distribuzione gratuita w w w . c h i a i a m a g a z i n e . i t magazine SAPER VIVERE LA CITTÀ IUPPITER EDIZIONI anno VI n. 12 dicembre 2011 DIAMO I NUMERI 1 SOM MARIO CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 SOS CITY pag. 2 EDITORIALI di Max De Francesco e di Marco Mansueto pag. 3 COVER DIAMO I NUMERI pag 4 PRIMO PIANO BAGNOLI, ADDIO ALLA COPPA di Pino Fermento pag. 7 PRIMO PIANO PAN, IL GRANDE RATTOPPO di Oscar Medina pag. 8 QUARTIERISSIME POSILLIPO, DECOLLA LA DIFFERENZIATA CON IL PORTA A PORTA pag. 11 QUARTIERISSIME ORDINE DEI MEDICI, ZUCCARELLI NUOVO PRESIDENTE pag. 14 RIFLESSIONI di Mimmo Della Corte pag. 15 LE PORTE APERTE pag. I pag. II SPIRAGLI NATALE “HA” NAPOLI, GLI EVENTI DEL COMUNE PORTA D’INGRESSO LA PIEDIGROTTA DELLA NATIVITÀ di Max De Francesco pag. IV PORTA D’INGRESSO IL MENU DELLE FESTE RIVISITATO DAGLI CHEF di Fabiola Morano pag. VII PORTA MAGICA “FEISBUC – UN MARE DI AMICI” di Enrico Lava pag. XIII IM-PORTA TE LA DO IO L’INNOVAZIONE di Max De Francesco pag. XIV pag. XVIII IM-PORTA VESUVIO, IL FUORICLASSE DEL FUOCO di Max De Francesco PORTA VIRTUOSA POTERE ROSA, LE DONNE DELL’ANNO pag. XXIV PORTA VIRTUOSA PREMIO “UNA PIAZZA, UN RACCONTO”, VINCE LA VENEZIANA BORIN pag. XXVI PORTA VIRTUOSA GIARDINO NAVARRA, AL VIA LO SHOP IN SHOP pag. XXVII Saper vivere ARTE LE MILLE LUCI DELL’ARTE di Valeria Puntuale pag. 17 Saper vivere LIBRI LE RICETTE DEL PASSATO CON L’AMORE DI UNA VOLTA di Rossella Galletti pag. 22 Saper vivere LIBRI SCOPRIRE NAPOLI E I SUOI “LUOGHI LETTERARI” di Armando Yari Siporso pag. 24 Saper vivere LIBRI FRAMMENTI DI VITA E RICORDI ... DI PIERFRANCO BRUNI di Aurora Cacopardo pag. 25 Saper vivere LIVE ZONE PETER’S GOSPEL CHOIR: QUANDO LA MUSICA NASCE DALL’ANIMA di Gianluca Massa pag. 27 Saper vivere LAPILLI ECCELLENZE MUSICALI, TRIONFANO IL BRIO E L’ANTICO di Massimo Lo Iacono pag. 28 Saper vivere LAPILLI NAPOLI VINCE CON I FRATELLI MOSCARELLI pag. 29 Saper vivere LAPILLI ARMANDO MARASSI, DA LONDRA A NAPOLI CON UN’IDEA GENIALE di Tommy Totaro pag. 31 EXIT pag. 32 Saper Vivere 2 SOS CITY CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 Hai qualcosa da segnalarci? Scrivi a: [email protected] Lo sapevate che... di Massimo Gallotta ZTL, O.K. CON RISERVA Lancia il tuo Sos, indica disservizi e problemi del tuo quartiere e proponi soluzioni per rendere più vivibile la città. Contiamo su di te. Le lettere, firmate con nome e cognome, vanno inviate a Chiaia Magazine Via dei Mille, 59 80121 Napoli oppure alla e-mail [email protected] Posta in arrivo La Zona a traffico limitato in zona Chiaia era attesa da mesi: scatta adesso, in concomitanza con il Natale. Meglio tardi che mai visto che sono noti i vantaggi di una zona protetta dal traffico: e nel cuore del quartiere ne beneficeranno soprattutto i cittadini, meno esposti allo smog delle auto, liberi di passeggiare senza slalom tra auto e motorini. E indubbia anche la ricaduta in termini di shopping, finalmente al livello di una grande città europea in grado di esibire un circuito commerciale una volta tanto liberamente raggiungibile, a patto ovviamente che decolli una nuova mentalità meno schiava dell’automobile. Va da sé che, poi, sul campo vanno valutati attentamente i contraccolpi della Ztl sulle zone esterne al perimetro pedonalizzato. Il provvedimento è temporaneo: solo nei week end e solo per queste feste. La speranza è che, con l’introduzione della videosorveglianza, diventi col tempo permanente. Unico dubbio: in futuro gli aventi diritto all’ingresso (residenti, medici, malati etc) pagheranno un mini ticket annuo. Scelta discutibile. anno VI n.12 dicembre 2011 DIRETTORE RESPONSABILE Max De Francesco RESPONSABILE SAPER VIVERE Laura Cocozza PROGETTO E REALIZZAZIONE GRAFICA Ferdinando Polverino De Laureto REDAZIONE Iuppiter Group Via dei Mille, 59 - 80121 Napoli Tel. 081 19361500 Fax 081 2140666 [email protected] SOCIETÀ EDITRICE Iuppiter Group Via dei Mille, 59 - 80121 Napoli CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÀ Alabama srl Tel. 081 19573381 - 331 1887959 STAMPA Tuccillo Arti grafiche srl Contrada Regina Trav. via Donadio 80024 Cardito (NA) Reg. Tribunale di Napoli n. 93 del 27 dicembre 2005 Iscrizione al Roc n° 18263 Gentile redazione, noi commercianti e cittadini di Chiaia denunciamo oramai da anni l’annoso problema dell’ambulantariato abusivo che invade aree sempre più vaste del quartiere. Il fenomeno è in netto aumento e nonostante la presenza delle forze dell’ordine non accenna a scomparire. Strade come via Toledo, via Chiaia, piazza del Plebiscito e tutto il lungomare sono divenute solo una squallida e degradante esposizione di prodotti contraffatti. Probabilmente non si sta facendo il possibile per arginare una piaga che danneggia non solo l’immagine di una città intera, ma il commercio ed il lavoro di tanti onesti imprenditori che oltre a dover combattere mille insidie per resistere devono combattere anche con questa. Per le istituzioni: intervenite. Aldo Fioravanti Aggiornamenti quotidiani su www.chiaiamagazine.it Chiaia Magazine e 10 augurano a tutti i lettori un felice Natale e un grande 2012 Gentile direttore, scrivo per segnalare, come se non fosse ogni giorno sotto gli occhi di tutti, la terribile sporcizia e l’incuria perennemente presente nella zona di via Santa Caterina e di piazzetta Rodinò a Chiaia. Infatti, nelle zone antistanti i gazebo dei vari bar della zona, c’è una sporcizia ed un’incuria degna dei paesi del terzo mondo. Cartacce ovunque, fogliame, rami secchi e rifiuti di ogni genere sparsi in ogni dove, proprio lì dove la gente mangia o si intrattiene per un aperitivo o un caffè dopo il lavoro. Se è vero che in tutta la città le condizioni igieniche sono estremamente scarse e i servizi di pulizia delle strade sono inefficienti, sarebbe buona cura da parte dei titolari degli esercizi commerciali della zona ripulire l’area antistante i propri tavolini e potare i rami delle piante poste come arredamento urbano affinché Chiaia non si trasformi in un porcile. Maria Ricciardi Ambulanti, intervengano le istituzioni/1 C Piazzetta Rodinò, regna l’inciviltà/2 piazza deimartiri di Nino De Nicola ligie, altri costretti a licenirca un anno e mezziare. Ai proprietari fu detzo fa questa rivista si FITTI STELLARI, to: attenzione a disponibioccupò di un fenoCOMMERCIO A RISCHIO lità illimitate che nasconmeno incipiente che allora, dono situazioni a rischio. nella primavera del 2010, Ebbene: 18 mesi sono pasiniziava a prendere perisati. E quel trend si è concolosamente corpo: titosolidato. Oggi, per il salotto lammo «Iniquo canone», ridi Napoli, il consuntivo è ferendoci alla lievitazione quello di una sconfitta. Il dei fitti per le locazioni declino del commercio a commerciali in città ma Chiaia è diventato evidensoprattutto a Chiaia. Le rite e l’interfaccia virtuoso chieste dei locatori iniziache qualcuno sognava, vano a farsi stellari: si ipotizzando una grande viaggiava sui 15/20mila quartiere dello shopping euro al mese, anche per elegante a disposizione di pochi metri quadrati. Per gli operatori del commercio, gente che il Made in nuovi flussi turistici, vale a dire il futuro, è ad Naples lo ha fatto viaggiare nel mondo, par- un passo dalla rottamazione, per l’impoveritendo proprio da Chiaia, fu un autentico shock. mento dell’offerta. Per i proprietari, lo sapLe ricadute si profilarono subito dolorose: mar- piamo, la contropartita è stata immediata. Ma chi piccoli ma prestigiosi costretti a far le va- per Napoli è un segnale inquietante. 3 EDITO RIALI di Max De Francesco CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 di Marco Mansueto Napoli, ultima fermata nell’anno che è stato. Sul treno diretto all’anno che verrà non c’è traccia di euforia. Preoccupa più l’agenda Monti che il calendario Maya. I passeggeri, nell’attesa del fischio, contano i giubilei del cardinale Sepe (ma servono o sono solo propaganda di speranza?) e i piagnistei del vicesindaco Sodano perché i bastimenti di monnezza non salpano per l’Olanda. Nell’anno dei neutrini, i più lesti sono stati De Laurentiis e de Magistris. Il cinepresidente ha intuito il primato, emozionale ed economico, della Champions sul campionato: ottavi nel cassetto e gettoni in cassa. Il cinesindaco, favorito in un’arena elettorale senza spartacus, ha scelto il copione giusto prima degli altri: scassa, prendi i voti e scappa. Per ora resta in città, presenzia, proclama, minaccia e masaniella, costretto a placare l’uzzolo di correre come premier per l’interruzione tecnica della democrazia con l’avvento del governo Napolitano (Monti è l’avatar). Arrivano buone notizie per il turismo, comparto strategico per l’economia della città, da anni costretto, per miopi politiche, a convivere con una programmazione “improvvisata” e un giustificato malessere degli operatori del settore. Mentre in Regione si sta per chiudere la partita sulla legge del turismo, necessaria più che mai per rilanciare lo sviluppo dei nostri territori, a Napoli, perdonatemi l’autocitazione - è la prima volta che scrivo sul giornale di una mia azione in qualità di consigliere comunale -, non posso che apprezzare l’intesa istituzionale nata dalla mia iniziativa di costituire un tavolo permanente sul turismo che coinvolga i protagonisti del comparto. Pur avendo idee completamente opposte a quelle dell’attuale giunta, credo che su alcuni temi si debba trovare una linea comune per il bene di Napoli e di chi ne ha a cuore le sorti. I pareri positivi alla creazione del tavolo dell’assessore Antonella Di Nocera L’ANNO CHE TERRÀ MISSIONE TURISMO I De-de, sbancati i botteghini del 2011 nel tripudio delle curve e delle piazze, moderni tribuni in tribuna, saranno chiamati alla prova della “tenuta”: se il Napoli tiene, De Laurentiis trionfa; se Napoli tiene, de Magistris vola. L’anno che terrà si giocherà sul mantenimento delle promesse e sulla resistenza dello stellone: dal presidente la città pretende acquisti stellari, dal sindaco che realizzi ciò che ha sbandierato nel suo programma rivoluzionario. Sui rifiuti già non ci siamo: aveva promesso il 70% di differenziata in sei mesi; oggi, dopo sette mesi, è fermo a un misero 18%. Treno in partenza sul binario 2012: per l’anno nuovo si spera nell’abolizione della parola “rivoluzione”, il cui abuso ha tempestato l’anno che se ne va. A soccorrerci nei vagoni del buon senso è Giovanni Ansaldo, sublime direttore de “Il Mattino”, che nel 1961 scrisse: “Dei tratti di genio avuti da imbecilli; delle manovre abilissime ideate da inetti; degli atti eroici compiuti da vili: ecco le rivoluzioni”. e del presidente della Commissione Cultura Maria Lorenzi confermano ancora di più la mia idea: Napoli possiede una potenzialità turistica unica al mondo che sta a noi difendere e trasformare in opportunità di crescita. Il rilancio del turismo non può avvenire con la bacchetta magica, ma è fondamentale avviare una nuova politica dell’ospitalità, basata su tre punti: rendere i nostri territori più vivibili e sicuri; aumentare l’accessibilità ai siti attrattivi con un piano di risanamento ambientale e di moderne infrastrutture; lavorare, insieme agli operatori del settore, a un’intelligente e corretta programmazione degli eventi. Il tavolo permanente del turismo nasce proprio con l’obiettivo di stimolare il confronto tra istituzioni, imprenditori e operatori, indispensabile sia per migliorare la gestione del comparto sia per innescare una progettualità turistica più funzionale che sappia ‘fare sistema’ con tutte le realtà sane e propositive del territorio. Foto Archivio Ruggieri Bancolotto 1955 CO VER Il terno del «Matador»: l’azzurro del Napoli porta bene. Così gli astri ci dicono Cavani. I numeri: 7, 33 e 4. Il 7 è il numero di maglia del bomber. 33 è la sua fede in Dio. 4 i gol fatti in Champions League 7 33 4 Il terno del «presidentissimo»: De Laurentiis è un vincente. I numeri: 62, 8 e 12. 62 come gli anni del patron. 8 come gli «ottavi» ai quali ha condotto il Napoli. 12 come la collera che ogni tanto gli viene. 62 8 12 4 CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 C’è chi li dà sulla differenziata (70% entro la fine dell’anno), chi sulle pensioni (nel 2050 si andrà in pensione con 46 anni di contributi) e chi sulla fine del mondo (segnatevi la data: 21 dicembre 2012 secondo i Maya). Noi preferiamo dare quelli al lotto su eventi e personaggi del 2011. 11 giocate sul filo dell’ironia: dalle magie del Matador alle alchimie di Monti DIAMO I Il terno dei «falsi invalidi»: punita la faccia tosta. I numeri: 1, 79 e 48. 1 come la prima Municipalità assediata dai «furbi». 79 come mariuolo. 48 come il certificato falso, come le carte fasulle che li hanno incastrati. 1 70 79 48 77 Terno della monnezza: doveroso. I numeri: 70, 44 e 21. 70 come i rifiuti. 44 come la multa, quella che la UE appiopperà a Napoli, se non risolviamo il problema. 21 come la nave, come quelle che trasporteranno la «monnezza» in Olanda. 50 68 Il terno di Bagnoli: il quartiere incompiuto. I numeri: 77, 50 e 68. 77 come i milioni spesi per la bonifica del mistero. 50 come il giudice, quello che indaga sull’ex Italsider. 68 come l’auspicata resurrezione. 44 21 5 CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 Il terno del vescovo: dedicato a monsignor Sepe. I numeri: 15, 19 e 8. 15 come il cardinale. 19 come Giubileo, quello indetto da sua Eminenza per Napoli. 8 come la Madonna visto che il vescovo dice sempre: «’A maronna v’accumpagna». Il terno dello spread: il presidente Monti non può mancare. I numeri: 10, 65 e 18. 10 come professore, cioè come lui. 65 come il pianto, come le lacrime da versare per colpa delle tasse. 18 è il sangue, per lo stesso motivo del pianto. 10 19 15 Il terno del sindaco: dedicato a De Magistris. I numeri: 36, 65 e 30. 36 è appunto il sindaco. 65 è la percentuale di voti con cui ha vinto le lezioni. 30 è il chiacchierone, visto che il primo cittadino ha un debole per gli «annunci». Il terno dei neutrini: in onore del fisico napoletano Antonio Ereditato. I numeri: 13, 72 e 6. 13, ovviamente, come scienziato. 72 è la meraviglia per la sensazionale scoperta del fisico che ha accertato che i neutrini sono più veloci della luce. 6 non può che essere la velocità. 13 72 6 Il terno del Forum: Vecchioni al Forum delle Culture. I numeri: 82, 11 e 27. 82 come il cantante. 11 come il compenso, quello di 200mila euro da lui rifiutato. 27 come la polemica, nata prima che rifiutasse il compenso. 82 65 30 19 18 8 NUMERI 36 65 57 63 Il terno di Turturro: dedicato al noto attore/regista italoamericano, autore del film su Napoli intitolato «Passione», ora anche in versione teatrale. I numeri: 19, 57 e 63. 19 indica la passione. 57 come la canzone, quella napoletana cui Turturro ha dedicato l’opera. 63 sta per vicolo, visto che il regista ha esplorato con la sua cinepresa il ventre di Napoli. 11 27 L o shopping al centro di Napoli non è mai stato così facile. Ad attenderti nel verde del nostro giardino una vera oasi dello shopping. Un’accurata selezione di aziende napoletane marchi storici e nuovi brand dell’eleganza partenopea. La Galleria Navarra diventa Shop in shop e lo stile di sempr con la classe e ant i quar i at o sar t or i a & pel l i cce gallerianavarra.com gi oi el l er i a pel l et t er i a piazza dei martiri 23 t appet i or i ent al i accessor i di l usso ph + 39.081.7643595 7 CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 BAGNOLI, ADDIO ALLA COPPA Colmata ai veleni: lo stop dei giudici. Ma la kermesse resta a Napoli S sportivo, è quella di bonificare sul serio. E si può fare: a testa bassa, per giunta. Perché sono arrivati i quattrini, almeno quelli per disinquinare le acque e il fondo marino. Qui il Comune non c’entra perché per il mare e la costa (ndr, cioè la colmata) è competente il Demanio: era, insomma, lo Stato a doversi muovere. Ed è accaduto. Il Ministero dell’Ambiente ha affidato al «Provveditorato alle Opere Pubbliche» l’incarico di assegnare l’appalto per la bonifica dei fondali (ndr, la gara si è conclusa a novembre) e al «Commissariato alla Bonifica delle Acque della Campania» il compito di erogare materialmente i 50 milioni di euro, già disponibili, che servono allo scopo. Tempi previsti: 15 mesi, burocrazia permettendo. Gli ambientalisti avrebbero preferito che si iniziasse dall’eliminazione della colmata che costerebbe 20 milioni: cancellare invece la piattaforma in un secondo momento - spiegano inquinerebbe di nuovo l’acqua e il fondo del mare appena ripuliti. Giustissimo. Ma l’obiezione non cambia le cose perché, al momento, mancano i soldi per l’«operazione colmata». A scanso di equivoci, tuttavia, il ministero dell’Ambiente ha previsto che, durante la pulizia dei fondali, la colmata sia impachettata da una barriera per impedire il rilascio e la conosci la eviti, se la conosci non ti uccide. Adesso è tutto nero su bianco: la colmata a mare dell’ex Italsider è una bomba tossica. Lo dicono i periti geochimici nominati dai giudici della Procura che stanno indagando sui suoli dell’ex acciaieria per accertare eventuali profili di responsabilità circa l’ipotesi di omessa bonifica nel retroterra dell’ex area industriale e sulla presenza di rischi per la salute sul versante costiero, ovvero colmata e fondali marini. Il verdetto è ufficiale e dà ragione agli ambientalisti della società civile che da mesi sventolavano l’alto profilo di pericolosità, innescato dall’inquinamento dell’area, denunciando la follia di ospitarvi le preregate della Coppa America in agenda a Napoli dal 7 al 15 aprile prossimi. Voci scomode quelle dei Comitati, piazzatisi di traverso all’opzione Bagnoli come sede della gara velica, ma ignorati da tutti o quasi: pareri fuori dal coro che Chiaia Magazine aveva invece ampiamente ospitato nel numero scorso della rivista, titolando in copertina «Ventimila beghe sotto i mari». Ecologisti disobbedienti che, inchiodando, carte alla mano, gli idrocarburi cancerogeni che impestano la piattaforma sul mare, hanno accelerato probabilmente il veto degli inquirenti, peraltro da un pezzo in stato d’allerta. SALVARE LA COPPA AMERICA. Trionfa, dunque la verità dei riscontri oggettivi, ridimensionando pesantemente gli obiettivi di chi puntava sulla colmata per allestirvi il villaggio sportivo dell’America’s Cup e sulle acque antistanti come teatro della competizione. E’ infatti uno smacco quello che incassa la società di scopo formata da Comune, Regione, Provincia e Unione Industriali per gestire la preregate della Coppa America a Napoli e che con troppa disinvoltura aveva scelto Bagnoli come epicentro logistico della competizione. Adesso, però, rimosso l’equivoco, resta comunque intatta la La cover dello scorso numero di Chiaia Magazine che anticipava il finale convenienza di conservare il grande evento in città: un punto questo su cui la cordata istituzionale degli organizzatori raccoglie pareri unanimi. La partita, allora, si sposta su un altro tavolo: cercasi alternative. E in cima agli indici di gradimento c’è il Lungomare di Napoli, meno impegnativo in termini di costi e certamente assai prestigioso: la spettacolare cornice del golfo è una garanzia per il successo della super kermesse. Una cosa, tuttavia, è certa: la ripartenza della Coppa del Mondo di vela adesso impone tempi strettissimi visto che, per il 7 aprile, tutto deve essere pronto. In caso contrario, infatti, il rischio è quello di una figuraccia in mondovisione. PRIORITÀ BAGNOLI. Il count-down, però, a questo punto, non scatta solo per la kermesse internazionale. La corsa contro il tempo, e l’imperativo a far presto, vale anche a Bagnoli dove ora l’urgenza, una volta accantonato l’intralcio di inquinanti nell’acqua. E, messa così, le premesse per una nuova polemica ci sono tutte. Ma almeno si parte. INCOGNITA FINALE. Infine, resta in piedi il capitolo delle pista investigativa sulla pseudobonifica delle aree interne dell’ex Italsider: sospetti che, fino a prova contraria, restano solo sospetti. Ombre, insomma, capaci però di ridimensionare la buona notizia dello sblocco dei 76 milioni «europei», decretato il 7 dicembre dal governatore Caldoro per completare alcuni interventi nella ex acciaieria (ndr, il grande Parco Urbano, il Polo Sportivo, il Polo Archeologico, più strade, giardini e sottoservizi). Anche in questo caso, infatti, scatta il dubbio molesto degli ambientalisti: se lì il sottosuolo è ancora un’incognita, non è azzardato costruirci sopra? L’ennesimo nodo è servito: a chi tocca scioglierlo? 8 Il CASO CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 PAN, IL GRANDE RATTOPPO di Oscar Medina Da quando, nel marzo 2005, ha aperto i battenti, il Pan, ovvero Palazzo delle Arti di Napoli, ha ingoiato quattrini a palate. Sulla carta destinato a candidarsi tempio dell’avanguardia contemporanea e fucina di nuovi linguaggi creativi, in realtà la struttura di via dei Mille ha inanellato negli anni guai e scivoloni in serie, trasformandosi in un uno sgangherato baraccone di offerte pseudoartistiche: spese shock, mostre elitarie, bluff culturali e bilanci in rosso hanno incorniciato il malinconico e progressivo fallimento del centro. Spaccato esemplare di cosa accade quando la politica pretende di dettare i tempi della cultura. Un paesaggio così desolato che quando Palazzo San Giacomo ha cambiato padrone, il sindaco De Magistris, fiancheggiato dal nuovo assessore alla Cultura Antonella Di Nocera, ha promesso di rivoltare la struttura come un calzino. E la cura dimagrante per un organico ormai lievitato oltre il lecito, in verità, c’è stata da subito. Dopo i tagli, però, si è trattato di mettere mano alla rifondazione culturale di Palazzo Roccella. Coi conti in rosso del municipio napoletano, nessuno si aspettava svolte epocali, ma nemmeno il bricolage di misure tampone con cui la Di Nocera sta abbozzando una rimonta che appare improbabile: la scelta di introdurre un biglietto d’ingresso, di affittare gli spazi e di far pagare le mostre è stata annunciata a settembre e per ora è in stand-by, ma se sarà messa in pratica, rischia solo di D aziendalizzare le cose, lasciando in piedi il problema di fondo. Così com’è, infatti, il Pan, alle dirette dipendenze dell’assessorato alla Cultura, e quindi della politica, conserva la sua identità ibrida e burocratica. Risultato: cultura poca, idee pure. Insomma cinque mesi buttati, o quasi, visto che, per adesso, la sbandierata resurrezione si sta polverizzando in un anemico cartellone di minieventi, di concertini di musica pop, di iniziative d’essai messe lì a stuccare le crepe: una sorta di «parcheggio a ore» che non garantisce nemmeno un minimo di tornaconto in denaro. Già, perché, sul’altro piatto della bilancia, le spese restano comunque di tutto rispetto: a cominciare dagli stipendi dei nove comunali sopravvissuti alle sforbiciate di De Magistris e dei 9 addetti della «Napoli Servizi» che provvedono alla manutenzione del Centro. Perciò ora le cose stanno così: il Pan, nato in origine con la missione di polo espositivo e laboratorio d’arte, continua a non avere un regista della cultura, in grado di programmare scelte serie e plausibili. Inoltre, dal punto di vista amministrativo, la struttura resta un’appendice del Municipio, telecomandata in pratica assai da lontano. Sotto il profilo della governance, infatti, la gestione è affidata a funzionari che operano sotto il cappello dell’assessorato alla Cultura: in cima alla gerarchia delle competenze c’è la dottoressa Giuliana Visciola, responsabile della IX Direzione Centrale (quella della Cultura) che ha il suo quartier generale a Palazzo San Giacomo, poi il dottor Francesco Di Somma, un 9 CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 A PALAZZO ROCCELLA TEMPI DI AUSTERITY E CULTURA A PICCO dirigente che ha il suo ufficio al Maschio Angioino dove non si occupa solo del Pan, infine il dottor Fabio Pascapè, che è stato investito dalla Di Nocera (nella foto) della qualifica di «Responsabile» e che è l’unico ad essere fisso a Palazzo Roccella. Cos’hanno in comune? Sono tutti esecutori, anzi «esecutivi», e per giunta pure bravi a dar retta ai bene informati: ma di sicuro non specializzati nella gestione dell’arte. Più in alto di tutti, infine, c’è l’assessore alla Cultura che pare si sia presa in prima persona la patata bollente della programmazione culturale, con tutti i limiti che può avere un politico in un settore del genere. In sintesi: se l’obiettivo, dopo le spese pazze degli ultimi sei anni, era quello dell’austerità, scortata anche da qualche margine di guadagno, allora la contropartita è ancora lontana. Se poi si puntava al rilancio in termini di prestigio e di creatività, per ora non se n’è accorto nessuno. Ed è una sconfitta, ad esempio, che persino il bookshop di Electa abbia di recente smobilitato. Alternative? Una sola, anche se dolorosa: il Comune molli la presa e affidi tutto ai privati affinchè il Pan diventi una voce in attivo. Meglio che andare avanti a rattoppi. ureto ferdinandopolverinodela la il v in e r e iv v a i n ie V E CAMPITELLO MATES I D E ST PI LE AL D TI A SOLI 10 MINU -RESIDENZIALE O IC ST RI TU IO G G LA UN NUOVO VIL A N R E V A T A L O G R BO i Ville singole e bifamiliar auto, con camino, caldaia, p. attrezzato, giardino parzialmente in classe energetica A. con angolo Composte da soggiorno i servizi cotture 2/3 camere, dopp data, Nel parco piscina riscal , club house, parco giochi zate negozi, aree verdi attrez ,00 0 0 .6 7 5 € A D I Z Z E PR NE IO Z A T O N E R P 0 ,0 0 € 3.00 TUO U M E E N IO Z A IL D N SALDO CO Per info cantiere 336.84.63.00 Via dei Mille 59, NA 081.40.75.55 11 QUART IERISSIME Al Blu di Prussia i napoletani illustri di Mangigrasso Trentadue busti di personaggi illustri napoletani in mostra alla galleria Al Blu Di Prussia di via Filangieri 42. L’autore delle opere, il tarantino Giuseppe Mangigrasso, presenta nello spazio multidisciplinare, ricreato da Giuseppe Mannajuolo sulle orme dell’antica galleria dello zio, Guido, e diretto da Mario Pellegrino, le sue creazioni in creta che ridanno vita ai personaggi, dandogli i contorni di verità, di originalità. La mostra, inaugurata il 14 dicembre e che sarà visitabile fino al 7 gennaio, scatena la curiosità ed è l’occasione per i tanti visitatori di chiedersi perché solo trentadue “ritratti” in creta (soprattutto gli “assenti”, i non effigiati, se lo domanderanno), e per tutti l’occasione di celebrare l’incontro con uno degli artisti più originali degli anni Settanta (la sua prima mostra con Lucio Amelio nel ’68), a pieno titolo inserito in quel gruppo di artisti e di operatori culturali (galleristi, ma non solo) che fecero di Napoli una città in prima fila a livello internazionale nell’arte d’avanguardia. È anche una sorta di gioco per gli appassionati della ricca storia partenopea, individuare, senza leggere la didascalia, quale “napoletano illustre” si ha di fronte, riscoprando, in un viaggio artistico e sentimentale, le effigi e le anime che si celano dietro agli uomini che hanno, in un modo o nell’altro, cambiato il corso degli eventi al punto di rimanere impressi nella memoria collettiva di un popolo intero. CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 Posillipo, decolla la differenziata con il porta a porta Asìa promossa: una volta tanto. Fabio Chiosi e Alessandro Librino, rispettivamente presidente della Prima Municipalità e presidente della Commissione Ambiente della stessa Municipalità, commentano, infatti, positivamente il piano per la differenziata col sistema del porta a porta, allestito dall’Azienda dei servizi di nettezza urbana, nella zona di Posillipo. Dopo la distribuzione nel quartiere collinare dei kit per la diversificazione dell’immondizia, il dispositivo si sta progressivamente attivando in tutta l’area interessata: l’operazione sarà conclusa entro la fine di dicembre. «Sono coinvolte - spiegano i due esponenti del Parlamentino - 32mila persone e oltre 600 utenze commerciali. I cassonetti scompaiono dalle strade e restano solo le campane per la raccolta del vetro e del multimateriale. Il resto viene conferito con il porta a porta secondo scadenze prestabilite». Intanto la cittadinanza viene istruita sulla procedura da rispettare con opuscoli e gazebo. Anche il governo di quartiere è impegnato ad integrare l’informazione sulla novità con una serie di incontri coi residenti. «Fondamentali, però, aggiunge Chiosi - almeno in avvio, i controlli della Polizia Ambientale». A breve toccherà ai Quartieri Spagnoli e a Chiaia. 12 QUART IERISSIME Santa Lucia perde, il suo “barone” CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 Il ricordo Se n’è andato in cielo a novembre. A 89 anni Raffaele Chello ha deciso che era tempo di traslocare in Paradiso. Lo ha fatto a modo suo: in punta di piedi, da galantuomo che non vuol disturbare. Non a caso il suo stile misurato e garbato, la sua eleganza impeccabile, la sua figura magra e essenziale, i suoi capelli bianchi sempre perfettamente pettinati, i suoi modi affabili gli avevano fruttato un soprannome che lo fotografava alla perfezione: ‘o barone. Anzi: il “barone” Chello. A chiamarlo così, sin da giovane, era stata la gente di Santa Lucia, la sua gente, quella di un quartiere dove lui era nato e vissuto. Non era quindi uno qualunque il “barone” Chello: luciano purosangue, figlio verace del Pallonetto, il “barone” era l’autentica memoria storica del borgo, un archivio vivente delle vicende di Santa Lucia. Uno che parlava poco di sé ma che, se proprio qualcuno glielo chiedeva, amava rievocare quando, negli anni ’30, era l’unico elettrauto di Chiaia in tempi in cui possedere una macchina significava essere milionari. Invece gli piaceva raccontare, se stimolato, le piccole, grandi storie del suo quartiere perché ne era orgoglioso. L’unico caso in cui partiva in quarta coi suoi pareri era sulla squadra del Napoli: una fede azzurra senza frontiere. Da Tonino il Barbiere, covo oltranzista del tifo partenopeo e arena di confronti incandescenti ed appassionati, il “barone” era voce autorevole nei dibattiti sul club del cuore. In tasca conservava, a mo’ di testimonianza, i biglietti di alcune storiche partite disputate dal Napoli del grande Amadei allo stadio del Vomero, subito dopo la guerra: e ogni tanto li mostrava, compiaciuto, ai presenti, giusto per far capire che significa “credere nella squadra”. Un napoletano serio, dunque, uno che col suo esempio ha forgiato figli e nipoti venuti su a pane e onorabilità. Adesso a Santa Lucia dovranno fare a meno di lui e non sarà facile. Però si consolino: qualcuno che conta, in cielo, gli ha riservato un posto fisso nella tribuna Paradiso. Per l’eternità. 13 QUART IERISSIME CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 ZTL e legalità, Massimo Vernetti: «Chiaia abbandonata» Sarà anche Natale ma Massimo Vernetti, presidente di Quick No Problem Parking e vicepresidente del Consorzio Botteghe dei Mille, non fa sconti a nessuno. L’imprenditore che ha realizzato a tempo di primato il Garage Morelli, giurando guerra a sosta selvaggia nel salotto di Napoli, tuona sulla gestione del territorio di Chiaia e sulle promesse mancate. Anna Donati, assessore alla Mobilità, ad esempio, aveva garantito in tempi brevi la Ztl nel quartiere Chiaia. «Il dispositivo scatterà solo durante le feste: non basta. - si infiamma Vernetti che, abituato a bruciare i tempi operativi, non perdona l’inerzia degli altri - Una Ztl durevole serve a tutelare la legalità in un’area assediata dai malintenzionati che qui sciamano nelle ore notturne e nei week end, ad assicurare condizioni di lavoro accettabili, ad arginare il caos di lamiere nei vicoli della movida. E’ intollerabile che gli abusivi dettino legge: un’indagine, da me promossa, prova che in alcuni punti un’autobotte dei vigili del fuoco si ritroverebbe bloccata. In regime di Ztl, invece, potrebbe entrare in azione il parco di vetture elettriche di Napoletana Parcheggi, con un futuro stazionamento al Garage Morelli». Nel promemoria del malessere, intanto, c’è anche la videosorveglianza: «Acquistate le telecamere, il Comune non può attivarle perché moroso con Enel e Telecom: assurdo!». Altro amaro capitolo: il costruendo parcheggio in piazza Vittoria. «L’intesa c’era, il progetto esecutivo è pronto: ma l’apatia del Palazzo blocca il rilascio delle autorizzazioni. Eppure - incalza - con lo stoccaggio nel sottosuolo, 250 auto sparirebbero dal lungomare: con ricaduta virtuosa su ristorazione, shopping e turismo». L’ultimo messaggio è ai politici: «Non sappiamo più cosa fare per avviare una partnership con i responsabili pubblici. La collaborazione con gli imprenditori era tra i punti del sindaco: dopo 5 mesi, però, siamo ancora al palo. Eppure un patto operativo tra pubblico e privato regalerebbe una svolta ad una città che è al 105esimo posto per servizi e vivibilità». E lui che sta investendo tempo e denaro? «Non mollo». Prosegue "Time Out", pagina dedicata alle vignette di Malatesta. Un break di satira tra attualità e politica. 14 QUART IERISSIME Il morso della Taranta di Paolo D’Angelo TEMPO DI AMARE I n questo numero vorrei parlare dell'amore. La società occidentale, oggi più che mai, ha bisogno d'amore perché confusa e ferita dalle guerre, dalla lotta di classe, dal disorientamento spirituale e, in ultimo, da una crisi economica che sembra essere venuta fuori dal cilindro di un mago, nemmeno tanto di talento. Siamo sempre più confusi e alla ricerca di un amore perso o mai raggiunto e sempre più convinti che questo amore non esista. Ho conosciuto il mondo, viaggiando nelle terre più nascoste, cavalcando le onde del mare, scalando le montagne, passeggiando lungo le spiagge e in ogni cosa ho visto la potenza dell'amore. Quell'amore esiste per tutti quelli che hanno la capacità di donarsi al mondo, senza paure, senza freddi calcoli, senza dover vendere o comprare nulla. Basta solo cercalo nelle cose semplici della vita come un sorriso, un gesto solidale, trovarsi insieme nel momento giusto, sapere che, anche se diversi o lontani, si finisce per ritrovarsi sempre. In un mondo tecnologico come il nostro, dove la gente ha sempre più possibilità di nascondersi dietro un sms o una mail, bisogna avere il coraggio di guardarsi di nuovo negli occhi e di prendere un semplice foglio di carta per scrivere, con la mano e con la fatica del polso, della bellezza dell' amore e della bellezza delle proprie debolezze, dei propri difetti, della propria diversità e della capacità di non cercare di essere sempre al centro del mondo, attori di una parte scritta da una società apparente e disorientata. Sì, amici miei, dobbiamo imparare ad amare se vogliamo cambiare direzione a questo mondo che sta perdendo pezzi nelle strade dei wine bar di tendenza delle nostre città sempre più vuote e prive di contenuto. La vera crisi, anche economica, dell'Occidente è cresciuta prima nel nostro ventre e solo successivamente in un crollo delle azioni in borsa. Tutto questo sta accadendo oggi proprio per la mancanza d'amore, di quella passione che in tutte le cose fa la differenza. Il mondo più povero di una volta ci ha regalato cose più vere e genuine, valori che ancora oggi illuminano e ci danno il vero senso della vita, non si inventa più niente di nuovo, anche se si vive di più. Io la mia vita la amo e l’amerò per sempre. Parola della Taranta. CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 Ordine dei Medici, Zuccarelli nuovo presidente “22mila medici ci guardano. Speriamo di essere all’altezza dei padri della medicina napoletana e della nostra storia”. Così Bruno Zuccarelli (nella foto), neoeletto presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Napoli, ha commentato a caldo subito dopo i risultati degli scrutini completati lo scorso 30 novembre. Oltre 7.300 medici napoletani, infatti, si sono recati alle urne tra il 19 e il 21 novembre per eleggere il nuovo Consiglio Direttivo dell’ente ordinistico che entrerà in carica il primo gennaio 2012. In lizza due liste elettorali: “Scegli il Tuo Ordine”, capeggiata da Zuccarelli e “Costruiamo Insieme”, il cui leader era il presidente uscente, Gabriele Peperoni. La lista del neopresidente ha piazzato nel Consiglio 14 eletti su 15, mentre la lista avversaria inserisce nel direttivo il solo Gabriele Peperoni, il quale ha tenuto ad evidenziare il clima sereno e trasparente che ha caratterizzato questa tornata elettorale: “Esprimo la mia soddisfazione personale in quanto sono risultato tra i più votati della tornata. – ha dichiarato Peperoni - Sono nel Consiglio e continuerò il mio lavoro. Mi preme sottolineare la buona gestione e la trasparenza di queste elezioni”. Oltre al nuovo presidente Zuccarelli e al suo predecessore, faranno parte del Consiglio direttivo i dottori Gennaro Volpe, Mario Muto, Mario Delfino, Agnese Iovino, Carolina Ciacci, Domenico Adinolfi, Pierino Di Silverio, Silvestro Scotti, Giuseppe Galano, Luigi De Lucia, Raffaele Gimigliano, Vincenzo Schiavo e Santo Monastra. Concluse anche, con conseguente proclamazione, le operazioni di spoglio relative alla nomina dei tre Revisori dei Conti e del Supplente. Il presidente Zuccarelli, dopo aver ringraziato la commissione e lo staff elettorale, ha lanciato i tre punti chiave della nuova politica dell’Ordine: “Salvaguardia della professionalità e del territorio, investimento e crescita dei giovani e maggior informazione e coinvolgimento dei medici”. 15 RIFLE SSIONI N di Mimmo Della Corte Nel segno della continuità. A Napoli è finita l’epoca del bassolinismo ed è cominciata quella del “gigionismo” il quale è di nome perché trae origine da quello del sindaco De Magistris (all’anagrafe Luigi) che per i napoletani è CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 vicenda spiacevole ma non è la prima volta che i sindaci degli ultimi 16 anni investono in operazioni d’immagine, puntando su star di Roma, di Milano o di altrove, con esiti puntualmente miserevoli. Dunque, la somiglianza tra De Magistris e Bassolino inizia a diventare inquietante. In più, cosa ha da invidiare al BASSOLINO-DE MAGISTRIS, CHE DIFFERENZA C’È? Bassolino degli annunci ad effetto, il De Magistris che promette di ripulire Napoli in cinque giorni e di raggiungere il 70% di raccolta differenziata in meno di sei mesi, naturalmente senza riuscirci, anzi addirittura peggiorando il dato della Iervolino? Sarà che forse il sindaco è ancora un po’ troppo ingenuo e che non abbia capito che sbilanciarsi in promesse significa illudere la città? E ve lo ricordate il Bassolino che puntava a scalare il vertice nazionale del Pd e si faceva immortalare in “Kolossal” cinematografici? Bene, e allora che differenza c’è con De Magistris che, consapevole di non poter assurgere alla leadership dell’Idv, sceglie il “fai da te” e si organizza un movimento politico nazionale tutto suo, facendosi protagonista di un “cortometraggio”? Purtroppo, come diceva Totò, “è la somma che fa il totale”. “Gigi” o “Giggino”, ma lo è anche di fatto, considerati gli atteggiamenti “gigioni” appunto, cioè da “primo della classe”, dell’interessato. Insomma, nulla pare essere cambiato. Anzi, laddove qualcosa di diverso c’è, purtroppo è in peggio. E chi sperava in qualche cambiamento, è servito. Ma insomma, fra i due che differenza c’è, se c’è? Vediamo: c’è Bassolino che si è circondato, a suon di dorate “palanche”, di una coorte di esperti, saggi e consulenti, che ha nominato assessore comunale alla vacuità, pardon ai “grandi eventi”, il romano Renato Nicolini, che ha speso miliardi di vecchie lire per combattere l’emergenza rifiuti ma che la monnezza alla fine l’ha lasciata tutta a terra. E poi c’è De Magistris che chiama attorno a sé, con lauti compensi, stavolta però in euro, uno staff di ben 18 persone, e poi vi aggiunge come factotum un fratello (che si dice stipendiato dal partito: ma allora ci chiediamo che c’entra l’Idv con Palazzo San Giacomo?). Si scopre, poi, che all’assessorato allo Sport lavora pure sua cugina ma il sindaco ha affermato che non ne sapeva niente: e se lo dice lui, vuol dire che sarà proprio così. Si apprende ancora che il sindaco si prepara a versare un’altra vagonata di euro per spedire in Olanda la spazzatura: sinistra replica del passato. Si legge, poi, che sceglie l’ultimo vincitore del festival di Sanremo, Roberto Vecchioni, quale presidente del Forum delle Culture. Scelta infelice visto che è stata scortata da un nugolo di problemi. L’artista si è detto orgoglioso ed onorato dall’incarico, ma su una cosa non ha voluto transigere: lo stipendio di 220mila euro all’anno che, secondo i bene informati, gli è stato assicurato in un primo momento. Qualcuno, infatti, ha osservato che la cifra era faraonica per una città che non ha gli occhi per piangere. Vecchioni se l’è presa a male. Ha annunciato che non era più il caso, poi ha detto che, se il compenso fosse stato decurtato, avrebbe deciso dopo Natale. Alla fine, colpito nell’orgoglio dai sospetti di venalità, ha proclamato che, per amore della città, non solo restava a lavorare per il Forum ma restava anche gratis. Con una sola postilla: il suo impegno sarà part-time. Francamente troviamo la LE NOSTRE SCUSE AL PROFESSORE NICOLAIS Egregio Direttore, la ringrazio per l'attenzione che mi ha voluto dedicare con l'articolo “Trasporti in Tilt, l'onda lunga dello sgoverno bassoliniano”. Resto, come nell'espressione della foto, esterrefatto e basito, non fosse altro perché non mi è stato mai conferito da alcuno, l'incarico di assessore regionale ai trasporti né in quella legislatura né nella successiva. Sono invece stato con Antonio Bassolino, e durante la sua prima legislatura, assessore all'università e ricerca scientifica, e successivamente con Romano Prodi, Ministro alla Funzione Pubblica e all'Innovazione. Per l'articolo, spero che si tratti, come è ovvio, di un refuso e che vorrà, con pari dignità ed enfasi, provvedere a rimuoverlo e a riparare. Molto cordialmente. (Prof. Luigi Nicolais) Egregio Professore, ha proprio ragione. Nel numero di novembre, nell’articolo a firma di Mimmo Della Corte, una nostra grave disattenzione - condita anche da una foto che la vede in preda allo smarrimento - l’ha fatta ritrovare al posto di Ennio Cascetta, assessore regionale ai Trasporti nell’era Bassolino. Ci scusiamo con lei e con i lettori. C’è poco da fare: lo “sgoverno bassoliniano” continua a mietere errori. (mdf) w w w . i l 1 0 . i t anno III numero 12 apri le 1O porte del piacere irtuosa laPortaV cliente Napoli nuova ncita del sigla una ativo, la rivi orante per 1I/GHP ign rchico dito Coo XXX/Cre rara, ana Rock lto este Fer ario Mo XXXI/Or n Centen XXXII/U 19/Epistolario immaginario 6/La buca di Bacco 8/Non c’è pece fra gli ulivi laportadeisensi Questo mese abbiamo aperto per voi La Porta d’ingresso La Porta magica L’imPorta La Porta virtuosa TOCCARE VEDERE SENTIRE GUSTARE ANNUSARE: CIBO PER LA MENTE DIRETTORE RESPONSABILE Alessandra Fabbroni COMITATO DEL GARANTE DEI LETTORI Raffaele Bellucci Giuseppe Savona Gabriella Napoli ART Ferdinando Polverino De Laureto STAMPA Tuccillo Arti grafiche srl Contrada Regina Trav. via Donadio 80024 Cardito (NA) Sito web: www.il10.it Iscrizione al Tribunale di Napoli N° 7 del 03/02/2009 Iscrizione ROC 16538 In copertina 1O sembra la testata del magazine ma non lo è: 1O diventa così una parte integrante della PASS1ONE. Forse quella più evidente. Semplicemente la CHIAVE d’eccellenza che conduce alle 1O PORTE DEL PIACERE selezionate di volta in volta, che il lettore dovrà aprire con curiosità (fra quelle che ogni mese la redazione selezionerà) magari anche solo “sbirciando” dal buco della serratura. Ogni PORTA rappresenta un pretesto per consentire al lettore di spaziare dove non è mai stato. O, meglio, dove in fondo vorrebbe essere. Una CHIAVE D’ACCESSO per tutto ciò che è aspettativa, pulsione e desiderio, fonte inesauribile di idee, viaggi in luoghi del buon vivere e non, incontri con personaggi must, curiosità, divertissement ma anche una miriade di aspetti della realtà che gioco non sono. “Natale ha Napoli”, infine, è anche coreografia urbana visto che il centro storico si illumina con le luci d’artista di Simona Perchiazzi. Dunque un pacchetto di attrattive che ovviamente non si rivolge solo ai napoletani ma punta a catturare e sorprendere anche i turisti che scelgono la capitale del Sud come meta di queste festività natalizie. In questo numero hanno scritto II Rita Giuseppone DIRETTORE EDITORIALE Marco Mansueto Fabiola Morano Periodico edito da Associazione Napoli Via Carlo Poerio, 89/A 80121 Napoli Musica, spettacoli e tradizione: 3 ingredienti per il Natale, allestito dal Comune di Napoli. La rassegna ha uno slogan, “Natale ha Napoli”, che non e' un errore grammaticale ma indica il legame che unisce la città all’evento della Natività. Per l’occasione saranno riscoperti e trasformati in ribalta alcuni spazi comunali di rado accessibili: tra essi la Galleria Principe di Napoli, utilizzata come tappa di un nuovo percorso dell'arte organizzato a ridosso della ZTL, poi il Succorpo della Real Casa dell'Annunziata, la Sala Sisto V del Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore, la Chiesa di San Severo al Pendino in via Duomo, la Chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, e ancora le chiese ed i siti aperti con personale comunale tra cui la Chiesa di Sant' Eligio Maggiore. Proscenio importante, inoltre, diventa il Pan di via dei Mille che ospita eventi, performance, laboratori e concerti: ad esempio una mostra dedicata a Graziella Lonardi Buontempo e un laboratorio per bambini a cura di Re Mida e Unicef. E riapre la Casina Pompeiana per accogliere mostre e laboratori per tutto il periodo festivo: in agenda, tra l’altro, la mostra fotografica di Pino Miraglia intitolata “Portraits”, che coinvolgerà anche i visitatori che potranno diventare soggetti delle foto di Miraglia. Tra i siti da rivisitare, grazie al sì di ministeri e sovrintendenze, anche Castel Capuano che riapre la porta di piazza De Nicola, da tempo chiusa, per rendersi accessibile al pubblico con visite teatralizzate che consentono di riscoprire l’antico sito nel quale è anche in corso una mostra sui restauri che stanno recuperando la struttura. Laura Cocozza anno III n.12 dicembre 2011 SPIRAGLI Natale “ha” Napoli, gli eventi del Comune Il capitone e la letteratura partenopea: sublime intesa. Gli scrittori ammiravano dell’anguillone l’eroica resistenza. Su tutti Giuseppe Marotta che in «San Gennaro non dice mai di no», ne celebra il coraggio: «Il capitone rimane all’asciutto per interi giorni, ma intercetta ogni più vaga umidità dell’aria, la trasforma in giudizioso ossigeno, ma non muore...». Ma il coraggio non paga. Un proverbio napoletano, infatti, ricorda al capitone la sua fine: «Duorme capito’, ca te scite a Natale». Stupendo monito per chi dorme sugli allori. Duorme capito’, ca te scite a Natale IV/La Piedigrotta della Natività VII/Il menu delle feste rivisitato dagli chef A A Napoli si onora Gesù Bambino ignorandone il futuro martirio. Nella città-presepe niente lascia presagire il Golgota. Natale grandi abbuffate, malgrado l’euro e i sacrifici alla Monti: benvenuti alla «Piedigrotta della Natività». Poverocristo o riccosignore: ognuno ha il suo presepe, il suo capitone, i suoi susamielli, la sua stella cometa. Conta poco se le tasche sono magre come una salacca: alla fine, tutti a rifinire osterie di sughero, a rinforzare insalate, a scegliere le vongole migliori, a sparecchiare presto perché incalza un sette e mezzo, è pronta la tombola coi fagioli. Frenesie e ‘nzirie di cui la letteratura partenopea è zeppa come ‘o canisto ‘e Natale, quel volumetto di bonaurio che i poeti, d’accordo con gli editori, pubblicavano a dicembre, ispirandosi ai cesti traboccanti di ghiottonerie esposti dai commercianti. Cesti che com- Nino Taranto celebra questa liturgia natalizia Mercato di Santa Brigida, 1957 Al lato, il rito dell’acquisto del pesce per il cenone della vigilia. (foto Archivio Ruggieri) di Max De Francesco La Piedigrotta della Natività paiono anche fuori alle macellerie e salumerie di cartapesta di ogni presepe che si rispetti. Per rimarcare lo scialo natalizio, Domenico Rea scriveva: «Il presepe napoletano non ha nulla di sacro. La grotta è collocata in un angolo. Non domina la scena. I Re Magi sono fantasmi. Stanno sulle lontane erte dei monti. Protagonisti sono i pastori, contadiname-plebeo, che portano al Bambino Gesù tutto quanto si può desiderare nel campo gastronomico... Si vedono negozi di salumieri con prosciutti e salami a grappoli; beccai con gli squartati di vaccine e porci esposti, pescivendoli con le ceste, bevitori e giocatori davanti alle taverne; attori, pulcinelli, funamboli e prestigiatori». Maria Orsini Natale in Cieli di carta - uno dei libri più intensi che siano mai stati scritti sulla tradizione presepiale - nel raccontare quella IV E il napoletano sacrifica e fa a pezzi il capitone, stellone natalizio della città, perché quel suo modo di vivere e morire gli rammenta il proprio destino che chiama «umanità di terracotta», si sofferma sull’osteria e l’oste: «La tavola imbandita è il posto del tradimento, ma anche il rito di aggregazione, di fratellanza nel pasto comune; la tavola è la seduzione del cibo senza scampo, il basso istinto contro l’ascetismo, lo spirito alto che si contrappone al mondo materiale e all’accesa prepotente vita con la sua infantile sapienza e innocenza». Il Natale a Napoli: la città-presepe raccontata dai suoi scrittori. Frenesie e tavole imbandite contro l’angoscia del buio. L’eroe di dicembre? Il capitone Giovanni De Giovanni, mito della letteratura marottiana richiamo del ventre è tra le priorità della festa: il rito gastronomico è terapia scacciapensieri. Marco Ramperti, dandy dalla scrittura inappuntabile, nel 1934 pubblicò un elzeviro dal titolo L’allegro presepe in cui, nel raccontare l’estro dei vecchi artigiani, conferma che il Gesù del Golfo nasce nell’esultanza di un popolo di creta e di sangue che volutamente «taglia» la croce: «Nella terra del presepe napoletano nessun dramma è possibile che la desoli e l’insanguini. Gli artefici napoletani dimenticano la storia. Però non l’offendono. Essi non possono ammettere, mentre disegnano e scolpiscono il vago bimbo nella sua culla che un martirio sia pure necessario e sublime, lo aspetti. Questo è un giorno natalizio, questo è un mattino di festa. C’è nella loro falsificazione un’innocenza, nella loro ignoranza, una saggezza tutta tipica della razza. L’indo- V mani non conta, “nun te ne ‘ncarricà!”». Così succede: a Napoli nessuno se ne ’ncarrica e il clima d’allegria natalizia eccita ed esalta un intero popolo. Raffaele Viviani nella ’A cantata d’ ‘e pasture descrive l’ammuina di quel rito, un tempo più sentito, di invadere il teatro - in questo caso ‘o Mercadante - per assistere alle avventure di Razzullo e Sarchiapone. «Se venneveno ‘o triato fino all’ultimo biglietto. E stu pubblico, ‘nzardato, fino a fore ‘a sala ‘aspetto (...) Che serate, che “battute”: na nuttata d’allegria. Tutt’ ’a gente se purtava quacche cosa dint’ ’a sacca. Chi veveva, chi magnava, senza cuollo, senza giacca». Non è da meno Giuseppe Marotta, lo scrittore che forse meglio di tutti ha raccontato come Napoli adora freneticamente Gesù Bambino: «Tutti i giorni di dicembre che ricordo sono teneri e pazzi, vagamente carnevaleschi, come l’ineffabile modo napoletano di adorare Gesù vedendo in Lui non soltanto il nostro Salvatore ma anche e soprattutto il prodigioso bambino che fece fesso Erode». Nessun tiranno, quindi, nella festa dell’anno. Basta un’occhiata al presepe e capisci chi comanda: i puttini, ovviamente pansuti, gli zampognari, i capponi e le pecorelle, Benino e ‘o chiammatore (quel pastore che con la mano alla bocca annuncia la Santa Nascita), l’aseniello e ‘a pacchianella, e poi i mercanti della Vigilia, soprattutto i venditori di pesce. Se c’è un eroe della letteratura partenopea, che in qualche modo somiglia al popolo napoletano, è senza dubbio il capitone. Gli scrittori della Natività ne hanno cantato l’indiavolata resistenza, lo sbattimento per non crepare. Michele Prisco in un racconto ricorda come i capitoni piacevano solo alla madre: «Li comprava per sé, che semplice strenna! E li cucinava, dopo averli tagliati a pezzi sul marmo, infilzati allo spiedo sui carboni, arrostendoli, per poi spruzzarli d’aceto, oppure li avvolgeva nella farina per friggerli, o in casseruola, con un brodetto di pomodoro e prezzemolo, e quando era tutta intenta a prepararsi il boccone per lei prelibato, non l’aiutava nessuna, delle sorelle, che ne avevano un poco ribrezzo...». Ma è Marotta che in San Gennaro non dice mai di no dedica uno strepitoso capitolo all’animale somigliante a una «bretella di Nettuno» - e a don Benigno Jannaccone, pescivendolo di Santa Brigida, lo zio dei capitoni: «Su belli dello zio, all’obbedienza! Si faccia avanti il capitone Giovanni De Giovanni fu Giovanni, di chilogrammi due e trecento garantiti al collaudo... eccoci qua, Eccellenza, voi siete Don Giovannino a colpo sicuro... non vi manca che la parola... diamo leale avviso alla spettabile clientela che siccome questo capitone raggiunge la lunghezza di un maggiorenne di metri uno virgola zero sette, paga regolare biglietto tranviario su tutta la rete!» Una vendita-spettacolo, quindi, in una Betlemme di bancarelle, dove dalla Pignasecca a Mergellina, da Spaccanapoli a Posillipo, «milioni di padelle e graticole aspettano il capitone e nessuno per il momento pensa ad altro». Esempi di letteratura che confermano l’assenza della croce e la crocifissione di ogni presagio. Per Salvatore Di Giacomo, ad esempio, la venuta del “Bam- meniello”, è distrazione dalle solite rogne quotidiane. Nella sua Nuvena leggiamo: «Tu scendi dalle stelle, o re del cielo, e nuie pigliammo ‘e guaie cchiù alleramente, tasse, case cadute e freddo gelo, figlie a zef- VI funno, e pure nun fa niente... Ullèro, ullèro! Sunate e cantate! Sparate! Sparate! Ch’è nato Giesù». La città-presepe partecipa all’Evento con la consueta brama di vivere e, citando la Orsini Natale, «con il disperato bisogno di una nascita, quella che sola può far retrocedere tutto il buio che ci assedia». E il napoletano sacrifica e fa a pezzi il capitone, stellone natalizio della città, perché quel suo modo di vivere e morire gli rammenta il proprio destino. Scriverà Ma- rotta: «Si convin cerà alla fine il capitone che questo è un paese i cui abitanti gli somigliano, gente non meno infelice di lui, che va nel Mare dei Sargassi ma non ci resta, che viene sbattuta contro i suoi muri o contro i suoi sogni dalle disgrazie, che viene fatta a pezzi ma in ogni pezzo si agita, che muore solo quanto basta per essere benedetta e seppellita, facendosi, così, meglio gustare nel ricordo?» Come il capitone, il napoletano nasce e muore una volta sola. Non c’è “Giesù” che tenga. «Isso - dirà Di Giacomo - nasce ogn’anno: io no!». In queste rinascite, in queste mangiatoie assediate d’ogni bendiddio, in quest’isola d’attesa affollata e godereccia, Napoli dimentica il suo domani, sfida l’angoscia del buio e trasforma tutto in Piedigrotta. In sagra del carpe diem. N Natale a Napoli è sinonimo di tradizione. In una società schiava delle mode e dell’originalità a tutti i costi, pochi ma solidi sono i punti fermi delle feste nel capoluogo partenopeo: il classico presepe, le novene “porta a porta” degli zampognari, De Filippo col suo “Natale in casa Cupiello” e, inevitabilmente, il menù delle feste. Si inizia il 24 con broccoli soffritti, pizza di scarole, vermicelli con le vongole, capitone e baccalà fritto, insalata di rinforzo e spigola al vapore, per poi passare al pranzo del 25 con minestra maritata, gallina in brodo e agnello arrostito, il tutto accompagnato da frutta fresca e secca, struffoli, roccocò, mustaccioli, susamelli e pasta di mandorle. Questo menu è legge nelle case dei napoletani, ma le tradizioni a volte vanno anche rivisitate, senza però stravolgerle: per questo Fabio Stefano Crispino e Francesco Armenio, chef dell’Uno Barrato di via Vannella Gaetani 8, che ha fatto della creatività, dell’inventiva e della professionalità del maître Nunzio Viscardi la sua arma vincente, hanno riformulato per noi il tipico menù natalizio, offrendoci per ogni portata l’alternativa di mare e di terra e sotto, la guida dell’espertissimo Simone Nicotina, il giusto vino da abbinare ad ogni piatto. Si parte con un morbido e profumato “Flan di friarielli e vongole veraci ristrette nel loro sugo” o, in alternativa, una ricca “Faraona ripiena di parmigiana di melanzane”. Si consiglia di accompagnare questi piatti con un Dal flan di friarielli e vongole alla millefoglie di pane carasau e baccalà: gli ingredienti della tradizione esaltati dalla creatività dei cuochi partenopei di Fabiola Morano ottimo Greco di Tufo Docg “Tornante”. Continuando la nostra rivisitazione, ci fermiamo in costiera assaporando dei “Paccheri di Gragnano con crema di melanzane”, “Spannocchie e pane saporito” oppure dei classici “Gnocchi di semola con fonduta di provola di Agerola affumicata e tartufo nero”. Il tutto annaffiato da una Passerina del Frusinate Igt “Piluc”. Per il secondo, “Millefoglie di pane carasau con baccalà con patate e pomodori del piennolo” accompagnata da un Cabernet di Atina Doc “Il giovane” o, per gli amanti della carne, “Guancia di vitello su crema di carciofi e patate” e “Pop corn di lenticchie” da gustare con un Taurasi Docg “Vigna 5 Querce”. Dulcis infundo, un gustoso “Cilindro di cioccolato fondente con mousse alla nocciola” servito con un Passito di Pantelleria “Ben rye”. Piatti che è possibile gustare all’Uno Barrato ma anche preparare in casa per stupire gli ospiti delle feste. Lo chef Fabio Stefano Crispino ci spiega come. Buon Natale e buon appetito! Il menu delle feste rivisitato dagli chef Pane saporito Grattugiare del pane raffermo, ungere con un filo d’olio extravergine una padella antiaderente e fare tostare il pane con aglio, prezzemolo, sale e pepe. Servire come condimento. Panettone saporito Montare della panna fresca con vanillina e zucchero a velo. Un attimo prima che il composto raggiunga la consistenza desiderata (ovvero soffice e delicata) aggiungere la crema di nocciola. Dosi: per 1 lt. di panna 1\2 kg. di crema alla nocciola. Cotechino con pop corn di lenticchie Bollire le lenticchie, scolarle non del tutto e metterle in padella con un dito d’olio. Spadellare per tre minuti, servire calde. VII È È ormai diventata una piacevole consuetudine decembrina la kermesse «Natale a Napoli», ideata e organizzata dalla Run Comunicazione dei fratelli Andrea e Alessandro Cannavale in collaborazione con l’Associazione culturale AMA, l’agenzia di comunicazione Keyword Adv e il gruppo editoriale Iuppiter Group. La manifestazione, ormai consolidato punto di riferimento della città in festa, è patrocinata dalla Prima Municipalità e sponsorizzata da Vodafone (Title Sponsor dell’Evento), Carpisa. Anche quest’anno in agenda numerose sorprese, piacevolmente coniugate a sperimentati «numeri» di intrattenimento. Come da tradizione, epicentro degli eventi di «Natale a Napoli» è il cuore di Chiaia. E, come sempre, si punta ad una suggestiva miscela di musica, di sfilate, di happening on the road, di danze e di gastronomia. Ad inaugurare il carnet degli appuntamenti, mercoledì 14 dicembre, il concerto di Laura Cocozza «Natale a Napoli» Superkermesse a Chiaia dei «Peter’s Gospel Choir», allietato da aperitivo (ore 19.30 alle Scale Filangieri). Giovedì 15 dicembre, poi, grande animazione a via Chiaia con la «Parata natalizia dell’Edenlandia»: tanti artisti di strada in maschera per la gioia dei bambini (ore 19). Venerdì 16 dicembre è la volta di «Tamburi e Madonne», ovvero Carlo Faiello in concerto (ore 19 alle Scale Filangieri). Si prosegue con un robusto week end. Sabato 17 dicembre, si inizia alle ore 12 in piazza dei Martiri con la «Tombola Vivente», una rappresentazione spettacolare del popolare gioco, e si continua in serata, alle ore 19, con la parata degli artisti di strada in maschera (curata da Edenlandia), prevista da via Chiaia a via dei Mille. Domenica 18 dicembre tocca al «Teatro di strada dei Buffoni» che interpreta «Tra le nuvole», performance itinerante che alle ore 11.30 parte da via Chiaia per dirigersi a via dei Mille; in serata (ore 19) è il momento del coro gospel «The Voice’s Box» che si esibisce alle Scale di S. Arpino in via Chiaia. Lunedì 19 dicembre, alle ore 19, ancora musica in via Chiaia con «Zampogne D’oltrecanto e il quintetto Symphonia», impegnato ad eseguire un classico repertorio di novene natalizie e pastorali. Martedì 20 dicembre, alle ore 19 in via Chiaia, la ribalta è tutta per «Tammore e Danza», ovvero una spumeggiante sequenza di balli popolari. Cori gospel, tombola vivente, flash mob e concerti negli 11 giorni di spettacoli della prima Municipalità Mercoledì 21 dicembre cartellone decisamente intenso: alle ore 18.30, al Gran Cafè Gambrinus in via Chiaia, è il momento dei cori natalizi con il «Concerto di Natale: diamo voce ai bambini del Kenia»; alle ore 19, poi, allo «Chez Moi» in via del Parco Margherita 13, ecco «Sapori e saperi del Natale a Napoli» che offre ai napoletani un intrigante aperitivo con degustazione di vini della Tenuta Cavalier Pepe, Cantina Taurasi, e piatti tipici della tradizione natalizia partenopea; sempre allo «Chez Moi», ma stavolta alle 21, si replica con i piaceri della tavola all’insegna dell’evento «Lo Chez Moi interpreta i sapori del Natale a Napoli», cena a base di gusti tradizionali. Giovedì 22 dicembre, alle ore 18.30 in piazza dei Martiri, arriva l’inaspettato: il cosiddetto «Flash Mob» è il fenomeno del momento, ma non anticipiamo nulla, se non il titolo della performance, vale a dire «È amore All you need is love». Venerdì 23 dicembre, alle ore 19.30 in piazza dei Martiri, musica doc con il concerto jazz di «Walter Ricci Quartet for Christmas». Gran botto finale, sabato 24 dicembre alle ore 12 in piazza dei Martiri, con il concerto jazz di Rossana Casale: la famosa vocalist è interprete di «Merry Christmas in Jazz». Ogni favola è un gioco ed è vera soltanto a metà XIII/“Feisbuc - Un mare di amici”, il mondo dei social network in scena al Diana XIV/“L'Italia chiamò”, la storia del Paese in musica XV/Al Mann la poesia si fa alter ego XI C Cosa succede quando il mondo “virtuale” dei social network esce dallo schermo del computer per proiettarsi nella vita reale? Se lo è chiesto Peppe Celentano, regista e autore del testo originale di “Feisbuc – Un mare di amici”, lo spettacolo che ha debuttato lo scorso settembre al Teatro Diana, tutt’ora in replica la mattina per i ragazzi delle scuole. Un vero successo, sia per l’originalità del tema, sia per il cast di attori composto da Rosario Verde, Gabriella Cerino (collaboratrice anche in veste di costumista), Ciro Pellegrino, Anna Capasso, Diego Sommaripa, Viviana Cangiano, Carlo Liccardo, Yuri Napoli, Lorena Leone e Angela Rosa D’Auria, oltre allo stesso Celentano. Luigi Ferrigno ha curato le scene, mentre le musiche sono di Marco Mussomeli. Nella scenografia, che riproduce lo schermo di un computer, con tanto di bacheca di “Feisbuc -Unmare diamici”, ilmondodeisocialnetwork inscenaalDiana Un vero successo, sia per l’originalità del tema, sia per il cast di attori Facebook, si muovono gli attori per portare in scena pezzi di vita vera, filtrata dalle chat e dalle piattaforme dei social network più utilizzati dai giovani e non solo. Dalla ragazza svampita con velleità di showgirl che vuole tentare la scalata al successo, all’adolescente omosessuale che in rete può essere se stesso, agli episodi di disagio giovanile che si traducono spesso nello spettro della bulimia: queste e tante altre le storie che Celentano (protagonista dello spettacolo anche in veste di attore) ha sapientemente intrecciato strappando al pubblico tante risate, ma anche facendo riflettere sulla società in cui viviamo. Spiega il regista: «“Feisbuc - Un mare di amici” mette in luce molti aspetti dei social network. Fra tutti la voglia di comunicare con gli altri. Un’esigenza irrefrenabile che spinge tantissimi giovani a tessere una fittissima rete di contatti che nel mondo dei social network sono chiamate amicizie. Amicizie chieste e concesse. Amici degli amici che non si conoscono e che mai si stringeranno la mano ma che servono per promozionare un evento, per urlare il proprio dissenso per quello che non si accetta. I social network hanno la capacità di aggregare XIII milioni di individui risvegliando le coscienze e sollecitando interessi e critiche su problemi etici, morali e materiali della nostra società». L’intento è chiaramente quello nobile di avvicinare i giovani al teatro, magari sottraendoli per qualche ora proprio ai social network. (Enrico Lava) L La storia d'Italia può essere raccontata anche attraverso le canzoni. Così come col semplice aiuto delle canzoni è possibile venire a conoscenza delle vicende relative a tutti i partiti politici italiani, da quello Comunista a quello Socialista, da quello Fascista a quello Democristiano. In particolare, gli eventi che iniziano col Risorgimento e che comprendono la seconda guerra mondiale, dispongono di una vera e propria colonna sonora. Vittorie e sconfitte, speranze e delusioni sono state sempre sottolineate, in Italia, da canti che talvolta raggiungono la solennità degli inni. È appunto questa eredità culturale, spesso esaltante, talvolta scomoda, che viene recuperata nel più recente libro di Vittorio Paliotti dal titolo "L'Italia chiamò - 150 anni di canzoni nazionali e politiche" (Franco Di Mauro Editore). Inutile chiarire che il libro, scritto appunto in occasione dei festeggiamenti per il 150° anniversario dell'unità d'Italia, è appunto un modo, avvincente e appassionante, di ripercorrere le maggiori tappe della storia del nostro Paese. Agli albori del Risorgimento, per invocare l'unità d'Italia ci si avvalse di brani ricavati dal melodramma, è il caso di "Va’ pensiero", ma presto si poté contare su un testo come “Fratelli d’Italia” di Mameli (diventato poi l’inno nazionale), il quale morì combattendo proprio per l’ideale unitario. Si nutrono poi, gli anni del Risorgimento, di canti di origine popolare quali “Addio mia bella addio” e “La bella Gigogin”. Ma già la Grande Guerra 1915-18, inizialmente caratterizzata da canti creati dai soldati stessi, come “Sul ponte di Bassano”, riceve una benefica scossa da “La leggenda del Piave”, versi e musica di un impiegato postale napoletano: Ermete Giovanni Gaeta, già noto come autore dialettale, con lo pseudonimo di E.A. Mario. I versi di questo inno (“Il Piave mormorò: non passa lo straniero!”) servirono alla vittoria italiana, è stato notato, molto più delle strategie di certi generali. L’indagine condotta con grande accuratezza da Paliotti, comprende, per quel che riguarda il primo dopoguerra, can- “L'Italiachiamò”, lastoria delPaeseinmusica di Mario Carillo Da “La bella Gigogin” a “Lilì Marleen”, il viaggio di Vittorio Paliotti alla scoperta delle canzoni nazionali e politiche dal Risorgimento al dopoguerra XIV zoni come “Me ne frego”, dei fascisti, “Bandiera rossa” dei comunisti e “Biancofiore” dei popolari (futuri democristiani), l'”Inno dei lavoratori” di Filippo Turati e "L'internazionale". Poi il regime con “Giovinezza” (originariamente un canto di studenti che davano l'addio all'università), con “Fischia il sasso”, cantata dai balilla, con “L'inno a Roma”, su musica di Giacomo Puccini, e chi più ne ha più ne metta. Quindi l'impresa etiopica con “Faccetta nera” e “Io ti saluto e vado in Abissinia”. E la seconda guerra mondiale con “La sagra di Giarabub”, “Caro papà”, “Camerata Richard”, “La canzone dei sommergibili”. Quest'ultima scritta da Guglielmo Giannini, futuro capo del partito dell'Uomo Qualunque. Del tutto eccezionale il caso della canzone “Lilì Marleen”, che, struggente e malinconica com’era, venne tradotta dal tedesco in tutte le lingue; la cantavano soldati di eserciti in guerra fra di loro. Si canterà ancora dopo l'8 settembre: “Le donne non ci vogliono più bene” da una parte e “Bella ciao” dall'altra. In questo libro, che può anche essere richiesto direttamente all'editore Franco di Mauro (081 662869) Vittorio Paliotti ha, in pratica, narrato la storia d'Italia attraverso le canzoni. “Mai rinnegare la propria storia, non più guerre, però”, sono le parole con cui l'autore dà il via a un'opera che piacerà a chi, anziano, vuol ricordare e a chi, giovane, vuol conoscere. D Domenica 27 novembre è un giorno singolare, è il giorno dell’Alter, della poesia. Sono in un esercito possente di quaranta poeti itineranti, dislocati nella sale del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, a guardia di un ritratto, di un affresco, di una statua, da cui a loro volta sono custoditi. L’alter è il poeta classico, l’autore che risuona nella testa da tempo, che hai più amato o odiato, che hai recitato, letto, tradotto, consacrato, beffeggiato, dissacrato. È lo specchio riflettente che rimanda le emozioni che fanno degna l’esistenza, la guerra con i suoi vani eroismi, la morte che tutto vince, la vuota vanità del potere, il tempo che consuma, il mondo nella sua materica vita, nella varietà di forme e percorso compatto di circa due ore (4 minuti per autore). È un itinerario insieme poetico e artistico che fonde il mondo della plasticità e del colore con quello della parola e del ritmo. Ci sono i grandi epici (Omero), i tragici (Sofocle), i poeti scienziati, matematici e filosofi (Lucrezio, Eraclito), i satirici (Marziale), i lirici (Saffo), i grandi prosatori U (Foto di Alessandro Tavella) AlMannlapoesia sifaalterego di Enza Silvestrini Chiostro”. Sono previsti 11 incontri, iniziando da martedì 13 dicembre, con il primo seminario dal titolo Memorie del Grand Tour nel Golfo di Napoli, condotto da Maurizio Bugno (Università di Napoli “Federico II”) presso il complesso di Santa Maria la Nova (piazza Santa Maria la Nova, 44), per concludersi poi, il 5 giugno 2012 con Amedeo Visconti e Vittorio Saldutti (Università “Suor Orsola Benincasa”, Napoli – Università di Tre atenei sulle tracce della Magna Grecia Un vero successo, sia per l’originalità del tema, sia per il cast di attori mutazioni, la natura dell’universo. Ma l’alter è anche l’ego, il poeta moderno. È la musica, la bellezza levigata della forma, la cruda sconcezza della satira, il rigore filosofico, l’esatta liricità geometrica, la tagliente parola che svela. È quanto di bello e grande il genio umano ha prodotto. È l’origine dove Greci e Latini hanno disteso le loro radici. È quanto di straordinariamente moderno opere vecchie di migliaia di anni possiedono. È la forza timida e insieme disarmante dei poeti che mesi fa hanno scelto il loro alter tra i poeti antichi e hanno scritto per lui o contro di lui. “Tutti testi inediti” mi dicono Marco De Gemmis, (direttore del Servizio Educativo) e Ferdinando Tricarico, curatori dell’iniziativa, perché al Museo la cultura, non solo si mostra, ma si produce. I poeti, divisi in due gruppi di 20, uno di mattina, l’altro di pomeriggio, incedono e leggono tra le opere scelte in un n’alleanza particolare tra le Università partenopee per promuovere la Storia Greca. Tre gli atenei in questione, l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, la Seconda Università degli Studi di Napoli e l’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa”, con il sostegno inoltre dell’Associazione “Incidenza dell’Antico”, Luciano Editore e dell’Associazione “Oltre il (Plutarco) e ancora Ovidio, Esiodo e altri. Sono gli alter ego di M. Baino, G. Bilotta, N. Catalano, F. Coppola, A. D’Ambrosio, V. D’Atri, C. De Falco, M. De Gemmis, S. Di Natale, B. Di Pietro, R. Di Stasio, E. Fagnano, G. Frasca, B. Galluccio, M. Grasso, C. Ioni, C. Lubrano, E. Lucrezi, W. Marasco, G. Marmo, S. M. Martini presente attraverso un video di A. De Rosa, K. Martino, A. Messina, G. B. Nazzaro, T. Ottonieri, L. Pacifico, M. Papa Ruggiero, F. Piemontese, A. Pietropaoli, U. Piscopo, A. M. Pugliese, R. Rizzo, P. Santucci, E. Silvestrini, A. Spagnuolo, F. Tricarico, L. Trucillo, R. Urraro, P. Vetromile, C. Vitiello. Quarantunesimo poeta è Michele Sovente letto da Silvio Perrella. I testi saranno raccolti successivamente nel catalogoantologia per l’editore Artem’m. Così la poesia silenziosamente avanza. XV Bari “Aldo Moro”) con un incontro dal titolo «Lavorare sui frammenti degli storici greci: problemi, prospettive di indagine e nuove acquisizioni», che si terrà presso la Biblioteca di Ricerca dell’Area Umanistica dell’Università di Napoli “Federico II” sita in piazza Bellini. Ai seminari napoletani interverranno inoltre Emanuele Greco, Luigi Ferreri, Eduardo Federico, Pietro Vannicelli, Marcello Lupi, Massimo Nafissi, Lavinio Del Monaco, Gabriella Pironti e Claude Pouzadoux. (Luciana Ranieri) XVIII/TE LA DO IO L’INNOVAZIONE XX/IL VESUVIO, FUORICLASSE DEL FUOCO Non importa ciò che è, ma quello che diventa importante: un’irrinunciabile porta-spia su ciò che non si può non sapere I Intervistato sul suo Dracula in 3D, nelle sale tra marzo e aprile 2012, Dario Argento ha detto: “La tecnologia è inarrestabile: i miei effetti sotterreranno Avatar”. Se il maestro dell’horror mostra i canini con tanta sicurezza lo si deve soprattutto al pool degli effetti visivi, in febbrile lavoro tra l’Italia e l’America, per consegnare al pubblico il più innovativo film sui vampiri. In questa sfida cinematografica all’ultimo morso, pochi sanno che Napoli è protagonista. A curare la macchina degli effetti visivi è la Rebel Alliance, società partenopea, vincitrice del David di Donatello 2011 con il film 20 sigarette, all’avanguardia nell’industria dei contenuti digitali, autentica accademia filosofica del pensiero tecnologico - con sedi a Napoli e Los Angeles - guidata da Vittorio Dublino, stazza da titano, oratoria irrefrenabile e grande fiuto per l’innovazione. Stargli dietro mentre snocciola progetti e idee è come voler arginare la corsa di Lavezzi. “Il cinema è solo uno dei settori in cui operiamo. Nel live show, ad esempio, stiamo rielaborando e trasformando in 3D 6 videoclip dei Pink Floyd, nell’audiovisivo, invece, tra gli impegni recenti abbiamo realizzato alcuni spot pubblicitari come quello della Nissan Nordamerica. Promuovere le auto dà la possibilità ai nostri creativi di sperimentare nuove soluzioni visive, esportabili in ricreare alcuni eventi storici riproducendone fedelmente costumi, architetture e paesaggi. Un lavoro minuzioso in cui gli archeologi coinvolti nel docufilm vedono realizzate le loro visioni e ricostruzioni storiche grazie alla creatività digitale. Un altro progetto sistema organizzato di aggregazione produttiva, in regime di “contratto di rete”, in cui sotto lo stesso brand “ribelle” si sono “alleate” società con decennale esperienza nel trattare i Beni culturali con le nuove tecnologie, come Asa Studio e Phantasya, Benvenuti in un altro mondo, quello di Rebel Alliance, realtà napoletana all’avanguardia nell’industria dei contenuti digitali, vincitrice del David di Donatello 2011 per gli effetti visivi. Vittorio Dublino, fondatore della società, spiega la sua filosofia produttiva e confessa: “Qui a Napoli ti fanno sentire un marziano”. Te la do io l’innovazione di Max De Francesco altri campi. Le vie digitali sono infinite. Per non perdersi, basta seguirne l’evoluzione, senza mai tradire la propria indole umanista”. Ed è su questo piglio “umanista” che si basa la filosofia del progetto Rebel Alliance: “Guai a pensare che il solo pensiero tecnologico possa imporsi senza il supporto di quello umanistico. Siamo partiti da Napoli 15 anni fa proprio con questa consapevolezza: miscelare umanesimo e tecnologia soprattutto nel campo della valorizzazione dei Beni culturali con la creazione di film e audiovisivi educativi di nuova generazione e l’ideazione di progetti didattico-multimediali come i parchi a tema”. Qualche esempio? “La serie Mediterraneo 3D, il cui film pilota è Pantelleria 3D. I nostri esperti di effetti visivi stanno lavorando insieme ai professori universitari per speciale in cui credo molto è il Gaudium et Spes, Czestochowa, ovvero la costruzione in Polonia del più grande parco tematico multimediale per la divulgazione della religione cristiana attraverso la valorizzazione dell’arte sacra. I polacchi hanno capito che c’è bisogno di trattenere e intrattenere i milioni di pellegrini in visita nel santuario della città in un megaspazio in cui creare strutture innovative capaci di fondere, in un’unica soluzione, svago, sport e cultura”. Di sola filosofia non si vive: serve un metodo imprenditoriale che sappia espandere il pensiero digitale per produrre cultura ad effetto (visivo). Dublino, campione nel mandare in tilt qualsiasi sismografo delle idee, dopo anni di studio tra viaggi, miraggi e sperimentazioni, ha ideato Rebel Alliance Empowering, un XVIII “Guai a pensare che il solo pensiero tecnologico possa imporsi senza il supporto di quello umanistico. Siamo partiti da Napoli 15 anni fa proprio con questa consapevolezza: miscelare umanesimo e tecnologia soprattutto nel campo della valorizzazione dei Beni culturali” università, centri di ricerca e singoli professionisti specializzati nella realizzazione di contenuti digitali. In soldoni, un’alleanza d’alto profilo tecnologico, capace di connettere le varie “botteghe” digitali delocalizzate nel mondo e appartenenti al c’è la caduta di un palazzo, a seconda di come decido di farlo cadere, viene determinato il costo dell’effetto visivo. Per questo motivo, il pensiero digitale ha rotto la linearità classica della creazione cinematografica: oggi lo script, in poche parole, sistema, per fornire, in una prospettiva globale, la propria consulenza in qualsiasi segmento dell’industria tecnologica. “Non siamo un semplice network produttivo - tiene a precisare Dublino -, ma un sistema che mette in connessione intelligente le diverse competenze in modo interdisciplinare. Abbiamo creato una condivisione umana, culturale, innovativa ed economica che ci consente di essere competitivi soprattutto sui mercati nazionali ed prende posto al centro e i protagonisti del suo sviluppo intorno. La nostra consulenza, quindi, fornisce a chi scrive storie i giusti consigli per immaginare già gli effetti visivi, in modo che in fase di realizzazione si risparmiano tempo e denaro per la gioia dei produttori”. Vittorio Dublino continuerebbe per giorni a raccontare meraviglie e potenzialità del suo lavoro (“pensi che stiamo espandendo le nostre conoscenze digitali nelle internazionali. Chi entra nel sistema Rebel Alliance può farlo temporaneamente per realizzare singoli progetti o può contribuire strutturalmente allo sviluppo delle rete di alleanze stipulando accordi di collaborazione. La nostra missione è una e una sola: ottimizzare la realizzazione di progetti innovativi sotto il profilo creativo, tecnico e gestionale, trovando soluzioni efficienti a costi convenienti”. Con l’invasione degli effetti visivi, scorrendo i budget spesi dai produttori dei filmoni americani c’è da rabbrividire per le cifre stellari. “Ad Hollywood - spiega Dublino - hanno capito che il processo creativo, con l’avvento delle nuove tecnologie, è cambiato. E anche gli sceneggiatori devono piegarsi al pensiero digitale. Le faccio un esempio: se in una scena scienze forensi con la ricostruzione di scene del crimine e nel cassetto abbiamo un viaggio in 3D tra i miti di Napoli) col rischio di passare dall’effetto visivo all’effetto notte. Nel fermarlo, pur a malincuore, gli domando a bruciapelo: “Ma Napoli vi apprezza?”. “Non ci crederà, ma in una città come la nostra che ha fatto dell’innovazione, almeno nel recente passato, uno dei suoi punti di forza (vedi “Città della Scienza” e dintorni ndr), troviamo difficoltà a sederci con i rappresentanti delle istituzioni e proporre il nostro bagaglio culturale e digitale. A volte qui ti fanno sentire un marziano. Mio figlio l’ho mandato a Los Angeles a formarsi dal guru degli effetti visivi John Attard, anche lui aderente al sistema Rebel Alliance, perché dalle nostre parti non ci sono formatori adeguati. Per Napoli sogno una scuola XIX di formazione permanente sulle nuove tecnologie. Non può sapere quante siano le opportunità di lavoro che un giovane può trovare prendendo la via digitale”. NELL’ALTRA PAGINA, IN ALTO Vittorio Dublino (il primo a sinistra) riceve il David di Donatello 2011 IN QUESTA PAGINA, DA SINISTRA Dublino con il presidente Napolitano Dario Argento, regista di Dracula in 3D i cui effetti speciali sono stati curati dalla Rebel Alliance T Tra i vulcani è il più vip di tutti. Non solo per il suo presenzialismo storico e per la sua fotogenia da schianto che incantò le carovane del Grand Tour, ma soprattutto per la sua complicata attività eruttiva. Il Vesuvio che, nell’ora del tramonto, stando ai versi del poeta Ferdinando Russo, «piglia ‘o culore e ‘na viola ‘nfosa», è l’unico vulcano attivo dell’Europa continentale. Collezionista di primati (è, ad esempio, il più abitato di tutti circondato com’è da 20 comuni per coni di scorie e colate di lava); eruzioni forti, essenzialmente esplosive di media entità; eruzioni catastrofiche esplosive, tipo «Pompei». Il succedersi di questi cicli eruttivi ha contribuito a cambiare spesso la geografia del luogo, condizionandone anche la rinascita della vegetazione e la ripopolazione animale ed umana. Se, infatti, veduto da Napoli, l’attuale complesso vulcanico, presenta due cime distinte impiantate sopra una base comune (a destra pianeta, l’entrata nella storia e nella leggenda, non poté che essere esplosiva. Stracarico d’energia accumulata nei lunghi secoli di letargo, la sua prima vera «uscita» in pubblico fu un’apocalisse inaspettata, nonostante le avvisaglie di un risveglio si fossero avute anni prima (62 o 63 d.XXC.) con una serie di forti terremoti avvertiti a Napoli e a Nocera. L’eruzione vesuviana dell’estate del 79 d.C., in soli tre giorni, distrusse Pompei, Ercolano, ll Vesuvio, fuoriclasse del fuoco di Max de Francesco un totale di 700mila persone in 225 km quadrati), è un vulcano giovane, di soli 25mila anni, se si pensa ai 200mila anni dei Campi Flegrei. Una gioventù decisamente bruciata. Una vita inquieta caratterizzata da un’attività eruttiva che può essere suddivisa in tre periodi: il più antico e lungo che va dalle origini all’eruzione del 79 d.C.; il secondo va dal 79 d.C. al 1631; il terzo, invece, corrisponde all’intervallo 1631-1944. Un’attività complessa e variabile, sintetizzabile in tre principali tipologie eruttive: eruzioni moderate, principalmente effusive (formazione di dell’osservatore il Gran Cono vesuviano o Vesuvio di ben 1281 metri alla sommità del quale si apre il cratere attivo; alla sinistra il monte Somma, alto 1133 metri che recinge ed abbraccia a nord e nord-est il primo), in principio la conformazione dell’edificio vulcanico era totalmente diversa. Pare che il Vesuvio fosse formato dal solo monte Somma nel cui immenso cratere, con l’eruzione del 79 d.C., si aprì una nuova bocca eruttiva intorno alla quale, sorse, nel corso del tempo, il gran cono vesuviano. Per un fuoriclasse del fuoco così esclusivo e tra i più studiati del XX Stabia, Oplonti, provocando più di 2000 vittime; fu detta pliniana definizione che in vulcanologia indica quel tipo d’eruzione altamente violenta e temibile - dal nome di Plinio il Vecchio che vi morì e di Plinio il Giovane che ne annotò la furia in due lettere allo storico Caio Cornelio Tacito. Dalla vibrante cronaca di Plinio il Giovane - che costituisce la prima descrizione di un’eruzione vulcanica - e dallo studio dei prodotti fuoriusciti dal Vesuvio, osservati a Pompei e nelle altre città distrutte, è stato possibile ricostruire le tre fasi tipiche di un’eruzione pliniana. 24 agosto, prima fase, ore 12: interazione magma-acqua, con apertura del condotto vulcanico, accompagnata da boati e incredibili esplosioni. 25 agosto, seconda fase, durata fino alle ore 8: formazione, con un alta frequenza di terremoti, di una colonna di gas, ceneri, frammenti litici e pomici bianche e grigie alta circa 17 km al di sopra del vulcano (Plinio: «La nube era simile ad un pino più che qualsiasi altro albero. Come da un tronco enorme svettò in alto nel cielo e si dilatava e quasi metteva i rami»). I componenti della nube, raffreddandosi, precipitarono depositando in poche ore strati di pomici che seppellirono completamente Pompei, «risparmiando» Ercolano, poiché il vento, che spirava in direzione nordovest, deviò la nube. Successivamente, però, si formò una nuova grande nube eruttiva il cui collasso originò colate piroclastiche che furono fatali per Ercolano e le zone circostanti il Vesuvio. 25 agosto, terza fase, durata fino alla tarda mattinata: l’immensa nube di cenere fece piombare nell’oscurità l’area compresa tra Capri e Miseno. Oltre al buio, essa produsse una valanga di gas, frammenti magmatici e materiale solido lungo i fianchi del vulcano Il vulcano fuori dalle “nuove” 7 meraviglie È l’unico vulcano attivo dell’Europa continentale, maestoso gigante simbolo della città di Napoli, assieme al golfo e al mare blu, è il protagonista dell’iconografia classica della città partenopea. Il Vesuvio, superbo e altero, croce e delizia dei napoletani, minaccia e monito della forza della natura, non se l’è presa più di tanto quando è stato escluso dalla classifica finale delle “New 7 Wonders of Nature”, le 7 meraviglie naturali del mondo moderno. Un provvisorio conteggio dei voti raccolti attraverso una massiccia campagna mondiale veicolata con vari mezzi di comunicazione ha decretato l’esclusione dai magnifici 7 del mondo del “vulcano buono”, rientrato però tra le 28 attrattive naturali finaliste tra 440 candidature. Il gigante partenopeo se l’è vista con concorrenti esotiche e agguerrite: le nuove 7 meraviglie, infatti, sono la foresta amazzonica, coi suoi 5.5 milioni di chilometri, la baia di Halong in Vietnam, che ospita ben 1969 piccole isolette, le cascate di Iguazu a cavallo tra Argentina e Brasile, l’isola vulcanica di Jejudo nella Corea del Sud, il Parco Nazionale di Komodo in Indonesia, il fiume sotterraneo di Puerto Princesa nelle Filippine e la Table Mountain in Sudafrica, monte reso piatto da sei milioni di anni di erosione. A tirare la volata al Vesuvio per la conquista del prestigioso riconoscimento, la Provincia di Napoli, forse poco supportata dalle altre istituzioni locali nella campagna per il voto. Ugualmente soddisfatto il presidente Cesaro, che ha dichiarato: “La Provincia di Napoli e il Vesuvio escono a testa alta da quello che è stato un simpatico concorso, che è servito, e questo era il nostro fine istituzionale, a far parlare positivamente di quella che è una nostra icona del territorio”. Il Vesuvio, quindi, a testa alta più che mai, soprattutto alla luce di una recente scoperta che ha dell’incredibile: secondo i risultati della ricerca “Ground movement at Somma-Vesuvius from Last Glacial Maximun” dell’Istituto Nazionale di Geofisica, pubblicati sulla rivista Journal of Volcanology and Geothermal Research, è emerso che il vulcano si innalzerebbe in media di 4 millimetri l’anno. Negli ultimi 20mila anni il Vesuvio si sarebbe innalzato di ben 80 metri, un fenomeno dovuto alla pressione di gas e magmi che si accumulano a circa 20 chilometri di profondità sotto il vulcano. Una presenza ancora più imponente per lo “sterminator Vesevo” che alterna, secondo gli studiosi che non gli staccano un attimo gli occhi di dosso, periodi più turbolenti a periodi di quiete. (rita giuseppone) XXI che, con una velocità di oltre 100 km/h, seppellì di nuovo Ercolano sotto uno strato di fango spesso dai 15 ai 25 metri. Dopo l’exploit pliniano, la quiete ad intermittenza. Il Vesuvio, infatti, alternò lunghi silenzi a brevi «uscite». Piazzò, così, un filotto di eruzioni, scarsamente documentate: 472, 512, 680, 685, 737, 968, 1037 e 1139, anno in cui, dal resoconto di Falcone Benevantano, veniamo a sapere che ‘a montagna «gettò per ben otto giorni potentissimo fuoco e fiamme vive». Dopo questo evento, il Vesuvio si dette alla macchia. Un lungo periodo di quiescenza, durato cinque secoli, permise una rinascita del territorio. Ma l’idillio finì col grande incendio del 16 dicembre 1631. Un’altra apocalisse. L’eruzione fu talmente forte che, in seguito, il complesso vulcanico cambiò forma: la cima del Gran Cono vesuviano fu decapitata e il cratere raggiunse un diametro di circa due miglia, rispetto al miglio precedente. Esplosioni immani, la famigerata nube eruttiva assediò il cielo, i torrenti lavici raggiunsero e distrussero Pompei, Ercolano, La Scala e la parte occidentale di Torre del Greco, 30cm di cenere coprirono Napoli. Bollettino del cataclisma: 4000 uomini ed oltre 6000 animali morti, 40.000 «senzatetto». Giambattista Manso, fondatore dell’Accademia degli Oziosi e cronista dell’eruzione del 1631, nel suo reportage epistolare (tre lettere inviate all’amico Antonio Bruni), oltre a descrivere con maestria l’evento, ricorda anche come, nel corso dell’eruzione, i napoletani, già provati dalla peste, parteciparono in massa a due processioni con il sangue e la testa di San Gennaro. In una di queste, il patrono di Napoli, si rivelò al popolo e fermò «quella smisurata e altissima nuvola incontinente» che minacciava la città. Rotto l’idillio, ritornato sterminatore, cominciò per il Vesuvio l’epoca che si può dire moderna, caratterizzata da una fase di attività persistente che durò fino al 1944. Durante “Un’attesa che è un’agonia”, con queste parole Carmine Esposito, sindaco di Sant’Anastasia, uno dei 18 comuni della cosiddetta “zona rossa” ad alto rischio vulcanico, ha denunciato nei giorni scorsi il “blocco dei territori” a causa dei vincoli imposti dalla legge regionale che impediscono l’elargizione dei fondi necessari per la realizzazione delle vie di fuga prevista dalla Legge Regionale n° 21/2003. Il sindaco, nel corso di un'Assise pubblica congiunta Vesuvio, allarme ZONA ROSSA Il sindaco di Sant’Anastasia: “Vincoli legislativi bloccano i fondi per la realizzazione delle vie di fuga” questa terza fase d’attività eruttiva, una serie di violenti episodi furono segnalati negli anni 1794, 1822, 1834, 1850 e 1872. L’eruzione più forte del Novecento, invece, fu quella del 4 aprile 1906 che coinvolse i paesi di Boscotrecase, Ottaviano e San Giuseppe Vesuviano, dove il crollo della volta della parrocchia causò la morte di un centinaio di persone. Altre due eruzioni si ebbero il 1913 e il 1929, fino ad arrivare a quella del 18 marzo 1944 che distrusse i paesi di San Sebastiano al Vesuvio e Massa. Si racconta che una settimana prima dell’evento, Giuseppe Imbò, direttore dell’Osservatorio vesuviano, capendo che l’eruzione era prossima, avvertì il comando degli Alleati che a Terzigno aveva un campo di aviazione. Il comandante americano non volle dare ascolto al vulcanologo: ben 88 bombardieri B25 furono completamente sommersi dalle ceneri. Ornamento e flagello, paradiso e inferno, dal 1944 ‘a muntagna che ha «il fascino della ferocia tranquilla» dorme come Benino nel presepe. Nessuna voglia di risveglio. XXII con il Consiglio comunale di Somma Vesuviana, è insorto contro Regione e Provincia, colpevoli, secondo Esposito, di essere “assenti su un argomento che è il loro pane quotidiano”. “Per l'America's Cup i fondi sono stati trovati in poco tempo – ha proseguito il sindaco - mentre da anni non ci sono fondi per migliorare i nostri territori che stanno morendo a causa dei vincoli imposti”. Adottare il PUC (Piano Urbanistico Comunale) e renderlo effettivo applicando le norme vigenti con la collaborazione degli Enti sovracomunali è la strada indicata da Esposito per garantire sicurezza ai comuni vesuviani, afflitti dalla piaga dell’abusivismo edilizio che funesta quei territori già sotto la costante minaccia del vulcano. Nel corso del Consiglio comunale congiunto, le due Assise hanno approvato una delibera con la quale si prevede l'istituzione di un tavolo tecnico-politico di confronto con la Regione Campania, la Provincia di Napoli e la Protezione Civile, “per rappresentare con urgenza gli effetti dell'attuale condizione normativa sullo stato del territorio e valutare in modo collaborativo e sinergico possibili modifiche legislative alla Legge Regionale n. 21/2003”. Durante il dibattito non sono mancate le provocazioni, come la proposta di istituire una “No tax area” per la zona rossa e quella per l'adozione di una delibera in tema di sussistenza di prevalenti interessi pubblici contrari alla demolizione dei manufatti abusivi. laPortaVirtuosa XXIV/Potere Rosa XXVI/Premio “Una piazza, un racconto”... XXVII/Giardino Navarra, al via lo shop in shop XXIII 10 domande proustiane alle 4 donne dell’anno 1. Che cos’è per lei la perfetta felicità? 2. Qual è la sua più grande paura? 3. Con quale personaggio storico si identifica di più? 4. Che cosa le piace meno di sé? 5. Di quale virtù le piacerebbe disporre? 6. Che rapporto ha con il suo corpo? 7. Quali sono i suoi punti di forza? 8. Chi è il suo eroe vivente? 9. Chi sono i suoi scrittori preferiti? 10. Un’idea vincente per Napoli Valeria Casizzone Valeria Casizzone è direttore generale dell’Eav, l’Ente Autonomo Volturno. Prima di ricoprire questo prestigioso e delicato incarico, è stata avvocato penalista e assessore al Turismo della Provincia di Napoli. Energica e determinata quarantenne, sposata, ha una figlia. Tra i suoi pregi la capacità oratoria e la prontezza nelle decisioni che le hanno permesso di raggiungere grandi successi nella professione. Nella sua esperienza come assessore al Turismo è riuscita a determinare un’inversione di tendenza per quanto riguarda la gestione e programmazione delle iniziative, puntando sulla promozione con eventi poco dispendiosi ma molto redditizi dal punto di vista dell’economia del territorio e dell’occupazione. 1 La felicità è uno stato d'animo che riesci a percepire ad assaporare e a consumare in pochi istanti i soli per i quali vale veramente vivere, lo sguardo innocente ed ingenuo di mia figlia 2 Di non essere all'altezza delle aspettative di chi mi ama 3 Sono molti i personaggi femminili della storia in cui piacerebbe identificarmi molti per coraggio virtù e saggezza ma sicuramente Matilde Serao è quello a me più affine 4 La non piena consapevolezza di me stessa che mi porta inesorabilmente a dover dimostrare sempre più di quanto sia necessario ma soprattutto richiesto 5 La temperanza non mi appartiene, questo mi induce molte volte ad errori di valutazione ma ho di buono che lo riconosco senza indugi 6 Un rapporto assolutamente indifferente, il più delle volte lo trascuro e mortifico, questo è stato determinato anche dal lavoro che ho svolto per molti anni quello di Penalista dove necessariamente ero costretta a nascondere la mia fisicità 7 Determinazione spirito di sacrificio lealtà e coerenza non ho mai tradito ciò in cui credo fortemente, il tempo mi ha sempre premiato 8 È colui che contravvenendo a ciò che è convenzione riesce a imporsi e vivere in modo autentico e libero (non lo ho ancora incontrato). 9 I classici della letteratura italiana mi hanno sempre appassionato ultimamente ho riletto sia Sciascia che Italo Calvino ma mi rilasso anche con autori come Fabio Volo 10 Riconsegnare alla città il suo mare con un waterfront moderno e funzionale, e una rete di strutture attrattive capaci di accogliere al meglio i turisti Lina Lucci Lina Lucci è segretario generale della Cisl Campania dal 16 giugno 2009 (prima donna a ricoprire questo incarico in Campania da sempre). Sposata, una figlia, fa parte della Cisl da oltre vent’anni. Specializzata nell’area “mercato del lavoro”, nel 2011 ha perseguito con tenacia gli obiettivi di sempre, denunciando quando serve, proponendo e cercando le soluzioni migliori (per il lavoro, i giovani, le donne, i pensionati e chi ha meno) ogni volta che è possibile. Sono sue oltre 30 proposte per misure da adottare subito in Campania e un’opera di sapiente impulso verso tutti gli interlocutori istituzionali e delle parti sociali per rilanciare il sistema portuale campano. Ha una passione per i cani e un’angoscia “troisiana” che l’assale appena entra in una libreria e pensa che non riuscirà mai a leggere tutti i volumi pubblicati. 1 Guardare mia figlia mentre dorm 2 La solitudine forzata e prolungata 3 Mi piace molto la figura di Eleonora Pimentel Fonseca, per ovvie ragioni 4 La mia intransigenza 5 Uno spiccato senso dello humour 6 Conflittuale 7 La mia determinazione 8 Mio marito, non fosse altro perché mi sopporta 9 In questo periodo il teologo della speranza Jürgen Moltmann, ma anche Francesco Piccolo per il suo “Momenti di trascurabile felicità” 10 Continuare a lavorare tutti assieme per fare del Porto di Napoli l’occasione di sviluppo che la città merita XXIV Monica Sarnelli: molti la conoscono come la voce della sigla di “Un posto al sole”, la fiction tutta napoletana di Rai 3, ma il suo debutto risale al lontano 1981 alla giovane età di 15 anni con un 45 giri intitolato semplicemente “Amo”. Corista di artisti affermati come Gianni Bella, Peppino Di Capri, Gino Paoli, Fred Bongusto e tanti altri, pubblica nel 1983 il suo primo album solista: “Plays”. Artista amata a livello nazionale, non ha mai perso però la sua impronta fortemente napoletana: gli album del 2004 e del 2007, infatti, segnano un suo ritorno alle origini, alle sonorità della canzone partenopea che così bene si sposa con la sua voce calda e grintosa al tempo stesso. Innumerevoli i premi e i successi artistici, ha avuto anche fortunate parentesi televisive come quella della storica trasmissione “Ritmi Urbani”, dove figurava in veste di conduttrice. Generosa e attiva nel sociale, è reduce dal successo dello spettacolo che ha scritto con Dario Andreano dal titolo “Napoli Plebiscito Italia” che, tra storie e canzoni, ha fatto registrare un boom di presenze al Teatro Sannazaro. 1 La felicità è sapersi accontentare di quello di buono che la vita ti dà 2 La violenza sui minori 3 Sigmund Freud, perché abbiamo in comune non solo il mese di nascita (lui è nato il 6 maggio, io il 9) ma soprattutto la passione per la psicologia ma mi identifico anche in Brigitte Bardot, Marilyn Monroe, Sofia Loren, Audrey Hepburn e Totò 4 Di me amo quasi tutto tranne il disordine che fa parte della mia vita in tutto quello che faccio 5 Di pazienza credo di averne tanta, ma vorrei avere la calma visto che spesso sono impulsiva 6 Amo il mio corpo e me ne prendo cura ogni giorno andando in palestra e praticando acquagym e functional training 7 Quello di non aver mai perso la voglia di rimanere bambina 8 Nelson Mandela 9 Sicuramente Erich Fromm, leggere i suoi libri mi ha cambiato la vita. Poi ancora Erica Jong 10 Rivalutare il nostro patrimonio musicale… in questi giorni mi sto occupando di alcuni bambini meno fortunati (figli di carcerati e tossicodipendenti) andando nelle scuole e portandoli a conoscenza del nostro patrimonio musicale culturale e devo dire con grande piacere che si stanno appassionando tantissimo. Un’esperienza che mi ha arricchito tanto Monica Sarnelli Potere Rosa Energiche, creative e indomite: le quattro donne che nel 2011 ci hanno più convinto: Valeria Casizzone, Lina Lucci, Monica Sarnelli e Annamaria Colao Annamaria Colao Annamaria Colao: abbozzarne l’identikit dei meriti significa rischiare di scivolare nel panegirico. Intanto però sono i fatti oggettivi a farla viaggiare ad alta quota. Docente ordinario di Endocrinologia e Oncologia Molecolare alla “Federico II”, la prof , occhi celesti e sorriso che strega, è nella hit parade dei 100 scienziati italiani più importanti del pianeta. E con lei in campo suo marito Stefano Caldoro, il governatore della Campania, cede saggiamente gli onori della ribalta. Di cui in verità lei dà l’impressione di non sapere che farsene. Perché il tempo, fino al’ultimo spicciolo, lo dedica alla sua famiglia, ai suoi hobby umanistici, e alla ricerca medica per la quale rastrella fondi. 1 La felicità è un’attitudine. Ho la fortuna di avere un buon carattere per cui mi basta sapere che i miei cari stanno bene, sentire il sole sul viso o aspirare il profumo dell’aria nel giardino di casa per essere felice 2 Di causare sofferenza negli altri, in particolare in chi mi sta più a cuore 3 Questa è una risposta difficile perché ognuno di noi è unico nel suo genere... comunque nelle donne che si sono distinte nella storia dell’umanità: Ipazia, Giovanna d’Arco, Marie Curie, Florence Nightingale, Milicent Fawcett e tante altre 4 La tendenza a farmi carico dei problemi di tutti. 5 Se intendiamo le virtù platoniche (temperanza, saggezza, coraggio e giustizia) credo forse mi manchi un po’ di saggezza. Ma mi auguro che con il tempo arrivi. Se parliamo di altre doti, devo confessare che mi sarebbe piaciuto moltissimo cantare 6 Un buon rapporto. Lo curo, lo sprono, lo cullo... E ci litigo anche, perché spesso accumulo peso contro la mia volontà 7 La forza di volontà, l’ottimismo inguaribile, e la lungimiranza. E poi sono buona…abbastanza! 8 Non mi piacciono gli eroi... a parte Superman, c’è sempre qualcosa che non quadra. Preferisco gli uomini veri, con le loro forze e le loro debolezze. In questo senso, certamente do un bel 10 a mio marito 9 In tema di lettura sono onnivora. Leggo i grandi classici (ora sto rileggendo i Promessi Sposi), ma mi piacciono molto i romanzi di azione come Ludlum o Grisham, non disdegno i gialli… ora sto leggendo le storie del commissario Ricciardi del bravissimo scrittore napoletano Maurizio De Giovanni 10 Intanto non rovinarla con azioni umane di dubbia efficacia, perché Napoli è bellissima di per sè. Poi mi piacerebbe vedere più gioco di squadra. Noi italiani, e peggio ancora noi meridionali, soffriamo di una sindrome di individualismo spinto. In realtà, siamo pieni di amore, di senso di partecipazione e di iniziativa, e se riuscissimo anche ad essere collaborativi saremmo certamente i migliori U Un concorso letterario diventa un ampio progetto culturale, alla ricerca di nuovi talenti che possano esprimere lo spirito autentico della scrittura italiana: “Una piazza, un racconto” è un’antologia, curata da Iuppiter Edizioni, che raccoglie i brani vincitori dell’omonimo premio organizzato dalla Comunità Luterana di Napoli e arrivato alla sua XIII edizione. La serata di premiazione, egregiamente condotta dalla coordinatrice culturale della Comunità Luterana Luciana Renzetti, si è tenuta il 23 novembre scorso nella chiesa gremita ed accogliente di via Carlo Poerio. All’evento ha partecipato la giuria presieduta dal presidente della Comunità Luterana di Napoli Riccardo Bachrach e composta da Cristiane Groeben, Aurora Cacopardo, Francesco D’Episcopo e Massimiliano De Francesco. Il tema di quest’anno su cui si sono dovuti confrontare i partecipanti è stato: “La forza e la dolcezza del mare: l’uomo in viaggio sulla terra delle onde. Realtà e fantasia tra il mistero degli abissi e la smodata voglia di conquistare l’orizzonte”. Il podio dell’edizione 2011 è stato per due terzi al femminile: il primo premio è andato, infatti, alla veneziana Fiorella Borin con il notevole “Si scioglie nel tino, come sale, una stella”; il secondo alla salernitana Linda Di Giacomo con “Viva”; il terzo al ligure Enrico Ruggiero con “Mare intermedio”. L’attore Andrea de Goyzueta ha letto, con la Da sinistra: Riccardo Bachrach, Enrico Ruggiero, Fiorella Borin, Linda Di Giacomo, Max de Francesco, Aurora Cacopardo e Francesco d’Episcopo Andrea de Goyzueta legge un passo Enrico Ruggiero, Luciana Renzetti e Max de Francesco Organizzato dalla Comunità Luterana di Napoli, è tra i più prestigiosi d’Italia. Tema di quest’anno: “La forza e la dolcezza del mare” Premio “Una piazza, un racconto”, vince la veneziana Borin consueta bravura, alcuni brani dei racconti premiati, intervallati dall’esecuzione al pianoforte di una ispirata Maria Grazia Ritrovato Buonoconto di brani selezionati appositamente per le opere letterarie: “Valse triste”, op. 44 di Jean Sibelius, la sua composizione “Barche alla Marina” e “Big my secret” di Michael Nyman. Di pregevole fattura il volume antologico con la raccolta dei racconti premiati e finalisti che in copertina è impreziosito dalla riproduzione dell’arazzo “Il canto del mare” del 1986, realizzato da Luciana Renzetti. “Desideravo - ha detto la direttrice culturale della Comunità Luterana - con la mia arte celebrare questo possente elemento della natura che, a mio avviso, in modo completo canta il colore, il movimento, la pace, il sogno, la realtà, il mistero dell’universo”. (Armando Yari Siporso) Esibizione al piano di Maria Grazia Ritrovato Buonoconto XXVI S Serata incredibile, tra solidarietà, musica e creatività, quella che si è tenuta il 1° dicembre nella location dell’Agorà garage Morelli, per la presentazione ufficiale di Artenascosta, nuova iniziativa editoriale ideata e realizzata da Ludovica Assini e Diego Santanelli. In un’atmosfera frizzante, resa ancora più suggestiva dalla performance di due compagnie teatrali e dall’esibizione dei maestri Antonio Onorato e Guido Pappadà, gli ideatori dell’originale periodico hanno sottolineato, nel corso dell’evento, l’importanza della loro Artenascosta, debutta la rivista della creatività creatura cartacea che si propone di dare gratuita visibilità a tutto il “sommerso” artistico e culturale (pittura, scultura, letteratura, teatro, cinema, musica, danza etc.) non ancora adeguatamente valorizzato, perché di nicchia o emergente. L’evento, patrocinato dalla Regione Campania, ha messo in scena il contenuto del numero zero, attraverso una rappresentazione eterogenea di 24 artisti in mostra, lo spettacolo di tre gruppi musicali e un’installazione cinematografica. La serata, il cui successo è stato garantito dall’eccezionalità del programma, dalla “bella gente” che è intervenuta e dalla straordinaria capacità degli organizzatori di coinvolgere il pubblico attraverso un viaggio con l’arte e nell’arte, ha proposto anche una battitura d’asta a scopo benefico per il sostegno dell’iniziativa de “L’energia del sorriso”, associazione che si occupa di clownterapia presso i bambini ospedalizzati. Tra gli intervenuti: Paolo Santanelli, Alessandro e Andrea Cannavale, Laura Cocozza e Max De Francesco, Massimo Vernetti, Rita Giuseppone, Michele Tempesta, Pino Fermento. (ndn) Si è conclusa il 10 dicembre la mostra di beneficenza della Guardia di Finanza “Solidarte 2011” che ha visto esposti a Castel dell’Ovo opere e manufatti artistici donati dai rispettivi autori per sostenere i progetti benefici della Fondazione partenopea “Il meglio di Te - ONLUS”. L’intero ricavato dell’iniziativa, organizzata dal Comando Regionale Solidarte nel segno de “Il meglio di Te” Campania delle Fiamme Gialle, è stato infatti devoluto ai progetti della Fondazione per il reinserimento nel mercato del lavoro dei giovani detenuti dell’Istituto Penale per i minorenni di Nisida. La manifestazione è stata presentata il primo dicembre nel corso di una conferenza presieduta dal Gen. D. Giuseppe Mango, Comandante Regionale Campania della Guardia di Finanza, ed alla quale hanno partecipato il Presidente della Fondazione beneficiaria, Avv. Fulvia Russo, ed il professor Rosario Pinto, critico d’arte, alla presenza del Cardinale Crescenzio Sepe e delle massime Autorità locali. Madrina dell’evento, l’Assessore Regionale all’Istruzione, Edilizia scolastica, Promozione culturale, Musei e Biblioteche, Prof.ssa Caterina Miraglia. Esposti durante questa terza edizione della manifestazione oltre trecento oggetti d’arte offerti gratuitamente da artisti locali ed internazionali, oltre che dagli studenti dei Licei artistici della Campania, dai militari della Guardia di Finanza e dai loro familiari che hanno testimoniato così, ancora una volta, il vincolo inscindibile che lega profondamente le Fiamme Gialle al territorio campano ed ai suoi cittadini. In tale ottica le dichiarazioni del Comandante Regionale Giuseppe Mango: “Agli artefici di tale ambizioso progetto filantropico - ha dichiarato il Generale - voglio partecipare sentimenti di riconoscenza per l’entusiasmo e l’autentica passione con cui rinnovano e rafforzano, ogni anno, lo spirito di Solidarte. Mi auguro che l’evento, conformemente alle aspettative, possa contribuire a promuovere ulteriormente, attraverso l’Arte, la cultura della Solidarietà, particolarmente presente in questa città, quale nobile veicolo ed intima espressione della sensibilità umana”. Infinita gratitudine ai vertici regionali delle Fiamme Gialle ha invece espresso la Presidente della Fondazione “Il meglio di te - ONLUS”, l’avvocato Fulvia Russo, “per aver voluto portare, attraverso questa bella iniziativa, un concreto contributo alle attività che la Fondazione presta al fianco di chi, nella nostra città, versa in condizione di bisogno. Il gesto che la Guardia di Finanza ha inteso indirizzare alla Fondazione - ha proseguito l’avvocato Russo - ci rende, al di là del sostegno materiale per la nostra opera, profondamente orgogliosi e ci sprona ancor più nell’intento di aiutare quanti tra i giovani del nostro territorio vivono con disagio la propria esistenza”. Un doppio regalo di Natale del Comando Regionale Campania della Guardia di Finanza alla città di Napoli, che si è arricchita di una mostra dall’elevato contenuto artistico. (ays) XXVII E S T E T I C A ferdinandopolverinodelaureto cromoterapia sauna vapore aromaterapia massoterapia E B E N E S tecnologie e cosmetici per la bellezza S E R abbronzatura prodotti per il sole Centro benessere, centro estetico, centro dimagrante. 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Napoli ormai da quattro anni è tappa obbligata di questa esposizione, oltre ad altre città italiane, per volere di Costanza dei Daragiati, organizzatrice dell’evento. Nella città partenopea gareggeranno più di 500 esemplari di gatti , appartenenti alle quattro categorie: gatto a pelo lungo, gatto a pelo semilungo, gatto a pelo corto, e gatto siamese/orientale. Verrà premiato il migliore gatto delle varie razze e poi tra i 4 il migliore di tutti. Alcuni gatti partecipano alla prima gara, altri alla seconda gara con i vincitori della prima. Così da assicurare uno spettacolo Galleria del Mare, sfilata di gatti sempre nuovo. Due giorni di mostre e gare internazionali, con 5 giudici ufficiali di cui 3 italiani. La manifestazione è organizzata in collaborazione con la FiFe Federation Internationale Feline e l'ANFI Associazione Nazionale Felina, patrocinata dal Comune di Napoli e sotto l'egida del Movimento Azzurro Onlus, riconosciuto dallo stato e fondato dall'onorevole Merli. Un riconoscimento importante e dovuto ad un amico dell’uomo, oltre naturalmente alla valenza in ambito sociale, basti pensare alla pet therapy. La kermesse, che ha il costo di 10 euro (gratis per i bambini fino a 12 anni) è tappa indispensabile per aggiudicarsi il titolo di campioni europei, dopo un percorso di gare nazionali e internazionali. Imperdibile questo spettacolo, ravvivato dai mille colori dei gatti Persiani ed Esotici, il fascino dei Siamesi, Orientali, Korat, e Balinesi, la potenza dei Mine Coon e i Norvegesi della Foresta, il mistero dei Sacri di Birmania, la peculiarità dei Rex, la simpatia dei British, degli Europei e dei Blu di Russia, l’eleganza dei Burmesi e la riservatezza dei Certosini. P Per chi è cliente da anni, o per chi è solo di passaggio in Piazza dei Martiri, la Galleria Navarra rappresenta un nome, in fatto di antiquariato, fin dal 1939 con l’esclusiva selezione di oggetti d’arte, tappeti orientali e persiani. Vi si accede da un leggiadro ingresso, cancello per l’ex Giardino delle Delizie, un tempo parte dell’ottocentesco Palazzo Nunziante. E il giardino è ancora lì, grazie alla famiglia d’Alessio, unico Giardino Navarra, al via lo shop in shop e modelli da uomo e da donna di eccellente qualità. E ancora sartoria e pellicce, oltre ad accessori di lusso, delle aziende Real Luxury, specializzata nella creazione e produzione a mano di abbigliamento ed accessori per uomo e per donna, e Matvila pellicceria, che realizza capi innovativi per donne di tutte le età, lavorando ancora artigianalmente, e in esclusiva per la Galleria Navarra. Ma non finisce qui. Al primo piano della Galleria, c’è infatti, l’associazione Clandalù Art Club Restaurant, noto ai più come “da Bruno D’Alessio polmone di verde nell’elegante Piazza dei Martiri. Una certezza nel panorama cittadino, il marchio si è rinnovato e da giovedì 1° dicembre si è riproposto al pubblico con una nuova veste che privilegia lo shopping diversificato: insomma Shop in Shop, vale a dire una location unica con più opportunità di acquisto. Nasce così Galleria Navarra group, che mette insieme le eccellenze di più tipologie di prodotto, ognuna con il proprio spazio e offre una maggiore selezione di articoli. “Natale in giardino” è l’appuntamento permanente di queste feste: gli ospiti della passeggiata, aperta dalle 10 alle 13.30 e dalle 16 alle 20, trovano ad accoglierli uno speciale aperitivo di benvenuto per festeggiare tutti insieme la novità del gruppo e il mese dell’Avvento. All’interno, poi, c’è Vesuvioro Gioielli, nella splendida sala mosaico, con una varietà di oggetti innovativi e studiati per una donna dinamica e sofisticata, che ama coprirsi di monili realizzati ancora con criteri artigianali, utilizzando oltre ai metalli preziosi anche il rame e il bronzo, pietre dure e ceramica Raku, di tradizione giapponese. Anelli, orecchini, collane e bracciali, frutto di una fantasia e progettualità di qualità esclusivamente italiana. Naturalmente in tutte le sale spiccano i pezzi di antiquariato, gli oggetti d’arte, i dipinti, gli articoli da regalo, che caratterizzano Navarra da sempre, oltre al salone dedicato esclusivamente ai tappeti persiani e orientali. Ed ecco una new entry: la pelletteria, con una selezione di ditte prestigiose Alfredo” il Presidente, che fa già parte della stessa struttura dal 1997 e garantisce anche soste golose, per aperitivi e cene in terrazza o in veranda, tra un acquisto e l’altro. Dunque, la tradizione continua per Navarra e la famiglia d’Alessio, e si proietta verso il futuro. XXIX Leopoldo si rifà il look All’insegna dei pois in bianco e nero ha aperto il nuovo punto vendita Leopoldo a via Vittoria Colonna dopo la chiusura di agosto per il rinnovo dei locali. Un progetto giovane di un’azienda antica, quella degli Infante che, dopo tre generazioni di taralli e prelibatezze ha puntato su un’immagine più giovanile del marchio e in particolare su pasticceria e caffetteria. Infatti, una delle novità del negozio, che è raddoppiato in superficie, è il banco caffetteria dove si offre miscela caffè di produzione propria in collaborazione con un’azienda di torrefazione napoletana. Molto giovanile anche il look e l’immagine coordinata: pois bianchi e neri per le divise del personale che sono ripresi anche nelle confezioni in cartone per le torte e sul piano del bar. Immagine che è nata da un’idea di Leopoldo e sua moglie, realizzata dalla Ogham. Nuove protagoniste del punto vendita le torte multistrato molto elaborate, leccornie “concettuali” e un po’ fashion come quelle che ammiriamo al “Boss delle Torte” in tv. Ma non è l’unica novità: entro fine anno Leopoldo aprirà altri due nuovi negozi al Vomero, in via Luca Giordano e in via Scarlatti. Luisa Longobardo eccellente studentessa del Liceo Sannazzaro, e campionessa regionale di ginnastica artistica ha compiuto 18 anni. E' stata festeggiata nella discoteca "il Fico" dai numerosi amici venuti da tutta Italia e dagli zii Renato e Pinarosa Rocco, Michelangelo e Barbara Di Rienzo, dalla nonna Andreina Di Rienzo, dai fratelli Giosuè e Andrea. Ai fortunati genitori Giovanni e Aurelia congratulazioni e auguri. I 18 anni di Luisa Longobardi Al Vecchio 53 trionfa la tradizione con l’estro di Iovine Chiaia Magazine sbarca a Roma. Da questo mese, infatti, la distribuzione del mensile prevede una diffusione in alcuni punti della capitale, tra cui la stazione Termini e via Condotti. Intanto già pubblichiamo due bellezze romane, fan del nostro giornale: la modella Anna Janczak, esperta di moda e moglie dell’imprenditore Andrea Corbo, e la studentessa dagli occhi di smeraldo Federica Mariotti, futuro dottore in Medicina, protagonista delle feste capitoline che contano. Bellezze romane Esistono delle realtà gastronomiche a Napoli che riescono a proporre piatti d’alta qualità a prezzi competitivi. Nella fantastica e infinita rete delle trattorie e dei punti di ristoro del centro storico, in una piazza Dante sempre più gremita, precisamente al numero civico 53, c’è il ristorante “Al Vecchio 53”, in cui a trionfare è l’autentica cucina partenopea. In tempi di crisi, con le tasche semivuote e i sogni nel cassetto, non c’è posto migliore per godersi una pausa a tavola, ordinando piatti caldi e freddi della tradizione a costi contenuti. Se il miracolo del gusto quotidianamente si rinnova è grazie all’arte e alla bravura dello chef Massimo Iovine, mago dei fornelli e imprenditore tenace che, dopo mille esperienze (e mille sacrifici) nel campo della gastronomia, ha deciso di mettersi in proprio. Non resta che provare i piatti di Iovine e capire perché “Al vecchio 53”, si entra, si ordina, si mangia e si esce con un sorriso gustoso.(ndn) Info: tel 0815499372 XXX Federica Mariotti Anna Janczak Un sogno decollato nel 2010. Un anno fa Francesco Ruggieri, valoroso fotoreporter, inaugurava un agguerritissimo spazio web nel quale collocava l’immenso archivio fotografico, costruito in 50 anni di attività (1952-2007) dal papà Antonio, celebre firma del clic made in Naples, cronista per immagini di mezzo secolo di Dj Barra, musica contro la droga Bruno Barra, Dj napoletano, dal 1996 ha iniziato una personale campagna di sensibilizzazione contro la droga e sul sano divertimento, in tutti i club italiani. Questa campagna prevede, mediante l'utilizzo dei canali mediatici più cari ai giovani come Internet e Facebook, la diffusione informativa riguardante l'utilizzo delle droghe, dalle più leggere a quelle più pesanti e letali. Dj, producer e sound designer, Bruno Barra è attivo nel settore sin dal 1987 portando il proprio suono in club e festival italiani e stranieri. I suoi dj set e produzioni vengono reinterpretate magistralmente, spaziando in diversi generi musicali dalla house music, all' r’nb alla garage. Ispirazioni multiformi in continua evoluzione che con stile e creatività lo fanno essere uno dei top dj's Italiani e non. I suoi successi discografici attualmente sono: “Sax Enjoyment” edito dalla Saifam e “Sexy Thing”, prodotto dall’etichetta Checktime Records, in collaborazione con dj Matteo Palmieri, è cantato dalla bellissima voce di Melanie Rossotto una delle top singer e vocalist italiane. Negli anni ha riscosso ampi successi e consensi nel complicato mondo della Nightlife, divenendo cosi il dj resident dei più famosi ed esclusivi club nazionali ed europei. Sito web: www.brunobarra.it (fabio tempesta) Francesco Ruggieri: un web doc per i fan del clic Tito Livio, la magia del presepe vivente storia della città. Così quel sito è diventato un giacimento di impagabile valore documentale ed artistico in grado di esibire circa 150mila immagini. In www.archiviofotograficoruggieri.it, dunque, una formidabile biblioteca di testimonianze che cristallizzano la vita della città: dalle sequenze di vita popolare alla photogallery del jet set dell’epoca, fino ad un frequentatissimo forum per specialisti e curiosi: il tutto, ben organizzato per argomenti e gestibile attraverso un efficiente database, a disposizione di studiosi, di appassionati, di collezionisti. La miniera on-line di Ruggieri non è tuttavia uno scenario statico. Confezione e contenuti sono rivisitati puntualmente dall’autore in un’opera di aggiornamento costante. Per i patiti della fotografia un must da non perdere. (Nella foto Lo scaccino – Archivio Ruggieri 1953). Come ogni anno la Scuola media Tito Livio a Largo Ferrandina a Chiaia trasforma il suo cortile storico in una piccola e poetica Betlemme. Al presepe vivente partecipano tutte le classi dell’istituto che si preparano all’evento con il consueto entusiasmo. Dal verdummaio al castagnaro, dalle lavannare al cestaro: nella magia presepiale vengono rappresentati i più antichi mestieri di Napoli in una scenografia unica e suggestiva. Se l’iniziativa riscuote grande successo e, di anno in anno, si arricchisce di nuove botteghe e sorprendenti costumi lo si deve alla tenacia e alla volontà della preside Giovanna Esposito coadiuvata da una creativa squadra di docenti che, con l’esemplare regia della professoressa Mariolina Delfino, riescono a ricreare straordinarie atmosfere e a onorare e rinnovare la tradizione. XXXI ferdinandopolverinodelaureto La tua personale avventura in un nuovo, grande Country Club Dio ha proibito che io vada in un paradiso nel quale non ci siano cavalli. (Cunninghame-Graham, Robert Bontine) A sinistra il presidente Davide Gatta con Pietro de Padova Saper17 Vivere ARTE CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 Arte / Costume / Storie / Personaggi / Cultura / Lifestyle / Eventi / Turismo / Relax / Webmania Le mille luci dell’arte Da “Lights on Shadows” di Stefano Ciannella alle “Trame di Luce” della Delhove, passando per i giardini della mente di Di Fabio e i “Luoghi del sole e delle nebbie” di Anna Maria Saviano: tutti i bagliori delle gallerie partenopee ARTE Saper Vivere 18 CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 di Valeria Puntuale Gli “art space” più all’avanguardia della città salutano il 2011 con una girandola di lucentezza: tante le mostre a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno che vedono protagonista assoluta la luce. Elemento cosmico, spazio della mente, emersione dalle nebbie dell’oscurità: lampi di creatività che squarciano la scena. La relazione tra arte e natura osservata attraverso lo smembramento delle forme organiche della realtà è il motore dell’attività artistica di Alberto Di Fabio. L’artista abruzzese classe ’66 che vive e lavora tra Roma e New York è il protagonista di una personale dal 13 dicembre al 10 febbraio alla Galleria Umberto Di Marino di via Alabardieri, 1. “gardens of the mind” esplora le pieghe misteriose dell’origine della vita tramite la riproduzione di molecole ingigantite come sotto la lente di un microscopio. Di Fabio con la sua pittura intreccia forti legami con la fisica e la biologia, ritrovando un rapporto più autentico con la natura, come contatto con l’essenza del cosmo in un unico tutto. Una personale che conferma il carattere internazionale dell’artista: Di Fabio, infatti, è reduce dalla collettiva “Terrible Beauty” tenutasi alla National Gallery of Ireland di Dublino. “La luce è il soggetto dominante delle mie immagini; è la protagonista assoluta di un dialogo senza inizio e senza fine”. Così Stefano Ciannella, fotografo e pittore, definisce il fulcro della sua arte che è possibile ammirare nella personale “Lights On Shadows” fino al 14 gennaio presso la ISI Arti Associate di vico Vasto a Chiaia, 147. Fotografia e pittura si intersecano in una emersione della luce dal buio in questa mostra promossa dall’associazione culturale ART1307 e curata da Cynthia Penna, Marina Romano e Bettina Mattii. continua a pag. 19 DALL’ALTO E DA SINISTRA Antonio Nocera - Galleria The Apartment Antonio Nocera - Galleria The Apartment Anna Maria Saviano - Luoghi del sole e occasionalmente delle nebbie - Galleria Le 4 pareti Stefano Ciannella - LIQUID SPEECH N.2 BROKEN OFF 2008 cm140x210 Stefano Ciannella -2.DIRECTLY 2003 cm70x92 ARTE L uci ed ombre rivelatrici di modi di osservare e registrare, tese alla costruzione di un fitto reticolo di annotazioni, atte a comporre un quadro identitario dell’esistenza. Questo il senso di “Borderlife”, la mostra curata da Sabrina Vitiello e Fiorenzo D’Avino, fino al 30 dicembre nello spazio espositivo Cellamare interno 56 di via Chiaia, 149/D. L’esposizione raccoglie i lavori di tre artisti, uniti da un io errante che racconta un universo dai contorni svuotati, graffiato dai segni dell’amarezza: così lo ritrae il fotografo francese Nicolas Pascarel; o trasposto in un “mondo evaporato”, come fa il giovane fotografo Giuseppe Parisi. I ritratti pittorici di avventurosi e disillusi indagatori del conoscere umano di Sivero si districano nelle vie della memoria e dell'animo, lasciandosi travolgere da un naufragio dialogico. Naufragio che postula sì una fine, ma conduce verso la conquista di una coscienza ideologica. La mostra, visibile dal martedì al sabato su appuntamento, si profila come uno degli eventi imperdibili di fine anno, con incontri dedicati organizzati da Cellamare interno 56 per approfondire le tematiche dell’esposizione. Saper Vivere 19 CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 “Borderlife”, sguardi su un mondo evaporato L’esposizione raccoglie i lavori di tre artisti, uniti da un io errante che racconta un universo dai contorni svuotati, graffiato dai segni dell’amarezza ARTE continua da pag 17 Immagini come impressioni, sindoni di emozioni; lo spazio viene affrontato, decifrato, come luogo di infinite possibilità della mente: luogo privilegiato in cui si fondono e si compongono ordine e caos. La luce è anche il tema portante della personale di un’artista il cui nome è tutto un programma: Luce Delhove, infatti, espone fino al 14 gennaio alla Fabbrica delle Arti di vico A. De Gasperis le sue “Trame di Luce”, un allestimento di sculture, gioielli, tessuti, opere luminose e tavoli ottenuti dal riuso di rifiuti meccanici. L’artista belga, che vive e lavora tra Roma e Milano dove è titolare della cattedra di Grafica d’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, si concentra in una ricerca sulla luce che inizialmente era limitata allo spazio bidimensionale dell’incisione, del disegno, della pittura, mentre ora si espande nello spazio tridimensionale della scultura, nell’installazione e nei gioielli, testimoni di una grande abilità tecnica dove l’influenza del design si fonde con la ricerca artistica. Luce che lascia invece il passo al mondo dell’onirico avvolto dalle foschie della memoria nella personale di Anna Maria Saviano, in mostra fino alla fine di dicembre nello spazio espositivo della Galleria Le 4 Pareti di via Fiorelli, Saper Vivere 20 CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 12d. “Luoghi del sole e occasionalmente delle nebbie” è composta da opere soffuse, come viste attraverso un vetro opaco, che rappresentano la parte più intima dell’artista che traccia, come in un diario, memorie della quotidianità. L’idea della precarietà e dalla impermanenza permea le immagini, in una geografia delle sparizioni, una topografia dello svanito. La mostra fa suo il motto che dà il titolo al capolavoro immortale di Calderón de la Barca: “La vida es sueño”. Un’altra donna, Francesca Maione, è la protagonista dell’appuntamento con l’Arteritivo negli spazi dell’Eiostudio di via Ferrigni, 20. “Mille splendidi sguardi” è il titolo, che riprende quello del famoso romanzo di Hosseini, della personale, abbinata ad una degustazione d’autore, visibile fino al 16 dicembre. La Di Foggia, architetto poliedrico, nelle sue opere ha dato anima e corpo a cose che non possono essere dimenticate ma esprimono il bisogno di essere capite e raccontate. Luce come nuova dimensione di vita, terra promessa, conoscenza attraverso l’immortale tema del viaggio sono i temi della personale di Antonio Nocera in mostra fino al 15 gennaio alla galleria The Apartment di vico Belledonne a Chiaia, 6. Ulisse, come tutti gli eroi quotidiani, si stacca dal nido per compiere il proprio destino oltre il mare: tre installazioni e trentasei acquerelli raffiguranti barche e uccellini, metafore della fragilità dell’essere umano, che scivolano sull’oscurità dell’abisso notturno. ARTE NELL’ALTRA PAGINA DALL’ALTO E DA SINISTRA Feliciana Di Foggia - Movimenti Feliciana Di Foggia - Mille splendidi sguardi - Eiostudio Saper Vivere 21 CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 Luce Delhove - Trame di luce - Fabbrica delle Arti IN QUESTA PAGINA Gardens of the mind - 2011, acrilico su tela, cm 200x350 Galleria Umberto Di Marino Realtà parallele - 2011, acrilico su tela, 120x120 cm Galleria Umberto Di Marino LIBRI di Rossella Galletti Oggi scrivere di cucina è di moda. Da miss Paltrow a lady Parodi la celebrità ai fornelli è diventata un business. Il motto che lega i ricettari della new age? “Semplice e veloce”. Negli scaffali delle librerie, tra i libri di cucina ordinati dalle grandi case editrici in moda- Saper Vivere 22 mente. E da cui emerge una critica netta a quello che Carlin Petrini ha definito il circo barnum del cibo odierno: si tratta di ciò che ironicamente Novelli chiama l’ingredientisme, ovvero l’ossessione maniacale per il dettaglio degli ingredienti da scegliere, o lo spazio food oggi immancabile nelle case della borghesia. CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 Esce il libro di Claudio Novelli che critica il “circum Barnum” del cibo smo. Sesso e cibo, a cui l’autore ascrive ben due capitoli, sono il filo conduttore di tutta l’opera. Per il Novelli bisogna prestare le stesse cure ad una donna e all’impasto per il casatiello napoletano. Fare l’amore con gli alimenti, palpare ferventemente il macinato, ammiccare all’impasto delle polpettine di zucchine «gio- Le ricette del passato con l’amore di una volta Claudio Novelli mentre autografa il suo libro durante la presentazione all’Instituo Cervantes di Napoli in cui sono intervenuti Enrica Amaturo, professore ordinario della Facoltà di Sociologia della Federico II, e Enzo Salomone, attore che ha curato alcune letture tratte da “Pan per padelle e Venere sui fornelli”. lità fast food, ogni tanto spunta un testo diverso, in cui il cibo è finalmente e di nuovo meditato. In questo caso si tratta di “Pan per padelle e Venere sui fornelli” (Edizioni La Conchiglia, pp. 160, euro 13,00). Se sperate di trovarvi un’elencazione di ricette, rimarrete delusi. Niente preparazioni rapide, niente stratagemmi per guadagnare tempo, nessun personaggio famoso ne è l’autore. È solo un libro, di piccole dimensioni, che racconta di cucina con il rispetto che le è dovuto. Unendo alla passione per il cibo brevi e divertenti racconti su modalità di cottura, impasto, trasformazione degli alimenti in gustosi piatti da assaporare lenta- In 160 pagine Claudio Novelli dà forma ad un piccolo manuale, diviso in tredici capitoletti, sul “mangiar bene”, dove con questa espressione non intende soltanto il nutrirsi di alimenti prelibati, ma goduti. E il godimento, si sa, richiede tempo, lavoro e concentrazione. «“Quando si mangia si combatte con la morte!” sussurrava la frangia più estremista dell’oltranzismo cattolico ultraconservatore (mia nonna). Figuriamoci se è il caso di distrarsi in questi frangenti», avverte a pagina ventisette. Come a dire che un piatto a cui si presta attenzione è più buono e anche più sicuro. Impastare, lavare, sfregare, pelare, affettare, spennare, farcire o sminuzzare con le proprie mani, come rammenta Cettina Barilloni di Pitigliano nell’introduzione, tutto questo potrebbe essere considerato un atto ineffabile di eroti- condo con due cucchiai», è l’invito rivolto alle signore. In poche parole “Pan per padelle e Venere sui fornelli” è un tripudio di felicità culinaria e di vita. L’unica pecca è che il libro si rivolge solo ad un pubblico femminile, tradendo un’aspirazione ad un’ormai passata distribuzione di ruoli che relega il sesso femminile in cucina. LIBRI di Armando Yari Siporso Un viaggio nella Napoli più vera, attraverso quattro racconti che guidano il lettore tra i vicoli stretti di una Napoli lontana dagli stereotipi monumentali della città da cartolina. Così si prefigura “Napoli: luoghi letterari”, il saggio di Aurora Cacopardo e Francesco D’Episcopo, edito da Iuppiter, presentato alla sala della Loggia del Maschio Angioino. Un percorso letterario che si fonde, nel racconto della professoressa Cacopardo, con quello Saper Vivere 24 dell’ambientazione sono lontani, infatti, non distante è l’immagine del quartiere napoletano che pare perfettamente sovrapporsi nella mente del lettore a quella attuale. Una zona in cui, al- CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 che troverà nel calzolaio incontrato nella stessa bottega in cui egli impara a fare il falegname, il suo alter ego e nelle favole che questo racconta la allegoria della sua stessa esistenza. L’escursione nella Napoli dei romanzi prosegue con l’intervento del professor D’Episcopo che da vera e propria guida, non turistica ma letteraria, ci porta alla scoperta di “Scala a San Potito”, racconto di Luigi Incoronato e via di collegamento tra la Galleria delle vicende di uno dei protagonisti e artefice delle sue scelte poco oneste. Di compromesso è intriso anche l’ultimo racconto del saggio, “via Gemito”, di Domenico Starnone. Romanzo autobiografico della memoria, e delle memorie, di Mimì, figlio di Federì, artista costretto a fare il ferroviere. Nella figura del padre, frustrata dai problemi più concreti ed immanenti, e nel suo desiderio di esprimere la propria arte al mondo, Starnone pare identificare Na- Scoprire Napoli e i suoi “Luoghi letterari” Presentato il saggio di Aurora Cacopardo e Francesco D’Episcopo che ripercorre la città attraverso le opere di Bernari, De Luca, Starnone e Gemito topografico in un iter che parte con il racconto di Carlo Bernari, “Speranzella”, ispirato all’omonima strada che attraversa i quartieri spagnoli e alle vicende che la animarono negli anni del dopoguerra. Un passato disegnato da Bernari, non troppo distante dal presente, che presenta una Napoli sporca e povera e pertanto “disponibile ad ogni compromesso”. Molto vicina alla Napoli del presente anche quella del secondo racconto introdotto dal moderatore Oberto Mandia: “Montedidio” di Erri De Luca. Se i tempi poli. La Napoli del potenziale inespresso, della violenza che Mimì esercita sulla bella moglie Rusinè, la Napoli dell’arte nascosta dalla quotidianità. Una Napoli che umilia spesso i suoi figli, e dalla quale i figli cercano spesso di allontanarsi e, soprattutto, di difendersi, correndo il rischio, come Mimì, di diventare vuoti e indifferenti. Una Napoli che possiamo conoscere e capire dai suoi racconti letterari sfogliando questo saggio, che ci farà apparire diverse le strade della nostra città. lora come oggi, la ricchezza dei palazzi dei nobili, ha vicina la miseria dei poveri del “Pallonetto di Santa Lucia”, che l’arte narrativa di De Luca descrive allegoricamente finanche nella diversa sfumatura di colore del giallo dei palazzoni di tufo, che varia anche da un piano all’altro dello stesso edificio come a scandire ogni rampa di scale una diversa classe sociale. In questa ambientazione, pregna delle contraddizioni sociali della Napoli di un tempo e di oggi, la dolcezza delle vicende, delle ansie, delle delusioni di un preadolescente Principe e Capodimonte, in quella “Napoli rampicante” che allegoricamente disegna il profilo di una Napoli verticale. In questa ambientazione si svolgerà “l’intervista alla città” del narratore attraverso il racconto delle vicende delle persone che sulla scala passano, dormono, vivono. Anche in questo racconto breve l’idea di compromesso, al quale ogni napoletano pare essere costretto per il solo fatto di voler vivere la città, sarà filo conduttore LIBRI Saper Vivere 25 CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 Libridine Frammenti di vita e ricordi nell’ultimo romanzo di Pierfranco Bruni di Aurora Cacopardo P ierfranco Bruni con quest’ultimo lavoro, ultimo solo in ordine di tempo, fa i conti con le paure contemporanee diventate strumento di controllo sociale e con la menzogna manipolatoria della politica. Il romanzo (“La bicicletta di mio padre”, Luigi Pellegrini Editore) è un riflessivo andirivieni tra gli eventi esterni, tra lo spettacolo del male, (nel presente e attraverso i ricordi, la tragedia del comunismo, la primavera di Praga) le circostanza della propria vita, gli amori, i suoi rapporti con gli altri e con il padre il cui ricordo è dato dalla continua anafora: “…La bicicletta di mio padre, prendo la bicicletta di mio padre, pedalo sulla bicicletta di mio padre…”, con il figlio, con la figlia. Il libro ha, inoltre, cadenze saggistiche con riferimenti a Leopardi, Proust, Eliade, Nietzsche, D’Annunzio, Calvino, belle e poetiche le pagine dedicate a Francesco Grisi con meditazioni sulla paura, sulla vita, sul dolore, che ci porta ad essere saggi e lucidi, salvo poi a dimenticare l’esperienza e ricadere nelle vecchie abitudini imperfette. Il romanzo è un libro sommesso, l’autore intreccia la sua vita al continuo ricordo del padre prendendo spunto dalla bicicletta nera, forte e lucida con cui il genitore era solito girare. “Memento mori” o ricerca del tempo perduto, frammenti di vita e ricordi di stagioni e amori scomparsi rievocati da un chiar di luna o dal vento sorto all’improvviso o ancora dal frangersi furioso del mare sugli scogli. Pierfranco Bruni in questo lavoro cela anche una sottile religiosità, una vsione di insieme che tutto riconduce ad un atto di affermazione ultima, sul dissolversi delle esistenze. È vero che tutto finisce, ma nulla va perduto. Sogni, pensieri, ricordi – è questo il nocciolo del romanzo – proprio nel fuori, nelle azioni, nei gesti, nella vita di tutti i giorni nella quale tra passato e presente convivono l’attesa e la speranza. LIBRI Saper Vivere 26 CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 “VEDIMI PICCOLA”, SOGNI E PAURE DEI TRENTENNI D’OGGI L’amore e la ricerca di sé nell’esordio letterario di Simona Sanseverino di Rita Giuseppone Esce per Iuppiter Edizioni il primo romanzo di Simona Sanseverino dal titolo “Vedimi piccola – Che fine ha fatto l’amore?”, un volume, scritto da una giovane donna per un pubblico giovane, nel quale si affrontano temi quali l’anoressia, il distacco dalla famiglia d’origine, i tormenti della maturità, la ricerca di sé stessi e dell’amore, ma anche quella voglia e allo stesso tempo quell’incertezza dell’agire che spesso caratterizza i trentenni odierni. L’autrice, infatti, ha trentacinque anni, e sin da bambina osserva con passione il mondo e le relazioni umane, ma è sempre più convinta di non volersi omologare agli altri e sostiene con fermezza il suo ideale di non vivere a mezz’aria. Laureata in Filosofia, la Sanseverino vive tra Napoli e Roma, perché una città sola non le basta, e si occupa di Formazione, Selezione, Sviluppo e Ricerca, nonché di Politiche di sviluppo e coesione, ma ama anche dare sfogo alla sua creatività nell’azienda di famiglia. Il suo romanzo breve ha come protagonista Chiara, una bella ragazza dagli occhi scuri, in procinto di lasciare la casa paterna e la sua città per un nuovo lavoro che la renderà finalmente indipendente e una nuova esperienza di vita che le permetterà, lontana dai suoi amici e dalla figura di sua madre, di scoprirsi donna e di affrontare i nodi della propria esistenza, anche attraverso il rapporto con gli uomini. Cambiamento, metamorfosi, dunque, la stessa espressa dal simbolo della farfalla che l’autrice ha tatuata sulla pelle e che, grazie all’illustrazione di Paola Del Prete, è l’immagine della copertina. Per lei, e insieme a lei per un’intera generazione, si tratta di stabilire “in che modo mordere la vita”, di misurarsi, non più con ideali - che seppure difficili da raggiungere costituiscono un solido punto di riferimento al quale tendere - ma con la sfuggevolezza del Caso, nei confronti del quale la volontà può poco. Quando ci si trova di fronte a più di un’opportunità, non basta più un solo cassetto nel quale riporre il proprio sogno, allora sogni e cassetti si moltiplicano vicendevolmente in un gioco di specchi senza fine. Come Chiara, è plausibile credere che anche l’autrice cerchi sempre di “vedersi piccola”, ma ancora di più vorrebbe “vedersi piccola” negli occhi di un uomo, che non sia spaventato dalla sua niente affatto piccola fantasia. EVE NTI Saper Vivere 27 CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 Chiaia Magazine prosegue il viaggio tra i gruppi musicali emergenti partenopei. Ancora una volta i generi, le sonorità, i musicisti e i locali che li ospitano sono i protagonisti della sesta puntata accantonate per mancanza di tempo. Ai nostri concerti la gente ha negli occhi la speranza e questa è una cosa che ci dà una forza enorme. Come nascono i vostri brani inediti? Sentiamo il gospel dentro di noi; per noi è la musica dell'anima, il miglior veicolo attraverso il quale riusciamo ad esprimere quello che viviamo e i nostri sentimenti. Abbiamo registrato anche un cd “The Great Halleluja”, che prende il nome proprio da un brano inedito; ma è un disco autoprodotto e non vendibile in grandi megastore per chi come noi fa questo sopratutto per be- Peter’s Gospel Choir: quando la musica nasce dall’anima di Gianluca Massa Il Peter's Gospel Choir nasce dall'esigenza di arrivare a Dio attraverso la musica; di infondere in chi ascolta la stessa pace e serenità che li tiene uniti da oltre 13 anni. Nato dalla forte fratellanza di Fausta e Giorgio Molfini insieme a Roberta e Leopoldo Papa, e sostenuti da padre Pietro della cappella dei Padri Dehoniani di Marechiaro, il Peter's Gospel Choir è oggi il primo coro gospel rappresentativo della Campania. Più che un coro è una famiglia di 14 giovani voci. Diretti da Fausta Molfini, il coro cerca di far rivivere la spiritualità e l'energia dei gospel afroamericani, trasmettendo al pubblico un profondo messaggio di speranza. I brani scelti spaziano dai più accorati spiritual “a cappella” come “God Rest You Merry Gentlemen” introdotta da Andrea Distefano e Valentina Ranalli, ai gospel blues come “Get Ready For Your Miracle” interpretata da Federica Mottola. Non mancano momenti più intimi come “Center Of My Joy” in cui la voce della soprano Stefania Coratella arriva a Dio quasi in punta di piedi o “More” in cui le voci di Paola Casella e della giovanissima Ilaria Diletto si alternano prima delle svisate armoniose di Claudia Miele. Stupenda è “Yes”, sia per l'intensità stessa del brano che per la grinta interpretativa di Roberta Papa, così come il profondo ringraziamento al Signore con la potenza di Giorgia Palmari su “Thank You”. E a dicembre non mancano i tradizionali canti natalizi come “White Christmas” riarrangiata in chiave jazz ed interpretata dalla stessa direttrice del coro Fausta Molfini, le atmosfere dark di “Carol Of The Bells”con la calda voce di Claudia Miele e la classica “Silent Night” per la formidabile Stefania Fusco. In “Joyful Joyful”, tratta dal film Sister Act, si distingue l'energia di Beatrice D'Alessandro e il tenore Andrea Amodeo che si cimenta in un simpatico rap. C'è spazio anche per brani inediti come “Praise To The Lord” e “And Now The Sun Is Bright”, una dedica d'amore interpretata da Antonella “Trilly” Ciocchi e Leopoldo Papa, tra gli autori del pezzo insieme a Giorgio Molfini, arrangiatore e polistrumentista del coro. E a chiudere ogni concerto, una delle preghiere gospel più belle, “Total Praise” di Richard Smallwood, che unisce le voci in un unico grande coro rivolto a Dio. Li abbiamo ascoltati presso La Feltrinelli di Via Santa Caterina a Chiaia, in cui il Peter's Gospel Choir ha regalato il meglio della sua capacità espressiva in un concerto intenso di emozioni ed energia. La direttrice Fausta Molfini e Roberta Papa hanno risposto ad alcune nostre domande: Come nasce l'idea di un coro gospel? L'idea del coro nasce da Giorgio e Leopoldo, e dall'entusiasmo di un sacerdote, Padre Piero, che fu il primo a sostenere la nostra anima black e a darci la possibilità di esibirci per la prima volta. A lui abbiamo dedicato il nome del coro. Cosa pensate di dare alla gente attraverso il gospel? Una delle cose che abbiamo notato in tutti questi anni è che alla fine tu trasmetti quello che la gente vuole che tu gli trasmetta, ciò di cui ha bisogno, soprattutto speranza e solidarietà, cose che nella vita frenetica di oggi vengono 14 voci ma un solo grande cuore: spiritual e blues per avvicinarsi a Dio neficenza e solidarietà. Il gospel è un momento di congiunzione con Dio... come vi preparate prima di ogni concerto? Prima dei concerti noi preghiamo, diciamo il Padre Nostro. È un momento in cui ci mettiamo in cerchio, ci guardiamo negli occhi e ci prepariamo con lo spirito a salire sul palco ed offrire le nostre emozioni attraverso il canto. Che cosa rappresenta per voi il Peter's? Il Peter's è come una famiglia, una parte di noi. Sentiamo ognuno di loro dentro: quando loro soffrono soffriamo anche noi, quando li vediamo tutti contenti e allegri, che si guardano con gli occhietti che brillano, siamo strafelici. Il Peter’s Gospel Choir è composto da: Fausta Molfini (direttrice); Andrea Amodeo, Leopoldo Papa e Andrea Distefano (tenori); Roberta Papa, Claudia Miele, Stefania Fusco, Paola Casella, Ilaria Diletto, Beatrice D’Alessandro (contralti); Antonella “Trilly” Ciocchi, Stefania Coratella, Giorgia Palmari, Valentina Ranalli, Federica Mottola (soprani). LA PILLI Saper Vivere 28 CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 Sfizi&Note di Massimo Lo Iacono ECCELLENZE MUSICALI TRIONFANO L’ANTICO E IL BRIO S i dedica questo pezzetto di commiato al 2011 al trionfo dell’antico, ovvero a quel gran recupero dell’immenso patrimonio musicale cittadino ed oltre che a più voci, e non senza contrasti terribili (che qui si dimenticano in nome di un armonia che è anche bon ton, indispensabile sempre) portano avanti “Il centro di Musica antica”, Antonio Florio con i suoi strumentisti oggi fuori dal “Centro”, ed attivo con l’associazione “Scarlatti” ed alcuni conservatori dell’ antico Regno in S.S.Marcellino e Festo, la “Nuova Scarlatti” nei suoi concerti al “Museo diocesano”, l’eccellente Mauro Castaldo con l’associazione “Trabaci” dedicata alla musica per organo, il “Convivium armonico” del Sancarluccio, e Sguardi lontani di Francesco Iodice IL FASCINO PERVERSO DI LADY HAMILTON D iciassette anni dopo la visita di Mozart, il 16 marzo1787 - nel palazzo Sessa a Cappella Vecchia - anche Goethe ebbe il suo approccio con l’esteta sir William Hamilton - collezionista di reperti antichi grecoromani e ambasciatore inglese a Napoli - e la sua giovane seconda moglie: Emma Lyon, bellezza inglese mitica, pescata da sir William nei bassifondi di Londra. Come tutti, il grande poeta tedesco fu travolto e abbagliato dall’avvenenza straordinaria della donna, tanto da scrivere, nel suo “Viaggio in Italia”: “…Mi hanno invitato al ritorno dalla Sicilia a pranzo a palazzo Sessa e, al calar del sole, miss Harte (nome d’arte che Hamilton aveva dato a Emma, ndr) si è esibita, sfoggiando i suoi talenti musicali…(ed altro, nda)”. Hamilton costituì una vera e propria centrale di attrazione per gli stranieri in transito nella nostra città: tra i tedeschi illustri, Goethe (che rimase a tal punto incantato dalla nostra città da far scrivere al figlio: “…mio padre non fu mai del tutto infelice, perché per consolarsi poteva sempre con il pensiero tornare a Napoli”), Mozart, Lessing, Herder e il principe vonAnhalt-Dessau; La reputazione di sir William fu legata al rapporto scandaloso con la giovane Emma. Nel 1764 era stato nominato Extraordinary Envoy a Napoli, poi dal 1767 Plenipotentiary Minister e per circa 37 anni rappresentò gli interessi del Regno Unito, ma inevitabilmente perseguì accuratamente anche i suoi e lo fece in modo eccellente: quale modo migliore infatti che procacciarsi una bellissima donna? Le doti di attrice e cantante di Emma non piacquero però a Goethe che la bollò nettamente: “…ha invero una bellezza prodigiosa, ma è priva - devo perfino il San Carlo, avendo invitato l’ottimo specialista Chistophe Rousset per Cimarosa. La produzione del San Carlo oggi, prima uno dei concerti della “Nuova Scarlatti” con grandi arie barocche, e prima ancora la ripresa del gran frammento dell’Erminia” di Scarlatti in palazzo Zevallos, con splendida “generale” in S. Caterina da Siena, hanno avuto fulgente protagonista vocale in Maria Grazia Schiavo, astro napoletano fulgente nel panorama musicale italiano e per ben tre volte ravvicinate anche in città: incredibile! Se n’è ammirato via, via il pathos, il virtuosismo, nelle performance per il “Centro” e la “Nuova Scarlatti”, il brio a San Carlo, ben oltre l’affaticato humour della regia. Insomma una bella completezza artistica, di cui si gode con sereno piacere, nel segno di una continua ricerca d’accenti e modi incisivi d’imporsi in scena assai apprezzabile. Tra gli altri artisti ricordati di sopra si vuole segnalare in particolare Mauro Castaldo, organista titolare all’Immacolata, tra Vomero ed Arenella, attivo moltissimo in Santa Caterina a Chiaia ed alla chiesa dei Tolentini, studioso dotto e sobrio, che con eccellenti partner, strumentisti e coro, quasi ogni domenica fa vivere intensi momenti di spiritualità e musica nelle chiese di cui cura i concerti, sovente facendosi applaudire all’organo, con la discrezione che lo distingue. Per l’anno prossimo si augura queste realtà, soprattutto le meno facoltose, le più care al pubblico e piene di ottima volontà, tutte all’insegna del privato di rinnovare la loro grande offerta musicale settimanale che è il vero nostro tessuto musicale - con pochissime altre iniziative, i “Luterani” certo - senza ori, velluti e clamori d’immagine sterili, costosi. confessare - di sensibilità e di capacità vocali” (erano ben altre le “qualità” con cui si era imposta alla regina Carolina, ma soprattutto all’ammiraglio Nelson). A Londra anni prima Emma faceva la prostituta e quando Goethe la vide per la prima volta aveva 24 anni, Hamilton 57. Ebbe una vita sregolata e fece la fine che si meritava: tornata a Londra nel 1800 perse il marito (per morte naturale) e l’amante Nelson (nella battaglia vittoriosa di Trafalgar), finì in prigione due volte per debiti, dopo aver dissipato al gioco d’azzardo l’eredità Hamilton ed i “regali” di Nelson. Essendo le sue grazie sfiorite, priva ormai dei “ferri del mestiere” e, altro non sapendo fare, si ridusse a chiedere l’elemosina per strada: morì a Calais, povera e alcolizzata, a cinquant’anni. Anche Nelson “merita” il nostro risentimento perché, aizzato dalla “nobildonna”, stracciò l’accordo del cardinale Ruffo e mandò a morte 198 patrioti. A Londra bighellonando per Trafalgar Square e giunti davanti alla colonna con in cima l’ammiraglio - i turisti napoletani lo tengano bene a mente: quella per noi è una “colonna infame”. LA PILLI Saper Vivere 29 CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 NAPOLI VINCE CON I FRATELLI MOSCARELLI Amarcord di Rosario Scavetta ABBASCIO ‘O GALLÒNE N apoli in cima ai pensieri. E la sua prestigiosa tradizione musicale da rilanciare. Pur occupato in passato nella propria professione, quella di commissario di polizia a Palermo nella Mobile di Boris Giuliano, e poi dirigente dell’Antimafia e investigatore della Dia, infine direttore nazionale dell’Antidroga, Paolo Moscarelli non ha mai dimenticato il primo amore, quello di far canzoni secondo i canoniclassici della melodia napoletana, segnalandosi come autore di brani per gente del calibro di Peppino di Capri (da sinistra nella foto con Moscarelli e Nuccio Apolito) e Carlo Missaglia. Così, adesso, Paolo si è cimentato in una nuova prova d’autore, ma stavolta insieme a suo fratello Enrico, rubato per l’occasione al suo abituale ruolo di grecista di fama internazionale. La singolare ditta artistica, cioè Paolo con la sua chitarra ed Enrico con i suoi testi, ha partorito un album a tempo di record: il cd si intitola «Bottega Fratelli Moscarelli» e sulla piazza caprese, dove il duo gioca in casa, sta andando a ruba. Ora però si punta alle grandi platee, appassionate delle melodia partenopea di qualità. L’album contiene 8 brani, alcuni inediti e altri già eseguiti da Peppino di Capri. Il registro è quello colto e suggestivo della tradizione, rivisitata anche da sonorità più moderne. Il sentimento è quello eterno del’anima partenopea. TALENTI ALLA RIBALTA: JOY SAVERIÀ 33 anni indossati con spigliata disinvoltura, faccia irlandese e cuore sudista con radici in Irpinia, Giuseppe Saveriano, in arte Joy Saverià, è tra i talenti più promettenti dell’entertainment italiano. E se lui punta ad un ruolo duraturo nel cuore del grande pubblico, l’impressione è che prima o poi farà breccia definitivamente. Ma Joy non ha fretta perché, da showman di razza, ha la tenacia di chi sa di valere: merito probabilmente della dura gavetta che ha accumulato, malgrado la giovane età, calcando i palcoscenici più disparati con una facilità a mutar pelle che la dice lunga sulla sua cifra d’artista. Perché Joy è partito proprio dal basso, facendosi le ossa d’estate nei panni di animatore dei villaggi turistici, proprio come un tal Fiorello che per lui è un’icona, e continuando d’inverno nel giro del nightclubbing napoletano come imitatore e cantante. Un noviziato d’artista di quelli tosti, quindi, che Joy poi ha arricchito con altri numeri a 24 carati, diventando anche cabarettista e speaker di eventi (in quest’ultimo caso anche su prosceni importanti a Roma e a Milano). Joy, del resto, è un argento vivo: nel suo curriculum c’è una laurea in sociologia, un’esperienza da assistente di studio in casa Mediaset, e il diploma di attore professionista, conseguito a Roma alla scuola d’arte drammatica “Teatro e azione”. Inevitabile, allora, che qualcuno si accorgesse di lui e gli offrisse una chance preziosa sulla L a darsena di Pozzuoli è sicuramente uno degli angoli più caratteristici del centro storico puteolano. Essa si trova nei pressi del molo “caligoliano” e della chiesetta della Presentazione di Gesù al Tempio (Assunta a Mare), ai piedi del notissimo rione Terra. La zona è nota con l’appellativo di “’o Galiòne” (da galeone: veleiro militare e anche da carico, proprio del XV e XVI secolo, di grande stazza, con scafo a due ponti, forte cavallino, quattro alberi, due a vele quadre e due a vele latine, e privo di remaggio; era armato con almeno trenta cannoni ed era adatto soprattutto alle navigazioni oceaniche). Il curioso toponomino deriva dal fatto che in diverse stampe del Seicento, appare raffigurata, ormeggiata in questo luogo, una grande nave da guerra, proprio in corrispondenza dell’attuale darsena a difesa del porto e della città contro i frequenti assalti dei barbareschi. ribalta teatrale: e Joy si è dimostrato all’altezza anche coi testi di Ionesco, Pintor, Shakespeare e Goldoni (nella foto: Saverià recita ne “La moglie saggia”). Tutte prove d’attore per le quali ringrazia soprattutto, considerandolo maestro di vita e di arte, Giorgio Albertazzi che lo ha accolto nel suo progetto “Atelier Albertazzi”, anche se poi Joy confessa che l’altro suo idolo è Massimo Ranieri, simbolo non a caso di napoletanità vincente. Perchè Napoli è in cima ai suoi pensieri da sempre. Al punto tale che, dopo una lunga spola tra Roma e il golfo, Joy ha deciso di fare l’emigrante al contrario: è stato il suo orgoglio meridionale, infatti, a suggerirgli adesso di costruire occasioni nella sua terra. Il progetto è ambizioso: scrivere sceneggiature sociali con location e storie il cui baricentro è Napoli (o la Campania). Joy ci sta lavorando e probabilmente centrerà l’obiettivo. Perché uno così, dove lo metti funziona (Alvaro Mirabelli). LA PILLI Saper Vivere 30 CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 La Rivista “AGRICULTURA E INNOVAZIONE”, TUTTE LE PROPOSTE PER RILANCIARE LO ZOO DI NAPOLI vicissitudini dello Zoo di Napoli e della campagna promossa dallo stesso Cirella per trasformare l’area in un polmone verde cittadino, un parco dove flora e fauna locali possano essere preservate. Infine, un approfondito speciale dedicato all’enogastronomia, con tutti i segreti degli struffoli e degli altri dolci natalizi, un interessante resoconto sul Napoli Pizza Village con dati e immagini, il 5° concorso del Provolone Monaco Dop e i risultati della vendemmia 2011. Da non perdere, un interessante reportage sullo stato di Cearà in Brasile dove si trova lo splendido Parco Nazionale di Jericoacoara, che si estende per circa 6.850 ettari, insieme ad un accurato approfondimento sul rapporto che intercorre da secoli tra il Paese verdeoro e lo spiritismo. uscito il numero di dicembre di“Agricultura e Innovazione”, la rivista trimestrale che si occupa di Èagricoltura, zootecnia, prodotti tipici, ambiente e turismo. E, a proposito di innovazione, come i prodotti editoriali più all’avanguardia, anche la pubblicazione diretta da Nando Cirella ha adottato i Qr code, piccoli riquadri che possono essere letti dagli smartphone per fornire ai lettori tecnologicamente più avanzati sul proprio telefonino di ultima generazione contenuti multimediali legati all’articolo che stanno leggendo. Nel numero in edicola si può inoltre leggere delle alocchi con passaporto europeo: per poter circolare in Europa, inB fatti, dovranno, essere muniti di apposito “bollino di sicurezza CE”. È quanto stabilito nello schema del decreto legislativo, varato dal Consiglio dei Ministri lo scorso marzo in attuazione della direttiva comunitaria 2007/48/CE. Alla luce di quanto prevede il nuovo provvedimento, “i giocattoli, comprese le sostanze chimiche che contengono, non devono compromettere la sicurezza o la salute dell’utilizzatore o dei terzi, quando sono utilizzati conformemente alla loro destinazione o quando ne è fatto un uso prevedibile in considerazione del comportamento abituale dei bambini. Si deve tenere conto dell’abilità degli uti- L’oralegale di Adelaide Caravaglios GIOCHI SICURI TARGATI CE Terni&Favole: Contro la recessione i numeri della Meraviglia Natale magro, recessione alle porte, lacrime ministeriali e stangate alla Monti: il 2011 chiude i battenti tra spread, sentenze europee e depressione dei portafogli. Napoli, città da sempre abituata alla sofferenza, sembra resistere alla crisi, almeno per ora. Nella tabaccheria Postiglione a Largo Ferrandina a Chiaia, il clima è comunque di festa, nonostante l’economia a pezzi. Tra Gratta e vinci, 10 e lotto e Turista per sempre, Alberto Postiglione, il mago dei numeri, lancia le sue combinazioni: «A dicembre raccomandazione: guai a tradire i numeri della tradizione. Consiglio, quindi, di giocare il terno della Vigilia che fa 24-25-32 e l’ambo della Meraviglia, ovvero 56 e 72. Questi numeri vanno inseguiti sulle ruote di Napoli, Milano e Bari almeno per 9 estrazioni». Nella sua cabina di regia, dopo aver consultato la Smorfia per trovare il numero giusto, Postiglione continua a regalare suggerimenti: «Fino a metà gennaio ecco gli ambi su cui credere: 27-29, 8-20, 6-89, 81-90. Quest’ultimo ambo può essere abbinato al 16 o al 31. Tutti questi numeri vanno giocati su Napoli e tutte». Non resta che giocare (poco) e sperare (tanto) per augurarsi di trovare tra i regali una bella vincita al lotto. Di questi tempi, è davvero un bella cosa… 24+25+32/56+72x9 /27+29/8+20/6+89 81+90/+16/+31 lizzatori e, se del caso, di chi effettua la sorveglianza, in particolare per quanto riguarda i giocattoli che sono destinati ai bambini di età inferiore a 36 mesi o ad altri gruppi di età”. La normativa prevede, in più, diversi obblighi a carico di rappresentanti autorizzati, importatori, distributori e fabbricanti, i quali ultimi, in particolare, saranno tenuti non solo - se utilizzano un proprio marchio - a garantire che “sui loro giocattoli sia apposto un numero di tipo, di lotto, di serie, di modello oppure un altro elemento che consenta la loro identificazione”, ma anche, una volta preparata la documentazione tecnica, ad eseguire la procedura di valutazione della conformità. LA PILLI Saper Vivere 31 CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 BellaGente di Tommy Totaro ARMANDO MARASSI, DA LONDRA A NAPOLI CON UN’IDEA GENIALE Il musicista Armando Marassi, è ritornato a Napoli dopo cinque anni vissuti a Londra dove ha suonato e ha finalmente imparato l’inglese. Ritornato a Napoli, oltre a continuare la carriera di musicista e cantautore, ha creato, in collaborazione del suo amico “Hassan Black”, il progetto “Sim’ e Napule”. Cos’è “Sim’ e Napule”? È un’idea partita circa tre anni fa, proprio a Londra. Vivere in Inghilterra è bello sotto tanti aspetti, ma Napoli e le persone a me care mancavano ogni giorno sempre di più. Avevo bisogno di un contatto costante con loro e Facebook fu la mia salvezza. Imparai un programma facilissimo al computer che mi permetteva di modificare foto titolandole con doppi sensi mischiati tra la lingua che stavo imparando e quella che già conoscevo. Il risultato è stato un connubio esilarante. Per esempio il primo logo: una fetta V ictoria Malanchuk è la Miss Pin Up Chiaia di dicembre. Nata ventiquattro anni fa a Sevastopol, città Ucraina situata sul Mar Nero, Victoria è alta un metro e 68 e le sue misure sono 88-62-89. Il suo viso angelico e rassicurante nasconde in realtà un carattere deciso e una verace passione per la vita: la classica ragazza della porta accanto, come lei stessa si definisce, ma con tanta grinta e una marcia in più. Bellezza naturale, semplice ma elegante al tempo stesso, Victoria comincia ad appassionarsi alla danza fin dalla tenera età: a quattro anni, infatti, inizia con la danza classica, per poi proseguire con danza moderna. Ed è proprio il ballo ad aprirle l’orizzonte del culto del corpo che la porta ad interessarsi di fotografia e del mondo dello spettacolo. A 18 anni Victoria lascia il paese natio e approda in Italia dove lavora come fotomodella, indossatrice e valletta per diverse trasmissioni televisive nazionali e internazionali. La sua indole di esteta la porta ad una continua di formaggio (“cheese” in inglese) affiancata dalla scritta “c’e cheese” (“ci hai ucciso” in napoletano). Quindi dicevamo, Facebook la tua salvezza. Molte persone lo odiano, come mai? Credo non siano sincere. Ormai tutti posseggono un account e forse chi asserisce di odiarlo, probabilmente sarà registrato sotto un falso nome. Poi certo, se copi e incolli links stupidi probabilmente è una perdita di tempo, ma quello non è il mio caso . Ritorniamo a parlare di “Sim’ e Napule”. Come sta andando il marchio? Bene, considerando il fatto che tutto è partito come un gioco, anche piuttosto bene. A novembre abbiamo lanciato il nostro brand al Flame in via Aniello Falcone. Davide Arnò, il proprietario, appena vide queste magliette, spalancò gli occhi e mi disse: “Stupende! Organizziamo una serata”… oggi il Flame è un nostro stretto partner. I ragazzi dello staff vestono tutti le nostre t-shirts “c’e cheese”. Quale sarà la prossima mossa sulla scacchiera del business? Estendere la vendita anche ai negozi. In questo periodo sto cercando punti vendita giusti. Non voglio costringere nessun negoziante a comprare i nostri articoli “Sim’ e Napule”. Stiamo crescendo e quindi abbiamo bisogno di una certa positività: se vedo la giusta sinergia si parte. Tra qualche giorno faremo un servizio fotografico che lascerà tutti a bocca aperta… non posso dire di più, ma preparatevi ad un messaggio molto forte! Come vivi il quartiere Chiaia? Beh, è un posto che sto scoprendo adesso. Prima di vivere a Londra frequentavo per lo più il centro storico. Spesso sono al Voga e con loro sto lavorando ad un progetto discografico. Qualche giorno fa è uscita la compilation Voga Cafè che contiene anche un mio brano, “Without You”, distribuito dalla Global Net e in vendita in tutti i negozi di dischi. Poi adoro lo S’move: passo sempre lì prima di andare ovunque. Feltrinelli invece è il mio salotto, amo sedermi, leggere ed osservare la gente che passa. Per non parlare del profumo dei dischi misto a quello dei libri, impazzisco. Miss Pin Up Chiaia a cura di Fabio Tempesta VICTORIA, LA BELLA DEL MAR NERO ricerca della bellezza, passione che sfocia in una vera e propria attività: conseguita, infatti la qualifica di “beauty therapist”, lavora nel settore dell’estetica e del wellness. Victoria, però, annovera tra i suoi interessi anche il canto e il pianoforte e nel tempo libero si esercita in qualità di interprete, in quanto parla correntemente ben quattro lingue. Degna rappresentante del suo segno zodiacale, quello dell’Ariete, Victoria è istintiva, impulsiva e passionale. Ridanciana e appassionata di viaggi, non sopporta la monotonia e ama cambiare: non ha uno stile costante, anche se non rinuncerebbe mai ai capi delle griffes Gucci e Victoria Secret. Briosa e allegra, definisce la sua vita “una polka vorticosa”. EXIT 32 Saper Vivere CHIAIAmagazine 12 dicembre 2011 In questo numero hanno scritto Aldo De Francesco Rossella Galletti Nino De Nicola Rosario Scavetta Renato Rocco Alvaro Mirabelli Massimo Lo Iacono Si ringraziano per le foto Francesco Ruggieri e Vittorio Tomasone di Renato Rocco la testata di malatesta Colmo di fulmine Consultaci on line Chiaia Magazine e 10 sono scaricabili in formato pdf sul sito www.chiaiamagazine.it. Chiaia Magazine ora è anche su Facebook.com. Diventa nostro fan oppure iscriviti al gruppo Chiaia Magazine e segnalaci eventi e curiosità. Tommy Totaro Acquisto dvd «e io ti seguo» Ricordiamo ai nostri lettori che il dvd «E io ti seguo», il docufilm sul Giancarlo Siani, il giornalista ucciso dalla camorra, scritto, prodotto e diretto da Maurizio Fiume, è acquistabile al prezzo di 3,90 euro. Chi è interessato all’acquisto o è interessato a organizzare una proiezione pubblica, può telefonare al numero 081.19361500 o inviare una mail a [email protected] Abbonati a Chiaia magazine Chi decide di abbonarsi a Chiaia Magazine (con in allegato anche il periodico “10”) riceverà a casa il giornale insieme alla Exclusive Card, che consente di avere sconti e agevolazioni nei negozi convenzionati. Due le tipologie di abbonamento: ordinario (30 euro all’anno) e sostenitore (50 euro all’anno). Per saperne di più basta telefonare al numero 081.19361500 Gianluca Massa Massimo Gallotta Fabio Tempesta Francesco Iodice Vuoi ricevere il giornale? Vuoi anche tu nel tuo studio professionale il nostro mensile? Chiama lo 08119361500 o inviaci una mail a [email protected], con nell’oggetto la dicitura «Richiesta copie Chiaia Magazine». Il nostro distributore, dal mese successivo alla richiesta, consegnerà le copie al domicilio indicatoci. Mimmo Della Corte Dove puoi trovarci In oltre 500 punti selezionati: negozi, teatri, cinema, bar, discoteche, banche, boutique, studi professionali, gallerie d’arte, ristoranti, circoli sportivi e nei più importanti eventi culturali e mondani della città. Distribuzione palazzo per palazzo; gazebo nei punti strategici della città per la presentazione del numero e delle iniziative del mensile. Inoltre Chiaia Magazine, con in allegato «10», lo puoi trovare in 700 taxi e nelle sedi ACI di Napoli e Provincia. Aurora Cacopardo La Bacheca Adelaide Caravaglios magazine SAPER VIVERE LA CITTÀ Il motto del vino: finché c’è vite c’è speranza l'oculista cattivo fa il malocchio L’abitudine è il sonno dell’intelligenza Era un uomo di fegato ma aveva perso la testa L’umiltà è il pudore dell’esperienza L’amore è un inseguimento, il matrimonio una fuga La delusione è un’illusione mal riuscita