rivista del
dal 1928
MENSILE N.6
G I U G N O 2 0 1 0 € 3,50
CANNES
SEGRETA
DIETRO LE QUINTE
DELLA MACCHINA
PERFETTA
EMERGENTI
DAL CANADA
CON SIMPATIA:
ECCO L’ANTIDIVO
BARUCHEL
IN FAMIGLIA
LA COSTUMISTA LIA
A TU PER TU CON
PAPA’ MORANDINI
EMMA THOMPSON
MyFairLady
TATA MATILDA SUGLI SCHERMI,
SCENEGGIATRICE PER PASSIONE. PRONTA
A FAR RIVIVERE ELIZA DOOLITTLE
L'attrice e
sceneggiatrice
londinese Emma
Thompson
Poste Italiane SpA - Sped. in Abb. Post. - D.I. 353/2003
(conv. in L. 27.02.2004, n° 46), art. 1, comma 1, DCB Milano
fondazione ente™
dello spettacolo
La stampa non vi fa percepire
le innumerevoli tonalità di colore dell’immagine.
La sua reazione sì.
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tradizionali ha aggiunto il giallo per riprodurre una gamma di colori, soprattutto dei gialli, dei blu, dei
verdi e dei marroni, come non avete mai visto prima in un televisore. L'RGB (red, green, blu) è diventato
RGBY (Y per yellow) che, non ultimo, permette una ulteriore riduzione dei consumi (meno di 100 Watt
per un 52"!). Potreste avere la stessa reazione di Mister Quattron. Se non lo vedi, non ci credi.
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rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
Nuova serie - Anno 80 N. 6 giugno 2010
In copertina Emma Thompson in Tata Matilda e il grande botto
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DIRETTORE RESPONSABILE
Dario Edoardo Viganò
CAPOREDATTORE
Marina Sanna
L’immaginazione al potere
REDAZIONE
Gianluca Arnone, Federico Pontiggia, Valerio Sammarco
CONTATTI
[email protected]
PROGETTO GRAFICO
P.R.C. - Roma
ART DIRECTOR
Alessandro Palmieri
HANNO COLLABORATO
Orio Caldiron, Gianluigi Ceccarelli, Pietro Coccia, Silvio Danese,
Bruno Fornara, Antonio Fucito, Giuliana C. Galvagno, Valentina
Martelli, Massimo Monteleone, Franco Montini, Morando
Morandini, Chiara Napoleoni, Valentina Neri, Peppino Ortoleva,
Manuela Pinetti, Giorgia Priolo, Roberta Pugliese, Sergio Silla,
Marco Spagnoli
REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE DI ROMA
N. 380 del 25 luglio 1986 Iscrizione al R.O.C. n. 15183 del 21/05/2007
STAMPA
Società Tipografica Romana S.r.l. - Via Carpi 19 - 00040 Pomezia (RM)
Finita di stampare nel mese di maggio 2010
MARKETING E ADVERTISING
Eureka! S.r.l. - Via L. Soderini, 47 - 20146 Milano
Tel./Fax: 02-45497366 - Cell. 335-5428.710
e-mail: [email protected]
DISTRIBUTORE ESCLUSIVO
ME.PE. MILANO
ABBONAMENTI
ABBONAMENTO PER L’ITALIA (10 numeri) 30,00 euro
ABBONAMENTO PER L’ESTERO (10 numeri) 110 euro
SERVIZIO CORTESIA
S.A.V.E. Srl, Fiano Romano (RM) tel. 0765.452243 Fax 0765.452201
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PROPRIETA’ ED EDITORE
PRESIDENTE
Dario Edoardo Viganò
DIRETTORE
Antonio Urrata
UFFICIO STAMPA
[email protected]
Attualità, storia e politica hanno costituito
l’ossatura di Cannes 63. Solo nel concorso
abbiamo avuto i contractors in Iraq di Loach
(Route Irish), il cul-de-sac delle armi di
distruzione di massa (Fair Game di Liman), la
lotta di liberazione algerina (Hors la loi di
Bouchareb), l’eccidio dei monaci trappisti (Des
hommes et des dieux di Beavouis) e la povera
patria di furbetti e mammona (La nostra vita di
Luchetti).
prima
dell’immaginario. Non
a caso le operazioni
più apprezzate sono
state quelle capaci di
lavorare criticamente
sulle possibilità della
prima e i limiti del secondo: lo sguardo
primigenio del nostro Frammartino ne Le quattro
volte, le secche dell’immaginario ufficiale nel
Ceausescu del rumeno Andrei Ujica.
E’ il segno dei tempi, stretti tra l’urgenza di
testimoniare il reale e l’incapacità di ripensarlo
L’Italia gioisce con Elio Germano, premiato ex
costruendo fabule nuove (che spiega l’abuso di aequo con Bardem per la migliore
remake e adattamenti dell’ultima decade). Ma è interpretazione maschile. Luci e ombre invece
un segno anche che a vincere
dall’analisi strutturale del nostro
la Palma d’Oro sia stato Uncle
comparto: il Rapporto FEdS 2009
Boonmee Who Can Recall His
“La Palma al visionario sul mercato e l’industria del
cinema in Italia rivela un trend
Past Lives del tailandese
Weerasethakul è
negativo per quanto riguarda le
Weerasethakul, l’eccezione
un’inversione di
imprese cinematografiche e il
visionaria in un cartellone
numero di film prodotti (- 14,9%
traboccante di nobili contenuti
tendenza rispetto alla
e avaro di forme. Pure se non
fame di realismo degli rispetto al 2008), a fronte però di
una crescita degli incassi ( +15%).
del tutto sordo agli echi della
ultimi anni”
In sintesi è il ritratto di un cinema
politica – vince un regista
tricolore in tenuta rispetto ai
inviso al regime tailandese,
competitors internazionali
che in quei giorni era al centro
nonostante le difficoltà e le incertezze del FUS,
della cronaca internazionale per la feroce
che però si lasceranno intravedere nel 2010.
repressione contro il dissenso interno – il
verdetto della Giuria capitanata da Tim Burton
Ricordiamo la scomparsa di Emilio Lonero,
indica un’inversione di tendenza rispetto alla
studioso, storico e docente di cinema, ed ex
fame di realismo degli ultimi anni – sentita più
direttore della Rivista del Cinematografo. Alfiere
dai cineasti, perché il pubblico ha preferito
consumare fantasy e 3D – e riporta al centro
della critica cattolica e uomo di grande vivacità
del cinema l’arte del visibile, l’immaginazione
intellettuale.
COMUNICAZIONE E SVILUPPO
Franco Conta [email protected]
COORDINAMENTO SEGRETERIA
Marisa Meoni [email protected]
DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE
Via G. Palombini, 6 - 00165 Roma - Tel. 06.96.519.200
Fax 06.96.519.220 - [email protected]
Associato all’USPI
Unione Stampa - Periodica Italiana
Iniziativa realizzata con il contributo della Direzione Generale
Cinema - Ministero per i Beni e le Attività Culturali
La testata fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge
7 agosto 1990, n. 250
giugno 2010
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
5
sommario
n. 6
giug no 2010
PERSONAGGI
24 L’apprendista
Alla scoperta di
Jay Baruchel, presto
stregone in sala
33 Simpatia Benicio
Dietro la maschera
dell’attore giurato,
cinefilo e romantico
50 Lady Oscar
Katharine Hepburn, la donna
più amata da Spencer Tracy e
dall’Academy
SERVIZI
28 Cannes dei miracoli
Sguardo indiscreto sul
Festival dei Festival. Che
premia Thailandia e Germano
FILM DEL MESE
54 Il segreto dei suoi
occhi
58 U2 3D
58 The Hole 3D
60 Il padre dei miei figli
61 Poliziotti fuori
61 Lei è troppo per me
63 Il tempo che ci rimane
64 14 Kilometros
64 Saw VI
66 La papessa
68 About Elly
42 Taglia e cuci
Morando Morandini
intervista la figlia Lia,
celebre costumista
47 Arriva l’Eclipse
Edward e Bella dopo
Twilight e New Moon:
amore vampiro
Kate Beckinsale,
bellezza giurata
sulla Croisette
(Foto Pietro
Coccia)
Una scena de
Il segreto dei suoi
occhi. A sinistra
Germano e
Bardem
18 COVER
Double Emma
L’altra faccia della Thompson,
irriconoscibile Tata Matilda
e pronta al grande botto con
la nuova versione di My Fair Lady
Realizzato da:
Promosso da:
10
Morandini
in pillole
In ricordo di Furio
Scarpelli, maestro
“all’italiana”
72
Dvd & Satellite
12
Circolazione
extracorporea
La vita è tutta un
quiz: dal grande
schermo al Pc
14
Glamorous
News e tendenze:
gioco di Noomi,
fattore P(olanski)
16
Colpo d’occhio
Zingarata medievale:
tornano gli Amici
miei
Moon, Collateral,
Il grande Lebowski:
fiera Blu-ray
78
Borsa del cinema
Roma saluta il
Grauco, cineclub
addio
80
Libri
USA/Italia: decennio
caldo. Hitchcock in
analisi
82
Colonne sonore
Nick Cave suona
The Road. La natura
per Le quattro volte
Benicio Del Toro
inedito a Cannes
(Foto Pietro
Coccia)
pensieri e parole
Quello che gli altri non dicono: riflessioni a posteriori di
un critico DOC
MORANDINI in pillole
di Morando Morandini
Scarpelli
era un uomo
libero, aperto
agli altri con
intelligenza e
pazienza
10
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
Scarpelli exit – Critico di frontiera come sono (in 45
minuti d’auto arrivo da Milano in Svizzera), non ho
mai avuto occasione di incontrare il romano Furio
Scarpelli che se ne è andato il 28 aprile scorso a 90
anni, 7 anni dopo il suo coetaneo bresciano Agenore
Incrocci (1919-2003, ma c’è chi lo dà nato nel 1914),
in arte Age. Senza essere cinefili, basta avere i
capelli grigi per conoscere Age & Scarpelli, la coppia
di sceneggiatori più famosa del cinema italiano postbellico. Cominciarono a lavorare insieme nel ’49 con
Vivere a sbafo di Giorgio Ferroni con Misha Auer e
Peppino De Filippo, uscito nel gennaio 1950, anno in
cui firmarono Totò cerca moglie e Tototarzan. Si
separarono alla fine degli anni 80: quanti film hanno
scritto insieme? Con precisione, forse non lo sapevano nemmeno loro, più di un centinaio, chi dice 150,
lavorando con tutti, o quasi, i maggiori registi della
commedia all’italiana. Basterebbero I soliti ignoti
(1958) e La grande Guerra (1950) diretti da Monicelli
a dire il loro contributo, ma portano la loro firma
alcune delle migliori commedie di Blasetti, Germi,
Mattoli, Risi, Scola, Zampa. Figlio di Filiberto S., uno
dei fondatori del settimanale “Il Travaso”, Furio
cominciò come vignettista satirico anche sulla rivista
del P.C.I. “Rinascita”. Si beccò anche una querela da
De Gasperi che vinse la causa. Dei due era il più politicizzato e impegnato nel sociale. Age il più dotato
nel comico. L’uno seguiva la lezione di Brecht, l’altro
attingeva all’avanspettacolo, al teatro di rivista. Qui,
però, vorrei dire qualcosa sull’uomo. In mezzo secolo
giugno 2010
di brevi ma assidui soggiorni a Roma, frequenze
annuali alla mostra di Venezia, stracche partecipazioni a convegni e dibattiti sulla crisi del cinema non
ascoltai mai una mala parola su Furio Scarpelli, non
un pettegolezzo, non un attacco, non una riserva di
taglio ideologico. Il suo retroterra era marxista,
marxiano? Era un marziano, Ho parlato con qualche
suo ex allievo del Centro Sperimentale, Marcello
Mastroianni, due o tre giovani registi e attori per cui
scrisse negli ultimi anni. Ho sentito soltanto parole
di riconoscenza, affetto, rispetto. Nel 1977, quando
alcune dichiarazioni filo mussoliniane di Sordi suscitarono scalpore a sinistra, Scarpelli commentò:
“Non sono le idee di un fascista. Sono le idee di un
balilla”. Era un uomo libero, aperto agli altri con
intelligenza e pazienza, di cui invidio la lucida longevità creativa. In maggio è uscito Christine Christina,
esordio nella regia di Stefania Sandrelli. Tra gli sceneggiatori c’è il nome di Furio Scarpelli, 90 anni.
Disinformazione – Quanti sono i David di Donatello?
Pochi lo sanno: due dozzine. Per aver un’idea sullo
stato delle cose del giornalismo italiano basta “La
Repubblica” di sabato 8 maggio che, sotto il titolo “I
David della protesta”, dedica una pagina intera all’evento. Che notizie dà? L’uomo che verrà ha vinto la
statuetta del miglior film, Vincere (con altri 7 premi
innominati) la migliore regia (che è già una contraddizione). Poi sono citati, con fotine, i 4 premi agli
attori protagonisti e non. Sul resto, silenzio.
JVU°PS°WH[YVJPUPV°KP
AMBASCI
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DELLA
AMBASCIATA
REPUBBLICA DI POLONIA
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YHNNP\U[V°PS°WYVMVUKV°KLS°[\V°J\VYL®
:[HUSL`°2\IYPJR
Dal 5 all’11 Giugno al Napoli Film Festival, poi nei migliori cinema
Si ringrazia:
Ufficio Turistico Polacco - via G.B.Martini 6
00198 - Roma tel. 06 4827060 - fax 06 4817569 - www.polonia.travel/it
circolazione extracorporea
Fruizioni multiple nell’era della riproducibilità
QUIZ SHOW
a cura di Peppino Ortoleva
VERSO LA CONOSCENZA PARCELLIZZATA, ISOLATA
DALLA STRUTTURA COMPLESSIVA DELLA PELLICOLA
E DALLA NARRAZIONE
FRAME BY FRAME
Ralph Fiennes in una
scena di Quiz Show di Robert
Redford (1994). In basso,
il gioco “Frame by Frame”
di Screenplay
Nell’“estetica del frammento” oggi dominante, il film, che nasce esso stesso
come montaggio di frammenti, vive la sua “circolazione extracorporea” scisso e
scorporato dalle sue modalità di fruizione tradizionali, gettato in un frullatore di
clip, trailer, montaggi. La conoscenza filmica si articola sempre più spesso in
conoscenza parcellizzata, isolata dalla struttura complessiva
della pellicola e dalla narrazione.
In questo contesto il cinefilo porta avanti un processo quasi
ossessivo di accumulo di nozioni, date, nomi e luoghi in un processo di catalogazione spesso indipendente da criteri quali il
gusto personale o il valore estetico del film. È una dinamica tra le
tante sviluppatesi sul (e) grazie al web, che in primo luogo ha fornito, grazie alle banche dati online, una fonte pressoché inesauribile di dettagli, e in secondo luogo ha permesso di collegare gli
utenti nei sempre più numerosi spazi di discussione e condivisione offerti dai social network, cementando così il desiderio di confronto tra gli appassionati, confronto che assume da subito una
connotazione competitiva. I classici quiz a domanda e risposta
singola o multipla, per quanto difficili (come il sedicente Neverending Movie Quiz del sito Flixster) sono ormai scogli superabili
grazie a un buon motore di ricerca.
La facilità di estrarre l’unità di base della narrazione cinematografica, il singolo fotogramma, grazie alla tecnologia digitale del
freeze frame del lettore dvd o allo screenshot dello schermo del
computer permette di estrapolare dal film esattamente l’istante scelto, dando
origine a quiz ben più difficili. Nei giochi ospitati su siti e forum dedicati al cinema (come ad esempio il Frame by frame di Screenplay o Invisibles di Filmwise
in cui la difficoltà è ulteriormente aumentata dalla cancellazione dei volti degli
attori) o su social network (il gruppo Figurine su Facebook) la bravura del concorrente sta nel risalire, a partire dalla singola
immagine, nel migliore dei casi, al titolo, nel
peggiore, anche ad autore e anno di uscita del Gli utenti sfidano
film in questione. Il tutto a partire da un detta- altri giocatori
glio quale uno scorcio di un interno, un albero,
un personaggio voltato. La componente quasi scegliendo raramente
inconscia della stimolazione è riscontrabile immagini
soprattutto tra i quesiti proposti dagli utenti, che
sfidano gli altri giocatori scegliendo raramente emblematiche
immagini emblematiche o comunque facilmente
riconducibili a un titolo, ma spesso proponendo semplici suggerimenti di atmosfera, come per dire: bravo, hai riconosciuto la luce dell’autunno newyorkese di
Woody Allen, ma di quale film? La competenza del cinefilo viene sfidata sul
piano della visione della singola immagine, spesso facendo leva sulla necessità
di un riconoscimento quasi subliminale, come a riportare il film al grado zero
della narrazione, anzi a prima della stessa illusione di movimento.
GIULIANA C. GALVAGNO
12
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
giugno 2010
glamo rous
Ultimissime dal pianeta cinema: news e tendenze
14
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
giugno 2010
a cura di
Gianluca Arnone
IL MIO NOOMI
E’ CAREY
Che ci azzecca Carey Mulligan
con Noomi Rapace? Delicata
l’una, purulenta l’altra. Carey:
taglio alla maschietta che fa
tanto Shirley MacLaine. Noomi:
demone androgino e
punkabbestia. L’ombra e la
luce, il diavolo e
l’acquasantiera. Solo ad
Hollywood – che è insieme la
Mecca del cinema e la Babilonia
della morale – potevano
confonderle. Nulla di strano
perciò se l’angelica Mulligan
sarà Lisbeth “Rapace” Salander
nel remake americano della
trilogia Millennium (per la regia
di Fincher). Nel “Nuovomondo”
– come spiegava bene Eco –
non solo dietro ogni inedito c’è
la copia. Ma sotto la pelle c’è
ancora il make-up.
STASERA MI BUTTO
Lo farebbe se fosse in vetta: invece Pamela Anderson è solo
terza nella chart delle star più indebitate del pianeta (fonte
Forbes), dovendo alle casse della California appena mezzo
milione di dollari di tasse. La precede – per bancarotta - Kate
Jackson, e sul podio più alto, l’inarrivabile Mike Tyson. Sotto i
guantoni dell’ex boxer c’erano mani bucate.
PRESA E RIPRESA:
IL FATTORE P
Dopo la condanna in contumacia per lo
stupro su una 13nne, nuove accuse a
Polanski dall’attrice Charlotte Lewis,
molestata nel 1982 all’età di 16 anni.
Fatto curioso: nel 1986 la donna è stata
diretta dal regista nel film Pirati. Ora
non ci interessa sapere perché abbia
taciuto per 28 anni, come qualche
giornalista malizioso si è premurato di
chiedere. Ma quale ragione l’abbia
spinta a lavorare con il suo aguzzino 4
anni dopo il fattaccio sì.
BELLEZZE AL PEGNO
E’ Gisele Bundchen la modella più
pagata del 2009: 25 milioni di dollari
fatturati in
un anno. La
classifica, al
solito, l’ha
s t i l a t a
Forbes.
Dietro
a
Gisele, Heidi
Klum (16
milioni), terza
Kate
Moss (9 milioni). Per
quelle che
rosicano,
Carla Bruni
ha detto una
volta che “la
bellezza è
un regalo pesante, perché devi sempre provare che non sei cretina”. Le
brutte, almeno, non devono provare
nulla: della loro intelligenza non frega mai niente a nessuno.
giugno 2010
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
15
c olpo d’occhio
FE ST IVAL DE L M ES E
Placido, Panariello, Hendel, Ghini e De Sica: i nuovi
Amici miei ci raccontano come tutto ebbe inizio
I nuovi Amici Miei:
Hendel, Ghini, Placido e
Panariello @ Filmauro Tullio Deorsola
Non è uno scherzo!
25 ANNI DOPO l’ultima zingarata al
cinema tornano gli Amici miei.
Invecchiati? Macchè. Hanno circa
600 anni in meno, vivono a Firenze
e, a parte il cinismo, condividono
con quelli di un tempo ben poco. In
Amici miei… come tutto ebbe inizio
un manipolo di temerari raccoglie il
testimone dei “padri” (Tognazzi,
Noiret, Celi, Moschin e Del Prete),
fingendo di esserne gli avi. Placido,
Panariello, Hendel, Ghini e De Sica
- con la complicità in regia di Neri
Parenti e l’appoggio della Filmauro
(produzione affidata ad Aurelio e
Luigi De Laurentiis) - scherzano
come allora per dimenticare le
paure del presente. Sapendo già
che non sarà uno scherzo far
dimenticare gli amici del passato.
di Massimo Monteleone
De Niro a Taormina, Lizzani a Pesaro.
Omaggio ai corti con Sellers ad Arcipelago
TAORMINA FILMFEST
1 LVI
edizione della rassegna
siciliana, con anteprime di film di
tutto il mondo alla presenza di
autori e ospiti, tra cui Robert De
Niro ed Emir Kusturica. Le
sezioni competitive
“Mediterranea” e “Oltre il
Mediterraneo” presentano circa 7
lungometraggi prodotti in
quell’area geografica. Previste
due retrospettive sui paesi ospiti
d’onore: Spagna e Brasile.
Località Taormina (Messina), Italia
Periodo 12-18 giugno
tel. (06) 486808 (segr. a Roma)
Sito web www.taorminafilmfest.it
E-mail [email protected]
Resp. Deborah Young
MOSTRA INTERNAZIONALE
2 DEL
NUOVO CINEMA
XLVI edizione del festival italiano,
coerente nel seguire percorsi
originali, tendenze sperimentali,
cinematografie e autori
emergenti. In programma titoli
inediti e una rassegna sul nuovo
cinema russo. L’evento speciale è
l’omaggio a Carlo Lizzani. Incontri
con gli autori e tavole rotonde.
Località Pesaro, Italia
Periodo 20-28 giugno
tel. (06) 4456643 (rif. a Roma)
Sito web www.pesarofilmfest.it
E-mail [email protected]
Resp. Giovanni Spagnoletti
ICS - INCONTRI
CINEMATOGRAFICI DI
STRESA
V edizione della rassegna
dedicata alla promozione della
cinematografia indipendente
europea con un’attenzione
particolare alle opere prime e ai
film di autori giovani. A bordo lago
il miglior cinema indipendente di
Belgio, Italia, Portogallo, Svizzera.
Località Stresa (VB), Italia
Periodo 14-20 giugno
tel. 3393495625419
Sito web www.stresacinema.org
E-mail [email protected]
Resp. Luca Evangelisti
16
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
giugno 2010
IL CINEMA RITROVATO
XXIV appuntamento con la
rassegna dedicata ai film muti e
sonori riemersi e ai classici
restaurati, con incontri e
seminari. In programma, fra le
varie sezioni, l’omaggio
retrospettivo a John Ford e un
omaggio a Stanley Donen, ospite
della rassegna. Ospita anche la
Fiera dell’Editoria
Cinematografica.
Località Bologna, Italia
Periodo 26 giugno - 3 luglio
tel. (051) 2194814
Sito web
www.cinetecadibologna.it/cinema
ritrovato2010
E-mail
cinetecamanifestazioni1@comune
.bologna.it
Resp. Peter von Bagh
5
CINEMAMBIENTE ENVIRONMENTAL FILM
FESTIVAL
XIII edizione del più importante
festival italiano dedicato alle
tematiche ambientali. Previsti un
Concorso Internazionale
Documentari e un Concorso
Documentari Italiani. Fra gli
eventi speciali la proiezione di The
Cove, vincitore dell’Oscar 2010
come miglior documentario, sul
grave pericolo di estinzione dei
delfini.
6
3
BIOGRAFILM FESTIVAL –
4 INTERNATIONAL
Christian De Sica
@ Filmauro Tullio Deorsola
tel. (051) 4070166
Sito web www.biografilm.it
E-mail [email protected]
Resp. Andrea Romeo
CELEBRATION OF LIVES
VI edizione del festival dedicato
alle biografie e ai racconti di vita.
Previsti un concorso, sezioni
tematiche, anteprime italiane e
internazionali, focus, incontri e
retrospettive. Quest’anno si
celebra “Italia 60 – Il bello, il
Boom, la dolce vita”.
Località Bologna, Italia
Periodo 9-14 giugno
Località Torino, Italia
Periodo 1-6 giugno
tel. (011) 8138860
Sito web www.cinemambiente.it
E-mail [email protected]
Resp. Gaetano Capizzi
ARCIPELAGO
7 XVIII
edizione del “festival
internazionale di cortometraggi e
nuove immagini”. Sezioni
competitive: The Short Planet
(film e video internazionali, “corti”
digitali); ConCorto (film e video
italiani); VideoRome; Corto.Web
10.0 ; Extra Large. Non
competitive: Itinerari –
Panoramica Italiana e un
omaggio ai corti con Peter
Sellers.
Località Roma, Italia
Periodo 18-24 giugno
tel. (06) 39388262
Sito web
www.arcipelagofilmfestival.org
E-mail
[email protected]
Resp. Stefano Martina
COVER
Emma Thompson
double face:
irriconoscibile in Tata
Matilda e il grande
botto, accanto in
versione “ordinaria”
18
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
giugno 2010
Più che attrice autrice,
passa con disinvoltura dalla
recitazione alla scrittura.
Da Tata Matilda e il grande
botto al remake di My Fair
Lady, senza (mai)
dimenticare la famiglia
Che classe,
signora
Thompson!
di Marina Sanna
giugno 2010
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
19
COVER
Maggie Gyllenhaal è la signora
Green, madre dei vivaci bambini
(nella foto sopra) in Tata Matilda
e il grande botto
GLI OCCHI AZZURRI VIVACI, la bellezza
senza tempo, il proverbiale sense of
humour fanno di Emma Thompson una
rarità nel panorama cinematografico
internazionale. Famosa per il sodalizio
con Kenneth Branagh (hanno
rispolverato con successo le opere di
Shakespeare per poi separarsi nel ‘94)
e una carriera in costante crescita:
figlia d’arte, frequenta prima la
Camden School, poi il corso di
Letteratura inglese all’Università di
Cambridge. Entra a far parte del
gruppo teatrale “Footlights” di
Cambridge (in cui si sono formati
anche i Monty Python), diventandone
in breve vicepresidente. Dopo essersi
laureata, lavora in varie trasmissioni
radiofoniche della BBC ma è il
versante comico ad attirarla come
una falena. “E’ stata la mia prima
grande passione - ci dice a Londra
per l’anteprima di Tata Matilda e il
grande botto, di cui oltre che
protagonista con Maggie Gyllenhall è
anche sceneggiatrice -.
Nonostante mi fossi formata in una
famiglia in cui tutti, da mio nonno a mio
cugino, erano attori non pensavo certo
alla recitazione”. Nel 1993 con Casa
Howard (1992, di James Ivory), vince il
20
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
giugno 2010
Sono nata nel 1959 quindi ancora in
piena austerità, Londra era molto
diversa dalla metropoli frizzante di
oggi. Soffriva di cuore, avevo sette anni
quando fu colpito dal primo attacco
cardiaco. Mi affascinava la sua capacità
di rivolgersi a un pubblico specifico,
non so come si era specializzato in
storie per bambini”.
Forse questo spiega il suo
legame col personaggio di Tata
Matilda?
In effetti è già il secondo episodio
che adatto per lo schermo. Credo
rappresenti l’essenza della
saggezza: è paziente, possiede
magia e humour. Recentemente
però ho capito che il mio
interesse per lei non è legato
all’elemento fantastico, a
commedie come Mary Poppins
per intenderci. Quando ero
piccola una delle cose che mi
Emma Thompson alias la magica Tata Matilda. A destra
piaceva di più era guardare i
la regista Susanna White sul set del film
western con mio padre. Ne
abbiamo visti migliaia insieme, e
vince un’altra statuetta per la
qualche tempo fa ho improvvisamente
sceneggiatura non originale. La
compreso che la storia di Tata Matilda
scrittura ce l’ha nel sangue: il padre
Eric Thompson, oltre a recitare
ha la struttura di un western!
inventava soggetti e racconti. “Ha avuto
Stile Clint Eastwood?
una grandissima influenza su di me.
Mi viene in mente Il cavaliere pallido
primo premio Oscar e il David di
Donatello, l‘anno successivo bissa le
nomination per Quel che resta del
giorno (ancora di Ivory) e per Nel nome
del padre di Jim Sheridan. L’impegno
nel cinema non si limita alla
recitazione: con l‘adattamento del
romanzo di Jane Austen Ragione e
sentimento (1995, regia di Ang Lee)
La regista Susanna
White sul set del film.
Sullo sfondo un
“cimelio” della
Seconda Guerra
Mondiale
MATILDA
CONTRO TUTTI
Da quando il marito è
partito per il fronte, la
signora Green deve
occuparsi di figli,
animali e fattoria.
Nonostante la guerra,
il menage quotidiano
scorre piuttosto
tranquillo fino
all’arrivo di due
cuginetti di città,
affatto simpatici. A
riportare la quiete in
famiglia ci penserà la
temibile Tata
Matilda… Tratto dalla
serie di libri per
bambini omonima di
Christianna Brand,
sceneggiato ancora
una volta e
interpretato da Emma
Thompson e diretto da
Susanna White.
Ottimo il cast, tra cui
Maggie Gyllenhaal.
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COVER
ma anche i classici di John Ford.
Matilda rappresenta lo straniero che
arriva all’improvviso e mette le cose a
posto. Che risolve i conflitti usando
metodi inusuali, poco ortodossi. E alla
fine se ne va oppure muore.
Sullo sfondo però c’è la guerra. E’ un
caso?
Volevo fare un film sull’assenza del
padre. La guerra di per sé è una
vergogna e la situazione mondiale
contemporanea mi preoccupa
moltissimo. Una delle mie scene
preferite è quando miss Green (Maggie
Gyllenhall, ndr) dice: “La guerra ha una
pessima influenza sui bambini”.
Scrive, recita, le piacerebbe passare
dietro la macchina da presa?
Oh no! (ride). E’ un lavoro orribile e
molto faticoso. Se un giorno qualcuno
mi spiegherà come essere una buona
madre e dirigere allo stesso tempo lo
prenderò in considerazione.
E’ difficile lavorare con i bambini?
Devi motivarli, richiedono molta
energia: per loro è complicato ripetere
le scene con la stessa spontaneità. Però
è meraviglioso averli sul set, la gioia
che sprizzano è quasi palpabile.
Ancora Emma
Thompson alla
guida della sua
moto volante, in
viaggio verso
Londra
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Il suo affetto è ricambiato: ho letto che
la maggior parte dei suoi fan sono
bambini. L’ha aiutata avere una figlia?
Per un lungo periodo ho quasi disperato
di poter essere madre. Poi è nata Gaia
(dall’unione con l’attore Greg Wise nel
‘99) e la mia vita è cambiata. Essere un
bambino nel mondo di oggi può essere
davvero molto difficile. Loro sanno che li
amo e li rispetto.
è stato riscritto completamente. I
produttori volevano qualcosa di meno
teatrale e più coinvolgente dal punto di
vista emotivo e allo stesso tempo più
“moderno”. Così sono partita
dall’originale, ho letto tutto quello che
sono riuscita a trovare sull’autore,
George Bernard Shaw. Ho sviluppato il
personaggio di Higgins ispirandomi a
lui, ho scoperto che aveva relazioni
“Ho riscritto la storia di
My Fair Lady, basandomi sulla vita
di George Bernard Shaw. Il film
dovrebbe essere pronto nel 2012”
Molte culture non gli riconoscono ancora
uno status esistenziale, sono solo
bambini.
Che cosa può dirci in anteprima del
remake di My Fair Lady?
Dovrebbe essere pronto nel 2012, il film
molto conflittuali con le sue attrici. Ho
consegnato la stesura finale dello
script lo scorso febbraio.
Si parla di Hugh Grant come
protagonista…
(Ride) Il cast è ancora top secret...
%
personaggi
APPRENDISTA
Timido, mingherlino e in carriera: dopo Lei è troppo
protagonista del kolossal Disney al fianco di Nicolas
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STREGONE?
per me con Alice Eve, il canadese Jay Baruchel è il
Cage. Il segreto? “Credo nella magia” di Valentina Martelli
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personaggi
TROPIC THUNDER, Troppo Incinta, Fan
Boy, Million Dollar Baby, Nick & Norah:
tutto accadde in una notte. Sono solo
alcuni dei film nei quali ha recitato Jay
Baruchel. E se il nome vi dice ancora
poco, non preoccupatevi. Questo attore
canadese, che ha lavorato in una trentina
tra film e telefilm è paradossalmente
ancora semisconosciuto anche negli
States. E pensare che al momento è nei
cinema con due pellicole (Dragon Trainer
e She Is Out of My League) e ne ha altre
quattro in lavorazione. Anche se ha solo
27 anni e l’apparenza dell’eterno
ragazzo, Jay ha passato più della metà
della sua vita di fronte ad una
telecamera, ma la differenza nella sua
carriera la stanno facendo questi ultimi
mesi. Oltre a She Is Out of My League
(che uscirà in Italia a giugno con il titolo
Lei è troppo per me) Jay, che ha tatuata,
dalla parte del cuore, una foglia rossa
d’acero, è protagonista anche
nell’attesissimo Apprendista stregone,
accanto a Nicolas Cage.
“Credo nella magia. O meglio sono
abbastanza intelligente da saper che
dato che… non ne so niente è meglio
non sottovalutarla – esordisce sparando
le parole ad una velocità impressionante
- . Devo ammettere che da piccolo ho
provato ad usare la weegee board (la
tavola con la quale si pongono, con
l’aiuto di un medium, le domande ai
defunti) e posso per certo affermare
prova dell’esistenza di un qualcuno o un
qualcosa più grande. Senza scendere
quindi in dettagli sulle mie personali
credenze concluderò dicendo che le
weegee board attirano brutte cose.
Come mai tanta conoscenza della
religione?
Mia madre è cattolica irlandese, ma con
sangue prussiano e inglese. Mio padre è
ebreo per metà francese ma originario
dall’Italia. Barucello, per capirsi. La mia
infanzia la ricordo come un susseguirsi
di feste religiose: Natale con i nonni
materni, Channukkah con quelli paterni.
Poi Pasqua, prima con gli uni poi con gli
altri...
Dave Stutler (il protagonista di
Apprendista stregone, ndr) sara’ il
nuovo Harry Potter?
Non lo so proprio. Harry nasce stregone,
Dave lo diventa a vent’anni. Inoltre Potter
è un personaggio inglese e trovo Stutler
molto… americano. Mi piace pensare che
Dave vincerebbe in un’ipotetica sfida, ma
Harry è certo lì fuori da molto più tempo.
Come sceglie i ruoli?
Prima leggo il copione poi chiedo di farlo
ad altre due persone di cui valuto molto i
consigli: mia madre ed il mio compagno
di casa.
In molti film lei è l’underdog, lo
“sfigato”, che però alla fine coglie tutti
di sorpresa.
Mi piace questa definizione. In fondo lo
sono stato tutta la mia vita. E anche se
recitare il ruolo dell’eroe non mi
dispiacerebbe, non credo sarei credibile.
Ma non lasciatevi trarre in inganno dal
mio fisico gracilino, potrei sempre
sorprendervi.
A conferma della cosa, quest’anno è lei
quello che finisce con il portarsi a casa
la ragazza.
(Ride) Infatti, sia in Lei è troppo per me,
che in Apprendista stregone mi va bene.
E’ la parte più dura del mio mestiere,
no?! Baciare delle belle partner di lavoro
come Alice Eve e Teresa Palmer.
In Canada è molto famoso. Che
rapporto crede invece di avere con
Hollywood?
E’ strano perché da anni ormai lavoro
per il mercato americano ed ogni volta
mi viene chiesto se il ruolo che ho
appena interpretato ha cambiato la mia
vita, per quanto riguarda la fama. E la
risposta è sempre la stessa. No. Tutto
uguale. Continuo a vivere in Canada, a
Montreal, e tutto è sempre come prima.
D’altra parte meglio così. Non mi trovo
bene tra la folla, ho disturbi d’ansia.
Quindi come se la cava con la celebrità?
Male. Fortunatamente in Canada è legata
al mio lavoro adolescenziale, quando ero
in televisione. E le devo dire che per me è
stato davvero difficile perché già la
pubertà alle scuole superiori è un
momento duro ed essere una faccia
riconoscibile ti può far sentire più solo.
Prendevo ancora autobus e
metropolitana per andare a scuola e
dovevo vedermela con coetanei che mi
guardavano e sussurravano… Anche
adesso a pensarci mi viene l’ansia. Sarà
per quello che vivo ancora nella mia
vecchia casa e non lascio il Canada.
Quindi nessun trasferimento ad
Hollywood in programma?
No, amo il Canada. E’ una cosa difficile
da spiegare. Nei film di Martin Scorsese
e Woody Allen c’è sempre la “loro” New
York e io ho lo stesso rapporto con la mia
Montreal. Vivo a due isolati dalla casa di
mia madre e mia sorella, dove sono
cresciuto. Abito con due amici che
conosco da quando avevo 14 anni. I miei
ristoranti preferiti sono lì così come la
mia squadra di hockey. E’ la mia città.
Altri amori?
I gatti. Per anni ho avuto l’abbonamento
al mensile “Cat Fancy” e il gatto che vive
con me e il mio coinquilino è l’amore
della mia vita. In salotto ho un suo
dipinto ad olio appeso al muro.
%
Jay Baruchel ed Alice Eve in Lei è troppo per me. Sotto alcune immagini del film
che farlo è una pessima idea”.
Cosa è successo?
Diciamo che mi sono molto
spaventato. Ma non mi chieda
altro (pausa). Mettiamola così,
ho visto abbastanza cose nella
mia vita per non definirmi né
ateo e neppure religioso. So
che non ho la risposta a molte
domande e che
quotidianamente abbiamo la
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“Sono rimasto
a vivere a
Montreal, e tutto
è sempre come
prima”
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Il Festival d
Dietro le quinte della 63° edizione. Aneddoti, storie di vita e
Giovanna
Mezzogiorno e
Tim Burton.
Accanto la Palma
d’Oro al tailandese
Weerasethakul e
all’attrice Juliette
Binoche per Copia
conforme
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ei Festival
i film che abbiamo amato di più
di Marina Sanna foto Pietro Coccia
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Speciale Cannes
INCOMINCIAMO DALLA FINE. La
cerimonia di chiusura della 63°
edizione inizia alle 19,15 e si conclude
alle 20,05. Qualche minuto in più
rispetto all’orario concordato. La
madrina Kristine Scott Thomas,
elegantissima, introduce premiandi e
premiati mentre il presidente Tim
Burton ha l’aria spaesata e perde il
ritmo (in realtà è concentratissimo
sulla pronuncia di nomi e cognomi dei
Cannes è una macchina perfetta.
Per chi suona la campana
Un verdetto audace e imprevedibile ha
scritto “Le Monde” (anche se “Metro”
francese li aveva azzeccati quasi tutti nel
toto palmares). Ottimo secondo i
“Cahiers”, la Palma della noia (il
tailandese Oncle Boonmee Who Can
Recall His Past Lives) per “Le Figaro”.
Ancora: non premiare Mike Leigh un
Le fantastiche attrici
della Tournée di
Mathieu Amalric.
A sinistra Thierry
Fremaux. In basso a
destra, Palma ex aequo
a Javier Bardem ed
Elio Germano
Spossato ma contento, Fremaux
ha condotto il festival come un perfetto
padrone di casa
errore che Cannes si porterà dietro a
lungo (“Corriere della Sera”). Asia
Argento, una delle tante testimonial della
serata di gala finale, ha detto: “Le giurie
hanno sempre ragione”. Non era una
“excusatio non petita” ma un’espressione
di indipendenza e libertà di pensiero,
La (s)volta di Frammartino
“Trasformo lo spettatore in film”, dice il regista. Tra i più applauditi
vincitori). Tutto fila liscio, un sergente
in gonnella richiama gli ospiti che si
dilungano troppo nei ringraziamenti.
Inevitabile pensare alle nostre
premiazioni: il presidente Gilles Jacob e
il direttore Thierry Fremaux sono in
sala però non salgono sul palco.
Fremaux è spossato ma contento.
Instancabile, col sorriso sulle labbra,
ha condotto il festival come un perfetto
padrone di casa. Ogni dettaglio curato
con maniacale precisione, uno staff alle
spalle in grado di prevedere e risolvere
il minimo imprevisto.
Non è solo questione di film, belli o
meno secondo le annate (Venezia
beneficerà per esempio dello
slittamento del nuovo Abdel Kechiche),
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“Credo si debba cominciare nel nostro
paese a non accontentarsi solamente di
tematiche forti, ma realizzare film con
un linguaggio non innocuo”. Ed è
proprio questa la scommessa (vinta) di
Le quattro volte, film “in togliere” come
lo definisce lo stesso Michelangelo
Frammartino, che partendo dall’uomo
(un vecchio pastore di un paesino
calabrese abbarbicato sulle colline), si
sposta su tutto quello che gli sta
intorno (una capra, un albero, il
carbone), solitamente “sfondo” in
qualsiasi altra opera cinematografica:
“Il protagonista da umano si fa oggetto
- spiega il regista, al secondo
lungometraggio dopo Il dono - così
come lo spettatore, che invito poco a
poco a trasformarsi in film, da
senziente che guarda a immagine vera
e propria”. Prendendo le mosse dalla
testimonianza di scuola pitagorica
secondo la quale “abbiamo in noi
quattro vite distinte e dobbiamo quindi
conoscerci quattro volte”, il film riporta
Michelangelo
Frammartino
nelle terre d’origine il regista
milanese: “L’accoglienza ad
Alessandria del Carretto - paese dove
si svolge il rito della Festa della Pita (e
l’omino che si vede salire sull’albero
alto 21 metri è proprio Frammartino,
ndr) - è stata commovente,
meravigliosa, racconta il regista, e
credo che alla base ci possa essere un
legame con Vittorio De Seta, che nel
‘59 girò lì I dimenticati. E’
straordinario, ripercorrendo l’intera
opera di quello che considero un
grande maestro, notare come, seppur
in lavori differenti, avesse già indagato
i 4 elementi alla base del mio film”.
Che è stato tra i più applauditi
dell’intera edizione di questo Festival
(grande merito alla lungimiranza della
Quinzaine), premiato con l’Europa
Cinema Label e con il singolare Palm
Dog, ottenuto grazie
all’interpretazione canina
dell’irresistibile Vuk, Border Collie
protagonista assoluto del lungo piano
sequenza che anticipa la morte del
pastore e la nascita della capretta.
VALERIO SAMMARCO
soprattutto di gusti. Sarebbe opportuno
ricordare ad esempio l’esclusione di
Lourdes dai Leoni dell’ultima Venezia o
The Hurt Locker che ha vinto un Oscar
ma nel 2008 è stato completamente
ignorato dalla giuria di Venezia. Di film
dimenticati è piena la storia dei festival.
Per fortuna Mike Leigh non ha bisogno di
riconoscimenti per continuare a lavorare,
Another Year (vedi recensione a pag. 36 )
e il suo ottimo cast usciranno in sala in
autunno distribuiti dalla Bim. Anche Ken
Loach, già Palma d’Oro per il Vento che
accarezza l’erba nel 2006, dovrebbe
indignarsi: Route Irish e soprattutto il
protagonista Mark Womack non hanno
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Speciale Cannes
vinto nulla. Biutiful di Alejandro Iñarritu
ha entusiasmato i francesi e diviso gli
italiani. Pur straripante ed eccessivo
(come sempre) rimane nel nostro cuore,
grazie ad un immenso Javier Bardem che
ha condiviso con grazia la Palma per
l’interpretazione con Elio Germano (La
nostra vita). La selezione era così
deprimente come hanno detto in molti?
Scatti rubati
Shekhar Kapur ha le lacrime agli occhi
alla fine dell’Uomo che piange di
Mahamat-Saleh Haroun (premio della
Giuria). Lo abbiamo soprannominato
“storyteller”: è un’inesauribile fonte di
aneddoti. “Siamo le storie che
La divina Kate
Beckinsale. Sopra
Alberto Barbera
sulla Montée con la
Mezzogiorno. In
basso il regista
Shekhar Kapur
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raccontiamo” ci ha confidato. “Granelli
infinitesimali di una moltitudine di
umanità che esiste attraverso le parole”.
Nel 2011 uscirà Paani, nel cast dovrebbe
esserci Christoph Waltz, ambientato in un
futuro in cui l’acqua sarà il bene più
prezioso. Nel frattempo Kapur sta
lavorando a un segmento di Love Berlin How We Met, a cui parteciperanno anche
Neil LaBute e Oren Moverman. Il suo
episodio narrerà l’incontro di due
innamorati nella città divisa dal Muro,
questa volta invisibile. Victor Erice,
regista di culto spagnolo, ci dice che i
premi possono cambiare la vita di un
artista. “Nel ’60 L’avventura a Cannes fu
fischiata alla proiezione ufficiale. Monica
Vitti uscì a metà del film piangendo a
dirotto, ma il premio della Giuria è stato
fondamentale per la carriera di
Michelangelo Antonioni”. Kate
Beckinsale, bella a qualsiasi ora del
giorno, come rimarca il collega Benicio
Del Toro, si commuove vedendo La nostra
vita e chiede: “L’Italia è davvero così?”. Il
compositore Alexandre Desplat, tra una
colonna sonora e l’altra (dopo Stephen
Frears e Polanski sta lavorando alle
musiche del nuovo Harry Potter) ha
fascino e talento da vendere e una battuta
sempre pronta. Ossessionato da
giornalisti e fan che chiedono gli
autografi, Tim Burton invece confessa
che vorrebbe indossare un burka. Gentile,
schivo e di gran cuore abbraccia i colleghi
della giuria. E’ emozionato: “Fra poche
ore sarà tutto finito e rimpiangeremo
questi momenti. Da voi ho imparato
tanto: fare un film è molto diverso dal
saperlo giudicare”. Evviva Tim Burton! Benicio
da morire
Del Toro. Di nome e di fatto,
la Palma per la simpatia l’ha
vinta lui
IN UNA GIURIA così ben assortita, in
cui ciascuno si distingueva per
talento e fascino la Palma per la
simpatia l’ha vinta lui. Idolo delle
donne, portoricano di nascita ma
losangelino da anni, a ogni Montée
des Marches ha firmato autografi,
raccolto baci un po’ da tutte e non ha
perso un party. “Vivo con i miei cani in
una casa tranquilla, tengo sempre le
porte aperte. Los Angeles è una città
strana ma stimola chi ama la
solitudine”. Cinefilo fino al midollo,
ama l’Italia (non a caso due ex
fidanzate sono di qui) e tra una battuta
e l’altra infila una citazione di
Mastroianni. A Cannes ha visto per la
prima volta il Gattopardo di Luchino
Visconti: “Sono entrato per salutare
Martin Scorsese (il film è stato
restaurato dalla Cineteca di Bologna
in collaborazione con la Film
Foundation di Scorsese, ndr) e vedere
l’inizio. Non sono riuscito a muovermi
per oltre 3 ore, ero come drogato. I
siciliani mi ricordano il mio paese,
Puerto Rico. In 50 anni non è cambiato
nulla. Mia zia va in giro con un
cappellino per ripararsi dal sole.
Pensa che la popolazione un giorno
diventerà nera, quando oltre il 50 per
cento lo è di fatto”. Passa dall’inglese
allo spagnolo con noncuranza e
capisce qualche parola di italiano.
“Quello che parlo meglio però – dice
con fare ammiccante – è il linguaggio
dell’amore”.
M.S.
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Speciale Cannes
Colpo di
fulmine
Another Year
DI MIKE LEIGH SEZIONE CONCORSO
DAI TESTI della drammaturgia moderna
sulla famiglia, da Cechov a Cocteau, da
O’Neill ad Albee, si vede come la scrittura
ha bisogno di generare una logica
dell’intimità e una via per comprendere
l’indicibile sottosuolo dei personaggi,
l’interiorità muta che la prosa e la poesia
possono liberare in romanzo e canto, e
che il teatro cerca nella voce, nei tempi.
Dire la malinconia a teatro, dire un
magico momento d’identico sentire di
una coppia al cinema, un sollievo, una
sorpresa da dissimulare, la desolazione
di istanti risolta dall’intrusione di un gesto
e subito ripresa da un pensiero che ha
aggiunto qualcosa a quella desolazione.
Mike Leigh conosce queste questioni. Ha
pagato il dovuto a Bergman e Ozu, al Free
Cinema e a Rossellini, consolidando un
realismo radicale iniettato in ritratti
sociali fedeli a una sorta di “manuale
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della persona”. Meglio, ma destinato a
minore successo, di Segreti e bugie e Il
segreto di Vera Drake, questo 12° film
cerca i codici delle emozioni graziando la
scena da ogni forzatura, privo di una vera
storia, nel tema della deriva e della
morte. L’equilibrio sinfonico, l’amabile
amarezza dell’età e dei bilanci, i tempi
perfetti di primi piani rivelatori, l’analisi
del principio del dolore e delle gioiose
illusioni di una coppia di 60enni della
periferia londinese, dei loro parenti e
Alla ricerca delle
emozioni,
graziando la scena
da ogni forzatura
amici, sono struttura e insieme
digressione, non privi di umorismo
esistenziale. In quattro episodi, nella
stessa bellissima luce fuligginosa (di Dick
Pope) l’ingegnere geologo Jim Broadbent
e la moglie psicologa Ruth Sheen
(memorabili interpreti di quella “certa
età”) con la loro casa tranquilla e una
relazione equilibrata sono al centro
dell’infelicità di una collega molto
alcolica, instabile, di solitudine negata e
subìta (Leslie Manville), di un amico
vedovo scoraggiato, del figlio sornione
che trova finalmente una fidanzata, di un
fratello austero dietro il cui volto senza
mosse si leggono silenzio e sofferenza.
Come una melodia riconoscibile e
indelebile, Tom e Gerri, i nomi ironici dei
coniugi, portano al cuore del concerto,
diretto dal fiato della morte.
SILVIO DANESE
You Will Meet... Woody Allen
“Mi piace far ridere, ma è pura ricreazione”: confessioni di un pessimista convinto…
“TEA WITHOUT WATER? It’s the story of
my life…”. Pantaloni appesi, camicetta
grigio esistenziale, Woody Allen all’Hotel
Martinez trova tazza, bustina ma non
l’acqua calda: comunque, non è
decisamente a Tall Dark Stranger. Ma
nel suo nuovo film, in sala a dicembre
con Medusa, promette di farcelo
incontrare: c’entra la cartomanzia, ma in
ballo è pure la morte. You Will Meet a
Tall Dark Stranger, e a chi pensi davvero
il regista newyorkese c’è da
aspettarselo: “Nessuno al mondo può
predire il futuro, è tutto nonsense, i
fortune tellers ti rendono felici, ma solo
con l’illusione. Viceversa, io soffro molto,
mi piacerebbe avere illusioni, del tipo
che le mie opere sopravvivano, ma sono
pessimista, assolutamente”. Strano,
perché il suo celebre e celebrato
humour non latita nemmeno nel suo
quarto film londinese, eppure Allen non
smobilita da novello Leopardi: “Mi piace
ridere e far ridere, ma è ricreazione…”.
Tuttavia, il suo romanticismo è già sul
set: Midnight in Paris, “perché Parigi è
magica, mitologica”.
F.P.
Carrère: la vita come un romanzo
Scrittore, regista, cinephile:
ritratto di un giurato doc
MY JOY di Sergei Loznitsa lo ha
colpito molto. In quei posti c’è stato
anche lui, circa due anni. All’inizio per
un reportage, poi è diventato un
documentario (Ritorno a Kotelnitch)
e un libro. “Volevo raccontare la vita
di una piccola città a 800 km da
Mosca. La storia che mi aveva portato
laggiù era quella di un ungherese,
l’ultimo prigioniero di guerra. E’ stato
preso appena ventenne, quando lo
hanno ritrovato aveva 79 anni ed era
uno zombi”. Sceneggiatore,
romanziere e regista, Emmanuel
Carrère ha la faccia scolpita da
attore. Einaudi ha appena pubblicato
La vita come un romanzo russo. A
breve uscirà l’ultimo: D’autres vies
que la mienne.
M.S.
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Aurora
DI CRISTI PUIU SEZIONE UN CERTAIN REGARD
“NON C’È NULLA di particolare dietro un assassino, solo una persona che
uccide”. Parola di Cristi Puiu, al Certain Regard cinque anni dopo il premiato
La morte del signor Lazarescu, stavolta anche come attore protagonista: è
Viorel, ingabbiato in chissà quali pensieri, risucchiato dalle tenebre di
Bucarest e in continuo movimento. Adesione al reale ed esasperazione del
nulla, questa la chiave su cui fondare il racconto dell’ambiguità umana: in
181’, oltre alla definitiva sepoltura del concetto Bene vs. Male, sarà il “mito
cinematografico” dell’omicidio ad essere desacralizzato, atto non più
drammatico e/o spettacolare ma triviale e senza pathos. Devastante.
V.S.
APERTURA, premio alla regia,
riconoscimento dei critici della Fipresci:
che poteva chiedere di più Mathieu
Amalric, attore (indimenticabile ne Lo
scafandro e la farfalla, meno in Quantum
of Solace…) e “occasionalmente” regista.
La sua quarta Tournée dietro la macchina
da presa è insieme dolente e burlesca: ha
dialoghi fulminanti (la scena all’autogrill è
da antologia) e siparietti New Burlesque
affascinanti, mood esistenzialista e ottimi
interpreti (sulle spogliarelliste, pur brave,
svetta lo stesso Amalric, sorta di Polanski
post litteram), ma anche l’esausto
canovaccio dell’arte-vita, ovvero l’arte
contro la vita (e il cinema).
Miglior
regia
F.P.
Tournée
DI MATHIEU AMALRIC SEZIONE CONCORSO
My Joy
DI SERGEI LOZNITSA SEZIONE CONCORSO
AVREBBE FORSE meritato miglior sorte, in termini di palmares, My Joy di
Sergei Loznitsa, opera prima del documentarista ucraino: film “senza
uscita”, diretto verso il nowhere dell’umanità, incentrato sul camionista
Georgy (Nemets) e sulla serie di incontri – dal veterano della seconda guerra
mondiale alla baby prostituta, passando per due loschi individui fino alla
comunità tutta di un villaggio inospitale – che lo costringono ad una coazione
a ripetere (come uomo, e come erede dei dolori di un intero paese) che solo
nella violenza di un nichilismo disperato troverà drammatica conclusione.
Cammino labirintico, visione ostica: non per tutti, ma per chiunque abbia
voglia e forza di perdersi. “Dove porta questa strada?”. - “Non è una strada, è
una direzione”. - “Direzione verso cosa?”. - “Verso il nulla”.
V.S.
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Speciale Cannes
Mamma
Watts
“Commedia? Più difficile del dramma,
ma ora al centro metto la maternità”
“LA COMMEDIA è più difficile del dramma.
Ma, dopo aver interpretato troppe donne
esaurite, quelle divertenti non me le fanno
fare…”. Tra serio e faceto, occhi cerulei e
pelle d’avorio, è Naomi Watts, sdoppiata
sulla Croisette per il Tall Dark Stranger
Woody Allen e il Fair Game spionistico di
Doug Liman, “un political movie, che non
dà lezioni di storia, bensì mette in primo
piano il matrimonio, quello mio e di Sean
Penn”. Ricordando gioie (poche) e dolori
della gavetta: “Ogni volta che stavo per
tornare in Australia, arrivava una
telefonata con qualcosa che mi faceva
rimanere...”, l’attrice confessa di
“scegliere i ruoli per il regista,
qualche volta senza nemmeno
leggere lo script” e di essere
rimasta “intimidita da Woody,
perché vedo i suoi film da decenni”.
E che “ora al centro della mia vita
c’è la maternità”.
FEDERICO PONTIGGIA
giugno 2010
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
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Autobiografia lui
Nicolae Ceausescu
DI ANDREI UJICA SEZIONE FUORI CONCORSO
IL PIATTO più ricco di Cannes 63: è l’Autobiografia lui Nicolae Ceausescu di
Andrei Ujica (da noi con Cinecittà Luce), straordinario doc di montaggio: in tre
ore se ne riassumono oltre mille d’archivio, perché il dittatore per 25 anni si
fece riprendere ogni giorno. A scorrere le immagini del potere, incontri di
stato, bagni di folla, parate del Ceausescu che regnò dal ‘67 al 1989, quando
fu processato e giustiziato il 25 dicembre insieme alla moglie Elena. Con un
lavoro sul sonoro da mozzare il fiato, Ujica apre e chiude sull’ultimo
interrogatorio, per il resto racconta “Ceausescu attraverso Ceausescu, perché
un dittatore è solo un artista capace di mettere in pratica il suo egotismo”. F.P.
Palma
d’Oro
Uncle Boonmee Who Can
Recall His Past Lives
DI APICHATPONG WEERASETHAKUL SEZIONE CONCORSO
CHE SIA STATA la scena d’amore tra un
pescegatto e una brutta principessa a far
piantare la Palma d’Oro nella giungla
tailandese. Presidente di giuria, il Tim
Burton di Big Fish deve aver parecchio
gradito: Uncle Boonmee... di Apichatpong
Weerasethakul (lo distribuirà Bim) ha
vinto per il suo strabiliante potere
immaginifico. Esplorando miti animisti e
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rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
giugno 2010
reincarnazioni possibili, infettando lo
schermo di politica antimilitarista e ironia
minimalista, un nuovo Libro della Giungla,
con un uomo dializzato e morente che
viene visitato da due fantasmi: la moglie
morta, il figlio che ritorna scimmione
dagli occhi rossi. Non mancano battute
cult, quali “E’ mio figlio” - “Sì, ma è una
scimmia”, “Il Paradiso è sopravvalutato”,
“Muoio perché ho ucciso troppi comunisti”,
soprattutto non latita una fede genuina
nella fusione panica di questo e altri
mondi, animale in testa. Non bastasse, la
tavolozza di Weereccetera (come
chiamarlo: Joe, lo zio di Thailandia?)ha
colori per passione e compassione, gioia e
malattia, sciolti nello humour bucolico,
nella poetica trasumana, nello stile
assertivo e fascinoso.
F.P.
Speciale Cannes
Elio
Germano
Josh
Brolin
“Quattro settimane in cantiere”:
miglior attore si diventa
Barracuda per Stone, “Norman
Mailer” per Allen: ma fate piano…
DARE ANIMA (poca) e corpo a Claudio,
30enne manovale romano che perde la
moglie e si scopre “furbetto del
cantierino”. E’ la missione di Elio
Germano, laureato ex-aequo con Javier
Bardem miglior attore di Cannes 63, ne
La nostra vita di Daniele Luchetti. Per
succedere a Marcello Mastroianni
(vittorioso nel 1987 per Oci Ciornie), il
29enne attore romano ha “passato
quattro settimane nel cantiere di un
amico ad Acilia: per imparare il mestiere,
almeno per quel tanto che m’avrebbero
potuto chiedere”, seppure “l’aspetto
drammatico più difficile da affrontare non
è stato da attore, ma da essere umano”.
Perché quella inquadrata nella periferia
centralizzata della Capitale è “l’Italia di
tutti noi: sfido chiunque a dire di non
conoscerla, non sarebbe in buona fede”.
Impegnato socialmente, “fascista suo
malgrado” – Luchetti ricorda - in Mio
fratello è figlio unico, Germano è convinto
che, viceversa, “Claudio non voterebbe,
non si pone il problema se è di destra o di
sinistra. Al massimo voterebbe per quel
che si dice al bar, anzi, nemmeno: il suo
mondo è lontano dallo Stato, che gliene
frega di andare a votare? Piuttosto, la sua
passione la sfoga nel calcio”.
“RECITARE? Non è un divertimento, è il
regista che rende tutto interessante. Mi
piacerebbe passare dietro la macchina
da presa, magari l’anno prossimo: ho
già diretto pièce teatrali, ho tante
insicurezze, ma vorrei farlo”. Parola di
Josh Brolin, uno e bino sulla Croisette:
barracuda nel sequel di Wall Street
firmato Oliver Stone, scrittore di incerto
presente per il Tall Dark Stranger di
Allen. “Pensa a Norman Mailer!”, gli ha
suggerito Woody, che “mi fa ridere un
sacco: suona pessimista, ma non lo è.
Viceversa, crede come me che tutto sia
un po’ senza senso”. Meglio, dunque,
non drogarsi di showbiz: “Ho preso
tante pause dal set, dovevo farlo e
guardarmi in giro: abbiamo una vita
sola. E mi piace il silenzio, mi fa stare
bene”, rivela Brolin. Che cita e loda tanti
registi, ma il suo personale posto al sole
lo riserva ai fratelli Joel ed Ethan Coen:
“Sono fantastici, soprattutto per la
modestia e l’understatement con cui
accolgono complimenti e premi”. E, ne
siamo certi, il discorso vale per lo
stesso Brolin, star della porta accanto:
“Chi si fuma una sigaretta con me?”. E
non è posa da divo, ma sincero
tabagismo.
F.P.
Olivier
Assayas
“Altro che Guevara: Carlos era un
mercenario!”. Parola di non biopic
POLITICA E STORIA? Possono avere occhi
teneri, fascino calmo, pantaloni sdruciti,
nome e cognome francese: Olivier
Assayas, che tutti (o quasi) avremmo
voluto vedere in concorso col suo fluviale
Carlos, 5 ore e passa di “non biopic” sul
terrorista globale degli anni ’70 e ’80 Ilich
Ramirez Sanchez: “Qualcuno mi
rimprovera di aver fatto di Carlos una
rockstar, ma lui e, in tono minore,
Andreas Baader erano glamorous, si
consideravano rockstar, e così erano per i
media. Ovviamente, non potevano esserlo:
il narcisismo e l’esibizionismo di Ilich ne
spiegano il successo, ma anche la
caduta”. Mini-serie tv targata Canal +,
Carlos è nome d’arte, quella di un
seduttore rivoluzionario, e di battaglia,
quella efferata dell’attivismo propalestinese e non solo, con il volto di
Edgar Ramirez, 33enne venezuelano e
poliglotta, scoperto sul set del Che di
Soderbergh. Girato in 92 giorni, 11 Paesi e
cinque lingue dal febbraio al luglio 2009, il
“fuori formato” di Assayas ci ricorda
anche che non tutte le icone sono uguali:
“Carlos a un certo punto era convinto di
essere il Che, ma Guevara era un
rivoluzionario di successo, lui più che un
leader un mercenario ”.
F.P.
F.P.
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Speciale Cannes
Grand
Prix
Des hommes et des dieux
DI XAVIER BEAUVOIS SEZIONE CONCORSO
NELLA NOTTE tra il 26 e il 27 marzo del
1996, sette monaci vengono prelevati da
un gruppo di uomini armati dal
monastero cistercense di Tibérihine,
sulle montagne dell’Atlante algerino. In
maggio, il GIA, Groupe Islamiste Armé,
annuncia la loro esecuzione. Si
ritrovano solo le teste, non i corpi degli
uccisi. Il tragico episodio non è mai
stato chiarito fino in fondo e c’è chi
ritiene che, nel massacro, fossero
implicati l’esercito algerino e i servizi
segreti. Xavier Beauvois (cinque film, tra
i quali Nord e N’oublie pas que tu vas
mourir, premio della giuria a Cannes
nel 1995) affronta l’episodio con
accorata umiltà. Non è suo intento
chiarire cosa sia davvero successo, non
vuole fare un film sulla situazione
dell’Algeria postcoloniale e
sull’affermarsi, in quegli anni di sangue,
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rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
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del fondamentalismo islamico.
Al cuore del film c’è la vita di una
piccola comunità religiosa e umana:
dove tra il religioso e l’umano non c’è
nessuna lontananza. I monaci pregano,
cantano, lavorano la terra, aiutano gli
abitanti musulmani del villaggio vicino,
un anziano monaco medico presta loro
le prime cure. Il film assume il punto di
vista dei monaci, quello della fraternità.
Intorno al monastero il paesaggio è
Figure di una fede
che non si fatica
ad accettare, tanto
è giusta e semplice
sereno (il film è stato girato in Marocco),
la terra coltivata sembra un luogo in cui
gli uomini possano senza alcuno sforzo
vivere una spiritualità che affonda le
radici, come gli alberi, in un naturale
modo di vivere, fianco a fianco con i
fratelli musulmani. Quando arriva il
momento della prova, proprio la notte di
Natale, i sette frères devono discutere,
hanno paura, hanno pareri diversi,
andar via o rimanere. Poi decidono. Ci
restano in mente tutti, sulle note
trascinanti del Lago dei cigni, dal priore
Christian al più vecchio e più bambino di
tutti, Amédée. Figure di una fede che
non si fatica ad accettare, tanto è giusta
e semplice, in qualunque Dio si creda o
non si creda. Des hommes et des dieux
(al plurale) ha ricevuto a Cannes il Gran
Premio Speciale della giuria.
BRUNO FORNARA
NOW SHOWING AT
A CINEMA 21: 9 PRODUCTION STARRING SUPERIOR PICTURE QUALITY, ADVANCED SOUND TECHNOLOGY AND AMBILIGHT
BASED ON AN OBSESSION FOR CINEMA‘PARALLEL LINES’ PRODUCED BY PHILIPS IN ASSOCIATION WITH RIDLEY SCOTT ASSOCIATES
esclusivo
Morando Morandini
intervista la figlia Lia,
costumista. Che rivela:
“Il cinema? In casa era il
pane quotidiano”
di Morando Morandini
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rivista del cinematografo
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VESTE
Morando
Morandini e sua
figlia Lia
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rivista del cinematografo
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S
Sei ancora al liceo Berchet di Milano
quando decidi di fare la costumista…
La scenografa. Fin da bambina amavo
dipingere, m’interessavo alla pittura,
all’arte, al cinema che in casa era il
pane quotidiano.”
Quali film ti diedero l’idea della
scenografia?
Quelli che vedevo in cineteca dove mi
portavi tu: Chaplin, Murnau,
l’espressionismo tedesco, Eisenstein.
Quello era il mio immaginario di
adolescente.
Avevi vent’anni quando partisti per
Roma. Perché?
Volevo andarmene da casa, essere
autonoma anche economicamente.
Forse era il primo dei miei bisogni. Il
primo film fu un western con Tomas
Milian, nel titolo c’era Provvidenza. Ero
l’aiuto dell’aiuto dello scenografo
Umberto Bertacca.
Ho controllato: La vita è molto dura,
vero Provvidenza?, di Petroni. Uno dei
4I spaghetti-western del 1972.
Poco dopo Lattuada mi propose di fare
l’aiuto della costumista Marisa
D’Andrea in Le farò da padre che uscì
nel’74. Conobbi Lecce e la sua
meravigliosa architettura. Con la
D’Andrea lavorai in 3 o 4 film. Un’ottima
scuola.
Il primo film che firmasti come
costumista?
Storie di vita e di malavita (1975) di
Lizzani sulla prostituzione minorile a
Milano. Saccheggiai il guardaroba di
casa nostra. (risata). Era un film a basso
costo. Le comparse portavano gli abiti
miei, di Luisa mia sorella, persino della
mamma. Bastava poco per adattarli.
Quali devono essere le qualità
principali di una costumista?
Sono tre. La capacità organizzativa di
Giorgio Diritti
sul set de L'uomo
che verrà.
Sotto Claudia
Cardinale
gestire il lavoro altrui (in fondo, sei un
caporeparto); la capacità psicologica di
avere buoni rapporti col regista e
specialmente con gli attori che talvolta
sono fragili, vulnerabili e un retroterra
culturale di gusto personale. Le prime
due sono, in una certa misura, capacità
innate, difficili da acquisire. La cultura
e il gusto si possono migliorare,
approfondire.
In molti mestieri, anche nel cinema,
essere donna è un handicap. Non per
una costumista, credo. O sbaglio?
Per quel che mi riguarda, essere una
donna è un vantaggio, non un handicap.
Anche nella vita. Bada, però che ci sono
anche i costumisti…
L’abito non fa il monaco. È un antico
detto in contrasto col tuo mestiere, e
oggi anacronistico quando conta
soprattutto l’apparire…
Ma chi l’ha inventato? Da giovane ero
una potenza. Pur rispettando un
discorso d’epoca, il costume dev’essere
legato al personaggio, non alla moda.
L’influenza della moda sul cinema è
duplice. Col ricorso agli sponsor è nato
il fenomeno degli stilisti che, in cambio
di pubblicità, danno i costumi a un film:
che stilisti famosi, Armani per esempio,
firmino i costumi è un dato di prestigio
per un film. E certi attori impongono
alla produzione lo stilista con cui hanno
un rapporto personale. Per fortuna
credo che sia un fenomeno in declino.
È più difficile vestire gli attori o le
attrici?
Indifferente. Non c’è regola.
È vero che più un attore è una star e
più dà da fare a un costumista?
Non è vero. Lavoro da più di trent’anni.
Ho avuto ottimi rapporti con attori
celebri – Noiret, Piccoli, grandi
professionisti, la Cardinale, Santa
“Quand’è fatto sul serio, il film moderno è, se
un po’ in crisi con quel proverbio, ma ho
concluso che non è vero: l’abito fa il
monaco. Magari involontariamente, ma
lo fa.
Che rapporti esistono tra moda e
cinema? Sono cambiati negli ultimi
trent’anni?
Oggi, specialmente in Italia, la moda è
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rivista del cinematografo
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giugno 2010
Berger, donna deliziosa: nessun
problema. Con attori minimi, invece…
Domanda tradizionale: è più facile un
film moderno o uno in costume?
Quand’è fatto sul serio, il film moderno
è, secondo me, molto più impegnativo e
difficile. Bisogna capire bene quel che i
personaggi rappresentano nella storia
esclusivo
Maya Sansa
nell'Uomo che
verrà. Sotto
Alessio Boni nel
Caravagggio
e sapere comunicare con l’attore. Il
costumista interviene sull’immagine
dell’attore che, prima di tutto, è una
persona. Occorrono delicatezza,
capacità di comunicazione. Non tutti gli
attori sono così sicuri di sé da poter
vedere la loro immagine stravolta.
Bisogna “immaginare”, per la loro
faccia diversa, un look nuovo. Più il film
è contemporaneo, più l’operazione è
delicata.
Negli anni Duemila hai fatto più di un
film in costume…
C’è una strana logica: più il film è
un vestito intero? Inoltre oggi la moda è
tutto e non è niente.
In che senso?
Basta guardare una rivista di moda
italiana, senza arrivare al mitico
“Vogue”. Oggi la moda è un concetto
astratto, un assemblaggio di epoche,
suggestioni, ammiccamenti,
provocazioni. Inoltre il prevalere delle
fiction tv ha modificato il nostro
mestiere. Lì si usano molto gli sponsor,
quindi il lavoro del costumista è più
legato alla capacità di utilizzare la
moda e gli stilisti. Occorre avere buoni
grande magia di fare film in costume è
di dover studiare, fare ricerca, leggere
libri, entrare negli archivi, cercare
documentazioni fotografiche. Quello
che ho fatto per L’uomo che verrà di
Giorgio Diritti sulla strage di
Marzabotto del 1944. Più di
sessant’anni fa: è già un film in
costume.
condo me, molto più impegnativo e difficile”
impegnativo nei costumi d’epoca, più
mi sento “leggera” e tranquilla. Con
Caravaggio, per esempio, ho avuto la
possibilità di una creatività totale, senza
incertezze nè dubbi. Non mi succede
con un film moderno: un bel tailleur?
Che stoffa? Che colore? Che tipo di
taglio? Sarà giusto il tailleur o è meglio
rapporti con le case di moda, conoscere
le varie linee e tendenze.
Perciò preferisci i film in costume…
Perché si realizzano in quel luogo
meraviglioso che è la sartoria teatrale,
alla ricerca di vecchie pezze, pizzi
antichi, vestiti originali che dalla moda
sono chiamati “vintage”. Per me la
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rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
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Quando lei è così sexy,
hai una sola possibilità.
UNA PRODUZIONE
SCRITTO
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“LEI È TROPPO PER ME”(
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DAL 18 GIUGNO AL CINEMA
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fenomeni
Eclissi
totale
Basterà il bello e dannato Robert
Pattinson a dare nuovo “sangue” al
terzo episodio della saga Twilight?
di Valentina Neri
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rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
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fenomeni
L’HANNO DEFINITO un “Romeo e
Giulietta” moderno. Una rivisitazione del
grande amore in salsa emo, dove l’amore
vince davvero su tutto, specie se in
sottofondo si sentono i Muse. Eppure
l’impressione è che giunta al terzo
capitolo la saga di Twilight abbia perso
un po’ del suo appeal mediatico. A
ridosso dall’uscita di Eclipse non siamo
ancora invasi dalle copertine dei giornali
né ipnotizzati dal battage pubblicitario.
Forse un calo fisiologico, in un franchise
che probabilmente si chiuderà con 5 film,
(Breaking Dawn sarà quasi sicuramente
realizzato con due film distinti) era
prevedibile, dunque normale. Gli incassi
legati ai due capitoli già usciti sono in
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rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
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crescita con gli 11.411.000 di Twilight e i
16.438.000 di New Moon e non danno
preoccupazioni alla Eagle Pictures che
distribuisce il franchise in Italia, eppure
qualcosa è cambiato. Lo si capisce
navigando sulla rete: da noi il popolo dei
twilighters è per lo più giovanile e
consuma news e foto dei suoi beniamini
con i ritmi frenetici di aggiornatissimi siti
web che preferisce ai lenti giornali
cartacei. In America dove i protagonistidivi Kristen Stewart e Robert Pattinson
sono di casa, il pubblico è più variegato e
include addirittura le Twilight Moms, cioè
mamme over 40 appassionate della saga.
Oltre oceano il fenomeno arriva a
conquistarsi spazi anche all’Oprah
Winfrey Show, il talk statunitense per
eccellenza. Qui, per il primo episodio
avevamo assistito addirittura a
countdown virtuali, mentre ora
aspettiamo di vedere come Eclipse
riconquisterà l’interesse di quotidiani e
tg. Certo ormai i vampiri sono
sovraesposti, pensate solo ai recenti
Daybreakers e alla serie tv The Vampire
Diaries, ma Twilight ha ancora una
marcia in più che si chiama Edward. I
tempi di Nosferatu e del Dracula di Bram
Stoker non sono mai stati così lontani.
Con il suo fascino di bello e impossibile, e
tuttavia accessibilissimo,
Edward/Pattinson ha stregato il cuore
non solo delle ragazzine ma di un
Robert Pattinson e
Kristen Stewart.
Accanto l’attrice
con Taylor Lautner
Per un franchise, che probabilmente
si chiuderà con 5 film, il calo fisiologico
era forse prevedibile
vastissimo pubblico femminile perché
incarna molti degli aspetti dell’uomo
ideale: è sempre pronto a difendere
l’amata, parla e si atteggia come un
gentleman descritto da Jane Austen, non
ha paura di mostrarsi romantico, e si
veste e guida come solo i ragazzi più cool
sanno fare. In breve il compagno perfetto.
Che in Eclipse torna da protagonista,
dopo l’assenza impostagli in New Moon
dalla scrittrice Stephenie Meyer. Di nuovo
al fianco di Bella, Edward si batterà
contro Jacob, il licantropo suo rivale in
amore, e un esercito di neo vampiri
addestrati ad uccidere la sua ragazza.
Zuffe per amore e testosterone. Chi di noi
non vorrebbe essere Bella?
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rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
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ritratti
Una lunga storia
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Accanto, Katharine
Hepburn con
Spencer Tracy ne La
donna del giorno. In
questa pagina con
Cary Grant e James
Stewart in Scandalo
a Filadelfia
d’amore
Agli uomini faceva perdere la testa,
per Hollywood incarnò la donna
moderna: ecco Katharine Hepburn
di Orio Caldiron
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rivista del cinematografo
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ritratti
autografi, salvaguardando privacy e
anticonformismo. Alta, magra, le lunghe
gambe slanciate, pratica golf e tennis, ma
ha un debole per il nuoto, un rapporto
privilegiato con l’acqua fredda che
affronta in tutte le stagioni. Niente fumo,
né alcool. Che sia il segreto dell’eterna
giovinezza?
La donna del giorno (1942) di George
Stevens segna l’incontro con Spencer
Tracy, con cui per oltre un ventennio
forma una delle coppie più acclamate e
popolari dello schermo. Giornalisti rivali,
SE VI RICORDATE di Susanna (1938) di
Howard Hawks sapete di quali irresistibili
cataclismi sia capace Katharine Hepburn
in una magica notte d’estate nel
Connecticut mentre – tra abiti strappati,
macchine sfasciate, baby leopardi, senza
contare il crollo dello scheletro del
brontosauro appena completato – dà la
caccia a Cary Grant, il paleontologo
riluttante che sta per sposare la sua
segretaria. Oggi è considerato uno degli
esempi più clamorosi e insuperabili della
screwball comedy, ma all’epoca fu un
fiasco. Nonostante una decina di film alla
Rko, qualche successo e un Oscar, è
accusata di essere “veleno al botteghino”.
Quando si accorge che la sua carriera
cinematografica è in crisi, tira fuori le
unghie. La cocciutaggine e lo spirito di
indipendenza fanno il resto. Lascia
Hollywood e torna al teatro. Scritta
apposta per lei dall’amico Philip Barry,
The Philadelphia Story, trionfa a
Broadway, consentendole di negoziare la
rivincita con Louis B. Mayer, il tycoon
della Metro. Scandalo a Filadelfia (1940) di
George Cukor, ancora con Cary Grant, la
rimette in sella, imponendo l’icona della
ragazza moderna, alla ricerca della
propria felicità tra intemperanze da
maschiaccio e romantiche vibrazioni, in
cui almeno in parte si riconosce. Niente
calze, né trucco, né profumi o gioielli.
Sempre in pantaloni e scarpe da
ginnastica, si sottrae a interviste e
o giudice e avvocato come in La costola di
Adamo (1949) di Cukor, strizzano l’occhio
alla battaglia dei sessi mentre duettano
(duellano?) sul posto di lavoro o tra le
mura di casa. Nelle schermaglie tra
l’intelligente sensibilità di lei e la testarda
mascolinità di lui, non ci sono né vincitori
né vinti, ma soltanto strategie di
accettazione reciproca come in un riuscito
manuale di sopravvivenza interpersonale
che, tra sottili perfidie e colpi bassi,
riflette i cambiamenti del costume.
Se ne andrà a 96 anni nel 2003, quasi fino
all’ultimo instancabile protagonista sul
palcoscenico e sul set. Accanto a John
Wayne, Yul Brynner, Peter O’Toole,
Laurence Olivier, Henry Fonda, Nick
Nolte, Warren Beatty. Ma l’avventura più
divertente l’aveva forse vissuta con
Humprey Bogart sullo sgangherato
battello fluviale de La regina d’Africa
(1951) di John Huston. Lei ossuta
missionaria e lui intrattabile ubriacone
sempre pronti a tirar fuori le qualità
migliori dell’altro, lasciando affiorare il
lato comico delle situazioni drammatiche,
anche quando la troupe viene assalita
dalle formiche rosse.
Altre immagini della Hepburn: sopra è in
posa, al centro con Brian Aherne ne Il
diavolo è femmina, qui accanto in Scandalo
a Filadelfia
L’incontro della vita? Con Spencer Tracy. Dentro e fuori lo
schermo fu passione e simpatica battaglia dei sessi
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rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
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LA MAGIA È TORNATA
EMMA THOMPSON
tatamatildaeilgrandebotto.it
OTTIMO
BUONO
SUFFICIENTE
MEDIOCRE
SCARSO
Il segreto dei
Il cuore ai tempi della Memoria: tra noir,
dramma e commedia, l’Oscar argentino di
Campanella
i film del mese
in sala
IL PRETESTO è quello di scrivere un libro.
In realtà, Benjamin Espósito (Ricardo
Darín), agente in pensione, è in cerca di
una verità che metta la parola fine a 25
anni di buio: la strana e misteriosa
evoluzione di un efferato caso di omicidio,
seguito in prima persona, unitamente a
quell’amore sfiorato, mai vissuto davvero,
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rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
giugno 2010
con l’allora segretaria al tribunale
Irene Menéndez Hastings (Soledad
Villamil), scavano quotidianamente
un solco tra la sua memoria e un
presente fatto di solitudine e
tristezza. Ritrovarla, e rievocare giorno
dopo giorno i passaggi di un passato
nebuloso, apparentemente senza
Regia
Con
Genere
Distr.
Durata
Juan José Campanella
Ricardo Darín, Soledad Villamil
Drammatico, Colore
Lucky Red
129’
risposte, cambierà la sua visione delle
cose, finendo per riscrivere il futuro.
Tratto dal romanzo di Eduardo Sacheri
Pablo Rago. Accanto
Javier Godino con
Soledad Villamil e
Ricardo Darín
suoi occhi
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rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
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i film del mese
(“La pregunta de sus ojos”, in Italia edito
da BUR) e premiato con l’Oscar per il
miglior film straniero, il sesto lavoro per
il cinema del regista argentino Juan José
Campanella – tornato al lungometraggio
dopo aver diretto importanti serie tv USA
quali Law & Order e Dr. House – interroga
lo scorrere del tempo attraverso le
immagini, sovrapponendo alla grigia
contemporaneità dei protagonisti (siamo
agli inizi del 2000) il riverbero di ricordi
mai definitivamente sepolti: metà anni
’70, Buenos Aires, la sua polverosa
periferia, uno stadio stracolmo sorvolato
da un pianosequenza di oltre cinque
minuti che farà epoca e che risolverà,
momentaneamente, quel terribile caso di
violenza sessuale e omicidio su cui
Esposito e il collega Sandoval (Guillermo
Francella, celebre comico in patria) non
hanno smesso di indagare, motivati
dall’intuizione del primo, unico ad
individuare nelle foto della giovane
defunta quel “segreto negli occhi” di un
personaggio ricorrente, Isidoro Gómez
(Javier Godino), ora sparito dalla
circolazione.
Assicurato alla giustizia, sarà la stessa a
riconsiderarne ruolo e posizione: da
ergastolano a braccio armato dello Stato,
in un paese che dopo il golpe (1976) non
sarà mai più lo stesso. È da questo
momento, dall’avvilente nuovo incontro
con il colpevole, reo confesso e uomo
libero, che il buio di una nazione
incomincia ad avvolgere, soffocare il
protagonista. Fuggendo qualsiasi
ulteriore approfondimento sulla
situazione politica e sociale argentina di
quegli anni, il regista – che firma la
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rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
giugno 2010
Sfuggente radiografia di un paese
che dopo il golpe non sarebbe mai più
stato lo stesso
sceneggiatura insieme all’autore del
romanzo, cambiandone anche alcuni
aspetti significativi – si concentra
piuttosto sull’amalgama di toni e registri,
sfiorando molteplici cifre espressive –
care tanto al noir quanto al dramma e
alla commedia – senza mai perdere di
vista la coerenza estetica di una messa in
scena che, grazie all’enorme lavoro del
direttore della fotografia, il brasiliano
Félix Monti, detta i ritmi non solo umorali,
ma cromatici, del continuo andirivieni dei
vari piani temporali. Ed è sullo scarto tra
pubblico e privato – unendo alla
frustrazione dell’agente la dignitosa
disperazione del vedovo Ricardo Morales
(Pablo Rago) – che Campanella
costruisce quel lento, inesorabile
recupero: tornando a riempire i contorni
di un vuoto eloquente anche per lo
spettatore, fatto di morte (Sandoval) e
abbandoni (l’amore sfumato tra Benjamin
e Irene), il percorso umano di Esposito e
Morales si ricongiunge tempo più tardi, in
un casolare sperduto, custodia coatta di
un dolore che continua ad alimentarsi
mantenendo viva, segregata ma presente,
la memoria.
VALERIO SAMMARCO
U2 3D
The Hole 3D
Il ritorno di Dante in un horror dalle
atmosfere retrò. Poco sfruttato il formato
tridimensionale
Regia
Con
Genere
Distr.
Durata
in sala
Film-concerto
che potenzia la
visione e immette spessore dell’immaginesuono. Piacevole, per un’ora
SULL’APARTHEID, sulla globalizzazione, i diritti umani,
non discutono, non dichiarano come in Ruttle and Hum
(1988). Il messaggio degli U2 sono gli U2, oggi. Solo
musica, canzoni, scorribande sulle pensiline laterali del
palco, Bono invocante “One man come in the name of
love” in primissimo piano col naso sospeso distorto nel
vuoto 3D della sala. Tra il concerto e il film, tra “esserci”
nel girone naufragante del popolo lontano e illudersi di
toccare la fonte con l’avvicinamento automatico
dell’immagine, ci sono diverse misure nella storia dello
spettacolo “ripreso”. Girato e registrato durante il
“Vertigo Tour” (2006) nel progetto di sperimentazione del
3ality Digital, è un film-concerto che potenzia la visione,
moltiplica la chimera della presenza, immette spessore
dell’immagine-suono. Per esempio, quel tamburo-totem
che Bono posiziona di fronte al gruppo per Love and
Peace and Else, proiettato tra le nostre poltroncine
diventa l’immagine mentale di uno spettatore
suggestionato del concerto. Esordiente, ma direttore
artistico del più celebre gruppo rock “vivente”, Christine
Owens fa regia totale assimilando lo spazio al presunto
prodigio dell’evento, escludendo la combinazione ritmica
suono-immagine. Una scelta plausibile col 3D. Piacevole?
Sì, per un’ora.
SILVIO DANESE
Regia
Christine Owens, Mark
Pellington
Genere
Distr.
Durata
58
Musicale, Colore
Digima
85’
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
giugno 2010
Joe Dante
Nathan Gamble, Chris Massoglia
Horror, Colore
Medusa
98’
SEI ANNI DOPO Looney Tunes: Back in Action, Joe Dante
torna nell’alveo del cinema mainstream con un onesto
prodotto d’atmosfera. Più che un horror, un film di paura. La
stessa che si annida nei recessi della nostra mente,
metaforizzata dal “buco” – The Hole, il titolo – nel quale
finiscono inghiottiti i due piccoli protagonisti della pellicola,
Dane e Lucas, precipitati nella botola di casa come fa l’Alice
nel Paese delle Meraviglie. Peccato che di meraviglioso qui
non ci sia nulla, men che meno il film, fermo sulla soglia di
una dignitosa ovvietà. Per riacquistare credito presso gli
studios hollywoodiani Dante gioca la carta della prudenza,
più attento a non scuotere i suoi committenti che a scioccare
il pubblico. E anche la grande novità, il 3D, viene usata in
maniera convenzionale, per dare giusto un po’ di profondità.
Certo, il padre dei Gremlins conosce il mestiere e lo
dimostrano gli impercettibili movimenti di macchina, il
raffinato gioco di ombre e luci, l’accurato ricamo figurativo.
Una tessitura simbolica – ci sono pupazzi assassini, uomini
neri, poltergeist e labirinti kubrickiani – degna di un
archeologo di genere. Che proietta il film in una sorta di
limbo estetico, tra suggestioni retrò ed effetti déjà-vu.
GIANLUCA ARNONE
in uscita
i film del mese
Il padre dei miei figli
Regia
Con
Genere
Distr.
Durata
Louis-Do de Lencquesaing
Drammatico, Colore
Teodora Film
Lutto di cinema per Mia Hansen-Løve:
tra ossessione e commozione, è arte-vita
110’
SEMPRE DI FRETTA, (quasi) sempre
all’altezza, con charme e su un doppio
fronte: professionale e affettivo.
Grégoire Canvel (Louis-Do de
Lencquesaing) è così, solo ma
empaticamente con gli altri: la sua casa
di produzione, sua moglie e le tre
bambine. C’è un problema, però:
quanto si muove, anche
egoisticamente, e quanto, viceversa, è
mosso dagli altri? A un certo punto,
complici gravi problemi finanziari, la
misura diventa colma, le energie si
ribellano, corrompono dentro, fanno
male, anzi fanno la fine, forse
inconsulta, comunque ineffabile. Ma se
Grégoire se ne va, non smette di farsi
amare, ispirare, guidare: alla ribalta, la
moglie (Chiara Caselli), che ne accoglie
la doppia eredità.
E’ Il padre dei miei figli, opera seconda
60
in uscita
Mia Hansen-Løve
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
giugno 2010
di Mia Hansen-Løve, già attrice e
compagna per Olivier Assayas, Prix
Delluc a 26 anni per l’esordio Tout est
pardonné e qui Premio Speciale della
Giuria di Un Certain Regard a Cannes
2009. Se dietro Canvel si cela la figura
di Humbert Balsan, morto suicida nel
2005, che avrebbe dovuto appunto
produrre il suo esordio, l’omaggio della
giovane regista è pudico, sobrio, pieno
La regista Mia Nansen-Løve
di grazia e compunzione, almeno fino al
lutto. Poi l’affido alla moglie squassa
narrativamente il film, che molla la
sottrazione e cerca la quadratura
edificante, persino l’agiografia di una
vedova, dopo aver eluso quella del
marito. Si sfiora il melodramma, ma
per fortuna ci sono le bambine, anzi le
adolescenti già indagate fragili e
inquiete in Tout est pardonné: sono loro
il futuro umano e il furore artistico di
Grégoire, loro il centro della
commozione del Padre. La madre vorrà
portare avanti la compagnia, la figlia
rabbiosamente vorrà farla finita con
quel carrozzone, stigmatizzando, pur
affettivamente, l’egocentrismo di papà
e la sua ossessione professionale. Che
rimane? Un pugno nello stomaco, che
nasce dal cinema, quello d’arte che fa
la fama ma anche la fame, e un ritratto
di famiglia orfano di paternità, non di
umanità. E’ questo l’amore di Mia.
FEDERICO PONTIGGIA
Poliziotti
fuori
Lei è troppo
per me
La bella e il nerd per una love-story
già vista, ma gradevole. Con buone intenzioni
Regia
Con
Genere
Distr.
Durata
anteprima
Tra action e comedy vincono gli sbadigli:
storia e dialoghi inesistenti, irriconoscibile Kevin
Smith
DOVREBBE ESSERE DIVERTENTE, almeno nelle
intenzioni, vedere l’eroe di Die Hard Bruce Willis vestire i
panni di un poliziotto da commedia: inadeguato, un po’
cialtrone e preda della ridicolaggine. E invece Poliziotti
fuori si trascina stancamente tra sparatorie, improbabili
cattivoni messicani, cazzotti a ladri d’auto undicenni (!) e
vessazioni (giustificatissime, per di più) da parte del capo.
Voleva essere action comedy, ma il risultato delude su
ambo i fronti: le scene d’azione sono datate e troppo
semplici, mentre sul fronte commedia per lo spettatore si
contano più sbadigli che risate.
La trama, poco più che un pretesto, sembra affidarsi più
alle faccette di Tracy Morgan e ai battibecchi col
compagno di squadra Bruce Willis che a far avanzare la
storia, tiratissima e ai limiti della verosimiglianza; se solo
ci fossero dei buoni dialoghi a salvare la baracca non
sarebbe poi così grave, ma anche su questo fronte il film
è indifendibile. Gli unici, piccolissimi bagliori li regala la
presenza scoppiettante di Seann William Scott, già
veterano interprete della saga di American Pie, ma è poca
cosa. Incredibile associare questo film a Kevin Silent Bob
Smith, eppure la regia è sua.
MANUELA PINETTI
Regia
Con
Genere
Distr.
Durata
Jim Field Smith
Jay Baruchel, Alice Eve, T.J. Miller
Commedia, Colore
Universal Pictures
104’
OGNI LOVE STORY che si rispetti ha proprio
nell’impedimento alla realizzazione/fruizione dell’amore
(Romeo e Giulietta docet) la propria spinta narrativa. Tra le
cause che possono tener lontani due innamorati Lei è troppo
per me sceglie il pregiudizio: può una donna estremamente
avvenente (Alice Eve, anche in Sex and the City 2), di ottima
estrazione sociale, brillante ed intelligente, intraprendere
una liaison sentimentale con un uomo bruttino (Jay
Baruchel) dal cuore nobile e dal lavoro mediocre, vessato da
una famiglia (e un’ex fidanzata) che lo reputa quasi uno zero
assoluto?
Le amiche (di lei) e gli amici (di lui) rispondono con un coro
di no, eppure questa classicissima rom-com dice sì, perché
le apparenze non sono tutto, ma soprattutto perché i giudizi
che contano di più sono quelli soggettivi; peccato aver voluto
giustificare – seppur minimamente – l’attrazione della bella
(ma non così perfetta) per il nerd.
Nulla di nuovo: le produzioni di Judd Apatow e dei fratelli
Farrelly (per i modi) e film come Notting Hill (per il tema)
hanno già detto tanto. Eppure, tra qualche buona battuta e
molta comicità fisica (non esente talvolta dalla volgarità)
trovano posto le migliori intenzioni.
MANUELA PINETTI
in uscita
Kevin Smith
Bruce Willis, Tracy Morgan
Commedia, Colore
Warner Bros. Pictures Italia
107’
giugno 2010
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
61
i film del mese
Il tempo che
ci rimane
Regia
Con
Genere
Distr.
Durata
in uscita
Elia Suleiman
Elia Suleiman, Saleh Bakri
Commedia, Colore
BIM
Dalla Palestina, il j'accuse “familiare” di
Elia Suleiman: a senso unico, tra risate e ovvietà
109’
DAL 1948 AD OGGI, la Palestina in
formato famiglia. Dal festival di Cannes
2009, è The Time That Remains di Elia
Suleiman, ispirato dai diari del padre
Fuad (Saleh Bakri) scritti durante
l'agonia nella nativa Nazareth e dalle
lettere della madre ai parenti in esilio:
quello che rimane è il tempo dei
palestinesi, “arabo-israeliani che vivono
in minoranza nella loro madrepatria". Ma
soprattutto il viaggio del regista e del
padre: dall'indifferenza giovanile
all'attivismo politico della maturità fino
all'osservazione senza parole, per il
primo; dalla lotta di Resistenza del '48
alla successiva passività, per il genitore.
Con lo stile divertito di Intervento divino
(2002) e l'accompagnamento musicale
dei pezzi arabi prediletti da Fuad, il
passeggero della memoria Suleiman
affronta il privato che si fa pubblicopolitico, ricorrendo a gag debitrici della
lezione di Keaton e Tati per raccontare gli
abusi degli israeliani e la pace del
focolare domestico. Obiettivo raggiunto,
con momenti di puro cinema, che non
abbandona la commedia anche laddove
la realtà è più dolente: un uomo che
minaccia di darsi fuoco, l'incontro di Elia
Il cast del film a Cannes 62
con i vecchi amici dopo l'esilio, Fuad
angariato dai soldati israeliani mentre
pesca, sono mostrati col sorriso, che
scomparirà nel silenzio del Suleiman
contemporaneo, maschera circondata
dal mutismo della madre vedova e
dall'apatia politica delle giovani
generazioni. Se dopo un'ora (dura 109')
diventa permeabile alla noia, innescata
dalla ripetitività delle gag, Il tempo che ci
rimane non manca in ogni fotogramma di
prendere una posizione senza se e senza
ma sul conflitto, ovvero la convivenza
impossibile, tra israeliani e palestinesi:
scelta legittima, ovviamente, se non
condivisibile. Ma non priva di debolezze e
ovvietà, almeno nella resa
cinematografica: il salto con l'asta del
Muro e l'afasia contemporanea del
personaggio Suleiman, su tutti, non
fanno onore al Suleiman regista e
sceneggiatore.
FEDERICO PONTIGGIA
giugno 2010
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
63
14
Kilometros
Saw VI
Sesto capitolo hard-gore della saga
dell’Enigmista, fatto anche questo con lo
stampino. Inutile
Regia
Con
Genere
Distr.
Durata
in sala
Un viaggio
al di qua della
disperazione: dall’Africa alla Spagna, l’odissea
dei dannati della terra
14 CHILOMETRI. Tanti ne misura lo Stretto di Gibilterra.
14 chilometri per lasciarsi l’Africa alle spalle e mettere i
piedi in Europa, terra dei balocchi dove nessuno piange
miseria, che i soldi stanno anche sotto i sassi. Buba ne è
convinto, tanto da vendere tutto ciò che ha e partire col
fratello Mukela per il più disperato dei viaggi della
speranza. Vi si unirà anche Violeta, in fuga da un
matrimonio che non vuole. Dal Mali all’Algeria, da qui alla
Spagna, su camioncini stracarichi e piedi sfasciati, strade
di fortuna e barconi come bare sul mare. Con loro - a
distanza di pudore – Gerardo Olivares, che filma con 14
Kilometros l’odissea senz’epica dei dannati del pianeta,
esuli “da una terra che li odia per un’altra che non li
vuole” (I. Fossati). Uno sguardo al servizio dei personaggi,
di cui condivide la fatica ma non la disperazione,
sfiorando la pietà che non cede alla commiserazione.
Genuino, forse persino brado, teso tra l’estasi immobile
dei paesaggi e la calma di una natura che avvolge ma non
soccorre. Fermo nell’inchiodare la crudeltà del potere
sulla croce dei poveri. Morale nel restituire al digitale una
forte ragion d’essere, l’occhio sottratto ai pochi per
essere rivolto a tutti. Invisibili in primis.
GIANLUCA ARNONE
Regia
Con
Genere
Distr.
Durata
64
Gerardo Olivares
Mahamadou Alzouma
Drammatico, Colore
Bolero Film
95’
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
giugno 2010
Kevin Greutert
Tobin Bell, Costas Mandylor
Horror, Colore
01 Distribution
90’
DAL PROTOTIPO di James Wan a oggi, con il montatore della
serie Kevin Greutert promosso alla regia e già confermato
per l’immancabile settimo episodio, la “Saga dell’Enigmista”
ha brillato per le due o tre peculiarità scambiate dai fan per
qualità: il gore portato all’eccesso e gli inganni allo
spettatore sulla temporalità degli eventi (nel secondo e nel
quarto film) o, come in questo caso, sulla vera natura dei
personaggi affidata a un’agnizione finale. Peculiarità che
hanno prodotto sei film fatti con lo stampino. Tobin Bell/
John Kramer è morto da un pezzo ma – ahinoi- si era
portato molto avanti col lavoro; il sesto capitolo getta le basi
di una futura lotta tra la moglie Jill e il detective Hoffman
per raccogliere la sua eredità. Nel mezzo, stancamente, il
solito labirintico test di sopravvivenza riservato al
malcapitato di turno, un assicuratore colpevole di metodi
poco ortodossi verso la sua clientela. Due piani narrativi che
non si incrociano mai, con la storyline principale che si
ripiega su se stessa traendo spunti (e non è la prima volta)
dai precedenti capitoli. Chi non li ha visti, poco capirà: ma
recuperare l’intera saga è un sacrificio non necessario. A voi
la scelta.
GIANLUIGI CECCARELLI
in sala
The Times BFI
London Film Festival
53a Edizione
Shanghai International
Film Festival
13a Edizione
International Film
Festival of India
40a Edizione
Lincoln Center
Open Roads
Nuovo Cinema Italiano
9a Edizione
Noir In Festival
19a Edizione
São Paulo International
Film Festival
33a Edizione
Christian Lelli e Laura Cafiero
SonoViva
presentano
Un film di DINO e FILIPPO GENTILI
con MASSIMO
DE SANTIS, GUIDO CAPRINO, MARCELLO MAZZARELLA e con GIORGIO COLANGELI
con la partecipazione straordinaria di
GIOVANNA MEZZOGIORNO
e con VLAD TOMA, EMANUELA GALLIUSSI, ALESSANDRO ROJA, SUSY LAUDE, VALENTINA MARCHIONNI,
Costumi DONATELLA CIANCHETTI, Scenografia PAOLA BIZZARRI, Musiche GIOVANNI VENOSTA, Montaggio PAOLA FREDDI,
Fotografia VITTORIO OMODEI ZORINI, Fonico di presa diretta GIANLUIGI FULVIO, Organizzatore generale ANTONELLA VISCARDI,
Prodotto da LAURA CAFIERO, Ufficio Stampa REGGI & SPIZZICHINO COMMUNICATION, distribuito da IRIS FILM
dal 28 maggio al cinema
w w w. s o n o v i v a . i t - w w w. i r i s f i l m . i t
copyright 2008
i film del mese
La papessa
Regia
Con
Genere
Distr.
Durata
Johanna Wokalek, David Wenham
Drammatico, Colore
Medusa
Sua Santità: femminile, singolare.
Tra storia e leggenda, “travestita” di cinema…
148’
C’ERA UN VOLTA… la Papessa: sì, ma
quando? Gli studiosi non concordano, le
fonti latitano, la storia scema – in più di
un’accezione – nella leggenda.
Per fortuna, i teutonici sanno esibire
granitiche certezze, prendendo il
bestseller omonimo di Donna Woolfolk
Cross (5 milioni di copie in Germania) e
adattandolo in scala kolossal e lingua
inglese: l’avrebbe dovuto girare Volker
Schloendorff, con Franka Potente
protagonista, ma la Costantin Film
imponeva una doppia versione cinetelevisiva, e il regista del Tamburo di
latta ha salutato. Al suo posto, il collega
di fama locale Sönke Wortmann, Sua
Santità - femminile d’obbligo… - affidata
a Johanna Wokalek (brava, come già
nella Banda Baader-Meinhof, ma
doppiata da cani), affiancata dal conte
rubacuori David Wenham (il Faramir del
66
in sala
Sönke Wortmann
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
giugno 2010
Signore degli Anelli) e il pingue pontefice
John Goodman.
Se da Agora a Christine/Cristina il protofemminismo va di moda, e non senza
merito ideologico e urgenza storica,
quest’ultima vie en rose è stinta nello
stile, trasandata nella ricostruzione – la
Roma “ricreata” in Marocco ha meno
appeal dell’Italia in Miniatura… –,
spompata nella sceneggiatura, afasica
Il regista Sönke Wortmann sul set
nei dialoghi e incredibilmente priva di
accenni drammatici. La papessa
Johanna era già stata cantata sullo
schermo da Liv Ullmann nel ’72: in
chiave teatrale, ma con il conflitto tra
sesso e fede più a fuoco. Qui, viceversa,
il mix è risibile, con Johanna che deve
interrompere il petting col conte Gerold
causa elezione, pardon, acclamazione, al
soglio pontificio. E’ la penultima di una
teoria di chicche di scrittura, che fanno
fessa La Papessa, nata da prete (Ian
Glein, cattivo!) nella Franconia dell’814,
conquistata dalla fede, edotta alle
scritture, felicemente rinchiusa in
monastero e autodestinata a Roma per
guarire e… pontificare. II tutto en travesti
(la Wokalek è androgina, ma il trucco
non regge), messo a nudo solo
dall’amore di una vita, ma sepolto da
coltri che fanno un cattivo servizio non
solo alla storia, ma pure alla leggenda.
E, soprattutto al cinema.
FEDERICO PONTIGGIA
TUTTO QUELLO CHE NEW YORK NASCONDE
dal 25 giugno al cinema
www.mikado.it
i film del mese
About Elly
Regia
Con
Genere
Distr.
Durata
Golshifteh Farahani
Drammatico, Colore
Mediaplex
Cornice thriller, ma il terrore viene dal
fuoricampo iraniano: Il grande freddo di Farhadi
119’
DOPO ANNI IN GERMANIA a lavorare,
Ahmad ritorna in Iran: quale miglior
occasione per una rimpatriata postuniversitaria in una villa sul Mar
Caspio? Come sempre, ci pensa la bella
ed energica Sepideh, che per l’amico
divorziato invita pure Elly, l’insegnante
della figlia: lo “scopo ri-matrimonio”
serpeggia, tanto che le lodi per la
giovane donna si sprecano. La
convivenza fila liscia, anzi gioiosa, con
solo qualche sparuto rannuvolamento
di Elly, ma il sole sta per… annegare.
Mentre gli uomini giocano a pallavolo e
le donne fanno la spesa, Elly rimane
sulla spiaggia con i bambini: l’aquilone
vola, lei è felice, intanto, un piccolo
affoga. Viene salvato per miracolo: lui,
ma Elly, che pur se ne voleva andare,
dov’è finita? What About Elly?
La risposta è dell’iraniano Asghar
68
in sala
Asghar Farhadi
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
giugno 2010
Farhadi, Orso d’Argento per la regia alla
Berlinale e Best Narrative Feature al
Tribeca nel 2009. Regista e
sceneggiatore (in carnet, Fireworks
Wednesday vittorioso a Locarno),
Farhadi fa, anzi sembra fare, un cinema
atipico per l’Iran, soprattutto quello
ultimo scorso, che ha portato sullo
schermo la Rivoluzione Verde con vis
ideologica, ma qualche demerito
Il regista Asghar Farhadi
poetico – vedi la “regressione
didascalica” di Bahman Ghobadi, dal
lirico Tempo dei cavalli ubriachi
all’informativo Gatti persiani.
All’apparenza, a riguardare Elly è una
commedia che si fa progressivamente
thriller, e che potrebbe scambiare la
denominazione d’origine iraniana con
altre latitudini, quelle, per intenderci,
del Grande freddo. Sì, perché la (non?)
soluzione incrocia moti d’animo, segreti
e bugie, desideri e frustrazioni propri a
ogni uomo: anzi, Farhadi ci calca la
mano, con l’iniziale frenesia che nel
gruppo trova la rima con deficienza amplificata dal pessimo doppiaggio. Ma
c’è dell’altro: l’opacità di Sepideh
prende le botte, il celato fidanzamento
di Elly è da prigione, in breve, dal
fuoricampo vengono brividi, forse
inconsapevoli, ugualmente raggelanti.
Perché l’autentico terrore non sta nella
sorte di Elly, ma nella società iraniana.
FEDERICO PONTIGGIA
www.bimfilm.com
ra: novità e bilanci
atu
ter
let
e
a
tri
us
ind
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sic
mu
,
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Homevid
DVD
Estate Blu-ray:
dal gioiello Moon al
capolavoro
Collateral
Borsa del Cinema
Tramonto dei
cineclub, aneddoti
dal pianeta
stuntmen
Libri
L’ultimo decennio in
un dittico Usa-Italia.
Registi + Star = 501
Colonne sonore
Nick Cave on The
Road. Ancora Muse
per l’Eclipse
Il Volto,
la Cosa
30 anni senza Hitchcock:
in un volume analisi e
psicologia del maestro
Telecomando
DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE
DVD
Blu
Un’ora e mezza
di extra, con il corto
Whistle del deb
Duncan Jones. Da
non perdere, in alta
definizione
72
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
giugno 2010
di Valerio Sammarco
Moon
“ALLA FINE DEGLI ANNI ‘70
e negli ‘80, il lavoro di
Douglas Trumbull, Peter
Hyams e Syd Mead ha fornito
ad un vasto gruppo di pellicole un aspetto duro e industriale. La loro fantascienza aveva
un’estetica diversa rispetto a
quella attuale e noi volevamo
rifarci a quel periodo. E per
quanto riguarda gli esterni, il
territorio lunare era ispirato a
un libro di fotografie lunari di
Michael Light, che ha collezionato, messo assieme e ripulito
tutte le immagini in 70 mm
delle
missioni
lunari
dell’Apollo”. Così Duncan
Jones (figlio di David Bowie)
spiega quali siano state le
fonti d’ispirazione per il suo
debutto al lungometraggio
come regista, Moon, sintesi tra
cinema indipendente e miglior
fantascienza possibile: budget
irrisorio (meno di 5 milioni di
dollari, ma “quasi 450 inquadrature con effetti speciali,
mix di lavoro sulle miniature
e immagini generate al computer”) per un film claustrofobico ed ipnotico, modulato
sulle sonorità di Clint Mansell
e sulla performance di Sam
Rockwell, protagonista totale
e solitario. Senza nascondere
le suggestioni derivanti anche
da modelli quali 2001:
Odissea nello spazio , Moon
ripropone l’immagine di un
futuro allora vagheggiato, ipotizzato, anticipato e, perché
no, temuto, in un presente
dove anche l’interprete princi-
pale, l’uomo, finisce per
abbandonare compiti, mansioni, solitudine ed emozioni ad
infinite copie, immagini di se
stesso. Praticamente invisibile
in sala, il film è disponibile
dal 9 giugno in duplice edizione, anche in Blu-ray, con
oltre un’ora e mezza di extra,
tra cui il corto precedente di
Jones ( Whistle ), il dietro le
quinte e gli effetti visivi di
Moon e “Spazio alla scienza:
domande e risposte con il
regista”.
DISTR. SONY PICTURES HOME ENTERTAINMENT
giugno 2010
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
73
Telecomando
DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE
DVD
Samba che
banda!
Omaggio al poliziottesco del collettivo John Snellinberg
Agli albori del doc
Robert Flaherty e Dziga
Vertov restaurati
Documentario
“poetico” uno,
rivoluzionario l’altro:
distanti anni luce per
argomento trattato e
modalità tecnico realizzative,
Nanuk l’eschimese (1922) di
Robert Flaherty e L’uomo con la
macchina da presa (1929) di
Dziga Vertov – ora in home video
con D-CULT in edizione
restaurata – diventano però,
ciascuno a suo modo, manifesto
estetico di un discorso
cinematografico ancora oggi
vivissimo. Da una parte la
costruzione prefilmica del vero,
dall’altra la decostruzione del
reale attraverso il filtro del cineocchio.
DISTR. D-CULT
BUDGET DI 2000 EURO E
omaggio al glorioso cinema poliziesco italiano degli anni ’70: è
La banda del brasiliano del collettivo John Snellinberg (Patrizio
Gioffredi in regia, sceneggiatura
e montaggio), ora in home video
corredato, negli extra, del corto
Gioventù, droga e violenza: la
polizia interviene, altro titolo che
riporta alla mente modelli del
poliziottesco che fu. Girato tra
74
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
giugno 2010
Prato, Livorno e Napoli, il film
prende le mosse dal ritrovamento del corpo senza vita di un
bimbo di 10 anni: i sospetti
cadono sul Biondo, il Mutolo, il
Randagio e il Brasiliano e su di
loro si indirizzano le indagini
dell’ispettore Brozzi (Carlo
Monni), veterano tormentato dai
ricordi del passato.
DISTR. CG HOME VIDEO
Laclassedeiclassici
a cura di Bruno Fornara
REGIA Ozu Yasujiro
CON Saburi Shin,
Kogure Michiyo
GENERE Commedia
(1952)
DISTR. Eagle Pictures
Ashes of
Time Redux
Finalmente il capolavoro di Wong Kar-wai.
Con making of
Il sapore del riso e del tè verde
Un rapporto coniugale in crisi.
Una nipote che dovrebbe sposarsi con un matrimonio combinato e che non ci sta. Il marito e zio che sta dalla parte
della nipote. Un girotondo di
amiche borghesucce che cinguettano, si divertono, dicono
piccole bugie, tessono minime
trame. Le cose, per la coppia,
volgono al peggio, fino a una
cena risolutiva con il riso al tè
verde. A essere accettata sarà
l’idea di vivere la vita in maniera semplice. Quel riso al tè è
un pasto umile e tradizionale.
Al Giappone dei primi anni ‘50,
che si avvia a diventare moderna potenza mondiale, servirà
restare ancorato alle tradizioni,
suggerisce Ozu che, nel raccontare, usa i consueti toni
calmi, sereni, distesi. Mirabili
gli interni delle case. Dolcissimi
gli esterni, un albero, un serbatoio, il velodromo, il mondo in
fuga visto dal treno. Esemplare
è l’accuratezza con cui Ozu
cerca e trova la prospettiva giusta tra le linee delle porte, degli
arredi, dei panni appesi. Qua e
là la macchina da presa si
muove, con tranquilla regolarità, un po’ avanti, un po’
indietro: a cercare il punto giusto da dove guardare. La giustezza di sguardi e comportamenti è il solido, esile, modesto basamento del cinema di
Ozu.
Fi lm in or bi ta
a cura di Federico Pontiggia
Michael Jackson
(Studio Universal)
Moonwalker di Jerry Kramer e I’m Magic di Sidney
Lumet - dove Jacko conobbe il produttore
musicale Quincy Jones - per ricordare King of Pop:
il 25 giugno, a un anno esatto dalla scomparsa.
Indie è bello
(Mgm)
Tre giovedì (10, 17 e 24) per tre campioni del
cinema indie: Priscilla regina del deserto di
Stephan Elliott, Vivere e morire a Los Angeles di
William Friedkin, Igby goes down di Burr Steers.
Tony Curtis
(Mgm)
Ex marine, sei matrimoni alle spalle, una carriere
indelebile e 85 anni da festeggiare il 3 giugno:
omaggio a Tony Curtis con 5 film, da La parete di
fango a Taras il magnifico.
TITOLO DI CULTO, mai arrivato nelle sale e nelle
videoteche italiane, Ashes of Time di Wong Karwai viene finalmente editato nel nostro paese.
Realizzato nel 1994 (stesso anno di Hong Kong
Express), l’anomalo e straordinario wuxiapan del
cineasta di Shangai è disponibile nella versione
Redux, che lo stesso Wong presentò al Festival di
Cannes nel 2008, con un nuovo lavoro sul montaggio che portò l’iniziale durata di 100’ agli attuali
93’. Caratterizzato dalla solita, incredibile fotografia
di Christopher Doyle, il film è incentrato sul sicario spadaccino Ou Yang Feng (Leslie Cheung) e
sul ricordo dell’unica donna mai amata, rinato
dopo l’incontro con una ragazza che gli chiede di
vendicare il fratello ucciso. Oltre al trailer cinematografico originale, nei contenuti speciali è presente “Born from Ashes: The Making of Ashes of
Time Redux”, utile approfondimento sulla realizzazione del film.
DISTR. BIM/01 DISTRIBUTION
giugno 2010
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
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Telecomando
DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE
DVD
Amabili resti...
Dal film di Peter Jackson a
Lourdes, ecco le altre uscite
Drugo collaterale
Il grande Lebowski e il grande Mann in Blu-ray. Imperdibili
L’IRRESISTIBILE SCIATTERIA DELL’EX
hippie Jeffrey Leboswki (Drugo per gli
amici), l’impeccabile eleganza del killer
Vincent (Tom Cruise): Il grande
Lebowski (1998) dei fratelli Coen
e Collateral (2004) di Michael
Mann arrivano finalmente in Bluray, rispettivamente con CG
Home Video e Paramount.
Occasione imperdibile, dunque,
per rivedere due grandi capolavori in alta
definizione, corredati da interessanti extra:
Interviste e Making of per Lebowski ;
Commento del regista, Città della notte: la
realizzazione di Collateral , Commenti alle
scene eliminate, Riprese in esterni: ufficio di
Annie, Tom Cruise e Jamie Foxx provano una
scena, Effetti visivi: treno metropolitano e
altro ancora per il fantastico noir di Michael
Mann.
Wes tern d’an tan
Red Dead
Redemption
Cowboy e atmosfere da selvaggio West,
per PlayStation 3 e Xbox
Forse sarà un po’ fuori moda nell’era della
tecnologia più spinta, ma un buon film di Sergio
Leone, magari con la colonna sonora di Ennio
Morricone, è sempre un piacere da vedere e
rivedere, per tutta l’atmosfera che ancora oggi
emana. E se vi dicessimo che Red Dead
Redemption cerca di rievocare proprio quelle
atmosfere del selvaggio West tanto affascinanti?
Il titolo sviluppato da Rockstar Games vi mette nei
panni di un cowboy alle prese con problemi legati
alla propria famiglia, in un modo libero e vasto nel
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rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
giugno 2010
quale è possibile interagire con le persone,
cavalcare per kilometri e affrontare missioni tra
le più disparate sullo stile di un altro titolo che ha
riscosso molto successo in ambito videogiochi,
vale a dire Grand Theft Auto. Disponibile da
subito su PlayStation 3 e Xbox 360.
Per saperne di più visitate www.multiplayer.it
ANTONIO FUCITO
Titoli recenti, novità e
recuperi: si parte con
Amabili resti di Peter
Jackson
(Paramount),
disponibile anche in
Blu-ray (3 ore di extra),
poi è la volta di Lourdes
di Jessica Hausner (CG
Home Video), apprezzato
alla scorsa Mostra di
Venezia. Versione
Blu-ray anche per
Nine di Rob
Marshall, distribuito
da 01, che propone
inoltre i due titoli BIM
Il concerto di Radu
Mihaileanu e Donne
senza uomini di Shirin
Neshat. Sempre “freschi
di sala”, segnaliamo
Invictus di Clint
Eastwood (Warner) e
An Education di Lone
Scherfig, distribuito
da Sony, che
propone anche
Il segreto di David –
The Stepfather
(inedito), la versione
Blu-ray Collector’s
Edition di Bad Boys
(Michael Bay, 1995) e
il musical evento
Monty Python – Non è
il Messia (è un
ragazzaccio),
registrato al Royal
Albert Hall, con molti
extra. Diretta ai più
piccoli, infine,
l’operazione Multimedia San
Paolo Mystery after Mystery – La
Sindone raccontata ai ragazzi,
editato in occasione
dell’Ostensione di Torino.
Olbia, sostentamento sacerdoti
Bergamo, nuova chiesa
Uganda, St. Mary's Hospital
Sudan, formazione
Roma, aiuto ai senza fissa dimora
CON L’8XMILLE ALLA CHIESA CATTOLICA
AVETE FATTO MOLTO, PER TANTI.
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Telecomando
DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE
Borsa del cinema
di Franco Montini
Fine di un’epoca:
l’ultimo baluardo
dei cineclub romani
chiude i battenti
Grauco, addio
DOPO 35 ANNI DI INTENSA ATTIVITÀ,
il 30 giugno, il Grauco, coraggioso cineclub romano nel popolare quartiere
Prenestino, cesserà definitivamente l’attività. Per la capitale, la chiusura di una
saletta potrebbe sembrare un episodio insignificante ed invece rappresenta la fine di
un’epoca e una rilevante perdita culturale.
Il Grauco era l’ultimo sopravvissuto della
gloriosa stagione dei cineclub capitolini
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rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
giugno 2010
degli anni ’60 e ’70, dove si sono formate
generazioni di registi, sceneggiatori, critici,
cinephiles. In un’epoca in cui nelle università le cattedre di cinema erano inesistenti
e la tv solo di Stato programmava due o
tre film a settimana, l’unico modo per
imparare a conoscere ed amare il grande
cinema d’autore e i classici del passato era
appunto recarsi in queste salette, dove la
programmazione, organizzata per cicli
tematici su registi, attori, movimenti, cambiava ogni giorno. All’epoca gruppi di
appassionati si spostavano quotidianamente, disposti anche ad attraversare la città,
per scoprire o recuperare un certo film di
Fritz Lang, l’esordio di Truffaut (I 400
colpi, nella foto) o i film messicani di
Buñuel. Un poco alla volta, complice la
concorrenza delle tv commerciali, dell’home video, del cinema in rete e una man-
Cast & Crew
di Marco Spagnoli
tuntmen
Il Principe degli S
Pacifico, ma fino ad un certo punto: i segreti dalle sabbie del tempo
canza di ricambi generazionali fra il pubblico, i gruppi
di appassionati, a dispetto
della proliferazione delle cattedre universitarie di cinema,
si assottigliavano e le sale
sparivano una dopo l’altra. A
Roma, dove un tempo i
cineclub pullulavano, nel
giro di qualche lustro hanno
chiuso il Sadoul; L’occhio,
l’orecchio,
la
bocca;
l’Officina; il Montaggio delle
Attrazioni; il Montesacro
Alto; il Tevere. Il Grauco ha
resistito oltre ogni limite per
la testarda passione che ha
sempre animato il gruppo
degli organizzatori, capitanato da Roberto Galve e
Francesco De Bonis. “Per
continuare a vivere - com-
Candidato due volte al Taurus Award,
l’Oscar degli Stuntmen, Claudio Pacifico è
uno dei più importanti professionisti a livello internazionale. Presente in quasi 200 produzioni, è anche maestro d’armi. Le sue
specialità sono Kung Fu, Boxe, paracadutismo. Tra i film in cui ha lavorato ci sono
Gangs of New York, Casanova, Angeli &
Demoni e Prince of Persia – Le sabbie del
tempo, in cui interpreta uno dei tre assassini
invitati da Sir Ben Kingsley contro Jake
Gyllenhall. “Il rapporto tra gli stuntmen e gli
attori deve funzionare alla perfezione per
evitare qualsiasi problema di natura tecnica”, dice Pacifico, per quattro mesi in
Marocco dove Mike Newell ha realizzato il
film.
Quando ha deciso di diventare uno
stuntman?
E’ una passione che ho da sempre, sin da
quando, all’età di sei anni, accompagnavo
mio padre. E’ un lavoro che ho appreso da
lui e che mi ha portato a girare tutto il
mondo da un set all’altro.
Un ricordo di Heath Ledger, a cui ha
insegnato a tirare di spada?
Un ragazzo volenteroso e intelligente, ma
soprattutto una brava persona.
Un consiglio a chi vuole intraprendere
la sua professione?
Imparare i trucchi del mestiere da chi già lo
fa e, soprattutto, andare a letto e svegliarsi
sempre con lo stesso pensiero: come girare
la scena secondo il desiderio del regista. La
concentrazione è essenziale. Il nostro è un
mestiere che si tramanda di padre in figlio.
Oggi che la tradizione si è un po’ persa, sto
per aprire una scuola per insegnare e il mio
sito è www.claudiopacifico.it.
“Per sopravvivere sarebbero bastati 30 spettatori
al giorno”, dice Roberto Galve
menta Galve - ci sarebbero bastati 30 spettatori al giorno, invece le nostre proposte
sembrano non interessare più nessuno e,
malinconicamente, ne abbiamo dovuto
prendere atto”. Per “celebrare” la chiusura,
il Grauco ha stampato un paio di opuscoli
e in uno di questi vengono anche indicate
le motivazioni che hanno portato alla chiusura: diffidenza e assenza delle Istituzioni
(Ministero, Comune, Regione etc.); progressiva chiusura del mondo della scuola;
disinteresse da parte degli autori. “Anche
Nanni Moretti, il regista contro del cinema
italiano, una sera - ricorda Galve - dopo
aver assicurato la sua presenza per un
incontro successivo alla proiezione del suo
film, non si è fatto vedere e non ha neppure pensato ad una telefonata di scuse”.
La chiusura del Grauco (Gruppo di
Autoeducazione Comunitaria) rappresenta
la fine di una certa idea di cinema e più in
generale di un fare cultura caratterizzato
da una forte componente etica perché,
oltre a proiettare film, presso il cineclub
funzionava una biblioteca specializzata, si
organizzavano spettacoli di teatro, dibattiti,
incontri. Per questo, tale scomparsa è una
grave perdita culturale. A Roma viene a
mancare l’unica sala dove la programmazione era in lingua originale con sottotitoli,
dove si potevano recuperare certi film,
dove si scoprivano autori e cinematografie
assenti nel resto della città. Sarebbero
bastate poche migliaia di euro all’anno per
salvaguardare tutto questo, ma nessuno ha
avvertito il dovere di intervenire, preferendo sostenere attività effimere, spesso inutili, con sussidi molte volte esagerati.
box office (aggiornato al 24 maggio)
1 Prince of Persia: Le sabbie del tempo .... € 2.037.242
2 Robin Hood ................................................ € 7.718.284
3 The Final Destination 3D ......................... € 960.640
4 Basilicata coast to coast ........................ € 600.566
5 Piacere sono un po’ incinta ....................€ 1.118.347
6 Iron Man 2 ...............................................
7 Draquila - L’Italia che trema...................
8 La bella società..........................................
9 Puzzole alla riscossa ..............................
10 Notte folle a Manhattan ........................
€ 7.997.545
€ 1.204.395
€
78.510
€ 926.992
€ 1.331.989
N.B. Le posizioni sono da riferirsi all’ultimo weekend preso in esame. Gli incassi sono complessivi
giugno 2010
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fondazione ente dello spettacolo
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Telecomando
DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE
Libri
In un dittico “il
cinema dopo il cinema”
Usa/Italia degli ultimi
10 anni. Poi Burton e
Solondz
2001-2010
Ide e per un dec enn io
La car ica dei 501
L’11 settembre e il G8 di Genova: per capire la storia
americana e italiana degli ultimi 10 anni è da lì che bisogna
partire. Termini a quo di una rivoluzione politica e culturale
che ha innescato – con ricadute ovviamente diverse - il
terzo millennio e investito di riflesso il grande schermo.
Come? Ce lo dice il bel dittico edito da Le Mani Il cinema
dopo il cinema – dieci idee sul cinema americano e italiano
2001-2010 (€ 12,00 cadauno), in cui Roy Menarini propone
una mappatura di temi, stili, generi e tecniche che hanno
caratterizzato – fuori e dentro la sala – un decennio unico,
così denso di avvenimenti da fare storia a sé. Tra
divulgazione e analisi, l’autore ha il merito di non
sottrarsi alla trasversalità
d’approccio e al giudizio, lasciando
aperte molte delle questioni, eccetto
una: la tanto annunciata morte del
cinema non è mai avvenuta.
Dopo 1001 Film, la truppa di autori capitanata da Steven Jay
Schneider prosegue sulla stessa linea di volumi illustrati tra il
divulgativo ed il cult cinefilo. Sempre pubblicati da Atlante,
501 Grandi registi (pagg. 640, € 29,00) e 501 Star del cinema
(pagg. 640, € 29,00), non sono veri e propri “dizionari”. Non
hanno la completezza enciclopedica, ma si limitano ai 501
esponenti che gli autori ritengono più significativi. Prevalgono
autori e star di Hollywood, ma la selezione si allarga anche ai
grandi del cinema europeo e orientale, non mancano i
capisaldi del cinema di Bollywood da Amitabh Bachchan a
Sharukh Khan. Rispetto ai soliti dizionari la lettura è più
divertente: le schede dei personaggi, in ordine
cronologico di data di nascita, sono arricchite da
foto, citazioni, segnalazioni di film da
non perdere che fanno dei due volumi
un bell’invito ad approfondire il
mondo del cinema.
GIANLUCA ARNONE
GIORGIA PRIOLO
80
rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
giugno 2010
“I cattivi” personaggi
Dall’infanzia problematica nel New Jersey alla recente vittoria
veneziana per la sceneggiatura di Perdona e Dimentica, Diego
Mondella ripercorre le tappe cinematografiche e biografiche
di uno degli autori più controversi e provocatori dei nostri
tempi. Sgradevole è bello - Il mondo nel cinema di Todd
Solondz (Pendragon, pagg. 147, € 14,00), oltre ad essere un
unicum monografico sul discusso filmaker, si propone come
un viaggio all’interno dell’immaginario cinematografico del
cineasta indipendente, un’accattivante riflessione sul
campionario di personaggi disturbanti che
lo sguardo analitico di Solondz continua a
presentarci. Temi ricorrenti nella sua
filmografia come l’infanzia, la felicità, la
famiglia, diventano occasione per sviscerare
l’universo antropologico dei moderni e
sconvolgenti freaks raccontati dal regista di
Happiness e di Fuga dalla scuola media.
Analize Hitch
Alla ricerca del Volto e della Cosa, a trent’anni
dalla morte del grande cineasta
di Roberta Pugliese
CHIARA NAPOLEONI
Tim chiama Tim
Nell’anno del trionfo commerciale di Tim Burton grazie alla
favola glamour/mainstream in 3D, Alice, le librerie si sono
riempite di saggi e biografie sul regista più cupo ed eccentrico
d’America. Addirittura una mostra al MOMA di New York l’ha
consacrato come artista, registrando il tutto esaurito. Ci
teniamo a segnalare il saggio a cura di Mark Salisbury, Burton
racconta Burton (Kowalski, pagg. 364, € 20,00) come uno dei
volumi più interessanti per conoscere a fondo l’autore.
Appartiene alla bellissima collana di libriintervista pubblicati da Faber and Faber che,
sul modello della celebre intervista di Truffaut
a Hitchock, permettono di entrare nel
laboratorio del regista e di seguire le
evoluzioni della sua carriera e del suo sforzo
creativo. Non è certo il più completo (arriva
fino a Sweeney Todd, ignorando Alice), ma
forse non è un gran difetto.
GIORGIA PRIOLO
Ciociaria Mon Amour
I territori del Lazio meridionale sono luoghi della giovinezza
e dei primi passi artistici di famosi registi ed attori del
cinema italiano, come Vittorio De Sica, Giuseppe De Sanctis,
Marcello Mastroianni, Nino Manfredi o il “giovane” Stefano
Reali. Luoghi di formazione anche di importanti, seppur
meno noti, autori e tecnici come lo scenografo Antonio
Valente, il montatore Ruggero Mastroianni (fratello di
Marcello), il fotografo Pasquale De Sanctis (fratello di
Giuseppe), Mario e Fabio Massimo Iaquone, e molti ancora.
Il progetto Cinema nostrum (Teseo, € 12,00),
curato da Giovanni Curtis insieme a un
gruppo di critici e giovani studiosi, con il
sostegno dalla Provincia di Frosinone,
intende dunque riscoprire volti e mestieri
del cinema laziale, con testimonianze
inconsuete, saggi analitici e interviste sugli
autori contemporanei.
SERGIO SILLA
Beattr icc e
Balsamo
Hi tc h co c k - Il
Vo l to e la Co sa
E d . M imesis
€ 166, 000
Pa g g. 1977
Avvalendosi di alcuni concetti sviluppati dagli
psicoanalisti e filosofi Lacan, Freud, Winnicott e Klein,
la psicologa e psicoanalista Beatrice Balsamo con
Hitchcock - Il Volto e la Cosa approfondisce i testi
hitchcockiani, dimostrando come tutto il suo cinema
tende verso la rappresentazione dell’immaginario
Volto della madre, a cui è sempre rimasto legato e
dipendente. Non rappresentabile nella realtà è anche
la Cosa, definita da Lacan come qualcosa di velato
che ha intorno a sé il Vuoto, adulato e ricercato
nell’arte e nel cinema.
Dai film di Hitchcock emerge la difficoltà di
rappresentare l’oggetto desiderato (Volto) sottolineando
che è impossibile sostituirne la mancanza, perché ciò
che cerca non può essere soddisfatto da nessun
oggetto. L’autrice, attraverso l’analisi delle
sceneggiature, fa emergere due sentimenti
contrastanti: il bene e il male, mai espressi in modo
chiaro e che, secondo Hitchcock, possono coniugarsi e
coesistere solo nella psicoanalisi in grado di mettere
l’uomo di fronte a se stesso, costringendolo a ricordare
ciò che non vuole. Tutto il cinema di Hitchcock può
essere interpretato come una ricerca del Volto della
madre, irraggiungibile ed è caratterizzato da presenzaassenza, che allude a un soggetto da sempre perduto e
da sempre ricercato. Il volume è stato presentato a
Bologna il 29 aprile 2010, in occasione del trentennale
della morte del grande cineasta.
Telecomando
DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE
di Gianluigi Ceccarelli
Colonne Sonore
Visti da vicino
On The Road
Nick Cave e Warren Ellis: spoliazione postapocalittica
Nick Cave e Warren Ellis
tornano a collaborare assieme a John Hillcoat, dopo
The Proposition del 2005
(sceneggiato dallo stesso
Cave). Nel frattempo, il duo
ci aveva lasciato letteralmente a bocca aperta con
lo straordinario score de
L’assassinio di Jesse James
per mano del codardo
Robert Ford, lavoro memorabile e denso di crepuscolare malinconia. Con The
Road viene meno il supporto di un genere filmico
nel quale far confluire la
cupezza delle suggestioni
di Cave ed Ellis, che dipingono lo scenario desolato
di un futuro post-cataclisma
attraverso la spoliazione.
Del lirismo di Jesse James
resta poco: episodici barlumi di speranza rintracciabili
nelle inesorabili terzine di
pianoforte che assieme al
violino di Ellis compongo-
no il leit motiv del tema
(The Road, The Far Road),
sparuti momenti di riflessione che rimandano sempre
a qualcosa di lontano e
non immanente ( The
Church, The Beach). Perché
immanente, in questo
score, fa rima con orrore e
violenza (le terrificanti
Cannibals e The House),
minaccia che The Journey
rende ineluttabile e costante con le percussioni di sottofondo.
La sospensione del tempo
e la dilatazione delle note
conducono alla continua
conferma di un presente
senza speranza; ululati e
fischi del vento accompagnano un viaggio senza
meta che neanche il brano
finale (The Boy) riesce a
chiudere se non con un
cupio dissolvi carico di
ulteriori interrogativi sul
tempo che ci resta.
Per tut ti i gus ti
a cura di Federico Pontiggia
Eclipse
Uno, due e… tre! I
Muse calano il tris
sulla saga ideata da Stephenie Meyer. La
band di Matt Bellamy ritorna a far ballare i
vampiri con l’inedito Neutron Star Collision
(Love Is Forever).
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rivista del cinematografo
fondazione ente dello spettacolo
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Le quattro volte
Non ci sono
musiche chez
Michelangelo Frammartino, ma di più: un
montaggio del suono (Daniel Iribarren, con
Benni Atria) eidetico, che lega il battito del
carbone a quello animale. Superbo.
Una canzone
per te
Lost, Sonohra,
L’Aura, Broken
Heart College, Zero Assoluto: il “meglio”
teen-pop per Herbert Simone Paragnani. Con
i compositori Cristiano Grillo e Andrea Lai,
uno spartito Mtv dipendente…
UNA PARTNERSHIP A SOSTEGNO
DELLE CAUSE AMBIENTALI
Leonardo DiCaprio e TAG Heuer uniscono le loro forze
per contribuire alle iniziative di Green Cross International.
Per saperne di più, www.tagheuer.com - 800.99.11.66
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