87
GIACOBINI E REAZIONARI NELLA PROVINCIA
DEL PRINCIPATO ULTRA
di Andrej Dróżdż
Gli episodi rivoluzionari dell'anno 1799 nelle pro-vince
napoletane e soprattutto nei piccoli borghi e nei paesi lontani
dalia capitale, pur suscitando un minore interesse storiografico
testimoniano tuttavia che anche in quei luoghi alcuni gruppi
poco numerosi di giacobi-ni audaci ed entusiasti delia
Rivoluzione accoglievano l'eco degli awenimenti svoltisi a
Napoli e, anche contro la volonta dei propri concittadini,
innalzavano gli 'alberi delia liberta'. La sconfitta delia
Repubblica Na-poletana fu determinata proprio dagli eventi
delie pro-vince, dove i repubblicani non trovarono sostegno e
ri-masero isolati e sconfitti. La resistenza maggiore fu op-posta
dai ceti piu umili, contadini e braccianti, i ąuali erano comdnti
che ii mutamento rivoluzionario avreb-be prima di tutto
eliminati i pesi delia giurisdizione feu-dale. Questo fallito
tentativo dei patrioti napoletani ebbe un peso sconvolgente
nella storia dei Mezzogiorno dltalia.
Attualmente le possibilita di studiare quel breve, ma cosi
importante periodo sono molto limitate soprattutto a causa
delie enormi perdite archivistiche subite durante la guerra:
ąuesto rende ogni nuovo documen-to riguardante la Repubblica
Napoletana particolar-mente prezioso. In ąuesto lavoro vorrei
richiamare l'at-tenzione sull'importanza dei Protocolli Notarili
come fonti relativamente poco utilizzate nelle ricerche storiografiche, ma non per ąuesto povere di informazioni1.
La domanda: "Cosa farę per ottenere 1'appoggio dei
popolo?" assorbiva molte energie dei patrioti napoletani.
L'arrivo dei Francesi provocó a Napoli la procla-mazione delia
Repubblica, ma senza che una legge ve-ramente rivoluzionaria,
cioe
chiaramente
abolitiva
delia
feudalita
fosse
immediatamente proclamata e la-sciando ąuesto compito alla
Commissione Legislativa dei Governo Prowisorio. I tentativi
per awicinare ii popolo alla rivoluzione, attraverso ii miraggio
dei miglio-ramento delie loro condizioni di vita, si limitarono
ad alcuni interventi relativi al passato demanio reale, senza
alcun beneficio concreto per i contadini che abita-vano e
lavoravano nelle terre soggette alla legislazio-ne feudale.
Rendendosi conto delie scarse possibilita di in-fluenzare e
di ottenere ii consenso dei popolo, i repubblicani nelle province
si limitavano alla diffusione delie idee rivoluzionarie attraverso
manifestazioni patriot-tiche e attraverso lo specifico linguaggio
rivoluziona-
J. Taurel, Entrata deH'Armata francese a Napoli ii 27 gennaio 1799. Yersailles,
Musee National du Chateau.
rio; tuttavia i risultati dei loro sforzi avevano effetti
controproducenti.
Questo equivoco e spiegato da Vincenzo Cuoco: "II
popolo — scrive — non sapeva ancora cosa fosse liberta: essa
e un sentimento e non un'idea; si fa provare eon i fatti, non si
dimostra eon le parole"2. L'opinione dei Cuoco rende
comprensibile lo svolgimento degli av-venimenti riportati nei
documento dell'epoca, riguardante ii corso delia rivoluzione a
Bonito. La verbosita degli aderenti alla Repubblica, in ąuesta
localita, era veramente eccessiva in confronto alla reale
possibilita di incidere coneretamente sulle condizioni materia-li
delia popolazione. In attesa delia nuova legge agra-ria e
antifeudale la strategia dei repubblicani verso ii popolo non era
univoca, perche conteneva due orien-tamenti opposti e
contraddittori: da un lato, i repubblicani, soprattutto per
mancanza di mezzi, tentavano di dimostrare la loro generosa
clemenza nei confronti degli insorgenti, spiegando le ragioni
delia rivoluzio-ne, ma dall'altro appoggiavano le spedizioni di
Carafa e di Spanó inviate nelle province allo scopo di combattere le insorgenze stesse. La politica delie 'promesse e delie
minacce' riguardo al popolo emerge eon chia-rezza anche nei
comportamento dei repubblicani a Bonito.
Come si legge nei Dizionario geografico ragionato di
Giustiniani, due anni prima delia rivoluzione dei 1799 i
bonitesi ascendevano al numero di 25903. Nel XVIII secolo
ąuesto paese, rispetto ad altre realta dei Regno, ebbe un
notevole sviluppo economico grazie al commercio dei grani
eon la Puglia4; peró rimaneva di-pendente dal punto di vista
amministrativo dalia citta
88
di Ariano, distante 6 miglia, sede del vescovado e delie istanze
delia regia autorka.
Uno dei personaggi piu facoltosi e stimati di Bonito alla
fine del secolo era 1'awocato Giovanni Antonio Cassitto
(1763/5 ? - 1822) che divenne Presidente delia Municipalita
repubblicana a Bonito, gia celebrę lette-rato, cultore di
archeologia e apprezzato autore di di-verse operę di diritto5.
Suo padre, gentiluomo Romualdo Cassitto, era amministratore dei beni feudali del duca Garofalo di Bonito, e per
parecchi anni diresse gli scavi archeologici df Ercolano. La
sorte favori non solo Giovanni Antonio ma anche i suoi fratelli
minori, i quali ricoprirono importanti cariche e compirono una
luminosa carrie-ra: Luigi Vincenzo Cassitto (1766-1822)
domenicano, predicatore del papa Pio VII, oratore, poeta,
archeolo-go, divenne un famoso professore di teologia, "uno
dei piu autorevoli ecclesiastici napoletani"6, mentre l'av-vocato
Federico Cassitto e ancora oggi riconosciuto come uno dei
moderni creatori dell'agricoltura e dell'e-conomia irpina7.
La preparazione intellettuale di Giovanni Antonio Cassitto
fu molto approfondita e varia anche rispetto al bagaglio
culturale degli altri riformatori napoletani. Studio lingua e
letteratura ebraica, greca, italiana e latina ad Ariano; quindi
passo a Napoli, dove fu "di-scepolo in filosofia di Antonio de
Martiis, in giurispru-denza di Marino Guarini, e ripete poscia le
lezioni di diritto presso Giuseppe Vario de Rosa"8. Nelle sue
nu-merosissime operę e espressa continuamente la profon-da
stima e devozione per i padri deirilluminismo ita-liano quali
Beccaria, Genovesi e Filangieri, e la sua pie-na comprensione
dei nodi concettuali delia battaglia illuminista. Alcune sue
operę si inseriscono infatti pie-namente in questo filone
culturale: DeWorigine dell'i-dolatria e delia superstizione, Del
fanatismo e delia ve-ra libertd, Delie tradizioni di tutti i popoli
ńguardo agli spiriti, Pensieri politici sulla povertd e modo di
dimi-nuirla nel nostro Regno, e una traduzione del Manuale
filosofico di Epitteto co' di lui frammenti e un Saggio morale di
Confucio, gran saggio Cinese.
Nel tempo delia rivoluzione napoletana Giovanni Antonio
Cassitto divenne ii piu deciso seguace del nuo-vo ordinamento
sociale e politico e assunse 1'incarico di presidente delia
Municipalita repubblicana. II suo autentico fervore patriottico
lo induceva a considera-re la rivoluzione, come possiamo
dedurre dal Protocol-lo Notarile, soprattutto come rivoluzione
dei costumi e delia morale, primo passo verso una completa
rivo-luzione politica e quindi delie strutture economiche del
Regno.
L'introduzione delia nuova morale civile repubblicana
peró non incontrava affatto i favori delia popolaAnonimo sec. XVIII, L'esercito delia Santa Fede entra in Napoli
guidato da Sant'Antonio. Napoli, Museo Nazionale di S. Martino. (F.
Pedicini)
zione contadina, risultando cosi sostanzialmente impo-sta dagli
stessi repubblicani.
I cittadini di Bonito, dopo aver appreso le novita
da introdurre neH'ordinamento del vecchio regime, ne
furono profondamente sconvolti. II presidente annunció addirittura 1'esclusione dei figli dall'influenza dei
genitori, secondo i dettami delia pedagogia repubbli
cana, 1'introduzione del divorzio, l'abolizione dei titoli, anche quelli di rispetto, come 'magnifico' e 'don', usati dai borghesi, la 'degradazione' delia religione cattolica, sostituita, in un certo modo, dal culto deli' 'albero delia liberta', 1'obbligo di portare la coccarda ecc.
II contrasto piu eclatante tra ii popolo e ii gruppo
dei repubblicani di Bonito riguardava 1'atteggiamento
verso ii monarca, frattanto fuggito in Sicilia, che nella
tradizione popolare era ritenuto 1'unico difensore del
ie Universita nei confronti dei soprusi baronali. A Bo
nito e ad Ariano i sovrani godevano di grandę rispetto
e ammirazione tra le popolazioni, come dimostravano
le grandi manifestazioni di giubilo inscenate durante
ii viaggio nelle province nell'anno 1790, quando i reali
sostarono ad Ariano. In occasione di questo particolare awenimento Giovanni Antonio Cassitto scrisse, e
due mesi dopo pubblicó, un'operetta di occasione dal
titolo Feste Arianesi, dalia quale traspare la viva commozione di quelle popolazioni per 1'incontro eon ii
sovrano.
"La M. del Re volle scendere di carrozza sotto la casa
delia Porta nella mattina de' 20 agosto, e di la sino alla Chiesa
de' Martiri per circa un miglio si eserci-tó a piedi. Nello stesso
luogo ii di appresso volle scar-rozzare la M. delia Regina colle
Loro Altezze Reali, e per compiacere al popolo si degnó per
un'ora tratte-nersi a vista di tutti nell'abitazione piu vicina. lvi
colle amabili Figlie dopo essersi ristorata eon qualche bevanda, si applicó a scrivere alcune lettere, e eon amo-roso volto
riceve un immenso numero di suppliche. La-sció in partire
trenta ducati al padrone di casa"10.
La bonta e clemenza delia regina provocó spontaneamente un comune entusiasmo e straordinaria gioia: "Nella
Piazza si sarebbe eseguito un concertato balletto di pastorelle,
secondo ii costume provinciale. Questo balio nella sua
semplicita mi ha dato sempre indicibi-le piacere; e al contrario
era giusto che le povere don-zelle fossero state anch'esse
partecipi delia gioia comune"11.
La leggenda popolare ingiganti la generosita e la clemenza
di Maria Carolina e dopo circa un mesę che i sovrani si erano
trattenuti tra Bonito, Striano e Ariano correvano le piu diverse
e contraddittorie notizie: alcuni riferivano che la regina entró
non soltanto in casa di un commerciante di Ariano, ma anche in
casa di una 'Fettucciara' a Striano, "ivi si fece servire di cioć-
colata e regaló la Fettucciara di once trenta e ordinó che
si comprasse a sue spese la stessa casa [...]"12. II
Cassitto smentiva ąueste inesatte opinioni: "La M.S.
smontó in Ariano non gia a Striano, era aspettata e desideratissima, non gia inaspettata"13. L'autore delie Feste Arianesi partecipó a quel comune giubilo, dichiarando tutto ii suo affetto per i regnanti: "II nostro amore verso gli attuali Regnanti vince ogni esempio, e crediamo di non saper meglio impiegare i nostri affetti, che
per loro, a' ąuali piu di tutto comdene ii caro no-me di
delizie del genere umano"14. A ricordo di ąuesto grandę
awenimento nella storia delia citta rimasero ad Ariano
numerose lapidi, che Cassitto trascrisse eon grandę
diligenza e pubblicó poi nel libro.
II mutamento delia coscienza politica di Cassitto
causato dalie tragiche esperienze e disillusioni sociali
verificatesi nel Regno nel corso degli anni Novanta,
conferma l'avvenuto distacco tra la monarchia e la
maggior parte dei letterati e illuministi napoletani —
ąuali Mario Pagano e Antonio Jerocades —, che in pre-
14
Anonimo sec. XVIII, L'esercito delia Santa Fede entra in Napoli
guidato da Sant'Antonio. Napoli, Museo Nazionale di S. Martino.
(F. Pedicini)
cedenza avevano pubblicamente espresso la loro approvazione del programma di riforme del sovrano. L'ammirazione per ii monarca espressa dal giovane lettera-to
irpino non ci stupisce.
Stupisce invece la sua mancata comprensione, durante la rivoluzione, del particolare rapporto instau-ratosi
tra le popolazioni e i monarchi nonostante ne avesse
appunto testimoniato la saldezzą ąualche anno prima in
ąuella sua pubblicazione. La incapacita di spiegare in
modo chiaro e convincente al popolo di Bo-nito ąuali
erano le aceuse contro ii re causó successi-vamente la
sconfitta repubblicana. D'altra parte gli at-teggiamenti
assunti dalio stesso gruppo guidato dal Cassitto
suscitarono immediate reazioni nel piccolo borgo di
campagna, da parte di ąuanti non accettava-no le
imposizioni e le minacce dei 'novatori'.
La caduta delia Repubblica Napoletana ebbe delie
conseguenze anche sulla vita di Cassitto, benche la sua
sorte fu ben diversa da ąuella dei repubblicani delia
capitale: all'inizio di luglio gli fu saccheggiata la casa
90
Libtrtct,
Eguaglianza
. R E P U B B L I C A NAPGLETANA.
I
I
£ O 0 M.
L Governo Trowisorio confiderando, che 11 »oftegno, e '1 fondamento di una libera Coftitiaione t
la ficurctai, the hanno gl' iodividai di godere de'
loro driiti naturali, e di tutti gU «Uri beni, di cui
l'Aotore di ogni efiftenia fit ha ricolmi , * che i
nimi dritti ddP.uomo , che łono inaljeoabili , -.ed
łrapretcrittibili, eono la libertł, .1" eguagliann , * la
yroprieta : e che percib nura Citiadino pni eflere
aftretto a far auello, .che la Legge noo pitacrwe,, c
che niuna diltioiione efiflc ira loro oe di natcita, Be
di potere treditario , e .che ciafcuoo debba jod* Te
de* aooi beni,.« dcl prodotto di *ie fatighe, «o-JBe
aua proprieta , teniache altri joiTa per la di luł iniUili
-privata toelieroe alcuoa carte:
Confidtrando inoltre., che tutte !le iftintiooi
delia feudalni, iramaguuie nell'ignorania, e findate cu]i',iuurpaalone„, sono violenae latte all'4imaJU'.aV, *
che qun>di tlltt' i dritii giuri riizi'duli ■peraooaii ,<
reali, eh' e«crc">iavano i .coli dttli Baroni :f;no.coo.trarj ai -primi dritti deli' uomo , ed al loro vivere
civile , cootro ii quale .non poifono .opporfi :ne cun*
rtratti , nc (prcacri2ioni., e ,che nel cielice rnoroento
delia ligeneraiione di.qnelta Repubblica , i o'uopo
•rMtittlire ,al libero Cittadiao ogni luo 4nuo ; ftabilisce, -*d .ordina *quanto .aiegue:
■*
ti, e preftaiioni di fimil natura <u i prodottl delto
,terre, e delie ioduftrie , che i dettt Cittadini per
1'inoanii chiamatl baroni, esercitavano »u i fondide"
particolari, e delie Comuni, reftano aboliti,*vietaT
ń, rimaneodo i fcndl liberi di ai fatta seryitu , ec,cetto guelle preftasionl, che fi pagano agti ex baroni
tper citolo di cenio, dl eolonia, « di concelEone enfiteutica, purche *fi<W ii ii'olo primjtiw, «d ii corw
.tratto priv.ato.dl conceffione, ii auale dimoflri di non
,effervl juurpaćione feudale, e che le tendite rieno ii
•preaao jdel *>ndo concefo. Tali prefUaiońi perb sa,«o fidotte a canone MU <oaeerva«ione di un decenT
;nio da .■potetfi redimtre al cin.jue per cento.
vVH. Tutte 4e gsbelle, Jecime, terratici., e qual.
ifingliaoo dritti di origlne feudale efercitari tu de«
ifoodi «V particolan, o delie Comuni reftano aboh i.
vViJI. Xuu' i Oernanj dettifi-ttdali.^opradeąuali ;1
Ćittadlpi deli' anaidetto feudo «fetciu»ano in qaalunqu« -maniera l'ufo civico di paacere, di seminare,
,ed aliro , «pparteqgono intieraniente alla Comane ,
nella guale .ton 6tuati, e -fino a JIUOT1 ordine i natu,rali delia Cootune ^>agheranno per lo godimento di
,quefli Oemanj all' Arn«iinirtraxione Munii-ipale . la
quale oe rfara conto alle Autorki Superiori le ftefle
preftazipni, e redditi come -per lo paflaio.
Legge abolithłi delia feudalita, Napoli, 7 fiorile anno 7 delia Liberta,
Napoli, Nella Stamperia Nazionale, 1799. Biblioteca Nazionale di Napoli,
L.V. 6-4/32.
NeWiniziare la discussione sulla legge feudale, certamente U piu
significativo intewento legislativo che la Repubblica stesse per varare, Mario
Pagano richiamó U debito intellettuale dei giacobini verso U loro 'maestro'
Filangieri, che aveva gia indicato le linee di intervento da seguire
neWabolizione di tutto U complesso di normę che definivano l'ordinamento
feudale.
Nonostante Uapprofondita analisi del sistema feudale gia ampia-mente
svolta dai riformatori, i giacobini si divisero tra ąuanti propo-nevano
l'abolizione dei diritti reali sui terreni senza nessuna contro-partita e coloro
che, avendo come obiettivo 1'esigenza di una maggiore legalitd formale,
affermavano U diritto del barone di dimostrare l'ori-gine contrattuale di tali
diritti e dunąue di chiedere U riscatto econo-mico al governo repubblicano,
una volta aboliti i diritti stessi. 1 primi, piu radicali (Cestari e Abbamonte tra
gli altri), consideravano tutti i diritti reali frutto di usurpazione; i secondi,
guidati da Mario Pagano, pur riconoscendo 1'esigenza di dare un chiaro e
forte segnale politico ąua-le l'abolizione dei privilegi baronali certamente
era, temevano al con-tempo l'opposizione dei baroni stessi, che poteva
costituire un gravis-simo ostacolo per la Repubblica. In effetti le pressioni
dei baroni furo-no tali da far rallentare la discussione e da modificare U
contenuto delia legge, chiedendo l'intervento del generale francese
Macdonald.
La legge, peró, fu poi varata alla fine di aprile eon ii nuovo gover-no
Abrial, U ąuale accettó la versione piu radicale. Pur avendo un im-pianto
effettivamente rivoluzionario (non meno di ció che sard poi ef-fettuato nel
1806 sotto U governo di Giuseppe Bonaparte) la legge delia Repubblica non
ebbe mai attuazione.
91
da parte degli 'insorgenti'. Antonio Amato ha descrit-to cosi
quell'episodio, riferendosi ad un manoscritto, dal titolo Fatto
fiscale dei saccheggi fatti nel 1799 U 2 e U 3 luglio, in cui e
scritto che "niente fu risparmiato al palazzo Cassitto: furono
portate via finanche le porte e vi fu appiccato ii fuoco"15.
Secondo 1'opinione di Scandone16 ii Pinto, amministratore dei beni dei rei di Stato, per motivi non chia-ri,
"aveva trovato modo di non eseguire ii seąuestro dei beni dei
cav. Giovanni Cassitto, fino alla pubblicazio-ne dell'indulto,
che gliene concedeva 1'esonero"17. In-fatti non si trova nessuna
traccia dei caso di Giovanni Cassitto nell'opuscolo Filiazione
dei rei di Stato (Na-poli 1880), e ąuesto ci suggerisce che ii
Cassitto, grazie alle sue relazioni e parentele, riusci a non
essere coin-volto nei seąuestri e nelle condanne dei rei di Stato.
Ma le vicissitudini dei 1799 lo scoraggiarono dal parteci-pare
all'attivita politica. Disilluso ormai dalia realta l'ex presidente si
dedicó unicamente18 alle sue indagi-ni critico-letterarie sulla
favolistica.
La relazione notarile sul corso degli awenimenti rivoluzionari
a Bonito (Principato Ultra) nel tempo delia Repubblica
Napoletana dei 179919.
"Die diecima octava mensis Augustis millesimo
septingentesimo nonagesimo nono [...].
In pubblico testimonio personalmente costituiti nella
nostra presenza Vincenzo Marone, Pasąuale Vi-gliotti, Carlo
Terragano ed Antonio Lombardi delia ter-ra di Bonito al
presente in ąuesta citta di Ariano, li qua-li a semplice richiesta
fattali dal medesimo Francesco Saverio Antonelli delia
medesima terra di Bonito, han-no fatto, come fanno avanti di
noi eon giuramento e per atto pubblico, ii seguente attestato
contenente li se-guenti Cap. 13.
Primo di tutti essi costituiti eon giuramento testi-ficano,
qual mentre nel di tre Frebraro dei corrente anno mille
settecento novantanove e giorno di domenica, ii mag.co D.
Camillo Miletti, essendosi attaccato di parole eon D. Angiolo
di Chiara nella pubblica Piazza, e proprio avanti la casa, osia
Palazzo di esso D. Camillo, circa ii doversi, o no piantare
1'infame albero delia liberta, perche [dicendo] esso D. Camillo
di volerlo far piantare forzosamente contro ii sentimento di D.
Angiolo, lo stesso D. Camillo proruppe nelle seguenti parole:
lo son Corte, lo Gov.tore, lo Re, ed lo Dio, ed in-fatti nel di'
cinąue ordinó cinque uomini di Bonito, de' quali non si
ricordano ii nome, portare sulle spalle, una trave d'olmo di
circa palmi sessanta d'altezza, guidati detti uomini da d.o
mag.co D. Camillo Miletti, e giunti, che questi furono nella
pubblica Piazza, e proprio nel
largo tra ii Palazzo dei Duca Bonito, e quella di D. Gio-vanni
Cassitto, di quella di Nicola Inglese, e poco in so-pra delia
Chiesa Mądre di d.ta Terra, li sud.ti uomini posarono la d.ta
trave, ed ivi ritrovati li sud.ti D. Gio-vanni Cassitto, Nicola
Inglese, e notaio Alessandro Miletti, 1'anzid.o D. Camillo
Miletti unitosi eon ąuesti, do-po aver fatto vestire eon lauri,
pieca di ferro situata sopra la bandiera, ed una Copola di lana
colore scar-latto, e zigarella, e fecero cellare d.ta trave, e
piantar-la in un fosso a tal'effetto fatto scavare, dandoli, ii nome: II sagro Albero delia liberta. Appena piantato ii d.to
infame albero, ii cennato D. Giovanni Cassitto in presenza di
tutto ii popolo, che stava cola radunato, si po-se ad alta voce a
gridare: Viva la Repubblica, viva la liberta ed uguaglianza, e
cosi dicendo, non solam.te in-sinuava ii popolo di dover esser
fedeli alla Repubblica, leggendo anche alcuni proclami delia
stessa, ma be-nanche sparlava malam.te dei Nostro Amatissimo
So-vrano e delia Regina sua sposa, D. Giovanni, eon que-ste
formali parole: Ci abbiamo levato datorno quello ladro, e
Cornuto dei Re e I'infame puttana delia Regina, la quale e
amica di Acton e di altre personę, essi sono fuggiti e ci hanno
lasciato tale miseria, se adesso venissero qui, li taglierei la
testa. Terminate tali parole abbracció 1'anzid.to albero, e quindi
eon suono di zampogna si pose a ballare attorno di quello,
unitam.te col giurato di d.ta Terra, dicendo sempre: Viva la
liberta, 1'eguaglianza e la Repubblica, e disse ancora al d.to
Giurato ed a tutti di non doverlo chiamare piu col titolo di D.
Giovanni Cassitto, se non volevano essere fuci-lati, e ció segui
la mattina verso 1'ora di sesta.
E terminato quanto di sopra si portarono tutti ąuattro nella
Chiesa Mądre, e costrinsero qui canonici e clero a cantare
solennem.te ii Te Deum in ringra-ziam.to e di essersi piantato
d.to infame Albero, e ció segui la mattina verso 1'ora di sesta.
Successivam.te nel-1'uscire fecero in d.ta Chiesa imdtarono,
non solam.te ii Popolo concorso, ma benanche ii Clero secolare
e re-golare, e gli altri Galantuomini di d.ta Terra a dover-gli
seguire, come in atto di processione, portando esso A. Giovanni
in una mano un conciarro, ossia giubbot-to, ed una collana di
seta a modo di tracolla Reale, e facendo prendere un tamburo
per solennizzare un tale atto, esso ii D. Giovanni, unitam.te
colli tre altri di Miletti ed Inglese andavano avanti dicendo
sempre: Vi-va la Liberta e l'eguaglianza, e tutto ii restante
Popolo lo seguiva, ma pochi furono quelli, che a sua infiammaz.ne dicevano lo stesso; E giunti che furono avanti la Chiesa
de' Padri Domenicani di d.ta T.ra ii sud.to D. Giovanni sali sul
piede di fabrica delia Croce cola situata, ed rileggendo li
proclami di d.ta infame Repu-blica, si pose talmente a gridare
ad alta voce, insinuan-do ii Popolo ii bene, che si ricevea dalia
med.a, ed ii
92
małe, che si era ricevuto dal passato nostro Regnante, e che
ognuno era in liberta di andare a togliere ii Bo-sco del
Padronali Bonito.
Finalmente perduta la voce, tanto essi, ąuanto ii Popolo si
ritirano in casa a pranzo. Dopo ii mezzo gior-no poi 1'anzid.to
D. Giovanni usci nuovam.te da casa, e radunate moltissime
Personę, incominció anche a far festa intorno all'albero dicendo
sempre: Viva la Liberta, 1'eguaglianza e la Repubblica, mandó
piu volte ii suo cappello in aria in segno di allegrezza, facendo
dire lo stesso a tutta ąuella gente, che alle funzioni era
concorsa.
Stiede per tre giorni ii sud.to albore cosi piantato, ma la
ąuarta notte fu ąuello levato segretam.te ridot-to in pezzi eon
accetta, e buttato via, e la mattina se-guente de' sette Febraio
furono trovate sulla trappa del fondaco del D. Camillo Miletti
attaccato al Palazzo, la bandiera, Coppola e Zigarella lacere in
segno di disprez-zo, mancatoci solamente la pieca, che fu
portata via dalie personę, che tutto ció fecero, e per allora non
si sa-pevano. La mattina seguente unitosi ii sud.to D. Camillo,
D. Giovanni, d.re Alessandro Miletti, e Nicola Inglese come
chi mostra un acerrimo dispiacere di essere sta-ta commessa
ąuesta creduta enorme ingiuria verso delia Repubblica, e delia
loro volonta, fecero emanare pub-blico bando per mezzo di
quel giurato, promettendo du-cati cento di taglione a chi
manifestava le personę che aveano avuto tanto ardire, e subito
presero la mazza delio stendardo delia congregazione delia
buona mor-te, lo vestirono come ii primo, e lo piantarono, e
quin-di facendo primo emanare i bandi sonarono i pochi tocchi delia Campana grandę, acció tutti si fossero radu-nati, come
segui in d.to oratorio, ed ivi crearono la mu-nicipalita
continente nove Individui e lui d.to D. Gio-vanni fu eletto ii
Presidente, e ció fatto egli stesso insi-nuó ii Popolo di essere
tutti uguali e che li figli di fa-miglia non erano piu soggetti alli
genitori e ciascuno aveva la liberta di maritarsi eon chi li
piaceva.
Cjuesta parole dispiacendo sommam.te al d.to D. Angiolo
di Chiara, replicando disse al d.to D. Giovanni Cassitto non
essere di bene di farę tale insinuazione al Popolo, perche
ąuando fosse cosi ognuno sarebbe po-tuto pigliarsi la sorella e
la moglie di d.to D. Giovanni, motivo per cui altercandosi
aspram.te di parole sareb-bero divenuti alle mani, se non si
frapponevano genti; sinch'esso D. Giovanni corrivo, delia
risposta che li da-va ii sud.to D. Angiolo, li rispose che lui non
li faceva approvaz.ne giacche teneva a sua disposizione venti
mila uomini; ii capitano [di loro] era di Casato Villano di
Avellino20, cui era ii Generale di tutti venti mila uomini, per cui
ii sud.to D. Angiolo strappatasi la Coccarda republicana del suo
cappello, si la pose sotto li piedi e si pose la Coccarda Reale,
dicendo: Viva ii Re, Viva
''L,L-'.4k
■ <■■/
.'y
r f.
" <- //
Carta intestata delia Repubblica Napoletana.
ii Re, cosi tutto ii Popolo adorando al d.to D. Angelo diceva lo
stesso.
Secondo. Dicono e dispongono che la mattina in cui erasi
fatta la predica del Purgatorio, ed ii giorno med.mo si andava
per la Piazza faciendo la ąuestua, e tra li que-stuanti andava
pure ii sud.to D. Giovanni Cassito, ąuando fu nella pubblica
Piazza lo stesso D. Giovanni, prese dal bacile una moneta di
ramę di grani ąuattro, e volta-ta la faccia del Re, impresso in
detta moneta, dopo aver-la eon disprezzo sputata la buttó a
terra e la calpestó dicendo Grandę porco di Re ancora sei vivo.
Terzo. Dicono e depongono, che del seguito di tutti i
disturbi passati tra lo stesso D. Giovanni, e compa-gni col
sud.to D. Angelo di Chiara, e suoi aderenti, lo stesso D.
Giovanni ricorse nella Reg. Udienza di Mon-tefusco, dove
esponendo che d.o D. Angiolo di Chiara, era Realista, e lui
Repubblicano, fece trasferire in d.ta Terra ii Regio Uditore de
Cesare per aceusare tale in-formaz.ne, col corso delia ąuale
restó rubricato in qua-lita di Realista Fanzidetto D. Angiolo
Chiara eon qua-rantesette altre personę, tra le ąuali vi era esso
mag.co Francesco Saverio, e suoi fratelli, come rilevasi dal
pro-cesso compilato, onde esso D. Giovanni insentendo ąuesta
rubrica publicamente disse in detta terra di Bonito, che aveva
impegno di far venire in suo Palazzo cin-que teste dei testimoni
ed ii piu li perdonava.
Quarto. Sanno essi costituiti, che essendosi sapu-to che ii
D. Costantino di Filippo avea realizzato vari paesi, e citta del
Regno, tutti gl'Individui di Bonito, sti-marono di cavare,
troncare e bruggiare Fultima volta d.o. Albore, e vestire la
Coccarda Reale come in effetti segno ed allora fu, che ii sud.o
mag.co Francesco Sa-verio Antonelli, dentro la Chiesa de' PP.
Dominicani in presenza del Popolo, dopo ii canto del Te Deum
in rin-graziam.to delia realizzaz.ne, cacció ąuella pieca stes-
93
sa, ch'erasi situata nel primo albore piantato e confes-só
in pubblico, che lui, e ii suo fratello, mag.co Vitan-tonio
Antonelli, ed Antonio Morelli, erano stati ąuelli che
erano levato primo Albero.
Finalmente sanno e depongono, che nel giorno di
mercoledi, due del passato Luglio, vennero in d.ta Ter-ra
di Bonito separatamente ąuattro Personę di diversi Paesi,
le ąuali in nome del Re intendevano carcerare ii sud.to D.
Giovanni, e compagni, come Giacobini, e non avendoli
trovati, diedero ii sacco alle due case de' medesimi, in
unione del popolo basso che si radunó in seguito del
bando fatto da loro emanare, eon ordine che tutti fossero
accorsi a prendersi le robę di dette Case, altrim.ti
l'avrebbero fatte bruggiare in mezzo delia Piazza, e dopo
seguito tale sacco saputosi da D. Camil-lo Miletti, che e
uno di ąuelli, che ricevette ii danno, ne giorni seguenti
ritiratosi da casa e redunati gllndi-vidui, che in tempo
delia Ex Repubblica, dico Ex Re-pubblica, erano iscritti
alla Guardia Civica, 1'incaricó, che avessero scassate le
Case di coloro, che avea anzi presa la Roba e avessero
ąuella tolta, ed a lui restitui-ta. Ed infatti d.te Personę
eseguendo 1'ordine ricevuto non solo presero la roba di
d.to D. Camillo e gliela re-stituirono, ma benanche in due
case, cioe in ąuella di Emmanuele Vigliotti e Giuseppe
Tordiglione, si presero alcuni danari da loro guadagni
nella [...] delia Puglia.
Delie ąuali cose tutte, siccome essi testificanti ne
hanno giurati [...].
NOTĘ
1
Tra le testimonianze notarili che riguardano la storia delia ri-voluzione
napoletana, possiamo distinguere: le denuncie dei funzio-nari del regime
monarchico, rimasti in carica durante la Repubblica, e le denuncie di coloro
che furono costretti a seguire gli ordina-menti repubblicani contro la propria
volonta; le numerose testimonianze, ricche per i diversi dati, spesso eon valore
narrativo, scritte maggiormente nel periodo dalia meta di giugno fino alla fine
deli' agosto del 1799 e dettate dagli insorti e dagli altri realisti; gli atte-stati
pubblici, scritti a favore delie personę minacciate dalie perse-cuzioni a causa
delia loro adesione alla Repubblica (in questo grup-
po troviamo anche le testimonianze degli ex-soldati delia armata rea-le, i quali
espongono dettagliatamente le loro sventure e spiegano le cause del ritardato
ritorno ai loro domicili); gli atti delia nuova autorita repubblicana e ąuelli delia
precedente autorka locale, con-tenuti nei protocolli di trasferimento dei
documenti del Municipio e di tanti altri strumenti del potere.
2
V. Cuoco, Saggio storico sulla Rivoluzione Napoletana del 1799, Ba
ri, Laterza, 1929, p. 104.
3
L. G IUSTINIANI, Dizionario geografico - ragionato, Napoli 1797, p. 320.
4
Op. cit., "La vicinanza delia Regia strada che da Napoli mena in
Puglia, ha fatto stabilire tra essi un mediocre commercio di grano,
e di altre derrate, le ąuali ritraggono dal loro territorio".
5
L. FERRARI, Onomasticon, Milano 1914, p. 174.
6
Cfr. Dizionario biografico degli italiani, vol. XXI, voce Luigi Vincenzo Cassitto, pp. 510-512.
7
Op. cit., voce Federico Cassitto, pp. 506-510.
8
S. G ATTI, Elogi, t. I, Napoli 1832, p. 155.
9
L. G IUSTINIANI, Memorie istoriche degli scrittori Legali del Regno di
Napoli, Napoli 1787, V. I, p. 227.
10
G.A. C ASSITTO, Feste Arianesi, Napoli 1790, p. 17.
11
Op. cit., p. 35.
12
PESARO, Foglietti, n. XXX, p. 303, cit. da G.A. C ASSITTO, cit.
13
CASSITTO, cit., p. 19.
14
Op. cit., p. 23.
15
A. AMATO, La rivoluzione del 1799 nella provincia di Avellino, Maddaloni 1918, p. 7.
16
Le opinioni di Francesco Scandone ci sembra siano contraddette
dai riscontri da noi effettuati: "ii 5 febbraio [ąuando fu pronunziata
condanna di esilio a vita, n.d.r.] contro ii giovane sacerdote Antonio
Cassitto di Avellino, a 15 anni; mentre uno zio omonimo, oriundo di
Bonito, domiciliato a Napoli, domenicano (era ąuesti ii P. Luigi, indicato col secondo nome Antonio?) di 38 anni, riportava sentenza di
condanna alla stessa pena" (Giacobini e sanfedisti neWlrpinia, "Samnium", 1930, p. 49). Nell'indice di Filiazioni de' rei di stato troviamo certo Antonio Cassitto, ma di Napoli, d'anni 28, mentre invece
1'ipotesi che padre Luigi Vincenzo Cassitto fosse espulso dal Regno
e ancora piu sorprendente: come dice ii suo biografo, Giuseppe Pignatelli, egli era "fieramente awerso" alla Repubblica Napoletana.
17
Op. cit, p. 64.
18
S. G ATTI, cit.
19
Archivio di Stato di Avellino, Prot. Not. Ariano anno 1799, B. 303,
f. 64.
20
Bando del re Ferdinando IV riguardante ii seąuestro dei beni dei
rei di Stato. Biblioteca delia Societa Napoletana di Storia Patria,
XXIX. D.3. Sotto la rubrica di Avellino troviamo ii nome di Carmine Yillani.
I PRINCIPALI AWENIMENTI
DELLA RIYOLUZIONE NAPOLETANA DEL 1799
1798
12 dicembre - Ferdinando IV ordina la ritirata delie truppe
napoletane dal territorio pontificio dopo soli 20 giorni
dall'inizio delia campagna contro i Fran-cesi che avevano
occupato Roma. La disordinata marcia a ritroso favorisce la
rapida avanzata dell'e-sercito d'oltralpe che giunge a Gaeta
ii 14 dicembre.
20 dicembre - Nonostante la resistenza accanita degli
abruzzesi e le manifestazioni popolari a Napoli a fa-vore dei
sovrani, contro i presunti giacobini, ii re de-cide la partenza
per Palermo. Nomina suo vicario Francesco Pignatelli conte
di Acerra, dopo aver fat-to imbarcare clandestinamente le
riserve auree sul-le navi inglesi che lo avrebbero portato in
Sicilia (23 dicembre).
23-30 dicembre - Alla partenza del re la "Citta", orga-nismo
del governo municipale, chiede al Pignatelli di creare una
"Deputazione del Buon governo" e una milizia urbana per la
difesa di Napoli: inizia ii con-trasto eon ii vicario, ii ąuale
ordina la distruzione delia flottiglia borbonica, alla fonda
nel porto. In-tanto a Roma esuli e patrioti napoletani si
uniscono alle truppe francesi in marcia verso Capua.
1799
1-10 gennaio - Dopo avere di fatto esautorato Pignatelli, che in
seguito aceusera i nobili di aver voluto instaurare la
"repubblica aristocratica", la "Citta" intavola le trattative
eon ii generale Jean Etienne Championnet, comandante in
capo dell'armata su-balpina. Cresce 1'inąuietudine tra la
plebe napole-tana per 1'awicinarsi dei "diavoli" francesi.
11 gennaio - Dopo la firma dell'armistizio awenuto a Sparanise
ii giorno prima, Capua, ultima difesa borbonica, e ceduta a
Championnet.
15-16 gennaio - I lazzari rifiutano Parmistizio (che pre-vede
tra 1'altro ii pagamento di 2.500.000 ducati ai Francesi),
assaltano i castelli, si armano, eleggendo Girolamo
Pignatelli duca di Moliterno comandante delia citta di
Napoli e costringendo alla fuga ii vica-rio Pignatelli.
18 gennaio - L'anarchia e ii vuoto di potere consento-no al
popolo di organizzare saccheggi e violenze contro i
giacobini, aceusati di aver favorito la vittoria
nemica: i fratelli Filomarino vengono fucilati. Fug-ge anche
ii generale Mack, comandante dell'eserci-to borbonico,
mentre Moliterno tratta eon Championnet.
21 gennaio - Seguendo un vecchio piano elaborato gia nel '93,
alcuni patrioti, intellettuali, nobili, borghe-si, rappresentanti
delia vasta opposizione alla monarchia borbonica, penetrano
in Castel S. Elmo, gua-dagnando una favorevolissima
posizione strategica. Mentre i Francesi incontrano
un'accanita e inatte-sa resistenza nelle strade delia citta
(Ponte delia Maddalena e Porta Capuana), Logoteta,
Eleonora Pi-mentel Fonseca ed altri proclamano in S. Elmo
la nascita delia Repubblica Napoletana.
25 gennaio - I Francesi entrano in citta: Championnet nomina
un Governo Prowisorio composto di 25 patrioti, presieduto
da Carlo Lauberg, gia organizza-tore delia congiura del '94
a Napoli e agitatore poli-tico delia Repubblica Cisalpina. A
Palermo Ferdinando IV nomina ii cardinale Ruffo vicario
generale del Regno.
28 gennaio - Alla presenza di Championnet si ripete ii
tradizionale miracolo di S. Gennaro: ii rispetto di-mostrato
dai Francesi per ii culto del patrono delia citta fa crescere tra
ii popolo la simpatia verso gli oceupanti. Gli straordinari
eventi dell'ultimo mesę sono suggellati dall'eruzione del
Vesuvio.
31 gennaio - Mentre continuano a far ritorno in citta esuli e
patrioti (Pagano da Milano, Russo da Roma), ii Governo
Prowisorio inizia la sua attivita, subito febbrile e feconda. Si
diffonde per le province la no-tizia di Napoli
"repubblicana", mentre Ruffo da Messina si prepara a
partire per ii continente. Inizia in vari luoghi delia citta
1'abbattimento di em-blemi e insegne borboniche, e si
erigono gli "alberi delia liberta", simboli del nuovo
ordinamento repub-blicano.
2 febbraio - Esce ii primo numero del "Monitore na-poletano"
diretto da Eleonora Pimentel Fonseca. II piu noto dei
periodici politici delia Repubblica sara affiancato in seguito
da altri giornali, "II Veditore repubblicano", ii "Giornale
Estemporaneo", ii "Cor-riere di Napoli e di Sicilia": notizie
politiche, cro-naca militare, ma anche articoli di costume e
varie-ta costituiscono gli argomenti piu o meno prevalen-ti
nei giornali politici che per la prima vołta si stam-pano nella
capitale.
95
6 febbraio - Championnet espelle ii commissario civile
Guillaume Charles Faypoult, sostenitore delia linea politica
del Direttorio tendente allo sfruttamento fi-nanziario dei
territori conąuistati fuori di Francia; la freddezza del
Direttorio verso 1'esperimento na-poletano si esprimera eon
ii rifiuto di ricevere la de-putazione inviata a Parigi per
chiedere ii riconosci-mento delia Repubblica.
7 febbraio - Ruffo approda in Calabria, a Pizzo. Ha gia
deciso gli strumenti e le modalita di ąuella marcia di
"riconąuista" che lo condurra in ąuattro mesi a Napoli:
esaltazione delia difesa dei valori religiosi, calibrate riforme
tributarie e 'soldo' ai 'massisti' (se-guaci delia "Santa Fede")
attraverso ii saccheggio. A Napoli si apre la Sala Patriottica,
tribuna e circo-lo politico presieduto da Vincenzio Russo.
10 febbraio ■ Legge sull'abolizione dei fedecommessi, primo
passo verso l'eversione delia feudalita.
12-13 febbraio - La Repubblica ridisegna la toponoma-stica
del Regno, organizzandolo in dieci dipartimen-ti:
1'operazione risultera peró affrettata tanto da co-stringere le
autorita repubblicane a rivederla. Si in-troduce ii decadario,
ii calendario repubblicano: i do-cumenti ufficiali recano in
calce i nomi di giorni e mesi "nuovo stile", che divengono
man mano piu fa-miliari.
18 febbraio ■ Decreto sulla coniazione delie monetę.
27 febbraio - II generale Championnet, fautore di un indirizzo
indipendente delia Repubblica Napoleta-na e di un suo
sviluppo genuinamente democratico, inviso per ąuesto al
Direttorio, viene richiamato a Parigi e lascia Napoli. Joseph
Andre Abrial viene in-caricato di riorganizzare ii governo;
Jacąues Macdonald diviene capo dell'armata francese nel
Mez-zogiorno d'Italia. Eleonora Pimentel Fonseca sottolinea nel "Monitore" la pericolosita delie insorgen-ze e
dell'azione del cardinale Ruffo.
1 marżo - II cambiamento dei vertici francesi non gio-va alla
solidita e al prestigio delia Repubblica, men-tre ii Governo
Prowisorio incontra Macdonald. Ruffo alla testa dei
'massisti' conąuista Monteleone, in Calabria.
5 marżo - L'Abruzzo continua a rimanere isolato dal resto delia
Repubblica: insorgenti e giacobini vi in-gaggiano una lotta
spietata e feroce. II "Monitore" ritorna sugli insorgenti e
parła di "forza małe ap-plicata". La resistenza ai patrioti e ai
Francesi di-viene accanita anche in Puglia e in Lucania. A
Napoli si rappresentano applauditissime tragedie alfie-
riane. Anche ii riformatore Giuseppe Maria Galanti presta la
sua competenza al Governo Prowisorio eon una memoria
sulle decime.
7 marżo - Legge sulla soppressione dei titoli nobiliari.
12 marżo ■ Viene ordinata la coscrizione generale.
13 marżo - Dopo la legge abolitiva dei fedecommessi ii
Governo Prowisorio introduce la discussione su ąuella
abolitiva delia feudalita. II fondamentale di-segno di legge
incontra opposizione e resistenza. Macdonald, premuto dai
baroni, rifiuta di sanziona-re ii progetto: i radicali (Cestari,
Abbamonte) cedo-no alle insistenze di Pagano; prevale una
tesi piu mo-derata.
16 marżo - II Comitato di Pubblica Sussistenza fissa i prezzi di
alcuni generi alimentari.
17 marżo - II generale Schipani guida una colonna di patrioti
che parte per la Calabria, allo scopo di fron-teggiare la
marcia di Ruffo. Avanzera fino a Eboli per poi ripiegare
venti giorni dopo.
18 marżo - Le polemiche all'interno del Governo Prov-visorio
sfociano nelle denunzie di Lauberg, Riario, Cestari, Fasulo
e Rotondo; all'intenso lavoro legisla-tivo si accompagna la
mancanza di unita dei patrioti e ii protrarsi di polemiche e
contrasti. Vero arbi-tro rimane Macdonald.
27 marżo - Mentre ii "Veditore repubblicano" inter-viene sulla
ąuestione feudale, la Deputazione Patriottica chiede al
Governo di radicalizzare la sua azione.
30-31 marżo - Anche Marc-Antoinę Jullien, segretario
generale delia Repubblica e amico di Championnet, e
arrestato. Abrial giunge a Napoli, insieme a Faypoult. La
linea radicale e neo-giacobina e completa-mente battuta; sei
membri del Governo Prowisorio si dimettono.
5 aprile ■ L'arcivescovo di Napoli Giuseppe Maria Zurlo lancia un appello "a tutti i popoli repubblicani" perche
sostengano la Repubblica.
6 aprile - Luisa Sanfelice viene a conoscenza di una
congiura dei realisti per abbattere la Repubblica, mentre
Ruffo, conąuistata anche la repubblicana Crotone, arriva ai
confini tra la Calabria e ii Princi-pato Citra.
8 aprile - Entra a far parte del Governo Prowisorio
l'ammiraglio Francesco Caracciolo. Pur rimanendo oscuri i
reali motivi del suo ritorno da Palermo — dove aveva
seguito Ferdinando IV — ben presto or-ganizza la marina
delia Repubblica, impegna seria-
ąuesto, caduta la Repubblica, fu fatto impiccare da Nelson
sulla nave ammiraglia inglese e gettato nel-le acąue del
Golfo.
9 aprile - II "Monitore" pubblica la discussione sull'a-bolizione
delia feudalita awenuta un mesę prima al-1'interno del
Governo Prowisorio.
14 aprile - L'arresto di Lauberg (12 aprile) fa precipi-tare la
crisi del Governo Prowisorio: Abrial organiz-za ii governo
in un Comitato legislativo, presidente Francesco Mario
Pagano, e in un Comitato esecuti-vo, presidente Giuseppe
Abbamonte.
17 aprile - Vincenzio Russo chiede che i membri del disciolto
Governo Prowisorio rendano conto del loro operato
finanziario e che venga diminuito lo sti-pendio di ąuelli in
carica. La richiesta" e accolta, vie-ne emanata una legge sul
controllo dei funzionari addetti al maneggio del denaro
pubblico.
25 aprile - Dopo mesi di discussioni e eon 1'opposizio-ne dei
baroni, Abrial accetta di promulgare la legge abolitiva dei
diritti feudali: la posizione di Pagano e accantonata, la legge
ha un impianto piu radicale.
27 aprile - Altro passo verso la riforma delio Stato: vie-ne
abolita la tassa del "testatico", particolarmente invisa ai
contadini. La Guardia Nazionale prende possesso del Castel
deH'Ovo, del Carmine e del Ca-stel Nuovo.
1 maggio - Legge per Pabolizione delia tortura, dei "criminali"
e delie pene straordinarie: da cosi i suoi frutti la grandę
stagione illuministica dei Beccaria e dei Filangieri.
so. Scontri violenti tra Francesi e insorgenti ad Avel-lino e
Monteforte.
4 maggio - Si rinnova ii miracolo di S. Gennaro alla presenza
di Macdonald: la citta, in festa, e illu-minata.
6 maggio - Legge sui Banchi. La mancanza di nume-rario e la
necessita di pagare eon fedi di credito o "assegnati"
rimaneva ii piu grave limite all'azione dei patrioti.
9 maggio - I Francesi partono definitivamente da Caserta, lasciando solo un piccolo contingente a Napoli in Castel
S. Elmo. I giacobini esprimono paradossal-. mente la loro
soddisfazione per poter agire finalmen-te senza la tutela
francese.
10 maggio - Altamura viene saccheggiata dai realisti.
12 maggio - Mentre si predispongono le operę a dife-sa delia
capitale e si eseguono condanne a morte dei realisti, ii
generale Matera parte per contrastare gli insorgenti in
Puglia.
20 maggio - Inizia la discussione sul testo delia Costi-tuzione,
elaborata da Mario Pagano, ma che rimar-ra inapplicata. Pur
ispirato alla Costituzione francese dell'anno III, ii progetto
contiene istituti odginali e nuovi.
29 maggio - Dalia Puglia Ruffo avanza velocemente verso
Avellino incontrando oramai scarsa resistenza.
3 giugno - Viene nominata una Commissione rivolu-zionaria;
si decide di confiscare i beni dei baroni fe-deli al re.
97
6 giugno - Si moltiplicano i proclami per incitare la
popolazione delia capitale a resistere; esce 1'ultimo numero
del "Monitore".
13 giugno - Superata Nola, Ruffo giunge in prossimi-ta di
Napoli.
13-19 giugno - Violentissimi scontri ad est delia citta;
saccheggi e orrori dei sanfedisti penetrati in citta e dei
lazzaroni. Salta in aria ii forte di Vigliena, ap-pena occupato
dai realisti. I patrioti nei Castelli si arrendono; solo S. Elmo
resiste.
29 giugno - Nelson fa impiccare Caracciolo all'albero delia sua
nave.
10 luglio - Partito ii 3 da Palermo ii re arriva in rada, ma non
lascia ii vascello inglese che lo ospita: pur schiacciata la
resistenza dei patrioti, continuano le violenze e la "caccia al
giacobino".
11 luglio - Con la promessa di Ruffo di lasciare parti-re tutti i
patrioti viene firmata dal comandante Me-jan la
capitolazione dell'ultimo castello resistente, S. Elmo.
agosto - Si inizia a sgranare ii triste rosario delie ese-cuzioni
capitali che si protrarranno fino a meta del 1800. Quanti
scamperanno alla forca o saranno con-dannati all'esilio
troveranno asilo in Francia.
Scarica

giacobini e reazionari nella provincia del principato ultra