Gent. Famiglia della comunità di Bordonchio, mentre sta prendendo corpo la nostra nuova chiesa e si va delineando la sua immagine definitiva, sentiamo il desiderio di condividere con voi le gioie e le fatiche del lavoro che stiamo facendo. Non perché sia finito, tutt’altro. Anzi, sono molto di più le cose ancora da fare. Però, siccome la chiesa sarà di tutti, e tanti già si interessano e fanno domande, vogliamo con questa pubblicazione presentarvi nel dettaglio i motivi ispiratori che ci guidano e le opere che andremo a realizzare, sia in ordine ai messaggi teologici da offrire, che alle loro espressioni figurative. Ci inoltreremo con voi in un mondo ricco di simbologia che ha una freschezza tutta da riscoprire: navigheremo verso le sorgenti della nostra fede. Il momento che stiamo vivendo per noi è molto impegnativo, ma molto bello, anzi appassionante: siamo consapevoli che sul piano religioso per Bordonchio rappresenta un evento storico. Sentiamo che la chiesa edificio è comunque una realtà che ci rappresenta: esprime la nostra fede vissuta nella comunità e diventa il simbolo del nostro paese. In qualunque posto noi andremo, troveremo sempre una chiesa come luogo di riferimento e di memoria per tutta una comunità. Un tempo le case degli uomini, le città, sorgevano intorno alla cattedrale. Anche noi, con il centro parrocchiale e la chiesa in particolare, intendiamo dare un cuore che pulsi ai molteplici nuovi insediamenti che stanno sorgendo sul nostro territorio. Vogliamo cioè contribuire a dare una identità umana e cristiana al nostro paese. In questo momento, completata la parte strutturale della costruzione, stiamo già predisponendo tutte quelle opere interne proprie di una chiesa: luoghi, simboli e arredi. Per questa parte invitiamo tutti voi a sentirvi partecipi e coinvolti a livello personale, perché questa chiesa sarà la nostra casa! Come fare? Nella seconda parte di questo opuscolo vi sono presentate diverse opportunità. Sentiamoci chiamati a lasciare un segno tangibile del nostro amore al Signore. Il Signore benedica la vostra famiglia! Settembre 2009 “La folla si accalca attorno a Gesù e lo preme da ogni parte. D’improvviso Gesù domanda: “Chi mi ha toccato?”. Pietro gli dice: “Maestro, la folla ti stringe da ogni parte e ti schiaccia. Come puoi fare una domanda simile?”. Ma Gesù insiste: “Ho sentito che una forza è uscita da me!”. Allora si fa avanti una donna, malata da molti anni, confessando che gli si è avvicinata furtivamente alle spalle pensando tra sé: “Se riuscirò a toccare anche solo il lembo del suo mantello, sarò guarita.” (Cf Mc 5, 25-34; Lc 8, 42) La nuova Chiesa di San Martino si apre in un abbraccio alla comunità che abita a Bordonchio. Questo abbraccio è lo stesso con cui Gesù ci accoglie e guarisce la donna malata che tocca il suo mantello. Abbiamo scelto proprio di utilizzare il mantello come simbolo della nostra comunità perché questa figura riassume in sè il senso della vita cristiana. Il mantello è la grazia di Gesù che guarisce e salva, ma è anche quello di Maria che accoglie e protegge. C’è poi la bellissima figura di San Martino al quale la chiesa è dedicata. Martino dividendo il suo mantello con il povero ci insegna a condividere. leggiamo insieme la nostra nuova chiesa Per apprezzare la nuova chiesa occorre comprendere il linguaggio dei simboli biblici e liturgici. È una scoperta che vogliamo fare insieme con tutta la nostra comunità. Pur con i lavori in corso, vi presentiamo la chiesa così come l’abbiamo ideata e progettata, perché anche voi possiate già conoscerla ed amarla. un momento di grazia chi può progettare una chiesa? Per noi, comunità parrocchiale di Bordonchio, poterci costruire una nuova chiesa è veramente una grazia, un grande dono del Signore, sotto molti aspetti. Non solo perché ciò ci permetterà, una volta finita, di avere una struttura più adeguata alle esigenze liturgiche di una parrocchia che è avviata verso le 7.000 anime, ma anche perché questo momento, necessariamente creativo, ci offre la possibilità di dare in qualche modo corpo e forma ai simboli della nostra fede e quindi di comprenderne e approfondirne la bellezza. Infatti, a partire da ciò che vedremo con i nostri occhi nel nuovo edificio – forme, materiali, luce – noi saremo incuriositi e quindi stimolati anche ad una maggiore familiarità con la Bibbia, con la Liturgia e con il simbolismo con il quale ci parlano. Comprenderemo meglio che davvero, Dio è di casa in mezzo a noi. Chi può progettare una chiesa? Non semplicemenete chi sa disegnare un contenitore capiente, esteticamente accettabile, ma chi cerca di interpretare la fede della comunità cristiana, trasmettendone i messaggi attraverso il linguaggio artistico (architettura, scultura, pittura). A proposito dice il documento CEI “L’adeguamento liturgico delle chiese”(n. 205): “La Chiesa comunità in qualche modo, proietta, imprime se stessa nell’edificio di culto e vi ritrova tracce significative della propria fede, della propria identità, della propria storia e anticipazioni del proprio futuro”. Noi, dovendo costruire una chiesa nel terzo millennio dell’era cristiana, abbiamo operato alcune scelte che, pur mantenendoci nell’alveo della tradizione e in linea con i documenti della chiesa sulla costruzione dei nuovi edifici di culto, potessero esprimere l’autocomprensione che la Chiesa oggi ha di sé, a partire dal Concilio Vaticano II. Chiediamoci allora: Chi siamo noi? Chi si raduna nella chiesa-edificio è una Chiesa Popolo di Dio (LG 2), o Famiglia dei figli di Dio (LG 6), costituita da pietre viventi ricca di carismi e ministeri - che formano un tempio santo (1Pt. 2,5). Questa Chiesa è in cammino verso la città futura, la Gerusalemme celeste, “come una sposa adorna per il suo sposo” (Ap. 21,2). Il libro dell’Apocalisse, attribuito a San Giovanni apostolo, ci presenta la Gerusalemme celeste, la città di Dio nostra futura patria. È stato il testo biblico che ci ha suggerito la maggior parte delle ispirazioni nel progettare e arredare la nostra chiesa, in quanto, come dice il citato documento CEI: “Ogni nuova chiesa-edificio sia segno della Chiesa pellegrina sulla terra e immagine della Chiesa già beata nel cielo”. Questo libro rivela anche una suggestiva dimensione liturgica ed è ricchissimo di elementi simbolici. Noi abbiamo cercato di interpretarli e raffigurarli attraverso il linguaggio artistico, il meno inadeguato per fare intuire il mistero. Ci auguriamo che la nostra fatica approdi ad un buon risultato. Una Chiesa per oggi e per domani Ispirazioni e simbologia tratte dalla Apocalisse Una porta era aperta nel cielo Ap.4,1-2 “Poi vidi: ecco, una porta era aperta nel cielo. La voce che prima avevo udito parlarmi come una tromba, diceva:”Sali quassù, ti mostrerò le cose che devono accadere in seguito”. Subito fui preso dallo Spirito. Ed ecco c’era un trono nel cielo, e sul trono Uno stava seduto.” Giovanni descrive la visione (o liturgia dell’Agnello, che è il Cristo morto e risorto). Significa che il cielo non è chiuso ma c’è comunicazione diretta tra Dio e l’umanità. È tutto il tetto, da noi, che converge verso questa APERTURA LUMINOSA NEL CIELO. Si tratta di una lanterna, con dodici lati, sovrastata dalla croce, posta al centro focale del tetto della chiesa. La luce spiovente dall’alto sarà un invito a camminare verso Dio. Se teniamo presente poi che il campanile di Bordonchio era un tempo considerato come un faro di mare, questa lanterna luminosa in qualche modo ne riprende la simbologia. Quest'iride avvolgente rappresenta un’aureola al trono, ma anche quell’arco tracciato dal Signore nel cielo davanti agli occhi stupiti di Noè (Gen. 9,12-17), segno dell’armonia ritrovata dopo il peccato e dell’Alleanza tra Creatore e creatura. Da noi l’ arcobaleno è richiamato dalla GRANDE VETRATA variopinta di circa sessanta metri quadri che avvolge gran parte dell’edificio nella parte alta. La grande vetrata Noi abbiamo nel tetto i 24 TRAVI PORTANTI posti a raggiera che richiamano i 24 vegliardi. la volta in legno Ap.4,3b “Un arcobaleno simile nell’aspetto a smeraldo avvolgeva il trono” Ap.4,4 “Attorno al trono c’erano 24 seggi e sui seggi stavano seduti ventiquattro anziani avvolti in candide vesti con corone d’oro sul capo”. i quattro evangelisti Ap. 4,6-7 ” Attorno al trono vi erano quattro esseri viventi…il primo era simile a un leone; il secondo simile a un vitello, il terzo aveva l’aspetto come di uomo; il quarto vivente era simile a un’aquila che vola”. Secondo S. Ireneo simboleggiano i quattro evangelisti. l’agnello ap. 5,9 “tu sei degno di prendere il libro e aprirne i sigilli.” Nella nostra chiesa gli evangelisti saranno raffigurati in alto, nelle quattro colonne portanti il tetto, poste ai quattro punti cardinali. Con questa scelta vogliamo esprimere due concetti. Anzitutto che è la Parola di Dio contenuta nel Vangelo che sorregge la Chiesa-comunità. In secondo luogo la tensione missionaria della Chiesa, chiamata come gli evangelisti a portare il Vangelo in tutto il mondo. Su queste colonne saranno poste anche le quattro croci per la consacrazione della chiesa. Il libro sigillato contiene il senso della storia umana che nessuno conosce (tranne l’Agnello). L’Agnello come immolato prende il libro con i sette sigilli, lo apre e lo rivela all’umanità in attesa. L’Agnello è simbolo di Cristo, agnello pasquale (Esodo 12, 1-27). È il Servo del Signore condotto al macello come un agnello sacrificale (Isaia 53,7) “Ecco l’Agnello di Dio” dirà il Battista (Gv. 1,29-36). Da noi l’Agnello è raffigurato nell’ALTARE, ara del sacrificio e mensa della comunità. L’ASSEMBLEA DEI FEDELI che si ritrova in chiesa è, in qualche modo, profezia di questa nuova umanità e, nello stesso tempo, partecipe già ora della sua liturgia celeste. Le vesti bianche sono un evidente richiamo al battesimo e indicano la santità della Chiesa, sposa di Cristo. La palma è segno di vittoria sul male e di festa. Il canto risuona nella liturgia celeste e ad essa noi ci uniamo nella celebrazione eucaristica: “Uniti agli angeli e ai santi, proclamiamo la tua gloria: Santo Santo Santo…” A fianco della assemblea, vicino all’ambone, vi sarà LO SPAZIO DELLA LODE, è il posto del coro che guida e coinvolge il popolo nella lode a Dio. L’assemblea dei fedeli Ap. 7,9 “Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione,tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani”. Una donna vestita di sole Ap.12,1 “Una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle”. Sarà raffigurata nella icona della Vergine Maria, immagine della Chiesa madre. Quest’opera, in dimensioni al naturale, realizzata in terra cotta smaltata e invetriata, di colore bianco, richiamerà l’immagine della beata Vergine venerata nell’antica nostra chiesa, posta sopra l’altare. Con la mano sinistra sorreggerà il bambino Gesù, che volge lo sguardo e le braccia aperte in segno di benedizione verso i fedeli. Con la mano destra terrà allargato il manto, in segno di accoglienza e protezione per i fedeli che sotto di esso chiedono rifugio. Da qui prenderà il nome MADONNA DEL MANTO, un accostamento simbolico molto espressivo con il quale vogliamo riprendere e collegarci al tema della chiesa e del rosone frontale: il mantello di Grazia con cui Gesù riveste S. Martino, dandogli così la gioia di condividere il suo mantello facendone un dono fraterno al povero. È il tema della Grazia, della carità e della condivisione. San Martino patrono di Bordonchio offre il mantello come la Vergine offre il suo manto protettivo. In questa scultura sarà leggermente evidente il seno ed il ventre, per richiamare il concetto di maternità per Cristo e per tutti i cristiani. La cintola sarà infogliata in lamina di oro – come le altre figure simboliche che sono in presbiterio – per evidenziare la preziosità del dono del Figlio all’umanità. Quest’opera sarà una realizzazione di A. Marchetti e S.Vannini. “La Vergine degli angeli vi copra del suo manto e voi protegga vigile di Dio l’angelo santo”. versi di F.M. Piave Quest’acqua della vita è il suo Spirito. Noi richiamiamo questo dono realizzando il FONTE BATTESIMALE al quale abbiamo voluto dare molta importanza. La sua collocazione è sotto lo sguardo della assemblea, in direzione verso oriente perché riceve luce da Cristo (sole che sorge). La grande vetrata che gli fa da sfondo richiama l’acqua e il dono dello Spirito Santo. Anche le notevoli dimensioni dell’opera contribuiscono a dare visibilità al luogo – e al sacramento – nel quale siamo nati alla fede cristiana. È il grembo materno che genera alla fede. Sarà possibile anche il battesimo per immersione. fonte battesimale Ap. 21, 6 “A colui che ha sete darò gratuitamente da bere alla fonte dell’acqua della vita, io sarò suo Dio ed egli sarà mio figlio”. gli apostoli di gesù ap. 21,12-13. La città santa Gerusalemme è cinta da grandi e alte mura con dodici porte: “a Oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte”… “Le mura della città hanno dodici basamenti, sui quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello”. L’acqua viva Ap. 21,6B “ A colui che ha sete io darò gratuitamente da bere alla fonte dell’acqua della vita, io sarò suo Dio ed egli sarà mio figlio”. Il portale Il numero dodici è riferito agli APOSTOLI DI GESÙ. Il richiamo ai dodici nella nostra chiesa viene raffigurato ben due volte: innanzitutto nella lanterna che sta al culmine della chiesa: qui, nella vetrata dodecagonale, con le dodici fiammelle che sovrastano i loro nomi è raffigurata la loro consacrazione in Spirito Santo e fuoco: la Pentecoste. (Atti 2,3-4) Poi, nelle pareti della chiesa, collocate ai quattro punti cardinali, sono raffigurate, visivamente appena percettibili, le dodici grandi porte che sono un invito ad entrare. Vogliono esprimere che il Vangelo (quattro evangelisti) portato dagli apostoli, chiama tutti i popoli della terra alla Gerusalemme del cielo. È l’universalità della chiamata alla salvezza. (Salmo 86,9-10) Un fiume scaturisce dal trono di Dio e feconda l’albero (teologico) della vita che produce frutto ogni mese. Sarà questa la fontana sul piazzale della chiesa? “Io sono la porta delle pecore” dice Gesù “se uno entra attraverso di me sarà salvato e troverà pascolo” (Giov. 10,7-9) Nel disegno del portale in bronzo è percepibile la figura di un nautilus, con al centro l’emblema di Cristo, quasi un coinvolgimento con la forma circolare dell’edificio. Tutta la realtà creata parte da Cristo e si sviluppa in un vortice di vita. Tutto a Lui ritornerà alla fine dei tempi. “Io sono l’alfa e l’omega” cioè il principio e la fine “Cristo è primogenito di tutta la creazione, in lui tutte le cose furono create, nei cieli e sulla terra” (Col. 1,15-16). gli altri elementi Guarda verso la luce, verso il sole che fin dall’inizio del cristianesimo è stato visto come simbolo di Cristo. Anticamente veniva evidenziato questo simbolismo cosmologico, per esprimere che il fedele, entrando in chiesa si lascia alle spalle le tenebre e si rivolge alla luce. Dice S. Giovanni: “ Il suo volto somigliava al sole quando splende in tutta la sua forza” (Ap. 1,16). Dove guarda la nostra chiesa, come è orientata? “Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza” (Gen. 1,27). Poiché il cerchio è simbolo dell’eterno, il cerchio luminoso dall’alto dell’edificio - la lanterna centrale - segno del divino, genera e plasma l’architettura stessa della chiesa che è a forma circolare perchè prende il motivo dall’alto. “In Cristo anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito” (Ef. 2,22). La forma circolare dell’edificio Il tetto è in legno e la copertura di rame. Vogliamo immaginarlo come un grande mantello: è il mantello che Martino condivide con il povero. Con i suoi 24 travi portanti ha un punto di convergenza al centro verso l’alto, dove sostiene una lanterna luminosa, sormontata dalla croce. Il tetto dell’edificio Le vetrate La soglia che separa il mondo “civile” dall’aula della chiesa costituisce un confine quasi impercettibile. Sali i tre gradini dell’ingresso e sei dentro la nostra chiesa. Ma appena entri l’atmosfera cambia totalmente. Non solo il trambusto della vita di tutti i giorni viene lasciato alle spalle, dietro la porta. Non solo le dimensioni e la forma dell’ambiente cambiano rispetto ai locali domestici o di lavoro. Lo spazio che hai davanti ti trasmette qualcosa di diverso: una sensazione di solennità, di armonia e di spiritualità. L’atmosfera diventa densa di significato. Il primo istinto sarà quello di guardare in alto, dove la suggestione creata dalla vetrata ti parla con i toni soffusi dei colori e ti trasmette una immagine di bellezza. Questa grande vetrata che alleggerisce il tetto quasi fosse sospeso, avvolge l’assemblea orante, e accompagna la luce del sole dal suo sorgere fino al tramonto. La luce, frantumata nei colori dell’iride, crea una tensione spirituale. I mille colori delle vetrate sono metafora di ogni nostra coscienza, nella quale si riflette l’unica luce divina che si rivolge verso ciascuno di noi. Le vetrate artistiche multicolori ci avvolgono, per esprimere che la luce di Cristo illumina e trasfigura la vita del cristiano. (2 Cor. 3,18) colore e materia Abbiamo progettato la chiesa con criteri che rispondessero bene alle esigenze pratiche e funzionali di un luogo di culto. L’illuminazione, l’acustica, il riscaldamento sviluppano soluzioni economiche e innovative; ma abbiamo anche cercato di utilizzare materiali espressivi: il legno e il rame per la copertura, il mattone e la pietra, il vetro e l’oro per gli arredi. Il colore é certamente un elemento fondamentale nella comunicazione visiva ed esso ci aiuta a vivere l’esperienza della preghiera in un atteggiamento più intenso e raccolto. Oggi noi siamo più attenti alla psicologia del colore che al suo valore simbolico, ma nella storia della chiesa il colore ha assunto significati precisi: “Così il rosso, in genere, indica il divino; il blu, l’umano; il verde, il creato; il bianco, lo Spirito; l’oro, la santità e la fedeltà di Dio, la perfezione di luce, ecc. Nel mondo creato i colori testimoniano la luce, e come tali fanno vedere che la materia ha un nesso esistenziale ed essenziale – per non dire ontologico – con la luce. Senza la luce la materia è una massa oscura, buia e pesante. La luce è la vita e il colore testimonia della vita del mondo. I colori rendono il mondo carne viva della luce.” rame legno vetro pietra mattone il legno il rame Da sempre considerato il materiale da costruzione per eccellenza, è “vivo”, nobile e generoso, offre colore e calore, si armonizza con l’edificio conferendogli atmosfere calde e accoglienti. Il legno utilizzato nei nostri tetti, date le luci fino a 13,5 metri è il “lamellare”. Il processo tecnologico parte dalla lavorazione del tronco di abete, scomposto in tavole poi incollate in senso longitudinale per dare origine alle lamelle, incollate a loro volta a pressione l’una sull’altra per formare le travi nelle sezioni idonee. Conosciuto fin dalla preistoria, è stato uno dei primi metalli adoperati nella storia dell’umanità. In particolare, le lastre utilizzate per coprire il nostro tetto, hanno sviluppato una patina verde, tipica solo del rame, tramite un processo meccanico, chimico e termico, proprio come a seguito della lunga azione del tempo e degli agenti atmosferici. il Mattone Conferisce alla costruzione il gusto dell’unicità, perché ogni pezzo è ottenuto tramite la sapiente lavorazione a mano dell’argilla, attraverso un processo di lavorazione che rispetta fedelmente la tecnica produttiva adottata fin dal tempo degli Etruschi. la pietra Materiale antico, ha caratterizzato fioriture di civiltà e di aggregati sociali, con applicazioni che si sono evolute dal primigenio impiego strutturale a quello di finitura. La pietra d’Istria o giallo d’Istria da noi utilizzata, è una pietra calcarea, impiegata fin dall’antichità per esaltare facciate e pavimentazioni. il vetro Nelle varie tonalità di colore ottenute con la fusione di silice e fondente potassico, con aggiunta di vari ossidi metallici, soffiato a bocca, tagliato a mano secondo la fantasia creatrice del maestro A. Poli, e legato, secondo la lavorazione tradizionale antica, con saldature in lega di piombo e stagno, dona agli ambienti armonia di luce e colore. L’icona centrale del Cristo morto e risorto le singole figure Il punto focale della chiesa: il presbiterio o santuario Il presbiterio richiama la presenza di Cristo, sia nella icona centrale sullo sfondo che domina tutta l’aula sia nelle tre modalità con le quali si rende presente in mezzo al suo popolo. L’icona centrale del Cristo morto e risorto È un Cristo morto che risorge. La scultura in bronzo di Gesù in croce è sospesa sopra l’area presbiterale: essa si “stacca” da una croce che si sta trasformando, come liquefacendosi e sciogliendosi in luce. Il Cristo nella parte bassa è attaccato ancora alla croce. Verso l’alto, per la potenza del Padre, è già proiettato nella luce della Resurrezione. Sulla parete di fondo, con i contorni ammorbiditi fino a perdersi, affiora l’immagine di Dio Padre che sorregge il Cristo nel dono totale di sè, lo fa risorgere e lo offre alla sua Chiesa. Le sue braccia aperte inviano, offrono, benedicono. In alto, nella parte centrale della vetrata che illumina da ogni parte la figura del Cristo, molto luminoso e chiaro c’è il simbolo dello Spirito santo, l’amore che unisce il Padre al Figlio. (Atti 2,32-33). Le figure del Padre e dello Spirito santo saranno molto sfumate, causa l’umana inadeguatezza nel rappresentare il divino. Poi le modalità della presenza di Cristo nelle sue tre dimensioni messianiche di: RE e PASTORE > Sede del celebrante PROFETA e MAESTRO >Ambone SACERDOTE e VITTIMA > Altare Cristo non abbandona il suo gregge ma è presente nei suoi pastori. “Io sono il buon Pastore” (Gv. 10,11). La sede esprime la distinzione del ministero di colui che guida e presiede la celebrazione nella persona di Cristo, capo e Pastore della chiesa. Il sacerdote quindi è guida, ma anche parte dell’assemblea stessa, ed è in diretta comunicazione con l’Assemblea stessa. La sede sarà a fianco dell’altare. La sede del celebrante È il luogo dell’annuncio della Buona Notizia, il monumento alla resurrezione. Sarà in presbiterio, innalzato di un gradino. Avrà sul frontale un “dardo d’oro” come un lampo che vuole esprimere la forza creativa e fecondante che contiene la Parola di Dio e allo stesso tempo luce di Cristo che risorge dal sepolcro, dalle tenebre; due ali dorate, appena accennate, poste lateralmente evocano l’angelo del Signore che annuncia la Resurrezione. (Mt. 28,5-6) L’Ambone L’altare Cosa rappresenta l’altare? L’altare rappresenta nello stesso tempo: - l’ara del sacrificio unico ed eterno, - la mensa del convito celeste imbandito per noi dal Padre, - il trono dell’Agnello immolato, - la pietra percossa da cui sgorga l’acqua che lava, disseta e salva il popolo nel deserto. “Bevevano, infatti, dice S. Paolo, ad una roccia e quella roccia era Cristo” (1Cor. 10,4). L’altare è il punto focale intorno al quale è raccolta l’assemblea dei fedeli. * Per esprimere meglio la consapevolezza di essere popolo sacerdotale, i banchi dove prendono posto i fedeli sono disposti con una leggera curvatura a raggiera intorno all’altare. Questa disposizione, inoltre, aiuta a vincere l’isolamento nelle persone e favorisce nei presenti, anche visivamente, il senso di appartenenza alla assemblea. * Sulla parte anteriore dell’altare viene raffigurato l’Agnello immolato e vittorioso dell’Apocalisse (Ap. 5,11-12). Questa immagine dell’agnello non è nuova per noi: c’è da sempre nella porticina del tabernacolo della nostra chiesa settecentesca. Anche per questa ragione abbiamo scelto questo elemento simbolico, che peraltro è molto espressivo in ordine all’altare del sacrificio. Il percorso della rinascita cristiana Una chiesa non è un luogo statico, ma un luogo di percorsi, di cammini spirituali. Ecco allora che nella nostra chiesa abbiamo pensato di mettere in evidenza il percorso del cristiano a partire dalla sua nascita alla fede. Questo cammino inizia con il Battesimo (I),(fonte battesimale) e il sacramento della Riconciliazione, secondo battesimo (II) (luogo della Penitenza). Poi il credente giunge davanti a Maria (Icona della B.V.) Madre di Gesù, immagine della Chiesa Madre (III), poi all’Ambone (IV), quindi nello spazio sacramentale (Cresima, Eucaristia, Matrimonio, Esequie) che fa da cerniera fra l’aula e il presbiterio (V), poi l’adorazione eucaristica (VI) e la vita di carità del cristiano (VII), richiamata concretamente dal “Tavolo della carità”. La pavimentazione, che avrà anche una funzione catechetica, segnerà in maniera visibile questo itinerario sacramentale del credente. Perché il tabernacolo è fuori dal presbiterio? Perché il presbiterio è il luogo della celebrazione del sacrificio ed è già ricco di molti simboli. Dando alla custodia eucaristica un suo spazio e creando la cappella della adorazione si evita la contemporaneità delle due presenze e si dà maggior rilievo ad ambedue. Cos’è il tavolo della carità? Sarà molto significativo avere in chiesa un tavolo, vicino all’uscita laterale, dove ognuno possa mettere qualche dono da offrire, e chi ne ha bisogno possa prenderne. Sarà un piccolo segno, ma ci ricorderà visibilmente che se condividiamo le cose celesti dobbiamo condividere anche quelle materiali. Sintesi della nostra fede è la carità. Il rosone di San Martino Ognuno di noi, oggi, è chiamato a dare il proprio volto al Figlio dell’uomo. L’immagine di S. Martino è in vetro, per esprimere che i santi sono attraversati dalla luce di Dio. Il noto episodio del mantello viene qui presentato dentro una lettura teologica, cioè viene interpretato per esprimere una verità di fede. Martino è raffigurato nell’atto di dare il suo mantello al povero/Cristo. Ma nello stesso tempo il disegno mostra come Cristo stia rivestendo Martino. Il mantello che Martino ha donato al mendicante lo riceve indietro da Cristo come un rivestimento della sua gloria. È la circolarità della carità: proprio perché siamo amati da Cristo noi possiamo e dobbiamo amare il nostro prossimo! (I Gv.4,11). Ci saranno immagini di santi all’interno della chiesa? La chiesa antica rimane come è adesso, con le sue statue e tutte le sue immagini. Sarà sempre aperta per le celebrazioni feriali e sarà anche il luogo delle devozioni. Nella nuova, per ora, ci sarà l’immagine della Madonna a fianco del presbiterio. L’effigie del patrono S. Martino sarà in evidenza nella vetrata a colori della facciata. Due statue poi saranno messe nelle nicchie già predisposte all’ingresso, sulla facciata esterna. Per il resto, come in tutte le nuove chiese, oggi si vuol rispondere al bisogno di essenzialità del sentimento religioso dando evidenza e centralità alla figura di Cristo. Anzi, l’assenza di altre immagini di santi all’interno della chiesa è per esprimere un messaggio teologico molto bello: ognuno di noi, battezzati e cresimati, è chiamato oggi a dare il proprio volto al Figlio dell’uomo, a Cristo. La sua fisionomia cioè si rivela – e si nasconde – nel mio prossimo e…in me. I santi, ci dice il nuovo testamento, siamo noi: per nascita battesimale alla fede (Rm. 15,25) e per chiamata alla santità (1Cor. 1,2). La nostra nuova chiesa: Un cammino da fare assieme Montata la copertura del tetto stiamo completando la parte strutturale, il grezzo della nuova chiesa. Ora ci attende la seconda fase: gli impianti e tutte quelle opere interne, che fanno di un edificio una chiesa, e non un’altra cosa. A questo punto dobbiamo farci alcune domande. Una chiesa dedicata al patrono S. Martino. Questa chiesa vuole esprimere anche dal punto di vista architettonico il grande valore simbolico del gesto con cui Martino dona metà del suo mantello al povero: Martino riveste il povero che è Gesù e Gesù riveste Martino della sua gloria. È la circolarità dell’amore e della salvezza. Il logo della chiesa esprime la pianta della chiesa stessa che in qualche modo è a forma di mantello. Linee semplici ed essenziali. Cosa vogliamo realizzare con questa costruzione? Perché il cuore di ognuno ha bisogno di questi valori, in particolare oggi, quando la situazione mondiale e nazionale di crisi contribuisce ad accrescere nelle persone una profonda insicurezza. E allora, quando le cose vanno male, occorre ripartire dai punti fermi, dalle fondamenta, che sono: il valore della persona, l’importanza della famiglia, e la vita di una comunità generata dalla fede in Gesù Cristo. Gesù, diventando uomo, si è rivestito della nostra debolezza per rivestirci della sua gloria. La persona umana allora, per noi cristiani, non è un granello di sabbia nell’immensità di un deserto, o un piccolo essere impaurito alla mercè dei grandi di questo mondo, ma ha una sua dignità e responsabilità e quindi deve ritrovare fiducia e credere in se stessa. Deve valorizzare i talenti che Dio ha dato ad ognuno di noi. Deve essere orgogliosa di costruirsi il presente e preparare il proprio futuro: ecco perché ci impegnamo nella costruzione della chiesa e del teatro. Perché questi valori sono importanti oggi per le persone? Perché sentirsi coinvolti e protagonisti nel completamento della nostra chiesa? Come contribuire economicamente al completamento della chiesa? Quali sono le opere che si potrebbero offrire alla parrocchia? A. Perché la chiesa è un luogo di riferimento e di memoria per tutta una comunità, per noi un evento straordinario, quasi epocale, che avviene dopo alcuni secoli (l’antica chiesa è del 1700!) e quindi richiede un impegno economico altrettanto straordinario. B. Perché la Chiesa è un riferimento importante per la dignità della persona, per la famiglia e per la nostra società. C. Perché ognuno possa sentrirsi orgoglioso di avervi lasciato un segno tangibile che a Bordonchio rimarrà nel tempo, anche dopo di noi, e di aver in qualche modo contribuito qui, nel territorio dove abita a realizzare un’opera che esprime la nostra storia di fede e la nostra identità cristiana. Ogni parrocchiano deve sentirla “sua”, perché lo è. Come sarebbe bello se ognuno vi lasciasse un segno! - con offerte economiche (si può versare anche sul conto della par- rocchia riportato in calce al libretto) - acquisendo un’opera fra quelle presentate nell’elenco allegato, - facendo un prestito in danaro a tasso zero per un congruo periodo di tempo, - rivolgendosi direttamente al parroco o ai suoi collaboratori. N.B. Le offerte fatte alla parrocchia sono fiscalmente deducibili: richiedete la ricevuta della parrocchia. Qui è necessaria una premessa. L’edificio-chiesa e tutte le sue parti sono sì opere materiali, ma assumono nella vita del credente un alto valore simbolico. Ci richiamano alla nostra storia di fede, passata e presente, a tutti i doni che abbiamo ricevuto e riceviamo tutt’ora. Ci ricordano un Amore che è all’origine della nostra via, che perdona, che illumina, guarisce e ci riconcilia. Ecco allora che offrire un’opera che rimanga in chiesa anche nel futuro e che apparterrà a noi personalmente – perché la chiesa è la nostra casa – ma anche a tutta la comunità conta più di tante parole. Ci dà la possibilità di esprimere concretamente e simbolicamente: la gratitudine al Signore, oppure la richiesta di una grazia, la memoria di un dono ricevuto, il suffragio o il ricordo di una persona cara. Manifesta dunque visibilmente i tuoi sentimenti! le principali opere che stiamo progettando Il Portale principale d’ingresso in bronzo È simbolo di Gesù: ”Io sono la porta”, dice Gesù (Gv.10,7) Perché offrire il portale? Perchè Gesù porta dell’ovile ti introduca nella “Gerusalemme celeste”. Si potrebbe offrire anche in memoria o in suffragio di una persona cara. Il portale in bronzo Rivestono la chiesa di luce, rappresentano la grazia del Signore con cui lui ci riveste. Perché offrire le vetrate? Perché Gesù risorto ci rivesta della sua luce oppure per chiedere una grazia particolare per sé o per i propri familiari. le vetrate In vetro soffiato nella parte alta della facciata: raffigura il patrono S. Martino. Perché offrire il rosone del titolare della parrocchia? Perché il Signore per intercessione di S. Martino che ha condiviso con il povero il suo mantello faccia crescere la carità e la condivisione nella famiglia e fra tutti noi. O come ringraziamento per il dono del sacramento del matrimonio. Il rosone La Vetrata della Lanterna raffigura la discesa dello Spirito Santo e i dodici apostoli Perché offrire la vetrata della lanterna? Come ricordo e gratitudine per la propria Cresima. la lanterna L’icona centrale del Cristo morto/risorto. La comunità va incontro al Signore risorto. Questa immagine è visivamente il punto focale della chiesa: è davanti agli occhi di tutti. Si potrebbe offrire questa icona a cui tende lo sguardo dell’assemblea come riconoscenza al Signore per il dono che ci ha fatto della sua Incarnazione e Redenzione. L’icona di cristo l’immagine della madonna I quattro Evangelisti L’altare Si può offrire questa icona per esprimere la propria devozione alla madre di Dio. O come intercessione perché protegga la propria famiglia. Sono quattro sculture in terracotta poste in alto sulle quattro colonne della chiesa ai quattro punti cardinali. Si potrebbero offrire queste opere quasi come una preghiera missionaria: che il Vangelo sia portato a tutti i popoli del mondo. L’ Altare in pietra con la figura dell’Agnello immolato, cuore della chiesa Si potrebbe offrire la spesa dell’altare per esprimere l’offerta della propria vita al Signore. O anche perché Gesù sia sempre presente alla mensa della nostra famiglia come nel cenacolo. La tovaglia Se l’altare è Cristo, la tovaglia riveste Gesù. Si possono offrire le tovaglie dell’altare sapendo che, simbolicamente, rivesti Gesù stesso. I candelieri Si possono offrire i candelieri dell’altare per chiedere al Signore che ci mantenga sempre il dono della fede: essere una fiaccola sempre accesa. l’ambone Si può offrire la spesa dell’ambone perché il Signore ci renda sempre attenti e docili alla sua Parola.Oppure come riconoscenza per il dono che ci ha fatto della sua Parola nella Sacra Scrittura. Il Fonte battesimale Si potrebbe offrire il Fonte battesimale come memoria del battesimo proprio o dei propri cari. Le due acquasantiere Si potrebbe offrire una o due acquasantiere come desiderio di purificazione dei propri peccati. Si potrebbe offrire la sede del celebrante per ringraziare il Signore del dono che ci fa del sacerdote (o in memoria di don Antonio Benedettini). La Sede del celebrante Si potrebbe offrire la spesa della realizzazione del tabernacolo per ringraziare il Signore per la sua presenza in mezzo a noi nella Eucaristia. Il Tabernacolo e la lampada Posso donarlo come preghiera e augurio: perché Gesù risorto illumini il mio cammino. Il cero pasquale e il portacero Si può offrire l’organo e le casse di amplificazione perché la musica e il canto unisca la comunità nella lode di Dio e nell’amore fraterno. L’Organo e le casse amplificatrici Per ringraziare il Signore della grande misericordia che ha avuto verso di me. L’arredo dei due confessionali Serviranno circa 100 banchi. Per esprimere che nella vita della Chiesa ognuno è importante agli occhi di Dio ed ha il “suo” posto. Per una grazia ricevuta o anche per chiedere una grazia particolare. O in memoria di una persona cara defunta. Casula bianca, casula rossa, casula verde, casula viola Per amore delle celebrazioni liturgiche o per altri motivi. P.S. Non adesso, ma solo in un secondo tempo penseremo a realizzare le due statue sulla facciata esterna della chiesa, a decorare le due cappelle laterali e a realizzare i quadri della “Via Crucis”. I Banchi per la chiesa. I Paramenti liturgici Per finire Sono passati già dieci anni da quando nel giugno 1999 abbiamo iniziato a costruire il nuovo centro parrocchiale di Bordonchio per rispondere alle esigenze pastorali della comunità. Ora, con l’allestimento del teatro e la costruzione della chiesa grande, stiamo portando a termine un progetto ancora più bello di quello che avevamo immaginato. Ci sembra quasi di sognare! In questi anni di notevole impegno pastorale ma anche economico, il Signore ci ha sempre aiutato. In tante forme, attraverso molte persone ci ha offerto aiuti e opportunità che abbiamo sempre colto come un dono suo. Noi siamo certi che anche ora il Signore ci sosterrà nel completamento di quest’opera che è, essa stessa, un atto di fede in lui e nella sua presenza in mezzo a noi. E non mancherà di riempire della sua gioia tutti coloro che collaboreranno con Lui, sia per la costruzione della Chiesa spirituale – un cantiere che rimarrà sempre aperto – sia per la costruzione di questa nostra bella chiesa materiale. Nel 2010, sempre se il Signore vorrà, contiamo di poterla inaugurare. Firmato L’equipe pastorale, liturgica, tecnica e artistica Nuova chiesa di Bordonchio N.B. Teniamo presente che il Vescovo Francesco ci ha chiesto di costruire una chiesa “bella”, sia perché dev’essere degna della sua missione, sia perché rimarrà nel tempo. il portale d’ingresso Dati identificativi della Parrocchia Parrocchia San Martino di Bordonchio Piazzale don Giovanni Verità, 3 47814 Bellaria-Igea Marina (RN) tel.0541. 330070 fax 0541. 338577 Codice fiscale: 91011270401 e-mail [email protected] Sito parrocchia: www.chiesabordonchio.htmx.it Coordinate bancarie Romagna Est filiale di Bordonchio IBAN: IT 97 M 08852 67712 012010004310 Un sincero e vivo ringraziamento va a ARTI GRAFICHE COLOMBO di Gessate - MI che gentilmente ci ha offerto la pubblicazione di questo lavoro la nuova chiesa di bordonchio è il cuore del centro parrocchiale e si apre come in un abbraccio al territorio e alle persone che qui vivono e lavorano. la struttura è molto semplice: una pianta circolare che accoglie la comunità in preghiera intorno all’altare. l’assemblea è illuminata da una porta aperta nel cielo circondata dal tetto di legno e di rame che l’avvolge e la protegge come un mantello.