13 DICEMBRE 2015 / 24
PERIODICO A CURA DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE “ LA FONTANA “
PERIODICO DI INFORMAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE
CULTURALE “ LA FONTANA “, via Libertà, 55 Praticello di
Gattatico (RE) - Impaginazione e Grafica: Graziano Carloni
Stampa:“ Tipografia Carloni” Nocetolo (RE)
Tiratura n°. 1.600 copie.
E-mail: [email protected]
Sito : www.lafontanagattatico.it
LA FUSIONE
di Giampaolo Sarti
Vi ricordate quando, rivolgendoci al mondo
industriale, si diceva “piccolo è bello” ? La piccola
impresa si crogiolava di questo. La crisi delle grandi
industrie ha però portato alla chiusura di molte di
queste facendoci capire come il “piccolo”, anche se
bello, non poteva assolutamente competere in un
mercato globale diventando invece una tragedia per
molti lavoratori. Recentemente parlando con un amico
che aveva appena ricevuto il premio di Logistica
dell’anno per un contratto riguardante gli aeroporti,
mi evidenziava come oggi, un aeroporto, se non ha
un movimento di oltre 1000 persone/giorno non può
assolutamente sostenere i costi fissi che richiede la
sua gestione. Questo significa che molti nostri piccoli
aeroporti, Parma compreso, salvo avere fior di
sovvenzioni, non possono sopravvivere. Nel pubblico
si verifica la stessa situazione perché se non c’è la
sostenibilità economica l’organizzazione non sta in
piedi. Piccolo può essere bello ma, spesso, non è
sostenibile. Potremo essere dispiaciuti, lamentarci,
ma la realtà è questa. Quanto sopra per farci
comprendere come anche nel nostro sistema sociopolitico, certe scelte, pur se sofferte, sono obbligate.
È quanto si sta verificando nella strategia economica
del nostro Paese che porta alla fusione dei piccoli
comuni. Non serve farci tante illusioni o che
esterniamo tante opinioni a favore o contro,
economicamente parlando, un piccolo comune, con
un sistema sociale come quello attuale, non può
sostenersi, salvo aumentare drasticamente gli oneri
per il cittadino che già ora subisce un rapporto
onere/servizio assurdo. Non dobbiamo però stupirci
di quanto sta avvenendo e considerare il processo di
fusione dei comuni come una recente novità perché
era già previsto sin dalla riforma degli Enti locali
(D.Lgs 18 agosto 2000, n. 267 Art. 15) ove si legge:
“Al fine di favorire la fusione dei comuni, oltre ai
contributi della regione, lo Stato eroga, per i dieci
anni successivi alla fusione stessa, appositi contributi
straordinari commisurati ad una quota dei trasferimenti
spettanti ai singoli comuni che si fondono”.
Conseguentemente la lex56 del 2014 e la legge
regionale 13 del 2015, spesso richiamate nel processo
di fusione, non hanno fatto altro che far proseguire
una strategia nata 15 anni fa. Quello che dovremmo
invece chiederci è perché queste strategie siano state
rese di pubblico dominio con tanto ritardo.
Considerando però che tale aspetto è univoco a molti
Comuni non ci resta di ritenere che trattasi di strategia
partitica trasversale.Vorrei però spezzare una lancia
a favore della nostra classe politica; non ho, infatti,
evidenze di metodiche, democratico – popolari, di
percorsi di fusione attuate in altri Stati e considerando
che fondere dei comuni, operando secondo un’etica
democratica, non è come fondere delle aziende, va
riconosciuto ai nostri governi di aver sviluppato un
buon metodo. Quella che è però sicuramente mancata,
nonostante ci venga ribadito che in questa prima fase
non fosse strettamente necessaria, è stata
un’informazione, in modi e in tempi, più adeguata.
Dovendo decidere e avendo a disposizione una cattiva
e/o incompleta conoscenza il cittadino si oppone. In
funzione di questo e di una posizione delle
Amministrazioni, dei nostri tre comuni in fase di
fusione, non chiara e/o a volte ambigua sulla posizione
presa, non deve quindi stupire se si è creato un “
Comitato del NO” in opposizione. Le motivazioni ai
NO sono state ben evidenziate (vedi documento
pubblico del Comitato); ma se è pur vero che se di
fronte a necessità economicamente autentiche e alla
volontà di un governo centrale di raggiungere
l’obiettivo della fusione, salvo penalizzare i
secessionisti (comuni che non la condividono), le
alternative sono poche, è anche vero che è necessario,
da parte delle Amministrazioni coinvolte, essere
molto più propositive e dare risposte. Devono dare
delle chiare e precise risposte (evitando il politichese)
non solo a chi si oppone ma a tutti coloro, che sono
la maggioranza, che dovranno andare al referendum
e hanno ancora bisogno d’informazioni e chiarimenti;
perché il referendum s’ha da fare, ma con la certezza
della consapevolezza da parte dei votanti. Ricordiamo
comunque che possono esserci altri metodi per
raggiungere lo scopo, ad esempio è bastata un’omelia
domenicale per comunicarci la fusione delle comunità
parrocchiali di Gattatico e Campegine (Unità Pastorale
35). Non si è avuta notizia di alcun Comitato del NO.
LA FONTANA E LA FIERA DI S. MATTEO
Numero Unico
di Lorenzo Pattini
Anche quest’anno si è tenuta la fiera di San
Matteo all’interno della quale l’ Associazione
“La Fontana” insieme all’Arcipesca Fisa sezione
Provinciale di Parma, hanno dato vita a diverse
iniziative rivolte soprattutto ai giovani del nostro
Comune. Si è iniziato Sabato 26 Settembre con
un incontro presso la Sala Comunale del Cosiglio
dove le classi prima e seconda delle scuole medie
sono state invitate a partecipare ad una lezione
tenuta dalle guardie dell’Arcipesca di Parma che
hanno intrattenuto i ragazzi con diversi argomenti
riguardanti l’ecosistema fiume, l’impatto
antropico la salvaguardia dei corsi d’acqua e
anche un po’ di legislazione ambientale, per
sensibilizzarli sui diversi problemi che oggigiorno
affliggono i nostri ambienti, sempre più impoveriti
a causa dell’incuria e dell’ indifferenza dell’uomo.
A questa iniziativa sono intervenuti più di 50
ragazzi che hanno partecipato in modo attivo e
interessato, facendo domande e illustrando
esperienze personali riferite ai temi trattati. La
massiccia partecipazione ha confermato
l’interesse e la sensibilità che i ragazzi (e anche
gli insegnanti) hanno nei confronti di questo
tema: per tale motivo le associazioni vogliono
ringraziare oltre ai ragazzi anche i docenti che
ogni anno si adoperano per rendere possibile
questa iniziativa. Al termine del dibattito è stato
offerto a ogni partecipante un palloncino colorato
a ricordo dell’iniziativa. Nella giornata di
Domenica si è svolto il quinto Trofeo “Con i
piedi all’asciutto”, volutamente riproposto visto
il successo dell’anno precedente. Il trofeo ha
visto la presenza di numerosi bambini di un’età
compresa tra i 5 e gli 11 anni che si sono cimentati
in una minigara di pesca allestita all’interno di una piscina in cui sono stati collocati alcuni “pesci” di legno. Essa è stata riproposta con
l’intento di fare avvicinare i giovani ad uno sport che ultimamente ha subito un vistoso calo di appassionati in relazione anche alla discutibile
qualità dei corsi d’acqua (sempre più degradati e meno ricchi di pesce) e alla crisi economica che ha investito il nostro paese.Contestualmente
alla gara di pesca si è tenuta nel piazziale adiacente alla pizzeria Orchidea una dimostrazione tenuta dalla scuola di autodifesa di Praticello,
in cui sono state presentate e spiegate alcune tecniche di difesa personale. La scuola, nata 4 anni fa grazie all’Associazione la Fontana e
la scuola Samuraj Ju Jitsu di Parma del Maestro Romano Magnani, vuole promuovere e migliorare, attraverso lo studio di tecniche difensive
e MAI di offesa, la propria sicurezza personale, ovvero avere gli strumenti (fisici e mentali) per assumere un atteggiamento adeguato che
consenta, nel tempo, di poter acquisire le capacità di individuare le situazioni di potenziale pericolo, saperle gestire, reagendo nel modo
giusto (senza arrivare allo scontro fisico, se non come ultima razio). All’interno dell’iniziativa l’Associazione La Fontana, o per meglio
dire le “resdore” dell’Associazione, si sono cimentate nel pomeriggio nella preparazione del gnocco fritto, molto gradito dai passanti
soprattutto verso sera in sostituzione della cena. Anche il gazebo organizzato dall’Arcipesca ha attirato la curiosità di alcuni passanti,
soprattutto pescatori che hanno chiesto alle guardie informazioni sui regolamenti di pesca e anche su itinerari alternativi dove potersi
divertire praticando il loro sport preferito. In definitiva anche quest’anno le iniziative proposte hanno riscontrato un successo notevole a
testimonianza della crescente sensibilità verso le tematiche ambientali che i cittadini del Comune di Gattatico hanno, questo ci induce a
continuare su questa strada nella speranza che l’anno prossimo si possa fare ancora meglio.
Un ringraziamento a tutti coloro che hanno reso possibile questa iniziativa.
Giampaolo Sarti Presidente Associazione La Fontana, Maurizio Biolzi Presidente Arcipesca fisa Sez Provinciale di Parma,
Lorenzo Pattini vicepresidente Arcipesca Fisa sez. Prov. Di Parma e responsabile scuola autodifesa di Praticello
UN DOVEROSO RINGRAZIAMENTO
Ai preziosi educatori del dopo scuola…Queste poche righe sono dedicate agli educatori che ogni giorno sono
con i nostri figli. Abbiamo pensato che ogni anno li ringraziamo così troppo superficialmente e sempre di corsa.
Ora è arrivato il momento di fare le cose come si deve!! GRAZIE. Noi genitori, ringraziando gli educatori
del dopo scuola di Taneto, vorremmo far capire loro e a tutta la comunità quanta fiducia abbiamo in quello che
fanno e quanto siano importanti per noi e per i nostri ragazzi! Grazie a loro i bambini hanno modo di correlarsi,
condividere e crescere con serenità e senza paure. Continuate così... senza il vostro aiuto e la vostra professionalità
il compito nella formazione ed educazione dei nostri figli sarebbe solo in salita!!
Un gruppo di genitori!
L’Associazione “La Fontana” e tutti i Consiglieri
augurano a tutta la cittadinanza
serene e Sante festività Natalizie
13 DICEMBRE 2015
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AMBIENTE - TERRITORIO - CULTURA
Il Riscaldamento del Pianeta o Global warming. di C.A. Giovanelli
La popolazione mondiale ha sempre, e più o meno costantemente, continuato ad aumentare di numero
dagli albori della storia sino ai giorni nostri. Nel 10 000 a.C. eravamo in circa 1 milione e per un
po’ siamo cresciuti in modo lineare al ritmo di 2 milioni ogni 1000 anni, poi il ritmo si è fatto più
importante così che nel 5 000 a.C. abbiamo toccato i 15 milioni diventando 100 milioni nel 500 a.C.
Nell’anno 1000 d.C. eravamo 310 milioni, il passaggio da millenni a secoli nel calcolo del tempo la
dice lunga su come siano andate le cose. Era la prima metà del diciannovesimo secolo quando abbiamo
visto il primo miliardo, solo un secolo dopo eravamo già un miliardo in più. I parametri cambiano
nuovamente quando da secoli si passa a decenni e nel 1960 ci siamo contati in 3 miliardi, 4 solo dopo
15 anni e si seguita circa al ritmo di 1 miliardo ogni 15 anni. Nel diagramma che vi propongo qui
sotto, la curva di crescita assume valori molto più che preoccupanti!
Quanti sono gli abitanti del pianeta oggi?
Secondo l'Onu, il prossimo mese arriveremo a toccare i 7,2 miliardi, in linea con gli ultimi periodi,
mentre è già possibile fare una stima per il futuro: entro il 2100 saremo 10,9 miliardi, una crescita
dovuta agli alti tassi di natalità tra i Paesi in via di sviluppo. Ma il dossier "Prospettive della Popolazione
Mondiale" si è spinto oltre ed ha stimato che nel prossimo secolo gli abitanti della terra saranno non
meno di 16,6 miliardi. Le aree più povere vedranno una crescita esponenziale, passando dagli 898
milioni di quest’anno agli 1,8 miliardi nel 2050 e a 2,9 miliardi entro il 2100. Sempre il rapporto
dell'Onu rende noto che intorno al 2028 la popolazione dell'India supererà quella della Cina, arrivando
a sfondare 1,45 miliardi di persone. Sono dati molto allarmanti che possiamo leggere sulle pagine
dei giornali praticamente ogni giorno. La coscienza comune ci mette di fronte alla domanda terribile
di “ dove andremo a finire di questo passo”. Le conseguenze di questa crescita vorticosa sono
molteplici, dal fabbisogno primario dei mezzi di sostentamento, alla salvaguardia dell’ambiente, alla
conservazione stessa della nostra specie e del pianeta così come lo conosciamo. Soppesando tali
problematiche il riscaldamento progressivo del pianeta si potrebbe reputare del tutto trascurabile.
Siamo in tanti a non pensarla così ed è per questo che sto scrivendo questo articolo.Trascurando per
un momento tanti numeri, è facile pensare come nei secoli precedenti la Rivoluzione Industriale la
situazione fosse di gran lunga diversa da ora. Innanzitutto sulla Terra eravamo assolutamente in
pochi. Il lavoro prodotto derivava per lo più da origine animale. La combustione vegetale ai fini di
riscaldamento era compatibile con le foreste del pianeta, le risorse alimentari erano sufficienti ed i
consumi energetici per la produzione di beni erano modesti. L'enorme progresso tecnico-scientifico
che si realizzò dalla fine del Rinascimento e nei secoli successivi sino ad oggi, determinò la progressiva
trasformazione delle vecchie botteghe artigiane in piccole “industrie” e aumentò la domanda di energia
necessaria ad azionarne le “macchine”. Le ruote ad acqua si perfezionarono, si moltiplicarono,
fornirono abbondante energia meccanica. Tuttavia molte attività richiedevano anche energia termica
e per produrla c'era ancora solo la legna e il carbone vegetale. Il legno a questo punto era utilizzato
in modo massiccio, come combustibile e come materiale da costruzione. I consumi sempre crescenti
non consentivano più il corretto rinnovamento delle risorse boschive. Il sistema arrivò sull'orlo
della crisi. L'impiego del carbone fossile prima, e l'invenzione del "coke" poi, risolsero in parte questi
problemi mentre parecchie sostanze, frutto di una combustione senza troppi controlli, iniziarono ad
invadere l’atmosfera. Grazie a queste scoperte fu possibile l'utilizzo efficiente delle macchine a vapore.
Mentre la collocazione dei mulini era obbligata e fissa, le macchine a vapore potevano essere collocate
dove servivano. Nel 1807 venne montata una macchina a vapore su una nave e nel 1825 una locomotiva
a vapore mosse il primo treno.
Per millenni il mezzo di trasporto terrestre più rapido fu il cavallo, magari con una carrozza. In pochi
decenni si passò ai treni a vapore, rendendo possibili, rapidi e confortevoli i viaggi e il trasporto di
merci anche su lunghe distanze. L'espressione Rivoluzione industriale individua il passaggio, avvenuto
nella gran parte dei paesi occidentali a partire dalla seconda metà del XVIII secolo, da un'economia
tipicamente basata sull'agricoltura e sull'artigianato a un'economia incentrata sulla produzione di
beni all'interno di fabbriche di grandi dimensioni. La rivoluzione industriale iniziò in Gran Bretagna
alla fine del XVIII secolo. Le quantità e le varietà dei beni prodotti aumentarono considerevolmente
grazie alle innovazioni tecniche. L'efficienza delle industrie crebbe anche grazie alla concentrazione
degli impianti nelle principali città, in regioni minerarie, presso importanti scali ferroviari e navali.
In questo modo la rivoluzione industriale innescò un ampio processo di urbanizzazione, cioè un
continuo e massiccio trasferimento di forza lavoro dalle aree rurali ai centri urbani e industriali. I
nuovi metodi di produzione industriale avevano, naturalmente, esigenze energetiche altissime. Ancora
una volta il sistema si trovò sull'orlo della crisi anche se questa volta in modo più subdolo…Il carbone
consentì il decollo della rivoluzione industriale, ma il petrolio fu la materia che trasformò radicalmente
il mondo, anche per la sua facilità di estrazione, trasporto e stoccaggio. Facile immaginare quanto
sia stato grande l’incremento del fabbisogno energetico in così poco tempo. Nel 1859 negli Stati Uniti
si perforò il primo pozzo di petrolio, oggi le perforazioni raggiungono la profondità di 6000 metri.
A questo punto non si può tralasciare una considerazione elementare. Assumiamo il valore di consumo
energetico annuo pro capite di 23 Gj (GigaJoul) relativo al 1800 (sicuramente per eccesso) e lo
moltiplichiamo per la popolazione che abitava il pianeta nel 1000 d.C. (310 milioni).Confrontiamo il
dato con quello attuale moltiplicato per la popolazione planetaria attuale di 7.3 miliardi, avremo un
aumento del fabbisogno energetico di ben 160 volte. Rapportiamo questo incremento vertiginoso
ottenuto in soli 1000 anni ad esempio al periodo di comparsa degli ominidi australopitechi pari a 2,5
milioni di anni fa. Sarebbe un po’ come lanciarsi da un dirupo pensando di avere ancora parecchio
tempo per godersi la vita prima di toccare il fondo… Nel frattempo questo inarrestabile vortice di
consumo energetico produce una miriade di nefaste conseguenze, dall’approvvigionamento alimentare
ed idrico, all’inquinamento, all’assottigliamento della biodiversità, all’innalzamento della temperatura
superficiale del pianeta, ecc. Parliamo proprio dell’innalzamento della temperatura superficiale del
pianeta, provocato dall’uomo, spesso contrassegnato dall’espressione inglese global warming.
Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratti.
Il genere umano fu in balia dei mutamenti climatici fin dalla sua comparsa, attraversò otto, forse nove
episodi glaciali nell'ultimo milione di anni. I nostri predecessori si seppero adattare egregiamente alle
variazioni termiche irregolari con fenomenale senso dell'opportunità. Sintetizzarono strategie adeguate
per superare durissimi cicli di siccità, anni di pesanti precipitazioni o di freddo inusuale; scoprirono
l'agricoltura e l'allevamento, che rivoluzionarono l'esistenza umana; fondarono le prime civiltà in
Mesopotamia, Egitto e nelle antiche Americhe. Abbiamo quasi dimenticato che appena due secoli fa
l'Europa visse un ciclo di inverni molto freddi (la Piccola Era Glaciale), non si ricordavano i ghiacciai
delle Alpi ad una quota più bassa ed il ghiaccio circondò l'Islanda per quasi tutto l'anno, vi furono
tempeste eccezionali e freddi totalmente inusuali, la memoria sfumò presto con il succedersi delle
generazioni. Oggi attraversiamo un periodo di riscaldamento globale che sta durando più a lungo di
ogni altro analogo negli ultimi mille anni. E’ la prima volta in cui, con i nostri disboscamenti, l'agricoltura
e l'uso di fonti energetiche inquinanti, come il carbone o il petrolio, abbiamo portato i gas serra presenti
nell'atmosfera a livelli talmente alti da alterare il clima globale.
La temperatura della superficie terrestre è regolata principalmente da 4 fattori:
- l'irraggiamento solare, - l'atmosfera, - il calore interno della Terra, - l'effetto “serra”
Di questi 4 fattori, l'effetto serra e quasi conseguentemente l'irraggiamento solare sono parametri
modificabili antropicamente (cioè dall'uomo per mezzo delle proprie attività).
L'effetto serra è il risultato della presenza attorno alla Terra di un'atmosfera che assorbe parte dei raggi
infrarossi emessi dal suolo riscaldato dalla radiazione ricevuta dal sole.
Per semplicità immaginiamo la radiazione solare colpire la nostra Terra all’incirca in questo modo:
- Per metà assorbita dalla superficie terrestre
- Per un quinto assorbita dall’atmosfera
- Il restante riflessa da nubi e superficie terrestre e uscente dall’atmosfera
Onde lunghe emesse dalla superficie terrestre e dalle nuvole
-Parte emessa dalla superficie terrestre e riflessa verso terra dalle nubi
-Parte emessa dalla superficie terrestre e dalle nuvole e uscente dall’atmosfera
Il centro del problema risiede nella quantità di radiazioni che rimangono intrappolate sulla terra e che
quindi non escono più verso lo spazio aumentando progressivamente la temperatura superficiale del
globo, ovvero la diminuzione della trasparenza dell'atmosfera alle lunghezze d'onda infrarosse. Il
principio è governato dai cosiddetti gas serra. I gas serra, sia di origine naturale (vapore acqueo) che
antropica, sono gas presenti in atmosfera, costituiscono uno schermo filtrando le radiazioni solari in
entrata e ostacolandone parzialmente l'uscita delle radiazioni ad onda lunga (Infrarossi).
L'effetto serra è un fenomeno naturale da sempre presente sulla terra e senza il quale la temperatura
sarebbe mediamente di circa 30° più bassa (praticamente mediamente sotto lo zero).
L'anidride carbonica è responsabile, secondo la teoria più accreditata, di circa il 15% dell'effetto serra
naturale. Da ricordare che anche il metano, un gas prodotto dalla degradazione anaerobica (cioè in
assenza di ossigeno) è responsabile per l'8%: questa quota è sensibilmente aumentata fino a raggiungere
l'attuale livello anche a causa delle grandi quantità di metano prodotto dalle discariche.
Ad inasprire la situazione, la deforestazione, che in pratica riduce la presenza di "catturatori" naturali
di CO2 quali sono gli alberi. L'incremento di anidride carbonica direttamente dipendente dall'uso di
combustibili fossili sembra venga ulteriormente amplificato dal conseguente riscaldamento degli oceani,
questi contengono una grande quantità (disciolta) di CO2 ed il riscaldamento dei mari ne causerebbe,
di conseguenza, l'emissione in atmosfera (a maggior temperatura corrisponde maggiore evaporazione).
Appare quindi ben evidente quanto sia precario il sottile equilibrio raggiunto in millenni dalla nostra
biosfera ed atmosfera.
Qualche dato oggettivo
- Espresso nel Pannello Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC) delle Nazioni Unite, e
firmato dagli accademici di scienza delle nazioni del G8, è che la temperatura globale media è aumentata
di 0,6 ± 0,2 °C dalla fine del XIX secolo.
- Ogni anno vengono liberate nell'atmosfera circa 25 miliardi di tonnellate di CO2, mentre il pianeta
riesce a riassorbirne meno della metà mediante la fotosintesi clorofilliana.
- Negli ultimi 100 anni il livello del mare in tutto il mondo si è alzato di 10-25 centimetri. Alcuni studi
prevedono entro il 2100 un ulteriore innalzamento delle acque pari a 15-95 centimetri, da 2 a 5 volte
superiore rispetto al secolo precedente.
- A causa del ritiro dei ghiacci polari l’Oceano Artico che oggi agisce come un riflettore restituendo
all’atmosfera circa l’80% della luce solare grazie al biancore dei ghiacci, si trasformerà in un collettore
di calore che assorbirà il 90% dell’energia solare e ne rifletterà solo il 10%.
Perché rimane difficile prevedere l’andamento climatico futuro?
E’ una domanda difficile e quantomeno dall’esito imprevedibile. Principalmente stiamo ancora
tentennando sulle decisioni da prendere a livello mondiale, il problema è più politico/economico che
scientifico. I passi da fare sono chiari e la maggioranza degli uomini di scienza concettualmente
concorda. Vorrei cercare di esaminare in un prossimo articolo le principali conseguenze di questo
riscaldamento globale, intanto mi accomiato con il solito caro saluto.
ALCUNE RIFLESSIONI
di Lorenzo Pattini
Come abbiamo letto su molti giornali e appreso dai vari mass media, in questi ultimi
mesi sono accaduti diversi sconvolgimenti ambientali che hanno provocato danni materiali
e anche vittime tra la popolazione. L’informazione ha cercato di dare una spiegazione
più o meno plausibile a questi cambiamenti che appaiono oggigiorno sempre più frequenti
e devastanti, anche se spesso, le argomentazioni non convincono appieno. Si da infatti
la colpa al riscaldamento globale del pianeta, all’emissione di gas serra, alla
cementificazione dei suoli che rende il terreno impermeabile, alla desertificazione di
certe zone del pianeta ..e via dicendo. Senza dubbio non c’è una causa specifica a cui
attribuire tutto ciò, ma sicuramente sono tutta una serie di fenomeni correlati e concatenati
che determinano le problematiche di cui stiamo parlando. Tuttavia penso che se analizziamo
a fondo la cosa, il vero motivo che scatena questi eventi è l’incuria da parte dell’uomo
del territorio. Fin da quando l’uomo è comparso sulla terra ha sempre vissuto di quello
che la terra stessa gli ha fornito (cibo e materie prime) e ha capito che la custodia del
territorio e la sua cura erano indispensabili per poter vivere. Questo lo possiamo trovare
scritto e professato in tutte le religioni che, al di la dell’aspetto spirituale, hanno sempre
enfatizzato l’armonia tra uomo e terra. Il governo del territorio è sempre stata la soluzione
per far fronte a tutti i problemi dell’umanità. Infatti i primi insediamenti umani e le più
grandi civiltà, sono sorte lungo i corsi d’acqua o in prossimità di essi. Questo perché
l’uomo, imparando a coltivare la terra, a costruire argini, canali, case ..etc (dove gli
servivano), ha ottenuto di che vivere per sé e per i suoi simili, sempre e soltanto nel
rispetto della natura.
13 DICEMBRE 2015
CRONACA IN TRASPARENZA
Poi l’uomo “moderno” ha capito che, venuto a meno il
soddisfacimento dei propri bisogni fondamentali grazie anche al
miglioramento delle condizioni di vita e dell’aumentato benessere,
il territorio che lo circondava poteva essere sfruttato per ricavarne
un profitto. Ecco che allora si è fatto prendere dalla frenesia, fuggendo
dalle campagne e rifugiandosi nelle città, con l’illusione di una vita
migliore. Questo ha comportato un progressivo abbandono di tutti
quei territori che risultavano “difficili” da governare perché
necessitavano di una cura costante e faticosa: pensiamo per esempio
ai territori montani ancora oggi in progressivo abbandono e in
costante spopolamento. L’incuria del territorio, non più governato
dall’uomo e lo sfruttamento costante di aree sempre più vaste ma
localizzate in punti ben definiti e meglio governabili, insieme ai
cambiamenti climatici a questo collegati, hanno portato alla situazione
attuale.Per spiegare meglio questi concetti basta citare questo
esempio: un certo Luigi Neri che abitava nelle montagne del
Piacentino e si occupava di climatologia, circa 40 anni fa aveva
ipotizzato che la costruzione della diga di Assuan sul Nilo a circa
700 km dal Cairo, avrebbe creato uno sconvolgimento climatico in
quella regione, spostando più a nord le correnti umide e cariche di
pioggia, generate dall’evaporazione dell’acqua contenuta nel bacino.
Ebbene dopo la costruzione, e ancora oggi, nella città del Cairo, c’è
la nebbia: una cosa impensabile e mai vista fin dai tempi in cui la
città stessa esiste. Questi (ed altri) impatti che la costruzione della
diga ha comportato (trascurando quelli ambientali, economici e etici)
si stanno via via sempre più amplificando e sono di gran lunga
superiori ai benefici ipotizzati e concretizzati dopo la sua realizzazione.
I governi del mondo hanno provato a fare qualcosa ma è sotto gli
occhi di tutti il risultato. Gli interventi messi in atto sono assolutamente
insufficienti e le conseguenze spesso trascurabili, in quanto i tempi
di attuazione delle leggi emanate sono biblici. E’ anche vero che
non sarebbe auspicabile un cambiamento radicale in tempi brevi, in
quanto i problemi da sistemare sono innumerevoli e le persone ormai
sono abituate ad un tenore di vita a cui difficilmente rinuncerebbero.
Se davvero si volesse fare qualcosa basterebbe usare il buonsenso
e non solo pensare a come sfruttare quello che ci circonda:
bisognerebbe prendere esempio da quello che hanno fatto i nostri
predecessori, conservando le tradizioni locali e trasponendo quegli
insegnamenti nel contesto attuale. Io non dico di ritornare al passato
(anche perché nessuno di noi lo farebbe), ma solamente di utilizzare
quegli insegnamenti che le generazioni passate ci hanno suggerito
come una guida per mettere in campo azioni e interventi fatti con
criterio. Oggi si pensa solamente al profitto(in tutti i settori) ed è
per questo che gli insegnamenti dei nostri nonni o ancora meglio
bisnonni sono “roba vecchia” non più attuale e attuabile. Peccato
però che c’è un ritorno esponenziale all’agricoltura biologica, i
tumori sono in aumento sia per il numero e per tipologia (nonostante
la medicina abbia fatto passi da gigante in tal senso), sono comparse
malattie cosiddette “MODERNE” come lo Stress (50 anni fa i
contadini si alzavano alle 3 di mattina e lavoravano tutto il giorno
come matti ma nessuno andava mai dal medico perché era stressato),
l’indifferenza perché siamo troppo occupati a correre per andare a
lavorare per guadagnare soldi (pensiamo che all’interno dei grandi
condomini nelle città spesso non ci si conosce tra inquilini dello
stesso palazzo, quando un tempo in paese tutti si salutavano), la
noia (abbiamo talmente tante cose ma nonostante questo ci annoiano).
L’avvento dei social network ha ulteriormente amplificato questo
“degrado mentale”. Ricordiamo che gli Egiziani hanno costruito le
piramidi con corde pali e qualche rudimentale strumento di mura:
oggi i nostri figli se gli togliamo face book devono andare in analisi
dallo psicologo e non riescono a fare una moltiplicazione se non
hanno una calcolatrice. Questo ha fatto si che l’uomo “moderno”
non sa più cosa vuol dire “CUSTODIRE” la terra che lo ospita
perché è diventato individualista: ognuno pensa per se. Non pensiamo
che quello che abbiamo lo abbiamo avuto grazie a quello che i nostri
predecessori hanno fatto ..nel bene e nel male. E’ venuta a meno la
“praticità” nel fare le cose tutti siamo teorici, tutti facciamo
elucubrazioni mentali dietro le nostre scrivanie per molte ore al
giorno allontanandoci sempre di più da quelli che sono i veri problemi
reali. A dimostrazione di quello che dico basti pensare che siamo
riusciti ad andare sulla luna, ma non riusciamo (o meglio vogliamo)
a debellare la fame nel mondo. E tutti i governi se ne guardano bene
nel prendere decisioni corrette perché verrebbe a meno il profitto
da esse generato. Le finte guerre organizzate e attuate nel nome
della pace (le cosiddette missioni di pace) , hanno sempre celato un
profitto per i paesi più potenti e mai per quelli veramente oppressi
o liberati. L’umanità ha sempre fatto senza dei vari facebook,
twitter..etc, ma non potrà mai fare a meno delle risorse della terra
su cui vive. Per questo custodire il territorio è fondamentale ed è il
primo obiettivo da perseguire non solo a livello mondiale, ma anche
individuale. E questo lo possiamo tradurre anche localmente:
basterebbe un semplice provvedimento amministrativo, ovvero
emanare una legge dove è inserito l’obbligatorietà, per chi è in
possesso di terreni (sia provati che pubblici), della custodia del
territorio. Contestualizzando questo vincolo agli interventi che si
volessero attuare, si risparmierebbero una marea di soldi che oggi
vengono spesi per mitigare (perché non si risolvono nel modo in
cui si sta operando) i danni che derivano da molte attività (pensiamo
ad esempio alle alluvioni). Le catastrofi a cui assistiamo tutti i giorni
sono un chiaro segnale che è ora di cambiare rotta: penso che ci
meritiamo tutto questo (seppure nella sua tragicità) perché non
riusciamo, nemmeno se messi di fronte lla realtà attuale, a capire
cosa dobbiamo cambiare. Basta fare una riflessione: quando da
piccoli i nostri genitori ci punivano, noi subito capivano dove
avevamo sbagliato, ripromettendoci di non farlo più. Ebbene
nonostante ciò, questi insegnamenti non vengono seguiti quando si
parla di governo del territorio. Forse sarebbe ora di metterli in pratica.
INTERVISTA AL SINDACO
GIANNI MAIOLA
Il Sindaco Gianni Maiola, classe 1956, Gattatichese doc, “Gianni” per i
cittadini, è al suo secondo mandato come Sindaco del Comune di Gattatico.
Il periodo della Sua amministrazione è stato ed è caratterizzato da momenti
non semplici: la crisi economica che ha colpito la nazione ed anche il
Comune attraverso le grandi cooperative, le ristrettezze dei trasferimenti
di risorse statali e il crollo del settore delle costruzioni che ha abbattuto
uno dei maggiori introiti, gli oneri di urbanizzazione, di un’amministrazione
comunale. Occorre dire che in questo contesto si sono comunque mantenuti
i servizi principali come: l’asilo nido, la scuola dell’infanzia, l’assistenza
agli anziani, ai disabili, la casa protetta, la biblioteca. A un anno di distanza
dal nuovo insediamento abbiamo voluto, in una rapida intervista, chiedergli
quali sono, a Suo dire, gli aspetti più salienti della nuova amministrazione.
Sig. Sindaco quali ritiene che siano gli aspetti più salienti nell’attuale
situazione socio-politica del nostro Comune?
Ritengo che l’attuale amministrazione, al di là di aspetti di carattere
prettamente locale, debba oggi confrontarsi con due fattori che segneranno
sicuramente la nostra vita futura: la scelta sulla fusione con i Comuni di
Campegine e S.Ilario e la crisi che ha portato alla chiusura delle grandi
cooperative. Sulla fusione ribadisco quanto ho già esternato in diversi
incontri e cioè che, in accordo con gli altri Comuni, si è portato avanti un
percorso partecipativo che è iniziato a ottobre 2014 con la presentazione
dei risultati emersi dallo Studio di Fattibilità, il cui scopo era quello di
capire se la creazione di un Comune unico fosse possibile. I risultati per
quanto riguarda lo studio di Fattibilità e Processo di Partecipazione, dopo
circa 15 mesi di confronti nei tavoli di coordinamento, Negoziazione,
Commissioni Consiliari, Assemblee pubbliche, sono stati positivi. Entro
dicembre i tre consigli comunali decideranno se dare il via al vero processo
di fusione che terminerà con il referendum per una decisione democratica
da parte dei cittadini.
Ci sono state diverse critiche sullo studio di fattibilità perché non dava
dati significativi; la sua opinione. Che ci volesse è fuor di dubbio, la
società che lo ha realizzato è quella che l’aveva fatto per la fusione della
Val Samoggia, per cui era referenziata in considerazione al fatto che ad
oggi i casi nazionali non sono tanti. Tuttavia uno dei compiti delle
Commissioni era proprio quello di sopperire ad eventuali carenze riscontrate.
Molti cittadini dicono che essendoci già l’Unione la fusione non serve;
cosa dice? Sono due aspetti completamente diversi. L’Unione è pura teoria
nel momento in cui i Comuni sono singoli e ciascuno ha la sua autonomia.
Si è cercato di portare all’Unione dei servizi ritenuti comuni ma non sono
ottenibili delle economie di scala così significative come invece si avrebbero
fondendo più Comuni. Molti costi non sono proporzionali alla dimensione
del Comune, anzi spesso sono percentualmente minori. Oggi le tasse
hanno una tendenza ad aumentare anziché diminuire, le assunzioni sono
poche e/o azzerate e si ricorre, ove si può, al volontariato o dare in appalto
i servizi. Si, ritengo che sia molto meglio la fusione. Molti dicono che
con la fusione sarebbe beneficiato solamente S.Ilario e noi subiremmo
nelle scelte strategiche di sviluppo. Cosa pensa? È un pensiero che può
sicuramente sfiorare la mente delle persone. Ad ogni modo S.Ilario se
vuole espandersi ha aree costruttive da Calerno verso Montecchio, per cui
non ha necessità di quelle del nostro Comune. Per le scelte sarebbe un
po’ come dire che un Sindaco privilegia solamente quelli del suo partito
danneggiando gli altri, ci può essere chi lo fa ma rischia parecchio. No,
ritengo che questo non possa succedere.
Allora, Sig. Sindaco, facciamo in modo che il Sindaco del Nuovo Comune,
se ci sarà, sia di Gattatico.
Volendo dare un’indicazione, cosa direbbe ai cittadini? La strategia
nazionale è per la fusione ed incentiva questa attraverso i contributi ai
Comuni che si fondono. Noi dobbiamo concentrarci per esprimere un voto
all’approvazione del referendum da comunicare entro il 31 dicembre 2015
alla Regione. Questa data è fondamentale per ricevere importanti
finanziamenti: 11,5 milioni di euro in 10 anni e inoltre la Regione privilegerà
i comuni che si fonderanno per finanziare progetti in tutti i settori . Fatto
questo si deve dare inizio ad una importante e significativa campagna di
informazione (o elettorale) dove l’amministrazione si impegna ad informare
i cittadini sulle ragioni per le quali si deve andare a votare. La parola
comunque va ai cittadini con il referendum. Passiamo ora a quello che
Lei ha definito come secondo punto cruciale: la crisi delle grandi Imprese
Cooperative. Cosa può dirci?
La crisi del mondo cooperativo possiamo vederlo come il crollo di un
mondo lavorativo specialmente in una provincia in cui queste incidevano
pesantemente nel contesto sociale e umano. La più rappresentativa di tutte:
la COOP 7, è finita. Il settore edilizio ha subito più di ogni altro le
conseguenze di un ciclo economico negativo. Penso che all’origine di
questa situazione ci sia la crisi di un modello di crescita puramente
quantitativa che non poteva continuare all’infinito. Ovviamente il mondo
delle costruzioni non può e non potrà interrompersi, dovrà modificare le
sue strategie e scelte. Si dovrà spostare sui centri storici e sulla rivalutazione
del patrimonio esistente investendo per assicurare ai posteri un patrimonio
idrogeologico sicuro e mantenibile. Considerando poi che il flusso di
traffico su gomma (in particolare per le merci), è in costante diminuzione
da almeno dieci anni, sarebbe ora di considerare in modo più concreto
sistemi di mobilità utilizzando le ferrovie, da noi invece in dismissione,
e le vie del mare. Ringraziamo il Sindaco Gianni Maiola per la Sua
disponibilità. Un saluto ai lettori dalla redazione del Notiziario della
Fontana.
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“ FUSIONE DEI COMUNI “
di Franco Arienti
Molti ne parlano, quasi sottovoce, ma grazie
a volontari, per le Festività di S. Matteo è
stato eretto un' apposito spazio espositivo
dedicato a questo tema con una scritta che
dice: FUSIONE? MEGLIO DI NO, GRAZIE.
Un apposito volantino, molto bello, elenca
sinteticamente varie motivazioni. Il tutto si
è concretizzato con una raccolta firme che ha
avuto e continua avere un ottimo successo!
Io sono contrario a questa Fusione e le
motivazioni le ho già pubblicate ampiamente
su questo giornale e in più occasioni su
facebook. Quello che non ho ancora capito è
cosa pensano i nostri rappresentanti in
Comune, non ho mai accertato una loro nota
positiva o negativa che sia! Continuano invece
gli incontri dei delegati dei tre Comuni
interessati alla Fusione, “ io non capisco
come è possibile continuare con le trattative
quando finalità e interessi sembrano non
essere compatibili ne condivisi”
Questa è assolutamente la prima cosa che
deve essere accertata! Solo in seguito si potrà
iniziare a discutere come organizzarci. Quella
proposta di organizzazione presentata a suo
tempo, che io ho avuto il modo di valutare,
(un malloppo di 120 pagine), mi è parsa
avulsa, carente e insufficiente! E' il solito
sistema all'italiana, quando le cose non sono
chiare, vedi finalità e interessi, si parla e si
scrive a più non posso! Forse per confondere
le idee, si ma a chi? Sicuramente i cittadini
non sono informati e al corrente di quanto in
essere e cosa potrebbe comportare questa
Fusione dei Comuni. Diciamo la cosa più
semplice, i tre Comuni diventeranno uno solo
con un nome diverso, si unificheranno molte
attività e i cittadini dovranno adattarsi a
percorrere strade diverse da quelle abituali
per ottemperare alle loro diverse attività ed
esigenze, i tempi sicuramente saranno molto
più lunghi degli attuali, che sono già piuttosto
lunghi purtroppo! Vorrei fare un altro esempio
che riguarda tutte le procedure che si dovranno
espletare sui nostri documenti con un nuovo
Comune. Dicono che non sarà così, che non
cambierà assolutamente niente, ma se il nostro
Comune Gattatico, diventerà “località
Gattatico” di (Nome del Nuovo Comune)!
Perché dicono che non cambierà niente? Ad
oggi su tutti i miei documenti figurano che io
abito a Gattatico! Dopo la Fusione sui miei
documenti dovrà figurare che io abito a “Nome
del Nuovo Comune” in località Gattatico in
via ecc. ecc.“ pertanto dovremo, per legge,
modificare tutti i nostri documenti personali!
(Carta di Identità, Banche, Posta, Denuncia
dei Redditi, Introiti, ecc. ecc.) Ma tutto questo,
io credo, non sarà il male minore perché
troveremo sicuramente altre sgradite sorprese!
Se pensiamo che fino ad oggi il nostro
Comune, nonostante tutte le difficoltà
economiche, riesce a dare molti servizi
essenziali alla nostra comunità, mantenendo
nel contempo un bilancio positivo, non credo
che tutte queste nostre attività positive si
potranno realizzare in seguito fondendoci con
gli altri due Comuni!
Completo il mio articolo dicendo che noi
Cittadini non abbiamo NESSUNA
INFORMAZIONE
SERIA
E
DETTAGLIATA!!
Fatelo subito per favore!
13 DICEMBRE 2015
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L’ANGOLO DEL BUON VIVERE
Nuova Rubrica “ L’AMMINISTRATORE
RISPONDE”
Per richiedere consulenze occorre mandare una mail al seguente indirizzo:
[email protected]
I quesiti e le rispote verranno pubblicati sul periodico della Fontana
STEFANIA BEDOGNI risponde:
1. Il lastrico solare rientra fra le parti comuni?
La Corte di Cassazione puntualizza ancora una volta che il lastrico solare rientra fra le parti
comuni di un edificio condominiale, ribadendo che la presunzione prevista dall'art. 1117
c.c. può essere vinta solo dall'esistenza di un titolo che dimostri il contrario o dal regolamento
condominio di natura contrattuale che disponga diversamente.
2. E’ legittima l'istallazione dell'ascensore per disabili anche se crea disagio nell'utilizzo
delle scale?
La risposta è affermativa. L'installazione dell'ascensore per eliminare le barriere architettoniche
è legittima. L'assemblea delibera con le maggioranze di cui all'art. 2 della legge n. 13/1989
in deroga ai quorum previsti dall'art. 1120 c.c. per le innovazioni “ordinarie”. Ciò anche se
la realizzazione dell'ascensore comporta il taglio del vano-scale e la conseguente riduzione
della larghezza della scala condominiale. Nel valutare se l'innovazione possa recare pregiudizio
all'uso o godimento della cosa comune, occorre ponderare i diversi interessi in gioco e,
dunque, “pesare” i disagi dei condomini rispetto alla normale utilizzazione del bene comune,
con il diritto delle persone disabili all'eliminazione delle barriere architettoniche, anche in
attuazione del generale principio di solidarietà condominiale.
3. Come si costituisce un “condominio minimo” ?
Occorre puntualizzare che non ha rilievo il numero dei condomini, che il Codice civile
prende in considerazione solo per determinare i casi in cui è obbligatorio dotarsi di un
regolamento o nominare un amministratore. Dunque, è ben possibile configurare una
situazione di condominio in presenza di due soli partecipanti (c.d. condominio minimo),
fattispecie pacificamente riconosciuta in dottrina e giurisprudenza. Più complessa si presenta
invece la questione della normativa da applicare. Ci si chiede, in altri termini, se il condominio
minimo rientri nel campo di applicazione delle norme sul condominio o in quello della
comunione in generale, poiché non risulta applicabile l'art. 1136 c.c. per tutto ciò che riguarda
il funzionamento dell'assemblea. La giurisprudenza più recente, invece, ha affermato che
la destinazione funzionale delle parti comuni dell'edificio al servizio delle proprietà esclusive
esiste in modo identico in tutte le possibili ipotesi condominiali, indipendentemente dal
numero dei partecipanti, per cui non vi è motivo di disattendere la normativa condominiale
anche nel caso di due soli condomini. L’Amministratore Stefania Bedogni
ALCUNE INIZIATIVE DELL’ASSOCIAZIONE
di Lorenzo Pattini
Nel corso di quest’anno, l’Associazione La Fontana ha organizzato due importanti iniziative,
che fanno parte di un programma più vasto di proposte attuate per promuovere idee e progetti
rivolti alla cittadinanza del Comune di Gattatico. La prima iniziativa che si è svolta domenica
5 Luglio in piazza a Praticello ha previsto una conferenza dal titolo “VIOLENZA NO
GRAZIE mai più indifesi, ma IN difesa”. La manifestazione trattava il tema della violenza
a 360 gradi e ha visto la partecipazione di esperti del settore che con modalità diverse, hanno
trattato aspetti riguardanti lo sviluppo della violenza sia dal punto di vista giuridico che
fisico. Alla conferenza infatti hanno partecipato l’Avv. Roberto Bassi che ha parlato
“dell’analisi statistica e tipologica dei delitti contro le donne e della evoluzione della
legislazione penale”, il maresciallo Loris Manfredini che ha trattato la violenza nelle sue
diverse forme, la dott,ssa Maria Lodovica Giovanardi che ha presenttato un’applicazione
per smartphone che aiuta ad evitare situazioni di pericolo, Maurizio Biolzi, presidente
arcipesca Fisa di Parma che ha sviluppato la violenza nel volontariato, il Maestro Romano
Magnani, mastro di ju jitsu che ha disquisito sul tema l’autodifesa come strumento di
prevenzione e Lorenzo Pattini che ha presentato un opuscolo sull’autodifesa.
La serata ha visto anche lo svolgersi di una dimostrazione effettuata dai ragazzi della scuola
di autodifesa di Praticello, i quali hanno messo in pratica alcune tecniche utili a evitare
oppure ad uscire da situazioni di pericolo.Oltre a questo l’associazione Culturale “Amici
della Musica” ha allietato la serata con musica e canti dal vivo . Nella serata è stato anche
approntato un servizio di ristoro a base di gnocco fritto e salume in collaborazione con il
Conad di Praticello.Un’altra iniziativa che l’Associazione la Fontana ha realizzato è stato
il convegno sul tema “I PROBLEMI DEL CONDOMINIO E LA LOCAZIONE” che si è
tenuto nella sala del Consiglio Comunale giovedi 8 ottobre. Al convegno sono intervenuti
l’Avv, Daniela Barigazzi e l’Amministratore Stefania Bedogni. Il convegno è stato pensato
e realizzato per dare risposta a quei problemi che abitualmente possono insorgere nei
condomini e che sono molto sentiti dai cittadini. Questa manifestazione voleva essere un
modo per mettere a disposizione gratuitamente ai cittadini un servizio di consulenza che
potesse fornire gli strumenti necessari per risolvere o quantomeno, fare chiarezza, sui
problemi sollevati dai residenti. Oltre a questa iniziativa infatti, già da qualche mese sul
giornalino della Fontana è presente una rubrica dal titolo “L’Amministratore risponde” dove
i cittadini possono mandare i loro quesiti i quali saranno discussi e risolti dall’amministratore
Stefania Bedogni.Va ribadito tuttavia che nonostante queste iniziative la risposta della
cittadinanza è stata scarsa nonostante l’importanza dei temi trattati. Questo fatto ci rammarica
in quanto la nostra associazione ha sempre cercato di dare un servizio innovativo e gratuito
alla cittadinanza e, nonostante questo, il coninvolgimento e la partecipazione non sono state
all’altezza delle proposte e delle aspettative. Ci auguriamo che per i prossimi eventi l’interesse
sia maggiore, perché abbiamo molto altro da mettere in campo.
Si vuole informare tutta la cittadinanza che IL GNOCCO della
FONTANA ritornerà a voi la 4^ Domenica del mese di Febbraio 2016
dalle 15.30 alle 20.30 in piazzetta in occasione del ” Mercatino del
riuso”. Ovviamente la QUALITA’, la CORDIALITA’ e le BATTUTE
di ROBERTO sono per tutti “ gratuite”. VI ASPETTIAMO.
LA BLUE ECONOMY
di Ivano Bizzi
La Blue Economy è una filosofia che aiuta le persone, l'ambiente e l'economia a costruire la
capacità di resilienza e la sostenibilità all'interno delle comunità. In passato le piccole comunità
funzionavano così: non c'era spazzatura, non c'era disoccupazione, la gestione era in mano
alle persone, che avevano la loro ecologia e la loro rete commerciale e lavoravano senza
produrre rifiuti. Pertanto la Blue Economy proviene dal passato, è stata dimenticata e disimparata
nel presente e noi dobbiamo impararla di nuovo ed applicarla con l'aiuto di moderne tecnologie
e progressi tecnologici. Non è necessario produrre tutto in Cina o in Germania: si può produrre
ovunque, pertanto dobbiamo imparare nuovamente a creare aziende locali, imprese sociali di
proprietà della comunità, in cui tutte le risorse siano utilizzate senza produrre rifiuti; ciò le
renderebbe più efficienti e di conseguenza produrrebbero più ricchezza e abbondanza per la
comunità, senza distruggere o danneggiare le risorse naturali del pianeta. Il cibo è un aspetto
intrinseco della Blue Economy, perché si vuole produrre il cibo dove è necessario. Ci siamo
allontanati dalla produzione locale scegliendo una produzione centralizzata e i piccoli coltivatori
hanno sofferto non perché il loro prodotto non fosse buono, non perché fosse impagabile, ma
perché il metodo di produzione non rispondeva alle esigenze delle aziende più grandi e della
finanza e della grande agricoltura: dobbiamo imparare dal passato che la resilienza è nell’insieme
di produttori riuniti in una cooperativa piuttosto che nelle grandi aziende, le quali, in caso di
problemi nella loro catena di fornitura, falliscono con un grande impatto. Se hai una piccola
azienda, ma collegata a tante altre, esse possono supportarsi a vicenda perché nessuna ha
interesse al fallimento di un'altra. Si sosterranno e si aiuteranno tra loro nelle difficoltà, proprio
come succedeva in passato e come dovremo imparare a fare per il futuro: stiamo imparando
dalla saggezza del passato, con il supporto della tecnologia del futuro. Se guardiamo ai principi
fondamentali della Blue Economy, uno degli obiettivi principali è la creazione di occupazione
e lavoro proficui per le comunità in cui le persone vivono: non si prova a risolvere il problema
scegliendo il male minore, del tipo: "Vuoi un lavoro? Vai a fare il cameriere a Roma, lontano
da casa e dalla tua famiglia". Bisogna chiedersi: “Non possiamo utilizzare (e in che modo) i
principi della Blue Economy per creare occupazione a livello locale, attraverso imprese sociali
e innovazioni?”. E la risposta è: "Sì, possiamo!”. Possiamo utilizzare le risorse disponibili per
creare abbondanza, benessere, felicità e per ridurre l'impatto sull'ambiente della produzione
di massa su larga scala. Nella storia vi sono diverse fasi che si ripetono. Quando si comincia
a parlare di un approccio diverso, all'inizio la gente non ci crede. Poi, progressivamente, le
persone cominciano a vedere e a riconoscerne la bontà: "Funziona! È così che dobbiamo fare!".
Non si vuole combattere il modello esistente: è troppo difficile. Quello che dobbiamo fare è
creare un nuovo modello che renda obsoleto quello precedente. Quando le persone si accorgeranno
di quanto è obsoleto, l'abbandoneranno, aderendo al nuovo sistema. Non è una critica o una
battaglia contro il vecchio sistema. Quello che si vuol fare è creare esempi e modelli di buone
prassi, capaci di attirare le persone. Bisogna tornare alle origini del lavoro nei campi; processi
sviluppatisi in migliaia di anni che adesso vengono progressivamente abbandonati non per
problemi legati alla terra o alle metodologie di lavoro: è il grande sistema delle banche, della
finanza, della catena di fornitura, della grande distribuzione, dei mercati internazionali a mettere
in difficoltà i piccoli fornitori e la piccola industria. Dobbiamo aiutarli a tornare alle origini
e a unirsi secondo i principi della Blue Economy. Si tratta di un modello che supporta un nuovo
modo di essere, un nuovo modo di lavorare e un nuovo modo di vivere, che fa sì che le persone
abbiano rispetto di se stesse, che fornisce loro autonomia e il controllo del loro futuro: esse
non saranno più soggette al controllo di altri, da uffici lontani da loro migliaia di chilometri.
NESSUNA INFORMAZIONE ! di Franco Arienti
Due parole su questo argomento! Noi cittadini non sappiamo assolutamente niente di quello
che avviene nel nostro Comune! Non sappiamo nemmeno quando c'è il Consiglio Comunale!
Del sistema informativo ne abbiamo parlato spesso, fin troppo, ma non è cambiato nulla anche
se con i mezzi a disposizione sarebbe molto facile, nessun costo, nessuna specializzazione,
solo un po' di buona volontà! Qualche giorno fa' andando in Comune, sono venuto a conoscenza
dell'inaugurazione di una mostra d'arte nella sala Parrocchiale di Praticello. Manifestazioni a
carattere culturali sono importanti per il Comune che li promuove, e per i cittadini, che se
informati, possono passare un po’ di tempo in tranquillità ammirando e commentando opere
di tanti concittadini, dimenticando i difficili problemi di tutti i giorni! Qualche volta a queste
mostre si vedono le famiglie con i figli al seguito e questo ci riempie di gioia! Sarebbe
auspicabile che queste mostre fossero visitate anche da tutte le scolaresche in quanto potrebbero
aprire nuove visioni e stimolare nei ragazzi possibilità ancora nascoste! Sarebbe auspicabile
riuscire ad organizzare, prima possibile, una mostra di opere artistiche fatte dai ragazzi delle
scuole di Gattatico!
Le possibilità esistono e, grazie anche alle iniziative della Signora Marina Argenti “Artista”,
che ha collaborato con la scuola, i risultati ci sono stati al di là delle più rosee aspettative!
SONO STATI PREMIATI A VENEZIA! I loro lavori avrebbero dovuto trovare uno spazio
in primo piano in una mostra con altri pittori. Bisogna assolutamente continuare su questa
strada e il personale della scuola può e deve avere, fra le altre priorità, anche questo importante
obbiettivo, i bambini, le loro famiglie e, i cittadini tutti saranno loro riconoscenti!
CORSO DI AUTODIFESA
L'Associazione La Fontana col patrocinio del Comune di Gattatico
ha avviato un Corso per "l'apprendimento della difesa personale",
aperto a tutti coloro che volessero iniziare a cimentarsi con le
arti marziali. Il corso si tiene il Venerdì sera dalle ore 20.00 alle
21:30 presso i locali della Palestra della scuola Media di Praticello
(ingresso dal centro Arci di Praticello) e ha un costo di 20 Euro
mensili a cui si aggiungono i costi della tessera
dell’Associazione e della polizza assicurativa annuale. Per
maggiori informazioni potete telefonare a
Lorenzo Pattini 349 7266750
Invito ai lettori e a tutti coloro che vogliono essere attori al miglioramento del nostro territorio:
Carissimi Amici,
ci farete cosa graditissima se voleste inviarci informazioni, giudizi, articoli su tematiche che
ritenete di particolare interesse, critiche e tutto ciò che possa permetterci di migliorare il nostro
lavoro al servizio del nostro territorio. Inviate a : Associazione Culturale “ La Fontana” Via
Libertà, 55 - 42043 Praticello di Gattatico (RE) - email: [email protected]
Sito: www.lafontanagattatico.it - Siamo anche su Facebook: La Fontana Associazione Civica
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dicembre 2015