87 GIACOBINI E REAZIONARI NELLA PROVINCIA DEL PRINCIPATO ULTRA di Andrej Dróżdż Gli episodi rivoluzionari dell'anno 1799 nelle pro-vince napoletane e soprattutto nei piccoli borghi e nei paesi lontani dalia capitale, pur suscitando un minore interesse storiografico testimoniano tuttavia che anche in quei luoghi alcuni gruppi poco numerosi di giacobi-ni audaci ed entusiasti delia Rivoluzione accoglievano l'eco degli awenimenti svoltisi a Napoli e, anche contro la volonta dei propri concittadini, innalzavano gli 'alberi delia liberta'. La sconfitta delia Repubblica Na-poletana fu determinata proprio dagli eventi delie pro-vince, dove i repubblicani non trovarono sostegno e ri-masero isolati e sconfitti. La resistenza maggiore fu op-posta dai ceti piu umili, contadini e braccianti, i ąuali erano comdnti che ii mutamento rivoluzionario avreb-be prima di tutto eliminati i pesi delia giurisdizione feu-dale. Questo fallito tentativo dei patrioti napoletani ebbe un peso sconvolgente nella storia dei Mezzogiorno dltalia. Attualmente le possibilita di studiare quel breve, ma cosi importante periodo sono molto limitate soprattutto a causa delie enormi perdite archivistiche subite durante la guerra: ąuesto rende ogni nuovo documen-to riguardante la Repubblica Napoletana particolar-mente prezioso. In ąuesto lavoro vorrei richiamare l'at-tenzione sull'importanza dei Protocolli Notarili come fonti relativamente poco utilizzate nelle ricerche storiografiche, ma non per ąuesto povere di informazioni1. La domanda: "Cosa farę per ottenere 1'appoggio dei popolo?" assorbiva molte energie dei patrioti napoletani. L'arrivo dei Francesi provocó a Napoli la procla-mazione delia Repubblica, ma senza che una legge ve-ramente rivoluzionaria, cioe chiaramente abolitiva delia feudalita fosse immediatamente proclamata e la-sciando ąuesto compito alla Commissione Legislativa dei Governo Prowisorio. I tentativi per awicinare ii popolo alla rivoluzione, attraverso ii miraggio dei miglio-ramento delie loro condizioni di vita, si limitarono ad alcuni interventi relativi al passato demanio reale, senza alcun beneficio concreto per i contadini che abita-vano e lavoravano nelle terre soggette alla legislazio-ne feudale. Rendendosi conto delie scarse possibilita di in-fluenzare e di ottenere ii consenso dei popolo, i repubblicani nelle province si limitavano alla diffusione delie idee rivoluzionarie attraverso manifestazioni patriot-tiche e attraverso lo specifico linguaggio rivoluziona- J. Taurel, Entrata deH'Armata francese a Napoli ii 27 gennaio 1799. Yersailles, Musee National du Chateau. rio; tuttavia i risultati dei loro sforzi avevano effetti controproducenti. Questo equivoco e spiegato da Vincenzo Cuoco: "II popolo — scrive — non sapeva ancora cosa fosse liberta: essa e un sentimento e non un'idea; si fa provare eon i fatti, non si dimostra eon le parole"2. L'opinione dei Cuoco rende comprensibile lo svolgimento degli av-venimenti riportati nei documento dell'epoca, riguardante ii corso delia rivoluzione a Bonito. La verbosita degli aderenti alla Repubblica, in ąuesta localita, era veramente eccessiva in confronto alla reale possibilita di incidere coneretamente sulle condizioni materia-li delia popolazione. In attesa delia nuova legge agra-ria e antifeudale la strategia dei repubblicani verso ii popolo non era univoca, perche conteneva due orien-tamenti opposti e contraddittori: da un lato, i repubblicani, soprattutto per mancanza di mezzi, tentavano di dimostrare la loro generosa clemenza nei confronti degli insorgenti, spiegando le ragioni delia rivoluzio-ne, ma dall'altro appoggiavano le spedizioni di Carafa e di Spanó inviate nelle province allo scopo di combattere le insorgenze stesse. La politica delie 'promesse e delie minacce' riguardo al popolo emerge eon chia-rezza anche nei comportamento dei repubblicani a Bonito. Come si legge nei Dizionario geografico ragionato di Giustiniani, due anni prima delia rivoluzione dei 1799 i bonitesi ascendevano al numero di 25903. Nel XVIII secolo ąuesto paese, rispetto ad altre realta dei Regno, ebbe un notevole sviluppo economico grazie al commercio dei grani eon la Puglia4; peró rimaneva di-pendente dal punto di vista amministrativo dalia citta 88 di Ariano, distante 6 miglia, sede del vescovado e delie istanze delia regia autorka. Uno dei personaggi piu facoltosi e stimati di Bonito alla fine del secolo era 1'awocato Giovanni Antonio Cassitto (1763/5 ? - 1822) che divenne Presidente delia Municipalita repubblicana a Bonito, gia celebrę lette-rato, cultore di archeologia e apprezzato autore di di-verse operę di diritto5. Suo padre, gentiluomo Romualdo Cassitto, era amministratore dei beni feudali del duca Garofalo di Bonito, e per parecchi anni diresse gli scavi archeologici df Ercolano. La sorte favori non solo Giovanni Antonio ma anche i suoi fratelli minori, i quali ricoprirono importanti cariche e compirono una luminosa carrie-ra: Luigi Vincenzo Cassitto (1766-1822) domenicano, predicatore del papa Pio VII, oratore, poeta, archeolo-go, divenne un famoso professore di teologia, "uno dei piu autorevoli ecclesiastici napoletani"6, mentre l'av-vocato Federico Cassitto e ancora oggi riconosciuto come uno dei moderni creatori dell'agricoltura e dell'e-conomia irpina7. La preparazione intellettuale di Giovanni Antonio Cassitto fu molto approfondita e varia anche rispetto al bagaglio culturale degli altri riformatori napoletani. Studio lingua e letteratura ebraica, greca, italiana e latina ad Ariano; quindi passo a Napoli, dove fu "di-scepolo in filosofia di Antonio de Martiis, in giurispru-denza di Marino Guarini, e ripete poscia le lezioni di diritto presso Giuseppe Vario de Rosa"8. Nelle sue nu-merosissime operę e espressa continuamente la profon-da stima e devozione per i padri deirilluminismo ita-liano quali Beccaria, Genovesi e Filangieri, e la sua pie-na comprensione dei nodi concettuali delia battaglia illuminista. Alcune sue operę si inseriscono infatti pie-namente in questo filone culturale: DeWorigine dell'i-dolatria e delia superstizione, Del fanatismo e delia ve-ra libertd, Delie tradizioni di tutti i popoli ńguardo agli spiriti, Pensieri politici sulla povertd e modo di dimi-nuirla nel nostro Regno, e una traduzione del Manuale filosofico di Epitteto co' di lui frammenti e un Saggio morale di Confucio, gran saggio Cinese. Nel tempo delia rivoluzione napoletana Giovanni Antonio Cassitto divenne ii piu deciso seguace del nuo-vo ordinamento sociale e politico e assunse 1'incarico di presidente delia Municipalita repubblicana. II suo autentico fervore patriottico lo induceva a considera-re la rivoluzione, come possiamo dedurre dal Protocol-lo Notarile, soprattutto come rivoluzione dei costumi e delia morale, primo passo verso una completa rivo-luzione politica e quindi delie strutture economiche del Regno. L'introduzione delia nuova morale civile repubblicana peró non incontrava affatto i favori delia popolaAnonimo sec. XVIII, L'esercito delia Santa Fede entra in Napoli guidato da Sant'Antonio. Napoli, Museo Nazionale di S. Martino. (F. Pedicini) zione contadina, risultando cosi sostanzialmente impo-sta dagli stessi repubblicani. I cittadini di Bonito, dopo aver appreso le novita da introdurre neH'ordinamento del vecchio regime, ne furono profondamente sconvolti. II presidente annunció addirittura 1'esclusione dei figli dall'influenza dei genitori, secondo i dettami delia pedagogia repubbli cana, 1'introduzione del divorzio, l'abolizione dei titoli, anche quelli di rispetto, come 'magnifico' e 'don', usati dai borghesi, la 'degradazione' delia religione cattolica, sostituita, in un certo modo, dal culto deli' 'albero delia liberta', 1'obbligo di portare la coccarda ecc. II contrasto piu eclatante tra ii popolo e ii gruppo dei repubblicani di Bonito riguardava 1'atteggiamento verso ii monarca, frattanto fuggito in Sicilia, che nella tradizione popolare era ritenuto 1'unico difensore del ie Universita nei confronti dei soprusi baronali. A Bo nito e ad Ariano i sovrani godevano di grandę rispetto e ammirazione tra le popolazioni, come dimostravano le grandi manifestazioni di giubilo inscenate durante ii viaggio nelle province nell'anno 1790, quando i reali sostarono ad Ariano. In occasione di questo particolare awenimento Giovanni Antonio Cassitto scrisse, e due mesi dopo pubblicó, un'operetta di occasione dal titolo Feste Arianesi, dalia quale traspare la viva commozione di quelle popolazioni per 1'incontro eon ii sovrano. "La M. del Re volle scendere di carrozza sotto la casa delia Porta nella mattina de' 20 agosto, e di la sino alla Chiesa de' Martiri per circa un miglio si eserci-tó a piedi. Nello stesso luogo ii di appresso volle scar-rozzare la M. delia Regina colle Loro Altezze Reali, e per compiacere al popolo si degnó per un'ora tratte-nersi a vista di tutti nell'abitazione piu vicina. lvi colle amabili Figlie dopo essersi ristorata eon qualche bevanda, si applicó a scrivere alcune lettere, e eon amo-roso volto riceve un immenso numero di suppliche. La-sció in partire trenta ducati al padrone di casa"10. La bonta e clemenza delia regina provocó spontaneamente un comune entusiasmo e straordinaria gioia: "Nella Piazza si sarebbe eseguito un concertato balletto di pastorelle, secondo ii costume provinciale. Questo balio nella sua semplicita mi ha dato sempre indicibi-le piacere; e al contrario era giusto che le povere don-zelle fossero state anch'esse partecipi delia gioia comune"11. La leggenda popolare ingiganti la generosita e la clemenza di Maria Carolina e dopo circa un mesę che i sovrani si erano trattenuti tra Bonito, Striano e Ariano correvano le piu diverse e contraddittorie notizie: alcuni riferivano che la regina entró non soltanto in casa di un commerciante di Ariano, ma anche in casa di una 'Fettucciara' a Striano, "ivi si fece servire di cioć- colata e regaló la Fettucciara di once trenta e ordinó che si comprasse a sue spese la stessa casa [...]"12. II Cassitto smentiva ąueste inesatte opinioni: "La M.S. smontó in Ariano non gia a Striano, era aspettata e desideratissima, non gia inaspettata"13. L'autore delie Feste Arianesi partecipó a quel comune giubilo, dichiarando tutto ii suo affetto per i regnanti: "II nostro amore verso gli attuali Regnanti vince ogni esempio, e crediamo di non saper meglio impiegare i nostri affetti, che per loro, a' ąuali piu di tutto comdene ii caro no-me di delizie del genere umano"14. A ricordo di ąuesto grandę awenimento nella storia delia citta rimasero ad Ariano numerose lapidi, che Cassitto trascrisse eon grandę diligenza e pubblicó poi nel libro. II mutamento delia coscienza politica di Cassitto causato dalie tragiche esperienze e disillusioni sociali verificatesi nel Regno nel corso degli anni Novanta, conferma l'avvenuto distacco tra la monarchia e la maggior parte dei letterati e illuministi napoletani — ąuali Mario Pagano e Antonio Jerocades —, che in pre- 14 Anonimo sec. XVIII, L'esercito delia Santa Fede entra in Napoli guidato da Sant'Antonio. Napoli, Museo Nazionale di S. Martino. (F. Pedicini) cedenza avevano pubblicamente espresso la loro approvazione del programma di riforme del sovrano. L'ammirazione per ii monarca espressa dal giovane lettera-to irpino non ci stupisce. Stupisce invece la sua mancata comprensione, durante la rivoluzione, del particolare rapporto instau-ratosi tra le popolazioni e i monarchi nonostante ne avesse appunto testimoniato la saldezzą ąualche anno prima in ąuella sua pubblicazione. La incapacita di spiegare in modo chiaro e convincente al popolo di Bo-nito ąuali erano le aceuse contro ii re causó successi-vamente la sconfitta repubblicana. D'altra parte gli at-teggiamenti assunti dalio stesso gruppo guidato dal Cassitto suscitarono immediate reazioni nel piccolo borgo di campagna, da parte di ąuanti non accettava-no le imposizioni e le minacce dei 'novatori'. La caduta delia Repubblica Napoletana ebbe delie conseguenze anche sulla vita di Cassitto, benche la sua sorte fu ben diversa da ąuella dei repubblicani delia capitale: all'inizio di luglio gli fu saccheggiata la casa 90 Libtrtct, Eguaglianza . R E P U B B L I C A NAPGLETANA. I I £ O 0 M. L Governo Trowisorio confiderando, che 11 »oftegno, e '1 fondamento di una libera Coftitiaione t la ficurctai, the hanno gl' iodividai di godere de' loro driiti naturali, e di tutti gU «Uri beni, di cui l'Aotore di ogni efiftenia fit ha ricolmi , * che i nimi dritti ddP.uomo , che łono inaljeoabili , -.ed łrapretcrittibili, eono la libertł, .1" eguagliann , * la yroprieta : e che percib nura Citiadino pni eflere aftretto a far auello, .che la Legge noo pitacrwe,, c che niuna diltioiione efiflc ira loro oe di natcita, Be di potere treditario , e .che ciafcuoo debba jod* Te de* aooi beni,.« dcl prodotto di *ie fatighe, «o-JBe aua proprieta , teniache altri joiTa per la di luł iniUili -privata toelieroe alcuoa carte: Confidtrando inoltre., che tutte !le iftintiooi delia feudalni, iramaguuie nell'ignorania, e findate cu]i',iuurpaalone„, sono violenae latte all'4imaJU'.aV, * che qun>di tlltt' i dritii giuri riizi'duli ■peraooaii ,< reali, eh' e«crc">iavano i .coli dttli Baroni :f;no.coo.trarj ai -primi dritti deli' uomo , ed al loro vivere civile , cootro ii quale .non poifono .opporfi :ne cun* rtratti , nc (prcacri2ioni., e ,che nel cielice rnoroento delia ligeneraiione di.qnelta Repubblica , i o'uopo •rMtittlire ,al libero Cittadiao ogni luo 4nuo ; ftabilisce, -*d .ordina *quanto .aiegue: ■* ti, e preftaiioni di fimil natura <u i prodottl delto ,terre, e delie ioduftrie , che i dettt Cittadini per 1'inoanii chiamatl baroni, esercitavano »u i fondide" particolari, e delie Comuni, reftano aboliti,*vietaT ń, rimaneodo i fcndl liberi di ai fatta seryitu , ec,cetto guelle preftasionl, che fi pagano agti ex baroni tper citolo di cenio, dl eolonia, « di concelEone enfiteutica, purche *fi<W ii ii'olo primjtiw, «d ii corw .tratto priv.ato.dl conceffione, ii auale dimoflri di non ,effervl juurpaćione feudale, e che le tendite rieno ii •preaao jdel *>ndo concefo. Tali prefUaiońi perb sa,«o fidotte a canone MU <oaeerva«ione di un decenT ;nio da .■potetfi redimtre al cin.jue per cento. vVH. Tutte 4e gsbelle, Jecime, terratici., e qual. ifingliaoo dritti di origlne feudale efercitari tu de« ifoodi «V particolan, o delie Comuni reftano aboh i. vViJI. Xuu' i Oernanj dettifi-ttdali.^opradeąuali ;1 Ćittadlpi deli' anaidetto feudo «fetciu»ano in qaalunqu« -maniera l'ufo civico di paacere, di seminare, ,ed aliro , «pparteqgono intieraniente alla Comane , nella guale .ton 6tuati, e -fino a JIUOT1 ordine i natu,rali delia Cootune ^>agheranno per lo godimento di ,quefli Oemanj all' Arn«iinirtraxione Munii-ipale . la quale oe rfara conto alle Autorki Superiori le ftefle preftazipni, e redditi come -per lo paflaio. Legge abolithłi delia feudalita, Napoli, 7 fiorile anno 7 delia Liberta, Napoli, Nella Stamperia Nazionale, 1799. Biblioteca Nazionale di Napoli, L.V. 6-4/32. NeWiniziare la discussione sulla legge feudale, certamente U piu significativo intewento legislativo che la Repubblica stesse per varare, Mario Pagano richiamó U debito intellettuale dei giacobini verso U loro 'maestro' Filangieri, che aveva gia indicato le linee di intervento da seguire neWabolizione di tutto U complesso di normę che definivano l'ordinamento feudale. Nonostante Uapprofondita analisi del sistema feudale gia ampia-mente svolta dai riformatori, i giacobini si divisero tra ąuanti propo-nevano l'abolizione dei diritti reali sui terreni senza nessuna contro-partita e coloro che, avendo come obiettivo 1'esigenza di una maggiore legalitd formale, affermavano U diritto del barone di dimostrare l'ori-gine contrattuale di tali diritti e dunąue di chiedere U riscatto econo-mico al governo repubblicano, una volta aboliti i diritti stessi. 1 primi, piu radicali (Cestari e Abbamonte tra gli altri), consideravano tutti i diritti reali frutto di usurpazione; i secondi, guidati da Mario Pagano, pur riconoscendo 1'esigenza di dare un chiaro e forte segnale politico ąua-le l'abolizione dei privilegi baronali certamente era, temevano al con-tempo l'opposizione dei baroni stessi, che poteva costituire un gravis-simo ostacolo per la Repubblica. In effetti le pressioni dei baroni furo-no tali da far rallentare la discussione e da modificare U contenuto delia legge, chiedendo l'intervento del generale francese Macdonald. La legge, peró, fu poi varata alla fine di aprile eon ii nuovo gover-no Abrial, U ąuale accettó la versione piu radicale. Pur avendo un im-pianto effettivamente rivoluzionario (non meno di ció che sard poi ef-fettuato nel 1806 sotto U governo di Giuseppe Bonaparte) la legge delia Repubblica non ebbe mai attuazione. 91 da parte degli 'insorgenti'. Antonio Amato ha descrit-to cosi quell'episodio, riferendosi ad un manoscritto, dal titolo Fatto fiscale dei saccheggi fatti nel 1799 U 2 e U 3 luglio, in cui e scritto che "niente fu risparmiato al palazzo Cassitto: furono portate via finanche le porte e vi fu appiccato ii fuoco"15. Secondo 1'opinione di Scandone16 ii Pinto, amministratore dei beni dei rei di Stato, per motivi non chia-ri, "aveva trovato modo di non eseguire ii seąuestro dei beni dei cav. Giovanni Cassitto, fino alla pubblicazio-ne dell'indulto, che gliene concedeva 1'esonero"17. In-fatti non si trova nessuna traccia dei caso di Giovanni Cassitto nell'opuscolo Filiazione dei rei di Stato (Na-poli 1880), e ąuesto ci suggerisce che ii Cassitto, grazie alle sue relazioni e parentele, riusci a non essere coin-volto nei seąuestri e nelle condanne dei rei di Stato. Ma le vicissitudini dei 1799 lo scoraggiarono dal parteci-pare all'attivita politica. Disilluso ormai dalia realta l'ex presidente si dedicó unicamente18 alle sue indagi-ni critico-letterarie sulla favolistica. La relazione notarile sul corso degli awenimenti rivoluzionari a Bonito (Principato Ultra) nel tempo delia Repubblica Napoletana dei 179919. "Die diecima octava mensis Augustis millesimo septingentesimo nonagesimo nono [...]. In pubblico testimonio personalmente costituiti nella nostra presenza Vincenzo Marone, Pasąuale Vi-gliotti, Carlo Terragano ed Antonio Lombardi delia ter-ra di Bonito al presente in ąuesta citta di Ariano, li qua-li a semplice richiesta fattali dal medesimo Francesco Saverio Antonelli delia medesima terra di Bonito, han-no fatto, come fanno avanti di noi eon giuramento e per atto pubblico, ii seguente attestato contenente li se-guenti Cap. 13. Primo di tutti essi costituiti eon giuramento testi-ficano, qual mentre nel di tre Frebraro dei corrente anno mille settecento novantanove e giorno di domenica, ii mag.co D. Camillo Miletti, essendosi attaccato di parole eon D. Angiolo di Chiara nella pubblica Piazza, e proprio avanti la casa, osia Palazzo di esso D. Camillo, circa ii doversi, o no piantare 1'infame albero delia liberta, perche [dicendo] esso D. Camillo di volerlo far piantare forzosamente contro ii sentimento di D. Angiolo, lo stesso D. Camillo proruppe nelle seguenti parole: lo son Corte, lo Gov.tore, lo Re, ed lo Dio, ed in-fatti nel di' cinąue ordinó cinque uomini di Bonito, de' quali non si ricordano ii nome, portare sulle spalle, una trave d'olmo di circa palmi sessanta d'altezza, guidati detti uomini da d.o mag.co D. Camillo Miletti, e giunti, che questi furono nella pubblica Piazza, e proprio nel largo tra ii Palazzo dei Duca Bonito, e quella di D. Gio-vanni Cassitto, di quella di Nicola Inglese, e poco in so-pra delia Chiesa Mądre di d.ta Terra, li sud.ti uomini posarono la d.ta trave, ed ivi ritrovati li sud.ti D. Gio-vanni Cassitto, Nicola Inglese, e notaio Alessandro Miletti, 1'anzid.o D. Camillo Miletti unitosi eon ąuesti, do-po aver fatto vestire eon lauri, pieca di ferro situata sopra la bandiera, ed una Copola di lana colore scar-latto, e zigarella, e fecero cellare d.ta trave, e piantar-la in un fosso a tal'effetto fatto scavare, dandoli, ii nome: II sagro Albero delia liberta. Appena piantato ii d.to infame albero, ii cennato D. Giovanni Cassitto in presenza di tutto ii popolo, che stava cola radunato, si po-se ad alta voce a gridare: Viva la Repubblica, viva la liberta ed uguaglianza, e cosi dicendo, non solam.te in-sinuava ii popolo di dover esser fedeli alla Repubblica, leggendo anche alcuni proclami delia stessa, ma be-nanche sparlava malam.te dei Nostro Amatissimo So-vrano e delia Regina sua sposa, D. Giovanni, eon que-ste formali parole: Ci abbiamo levato datorno quello ladro, e Cornuto dei Re e I'infame puttana delia Regina, la quale e amica di Acton e di altre personę, essi sono fuggiti e ci hanno lasciato tale miseria, se adesso venissero qui, li taglierei la testa. Terminate tali parole abbracció 1'anzid.to albero, e quindi eon suono di zampogna si pose a ballare attorno di quello, unitam.te col giurato di d.ta Terra, dicendo sempre: Viva la liberta, 1'eguaglianza e la Repubblica, e disse ancora al d.to Giurato ed a tutti di non doverlo chiamare piu col titolo di D. Giovanni Cassitto, se non volevano essere fuci-lati, e ció segui la mattina verso 1'ora di sesta. E terminato quanto di sopra si portarono tutti ąuattro nella Chiesa Mądre, e costrinsero qui canonici e clero a cantare solennem.te ii Te Deum in ringra-ziam.to e di essersi piantato d.to infame Albero, e ció segui la mattina verso 1'ora di sesta. Successivam.te nel-1'uscire fecero in d.ta Chiesa imdtarono, non solam.te ii Popolo concorso, ma benanche ii Clero secolare e re-golare, e gli altri Galantuomini di d.ta Terra a dover-gli seguire, come in atto di processione, portando esso A. Giovanni in una mano un conciarro, ossia giubbot-to, ed una collana di seta a modo di tracolla Reale, e facendo prendere un tamburo per solennizzare un tale atto, esso ii D. Giovanni, unitam.te colli tre altri di Miletti ed Inglese andavano avanti dicendo sempre: Vi-va la Liberta e l'eguaglianza, e tutto ii restante Popolo lo seguiva, ma pochi furono quelli, che a sua infiammaz.ne dicevano lo stesso; E giunti che furono avanti la Chiesa de' Padri Domenicani di d.ta T.ra ii sud.to D. Giovanni sali sul piede di fabrica delia Croce cola situata, ed rileggendo li proclami di d.ta infame Repu-blica, si pose talmente a gridare ad alta voce, insinuan-do ii Popolo ii bene, che si ricevea dalia med.a, ed ii 92 małe, che si era ricevuto dal passato nostro Regnante, e che ognuno era in liberta di andare a togliere ii Bo-sco del Padronali Bonito. Finalmente perduta la voce, tanto essi, ąuanto ii Popolo si ritirano in casa a pranzo. Dopo ii mezzo gior-no poi 1'anzid.to D. Giovanni usci nuovam.te da casa, e radunate moltissime Personę, incominció anche a far festa intorno all'albero dicendo sempre: Viva la Liberta, 1'eguaglianza e la Repubblica, mandó piu volte ii suo cappello in aria in segno di allegrezza, facendo dire lo stesso a tutta ąuella gente, che alle funzioni era concorsa. Stiede per tre giorni ii sud.to albore cosi piantato, ma la ąuarta notte fu ąuello levato segretam.te ridot-to in pezzi eon accetta, e buttato via, e la mattina se-guente de' sette Febraio furono trovate sulla trappa del fondaco del D. Camillo Miletti attaccato al Palazzo, la bandiera, Coppola e Zigarella lacere in segno di disprez-zo, mancatoci solamente la pieca, che fu portata via dalie personę, che tutto ció fecero, e per allora non si sa-pevano. La mattina seguente unitosi ii sud.to D. Camillo, D. Giovanni, d.re Alessandro Miletti, e Nicola Inglese come chi mostra un acerrimo dispiacere di essere sta-ta commessa ąuesta creduta enorme ingiuria verso delia Repubblica, e delia loro volonta, fecero emanare pub-blico bando per mezzo di quel giurato, promettendo du-cati cento di taglione a chi manifestava le personę che aveano avuto tanto ardire, e subito presero la mazza delio stendardo delia congregazione delia buona mor-te, lo vestirono come ii primo, e lo piantarono, e quin-di facendo primo emanare i bandi sonarono i pochi tocchi delia Campana grandę, acció tutti si fossero radu-nati, come segui in d.to oratorio, ed ivi crearono la mu-nicipalita continente nove Individui e lui d.to D. Gio-vanni fu eletto ii Presidente, e ció fatto egli stesso insi-nuó ii Popolo di essere tutti uguali e che li figli di fa-miglia non erano piu soggetti alli genitori e ciascuno aveva la liberta di maritarsi eon chi li piaceva. Cjuesta parole dispiacendo sommam.te al d.to D. Angiolo di Chiara, replicando disse al d.to D. Giovanni Cassitto non essere di bene di farę tale insinuazione al Popolo, perche ąuando fosse cosi ognuno sarebbe po-tuto pigliarsi la sorella e la moglie di d.to D. Giovanni, motivo per cui altercandosi aspram.te di parole sareb-bero divenuti alle mani, se non si frapponevano genti; sinch'esso D. Giovanni corrivo, delia risposta che li da-va ii sud.to D. Angiolo, li rispose che lui non li faceva approvaz.ne giacche teneva a sua disposizione venti mila uomini; ii capitano [di loro] era di Casato Villano di Avellino20, cui era ii Generale di tutti venti mila uomini, per cui ii sud.to D. Angiolo strappatasi la Coccarda republicana del suo cappello, si la pose sotto li piedi e si pose la Coccarda Reale, dicendo: Viva ii Re, Viva ''L,L-'.4k ■ <■■/ .'y r f. " <- // Carta intestata delia Repubblica Napoletana. ii Re, cosi tutto ii Popolo adorando al d.to D. Angelo diceva lo stesso. Secondo. Dicono e dispongono che la mattina in cui erasi fatta la predica del Purgatorio, ed ii giorno med.mo si andava per la Piazza faciendo la ąuestua, e tra li que-stuanti andava pure ii sud.to D. Giovanni Cassito, ąuando fu nella pubblica Piazza lo stesso D. Giovanni, prese dal bacile una moneta di ramę di grani ąuattro, e volta-ta la faccia del Re, impresso in detta moneta, dopo aver-la eon disprezzo sputata la buttó a terra e la calpestó dicendo Grandę porco di Re ancora sei vivo. Terzo. Dicono e depongono, che del seguito di tutti i disturbi passati tra lo stesso D. Giovanni, e compa-gni col sud.to D. Angelo di Chiara, e suoi aderenti, lo stesso D. Giovanni ricorse nella Reg. Udienza di Mon-tefusco, dove esponendo che d.o D. Angiolo di Chiara, era Realista, e lui Repubblicano, fece trasferire in d.ta Terra ii Regio Uditore de Cesare per aceusare tale in-formaz.ne, col corso delia ąuale restó rubricato in qua-lita di Realista Fanzidetto D. Angiolo Chiara eon qua-rantesette altre personę, tra le ąuali vi era esso mag.co Francesco Saverio, e suoi fratelli, come rilevasi dal pro-cesso compilato, onde esso D. Giovanni insentendo ąuesta rubrica publicamente disse in detta terra di Bonito, che aveva impegno di far venire in suo Palazzo cin-que teste dei testimoni ed ii piu li perdonava. Quarto. Sanno essi costituiti, che essendosi sapu-to che ii D. Costantino di Filippo avea realizzato vari paesi, e citta del Regno, tutti gl'Individui di Bonito, sti-marono di cavare, troncare e bruggiare Fultima volta d.o. Albore, e vestire la Coccarda Reale come in effetti segno ed allora fu, che ii sud.o mag.co Francesco Sa-verio Antonelli, dentro la Chiesa de' PP. Dominicani in presenza del Popolo, dopo ii canto del Te Deum in rin-graziam.to delia realizzaz.ne, cacció ąuella pieca stes- 93 sa, ch'erasi situata nel primo albore piantato e confes-só in pubblico, che lui, e ii suo fratello, mag.co Vitan-tonio Antonelli, ed Antonio Morelli, erano stati ąuelli che erano levato primo Albero. Finalmente sanno e depongono, che nel giorno di mercoledi, due del passato Luglio, vennero in d.ta Ter-ra di Bonito separatamente ąuattro Personę di diversi Paesi, le ąuali in nome del Re intendevano carcerare ii sud.to D. Giovanni, e compagni, come Giacobini, e non avendoli trovati, diedero ii sacco alle due case de' medesimi, in unione del popolo basso che si radunó in seguito del bando fatto da loro emanare, eon ordine che tutti fossero accorsi a prendersi le robę di dette Case, altrim.ti l'avrebbero fatte bruggiare in mezzo delia Piazza, e dopo seguito tale sacco saputosi da D. Camil-lo Miletti, che e uno di ąuelli, che ricevette ii danno, ne giorni seguenti ritiratosi da casa e redunati gllndi-vidui, che in tempo delia Ex Repubblica, dico Ex Re-pubblica, erano iscritti alla Guardia Civica, 1'incaricó, che avessero scassate le Case di coloro, che avea anzi presa la Roba e avessero ąuella tolta, ed a lui restitui-ta. Ed infatti d.te Personę eseguendo 1'ordine ricevuto non solo presero la roba di d.to D. Camillo e gliela re-stituirono, ma benanche in due case, cioe in ąuella di Emmanuele Vigliotti e Giuseppe Tordiglione, si presero alcuni danari da loro guadagni nella [...] delia Puglia. Delie ąuali cose tutte, siccome essi testificanti ne hanno giurati [...]. NOTĘ 1 Tra le testimonianze notarili che riguardano la storia delia ri-voluzione napoletana, possiamo distinguere: le denuncie dei funzio-nari del regime monarchico, rimasti in carica durante la Repubblica, e le denuncie di coloro che furono costretti a seguire gli ordina-menti repubblicani contro la propria volonta; le numerose testimonianze, ricche per i diversi dati, spesso eon valore narrativo, scritte maggiormente nel periodo dalia meta di giugno fino alla fine deli' agosto del 1799 e dettate dagli insorti e dagli altri realisti; gli atte-stati pubblici, scritti a favore delie personę minacciate dalie perse-cuzioni a causa delia loro adesione alla Repubblica (in questo grup- po troviamo anche le testimonianze degli ex-soldati delia armata rea-le, i quali espongono dettagliatamente le loro sventure e spiegano le cause del ritardato ritorno ai loro domicili); gli atti delia nuova autorita repubblicana e ąuelli delia precedente autorka locale, con-tenuti nei protocolli di trasferimento dei documenti del Municipio e di tanti altri strumenti del potere. 2 V. Cuoco, Saggio storico sulla Rivoluzione Napoletana del 1799, Ba ri, Laterza, 1929, p. 104. 3 L. G IUSTINIANI, Dizionario geografico - ragionato, Napoli 1797, p. 320. 4 Op. cit., "La vicinanza delia Regia strada che da Napoli mena in Puglia, ha fatto stabilire tra essi un mediocre commercio di grano, e di altre derrate, le ąuali ritraggono dal loro territorio". 5 L. FERRARI, Onomasticon, Milano 1914, p. 174. 6 Cfr. Dizionario biografico degli italiani, vol. XXI, voce Luigi Vincenzo Cassitto, pp. 510-512. 7 Op. cit., voce Federico Cassitto, pp. 506-510. 8 S. G ATTI, Elogi, t. I, Napoli 1832, p. 155. 9 L. G IUSTINIANI, Memorie istoriche degli scrittori Legali del Regno di Napoli, Napoli 1787, V. I, p. 227. 10 G.A. C ASSITTO, Feste Arianesi, Napoli 1790, p. 17. 11 Op. cit., p. 35. 12 PESARO, Foglietti, n. XXX, p. 303, cit. da G.A. C ASSITTO, cit. 13 CASSITTO, cit., p. 19. 14 Op. cit., p. 23. 15 A. AMATO, La rivoluzione del 1799 nella provincia di Avellino, Maddaloni 1918, p. 7. 16 Le opinioni di Francesco Scandone ci sembra siano contraddette dai riscontri da noi effettuati: "ii 5 febbraio [ąuando fu pronunziata condanna di esilio a vita, n.d.r.] contro ii giovane sacerdote Antonio Cassitto di Avellino, a 15 anni; mentre uno zio omonimo, oriundo di Bonito, domiciliato a Napoli, domenicano (era ąuesti ii P. Luigi, indicato col secondo nome Antonio?) di 38 anni, riportava sentenza di condanna alla stessa pena" (Giacobini e sanfedisti neWlrpinia, "Samnium", 1930, p. 49). Nell'indice di Filiazioni de' rei di stato troviamo certo Antonio Cassitto, ma di Napoli, d'anni 28, mentre invece 1'ipotesi che padre Luigi Vincenzo Cassitto fosse espulso dal Regno e ancora piu sorprendente: come dice ii suo biografo, Giuseppe Pignatelli, egli era "fieramente awerso" alla Repubblica Napoletana. 17 Op. cit, p. 64. 18 S. G ATTI, cit. 19 Archivio di Stato di Avellino, Prot. Not. Ariano anno 1799, B. 303, f. 64. 20 Bando del re Ferdinando IV riguardante ii seąuestro dei beni dei rei di Stato. Biblioteca delia Societa Napoletana di Storia Patria, XXIX. D.3. Sotto la rubrica di Avellino troviamo ii nome di Carmine Yillani. I PRINCIPALI AWENIMENTI DELLA RIYOLUZIONE NAPOLETANA DEL 1799 1798 12 dicembre - Ferdinando IV ordina la ritirata delie truppe napoletane dal territorio pontificio dopo soli 20 giorni dall'inizio delia campagna contro i Fran-cesi che avevano occupato Roma. La disordinata marcia a ritroso favorisce la rapida avanzata dell'e-sercito d'oltralpe che giunge a Gaeta ii 14 dicembre. 20 dicembre - Nonostante la resistenza accanita degli abruzzesi e le manifestazioni popolari a Napoli a fa-vore dei sovrani, contro i presunti giacobini, ii re de-cide la partenza per Palermo. Nomina suo vicario Francesco Pignatelli conte di Acerra, dopo aver fat-to imbarcare clandestinamente le riserve auree sul-le navi inglesi che lo avrebbero portato in Sicilia (23 dicembre). 23-30 dicembre - Alla partenza del re la "Citta", orga-nismo del governo municipale, chiede al Pignatelli di creare una "Deputazione del Buon governo" e una milizia urbana per la difesa di Napoli: inizia ii con-trasto eon ii vicario, ii ąuale ordina la distruzione delia flottiglia borbonica, alla fonda nel porto. In-tanto a Roma esuli e patrioti napoletani si uniscono alle truppe francesi in marcia verso Capua. 1799 1-10 gennaio - Dopo avere di fatto esautorato Pignatelli, che in seguito aceusera i nobili di aver voluto instaurare la "repubblica aristocratica", la "Citta" intavola le trattative eon ii generale Jean Etienne Championnet, comandante in capo dell'armata su-balpina. Cresce 1'inąuietudine tra la plebe napole-tana per 1'awicinarsi dei "diavoli" francesi. 11 gennaio - Dopo la firma dell'armistizio awenuto a Sparanise ii giorno prima, Capua, ultima difesa borbonica, e ceduta a Championnet. 15-16 gennaio - I lazzari rifiutano Parmistizio (che pre-vede tra 1'altro ii pagamento di 2.500.000 ducati ai Francesi), assaltano i castelli, si armano, eleggendo Girolamo Pignatelli duca di Moliterno comandante delia citta di Napoli e costringendo alla fuga ii vica-rio Pignatelli. 18 gennaio - L'anarchia e ii vuoto di potere consento-no al popolo di organizzare saccheggi e violenze contro i giacobini, aceusati di aver favorito la vittoria nemica: i fratelli Filomarino vengono fucilati. Fug-ge anche ii generale Mack, comandante dell'eserci-to borbonico, mentre Moliterno tratta eon Championnet. 21 gennaio - Seguendo un vecchio piano elaborato gia nel '93, alcuni patrioti, intellettuali, nobili, borghe-si, rappresentanti delia vasta opposizione alla monarchia borbonica, penetrano in Castel S. Elmo, gua-dagnando una favorevolissima posizione strategica. Mentre i Francesi incontrano un'accanita e inatte-sa resistenza nelle strade delia citta (Ponte delia Maddalena e Porta Capuana), Logoteta, Eleonora Pi-mentel Fonseca ed altri proclamano in S. Elmo la nascita delia Repubblica Napoletana. 25 gennaio - I Francesi entrano in citta: Championnet nomina un Governo Prowisorio composto di 25 patrioti, presieduto da Carlo Lauberg, gia organizza-tore delia congiura del '94 a Napoli e agitatore poli-tico delia Repubblica Cisalpina. A Palermo Ferdinando IV nomina ii cardinale Ruffo vicario generale del Regno. 28 gennaio - Alla presenza di Championnet si ripete ii tradizionale miracolo di S. Gennaro: ii rispetto di-mostrato dai Francesi per ii culto del patrono delia citta fa crescere tra ii popolo la simpatia verso gli oceupanti. Gli straordinari eventi dell'ultimo mesę sono suggellati dall'eruzione del Vesuvio. 31 gennaio - Mentre continuano a far ritorno in citta esuli e patrioti (Pagano da Milano, Russo da Roma), ii Governo Prowisorio inizia la sua attivita, subito febbrile e feconda. Si diffonde per le province la no-tizia di Napoli "repubblicana", mentre Ruffo da Messina si prepara a partire per ii continente. Inizia in vari luoghi delia citta 1'abbattimento di em-blemi e insegne borboniche, e si erigono gli "alberi delia liberta", simboli del nuovo ordinamento repub-blicano. 2 febbraio - Esce ii primo numero del "Monitore na-poletano" diretto da Eleonora Pimentel Fonseca. II piu noto dei periodici politici delia Repubblica sara affiancato in seguito da altri giornali, "II Veditore repubblicano", ii "Giornale Estemporaneo", ii "Cor-riere di Napoli e di Sicilia": notizie politiche, cro-naca militare, ma anche articoli di costume e varie-ta costituiscono gli argomenti piu o meno prevalen-ti nei giornali politici che per la prima vołta si stam-pano nella capitale. 95 6 febbraio - Championnet espelle ii commissario civile Guillaume Charles Faypoult, sostenitore delia linea politica del Direttorio tendente allo sfruttamento fi-nanziario dei territori conąuistati fuori di Francia; la freddezza del Direttorio verso 1'esperimento na-poletano si esprimera eon ii rifiuto di ricevere la de-putazione inviata a Parigi per chiedere ii riconosci-mento delia Repubblica. 7 febbraio - Ruffo approda in Calabria, a Pizzo. Ha gia deciso gli strumenti e le modalita di ąuella marcia di "riconąuista" che lo condurra in ąuattro mesi a Napoli: esaltazione delia difesa dei valori religiosi, calibrate riforme tributarie e 'soldo' ai 'massisti' (se-guaci delia "Santa Fede") attraverso ii saccheggio. A Napoli si apre la Sala Patriottica, tribuna e circo-lo politico presieduto da Vincenzio Russo. 10 febbraio ■ Legge sull'abolizione dei fedecommessi, primo passo verso l'eversione delia feudalita. 12-13 febbraio - La Repubblica ridisegna la toponoma-stica del Regno, organizzandolo in dieci dipartimen-ti: 1'operazione risultera peró affrettata tanto da co-stringere le autorita repubblicane a rivederla. Si in-troduce ii decadario, ii calendario repubblicano: i do-cumenti ufficiali recano in calce i nomi di giorni e mesi "nuovo stile", che divengono man mano piu fa-miliari. 18 febbraio ■ Decreto sulla coniazione delie monetę. 27 febbraio - II generale Championnet, fautore di un indirizzo indipendente delia Repubblica Napoleta-na e di un suo sviluppo genuinamente democratico, inviso per ąuesto al Direttorio, viene richiamato a Parigi e lascia Napoli. Joseph Andre Abrial viene in-caricato di riorganizzare ii governo; Jacąues Macdonald diviene capo dell'armata francese nel Mez-zogiorno d'Italia. Eleonora Pimentel Fonseca sottolinea nel "Monitore" la pericolosita delie insorgen-ze e dell'azione del cardinale Ruffo. 1 marżo - II cambiamento dei vertici francesi non gio-va alla solidita e al prestigio delia Repubblica, men-tre ii Governo Prowisorio incontra Macdonald. Ruffo alla testa dei 'massisti' conąuista Monteleone, in Calabria. 5 marżo - L'Abruzzo continua a rimanere isolato dal resto delia Repubblica: insorgenti e giacobini vi in-gaggiano una lotta spietata e feroce. II "Monitore" ritorna sugli insorgenti e parła di "forza małe ap-plicata". La resistenza ai patrioti e ai Francesi di-viene accanita anche in Puglia e in Lucania. A Napoli si rappresentano applauditissime tragedie alfie- riane. Anche ii riformatore Giuseppe Maria Galanti presta la sua competenza al Governo Prowisorio eon una memoria sulle decime. 7 marżo - Legge sulla soppressione dei titoli nobiliari. 12 marżo ■ Viene ordinata la coscrizione generale. 13 marżo - Dopo la legge abolitiva dei fedecommessi ii Governo Prowisorio introduce la discussione su ąuella abolitiva delia feudalita. II fondamentale di-segno di legge incontra opposizione e resistenza. Macdonald, premuto dai baroni, rifiuta di sanziona-re ii progetto: i radicali (Cestari, Abbamonte) cedo-no alle insistenze di Pagano; prevale una tesi piu mo-derata. 16 marżo - II Comitato di Pubblica Sussistenza fissa i prezzi di alcuni generi alimentari. 17 marżo - II generale Schipani guida una colonna di patrioti che parte per la Calabria, allo scopo di fron-teggiare la marcia di Ruffo. Avanzera fino a Eboli per poi ripiegare venti giorni dopo. 18 marżo - Le polemiche all'interno del Governo Prov-visorio sfociano nelle denunzie di Lauberg, Riario, Cestari, Fasulo e Rotondo; all'intenso lavoro legisla-tivo si accompagna la mancanza di unita dei patrioti e ii protrarsi di polemiche e contrasti. Vero arbi-tro rimane Macdonald. 27 marżo - Mentre ii "Veditore repubblicano" inter-viene sulla ąuestione feudale, la Deputazione Patriottica chiede al Governo di radicalizzare la sua azione. 30-31 marżo - Anche Marc-Antoinę Jullien, segretario generale delia Repubblica e amico di Championnet, e arrestato. Abrial giunge a Napoli, insieme a Faypoult. La linea radicale e neo-giacobina e completa-mente battuta; sei membri del Governo Prowisorio si dimettono. 5 aprile ■ L'arcivescovo di Napoli Giuseppe Maria Zurlo lancia un appello "a tutti i popoli repubblicani" perche sostengano la Repubblica. 6 aprile - Luisa Sanfelice viene a conoscenza di una congiura dei realisti per abbattere la Repubblica, mentre Ruffo, conąuistata anche la repubblicana Crotone, arriva ai confini tra la Calabria e ii Princi-pato Citra. 8 aprile - Entra a far parte del Governo Prowisorio l'ammiraglio Francesco Caracciolo. Pur rimanendo oscuri i reali motivi del suo ritorno da Palermo — dove aveva seguito Ferdinando IV — ben presto or-ganizza la marina delia Repubblica, impegna seria- ąuesto, caduta la Repubblica, fu fatto impiccare da Nelson sulla nave ammiraglia inglese e gettato nel-le acąue del Golfo. 9 aprile - II "Monitore" pubblica la discussione sull'a-bolizione delia feudalita awenuta un mesę prima al-1'interno del Governo Prowisorio. 14 aprile - L'arresto di Lauberg (12 aprile) fa precipi-tare la crisi del Governo Prowisorio: Abrial organiz-za ii governo in un Comitato legislativo, presidente Francesco Mario Pagano, e in un Comitato esecuti-vo, presidente Giuseppe Abbamonte. 17 aprile - Vincenzio Russo chiede che i membri del disciolto Governo Prowisorio rendano conto del loro operato finanziario e che venga diminuito lo sti-pendio di ąuelli in carica. La richiesta" e accolta, vie-ne emanata una legge sul controllo dei funzionari addetti al maneggio del denaro pubblico. 25 aprile - Dopo mesi di discussioni e eon 1'opposizio-ne dei baroni, Abrial accetta di promulgare la legge abolitiva dei diritti feudali: la posizione di Pagano e accantonata, la legge ha un impianto piu radicale. 27 aprile - Altro passo verso la riforma delio Stato: vie-ne abolita la tassa del "testatico", particolarmente invisa ai contadini. La Guardia Nazionale prende possesso del Castel deH'Ovo, del Carmine e del Ca-stel Nuovo. 1 maggio - Legge per Pabolizione delia tortura, dei "criminali" e delie pene straordinarie: da cosi i suoi frutti la grandę stagione illuministica dei Beccaria e dei Filangieri. so. Scontri violenti tra Francesi e insorgenti ad Avel-lino e Monteforte. 4 maggio - Si rinnova ii miracolo di S. Gennaro alla presenza di Macdonald: la citta, in festa, e illu-minata. 6 maggio - Legge sui Banchi. La mancanza di nume-rario e la necessita di pagare eon fedi di credito o "assegnati" rimaneva ii piu grave limite all'azione dei patrioti. 9 maggio - I Francesi partono definitivamente da Caserta, lasciando solo un piccolo contingente a Napoli in Castel S. Elmo. I giacobini esprimono paradossal-. mente la loro soddisfazione per poter agire finalmen-te senza la tutela francese. 10 maggio - Altamura viene saccheggiata dai realisti. 12 maggio - Mentre si predispongono le operę a dife-sa delia capitale e si eseguono condanne a morte dei realisti, ii generale Matera parte per contrastare gli insorgenti in Puglia. 20 maggio - Inizia la discussione sul testo delia Costi-tuzione, elaborata da Mario Pagano, ma che rimar-ra inapplicata. Pur ispirato alla Costituzione francese dell'anno III, ii progetto contiene istituti odginali e nuovi. 29 maggio - Dalia Puglia Ruffo avanza velocemente verso Avellino incontrando oramai scarsa resistenza. 3 giugno - Viene nominata una Commissione rivolu-zionaria; si decide di confiscare i beni dei baroni fe-deli al re. 97 6 giugno - Si moltiplicano i proclami per incitare la popolazione delia capitale a resistere; esce 1'ultimo numero del "Monitore". 13 giugno - Superata Nola, Ruffo giunge in prossimi-ta di Napoli. 13-19 giugno - Violentissimi scontri ad est delia citta; saccheggi e orrori dei sanfedisti penetrati in citta e dei lazzaroni. Salta in aria ii forte di Vigliena, ap-pena occupato dai realisti. I patrioti nei Castelli si arrendono; solo S. Elmo resiste. 29 giugno - Nelson fa impiccare Caracciolo all'albero delia sua nave. 10 luglio - Partito ii 3 da Palermo ii re arriva in rada, ma non lascia ii vascello inglese che lo ospita: pur schiacciata la resistenza dei patrioti, continuano le violenze e la "caccia al giacobino". 11 luglio - Con la promessa di Ruffo di lasciare parti-re tutti i patrioti viene firmata dal comandante Me-jan la capitolazione dell'ultimo castello resistente, S. Elmo. agosto - Si inizia a sgranare ii triste rosario delie ese-cuzioni capitali che si protrarranno fino a meta del 1800. Quanti scamperanno alla forca o saranno con-dannati all'esilio troveranno asilo in Francia.