RELAZIONE CONCLUSIVA RIGUARDANTE GLI
ACCERTAMENTI SVOLTI SUL SEQUESTRO DI
MAURO DE MAURO
AVVENUTO A PALERMO IL 16 SET. 1970
SOMMARIO
1. Introduzione .......................................................................................
1
2. Il sequestro DE MAURO .................................................................
3
3. Le indagini negli anni settanta .........................................................
3
3.1. L’attività dei Carabinieri ...............................................................
3.2. L’attività della Polizia ....................................................................
3
4
3.2.1. La “pista Mattei” ......................................................................
3.2.2. L’inchiesta parallela .................................................................
4
6
3.3. I depistaggi .....................................................................................
7
3.3.1. ad opera del SID . ....................................................................
3.3.2. ad opera dei Carabinieri ...........................................................
3.3.3. ad opera della Polizia ..............................................................
3.3.3.1. conclusioni sui depistaggi ad opera della Polizia ....................
7
8
8
12
4. Le indagini attuali nell’ambito del movente ENI/MATTEI .........
4.1.
4.2.
4.3.
4.4.
12
le dichiarazioni dei familiari .......................................................... 13
i colleghi giornalisti ........................................................................ 14
gli appartenenti alla p.g. e alla magistratura inquirenti ...............
i documenti acquisiti ....................................................................... 18
4.4.1.
4.4.2.
4.4.3.
4.4.4.
4.4.5.
4.4.6.
premessa ..................................................................................
fascicolo della Squadra Mobile ................................................
fascicolo dei Carabinieri ...........................................................
fascicoli della questura di Palermo .............................................
l’avvocato Giuseppe Lupis e la memoria di parte civile ............
il giornale “Le Ore della settimana” ..........................................
4.5. le “assenze” .....................................................................................
4.5.1.
4.5.2.
4.5.3.
4.5.4.
4.5.5.
18
19
20
21
21
24
28
ministero dell’interno ...............................................................
questura di Palermo ..................................................................
i servizi segreti .........................................................................
i collaboratori di giustizia .........................................................
conclusioni ...............................................................................
29
31
32
33
33
5. Le responsabilità ................................................................................
33
5.1. il film di Francesco Rosi, l’E.N.I. e la ESSO Standard Oil ...........
5.2. “L’Ora” di Palermo e il direttore Vittorio Nisticò ........................
5.2.1. riepilogo ...................................................................................
15
36
38
42
5.3. il senatore Graziano Verzotto e l’avvocato Vito Guarrasi ............
5.3.1. rapporti economici tra Guarrasi e Verzotto ..............................
45
48
5.4. raccolta degli indizi sulle responsabilità ........................................
49
5.4.1. chi aveva fornito a De Mauro la sensazionale notizia su Mattei?
49
5.4.1.1. antefatto al sequestro De Mauro ....................................
5.4.1.2. gli elementi di supporto all’antefatto ..............................
5.5.1.3. conclusioni .....................................................................
49
50
58
6. Il mandante del sequestro De Mauro .............................................
59
6.1. Vito Guarrasi aveva avuto rapporti con Buttafuoco? ..................
6.2. era intercorsa la telefonata? Guarrasi stava per essere arrestato? 63
6.3. rivelazioni alla stampa ................................................................... 65
6.4. la telefonata ................................................................................... 67
6.5. epilogo ............................................................................................ 70
7. Connessioni tra il “mandante De Mauro” e il “delitto Mattei” ..
8. Conclusioni .........................................................................................
8.1 Verzotto racconta tutto su De Mauro...............................................
61
70
74
75
La presente relazione, predisposta dal maresciallo capo Enrico Guastini con l’aiuto del pari grado Antonio
Trancuccio, è il riepilogo delle lunghe indagini svolte con il carabiniere scelto Giovanni Pais e la collaborazione del
maresciallo capo Salvatore Campa, tutti in servizio presso diversi uffici carabinieri di Pavia.
La imponente ricerca documentale è stata eseguita dal maresciallo capo Antonio Trancuccio, dall’appuntato
Marco Ivaldi e dal carabiniere scelto Giovanni Pais, tra gli atti dei fascicoli della Procura presso il Tribunale di Pavia e
della Procura presso il Tribunale di Palermo, riguardanti rispettivamente la morte di Enrico Mattei, Irnerio Bertuzzi,
William Mc Hale e il sequestro del giornalista Mauro De Mauro.
N. 12/159 di protocollo 1994 della Compagnia Carabinieri di Pavia
OGGETTO: Riepilogo degli accertamenti eseguiti e riguardanti il sequestro del
giornalista Mauro DE MAURO, avvenuto in Palermo il 16/9/1970.
ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE
(Dott. V. Calia - proc. n. 181/94 mod. 44)
PAVIA
^^^^^^
1. Introduzione
Questa relazione trae origine dalle indagini che la Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Pavia ha avviato1, delegandole principalmente ai Carabinieri di Pavia, per
accertare le cause che avevano portato alla morte il presidente dell’ENI Enrico Mattei, il
pilota Irnerio Bertuzzi e il giornalista americano William Mc Hale. I decessi erano
avvenuti in Bascapè (PV) il 27 ottobre 1962, a seguito della caduta dell’aereo sul quale
viaggiavano, un piccolo quadriposto bireattore, Morane Saulnier 760 Paris II, di
proprietà della SNAM.
I nuovi accertamenti hanno consentito di appurare che l’aereo in argomento era
precipitato a causa dell’esplosione di un piccolo ordigno posto all’interno dell’abitacolo.
Nel corso della raccolta e della lettura della rassegna stampa riguardante l’incidente
aereo, era apparso evidente come, a parte i giorni immediatamente successivi al 27
ottobre 1962, solo nel 1970, prima e ancor più dopo la sparizione di Mauro DE
MAURO, tutta la stampa aveva ripreso ad interessarsi della morte dell’ing. MATTEI,
ponendola in stretta relazione con il delitto avvenuto a Palermo.
Essendo il sequestro avvenuto in epoca successiva alla morte di MATTEI e
nell’ipotesi che i due delitti potessero avere i medesimi mandanti (tesi molto accreditata
tra tutti coloro che, a vario titolo, si erano interessati di DE MAURO), è stato ritenuto
utile svolgere indagini sulla vicenda più recente.
Pertanto la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pavia aveva richiesto, e
detiene tuttora in visione, il fascicolo processuale del Tribunale di Palermo riguardante le
indagini svolte sulla scomparsa di Mauro DE MAURO.
L’esame del fascicolo palermitano, recentemente archiviato una seconda volta per
essere rimasti ignoti gli autori del sequestro, ha reso necessario compiere mirati
accertamenti, divenuti numerosi perché originati gli uni dalle risultanze degli altri;
Indagini che non si erano prefisse lo scopo di indagare - ex novo - sul sequestro stesso,
ma di ricostruire tutte le circostanze del delitto, per verificare la sussistenza di elementi di
connessione con la morte dell’ing. Mattei.
Le conclusioni del lavoro svolto sono organicamente raccolte nella presente relazione.
Sarà perciò dimostrato che il sequestro De Mauro era stato attuato proprio in
conseguenza della morte non accidentale di Enrico Mattei. Per fare questo, che è poi
l’aspetto rilevante per la procura di Pavia, saranno ripercorse tutte le tappe delle indagini
esperite dagli organi inquirenti nei mesi successivi al rapimento. Emergeranno così il
clima e i risvolti più drammatici nei quali si sono svolte le investigazioni e sarà perciò
possibile rivalutare tutti gli eventi seguiti al rapimento.
Si incontreranno personaggi noti come il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa,
all’epoca comandante della Legione Carabinieri di Palermo; Il tenente colonnello
Giuseppe Russo, all’epoca comandante del Nucleo Investigativo e successivamente
ucciso dalla mafia; Il vice Questore Boris Giuliano, all’epoca addetto alla Squadra
1
richieste dal P.M. dott. V. Calia e autorizzate dal GIP c/o il Trib. di Pavia con decreto del 20/9/94, pag.
116
Mobile e successivamente ucciso dalla mafia; Il Questore Angelo Mangano, all’epoca
dirigente della Divisione di Polizia Criminale del Ministero dell’Interno, il quale
successivamente aveva subito un tentativo di omicidio da parte della mafia; Il Questore
Bruno Contrada, all’epoca commissario della Squadra Mobile di Palermo. Tutti
personaggi che si erano occupati direttamente delle investigazioni. Inoltre se ne erano
occupati, più marginalmente, anche il Questore di Palermo Ferdinando Li Donni e il capo
della Mobile vice Questore Nino Mendolia.
I principali sospettati del grave delitto erano stati:
• Antonino Buttafuoco, anziano e notissimo tributarista di Palermo, in rapporti con la
famiglia De Mauro, il quale, dopo il sequestro, aveva posto in essere un comportamento
che gli era valso l’arresto per il concorso con ignoti nel rapimento;
• l’ex senatore Graziano Verzotto, all’epoca presidente della più importante realtà
economica dell’isola e, cioè, l’Ente Minerario Siciliano. Questi era stato il rappresentante
dell’ENI in Sicilia ed aveva organizzato l’ultima visita di Mattei;
• l’avvocato palermitano Vito Guarrasi. Descritto dai giornalisti come “il papa nero” e “la
testa del serpente” per indicarlo come il capo della mafia, era stato sospettato inoltre
quale mandante degli omicidi in danno di Boris Giuliano (perché questi, ben dopo la
chiusura delle indagini su De Mauro, aveva continuato ad interessarsene ritenendo
Guarrasi il principale responsabile) e del sindaco palermitano Insalaco (perché questi, di
fronte ai giudici di Palermo, aveva chiamato in causa Guarrasi in merito alla gestione dei
grandi appalti pubblici).
2. Il sequestro DE MAURO
Tra il giugno e il luglio del 1970 il regista cinematografico Francesco ROSI aveva
incaricato il giornalista Mauro DE MAURO, del quotidiano palermitano “L’ORA”, di
raccogliere materiale relativo ai movimenti di Enrico MATTEI nei giorni 26-27 ottobre
1962 in Sicilia, necessario per predisporre la sceneggiatura del film “Il caso Mattei”, in
fase di realizzazione.
Tra l’agosto e il settembre 1970 Mauro DE MAURO aveva provveduto ad espletare
tale incarico, recuperando diverso materiale cartaceo e intervistando tutte le persone che,
negli ultimi due giorni di vita del presidente dell’E.N.I., avevano avuto modo di
incontrarlo in Sicilia.
Già da alcuni mesi DE MAURO era passato alla redazione sportiva del giornale
“L’ORA” e, pertanto, non si occupava più di cronaca “nera”.
Il 16 settembre 1970, verso le ore 21.00, Mauro DE MAURO veniva sequestrato
da tre individui, mentre si trovava davanti alla sua abitazione, sotto gli occhi della
figlia Franca che stava rincasando. Da allora non si è più avuta notizia del
giornalista.
3. Le indagini negli anni settanta
La denuncia dell’avvenuto sequestro era stata presentata la mattina del 17/9/1970 dai
familiari del giornalista, presso la Squadra Mobile della Questura di Palermo. Anche al
momento della denuncia non vi era stata la certezza del sequestro in quanto la figlia
Franca aveva riferito di aver visto il padre salire sulla propria auto, con le tre persone,
apparentemente in modo volontario.
Le conseguenti indagini erano state esperite, oltre che dalla polizia, anche dal Nucleo
Investigativo del Gruppo Carabinieri della stessa città.
La Squadra Mobile aveva privilegiato immediatamente la c.d. “pista Mattei”,
ritenendo che il movente andasse ricercato in qualcosa che De Mauro aveva scoperto
svolgendo il lavoro commissionatogli per il film.
I Carabinieri avevano invece impostato l’attività investigativa ritenendo che il delitto
fosse maturato nell’ambiente mafioso per motivi di droga.
3.1. L’attività dei Carabinieri
L’esame della documentazione trasmessa dai Carabinieri alla competente Autorità
Giudiziaria è di per se stessa più che sufficiente a dimostrare la totale inconsistenza della
“pista droga”, sostenuta da Carlo Alberto DALLA CHIESA e da Giuseppe RUSSO. Al
riguardo è sufficiente riportare i giudizi espressi dai due magistrati che si sono occupati
delle indagini sul sequestro De Mauro:
•
•
Ugo Saito2, sostituto procuratore: “Ricordo perfettamente il rapporto dei Carabinieri nel
processo De Mauro: si trattava di un rapporto che, almeno nella sua prima stesura, a
giudizio sia mio che di Scaglione (Procuratore Capo della Repubblica di Palermo), non
era nemmeno sufficiente ad avviare delle misure di prevenzione ... Ricordo che il
colonnello Dalla Chiesa mi portò personalmente il rapporto in udienza, accompagnato
da operatori della televisione ...”
Mario Fratantonio3, giudice istruttore: “La tesi investigativa portata avanti dai
Carabinieri per spiegare la scomparsa di Mauro De Mauro si dimostrò rapidamente
inconsistente ...”
Significativi sono pure i ricordi di Bruno CONTRADA4 sul punto; lo stesso ha infatti
dichiarato: “Mi sembrava assolutamente non aderente alla realtà investigativa che De
Mauro avesse potuto scoprire qualcosa di mafia talmente grave da indurre
l’organizzazione ad eliminarlo. Non era infatti emerso alcun elemento che facesse ritenere
valida l’ipotesi dei carabinieri. In particolare, quanto alla presunta scoperta di De Mauro
di traffici di droga ad opera di famiglie di mafia, voglio precisare che i veri traffici di mafia
in Sicilia, con sbarchi sulla costa, sono iniziati soltanto in epoca successiva”.
L’intervento diretto del massimo rappresentante dell’Arma in Sicilia, con la personale
esecuzione di alcuni atti di P.G., aveva - di fatto - portato ad incanalare le indagini in una
sola direzione con l’esclusione, al contempo, di qualunque altra ipotesi investigativa.
3.2. L’attività della Polizia
Le indagini, avviate dalla mattina del 17 settembre 1970, erano state dirette dai
commissari capo Boris GIULIANO e Bruno CONTRADA della Squadra Mobile della
Verbale di s.i. rese il 19/02/1998, pag. 4561
Verbale di s.i. rese il 20/02/1998, pag. 4598
4
Verbale di s.i. rese il 14/10/1998, pag. 4877
2
3
Questura di Palermo: il primo, più giovane, dirigeva la sezione reati contro la persona,
mentre il secondo, più anziano, dirigeva la sezione mafia dello stesso reparto.
Contrada, il 29/9/1970 (momento in cui tutta la stampa nazionale aveva dato per
scontato lo stretto collegamento tra il sequestro De Mauro e la morte del presidente Mattei)
aveva sentito a Roma, presso gli studi della Vides Cinematografica, il regista Francesco
Rosi e l’organizzatore cinematografico Pietro Notarianni: l’esito di tali incontri aveva
portato ad escludere la validità del movente collegato all’ENI.
3.2.1. La “pista Mattei”
Tale ipotesi di lavoro aveva oggettivamente subito i seguenti sviluppi operativi:
1. 17/9/1970 - 29/9/1970 (dichiarazioni dei familiari e degli amici dello scomparso): pista
privilegiata rispetto alle altre possibili;
2. 1/10/1970 (rientro a Palermo di Contrada): ridimensionamento alla luce delle risultanze
romane;
3. 19/10/1970 (arresto del rag. Antonino BUTTAFUOCO, quale corresponsabile del
sequestro): massimo impulso con aspettativa di clamorose iniziative riguardanti anche il
possibile attentato a Enrico Mattei;
4. fine ottobre - primi di novembre 1970 (intervento del capo del S.I.D. a Palermo):
definitivo abbandono.
Inizialmente l’accreditamento e lo sviluppo delle indagini nell’ambito del movente
ENI si era basato sui seguenti riscontri accertati dalla polizia:
• Mauro De Mauro da quattro mesi era stato spostato alla redazione sportiva del giornale
“L’Ora” di Palermo. Tale incarico ovviamente escludeva che il giornalista potesse
interessarsi, per conto del giornale, di fatti diversi da quelli sportivi.
• tutti i testimoni sentiti dalla polizia, ad eccezione di uno “reperito” nel 1974 5, avevano
concordemente affermato che De Mauro, già dall’inizio dell’estate 1970, era stato
impegnato esclusivamente in un lavoro di ricerca commissionatogli dal regista Rosi per
il suo film “il caso Mattei”;
• i familiari del giornalista (la moglie Elda e le figlie Franca e Junia), l’architetto
Margherita De Simone6 e il rivenditore di libri Flavio Flaccovio7 avevano riferito alla
Polizia - senza possibilità di equivoci - che Mauro De Mauro aveva loro confidato di
avere fatto un “grosso colpo” connesso al lavoro che stava svolgendo per conto di Rosi;
• diversi altri testi8 avevano riferito sulle confidenze ricevute da De Mauro sul colpo
giornalistico, arricchite da frasi altisonanti tendenti ad enfatizzare la portata della
scoperta, senza poter dire quale era l’argomento;
• anche il giornalista Lucio Galluzzo9, sentito dal G.I. dott. Mario Fratantonio, aveva
confermato il nesso tra Mattei ed il sequestro di Mauro De Mauro, escludendo al
contempo possibili interessi di mafia;
al riguardo vds successivo capitolo “depistaggi”
vds relativi verbali di s.i. in all. 159/146
7
al riguardo vds successivo capitolo “depistaggi”
8
vds, ad esempio, verbale di Mario Bardi del 14/6/73, all. 159/116
9
Verbale di s.i. rese il 21/12/1970 in all. 159/52
5
6
•
il rag. Antonino BUTTAFUOCO era stato arrestato il 19/10/1970 per il concorso con
ignoti nel sequestro De Mauro perché, durante i contatti avuti con la famiglia De Mauro,
aveva voluto sapere quanto scoperto dal giornalista sull’argomento E.N.I.. Inoltre
Buttafuoco, sempre nell’ambito dei medesimi contatti, aveva chiesto a Elda De Mauro di
farsi dire dalla polizia - e non dai carabinieri - su quali piste stavano lavorando e su quali
persone erano concentrati i loro sospetti, chiedendole l’esito degli incontri: la posizione
dei due corpi di polizia rispetto alle indagini erano all’epoca note per essere state
illustrate da tutti i giornali.
La sequenza di tali elementi, contrapposta all’assenza di fatti che potessero suffragare
qualunque altra ipotesi investigativa, aveva indotto la polizia a credere fermamente nel
movente “ENI/Mattei”.
Però, tale pista si era raffreddata temporaneamente alla fine del settembre del 1970,
per essere definitivamente abbandonata tra la fine di ottobre e gli inizi di novembre dello
stesso anno. Successivamente anche la polizia, come i carabinieri, avevano proseguito le
indagini ricercando prove rispetto a moventi improponibili quali le esattorie Salvo, la droga
e il golpe Borghese.
3.2.2. l’inchiesta parallela
Le dichiarazioni rese da CONTRADA al P.M. di Pavia (unico funzionario inquirente
ancora in vita) hanno evidenziato che il questore LI DONNI, pochi giorni dopo il sequestro,
aveva incaricato l’ufficio politico della questura di Palermo di svolgere una inchiesta
riservata, mirata ad accertare eventuali responsabilità di Eugenio Cefis. A tal fine Li Donni
aveva si era avvalso di una pubblicazione sull’ENI e su Cefis (probabilmente l’opuscolo
“L’ENI da Mattei a Cefis” dell’agenzia Roma Informazioni), dalla quale traeva - passo
passo - lo spunto per accertamenti investigativi. In questo contesto, connesso agli
avvenimenti successivi al sequestro De Mauro, erano emersi i nomi di Vito Guarrasi,
Graziano Verzotto e Antonino Buttafuoco e su tali personaggi erano state svolte le
investigazioni dell’ufficio politico.
L’ inchiesta riservata condotta dall’ufficio politico, interdipendente dalle indagini
formali della squadra mobile, attesta che era stato tenuto in seria considerazione il movente
politico nel sequestro De Mauro. Dimostra pure che il questore Li Donni aveva concreti
elementi per ritenere sussistente la connessione tra il sequestro De Mauro e la morte di
Enrico Mattei.
Inquadrare correttamente tale inchiesta parallela significa arrivare subito al nocciolo
del sequestro De Mauro. Pertanto si deve necessariamente rimandare alle conclusioni della
presente relazione ogni connessione con tutto il lavoro investigativo svolto attualmente.
E’ per ora sufficiente dimostrare che tale inchiesta riservata dell’ufficio politico,
incentrata sulla pista Mattei, era realmente esistita e si era focalizzata sull’avvocato Vito
Guarrasi e su Eugenio Cefis. Infatti:
•
nel fascicolo sulle indagini dei carabinieri di Palermo, è stato rinvenuto un appunto
manoscritto da Giuseppe Russo del seguente tenore: “Ufficio politico - cerca pure un
plico a detta dei De Mauro ove forse aveva documenti (ENI - Mattei?)” - pag. 2349 fasc.
nota 144;
i marescialli dell’ex P.S. ZACCAGNI10 e SALFI11, che all’epoca delle indagini
prestavano servizio all’ufficio politico della questura di Palermo, hanno confermato di
avere svolto tali indagini su incarico del questore, nonché di averle condotte nei confronti
di Guarrasi e nell’ambito della pista ENI/Mattei;
12
• la questura di Palermo ha trasmesso a questa Procura cinque distinti fascicoli così
intestati: 1) Inchiesta sulla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro; 2) GUARRASI
Vito - accertamenti; 3) GUARRASI Vito; 4) GUARRASI Vito; 5) Società controllate (da
Guarrasi).
Tali fascicoli sono stati rinvenuti in archivi riservati e/o comunque in archivi della
questura diversi dall’archivio della squadra mobile. Infatti nel corso delle precedenti
acquisizioni tali fascicoli non erano mai stati rinvenuti e comunque non erano stati uniti al
fascicolo principale sulle indagini tenuto dalla squadra mobile.
•
3.3. I depistaggi
Le indagini esperite da questa Polizia Giudiziaria, sotto la direzione e - più
frequentemente - l’intervento del P.M. dott. Vincenzo Calia, hanno permesso di accertare
l’esistenza di un superiore disegno tendente ad escludere qualunque relazione tra la morte di
Enrico Mattei ed il sequestro di Mauro De Mauro.
I conseguenti depistaggi avevano coinvolto direttamente la Polizia, l’Arma dei
Carabinieri e il Servizio Informazioni Difesa (SID).
3.3.1. ad opera del S.I.D.
Dell’intervento del direttore13 dei Servizi dell’epoca, volto a far cessare le indagini in
corso sul movente del sequestro De Mauro, avvenuto proprio durante la detenzione di
Antonino Buttafuoco (arrestato il 19/10/1970) e che - come si vedrà più avanti - aveva dato
notevole impulso alla “pista Mattei”, ne ha riferito il dott. Ugo SAITO 14. Questi ha
dichiarato: “Era stata imboccata anche dalla Procura e dall’ufficio istruzione (oltre che
dalla polizia), con decisione e con convinzione la c.d. “pista Mattei”; e fu appunto
percorrendo tale pista che giungemmo alla cattura del rag. Nino Buttafuoco. ... Domanda:
vorrei sapere da lei eventuali circostanze o fatti che non risultano dalla lettura dell’incarto
De Mauro.
Risposta: ricordo benissimo che sin dall’inizio dell’indagine la mia casa si era trasformata
in un porto di mare. ... Venivano con notevole frequenza Boris Giuliano e il capitano
Antonio Russo. ... Improvvisamente non ho più visto nessuno. Ciò avvenne ai primi del mese
di novembre 1970. Ebbi successivamente occasione di incontrare in Procura Boris
Giuliano e siccome i nostri rapporti erano molto cordiali, gli chiesi come procedevano le
indagini sulla vicenda De Mauro e come mai, improvvisamente, nessuno pareva più
interessarsi a tali investigazioni. Boris Giuliano manifestò il suo stupore per il fatto che io
non ero a conoscenza della circostanza che a “Villa Boscogrande”, un night club in
località Cardillo, vi era stata una riunione alla quale avevano partecipato i vertici dei
Servizi Segreti e i responsabili della Polizia Giudiziaria palermitana. In tale riunione fu
Verbale di s.i. del 29/10/98, pag. 4885
Verbale di s.i. del 29/10/98, pag. 4883
12
Vds all. 222
13
Vito Miceli, direttore del S.I.D. dal 18/10/1970, subentrato ad Eugenio Henke
14
Verbale di s.i. rese il 19/2/1998, pag. 4561
10
11
impartito l’ordine di “annacquare” le indagini. Giuliano non mi precisò se a tale riunione
era egli stesso presente, ma mi raccontò l’episodio come di un fatto certo e di cui io avrei
dovuto essere a conoscenza. Giuliano mi precisò anche che era presente il direttore dei
Servizi Segreti, facendomene anche il nome: oggi non sono più certo se si trattasse di
Miceli o di Santovito. ... Prima dell’interruzione delle indagini di cui le ho appena fatto
cenno, l’istruttoria era giunta a focalizzare delle responsabilità molto elevate e noi
prevedevamo che quando avessimo assunto i provvedimenti opportuni, sarebbe successo un
finimondo.
Noi con la Polizia ritenevamo infatti, con assoluta certezza, che De Mauro era stato
eliminato perché aveva scoperto qualcosa di eccezionalmente rilevante relativamente alla
morte di Enrico Mattei.”
Un singolarissimo (e perciò particolarmente attendibile) riscontro alle affermazioni del
dott. Saito proviene dalle dichiarazioni rese da Franca DE MAURO15. Infatti, nel relativo
verbale compare il seguente aneddoto: “Boris Giuliano mi aveva detto che era sua
abitudine non cambiarsi di abito fino a che il caso di cui si stava occupando non fosse stato
risolto. Verso il mese di novembre del 1970 Giuliano venne a casa mia con una giacca
diversa. Glielo feci notare ed egli mi disse che non sempre si poteva vincere: in quel
momento aveva forse perso la speranza di risolvere il caso, ma aggiunse che egli avrebbe
comunque continuato ad indagare.”
In conclusione si deve ragionevolmente ritenere che i Servizi, immediatamente dopo il
sequestro di De Mauro, erano intervenuti sui carabinieri e che, visti gli sviluppi delle
indagini della polizia, il direttore in persona era dovuto andare a Palermo per “ordinare” il
blocco delle indagini.
3.3.2. ad opera dei Carabinieri
Premesso che appare oramai incontrovertibile, pur con i soli elementi di fatto
conosciuti negli anni settanta, che il movente del sequestro del giornalista Mauro De Mauro
andava ricercato in qualcosa connesso alla morte di Mattei, appare un vero e proprio “auto
depistaggio” quello operato dai CC e già indicato nel precedente § 3.1.. Al riguardo si
segnalano le dichiarazioni rese, oltre che da Contrada, sia da Elda BARBIERI DE
MAURO16 (Dalla Chiesa mi disse, a proposito della pista Mattei, “signora non insista su
questa tesi, perché, se così fosse, ci troveremmo dinanzi a un delitto di Stato e io non vado
contro lo Stato”) sia da Graziano VERZOTTO17 (“Ho anche detto che DE MAURO era
stato sequestrato perché aveva molestato la mafia che trafficava in droga. Ammetto di
avere depistato. Tale depistaggio mi venne suggerito dai Carabinieri ...”).
3.3.3. ad opera della Polizia
Oggettivamente la squadra Mobile aveva abbandonato la pista ENI/Mattei dopo che
Contrada era andato a Roma per sentire Francesco ROSI, Pietro NOTARIANNI
ed altri. Era infatti emerso che l’incarico da loro affidato a Mauro De Mauro non riguardava
la morte del presidente dell’ENI ma semplicemente la ricostruzione dei due giorni trascorsi
Verbale di s.i. rese il 19/2/1998, pag. 4565
Verbale di s.i. rese il 27/5/1997, pagg. 2861-2864
17
Verbale di s.i. rese il 4/9/1998, pagg. 4850-4858
15
16
da Mattei in Sicilia. Tanto, come si vedrà, risponde assolutamente al vero in quanto De
Mauro aveva avuto incarico di indagare sulla morte di Mattei da Graziano Verzotto.
Ma è altrettanto vero che nel verbale fatto da Contrada nel settembre del 1970 non
risulta inserita una circostanza importantissima che NOTARIANNI ha invece comunicato
al P.M. di Pavia il 22/2/9618 e, cioè, che aveva contattato De Mauro il giorno precedente o lo
stesso giorno del sequestro per sollecitargli l’invio del lavoro, e che De Mauro gli aveva
risposto che il lavoro era terminato e che lo avrebbe spedito immediatamente.
La circostanza che De Mauro aveva effettivamente terminato il lavoro per Rosi è stata
accertata anche nel corso delle attuali investigazioni; è evidente che all’epoca delle indagini
tale notizia avrebbe avuto notevole importanza perché avrebbe dovuto indurre gli
investigatori a ricercare il “copione” già predisposto e che di fatto non è mai stato trovato.
E che la missione romana di Contrada avesse determinato l’abbandono della “pista
Mattei”, lo si può agevolmente verificare leggendo l’articolo apparso su “Il Giorno” del 2
ottobre 197019, del quale si riportano i passi più significativi: “LE INDAGINI RIPARTONO
DALLA VIA “GIUSTA” - DE MAURO: RIFLETTORI SULLA MAFIA - Si parla sempre più
di mafia per il “caso De Mauro” ... l’altra pista tenuta in vita dagli inquirenti, quella
agganciata “al caso Mattei” ... avrebbe invece perduto molto della sua consistenza. Lo si è
appreso stamane al rientro da Roma di un funzionario di Polizia incaricato di prendere
contatti con Rosi. ... Per riferire anche sull’esito della missione romana, funzionari di P.S. e
ufficiali dei CC si sono in mattinata recati nell’ufficio del sostituto procuratore dott. Saito,
incaricato dal Procuratore Capo, dottor Scaglione, di seguire attentamente l’evolversi
delle indagini sulla scomparsa di De Mauro”.
Sul punto vi è inoltre la testimonianza di Nino MENDOLIA 20, allora Capo della
Mobile di Palermo, secondo il quale “tra le diverse ipotesi valutate sul movente del
sequestro De Mauro era stata seguita la “pista Mattei”. Tale pista era culminata con
l’interrogatorio da parte di Contrada al regista Francesco Rosi a Roma.
Dall’interrogatorio era emerso che non vi era nulla di rilevante nell’affidamento
dell’incarico a De Mauro e in quello che De Mauro fino a quel momento aveva riferito e
pertanto la “pista Mattei” perse consistenza. ... Era comunque stato Contrada che aveva
riferito in tal senso, avendo sentito - mi pare - anche altre persone nell’ambito del film che
si stava realizzando.”
Altro depistaggio aveva riguardato le dichiarazioni rese da Flavio Flaccovio, titolare
della libreria palermitana presso la quale De Mauro aveva chiesto alcune pubblicazioni
riguardanti Enrico Mattei (“L’assassinio di Mattei”, “Petrolio e potere” ed altro). All’interno
del fascicolo relativo alle indagini esperite sul sequestro De Mauro della Squadra Mobile
della Questura di Palermo, in una copertina con l’intestazione “pista Mattei”, è stato
rinvenuto un appunto manoscritto, datato 29/10/197021, riguardante le informazioni assunte
da Flaccovio e sottoscritto da Contrada e Giuliano. Vi si legge, tra l’altro, “... Mauro De
Mauro disse a Flaccovio che “avrebbe fatto un grosso colpo giornalistico”, cioè un
rilevante servizio giornalistico - M. d. M. non precisò l’argomento del servizio ma, dati i
precedenti colloqui e le circostanze (tra cui la richiesta dei libri sull’argomento), F.F. mise
in relazione il “colpo” con il lavoro su Mattei”.
Verbale di s.i. di Pietro Notarianni, pagg. 2391-2394
vds all. 137
20
Verbale di s.i. rese il 14/12/1995, pag. 2111
21
vds pag. 2839
18
19
Il contenuto di tale appunto era stato trasfuso in un verbale di sommarie informazioni
testimoniali datato 11/11/197022, nel quale la circostanza appena riferita era stata così
modificata: “...De Mauro non mi accennò ad un grosso colpo giornalistico di natura
estranea al lavoro che stava svolgendo. Non è da escludere che De Mauro avrebbe potuto
utilizzare lo stesso materiale raccolto per il film di Rosi ai fini di un servizio giornalistico”.
La falsa ricostruzione del concetto riportata nel verbale era risultata poi inequivocabile
nel già citato rapporto sulle ulteriori indagini, inviato alla magistratura il 17/11/1970 23, nel
quale, alla pagina 29 (nell’ambito del paragrafo relativo alla pista Mattei), era stato scritto:
“...Circa le dichiarazioni sull’argomento di Storani, Arisco, Flaccovio e Spatola, non si
rilevano in esse elementi di particolare interesse, essendosi gli stessi limitati a riferire di
essere a conoscenza del lavoro che stava svolgendo Mauro De Mauro;”
Inoltre, nel più volte citato rapporto del 17 novembre, alla pag. 33, era stato scritto che,
dopo tutte le indagini esperito in merito all’argomento specifico: “non è emerso l’oggetto
del “grosso colpo giornalistico” che, nei giorni precedenti la sua scomparsa, il giornalista
aveva preannunciato e riteneva di poter realizzare. Oggetto che, allo stato delle indagini,
rimane fissato o delineato soltanto nell’affermazione di Junia De Mauro ...”
Tale affermazione citata nel rapporto, oltre ad essere falsa rispetto ai testi De Simone,
Flaccovio e Galluzzo, è assolutamente contraddittoria rispetto a quanto Franca De Mauro
aveva scritto alla pagina del 14/9/1970 in un pseudo-diario24 il cui originale, va sottolineato,
era ancora agli atti della Squadra Mobile di Palermo prima che il P.M. di Pavia ne
disponesse l’acquisizione.
Con tale diario, composto da alcuni foglietti manoscritti, Franca De Mauro aveva
ricostruito le sue giornate precedenti al sequestro del padre. Per il citato giorno del 14/9 si
legge “compere? - al mare con papà e Junia. A casa papà (dopo pranzo) dice che ha
scoperto una cosa importante riguardo al caso Mattei: con chi passò le ultime due ore (o
chi sapeva l’orario della partenza)...”
Ulteriore azione depistante nell’ambito del “movente ENI/Mattei” emerge dalle
dichiarazioni rese a questa P.G. da Angelo MANGANO25. Questi, nel 1970, era dirigente
della Polizia Criminale del Ministero dell’Interno. Si era attivato per svolgere accertamenti
sul sequestro De Mauro. L’alto dirigente ministeriale ha riferito a questa P.G. che le
investigazioni da lui condotte, all’epoca del sequestro, lo avevano portato a ritenere che
Mauro De Mauro era stato rapito ed ucciso per avere scoperto qualcosa di rilevante sulla
morte non accidentale di Mattei. Inoltre, partendo da fonti confidenziali, aveva inviato alla
Squadra Mobile di Palermo un appunto riservato, con il quale aveva attribuito la
responsabilità del sequestro all’avvocato Vito Guarrasi, a Graziano Verzotto (indicati anche
quali responsabili della morte di Mattei), a Luciano Leggio e a Antonino Buttafuoco. Con
tale appunto Mangano aveva sollecitato la Squadra Mobile ad eseguire degli accertamenti
tendenti a verificare le confidenze ricevute su tali persone. In merito Mangano ha riferito
che “..queste ipotesi di investigazione non erano mai state prese in considerazione da
Palermo. ... è poi risultato che il documento, che evidentemente era scottante per le persone
implicate, non era mai arrivato alla Squadra Mobile: almeno così avevano detto alla
Questura di Palermo. ... Sul fatto che il documento era arrivato alla Squadra Mobile ne ho
certezza anche perché qualche giorno dopo l’invio avevo telefonato ad un funzionario di
vds pag. 2840
vds allegato 159/124
24
vds pag. 3448
25
Verbale di s.i. rese il 26/9/1995, pag. 1610
22
23
quel reparto, credo che fosse Bruno CONTRADA ma sul punto non ho memoria certa, per
chiedere se avevano provveduto ad interrogare una persona indicata nel mio appunto. Il
funzionario aveva risposto evasivamente dicendomi che non avevano ancora avuto tempo e
confermandomi così indirettamente che l’appunto lo avevano ricevuto”.
Sulle affermazioni del questore Mangano va precisato che il documento da lui
ricordato non è stato trovato nel fascicolo della Squadra Mobile, attentamente visionato
presso la Questura di Palermo, ma è stato rinvenuto solo il 29/10/1998 agli atti della
questura, in uno dei fascicoli dell’inchiesta parallela. Inoltre, la persona indicata
nell’appunto riservato26, tale Giuggi Brucato di Palermo (che aveva ricevuto delle
confidenze secondo le quali Guarrasi poteva essere responsabile del sequestro De Mauro),
non risulta essere mai stata effettivamente interrogata dalla polizia di Palermo.
In ultimo, si segnala il rapporto della Squadra Mobile di Palermo inviato alla
magistratura il 15/10/197427, riguardante, ancora, le indagini sulla scomparsa del giornalista
Mauro De Mauro. Con tale documento, facendo riferimento alle dichiarazioni rese in data
13/10/1974 dal giornalista Vittorio GERVASI28, si comunicava, con assoluta certezza, che il
movente del sequestro De Mauro era stato una sua inchiesta, condotta, proprio nell’estate
del 1970, sulle esattorie e sui Salvo. Dopo tutto quanto è stato detto sul possibile movente
ENI/MATTEI, appaiono assolutamente ridicole le dichiarazioni di Gervasi. Infatti la sua
testimonianza, oltre ad essere stata fornita quattro anni dopo il rapimento, era isolata e
contrastante con quanto riferito, in tempi non sospetti, dai familiari e dagli amici di De
Mauro. Eppure nel citato ultimo rapporto era stato riferito all’A.G.: “Altro particolare della
massima importanza è quello che può e deve ritenersi oramai acclarato che “il grosso
colpo giornalistico che avrebbe fatto tremare mezza Italia” si riferiva alla inchiesta fatta
dal De Mauro sulle Esattorie e sui Salvo.”
Circa i depistaggi elencati, pare doveroso fare delle considerazioni per meglio
comprenderne la loro coerenza.
Quanto al verbale di NOTARIANNI del 29/9/1970, non si è in grado di dire con
certezza cosa possa essere accaduto, poiché in tale periodo tutta la questura era impegnata
con convinzione ad investigare nell’ambito della pista ENI/Mattei. Si può semplicemente
ipotizzare che Notarianni, all’epoca, non aveva riferito la circostanza a Bruno
CONTRADA.
Quanto agli altri depistaggi, non si può non osservare che sono avvenuti dopo l’11
novembre 1970, cioè poco dopo l’intervento del direttore del S.I.D. a Palermo.
La conferma definitiva alle argomentazioni esposte viene dalle dichiarazioni rese dal
maresciallo ZACCAGNI, il sottufficiale più anziano ed esperto dell’ufficio politico nel
1970. Questi ha infatti riferito che: “Dopo 40 giorni. o due mesi di cui ho accennato, la
nostra attività era stata sospesa per espressa richiesta del questore. Questi ci aveva detto
che era sufficiente quello che avevamo fatto fino a quel momento, ci aveva chiesto di dargli
tutte le relazioni e gli accertamenti fatti, che costituivano un grosso “malloppo” di carta.
Da quel momento non ci siamo più interessati del caso De Mauro”. Quindi era arrivato il
blocco delle indagini ma, di più, risulta essere sparito il documento riepilogativo sulle
responsabilità di Vito Guarrasi in ordine al sequestro di Mauro De Mauro. Di tale relazione
conclusiva, non trovata nei fascicoli recentemente consegnati dalla questura di Palermo, ne
vds pag. 1612
in allegato 159/115
28
in allegato 159/147
26
27
ha parlato lo stesso Zaccagni: “Tali elementi erano stati infine raccolti in una relazione
conclusiva, da me predisposta ma non firmata. Ricordo che erano almeno 7- 8 pagine
scritte a macchina. Ritengo anche possibile che tale relazione, che riepilogava quanto
avevamo scoperto su Guarrasi, possa essere stata fatta sparire per interesse di qualcuno”.
3.3.3.1. Conclusioni sui depistaggi ad opera della Polizia
Il quadro che emerge dalla composizione del mosaico composto da:
• dinamica degli articoli di stampa e dichiarazioni dei giornalisti;
• dichiarazioni di MANGANO, CONTRADA, ZACCAGNI, SALFI e VERZOTTO;
• dichiarazioni dei magistrati FRATANTONIO e SAITO;
• diario di Junia e dichiarazioni di Elda e Franca DE MAURO;
• documenti rinvenuti nel corso della presente indagine,
si può e si deve concludere che il questore LI DONNI, pochi giorni dopo il sequestro di
Mauro DE MAURO, oltre alle normali investigazioni condotte dalla Squadra Mobile che
puntavano decisamente sulla pista MATTEI, aveva avviato una indagine su Eugenio CEFIS
che aveva portato a Vito GUARRASI.
Tale indagine era stata ispirata dai socialisti (attraverso il capo della Polizia VICARI)
che in quel momento ambivano alla presidenza dell’E.N.I. e, nel momento dell’intervento
delle massime autorità politiche, era stata insabbiata dallo stesso LI DONNI a concreta
opera di tutta la questura di Palermo.
4. Le indagini attuali nell’ambito del movente ENI/MATTEI
Nel corso delle investigazioni condotte da questa Polizia Giudiziaria, sono emersi
ulteriori e significativi elementi che avvalorano il movente ENI nel sequestro De Mauro.
Tali nuovi elementi sono derivati dalla seguente attività:
1. sono stati risentiti i familiari che, in maniera più organica e prospetticamente più
completa dato il tempo trascorso e le conoscenza acquisite, hanno fornito tutte le
informazioni in loro possesso sul rapimento e sugli avvenimenti successivi.
2. sono stati sentiti tutti i giornalisti che, a qualsivoglia titolo, si sono interessati della
scomparsa del loro collega e hanno pubblicato libri o articoli.
3. sono stati sentiti gli appartenenti alle forze di polizia e i magistrati che istituzionalmente
si sono interessati del rapimento.
4. sono stati acquisiti documenti ritenuti utili a chiarire lo svolgimento dei fatti.
5. sono state acquisite le dichiarazioni rese sull’argomento dai collaboratori di giustizia.
6. sono state raccolte le importantissime dichiarazioni di Graziano Verzotto.
Le risultanze emerse non non lasciano margini di dubbio al fatto che Mauro De
Mauro era stato rapito ed ucciso perché aveva scoperto importanti elementi che
avrebbero consentito di stabilire che la morte del presidente Mattei era avvenuta, non a
seguito di un incidente, ma per volontà di qualche potente personaggio istituzionale
italiano.
Infatti, posto che De Mauro era considerato da tutti un ottimo giornalista, cosa poteva
avere scoperto di così importante che - secondo lui - avrebbe fatto “tremare mezza Italia”?
Le ipotesi di un traffico di droga o qualunque fatto di mafia locale si auto escludono. Del
resto, anche la possibilità che De Mauro avesse scoperto che Mattei era stato vittima di un
attentato non avrebbe, di per sé stessa, fatto tremare la “mezza Italia” che, evidentemente, si
riferiva agli ambienti che contano.
4.1. le dichiarazioni dei familiari
Franca DE MAURO29: riconoscendo come suoi gli appunti manoscritti a forma di diario30
rinvenuti nel fascicolo della Squadra Mobile della Questura di Palermo, ha ricordato
come suo padre, il giorno 14 settembre 1970 (due giorni prima del sequestro), aveva
iniziato a raccontare a casa, dopo pranzo, di avere scoperto qualcosa di molto importante
sulla morte di Mattei, ucciso per una bomba messa sull’aereo sul quale viaggiava. Tale
circostanza riferita da Franca risulta essere una novità per le indagini, non essendo
state mai verbalizzate le analoghe dichiarazioni rese pochi giorni dopo la
scomparsa del padre.
Franca ha inoltre ricordato il comportamento “ambiguo” tenuto dal colonnello Carlo
Alberto Dalla Chiesa il quale, a proposito della pista ENI/Mattei, “la trattava come
sciocchezze delle quali noi eravamo ingiustificatamente infatuati”.
• Tullio DE MAURO, fratello di Mauro, sentito a verbale il 21 febbraio 199631, ha
confermato che la nipote Junia, oggi non più in vita, le aveva raccontato “che suo padre
aveva fatto cenno di avere trovato cose straordinarie, molto importanti, in relazione alle
quale c’entrava un presidente e che ciò aveva relazione con la morte di Mattei”.
Nella medesima circostanza Tullio ha dichiarato di avere appreso, a suo tempo, dalla
cognata Elda De Mauro, il contenuto delle frasi pronunciate dal colonnello Dalla
Chiesa sul “delitto di Stato”.
• Elda DE MAURO: sentita a verbale il 27 maggio 199632, ha riferito che: “verso le ore
12,15-12,30 del 14 settembre, mio marito uscì dal giornale e, dopo essere passato da
casa per rinfrescarsi, si recò all’E.M.S.. Rientrò a casa verso le 15 e ci sedemmo tutti a
tavola. Dopo avere chiacchierato di vari argomenti, io chiesi a mio marito se aveva poi
visto VERZOTTO e come era andata. Ci fu una pausa, quasi a voler pesare le parole,
dopo di che Mauro disse: “HO SAPUTO UNA COSA ...”. E disse ciò con gravità, quasi
a voler dire: “adesso vi faccio allibire”. Fu almeno questa la netta impressione mia e
delle mie figlie. Suonò quindi il campanello e, mentre io e mia figlia Franca ci alzavamo
per vedere chi fosse, mio marito continuò: “... HO SAPUTO CHE IL PRESIDENTE...” e
non ho più sentito il seguito perché intanto io e mia figlia Franca ci eravamo
allontanate. A.D. Mio marito non si sarebbe mai riferito a VERZOTTO chiamandolo “IL
PRESIDENTE”, mentre sono assolutamente certa e glielo ripeto, che mio marito aveva
pronunciato quelle frasi subito dopo essere rientrato dalla visita a Verzotto e
rispondendo alla mia domanda volta a chiedergli come fosse andato l’incontro.” So che
dal 5 settembre avevano ripetutamente telefonato a casa sia ROSI che NOTARIANNI ...
cercando mio marito. Ma io avevo l’incarico di dire che Mauro non era in casa. ...
Avevo anche chiesto a mio marito perché si faceva negare ed egli mi aveva risposto
dicendo che doveva ancora valutare “se fare una cosa o l’altra”. Io non avevo allora
capito a cosa intendeva riferirsi mio marito né, per vero, gli avevo chiesto chiarimenti.
Solo successivamente ho compreso che probabilmente egli non aveva ancora deciso se
•
Verbale di s.i. rese il 29/2/1998, pag. 4565
vds pag. 3448
31
vds pag. 2381
32
vds pag. 2861
29
30
bruciare qualche sua scoperta con il film di Rosi o se utilizzare quel materiale per
“prendere la libera docenza”.
• Junia DE MAURO: non è stata sentita perché non più in vita. I verbali delle sue
dichiarazioni peraltro non necessitano di ulteriori chiarimenti.
Aveva tenuto un
33
diario sul quale aveva scritto gli avvenimenti delle giornate dal 16 settembre all’11
novembre 1970. Tale diario era stato pubblicato, con diverse parti omesse, in
due puntate, dal settimanale “Il Mondo” il 3 e il 10 ottobre 1971.
Le parti in grassetto sono quelle non pubblicate e, secondo quanto riferito da Elda De
Mauro34, i “tagli” (riguardanti Vito Guarrasi) erano stati consigliati dal questore di
Palermo LI DONNI al fine di evitare possibili querele.
4.2. i colleghi giornalisti
Tutti i giornalisti che si erano occupati del sequestro De Mauro si sono definiti
convinti della validità della “pista Mattei” pur senza fornire concreti elementi di prova.
Convinzione basata sulle indiscrezioni e sul clima che si era creato negli ambienti della
Questura di Palermo nel corso delle prime indagini.
Fra tutti, i giornalisti che senza dubbio si sono occupati più a fondo del caso sono
Pietro ZULLINO35 e Paolo PIETRONI36, entrambi redattori del settimanale “Epoca” al
tempo del sequestro De Mauro. Il loro lavoro di minuziosa ricerca e ricostruzione dei fatti
era stato trasfuso in due articoli per “Epoca”: il primo37, pubblicato il 21 marzo 1971,
mentre il secondo38 non era mai stato pubblicato per l’intervento del direttore generale
periodici Mondadori (su sollecitazione della presidenza dell’E.N.I.), andato appositamente
da Milano a Roma. Entrambi gli articoli, che proponevano l’assoluta coerenza della pista
“ENI/MATTEI” scartando ogni altra possibilità, erano basati su diversi elementi di fatto sui
quali erano stati poi costruiti dei ragionamenti logico-deduttivi.
Quindi dai giornalisti non è pervenuto alcun valido aiuto alle investigazioni, salvo che
le loro dichiarazioni hanno fornito la cronistoria delle indagini svolte dalla polizia
nell’ambito del movente che interessa. Di tanto si parlerà dettagliatamente ai successivi §
6.2. e 6.3..
4.3. gli appartenenti alla p.g e alla magistratura inquirenti
Ulteriori indizi che irrobustiscono la “pista ENI/Mattei” sono le convinzioni personali
di chi - tra la magistratura e la polizia - avevano investigato sul sequestro di Mauro De
Mauro. Tali convinzioni si basano sulla presenza di significativi elementi “conducenti” a
tale pista sommati alla contestuale assenza di fatti legati ad altri moventi. Ciò avrebbe
dovuto indurre gli inquirenti a privilegiare le indagini in tale direzione: così era avvenuto
dopo l’arresto di Antonino Buttafuoco provocando, in un momento assolutamente decisivo
per la risoluzione del caso, l’intervento del direttore dei Servizi italiani. Anche quest’ultimo
vds da pag. 3011
vds verbali di acquisizione (24/6/1996) e di s.i. (25/6/1996), alle pagg. 3001-3002
35
Verbale di s.i. del 28/9/95, pag. 1659
36
Verbale di s.i. dell’ 1/4/96, pag. 2585
37
vds pag. 1670
38
vds all. 159/79
33
34
fatto va obiettivamente interpretato come ulteriore e significativo riscontro alla validità del
movente ENI/Mattei.
• Il sostituto procuratore Ugo SAITO39, in merito alla attività svolta dal suo ufficio, ha
riferito che: “le indagini procedevano molto bene ... Era stata imboccata anche dalla
Procura e dall’Ufficio Istruzione (oltre che dalla Polizia), con decisione e convinzione la
c.d. “pista Mattei”; Dopo aver parlato del blocco delle indagini da parte dei Servizi
Segreti, Ugo Saito ha proseguito riferendo che: “ Noi con la Polizia ritenevamo infatti,
con assoluta certezza, che Mauro De Mauro era stato eliminato perché aveva scoperto
qualcosa di eccezionalmente rilevante relativamente alla morte di Enrico Mattei”.
• Il giudice istruttore Mario Fratantonio40, seppure con toni più cauti - considerata, forse, la
diversa posizione ed attività rispetto al P.M. -, ha ribadito la validità del movente indicato
da Ugo Saito. Ha infatti riferito che: “la tesi investigativa portata avanti dai Carabinieri
di Palermo per spiegare la scomparsa di Mauro De Mauro, si dimostrò rapidamente
inconsistente e fu anche per tale ragione che si cercò di potenziare la pista che al
momento pareva la più credibile: quella seguita dalla Polizia quella che, attraverso
Buttafuoco, conduceva a Mattei”. Quanto poi all’intervento dei Servizi, anche Mario
Fratantonio ne ha riferito in maniera indiretta: “Quando al Ministro Restivo succedette
come nuovo Ministro degli Interni l’on. Andreotti e questi rese pubblica la sua intenzione
di aprire gli archivi dei servizi segreti, io - forse su suggerimento e comunque di
concerto con Boris Giuliano - scrissi al Ministro una lettera riservata che lo stesso
Giuliano recapitò, per espressa mia richiesta, al ministero dell’interno, con la quale
chiedevo se i Servizi si erano occupati del caso De Mauro e, ove l’avessero fatto, di
inviarmi i relativi atti. Ricevetti più tardi risposta negativa dal capo di gabinetto.
Ricordo che io avevo avuto la netta percezione che nelle indagini De Mauro si fossero
intromessi i Servizi Segreti”.
• Il giudice per le indagini preliminari di Palermo, dott. Giacomo Conte, con propria
ordinanza dell’8 aprile 199141, nel disporre nuove indagini sulla scomparsa di Mauro De
Mauro, aveva, in premessa, osservato che “Tra le varie ipotesi formulate ed esaminate
nelle indagini sulla scomparsa di Mauro De Mauro, la più aderente alle risultanze del
procedimento, è quella che egli sia stato sequestrato ed ucciso in relazione all’inchiesta
che stava conducendo sulla fine di Enrico Mattei ... Tale ipotesi presuppone che
l’incidente aereo nel quale Enrico Mattei ha perso la vita sia stato causato da un
sabotaggio dell’aereo o da una carica di esplosivo precedentemente collocata su di esso
... La suddetta ipotesi implica che almeno la direzione di provenienza dei mandanti
dell’eventuale omicidio di Enrico Mattei e del sequestro di persona di Mauro De Mauro
sarebbe la stessa.”
• Il commissario capo di P.S. Boris Giuliano era stato, almeno fino al momento
dell’intervento del direttore dei Servizi a Palermo, il promotore, l’animatore delle
indagini sulla “pista Mattei”. Anche successivamente, al contrario della “tesi ufficiale”
segnalata dalla Questura all’Autorità Giudiziaria (esattorie e Salvo), Giuliano era
fermamente convinto della validità del movente ENI/Mattei ed in particolare nutriva
sospetti sul possibile mandante di tale delitto. Infatti nel diario del giudice Rocco
CHINNICI42, alla data del 14/7/1981, risulta annotato: “viene a trovarmi il marchese De
Verbale di s.i. del 19/2/98, pag. 4561
Verbale di s.i. del 20/2/1998, pag. 4598
41
vds. all. 159/56
42
vds pag. 4631 e all. 211
39
40
Seta; Dopo avermi raccontato delle sue vicende con l’avvocato Guarrasi, mi fa presente
che costui è intimo amico del senatore Emanuele Macaluso. Mi riferisce che alla galleria
d’arte la “Tavolozza” (il cui proprietario effettivo è Renato Guttuso) si recava spesso il
dott. Boris Giuliano, il quale, in quella sede, parlando con Leonardo Sciascia e qualche
altro, si riteneva certo che il responsabile del sequestro De Mauro fosse proprio
Guarrasi”.
In un articolo di Vittorio Nisticò, all’epoca direttore del quotidiano “L’Ora” di
Palermo presso il quale lavorava De Mauro, intitolato “Assassini nella nebbia”43, si trova
un riscontro indiretto alle affermazioni del marchese De Seta: “Incontrai Giuliano
proprio qualche settimana fa in occasione di una inchiesta televisiva sulla scomparsa di
De Mauro, ed ebbi così modo di raccogliere qualche sua confidenza. Sicuro della
validità del lavoro investigativo che aveva condotto, ne parlava con la passione di chi
viveva quel caso con la stessa intensità di sette anni prima, ma anche con la grinta
amara di chi aveva deciso di non gettare la spugna. “c’è un uomo politico che andava
arrestato subito, se non altro per reticenza”, mi disse ad un certo punto, con una forte
intonazione polemica, dalla quale mi sembrò trasparisse una irritazione ancora viva per
le difficoltà o gli ostacoli che l’indirizzo delle sue indagini aveva presumibilmente
incontrato in qualche ambiente del potere”.
L’uomo politico a cui alludeva Giuliano non poteva che essere l’avvocato Vito
Guarrasi o Graziano Verzotto, come riferito dallo stesso Nisticò44, perché erano gli
unici personaggi politici sui quali si era indagato.
Nella circostanza non si può non notare la straordinaria perspicacia dimostrata da
Vittorio Nisticò alla luce delle odierne risultanze, a meno di non voler ipotizzare - e tanto
sarà fatto - un coinvolgimento del direttore negli avvenimenti successivi al sequestro De
Mauro.
• Il questore Nino Mendolia, all’epoca dirigente della Squadra Mobile e superiore diretto di
Giuliano e Contrada, ha rilasciato a questa P.G. delle dichiarazioni45 che, pur reticenti e
ancora oggi coerenti con le disposizioni impartite dal direttore del S.I.D., confermano, sia
pure indirettamente, l’ipotesi in trattazione. Infatti ha riferito che: “Nell’ambito delle
indagini sul sequestro De Mauro ho svolto attività di coordinamento. ... Peraltro lo
stesso Questore Li Donni si interessava personalmente al caso, che era divenuto di
interesse nazionale. ... Le investigazioni condotte sul sequestro De Mauro purtroppo non
avevano dato alcun esito concreto. Non ho neanche una idea personale precisa sul
movente del sequestro. ... Personalmente con il Questore Li Donni ho sentito solamente
il sen. Graziano Verzotto e l’avv. Vito Guarrasi ... Queste ... persone che ho citato
erano state sentite nell’ambito della “pista Mattei”: erano stati colloqui informali dei
quali non era stato fatto alcun verbale perché non c’erano elementi di concreto
interesse.”
Che Mendolia non avesse un’idea personale del movente, alla luce di quanto detto e
di quanto si dirà, dimostra che è stato reticente.
• Il commissario Giovanni Viviano, addetto alla Squadra Mobile fino al dicembre 1970. Si
era interessato degli aspetti tecnici delle registrazioni ambientali della polizia, riguardanti
Buttafuoco. Ha dichiarato46 che: “Rammento che il convincimento di noi inquirenti della
vds pag. 4684
Verbale di s.i. rese il 25/03/1998, pag. 4649
45
Verbale di s.i. rese il 14/12/1995, pag. 2111
46
Verbale di s.i. rese l’11/10/1996, pag. 3360
43
44
•
Polizia, a differenza dei Carabinieri, era che la scomparsa di Mauro De Mauro era da
ascrivere a qualcosa di correlato alla morte di Enrico Mattei ...”.
Il commissario capo Bruno Contrada, sentito dal P.M. di Pavia47ha dichiarato:
“...successivamente venni a sapere che i due ufficiali avevano depositato nelle mani del
sostituto SAITO un rapporto conclusivo sul caso DE MAURO, inquadrando l’episodio in
una associazione per delinquere di stampo mafioso.... La nostra impressione fu che quel
rapporto fosse frutto di una decisione del colonello DALLA CHIESA, che noi non
ritenevamo peraltro fondata su ragioni investigative, perché ritenevamo con convinzione
che in quel momento, l’unica pista conducente e che era opportuna seguire, era la c.d.
“pista Mattei”. Si trattava di una convinzione, non solo di noi funzionari della Squadra
Mobile, ma dello stesso questore, che anzi ne era il più convinto assertore. Mi sembrava
assolutamente non aderente alla realtà investigativa che De Mauro avesse potuto
scoprire qualcosa di mafia talmente grave da indurre l’organizzazione ad eliminarlo.
Non era infatti emerso alcun elemento che facesse ritenere valida l’ipotesi dei
Carabinieri ... La ferma convinzione da parte della Polizia e in particolare del Questore
di Palermo della fondatezza della pista MATTEI, indusse lo stesso questore ad
incaricare la squadra politica della Questura di Palermo di svolgere una complessa e
vasta azione informativa in ordine alla pista Mattei e precisamente al possibile
collegamento tra la morte di Mattei e la scomparsa di Mauro De Mauro... Nell’ufficio
politico furono formate diverse squadre, ciascuna incaricata di specifici accertamenti..
Si trattava di indagini parallele a quelle svolte dalla Squadra Mobile, i cui risultati io
non conosco... LI DONNI era fermamente convinto della bontà della pista Mattei e del
coinvolgimento nella vicenda dell’avvocato Vito Guarrasi.”
4.4. i documenti acquisiti
La documentazione reperita nel corso delle attuali indagini può essere suddivisa
rispetto alla provenienza: una prima fonte è rappresentata dai fascicoli della polizia e dei
carabinieri e, pertanto, si tratta di documenti e notizie già noti all’epoca dei fatti, mai
utilizzati e, comunque, mai portati all’attenzione, almeno ufficialmente, dell’A.G..; Una
seconda fonte raggruppa gli atti che sono stati reperiti altrove e che rappresentano, quanto
meno apparentemente, una novità.
Il condizionale e l’uso della parola “apparentemente” è d’obbligo ove si consideri che
non risulta nella sua completezza l’attività di “insabbiamento” posta in essere da tutti gli
organi inquirenti. Pertanto, mentre sono stati accertati diversi occultamenti e la falsificazioni
di alcuni documenti importanti, non risulta fino a quale punto gli inquirenti siano stati a
conoscenza di altre fonti di prova per le quali non abbiano attivato le conseguenti e
doverose investigazioni.
4.4.1. premessa
Per poter correttamente interpretare ed apprezzare il valore dei documenti che saranno
elencati, è necessario aver presente il contesto nel quale era maturato il sequestro del
giornalista, così come risulta, in ipotesi, dalla attuali indagini. Infatti:
47
Verbale di s.i. rese il 14/10/1998, pag. 4877
• Mauro De Mauro era stato sequestrato ed ucciso per avere scoperto chi erano i mandanti
del sabotaggio all’aereo del presidente dell’ENI;
• gli organi di polizia giudiziaria e dei Servizi avevano posto in essere un’attività diretta a
non consentire che emergesse tale verità;
• la magistratura inquirente, forse solo per inerzia e comunque per non essere venuta a
conoscenza - almeno formalmente - di alcuni fatti importanti, non aveva svolto
doverosamente la propria attività;
• a livello politico si era scatenata una lotta di potere, a causa dell’imminente scadenza
delle cariche della presidenza della Repubblica e della presidenza dell’E.N.I., che aveva
visto in campo anche il sequestro De Mauro e la morte di Mattei come armi di ricatto.
E’ quindi stato ulteriormente accertato che Mauro De Mauro aveva ultimato il lavoro
commissionatogli dal regista Francesco Rosi, l’aveva raccolto in cartelle dattiloscritte e,
dopo aver parlato telefonicamente con Notarianni della Vides Cinematografica, si stava
accingendo a spedirlo a Roma o, forse, l’aveva mandato proprio il giorno del suo sequestro.
Di certo comunque tale lavoro ultimato non è mai stato trovato dagli organi inquirenti,
mentre gli appunti manoscritti di De Mauro, trovati nel proprio ufficio presso il giornale,
non erano altro che lo stadio embrionale del lavoro stesso. Graziano Verzotto, all’epoca
presidente dell’Ente Minerario Siciliano, era stato l’ultimo ad avere parlato con Mauro De
Mauro. Sentito dal P.M. di Pavia48 ha dichiarato che: “pochi giorni prima della sua
scomparsa - mi pare il 14 settembre 1970 - mi sono incontrato con Mauro De Mauro, come
ho già dichiarato a suo tempo ai giudici di Palermo. ... aveva con sé dei fogli di carta
dattiloscritti, che costituivano un copione del lavoro che gli era stato commissionato dal
regista Rosi e per il cui completamento egli chiedeva il mio ulteriore aiuto. ... Il copione
che De Mauro aveva con se e che egli mi aveva mostrato in occasione di quel fugace
incontro era composto da più fogli ed aveva una struttura in forma di dialogo, con delle
introduzioni per presentare le diverse persone che si erano incontrate con il presidente
dell’ENI. Lo stato di avanzamento di tale lavoro era senz’altro più progredito di quello
degli appunti manoscritti che lei mi mostra e che furono trovati nel cassetto della redazione
di cui abbiamo parlato.”
Se è vero - come pare - che De Mauro aveva terminato il suo lavoro per Rosi e se
è vero - come appare - che gli organi di p.g. non avevano trovato tale lavoro e non ne
avevano messo al corrente l’A.G., ci si trova di fronte ad una novità di rilevanza
eccezionale nell’ambito delle indagini, che accredita, in via definitiva, la validità del
movente “ENI/Mattei” nel sequestro De Mauro.
4.4.2. fascicolo della Squadra Mobile
Pur composto da numerosi faldoni, nel sottofascicolo intestato “pista ENI” vi sono
solamente pochi atti. E’ stato acquisito:
• un appunto manoscritto e verbale dattiloscritto relativi alle dichiarazioni del libraio
Flavio Flaccovio, dei quali si è già detto nel § 3.3.1.;
• un appunto dattiloscritto datato 9/5/74, a firma di Boris Giuliano, contenente, fra l’altro,
la seguente notizia: “Il G.I. Istruttore il giorno 10 maggio alle ore 09,30 interrogherà
Maniscalco Maria - via Villa Grazia 322 - in relazione alla circostanza della “busta
48
Verbale di s.i. rese il 16/2/1996, pag. 2340
gialla” in possesso del De Mauro il pomeriggio del 16 settembre 1970. Appare
indicativo che “la circostanza della busta gialla” sia data per conosciuta: conteneva forse i
documenti su Mattei? La polizia riteneva di si, come risulta da un appunto tratto
dall’analogo fascicolo dei carabinieri e indicato al successivo § 4.4.3..
Da tale fascicolo sono stati inoltre acquisiti i seguenti atti, significativi nell’ambito
della pista “ENI/Mattei”:
• appunto dattiloscritto49, verosimilmente predisposto da Giuliano, datato 20.9.1970,
contenente una sommaria descrizione dell’evento, dei propositi investigativi e degli
accertamenti eseguiti fino a tale data. Al foglio 3° si legge: “Allo stato sembra da
escludere: - che il De Mauro stesse conducendo una qualsiasi inchiesta giornalistica
sulla mafia o su singoli mafiosi. In proposito da oltre quattro mesi egli era stato
destinato all’incarico di capo dei servizi sportivi regionali. - che vi fosse qualche
mafioso che in seguito o a causa dell’attività professionale del De Mauro avesse subito
particolare danno o pregiudizio con conseguente sorgere di odio ... - che il fatto possa
essere riconducibile a vicende sentimentali extraconiugali o a situazioni economicofinanziarie di natura familiare”;
4.4.3. fascicolo dei Carabinieri
Sebbene i Carabinieri non si fossero interessati della ricerca che De Mauro aveva
svolto su Mattei, si erano comunque tenuti informati sull’attività della Polizia in tale ambito.
Dal fascicolo sulle indagini esperite dai carabinieri, sono stati rinvenuti ed acquisiti i
seguenti documenti:
tre appunti manoscritti dal capitano Giuseppe RUSSO50. Nel primo è scritto: “Ufficio
Politico - cerca pure un plico a detta dei De Mauro ove forse aveva documenti - (ENI MATTEI ?) - VERZOTTO ex segretario di Mattei e partigiano con lui. B. 25/9/70”.
L’interpretazione di tale appunto appare semplice: Bruno Contrada (?) il 25/9/70 aveva
riferito a Russo che l’ufficio politico stava cercando una busta contenente dei
documenti, forse su Mattei e l’ENI; Verzotto era stato associato a tale notizia. Il “plico “
cercato dalla polizia potrebbe essere proprio il copione di cui ha riferito Verzotto;
• appunto dattiloscritto datato 16 ottobre 197051 (tre giorni prima dell’arresto di
Buttafuoco), contenente informazioni sull’operato della polizia (nell’ambito della pista
ENI/Mattei), nonché diversi altri appunti, sempre riguardanti l’attività della polizia, tutti
rilevanti perché conducenti a Vito Guarrasi quale possibile mandante nel sequestro De
Mauro: di tali documenti si riferirà nel successivo § 4.6..
•
4.4.4. fascicoli della questura di Palermo
Solo in data 29 ottobre 1998, dopo che Contrada ha riferito delle “indagini parallele”
svolte dall’ufficio politico nell’ambito della pista ENI/Mattei, a seguito di mirata ricerca
sono stati acquisiti dalla questura di Palermo i cinque fascicoli dei quali si è già detto.
vds pag. 3455
vds pag. 2749 del fasc. 181/94/44, fotocopiati e raccolti in un’unica pagina
51
vds pag. 2767
49
50
Tali fascicoli sono rilevanti perché dimostrano l’esistenza dell’inchiesta parallela e
perché contengono alcuni riscontri importanti e dei quali si dirà nell’ambito dei rispettivi
paragrafi di interesse.
4.4.5. l’avvocato Giuseppe Lupis e la memoria di parte civile
Il 2 maggio 1972 Elda e Junia De Mauro avevano firmato un procura speciale con la
quale avevano conferito all’avvocato Giuseppe Lupis, del foro di Locri (RC) ma con studio
a Messina, l’incarico di costituzione di parte civile nel procedimento penale instauratosi a
seguito della scomparsa di Mauro De Mauro. Tale procura speciale52 era stata depositata
presso il Tribunale di Palermo ed è presente nel relativo fascicolo processuale.
Tale avvocato era stato proposto e presentato alla famiglia De Mauro dal giornalista
Pietro Zullino, così come riferito da Elda De Mauro53 e dallo stesso Lupis54. Questi
comunque aveva offerto gratuitamente le sue prestazioni alla famiglia De Mauro, lasciando
intendere di essere a conoscenza di “cose importanti” sia su Enrico Mattei che sulla
scomparsa del loro congiunto.
Sul conto dell’avvocato Giuseppe Lupis sono state raccolte le seguenti informazioni:
• Elda De Mauro55: “ho incontrato l’avvocato Lupis un paio di volte dopo che mi venne
presentato e proposto da Pietro Zullino. Fu proprio Pietro Zullino, infatti, a dirmi che
avrei fatto bene ad avvalermi dei servigi dell’avv. Lupis, suo conoscente, facendomi
anche implicitamente capire che non avrei assolutamente dovuto preoccuparmi per la
parte finanziaria. L’avvocato Lupis, infatti, non mi ha mai chiesto denaro, neanche per
le spese che egli avrebbe dovuto necessariamente sostenere. ... Prendo atto che lei mi
mostra la memoria a firma Giuseppe Lupis del 10 luglio 1972: non l’avevo mai vista,
non ne ho mai sentito parlare e neanche il giudice Fratantonio me ne aveva fatto cenno.
Il giudice Fratantonio, infatti, mi informava di ogni minimo sviluppo delle indagini. Egli
veniva a casa almeno due o tre volte la settimana per verificare assieme a me gli
elementi che via via acquisiva.”
• Pietroni Paolo56: “A.D. l’avvocato Lupis mi pare che fosse uno degli informatori di
Zullino e credo che egli fosse in qualche modo legato ai servizi segreti.”
• Franca De Mauro57: “Noi non conoscevamo Lupis, egli si presentò a casa nostra in un
momento che non so situare con precisione nel tempo ... Io ebbi l’impressione che egli si
vantasse di essere a conoscenza dei segreti della massoneria e che per questa via poteva
ottenere informazioni da Buttafuoco, che si diceva essere massone. A me Lupis non era
piaciuto anche se si era trattato di una sensazione epidermica: mi pareva ambiguo e
avevo l’impressione che volesse trarre da noi delle informazioni da utilizzare per suoi
scopi. ... Leggo oggi per la prima volta una memoria istruttoria datata 10 luglio 1972 a
firma di Giuseppe Lupis. Non ho mai avuto conoscenza delle circostanze articolate in
tale memoria e l’impressione che ho tratto oggi, leggendola, è stata quasi di una
minaccia diretta all’avvocato Guarrasi. Mi è parso quasi come se il destinatario di
vds all. 159/112-113
Verbale di s.i. rese il 27/5/96, pag. 2861
54
Verbale di s.i. rese il 6/3/97, pag. 4006
55
Verbale di s.i. rese il 27/5/96, pag. 2861
56
Verbale di s.i. rese il 1°/4/95, pag. 2585
57
Verbale di s.i. rese il 19/2/98, pag. 4565
52
53
quella memoria fosse l’avvocato Guarrasi. Tale scritto mi pare infatti drammaticamente
ricattatorio.”
• Pietro Zullino, in data 3 giugno 1974, aveva spedito una lettera58 al G.I. Mario
Fratantonio con la quale gli aveva trasmesso copia di vario materiale cartaceo raccolto
con Pietroni e Nese comprendente, fra l’altro, un appunto sullo “Stato delle nostre
ricerche sulle cause della scomparsa del giornalista Mauro De Mauro al 16 giugno
197159”. Tale documento tratta il recupero del nastro contenente la registrazione
dell’ultimo discorso di Mattei a Gagliano Castelferrato, tenuto presso la locale sala
cinematografica gestita dal signor Domenico Puleo. Vi si legge: Noi (Zullino, Pietroni e
Nese) abbiamo recuperato presso il signor Puleo detta registrazione domenica 8 giugno,
nel seguente modo: “Si sono recati per nostro conto a Gagliano, da Reggio Calabria,
l’avv. Giuseppe Lupis e il tenente dei CC. Mimmo Barillari, suo amico, in forza presso la
tenenza di Villa S. Giovanni ... Durante l’ascolto, l’avv. Lupis ha a sua volta registrato il
contenuto del nastro con un micromagnetofono nascosta in una tasca interna del suo
giubbotto ...”
L’attuale tenente colonnello dei CC Domenico Barillari60, pur confermando di essere
amico di Lupis perché compagno di studi dal liceo all’università, ha invece dichiarato di
non essersi mai attivamente interessato ai casi Mattei/De Mauro.
Il signor Domenico Puleo61 nel merito ha confermato quanto scritto nell’appunto di
Zullino/Pietroni/Nese dichiarando: “Alcuni anni dopo (il 1962) vennero due signori che
volevano comprare il nastro e mi chiesero di sentire prima il contenuto della cassetta per
apprezzarne le qualità sonore. Questi signori di nascosto me lo registrarono.”
• Giuseppe Lupis62: “Sono stato difensore di parte civile di Elda e Junia De Mauro nel
processo contro Antonino Buttafuoco, presso l’ufficio istruzione del Tribunale di
Palermo. Ricordo che in quegli anni io vivevo molto tempo a Roma e frequentavo molti
giornalisti così come persone appartenenti ad organi istituzionali dello Stato, nei diversi
ambienti politici e culturali di Roma. Non era, inoltre, infrequente che alcuni di questi
facessero anche parte dei servizi di sicurezza ed in particolare del S.I.D.. Mi fu anche
chiesto, non ricordo da chi, di svolgere attività di collaborazione con il S.I.D., in
maniera organica, con retribuzione per informazioni periodiche, ma non se ne fece
niente ... Conobbi, tra gli altri, due giornalisti della redazione romana di “Epoca”:
Pietro Zullino e Paolo Pietroni, che mi presentarono alla Elda e Junia De Mauro. ... Non
ho mai chiesto alcun compenso poiché ritenevo tale incarico di per sé appagante per la
mia professione ... Poco tempo dopo (la costituzione di parte civile) depositai, sempre
nel medesimo ufficio, una memoria con la quale chiedevo al magistrato di svolgere una
serie di attività istruttorie. Tali richieste istruttorie erano state da me formulate sulla
scorta di una serie di informazioni che avevo ricevuto dalla lettura di vari libri ed
articoli di stampa, tra i quali, soprattutto, un libro di Riccardo De Santis e da
chiacchierate con i frequentatori degli ambienti di cui le ho già parlato, tra i quali
ricordo, in particolare, Nicola Falde, all’epoca mi pare maggiore dell’Arma in servizio
al S.I.D. ... Nicola Falde era informato di tutto ciò che avveniva in Italia e con lui
vds all. 159/2
vds all. 159/81
60
Verbale di s.i. rese il 6/3/97, pag. 4005
61
Verbale di s.i. rese l’8/5/96, pag. 2714
62
Verbale di s.i. rese il 6/3/97, pag. 4006
58
59
ricordo anche che si era parlato sia del caso Mattei che della scomparsa di Mauro De
Mauro ...”
La presentazione dell’avv. Giuseppe Lupis è stata necessaria per poter accedere al
seguente discorso sulla “memoria di parte civile” di cui si è accennato e per dimostrare il
suo attivo interessamento ai casi Mattei/De Mauro. Ma per conto di chi? Non certo della
parte civile che rappresentava.
Il 28 settembre 1995 il P.M. di Pavia aveva incontrato Pietro Zullino a Roma, per
escuterlo quale persona informata sui fatti. Al termine del relativo atto il giornalista aveva
informalmente consegnato al magistrato dei documenti inerenti il “caso De Mauro”. Fra
questi vi era pure una “memoria di parte civile con richiesta di esecuzione di atti istruttori” 63,
diretta al giudice istruttore presso il Tribunale di Palermo che stava indagando sul rapimento
De Mauro. Tale memoria, datata 10 luglio 1972 e firmata dall’avvocato Giuseppe Lupis,
non risulta essere presente nel relativo incarto processuale del Tribunale di Palermo. Il dott.
Mario Fratantonio64, al quale era diretta, ha riferito: “Prendo visione e leggo fotocopia di
una memoria istruttoria nell’interesse delle parti civili Elda e Junia De Mauro, datata
10/7/72 e firmata dall’avv. Giuseppe Lupis: non l’ho mai letta prima e anzi le aggiungo che
se l’avessi letta mi sarei senz’altro attivato per accertare la fondatezza e approfondire le
questioni articolate in tale memoria.”
La richiesta formulata dall’avv. Lupis era diretta a sollecitare il G.I. dott. Fratantonio
ad escutere, previo mandato di comparizione, Vito Guarrasi e Graziano Verzotto per
chiarire una serie di fatti e circostanze che De Mauro avrebbe accertato nel corso del suo
lavoro per conto del regista Francesco Rosi. Il documento, completamente incentrato sulla
pista “ENI/Mattei”, attribuiva conoscenza - e quindi responsabilità - da parte di Cefis,
Verzotto e Guarrasi sulla morte non accidentale del presidente dell’ENI Mattei.
La rilevanza di tale “memoria” è data dal fatto che tutte le notizie ivi contenute sono
risultate - nell’ambito delle attuali indagini sulla morte di Enrico Mattei - fondate o
comunque non contrastanti con quanto finora accertato. Alcuni fatti sono una vera e propria
novità rispetto alle conoscenze ufficiali dell’epoca come, ad esempio, la circostanza che
Mattei era sceso in Sicilia con entrambi gli aerei gemelli Morane Saulnier 760 a
disposizione della presidenza dell’ENI. Se ne deve dedurre, ma è lo stesso Lupis a
confermarlo, che le notizie indicate nella memoria istruttoria erano state attinte da ambienti
bene informati quali quelli dei servizi segreti. E se è vero - come pare più probabile alla luce
di quanto detto precedentemente - che il documento non era mai stato depositato presso
l’ufficio istruzione del Tribunale di Palermo, l’ipotesi che fosse stato formato con lo scopo
di ricattare Vito Guarrasi ed Eugenio Cefis assume una certa consistenza. In ogni caso, ciò
che in questa sede risulta essere importante nel documento, è l’accostamento della morte di
Enrico Mattei al rapimento di Mauro De Mauro.
In conclusione, si deve ragionevolmente ritenere che le figure dell’avv. Lupis e del
giornalista Pietro Zullino (che lo aveva introdotto in casa De Mauro e che deteneva una
copia della “memoria”) siano importanti per comprendere ed accertare la cronologia degli
eventi. L’avvocato Lupis, in tandem con Zullino, aveva sostenuto delle spese per “indagare”
sulla morte di Mattei, con risultati apprezzabili dei quali, però, aveva tenuto all’oscuro le
persone da lui rappresentate nonché il magistrato inquirente. Inoltre parte di tali risultati
63
64
vds pagg. 4008-4015
Verbale di s.i. rese il 20/2/98, pag. 4598
erano poi confluiti nel secondo articolo predisposto per essere pubblicato su “Epoca” e mai
uscito, così come riferito dallo stesso Pietro Zullino65.
Ci si deve quindi chiedere per conto di chi due avevano lavorato, chi aveva coperto le
spese e quali reazioni aveva provocato la memoria di Lupis e l’articolo giornalistico di
Zullino, posto - in maniera controversa - all’attenzione di Eugenio Cefis prima della
pubblicazione.
4.4.6. il giornale “Le Ore della settimana”
Preliminarmente è utile ricordare la vicenda del tributarista Antonino Buttafuco,
arrestato il 19 ottobre 1970 nell’ambito delle indagini sulla pista “ENI/Mattei”, sulla base
dei seguenti fatti, tratti direttamente dal diario tenuto da Junia De Mauro66, che pare il
documento più attendibile tra tutti quelli prodotti, anche dalle autorità inquirenti:
• “GIOVEDÌ’ 17 (settembre 1970) - ... Né radio, né giornali, né TV avevano dato la
notizia, quando alle 21 telefonò Buttafuoco chiedendo se ci fossero ‘novità’; rispose
Franca. Non ce ne erano, e riappese.”
• “DOMENICA 20 - ... La sera, alle 21, al telefono rispondo io. E’ Buttafuoco, ma non
vuole notizie, vuole parlare a mamma. ... Lui insiste nel volerle parlare. ... “non son cose
da dire a te, e per telefono. Di alla mamma che ho cose importanti da dirle, e avvertila
che sarò da voi tra dieci minuti”. Del fatto erano stati informati subito i commissari
Contrada e Giuliano che avevano consigliato di riceverlo. L’incontro era avvenuto nello
studio di Mauro De Mauro alla sola presenza di Elda e Tullio De Mauro. Il colloquio era
stato così ricostruito: “... aveva detto” Non sono venuto per confortarvi, ma per esporre
la situazione reale: Mauro non è stato attento. Comunque ora ci sono qua io”. ... Prima
di tutto vuol sapere se mamma è a conoscenza di qualche notizia utile sul sequestro di
mio padre. Poi chiede chi della Polizia o di noi abbia toccato fra le sue carte e se è stato
trovato qualcosa. Quindi inizia ad elencare una serie di possibili moventi del sequestro,
scartandoli immediatamente, senza dare motivazioni. “Agrigento, no. Droga, no. Mafia,
no. Caso Tandoj, no. ENI” senza interrogativi, senza negazioni. “Cavaliere, perché dice
Eni?” chiese Tullio. “Così l’ho letto sui giornali” quindi ... avverte che “Mauro starà
via qualche giorno” ... continuò dicendo di stare tranquilli, di attendere sue notizie, che
lui non sarebbe più venuto a casa nostra perché ora c’era troppa polizia (“Sebbene a me
non potranno mai fare niente”).
• “MARTEDI’ 22 - ... La sera, verso le 22, telefona Buttafuoco; anche lui parla in cifra ma
non dietro nostra richiesta. Aveva ‘letto la pratica’ e i documenti sul nostro affare; c’era
stata qualche difficoltà, ma grazie all’aiuto di ‘esperti’, la lettura alla fine gli era
riuscita chiara. Le cose stavano proprio come lui aveva previsto, aggiunse, un ‘medico’
sarebbe venuto da fuori per visitare il ‘malato’, e soltanto dopo la visita si sarebbe
potuto concludere l’affare. Dovevamo star certi del buon esito della faccenda al 98,99 %
lui sarebbe andato fuori - sempre per il nostro affare - e si sarebbe fatto sentire entro
due o tre giorni.”
• “SABATO 26 - Con la posta della mattina arrivò al giornale una busta, contenente un
breve tratto di nastro magnetico. ... il messaggio diceva “Il De Mauro è vivo, non gli
facciamo del male, vogliamo solo ‘chiacchierargli’ bene”. ... Passata la mezzanotte
65
66
Verbale di s.i. rese il 28/9/95, pag. 1659
vds da pag. 3011
•
•
•
•
67
68
‘legale’ ci giunse la telefonata di Buttafuoco. Disse di chiamare da ‘fuori’. ... e chiese
subito se avessimo ricevuto qualche ‘messaggio’. Tullio rispose che erano arrivate le
solite lettere anonime, ma Buttafuoco precisò “messaggi orali, verbali”. Nell’incertezza,
Tullio rispose, interrogativamente, ‘un nastro?’, ‘Esatto’ esclamò il cavaliere.
Riconfermò la sua certezza al 99% circa del buon esito del nostro affare”.
“MARTEDI’ 29 - ... Tullio si reca all’appuntamento (nello studio di Buttafuoco). ...”
Dopo diversi discorsi “a bruciapelo chiese se avessimo ‘più trovato la lettera del
barbiere’67. Tullio, stupitissimo e preso alla sprovvista, risponde subito di no e chiede di
che si tratti68. Buttafuoco risponde evasivamente, dopo essersi assicurato della sincerità
di Tullio, che si trattava di una sciocchezza, un appunto preso in calce ad una lettera ...
Domanda subito dopo cosa noi pensiamo della pista ENI. Mio zio risponde che, a noi
familiari, in quel momento pareva l’ipotesi più valida e Buttafuoco senza lasciarlo
proseguire chiede “E Mauro allora, a chi della famiglia ha eventualmente fatto i nomi
dei responsabili della morte di Mattei?” A questo Tullio non poté rispondere, ma non gli
disse di quel ‘qualcosa’ che papà mi aveva detto e che non riuscivo a ricordare. ...
Quindi, spontaneamente, fece (Buttafuoco) un’ipotetica ricostruzione del movente del
sequestro, precisando che avrebbe usato i nomi dei presenti a mo’ d’esempio: “Nino
Buttafuoco dice una cosa a Mauro. Mauro fa capire a un altro di sapere questa cosa.
Questo fa rapire Mauro per sapere cosa Nino Buttafuoco gli abbia detto, e per mettere
paura a Nino Buttafuoco.” Ribadì che quell’esempio, nomi a parte, rispecchiava la
realtà.”
“MERCOLEDI’ 30 - La mattina stessa è mamma ad andare allo studio di Buttafuoco.” Il
ragioniere tranquillizza Elda De Mauro. Parla del sequestro. Chiede copia del nastro e
della busta entro il quale era inserito. Fornisce ad Elda un numero telefonico ‘segreto’ (in
realtà riservato, cioè non inserito in elenco). Aggiunge che “bisognava restare ottimisti
perché ‘quelli’ volevano solo accertare cosa mio padre realmente sapesse
interrogandolo per molti giorni. Domandò ancora se tra le carte di papà si fosse trovato
qualcosa di interessante, e vuol sapere che tipo di domande ci facessero i funzionari di
polizia.” (non interessava quindi l’attività dei Carabinieri)
“VENERDI’ 2 ottobre - ... si decise che mamma avrebbe telefonato a Buttafuoco alle
otto e mezza, per fissargli un appuntamento in studio. Ma Buttafuoco preferisce
incontrarla all’aperto. Le ricorda di portare manoscritti recenti di papà (per confrontare
le grafie) e il nastro con la busta.” Elda, giunta all’appuntamento, era stata
accompagnata da Buttafuoco fino all’interno della sua abitazione. “Li mamma ripeté che
non intendeva essere confortata e di non avere, in questo caso, bisogno di lui. Buttafuoco
negò ancora decisamente d’agire per un simile motivo ... Ricordò allora le 98
probabilità a nostro favore, e disse di ‘lasciare all’ENI’ le ultime due.”
“DOMENICA 4 ottobre - Alle 9,45 telefona Buttafuoco, fissando a mamma un
appuntamento ‘al solito posto, tre ore prima dell’ultima volta’, ossia nella sua casa alle
15. Mamma giunge all’appuntamento e trova il cavaliere turbato da un margine di
Le indagini sui movimenti di De Mauro nel giorno del sequestro avevano permesso di accertare che nel
pomeriggio, dopo essere uscito dal giornale, era entrato brevemente dal barbiere ed era stato notato con
una busta di ‘tipo commerciale’ inserita in un giornale piegato. Tale busta, che non era stata trovata in
macchina, “potrebbe” avere contenuto il lavoro ultimato per conto di Rosi e, comunque, potevano esserci
stati i documenti su ENI/Mattei che il cap. Russo aveva indicato nei suoi appunti come ‘cercati’
dall’ufficio politico della Questura.
Quindi Buttafuoco era a conoscenza di accertamenti riservati della polizia di cui nemmeno i familiari
sapevano ancora nulla.
incertezza che non gli permette di stabilire con certezza che l’autore del messaggio è mio
padre ... Ribadì che le 99 buone probabilità le dettava la scienza e non il cuore,
aggiungendo ‘perché Mauro si è fatto scaltro e ora pesa bene le parole’. Rimproverò a
mamma d’avere detto alla radio, durante un’intervista, che papà le diceva sempre
tutto.”
• “MARTEDI’ 6 ottobre - Alle dodici e un quarto precise, presi la telefonata di un
esultante Buttafuoco che quasi gridava “va tutto bene! Di alla mamma che va tutto bene
... Aspetto la mamma a casa di Pina quattro ore prima della penultima volta” = a casa
sua alle 16. ... Buttafuoco dice chiaramente “Lei signora deve farsi ricevere dal
questore. Si faccia ricevere in colloquio privato - glielo concederà senz’altro - e si faccia
dare tutti i nomi su cui stanno indagando, chieda di tutti gli elementi di cui dispongono
in quest’indagine. Faccia presente che lei è una pedina importante, e un nome che a loro
non dice niente, faccia capire che invece a lei può dire molte cose ... invece verrà a dire
tutto a me. ... Vada anche dai carabinieri, così non s’insospettiscono, ma è dalla polizia
che si deve far dare nomi, fatti, notizie, tutto ciò che sanno su questo caso. Poi venga e
mi riferisca tutto. Il pomeriggio, mamma e Tullio, insieme al questore, Mendolia,
Contrada e Giuliano, concordano di dargli nomi di scarsa importanza.”
Avvenuto ciò, Buttafuoco, evidentemente per avere esaurito il suo compito, si era
“allontanato” bruscamente dalla famiglia De Mauro. Ma vi è un’ultima e importante
annotazione nel diario riguardante il tributarista:
• “DOMENICA 11 ottobre - ... in una telefonata intercettata dalla polizia, Buttafuoco,
placando i timori di un misterioso interlocutore (“no, dica agli amici di Trapani di stare
tranquilli: non ci fu ammazzata per il giornalista”) gli aveva annunciato per martedì un
incontro importante riguardo ‘all’affare’ di mio padre.”
La cronologia degli eventi permette di avanzare le seguenti ipotesi e, cioè, che
Antonino Buttafuoco:
• effettivamente era stato coinvolto quanto meno nei fatti seguenti al sequestro;
• aveva ricevuto incarico dal mandante del rapimento di cercare i documenti riguardanti
l’ENI e Mattei tra le carte del giornalista e di cercare di capire cosa i familiari sapessero
della ricerca che Mauro De Mauro aveva svolto per conto del regista Francesco Rosi;
• De Mauro non era stato immediatamente ucciso ma interrogato dai rapitori per fargli dire
cosa aveva scoperto sulla morte di Mattei e, soprattutto, se aveva dei documenti
compromettenti e dove;
• inizialmente non era stata prevista la morte del giornalista ma nel corso o a seguito
dell’esito degli ‘interrogatori’ era stato ucciso;
• Buttafuoco aveva cercato di ottenere la totale fiducia dei familiari di De Mauro
raccontando loro parte della verità e montando la storia del nastro, per indurli a
considerarlo importante per la sorte del giornalista, e per conoscere le notizie sulla pista
ENI/Mattei nonché i movimenti della polizia in tale ambito.
Tutto ciò premesso, anche la vicenda del settimanale “Le Ore”, che pare strettamente
legata alla detenzione di Antonino Buttafuoco, si inquadra nell’ambito di una attività
ricattatoria basata su conoscenze e possibili rivelazioni sulle circostanze riguardanti
l’uccisione di Enrico Mattei. E questo, probabilmente, al fine di sollecitare “chi di dovere”
ad attivarsi per fare uscire Buttafuoco dal carcere e dall’intricata storia. Infatti, il 20
novembre 1970 Ugo Moretti, direttore del giornale, aveva presentato alla Procura della
Repubblica di Milano una denuncia contro ignoti per l’omicidio in danno di Enrico Mattei,
Irnerio Bertuzzi e William Mc Hale. La denuncia era stata trasmessa, il successivo 25
novembre, alla Procura della Repubblica di Pavia per competenza69. Sul numero 3 della
medesima rivista, che aveva quindi iniziato le pubblicazioni tra la prima e la seconda
settimana del novembre 1970, era comparso un articolo titolato sulla copertina: “ECCO LE
PROVE DEL DELITTO - OMICIDIO! - DENUNCIATI ALLA PROCURA GLI
ASSASSINI DI MATTEI70”.
L’articolo in realtà non conteneva concretamente “le prove dell’omicidio Mattei”, né
alcuna novità di rilievo. L’unica anomalia riscontrabile nel testo era che si dava per
scontato, al contrario delle cronache e degli accertamenti ufficiali, che Mattei il 26 ottobre
1962 si era recato a Palermo per partecipare a una riunione segreta. E ciò porta direttamente
a Vito Guarrasi, indicato dalle cronache giornalistiche come il mandante del sequestro, il
quale ha dichiarato ai magistrati71 e giornalisti72 di non avere incontrato Mattei nel suo
ultimo viaggio perché questi non era stato a Palermo, contrariamente alle risultanze delle
attuali indagini.
Per tornare al giornale “Le Ore della settimana” - e alla connessione di tale articolo
con Buttafuoco - va detto che era stato fondato, e ne era redattore capo, da Massimo
Balletti73, ovvero il genero del tributarista.
Dopo la pubblicazione del predetto articolo su Mattei, in data 5 gennaio 1971,
Antonino Buttafuoco era stato scarcerato e successivamente, con sentenza dell’Ufficio
Istruzione del Tribunale di Palermo (dr. G. Miccichè) datata 11/1/198374, era stato
prosciolto “per non avere commesso il fatto”.
Tale sentenza di primo grado, intervenuta ben 13 anni dopo l’arresto e con la formula
più ampia, si commenta da sola alla luce degli elementi a carico.
Si deve quindi concludere che i “forti poteri” intervenuti per “insabbiare” le indagini
erano stati sollecitati, con l’articolo apparso su “Le Ore della settimana”, ad attivarsi
“anche” per Buttafuoco, con esito assolutamente positivo. Va da sé che quanto appena
esposto rafforza ulteriormente il movente ENI nel sequestro di Mauro De Mauro e,
conseguentemente, l’ipotesi delittuosa nella morte di Enrico Mattei.
4.5. le “assenze”
Fino a questo punto sono state indicate le “presenze” di numerosi elementi e
documenti riconducibili al movente “ENI/Mattei” nel sequestro di Mauro De Mauro. Nel
corso delle attuali indagini sono state però rilevate delle “assenze”, cioè la mancanza di
documenti e di elementi - alcuni sottratti o mai consegnati - che confortano ulteriormente la
più volte citata “pista ENI”.
vds da pag. 343
vds dalla pag. 4708
71
vds all. 159/95 (verbale di interrogatorio del 9/6/71) e Verbale di s.i. rese il 10/5/96, pag. 2725
72
vds trascrizione sua intervista registrata da Pietroni, pag. 1463.
73
Verbale di s.i. rese il 22/2/96, pag. 2390
74
vds all. 159/26
69
70
Le “assenze” sono state rilevate presso tutti gli uffici che si sono interessati del “caso
De Mauro” e sono costituite essenzialmente dalla mancanza di riferimenti, notizie e
documenti ricollegabili alle prime e più importanti indagini esperite dalla questura di
Palermo nell’ambito del movente “ENI/Mattei”.
Anche le dichiarazioni sull’argomento dei c.d. collaboratori di giustizia si possono
inserire nell’ambito del presente paragrafo.
4.5.1. ministero dell’interno
Il ministero dell’interno e il dipartimento della P.S. - direzione centrale della polizia di
prevenzione (ex UCIGOS) - hanno fornito tutta la documentazione in possesso su Mattei e
De Mauro.
La direzione centrale della polizia di prevenzione ha ereditato l’archivio della
soppressa Divisione Affari Riservati. Sono stati acquisiti , in copia, i seguenti fascicoli:
• Enrico MATTEI75: vi è una relazione riservata76, presumibilmente dell’ufficio perché
priva di intestazioni, sul conto di Eugenio CEFIS quale possibile candidato per assumere
la guida del vertice dell’ENI. Vi è inoltre una lettera riservata della questura di Milano 77
datata 21/11/70, avente per oggetto: “On.le Ing. Enrico Mattei - Decesso per incidente
aviatorio a Bascapè (PV) il 27/10/1962”, che tratta del sequestro De Mauro connesso
con il presunto omicidio di Mattei, in relazione al libro “L’assassinio di Mattei” di Bellini
e Previdi, pubblicato i primi mesi del 1970. Il documento conclude però che: “Si ha
tuttavia l’impressione, confortata da talune indiscrezioni, che la campagna di stampa,
peraltro alquanto attenuatasi in questi ultimi giorni, fosse soprattutto una manovra
politica tendente a screditare, da una parte, l’on Fanfani, presidente del consiglio
all’epoca della disgrazia di Mattei, e, dall’altra, il massimo esponente dell’ENI, Eugenio
Cefis.”
Sostanzialmente quindi, nel fascicolo intestato a Mattei non c’è nessuna notizia
concreta sul disastro aereo del 27/10/62. L’unico documento esistente che tratta,
indirettamente, la morte di Mattei viene sminuito nella parte finale. Tale conclusione
potrebbe essere non priva di una sua logica ma ciò che importa è il fatto che non era stato
eseguito il doveroso approfondimento, in negativo o in positivo, sulle gravissime accuse
utilizzate per la “campagna di stampa”.
• Vito GUARRASI78: contiene copia di una relazione riservata79 della Questura di Palermo
sul suo conto, inviata - a richiesta - al presidente della commissione parlamentare
antimafia. Tale rapporto informativo non fa alcun cenno delle connessioni, rilevate
proprio dalla Squadra Mobile di Palermo, tra Guarrasi, Buttafuoco e il sequestro di
Mauro De Mauro.
vds pag. 3057
vds pag. 3064
77
vds pag. 3069
78
vds pag. 3092
79
vds da pag. 3097
75
76
• Mauro De Mauro80: contiene diverse notizie ed atti riguardanti il sequestro ma nulla che si
riferisca alle indagini svolte. Vi sono diverse interrogazioni parlamentari con schemi di
risposta. Solamente l’interrogazione dell’on. Macaluso81, in stretti rapporti con Vito
Guarrasi, assume rilievo nell’ottica generale. Infatti, il deputato aveva chiesto ai ministri
dell’interno e di grazia e giustizia di sapere se rispondeva al vero che: “le autorità che
conducono le indagini sulla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro avrebbero
preso in considerazione la possibilità di collegare la scomparsa del giornalista alle
ricerche che stava compiendo sulla morte dell’ingegnere Enrico Mattei. La presa in
considerazione di questa traccia fa presumere che le autorità inquirenti abbiano
elementi tali da considerare la morte dell’ingegnere Mattei un delitto che ancora oggi
qualcuno cerca di coprire. L’interrogante chiede di sapere quindi quali sono questi
elementi e se sarà riaperta un’istruttoria sulla morte dell’ingegnere Mattei...”. Lo
schema di risposta del ministero dell’interno82 aveva rassicurato l’interrogante che: “Nel
corso delle indagini per la scomparsa del giornalista Mauro De Mauro gli organi della
polizia giudiziaria non si sono occupati della morte dell’ing. Mattei...”.
• quotidiano “L’Ora” di Palermo: non vi è nulla di concretamente riferibile al sequestro De
Mauro, ad eccezione di qualche articolo pubblicato sull’argomento. E’ stato rinvenuto
un’interessante appunto interno83 che integralmente si trascrive: “4.6.70 Ente Minerario
Siciliano, organismo dipendente dal governo regionale, ha effettuato in questi giorni un
importante versamento finanziario a favore del giornale “L’Ora” di Palermo, organo
del PCI.” L’importanza di tale appunto deve essere sfuggita a chi ha curato la tenuta dei
fascicoli in argomento. Infatti il contenuto lega Graziano Verzotto (presidente
dell’E.M.S. versante) a Vito Guarrasi (che lo ha collocato alla presidenza e che potrebbe
quindi aver favorito il finanziamento) ed entrambi al quotidiano “L’Ora” che, durante le
indagini sulla “pista ENI/Mattei” e sull’arresto di Buttafuoco, aveva tenuto un
atteggiamento a dir poco sospetto, come più avanti si vedrà.
Il Ministero dell’Interno, in data 3 maggio 199884 ha fornito, altresì, i seguenti
fascicoli, provenienti dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale:
• Mauro De Mauro: contiene numerosi atti riferiti al sequestro ed alle indagini svolte.
Nessun documento però riferisce della pista “ENI/Mattei”. E’ sintomatico che vi siano
tutti i riferimenti sulle varie piste seguite dalla polizia ma nessuno sull’indagine
principale e più importante. Vi è però un documento la cui rilevanza, anche questa volta,
è sfuggita al curatore della pratica: si tratta di un appunto85, privo di intestazione, con il
quale si riferisce dell’atteggiamento del quotidiano “L’Ora” rispetto alla vicenda del
“Signor x”. In sostanza il direttore Vittorio Nisticò, dopo un litigio con i familiari De
Mauro, avrebbe deciso di pubblicare il vero nome del “signor x”, cioè Vito Guarrasi.
Nell’appunto si commenta tale atteggiamento nel seguente modo: “E’ da ritenere
verosimile che la manovra sia diretta ad ostacolare le indagini, creando attorno al
personaggio una notorietà che induca eventuali terzi a non parlare e costringere gli
vds pag. 4114 e seg.
vds pag. 4121
82
vds pag. 4122
83
vds pag. 4133
84
vds pag. 4723
85
vds all. 212/13
80
81
organi inquirenti ad agire sollecitamente ed allo scoperto. E’ da ritenere anche
verosimile che il passo possa essere stato suggerito dallo stesso interessato, al quale il
giornale, certamente nel recente passato e probabilmente ancora oggi, è legato da
interessi economici. Palermo 11.11.1970”.
Tale conclusione trova assolutamente conforto e riscontro in due documenti già citati:
infatti l’interrogazione dell’on. Macaluso è interpretabile con la medesima logica e
l’importante versamento fatto dall’E.M.S. al giornale, sia pure ante sequestro, completa
la triangolazione.
In ultimo va segnalato un appunto interno, datato 1/10/197086, che riepiloga gli
elementi a carico di Buttafuoco. Ai primi di ottobre, come si ricorderà, Buttafuoco aveva
interrotto i contatti con la famiglia De Mauro ed era stato arrestato il 19 successivo
proprio nell’ambito del movente E.N.I.: neppure tale documento fa alcun cenno alla
“pista Mattei”.
In conclusione si deve ritenere che presso tutti gli uffici interessati del ministero
dell’interno siano stati “ripuliti” i fascicoli, epurando ogni atto comunque riconducibile
all’ENI o a Mattei, salvo naturalmente i pochi documenti sopra illustrati, nei quali, però, la
connessione era molto indiretta.
Invero potrebbe esservi una diversa chiave di lettura circa tali “assenze”: poiché
dall’alto era arrivato a Palermo l’ordine di non addentrarsi nel lavoro che De Mauro stava
svolgendo per conto di Rosi, è verosimile ritenere che le indagini in tale direzione erano
state in qualche maniera nascoste ai superiori. L’arresto di Buttafuoco e la conferenza
stampa del questore Li Donni, durante la quale aveva dichiarato prossima la soluzione del
“caso De Mauro” con importanti novità, aveva quindi reso necessario, come già detto,
l’intervento personale del direttore dei Servizi.
Tale ipotesi, se per un verso potrebbe giustificare l’assenza di notizie, su tale filone di
indagine, nei rapporti documentali tra Palermo e Roma, dall’altro verso però è
irragionevole supporre che a Roma non fosse pervenuta, per altra via, la notizia che si stava
investigando sul movente “ENI/Mattei”: non fosse altro perché ne avevano scritto tutti i
giornali e lo stesso on. Macaluso aveva fornito indicazioni in tale senso con la sua
interrogazione parlamentare.
4.5.2. questura di Palermo
Come già detto, agli atti della Squadra Mobile riguardanti il sequestro De Mauro, nel
sottofascicoletto intestato “Indagini pista E.N.I. - Mattei” ci sono solamente alcuni
documenti irrilevanti e l’appunto - importante - su Flavio Flaccovio.
Premesso che i verbali delle dichiarazioni rese dai familiari e da tutti coloro che hanno
riferito sul “colpo giornalistico” annunciato da Mauro De Mauro, nonché tutto quello che
riguardava Antonino Buttafuoco, sono sparsi nel fascicolo, rimane da chiarire a cosa serviva
il sottofascicoletto “ENI/Mattei”. E’ stato “manipolato”? Il quadro generale conforta la
possibilità che ciò sia avvenuto. E’ sufficiente, per ora, accennare alla clamorosa svolta alle
indagini annunciata dalla polizia dopo l’arresto di Buttafuoco - svolta inserita nell’ambito
del movente “ENI/Mattei” - e della quale nessuna traccia documentale vi è nel fascicolo. I
giornalisti, sulla base di fonti informative interne alla questura, avevano anche dato per
imminente l’arresto di Vito Guarrasi: ma di tale nome, nel fascicolo De Mauro, non vi è
86
vds all. 212/38
traccia. Eppure la Squadra Mobile possiede un fascicolo personale a lui intestato, contenente
solamente un rapporto informativo datato 16/11/198387, diretto al giudice istruttore di
Torino. Vi si legge, tra l’altro, che: “... il suo nome (Vito Guarrasi) è stato spesso oggetto
della cronaca giudiziaria in alcuni clamorosi processi, anche perché fu oggetto di indagini
al tempo della misteriosa scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, redattore del
quotidiano L’Ora”. Atteso che nel fascicolo di Guarrasi non vi è altro documento e che nel
fascicolo De Mauro non vi sono atti o appunti di indagine sul conto dell’avvocato
palermitano88, l’affermazione sopra richiamata necessariamente deve provenire o da un
ulteriore fascicolo non reso noto, ovvero è basata sui ricordi diretti di qualche funzionario
che ancora nel 1983 prestava servizio alla Squadra Mobile.
La recente acquisizione dei fascicoli dell’inchiesta parallela, se da un lato conforta e
costituisce riscontro oggettivo a quanto ipotizzato fino ad ora, dall’altro evidenzia ancor di
più la mancanza dei documenti più importanti, così come riferito, ad esempio, dal
maresciallo Zaccagni: nemmeno in tali fascicoli incentrati su Vito Guarrasi vi è alcun
elemento a suo carico, eccezion fatta per i due appunti informativi del questore Mangano.
4.5.3. i servizi segreti
Si erano attivati, svolgendo mirate investigazioni a Catania e Palermo, subito dopo
l’incidente aereo del 1962. Avevano “occupato” l’area ove si trovavano i rottami e si erano
installati presso la stazione carabinieri di Landriano. Alla richiesta del P.M. dott. Calia di
avere copia dei documenti, il Si.S.Mi. ha risposto che il fascicolo di Mattei era stato
distrutto dalla “commissione Beolchini”89.
Lo stesso ente non ha risposto, né ha inviato
documenti, in ordine all’incidente aereo del 27 ottobre 1962. Per contro il Servizio ha
invece fornito copiosa documentazione relativamente all’incidente aereo del febbraio 1962
nel corso del quale un cacciavite, dimenticato nel reattore dagli specialisti motoristi, aveva
danneggiato il motore non appena era stato avviato. I servizi segreti, come visto, si erano
interessati anche del “caso De Mauro”. Quanto al “caso De Mauro”, a richiesta90 del G.I.
Mario Fratantonio di voler inviare copia della relativa documentazione, il S.I.D. aveva
risposto91 “di non aver svolto alcuna indagine sulla scomparsa del giornalista Mauro De
Mauro”.
E nemmeno oggi il Si.S.Mi. è stato in grado di produrre alcuna documentazione
riguardante un’interessamento diretto al “caso De Mauro”.
4.5.4. i collaboratori di giustizia
vds pagg. 3462
ad eccezione, ovviamente, della sua menzione in un rapporto giudiziario nel quale era stato indicato
come una delle persone che aveva visto Mauro De Mauro prima del rapimento, in funzione dell’attività
che stava svolgendo per conto di Rosi. Con estrema fatica, presso la Squadra Mobile di Palermo, è stata
rinvenuta pure una bobina magnetica contenente la registrazione di una conversazione avvenuta a casa di
Guarrasi. tra lo stesso, Mendolia e Contrada. Del colloquio non era stato fatto alcun verbale.
89
vds pag. 2546
90
vds all. 159/117
91
vds all. 159/119
87
88
Le dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, tra i quali Gaspare MUTOLO92,
Tommaso BUSCETTA93 e Salvatore RIGGIO94, sulle circostanze riguardanti la morte di
Enrico MATTEI e il sequestro del giornalista Mauro DE MAURO, non hanno consentito di
sviluppare in maniera organica le indagini sulle circostanze da questi riferite. I fatti narrati
su tali eventi delittuosi rispondono ad informazioni per lo più generiche ed ampiamente
note, apprese da terzi e quindi, anche se ipoteticamente vere, difficilmente riscontrabili. I
numerosi elementi raccolti nel corso di queste indagini consentono comunque una
valutazione delle notizie esposte da tali collaboratori di giustizia. In via generale, le
dichiarazioni dei “pentiti” concordano con gli esiti investigativi scaturiti nel corso di queste
indagini. Non si esclude la possibilità che DE MAURO sia stato materialmente sequestrato
da esponenti mafiosi, tuttavia, è certo che i motivi non sono legati ad interessi della mafia
stessa, che invece può aver agito per conto di altri. Dalle indagini non è emerso nessun fatto
concreto che possa far ritenere un particolare risentimento della mafia nei confronti di
Mauro DE MAURO. Il contributo fornito dai collaboratori di giustizia, sebbene abbia
consentito, in questi ultimi anni, di far piena luce su tutti i delitti mafiosi “importanti”, non è
servito però a chiarire i casi Mattei/De Mauro: questo significa che Cosa Nostra non aveva
interessi propri nei due casi.
4.5.5. conclusioni
Oltre a tutto quanto detto ed accertato, vi è quindi l’ulteriore legame tra i delitti Mattei
e De Mauro, invisibile ma forte, costituito dall’assoluta mancanza dei documenti e delle
testimonianze che potrebbero chiarire lo svolgimento delle due vicende, divenute parallele.
Documenti e testimonianze che pure dovrebbero essere facilmente reperibili nei “posti
giusti” e che sono quelli indicati nel presente paragrafo dedicato alle “assenze”.
5. Le responsabilità
Responsabilità nel corso delle investigazioni, indubbiamente significative nel contesto
generale, sono quelle indicate nel paragrafo dedicato ai depistaggi.
Vi sono stati però altri - ed ancor più significativi - interventi “combinati” nei casi
Mattei/De Mauro che meritano senza dubbio attenzione particolare: sono i casi del
quotidiano “L’Ora” di Palermo, del direttore Vittorio Nisticò e del film di Rosi “Il caso
Mattei”. Quanto segue è importante perché, se correttamente interpretato, chiarisce il
contesto politico/economico95 nel quale si era inserita la vicenda personale di Mauro De
Mauro. Infatti, le imminenti scadenze, nel 1971, delle cariche di presidente della
Repubblica96 e di presidente dell’E.N.I.97 avevano complicato ulteriormente, come già detto,
le indagini sul rapimento De Mauro e, forse, proprio tali scadenze avevano determinato la
necessità di stoppare le investigazioni sulla pista Mattei e, ancor di più, di bloccare gli
accertamenti sul conto di Vito Guarrasi. Perché era così importante tale personaggio? Di
certo non può essere sottaciuto il fatto che l’ordine di insabbiamento era venuto
Vds dichiarazioni rese alla Procura della Repubblica di Palermo il 18/11/1992 , pagg. 2181
Vds dichiarazioni rese alla Proc. della Rep. di Palermo il 6.8.1984 e il 29/4/1994, pagg. 2157 e seg.
94
Vds dichiarazioni rese a questa Procura il 15/7/1996, pag. 3214
95
leggi “Enrico Mattei”
96
eletto Giovanni Leone il 24/12/1971 dopo numerose votazioni
97
nominato Raffaele Girotti nel maggio 1971 dopo le “dimissioni volontarie” di Eugenio Cefis
92
93
nell’imminenza, almeno così pare, del suo arresto e che tale avvenimento avrebbe
effettivamente creato il “finimondo” in Italia. E ciò non tanto per le eventuali responsabilità
di Guarrasi nel sequestro di Mauro De Mauro ma, bensì, per le implicazioni nel “caso
Mattei” e le relative conseguenze politiche. E’ sufficiente pensare a cosa sarebbe successo
se fosse stata accertata la seguente ipotesi, circolante fra i giornalisti a Palermo e, cioè, che:
• Mattei era stato vittima di un attentato preordinato;
• Guarrasi coinvolto nel complotto, non poteva che essere il portatore di interessi
politico-economici nazionali (Fanfani e Cefis);
• De Mauro era stato sequestrato ed ucciso per averlo scoperto,
per comprendere quale finimondo si sarebbe verificato mettendo in concreto pericolo, non
solo l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, ma anche tutto l’equilibrio politico
istituzionale fino a quel momento mantenuto.
Questa teoria sulle responsabilità a carico di Guarrasi, Cefis e Fanfani, come già detto,
circolava fra i giornalisti e verrà discussa nei sottoparagrafi seguenti. Per ora è sufficiente
accennare come essa trovi riscontro nelle dichiarazioni di Italo Mattei, Rosangela Mattei,
Ugo Saito e Mario Fratantonio.
Infatti gli stessi hanno dichiarato:
•
•
•
Italo Mattei98, sentito dal G.I. Fratantonio: “... mia figlia Rosangela mi disse che ...
aveva incontrato il ministro Oronzo Reale al quale era stata presentata come nipote di
Enrico Mattei; mi precisò che si era trattenuta al tavolo con lui nello stesso albergo e
che nel corso della loro conversazione il ministro stesso le disse che era un peccato che
FANFANI, CEFIS e GIROTTI avessero fatto fuori mio fratello, tanto più che in
quell’epoca si accingeva a firmare un contratto molto importante per l’Italia, per lo
sfruttamento del petrolio algerino. D.R. su tale notizia datami da mia figlia non ho svolto
alcun accertamento perché ero intimamente convinto che FANFANI, CEFIS e GIROTTI,
se non materialmente coinvolti nella morte di mio fratello, fossero per lo meno a
conoscenza di quello che sarebbe poi accaduto a mio fratello stesso. Tale convincimento
mi deriva dalle seguenti circostanze: poco prima del disastro gli on.li Amintore
FANFANI e Ugo LA MALFA, di ritorno da un loro viaggio effettuato negli Stati Uniti,
convocarono mio fratello e gli dissero di non acquistare più petrolio dalla Russia ... In
quella circostanza mio fratello disse chiaramente a FANFANI che da quel momento gli
avrebbe tolto ogni appoggio politico e che da quel momento avrebbe dato tutta la forza
del suo peso politico all’onorevole Moro, ritenendo costui uomo di maggiore capacità e
indipendenza. Eugenio CEFIS, che non era più all’ENI, subito dopo la morte di mio
fratello riprese la sua attività a favore dell’ENI, non so con quale qualifica99...”;
Rosangela Mattei100, sentita dal G.I. Fratantonio, aveva confermato integralmente il
racconto fatto dal padre Italo;
Ugo Saito101, sostituto procuratore titolare dell’inchiesta De Mauro: “prima della
interruzione delle indagini di cui le ho appena fatto cenno, l’istruttoria era giunta a
Verbale delle dichiarazioni rese il 18/11/1971, in all. 159/94
“Caldeggiato” da Fanfani, Cefis era rientrato al vertice dell’ENI, subito dopo la morte di Mattei, quale
vice presidente (Marcello Boldrini presidente) con i poteri, dal punto di vista operativo, del presidente.
100
Verbale delle dichiarazioni rese il 18/11/1971, in all. 159/93
101
Verbale di s.i. rese il 19/2/1998, pag. 4561
98
99
•
focalizzare delle responsabilità molto elevate e noi prevedevamo che quando avessimo
assunto i provvedimenti opportuni, sarebbe successo un finimondo. ... Ritenevamo inoltre
che il rag. Buttafuoco non era altro che l’ultimo anello di una catena che faceva capo ad
Amintore Fanfani e alla sua corrente. Ritenevamo infatti che l’eliminazione di Mattei era
da ricondursi a FANFANI il quale era sostenitore di una politica petrolifera antitetica a
quella di Aldo Moro. ...”;
Un riscontro “rovescio” a quanto dichiarato da Saito emerge nelle dichiarazioni rese da
Franco Briatico102, all’epoca assistente speciale del presidente dell’ENI Eugenio Cefis:
“Sul caso De Mauro non posso dire nulla se non che ho acquisito l’opinione che il suo
sequestro non fosse assolutamente legato alla vicenda Mattei. Tale convinzione ho tratto
principalmente dopo aver parlato, tra gli altri, con Rosi e con Vito Guarrasi. ... Al
momento della morte di Mattei la situazione finanziaria dell’Eni era preoccupante. Di
tale problema si era fatto carico il presidente del consiglio Amintore Fanfani il quale
aveva voluto alla guida effettiva dell’ENI Eugenio Cefis, perché considerato l’unico in
grado di poter gestire l’Ente da un punto di vista operativo.”
Mario Fratantonio103, giudice istruttore nel procedimento De Mauro, ha dichiarato che:
“... dopo l’audizione di Italo Mattei, d’accordo con il P.M., si decise di spedire tali atti
istruttori al Pubblico Ministero di Pavia, competente per territorio quanto alla morte di
Enrico Mattei. Rammento che vi fu una espressa richiesta in tale senso del P.M.
Signorino a seguito della quale io provvidi a far estrarre copia degli atti che potevano
riguardare l’inchiesta Mattei e a trasmetterli alla Procura della Repubblica di Pavia. Ho
anche memoria del fatto che da quegli atti potevano emergere ipotesi di responsabilità a
carico di alcuni personaggi di rilievo della vita italiana: FANFANI, CEFIS e un altro, di
cui non ho adesso memoria ...”.
Per completezza va detto che tali documenti, attentamente ricercati in archivio e nei
registri dalla segreteria, non risultano essere mai pervenuti alla Procura della Repubblica
presso il Tribunale di Pavia e che dall’esame del fascicolo di Palermo sul sequestro De
Mauro non risultano nemmeno trasmessi.
5.1. il film di Francesco Rosi, l’E.N.I. e la ESSO Standard Oil
Francesco Rosi, nel luglio del 1970, come è noto, aveva dato incarico a Mauro De
Mauro di ricostruire le ultime due giornate siciliane di Enrico Mattei, in funzione del film di
prossima realizzazione “Il caso Mattei”. Il film si riproponeva, quanto meno nelle premesse,
di presentare l’ipotesi di sabotaggio all’aereo del presidente dell’E.N.I.. Ciò si può dedurre
dal titolo stesso del film, nonché dal fatto che Bellini e Previdi, autori del libro “L’assassinio
di Mattei”, erano stati contattati dalla produzione del film per fornire la loro collaborazione
nella presceneggiatura104. Il sequestro di Mauro De Mauro e alcuni interventi nei confronti
di Rosi avevano di fatto modificato la sceneggiatura del film? Così pare. Per iniziare, era
circolata voce che l’E.N.I. di Cefis avesse finanziato la realizzazione del film.
L’accertamento di tale circostanza è rilevante perché poteva costituire la contropartita alla
variazione della storia.
Verbale di s.i. rese il 25/3/1998, pag. 4691
Verbale di s.i. rese il 20/2/1998, pag. 4598
104
vds appunto riservato della questura di Milano, diretto alla Divisione Affari Riservati del ministero
dell’interno, datato 21/11/1970, pag. 3069
102
103
Dal diario di Junia De Mauro, nella parte mai pubblicata, al giorno 31 ottobre si legge:
“La sera un inviato dice di aver appreso da CATTANEI (presidente della commissione
parlamentare antimafia) che il film di Rosi su Mattei veniva finanziato da Eugenio Cefis”105.
Il riscontro è negli atti ufficiali della commissione antimafia. Nel corso dell’audizione di
Graziano Verzotto un commissario, il senatore Li Causi, aveva domandato: “A Rosi chi
commissionò il film?” Verzotto aveva risposto di non saperlo e Li Causi aveva allora
commentato: “pare che il presidente dell’ENI abbia spinto Rosi a realizzare il film.” 106.
Tale affermazione è evidentemente ironica.
Le negazioni di Francesco Rosi che il film fosse stato commissionato e finanziato
dall’ENI e che, a causa del sequestro De Mauro, fosse stata modificato la storia, sono poco
attendibili. E’ più attendibile e concreto il timore che aveva preso il regista nel corso della
preparazione del lungometraggio. Sono infatti state raccolte le seguenti dichiarazioni:
•
•
•
Paolo Pietroni107: “Fui inoltre molto colpito dalla visita che Nese ed io facemmo al
regista Rosi ... Egli in sostanze temeva che prima di finire il film potesse capitargli
qualcosa di fisico, ma, poiché il film non conteneva nulla di sconvolgente, io pensai che
egli avesse per paura mutato o addolcito il contenuto del film. ... Mi parve che Rosi ci
parlava come preoccupato che noi potessimo dire a qualcuno che egli era a conoscenza
di informazioni importanti sulla morte di Mattei ...”
Gino MILLOZZA108, organizzatore generale del film: “Durante la lavorazione del film
ricordo che un rappresentante di una società petrolifera (Vincenzo Cazzaniga della
ESSO), una delle sette sorelle, aveva più volte invitato me e Rosi ad andare in ufficio a
parlare e al nostro rifiuto, ci chiedeva sempre se avevamo trovato qualcosa cioè se
avevamo scoperto chi aveva ucciso Mattei. Ricordo che Rosi aveva paura ad andare
perché si diceva allora che erano state le sette sorelle ad uccidere Mattei. ... Ricordo che
Rosi, che voleva sempre viaggiare con macchine di lusso, alla mia richiesta di
noleggiare un’auto per andare al Tribunale di Palermo (perché convocato dal G.I.
Fratantonio), mi aveva risposto ‘è meglio se andiamo in autobus perché lì è più difficile
che ci uccidano’. Voglio cioè dire che Rosi era molto timoroso su tutto quello che
riguardava il film e il caso De Mauro”.
Francesco Rosi109: “Ho invece ricevuto delle minacce. La prima risale ad un momento
successivo alla scomparsa di De Mauro, ma prima che io avessi cominciato a girare il
film. Ricevetti a casa una telefonata ... Questo signore mi aveva detto di avere colto
casualmente la conversazione di due persone che parlavano del mio progetto di film e
della quale conversazione egli mi voleva mettere a conoscenza e a tale scopo egli
chiedeva di incontrarmi. Rifiutai l’incontro ... Una seconda minaccia è stata invece
ricevuta dalla mia governante, alla quale - sempre per telefono - era stato dato incarico
di riferirmi di stare attento alle mie gambe e a quelle di mia figlia ... Mi sembra di
ricordare che all’epoca di questa seconda minaccia io non avevo ancora cominciato a
girare ...”
Circa poi l’esistenza di un controllo sul film da parte dell’ENI, celato con la
collaborazione fornita nella pratica realizzazione (sono stati prestati i mezzi, le strutture
vds pag. 3051
dagli atti della commissione antimafia, vds pag. 2483
107
Verbale di s.i. rese l’1/4/1996, pag. 2585
108
Verbale di s.i. rese il 22/2/1996, pag. 2397
109
Verbale di s.i. rese il 14/3/1996, pag. 2500
105
106
fisse e gli alloggiamenti del gruppo ENI, cioè un consistente aiuto economico), finalizzato a
salvaguardare l’immagine dell’ENI e del presidente Cefis, non vi sono dubbi di alcun
genere. Infatti, sul punto sono state raccolte le seguenti dichiarazioni:
Franco Briatico110, all’epoca assistente speciale del presidente Cefis: “Io ho seguito la
fase di preparazione del film per ciò che concerneva l’aspetto informativo della figura di
Mattei e dell’ambiente nel quale operava.”
111
• Leonid Kolosov , all’epoca tenente del KGB, con l’incarico “coperto” di inviato a
Roma del giornale “Izvestija” di Mosca: “Circa due anni fa, dopo l’anteprima del film
“Enrico Mattei” a cui assistette un circolo ristretto di persone, chiesi a Rosi quali
fossero le cause della tragica morte del presidente dell’ENI; lui si strinse nelle spalle e
con aria desolata disse: ‘Io ho solo voluto una volta di più attirare l’attenzione
dell’opinione pubblica sulle circostanze della sua morte, circostanze che non ho potuto
chiarire fino in fondo per motivi che non dipendono da me’ ...”.
112
• Pasquale Ojetti : “Durante la realizzazione del film io sono stato incaricato dall’ufficio
delle pubbliche relazioni dell’ENI di accompagnare la troupe di Rosi nella realizzazione
del film. La ragione di questo incarico era di agevolare le riprese sia in Italia che
all’estero. Avevo dunque un incarico di consulenza per l’ENI e in pieno accordo con il
regista Rosi si lavorava per evitare di dire inesattezze.”
E il controllo sull’operato di Rosi era arrivato anche dalla ESSO Standard Oil italiana.
Vincenzo Cazzaniga113, allora presidente della ESSO Italia, ha così ricordato Rosi e il suo
film: “... attraverso il mio capo ufficio relazioni esterne, avevo invitato e parlato con il
regista Rosi Francesco nel mio ufficio. Motivo dell’incontro che io avevo desiderato era
quello di avere con il regista un chiarimento su alcuni aspetti della storia del film in fase di
realizzazione sulla vita e sulla morte di Mattei. Infatti avevo ricevuto voci su notizie che
sarebbero state presentate nel film e che non rappresentavano la verità. ... Non ricordo chi
mi aveva fatto pervenire tali voci, ma credo che provenissero dai pettegolezzi del nostro
ambiente petrolifero.”
Insomma, la preparazione del film era stata movimentate perché aveva subito pressioni
di un certo livello. Le “preoccupazioni” del regista Rosi appaiono quindi, sotto un certo
aspetto, più che giustificate e rappresentano la sintomatologia di un “qualcosa non andava”
nel film che aveva infine proposto, parallelamente, le due ipotesi di incidente e sabotaggio,
senza adombrare alcuna responsabilità a carico dell’ENI e del suo presidente Eugenio Cefis.
In ogni caso sarebbe definitivamente chiarita tutta la vicenda potendo dare una risposta
alla domanda “perché, proprio nel 1970, era stato deciso di fare il film su Mattei
basandolo sulla teoria di Bellini e Previdi del sabotaggio, esposta nel libro pubblicato
nel medesimo anno?”
Vi era stato un disegno complessivo volto ad esautorare Cefis?: pare di si. Al
riguardo si veda il successivo § 5.5.1.1. (antefatto al sequestro De Mauro).
•
5.2. “L’Ora” di Palermo e il direttore Vittorio Nisticò
Verbale di s.i. rese il 25/3/1998, pag. 4691
vds la traduzione del suo libro “La spia”, pag. 2952
112
Verbale di s.i. rese il 10/4/1997, pag. 4233
113
Verbale di s.i. rese il 4/2/1998, pag. 4530
110
111
“L’Ora” era il quotidiano presso il quale lavorava Mauro De Mauro al momento del
suo sequestro. Da quattro mesi circa era stato spostato alla redazione sportiva.
E’ rilevante l’atteggiamento tenuto dal suo direttore, Vittorio Nisticò, negli
avvenimenti seguenti al rapimento di Mauro De Mauro, perché equivoco al punto da porsi al
limite del “favoreggiamento” nei confronti di mandanti. Anche le pubblicazioni del giornale
sono significative e completano la panoramica del comportamento, quanto meno ambiguo,
di Nisticò. In sostanza il giornale, dopo l’arresto di Buttafuoco (avvenuto, si ricorderà,
nell’ambito del movente “ENI/Mattei”), aveva preso ad “attaccare” la polizia e il suo
operato, mentre per converso aveva tessuto le lodi dei carabinieri. Contestualmente il
direttore Nisticò, in un primo momento, aveva chiesto ai familiari di raccontare tutto a lui
prima ancora che alla polizia, mentre successivamente si era defilato cercando, attraverso i
carabinieri, la polizia stessa e il ministro dell’interno Franco Restivo, di tenersi aggiornato
sulle investigazioni in corso. Perché? Apparentemente per motivi professionali ma
l’interpretazione del comportamento di Nisticò può e deve essere valutata sotto una diversa
ottica: voleva intralciare l’operato della polizia nell’ambito del movente “ENI/Mattei”? E’
plausibile.
Per iniziare, si ripete integralmente quanto già detto sull’appunto inserito nel fascicolo
della Divisione Affari Riservati del ministero dell’interno114: “In sostanza il direttore Vittorio
Nisticò, dopo un litigio con i familiari De Mauro, aveva deciso di pubblicare il vero nome
del “signor x”, cioè Vito Guarrasi. Nell’appunto si commenta tale atteggiamento nel
seguente modo: “E’ da ritenere verosimile che la manovra sia diretta ad ostacolare le
indagini, creando attorno al personaggio una notorietà che induca eventuali terzi a non
parlare e costringere gli organi inquirenti ad agire sollecitamente ed allo scoperto. E’ da
ritenere anche verosimile che il passo possa essere stato suggerito dallo stesso interessato,
al quale il giornale, certamente nel recente passato e probabilmente ancora oggi, è legato
da interessi economici. Palermo 11.11.1970”.
Una cronistoria abbastanza chiara su Nisticò e sul giornale è fornita, ancora una volta,
da Junia De Mauro con il suo diario (in grassetto i passi più significativi):
“VENERDI' 18 - In mattinata vengono a casa nostra, insieme, Giovanni Fantozzi e
Vittorio Nisticò Il direttore si lamenta della presenza della Polizia in casa "ma che ci fa
questa gente?", borbotta. Chiede un posto tranquillo per parlare con mamma; in camera
mia, dopo aver detto che "bisognava salvare il lavoro di Mauro" e che c'era bisogno di
un avvocato perché la Polizia non doveva portare via niente. Non abbiamo più rivisto il
direttore dell'Ora da quel venerdì 18 settembre 1970.
SABATO 19 - Intanto arriva Tullio a Palermo, e dopo un salto a casa va subito al
giornale, incontrandosi con il direttore, Leonardo Sciascia, il capitano Russo dei CC (in
assiduo contatto con il giornale) e Guido NOZZOLI inviato del "Il Giorno", cui sono
giunte le prime mezze voci "De Mauro era un ricattatore".
LUNEDI' 21 - Tullio, quel pomeriggio, dopo aver parlato ancora con NISTICO', ci
chiamò a raccolta e ci disse: "ragazze, mettiamoci in testa una cosa: qui chi ha davvero
interesse a ritrovare Mauro, è il giornale. Quindi fingiamoci sinceri con Polizia e
Carabinieri ma d'ora in poi le cose che veniamo a sapere, le diremo solo a NISTICO' e
agli altri del giornale".
SABATO 26 - la mattina Tullio va al giornale. E' da tener presente che a partire dal terzo
giorno del sequestro (in cui Palermo fu tappezzata di volantini con la foto di mio padre
114
vds all. 212/13
e la scritta "AIUTATECI" a cura de "L'ORA") il giornale aveva cominciato a tenere un
contegno tra il prudente e (a parer mio) l'indifferente. Nessuno de "L'ORA" sebbene casa
nostra brulicasse di inviati e corrispondenti, era più venuto da noi; e gli articoli su un
fatto tanto clamoroso e che toccava direttamente il giornale di mio padre erano affidati
alle giovani leve del quotidiano, e puntavano con irremovibile fermezza sulla mafia,
droga, edilizia, escludendo "tutte" le altre. Ogni articolo portava almeno un elogio
all'Arma e un attacco alla Polizia. Ciononostante un obbligo morale da me mai
compreso portava Tullio quasi ogni giorno a parlare col direttore, senza però parlargli di
BUTTAFUOCO e dei nostri rapporti con la Polizia.
Con la posta del mattino arrivò al giornale un busta, contenente un breve tratto di
nastro magnetico. FANTOZZI (che in quei giorni s'occupava personalmente d'aprire la
corrispondenza) convocò subito il capitano RUSSO; Tullio, che era presente, volle che
fossero avvertiti anche GIULIANO e MENDOLIA prima dell'ascolto.
DOMENICA 11 ottobre - NISTICO' viene a sapere di BUTTAFUOCO, s'indigna con
Tullio per non avergliene parlato. Per la prima ricorrenza del 16 mamma scrive una
lettera aperta ai palermitani e la fa pubblicare su "L'ORA". Però li pregavamo di non
commentare. Invece sul giornale, in calce alla "lettera aperta di Elda DE MAURO", si
scrisse che al giornale sapevano tutto, e che per ovvi motivi non potevano ancora parlare,
ma se le autorità non si fossero mosse al più presto, allora si sarebbero decisi loro.
LUNEDI' 19 ottobre - Dopo una domenica passata nella più frenetica e silenziosa agitazione, GIULIANO, alle 13 ci telefona "La SPINGARDA è stata arrestata".
BUTTAFUOCO, dopo le prime formalità, venne subito trasferito al carcere Ucciardone.
Inizia così, anche per l'opinione pubblica il "caso BUTTAFUOCO". A dare il via a tutta la
serie di possibili ipotesi è proprio "L'ORA" che offre chili di piombo in difesa di un
anziano ragioniere un po' troppo donchisciottesco. Si critica la precipitosità della Polizia,
e si biasima la lentezza con cui si era proceduto all'arresto, dal momento che un presunto
colpevole era stato individuato. Le due inconciliabili ma fermissime obiezioni, furono il
grido all'insegna del quale si mossero tutti gli "innocentisti".
MERCOLEDI' 21 ottobre - Intanto comincia a circolare insistente l'espressione "Signor
X" ad indicare il mandante nel sequestro di mio padre, ed altrettanto insistente e
illocalizzabile nel tempo e nel luogo, la voce che voleva nel "Signor X" l'avvocato Vito
GUARRASI (lo stesso Nisticò aveva indicato a Tullio il GUARRASI - tempo prima
legato a Vittorio stesso - come probabile mandante del sequestro).
LUNEDI’ 9 novembre - a proposito della presceneggiatura trovata nel cassetto del
giornale e pubblicata su “L’Ora” senza che noi lo sapessimo, raccontai, su domanda del
giudice, che la mattina del 17 settembre, non ricordavo se alla presenza di altri, io stessa
avevo chiesto a Fantozzi (direttore amministrativo del giornale) di ‘aprire in qualche modo
il cassetto di papà’, sentendomi rispondere che era già stato fatto. Li per li la cosa non mi
sembrò strana sebbene mi meravigliai che ne mamma ne Franca, presenti al giornale
quella mattina, ne io fino a quel momento, ne eravamo state informate.
MARTEDI' 10 novembre - Tullio la mattina va al giornale. Trova Leonardo SCIASCIA in
pieno litigio con NISTICO' e FANTOZZI: il direttore vuol fare uscire un articolo in cui
appaia che Tullio DE MAURO vuole dare il nome al "signor X". SCIASCIA ritiene
imprudente questa mossa per Tullio. Tornato a casa un'ora prima del matrimonio di
Franca e Salvo...”
MERCOLEDI' 11 novembre - NISTICO' conferma a SCIASCIA che in un imminente
articolo le ipotesi di Tullio saranno rese note virgolettando le frasi che lo stesso Vittorio
gli aveva sentito dire durante i loro colloqui.
Appare opportuno, a questo punto, “fissare” alcuni elementi che sono stati accertati da
questa polizia giudiziaria e riguardanti Vittorio Nisticò.
•
il direttore de “L’Ora” (Nisticò stesso o Fantozzi) aveva forzato il cassetto della scrivania
di Mauro De Mauro al giornale, la mattina del 17 ottobre 1970, senza attendere la polizia
e prima ancora di aver avuto la certezza dell’avvenuto sequestro. Tanto risulta, oltre che
dal diario di Junia, da un Rapporto della Squadra Mobile diretto alla magistratura 115, nel
quale era stato scritto che. “il dott. Nisticò ha fatto presente che le suddette cartelle (gli
appunti manoscritti da De Mauro sul lavoro svolto per conto di Rosi) si trovavano
custodite in un cassetto chiuso a chiave della scrivania di De Mauro al giornale
“L’Ora” e che per reperirle era stato necessario forzare la serratura dato che la chiave
era in possesso del giornalista scomparso.”
Del resto lo stesso Nisticò116 ha confermato l’evento, attribuendolo materialmente a
Fantozzi (deceduto). L’azione, che in ogni caso pone l’interrogativo del perché sia stata
posta in essere, assume rilevanza particolare ove si consideri che non è stato trovato
affatto il copione predisposto da De Mauro per Rosi e del quale ne ha riferito Graziano
Verzotto. E tale documento (almeno la copia, nell’ipotesi formulata che fosse stato
spedito a Roma) dove poteva essere se non al giornale o a casa? E se fosse stato a casa è
verosimile ritenere che i familiari l’avessero occultato?
Inoltre era stato accertato all’epoca (e anche da questa P.G.) che tra gli appunti
manoscritti da De Mauro (quelli consegnati alla polizia da Nisticò) manca il foglio
numero 7 essendo presente un foglio numerato con l’8 (vi sono anche quelli numerati da
1 a 6). Il foglio numero 8117 risulta essere la parte finale di un discorso riguardante Vito
Guarrasi o Giuseppe D’Angelo. Vi si legge, infatti: “D’Angelo era venuto a un rapporto
di amicizia con Mattei - aveva fatto estromettere Guarrasi dal consiglio dell’ANIC gela:
aveva avuto la sua vittima.”
Peraltro la squadra Mobile, con Rapporto diretto all’A.G. e datato 17/11/1970118, aveva
comunicato che: “Del colloquio avuto con l’avv. Guarrasi non v’è alcuna traccia o
accenno negli appunti di Mauro De Mauro consegnati a questo ufficio dal dott.
Nisticò.”
E in tema di sparizioni, anche se non legata a Vittorio Nisticò, va tenuto conto - nel
contesto generale - che anche una audiocassetta, ascoltata ripetutamente da De Mauro
prima del suo sequestro, non è mai stata ritrovata in casa. Di tanto ne aveva riferito Elda
De Mauro119 al G.I. Fratantonio.
vds. all. 159/124, pag. 20 del Rapporto
Verbale di s.i. rese il 7/8/1996, pag. 3276
117
vds all. 159/60
118
vds all. 159/124, alla pag. 32
119
Verbale di interrogatorio del 17/3/1971, all. 159/102
115
116
•
•
•
Vittorio Nisticò, come da lui stesso dichiarato120, aveva rapporti freddi con Vito Guarrasi
dall’epoca della fine del “milazzismo121” e, durante le indagini sul sequestro De Mauro,
lo aveva incontrato una sola volta - casualmente - su un aereo diretto a Roma. Junia De
Mauro, nel suo diario122, aveva scritto che “Nisticò aveva indicato a Tullio (De Mauro) il
Guarrasi - tempo prima molto legato a Vittorio stesso - come probabile mandante del
sequestro. Però Nisticò e Guarrasi si erano incontrati al giornale, proprio durante le
indagini e prima dell’arresto di Buttafuoco. Tullio De Mauro123 ha infatti dichiarato di
aver personalmente incontrato Guarrasi mentre usciva dall’ufficio di Nisticò alcuni giorni
dopo averlo sentito nominare in casa di Elda. Junia De Mauro, nel suo diario, aveva
scritto che Tullio lo aveva sentito nominare per la prima volta il 21/9/1970.
Inoltre, nella trascrizione124 del nastro contenente la registrazione della conversazione tra
Nino Mendolia (capo della mobile), Bruno Contrada e Vito Guarrasi, vi sono due punti
che confermano i contatti intercorsi tra Nisticò e Guarrasi. Il primo: “G.(Guarrasi) - Mi
ha parlato solo di questo (De Mauro). Ho detto, come ho già detto a Nisticò ...” Al
termine del colloquio, mentre i due funzionari si trovavano in macchina e il registratore
era ancora attivo, nel commentare l’incontro avevano detto: “M.(Mendolia)
Indubbiamente un uomo colto, un uomo che si era preparato a quest’incontro, prima
ancora che telefonassi alla moglie. Siccome lui aveva parlato con Nisticò ...”.
Vittorio Nisticò, come appreso dal diario di Junia, parteggiava per i carabinieri (pista
inconsistente) e osteggiava la polizia (pista Mattei). Collaborava con i carabinieri e non
con la polizia. A quale fine? Di certo il capitano Russo aveva tra i suoi “informatori” lo
stesso Nisticò. Infatti, in un appunto125 dattiloscritto e rinvenuto nel fascicolo sulle
indagini del comando provinciale di Palermo, il cui contenuto - come si vedrà - è di
estrema rilevanza, risulta che il direttore de “L’Ora” aveva messo dettagliatamente al
corrente i carabinieri, in data 16 ottobre 1970, del punto al quale erano arrivate le
indagini della polizia su Antonino Buttafuoco. L’esame attento del documento rivela che
le informazioni erano state reperite dallo stesso ministro dell’interno Restivo il quale, a
sua volta, le aveva avute dal questore di Palermo Li Donni.
Vittorio Nisticò, come da lui stesso dichiarato126, si era recato più volte dal ministro
Restivo e dal capo della polizia Vicari per apprendere lo stato delle indagini della polizia.
Perché? Siamo ancora nell’ambito della doverosa attività professionale del giornalista? E
perché andare a Roma per apprendere notizie provenienti dalla sua città? Di fatto i suoi
articoli non avevano mai fatto riferimento ad interviste o ad “autorevoli fonti del
ministero” mentre è certo che le informazioni che aveva ottenuto le aveva passate ai
carabinieri127.
5.2.1. riepilogo
Verbale di s.i. rese l’8/4/1997, pag. 4227
Vittorio Nisticò e il giornale “L’Ora” erano comunisti. Con la “regia” di Vito Guarrasi l’on. Milazzo
aveva presieduto, in Sicilia tra il 1958 e il 1962, un governo regionale con comunisti e missini che
vedeva la D.C. all’opposizione.
122
vds pag. 3048
123
Verbale di s.i. rese l’8/4/1997, pag. 4219
124
vds all. 176
125
vds pag. 2739
126
Verbale di s.i. rese l’8/4/1997, pag. 4227
127
vds pag. 2767 - appunto rinvenuto nel fascicolo dei carabinieri di Palermo
120
121
Le notizie riguardanti Vittorio Nisticò, necessariamente diluite tra spiegazioni e fonti
di prova, sono maggiormente significative se rivedute nel loro insieme. Sul conto del
direttore de “L’Ora” è quindi stato accertato che:
1. senza avere la certezza del sequestro, la mattina del 17 ottobre 1970 aveva forzato, o fatto
forzare, il cassetto di Mauro De Mauro in assenza di polizia, carabinieri o familiari. Si era
impossessato del contenuto e lo aveva consegnato, in copia, alla polizia e solo
successivamente lo aveva consegnato in originale al magistrato competente. Dagli
appunti De Mauro risulta mancante un foglio contenente notizie per il film su Mattei,
foglio che presumibilmente parlava di Guarrasi o D’Angelo.
2. aveva chiesto ai familiari De Mauro, attraverso Tullio, di fornire le informazioni
importanti sul sequestro solo ed esclusivamente a lui o a Fantozzi e non anche alla polizia
o ai carabinieri.
3. il giornale “L’Ora”, negli articoli sulle indagini:
• aveva elogiato l’Arma mentre, per contro, aveva attaccato reiteratamente la polizia;
• aveva indicato come assolutamente attendibile il movente connesso alla droga e mafia
scartando, per contro, la validità di ogni altra ipotesi investigativa e, cioè, il movente
ENI;
• aveva difeso il cavaliere Nino Buttafuoco, dopo il suo arresto;
4.
inizialmente aveva confidato a Tullio De Mauro che “Vito Guarrasi è il probabile
mandante del sequestro” e a questa P.G. aveva riferito che i rapporti con l’avvocato
erano tesi già dalla fine del “milazzismo”. Successivamente non si era recato più dalla
famiglia De Mauro; attraverso il giornale aveva assunto le posizioni sopra richiamate;
contestualmente si era incontrato con Guarrasi e aveva parlato con lui del sequestro De
Mauro prima che la polizia fosse andata ad interrogarlo a casa; Inoltre, ribaltando
l’andamento dei fatti, aveva scritto sul giornale il vero nome di “Mister x”, cioè Vito
Guarrasi, attribuendo però la rivelazione a Tullio De Mauro;
5.
La Divisione Affari Riservati del ministero dell’interno, all’epoca ottimamente informata,
aveva attribuito a Vittorio Nisticò la volontà di “intralciare le indagini”, forse su
indicazione dello stesso Guarrasi;
6.
il quotidiano “L’Ora” aveva ricevuto dall’E.M.S. importanti finanziamenti. Ente
Minerario Siciliano alla cui presidenza, per volontà di Guarrasi, vi era quel Graziano
Verzotto che con una sua intervista e, soprattutto, con le sue rivelazioni raccolte a verbale
personalmente dal col. Dalla Chiesa, aveva dato impulso alla “pista droga/mafia”
rappresentando128 che: “Il riferimento, nella mia intervista rilasciata al giornalista
Marcello Cimino, al traffico di droga dal quale poteva essere dipesa la scomparsa di
Mauro De Mauro, è spiegato da me nel seguente modo: ... Si trattò anche di un parere
espresso come reazione al contenuto di un’intervista fatta alla stampa da Tullio De
Mauro, secondo cui, la scomparsa del fratello poteva porsi in relazione con il mondo
128
Verbale di dichiarazioni rese il 7/10/71 al G.I., all. 159/74
politico/finanziario della Sicilia”. Graziano Verzotto si era perciò sentito
direttamente in causa da tali affermazioni.
chiamato
7.
Graziano Verzotto, con le sue più recenti dichiarazioni129, ha detto che “Ritengo che per
comprendere il mistero Mauro De Mauro, sia necessario chiarire perché Mauro apparentemente senza ragione - sia stato spostato dalla cronaca allo sport, pochi mesi
prima della sua scomparsa. Tale trasferimento aveva amareggiato Mauro De Mauro,
che serbava del rancore verso il direttore Nisticò che, a suo dire, aveva aderito alle
pressioni di chi aveva voluto esautorarlo. Mauro era convinto che tali pressioni
provenivano dal vertice dell’ENI - che era tra i finanziatori del quotidiano comunista di
Palermo - e che intendeva neutralizzare gli attacchi che provenivano da quella direzione
(De Mauro, Verzotto, E.M.S.)”;
8.
il maresciallo Zaccagni130 dell’ufficio politico, ha riferito che le loro investigazioni li
avevano portati a concludere che oltre alle responsabilità di Guarrasi, vi erano delle
responsabilità a carico di Vittorio Nisticò in relazione al trasferimento di De Mauro dalla
cronaca allo sport, trasferimento disposto dal direttore.
A seguito di quanto detto, anche nei paragrafi precedenti, si sono delineate abbastanza
chiaramente due situazioni in atto nel 1970/1971. Il loro esame non potrà avere valenza
giudiziaria, ma sono senz’altro utili per meglio comprendere il contesto generale e per
interpretare correttamente i fatti oggettivamente accertati e che saranno esaminati nel
successivo § 5.4..
La prima aveva visto un coinvolgimento diretto di tutte le massime cariche
politico/economiche dello Stato nel sequestro De Mauro. Infatti:
• il presidente del consiglio Emilio Colombo, dal quale dipendeva il direttore del S.I.D.,
era intimo conoscente di Vito Guarrasi;
• il ministro dell’interno Franco Restivo era amico personale di Mauro De Mauro e, perciò,
si era interessato personalmente delle indagini. Faceva però parte di quel gruppo politico
(D.C.) che si sarebbe “sfaldato” se fosse emersa la connessione tra l’omicidio Mattei e il
sequestro del giornalista;
• il direttore del S.I.D. Vito Miceli, il capo della polizia Angelo Vicari e il questore Angelo
Mangano, tutti in servizio a Roma, si erano interessati in prima persona al delitto;
• il ministro di grazia e giustizia Oronzo Reale aveva “sparato a zero” contro Fanfani e
Cefis, reputandoli responsabili dell’omicidio Mattei;
• il “notabile” D.C. Amintore Fanfani e il presidente dell’ENI Eugenio Cefis erano stati
coinvolti nelle indagini De Mauro;
Pertanto, come già accennato in precedenza parlando del rinnovo delle cariche di
presidente della Repubblica e di presidente dell’ENI, il sequestro De Mauro aveva
provocato una grave crisi politica, che evidentemente andava ben oltre il sequestro e De
Mauro stesso e non poteva perciò riferirsi a fatti di droga o mafia. In tale ottica si colloca,
129
130
Verbale di s.i. del 04/09/1998, pag. 4850
Verbale di s.i. del 29/10/1998, pag. 4885
quindi con perfetta logica, l’interessamento di Vittorio Nisticò presso i più alti livelli
istituzionali.
La seconda, aveva visto, nei fatti, la divisione delle istituzioni in due schieramenti
contrapposti sul tema della validità o meno del movente “ENI/Mattei”.
Il gruppo “pro-Mattei”, piuttosto esile, si era inizialmente mosso efficacemente perché
annoverava fra le proprie fila alcune persone collocate al “posto giusto”. Infatti vi erano il
capo della polizia Vicari, il questore Li Donni, il commissario Giuliano, il sostituto
procuratore Ugo Saito e il questore Mangano. Contrari erano i servizi segreti, i carabinieri e
tutte le personalità politico/economiche e istituzionali.
5.3. il senatore Graziano Verzotto e l’avvocato Vito Guarrasi
I due nomi, a questo punto, sono divenuti familiari perché più volte citati nel contesto
della morte di Enrico Mattei e del sequestro di Mauro De Mauro. Prima di procedere alla
collazione degli elementi che li riguardano, è utile prospettare una sommaria biografia di
entrambi i personaggi.
Graziano Verzotto
Nato a S. Giustina in Colle (PD) il 31/05/1923, attualmente è residente a Roma, via S.
Ignazio n. 5; Spesso dimora presso un’abitazione di proprietà a Parigi. E’ in possesso di
maturità classica. Nel periodo 1944-1945 aveva comandato la brigata partigiana “Damiano
Chiesa” in Camposampiero (PD). Dal 1945 al 1948 era stato a Roma quale funzionario della
segreteria nazionale della Democrazia Cristiana. Nel 1948 era stato assegnato alla
federazione provinciale D.C. di Catania. Nel 1949 aveva sposato Maria Fiorini Nicotra
eletta, nello stesso periodo, alla camera dei deputati. Nel 1950, con l’aiuto della moglie e del
partito, era stato assunto dall’AGIP, società del gruppo ENI. Nel 1951 aveva preso la
residenza a Catania. Nel 1958 si era presentato candidato - non eletto - alla camera dei
deputati. Nel 1960 era stato nominato vice segretario regionale della D.C. e nel 1962 ne era
diventato segretario, mantenendo la carica fino al 30/2/1966. Nel 1961 era stato nominato
capo ufficio pubbliche relazioni dell’ENI in Sicilia. Nel 1967 era stato nominato presidente
dell’ente minerario siciliano. Alle elezioni politiche del 1968 era stato eletto senatore nel
collegio di Noto (SR). Si era dimesso subito dalla carica di senatore, perché incompatibile
con quella di presidente dell’E.M.S. alla quale non aveva rinunciato. Era rimasto in carica
fino al 17/1/1975, data sotto la quale era stato colpito da un ordine di cattura nei suoi
confronti per interesse privato in atti d’ufficio, a seguito di indagini sull’E.M.S. da parte
delle magistrature palermitana e milanese. Di lui si sono interessati, oltre i magistrati e,
naturalmente, i giornalisti, anche la commissione parlamentare antimafia che aveva
provveduto alla sua audizione. Come presidente dell’Ente Minerario Siciliano, era entrato a
far parte dei consigli di amministrazione di numerose società controllate o collegate a tale
Ente. In diverse di tali società si trovava anche il nome di Vito Guarrasi come socio
fondatore, amministratore, sindaco o consulente. Era stato lo stesso Guarrasi a volere
Graziano Verzotto quale presidente dell’E.M.S.. Questo fatto e le connessioni
economiche tra Guarrasi e Verzotto risultano, oltre che dalla relazione conclusiva della
commissione parlamentare antimafia - VI legislatura131, anche da tutti i rapporti informativi
- attuali e dell’epoca - redatti sul conto di entrambi dalla polizia132 e dai carabinieri133
Vito Guarrasi
Nato a Palermo il 22/04/1914, ivi residente in via Segesta n. 90, avvocato civilista. E’
stato amministratore di numerose società industriali ed estrattive, tra le quali le miniere del
principe Lanza Branciforti di Trabia. E’ stato socio, consigliere o sindaco di tutte le società
di un certo rilievo in Sicilia (comprese quelle che gestivano il quotidiano locale “L’Ora” e il
Palermo calcio), come anche consulente di molte delle società nazionali operanti in Sicilia:
ENI, AGIP, SNAM, ANIC, SIR, BASTOGI, NUOVO PIGNONE, MONTEDISON
(quando Cefis ne era diventato presidente134), ITALTRADE, SPARTACUS FILM ecc..
Era stato detto che l’affermazione di Guarrasi nel mondo economico proveniva dalla
sua stretta amicizia con l’ing. Domenico La Cavera, direttore generale della So.Fi.S.(Società
Finanziaria della Regione Sicilia che sosteneva praticamente tutte le aziende siciliane nelle
quali Guarrasi era presente) nel periodo 1957/1967. Invece era successo l’esatto contrario:
La Cavera era stato “lanciato” dall’amico Guarrasi; Infatti il primo aveva ricevuto
l’incarico, creato ad hoc da Guarrasi perché inesistente, dal governo regionale presieduto
dall’on. Silvio Milazzo, governo costituito con la regia di Vito Guarrasi. Il secondo, nel
1958, era stato nominato da Silvio Milazzo segretario generale del “piano quinquennale per
la ricostruzione della Sicilia”: in sostanza gli era stata data carta bianca per rappresentare la
regione Sicilia in tutti i suoi rapporti economici.
Nel periodo bellico era stato ufficiale di complemento del ruolo automobilistico. Dopo
lunga convalescenza, era stato destinato al ministero della guerra e, successivamente,
all’ispettorato del centro automobilistico. L’8 settembre 1943 era stato aggregato alla
commissione italiana del comando in capo delle forze alleate del Mediterraneo. Il rapporto
informativo della questura di Palermo, inviato - a richiesta - al presidente della commissione
antimafia nel 1971, così descriveva il Guarrasi di quel periodo: “Non appaiono, tuttavia,
ben definiti né la sua presenza nella ‘équipe’ di alti e qualificati ufficiali che trattarono la
resa dell’Italia, né il ruolo da lui avuto, se si considera che l’allora cap. Guarrasi era un
semplice ufficiale di complemento del Servizio Automobilistico. La sua presenza appare
molto più chiara se si considera, invece, che in quegli avvenimenti ebbe la sua parte,
certamente non secondaria, un altro siciliano l’allora sottotenente GALVANO LANZA
BRANCIFORTI di Trabia, ufficiale d’ordinanza del generale Castellano, e amico del
Guarrasi. ... E mentre Galvano Lanza e Vito Guarrasi partecipavano alle trattative di
armistizio, don ‘Calogero Vizzini’ (oramai riconosciuto come un capo mafia dell’epoca) ,
amministratore del feudo di proprietà dei Lanza, secondo quanto può leggersi nei testi che
si occupano di tali avvenimenti, svolgeva, a livello tattico, attività di preparazione dello
sbarco degli alleati in Sicilia”. Come dire che Guarrasi, in quel contesto, aveva
rappresentato, in qualche maniera, gli interessi della mafia siciliana. Peraltro, esiste un
rapporto custodito nell’archivio del dipartimento di stato a Washington, firmato dall’allora
console generale americano a Palermo, indirizzato il 27/11/1944 al segretario di stato,
vds all. 214, pag. 1053
vds informativa trasmessa dalla questura di Palermo alla commissione antimafia, dalla pag. 3097
133
vds “appunto” su Graziano Verzotto tratto dal fascicolo dei CC di Palermo, pag. 2804; rapporto
informativo trasmesso dai CC di Palermo alla commissione antimafia sul conto di Vito Guarrasi, dalla
pag. 2224; biografia di Vito Guarrasi predisposta dalla D.I.A. di Palermo, dalla pag. 3741
134
Verbale di s.i. rese da Verzotto l’8/11/1995, pag. 1907 del fasc. e pag. 6 del verbale
131
132
avente come oggetto “Formazione di un gruppo favorevole all’autonomia della Sicilia sotto
la direzione della Mafia” che, nell’elencare gli ufficiali americani e le personalità siciliane
partecipanti alle trattative, aveva indicato tra quest’ultime anche Vito Guarrasi.
Fare l’elenco di tutte le società nelle quali Guarrasi era interessato sarebbe
decisamente troppo. Più avanti saranno segnalate esclusivamente le società nelle quali era
presente assieme a Graziano Verzotto. Guarrasi, quale rappresentante delle miniere baronali
dominate dai capi mafia Vizzini e Di Cristina, aveva tentato di collocare tali attività assolutamente antieconomiche al punto da aver ridotto notevolmente il patrimonio
dell’amico Lanza Branciforti - presso l’ENI di Enrico Mattei, ottenendo da questi un netto
rifiuto.
Era stato consigliere legale e politico, oltre che di Silvio Milazzo, anche del sen.
Giuseppe Alessi (D.C., succeduto a Milazzo quale presidente della Regione), di Franco
Restivo (l’amico di De Mauro e più volte ministro), anche assiduo frequentatore di Gaspare
Ambrosini (ex presidente della corte costituzionale), di Emilio Colombo (presidente del
consiglio all’epoca del sequestro De Mauro), dell’on. Aristide Gunnella, dell’avv. Orlando
Cascio (padre dell’attuale sindaco). In rapporti con i fratelli Salvo (divenuti suoi clienti dal
1982) e amico di Salvo Lima e Giovanni Gioia (ritenuti mafiosi e capi gruppo di correnti
D.C. in Sicilia collegate a Roma con il senatore Amintore Fanfani). Nessun precedente
penale, a parte diverse vicende giudiziarie connesse all’amministrazione di alcune società
ma comunque risoltesi sempre in suo favore. La relazione parlamentare antimafia 135 della
VI legislatura si era interessata di Vito Guarrasi. Si cita solo un passo particolarmente
significativo: “Da Leggio a Vito Guarrasi - ... da Leggio si torna a Leggio, passando
sempre sui cadaveri di Mattei e De Mauro, anche attraverso Vito Guarrasi. ...”
In ultimo, un’informativa136 del nucleo regionale di Palermo della polizia tributaria,
datata 26/11/94 e diretta al prefetto di Palermo, riferiva che: “Il Comando Generale della
Guardia di Finanza ha comunicato ... di aver appreso da organo qualificato (si legga
Si.S.Mi.), che nell’ambito di ‘Cosa Nostra’ siciliana e palermitana in particolare, da
qualche tempo si starebbe verificando una sorta di fermento tendente a modificarne nella
sostanza gli indirizzi e le linee strategiche. Sfuggono al momento le esatte motivazioni e
connotazioni, ma non sarebbe estraneo ad una sorta di occulta regia il ruolo dell’anziano
avv. palermitano GUARRASI Vito ”
Anche le presenti notizie sono state tratte dai rapporti informativi dei carabinieri,
polizia e D.I.A. di Palermo già citati e dalle ulteriori fonti indicate.
5.3.1. Rapporti economici tra Guarrasi e Verzotto
Una serie di documenti ufficiali attestano i rapporti e le cointeressenze societarie tra
Vito Guarrasi e Graziano Verzotto, oltre agli incarichi che avevano presso l’E.N.I., sia
prima che dopo la morte di Mattei. Infatti, mentre Guarrasi ne era il consulente, Verzotto
era capo dell’ufficio delle pubbliche relazioni dello stesso ente in Sicilia. Il legame tra i due
personaggi era proseguito anche negli anni successivi, sia prima che dopo il sequestro De
Mauro.
La principale cointeressenza tra i due era data dagli interessi che entrambi avevano
nell’Ente Minerario Siciliano (EMS), principale realtà economica dell’isola. Nella relazione
135
136
vds all. 214, pag. 1054 della relazione
vds pag. 2794
conclusiva della Commissione Parlamentare Antimafia137, risulta con certezza che era stato
proprio Guarrasi a volere Verzotto alla presidenza dell’E.M.S., mentre egli stesso ne era
consulente incaricato dal presidente. Ciò trova una plausibile ragione in considerazione
della tutela degli interessi professionali ed economici di Guarrasi nell’E.M.S.138 e nelle altre
società collegate all’Ente Minerario Siciliano. Come si evince dalla citata nota della D.I.A.
di Palermo, Guarrasi è stato socio fondatore, azionista e presidente del collegio sindacale
dalla data di costituzione fino al 18/11/1967, della “So.Chi.Mi.Si. - Società Chimico
Mineraria Siciliana S.p.A.”, costituita a Palermo il 16/05/1964, avente per oggetto sociale
principale la riorganizzazione e la verticalizzazione dell’industria zolfifera siciliana. Buona
parte del pacchetto azionario era stato sottoscritto dalla “So.S.Mi.” della quale Guarrasi era
presidente. La So.Chi.Mi.Si. era una società satellite dell’E.M.S.; Ne era Presidente
Graziano VERZOTTO e consigliere delegato Aristide Gunnella (parlamentare nazionale del
P.R.I. e amico di Vito Guarrasi).
GUARRASI era pure consulente della “So.Ri.M. - Società Ricerche Minerarie S.p.A.,
altra impresa satellite dell’E.M.S. come del resto era consulente di tutte le società fondate,
controllate o con partecipazione azionarie da parte dell’E.M.S..
I legami economici tra Verzotto e Guarrasi, rafforzatisi dopo la scomparsa di Mauro de
Mauro, sono quelli che avevano visto Verzotto implicato nello scandalo per la vicenda dei
“fondi neri” dell’E.M.S. depositati presso la banca Loria di Milano, e per i quali Verzotto
era stato colpito dal già accennato ordine di cattura. Nella relazione della Commissione
Parlamentare Antimafia a tal proposito si legge: “24) Da Leggio a Graziano Verzotto. ... La
banca Loria, già del gruppo Sindona (...) passò nel febbraio del 1972 sotto il controllo di
una finanziaria, la GEFI, che ne acquistò il pacchetto di maggioranza. Del consiglio di
amministrazione della GEFI faceva parte, già prima dell’acquisto del pacchetto di
maggioranza della Banca Loria, l’avvocato Vito Guarrasi. Due mesi dopo l’operazione, il
28 aprile 1972, del consiglio di amministrazione entrò a far parte anche il senatore
Graziano Verzotto.”
E il nome di Michele Sindona, personaggio che non ha bisogno di presentazione, è
stato recentemente accostato a quello di Vito Guarrasi dal collaboratore di giustizia Angelo
Siino139; questi ha dichiarato che in una circostanza aveva accompagnato Michele Sindona a
Mondello (PA): nell’occasione Sindona si era incontrato con Nino Salvo e successivamente
era andato a casa di Vito Guarrasi.
5.4. raccolta degli indizi sulle responsabilità
La rassegna degli elementi indiziari a carico dei diversi personaggi che sono già stati
citati nella presente relazione, parte da solide basi che erano già presenti e conosciute nel
1970 e che, per i motivi già evidenziati, non sono state prese in considerazione o non sono
state doverosamente potenziate. Le attuali indagini infatti, che non erano mirate a risolvere
il “caso De Mauro”, ma avevano semplicemente lo scopo di ampliare le conoscenze
sull’accaduto al fine di acquisire ulteriori elementi investigativi sulla morte di Enrico
Mattei, hanno, di fatto, chiarito ulteriori aspetti ruotanti attorno al sequestro di Mauro De
Mauro e, conseguentemente, hanno fornito validi elementi di connessione con la morte di
Mattei.
Vds all. 214, pag. 1053 della relazione conclusiva sul fenomeno mafioso
Vds. pag. 22 dell’informativa della D.I.A., dalla pag. 3762 del fascicolo
139
vds dichiarazioni rese in udienza a Palermo il 18/12/97 (processo Andreotti), dalla pag. 4592
137
138
5.4.1. chi aveva fornito a De Mauro la “sensazionale notizia” su Mattei?
Questa polizia giudiziaria, alla luce di tutto quanto emerso, ritiene che per
comprendere il “caso di Mauro De Mauro” sia necessario cercare di comprendere da quale
fonte il giornalista aveva ottenuto l’importante notizia su Mattei. Infatti oggi, come allora,
non è in dubbio cosa aveva scoperto: aveva saputo chi era stato il o uno dei mandanti
dell’attentato all’aereo del presidente dell’ENI.
Capire chi aveva fornito le informazioni a De Mauro consente di comprendere quale
era stata la molla che aveva fatto scattare il sequestro e l’uccisione del giornalista.
Appare plausibile la seguente ipotesi, perché assolutamente logica, coerente, che
armonizza tutti gli elementi raccolti e trova un riscontro nelle dichiarazioni di Graziano
VERZOTTO, ovvero le dichiarazioni di VERZOTTO trovano riscontro in tutti gli elementi
già raccolti:
5.4.1.1. antefatto al sequestro De Mauro
Mauro De Mauro, nell’ambito delle informazioni che stava raccogliendo su Mattei per
assolvere l’incarico avuto da Rosi, si era consultato più volte con Graziano Verzotto con il
quale era in confidenza e dal quale aveva avuto “indicazioni” sul possibile attentato a
Mattei..
Verzotto in quel momento era in “guerra aperta” con Eugenio Cefis per la costruzione
di un metanodotto dall’Africa alla Sicilia, del valore di 500 miliardi dell’epoca. Tale
importante opera era stata bocciata dal presidente dell’ENI perché aveva preferito il
trasporto del gas liquefatto con navi metaniere, armate dal petroliere Angelo Moratti. Questi
aveva ottenuto il relativo appalto dalla ESSO e dall’ENI. L’estrazione, la liquefazione, il
trasporto, la rigassificazione e la distribuzione del metano erano state realizzate da un
accordo ENI/ESSO intervenuto dopo la morte di Mattei e in contrasto con la sua politica.
Secondo varie fonti, i soci occulti delle quattro navi metaniere erano proprio Eugenio Cefis
e Vincenzo Cazzaniga. E’ di tutta evidenza che l’affare sulle metaniere era colossale e
rischiava di essere “stracciato” a causa del progetto di Verzotto, che in questo caso era
spalleggiato dalla Regione Sicilia. Regione ovviamente interessata perché, in caso di
costruzione del metanodotto, avrebbe ottenuto il gas ad un prezzo concorrenziale ed avrebbe
ottenuto ulteriori ricavi dalla distribuzione del gas (rompendo così il monopolio della
distrubuzione detenuto dall’ENI), mentre invece, con le metaniere che facevano scalo a
Panigaglia (SP) ove era ubicato l’impianto di rigassificazione, il prezzo sarebbe aumentato
per gli ulteriori costi di trasporto da La Spezia a tutte le città dell’isola.
La ricerca di De Mauro si era quindi innestata proprio nel periodo culminante della
contesa tra Cefis e la SONEMS; Quest’ultima era la società a capitale misto tra l’E.M.S. di
Verzotto (26% di capitale), la SONATRACH (azienda petrolifera di stato algerina, 50% di
capitale), la SNAM/ENI (20%) e il Banco di Sicilia (4%), che era stata costituita proprio per
realizzare la costruzione del metanodotto e della quale Verzotto era consigliere. Questi, per
eliminare dal vertice dell’ente statale Eugenio Cefis che avversava la costruzione del
metanodotto, aveva incaricato De Mauro di indagare sulla morte di Mattei, partendo dal
presupposto che dietro vi fosse stato un complotto culminato con l’attentato.
DE MAURO, contrariamente o in aggiunta all’incarico avuto da ROSI, al momento
del suo sequestro aveva raccolto elementi a carico di CEFIS e del suo braccio destro in
Sicilia, cioè Vito GUARRASI, che avrebbe dovuto utilizzare per “attaccare” il presidente
dell’ENI.
Tale iniziativa di Verzotto si era sommata a quella socialista, in corso di attuazione,
per esautorare Eugenio Cefis al fine di ottenere la presidenza ENI (e, quindi, il controllo di
un notevole flusso di denaro in nero).
De Mauro, già dai primi giorni del settembre 1970, aveva parlato di una “sensazionale
scoperta”, mentre il suo sequestro era avvenuto frettolosamente il 16 settembre successivo.
Il giornalista, nel corso degli accertamenti eseguiti per verificare le notizie ottenute da
Verzotto, si era imbattuto in Vito Guarrasi: aveva cioè scoperto qualcosa che lo accomunava
ai mandanti dell’omicidio Mattei.
Guarrasi, saputo ciò, aveva ordinato il sequestro del giornalista.
5.4.1.2. gli elementi di supporto all’antefatto
•
•
•
•
Guarrasi stava per essere arrestato quale responsabile del sequestro: tanto risulta
inequivocabilmente e all’argomento, molto ampio, è stato dedicato il successivo § 6.
De Mauro era ottimo conoscente di Verzotto e si fidava di lui: ciò è stato dichiarato dallo
stesso Verzotto al P.M. di Pavia il 16/2/1996140 e risulta dal diario141 di Pompeo
Colajanni (amico dai tempi partigiani di Mattei);
De Mauro aveva lungamente parlato con Verzotto delle ultime due giornate di Mattei in
Sicilia: è stato dichiarato dallo stesso Verzotto in una intervista rilasciata al quotidiano
“L’Ora” di Palermo142. In particolare aveva detto che “Ricordo che parlammo a lungo,
ma sostanzialmente non facemmo che ripetere le cose che avevamo detto otto anni fa,
subito dopo la morte di Mattei, allorché cercammo di ricostruire tutte le mosse, gli
incontri, i tempi della permanenza di Mattei in Sicilia. De Mauro allora fu incaricato di
fare dei servizi su questo argomento ed io lo aiutai raccontandogli tutto quello che
sapevo”;
Verzotto, nel 1970, era in “guerra aperta” con Eugenio Cefis per la storia del
metanodotto: è stato detto più volte da Verzotto. In particolare al P.M. di Pavia
l’8/11/1995143 ha dichiarato “Con la morte di Mattei e l’avvento di Cefis, io sono stato
gradualmente esautorato e quindi costretto a dimettermi. Io non ho mai avuto alcun
rapporto con Eugenio Cefis, anche se la mia sensazione era di essere stato esautorato
per avere calpestato interessi economici rilevanti. Circolava infatti voce che tutte le
difficoltà frapposte dall’ENI alla realizzazione del metanodotto tra l’Italia e l’Algeria, di
cui era l’ideatore e il presidente della società che avrebbe dovuto costruirlo, fossero
dovute al fatto che c’era chi riteneva più sicuro e conveniente che il gas algerino fosse
trasportato in Italia liquefatto in apposite metaniere. Si diceva anche che tali metaniere
appartenessero ad una società che trasportava il metano alla stazione di rigassificazione
di La Spezia, della SNAM, e che soci diretti o occulti di tale società fossero Cefis,
Cazzaniga, Fornara e Girotti”.
Verbale di s.i. rese il 16/2/1996, pag. 2340
vds pag. 4615
142
vds all. 159/121
143
vds pag. 1907
140
141
Delle metaniere ha pure parlato Mario Pirani144, il quale ha dichiarato che “Si parlò
all’epoca di un grosso giro di interessi personali nella costruzione e nella gestione di tali
metaniere”;
• Verzotto aveva parlato con De Mauro del metanodotto: è stato dichiarato da Verzotto
nella già citata intervista all’Ora, pubblicata il 23-24 ottobre 1970. Infatti vi si legge: “D.
nelle dichiarazioni del prof. De Mauro si fa riferimento non soltanto alla morte di Mattei
ma anche al contrastato progetto del metanodotto fra Algeria e Sicilia. In che termini ne
parlò lei con Mauro De Mauro? R. Molto dettagliatamente ne parlai con il giornalista
Marcelli che condusse l’anno scorso un’inchiesta per “L’Ora” su problemi economici
siciliani. All’intervista partecipò Mauro. Anzi l’incontro avvenne proprio a casa sua
durante una colazione. Come le ho già detto, con Mauro siamo da tempo in rapporti
molto amichevoli ... C’è una inesattezza nelle dichiarazioni del fratello di De Mauro.
Egli afferma che ultimamente io avrei abbandonato il progetto. E’ una notizia sbagliata,
forse per una deformazione subita nella affrettata trasmissione mentre era in corso qui
all’E.M.S. una riunione in cui si trattava anche di questo argomento. In verità l’EMS e
io personalmente siamo come prima e più di prima impegnati fino in fondo nel
progetto del metanodotto.”;
• Verzotto aveva utilizzato De Mauro - con la verità su Mattei - per estromettere Cefis:
riscontro indiretto è fornito da Verzotto nel proseguimento della citata intervista del 23
ottobre 1970, cioè un mese circa dopo il sequestro. Infatti Verzotto, alla domanda
dell’intervistatore “se il progetto incontra ostacoli”, aveva risposto che “...C’è stata fino
a qualche tempo fa un’opposizione dell’ENI che preferisce trasportare il metano
algerino con le navi cisterna liquefacendolo ai porti di imbarco e rigassificandolo nei
porti di arrivo, così come fanno le altre compagnie petrolifere. Ma ora l’atteggiamento
dell’ENI è mutato e anche quello della ESSO italiana, per esempio. Insomma attorno a
questa questione non può dirsi che vi sia in atto uno scontro così aspro e drammatico
come c’era al tempo di Mattei fra l’ENI e le sette sorelle. In quel clima tutti i dubbi sulla
morte di Mattei furono possibili. Il clima odierno non è da delitto”.
Con tale dichiarazione Verzotto aveva lanciato chiari messaggi, rassicuranti da un lato e
ulteriormente intimidatori dall’altro lato, per indurre l’ENI e la ESSO a non ostacolarlo
più;
• Cefis, nel 1970, era stato oggetto di attacchi personali al fine di estrometterlo dall’ENI :
tanto risulta da tutti i documenti ufficiali, dal tenore di tutta la presente relazione e, in
ultimo, dalle dichiarazioni di Graziano Verzotto rese a questa p.g.145;
• Cefis non voleva la costruzione del metanodotto: la circostanza si evidenzia da sé. Inoltre
l’ENI aveva una quota del 20% nella società incaricata della costruzione, acquisita secondo Verzotto - proprio per sabotare dall’interno il progetto.
Inoltre, nel fascicolo dei Carabinieri di Palermo riguardante le indagini sulla scomparsa
di Mauro De Mauro, vi sono due appunti sull’argomento “pista ENI” predisposti dal cap.
Russo. Nel primo146. è annotato: “Contrasti tra ENI ed altra società metanodotto - B.
25.9.70” dove B. indica l’informatore, così come interpretato da Angelo Tateo 147, oggi
colonnello dei carabinieri in pensione e all’epoca tenente e primo collaboratore di Russo.
Nel secondo148 è annotato: “ Il Buttafuoco, ... , si ritiene sia stato incaricato di prendere
Verbale di s.i. rese il 20/2/1996, pag. 2369
Verbale di trascrizione di conversazione del 2/6/1998, pag. 4737
146
vds pag. 2749
147
Verbale di s.i. rese l’11/5/1996, pag. 2727
148
vds pag. 2767
144
145
•
•
•
contatti con la famiglia De Mauro al fine di accertare se e cosa di compromettente
potesse avere il De Mauro. In tale ipotesi non si esclude che egli cercasse un qualche
appunto relativo alla realizzazione di un metanodotto (Algeria-Palermo) della prevista
spesa di 500 miliardi, la cui realizzazione starebbe particolarmente a cuore di
“”Verzotto”” osteggiato da “”Cefis””(sostituto di Mattei, che avrebbe quale consulente
il Guarrasi).”;
Anche il già citato Mario Pirani149 aveva riferito al P.M. di Pavia del voltafaccia di Cefis
rispetto alla realizzazione del metanodotto che era stato progettato da Mattei, sia pure su
un tragitto che non interessava la Sicilia;
La ricerca di De Mauro su Mattei si era innestata nel periodo di contesa per il
metanodotto: anche tale affermazione si evidenzia da sé. Peraltro, nella più volte citata
intervista a Verzotto pubblicata il 23-24 ottobre 1970, il giornalista, rifacendosi alle
dichiarazioni di Tullio De Mauro, aveva messo in relazione il sequestro con la vicenda
del metanodotto;
Verzotto aveva chiesto al presidente Mattei di andare ancora in Sicilia ed aveva
organizzato il programma delle due giornate: è lo stesso Verzotto che, per la prima volta,
ha “ammesso” la circostanza al P.M. di Pavia in data 8/11/1995150. Infatti ha dichiarato:
“D’Angelo mi incitò, con vive pressioni, a fare in modo che Mattei anticipasse il più
possibile l’incontro con la popolazione di Gagliano Castelferrato, allo scopo - come egli
mi aveva detto - di tranquillizzare la gente. Io riversai tale esigenza direttamente a
Roma, non rammento se a Gandolfi, a Ruffolo (mio diretto superiore) o personalmente a
Enrico Mattei. Non escludo comunque di aver potuto telefonare al presidente dell’ENI,
nel suo ufficio, per rappresentargli tale esigenza. Le ribadisco che è certamente possibile
che io abbia fatto tale telefonata e che anche a seguito di tale telefonata Mattei si sia
indotto a tornare dopo pochi giorni in Sicilia. Ricordo comunque che solo pochi giorni
prima del 26/10/1962 mi giunse da Roma la richiesta di organizzare la visita di Mattei a
Gagliano Castelferrato per il 27/10/1962”;
De Mauro, con le notizie avute da Verzotto, si era imbattuto in Vito Guarrasi : è sempre
Verzotto che ha confermato, sia pure indirettamente, la circostanza. Nel verbale delle sue
dichiarazioni rese al P.M. di Pavia, in data 11/3/1996151 , si legge: “A.D. E’ vero che fui
io a consigliare a De Mauro di recarsi dall’avvocato Guarrasi per avere utili
informazioni circa la ricostruzione dell’ultimo viaggio di Mattei in Sicilia per conto di
Rosi. ... De Mauro mi riferì poi che Guarrasi non gli aveva dato alcuna utile risposta. Lo
stesso Guarrasi mi rimproverò per avergli mandato De Mauro in quanto si dichiarava
contrario a tutte le interviste.”. Perché il rimprovero visto che era stato lo stesso Guarrasi
che aveva invitato De Mauro (a una sua richiesta di incontrasi) e poi lo aveva congedato
scusandosi per l’inutile visita, non avendo egli nulla da raccontare perché, il 26/27
ottobre 1962, Mattei non era andato a Palermo? E, perciò, il motivo di risentimento di
Guarrasi doveva essere stato nell’argomento trattato dal giornalista. Infatti, appare strano
che Verzotto, organizzatore del soggiorno di Mattei in Sicilia e, pertanto, a conoscenza
del programma, avesse mandato De Mauro da Guarrasi che pure, almeno ufficialmente,
non aveva avuto alcun contatto con il presidente dell’ENI. E’ evidente che invece un
valido motivo per l’incontro ci doveva essere stato al punto che Guarrasi, consulente
dell’E.M.S., lo aveva rimproverato.
Verbale di s.i. rese il 20/2/1996, pag. 2369
vds pag. 1907
151
vds pag. 2473
149
150
•
E’ comunque lo stesso Guarrasi152 che fornisce una sua versione e che tenta di riversare
sospetti su Verzotto in ordine alla morte di Mattei. Infatti ha dichiarato: “E’
assolutamente falso che il contatto tra me e De Mauro sia stato creato da Graziano
Verzotto. ... E’ inoltre inverosimile che possa essere stato lo stesso Verzotto a
consigliare a De Mauro di incontrarmi, per informarsi su circostanze relative al
soggiorno di Mattei a Gagliano Castelferrato, in quanto egli, quale addetto alla
pubbliche relazioni dell’ENI in Sicilia, non poteva non sapere che io non ero presente a
Gagliano Castelferrato. Ritengo invece verosimile che a Gagliano Castelferrato fosse
presente proprio Graziano Verzotto ...”;
E Verzotto aveva dichiarato153 che: “Al consiglio di amministrazione ritengo che non
poteva non essere presente anche l’avv. Guarrasi, il creatore dell’ANIC-GELA ...”
Scambio di “cortesie” dalle quali emerge che uno dei due mente sul come è avvenuto
l’incontro con De Mauro.
Mattei, contrariamente al programma e alle varie ricostruzioni fatte sul suo ultimo
viaggio, effettivamente era stato - quindi segretamente - a Palermo a una riunione alla
quale poteva aver partecipato Vito Guarrasi: la prima parte dell’assunto risulta da diverse
fonti. Ed è importante perché forse legata a Guarrasi; Questi, sentito all’epoca dal G.I.
Fratantonio154 di Palermo e oggi dal P.M. di Pavia155, ha voluto precisare di non aver
incontrato Mattei in occasione del suo ultimo viaggio in Sicilia perché il presidente
dell’ENI non era andato a Palermo.
La prima fonte è costituita dal diario di Pompeo Colajanni, amico di Mattei dal periodo
partigiano, nel quale è annotato l’esito dell’incontro con De Mauro in relazione alla
ricerca in atto per conto di Rosi. Vi si legge156:“Colloquio con D.M. sugli ultimi giorni di
Mattei: 26-27 ott. 62. ... D.M.: ho fiducia solo in te ed in Verzotto ... Andai con jet
l’indomani con Mattei da Gela a Palermo”
Tali appunti sono importanti perché provano che De Mauro, contrariamente a quanto
asserito dalla polizia, si stava interessando del possibile attentato a Mattei. Inoltre
indicano che De Mauro, per ciò che concerneva la ricerca su Mattei, si fidava solo di
Verzotto e di Colajanni. Vi sono poi le dichiarazioni rese da Campelli Mario157, all’epoca
capo del personale di Gela, il quale ha riferito che: “Ho anche memoria del fatto che
Mattei venne raggiunto a Gela da alcuni politici palermitani, tra i quali Verzotto e
D’Angelo, per poi spostarsi a Palermo per una riunione politica”
Vi sono ancora le intercettazioni telefoniche eseguite da questa P.G. sull’utenza in uso a
Verzotto. Il giorno 4/11/1995158 la moglie Nicotra Mary, parlando con una donna
sconosciuta racconta dell’ultimo viaggio di Mattei in Sicilia. Durante la conversazione
Nicotra dà per scontato il viaggio di Mattei a Palermo.
In ultimo, sul giornale “Le Ore della settimana” del quale si è già detto, in un articolo 159
ricattatorio ed intitolato “Mattei è stato ucciso”, compare la seguente indicazione “Negli
ultimi due giorni di vita di Enrico Mattei c’è un vuoto di poche ore. In quelle poche ore
verbale di s.i. rese il 10/5/1996, pag. 2725
Verbale di s.i. rese l’8/11/1995, pag. 1907
154
Verbale delle dichiarazioni rese il 9/6/1971, in all. 159/95. Dell’atto risulta mancante una pagina
155
Verbale di s.i. rese il 10/5/1996, pag. 2725
156
vds pag. 4615
157
Verbale di s.i. rese il 28/6/1996, pag. 3145
158
vds pag. 1983
159
vds pag. 4708
152
153
c’è la spiegazione della tragedia di Bascapè. Sono poche ore che Enrico Mattei
trascorse a Palermo, la città dove è scomparso De Mauro ...”
• Vito Guarrasi, proprio il 26 ottobre 1962, apparentemente era stato estromesso
completamente dall’ENI a richiesta di Giuseppe D’Angelo: che Mattei sapesse benissimo
chi era e cosa rappresentava in Sicilia Vito Guarrasi, a “libro paga” dell’ENI quale
consulente, è desumibile, oltre che dalla logica, anche dalle dichiarazioni rese in merito
da Raffaele Girotti160 (vice presidente ENI con Mattei e successivamente con Cefis), il
quale aveva mantenuto Guarrasi come consulente ENI anche nel corso della sua
presidenza: “Ho conosciuto naturalmente Vito Guarrasi ... Non sono a conoscenza del
motivo per cui Mattei lo aveva estromesso dall’ENI ma a titolo personale avevo pensato
che ciò fosse avvenuto in seguito alle voci contrastanti che circolavano su Guarrasi e
che lo davano come appartenente alla mafia o contiguo alla mafia o comunque con
collegamenti con la mafia.”
Quindi secondo Girotti, che non era un dirigente qualsiasi all’ENI, Guarrasi era stato
effettivamente estromesso dall’ENI. Sulle motivazioni sarebbe quasi superfluo fare
commenti: sono palesemente reticenti perché semmai è vero l’inverso e, cioè, che
Guarrasi era divenuto consulente dell’ENI (come di tutte le società più importanti in
Sicilia e a livelle nazionale) proprio perché “contiguo” alla mafia.
Cenno dell’estromissione di Guarrasi dall’ENI su pressione di Giuseppe D’Angelo si trova
inoltre in due documenti. Il primo è la più volte citata relazione della commissione
antimafia161, mentre il secondo è un appunto riservato162 predisposto dal questore Angelo
Mangano il 10/11/1970.
Di fatto Guarrasi aveva dato le dimissioni dal consiglio di amministrazione dell’ANIC Gela nel 1960, e lui stesso163 le aveva poste in relazione alle “pressioni del presidente
della Regione”;
Infine Verzotto164 ha dichiarato al P.M. di Pavia che “Ho saputo che Guarrasi era stato
allontanato dal consiglio di amministrazione dell’ANIC-GELA soltanto a cose
avvenute...”
Premesso che il motivo di attrito tra D’Angelo e Mattei era stato il rapporto dell’ENI con
Guarrasi, e nell’ipotesi che Guarrasi (come chiaramente emerge dalla sua biografia) fosse
diventato consulente dell’ENI quale rappresentante della mafia, è possibile ipotizzare che
Mattei lo avesse estromesso completamente senza comunicarglielo personalmente? E
poteva Mattei attendere che Guarrasi venisse informato di tale grave decisione da altri?
Quindi il fatto che Mattei, come pare, fosse andato a Palermo, fornisce una possibile
risposta ai due interrogativi appena formulati.
Quanto al ruolo di Guarrasi quale rappresentante della mafia, va aggiunto quanto detto da
Verzotto165 e, cioè, che “Lo stesso D’Angelo, fiero avversario di Guarrasi e mio
successore all’E.M.S., è ricorso alla collaborazione di Guarrasi”;
• Il 14/9/1979, due giorni prima del sequestro, De Mauro aveva avuto un fugace incontro
con Verzotto: è lo stesso Verzotto a dichiararlo, oltre che ai giudici di Palermo, al P.M. 166
di Pavia, aggiungendo però a quest’ultimo magistrato l’importante elemento riguardante
Verbale di s.i. rese il 25/3/1998, pag. 4689
All. 214, pag. 1092 della relazione antimafia
162
All. 159/5
163
Verbale di s.i. rese il 10/5/1996, pag. 2725
164
Verbale di s.i. rese il 16/2/1996, pag. 2340
165
Verbale di s.i. rese l’8/11/1995, pag. 1907
166
Verbali di s.i. rese il 16/2/1996, pag. 2340
160
161
•
•
il copione in possesso di De Mauro e mai ritrovato. Incontro che inizialmente aveva
taciuto167 agli inquirenti e che era emerso dalle dichiarazioni dei familiari del giornalista.
Infatti, come già precedentemente detto, Elda168 e Junia169 De Mauro avevano dichiarato
che Mauro aveva fatto a loro la confidenza di una grossa scoperta su un presidente,
proprio al ritorno dall’E.M.S. del 14/10 e a seguito della domanda fattagli da Elda sul
come era andato l’incontro con Verzotto.
I sequestratori avevano interrogato su De Mauro per sapere cosa aveva scoperto su Mattei
e se aveva dei documenti a tale riguardo: tale affermazione trova conforto in quanto detto
precedentemente su Antonino Buttafuoco e sugli elementi utilizzati per il suo arresto,
oltre che dall’esame obiettivo della dinamica del sequestro;
Il sequestro era servito anche a spaventare Graziano Verzotto: questa teoria, che è
coerente con tutto quanto detto fino ad ora, era stata proposta come veritiera da Antonino
Buttafuoco. Nel diario di Junia De Mauro risulta la seguente annotazione al giorno
29/9/1970: “Quindi, spontaneamente, fece (Buttafuoco) un’ipotetica ricostruzione del
movente del sequestro, precisando che avrebbe usato i nomi dei presenti a mo’
d’esempio: “Nino Buttafuoco dice una cosa a Mauro. Mauro fa capire a un altro di
sapere questa cosa. Questo fa rapire Mauro per sapere cosa Nino Buttafuoco gli abbia
detto, e per mettere paura a Nino Buttafuoco.” Ribadì che quell’esempio, nomi a parte,
rispecchiava la realtà.” E’ sufficiente sostituire i nomi con quelli di Guarrasi e Verzotto
per dare un senso compiuto alla “verità” di Buttafuoco; Comunque Verzotto aveva dato
un grosso contributo ad ostacolare le indagini sul sequestro De Mauro, dichiarando,
prima alla stampa170 e poi ai carabinieri171 di Palermo, che a “suo avviso” Mauro De
Mauro era stato sequestrato per motivi di mafia e droga. E, vedi il caso, tale dichiarazione
alla stampa era stata fatta in occasione dell’intervista, pubblicata da “L’Ora” il 23-24
ottobre 1970, con la quale Verzotto aveva ribadito la sua volontà di proseguire nel
progetto del metanodotto, “non più ostacolato” dall’ENI e dalla ESSO. Ciò consente di
stabilire che Verzotto poteva essere solo spaventato e non era possibile prendere
provvedimenti più drastici nei suoi confronti. Perché? Ancora una volta la risposta la
fornisce lo stesso Verzotto, con una intervista concessa ad un giornalista del “Corriere
della Sera” (pubblicate il 22/6/1975) mentre era latitante a Beirut per i fondi neri
dell’E.M.S.. L’articolo172 era intitolato “Verzotto in Libano ha paura - ‘Non hanno
rinunciato a uccidermi’. Il testo conteneva dei riferimenti interessanti per l’argomento
ora trattato. Verzotto aveva detto di aver rilasciato una intervista registrata ad un
giornalista romano a casa di De Mauro ed aveva aggiunto “Chissà che fine ha fatto (il
nastro) forse conteneva spunti interessanti”. E il giornalista, nel proporre la rassegna “di
alcuni nomi, alcune situazioni che in ipotesi potrebbero aver congiurato contro De
Mauro prima e contro di lei dopo”, aveva ‘gettato’ un nome (senza indicarlo
nell’articolo) spesso ricorrente a Palermo “tutte le volte che è sorta una occasione per
fare della fantapolitica in chiave di giallo” . Verzotto aveva risposto “Secondo me quello
non c’entra però consiglierei un’assicurazione sulla vita a chiunque si trovasse a
tagliargli la strada”. Il nome fatto dal giornalista era quello di Vito Guarrasi.
vds pag. 39 del diario di Junia, pag. 3051
Verble di s.i. rese il 27/5/1996, pag. 2861
169
vds all. 159/129
170
vds all. 159/121
171
Verbale delle dichiarazioni rese il 13/9/1971, all. 159/120
172
vds. all. 137
167
168
Verzotto aveva riproposto, come nel 1970, messaggi occulti (ma neanche tanto) nei
confronti dei suoi amici/nemici: rassicurazioni da un lato e minacce dall’altro.
Ecco quindi: partita e contropartita giocata dopo e a causa del sequestro De Mauro
e basata su un segreto riguardante Enrico Mattei.
A proposito di velate minacce ed assicurazioni sul mantenimento del segreto, altro
elemento che comprova il ruolo attribuito da questa p.g. a Verzotto nel sequestro De
Mauro, è costituito dalle “attenzioni” poste dai carabinieri proprio nei confronti del
presidente dell’E.M.S.. Infatti, mentre nell’ottobre del 1970, con l’intervista a “L’Ora”,
Verzotto aveva “richiesto” la prosecuzione del progetto metanodotto ed aveva
tranquillizzato i mandanti del sequestro De Mauro spostando l’attenzione su una pista
irrilevante, nel 1971 i carabinieri avevano “sentito a verbale” Graziano Verzotto per
ribadire la pista droga, utilizzata come base del rapporto consegnato in Procura
personalmente dal colonnello Dalla Chiesa. A cosa serviva se non a mantenere Verzotto
fermo su tali posizioni? Tale interpretazione emerge dalle dichiarazioni del g.i.
Fratantonio: nella copia di un articolo173 giornalistico, rinvenuto a Genova nel fascicolo
processuale contro Saladino Giuliana, per diffamazione a mezzo stampa in danno del
procuratore Pietro Scaglione, firmato da Zullino e Pietroni (e pertanto potrebbe essere il
settimanale “Epoca” degli anni 1971 o 1972), in una intervista il giudice aveva dichiarato
che “La mia istruttoria (sul caso De Mauro) è stata disturbata con gli espedienti più
strani. Hanno detto e continuano a dire, per esempio, che il procuratore capo Scaglione
mi nascondeva un rapporto dei carabinieri che attribuiva la morte di De Mauro ai
trafficanti di droga. Ecco un tipo diversivo di stampo mafioso, inventato e diffuso a
Roma. Scaglione mi dette subito quel rapporto ma era un documento meno significativo
del rapporto che aveva potuto fornirmi la polizia.” Ancora, a verbale174, lo stesso giudice
ha dichiarato che “Mi destò molte perplessità il comportamento tenuto dai carabinieri e
dal generale Dalla Chiesa in alcuni momenti dell’indagine. Ricordo in particolare che il
col. Dalla Chiesa assunse direttamente a verbale Graziano Verzotto. Il comportamento
dell’ufficiale era assolutamente anomalo perché era un’ingerenza nell’istruttoria in
corso. In seguito io disposi un confronto tra Verzotto e Giuseppe Di Cristina, detenuto
per altra causa. Sul luogo del confronto comparve inopinatamente e non invitato il
capitano Giuseppe Russo. ... Il cap. Russo, dopo alcuni giorni nel mio ufficio, mi fece
presente che il col. Dalla Chiesa era rimasto “impressionato” del fatto che io avessi
disposto il confronto tra Verzotto e Di Cristina e mi chiese anche l’esito di tale
confronto. ... Oltre all’intervento non autorizzato di Dalla Chiesa nella mia indagine, mi
stupì anche la mia richiesta di informazioni avanzata dal cap. Russo ...”
Sull’interrogatorio di Verzotto da parte di Dalla Chiesa, anche l’allora cap. dei CC
Amara Angelo175 ha fatto delle dichiarazioni al P.M. di Pavia: “... nel 1971 il colonnello
Dalla Chiesa mi aveva chiesto di procurargli un’incontro con Verzotto, al fine di
ottenere informazioni sulla scomparsa del giornalista De Mauro. ... Interrogava il
colonnello Dalla Chiesa. Il senatore Verzotto ci aveva preliminarmente rappresentato
che lui doveva continuare a vivere con i siciliani e quindi non poteva sbottonarsi più di
tanto. ... Non so di preciso quali idee avesse il generale Dalla Chiesa in merito al
sequestro De Mauro, ma so che era convinto che Verzotto non avesse nulla a che fare
con la scomparsa del giornalista.”
vds pag. 4537
Verbale di s.i. rese il 20/2/1998, pag. 4598
175
Verbale di s.i. rese l’8/5/1996, pag. 2717
173
174
Quindi è plausibile che i carabinieri fossero convinti che Verzotto, suo malgrado, sapeva
tutto e, pertanto, era in serio pericolo di vita.
5.4.1.3. conclusioni
Il quadro che emerge dall’antefatto rappresenta Graziano Verzotto in duplice e doppia
veste:
• quale presidente dell’EMS, alleato ed avversario dell’ENI, con Guarrasi in veste di
consulente di entrambe le aziende;
• a titolo personale, nemico di Cefis e Guarrasi dai quali si era difeso minacciandoli, ma
concretamente coprendoli, su quel “qualcosa” riguardante il “caso Mattei”.
Infatti Verzotto non aveva mai perso occasione, dal 1970 ad oggi attraverso le
dichiarazioni ai magistrati e - soprattutto - alla stampa, di puntare l’indice su Cefis e
Guarrasi, sia pure in modo molto indiretto e interpretando al meglio la tradizione siciliana di
parlare attraverso messaggi cifrati.
Sul delitto De Mauro Verzotto sa tutto. Tanto emerge, oltre che dal ruolo
oggettivamente avuto nelle due situazioni, anche dalle sue contraddizioni e reticenze
precedentemente segnalate. Sembra che voglia aiutare gli attuali inquirenti, ma si sente
costretto a negare o depistare se posto di fronte a precise domande le cui risposte potrebbero
seriamente colpevolizzarlo agli occhi di Guarrasi e Cefis.
In occasione del suo terzo incontro a Pavia con il P.M.176, durante il quale era stato
affrontato dettagliatamente l’argomento De Mauro, aveva dichiarato: “Subito dopo la
morte di Mattei io ero fermamente convinto che l’aereo fosse stato abbattuto. Cambiai
opinione dopo aver letto copia della relazione predisposta dalla Commissione Ministeriale
di Inchiesta. ... Se attentato vi è stato nella morte di Mattei, ritengo di poter escludere che
possa essere ragionevolmente ascrivibile all’O.A.S. francese o alle ‘Sette Sorelle’. L’unica
ipotesi valida che può essere formulata può essere quella del ‘cui prodest.”. Ovvero
Eugenio Cefis. In sostanza esclude personalmente l’attentato (si defila) ma poi interpreta
correttamente (almeno, alla luce delle attuali indagini su Mattei) l’evento se ritenuto
delittuoso.
L’intervista pubblicata il 23-24 ottobre 1970 su “L’Ora” di Palermo deve essere
ritenuta fondamentale per comprendere il tutto: basta leggerla correttamente. Infatti,
isolando le frasi rilevanti emerge quanto segue: con De Mauro “ parlammo a lungo e
come otto anni fa cercammo di ricostruire tutte le mosse, gli incontri, i tempi della
permanenza di Mattei in Sicilia (minaccia: ricordatevi quello che so) ... non mi sentirei ora
di sottoscrivere una dichiarazione affermante che la morte di Mattei fu un assassinio
(tranquillizza: per ora non parlo). Ma neanche mi sentirei di sottoscrivere che fu
certamente una disgrazia (minaccia: se non fate quello che voglio allora parlo). Ma
torniamo al metanodotto. ... l’EMS e io personalmente siamo come e più di prima
impegnati fino in fondo nel progetto del metanodotto (ecco quello che voglio). ... Il progetto
incontra ostacoli? Si senza dubbio ... C’è stata fino a qualche tempo fa una opposizione
dell’ENI ... Ma ora l’atteggiamento dell’ENI è mutato e anche quello della ESSO, per
esempio (è l’ENI che deve fare quello che voglio e deve coinvolgere anche la ESSO).
L’intervista si chiude con il passaggio spontaneo di Verzotto dall’argomento metanodotto a
quello della droga, dicendosi convinto che De Mauro è stato sequestrato per tale ultimo
motivo (tranquillizza definitivamente: indica un’alternativa possibile alla pista ENI).
176
Verbale di s.i. rese l’11/3/1996, pag. 2473
6. Il mandante del sequestro De Mauro
Il nome dell’ipotetico mandante del sequestro di Mauro De Mauro non costituisce, a
questo punto, una sorpresa. Esso infatti potrebbe essere stato proprio il plurinominato Vito
Guarrasi per conto di Eugenio CEFIS (oltre che per se stesso).
E tanto risulta non perché questa polizia giudiziaria abbia svolto delle specifiche
indagini nei suoi confronti, ma perché emerge esclusivamente dalla raccolta degli elementi
che lo riguardavano e che erano già conosciuti nel 1970.
Questa p.g. si è limitata al tentativo - parzialmente riuscito - di “recuperare” alcuni
importanti indizi che sono “andati perduti” all’epoca delle indagini, evidentemente
nell’ambito dei citati depistaggi.
Così è avvenuto per i rapporti ante sequestro intercorsi tra Buttafuoco e Vito Guarrasi.
Così è avvenuto per una “misteriosa telefonata” fatta da Guarrasi a Buttafuoco, della quale
tutti i giornali avevano parlato, senza che se ne sia trovata traccia agli atti della procura e
della polizia. E, infine, così è avvenuto per le notizie apparse sulla stampa nazionale che
avevano dato per imminente l’arresto di Guarrasi, senza che - nuovamente - vi sia la minima
traccia di indagini sul suo conto, tanto nel fascicolo della procura quanto in quello della
polizia.
Il nome di Vito Guarrasi, nonché il suo coinvolgimento nel sequestro di Mauro De
Mauro, era emerso percorrendo la strada conducente alla pista “ENI/Mattei”, partendo
proprio dall’arresto di Antonino Buttafuoco. Questi aveva agito non di propria iniziativa ma
per conto di qualcuno. E questo qualcuno non poteva che essere Vito Guarrasi, almeno così
aveva concluso la polizia.
Per introdurre la complessa ricostruzione degli elementi che erano stati individuati a
carico di Vito Guarrasi, pare opportuno iniziare con un ampio stralcio del libro, di Giuliana
Saladino, “De Mauro - MAFIA ANNI 70”, che era stato pubblicato nel 1972. E’ un librodiario retrospettivo che ricostruisce gli avvenimenti palermitani dell’epoca, ponendo in
primo piano il sequestro di Mauro De Mauro e le indagini sviluppate da polizia e
carabinieri. L’opera è permeata di ironia indirizzata verso tutte le pubbliche istituzioni che si
sono interessate del caso di Mauro De Mauro.
Inizia, naturalmente, il 16 settembre e termina il 31 dicembre 1970.
Di seguito si riportano le parti ritenute più significative perché ricostruiscono, in modo
semplice ma efficace, quanto era emerso sul conto di Vito Guarrasi. E’ una versione dei fatti
che trova, nelle attuali indagini, obiettivo riscontro anche nei casi messi in forma dubitativa
dall’autrice:
“12 novembre - ... La strada in salita che porta in alto, di cui ha parlato con bella
immagine il presidente dell’antimafia, non è maestra, piuttosto un sentiero tortuoso e
ripidissimo ... E’ la strada che porta al signor X? La polizia dice di si. E che pista è? Forse
è Mattei, ma notizie fuggite da chi sa dove - dalla questura è probabile - fanno pensare a un
audace triangolo: Buttafuoco, Liggio, il signor X. In base a che? Dicerie, mezzi accenni,
mezze frasi. Alla polizia tira aria di fiducia, di sicurezza, e il questore afferma “siamo in
navigazione, quando si è in mare è difficile valutare le distanze, l’obbiettivo comunque lo
vediamo.” Il capo della squadra mobile cela a stento un sorriso furbesco, è euforico, i
cronisti che lo incontrano lo definiscono “frizzante”.
Saltano fuori intanto voci di sospette telefonate fatte da Buttafuoco, salta fuori che
Buttafuoco appena arrestato temette che lo stesse sequestrando un commando travestito da
poliziotti, che Buttafuoco andò a trovare il bandito Liggio in clinica. Dicerie, notizie
confuse e contraddittorie fanno il giro della città che sente salire la febbre a quaranta in
attesa di clamorosi imminenti arresti. ...
Intanto, prima cautamente, poi con particolari più precisi, poi con dettagli, con date,
con riferimenti netti - tutto fuorché un nome - in questi giorni si compone pezzo per pezzo,
soprattutto sui giornali del Nord, un’intera biografia - con tante lacune, si sa così poco di
lui -, infine il signor X acquista contorni precisi, esce come una farfalla da un bozzolo
lungamente covato: è l’avvocato Vito Guarrasi. ...
Lo ha perduto una telefonata. Da Parigi ha chiamato Buttafuoco e hanno parlato di
De Mauro, questa la notizia precisa nei dettagli, anche se non confermata. Se confermata
non si capisce bene cosa resterebbe del potente dell’astuto dell’insospettabile mandante del
sequestro che parla al telefono del colpo con il compare e si lascia beccare come l’ultima
mezza tacca. Ma non c’è solo la telefonata, la polizia ha certamente tutto in mano.
Fulmineo, prima ancora che arrivi in edicola a Palermo, Guarrasi querela il
settimanale che per primo osa fare il suo nome, passerà poi a querelare tutti coloro che più
o meno velatamente hanno accennato.
Palermo è a rumore. La psicosi del colpo di scena si diffonde e accentua. Ora lo
arrestano. Che pista è? Mattei, la droga, l’edilizia, il segreto tributario? Pista Mattei. Che
si dissero Guarrasi e Buttafuoco per telefono? La polizia sa tutto e l’euforia monta.
Valanga di ipotesi avanzate e vagliate, cui manca solo quella giusta: che non è vero
niente, che Guarrasi e Buttafuoco per telefono non hanno mai parlato, né da Parigi né da
Palermo, che la squadra mobile regge tra le mani un granchio colossale, con chele dal
morso velenoso.
13 novembre - Alla procura della repubblica il rapporto di polizia col grosso nome nero su
bianco, con Guarrasi tirato fuori allo scoperto, è atteso di ora in ora. Cronisti, inviati
speciali, fotografi e corrispondenti di agenzie attendono fin dal mattino. Alle dodici ancora
nulla, né all’una, né alle due. Delusione. Niente nel tardo pomeriggio, la squadra mobile
non invia il rapporto già annunciato da una settimana, i CC si fregano le mani. Che
accade?
Il questore si chiude in difesa, il capo della mobile nega di avere mai tirato
fuori un signor X. Sconcertante.
Signor questore, è vero che state indagando su Guarrasi? “Noi stiamo indagando su
tutto ... Non possiamo dire niente, può darsi che qualcuno ha fatto un grosso errore...”
Sconcertante. Intorno al corpo scomparso di Mauro De Mauro si è aggrovigliato un
giallo politico a vasto spettro che abbraccia dai servizi segreti internazionali alla banda di
Alcamo, dallo spionaggio industriale al bandito Liggio, da cosa nostra ai ricatti della
classe dirigente siciliana. Intorno al suo nome - l’unica cosa che resta - il turbinare di
interessi del capitale pubblico e di quello privato, i colossi ENI e Montedison, la vendetta di
fazioni e di correnti, gli imbrogli del rinnovo delle cariche regionali. Ora il solo suo nome
serve a mettere paura e a ricattare ...”
25 novembre - ... Sempre in questi giorni è stato annunciato ed atteso un rapporto dei
carabinieri: è quello appunto che in tutta solennità il colonnello Dalla Chiesa,
accompagnato dai suoi ufficiali, consegna stamane alle 11 al procuratore capo Scaglione
col quale si intrattiene in breve colloquio ed esce dalla porta di servizio per non incontrare
i cronisti affamati di notizie e tenuti a stecchetto da tanto.
30 novembre - ... Lasciando i discorsi in generale, si avanza in particolare l’ipotesi che
nelle indagini sul caso De Mauro quel che più è mancato e manca tuttora alle polizie granchi a parte - è la copertura alle spalle: una copertura che né la procura né la classe
dirigente politica hanno inteso o intendono minimamente assicurare a chi si avventuri sulle
strade in salita che portano molto in alto.”
In buona sostanza, il racconto della Saladino riepiloga l’essenza dei fatti riportati nel
presente documento. Per esempio, come non pensare subito all’intervento del direttore del
S.I.D. di fronte al voltafaccia del questore Li Donni?
Essendo la “vicenda Guarrasi” molto complessa, perché è stato necessario “scoprire”
quali elementi aveva la polizia sul conto dell’avvocato, si ritiene opportuno fissare i
seguenti argomenti, fornendo le relative fonti di prova:
• Guarrasi aveva avuto rapporti con Buttafuoco?;
• era veramente intercorsa la telefonata tra i due?;
• Guarrasi stava per essere arrestato dalla polizia?;
6.1. Vito Guarrasi aveva avuto rapporti con Buttafuoco?
Vito Guarrasi, dal novembre 1970, aveva querelato tutti i giornalisti che avevano
scritto di lui quale “signor X”. Aveva iniziato177 con Mario Pendinelli e Arrigo Benedetti, il
primo cronista e il secondo direttore del settimanale “Il Mondo”, per un articolo pubblicato
il 15/11/1970 ed intitolato “Dossier Nero ‘(Mafia e Politica)’ Gli assassini e i ricattatori”,
con il quale si era data per certa l’esistenza di una telefonata compromettente intercorsa tra
l’avvocato e il rag. Buttafuoco.
In sostanza l’avvocato Guarrasi, alle accuse di essere il mandante del sequestro De
Mauro, di essere il signor X, di avere telefonato - forse da Parigi - a Buttafuoco, di avere
incaricato Buttafuoco di verificare presso la famiglia De Mauro cosa avesse scoperto
Mauro, si era difeso in maniere semplice dichiarando178 al processo contro Pendinelli: “non
ho mai avuto rapporti con Buttafuoco, lo conoscevo solo di vista”.
Ma
quanto
asserito dall’avvocato Guarrasi non pare che corrisponda a verità. Infatti, tali rapporti
erano stati ritenuti scontati da parte di:
179
• Angelo Mangano, questore, il quale con “l’appunto riservato” , datato 10/11/1970,
riguardante Vito Guarrasi e che la questura aveva negato di aver mai ricevuto, aveva
comunicato che “Il Buttafuoco era legato al Guarrasi in quanto entrambi avevano una
particolare amicizia con il noto Salafia Emilio, ex campione olimpico di scherma, che
frequentemente alloggiava dal Guarrasi. Erano così stretti i legami di amicizia tra
Guarrasi e Buttafuoco che un giorno quest’ultimo ospitò, nel tempo in cui era ricercata
dalla polizia, la signora Ugonj, cugina del Guarrasi, ospitalità sollecitata da parte di
quest’ultimo”.
Costituisce un riscontro indiretto alle affermazioni di Mangano il fatto, accertato nel
corso della perquisizione presso lo studio di Buttafuoco dopo il suo arresto, che gli
Hugony, i cugini di Guarrasi, erano risultati essere tra i clienti dello stesso Buttafuoco.
vds all. 177/1 atto di querela
vds all. 177/7 interrogatorio di Vito Guarrasi in udienza dibattimentale
179
all. 159/5
177
178
Pietroni e Zullino, i due giornalisti che, più di ogni altro collega, si erano interessati del
sequestro De Mauro. Nei loro appunti180 compare la seguente frase: “Da notare
incidentalmente che Buttafuoco era vecchio amico e aiutante di Guarrasi”.
181
• Mario Pendinelli, il querelato, che con una lettera datata 30/9/1971 , aveva comunicato
al proprio avvocato Ludovico Isolabella di aver saputo da Pietroni che, nel corso di una
intervista, “Buttafuoco gli ha detto di conoscere Guarrasi dai tempi in cui quest’ultimo
non era ancora tanto importante e noto”.
182
• Graziano Verzotto , il personaggio sicuramente più attendibile sulla questione, ha
riferito a questa P.G. che i rapporti in questione erano esistenti di sicuro.
183
• commissione parlamentare antimafia - VI legislatura - nella propria relazione finale .
Quindi tutti davano per scontati i rapporti fra Guarrasi e Buttafuoco anche se
concretamente risulta arduo poterlo dimostrare per effetto, forse, della banalità della
circostanza.
•
6.2. era intercorsa la telefonata? Guarrasi stava per essere arrestato?
Che ne fossero tutti convinti, fra gli addetti ai lavori, lo si desume dalla rassegna
stampa dell’epoca. In buona sostanza tutti i giornalisti che erano massicciamente presenti a
Palermo e, in particolare, nei paraggi della squadra mobile, avevano “arguito”, dalle parole
ed indiscrezioni del questore Li Donni e del capo della mobile Mendolia, che tra Buttafuoco
e Guarrasi era intercorsa una telefonata riguardante le sorti del giornalista.
21.10.70 LA STAMPA
Ecco uno dei misteri legati ad un nastro. Altri nastri testimonierebbero di strane telefonate
del ragioniere. Telefonate "in codice" dirette anche all'estero (si dice a Parigi).
21.10.70 IL GIORNO
COMPROMETTENTI LE TELEFONATE DEL PROFESSIONISTA
Le sue conversazioni via filo sono state registrate. La polizia, dunque, ha raccolto indizi di
sicura consistenza. Ma fino a che punto discutibili, anche se gravi, indizi e da che punto
prove? Si parla soprattutto di conversazioni telefoniche pazientemente registrate,
conversazioni con due interlocutori: con i familiari di De Mauro e con "altri". Con i De
Mauro discorsi nei quali via via le abili e suggestive allusioni cedevano progressivamente
alle notizie certe, alle proposte. Con "gli altri" discorsi facilmente intuibili ed è in queste
altre parole che dovrebbe esserci , se c'è , la verifica, la controprova della malizia e del
dolo che sono stati riscontrati nelle conversazioni con i De Mauro.
21.10.70 CORRIERE DELLA SERA
Una parte importante nel capitolo Buttafuoco ce l'ha il telefono. La polizia, messa
sull'avviso dalla famiglia De Mauro, avrebbe provveduto a controllare tutte le telefonate
del Buttafuoco, sia quelle dirette alla famiglia De Mauro, sia quelle tra lui ed altre persone.
Da queste telefonate , appunto, sarebbe nata la convinzione che il Buttafuoco, come ha
detto il giudice Saito, sia "infilato fino al collo nel sequestro De Mauro". Questo controllo
telefonico data dai primi giorni della scomparsa del giornalista, ma la polizia avrebbe
vds pag. 3169 bis, pag. 4 della “variante Nicosia”
vds all. 177/22
182
vds trascrizione del colloquio del 2/6/1998, pag. 4737
183
vds all. 214, pag. 1054
180
181
atteso tanto tempo per l'arresto allo scopo di avere indizi più precisi, elementi più probanti.
Ieri finalmente questi indizi sarebbero stati sufficienti , e subito dopo, la perquisizione sia
nello studio che nell'abitazione dell'arrestato.
07.11.70 LA STAMPA
Il nome scritto nel rapporto della Polizia potremmo collocarlo in alto come in basso. Forse
è l'uomo che è stato messo nei guai da una registrazione telefonica, l'unica, sembra,
veramente pericolosa ottenuta ponendo sotto controllo l'apparecchio del cavaliere.
10.11.70 RESTO DEL CARLINO
"Quello - dice - è un uomo accortissimo e per parlare di lui gli indagatori devono avere il
mandato di cattura già pronto. Ora, se questo è vero, il nostro se ne starà già chissà dove,
al sicuro". Parliamo di lui, del misterioso interlocutore telefonico di Buttafuoco a Parigi,
per un buon quarto d'ora. sarebbe meglio dire che parla lui, Pantaleone, che è un uomo
molto diverso ... "Comunque se questa telefonata con Buttafuoco c'è stata - gli dicevamo e se essa prova che il "signor X" era in qualche modo a contatto con chi sa molte cose sul
sequestro, non dovrebbe essere difficile verificare la sua posizione. Per quanto potente egli
possa essere, la polizia ha titoli per inquisire chiunque. perché non l'ha ancora fatto?"
10.11.70 IL MESSAGGERO
Non basta la registrazione della telefonata? Si deve pensare di no, perché questo elemento
dovrebbe essere in mano alla polizia sin da quindici giorni prima dell'arresto di
Buttafuoco. Se non è stato considerato sufficiente a giustificare un ordine di cattura è segno
che il magistrato vuole qualcosa di più.
14.11.70 l'ORA 2^ edizione
Si è parlato fin da quando venne arrestato Buttafuoco di strane telefonate sue a Parigi, nei
giorni scorsi si fece circolare la voce che l'interlocutore all'altro capo del filo fosse una
persona ben identificata. Logico quindi accomunare tutti e due nella responsabilità: però
Buttafuoco è all'Ucciardone, l'altra persona no. E ciò vuol dire che la telefonata non era
per niente compromettente, o non lo era abbastanza. Del resto un nostro cronista il giorno
successivo all'arresto di Nino Buttafuoco, andò a parlare coi familiari dell'arrestato, e
questa telefonata a Parigi non venne nascosta: al cronista fu riferito che Buttafuoco aveva
parlato, cercandolo in un locale notturno, con un suo cliente, un principe palermitano,
assai per il suo ruolo nelle file del separatismo monarchico. Questa telefonata parigina
fece muovere un alto funzionario della polizia italiana specializzato in malavita francese, il
quale fu spedito di gran fretta oltre confine. I risultati della missione ci sono ignoti, ma non
devono essere granché producenti all'indagine visto che non se n'è parlato. I fili del
telefono, peraltro, costituiscono le maglie della rete nella quale s'è ammagliato Buttafuoco
e con la quale s'è tentato da parte della polizia di catturare altri. La vicenda giudiziaria del
commercialista di via Ruggiero Settimo è, praticamente, tutta una telefonata . E ci sarà un
bel da fare per i periti - se mai si arriverà in corte di Assise, o solo ad un rinvio a giudizio per tentare di attribuire un nome ad ogni voce, o almeno separare le voci note da quelle
sconosciute.
15.11.70 "IL MONDO"
E' Buttafuoco l'uomo incaricato di prendere contatto con Liggio? Il cavaliere è stato
incauto. Ha insospettito la famiglia De Mauro e, mentre aveva il telefono controllato dalla
polizia, ha fatto - ecco una nuova indiscrezione importante - una telefonata
compromettente, chiamando l'avvocato Vito Guarrasi.
Dal citato breve spaccato della rassegna stampa, che va dal 20 ottobre al 15 novembre
1970, si rilevano alcuni riscontri al racconto fatto dalla Saladino nel suo libro/diario. Questa,
come già esposto, aveva condensato tutta la vicenda al 13 novembre 1970, giorno in cui il
questore Li Donni e il capo della mobile Mendolia avevano fatto “indietro tutta”. Le date
sono importantissime perché strettamente legate, sia all’intervento del direttore del S.I.D.,
che al “cambio d’abito” di Boris Giuliano: tali circostanze sono state infatti collocate, da
Ugo Saito e Elda De Mauro, ai primi di novembre 1970. Peraltro emerge che alcuni
giornalisti avevano confuso la telefonata Guarrasi/Buttafuoco con i colloqui e le telefonate
Buttafuoco/famiglia De Mauro. L’articolo che appare più “lucido” è quello de “L’Ora” di
Palermo, chiaramente in difesa di Guarrasi.
A questo punto si può cominciare a trarre qualche conclusione: se effettivamente la
polizia, intercettando le utenze in uso a Buttafuoco, aveva registrato una telefonata
intercorsa con Guarrasi e durante la quale - sia pure con frasi criptiche - era stato affrontato
l’argomento del sequestro De Mauro, con consigli o disposizioni a Buttafuoco su come
comportarsi con la famiglia De Mauro, devono ritenersi del tutto giustificate le ventilate
ipotesi di arresto per Guarrasi.
Le recenti dichiarazioni rese da Bruno Contrada e dal maresciallo Zaccagni, nonché
l’acquisizione dei fascicoli relativi all’indagine parallela su Vito Guarrasi, confermano in
via definitiva l’assunto secondo il quale Guarrasi stava per essere arrestato: era stato lui il
bersaglio delle investigazioni “speciali” del questore Li Donni, per risalire poi a Cefis e a
Fanfani.
6.3. rivelazioni alla stampa
E’ quindi vero che il questore Li Donni aveva fatto capire ai giornalisti, in occasione
della conferenza stampa del 2/11/1970, alla quale era presente pure il capo della polizia
Vicari, che “mister x” era Vito Guarrasi? E aveva fatto inoltre capire che questi stava per
essere arrestato? La risposta è inequivocabilmente si. Ecco le fonti di prova, in aggiunta a
quanto scritto da tutti i giornalisti, che smentiscono Ferdinando Li Donni184: questi aveva
negato le circostanze di cui sopra nel corso della sua audizione al processo milanese
Guarrasi/Pendinelli ma, per contro, aveva confermato che “Alla fine di una cordiale
comunicazione con i giornalisti fu mia la battuta di trattenere i giornalisti a non andar via
perché vi era un colpo grosso”.
•
•
Mario Pendinelli185 e Giampaolo Pansa186, sentiti da questa polizia giudiziaria, hanno
inequivocabilmente attribuito al questore Li Donni l’identikit di “mister x”. Di più,
Pendinelli ha altresì attribuito a Francesco Cattanei, l’allora presidente della commissione
antimafia, che durante il dibattimento nel “suo” processo a Milano non aveva voluto
nominare187 per non creargli imbarazzo, delle rivelazioni - provenienti dalla questura circa le indagini in corso su Vito Guarrasi e sulla “clamorosa svolta”.
come già detto, il capo della mobile e Bruno Contrada, il 12 ottobre 1970, avevano
sentito, presso la sua abitazione, Vito Guarrasi. Del colloquio non era stato fatto un
verbale, ma ne esiste una registrazione audio. Sull’etichetta del relativo nastro è scritto
vds all. 177/10
Verbale di s.i. rese il 24/3/1998, pag. 4647
186
Verbale di s.i. rese il 24/3/1998, pag. 4644
187
vds all. 177/5
184
185
•
•
•
“12/X/1970 ore 20 - 20,30 conversazione tra Mendolia e X”. Pertanto doveva essere
stata la polizia - e non i giornalisti - ad inventare il termine “mister x” per indicare Vito
Guarrasi, perché la stampa aveva iniziato a parlarne solo il 24 ottobre successivo;
come già detto, l’unico documento presente nel fascicolo di Vito Guarrasi della questura
di Palermo è una nota informativa188 diretta alla procura di Torino. In tale nota vi è
scritto, tra l’altro, che all’epoca del sequestro De Mauro Vito Guarrasi era stato oggetto
di indagini;
la sentenza di assoluzione dei 15 giornalisti (tra i quali Vittorio Nisticò, Giampaolo
Pansa, Bianca Cordaro, Italo Pietra e Alberto Ronchey) che erano stati querelati da
Guarrasi per averlo indicato, sui giornali, come il “mister x” di cui parlava la polizia,
sentenza datata 31/7/1981189, della quale si consiglia la integrale lettura perché riepiloga
efficacemente tutti gli avvenimenti seguiti al sequestro De Mauro, aveva concluso che
ragionevolmente Buttafuoco era collegato al sequestro, che il movente erano l’ENI e
Mattei e che i personaggi indicati dalla polizia nella sabbia della clessidra erano Guarrasi
e Liggio. Quest’ultimo possibile esecutore del rapimento perché Buttafuoco era andato a
trovarlo a Roma mentre si trovava ricoverato in una clinica privata. In particolare la
sentenza afferma che “Il collegamento Buttafuoco-Liggio trapela subito dall’ambiente
della polizia - l’unico ad esserne informato - e viene ripreso dalla stampa. Le risultanze
del processo consentono inoltre di ritenere che anche la notizia della compromettente
telefonata che il Buttafuoco avrebbe fatto all’avv. Vito Guarrasi indicato come Signor X
o Mister X, riguardante il sequestro di Mauro De Mauro, sia trapelata dalla polizia che
in quel periodo aveva dato segni evidenti di essere pervenuta alla soluzione delle
indagini (conferenza stampa di Li Donni 2 novembre e conferenza stampa Commissione
antimafia del 4 novembre successivo). ... La rassegna dei fatti del processo e la
valutazione delle prove consentono pertanto di non dubitare che anche l’identikit del
signor X, pubblicato dalla stampa, sia l’immagine fedele delle notizie che la polizia e
ancor prima Tullio De Mauro avevano fornito ai giornalisti ...”.
come ultimo elemento, all’interno del fascicolo dei carabinieri e riguardante le indagini
sul sequestro, è stato rinvenuto un appunto datato 7.11.1970190, nel quale era stato
riassunto l’esito di un colloquio intercorso tra Vito Guarrasi e il colonnello Dalla Chiesa.
Sostanzialmente Guarrasi, facendo riferimento alle voci circolanti sul suo conto che lo
volevano responsabile del sequestro de Mauro, le aveva attribuite al marchese De Seta
perché questi aveva dei motivi di risentimento nei suoi confronti. Nell’appunto era, tra
l’altro, stata attribuita a Guarrasi la seguente frase: “... il De Seta (diabolico), oltre ad
essere l’ispiratore della P.S., potrebbe aver cercato di suffragare le sue affermazioni con
provocazioni quali: la strana notizia che dava il Guarrasi presente a Parigi (settembreottobre 1970, nota telefonata o presunta tale del Buttafuoco) ...”. Quindi, secondo Vito
Guarrasi, la polizia riteneva che l’interlocutore della “nota telefonata” potesse essere lui
perché De Seta aveva loro riferito che in quel periodo era proprio a Parigi: l’esistenza
delle telefonata e la provenienza parigina erano perciò considerati dei fatti
pacificamente provati; Evidentemente rimaneva da identificare l’interlocutore di
Buttafuoco. Anche in questo caso la fonte non poteva che essere stata la polizia. E
Guarrasi poteva averlo saputo da Nisticò (come già detto, lui stesso aveva fornito tali
informazioni ai carabinieri) oppure dalla stampa. Ma è indicativo che in quest’ultimo
vds pag. 3462
vds dalla pag. 4650
190
vds pag. 2769
188
189
caso, almeno presso il colonnello Dalla Chiesa, Guarrasi non si fosse lamentato dei
giornalisti ma avesse attribuito la ricostruzione dei fatti alla polizia stessa.
Circa il significato intrinseco della telefonata “a difesa” fatta da Guarrasi al colonnello
Dalla Chiesa, si possono fare diverse ed ovvie considerazioni.
In conclusione, le notizie riportate dai giornali secondo le quali la polizia stava
indagando su “mister x” e che questi era Vito Guarrasi, corrispondono alla realtà dei fatti.
Peraltro il questore Li Donni aveva confermato che vi era stata la conferenza stampa durante
la quale sarebbero state date tali notizie, aveva confermato di aver consigliato ai giornalisti
di non andare via perché sarebbe successo qualcosa di importante, aveva confermato di aver
rilasciato anche una intervista (su quale argomento quindi?) e, infine, aveva confermato di
aver parlato della “clessidra al centro della quale vi era Buttafuoco”. Tali conferme erano
state fornite nel corso della sua audizione191 al processo Guarrasi/Pendinelli.
Del resto, in maniera inequivocabile, Bruno Contrada ha riferito che era stato Li Donni a
coniare personalmente il termine “mister X”.
Anche la logica sorregge l’assunto: alla conferenza stampa era presente il capo della
polizia Vicari e in quegli stessi giorni il presidente della commissione antimafia, assieme ad
alcuni membri, era presente a Palermo proprio per il sequestro De Mauro ed aveva
presenziato a una conferenza stampa sull’argomento. Come giustificare tali qualificatissime
presenze se non di fronte a fatti di particolare rilievo quali, appunto, la risoluzione del
sequestro?
6.4. la telefonata
Le circostanze riguardanti l’esistenza della telefonata sono le seguenti:
•
•
•
Le intercettazioni sulle utenze in uso a Buttafuoco, sia a casa che in studio, erano state
senz’altro eseguite. Erano iniziate il 22 settembre. Il 1° ottobre successivo erano iniziate
anche su una utenza riservata (212388) installata nello studio del tributarista. La squadra
mobile di Palermo, con rapporto datato 3/10/1970192, aveva fatto riserva all’A.G. di
comunicare l’esito di tali intercettazioni.
in un appunto193 interno, rinvenuto nel fascicolo sul sequestro dei carabinieri di Palermo,
datato 16 ottobre 1970, si legge: “Da colloqui avuto con il dr. NISTICO’ e con l’avv.
SORGI194... Il Buttafuoco, per telefonata o telefonate da lui fatte a Parigi a Vito
Guarrasi, telefonate non chiare ed esplicite come contenuto, si ritiene sia stato
incaricato di prendere contatti con la famiglia De Mauro, al fine di accertare se e cosa
di compromettente potesse avere il De Mauro.”
Anche in questo caso la notizia di Nisticò era stata fornita ai carabinieri diversi giorni
prima che la stampa iniziasse ad interessarsi di “mister x” e non poteva che pervenire,
sulla base di quanto già argomentato, dalla questura o dal ministro dell’interno.
Tullio De Mauro ha riferito195 che: “Ricordo che si era parlato di una o più telefonate tra
Buttafuoco e Vito Guarrasi. ... Ritengo possibile che me ne avesse parlato lo stesso Boris
vds relativo verbale in all. 177/10
vds all. 159/123, pag. 7
193
vds pag. 2767
194
era il legale del giornale “L’Ora”
195
Verbale di s.i. rese l’8/4/1997, pag. 4219
191
192
Giuliano perché ricordo che tale notizia era per me non ipotetica ma data per scontata e
del resto solo con Giuliano vi era qualche contatto diretto sull’andamento delle
indagini.”
• questa polizia giudiziaria, nel ricercare a Palermo, sia presso l’ufficio competente del
tribunale che presso la questura, qualunque riscontro all’esistenza di tale telefonata, ha
rilevato che:
1. nel fascicolo delle indagini (sia del tribunale che della squadra mobile), oltre alle
richieste e alle autorizzazioni delle intercettazioni, non vi sono i verbali o le relazioni
degli ascolti eseguiti e non c’è nessuna comunicazione all’A.G. del relativo esito;
196
2. come riferito da Lucio Capozzo , all’epoca addetto alle intercettazioni, “le bobine
delle registrazioni venivano depositate presso gli uffici della squadra mobile, mentre le
trascrizioni sintetiche di ogni telefonata venivano date ...”; Quindi di ogni telefonata
venivano fatte trascrizioni sintetiche che non esistono più;
3. le bobine riguardanti le intercettazioni eseguite presso l’abitazione di De Mauro e presso
il giornale “L’Ora” erano state depositate presso il Tribunale di Palermo solo il
2/5/1990197, mentre le bobine relative alle utenze di Buttafuoco si trovavano ancora
presso la squadra mobile, assieme a numerose altre bobine prive di etichette. Questa
polizia giudiziaria ha quindi proceduto all’ascolto di tutte le bobine individuando
esclusivamente quelle riguardanti le intercettazioni avvenute sull’utenza dell’abitazione
di Buttafuoco, ma non quelle eseguite presso lo studio. Pertanto attualmente risultano
mancanti ancora tali bobine. Sul punto specifico è stata fatta una apposita relazione198.
199
4. Il G.I. Miccichè, con la sentenza
di assoluzione nei confronti di Buttafuoco del 1981,
aveva scritto che “esito negativo hanno avuto sia le perquisizioni domiciliari sia le
intercettazioni delle comunicazioni telefoniche del Buttafuoco.” Tale affermazione non
trova alcun riscontro documentale nel fascicolo processuale, a meno che il giudice si
riferisca alle telefonate fatte da un “provocatore”, il maresciallo di P.S. Patronaggio, le
cui trascrizioni integrali sono agli atti.
• riprendendo la sentenza di assoluzione dei 15 giornalisti, anche il Tribunale di Palermo
aveva ritenuto che tale telefonata fosse veramente esistita. Infatti aveva scritto il Collegio
che “Al riguardo torna utile illustrare il comportamento tenuto al dibattimento di Milano
nel processo a carico di Pendinelli dal Questore Li Donni200 e dal Commissario Capo
Mendolia201. Il primo, posto di fronte alle diverse contestazioni mossegli, così si esprime:
‘vorrei pregare il Tribunale di considerare che il caso De Mauro è ancora aperto e che
pertanto l’istruttoria in corso ha come finalità l’accertamento dei rapitori; per
conseguenza il caso di per sé delicato ripropone massimo riserbo.’ E il secondo così
risponde alla domanda se fosse vera la notizia della telefonata: ‘Non posso rispondere
se tra il Buttafuoco e l’avv. Guarrasi fosse intercorsa qualche telefonata all’epoca dei
fatti. La mancata risposta dipende dal riserbo dovuto all’istruzione formale del processo
di Palermo’. Ora è evidente che se la notizia fosse stata destituita di fondamento i due
funzionari avrebbero senz’altro aderito alla domanda rispondendo negativamente,
anziché trincerarsi dietro il paravento del segreto istruttorio, avendo l’obbligo di
rispondere.”
Verbale di s.i. rese il 24/10/1996, pag. 3397
vds all. 162
198
vds pag. 3967
199
vds all. 159/26, alla pag. 9
200
vds all. 177/10
201
vds all. 177/14
196
197
Deve essere inoltre aggiunto che nel giugno 1971, data di audizione a Milano dei due
funzionari, le indagini erano “lettera morta” da diversi mesi. Inoltre all’A.G. palermitana
non era stato fatto alcun accenno alla famosa telefonata e, perciò, non vi sarebbe
comunque stata la violazione del segreto istruttorio.
• ritornando al processo milanese contro Pendinelli, questo si era risolto per la remissione
di querela202. Perché Guarrasi aveva rimesso la querela? L’avvocato Isolabella203, a tale
interrogativo, ha risposto che la remissione era intervenuta dopo che in udienza aveva
annunciato l’intenzione di chiedere in visione il passaporto di Guarrasi per verificare se
lo stesso fosse stato effettivamente a Parigi. Sul punto Mario Pendinelli 204 ha riferito che
le ipotesi, per l’inaspettata remissione, erano probabilmente da attribuire al profilarsi di
qualche accertamento sgradito a Guarrasi e, cioè, la richiesta di visione del passaporto, o
la prevista audizione del procuratore generale Scaglione (ucciso due giorni prima
dell’udienza) oppure la lettera di Pietroni, già depositata, che attestava i legami esistiti
tra Guarrasi e Buttafuoco.
• va ribadito ancora che nei fascicoli del tribunale e della questura di Palermo non vi è
alcun atto riconducibile alle intercettazioni avvenute, alle indagini svolte sul conto di
Guarrasi e alla famosa telefonata da Parigi.
• in ultimo, ma non meno importante indizio, riguarda le possibili motivazioni per le quali
la squadra mobile aveva registrato, all’insaputa dell’interessato, la conversazione avuta
con Vito Guarrasi. Il colloquio era avvenuto il 12/10/1970 cioè 7 giorni prima
dell’arresto di Buttafuoco. Era stata l’unica registrazione effettuata dalla polizia.
Sull’etichetta, come detto, vi era stato scritto “12/X/1970 ore 20 - 20,30 conversazione
tra Mendolia e X”: da tanto se ne deduce che al momento della registrazione Guarrasi
era già sospettato dalla polizia. La conversazione era stata, come prevedibile attese le
premesse, assolutamente irrilevante per le indagini. Si può quindi ipotizzare che, nella
famosa telefonata parigina ricevuta da Buttafuoco, l’interlocutore non era stato
identificato e, pertanto, era stata fatta una comparazione tra la voce di Guarrasi registrata
nel corso del colloquio e quella proveniente dalle intercettazioni telefoniche, con esito
positivo.
6.5. epilogo
Si deve perciò concludere che, pur non esistendo prove dirette dell’esistenza della
telefonata e della sua registrazione - perché evidentemente soppresse -, esistono però
numerosi, importanti e concordanti indizi che dimostrano, senza lasciare spazio a dubbio
alcuno, che la polizia di Palermo, in merito a tale conversazione telefonica:
•
•
•
•
•
aveva dichiarato, sia pure non ufficialmente, che esisteva;
aveva svolto accertamenti;
riteneva che l’interlocutore di Buttafuoco fosse Vito Guarrasi;
si era lasciata sfuggire - volutamente - la notizia presso i giornalisti;
si era ritenuta pertanto in procinto di risolvere il caso con clamorose iniziative.
vds all. 177/21
Verbale di s.i. rese il 23/12/1997, pag. 4477
204
Verbale di s.i. rese il 24/03/1988, pag. 4647
202
203
Non è possibile neppure ritenere che ciò sia stato un tentativo della mobile di fare
uscire allo scoperto il mandante del sequestro, perché se la telefonata non fosse esistita si
sarebbe ottenuto il risultato assolutamente contrario.
L’atteggiamento successivo della polizia, apparentemente contraddittorio, trova invece
una perfetta logica ove si consideri anche il famoso intervento a Palermo del generale Vito
Miceli, volto a fare cessare le indagini.
7. Connessioni tra il “mandante De Mauro” e il “delitto Mattei”
Come già detto, il giudice per le indagini preliminari di Palermo, dott. Giacomo Conte,
con propria ordinanza dell’8 aprile 1991205, nel disporre nuove indagini sulla scomparsa di
Mauro De Mauro, aveva, in premessa, osservato che “Tra le varie ipotesi formulate ed
esaminate nelle indagini sulla scomparsa di Mauro De Mauro, la più aderente alle
risultanze del procedimento, è quella che egli sia stato sequestrato ed ucciso in relazione
all’inchiesta che stava conducendo sulla fine di Enrico Mattei ... Tale ipotesi presuppone
che l’incidente aereo nel quale Enrico Mattei ha perso la vita sia stato causato da un
sabotaggio dell’aereo o da una carica di esplosivo precedentemente collocata su di esso ...
La suddetta ipotesi implica che almeno la direzione di provenienza dei mandanti
dell’eventuale omicidio di Enrico Mattei e del sequestro di persona di Mauro De Mauro
sarebbe la stessa.”
Premesso che l’A.G. di Pavia è già pervenuta alla conclusione che Mattei era stato
vittima di un attentato, il ”ponte” tra i due delitti non poteva ovviamente che essere
costituito dalle figure di Graziano Verzotto e/o di Vito Guarrasi.
Il primo deve essere eliminato, oltre che per quanto ampiamente detto sul suo conto,
anche in funzione del fatto che non esisteva alcun valido movente in entrambi i casi. Il
secondo aveva invece dei possibili moventi sia per Mattei che per De Mauro e, inoltre,
aveva dei particolari punti di contatto con il presidente Eugenio Cefis. Infatti:
• entrambi (Guarrasi e Cefis) erano stati - o si erano - allontanati dall’ENI perché
rappresentanti di interessi contrari a quelli dell’Ente petrolifero ed erano rientrati all’ENI
immediatamente dopo la morte di Enrico Mattei; Se viene correttamente interpretata la
presenza di Guarrasi nelle più importanti aziende operanti in Sicilia, nel senso che aveva
la funzione di verificare che tali società non assumessero iniziative contrastanti con gli
interessi dei quali era portatore, risulta evidente come Guarrasi non potesse accettare la
sua estromissione dall’ENI che, tra l’altro, avrebbe dato un cattivo esempio per tutte le
altre società;
• dall’esame del relativo fascicolo personale tenuto dall’ENI206 si evince che era stato
Eugenio Cefis a fare avere l’incarico di consulente dell’Ente all’avvocato Vito Guarrasi;
• nel corso delle indagini sul rapimento di Mauro De Mauro, partendo da Paolo Pietroni (il
giornalista che con Zullino e Nese si era occupato, per conto di “Epoca”, del sequestro e
che era già apparso reticente o comunque sospetto in relazione all’attività dell’avvocato
205
206
vds. all. 159/56
vds all. 181
Lupis), era emerso un fatto che, se fosse stato provato, avrebbe avuto enorme rilevanza
nell’ambito delle indagini in corso.
In data 14/3/1971 Pietroni aveva spedito una lettera207 a Elda De Mauro con la quale, tra
l’altro, si diceva “più che mai convinto della responsabilità di quel famoso signore”,
riferendosi a Vito Guarrasi. Tale lettera era stata consegnata da Elda De Mauro al giudice
istruttore Fratantonio, accompagnata dalle seguenti dichiarazioni verbalizzate208: “Egli
(Pietroni) mi aveva messo al corrente di aver saputo di una telefonata, intercettata da
una donna impiegata presso l’ENI, fatta dal presidente dell’ENI stesso Cefis, ad un
ignoto interlocutore di Palermo, ivi abitante, del seguente tenore: ‘A proposito
dell’avvocato Guarrasi: questa volta di essere più prudente di quanto non sia stato nella
faccenda del giornalista di Palermo: stava per lasciarci le penne e non so chi l’avrebbe
tirato fuori, nemmeno il Presidente della Repubblica’. Tale donna, a dire del Pietroni,
sarebbe disposta a confermare dinnanzi alla magistratura quanto confidato, solo nel
caso che le indagini si estendessero nell’ambito dell’ENI e del Cefis. ...”
Il giudice istruttore aveva convocato e sentito, in data 8/4/1971, Paolo Pietroni il quale,
nel merito della importante vicenda, aveva dichiarato209: “Con riferimento alla pretesa
intercettazione telefonica di cui è cenno nel promemoria dattiloscritto da me ed inviato
ad Elda De Mauro, devo far presente che non ho verificato l’autenticità della confidenza
e l’identità della fonte. Mi riservo ... non appena ...”. Risentito dallo stesso magistrato,
in data 12/10/1971 aveva ulteriormente dichiarato210: “... anche oggi non sono in grado di
sciogliere la mia riserva ...” Nell’occasione aveva ipoteticamente attribuito la confidenza
a una sua amica, Patrizia Tudini, esternando nel contempo il dubbio che potesse essere
effettivamente lei. Risentito il 19/10/1974 dal medesimo giudice istruttore, alla presenza
del nuovo pubblico ministero Antonio Signorino, Pietroni aveva ancora dichiarato211:
“Confermo integralmente quanto precedentemente dichiarato ...”, senza sciogliere la
riserva perché, aveva spiegato, non era più riuscito a trovare la donna che le aveva fatto la
confidenza. Alle contestazioni del giudice circa l’inverosimiglianza della versione fornita
e all’invito a dire la verità a scanso delle conseguenze penali previste per i testimoni falsi
o reticenti, Pietroni non aveva modificato la sua versione. Aveva però concluso che “alla
luce della situazione politica all’interno dell’ENI, rivelatasi in epoca successiva, penso
che non sia da escludersi che io sia stato strumentalizzato nel quadro delle manovre tese
a screditare la riconferma di Cefis alla presidenza dell’ENI.”. Risentito dal p.m. di
Pavia212, il giornalista aveva riconfermato tutto quanto precedentemente dichiarato,
attribuendo però la confidenza a un tale oggi non più in vita, ammettendo di aver mentito
ai giudici di Palermo per coprire la “sua fonte”.
Dall’esame della vicenda si possono fare diverse considerazioni a parte, naturalmente,
il dover prendere atto della reticenza dello stesso Pietroni:
1.
è possibile che la storia fosse stata inquadrata nell’ambito degli “attacchi” diretti
contro il presidente dell’ENI, ma la frase attribuita a Cefis può, però, apparire logica
alla luce delle attuali risultanze processuali, cioè se riferita all’intervento del
vds all. 159/110
vds all. 159/106
209
vds all. 159/89
210
vds all. 159/90
211
vds all. 159/3
212
Verbale di s.i. rese l’1/4/1996, pag. 2585
207
208
direttore del S.I.D., in un momento in cui gli accertamenti su Guarrasi erano molto
avanzati. Ciò suggerisce la possibilità che i Servizi si fossero mossi sulla base di
una richiesta politica proveniente dal presidente dell’ENI. Quanto alla qualità dei
rapporti tra Cefis e gli uomini di governo, è sufficiente citare le ultime dichiarazioni
rese a questa polizia giudiziaria da Graziano Verzotto213: “ Mi è stato detto (dal
segretario particolare) che (Cefis) gli aveva garantito (al ministro Gullotti) che
sarebbe finito o a capo del gruppo D.C. a Montecitorio o probabilmente primo
ministro italiano” se avesse obbligato l’E.M.S. a vendere la propria partecipazione
azionaria della SONEMS all’ENI;
2.
l’A.G. procedente, al di fuori degli atti richiamati, non aveva svolto, o delegato a
svolgere, alcun accertamento sul conto di Eugenio Cefis e di Vito Guarrasi. Solo
Patrizia Tudini di Roma era stata identificata dalla squadra mobile, ma
successivamente non era mai stata sentita. Peraltro il nome di Cefis non doveva
suonare nuovo alla magistratura: infatti Junia De Mauro214, sentita dal dott. Fratantonio
il 17/3/1971 circa una sua conversazione con il padre, aveva dichiarato che “Con tale
ricostruzione sono in grado di affermare con sicurezza che mio padre addossava
precise responsabilità sulla morte di Mattei all’attuale presidente dell’ENI Eugenio
Cefis. Desidero precisare che mio padre non fece esplicitamente il nome Cefis, ma
disse testualmente ‘attuale presidente’.”
Dell’esistenza di un legame tra i due delitti doveva essere stato consapevole lo stesso
presidente del consiglio dei ministri, l’on. Emilio Colombo (indicato come frequentatore
dell’avv. Guarrasi e alle cui dipendenze funzionali agiva il S.I.D.), poiché il questore Nino
De Vito215, all’epoca addetto ai servizi di sicurezza della presidenza del consiglio,
nell’ottobre/novembre 1970 aveva ricevuto incarico di indagare sulle cause del decesso
dell’ing. Mattei.
Al termine del lavoro aveva redatto una relazione riservata216, datata 14/11/1970, con
la quale veniva ribadita la validità dell’ipotesi dell’incidente.
Inoltre, sempre per restare tra gli eventi di quello stesso periodo e, cioè, tra l’arresto di
Buttafuoco e l’atteso arresto di Guarrasi, si sottolinea che Eugenio Cefis aveva ordinato a
Franco Briatico (vds. relativo verbale, nota 102) di acquisire copia della sentenza di
archiviazione dei g.i. di Pavia sul “caso Mattei”, copia ottenuta il 14 novembre 1970.
Tale acquisizione deve essere ragionevolmente posta in relazione alle motivazioni del
sequestro De Mauro e non agli attacchi subiti da Cefis perché iniziati già dai primissimi
mesi del 1970.
Quindi, tra Mattei e De Mauro, tutto si era consumato tra la fine dell’ottobre e i primi
del novembre 1970. Infatti in tale periodo:
•
•
il direttore dei Servizi era stato sostituito: il 18 ottobre Miceli aveva rilevato Henke;
Antonino Buttafuoco era stato arrestato (19 ottobre);
Verbale di trascrizione di conversazione del 9/6/1998, pag. 4737
vds alla. 159/100
215
Verbali di s.i. rese il 26/9 e 28/9/1995, pagg. 1619 e 1636
216
vds pag. 1638
213
214
Graziano Verzotto aveva rilasciato un’intervista giornalistica, accreditando la pista droga
nel sequestro. La pubblicazione era avvenuta su “L’Ora” il 23-24/10/1970;
• il questore (alla presenza del capo della polizia) aveva partecipato alla conferenza stampa
del 2/11, mentre il presidente dell’antimafia aveva partecipato ad altra conferenza
stampa il 4/11 successivo: in entrambe si era alluso a “mister X”, al suo possibile arresto
e, comunque, alla soluzione del caso (tanto risulta dalla sentenza del procedimento
Guarrasi contro giornalisti);
• Vito Guarrasi, il 7/11/1970, aveva conferito con il colonnello Dalla Chiesa per
“scagionarsi” dalle accuse che stavano per essergli contestate;
• ai primi di novembre era intervenuto a Palermo il direttore del S.I.D. Vito Miceli;
• il questore Angelo Mangano aveva fatto pervenire a Palermo una appunto riservato,
datato 10/11/1970, con il quale attribuiva precise responsabilità sul conto di Guarrasi,
Verzotto e Liggio nel sequestro De Mauro: tale appunto - secondo la squadra Mobile non era mai pervenuto;
• Vittorio Nisticò aveva voluto pubblicare il nome di Vito Guarrasi sul giornale,
probabilmente con le finalità ipotizzate dalla divisione affari riservati del ministero,
annotate sull’appunto dell’11.11.1970;
• il questore Nino De Vito aveva ricevuto incarico di svolgere accertamenti sulla morte di
Mattei , redigendo una relazione datata 14/11/1970);
• Franco Briatico aveva ricevuto incarico di acquisire copia della “sentenza Mattei”,
ottenendola da Pavia il 14/11/1970;
• con il “rapporto sulle indagini” del 17/11/1970, la polizia aveva abbandonato
definitivamente la pista “ENI/Mattei”.
•
Oltre a tutti i richiami citati nella presente relazione e riguardanti le connessioni fra i
due delitti, a conclusione di tutto il lavoro e a dimostrazione delle affermazioni del dott.
Conte, peraltro assolutamente condivisibili, va ancora tenuto conto che, come visto al
precedente § 5.1., il pubblico ministero e il giudice istruttore del tribunale di Palermo
avevano inviato a Pavia - anche se mai pervenuti - gli atti raccolti nel corso delle indagini
svolte sul del sequestro De Mauro e riguardanti il possibile attentato ad Enrico Mattei.
Le ultime dichiarazioni di Graziano VERZOTTO, suffragate dai numerosissimi
elementi elencati nel presente documento, rendono la connessione tra Mattei e De Mauro
evidente e certa e non lasciano spazio a dubbi che Mauro De Mauro sia stato sequestrato
proprio in ragione del fatto che stava indagando specificamente sulle responsabilità di
CEFIS e GUARRASI nella morte di Enrico Mattei.
8. Conclusioni
Il sequestro del giornalista Mauro De Mauro, alla luce del presente documento, deve
essere virtualmente considerato risolto, sia sotto il profilo della causale/movente che per ciò
che concerne il mandante.
Non è un caso che questa polizia giudiziaria non abbia preso in considerazione le
persone che materialmente hanno attuato il rapimento, pur in presenza di ampia
documentazione in merito, perché non vi è alcun riscontro concreto, attendibile e
utilizzabile. Del resto gli esecutori indicati dalle cronache (con qualche elemento
oggettivamente valido) sono deceduti. Essi erano Luciano Leggio (detto Liggio), per i suoi
collegamenti con Antonino Buttafuoco evidenziati dal questore Mangano, e Giuseppe Di
Cristina, per i suoi collegamenti con Graziano Verzotto (questi era stato testimone di nozze
assieme a Calderone, lavorava alle dipendenze dell’E.M.S., il giorno 14/9/1970 aveva
presenziato, sia pure non direttamente, all’ultimo incontro De Mauro/Verzotto e, in ultimo,
dopo le dichiarazioni alla stampa di Verzotto del 23/10/1970, con le quali era stato dato
impulso alla “pista droga”, Di Cristina lo aveva “ammonito” perché aveva “fatto arrabbiare
gli amici” mafiosi).
Ovviamente non possono non sapere qualcosa anche Pietro Zullino, Paolo Pietroni e
Giuseppe Lupis, in relazione ai loro discutibili comportamenti.
Quanto da loro fatto e detto inducono a ritenere che siano a conoscenza di notizie
rilevanti sul “caso De Mauro”, anche se non si può escludere che vi sia stata una manovra
concertata per ricattare sia Cefis che Guarrasi.
In ultimo, sempre per il ruolo avuto nella vicenda, non può non sapere tutto, o quasi, il
direttore Vittorio Nisticò.
8.1 Verzotto racconta tutto su De Mauro
In data 4 settembre 1998 Graziano VERZOTTO, è stato nuovamente sentito217 dal
P.M. di Pavia.
L’incontro si è reso necessario per raccogliere le diverse dichiarazioni rese alla P.G.
che ha formulato specifiche domande e chiesto precisi chiarimenti, alla luce delle risultanze
della presente relazione.
Graziano VERZOTTO ha riferito fatti e circostanze di rilevanza eccezionale sul “caso
De Mauro”;
Fatti e circostanze che costituiscono delle novità assolute e che risultano
assolutamente coerenti e riscontrati dai risultati investigativi già ottenuti ed esposti nel
presente documento.
L’importanza del contenuto del verbale non consente di riassumerlo e, pertanto, se ne
rimanda necessariamente alla sua lettura integrale.
Analogamente si deve rimandare alla integrale lettura dei più volte citati verbali delle
dichiarazioni rese da Bruno CONTRADA e dal maresciallo ZACCAGNI; Infatti quanto da
loro riferito è estremamente importante perché centra in pieno la vicenda Mattei/De Mauro e
sono di riscontro alle dichiarazioni di Graziano Verzotto.
In particolare Verzotto ha dichiarato che:
• a suo avviso, la vicenda De Mauro era strettamente collegata alla realizzazione del
metanodotto e di Enrico Mattei in quanto il giornalista, nell’aiutare il presidente
dell’E.M.S. a “colpire”Cefis, stava svolgendo delle vere e proprie investigazioni sulla
morte del presidente ENI;
• De Mauro era stato trasferito dalla cronaca allo sport proprio a causa dell’aiuto che stava
fornendo a Verzotto contro Cefis; De Mauro, prima del suo rapimento, era convinto di
ciò come era convinto che nella morte di Mattei vi fossero responsabilità di Cefis e di
Guarrasi (convinzione, quest’ultima, di tutti coloro che a vario titolo si sono interessati
delle due vicende);
217
Verbale di s.i. del 4/9/1998, pagg. 4850-4858
• la presidenza ENI aveva tentato di mettere fuori gioco Verzotto in varie maniere: il
sequestro De Mauro, il suo tentativo di rapimento e, in ultimo con esito positivo, lo
scandalo dei fondi neri EMS; quanto a quest’ultima vicenda, va segnalato che erano stati
arrestati Antonino RENNA e Pietro GIORDANO i quali, materialmente e all’insaputa di
Verzotto, avevano predisposto e ritirato dal Banco di Milano (controllato dalla GEFI
dalla quale Guarrasi era uno degli amministratori218) i fondi neri. Antonino RENNA era
dichiaratamente uomo di Guarrasi (così dice Verzotto in ultimo verbale); quanto a Pietro
GIORDANO nei fascicoli recentemente acquisiti dalla questura di Palermo219 è stato
trovato un appunto informativo interno sul conto di Guarrasi. Tra l’altro è scritto “La
concessionaria per il collocamento ... del vino RAPITALA è la società Interfina spa, con
sede a Palermo, via Segesta n° 9 (sede dello studio legale dell’avv. Guarrasi). ...
amministrata dalla signora Concetta CUCINOTTA ... moglie del suddetto GIORDANO
... E’ indubbio che la società Interfina è stata voluta dall’avv. Guarrasi ... (Guarrasi) con
la costituzione dell’Interfina ha certamente voluto offrire un mezzo di sussistenza all’ex
direttore dell’E.M.S. Pietro GIORDANO”.
Se si considera inoltre che il Banco di Milano era la sede dei fondi neri anche dell’IRI e
dell’ENI (in misura molto maggiore di quelli dell’EMS) che ne sono usciti indenni,
mentre Graziano VERZOTTO ha fatto ben 16 anni di latitanza per tale vicenda, l’ipotesi
che che la costituzione e la “scoperta” dei fondi neri (in una banca controllata da Guarrasi
all’epoca consulente dell’EMS, fondi materialmente predisposti e ritirati da due uomini
di Guarrasi che, dopo il loro arresto sono stati “sistemati” da Guarrasi) sia stata
organizzata per far fuori Verzotto è più che convincente. E’ meno convincente il
prudentissimo Verzotto quando attribuisce la regia della vicenda alla presidenza
dell’ENI. E’ infatti vero che l’ENI (e, in particolare, Cefis) ha tratto giovamento
dall’estromissione di Verzotto dall’EMS, ma la regia specifica deve essere logicamente
attribuita a Guarrasi.
E anche in questo caso, come in quello di Mattei e De Mauro,
pare sia stato attivato l’identico meccanismo: Cefis ha un problema, Guarrasi lo
risolve.
Tanto si riferisce a codesta Autorità Giudiziaria per le valutazioni e le ulteriori
determinazioni di competenza.
Pavia, 2 ottobre 2000
218
vds all. 214 pag. 1052 e all. 222/33
219
vds all. 222/7
L’UFICIALE DI POLIZIA GIUDIZIARIA DELEGATO
(Maresciallo Capo dei CC. Enrico G. Guastini)
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La relazione dei carabinieri sui depistaggi