ARGOMENTAZIONI
QUOTIDIANE
Cos’è l’argomentazione?
Secondo Van Eemeren e Grootendorst, Una teoria sistematica
dell’argomentazione, Mimesis 2008:13
«l’argomentazione è un’attività verbale, sociale e razionale mirante a
convincere un critico ragionevole dell’accettabilità di una tesi tramite
un insieme di proposizioni che vengono avanzate per provare o
confutare la proposizione espressa nella tesi».
Argomentazione e rinascita della retorica
• L’interesse per l’argomentazione è al centro della rinascita della
retorica a metà del Novecento
• Traité de l’argumentation (1958) di Perelman e Olbrechts-Tyteca
• The Uses of Argument (1958) di Toulmin.
• La nuova retorica è un ritorno ad Aristotele e alle «tecniche discorsive
atte a provocare o accrescere l’adesione delle menti alle tesi che
vengono presentate al loro assenso» (TA, p. 6).
• Questa
teoria è una dialettica (Mortara Garavelli, Manuale di
retorica,Bompiani)
Argomentazione e razionalità
• La ripresa della teoria dell’argomentazione è stata associata alla
esigenza di affiancare nuove forme di razionalità alla forma deduttiva
scientifica.
• È orientata allo studio del meccanismo argomentativo presente nel
discorso ordinario, per mostrare che non solo nella pratica scientifica
ma anche nelle interazioni quotidiane si applica un procedimento
basato sul dare e chiedere ragioni.
validità argomentativa si basa sull ’ idea che vi sia un
comportamento razionale, un’idea di razionalità o di ragionevolezza
che si esprime attraverso la scelta delle ragioni migliori.
• La
Argomentazione e cooperazione
• La teoria dell’argomentazione si salda con il modello di Grice, da cui
riprende l’idea che ogni scambio linguistico è retto da una serie di
attese reciproche dei parlanti sul buon svolgimento dello scambio.
Questo modello guida la più recente interpretazione della
argomentazione come attività pragmatica, che individua un campo
interdisciplinare, al confine tra logica, filosofia, teoria della
comunicazione, linguistica, psicologia, scienze cognitive, filosofia del
diritto, informatica, sociologia.
• Cosa vuol dire addurre ragioni a sostegno delle proprie tesi e perché
le ragioni dovrebbero convincere e persuadere il destinatario?
• La forza delle ragioni è un fatto oggettivo, soggettivo o pragmatico?
Retorica
e
Dialettica
Filosofia antropo-relativista
Filosofia razionalistico-critica
Teoria epistemico-retorica
Teoria pragma-dialettica
Ricostruzione orientata
all’uditorio
Ricostruzione orientata alla
soluzione del conflitto
Descrizione a fini persuasivi
Descrizione in funzione della
pertinenza
Pratiche orientate alla azione
Pratiche orientate alla riflessione
Argomenti
• Argomenti = forme di ragionamento che forniscono ragioni per la
conclusione; insieme di asserzioni, alcune delle quali servono come
ragioni per altre.
• Nella logica formale l’argomento è considerato indipendentemente dal
contesto, come insieme formato da due premesse, da cui deriva una
conclusione: concetto di validità del legame tra premesse e conclusione.
• La teoria dell’argomentazione è sempre più centrata sulla pratica sociale
dialettica e intersoggettiva di produzione di ragioni a sostegno di una tesi
all ’ interno di una complessa pratica linguistica. Perciò ridefinisce
l’argomento un evento storico, espresso nel linguaggio naturale e avente
natura sociale, dialettica e pragmatica: gli argomenti sono parte di una
pratica sociale e presuppongono uno sfondo di significati, valori, problemi
socialmente condivisi. Questo è il campo di indagine della logica
informale.
Logica Informale
•La logica informale abbandona dunque l’orientamento cartesiano, per
muoversi su un fondo pragmatico di tipo peirceano, in cui la
conoscenza è intesa come impresa comunitaria, basata sull’incontro
dialettico tra parlanti.
•In quest’ottica le teorie dell’argomentazione hanno spesso assunto
un ruolo critico sociale, tematizzando una forma di razionalità
argomentativa incarnata nei contesti e trasversale ai diversi campi di
esercizio della razionalità (politico, giuridico, economico, scientifico
ecc.)
•Legame con il Critical Thinking (Dewey, 1909), movimento di riforma
della istruzione sorto negli anni ‘70 negli Stati Uniti e finalizzato allo
sviluppo di un’attitudine mentale critica e riflessiva.
• L’interesse per il pensiero critico si concentra sulla ricerca di metodi
di analisi e valutazione degli argomenti presenti nel discorso ordinario
e sulla descrizione delle pratiche argomentative piuttosto che sulla
individuazione di forme di ragionamento valide a priori.
• Tuttavia la logica informale ha anche un orientamento normativo,
ereditato dalla logica formale simbolica, volto alla individuazione di
criteri e procedure sia per l’interpretazione che per la valutazione
degli argomenti.
• Di un argomento non si cerca la validità formale ma l’accettabilità
all’interno di un determinato campo o la funzione persuasiva nei
confronti di un determinato uditorio.
l ’ accettabilità viene indicata preferibilmente ex negativo,
attraverso cioè l’individuazione degli argomenti che non possono
essere ritenuti accettabili (fallacie).
• Ma
Implicazioni etiche
• La teoria dell’argomentazione si salda con il tentativo di cogliere i
principi
dell ’ etica
come
specificazioni
della
teoria
dell ’ argomentazione (etica della discussione critica, etica
procedurale del riconoscimento reciproco).
• L’interesse per l’argomentazione cresce in una modernità divenuta
riflessiva, che mette sempre più a tema la sua base di validità e
nell’ambito della società del rischio (Beck), che incrementa per gli
individui possibilità di scelta per cui si richiede insieme una
giustificazione argomentativa.
• La teoria dell’argomentazione risponde anche alla esigenza sociale
di accertare, giustificare, assicurare e estendere la base razionale
della forma politica democratica, come governo di cittadini liberi che si
riconoscono reciprocamente uguali.
Argomenti e paralogismi (fallacie)
La definizione classica della fallacia è: argomento che sembra valido ma
non lo è. Cioè argomenti irrilevanti in quanto non corroborano
razionalmente la tesi da difendere o non criticano razionalmente la tesi
da confutare
• razionalmente irrilevanti, quando fanno appello alla sfera irrazionale ed
emotiva (comprendono la fallacia patetica)
• logicamente irrilevanti, quando sono logicamente vuoti (comprendono la
fallacia etica)
•Centralità dello studio delle fallacie per comprendere meglio la validità generale
delle inferenze.
•La tradizione logica occidentale ha elaborato una lunga lista di paralogismi.
• Uno dei principali riferimenti di questa ricerca è Ch. L. Hamblin,
Fallacies, London, 1970, che può essere considerato una
attualizzazione delle Confutazioni sofistiche di Aristotele. Hamblin
sottrae lo studio delle fallacie alla logica formale per collocarlo nella
logica informale.
• Una seconda direzione di studio delle fallacie è rappresentata dalla
scuola olandese: F. Van Eemeren e R. Grootendorst, A systematic
Theory of Argumentation. The pragmadialectical approach, Cambridge,
2004 (trad. it. Una teoria sistematica dell’argomentazione. L’approccio
pragmadialettico, Mimesis, 2008), che si richiama alla dialettica di
Platone.
• La studio delle fallacie nella sua versione moderna punta a fornire criteri
utili per individuare ciò che impedisce alla discussione di avanzare
correttamente. Il problema da affrontare non concerne soltanto la
validità, né solo la fondatezza di un argomento: la valutazione della
accettabilità di un argomento può coinvolgere la forma razionale,
l’eleganza formale, la conformità a certi standard normativi o a certi
punti di vista, la forza persuasiva, la rilevanza di un argomento (cioè
fattori logici e fattori pragmatici).
• Secondo Van Eemeren e Grootendorst (Una teoria sistematica
dell’argomentazione, Mimesis, 2008:133)
• le fallacie non sono errori “in assoluto” che chi analizza la discussione,
quasi fosse il rappresentante della “ragionevolezza”, può attribuire agli
interlocutori senza alcuna difficoltà, bensì mosse in un testo o in un
discorso argomentativo che è possibile caratterizzare come non del tutto
costruttive o persino distruttive perché rappresentano violazioni di un ben
definito sistema di regole per la risoluzione di divergenze di opinione
accettate intersoggettivamente da chi prende parte alla discussione (p.
146).
• Aristotele
nelle Confutazioni sofistiche distingueva fallacie che
dipendono dal linguaggio (in dictione) e fallacie indipendenti dal
linguaggio (extra-dictione).
• Oggi si preferisce distinguere tra fallacie di ambiguità (vedi oltre, 10°
regola di Van Eemeren e Grootendorst) e fallacie di rilevanza (cfr.
Grice: violazioni delle massime della relazione e del modo).
Le dieci regole della pragma-dialettica
1.
Regola della libertà: non è consentito impedire alla controparte di avanzare
o mettere in dubbio una tesi. Avanzare una tesi e mettere in dubbio una tesi
sono entrambi diritti basilari che tutti gli interlocutori devono condividere.
>Fallacia dell’argomento ad hominem
2.
Regola dell’obbligo di difesa. Chi avanza una tesi non può rifiutarsi di
difenderla qualora gli venga chiesto di farlo. Una divergenza di opinioni
rimane bloccata alla fase di apertura di una discussione critica e non può
essere risolta se la parte che ha avanzato una tesi non è disposta a
svolgere il ruolo di protagonista. > Fallacia dell ’ onere della prova;
argomento ad ignorantiam
1.
Regola della tesi. Non è consentito criticare una tesi che non sia stata
realmente avanzata dalla controparte. Una divergenza di opinioni non può
essere risolta se l’antagonista critica una tesi diversa e se, di conseguenza,
il protagonista difende una tesi diversa. Fallacia dell ’ uomo di paglia;
ignoratio elenchi
4. Regola della pertinenza. Non è consentito difendere una tesi attraverso
qualcosa che non sia un argomento o attraverso un argomento che non
sia pertinente per la tesi in questione. La divergenza di opinioni che è al
centro del discorso o testo argomentativo non può essere risolta se il
protagonista non avanza alcuna argomentazione, limitandosi a usare dei
surrogati come pathos o ethos invece del logos, o avanza argomenti che
sono irrilevanti per la difesa della tesi che è stata avanzata ma si
riferiscono a qualche altra tesi che non è quella in questione.
> Argomento ad baculum
5. Regola delle premesse inespresse. Non è consentito attribuire alla
controparte in modo surrettizio premesse implicite, né rifiutarsi di
assumere l’onere della prova per le premesse che si sono lasciate
inespresse. Se si deve risolvere la divergenza di opinioni, il protagonista
deve accettare di assumersi la responsabilità per gli elementi che ha
lasciato impliciti nel discorso e l’antagonista, nel ricostruire come parte
di una discussione critica ciò che il protagonista ha lasciato inespresso,
deve tentare di determinare quanto più accuratamente possibile ciò che
si può ritenere vincolante per il protagonista.
6. Regola del punto di partenza. Non è consentito presentare qualcosa come
punto di partenza condiviso, se non lo è, o negare che qualcosa sia un punto di
partenza condiviso, se invece lo è. Al fine di essere in grado di risolvere una
divergenza di opinioni, il protagonista e l’antagonista devono sapere qual è il
loro punto di partenza condiviso. > Fallacia della petitio principii
7. Regola della validità. Sia l ’ antagonista che il protagonista possono
determinare se la tesi che viene difesa in un discorso o testo segue davvero
logicamente dall’argomentazione avanzata solo a patto che il ragionamento
avanzato sia espresso in modo compiuto. In caso contrario, è richiesta una
ricostruzione degli argomenti impliciti.
8. Regola dello schema argomentativo. Non è consentito considerare difese in
modo conclusivo tramite argomentazioni tesi che non siano presentate come
basate su un ragionamento formalmente conclusivo, qualora la loro difesa non
abbia luogo attraverso schemi argomentativi appropriati applicati in modo
corretto. Una divergenza di opinioni può essere risolta solo qualora
l’antagonista e il protagonista siano d’accordo su come determinare se il
protagonista ha adottato schemi argomentativi appropriati e se li ha applicati in
modo corretto. > Fallacia del post hoc ergo propter hoc, generalizzazione
indebita, argomento della china pericolosa.
9. Regola della conclusione. Non è consentito continuare a difendere una tesi
che non sia stata difesa in modo conclusivo o continuare a dubitare di una
tesi che sia stata difesa in modo conclusivo. Una discussione è risolta solo se
le parti sono d’accordo sul fatto che la difesa della tesi in questione ha o non
ha avuto successo.
10. Regola generale dell ’ uso del linguaggio. Non è consentito usare
formulazioni non sufficientemente chiare o talmente ambigue da creare
confusione, né interpretare in modo deliberatamente tendenzioso le
formulazioni della controparte. Una divergenza di opinioni può essere risolta
solo se entrambe le parti si sforzano realmente di esprimere le loro intenzioni
nel modo più accurato possibile, riducendo al minimo le possibilità di
malinteso. > Fallacie di ambiguità
Implicito e fallacie
• Nella Teoria sistematica dell’argomentazione si mette in evidenza la stretta
connessione tra uso implicito del linguaggio e fallacie (pp. 149-153): minacce
e attacchi personali (argomento ad hominem, argomento ad baculum) sono
spesso più insidiosi se formulati in modo velato o indiretto.
• Ciò non comporta la necessità di evitare l’implicito. Riuscire a capirsi non
significa che sia sufficiente essere chiari e il requisito della chiarezza non
significa né che chi parla o scrive debba necessariamente formulare le sue
intenzioni in modo esplicito e diretto né che per chi ascolta o legge sia
sufficiente attribuire un significato letterale alle parole di chi parla o scrive. Nel
linguaggio ordinario non c’è niente di più normale del fatto che cose di ogni
genere restino implicite o che delle intenzioni siano comunicate solo
indirettamente.
L’identificazione delle fallacie
• Una delle conseguenze della frequenza dell’uso implicito del linguaggio nel
discorso e nei testi argomentativi è che l’identificazione di una possibile
fallacia ha di solito un carattere condizionale. Di solito è una questione di
interpretazione se ci sia o no fallacia. L’approccio pragma-dialettico non
considera le fallacie in modo automatico come argomenti invalidi e perciò
permette di trattare le fallacie in modo più esaustivo rispetto al trattamento
logico standard.
• Per determinare esattamente quali violazioni delle regole per una discussione
critica abbiano luogo in un discorso o testo argomentativo è necessario
esaminare innanzitutto fino a che punto un tale discorso o testo possa essere
ricostruito come discussione critica. In questo modo si chiarisce quale tesi sia
in discussione e se questa sia davvero pertinente rispetto alla questione che
interessa agli interlocutori, in modo che si possa determinare se abbiamo a
che fare con una fallacia. Inoltre si chiarisce anche quali premesse
inespresse svolgano un ruolo nell’argomentazione e se tali premesse sono
stravolte o negate ecc.
Argumentum ad baculum
• Si basa sull’uso della forza e mira a persuadere facendo appello alla
paura. È la negazione stessa della razionalità discorsiva.
Esempio: “Ti conviene sostenere la teoria tolemaica altrimenti corri il
rischio di passare per eretico e fare la fine di Galilei”.
La minaccia è del tutto irrilevante rispetto alla verità o falsità
dell’enunciato che si vuole sostenere, ma può essere estremamente
“persuasiva”. Può essere esercitata anche all’interno di un medesimo
schieramento politico per soffocare forme di dissenso.
Altri esempi:
•Un direttore del personale che si rivolge al rappresentante sindacale
evocando conseguenze spiacevoli per chi non accetti la sua soluzione:
“Se vuoi che nessuno perda il posto, farai bene a riconoscere che non
c’è spazio per un aumento salariale”.
•Nel discorso politico:
Stia bene attento il presidente Scalfaro, per adesso lo
chiamiamo presidente, se non scioglie il Parlamento, se non si indicono
nuove elezioni dopo l ’ approvazione della legge finanziaria, noi
facciamo lo sciopero del fisco….
Noi non vogliamo la secessione, ma se il Sud assistito
continuerà a votare per lo statalismo, ci metterà con le spalle al muro:
uomo avvisato, mezzo salvato.
(Bossi, 11 luglio, 1993, cit. in Desideri, La comunicazione politica:
dinamiche linguistiche e processi discorsivi, p. 186)
Argomento ad metum
Appello alla paura, argomento basato su dati extrarazionali. Un
argomento che fa appello alla paura è basato sulla introduzione di dati
non pertinenti, vedi analisi di Cantù su Fallaci, in Così casca l’asino, p.
10:
«Non capite o non volete capire che se non ci si oppone, se
non ci si difende, se non si combatte, la Jihad vincerà. E distruggerà il
mondo che bene o male siamo riusciti a costruire, a cambiare, a
migliorare, a rendere più intelligente, cioè meno bigotto o addirittura
non bigotto. E con quello distruggerà la nostra cultura, la nostra arte, la
nostra scienza, la nostra morale, i nostri valori, i nostri piaceri».
Fallacia della china pericolosa
La tesi dell’antagonista viene contrastata delineando scenari futuri
negativi che deriverebbero dalla sua accettazione. L’argomento è
fallace quando il legame causale tra gli eventi non appare fondato e
quando si fa leva sulla paura (cfr. Una teoria sistematica
dell’argomentazione, p. 144): vedi esempio della fallacia ad metum.
Vedi anche Habermas, pp. 46-7, sulla diagnosi preimpianto:
«La prospettiva inquietante è quella di una prassi di intervento che,
modificando le caratteristiche genetiche, oltrepassi i limiti del rapporto (in linea
di principio comunicativo) tra medico e paziente, genitori e figli, e scalzi la
struttura normativa delle nostre forme di vita a partire da
un’autotrasformazione genetica […]
Se si comincia a strumentalizzare la vita umana, se si comincia a
distinguere tra ciò che è degno di vivere e ciò che non lo è, allora ci si caccia
su un terreno estremamente scivoloso» perché «il confine tra il prevenire la
nascita di un bambino gravemente malato e la decisione eugenetica di
migliorare il patrimonio ereditario non è più tracciabile con certezza».
L ’ argomento trae la sua forza da un appello emotivo e assume come
necessario il passaggio dalla prima tappa alle successive, che invece andrebbe
dimostrato.
Argumentum ad populum
Comprende gli appelli più o meno populisti all’uditorio, si argomenta cioè
intorno alla verità o falsità di un enunciato facendo appello al sentimento
popolare, ad emozioni, opinioni e convinzioni fondate su pregiudizi e
appartenenti a uno specifico gruppo sociale o alla vox populi.
• Es.: Siamo tutti italiani, quindi dobbiamo tifare per la nazionale.
Vedi esempio a p. 66 sgg. Sulle vicende giudiziarie di calciopoli (2006), in
cui è stata coinvolta la Juventus: «Poiché la Juventus ha sempre
contribuito con i suoi giocatori alle vittorie della squadra nazionale di
calcio, la pena non può essere troppo aspra, altrimenti ciò impedirà alla
squadra di contribuire ancora in futuro alle vittorie della nazionale, e il
danno ricadrà su tutti i cittadini» (p. 67).
Anche difesa di una posizione solo perché sembra piacere ai più.
Argomento di autorità
Appello agli atti o ai giudizi di una persona o di un gruppo di persone come
prova a sostegno di una tesi.
Es.: Citazioni, su giornali o nel discorso politico
Fare ricorso a un parere autorevole a sostegno di una tesi può anche essere
corretto. Tale ricorso non è accettabile se l’autorità invocata non è riconosciuta
da entrambe le parti che sostengono la disputa, o se l’autorevolezza riguarda
un ambito diverso da quello toccato dalla discussione; o ancora se chi è
autorevole non era nel pieno possesso delle sue facoltà mentali quando ha
espresso un certo parere, o se l’autorità non è pienamente identificata (diceria).
Es.: Così stanno le cose: lo dice Aristotele
La nuova legge sugli stranieri sarà presto ritirata: lo afferma una fonte governativa (diceria)
L’altro giorno un mio amico ha sentito dire che il politico X è un ladro (diceria)
Biancodent, il dentifricio consigliato dai dentisti
Argumentum ad verecundiam
Verecundiam significa oltre che vergogna, timore reverenziale:
Appello al rispetto e alla reverenza nei confronti dell’autorità e cioè abuso
dell’appello al principio di autorità (forza della convenzione sociale). Locke,
Essay Concerning Human Understanding (1690), 1. IV, cap. XVII, ¶ 19:
«Chiunque appoggi le proprie opinioni a simili autorità ritiene con ciò di aver causa
vinta, ed è pronto a censurare come imprudente chiunque le contrasti. Mi sembra
che questo potrebbe essere chiamato argumentum ad verecundiam.»
Si cerca di persuadere l ’ interlocutore della validità della propria tesi,
appellandosi al fatto che chi rifiuta di aderirvi si espone al ridicolo e al disprezzo
sociale: vedi ancora argomento di Fallaci (p. 16) contro il rispetto della
tradizione da parte delle donne islamiche, basato sulla ridicolizzazione della
tradizione islamica e sulla valorizzazione di quella occidentale.
Argumentum ad hominem
• Argomento d’autorità rovesciato.
Confutazione di una affermazione in quanto associata ad un personaggio
eticamente o professionalmente non attendibile.
verbale alla personalità dell ’ avversario che sostituisce la
contestazione argomentata delle ragioni della parte avversa. Non riguarda i
fatti relativi all’argomento in questione, ma le motivazioni nascoste di coloro
che sostengono una tesi.
• attacco
• L’avversario viene attaccato nella sua integrità morale, nella sua competenza
professionale, oppure per supposti interessi personali nel difendere una
determinata posizione, o per una incoerenza tra idee e comportamenti
dell’interlocutore con la tesi che egli sostiene (quest’ultima versione è definita
argomento del tu quoque),
• Versione abusiva (argomento diretto): invece di ribattere un’asserzione,
l’argomento attacca la persona che l’ha formulata
Puoi anche dimostrarmi che Dio non esiste, ma io so bene che questo è il tuo chiodo fisso.
Forma estrema: attacco all’aspetto fisico della persona
Prodi ha la faccia larga e pastosa di un dottor Balanzone…ero indeciso tra
Balanzone e fra’ Giocondo (Berlusconi su “La repubblica”, 28 marzo 1995, cit. in Desideri,
La comunicazione politica: dinamiche linguistiche e processi discorsivi, p. 185)
“Prodi, che è il nostro Valium, quello che fa così con le manine”
“lo psiconano che è Berlusconi, truffolo, un venditore di bava” (Grillo, in Cantù, p. 84)
• Circostanziale (indiretto): invece di attaccare un’affermazione ci si sofferma
sul rapporto tra chi la enuncia e le circostanze in cui egli si trova
gli argomenti di Mario Rossi non hanno valore perché si basano su dati elaborati dalla sua stessa
azienda.
• Tu quoque: questa forma di attacco all’antagonista sottolinea come egli
stesso non metta in pratica ciò che sostiene
così io non dovrei bere: lo dici tu che non sei stato mai sobrio per più di un giorno.
Vedi argomenti di Oriana Fallaci e attacco a Arafat, p. 13:
«Ed ora ecco la fatale domanda: dietro all’altra cultura che c’è? Boh! Cerca
cerca, io non ci trovo che Maometto con il suo Corano e Averroè coi suoi meriti
di studioso (i commentari su Aristotele eccetera). Arafat ci trova anche i numeri
e la matematica. Di nuovo berciandomi adosso, di nuovo coprendomi di saliva,
nel 1972 mi disse che la sua cultura era superiore alla mia, molto superiore alla
mia, perché i suoi nonni avevano inventato i numeri e la matematica. Ma Arafat
ha la memoria corta. Per questo cambia idea e si smentisce ogni cinque
minuti».
Cfr. anche:
Due paginate di fango su «la Repubblica» a firma D’Avanzo, quello che nel
torbido pesca da anni per costruire teoremi che mai reggono la prova dei
fatti […]
Anche se poi si rivela per quello che è: un giornalismo di scorie velenose, un
giornalismo D’Avanzo» (Bracalini su «il Giornale», 12.10.2010, cfr. Cantù,
p.154).
Avvelenamento del pozzo
• Considerato spesso una variante dell’attacco ad hominem, non è
propriamente un argomento ma una strategia retorica più ampia di
svalutazione e delegittimazione di un avversario, di una parte politica,
di una professione (macchina del fango).
Deriva dall’accusa di untori mossa nel Medioevo agli ebrei, accusati di
aver avvelenato i pozzi e aver diffuso così la peste.
Relativamente al dibattito pubblico, cfr. Franca D’Agostini, Verità
avvelenata, Boringhieri, 2010, p. 13: forma di nichilismo, «tutti hanno
torto, non c’è verità».
Espressione usata da Saviano per descrivere il meccanismo di
delegittimazione messo in atto dalle fonti di informazione conniventi
con la mafia:
«sostenere che niente è pulito, tutto è sporco, tutti si è uguali nei vizi e
negli interessi. Dunque nessuno può fare la morale. La macchina del
fango vive di questo desiderio di mettere tutti sullo stesso piano: tutti
corrotti, tutti viziosi. Un meccanismo che si riesce a bloccare quando
non si contrappongono più santi a demoni, ma piuttosto quando si
dimostra che pur nella contraddizione che è degli esseri umani, gli
interessi sono diversi, le azioni dono diverse. E anche le debolezze
sono diverse» (Cantù, p. 154).
Inversione dell’onere della prova
Tecnica usata comunemente dal protagonista per pretendere che la propria tesi
non abbia bisogno di essere difesa o non sia criticabile.
Violazione della Regola 2: obbligo di difesa. Chi avanza una tesi non può
rifiutarsi di difenderla qualora gli venga chiesto di farlo.
Esempio di Cantù, p. 87:
Grillo su Mastella: «Essere ammastellato è uno status symbol. È come la
medaglia d’oro al valor civile. Ai tempi di mani pulite un politico senza un paio
di avvisi di garanzia non era nessuno. In questi tempi ceppalonici, nei quali
anche le tragedie diventano farse, una querela di Mastella è una patente di
onestà per il cittadino».
Se qualcuno è querelato da un persona disonesta, allora è onesto: fallacia di
composizione, inversione dell’onere della prova.
Uomo di paglia (strawman)
• Consiste nell’attaccare un soggetto diverso o più debole di quello che
si dovrebbe attaccare, o nel travisare le parole di qualcuno per poterlo
confutare con maggiore facilità.
• Violazione della Regola 3: “Non è consentito criticare una tesi che non sia
stata realmente avanzata dalla controparte”.
• Qui l ’ implicito può svolgere un ruolo in riferimento alla importanza
comunicativa o al contenuto proposizionale di una tesi. Si ha il primo caso
quando al protagonista viene attribuita una tesi esagerandone la pertinenza; il
secondo invece quando gli viene attribuita una tesi troppo generale. Siccome
il protagonista non indica sempre né il grado di certezza né la portata della
tesi, l ’ antagonista può farlo senza che questo venga riconosciuto
immediatamente.
Per esempio, alla tesi di X, secondo cui la pena di morte è ingiusta, l’avversario
controbatte : X sostiene che non bisogna punire gli assassini; oppure ‘X
sostiene che un assassino va perdonato’, ecc.
Altro esempio: Per il relativista non esiste alcuna verità e nessun valore (cfr.
argomenti di Marcello Pera’).
Ancora:
«Il comunismo consiste nel ritenere che tutti gli uomini sono uguali, ma è ovvio che
esistono infinite varietà tra gli esseri umani, e ciascuno deve essere libero di
esprimersi secondo natura».
Esempio Cantù (costruzione di un fantoccio, o uomo di paglia), p. 64, a
proposito del programma di governo dell ’ Unione (Per il bene
dell’Italia, 2006):
«Intendiamo ripartire da zero, sostituendo le parole d’ordine della normativa
in vigore – chiudere, emarginare, criminalizzare – con le nostre: governare,
accogliere, costruire, convivenza».
Ignoratio elenchi
Ignoranza della confutazione (dal gr. èlenchos
controargomento (anche conclusione irrilevante).
=
confutazione),
del
Si realizza nella discussione o nella dimostrazione di una tesi o di un punto di vista
che non è la tesi o il punto di vista in questione, ma uno del tutto diverso o
irrilevante che viene ascritto all’avversario e non pertiene al discorso. È un vizio
evasivo largamente utilizzato nel discorso politico (cfr. uomo di paglia).
Petitio principii
• Argomento circolare che consiste nel presupporre come punto di partenza
dell’ argomentazione ciò che è controverso e costituisce l’oggetto della
discussione, e che dunque deve essere dimostrato.
• Suppone che l’interlocutore abbia già aderito ad una tesi che ci si sforza di
fargli ammettere.
• Violazione della Regola 6: non è consentito presentare qualcosa come punto
di partenza condiviso, se non lo è, o negare che qualcosa sia un punto di
partenza condiviso, se invece lo è.
• Linguisticamente la petitio principii si nasconde dietro parafrasi di una stessa
affermazione nella premessa e nella conclusione, la conclusione è cioè una
riformulazione della premessa. Questi argomenti non affermano dunque
qualcosa di più rispetto a quanto è già stato sostenuto nelle premesse.
• Es. Dio ha creato l’universo, dunque Dio esiste (Woody Allen, Amore e guerra)
Esempio Cantù (p. 22):
Roberto Colombo sullo status degli embrioni come persone: «[…]come posso non identificare il
mio “io” in ciò con cui esso è in continuità sostanziale e senza l’esistenza del quale (o con la
morte del quale) non sarei quello che ora sono? L’embrione umano è uno di noi perché ciascuno
di noi è stato uno come lui».
Ciò che deve essere provato, cioè che non ci sia cambiamento di essenza
nell’individuo umano dalla fecondazione alla formazione dell’individuo adulto,
viene così assunto come premessa.
La circolarità dell’argomentazione non è immediatamente ovvia perché la
corrispondenza tra le premesse e la tesi resta implicita e perciò velata.
Argomento ad ignorantiam
• Locke, Essay on human Understanding, 1690 (Libro IV, ca. XVII, 20): «Altro modo che
gli uomini usano ordinariamente per indurre altri, e costringerli, a sottostare ai loro
giudizi e ad accogliere la loro opinione nel dibattito, consiste nello esigere che
l’avversario accolga quella che essi pretendono sia una prova, oppure ne porti una
migliore. E questo chiamo argumentum ad ignorantiam».
• Si chiede di accettare una tesi in mancanza di meglio (morale provvisoria di Cartesio)
• Le argomentazioni di questo tipo suppongono che qualcosa è vero finché non se ne
dimostra la falsità. Una tesi che non sia stata confutata è cioè ritenuta vera. Ma la
mancanza di un argomento che confuti un enunciato A non ne dimostra la verità, come
la mancanza di un argomento a riprova di A non ne dimostra la falsità.
• L’intera giurisprudenza si fonda su questo argomento: in dubio pro reo: se la colpa di
un accusato non è stata dimostrata, egli deve essere ritenuto innocente.
Generalizzazione indebita
Generalizzazione sulla base di un campione non sufficientemente
rappresentativo: le proprietà delle parti vengono estese al tutto. Questa fallacia
può quindi assumere la forma di una composizione o di una distinzione, dove
la prima consiste nella attribuzione di caratteristiche delle parti al tutto, la
seconda nella attribuzione delle proprietà del tutto alle parti (rinvio alla
sineddoche):
• Gianni certamente canta bene, è italiano. Nella mia prigionia in Russia ho conosciuto
molti italiani che cantavano bene
• Gli italiani sono molto volubili: guarda ad esempio, in politica, le crisi di governo che si
avvicendano ininterrottamente
Riferimento a stereotipi. Questa fallacia può essere invalidata solo con un esempio
contrario oppure mettendo in ridicolo l’argomento dell’avversario.
Esempio Cantù, p. 29:
Marcello Pera dal fatto che alcuni valori sono in crisi fa derivare che l’Europa attraversa
una crisi generalizzata della propria identità culturale.
Vedi anche l’analisi delle invettive di Grillo, pp. 84 sgg.
Analogia
Diversamente dall’esempio, si fonda su un accostamento tra realtà eterogenee
(propriamente tra due rapporti). Costruisce una struttura della realtà che
permette di trovare una verità grazie a una somiglianza di rapporti.
La struttura del fatto in discussione (il tema) viene resa uguale alla struttura di un
fatto completamente diverso (il foro).
L’analogia si basa sempre su una riduzione dell’esperienza ai suoi aspetti
essenziali
• La gerarchia (tema) è come gli scaffali (foro), più è alta, meno serve
Un esempio di questo tipo, messo in ridicolo dall’avversario, è il seguente passo
con cui il Partito socialista italiano (1987) ha cercato di mettere alle corde la DC
che aveva paragonato a un piccione un proprio candidato al governo. Il PS
utilizza la stessa similitudine usata dalla DC, ma per metterla in ridicolo:
“Il prossimo candidato DC per la guida del governo è stato dipinto come un
piccione, la trovata non è apparsa particolarmente geniale. Quando un
essere umano viene paragonato a un piccione si intende dire che si tratta di
uno sventato, un ingenuo, un tonto. E tutto certo si può dire meno che i
candidati di cui si parla siano ingenui o tonti. Per altro verso, in una
situazione in cui tutti hanno un fucile puntato pronti a sparare al primo
stormire di foglie, l’immagine usata trascina subito con sé quella del tiro al
piccione. In questo caso allora si tratterebbe di una vittima predestinata che
non sarebbe un’aquila, un falco, un uccello reale ma semplicemente un
piccione. Al piccione, sempre secondo l’on De Mita verrebbe affidato un
messaggio da portare a grande distanza. E qui l’immagine si colora di tratti
picassiani. È la colomba della pace che vola portando nel becco il ramoscello
di ulivo. E volando, dove va a così “grande distanza”?
Esempio di Cantù, p. 20, Sartori sui diritti degli embrioni:
«Se uccido un girino non uccido una rana. Se bevo un uovo di gallina non
uccido una gallina. Se mangio una tazza di caviale non mangio cento storioni.
E dunque l’asserzione (la terza del quesito referendario sul quale andremo a
votare) che i diritti dell’embrione sono equivalenti a quelli delle persone già
nate è, per logica, una assurdità».
La base di questo ragionamento analogico è la continuità uomo-natura. Sulla
base di una analogia tra specie e umana e altre specie animali, Sartori
conclude che l ’ embrione umano è differente dall ’ individuo adulto della
specie umana.
Non causa pro causa
falsa causa
Designa una varietà di errori che si commettono quando si scambia per causa
qualcosa che non lo è (o comunque non si hanno ragioni precise per ritenere
che lo sia). L’accostamento di due fatti induce spesso a ritenere che l’uno sia
causa dell’altro.
‘Giacomo beve molto e ha molti problemi, dunque Giacomo beve molto perché ha molti problemi’
Cfr. Implicature attivate dalla violazione della massima del modo (sotto massima: sii ordinato)
Esempi Cantù, p. 29
Marcello Pera, 2005: «Le liberaldemocrazie […] oggi si trovano alle
prese con un indebolimento o una perdita della propria identità culturale,
soffocata dall’opulenza materiale oltre che minacciata dal fondamentalismo
islamico».
p. 148: ‘Ho letto sul giornale che X è indagato, dunque X è colpevole’
Post hoc ergo propter hoc
• È una variante della falsa causa. Sovrapposizione tra una relazione di tipo
cronologico e una relazione di tipo causale: se l’evento B si manifesta dopo
l’evento A, allora si assume che A sia causa di B
• È arrivato X in paese, e subito dopo è scoppiata l’epidemia, dunque X ha
portato l’epidemia (strategia dell’untore)
• E’ aumentata l’immigrazione dalla Romania ed è aumentata la criminalità
• Ma anche: Tale padre, tale figlio
Fallacie di definizione
Relative ai termini utilizzati. I vizi di ambiguità, anfibolia, oscurità consistono
nel cambiare surrettiziamente l ’ interpretazione di un termine o di un
enunciato ambiguo o nel giocare intenzionalmente su significati ambigui e
polisemici, allo scopo di indebolire le argomentazioni e la posizione
dell ’ antagonista, rafforzando invece i propri. Questi vizi equivalgono a
un ’ errata interpretazione letterale di parole, espressioni o frasi,
originariamente intese nella accezione figurata o viceversa (vedi implicature
di Grice).
• Cfr. G. Boniolo e P. Vidali, Strumenti per ragionare, Mondadori 2002
Ambiguità
Rientra nelle fallacie verbali (semantiche). Si parla di fallacie di ambiguità (o
equivocità) quando uno dei significati è usato in una premessa e l’altro
nell’altra premessa e/o nella conclusione.
Combattere sulle parole è insensato, la discriminazione è una parola, dunque è insensato
combattere sulla discriminazione.
In questo caso nel corso dell’argomentazione si è passati dalla menzione della
parola ‘ discriminazione ’ all ’ uso della stessa (suppositio materialis e
suppositio formalis, Pietro Ispano,Summulae Logicales, XIII sec.).
•Esempio di Cantù, p. 20: Sartori usa il termine ‘ logica ’ in due
accezioni differenti: utilizzando l’argomento per analogia ricorre alla
logica induttiva, ma poi pretende che l ’ argomento abbia la forza
conclusiva che è propria della logica deduttiva (sovrapposizione di due
diversi significati del termine ‘logica’).
•Altro esempio di ambiguità è il ricorso di Colombo alla nozione di
‘ identità ’ , ora come principio logico formale (dotato di una forza
dimostrativa, tematizzato dalla tradizione logica) ora come problema
dell’identità personale e della determinazione dei criteri di continuità
dell’io (Locke 1690).
•Altro esempio, uso del termine ‘ relativismo ’
(ora nel senso di
relativismo culturale, ora in quello di relativismo morale) da parte di
Marcello Pera, p. 31.
•Uso del termine ‘sicurezza’ (p. 62), che può significare:
1. Sicurezza pubblica, a garanzia della incolumità personale e
del libero svolgimento delle attività
2. Cosa sicura, risultato certo
Transitività
• Se A = B e B = C, allora A= C
Gli amici dei miei amici sono miei amici (Reboul, p. 189)
• Es.:
Volital è la compagnia aerea dell’Italia, paese ricco di storia e di eleganza,
oggi un paese tra i più moderni del mondo e che possiede una tecnologia
avanzatissima. Volital, la compagnia moderna, sicura, che vi garantisce
eleganza ed esperienza.
(Lo Cascio, Grammatica dell’argomentare, 1991)
Crozza (in Cantù, p. 94-95): Se A = B e B = C, allora che ti frega
retrocedere?
Transitività + ambiguità: A,B,C si trasformano qui nelle tre serie calcistiche
(per le quali però la proprietà transitiva non vale). L’ambiguità dipende
dalla differenza tra l’uso delle lettere come segni generici che indicano tre
elementi qualsiasi di un insieme su cui si sia definita una relazione
transitiva e l’uso delle lettere come oggetti specifici, le serie calcistiche.
Accento
Fallacie basate su errori derivanti dalla sintassi.
Per esempio, se dico ‘non sono andata a Milano con Maria l’altro ieri’ posso voler intendere che non
sono andata con Maria ma da sola o con qualcun altro, o che non ci sono andata ieri.
La fallacia si ha quando si sfrutta intenzionalmente l’ambiguità sintattica.
Per estensione, si parla di fallacia di accento nei casi in cui si mettono in rilievo alcune
parole di una frase per sottolineare una interpretazione positiva o negativa di certi termini
(linguaggio pregiudizievole): le scelte lessicali connotate emotivamente servono a
screditare l’avversario, alimentando pregiudizi nei suoi confronti
Esempio di Cantù, p.53:
«Tutto ciò che non avete letto sui giornali» (Una vera storia italiana, 2006)
Vedi anche p. 64, linguaggio pregiudizievole vs linguaggio beneaugurante:
«La legge Bossi-Fini, restrittiva e repressiva oltre ogni necessità, incentrata sulla
sprezzante e miope equivalenza immigrato-forza lavoro, si è dimostrata una demagogica
prova di forza, iniqua e inefficace [….]
Intendiamo ripartire da zero, sostituendo le parole d’ordine della normativa in vigore –
chiudere, emarginare, criminalizzare – con le nostre: governare, accogliere, costruire
convivenza» (Per il bene dell’Italia, Programma di governo dell’Unione, 2006-11).
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3-4 dicembre 2013