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magazine
SAPER VIVERE LA CITTÀ
IUPPITER
EDIZIONI
anno VI n. 12
dicembre 2011
DIAMO I NUMERI
1
SOM
MARIO
CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011
SOS CITY
pag. 2
EDITORIALI di Max De Francesco e di Marco Mansueto
pag. 3
COVER DIAMO I NUMERI
pag 4
PRIMO PIANO BAGNOLI, ADDIO ALLA COPPA di Pino Fermento
pag. 7
PRIMO PIANO PAN, IL GRANDE RATTOPPO di Oscar Medina
pag. 8
QUARTIERISSIME POSILLIPO, DECOLLA LA DIFFERENZIATA CON IL PORTA A PORTA
pag. 11
QUARTIERISSIME ORDINE DEI MEDICI, ZUCCARELLI NUOVO PRESIDENTE
pag. 14
RIFLESSIONI di Mimmo Della Corte
pag. 15
LE PORTE APERTE
pag. I
pag. II
SPIRAGLI NATALE “HA” NAPOLI, GLI EVENTI DEL COMUNE
PORTA D’INGRESSO LA PIEDIGROTTA DELLA NATIVITÀ di Max De Francesco
pag. IV
PORTA D’INGRESSO IL MENU DELLE FESTE RIVISITATO DAGLI CHEF di Fabiola Morano
pag. VII
PORTA MAGICA “FEISBUC – UN MARE DI AMICI” di Enrico Lava
pag. XIII
IM-PORTA TE LA DO IO L’INNOVAZIONE di Max De Francesco
pag. XIV
pag. XVIII
IM-PORTA VESUVIO, IL FUORICLASSE DEL FUOCO di Max De Francesco
PORTA VIRTUOSA POTERE ROSA, LE DONNE DELL’ANNO
pag. XXIV
PORTA VIRTUOSA PREMIO “UNA PIAZZA, UN RACCONTO”, VINCE LA VENEZIANA BORIN
pag. XXVI
PORTA VIRTUOSA GIARDINO NAVARRA, AL VIA LO SHOP IN SHOP
pag. XXVII
Saper vivere ARTE LE MILLE LUCI DELL’ARTE di Valeria Puntuale
pag. 17
Saper vivere LIBRI LE RICETTE DEL PASSATO CON L’AMORE DI UNA VOLTA di Rossella Galletti
pag. 22
Saper vivere LIBRI SCOPRIRE NAPOLI E I SUOI “LUOGHI LETTERARI” di Armando Yari Siporso
pag. 24
Saper vivere LIBRI FRAMMENTI DI VITA E RICORDI ... DI PIERFRANCO BRUNI di Aurora Cacopardo
pag. 25
Saper vivere LIVE ZONE PETER’S GOSPEL CHOIR: QUANDO LA MUSICA NASCE DALL’ANIMA di Gianluca Massa
pag. 27
Saper vivere LAPILLI ECCELLENZE MUSICALI, TRIONFANO IL BRIO E L’ANTICO di Massimo Lo Iacono
pag. 28
Saper vivere LAPILLI NAPOLI VINCE CON I FRATELLI MOSCARELLI
pag. 29
Saper vivere LAPILLI ARMANDO MARASSI, DA LONDRA A NAPOLI CON UN’IDEA GENIALE di Tommy Totaro
pag. 31
EXIT
pag. 32
Saper
Vivere
2
SOS
CITY
CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011
Hai qualcosa da segnalarci? Scrivi a: [email protected]
Lo sapevate che...
di Massimo Gallotta
ZTL, O.K.
CON RISERVA
Lancia il tuo Sos, indica disservizi e problemi del
tuo quartiere e proponi soluzioni per rendere più
vivibile la città. Contiamo su di te.
Le lettere, firmate con nome e cognome, vanno
inviate a
Chiaia Magazine Via dei Mille, 59
80121 Napoli
oppure alla e-mail [email protected]
Posta in arrivo
La Zona a traffico limitato in zona Chiaia
era attesa da mesi: scatta adesso, in concomitanza con il Natale. Meglio tardi che
mai visto che sono noti i vantaggi di una
zona protetta dal traffico: e nel cuore del
quartiere ne beneficeranno soprattutto i
cittadini, meno esposti allo smog delle
auto, liberi di passeggiare senza slalom tra
auto e motorini. E indubbia anche la ricaduta in termini di shopping, finalmente al
livello di una grande città europea in
grado di esibire un circuito commerciale
una volta tanto liberamente raggiungibile,
a patto ovviamente che decolli una nuova
mentalità meno schiava dell’automobile.
Va da sé che, poi, sul campo vanno valutati attentamente i contraccolpi della Ztl
sulle zone esterne al perimetro pedonalizzato. Il provvedimento è temporaneo: solo
nei week end e solo per queste feste. La
speranza è che, con l’introduzione della videosorveglianza, diventi col tempo permanente. Unico dubbio: in futuro gli
aventi diritto all’ingresso (residenti, medici, malati etc) pagheranno un mini ticket
annuo. Scelta discutibile.
anno VI n.12
dicembre 2011
DIRETTORE RESPONSABILE
Max De Francesco
RESPONSABILE SAPER VIVERE
Laura Cocozza
PROGETTO E REALIZZAZIONE GRAFICA
Ferdinando Polverino De Laureto
REDAZIONE
Iuppiter Group
Via dei Mille, 59 - 80121 Napoli
Tel. 081 19361500
Fax 081 2140666
[email protected]
SOCIETÀ EDITRICE
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Via dei Mille, 59 - 80121 Napoli
CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÀ
Alabama srl
Tel. 081 19573381 - 331 1887959
STAMPA
Tuccillo Arti grafiche srl
Contrada Regina Trav. via Donadio
80024 Cardito (NA)
Reg. Tribunale di Napoli
n. 93 del 27 dicembre 2005
Iscrizione al Roc n° 18263
Gentile redazione,
noi commercianti e cittadini di Chiaia
denunciamo oramai da anni l’annoso
problema dell’ambulantariato abusivo che
invade aree sempre più vaste del quartiere. Il
fenomeno è in netto aumento e nonostante la
presenza delle forze dell’ordine non accenna a
scomparire. Strade come via Toledo, via
Chiaia, piazza del Plebiscito e tutto il
lungomare sono divenute solo una squallida e
degradante esposizione di prodotti
contraffatti. Probabilmente non si sta facendo
il possibile per arginare una piaga che
danneggia non solo l’immagine di una città
intera, ma il commercio ed il lavoro di tanti
onesti imprenditori che oltre a dover
combattere mille insidie per resistere devono
combattere anche con questa. Per le
istituzioni: intervenite.
Aldo Fioravanti
Aggiornamenti quotidiani su
www.chiaiamagazine.it
Chiaia Magazine e 10
augurano a tutti i
lettori un felice Natale
e un grande 2012
Gentile direttore,
scrivo per segnalare, come se non fosse
ogni giorno sotto gli occhi di tutti, la terribile
sporcizia e l’incuria perennemente presente
nella zona di via Santa Caterina e di piazzetta
Rodinò a Chiaia. Infatti, nelle zone antistanti i
gazebo dei vari bar della zona, c’è una
sporcizia ed un’incuria degna dei paesi del
terzo mondo. Cartacce ovunque, fogliame,
rami secchi e rifiuti di ogni genere sparsi in
ogni dove, proprio lì dove la gente mangia o si
intrattiene per un aperitivo o un caffè dopo il
lavoro. Se è vero che in tutta la città le
condizioni igieniche sono estremamente scarse
e i servizi di pulizia delle strade sono
inefficienti, sarebbe buona cura da parte dei
titolari degli esercizi commerciali della zona
ripulire l’area antistante i propri tavolini e
potare i rami delle piante poste come
arredamento urbano affinché Chiaia non si
trasformi in un porcile.
Maria Ricciardi
Ambulanti, intervengano
le istituzioni/1
C
Piazzetta Rodinò,
regna l’inciviltà/2
piazza
deimartiri
di Nino De Nicola
ligie, altri costretti a licenirca un anno e mezziare. Ai proprietari fu detzo fa questa rivista si
FITTI
STELLARI,
to: attenzione a disponibioccupò di un fenoCOMMERCIO A RISCHIO lità illimitate che nasconmeno incipiente che allora,
dono situazioni a rischio.
nella primavera del 2010,
Ebbene: 18 mesi sono pasiniziava a prendere perisati. E quel trend si è concolosamente corpo: titosolidato. Oggi, per il salotto
lammo «Iniquo canone», ridi Napoli, il consuntivo è
ferendoci alla lievitazione
quello di una sconfitta. Il
dei fitti per le locazioni
declino del commercio a
commerciali in città ma
Chiaia è diventato evidensoprattutto a Chiaia. Le rite e l’interfaccia virtuoso
chieste dei locatori iniziache qualcuno sognava,
vano a farsi stellari: si
ipotizzando una grande
viaggiava sui 15/20mila
quartiere dello shopping
euro al mese, anche per
elegante a disposizione di
pochi metri quadrati. Per gli
operatori del commercio, gente che il Made in nuovi flussi turistici, vale a dire il futuro, è ad
Naples lo ha fatto viaggiare nel mondo, par- un passo dalla rottamazione, per l’impoveritendo proprio da Chiaia, fu un autentico shock. mento dell’offerta. Per i proprietari, lo sapLe ricadute si profilarono subito dolorose: mar- piamo, la contropartita è stata immediata. Ma
chi piccoli ma prestigiosi costretti a far le va- per Napoli è un segnale inquietante.
3
EDITO
RIALI
di Max De Francesco
CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011
di Marco Mansueto
Napoli, ultima fermata nell’anno
che è stato. Sul treno diretto all’anno che verrà non c’è traccia di
euforia. Preoccupa più l’agenda
Monti che il calendario Maya. I
passeggeri, nell’attesa del fischio,
contano i giubilei del cardinale
Sepe (ma servono o sono solo propaganda di speranza?) e i piagnistei del vicesindaco Sodano perché
i bastimenti di monnezza non salpano per l’Olanda. Nell’anno dei
neutrini, i più lesti sono stati De
Laurentiis e de Magistris. Il cinepresidente ha intuito il primato,
emozionale ed economico, della
Champions sul campionato: ottavi
nel cassetto e gettoni in cassa. Il
cinesindaco, favorito in un’arena
elettorale senza spartacus, ha
scelto il copione giusto prima
degli altri: scassa, prendi i voti e
scappa. Per ora resta in città, presenzia, proclama, minaccia e masaniella, costretto a placare
l’uzzolo di correre come premier
per l’interruzione tecnica della democrazia con l’avvento del governo Napolitano (Monti è
l’avatar).
Arrivano buone notizie per il
turismo, comparto strategico per
l’economia della città, da anni
costretto, per miopi politiche, a
convivere con una
programmazione “improvvisata” e
un giustificato malessere degli
operatori del settore. Mentre in
Regione si sta per chiudere la
partita sulla legge del turismo,
necessaria più che mai per
rilanciare lo sviluppo dei nostri
territori, a Napoli, perdonatemi
l’autocitazione - è la prima volta
che scrivo sul giornale di una mia
azione in qualità di consigliere
comunale -, non posso che
apprezzare l’intesa istituzionale
nata dalla mia iniziativa di
costituire un tavolo permanente sul
turismo che coinvolga i
protagonisti del comparto. Pur
avendo idee completamente
opposte a quelle dell’attuale
giunta, credo che su alcuni temi si
debba trovare una linea comune
per il bene di Napoli e di chi ne ha
a cuore le sorti. I pareri positivi
alla creazione del tavolo
dell’assessore Antonella Di Nocera
L’ANNO
CHE TERRÀ
MISSIONE
TURISMO
I De-de, sbancati i botteghini del
2011 nel tripudio delle curve e
delle piazze, moderni tribuni in
tribuna, saranno chiamati alla
prova della “tenuta”: se il Napoli
tiene, De Laurentiis trionfa; se Napoli tiene, de Magistris vola.
L’anno che terrà si giocherà sul
mantenimento delle promesse e
sulla resistenza dello stellone: dal
presidente la città pretende acquisti stellari, dal sindaco che realizzi
ciò che ha sbandierato nel suo programma rivoluzionario. Sui rifiuti
già non ci siamo: aveva promesso
il 70% di differenziata in sei mesi;
oggi, dopo sette mesi, è fermo a un
misero 18%. Treno in partenza sul
binario 2012: per l’anno nuovo si
spera nell’abolizione della parola
“rivoluzione”, il cui abuso ha tempestato l’anno che se ne va. A soccorrerci nei vagoni del buon senso
è Giovanni Ansaldo, sublime direttore de “Il Mattino”, che nel 1961
scrisse: “Dei tratti di genio avuti
da imbecilli; delle manovre abilissime ideate da inetti; degli atti
eroici compiuti da vili: ecco le rivoluzioni”.
e del presidente della Commissione
Cultura Maria Lorenzi confermano
ancora di più la mia idea: Napoli
possiede una potenzialità turistica
unica al mondo che sta a noi
difendere e trasformare in
opportunità di crescita. Il rilancio
del turismo non può avvenire con
la bacchetta magica, ma è
fondamentale avviare una nuova
politica dell’ospitalità, basata su
tre punti: rendere i nostri territori
più vivibili e sicuri; aumentare
l’accessibilità ai siti attrattivi con
un piano di risanamento
ambientale e di moderne
infrastrutture; lavorare, insieme
agli operatori del settore, a
un’intelligente e corretta
programmazione degli eventi. Il
tavolo permanente del turismo
nasce proprio con l’obiettivo di
stimolare il confronto tra
istituzioni, imprenditori e
operatori, indispensabile sia per
migliorare la gestione del comparto
sia per innescare una progettualità
turistica più funzionale che sappia
‘fare sistema’ con tutte le realtà
sane e propositive del territorio.
Foto
Archivio
Ruggieri
Bancolotto
1955
CO
VER
Il terno del «Matador»:
l’azzurro del Napoli porta bene.
Così gli astri ci dicono Cavani.
I numeri: 7, 33 e 4. Il 7 è il
numero di maglia del bomber.
33 è la sua fede in Dio. 4 i gol
fatti in Champions League
7
33
4
Il terno del «presidentissimo»: De
Laurentiis è un vincente. I numeri: 62, 8
e 12. 62 come gli anni del patron. 8
come gli «ottavi» ai quali ha condotto il
Napoli. 12 come la collera che ogni
tanto gli viene.
62
8
12
4
CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011
C’è chi li dà sulla
differenziata (70%
entro la fine dell’anno),
chi sulle pensioni
(nel 2050 si andrà
in pensione con 46
anni di contributi)
e chi sulla fine del
mondo (segnatevi
la data: 21 dicembre
2012 secondo i Maya).
Noi preferiamo dare
quelli al lotto su eventi
e personaggi del 2011.
11 giocate sul filo
dell’ironia: dalle
magie del Matador
alle alchimie di Monti
DIAMO I
Il terno dei «falsi invalidi»: punita la
faccia tosta. I numeri: 1, 79 e 48. 1 come
la prima Municipalità assediata dai
«furbi». 79 come mariuolo. 48 come il
certificato falso, come le carte fasulle che
li hanno incastrati.
1
70
79
48
77
Terno della monnezza: doveroso.
I numeri: 70, 44 e 21. 70 come i rifiuti.
44 come la multa, quella che la UE
appiopperà a Napoli, se non risolviamo
il problema. 21 come la nave, come
quelle che trasporteranno la
«monnezza» in Olanda.
50
68
Il terno di Bagnoli: il quartiere
incompiuto. I numeri: 77, 50 e 68. 77
come i milioni spesi per la bonifica del
mistero. 50 come il giudice, quello che
indaga sull’ex Italsider. 68 come
l’auspicata resurrezione.
44
21
5
CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011
Il terno del vescovo: dedicato a
monsignor Sepe. I numeri: 15,
19 e 8. 15 come il cardinale. 19
come Giubileo, quello indetto da
sua Eminenza per Napoli. 8
come la Madonna visto che il
vescovo dice sempre: «’A
maronna v’accumpagna».
Il terno dello spread: il presidente Monti non
può mancare. I numeri: 10, 65 e 18. 10
come professore, cioè come lui. 65 come il
pianto, come le lacrime da versare per colpa
delle tasse. 18 è il sangue, per lo stesso
motivo del pianto.
10
19
15
Il terno del sindaco: dedicato a De
Magistris. I numeri: 36, 65 e 30. 36 è
appunto il sindaco. 65 è la percentuale di
voti con cui ha vinto le lezioni. 30 è il
chiacchierone, visto che il primo cittadino
ha un debole per gli «annunci».
Il terno dei neutrini: in onore del fisico
napoletano Antonio Ereditato. I numeri:
13, 72 e 6. 13, ovviamente, come
scienziato. 72 è la meraviglia per la
sensazionale scoperta del fisico che ha
accertato che i neutrini sono più veloci
della luce. 6 non può che essere la
velocità.
13
72
6
Il terno del Forum: Vecchioni al Forum
delle Culture. I numeri: 82, 11 e 27. 82
come il cantante. 11 come il compenso,
quello di 200mila euro da lui rifiutato.
27 come la polemica, nata prima che
rifiutasse il compenso.
82
65
30
19
18
8
NUMERI
36
65
57
63
Il terno di Turturro: dedicato al noto attore/regista
italoamericano, autore del film su Napoli intitolato «Passione»,
ora anche in versione teatrale. I numeri: 19, 57 e 63. 19 indica
la passione. 57 come la canzone, quella napoletana cui Turturro
ha dedicato l’opera. 63 sta per vicolo, visto che il regista ha
esplorato con la sua cinepresa il ventre di Napoli.
11
27
L o shopping al centro di Napoli non è mai stato così facile.
Ad attenderti nel verde del nostro giardino una vera oasi dello shopping.
Un’accurata selezione di aziende napoletane marchi storici e nuovi brand
dell’eleganza partenopea. La Galleria Navarra diventa
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7
CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011
BAGNOLI,
ADDIO ALLA COPPA
Colmata ai veleni: lo stop dei giudici. Ma la kermesse resta a Napoli
S
sportivo, è quella di bonificare sul serio. E si può
fare: a testa bassa, per giunta. Perché sono arrivati i
quattrini, almeno quelli per disinquinare le acque e il
fondo marino. Qui il Comune non c’entra perché per
il mare e la costa (ndr, cioè la colmata) è
competente il Demanio: era, insomma, lo Stato a
doversi muovere. Ed è accaduto. Il Ministero
dell’Ambiente ha affidato al «Provveditorato alle
Opere Pubbliche» l’incarico di assegnare l’appalto
per la bonifica dei fondali (ndr, la gara si è conclusa
a novembre) e al «Commissariato alla Bonifica delle
Acque della Campania» il compito di erogare
materialmente i 50 milioni di euro, già disponibili,
che servono allo scopo. Tempi previsti: 15 mesi,
burocrazia permettendo. Gli ambientalisti avrebbero
preferito che si iniziasse dall’eliminazione della
colmata che costerebbe 20 milioni: cancellare invece
la piattaforma in un secondo momento - spiegano inquinerebbe di nuovo l’acqua e il fondo del mare
appena ripuliti. Giustissimo. Ma l’obiezione non
cambia le cose perché, al momento, mancano i soldi
per l’«operazione colmata». A scanso di equivoci,
tuttavia, il ministero dell’Ambiente ha previsto che,
durante la pulizia dei fondali, la colmata sia
impachettata da una barriera per impedire il rilascio
e la conosci la eviti, se la conosci non ti uccide.
Adesso è tutto nero su bianco: la colmata a mare
dell’ex Italsider è una bomba tossica. Lo dicono i
periti geochimici nominati dai giudici della Procura
che stanno indagando sui suoli dell’ex acciaieria per
accertare eventuali profili di responsabilità circa
l’ipotesi di omessa bonifica nel retroterra dell’ex
area industriale e sulla presenza di rischi per la
salute sul versante costiero, ovvero colmata e
fondali marini. Il verdetto è ufficiale e dà ragione
agli ambientalisti della società civile che da mesi
sventolavano l’alto profilo di pericolosità, innescato
dall’inquinamento dell’area, denunciando la follia di
ospitarvi le preregate della Coppa America in
agenda a Napoli dal 7 al 15 aprile prossimi. Voci
scomode quelle dei Comitati, piazzatisi di traverso
all’opzione Bagnoli come sede della gara velica, ma
ignorati da tutti o quasi: pareri fuori dal coro che
Chiaia Magazine aveva invece ampiamente ospitato
nel numero scorso della rivista, titolando in
copertina «Ventimila beghe sotto i mari». Ecologisti
disobbedienti che, inchiodando, carte alla mano, gli
idrocarburi cancerogeni che impestano la
piattaforma sul mare, hanno accelerato
probabilmente il veto degli inquirenti, peraltro da un
pezzo in stato d’allerta.
SALVARE LA COPPA AMERICA. Trionfa, dunque la
verità dei riscontri oggettivi, ridimensionando
pesantemente gli obiettivi di chi puntava sulla
colmata per allestirvi il villaggio sportivo
dell’America’s Cup e sulle acque antistanti come
teatro della competizione. E’ infatti uno smacco
quello che incassa la società di scopo formata da
Comune, Regione, Provincia e Unione Industriali per
gestire la preregate della Coppa America a Napoli e
che con troppa disinvoltura aveva scelto Bagnoli
come epicentro logistico della competizione. Adesso,
però, rimosso l’equivoco, resta comunque intatta la
La cover dello scorso numero di Chiaia Magazine che anticipava il finale
convenienza di conservare il grande evento in città:
un punto questo su cui la cordata istituzionale degli
organizzatori raccoglie pareri unanimi. La partita,
allora, si sposta su un altro tavolo: cercasi
alternative. E in cima agli indici di gradimento c’è il
Lungomare di Napoli, meno impegnativo in termini
di costi e certamente assai prestigioso: la
spettacolare cornice del golfo è una garanzia per il
successo della super kermesse. Una cosa, tuttavia, è
certa: la ripartenza della Coppa del Mondo di vela
adesso impone tempi strettissimi visto che, per il 7
aprile, tutto deve essere pronto. In caso contrario,
infatti, il rischio è quello di una figuraccia in
mondovisione.
PRIORITÀ BAGNOLI. Il count-down, però, a questo
punto, non scatta solo per la kermesse
internazionale. La corsa contro il tempo, e
l’imperativo a far presto, vale anche a Bagnoli dove
ora l’urgenza, una volta accantonato l’intralcio
di inquinanti nell’acqua. E, messa così, le premesse
per una nuova polemica ci sono tutte. Ma almeno si
parte.
INCOGNITA FINALE. Infine, resta in piedi il capitolo
delle pista investigativa sulla pseudobonifica delle
aree interne dell’ex Italsider: sospetti che, fino a
prova contraria, restano solo sospetti. Ombre,
insomma, capaci però di ridimensionare la buona
notizia dello sblocco dei 76 milioni «europei»,
decretato il 7 dicembre dal governatore Caldoro per
completare alcuni interventi nella ex acciaieria (ndr,
il grande Parco Urbano, il Polo Sportivo, il Polo
Archeologico, più strade, giardini e sottoservizi).
Anche in questo caso, infatti, scatta il dubbio molesto
degli ambientalisti: se lì il sottosuolo è ancora
un’incognita, non è azzardato costruirci sopra?
L’ennesimo nodo è servito: a chi tocca scioglierlo?
8
Il
CASO
CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011
PAN, IL GRANDE RATTOPPO
di Oscar Medina
Da quando, nel marzo 2005, ha aperto i battenti, il Pan, ovvero
Palazzo delle Arti di Napoli, ha ingoiato quattrini a palate. Sulla
carta destinato a candidarsi tempio dell’avanguardia
contemporanea e fucina di nuovi linguaggi creativi, in realtà la
struttura di via dei Mille ha inanellato negli anni guai e scivoloni
in serie, trasformandosi in un uno sgangherato baraccone di
offerte pseudoartistiche: spese shock, mostre elitarie, bluff
culturali e bilanci in rosso hanno incorniciato il malinconico e
progressivo fallimento del centro. Spaccato esemplare di cosa
accade quando la politica pretende di dettare i tempi della
cultura. Un paesaggio così desolato che quando Palazzo San
Giacomo ha cambiato padrone, il sindaco De Magistris,
fiancheggiato dal nuovo assessore alla Cultura Antonella Di
Nocera, ha promesso di rivoltare la struttura come un calzino. E
la cura dimagrante per un organico ormai lievitato oltre il lecito,
in verità, c’è stata da subito.
Dopo i tagli, però, si è trattato di mettere mano alla rifondazione
culturale di Palazzo Roccella. Coi conti in rosso del municipio
napoletano, nessuno si aspettava svolte epocali, ma nemmeno il
bricolage di misure tampone con cui la Di Nocera sta
abbozzando una rimonta che appare improbabile: la scelta di
introdurre un biglietto d’ingresso, di affittare gli spazi e di far
pagare le mostre è stata annunciata a settembre e per ora è in
stand-by, ma se sarà messa in pratica, rischia solo di
D
aziendalizzare le cose, lasciando in piedi il problema di fondo.
Così com’è, infatti, il Pan, alle dirette dipendenze
dell’assessorato alla Cultura, e quindi della politica, conserva la
sua identità ibrida e burocratica. Risultato: cultura poca, idee
pure. Insomma cinque mesi buttati, o quasi, visto che, per
adesso, la sbandierata resurrezione si sta polverizzando in un
anemico cartellone di minieventi, di concertini di musica pop, di
iniziative d’essai messe lì a stuccare le crepe: una sorta di
«parcheggio a ore» che non garantisce nemmeno un minimo di
tornaconto in denaro. Già, perché, sul’altro piatto della bilancia,
le spese restano comunque di tutto rispetto: a cominciare dagli
stipendi dei nove comunali sopravvissuti alle sforbiciate di De
Magistris e dei 9 addetti della «Napoli Servizi» che provvedono
alla manutenzione del Centro. Perciò ora le cose stanno così: il
Pan, nato in origine con la missione di polo espositivo e
laboratorio d’arte, continua a non avere un regista della cultura,
in grado di programmare scelte serie e plausibili. Inoltre, dal
punto di vista amministrativo, la struttura resta un’appendice
del Municipio, telecomandata in pratica assai da lontano. Sotto
il profilo della governance, infatti, la gestione è affidata a
funzionari che operano sotto il cappello dell’assessorato alla
Cultura: in cima alla gerarchia delle competenze c’è la
dottoressa Giuliana Visciola, responsabile della IX Direzione
Centrale (quella della Cultura) che ha il suo quartier generale a
Palazzo San Giacomo, poi il dottor Francesco Di Somma, un
9
CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011
A PALAZZO ROCCELLA TEMPI
DI AUSTERITY E CULTURA A PICCO
dirigente che ha il suo
ufficio al Maschio
Angioino dove non si
occupa solo del Pan,
infine il dottor Fabio
Pascapè, che è stato
investito dalla Di Nocera
(nella foto) della qualifica
di «Responsabile» e che è
l’unico ad essere fisso a
Palazzo Roccella.
Cos’hanno in comune?
Sono tutti esecutori, anzi
«esecutivi», e per giunta
pure bravi a dar retta ai
bene informati: ma di
sicuro non specializzati
nella gestione dell’arte.
Più in alto di tutti, infine,
c’è l’assessore alla Cultura
che pare si sia presa in
prima persona la patata
bollente della programmazione culturale, con tutti i limiti che
può avere un politico in un settore del genere. In sintesi: se
l’obiettivo, dopo le spese pazze degli ultimi sei anni, era quello
dell’austerità, scortata anche da qualche margine di guadagno,
allora la contropartita è ancora lontana. Se poi si puntava al
rilancio in termini di prestigio e di creatività, per ora non se n’è
accorto nessuno. Ed è una sconfitta, ad esempio, che persino il
bookshop di Electa abbia di recente smobilitato. Alternative?
Una sola, anche se dolorosa: il Comune molli la presa e affidi
tutto ai privati affinchè il Pan diventi una voce in attivo. Meglio
che andare avanti a rattoppi.
ureto
ferdinandopolverinodela
la
il
v
in
e
r
e
iv
v
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ie
V
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CAMPITELLO MATES
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11
QUART
IERISSIME
Al Blu di Prussia i napoletani
illustri di Mangigrasso
Trentadue busti di personaggi
illustri napoletani in mostra
alla galleria Al Blu Di Prussia
di via Filangieri 42. L’autore
delle opere, il tarantino Giuseppe Mangigrasso, presenta
nello spazio multidisciplinare,
ricreato da Giuseppe Mannajuolo sulle orme dell’antica
galleria dello zio, Guido, e diretto da Mario Pellegrino, le sue creazioni in creta che ridanno vita ai personaggi, dandogli i contorni di verità, di
originalità. La mostra, inaugurata il 14 dicembre e che
sarà visitabile fino al 7 gennaio, scatena la curiosità ed è
l’occasione per i tanti visitatori di chiedersi perché solo trentadue “ritratti” in creta (soprattutto gli “assenti”, i non effigiati, se lo domanderanno), e per tutti l’occasione di
celebrare l’incontro con uno degli artisti più originali degli
anni Settanta (la sua prima mostra con Lucio Amelio nel
’68), a pieno titolo inserito in quel gruppo di artisti e di
operatori culturali (galleristi, ma non solo) che fecero di
Napoli una città in prima fila a livello internazionale nell’arte d’avanguardia. È anche una sorta di gioco per gli
appassionati della ricca storia partenopea, individuare,
senza leggere la didascalia, quale “napoletano illustre” si
ha di fronte, riscoprando, in un viaggio artistico e sentimentale, le effigi e le anime che si celano dietro agli uomini
che hanno, in un modo o nell’altro, cambiato il corso degli
eventi al punto di rimanere impressi nella memoria collettiva di un popolo intero.
CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011
Posillipo, decolla la differenziata
con il porta a porta
Asìa promossa: una volta tanto. Fabio Chiosi e Alessandro Librino,
rispettivamente presidente della Prima Municipalità e presidente della
Commissione Ambiente della stessa Municipalità, commentano, infatti, positivamente il piano per la differenziata col sistema del porta a
porta, allestito dall’Azienda dei servizi di nettezza urbana, nella zona
di Posillipo. Dopo la distribuzione nel quartiere collinare dei kit per la
diversificazione dell’immondizia, il dispositivo si sta progressivamente
attivando in tutta l’area interessata: l’operazione sarà conclusa entro la
fine di dicembre. «Sono coinvolte - spiegano i due esponenti del Parlamentino - 32mila persone e oltre 600 utenze commerciali. I cassonetti
scompaiono dalle strade e restano solo le campane per la raccolta del
vetro e del multimateriale. Il
resto viene conferito con il
porta a porta secondo scadenze prestabilite». Intanto la
cittadinanza viene istruita
sulla procedura da rispettare
con opuscoli e gazebo.
Anche il governo di quartiere è impegnato ad integrare l’informazione sulla
novità con una serie di incontri coi residenti. «Fondamentali,
però,
aggiunge Chiosi - almeno
in avvio, i controlli della
Polizia Ambientale». A
breve toccherà ai Quartieri Spagnoli e a
Chiaia.
12
QUART
IERISSIME
Santa Lucia perde,
il suo “barone”
CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011
Il ricordo
Se n’è andato in cielo a novembre.
A 89 anni Raffaele Chello ha deciso
che era tempo di traslocare in Paradiso. Lo ha fatto a modo suo: in
punta di piedi, da galantuomo che
non vuol disturbare. Non a caso il
suo stile misurato e garbato, la sua
eleganza impeccabile, la sua figura
magra e essenziale, i suoi capelli
bianchi sempre perfettamente pettinati, i suoi modi affabili gli avevano
fruttato un soprannome che lo fotografava alla perfezione: ‘o barone.
Anzi: il “barone” Chello. A chiamarlo così, sin da giovane, era stata
la gente di Santa Lucia, la sua gente,
quella di un quartiere dove lui era
nato e vissuto. Non era quindi uno
qualunque il “barone” Chello: luciano purosangue, figlio verace del
Pallonetto, il “barone” era l’autentica memoria storica del borgo, un
archivio vivente delle vicende di
Santa Lucia. Uno che parlava poco
di sé ma che, se proprio qualcuno
glielo chiedeva, amava rievocare
quando, negli anni ’30, era l’unico
elettrauto di Chiaia in tempi in cui
possedere una macchina significava
essere milionari. Invece gli piaceva
raccontare, se stimolato, le piccole,
grandi storie del suo quartiere perché ne era orgoglioso. L’unico caso
in cui partiva in quarta coi suoi pareri era sulla squadra del Napoli:
una fede azzurra senza frontiere.
Da Tonino il Barbiere, covo oltranzista del tifo partenopeo e arena di
confronti incandescenti ed appassionati, il “barone” era voce autorevole nei dibattiti sul club del cuore. In
tasca conservava, a mo’ di testimonianza, i biglietti di alcune storiche
partite disputate dal Napoli del
grande Amadei allo stadio del Vomero, subito dopo la guerra: e ogni
tanto li mostrava, compiaciuto, ai
presenti, giusto per far capire che significa “credere nella squadra”. Un
napoletano serio, dunque, uno che
col suo esempio ha forgiato figli e
nipoti venuti su a pane e onorabilità.
Adesso a Santa Lucia dovranno fare
a meno di lui e non sarà facile. Però
si consolino: qualcuno che conta, in
cielo, gli ha riservato un posto fisso
nella tribuna Paradiso.
Per l’eternità.
13
QUART
IERISSIME
CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011
ZTL e legalità, Massimo Vernetti:
«Chiaia abbandonata»
Sarà anche Natale ma Massimo Vernetti, presidente di Quick No Problem Parking e vicepresidente del Consorzio Botteghe dei Mille, non fa sconti a nessuno. L’imprenditore che
ha realizzato a tempo di primato il Garage Morelli, giurando guerra a sosta selvaggia
nel salotto di Napoli, tuona sulla gestione del territorio di Chiaia e sulle promesse mancate. Anna Donati, assessore alla Mobilità, ad esempio, aveva garantito in tempi brevi
la Ztl nel quartiere Chiaia. «Il dispositivo scatterà solo durante le feste: non basta. - si infiamma Vernetti che, abituato a bruciare i tempi operativi, non perdona l’inerzia degli
altri - Una Ztl durevole serve a tutelare la legalità in un’area assediata dai malintenzionati che qui sciamano nelle ore notturne e nei week end, ad assicurare condizioni di lavoro accettabili, ad arginare il caos di lamiere nei vicoli della movida. E’ intollerabile
che gli abusivi dettino legge: un’indagine, da me promossa, prova che in alcuni punti
un’autobotte dei vigili del fuoco si ritroverebbe bloccata. In regime di Ztl, invece, potrebbe entrare in azione il parco di vetture elettriche di Napoletana Parcheggi, con un futuro stazionamento al Garage Morelli». Nel promemoria del malessere, intanto, c’è anche
la videosorveglianza: «Acquistate le telecamere, il Comune non può attivarle perché moroso con Enel e Telecom: assurdo!». Altro amaro capitolo: il costruendo parcheggio in
piazza Vittoria. «L’intesa c’era, il progetto esecutivo è pronto: ma l’apatia del Palazzo
blocca il rilascio delle autorizzazioni. Eppure - incalza - con lo stoccaggio nel sottosuolo,
250 auto sparirebbero dal lungomare: con ricaduta virtuosa su ristorazione, shopping
e turismo». L’ultimo messaggio è ai politici: «Non sappiamo più cosa fare per avviare una
partnership con i responsabili pubblici. La collaborazione con gli imprenditori era tra i
punti del sindaco: dopo 5 mesi, però, siamo ancora al palo. Eppure un patto operativo
tra pubblico e privato regalerebbe una svolta ad una città che è al 105esimo posto per
servizi e vivibilità». E lui che sta investendo tempo e denaro? «Non mollo».
Prosegue "Time Out", pagina dedicata alle vignette di Malatesta.
Un break di satira tra attualità e politica.
14
QUART
IERISSIME
Il morso della Taranta
di Paolo D’Angelo
TEMPO
DI AMARE
I
n questo numero vorrei parlare dell'amore. La società
occidentale, oggi più che mai, ha bisogno d'amore perché
confusa e ferita dalle guerre, dalla lotta di classe, dal
disorientamento spirituale e, in ultimo, da una crisi
economica che sembra essere venuta fuori dal cilindro di un
mago, nemmeno tanto di talento. Siamo sempre più confusi
e alla ricerca di un amore perso o mai raggiunto e sempre
più convinti che questo amore non esista. Ho conosciuto il
mondo, viaggiando nelle terre più nascoste, cavalcando le
onde del mare, scalando le montagne, passeggiando lungo
le spiagge e in ogni cosa ho visto la potenza dell'amore.
Quell'amore esiste per tutti quelli che hanno la capacità di
donarsi al mondo, senza paure, senza freddi calcoli, senza
dover vendere o comprare nulla. Basta solo cercalo nelle
cose semplici della vita come un sorriso, un gesto solidale,
trovarsi insieme nel momento giusto, sapere che, anche se
diversi o lontani, si finisce per ritrovarsi sempre. In un
mondo tecnologico come il nostro, dove la gente ha sempre
più possibilità di nascondersi dietro un sms o una mail,
bisogna avere il coraggio di guardarsi di nuovo negli occhi
e di prendere un semplice foglio di carta per scrivere, con la
mano e con la fatica del polso, della bellezza dell' amore e
della bellezza delle proprie debolezze, dei propri difetti,
della propria diversità e della capacità di non cercare di
essere sempre al centro del mondo, attori di una parte scritta
da una società apparente e disorientata. Sì, amici miei,
dobbiamo imparare ad amare se vogliamo cambiare
direzione a questo mondo che sta perdendo pezzi nelle
strade dei wine bar di tendenza delle nostre città sempre più
vuote e prive di contenuto. La vera crisi, anche economica,
dell'Occidente è cresciuta prima nel nostro ventre e solo
successivamente in un crollo delle azioni in borsa. Tutto
questo sta accadendo oggi proprio per la mancanza
d'amore, di quella passione che in tutte le cose fa la
differenza. Il mondo più povero di una volta ci ha regalato
cose più vere e genuine, valori che ancora oggi illuminano e
ci danno il vero senso della vita, non si inventa più niente di
nuovo, anche se si vive di più. Io la mia vita la amo e
l’amerò per sempre. Parola della Taranta.
CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011
Ordine dei Medici,
Zuccarelli nuovo presidente
“22mila medici ci guardano. Speriamo di essere all’altezza dei padri della medicina napoletana e della nostra storia”. Così Bruno Zuccarelli (nella foto), neoeletto
presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Napoli, ha commentato a caldo subito dopo i risultati degli scrutini completati lo scorso 30 novembre.
Oltre 7.300 medici napoletani, infatti, si sono recati alle
urne tra il 19 e il 21 novembre per eleggere il nuovo
Consiglio Direttivo dell’ente ordinistico che entrerà in carica il primo gennaio 2012. In lizza due liste elettorali:
“Scegli il Tuo Ordine”, capeggiata da Zuccarelli e “Costruiamo Insieme”, il cui leader era il presidente uscente,
Gabriele Peperoni. La lista del neopresidente ha piazzato nel Consiglio 14 eletti su 15, mentre la lista avversaria inserisce nel direttivo il solo Gabriele Peperoni, il
quale ha tenuto ad evidenziare il clima sereno e trasparente che ha caratterizzato questa tornata elettorale:
“Esprimo la mia soddisfazione personale in quanto sono
risultato tra i più votati della tornata. – ha dichiarato Peperoni - Sono nel Consiglio e continuerò il mio lavoro. Mi
preme sottolineare la buona gestione e la trasparenza
di queste elezioni”.
Oltre al nuovo presidente Zuccarelli e al suo predecessore, faranno parte del Consiglio direttivo i dottori Gennaro Volpe, Mario Muto, Mario Delfino, Agnese Iovino,
Carolina Ciacci, Domenico Adinolfi, Pierino Di Silverio,
Silvestro Scotti, Giuseppe Galano, Luigi De Lucia, Raffaele Gimigliano, Vincenzo Schiavo e Santo Monastra.
Concluse anche, con conseguente proclamazione, le
operazioni di spoglio relative alla nomina dei tre Revisori
dei Conti e del Supplente. Il presidente Zuccarelli, dopo
aver ringraziato la commissione e lo staff elettorale, ha
lanciato i tre punti chiave della nuova politica dell’Ordine: “Salvaguardia della professionalità e del territorio,
investimento e crescita dei giovani e maggior informazione e coinvolgimento dei medici”.
15
RIFLE
SSIONI
N
di Mimmo Della Corte
Nel segno della continuità. A Napoli è finita l’epoca del
bassolinismo ed è cominciata quella del “gigionismo” il
quale è di nome perché trae origine da quello del sindaco
De Magistris (all’anagrafe Luigi) che per i napoletani è
CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011
vicenda spiacevole ma non è la prima volta che i sindaci
degli ultimi 16 anni investono in operazioni d’immagine,
puntando su star di Roma, di Milano o di altrove, con esiti
puntualmente miserevoli.
Dunque, la somiglianza tra De Magistris e Bassolino inizia
a diventare inquietante. In più, cosa ha da invidiare al
BASSOLINO-DE MAGISTRIS,
CHE DIFFERENZA C’È?
Bassolino degli annunci ad effetto, il De Magistris che
promette di ripulire Napoli in cinque giorni e di
raggiungere il 70% di raccolta differenziata in meno di sei
mesi, naturalmente senza riuscirci, anzi addirittura
peggiorando il dato della Iervolino? Sarà che forse il
sindaco è ancora un po’ troppo ingenuo e che non abbia
capito che sbilanciarsi in promesse significa illudere la
città? E ve lo ricordate il Bassolino che puntava a scalare il
vertice nazionale del Pd e si faceva immortalare in
“Kolossal” cinematografici? Bene, e allora che differenza
c’è con De Magistris che, consapevole di non poter
assurgere alla leadership dell’Idv, sceglie il “fai da te” e si
organizza un movimento politico nazionale tutto suo,
facendosi protagonista di un “cortometraggio”? Purtroppo,
come diceva Totò, “è la somma che fa il totale”.
“Gigi” o “Giggino”, ma lo è anche di fatto, considerati gli
atteggiamenti “gigioni” appunto, cioè da “primo della
classe”, dell’interessato. Insomma, nulla pare essere
cambiato. Anzi, laddove qualcosa di diverso c’è, purtroppo
è in peggio. E chi sperava in qualche cambiamento, è
servito. Ma insomma, fra i due che differenza c’è, se c’è?
Vediamo: c’è Bassolino che si è circondato, a suon di dorate
“palanche”, di una coorte di esperti, saggi e consulenti, che
ha nominato assessore comunale alla vacuità, pardon ai
“grandi eventi”, il romano Renato Nicolini, che ha speso
miliardi di vecchie lire per combattere l’emergenza rifiuti
ma che la monnezza alla fine l’ha lasciata tutta a terra. E
poi c’è De Magistris che chiama attorno a sé, con lauti
compensi, stavolta però in euro, uno staff di ben 18
persone, e poi vi aggiunge come factotum un fratello (che
si dice stipendiato dal partito: ma allora ci chiediamo che
c’entra l’Idv con Palazzo San Giacomo?). Si scopre, poi,
che all’assessorato allo Sport lavora pure sua cugina ma il
sindaco ha affermato che non ne sapeva niente: e se lo dice
lui, vuol dire che sarà proprio così. Si apprende ancora che
il sindaco si prepara a versare un’altra vagonata di euro
per spedire in Olanda la spazzatura: sinistra replica del
passato. Si legge, poi, che sceglie l’ultimo vincitore del
festival di Sanremo, Roberto Vecchioni, quale presidente
del Forum delle Culture. Scelta infelice visto che è stata
scortata da un nugolo di problemi. L’artista si è detto
orgoglioso ed onorato dall’incarico, ma su una cosa non ha
voluto transigere: lo stipendio di 220mila euro all’anno
che, secondo i bene informati, gli è stato assicurato in un
primo momento. Qualcuno, infatti, ha osservato che la
cifra era faraonica per una città che non ha gli occhi per
piangere. Vecchioni se l’è presa a male. Ha annunciato che
non era più il caso, poi ha detto che, se il compenso fosse
stato decurtato, avrebbe deciso dopo Natale. Alla fine,
colpito nell’orgoglio dai sospetti di venalità, ha proclamato
che, per amore della città, non solo restava a lavorare per il
Forum ma restava anche gratis. Con una sola postilla: il
suo impegno sarà part-time. Francamente troviamo la
LE NOSTRE SCUSE
AL PROFESSORE NICOLAIS
Egregio Direttore, la ringrazio per l'attenzione che mi
ha voluto dedicare con l'articolo “Trasporti in Tilt,
l'onda lunga dello sgoverno bassoliniano”. Resto, come
nell'espressione della foto, esterrefatto e basito, non
fosse altro perché non mi è stato mai conferito da alcuno, l'incarico di assessore regionale ai trasporti né in
quella legislatura né nella successiva. Sono invece stato
con Antonio Bassolino, e durante la sua prima legislatura, assessore all'università e ricerca scientifica, e successivamente con Romano Prodi, Ministro alla Funzione
Pubblica e all'Innovazione. Per l'articolo, spero che si
tratti, come è ovvio, di un refuso e che vorrà, con pari
dignità ed enfasi, provvedere a rimuoverlo e a riparare.
Molto cordialmente. (Prof. Luigi Nicolais)
Egregio Professore, ha proprio ragione. Nel numero di
novembre, nell’articolo a firma di Mimmo Della Corte,
una nostra grave disattenzione - condita anche da una
foto che la vede in preda allo smarrimento - l’ha fatta
ritrovare al posto di Ennio Cascetta, assessore regionale
ai Trasporti nell’era Bassolino. Ci scusiamo con lei e
con i lettori. C’è poco da fare: lo “sgoverno bassoliniano” continua a mietere errori. (mdf)
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anno III numero 12
apri le 1O porte del piacere
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19/Epistolario immaginario
6/La buca di Bacco
8/Non c’è pece fra gli ulivi
laportadeisensi
Questo mese abbiamo aperto per voi
La Porta d’ingresso
La Porta magica
L’imPorta
La Porta virtuosa
TOCCARE
VEDERE
SENTIRE
GUSTARE
ANNUSARE:
CIBO PER LA MENTE
DIRETTORE RESPONSABILE
Alessandra Fabbroni
COMITATO DEL GARANTE DEI LETTORI
Raffaele Bellucci
Giuseppe Savona
Gabriella Napoli
ART
Ferdinando Polverino De Laureto
STAMPA
Tuccillo Arti grafiche srl
Contrada Regina Trav. via Donadio
80024 Cardito (NA)
Sito web: www.il10.it
Iscrizione al Tribunale di Napoli
N° 7 del 03/02/2009
Iscrizione ROC 16538
In copertina 1O sembra la
testata del magazine ma non lo
è: 1O diventa così una parte
integrante della PASS1ONE.
Forse quella più evidente.
Semplicemente la CHIAVE
d’eccellenza che conduce alle
1O PORTE DEL PIACERE
selezionate di volta in volta, che il
lettore dovrà aprire con curiosità
(fra quelle che ogni mese la
redazione selezionerà) magari
anche solo “sbirciando” dal buco
della serratura. Ogni PORTA
rappresenta un pretesto per
consentire al lettore di spaziare
dove non è mai stato. O, meglio,
dove in fondo vorrebbe essere.
Una CHIAVE D’ACCESSO
per tutto ciò che è aspettativa,
pulsione e desiderio, fonte
inesauribile di idee, viaggi in
luoghi del buon vivere e non,
incontri con personaggi must,
curiosità, divertissement ma
anche una miriade di aspetti
della realtà che gioco non sono.
“Natale ha Napoli”, infine, è anche
coreografia urbana visto che il
centro storico si illumina con le luci
d’artista di Simona Perchiazzi.
Dunque un pacchetto di attrattive
che ovviamente non si rivolge solo
ai napoletani ma punta a catturare
e sorprendere anche i turisti che
scelgono la capitale del Sud come
meta di queste festività natalizie.
In questo numero hanno scritto
II
Rita Giuseppone
DIRETTORE EDITORIALE
Marco Mansueto
Fabiola Morano
Periodico edito da Associazione Napoli
Via Carlo Poerio, 89/A
80121 Napoli
Musica, spettacoli e tradizione: 3
ingredienti per il Natale, allestito
dal Comune di Napoli. La rassegna
ha uno slogan, “Natale ha Napoli”,
che non e' un errore grammaticale
ma indica il legame che unisce la
città all’evento della Natività. Per
l’occasione saranno riscoperti e
trasformati in ribalta alcuni spazi
comunali di rado accessibili: tra essi
la Galleria Principe di Napoli,
utilizzata come tappa di un nuovo
percorso dell'arte organizzato a
ridosso della ZTL, poi il Succorpo
della Real Casa dell'Annunziata, la
Sala Sisto V del Complesso
Monumentale di San Lorenzo
Maggiore, la Chiesa di San Severo
al Pendino in via Duomo, la Chiesa
di Santa Maria Maggiore alla
Pietrasanta, e ancora le chiese ed i
siti aperti con personale comunale
tra cui la Chiesa di Sant' Eligio
Maggiore.
Proscenio importante, inoltre,
diventa il Pan di via dei Mille che
ospita eventi, performance,
laboratori e concerti: ad esempio
una mostra dedicata a Graziella
Lonardi Buontempo e un laboratorio
per bambini a cura di Re Mida e
Unicef. E riapre la Casina
Pompeiana per accogliere mostre e
laboratori per tutto il periodo
festivo: in agenda, tra l’altro, la
mostra fotografica di Pino Miraglia
intitolata “Portraits”, che
coinvolgerà anche i visitatori che
potranno diventare soggetti delle
foto di Miraglia. Tra i siti da
rivisitare, grazie al sì di ministeri e
sovrintendenze, anche Castel
Capuano che riapre la porta di
piazza De Nicola, da tempo chiusa,
per rendersi accessibile al pubblico
con visite teatralizzate che
consentono di riscoprire l’antico sito
nel quale è anche in corso una
mostra sui restauri che stanno
recuperando la struttura.
Laura Cocozza
anno III n.12
dicembre 2011
SPIRAGLI
Natale
“ha” Napoli,
gli eventi
del Comune
Il
capitone e la
letteratura partenopea:
sublime intesa. Gli scrittori
ammiravano dell’anguillone l’eroica
resistenza. Su tutti Giuseppe Marotta che
in «San Gennaro non dice mai di no», ne
celebra il coraggio: «Il capitone rimane
all’asciutto per interi giorni, ma intercetta ogni più
vaga umidità dell’aria, la trasforma in giudizioso
ossigeno, ma non muore...». Ma il coraggio non
paga. Un proverbio napoletano, infatti, ricorda al
capitone la sua fine: «Duorme capito’, ca te scite a
Natale». Stupendo monito per chi dorme sugli allori.
Duorme capito’,
ca te scite a Natale
IV/La Piedigrotta della Natività
VII/Il menu delle feste rivisitato dagli chef
A
A Napoli si onora
Gesù Bambino ignorandone
il futuro martirio. Nella città-presepe niente lascia presagire il Golgota. Natale grandi abbuffate,
malgrado l’euro e i sacrifici alla Monti:
benvenuti alla «Piedigrotta della Natività». Poverocristo o riccosignore: ognuno
ha il suo presepe, il suo capitone, i suoi
susamielli, la sua stella cometa. Conta
poco se le tasche sono magre come una
salacca: alla fine, tutti a rifinire osterie di
sughero, a rinforzare insalate, a scegliere
le vongole migliori, a sparecchiare presto
perché incalza un sette e mezzo, è pronta
la tombola coi fagioli. Frenesie e ‘nzirie di
cui la letteratura partenopea è zeppa
come ‘o canisto ‘e Natale, quel volumetto
di bonaurio che i poeti, d’accordo con gli
editori, pubblicavano a dicembre, ispirandosi ai cesti traboccanti di ghiottonerie
esposti dai commercianti. Cesti che com-
Nino Taranto celebra
questa liturgia natalizia
Mercato di Santa
Brigida, 1957
Al lato,
il rito dell’acquisto
del pesce per il cenone
della vigilia.
(foto Archivio Ruggieri)
di Max De Francesco
La Piedigrotta
della Natività
paiono anche fuori alle macellerie e salumerie di cartapesta di ogni presepe che
si rispetti. Per rimarcare lo scialo natalizio, Domenico Rea scriveva: «Il presepe
napoletano non ha nulla di sacro. La
grotta è collocata in un angolo. Non
domina la scena. I Re Magi sono fantasmi. Stanno sulle lontane erte dei
monti. Protagonisti sono i pastori,
contadiname-plebeo, che portano al Bambino Gesù
tutto quanto si
può desiderare nel campo gastronomico... Si vedono negozi di salumieri con
prosciutti e salami a grappoli; beccai con
gli squartati di vaccine e porci esposti, pescivendoli con le ceste, bevitori e giocatori davanti alle taverne; attori,
pulcinelli, funamboli e prestigiatori».
Maria Orsini Natale in Cieli di carta
- uno dei libri più intensi che siano
mai stati scritti sulla tradizione
presepiale - nel raccontare quella
IV
E il napoletano
sacrifica
e fa a pezzi
il capitone,
stellone
natalizio
della città,
perché quel suo
modo di vivere
e morire
gli rammenta
il proprio
destino
che chiama «umanità di terracotta», si
sofferma sull’osteria e l’oste: «La tavola
imbandita è il posto del tradimento, ma
anche il rito di aggregazione, di fratellanza nel pasto comune; la tavola è la
seduzione del cibo senza scampo, il
basso istinto contro l’ascetismo, lo spirito alto che si contrappone al
mondo materiale e all’accesa
prepotente vita con la sua infantile sapienza e innocenza».
Il
Natale a Napoli: la città-presepe
raccontata dai suoi scrittori. Frenesie e
tavole imbandite contro l’angoscia del
buio. L’eroe di dicembre? Il capitone
Giovanni De Giovanni, mito della
letteratura marottiana
richiamo del ventre è tra le priorità della
festa: il rito gastronomico è terapia scacciapensieri. Marco Ramperti, dandy dalla
scrittura inappuntabile, nel 1934 pubblicò
un elzeviro dal titolo L’allegro presepe in
cui, nel raccontare l’estro dei vecchi artigiani, conferma che il Gesù del Golfo
nasce nell’esultanza di un popolo di creta
e di sangue che volutamente «taglia» la
croce: «Nella terra del presepe napoletano nessun dramma è possibile che la
desoli e l’insanguini. Gli artefici napoletani dimenticano la storia. Però non l’offendono. Essi non possono ammettere,
mentre disegnano e scolpiscono il vago
bimbo nella sua culla che un martirio sia
pure necessario e sublime, lo aspetti.
Questo è un giorno natalizio, questo è
un mattino di festa. C’è nella loro falsificazione un’innocenza, nella
loro ignoranza, una saggezza tutta tipica della
razza. L’indo-
V
mani non conta,
“nun te ne ‘ncarricà!”».
Così succede: a Napoli nessuno se ne ’ncarrica e il clima
d’allegria natalizia eccita ed
esalta un intero popolo. Raffaele Viviani nella ’A cantata d’ ‘e pasture
descrive l’ammuina di quel rito, un
tempo più sentito, di invadere il teatro
- in questo caso ‘o Mercadante - per
assistere alle avventure di Razzullo e
Sarchiapone. «Se venneveno ‘o triato
fino all’ultimo biglietto. E stu pubblico,
‘nzardato, fino a fore ‘a sala ‘aspetto
(...) Che serate, che “battute”: na nuttata d’allegria. Tutt’ ’a gente se purtava
quacche cosa dint’ ’a sacca. Chi veveva, chi magnava, senza cuollo,
senza giacca». Non è da meno Giuseppe Marotta, lo scrittore che forse
meglio di tutti ha raccontato come Napoli adora freneticamente Gesù Bambino: «Tutti i giorni di dicembre che
ricordo sono teneri e pazzi, vagamente carnevaleschi, come l’ineffabile
modo napoletano di adorare Gesù vedendo in Lui non soltanto il nostro Salvatore ma anche e soprattutto il
prodigioso bambino che fece fesso
Erode». Nessun tiranno, quindi, nella
festa dell’anno. Basta un’occhiata al
presepe e capisci chi comanda: i puttini, ovviamente pansuti, gli zampognari, i capponi e le pecorelle, Benino
e ‘o chiammatore (quel pastore che
con la mano alla bocca
annuncia la Santa Nascita),
l’aseniello e ‘a pacchianella, e poi
i mercanti della Vigilia, soprattutto i
venditori di pesce.
Se c’è un eroe della letteratura partenopea, che in qualche modo somiglia al popolo napoletano, è senza dubbio il
capitone. Gli scrittori della Natività ne
hanno cantato l’indiavolata resistenza, lo
sbattimento per non crepare. Michele Prisco in un racconto ricorda come i capitoni
piacevano solo alla madre: «Li comprava
per sé, che semplice strenna! E li cucinava,
dopo averli tagliati a pezzi sul marmo, infilzati allo spiedo sui carboni, arrostendoli,
per poi spruzzarli d’aceto, oppure li avvolgeva nella farina per friggerli, o in casseruola, con un brodetto di pomodoro e
prezzemolo, e quando era tutta intenta a
prepararsi il boccone per lei prelibato, non
l’aiutava nessuna, delle sorelle, che ne avevano un poco ribrezzo...». Ma è Marotta
che in San Gennaro non dice mai di no dedica uno strepitoso capitolo all’animale somigliante a una «bretella di Nettuno» - e
a don Benigno Jannaccone, pescivendolo
di Santa Brigida, lo zio dei capitoni: «Su
belli dello zio, all’obbedienza! Si faccia
avanti il capitone Giovanni De Giovanni
fu Giovanni, di chilogrammi due e trecento garantiti al collaudo... eccoci qua,
Eccellenza, voi siete Don Giovannino
a colpo sicuro... non vi manca che
la parola... diamo leale avviso
alla spettabile clientela
che siccome
questo capitone raggiunge la lunghezza di un
maggiorenne di metri uno virgola
zero sette, paga regolare biglietto
tranviario su tutta la rete!» Una vendita-spettacolo, quindi, in una Betlemme
di bancarelle, dove dalla Pignasecca a
Mergellina, da Spaccanapoli a Posillipo,
«milioni di padelle e graticole aspettano il
capitone e nessuno per il momento pensa
ad altro». Esempi di letteratura che confermano l’assenza della croce e la crocifissione di ogni presagio. Per Salvatore Di
Giacomo, ad esempio, la venuta del “Bam-
meniello”, è distrazione dalle solite rogne
quotidiane. Nella sua Nuvena leggiamo: «Tu scendi dalle stelle, o re del
cielo, e nuie pigliammo ‘e guaie
cchiù alleramente, tasse, case
cadute e freddo gelo, figlie a zef-
VI
funno, e pure
nun fa niente... Ullèro, ullèro! Sunate e cantate! Sparate! Sparate! Ch’è nato Giesù».
La città-presepe partecipa all’Evento con la consueta brama di vivere e, citando la Orsini Natale, «con
il disperato bisogno di una nascita,
quella che sola può far retrocedere tutto
il buio che ci assedia». E il napoletano
sacrifica e fa a pezzi il capitone, stellone natalizio della città, perché quel
suo modo di vivere e morire gli rammenta il proprio destino. Scriverà Ma-
rotta: «Si convin
cerà alla fine il capitone
che questo è un paese i cui abitanti gli
somigliano, gente non meno infelice di
lui, che va nel Mare dei Sargassi ma
non ci resta, che viene sbattuta contro i
suoi muri o contro i suoi sogni dalle disgrazie, che viene fatta a pezzi ma in
ogni pezzo si agita, che muore solo
quanto basta per essere benedetta e
seppellita, facendosi, così, meglio gustare nel ricordo?» Come il capitone, il
napoletano nasce e muore una volta
sola. Non c’è “Giesù” che tenga. «Isso
- dirà Di Giacomo - nasce ogn’anno: io
no!». In queste rinascite, in queste mangiatoie assediate d’ogni bendiddio, in
quest’isola d’attesa affollata e godereccia, Napoli dimentica il suo domani, sfida l’angoscia del buio e
trasforma tutto in Piedigrotta.
In sagra del carpe diem.
N
Natale a Napoli è sinonimo di tradizione.
In una società schiava delle mode e
dell’originalità a tutti i costi, pochi ma solidi sono i punti fermi delle feste nel capoluogo partenopeo: il classico presepe, le
novene “porta a porta” degli zampognari, De Filippo col suo “Natale in casa Cupiello” e, inevitabilmente, il menù delle feste. Si inizia il 24 con
broccoli soffritti, pizza di scarole, vermicelli con le
vongole, capitone e baccalà fritto, insalata di rinforzo e spigola al vapore, per poi passare al pranzo
del 25 con minestra maritata, gallina in brodo e
agnello arrostito, il tutto accompagnato da frutta
fresca e secca, struffoli, roccocò, mustaccioli, susamelli e pasta di mandorle. Questo menu è legge
nelle case dei napoletani, ma le tradizioni a volte
vanno anche rivisitate, senza però stravolgerle: per
questo Fabio Stefano Crispino e Francesco Armenio,
chef dell’Uno Barrato di via Vannella Gaetani 8,
che ha fatto della creatività, dell’inventiva e della
professionalità del maître Nunzio Viscardi la sua
arma vincente, hanno riformulato per noi il tipico
menù natalizio, offrendoci per ogni portata l’alternativa di mare e di terra e sotto, la guida dell’espertissimo Simone Nicotina, il giusto vino da
abbinare ad ogni piatto. Si parte con un morbido e
profumato “Flan di friarielli e vongole veraci ristrette nel loro sugo” o, in alternativa, una ricca
“Faraona ripiena di parmigiana di melanzane”.
Si consiglia di accompagnare questi piatti con un
Dal flan di friarielli e vongole alla millefoglie
di pane carasau e baccalà: gli ingredienti
della tradizione esaltati dalla creatività
dei cuochi partenopei
di Fabiola Morano
ottimo Greco di Tufo Docg “Tornante”. Continuando
la nostra rivisitazione, ci fermiamo in costiera assaporando dei “Paccheri di Gragnano con crema di
melanzane”, “Spannocchie e pane saporito” oppure
dei classici “Gnocchi di semola con fonduta di provola di Agerola affumicata e tartufo nero”. Il tutto
annaffiato da una Passerina del Frusinate Igt
“Piluc”. Per il secondo, “Millefoglie di pane carasau con baccalà con patate e pomodori del piennolo” accompagnata da un Cabernet di Atina Doc
“Il giovane” o, per gli amanti della carne, “Guancia di vitello su crema di carciofi e patate” e “Pop
corn di lenticchie” da gustare con un Taurasi Docg
“Vigna 5 Querce”. Dulcis infundo, un gustoso “Cilindro di cioccolato fondente con mousse alla nocciola” servito con un Passito di Pantelleria “Ben
rye”. Piatti che è possibile gustare all’Uno Barrato ma anche preparare in casa per stupire
gli ospiti delle feste. Lo chef Fabio Stefano
Crispino ci spiega come.
Buon Natale e buon appetito!
Il menu delle feste
rivisitato dagli chef
Pane saporito
Grattugiare del pane raffermo, ungere con un filo d’olio extravergine una
padella antiaderente e fare tostare il pane con aglio, prezzemolo, sale e
pepe. Servire come condimento.
Panettone saporito
Montare della panna fresca con vanillina e zucchero a velo. Un attimo
prima che il composto raggiunga la consistenza desiderata (ovvero soffice e delicata) aggiungere la crema di nocciola. Dosi: per 1 lt. di panna
1\2 kg. di crema alla nocciola.
Cotechino con pop corn di lenticchie
Bollire le lenticchie, scolarle non del tutto e metterle in padella
con un dito d’olio. Spadellare per tre minuti, servire calde.
VII
È
È ormai diventata una
piacevole consuetudine decembrina la kermesse «Natale a
Napoli», ideata e organizzata
dalla Run Comunicazione dei fratelli
Andrea e Alessandro Cannavale in collaborazione con l’Associazione culturale
AMA, l’agenzia di comunicazione Keyword Adv e il gruppo editoriale Iuppiter
Group. La manifestazione, ormai consolidato punto di riferimento della città in
festa, è patrocinata dalla Prima Municipalità e sponsorizzata da Vodafone (Title
Sponsor dell’Evento), Carpisa. Anche
quest’anno in agenda numerose sorprese,
piacevolmente coniugate a sperimentati
«numeri» di intrattenimento. Come da tradizione, epicentro degli eventi di «Natale
a Napoli» è il cuore di Chiaia. E, come
sempre, si punta ad una suggestiva miscela di musica, di sfilate, di happening
on the road, di danze e di gastronomia.
Ad inaugurare il carnet degli appuntamenti, mercoledì 14 dicembre, il concerto
di Laura Cocozza
«Natale a Napoli»
Superkermesse a Chiaia
dei «Peter’s Gospel Choir», allietato da
aperitivo (ore 19.30 alle Scale Filangieri).
Giovedì 15 dicembre, poi, grande animazione a via Chiaia con la «Parata natalizia dell’Edenlandia»: tanti artisti di
strada in maschera per la gioia dei bambini (ore 19). Venerdì 16 dicembre è la
volta di «Tamburi e Madonne», ovvero
Carlo Faiello in concerto (ore 19 alle
Scale Filangieri). Si prosegue con
un robusto week end. Sabato
17 dicembre, si inizia
alle ore 12 in
piazza dei Martiri con la «Tombola Vivente», una rappresentazione spettacolare del popolare gioco, e si continua in
serata, alle ore 19, con la parata degli artisti di strada in maschera (curata da
Edenlandia), prevista da via Chiaia a via
dei Mille. Domenica 18 dicembre tocca
al «Teatro di strada dei Buffoni» che
interpreta «Tra le nuvole», performance itinerante che alle ore
11.30 parte da via Chiaia per
dirigersi a via dei Mille;
in serata (ore
19) è il momento del coro gospel «The
Voice’s Box» che si esibisce alle Scale di S.
Arpino in via Chiaia. Lunedì 19 dicembre, alle ore 19, ancora musica in via
Chiaia con «Zampogne D’oltrecanto e il
quintetto Symphonia», impegnato ad
eseguire un classico repertorio di novene natalizie e pastorali. Martedì 20
dicembre, alle ore 19 in via Chiaia,
la ribalta è tutta per «Tammore e
Danza», ovvero una spumeggiante sequenza di balli
popolari.
Cori gospel, tombola vivente,
flash mob e concerti
negli 11 giorni di spettacoli
della prima Municipalità
Mercoledì 21 dicembre cartellone decisamente intenso: alle ore 18.30, al Gran
Cafè Gambrinus in via Chiaia, è il momento dei cori natalizi con il «Concerto di
Natale: diamo voce ai bambini del
Kenia»; alle ore 19, poi, allo «Chez Moi»
in via del Parco Margherita 13, ecco «Sapori e saperi del Natale a Napoli» che
offre ai napoletani un intrigante aperitivo
con degustazione di vini della Tenuta Cavalier Pepe, Cantina Taurasi, e piatti tipici
della tradizione natalizia partenopea;
sempre allo «Chez Moi», ma stavolta alle
21, si replica con i piaceri della tavola all’insegna dell’evento «Lo Chez Moi interpreta i sapori del Natale a Napoli», cena
a base di gusti tradizionali. Giovedì 22
dicembre, alle ore 18.30 in piazza dei
Martiri, arriva l’inaspettato: il cosiddetto «Flash Mob» è il fenomeno
del momento, ma non anticipiamo nulla, se non il titolo
della
performance,
vale a dire «È amore All you need is love». Venerdì 23 dicembre, alle ore
19.30 in piazza dei Martiri, musica doc con il concerto jazz di
«Walter Ricci Quartet for Christmas».
Gran botto finale, sabato 24 dicembre alle ore 12 in piazza dei Martiri,
con il concerto jazz di Rossana Casale:
la famosa vocalist è interprete di
«Merry Christmas in Jazz».
Ogni
favola
è un gioco
ed è vera
soltanto
a metà
XIII/“Feisbuc - Un mare di amici”, il mondo dei social network in scena al Diana
XIV/“L'Italia chiamò”, la storia del Paese in musica
XV/Al Mann la poesia si fa alter ego
XI
C
Cosa succede
quando il mondo “virtuale”
dei social network esce dallo
schermo del computer per proiettarsi
nella vita reale? Se lo è chiesto Peppe
Celentano, regista e autore del testo
originale di “Feisbuc – Un mare di amici”,
lo spettacolo che ha debuttato lo scorso
settembre al Teatro Diana, tutt’ora in replica
la mattina per i ragazzi delle scuole. Un vero
successo, sia per l’originalità del tema, sia
per il cast di attori composto da Rosario
Verde, Gabriella Cerino (collaboratrice anche
in veste di costumista), Ciro Pellegrino, Anna
Capasso, Diego Sommaripa, Viviana
Cangiano, Carlo Liccardo, Yuri Napoli, Lorena
Leone e Angela Rosa D’Auria, oltre allo stesso
Celentano. Luigi Ferrigno ha curato le scene,
mentre le musiche sono di Marco Mussomeli.
Nella scenografia, che riproduce lo schermo
di un computer, con tanto di bacheca di
“Feisbuc -Unmare diamici”,
ilmondodeisocialnetwork
inscenaalDiana
Un vero successo,
sia per l’originalità
del tema, sia
per il cast di attori
Facebook, si muovono gli attori per portare in
scena pezzi di vita vera, filtrata dalle chat e
dalle piattaforme dei social network più
utilizzati dai giovani e non solo. Dalla
ragazza svampita con velleità di showgirl che
vuole tentare la scalata al successo,
all’adolescente omosessuale che in rete può
essere se stesso, agli episodi di disagio
giovanile che si traducono spesso nello
spettro della bulimia: queste e tante altre le
storie che Celentano (protagonista dello
spettacolo anche in veste di attore) ha
sapientemente intrecciato strappando al
pubblico tante risate, ma anche facendo
riflettere sulla società in cui viviamo. Spiega
il regista: «“Feisbuc - Un mare di amici”
mette in luce molti aspetti dei social
network. Fra tutti la voglia di comunicare
con gli altri. Un’esigenza irrefrenabile
che spinge tantissimi giovani a tessere
una fittissima rete di contatti che
nel mondo dei social network
sono chiamate
amicizie. Amicizie chieste e concesse. Amici
degli amici che non si conoscono e che mai
si stringeranno la mano ma che servono
per promozionare un evento, per urlare
il proprio dissenso per quello che non
si accetta.
I social network hanno la
capacità di aggregare
XIII
milioni di individui risvegliando le coscienze e
sollecitando interessi e critiche su problemi
etici, morali e materiali della nostra
società». L’intento è chiaramente quello
nobile di avvicinare i giovani al teatro,
magari sottraendoli per qualche ora
proprio ai social network.
(Enrico Lava)
L
La storia
d'Italia può essere raccontata anche attraverso le canzoni.
Così come col semplice aiuto delle
canzoni è possibile venire a conoscenza
delle vicende relative a tutti i partiti politici
italiani, da quello Comunista a quello Socialista, da quello Fascista a quello Democristiano. In particolare, gli eventi che iniziano
col Risorgimento e che comprendono
la seconda guerra mondiale, dispongono di una vera e propria colonna sonora. Vittorie e sconfitte,
speranze e delusioni sono state sempre
sottolineate, in Italia, da canti che talvolta
raggiungono la solennità degli inni. È appunto questa eredità culturale, spesso esaltante, talvolta scomoda, che viene recuperata
nel più recente libro di Vittorio Paliotti dal titolo "L'Italia chiamò - 150 anni di canzoni nazionali e politiche" (Franco Di Mauro Editore).
Inutile chiarire che il libro, scritto appunto in
occasione dei festeggiamenti per il 150° anniversario dell'unità d'Italia, è appunto un modo,
avvincente e appassionante, di ripercorrere le
maggiori tappe della storia del nostro Paese.
Agli albori del Risorgimento, per invocare
l'unità d'Italia ci si avvalse di brani ricavati dal
melodramma, è il caso di "Va’ pensiero", ma
presto si
poté contare su un testo
come “Fratelli d’Italia” di Mameli (diventato poi l’inno nazionale),
il quale morì combattendo proprio per
l’ideale unitario. Si nutrono poi, gli anni
del Risorgimento, di canti di origine popolare quali “Addio mia bella addio” e “La bella
Gigogin”. Ma già la Grande Guerra 1915-18,
inizialmente caratterizzata da canti creati dai
soldati stessi, come “Sul ponte di Bassano”, riceve una benefica scossa da “La leggenda del
Piave”, versi e musica di un impiegato postale
napoletano: Ermete Giovanni Gaeta, già noto
come autore dialettale, con lo pseudonimo di
E.A. Mario. I versi di questo inno (“Il Piave mormorò: non passa lo straniero!”) servirono alla
vittoria italiana, è stato notato, molto più delle
strategie di certi generali. L’indagine condotta
con grande accuratezza da Paliotti, comprende,
per quel che riguarda il primo dopoguerra, can-
“L'Italiachiamò”,
lastoria delPaeseinmusica
di Mario Carillo
Da “La bella Gigogin” a “Lilì Marleen”, il viaggio
di Vittorio Paliotti alla scoperta delle canzoni nazionali
e politiche dal Risorgimento al dopoguerra
XIV
zoni come “Me ne frego”, dei fascisti, “Bandiera rossa” dei comunisti e “Biancofiore” dei
popolari (futuri democristiani), l'”Inno dei lavoratori” di Filippo Turati e "L'internazionale".
Poi il regime con “Giovinezza” (originariamente un canto di studenti che davano l'addio
all'università), con “Fischia il sasso”, cantata
dai balilla, con “L'inno a Roma”, su musica di
Giacomo Puccini, e chi più ne ha più ne metta.
Quindi l'impresa etiopica con “Faccetta nera”
e “Io ti saluto e vado in Abissinia”. E la seconda
guerra mondiale con “La sagra di Giarabub”,
“Caro papà”, “Camerata Richard”, “La canzone
dei sommergibili”. Quest'ultima scritta da Guglielmo Giannini, futuro capo del partito dell'Uomo Qualunque. Del tutto eccezionale il caso
della canzone “Lilì Marleen”, che, struggente e
malinconica com’era, venne tradotta dal tedesco in tutte le lingue; la cantavano soldati di
eserciti in guerra fra di loro. Si canterà ancora
dopo l'8 settembre: “Le donne non ci vogliono
più bene” da una parte e “Bella ciao” dall'altra. In questo libro, che può anche essere richiesto direttamente all'editore Franco di
Mauro (081 662869) Vittorio Paliotti ha, in
pratica, narrato la storia d'Italia attraverso
le canzoni. “Mai rinnegare la propria storia, non più guerre, però”, sono le parole
con cui l'autore dà il via a un'opera
che piacerà a chi, anziano, vuol ricordare e a chi, giovane, vuol
conoscere.
D
Domenica 27
novembre è un giorno
singolare, è il giorno dell’Alter,
della poesia. Sono in un esercito
possente di quaranta poeti itineranti,
dislocati nella sale del Museo
Archeologico Nazionale di Napoli, a
guardia di un ritratto, di un affresco, di una
statua, da cui a loro volta sono custoditi.
L’alter è il poeta classico, l’autore che
risuona nella testa da tempo, che hai più
amato o odiato, che hai recitato, letto,
tradotto, consacrato, beffeggiato, dissacrato.
È lo specchio riflettente che rimanda le
emozioni che fanno degna l’esistenza, la
guerra con i suoi vani eroismi, la morte che
tutto vince, la vuota vanità del potere, il
tempo che consuma, il mondo nella sua
materica vita, nella varietà di forme e
percorso compatto
di circa due ore (4 minuti
per autore). È un itinerario
insieme poetico e artistico che fonde
il mondo della plasticità e del colore
con quello della parola e del ritmo. Ci
sono i grandi epici (Omero), i tragici
(Sofocle), i poeti scienziati, matematici e
filosofi (Lucrezio, Eraclito), i satirici
(Marziale), i lirici (Saffo), i grandi prosatori
U
(Foto di Alessandro Tavella)
AlMannlapoesia
sifaalterego
di Enza Silvestrini
Chiostro”. Sono previsti 11 incontri, iniziando
da martedì 13 dicembre, con il primo
seminario dal titolo Memorie del Grand Tour
nel Golfo di Napoli, condotto da Maurizio
Bugno (Università di Napoli “Federico II”)
presso il complesso di Santa Maria la Nova
(piazza Santa Maria la Nova, 44), per
concludersi poi, il 5 giugno 2012 con Amedeo
Visconti e Vittorio Saldutti (Università “Suor
Orsola Benincasa”, Napoli – Università di
Tre atenei
sulle tracce della
Magna Grecia
Un vero successo,
sia per l’originalità
del tema, sia
per il cast di attori
mutazioni, la natura dell’universo. Ma l’alter
è anche l’ego, il poeta moderno. È la musica,
la bellezza levigata della forma, la cruda
sconcezza della satira, il rigore filosofico,
l’esatta liricità geometrica, la tagliente
parola che svela.
È quanto di bello e grande il genio umano ha
prodotto. È l’origine dove Greci e Latini
hanno disteso le loro radici. È quanto di
straordinariamente moderno opere vecchie di
migliaia di anni possiedono. È la forza
timida e insieme disarmante dei poeti che
mesi fa hanno scelto il loro alter tra i poeti
antichi e hanno scritto per lui o contro di lui.
“Tutti testi inediti” mi dicono Marco De
Gemmis, (direttore del Servizio Educativo) e
Ferdinando Tricarico, curatori
dell’iniziativa, perché al Museo la cultura,
non solo si mostra, ma si produce. I
poeti, divisi in due gruppi di 20, uno
di mattina, l’altro di pomeriggio,
incedono e leggono tra le
opere scelte in un
n’alleanza
particolare tra le
Università partenopee per
promuovere la Storia Greca. Tre gli
atenei in questione, l’Università degli
Studi di Napoli “Federico II”, la Seconda
Università degli Studi di Napoli e
l’Università degli Studi “Suor Orsola
Benincasa”, con il sostegno inoltre
dell’Associazione “Incidenza dell’Antico”,
Luciano Editore e dell’Associazione “Oltre il
(Plutarco) e ancora Ovidio, Esiodo e altri.
Sono gli alter ego di M. Baino, G. Bilotta, N.
Catalano, F. Coppola, A. D’Ambrosio, V.
D’Atri, C. De Falco, M. De Gemmis, S. Di
Natale, B. Di Pietro, R. Di Stasio, E. Fagnano,
G. Frasca, B. Galluccio, M. Grasso, C. Ioni, C.
Lubrano, E. Lucrezi, W. Marasco, G. Marmo,
S. M. Martini presente attraverso un video di
A. De Rosa, K. Martino, A. Messina, G. B.
Nazzaro, T. Ottonieri, L. Pacifico, M. Papa
Ruggiero, F. Piemontese, A. Pietropaoli, U.
Piscopo, A. M. Pugliese, R. Rizzo, P. Santucci,
E. Silvestrini, A. Spagnuolo, F. Tricarico, L.
Trucillo, R. Urraro, P. Vetromile, C. Vitiello.
Quarantunesimo poeta è Michele Sovente
letto da Silvio Perrella. I testi saranno
raccolti successivamente nel catalogoantologia per l’editore Artem’m.
Così la poesia silenziosamente
avanza.
XV
Bari “Aldo Moro”) con un incontro dal titolo
«Lavorare sui frammenti degli storici greci:
problemi, prospettive di indagine e nuove
acquisizioni», che si terrà presso la Biblioteca
di Ricerca dell’Area Umanistica dell’Università
di Napoli “Federico II” sita in piazza Bellini.
Ai seminari napoletani interverranno inoltre
Emanuele Greco, Luigi Ferreri, Eduardo
Federico, Pietro Vannicelli, Marcello Lupi,
Massimo Nafissi, Lavinio Del Monaco,
Gabriella Pironti e Claude Pouzadoux.
(Luciana Ranieri)
XVIII/TE LA DO IO L’INNOVAZIONE
XX/IL VESUVIO, FUORICLASSE DEL FUOCO
Non importa
ciò che è,
ma quello
che diventa
importante:
un’irrinunciabile
porta-spia
su ciò che
non si può
non sapere
I
Intervistato sul suo
Dracula in 3D, nelle sale tra
marzo e aprile 2012, Dario Argento
ha detto: “La tecnologia è inarrestabile: i
miei effetti sotterreranno Avatar”. Se il
maestro dell’horror mostra i canini con tanta
sicurezza lo si deve soprattutto al pool degli
effetti visivi, in febbrile lavoro tra l’Italia e
l’America, per consegnare al pubblico il più
innovativo film sui vampiri. In questa sfida
cinematografica all’ultimo morso, pochi sanno che
Napoli è protagonista. A curare la macchina degli
effetti visivi è la Rebel Alliance, società partenopea,
vincitrice del David di Donatello 2011 con il film 20
sigarette, all’avanguardia nell’industria dei
contenuti digitali, autentica accademia filosofica del
pensiero tecnologico - con sedi a Napoli e Los
Angeles - guidata da Vittorio Dublino, stazza da
titano, oratoria irrefrenabile e grande fiuto per
l’innovazione. Stargli dietro mentre snocciola
progetti e idee è come voler arginare la corsa di
Lavezzi. “Il cinema è solo uno dei settori in cui
operiamo. Nel live show, ad esempio, stiamo
rielaborando e trasformando in 3D 6 videoclip dei
Pink Floyd, nell’audiovisivo, invece, tra gli impegni
recenti abbiamo realizzato alcuni spot pubblicitari
come quello della Nissan Nordamerica. Promuovere
le auto dà la possibilità ai nostri creativi di
sperimentare nuove soluzioni visive, esportabili in
ricreare alcuni eventi
storici riproducendone
fedelmente costumi, architetture e
paesaggi. Un lavoro minuzioso in cui gli
archeologi coinvolti nel docufilm vedono
realizzate le loro visioni e ricostruzioni storiche
grazie alla creatività digitale. Un altro progetto
sistema organizzato di
aggregazione produttiva, in
regime di “contratto di rete”, in cui
sotto lo stesso brand “ribelle” si sono
“alleate” società con decennale esperienza
nel trattare i Beni culturali con le nuove
tecnologie, come Asa Studio e Phantasya,
Benvenuti in un altro mondo, quello di Rebel Alliance, realtà napoletana
all’avanguardia nell’industria dei contenuti digitali, vincitrice del David di Donatello 2011
per gli effetti visivi. Vittorio Dublino, fondatore della società, spiega la sua filosofia
produttiva e confessa: “Qui a Napoli ti fanno sentire un marziano”.
Te la do io l’innovazione
di Max De Francesco
altri campi. Le vie digitali sono infinite. Per non
perdersi, basta seguirne l’evoluzione, senza mai
tradire la propria indole umanista”.
Ed è su questo piglio “umanista” che si basa la
filosofia del progetto Rebel Alliance: “Guai a
pensare che il solo pensiero tecnologico possa
imporsi senza il supporto di quello umanistico.
Siamo partiti da Napoli 15 anni fa proprio con
questa consapevolezza: miscelare umanesimo e
tecnologia soprattutto nel campo della
valorizzazione dei Beni culturali con la creazione di
film e audiovisivi educativi di nuova generazione
e l’ideazione di progetti didattico-multimediali
come i parchi a tema”. Qualche esempio? “La
serie Mediterraneo 3D, il cui film pilota è
Pantelleria 3D. I nostri esperti di effetti
visivi stanno lavorando insieme ai
professori universitari per
speciale in cui credo molto è il Gaudium et Spes,
Czestochowa, ovvero la costruzione in Polonia del
più grande parco tematico multimediale per la
divulgazione della religione cristiana attraverso la
valorizzazione dell’arte sacra. I polacchi hanno
capito che c’è bisogno di trattenere e intrattenere i
milioni di pellegrini in visita nel santuario della città
in un megaspazio in cui creare strutture innovative
capaci di fondere, in un’unica soluzione, svago,
sport e cultura”.
Di sola filosofia non si vive: serve un metodo
imprenditoriale che sappia espandere il pensiero
digitale per produrre cultura ad effetto (visivo).
Dublino, campione nel mandare in tilt
qualsiasi sismografo delle idee, dopo anni
di studio tra viaggi, miraggi e
sperimentazioni, ha ideato Rebel
Alliance Empowering, un
XVIII
“Guai a pensare
che il solo
pensiero
tecnologico possa
imporsi senza il
supporto di quello
umanistico. Siamo
partiti da Napoli
15 anni fa
proprio con
questa
consapevolezza:
miscelare
umanesimo e
tecnologia
soprattutto nel
campo della
valorizzazione dei
Beni culturali”
università, centri di
ricerca e singoli professionisti
specializzati nella realizzazione di
contenuti digitali. In soldoni, un’alleanza
d’alto profilo tecnologico, capace di
connettere le varie “botteghe” digitali
delocalizzate nel mondo e appartenenti al
c’è la caduta di un
palazzo, a seconda di come
decido di farlo cadere, viene
determinato il costo dell’effetto visivo. Per
questo motivo, il pensiero digitale ha rotto la
linearità classica della creazione
cinematografica: oggi lo script, in poche parole,
sistema, per fornire, in una prospettiva globale, la
propria consulenza in qualsiasi segmento
dell’industria tecnologica. “Non siamo un semplice
network produttivo - tiene a precisare Dublino -,
ma un sistema che mette in connessione intelligente
le diverse competenze in modo interdisciplinare.
Abbiamo creato una condivisione umana, culturale,
innovativa ed economica che ci consente di essere
competitivi soprattutto sui mercati nazionali ed
prende posto al centro e i protagonisti del suo
sviluppo intorno. La nostra consulenza, quindi,
fornisce a chi scrive storie i giusti consigli per
immaginare già gli effetti visivi, in modo che in
fase di realizzazione si risparmiano tempo e denaro
per la gioia dei produttori”. Vittorio Dublino
continuerebbe per giorni a raccontare meraviglie e
potenzialità del suo lavoro (“pensi che stiamo
espandendo le nostre conoscenze digitali nelle
internazionali. Chi entra nel sistema Rebel Alliance
può farlo temporaneamente per realizzare singoli
progetti o può contribuire strutturalmente allo
sviluppo delle rete di alleanze stipulando accordi di
collaborazione. La nostra missione è una e una
sola: ottimizzare la realizzazione di progetti
innovativi sotto il profilo creativo, tecnico e
gestionale, trovando soluzioni efficienti a costi
convenienti”.
Con l’invasione degli effetti visivi, scorrendo i
budget spesi dai produttori dei filmoni americani
c’è da rabbrividire per le cifre stellari. “Ad
Hollywood - spiega Dublino - hanno capito che il
processo creativo, con l’avvento delle nuove
tecnologie, è cambiato. E anche gli
sceneggiatori devono piegarsi al
pensiero digitale. Le faccio un
esempio: se in una scena
scienze forensi con la ricostruzione di scene del
crimine e nel cassetto abbiamo un viaggio in 3D tra
i miti di Napoli) col rischio di passare dall’effetto
visivo all’effetto notte. Nel fermarlo, pur a
malincuore, gli domando a bruciapelo: “Ma Napoli
vi apprezza?”. “Non ci crederà, ma in una città
come la nostra che ha fatto dell’innovazione,
almeno nel recente passato, uno dei suoi punti di
forza (vedi “Città della Scienza” e dintorni ndr),
troviamo difficoltà a sederci con i rappresentanti
delle istituzioni e proporre il nostro bagaglio
culturale e digitale. A volte qui ti fanno sentire un
marziano. Mio figlio l’ho mandato a Los Angeles
a formarsi dal guru degli effetti visivi John
Attard, anche lui aderente al sistema Rebel
Alliance, perché dalle nostre parti non ci
sono formatori adeguati. Per
Napoli sogno una scuola
XIX
di formazione
permanente sulle nuove
tecnologie. Non può sapere quante
siano le opportunità di lavoro che un
giovane può trovare prendendo la via
digitale”.
NELL’ALTRA PAGINA, IN ALTO
Vittorio Dublino (il primo a sinistra)
riceve il David di Donatello 2011
IN QUESTA PAGINA, DA SINISTRA
Dublino con il presidente Napolitano
Dario Argento, regista di Dracula in 3D
i cui effetti speciali sono stati curati
dalla Rebel Alliance
T
Tra i vulcani è il
più vip di tutti. Non
solo per il suo
presenzialismo storico e per la
sua fotogenia da schianto che
incantò le carovane del Grand
Tour, ma soprattutto per la sua
complicata attività eruttiva. Il Vesuvio
che, nell’ora del tramonto, stando ai
versi del poeta Ferdinando Russo,
«piglia ‘o culore e ‘na viola ‘nfosa»,
è l’unico vulcano attivo dell’Europa
continentale. Collezionista di primati
(è, ad esempio, il più abitato di tutti
circondato com’è da 20 comuni per
coni di scorie e
colate di lava); eruzioni
forti, essenzialmente
esplosive di media entità;
eruzioni catastrofiche esplosive,
tipo «Pompei». Il succedersi di
questi cicli eruttivi ha contribuito a
cambiare spesso la geografia del
luogo, condizionandone anche la
rinascita della vegetazione e la
ripopolazione animale ed umana.
Se, infatti, veduto da Napoli, l’attuale
complesso vulcanico, presenta due
cime distinte impiantate sopra una
base comune (a destra
pianeta,
l’entrata nella storia e
nella leggenda, non poté
che essere esplosiva.
Stracarico d’energia accumulata
nei lunghi secoli di letargo, la sua
prima vera «uscita» in pubblico fu
un’apocalisse inaspettata,
nonostante le avvisaglie di un
risveglio si fossero avute anni prima
(62 o 63 d.XXC.) con una serie di
forti terremoti avvertiti a Napoli e a
Nocera. L’eruzione vesuviana
dell’estate del 79 d.C., in soli tre
giorni, distrusse Pompei, Ercolano,
ll Vesuvio,
fuoriclasse del fuoco
di Max de Francesco
un totale di 700mila persone in 225
km quadrati), è un vulcano giovane,
di soli 25mila anni, se si pensa ai
200mila anni dei Campi Flegrei.
Una gioventù decisamente bruciata.
Una vita inquieta caratterizzata da
un’attività eruttiva che può essere
suddivisa in tre periodi: il più antico
e lungo che va dalle origini
all’eruzione del 79 d.C.; il secondo
va dal 79 d.C. al 1631; il terzo,
invece, corrisponde all’intervallo
1631-1944. Un’attività complessa
e variabile, sintetizzabile in tre
principali tipologie eruttive:
eruzioni moderate,
principalmente effusive
(formazione di
dell’osservatore il Gran Cono
vesuviano o Vesuvio di ben 1281
metri alla sommità del quale si apre
il cratere attivo; alla sinistra il monte
Somma, alto 1133 metri che recinge
ed abbraccia a nord e nord-est il
primo), in principio la conformazione
dell’edificio vulcanico era totalmente
diversa. Pare che il Vesuvio fosse
formato dal solo monte Somma nel
cui immenso cratere, con l’eruzione
del 79 d.C., si aprì una nuova
bocca eruttiva intorno alla quale,
sorse, nel corso del tempo, il
gran cono vesuviano. Per un
fuoriclasse del fuoco così
esclusivo e tra i più
studiati del
XX
Stabia, Oplonti, provocando più di
2000 vittime; fu detta pliniana definizione che in vulcanologia
indica quel tipo d’eruzione altamente
violenta e temibile - dal nome di
Plinio il Vecchio che vi morì e di
Plinio il Giovane che ne annotò la
furia in due lettere allo storico Caio
Cornelio Tacito. Dalla vibrante
cronaca di Plinio il Giovane - che
costituisce la prima descrizione di
un’eruzione vulcanica - e dallo
studio dei prodotti fuoriusciti dal
Vesuvio, osservati a Pompei e
nelle altre città distrutte, è stato
possibile ricostruire le tre fasi
tipiche di un’eruzione
pliniana.
24 agosto,
prima fase, ore 12:
interazione magma-acqua,
con apertura del condotto
vulcanico, accompagnata da
boati e incredibili esplosioni. 25
agosto, seconda fase, durata fino
alle ore 8: formazione, con un alta
frequenza di terremoti, di una
colonna di gas, ceneri, frammenti
litici e pomici bianche e grigie alta
circa 17 km al di sopra del vulcano
(Plinio: «La nube era simile ad un
pino più che qualsiasi altro albero.
Come da un tronco enorme svettò in
alto nel cielo e si dilatava e quasi
metteva i rami»). I componenti della
nube, raffreddandosi, precipitarono
depositando in poche ore strati di
pomici che seppellirono
completamente Pompei,
«risparmiando» Ercolano, poiché il
vento, che spirava in direzione nordovest, deviò la nube.
Successivamente, però, si formò una
nuova grande nube eruttiva il cui
collasso originò colate piroclastiche
che furono fatali per Ercolano e le
zone circostanti il Vesuvio. 25
agosto, terza fase, durata fino alla
tarda mattinata: l’immensa nube di
cenere fece piombare nell’oscurità
l’area compresa tra Capri e
Miseno. Oltre al buio, essa
produsse una valanga di gas,
frammenti magmatici e
materiale solido lungo i
fianchi del vulcano
Il vulcano fuori dalle
“nuove” 7 meraviglie
È l’unico vulcano attivo dell’Europa
continentale, maestoso gigante simbolo
della città di Napoli, assieme al golfo e al
mare blu, è il protagonista dell’iconografia
classica della città partenopea. Il Vesuvio,
superbo e altero, croce e delizia dei
napoletani, minaccia e monito della forza
della natura, non se l’è presa più di tanto
quando è stato escluso dalla classifica
finale delle “New 7 Wonders of Nature”, le
7 meraviglie naturali del mondo moderno.
Un provvisorio conteggio dei voti raccolti
attraverso una massiccia campagna
mondiale veicolata con vari mezzi di
comunicazione ha decretato l’esclusione
dai magnifici 7 del mondo del “vulcano
buono”, rientrato però tra le 28 attrattive
naturali finaliste tra 440 candidature. Il
gigante partenopeo se l’è vista con
concorrenti esotiche e agguerrite: le nuove
7 meraviglie, infatti, sono la foresta
amazzonica, coi suoi 5.5 milioni di
chilometri, la baia di Halong in Vietnam,
che ospita ben 1969 piccole isolette, le
cascate di Iguazu a cavallo tra Argentina e
Brasile, l’isola vulcanica di Jejudo nella
Corea del Sud, il Parco Nazionale di
Komodo in Indonesia, il fiume sotterraneo
di Puerto Princesa nelle Filippine e la Table
Mountain in Sudafrica, monte reso piatto
da sei milioni di anni di erosione. A tirare
la volata al Vesuvio per la conquista del
prestigioso riconoscimento, la Provincia di
Napoli, forse poco supportata dalle altre
istituzioni locali nella campagna per il
voto. Ugualmente soddisfatto il presidente
Cesaro, che ha dichiarato: “La Provincia di
Napoli e il Vesuvio escono a testa alta da
quello che è stato un simpatico concorso,
che è servito, e questo era il nostro fine
istituzionale, a far parlare positivamente di
quella che è una nostra icona del
territorio”. Il Vesuvio, quindi, a testa alta
più che mai, soprattutto alla luce di una
recente scoperta che ha dell’incredibile:
secondo i risultati della ricerca “Ground
movement at Somma-Vesuvius from Last
Glacial Maximun” dell’Istituto Nazionale di
Geofisica, pubblicati sulla rivista Journal of Volcanology and Geothermal Research, è emerso che il
vulcano si innalzerebbe in media di 4 millimetri l’anno. Negli ultimi 20mila anni il Vesuvio si
sarebbe innalzato di ben 80 metri, un fenomeno dovuto alla pressione di gas e magmi che si
accumulano a circa 20 chilometri di profondità sotto il vulcano. Una presenza ancora più
imponente per lo “sterminator Vesevo” che alterna, secondo gli studiosi che non gli
staccano un attimo gli occhi di dosso, periodi più turbolenti a periodi di quiete. (rita
giuseppone)
XXI
che, con una
velocità di oltre 100
km/h, seppellì di nuovo
Ercolano sotto uno strato di
fango spesso dai 15 ai 25 metri.
Dopo l’exploit pliniano, la quiete
ad intermittenza. Il Vesuvio, infatti,
alternò lunghi silenzi a brevi
«uscite». Piazzò, così, un filotto di
eruzioni, scarsamente documentate:
472, 512, 680, 685, 737, 968,
1037 e 1139, anno in cui, dal
resoconto di Falcone Benevantano,
veniamo a sapere che ‘a montagna
«gettò per ben otto giorni
potentissimo fuoco e fiamme vive».
Dopo questo evento, il Vesuvio si
dette alla macchia. Un lungo periodo
di quiescenza, durato cinque secoli,
permise una rinascita del territorio.
Ma l’idillio finì col grande incendio
del 16 dicembre 1631. Un’altra
apocalisse. L’eruzione fu talmente
forte che, in seguito, il complesso
vulcanico cambiò forma: la cima del
Gran Cono vesuviano fu decapitata
e il cratere raggiunse un diametro di
circa due miglia, rispetto al miglio
precedente.
Esplosioni immani, la famigerata
nube eruttiva assediò il cielo, i
torrenti lavici raggiunsero e
distrussero Pompei, Ercolano, La
Scala e la parte occidentale di Torre
del Greco, 30cm di cenere coprirono
Napoli. Bollettino del cataclisma:
4000 uomini ed oltre 6000 animali
morti, 40.000 «senzatetto».
Giambattista Manso, fondatore
dell’Accademia degli Oziosi e
cronista dell’eruzione del 1631, nel
suo reportage epistolare (tre lettere
inviate all’amico Antonio Bruni), oltre
a descrivere con maestria l’evento,
ricorda anche come, nel corso
dell’eruzione, i napoletani, già
provati dalla peste, parteciparono in
massa a due processioni con il
sangue e la testa di San Gennaro. In
una di queste, il patrono di Napoli, si
rivelò al popolo e fermò «quella
smisurata e altissima nuvola
incontinente» che minacciava la
città. Rotto l’idillio, ritornato
sterminatore, cominciò per il
Vesuvio l’epoca che si può dire
moderna, caratterizzata da
una fase di attività
persistente che durò fino
al 1944. Durante
“Un’attesa
che è un’agonia”, con
queste parole Carmine Esposito,
sindaco di Sant’Anastasia, uno dei
18 comuni della cosiddetta “zona
rossa” ad alto rischio vulcanico, ha
denunciato nei giorni scorsi il “blocco dei
territori” a causa dei vincoli imposti dalla
legge regionale che impediscono
l’elargizione dei fondi necessari per la
realizzazione delle vie di fuga prevista dalla
Legge Regionale n° 21/2003. Il sindaco,
nel corso di un'Assise pubblica congiunta
Vesuvio, allarme
ZONA ROSSA
Il sindaco
di Sant’Anastasia:
“Vincoli legislativi
bloccano i fondi
per la realizzazione
delle vie di fuga”
questa terza fase d’attività eruttiva,
una serie di violenti episodi furono
segnalati negli anni 1794, 1822,
1834, 1850 e 1872. L’eruzione più
forte del Novecento, invece, fu quella
del 4 aprile 1906 che coinvolse i
paesi di Boscotrecase, Ottaviano e
San Giuseppe Vesuviano, dove il
crollo della volta della parrocchia
causò la morte di un centinaio di
persone.
Altre due eruzioni si ebbero il 1913
e il 1929, fino ad arrivare a quella
del 18 marzo 1944 che distrusse i
paesi di San Sebastiano al Vesuvio e
Massa. Si racconta che una
settimana prima dell’evento,
Giuseppe Imbò, direttore
dell’Osservatorio vesuviano,
capendo che l’eruzione era
prossima, avvertì il comando degli
Alleati che a Terzigno aveva un
campo di aviazione. Il comandante
americano non volle dare ascolto al
vulcanologo: ben 88 bombardieri
B25 furono completamente sommersi
dalle ceneri. Ornamento e flagello,
paradiso e inferno, dal 1944 ‘a
muntagna che ha «il fascino
della ferocia tranquilla» dorme
come Benino nel presepe.
Nessuna voglia di
risveglio.
XXII
con il Consiglio comunale di Somma
Vesuviana, è insorto contro Regione e
Provincia, colpevoli, secondo Esposito, di
essere “assenti su un argomento che è il
loro pane quotidiano”. “Per l'America's Cup
i fondi sono stati trovati in poco tempo – ha
proseguito il sindaco - mentre da anni non ci
sono fondi per migliorare i nostri territori
che stanno morendo a causa dei vincoli
imposti”. Adottare il PUC (Piano Urbanistico
Comunale) e renderlo effettivo applicando
le norme vigenti con la collaborazione degli
Enti sovracomunali è la strada indicata da
Esposito per garantire sicurezza ai comuni
vesuviani, afflitti dalla piaga
dell’abusivismo edilizio che funesta quei
territori già sotto la costante minaccia del
vulcano. Nel corso del Consiglio comunale
congiunto, le due Assise hanno approvato
una delibera con la quale si prevede
l'istituzione di un tavolo tecnico-politico di
confronto con la Regione Campania, la
Provincia di Napoli e la Protezione Civile,
“per rappresentare con urgenza gli effetti
dell'attuale condizione normativa sullo stato
del territorio e valutare in modo
collaborativo e sinergico possibili modifiche
legislative alla Legge Regionale n.
21/2003”. Durante il dibattito non sono
mancate le provocazioni, come la proposta
di istituire una “No tax area” per la zona
rossa e quella per l'adozione di una
delibera in tema di sussistenza di
prevalenti interessi pubblici
contrari alla demolizione dei
manufatti abusivi.
laPortaVirtuosa
XXIV/Potere Rosa
XXVI/Premio “Una piazza, un racconto”...
XXVII/Giardino Navarra, al via lo shop in shop
XXIII
10 domande proustiane alle 4 donne dell’anno
1. Che cos’è per lei la perfetta felicità?
2. Qual è la sua più grande paura?
3. Con quale personaggio storico si identifica di più?
4. Che cosa le piace meno di sé?
5. Di quale virtù le piacerebbe disporre?
6. Che rapporto ha con il suo corpo?
7. Quali sono i suoi punti di forza?
8. Chi è il suo eroe vivente?
9. Chi sono i suoi scrittori preferiti?
10. Un’idea vincente per Napoli
Valeria Casizzone
Valeria Casizzone è direttore generale
dell’Eav, l’Ente Autonomo Volturno. Prima di
ricoprire questo prestigioso e delicato incarico, è
stata avvocato penalista e assessore al Turismo
della Provincia di Napoli. Energica e determinata
quarantenne, sposata, ha una figlia. Tra i suoi
pregi la capacità oratoria e la prontezza nelle
decisioni che le hanno permesso di raggiungere
grandi successi nella professione. Nella sua
esperienza come assessore al Turismo è riuscita a
determinare un’inversione di tendenza per
quanto riguarda la gestione e programmazione
delle iniziative, puntando sulla promozione con
eventi poco dispendiosi ma molto redditizi dal
punto di vista dell’economia del territorio e
dell’occupazione.
1
La felicità è uno stato d'animo che riesci a
percepire ad assaporare e a consumare in pochi
istanti i soli per i quali vale veramente vivere, lo
sguardo innocente ed ingenuo di mia figlia
2
Di non essere all'altezza delle aspettative di chi
mi ama
3
Sono molti i
personaggi
femminili della
storia in cui
piacerebbe
identificarmi molti
per coraggio virtù
e saggezza ma
sicuramente
Matilde Serao è
quello a me più
affine
4
La non piena consapevolezza di me stessa che mi
porta inesorabilmente a dover dimostrare
sempre più di quanto sia necessario ma
soprattutto richiesto
5
La temperanza non mi appartiene, questo mi
induce molte volte ad errori di valutazione ma
ho di buono che lo riconosco senza indugi
6
Un rapporto assolutamente indifferente, il più delle
volte lo trascuro e mortifico, questo è stato
determinato anche dal lavoro che ho svolto per molti
anni quello di Penalista dove necessariamente ero
costretta a nascondere la mia fisicità
7
Determinazione spirito di sacrificio lealtà e
coerenza non ho mai tradito ciò in cui credo
fortemente, il tempo mi ha sempre premiato
8
È colui che contravvenendo a ciò che è
convenzione riesce a imporsi e vivere in modo
autentico e libero (non lo ho ancora incontrato).
9
I classici della letteratura italiana mi hanno
sempre appassionato ultimamente ho riletto sia
Sciascia che Italo Calvino ma mi rilasso anche
con autori come Fabio Volo
10
Riconsegnare alla città il suo mare con un
waterfront moderno e funzionale, e una rete di
strutture attrattive capaci di accogliere al meglio
i turisti
Lina Lucci
Lina Lucci è
segretario generale
della Cisl Campania
dal 16 giugno
2009 (prima donna
a ricoprire questo
incarico in
Campania da
sempre). Sposata,
una figlia, fa parte
della Cisl da oltre
vent’anni.
Specializzata
nell’area “mercato del lavoro”, nel 2011 ha
perseguito con tenacia gli obiettivi di sempre,
denunciando quando serve, proponendo e
cercando le soluzioni migliori (per il lavoro, i
giovani, le donne, i pensionati e chi ha meno)
ogni volta che è possibile. Sono sue oltre 30
proposte per misure da adottare subito in
Campania e un’opera di sapiente impulso verso
tutti gli interlocutori istituzionali e delle parti
sociali per rilanciare il sistema portuale
campano. Ha una passione per i cani e
un’angoscia “troisiana” che l’assale appena
entra in una libreria e pensa che non riuscirà
mai a leggere tutti i volumi pubblicati.
1
Guardare mia figlia mentre dorm
2
La solitudine forzata e prolungata
3
Mi piace molto la figura di Eleonora Pimentel
Fonseca, per ovvie ragioni
4
La mia intransigenza
5
Uno spiccato senso dello humour
6
Conflittuale
7
La mia determinazione
8
Mio marito, non fosse altro perché mi sopporta
9
In questo periodo il teologo della speranza
Jürgen Moltmann, ma anche Francesco Piccolo
per il suo “Momenti di trascurabile felicità”
10
Continuare a lavorare tutti assieme per fare del
Porto di Napoli l’occasione di sviluppo che la città
merita
XXIV
Monica Sarnelli: molti la conoscono come la
voce della sigla di “Un posto al sole”, la fiction
tutta napoletana di Rai 3, ma il suo debutto
risale al lontano 1981 alla giovane età di 15
anni con un 45 giri intitolato semplicemente
“Amo”. Corista di artisti affermati come Gianni
Bella, Peppino Di Capri, Gino Paoli, Fred
Bongusto e tanti altri, pubblica nel 1983 il suo
primo album solista: “Plays”. Artista amata a
livello nazionale, non ha mai perso però la sua
impronta fortemente napoletana: gli album del
2004 e del 2007, infatti, segnano un suo ritorno
alle origini, alle sonorità della canzone
partenopea che così bene si sposa con la sua
voce calda e grintosa al tempo stesso.
Innumerevoli i premi e i successi artistici, ha
avuto anche fortunate parentesi televisive come
quella della storica trasmissione “Ritmi Urbani”,
dove figurava in veste di conduttrice. Generosa e
attiva nel sociale, è reduce dal successo dello
spettacolo che ha scritto con Dario Andreano dal
titolo “Napoli Plebiscito Italia” che, tra storie e
canzoni, ha fatto registrare un boom di presenze
al Teatro Sannazaro.
1
La felicità è sapersi accontentare di quello di
buono che la vita ti dà
2
La violenza sui minori
3
Sigmund Freud, perché abbiamo in comune non
solo il mese di nascita (lui è nato il 6 maggio, io il
9) ma soprattutto la passione per la psicologia
ma mi identifico anche in Brigitte Bardot, Marilyn
Monroe, Sofia Loren, Audrey Hepburn e Totò
4
Di me amo quasi tutto tranne il disordine che fa
parte della mia vita in tutto quello che faccio
5
Di pazienza credo di averne tanta, ma vorrei
avere la calma visto che spesso sono impulsiva
6
Amo il mio corpo e me ne prendo cura ogni giorno
andando in palestra e praticando acquagym e
functional training
7
Quello di non aver mai perso la voglia di
rimanere bambina
8
Nelson Mandela
9
Sicuramente Erich Fromm, leggere i suoi libri mi
ha cambiato la vita. Poi ancora Erica Jong
10
Rivalutare il nostro patrimonio musicale… in
questi giorni mi sto occupando di alcuni bambini
meno fortunati (figli di carcerati e
tossicodipendenti) andando nelle scuole e
portandoli a conoscenza del nostro patrimonio
musicale culturale e devo dire con grande
piacere che si stanno appassionando tantissimo.
Un’esperienza che mi ha arricchito tanto
Monica Sarnelli
Potere Rosa
Energiche, creative e indomite: le quattro donne che nel 2011 ci hanno più convinto:
Valeria Casizzone, Lina Lucci, Monica Sarnelli e Annamaria Colao
Annamaria Colao
Annamaria Colao: abbozzarne l’identikit dei
meriti significa rischiare di scivolare nel panegirico.
Intanto però sono i fatti oggettivi a farla viaggiare
ad alta quota. Docente ordinario di Endocrinologia
e Oncologia Molecolare alla “Federico II”, la prof ,
occhi celesti e sorriso che strega, è nella hit parade
dei 100 scienziati italiani più importanti del
pianeta. E con lei in campo suo marito Stefano
Caldoro, il governatore della Campania, cede
saggiamente gli onori della ribalta. Di cui in verità
lei dà l’impressione di non sapere che farsene.
Perché il tempo, fino al’ultimo spicciolo, lo dedica
alla sua famiglia, ai suoi hobby umanistici, e alla
ricerca medica per la quale rastrella fondi.
1
La felicità è un’attitudine. Ho la fortuna di avere
un buon carattere per cui mi basta sapere che i
miei cari stanno bene, sentire il sole sul viso o
aspirare il profumo dell’aria nel giardino di casa
per essere felice
2
Di causare sofferenza negli altri, in particolare in
chi mi sta più a cuore
3
Questa è una risposta difficile perché ognuno di noi
è unico nel suo
genere...
comunque nelle
donne che si sono
distinte nella storia
dell’umanità:
Ipazia, Giovanna
d’Arco, Marie Curie,
Florence
Nightingale,
Milicent Fawcett e tante altre
4
La tendenza a farmi carico dei problemi di tutti.
5
Se intendiamo le virtù platoniche (temperanza,
saggezza, coraggio e giustizia) credo forse mi manchi
un po’ di saggezza. Ma mi auguro che con il tempo
arrivi. Se parliamo di altre doti, devo confessare che
mi sarebbe piaciuto moltissimo cantare
6
Un buon rapporto. Lo curo, lo sprono, lo cullo... E ci
litigo anche, perché spesso accumulo peso contro la
mia volontà
7
La forza di volontà, l’ottimismo inguaribile, e la
lungimiranza. E poi sono buona…abbastanza!
8
Non mi piacciono gli eroi... a parte Superman, c’è
sempre qualcosa che non quadra. Preferisco gli
uomini veri, con le loro forze e le loro debolezze.
In questo senso, certamente do un bel 10 a mio
marito
9
In tema di lettura sono onnivora. Leggo i grandi
classici (ora sto rileggendo i Promessi Sposi), ma
mi piacciono molto i romanzi di azione come
Ludlum o Grisham, non disdegno i gialli… ora sto
leggendo le storie del commissario Ricciardi del
bravissimo scrittore napoletano Maurizio De
Giovanni
10
Intanto non rovinarla con azioni umane di dubbia
efficacia, perché Napoli è bellissima di per sè. Poi
mi piacerebbe vedere più gioco di squadra. Noi
italiani, e peggio ancora noi meridionali,
soffriamo di una sindrome di individualismo
spinto. In realtà, siamo pieni di amore, di senso di
partecipazione e di iniziativa, e se riuscissimo
anche ad essere collaborativi saremmo
certamente i migliori
U
Un concorso letterario
diventa un ampio progetto
culturale, alla ricerca di nuovi talenti che
possano esprimere lo spirito autentico della
scrittura italiana: “Una piazza, un racconto” è
un’antologia, curata da Iuppiter Edizioni, che
raccoglie i brani vincitori dell’omonimo premio
organizzato dalla Comunità Luterana di Napoli e
arrivato alla sua XIII edizione. La serata di
premiazione, egregiamente condotta dalla
coordinatrice culturale della Comunità Luterana
Luciana Renzetti, si è tenuta il 23 novembre scorso
nella chiesa gremita ed accogliente di via Carlo
Poerio. All’evento ha partecipato la giuria
presieduta dal presidente della Comunità Luterana
di Napoli Riccardo Bachrach e composta da
Cristiane Groeben, Aurora Cacopardo, Francesco
D’Episcopo e Massimiliano De Francesco. Il tema di
quest’anno su cui si sono dovuti confrontare i
partecipanti è stato: “La forza e la dolcezza del
mare: l’uomo in viaggio sulla terra delle onde.
Realtà e fantasia tra il mistero degli abissi e la
smodata voglia di conquistare l’orizzonte”. Il podio
dell’edizione 2011 è stato per due terzi al
femminile: il primo premio è andato, infatti, alla
veneziana Fiorella Borin con il notevole “Si scioglie
nel tino, come sale, una stella”; il secondo alla
salernitana Linda Di Giacomo con “Viva”; il terzo al
ligure Enrico Ruggiero con “Mare intermedio”.
L’attore Andrea de Goyzueta ha letto, con la
Da sinistra: Riccardo Bachrach, Enrico Ruggiero, Fiorella Borin, Linda Di Giacomo, Max de Francesco,
Aurora Cacopardo e Francesco d’Episcopo
Andrea de Goyzueta legge un passo
Enrico Ruggiero, Luciana Renzetti e Max de Francesco
Organizzato dalla Comunità Luterana di Napoli, è tra i più prestigiosi d’Italia.
Tema di quest’anno: “La forza e la dolcezza del mare”
Premio “Una piazza, un racconto”,
vince la veneziana Borin
consueta bravura, alcuni brani dei racconti
premiati, intervallati dall’esecuzione al pianoforte
di una ispirata Maria Grazia Ritrovato Buonoconto
di brani selezionati appositamente per le opere
letterarie: “Valse triste”, op. 44 di Jean Sibelius, la
sua composizione “Barche alla Marina” e “Big my
secret” di Michael Nyman. Di pregevole fattura il
volume antologico con la raccolta dei racconti
premiati e finalisti che in copertina è impreziosito
dalla riproduzione dell’arazzo “Il canto del mare”
del 1986, realizzato da Luciana Renzetti.
“Desideravo - ha detto la direttrice culturale della
Comunità Luterana - con la mia arte celebrare
questo possente elemento della natura che, a
mio avviso, in modo completo canta il colore,
il movimento, la pace, il sogno, la realtà,
il mistero dell’universo”.
(Armando Yari Siporso)
Esibizione al piano di Maria Grazia Ritrovato Buonoconto
XXVI
S
Serata incredibile, tra
solidarietà, musica e creatività,
quella che si è tenuta il 1° dicembre
nella location dell’Agorà garage Morelli,
per la presentazione ufficiale di
Artenascosta, nuova iniziativa editoriale
ideata e realizzata da Ludovica Assini e Diego
Santanelli. In un’atmosfera frizzante, resa
ancora più suggestiva dalla performance di due
compagnie teatrali e dall’esibizione dei maestri
Antonio Onorato e Guido Pappadà, gli ideatori
dell’originale periodico hanno sottolineato, nel
corso dell’evento, l’importanza della loro
Artenascosta,
debutta
la rivista della
creatività
creatura cartacea che si propone di dare
gratuita visibilità a tutto il “sommerso” artistico
e culturale (pittura, scultura, letteratura, teatro,
cinema, musica, danza etc.) non ancora
adeguatamente valorizzato, perché di nicchia o
emergente.
L’evento, patrocinato dalla Regione Campania,
ha messo in scena il contenuto del numero zero,
attraverso una rappresentazione eterogenea di
24 artisti in mostra, lo spettacolo di tre gruppi
musicali e un’installazione cinematografica. La
serata, il cui successo è stato garantito
dall’eccezionalità del programma, dalla “bella
gente” che è intervenuta e dalla straordinaria
capacità degli organizzatori di coinvolgere il
pubblico attraverso un viaggio con l’arte e
nell’arte, ha proposto anche una battitura
d’asta a scopo benefico per il sostegno
dell’iniziativa de “L’energia del sorriso”,
associazione che si occupa di clownterapia
presso i bambini ospedalizzati. Tra gli
intervenuti: Paolo Santanelli, Alessandro e
Andrea Cannavale, Laura Cocozza e Max De
Francesco, Massimo Vernetti, Rita Giuseppone,
Michele Tempesta, Pino Fermento. (ndn)
Si è conclusa il 10
dicembre la mostra di beneficenza
della Guardia di Finanza “Solidarte 2011”
che ha visto esposti a Castel dell’Ovo opere e
manufatti artistici donati dai rispettivi autori per
sostenere i progetti benefici della Fondazione
partenopea “Il meglio di Te - ONLUS”. L’intero ricavato
dell’iniziativa, organizzata dal Comando Regionale
Solidarte nel segno
de “Il meglio di Te”
Campania delle Fiamme Gialle, è stato infatti devoluto ai
progetti della Fondazione per il reinserimento nel
mercato del lavoro dei giovani detenuti dell’Istituto
Penale per i minorenni di Nisida. La manifestazione è
stata presentata il primo dicembre nel corso di una
conferenza presieduta dal Gen. D. Giuseppe Mango,
Comandante Regionale Campania della Guardia di
Finanza, ed alla quale hanno partecipato il Presidente
della Fondazione beneficiaria, Avv. Fulvia Russo, ed il
professor Rosario Pinto, critico d’arte, alla presenza del
Cardinale Crescenzio Sepe e delle massime Autorità
locali. Madrina dell’evento, l’Assessore Regionale
all’Istruzione, Edilizia scolastica, Promozione culturale,
Musei e Biblioteche, Prof.ssa Caterina Miraglia. Esposti
durante questa terza edizione della manifestazione oltre
trecento oggetti d’arte offerti gratuitamente da artisti
locali ed internazionali, oltre che dagli studenti dei Licei
artistici della Campania, dai militari della Guardia di
Finanza e dai loro familiari che hanno testimoniato così,
ancora una volta, il vincolo inscindibile che lega
profondamente le Fiamme Gialle al territorio campano
ed ai suoi cittadini. In tale ottica le dichiarazioni del
Comandante Regionale Giuseppe Mango: “Agli artefici di
tale ambizioso progetto filantropico - ha dichiarato il
Generale - voglio partecipare sentimenti di riconoscenza
per l’entusiasmo e l’autentica passione con cui rinnovano
e rafforzano, ogni anno, lo spirito di Solidarte. Mi auguro
che l’evento, conformemente alle aspettative, possa
contribuire a promuovere ulteriormente, attraverso
l’Arte, la cultura della Solidarietà, particolarmente
presente in questa città, quale nobile veicolo ed intima
espressione della sensibilità umana”. Infinita gratitudine
ai vertici regionali delle Fiamme Gialle ha invece espresso
la Presidente della Fondazione “Il meglio di te - ONLUS”,
l’avvocato Fulvia Russo, “per aver voluto portare,
attraverso questa bella iniziativa, un concreto contributo
alle attività che la Fondazione presta al fianco di chi, nella
nostra città, versa in condizione di bisogno. Il gesto che la
Guardia di Finanza ha inteso indirizzare alla Fondazione
- ha proseguito l’avvocato Russo - ci rende, al di là del
sostegno materiale per la nostra opera, profondamente
orgogliosi e ci sprona ancor più nell’intento di aiutare
quanti tra i giovani del nostro territorio vivono con
disagio la propria esistenza”. Un doppio regalo di
Natale del Comando Regionale Campania della
Guardia di Finanza alla città di Napoli, che si è
arricchita di una mostra dall’elevato
contenuto artistico. (ays)
XXVII
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G
Gatti di razze rare,
per molti sconosciute,
provenienti da tutti i paesi del mondo
si contenderanno il titolo di gatto più
bello, il 17 e 18 dicembre, dalle ore 9 alle
19, nell’area congressuale della Galleria del
Mare a Napoli, in occasione dell’Esposizione
Internazionale Felina. La Stazione Marittima di
Napoli che ospiterà questa imperdibile passerella
di splendidi esemplari di felini, è nel cuore della
città Partenopea, a 2 minuti a piedi da Piazza
Municipio, terminal crocieristico, dove lo shopping
è la parola d’ordine, per gli acquisti e le aree
ristoro tra il via vai dei crocieristi e l’intensa
attività del Terminal. Napoli ormai da quattro anni
è tappa obbligata di questa esposizione, oltre ad
altre città italiane, per volere di Costanza dei
Daragiati, organizzatrice dell’evento. Nella città
partenopea gareggeranno più di 500 esemplari di
gatti , appartenenti alle quattro categorie: gatto a
pelo lungo, gatto a pelo semilungo, gatto a pelo
corto, e gatto siamese/orientale. Verrà premiato il
migliore gatto delle varie razze e poi tra i 4 il
migliore di tutti. Alcuni gatti partecipano alla
prima gara, altri alla seconda gara con i vincitori
della prima. Così da assicurare uno spettacolo
Galleria del Mare,
sfilata di gatti
sempre nuovo.
Due giorni di
mostre e gare
internazionali,
con 5 giudici
ufficiali di cui 3
italiani. La
manifestazione è organizzata in collaborazione
con la FiFe Federation Internationale Feline e
l'ANFI Associazione Nazionale Felina, patrocinata
dal Comune di Napoli e sotto l'egida del
Movimento Azzurro Onlus, riconosciuto dallo stato
e fondato dall'onorevole Merli. Un riconoscimento
importante e dovuto ad un amico dell’uomo, oltre
naturalmente alla valenza in ambito sociale, basti
pensare alla pet therapy. La kermesse, che ha il
costo di 10 euro (gratis per i bambini fino a 12
anni) è tappa indispensabile per aggiudicarsi il
titolo di campioni europei, dopo un percorso di
gare nazionali e internazionali. Imperdibile questo
spettacolo, ravvivato dai mille colori dei gatti
Persiani ed Esotici, il fascino dei Siamesi,
Orientali, Korat, e Balinesi, la potenza dei Mine
Coon e i Norvegesi della Foresta, il mistero dei
Sacri di Birmania, la peculiarità dei Rex, la
simpatia dei British, degli Europei e dei Blu
di Russia, l’eleganza dei Burmesi e la
riservatezza dei Certosini.
P
Per chi è cliente da
anni, o per chi è solo di
passaggio in Piazza dei
Martiri, la Galleria Navarra
rappresenta un nome, in fatto di
antiquariato, fin dal 1939 con
l’esclusiva selezione di oggetti d’arte,
tappeti orientali e persiani. Vi si accede
da un leggiadro ingresso, cancello per
l’ex Giardino delle Delizie, un tempo
parte dell’ottocentesco Palazzo
Nunziante. E il giardino è ancora lì,
grazie alla famiglia d’Alessio, unico
Giardino Navarra,
al via lo shop in shop
e modelli da uomo e
da donna di eccellente
qualità. E ancora sartoria e
pellicce, oltre ad accessori di
lusso, delle aziende Real Luxury,
specializzata nella creazione e
produzione a mano di abbigliamento
ed accessori per uomo e per donna, e
Matvila pellicceria, che realizza capi
innovativi per donne di tutte le età,
lavorando ancora artigianalmente, e
in esclusiva per la Galleria Navarra.
Ma non finisce qui. Al primo piano
della Galleria, c’è infatti,
l’associazione Clandalù Art Club
Restaurant, noto ai più come “da
Bruno D’Alessio
polmone di verde nell’elegante Piazza
dei Martiri. Una certezza nel
panorama cittadino, il marchio si è
rinnovato e da giovedì 1° dicembre si è
riproposto al pubblico con una nuova
veste che privilegia lo shopping
diversificato: insomma Shop in Shop,
vale a dire una location unica con più
opportunità di acquisto. Nasce così
Galleria Navarra group, che mette
insieme le eccellenze di più tipologie di
prodotto, ognuna con il proprio spazio
e offre una maggiore selezione di
articoli. “Natale in giardino” è
l’appuntamento permanente di queste
feste: gli ospiti della passeggiata,
aperta dalle 10 alle 13.30 e dalle 16
alle 20, trovano ad accoglierli uno
speciale aperitivo di benvenuto per
festeggiare tutti insieme la novità del
gruppo e il mese dell’Avvento.
All’interno, poi, c’è Vesuvioro Gioielli,
nella splendida sala mosaico, con una
varietà di oggetti innovativi e studiati
per una donna dinamica e sofisticata,
che ama coprirsi di monili realizzati
ancora con criteri artigianali,
utilizzando oltre ai metalli preziosi
anche il rame e il bronzo, pietre dure e
ceramica Raku, di tradizione
giapponese. Anelli, orecchini, collane e
bracciali, frutto di una fantasia e
progettualità di qualità esclusivamente
italiana. Naturalmente in tutte le sale
spiccano i pezzi di antiquariato, gli
oggetti d’arte, i dipinti, gli articoli da
regalo, che caratterizzano Navarra
da sempre, oltre al salone dedicato
esclusivamente ai tappeti persiani
e orientali. Ed ecco una new
entry: la pelletteria, con una
selezione di ditte
prestigiose
Alfredo” il Presidente, che fa già parte
della stessa struttura dal 1997 e
garantisce anche soste golose, per
aperitivi e cene in terrazza o in
veranda, tra un acquisto e l’altro.
Dunque, la tradizione continua
per Navarra e la famiglia
d’Alessio, e si proietta verso
il futuro.
XXIX
Leopoldo si rifà il look
All’insegna dei pois in bianco e nero ha aperto il nuovo punto vendita Leopoldo a via Vittoria Colonna dopo
la chiusura di agosto per il rinnovo dei locali. Un progetto giovane di un’azienda antica, quella degli
Infante che, dopo tre generazioni di taralli e prelibatezze ha puntato su un’immagine più giovanile del
marchio e in particolare su pasticceria e caffetteria. Infatti, una delle novità del negozio, che è raddoppiato
in superficie, è il banco caffetteria dove si offre miscela caffè di produzione propria in collaborazione con
un’azienda di torrefazione napoletana. Molto giovanile anche il look e l’immagine coordinata: pois bianchi
e neri per le divise del personale che sono ripresi anche nelle confezioni in cartone per le torte e sul piano
del bar. Immagine che è nata da un’idea di Leopoldo e sua moglie, realizzata dalla Ogham. Nuove
protagoniste del punto vendita le torte multistrato molto elaborate, leccornie “concettuali” e un po’ fashion
come quelle che ammiriamo al “Boss delle Torte” in tv. Ma non è l’unica novità: entro fine anno Leopoldo
aprirà altri due nuovi negozi al Vomero, in via Luca Giordano e in via Scarlatti.
Luisa Longobardo
eccellente studentessa del
Liceo Sannazzaro, e campionessa
regionale di ginnastica artistica ha
compiuto 18 anni. E' stata festeggiata
nella discoteca "il Fico" dai numerosi amici
venuti da tutta Italia e dagli zii Renato e
Pinarosa Rocco, Michelangelo e Barbara Di
Rienzo, dalla nonna Andreina Di Rienzo, dai
fratelli Giosuè e Andrea. Ai fortunati genitori
Giovanni e Aurelia congratulazioni e auguri.
I 18 anni di Luisa
Longobardi
Al Vecchio 53 trionfa la tradizione
con l’estro di Iovine
Chiaia Magazine sbarca a Roma. Da questo
mese, infatti, la distribuzione del mensile
prevede una diffusione in alcuni punti della
capitale, tra cui la stazione Termini e via
Condotti. Intanto già pubblichiamo due
bellezze romane, fan del nostro giornale: la
modella Anna Janczak, esperta di moda e
moglie dell’imprenditore Andrea Corbo, e la
studentessa dagli occhi di smeraldo Federica
Mariotti, futuro dottore in Medicina,
protagonista delle feste capitoline che contano.
Bellezze romane
Esistono delle realtà gastronomiche a Napoli che riescono a proporre piatti
d’alta qualità a prezzi competitivi. Nella fantastica e infinita rete delle trattorie
e dei punti di ristoro del centro storico, in una piazza Dante sempre più
gremita, precisamente al numero civico 53, c’è il ristorante “Al Vecchio 53”, in
cui a trionfare è l’autentica cucina partenopea. In tempi di crisi, con le tasche
semivuote e i sogni nel cassetto, non c’è posto migliore per godersi una pausa
a tavola, ordinando piatti caldi e freddi della tradizione a costi contenuti. Se
il miracolo del gusto quotidianamente si rinnova è grazie all’arte e alla
bravura dello chef Massimo Iovine, mago dei fornelli e imprenditore tenace
che, dopo mille esperienze (e mille sacrifici) nel campo della
gastronomia, ha deciso di mettersi in proprio. Non resta che provare i
piatti di Iovine e capire perché “Al vecchio 53”, si entra, si ordina,
si mangia e si esce con un sorriso gustoso.(ndn)
Info: tel 0815499372
XXX
Federica Mariotti
Anna Janczak
Un sogno
decollato nel 2010. Un
anno fa Francesco Ruggieri,
valoroso fotoreporter, inaugurava
un agguerritissimo spazio web nel
quale collocava l’immenso archivio
fotografico, costruito in 50 anni di
attività (1952-2007) dal papà Antonio,
celebre firma del clic made in Naples,
cronista per immagini di mezzo secolo di
Dj Barra, musica contro la droga
Bruno Barra, Dj napoletano, dal 1996 ha iniziato una personale campagna di sensibilizzazione contro la droga e sul
sano divertimento, in tutti i club italiani. Questa campagna prevede, mediante l'utilizzo dei canali mediatici più cari ai
giovani come Internet e Facebook, la diffusione informativa riguardante l'utilizzo delle droghe, dalle più leggere a
quelle più pesanti e letali. Dj, producer e sound designer, Bruno Barra è attivo nel settore sin dal 1987 portando il
proprio suono in club e festival italiani e stranieri. I suoi dj set e produzioni vengono reinterpretate magistralmente,
spaziando in diversi generi musicali dalla house music, all' r’nb alla garage. Ispirazioni multiformi in continua
evoluzione che con stile e creatività lo fanno essere uno dei top dj's Italiani e non. I suoi successi discografici
attualmente sono: “Sax Enjoyment” edito dalla Saifam e “Sexy Thing”, prodotto dall’etichetta Checktime Records, in
collaborazione con dj Matteo Palmieri, è cantato dalla bellissima voce di Melanie Rossotto una delle top singer e
vocalist italiane. Negli anni ha riscosso ampi successi e consensi nel complicato mondo della Nightlife, divenendo cosi il
dj resident dei più famosi ed esclusivi club nazionali ed europei. Sito web: www.brunobarra.it (fabio tempesta)
Francesco Ruggieri:
un web doc
per i fan del clic
Tito Livio,
la magia
del presepe vivente
storia della città. Così quel sito è diventato
un giacimento di impagabile valore
documentale ed artistico in grado di esibire
circa 150mila immagini. In
www.archiviofotograficoruggieri.it, dunque,
una formidabile biblioteca di
testimonianze che cristallizzano la vita
della città: dalle sequenze di vita popolare
alla photogallery del jet set dell’epoca,
fino ad un frequentatissimo forum per
specialisti e curiosi: il tutto, ben
organizzato per argomenti e gestibile
attraverso un efficiente database, a
disposizione di studiosi, di appassionati, di
collezionisti. La miniera on-line di Ruggieri
non è tuttavia uno scenario statico.
Confezione e contenuti sono rivisitati
puntualmente dall’autore in un’opera di
aggiornamento costante. Per i patiti
della fotografia un must da non
perdere. (Nella foto Lo scaccino –
Archivio Ruggieri 1953).
Come ogni anno la Scuola media Tito Livio a Largo Ferrandina a Chiaia trasforma il suo cortile storico in
una piccola e poetica Betlemme. Al presepe vivente partecipano tutte le classi dell’istituto che si
preparano all’evento con il consueto entusiasmo. Dal verdummaio al castagnaro, dalle lavannare al
cestaro: nella magia presepiale vengono rappresentati i più antichi mestieri di Napoli in una scenografia
unica e suggestiva. Se l’iniziativa riscuote grande successo e, di anno in anno, si arricchisce di nuove
botteghe e sorprendenti costumi lo si deve alla tenacia e alla volontà della preside Giovanna Esposito
coadiuvata da una creativa squadra di docenti che, con l’esemplare regia della professoressa Mariolina
Delfino, riescono a ricreare straordinarie atmosfere e a onorare e rinnovare la tradizione.
XXXI
ferdinandopolverinodelaureto
La tua personale
avventura
in un nuovo, grande
Country Club
Dio ha proibito che io vada in un paradiso nel quale non ci siano cavalli.
(Cunninghame-Graham, Robert Bontine)
A sinistra il presidente Davide Gatta con Pietro de Padova
Saper17
Vivere
ARTE
CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011
Arte /
Costume /
Storie /
Personaggi /
Cultura /
Lifestyle /
Eventi /
Turismo /
Relax /
Webmania
Le mille luci
dell’arte
Da “Lights on Shadows” di Stefano Ciannella alle “Trame di
Luce” della Delhove, passando per i giardini della mente di Di
Fabio e i “Luoghi del sole e delle nebbie” di Anna Maria Saviano:
tutti i bagliori delle gallerie partenopee
ARTE
Saper
Vivere
18
CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011
di Valeria Puntuale
Gli “art space” più all’avanguardia della città salutano il
2011 con una girandola di
lucentezza: tante le mostre a
cavallo tra il vecchio e il
nuovo anno che vedono protagonista assoluta la luce.
Elemento cosmico, spazio
della mente, emersione dalle
nebbie dell’oscurità: lampi di
creatività che squarciano la
scena.
La relazione tra arte e natura
osservata attraverso lo smembramento delle forme organiche della realtà è il motore
dell’attività artistica di Alberto Di Fabio. L’artista
abruzzese classe ’66 che vive
e lavora tra Roma e New York
è il protagonista di una personale dal 13 dicembre al 10
febbraio alla Galleria Umberto Di Marino di via Alabardieri, 1. “gardens of the
mind” esplora le pieghe misteriose dell’origine della vita
tramite la riproduzione di
molecole ingigantite come
sotto la lente di un microscopio.
Di Fabio con la sua pittura
intreccia forti legami con la fisica e la biologia, ritrovando
un rapporto più autentico con
la natura, come contatto con
l’essenza del cosmo in un
unico tutto. Una personale
che conferma il carattere internazionale dell’artista: Di
Fabio, infatti, è reduce dalla
collettiva “Terrible Beauty”
tenutasi alla National Gallery
of Ireland di Dublino. “La
luce è il soggetto dominante
delle mie immagini; è la protagonista assoluta di un dialogo senza inizio e senza fine”.
Così Stefano Ciannella, fotografo e pittore, definisce il fulcro della sua arte che è
possibile ammirare nella personale “Lights On Shadows”
fino al 14 gennaio presso la
ISI Arti Associate di vico Vasto
a Chiaia, 147. Fotografia e
pittura si intersecano in una
emersione della luce dal buio
in questa mostra promossa
dall’associazione culturale
ART1307 e curata da Cynthia Penna, Marina Romano
e Bettina Mattii.
continua a pag. 19
DALL’ALTO E DA SINISTRA
Antonio Nocera
- Galleria The Apartment
Antonio Nocera
- Galleria The Apartment
Anna Maria Saviano
- Luoghi del sole e occasionalmente
delle nebbie - Galleria Le 4 pareti
Stefano Ciannella
- LIQUID SPEECH N.2 BROKEN
OFF 2008 cm140x210
Stefano Ciannella
-2.DIRECTLY 2003 cm70x92
ARTE
L
uci ed ombre rivelatrici di modi
di osservare e registrare, tese
alla costruzione di un fitto
reticolo di annotazioni, atte a
comporre un quadro identitario
dell’esistenza. Questo il senso di
“Borderlife”, la mostra curata da
Sabrina Vitiello e Fiorenzo D’Avino,
fino al 30 dicembre nello spazio
espositivo Cellamare interno 56 di
via Chiaia, 149/D. L’esposizione
raccoglie i lavori di tre artisti, uniti
da un io errante che racconta un
universo dai contorni svuotati,
graffiato dai segni dell’amarezza:
così lo ritrae il fotografo francese
Nicolas Pascarel; o trasposto in un
“mondo evaporato”, come fa il
giovane fotografo Giuseppe Parisi. I
ritratti pittorici di avventurosi e
disillusi indagatori del conoscere
umano di Sivero si districano nelle
vie della memoria e dell'animo,
lasciandosi travolgere da un
naufragio dialogico. Naufragio che
postula sì una fine, ma conduce
verso la conquista di una coscienza
ideologica. La mostra, visibile dal
martedì al sabato su appuntamento,
si profila come uno degli eventi
imperdibili di fine anno, con incontri
dedicati organizzati da Cellamare
interno 56 per approfondire le
tematiche dell’esposizione.
Saper
Vivere
19
CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011
“Borderlife”,
sguardi su un mondo
evaporato
L’esposizione raccoglie i lavori di tre artisti, uniti da un io errante che racconta
un universo dai contorni svuotati, graffiato dai segni dell’amarezza
ARTE
continua da pag 17
Immagini come impressioni,
sindoni di emozioni; lo spazio
viene affrontato, decifrato,
come luogo di infinite possibilità della mente: luogo privilegiato in cui si fondono e si
compongono ordine e caos.
La luce è anche il tema portante della personale di
un’artista il cui nome è tutto
un programma: Luce Delhove, infatti, espone fino al 14
gennaio alla Fabbrica delle
Arti di vico A. De Gasperis le
sue “Trame di Luce”, un allestimento di sculture, gioielli,
tessuti, opere luminose e tavoli ottenuti dal riuso di rifiuti
meccanici. L’artista belga, che vive e lavora
tra Roma e Milano dove è titolare della cattedra di Grafica d’arte presso l’Accademia
di Belle Arti di Brera, si concentra in una ricerca sulla
luce che inizialmente era limitata allo spazio bidimensionale
dell’incisione,
del
disegno, della pittura, mentre
ora si espande nello spazio
tridimensionale della scultura, nell’installazione e nei
gioielli, testimoni di una
grande abilità tecnica dove
l’influenza del design si fonde
con la ricerca artistica. Luce
che lascia invece il passo al
mondo dell’onirico avvolto
dalle foschie della memoria
nella personale di Anna
Maria Saviano, in mostra fino
alla fine di dicembre nello
spazio espositivo della Galleria Le 4 Pareti di via Fiorelli,
Saper
Vivere
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CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011
12d. “Luoghi del sole e occasionalmente delle nebbie” è
composta da opere soffuse,
come viste attraverso un vetro
opaco, che rappresentano la
parte più intima dell’artista
che traccia, come in un diario, memorie della quotidianità. L’idea della precarietà e
dalla impermanenza permea
le immagini, in una geografia
delle sparizioni, una topografia dello svanito. La mostra fa
suo il motto che dà il titolo al
capolavoro immortale di Calderón de la Barca: “La vida
es sueño”. Un’altra donna,
Francesca Maione, è la protagonista dell’appuntamento
con l’Arteritivo negli
spazi dell’Eiostudio di
via Ferrigni, 20. “Mille splendidi sguardi” è il titolo, che riprende quello del famoso
romanzo di Hosseini, della
personale, abbinata ad una
degustazione d’autore, visibile fino al 16 dicembre. La
Di Foggia, architetto poliedrico, nelle sue opere ha dato
anima e corpo a cose che non
possono essere dimenticate
ma esprimono il bisogno di
essere capite e raccontate.
Luce come nuova dimensione
di vita, terra promessa, conoscenza attraverso l’immortale
tema del viaggio sono i temi
della personale di Antonio
Nocera in mostra fino al 15
gennaio alla galleria The
Apartment di vico Belledonne
a Chiaia, 6. Ulisse, come tutti
gli eroi quotidiani, si stacca
dal nido per compiere il proprio destino oltre il mare: tre
installazioni e trentasei acquerelli raffiguranti barche e
uccellini, metafore della fragilità dell’essere umano, che
scivolano sull’oscurità dell’abisso notturno.
ARTE
NELL’ALTRA PAGINA
DALL’ALTO E DA SINISTRA
Feliciana Di Foggia
- Movimenti
Feliciana Di Foggia
- Mille splendidi sguardi - Eiostudio
Saper
Vivere
21
CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011
Luce Delhove
- Trame di luce - Fabbrica delle Arti
IN QUESTA PAGINA
Gardens of the mind
- 2011, acrilico su tela, cm 200x350
Galleria Umberto Di Marino
Realtà parallele
- 2011, acrilico su tela, 120x120 cm
Galleria Umberto Di Marino
LIBRI
di Rossella Galletti
Oggi scrivere di cucina è di
moda. Da miss Paltrow a
lady Parodi la celebrità ai
fornelli è diventata un business. Il motto che lega i ricettari della new age?
“Semplice e veloce”. Negli
scaffali delle librerie, tra i
libri di cucina ordinati dalle
grandi case editrici in moda-
Saper
Vivere
22
mente. E da cui emerge una
critica netta a quello che
Carlin Petrini ha definito il
circo barnum del cibo
odierno: si tratta di ciò che
ironicamente Novelli chiama
l’ingredientisme, ovvero l’ossessione maniacale per il
dettaglio degli ingredienti da
scegliere, o lo spazio food
oggi immancabile nelle case
della borghesia.
CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011
Esce il libro
di Claudio
Novelli
che critica
il “circum
Barnum”
del cibo
smo. Sesso e cibo, a cui l’autore ascrive ben due capitoli,
sono il filo conduttore di
tutta l’opera. Per il Novelli
bisogna prestare le stesse
cure ad una donna e all’impasto per il casatiello napoletano. Fare l’amore con gli
alimenti, palpare ferventemente il macinato, ammiccare all’impasto delle
polpettine di zucchine «gio-
Le ricette del passato con l’amore di una volta
Claudio Novelli mentre autografa il suo libro durante la
presentazione all’Instituo Cervantes di Napoli in cui sono intervenuti
Enrica Amaturo, professore ordinario della Facoltà di Sociologia
della Federico II, e Enzo Salomone, attore che ha curato alcune
letture tratte da “Pan per padelle e Venere sui fornelli”.
lità fast food, ogni tanto
spunta un testo diverso, in
cui il cibo è finalmente e di
nuovo meditato. In questo
caso si tratta di “Pan per padelle e Venere sui fornelli”
(Edizioni La Conchiglia, pp.
160, euro 13,00). Se sperate
di trovarvi un’elencazione di
ricette, rimarrete delusi.
Niente preparazioni rapide,
niente stratagemmi per guadagnare tempo, nessun personaggio famoso ne è
l’autore. È solo un libro, di
piccole dimensioni, che racconta di cucina con il rispetto che le è dovuto.
Unendo alla passione per il
cibo brevi e divertenti racconti su modalità di cottura,
impasto, trasformazione
degli alimenti in gustosi
piatti da assaporare lenta-
In 160
pagine
Claudio
Novelli
dà forma
ad un
piccolo
manuale,
diviso in tredici capitoletti,
sul “mangiar bene”, dove
con questa espressione non
intende soltanto il nutrirsi di
alimenti prelibati, ma goduti. E il godimento, si sa,
richiede tempo, lavoro e concentrazione. «“Quando si
mangia si combatte con la
morte!” sussurrava la frangia più estremista dell’oltranzismo cattolico
ultraconservatore (mia
nonna). Figuriamoci se è il
caso di distrarsi in questi
frangenti», avverte a pagina
ventisette. Come a dire che
un piatto a cui si presta attenzione è più buono e anche
più sicuro. Impastare, lavare,
sfregare, pelare, affettare,
spennare, farcire o sminuzzare con le proprie mani,
come rammenta Cettina Barilloni di Pitigliano nell’introduzione, tutto questo
potrebbe essere considerato
un atto ineffabile di eroti-
condo con due cucchiai», è
l’invito rivolto alle signore.
In poche parole “Pan per padelle e Venere sui fornelli” è
un tripudio di felicità culinaria e di vita. L’unica pecca è
che il libro si rivolge solo ad
un pubblico femminile, tradendo un’aspirazione ad
un’ormai passata distribuzione di ruoli che relega il
sesso femminile in cucina.
LIBRI
di Armando Yari Siporso
Un viaggio nella Napoli più
vera, attraverso quattro racconti che guidano il lettore
tra i vicoli stretti di una Napoli lontana dagli stereotipi
monumentali della città da
cartolina. Così si prefigura
“Napoli: luoghi letterari”, il
saggio di Aurora Cacopardo
e Francesco D’Episcopo,
edito da Iuppiter, presentato
alla sala della Loggia del
Maschio Angioino. Un percorso letterario che si fonde,
nel racconto della professoressa Cacopardo, con quello
Saper
Vivere
24
dell’ambientazione sono
lontani, infatti, non distante
è l’immagine del quartiere
napoletano che pare perfettamente sovrapporsi nella
mente del lettore a quella
attuale. Una zona in cui, al-
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che troverà nel calzolaio incontrato nella stessa bottega
in cui egli impara a fare il
falegname, il suo alter ego e
nelle favole che questo racconta la allegoria della sua
stessa esistenza. L’escursione nella Napoli dei romanzi prosegue con
l’intervento del professor
D’Episcopo che da vera e
propria guida, non turistica
ma letteraria, ci porta alla
scoperta di “Scala a San Potito”, racconto di Luigi Incoronato e via di
collegamento tra la Galleria
delle vicende di uno dei protagonisti e artefice delle sue
scelte poco oneste. Di compromesso è intriso anche
l’ultimo racconto del saggio,
“via Gemito”, di Domenico
Starnone. Romanzo autobiografico della memoria, e
delle memorie, di Mimì, figlio di Federì, artista costretto a fare il ferroviere.
Nella figura del padre, frustrata dai problemi più concreti ed immanenti, e nel
suo desiderio di esprimere la
propria arte al mondo, Starnone pare identificare Na-
Scoprire Napoli
e i suoi “Luoghi letterari”
Presentato
il saggio
di Aurora
Cacopardo
e Francesco
D’Episcopo
che ripercorre
la città attraverso
le opere
di Bernari,
De Luca,
Starnone
e Gemito
topografico in un iter che
parte con il racconto di
Carlo Bernari, “Speranzella”, ispirato all’omonima
strada che attraversa i quartieri spagnoli e alle vicende
che la animarono negli anni
del dopoguerra. Un passato
disegnato da Bernari, non
troppo distante dal presente, che presenta una Napoli sporca e povera e
pertanto “disponibile ad
ogni compromesso”. Molto
vicina alla Napoli del presente anche quella del secondo racconto introdotto
dal moderatore Oberto
Mandia: “Montedidio” di
Erri De Luca. Se i tempi
poli. La Napoli del
potenziale inespresso, della
violenza che Mimì esercita
sulla bella moglie Rusinè, la
Napoli dell’arte nascosta
dalla quotidianità. Una Napoli che umilia spesso i suoi
figli, e dalla quale i figli cercano spesso di allontanarsi
e, soprattutto, di difendersi,
correndo il rischio, come
Mimì, di diventare vuoti e
indifferenti. Una Napoli che
possiamo conoscere e capire
dai suoi racconti letterari
sfogliando questo saggio,
che ci farà apparire diverse
le strade della nostra città.
lora come oggi, la ricchezza
dei palazzi dei nobili, ha vicina la miseria dei poveri
del “Pallonetto di Santa
Lucia”, che l’arte narrativa
di De Luca descrive allegoricamente finanche nella diversa sfumatura di colore
del giallo dei palazzoni di
tufo, che varia anche da un
piano all’altro dello stesso
edificio come a scandire
ogni rampa di scale una diversa classe sociale. In questa ambientazione, pregna
delle contraddizioni sociali
della Napoli di un tempo e
di oggi, la dolcezza delle vicende, delle ansie, delle delusioni di un preadolescente
Principe e Capodimonte, in
quella “Napoli rampicante”
che allegoricamente disegna
il profilo di una Napoli verticale. In questa ambientazione si
svolgerà “l’intervista alla città” del
narratore attraverso
il racconto delle vicende delle persone
che sulla scala passano, dormono, vivono. Anche in questo
racconto breve l’idea di
compromesso, al quale
ogni napoletano pare essere costretto per il solo
fatto di voler vivere la
città, sarà filo conduttore
LIBRI
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Libridine
Frammenti di vita e ricordi nell’ultimo romanzo di Pierfranco Bruni
di Aurora Cacopardo
P
ierfranco Bruni con quest’ultimo lavoro, ultimo solo in
ordine di tempo, fa i conti con le paure contemporanee
diventate strumento di controllo sociale e con la menzogna
manipolatoria della politica. Il romanzo (“La bicicletta di
mio padre”, Luigi Pellegrini Editore) è un riflessivo andirivieni tra gli eventi esterni, tra lo spettacolo del male,
(nel presente e attraverso i ricordi, la tragedia del comunismo, la primavera di
Praga) le circostanza della propria vita, gli
amori, i suoi rapporti con gli altri e con il
padre il cui ricordo è dato dalla continua
anafora: “…La bicicletta di mio padre,
prendo la bicicletta di mio padre, pedalo
sulla bicicletta di mio padre…”, con il figlio,
con la figlia. Il libro ha, inoltre, cadenze saggistiche con riferimenti a Leopardi, Proust,
Eliade, Nietzsche, D’Annunzio, Calvino, belle
e poetiche le pagine dedicate a Francesco Grisi
con meditazioni sulla paura, sulla vita, sul dolore, che ci porta ad essere saggi e lucidi, salvo
poi a dimenticare l’esperienza e ricadere nelle
vecchie abitudini imperfette. Il romanzo è un libro sommesso, l’autore intreccia la sua vita al continuo ricordo
del padre prendendo spunto dalla bicicletta nera, forte e
lucida con cui il genitore era solito girare. “Memento
mori” o ricerca del tempo perduto, frammenti di vita e ricordi di stagioni e amori scomparsi rievocati da un chiar di luna o dal vento
sorto all’improvviso o ancora dal frangersi furioso del mare sugli scogli.
Pierfranco Bruni in questo lavoro
cela anche una sottile religiosità, una
vsione di insieme che tutto riconduce ad un atto di affermazione ultima, sul dissolversi delle esistenze.
È vero che tutto finisce, ma nulla
va perduto. Sogni, pensieri, ricordi
– è questo il nocciolo del romanzo
– proprio nel fuori, nelle azioni,
nei gesti, nella vita di tutti i
giorni nella quale tra passato e
presente convivono l’attesa e la
speranza.
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“VEDIMI PICCOLA”, SOGNI E PAURE DEI TRENTENNI D’OGGI
L’amore e la ricerca di sé nell’esordio letterario di Simona Sanseverino
di Rita Giuseppone
Esce per Iuppiter Edizioni il primo romanzo di Simona Sanseverino dal
titolo “Vedimi piccola – Che fine ha fatto l’amore?”,
un volume, scritto da una giovane
donna per un pubblico giovane,
nel quale si affrontano temi quali
l’anoressia, il distacco dalla famiglia d’origine, i tormenti della maturità, la ricerca di sé stessi e
dell’amore, ma anche quella voglia e
allo stesso tempo quell’incertezza dell’agire che spesso caratterizza i trentenni odierni. L’autrice, infatti, ha
trentacinque anni, e sin da bambina osserva con passione il mondo e le relazioni umane, ma è sempre più convinta
di non volersi omologare agli altri e sostiene con fermezza il suo ideale di non
vivere a mezz’aria. Laureata in Filosofia,
la Sanseverino vive tra Napoli e Roma,
perché una città sola non le basta, e si occupa di Formazione, Selezione, Sviluppo e
Ricerca, nonché di Politiche di sviluppo e
coesione, ma ama anche dare sfogo alla sua
creatività nell’azienda di famiglia.
Il suo romanzo breve ha come protagonista Chiara, una bella ragazza
dagli occhi scuri, in procinto di lasciare la casa paterna e la
sua città per un nuovo lavoro che la renderà finalmente indipendente e una nuova esperienza di vita che le permetterà,
lontana dai suoi amici e dalla figura di sua madre, di scoprirsi donna e di affrontare i nodi della propria esistenza,
anche attraverso il rapporto con gli uomini. Cambiamento,
metamorfosi, dunque, la stessa espressa dal simbolo della
farfalla che l’autrice ha tatuata sulla pelle e che, grazie
all’illustrazione di Paola Del Prete, è l’immagine della
copertina. Per lei, e insieme a lei per un’intera generazione, si tratta di stabilire “in che modo mordere la
vita”, di misurarsi, non più con ideali - che seppure difficili da raggiungere costituiscono un solido punto di riferimento al quale tendere - ma con la sfuggevolezza
del Caso, nei confronti del quale la volontà può poco.
Quando ci si trova di fronte a più di un’opportunità,
non basta più un solo cassetto nel quale riporre il
proprio sogno, allora sogni e cassetti si moltiplicano
vicendevolmente in un gioco di specchi senza fine.
Come Chiara, è plausibile credere che anche l’autrice cerchi sempre di “vedersi piccola”, ma ancora
di più vorrebbe “vedersi piccola” negli occhi di un
uomo, che non sia spaventato dalla sua niente affatto piccola fantasia.
EVE
NTI
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Chiaia Magazine prosegue il viaggio tra i gruppi musicali emergenti
partenopei. Ancora una volta i generi, le sonorità, i musicisti e i locali
che li ospitano sono i protagonisti della sesta puntata
accantonate per mancanza di
tempo. Ai nostri concerti la
gente ha negli occhi la speranza
e questa è una cosa che ci dà
una forza enorme.
Come nascono i vostri brani
inediti?
Sentiamo il gospel dentro di noi;
per noi è la musica dell'anima, il
miglior veicolo attraverso il quale
riusciamo ad esprimere quello
che viviamo e i nostri sentimenti.
Abbiamo registrato anche un cd
“The Great Halleluja”, che
prende il nome proprio da un
brano inedito; ma è un disco autoprodotto e non vendibile in
grandi megastore per chi come
noi fa questo sopratutto per be-
Peter’s Gospel Choir: quando
la musica nasce dall’anima
di Gianluca Massa
Il Peter's Gospel Choir nasce
dall'esigenza di arrivare a Dio
attraverso la musica; di infondere in chi ascolta la stessa pace
e serenità che li tiene uniti da
oltre 13 anni. Nato dalla forte
fratellanza di Fausta e Giorgio
Molfini insieme a Roberta e
Leopoldo Papa, e sostenuti da
padre Pietro della cappella dei
Padri Dehoniani di Marechiaro,
il Peter's Gospel Choir è oggi il
primo coro gospel rappresentativo della Campania. Più che un
coro è una famiglia di 14 giovani voci. Diretti da Fausta
Molfini, il coro cerca di far rivivere la spiritualità e l'energia dei
gospel afroamericani, trasmettendo al pubblico un profondo
messaggio di speranza. I brani
scelti spaziano dai più accorati
spiritual “a cappella” come
“God Rest You Merry Gentlemen” introdotta da Andrea Distefano e Valentina Ranalli, ai
gospel blues come “Get Ready
For Your Miracle” interpretata
da Federica Mottola. Non mancano momenti più intimi come
“Center Of My Joy” in cui la
voce della soprano Stefania Coratella arriva a Dio quasi in
punta di piedi o “More” in cui
le voci di Paola Casella e della
giovanissima Ilaria Diletto si alternano prima delle svisate armoniose di Claudia Miele.
Stupenda è “Yes”, sia per l'intensità stessa del brano che per
la grinta interpretativa di Roberta Papa, così come il profondo ringraziamento al
Signore con la potenza di Giorgia Palmari su “Thank You”. E
a dicembre non mancano i tradizionali canti natalizi come
“White Christmas” riarrangiata
in chiave jazz ed interpretata
dalla stessa direttrice del coro
Fausta Molfini, le atmosfere
dark di “Carol Of The Bells”con
la calda voce di Claudia Miele e
la classica “Silent Night” per la
formidabile Stefania Fusco. In
“Joyful Joyful”, tratta dal film
Sister Act, si distingue l'energia
di Beatrice D'Alessandro e il tenore Andrea Amodeo che si cimenta in un simpatico rap. C'è
spazio anche per brani inediti
come “Praise To The Lord” e
“And Now The Sun Is Bright”,
una dedica d'amore interpretata
da Antonella “Trilly” Ciocchi e
Leopoldo Papa, tra gli autori
del pezzo insieme a Giorgio
Molfini, arrangiatore e polistrumentista del coro. E a chiudere
ogni concerto, una delle preghiere gospel più belle, “Total
Praise” di Richard Smallwood,
che unisce le voci in un unico
grande coro rivolto a Dio. Li abbiamo ascoltati presso La Feltrinelli di Via Santa Caterina a
Chiaia, in cui il Peter's Gospel
Choir ha regalato il meglio della
sua capacità espressiva in un
concerto intenso di emozioni ed
energia. La direttrice Fausta
Molfini e Roberta Papa hanno
risposto ad alcune nostre domande:
Come nasce l'idea di un coro
gospel?
L'idea del coro nasce da Giorgio e Leopoldo, e dall'entusiasmo di un sacerdote, Padre
Piero, che fu il primo a sostenere
la nostra anima black e a darci
la possibilità di esibirci per la
prima volta. A lui abbiamo dedicato il nome del coro.
Cosa pensate di dare alla
gente attraverso il gospel?
Una delle cose che abbiamo notato in tutti questi anni è che
alla fine tu trasmetti quello che
la gente vuole che tu gli trasmetta, ciò di cui ha bisogno,
soprattutto speranza e solidarietà, cose che nella vita frenetica
di
oggi
vengono
14 voci ma un solo
grande cuore:
spiritual e blues
per avvicinarsi
a Dio
neficenza e solidarietà.
Il gospel è un momento di
congiunzione con Dio...
come vi preparate prima di
ogni concerto?
Prima dei concerti noi preghiamo, diciamo il Padre Nostro. È un momento in cui ci
mettiamo in cerchio, ci guardiamo negli occhi e ci prepariamo con lo spirito a salire sul
palco ed offrire le nostre emozioni attraverso il canto.
Che cosa rappresenta per voi
il Peter's?
Il Peter's è come una famiglia,
una parte di noi. Sentiamo
ognuno di loro dentro: quando
loro soffrono soffriamo anche
noi, quando li vediamo tutti
contenti e allegri, che si guardano con gli occhietti che brillano, siamo strafelici.
Il Peter’s Gospel Choir è composto da: Fausta Molfini (direttrice);
Andrea
Amodeo,
Leopoldo Papa e Andrea Distefano (tenori); Roberta Papa,
Claudia Miele, Stefania Fusco,
Paola Casella, Ilaria Diletto,
Beatrice D’Alessandro (contralti); Antonella “Trilly” Ciocchi, Stefania Coratella, Giorgia
Palmari, Valentina Ranalli, Federica Mottola (soprani).
LA
PILLI
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Sfizi&Note di Massimo Lo Iacono
ECCELLENZE MUSICALI TRIONFANO L’ANTICO E IL BRIO
S
i dedica questo pezzetto di commiato al 2011 al trionfo
dell’antico, ovvero a quel gran recupero dell’immenso
patrimonio musicale cittadino ed oltre che a più voci, e
non senza contrasti terribili (che qui si dimenticano in nome
di un armonia che è anche bon ton, indispensabile sempre)
portano avanti “Il centro di Musica antica”, Antonio Florio
con i suoi strumentisti oggi fuori dal “Centro”, ed attivo con
l’associazione “Scarlatti” ed alcuni conservatori dell’ antico
Regno in S.S.Marcellino e Festo, la “Nuova Scarlatti” nei
suoi concerti al “Museo diocesano”, l’eccellente Mauro
Castaldo con l’associazione “Trabaci” dedicata alla musica
per organo, il “Convivium armonico” del Sancarluccio, e
Sguardi lontani di Francesco Iodice
IL FASCINO PERVERSO DI LADY HAMILTON
D
iciassette anni dopo la visita di Mozart, il 16 marzo1787 - nel palazzo
Sessa a Cappella Vecchia - anche Goethe ebbe il suo approccio con
l’esteta sir William Hamilton - collezionista di reperti antichi grecoromani e ambasciatore inglese a Napoli - e la sua giovane seconda moglie:
Emma Lyon, bellezza inglese mitica, pescata da sir William nei bassifondi di
Londra. Come tutti, il grande poeta tedesco fu travolto e abbagliato
dall’avvenenza straordinaria della donna, tanto da scrivere, nel suo
“Viaggio in Italia”: “…Mi hanno invitato al ritorno dalla Sicilia a pranzo a
palazzo Sessa e, al calar del sole, miss Harte (nome d’arte che Hamilton
aveva dato a Emma, ndr) si è esibita, sfoggiando i suoi talenti
musicali…(ed altro, nda)”. Hamilton costituì una vera e propria centrale di
attrazione per gli stranieri in transito nella nostra città: tra i tedeschi
illustri, Goethe (che rimase a tal punto incantato dalla nostra città da far
scrivere al figlio: “…mio padre non fu mai del tutto infelice, perché per
consolarsi poteva sempre con il pensiero tornare a Napoli”), Mozart,
Lessing, Herder e il principe vonAnhalt-Dessau; La reputazione di sir William
fu legata al rapporto scandaloso con la giovane Emma. Nel 1764 era stato
nominato Extraordinary Envoy a Napoli, poi dal 1767 Plenipotentiary
Minister e per circa 37 anni rappresentò gli interessi del Regno Unito, ma
inevitabilmente perseguì accuratamente anche i suoi e lo fece in modo
eccellente: quale modo migliore infatti che procacciarsi una bellissima donna?
Le doti di attrice e cantante di Emma non piacquero però a Goethe che la
bollò nettamente: “…ha invero una bellezza prodigiosa, ma è priva - devo
perfino il San Carlo, avendo invitato l’ottimo specialista
Chistophe Rousset per Cimarosa. La produzione del San
Carlo oggi, prima uno dei concerti della “Nuova Scarlatti”
con grandi arie barocche, e prima ancora la ripresa del gran
frammento dell’Erminia” di Scarlatti in palazzo Zevallos,
con splendida “generale” in S. Caterina da Siena, hanno
avuto fulgente protagonista vocale in Maria Grazia Schiavo,
astro napoletano fulgente nel panorama musicale italiano e
per ben tre volte ravvicinate anche in città: incredibile! Se
n’è ammirato via, via il pathos, il virtuosismo, nelle
performance per il “Centro” e la “Nuova Scarlatti”, il brio a
San Carlo, ben oltre l’affaticato humour della regia.
Insomma una bella completezza artistica, di cui si gode con
sereno piacere, nel segno di una continua ricerca d’accenti e
modi incisivi d’imporsi in scena assai apprezzabile. Tra gli
altri artisti ricordati di sopra si vuole segnalare in particolare
Mauro Castaldo, organista titolare all’Immacolata, tra
Vomero ed Arenella, attivo moltissimo in Santa Caterina a
Chiaia ed alla chiesa dei Tolentini, studioso dotto e sobrio,
che con eccellenti partner, strumentisti e coro, quasi ogni
domenica fa vivere intensi momenti di spiritualità e musica
nelle chiese di cui cura i concerti, sovente facendosi
applaudire all’organo, con la discrezione che lo distingue.
Per l’anno prossimo si augura queste realtà, soprattutto le
meno facoltose, le più care al pubblico e piene di ottima
volontà, tutte all’insegna del privato di rinnovare la loro
grande offerta musicale settimanale che è il vero nostro
tessuto musicale - con pochissime altre iniziative, i
“Luterani” certo - senza ori, velluti e clamori d’immagine
sterili, costosi.
confessare - di sensibilità e di capacità vocali” (erano ben altre le “qualità”
con cui si era imposta alla regina Carolina, ma soprattutto all’ammiraglio
Nelson). A Londra anni prima Emma faceva la prostituta e quando Goethe la
vide per la prima volta aveva 24 anni, Hamilton 57. Ebbe una vita sregolata
e fece la fine che si meritava:
tornata a Londra nel 1800 perse il
marito (per morte naturale) e
l’amante Nelson (nella battaglia
vittoriosa di Trafalgar), finì in
prigione due volte per debiti,
dopo aver dissipato al gioco
d’azzardo l’eredità Hamilton ed i
“regali” di Nelson. Essendo le sue
grazie sfiorite, priva ormai dei
“ferri del mestiere” e, altro non
sapendo fare, si ridusse a
chiedere l’elemosina per strada:
morì a Calais, povera e
alcolizzata, a cinquant’anni.
Anche Nelson “merita” il nostro
risentimento perché, aizzato dalla
“nobildonna”, stracciò l’accordo
del cardinale Ruffo e mandò a
morte 198 patrioti. A Londra bighellonando per Trafalgar
Square e giunti davanti alla colonna con in cima l’ammiraglio - i turisti
napoletani lo tengano bene a mente: quella per noi è una “colonna
infame”.
LA
PILLI
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CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011
NAPOLI VINCE CON I FRATELLI MOSCARELLI
Amarcord
di Rosario Scavetta
ABBASCIO
‘O GALLÒNE
N
apoli in cima ai pensieri. E la sua prestigiosa tradizione musicale da rilanciare. Pur occupato in passato nella
propria professione, quella di commissario di polizia a Palermo nella Mobile di Boris Giuliano, e poi dirigente
dell’Antimafia e investigatore della Dia, infine direttore nazionale dell’Antidroga, Paolo Moscarelli non ha mai
dimenticato il primo amore, quello di far canzoni secondo i canoniclassici della melodia napoletana, segnalandosi
come autore di brani per gente del calibro di Peppino di Capri (da sinistra nella foto con Moscarelli e Nuccio
Apolito) e Carlo Missaglia. Così, adesso, Paolo si è cimentato in una nuova prova d’autore, ma stavolta insieme a
suo fratello Enrico, rubato per l’occasione al suo abituale ruolo di grecista di fama internazionale. La singolare
ditta artistica, cioè Paolo con la sua chitarra ed Enrico con i suoi testi, ha partorito un album a tempo di record: il
cd si intitola «Bottega Fratelli Moscarelli» e sulla piazza caprese, dove il duo gioca in casa, sta andando a ruba.
Ora però si punta alle grandi platee, appassionate delle melodia partenopea di qualità. L’album contiene 8 brani,
alcuni inediti e altri già eseguiti da Peppino di Capri. Il registro è quello colto e suggestivo della tradizione,
rivisitata anche da sonorità più moderne. Il sentimento è quello eterno del’anima partenopea.
TALENTI ALLA RIBALTA: JOY SAVERIÀ
33 anni indossati con spigliata disinvoltura, faccia
irlandese e cuore sudista con radici in Irpinia,
Giuseppe Saveriano, in arte Joy Saverià, è tra i
talenti più promettenti dell’entertainment italiano. E
se lui punta ad un ruolo duraturo nel cuore del
grande pubblico, l’impressione è che prima o poi
farà breccia definitivamente. Ma Joy non ha fretta
perché, da showman di razza, ha la tenacia di chi
sa di valere: merito probabilmente della dura
gavetta che ha accumulato, malgrado la giovane
età, calcando i palcoscenici più disparati con una
facilità a mutar pelle che la dice lunga sulla sua
cifra d’artista. Perché Joy è partito proprio dal
basso, facendosi le ossa d’estate nei panni di
animatore dei villaggi turistici, proprio come un tal
Fiorello che per lui è un’icona, e continuando
d’inverno nel giro del nightclubbing napoletano
come imitatore e cantante. Un noviziato d’artista di
quelli tosti, quindi, che Joy poi ha arricchito con altri
numeri a 24 carati, diventando anche cabarettista e speaker di
eventi (in quest’ultimo caso anche su prosceni importanti a
Roma e a Milano). Joy, del resto, è un argento vivo: nel suo
curriculum c’è una laurea in sociologia, un’esperienza da
assistente di studio in casa Mediaset, e il diploma di attore
professionista, conseguito a Roma alla scuola d’arte
drammatica “Teatro e azione”. Inevitabile, allora, che qualcuno
si accorgesse di lui e gli offrisse una chance preziosa sulla
L
a darsena di Pozzuoli è sicuramente
uno degli angoli più caratteristici del
centro storico puteolano. Essa si trova
nei pressi del molo “caligoliano” e della
chiesetta della Presentazione di Gesù al
Tempio (Assunta a Mare), ai piedi del notissimo rione Terra. La zona è nota con
l’appellativo di “’o Galiòne” (da galeone:
veleiro militare e anche da carico, proprio del XV e XVI secolo, di grande
stazza, con scafo a due ponti, forte cavallino, quattro alberi, due a vele quadre
e due a vele latine, e privo di remaggio;
era armato con almeno trenta cannoni ed
era adatto soprattutto alle navigazioni
oceaniche). Il curioso toponomino deriva
dal fatto che in diverse stampe del Seicento, appare raffigurata, ormeggiata in
questo luogo, una grande nave da
guerra, proprio in corrispondenza dell’attuale darsena a difesa del porto e della
città contro i frequenti assalti dei barbareschi.
ribalta teatrale: e Joy si è dimostrato
all’altezza anche coi testi di Ionesco,
Pintor, Shakespeare e Goldoni (nella
foto: Saverià recita ne “La moglie
saggia”). Tutte prove d’attore per le
quali ringrazia soprattutto,
considerandolo maestro di vita e di
arte, Giorgio Albertazzi che lo ha
accolto nel suo progetto “Atelier
Albertazzi”, anche se poi Joy
confessa che l’altro suo idolo è
Massimo Ranieri, simbolo non a
caso di napoletanità vincente.
Perchè Napoli è in cima ai suoi
pensieri da sempre. Al punto tale che, dopo una lunga spola
tra Roma e il golfo, Joy ha deciso di fare l’emigrante al
contrario: è stato il suo orgoglio meridionale, infatti, a
suggerirgli adesso di costruire occasioni nella sua terra. Il
progetto è ambizioso: scrivere sceneggiature sociali con
location e storie il cui baricentro è Napoli (o la Campania). Joy
ci sta lavorando e probabilmente centrerà l’obiettivo. Perché
uno così, dove lo metti funziona (Alvaro Mirabelli).
LA
PILLI
Saper
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CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011
La Rivista
“AGRICULTURA E INNOVAZIONE”,
TUTTE LE PROPOSTE PER
RILANCIARE LO ZOO DI NAPOLI
vicissitudini dello Zoo di Napoli e della campagna
promossa dallo stesso Cirella per trasformare l’area in
un polmone verde cittadino, un parco dove flora e
fauna locali possano essere preservate. Infine, un
approfondito speciale dedicato all’enogastronomia,
con tutti i segreti degli struffoli e degli altri dolci
natalizi, un interessante resoconto sul Napoli Pizza
Village con dati e immagini, il 5° concorso del
Provolone Monaco Dop e i risultati della vendemmia
2011.
Da non perdere, un interessante reportage sullo stato
di Cearà in Brasile dove si trova lo splendido Parco
Nazionale di Jericoacoara, che si estende per circa
6.850 ettari, insieme ad un accurato approfondimento
sul rapporto che intercorre da secoli tra il Paese
verdeoro e lo spiritismo.
uscito il numero di dicembre di“Agricultura e
Innovazione”, la rivista trimestrale che si occupa di
Èagricoltura,
zootecnia, prodotti tipici, ambiente e
turismo. E, a proposito di innovazione, come i prodotti
editoriali più all’avanguardia, anche la pubblicazione
diretta da Nando Cirella ha adottato i Qr code, piccoli
riquadri che possono essere letti dagli smartphone per
fornire ai lettori tecnologicamente più avanzati sul
proprio telefonino di ultima generazione contenuti
multimediali legati all’articolo che stanno leggendo.
Nel numero in edicola si può inoltre leggere delle
alocchi con passaporto europeo:
per poter circolare in Europa, inB
fatti, dovranno, essere muniti di apposito “bollino di sicurezza CE”. È
quanto stabilito nello schema del decreto legislativo, varato dal Consiglio
dei Ministri lo scorso marzo in attuazione della direttiva comunitaria
2007/48/CE. Alla luce di quanto prevede il nuovo provvedimento, “i giocattoli, comprese le sostanze chimiche
che contengono, non devono compromettere la sicurezza o la salute dell’utilizzatore o dei terzi, quando sono
utilizzati conformemente alla loro destinazione o quando ne è fatto un uso
prevedibile in considerazione del comportamento abituale dei bambini. Si
deve tenere conto dell’abilità degli uti-
L’oralegale
di Adelaide Caravaglios
GIOCHI SICURI
TARGATI CE
Terni&Favole:
Contro la recessione i numeri della Meraviglia
Natale magro, recessione alle porte, lacrime ministeriali e stangate alla Monti: il 2011
chiude i battenti tra spread, sentenze europee e depressione dei portafogli. Napoli, città da
sempre abituata alla sofferenza, sembra resistere alla crisi, almeno per ora. Nella
tabaccheria Postiglione a Largo Ferrandina a Chiaia, il clima è comunque di festa,
nonostante l’economia a pezzi. Tra Gratta e vinci, 10 e lotto e Turista per sempre, Alberto
Postiglione, il mago dei numeri, lancia le sue combinazioni: «A dicembre
raccomandazione: guai a tradire i numeri della tradizione. Consiglio, quindi, di giocare il
terno della Vigilia che fa 24-25-32 e l’ambo della Meraviglia, ovvero 56 e 72. Questi
numeri vanno inseguiti sulle ruote di Napoli, Milano e Bari almeno per 9 estrazioni». Nella
sua cabina di regia, dopo aver consultato la Smorfia per trovare il numero giusto,
Postiglione continua a regalare suggerimenti: «Fino a metà gennaio ecco gli ambi su cui
credere: 27-29, 8-20, 6-89, 81-90. Quest’ultimo ambo può essere abbinato al 16 o al 31.
Tutti questi numeri vanno giocati su Napoli e tutte». Non resta che giocare (poco) e
sperare (tanto) per augurarsi di trovare tra i regali una bella vincita al lotto. Di questi
tempi, è davvero un bella cosa…
24+25+32/56+72x9
/27+29/8+20/6+89
81+90/+16/+31
lizzatori e, se del caso, di chi effettua
la sorveglianza, in particolare per
quanto riguarda i giocattoli che sono
destinati ai bambini di età inferiore a
36 mesi o ad altri gruppi di età”. La
normativa prevede, in più, diversi obblighi a carico di rappresentanti autorizzati, importatori, distributori e
fabbricanti, i quali ultimi, in particolare, saranno tenuti non solo - se utilizzano un proprio marchio - a
garantire che “sui loro giocattoli sia
apposto un numero di tipo, di lotto, di
serie, di modello oppure un altro elemento che consenta la loro identificazione”, ma anche, una volta
preparata la documentazione tecnica,
ad eseguire la procedura di valutazione della conformità.
LA
PILLI
Saper
Vivere
31
CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011
BellaGente di Tommy Totaro
ARMANDO MARASSI,
DA LONDRA A NAPOLI CON UN’IDEA GENIALE
Il musicista Armando Marassi, è ritornato a Napoli dopo cinque anni vissuti
a Londra dove ha suonato e ha finalmente imparato l’inglese. Ritornato a
Napoli, oltre a continuare la carriera di musicista e cantautore, ha creato, in
collaborazione del suo amico “Hassan Black”, il progetto “Sim’ e Napule”.
Cos’è “Sim’ e Napule”?
È un’idea partita circa tre anni fa, proprio a Londra. Vivere in Inghilterra è
bello sotto tanti aspetti, ma Napoli e le persone a me care mancavano ogni
giorno sempre di più. Avevo bisogno di un contatto costante con loro e
Facebook fu la mia salvezza. Imparai un programma facilissimo al
computer che mi permetteva di modificare foto titolandole con doppi sensi
mischiati tra la lingua che stavo imparando e quella che già conoscevo. Il
risultato è stato un connubio esilarante. Per esempio il primo logo: una fetta
V
ictoria Malanchuk è la Miss Pin Up
Chiaia di dicembre. Nata ventiquattro
anni fa a Sevastopol, città Ucraina situata
sul Mar Nero, Victoria è alta un metro e 68
e le sue misure sono 88-62-89. Il suo viso
angelico e rassicurante nasconde in realtà un
carattere deciso e una verace
passione per la vita: la classica
ragazza della porta accanto,
come lei stessa si definisce, ma
con tanta grinta e una marcia in
più. Bellezza naturale, semplice
ma elegante al tempo stesso, Victoria comincia ad appassionarsi
alla danza fin dalla tenera età: a
quattro anni, infatti, inizia con la
danza classica, per poi proseguire
con danza moderna. Ed è proprio il
ballo ad aprirle l’orizzonte del culto
del corpo che la porta ad interessarsi
di fotografia e del mondo dello spettacolo. A 18 anni Victoria lascia il
paese natio e approda in Italia dove lavora come fotomodella, indossatrice e
valletta per diverse trasmissioni televisive nazionali e internazionali. La sua indole di esteta la porta ad una continua
di formaggio (“cheese” in inglese) affiancata dalla scritta “c’e cheese” (“ci
hai ucciso” in napoletano).
Quindi dicevamo, Facebook la tua salvezza. Molte persone lo odiano,
come mai?
Credo non siano sincere. Ormai tutti posseggono un account e forse chi
asserisce di odiarlo, probabilmente sarà registrato sotto un falso nome. Poi
certo, se copi e incolli links stupidi probabilmente è una perdita di tempo,
ma quello non è il mio caso .
Ritorniamo a parlare di “Sim’ e Napule”. Come sta andando il
marchio?
Bene, considerando il fatto che tutto è partito come un gioco, anche
piuttosto bene. A novembre abbiamo lanciato il nostro brand al Flame in
via Aniello Falcone. Davide Arnò, il proprietario, appena vide queste
magliette, spalancò gli occhi e mi disse: “Stupende! Organizziamo una
serata”… oggi il Flame è un nostro stretto partner. I ragazzi dello staff
vestono tutti le nostre t-shirts “c’e cheese”.
Quale sarà la prossima mossa sulla scacchiera del business?
Estendere la vendita anche ai negozi. In questo periodo sto cercando punti
vendita giusti. Non voglio costringere nessun negoziante a comprare i nostri
articoli “Sim’ e Napule”. Stiamo crescendo e quindi abbiamo bisogno di
una certa positività: se vedo la giusta sinergia si parte. Tra qualche giorno
faremo un servizio fotografico che lascerà tutti a bocca aperta… non posso
dire di più, ma preparatevi ad un messaggio molto forte!
Come vivi il quartiere Chiaia?
Beh, è un posto che sto scoprendo adesso. Prima di vivere a Londra
frequentavo per lo più il centro storico. Spesso sono al Voga e con loro sto
lavorando ad un progetto discografico. Qualche giorno fa è uscita la
compilation Voga Cafè che contiene anche un mio brano, “Without You”,
distribuito dalla Global Net e in vendita in tutti i negozi di dischi. Poi adoro
lo S’move: passo sempre lì prima di andare ovunque.
Feltrinelli invece è il mio salotto, amo sedermi, leggere ed osservare la gente
che passa. Per non parlare del profumo dei dischi misto a quello dei libri,
impazzisco.
Miss Pin Up Chiaia
a cura di Fabio Tempesta
VICTORIA,
LA BELLA DEL MAR NERO
ricerca della bellezza, passione che sfocia in
una vera e propria attività: conseguita, infatti la qualifica di “beauty therapist”, lavora nel settore dell’estetica e del wellness.
Victoria, però, annovera tra i suoi interessi
anche il canto e il pianoforte e nel tempo
libero si esercita in qualità di interprete,
in quanto parla correntemente ben quattro lingue. Degna
rappresentante del suo
segno zodiacale, quello
dell’Ariete, Victoria è
istintiva, impulsiva e
passionale. Ridanciana
e appassionata di
viaggi, non sopporta la
monotonia e ama cambiare: non ha uno stile
costante, anche se non
rinuncerebbe mai ai
capi delle griffes Gucci
e Victoria Secret. Briosa
e allegra, definisce la
sua vita “una polka
vorticosa”.
EXIT
32
Saper
Vivere
CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011
In questo numero hanno scritto
Aldo De Francesco
Rossella Galletti
Nino De Nicola
Rosario Scavetta
Renato Rocco
Alvaro Mirabelli
Massimo Lo Iacono
Si ringraziano per le foto Francesco Ruggieri e Vittorio Tomasone
di Renato Rocco
la testata
di malatesta
Colmo di fulmine
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Tommy Totaro
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seguo», il docufilm sul Giancarlo Siani, il
giornalista ucciso dalla camorra, scritto,
prodotto e diretto da Maurizio Fiume, è
acquistabile al prezzo di 3,90 euro. Chi è
interessato all’acquisto o è interessato a
organizzare una proiezione pubblica, può
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Era un uomo di fegato
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L’umiltà è il pudore
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