critica più aggiornata73.
Vediamo come il Nostro articola la sua argomentazione:
[di Giuseppe Salerno] nissuno, per quanto io mi sappia, ha detto
direttamente. Perciocchè avendo egli riempito di quadri molta parte
dell’Isola, le migliori opere sue si vedono in certi oscuri villaggetti,
ove difficilmente accorre il dotto viaggiatore, e rare volte dimora
chi potrebbe conoscerle. Hanno perciò alcuni scrittori fatto
menzione di quelle che sono in Palermo, che generalmente tra
tutte le cose di lui degion reputarsi le men degne di nota74. Il che ci
è stata cagione d’inganno, la quale ci ha fatto sinistramente sentire
di quell’artista, finchè venuteci sott’occhio le produzioni, di che
faremo discorso, abbiamo il disprezzo in rispetto ed ammirazione
cangiato75.
Tra le opere ascritte dalle fonti precedenti allo Zoppo di Gangi
era, ad esempio, il San Girolamo in Sant’Orsola, attualmente riferito
a Bazzano76; tra le opere palermitane, che certamente Giudice
conosceva perché collocate nella Chiesa di San Domenico, il San
Domenico (1603)77 e il San Raimondo di Pennafort (1601)78, entrambe di
Bazzano:
Lo Zoppo di Gangi, San Girolamo nello studio, 1600, Palermo, Chiesa
di S. Orsola. Foto Enzo Brai.
Le sue opere fatte nella prima gioventù senza alcun precetto di
maestro hanno una maniera ben sua. La quale seguitando poco
teCLa - Rivista
temi di Critica e Letteratura artistica
22
Vincenzo La Barbera, Fregio, 1610, Termini Imerese, Palazzo Comunale, Sala delle Adunanze. Foto Enzo Brai.
vagamente pre-morelliano a proposito dei «putti singolarissimi»82:
migliorò senza nulla mutare fino al 1606 circa, principio della sua
seconda epoca. E più non è a dubitare, che la venuta di Filippo
Paladini in Sicilia, […] avesse allo Zoppo fatti aprir gli occhi a
nuove bellezze […] i quadri del suo novello stile sono affatto
Palladineschi79.
Finora nessuno […] notò, che il disegno de’ puttini è certissimo
carattere per conoscere la pittura del Salerno. Conciossiachè egli
aveva dalla natura ricevuta una particolare abilità nel farli […]. Io
non ho visto quadro (e moltissimi ne ho visti) in cui non fossero
putti. Anche dove il soggetto non gli richiede […] ei l’introduce,
come se di forza gli uscissero dal pennello»83.
È significativo che Giudice accosti la Madonna del Rosario nissena del
Paladini a quella polizzana del Salerno80.
A proposito dell’analisi delle opere di Giuseppe Salerno, segnalo ancora una volta un elemento già evidenziato81, ma che in
questa sede contribuisce a una più completa lettura della figura di un conoscitore interessante come Paolo Giudice: un tratto
Avviandomi alla conclusione di questo contributo, pongo l’accento
sulla ricognizione attenta del territorio, cui in effetti il Nostro deve
la precisione e l’originalità dei suoi contributi. L’area madonita, in
particolare, risulta indagata in modo, se non capillare, comunque
Roberta Cinà
«Sono ito come il cane dietro la traccia»...
23
numero 6 - dicembre 2012
puntuale. È evidente che egli si avvale di una rete costituita da
diversi specialisti cui, di volta in volta, dedica i suoi scritti: nel caso di
Termini Imerese, si tratta dell’erudito locale Baldassare Romano84;
per Polizzi Generosa il riferimento è invece Francesco Saverio
Cavallari85, poliedrico architetto e archeologo che, negli anni Venti
e Trenta dell’Ottocento, aveva percorso la Sicilia collaborando alla
redazione delle opere del Duca di Serradifalco86. È quasi un debito,
quello di Giudice nei confronti di Cavallari:
Mio caro Cavallari, quando io mossi da Palermo alla volta di queste
montagne, tu mi consigliavi ch’io, deposta la mia antica ingenita
avversione alle minuzie, mi dessi, secondo che mi si porgesse
l’occasione, a raccorre notizie artistiche. Spinto più dal tuo avviso
che dal mio volere sono ito come il cane dietro alla traccia ove pur
fosse segno di alcuna cosa sul proposito. E mi accorgo ch’io non
debba dolermi di questo novello modo, dacché il mio andare si è
fatto più istruttivo, e proficuo che non fu tre anni addietro87.
Emergono dunque un interesse per le aree interne dell’isola che,
negli anni, si mantiene costante e anzi si accresce; una metodologia
di ricerca sul campo che si evolve nel tempo alla luce di suggestio-ni
e suggerimenti provenienti da ambiti disciplinari non strettamente
storico-artistici, ma legati maggiormente all’archeologia e allo
studio del territorio88. La figura di Cavallari è ‘anello di congiunzione’
Gaspare Bazzano, San Domenico, 1601, Palermo, Chiesa di S.
Domenico. Foto Enzo Brai.
teCLa - Rivista
temi di Critica e Letteratura artistica
24
numero 6 - dicembre 2012
primi secoli fino all’epoca
di
Michelangelo e Raffaello
del
Dr.
Guglielmo Enrico Schultz
sassone: «E comechè
quell’opera ci sarà
quasi testimonio di
rimproveri acerbissimi
alla nostra, non so se
debba dirla viltà, o
scioperataggine nel
lasciare coltivare i
nostri terreni da
braccia straniere,
bramiamo
che
presto si stampi» 93 . Filippo Paladini, Madonna del Rosario, 1614,
Si avvertiva, allora, Caltanissetta, Chiesa di S. Domenico.
la mancanza di una Foto Enzo Brai.
Storia dell’Arte siciliana e si sarebbe dovuto attendere un ventennio
prima della redazione del Delle Belle Arti di Gioacchino Di Marzo94.
Ma Giudice avverte: «l’ultima epoca» trattata da Schulz, cioè il Cinquecento,
«con quelle che succedono fino ai presenti giorni, è argomento della
esemplare: tra gli anni
Tren ta e Q u a ra n ta
co l l a b o ra
co n
Waltershausen ai rilievi
della
Carta
topografica e geologica
viaggia
dell’Etna89;
nell’Italia meridionale
con Schulz per redigere una raccolta di
monumenti inediti90.
Concludo citando proprio
una recensione di Paolo
Giudice a un’opera di
Schulz91, che peraltro
Gaspare Bazzano, San Raimondo di Pennafort, aveva effettuato diversi
1603, Paler mo, Chiesa di S. Domenico. viaggi in Sicilia e, nel
Foto Enzo Brai.
1840, si sarebbe recato
a Polizzi, anch’egli dietro suggerimento di Cavallari92.
L’articolo di Giudice viene pubblicato nel 1838 sia sulle “Effemeridi”
che sul “Passatempo per le Dame” e si intitola Annunzio di un’opera che
sarà pubblicata in Germania intorno alle Belle Arti siciliane cominciando dai
Roberta Cinà
«Sono ito come il cane dietro la traccia»...
25
numero 6 - dicembre 2012
numero 6 - dicembre 2012
Storia della Siciliana
Pittura da noi per
addietro promessa. Il
nostro lavoro è compiuto: e ci è mestieri soltanto
una gita a Messina a
scioglimento di pochis-simi dubbi»95. È, tuttavia,
consapevole
che
l’angolazione
del
suo
lavoro sarà
differente da quella
del viaggiatore tedesco:
«Noi, e l’amico nostro
correremo
arringo
diverso: egli scriverà
più archeologicamente, Giuseppe Salerno, Lapidaz ione di Santo
Stefano, 1606, Polizzi Generosa, Chiesa
noi ci terremo quasi di S. Girolamo. Foto Enzo Brai.
unicamente alla parte
artistica e politica; cioè nella storia civile della Nazione cercheremo
le cause, che levarono, e depressero le arti»96.Si preannuncia qui,
almeno negli intenti, il Paolo Emiliani Giudici degli anni successivi.
Giuse ppe Saler no, Madonna del Rosario,
1606, Polizzi Generosa, Chiesa Madre.
Foto Enzo Brai.
teCLa - Rivista
temi di Critica e Letteratura artistica
26
____________________
*
Per la concessione del materiale fotografico ringrazio il Dott. Enzo Brai.
1P. Giudice, Sulla vera patria di Domenico Gagini padre del celebre
Antonio. Lettera di Paolo Giudice all’egregio artista Saverio Cavallari, in
“Effemeridi Scientifiche e Letterarie per la Sicilia” (da qui ESLS), VIII, 74,
1839, pp. 121-130: p. 122.
2 Numerosi gli studi su Paolo Giudice (1812-1872), il cui cognome poi
mutò in Emiliani Giudici in seguito all’adozione da parte di Annibale Emiliani.
Nota e studiata la sua produzione di letteratura e storiografia letteraria; ancora
non del tutto indagata quella relativa alla storiografia artistica e alla critica d’arte.
Tra i contributi più recenti su questo tema, ai quali rimando per la precedente
bibliografia, cfr. P. Emiliani Giudici, Scritti sull’Arte in Sicilia, a cura e con prefazione
di P. Giudici e G. Giudici, Krinon, Caltanissetta 1988; I. Filippi, Paolo Emiliani
Giudici, in La cultura estetica in Sicilia fra Ottocento e Novecento, a cura di L. Russo,
Palermo 1999, pp. 53-77; La formazione professionale dell’Artista. Neoclassicismo e aspetti
accademici, a cura di D. Malignaggi, Palermo 2002; D. Malignaggi, Paolo Emiliani
Giudici critico d’arte, in La polvere e la memoria. Due scrittori siciliani: Paolo Giudici e Paolo
Emiliani Giudici, Atti del Convegno La figura e l’opera di Paolo Giudici e Paolo Emiliani
Giudici (Mussomeli 15-16 maggio 1998), a cura di M. Sacco Messineo, “Annali
della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo - Studi e Ricerche”,
n. 36, Palermo 2003, pp. 179-192; R. Cinà, Paolo Emiliani Giudici corrispondente
della “Gazette des Beux-Arts” (1859-1862), in “Annali di Critica d’Arte”, 3, 2007,
pp. 149-174; R. Cinà, Paolo Emilani Giudici pubblicista e conoscitore «di giudicio puro
italiano», in Paolo Emiliani Giudici «un’anima lealmente italiana» nel secondo centenario
della nascita, Atti del Convegno Nazionale di Studi (Mussomeli 8-9 giugno 2012),
a cura di A. Vitellaro in “Archivio Nisseno”, a. VI, n. 10, gennaio-giugno 2012,
pp. 64-75.
3 Cfr. H.W. Kruft, Domenico Gagini und seine Werkstatt, München 1972; V.
Abbate, Polizzi. I grandi momenti dell’arte, Associazione culturale Naftolia, Polizzi
Generosa 1997, pp. 25-29.
4 P. Giudice, Sulla vera patria di Domenico Gagini padre del celebre Antonio.
Lettera di Paolo Giudice all’egregio artista Saverio Cavallari, in ESLS, VIII, 74, 1839,
pp. 121-130; P. Giudice, Sopra Domenico Gagini scultore siciliano. Lettera 2a di P. G.
a Saverio Cavallari, in ESLS, IX, 84, 1840, pp. 19-23. Le “Effemeridi Scientifiche
Giuseppe Salerno, San Benedetto tra i SS. Placido e Mauro, 1611, Polizzi Generosa, Chiesa di S. Margherita.
Foto Enzo Brai.
Nessuna delle opere da lui preannunziate furono edite, e attualmente, nonostante diversi tentativi, non ne sono stati rintracciati i
materiali preparatori97. La ricerca, dunque, è aperta.
Roberta Cinà
«Sono ito come il cane dietro la traccia»...
27
numero 6 - dicembre 2012
La citazione è tratta da A. Gargiulo, Rivista Bibliografica. Adolfo Venturi – Storia
dell’Arte Italiana, in “La Critica. Rivista di Letteratura, Storia e Filosofia diretta da
B. Croce”, 4, 1906, p. 362.
8 P. Giudice, Sopra un dipinto di Alberto Durer che si osserva nella chiesa di S.
Maria di Gesù a Polizzi, in ESLS, a. VI, n. 46, 1837, pp. 93-100: p. 94.
9 Per le questioni attributive e la bibliografia relativa al Trittico rimando a V.
Abbate, Polizzi. I grandi momenti…, pp. 31-37; C. Valenziano, La gran signora nel
trittico fiammingo di Polizzi Generosa, Palombo, Roma 2001.
10 Cfr. L. Venturi, Il gusto dei primitivi, (1926), ed. cons. Einaudi, Torino
1972, pp. 102 e segg.; P. Barocchi, Storia moderna dell’arte in Italia. Manifesti polemiche
documenti. Volume primo. Dai Neoclassici ai Puristi 1780-1861, Einaudi, Torino
1998, pp. 446 e segg.; S. Bordini, L’Ottocento, Carocci, Roma 2002, pp. 41-47. Per
la diffusione di questi temi tra Palermo e Firenze cfr. R. Cinà, Giuseppe Meli e la
cultura dei conoscitori nell’Ottocento, Prefazione di S. La Barbera, Università degli Studi
di Palermo, Palermo 2010, DOI 10.4413/978-88-904738-2-1, url http://www.
unipa.it/tecla/articoli_noreg/temicritica1_noreg/art_cina1_noreg.php.
11 P. Giudice, Sopra un dipinto di Alberto Durer…, p. 94.
12 P. Giudice, Sopra un dipinto di Alberto Dürer…, pp. 94-95.
13 «Nulla di più arduo che comprendere semplicemente ciò che è bello da
ciò che non lo è, penetrare nell’anima di un’opera d’arte. A poco a poco, vedendo
e rivedendo, confrontando e analizzando, si arriva a riconoscere lo stento di una
copia, la sicurezza di un capolavoro, il maestro e i seguaci, ma si giunge a fatica
a determinare la scala della bellezza, a radunare le proprie impressioni, a veder
bene». A. Venturi, Per l’arte, in “Nuova Antologia”, n. 121, 1 gennaio 1892, p. 45,
ripubblicato in A. Venturi, Vedere e rivedere. Pagine sulla storia dell’arte 1892-1927, Il
Segnalibro, Torino 1990.
14 Sull’opera cfr. G. Davì, Mattia Stomer, Il Miracolo di S. Isidoro Agricola,
scheda n. 21, in Caravaggio in Sicilia, il suo tempo, il suo influsso, catalogo della mostra
(Siracusa, Museo regionale di Palazzo Bellomo, 10 dicembre 1984 - 28 febbraio
1985), Sellerio, Palermo 1982, pp. 235-239.
15 Che egli effettuerà in base alle categorie di giudizio da secoli
consolidate nella letteratura artistica: «Espressione», «Disegno», «Disposizione»,
«Composizione» e così via.
16 P. Giudice, Sopra un quadro di Matteo Stommer, in ESLS, VI, 48, 1837, pp.
e Letterarie per la Sicilia” costituiscono una delle più importanti pubblicazioni
periodiche del primo Ottocento palermitano, in particolare relativamente ai
contributi di storiografia artistica. Cfr. S. La Barbera, La stampa periodica a Palermo
nella prima metà dell’Ottocento, in Interventi sulla “questione meridionale”, a cura di F.
Abbate, Donzelli, Roma 2005, pp. 379-385; S. La Barbera, Aspetti della critica
d’arte nella stampa periodica siciliana dell’Ottocento, in La pittura dell’Ottocento in Sicilia,
a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2005, pp. 37-62; S. La Barbera, Linee e
temi della stampa periodica palermitana dell’Ottocento, in Percorsi di Critica: un archivio
per le riviste d’arte in Italia dell’Ottocento e del Novecento, Atti del Convegno (Milano
30 novembre-1 dicembre 2006) a cura di R. Cioffi, A. Rovetta, Vita e Pensiero,
Milano 2007, pp. 87-121; Pagine di critica d’arte nei periodici palermitani dell’Ottocento
della Biblioteca Centrale della Regione Siciliana, dvd edito nell’ambito della convenzione
tra la Biblioteca Centrale della Regione Siciliana “A. Bombace” e l’Università degli
Studi di Palermo, Facoltà di Lettere e Filosofia, Cattedra di Storia della Critica
d’Arte, Palermo 2007.
5 Giudice interpretò erroneamente la lezione «Dominicus de Gagini
Panormitanus», credendo che potesse affermare le origini siciliane dello scultore
(bissonese), capostipite della grande scuola gaginiana, rivendicando quindi alla
Sicilia una gloria autoctona, non importata dal Continente. Il tema fu a lungo
dibattuto nella letteratura artistica siciliana: cfr. R. Cinà, La scultura siciliana del
Rinascimento negli scritti di Enrico Mauceri, in Enrico Mauceri (1869-1966). Storico
dell’Arte tra connoisseurship e conservazione, atti del convegno internazionale
(Palermo 27-29 settembre 2007) a cura di S. La Barbera, Flaccovio Editore,
Palermo 2009, pp. 277-287. Sottolineo, però, che Paolo Giudice supera in qualche
modo i campanilismi (Palermo e Messina si contendevano da tempo i natali dei
Gagini, che peraltro Vasari riteneva di origine carrarese) asserendo: «Tuttoché a
noi […] bastasse ch’ei fosse italiano». P. Giudice, Sulla vera patria…, p. 122.
6 Mi riferisco in particolare a Giovan Battista Cavalcaselle, per cui rimando
a D. Levi, G. B. Cavalcaselle. Il pioniere della conservazione dell’arte italiana, Torino
1998.
7 Così scriveva Adolfo Venturi: «Avendo chiara negli occhi la fisonomia
d’un antico artista, voi lo vedrete […] come […] un famigliare […] anche di
lontano […]. Ma perché tanta famigliarità si stringa con gli antichi maestri fa
d’uopo di prendere in esame ogni loro forma, ogni particolarità del segno...».
teCLa - Rivista
temi di Critica e Letteratura artistica
28
numero 6 - dicembre 2012
2012.
20 Cfr. R. Cinà, «Non sentenze di sapiente conoscitore…». Giuseppe Turturici legge
Valerio Villareale, c.d.s. nel volume di saggi in onore di Franco Bernabei, Canova
Editore, Padova. Le teorie artistiche nella Sicilia di quegli anni risentirono anche
di certi influssi latomistici, sui quali cfr. g. giarrizzo, Massoneria e Illuminismo
nell’Europa del Settecento, Marsilio, Venezia 1994; r. cioffi, Riscoperta dell’antico e
ideologia massonica, in Ferdinando Fuga: 1699-1999 Roma, Napoli, Palermo, a cura di A.
Gambardella, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2001, pp. 23-34.
21 Nel 1858 sarà lo stesso Paolo (ormai Emiliani Giudici) a ricordare il
proprio debito nei confronti delle Lectures on Rethoric and Belles Lettres (Hugh Balir,
1783): «rettorica da noi tutti, essendo giovanetti, studiata nelle scuole»; testo
che si richiama esplicitamente a Hume e in cui è costante il parallelismo tra arti
figurative e letteratura, che impronta tutta l’opera del Nostro. La citazione è tratta
da C. Recca, Influenze settecentesche sulle riflessioni di Paolo Emiliani Giudici sui ruoli
femminili, in Paolo Emiliani Giudici «un’anima lealmente italiana»…, pp. 31-40: p. 39.
22 Le pulsioni indipendentiste sempre presenti in Sicilia, che avevano
trovato formulazione nella Costituzione del 1812, ispirata appunto al modello
anglosassone, furono tenute presenti da Emiliani Giudici che, in una sorta
di programma politico risalente probabilmente al 1865, parlò proprio di
«Discentramento amministrativo». Cfr. G. Canalella, Rapporti tra Paolo Emiliani
Giudici e Nicola Gaetani Tamburini, in Paolo Emiliani Giudici «un’anima lealmente
italiana»…, pp. 41-46: p. 46. Sono peraltro note la corrispondenza di Emiliani
Giudici per diversi periodici inglesi e la sua traduzione, dopo i moti del ’48, della
Storia d’Inghilterra di Macaulay.
23 L’autore cita due opere, allo stato attuale della ricerca non ancora
rintracciate: Essay on Sicilian Painters, Londra 1834 (citato in P. Giudice, Sopra lo
Zoppo di Ganci e Vincenzo La Barbiera pittori siciliani, in ESLS, V, 44, luglio-dicembre
1836, pp. 106-115: p. 106) e Letter to Samuel Nightland on the picture of the Night
by Riolo, Edimburgo 1832 (citata in P. Giudice, Vita del Cavalier Vincenzo Riolo
Direttore dell’Accademia del Nudo nella Regia Università degli Studi di Palermo, in P.
Emiliani Giudici, Scritti sull’Arte…, pp. 53-84, in part. p. 78).
24 Giudice valuta con una certa padronanza: «Il quadro […] non è opera di
mano giovanile, le cui timidità, o intemperanza chiaramente si conoscerebbono.
Qui si vede un pieno possesso di pennello, un fare libero, […] una pratica grande
52-59: p. 54. Vincenzo Mortillaro, importante figura nel panorama culturale e
editoriale palermitano di quegli anni (diresse, tra l’altro, il “Giornale di Scienze,
Lettere ed Arti per la Sicilia”) riferisce che l’articolo fu scritto dopo la sua
pubblicazione di una Lettera al Cavaliere Giuseppe Patania, in cui lamentava la
generale scarsa conoscenza di opere di Stomer. Opere del Barone Vincenzo Mortillaro,
vol. I, Opuscoli di vario genere del barone Vincenzo Mortillaro, Tipografia del Giornale
Letterario, Palermo 1836, pp. 259-260.
17 Simile il passo di Richardson: «Prima di approcciarsi ad un quadro che
si vuole esaminare, occorrerebbe guardarlo inizialmente ad una certa distanza
lontana, da cui si possa soltanto, a poco a poco, riconoscere quale ne sia il
soggetto, e riconoscere, in questa situazione, l’insieme delle masse […]; non sarà
male esaminare anche, alla stessa distanza, il colore in generale, se è gradevole
o se fa pena alla vista. Bisogna poi vedere più da vicino la composizione…». J.
Richardson, Saggio sull’Arte della Critica in materia di Pittura, Traduzione e commento
critico a cura di R. Cinà, Università degli Studi di Palermo - Dipartimento di
Studi storici ed artistici con contributo di ricerca per scambi culturali - Progetto
Giovani Ricercatori - Anno 2000 - Comitato 10, Referente Scientifico S. La
Barbera, Palermo 2004, p. 69.
18 Relativamente alla cospicua presenza inglese, legata agli interessi
economici in Sicilia, cfr. O. Cancila, I Florio. Storia di una dinastia imprenditoriale,
Bompiani, Milano 2008. Numerosi anche i travellers inglesi, che intraprendevano
viaggi di volta in volta “pittorici” (cfr. g.c. sciolla, Il viaggio pittorico: l’immagine
della Sicilia negli artisti stranieri dei secoli XVII-XIX, in La Sicilia dei grandi viaggiatori,
a cura di F. Paloscia, Edizioni Abete, Roma 1988, pp. 153-169) o iniziatici (f.p.
campione, La cultura estetica in Sicilia nel Settecento, “Annali del Dipartimento di
Filosofia Storia e Critica dei Saperi FIERI”, Università degli Studi di Palermo, 2,
giugno 2005).
19 c.r. ricotti, Anglomania e costituzionalismo settecentesco, in Alla ricerca dell’età
liberale. Ricordo di Alberto Aquarone, Atti del convegno (Roma, 22-23 maggio 1995)
a cura di S. Notari, Giuffrè, Milano 1999, pp. 13-26; c. laudani, Influssi massonici
nella Costituzione siciliana del 1812, in Studi in memoria di Enzo Sciacca. Sovranità,
democrazia, costituzionalismo, Atti del Convegno (Catania, 22-24 febbraio 2007) a
cura di F. Biondi Nalis vol. I, A. Giuffrè, Milano 2008, pp. 483-490; La Sicilia
e l’Unità d’Italia, a cura di G. Gullo, Rubbettino editore, Soveria Mannelli (CZ)
Roberta Cinà
«Sono ito come il cane dietro la traccia»...
29
numero 6 - dicembre 2012
di colorire, che ti fan certo avere la sua mano lungamente lavorata». P. Giudice,
Sopra un quadro di Matteo Stommer…, p. 59. Per la bibliografia relativa al soggiorno
siciliano di Stomer e alla fortuna delle opere fiamminghe in Sicilia, rimando a N. Di
Bella, Guglielmo Borremans di Anversa Pittore fiammingo in Sicilia nel secolo XVIII (1912)
di Gioacchino Di Marzo. Aggiornamento critico-bibliografico. Un progetto multimediale, tesi
di Dottorato di in Storia dell’arte medievale, moderna e contemporanea in Sicilia,
XXIII ciclo, Università degli Studi di Palermo, discussa nell’a.a. 2011/2012, tutor
Prof. Simonetta La Barbera., in teCLa, aggiornamento critico-bibliografico del
Guglielmo Borremans di Anversa di Gioacchino Di Marzo (1912). Cfr. inoltre
A. Zalapì, Il soggiorno siciliano di Mathias Stom tra neostoicismo e “dissenso”. Nuove
acquisizioni documentarie sull’ambiente artistico straniero a Palermo, in Porto di Mare
1570-1670 – Pittori e pittura a Palermo tra Memoria e Recupero, catalogo della mostra
(Palermo 30 maggio - 31 ottobre 1999, Roma 10 dicembre 1999 - 20 febbraio
2000) a cura di V. Abbate, Electa Napoli, Napoli 1999, pp. 147-157.
25 P. Giudice, Sopra un quadro di Matteo Stommer…, p. 52.
26 Segue, a questo punto, una lunga nota (pp. 54-55): «Osservando il quadro
di Caccamo tenni un dialogo con un contadino, che forse m’istruì più di mille
teorie dell’arte. Mentre egli narrava la storietta, che ti pare – gli dissi – di quelle
figure? – risposemi: son uomini posti lì nella tela. E, mostrandomi il paese: la
campagna, – mi disse, – e il Cielo non mi piacciono – perché non ti piacciono? –
non mi piacciono. – Ma dimmi un po’, è giorno o notte nel quadro? – Sì signore è
giorno, chiunque se ne accorge – Ma mi par di veder lume – C’è lume certamente
– Ma dov’è la candela, dove la fiaccola, che illumina? – Io non so né di lume, né
di fiaccola, è certo che vedo lume, e non so donde viene – Dio buono! Tu non
dì bene, se fosse notte ci sarebbe più oscurità, se fosse giorno il lume anche di
venti fiaccole non sarebbe così vivo, perocché la luce del sole non fa splendere le
candele: dunque io dico che non è né notte né giorno – Voi siete troppo sottile e
potreste anco parlare un mese, io dirò sempre: che non c’è lume ed è giorno. – Il
contadino ragionò più d’un filosofo, che dietro a principi astratti dell’arte non
avrebbero detto né una di tante cose verissime intorno al colorire di Stommer».
P. Giudice, Sopra un quadro di Matteo Stommer…, p. 54.
27 P. Giudice, Sopra un quadro di Matteo Stommer…, p. 54.
28 Cfr. G. Morpurgo Tagliabue, Il Gusto nell’estetica del Settecento, a cura di L.
Russo, G. Sertoli, “Supplementa”, 11, agosto 2002, Centro Internazionale Studi
di Estetica.
29 Di vago stampo lessinghiano e, comunque, pur se accennato, già presente
nelle fonti siciliane precedenti, ad esempio Padre Fedele da San Biagio (1788).
Cfr. N. Di Bella, I “Dialoghi familiari sopra la pittura difesa ed esaltata...” di Padre Fedele
da San Biagio. Aggiornamento critico-bibliografico (1788-2008), in “TeCLa. Repertorio
di Critica d’Arte”, http://www.unipa.it/tecla/repertorio/dialoghi_pfed.php, in
corso di pubblicazione. Ricordo che anche Agostino Gallo rimaneva perplesso
di fronte alla scarsa verosimiglianza del luminismo caravaggesco. Cfr. A. Gallo,
Elogio storico di Pietro Novelli pittore ed architetto palermitano, scritto da Agostino Gallo
(Art. V), in “Giornale di Scienze, Lettere ed Arti per la Sicilia”, tomo XIV, a.
IV, aprile-maggio-giugno 1826, pp. 313-324: p. 322, in cui il «partito della luce»
caravaggesco, sebbene volto all’«effetto pittorico», «mostra nulle di manco un
artifizio di maniera in veruna guisa conforme a quella naturale, sicché sovente mal
si può distinguere se i suoi quadri siano dipinti a luce diurna o notturna».
30 Cfr. J.B. Du Bos, Riflessioni critiche sulla poesia e sulla pittura, a cura di M.
Mazzocut-Mis, P. Vincenzi, prefazione di E. Franzini, Aesthetica, Palermo 2005;
Jean-Baptiste Du Bos e l’estetica dello spettatore, a cura di L. Russo, Aesthetica, Palermo
2005.
31 P. Giudice, Sopra un dipinto di Alberto Dürer…, p. 94.
32 P. Giudice, Sopra un quadro di Matteo Stommer…, p. 55.
33 Cfr. La formazione professionale dell’Artista….
34 Il riferimento è a Stomer.
35 P. Giudice, Sopra un quadro di Matteo Stommer…, p. 55.
36 P. Giudice, Delle opere di Belle Arti del disegno esposte nella R. Università di
Palermo il dì 30 maggio 1838, in ESLS, VII, 58, 1838, pp. 29-48. Ancora di arte del
suo tempo si occupò in Sopra l’Accademia del nudo nella R. Università degli Studi, in “Il
Siciliano”, II, 1, 1838.
37 Questa serie di articoli risale agli anni 1859-1862. Cfr. R. Cinà, Paolo
Emiliani Giudici corrispondente….
38 Giudice riporta che Malvica lo aveva persuaso che le opere esposte erano
«cominciamenti […] comechè lievi» e, in quanto tali, «degnissimi di encomio» e la
storia doveva «ne’ suoi fasti notarli». P. Giudice, Delle opere di Belle Arti…, p. 85. Su
Malvica, interessante e poliedrica figura di intellettuale illuminato, corrispondente
di Vieusseux e fondatore delle “Effemeridi”, cfr. Dizionario Biografico degli Italiani,
teCLa - Rivista
temi di Critica e Letteratura artistica
30
numero 6 - dicembre 2012
vol. 68, 2007, ad vocem a cura di A. Carrannante. Analogamente a quanto fece
Emiliani Giudici, anche Malvica, entrato in politica negli anni postunitari, avrebbe
proposto un modello federale e il rispetto delle «singole autonomie».
39 F. Malvica, Proemio, in ESLS, 45, gennaio 1837, pp. III-VI: p. IV: «…siam
venuti in pensiero, onde rendere un novello servigio al nostro paese, di compilare
in questi fogli periodici un prospetto delle scienze e della letteratura del secolo XIX in
Sicilia cominciando dal gennaio del 1800 fino al dicembre del 1836; dimanierachè
[…] potessimo presentare ai nazionali e agli stranieri […] uno dei più importanti
e luminosi periodi della civiltà siciliana». Il piano dell’opera prevedeva ventidue
capitoli, ognuno dei quali dedicato a un argomento: agricoltura, giurisprudenza e
così via; il decimo ottavo, “Belle Arti”, sarebbe stato affidato a Paolo Giudice. Il
progetto non fu portato a compimento, anche in seguito alla chiusura del giornale
nel 1840.
40 Si occupò, comunque, anche dell’arte del suo tempo, con una serie di
saggi che qui elenco e che sono attualmente allo studio: P. Giudice, Vita del
Cavalier Vincenzo Riolo direttore dell’Accademia del nudo nella regia Università degli
Studi di Palermo, articolo I, in ESLS, VII, 55, 1838, pp. 22-37; P. Giudice, Vita del
Cavalier Vincenzo Riolo direttore dell’Accademia del nudo nella regia Università degli Studi
di Palermo, articolo II, ivi, VII, 56, 1838, pp. 79-98; P. Giudice, Annunzio di alcune
nuove incisioni di Tommaso Aloisjo, in ESLS, VII, 62, 1838, pp. 113-115; P. Giudice,
Sopra il quadro del B. Sebastiano Valfrè dipinto da Salvatore Lo Forte nella Chiesa dei R.
R. P. P. dell’Oratorio, in ESLS VI, 49, 1837, pp. 97-112; P. Giudice, Elenco di opere
pubblicate nel 1836-37 da Salvatore Lo Forte, in “Passatempo per le Dame”, VI, 4, 27
gennaio 1838, pp. 25-26
41 P. Giudice, Delle opere di Belle Arti del disegno…, p. 88.
42 Cfr. D. Malignaggi, D. Favatella, Valerio Villareale, Prefazione di M.
Calvesi, “Quaderni dell’A.F.R.A.S” (Scultura) n. 1, A.F.R.A.S, Palermo 1976; i.
bruno, Valerio Villareale un Canova meridionale, allegato a “Kalós - arte in Sicilia”,
anno XII, n. 1, gennaio-marzo 2000.
43 P. Giudice, Delle opere di Belle Arti del disegno…, p. 88.
44 Per la fortuna dell’opera negli anni trenta dell’Ottocento cfr. R. Cinà,
«Non sentenze di sapiente conoscitore»….
45 P. Giudice, Delle opere di Belle Arti del disegno…, p. 90.
46 Ibid.
47 Celebre il passo di Winckelmann sull’Apollo del Belvedere; J.J.
Winckelmann, Storia dell’Arte nell’Antichità, trad. M.L. Pampaloni, Arnoldo
Mondadori Editore, Milano 1993, p. 279.
48 P. Giudice, Delle opere di Belle Arti del disegno…, p. 90.
49 In particolare di stampo lessinghiano (cfr. g.e. lessing, Laocoonte, [1766],
ed. cons. a cura di M. Cometa, Aesthetica Edizioni, Palermo 1991) relativamente
alla scelta, da parte dell’artista, del momento da rappresentare. Questa tematica
è presente, con rimandi a Boileau, anche nell’analisi del Sant’Isidoro Agricola di
Mattia Stomer (P. Giudice, Sopra un quadro di Matteo Stommer…, p. 58): «…non
potendo il pittore mostrare agli occhi che un punto solo di storia, peccherebbe
contro l’unità di tempo (la quale, sebbene in modo alquanto diverso dalla poesia
dee conservarsi in pittura) se altro fatto, od altra parte del fatto medesimo volesse
sporre al guardo degli spettatori». Tutta l’opera di Paolo Giudice è costellata dal
paragone tra pittura e poesia, come è stato più volte notato da diversi studiosi; mi
limito a citare F. Danelon, Paolo Emiliani Giudici storico della letteratura italiana, in
Siciliani Illustri, vol. III, fasc. III, Accademia Nazionale di Scienze, Lettere ed Arti
di Palermo, Palermo 1995.
50 P. Giudice, Delle opere di Belle Arti del disegno…, pp. 91-92.
51 P. Giudice, Sopra il quadro del B. Sebastiano Valfrè…: «…ove al pittore si
tolga l’ufficio del poeta, cioè quello di presentare alla vistadegli spettatori il punto,
come suol dirsi, di maggiore interesse, ei non ottiene il fine dell’arte». Su lo Forte
cfr. R. Sinagra, Salvatore Lo Forte nell’Ottocento Siciliano. Catalogo dei dipinti e dei disegni,
Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1998.
52 P. Giudice, Sopra lo strumento daguerotipo, ossia la pittura fotogenica - Lettera di
Paolo Giudice al professore Salvatore Loforte, in “L’Occhio. Giornale di scienze, amena
letteratura, e belle arti”, I, 12, 1839, pp. 89-91.
53 Con notevole anticipo rispetto alle più note posizioni che Baudelaire
avrebbe assunto nel ’59 (C. Baudelaire, Le public moderne et la photographie, [1859],
in Œuvres complètes de Charles Baudelaire, vol. II, Michel Lévy Frères Libraires
éditeurs, Paris 1868, pp. 254-263).
54 «S’inventino pure centomila strumenti daguerotipi, se ne contendano
il ritrovato le nordiche accademie, se ne glorino quei fortunati popoli, ma non
penetrino in Italia […] e noi Italiani faremo dunque così poco conto di ciò che
il cielo ci ha largamente conceduto, e che l’inesorabile destino non ha potuto
Roberta Cinà
«Sono ito come il cane dietro la traccia»...
31
numero 6 - dicembre 2012
Palermo 1828. L’opera di Gallo era già stata pubblicata a puntate, tra il 1824 e il
1826, sul “Giornale di Scienze, Lettere ed Arti per la Sicilia”.
64 P. Giudice, Sopra lo Zoppo di Ganci…, pp. 31-32.
65 Cfr. M.R. Chiarello, Lo Zoppo di Gangi, Presentazione di M. Calvesi,
Saggio introduttivo di T. Viscuso, I.L.A. Palma, Palermo 1975; Vulgo dicto lu Zoppo
di Gangi, a cura di T. Viscuso, Banca di Credito Cooperativo “Mutuo Soccorso”,
Gangi 1997.
66 Il motivo, che sarà presente anche in Venturi, si trovava nella letteratura
artistica dei secoli precedenti. Cfr. R. Cinà, Presentazione, in J. Richardson,
Discorso sulla Scienza di un Conoscitore, Traduzione e commento critico a cura di R.
Cinà, Palermo 2003, Ricerca pubblicata dall’Università degli Studi di PalermoDipartimento di Studi storici ed artistici con contributo di ricerca per scambi
culturali-Progetto Giovani Ricercatori, Responsabile della Ricerca Simonetta La
Barbera, pp. 5-35.
67 Per la bibliografia relativa all’artista rimando a V. Abbate, La Cammara
picta del Magistrato e l’«Umanesimo» termitano agli inizi del Seicento, in “Storia
dell’arte”, 68, 1990, pp. 36-70.
68 «Che forse è la sua migliore opera tra tutte le esistenti in Termini, è così
ben composta, e nobilmente colorita, quegli angioletti così leggieri e vezzosi P.
Giudice, Sopra lo Zoppo di Ganci…, p. 108.
69 Ibid.: «Sta la Vergine assisa in ricco seggio, ai cui piedi per tutto il
pavimento è disteso un bel tappeto: nel suo grembo posa il bambino Gesù, che
volge amorosamente il capolino a S. Anna, la quale sta insieme al suo vecchio
marito a destra, ove è un gruppo di tre vaghissimi angioli […] Ciò che in questo
dipinto è degno di considerazione, e procaccia al La Barbiera il nome di Pittore
(della qual voce io mi servo nel senso che in Italia si usa il nome di Poeta) è
[…] la disposizione […] delle figure, che nell’insieme considerate fanno un bel
tutto, e l’azione di ognuna di esse, che poco lascia a desiderare, perché si dicesse
perfetta. […] Malgrado questi […] pregi […] hannovi non poche mende […]:
certa timidezza di pennello, colorire debole, contorni un po’ trascurati, pieghe
troppo minute […] fusione di colori spiacenti. Le quali cose in tutte le sue opere
appaiono […] il che io vidi nello Sposalizio».
70 L’opera di Vincenzo da Pavia è custodita presso la Chiesa di Santa Maria
degli Angeli (della Gancia) di Palermo. Cfr. Vincenzo degli Azani da Pavia e la cultura
estinguere? […] Ci basterà dire, che una cosa è venuta di là da monti per correre
tutti quanti come gli stolti dietro a ciarlatani? Un popolo che abbia perdute le
proprie native opinioni ha fatta l’ultima caduta. L’Italia, mio caro Loforte, più
non ha proprie opinioni: io la veggio strascinata da una sciagurata persuasione
ammirare alcune genti, cui ride la fortuna, la veggio invidiare e studiare in esse
ciò che non hanno se non per la prepotenza delle loro usurpazioni». P. Giudice,
Sopra lo strumento daguerotipo…, pp. 90-91.
55 Cfr. F.L. Oddo, Il Tavolino del Perez - Largo Casa Professa. Una scuola letteraria
del Risorgimento siciliano, “Rassegna Storica del Risorgimento italiano”, a. LXII,
fascicolo III, luglio-settembre1975, pp. 316-345.
56 E che, nell’ambito della critica d’arte, vantava anche altri nomi prestigiosi
tra cui Benedetto Castiglia e, soprattutto, Giuseppe Meli (cfr. R. Cinà, Giuseppe
Meli e la cultura dei conoscitori…).
57 Cfr. G. Meli, Lettera a F.P. Perez, (Palermo, 24 giugno 1832), ms. della
Biblioteca Comunale di Palermo ai segni 5QqD150 n. 3 (20).
58 Cfr. G. Di Marzo, Delle Belle Arti in Sicilia, dai Normanni alla fine del secolo
XVI, 3 voll., Palermo 1858-1864, vol. I, 1858, p. 59.
59 P. Giudice, Lettera artistica di Paolo Giudice al Professor Salvatore Lo Forte, in
“L’Imparziale. Giornale di Scienze ed amena Letteratura”, IV, 1840, n. 1, ivi, n. 6
(l’articolo continua, ma a causa delle condizioni lacunose di questo raro periodico
non risulta possibile, allo stato attuale della ricerca, verificare in quale numero).
60 P. Giudice, Lettera artistica di Paolo Giudice al Professor Salvatore Lo Forte…,
p. 43.
61 L’articolo è suddiviso in almeno tre puntate; quella da me consultata è la
seconda e, allo stato attuale della ricerca, non è stato possibile reperire né la prima
(che sembra sia stata pubblicata sul numero 1 del periodico), né quella successiva,
ammesso che sia stata pubblicata. È presumibile che fosse comunque stata
redatta, perché l’articolo pubblicato sul numero 6 è incompleto e si preannuncia
che sarà continuato.
62 P. Giudice, Lettera artistica di Paolo Giudice al Professor Salvatore Lo Forte…,
p. 44.
63 P. Giudice, Sopra lo Zoppo di Ganci e Vincenzo La Barbiera pittori siciliani, in
ESLS, V, 44, luglio-dicembre 1836, pp. 106-115. Di questi artisti, a quella data,
aveva succintamente trattato A. Gallo, Elogio storico di Pietro Novelli, R. Tipografia,
teCLa - Rivista
temi di Critica e Letteratura artistica
32
numero 6 - dicembre 2012
figurativa in Sicilia nell’età di Carlo V, catalogo della Mostra (Palermo 1999) a cura
di T. Viscuso, Ediprint, Siracusa 1999.
71 V. Abbate, La Cammara picta del Magistrato e l’«Umanesimo» termitano agli
inizi del Seicento, in “Storia dell’arte”, 68, 1990, pp. 36-70.
72 P. Giudice, Sopra lo Zoppo di Ganci…, p. 109.
73 Cfr. Vulgo dicto…; Mostra di Filippo Paladini, catalogo della Mostra (Maggiosettembre 1967) a cura di M.G. Paolini, D. Bernini, Introduzione di C. Brandi,
Palermo 1967; S. Troisi, Filippo Paladini, un manierista fiorentino in Sicilia, Ariete,
Palermo 1997.
74 Il riferimento più probabile è a A. Gallo, Elogio storico di Pietro Novelli…,
p. 11.
75 P. Giudice, Sopra lo Zoppo di Ganci…, p. 111.
76 Cfr. Vulgo dicto…, p. 144.
77 Cfr. Vulgo dicto…, pp. 150-151.
78 Cfr. Vulgo dicto…, pp. 152-154.
79 P. Giudice, Sopra lo Zoppo di Ganci…, p. 112.
80 Ibid.
81 R. Cinà, “La Sicilia Artistica e Archeologica” (Palermo 1887-1889), in Percorsi
di Critica: un archivio per le riviste d’arte in Italia dell’Ottocento e del Novecento, Atti del
Convegno (Milano 30 novembre-1 dicembre 2006) a cura di R. Cioffi, A. Rovetta,
Vita e Pensiero, Milano 2007, pp. 231-257.
82 Sull’artista cfr. Vulgo dicto lu Zoppo di Gangi, a cura di T. Viscuso, Gangi
1997.
83 P. Giudice, Sopra lo Zoppo di Ganci…, in P. Emiliani Giudici, Scritti…,
p. 36. Giudice prosegue: «Tanto è certo che il pendio naturale mal si affrena se
uno sforzo di ragione non vi osti. Se vuol dipingere una Maddalena, che più
filosoficamente da’ maestri vien figurata in erma campagna, tutta meditabonda
e solinga senza che anima vivente turbi la sua penitenza, lo Zoppo le pone da
costa un angioletto che sostiene il vaso d’argento, un altro che guarda il teschio e
sorride; s’ei vuol presentare una vergine addolorata, un putto pur esso piangente
le sta d’appresso con vari strumenti di passione; s’egli vuol fare un martire, un
drappello di questi vivaci genietti muovesi per aria, chi intento ad accoglierne
i sospiri, chi in atto di confortarlo, questi spaventato guarda i carnefici, quegli
alieno dell’azione e mille altri [sic] simiglianti cose. Come la maniera di disegnarli
è originale, così è il suo modo di disporli. Sebbene qualche fiata per troppa voglia
di farli espressivi ce li ponga in caricatura, nondimeno quegli angioletti intorno a
una Vergine, che vola al Cielo, festeggiano, carolano, tripudiano, sono animati di
foco vivissimo; lo spettatore tende l’orecchio per risentire le loro voci, e il batter
d’ali, e li pinge così leggieri nell’aere che paiono saltar fuori dalla tela». Ibid., pp.
36-37. A proposito dei «gesti inconsapevoli» dell’artista nella critica morelliana,
cfr. C. Ginbzburg, Spie. Radici…, pp. 159 segg., nonché a Giovanni Morelli e la
cultura…. L’intuizione di Giudice sarebbe stata ripresa, pressoché testualmente,
dalla critica successiva: G. Taormina, La Galatea dell’Albani ed il suo restauratore
siciliano, in “La Sicilia Artistica e Archeologica”, II, 11-12, 1888, pp. 73-78, in part.
p. 77; cfr. R. Cinà, “La Sicilia Artistica e Archeologica”….
84 Cfr. G. Ugdulena, Intorno alla vita ed agli scritti del professore Baldassare
Romano, Stab. tip. di F. Lao, Palermo 1858.
85 E. Mistretta Buttitta, La vita e le opere di Francesco Saverio Cavallari, in
“Archivio Storico Siciliano”, N. S. I, anno 50, 1930, pp. 308-344; G. Cianciolo
Cosentino, Francesco Saverio Cavallari (1810-1896). Architetto senza frontiere tra Sicilia
Germania e Messico, prefazione di F. Mangone, Caracol, Palermo 2007.
86 D. Lo Faso Pietrasanta duca di Serradifalco, Le antichità della Sicilia
esposte ed illustrate per Domenico Lo Faso Pietrasanta, Palermo 1834-1842; D. Lo Faso
Pietrasanta duca di Serradifalco, Del Duomo di Monreale e di altre chiese siculo
normanne ragionamenti tre, Palermo 1838.
87 P. Giudice, Sulla vera patria di Domenico Gagini…, p. 127. Il primo testo
che Giudice aveva pubblicato sul trittico polizzano risaliva al 1837.
88 Sulla maturazione di questi temi tra Otto e Novecento cfr. D. Levi, I luoghi
e l’ombra incerta del tempo. Enrico Mauceri e due suoi mentori, Corrado Ricci e Paolo Orsi,
in Enrico Mauceri (1869-1966). Storico dell’arte tra connoisseurship e conservazione,
atti del convegno internazionale (Palermo 27-29 settembre 2007) a cura di S. La
Barbera, Palermo 2009, pp. 77-85; per la situazione siciliana cfr. R. Cinà, «Tutto
Egli raccoglieva e accoglieva nel museo…». Aspetti dell’attività di Antonino Salinas, in corso
di stampa negli atti del convegno “Francesco Malaguzzi Valeri (1867-1928). Tra
storiografia artistica, museo e tutela” (Milano-Bologna 19-21 ottobre 2011), a
cura di A. Rovetta in “Arte Lombarda”.
89 W. Sartorius von Walterschausen, Atlas des Aetna von W. Sartorius von
Waltershausen mit Beihülfe von S. Cavallari, C.F. Peters und C. Roos, Göttingen 1844.
Roberta Cinà
«Sono ito come il cane dietro la traccia»...
33
numero 6 - dicembre 2012
90 M. Cometa, Il romanzo dell’architettura. La Sicilia e il Grand Tour nell’età di
Goethe, Editori Laterza, Bari 1999; G. Cianciolo Cosentino, Francesco Saverio
Cavallari…, pp. 23-50.
91 P. Giudice, Annunzio di un’opera che sarà pubblicata in Germania intorno alle
Belle Arti siciliane cominciando dai primi secoli fino all’epoca di Michelangelo e Raffaello del
Dr. Guglielmo Enrico Schultz sassone, in “Passatempo per le Dame”, VI, 17, 28 aprile
1838, pp. 130-131 (questa recensione era stata pubblicata anche in ESLS, VII, 53,
febbraio 1838, pp. 120-121).
92 M. Cometa, Il romanzo….
93 P. Giudice, Annunzio di un’opera….
94 G. Di Marzo, Delle Belle Arti in Sicilia, dai Normanni alla fine del secolo XVI,
3 voll., Palermo 1858-1864; cfr. S. La Barbera, Gioacchino Di Marzo e la nascita
della critica d’arte in Sicilia, in La critica d’arte in Sicilia nell’Ottocento, a cura di S. La
Barbera, Flaccovio, Palermo 2003, pp. 31-82.
95 P. Giudice, Annunzio di un’opera….
96 P. Giudice, Annunzio di un’opera….
97 P. Giudici, Prefazione, in P. Emiliani Giudici, Scritti sull’arte…; M.
Cometa, Il romanzo….
teCLa - Rivista
temi di Critica e Letteratura artistica
34
Scarica

Rivista di temi di Critica e Letteratura artistica