norme per gli autori Le proposte di pubblicazione saranno accettate a giudizio del comitato di redazione. Ogni articolo esprime il lavoro e/o le convinzioni degli autori i quali assumono la responsabilità di quanto dichiarato. Quando l’articolo esprime o può coinvolgere la responsabilità o l’immagine dell’istituzione di appartenenza o quando gli autori parlano a nome della medesima, occorrerà una liberatoria scritta dei relativi responsabili. La pubblicazione dei lavori è gratuita; il materiale anche originale pervenuto, anche se non pubblicato, non sarà restituito. Gli autori sono tenuti a specificare se la proposta di pubblicazione è stata inoltrata presso altre riviste. Il comitato editoriale si riserva di eseguire, nell’eventualità che appaia opportuno, un lavoro di revisione formale del testo, ferma restando la conservazione dei contenuti espressi dall’Autore, per renderli conformi allo stile della Rivista La rivista In...formazione OSDI pubblica lavori di interesse didattico, scientifico e assistenziali riguardanti il diabete e gli argomenti correlati. Indicare, oltre al proprio indirizzo, il numero di fax e l’indirizzo e-mail per l’eventuale corrispondenza. La struttura del lavoro dovrà conformarsi alle seguenti indicazioni: - Titolo: il titolo deve essere il più possibile conciso, ma chiaramente esplicativo della natura del lavoro. - Nome dell’Autore (o degli Autori): nomi e cognomi per esteso in lettere maiuscole; accanto a ciascun nome uno o più asterischi con riferimento alla successiva indicazione. - Indicazione, preceduta dal relativo numero di asterischi, per ciascun autore della qualifica o struttura di appartenenza; va indicato l’indirizzo e-mail dell’Autore cui fare riferimento. - Riassunto: il riassunto dovrà essere non superiore alle 300 parole e illustrare succintamente scopo del lavoro e risultati. - I riferimenti bibliografici dovranno essere riportati in calce al lavoro numerati progressivamente in cifre arabe poste tra parentesi quadre: indicando il cognome e le iniziali del nome dell’Autore, il titolo dell’articolo per esteso, il titolo della rivista, il volume (in corsivo), i numeri della prima e dell’ultima pagina e l’anno. Le bozze di stampa inviate agli autori devono essere corrette e restituite entro 4 giorni. Il materiale dovrà essere inviato all’indirizzo e-mail: [email protected] som ma rio IN...FORMAZIONE Periodico trimestrale dell’Associazione OSDI Operatori Sanitari di Diabetologia Italiani Via Guelfa, 9 - 40138 Bologna www.osdi.it Autorizzazione del tribunale di Lecce n. 1014 - marzo 2009 DIRETTORE RESPONSABILE Maria Teresa Branca editoriale del direttore di Maria Teresa Branca lettera del direttore di Roberta Chiandetti VICE-DIRETTORE Roberta Chiandetti COMITATO SCIENTIFICO Roberta Chiandetti Maria Teresa Branca Giovanni Lo Grasso Lia Cucco COMITATO DI REDAZIONE Gemma Annicelli Elisa Bellini Lia Cucco Raffaella Fiorentino Giuseppe Frigau Elisa Levis Giovanni Lo Grasso Alberto Pambianco Clara Rebora Anna Satta Hai Annamaria Tesei Claudio Vitiello notizie dall’associazione a cura di Roberta Chiandetti vita associativa a cura di Maria Teresa Branca Articolo originale Assistenza al paziente diabetico: la relazione d’aiuto di Abbati Cristiano Le ricette di In...formazione Osdi Il Tiramisù di Gabriella Ercoli PROGETTAZIONE GRAFICA, IMPAGINAZIONE E STAMPA Carra Editrice 73042 Casarano (Le) Tel. 0833.502319 4 8 12 20 45 50 N. 4 Dicembre 2013 O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I editoriale 4 del direttore Siamo giunti all’ultimo numero della rivista di quest’anno e possiamo affermare con serenità che anche il 2013 ha visto l’impegno costante di tutti coloro che hanno voluto contribuire alla realizzazione dei numerosi progetti che l’associazione ha portato avanti, e la rivista ne è la testimonianza! Ai progetti realizzati, sia formativi che organizzativi, è stato dato ampio spazio e i contributi che sono arrivati sono stati veramente notevoli. Anche questo numero riporta le numerose attività regionali e nazionali che si sono svolte nell’ultimo periodo ed è gratificante poter condividere i risultati, apprezzabilissimi, di quanti si stanno seriamente impegnando per e con l’associazione. La lettera del Presidente, Roberta Chiandetti, ci fornisce un ulteriore conferma di quanto è avvenuto nel corso dell’anno e dell’impegno che, il Direttivo Nazionale, sta mettendo in atto per dare all’associazione un di Maria Teresa Branca significato che va oltre le previsioni di tutti noi. Uno dei progetti che merita tutta la nostra attenzione è sicuramente quello delle Raccomandazioni assistenziali -Position Statement Osdi. Nel numero precedente si è parlato della revisione della letteratura sul diabete nell’anziano del quale avete già ricevuto l’opuscolo. In questo numero si parla della revisione della letteratura sui Modelli organizzativi e le competenze necessarie nell’assistenza infermieristica in ambito diabetologico, che ha lo scopo di farci comprendere quali modelli organizzativi siano proponibili ed in grado di assicurare una maggiore efficacia degli interventi assistenziali. Un argomento non facile da affrontare, soprattutto per la variabilità dei modelli organizzativi utilizzati nei contesti nazionali e internazionali e anche perché, a differenza delle altre revisioni, le operazioni di trasferimento delle cono- EDITORIALE DEL DIRETTORE anche in questo numero abbiamo conservato lo spazio per la rubrica Le ricette di In- Formazione Osdi e questa volta, la dott.ssa Ercoli, ci propone una ricetta molto conosciuta: il Tiramisù, un dolce che dal punto di vista calorico risulta veramente proibitivo ma che, con qualche suggerimento e con le dovute precauzioni, può andare anche sulle tavole dei nostri pazienti. D’altra parte, il clima festivo del periodo natalizio si presta a piacevoli momenti di convivialità e a piccole trasgressioni, per questo motivo, ci è sembrato appropriato parlare di un dolce che, pur non facendo parte dei dolci tipici della tradizione natalizia, è comunque molto consumato nelle occasioni di festa. N. 4 Dicembre 2013 scenze hanno dovuto considerare un approccio diverso e nuovo rispetto ai precedenti lavori. Essere infermieri oggi significa avere una vivacità operativa che deve andare oltre le prassi consolidate per permetterci una visione più ampia e proiettata nel futuro ma anche ripensata in funzione del paziente che stiamo trattando, l’articolo originale, a cura di Cristiano Abbati, sulla relazione di aiuto è la testimonianza tangibile di come l’infermiere, che opera sul paziente cronico, non può operare con meccanismi di prassi ma deve rimodulare il proprio intervento in funzione dei bisogni del paziente. La lettura dei bisogni assistenziali, che è uno degli aspetti su cui si basa il processo di nursing, ci permette una maggiore attenzione del paziente e ci guida nella scelta degli interventi e del piano di cura. Buona lettura e Buon Natale a tutti! A proposito di bisogni assistenziali, 5 O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I lettera del presidente di Roberta Chiandetti Dicembre 2013 Carissimi tutti, anche quest’anno sta volgendo al termine. E’ stato un anno non facile per la Sanità e per il Sistema politico, economico e sociale. N. 4 Dicembre 2013 Stiamo vivendo una nuova realtà sanitaria ed epidemiologica caratterizzata da un lato da un’aumentata aspettativa di vita, dall’altro dall’ invecchiamento della popolazione con conseguente crescita delle malattie cronico-degenerative ad elevata complessità per la compresenza di diverse patologie. Ci troviamo ad operare quindi in un contesto dove l’aumento della domanda assistenziale è legata non solo ad aspetti clinici ed assistenziali ma anche a problematiche sociali e di presa in carico. Purtroppo la necessità di razionalizzazione delle risorse disponibili sta proponendo uno scenario di nuove e insospettate povertà e anche per questo sempre più spesso siamo chiamati a confrontarci con scelte di natura non solo professionale ma anche etica. L’associazione ha cercato, in questo anno, di portare avanti queste tematiche, proprie del Nursing, su vari fronti, sia in occasione di confronti Istituzionali , sia con le diverse Società Scientifiche. Nella “Terza conferenza Nazionale sul Diabete”, che si è riunita recentemente, presso la Sala Capitolare del Senato della Repubblica, l’obiettivo è stato proprio quello di sensibilizzare le Istituzioni Nazionali e Regionali rispetto ai principali aspetti previsti dal Piano Sanitario Nazionale per il Diabete. E’ emerso preponderante il ruolo dell’infermiere, più volte chiamato in causa nei diversi interventi, perché è evidente che è sempre più necessario un modello assistenziale che garantisca sia il piano di cura del singolo paziente (case management), che la gestione dell’intera popolazione affetta dalla patologia 8 O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I N. 4 Dicembre 2013 (disease management). L’assistenza specialistica deve essere fornita da un team multiprofessionale che svolga, oltre alle classiche funzioni di assistenza, anche un’attività di educazione terapeutica strutturata, di raccolta dei dati clinici e di formazione delle varie figure professionali coinvolte nella presa in carico. Sono emersi i diversi problemi che stanno caratterizzando il difficile governo della patologia diabetica in questi ultimi mesi, non ultima la grave situazione economica che sta determinando i tagli di spesa nelle diverse Regioni. La volontà come Associazione di esserci su queste grandi tematiche sanitarie è forte ed è dimostrata anche dalla continuazione del grosso progetto di Revisione della Letteratura che ha affrontato aspetti core della nostra professione raccolti anche grazie al prezioso contributo di alcuni di Voi. Le Position Statement OSDI quest’anno si sono arricchite con le Raccomandazioni di trattamento assistenziale sull’Assistenza alla persona anziana con diabete e con i Modelli organizzativi e competenze avanzate per l’assistenza infermieristica in ambito diabetologico: tendenze internazionali e nazionali. Entrambe sono tematiche di grossissimo impatto non solo per il nostro lavoro quotidiano ma anche per i cambiamenti organizzativi e le strategie “politiche” e di governo che si stanno profilando; speriamo che anche attraverso questi strumenti ci sia data la possibilità di entrare nella costruzione dei percorsi diagnostici, terapeutici ed assistenziali per le persone con diabete con competenza riconosciuta e, possibilmente, certificata. Anche il problema del riconoscimento delle competenze e delle specificità professionali acquisite è infatti uno degli argomenti “caldi” che l’Associazione sta proponendo ormai da anni a livello politico ed in varie sedi; l’obiettivo a questo punto è perseverare nella speranza che la nostra voce venga ascoltata. Un doveroso ringraziamento ai consulenti del progetto , alla Prof.ssa Palese ed al suo staff, che hanno reso possibile la prosecuzione dell’ambizioso quanto prestigioso lavoro. Quest’anno l’Associazione si è confrontata per la costruzione di un format informatizzato per la raccolta dell’attività educativa e degli esiti assistenziali in ambito diabetologico. E’ un lavoro lungo e difficile che non trova grossi precedenti in letteratura. Tuttavia siamo speranzosi di poter offrire qualche anticipazione al prossimo Congresso Nazionale. Ringrazio Lia Cucco, Giuseppe Frigau, Giovanni Lo Grasso e Maria Teresa Branca per il prezioso contributo. Nei programmi dell’associazione, rimane di fondamentale importanza l’aspetto formativo degli associati. Nonostante il difficile momento economico, le aziende che da sempre ci sono vicine hanno comunque visto in Osdi un partner importante e per questo non sono mancati eventi formativi sia a livello Nazionale che Regionale. Questa fine anno è caratterizzata dalla partenza di due eventi formativi a distanza – FAD -, entrambi di grosso interesse professionale e molto attrattivi negli aspetti interattivi, 9 O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I N. 4 Dicembre 2013 10 elemento questo che da sempre caratterizza la formazione OSDI e che anche in questa tipologia di proposta si è cercato di mantenere. Entrambi gli eventi sono attivati grazie alla piattaforma collegata al nostro sito e rimarranno on line per buona parte del 2014. Attraverso questa tipologia di corso, OSDI spera di accogliere un elevato numero di partecipanti coniugando strategie formative aggiornate con il grande problema del contenimento dei costi. Come avrete avuto modo di verificare, il sito www.osdi.it è stato interamente rinnovato per essere più fruibile, più aggiornato, più utile a tutti i Soci anche attraverso le notizie che vengono inviate sulle novità dal mondo del diabete. Ogni Vostro suggerimento sarà apprezzato e valutato allo scopo di rendere il Nostro sito sempre più Nostro, sempre più condiviso. La forza dell’Associazione, infatti, sta proprio nella presenza dei Soci, nel contributo di tutti. Non lasciamo che incomprensioni o false ideologie e personalismi ci distraggano da quelli che sono obiettivi comuni di crescita e di impegno professionale. Mutuando una frase non mia , mi piace concludere con un proverbio africano che dice “ Se vuoi andare veloce, vai da solo. Se vuoi andare lontano, vai insieme”. E noi dobbiamo andare lontano, dobbiamo andare insieme. Nella speranza di poterci incontrare numerosi a Trieste con il XI Congresso Nazionale “Il diabete tipo 2 e l’anziano: un percorso sostenibile?” Vi saluto caramente e porgo a Voi e famiglia i migliori auguri per le Festività e per un 2014 di salute e serenità. Roberta Chiandetti Presidente Nazionale Osdi O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I notizie dall’associazione a cura di Roberta Chiandetti TERZA CONFERENZA NAZIONALE SUL DIABETE N. 4 Dicembre 2013 13 NOVEMBRE 2013 Si è riunita il giorno 13 Novembre 2013 presso la Sala Capitolare del Senato della Repubblica, la Terza Conferenza per il Diabete con lo scopo di sensibilizzare le Istituzioni Nazionali e Regionali sui principali aspetti previsti dal Piano Sanitario Nazionale per il Diabete: • Affermare la centralità della persona con diabete e dei suoi diritti alla salute, all’accesso all’assistenza e alle terapie innovative; • Impostare il Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale nell’ottica di garantire l’educazione terapeutica, unico strumento in grado di realizzare 12 O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I N. 4 Dicembre 2013 “l’empowerment” della persona con diabete e di assicurare una corretta autogestione ed una soddisfacente aderenza ad un corretto stile di vita e alla terapia farmacologia; • Alleviare il peso sulle famiglie di bambini con diabete infantile e giovanile per le problematiche relative alla somministrazione dei farmaci a scuola; • Mettere in pratica in tutte le Regioni il Piano Nazionale sulla Malattia Diabetica in modo tale da monitorare il raggiungimento degli obiettivi e l’adesione alle strategie generali, particolarmente nelle aree dell’assistenza diabetologica individuate come passibili di miglioramento in Italia; • Coinvolgere realmente le Associazioni di Volontariato nei processi decisionali a livello Regionale, come previsto ed auspicato dal Piano Nazionale sulla Malattia Diabetica; • Realizzare l’ottimizzazione delle risorse disponibili con interventi strutturati invece che di corto respiro o in condizioni di emergenza con il fine ultimo di ridurre le disuguaglianze sociali e di assicurare una maggiore equità di accesso; • Aumentare l’efficacia e l’efficienza dei servizi sanitari nell’ottica di un sistema di gestione integrata del diabete che valorizzi sia il territorio che il team diabetologico. La manifestazione, intitolata Dal dire al fare… la differenza ha visto la presenza egli “esperti” del settore, che hanno fatto il punto sullo stato dell’arte in particolare attraverso il contributo di: Emilia Grazia De Biasi, Senatrice, Presidente della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato; Maria Rizzotti, Senatrice, Vice-presidente della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato; Emanuela Baio, Presidente Comitato Nazionale per i diritti della persona con diabete; Salvatore Caputo, Presidente di Diabete Italia Onlus; Paola Pisanti, Presidente della Commissione Diabete del Ministero della Salute Marina Maggini, Responsabile progetto IGEA ISS; Il Presidente di Diabete Italia, Salvatore Caputo, entrando subito nel cuore del problema ha dichiarato che è finita l’ora di sperimentazioni e “progettini”, che è necessario un impegno strategico se si vuole evitare che il diabete abbia impatti macroeconomici giganteschi sull’economia del nostro paese. Gli interventi successivi hanno sottolineato come oggi si stia assistendo al fallimento del regionalismo in campo sanitario e alla presa di coscienza dell’importanza della poca aderenza delle persone alle prescrizioni. Il Dott. Caputo sottolinea, inoltre, che è necessaria una riflessione sul concetto di “Centralità della Persona con diabete“ e sul suo reale significato. Ricorda come già 26 anni fa, la legge 115 recitava “le regioni promuovono l’educazione sanitaria rivolta ai soggetti diabetici finalizzata al raggiungimento dell’autogestione della malattia”. 13 O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I N. 4 Dicembre 2013 14 Autogestione che si può realizzare solo consentendo alla persona l’accesso ad un team di cura multidisciplinare che sia in grado di erogare adeguata assistenza. Questa legge, sopravvissuta agli anni, può essere considerata una buona legge, progenitrice dell’idea di centralità del paziente e di empowerment e che si può tradurre in un concetto concreto che è quello dell’aderenza. A tal proposito diverse ricerche (una delle quali condotta in Italia su 70 mila persone con diabete) hanno dimostrato che, a distanza di un anno dalla prescrizione, solo il 50% delle persone continuano ad assumere il farmaco prescritto. Questa mancata aderenza è correlata ovviamente a peggior compenso glicemico e ad un aumento delle complicanze e della mortalità. L’intervento di Paola Pisanti è stato l’occasione per riassumere i contenuti del Piano Nazionale sulla Malattia Diabetica, fare il punto sul recepimento del Piano da parte delle Regioni e riassumere le attività, del Ministero, sul monitoraggio degli assetti organizzativi che ogni Regione sta decidendo di assumere. I lavori sono continuati con la tavola rotonda dal titolo: Il ruolo delle società scientifiche e professionali, nella quale si è cercato di evidenziare punti di forza e di debolezza dell’attuale situazione e del Piano stesso. Sono intervenuti: Antonio Ceriello, Presidente AMD Roberta Chiandetti, Presidente OSDI Enzo Bonora, Presidente eletto SID Marco Cappa, Presidente SIEDP Claudio Cricelli, Presidente SIMG Il ruolo dell’infermiere è stato più volte chiamato in causa nei diversi interventi, perché è evidente che è sempre più necessario un modello assistenziale che garantisca sia il piano di cura del singolo paziente (case management), che la gestione dell’intera popolazione affetta dalla patologia (disease management). L’assistenza specialistica deve essere fornita da un team multiprofessionale che svolga, oltre alle classiche funzioni di assistenza, anche un’attività di educazione terapeutica strutturata, di raccolta dei dati clinici e di formazione delle varie figure professionali coinvolte nella presa in carico. Sono emersi i diversi problemi che stanno caratterizzando il difficile governo della patologia diabetica in questi ultimi mesi, non ultima la grave situazione economica che sta determinando i tagli di spesa nelle diverse Regioni. La Presidente Osdi, Roberta Chiandetti, ha sottolineato che la comunità scientifica è concorde sulla necessità di rivedere gli aspetti organizzativi e sulla necessità di lavorare insieme, vi è, inoltre, l’accordo sull’importanza dell’empowerment per il miglioramento Per chi volesse approfondire l’argomento, il video degli interventi è disponibile su www.diabeteitalia.it . Giovanni Lo Grasso Vicepresidente Osdi O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I N. 4 Dicembre 2013 dell’aderenza alle cure. Ha ricordato come gli infermieri sanno da tempo che esiste una differenza tra il prescrivere e aderire ad una prescrizione, dove per adesione non si intende solo quella farmacologica ma anche quella riferita allo stile di vita e alle abitudini comportamentali. Ha avvalorato, inoltre, il concetto emerso più volte nel corso della mattinata, cioè quello della presa in carico della persona che è “il focus della professione infermieristica” e ha concluso ribadendo che gli infermieri ci sono e vogliono esserci nella costruzione dei piani di cura anche nell’ambito della medicina generale, affermando il concetto che la malattia cronica ha sì un aspetto clinico ma ha anche una componente prevalente che è quella socio assistenziale. In conclusione, anche le Associazioni di Volontariato hanno trovato espressione, nella logica del coinvolgimento e del team allargato con gli interventi dei presidenti delle 4 associazioni del volontariato presenti in Diabete Italia: Gian Luigi Curioni (AGD), Gerardo Corigliano (Aniad), Rita Stara (Diabete Forum) ed Egidio Archero (FAND) oltre a Tonino Aceti, responsabile del Coordinamento Nazionale delle Associazioni dei Malati, una realtà nata nell’ambito di Cittadinanza Attiva. 15 O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I N. 4 Dicembre 2013 RACCOMANDAZIONI DI TRATTAMENTO ASSISTENZIALE IN CAMPO DIABETOLOGICO POSITION STATEMENT OSDI 2013/2014 Dopo la pubblicazione dedicata al diabete nell’anziano, il percorso di Revisione della letteratura ha preso in considerazione un aspetto molto complesso quale i “Modelli organizzativi e le competenze necessarie nell’assistenza infermieristica in ambito diabetologico.” Il lavoro non è stato semplice, non solo per la scelta dei quesiti da ricercare, ma anche e soprattutto per la variabilità dei modelli organizzativi utilizzati nei contesti nazionali e internazionali. Anche la tipologia di argomento affrontato ha richiesto, rispetto alle revisioni precedenti, un approccio più prudente Diversamente da quanto accade nella ricerca clinica,infatti, in cui le raccomandazioni si basano su disegni di studi sperimentali, nella ricerca organizzativa, le operazioni di trasferimento delle conoscenze devono considerare approcci più cauti. Inoltre va sottolineato che, mentre sino ad ora le revisioni della letteratura si sono interfacciate con una elevata quantità di studi quali-quantitativi, nel campo organizzativo, la maggior parte dei sistemi sembra soffrire di scarse esperienze di ricerca di impatto. 16 In letteratura, appare consolidato che, laddove i modelli organizzativi sono basati sulla gestione infermieristica con la finalità di incoraggiare i pazienti con diabete ad essere attivi e partecipanti nelle loro cure, si ottengono migliori risultati. Gli infermieri, proprio per le loro basi concettuali e per la specifica prospettiva che sanno assicurare sul paziente, sono molto vicini alle esigenze delle persone con diabete e se osserviamo le dimensioni dell’autonomia (identificazione, autogestione, autodeterminazione, share decision-making, sorveglianza pianificata ecc) è possibile riconoscere i modelli concettuali più attuali dell’infermieristica. Per questa ragione, quando i setting assistenziali sono affidati agli infermieri specialisti che abbracciano questa filosofia, sono migliori anche i risultati sul paziente (Moser et al. 2008). Questo modello contrasta quello medico della gestione del paziente che, essendo focalizzato sulle cure, non considera a volte le questioni psicosociali anche perché, i clinici, hanno un tempo più limitato da dedicare al paziente. Nel contesto italiano, sulla base dei dati epidemiologici e della letteratura, i luoghi di cura ritenuti essenziali per la cura del diabete sono le Strutture di Diabetologia a cui dovrebbero essere attribuite adeguate quantità di risorse, economiche ed umane, affinché possano assicurare il percorso diagnostico-terapeutico, lo sviluppo dell’autonomia del paziente e un’elevata efficacia nella prevenzione delle complicanze (AMD-SID-SIEDPOSDI 2012). Tali strutture si distinguono in base alla complessità e al bacino di utenti, e dovrebbero sviluppare un’elevata sinergia con il territorio di riferimento e con l’ospedale di riferimento. O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I Il diabete rappresenta la patologia cronica che nel futuro rischia di diventare una vera emergenza dal punto di vista assistenziale, non solo per la forte prevalenza, ma anche per il carico assistenziale legato alla gestione delle complicanze ad esso correlate. Per queste ragioni, il dibattito scientifico e professionale internazionale degli ultimi tempi si è focalizzato su due questioni cardine: – definire le competenze avanzate (o specialistiche) che deve possedere un infermiere e, pertanto, quali percorsi formativi iniziali e di mantenimento delle competenze deve affrontare; – definire in quali modelli organizzativi riesce ad esprimere al meglio tali competenze. N. 4 Dicembre 2013 Per questo, a più riprese e in diverse circostanze associative, è stato richiesto l’aiuto di alcuni soci per la formulazione delle questioni da affrontare nella fase iniziale del lavoro. Molti dei vostri contributi sono stati determinanti per una più dettagliata ricerca che, ci auguriamo, si possa esprime al meglio nell’identificare la relazione tra le competenze infermieristiche avanzate in campo diabetologico ed i modelli organizzativi proposti o attuabili. 17 O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I In queste strutture lavorano infermieri a volte dedicati totalmente alla diabetologia, mentre altri lo sono solo parzialmente. Il loro percorso formativo non è ancora strutturato come avviene in altri paesi. Le competenze degli infermieri, in questi contesti, sono notevoli ma la loro chiara identificazione è più complessa. Questo determina un quadro assistenziale di estrema frammentarietà e non vi è dubbio che, l’instabilità del personale dedicato all’assistenza di questi pazienti, rischia di minacciare gli esiti clinici e assistenziali attesi. È importante pertanto ridisegnare modelli organizzativi al fine di possedere, anche nel nostro Paese, infermieri di altissima competenza che possano continuare ad alimentare la loro competenza clinica lavorando direttamente con i pazienti. A seguito della richiesta formulata dall’ONU nel 2006 a tutti gli stati membri, l’Italia si è dotata di un “Piano Nazionale sulla Malattia Diabetica” (PNMD), recepito il 6 dicembre 2012 dalla Conferenza Stato Regioni e pubblicato sulla G.U. del 7 febbraio 2013. N. 4 Dicembre 2013 Il PNMD si pone molteplici obiettivi fra cui: – contribuire al miglioramento della tutela assistenziale della persona con diabete o a rischio di diabete, anche attraverso l’ottimizzazione delle risorse disponibili; – rendere più efficaci ed efficienti i servizi sanitari in termini di prevenzione e assistenza, assicurando equità di accesso e riducendo le disuguaglianze sociali; – affermare la necessità di una progressiva transizione verso un nuovo modello di sistema integrato, proiettato verso un disegno reticolare “multicentrico”, mirato a valorizzare sia la rete specialistica diabetologica sia tutti gli attori della assistenza primaria. E’ necessario, quindi, un modello assistenziale che garantisca sia il piano di cura del singolo paziente (case management), che la gestione dell’intera popolazione affetta dalla patologia (disease management). L’assistenza specialistica deve essere fornita da un team multi professionale. Sulla base di questi presupposti, riteniamo fondamentale indagare nella letteratura scientifica per comprendere quali modelli organizzativi siano proponibili ed in grado di assicurare una maggiore efficacia degli interventi assistenziali . Il gruppo di progetto è già al lavoro e con grande impegno procede nelle attività dirette dalla Prof.ssa Alvisa Palese alla quale rinnoviamo i nostri ringraziamenti. Ringraziamo, inoltre, la Bayer che continua a supportarci in questo progetto, che riteniamo uno dei progetti più ambiti della nostra Associazione. Roberta Chiandetti 18 Ogni anno l’Ambasciata di Danimarca ha l’onore di ospitare nella residenza danese, la prestigiosa premiazione “August & Marie Krogh Medal” All’inizio del secolo scorso, August Krogh, premio Nobel danese per la medicina, affrontò un viaggio negli Stati Uniti nella speranza di trovare soluzioni per curare la moglie ammalata di diabete. Al ritorno di questo viaggio utilizzò tutte le conoscenze scientifiche acquisite per influenzare la ricerca verso la fabbricazione industriale dell’insulina, che permise a molti malati di diabete di sopravvivere Ispirandosi a questo principio, Novo Nordisk, ha istituito il prestigioso premio August and Marie Krogh Medal per premiare le personalità, i progetti, le attività sociali e culturali, le innovazioni e la ricerca sul tema della salute in generale e del diabete in particolare. Quest’anno la giuria dell’ August and Marie Krogh Medals, presieduta dal Rettore dell’Università di Tor Vergata, Prof. Renato Lauro, ha identificato le eccellenze in campo diabetologico e ha deciso di premiare anche l’OSDI per l’impegno profuso nel campo della prevenzione della malattia diabetica. Si ringrazia la giuria e Novo Nordisk per l’opportunità riservata alla nostra associazione. Alla cerimonia di premiazione hanno partecipato Claudio Vitiello, consigliere nazionale, e Anna Penza, Past President Sezione Osdi Lazio ai quali vanno i ringraziamenti del CDN per la loro disponibilità a far parte di una manifestazione così importante. Il Direttivo nazionale Osdi O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I ROMA 20 NOVEMBRE 2013 N. 4 Dicembre 2013 PREMIO AUGUST & MARIE KROGH MEDALS 19 O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I N. 4 Dicembre 2013 20 a cura di Maria Teresa Branca CONGRESSO REGIONALE OSDI LAZIO ROMA 28 SETTEMBRE 2013 Il 28 Settembre 2013 si è tenuto presso la sala congressi dell’Hotel Holiday Inn Eur Parco de Medici di Roma il III° Congresso Regionale OSDI Lazio. In questa occasione il tema proposto dal Direttivo Regionale è stato “il futuro dell’infermiere nell’evoluzione dei modelli assistenziali“. L’argomento è stato scelto in quanto ritenuto tema d’attualità e capace di attirare l’interesse degli 80 partecipanti. L’aumento della prevalenza del diabete mellito, la situazione economico-finanziaria ed i vincoli di finanza pubblica hanno richiesto ai governi europei di occuparsi di una nuova priorità : la sostenibilità nel tempo della spesa sanitaria e, più in generale, del nuovo modello di welfare. Per questo è stato stilato negli ultimi mesi un Piano Nazionale sul diabete mellito. In questo contesto gli infermieri debbono collaborare, in base alle competenze acquisite, alla riorganizzazione dell’assistenza avendo come obiettivi il superamento delle disuguaglianze e la condivisione con tutti gli attori coinvolti. Il congresso è stato aperto dalla Presidente Anna Penza che negli ultimi 2 anni ha gestito in maniera egregia il Direttivo della nostra Regione. Poi c’è stato il saluto alle autorità presenti come i Presidenti SID, AMD e CLADIAB nonché il Vice Presidente del collegio IPASVI di Roma,Ausilia Pulimeno, i cui interventi sono stati veramente di notevole interesse. Avere la presenza in aula di una professionista di grande spessore formativo è stato per tutto il direttivo regionale, un brillante obiettivo. Da tempo la sezione Lazio cercava l’integrazione e la condivisione con l’IPASVI. Durante la mattinata si sono susseguite 4 relazioni ; la prima è stata quella della nuova Presidente OSDI Lazio Sig.ra Paola Saltarelli che ha affrontato il discorso inerente alle raccomandazioni di trattamento assistenziale in campo diabetologico : le position statement OSDI. Poi è seguita la relazione della Sig.ra Simonetta Bartolucci (tutor e rappresentante Ipasvi Roma) dal titolo l’infermiere ieri, oggi e domani. La terza relazione è stata affidata al Sig. Cristiano Abbati che ha affrontato il tema degli strumenti e le risorse per la VITA ASSOCIATIVA Sig.ra Daniela Cristofanelli sui rapporti con le istituzioni e le associazioni del volontariato. Si ringraziano tutti coloro che sono intervenuti e un particolare ringraziamento lo rivolgiamo alle aziende che hanno sponsorizzato l’evento. Durante la pausa pranzo si sono svolte le votazioni per il rinnovo del nuovo Consiglio Direttivo OSDI Lazio che sarà così composto : Presidente Sig.ra Paola Saltarelli, VicePresidente Sig. Cristiano Abbati, PastPresident Sig.ra Anna Penza, Consiglieri : Sig.ra Loredana Maiani e Sig.ra Elena Lucia. N. 4 Dicembre 2013 stesura di un percorso diagnostico terapeutico assistenziale (PDTA) ed infine come ultima relazione della mattinata c’è stata l’esposizione del Sig Claudio Vitello (Consigliere Nazionale OSDI Lazio) sul Case Manager. Nel pomeriggio sono seguite altre 2 importanti relazioni ; la prima affidata alle Sig.re Loredana Maiani e Elena Lucia che hanno esposto a 360 gradi l’importantissimo l’argomento dell’educazione terapeutica strutturata nell’ambulatorio infermieristico mettendo a confronto le attività svolte all’interno di una struttura ambulatoriale rispetto a quella di una struttura territoriale, Come ultimo argomento della giornata ma non per questo meno importante c’è stata l’esposizione della PastPresident Il Consiglio Direttivo OSDI Lazio 21 VITA ASSOCIATIVA N. 4 Dicembre 2013 22 IV CONGRESSO REGIONALE OSDI SARDEGNA ANTICHE TERME DI SARDARA (VS) 9 NOVEMBRE 2013 OSDI IN SARDEGNA: REALTÀ A CONFRONTO E’ stata una giornata intensa e ricca di emozioni non solo per noi addetti ai lavori ma anche per i colleghi infermieri (di diabetologia e non) che hanno partecipato numerosi e attivi da tutta l’isola. Il tutto si è svolto in un clima sereno e disteso con i partecipanti realmente interessati all’argomento trattato, il tutto condito dalla spettacolare bellezza del territorio e della struttura che ci ha ospitato. A conclusione dei lavori congressuali si sente il bisogno di condividere i progetti e risultati del percorso che OSDI Sardegna ha intrapreso negli anni. Il report del congresso è un momento importante perché permette di confrontare e valutare l’impegno di quanti hanno lavorato per realizzare l’evento e l’impatto generato da quest’ultimo sui partecipanti permettendo così di valutare eventuali note negative e valorizzare quelle positive. Il congresso di Sardara ha fornito un bilancio estremamente positivo e numerosi sono stati gli apprezzamenti riguardo le relazioni presentate. Ecco un sunto dei vari lavori esposti. “OSDI: realtà regionali e nazionali” un’accurata descrizione di queste realtà con gli aggiornamenti dell’attività OSDI descritte brillantemente dalla collega coordinatrice Arianna Marceddu. Di seguito “la specialistica in diabetologia”, una scrupolosa e precisa valutazione sui nuovi trend della professione infermieristica in diabetologia con la relazione presentata dalla collega Manuela Cauli. Ha parlato in maniera accurata della ”gestione integrata” nei suoi vari aspetti organizzativi la collega Simonetta Mamusa. Si è passati alla relazione della collega coordinatrice Lucia Canu intitolata “l’ambulatorio infermieristico diabetologico” con la descrizione esaustiva ed efficace della sua realtà lavorativa presso l’ospedale di Olbia. La prima sessione dei lavori del mattino si è conclusa con la relazione “Ambulatorio del piede diabetico” redatta dalla collega Anna Maria Scodino. Nel pomeriggio la ripresa dei lavori ha riguardato un’analisi dell’andamento della professione con particolare riguardo alle varie realtà lavorative in ambito regionale con l’obiettivo di condividere le varie esperienze con i partecipanti. In tal senso io stessa ho presentato la relazione dal titolo “il paziente diabetico ospedalizzato”, una descrizione accurata dell’esperienza del paziente diabetico ospedalizzato nella realtà del P.O. di Muravera VITA ASSOCIATIVA colleghi all’evento per noi è stata molto significativa. Soprattutto è da sottolineare la presenza preziosa del consigliere nazionale Giuseppe Frigau che ha anche portato i saluti del Consiglio Nazionale presieduto da Roberta Chiandetti. Ringraziamo inoltre per i loro interventi di apertura il Direttore Generale della ASL 6 di Sanluri Dr. Salvatore Piu, il Direttore dell’U.O.C. di diabetologia della ASL 6 Dr. Vincenzo Sicca, il rappresentante della Amministrazione Comunale di Pabillonis Riccardo Sanna, il rappresentante del Collegio IPASVI di Cagliari Claudio Pirarba. Preziosi per noi i loro interventi in quanto ci hanno permesso di approfondire i vari aspetti della professione, ribadendo più volte il valore dell’autonomia dell’infermiere e l’importanza della nostra figura nel panorama sanitario. Colgo l’occasione ancora per ringraziare tutti coloro che ad ogni titolo hanno contribuito al successo di questo congresso regionale e auguro buon lavoro a tutto il consiglio regionale OSDI Sardegna e in particolare alla nuova presidente Simonetta Mamusa. Per il CDR Sardegna Tatiana Lai N. 4 Dicembre 2013 (CA), realtà lavorativa in cui molti colleghi si sono ritrovati e che è stata motivo di positive riflessioni e considerazioni . Di seguito la coordinatrice Margherita Porcu ha presentato il suo lavoro sulla ”gestione della chetoacidosi nel bambino”, argomento sentito e partecipato da tutti i presenti. A completezza del resoconto congressuale vi riporto i risultati della votazione tenutasi durante la giornata di lavoro. Ecco la nuova composizione del Consiglio Direttivo OSDI Sardegna per il prossimo biennio. Abbiamo salutato la past president Manuela Cauli, la consigliera Mariangela Canneddu e la Segretaria Marcella Lai, a loro vanno i nostri più sentiti ringraziamenti per il lavoro svolto La presidente uscente Arianna Marceddu assume il ruolo Past President. Simonetta Mamusa Presidente Entra nel Consiglio Direttivo con la carica di vicepresidente Lucia Canu. Tatiana Lai viene delegata dal Presidente a ricoprire la carica di Segretaria Restano in carica ancora per un biennio i consiglieri Benedetta Pisano, Nadia Richterova, Renata Piva e Tatiana Lai. In conclusione la grande partecipazione dei 23 VITA ASSOCIATIVA CONVEGNO NAZIONALE CNAI CONSOCIAZIONE NAZIONALE DELLE ASSOCIAZIONI INFERMIERI LE SCIENZE INFERMIERISTICHE IN ITALIA: RIFLESSIONI E LINEE DI INDIRIZZO N. 4 Dicembre 2013 I MIEI APPUNTI DI VIAGGIO 24 Quando ho visto per caso la locandina di questo convegno e ho notato che si svolgeva nella mia azienda mi sono sentita interpellata come professionista…ed ho pensato che partecipare poteva essere utile non solo a me, ma a tutti noi. Ne è valsa la pena (notevole!), ed ora eccomi qui a raccontarvi ciò che mi ha colpito. La presidente, Cecilia Sironi, ha introdotto le giornate con questa frase di Einstein: “The problems that exist in the world today cannot be solved by the level of thinking that created them.” (I problemi che esistono oggi nel mondo non possono essere risolti dallo stesso livello di conoscenza che li ha creati) ed effettivamente questo ben ha illustrato la tensione al superamento, alla ricerca di “aria nuova” che si è respirato in quelle giornate. La prima relazione è stata tenuta dal prof. Cavicchi, sociologo esperto di politica sanitaria dell’università Tor Vergata a Roma, che ha subito posto al centro la necessità prioritaria: ricontestualizzarsi. L’art. 32 della costituzione è stato scritto quasi 70 anni fa, evidente che la situazione era VITA ASSOCIATIVA l’organizzazione, non è possibile non difendere il SSN. E’ indispensabile usare la leva culturale: vanno cambiati i contenuti e non solo i contenitori! Se devo ripensare il modello di tutela della salute occorre cambiare anche le aziende ma soprattutto i modelli culturali di riferimento; bisogna fare una discontinuità culturale: sono inutili gli ospedali per intensità di cura perché è sempre lo stesso modello ospedalocentrico, mentre la centralità va al territorio, là dove abita il cittadino. Si fa antieconomia cioè costi senza benefici. L’infermiere è parte di un progetto di lotta all’antieconomicità. E’ seguita la relazione di Sansoni, direttore di Professioni infermieristiche organo di stampa di CNAI, la quale ha specificato che la qualità della nostra azione pratica dipende dalla qualità delle conoscenze che abbiamo che derivano dalla teoria studiata e dalla ricerca continua. In questo momento non c’è discussione sulla disciplina infermieristica, siamo ancora troppo legati al concetto di malattia e di ospedale. La scienza ha criteri che vanno rispettati, quindi occorre una ricerca disciplinare anche per trovare indicatori empirici utili a verificare lo standard assistenziale che dipende dal modello concettuale che si usa, il quale funziona come gli occhiali che si infilano per guardare quella realtà. L’infermiere si occupa della persona malata o della salute della persona, a seconda di questo cambierà anche il modello teorico (gli occhiali) di riferimento che deve usare. Ma non è scientifico solo quello che è quantitativo, N. 4 Dicembre 2013 diversa e diverso il concetto di salute; scopo era la tutela della salute, intesa come bene organico. Nel tempo questo concetto ha subito diverse definizioni, oggi la salute è complessità, pur di natura organica, è un bene complesso che va costruito; oggi la salute non si difende, si costruisce, occorre la tutela ma anche e soprattutto la prevenzione. Se gli infermieri sono coloro che conoscono la complessità sono anche quelli che contribuiscono a costruire la salute. La complessità non si fa sommando le discipline scientifiche: medico+psicologo +infermiere+ … ma medico e infermiere e psicologo e… sono le relazioni interdisciplinari che costruiscono la complessità intesa come realtà variegata e molteplice. E diverso è parlare di complicato o complesso: complicato è l’utente anziano, multipatologico, cronico che richiede conoscenze avanzate; complesso è sempre lo stesso paziente anziano, multipatologico, cronico ma in più che vive solo, con pochi euro di pensione, magari anche lontano dai servizi. L’infermiere odierno sulla complicazione deve essere esperto professionalmente, ma deve anche saper gestire la complessità di ogni individuo. Oggi è anche indispensabile rendersi conto che non è possibile costruire salute senza l’altro, senza l’utente, perché oggi è il cittadino che deve prendersi cura di sé stesso, è un cittadino attivo, lui deve chiedere agli operatori quello di cui ha bisogno; sbagliamo se intendiamo il rapporto ancora in senso paternalistico. La “buona relazione” è fondamentale e diminuisce notevolmente i contenziosi medico-legali. Purtroppo oggi si riscontra anche l’assenza e il silenzio degli infermieri e questo è molto pericoloso, tanto più che siamo numericamente gli operatori di maggioranza relativa all’interno delle professioni sanitarie. La legge 42, che ci ha r i c o n o s c i u t o c o m e “ p ro f e s s i o n e intellettuale”, non era un punto di arrivo, solo un tappa intermedia, l’autonomia professionale stenta ad essere vissuta e riconosciuta socialmente. Bisogna usare la legge 42 applicarla per cambiare, e per cambiare, occorre mettere in discussione 25 VITA ASSOCIATIVA N. 4 Dicembre 2013 26 lo è anche ciò che è qualitativo, quindi oggi per la realtà complessa che osserviamo occorre una triangolazione e creare metodi misti. La filosofia del nursing deriva dai nostri obiettivi, saremo sempre diretti da altri professionisti se noi non sappiamo rispondere delle nostre conoscenze e dove le abbiamo costruite. La relazione di Arrigoni, membro del SISI società italiana di scienze infermieristiche, ha reso noto che questa società è nata nel 2006 con l’intento di verificare i contenuti della disciplina infermieristica e valutarne il suo avanzamento, all’interno del settore scientifico di riferimento. La relazione della presidente Cecilia Sironi ha ripercorso la storia del nursing in Italia perché se è vero che occorrono nuove idee e nuovi modelli per affrontare la realtà attuale, ciò non può prescindere dalle radici. Ha sollecitato a continuare ad analizzare i nostri modelli teorici di riferimento orientandoci però verso la costruzione ed il mantenimento della salute delle persone; la situazione ci spinge ad una nuova riflessione concettuale dell’assistenza infermieristica in Italia che trovi percorsi nuovi che arrivino all’assistenza infermieristica avanzata e alla prescrizione infermieristica. Dobbiamo trovare la forza di affrontare questi stimoli come infermieri, consapevoli che le soluzioni non possono essere trovate con gli stessi schemi di pensiero usati nel passato. Un ulteriore contributo alla necessità di cambiamento culturale l’ha data la relazione di Lusignani, ricercatore di Scienze Infermieristiche presso l’Università degli Studi di Milano, la quale ha affermato che la scienza dà conoscenze all’infermiere per risolvere i bisogni di assistenza di chi ha davanti, in quanto il bisogno di assistenza è una lettura teorica dei fatti che avvengono sulla persona con malattia. Allora occorre che ci siano delle leggi scientifiche provate che possano essere usate dai professionisti: la ricerca scientifica infermieristica serve a questo scopo. Però… è necessario che gli infermieri imparino a conoscere le caratteristiche del linguaggio scientifico, che è uno strumento sottile e complicato, spesso troppo semplificato dagli infermieri che talvolta lo ignorano completamente. Si è ribadito l’indispensabile conoscenza delle tassonomie e delle classificazioni internazionali NANDA, NIC e NOC, perché definire in maniera scientificamente corretta elimina le ambiguità, fornisce le misure, favorisce una comunicazione chiara ed efficace sia tra gli infermieri che tra loro e gli altri professionisti con cui ormai è vincolante collaborare. Queste sono delle classificazioni internazionali elaborate da tutti gli infermieri del mondo che servono per la diagnosi (NANDA), gli interventi assistenziali (NIC), i risultati che si devono ottenere (NOC); il loro uso corretto illumina e facilita tutto il processo di assistenza orientandolo verso la personalizzazione. L’appassionata relazione di Rigon, presidente di Formazione in Agorà-scuola di formazione alla salute, ci ha aiutato a concretizzare le relazioni precedenti analizzando il processo di assistenza. Innanzitutto ha ribadito che la scienza con i modelli teorici è una delle due colonne su cui si basa la nostra professione, l’altra è la pratica, con le sue tecniche, gli strumenti operativi assistenziali…ma entrambe le colonne devono avere: altezza, dimensione e consistenza uguali, altrimenti tutto crolla e ci illudiamo di fare un lavoro di qualità. E questo lavoro non esiste se non è documentato, e documentato in modo scientificamente corretto, attraverso l’uso delle tassonomie. Tiziana Terni VITA ASSOCIATIVA che la situazione odierna ci pone, informandoci, studiando per contribuire. Per esempio una criticità emersa è che mentre è ben descritto nelle sue fasi il processo di assistenza per il paziente in ospedale…quali sono le fasi del processo di assistenza infermieristica nella cronicità? Molte erano le zone grigie emerse nella ricerca degli Statement di cura di OSDI…c’è lavoro per tutti ad ogni livello ci si trovi! Poliambulatorio di Cologno Monzese A.O.Istituti Clinici di Perfezionamento Milano Master Infermieristica e Ostetricia Legale e Forense Vice Presidente OSDI Lombardia (Appunti non rivisti dai relatori) N. 4 Dicembre 2013 Sono seguite delle relazioni che testimoniavano l’applicazione in diverse realtà italiane di quanto era stato detto. Al termine è stato emesso un comunicato che mi sembra assolutamente condivisibile. Come avete visto è stato molto stimolante ed interessante partecipare; sono grata di essere parte della nostra associazione che ha così a cuore la formazione dei professionisti che operano in diabetologia e non solo, che in questi ultimi anni ha cercato con tutte le sue forze anche di iniziare a fare ricerca infermieristica nel campo specifico, oltre a cercare un posto in università. Certo è che l’associazione non è un ente astratto, siamo tutti noi e ciascuno si deve sentire implicato in tutte le sfide 27 VITA ASSOCIATIVA N. 4 Dicembre 2013 30 NOTIZIE DA OSDI PIEMONTE Con un evento organizzato e svolto in collaborazione con AMD e Slow Food “CUI PRODEST ? riflessioni sulla medicalizzazione dei cibi“, si sono concluse in giugno le attività di aggiornamento del primo semestre 2013. La ripresa autunnale ha visto due eventi rivolti alle infermiere delle diabetologie piemontesi: il primo, in settembre, organizzato dalla componente del CDR Cinzia Fenini, ha avuto luogo, presso la sede dell’ Università di Novara, il corso dal titolo “La gestione integrata del DM T2 in Piemonte”. La crescita costante della patologia diabetica negli ultimi decenni ha reso necessaria l’adozione di una strategia comune e di percorsi organizzativi diagnostico-terapeutici e assistenziali condivisi da tutto il team di cura. La Gestione Integrata del DMT2 dell’adulto ne è lo strumento di realizzazione. In particolare, nella Regione Piemonte, i primi risultati della fase sperimentale del “Progetto sulla gestione integrata del diabete”, partito nel 2008, hanno visto una riduzione del 21,3% dei ricoveri per diabete, grazie alla collaborazione tra servizi di diabetologia e medici di medicina generale. Alla luce di questo lusinghiero risultato, si rende necessario continuare nella condivisione e nel consolidamento del modello “gestione integrata” attraverso una sem- Il secondo evento dal titolo “Gravidanza, un progetto di vita da tutelare” si è svolto in ottobre a Torino. I nuovi criteri diagnostici per il DMG ed i flussi migratori nel nostro paese hanno portato ad un raddoppio dell’incidenza nella popolazione di DMG (7,5% delle gravidanze) e di DM Pre-Gestazionale (3,5%). Le inevitabili conseguenze (aumento della medicalizzazione, dei parti anticipati VITA ASSOCIATIVA e dei cesarei, degli accessi ai servizi diabetologici e dei costi) hanno reso anche qui necessario l’adozione di percorsi condivisi da team multi disciplinari. Le complicanze materne e fetali, infatti, in caso di DMG, possono essere scongiurate da una diagnosi tempestiva ed una corretta impostazione terapeutica, attraverso sempre maggiore collaborazione e coinvolgimento di diverse figure professionali sanitarie. Il ruolo dell’infermiere nell’accompagnare la donna nel momento della diagnosi è fondamentale per migliorare la motivazione alla cura, che a volte, si basa sulla somministrazione di insulina. Diviene basilare: l’istruzione e l’educazione all’autocontrollo, la verifica dei risultati, l’educazione ad un corretto stile di vita e all’eventuale terapia insulinica, tutti argomenti che fanno parte del nostro operato quotidiano. Per il CDR Piemonte Mauro Ravera e Vilma Magliano N. 4 Dicembre 2013 pre maggiore collaborazione e coinvolgimento, non solo dei professionisti sanitari, ma delle stesse persone con diabete. La giornata ha permesso di condividere con i colleghi le linee di indirizzo cliniche, assistenziali e organizzative sulla Gestione Integrata, ma soprattutto di trasferire tutto ciò nella pratica assistenziale. Fondamentale la partecipazione di Egidio Archero, presidente nazionale di FAND, che con la abituale disponibilità e cordialità, ha presentato il punto di vista e le istanze delle persone con diabete. 31 VITA ASSOCIATIVA N. 4 Dicembre 2013 32 X CONGRESSO OSDI EMILIA ROMAGNA BOLOGNA 28 SETTEMBRE 2013 Il 28 Settembre 2013 si è tenuto a Bologna il X Congresso OSDI Emilia Romagna “Il percorso assistenziale della persona con diabete di tipo 2 la gestione integrata: educazione all’autogestione”. La giornata di studio e confronto ha permesso ai soci OSDI di vedere affermata e valorizzata la professionalità e l’autonomia infermieristica esercitata nei diversi contesti sanitari. Il crescente carico assistenziale conseg u e n t e a l p ro g re s s i v o a u m e n t o dell’incidenza del diabete mellito, la necessità di fornire ai pazienti diabetici una risposta assistenziale complessa, prolungata nel tempo, con interventi coordinati delle varie figure sanitarie, hanno reso necessario lo sviluppo di nuovi modelli assistenziali. L’obiettivo dell’evento formativo è stato quello di aggiornare i partecipanti sul modello assistenziale di Gestione Integrata (GI) della persona con diabete di tipo 2 in Emilia Romagna. La GI del diabete mette al centro il paziente, vede il Mmg, i servizi di diabetologia e l’ospedale impegnati a mettere in atto le competenze specifiche al fine di raggiungere gli obiettivi clinici utili a prevenire le complicanze croniche. Il percorso, richiede il coinvolgimento di tutte le figure citate, per questo motivo, VITA ASSOCIATIVA dell’infermiere esperto/dedicato alla prevenzione e alla gestione del piede diabetico per poter presidiare i punti cardine: attività di diagnosi, terapia educazionale, piccole medicazioni. Nello screening del piede diabetico, l’infermiere utilizza strumenti e procedure appropriate, pone diagnosi e rileva problemi che necessitano di un piano assistenziale personalizzato inserendo il paziente in un percorso diagnostico e assistenziale pertinente alle sue caratteristiche cliniche. Inoltre, svolge un ruolo fondamentale di educatore nella prevenzione delle complicanze del piede diabetico coinvolgendo e motivando il paziente N. 4 Dicembre 2013 al congresso, sono stati coinvolti tutti i professionisti che a diverso titolo sono coinvolti in questo modello assistenziale. La prima relazione della Dott.ssa Anna Vittoria Ciardullo, Servizio di Diabetologia di Carpi, illustrando la circolare regionale n.14/2003 (linee guida regionale clinicoorganizzative per il management del diabete mellito) ha evidenziato le tappe fondamentali del percorso seguito dalla RER. In particolare, la Dott.ssa Ciardullo, ha sottolineato che, in seguito alla formazione regionale sul campo, (settembre 2009) attivata per l’applicazione di un modello comune e condiviso in Emilia Romagna, sono state aggiornate e implementate le “linee guida regionali per la gestione integrata del diabete di tipo 2”. Si sono successivamente rese necessarie ulteriori azioni, attivate dalla regione, che hanno visto i professionisti coinvolti in gruppi di lavoro multiprofessionali su tematiche specifiche. I lavori sono proseguiti con la relazione di Angela Deroma, infermiera nel team della Diabetologia Area Nord -UO Cure Primarie Carpi, che ha trattato le competenze dell’infermiere dedicato all’ambulatorio podologico. Dalla relazione è emerso che, all’interno del team di cura ambulatoriale, è necessaria la presenza 33 VITA ASSOCIATIVA N. 4 Dicembre 2013 34 a ragionare, vedere, toccare con mano e adottare comportamenti corretti. Nella relazione di Cinzia Iori, podologo – tecnico ortopedico del team multidisciplinare del Servizio di diabetologia distretto di Modena, Carpi, Castelfranco, si è rinforzato il concetto dell’importanza della prevenzione delle complicanze del piede diabetico. I programmi di cura del piede che comprendono l’educazione, l’esame regolare dei piedi e la stratificazione del rischio possono ridurre la comparsa delle lesioni del piede in oltre il 50% dei pazienti”. Le numerose foto dei casi trattati, hanno contribuito a rendere ancora più pregnante l’argomento trattato. Il Dr. Franco Miola, MMG-Coordinatore NCP Copparo- AUSL FE Casa della Salute “Terre e Fiumi” Copparo (FE), ha illustrato il protocollo di assistenza integrata al paziente diabetico tipo 2. Il protocollo diagnostico – terapeutico – gestionale prevede una forte e costante integrazione tra Mmg e servizi specialistici, lo scambio continuo di informazioni registrate e comunicate da tutti gli operatori sanitari, costituisce l’elemento fondamentale su cui si basa il protocollo al fine di garantire una assistenza efficace e di elevato livello qualitativo. E’ stata evidenziata l’importanza di identificare gli assistiti a rischio di diabete a cui applicare regolarmente il Protocollo G.I. valutando il rischio CV, identificando precocemente i diabetici non a target, attivando percorsi educativi per l’autogestione del diabete. Laura Casadei, infermiera dell’Ambulatorio Infermieristico della Casa della Salute di Forlimpopoli, ha sottolineato che è possibile migliorare lo stato di salute dei pazienti con l’educazione terapeutica finalizzata alle modifiche comportamentali. L’infermiere è un punto di riferimento, sia in ospedale che sul territorio, in grado di rilevare i bisogni assistenziali della persona con diabete e costruire percorsi educativi adeguati sia all’accettazione della malattia, che alla soluzione delle problematiche rilevate. Emanuela Frezzati, infermiera referente attività Infermieristiche diabetologie dell’azienda Usl Ferrara, ha presentato un interessante lavoro di integrazione d’equipe che evidenzia come, la partecipazione del paziente nei momenti educativi di gruppo, incida positivamente sull’aderenza alla cura. L’attività educativa vede l’infermiere sempre più protagonista e in grado di pianificare, in autonomia, percorsi assistenziali di qualità. Fiorenza Bertacchi, dietista del SSD Malattie del Metabolismo e Dietetica Clinica - Az Osp- Univ S. Orsola- Malpighi Bologna, ha ribadito l’importanza di seguire le indicazioni generali per la composizione della dieta anche nel DMT2. Ha inoltre ribadito che, la corretta alimentazione unita ad un programma di attività fisica, intesa come esercizio fisico con lavoro muscolare, siano due componenti fondamentali per il raggiungimento del calo ponderale e per il mantenimento dei risultati. Tutto ciò è possibile con l’educazione terapeutica e con un approccio personalizzato al paziente per far emergere e consolidare la motivazione al cambiamento e alla conservazione dei risultati. Ultimo intervento della giornata e stato quello della Dr.ssa Maria Grazia Bedetti, Presidente Collegio Ipasvi di Bologna, che ha illustrato l’attuale situazione economica, che, purtroppo, non è promettente. Le risorse del Fondo sanitario regionale sono sempre più scarse e i vincoli imposti dalla recente normativa portano alla riduzione del numero dei posti letto per ogni 1000 abitanti e al conseguente riordino della rete dei servizi territoriali. La RER, con il documento sulle linee di sviluppo del sistema sanitario regionale, prevede progetti di innovazione organizzativa e sperimentazione di nuovi modelli assistenziali. Il modello organizzativo delineato, è costituito da reti integrate di servizi: tra ospedali, servizi sanitari, servizi socio-sanitari e sociali del territorio in cui gli infermieri svolgono un ruolo primario per garantire la standardizzazione dei percorsi e la pianificazione personalizzata dell’assistenza. L’evento formativo è stato positivo, ha suscitato nei partecipanti alcune riflessioni, in particolare riporto il contributo di Tiziana Risolo : “La mia esperienza lavorativa depone molto a favore di questa metodologia di lavoro, che vede l’infermiere, sempre più per garantire altri ambiti assistenziali. Al termine della sessione della mattinata si è svolta l’assemblea dei soci dove sono state rese note le ultime modifiche apportate allo statuto OSDI, le finalità dell’associazione, l’importanza di una formazione specifica di qualità e si sono presentati i candidati al consiglio direttivo regionale. Nella pausa pranzo si sono svolte, come da Statuto, le elezioni per il rinnovo del consiglio direttivo regionale. La formazione è sicuramente un aspetto imprescindibile. Osdi nel corso di questi ultimi anni ha contribuito, con le Position Statement, a dare indirizzi operativi importanti verso l’acquisizione di un linguaggio comune, ma occorre investire per riconoscere all’infermiere il giusto valore delle prestazioni che eroga. Non ultimo, evitare la perdita di professionalità che si verifica se l’infermiere non è “assegnato” ad un servizio ma continuamente spostato Il nuovo consiglio direttivo OSDI regione Emilia Romagna, risulta così composto: VITA ASSOCIATIVA esperto, condividere competenze in equipe multidisciplinari. Riesce a interpretare il cardine del Chronic Care Model che vede il paziente come l’attore principale di un cambiamento orientato al self management. Motivare il paziente e farlo sentire al centro del processo di cura richiede molto impegno emotivo, un linguaggio comune, strumenti metodologici condivisi che scaturiscono dalla nostra formazione professionale“. Presidente: Simonetta Fantini Past Presidente: Loredana Niero Consiglieri: Rossella Ceci, Pietro Miale, Tiziana Risolo N. 4 Dicembre 2013 Per il CDR Emilia Romagna Simonetta Fantini 35 REGGIO CALABRIA 26 OTTOBRE 2013 QUANDO IL DIABETE E’... DONNA N. 4 Dicembre 2013 VITA ASSOCIATIVA VII CONGRESSO REGIONALE OSDI CALABRIA Il favoloso lungomare di Reggio Calabria, in una giornata quasi estiva, ha accolto soci e iscritti al “ VII Congresso Regionale OSDI Calabria “. Un evento fortemente voluto nonostante le problematiche che all’inizio rischiavano di bloccare il lavoro di organiz- 36 zazione, ma la tenacia e la forza di volontà hanno dato i lor frutti. La tematica scelta ha voluto evidenziare l’importanza che riveste la programmazione della gravidanza nelle donne diabetiche di tipo 1 e di tipo 2. Le evidenze scientifiche hanno dimostrato infatti come VITA ASSOCIATIVA fiducia nella propria capacità di praticarlo (autostima), dare consigli pratici sul tipo di attività. Concetti ripresi e condivisi dal dott. Puccio, moderatore della sessione e Presidente AMD Calabria. • l’alimentazione e il counting dei carboidrati, che ogni paziente con DM tipo1 e nello specifico in gravidanza, deve conoscere e applicare, come ben esposto dalla dott.ssa Cannizzaro, specialista in Endocrinologia e Diabetologia; In merito ad una corretta alimentazione, il dott. Alessi, dirigente medico dell’Az.Osp. di Reggio Calabria, nella sua esposizione ha evidenziato come questa ha un ruolo determinante sulla variazione delle glicemia e sul mantenimento del peso ottimale prima di programmare la gravidanza. L’obesità (BMI>30) rappresenta un aumentato rischio di morbilità e mortalità fetale, aumentato rischio di parto pretermine, aumentato rischio di aborto. Di pari importanza è da considerare l’autocontrollo glicemico che rappresenta lo strumento indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi glicemici, che nel programmare la gravidanza e durante la gravidanza devono essere molto ambiziosi. Nella sua relazione Francesca Corazziere, infermiera presso la Diabetologia del Polo N. 4 Dicembre 2013 il rischio di malformazioni nel nascituro aumenti in relazione al grado di alterazione glico-metabolica presente nelle fasi immediatamente post-concepimento e che le malformazioni congenite si determinano nelle prime 7-8 settimane di gestazione. Un’analoga relazione esiste tra scompenso diabetico peri-concezionale e tasso di abortività. Pertanto, tutte le donne diabetiche in età fertile, dovrebbero essere informate sull’importanza di programmare la gravidanza in condizioni di buon controllo glicemico e pianificare il concepimento, come ha sottolineato nella sua relazione il Dott. Mannino, Direttore dell’U.O. di Diabetologia ed Endocrinologia dell’ Az. Osp. di Reggio Calabria, evidenziando che solo attraverso programmi di intervento educazionali effettuati da un team multidisciplinare dedicato (MGG,Ginecologo, Ostetrico, Diabetologo, Infermiere, Dietista) è possibile ridurre l’incidenza di outcome avversi materno-fetali. In questa prospettiva, da non sottovalutare sono: • l’attività sportiva e la dott.ssa Dal Moro, dirigente medico presso la Diabetologia dell’Az. Osp. di Reggio Calabria, ha sottolineato che occorre trasmettere alle donne l’importanza terapeutica rivestita dalla pratica dell’esercizio fisico (presa di coscienza), nel promuovere la 37 VITA ASSOCIATIVA N. 4 Dicembre 2013 38 Sanitario di Reggio Calabria e neo Presidente dell’OSDI Calabria, ha sottolineato che un appropriato management del GDM deve essere garantito da un’assistenza multidisciplinare, che l’educazione terapeutica e’indispensabile per il coinvolgimento attivo della donna nel processo di cura attraverso l’autocontrollo e l’autogestione per prevenire o evitare le complicanze associate alla patologia e migliorare l’outcome perinatale sia per la madre che per il neonato. Altro argomento trattato riguarda la terapia insulinica, in quanto unica terapia validata per l’utilizzo in gravidanza. Il dott. Di Benedetto, dirigente medico della Diabetologia del Policlinico di Messina, nella sua chiara esposizione ci ha inoltre illustrato degli studi sugli effetti positivi dell’integratore inositolo utilizzato, sia nella programmazione di una gravidanza che nella gravidanza stessa. Il congresso si è concluso con la relazione di Raffaella Fiorentino, infermiera presso l’Az. Univ. di Catanzaro, nonché Consigliere Nazionale dell’OSDI, che ha evidenziato l’influenza dell’utilizzo dei devices tecnologici prima della programmazione della gravidanza. Questi rappresentano una marcia in più per gestire le variazioni glicemiche e la terapia insulinica. L’infermiere svolge un ruolo fondamentale nel seguire la paziente in tutto il percorso di addestramento del microinfusore. E’ stato però, sottolineato che la terapia farmacologicamente più avanzata, le tecnologie più moderne, possono essere poco efficaci se le donne non sono coinvolte e motivate nella gestione della propria malattia. Durante il congresso si sono svolte le votazioni per il rinnovo del CDR che risulta cosi formato : Presidente Francesca Corazziere Past President Pietro Maviglia Consiglieri: Salvatore Fittante, Marisa Zangari, Luigia Milano, Mariolina Fera Un ringraziamento va ai consiglieri uscenti Raffaella Fiorentino e Antonio Zoccali per il contributo dato durante gli anni del loro mandato. Si ringraziano gli sponsor che hanno contribuito alla realizzazione del congresso, i relatori e moderatori che hanno reso interessante, gradevole e per nulla noioso lo svolgimento dei temi trattati. A tutti i soci e ai nuovi iscritti grazie per aver scelto OSDI. Il direttivo OSDI Calabria ABSTRACT In questi ultimi anni, la richiesta assistenziale versi i pazienti affetti da diabete mellito sta crescendo in maniera esponenziale, al contrario il personale di assistenza è sempre più ridotto, visti i recenti tagli alla sanità e la mancanza di turnover del personale. Questo fenomeno sta portando ad un cambiamento del modo di essere nei confronti delle persone bisognose di assistenza, abbiamo sempre meno tempo a disposizione, spesso non riusciamo ad instaurare con l’interlocutore una relazione comunicativa efficace. E’ molto importante che il paziente segua un percorso diagnostico-terapeutico stabilito (PDTA); il personale sanitario dovrà quindi instaurare con il paziente una relazione d’aiuto, ossia una relazione in cui almeno uno dei protagonisti ha lo scopo di promuovere nell’altro la crescita, la maturità ed il raggiungimento di un modo di agire più adeguato ed integrato (Carl Rogers). Un aiuto è tale quando riesce ad azzerare i problemi specifici dell’utente e lascia una traccia in profondità da utilizzare in futuro. INTRODUZIONE L’idea di scrivere questo articolo nasce da un episodio che mi è accaduto durante una normale mattinata di lavoro, che mi ha fatto riflettere e capire l’importanza dell’aspetto psicologico che, in molti casi tendiamo a sottovalutare. Viene a visita un ragazzo di 37 anni, in trattamento insulinico intensivo da circa 19 anni, con valori di emoglobina glicosilata intorno al 9 %; durante la preparazione pre-visita mi riferisce di sentirsi stanco di seguire le cure, di non avere più stimoli di fronte alla malattia, di avere bisogno di qualcuno o qualcosa che lo faccia uscire da un burn out da diabete che ormai va avanti da circa 2 anni. Decido allora di farmi una chiacchie- rata con lui, lo ascolto attivamente e gli faccio capire che io ci sono. Mi dice di non seguire correttamente l’alimentazione, di presentare delle fluttuazioni glicemiche importanti (da 40 mg/dl fino a 400 mg/dl), qualche volta di non somministrarsi l’insulina per la vergogna di essere giudicato, di trovarsi in una condizione di disagio rispetto ai suoi colleghi o amici. Dopo averlo ascoltato gli propongo qualche possibile soluzione e gli chiedo la disponibilità ad un nuovo colloquio a distanza di qualche giorno. Dopo una settimana torna in reparto e mi dice una cosa molto importante : “grazie per avermi ascoltato, per avermi dato la forza di ricominciare ad affrontare la malattia“. O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I Abbati Cristiano, Infermiere Coordinatore U.O.S.D. Diabetologia e Malattie Dismetaboliche Vice Presidente OSDI Lazio Ospedale di Tivoli ( Roma ) : Direttore Dott. Claudio Mattiuzzo ( [email protected] ) N. 4 Dicembre 2013 ASSISTENZA AL PAZIENTE DIABETICO: LA RELAZIONE D’AIUTO 45 ARTICOLO ORIGINALE N. 4 Dicembre 2013 46 Questo episodio mi ha fatto capire che noi operatori sanitari non dobbiamo concentrarci solo sulla parte clinica, ma anche e soprattutto sull’aspetto psicologico, perché senza una collaborazione attiva del paziente non riusciremo ad andare lontano ! • IL CONFRONTO CON LA MALATTIA Le persone che incontriamo nei nostri ambulatori molto spesso hanno appena ricevuto una brutta notizia ( es. diagnosi di diabete ), le loro aspettative sono state disilluse e cercano delle possibili soluzioni per risolvere i problemi di salute. I momenti di disagio possono assumere le caratteristiche di una vera e propria crisi, il paziente può andare incontro ad un processo emotivo negativo che riconosce diverse fasi di accettazione. • Lo SHOCK INIZIALE è il momento della diagnosi, dove i sentimenti predominanti sono la paura e l’angoscia. E’ un evento spiazzante o stressante che richiede un percorso di cambiamento e di adattamento : i desideri e le aspettative progettate o immaginate devono essere rimodellate sulla base delle nuove ed inaspettate esigenze. Il paziente deve trovare un nuovo equilibrio e reinventare strategicamente il suo ruolo. • Il RIFIUTO è il momento dell’incredulità, delle possibili vie di fuga. Questa fase è caratterizzata dal fatto che il paziente, usando come meccanismo di difesa il rigetto dell’esame della realtà, ritiene impossibile di avere proprio quella determinata patologia. Con il progredire della malattia tale difesa diventa sempre più debole, a meno che non s’irrigidisca raggiungendo livelli ancora più psicopatologici. • La RIVOLTA è il momento della ricerca del colpevole, il paziente comincia a prendere coscienza della triste realtà. Il paziente può manifestare emozioni forti come la rabbia che spesso esplode in tutte le direzioni, investendo anche i familiari, il personale sanitario, Dio. Una tipica domanda è : “perché proprio a me ?“. Durante questa fase il paziente può • • • • richiedere al personale di assistenza il massimo aiuto oppure chiudersi in se stesso rifiutando qualsiasi consiglio e/o trattamento. La NEGOZIAZIONE è il momento della contrattazione, del patteggiamento dove ha inizio il percorso terapeutico vero e proprio. In questa fase il paziente inizia a verificare cosa è in grado di fare ed in quali progetti potrà investire le sue speranze, iniziando una specie di negoziato per cercare di riparare il riparabile. La DEPRESSIONE è il momento della meditazione, il paziente capisce che tutto non sarà più come prima, inizia a prendere consapevolezza delle perdite che sta subendo o che sta per subire, che deve assestarsi su di un nuovo concetto di integrità fisica. Il paziente inizia a prendere coscienza che la ribellione non è più possibile, per cui la negoziazione e la rabbia vengono sostituite da un forte senso di sconfitta. Durante questa delicata fase il paziente appare triste, tende ad isolarsi dal mondo che lo circonda, ma rimane comunque attento e partecipe alle strategie terapeutiche che gli vengono proposte. L’ACCETTAZIONE ATTIVA è il momento dell’equilibrio, la fase di assunzione delle responsabilità sui trattamenti. Durante questa fase il paziente ha avuto modo di elaborare quanto sta accadendo intorno a lui, arriva ad un’accettazione della propria condizione ed una consapevolezza di quanto sta per accadere. Imparare a riconoscere ed a gestire queste fasi ci permetterà di essere più incisivi con i nostri interventi ma, in alcuni casi i pazienti possono incappare in forme di pseudo-accettazione che dobbiamo cercare di evitare. La RASSEGNAZIONE, è la fase in cui il paziente è totalmente dipendente dal medico e dal suo giudizio, non oppone la minima resistenza e non riesce ad intraprendere qualsiasi azione/decisione in relazione alla sua salute. La NEGOZIAZIONE VOLONTARIA, dove il paziente viene preso da un senso di onnipotenza, non ha bisogno di cure, La relazione d’aiuto è un tipo particolare di relazione umana che mira a restituire autonomia e autostima alla persona in difficoltà, partendo dal presupposto che, il modo migliore per aiutare una persona non consiste nel dirgli cosa deve fare, ma fargli comprendere la situazione e gestire il problema. Ciò vuol dire che l’operatore sanitario anziché sostituirsi al paziente, offrendogli una “ soluzione preconfezionata “ al problema, deve aiutarlo a recuperare le risorse per comprendere la situazione di conflitto ed adoperarsi per gestirla. La relazione d’aiuto di Rogers è improntata sulla “non direttività“, vale a dire che chi aiuta deve preparare il campo ma non forzare la persona ad agire. Rogers sostiene che all’interno di ogni persona esiste una forza interna costruttiva di autorealizzazione ; empatia, genuinità, concretezza e rispetto, sono le disposizioni personali del terapeuta. Per ottenere ciò è indispensabile che il personale di assistenza adotti un ascolto empatico, ossia si metta nei panni della persona assistita e comprenda realmente ciò che l’utente sta vivendo. Il rischio nel quale si incorre spesso nell’ascoltare è quello di credere di aver compreso ; per evitare che ciò accada, dobbiamo conoscere a fondo noi stessi, i nostri limiti, le nostre paure, le resistenze ed evitare che queste possano influire sull’ascolto. Dobbiamo far capire alla persona che ci troviamo davanti che la paura e la preoccupazione sono fatti normali della vita e che, una volta espressi e condivisi con L’ADERENZA AL TRATTAMENTO Mettersi in relazione con l’altro vuol dire perdere la programmazione, avere la disponibilità a ricominciare, rischiare di dover riprogrammare il proprio tempo in funzione delle esigenze dell’altro. Le condizioni ideali di una relazione d’aiuto per l’utente sono : • il riconoscimento del problema ; • la richiesta d’aiuto ; • la fiducia nell’operatore ; • la collaborazione al processo di cambiamento. Sono invece da evitare nella relazione terapeutica : • curare gli altri per curare se stessi ; • proiettare sui pazienti le problematiche personali ; • usare il potere psicologico come un’arma di violenza privata ; • considerare se stessi e la propria tecnica ARTICOLO ORIGINALE LA RELAZIONE D’AIUTO qualcuno, saranno meno dirompenti. Chi riceve aiuto deve sentirsi accettato incondizionatamente per quello che è, deve sentirsi libero di poter esprimere le proprie debolezze e le proprie paure senza sentirsi giudicato. La relazione d’aiuto funziona nel momento in cui tra chi offre l’aiuto e chi lo riceve si instaura un legame di reciproca fiducia, perché è proprio questo legame che permette all’utente di aprirsi e di condividere con noi vissuti dolorosi e difficili da esprimere. L’utente in difficoltà ha bisogno di essere accompagnato per una parte della propria esistenza da una figura professionale preparata, con la quale condividere un percorso che lo conduca al superamento del disagio. Robert Karkhuff, allievo di Rogers, sostiene inoltre che un individuo per apprendere un comportamento nuovo dovrà esplorare se stesso, identificare i bisogni dell’utente e partecipare attivamente al processo di aiuto. La persona che aiuta deve filtrare le esperienze dell’altro attraverso le proprie ; quanto un individuo conosce meglio se steso, tanto più riuscirà ad agire nei suoi confronti. La persona agisce per passare da dove si trova a dove vuole arrivare. N. 4 Dicembre 2013 si costruisce un mondo di certezze, ma in realtà non si accorge di non raggiungere nesun obiettivo. • Il MODELLO ANSIOSO è invece quel tipo di paziente che vive in uno stato di profonda sofferenza psichica e l’obiettivo prioritario della sua vita diventa il riuscire a sedare l’ansia e la paura. 47 ARTICOLO ORIGINALE N. 4 Dicembre 2013 come l’unico strumento efficace per il paziente. Il miglioramento della relazione terapeutica facilita l’attività lavorativa del personale di assistenza e degli altri professionisti coinvolti nel processo di cura, migliora la compliance dell’utente al trattamento, riduce il disagio emotivo. Uno dei motivi più frequenti che causano l’insuccesso del trattamento è la scarsa o la completa inosservanza delle prescrizioni mediche da parte del paziente. Questo comportamento rende difficile la cura di patologie croniche come il diabete mellito. L’incidenza di questo fenomeno varia da una percentuale del 30/50 % e talvolta può raggiungere valori anche del 90 %. Per compliance s’intende l’obbedienza ad una determinata prescrizione, in pratica si decide il trattamento che deve seguire scrupolosamente il paziente. Si tratta di un processo nel quale il paziente assume un atteggiamento passivo, è sottomesso ad un operatore sanitario autoritario, per cui una non compliance attribuisce la causa di un insuccesso di un trattamento esclusivamente al paziente. Per adherence s’intende invece un accordo ed una condivisione di un trattamento, si accompagna il paziente nel processo di cura. In questo caso il paziente non vede più come obblighi i consigli del medico ma segue in modo autonomo e responsabile le prescrizioni dell’operatore sanitario. Si è passati quindi da un modello tradizionale centrato sulla malattia “disease centred“ ad un modello umano centrato sul paziente “patient centred“ grazie al supporto psicologico che l’operatore sanitario fornisce al paziente. Per empowerment s’intende invece un processo di crescita, sia individuale che di gruppo, basato sull’incremento della stima di se, per far emergere risorse latenti e portare l’individuo ad appropriarsi consapevolmente del suo potenziale. LA COMUNICAZIONE NON VERBALE La comunicazione non verbale è quella parte della comunicazione che comprende 48 tutti gli aspetti di uno scambio comunicativo che non riguardano il livello puramente semantico del messaggio, ma il linguaggio del corpo, ossia la comunicazione non parlata tra persone. Essa riveste un aspetto molto importante nella relazione d’aiuto ; il contatto oculare, il tono della voce, la postura, l’andatura, la gestualità e la distanza interpersonale possono influire positivamente sul rapporto che si crea con l’utente. IL CONTATTO OCULARE Di tutti gli aspetti facciali, il contatto oculare è probabilmente il più importante nel processo di comunicazione umano. Un contatto oculare regolare è indice di rispetto ed interesse per ciò che il paziente ci sta comunicando. Guardare poco negli occhi o mantenere lo sguardo in terra o altrove può rivelare una mancanza di interesse nei confronti della persona che ci troviamo di fronte. L’ESPRESSIONE FACCIALE Il volto costituisce la sede privilegiata per l’espressione delle emozioni, fornisce informazioni precise sul tipo e sull’intensità dei sentimenti. Il sorriso, ad esempio, rappresenta uno degli indicatori più efficaci di un atteggiamento amichevole. IL TONO DELLA VOCE Il tono della voce rappresenta un aspetto della dinamica vocale, contribuisce a dare significato o espressione alle parole. Un tono di voce basso, incerto, tremante, indica un comportamento passivo al contrario di un tono elevato indica un comportamento aggressivo. LA POSTURA E L’ANDATURA La posizione del corpo, degli arti, il modo con cui una persona si siede, si alza e cammina, riflettono l’atteggiamento che la persona ha con se stessa e con gli altri. LA GESTUALITA’ La gestualità rappresenta una comunicazione non verbale che informa i soggetti in interazione sul tipo di sentimento intra e inter-personale che accompagna lo scambio comunicativo. Gesticolare velocemente con le mani mentre si parla può far apparire l’operatore sanitario più sicuro di se, più spontaneo e quindi più tranquillo davanti al paziente. LA DISTANZA INTERPERSONALE Un altro aspetto importante della comunicazione non verbale è rappresentato dalla distanza interpersonale che separa fisicamente gli interlocutori. Una distanza eccessiva indica uno stile passivo, un meccanismo di difesa del proprio “territorio“; al contrario una distanza troppo ridotta rappresenta invece SITOGRAFIA www.caritasfermana.it www.corrieredelgiorno.com www.diabete.it www.diabete.net www.diabetologia.it www.famigliesma.org www.geragogia.net www.gidm.it www.infermieri.com www.infermieritivoli.altervista.org www.ipasvict.it www.medicinealtre.it www.portalediabete.org www.progettodiabete.org www.simit.org www.studenti.it www.wikipedia.org CONCLUSIONI Riuscire a motivare il paziente deve diventare un momento fondamentale nella gestione di una patologia cronica ; il medico o l’infermiere possono controllare la malattia del paziente solo con la sua complicità. Riuscire ad ottenere un paziente motivato è però solo l’inizio di un lungo cammino che lo porterà a fare propria una strategia di cura. Per raggiungere questo risultato il paziente dovrà andare incontro ad un apprendimento attivo della propria malattia e quindi dovrà conoscere, imparare a fare e modificarsi. Una persona che ha ricevuto un aiuto efficace sarà a sua volta in grado di aiutare un suo simile. ARTICOLO ORIGINALE uno stile aggressivo ed esprime la tendenza ad affermare i propri diritti. Dobbiamo ricordarci quindi che quello che si dice è molto meno importante di come lo si dice; spesso gli aspetti non verbali della comunicazione sono quelli che determinano maggior interesse nei pazienti. N. 4 Dicembre 2013 La postura e l’andatura possono rivelare quindi irrequietezza, nervosismo, timore, sicurezza, assertività. Ad esempio incrociare le braccia sul petto è un sintomo di chiusura, uno scudo difensivo da cui si vogliono tenere fuori gli attacchi esterni. 49 N. 4 Dicembre 2013 O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I le ricette di 50 in...formazione osdi IL TIRAMISÙ Dott.ssa Gabriella Ercoli - Dietista Il tiramisù è un dolce diffuso in tutta Italia, le cui origini vengono spesso contese fra regioni quali il Veneto, il Friuli Venezia Giulia, il Piemonte e altre. È un dessert al cucchiaio a base di savoiardi, o altri biscotti di consistenza friabile, inzuppati nel caffè, mascarpone e uova. Il tiramisù nasce, secondo la versione più accreditata, verso la fine del XVII secolo. Si narra che vide la luce a Siena in occasione della visita di Cosimo III de’ Medici. Il dolce fu battezzato “zuppa del duca” in onore dell’allora Granduca di Toscana. Divenne famoso fino ad oltrepassare i confini del Gran Ducato per approdare Ingredienti: Dosi per 6 persone 6 uova 500 gr. di mascarpone 150 gr. di zucchero 300 gr. di biscotti tipo savoiardi 3/4 di caffè (circa 8 caffè) 50 gr. di liquore a piacere cacao amaro (per la decorazione) PREPARAZIONE DI TIRAMISU’, LA RICETTA ORIGINALE • In una terrina frullate i tuorli con lo zucchero sino a ottenere una crema gonfia e spumosa. Aggiungete il mascarpone, il liquore e mescolate bene. Incorporare delicatamente gli albumi montati a neve ferma. • In una terrinetta mescolate il caffè leggermente zuccherato e il liquore. • In una piccola pirofila stendete uno strato di crema e sopra questa formate uno strato di Savoiardi inzuppati nel caffè. Ricoprite con un altro strato di crema quindi proseguite con i Savoiardi fino a terminanare con la crema. • Mettete in frigorifero per almeno due ore. • Poco prima di servire cospargete la superficie del Tiramisù con cacao amaro in polvere. LE RICETTE DI IN...FORMAZIONE OSDI a Treviso e quindi a Venezia. Qui, diventò il dolce preferito dai cortigiani, i quali gli attribuivano proprietà afrodisiache. Ecco che la “zuppa del duca” cambiò il suo nome in quello più allusivo di “tiramisù”. TABELLA NUTRIZIONALE Alimento Quantità Uova di Calorie Carboidrati Proteine Lipidi Fibra Sodio 360 gr. (n.6) 460,8 kcal 0 gr 44,6 gr. 31,2 gr. 0 gr. 493,2 mg Mascarpone 500 gr. 2035 kcal 24 gr. 24 gr. 205 gr. 0 gr. 165 mg Zucchero 150 gr. 588 kcal 150 gr. 0 gr. 0 gr. 0 gr. 1,5 mg Biscotti 300 gr. 1095 kcal 177,3 gr. 31,8 gr. 27,3 gr. 1 gr. 441 mg 50 gr. 101,5 kcal 14 gr. 0 gr. 0 gr. 0 gr. 0 mg N. 4 Dicembre 2013 gallina Savoiardi Liquore Totale 4279,5 kcal 365,3 gr. 100,4 gr. 263,5 gr. 1 gr. 1100,7 mg Per 713,25 kcal 60,8 gr. 16,7 gr. 43,9 gr. 0,25 gr. 183,4 mg porzione 51 PREPARAZIONE TIRAMISÙ LIGHT LE RICETTE DI IN...FORMAZIONE OSDI • Per prima cosa, montare a neve ben soda gli albumi a temperatura ambiente con un pizzico di sale. • Nello sbattitore elettrico, amalgamare per bene lo yogurt greco, la ricotta ed il fruttosio per alcuni minuti, fino a quando il composto risulterà piuttosto soffice e senza grumi. • Incorporare gradatamente gli albumi con la spatola, con movimenti regolari (dal basso verso l’alto): dovrà risultare una crema molto soffice. • In una piccola pirofila stendete uno strato di crema e sopra questa formate uno strato di Pavesini inzuppati nel caffè. Ricoprite con un altro strato di crema quindi proseguite con i Pavesini fino a terminanare con la crema. • Mettete in frigorifero per almeno due ore • Poco prima di servire cospargete la superficie del Tiramisù con cacao amaro in polvere. Tiramisù light con yogurt greco Ingredienti: Dosi per 6 persone 80 gr. (2 medi) di albume 150 gr. di biscotti pavesini 1 tazza di caffé 80 gr. di fruttosio 250 gr. di ricotta fresca di mucca 1 pizzico di sale 350 gr. di yogurt greco magro 0% di grasso cacao amaro (per la decorazione) N. 4 Dicembre 2013 TABELLA NUTRIZIONALE Alimento Quantità Calorie Carboidrati Proteine Lipidi Fibra Sodio Albume di 80 gr. 42 kcal 0,58 gr. 8,72 gr. 0,14 gr. 0 gr. 132,8 mg Yogurt greco 350 gr. 182 kcal 17,5 gr. 28 gr. 0 gr. 0 gr. 0 mg Ricotta 250 gr. 313,6 gr. 0,16 gr. 20,64 gr. 25,6 gr. 0 gr. 195 mg Pavesini 150 gr. 594 kcal 123 gr. 10,2 gr. 6 gr. 2,3 gr. 120 mg Fruttosio 80 gr. 320 kcal 80 gr. 8 gr. 0 gr. 0 gr. 0 mg uovo Totale 1451,6 kcal 221,2 gr. 75,5 gr. 31,7 gr. 2,3 gr. 447,8 mg Per 241,9 kcal 12,5 gr. 5,2 gr. 0,3 gr. 74,6 mg porzione 52 36,8 gr. Al momento della stampa della rivista altri eventi sono in fase di definizione. Rivolgersi al Presidente della Sezione Regionale per eventuali ulteriori informazioni 9 novembre 2013 - Sardara - Antiche Terme di Sardara - IV Congresso regionale OSDI Sardegna - Realtà a confronto. Multisponsor 23 novembre 2013 - Milano - Hotel Michelangelo - Automonitoraggio glicemico domiciliare: educazione e motivazione. Sponsor Sanofi 23 novembre 2013 - Firenze - Centro di formazione Il Fuligno - VIII Congresso regionale OSDI Toscana - Il diabete mellito di tipo 1: il ruolo dell’infermiere esperto. Multisponsor 30 novembre 2013 - Udine - Hotel Là di Moret - Monitoraggio glicemico: percorso assistenziale dedicato alla persona con diabete in terapia insulinica. Sponsor Abbott/BD 24/25 gennaio 2014 - Milano - Starhotels Echo - Emozione in azione. Il controllo emozionale per le strategie di patient empowermente - Start up. Sponsor Sanofi 25 gennaio 2014 - Padova - Sede da definire - Le nuove tecnologie per la cura del diabete mellito. Sponsor Roche 7/8 febbraio 2014 - Cagliari - Caesar’s Hotel - Emozione in azione. Il controllo emozionale per le strategie di patient empowerment. Sponsor Sanofi N. 4 Dicembre 2013 14 dicembre 2013, 18 gennaio 2014, 15 febbraio 2014 - Bergamo - Az. Ospedale Papa Giovanni XXIII - Il counseling verso l’innovazione relazionale: cosa sta cambiando nell’essere infermiere oggi. Sponsor Bayer 21/22 febbraio 2014 - Napoli - S. Francesco al Monte - Emozione in azione. Il controllo emozionale per le strategie di patient empowerment. Sponsor Sanofi 21/22 febbraio 2014 - Cagliari - Caesar’s Hotel - Educazione terapeutica: misuriamo per ripartire. Sponsor Roche 53 N. 4 Dicembre 2013 54 Presidente Roberta Chiandetti [email protected] Past President Maria Teresa Branca [email protected] Vice Presidente Giovanni Lo Grasso [email protected] Segretario Giuseppe Frigau [email protected] Consiglieri Gemma Annicelli Lia Cucco Raffaella Fiorentino Elisa Levis Alberto Pambianco Clara Rebora Anna Hai Satta Anna Maria Tesei Claudio Vitiello [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] Tesoriere Michele Galantino [email protected] Abruzzo-Molise Calabria Campania E. Romagna Friuli V.G. Lazio Liguria Lombardia Marche Piemonte Puglia Sardegna Sicilia Toscana Trentino A.A. Umbria Veneto Roberto Berardinucci Francesca Corazzieri Nunziata Di Palma Simonetta Fantini Valentina Toffoletti Paola Saltarelli Vincenzo Rapino Mariarosa Cattaneo Manuela Montoni Vilma Magliano Maria Grazia Accogli Simonetta Mamusa Salvatore Strano Cristiano Beltrami Patrizia Contrini Raffaella Lupatelli Iva Manfroi [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected]