Sommario
Il Decennale
Interventi di:
- Oddone Fausto Celestini
pag.
3
- Tommaso Daniele
pag.
5
- Marcello Antonacci
pag.
6
- Eide Spedicato lengo
pag.
7
- Pierdomenico D'Andrea
pag.
9
- Domenico Buccione
pag.
12
- Mario Nardicchia
pag.
13
- Oriano Notarandrea
pag.
14
Interventi del Comitato di Redazione:
Reg. del Tribunale di Pescara N 13 del 1996
La Rivista è gratuita.
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Direttore Responsabile: ODDONE FAUSTO CELESTINI
Direttore Editoriale: MARCELLO ANTONACCI
Capo Redattore: DOMENICO BUCCIONE
Comitato di Redazione: PIERDOMENICO D'ANDREA - MARIO NARDICCHIA
ALFONSO NORI - ORIANO NOTARANDREA - NICOLETTA VERI' - VINCENZO BIZZI
Stampa: GARIBALDI - PESCARA
Il Decennale
AI LETTORI
Nell’editoriale del primo numero di
“ORIZZONTI" rimarcavamo che lo sviluppo
continuo, crescente di un movimento culturale
registrato in questi ultimi tempi all'interno
dell'Unione Italiana dei Ciechi ha fortemente
contribuito a maturare I'esigenza di offrire un
canale privilegiato di informazione, soprattutto
per i non vedenti.
Spesso, infatti, questi ultimi non hanno la piena
conoscenza delle opportunità loro offerte
dalla tiflologia, la quale, attraverso una serie
di strumenti specifici, riesce a fornire
l'autonomia quotidiana al non vedente
per l'inserimento nel mondo della scuola, nella
vita lavorativa, nella famiglia.
Parole, queste, vergate esattamente nel giugno del 1996, ovvero: dieci anni fa; parole da sottoscrivere
totalmente e con convinzione ancora oggi.
Dieci anni fa! Sembra ieri (e non è solo un modo di dire). "ORIZZONTI", gentili lettrici e cari lettori,
festeggia quest'anno, con orgoglio e commozione, i primi due lustri di vita. Dieci anni esaltanti,
ricchi di esperienza e densi di risultati.
Il desiderio nostro e di tutta la Redazione - oggi come ieri - è sempre quello di "instaurare e consolidare un rapporto costruttivo e vivace con lettori di diversa formazione culturale, in modo da ricercare e
sviluppare delle soluzioni per una comune emancipazione sociale e un definitivo progresso culturale"'*.
Nei ventotto fascicoli della nostra Rivista che hanno ritmato il decennale cammino del "quadrimestrale" abbiamo cercato in tutte le maniere di concretizzare I'impegno principale assunto dal nostro
Giornale con le istituzioni pubbliche, con il mondo della scuola e con gli operatori sociali: quello,
cioè, di rappresentare in maniera precisa e reale le numerose e pesanti problematiche che caratterizzano
il mondo dei non vedenti. I risultati conseguiti, come abbiamo detto avanti, sono oltremodo
incoraggianti. C'è da dire, però che la strada da percorrere è assai lunga e non sempre agevole. La
necessità maggiore è quella di poter contare sempre sulla convinta e solidale collaborazione della
comunità civile e sul concreto apporto delle amministrazioni pubbliche. Speriamo bene! Adesso,
prima di salutarci, dobbiamo - come si dice - dare a Cesare quel che è di Cesare, ovvero: testimoniare
riconoscenza e gratitudine a chi, in questi dieci anni, ha profuso scienza e conoscenza nelle patinate
pagine di "ORIZZONTI". In primis, a Domenico Buccione, già Presidente della Sezione U.I.C. di Pescara
e ideatore della "Rivista", all'attuale Presidente dell'Unione, Marcello Antonacci (sempre in prima linea),
e, quindi a Nicoletta Verì, Mario Nardicchia, Alfonso Nori, Oriano Notarandrea, Concezio
Sciarra, Pierdomenico D'Andrea, al compianto Antonino Zanghì, ai tiflologi che hanno collaborato
alla stesura dei testi Vincenzo Bizzi, Enzo Tioli e Mario Mazzeo (anch'egli dolorosamente
scomparso).
Concludiamo questo nostro incontro con un caro e cordiale saluto a tutti voi, gentili lettrici e cari lettori,
formulando, nel contempo, i voti augurali più sinceri per il futuro cammino di "ORIZZONTI".
IL DIRETTORE
Oddone Fausto Celestini
“ORIZZONTI”
Quadrimestrale della Sezione UIC di Pescara
CELEBRAZIONE
DEL PRIMO DECENNALE DELLA
FONDAZIONE DELLA RIVISTA
PESCARA 10-12-2005
Dieci anni fa mi fu chiesto di
presentare la rivista "Orizzonti". Allora,
dopo aver parlato dell'era globale,
dell'importanza della comunicazione e
soprattutto della necessità di far conoscere le
attività svolte dall'Associazione a livello
nazionale, scrivevo:
' ...E' però indispensabile che alle iniziative
nazionali si accompagnino iniziative locali di
comunicazione ed informazione, perché è a
livello locale che
può durevolmente e con più efficacia
diffondersi la conoscenza dei problemi della
minorazione visiva e la cultura della
solidarietà".
A dieci anni di distanza sono felice di constatare che la rivista "Orizzonti", non solo ha
camminato speditamente, ma è cresciuta sino a diventare un punto di riferimento del mondo
scientifico locale e non solo. Il tema della prevenzione della cecità è entrato prepotentemente da
molti anni tra le finalità dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti sino a diventare un
obiettivo statutario.
Forte di questa convinzione, l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, ha creato la
Sezione Italiana dell'Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità che attraverso una
serie di brillanti iniziative si è fatta conoscere in Italia e ora gioca un ruolo fondamentale nel
settore della prevenzione e della riabilitazione visiva, sino a diventare un punto di riferimento
accreditato delle Istituzioni. Le più recenti ricerche di statistica internazionale ci fanno sapere che un
ipovedente su tre perde la vista per mancanza di prevenzione e di riabilitazione. Non siamo
ancora riusciti a debellare le principali cause di cecità quali la degenerazione maculare senile, la
retinite pigmentosa, il glaucoma, la retinopatia diabetica. Tutto questo ci dice chiaramente
che occorre ancora tanto lavoro per impedire che, chi possiede il bene prezioso della vista, lo
conservi e lo usi al meglio.
Benvenute, quindi, le iniziative di divulgazione di queste tematiche a mezzo di riviste
pregevoli come "Orizzonti".
Come dieci anni fa, non posso che augurare a questa rivista il miglior successo.
Tommaso Daniele
Presidente Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi
L'Unione Italiana dei Ciechi, il 13 dicembre
2005, ha celebrato la 47° edizione della Giornata Nazionale del Cieco con l'intento di richiamare
l'attenzione delle autorità e dei cittadini verso le
problematiche che, ancora, attanagliano le
persone affette da minorazione visiva. La recente
edizione, celebrata a Pescara, oltre che costituire
un momento di riflessione, ha consentito di
affrontare la delicata tematica della "Prevenzione
delle cecità". E' stata, anche l'occasione per
porre in evidenza le cose positive realizzate e,
tra queste, la rivista quadrimestrale di cultura e
comunicazione dell'handicap
"Orizzonti" edita dalla Sezione pescarese giunta al decimo anno di pubblicazione. Per l'occasione
i ventotto numeri sino ad ora pubblicati sono stati raccolti in un unico volume che, depositato presso
la Sezione, è a disposizione di tutti coloro che per studio o per ricerche intendano consultarlo.
Inoltre i ventotto numeri sono stati riprodotti e raccolti su CD, anch'essi a disposizione dei richiedenti, e
già consegnati alle autorità politiche ed amministrative e agli esponenti degli Istituti Scolastici e del
mondo culturale e ai numerosi studenti presenti alla manifestazione celebrativa svoltasi il 10
dicembre u.s. presso la Sala dei Marmi della Provincia di Pescara. Colgo l'occasione per
ringraziare tutti coloro che hanno assicurato la loro presenza e tra questi il dr. Mauro Di Zio
Assessore Provinciale per le Politiche Sociali, il dr. Giuseppe Guetta Capo Gabinetto del Prefetto
di Pescara, la dr. Antonella Bosco Consigliere Regionale e Presidente della V° Commissione "Affari
Sociali", la dr. Paola Marchegiani Consigliere Comunale in rappresentanza del Sindaco di
Pescara, il dr. Enzo Di Simone Consigliere Provinciale, la dr. Nicoletta Veri ed il dr. Guerino Testa
Consiglieri Comunali di Pescara, la dr. Marisa Colletti Bottarel coordinatrice del GLIP di Pescara e
le gentilissimi Dirigenti degli Istituti "Delfico" di Montesilvano e "Acerbo" di Pescara.
Marcello Antonacci
Presidente Unione Italiana dei Ciechi
Sezione di Pescara
"La pietra scartata dai costruttori è
diventata pietra d'angolo"
La Sacra Bibbia, Salmo 1 16
In tempi così asistematici, distratti, erratici,
malati di fretta, affetti da neofilia, quali sono
quelli nei quali viviamo, festeggiare il decennale di una rivista è di per sé già un
successo. Ma festeggiare il decimo anno di vita
di una rivista come "Orizzonti" è più che un
successo: è la legittimazione e il riconoscimento
di un progetto politico, culturale e di servizio
di alto profilo. I motivi di tale sua
qualificazione sono più d'uno. In primo luogo,
perché questa rivista si è impegnata (e si
impegna) sul piano delle risposte ai bisogni,
alle domande, alle necessità reali dei soggetti
minorati della vista (e non solo di questi).
Perché discute di scelte istituzionali di ampia
portata, di spesa sociale, di obiettivi
strategici nella determinazione delle politiche
sanitarie e sociali. Perché affronta temi di
bioetica, di cura solidale, di ecosistemi.
Perché indugia sugli ambiti della qualità della
vita come "bene condiviso", e sul dialogo fra
soggetti normodotati e soggetti disabili o
diversamente
abili.
Perché
insiste
sull'importanza di un ambiente " a misura di
tutti". Perché non rinuncia a segnalare
l'inadeguatezza
di
quelle
dimensioni
deterministiche e sistemiche che non sono in
grado di cogliere la pluralità quantiqualitativa dei cittadini affetti da minorazioni.
Perché informa sui progetti urbani che
possono (o dovrebbero) rispondere alle
esigenze di autonomia dei minorati della vista
e dei disabili in genere. Per esempio, e per
restare in tema, il numero 2 del 2004 si
sofferma precisamente su questo piano
di
argomenti, richiamando l'attenzione sia sulla
eliminazione delle barriere architettoniche,
specie in quegli spazi urbani che costituiscono
nodi nevralgici per
la mobilità; sia sull'installazione di meccanismi in
grado di fornire informazioni e criteri di
orientamento utili a questa categoria di
cittadini. E ancora: perché orienta all'interno di un
territorio tanto ombroso, schivo, estraneo ai più
quanto capace di additare nuovi sistemi di
significato e nuovi valori. Perché non teme di
svelare gli artificiosi schermi ideologici, i
grezze
mascheramenti
semantici,
le
semplificazioni che spesso circondano la realtà
dei disabili proiettandoli in mondi parziali ed
arbitrari.
Perché non rinuncia a denunciare
l'incoerenza fra il «dentro» e il «fuori»
della vita pubblica: il «fuori» delle parole,
delle dichiarazioni, dei propositi, dei progetti
e il «dentro» dei fatti, delle inerzie, dei
ritardi arbitrari, delle ordinarie omissioni e
dimenticanze.
In secondo luogo, questa rivista si qualifica
come forte progetto culturale perché punta
alla promozione di scelte e atteggiamenti
che facilitino la convivenza solidale. Perché
indica obiettivi praticabili ed energie convergenti su prassi concrete. Perché mette in
primo piano la persona nel rispetto e nella
valorizzazione della sua diversità, nella
consapevolezza che tale prospettiva può
determinare un mondo più vivibile per tutti,
più abitabile da tutti. Perché insiste sulla
disabilità come compensazione e come
ristrutturazione di nuovi allestimenti di sé e
dell'ambiente di cui si è parte. Perché si
sofferma sulla promozione della relazionalità
sociale. Perché richiama l'attenzione sulla
incapacità, nell'oggi, di una comunicazione
efficace. Perché sottolinea la necessità di
riflettere sui principi dell'umanesimo eterologico,
sulle tendenze altruistiche, sulla cultura della
responsabilità, sul passaggio dall' «io s o n o »
ali' «eccomi», alla coesistenza dei volti,
alla costruzione di un mondo in cui ci sia
spazio per tutti. Perché invita a praticare
l'ascolto, la comunicazione empatica e
"rispettosa", l'attenzione al mondo soggettivo di
ciascuno. Perché insiste sulla solidarietà da
intendersi non come categoria concettuale ma
come atteggiamento mentale. Perché si
sofferma sulle espressioni solidaristiche e sulla
capacità di queste ora di supplire le istituzioni
pubbliche, ora di svolgere un ruolo di stimolo e
di denuncia, ora di impegnarsi sul piano della
integrazione, della complementarità, della
interconnessione fra reti sociali. Perché, nel
sottolineare l'importanza di dilatare gli spazi
e gli investimenti educativi in direzione della
premura e dell'attenzione nei confronti
dell'altro, induce ad interrogarsi sulle
contraddizioni e sulle dinamiche che ne
vietano o, comunque, ne rallentano la
realizzazione. Perché affronta il problema
dell'educazione scolastica del bambino con
handicap e fornisce spunti di riflessione per tutti
coloro che hanno a cuore il destino di chi è nato
o è diventato diverso. Perché insiste sulla
necessità di imparare ad ascoltare le
potenzialità nascoste dei soggetti in situazione
di handicap, a cogliere "il possibile dietro
l'apparente impossibile".
Dunque, questa rivista, complessa e
diversificata sul piano degli argomenti e dei
temi che affronta, può intendersi in più modi.
Come un servizio rivolto ai soci dell'UIC.
Come una guida utile a conoscere
adeguatamente la vasta realtà della disabilità
(non solo visiva). Come una domanda di
impegno partecipativo e di
solidarietà personalistica. Come disponibilità
all'azione condivisa e alla convivialità delle
differenze.
Nel 1990, in una breve nota introduttiva ad
un opuscolo sull'attività e sugli scopi dell'UIC
della sezione di Pescara, ebbi modo di
sottolineare il valore di stimolo e la valenza
etica delle finalità di quel sodalizio. A
distanza di quindici anni gli intenti allora
indicati si sono tradotti in una realtà vitale,
solida, propositiva a dispetto delle difficoltà di
situazioni obiettivamente ostacolanti. Ne è
prova questa rivista -appunto- che, oltre e
beninteso che informare, dibattere, discutere,
impegnarsi su un ventaglio di argomenti
diversi, si è tradotta in una proposta
formativa che poggia, fra gli altri (ovviamente
a mio avviso) soprattutto su un concetto, quello
di "comunità". La comunità, in questo caso,
non allude, né richiama confini o territori in
senso geografico, quanto un insieme vasto e
plurale di circuiti relazionali, di catene
indirette di rapporti sociali, di tessiture
qualificate dal senso della condivisione e
dell'appartenenza ad un comune sentire.
Detto in altro modo: mi sembra che il
messaggio che "Orizzonti" vuol dare è
quello di una rieducazione al sociale in
prospettiva altruistica. Una pratica della quale
il mondo che noi abitiamo è spesso
pericolosamente sprovvisto, e della quale si
avrebbe improrogabilmente bisogno.
Eide Spedicato lengo
Docente di Sociologia Generale
nell'Università G. d'Annunzio
LA PREVENZIONE DELLA CECITA'
La salute è uno dei principali diritti sanciti dalla
nostra costituzione. Un buon governo ha il
dovere precipuo di garantire e di mantenere la
salute dei cittadini. Lo stato di salute si
mantiene innanzitutto con la prevenzione. La
prevenzione in campo sanitario consiste nel
porre in atto tutte le possibili metodiche in
grado di scongiurare la comparsa di malattie
nel singolo individuo e nella comunità. La
malattia è la condizione per cui si ha un
deterioramento della funzione biologica
dell'individuo.
Uno dei problemi principali da risolvere è
quello di comprendere il momento in cui si
diventa malati. Infatti, a parte le malattie
traumatiche, in cui l'imprevedibilità gioca un
ruolo fondamentale, per le altre malattie è
estremamente difficile individuare il momento di
passaggio tra salute e mancanza di salute. E'
verosimile che nel momento in cui si ha la
comparsa di segni e sintomi della malattia, ci
troviamo di fronte ad un evento ormai
ineluttabile, epifenomeno di un lungo periodo di
"disfunzione" misconosciuto o sottovalutato dal
paziente, o da chi lo tiene in cura. Questo è il
caso per esempio del glaucoma cronico
semplice, in cui, la povertà di sintomi, di
disturbi, di fastidi induce il paziente a
trascurarsi e a chiedere il parere del Medico
oculista solo quando ormai almeno il 30-50%
delle fibre del nervo ottico è andato perduto a
causa della malattia. Quindi è prevenzione il
momento in cui il Medico diagnostica lo stato
disfunzionale, perché solo in questo stadio è
possibile scongiurare l'avvento della malattia, o
addirittura con la correzione dei fattori di
rischio, ottenere la completa guarigione.
Quando la malattia si è instaurata, l'unica
possibilità per la Medicina, così come oggi la
intendiamo, è quella di riuscire a cronicizzarla,
cioè a rallentarne l'evoluzione o, nella migliore
delle ipotesi, a bloccarne il decorso clinico.
Oltre che intervenire quando si ha la
comparsa dello stadio clinico della malattia, il
Medico accorto intuisce che minime variazioni
(lievi disagi fisici) dello stato di salute sono il
preludio di stati morbosi più gravi e quindi
non deve trascurare tali situazioni: ad esempio,
se ad una persona che ha sempre goduto di
buone condizioni di salute è aumentata la
suscettibilità a contrarre infezioni, è evidente che
si sta verificando una variazione del suo stato
immunitario. La prevenzione in campo
sanitario si può attuare in molti modi. Alcuni
di essi dovrebbero essere coordinati
dall'autorità sanitarie ed incoraggiate dai
politici, mi riferisco all'educazione sanitaria,
materia della quale troppo spesso si sottovaluta
l'importanza, alla creazione di "task forces"
che possano interagire sul territorio, in
collaborazione con pediatri e medici di base,
per il controllo capillare della salute nella
popolazione.
Una buona informazione, da somministrare
già a livello di scuola elementare, potrebbe
stimolare nei bambini e nei giovani la
conoscenza del proprio corpo ed il rispetto per
esso: si potrebbe insegnare ai bambini come
lavarsi correttamente i denti, o come stare
seduti nel banco, ai più grandi i rischi connessi con
alcune pratiche in uso, potenzialmente
pericolose se eseguite senza garanzie di
sicurezza di igiene (tatuaggi, piercing, ecc.).
Basti pensare all'ignoranza degli adolescenti
in tema di sessualità, di contraccezione, di
malattie da contagio venereo, dai problemi
connessi all'uso di alcool e droghe. Una
buona prevenzione delle malattie genetiche si
attua nei consultori familiari e nella visita
prematrimoniale. Questi mezzi preventivi vanno
organizzati a livello istituzionale ed
incoraggiati perché la conoscenza delle malattie
ci consente entro certi limiti di evitarle o di
riconoscerle in tempo.
La cecità è il massimo grado di deterioramento
della funzione visiva. Moltissime sono le cause che
possono determinarla: traumatiche, eredità (ad
esempio retinite pigmentosa, alcune forme di
maculopatia, glaucoma congenito), malattie
sistemiche (tra le più importanti la malattia
diabetica con le gravi complicanze oculari),
malattie neoplastiche e di
interesse
eminentemente
specialistico
(glaucoma,
degenerazione maculare senile, distacco di
retina).
Uno strumento veramente efficace per la
prevenzione delle malattie del lavoro è
rappresentato dalla Legge 626/94: una grande
conquista dei lavoratori e degli imprenditori,
Stato compreso. Nel corso di queste visite si
ha modo di individuare soggetti a rischio per
patologie
che
possono
gravemente
compromettere la funzione visiva (glaucoma,
distacco di retina) ed avviarli alle opportune
sedi per approfondimenti diagnostici e
terapeutici.
Forse sarebbe il caso di potenziare la medicina
scolastica, da effettuare negli asili nido. Una
pronta diagnosi potrebbe ridurre l'incidenza
dei casi di ambliopia (occhio pigro): la
maturazione della funzione visiva si completa
entro il sesto anno di vita. Fino a quell'età
permane una notevole plasticità delle vie nervose,
per cui molti occhi possono essere recuperati
con la terapia riabilitativa antiambliopica.
Bisognerebbe riuscire a convincere alcuni pediatri,
ma soprattutto i genitori che i bambini vanno visitati
al momento della nascita e non quando
imparano a leggere, quando cioè è tardi per
ottenere significativi recuperi funzionali. Gravi
anomalie congenite come la cataratta, il
retinoblastoma, il glaucoma malformativo sono
presenti già alla nascita e possono essere
individuate con una manovra semplicissima: basta
scattare una foto con il flash ed osservare il colore
riflesso dalla pupilla: rosso-buono, scuro o bianco non buono. Qualunque genitore che abbia una
fotocamera digitale lo può fare, chi ha dei
dubbi può rivolgersi a qualunque Oculista,
anche alcuni giorni dopo la nascita del
piccolo. La cataratta congenita, affinché si
possa sperare in un minimo recupero
funzionale, andrebbe operata subito, se le
condizioni cliniche lo consentono, e non
aspettare che il bambino diventi più
grandicello.
In età scolare bisognerebbe controllare
frequentemente i ragazzi: intorno a questa età
insorge la miopia, che può aumentare di circa
una diottria all'anno nella fascia d'età
compresa tra i 6 e i 16 anni. Intorno ai
quarant'anni, quando inizia la presbiopia, tutti
dovrebbero rivolgersi al medico oculista per un
controllo complessivo della funzione visiva:
non basta accertarsi che il soggetto veda i
fatidici dieci decimi, ma bisogna anche
controllare il modo in cui li vede (sensibilità al
contrasto ed ai colori, visione periferica,
pressione oculare, controllo della periferici
retinica). Dopo i 50 anni almeno una volta
l'anno questo controllo dovrebbe essere
ripetuto, anche perché da questo periodo in
poi della vita i cambi refrattivi (variazione del
visus) sono molto frequenti, dovuti sia a cause
sistemiche (ad esempio un paziente affetto da
diabete può accusare, oltre agli altri sintomi
classici, un abbassamento dell'acuità visiva), sia
a cause locali (cataratta iniziale).
Fino a pochi anni fa il decorso della malattia
portava inevitabilmente alla perdita della
funzione visiva morfoscopica, alla capacità di
percepire forme e colori. Attualmente,
invece, la diagnosi precoce ci permette di
trattare con opportune tecniche laser (terapia
fotodinamica) la patologia. In alcuni casi si
riesce addirittura ad arrestarne l'evoluzione,
se la diagnosi viene effettuata correttamente e
tempestivamente.
La vera forma di prevenzione credo che sia,
comunque, la promozione della ricerca
scientifica: il politico accorto non dovrebbe
lesinare fondi alla ricerca, troppo spesso
demandata ai privati, e dovrebbe inoltre
prestare attenzione alla gestione delle risorse
finanziarie da dedicare alla Sanità, assicurando al
cittadino prioritariamente i servizi necessari alla
diagnosi precoce delle malattie.
Pierdomenico D'Andrea
Medico Chirurgo Oculista
GLI INTERVENTI
DEI COMPONENTI DEL COMITATO DI REDAZIONE
Grazie a tutti di essere intervenuti a
questa manifestazione culturale e in
particolare
a questi ragazzi e ai dirigenti scolastici che
hanno consentito loro di essere qui presenti;
ringrazio di cuore i validi relatori che
hanno dato il meglio della loro professionalità: il dott. oculista Pier Domenico
D'Andrea e la professoressa sociologa Eide
Spedicato.
Oggi per me è una giornata di grande
gioia e di profonda emozione perché si è
concretizzato un sogno. Tutto iniziò quando
il Consiglio direttivo dell'UIC di Pescara nel
1990 realizzò un opuscolo informativo per divulgare le attività e gli scopi dell'associazione, la
cui prefazione fu curata dalla professoressa Spedicato. Ciò diede l'impulso ad un processo culturale
che portò la dirigenza sezionale alla felice intuizione di progettare una rivista periodica di informazione sociale.
La rivista "Orizzonti" nasce nel luglio del 1996 e si inserisce validamente nel contesto socioculturale pescarese grazie alla profonda dedizione e al costante impegno del giornalista dott.
Fausto Celestini, direttore della rivista, alle figure illustri come il prof. Bizzi, il dott. oculista
D'Andrea, il preside Nardicchia, il prof. Nori, il dott. Notarandrea, il prof. Tioli, la dott.Verì
sempre puntuali e disponibili e a tutti gli altri collaboratori che si sono adoperati in questi dieci
anni dando il loro prezioso apporto alla rivista.
Nel ringraziarvi di cuore, il mio pensiero va a quei collaboratori che ci hanno lasciato, mi riferisco al
tiflologo Mario Mazzeo e al dott. Antonino Zanchì, i quali hanno contribuito notevolmente al prestigio
della rivista scrivendo pagine di grande spessore culturale.
Auguro alla rivista "Orizzonti" di continuare il suo percorso nei prossimi anni con lo spirito e
l'entusiasmo che sempre l'hanno contraddistinta.
Domenico Buccione
Capo Redattore
Festeggiare 10 anni di vita della rivista "Oriz
zonti", in epoca piuttosto critica ed inflativa per
la comunicazione e l'informazione su carta, è
certamente motivo di grandissima soddisfazione e
di orgoglio per la sezione UIC di Pescara, per la
Direzione e la Redazione, per i lettori, come
altrettanto dovrebbe essere per le istituzioni.
Mettere in piedi e far resistere sul campo un
periodico, per giunta di rango oltre che di servizio
come riconosciuto da più parti, ha senz'altro
quali presupposti la libertà di espressione e l'autonomia di azione e di proposizione.
Nell'UIC e in Orizzonti, infatti, il "trend" è mutato alla luce di dette considerazioni, facendo un
salto di qualità essenziale: la diversità è proposta in assunzione quale modello per l'integrazione di
ciascuno di noi nella multiforme società globalizzata.
Questo concetto basilare, però, ancora non riesce a far breccia nei "titolari" delle istituzioni
territoriali politico-amministrative, alcuni dei quali -invero- si rifugiano spesso nella latitanza ma che tra breve- per ottenere visibilità, paradossalmente dovranno rincorrere le manifestazioni come
quelle organizzate dall'UIC e dovranno appoggiare e soddisfare le giuste e sacrosante proposte
di abbattimento di ogni forma di discriminazione del diverso, egoisticamente anche quale
preparazione in tempo utile del futuro per se stessi e per ognuno di noi prima di far capolino nella
esigente tarda età.
La "comparsata" al decennale di Orizzonti e della XLVII Giornata Nazionale del Cieco, dei pur
rispettabili rappresentanti e sostituti dell'alto ceto politico del territorio, come ha giustamente
chiosato il Direttore responsabile Fausto Celestini, certamente non ha minimamente scalfito la
portata nobile e di alta qualità dell'intiera attività dell'UIC.
II periodico Orizzonti, infatti, ispirato ad un "principio utopico di voler far leggere e capire il
mondo da un punto di vista diverso da come il mondo viene percepito" -sono parole di Eide Spedicatomette in primo piano la diversità su cui si regge la società globale, costituisce un sicuro
investimento sull'<altro>, è evangelicamente "pietra scartata dai costruttori che è diventata ormai
testata d'angolo".
Mario Nardicchia
Componente Comitato di Redazione
II 10 dicembre 2005, presso la Sala dei Marmi
dell'Amministrazione Provinciale di Pescara, l'Unione Italiana
dei Ciechi ha celebrato la 47° edizione della Giornata
Nazionale del Cieco ed il decennale della fondazione della
rivista quadrimestrale di cultura e comunicazione dell'handicap
"Orizzonti" edita dalla sezione pescarese. Sono stati invitati a
dare i saluti: il Presidente della Giunta Regionale d'Abruzzo, il
Presidente dell'Amministrazione Provinciale e il Sindaco di
Pescara ma, purtroppo, assenti e sostituiti da rappresentanti
istituzionali che dette le quattro parole proforma sono subito
andate via. Pertanto pur essendoci state relazioni
interessanti che hanno evidenziato il
problema della "comunicazione", nei fatti la manifestazione è
stata un susseguirsi di supplenze istituzionali formali e fugaci.
E' una situazione sconfortante e deludente per quanti, come il sottoscritto, da anni si
impegna nella redazione stessa del Giornale oltre che organizzare direttamente attività culturali e
sociali per i non vedenti, il riscontrare che le Autorità Istituzionali privilegiano più il formalismo
dell'apparire a quello del partecipare realmente e mettono in dubbio il senso stesso della parolacomunicazione che diviene agli occhi dei più esperti più uno strumento di manipolazione che di
operatività.
Credo, così come accennato nella relazione trasmessa a chiusura della manifestazione
culturale, che sia d'obbligo una riflessione analitica sulla problematica del rapporto tra la Sezione
Provinciale UIC di Pescara e il territorio circostante (istituzione, soci, cittadini) forse entrando nella
complessità della stessa società dell'informazione e attrezzarsi di conseguenza con strumenti e
modalità di mercato più efficaci.
Oriano Notarandrea
Componente Comitato di Redazione
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orizzonti anno 10 numero 3 - 31 dicembre 2005