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som
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IN...FORMAZIONE
Periodico trimestrale
dell’Associazione OSDI
Operatori Sanitari
di Diabetologia Italiani
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www.osdi.it
Autorizzazione del tribunale
di Lecce n. 1014 - marzo 2009
DIRETTORE RESPONSABILE
Maria Teresa Branca
editoriale del direttore
di Maria Teresa Branca
lettera del direttore
di Roberta Chiandetti
VICE-DIRETTORE
Roberta Chiandetti
COMITATO SCIENTIFICO
Roberta Chiandetti
Maria Teresa Branca
Giovanni Lo Grasso
Lia Cucco
COMITATO DI REDAZIONE
Gemma Annicelli
Elisa Bellini
Lia Cucco
Raffaella Fiorentino
Giuseppe Frigau
Elisa Levis
Giovanni Lo Grasso
Alberto Pambianco
Clara Rebora
Anna Satta Hai
Annamaria Tesei
Claudio Vitiello
notizie dall’associazione
a cura di Roberta Chiandetti
vita associativa
a cura di Maria Teresa Branca
Articolo originale
Assistenza al paziente diabetico:
la relazione d’aiuto
di Abbati Cristiano
Le ricette di In...formazione Osdi
Il Tiramisù
di Gabriella Ercoli
PROGETTAZIONE GRAFICA,
IMPAGINAZIONE E STAMPA
Carra Editrice
73042 Casarano (Le)
Tel. 0833.502319
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N. 4 Dicembre 2013
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editoriale
4
del
direttore
Siamo giunti all’ultimo numero della
rivista di quest’anno e possiamo affermare con serenità che anche il
2013 ha visto l’impegno costante
di tutti coloro che hanno voluto contribuire alla realizzazione dei numerosi progetti che l’associazione ha
portato avanti, e la rivista ne è la
testimonianza!
Ai progetti realizzati, sia formativi
che organizzativi, è stato dato ampio spazio e i contributi che sono arrivati sono stati veramente notevoli.
Anche questo numero riporta le numerose attività regionali e nazionali
che si sono svolte nell’ultimo periodo ed è gratificante poter condividere i risultati, apprezzabilissimi,
di quanti si stanno seriamente impegnando per e con l’associazione.
La lettera del Presidente, Roberta
Chiandetti, ci fornisce un ulteriore
conferma di quanto è avvenuto nel
corso dell’anno e dell’impegno che,
il Direttivo Nazionale, sta mettendo
in atto per dare all’associazione un
di Maria Teresa Branca
significato che va oltre le previsioni
di tutti noi.
Uno dei progetti che merita tutta
la nostra attenzione è sicuramente
quello delle Raccomandazioni assistenziali -Position Statement Osdi.
Nel numero precedente si è parlato
della revisione della letteratura sul
diabete nell’anziano del quale avete
già ricevuto l’opuscolo. In questo
numero si parla della revisione della
letteratura sui Modelli organizzativi e le competenze necessarie
nell’assistenza infermieristica in
ambito diabetologico, che ha lo scopo di farci comprendere quali modelli
organizzativi siano proponibili ed in
grado di assicurare una maggiore
efficacia degli interventi assistenziali. Un argomento non facile da affrontare, soprattutto per la variabilità dei modelli organizzativi
utilizzati nei contesti nazionali e
internazionali e anche perché, a differenza delle altre revisioni, le operazioni di trasferimento delle cono-
EDITORIALE DEL DIRETTORE
anche in questo numero abbiamo conservato lo spazio per la rubrica Le
ricette di In- Formazione Osdi e questa volta, la dott.ssa Ercoli, ci propone una ricetta molto conosciuta:
il Tiramisù, un dolce che dal punto di
vista calorico risulta veramente
proibitivo ma che, con qualche suggerimento e con le dovute precauzioni, può andare anche sulle tavole dei
nostri pazienti. D’altra parte, il clima
festivo del periodo natalizio si presta a piacevoli momenti di convivialità e a piccole trasgressioni, per
questo motivo, ci è sembrato appropriato parlare di un dolce che, pur
non facendo parte dei dolci tipici della tradizione natalizia, è comunque
molto consumato nelle occasioni di
festa.
N. 4 Dicembre 2013
scenze hanno dovuto considerare
un approccio diverso e nuovo rispetto ai precedenti lavori.
Essere infermieri oggi significa avere
una vivacità operativa che deve andare oltre le prassi consolidate per
permetterci una visione più ampia e
proiettata nel futuro ma anche ripensata in funzione del paziente che
stiamo trattando, l’articolo originale, a cura di Cristiano Abbati, sulla
relazione di aiuto è la testimonianza
tangibile di come l’infermiere, che
opera sul paziente cronico, non può
operare con meccanismi di prassi ma
deve rimodulare il proprio intervento
in funzione dei bisogni del paziente.
La lettura dei bisogni assistenziali,
che è uno degli aspetti su cui si basa
il processo di nursing, ci permette
una maggiore attenzione del paziente e ci guida nella scelta degli interventi e del piano di cura.
Buona lettura e Buon Natale a tutti!
A proposito di bisogni assistenziali,
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O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I
lettera
del presidente
di Roberta Chiandetti
Dicembre 2013
Carissimi tutti,
anche quest’anno sta volgendo al termine.
E’ stato un anno non facile per la Sanità e per il Sistema politico, economico e sociale.
N. 4 Dicembre 2013
Stiamo vivendo una nuova realtà sanitaria ed epidemiologica caratterizzata da un lato
da un’aumentata aspettativa di vita, dall’altro dall’ invecchiamento della popolazione
con conseguente crescita delle malattie cronico-degenerative ad elevata complessità per
la compresenza di diverse patologie. Ci troviamo ad operare quindi in un contesto dove
l’aumento della domanda assistenziale è legata non solo ad aspetti clinici ed assistenziali
ma anche a problematiche sociali e di presa in carico. Purtroppo la necessità di
razionalizzazione delle risorse disponibili sta proponendo uno scenario di nuove e
insospettate povertà e anche per questo sempre più spesso siamo chiamati a confrontarci
con scelte di natura non solo professionale ma anche etica.
L’associazione ha cercato, in questo anno, di portare avanti queste tematiche, proprie
del Nursing, su vari fronti, sia in occasione di confronti Istituzionali , sia con le diverse
Società Scientifiche.
Nella “Terza conferenza Nazionale sul Diabete”, che si è riunita recentemente, presso
la Sala Capitolare del Senato della Repubblica, l’obiettivo è stato proprio quello di
sensibilizzare le Istituzioni Nazionali e Regionali rispetto ai principali aspetti previsti
dal Piano Sanitario Nazionale per il Diabete. E’ emerso preponderante il ruolo dell’infermiere,
più volte chiamato in causa nei diversi interventi, perché è evidente che è sempre più
necessario un modello assistenziale che garantisca sia il piano di cura del singolo
paziente (case management), che la gestione dell’intera popolazione affetta dalla patologia
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N. 4 Dicembre 2013
(disease management). L’assistenza specialistica deve essere fornita da un team
multiprofessionale che svolga, oltre alle classiche funzioni di assistenza, anche un’attività
di educazione terapeutica strutturata, di raccolta dei dati clinici e di formazione delle
varie figure professionali coinvolte nella presa in carico. Sono emersi i diversi problemi
che stanno caratterizzando il difficile governo della patologia diabetica in questi ultimi
mesi, non ultima la grave situazione economica che sta determinando i tagli di spesa
nelle diverse Regioni.
La volontà come Associazione di esserci su queste grandi tematiche sanitarie è forte
ed è dimostrata anche dalla continuazione del grosso progetto di Revisione della
Letteratura che ha affrontato aspetti core della nostra professione raccolti anche grazie
al prezioso contributo di alcuni di Voi. Le Position Statement OSDI quest’anno si sono
arricchite con le Raccomandazioni di trattamento assistenziale sull’Assistenza alla
persona anziana con diabete e con i Modelli organizzativi e competenze avanzate per
l’assistenza infermieristica in ambito diabetologico: tendenze internazionali e nazionali.
Entrambe sono tematiche di grossissimo impatto non solo per il nostro lavoro quotidiano
ma anche per i cambiamenti organizzativi e le strategie “politiche” e di governo che si
stanno profilando; speriamo che anche attraverso questi strumenti ci sia data la possibilità
di entrare nella costruzione dei percorsi diagnostici, terapeutici ed assistenziali per le
persone con diabete con competenza riconosciuta e, possibilmente, certificata.
Anche il problema del riconoscimento delle competenze e delle specificità professionali
acquisite è infatti uno degli argomenti “caldi” che l’Associazione sta proponendo ormai
da anni a livello politico ed in varie sedi; l’obiettivo a questo punto è perseverare nella
speranza che la nostra voce venga ascoltata.
Un doveroso ringraziamento ai consulenti del progetto , alla Prof.ssa Palese ed al suo
staff, che hanno reso possibile la prosecuzione dell’ambizioso quanto prestigioso lavoro.
Quest’anno l’Associazione si è confrontata per la costruzione di un format informatizzato
per la raccolta dell’attività educativa e degli esiti assistenziali in ambito diabetologico.
E’ un lavoro lungo e difficile che non trova grossi precedenti in letteratura. Tuttavia
siamo speranzosi di poter offrire qualche anticipazione al prossimo Congresso Nazionale.
Ringrazio Lia Cucco, Giuseppe Frigau, Giovanni Lo Grasso e Maria Teresa Branca per il
prezioso contributo.
Nei programmi dell’associazione, rimane di fondamentale importanza l’aspetto formativo
degli associati. Nonostante il difficile momento economico, le aziende che da sempre
ci sono vicine hanno comunque visto in Osdi un partner importante e per questo non
sono mancati eventi formativi sia a livello Nazionale che Regionale.
Questa fine anno è caratterizzata dalla partenza di due eventi formativi a distanza –
FAD -, entrambi di grosso interesse professionale e molto attrattivi negli aspetti interattivi,
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N. 4 Dicembre 2013
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elemento questo che da sempre caratterizza la formazione OSDI e che anche in questa
tipologia di proposta si è cercato di mantenere. Entrambi gli eventi sono attivati grazie
alla piattaforma collegata al nostro sito e rimarranno on line per buona parte del 2014.
Attraverso questa tipologia di corso, OSDI spera di accogliere un elevato numero di
partecipanti coniugando strategie formative aggiornate con il grande problema del
contenimento dei costi.
Come avrete avuto modo di verificare, il sito www.osdi.it è stato interamente rinnovato
per essere più fruibile, più aggiornato, più utile a tutti i Soci anche attraverso le notizie
che vengono inviate sulle novità dal mondo del diabete.
Ogni Vostro suggerimento sarà apprezzato e valutato allo scopo di rendere il Nostro
sito sempre più Nostro, sempre più condiviso.
La forza dell’Associazione, infatti, sta proprio nella presenza dei Soci, nel contributo
di tutti. Non lasciamo che incomprensioni o false ideologie e personalismi ci distraggano
da quelli che sono obiettivi comuni di crescita e di impegno professionale.
Mutuando una frase non mia , mi piace concludere con un proverbio africano che dice
“ Se vuoi andare veloce, vai da solo. Se vuoi andare lontano, vai insieme”.
E noi dobbiamo andare lontano, dobbiamo andare insieme.
Nella speranza di poterci incontrare numerosi a Trieste con il XI Congresso Nazionale
“Il diabete tipo 2 e l’anziano: un percorso sostenibile?” Vi saluto caramente e porgo a
Voi e famiglia i migliori auguri per le Festività e per un 2014 di salute e serenità.
Roberta Chiandetti
Presidente Nazionale Osdi
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notizie
dall’associazione
a cura di Roberta Chiandetti
TERZA CONFERENZA
NAZIONALE SUL DIABETE
N. 4 Dicembre 2013
13 NOVEMBRE 2013
Si è riunita il giorno 13 Novembre
2013 presso la Sala Capitolare del Senato
della Repubblica, la Terza Conferenza per
il Diabete con lo scopo di sensibilizzare
le Istituzioni Nazionali e Regionali sui
principali aspetti previsti dal Piano Sanitario Nazionale per il Diabete:
• Affermare la centralità della persona
con diabete e dei suoi diritti alla salute,
all’accesso all’assistenza e alle terapie
innovative;
• Impostare il Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale nell’ottica di garantire l’educazione terapeutica, unico
strumento in grado di realizzare
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N. 4 Dicembre 2013
“l’empowerment” della persona con diabete e di assicurare una corretta autogestione
ed una soddisfacente aderenza ad un corretto stile di vita e alla terapia farmacologia;
• Alleviare il peso sulle famiglie di bambini con diabete infantile e giovanile per le
problematiche relative alla somministrazione dei farmaci a scuola;
• Mettere in pratica in tutte le Regioni il Piano Nazionale sulla Malattia Diabetica in
modo tale da monitorare il raggiungimento degli obiettivi e l’adesione alle strategie
generali, particolarmente nelle aree dell’assistenza diabetologica individuate come
passibili di miglioramento in Italia;
• Coinvolgere realmente le Associazioni di Volontariato nei processi decisionali a livello
Regionale, come previsto ed auspicato dal Piano Nazionale sulla Malattia Diabetica;
• Realizzare l’ottimizzazione delle risorse disponibili con interventi strutturati invece
che di corto respiro o in condizioni di emergenza con il fine ultimo di ridurre le
disuguaglianze sociali e di assicurare una maggiore equità di accesso;
• Aumentare l’efficacia e l’efficienza dei servizi sanitari nell’ottica di un sistema di
gestione integrata del diabete che valorizzi sia il territorio che il team diabetologico.
La manifestazione, intitolata Dal dire al fare… la differenza ha visto la presenza
egli “esperti” del settore, che hanno fatto il punto sullo stato dell’arte in particolare
attraverso il contributo di:
Emilia Grazia De Biasi, Senatrice, Presidente della XII Commissione Igiene e Sanità
del Senato;
Maria Rizzotti, Senatrice, Vice-presidente della XII Commissione Igiene e Sanità del
Senato;
Emanuela Baio, Presidente Comitato Nazionale per i diritti della persona con diabete;
Salvatore Caputo, Presidente di Diabete Italia Onlus;
Paola Pisanti, Presidente della Commissione Diabete del Ministero della Salute
Marina Maggini, Responsabile progetto IGEA ISS;
Il Presidente di Diabete Italia, Salvatore Caputo, entrando subito nel cuore del problema
ha dichiarato che è finita l’ora di sperimentazioni e “progettini”, che è necessario un
impegno strategico se si vuole evitare che il diabete abbia impatti macroeconomici
giganteschi sull’economia del nostro paese. Gli interventi successivi hanno sottolineato
come oggi si stia assistendo al fallimento del regionalismo in campo sanitario e alla
presa di coscienza dell’importanza della poca aderenza delle persone alle prescrizioni.
Il Dott. Caputo sottolinea, inoltre, che è necessaria una riflessione sul concetto di
“Centralità della Persona con diabete“ e sul suo reale significato. Ricorda come già 26
anni fa, la legge 115 recitava “le regioni promuovono l’educazione sanitaria rivolta ai
soggetti diabetici finalizzata al raggiungimento dell’autogestione della malattia”.
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N. 4 Dicembre 2013
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Autogestione che si può realizzare solo consentendo alla persona l’accesso ad un team
di cura multidisciplinare che sia in grado di erogare adeguata assistenza. Questa legge,
sopravvissuta agli anni, può essere considerata una buona legge, progenitrice dell’idea
di centralità del paziente e di empowerment e che si può tradurre in un concetto concreto
che è quello dell’aderenza. A tal proposito diverse ricerche (una delle quali condotta in
Italia su 70 mila persone con diabete) hanno dimostrato che, a distanza di un anno dalla
prescrizione, solo il 50% delle persone continuano ad assumere il farmaco prescritto.
Questa mancata aderenza è correlata ovviamente a peggior compenso glicemico e ad
un aumento delle complicanze e della mortalità.
L’intervento di Paola Pisanti è stato l’occasione per riassumere i contenuti del Piano
Nazionale sulla Malattia Diabetica, fare il punto sul recepimento del Piano da parte delle
Regioni e riassumere le attività, del Ministero, sul monitoraggio degli assetti organizzativi
che ogni Regione sta decidendo di assumere.
I lavori sono continuati con la tavola rotonda dal titolo: Il ruolo delle società
scientifiche e professionali, nella quale si è cercato di evidenziare punti di forza e di
debolezza dell’attuale situazione e del Piano stesso.
Sono intervenuti:
Antonio Ceriello, Presidente AMD
Roberta Chiandetti, Presidente OSDI
Enzo Bonora, Presidente eletto SID
Marco Cappa, Presidente SIEDP
Claudio Cricelli, Presidente SIMG
Il ruolo dell’infermiere è stato più volte chiamato in causa nei diversi interventi,
perché è evidente che è sempre più necessario un modello assistenziale che garantisca
sia il piano di cura del singolo paziente (case management), che la gestione dell’intera
popolazione affetta dalla patologia (disease management).
L’assistenza specialistica deve essere fornita da un team multiprofessionale che
svolga, oltre alle classiche funzioni di assistenza, anche un’attività di educazione
terapeutica strutturata, di raccolta dei dati clinici e di formazione delle varie figure
professionali coinvolte nella presa in carico.
Sono emersi i diversi problemi che stanno caratterizzando il difficile governo della
patologia diabetica in questi ultimi mesi, non ultima la grave situazione economica che
sta determinando i tagli di spesa nelle diverse Regioni.
La Presidente Osdi, Roberta Chiandetti, ha sottolineato che la comunità scientifica
è concorde sulla necessità di rivedere gli aspetti organizzativi e sulla necessità di lavorare
insieme, vi è, inoltre, l’accordo sull’importanza dell’empowerment per il miglioramento
Per chi volesse approfondire l’argomento, il video degli interventi è disponibile su
www.diabeteitalia.it .
Giovanni Lo Grasso
Vicepresidente Osdi
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N. 4 Dicembre 2013
dell’aderenza alle cure. Ha ricordato come gli infermieri sanno da tempo che esiste una
differenza tra il prescrivere e aderire ad una prescrizione, dove per adesione non si
intende solo quella farmacologica ma anche quella riferita allo stile di vita e alle abitudini
comportamentali.
Ha avvalorato, inoltre, il concetto emerso più volte nel corso della mattinata, cioè
quello della presa in carico della persona che è “il focus della professione infermieristica”
e ha concluso ribadendo che gli infermieri ci sono e vogliono esserci nella costruzione
dei piani di cura anche nell’ambito della medicina generale, affermando il concetto che
la malattia cronica ha sì un aspetto clinico ma ha anche una componente prevalente che
è quella socio assistenziale.
In conclusione, anche le Associazioni di Volontariato hanno trovato espressione,
nella logica del coinvolgimento e del team allargato con gli interventi dei presidenti delle
4 associazioni del volontariato presenti in Diabete Italia: Gian Luigi Curioni (AGD),
Gerardo Corigliano (Aniad), Rita Stara (Diabete Forum) ed Egidio Archero (FAND) oltre
a Tonino Aceti, responsabile del Coordinamento Nazionale delle Associazioni dei Malati,
una realtà nata nell’ambito di Cittadinanza Attiva.
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N. 4 Dicembre 2013
RACCOMANDAZIONI
DI TRATTAMENTO
ASSISTENZIALE IN CAMPO
DIABETOLOGICO
POSITION STATEMENT OSDI 2013/2014
Dopo la pubblicazione dedicata al diabete nell’anziano, il percorso di Revisione della
letteratura ha preso in considerazione un aspetto molto complesso quale i “Modelli
organizzativi e le competenze necessarie nell’assistenza infermieristica in ambito
diabetologico.”
Il lavoro non è stato semplice, non solo per la scelta dei quesiti da ricercare, ma anche
e soprattutto per la variabilità dei modelli organizzativi utilizzati nei contesti nazionali
e internazionali. Anche la tipologia di argomento affrontato ha richiesto, rispetto alle
revisioni precedenti, un approccio più prudente Diversamente da quanto accade nella
ricerca clinica,infatti, in cui le raccomandazioni si basano su disegni di studi sperimentali,
nella ricerca organizzativa, le operazioni di trasferimento delle conoscenze devono
considerare approcci più cauti.
Inoltre va sottolineato che, mentre sino ad ora le revisioni della letteratura si sono
interfacciate con una elevata quantità di studi quali-quantitativi, nel campo organizzativo,
la maggior parte dei sistemi sembra soffrire di scarse esperienze di ricerca di impatto.
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In letteratura, appare consolidato che, laddove i modelli organizzativi sono basati sulla
gestione infermieristica con la finalità di incoraggiare i pazienti con diabete ad essere
attivi e partecipanti nelle loro cure, si ottengono migliori risultati.
Gli infermieri, proprio per le loro basi concettuali e per la specifica prospettiva che
sanno assicurare sul paziente, sono molto vicini alle esigenze delle persone con diabete
e se osserviamo le dimensioni dell’autonomia (identificazione, autogestione,
autodeterminazione, share decision-making, sorveglianza pianificata ecc) è possibile
riconoscere i modelli concettuali più attuali dell’infermieristica. Per questa ragione,
quando i setting assistenziali sono affidati agli infermieri specialisti che abbracciano
questa filosofia, sono migliori anche i risultati sul paziente (Moser et al. 2008).
Questo modello contrasta quello medico della gestione del paziente che, essendo
focalizzato sulle cure, non considera a volte le questioni psicosociali anche perché, i
clinici, hanno un tempo più limitato da dedicare al paziente.
Nel contesto italiano, sulla base dei dati epidemiologici e della letteratura, i luoghi di
cura ritenuti essenziali per la cura del diabete sono le Strutture di Diabetologia a cui
dovrebbero essere attribuite adeguate quantità di risorse, economiche ed umane, affinché
possano assicurare il percorso diagnostico-terapeutico, lo sviluppo dell’autonomia del
paziente e un’elevata efficacia nella prevenzione delle complicanze (AMD-SID-SIEDPOSDI 2012).
Tali strutture si distinguono in base alla complessità e al bacino di utenti, e dovrebbero
sviluppare un’elevata sinergia con il territorio di riferimento e con l’ospedale di riferimento.
O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I
Il diabete rappresenta la patologia cronica che nel futuro rischia di diventare una vera
emergenza dal punto di vista assistenziale, non solo per la forte prevalenza, ma anche
per il carico assistenziale legato alla gestione delle complicanze ad esso correlate.
Per queste ragioni, il dibattito scientifico e professionale internazionale degli ultimi
tempi si è focalizzato su due questioni cardine:
– definire le competenze avanzate (o specialistiche) che deve possedere un infermiere
e, pertanto, quali percorsi formativi iniziali e di mantenimento delle competenze deve
affrontare;
– definire in quali modelli organizzativi riesce ad esprimere al meglio tali competenze.
N. 4 Dicembre 2013
Per questo, a più riprese e in diverse circostanze associative, è stato richiesto l’aiuto di
alcuni soci per la formulazione delle questioni da affrontare nella fase iniziale del lavoro.
Molti dei vostri contributi sono stati determinanti per una più dettagliata ricerca che,
ci auguriamo, si possa esprime al meglio nell’identificare la relazione tra le competenze
infermieristiche avanzate in campo diabetologico ed i modelli organizzativi proposti o
attuabili.
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O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I
In queste strutture lavorano infermieri a volte dedicati totalmente alla diabetologia,
mentre altri lo sono solo parzialmente. Il loro percorso formativo non è ancora strutturato
come avviene in altri paesi. Le competenze degli infermieri, in questi contesti, sono
notevoli ma la loro chiara identificazione è più complessa.
Questo determina un quadro assistenziale di estrema frammentarietà e non vi è dubbio
che, l’instabilità del personale dedicato all’assistenza di questi pazienti, rischia di
minacciare gli esiti clinici e assistenziali attesi.
È importante pertanto ridisegnare modelli organizzativi al fine di possedere, anche nel
nostro Paese, infermieri di altissima competenza che possano continuare ad alimentare
la loro competenza clinica lavorando direttamente con i pazienti.
A seguito della richiesta formulata dall’ONU nel 2006 a tutti gli stati membri, l’Italia
si è dotata di un “Piano Nazionale sulla Malattia Diabetica” (PNMD), recepito il 6 dicembre
2012 dalla Conferenza Stato Regioni e pubblicato sulla G.U. del 7 febbraio 2013.
N. 4 Dicembre 2013
Il PNMD si pone molteplici obiettivi fra cui:
– contribuire al miglioramento della tutela assistenziale della persona con diabete o a
rischio di diabete, anche attraverso l’ottimizzazione delle risorse disponibili;
– rendere più efficaci ed efficienti i servizi sanitari in termini di prevenzione e assistenza,
assicurando equità di accesso e riducendo le disuguaglianze sociali;
– affermare la necessità di una progressiva transizione verso un nuovo modello di sistema
integrato, proiettato verso un disegno reticolare “multicentrico”, mirato a valorizzare
sia la rete specialistica diabetologica sia tutti gli attori della assistenza primaria.
E’ necessario, quindi, un modello assistenziale che garantisca sia il piano di cura del
singolo paziente (case management), che la gestione dell’intera popolazione affetta dalla
patologia (disease management). L’assistenza specialistica deve essere fornita da un
team multi professionale.
Sulla base di questi presupposti, riteniamo fondamentale indagare nella letteratura
scientifica per comprendere quali modelli organizzativi siano proponibili ed in grado
di assicurare una maggiore efficacia degli interventi assistenziali .
Il gruppo di progetto è già al lavoro e con grande impegno procede nelle attività dirette
dalla Prof.ssa Alvisa Palese alla quale rinnoviamo i nostri ringraziamenti.
Ringraziamo, inoltre, la Bayer che continua a supportarci in questo progetto, che riteniamo
uno dei progetti più ambiti della nostra Associazione.
Roberta Chiandetti
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Ogni anno l’Ambasciata di Danimarca ha l’onore di ospitare nella residenza danese, la prestigiosa
premiazione “August & Marie Krogh Medal”
All’inizio del secolo scorso, August Krogh, premio Nobel danese per la medicina, affrontò un
viaggio negli Stati Uniti nella speranza di trovare soluzioni per curare la moglie ammalata di
diabete. Al ritorno di questo viaggio utilizzò tutte le conoscenze scientifiche acquisite per
influenzare la ricerca verso la fabbricazione industriale dell’insulina, che permise a molti malati
di diabete di sopravvivere
Ispirandosi a questo principio, Novo Nordisk, ha istituito il prestigioso premio August and
Marie Krogh Medal per premiare le personalità, i progetti, le attività sociali e culturali, le innovazioni
e la ricerca sul tema della salute in generale e del diabete in particolare.
Quest’anno la giuria dell’ August and Marie Krogh Medals, presieduta dal Rettore dell’Università
di Tor Vergata, Prof. Renato Lauro, ha identificato le eccellenze in campo diabetologico e ha deciso
di premiare anche l’OSDI per l’impegno profuso nel campo della prevenzione della malattia
diabetica.
Si ringrazia la giuria e Novo Nordisk per l’opportunità riservata alla nostra associazione.
Alla cerimonia di premiazione hanno partecipato Claudio Vitiello, consigliere nazionale, e
Anna Penza, Past President Sezione Osdi Lazio ai quali vanno i ringraziamenti del CDN per la loro
disponibilità a far parte di una manifestazione così importante.
Il Direttivo nazionale Osdi
O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I
ROMA 20 NOVEMBRE 2013
N. 4 Dicembre 2013
PREMIO AUGUST &
MARIE KROGH MEDALS
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N. 4 Dicembre 2013
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a cura di
Maria Teresa Branca
CONGRESSO
REGIONALE OSDI LAZIO
ROMA 28 SETTEMBRE 2013
Il 28 Settembre 2013 si è tenuto presso la sala congressi dell’Hotel Holiday Inn Eur Parco de
Medici di Roma il III° Congresso Regionale OSDI Lazio.
In questa occasione il tema proposto dal Direttivo Regionale è stato “il futuro dell’infermiere
nell’evoluzione dei modelli assistenziali“.
L’argomento è stato scelto in quanto ritenuto tema d’attualità e capace di attirare l’interesse
degli 80 partecipanti.
L’aumento della prevalenza del diabete
mellito, la situazione economico-finanziaria
ed i vincoli di finanza pubblica hanno
richiesto ai governi europei di occuparsi
di una nuova priorità : la sostenibilità nel
tempo della spesa sanitaria e, più in generale, del nuovo modello di welfare.
Per questo è stato stilato negli ultimi
mesi un Piano Nazionale sul diabete mellito.
In questo contesto gli infermieri debbono collaborare, in base alle competenze
acquisite, alla riorganizzazione
dell’assistenza avendo come obiettivi il
superamento delle disuguaglianze e la
condivisione con tutti gli attori coinvolti.
Il congresso è stato aperto dalla Presidente Anna Penza che negli ultimi 2 anni
ha gestito in maniera egregia il Direttivo
della nostra Regione.
Poi c’è stato il saluto alle autorità
presenti come i Presidenti SID, AMD e
CLADIAB nonché il Vice Presidente del
collegio IPASVI di Roma,Ausilia Pulimeno,
i cui interventi sono stati veramente di
notevole interesse.
Avere la presenza in aula di una professionista di grande spessore formativo
è stato per tutto il direttivo regionale, un
brillante obiettivo.
Da tempo la sezione Lazio cercava
l’integrazione e la condivisione con l’IPASVI.
Durante la mattinata si sono susseguite
4 relazioni ; la prima è stata quella della
nuova Presidente OSDI Lazio Sig.ra Paola
Saltarelli che ha affrontato il discorso
inerente alle raccomandazioni di trattamento assistenziale in campo diabetologico : le position statement OSDI.
Poi è seguita la relazione della Sig.ra
Simonetta Bartolucci (tutor e rappresentante Ipasvi Roma) dal titolo l’infermiere
ieri, oggi e domani.
La terza relazione è stata affidata al
Sig. Cristiano Abbati che ha affrontato il
tema degli strumenti e le risorse per la
VITA ASSOCIATIVA
Sig.ra Daniela Cristofanelli sui rapporti
con le istituzioni e le associazioni del
volontariato.
Si ringraziano tutti coloro che sono
intervenuti e un particolare ringraziamento
lo rivolgiamo alle aziende che hanno sponsorizzato l’evento.
Durante la pausa pranzo si sono svolte
le votazioni per il rinnovo del nuovo Consiglio Direttivo OSDI Lazio che sarà così
composto :
Presidente Sig.ra Paola Saltarelli,
VicePresidente Sig. Cristiano Abbati,
PastPresident Sig.ra Anna Penza,
Consiglieri : Sig.ra Loredana Maiani
e Sig.ra Elena Lucia.
N. 4 Dicembre 2013
stesura di un percorso diagnostico terapeutico assistenziale (PDTA) ed infine come
ultima relazione della mattinata c’è stata
l’esposizione del Sig Claudio Vitello (Consigliere Nazionale OSDI Lazio) sul Case
Manager.
Nel pomeriggio sono seguite altre 2
importanti relazioni ; la prima affidata alle
Sig.re Loredana Maiani e Elena Lucia che
hanno esposto a 360 gradi
l’importantissimo l’argomento
dell’educazione terapeutica strutturata
nell’ambulatorio infermieristico mettendo
a confronto le attività svolte all’interno di
una struttura ambulatoriale rispetto a
quella di una struttura territoriale,
Come ultimo argomento della giornata
ma non per questo meno importante c’è
stata l’esposizione della PastPresident
Il Consiglio Direttivo OSDI Lazio
21
VITA ASSOCIATIVA
N. 4 Dicembre 2013
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IV CONGRESSO
REGIONALE OSDI SARDEGNA
ANTICHE TERME DI SARDARA (VS)
9 NOVEMBRE 2013
OSDI IN SARDEGNA:
REALTÀ A CONFRONTO
E’ stata una giornata intensa e ricca
di emozioni non solo per noi addetti ai
lavori ma anche per i colleghi infermieri
(di diabetologia e non) che hanno partecipato numerosi e attivi da tutta l’isola. Il
tutto si è svolto in un clima sereno e disteso
con i partecipanti realmente interessati
all’argomento trattato, il tutto condito
dalla spettacolare bellezza del territorio e
della struttura che ci ha ospitato.
A conclusione dei lavori congressuali
si sente il bisogno di condividere i progetti
e risultati del percorso che OSDI Sardegna
ha intrapreso negli anni. Il report del congresso è un momento importante perché
permette di confrontare e valutare
l’impegno di quanti hanno lavorato per
realizzare l’evento e l’impatto generato
da quest’ultimo sui partecipanti permettendo così di valutare eventuali note negative e valorizzare quelle positive.
Il congresso di Sardara ha fornito un
bilancio estremamente positivo e numerosi
sono stati gli apprezzamenti riguardo le
relazioni presentate.
Ecco un sunto dei vari lavori esposti.
“OSDI: realtà regionali e nazionali”
un’accurata descrizione di queste realtà
con gli aggiornamenti dell’attività OSDI
descritte brillantemente dalla collega coordinatrice Arianna Marceddu.
Di seguito “la specialistica in
diabetologia”, una scrupolosa e precisa
valutazione sui nuovi trend della professione infermieristica in diabetologia con
la relazione presentata dalla collega Manuela Cauli.
Ha parlato in maniera accurata della
”gestione integrata” nei suoi vari aspetti
organizzativi la collega Simonetta Mamusa.
Si è passati alla relazione della collega
coordinatrice Lucia Canu intitolata
“l’ambulatorio infermieristico diabetologico” con la descrizione esaustiva ed
efficace della sua realtà lavorativa presso
l’ospedale di Olbia. La prima sessione dei
lavori del mattino si è conclusa con la
relazione “Ambulatorio del piede
diabetico” redatta dalla collega Anna
Maria Scodino.
Nel pomeriggio la ripresa dei lavori ha
riguardato un’analisi dell’andamento della
professione con particolare riguardo alle
varie realtà lavorative in ambito regionale
con l’obiettivo di condividere le varie
esperienze con i partecipanti.
In tal senso io stessa ho presentato la
relazione dal titolo “il paziente diabetico
ospedalizzato”, una descrizione accurata
dell’esperienza del paziente diabetico ospedalizzato nella realtà del P.O. di Muravera
VITA ASSOCIATIVA
colleghi all’evento per noi è stata molto
significativa.
Soprattutto è da sottolineare la presenza preziosa del consigliere nazionale
Giuseppe Frigau che ha anche portato i
saluti del Consiglio Nazionale presieduto
da Roberta Chiandetti.
Ringraziamo inoltre per i loro interventi
di apertura il Direttore Generale della ASL
6 di Sanluri Dr. Salvatore Piu, il Direttore
dell’U.O.C. di diabetologia della ASL 6 Dr.
Vincenzo Sicca, il rappresentante della
Amministrazione Comunale di Pabillonis
Riccardo Sanna, il rappresentante del Collegio IPASVI di Cagliari Claudio Pirarba.
Preziosi per noi i loro interventi in
quanto ci hanno permesso di approfondire
i vari aspetti della professione, ribadendo
più volte il valore dell’autonomia
dell’infermiere e l’importanza della nostra
figura nel panorama sanitario.
Colgo l’occasione ancora per ringraziare tutti coloro che ad ogni titolo hanno
contribuito al successo di questo congresso
regionale e auguro buon lavoro a tutto il
consiglio regionale OSDI Sardegna e in
particolare alla nuova presidente Simonetta
Mamusa.
Per il CDR Sardegna
Tatiana Lai
N. 4 Dicembre 2013
(CA), realtà lavorativa in cui molti colleghi
si sono ritrovati e che è stata motivo di
positive riflessioni e considerazioni .
Di seguito la coordinatrice Margherita
Porcu ha presentato il suo lavoro sulla
”gestione della chetoacidosi nel bambino”,
argomento sentito e partecipato da tutti
i presenti.
A completezza del resoconto congressuale vi riporto i risultati della votazione
tenutasi durante la giornata di lavoro.
Ecco la nuova composizione del Consiglio Direttivo OSDI Sardegna per il prossimo biennio.
Abbiamo salutato la past president
Manuela Cauli, la consigliera Mariangela
Canneddu e la Segretaria Marcella Lai, a
loro vanno i nostri più sentiti ringraziamenti
per il lavoro svolto
La presidente uscente Arianna Marceddu assume il ruolo Past President.
Simonetta Mamusa Presidente
Entra nel Consiglio Direttivo con la
carica di vicepresidente Lucia Canu.
Tatiana Lai viene delegata dal Presidente a ricoprire la carica di Segretaria
Restano in carica ancora per un biennio
i consiglieri Benedetta Pisano, Nadia Richterova, Renata Piva e Tatiana Lai. In
conclusione la grande partecipazione dei
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VITA ASSOCIATIVA
CONVEGNO NAZIONALE
CNAI
CONSOCIAZIONE NAZIONALE
DELLE ASSOCIAZIONI INFERMIERI
LE SCIENZE INFERMIERISTICHE
IN ITALIA: RIFLESSIONI
E LINEE DI INDIRIZZO
N. 4 Dicembre 2013
I MIEI APPUNTI DI VIAGGIO
24
Quando ho visto per caso la locandina
di questo convegno e ho notato che si
svolgeva nella mia azienda mi sono sentita
interpellata come professionista…ed ho
pensato che partecipare poteva essere
utile non solo a me, ma a tutti noi.
Ne è valsa la pena (notevole!), ed ora
eccomi qui a raccontarvi ciò che mi ha
colpito.
La presidente, Cecilia Sironi, ha introdotto le giornate con questa frase di Einstein: “The problems that exist in the world
today cannot be solved by the level of
thinking that created them.” (I problemi
che esistono oggi nel mondo non possono
essere risolti dallo stesso livello di conoscenza che li ha creati) ed effettivamente
questo ben ha illustrato la tensione al
superamento, alla ricerca di “aria nuova”
che si è respirato in quelle giornate.
La prima relazione è stata tenuta dal
prof. Cavicchi, sociologo esperto di politica
sanitaria dell’università Tor Vergata a Roma,
che ha subito posto al centro la necessità
prioritaria: ricontestualizzarsi. L’art. 32
della costituzione è stato scritto quasi 70
anni fa, evidente che la situazione era
VITA ASSOCIATIVA
l’organizzazione, non è possibile non difendere il SSN. E’ indispensabile usare la
leva culturale: vanno cambiati i contenuti
e non solo i contenitori! Se devo ripensare
il modello di tutela della salute occorre
cambiare anche le aziende ma soprattutto
i modelli culturali di riferimento; bisogna
fare una discontinuità culturale: sono inutili
gli ospedali per intensità di cura perché è
sempre lo stesso modello ospedalocentrico, mentre la centralità va al territorio, là
dove abita il cittadino. Si fa antieconomia
cioè costi senza benefici. L’infermiere è
parte di un progetto di lotta all’antieconomicità.
E’ seguita la relazione di Sansoni, direttore di Professioni infermieristiche organo di stampa di CNAI, la quale ha specificato che la qualità della nostra
azione pratica dipende dalla qualità
delle conoscenze che abbiamo che
derivano dalla teoria studiata e dalla ricerca
continua. In questo momento non c’è
discussione sulla disciplina infermieristica,
siamo ancora troppo legati al concetto di
malattia e di ospedale. La scienza ha criteri
che vanno rispettati, quindi occorre una
ricerca disciplinare anche per trovare indicatori empirici utili a verificare lo standard
assistenziale che dipende dal modello
concettuale che si usa, il quale funziona
come gli occhiali che si infilano per guardare quella realtà. L’infermiere si occupa
della persona malata o della salute della
persona, a seconda di questo cambierà
anche il modello teorico (gli occhiali) di
riferimento che deve usare. Ma non è
scientifico solo quello che è quantitativo,
N. 4 Dicembre 2013
diversa e diverso il concetto di salute;
scopo era la tutela della salute, intesa
come bene organico. Nel tempo questo
concetto ha subito diverse definizioni,
oggi la salute è complessità, pur di natura
organica, è un bene complesso che va
costruito; oggi la salute non si difende,
si costruisce, occorre la tutela ma anche e soprattutto la prevenzione. Se
gli infermieri sono coloro che conoscono
la complessità sono anche quelli che contribuiscono a costruire la salute. La complessità non si fa sommando le discipline
scientifiche: medico+psicologo +infermiere+ … ma medico e infermiere e psicologo
e… sono le relazioni interdisciplinari che
costruiscono la complessità intesa come
realtà variegata e molteplice. E diverso è
parlare di complicato o complesso: complicato è l’utente anziano, multipatologico,
cronico che richiede conoscenze avanzate;
complesso è sempre lo stesso paziente
anziano, multipatologico, cronico ma in
più che vive solo, con pochi euro di pensione, magari anche lontano dai servizi.
L’infermiere odierno sulla complicazione
deve essere esperto professionalmente,
ma deve anche saper gestire la complessità
di ogni individuo. Oggi è anche indispensabile rendersi conto che non è possibile
costruire salute senza l’altro, senza
l’utente, perché oggi è il cittadino che
deve prendersi cura di sé stesso, è un
cittadino attivo, lui deve chiedere agli
operatori quello di cui ha bisogno; sbagliamo se intendiamo il rapporto ancora
in senso paternalistico. La “buona
relazione” è fondamentale e diminuisce
notevolmente i contenziosi medico-legali.
Purtroppo oggi si riscontra anche
l’assenza e il silenzio degli infermieri e
questo è molto pericoloso, tanto più che
siamo numericamente gli operatori di
maggioranza relativa all’interno delle professioni sanitarie. La legge 42, che ci ha
r i c o n o s c i u t o c o m e “ p ro f e s s i o n e
intellettuale”, non era un punto di arrivo,
solo un tappa intermedia, l’autonomia
professionale stenta ad essere vissuta e
riconosciuta socialmente. Bisogna usare
la legge 42 applicarla per cambiare, e per
cambiare, occorre mettere in discussione
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VITA ASSOCIATIVA
N. 4 Dicembre 2013
26
lo è anche ciò che è qualitativo, quindi
oggi per la realtà complessa che osserviamo occorre una triangolazione e creare
metodi misti. La filosofia del nursing deriva
dai nostri obiettivi, saremo sempre diretti
da altri professionisti se noi non sappiamo
rispondere delle nostre conoscenze e dove
le abbiamo costruite.
La relazione di Arrigoni, membro del
SISI società italiana di scienze infermieristiche, ha reso noto che questa società è
nata nel 2006 con l’intento di verificare i
contenuti della disciplina infermieristica e
valutarne il suo avanzamento, all’interno
del settore scientifico di riferimento.
La relazione della presidente Cecilia
Sironi ha ripercorso la storia del nursing
in Italia perché se è vero che occorrono
nuove idee e nuovi modelli per affrontare
la realtà attuale, ciò non può prescindere
dalle radici. Ha sollecitato a continuare
ad analizzare i nostri modelli teorici di
riferimento orientandoci però verso la
costruzione ed il mantenimento della salute
delle persone; la situazione ci spinge ad
una nuova riflessione concettuale
dell’assistenza infermieristica in Italia che
trovi percorsi nuovi che arrivino
all’assistenza infermieristica avanzata e
alla prescrizione infermieristica. Dobbiamo
trovare la forza di affrontare questi stimoli
come infermieri, consapevoli che le soluzioni non possono essere trovate con gli
stessi schemi di pensiero usati nel passato.
Un ulteriore contributo alla necessità
di cambiamento culturale l’ha data la
relazione di Lusignani, ricercatore di Scienze
Infermieristiche presso l’Università degli
Studi di Milano, la quale ha affermato che
la scienza dà conoscenze all’infermiere
per risolvere i bisogni di assistenza di chi
ha davanti, in quanto il bisogno di assistenza è una lettura teorica dei fatti che
avvengono sulla persona con malattia.
Allora occorre che ci siano delle leggi
scientifiche provate che possano essere
usate dai professionisti: la ricerca scientifica
infermieristica serve a questo scopo. Però…
è necessario che gli infermieri imparino a
conoscere le caratteristiche del linguaggio
scientifico, che è uno strumento sottile e
complicato, spesso troppo semplificato
dagli infermieri che talvolta lo ignorano
completamente. Si è ribadito
l’indispensabile conoscenza delle tassonomie e delle classificazioni internazionali
NANDA, NIC e NOC, perché definire in
maniera scientificamente corretta elimina le ambiguità, fornisce le misure,
favorisce una comunicazione chiara
ed efficace sia tra gli infermieri che
tra loro e gli altri professionisti con
cui ormai è vincolante collaborare.
Queste sono delle classificazioni internazionali elaborate da tutti gli infermieri del
mondo che servono per la diagnosi (NANDA), gli interventi assistenziali (NIC), i
risultati che si devono ottenere (NOC); il
loro uso corretto illumina e facilita tutto
il processo di assistenza orientandolo verso
la personalizzazione.
L’appassionata relazione di Rigon, presidente di Formazione in Agorà-scuola di
formazione alla salute, ci ha aiutato a
concretizzare le relazioni precedenti analizzando il processo di assistenza. Innanzitutto ha ribadito che la scienza con i modelli teorici è una delle due colonne su cui
si basa la nostra professione, l’altra è la
pratica, con le sue tecniche, gli strumenti
operativi assistenziali…ma entrambe le
colonne devono avere: altezza, dimensione
e consistenza uguali, altrimenti tutto crolla
e ci illudiamo di fare un lavoro di qualità.
E questo lavoro non esiste se non è
documentato, e documentato in modo
scientificamente corretto, attraverso
l’uso delle tassonomie.
Tiziana Terni
VITA ASSOCIATIVA
che la situazione odierna ci pone, informandoci, studiando per contribuire. Per
esempio una criticità emersa è che mentre
è ben descritto nelle sue fasi il processo
di assistenza per il paziente in ospedale…quali sono le fasi del processo di
assistenza infermieristica nella cronicità?
Molte erano le zone grigie emerse nella
ricerca degli Statement di cura di
OSDI…c’è lavoro per tutti ad ogni livello
ci si trovi!
Poliambulatorio di Cologno Monzese
A.O.Istituti Clinici di Perfezionamento Milano
Master Infermieristica e Ostetricia Legale
e Forense
Vice Presidente OSDI Lombardia
(Appunti non rivisti dai relatori)
N. 4 Dicembre 2013
Sono seguite delle relazioni che testimoniavano l’applicazione in diverse realtà
italiane di quanto era stato detto.
Al termine è stato emesso un comunicato che mi sembra assolutamente condivisibile.
Come avete visto è stato molto stimolante ed interessante partecipare; sono
grata di essere parte della nostra associazione che ha così a cuore la formazione
dei professionisti che operano in diabetologia e non solo, che in questi ultimi anni
ha cercato con tutte le sue forze anche di
iniziare a fare ricerca infermieristica nel
campo specifico, oltre a cercare un posto
in università.
Certo è che l’associazione non è un
ente astratto, siamo tutti noi e ciascuno
si deve sentire implicato in tutte le sfide
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VITA ASSOCIATIVA
N. 4 Dicembre 2013
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NOTIZIE DA
OSDI PIEMONTE
Con un evento organizzato e svolto
in collaborazione con AMD e Slow Food
“CUI PRODEST ? riflessioni sulla medicalizzazione dei cibi“, si sono concluse in giugno le attività di aggiornamento del primo
semestre 2013.
La ripresa autunnale ha visto due
eventi rivolti alle infermiere delle diabetologie piemontesi: il primo, in settembre,
organizzato dalla componente del CDR
Cinzia Fenini, ha avuto luogo, presso la
sede dell’ Università di Novara, il corso dal
titolo “La gestione integrata del DM T2 in
Piemonte”.
La crescita costante della patologia
diabetica negli ultimi decenni ha reso
necessaria l’adozione di una strategia
comune e di percorsi organizzativi diagnostico-terapeutici e assistenziali condivisi
da tutto il team di cura. La Gestione Integrata del DMT2 dell’adulto ne è lo strumento di realizzazione.
In particolare, nella Regione Piemonte,
i primi risultati della fase sperimentale del
“Progetto sulla gestione integrata del
diabete”, partito nel 2008, hanno visto
una riduzione del 21,3% dei ricoveri per
diabete, grazie alla collaborazione tra
servizi di diabetologia e medici di medicina
generale.
Alla luce di questo lusinghiero risultato,
si rende necessario continuare nella condivisione e nel consolidamento del modello
“gestione integrata” attraverso una sem-
Il secondo evento dal titolo
“Gravidanza, un progetto di vita da
tutelare” si è svolto in ottobre a Torino.
I nuovi criteri diagnostici per il DMG
ed i flussi migratori nel nostro paese hanno
portato ad un raddoppio dell’incidenza
nella popolazione di DMG (7,5% delle
gravidanze) e di DM Pre-Gestazionale
(3,5%).
Le inevitabili conseguenze (aumento
della medicalizzazione, dei parti anticipati
VITA ASSOCIATIVA
e dei cesarei, degli accessi ai servizi diabetologici e dei costi) hanno reso anche qui
necessario l’adozione di percorsi condivisi
da team multi disciplinari.
Le complicanze materne e fetali, infatti,
in caso di DMG, possono essere scongiurate da una diagnosi tempestiva ed una
corretta impostazione terapeutica, attraverso sempre maggiore collaborazione e
coinvolgimento di diverse figure professionali sanitarie.
Il ruolo dell’infermiere nell’accompagnare la donna nel momento della diagnosi è fondamentale per migliorare la
motivazione alla cura, che a volte, si basa
sulla somministrazione di insulina. Diviene
basilare: l’istruzione e l’educazione
all’autocontrollo, la verifica dei risultati,
l’educazione ad un corretto stile di vita e
all’eventuale terapia insulinica, tutti argomenti che fanno parte del nostro operato
quotidiano.
Per il CDR Piemonte
Mauro Ravera e Vilma Magliano
N. 4 Dicembre 2013
pre maggiore collaborazione e coinvolgimento, non solo dei professionisti sanitari,
ma delle stesse persone con diabete.
La giornata ha permesso di condividere
con i colleghi le linee di indirizzo cliniche,
assistenziali e organizzative sulla Gestione
Integrata, ma soprattutto di trasferire tutto
ciò nella pratica assistenziale.
Fondamentale la partecipazione di
Egidio Archero, presidente nazionale di
FAND, che con la abituale disponibilità e
cordialità, ha presentato il punto di vista
e le istanze delle persone con diabete.
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VITA ASSOCIATIVA
N. 4 Dicembre 2013
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X CONGRESSO OSDI
EMILIA ROMAGNA
BOLOGNA 28 SETTEMBRE 2013
Il 28 Settembre 2013 si è tenuto a
Bologna il X Congresso OSDI Emilia Romagna “Il percorso assistenziale della persona
con diabete di tipo 2 la gestione integrata:
educazione all’autogestione”.
La giornata di studio e confronto ha
permesso ai soci OSDI di vedere affermata
e valorizzata la professionalità e
l’autonomia infermieristica esercitata nei
diversi contesti sanitari.
Il crescente carico assistenziale conseg u e n t e a l p ro g re s s i v o a u m e n t o
dell’incidenza del diabete mellito, la necessità di fornire ai pazienti diabetici una
risposta assistenziale complessa, prolungata nel tempo, con interventi coordinati
delle varie figure sanitarie, hanno reso
necessario lo sviluppo di nuovi modelli
assistenziali.
L’obiettivo dell’evento formativo è
stato quello di aggiornare i partecipanti
sul modello assistenziale di Gestione Integrata (GI) della persona con diabete di
tipo 2 in Emilia Romagna. La GI del diabete
mette al centro il paziente, vede il Mmg,
i servizi di diabetologia e l’ospedale impegnati a mettere in atto le competenze
specifiche al fine di raggiungere gli obiettivi
clinici utili a prevenire le complicanze
croniche.
Il percorso, richiede il coinvolgimento
di tutte le figure citate, per questo motivo,
VITA ASSOCIATIVA
dell’infermiere esperto/dedicato alla prevenzione e alla gestione del piede diabetico
per poter presidiare i punti cardine: attività
di diagnosi, terapia educazionale, piccole
medicazioni.
Nello screening del piede diabetico,
l’infermiere utilizza strumenti e procedure
appropriate, pone diagnosi e rileva problemi che necessitano di un piano assistenziale personalizzato inserendo il paziente in un percorso diagnostico e
assistenziale pertinente alle sue caratteristiche cliniche. Inoltre, svolge un ruolo
fondamentale di educatore nella prevenzione delle complicanze del piede diabetico coinvolgendo e motivando il paziente
N. 4 Dicembre 2013
al congresso, sono stati coinvolti tutti i
professionisti che a diverso titolo sono
coinvolti in questo modello assistenziale.
La prima relazione della Dott.ssa Anna
Vittoria Ciardullo, Servizio di Diabetologia
di Carpi, illustrando la circolare regionale
n.14/2003 (linee guida regionale clinicoorganizzative per il management del diabete mellito) ha evidenziato le tappe fondamentali del percorso seguito dalla RER.
In particolare, la Dott.ssa Ciardullo,
ha sottolineato che, in seguito alla formazione regionale sul campo, (settembre
2009) attivata per l’applicazione di un
modello comune e condiviso in Emilia
Romagna, sono state aggiornate e implementate le “linee guida regionali per la
gestione integrata del diabete di tipo 2”.
Si sono successivamente rese necessarie
ulteriori azioni, attivate dalla regione, che
hanno visto i professionisti coinvolti in
gruppi di lavoro multiprofessionali su
tematiche specifiche.
I lavori sono proseguiti con la relazione
di Angela Deroma, infermiera nel team
della Diabetologia Area Nord -UO Cure
Primarie Carpi, che ha trattato le competenze dell’infermiere dedicato
all’ambulatorio podologico. Dalla relazione
è emerso che, all’interno del team di cura
ambulatoriale, è necessaria la presenza
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VITA ASSOCIATIVA
N. 4 Dicembre 2013
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a ragionare, vedere, toccare con mano e
adottare comportamenti corretti.
Nella relazione di Cinzia Iori, podologo
– tecnico ortopedico del team multidisciplinare del Servizio di diabetologia distretto
di Modena, Carpi, Castelfranco, si è rinforzato il concetto dell’importanza della
prevenzione delle complicanze del piede
diabetico. I programmi di cura del piede
che comprendono l’educazione, l’esame
regolare dei piedi e la stratificazione del
rischio possono ridurre la comparsa delle
lesioni del piede in oltre il 50% dei
pazienti”. Le numerose foto dei casi trattati, hanno contribuito a rendere ancora
più pregnante l’argomento trattato.
Il Dr. Franco Miola, MMG-Coordinatore NCP Copparo- AUSL FE Casa
della Salute “Terre e Fiumi” Copparo (FE),
ha illustrato il protocollo di assistenza
integrata al paziente diabetico tipo 2.
Il protocollo diagnostico – terapeutico
– gestionale prevede una forte e costante
integrazione tra Mmg e servizi specialistici,
lo scambio continuo di informazioni registrate e comunicate da tutti gli operatori
sanitari, costituisce l’elemento fondamentale su cui si basa il protocollo al fine di
garantire una assistenza efficace e di elevato livello qualitativo.
E’ stata evidenziata l’importanza di
identificare gli assistiti a rischio di diabete
a cui applicare regolarmente il Protocollo
G.I. valutando il rischio CV, identificando
precocemente i diabetici non a target,
attivando percorsi educativi per
l’autogestione del diabete.
Laura Casadei, infermiera dell’Ambulatorio Infermieristico della Casa della Salute
di Forlimpopoli, ha sottolineato che è
possibile migliorare lo stato di salute dei
pazienti con l’educazione terapeutica finalizzata alle modifiche comportamentali.
L’infermiere è un punto di riferimento, sia
in ospedale che sul territorio, in grado di
rilevare i bisogni assistenziali della persona
con diabete e costruire percorsi educativi
adeguati sia all’accettazione della malattia,
che alla soluzione delle problematiche
rilevate.
Emanuela Frezzati, infermiera referente
attività Infermieristiche diabetologie
dell’azienda Usl Ferrara, ha presentato un
interessante lavoro di integrazione d’equipe
che evidenzia come, la partecipazione del
paziente nei momenti educativi di gruppo,
incida positivamente sull’aderenza alla
cura. L’attività educativa vede l’infermiere
sempre più protagonista e in grado di
pianificare, in autonomia, percorsi assistenziali di qualità.
Fiorenza Bertacchi, dietista del SSD
Malattie del Metabolismo e Dietetica Clinica - Az Osp- Univ S. Orsola- Malpighi
Bologna, ha ribadito l’importanza di seguire le indicazioni generali per la composizione della dieta anche nel DMT2. Ha
inoltre ribadito che, la corretta alimentazione unita ad un programma di attività
fisica, intesa come esercizio fisico con
lavoro muscolare, siano due componenti
fondamentali per il raggiungimento del
calo ponderale e per il mantenimento dei
risultati. Tutto ciò è possibile con
l’educazione terapeutica e con un approccio personalizzato al paziente per far emergere e consolidare la motivazione al cambiamento e alla conservazione dei risultati.
Ultimo intervento della giornata e stato
quello della Dr.ssa Maria Grazia Bedetti,
Presidente Collegio Ipasvi di Bologna, che
ha illustrato l’attuale situazione economica, che, purtroppo, non è promettente.
Le risorse del Fondo sanitario regionale
sono sempre più scarse e i vincoli imposti
dalla recente normativa portano alla riduzione del numero dei posti letto per ogni
1000 abitanti e al conseguente riordino
della rete dei servizi territoriali.
La RER, con il documento sulle linee
di sviluppo del sistema sanitario regionale,
prevede progetti di innovazione organizzativa e sperimentazione di nuovi modelli
assistenziali. Il modello organizzativo delineato, è costituito da reti integrate di
servizi: tra ospedali, servizi sanitari, servizi
socio-sanitari e sociali del territorio in cui
gli infermieri svolgono un ruolo primario
per garantire la standardizzazione dei
percorsi e la pianificazione personalizzata
dell’assistenza.
L’evento formativo è stato positivo, ha
suscitato nei partecipanti alcune riflessioni,
in particolare riporto il contributo di Tiziana
Risolo :
“La mia esperienza lavorativa depone
molto a favore di questa metodologia di
lavoro, che vede l’infermiere, sempre più
per garantire altri ambiti assistenziali.
Al termine della sessione della mattinata si è svolta l’assemblea dei soci dove
sono state rese note le ultime modifiche
apportate allo statuto OSDI, le finalità
dell’associazione, l’importanza di una
formazione specifica di qualità e si sono
presentati i candidati al consiglio direttivo
regionale.
Nella pausa pranzo si sono svolte,
come da Statuto, le elezioni per il rinnovo
del consiglio direttivo regionale.
La formazione è sicuramente un aspetto imprescindibile. Osdi nel corso di questi
ultimi anni ha contribuito, con le Position
Statement, a dare indirizzi operativi importanti verso l’acquisizione di un linguaggio comune, ma occorre investire per
riconoscere all’infermiere il giusto valore
delle prestazioni che eroga. Non ultimo,
evitare la perdita di professionalità che si
verifica se l’infermiere non è “assegnato”
ad un servizio ma continuamente spostato
Il nuovo consiglio direttivo OSDI regione Emilia Romagna, risulta così composto:
VITA ASSOCIATIVA
esperto, condividere competenze in equipe
multidisciplinari. Riesce a interpretare il
cardine del Chronic Care Model che vede
il paziente come l’attore principale di un
cambiamento orientato al self management.
Motivare il paziente e farlo sentire al
centro del processo di cura richiede molto
impegno emotivo, un linguaggio comune,
strumenti metodologici condivisi che scaturiscono dalla nostra formazione
professionale“.
Presidente:
Simonetta Fantini
Past Presidente: Loredana Niero
Consiglieri:
Rossella Ceci,
Pietro Miale,
Tiziana Risolo
N. 4 Dicembre 2013
Per il CDR Emilia Romagna
Simonetta Fantini
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REGGIO CALABRIA 26 OTTOBRE 2013
QUANDO IL DIABETE
E’... DONNA
N. 4 Dicembre 2013
VITA ASSOCIATIVA
VII CONGRESSO
REGIONALE OSDI CALABRIA
Il favoloso lungomare di Reggio Calabria, in una giornata quasi estiva, ha accolto soci e iscritti al “ VII Congresso
Regionale OSDI Calabria “.
Un evento fortemente voluto nonostante le problematiche che all’inizio
rischiavano di bloccare il lavoro di organiz-
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zazione, ma la tenacia e la forza di volontà
hanno dato i lor frutti.
La tematica scelta ha voluto evidenziare l’importanza che riveste la programmazione della gravidanza nelle donne
diabetiche di tipo 1 e di tipo 2. Le evidenze
scientifiche hanno dimostrato infatti come
VITA ASSOCIATIVA
fiducia nella propria capacità di praticarlo
(autostima), dare consigli pratici sul tipo
di attività. Concetti ripresi e condivisi
dal dott. Puccio, moderatore della sessione e Presidente AMD Calabria.
• l’alimentazione e il counting dei carboidrati, che ogni paziente con DM tipo1
e nello specifico in gravidanza, deve
conoscere e applicare, come ben esposto
dalla dott.ssa Cannizzaro, specialista
in Endocrinologia e Diabetologia;
In merito ad una corretta alimentazione, il dott. Alessi, dirigente medico
dell’Az.Osp. di Reggio Calabria, nella sua
esposizione ha evidenziato come questa
ha un ruolo determinante sulla variazione
delle glicemia e sul mantenimento del
peso ottimale prima di programmare la
gravidanza.
L’obesità (BMI>30) rappresenta un
aumentato rischio di morbilità e mortalità
fetale, aumentato rischio di parto pretermine, aumentato rischio di aborto.
Di pari importanza è da considerare
l’autocontrollo glicemico che rappresenta
lo strumento indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi glicemici, che nel
programmare la gravidanza e durante la
gravidanza devono essere molto ambiziosi.
Nella sua relazione Francesca Corazziere,
infermiera presso la Diabetologia del Polo
N. 4 Dicembre 2013
il rischio di malformazioni nel nascituro
aumenti in relazione al grado di alterazione
glico-metabolica presente nelle fasi immediatamente post-concepimento e che le
malformazioni congenite si determinano
nelle prime 7-8 settimane di gestazione.
Un’analoga relazione esiste tra scompenso diabetico peri-concezionale e tasso
di abortività. Pertanto, tutte le donne
diabetiche in età fertile, dovrebbero essere
informate sull’importanza di programmare
la gravidanza in condizioni di buon controllo glicemico e pianificare il concepimento, come ha sottolineato nella sua relazione
il Dott. Mannino, Direttore dell’U.O. di
Diabetologia ed Endocrinologia dell’ Az.
Osp. di Reggio Calabria, evidenziando che
solo attraverso programmi di intervento
educazionali effettuati da un team multidisciplinare dedicato (MGG,Ginecologo,
Ostetrico, Diabetologo, Infermiere, Dietista)
è possibile ridurre l’incidenza di outcome
avversi materno-fetali. In questa prospettiva, da non sottovalutare sono:
• l’attività sportiva e la dott.ssa Dal Moro,
dirigente medico presso la Diabetologia
dell’Az. Osp. di Reggio Calabria, ha
sottolineato che occorre trasmettere
alle donne l’importanza terapeutica
rivestita dalla pratica dell’esercizio fisico
(presa di coscienza), nel promuovere la
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VITA ASSOCIATIVA
N. 4 Dicembre 2013
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Sanitario di Reggio Calabria e neo Presidente dell’OSDI Calabria, ha sottolineato
che un appropriato management del GDM
deve essere garantito da un’assistenza
multidisciplinare, che l’educazione terapeutica e’indispensabile per il coinvolgimento attivo della donna nel processo di
cura attraverso l’autocontrollo e
l’autogestione per prevenire o evitare le
complicanze associate alla patologia e
migliorare l’outcome perinatale sia per la
madre che per il neonato. Altro argomento
trattato riguarda la terapia insulinica, in
quanto unica terapia validata per l’utilizzo
in gravidanza.
Il dott. Di Benedetto, dirigente medico
della Diabetologia del Policlinico di Messina, nella sua chiara esposizione ci ha
inoltre illustrato degli studi sugli effetti
positivi dell’integratore inositolo utilizzato,
sia nella programmazione di una gravidanza che nella gravidanza stessa.
Il congresso si è concluso con la relazione di Raffaella Fiorentino, infermiera
presso l’Az. Univ. di Catanzaro, nonché
Consigliere Nazionale dell’OSDI, che ha
evidenziato l’influenza dell’utilizzo dei
devices tecnologici prima della programmazione della gravidanza. Questi rappresentano una marcia in più per gestire le
variazioni glicemiche e la terapia insulinica.
L’infermiere svolge un ruolo fondamentale
nel seguire la paziente in tutto il percorso
di addestramento del microinfusore.
E’ stato però, sottolineato che la terapia farmacologicamente più avanzata, le
tecnologie più moderne, possono essere
poco efficaci se le donne non sono coinvolte e motivate nella gestione della propria
malattia.
Durante il congresso si sono svolte le
votazioni per il rinnovo del CDR che risulta
cosi formato :
Presidente
Francesca Corazziere
Past President Pietro Maviglia
Consiglieri:
Salvatore Fittante,
Marisa Zangari,
Luigia Milano,
Mariolina Fera
Un ringraziamento va ai consiglieri
uscenti Raffaella Fiorentino e Antonio
Zoccali per il contributo dato durante gli
anni del loro mandato.
Si ringraziano gli sponsor che hanno
contribuito alla realizzazione del congresso,
i relatori e moderatori che hanno reso
interessante, gradevole e per nulla noioso
lo svolgimento dei temi trattati.
A tutti i soci e ai nuovi iscritti grazie
per aver scelto OSDI.
Il direttivo OSDI Calabria
ABSTRACT
In questi ultimi anni, la richiesta assistenziale versi i pazienti affetti da diabete
mellito sta crescendo in maniera esponenziale, al contrario il personale di assistenza
è sempre più ridotto, visti i recenti tagli alla sanità e la mancanza di turnover del
personale.
Questo fenomeno sta portando ad un cambiamento del modo di essere nei
confronti delle persone bisognose di assistenza, abbiamo sempre meno tempo
a disposizione, spesso non riusciamo ad instaurare con l’interlocutore una relazione
comunicativa efficace.
E’ molto importante che il paziente segua un percorso diagnostico-terapeutico
stabilito (PDTA); il personale sanitario dovrà quindi instaurare con il paziente una
relazione d’aiuto, ossia una relazione in cui almeno uno dei protagonisti ha lo
scopo di promuovere nell’altro la crescita, la maturità ed il raggiungimento di
un modo di agire più adeguato ed integrato (Carl Rogers).
Un aiuto è tale quando riesce ad azzerare i problemi specifici dell’utente e
lascia una traccia in profondità da utilizzare in futuro.
INTRODUZIONE
L’idea di scrivere questo articolo nasce
da un episodio che mi è accaduto durante
una normale mattinata di lavoro, che mi
ha fatto riflettere e capire l’importanza
dell’aspetto psicologico che, in molti casi
tendiamo a sottovalutare.
Viene a visita un ragazzo di 37 anni,
in trattamento insulinico intensivo da circa
19 anni, con valori di emoglobina glicosilata intorno al 9 %; durante la preparazione pre-visita mi riferisce di sentirsi stanco
di seguire le cure, di non avere più stimoli
di fronte alla malattia, di avere bisogno
di qualcuno o qualcosa che lo faccia uscire
da un burn out da diabete che ormai va
avanti da circa 2 anni.
Decido allora di farmi una chiacchie-
rata con lui, lo ascolto attivamente e gli
faccio capire che io ci sono.
Mi dice di non seguire correttamente
l’alimentazione, di presentare delle fluttuazioni glicemiche importanti (da 40
mg/dl fino a 400 mg/dl), qualche volta di
non somministrarsi l’insulina per la vergogna di essere giudicato, di trovarsi in una
condizione di disagio rispetto ai suoi colleghi o amici.
Dopo averlo ascoltato gli propongo
qualche possibile soluzione e gli chiedo
la disponibilità ad un nuovo colloquio a
distanza di qualche giorno.
Dopo una settimana torna in reparto
e mi dice una cosa molto importante :
“grazie per avermi ascoltato, per avermi
dato la forza di ricominciare ad affrontare
la malattia“.
O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I
Abbati Cristiano, Infermiere Coordinatore U.O.S.D. Diabetologia e Malattie Dismetaboliche
Vice Presidente OSDI Lazio
Ospedale di Tivoli ( Roma ) : Direttore Dott. Claudio Mattiuzzo ( [email protected] )
N. 4 Dicembre 2013
ASSISTENZA AL PAZIENTE
DIABETICO:
LA RELAZIONE D’AIUTO
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ARTICOLO ORIGINALE
N. 4 Dicembre 2013
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Questo episodio mi ha fatto capire
che noi operatori sanitari non dobbiamo
concentrarci solo sulla parte clinica, ma
anche e soprattutto sull’aspetto psicologico, perché senza una collaborazione
attiva del paziente non riusciremo ad
andare lontano !
•
IL CONFRONTO CON LA MALATTIA
Le persone che incontriamo nei nostri
ambulatori molto spesso hanno appena
ricevuto una brutta notizia ( es. diagnosi
di diabete ), le loro aspettative sono state
disilluse e cercano delle possibili soluzioni
per risolvere i problemi di salute.
I momenti di disagio possono assumere le caratteristiche di una vera e propria
crisi, il paziente può andare incontro ad
un processo emotivo negativo che
riconosce diverse fasi di accettazione.
• Lo SHOCK INIZIALE è il momento della
diagnosi, dove i sentimenti predominanti sono la paura e l’angoscia.
E’ un evento spiazzante o stressante
che richiede un percorso di cambiamento e di adattamento : i desideri e le
aspettative progettate o immaginate
devono essere rimodellate sulla base
delle nuove ed inaspettate esigenze.
Il paziente deve trovare un nuovo equilibrio e reinventare strategicamente il
suo ruolo.
• Il RIFIUTO è il momento dell’incredulità,
delle possibili vie di fuga.
Questa fase è caratterizzata dal fatto
che il paziente, usando come meccanismo di difesa il rigetto dell’esame della
realtà, ritiene impossibile di avere proprio quella determinata patologia.
Con il progredire della malattia tale
difesa diventa sempre più debole, a
meno che non s’irrigidisca raggiungendo livelli ancora più psicopatologici.
• La RIVOLTA è il momento della ricerca
del colpevole, il paziente comincia a
prendere coscienza della triste realtà.
Il paziente può manifestare emozioni
forti come la rabbia che spesso esplode
in tutte le direzioni, investendo anche
i familiari, il personale sanitario, Dio.
Una tipica domanda è : “perché proprio
a me ?“.
Durante questa fase il paziente può
•
•
•
•
richiedere al personale di assistenza il
massimo aiuto oppure chiudersi in se
stesso rifiutando qualsiasi consiglio e/o
trattamento.
La NEGOZIAZIONE è il momento della
contrattazione, del patteggiamento
dove ha inizio il percorso terapeutico
vero e proprio.
In questa fase il paziente inizia a verificare cosa è in grado di fare ed in quali
progetti potrà investire le sue speranze,
iniziando una specie di negoziato per
cercare di riparare il riparabile.
La DEPRESSIONE è il momento della
meditazione, il paziente capisce che
tutto non sarà più come prima, inizia
a prendere consapevolezza delle perdite
che sta subendo o che sta per subire,
che deve assestarsi su di un nuovo
concetto di integrità fisica.
Il paziente inizia a prendere coscienza
che la ribellione non è più possibile,
per cui la negoziazione e la rabbia
vengono sostituite da un forte senso
di sconfitta.
Durante questa delicata fase il paziente
appare triste, tende ad isolarsi dal mondo che lo circonda, ma rimane comunque attento e partecipe alle strategie
terapeutiche che gli vengono proposte.
L’ACCETTAZIONE ATTIVA è il momento
dell’equilibrio, la fase di assunzione
delle responsabilità sui trattamenti.
Durante questa fase il paziente ha avuto
modo di elaborare quanto sta accadendo intorno a lui, arriva ad
un’accettazione della propria condizione
ed una consapevolezza di quanto sta
per accadere.
Imparare a riconoscere ed a gestire
queste fasi ci permetterà di essere più
incisivi con i nostri interventi ma, in
alcuni casi i pazienti possono incappare
in forme di pseudo-accettazione che
dobbiamo cercare di evitare.
La RASSEGNAZIONE, è la fase in cui il
paziente è totalmente dipendente dal
medico e dal suo giudizio, non oppone
la minima resistenza e non riesce ad
intraprendere qualsiasi azione/decisione
in relazione alla sua salute.
La NEGOZIAZIONE VOLONTARIA, dove
il paziente viene preso da un senso di
onnipotenza, non ha bisogno di cure,
La relazione d’aiuto è un tipo particolare di relazione umana che mira a restituire autonomia e autostima alla persona in difficoltà, partendo dal
presupposto che, il modo
migliore per aiutare una
persona non consiste nel
dirgli cosa deve fare, ma
fargli comprendere la situazione e gestire il problema.
Ciò vuol dire che
l’operatore sanitario anziché sostituirsi al
paziente, offrendogli una “ soluzione
preconfezionata “ al problema, deve aiutarlo a recuperare le risorse per comprendere la situazione di conflitto ed adoperarsi per gestirla.
La relazione d’aiuto di Rogers è improntata sulla “non direttività“, vale a
dire che chi aiuta deve preparare il campo
ma non forzare la persona ad agire.
Rogers sostiene che all’interno di ogni
persona esiste una forza interna costruttiva di autorealizzazione ; empatia,
genuinità, concretezza e rispetto, sono
le disposizioni personali del terapeuta.
Per ottenere ciò è indispensabile che
il personale di assistenza adotti un ascolto
empatico, ossia si metta nei panni della
persona assistita e comprenda realmente
ciò che l’utente sta vivendo.
Il rischio nel quale si incorre spesso
nell’ascoltare è quello di credere di aver
compreso ; per evitare che ciò accada,
dobbiamo conoscere a fondo noi stessi,
i nostri limiti, le nostre paure, le resistenze
ed evitare che queste possano influire
sull’ascolto.
Dobbiamo far capire alla persona che
ci troviamo davanti che la paura e la preoccupazione sono fatti normali della vita
e che, una volta espressi e condivisi con
L’ADERENZA AL TRATTAMENTO
Mettersi in relazione con l’altro vuol
dire perdere la programmazione, avere la
disponibilità a ricominciare, rischiare
di dover riprogrammare il proprio tempo
in funzione delle esigenze dell’altro.
Le condizioni ideali di una relazione
d’aiuto per l’utente sono :
• il riconoscimento del problema ;
• la richiesta d’aiuto ;
• la fiducia nell’operatore ;
• la collaborazione al processo di cambiamento.
Sono invece da evitare nella relazione
terapeutica :
• curare gli altri per curare se stessi ;
• proiettare sui pazienti le problematiche
personali ;
• usare il potere psicologico come
un’arma di violenza privata ;
• considerare se stessi e la propria tecnica
ARTICOLO ORIGINALE
LA RELAZIONE D’AIUTO
qualcuno, saranno meno dirompenti.
Chi riceve aiuto deve sentirsi accettato
incondizionatamente per quello che
è, deve sentirsi libero di poter esprimere le proprie debolezze e le proprie
paure senza sentirsi giudicato.
La relazione d’aiuto funziona nel momento in cui tra chi offre l’aiuto e chi lo
riceve si instaura un legame di reciproca
fiducia, perché è proprio questo legame
che permette all’utente di aprirsi e di
condividere con noi vissuti dolorosi e
difficili da esprimere.
L’utente in difficoltà ha bisogno di
essere accompagnato per una parte della
propria esistenza da una figura professionale preparata, con la quale condividere
un percorso che lo conduca al superamento del disagio.
Robert Karkhuff, allievo di Rogers,
sostiene inoltre che un individuo per apprendere un comportamento nuovo dovrà
esplorare se stesso, identificare i bisogni
dell’utente e partecipare attivamente al
processo di aiuto.
La persona che aiuta deve filtrare le
esperienze dell’altro attraverso le proprie
; quanto un individuo conosce meglio se
steso, tanto più riuscirà ad agire nei suoi
confronti.
La persona agisce per passare da dove
si trova a dove vuole arrivare.
N. 4 Dicembre 2013
si costruisce un mondo di certezze, ma
in realtà non si accorge di non raggiungere nesun obiettivo.
• Il MODELLO ANSIOSO è invece quel
tipo di paziente che vive in uno stato
di profonda sofferenza psichica e
l’obiettivo prioritario della sua vita diventa il riuscire a sedare l’ansia e la
paura.
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ARTICOLO ORIGINALE
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come l’unico strumento efficace per il
paziente.
Il miglioramento della relazione terapeutica facilita l’attività lavorativa del
personale di assistenza e degli altri professionisti coinvolti nel processo di cura,
migliora la compliance dell’utente al trattamento, riduce il disagio emotivo.
Uno dei motivi più frequenti che causano l’insuccesso del trattamento è la
scarsa o la completa inosservanza delle
prescrizioni mediche da parte del paziente.
Questo comportamento rende difficile
la cura di patologie croniche come il diabete mellito.
L’incidenza di questo fenomeno varia
da una percentuale del 30/50 % e talvolta
può raggiungere valori anche del 90 %.
Per compliance s’intende
l’obbedienza ad una determinata prescrizione, in pratica si decide il trattamento
che deve seguire scrupolosamente il paziente.
Si tratta di un processo nel quale il
paziente assume un atteggiamento passivo, è sottomesso ad un operatore sanitario autoritario, per cui una non compliance attribuisce la causa di un
insuccesso di un trattamento esclusivamente al paziente.
Per adherence s’intende invece un
accordo ed una condivisione di un trattamento, si accompagna il paziente nel
processo di cura.
In questo caso il paziente non vede
più come obblighi i consigli del medico
ma segue in modo autonomo e responsabile le prescrizioni dell’operatore sanitario.
Si è passati quindi da un modello
tradizionale centrato sulla malattia
“disease centred“ ad un modello umano
centrato sul paziente “patient centred“
grazie al supporto psicologico che
l’operatore sanitario fornisce al paziente.
Per empowerment s’intende invece
un processo di crescita, sia individuale che
di gruppo, basato sull’incremento della
stima di se, per far emergere risorse latenti
e portare l’individuo ad appropriarsi consapevolmente del suo potenziale.
LA COMUNICAZIONE NON VERBALE
La comunicazione non verbale è quella
parte della comunicazione che comprende
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tutti gli aspetti di uno scambio comunicativo che non riguardano il livello puramente semantico del messaggio, ma il linguaggio del corpo, ossia la comunicazione non
parlata tra persone.
Essa riveste un aspetto molto importante nella relazione d’aiuto ; il contatto
oculare, il tono della voce, la postura,
l’andatura, la gestualità e la distanza
interpersonale possono influire positivamente sul rapporto che si crea con
l’utente.
IL CONTATTO OCULARE
Di tutti gli aspetti facciali, il contatto
oculare è probabilmente il più importante
nel processo di comunicazione umano.
Un contatto oculare regolare è indice
di rispetto ed interesse per ciò che il paziente ci sta comunicando.
Guardare poco negli occhi o mantenere lo sguardo in terra o altrove può
rivelare una mancanza di interesse nei
confronti della persona che ci troviamo
di fronte.
L’ESPRESSIONE FACCIALE
Il volto costituisce la
sede privilegiata per
l’espressione delle emozioni,
fornisce informazioni precise sul tipo e sull’intensità
dei sentimenti.
Il sorriso, ad esempio, rappresenta
uno degli indicatori più efficaci di un
atteggiamento amichevole.
IL TONO DELLA VOCE
Il tono della voce rappresenta un
aspetto della dinamica vocale, contribuisce
a dare significato o espressione alle parole.
Un tono di voce basso, incerto, tremante, indica un comportamento passivo
al contrario di un tono elevato indica un
comportamento aggressivo.
LA POSTURA E L’ANDATURA
La posizione del corpo, degli arti, il
modo con cui una persona si siede, si alza
e cammina, riflettono l’atteggiamento
che la persona ha con se stessa e con gli
altri.
LA GESTUALITA’
La gestualità rappresenta una comunicazione non verbale che informa i soggetti in interazione sul tipo di sentimento
intra e inter-personale che accompagna
lo scambio comunicativo.
Gesticolare velocemente con le mani
mentre si parla può far apparire l’operatore
sanitario più sicuro di se, più spontaneo
e quindi più tranquillo davanti al paziente.
LA DISTANZA INTERPERSONALE
Un altro aspetto importante della comunicazione non verbale è rappresentato
dalla distanza interpersonale che separa
fisicamente gli interlocutori.
Una distanza eccessiva indica uno stile
passivo, un meccanismo di difesa del
proprio “territorio“; al contrario una distanza troppo ridotta rappresenta invece
SITOGRAFIA
www.caritasfermana.it
www.corrieredelgiorno.com
www.diabete.it
www.diabete.net
www.diabetologia.it
www.famigliesma.org
www.geragogia.net
www.gidm.it
www.infermieri.com
www.infermieritivoli.altervista.org
www.ipasvict.it
www.medicinealtre.it
www.portalediabete.org
www.progettodiabete.org
www.simit.org
www.studenti.it
www.wikipedia.org
CONCLUSIONI
Riuscire a motivare il paziente deve
diventare un momento fondamentale nella
gestione di una patologia cronica ; il medico o l’infermiere possono controllare la
malattia del paziente solo con la sua complicità.
Riuscire ad ottenere un paziente motivato è però solo l’inizio di un lungo
cammino che lo porterà a fare propria
una strategia di cura.
Per raggiungere questo risultato il
paziente dovrà andare incontro ad un
apprendimento attivo della propria malattia e quindi dovrà conoscere, imparare
a fare e modificarsi.
Una persona che ha ricevuto un aiuto
efficace sarà a sua volta in grado di aiutare
un suo simile.
ARTICOLO ORIGINALE
uno stile aggressivo ed esprime la tendenza
ad affermare i propri diritti.
Dobbiamo ricordarci quindi che quello
che si dice è molto meno importante
di come lo si dice; spesso gli aspetti non
verbali della comunicazione sono quelli
che determinano maggior interesse nei
pazienti.
N. 4 Dicembre 2013
La postura e l’andatura possono rivelare quindi irrequietezza, nervosismo, timore, sicurezza, assertività.
Ad esempio incrociare le braccia sul
petto è un sintomo di chiusura, uno scudo
difensivo da cui si vogliono tenere fuori
gli attacchi esterni.
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N. 4 Dicembre 2013
O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I
le ricette di
50
in...formazione osdi
IL TIRAMISÙ
Dott.ssa Gabriella Ercoli - Dietista
Il tiramisù è un dolce diffuso in tutta
Italia, le cui origini vengono spesso contese
fra regioni quali il Veneto, il Friuli Venezia
Giulia, il Piemonte e altre.
È un dessert al cucchiaio a base di
savoiardi, o altri biscotti di consistenza
friabile, inzuppati nel caffè, mascarpone
e uova.
Il tiramisù nasce, secondo la versione
più accreditata, verso la fine del XVII secolo.
Si narra che vide la luce a Siena in occasione della visita di Cosimo III de’ Medici.
Il dolce fu battezzato “zuppa del duca”
in onore dell’allora Granduca di Toscana.
Divenne famoso fino ad oltrepassare
i confini del Gran Ducato per approdare
Ingredienti:
Dosi per 6 persone
6 uova
500 gr. di mascarpone
150 gr. di zucchero
300 gr. di biscotti tipo savoiardi
3/4 di caffè (circa 8 caffè)
50 gr. di liquore a piacere
cacao amaro (per la decorazione)
PREPARAZIONE DI TIRAMISU’,
LA RICETTA ORIGINALE
• In una terrina frullate i tuorli con lo
zucchero sino a ottenere una crema
gonfia e spumosa. Aggiungete il mascarpone, il liquore e mescolate bene.
Incorporare delicatamente gli albumi
montati a neve ferma.
• In una terrinetta mescolate il caffè
leggermente zuccherato e il liquore.
• In una piccola pirofila stendete uno
strato di crema e sopra questa formate
uno strato di Savoiardi inzuppati nel
caffè. Ricoprite con un altro strato di
crema quindi proseguite con i Savoiardi
fino a terminanare con la crema.
• Mettete in frigorifero per almeno due
ore.
• Poco prima di servire cospargete la
superficie del Tiramisù con cacao amaro
in polvere.
LE RICETTE DI IN...FORMAZIONE OSDI
a Treviso e quindi a Venezia. Qui, diventò
il dolce preferito dai cortigiani, i quali gli
attribuivano proprietà afrodisiache. Ecco
che la “zuppa del duca” cambiò il suo
nome in quello più allusivo di “tiramisù”.
TABELLA NUTRIZIONALE
Alimento
Quantità
Uova di
Calorie
Carboidrati
Proteine
Lipidi
Fibra
Sodio
360 gr. (n.6) 460,8 kcal
0 gr
44,6 gr.
31,2 gr.
0 gr.
493,2 mg
Mascarpone
500 gr.
2035 kcal
24 gr.
24 gr.
205 gr.
0 gr.
165 mg
Zucchero
150 gr.
588 kcal
150 gr.
0 gr.
0 gr.
0 gr.
1,5 mg
Biscotti
300 gr.
1095 kcal
177,3 gr.
31,8 gr.
27,3 gr.
1 gr.
441 mg
50 gr.
101,5 kcal
14 gr.
0 gr.
0 gr.
0 gr.
0 mg
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gallina
Savoiardi
Liquore
Totale
4279,5 kcal 365,3 gr.
100,4 gr.
263,5 gr.
1 gr.
1100,7 mg
Per
713,25 kcal 60,8 gr.
16,7 gr.
43,9 gr.
0,25 gr.
183,4 mg
porzione
51
PREPARAZIONE TIRAMISÙ LIGHT
LE RICETTE DI IN...FORMAZIONE OSDI
• Per prima cosa, montare a neve ben soda
gli albumi a temperatura ambiente con un
pizzico di sale.
• Nello sbattitore elettrico, amalgamare per
bene lo yogurt greco, la ricotta ed il fruttosio
per alcuni minuti, fino a quando il composto
risulterà piuttosto soffice e senza grumi.
• Incorporare gradatamente gli albumi con
la spatola, con movimenti regolari (dal basso
verso l’alto): dovrà risultare una crema molto
soffice.
• In una piccola pirofila stendete uno strato
di crema e sopra questa formate uno strato
di Pavesini inzuppati nel caffè. Ricoprite
con un altro strato di crema quindi proseguite con i Pavesini fino a terminanare con
la crema.
• Mettete in frigorifero per almeno due ore
• Poco prima di servire cospargete la superficie
del Tiramisù con cacao amaro in polvere.
Tiramisù light con yogurt greco
Ingredienti:
Dosi per 6 persone
80 gr. (2 medi) di albume
150 gr. di biscotti pavesini
1 tazza di caffé
80 gr. di fruttosio
250 gr. di ricotta fresca di mucca
1 pizzico di sale
350 gr. di yogurt greco magro 0%
di grasso
cacao amaro (per la decorazione)
N. 4 Dicembre 2013
TABELLA NUTRIZIONALE
Alimento
Quantità
Calorie
Carboidrati
Proteine
Lipidi
Fibra
Sodio
Albume di
80 gr.
42 kcal
0,58 gr.
8,72 gr.
0,14 gr.
0 gr.
132,8 mg
Yogurt greco 350 gr.
182 kcal
17,5 gr.
28 gr.
0 gr.
0 gr.
0 mg
Ricotta
250 gr.
313,6 gr.
0,16 gr.
20,64 gr.
25,6 gr.
0 gr.
195 mg
Pavesini
150 gr.
594 kcal
123 gr.
10,2 gr.
6 gr.
2,3 gr.
120 mg
Fruttosio
80 gr.
320 kcal
80 gr.
8 gr.
0 gr.
0 gr.
0 mg
uovo
Totale
1451,6 kcal 221,2 gr.
75,5 gr.
31,7 gr.
2,3 gr.
447,8 mg
Per
241,9 kcal
12,5 gr.
5,2 gr.
0,3 gr.
74,6 mg
porzione
52
36,8 gr.
Al momento della stampa della rivista altri eventi sono in fase di definizione.
Rivolgersi al Presidente della Sezione Regionale per eventuali ulteriori informazioni
9 novembre 2013 - Sardara - Antiche Terme di Sardara - IV Congresso regionale OSDI Sardegna
- Realtà a confronto. Multisponsor
23 novembre 2013 - Milano - Hotel Michelangelo - Automonitoraggio glicemico domiciliare:
educazione e motivazione. Sponsor Sanofi
23 novembre 2013 - Firenze - Centro di formazione Il Fuligno - VIII Congresso regionale OSDI
Toscana - Il diabete mellito di tipo 1: il ruolo dell’infermiere esperto. Multisponsor
30 novembre 2013 - Udine - Hotel Là di Moret - Monitoraggio glicemico: percorso assistenziale
dedicato alla persona con diabete in terapia insulinica. Sponsor Abbott/BD
24/25 gennaio 2014 - Milano - Starhotels Echo - Emozione in azione. Il controllo emozionale
per le strategie di patient empowermente - Start up. Sponsor Sanofi
25 gennaio 2014 - Padova - Sede da definire - Le nuove tecnologie per la cura del diabete
mellito. Sponsor Roche
7/8 febbraio 2014 - Cagliari - Caesar’s Hotel - Emozione in azione. Il controllo emozionale per
le strategie di patient empowerment. Sponsor Sanofi
N. 4 Dicembre 2013
14 dicembre 2013, 18 gennaio 2014, 15 febbraio 2014 - Bergamo - Az. Ospedale Papa
Giovanni XXIII - Il counseling verso l’innovazione relazionale: cosa sta cambiando nell’essere
infermiere oggi. Sponsor Bayer
21/22 febbraio 2014 - Napoli - S. Francesco al Monte - Emozione in azione. Il controllo emozionale
per le strategie di patient empowerment. Sponsor Sanofi
21/22 febbraio 2014 - Cagliari - Caesar’s Hotel - Educazione terapeutica: misuriamo per ripartire.
Sponsor Roche
53
N. 4 Dicembre 2013
54
Presidente
Roberta Chiandetti
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Past President
Maria Teresa Branca
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Vice Presidente
Giovanni Lo Grasso
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Segretario
Giuseppe Frigau
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Consiglieri
Gemma Annicelli
Lia Cucco
Raffaella Fiorentino
Elisa Levis
Alberto Pambianco
Clara Rebora
Anna Hai Satta
Anna Maria Tesei
Claudio Vitiello
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[email protected]
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Tesoriere
Michele Galantino
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Abruzzo-Molise
Calabria
Campania
E. Romagna
Friuli V.G.
Lazio
Liguria
Lombardia
Marche
Piemonte
Puglia
Sardegna
Sicilia
Toscana
Trentino A.A.
Umbria
Veneto
Roberto Berardinucci
Francesca Corazzieri
Nunziata Di Palma
Simonetta Fantini
Valentina Toffoletti
Paola Saltarelli
Vincenzo Rapino
Mariarosa Cattaneo
Manuela Montoni
Vilma Magliano
Maria Grazia Accogli
Simonetta Mamusa
Salvatore Strano
Cristiano Beltrami
Patrizia Contrini
Raffaella Lupatelli
Iva Manfroi
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