rivista del dal 1928 MENSILE N.6 G I U G N O 2 0 1 0 € 3,50 CANNES SEGRETA DIETRO LE QUINTE DELLA MACCHINA PERFETTA EMERGENTI DAL CANADA CON SIMPATIA: ECCO L’ANTIDIVO BARUCHEL IN FAMIGLIA LA COSTUMISTA LIA A TU PER TU CON PAPA’ MORANDINI EMMA THOMPSON MyFairLady TATA MATILDA SUGLI SCHERMI, SCENEGGIATRICE PER PASSIONE. PRONTA A FAR RIVIVERE ELIZA DOOLITTLE L'attrice e sceneggiatrice londinese Emma Thompson Poste Italiane SpA - Sped. in Abb. Post. - D.I. 353/2003 (conv. in L. 27.02.2004, n° 46), art. 1, comma 1, DCB Milano fondazione ente™ dello spettacolo La stampa non vi fa percepire le innumerevoli tonalità di colore dell’immagine. La sua reazione sì. NUOVO AQUOS DI SHARP CON TECNOLOGIA QUATTRON. L'immagine nei televisori è formata da circa due milioni di puntini (i pixel) a tre colori: rosso, verde e blu. Ora Sharp ha messo a punto una nuova tecnologia, Quattron, con pixel a quattro colori. Ai tre tradizionali ha aggiunto il giallo per riprodurre una gamma di colori, soprattutto dei gialli, dei blu, dei verdi e dei marroni, come non avete mai visto prima in un televisore. L'RGB (red, green, blu) è diventato RGBY (Y per yellow) che, non ultimo, permette una ulteriore riduzione dei consumi (meno di 100 Watt per un 52"!). Potreste avere la stessa reazione di Mister Quattron. Se non lo vedi, non ci credi. www.sharp.it rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo Nuova serie - Anno 80 N. 6 giugno 2010 In copertina Emma Thompson in Tata Matilda e il grande botto Segui l’Ente dello Spettacolo anche su FACEBOOK Fondazione Ente dello Spettacolo: www.fbook.me/entespettacolo Tertio Millennio Film Fest: www.fbook.me/tertiomillenniofilmfest YOUTUBE www.youtube.com/EnteSpettacolo TWITTER www.twitter.com/entespettacolo punti di v ista Segui la Rivista del Cinematografo su FACEBOOK Cinematografo.it: www.fbook.me/cinematografo Rivista del Cinematografo: www.fbook.me/rivistadelcinematografo DIRETTORE RESPONSABILE Dario Edoardo Viganò CAPOREDATTORE Marina Sanna L’immaginazione al potere REDAZIONE Gianluca Arnone, Federico Pontiggia, Valerio Sammarco CONTATTI [email protected] PROGETTO GRAFICO P.R.C. - Roma ART DIRECTOR Alessandro Palmieri HANNO COLLABORATO Orio Caldiron, Gianluigi Ceccarelli, Pietro Coccia, Silvio Danese, Bruno Fornara, Antonio Fucito, Giuliana C. Galvagno, Valentina Martelli, Massimo Monteleone, Franco Montini, Morando Morandini, Chiara Napoleoni, Valentina Neri, Peppino Ortoleva, Manuela Pinetti, Giorgia Priolo, Roberta Pugliese, Sergio Silla, Marco Spagnoli REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE DI ROMA N. 380 del 25 luglio 1986 Iscrizione al R.O.C. n. 15183 del 21/05/2007 STAMPA Società Tipografica Romana S.r.l. - Via Carpi 19 - 00040 Pomezia (RM) Finita di stampare nel mese di maggio 2010 MARKETING E ADVERTISING Eureka! S.r.l. - Via L. Soderini, 47 - 20146 Milano Tel./Fax: 02-45497366 - Cell. 335-5428.710 e-mail: [email protected] DISTRIBUTORE ESCLUSIVO ME.PE. MILANO ABBONAMENTI ABBONAMENTO PER L’ITALIA (10 numeri) 30,00 euro ABBONAMENTO PER L’ESTERO (10 numeri) 110 euro SERVIZIO CORTESIA S.A.V.E. Srl, Fiano Romano (RM) tel. 0765.452243 Fax 0765.452201 [email protected]. PROPRIETA’ ED EDITORE PRESIDENTE Dario Edoardo Viganò DIRETTORE Antonio Urrata UFFICIO STAMPA [email protected] Attualità, storia e politica hanno costituito l’ossatura di Cannes 63. Solo nel concorso abbiamo avuto i contractors in Iraq di Loach (Route Irish), il cul-de-sac delle armi di distruzione di massa (Fair Game di Liman), la lotta di liberazione algerina (Hors la loi di Bouchareb), l’eccidio dei monaci trappisti (Des hommes et des dieux di Beavouis) e la povera patria di furbetti e mammona (La nostra vita di Luchetti). prima dell’immaginario. Non a caso le operazioni più apprezzate sono state quelle capaci di lavorare criticamente sulle possibilità della prima e i limiti del secondo: lo sguardo primigenio del nostro Frammartino ne Le quattro volte, le secche dell’immaginario ufficiale nel Ceausescu del rumeno Andrei Ujica. E’ il segno dei tempi, stretti tra l’urgenza di testimoniare il reale e l’incapacità di ripensarlo L’Italia gioisce con Elio Germano, premiato ex costruendo fabule nuove (che spiega l’abuso di aequo con Bardem per la migliore remake e adattamenti dell’ultima decade). Ma è interpretazione maschile. Luci e ombre invece un segno anche che a vincere dall’analisi strutturale del nostro la Palma d’Oro sia stato Uncle comparto: il Rapporto FEdS 2009 Boonmee Who Can Recall His “La Palma al visionario sul mercato e l’industria del cinema in Italia rivela un trend Past Lives del tailandese Weerasethakul è negativo per quanto riguarda le Weerasethakul, l’eccezione un’inversione di imprese cinematografiche e il visionaria in un cartellone numero di film prodotti (- 14,9% traboccante di nobili contenuti tendenza rispetto alla e avaro di forme. Pure se non fame di realismo degli rispetto al 2008), a fronte però di una crescita degli incassi ( +15%). del tutto sordo agli echi della ultimi anni” In sintesi è il ritratto di un cinema politica – vince un regista tricolore in tenuta rispetto ai inviso al regime tailandese, competitors internazionali che in quei giorni era al centro nonostante le difficoltà e le incertezze del FUS, della cronaca internazionale per la feroce che però si lasceranno intravedere nel 2010. repressione contro il dissenso interno – il verdetto della Giuria capitanata da Tim Burton Ricordiamo la scomparsa di Emilio Lonero, indica un’inversione di tendenza rispetto alla studioso, storico e docente di cinema, ed ex fame di realismo degli ultimi anni – sentita più direttore della Rivista del Cinematografo. Alfiere dai cineasti, perché il pubblico ha preferito consumare fantasy e 3D – e riporta al centro della critica cattolica e uomo di grande vivacità del cinema l’arte del visibile, l’immaginazione intellettuale. COMUNICAZIONE E SVILUPPO Franco Conta [email protected] COORDINAMENTO SEGRETERIA Marisa Meoni [email protected] DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE Via G. Palombini, 6 - 00165 Roma - Tel. 06.96.519.200 Fax 06.96.519.220 - [email protected] Associato all’USPI Unione Stampa - Periodica Italiana Iniziativa realizzata con il contributo della Direzione Generale Cinema - Ministero per i Beni e le Attività Culturali La testata fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250 giugno 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 5 sommario n. 6 giug no 2010 PERSONAGGI 24 L’apprendista Alla scoperta di Jay Baruchel, presto stregone in sala 33 Simpatia Benicio Dietro la maschera dell’attore giurato, cinefilo e romantico 50 Lady Oscar Katharine Hepburn, la donna più amata da Spencer Tracy e dall’Academy SERVIZI 28 Cannes dei miracoli Sguardo indiscreto sul Festival dei Festival. Che premia Thailandia e Germano FILM DEL MESE 54 Il segreto dei suoi occhi 58 U2 3D 58 The Hole 3D 60 Il padre dei miei figli 61 Poliziotti fuori 61 Lei è troppo per me 63 Il tempo che ci rimane 64 14 Kilometros 64 Saw VI 66 La papessa 68 About Elly 42 Taglia e cuci Morando Morandini intervista la figlia Lia, celebre costumista 47 Arriva l’Eclipse Edward e Bella dopo Twilight e New Moon: amore vampiro Kate Beckinsale, bellezza giurata sulla Croisette (Foto Pietro Coccia) Una scena de Il segreto dei suoi occhi. A sinistra Germano e Bardem 18 COVER Double Emma L’altra faccia della Thompson, irriconoscibile Tata Matilda e pronta al grande botto con la nuova versione di My Fair Lady Realizzato da: Promosso da: 10 Morandini in pillole In ricordo di Furio Scarpelli, maestro “all’italiana” 72 Dvd & Satellite 12 Circolazione extracorporea La vita è tutta un quiz: dal grande schermo al Pc 14 Glamorous News e tendenze: gioco di Noomi, fattore P(olanski) 16 Colpo d’occhio Zingarata medievale: tornano gli Amici miei Moon, Collateral, Il grande Lebowski: fiera Blu-ray 78 Borsa del cinema Roma saluta il Grauco, cineclub addio 80 Libri USA/Italia: decennio caldo. Hitchcock in analisi 82 Colonne sonore Nick Cave suona The Road. La natura per Le quattro volte Benicio Del Toro inedito a Cannes (Foto Pietro Coccia) pensieri e parole Quello che gli altri non dicono: riflessioni a posteriori di un critico DOC MORANDINI in pillole di Morando Morandini Scarpelli era un uomo libero, aperto agli altri con intelligenza e pazienza 10 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo Scarpelli exit – Critico di frontiera come sono (in 45 minuti d’auto arrivo da Milano in Svizzera), non ho mai avuto occasione di incontrare il romano Furio Scarpelli che se ne è andato il 28 aprile scorso a 90 anni, 7 anni dopo il suo coetaneo bresciano Agenore Incrocci (1919-2003, ma c’è chi lo dà nato nel 1914), in arte Age. Senza essere cinefili, basta avere i capelli grigi per conoscere Age & Scarpelli, la coppia di sceneggiatori più famosa del cinema italiano postbellico. Cominciarono a lavorare insieme nel ’49 con Vivere a sbafo di Giorgio Ferroni con Misha Auer e Peppino De Filippo, uscito nel gennaio 1950, anno in cui firmarono Totò cerca moglie e Tototarzan. Si separarono alla fine degli anni 80: quanti film hanno scritto insieme? Con precisione, forse non lo sapevano nemmeno loro, più di un centinaio, chi dice 150, lavorando con tutti, o quasi, i maggiori registi della commedia all’italiana. Basterebbero I soliti ignoti (1958) e La grande Guerra (1950) diretti da Monicelli a dire il loro contributo, ma portano la loro firma alcune delle migliori commedie di Blasetti, Germi, Mattoli, Risi, Scola, Zampa. Figlio di Filiberto S., uno dei fondatori del settimanale “Il Travaso”, Furio cominciò come vignettista satirico anche sulla rivista del P.C.I. “Rinascita”. Si beccò anche una querela da De Gasperi che vinse la causa. Dei due era il più politicizzato e impegnato nel sociale. Age il più dotato nel comico. L’uno seguiva la lezione di Brecht, l’altro attingeva all’avanspettacolo, al teatro di rivista. Qui, però, vorrei dire qualcosa sull’uomo. In mezzo secolo giugno 2010 di brevi ma assidui soggiorni a Roma, frequenze annuali alla mostra di Venezia, stracche partecipazioni a convegni e dibattiti sulla crisi del cinema non ascoltai mai una mala parola su Furio Scarpelli, non un pettegolezzo, non un attacco, non una riserva di taglio ideologico. Il suo retroterra era marxista, marxiano? Era un marziano, Ho parlato con qualche suo ex allievo del Centro Sperimentale, Marcello Mastroianni, due o tre giovani registi e attori per cui scrisse negli ultimi anni. Ho sentito soltanto parole di riconoscenza, affetto, rispetto. Nel 1977, quando alcune dichiarazioni filo mussoliniane di Sordi suscitarono scalpore a sinistra, Scarpelli commentò: “Non sono le idee di un fascista. Sono le idee di un balilla”. Era un uomo libero, aperto agli altri con intelligenza e pazienza, di cui invidio la lucida longevità creativa. In maggio è uscito Christine Christina, esordio nella regia di Stefania Sandrelli. Tra gli sceneggiatori c’è il nome di Furio Scarpelli, 90 anni. Disinformazione – Quanti sono i David di Donatello? Pochi lo sanno: due dozzine. Per aver un’idea sullo stato delle cose del giornalismo italiano basta “La Repubblica” di sabato 8 maggio che, sotto il titolo “I David della protesta”, dedica una pagina intera all’evento. Che notizie dà? L’uomo che verrà ha vinto la statuetta del miglior film, Vincere (con altri 7 premi innominati) la migliore regia (che è già una contraddizione). Poi sono citati, con fotine, i 4 premi agli attori protagonisti e non. Sul resto, silenzio. JVU°PS°WH[YVJPUPV°KP AMBASCI SCIA ATA D DELLA AMBASCIATA REPUBBLICA DI POLONIA A 9L[YVZWL[[P]H S»HaPVUL°KYHTTH[PJH°2PLZSV^ZRP°° WLYTL[[L°HS°W\IISPJV°KP°ZJVWYPYL°JP~°° JOL°Z[H°HJJHKLUKV°ZLUaH°YHJJVU[HYSV° 3V°MH°JVU°[HSL°HIPSP[n°JOL°UVU°YPLZJP°H° °WLYJLWPYL°PS°ZVWYHNNP\UNLYL°KLP°JVUJL[[P° WYPTH°JOL°X\LZ[P°UVU°HIIPHUV°NPn°° YHNNP\U[V°PS°WYVMVUKV°KLS°[\V°J\VYL® :[HUSL`°2\IYPJR Dal 5 all’11 Giugno al Napoli Film Festival, poi nei migliori cinema Si ringrazia: Ufficio Turistico Polacco - via G.B.Martini 6 00198 - Roma tel. 06 4827060 - fax 06 4817569 - www.polonia.travel/it circolazione extracorporea Fruizioni multiple nell’era della riproducibilità QUIZ SHOW a cura di Peppino Ortoleva VERSO LA CONOSCENZA PARCELLIZZATA, ISOLATA DALLA STRUTTURA COMPLESSIVA DELLA PELLICOLA E DALLA NARRAZIONE FRAME BY FRAME Ralph Fiennes in una scena di Quiz Show di Robert Redford (1994). In basso, il gioco “Frame by Frame” di Screenplay Nell’“estetica del frammento” oggi dominante, il film, che nasce esso stesso come montaggio di frammenti, vive la sua “circolazione extracorporea” scisso e scorporato dalle sue modalità di fruizione tradizionali, gettato in un frullatore di clip, trailer, montaggi. La conoscenza filmica si articola sempre più spesso in conoscenza parcellizzata, isolata dalla struttura complessiva della pellicola e dalla narrazione. In questo contesto il cinefilo porta avanti un processo quasi ossessivo di accumulo di nozioni, date, nomi e luoghi in un processo di catalogazione spesso indipendente da criteri quali il gusto personale o il valore estetico del film. È una dinamica tra le tante sviluppatesi sul (e) grazie al web, che in primo luogo ha fornito, grazie alle banche dati online, una fonte pressoché inesauribile di dettagli, e in secondo luogo ha permesso di collegare gli utenti nei sempre più numerosi spazi di discussione e condivisione offerti dai social network, cementando così il desiderio di confronto tra gli appassionati, confronto che assume da subito una connotazione competitiva. I classici quiz a domanda e risposta singola o multipla, per quanto difficili (come il sedicente Neverending Movie Quiz del sito Flixster) sono ormai scogli superabili grazie a un buon motore di ricerca. La facilità di estrarre l’unità di base della narrazione cinematografica, il singolo fotogramma, grazie alla tecnologia digitale del freeze frame del lettore dvd o allo screenshot dello schermo del computer permette di estrapolare dal film esattamente l’istante scelto, dando origine a quiz ben più difficili. Nei giochi ospitati su siti e forum dedicati al cinema (come ad esempio il Frame by frame di Screenplay o Invisibles di Filmwise in cui la difficoltà è ulteriormente aumentata dalla cancellazione dei volti degli attori) o su social network (il gruppo Figurine su Facebook) la bravura del concorrente sta nel risalire, a partire dalla singola immagine, nel migliore dei casi, al titolo, nel peggiore, anche ad autore e anno di uscita del Gli utenti sfidano film in questione. Il tutto a partire da un detta- altri giocatori glio quale uno scorcio di un interno, un albero, un personaggio voltato. La componente quasi scegliendo raramente inconscia della stimolazione è riscontrabile immagini soprattutto tra i quesiti proposti dagli utenti, che sfidano gli altri giocatori scegliendo raramente emblematiche immagini emblematiche o comunque facilmente riconducibili a un titolo, ma spesso proponendo semplici suggerimenti di atmosfera, come per dire: bravo, hai riconosciuto la luce dell’autunno newyorkese di Woody Allen, ma di quale film? La competenza del cinefilo viene sfidata sul piano della visione della singola immagine, spesso facendo leva sulla necessità di un riconoscimento quasi subliminale, come a riportare il film al grado zero della narrazione, anzi a prima della stessa illusione di movimento. GIULIANA C. GALVAGNO 12 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 glamo rous Ultimissime dal pianeta cinema: news e tendenze 14 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 a cura di Gianluca Arnone IL MIO NOOMI E’ CAREY Che ci azzecca Carey Mulligan con Noomi Rapace? Delicata l’una, purulenta l’altra. Carey: taglio alla maschietta che fa tanto Shirley MacLaine. Noomi: demone androgino e punkabbestia. L’ombra e la luce, il diavolo e l’acquasantiera. Solo ad Hollywood – che è insieme la Mecca del cinema e la Babilonia della morale – potevano confonderle. Nulla di strano perciò se l’angelica Mulligan sarà Lisbeth “Rapace” Salander nel remake americano della trilogia Millennium (per la regia di Fincher). Nel “Nuovomondo” – come spiegava bene Eco – non solo dietro ogni inedito c’è la copia. Ma sotto la pelle c’è ancora il make-up. STASERA MI BUTTO Lo farebbe se fosse in vetta: invece Pamela Anderson è solo terza nella chart delle star più indebitate del pianeta (fonte Forbes), dovendo alle casse della California appena mezzo milione di dollari di tasse. La precede – per bancarotta - Kate Jackson, e sul podio più alto, l’inarrivabile Mike Tyson. Sotto i guantoni dell’ex boxer c’erano mani bucate. PRESA E RIPRESA: IL FATTORE P Dopo la condanna in contumacia per lo stupro su una 13nne, nuove accuse a Polanski dall’attrice Charlotte Lewis, molestata nel 1982 all’età di 16 anni. Fatto curioso: nel 1986 la donna è stata diretta dal regista nel film Pirati. Ora non ci interessa sapere perché abbia taciuto per 28 anni, come qualche giornalista malizioso si è premurato di chiedere. Ma quale ragione l’abbia spinta a lavorare con il suo aguzzino 4 anni dopo il fattaccio sì. BELLEZZE AL PEGNO E’ Gisele Bundchen la modella più pagata del 2009: 25 milioni di dollari fatturati in un anno. La classifica, al solito, l’ha s t i l a t a Forbes. Dietro a Gisele, Heidi Klum (16 milioni), terza Kate Moss (9 milioni). Per quelle che rosicano, Carla Bruni ha detto una volta che “la bellezza è un regalo pesante, perché devi sempre provare che non sei cretina”. Le brutte, almeno, non devono provare nulla: della loro intelligenza non frega mai niente a nessuno. giugno 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 15 c olpo d’occhio FE ST IVAL DE L M ES E Placido, Panariello, Hendel, Ghini e De Sica: i nuovi Amici miei ci raccontano come tutto ebbe inizio I nuovi Amici Miei: Hendel, Ghini, Placido e Panariello @ Filmauro Tullio Deorsola Non è uno scherzo! 25 ANNI DOPO l’ultima zingarata al cinema tornano gli Amici miei. Invecchiati? Macchè. Hanno circa 600 anni in meno, vivono a Firenze e, a parte il cinismo, condividono con quelli di un tempo ben poco. In Amici miei… come tutto ebbe inizio un manipolo di temerari raccoglie il testimone dei “padri” (Tognazzi, Noiret, Celi, Moschin e Del Prete), fingendo di esserne gli avi. Placido, Panariello, Hendel, Ghini e De Sica - con la complicità in regia di Neri Parenti e l’appoggio della Filmauro (produzione affidata ad Aurelio e Luigi De Laurentiis) - scherzano come allora per dimenticare le paure del presente. Sapendo già che non sarà uno scherzo far dimenticare gli amici del passato. di Massimo Monteleone De Niro a Taormina, Lizzani a Pesaro. Omaggio ai corti con Sellers ad Arcipelago TAORMINA FILMFEST 1 LVI edizione della rassegna siciliana, con anteprime di film di tutto il mondo alla presenza di autori e ospiti, tra cui Robert De Niro ed Emir Kusturica. Le sezioni competitive “Mediterranea” e “Oltre il Mediterraneo” presentano circa 7 lungometraggi prodotti in quell’area geografica. Previste due retrospettive sui paesi ospiti d’onore: Spagna e Brasile. Località Taormina (Messina), Italia Periodo 12-18 giugno tel. (06) 486808 (segr. a Roma) Sito web www.taorminafilmfest.it E-mail [email protected] Resp. Deborah Young MOSTRA INTERNAZIONALE 2 DEL NUOVO CINEMA XLVI edizione del festival italiano, coerente nel seguire percorsi originali, tendenze sperimentali, cinematografie e autori emergenti. In programma titoli inediti e una rassegna sul nuovo cinema russo. L’evento speciale è l’omaggio a Carlo Lizzani. Incontri con gli autori e tavole rotonde. Località Pesaro, Italia Periodo 20-28 giugno tel. (06) 4456643 (rif. a Roma) Sito web www.pesarofilmfest.it E-mail [email protected] Resp. Giovanni Spagnoletti ICS - INCONTRI CINEMATOGRAFICI DI STRESA V edizione della rassegna dedicata alla promozione della cinematografia indipendente europea con un’attenzione particolare alle opere prime e ai film di autori giovani. A bordo lago il miglior cinema indipendente di Belgio, Italia, Portogallo, Svizzera. Località Stresa (VB), Italia Periodo 14-20 giugno tel. 3393495625419 Sito web www.stresacinema.org E-mail [email protected] Resp. Luca Evangelisti 16 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 IL CINEMA RITROVATO XXIV appuntamento con la rassegna dedicata ai film muti e sonori riemersi e ai classici restaurati, con incontri e seminari. In programma, fra le varie sezioni, l’omaggio retrospettivo a John Ford e un omaggio a Stanley Donen, ospite della rassegna. Ospita anche la Fiera dell’Editoria Cinematografica. Località Bologna, Italia Periodo 26 giugno - 3 luglio tel. (051) 2194814 Sito web www.cinetecadibologna.it/cinema ritrovato2010 E-mail cinetecamanifestazioni1@comune .bologna.it Resp. Peter von Bagh 5 CINEMAMBIENTE ENVIRONMENTAL FILM FESTIVAL XIII edizione del più importante festival italiano dedicato alle tematiche ambientali. Previsti un Concorso Internazionale Documentari e un Concorso Documentari Italiani. Fra gli eventi speciali la proiezione di The Cove, vincitore dell’Oscar 2010 come miglior documentario, sul grave pericolo di estinzione dei delfini. 6 3 BIOGRAFILM FESTIVAL – 4 INTERNATIONAL Christian De Sica @ Filmauro Tullio Deorsola tel. (051) 4070166 Sito web www.biografilm.it E-mail [email protected] Resp. Andrea Romeo CELEBRATION OF LIVES VI edizione del festival dedicato alle biografie e ai racconti di vita. Previsti un concorso, sezioni tematiche, anteprime italiane e internazionali, focus, incontri e retrospettive. Quest’anno si celebra “Italia 60 – Il bello, il Boom, la dolce vita”. Località Bologna, Italia Periodo 9-14 giugno Località Torino, Italia Periodo 1-6 giugno tel. (011) 8138860 Sito web www.cinemambiente.it E-mail [email protected] Resp. Gaetano Capizzi ARCIPELAGO 7 XVIII edizione del “festival internazionale di cortometraggi e nuove immagini”. Sezioni competitive: The Short Planet (film e video internazionali, “corti” digitali); ConCorto (film e video italiani); VideoRome; Corto.Web 10.0 ; Extra Large. Non competitive: Itinerari – Panoramica Italiana e un omaggio ai corti con Peter Sellers. Località Roma, Italia Periodo 18-24 giugno tel. (06) 39388262 Sito web www.arcipelagofilmfestival.org E-mail [email protected] Resp. Stefano Martina COVER Emma Thompson double face: irriconoscibile in Tata Matilda e il grande botto, accanto in versione “ordinaria” 18 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 Più che attrice autrice, passa con disinvoltura dalla recitazione alla scrittura. Da Tata Matilda e il grande botto al remake di My Fair Lady, senza (mai) dimenticare la famiglia Che classe, signora Thompson! di Marina Sanna giugno 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 19 COVER Maggie Gyllenhaal è la signora Green, madre dei vivaci bambini (nella foto sopra) in Tata Matilda e il grande botto GLI OCCHI AZZURRI VIVACI, la bellezza senza tempo, il proverbiale sense of humour fanno di Emma Thompson una rarità nel panorama cinematografico internazionale. Famosa per il sodalizio con Kenneth Branagh (hanno rispolverato con successo le opere di Shakespeare per poi separarsi nel ‘94) e una carriera in costante crescita: figlia d’arte, frequenta prima la Camden School, poi il corso di Letteratura inglese all’Università di Cambridge. Entra a far parte del gruppo teatrale “Footlights” di Cambridge (in cui si sono formati anche i Monty Python), diventandone in breve vicepresidente. Dopo essersi laureata, lavora in varie trasmissioni radiofoniche della BBC ma è il versante comico ad attirarla come una falena. “E’ stata la mia prima grande passione - ci dice a Londra per l’anteprima di Tata Matilda e il grande botto, di cui oltre che protagonista con Maggie Gyllenhall è anche sceneggiatrice -. Nonostante mi fossi formata in una famiglia in cui tutti, da mio nonno a mio cugino, erano attori non pensavo certo alla recitazione”. Nel 1993 con Casa Howard (1992, di James Ivory), vince il 20 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 Sono nata nel 1959 quindi ancora in piena austerità, Londra era molto diversa dalla metropoli frizzante di oggi. Soffriva di cuore, avevo sette anni quando fu colpito dal primo attacco cardiaco. Mi affascinava la sua capacità di rivolgersi a un pubblico specifico, non so come si era specializzato in storie per bambini”. Forse questo spiega il suo legame col personaggio di Tata Matilda? In effetti è già il secondo episodio che adatto per lo schermo. Credo rappresenti l’essenza della saggezza: è paziente, possiede magia e humour. Recentemente però ho capito che il mio interesse per lei non è legato all’elemento fantastico, a commedie come Mary Poppins per intenderci. Quando ero piccola una delle cose che mi Emma Thompson alias la magica Tata Matilda. A destra piaceva di più era guardare i la regista Susanna White sul set del film western con mio padre. Ne abbiamo visti migliaia insieme, e vince un’altra statuetta per la qualche tempo fa ho improvvisamente sceneggiatura non originale. La compreso che la storia di Tata Matilda scrittura ce l’ha nel sangue: il padre Eric Thompson, oltre a recitare ha la struttura di un western! inventava soggetti e racconti. “Ha avuto Stile Clint Eastwood? una grandissima influenza su di me. Mi viene in mente Il cavaliere pallido primo premio Oscar e il David di Donatello, l‘anno successivo bissa le nomination per Quel che resta del giorno (ancora di Ivory) e per Nel nome del padre di Jim Sheridan. L’impegno nel cinema non si limita alla recitazione: con l‘adattamento del romanzo di Jane Austen Ragione e sentimento (1995, regia di Ang Lee) La regista Susanna White sul set del film. Sullo sfondo un “cimelio” della Seconda Guerra Mondiale MATILDA CONTRO TUTTI Da quando il marito è partito per il fronte, la signora Green deve occuparsi di figli, animali e fattoria. Nonostante la guerra, il menage quotidiano scorre piuttosto tranquillo fino all’arrivo di due cuginetti di città, affatto simpatici. A riportare la quiete in famiglia ci penserà la temibile Tata Matilda… Tratto dalla serie di libri per bambini omonima di Christianna Brand, sceneggiato ancora una volta e interpretato da Emma Thompson e diretto da Susanna White. Ottimo il cast, tra cui Maggie Gyllenhaal. giugno 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 21 COVER ma anche i classici di John Ford. Matilda rappresenta lo straniero che arriva all’improvviso e mette le cose a posto. Che risolve i conflitti usando metodi inusuali, poco ortodossi. E alla fine se ne va oppure muore. Sullo sfondo però c’è la guerra. E’ un caso? Volevo fare un film sull’assenza del padre. La guerra di per sé è una vergogna e la situazione mondiale contemporanea mi preoccupa moltissimo. Una delle mie scene preferite è quando miss Green (Maggie Gyllenhall, ndr) dice: “La guerra ha una pessima influenza sui bambini”. Scrive, recita, le piacerebbe passare dietro la macchina da presa? Oh no! (ride). E’ un lavoro orribile e molto faticoso. Se un giorno qualcuno mi spiegherà come essere una buona madre e dirigere allo stesso tempo lo prenderò in considerazione. E’ difficile lavorare con i bambini? Devi motivarli, richiedono molta energia: per loro è complicato ripetere le scene con la stessa spontaneità. Però è meraviglioso averli sul set, la gioia che sprizzano è quasi palpabile. Ancora Emma Thompson alla guida della sua moto volante, in viaggio verso Londra 22 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 Il suo affetto è ricambiato: ho letto che la maggior parte dei suoi fan sono bambini. L’ha aiutata avere una figlia? Per un lungo periodo ho quasi disperato di poter essere madre. Poi è nata Gaia (dall’unione con l’attore Greg Wise nel ‘99) e la mia vita è cambiata. Essere un bambino nel mondo di oggi può essere davvero molto difficile. Loro sanno che li amo e li rispetto. è stato riscritto completamente. I produttori volevano qualcosa di meno teatrale e più coinvolgente dal punto di vista emotivo e allo stesso tempo più “moderno”. Così sono partita dall’originale, ho letto tutto quello che sono riuscita a trovare sull’autore, George Bernard Shaw. Ho sviluppato il personaggio di Higgins ispirandomi a lui, ho scoperto che aveva relazioni “Ho riscritto la storia di My Fair Lady, basandomi sulla vita di George Bernard Shaw. Il film dovrebbe essere pronto nel 2012” Molte culture non gli riconoscono ancora uno status esistenziale, sono solo bambini. Che cosa può dirci in anteprima del remake di My Fair Lady? Dovrebbe essere pronto nel 2012, il film molto conflittuali con le sue attrici. Ho consegnato la stesura finale dello script lo scorso febbraio. Si parla di Hugh Grant come protagonista… (Ride) Il cast è ancora top secret... % personaggi APPRENDISTA Timido, mingherlino e in carriera: dopo Lei è troppo protagonista del kolossal Disney al fianco di Nicolas 24 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 STREGONE? per me con Alice Eve, il canadese Jay Baruchel è il Cage. Il segreto? “Credo nella magia” di Valentina Martelli giugno 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 25 personaggi TROPIC THUNDER, Troppo Incinta, Fan Boy, Million Dollar Baby, Nick & Norah: tutto accadde in una notte. Sono solo alcuni dei film nei quali ha recitato Jay Baruchel. E se il nome vi dice ancora poco, non preoccupatevi. Questo attore canadese, che ha lavorato in una trentina tra film e telefilm è paradossalmente ancora semisconosciuto anche negli States. E pensare che al momento è nei cinema con due pellicole (Dragon Trainer e She Is Out of My League) e ne ha altre quattro in lavorazione. Anche se ha solo 27 anni e l’apparenza dell’eterno ragazzo, Jay ha passato più della metà della sua vita di fronte ad una telecamera, ma la differenza nella sua carriera la stanno facendo questi ultimi mesi. Oltre a She Is Out of My League (che uscirà in Italia a giugno con il titolo Lei è troppo per me) Jay, che ha tatuata, dalla parte del cuore, una foglia rossa d’acero, è protagonista anche nell’attesissimo Apprendista stregone, accanto a Nicolas Cage. “Credo nella magia. O meglio sono abbastanza intelligente da saper che dato che… non ne so niente è meglio non sottovalutarla – esordisce sparando le parole ad una velocità impressionante - . Devo ammettere che da piccolo ho provato ad usare la weegee board (la tavola con la quale si pongono, con l’aiuto di un medium, le domande ai defunti) e posso per certo affermare prova dell’esistenza di un qualcuno o un qualcosa più grande. Senza scendere quindi in dettagli sulle mie personali credenze concluderò dicendo che le weegee board attirano brutte cose. Come mai tanta conoscenza della religione? Mia madre è cattolica irlandese, ma con sangue prussiano e inglese. Mio padre è ebreo per metà francese ma originario dall’Italia. Barucello, per capirsi. La mia infanzia la ricordo come un susseguirsi di feste religiose: Natale con i nonni materni, Channukkah con quelli paterni. Poi Pasqua, prima con gli uni poi con gli altri... Dave Stutler (il protagonista di Apprendista stregone, ndr) sara’ il nuovo Harry Potter? Non lo so proprio. Harry nasce stregone, Dave lo diventa a vent’anni. Inoltre Potter è un personaggio inglese e trovo Stutler molto… americano. Mi piace pensare che Dave vincerebbe in un’ipotetica sfida, ma Harry è certo lì fuori da molto più tempo. Come sceglie i ruoli? Prima leggo il copione poi chiedo di farlo ad altre due persone di cui valuto molto i consigli: mia madre ed il mio compagno di casa. In molti film lei è l’underdog, lo “sfigato”, che però alla fine coglie tutti di sorpresa. Mi piace questa definizione. In fondo lo sono stato tutta la mia vita. E anche se recitare il ruolo dell’eroe non mi dispiacerebbe, non credo sarei credibile. Ma non lasciatevi trarre in inganno dal mio fisico gracilino, potrei sempre sorprendervi. A conferma della cosa, quest’anno è lei quello che finisce con il portarsi a casa la ragazza. (Ride) Infatti, sia in Lei è troppo per me, che in Apprendista stregone mi va bene. E’ la parte più dura del mio mestiere, no?! Baciare delle belle partner di lavoro come Alice Eve e Teresa Palmer. In Canada è molto famoso. Che rapporto crede invece di avere con Hollywood? E’ strano perché da anni ormai lavoro per il mercato americano ed ogni volta mi viene chiesto se il ruolo che ho appena interpretato ha cambiato la mia vita, per quanto riguarda la fama. E la risposta è sempre la stessa. No. Tutto uguale. Continuo a vivere in Canada, a Montreal, e tutto è sempre come prima. D’altra parte meglio così. Non mi trovo bene tra la folla, ho disturbi d’ansia. Quindi come se la cava con la celebrità? Male. Fortunatamente in Canada è legata al mio lavoro adolescenziale, quando ero in televisione. E le devo dire che per me è stato davvero difficile perché già la pubertà alle scuole superiori è un momento duro ed essere una faccia riconoscibile ti può far sentire più solo. Prendevo ancora autobus e metropolitana per andare a scuola e dovevo vedermela con coetanei che mi guardavano e sussurravano… Anche adesso a pensarci mi viene l’ansia. Sarà per quello che vivo ancora nella mia vecchia casa e non lascio il Canada. Quindi nessun trasferimento ad Hollywood in programma? No, amo il Canada. E’ una cosa difficile da spiegare. Nei film di Martin Scorsese e Woody Allen c’è sempre la “loro” New York e io ho lo stesso rapporto con la mia Montreal. Vivo a due isolati dalla casa di mia madre e mia sorella, dove sono cresciuto. Abito con due amici che conosco da quando avevo 14 anni. I miei ristoranti preferiti sono lì così come la mia squadra di hockey. E’ la mia città. Altri amori? I gatti. Per anni ho avuto l’abbonamento al mensile “Cat Fancy” e il gatto che vive con me e il mio coinquilino è l’amore della mia vita. In salotto ho un suo dipinto ad olio appeso al muro. % Jay Baruchel ed Alice Eve in Lei è troppo per me. Sotto alcune immagini del film che farlo è una pessima idea”. Cosa è successo? Diciamo che mi sono molto spaventato. Ma non mi chieda altro (pausa). Mettiamola così, ho visto abbastanza cose nella mia vita per non definirmi né ateo e neppure religioso. So che non ho la risposta a molte domande e che quotidianamente abbiamo la 26 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 “Sono rimasto a vivere a Montreal, e tutto è sempre come prima” giugno 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 27 Il Festival d Dietro le quinte della 63° edizione. Aneddoti, storie di vita e Giovanna Mezzogiorno e Tim Burton. Accanto la Palma d’Oro al tailandese Weerasethakul e all’attrice Juliette Binoche per Copia conforme 28 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 ei Festival i film che abbiamo amato di più di Marina Sanna foto Pietro Coccia giugno 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 29 Speciale Cannes INCOMINCIAMO DALLA FINE. La cerimonia di chiusura della 63° edizione inizia alle 19,15 e si conclude alle 20,05. Qualche minuto in più rispetto all’orario concordato. La madrina Kristine Scott Thomas, elegantissima, introduce premiandi e premiati mentre il presidente Tim Burton ha l’aria spaesata e perde il ritmo (in realtà è concentratissimo sulla pronuncia di nomi e cognomi dei Cannes è una macchina perfetta. Per chi suona la campana Un verdetto audace e imprevedibile ha scritto “Le Monde” (anche se “Metro” francese li aveva azzeccati quasi tutti nel toto palmares). Ottimo secondo i “Cahiers”, la Palma della noia (il tailandese Oncle Boonmee Who Can Recall His Past Lives) per “Le Figaro”. Ancora: non premiare Mike Leigh un Le fantastiche attrici della Tournée di Mathieu Amalric. A sinistra Thierry Fremaux. In basso a destra, Palma ex aequo a Javier Bardem ed Elio Germano Spossato ma contento, Fremaux ha condotto il festival come un perfetto padrone di casa errore che Cannes si porterà dietro a lungo (“Corriere della Sera”). Asia Argento, una delle tante testimonial della serata di gala finale, ha detto: “Le giurie hanno sempre ragione”. Non era una “excusatio non petita” ma un’espressione di indipendenza e libertà di pensiero, La (s)volta di Frammartino “Trasformo lo spettatore in film”, dice il regista. Tra i più applauditi vincitori). Tutto fila liscio, un sergente in gonnella richiama gli ospiti che si dilungano troppo nei ringraziamenti. Inevitabile pensare alle nostre premiazioni: il presidente Gilles Jacob e il direttore Thierry Fremaux sono in sala però non salgono sul palco. Fremaux è spossato ma contento. Instancabile, col sorriso sulle labbra, ha condotto il festival come un perfetto padrone di casa. Ogni dettaglio curato con maniacale precisione, uno staff alle spalle in grado di prevedere e risolvere il minimo imprevisto. Non è solo questione di film, belli o meno secondo le annate (Venezia beneficerà per esempio dello slittamento del nuovo Abdel Kechiche), 30 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 “Credo si debba cominciare nel nostro paese a non accontentarsi solamente di tematiche forti, ma realizzare film con un linguaggio non innocuo”. Ed è proprio questa la scommessa (vinta) di Le quattro volte, film “in togliere” come lo definisce lo stesso Michelangelo Frammartino, che partendo dall’uomo (un vecchio pastore di un paesino calabrese abbarbicato sulle colline), si sposta su tutto quello che gli sta intorno (una capra, un albero, il carbone), solitamente “sfondo” in qualsiasi altra opera cinematografica: “Il protagonista da umano si fa oggetto - spiega il regista, al secondo lungometraggio dopo Il dono - così come lo spettatore, che invito poco a poco a trasformarsi in film, da senziente che guarda a immagine vera e propria”. Prendendo le mosse dalla testimonianza di scuola pitagorica secondo la quale “abbiamo in noi quattro vite distinte e dobbiamo quindi conoscerci quattro volte”, il film riporta Michelangelo Frammartino nelle terre d’origine il regista milanese: “L’accoglienza ad Alessandria del Carretto - paese dove si svolge il rito della Festa della Pita (e l’omino che si vede salire sull’albero alto 21 metri è proprio Frammartino, ndr) - è stata commovente, meravigliosa, racconta il regista, e credo che alla base ci possa essere un legame con Vittorio De Seta, che nel ‘59 girò lì I dimenticati. E’ straordinario, ripercorrendo l’intera opera di quello che considero un grande maestro, notare come, seppur in lavori differenti, avesse già indagato i 4 elementi alla base del mio film”. Che è stato tra i più applauditi dell’intera edizione di questo Festival (grande merito alla lungimiranza della Quinzaine), premiato con l’Europa Cinema Label e con il singolare Palm Dog, ottenuto grazie all’interpretazione canina dell’irresistibile Vuk, Border Collie protagonista assoluto del lungo piano sequenza che anticipa la morte del pastore e la nascita della capretta. VALERIO SAMMARCO soprattutto di gusti. Sarebbe opportuno ricordare ad esempio l’esclusione di Lourdes dai Leoni dell’ultima Venezia o The Hurt Locker che ha vinto un Oscar ma nel 2008 è stato completamente ignorato dalla giuria di Venezia. Di film dimenticati è piena la storia dei festival. Per fortuna Mike Leigh non ha bisogno di riconoscimenti per continuare a lavorare, Another Year (vedi recensione a pag. 36 ) e il suo ottimo cast usciranno in sala in autunno distribuiti dalla Bim. Anche Ken Loach, già Palma d’Oro per il Vento che accarezza l’erba nel 2006, dovrebbe indignarsi: Route Irish e soprattutto il protagonista Mark Womack non hanno giugno 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 31 Speciale Cannes vinto nulla. Biutiful di Alejandro Iñarritu ha entusiasmato i francesi e diviso gli italiani. Pur straripante ed eccessivo (come sempre) rimane nel nostro cuore, grazie ad un immenso Javier Bardem che ha condiviso con grazia la Palma per l’interpretazione con Elio Germano (La nostra vita). La selezione era così deprimente come hanno detto in molti? Scatti rubati Shekhar Kapur ha le lacrime agli occhi alla fine dell’Uomo che piange di Mahamat-Saleh Haroun (premio della Giuria). Lo abbiamo soprannominato “storyteller”: è un’inesauribile fonte di aneddoti. “Siamo le storie che La divina Kate Beckinsale. Sopra Alberto Barbera sulla Montée con la Mezzogiorno. In basso il regista Shekhar Kapur 32 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 raccontiamo” ci ha confidato. “Granelli infinitesimali di una moltitudine di umanità che esiste attraverso le parole”. Nel 2011 uscirà Paani, nel cast dovrebbe esserci Christoph Waltz, ambientato in un futuro in cui l’acqua sarà il bene più prezioso. Nel frattempo Kapur sta lavorando a un segmento di Love Berlin How We Met, a cui parteciperanno anche Neil LaBute e Oren Moverman. Il suo episodio narrerà l’incontro di due innamorati nella città divisa dal Muro, questa volta invisibile. Victor Erice, regista di culto spagnolo, ci dice che i premi possono cambiare la vita di un artista. “Nel ’60 L’avventura a Cannes fu fischiata alla proiezione ufficiale. Monica Vitti uscì a metà del film piangendo a dirotto, ma il premio della Giuria è stato fondamentale per la carriera di Michelangelo Antonioni”. Kate Beckinsale, bella a qualsiasi ora del giorno, come rimarca il collega Benicio Del Toro, si commuove vedendo La nostra vita e chiede: “L’Italia è davvero così?”. Il compositore Alexandre Desplat, tra una colonna sonora e l’altra (dopo Stephen Frears e Polanski sta lavorando alle musiche del nuovo Harry Potter) ha fascino e talento da vendere e una battuta sempre pronta. Ossessionato da giornalisti e fan che chiedono gli autografi, Tim Burton invece confessa che vorrebbe indossare un burka. Gentile, schivo e di gran cuore abbraccia i colleghi della giuria. E’ emozionato: “Fra poche ore sarà tutto finito e rimpiangeremo questi momenti. Da voi ho imparato tanto: fare un film è molto diverso dal saperlo giudicare”. Evviva Tim Burton! Benicio da morire Del Toro. Di nome e di fatto, la Palma per la simpatia l’ha vinta lui IN UNA GIURIA così ben assortita, in cui ciascuno si distingueva per talento e fascino la Palma per la simpatia l’ha vinta lui. Idolo delle donne, portoricano di nascita ma losangelino da anni, a ogni Montée des Marches ha firmato autografi, raccolto baci un po’ da tutte e non ha perso un party. “Vivo con i miei cani in una casa tranquilla, tengo sempre le porte aperte. Los Angeles è una città strana ma stimola chi ama la solitudine”. Cinefilo fino al midollo, ama l’Italia (non a caso due ex fidanzate sono di qui) e tra una battuta e l’altra infila una citazione di Mastroianni. A Cannes ha visto per la prima volta il Gattopardo di Luchino Visconti: “Sono entrato per salutare Martin Scorsese (il film è stato restaurato dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con la Film Foundation di Scorsese, ndr) e vedere l’inizio. Non sono riuscito a muovermi per oltre 3 ore, ero come drogato. I siciliani mi ricordano il mio paese, Puerto Rico. In 50 anni non è cambiato nulla. Mia zia va in giro con un cappellino per ripararsi dal sole. Pensa che la popolazione un giorno diventerà nera, quando oltre il 50 per cento lo è di fatto”. Passa dall’inglese allo spagnolo con noncuranza e capisce qualche parola di italiano. “Quello che parlo meglio però – dice con fare ammiccante – è il linguaggio dell’amore”. M.S. giugno 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 33 Speciale Cannes Colpo di fulmine Another Year DI MIKE LEIGH SEZIONE CONCORSO DAI TESTI della drammaturgia moderna sulla famiglia, da Cechov a Cocteau, da O’Neill ad Albee, si vede come la scrittura ha bisogno di generare una logica dell’intimità e una via per comprendere l’indicibile sottosuolo dei personaggi, l’interiorità muta che la prosa e la poesia possono liberare in romanzo e canto, e che il teatro cerca nella voce, nei tempi. Dire la malinconia a teatro, dire un magico momento d’identico sentire di una coppia al cinema, un sollievo, una sorpresa da dissimulare, la desolazione di istanti risolta dall’intrusione di un gesto e subito ripresa da un pensiero che ha aggiunto qualcosa a quella desolazione. Mike Leigh conosce queste questioni. Ha pagato il dovuto a Bergman e Ozu, al Free Cinema e a Rossellini, consolidando un realismo radicale iniettato in ritratti sociali fedeli a una sorta di “manuale 34 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 della persona”. Meglio, ma destinato a minore successo, di Segreti e bugie e Il segreto di Vera Drake, questo 12° film cerca i codici delle emozioni graziando la scena da ogni forzatura, privo di una vera storia, nel tema della deriva e della morte. L’equilibrio sinfonico, l’amabile amarezza dell’età e dei bilanci, i tempi perfetti di primi piani rivelatori, l’analisi del principio del dolore e delle gioiose illusioni di una coppia di 60enni della periferia londinese, dei loro parenti e Alla ricerca delle emozioni, graziando la scena da ogni forzatura amici, sono struttura e insieme digressione, non privi di umorismo esistenziale. In quattro episodi, nella stessa bellissima luce fuligginosa (di Dick Pope) l’ingegnere geologo Jim Broadbent e la moglie psicologa Ruth Sheen (memorabili interpreti di quella “certa età”) con la loro casa tranquilla e una relazione equilibrata sono al centro dell’infelicità di una collega molto alcolica, instabile, di solitudine negata e subìta (Leslie Manville), di un amico vedovo scoraggiato, del figlio sornione che trova finalmente una fidanzata, di un fratello austero dietro il cui volto senza mosse si leggono silenzio e sofferenza. Come una melodia riconoscibile e indelebile, Tom e Gerri, i nomi ironici dei coniugi, portano al cuore del concerto, diretto dal fiato della morte. SILVIO DANESE You Will Meet... Woody Allen “Mi piace far ridere, ma è pura ricreazione”: confessioni di un pessimista convinto… “TEA WITHOUT WATER? It’s the story of my life…”. Pantaloni appesi, camicetta grigio esistenziale, Woody Allen all’Hotel Martinez trova tazza, bustina ma non l’acqua calda: comunque, non è decisamente a Tall Dark Stranger. Ma nel suo nuovo film, in sala a dicembre con Medusa, promette di farcelo incontrare: c’entra la cartomanzia, ma in ballo è pure la morte. You Will Meet a Tall Dark Stranger, e a chi pensi davvero il regista newyorkese c’è da aspettarselo: “Nessuno al mondo può predire il futuro, è tutto nonsense, i fortune tellers ti rendono felici, ma solo con l’illusione. Viceversa, io soffro molto, mi piacerebbe avere illusioni, del tipo che le mie opere sopravvivano, ma sono pessimista, assolutamente”. Strano, perché il suo celebre e celebrato humour non latita nemmeno nel suo quarto film londinese, eppure Allen non smobilita da novello Leopardi: “Mi piace ridere e far ridere, ma è ricreazione…”. Tuttavia, il suo romanticismo è già sul set: Midnight in Paris, “perché Parigi è magica, mitologica”. F.P. Carrère: la vita come un romanzo Scrittore, regista, cinephile: ritratto di un giurato doc MY JOY di Sergei Loznitsa lo ha colpito molto. In quei posti c’è stato anche lui, circa due anni. All’inizio per un reportage, poi è diventato un documentario (Ritorno a Kotelnitch) e un libro. “Volevo raccontare la vita di una piccola città a 800 km da Mosca. La storia che mi aveva portato laggiù era quella di un ungherese, l’ultimo prigioniero di guerra. E’ stato preso appena ventenne, quando lo hanno ritrovato aveva 79 anni ed era uno zombi”. Sceneggiatore, romanziere e regista, Emmanuel Carrère ha la faccia scolpita da attore. Einaudi ha appena pubblicato La vita come un romanzo russo. A breve uscirà l’ultimo: D’autres vies que la mienne. M.S. giugno 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 35 Aurora DI CRISTI PUIU SEZIONE UN CERTAIN REGARD “NON C’È NULLA di particolare dietro un assassino, solo una persona che uccide”. Parola di Cristi Puiu, al Certain Regard cinque anni dopo il premiato La morte del signor Lazarescu, stavolta anche come attore protagonista: è Viorel, ingabbiato in chissà quali pensieri, risucchiato dalle tenebre di Bucarest e in continuo movimento. Adesione al reale ed esasperazione del nulla, questa la chiave su cui fondare il racconto dell’ambiguità umana: in 181’, oltre alla definitiva sepoltura del concetto Bene vs. Male, sarà il “mito cinematografico” dell’omicidio ad essere desacralizzato, atto non più drammatico e/o spettacolare ma triviale e senza pathos. Devastante. V.S. APERTURA, premio alla regia, riconoscimento dei critici della Fipresci: che poteva chiedere di più Mathieu Amalric, attore (indimenticabile ne Lo scafandro e la farfalla, meno in Quantum of Solace…) e “occasionalmente” regista. La sua quarta Tournée dietro la macchina da presa è insieme dolente e burlesca: ha dialoghi fulminanti (la scena all’autogrill è da antologia) e siparietti New Burlesque affascinanti, mood esistenzialista e ottimi interpreti (sulle spogliarelliste, pur brave, svetta lo stesso Amalric, sorta di Polanski post litteram), ma anche l’esausto canovaccio dell’arte-vita, ovvero l’arte contro la vita (e il cinema). Miglior regia F.P. Tournée DI MATHIEU AMALRIC SEZIONE CONCORSO My Joy DI SERGEI LOZNITSA SEZIONE CONCORSO AVREBBE FORSE meritato miglior sorte, in termini di palmares, My Joy di Sergei Loznitsa, opera prima del documentarista ucraino: film “senza uscita”, diretto verso il nowhere dell’umanità, incentrato sul camionista Georgy (Nemets) e sulla serie di incontri – dal veterano della seconda guerra mondiale alla baby prostituta, passando per due loschi individui fino alla comunità tutta di un villaggio inospitale – che lo costringono ad una coazione a ripetere (come uomo, e come erede dei dolori di un intero paese) che solo nella violenza di un nichilismo disperato troverà drammatica conclusione. Cammino labirintico, visione ostica: non per tutti, ma per chiunque abbia voglia e forza di perdersi. “Dove porta questa strada?”. - “Non è una strada, è una direzione”. - “Direzione verso cosa?”. - “Verso il nulla”. V.S. 36 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 Speciale Cannes Mamma Watts “Commedia? Più difficile del dramma, ma ora al centro metto la maternità” “LA COMMEDIA è più difficile del dramma. Ma, dopo aver interpretato troppe donne esaurite, quelle divertenti non me le fanno fare…”. Tra serio e faceto, occhi cerulei e pelle d’avorio, è Naomi Watts, sdoppiata sulla Croisette per il Tall Dark Stranger Woody Allen e il Fair Game spionistico di Doug Liman, “un political movie, che non dà lezioni di storia, bensì mette in primo piano il matrimonio, quello mio e di Sean Penn”. Ricordando gioie (poche) e dolori della gavetta: “Ogni volta che stavo per tornare in Australia, arrivava una telefonata con qualcosa che mi faceva rimanere...”, l’attrice confessa di “scegliere i ruoli per il regista, qualche volta senza nemmeno leggere lo script” e di essere rimasta “intimidita da Woody, perché vedo i suoi film da decenni”. E che “ora al centro della mia vita c’è la maternità”. FEDERICO PONTIGGIA giugno 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 37 Autobiografia lui Nicolae Ceausescu DI ANDREI UJICA SEZIONE FUORI CONCORSO IL PIATTO più ricco di Cannes 63: è l’Autobiografia lui Nicolae Ceausescu di Andrei Ujica (da noi con Cinecittà Luce), straordinario doc di montaggio: in tre ore se ne riassumono oltre mille d’archivio, perché il dittatore per 25 anni si fece riprendere ogni giorno. A scorrere le immagini del potere, incontri di stato, bagni di folla, parate del Ceausescu che regnò dal ‘67 al 1989, quando fu processato e giustiziato il 25 dicembre insieme alla moglie Elena. Con un lavoro sul sonoro da mozzare il fiato, Ujica apre e chiude sull’ultimo interrogatorio, per il resto racconta “Ceausescu attraverso Ceausescu, perché un dittatore è solo un artista capace di mettere in pratica il suo egotismo”. F.P. Palma d’Oro Uncle Boonmee Who Can Recall His Past Lives DI APICHATPONG WEERASETHAKUL SEZIONE CONCORSO CHE SIA STATA la scena d’amore tra un pescegatto e una brutta principessa a far piantare la Palma d’Oro nella giungla tailandese. Presidente di giuria, il Tim Burton di Big Fish deve aver parecchio gradito: Uncle Boonmee... di Apichatpong Weerasethakul (lo distribuirà Bim) ha vinto per il suo strabiliante potere immaginifico. Esplorando miti animisti e 38 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 reincarnazioni possibili, infettando lo schermo di politica antimilitarista e ironia minimalista, un nuovo Libro della Giungla, con un uomo dializzato e morente che viene visitato da due fantasmi: la moglie morta, il figlio che ritorna scimmione dagli occhi rossi. Non mancano battute cult, quali “E’ mio figlio” - “Sì, ma è una scimmia”, “Il Paradiso è sopravvalutato”, “Muoio perché ho ucciso troppi comunisti”, soprattutto non latita una fede genuina nella fusione panica di questo e altri mondi, animale in testa. Non bastasse, la tavolozza di Weereccetera (come chiamarlo: Joe, lo zio di Thailandia?)ha colori per passione e compassione, gioia e malattia, sciolti nello humour bucolico, nella poetica trasumana, nello stile assertivo e fascinoso. F.P. Speciale Cannes Elio Germano Josh Brolin “Quattro settimane in cantiere”: miglior attore si diventa Barracuda per Stone, “Norman Mailer” per Allen: ma fate piano… DARE ANIMA (poca) e corpo a Claudio, 30enne manovale romano che perde la moglie e si scopre “furbetto del cantierino”. E’ la missione di Elio Germano, laureato ex-aequo con Javier Bardem miglior attore di Cannes 63, ne La nostra vita di Daniele Luchetti. Per succedere a Marcello Mastroianni (vittorioso nel 1987 per Oci Ciornie), il 29enne attore romano ha “passato quattro settimane nel cantiere di un amico ad Acilia: per imparare il mestiere, almeno per quel tanto che m’avrebbero potuto chiedere”, seppure “l’aspetto drammatico più difficile da affrontare non è stato da attore, ma da essere umano”. Perché quella inquadrata nella periferia centralizzata della Capitale è “l’Italia di tutti noi: sfido chiunque a dire di non conoscerla, non sarebbe in buona fede”. Impegnato socialmente, “fascista suo malgrado” – Luchetti ricorda - in Mio fratello è figlio unico, Germano è convinto che, viceversa, “Claudio non voterebbe, non si pone il problema se è di destra o di sinistra. Al massimo voterebbe per quel che si dice al bar, anzi, nemmeno: il suo mondo è lontano dallo Stato, che gliene frega di andare a votare? Piuttosto, la sua passione la sfoga nel calcio”. “RECITARE? Non è un divertimento, è il regista che rende tutto interessante. Mi piacerebbe passare dietro la macchina da presa, magari l’anno prossimo: ho già diretto pièce teatrali, ho tante insicurezze, ma vorrei farlo”. Parola di Josh Brolin, uno e bino sulla Croisette: barracuda nel sequel di Wall Street firmato Oliver Stone, scrittore di incerto presente per il Tall Dark Stranger di Allen. “Pensa a Norman Mailer!”, gli ha suggerito Woody, che “mi fa ridere un sacco: suona pessimista, ma non lo è. Viceversa, crede come me che tutto sia un po’ senza senso”. Meglio, dunque, non drogarsi di showbiz: “Ho preso tante pause dal set, dovevo farlo e guardarmi in giro: abbiamo una vita sola. E mi piace il silenzio, mi fa stare bene”, rivela Brolin. Che cita e loda tanti registi, ma il suo personale posto al sole lo riserva ai fratelli Joel ed Ethan Coen: “Sono fantastici, soprattutto per la modestia e l’understatement con cui accolgono complimenti e premi”. E, ne siamo certi, il discorso vale per lo stesso Brolin, star della porta accanto: “Chi si fuma una sigaretta con me?”. E non è posa da divo, ma sincero tabagismo. F.P. Olivier Assayas “Altro che Guevara: Carlos era un mercenario!”. Parola di non biopic POLITICA E STORIA? Possono avere occhi teneri, fascino calmo, pantaloni sdruciti, nome e cognome francese: Olivier Assayas, che tutti (o quasi) avremmo voluto vedere in concorso col suo fluviale Carlos, 5 ore e passa di “non biopic” sul terrorista globale degli anni ’70 e ’80 Ilich Ramirez Sanchez: “Qualcuno mi rimprovera di aver fatto di Carlos una rockstar, ma lui e, in tono minore, Andreas Baader erano glamorous, si consideravano rockstar, e così erano per i media. Ovviamente, non potevano esserlo: il narcisismo e l’esibizionismo di Ilich ne spiegano il successo, ma anche la caduta”. Mini-serie tv targata Canal +, Carlos è nome d’arte, quella di un seduttore rivoluzionario, e di battaglia, quella efferata dell’attivismo propalestinese e non solo, con il volto di Edgar Ramirez, 33enne venezuelano e poliglotta, scoperto sul set del Che di Soderbergh. Girato in 92 giorni, 11 Paesi e cinque lingue dal febbraio al luglio 2009, il “fuori formato” di Assayas ci ricorda anche che non tutte le icone sono uguali: “Carlos a un certo punto era convinto di essere il Che, ma Guevara era un rivoluzionario di successo, lui più che un leader un mercenario ”. F.P. F.P. giugno 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 39 Speciale Cannes Grand Prix Des hommes et des dieux DI XAVIER BEAUVOIS SEZIONE CONCORSO NELLA NOTTE tra il 26 e il 27 marzo del 1996, sette monaci vengono prelevati da un gruppo di uomini armati dal monastero cistercense di Tibérihine, sulle montagne dell’Atlante algerino. In maggio, il GIA, Groupe Islamiste Armé, annuncia la loro esecuzione. Si ritrovano solo le teste, non i corpi degli uccisi. Il tragico episodio non è mai stato chiarito fino in fondo e c’è chi ritiene che, nel massacro, fossero implicati l’esercito algerino e i servizi segreti. Xavier Beauvois (cinque film, tra i quali Nord e N’oublie pas que tu vas mourir, premio della giuria a Cannes nel 1995) affronta l’episodio con accorata umiltà. Non è suo intento chiarire cosa sia davvero successo, non vuole fare un film sulla situazione dell’Algeria postcoloniale e sull’affermarsi, in quegli anni di sangue, 40 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 del fondamentalismo islamico. Al cuore del film c’è la vita di una piccola comunità religiosa e umana: dove tra il religioso e l’umano non c’è nessuna lontananza. I monaci pregano, cantano, lavorano la terra, aiutano gli abitanti musulmani del villaggio vicino, un anziano monaco medico presta loro le prime cure. Il film assume il punto di vista dei monaci, quello della fraternità. Intorno al monastero il paesaggio è Figure di una fede che non si fatica ad accettare, tanto è giusta e semplice sereno (il film è stato girato in Marocco), la terra coltivata sembra un luogo in cui gli uomini possano senza alcuno sforzo vivere una spiritualità che affonda le radici, come gli alberi, in un naturale modo di vivere, fianco a fianco con i fratelli musulmani. Quando arriva il momento della prova, proprio la notte di Natale, i sette frères devono discutere, hanno paura, hanno pareri diversi, andar via o rimanere. Poi decidono. Ci restano in mente tutti, sulle note trascinanti del Lago dei cigni, dal priore Christian al più vecchio e più bambino di tutti, Amédée. Figure di una fede che non si fatica ad accettare, tanto è giusta e semplice, in qualunque Dio si creda o non si creda. Des hommes et des dieux (al plurale) ha ricevuto a Cannes il Gran Premio Speciale della giuria. BRUNO FORNARA NOW SHOWING AT A CINEMA 21: 9 PRODUCTION STARRING SUPERIOR PICTURE QUALITY, ADVANCED SOUND TECHNOLOGY AND AMBILIGHT BASED ON AN OBSESSION FOR CINEMA‘PARALLEL LINES’ PRODUCED BY PHILIPS IN ASSOCIATION WITH RIDLEY SCOTT ASSOCIATES esclusivo Morando Morandini intervista la figlia Lia, costumista. Che rivela: “Il cinema? In casa era il pane quotidiano” di Morando Morandini 42 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 VESTE Morando Morandini e sua figlia Lia giugno 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 43 S Sei ancora al liceo Berchet di Milano quando decidi di fare la costumista… La scenografa. Fin da bambina amavo dipingere, m’interessavo alla pittura, all’arte, al cinema che in casa era il pane quotidiano.” Quali film ti diedero l’idea della scenografia? Quelli che vedevo in cineteca dove mi portavi tu: Chaplin, Murnau, l’espressionismo tedesco, Eisenstein. Quello era il mio immaginario di adolescente. Avevi vent’anni quando partisti per Roma. Perché? Volevo andarmene da casa, essere autonoma anche economicamente. Forse era il primo dei miei bisogni. Il primo film fu un western con Tomas Milian, nel titolo c’era Provvidenza. Ero l’aiuto dell’aiuto dello scenografo Umberto Bertacca. Ho controllato: La vita è molto dura, vero Provvidenza?, di Petroni. Uno dei 4I spaghetti-western del 1972. Poco dopo Lattuada mi propose di fare l’aiuto della costumista Marisa D’Andrea in Le farò da padre che uscì nel’74. Conobbi Lecce e la sua meravigliosa architettura. Con la D’Andrea lavorai in 3 o 4 film. Un’ottima scuola. Il primo film che firmasti come costumista? Storie di vita e di malavita (1975) di Lizzani sulla prostituzione minorile a Milano. Saccheggiai il guardaroba di casa nostra. (risata). Era un film a basso costo. Le comparse portavano gli abiti miei, di Luisa mia sorella, persino della mamma. Bastava poco per adattarli. Quali devono essere le qualità principali di una costumista? Sono tre. La capacità organizzativa di Giorgio Diritti sul set de L'uomo che verrà. Sotto Claudia Cardinale gestire il lavoro altrui (in fondo, sei un caporeparto); la capacità psicologica di avere buoni rapporti col regista e specialmente con gli attori che talvolta sono fragili, vulnerabili e un retroterra culturale di gusto personale. Le prime due sono, in una certa misura, capacità innate, difficili da acquisire. La cultura e il gusto si possono migliorare, approfondire. In molti mestieri, anche nel cinema, essere donna è un handicap. Non per una costumista, credo. O sbaglio? Per quel che mi riguarda, essere una donna è un vantaggio, non un handicap. Anche nella vita. Bada, però che ci sono anche i costumisti… L’abito non fa il monaco. È un antico detto in contrasto col tuo mestiere, e oggi anacronistico quando conta soprattutto l’apparire… Ma chi l’ha inventato? Da giovane ero una potenza. Pur rispettando un discorso d’epoca, il costume dev’essere legato al personaggio, non alla moda. L’influenza della moda sul cinema è duplice. Col ricorso agli sponsor è nato il fenomeno degli stilisti che, in cambio di pubblicità, danno i costumi a un film: che stilisti famosi, Armani per esempio, firmino i costumi è un dato di prestigio per un film. E certi attori impongono alla produzione lo stilista con cui hanno un rapporto personale. Per fortuna credo che sia un fenomeno in declino. È più difficile vestire gli attori o le attrici? Indifferente. Non c’è regola. È vero che più un attore è una star e più dà da fare a un costumista? Non è vero. Lavoro da più di trent’anni. Ho avuto ottimi rapporti con attori celebri – Noiret, Piccoli, grandi professionisti, la Cardinale, Santa “Quand’è fatto sul serio, il film moderno è, se un po’ in crisi con quel proverbio, ma ho concluso che non è vero: l’abito fa il monaco. Magari involontariamente, ma lo fa. Che rapporti esistono tra moda e cinema? Sono cambiati negli ultimi trent’anni? Oggi, specialmente in Italia, la moda è 44 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 Berger, donna deliziosa: nessun problema. Con attori minimi, invece… Domanda tradizionale: è più facile un film moderno o uno in costume? Quand’è fatto sul serio, il film moderno è, secondo me, molto più impegnativo e difficile. Bisogna capire bene quel che i personaggi rappresentano nella storia esclusivo Maya Sansa nell'Uomo che verrà. Sotto Alessio Boni nel Caravagggio e sapere comunicare con l’attore. Il costumista interviene sull’immagine dell’attore che, prima di tutto, è una persona. Occorrono delicatezza, capacità di comunicazione. Non tutti gli attori sono così sicuri di sé da poter vedere la loro immagine stravolta. Bisogna “immaginare”, per la loro faccia diversa, un look nuovo. Più il film è contemporaneo, più l’operazione è delicata. Negli anni Duemila hai fatto più di un film in costume… C’è una strana logica: più il film è un vestito intero? Inoltre oggi la moda è tutto e non è niente. In che senso? Basta guardare una rivista di moda italiana, senza arrivare al mitico “Vogue”. Oggi la moda è un concetto astratto, un assemblaggio di epoche, suggestioni, ammiccamenti, provocazioni. Inoltre il prevalere delle fiction tv ha modificato il nostro mestiere. Lì si usano molto gli sponsor, quindi il lavoro del costumista è più legato alla capacità di utilizzare la moda e gli stilisti. Occorre avere buoni grande magia di fare film in costume è di dover studiare, fare ricerca, leggere libri, entrare negli archivi, cercare documentazioni fotografiche. Quello che ho fatto per L’uomo che verrà di Giorgio Diritti sulla strage di Marzabotto del 1944. Più di sessant’anni fa: è già un film in costume. condo me, molto più impegnativo e difficile” impegnativo nei costumi d’epoca, più mi sento “leggera” e tranquilla. Con Caravaggio, per esempio, ho avuto la possibilità di una creatività totale, senza incertezze nè dubbi. Non mi succede con un film moderno: un bel tailleur? Che stoffa? Che colore? Che tipo di taglio? Sarà giusto il tailleur o è meglio rapporti con le case di moda, conoscere le varie linee e tendenze. Perciò preferisci i film in costume… Perché si realizzano in quel luogo meraviglioso che è la sartoria teatrale, alla ricerca di vecchie pezze, pizzi antichi, vestiti originali che dalla moda sono chiamati “vintage”. Per me la giugno 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 45 Quando lei è così sexy, hai una sola possibilità. UNA PRODUZIONE SCRITTO DA “LEI È TROPPO PER ME”( SUPERVISORE ALLE MUSICHE MONTAGGIO DI DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA PRODOTTO DA PRESENTA ) MUSICA DI COSTUMI DI SCENOGRAFIE DI PRODUTTORE ESECUTIVO DIRETTO DA DAL 18 GIUGNO AL CINEMA leietroppoperme.it fenomeni Eclissi totale Basterà il bello e dannato Robert Pattinson a dare nuovo “sangue” al terzo episodio della saga Twilight? di Valentina Neri giugno 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 47 fenomeni L’HANNO DEFINITO un “Romeo e Giulietta” moderno. Una rivisitazione del grande amore in salsa emo, dove l’amore vince davvero su tutto, specie se in sottofondo si sentono i Muse. Eppure l’impressione è che giunta al terzo capitolo la saga di Twilight abbia perso un po’ del suo appeal mediatico. A ridosso dall’uscita di Eclipse non siamo ancora invasi dalle copertine dei giornali né ipnotizzati dal battage pubblicitario. Forse un calo fisiologico, in un franchise che probabilmente si chiuderà con 5 film, (Breaking Dawn sarà quasi sicuramente realizzato con due film distinti) era prevedibile, dunque normale. Gli incassi legati ai due capitoli già usciti sono in 48 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 crescita con gli 11.411.000 di Twilight e i 16.438.000 di New Moon e non danno preoccupazioni alla Eagle Pictures che distribuisce il franchise in Italia, eppure qualcosa è cambiato. Lo si capisce navigando sulla rete: da noi il popolo dei twilighters è per lo più giovanile e consuma news e foto dei suoi beniamini con i ritmi frenetici di aggiornatissimi siti web che preferisce ai lenti giornali cartacei. In America dove i protagonistidivi Kristen Stewart e Robert Pattinson sono di casa, il pubblico è più variegato e include addirittura le Twilight Moms, cioè mamme over 40 appassionate della saga. Oltre oceano il fenomeno arriva a conquistarsi spazi anche all’Oprah Winfrey Show, il talk statunitense per eccellenza. Qui, per il primo episodio avevamo assistito addirittura a countdown virtuali, mentre ora aspettiamo di vedere come Eclipse riconquisterà l’interesse di quotidiani e tg. Certo ormai i vampiri sono sovraesposti, pensate solo ai recenti Daybreakers e alla serie tv The Vampire Diaries, ma Twilight ha ancora una marcia in più che si chiama Edward. I tempi di Nosferatu e del Dracula di Bram Stoker non sono mai stati così lontani. Con il suo fascino di bello e impossibile, e tuttavia accessibilissimo, Edward/Pattinson ha stregato il cuore non solo delle ragazzine ma di un Robert Pattinson e Kristen Stewart. Accanto l’attrice con Taylor Lautner Per un franchise, che probabilmente si chiuderà con 5 film, il calo fisiologico era forse prevedibile vastissimo pubblico femminile perché incarna molti degli aspetti dell’uomo ideale: è sempre pronto a difendere l’amata, parla e si atteggia come un gentleman descritto da Jane Austen, non ha paura di mostrarsi romantico, e si veste e guida come solo i ragazzi più cool sanno fare. In breve il compagno perfetto. Che in Eclipse torna da protagonista, dopo l’assenza impostagli in New Moon dalla scrittrice Stephenie Meyer. Di nuovo al fianco di Bella, Edward si batterà contro Jacob, il licantropo suo rivale in amore, e un esercito di neo vampiri addestrati ad uccidere la sua ragazza. Zuffe per amore e testosterone. Chi di noi non vorrebbe essere Bella? giugno 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 49 ritratti Una lunga storia 50 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 Accanto, Katharine Hepburn con Spencer Tracy ne La donna del giorno. In questa pagina con Cary Grant e James Stewart in Scandalo a Filadelfia d’amore Agli uomini faceva perdere la testa, per Hollywood incarnò la donna moderna: ecco Katharine Hepburn di Orio Caldiron giugno 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 51 ritratti autografi, salvaguardando privacy e anticonformismo. Alta, magra, le lunghe gambe slanciate, pratica golf e tennis, ma ha un debole per il nuoto, un rapporto privilegiato con l’acqua fredda che affronta in tutte le stagioni. Niente fumo, né alcool. Che sia il segreto dell’eterna giovinezza? La donna del giorno (1942) di George Stevens segna l’incontro con Spencer Tracy, con cui per oltre un ventennio forma una delle coppie più acclamate e popolari dello schermo. Giornalisti rivali, SE VI RICORDATE di Susanna (1938) di Howard Hawks sapete di quali irresistibili cataclismi sia capace Katharine Hepburn in una magica notte d’estate nel Connecticut mentre – tra abiti strappati, macchine sfasciate, baby leopardi, senza contare il crollo dello scheletro del brontosauro appena completato – dà la caccia a Cary Grant, il paleontologo riluttante che sta per sposare la sua segretaria. Oggi è considerato uno degli esempi più clamorosi e insuperabili della screwball comedy, ma all’epoca fu un fiasco. Nonostante una decina di film alla Rko, qualche successo e un Oscar, è accusata di essere “veleno al botteghino”. Quando si accorge che la sua carriera cinematografica è in crisi, tira fuori le unghie. La cocciutaggine e lo spirito di indipendenza fanno il resto. Lascia Hollywood e torna al teatro. Scritta apposta per lei dall’amico Philip Barry, The Philadelphia Story, trionfa a Broadway, consentendole di negoziare la rivincita con Louis B. Mayer, il tycoon della Metro. Scandalo a Filadelfia (1940) di George Cukor, ancora con Cary Grant, la rimette in sella, imponendo l’icona della ragazza moderna, alla ricerca della propria felicità tra intemperanze da maschiaccio e romantiche vibrazioni, in cui almeno in parte si riconosce. Niente calze, né trucco, né profumi o gioielli. Sempre in pantaloni e scarpe da ginnastica, si sottrae a interviste e o giudice e avvocato come in La costola di Adamo (1949) di Cukor, strizzano l’occhio alla battaglia dei sessi mentre duettano (duellano?) sul posto di lavoro o tra le mura di casa. Nelle schermaglie tra l’intelligente sensibilità di lei e la testarda mascolinità di lui, non ci sono né vincitori né vinti, ma soltanto strategie di accettazione reciproca come in un riuscito manuale di sopravvivenza interpersonale che, tra sottili perfidie e colpi bassi, riflette i cambiamenti del costume. Se ne andrà a 96 anni nel 2003, quasi fino all’ultimo instancabile protagonista sul palcoscenico e sul set. Accanto a John Wayne, Yul Brynner, Peter O’Toole, Laurence Olivier, Henry Fonda, Nick Nolte, Warren Beatty. Ma l’avventura più divertente l’aveva forse vissuta con Humprey Bogart sullo sgangherato battello fluviale de La regina d’Africa (1951) di John Huston. Lei ossuta missionaria e lui intrattabile ubriacone sempre pronti a tirar fuori le qualità migliori dell’altro, lasciando affiorare il lato comico delle situazioni drammatiche, anche quando la troupe viene assalita dalle formiche rosse. Altre immagini della Hepburn: sopra è in posa, al centro con Brian Aherne ne Il diavolo è femmina, qui accanto in Scandalo a Filadelfia L’incontro della vita? Con Spencer Tracy. Dentro e fuori lo schermo fu passione e simpatica battaglia dei sessi 52 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 LA MAGIA È TORNATA EMMA THOMPSON tatamatildaeilgrandebotto.it OTTIMO BUONO SUFFICIENTE MEDIOCRE SCARSO Il segreto dei Il cuore ai tempi della Memoria: tra noir, dramma e commedia, l’Oscar argentino di Campanella i film del mese in sala IL PRETESTO è quello di scrivere un libro. In realtà, Benjamin Espósito (Ricardo Darín), agente in pensione, è in cerca di una verità che metta la parola fine a 25 anni di buio: la strana e misteriosa evoluzione di un efferato caso di omicidio, seguito in prima persona, unitamente a quell’amore sfiorato, mai vissuto davvero, 54 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 con l’allora segretaria al tribunale Irene Menéndez Hastings (Soledad Villamil), scavano quotidianamente un solco tra la sua memoria e un presente fatto di solitudine e tristezza. Ritrovarla, e rievocare giorno dopo giorno i passaggi di un passato nebuloso, apparentemente senza Regia Con Genere Distr. Durata Juan José Campanella Ricardo Darín, Soledad Villamil Drammatico, Colore Lucky Red 129’ risposte, cambierà la sua visione delle cose, finendo per riscrivere il futuro. Tratto dal romanzo di Eduardo Sacheri Pablo Rago. Accanto Javier Godino con Soledad Villamil e Ricardo Darín suoi occhi giugno 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 55 i film del mese (“La pregunta de sus ojos”, in Italia edito da BUR) e premiato con l’Oscar per il miglior film straniero, il sesto lavoro per il cinema del regista argentino Juan José Campanella – tornato al lungometraggio dopo aver diretto importanti serie tv USA quali Law & Order e Dr. House – interroga lo scorrere del tempo attraverso le immagini, sovrapponendo alla grigia contemporaneità dei protagonisti (siamo agli inizi del 2000) il riverbero di ricordi mai definitivamente sepolti: metà anni ’70, Buenos Aires, la sua polverosa periferia, uno stadio stracolmo sorvolato da un pianosequenza di oltre cinque minuti che farà epoca e che risolverà, momentaneamente, quel terribile caso di violenza sessuale e omicidio su cui Esposito e il collega Sandoval (Guillermo Francella, celebre comico in patria) non hanno smesso di indagare, motivati dall’intuizione del primo, unico ad individuare nelle foto della giovane defunta quel “segreto negli occhi” di un personaggio ricorrente, Isidoro Gómez (Javier Godino), ora sparito dalla circolazione. Assicurato alla giustizia, sarà la stessa a riconsiderarne ruolo e posizione: da ergastolano a braccio armato dello Stato, in un paese che dopo il golpe (1976) non sarà mai più lo stesso. È da questo momento, dall’avvilente nuovo incontro con il colpevole, reo confesso e uomo libero, che il buio di una nazione incomincia ad avvolgere, soffocare il protagonista. Fuggendo qualsiasi ulteriore approfondimento sulla situazione politica e sociale argentina di quegli anni, il regista – che firma la 56 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 Sfuggente radiografia di un paese che dopo il golpe non sarebbe mai più stato lo stesso sceneggiatura insieme all’autore del romanzo, cambiandone anche alcuni aspetti significativi – si concentra piuttosto sull’amalgama di toni e registri, sfiorando molteplici cifre espressive – care tanto al noir quanto al dramma e alla commedia – senza mai perdere di vista la coerenza estetica di una messa in scena che, grazie all’enorme lavoro del direttore della fotografia, il brasiliano Félix Monti, detta i ritmi non solo umorali, ma cromatici, del continuo andirivieni dei vari piani temporali. Ed è sullo scarto tra pubblico e privato – unendo alla frustrazione dell’agente la dignitosa disperazione del vedovo Ricardo Morales (Pablo Rago) – che Campanella costruisce quel lento, inesorabile recupero: tornando a riempire i contorni di un vuoto eloquente anche per lo spettatore, fatto di morte (Sandoval) e abbandoni (l’amore sfumato tra Benjamin e Irene), il percorso umano di Esposito e Morales si ricongiunge tempo più tardi, in un casolare sperduto, custodia coatta di un dolore che continua ad alimentarsi mantenendo viva, segregata ma presente, la memoria. VALERIO SAMMARCO U2 3D The Hole 3D Il ritorno di Dante in un horror dalle atmosfere retrò. Poco sfruttato il formato tridimensionale Regia Con Genere Distr. Durata in sala Film-concerto che potenzia la visione e immette spessore dell’immaginesuono. Piacevole, per un’ora SULL’APARTHEID, sulla globalizzazione, i diritti umani, non discutono, non dichiarano come in Ruttle and Hum (1988). Il messaggio degli U2 sono gli U2, oggi. Solo musica, canzoni, scorribande sulle pensiline laterali del palco, Bono invocante “One man come in the name of love” in primissimo piano col naso sospeso distorto nel vuoto 3D della sala. Tra il concerto e il film, tra “esserci” nel girone naufragante del popolo lontano e illudersi di toccare la fonte con l’avvicinamento automatico dell’immagine, ci sono diverse misure nella storia dello spettacolo “ripreso”. Girato e registrato durante il “Vertigo Tour” (2006) nel progetto di sperimentazione del 3ality Digital, è un film-concerto che potenzia la visione, moltiplica la chimera della presenza, immette spessore dell’immagine-suono. Per esempio, quel tamburo-totem che Bono posiziona di fronte al gruppo per Love and Peace and Else, proiettato tra le nostre poltroncine diventa l’immagine mentale di uno spettatore suggestionato del concerto. Esordiente, ma direttore artistico del più celebre gruppo rock “vivente”, Christine Owens fa regia totale assimilando lo spazio al presunto prodigio dell’evento, escludendo la combinazione ritmica suono-immagine. Una scelta plausibile col 3D. Piacevole? Sì, per un’ora. SILVIO DANESE Regia Christine Owens, Mark Pellington Genere Distr. Durata 58 Musicale, Colore Digima 85’ rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 Joe Dante Nathan Gamble, Chris Massoglia Horror, Colore Medusa 98’ SEI ANNI DOPO Looney Tunes: Back in Action, Joe Dante torna nell’alveo del cinema mainstream con un onesto prodotto d’atmosfera. Più che un horror, un film di paura. La stessa che si annida nei recessi della nostra mente, metaforizzata dal “buco” – The Hole, il titolo – nel quale finiscono inghiottiti i due piccoli protagonisti della pellicola, Dane e Lucas, precipitati nella botola di casa come fa l’Alice nel Paese delle Meraviglie. Peccato che di meraviglioso qui non ci sia nulla, men che meno il film, fermo sulla soglia di una dignitosa ovvietà. Per riacquistare credito presso gli studios hollywoodiani Dante gioca la carta della prudenza, più attento a non scuotere i suoi committenti che a scioccare il pubblico. E anche la grande novità, il 3D, viene usata in maniera convenzionale, per dare giusto un po’ di profondità. Certo, il padre dei Gremlins conosce il mestiere e lo dimostrano gli impercettibili movimenti di macchina, il raffinato gioco di ombre e luci, l’accurato ricamo figurativo. Una tessitura simbolica – ci sono pupazzi assassini, uomini neri, poltergeist e labirinti kubrickiani – degna di un archeologo di genere. Che proietta il film in una sorta di limbo estetico, tra suggestioni retrò ed effetti déjà-vu. GIANLUCA ARNONE in uscita i film del mese Il padre dei miei figli Regia Con Genere Distr. Durata Louis-Do de Lencquesaing Drammatico, Colore Teodora Film Lutto di cinema per Mia Hansen-Løve: tra ossessione e commozione, è arte-vita 110’ SEMPRE DI FRETTA, (quasi) sempre all’altezza, con charme e su un doppio fronte: professionale e affettivo. Grégoire Canvel (Louis-Do de Lencquesaing) è così, solo ma empaticamente con gli altri: la sua casa di produzione, sua moglie e le tre bambine. C’è un problema, però: quanto si muove, anche egoisticamente, e quanto, viceversa, è mosso dagli altri? A un certo punto, complici gravi problemi finanziari, la misura diventa colma, le energie si ribellano, corrompono dentro, fanno male, anzi fanno la fine, forse inconsulta, comunque ineffabile. Ma se Grégoire se ne va, non smette di farsi amare, ispirare, guidare: alla ribalta, la moglie (Chiara Caselli), che ne accoglie la doppia eredità. E’ Il padre dei miei figli, opera seconda 60 in uscita Mia Hansen-Løve rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 di Mia Hansen-Løve, già attrice e compagna per Olivier Assayas, Prix Delluc a 26 anni per l’esordio Tout est pardonné e qui Premio Speciale della Giuria di Un Certain Regard a Cannes 2009. Se dietro Canvel si cela la figura di Humbert Balsan, morto suicida nel 2005, che avrebbe dovuto appunto produrre il suo esordio, l’omaggio della giovane regista è pudico, sobrio, pieno La regista Mia Nansen-Løve di grazia e compunzione, almeno fino al lutto. Poi l’affido alla moglie squassa narrativamente il film, che molla la sottrazione e cerca la quadratura edificante, persino l’agiografia di una vedova, dopo aver eluso quella del marito. Si sfiora il melodramma, ma per fortuna ci sono le bambine, anzi le adolescenti già indagate fragili e inquiete in Tout est pardonné: sono loro il futuro umano e il furore artistico di Grégoire, loro il centro della commozione del Padre. La madre vorrà portare avanti la compagnia, la figlia rabbiosamente vorrà farla finita con quel carrozzone, stigmatizzando, pur affettivamente, l’egocentrismo di papà e la sua ossessione professionale. Che rimane? Un pugno nello stomaco, che nasce dal cinema, quello d’arte che fa la fama ma anche la fame, e un ritratto di famiglia orfano di paternità, non di umanità. E’ questo l’amore di Mia. FEDERICO PONTIGGIA Poliziotti fuori Lei è troppo per me La bella e il nerd per una love-story già vista, ma gradevole. Con buone intenzioni Regia Con Genere Distr. Durata anteprima Tra action e comedy vincono gli sbadigli: storia e dialoghi inesistenti, irriconoscibile Kevin Smith DOVREBBE ESSERE DIVERTENTE, almeno nelle intenzioni, vedere l’eroe di Die Hard Bruce Willis vestire i panni di un poliziotto da commedia: inadeguato, un po’ cialtrone e preda della ridicolaggine. E invece Poliziotti fuori si trascina stancamente tra sparatorie, improbabili cattivoni messicani, cazzotti a ladri d’auto undicenni (!) e vessazioni (giustificatissime, per di più) da parte del capo. Voleva essere action comedy, ma il risultato delude su ambo i fronti: le scene d’azione sono datate e troppo semplici, mentre sul fronte commedia per lo spettatore si contano più sbadigli che risate. La trama, poco più che un pretesto, sembra affidarsi più alle faccette di Tracy Morgan e ai battibecchi col compagno di squadra Bruce Willis che a far avanzare la storia, tiratissima e ai limiti della verosimiglianza; se solo ci fossero dei buoni dialoghi a salvare la baracca non sarebbe poi così grave, ma anche su questo fronte il film è indifendibile. Gli unici, piccolissimi bagliori li regala la presenza scoppiettante di Seann William Scott, già veterano interprete della saga di American Pie, ma è poca cosa. Incredibile associare questo film a Kevin Silent Bob Smith, eppure la regia è sua. MANUELA PINETTI Regia Con Genere Distr. Durata Jim Field Smith Jay Baruchel, Alice Eve, T.J. Miller Commedia, Colore Universal Pictures 104’ OGNI LOVE STORY che si rispetti ha proprio nell’impedimento alla realizzazione/fruizione dell’amore (Romeo e Giulietta docet) la propria spinta narrativa. Tra le cause che possono tener lontani due innamorati Lei è troppo per me sceglie il pregiudizio: può una donna estremamente avvenente (Alice Eve, anche in Sex and the City 2), di ottima estrazione sociale, brillante ed intelligente, intraprendere una liaison sentimentale con un uomo bruttino (Jay Baruchel) dal cuore nobile e dal lavoro mediocre, vessato da una famiglia (e un’ex fidanzata) che lo reputa quasi uno zero assoluto? Le amiche (di lei) e gli amici (di lui) rispondono con un coro di no, eppure questa classicissima rom-com dice sì, perché le apparenze non sono tutto, ma soprattutto perché i giudizi che contano di più sono quelli soggettivi; peccato aver voluto giustificare – seppur minimamente – l’attrazione della bella (ma non così perfetta) per il nerd. Nulla di nuovo: le produzioni di Judd Apatow e dei fratelli Farrelly (per i modi) e film come Notting Hill (per il tema) hanno già detto tanto. Eppure, tra qualche buona battuta e molta comicità fisica (non esente talvolta dalla volgarità) trovano posto le migliori intenzioni. MANUELA PINETTI in uscita Kevin Smith Bruce Willis, Tracy Morgan Commedia, Colore Warner Bros. Pictures Italia 107’ giugno 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 61 i film del mese Il tempo che ci rimane Regia Con Genere Distr. Durata in uscita Elia Suleiman Elia Suleiman, Saleh Bakri Commedia, Colore BIM Dalla Palestina, il j'accuse “familiare” di Elia Suleiman: a senso unico, tra risate e ovvietà 109’ DAL 1948 AD OGGI, la Palestina in formato famiglia. Dal festival di Cannes 2009, è The Time That Remains di Elia Suleiman, ispirato dai diari del padre Fuad (Saleh Bakri) scritti durante l'agonia nella nativa Nazareth e dalle lettere della madre ai parenti in esilio: quello che rimane è il tempo dei palestinesi, “arabo-israeliani che vivono in minoranza nella loro madrepatria". Ma soprattutto il viaggio del regista e del padre: dall'indifferenza giovanile all'attivismo politico della maturità fino all'osservazione senza parole, per il primo; dalla lotta di Resistenza del '48 alla successiva passività, per il genitore. Con lo stile divertito di Intervento divino (2002) e l'accompagnamento musicale dei pezzi arabi prediletti da Fuad, il passeggero della memoria Suleiman affronta il privato che si fa pubblicopolitico, ricorrendo a gag debitrici della lezione di Keaton e Tati per raccontare gli abusi degli israeliani e la pace del focolare domestico. Obiettivo raggiunto, con momenti di puro cinema, che non abbandona la commedia anche laddove la realtà è più dolente: un uomo che minaccia di darsi fuoco, l'incontro di Elia Il cast del film a Cannes 62 con i vecchi amici dopo l'esilio, Fuad angariato dai soldati israeliani mentre pesca, sono mostrati col sorriso, che scomparirà nel silenzio del Suleiman contemporaneo, maschera circondata dal mutismo della madre vedova e dall'apatia politica delle giovani generazioni. Se dopo un'ora (dura 109') diventa permeabile alla noia, innescata dalla ripetitività delle gag, Il tempo che ci rimane non manca in ogni fotogramma di prendere una posizione senza se e senza ma sul conflitto, ovvero la convivenza impossibile, tra israeliani e palestinesi: scelta legittima, ovviamente, se non condivisibile. Ma non priva di debolezze e ovvietà, almeno nella resa cinematografica: il salto con l'asta del Muro e l'afasia contemporanea del personaggio Suleiman, su tutti, non fanno onore al Suleiman regista e sceneggiatore. FEDERICO PONTIGGIA giugno 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 63 14 Kilometros Saw VI Sesto capitolo hard-gore della saga dell’Enigmista, fatto anche questo con lo stampino. Inutile Regia Con Genere Distr. Durata in sala Un viaggio al di qua della disperazione: dall’Africa alla Spagna, l’odissea dei dannati della terra 14 CHILOMETRI. Tanti ne misura lo Stretto di Gibilterra. 14 chilometri per lasciarsi l’Africa alle spalle e mettere i piedi in Europa, terra dei balocchi dove nessuno piange miseria, che i soldi stanno anche sotto i sassi. Buba ne è convinto, tanto da vendere tutto ciò che ha e partire col fratello Mukela per il più disperato dei viaggi della speranza. Vi si unirà anche Violeta, in fuga da un matrimonio che non vuole. Dal Mali all’Algeria, da qui alla Spagna, su camioncini stracarichi e piedi sfasciati, strade di fortuna e barconi come bare sul mare. Con loro - a distanza di pudore – Gerardo Olivares, che filma con 14 Kilometros l’odissea senz’epica dei dannati del pianeta, esuli “da una terra che li odia per un’altra che non li vuole” (I. Fossati). Uno sguardo al servizio dei personaggi, di cui condivide la fatica ma non la disperazione, sfiorando la pietà che non cede alla commiserazione. Genuino, forse persino brado, teso tra l’estasi immobile dei paesaggi e la calma di una natura che avvolge ma non soccorre. Fermo nell’inchiodare la crudeltà del potere sulla croce dei poveri. Morale nel restituire al digitale una forte ragion d’essere, l’occhio sottratto ai pochi per essere rivolto a tutti. Invisibili in primis. GIANLUCA ARNONE Regia Con Genere Distr. Durata 64 Gerardo Olivares Mahamadou Alzouma Drammatico, Colore Bolero Film 95’ rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 Kevin Greutert Tobin Bell, Costas Mandylor Horror, Colore 01 Distribution 90’ DAL PROTOTIPO di James Wan a oggi, con il montatore della serie Kevin Greutert promosso alla regia e già confermato per l’immancabile settimo episodio, la “Saga dell’Enigmista” ha brillato per le due o tre peculiarità scambiate dai fan per qualità: il gore portato all’eccesso e gli inganni allo spettatore sulla temporalità degli eventi (nel secondo e nel quarto film) o, come in questo caso, sulla vera natura dei personaggi affidata a un’agnizione finale. Peculiarità che hanno prodotto sei film fatti con lo stampino. Tobin Bell/ John Kramer è morto da un pezzo ma – ahinoi- si era portato molto avanti col lavoro; il sesto capitolo getta le basi di una futura lotta tra la moglie Jill e il detective Hoffman per raccogliere la sua eredità. Nel mezzo, stancamente, il solito labirintico test di sopravvivenza riservato al malcapitato di turno, un assicuratore colpevole di metodi poco ortodossi verso la sua clientela. Due piani narrativi che non si incrociano mai, con la storyline principale che si ripiega su se stessa traendo spunti (e non è la prima volta) dai precedenti capitoli. Chi non li ha visti, poco capirà: ma recuperare l’intera saga è un sacrificio non necessario. A voi la scelta. GIANLUIGI CECCARELLI in sala The Times BFI London Film Festival 53a Edizione Shanghai International Film Festival 13a Edizione International Film Festival of India 40a Edizione Lincoln Center Open Roads Nuovo Cinema Italiano 9a Edizione Noir In Festival 19a Edizione São Paulo International Film Festival 33a Edizione Christian Lelli e Laura Cafiero SonoViva presentano Un film di DINO e FILIPPO GENTILI con MASSIMO DE SANTIS, GUIDO CAPRINO, MARCELLO MAZZARELLA e con GIORGIO COLANGELI con la partecipazione straordinaria di GIOVANNA MEZZOGIORNO e con VLAD TOMA, EMANUELA GALLIUSSI, ALESSANDRO ROJA, SUSY LAUDE, VALENTINA MARCHIONNI, Costumi DONATELLA CIANCHETTI, Scenografia PAOLA BIZZARRI, Musiche GIOVANNI VENOSTA, Montaggio PAOLA FREDDI, Fotografia VITTORIO OMODEI ZORINI, Fonico di presa diretta GIANLUIGI FULVIO, Organizzatore generale ANTONELLA VISCARDI, Prodotto da LAURA CAFIERO, Ufficio Stampa REGGI & SPIZZICHINO COMMUNICATION, distribuito da IRIS FILM dal 28 maggio al cinema w w w. s o n o v i v a . i t - w w w. i r i s f i l m . i t copyright 2008 i film del mese La papessa Regia Con Genere Distr. Durata Johanna Wokalek, David Wenham Drammatico, Colore Medusa Sua Santità: femminile, singolare. Tra storia e leggenda, “travestita” di cinema… 148’ C’ERA UN VOLTA… la Papessa: sì, ma quando? Gli studiosi non concordano, le fonti latitano, la storia scema – in più di un’accezione – nella leggenda. Per fortuna, i teutonici sanno esibire granitiche certezze, prendendo il bestseller omonimo di Donna Woolfolk Cross (5 milioni di copie in Germania) e adattandolo in scala kolossal e lingua inglese: l’avrebbe dovuto girare Volker Schloendorff, con Franka Potente protagonista, ma la Costantin Film imponeva una doppia versione cinetelevisiva, e il regista del Tamburo di latta ha salutato. Al suo posto, il collega di fama locale Sönke Wortmann, Sua Santità - femminile d’obbligo… - affidata a Johanna Wokalek (brava, come già nella Banda Baader-Meinhof, ma doppiata da cani), affiancata dal conte rubacuori David Wenham (il Faramir del 66 in sala Sönke Wortmann rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 Signore degli Anelli) e il pingue pontefice John Goodman. Se da Agora a Christine/Cristina il protofemminismo va di moda, e non senza merito ideologico e urgenza storica, quest’ultima vie en rose è stinta nello stile, trasandata nella ricostruzione – la Roma “ricreata” in Marocco ha meno appeal dell’Italia in Miniatura… –, spompata nella sceneggiatura, afasica Il regista Sönke Wortmann sul set nei dialoghi e incredibilmente priva di accenni drammatici. La papessa Johanna era già stata cantata sullo schermo da Liv Ullmann nel ’72: in chiave teatrale, ma con il conflitto tra sesso e fede più a fuoco. Qui, viceversa, il mix è risibile, con Johanna che deve interrompere il petting col conte Gerold causa elezione, pardon, acclamazione, al soglio pontificio. E’ la penultima di una teoria di chicche di scrittura, che fanno fessa La Papessa, nata da prete (Ian Glein, cattivo!) nella Franconia dell’814, conquistata dalla fede, edotta alle scritture, felicemente rinchiusa in monastero e autodestinata a Roma per guarire e… pontificare. II tutto en travesti (la Wokalek è androgina, ma il trucco non regge), messo a nudo solo dall’amore di una vita, ma sepolto da coltri che fanno un cattivo servizio non solo alla storia, ma pure alla leggenda. E, soprattutto al cinema. FEDERICO PONTIGGIA TUTTO QUELLO CHE NEW YORK NASCONDE dal 25 giugno al cinema www.mikado.it i film del mese About Elly Regia Con Genere Distr. Durata Golshifteh Farahani Drammatico, Colore Mediaplex Cornice thriller, ma il terrore viene dal fuoricampo iraniano: Il grande freddo di Farhadi 119’ DOPO ANNI IN GERMANIA a lavorare, Ahmad ritorna in Iran: quale miglior occasione per una rimpatriata postuniversitaria in una villa sul Mar Caspio? Come sempre, ci pensa la bella ed energica Sepideh, che per l’amico divorziato invita pure Elly, l’insegnante della figlia: lo “scopo ri-matrimonio” serpeggia, tanto che le lodi per la giovane donna si sprecano. La convivenza fila liscia, anzi gioiosa, con solo qualche sparuto rannuvolamento di Elly, ma il sole sta per… annegare. Mentre gli uomini giocano a pallavolo e le donne fanno la spesa, Elly rimane sulla spiaggia con i bambini: l’aquilone vola, lei è felice, intanto, un piccolo affoga. Viene salvato per miracolo: lui, ma Elly, che pur se ne voleva andare, dov’è finita? What About Elly? La risposta è dell’iraniano Asghar 68 in sala Asghar Farhadi rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 Farhadi, Orso d’Argento per la regia alla Berlinale e Best Narrative Feature al Tribeca nel 2009. Regista e sceneggiatore (in carnet, Fireworks Wednesday vittorioso a Locarno), Farhadi fa, anzi sembra fare, un cinema atipico per l’Iran, soprattutto quello ultimo scorso, che ha portato sullo schermo la Rivoluzione Verde con vis ideologica, ma qualche demerito Il regista Asghar Farhadi poetico – vedi la “regressione didascalica” di Bahman Ghobadi, dal lirico Tempo dei cavalli ubriachi all’informativo Gatti persiani. All’apparenza, a riguardare Elly è una commedia che si fa progressivamente thriller, e che potrebbe scambiare la denominazione d’origine iraniana con altre latitudini, quelle, per intenderci, del Grande freddo. Sì, perché la (non?) soluzione incrocia moti d’animo, segreti e bugie, desideri e frustrazioni propri a ogni uomo: anzi, Farhadi ci calca la mano, con l’iniziale frenesia che nel gruppo trova la rima con deficienza amplificata dal pessimo doppiaggio. Ma c’è dell’altro: l’opacità di Sepideh prende le botte, il celato fidanzamento di Elly è da prigione, in breve, dal fuoricampo vengono brividi, forse inconsapevoli, ugualmente raggelanti. Perché l’autentico terrore non sta nella sorte di Elly, ma nella società iraniana. FEDERICO PONTIGGIA www.bimfilm.com ra: novità e bilanci atu ter let e a tri us ind a, sic mu , eo Homevid DVD Estate Blu-ray: dal gioiello Moon al capolavoro Collateral Borsa del Cinema Tramonto dei cineclub, aneddoti dal pianeta stuntmen Libri L’ultimo decennio in un dittico Usa-Italia. Registi + Star = 501 Colonne sonore Nick Cave on The Road. Ancora Muse per l’Eclipse Il Volto, la Cosa 30 anni senza Hitchcock: in un volume analisi e psicologia del maestro Telecomando DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE DVD Blu Un’ora e mezza di extra, con il corto Whistle del deb Duncan Jones. Da non perdere, in alta definizione 72 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 di Valerio Sammarco Moon “ALLA FINE DEGLI ANNI ‘70 e negli ‘80, il lavoro di Douglas Trumbull, Peter Hyams e Syd Mead ha fornito ad un vasto gruppo di pellicole un aspetto duro e industriale. La loro fantascienza aveva un’estetica diversa rispetto a quella attuale e noi volevamo rifarci a quel periodo. E per quanto riguarda gli esterni, il territorio lunare era ispirato a un libro di fotografie lunari di Michael Light, che ha collezionato, messo assieme e ripulito tutte le immagini in 70 mm delle missioni lunari dell’Apollo”. Così Duncan Jones (figlio di David Bowie) spiega quali siano state le fonti d’ispirazione per il suo debutto al lungometraggio come regista, Moon, sintesi tra cinema indipendente e miglior fantascienza possibile: budget irrisorio (meno di 5 milioni di dollari, ma “quasi 450 inquadrature con effetti speciali, mix di lavoro sulle miniature e immagini generate al computer”) per un film claustrofobico ed ipnotico, modulato sulle sonorità di Clint Mansell e sulla performance di Sam Rockwell, protagonista totale e solitario. Senza nascondere le suggestioni derivanti anche da modelli quali 2001: Odissea nello spazio , Moon ripropone l’immagine di un futuro allora vagheggiato, ipotizzato, anticipato e, perché no, temuto, in un presente dove anche l’interprete princi- pale, l’uomo, finisce per abbandonare compiti, mansioni, solitudine ed emozioni ad infinite copie, immagini di se stesso. Praticamente invisibile in sala, il film è disponibile dal 9 giugno in duplice edizione, anche in Blu-ray, con oltre un’ora e mezza di extra, tra cui il corto precedente di Jones ( Whistle ), il dietro le quinte e gli effetti visivi di Moon e “Spazio alla scienza: domande e risposte con il regista”. DISTR. SONY PICTURES HOME ENTERTAINMENT giugno 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 73 Telecomando DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE DVD Samba che banda! Omaggio al poliziottesco del collettivo John Snellinberg Agli albori del doc Robert Flaherty e Dziga Vertov restaurati Documentario “poetico” uno, rivoluzionario l’altro: distanti anni luce per argomento trattato e modalità tecnico realizzative, Nanuk l’eschimese (1922) di Robert Flaherty e L’uomo con la macchina da presa (1929) di Dziga Vertov – ora in home video con D-CULT in edizione restaurata – diventano però, ciascuno a suo modo, manifesto estetico di un discorso cinematografico ancora oggi vivissimo. Da una parte la costruzione prefilmica del vero, dall’altra la decostruzione del reale attraverso il filtro del cineocchio. DISTR. D-CULT BUDGET DI 2000 EURO E omaggio al glorioso cinema poliziesco italiano degli anni ’70: è La banda del brasiliano del collettivo John Snellinberg (Patrizio Gioffredi in regia, sceneggiatura e montaggio), ora in home video corredato, negli extra, del corto Gioventù, droga e violenza: la polizia interviene, altro titolo che riporta alla mente modelli del poliziottesco che fu. Girato tra 74 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 Prato, Livorno e Napoli, il film prende le mosse dal ritrovamento del corpo senza vita di un bimbo di 10 anni: i sospetti cadono sul Biondo, il Mutolo, il Randagio e il Brasiliano e su di loro si indirizzano le indagini dell’ispettore Brozzi (Carlo Monni), veterano tormentato dai ricordi del passato. DISTR. CG HOME VIDEO Laclassedeiclassici a cura di Bruno Fornara REGIA Ozu Yasujiro CON Saburi Shin, Kogure Michiyo GENERE Commedia (1952) DISTR. Eagle Pictures Ashes of Time Redux Finalmente il capolavoro di Wong Kar-wai. Con making of Il sapore del riso e del tè verde Un rapporto coniugale in crisi. Una nipote che dovrebbe sposarsi con un matrimonio combinato e che non ci sta. Il marito e zio che sta dalla parte della nipote. Un girotondo di amiche borghesucce che cinguettano, si divertono, dicono piccole bugie, tessono minime trame. Le cose, per la coppia, volgono al peggio, fino a una cena risolutiva con il riso al tè verde. A essere accettata sarà l’idea di vivere la vita in maniera semplice. Quel riso al tè è un pasto umile e tradizionale. Al Giappone dei primi anni ‘50, che si avvia a diventare moderna potenza mondiale, servirà restare ancorato alle tradizioni, suggerisce Ozu che, nel raccontare, usa i consueti toni calmi, sereni, distesi. Mirabili gli interni delle case. Dolcissimi gli esterni, un albero, un serbatoio, il velodromo, il mondo in fuga visto dal treno. Esemplare è l’accuratezza con cui Ozu cerca e trova la prospettiva giusta tra le linee delle porte, degli arredi, dei panni appesi. Qua e là la macchina da presa si muove, con tranquilla regolarità, un po’ avanti, un po’ indietro: a cercare il punto giusto da dove guardare. La giustezza di sguardi e comportamenti è il solido, esile, modesto basamento del cinema di Ozu. Fi lm in or bi ta a cura di Federico Pontiggia Michael Jackson (Studio Universal) Moonwalker di Jerry Kramer e I’m Magic di Sidney Lumet - dove Jacko conobbe il produttore musicale Quincy Jones - per ricordare King of Pop: il 25 giugno, a un anno esatto dalla scomparsa. Indie è bello (Mgm) Tre giovedì (10, 17 e 24) per tre campioni del cinema indie: Priscilla regina del deserto di Stephan Elliott, Vivere e morire a Los Angeles di William Friedkin, Igby goes down di Burr Steers. Tony Curtis (Mgm) Ex marine, sei matrimoni alle spalle, una carriere indelebile e 85 anni da festeggiare il 3 giugno: omaggio a Tony Curtis con 5 film, da La parete di fango a Taras il magnifico. TITOLO DI CULTO, mai arrivato nelle sale e nelle videoteche italiane, Ashes of Time di Wong Karwai viene finalmente editato nel nostro paese. Realizzato nel 1994 (stesso anno di Hong Kong Express), l’anomalo e straordinario wuxiapan del cineasta di Shangai è disponibile nella versione Redux, che lo stesso Wong presentò al Festival di Cannes nel 2008, con un nuovo lavoro sul montaggio che portò l’iniziale durata di 100’ agli attuali 93’. Caratterizzato dalla solita, incredibile fotografia di Christopher Doyle, il film è incentrato sul sicario spadaccino Ou Yang Feng (Leslie Cheung) e sul ricordo dell’unica donna mai amata, rinato dopo l’incontro con una ragazza che gli chiede di vendicare il fratello ucciso. Oltre al trailer cinematografico originale, nei contenuti speciali è presente “Born from Ashes: The Making of Ashes of Time Redux”, utile approfondimento sulla realizzazione del film. DISTR. BIM/01 DISTRIBUTION giugno 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 75 Telecomando DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE DVD Amabili resti... Dal film di Peter Jackson a Lourdes, ecco le altre uscite Drugo collaterale Il grande Lebowski e il grande Mann in Blu-ray. Imperdibili L’IRRESISTIBILE SCIATTERIA DELL’EX hippie Jeffrey Leboswki (Drugo per gli amici), l’impeccabile eleganza del killer Vincent (Tom Cruise): Il grande Lebowski (1998) dei fratelli Coen e Collateral (2004) di Michael Mann arrivano finalmente in Bluray, rispettivamente con CG Home Video e Paramount. Occasione imperdibile, dunque, per rivedere due grandi capolavori in alta definizione, corredati da interessanti extra: Interviste e Making of per Lebowski ; Commento del regista, Città della notte: la realizzazione di Collateral , Commenti alle scene eliminate, Riprese in esterni: ufficio di Annie, Tom Cruise e Jamie Foxx provano una scena, Effetti visivi: treno metropolitano e altro ancora per il fantastico noir di Michael Mann. Wes tern d’an tan Red Dead Redemption Cowboy e atmosfere da selvaggio West, per PlayStation 3 e Xbox Forse sarà un po’ fuori moda nell’era della tecnologia più spinta, ma un buon film di Sergio Leone, magari con la colonna sonora di Ennio Morricone, è sempre un piacere da vedere e rivedere, per tutta l’atmosfera che ancora oggi emana. E se vi dicessimo che Red Dead Redemption cerca di rievocare proprio quelle atmosfere del selvaggio West tanto affascinanti? Il titolo sviluppato da Rockstar Games vi mette nei panni di un cowboy alle prese con problemi legati alla propria famiglia, in un modo libero e vasto nel 76 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 quale è possibile interagire con le persone, cavalcare per kilometri e affrontare missioni tra le più disparate sullo stile di un altro titolo che ha riscosso molto successo in ambito videogiochi, vale a dire Grand Theft Auto. Disponibile da subito su PlayStation 3 e Xbox 360. Per saperne di più visitate www.multiplayer.it ANTONIO FUCITO Titoli recenti, novità e recuperi: si parte con Amabili resti di Peter Jackson (Paramount), disponibile anche in Blu-ray (3 ore di extra), poi è la volta di Lourdes di Jessica Hausner (CG Home Video), apprezzato alla scorsa Mostra di Venezia. Versione Blu-ray anche per Nine di Rob Marshall, distribuito da 01, che propone inoltre i due titoli BIM Il concerto di Radu Mihaileanu e Donne senza uomini di Shirin Neshat. Sempre “freschi di sala”, segnaliamo Invictus di Clint Eastwood (Warner) e An Education di Lone Scherfig, distribuito da Sony, che propone anche Il segreto di David – The Stepfather (inedito), la versione Blu-ray Collector’s Edition di Bad Boys (Michael Bay, 1995) e il musical evento Monty Python – Non è il Messia (è un ragazzaccio), registrato al Royal Albert Hall, con molti extra. Diretta ai più piccoli, infine, l’operazione Multimedia San Paolo Mystery after Mystery – La Sindone raccontata ai ragazzi, editato in occasione dell’Ostensione di Torino. Olbia, sostentamento sacerdoti Bergamo, nuova chiesa Uganda, St. Mary's Hospital Sudan, formazione Roma, aiuto ai senza fissa dimora CON L’8XMILLE ALLA CHIESA CATTOLICA AVETE FATTO MOLTO, PER TANTI. Se devi presentare il modello Unico ricordati di segnalare al commercialista la tua scelta per l’8xmille alla Chiesa cattolica. In Italia e nei Paesi in via di sviluppo, il tuo aiuto arriverà dove c’è bisogno d’aiuto. FIRMA IL MODELLO UNICO PER DESTINARE L’8XMILLE ALLA CHIESA CATTOLICA. C.E.I. Conferenza Episcopale Italiana www.8xmille.it Telecomando DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE Borsa del cinema di Franco Montini Fine di un’epoca: l’ultimo baluardo dei cineclub romani chiude i battenti Grauco, addio DOPO 35 ANNI DI INTENSA ATTIVITÀ, il 30 giugno, il Grauco, coraggioso cineclub romano nel popolare quartiere Prenestino, cesserà definitivamente l’attività. Per la capitale, la chiusura di una saletta potrebbe sembrare un episodio insignificante ed invece rappresenta la fine di un’epoca e una rilevante perdita culturale. Il Grauco era l’ultimo sopravvissuto della gloriosa stagione dei cineclub capitolini 78 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 degli anni ’60 e ’70, dove si sono formate generazioni di registi, sceneggiatori, critici, cinephiles. In un’epoca in cui nelle università le cattedre di cinema erano inesistenti e la tv solo di Stato programmava due o tre film a settimana, l’unico modo per imparare a conoscere ed amare il grande cinema d’autore e i classici del passato era appunto recarsi in queste salette, dove la programmazione, organizzata per cicli tematici su registi, attori, movimenti, cambiava ogni giorno. All’epoca gruppi di appassionati si spostavano quotidianamente, disposti anche ad attraversare la città, per scoprire o recuperare un certo film di Fritz Lang, l’esordio di Truffaut (I 400 colpi, nella foto) o i film messicani di Buñuel. Un poco alla volta, complice la concorrenza delle tv commerciali, dell’home video, del cinema in rete e una man- Cast & Crew di Marco Spagnoli tuntmen Il Principe degli S Pacifico, ma fino ad un certo punto: i segreti dalle sabbie del tempo canza di ricambi generazionali fra il pubblico, i gruppi di appassionati, a dispetto della proliferazione delle cattedre universitarie di cinema, si assottigliavano e le sale sparivano una dopo l’altra. A Roma, dove un tempo i cineclub pullulavano, nel giro di qualche lustro hanno chiuso il Sadoul; L’occhio, l’orecchio, la bocca; l’Officina; il Montaggio delle Attrazioni; il Montesacro Alto; il Tevere. Il Grauco ha resistito oltre ogni limite per la testarda passione che ha sempre animato il gruppo degli organizzatori, capitanato da Roberto Galve e Francesco De Bonis. “Per continuare a vivere - com- Candidato due volte al Taurus Award, l’Oscar degli Stuntmen, Claudio Pacifico è uno dei più importanti professionisti a livello internazionale. Presente in quasi 200 produzioni, è anche maestro d’armi. Le sue specialità sono Kung Fu, Boxe, paracadutismo. Tra i film in cui ha lavorato ci sono Gangs of New York, Casanova, Angeli & Demoni e Prince of Persia – Le sabbie del tempo, in cui interpreta uno dei tre assassini invitati da Sir Ben Kingsley contro Jake Gyllenhall. “Il rapporto tra gli stuntmen e gli attori deve funzionare alla perfezione per evitare qualsiasi problema di natura tecnica”, dice Pacifico, per quattro mesi in Marocco dove Mike Newell ha realizzato il film. Quando ha deciso di diventare uno stuntman? E’ una passione che ho da sempre, sin da quando, all’età di sei anni, accompagnavo mio padre. E’ un lavoro che ho appreso da lui e che mi ha portato a girare tutto il mondo da un set all’altro. Un ricordo di Heath Ledger, a cui ha insegnato a tirare di spada? Un ragazzo volenteroso e intelligente, ma soprattutto una brava persona. Un consiglio a chi vuole intraprendere la sua professione? Imparare i trucchi del mestiere da chi già lo fa e, soprattutto, andare a letto e svegliarsi sempre con lo stesso pensiero: come girare la scena secondo il desiderio del regista. La concentrazione è essenziale. Il nostro è un mestiere che si tramanda di padre in figlio. Oggi che la tradizione si è un po’ persa, sto per aprire una scuola per insegnare e il mio sito è www.claudiopacifico.it. “Per sopravvivere sarebbero bastati 30 spettatori al giorno”, dice Roberto Galve menta Galve - ci sarebbero bastati 30 spettatori al giorno, invece le nostre proposte sembrano non interessare più nessuno e, malinconicamente, ne abbiamo dovuto prendere atto”. Per “celebrare” la chiusura, il Grauco ha stampato un paio di opuscoli e in uno di questi vengono anche indicate le motivazioni che hanno portato alla chiusura: diffidenza e assenza delle Istituzioni (Ministero, Comune, Regione etc.); progressiva chiusura del mondo della scuola; disinteresse da parte degli autori. “Anche Nanni Moretti, il regista contro del cinema italiano, una sera - ricorda Galve - dopo aver assicurato la sua presenza per un incontro successivo alla proiezione del suo film, non si è fatto vedere e non ha neppure pensato ad una telefonata di scuse”. La chiusura del Grauco (Gruppo di Autoeducazione Comunitaria) rappresenta la fine di una certa idea di cinema e più in generale di un fare cultura caratterizzato da una forte componente etica perché, oltre a proiettare film, presso il cineclub funzionava una biblioteca specializzata, si organizzavano spettacoli di teatro, dibattiti, incontri. Per questo, tale scomparsa è una grave perdita culturale. A Roma viene a mancare l’unica sala dove la programmazione era in lingua originale con sottotitoli, dove si potevano recuperare certi film, dove si scoprivano autori e cinematografie assenti nel resto della città. Sarebbero bastate poche migliaia di euro all’anno per salvaguardare tutto questo, ma nessuno ha avvertito il dovere di intervenire, preferendo sostenere attività effimere, spesso inutili, con sussidi molte volte esagerati. box office (aggiornato al 24 maggio) 1 Prince of Persia: Le sabbie del tempo .... € 2.037.242 2 Robin Hood ................................................ € 7.718.284 3 The Final Destination 3D ......................... € 960.640 4 Basilicata coast to coast ........................ € 600.566 5 Piacere sono un po’ incinta ....................€ 1.118.347 6 Iron Man 2 ............................................... 7 Draquila - L’Italia che trema................... 8 La bella società.......................................... 9 Puzzole alla riscossa .............................. 10 Notte folle a Manhattan ........................ € 7.997.545 € 1.204.395 € 78.510 € 926.992 € 1.331.989 N.B. Le posizioni sono da riferirsi all’ultimo weekend preso in esame. Gli incassi sono complessivi giugno 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 79 Telecomando DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE Libri In un dittico “il cinema dopo il cinema” Usa/Italia degli ultimi 10 anni. Poi Burton e Solondz 2001-2010 Ide e per un dec enn io La car ica dei 501 L’11 settembre e il G8 di Genova: per capire la storia americana e italiana degli ultimi 10 anni è da lì che bisogna partire. Termini a quo di una rivoluzione politica e culturale che ha innescato – con ricadute ovviamente diverse - il terzo millennio e investito di riflesso il grande schermo. Come? Ce lo dice il bel dittico edito da Le Mani Il cinema dopo il cinema – dieci idee sul cinema americano e italiano 2001-2010 (€ 12,00 cadauno), in cui Roy Menarini propone una mappatura di temi, stili, generi e tecniche che hanno caratterizzato – fuori e dentro la sala – un decennio unico, così denso di avvenimenti da fare storia a sé. Tra divulgazione e analisi, l’autore ha il merito di non sottrarsi alla trasversalità d’approccio e al giudizio, lasciando aperte molte delle questioni, eccetto una: la tanto annunciata morte del cinema non è mai avvenuta. Dopo 1001 Film, la truppa di autori capitanata da Steven Jay Schneider prosegue sulla stessa linea di volumi illustrati tra il divulgativo ed il cult cinefilo. Sempre pubblicati da Atlante, 501 Grandi registi (pagg. 640, € 29,00) e 501 Star del cinema (pagg. 640, € 29,00), non sono veri e propri “dizionari”. Non hanno la completezza enciclopedica, ma si limitano ai 501 esponenti che gli autori ritengono più significativi. Prevalgono autori e star di Hollywood, ma la selezione si allarga anche ai grandi del cinema europeo e orientale, non mancano i capisaldi del cinema di Bollywood da Amitabh Bachchan a Sharukh Khan. Rispetto ai soliti dizionari la lettura è più divertente: le schede dei personaggi, in ordine cronologico di data di nascita, sono arricchite da foto, citazioni, segnalazioni di film da non perdere che fanno dei due volumi un bell’invito ad approfondire il mondo del cinema. GIANLUCA ARNONE GIORGIA PRIOLO 80 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 “I cattivi” personaggi Dall’infanzia problematica nel New Jersey alla recente vittoria veneziana per la sceneggiatura di Perdona e Dimentica, Diego Mondella ripercorre le tappe cinematografiche e biografiche di uno degli autori più controversi e provocatori dei nostri tempi. Sgradevole è bello - Il mondo nel cinema di Todd Solondz (Pendragon, pagg. 147, € 14,00), oltre ad essere un unicum monografico sul discusso filmaker, si propone come un viaggio all’interno dell’immaginario cinematografico del cineasta indipendente, un’accattivante riflessione sul campionario di personaggi disturbanti che lo sguardo analitico di Solondz continua a presentarci. Temi ricorrenti nella sua filmografia come l’infanzia, la felicità, la famiglia, diventano occasione per sviscerare l’universo antropologico dei moderni e sconvolgenti freaks raccontati dal regista di Happiness e di Fuga dalla scuola media. Analize Hitch Alla ricerca del Volto e della Cosa, a trent’anni dalla morte del grande cineasta di Roberta Pugliese CHIARA NAPOLEONI Tim chiama Tim Nell’anno del trionfo commerciale di Tim Burton grazie alla favola glamour/mainstream in 3D, Alice, le librerie si sono riempite di saggi e biografie sul regista più cupo ed eccentrico d’America. Addirittura una mostra al MOMA di New York l’ha consacrato come artista, registrando il tutto esaurito. Ci teniamo a segnalare il saggio a cura di Mark Salisbury, Burton racconta Burton (Kowalski, pagg. 364, € 20,00) come uno dei volumi più interessanti per conoscere a fondo l’autore. Appartiene alla bellissima collana di libriintervista pubblicati da Faber and Faber che, sul modello della celebre intervista di Truffaut a Hitchock, permettono di entrare nel laboratorio del regista e di seguire le evoluzioni della sua carriera e del suo sforzo creativo. Non è certo il più completo (arriva fino a Sweeney Todd, ignorando Alice), ma forse non è un gran difetto. GIORGIA PRIOLO Ciociaria Mon Amour I territori del Lazio meridionale sono luoghi della giovinezza e dei primi passi artistici di famosi registi ed attori del cinema italiano, come Vittorio De Sica, Giuseppe De Sanctis, Marcello Mastroianni, Nino Manfredi o il “giovane” Stefano Reali. Luoghi di formazione anche di importanti, seppur meno noti, autori e tecnici come lo scenografo Antonio Valente, il montatore Ruggero Mastroianni (fratello di Marcello), il fotografo Pasquale De Sanctis (fratello di Giuseppe), Mario e Fabio Massimo Iaquone, e molti ancora. Il progetto Cinema nostrum (Teseo, € 12,00), curato da Giovanni Curtis insieme a un gruppo di critici e giovani studiosi, con il sostegno dalla Provincia di Frosinone, intende dunque riscoprire volti e mestieri del cinema laziale, con testimonianze inconsuete, saggi analitici e interviste sugli autori contemporanei. SERGIO SILLA Beattr icc e Balsamo Hi tc h co c k - Il Vo l to e la Co sa E d . M imesis € 166, 000 Pa g g. 1977 Avvalendosi di alcuni concetti sviluppati dagli psicoanalisti e filosofi Lacan, Freud, Winnicott e Klein, la psicologa e psicoanalista Beatrice Balsamo con Hitchcock - Il Volto e la Cosa approfondisce i testi hitchcockiani, dimostrando come tutto il suo cinema tende verso la rappresentazione dell’immaginario Volto della madre, a cui è sempre rimasto legato e dipendente. Non rappresentabile nella realtà è anche la Cosa, definita da Lacan come qualcosa di velato che ha intorno a sé il Vuoto, adulato e ricercato nell’arte e nel cinema. Dai film di Hitchcock emerge la difficoltà di rappresentare l’oggetto desiderato (Volto) sottolineando che è impossibile sostituirne la mancanza, perché ciò che cerca non può essere soddisfatto da nessun oggetto. L’autrice, attraverso l’analisi delle sceneggiature, fa emergere due sentimenti contrastanti: il bene e il male, mai espressi in modo chiaro e che, secondo Hitchcock, possono coniugarsi e coesistere solo nella psicoanalisi in grado di mettere l’uomo di fronte a se stesso, costringendolo a ricordare ciò che non vuole. Tutto il cinema di Hitchcock può essere interpretato come una ricerca del Volto della madre, irraggiungibile ed è caratterizzato da presenzaassenza, che allude a un soggetto da sempre perduto e da sempre ricercato. Il volume è stato presentato a Bologna il 29 aprile 2010, in occasione del trentennale della morte del grande cineasta. Telecomando DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE di Gianluigi Ceccarelli Colonne Sonore Visti da vicino On The Road Nick Cave e Warren Ellis: spoliazione postapocalittica Nick Cave e Warren Ellis tornano a collaborare assieme a John Hillcoat, dopo The Proposition del 2005 (sceneggiato dallo stesso Cave). Nel frattempo, il duo ci aveva lasciato letteralmente a bocca aperta con lo straordinario score de L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford, lavoro memorabile e denso di crepuscolare malinconia. Con The Road viene meno il supporto di un genere filmico nel quale far confluire la cupezza delle suggestioni di Cave ed Ellis, che dipingono lo scenario desolato di un futuro post-cataclisma attraverso la spoliazione. Del lirismo di Jesse James resta poco: episodici barlumi di speranza rintracciabili nelle inesorabili terzine di pianoforte che assieme al violino di Ellis compongo- no il leit motiv del tema (The Road, The Far Road), sparuti momenti di riflessione che rimandano sempre a qualcosa di lontano e non immanente ( The Church, The Beach). Perché immanente, in questo score, fa rima con orrore e violenza (le terrificanti Cannibals e The House), minaccia che The Journey rende ineluttabile e costante con le percussioni di sottofondo. La sospensione del tempo e la dilatazione delle note conducono alla continua conferma di un presente senza speranza; ululati e fischi del vento accompagnano un viaggio senza meta che neanche il brano finale (The Boy) riesce a chiudere se non con un cupio dissolvi carico di ulteriori interrogativi sul tempo che ci resta. Per tut ti i gus ti a cura di Federico Pontiggia Eclipse Uno, due e… tre! I Muse calano il tris sulla saga ideata da Stephenie Meyer. La band di Matt Bellamy ritorna a far ballare i vampiri con l’inedito Neutron Star Collision (Love Is Forever). 82 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo giugno 2010 Le quattro volte Non ci sono musiche chez Michelangelo Frammartino, ma di più: un montaggio del suono (Daniel Iribarren, con Benni Atria) eidetico, che lega il battito del carbone a quello animale. Superbo. Una canzone per te Lost, Sonohra, L’Aura, Broken Heart College, Zero Assoluto: il “meglio” teen-pop per Herbert Simone Paragnani. Con i compositori Cristiano Grillo e Andrea Lai, uno spartito Mtv dipendente… UNA PARTNERSHIP A SOSTEGNO DELLE CAUSE AMBIENTALI Leonardo DiCaprio e TAG Heuer uniscono le loro forze per contribuire alle iniziative di Green Cross International. Per saperne di più, www.tagheuer.com - 800.99.11.66