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Martedì 10 Aprile 2012 Gazzetta del Sud
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Andrei Rossius rileva aspetti inediti del soggiorno di Giordano Bruno in Germania e del codice Norov
«Vi racconto i segreti della filologia»
Entusiasmo per le sue lezioni magistrali ad Arcavacata sulla critica del testo
Carlo Minervini
Nietzsche diceva che la filologia è l’arte di leggere con lentezza. Ma non soltanto. Gettare luci sul passato, spesso, è il
lavoro dei filologi. Lacerare le
certezze e ricostruire la realtà
su basi scientifiche è il loro
compito. E se oggi siamo a conoscenza di episodi fondamentali della storia, il merito
è della filologia. È il caso di
una delle più recenti e importanti scoperte – il mancato
soggiorno di Giordano Bruno
a Francoforte nel 1590, un anno prima dell’arresto e dieci
anni prima della sentenza al
rogo in Campo de’ Fiori – che
porta la firma del professor
Andrei
Rossius,
docente
dell’Istituto
di
Filosofia
dell’Accademia Russa delle
Scienze e internazionalmente
riconosciuto come un grande
esperto di filologia greca. Rossius, che ha diretto per dieci
anni il dipartimento di studi
classici dell'Università Lomonossov di Mosca, in questi
giorni è stato ospite nel Dipartimento di Filologia dell'Università della Calabria per un
ciclo di seminari sulla critica
del testo, l’arte di ricostruire i
testi antichi, intitolati a “George Embiricos” (grande collezionista d'arte e amante della
filosofia greca). Nel medioevo, ad esempio, i classici e il
sapere in genere erano tramandati attraverso il lavoro
dei monaci copisti, che si chiudevano negli scriptoria per ricopiare gli antichi manoscritti. Durante questa operazione,
chiaramente, potevano incorrere in sviste, o in errori di varia natura. Molti testi, infatti,
non risultano tramandati correttamente. Qui interviene il
lavoro del filologo, che attraverso un approccio scientifico
riesce a ricostruire quanto più
possibile fedelmente i testi antichi.
Professor Rossius, qual è il
valore della filologia, oggi?
«Agli studenti dell’UniCal
ho detto, in apertura del ciclo
di lezioni, che tenere un corso
di critica del testo in Italia oggi è un po’ come recita
quell’antico proverbio greco:
“portare civette ad Atene”,
perché è noto che le civette sono l’animale totemico della
città greca: sarebbe come a dire che è qualcosa di superfluo».
Come mai?
«Perché in Italia sono stati
pubblicati i più importanti libri del Novecento dai massimi
esponenti di questa disciplina: da Giorgio Pasquali a Sebastiano Timpanaro. Entrambi, ad esempio, sono riusciti a
dimostrare i punti deboli del
metodo di Lachmann. Il libro
di Pasquali, “Storia della tradizione e critica del testo”, in
particolare, è forse la reazione
alla guerra metodologica prodotta dall’edizione critica del
“Lai de l’ombre” datata 1890 e
realizzata dal filologo Joseph
Bédier: che è il tipico caso di
tradizione contaminata, orizzontale. Quando, cioè, il copista non si avvale di un unico
archetipo del testo, ma di varie copie. Inevitabilmente,
questi contaminerà vari manoscritti della tradizione. Capita, peggio ancora, che questi, dopo aver copiato il testo,
riceva una nuova copia e apporti correzioni successive. Il
metodo di Bédier, in sostanza,
prevedeva il ritorno alla pratica umanistica: scegliere il più
antico e autorevole manoscritto applicando le proprie
conoscenze filologiche. Questo metodo, però, non paga: vi
sono tanti esempi di tradizioni, seppure contaminate, verticalmente ben organizzate».
E qual è il metodo migliore?
«Nell’ambito della critica
testuale – prosegue Rossius - il
metodo migliore non esiste. Il
miglior metodo, infatti, è
quello che meglio si adatta al
testo che abbiamo di fronte.
Se proviamo due tipologie
metodologiche e non ci convincono, mentre troviamo più
utile un terzo metodo, sarà
proprio quello che dovremo
adottare. Se seguiamo le regole meccanicamente, con molta
probabilità non raggiungeremo il nostro scopo. Se, ad
esempio, seguiamo il metodo
di Bédier per analizzare gli
scritti di Arato di Soli non arriveremo da nessuna parte».
Vi sono differenze di approccio nei riguardi di testi greci o
latini antichi rispetto a testi
medievali o rinascimentali?
«Il metodo filologico è lo
stesso: sia se lo applichiamo
alla letteratura antica, sia se
lo applichiamo ai libri scritti
nel Rinascimento o Medioevo.
Un buon filologo, naturalmente, deve conoscere il contesto storico e lo stile dell’autore prima di cimentarsi nella
realizzazione di un’edizione
critica».
Professore, Lei sta curando il
primo volume delle opere latine
di Giordano Bruno per la collana della Opere complete, pubblicata da Les Belles Lettres di
Parigi e diretta da Nuccio Ordine e Yves Hersant.
«Abbiamo analizzato la co-
La professoressa Angela Costabile
Confronto domani alla Scuola “Focus”
L’aiuto psicologico
a chi scopre
di avere il cancro
Il professor Rossius, docente dell’Istituto di Filosofia dell’Accademia Russa delle Scienze, con il prof. Ordine
nunciarono a interpretarlo.
Gli
editori
ottocenteschi
dell’edizione cosiddetta Nazionale di Bruno, Tocco, Fiorentino, Vitelli e Imbriani hanno chiesto l'aiuto di altri studiosi nella speranza di trovare
qualcosa. Se non che un filosofo e conoscitore degli archivi tedeschi ha scoperto una registrazione nel libro del Sena-
to. A quei tempi, però, non vi
era possibilità di accedere al
manoscritto originale, che naturalmente si trovava a Mosca, e la riproduzione fotografica di cui i filologi disponevano era imperfetta. In alcuni
casi le litografie preparate
proprio dal possessore del manoscritto, Avraam Norov, erano molto chiare. In questa cir-
Il prof. Ordine e il prof Rossius durante la presentazione delle opere italiane di Bruno al Salone del libro di Mosca
pia anastatica del codice Norov, un manoscritto redatto
dal segretario di Bruno, Gerolamo Besler, che contiene anche numerose pagine autografe del Nolano. Sul verso
del quinto foglio del manoscritto troviamo un testo quasi
illeggibile. I primi studiosi ri-
to di Francoforte, datata 2 luglio 1590, nella quale lo stesso Giordano Bruno chiede il
permesso di restare qualche
settimana in casa di un tipografo del luogo. Da uno studio
del documento si notano corrispondenze importanti con il
testo illeggibile del manoscrit-
L’unica testimonianza manoscritta di Giordano Bruno (Codice Norov, Mosca)
costanza, però, ci sarebbe voluta una fotografia ad altissima risoluzione. Da quel momento, nessuno ha più analizzato il manoscritto fino ad oggi».
Dallo studio della copia anastatica che Lei ha studiato cosa
è emerso?
«Anzitutto, va detto che
non si tratta della lettera ufficiale che Bruno, inviò ma di
una sorta di bozza piena di appunti in corsivo. Rileggendo
con attenzione gli opuscoli del
filologo tedesco che aveva
scoperto la registrazione in
Senato, ho trovato un’altra citazione ripresa da un testo
vergato dal sindaco di Francoforte, scritta in tedesco, secondo la quale si trova conferma che Giordano Bruno si era
rivolto al Senato per avere il
permesso di rimanere in casa
di questo editore, ma, testualmente, lo si invitava “a spendere altrove il suo soldo”.
Ci sono tre parole riportate
in latino in quella nota burocratica: philosophiae naturalis studiosus, e questo dovrebbe caratterizzare Bruno. Ciò
vuol dire, inequivocabilmente, che nella supplica di Bruno
erano contenute queste tre
parole».
Sembra ci sia una storia
molto particolare, dietro a questo manoscritto.
«Assolutamente. Si tratta
delle opere magiche di Bruno
in latino, un lavoro di quattrocento pagine conservato nella
Biblioteca Statale Russa e appartenuto a un celebre bibliofilo. Sono riuscito a risalire al-
la datazione d’acquisto (da un
libraio parigino) del manoscritto: 1863. Norov era un
rappresentante di una delle
famiglie russe più in vista
dell’epoca. Era tenente, a soli
diciassette anni, nella guerra
contro Napoleone, circostanza che gli costò la perdita di
una gamba. Conosceva molte
lingue, fu scrittore e viaggiatore. La sua biblioteca è stata
tra le più importanti per la
creazione del museo Rumiantsev, nucleo della Biblioteca
Statale Russa, già Biblioteca
Lenin. Di Bruno ha raccolto
ben 23 stampe: collezione
senza paragoni nel mondo a
livello privato. Prima che Norov riuscisse a mettere le mani
su quel manoscritto, in Italia
l’allora ministro della Pubblica Istruzione Domenico Berti
cercava di accaparrarselo tramite fondi statali, ma invano.
Ciò che accade prima, tra la
morte di Besler e l’acquisto da
parte di Norov, purtroppo, ci è
oscuro».
Chi ha collaborato alla realizzazione del progetto?
«È stato fondamentale
l’aiuto dell’Istituto Italiano
per gli Studi Filosofici (presieduto da un infaticabile sostenitore dei classici: l'Avv. Gerardo Marotta) e della Fondazione Giordano Bruno, nonché la disponibilità del Dipartimento di Ricerca dei Manoscritti della Biblioteca Statale
di Mosca. Per la prima volta,
ora, grazie all’edizione Belles
Lettres, prevista per la fine del
2012, tutti gli studiosi potranno analizzare liberamente
questo importantissimo monumento».
Sta realizzando altri progetti relativamente all’opera di
Bruno?
«Certamente. Sto lavorando alla traduzione russa delle
sette opere italiane del Nolano, che dirigo assieme a Nuccio Ordine e che pubblichiamo presso la casa editrice San
Pietroburgo University Press.
I lavori precedenti si attestano
al tempo di Stalin e devo dire
che, per l’epoca, si trattava di
un evento straordinario. Fatto
sta che proprio a quei tempi
Giovanni Aquilecchia iniziava
le sue ricerche, proseguite poi
con il lavoro di grandi studiosi
come Granada, Ordine, Gatti,
Canone, Michel, Ingegno,
Sturlese».
Come giudica le traduzioni
russe degli anni Cinquanta?
«Consideri che al tempo i
traduttori non avevano accesso ai commenti più importanti
dell’opera bruniana, e mi riferisco in particolare a quello di
Gentile, pertanto spesso il
messaggio del Nolano risultava distorto. Oggi il lavoro del
filologo è molto agevolato, rispetto al passato».
«È un seminario di grande interesse, che contribuisce a valorizzare ulteriormente il lavoro che
la Scuola No Profir “Focus - FOrmazione Continua universitaria
in Sanità sta portando avanti in
questi anni»: con questa parole,
il preside della Facoltà di Farmacia e Scienze della Nutrizione e
della Salute, prof. Sebastianò
Andò (che è anche direttore
scientifico della Scuola), presenta l’iniziativa in programma
domani pomeriggio, alle 15,30,
presso il nostro Centro sanitario, sul tema: “Psico-Oncologia:
focus sulle risonanze emotive
dell’operatore”, che vedrà confrontarsi docenti, esperti e operatori sanitari.
«L’evento di domani - spiega
Andò - ha l’obiettivo di favorire il
confronto tra le più significative
esperienze della psico-oncologia calabrese. La presenza
all’evento dei differenti professionisti coinvolti nel processo
del prendersi cura - continua il
preside il direttore scientifico di
“Focus” - è espressione dell’importanza della messa in atto di
un approccio psico-sociale da
parte di ciascun operatore e di
un intervento integrato, nel rispetto delle specifiche competenze di ciascuna disciplina.
L’iniziativa - conclude Andò - si
prefigge di esplorare tale complesso mondo anche mediante i
vissuti degli operatori che, attraverso la propria attività assistenziale, vivono a stretto contatto
con il paziente oncologico».
Il programma dei lavori prevede, alle 15,30, i saluti del presidente della Scuola di Formazione Continua Universitaria in
Sanità, Ing. Nicola Buoncristiano, del Direttore generale
dell’ASP di Cosenza, dott. Gianfranco Scarpelli, e del Direttore
generale dell’ASP di Crotone,
Prof. Rocco Antonio Nostro. Seguirà, alle 16, l’intervento della
prof.ssa Angela Costabile, ordinario di Psicologia dello Sviluppo all’Unical, sul tema: “La formazione psicologica degli operatori sanitari”. Successivamente, moderata dalla dott.ssa Anita Caruso, è prevista una tavola
rotonda sul tema: “La Psico-Oncologia in Calabria: esperienze a
confronto”, con la dott.ssa Virginia Liguori dell’AIOM Calabria,
dei dottori Aristide Filippo e Ferruccio De Rose, dell’ASP di Cosenza, del dott. Salvatore Palazzo, del CIPOMO, del dott. Gianfranco Filippelli, della LILT di
Cosenza, della dott.ssa Angela
Piattelli, della SIPo Calabria e
della dott.ssa Caterina Lise
dell’Università della Calabria.
Il programma prevede, infine, l’intervento della dott.ssa
Anita Caruso sul tema: “La formazione in Psico-Oncologia: risonanze emotive nell’operatore
di fronte alla persona malata” e
il dibattito tra gli intervenuti.
Chiuderà i lavori il prof. Sebastiano Andò.
«Lo shock causato dalla diagnosi di cancro - spiega la prof.
ssa Angela Costabile - si abbatte
in maniera violenta sul Sé del
paziente rompendo il suo equilibrio interno. La modalità di ristrutturare tale situazione dipenderà dalla quantità e dalla
qualità delle risorse interne ed
esterne che un individuo ha a disposizione; e ciò in relazione al
modo in cui ogni individuo durante la sua vita affronta ed elabora esperienze positive e negative. Domani - conclude - cercheremo di focalizzare questi
aspetti e di mettere a confronto
le esperienze diverse maturate
sul campo».
Niente podio ma migliora i suoi tempi
A Riccione Tropeano
conferma il suo valore
Il nuotatore Egor Tropeano
Nella piscina di Riccione,
Egor Tropeano, studente di
Economia della nostra università, con due prestazioni
strepitose, nella giornata del
3 aprile scorso, ha migliorato
i suoi stessi tempi e sfiorato il
podio. In particolare, Tropeano ha terminato la gara al
quinto posto nei 200 rana,
col tempo di 2’14.36, mentre
nei 400 misti si è classificato
quarto col tempo finale di
4’23.32, primo calabrese a
scendere sotto i 4 minuti e 24
secondi. Tropeano ha lottato
come sempre, fino all’ultimo
con energia e determinazione per aggiudicarsi una medaglia, traguardo al quale già
molte altre volte il nuotatore
era andato vicino per un soffio. Un risultato che Tropeano avrebbe certamente meritato anche per i tanti sacrifici
finora sostenuti e che avrebbe premiato ulteriormente il
suo naturale talento. Proprio
il mancato raggiungimento
del podio nelle gare di Rimini
rimane l’unico rammarico
per quello che può essere certamente considerato uno dei
migliori atleti calabresi di
sempre. Tanto più che, nella
gara dei 400 misti, il podio è
sempre svanito nell’ultima
frazione a stile libero, nella
quale Tropeano ha sempre
sistematicamente perso il
vantaggio facilmente accumulato nelle prime tre frazioni.
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