numeroUNOduemilaundici
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Editoriale
Giuseppe Mele
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clinica e management
Le Infezioni Respiratorie Ricorrenti. I consigli della FIMP
(terza parte) 4
Accessi pediatrici codificati come “accessi non urgenti”
ai Servizi di Pronto Soccorso e agli ambulatori dei Pediatri
di Libera Scelta della provincia di Modena: valutazione delle
motivazioni e della percezione di urgenza di bambini e caregivers 14
Controindicazione all’uso dei mucolitici
nei bambini al di sotto dei due anni di età
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NOTIZIE DALLE AZIENDE
Tessuti Anti UV per la prevenzione
delle patologie fotosensibili e dei tumori della pelle
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approfondimenti e notizie
Glucomannano: possibile supporto nell’obesità
e nella stipsi del bambino
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Il piede piatto e la ginnastica correttiva 37
progetti
Il Progetto “I pannolini lavabili”:
un’esperienza in Pediatria di Famiglia 42
Attualità e cultura
A cavallo! Riscopriamo i ritmi della natura
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L’abbazzia di Sant’Antimo
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“Rivista stampata su carta TCF (Total Chlorine Free) e verniciata idro”.
approfondimenti e notizie
Cristina Baroni
Il piede piatto
e la ginnastica
correttiva
Presidente SIEF, Società Italiana di Educazione Fisica
Nel precedente numero
di questa rivista (n. 4/2010)
abbiamo
parlato
della
Ginnastica e della sua specificità rispetto ad altri termini oggi
in uso, come “attività motoria” o
“sport”.
Abbiamo concluso il nostro articolo sottolineando come questa “scienza
dell’esercizio fisico” (secondo la sua definizione accettata dalla SIEF, Società Italiana
di Educazione Fisica), proprio in quanto
tale, possa essere applicata ad ogni persona,
di ogni età ed a qualunque problematica che
possa coinvolgere l’apparato locomotore, prendendo in questi casi, a seconda dell’età e soprattutto a seconda che si tratti di Dismorfismi o di
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approfondimenti e notizie
Paramorfismi 1, il nome di Ginnastica Medica o di Ginnastica
Correttiva.
Rimandando la trattazione della prima ad un prossimo articolo, vorremmo soffermarci su quest’ultima, con particolare riferimento al problema del Piede Piatto Lasso Infantile.
Per affrontare correttamente questo tema, occorre rifarsi
ancora una volta a quanto detto nell’articolo precedente.
I nostri bambini non hanno più la possibilità di svolgere un’attività fisica sufficiente a garantire loro uno sviluppo fisico adeguato.
Adeguato a che cosa?
A che cosa deve adeguarsi lo sviluppo fisico? Quando lo
possiamo ritenere “sufficiente” o – per usare una parola
molto impegnativa – normale?
La risposta teorica è stata data, già da tempo, dai grandi
Maestri di Ginnastica che si sono occupati di questo problema.
Girolamo Mercuriale (come abbiamo visto, “Maestro di
Ginnastica” ante litteram, perché era un medico) è stato
in questo senso un grande precursore, in quanto già due
secoli prima che si sviluppasse in Europa questa disciplina
aveva detto che la “Ginnastica vera” ha per fine “il conseguimento ed il mantenimento della buona salute”, ribadendo il concetto, proprio già dei medici antichi, che se il
nostro corpo non mantiene un’efficienza fisica sufficiente
Figura 1.
L’impronta di un piede “normale”, rilevata in palestra con del
semplice cartoncino e del gesso di magnesio, con le linee ideali
per valutare la normalità od il grado di piattismo.
esso va incontro molto più facilmente e velocemente a malattie (ma questa affermazione è stata superata dall’avanzamento delle capacità diagnostiche della medicina), traumi
(pensiamo ai traumi da perdita di equilibrio o da mancata
coordinazione), e, aggiungiamo noi, a quei processi degenerativi che comunque si accompagnano all’avanzare dell’età
(quante spalle artrosiche in persone che non le hanno mai
sollecitate pienamente!).
In che cosa si traduca praticamente questa “sufficienza motoria” è molto difficile da stabilire, ed è uno dei compiti che
la nostra Società, società scientifica della materia, affronterà in uno dei suoi prossimi Congressi, magari in collaborazione con altre società scientifiche.
Resta comunque il fatto, indubbio, che uno sviluppo fisico
insufficiente porta precocemente dei danni, sia di funzione
(un piede non sollecitato può non svilupparsi come do1
vrebbe), che di forma (pensiamo ai dorsi curvi dei ragazzi…) o di ambedue le cose insieme.
Il Piede Piatto Lasso Infantile (e ci riferiamo solo a questo,
non agli altri casi in cui c’è strutturazione ossea o problemi
da altro tipo) è semplicemente un piede debole, e rappresenta la maggior parte dei casi.
Non è deforme, non c’è strutturazione ossea. È un piede che, messo sugli avampiedi con la verticalizzazione dei
metatarsi (ricreando in questo modo quel meccanismo “a
verricello” dato dalla tensione dell’aponeurosi plantare e
tamponando così l’azione piattizzante sul calcagno del tendine del tricipite della sura) vede ricrearsi perfettamente
la volta plantare.
È un piede al quale sono mancate le corse, i salti, i giochi (sì,
anche loro!), tutti quei movimenti attraverso i quali la natu-
Per la definizione di tali termini si veda Pecchioli M. Elementi di Ginnastica Correttiva, Firenze: Aulo Gaggi Editore 1992 (disponibile presso Istituto
Duchenne, Firenze).
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Classificazione del Piede Piatto
Piede Piatto per alterazioni ossee
• Congenito:
- alterazioni dello scafoide
- sinostosi tarsali
- astragalo verticale
• Post-traumatico (da lesioni ossee)
• Secondario a malattie ossee
• Iatrogeno
Piede Piatto per alterazioni muscolo-ligamentose
• Piede Piatto Lasso Infantile (P.P.P.)
• Piede Piatto per sovraccarico ponderale
• Piede Piatto per alterazioni endocrine
• Piede Piatto secondario ad Artrite Reumatoide o ad altre patologie Reumatiche
• Piede Piatto in patologie congenite del collagene che modificano l’elasticità dei tessuti
• Piede Piatto da rottura del tendine del muscolo tibiale posteriore
Piede Piatto da patologie del sistema nervoso
• Piede Piatto neurologico
Figura 2.
Classificazione del Piede Piatto (da “Il piede piatto”, opuscolo informativo).
Figura 3.
Queste due immagini (A e B) rappresentano la necessità di un
insegnamento specifico e l’importanza della competenza da
parte di chi si occupa di Ginnastica Correttiva: vediamo infatti come l’indicazione “andare sulla punta dei piedi”, se non
precisata e corretta (come lo è in B) possa dare adito ad un
esercizio in realtà piattizzante (come in A).
ra (questa grande artefice) ha previsto di costruire, proprio
attraverso questo meccanismo, il nostro piede di adulto.
La natura, poi, ci ha costruito scalzi. Non ha pensato alle calzature di moda, né tanto meno a “proteggere” i piedi dei bambini.
Il nostro piede, di per sé, è una costruzione perfetta.
La civiltà moderna ci “costringe” (per ovvie ragioni di sicurezza ed igiene) a mettere le scarpe.
Ma queste scarpe, specialmente quelle dei bambini, spesso
dimenticano che la natura non va ostacolata, che se costruisco una scarpa “alta” non consento al bambino di andare
bene sugli avampiedi, e che se la suola è rigida non è più
possibile estendere le dita… Ecco allora che il problema del
Piede Piatto Lasso Infantile rimanda ad altri problemi, primo
tra tutti quello della ipomotricità (o quasi “immobilità”) cui
noi, adulti, responsabili dell’attuale stile di vita, costringiamo i
nostri bambini. E la soluzione, è ovvio, non può e non deve essere
la chirurgia. Così come la chirurgia non è la soluzione in quei
casi sempre più frequenti di ragazzi che, in seguito ad una rapida crescita staturale (10-13 anni), si trovano all’improvviso
con dei “piedi piatti” mai visti prima, e ciò a causa del rapido
aumento delle leve ossee non accompagnato da adeguato
rafforzamento muscolare: anche qui, ginnastica.
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approfondimenti e notizie
Figura 4.
Alcuni momenti del Progetto elaborato dalla SIEF ”Ginnastica nella scuola primaria”, che alcune scuole in Toscana hanno accolto
all’interno del loro Piano di Offerta Formativa (POF).
La ginnastica svolta a scuola secondo precisi criteri di qualità (nella scelta degli esercizi), di quantità (nel numero di
ripetizioni utili), l’individuazione di posture utili a togliere
quei blocchi articolari che possono ostacolare il corretto
funzionamento del piede, il fornire continuamente stimoli
mirati e razionali a quella muscolatura addetta al rafforzamento della volta plantare: questa è la “scienza dell’esercizio fisico”, studiata secondo le moderne acquisizioni scientifiche,
di cui parlava Mercuriale. Essa può rimediare in parte agli
ostacoli che, come abbiamo evidenziato, la civiltà moderna
ha frapposto tra noi e il “progetto” che la natura ha previsto per il nostro piede. Certo, la ginnastica a scuola non
può essere solo questo: rivolgendosi a tutti i bambini, deve
provvedere allo “sviluppo fisico integrale” (G. Hébert) 2, e
prevedere quindi tutti quei “movimenti naturali” per i quali
2
il nostro corpo è previsto (correre, saltare, lanciare, arrampicarsi…), sviluppando quindi il più possibile il fisico nel
suo complesso. Quindi, se la Ginnastica a scuola non basta,
c’è la Ginnastica Correttiva.
Che è e resta sempre Ginnastica (e quindi di per sé non
sarà mai noiosa, perché comunque comprenderà anche
tutti gli stimoli e le opportunità offerte da tutti i suoi attrezzi, grandi e piccoli), ma che sarà ancora più precisa e
mirata, definendosi, la Ginnastica Correttiva, come “quella
disciplina che studia l’esercizio fisico in funzione della sua
efficacia nella correzione dei Paramorfismi” (M. Pecchioli).
In quanto tale, essa vede una conferma della sua efficacia
non tanto (anche se spesso ciò avviene) in termini di radiografie o di miglioramento nella forma, quanto nel ripristino
migliore possibile delle condizioni che abbiamo definito,
A questo grande Educatore Fisico del Novecento, fautore del “Metodo Naturale”, la SIEF ha dedicato, nel cinquantesimo della morte, il suo XII Congresso
Nazionale “La GINNASTICA NATURALE. 50 anni dalla morte di Georges Hébert (1875-1957)”, Firenze, Palazzo Vecchio, 23-25 novembre 2007. Gli Atti
si trovano pubblicati sulla rivista “I.D. Educazione Fisica”, Numero Unico 2008, organo ufficiale della società (www.sief.eu).
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approfondimenti e notizie
con un termine purtroppo ancora molto vago, “normali”.
Dorso Curvo Astenico, il Portamento Rilassato, l’Atteggia-
Nel caso del Piede Piatto, quel piede “guarito” saprà co-
mento Scoliotico…
munque posizionarsi in modo corretto (perché sarà stato
Con quest’ultimo, tocchiamo il campo difficile e controver-
educato a farlo ed a mantenere nel tempo questa posizione
so della Scoliosi (Dismorfismo), riguardo al quale occorre
corretta), avrà imparato a correre, saprà saltare, avrà studia-
affrontare il problema della sua necessaria distinzione con
to tutti gli equilibri possibili, avrà comunque dunque riacqui-
l’atteggiamento scoliotico e dell’importanza e della difficol-
stato tutte quelle funzioni importanti per la sua salute.
tà di una corretta Diagnosi Differenziale.
Da qui nasce la difficoltà di fornire “casistiche” sui casi trat-
Ma di questo parleremo in un prossimo articolo perché,
tati, come esse vengono intese in ambito medico: il piede
come detto, il trattamento della Scoliosi rientra nel campo
piatto lasso infantile è un piede debole che con la ginnastica si
della Ginnastica Medica, anch’essa sempre Ginnastica, ben
rafforza, non c’è strutturazione ossea, non c’è patologia.
distinta, nel ruolo, negli strumenti, nei tempi ma soprat-
La vera “guarigione” è il miglioramento della sua funzione, che
tutto nelle finalità, dagli altri interventi (ci limitiamo chia-
è molto più difficile, se non relativamente a casi presi sin-
ramente all’aspetto relativo alla motricità) di tipo invece
golarmente, riassumere in statistiche.
fisioterapico o riabilitativo, i quali, a differenza della ginna-
Ad oggi, la Ginnastica Correttiva così intesa viene stu-
stica, rientrano nell’ambito sanitario. ■
diata solamente all’Istituto Duchenne di Firenze, Scuola
Nazionale di Educazione Fisica riconosciuta dalla SIEF, e le
tecniche usate per identificare questo tipo di studio, basato
sull’anatomia e sulla fisiologia del corpo umano, vengono
chiamate “tecniche I.D.”, per distinguere questa Ginnastica
Correttiva da altre che, seppur magari usando la stessa denominazione, non hanno lo stesso tipo di impostazione.
Le affermazioni qui accennate si basano infatti su precisi
studi anatomici sul piede effettuati dal professor Marco
Pecchioli presso l’Istituto di Anatomia Umana Normale
dell’Università degli Studi di Firenze, su ormai quasi 30 anni
di studi, sperimentazioni e verifiche effettuati all’Istituto
Duchenne in questo settore (l’Istituto dedica anche ogni
anno un Convegno di Aggiornamento su questo tema), e
su un numero impressionante di indagini scolastiche, condotte dal 1992 ad oggi nella popolazione scolastica, per un
totale di oltre 20.000 soggetti esaminati.
Perché se è vero – come è vero – che la Ginnastica
Correttiva rientra nel corpo dottrinario dell’Educazione
Fisica, e che quindi presuppone sia la capacità di relazionarsi con i bambini (aspetto pedagogico-didattico) che
la conoscenza di tutti gli attrezzi della Ginnastica (aspetto tecnico-didattico), è anche vero che essa esige, ancor
più che la Ginnastica “scolastica”, una perfetta conoscenza,
su basi anatomiche e fisiologiche, dell’effetto motorio di ogni
esercizio, la sola che può garantire la serietà e l’efficacia di
ogni intervento di Ginnastica Correttiva, sia esso rivolto al
Piede Piatto che a qualunque altro Paramorfismo, come il
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Correttiva e la Ginnastica Medica”. Follonica, 25-26 novembre 2000. I.D.
Educazione Fisica 1996;2:
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