Monteriggioni-Siena 21-22 Settembre 2009
“la tutela del minore e della genitorialità attraverso progettti integrati”
8 luglio 2008
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Dott. Giorgio Schiappacasse
Dipartimento delle Dipendenze ASL 3 GenoveseU.O. Ser.T. Centro Levante
Camogli: “Stella Maris”… la posa dei lumini in mare ... _ _ _ ...
Dott. Giorgio Schiappacasse
8 luglio
2008
…
--…
è
cominciato
il
loro
…
viaggio
…
Dipartimento
delle
Dipendenze
ASL 3 GenoveseU.O. Ser.T. Centro Levante
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Documento condiviso.
U.O. Ser.T. Centro-Levante
ATS Divisione territoriale I Centro Est
Equipe Zona 4 piazza Dante
Ambito territoriale Sociale 42
Divisione territoriale VIII Medio Levante
Ambito territoriale Sociale 43
Equipe Zona 6 Quarto
Divisione territoriale IX Levante Ambito territoriale Sociale
51
8 luglio 2008
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Dott. Giorgio Schiappacasse
Dipartimento delle Dipendenze ASL 3 GenoveseU.O. Ser.T. Centro Levante
S.O.S ... _ _ _ …Operatori / Territorio ..._ _ _ …in difficoltà …_ _ _… !!!
Per cominciare una storia: “Sonno Profondo” !!!
Si racconta che un giorno era scoppiato
un incendio in una casa in cui c’era
un uomo che dormiva profondamente.
Cercarono di farlo uscire dalla finestra.
Niente da fare.
Cercarono di farlo passare
dalla porta.
Niente da fare.
Era troppo
pesante e corpulento.
Erano sulle soglia della disperazione
quando qualcuno suggerì:
“Svegliatelo cosi esce da solo”
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Dott. Giorgio Schiappacasse
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• Centrale è nel nostro lavoro la relazione, quella vera
fatta di persone intere che si incontrano e
condividono opinioni, differenze, contrasti, possibilità,
delusioni, risorse, fatiche, dolori, …tratti della loro vita…..
• Questo è vero non solo nella relazione con i cosiddetti
utenti/clienti ma anche tra tutti quegli operatori (dei
diversi Servizi) che hanno a “cuore” il loro lavoro e
che considerano un imperativo “etico” il non
disperdere risorse ed opportunità con la finalità di
essere realmente al servizio dei cittadini.
• Non esistono sostituti a questa capacità relazionale
(non lo sono le relazioni scritte, non lo sono i farmaci,
non lo sono telefonate frettolose,ecc..).
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Dott. Giorgio Schiappacasse
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• In una società sempre più…”finta”, di
plastica e che ricorre sistematicamente a
sostitutivi relazionali, con gli effetti che
abbiamo tutti sotto gli occhi in tutti i campi,
è compito nostro e dei nostri Servizi
tracciare delle direzioni di lavoro e di
riflessione diverse, che possano
permettere di segnalare e recuperare, ci
auguriamo, queste “distorsioni culturali”.
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Dott. Giorgio Schiappacasse
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• Da questo punto di vista gli operatori ..oggi,
• sono, non solo fornitori di risposte, ma soprattutto
…cercatori di tracce (dove ci siamo persi? quali false
piste abbiamo percorso?…)…e soprattutto, pensiamo,
tracciatori di nuovi percorsi (tracciatori di rotte) per
disincagliare sia le singole situazioni sia il “sistema” nel
suo complesso.
• E’ in questa direzione che ci piace “vederci” impegnati.
• Riteniamo che alcune “direzioni di lavoro” e alcuni
concetti chiave ci stiano accompagnando in questa
ricerca e vogliamo provare a condividerli tra noi e
con altri, per creare quell’indispensabile linguaggio
comune che ci faccia da “carta nautica”, fornendoci
importanti punti di riferimento per tracciare una rotta
comune.
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Dott. Giorgio Schiappacasse
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Linee di “lavoro” condivise in questi anni
(…verso un’approccio “ecologico-sociale”)
A partire dal confronto e dalla collaborazione di
questi anni, sui temi della genitorialità e sui casi
complessi, abbiamo evidenziato alcuni “concetti
chiave” attorno ai quali si sono sviluppati i nostri
progetti stessi “comuni “
E’ per noi importante “condividere” con tutta la
rete territoriale questi “concetti chiave” che
promuovono, secondo noi, “buone prassi cliniche” e una
più moderna ed attuale identità professionale.
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Dott. Giorgio Schiappacasse
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Un concetto fondamentale e centrale di questa nuova
identità professionale è la capacità ( la consapevolezza)
di saper attivare, ogni qual volta sia necessario:
1
EQUIPE FUNZIONALI di:
LAVORO - CURA - TRASFORMAZIONE
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Dott. Giorgio Schiappacasse
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• Funzionali perché si formano e si sciolgono in base alle necessità e
non sono e non possono essere istituzionalizzate(!!!) ma possono
essere valorizzate rappresentando un modo di lavorare, di pensare,
di …sentire.
• Sono uno strumento “a disposizione” di tutti coloro ne sappiano
cogliere l’opportunità e il “valore” e possono trasformare lo “stile” di
lavoro in un “territorio”, permettendo a tutti di sentirsi meno soli e più
efficaci ( condivisione delle risorse, “formazione” reciproca che
nasce dallo scambio delle esperienze e competenze calibrate e
centrate sul lavoro “pratico”).
• Alcune iniziative “mirate” di riflessione comune, agganciate più alla
pratica che alla teoria, possono favorire lo sviluppo corretto della
capacità di usare tale “strumento” (pensiamo a formatori di qualità
e/o scambi con altre realtà Nazionali o Europee).
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Dott. Giorgio Schiappacasse
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• Questa capacità va insegnata, stimolata e coltivata con
attenzione, determinazione e pazienza ed è strettamente
interconnessa alla consapevolezza dell’ importanza dell’
INCONTRARSI e conoscersi (non sono sufficienti relazioni o
contatti telefonici) come “valore” etico-professionale.
Da questo incontro tra i diversi soggetti coinvolti nasce sempre
qualcosa di più “centrato”, obiettivo e realistico.
2) Occorre, infatti, riconoscere la propria parzialità (!!!) e la
necessità di connettere tale parzialità (!!!) a quella degli altri per
un risultato che non è solo la somma delle parti :
…LAVORO IN SQUADRA.
Sentire e … lavorare in questo modo
rappresenta, secondo noi, un vero e proprio
valore etico-spirituale
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Questo “valore”, per
•le sue caratteristiche di rispetto dell’”ambiente”,
•per la capacità di utilizzare o riutilizzare tutte le componenti in campo senza
sprecarle o disperderle,
•per la consapevolezza dell’interdipendenza reciproca
rimanda ad una
visione ECOLOGICA dei rapporti umani, dei rapporti
tra servizi e dei rapporti tra questi e la comunità
locale (approccio ecologico-sociale).
3) Importanza del saper LAVORARE CON
1) (e non su) il paziente e la sua famiglia, e con tutti gli elementi della rete sia
essa formale o informale.
Il paziente stesso, la sua famiglia e la sua rete sociale non solo fanno parte
di questa equipe ma ne costituiscono il “cuore”, ”l’anima pulsante”, il “senso”.
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4) Necessità di sviluppare in tutti i Servizi:
L’APPROCCIO FAMILIARE O SISTEMICO
1) tutto il “sistema” è e deve essere coinvolto da diversi punti di vista. La
famiglia, per quanto possibile, deve essere informata, sostenuta, resa
partecipe, protagonista, consapevole e co-responsabile dei percorsi di
“cura” e trattamento.
Attenzione ed indicazioni vanno date a tutti i membri della famiglia stessa.
Tutta la famiglia infatti è coinvolta nei problemi ma rappresenta anche la
prima risorsa. (Nel concetto di “famiglia” è ricompressa anche la rete
amicale, lavorativa e della comunità di appartenenza)
Ciò dà ai nostri interventi maggiore libertà d’azione e possibilità di poter
utilizzare “diverse porte di ingresso” lavorando in ogni caso su chi è in
quel momento disponibile a coinvolgersi senza dover necessariamente
aspettare proprio chi ha maggiori difficoltà.
Ciò migliora altresì le “competenze” del sistema territoriale
influenzando
positivamente la cultura della comunità locale di
riferimento.
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5) Importanza strategica viene riconosciuta allo SVILUPPO
Autonome Associazioni di Autotutela e Promozione della
Salute(no-cost)
In molti campi dobbiamo, oggi, ringraziare i “movimenti” di auto-tutela e
promozione della salute (ad es: Club degli Alcolisti in Trattamento e
Alcolisti Anonimi e sistema dei 12 passi, e in piccolo Genitori Insieme)
che hanno saputo, con la loro presenza attiva, imprimere una svolta
decisiva agli interventi nei rispettivi settori e determinare un’opera di
sensibilizzazione sociale che sta portando, in molti casi, a significativi
cambiamenti culturali e che “obbliga” (e sempre più obbligherà) anche
noi professionisti ad adottare diverse e più moderne strategie di intervento
coerenti e cooperanti con l’approccio di queste Associazioni (approccio
ecologico sociale per lo sviluppo di una rete low-cost).
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Dott. Giorgio Schiappacasse
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• Vogliamo sottolineare come questa “presenza attiva”
non è teoria ma pratica (clinico/partecipativa)
concreta, viva e pulsante nei nostri territori ancora
troppo poco conosciuta e valorizzata (spesso i
professionisti conoscono poco queste realtà ma
soprattutto non danno loro il valore e riconoscimento
“professionale” che meritano).
• Le Regioni (Friuli , Veneto, Emilia,… ) che hanno saputo
valorizzare in questi anni queste realtà e i cui Servizi
hanno imparato a fare “squadra” con queste
Associazioni hanno saputo costruire reti solidali
efficaci, accessibili e sostenibili e raggiunto risultati
importanti
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Dott. Giorgio Schiappacasse
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• L’importanza di queste realtà non è sfuggita all’OMS
che ne raccomanda sempre il sostegno e lo sviluppo
nelle politiche della salute perché rappresentano la
risposta più efficace, più territorializzata e più
accettabile sia come costi che come qualità, in
particolare nei trattamenti a medio- lungo termine.
• I trattamenti di natura intensiva (Servizi pubblici e
Privato sociale) hanno il dovere di cooperare e far
conoscere queste Associazioni o di svilupparne di
nuove nei settori mancanti, calibrando i loro
interventi in sintonia con lo spirito, l’etica, gli scopi e
l’operatività di queste Associazioni ogni qual volta
ciò sia possibile.
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Dott. Giorgio Schiappacasse
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• Questo deve far emergere una nuova etica ed identità
professionale, che dobbiamo pretendere come cittadini ed
amministratori dai nostri professionisti.
• Non si può più lavorare, anche nel sociale, come 30 anni fa
senza risponderne da un punto di vista etico .
• E’ necessario promuovere il confronto di tutto il sistema con le realtà
nazionali ed internazionali più avanzate
• I punti sopraesposti portano inevitabilmente a modalità di lavoro che
sappiano andare oltre le etichette diagnostiche e “ritrovare” le
“persone”, le famiglie e la rete non come concetti astratti ma
come realtà da toccare con mano ( magari con una visita domiciliare
?? o con un incontro o impegnandosi come facilitatore in un gruppo
territoriale !!).
• Dobbiamo accettare che siamo sempre tutti parziali ed in continua
trasformazione.
• Solo il “pathos” di questi “incontri” (incontrarsi, “esserci” davvero
è infatti impegnativo) permette di recuperare una dimensione vitale
e creativa in situazioni altrimenti bloccate, angoscianti o
dolorosamente ripetitive.
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Dott. Giorgio Schiappacasse
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•
•
•
•
Sottolineamo come possono far parte di queste equipe funzionali operatori
dei servizi sanitari territoriali, operatori dei servizi sociali, centri di ascolto,
avvocati, amministratori di sostegno, giudici, medici di medicina generale,
amministratori, vicini, parenti, membri delle associazioni, forze dell’ordine,
privato sociale, insegnanti, associazioni sportive e di aggregazione
sociale,………
Tutti, ma proprio tutti, possono far parte potenzialmente di queste
equipe e portare il loro contributo ed essere arricchiti da questi
“incontri”.
E’ necessario “perdere” un po’ di tempo nella preparazione, accettare che
non tutto sarà perfetto e che costerà qualcosa in termini di sicurezza
autoreferenziale (autismo professionale e organizzativo!!!) essendo
consapevoli che acquisteremo in umanità, coerenza e “autenticità”
professionale.
Questo modo di “sentire” e di lavorare deve essere un obiettivo
irrinunciabile della moderna identità professionale di un operatore
della salute territoriale sia esso professionale che cittadino attivo.
(Segnaliamo a tutti che una buona forma di “imparare/facendo” è
essere disponibili a essere facilitatori in un gruppo territoriale
esperienziale che anche per un professionista rappresenta una
occasione di arricchimento e conoscenza “umana” unica oltre che un
ottima forma di aggiornamento …”concreto”).
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Dott. Giorgio Schiappacasse
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• Cercare di “essere coerenti” con tale
impostazione è una ricerca, un modo di
essere, agire e correggersi continui, una
“tensione” vitale e professionale, uno “stile” di
lavoro a cui oggi non è permesso rinunciare
se abbiamo veramente a “cuore” il benessere, la
crescita e la maturazione del nostro contesto
sociale e ambientale.
• Segnaliamo alcuni elementi di “integrazione
maturativa” che possiamo trasferire “vivendoli”
nei nostri servizi alla nostra utenza e al nostro
sistema territoriale.
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Questi elementi permettono di uscire dalle sabbie mobili della logica:
PRESTAZIONE / FALLIMENTO
per cercare di entrare in quella di ….…
PERCORSO
‘VIA’
PROGETTO
la riflessione su questi elementi può aiutarci a:
meglio “valutare” la “rotta”:
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Giudizio/Indifferenza
Conoscenza reciproca
Impotenza/Megalomania
Consapevolezza-Obiettivi realistici
Delega/Autoreferenzialità
Condivisione–Lavoro in squadra - Co-terapia
Debolezza/Espulsività
Isolamento
Solitudine
Mancanza di risorse
Spezzettamento/Frammentazione
Iperspecializzazione
Colpa/Rabbia/Fallimento
Confusione
Indeterminatezza
Potere/distanza
Fretta/paralisi
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Determinazione/Autorevolezza condivisa
Consapevolezza dell’Interdipendenza
Valorizzazione della rete territoriale formale e informale
Cooperazione-Valorizzazione delle Associazioni
Linee “progettuali” comuni condivise
Equipe “funzionali” di lavoro, cura, trasformazione
Accettazione – Responsabilità
Esplicitare e conoscere le differenze – Rispetto ruoli
Stabilire momenti e tempi comuni di verifica
Etica del …“servizio”
”ardente… pazienza”
Dott. Giorgio Schiappacasse
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CONSEGUENZE di tale impostazione etico-professionale:
1 un lavoro più centrato sui reali bisogni e sulle reali domande del
territorio di riferimento piuttosto che sulle diverse ideologie
2 più chiarezza al servizio dell’integrazione possibile
3 più coordinamento tra le risposte, le risorse e i percorsi
4 ottimizzazioni delle risorse
5 meno delega e più assunzione di “responsabilità” da
parte di TUTTI (compresa l’utenza)
6 sostegno allo sviluppo di una “nuova rete territoriale attiva,
efficace e sostenibile” ( cooperazione con le autonome
Associazioni di Autotutela e Promozione della Salute….no-cost)
7 un nuovo e diverso ruolo del “professionista” inteso come
attivatore di risorse e percorsi (...cercatore di tracce e
…tracciatore di rotte) più che fornitore di risposte
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Dott. Giorgio Schiappacasse
Dipartimento delle Dipendenze ASL 3 GenoveseU.O. Ser.T. Centro Levante
Conclusioni
•
•
•
•
•
Vogliamo mettere in evidenza come questi concetti devono rappresentare
i punti di riferimento (i lampi di luce del faro) fondamentali per chiunque
voglia lavorare oggi in ambito socio-sanitario in modo professionalmente
corretto, moderno, rispettoso delle indicazioni dell’OMS e delle necessità da
una parte di ottimizzare le risorse e dall’altra di garantire ancora risposte di
qualità per tutti e su tutto il territorio
Potranno sembrare concetti banali e scontati ma , in realtà, siamo ancora
lontani da averli “compresi” a pieno e soprattutto siamo lontani da applicare
tali concetti con la dovuta coerenza, costanza e determinazione nei
diversi settori del “fare salute” e soprattutto nelle nostre organizzazioni.
Questi concetti “devono” diventare patrimonio comune di tutti i
cittadini, dei lavoratori e di chi ha ruoli di responsabilità organizzativa,
educativa e di salvaguardia della salute.
Questi principi di fatto ci richiamano ad una “visione” o “approccio”
“ecologico-sociale” ai problemi dell’Uomo.
Tale moderno approccio sottolinea, sempre, i profondi legami e le continue
interazioni che esistono tra INDIVIDUO-FAMIGLIA-SOCIETA’ ed è in
questa direzione che va sviluppata, secondo noi, la moderna identità di
“operatori della salute” (sia come professionisti che come cittadini attivi)
ed è sempre rispetto a questa che dobbiamo misurare la coerenza delle
nostre pratiche operative e delle nostre organizzazioni.
8 luglio 2008
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Dott. Giorgio Schiappacasse
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Come direbbe la tradizione zen
questi sono gli “spiriti guida”
per operatori “sognatori-combattenti” :
•Lo spirito del rispetto
(rei no kokoro)
(rispetto per chi ci ha preceduto e insegnato, per chi condivide la strada
insieme a noi, per chi verrà dopo di noi!)
• Il non profitto
(mushotoku)
(essere “veramente” in quello che si fa, qui ed ora, senza “preoccuparsi”
del risultato! …è la “via” l’importante…non il punto d’arrivo)
•Insieme per progredire
(jita kyo ei)
(chi è che dà ? chi è che riceve?)
•Pensare al di là del pensiero
(hishiryo)
(l’intuizione e l’azione devono sgorgare nel medesimo istante! Al di là della
tecnica …“il cuore” !)
•Mantenere la “mente” (spirito) del principiante (shoshin)
(nella mente del principiante ci sono molte possibilità, in quella dell’esperto
…poche!)
8 luglio 2008
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Dott. Giorgio Schiappacasse
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Il centro di salvataggio
In un paese …lontano…lungo una costa rocciosa,
in un punto in cui i naufragi erano piuttosto frequenti,
sorgeva un tempo un piccolo e sgangherato
centro di salvataggio,
costituito da un capanno e una sola barca.
A gestirlo c’erano poche persone, ma molto “attente”,
le quali sorvegliavano costantemente il mare e,
senza troppo riguardo per la propria incolumità,
erano pronte a sfidare coraggiosamente
la tempesta al primo segnale di pericolo.
Molte vite erano state salvate in questo modo e
il centro divenne famoso.
A mano a mano che la fama aumentava,
la gente della zona insistette per offrire la propria collaborazione
a un’opera tanto preziosa.
Essi donarono tempo e denaro, tanto che il numero degli iscritti aumentò,
furono acquistate nuove barche i istruiti altri equipaggi.
La capanna stessa fu sostituita da un edificio confortevole,
in grado di provvedere alle necessità di coloro che venivano salvati e,
com’è prevedibile, dato che non tutti i giorni avviene un naufragio,
esso divenne un ritrovo popolare,
Dott. Giorgio Schiappacasse
8 luglio 2008
Dipartimento
delle
Dipendenze
ASL 3 GenoveseU.O. Ser.T. Centro Levante
una
specie di circolo sociale.
Biblioteca
berio
Col passere del tempo,
i soci furono sempre più impegnati con le attività ricreative,
e sempre meno interessati alle operazioni
di salvataggio,
anche se sugli stemmi che portavano spiccava il motto originale.
In realtà quando qualcuno veniva effettivamente salvato,
era una gran seccatura,
perché si trattava di gente sporca e malridotta,
che insudiciava i mobili e i tappeti.
Ben presto le attività sociali del club divennero cosi numerose
E quelle di salvataggio cosi scarse che durante
una riunione
ci fu una levata di scudi da parte di alcuni,
i quali insistevano affinché si ritornasse
allo scopo originale del centro.
La proposta fu messa ai voti e gli agitatori,
che si rilevarono una piccola minoranza,
furono invitati ad andarsene dal club
e crearne uno nuovo.
8 luglio 2008
Biblioteca berio
Dott. Giorgio Schiappacasse
Dipartimento delle Dipendenze ASL 3 GenoveseU.O. Ser.T. Centro Levante
Ed è proprio quello che essi fecero,,
un po’ più avanti, lungo la costa,
con tanto altruismo e ardimento che, dopo poco,
il loro eroismo li rese famosi.
Arrivarono cosi nuovi collaboratori,
la loro baracca fu ristrutturata… …
e il loro idealismo smorzato.
Se vi capita di passare da quelle parti,
troverete tutta una serie di circoli esclusivi
disseminati lungo la costa.
Ciascuno di essi è giustamente fiero
Delle sue origini e delle sue tradizioni.
Da quelle parti avvengono ancora i naufragi,
ma nessuno ci bada.
8 luglio 2008
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Dott. Giorgio Schiappacasse
Dipartimento delle Dipendenze ASL 3 GenoveseU.O. Ser.T. Centro Levante
Una Storia
“mezza carota e …non di più!”
C’era un paese diventato triste.
Avevano tutti molto ma … il gusto della vita dov’ era?
I rimedi tentati dai più grandi specialisti avevano fallito.
Non sapevano più cosa fare se non rimpiangere i tempi passati.
Non rimaneva che provare con il vecchio saggio in cima alla collina.
Forse lui conosceva un rimedio.
Era stato un vecchio maestro un pò originale
ma erano anni che nessuno aveva sue notizie.
Non potendo fare altro il sindaco e il dottore decisero di cercarlo.
Non fu facile ma infine lo trovarono
e gli sottoposero il problema.
Il saggio pensò un pò e poi disse deciso:
“per preparare un rimedio mi serve
l’acqua “magica” della vecchia fontana della piazza,
il pentolone della caserma abbandonata e
alcuni bambini che mi aiutino”.
8 luglio 2008
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Dott. Giorgio Schiappacasse
Dipartimento delle Dipendenze ASL 3 GenoveseU.O. Ser.T. Centro Levante
I due si guardarono, scossero la testa ma
non avendo niente da perdere
tornarono in paese: riaprirono la fontana chiusa da
anni,
recuperarono la vecchia pentola della caserma,
la ripulirono e radunarono i pochi bimbi rimasti.
Il vecchio arrivò all’ora stabilita, raccolse i bimbi
intorno a se e
cominciò a raccontare vecchie storie dimenticate.
I bimbi ascoltavano.
Tra una storia e l’altra raccolsero la legna,
accesero il fuoco e
riempirono con l’acqua magica il pentolone.
Chiacchieravano allegri e i grandi sbirciavano
controllando dalle finestre perplessi.
I commenti erano i soliti (indovinate un po’?).
8 luglio 2008
Biblioteca berio
Dott. Giorgio Schiappacasse
Dipartimento delle Dipendenze ASL 3 GenoveseU.O. Ser.T. Centro Levante
A un certo punto un bimbo chiese se poteva
aggiungere all’acqua “magica” che bolliva qualcosa.
“Che bella idea”, disse il saggio,
“il rimedio verrà sicuramente migliore, però,
attento solo mezza carota e non di più”.
Il bimbo corse a casa felice e
chiese alla mamma solo mezza carota e non di più
e subito tornò.
Anche gli altri, allora, vollero contribuire
chi con mezza patata, mezza cipolla, mezzo cavolo e cosi via…
e tutti correvano a casa
e tornavano felici con mezzo – qualcosa e non di più.
Dalla pentola,intanto, arrivava un buon profumo e
gli adulti incuriositi sentivano i loro bimbi
ridere, scherzare o attenti ascoltare un’altra e …. un’altra storia.
I grandi erano perplessi…poi uno si decise ad andare a curiosare
e per darsi un tono portò con se un po’ di riso che gli avanzava…. forse serviva.
Allora anche altri si fecero coraggio portando ognuno un po’ di quello che avevano.
Anche gli uomini arrivarono dopo un po’.
Ascoltavano tutti le storie che avevano dimenticato e
uno per uno cominciarono a ricordare e a raccontare le loro.
I bambini erano felici.
Mangiarono tutti il più buon minestrone del mondo.
Erano anni che non passavano tutti insieme una giornata cosi.
La tristezza dov’era andata?
Che strano … tutto era cominciato con …. mezza carota e non di più!!
8 luglio 2008
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Dott. Giorgio Schiappacasse
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Una storia
Il lago e lo yogurt
In un paese dell’oriente un pescatore ogni mattina andava al lago a pescare.
Un giorno vide un monaco scendere dalla collina, meditare sulla riva e poi con un
cucchiaino versare un po’ per volta qualcosa nell’acqua del lago. Dopo una ulteriore
meditazione si rialzò e tornò al convento.
La cosa si ripeteva identica tutti i giorni.
Incuriosito il pescatore, ormai abituato alla compagnia del monaco, si avvicinò e
domandò cosa facesse.
Il monaco gentilmente rispose che versava uno yogurt nel lago.
Perplesso l’uomo non volle al momento chiedere di più.
Poi, dopo alcuni giorni, si decise, si avvicinò nuovamente e chiese il perché versasse
uno yogurt nel
lago.
Il monaco serio rispose “se lo farò con costanza un giorno tutto il lago si trasformerà in
yogurt”
L’uomo si spaventò. Questo è matto disse fra se e se. E si allontanò.
Eppure ….. sembrava una cosi brava persona?
Passarono molti giorni prima che trovasse il coraggio di riavvicinarsi e dirgli con rispetto
“ma lo
sa…padre…che non è vero?”
Il monaco con calma si girò, lo guardò profondamente e … disse:
“ lo so … ma …è bello …pensarlo”.
8 luglio 2008
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Dott. Giorgio Schiappacasse
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Una Storia: Quando chiamare il Dottore
Una donna era curva sulla vittima
di un incidente stradale, mentre
la folla stava a guardare.
All’improvviso un tizio la spinse via
rudemente, dicendo
“Stia indietro, per favore,
ho il diploma di pronto soccorso”.
La donna lo osservò per qualche minuto
mentre lui si dava da fare con la vittima.
Poi con molta calma lo avvertì:
“quando arriverà alla fase in cui
dovrà chiamare il dottore, io … sono già qui”
8 luglio 2008
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Dott. Giorgio Schiappacasse
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Ode alla vita
di Pablo Neruda
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la
marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che
un'insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza
per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della
propria sfortuna e della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non
conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga
maggiore del semplice respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
8 luglio 2008
Biblioteca berio
Dott. Giorgio Schiappacasse
Dipartimento delle Dipendenze ASL 3 GenoveseU.O. Ser.T. Centro Levante
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GS - siena 2009