Sommario Il Decennale Interventi di: - Oddone Fausto Celestini pag. 3 - Tommaso Daniele pag. 5 - Marcello Antonacci pag. 6 - Eide Spedicato lengo pag. 7 - Pierdomenico D'Andrea pag. 9 - Domenico Buccione pag. 12 - Mario Nardicchia pag. 13 - Oriano Notarandrea pag. 14 Interventi del Comitato di Redazione: Reg. del Tribunale di Pescara N 13 del 1996 La Rivista è gratuita. Eventuali contributi vanno versati sul: C/C Postale N 11760659 intestato a: "UNIONE ITALIANA CIECHI" - Via Palermo, 8 - PESCARA Tel. e Fax 085-4212215 Direttore Responsabile: ODDONE FAUSTO CELESTINI Direttore Editoriale: MARCELLO ANTONACCI Capo Redattore: DOMENICO BUCCIONE Comitato di Redazione: PIERDOMENICO D'ANDREA - MARIO NARDICCHIA ALFONSO NORI - ORIANO NOTARANDREA - NICOLETTA VERI' - VINCENZO BIZZI Stampa: GARIBALDI - PESCARA Il Decennale AI LETTORI Nell’editoriale del primo numero di “ORIZZONTI" rimarcavamo che lo sviluppo continuo, crescente di un movimento culturale registrato in questi ultimi tempi all'interno dell'Unione Italiana dei Ciechi ha fortemente contribuito a maturare I'esigenza di offrire un canale privilegiato di informazione, soprattutto per i non vedenti. Spesso, infatti, questi ultimi non hanno la piena conoscenza delle opportunità loro offerte dalla tiflologia, la quale, attraverso una serie di strumenti specifici, riesce a fornire l'autonomia quotidiana al non vedente per l'inserimento nel mondo della scuola, nella vita lavorativa, nella famiglia. Parole, queste, vergate esattamente nel giugno del 1996, ovvero: dieci anni fa; parole da sottoscrivere totalmente e con convinzione ancora oggi. Dieci anni fa! Sembra ieri (e non è solo un modo di dire). "ORIZZONTI", gentili lettrici e cari lettori, festeggia quest'anno, con orgoglio e commozione, i primi due lustri di vita. Dieci anni esaltanti, ricchi di esperienza e densi di risultati. Il desiderio nostro e di tutta la Redazione - oggi come ieri - è sempre quello di "instaurare e consolidare un rapporto costruttivo e vivace con lettori di diversa formazione culturale, in modo da ricercare e sviluppare delle soluzioni per una comune emancipazione sociale e un definitivo progresso culturale"'*. Nei ventotto fascicoli della nostra Rivista che hanno ritmato il decennale cammino del "quadrimestrale" abbiamo cercato in tutte le maniere di concretizzare I'impegno principale assunto dal nostro Giornale con le istituzioni pubbliche, con il mondo della scuola e con gli operatori sociali: quello, cioè, di rappresentare in maniera precisa e reale le numerose e pesanti problematiche che caratterizzano il mondo dei non vedenti. I risultati conseguiti, come abbiamo detto avanti, sono oltremodo incoraggianti. C'è da dire, però che la strada da percorrere è assai lunga e non sempre agevole. La necessità maggiore è quella di poter contare sempre sulla convinta e solidale collaborazione della comunità civile e sul concreto apporto delle amministrazioni pubbliche. Speriamo bene! Adesso, prima di salutarci, dobbiamo - come si dice - dare a Cesare quel che è di Cesare, ovvero: testimoniare riconoscenza e gratitudine a chi, in questi dieci anni, ha profuso scienza e conoscenza nelle patinate pagine di "ORIZZONTI". In primis, a Domenico Buccione, già Presidente della Sezione U.I.C. di Pescara e ideatore della "Rivista", all'attuale Presidente dell'Unione, Marcello Antonacci (sempre in prima linea), e, quindi a Nicoletta Verì, Mario Nardicchia, Alfonso Nori, Oriano Notarandrea, Concezio Sciarra, Pierdomenico D'Andrea, al compianto Antonino Zanghì, ai tiflologi che hanno collaborato alla stesura dei testi Vincenzo Bizzi, Enzo Tioli e Mario Mazzeo (anch'egli dolorosamente scomparso). Concludiamo questo nostro incontro con un caro e cordiale saluto a tutti voi, gentili lettrici e cari lettori, formulando, nel contempo, i voti augurali più sinceri per il futuro cammino di "ORIZZONTI". IL DIRETTORE Oddone Fausto Celestini “ORIZZONTI” Quadrimestrale della Sezione UIC di Pescara CELEBRAZIONE DEL PRIMO DECENNALE DELLA FONDAZIONE DELLA RIVISTA PESCARA 10-12-2005 Dieci anni fa mi fu chiesto di presentare la rivista "Orizzonti". Allora, dopo aver parlato dell'era globale, dell'importanza della comunicazione e soprattutto della necessità di far conoscere le attività svolte dall'Associazione a livello nazionale, scrivevo: ' ...E' però indispensabile che alle iniziative nazionali si accompagnino iniziative locali di comunicazione ed informazione, perché è a livello locale che può durevolmente e con più efficacia diffondersi la conoscenza dei problemi della minorazione visiva e la cultura della solidarietà". A dieci anni di distanza sono felice di constatare che la rivista "Orizzonti", non solo ha camminato speditamente, ma è cresciuta sino a diventare un punto di riferimento del mondo scientifico locale e non solo. Il tema della prevenzione della cecità è entrato prepotentemente da molti anni tra le finalità dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti sino a diventare un obiettivo statutario. Forte di questa convinzione, l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, ha creato la Sezione Italiana dell'Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità che attraverso una serie di brillanti iniziative si è fatta conoscere in Italia e ora gioca un ruolo fondamentale nel settore della prevenzione e della riabilitazione visiva, sino a diventare un punto di riferimento accreditato delle Istituzioni. Le più recenti ricerche di statistica internazionale ci fanno sapere che un ipovedente su tre perde la vista per mancanza di prevenzione e di riabilitazione. Non siamo ancora riusciti a debellare le principali cause di cecità quali la degenerazione maculare senile, la retinite pigmentosa, il glaucoma, la retinopatia diabetica. Tutto questo ci dice chiaramente che occorre ancora tanto lavoro per impedire che, chi possiede il bene prezioso della vista, lo conservi e lo usi al meglio. Benvenute, quindi, le iniziative di divulgazione di queste tematiche a mezzo di riviste pregevoli come "Orizzonti". Come dieci anni fa, non posso che augurare a questa rivista il miglior successo. Tommaso Daniele Presidente Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi L'Unione Italiana dei Ciechi, il 13 dicembre 2005, ha celebrato la 47° edizione della Giornata Nazionale del Cieco con l'intento di richiamare l'attenzione delle autorità e dei cittadini verso le problematiche che, ancora, attanagliano le persone affette da minorazione visiva. La recente edizione, celebrata a Pescara, oltre che costituire un momento di riflessione, ha consentito di affrontare la delicata tematica della "Prevenzione delle cecità". E' stata, anche l'occasione per porre in evidenza le cose positive realizzate e, tra queste, la rivista quadrimestrale di cultura e comunicazione dell'handicap "Orizzonti" edita dalla Sezione pescarese giunta al decimo anno di pubblicazione. Per l'occasione i ventotto numeri sino ad ora pubblicati sono stati raccolti in un unico volume che, depositato presso la Sezione, è a disposizione di tutti coloro che per studio o per ricerche intendano consultarlo. Inoltre i ventotto numeri sono stati riprodotti e raccolti su CD, anch'essi a disposizione dei richiedenti, e già consegnati alle autorità politiche ed amministrative e agli esponenti degli Istituti Scolastici e del mondo culturale e ai numerosi studenti presenti alla manifestazione celebrativa svoltasi il 10 dicembre u.s. presso la Sala dei Marmi della Provincia di Pescara. Colgo l'occasione per ringraziare tutti coloro che hanno assicurato la loro presenza e tra questi il dr. Mauro Di Zio Assessore Provinciale per le Politiche Sociali, il dr. Giuseppe Guetta Capo Gabinetto del Prefetto di Pescara, la dr. Antonella Bosco Consigliere Regionale e Presidente della V° Commissione "Affari Sociali", la dr. Paola Marchegiani Consigliere Comunale in rappresentanza del Sindaco di Pescara, il dr. Enzo Di Simone Consigliere Provinciale, la dr. Nicoletta Veri ed il dr. Guerino Testa Consiglieri Comunali di Pescara, la dr. Marisa Colletti Bottarel coordinatrice del GLIP di Pescara e le gentilissimi Dirigenti degli Istituti "Delfico" di Montesilvano e "Acerbo" di Pescara. Marcello Antonacci Presidente Unione Italiana dei Ciechi Sezione di Pescara "La pietra scartata dai costruttori è diventata pietra d'angolo" La Sacra Bibbia, Salmo 1 16 In tempi così asistematici, distratti, erratici, malati di fretta, affetti da neofilia, quali sono quelli nei quali viviamo, festeggiare il decennale di una rivista è di per sé già un successo. Ma festeggiare il decimo anno di vita di una rivista come "Orizzonti" è più che un successo: è la legittimazione e il riconoscimento di un progetto politico, culturale e di servizio di alto profilo. I motivi di tale sua qualificazione sono più d'uno. In primo luogo, perché questa rivista si è impegnata (e si impegna) sul piano delle risposte ai bisogni, alle domande, alle necessità reali dei soggetti minorati della vista (e non solo di questi). Perché discute di scelte istituzionali di ampia portata, di spesa sociale, di obiettivi strategici nella determinazione delle politiche sanitarie e sociali. Perché affronta temi di bioetica, di cura solidale, di ecosistemi. Perché indugia sugli ambiti della qualità della vita come "bene condiviso", e sul dialogo fra soggetti normodotati e soggetti disabili o diversamente abili. Perché insiste sull'importanza di un ambiente " a misura di tutti". Perché non rinuncia a segnalare l'inadeguatezza di quelle dimensioni deterministiche e sistemiche che non sono in grado di cogliere la pluralità quantiqualitativa dei cittadini affetti da minorazioni. Perché informa sui progetti urbani che possono (o dovrebbero) rispondere alle esigenze di autonomia dei minorati della vista e dei disabili in genere. Per esempio, e per restare in tema, il numero 2 del 2004 si sofferma precisamente su questo piano di argomenti, richiamando l'attenzione sia sulla eliminazione delle barriere architettoniche, specie in quegli spazi urbani che costituiscono nodi nevralgici per la mobilità; sia sull'installazione di meccanismi in grado di fornire informazioni e criteri di orientamento utili a questa categoria di cittadini. E ancora: perché orienta all'interno di un territorio tanto ombroso, schivo, estraneo ai più quanto capace di additare nuovi sistemi di significato e nuovi valori. Perché non teme di svelare gli artificiosi schermi ideologici, i grezze mascheramenti semantici, le semplificazioni che spesso circondano la realtà dei disabili proiettandoli in mondi parziali ed arbitrari. Perché non rinuncia a denunciare l'incoerenza fra il «dentro» e il «fuori» della vita pubblica: il «fuori» delle parole, delle dichiarazioni, dei propositi, dei progetti e il «dentro» dei fatti, delle inerzie, dei ritardi arbitrari, delle ordinarie omissioni e dimenticanze. In secondo luogo, questa rivista si qualifica come forte progetto culturale perché punta alla promozione di scelte e atteggiamenti che facilitino la convivenza solidale. Perché indica obiettivi praticabili ed energie convergenti su prassi concrete. Perché mette in primo piano la persona nel rispetto e nella valorizzazione della sua diversità, nella consapevolezza che tale prospettiva può determinare un mondo più vivibile per tutti, più abitabile da tutti. Perché insiste sulla disabilità come compensazione e come ristrutturazione di nuovi allestimenti di sé e dell'ambiente di cui si è parte. Perché si sofferma sulla promozione della relazionalità sociale. Perché richiama l'attenzione sulla incapacità, nell'oggi, di una comunicazione efficace. Perché sottolinea la necessità di riflettere sui principi dell'umanesimo eterologico, sulle tendenze altruistiche, sulla cultura della responsabilità, sul passaggio dall' «io s o n o » ali' «eccomi», alla coesistenza dei volti, alla costruzione di un mondo in cui ci sia spazio per tutti. Perché invita a praticare l'ascolto, la comunicazione empatica e "rispettosa", l'attenzione al mondo soggettivo di ciascuno. Perché insiste sulla solidarietà da intendersi non come categoria concettuale ma come atteggiamento mentale. Perché si sofferma sulle espressioni solidaristiche e sulla capacità di queste ora di supplire le istituzioni pubbliche, ora di svolgere un ruolo di stimolo e di denuncia, ora di impegnarsi sul piano della integrazione, della complementarità, della interconnessione fra reti sociali. Perché, nel sottolineare l'importanza di dilatare gli spazi e gli investimenti educativi in direzione della premura e dell'attenzione nei confronti dell'altro, induce ad interrogarsi sulle contraddizioni e sulle dinamiche che ne vietano o, comunque, ne rallentano la realizzazione. Perché affronta il problema dell'educazione scolastica del bambino con handicap e fornisce spunti di riflessione per tutti coloro che hanno a cuore il destino di chi è nato o è diventato diverso. Perché insiste sulla necessità di imparare ad ascoltare le potenzialità nascoste dei soggetti in situazione di handicap, a cogliere "il possibile dietro l'apparente impossibile". Dunque, questa rivista, complessa e diversificata sul piano degli argomenti e dei temi che affronta, può intendersi in più modi. Come un servizio rivolto ai soci dell'UIC. Come una guida utile a conoscere adeguatamente la vasta realtà della disabilità (non solo visiva). Come una domanda di impegno partecipativo e di solidarietà personalistica. Come disponibilità all'azione condivisa e alla convivialità delle differenze. Nel 1990, in una breve nota introduttiva ad un opuscolo sull'attività e sugli scopi dell'UIC della sezione di Pescara, ebbi modo di sottolineare il valore di stimolo e la valenza etica delle finalità di quel sodalizio. A distanza di quindici anni gli intenti allora indicati si sono tradotti in una realtà vitale, solida, propositiva a dispetto delle difficoltà di situazioni obiettivamente ostacolanti. Ne è prova questa rivista -appunto- che, oltre e beninteso che informare, dibattere, discutere, impegnarsi su un ventaglio di argomenti diversi, si è tradotta in una proposta formativa che poggia, fra gli altri (ovviamente a mio avviso) soprattutto su un concetto, quello di "comunità". La comunità, in questo caso, non allude, né richiama confini o territori in senso geografico, quanto un insieme vasto e plurale di circuiti relazionali, di catene indirette di rapporti sociali, di tessiture qualificate dal senso della condivisione e dell'appartenenza ad un comune sentire. Detto in altro modo: mi sembra che il messaggio che "Orizzonti" vuol dare è quello di una rieducazione al sociale in prospettiva altruistica. Una pratica della quale il mondo che noi abitiamo è spesso pericolosamente sprovvisto, e della quale si avrebbe improrogabilmente bisogno. Eide Spedicato lengo Docente di Sociologia Generale nell'Università G. d'Annunzio LA PREVENZIONE DELLA CECITA' La salute è uno dei principali diritti sanciti dalla nostra costituzione. Un buon governo ha il dovere precipuo di garantire e di mantenere la salute dei cittadini. Lo stato di salute si mantiene innanzitutto con la prevenzione. La prevenzione in campo sanitario consiste nel porre in atto tutte le possibili metodiche in grado di scongiurare la comparsa di malattie nel singolo individuo e nella comunità. La malattia è la condizione per cui si ha un deterioramento della funzione biologica dell'individuo. Uno dei problemi principali da risolvere è quello di comprendere il momento in cui si diventa malati. Infatti, a parte le malattie traumatiche, in cui l'imprevedibilità gioca un ruolo fondamentale, per le altre malattie è estremamente difficile individuare il momento di passaggio tra salute e mancanza di salute. E' verosimile che nel momento in cui si ha la comparsa di segni e sintomi della malattia, ci troviamo di fronte ad un evento ormai ineluttabile, epifenomeno di un lungo periodo di "disfunzione" misconosciuto o sottovalutato dal paziente, o da chi lo tiene in cura. Questo è il caso per esempio del glaucoma cronico semplice, in cui, la povertà di sintomi, di disturbi, di fastidi induce il paziente a trascurarsi e a chiedere il parere del Medico oculista solo quando ormai almeno il 30-50% delle fibre del nervo ottico è andato perduto a causa della malattia. Quindi è prevenzione il momento in cui il Medico diagnostica lo stato disfunzionale, perché solo in questo stadio è possibile scongiurare l'avvento della malattia, o addirittura con la correzione dei fattori di rischio, ottenere la completa guarigione. Quando la malattia si è instaurata, l'unica possibilità per la Medicina, così come oggi la intendiamo, è quella di riuscire a cronicizzarla, cioè a rallentarne l'evoluzione o, nella migliore delle ipotesi, a bloccarne il decorso clinico. Oltre che intervenire quando si ha la comparsa dello stadio clinico della malattia, il Medico accorto intuisce che minime variazioni (lievi disagi fisici) dello stato di salute sono il preludio di stati morbosi più gravi e quindi non deve trascurare tali situazioni: ad esempio, se ad una persona che ha sempre goduto di buone condizioni di salute è aumentata la suscettibilità a contrarre infezioni, è evidente che si sta verificando una variazione del suo stato immunitario. La prevenzione in campo sanitario si può attuare in molti modi. Alcuni di essi dovrebbero essere coordinati dall'autorità sanitarie ed incoraggiate dai politici, mi riferisco all'educazione sanitaria, materia della quale troppo spesso si sottovaluta l'importanza, alla creazione di "task forces" che possano interagire sul territorio, in collaborazione con pediatri e medici di base, per il controllo capillare della salute nella popolazione. Una buona informazione, da somministrare già a livello di scuola elementare, potrebbe stimolare nei bambini e nei giovani la conoscenza del proprio corpo ed il rispetto per esso: si potrebbe insegnare ai bambini come lavarsi correttamente i denti, o come stare seduti nel banco, ai più grandi i rischi connessi con alcune pratiche in uso, potenzialmente pericolose se eseguite senza garanzie di sicurezza di igiene (tatuaggi, piercing, ecc.). Basti pensare all'ignoranza degli adolescenti in tema di sessualità, di contraccezione, di malattie da contagio venereo, dai problemi connessi all'uso di alcool e droghe. Una buona prevenzione delle malattie genetiche si attua nei consultori familiari e nella visita prematrimoniale. Questi mezzi preventivi vanno organizzati a livello istituzionale ed incoraggiati perché la conoscenza delle malattie ci consente entro certi limiti di evitarle o di riconoscerle in tempo. La cecità è il massimo grado di deterioramento della funzione visiva. Moltissime sono le cause che possono determinarla: traumatiche, eredità (ad esempio retinite pigmentosa, alcune forme di maculopatia, glaucoma congenito), malattie sistemiche (tra le più importanti la malattia diabetica con le gravi complicanze oculari), malattie neoplastiche e di interesse eminentemente specialistico (glaucoma, degenerazione maculare senile, distacco di retina). Uno strumento veramente efficace per la prevenzione delle malattie del lavoro è rappresentato dalla Legge 626/94: una grande conquista dei lavoratori e degli imprenditori, Stato compreso. Nel corso di queste visite si ha modo di individuare soggetti a rischio per patologie che possono gravemente compromettere la funzione visiva (glaucoma, distacco di retina) ed avviarli alle opportune sedi per approfondimenti diagnostici e terapeutici. Forse sarebbe il caso di potenziare la medicina scolastica, da effettuare negli asili nido. Una pronta diagnosi potrebbe ridurre l'incidenza dei casi di ambliopia (occhio pigro): la maturazione della funzione visiva si completa entro il sesto anno di vita. Fino a quell'età permane una notevole plasticità delle vie nervose, per cui molti occhi possono essere recuperati con la terapia riabilitativa antiambliopica. Bisognerebbe riuscire a convincere alcuni pediatri, ma soprattutto i genitori che i bambini vanno visitati al momento della nascita e non quando imparano a leggere, quando cioè è tardi per ottenere significativi recuperi funzionali. Gravi anomalie congenite come la cataratta, il retinoblastoma, il glaucoma malformativo sono presenti già alla nascita e possono essere individuate con una manovra semplicissima: basta scattare una foto con il flash ed osservare il colore riflesso dalla pupilla: rosso-buono, scuro o bianco non buono. Qualunque genitore che abbia una fotocamera digitale lo può fare, chi ha dei dubbi può rivolgersi a qualunque Oculista, anche alcuni giorni dopo la nascita del piccolo. La cataratta congenita, affinché si possa sperare in un minimo recupero funzionale, andrebbe operata subito, se le condizioni cliniche lo consentono, e non aspettare che il bambino diventi più grandicello. In età scolare bisognerebbe controllare frequentemente i ragazzi: intorno a questa età insorge la miopia, che può aumentare di circa una diottria all'anno nella fascia d'età compresa tra i 6 e i 16 anni. Intorno ai quarant'anni, quando inizia la presbiopia, tutti dovrebbero rivolgersi al medico oculista per un controllo complessivo della funzione visiva: non basta accertarsi che il soggetto veda i fatidici dieci decimi, ma bisogna anche controllare il modo in cui li vede (sensibilità al contrasto ed ai colori, visione periferica, pressione oculare, controllo della periferici retinica). Dopo i 50 anni almeno una volta l'anno questo controllo dovrebbe essere ripetuto, anche perché da questo periodo in poi della vita i cambi refrattivi (variazione del visus) sono molto frequenti, dovuti sia a cause sistemiche (ad esempio un paziente affetto da diabete può accusare, oltre agli altri sintomi classici, un abbassamento dell'acuità visiva), sia a cause locali (cataratta iniziale). Fino a pochi anni fa il decorso della malattia portava inevitabilmente alla perdita della funzione visiva morfoscopica, alla capacità di percepire forme e colori. Attualmente, invece, la diagnosi precoce ci permette di trattare con opportune tecniche laser (terapia fotodinamica) la patologia. In alcuni casi si riesce addirittura ad arrestarne l'evoluzione, se la diagnosi viene effettuata correttamente e tempestivamente. La vera forma di prevenzione credo che sia, comunque, la promozione della ricerca scientifica: il politico accorto non dovrebbe lesinare fondi alla ricerca, troppo spesso demandata ai privati, e dovrebbe inoltre prestare attenzione alla gestione delle risorse finanziarie da dedicare alla Sanità, assicurando al cittadino prioritariamente i servizi necessari alla diagnosi precoce delle malattie. Pierdomenico D'Andrea Medico Chirurgo Oculista GLI INTERVENTI DEI COMPONENTI DEL COMITATO DI REDAZIONE Grazie a tutti di essere intervenuti a questa manifestazione culturale e in particolare a questi ragazzi e ai dirigenti scolastici che hanno consentito loro di essere qui presenti; ringrazio di cuore i validi relatori che hanno dato il meglio della loro professionalità: il dott. oculista Pier Domenico D'Andrea e la professoressa sociologa Eide Spedicato. Oggi per me è una giornata di grande gioia e di profonda emozione perché si è concretizzato un sogno. Tutto iniziò quando il Consiglio direttivo dell'UIC di Pescara nel 1990 realizzò un opuscolo informativo per divulgare le attività e gli scopi dell'associazione, la cui prefazione fu curata dalla professoressa Spedicato. Ciò diede l'impulso ad un processo culturale che portò la dirigenza sezionale alla felice intuizione di progettare una rivista periodica di informazione sociale. La rivista "Orizzonti" nasce nel luglio del 1996 e si inserisce validamente nel contesto socioculturale pescarese grazie alla profonda dedizione e al costante impegno del giornalista dott. Fausto Celestini, direttore della rivista, alle figure illustri come il prof. Bizzi, il dott. oculista D'Andrea, il preside Nardicchia, il prof. Nori, il dott. Notarandrea, il prof. Tioli, la dott.Verì sempre puntuali e disponibili e a tutti gli altri collaboratori che si sono adoperati in questi dieci anni dando il loro prezioso apporto alla rivista. Nel ringraziarvi di cuore, il mio pensiero va a quei collaboratori che ci hanno lasciato, mi riferisco al tiflologo Mario Mazzeo e al dott. Antonino Zanchì, i quali hanno contribuito notevolmente al prestigio della rivista scrivendo pagine di grande spessore culturale. Auguro alla rivista "Orizzonti" di continuare il suo percorso nei prossimi anni con lo spirito e l'entusiasmo che sempre l'hanno contraddistinta. Domenico Buccione Capo Redattore Festeggiare 10 anni di vita della rivista "Oriz zonti", in epoca piuttosto critica ed inflativa per la comunicazione e l'informazione su carta, è certamente motivo di grandissima soddisfazione e di orgoglio per la sezione UIC di Pescara, per la Direzione e la Redazione, per i lettori, come altrettanto dovrebbe essere per le istituzioni. Mettere in piedi e far resistere sul campo un periodico, per giunta di rango oltre che di servizio come riconosciuto da più parti, ha senz'altro quali presupposti la libertà di espressione e l'autonomia di azione e di proposizione. Nell'UIC e in Orizzonti, infatti, il "trend" è mutato alla luce di dette considerazioni, facendo un salto di qualità essenziale: la diversità è proposta in assunzione quale modello per l'integrazione di ciascuno di noi nella multiforme società globalizzata. Questo concetto basilare, però, ancora non riesce a far breccia nei "titolari" delle istituzioni territoriali politico-amministrative, alcuni dei quali -invero- si rifugiano spesso nella latitanza ma che tra breve- per ottenere visibilità, paradossalmente dovranno rincorrere le manifestazioni come quelle organizzate dall'UIC e dovranno appoggiare e soddisfare le giuste e sacrosante proposte di abbattimento di ogni forma di discriminazione del diverso, egoisticamente anche quale preparazione in tempo utile del futuro per se stessi e per ognuno di noi prima di far capolino nella esigente tarda età. La "comparsata" al decennale di Orizzonti e della XLVII Giornata Nazionale del Cieco, dei pur rispettabili rappresentanti e sostituti dell'alto ceto politico del territorio, come ha giustamente chiosato il Direttore responsabile Fausto Celestini, certamente non ha minimamente scalfito la portata nobile e di alta qualità dell'intiera attività dell'UIC. II periodico Orizzonti, infatti, ispirato ad un "principio utopico di voler far leggere e capire il mondo da un punto di vista diverso da come il mondo viene percepito" -sono parole di Eide Spedicatomette in primo piano la diversità su cui si regge la società globale, costituisce un sicuro investimento sull'<altro>, è evangelicamente "pietra scartata dai costruttori che è diventata ormai testata d'angolo". Mario Nardicchia Componente Comitato di Redazione II 10 dicembre 2005, presso la Sala dei Marmi dell'Amministrazione Provinciale di Pescara, l'Unione Italiana dei Ciechi ha celebrato la 47° edizione della Giornata Nazionale del Cieco ed il decennale della fondazione della rivista quadrimestrale di cultura e comunicazione dell'handicap "Orizzonti" edita dalla sezione pescarese. Sono stati invitati a dare i saluti: il Presidente della Giunta Regionale d'Abruzzo, il Presidente dell'Amministrazione Provinciale e il Sindaco di Pescara ma, purtroppo, assenti e sostituiti da rappresentanti istituzionali che dette le quattro parole proforma sono subito andate via. Pertanto pur essendoci state relazioni interessanti che hanno evidenziato il problema della "comunicazione", nei fatti la manifestazione è stata un susseguirsi di supplenze istituzionali formali e fugaci. E' una situazione sconfortante e deludente per quanti, come il sottoscritto, da anni si impegna nella redazione stessa del Giornale oltre che organizzare direttamente attività culturali e sociali per i non vedenti, il riscontrare che le Autorità Istituzionali privilegiano più il formalismo dell'apparire a quello del partecipare realmente e mettono in dubbio il senso stesso della parolacomunicazione che diviene agli occhi dei più esperti più uno strumento di manipolazione che di operatività. Credo, così come accennato nella relazione trasmessa a chiusura della manifestazione culturale, che sia d'obbligo una riflessione analitica sulla problematica del rapporto tra la Sezione Provinciale UIC di Pescara e il territorio circostante (istituzione, soci, cittadini) forse entrando nella complessità della stessa società dell'informazione e attrezzarsi di conseguenza con strumenti e modalità di mercato più efficaci. Oriano Notarandrea Componente Comitato di Redazione