165 2007 “Poste Italiane Spa - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% - DCB Milano” Calabria Visite guidate a castelli, musei e mostre. Lombardia Conferenze invernali. La Val Calepio. Campania Conferenze. Festa degli auguri. Marche Riapertura del Castello Pallotta a Caldarola. Emilia Romagna Il territorio cremonese. Molise Castello di Civitacampomarano. Friuli Venezia Giulia Convegno sull’analisi stratigrafica. Piemonte-Valle d’Aosta Il complesso della Venaria Reale. Atlante castellano. Lazio Visite guidate a mostre, musei, castelli e palazzi. Puglia Mostre e conferenze al Castello Svevo di Bari. Sardegna Il fascino dell’Irlanda. Sicilia Aci Castello: una tre giorni di studio. Toscana Una giornata a Colle Val d’Elsa. Umbria Da Narni sotterranea alla Rocca dell’Albornoz. EN / IBI 2 Cronache Castellane ommario 15 Lombardia Nel cuore della Val Calepio. Inaugurazione anno sociale 2007. Conferenze invernali a Milano. Mostre, saggi, sopraluoghi. Editoriale 3 Monumenti in pericolo. Far sapere per far capire. Un gentiluomo antico. L’ O s s e r v a t o r i o 4 Montagnana - I merli delle mura nord rischiano di crollare. Sotterrate le antiche mura del Castello Sforzesco. Attività dell’Istituto 6 Convegno di studi le misure del castello. Attività delle Sezioni 8 Calabria Visite guidate a castelli, musei, e mostre. 8 Campania Conferenze. Festa degli auguri. 20 Marche Riapertura del Castello Pallotta a Caldarola (MC). 20 Molise Innamorati dell’arte: una giornata al Castello di Civitacampomarano (CB). Pomeriggio con… “I castelli”. 22 Piemonte-Valle d’Aosta Il complesso monumentale della Venaria Reale e il rinnovato museo d’arte antica. Andare alla scoperta dei castelli perduti. 24 Puglia Mostre e conferenze al Castello Svevo di Bari. 24 Sardegna Il fascino dell’Irlanda. 10 Emilia Romagna Il Territorio cremonese, Montagnana, Este, Lozzo Atestino. 11 Friuli-Venezia Giulia Convegno sull’analisi stratigrafica. 13 Lazio Visite guidate a mostre, musei, palazzi e castelli. 26 Toscana Una giornata tra Colle Val d’Elsa e Staggia. 27 Umbria A Todi alla mostra “Jacopone da Todi e L’arte nel suo tempo”. Da Narni sotterranea alla Rocca dell’Albornoz. Cronache Castellane Fondatore Direttore Redattore Collaboratori Vittorio Faglia Flavio Conti Mariarosa Fonio Francesca Albani Mila Antonietti Anna Caroli Nicoletta Cremonesi Luisella Rosti Progetto grafico Maria Rosa Fonio Impaginazione Luisella Rosti Redazione Via San Galdino, 6 20154 Milano Tel./Fax 02.33.61.15.97 e-mail: [email protected] Stampa Interlinea sas - Via Biseo, 39 25128 Brescia ISTITUTO ITALIANO DEI CASTELLI ONLUS. Fondato da Piero Gazzola nel 1964. Organizzazione internazionale sotto gli auspici dell’Unesco e del Consiglio d’Europa. Associato a Europa Nostra, Federazione paneuropea del Patrimonio. Il presente notiziario, stampato in 3.000 copie, è una circolare interna di informazione per i soci dell’Istituto Italiano dei Castelli. Autorizzazione del tribunale di Monza n. 147 del 23.4.1968. I testi possono essere riprodotti previa autorizzazione e citando la fonte. Sede legale: Castel Sant’Angelo, Roma Sede Operativa: Via G.A. Borgese, 14 20154 Milano Tel./Fax 02.34.72.37 e-mail: [email protected] www.castit.it In copertina: Il Castello Visconteo di Pagazzano (BG). Cronache Castellane 3 ditoriale Monumenti in pericolo. Agli inizi di giugno la stampa nazionale ha riportato con evidenza un allarmato avvertimento dell’Unesco secondo il quale in Italia esistono quattro siti dichiarati “patrimoni dell’umanità” che sono a grave rischio di perdita. Due di questi sono architetture fortificate: il poderoso complesso dei forti sabaudi di Finestrelle, in Piemonte, e l’originalissimo ponte-diga visconteo di Valeggio sul Mincio, in Veneto. In ambedue i casi non manca né la coscienza generale della loro importanza né tentativi più o meno ben intenzionati di provvedere. Manca, piuttosto, la capacità di farlo, unificando gli sforzi, abbattendo gli ostacoli personali e burocratici che vi si oppongono e costruendo una linea di intervento credibile, duratura e rapidamente efficace. Manca, soprattutto, il senso di urgenza relativo al degrado di due realizzazioni così importanti e significative e al concreto pericolo cui esse vanno incontro. Di fronte a questa situazione il nostro Istituto non può restare inerte: ha il dovere di intervenire per contribuire alla salvezza dei monumenti minacciati. Siamo ben consci che nel nostro paese ci sono decine e decine di architetture fortificate, molte delle quali di grande e talvolta eccezionale valore, che versano in condizioni altrettanto gravi, se non peggiori. Tuttavia la capacità di impegnarsi su alcuni obiettivi emblematici e di saperli perseguire con efficacia ha un importante valore di “ricaduta” su molti altri casi meno noti. Indirettamente, contribuisce anche alla loro salvezza e valorizzazione. Vedremo cosa si riuscirà a fare. Non sopravalutiamo la nostra importanza; ma sarebbe anche sbagliato sottovalutarla. Far sapere per far capire Anche durante le prossime vacanze, come è ormai consolidata tendenza, le architetture fortificate del nostro paese (e di tutta Europa) attireranno un alto, e regolarmente crescente, numero di visitatori. Nonostante alcuni aspetti negativi (come il degrado a cui sono sottoposte strutture a volte delicate e il logorio provocato in molti casi dall’utilizzo spesso incongruo dei monumenti), si tratta di un fenomeno altamente positivo, e da incoraggiare. Tuttavia succede spesso che sia la pubblicistica turistica (pieghevoli, opuscoli e così via) sia coloro che fanno da guida alle visite mettano in circolazione dati, date e soprattutto idee che tradiscono la realtà dei monumenti e ne falsano la comprensione, insistendo per esempio sugli aspetti cronachistici o leggendari più che sui fatti architettonici concreti che pure stanno loro di fronte. Non si tratta solo di un problema accademico o elitario. Non capire correttamente le strutture delle opere fortificate vuol dire non comprenderne funzionamento e caratteristiche: un’ignoranza che può avere dirette e profonde conseguenze sulla salvaguardia e sulla conservazione dei complessi fortificati. Si pensi per esempio alle disastrose amputazioni cui sono andate incontro le parti in terra delle architetture bastionate, nella stragrande maggioranza dei casi cancellate senza pietà perché non si comprendeva il funzionamento dei sistemi fortificati basati sul fuoco radente; con il risultato che oggi è pressoché impossibile in Italia godere di un complesso bastionato integralmente conservato. Si dice che gli errori si pagano più dei delitti. Nel caso dell’architettura fortificata è spesso vero. Un gentiluomo antico Alla fine dello scorso mese di maggio è mancato Fancesco Maria di Carpegna, già presidente della Sezione Lazio. Per l’Istituto, come per tutti coloro che lo conoscevano, è una perdita grave e sentita. Francesco era un gentiluomo d’antico stampo e di nobile tratto, che sentiva profondamente l’impegno che si era preso e che lo svolgeva con brusca amichevolezza. La sua conversazione era essenziale, tutta cose e fatti, fatta per frasi brevi e dirette, venate da una vena di romano, sorridente scetticismo che la rendeva lieve e molto gradevole. Ne trasparivano il carattere e le virtù dell’uomo. Essergli amico è stato un onore e un piacere. Per coloro che vissero insieme a lui le vicende dell’Istituto è un ricordo che non svanirà. 007 2 e r b ettem ei Castelli S 0 3 9 d 2 zionali te Na a n r o i G 4 Cronache Castellane osservatorio Le mura di Montagnana (PD). Furono costruite su precedenti fortificazioni tra 1360 e 1362 per volere di Francesco di Carrara il Vecchio. Hanno un perimetro quadrangolare interrotto dalla rocca degli Alberi o porta Legnago e dal castello di San Zeno o porta Padova. A lato, particolare della merlatura delle cortine del XIV secolo. Sotto a destra, planimetria generale della città circondata dalla grandiosa cerchia di mura intervallata da 24 torri scudate ben conservate. Sotto veduta generale delle mura. MONTAGNANA - I MERLI DELLE MURA NORD RISCHIANO DI CROLLARE. I merli delle mura soprattutto quelli di via Mura Nord sono sempre più rovinati dal tempo, a differenza di quelli lungo la circonvallazione Sud, tra Castel San Zeno, Porta XX Settembre e la Rocca degli Alberi. Si sa che i merli delle mura di Montagnana non se la passano bene, ma ora è tempo di intervenire per evitare il peggio. Il grido d’allarme è rivolto principalmente a tutto il tratto di via Mure Nord, ma anche alcuni merli della Rocca degli Alberi sono inclinati. Per quanto riguarda invece il tratto di via Circonvallazione la situazione è decisamente migliore visto che gli interventi di restauro-conservativi iniziati nel 2002 stanno per volgere al termine per restituire l’antico splendore a quel pezzo di cinta. Le intemperie, ma soprattutto le erbe rampicanti feriscono le mura. Anni fa lo storico Stanislao Carazzolo, fondatore del Centro Studi Castelli di Montagnana, aveva redatto un primo progetto di restauro delle mura: mura definite dal critico d’arte Bernard Berenson una delle vere glorie d’Italia. Occasione per rilanciare il grido d’allarme per salvaguardare le mura cittadine è senz’altro il primo appuntamento della serie d’incontri organizzati da Italia Nostra: tenutosi in città nella Sala Veneziana di Castel San Zeno. Infatti nel corso del dibattito dal titolo: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio artistico e storico della Nazione”. Molto significativo è stato l’intervento di Guglielmo Monti, Soprintendente per i Beni architettonici e per il paesaggio di Venezia. A cavallo di tre provincie nella fertile campagna alluvionale che fu alveo dell’Adige, la capitale della Sculdascia è universalmente famosa per la splendida cerchia muraria medioevale perfettamente conservata. Quelle mura e quei castelli derivano da una serie di combinazioni geografiche e storiche uniche ed affascinanti. Ai piedi di quelle mura, da trent’anni, si svolge il “Palio” una corsa tra le dieci comunità dell’antica Sculdascia montagnanese che vede a confronto dieci fantini in una prova emozionante ed entusiasmante. C.Z. Il Gazzettino (Padova), 15 aprile 2007 Cronache Castellane SOTTERRATE LE ANTICHE MURA DEL CASTELLO SFORZESCO S ono tornate sotto l’asfalto le mura rinvenute l’estate scorsa in via Paleocapa durante gli scavi per un parcheggio dell’Atm. Le mura, costruite dal 400 fino all’età napoleonica intorno al Castello Sforzesco, costituiscono un patrimonio di eccezionale valore storico e archeologico. La via è stata riaperta al traffico e le strutture monumentali, ora ricoperte, rimarranno nascoste fino a quando, se mai, qualcuno deciderà cosa farne. Archeologi e studiosi erano a conoscenza della loro esistenza, anche se nessuno scavo specifico era mai stato cominissionato prima di quello per il parcheggio. Ermanno A. Arslan, soprintendente del Castello dal 1999 al 2005 e archeologo di fama internazionale non aveva dubbi. «Mi era stato chiesto un parere per la costruzione di parcheggi intorno al - Castello e avevo indicato le posizioni in cui avrebbero trovato certamente le strutture. Quella zona - afferma Arslan - è un enorme giacimento, culturale. Si era già visto durante la costruzione della metropolitana 1, ma in quel caso furono fatti grandi disastri senza badare a ciò che si distruggeva: Stavolta si è scavato lo stesso, ma hanno dovuto fermarsi e ricoprire. E in qualunque posto scavino intorno a quell’area, troveranno le basi. della più importante fortezza d’Europa». Fossati, gallerie, percorsi segreti, bastioni e mura sotterrate, e nascoste, da una parte, in foro Buonaparte da strade e palazzi, e «protette», dall’altra, dal parco Sempione. Ciò che era il Castello Sforzesco è solo una parte di quello che si vede oggi. Il suo perimetro potrebbe, essere almeno tre volte quello che è oggi, perché dalla fine del XV fino a XVIII secolo il monumento cambia lentamente fisionomia. 5 Con l’avvento delle armi da sparo, infatti, la strategia difensiva non si sviluppa più in altezza, ma quasi rasoterra, con fossati, terrapieni e gallerie, favorendo l’espansione in superficie. Le battaglie napoleoniche segnano un cambiamento netto nella strategia militare. Non si combatte più in assedio, ma in campo aperto e le strutture fortificate non servono più. Napoleone decide allora di demolirle. Comincia con l’esplosivo, ma costa troppo. Decide allora di interrare tutto per progettare su quell’area Foro Buonaparte e il campo di Marte. «Le antiche, fortificazioni del Castello potrebbero essere riportate alla luce - afferma l’archeologo - almeno quelle che sono sotto le aree verdi, in piazza del Cannone e sotto parte del parco del Sempione». Una parte di queste è visibile dal ‘99 quando Arslan aprì alle visite le merlate, le strade segrete, i corridoi (parte dei quali interrati) che il Comune fino a quel momento aveva tenuto chiusi. «Ma c’è molto altro - aggiunge Arslan - Le strutture interrate si estendono fino alla Triennale. C’è sicuramente il problema delle piante, ma trovare un compromesso intelligente fra tutela del verde e recupero delle strutture sarebbe possibile. Se ciò venisse fatto, si porterebbero alla luce monumenti straordinari della più importante fortezza d’Europa». Il sogno dell’archeologo andrebbe oltre. «Creare un grande parco culturale, unificando l’area fra il Castello, l’Acquario, l’Arco della Pace, la Triennale e l’Arena (un monumento unico in Europa, perfettamente conservato, da’ sempre impiegato in maniera impropria). Solo una città distratta come Milano, conclude Arslan, può non valorizzare tanta ricchezza».. Maria Grazia Vernucco da: Corriere della Sera, 7 gennaio 2007 Le fortificazioni, costruite fra il XV e il XVIII secolo, sono intorno al Castello, sia dalla parte di Foro Buonaparte, sotto i palazzi e le strade, sia nell’area di piazza del Cannone e Parco Sempione fino alla Triennale. 6 Cronache Castellane ttività dell’Istituto CONVEGNO DI STUDI LE MISURE DEL CASTELLO U Domenico Taddei, Presidente del Consiglio Scientifico Nazionale, Istituto Italiano dei Castelli, Università di Pisa. Sotto, Colonica di Fulignano: proporzioni del prospetto principale del cassero con l’applicazione del numero aureo 0,618. A destra, esemplificazione geometrica. na battuta pronunciata un po’ per gioco alla fine del Convegno Nazionale di Firenze del 2004, che ne parafrasava il titolo da “Le parole del Castello” in “Le misure del Castello”, proponeva per la successiva assise nazionale un tema di ricerca affatto nuovo: un immediato e inatteso riscontro. Questo il punto di partenza per la realizzazione del Convegno Nazionale di Studi Castellologici svoltosi il 13 e il 14 Ottobre 2006 nella prestigiosa cornice del Castello Estense di Ferrara. All’autrice della provocatoria battuta, l’arch. Franca Manenti Valli, coadiuvata dall’arch.Corrado Roggeri, è spettato il prestigioso e oneroso compito del coordinamento scientifico. Notevole e inusuale l’essere riusciti a stamparne gli Atti prima dell’evento. Coadiuvata dallo staff del suo studio si è prodigata anche per il buon esito dell’organizzazione. Fondamentali, a questo proposito, i contributi della dott.ssa Sonia Merendino della Segreteria Generale, e della Sezione Emilia-Romagna nelle persone del Presidente ing. Gianni Luigi Bragadin, e del Segretario ing. Antonino Lentini, che ha egregiamente coordinato lo svolgimento del IX Premio di Laurea sull’Architettura Fortificata, la cui cerimonia di premiazione si è svolta durante la Cena di Gala di sabato 14. Il Convegno si è svolto sotto l’egida della Provincia di Ferrara e della Banca di Romagna, con il patrocinio dell’Istituto per i Beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna, degli Ordini degli Architetti della province di Ferrara e di Bologna, degli Ordini degli Ingegneri delle stesse province di Ferrara. Addetto stampa Bianca Maria Rusconi Cecilia Luschi, università di Firenze. Prato, Castello dell’Imperatore. Successione di studio delle quantità quadrate aggregate all’interno del castello. I rapporti geometrici rivelano uno schema che viene messo alla base del cantiere come riferimento di controllo. Da le parole del castello a le misure del castello, un percorso conoscitivo per l’approfondimento dell’architettura fortificata che mutua da matrici linguistiche diverse: quella letteraria che ne indaga il lessico, la terminologia, la comunicazione; quella scientifica che interroga le tecniche, le forme, le dimensioni alla ricerca di leggi, regole, norme e connessioni tra le strutture. Si tratta, a ben guardare, di due modi complementari e interattivi di ricerca che possono favorire l’approccio alla giovane e non del tutto esplorata disciplina della castellologia, la cui recente attivazione consente di sottrarre alle strette maglie di un’esegesi irreggimentata e di prevedere più ampi spazi di speculazione critica, tra cui quello mensurale, oggetto, appunto, del Convegno. Ogni opera edile per essere pensata, progettata, realizzata, restaurata e recuperata attinge, infatti, alla “misura” in tutte le espressioni teoriche e applicative. Se nel corso del tempo si sono via via riconosciute antiche modalità e tecniche operative, non si può ignorare come la magistrale progettualità del passato contemplasse, all’interno del processo creativo, procedimenti matematici e significati emblematici che, volta a volta, esprimeva nella forma e utilizzava nelle dimensioni: nell’una palesemente dichiarati attraverso le figure geometriche o le combinazioni di figure che definivano la connotazione dell’impianto architettonico, nelle altre sottesi ma accessibili a quanti, edotti nella scienza costruttiva, potevano apprenderli attraverso l’interpretazione delle misure. Di qui il suggerimento per una insistita ricerca dei supporti fondanti e il ribadito invito a leggere la storia muraria non solo nelle motivazioni funzionali o nelle fonti documentarie, ma anche nelle valenze simbolicomensurali. Un itinerario a ritroso che elabora i dati di rilievo, li traspone in unità di misura locali e coeve, ne studia le interazioni proporzionali, ne persegue la comparazione con quelli di strutture affini in contesti territoriali omogenei. La “misura”, dunque, come momento di sintesi in cui la progettazione architettonica e la proporzione armonica – soprattutto la proporzione continua che si attesta al rapporto aureo – incontrano la regola d’arte. Il convegno si è mosso in quattro direzioni di ricerca. La prima sessione, Trattati di carta, trattati di pietra, coordinata da Gian Maria Labaa, ha raccolto contributi che hanno evidenziato il sostrato teorico di alcune opere fortificate da parte di una committenza culturalmente preparata e politicamente ed economicamente influente. Studiando i manufatti e confrontandoli con la trattatistica coeva è stato possibile riportare alla luce il sapere matematico-geometrico degli autori e impiego, tanto in fase progettuale quanto in quella esecutiva, di un corpus di regole e prassi costruttive codificato e consolidato. Gli interventi riuniti sotto il titolo I sistemi della difesa e dell’offesa, coordinati da Giambattista De Tomasi, hanno analizzato gli aspetti dimensionali delle strutture fortificate in funzione delle tecniche belliche adottate nei diversi periodi storici, in un processo continuo che ha dato luogo a sempre nuove soluzioni formali, dimensionali e di impianto. Nella sessione Le strategie del rilievo, sotto la guida di Ileana Chiappini Di Sorio alcune relazioni hanno presentato contributi inerenti le strumentazioni all’avanguardia e il problema tecnico del rilievo e della sua restituzione, altre hanno messo a confronto il rilievo con documenti storici; ne sono emerse significative scoperte in grado di chiarire, definire, specificare, illustrare l’evoluzione dell’edificio. I lavori si sono conclusi con il gruppo di interventi I castelli nel territorio, coordinato da Rosa Carafa, che ha fornito una panoramica delle ragioni di ordine territoriale che stanno alla base della nascita di una fortificazione o di uno scacchiere difensivo e del rapporto che i manufatti in questione instaurano con il luogo in cui sorgono. L’intento del Convegno è stato, a nostro avviso, raggiunto e si è delineato uno spettro articolato di contributi con chiavi di lettura originali che utilizzano strumenti di indagine inusitati, ma sempre impiegati nelle epoche della storia costruttiva. Ci si augura che gli esiti non siano utilizzati soltanto ai fini di una lettura critica, ma pongano un’insolita premessa fondativi, basata sugli specifici parametri del comporre edile, nella più ampia ottica degli interventi operativi: siano questi di conservazione, restauro e riuso delle fabbriche, siano ancora, alla più ampia scala, di un recupero territoriale Franca Manenti Valli Corrado Roggeri, Giovanni Maccioni, Istituto Italiano dei Castelli. Il castello di San Giorgio in Mantova Planimetria del castello con l’individuazione delle parti attribuibili a Bartolino da Novara e dei successivi rimaneggiamenti. Schemi di costruzione del rettangolo 2L:LV5 partendo da un quadrato di lato 2L. 8 Cronache Castellane ttività delle sezioni Calabria Statuetta votiva (VI-V secolo a.C.) conservata al Museo Archeologico Statale “Vito Capialbi”. Castello Normanno di Vibo Valentia. Uno scorcio del castello, nelle cui sale è collocato il Museo Statale “Vito Capialbi”. Campania VISITE GUIDATE A CASTELLI, MUSEI, E MOSTRE CONFERENZE D I opo la pausa invernale si è ripreso il lavoro con l’entusiasmo di sempre e si è continuato ad aggiornare le notizie relative all’Atlante castellano in corso di pubblicazione a cui la Calabria ha dato un valido contributo. I viaggi sezionali sono iniziati domenica 25 giugno 2006 con la visita in Catanzaro del Complesso Monumentale del San Giovanni, ex castello aragonese e già dei Ruffo, Conti di Catanzaro, che ospitava una importantissima Mostra delle opere del maestro Giorgio De Chirico. Dopo colazione si è visitato il Parco della Biodiversità a cura della Scuola agraria della città. In tale occasione è stato presentato il volume di recente pubblicazione “La Città di Bisignano e il suo Seggio” del socio Rosalbino di Fasanella d’Amore, edizione Mit Cs. È seguito il 22 ottobre la visita al Museo archeologico Nazionale di Capo Colonna (Crotone) di recente istituzione, cortesemente accolti dal direttore Arch. Roberto Spadea che ha illustrato i vari reperti conservati. Successivamente si è visitato lo scenografico castello di Isola Capo Rizzuto. Su invito della Sicilia il Presidente della sezione si è recato a Catania per partecipare al convegno internazionale di studi “Le fortificazioni nell’area mediterranea e turismo relazionale” in concomitanza con la firma a Taormina a palazzo Duchi di S. Stefano del protocollo di intendi e la costituzione della federazione “Mediterraneo nostro”. Importante è stata la partecipazione dei rappresentanti di Spagna, Grecia, Cipro, Libano, Tunisia, ecc. L’anno sociale si è concluso il 17 Dicembre a Vibo Valentia con la visita del Museo Statale “Vito Capialbi” cortesemente accolti dall’Arch. Rotella in rappresentanza della Direttrice Dott.ssa Maria Teresa Iannelli impegnata in altra sede. Il Museo è ospitato nelle sale del Castello Normanno già Pignatelli, che sorge in posizione dominante ed ha forma poligonale. Fu organizzato da Federico II di Svevia e successivamente dagli Angioini e dagli Aragonesi. Dopo la riunione conviviale è stato presentato il volume dal titolo “Lo sguardo scorre sulle file dei libri” edizione Luca Sassella, del nostro socio Dott. Francesco Morabito. È seguito lo scambio degli auguri natalizi e per il nuovo anno. Rosalbino di Fasanella d’Amore di Ruffano l Palazzo Reale di Napoli - Relatore: Arch. Mascilli Migliorini - Sovrintendenza ai BAPPSAE di Napoli e provincia. 20 maggio 2006 L’architetto Paolo Mascilli Migliorini, noto studioso dell’architettura napoletana del Sei - Settecento, ha focalizzato gli aspetti relativi alla genesi della grande reggia partenopea, soffermandosi successivamente sulla fase progettuale, che fu curata dall’architetto regio Domenico Fontana, autore, tra l’altro, della sistemazione del Quirinale e della scalinata di Trinità dei Monti a Roma. La decisione di realizzare l’attuale fabbrica scaturì dalla previsione di una visita di Filippo III a Napoli nel 1600, in quanto la preesistente costruzione “il palazzo regio” non fu ritenuta adatta ad ospitare l’illustre personalità. Costruita sull’area compresa tra Castelnuovo e la salita del Gigante, la nuova reggia, in origine formata da tre corpi principali, subì in seguito degli importanti ampliamenti ad opera di Gaetano Genovese, che aggiunse altri volumi alle spalle ed ai lati per aumentare gli spazi abitabili. L’attuale Palazzo Reale, prospiciente la piazza del Plebiscito comprende, oltre all’ Appartamento Storico, il Teatro di Corte, realizzato successivamente ed ottenuto dalla trasformazione della Gran Sala al primo piano. È sede anche della Biblioteca Nazionale e degli uffici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. I castelli di Francesco di Giorgio Martini in Italia Meridionale - Relatore: Prof. Arch. Mario de Cunzo Università Suor Orsola Benincasa. 5 ottobre 2006. Il relatore ha tracciato un quadro esauriente e preciso dell’attività del grande maestro senese, una delle più significative figure artistiche del Quattrocento che, inizialmente dedito alla pittura e scultura, diede successivamente un grande apporto nel campo dell’architettura sia civile che militare. Al servizio di Federico da Montefeltro nella seconda metà degli anni settanta del secolo XV, Francesco di Giorgio Martini lavorò al completamento del Palazzo Ducale di Urbino e, sempre nella medesima città, elaborò progetti relativi ad importanti fabbriche religiose quali il Duomo, S. Bernardino ed il monastero di S. Chiara. Consulente militare per la corte di Urbino per lunghissimo tempo, fu autore delle rocche di Cagli, Mondavio, dell’adeguamento di S. Leo con le poderose torri cilindriche e della rocca di Sassocorvaro. Il Martini fornisce un contributo essenziale per la comprensione dell’architettura militare dell’epoca, nel V libro del suo trattato sull’architettura, corredato di numerosi esempi esplicativi; egli stabilisce che l’efficacia di un opera fortificata dipende oltre che dall’asperità del luogo ove essa viene edificata, dall’uso adeguato di macchine da difesa e dalla forma delle torri e del perimetro difensivo. Nel regno di Napoli il potenziamento delle difese in Puglia, a seguito dei tragici eventi di Otranto (1480 – 1481), vide un impegno diretto, anche se discontinuo, di Francesco di Giorgio, “prestato” nell’ambito di un’alleanza tra Siena e Napoli, nel periodo che va tra il 1491 ed il 1497, in particolare nelle fortezze di Taranto, Brindisi, Gallipoli ed Otranto, dove il contributo del maestro senese si esplicò fondamentalmente nella fase Cronache Castellane 9 do del viceregno spagnolo, e sarà caratterizzata dall’introduzione del bastione, con numerosi casi di castelli preesistenti modificati con l’adozione di questo nuovo elemento architettonico, cardine della fortificazione moderna. Ancora una volta l’area pugliese sarà uno dei principali campi di sperimentazione, con gli interventi di Acaja, Lecce, Copertino, Trani, Bari, Mola, Barletta, etc. progettuale, influenzando molte altre realizzazioni non solo in area pugliese. Le tre generazioni dei castelli dell’Italia meridionale XV - XVI sec. - Relatore: Prof. Arch. Massimo Rosi Università degli Studi di Napoli Federico II. 18 novembre 2006 Il relatore ha delineato l’evoluzione delle fortificazioni del regno di Napoli avvenuta in circa due secoli, attraverso il susseguirsi di tre dominazioni: angioina, aragonese e vicereale. L’impianto tipico dell’architettura militare angioina, che si consolidò durante il XIV secolo permanendo anche nella prima metà del secolo successivo, si caratterizzò per la regolarità delle forme quadrilatere o rettangolari dotate, in posizione angolare, di alte torri cilindriche scarpate. L’architettura militare aragonese, nella prima fase (1442 - 1480), si ispirò in larga parte a questi schemi, anche se in alcune fabbriche, particolarmente nella ricostruzione del Castel Nuovo di Napoli, già in tale periodo vengono introdotti alcuni elementi innovatori, quali la falsabraga, l’applicazione della difesa radente, l’aumento degli spessori di muratura e la modifica delle merlature, in cui sono ravvisabili i prodromi dell’architettura militare di transizione. Il problema della protezione della vastissima frontiera marittima del regno di Napoli, interessante tre bacini marittimi di fondamentale importanza strategica, tirrenico, ionico ed adriatico, assume grande rilievo dopo la presa di Otranto da parte turca nel 1480. La reazione della regia corte fu un organico piano di interventi di riqualificazione dei principali scali marittimi del regno oltre che dei centri minori direttamente minacciati. Tipologicamente questi interventi si inquadrano nella fase storica dell’architettura militare di transizione. Furono profondamente rinnovate le fortificazioni di Brindisi, Otranto, Gallipoli, Taranto, Manfredonia, con l’apporto, soprattutto nella fase progettuale, anche del senese Francesco di Giorgio Martini e di alcuni suoi allievi, tra cui Baccio Pontelli ed Antonio Marchesi. Anche in altre aree, particolarmente sensibili, furono avviati interventi di riqualificazione, come, ad esempio, ad Agropoli e Castellabate. La terza generazione dei castelli in Italia meridionale si identificherà con il perio- Saladino il re lebbroso e i Corni di Hattin. Ovvero i disastri della politica franca in Outremer Relatore: Prof. Edoardo D’Angelo - Università degli Studi Suor Orsola Benincasa. 3 febbraio 2007 La conferenza, accompagnata da un ricco video - presentazione, ha consentito ai partecipanti una “full immersion” nel Medioevo delle crociate. Nella prima parte il relatore ha esposto le cause da cui scaturì la grande battaglia che determinò la caduta del Regno Latino e al contempo consacrò Saladino alla fama leggendaria di vittorioso condottiero ed artefice della riscossa musulmana. Già intorno al 1180 i possedimenti latini, il primo dei quali costituito da quello in Gerusalemme, erano sulla difensiva. Nel 1186 con la successione al trono di Guido di Lusignano a Baldovino V, nipote di Baldovino IV, finì per prevalere la fazione crociata favorevole all’estremizzazione dello scontro con la minacciosa potenza ayyubide, guidata da Saladino che, visir dell’Egitto dal 1169, nel frattempo aveva unificato tutti gli stati arabi e circondato il regno cristiano. Raimondo III di Tripoli, prima in disaccordo e poi riconciliatosi con Guido di Lusignano, riunì le proprie forze a quelle del nuovo re di Gerusalemme ad Acri, con l’intento di marciare insieme contro Saladino che assediava Tiberiade. Le forze crociate, avventatamente spintesi in territorio nemico, furono circondate in una località denominata “Corni di Hattin”(dai resti di un vulcano inattivo contraddistinti da due colline vicine). Prive di acqua, appesantite dalle armature, le truppe cristiane, implacabilmente falcidiate dagli arcieri arabi a cavallo, montati alla leggera, si trovarono immediatamente in grave difficoltà. Il tentativo di attacco della cavalleria franca, priva del sostegno della fanteria che Sassocorvaro (PS). L’edificio, attribuito a Francesco di Giorgio Martini, è uno dei più curiosi manufatti difensivi caratterizzato da un puntone curvilineo a raccordo tra le due torri. Il cortile interno a pianta quadrata, è arricchito da un rinascimentale loggiato. A lato il puntone visto dall’interno, sotto la pianta del castello. Barletta (BA). Il forte attuale è sorto intorno a un più antico castello, costruito in riva al mare secondo il classico impianto delle architetture federiciane, a pianta sostanzialmente quadrata. 10 Cronache Castellane ttività delle sezioni Emilia Romagna IL TERRITORIO CREMONESE, MONTAGNANA, ESTE, LOZZO ATESTINO D Castel del Monte (BA). Isolato sulla cima di un colle, viene chiamato “castello” perché riprende alcuni dei caratteri tipici delle architetture fortificate medioevali, ma non è un’architettura fortificata a pieno titolo. È la più nota e al tempo stesso misteriosa tra le architetture innalzate dall’imperatore Federico II. Sotto: la pianta di Castel del Monte. aveva precedentemente in gran parte disertato, si rivelò un suicidio. L’ultima resistenza dei cavalieri superstiti si concentrò presso i Corni, fino alla caduta della tenda reale di Guido di Lusignano. Si salvò dal disastro solo Raimondo di Tripoli che, appena in tempo, alla guida di un piccolo manipolo, riuscì a spezzare l’accerchiamento e ad allontanarsi dal campo di battaglia. Quasi la totalità delle forze cristiane venne annientata in quella che fu una delle più gravi sconfitte in assoluto subite dall’Occidente. Tutti gli Ospitalieri e i Templari catturati furono passati per le armi. La Vera Croce andò per sempre perduta. Di lì a poco sarebbero cadute Ascalona, Sidone, Jaffa, S. Giovanni d’Acri, Nablus e Beirut. Gerusalemme si arrese il 2 ottobre. Il papa Urbano III morì dopo aver appreso la notizia dei tragici avvenimenti. FESTA DEGLI AUGURI n occasione della tradizionale festa degli auguri per il Natale, svoltasi quest’anno al Circolo dell’Unione presso il Teatro di S. Carlo, il consocio Prof. Ing. Marcello Orefice ha amabilmente intrattenuto i convitati con una bella conversazione dal titolo: “L’affascinante, misterioso Castello dell’Imperatore”. Protagonista assoluto Castel del Monte ad Andria, per molti aspetti ancora oggi da decifrare. Il relatore, curatore anche di una elegante brochure sull’argomento che ha gentilmente offerto ai partecipanti, ha evidenziato le principali caratteristiche tipologiche e funzionali del celebre “castello non castello”, soffermandosi quindi sulle interpretazioni simboliche che si sono fino ad oggi susseguite soprattutto sull’inusuale impianto ottagonale. Orefice ha sottolineato, inoltre, come una serie di domande importanti resti ancora in attesa di una risposta: dalle presumibilmente volute anomalie dimensionali di alcuni dei lati del cortile alle irregolarità degli ambienti del piano terra, fino all’allineamento astronomico con Lagopesole, Chartres, la piramide di Cheope e la Mecca. Luigi Maglio I Soncino (CR). La rocca fu fortificata fin dall’alto medioevo, ma il suo impianto attuale risale all’epoca sforzesca. È una poderosa costruzione quadrangolare, con grandi torrioni quadrati sporgenti collegati da rubuste muraglie. al 26 al 28 giugno 2006 è stata organizzata la visita di studio nel territorio cremonese assieme alla Sezione Marche. La mattina del 25, abbiamo raggiunto Pizzighettone per la visita guidata della cinquecentesca cinta muraria bastionata. Nel pomeriggio i partecipanti si sono trasferiti a Crema per la visita della città. Il giorno 27 si è tenuta la visita del bellissimo castello visconteo di Pandino e indi di Palazzo Pignano, con la Pieve romanica che ora è la Parrocchiale di San Martino, e l’antiquarium con i resti di una villa romana. Trasferimento poi a Soncino e nel pomeriggio visita della Rocca Sforzesca, una delle più importanti della Lombardia, e dei monumenti della città, quasi completamente circondata da mura. Tra questi la casa dei Nathan, che nel quattrocento vi installarono la prima macchina per la stampa a caratteri ebraici, in Italia. Il giorno 28 visita dedicata ai monumenti di Cremona tra i quali l’importante Duomo con il Torrazzo e la Chiesa di S. Abbondio. Nel pomeriggio, a Torre de’ Picenardi per visitare la villa già dei marchesi Sommi Picenardi e il parco della seconda metà del settecento. Sulla via del ritorno nei pressi di Casteldidone visita alla Villa Mina della Scala, un originale complesso edilizio forse derivante da un’imitazione sei-secentesca di un organismo militare più antico. Il 9 giugno si è svolto nei pressi di Bologna il 5° Convegno organizzato dal gruppo RESTAUREA sul tema “Quattro problemi di conservazione tra progetto e cantiere”, col patrocinio della Sezione Emilia Romagna dell’Istituto. Il 13 e il 14 ottobre si è tenuto a Ferrara nella Sala dei Comuni del Castello Estense, organizzato dalla Sezione Emilia Romagna con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, il CONVEGNO NAZIONALE DI STUDI CASTELLOLOGICI dal titolo “Le misure del castello, un percorso per la conoscenza dell’architettura fortificata” che ha Cronache Castellane avuto numerosi relatori e ha ospitato il IX Premio per tesi di Laurea sull’architettura fortificata. Il 28 ottobre è stata organizzata l’ultima visita di studio dell’anno a Montagnana, Lozzo Atestino, Este. Montagnana, d’origine romana, tra il XII e il XIV secolo fu cinta da mura costruite parte dagli Ezzelini e parte dai Carraresi, ancora oggi perfettamente conservate. Hanno un perimetro rettangolare di circa 2 chilometri. Fossati, quattro porte fortificate e 24 torri completano l’imponente apparato difensivo medievale. Sono tra le più belle e ben conservate mura medievali d’Italia. A protezione di Porta Padova si erge il Castello di San Zeno (1242) fatto costruire da Ezzelino da Romano. Notevole il Duomo con il portale del Sansovino. Si è proseguito per Lozzo Atestino per visitare l’interessante Castello di Valbona, eretto nel XIII secolo a presidio della strada per Vicenza, restaurato negli anni ’80. Rientrando si è visitato Este, cittadina situata in pittoresca e ridente posizione precollinare, il Castello dei Carraresi con una singolare cinta muraria che racchiude un giardino, il Duomo che conserva nell’abside una tela di Gianbattista Tiepolo. Il primo dicembre c’è stata la chiusura dell’annata con una serata conviviale alla quale hanno aderito la maggioranza dei soci. Bianca Maria Rusconi F r i u l i - Ve n e z i a G i u l i a CONVEGNO SULL’ANALISI STRATIGRAFICA Istituto Italiano dei Castelli sezione Friuli-Venezia Giulia, con la collaborazione della Sezione Trentino, ha organizzato a Udine un convegno avente come tema “I contributi dell’analisi stratigrafica alla conoscenza delle architetture fortificate ed al progetto di restauro”. Il convegno si è tenuto nel Salone del Consiglio della Provincia di Udine a Palazzo Belgrado ed ha avuto il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dell’ Università degli Studi di Udine - Dipartimento di Storia e Tutela dei Beni Culturali - dell’ Ordine degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori della Provincia di Udine, dell’ Associazione Culturale Ricerche Fortificazioni Altomedievali - Trento e del Comune di Cividale del Friuli. Se oggetto centrale della conoscenza dell’architettura è la “materia” del costruito, è l’architettura nella sua fisica concretezza, la conoscenza della sua storia passa sia attraverso la memoria trasmessa dai documenti con la parola scritta o con il segno grafico sia tramite la “corporeità” delle parole dell’architettura. Da questo punto di vista acquista senso il rilievo stratigrafico dell’architettura finalizzato alla conoscenza dei processi di costruzione e di trasformazione che l’edificio ha subito nel tempo partendo dall’osservazione della materialità del costruito. Oggetto dell’indagine è l’insieme delle tracce materiali che se osservate con un preciso apparato analitico diventano indizio della sequenza delle diverse azioni costruttive che hanno caratterizzato la storia dell’edificio. 11 Il rilievo stratigrafico delle strutture murarie in elevato è un metodo di studio che deriva dalla disciplina archeologica in relazione ad una ricerca che dalla seconda metà degli anni ’70 del XX secolo è stata, ed è tuttora, oggetto di riflessione per quanto riguarda i principi e la metodologia applicativa. Fra i principali temi che hanno caratterizzato tale ricerca si può fare riferimento agli studi per applicare alle strutture murarie in elevato la metodologia stratigrafica delineata da E. Harris per il sito archeologico; alla specificità della stratificazione edilizia rispetto a quella archeologica e quindi ai necessari studi per interpretarla; alla definizione del concetto di Unità Stratigrafica in ambito edilizio; alle modalità di registrazione dei dati e di interpretazione; al ruolo del diagramma stratigrafico ecc. Dalla fine degli anni ’80 la ricerca si è aperta anche ai possibili contributi dell’analisi stratigrafica alla disciplina del restauro. Al convegno hanno aderito le principali sedi universitarie che dagli anni ’70 in poi hanno condotto ricerche e sperimentazioni su tale tema. Il convegno affronta la questione dell’analisi stratigrafica applicata all’architettura privilegiando due argomenti: il primo fa riferimento agli aspetti metodologici dell’indagine stessa e ai relativi esiti partendo dalla discussione di una serie di casi di studio riferiti alle architetture fortificate. Il secondo affronta alcuni aspetti legati al rapporto fra conoscenza della stratificazione e progetto di restauro sia dal punto di vista dell’organizzazione/redazione del progetto di intervento sul costruito, sia come riflessione più generale sulle modalità di trasmissione del “potenziale informativo” della “traccia materiale”. Il rilievo stratigrafico, infatti, anche compiuto a diversi livelli di definizione, contribuisce alla comprensione del “senso” dei molteplici segni presenti come materia stratificata sul costruito, un senso legato a logiche deposizionali in senso stratigrafico e culturali. È un modo per entrare in relazione con le “parole” dell’architettura, per capirne il linguaggio e in questa maturata consapevolezza porsi il problema progettuale di come intervenire per fare in modo che il manufatto, dopo l’intervento di restauro, parli ancora con la propria Torre Vanga (TN). Era il punto terminale a valle della cinta urbica. Ricorda il nome del vescovo che la fece costruire nel 1210. Serviva da difesa del ponte di S. Lorenzo, che univa l’abitato con il Dosso Verruca, arce naturale della città. 12 Cronache Castellane ttività delle sezioni Castello di S. Michele ad Ossana (TN). È formato da una doppia cinta che occupa la sommità di un rilievo alla periferia del paese. La torre sommitale, in ottimo stato di conservazione, è in pietra squadrata, e conserva il coronamento a sbalzo per la difesa piombante. Torre Civica detta dell’Orologio, Trento. Eretta nel XIII secolo, raggiunge l’altezza di 41 metri. È situata nella straordinaria piazza del duomo di San Vigilio, iniziato nella prima metà del XII secolo. Sotto, particolare del rosone del Duomo, che al centro reca una piccola statua detta “della Fortuna”. “voce”. Si tratta di imparare a calibrare realmente il rapporto fra la permanenza del dato materiale e la modificazione che l’intervento inevitabilmente introduce, di cercare di condurre quella relazione – “conoscere per conservare” – “conservare per conoscere”- nella convinzione che l’oggetto della conservazione è l’opera intesa come fonte inesauribile di saperi, come cantiere di una conoscenza che dilata i propri territori prima, durante e dopo l’intervento. La prima sezione, dal titolo L’analisi stratigrafica dell’elevato: contributi alla conoscenza delle architetture fortificate, è stata presieduta dal prof. arch. Flavio Conti, e si è aperta con due relazioni introduttive. La prima svolta dall’arch. Ugo Soragni, Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Friuli Venezia Giulia, con una relazione dal titolo: Introduzione ai temi del convegno: il rilievo stratigrafico e la conoscenza dell’architettura fortificata. Esperienze e prospettive. La relazione ha fatto il punto sulla “storia” del metodo di lettura stratigrafico applicato alle strutture murarie in elevato che dalla seconda metà degli anni ’70 ha iniziato ad interessare diverse discipline legate alla storia dell’architettura con particolare riferimento alla ricerca sul metodo e a casi specifici di studio. La seconda relazione introduttiva, tenuta dall’arch. Alessandra Quendolo - Presidente dell’Istituto Italiano dei Castelli, sezione Friuli-Venezia Giulia – ha avuto come titolo “Permanenza e leggibilità dei dati materiali: alcune riflessioni sul ruolo della conoscenza stratigrafica per la conservazione del potenziale informativo del costruito” e ha posto l’attenzione sulle relazioni fra “archeologia” e “restauro”. Tema centrale è stato quello di porre in evidenza alcuni aspetti del “dibattito” sui criteri di intervento sulla preesistenza, così come si è configurato dalla seconda metà degli anni ’70 del XX secolo all’oggi, con i contributi che l’applicazione del metodo stratigrafico agli elevati ha dato a tale dibattito, soprattutto nel evidenziare il potenziale di conoscenza insito nella “materia” con cui l’architettura è fisicamente costruita. La sezione è proseguita con l’intervento del prof. Gian Pietro Brogiolo e del dott. Fabio Saggioro dell’Università di Padova, intervento dal titolo: Architetture di pietra, architetture di legno: leggere le trasformazioni, capire le strutture e con quello della prof.ssa Anna Decri Istituto di Storia della Cultura Materiale, Facoltà di Architettura di Genova - dal titolo Le mura di Genova fra fonti scritte e fonti materiali. Tale intervento ha posto particolare attenzione alle relazioni fra conoscenza delle fonti scritte e rilievo stratigrafico dell’architettura mettendo in evidenza aspetti di metodo e procedure di analisi legate alla particolarità del sistema delle mura della città di Genova. La relazione congiunta del prof. Roberto Parenti Università degli Studi di Siena - e dell’arch. Prisca Giovannioni - Provincia Autonoma di Trento, Soprintendenza per i Beni Architettonici – Soprintendenza per i Beni Storico Artistici - ha presentato il caso della Torre Vanga a Trento: aspetti metodologici ed operativi dell’analisi stratigrafica finalizzata al progetto di restauro La relazione ha evidenziato, accanto ai dati di conoscenza emersi dall’analisi stratigrafica della Torre, come la lettura stratigrafica, unitamente ai confronti tipologici e alle analisi archeometriche, sia parte dell’Archeologia dell’Architettura. Aspetto centrale dell’intervento è stato anche quello di porre l’attenzione sulle interazioni fra lettura della struttura materiale e progetto di restauro, relazioni che nella “leggibilità stratigrafica” delle azioni del restauro trovano un punto di fertile condivisione. La prof.ssa Simonetta Minguzzi - Università degli Studi di Udine- ha inviato una relazione dal titolo Ricerche nei castelli della pedemontana del Friuli: individuazione delle fasi attraverso le indagini archeologiche e dell’elevato. La Seconda Sezione, dal titolo: L’analisi stratigrafica dell’elevato: contributi al progetto di restauro, è stata coordinatore dall’arch. Luca Rinaldi, Soprintendente per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, per il Patrimonio Cronache Castellane Storico Artistico e Etnoantropologico del Friuli Venezia Giulia. Il filo conduttore della sezione passa attraverso la riflessione su alcuni aspetti della disciplina del restauro legati alla definizione dei criteri di intervento sulle preesistenze. Definizione che assume la consapevolezza della relatività del giudizio storico, della soggettività del giudizio estetico, del continuo ampliamento delle possibilità del conoscere, della centralità della materia quale luogo dell’intervento. Si fa riferimento al riconoscimento che è nella “materia, nelle sue vicende, nel passaggio del tempo” il luogo in cui si sedimentano i segni portatori di messaggi, da quelli legati al dato costruttivo, a quelli legati agli aspetti contemplativi, la cui perdita è la perdita delle possibilità del conoscere, è impoverimento dell’insieme dei significati che la materia testimonia e che dalla materia scaturiscono dei molti possibili saperi che l’opera come testo e come documento racchiude. Il mantenere la “leggibilità“ e “permanenza” dei dati materiali nella loro pluralità e complessità diventa allora un obiettivo del progetto di conservazione, intesa come conservazione dell’ integrità fisica dell’oggetto, delle possibilità del conoscere. A questo obiettivo, il rilievo stratigrafico, inteso come mentalità stratigrafica, può utilmente contribuire alla concretizzazione del concetto di conservazione come conservazione della materia in quanto fonte di conoscenza. Gli interventi della seconda sezione, partendo da casi diversi, hanno sviluppato tale tematica. La sezione è stata aperta del prof. arch. Francesco Doglioni - Università IUAV di Venezia - con una relazione dal titolo: Archeologia, conservazione e percorsi in un rudere stratificato. Gli interventi in corso sul castello di S. Michele ad Ossana (TN). La relazione dei professori Mario Piana e Edoardo danzi - Università IUAV di Venezia – e degli architetti Adelmo Lazzari, Serena Franceschi - L.a.i.r.a. – ha presentato il caso del Castello di Rovigo: L’analisi stratigrafica del Castello di Rovigo: aspetti metodologici ed operativi legati al progetto di restauro. La prof.ssa Paola Bassani - Politecnico di Milano, sede di Mantova- ha presentato il caso dell’intervento sulle facciate del Castello Visconteo di Fagnano Olona con una relazione dal titolo: Stratigrafia e progetto: un contributo per la conservazione delle facciate dipinte del Castello Visconteo di Fagnano Olona (VA). L’arch. Giorgia Gentilini - Consiglio Scientifico dell’Istituto Italiano dei Castelli, Presidente R.F.A. - ha esposto il caso della Torre Civica di Trento: analisi stratigrafica e progetto di restauro. Gli atti del convegno saranno pubblicati entro il mese di settembre. Il 24 marzo si è svolta l’Assemblea annuale dei Soci che ha avuto luogo, come da molti anni a questa parte, presso il Poggio Stringher a Martignacco (UD) ospiti dalla socia Giovanna Sringher di Robilant. Saranno fra breve pubblicati gli atti del convegno: L’archeologia per la conoscenza ed il restauro dei castelli. Esperienze in Friuli-Venezia Giulia, tenutosi a Udine il 20 giugno 2005, convegno organizzato in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia e la Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio e per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico del Friuli-Venezia Giulia. Alessandra Quendolo 13 Lazio VISITE GUIDATE A MOSTRE, MUSEI, PALAZZI E CASTELLI. L a Sezione Lazio, come ogni anno ha stilato un nutrito programma di visite, a mostre, musei e conferenze per i mesi da febbraio a giugno 2007. Giovedì 1 febbraio LAOCOONTE, ALLE ORIGINI DEI MUSEI VATICANI Visita a cura della Marchesa Gabriella Marini Clarelli. Interessante esposizione curata da Francesco Buranelli, direttore dei Musei Vaticani e nostro consigliere, racconta la storia del gruppo scultoreo di “Laocoonte e i suoi figli” e la fama che da sempre lo accompagna attraverso la testimonianza di opere, antiche e moderne, fino ai nostri giorni. Giovedì 8 febbraio NECROPOLI DELLA VIA TRIUMPHALIS Visita a cura della Marchesa Gabriella Marini Clarelli. Affascinante viaggio nella necropoli romana della via Triumphalis, rinvenuta nel 2003 durante i lavori per la realizzazione di un parcheggio all’interno della Stato della Città del Vaticano. L’area di grande interesse archeologico comprende 250 tombe che vanno dal I al IV secolo dopo Cristo. Martedì 13 febbraio Collezione Ugolini - Visita a cura del Dott. Costantino D’Orazio. In una affascinante casa ai piedi di Villa Borghese, un percorso attraverso alcuni dei maestri italiani e stranieri del nostro tempo: da Fontana a Kounellis, da Paladino a Salle. La raccolta, frutto della passione della famiglia Ugolini, è stata costruita con estrema attenzione e raffinatezza per ben sposarsi con la curiosa struttura della casa, tra interno ed esterno. Basilica di San Pietro, Roma. La grandiosa cupola di San Pietro, gioiello ideato da Michelangelo, domina dall’alto la piazza circondata dal colonnato di Bernini con sovrastante attico arricchito da pregevoli statue. 14 Cronache Castellane ttività delle sezioni Particolare di una delle due statue che formano il gruppo dei Dioscuri. Casino dei Principi, Roma. Dopo settant’anni apre al pubblico il museo ospitato nel piccolo edificio a due piani del parco di villa Torlonia. Le sfingi alate in travertino “sorvegliano” l’ingresso del museo. Giovedì 22 febbraio 500 ANNI DELLA BASILICA DI SAN PIETRO Visita a cura della Marchesa Gabriella Marini Clarelli. S.E. R. Monsignor Angelo Comastri ha ricevuto il gruppo e illustrato la mostra promossa per sottolineare una ricorrenza storica: il V centenario della Basilica di San Pietro, calcolato a partire da quel 18 aprile 1506 in cui il Papa Giulio II posò la prima pietra del nuovo tempio. Nel Braccio di Carlo Magno del colonnato berniniano, sono stati esposti un centinaio di capolavori provenienti da importanti musei del mondo. Lunedì 26 febbraio HABEMUS PAPAM Visita a cura della Marchesa Gabriella Marini Clarelli. Mostra sui Conclavi da San Pietro a Benedetto XVI al Palazzo Apostolico Lateranense, con l’occasione si è visitato l’appartamento Pontificio di rappresentanza ed il Salone del Concordato. Giovedì 8 marzo CONFERENZA DI S.E. IL VENERABILE BALÌ FRA’ FRANZ VON LOBSTEIN. “Uso di mondo, sempre, ovunque, in ogni caso” Martedì 13 marzo SANT’ELIGIO DEGLI OREFICI, CAPOLAVORO DI RAFFAELLO Visita a cura del Dott. Costantino D’Orazio La chiesa di S. Eligio, uno dei gioielli del Rinascimento a Roma, è una delle pochissime architetture superstiti di Raffaello, che ne iniziò la costruzione nel 1516, per volontà della corporazione degli Orefici. A seguire visita della chiesa settecentesca di Santa Maria dell’Orazione e della Morte, eretta da Ferdinando Fuga, con affreschi di Giovanni Lanfranco, dove aveva sede la Confraternita che dava sepoltura ai corpi abbandonati nel cimitero sotterraneo. Martedì 20 marzo VISITA ALLA MOSTRA “DURER” PRESSO LE SCUDERIE DEL QUIRINALE Visita a cura del Dott. Costantino D’Orazio. La mostra indaga in modo organico e approfondito i complessi rapporti tra questo artista straordinario e l’Italia, all’insegna di una influenza reciproca e duratura. Raccontando, da un lato, quanto Dürer abbia riflettuto sulla grande arte italiana e quanto ne abbia recepito, dall’altro rintracciando il suo influsso su artisti come Pontormo, Raffaello, i Carracci, Caravaggio e i caravaggeschi fino a Domenico Fetti e Carlo Maratta. Giovedì 22 marzo MOSTRA DI CHAGALL PRESSO IL COMPLESSO DEL VITTORIANO Visita a cura del Dott. Costantino D’Orazio. Evento dedicato ad uno straordinario pittore originario della Bielorussia e di cultura russa che partecipò al movimento artistico parigino che precedette la prima guerra mondiale. Chagall con la sua pittura rappresenta un mondo magico ispirato dalla cultura popolare russa e dalla religione ebraica. Tra i soggetti più ricorrenti figurano il mistero della nascita, le nozze nel villaggio, la vita dei contadini, i rabbini e le feste ebraiche. Le sue prime opere sono dedicate alla sua città natale. Martedì 27 marzo CASTELLO DEI PRINCIPI DI VICOVARO Visita a cura del Dott. Costantino D’Orazio. Costruito intorno al 1260 quando tutto il paese di Vicus Variae fu trasformato in una fortezza quadrilatera. Allora apparteneva alla famiglia Orsini e doveva impedire alle truppe di Carlo D’Angiò il transito lungo la sottostante Via Valeria, costituendo uno sbarramento, una roccaforte inespugnabile. Oggi è proprietà della Contessa Selvaggia Borromeo, che ci ha accolto nella nostra visita. Martedì 17 aprile VILLA TORLONIA, DOPO IL RESTAURO Visita a cura del Dott. Costantino D’Orazio. Villa Torlonia, la più recente delle ville nobiliari romane, apparteneva a Giovanni Torlonia che la acquistò nel 1797, per celebrare il titolo di marchese appena ottenuto. Giuseppe Valadier venne incaricato di sistemare la tenuta in modo da renderla all’altezza delle altre ville principesche di Roma. Essa conserva ancora un particolare fascino dovuto all’originalità del giardino paesistico all’inglese, uno dei pochi esempi a Roma, e alla ricca, e inaspettata quantità di edifici ed arredi artistici disseminati nel parco, in particolare il Casino Nobile e il Casino dei Principi. Giovedì 19 aprile IL CASINO DELL’ALGARDI IN VILLA PANPHILI Visita a cura del Dott. Costantino D’Orazio. Il Casino del Bel Respiro è uno degli edifici più belli che si trovano a Villa Panphili. Voluto da Giovanni Battista Panphili, dopo essere salito al soglio pontificio col nome di Innocenzo X, è chiamato anche Palazzina dell’Algardi, per ricordarne l’ideatore. Al suo interno vi erano preziose collezioni artistiche, ma era anche sede di manifestazioni ludiche, feste, riunioni. Lunedì 7 maggio CONFERENZA DEL PROF. ENRICO MALIZIA “Il cervello, questo sconosciuto” Il Professore ha illustrato i meccanismi del cervello umano, dal funzionamento della memoria e la relazione tra i nostri pensieri e le nostre emozioni. Giovedì 10 maggio MOSTRA COLLETTIVA DI ARTISTI CONTEMPORANEI a cura della Contessa Maria Fede Caproni di Taliedo Armani Martedì 15 maggio IL GIARDINO ZEN DELL’ISTITUTO GIAPPONESE DI CULTURA Visita a cura del Dott. Costantino D’Orazio. Eccezionale visita al giardino tipico della cultura nipponica, usato dai monaci giapponesi per la meditazione e la comprensione più profonda dello Zen e dei suoi principi base. Gli elementi (acqua, piante, pietre) sono rap- Cronache Castellane 15 Lombardia NEL CUORE DELLA VAL CALEPIO I presentati in maniera simbolica da pietre e ghiaia. Il giardino Zen si trasforma quotidianamente seguendo e riflettendo il costante mutamento dell’universo, creando uno spazio di pace tranquilla, di silenzio arcano e di grande armonia, dove la mente può espandersi e liberare l’immaginazione. È seguita la visita alla collezione della Principessa Letizia Giovanelli. Martedì 22 maggio SAN GIOVANNI CALIBITA CONFRATERNITA DEI SACCONI ROSSI ALL’ISOLA TIBERINA Visita a cura del Dott. Costantino D’Orazio. I Sacconi Rossi erano gli appartenenti alla “Veneranda confraternita de’ devoti di Gesù Cristo al Calvario e di Maria Santissima Addolorata”, creata a Roma nel secolo XVII. Il loro compito era recuperare e dare sepoltura, se nessuno li reclamava, agli annegati nel Tevere e questa pia professione di carità era svolta nei caratteristici cappuccio e mantello rossi, da cui il soprannome. La sepoltura non era banale: con gusto necrofilo tutto barocco, le ossa scarnificate venivano deposte in maniera “decorativa” nel cimitero sotterraneo del convento. Martedì 29 maggio COMPLESSO DEI SS. QUATTRO CORONATI Visita a cura del Dott. Costantino D’Orazio. Complesso di edilizia cristiana risalente al V secolo che sorge su una appartata e silenziosa propaggine del colle del Celio, un capolavoro inestimabile di arte pittorica medievale, ignorato per secoli, riportato incredibilmente alla luce grazie ad un intervento di restauro durato quasi dieci anni. Non è certa la provenienza del nome del complesso, ma sembrerebbe si debba ricollegare al martirio di quattro soldati romani (Santi Severo, Severiano, Carpoforo e Vittorino) che rifiutarono di adorare la statua di Esculapio. Leone IV, durante le opere, vi portò le reliquie di cinque scalpellini di Pannonia, martirizzati per essersi rifiutati di scolpire la statua di Esculapio, per cui la Chiesa è oggetto di devozione degli scalpellini e dei marmisti, tanto che nel 1570 vi si stabilì l’Università dei marmorai. l 16 settembre 2006 la sezione Lombardia ha effettuato un interessante viaggio di studio nel cuore della Val Calepio (Bg), visitando alcuni dei castelli e delle chiese romaniche che caratterizzano questa zona collinare affacciata al fiume Oglio appena uscito dal lago Sebino. Guide d’eccezione sono state la Presidente della Sezione, prof. Graziella Colmuto Zanella, e l’architetto Giammaria Labaa, curatore di alcuni restauri nelle diciotto chiese romaniche presenti nell’intera Valle. Con il cordiale saluto del Sindaco di Castelli Calepio Clementina Belotti, la visita è iniziata dallo storico capoluogo della Val Calepio: in posizione dominante sulla valle dell’Oglio fu un nodo territoriale dai tempi romani per tutto il Medioevo e l’età veneziana. L’essere capo di pieve almeno dal 977 ne documenta la centralità a partire dall’Altomedioevo e giustifica in parte il notevole numero di chiese di età romanica della Valle. Si conserva pressoché intatto l’aspetto di borgo fortificato in pietra locale, lavorata a grossi conci squadrati, con case forti e torri. Il castello, che costituisce la principale presenza fortificata della Valle, sorge probabilmente nel sito della fortificazione medioevale, distrutta nel 1428 dal Piccinino. Fu costruito a partire dal 1430, da Trussardo Calepio, che ricevette da Venezia - per la fedeltà dimostrata nel conflitto con i Visconti - l’investitura feudale dell’intera Valle. Il più illustre rappresentante di questa famiglia è Fra’ Ambrogio, autore nel 1502 del primo dizionario della lingua italiana, il Calepino, a cui furono dedicati nel 2002 convegni e mostre, tra cui quella a cura della delegazione di Bergamo. Il castello sovrasta il poggio in prossimità del Porto, mentre i due lati verso il borgo sono difesi dal fossato asciutto. L’edificio ha un aspetto di rappresentanza: il cortile trapezoidale presenta un’ala quattrocentesca porticata con loggiato sovrastante su colonne in pietra, mentre un’ala rustica che chiudeva a ovest la corte venne demolita attorno al 1950. Interventi seicenteschi interessarono il lato affacciato all’ Oglio, sui cui terraz- Piazza del Quirinale, Roma. Il fronte del palazzo che dà sulla piazza del Quirinale, dominata dalle statue, alte oltre cinque metri, dei due Dioscuri. Castelli Calepio (BG). Il castello è ubicato in posizione dominante ai margini dell’antico borgo fortificato di Calepio. È in parte circondato da un ampio fossato che si affaccia a mezzogiorno sul fiume Oglio. L’ingresso, un tempo munito di ponte levatoio, è fiancheggiato da una massiccia torre a pianta quadrata. 16 Cronache Castellane ttività delle sezioni San Fermo (BG) La chiesa altomedievale è caratterizzata dall’alto campanile collocato al centro della facciata con bifore sovrapposte rette da capitelli provenienti da un edificio più antico. Borgo fortificato di Trebecco (BG). Il castello è ubicato alla sommità di uno sperone alluvionale che domina la Val Calepio in corrispondenza dell’ansa formata dall’Oglio allo sbocco del torrente Uria. La porta torre scudata controlla l’accesso all’insediamento dell’unico lato naturalmente non difeso. zamenti si realizzarono due giardini all’italiana. Qui in un corpo di fabbrica alzato nel XVII secolo è in evidenza un basamento in pietra chiaramente più antico (forse di una torre medioevale) e sondaggi effettuati anni fa dall’architetto Labaa hanno riportato in piena evidenza lacerti di affreschi datati 1433, rivelando anche uno strato sottostante precedente, che confermano l’esistenza di una chiesa dedicata a San Maurizio, in origine indipendente dal castello; l’abside pensile, distrutta per creare una finestra, è sovrastata da un’apertura cruciforme, caratteristica di molte chiese romaniche. Problemi di datazione e di destinazione d’uso sono ancora aperti per un singolare edificio del borgo, il cosiddetto Palazzetto celato entro il complesso della Canonica fino al 1965. Per la pianta rettangolare originariamente ad ambiente unico per piano è stato accostato alle sale regie del X-XI secolo d’Oltralpe; pare comunque collegabile al consolidamento della presenza nell’XI secolo dei capitanei Martinengo, che alla fine del XII secolo diventarono i conti Calepio. Nel pomeriggio abbiamo visitato in comune di Credaro il borgo fortificato di Trebecco e la vicina chiesa di S. Fermo. Castel Trebecco domina l’intera ansa del fiume, in un contesto ambientale e paesaggistico di straordinaria suggestione. Documentato come possesso dei Martinengo dal 1032, rimase proprietà esclusiva dei conti Calepio fino al 1811. Il borgo, che deve il nome probabilmente alla sua pianta triangolare, si affaccia sulla profonda forra dal torrente Uria: la porta-torre trecentesca, scudata con posto di guardia e difesa piombante, restaurata nel 2002, controlla l’accesso all’insediamento dall’unico lato non difeso dalla natura.. Il recente restauro di S. Fermo ha portato a riconoscere un organismo preromanico e a supporre un impianto ancora più antico. La chiesa è caratterizzata dal campanile passante al centro della facciata di richiamo comasco, con bifore sovrapposte rette da capitelli a gruccia in marmo, provenienti da un edificio più antico. All’interno ad unica navata è stato portato alla luce il frammento forse più antico della pittura murale della Bergamasca: raffigura un angelo attribuito al Maestro di Credaro. L’itinerario romanico è proseguito con la visita alla chiesa di Sant’Alessandro a Villongo, decentrata rispetto all’attuale abitato. Conserva della fase originaria l’abside cieca, ampia e bassa, scandita da lesene tra doppi archetti, secondo le fattezze caratteristiche del protoromanico lombardo, e alla chiesa dei Santi Nazario e Rocco a Castione di Sarnico ,ampliata nel ‘400: nel restauro di trent’anni fa sono riemersi frammenti di un importante ciclo pittorico, databile al X-XI secolo. L’intensa giornata si è conclusa con la visita di Castel Merlo a Villongo, emergenza storica e paesistica di grande rilievo, appartenuto originariamente ai Martinengo, al centro di una moderna azienda vinicola, potenziata di recente, e alla villa “La Rocchetta” di Castione, che sorge sul sito e probabilmente su antiche strutture di una fortificazione, a controllo del ponte sul torrente Guerna e in contatto visivo con diverse fortificazioni dell’area. Entrambi gli edifici sono di proprietà Buelli: la nuova socia dell’Istituto Vanna Buelli ci ha accolto e accompagnato nella visita con molta cortesia ed affabilità. M. Cristina Ricci INAUGURAZIONE ANNO SOCIALE 2007 C ome è ormai gradita consuetudine, il 27 gennaio si è svolta a Milano la giornata inaugurale dell’anno sociale con un programma coordinato di visite e riunione conviviale. Quest’anno abbiamo scelto di incontrarci al mattino presso la basilica di San Lorenzo e di visitare nel pomeriggio la zona tra le due porte Ticinesi: eravamo in molti, provenienti da tutta la Lombardia, per cui ci siamo divisi in due gruppi, guidati da Flavio Conti e dalla sottoscritta, per la visita al mattino del complesso Laurenziano e l’analisi della porta Ticinese medioevale, integrata da Camillo Boito; al pomeriggio abbiamo percorso l’area che era racchiusa dalle mura della cittadella viscontea, di cui non restano tracce visibili, ma di cui ora conosciamo, grazie agli studi recenti, dimensioni e tracciato. In particolare abbiamo visitato nel complesso di Sant’Eustorgio la Cappella Portinari e il Museo Diocesano. Durante l’incontro conviviale presso l’Osteria dell’Operetta in corso di Porta Ticinese ho ringraziato tutti i presenti per la fedeltà e coesione dimostrata nei nove anni della mia presidenza, per il clima di amicizia, condivisione, sostegno e collaborazione propositiva che ho trovato nel Consiglio direttivo, nei delegati e nei molti soci attivi. Ho esposto in particolare il programma del ciclo di conferenze invernali milanesi e dei viaggi di studio organizzati per l’intero 2007, durante il quale vi sarà statutariamente il rinnovo del Consiglio direttivo e l’elezione delle cariche sociali. Ha preso quindi la parola il Presidente nazionale Flavio Conti che ha trattato li tema: “Associazioni castellane: il quadro europeo”. CONFERENZE INVERNALI A MILANO e conferenze di quest’anno, con partecipazione gratuita e aperta a tutti, si sono svolte presso il Palazzo delle Stelline a Milano, gentilmente concesso dalla Fondazione Credito Valtellinese, per otto martedì consecutivi dal 31 gennaio al 20 marzo (ore 1718,30) e si sono articolate in due parti. L Cronache Castellane a) Il ciclo, proposto e coordinato da Flavio Conti, sul tema “Il castello al di là delle mura” con sei incontri: 31 gennaio: La vita nel castello (I): guerra, caccia, vita sociale - Flavio Conti; 6 febbraio: La vita nel castello (II): lavoro, alimentazione, vestiti - Flavio Conti e Marina Uboldi; 13 febbraio: L’arredo e la decorazione - Giusi Villari; 20 febbraio: Armi e difese - Piersergio Allevi; 27 febbraio: Le parole del castello: il linguaggio dell’architetto, il linguaggio dello storico - Flavio Conti e Marco Tamburini; 6 marzo: Castelli e territorio - Luciano Roncai e Guido Scaramellini. b) 13 marzo: conferenza proposta in Consiglio come introduzione al primo viaggio di Sezione “Castelli in Siria” da Marina Uboldi: La Siria vista da un viaggiatore di fine Ottocento. 20 marzo: conferenza del tenente colonnello Luigi Forte, nostro socio: Strutture e architetture fortificate in Afganistan: diario fotografico - 2005/2006. L’impegno di tutti i relatori nella preparazione delle conferenze, il ponderoso e in parte originale materiale presentato e l’interesse suscitato negli uditori sono lo stimolo a rendere disponibile un DVD con testo e fotografie di tutte le conferenze/lezioni, che sarà curato da Flavio Conti. Può essere prenotato o richiesto presso la segreteria di Sezione. Graziella Colmuto Zanella MOSTRE, SAGGI, SOPRALUOGHI a Delegazione di Bergamo riunisce almeno una volta all’anno i numerosi soci per illustrare le iniziative della Sezione Lombardia e per proporre e programmare le attività da effettuarsi in ambito provinciale nel corso dei mesi successivi. Il 2006 è stato un anno particolarmente fecondo di iniziative, alcune delle quali realizzate in collaborazione con comuni e altri enti culturali presenti sul territorio. Su incarico del comune di Cologno al Serio la Delegazione ha curato la ristampa de La Storia di Cologno al Serio di mons. Giacomo Drago, edita nel 1962, integrandola con nuove ricerche e apporti pluridisciplinari relativi al territorio Colognese, sia sotto il profilo naturalistico, sia sotto quello storico-urbanistico e architettonico. I saggi sullo spessore storico dell’intero territorio comunale, sul sistema difensivo del borgo e sulle emergenze architettoniche sono opera dei soci Riccardo Caproni, Eliana Finazzi, Monia Gamba e Paola Valsecchi, Paolo Mazzariol e Francesco Rampinelli; la presentazione dei Nuovi studi è di Graziella Colmuto Zanella, Presidente della Sezione Lombardia. L’opera è stata presentata ufficialmente al pubblico nella Sala Consigliare di Cologno il 15 gennaio 2007. Attualmente, su incarico del comune di Cortenuova (Bg), è in corso di ristampa, sempre a cura della Delegazione di Bergamo, La battaglia di Cortenuova del 27 novembre 1237, pubblicata la prima volta dal sottoscritto nel 1987. La ristampa sarà integrata da nuove ricerche effettuate dallo stesso autore e da altri soci (F. Rampinelli e S. Allevi) che approfondiranno rispettivamente i temi: “Il territorio di Cortenuova e le sue difese” e “Armi ed eserciti nel XIII secolo”. L 17 Il 4 novembre scorso un nutrito gruppo di soci della Delegazione ha partecipato alla visita-sopralluogo ad alcune fortificazioni bergamasche lungo l’Oglio: la Torre delle Passere a Palosco, il castello-ricetto di Cividate al Piano e il castello di Pumenengo. La visita si è conclusa con un simpatico incontro conviviale. Un’iniziativa simile è stata programmata il 19 maggio 2007 nel settore occidentale della bassa pianura: in particolare esamineremo il castello di Pagazzano, scelto per le Giornate nazionali dei Castelli di fine settembre. Il 2 dicembre 2006, nella Sala Conferenze dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Bergamo, si è svolta una giornata di studio intitolata “V. Er. De” (“Valore, eredità, destino di un territorio”) promossa dall’Ateneo stesso, dall’Istituto Italiano dei Castelli - Sezione Lombardia/ Delegazione di Bergamo e dal Centro Studi Storici di Martinengo. L’iniziativa intendeva offrire informazioni e spunti di riflessione in occasione dell’attuazione del Piano di Governo del Territorio che ciascun comune sarà tenuto a redigere nei prossimi mesi. Oltre agli Enti organizzatori sono stati coinvolti nell’iniziativa anche altre importanti strutture culturali operanti sul territorio: per il Centro Studi sul Territorio dell’Università di Bergamo è intervenuto l’arch. Fulvio Adobati, per la Soprintendenza per i Beni architettonici e per il Paesaggio di Milano l’arch. Lorenzo De Stefani, per il Politecnico di Milano il socio prof. Luciano Roncai, per l’Ordine degli Architetti e per l’Istituto Nazionale di Urbanistica gli architetti Cesare Rota Nodari e Piergiorgio Tosetti, per i sindaci bergamaschi Vincenzo Marchetti sindaco di Levate, per il quodidiano “L’Eco di Bergamo” il giornalista Paolo Aresi. Nel corso della manifestazione è stata allestita a cura del Centro Studi Storici di Martinengo una mostra fotografica sulle trasformazioni avvenute nel recente passato nel tessuto urbano di alcuni centri della Bassa. Tra le fotografie più significative ve n’erano alcune relative al degrado subito da vari castelli bergamaschi. Tra le relazioni della giornata, quella della professoressa Graziella Colmuto Zanella ha presentato il tema “Mura e città” con gli esempi di Ferrara e della Cittadella di Alessandria. Delle mura di Bergamo “città fortezza” parlerà invece, il 28 maggio 2007, presso la Civica Biblioteca di Seriate, l’architetto Francesco Rampinelli . Riccardo Caproni Delegazione di Bergamo Chiesa di Sant’Alessandro, Villongo (BG). Della fase originaria, rimane l’abside cieca scandita da lesene tra doppi archetti pensili. Torre dei Passeri, Palosco (BG). La torre, che apparteneva a una corte rurale fortificata trequattrocentesca, ha subito numerosi rifacimenti. Nel Seicento fu trasformata in torre colombaia. Colombo Mobili COLLEZIONE VILLA OLMO La ditta Colombo, fondata lo scorso secolo da due mobilieri, Filippo e Carlo, è cresciuta e si è estesa, divenendo una delle principali aziende del mobile in Europa e negli U.S.A. Armonizzandosi con il mercato ed i gusti in continua mutazione, il design e l’esecuzione vengono costantemente migliorati. Perciò oggi, Gabriele e Adriano Colombo continuano a produrre una collezione raffinata di mobili davvero pregiati. Colombo Mobili S.r.l. - 20036 Meda (MI) - Via Verdi 23 Telefono 0362.34.05.72/3/4 - Telefax 0362.34.05.80 e-mail: [email protected] - http://www.colombomobili.com Situato in splendida posizione collinare con vista mozzafiato sulla Valdichiana, si trova il casale "Il Ciliegio". Il Ciliegio è un'antica casetta in pietra serena costruita su due piani collegati da una caratteristica scala in legno ed esternamente da una scalinata in pietra serena. Il Ciliegio è parte di un club ippico privato con possibilità di lezioni personalizzate, escursioni a cavallo e passeggiate in carrozza. Il centro ippico e la clubhouse sono raggiungibili a piedi o in macchina in circa 5 minuti. Un soggiorno presso il casale "Il Ciliegio" vi permetterà di passare una vacanza indimenticabile immersi nel verde della collina cortonese, a contatto con la natura incontaminata, a soli 5 km dal centro storico di Cortona, facilmente raggiungibile anche percorrendo un antico sentiero romano che permette agli appassionati di trekking di raggiungerla in soli 20 minuti. Per informazioni e prenotazioni: loc. Teccognano • 5 2 0 4 4 C o rto n a (A R ) t e l : 0 5 7 5 - 6 0 5 2 8 7 ( c hi e de r e d i vi tto ri o ) • ce l . : 3 4 7 -6 2 2 7 0 8 3 e-mail: [email protected] • sito web in costruzione www.coldileccio.it 20 Cronache Castellane ttività delle sezioni Marche RIAPERTURA DEL CASTELLO PALLOTTA A CALDAROLA (MC) L’alta torre del castello Pallotta messa a difesa dell’ingresso. Castello Pallotta, Caldarola (MC). Il castello fu trasformato più volte. L’intervento più significativo risale alla fine del ‘500, quando fu trasformato da edificio militare a elegante dimora estiva. Vi si conservano pregevoli affreschi di Simone De Magistris. anno sociale 2007 è iniziato a Caldarola il 21 aprile con due importanti eventi: la riapertura del castello Pallotta, sede istituzionale della nostra sezione dopo una chiusura per lavori di restauro durata oltre 4 anni, e l’importante mostra di pittura promossa da Vittorio Sgarbi dal titolo “Simone De Magistris: un pittore visionario tra Lotto e El Greco”. Abbiamo dedicato la mattinata al castello, invitati ed accolti dalla proprietaria, la nostra socia contessa Maria Elena Quochi Pallotta. Ci siamo dapprima riuniti nel Salone del Consiglio ed abbiamo ricordato il precedente proprietario conte Paride Guglielmo Pallotta, per lunghi anni presidente ed animatore della sezione Marche. Dopo il saluto del Sindaco Labio Lambertucci, il dott. Carlo Giustini, con vibranti e commosse parole, ha ricordato soprattutto la personalità di Pallotta e l’amico; Raffaele Grisostomi Travaglino, ex-Presidente della Sezione, ha ricordato l’impegno di Pallotta come attivissimo presidente della sezione Marche. Guglielmo Pallotta sentiva come suo imprescindibile dovere il curare sia la continuità delle tradizioni, sia la conservazione dei beni storici, nel solco dell’attività benemerita della sua antica famiglia. Dopo questo ricordo, il nostro vicepresidente Fabio Mariano ci ha intrattenuto sull’opera del cardinale G. Evangelista Pallotta, il primo ed il più importante dei quattro porporati della famiglia, che fu per 31 anni prefetto della fabbrica di S. Pietro, ad iniziare dal pontificato di Sisto V Peretti. G. Evangelista Pallotta, con notevole profusione di mezzi e di volontà, volle dare a Caldarola l’impronta monumentale e scenografica che tuttora conserva nel suo impianto urbanistico, inconsueta per un piccolo paese allora sperduto all’interno delle Marche. Dagli studi più recenti condotti dal prof. Mariano per il Catalogo della Mostra emergono, suggestive nuove ipotesi inedite, legate in particolare alle possibili prestigiose presenze degli architetti maceratesi Pompeo e Pietro Paolo Floriani, celebri specialisti (e l’ultimo anche trattatista) di architettura fortificata e militare. La contessa Maria Elena ci ha poi guidato nella visita di tutti gli ambienti del castello, offrendoci al termine un rinfresco. Abbiamo potuto tutti osservare che il castello è ora in splendide condizioni e che il restauro non ha trascurato alcun dettaglio della struttura, degli affreschi, delle decorazioni, dei mobili e delle tappezzerie, constatando con molto piacere che le finalità di tutela di Guglielmo Pallotta sono ora validamente proseguite dalla figlia. Dopo pranzo, la visita di studio è proseguita alla mostra su Simone De Magistris, curata da Vittorio Sgarbi ed allestita nel sontuoso palazzo dei cardinali Pallotta, testè restaurato, ed oggi prestigiosa sede comunale: monumento esso stesso degno della massima attenzione. Guidata dallo storico dell’arte nonché nostro socio e consigliere Paolo Cruciani, la visita ha passato approfonditamente in rassegna le quasi ottanta opere esposte, mettendo in evidenza gli stretti parallelismi esistenti tra l’arte del manierista caldarolese Simone e i coevi pittori cinque-seicenteschi: da Lorenzo Lotto (del quale Simone frequentò, seppur brevemente, la bottega) ai fratelli Zuccari, dal Cavalier d’Arpino allo stesso El Greco, dall’anconetano Andrea Lilli, ai meno conosciuti manieristi metaurensi Giorgio Picchi e Raffaello Schiaminossi. Al termine della visita, abbiamo ammirato la splendida Stanza del Paradiso, già studiolo del cardinale, sontuosamente affrescata con suggestivi paesaggi e scene di caccia. Pietro Fenici Molise INNAMORATI DELL’ARTE: UNA GIORNATA AL CASTELLO DI CIVITACAMPOMARANO (CB) n occasione della festa di S. Valentino, il 14 febbraio 2007 si è svolta una giornata all’insegna dell’arte nel castello angioino di Civitacampomarano, recentemente restaurato. Numerosi i soggetti coinvolti nell’organizzazione dell’evento: Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici ed Assessorato alla Cultura della regione Molise hanno predisposto uno spettacolo, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Architettonici, il Paesaggio e Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico del Molise, il Comune di Civitacampomarano, l’Istituto Italiano dei Castelli sezione Molise, unitamente ad apporti esterni in seguito menzionati. Nella suggestiva cornice degli ambienti del castello, i visitatori sono stati accolti da esecuzioni musicali del gruppo “Varethia”, colonna sonora dell’intera giornata: musiche profondamente evocative hanno creato una particolare e misteriosa atmosfera, alternandosi ai vari interventi in programma. Complice la magnifica giornata di sole, il pubblico intervenuto ha potuto assistere dall’interno del castello al passaggio del corteo storico in costume medievale a cura dell’Istituto Statale di Istruzione Secondaria di Bojano, preceduto dallo spet- I Cronache Castellane tacolo degli sbandieratori e musici “Castel Monforte” di Campobasso. Presso la sala conferenze del castello, spettacolare loggiato prospettante sul centro abitato, si è svolta la presentazione dell’evento, seguita dai saluti delle autorità presenti. In particolare sono state ricordate le illustri figure dello storico Vincenzo Cuoco (1770-1823) e del patriota Gabriele Pepe (1779-1849), a cui Civitacampomarano ha dato i natali; più volte si è sottolineata la necessità di valorizzare in maniera adeguata il castello, consentendone una fruizione collettiva ed un riuso compatibile, risolvendo innanzitutto le oggettive difficoltà di raggiungimento del luogo (dovute a carenze infrastrutturali e situazioni di instabilità per dissesto idrogeologico). A seguire, è stato possibile visitare la mostra allestita con elaborati plastici e pittorici raffiguranti il castello stesso, realizzati dagli studenti del liceo artistico “G. Manzù” di Campobasso e “B. Iacovitti” di Termoli, coordinati rispettivamente dalle docenti Nicolina Tommaselli ed Antonietta Caruso. Le comparse in costume hanno accompagnato la recitazione dell’attore Edoardo Siravo, che ha interpretato “Nozze al Castello”, testo storico rivisitato di Antonio Mucciaccio sul matrimonio tra Cola di Monforte ed Altabella di Sangro, avvenuto nello stesso castello. Successivamente il pubblico ha potuto apprezzare le poesie di Antonio Andriani, declamate dall’autore, e la brillante lezione di Lucia Petrucciani Lagioia dell’Istituto di Ricerca Educativa del Molise, dal titolo “Amor Sacro ed Amor Profano”: un affascinante excursus tematico sulla rappresentazione del tema amoroso in secoli di storia dell’arte, una degna conclusione ed un sottile richiamo al tema della giornata insito nella doppia valenza del titolo. Innamorati dunque come condizione dell’animo rispetto all’arte, ma anche innamorati come invito individuale a lasciarsi coinvolgere dalla bellezza delle varie manifestazioni artistiche, tra musica, storia, recitazione, poesia, arti figurative. Il particolare merito dell’organizzazione è quello di aver coinvolto varie figure in una sinergia unica, mettendo in moto le risorse di un’intera regione; ogni momento ha avuto il suo significato in una giornata ritmata da numerosi interventi, conclusa (dulcis in fundo!) da un abbondante rinfresco a base di prodotti locali gentilmente offerto dall’Amministrazione comunale. Giovanna Greco POMERIGGIO CON… “I CASTELLI” I l 19 aprile, presso la Sala Conferenze del Comitato Regionale del CONI di Campobasso, la sezione Molise dell’Istituto Italiano dei Castelli ha organizzato il primo pomeriggio con… “I castelli”, un incontroconferenza, che ha visto la partecipazione di numerosi studiosi di architettura fortificata, nonché delle autorità nella persona del Dott. Sandro Arco, Assessore Regionale alla Cultura e dei sindaci di alcuni comuni molisani, quali Lupara, Castropignano e Civitacampomarano. Dopo i saluti di apertura, la Presidente, Prof.ssa Onorina Perrella Cavaliere, ha ceduto la parola al Prof. Natalino Paone, studioso molisano di chiara fama, qui in veste di moderatore. Introducendo la relazione della Prof.ssa 21 Lucia Serafini, docente presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Chieti-Pescara, il Prof. Paone si è congratulato con la Presidente della sezione Molise per questa prima conferenza sulle strutture fortificate regionali e ha voluto, inoltre, sottolineare la valenza di simili iniziative, fondamentali per la diffusione e la valorizzazione del grande patrimonio castellano regionale. Accogliendo l’invito della sezione Molise dell’Istituto, la Prof.ssa Lucia Serafini ha illustrato ai presenti le caratteristiche e la metodologia della ricerca nel restauro architettonico. «I centri storici in parziale stato di abbandono consentono una lettura a tre dimensioni, ha esordito la Prof.ssa Serafini, un muro spaccato permette l’analisi interna della muratura stessa e così un solaio e qualunque altra struttura allo stato di rudere. E per questo, sottolinea la Prof.ssa, la muratura va intesa come un prodotto dotato di un valore, che è un valore storico, architettonico e certamente anche artistico». La docente ha, inoltre, richiamato l’attenzione sull’enorme importanza che i terremoti, tanto in Abruzzo quanto in Molise, hanno avuto nella trasformazione e, in molti casi nella scomparsa, del patrimonio architettonico prendendo in esame il testo di Pasquale Fortini del 1805 sulla storia dei terremoti. Partendo dal Fortini, la Serafini ha mostrato un’ampia casistica di strutture edilizie molisane danneggiate dai sismi e, successivamente, restaurate attraverso accorgimenti tecnici di estremo interesse, il cui studio può e deve essere una utile guida per l’architetto-restauratore. «Attraverso il restauro si modifica irrimediabilmente la struttura architettonica, ma noi, ha concluso la studiosa, mediante la ricerca possiamo gestire la mutazione e governare la trasformazione dei manufatti architettonici». Giovanna Greco, laureanda in Architettura presso l’Ateneo di Chieti-Pescara, con la sua relazione sul castrum di Pesche, il suggestivo, ma poco conosciuto castello-recinto in provincia di Isernia, un unicum nella nostra regione, ha riscosso grande interesse in tutti i presenti. Civita Campomarano (CB). Il centro abitato è arroccato su un masso di arenaria alla confluenza di due torrenti; il castello occupa l’area intermedia dell’abitato. L’impianto generale è un quadrilatero irregolare che segue la morfologia del terreno. Le murature sono in pietrame misto di buona fattura. Stemma di Paolo di Sangro collocato sopra l’arco d’ingresso del castello. 22 Cronache Castellane ttività delle sezioni P i e m o n t e - Va l l e d ’ A o s t a IL COMPLESSO MONUMENTALE DELLA VENARIA REALE E IL RINNOVATO MUSEO D’ARTE ANTICA N Pesche (IS) È un significativo esempio di castello-recinto con ridotto di difesa, di cui restano importanti tracce delle opere fortificate. La torre cilindrica del castello di Pesche, adattata a colombaia, è situata nella parte più alta del paese. Attraverso le numerose immagini del castello, con le quali la giovane studiosa ha avviato la relazione, è parsa subito evidente la profonda valenza storico-architettonica di questo insediamento fortificato molisano, attualmente in stato di totale abbandono e degrado. Giovanna Greco ha poi tracciato il quadro storico del castrum condotto attraverso l’analisi scrupolosa delle preziose fonti documentarie, conservate nell’Archivio dell’Abbazia di Montecassino, soffermandosi sui tratti più emblematici e peculiari che caratterizzano la storia di questa fortificazione, la quale, a nostro avviso, deve essere inserita nel patrimonio dell’Unesco e resa fruibile in quanto prezioso testimone di una storia millenaria che altrimenti sarà persa per sempre. La conferenza si è conclusa con l’intervento del Prof. Arch. Luigi Marino, docente al Dipartimento di Restauro e Conservazione dei Beni Architettonici dell’Università di Firenze, il quale ha ribadito con forza il concetto del valore storico ed architettonico delle strutture fortificate e dell’assoluta necessità di abbandonare la vetusta, farsesca convinzione secondo la quale il castello è concepito come un turrito e possente baluardo, dimora di nobili impavidi, affascinanti principesse e prodi cavalieri. Al contrario, i castelli e in particolare quelli del Molise, con la loro duplice valenza, funzionale e formale, hanno contraddistinto e continuano a contraddistinguere il territorio regionale ancora oggi. «Occorre, ha detto il Prof. Marino, considerare il castello come il fossile guida della storia e studiarne le dinamiche architettoniche attraverso un’archeologia del gesto, rintracciando, cioè, tutte le fasi costruttive del manufatto fortificato mediante l’irrinunciabile apporto dell’indagine sui materiali». Solo in questo modo, ne siamo convinti, i castelli e tutte le architetture fortificate potranno essere sottratti ad un inevitabile declino. Gabriella Di Rocco ella mattinata di sabato 18 novembre ci ritrovammo assai numerosi per la visita a pochi chilometri da Torino del complesso monumentale della Venaria Reale. La nostra competente guida era il giovane Tommaso Ricardi di Netro, uno dei quattro membri della commissione storica che attualmente guida il restauro ed il riallestimento degli imponenti corpi di fabbrica e del parco in previsione dell’inaugurazione programmata per il prossimo settembre con una grande mostra. I lavori durano da anni, resi complessi dalla genesi stessa della Reggia cui posero mano in successione quattro famosi architetti (Castellamonte, Garove, Iuvarra e Alfieri). Concepita originariamente come grandioso punto di ritrovo per le cacce reali, diventato poi per ragioni politiche luogo di delocalizzazione della Corte dalla città capitale; spoliata di alcuni dei suoi arredi più significativi a favore della sede romana del Quirinale; divenuta scuola militare e caserma, vandalizzata nell’ultimo dopoguerra. Presto potremo ammirare il risultato complessivo di un lavoro immane. Le grandi scene di caccia che ornavano il salone di Diana sono state ritrovate e sono ora affidate alle cure del Centro e Scuola di Restauro già funzionante in quelle che erano le scuderie e le aranciere della Venaria; certo non torneranno alla collocazione originaria i due “gabinetti cinesi“ fatti trasferire a Roma dalla Regina Margherita e non riavremo neppure gli infissi usati per far fuoco, ma sicuramente Venaria Reale è un gioiello che vale una seconda visita e sicuramente vi ritorneremo. Venerdì primo dicembre 2006 ci ritrovammo al Museo d’Arte Antica per ammirare “gli Argenti”, una mostra suggestivamente allestita nella grande galleria sotterranea dell’ottocentesca manica lunga di Palazzo Reale. La guida appassionata e competente in quanto era una delle responsabili scientifiche della mostra ci condusse “per mano” attraverso le abitudini d’uso dei servizi da tavola e da toeletta dei nostri raffinati antenati latini, dai preziosi reperti dell’area pompeiana al meno noto tesoro di Marengo. Due settimane più tardi ci fu la tradizionale cena, degli auguri che ricordiamo perché al suo termine, ancora nell’ ambito delle celebrazioni del tricentenario la prof Carla Amoretti presentò una dettagliatissima relazione sullo svolgimento della battaglia di Torino del settembre 1706. Nell’anno nuovo, sabato 27 gennaio è stato dedicato a Brescia, e ne è valsa la pena malgrado le tre e più ore di pulman che ce ne separano! Il primo ad accoglierci nel cuore elegante della città è stato il palazzo Bettoni, con la fontana del cortile spostata scenograficamente in asse con l’androne per farsi subito ammirare e il grandioso scalone neoclassico, luminosissimo e balconato nella sua fascia alta come un secondo cortile interno: i padroni di casa ci attendevano al piano nobile e ci riservarono la più amichevole ed ospitale accoglienza accompagnandoci in una visita assai interessante per quanto di necessità non approfondita. Lasciata casa Bettoni, cercammo di farci un’idea del centro storico: Cronache Castellane dal cinquecentesco palazzo Martinengo (sede della Pinacoteca) alle due Cattedrali affiancate; lungo la via dei Musei ripercorrendo il decumano maximo della Brixia latina (tempio capitolino fatto costruire da Vespasiano nel 73 d. C,) arriviamo in fine al complesso di Santa Giulia che nel concatenarsi di chiostri e di cappelle ci svela le sue meraviglie altomedievali: le decorazioni pittoriche di Santa Maria in Salaria e gli smalti della Croce di Desiderio (un capolavoro dell’oreficeria longobarda, luminoso nella penombra della chiesa di San Salvatore). Finalmente, in quanto legati all’orario di prenotazione, arriviamo a “Turner e gli Impressionisti” meta dichiarata della nostra visita di studio a Brescia. Turner, Constable, la Scuola di Barbizon; la rappresentazione del paesaggio in Europa, nascita e trasformazione delle rappresentazioni pittoriche della natura fino alle trasposizioni spiritualistiche di Mondrian: tutto si correla in una mostra ricca, ben articolata, interessante. Ed eccoci a riferire di un grandioso e sospirato evento artistico culturale di Torino: finalmente dopo ben diciannove anni di chiusura, di discussioni, di lavori sono giunti a compimento i restauri degli impianti, dell’arredo e delle opere di Palazzo Madama e del Museo Civico d’Arte Antica che vi è ospitato. Come è noto il “contenitore” del Museo è esso stesso un “museo” in quanto porta i ricordi ed i segni della storia della città : era la Porta Decumana del Castrum romano nel I° secolo a. C.; nel medioevo era fortezza degli Acaia e fu ristrutturata in castello quando all’inizio del Quattrocento il principe Ludovico vi fece aggiungere due nuove torri dalla parte verso Po. All’inizio del Seicento è residenza della prima Madama Reale cui si deve la copertura del cortile interno, e di nuovo dal 1675 della seconda Madama Reale, che vi resterà per lunghissimi anni fino alla morte. Quando il figlio Vittorio Amedeo II rientra dalla sua presa di possesso del Regno di Sicilia portandosi a Torino Filippo Iuvarra, questi progetta lo scalone e la grandiosa facciata che fagocita le torri romane. Nell’Ottocento il salone centrale è stato la prima sede del Senato Solo dal 1934 è sede del Museo, le cui collezioni si sono arricchi- 23 te anche durante gli ultimi tristi anni di chiusura. Venerdì 16 febbraio abbiamo organizzato una prima visita per quanti non avevano potuto partecipare alle cerimonie inaugurali ed è risultata affollatissima. A questo primo colpo d’occhio pensiamo di far seguire visite più mirate per meglio riappropriarci di questo gioiello ritrovato. Venerdì 8 marzo con la guida del nostro competente e gentilissimo Gian Giorgio Massara abbiamo visitato a Palazzo Bricherasio la mostra “I Macchiaioli - Il sentimento del vero“, particolarmente interessante in quanto tutte le opere provengono da collezioni private. Lidia Nuvoli di Grinzane ANDARE ALLA SCOPERTA DEI CASTELLI PERDUTI Palazzo Madama, Torino. È uno dei più importanti edifici torinesi. Il suo nome deriva dal fatto che fu residenza delle Madame Reali Maria Cristina e Giovanna Battista di Savoia-Nemours. Il nucleo originario è costituito dalla Porta decumana che era compresa tra due torri a sedici lati. I l castello di Agliè non è un castello. Non si tratta di una provocazione alla Magritte, ma di una delle molte sorprese che riserva il volume «Atlante castellano. Strutture fortificate della Provincia di Torino», che è stato presentato il 21 marzo, all’Archivio di Stato di Torino. La pubblicazione, edita da Celid, raccoglie le oltre 280 strutture fortificate della provincia torinese e cerca di fare chiarezza sulla definizione di «castello», che richiede la presenza di caratteri difensivi chiaramente individuabili. Questo ha determinato l’esclusione di Agliè e Rivoli, comunemente definiti castelli, ma ormai privi dei loro caratteri originari di strutture fortificate, a causa delle modifiche subite nel tempo, mentre sono comprese strutture fortificate poco o per nulla conosciute, magari allo stato di rudere, che rappresentano però un elemento fondamentale nel panorama del sistema di difesa dell’antico Piemonte. Il volume rappresenta il passo successivo di un censimento realizzato inizialmente su supporto informatico, su indicazione del Consiglio Scientifico Nazionale La copertina del volume: Atlante Castellano, strutture fortificate della provincia di Torino, a cura di Micaela Viglino Davico, Andrea Bruno jr, Enrico Lusso, Gian Giorgio Massara, Francesco Novelli. 24 Cronache Castellane ttività delle sezioni Castello Svevo, Bari. Due ampie insenature marine fanno da cornice al castello, voluto da Federico II. L’imponente fortificazione è a pianta trapezoidale con quattro torri rettangolari agli angoli, due delle quali sovrastano la cerchia muraria spagnola. Nel castello è tutto un fiorire di decorazioni disseminate sia all’interno che all’esterno, come il grazioso putto che si appoggia al muro tufaceo. dell’Istituto Italiano dei Castelli e finanziato dalla Compagnia di San Paolo. «Mancavano dati certi e riscontrabili sul patrimonio castellano piemontese spiega Micaela Viglino, responsabile scientifico dell’Istituto Italiano dei Castelli sezione Piemonte e Valle d’Aosta - ora si può fare affidamento su un archivio aggiornato, in alcuni casi, ad inizio 2007». Il lavoro si estenderà a tutta Italia, ma al momento solo due regioni dispongono di un archivio completo, il Piemonte e il Trentino Alto Adige. Il volume però non si propone solo finalità di studio, organizzato in 10 aree geografiche, si presenta come un insieme di itinerari turistici per valorizzare questo interessante patrimonio architettonico. Le 258 schede contenute nell’Atlante sono arricchite da fotografie o antiche riproduzioni, per guidare, in una sorta di caccia al tesoro, alla scoperta di fortezze e castelli, ma anche abbazie, ponti fortificati, torri e ricetti, tipici del Piemonte-medievale. Luca Indemini da: La Stampa, 21 Marzo 2007 Puglia MOSTRE E CONFERENZE AL CASTELLO SVEVO DI BARI. A d integrazione di quanto pubblicato in Cronache Castellane n. 163-164 relativamente all’attività della Sezione va segnalata la partecipazione dei soci al Convegno Nazionale di Studi Castellologici, tenutosi presso il Castello Estense di Ferrara il 13 e 14 ottobre u.s., sul tema Le misure del castello: il presidente della Sezione e del Consiglio Scientifico, prof. Giambattista De Tommasi, ha coordinato la II Sessione sui Sistemi di difesa e di offesa; la prof. Antonella Calderazzi, componente del Consiglio Direttivo, ha tenuto una relazione su Le torri costiere nel sistema difensivo del territorio pugliese, mentre l’arch. Gaetano Cataldo, addetto stampa, ha relazionato su L’organizzazione difensiva medievale del territorio del sud-est barese attraverso l’analisi di un caso di studio: la gran torre del castello di Valenzano. Il 7 dicembre 2006 alla presenza dello stesso curatore, prof. Michele Bacci, si è tenuta la visita alla mostra “S. Nicola di Bari. Il corpo e l’immagine tra Oriente e Occidente” promossa dal Comune di Bari, Regione Puglia e Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia presso il castello svevo di Bari. La mostra, occasione unica per conoscere a fondo la figura di San Nicola, ha come filo conduttore il tema del viaggio, laddove la traslazione via mare della reliquia da Myra a Bari nel 1087 è punto focale del percorso espositivo: si tratta di un viaggio mai terminato, giacché nel volgere dei secoli l’immagine di questo Santo, di pari passo con il suo culto, è stata protagonista di un fenomeno di diffusione e trasformazione incessante, in virtù del quale ha saputo adattarsi a culture, usi, funzioni, esperienze religiose, devozionali e folkloristiche molto diverse e dar luogo a una serie di variazioni sul tema. Nelle due sale del primo piano del castello sono stati esposti con estrema attenzione reperti di grandissimo interesse quali sculture realizzate in Italia e in Spagna, manufatti francesi, fiamminghi, tedeschi e scandinavi, provenienti dai più importanti musei europei ed americani: icone e dipinti, reperti archeologici, codici miniati, oreficerie, avori, gioielli, sigilli - due dell’VIII secolo e tredici icone, in parte inedite, provenienti dal Monastero di Santa Caterina al Monte Sinai (Egitto) risalenti all’VIII al IX ed al X secolo: le icone si caratterizzano per la vivacità dei colori e per la resa formale che ancora risente della tradizione pittorica di matrice tardoromana e consentono di rendersi conto della potenza e dell’impatto emozionale che la più raffinata arte di Bisanzio era in grado di trasmettere. Di grandissimo interesse anche le opere realizzate dal Beato Angelico, Paolo Veneziano, Lorenzo Lotto, Corrado Giaquinto, Alvise e Bartolomeo Vivarini, Jan Steens. Gaetano Cataldo Sardegna IL FASCINO DELL’IRLANDA L a Delegazione di Cagliari e Oristano della Sezione Sardegna ha dedicato il viaggio di studio dell’anno 2006 alla terra d’Irlanda. La proposta, accolta con grande favore da parte dei soci, che sono intervenuti numerosi, ha visto la partecipazione di quaranta persone, alcune delle quali, simpatizzanti, hanno poi richiesto l’iscrizione all’Istituto. L’itinerario, studiato in base alle esigenze del gruppo, ha toccato alcuni dei luoghi più interessanti del paese che è stato percorso , a partire da Dublino, da est a ovest, lungo la fascia centro meridionale. La prima tappa è stata l’Abbazia di St. Kevin , nella contea di Wicklow. Si tratta di un complesso monastico risalente al X – XI secolo a cui si accede attraverso un arco di pietra, unica struttura di questo genere ancora esistente nel paese. All’interno si trova un cimitero Cronache Castellane ancora in uso, una torre tonda del X secolo, oltre a vari edifici, tra cui il gioiello è rappresentato dalla St. Kevin Kitchen , un edificio le cui parti più antiche risalgono all’ XI secolo e che, con un minuscolo campanile di forma simile a quella della torre tonda, una sacrestia che sporge dal corpo dell’edificio e una ripida scalinata di pietra è un vero e proprio capolavoro, un modello di antica chiesa irlandese. La seconda tappa è stata dedicata alla visita di Kilkenny, la cui storia, fin dall’età medioevale, è stata legata alla famiglia anglo normanna dei Butler, conti di Osmond. Il castello, una delle fortezze più interessanti d’Irlanda, nel suo primo impianto (1172) era costituito da una torre di legno; solo 20 anni più tardi fu eretto il castello di pietra, con quattro torri, tre delle quali sono sopravvissute fino ad oggi. Venduto allo stato nel 1935 dagli eredi Butler, è stato restaurato e oggi, restituito al suo antico splendore vittoriano, apre al pubblico interessanti sale e una prestigiosa biblioteca. Un altro gioiello di Kilkenny è la cattedrale di St. Canice, costruita fra il 1202 e il 1285, le cui origini vanno molto più indietro nel tempo: nell’archivio della cattedrale è citata una chiesa in legno andata in fiamme nel 1087. Certamente la struttura più antica è la Torre rotonda fuori dalla chiesa, costruita tra il 700 e il 1000 sul sito di un antico cimitero cristiano. Nell’interno molte sono le lapidi e i monumenti funerari, particolarmente interessante la bella tomba nera con l’effigie di Piers Butler morto nel 1539. La contea di Tipperary ci offre la possibilità di godere di uno dei più affascinanti complessi archeologici irlandesi: la Rock of Cashel. La rocca è una verde collina sulla quale si trovano i resti di antiche fortificazioni. All’interno delle possenti mura si trovano una torre tonda ancora integra, un’abbazia senza tetto e la più bella cappella romanica del paese, la Chormac’s Chapel, in cui lo stile romanico si manifesta in tutto il suo splendore negli archi del portale finemente scolpiti, nel grandissimo arco del presbiterio, nella volta a botte munita di costoloni e nei magnifici fregi intagliati. La tappa successiva, Limerick, sulle rive dello Shannon, ha riportato alla mente ricordi letterari legati al romanzo di F. Mc Court “ Le ceneri di Angela”. Il King John’s Castle, situato sulla sponda orientale del fiume, fatto 25 costruire da Giovanni d’Inghilterra tra il 1200 e il 1212 sul sito di una precedente fortezza, al fine di sorvegliare la ricca regione dello Shannon, si impone al visitatore con le sue mura possenti e le sue torri. Peccato che sulla facciata, sopra i vecchi spalti merlati, sia stato realizzato un visitor centre in stridente contrasto con la struttura. Da qui, dopo una sosta alle Cliffs ov Moher, scogliere che raggiungono i 200 metri di altezza, una delle meraviglie naturalistiche del paese, da dove si può ammirare un panorama veramente spettacolare, percorsa la regione del Burren, particolarmente interessante dal punto di vista geologico. il gruppo ha raggiunto la città di Galway. Questa cittadina, oggi molto vivace e turisticamente rinomata, era un tempo cinta da mura di cui resta purtroppo molto poco: lo Spanish Arch, probabilmente un prolungamento delle stesse, attraverso il quale forse transitavano le navi che portavano in città le merci provenienti dalla Spagna, solitamente vino e brandy, e un altro tratto incorporato nella struttura di una zona pedonale commerciale. Galway è stato il punto di partenza per una serie di escursioni nella splendida regione del Connemara. Particolarmente interessante è stata la visita all’Abbazia di Kilemore, struttura neogotica simile a un castello, costruita da sir Mitchell Henry intorno alla metà dell’Ottocento per la propria famiglia, che dal 1920 ospita la comunità delle suore benedettine irlandesi di Ypres. L’edificio è imponente, ma è soprattutto il paesaggio che lo circonda, a rendere lo spettacolo dell’insieme affascinante. Certamente più interessante è il sito di Clonmacnoise, una delle più importanti città monastiche dell’Irlanda. Consiste in un campo cinto da mura all’interno del quale si trovano antiche chiese, high cross, torri rotonde, tombe in ottimo stato di conservazione. La storia del luogo ha inizio a metà dell’anno Mille, quando il santo Ciaran vi costruì un monastero che, nei secoli successivi, divenne non solo un luogo di preghiera, ma anche un ricco centro culturale. Gli edifici più antichi, costruiti in legno e argilla sono scomparsi e le rovine che si possono vedere oggi risalgono al X - XII secolo. Uno dei Rocca di Cashel, Irlanda. La rocca è situata alla sommità di una verde collina sulla quale si trovano i resti di antiche fortificazioni circondate da possenti mura. Al suo interno si trovano numerosi edifici religiosi. Tra i più importanti la Cattedrale e il Palazzo arcivescovile. Interessanti sono anche le abitazioni della servitù, costruite nel Quattrocento. Kilkenny, Irlanda. Castello normanno del XIII-XVII secolo. Il castello primitivo era una tipica costruzione normanna, dotata di una torre lignea posta su una piccola collinetta difesa da una palizzata. Trent’anni dopo le fortificazioni in legno furono sostituite da strutture in pietra. Nei secoli seguenti il castello fu rimaneggiato più volte, fino a farlo diventare una dimora gentilizia di campagna. 26 Cronache Castellane ttività delle sezioni manufatti più belli è la Croce delle Scritture, realizzata in arenaria, i cui pannelli scolpiti raffigurano la crocefissione, il giudizio universale e l’arresto di Gesù. Il viaggio ha avuto termine con la visita di Dublino e in particolare del Castello e del Trinity College. Il castello, costruito dal re Giovanni d’Inghilterra nel 1204 come simbolo del potere britannico in Irlanda, oggi non ha quasi più nulla dell’originale tranne una torre risalente al 1238 e alcune parti delle fondamenta che si possono vedere visitando gli scavi. Oggi si presenta come un grande palazzo e viene usato dal governo per cerimonie ufficiali, conferenze e via dicendo. La visita della città si è conclusa al Trinity College, un complesso universitario costituito da vari edifici tra cui particolarmente interessante è la Old Librairy, all’interno della quale si può ammirare il Book of Kells, uno dei libri più antichi del mondo. Si tratta di uno straordinario manoscritto miniato risalente probabilmente all’800 e contenente una copia dei quattro vangeli in latino, oltre a prefazioni, riassunti e altri scritti. Nina Serra Virdis Castello di Colle Val d’Elsa (SI). La parte alta del colle si compone di due zone ben distinte, il castello e il borgo. Una cortina muraria circonda i due siti. Al borgo si accede dalla porta Volterrana, costruita nel 1479 con il contributo di alcuni dei più importanti architetti militari dell’epoca. Nell’immagine sono ben visibili le mura in mattoni, ben conservate, che racchiudono il castello. To s c a n a UNA GIORNATA TRA COLLE VAL D’ELSA E STAGGIA A lla fine di Marzo, i soci della Sez. Toscana hanno organizzato una visita di studio di un giorno per visitare la città di Colle Val d’Elsa con le sue mura, la bellissima Porta Volterrana, le antiche vetrerie e la rocca di Staggia, appena restaurata. Colle Val d’Elsa è situata sulla sponda sinistra dell’Elsa, si organizza in tre nuclei, corrispondenti alle fasi di formazione che vanno dal X al XIII secolo. Essi si suddividono in: Il Piano, Colle Bassa e Colle Alta. La zona denominata “il Piano” è situata in basso e anche se oggi è di aspetto moderno, anticamente era la sede dell’antica chiesa della Spugna, pertinenza dell’abbazia di S. Salvatore. Il Castello invece, era collocato sulla cima del colle nel centro fortificato di Piticciano (oggi Colle Alta), originariamente tutto cinto di mura; questo si prolungava ad occidente nel Borgo, anch’esso circondato da una cortina di mura il cui unico accesso era dato dalla Porta Volterrana. Che chiude le fortificazioni di Colle Alta, e del terziere di Castello. Le fortificazioni di Colle Val d’Elsa sono una pietra miliare dello sviluppo dell’architettura fortificata Medicea, considerate come importanza seconde solo alla fortezza di Volterra. La Porta Volterrana (detta anche Porta Nuova) è di per se una piccola fortezza. Eretta nel 1479 con il contributo dei più grandi architetti militari dell’epoca (Francione, il suo allievo Giuliano da Sangallo, Francesco d’Angelo e Paolo di Francesco) è il caposaldo occidentale della cinta muraria. Un breve tratto delle mura è racchiuso da due possenti torrioni circolari, più simili a quelli riscontrabili nelle rocche che non nelle mura urbiche. Al centro della cortina, orientata nord-sud, si apre la porta con arco a tutto sesto. Il complesso, quasi tutto in mattoni, a prima vista può sembrare il fronte di una rocca, infatti è dotato di una forte scarpatura, di un doppio redondone a delimitare il tratto verticale, di un apparato difensivo a sporgere continuo su beccatelli triangolari in pietra e archetti in mattoni, e di un parapetto con merlatura e troniere. Elementi che da qui in avanti ritroveremo nelle nuove fortificazioni. Colle fu il primo esempio di applicazione di detti principi ad una porta urbana. Giunti a Colle, durante la mattinata i soci hanno percorso i tratti della restaurata cinta muraria soffermandosi davanti alla Porta del Sale bellissima nella sua imponenza. Successivamente passeggiando tra le piccole strade dell’antico borgo è stato possibile visitare il museo del vetro dove è stato proiettato un interessante video sulla storia dell’arte vetraria dall’origine (etruschi) ai giorni d’oggi. Intorno all’ora di pranzo, la comitiva si è spostata verso la rocca di Staggia. Questa è stata aperta per la prima volta, dopo i lavori di restauro e ristrutturazione durati quasi tre anni, proprio ai soci della sez. Toscana che hanno potuto visitarla e percorrerla in tutti i suoi spazi. La visita è stata molto interessante anche perché il Prof. Taddei, progettista dei lavori, nonché socio della sezione, ha chiarito con puntuali spiegazioni, le difficili fasi di esecuzione delle opere e le problematiche incontrate in questi tre anni nel recupero della fortificazione. È stato possibile visitarla nella sua totalità, salire sulla torre centrale posta tra il primo e il secondo recinto, visitare le due rondelle e percorrere il camminamento di ronda, ripristinato nel tratto di mura che collega proprio le due rondelle. Ad onorare l’avvenimento erano presenti anche i Proprietari che si sono gentilmente prestati ad accogliere i nostri soci entusiasti e che hanno donato loro il libro (di recente pubblicazione) che raccoglie la storia e tutte le fasi del restauro. È doverosa una breve descrizione di questa fortificazione. La rocca di Staggia si trova a sette chilometri da Poggibonsi verso Siena, sulla Via Cassia lungo il tracciato della via Francigena o Romea. Il fortilizio o rocca, situato su un poggio a fianco del torrente Staggia, domina un piccolo borgo murato. È costituita da due cerchie di mura molto alte (12 braccia) con torri tonde su due spigoli del perimetro e una torre quadrata quasi al centro (a cavaliere) del recinto interno (mastio). Cronache Castellane 27 Sul perimetro murato della seconda cerchia nello spigolo di levante, si trova un torrino quadrato, oggi diruto (crollo dovuto a cedimenti di fondazione) e staccato dalla muratura del perimetro. Più specificatamente è costituita da un recinto superiore murato e perimetrato da spesse mura che comprende uno spazio orizzontale in parte con manto erboso e in parte con muri diruti, una torre quadrata, due rondelle e un edificio costruito al suo interno addossato alla muratura perimetrale. La torre è costituita da cinque piani, da una terrazza con il torrino della campana. Le rondelle sono poste una vicino all’ingresso con tre piani di vita senza finestre con “terrazza” e l’altra nello spigolo opposto a cui si accede dall’interno del primo recinto. Secondo i recenti studi, sono di differente epoca di costruzione. Nella parte della scarpatura del terreno si trovano tre “grotte” scavate nel tufo, una raggiunge con un cunicolo il sovrastante pozzo. Giovanna Taddei Umbria A TODI ALLA MOSTRA “JACOPONE DA TODI E L’ARTE NEL SUO TEMPO” I numerosi soci sono stati accompagnati dalla dott.ssa Nicoletta Paolucci Orsini, alla mostra “Jacopone da Todi e l’arte del suo tempo”. Todi fu uno dei centri umbri che, con gli Etruschi, raggiunse importanza economica e politica. La città conserva un particolare aspetto medioevale ed è proprio lo spirito di questa straordinaria età, ad un tempo, ricca e affamata, santa e guerriera, che sembra aggirarsi sulle pietre delle sue strade. Tra quelle pietre, c’è anche lo spirito di Jacopone, poeta di ansie e di angosce, di struggimenti e di speranze, il poeta della Lauda, che canta un clima passionale e di apocalittica violenza. Con la Mostra si è voluto ripercorrere l’esperienza umana e spirituale del frate poeta ed approfondire il suggestivo dialogo tra la sua “Poesia” e l’arte figurativa in Umbria nel Duecento. L’Umbria è lo sfondo sul quale si articola il percorso della mostra, i modelli e le tipologie medioevali al tempo di Jacopone, attraverso l’esposizione di prestigiose opere di pittura, scultura, e oreficeria del XII e XIII secolo. L’Umbria, dunque, conferma la sua vocazione di “terra d’arte”, una terra che è una vera suggestione letteraria. DA NARNI SOTTERRANEA ALLA ROCCA DELL’ ALBORNOZ a società della comunicazione è oggetto di riflessione e di studio anche per i soci dell’Istituto Italiano dei Castelli, che hanno visitato il 26 gennaio la sede della RAI di Saxa Rubra. La visita ha compreso gli studi televisivi della RAI dove la delegazione è stata ricevuta dal direttore del TG2, Dott. Mauro Mazza. Il gruppo “castellano” mosso dalla curiosità di vedere quello che c’è dietro e dentro i programmi, è stato L accompagnato da due giornalisti che hanno risposto alle tante domande su quel mondo che raggiunge le nostre case, che affascina, qualche volta sconcerta. Il Direttore ha ospitato, gentilmente, il gruppo e ha introdotto alla visita che ha aperto un orizzonte sulle nuove strategie della comunicazione. Tale è stata l’introduzione nell’ambiente RAI che i soci sono stati anche ospiti del Direttore Mauro Mazza nella mensa RAI per la colazione. Nel pomeriggio è stata interessante la visita a Narni e a Narni Sotterranea. A Narni c’è un generale aspetto antico, che costituisce la tinta di fondo del quadro in cui si disegna la fisionomia storica della città. È una tinta di colore scuro, metallico, colore di tempo, colore di Medioevo. È medioevale l’anima di Narni, anche se l’età rinascimentale vi ha lasciato le sue mirabili tracce. Gli Umbri la chiamarono Nequinum, poi divenne municipio romano col nome di Narnia. A Narni nacque, nel 26 d.C., l’imperatore Marco Cocceio Nerva, ricordato per la sua saggezza ed il suo senso di umanità. Nel 965, Ottone I di Sassonia trovò nel vescovo di Narni l’uomo che gli occorreva per avere un papa ligio ai suoi disegni politici, e questi fu Giovanni XIII. Il cuore pulsante di Narni è la Piazza Priora, che da una parte ha la medioevale Casa Sacripanti e la Loggia dei Priori, del Gattapone, dall’altra il Palazzo del Podestà e la fontana trecentesca, col vaso di bronzo che ricorda il motivo di Fra’ Levigante nella Fontana Maggiore di Perugia. La poderosa Rocca che l’Albornoz commissionò ad Ugolino di Montemarte, domina la città. In questo ambiente nacque, nel 1370, Erasmo da Narni, chiamato Gattamelata, che preferì unirsi alla gente di Braccio da Montone, al mestiere di fornaio del padre. I soci “castellani”, hanno visitato “Narni Sotterranea”, dove il tempo si è fermato, una città sotto la città. Attraverso un passaggio nella muratura di un locale con cisterna romana, resto forse di una “domus”, si può raggiungere una grande sala dove si procedeva agli interrogatori del Tribunale dell’Inquisizione. I soci dell’Istituto sono tornati a Perugia con negli occhi questa città che, in parte è distesa sulla collina e in parte si inerpica come un’aquila afferrata con gli artigli allo scoglio e guarda di lassù la gola sottostante, dominandola. Igea Frezza Federici Rocca di Narni (TR). È situata sulla sommità di un colle e appartiene al sistema delle fortificazioni realizzate dal cardinale Albornoz. La rocca a pianta quadrangolare, con poderose torri angolari munite di apparato a sporgere, è circondata da un fossato e da una doppia cinta muraria. Al piano terra si trova la residenza signorile, le altre stanze servivano per la guarnigione. L’ingresso alla rocca, realizzato in pietra squadrata, è affiancato delle cortine murarie in pietra ben conservate. Antonio Canova, Ritratto di Paolina Borghese - Roma, Galleria Borghese Servizi e prodotti nel settore delle arti grafiche dall’ideazione alla stampa. 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