Pubblicando l'importante lavoro inedito dell' illustre Rosario
GREGORIO (f 1809) ho creduto conveniente premettere brevi cenni.
Varie notizie sugli Archivi regii di Sicilia sono accennate in
molti lavori siciliani di argomenti e di epoche differenti; ma
nessuna storica esposizione completa e ordinata ne fu fatta pei
tempi antichi e recenti (1).
(1) Indico per ordine di tempo i lavori antichi e moderni, che trattano egli Archivi regii di Sicilia. MONuITORE , .iìfonuniemfa Ifislorica Sacrae Domus
Mansionis, Panormi 1721 (nella prefazione Ad lectrem). - GREGoRiO , Bibliotheca Scriptorum, qui res in Sicilia gestas sub Aragonum imperio ret etere, Panornii 1792, t. Il, pag. 429 e seg.; introduzione allo studio del dritto pubblico
siciliano, Palermo 1794, pag. 87 (Opere scel(e, Palermo 1845, pag. 25). - ViijLABIANCA, Il Palernw d'oggigiorno iiella BThlioteca storica e letteraria di Sicilia
di Di MARZO, Palermo 1873, serie 11, vol. IV, pag. 16, 51, 63) ; Opuscoli palermitani, (Ms. Qq. E. 77, Bibl. Com . di Palermo). - BLCME, Iter Italicuni,
Hal]e 1836, v. IV, Drittcr Ahschnit, Sicilien enel Malta, pag. 104.—Vioo, Degli Archivi di Napoli e di Sicilia, pubblicato in Napoli nelle Ore solitarie (anno
1847, fase. IV), e in Palermo nel giornale La Falce (anno 1847, n. 52 e seg.)
e in Estratto stampato in Napoli e in Palermo. - PASCA, Storia degli Archivi
diplomatici di Sicilia (nel Giornale dell' Armonia, anno 1854, e. 92, 94, 96;
anno 1855, n. 2 e 4)—Collezione delle leggi, decreti, reserilhi, ministeriali, regolamenti riguardanti il Grande Archivio di Palermo e gli Archivi Provinciali
di Sicilia, Palermo 1855.—NARBONIe, Istoria della Letteratura Siciliana, Palermo 1857, t. VII, pag. 110, 127, 155; t. VIII, p. 45; t. X. mg 23, cd Epoca
Castigliana, p, 50 ; Della diplomatica siciliana (ne] giornale il Poligrafo, Palermo 1857, anno I!, voi. I, pag. 102 e seg.).—SILVESTRI, Saggio sull'organizzazione del Grande Archivio (li Sicilia (nel giornale La Favilla, Palermo 1859,
mm. 23, 25).—Inventario Officiate del Grande Archivio di Sicilia, Palermo 1861,
Document
li Il Il Il Il 111 I Il i i I i Il 111
0000005578504
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La maggior parte degli Archivi regii della capitale dall'epoca normanna sino al fine del secolo scorso fu conservata nel
real Palazzo. Soltanto venivano trasportate alquante scritture in
di pag. 116 in 8.° ( Cfr, recensione nel Giornate degli Archivi Toscani, t. VI,
1862, pag. 152; t. VII, pag. 343).—SALJNAS, Documenti relativi alla Sicilia, che
conservansi nel R. Archivio di Torino. Palermo 1861. - LA LUMIA, Nuovi ordinamenti del Grande Archi rio li Palermo, ivi 1864.—POLLACI, Della nomen-
clatura e qualità degli atti antichi, da servire per l'ordinamento di un archivio,
Palermo 1865.—Loin, Poche osservazioni al « Saggio della nomenclatura » ecc.
di POLLACI, Palermo 1865.—POLLACI, Risposta alle « Poche osservazioni » ecc.
Palermo, 1865.—SPATA, Capitula Regni Sieiiioe recensioni Francisci Testa addemu2a, Panormi 1865, pag. 16 e SC---SILVESTRI, Sullo stato e sulla riforma
della legislazione dei pubblici ilrehivi in Italia , Saggio ( nella Rivista Sicula
Palermo 1870-1812 voi. 111-Vili) e. in gstratto, di pag. 168-CXII.--(Cfr. recensione di SrAlmAnnA riell'Arch. SI or. Sic. D serie, Palermo 1873, pag. 443-451).—
SPATA , Nulle carte di Sicilia esistenti nei reqii Arelzivii di Corte in Torino
Roma 1872, pag. 3 e seg.—SILVESTRI , Cronaca del Grande Archivio di Palermo, (nell' Archivio Veneto , 1872, t. Il, pa g . 414; IV p. 412; VII, p. 198; e
nell'Archivio Storico Siciliano, la serie, anno I, Palermo 1873, pag. 125, 264).—
Progetto di legge pel riordinamento degli Archivi di Stato in Italia (nell'Areh.
Stor. Sic. vol. I, pag. 534 , e vol, 11, p. 108, 254). - Sul Grande Archivio di
Palermo e sui lavori in esso eseguiti dal 1865 al 1871, Palermo 1875, di pag.
120 in 8°. (Cfr. recensione nell'Arch. Stor. Sic. l a serie, vol. III, pag. 239).—
LA L1IA] , Palermo, il suo passato, il suo presente, i suoi monumenti )
Palermo 1875, pag. 115-118, - CARINI, Il prof. CUSA e gli studi moderni di paleografia e diplomatica (nell' Arch. Stor. Sic. la serie, vol. III, Palermo 1.876
pag. 351). - SALINAS, Documenti siciliani nell' Archivio della casa Gaelani di
Roma (nell'Archivio Storico Siciliano, anno V, 1880, pag. 138-151).—BIANCHI,
Le carte degli Archivi Piemontesi, Torino 1881, pag. 41.—VAZIO, Relazione su
gli Archivi di Stato italiani , Roma 1883, pag. 322-341.—PF'LIGK - HAwrrUxci,
Iter Italicum, Stuttgart 1883, e Appendix 1884. (Offre brevi notizie su gli
Archivi di Sicilia, tornite. (151115 Sopraintendenza degli Archivi Siciliani).—CARINI,
Gli Archivi e le Biblioteche di Spagna in rapporto alla storia d'Italia in generale e di Sicilia in particolare Palermo 1884-1896. - LION'rI, L'Archivio di
Stato di Palermo nel biennio 1883-188-1, 1885-86, 1887, (nell'Arch. Stor. Sic.
t. X, pag. 169; XI, pag. 519; XIII, p. 103) e negli anni 1888-89 (nella Rivista
Stor. Italiana, Torino 1890, VII, p. 642).—COSENTINO, Elenco delle scritture e
dei sigilli esposti nella bacheca della seconda stanza della Biblioteca dell'Archivio
di Stato di Palermo, ivi 1892.—TRAVALI, I documenti con firme autogra/'e nell'Archivio di Sia/o, Palermo 1892; Elenco delle scritture esposte nella bacheca
della prima stanza della Biblioteca, Palermo 1892.— SILvESrIu. Sulla soppressione delle Sovrintendenze agli Archivi (li Stato, l'alermo 1892; Sul temporaneo
deposito presso la cessata Sovrintendenza agli Archivi di Stato siciliani dei Tabularii di S. M. (li Malfinò e S. M. della Maddalena, Messina 1893; Isidoro
Carini e la sua missione archivistica nella Spagna, Palermo 1895, di pag. 188.-TAVANA e ARISTA, Indice generale dei notari del Distretto di Palermo, ivi 1897
(da pag. 47-82 è l'elenco dei « Volumi notarili conservati presso I' Archivio di
Stato) » .—MANZONN, Gli Archivi di Stato in Italia, Roma 1898.
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Messina per la residenza che colà facevano ad intervalli i Viceré con gli ufficiali.
Nelle principali città di Sicilia e in tutti i Comuni demaniali esistevano archivi regii per ufficii giudiziarii e di pubblica
amministrazione (1). La conservazione degli antichi atti notarili era
affidata agli stessi notari, detti perciò Conservatori (Conservator
aetorum) , e in varie città sorsero speciali archivi notarili, e
sono degni di nota quelli di Palermo e di Messina (2).
Nelle varie città e terre baronali erano speciali archivi degli
ufficii locali, dipendenti dalla giurisdizione dei baroni (3). Distinti
dagli archivi regii rimanevano, come sono tuttavia, gli archivi
dei comuni, di chiese, vescovati e monasteri, di ospedali, opere
pie e pubblici stabilimenti (4).
Quando nel secolo passato pei grandi avvenimenti dell'invasione francese e della repubblica Partenopea, la Corte Regia si
rifuggiva in Sicilia (dicembre 1798), i Tribunali e gli Archivi fu(1) Nei comuni per 1' amministrazione della giustizia era la giurisdizione
dei Baiuli. Ai giudizi civili presedeva il Baiulo, che nelle città maggiori era
detto in Palermo Pretore, in Messina Straticoto, in Catania Patrizio. Per la
giustizia penale erano i Capitani giustizieri. Per la pubblica amministrazione
esistevano gli uffici locali delle Segrezie, dei Portulani, dei Castellani ed altri.
Le varie norme su tali ufficii sono nelle Costituzioni e nei Capitoli del Regno,
e nelle Constitutioni Prammaticali di Mire' Antonio Colonna (Palermo 1583,
pag. 68-80).
(2) In vari tempi vennero promulgati ordini e leggi speciali per le Ibrine
degli atti notarili, per laa esatta e ordinata loro conservazione e per l'autenticità delle copie, con severe sanzioni penali. - COSE .. . . izo, I notari in Sicilia
(nell'Archivio Storico Siciliano, t. XII. 1887, pag. 304-365).LA MANTIA, Leggi
Civili del Regno di Sicilia (1130 - 1816) raccolte ed ordinate, Palermo 1895
pag. 144.
(3) Su la giurisdizione civile e penale nelle terre feudali, e la nomina dei
vari ufficiali e giudici locali basta indicare le note opere di CANrnNI , C'odex
jur'is pahliei siculi, Panormi 1805, t. III p. 2.' e t. IV. - GREGORIO, considerazioni sopra la Storia di Sicilia.— ROCCHETTI, Diritto feudale comune e .sicolo,
Palermo 1805,
(4) Non è necessario indicare distintamente, quanto può riferirsi a tali archivii , e dirò solo che in ogni comune (Unis.e,.xitas) si conservavano gli atti
speciali dei vani rami dell'amministrazione. GREGORIO, Considerazioni, lib. III,
e seg. - In ogni città erano archivi ben regolati per pubblici stabilimenti ed
anche per Chiese. ed ordini religiosi, che custodivano fedelmente da tempi remoti i documenti pci loro privilegi e pci' beni posseduti—Piani, Sicilia Sacra,
Panoirnii 1793.--VILLArn2XNeA, Palermo d'o9qhjiorno nella llihl.. Stor. Di MARZO.
2' serie, vol. III, e se.--(1.ii.o, Aneli /lia rifflf di JI'.oe, ivi I 7. nel-
l'Apparato agli Annali.
-6rono dal palazzo reale (li Palermo trasferiti nell' antico palazzo
dei Chararnonti, che dopo il 13 era stato sede del Tribunale
dell' inquisizione fino alla solenne abolizione (1782).
Sono ben note le vicende posteriori e la formazione dell'Archivio Generale nel 1814 e poi per legge del 1843.
Per gli Archivi delle altre città di Sicilia è giusto notare
che abolita la feudalità 112) i vari archivi locali dipendevano
direttamente dal governo. In Napoli per legge del 22 ottobre 1812
furono da (iioaehino Murat, su l'esempio degli Archivi 1)ipartimentali di Francia, istituiti gli ilrchici Prninciali , per raccogliere e conservare in unico archivio le scritture degli archivi
regii delle varie città di ogni provincia; ma in Sicilia fu adottata tale istituzione assai più tardi , nel 1843, Gli Archivi Proin Sicilia
Sicilia per la regolare e ordinata convinciali riuscirono utili
servazione delle più antiche scritture, che aveano sofferto varie
vicende e danni.
La memoria di GREGORIO, che viene ora da me pubblicata, si
conserva nella Biblioteca Comunale di Palermo (1). Ha per titolo
Del Reali Archivi, essendo scopo di GREoolno di trattare solamente degli archivi regii e non degli altri, ecclesiastici, comunali,
notarili e privati. Comincia dall'epoca normanna come inizio del
grande riordinamento d'istituzioni, leggi e costumi della Sicilia
sottratta al dominio musulmano durato per oltre due secoli , e
perchè da quel tempo in poi si conservano in gran parte gl' innumerevoli documenti.
Nell' Inb'oduione (illo t«dio del diito pubblico siciliano
(l94) GHEunno dichiarava pure che era necessario cominciare il
lavoro dall' epoca normauna, la quale peraltro ci presenta (lei
tempi, da cui bisogna richiamarsi, non pure la nostra storia moderna, ma delle altre nazioni ancora, pereioc.chè in essi si disposero a prendere nuova forma la più parte delle popolazioni di
Europa » (2).
Non omette pci tempi normanni nella Memoria alcune comparazioni con istituzioni ed usi in parte esistenti sotto la dominazione dei Musulmani. Divide il lavoro in quattro parti per le
varie epoche dei iVw'maiiìi ,reri , Aragonesi e Ca.stiqliani,
4
(1) Ms. Qq. F. 65, fol. 45-3. Altra copia si trova nel volume ms 4. Qq.
dai iììaìiOritti (li \gOliIiO (ALI&).
I). 62. f.(' I
2 mt
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cioè sino ai primordii del secolo XVI. Non si estende ad esporre
le vicende degli Archivi moderni, e accenna soltanto gli Archivi
ecclesiastici e dei comuni, alcuni ordini emanati nel secolo XVI,
e il noto naufragio (1607) delle scritture trasportate in Messina.
GRE;ollo ricava le notizie contenute in questa importante
memoria da testi di antiche leggi, da cronache, da documenti
conservati in archivi e tabularii e da varie opere storiche e giuridiche.
Può credersi che GREGORIO abbia fatto questo speciale lavoro
nei primordii del nostro secolo, e probabilmente dopo la pubblicazione (180f) del secondo volume delle Considerazioni (1).
Il bibliotecario can. Gaspare Rossi indicò questo manoscritto,
notando che è di carattere alieno (2). Ne diede notizia Giuseppe
SILVESTRI nel giornale La Fariiia (189), e ne riferì qualche periodo. Nel 1870 nella Rirista Sicula SITXES'l'RI traeva alquanto
notizie da quel manoscritto pci cenni storici su antichi ufficii ed
archivi di Sicilia, e inserendone vani periodi inesattamente giudicavalo un semplice abozo (3).
L'erudito benef. Cesare PASCA pubblicò nel Giornale dell'Armonia (18M-55) in Appendice una memoria col titolo : Storia
degli Archiri diplonlatici di Sicilia dei beneficiale Don Cesare
PASCA della Cappella Palatina - compilatore (4). E deplorevole
(1) Nella memoria di GREGORIO (pag. I, ifi, XIII, XV) si trovano alquanti
periodi quasi riprodotti con le stesse parole dall' Introduzione (Palermo 1794
pag. 91, 133. - Opere scelte, pag. 26, 36) e dal torno Il delle Considerazioni
(pag. 22, 49, 73, 77—Opere scelte, pag. 144, 156, 165, 167).
GREGORIO nella introduzione aveva fatto brevi ed importanti cenni su gli
Archivi Regii, Comunali ed Ecclesiastici , trattando dello Stato della diplomatica siciliana, e deplorava che per lo studio del diritto pubblico non si avessero
ancora per le stampe utili raccolte diplomatiche tratte da quei vani archivi. Ricordava di avere dato un saggio di raccolta di diplomi aragonesi nella Bibl.
Araq. e iiioltte diceva: Siccome alla intelligenza degli oggetti civili e politici
graìidissimi aiuti e vantaggi, più che le magre cronache e i digiuni annali,
posson recare i diplomi, quindi giacendosi la più parte dei nostri negli Archivi
tuttora sepolti, egli è chiaro che alla maggior perfezione del nostro diritto
pubblico mancano i mezzi più adatti e più necessari. » (Introd. pag. 93.—
Opere, pag. 26).
(2) Rossi, I Manoscritti della Biblioteca Comunale di Palermo indicati e
descritti. Palermo 1846, pag. 298.
(3) Rivista Sieda, vol. IV, Palermo 1870, pag. 36, 44, 95 vol. V, pag. 40.
(4) E contenuta nei n. 92, 94, 96 di novembre e dicembre 1854, e nei
n. 2 e 4 di gennaro 1855.
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che PASCA abbia col suo nome e con lievi aggiunte per l'èpoea
più recente, dato in luce la memoria medita di GREGORIO introducendovi dall' inizio alterazioni di periodi e interpolazioni. Dicevasi compiiatwe quasi a far credere che da varie, opere ritraeva quelle notizie, senza indicarne gli autori (I).
Tutto dimostra che il lavoro di GREGORIO quasi interamente
e con alterazioni vi è riprodotto, senza far neppure menzione
dell'illustre storico del diritto pubblico siciliano. GREGORIO potè
formare quella breve e importante memoria sol perchè avea fatto
per tanti anni i noti e celebri lavori storici e diplomatici su la
Sicilia. La menzione del nome di GREGORIO era un dovere per
evitare il meritato rimprovero di plagio, ed invece di attenuare
il merito del sedicente compilatore (peraltro cultore delle patrie
memorie) avrebbe accresciuto autoritt alla sua pubblicazione.
(1) Il diligente NARBONE, in buona fede, nel 1857 nella Istoria della Letteratura Siciliana (t. VII, pag. 94) annunziò che PASCA dovea fare una eonpiuta
Storia degli Archivi e che ne avea (lato per saggio quattro articoli preliminari
nel Giornate dell'Armonia, Palermo 1854, n. 92 e í3egg.
DEI REALI ARCHIVI
MEMORIA INEDITA
DEL CAN. ROSARIO GREGORIO
Re Ruggieri, che prode ed assai ingegnoso era, e più che di forze, di
senno valeva, estesi avea i suoi dominii al di là del mare, e dopo una guerra
di presso a dodici anni erasi reso signore del Ducato di Puglia e del Principato di Capua; e così avendo ridotti i suoi dominii ad un più ampio e potente reame che sino al Tevere continuava, col voto della nazione tutta assumer volle il titolo di Re e già pubblicamente era riconosciuto dall'estere
nazioni. Ei seppe si saggiamente ben regolarsi nell' ordinare gli ufficii di
giustizia e di pubblica economia, che colla forza del governo e la saggezza
delle leggi avea bastantemente provveduto alla pace e alla felicità dello Stato.
E perehè niente mancasse alla grandezza e al decoro della Corona , ed al
buon ordine del governo, ad imitazione del normanno conquistatore d'Inghilterra volle instituire i Grandi TJfflcii della Corona.
Di questi furon diretti alcuni a sopraintendere alle forze dello Stato,
altri alla retta amministrazione della giustizia e della pubblica economia. Era
capo delle flotte di mare il Grande Ammiraglio, e degli eserciti di terra il
Gran Coxnestabile. Il primo ministro di giustizia era il Gran Giustiziere, ed
all' entrate del Principe il Gran Oamerario sopraintendeva. Riservato era il
governo interno della Casa reale al Gran Siniscalco. Il Protonotaro era il
primo Segretario di Stato , ma la direzione del governo e 1' incarico degli
esteri affari al Gran Cancelliere si apparteneva.
I'
Scelta metropoli del Regno Palermo, che sotto il governo degli stessi
Emiri era stata sede e centro del governo , nel Rea! Palazzo risedeva la
Regia Corte, ivi in nobilissime ed amplissime stanze si tenevano i privati
e i gran Consigli di Stato ; ivi la Real Segreteria in cui i Scrigni e i Reali
Registri conservavausi , dove erano i Seriniarii e i Notari parte a scrivere
le regie risoluzioni ed altri a registrarle, ed eravi chi ordinate nei scrigni
riponeale, chò colla direzione de! Gran Cancelliere tutto ordinavasi.
E per non allontanarci di molto da quel che ci siam proposti di esporre,
egli è qui il luogo di incominciar le nostre ricerche sullo stato dei Reali
Archivi.
Sotto i 1'1orm&nni
Il Falcando. ove ci riferisce che nel 116o il Rea! Palazzo fu posto a
sacco, dice che si perdettero i libri delle Consuetudini, detti Defetarii.
Alcuni han preteso che questi non erano che i Registri dove era delineata
la feudale descrizione , ma in verità questi non eran che i registri dove
eran notate le regole, secondo le quali la quantità e la qualità del servizio
militare dovea tassarsi, che era diverso secondo la diversa qualità dei feudi,
od eranvi notati i casi nei quali doveansi esigere gli adoamenti, i rilevj ed
altri dritti fiscali, che dai possessori dei feudi esigevansi, che in quei tempi
eran reputati il patrimonio della nazione.
Non è egli verisimile che questi Registri contenessero la geografia feudale, imperocchè nei tempi del primo Guglielmo quando smarrironsi, facendosi trarre da prigione Matteo notaro di Corte, arrestato per delitto di fellonia, come colui che era stato a fianchi di Majone, fu destinato a rifare i
perduti Registri. Or mente umana non può capire certamente i tanti nomi,
i diversi limiti e tutto quel che una feudal descrizione contiene. Anzi mi
pare che il Falcando chiamandoli libri di Consuetudini , li volle al certo
distinguere risi Defetarii dei confini. Peraltro un autografo dei Registri
dei confini fatto per mano del Protonotaro sin dal 1123, ed altri ancora esistevano nel 1188, come chiaro rilevasi da una carta del Tabulario di Cefalù, e da quanto il Falcando riferisce, i Dc/ètarii delle Consuetudini eran
già perduti.
Nell'Archivio pure della .ReaI Cancelleria conservar doveansi gli instituti e il rito, che formavano il codice della nazione in quel tempo , giusta
il quale le Curie regolavansi. Imperocchò sotto il Gran Conte Ruggieri ccmecchè si visse con pure consuetudini e quelle costumanze da Roberto Gui-
ITT
scardo introdotte, e dal Conte approvate, pur nondimeno da che R
Ruggieri getto i fondamenti di una più sistemata monarchia . stabilì più
leggi ossia costituzioni, che furono con quelle dei Re successori poi compilate da Pietro delle Vigne. Or non essendovi luogo più sicuro e più opportuno che i Reali Archivi, in essi dovettero custodirsi, e non essendovi fino al
1160 altre leggi con le quali i popoli si governavano che quelle dai suoi
re, o di nuovo stabilite, o da essi autorizzate, di questo codice al certo parla
il Falcando quando dice ritusque et instit.uta Guriae prorsus e.ssent incognita,
e che nel Real Palazzo dovea conservarsi.
Non ò pure fuor di proposito il supporre, anzi se vogliamo anticipar le
notizie che in altro luogo ci siam proposti di esporre, si può per certo sta
bilite che nel Rea! Palazzo pure conservavasi I' Archivio della Doana.
L' esempio del Conquistatore inglese indotto avea Re Ruggieri di allibrare
lo Stato tutto; ei volle presentate le carte di concessioni dei feudatarii e
degli stessi ecclesiastici ; ed un'opera tanto utile ma faticosa nel tempo
stesso affidandola a diverse e perite persone, arrivò a varie riprese al fine
di compirsi la descrizione di tutti i feudi. Or questi Registri che nel linguaggio dei tempi vengon detti registri dei Confini, quaderni di Divise, formavano la maggior parte dei Reali Registri che nell'Archivio doanale conservavansi, E non solo ivi trovavansi accuratamente descritti i confini e le
misure delle terre, ma anche ivi eran registrati i villani, che come indivisibili pertinenze dei fondi eran riputati. Queste note Platee appellavansi.
Oltre le Platee e i quinterni dei confini , con distinzione erano registrati quali feudi appartenevano alle Contee, quali alle Baronie , e quali a
semplici feudi, ed eran distintamente notati i feudi che tenevansi in rapite
Curiae, che indi furori quadernati; e non pure aveavi il notamento dei
feudi sudetti, ma anche la quantità delle peculiari prestazioni. ossia il numero
dei militi che dovea ciascun feudo.
Erano stati esenti sotto il Conte Ruggieri le gran tenute accordate ai
Prelati e alle Chiese dal militar servizio. Ruggiero suo figlio ossia che
trovò in istato di opulenza gli ecclesiastici, o che non volle disnaturare la
natura dehli feudi, che giusta il sistema dei tempi eran destinati a formare il
patrimonio della nazione e le forze dello Stato, ]i volle sottoposti, come tutti
gli altri, ai naturali pesi. Quindi i Rulevii dagli ecclesiastici dovuti, dovettero
esser nei censuali libri della nazione notati.
Insomma nei registri doanali eranvi notati tutti i pesi dei feudi e dritti
fiscali, che formavan il patrimonio reale.
lv
Vi è argomento di credere che sin dai tempi di Re Ruggiero vi
erano i notamenti dei figli dei nobili nelli Doanali Registri. Imperocchè il
Freccia attesta averne veduti dei tempi dell'Imperatore Arrigo e suo figlio
Federigo. E siccome fu una instituzione del Re Ruggiero che nessuno potea
essere ascritto alla milizia se non discendea da militar famiglia, ed egli
ordinò che per privati contratti non potean i feudi passare in altre famiglie
senza real permesso , e fece un ordine separato dei feudi ; perciò è ben
fondato il supporre che pria di Arrigo fin dai tempi normanni praticavasi
di registrare nei Doanali Archivi li figli dei nobili.
Pare da alcuni monumenti dei tempi che la Doana sia stata locale, e
solo residente in Palermo , ma dai tempi di Federigo in poi abbia avuto
una riforma questo ufficio. Quindi è che subordinati agli amministratori clic
componeano l'officio della Doana dovean esser tutti gli ufficii di amministrazione, ai quali dovean dar conto delle loro percezioni.
E siccome oltre una certa rendita, che percepiva la Corte dalle prestazioni feudali, eranvi le gabelle e le colle, le quali or si davano in credenza
o in e.xlalium, doveasi dar conto nel Doanale Ufficio, e tutto mettersi a registro,
come lo stesso pure dei proventi di mare far doveasi dagli amministratori
di essi che erano i Camerarii , come a questi doveanio praticare i Bajuli.
Imperocchè Re 1-luggieri voleva in iscritto registrata la rendita dello Stato.
Insomma pare che sotto i Normanni il conto di quasi 1' intiere reali
finanze doveasi dare nell' Ufficio della Doana. Comecchè 1' amministrazione
della Galea di Messina, ossia delle rendite addette al Navilio Reale, abbia
avuto un magistrato suo proprio, che quindi abolito. l'aggregò Federigo alla
Segrezia di Messina; pur nondimeno i registri degli introiti conteneansi nella
Doana, si per lo prestazioni dovute dai Siciliani, come per quelle dai Calabresi solite corrispondersi. Onde pare che i registri fiscali sì di Sicilia che
della Calabria , che era una pertinenza della Sicilia , nella nostra Doana
conteneansi.
Doana che in origine è parola saracena , significa un ufficio che in
questi tempi amministrava il Reale Patrimonio ; quel che sopraintendeva a
questo ufficio era detto Magister Doanae , i &o-eli, Gaili et Qu12esore9
erano a lui subordinati. Riconciliati i Saraceni coi Normanni, furono essi
ancora ammessi ad amministrar rendite ed officii fiscali, e non pochi furono
abilitati in questi Doanali ufficii, e lo stesso Maestro della Donna tante delle
volte era arabo. Ad esso si trasmettevano le carte di concessioni per farle
trascrivere, per quindi sottrarsi dall'intiero patrimonio quella data porzione
concessa.
È stato antichissimo l'uso di rinnovar carte. E in Sicilia sin dai tempi
di Re Ruggiero furono i feudatarii tutti obbligati a presentarle per confermarle esso. Or spettava a questo ufficio il far la verificazione delle carte e
quindi rinnovarsi dietro fatta la collazione coll'originale. Onde veniva detta
Doana verificatrix et conservatrix.
Questo dritto di rinnovar le carte , che in tempi posteriori transuntar
diceasi, fu dai Notari esercitato anzi fu in fine esso mezzo di guadagnar
danari i Notari, apostolici e imperiali, che quasi in ogni parte abusivamente
si introdussero.
A questo proposito pare superiore ai lumi del secolo il vedere Federigo
imperatore dettar le più esatte regole di diplomatica , in occasione che doveansi verificar le carte che presentarono gli interessati dell' Ospedale di
S. Giovanni delli infermi (Regesto p. 369).
Instituita da Re Ruggieri una Magna Curia , a cui eran soggetti i
magistrati tutti che amministravan giustizia , ed essendo un magistrato di
appello , e che pure in prima istanza decideva certe determinate cause ,
facile il supporre che le carte di giudicati, ossia le sentenze che proferivansi,
dovean mettersi a registro. Non trovo però monumenti dei tempi intorno
all'Archivio di questo sì insigne magistrato.
And ritrovando non poche carte di giudicati nei Tabularii delle Chiese,
senza che alcuna volta fosse interessata quella Chiesa, sembra doversi supporre che una tal Curia ambulante dava i Registri a conservare negli ecclesiastici Archivi, che in questi tempi reputavansi quasi dapertutto per pubblici archivi. Ed in ciò mi confermo dal registro di Federico , dove chiaramente appare che il citato Imperatore ai suoi tempi ciò permetteva.
Sotto gli SVei.
Federigo che per la conservazione (lei quinterni dei giudicati avea
tanta fiducia negli ecclesiastici, abbandonandoli alla loro cura, mostrò all'incontro tanta esattezza e rigore nel voler nei Reali Archivi conservati i Registri fiscali. Ergesi severamente riprendendo di negligenza il Segreto di
Messina per aver lasciati in poter del vescovo di Siracusa una cassa di
quinterni. Conservandosi nella chiesa del Salvadore di Messina certi quin terni , ordina al procuratore della Chiesa (li consegnarli per conservarsi
nelli Archivi Reali.
Per massima costante mantenne il doversi i reali Registri nei Palazzi
e Reali Castelli conservare. Tesoro chiama i luoghi dove essi conservavansi.
VI
Il Resi Palazzo in Palermo, il Castello Reale in Messina erano i luoghi destinati per la conservazione. La custodia di questi Archivi la incaricò ai
rispettivi castellani, ed essi dichiarò responsabili.
Gli originali quinterni con somma gelosia volea custoditi, e bisognando
alli stessi officiali fiscali, come erano i Segreti, i (}aiti, non volea che originalmente si consegnassero , ma si esemplificassero ossia da fedeli notari se ne
facessero le copie, e gli originali si riponessero nei Reali Archivi o sotto la
cura dei Castellani. che conservavano in un luogo col proprio sigillo sigillati.
O che il secolo XIII fu più colto, o che è più facile ridurre in migliore
stato le cose già trovate, Federico comecehè i sistemi normanni non abbia
essenzialmente cambiati, pur nondimeno aggiunsevi qualche cosa di più nei
sistema di economia, e nel costituir i distretti dei magistrati di economia.
Ciò dovette cagionare un nUOVO ordine nei Reali Archivi, ed ovecehè
sotto i Normanni sembra aversi avuta solo in Palermo una Doana piantata,
e perciò un solo doanale archivio, sotto lo Imperadore stabilendo in Messina un altro principale Segreto , con esso fondovvi un' altra Doana , e un
altro archivio ; e siccome in quello di Palermo conteneansi i registri reali
spettanti ai reali introiti di quà del fiume Salso, in quello di Messina quelli
che la rendita conteneano delle provincie di là del detto fiume sino al Castel
di Roseto. Di modo che come i Camerarii del distretto di Palermo a quello
ivi residente dorean dare i br conti , così a quel di Messina dovean darli
i Camerarii tutti che amministravan la real rendita sino al Castel di Roseto.
Oltracchè sotto Federigo abbia continuato 1' uso normanno che il real
patrimonio, ossia le rendite del Fisco che ammninistravansi dai Segreti, a cui
eran sottoposti i subalterni officiali, eran registrati nelle Doane , i cui quinterni custodivansi dai Reali Castellani avendo l'imperatore constituita una
Magna Curia di Maestri Razionali, dovette al certo fondarvi un altro
archivio fiscale.
L'ufficio della Magna Curia dei Razionali era quello di far notare e di
sindacare i conti degli amministratori (li economia ; i Razionali registravano i conti e chiamavano i conti degli ufficiali di economia, clic sornmettevano ai Maestri Razionali i raziocinii loro, che quindi quittavano. E ritrovando che questa Magna Curia sin da tempi antichissimi radunavasi nel
Castello a mare di Palermo ed ivi tenea Corte, sembra che ivi pure conservar
doveansi i registri dei conti presentati. Anzi essendo chiaro dalle memorie
dei tempi che nel Real Palazzo teneansi i Doanali Registri , è ben fondato
il supporre che non solo differenti erano i registri di questi due archivi, e
VII
da diverse persone formavansi, ma anche in luoghi distinti e separati conservavansi e da differenti persone custodivansi.
Continuò sotto Ji'ederigo la Sicilia ad esser sede dei suoi sovrani, 11011
ostante che i dominii di lui al di là del mare erano assai estesi; quindi in
Sicilia continuò a mantenersi la Real Cancelleria come sotto i re normanni,
e comecchè le guerre e le di lui spedizioni oltra mare portarono che dovealo
accompagnare il Cancelliere di Stato, pur nondimeno i Registri degli ordini
imperiali curossi a riporli nella Rea! Cancelleria. Ci conferma in questa opinione un frammento, sino ai nostri di sottratto dall' ingiuria dei tempi , degl'imperiali registri rimastoci, che pubblicossi dal Carcani ad calcem delle
Costituzioni, il quale sebbene si cacciò dall'Archivio di Napoli , questo sino
al 1513 negli Archivi Siciliani custodivasi.
Sotto gli Ilr'aonesi.
Estinte la famiglia degli Svevi, e dopochè furono gli Angioini cacciati
dalla Sicilia nella fainàsa rivoluzione dei Vespri, essendo distaccati dal reame
di Sicilia le provincie del continente che restarono sotto la signoria degli
Angioini, nei nostri archivi non più si dovettero tenere i registri che erano
soliti farsi, essendo la Sicilia sede reale dei re che il continente governavano. Onde confessa il Giannone che in Napoli avvenne che si diede miglior
forma agli Archivi, quando gli Angioini fissarono la sede reale in quel regno.
Ma il danno maggiore per i nostri archivi in questi torbidi tempi fu
che non poche dalle nostre carte si perdettero. Ma quanto la perdita è certa,
tanto ignota la vera causa di esser mancati. Tmperciocchè li registri i più
antichi, che son quelli della Cancelleria, non incominciano che dopo il 1311.
Non mi sembra ben fondato il sospetto di attribuir la perdita dei nostri
monumenti ai trasporti altrove, che nel cambiamento dei Governi suole accadere ; poichè Manfredi non avea luogo dove portarli, ed esso coi Suoi fu
ucciso nel regno, senza che avesse preveduto un tanto infelice esito. Corradino non dimorò in Sicilia, nè da Sicilia parti quando corse ad incontrar la
morte. Gli Angioini inaspettatamente furon dalla Sicilia cacciati. Nò quando
poi Giacomo lasciò l'isola era nel pensiero di perderla per sempre. Ma piuttosto mi do a sospettare che le turbolenze, li sconvolgimenti che dietro la
morte di Federigo vessarono l'isola finchò si rese padrone Carlo d'Angiò, e
quelle che seguirono dietro la espulsione dei Francesi, e li tempi torbidi che
corsero pria che Federi- , n avesse salito al tro,in ahhiauo cai-nafx) una
tanta perdita.
VIII
1i veder frattanto 1' uso vegliante nei tempi infelici di Ludovico che
nell' officio del Protonotaro registravansi alcune carte, non potendo questa
istituzione attribuirla a re , che le critiche br circostanze non 1' avrebbero
permesso, quando anche capaci fossero stati a pensano, mi do a credere che
questo Archivio del Protonotaro, ossia un tal uso di registrar le carte in questo
ufficio, dee piuttosto o a Giacomo o a Federico attribuirsi, sebbene i registri
che ci sono rimasti non incominciano che dal 1360.
Morì Federigo 11 nel 1337, e il suo regno già tendeva alla dissoluzione;
il di lui figlio Pietro fu semplice, o puro che di leggieri faceasi dominare
dai grandi. Il governo dell'isola potè sussistere fino al 1347 per le virtù o
i personali meriti del Duca Giovanni , ma tostochè questi finì di vivere non
potè esser nè più vilipesa , nè più dai baroni usurpata 1' autorità sovrana;
comecchè nel regno di Ludovico e suo fratel Federigo, e finchò Maria non partisse dall'isola si fosser divisa tutta l'autorità sovrana, fuvvi pure un nome
e una vana ombra di re, ma ove Maria nel 138 fu portata in Sardegna fu
consumata l'anarchia.
Gli ufficii di giurisdizione si usurparono dai grandi; i Giustizieri provinciali che ave.an mancato d'importanza sotto re Federigo, avendosi i Baroni
divise le città tutte del Demanio, oonoscevan le cause criminali in qualità di
Regi Capitani a guerra , corno anche quelle delle loro Baronie. Ciò fece
mancare nella Rea] Cancelleria le solite carte di elezioni e mancar dovettero
i registri delle sentenze dei Giustizierati udii Reali Archivi; e di fatto sotto il
governo di Federigo il semplice e di Ludovico non fissi di questi più menzione,
nè incontrasi carta che 1cr sia relativa nei Reali Archivi. Solo la prima e
forse unica volta si ha memoria del Vai di Ca.strogiovanni e di Demone nel
1374, che fu venduto a Ruggieri Spadafora barone della Roccella questo
ufficio e che avea sborzato al re onze 400. Del resto sparirono i Giustizieri.
I Maestri Razionali del regno cransi resi inutili, come confessa lo
stesso buon Federico, usurpati si erano i regii proventi i baroni; mancarono quindi naturalmente i magistrati e gli ufficiali addetti alla regia amministrazione economica, e se la vana ombra restò , quali conti, quali registri
vi potean essere? i re ridotti essendo a miseria ed indigenza, onde i registri
Doanali cessarono,
Resi despoti e indipendenti nelle loro Baronie i signori, ed amministrando senza soggezione della Magna Curia le città demaniali, si tacque la
Magna Curia e finirono i suoi registri, naturalmente tacquero intieramente
le appellazioni. 1 Maestri Giustizieri e gli altri officiali, che eligevansi dai
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sovrani, e che per antiche massime della Costituzione per un certo determinato tempo eligevansi, divennero vitalizii ed ereditarii e a beneplacito, e
si diè all'eletto la facoltà tante volte di sostituire. Ciò portò che non leggonsi
più nei registri di questi tempi della Cancelleria le solite cedole che annualmente spedi s'ansi.
Fu una massima della nostra costituzione, non ostante che nelle signorie
l'elezione degli officiali far doveasi per liberi suffragi, e che ai Baroni spettava il diritto di investire quei che dal maggior numero dei voti resultavano, pure la notizia doveasi alla Regia Corte dare per la conferma. Queste cedole mancarono nei reali Registri, giacché i magistrati dei Comuni non furon
più colle legali forme eletti, o se eligevansi , nè liberi nì legittimi furono i
squittinj, nè più ricercossi la conferma e l'approvazione degli eletti.
Nelle stesse città del Demanio non diversamente si praticò sotto la signoria dei grandi, che dispoticamente le signoreggiarono, anzi talvolta l'audacia dei grandi rese tanto audaci le stesse città e terre reali, che quando
arrivarono i re a mostrar coraggio di costituirvi i Capitani, di esse talune
cacciavano gli eletti dal re, ed altri ad arbitrio loro ne costituivano.
I partiti dei grandi ebber le loro vicende, fuvvi un tempo che i Palizzi
di Messina tiranneggiarono l'isola e il governo, e vi fu pure il tempo che q
i Ventimiglia, e in certi tempi gli Alagona si giuocarono dei re imbecilli.
Queste alternative e questi urti scambievoli dei partiti lasciavano i re per
certo breve spazio in uno stato di far esercitare le loro sovrane prerogative.
Onde è che vedesi messa in esercizio o disserrarsi la Real Cancelleria,
e l'officio del Protonotaro, e di fatto vedonsi sino ai nostri dì rimasti alcuni monumenti di questi infelici tempi. Ma non sono questi l'intieri e continuati registri di allora, imperoechò i registri della Cancelleria, che conservavansi in Messina pria del 1370 nel Real Palazzo, soggiacquero alla disgrazia dell'incendio.
Luca Barberi riferisce che Bernardo Passaneto non avea potuto mostrare i privilegi del feudo di Michilcari pci' la detta ragione, e la di lui
scusa fu tanto vera che Federigo nel 1370 gli concesse un nuovo diploma,
quel Federigo sotto i cui occhi eran accadute quelle sciagure.
E non solo li reali Registri, ma gli stessi privilegi dei particolari avevan
sofferto delle disgrazie. Oltrachò chiaro scorgesi da quanto riferisce il citato
Barberi, ciò conferma la prescrizione che accordò Martino per il possesso
dei beni a coloro che avean perduti i privilegi, lo che pure praticò Alfonso.
All'arrivar Martino nell'Isola ben si accorse che li Reali Archivii erano
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o
nonchò manomessi, ma anche giaceansi nella polvere quei frammenti che
eran restati; e siccome gli ufficii tutti eransi tra loro confusi, perciò non
notavansi nei proprii registri le carte, che qualche volta occorreva di registrarsi.
Capì che i dritti della nazione e della Real Corona e dei successori al
Regno e il buon ordine dello Stato dipende molto dai monumenti che conservansi; quindi egli si mise a ridurre alla loro prima istituzione, per quanto
le circostanze il permettevano, i Reali Archivi.
Martino che saggio ed avveduto era, sin dal momento erasi sposato
con Maria il giovinetto suo figlio, non lasciò giammai di adoperar anticipatamente le vie della persuasione, e tenne aperto commercio di corrispondenza e di pratiche per instituir la nazione e adoperar la via della persuasione; quindi sin dal febbraro del 1383 mandò quattro Vicarii, e nel 1385
gli stessi spedì ai Baroni, come pure nel 1391 con lettere di credenza spedì
diversi ambasciatori con gravissimi incarichi. Or in tal corso di tempo, finchè
nel marzo del 1392 sbarcò in Trapani colla real famiglia, non poche carte
erano uscite dalla sua Reni Cancelleria. Egli dunque stimò alla ristorazione
dei reali Archivi siciliani opportuno di fr trasportare i Registri fatti in tal
tempo, e riporli nella Cancelleria ed officio del Protonotaro.
Martino venuto nell'Isola, non essendo altro d'ordinario il Cancelliere
che Catalano, erausi introdotte nei nostri diplomi alcune formole catalane,
ma essendo la Sicilia un regno che vivea con costumi e maniere di vivere
diverse da quei dei Catalani, e ben potendo queste nuove parole portar seco
nuovi dritti e nuovi pesi, ordinò con una sua costituzione che la Real Cancelleria ripigliasse lo stile antico e usitato nei tempi di Federico Il, E una
tal provvidenza ordinata in Catania, forse non eseguita, indussolo ne] parlamento di Siracusa a rinnovarla.
Naturalmente poi con sue reali provvidenze, messi in esercizio gli ufficii
di giurisdizione, si dovettero ripigliare i registri della Magna Curia e degli
altri subordinati magistrati; anzi fu stabilito allora abuso, e perciò vietato
al Cancelliere, Protonotaro, Segretario di spedir lettere spettanti a giustizia,
essendo di pertinenza della Magna Curia il conoscer di giustizia.
E quando pure si venne a ripigliar la rendita dello Stato e fissarsi la
rendita delle Sogrezie ed altri dritti fiscali, incominciò a rinnovarsi l'uso
antico di notarsi i conti nella Curia dei Maestri Razionali ossia Tribunal
del Patrimonio. E difatti negli anni scorsi messo in un certo ordine un
tale archivio vedonsi i registri sin dal 1396.
XI
Se vi fu perdita che costernò Martino, al certo fu quella di veder manomessi e del tutto perduti i registri Doanali, onde è che non incominciano
i suoi registri che dai tempi di Martino, e forse la nazione sino ai nostri dì
ne prova ancora le funeste conseguenze.
Lo stato feudale sin da Re Ruggiero era stato descritto, erano fissate
le feudali prestazioni che formavano Io finanze dello Stato. Sotto Federico
Aragonese erano queste tavole censuali normanne riformate e ridotte nei
reali Registri, e pure interamente eransi perduti questi importanti monumenti.
Martino hisognè egli nel 1407 far ricercare quali eran le terre feudali soggetta a pagare il censo annuale, quali vendizioni e permute ed alienazioni
di feudi eran seguite, e nel 1408 bisognà far descrivere esattamente il
Regno colla distinta specificazione del servizio militare. Questa descrizione,
che sino a' nostri cli conservasi, con sommo disvan€aggio della nazione
tutta è pervenuta a noi senza la specificazione e il notainento del servizio e
dei pesi, a cui allora furono assoggettati i feudi, e Iddio non voglia che
maliziosamente sia da qualobe mano interessata rapito un tal registro dalli
Archivi reali, giacchè il Muscia che ha pubblicata questa descrizione dice
che il manoscritto da cui cavò la detta descrizione, fu Cavato dalla Rea!
Cancelleria per ordine di Don Carlo d'Aragona, che fu forse quello lasci6
Presidente di Regno nel 1566, Garzia di Toledo Vicerò.
Martino insomma in niente si risparmià per ridurre in ottimo stato i
Reali Archivi, non risparmR fatiche e diligenze. Egli stesso sapendo che
vi era un libro della coronazione dei re di Sicilia , non ebbe difficoltà di
domandano per riporlo nei Reali Archivi.
Sotto i Castigliani.
Lo stato che era tutto dissoluto all' arrivo di Martino, avea di bisogno
di una più lunga e d'una maggiore riforma per prendere una più solida e
durevole consistenza; ma le ne circostanze e 1' immatura morte dei Martini
non aveania permessa. Quindi sotto i re successori non mancarono disordini
nelli ufficii e nel buon ordine degli Archivi; e vi accrebbe vieppiù il disordine la perdita che fece la Sicilia della residenza dei suoi sovrani, di cui
sin dai primi tempi della conquista aveva goduto. Frattanto non risparmiarono cura e diligenza i re successori per dar riparo ai disordini e alle gravi
perdite, che veniva di soffrire il patrimonio reale dalla mancanza ed inesattezza dei registri fiscali. Ferdinando di Castiglia ben si accorse che la mancanza nel registrare i privilegi, le provisioni le assegnazioni, le distribuzioni,
XII
l'amministrazione dei denari e rendite reali seco portava delle considerevoli
perdite alla Casa Reale; perciò curò d'instituire un particolare ufficio, che è
quello del Conservatore, che dovea esattamente curare di far notare nei
registri quanto sopra si è detto, dei quali formuossi quindi l'archivio della
Conservatoria, in cui fino ai nostri di conservasi il libro detto delle Mercedi, che contiene carte dal 1422.
Ma non fu bastante la provvidenza di questo saggio re per seguirsi quanto
nell'istituzione di questo ufficio aveasi prescritto; bisognò Alfonso, nel mentre
ritrovavasi in Napoli nel 1422, aggiunger una penale sanzione e minacciar
la sua indignazione a coloro che non curavano di eseguire le reali ordinazioni. E vedendosi questa real lettera inserita in una prammatica sanzione
del re Giovanni, in cui venne a rinnovare ed inculcare quanto suo fratello
avea ordinato, pare che ciò desse a comprendere che sino al regnar di Giovanni non religiosamente caravasi di fare i prescritti registri.
La Sicilia avea da più secoli goduto dei suoi proprii re e che non solo
nella Real Cancelleria registravansi gli ordini cime tendevano all' intorno regolamento dell'isola, ma anche le provvidenze dei regni trasmarini che erano
pertinenza del nostro regno , anzi venghiamo di dire che accadendo di dimorare fuori dell'isola i re, i registri veuiano quindi a conservarsi nella
nostra Cancelleria. Da che però perdette i suoi proprii re , e venne a far
parte d'un regno maggiore, altronde residendo i re, locchè si avverò dietro
la morte di Martino, restò inoperosa la nostra Cancelleria.
La nazione interessatasi di questa perdita, avendo supplicato re Alfonso
perchò si benignasse a dar le sue provvidenze su questo affare, questi ordinò cime per gli affari di Sicilia si formasse un particolar registro e che si
conservasse in mani del Cancelliere o Luogotenente.
Allo stesso re devesi un'altra saggia provvidenza per la nostra Cancelleria. Introdotto orasi in questi infelici tempi che i Segretarii del regno allontanavansi dalla Capitale, e alle volte altrove andavano a dimorare, i quali
venendo a morire seco tenendo i registri, questi o perdevansi o laceravansi
in potere degli eredi, e sopra ogni altro quando restavano in mano di donne.
Or Alfonso che saggio e provvido re era, ridondando in disvantaggio di non
pochi la perdita di questi registri, ordinò che venissero nella Cancelleria in
mano dei Maestri Razionali e che si conservassero nello stesso ufficio.
Egli è vero che Martino avea fatto descrivere lo stato feudale tutto,
sapere i feudi da cui il servizio feudale esiger doveasi, ma i feudi alla morte
del possessore passando nei successori o pure alienandosi, venendo in mano
XIII
d'altre famiglie, veniva a cagionare nell'esazione del servizio una certa confusione. Era già pure l'uso introdotto dal Cap. 24 di Federico TI che nell'atto
di dover i feudatarii prendere la nuova investitura dovean essi dare il giuramento di fedeltà. Certi casi dalle leggi stabiliti erano in cui al fisco dovean
devolversi i feudi. Or Alfonso stabili che dopo la morte del feudatario il
successore in un assegnato tempo dovea prender la nuova investitura e dar
il giuramento di fedeltà. E comechò re Giovanni permise che i successori
non fosser tenuti a rinnovar l'investitura ottenuta dal primo concessionario,
ma solo dare il giuramento, pur nondimeno volle di non omettersi di ciò
notarsi presso 1' atti del Protonotaro e Cancelleria. Se sia stata vantaggiosa
al fisco la norma tenuta nell officina del Protonotaro, lo lascio ad altri ad
esaminare. Solo dico che la pura formalità, senza esaminare le carte nell'atto
dell'investiture, e le ragioni, ha non pochi feudi fatto perdere alla Real Corona.
Sotto i re Aragonesi era avvenuto che Palermo, che (la gran tempo avea
goduto il titolo e la dignità di metropoli, e come residenza dei sovrani ivi
era stabilita la Real Cancelleria, avea perduto la sua importanza eransi
posti ad abitare d'ordinario in Catania, e soventi volte in Messina, e sovra
ogni altro nell' anarchia e sotto i re imbecilli, i quali in Catania eran nati
ed allevati, e questa tornando soggiorno dei sovrani, era divenuta centro
di ogni autorità, e dove la regina Bianca risedea col suo Consiglio. Or i
reali registri, che ivi era nai disposti e conservati in questi infelici tempi,
parte cransi perduti e parte laceri, ed in mano di privati con grave danno
ed interesse della RenI Corte si giacevano. Quantochè circa il 1465 re Giovanni bisognò provvedere con tutto il rigor delle leggi per ricuperarsi e
riporsi nell'officio del Protonotaro quei che eran rimasti in mezzo a tanto
disgrazie.
E per vedere a quante disgrazie siano stati soggetti i nostri archivi, è
qui da notare quanto nel proemio della prima edizione dei Capitoli del
Regno viene avvertito da Gian Pietro APP1JLO. Essendosi già introdotta la
stampa, avea designato il vicerè Ferdinando de Acugna perchè fosse pubblicato per le stampe il corpo dei Capitoli, ma non si potè ridurre ad effetto
che sotto il governo del vicerò Giovanni della Nuza, e diedene la cura a
Geronimo APPIJLO e Giovanni ANZALONE, e Gian Pietro figlio del Geronimo
ne fece il proemio. Or questi attesta che alli Archivi Reali crasi appiccato
fuoco e non pochi danni aveali arrecati, quanto che gli stessi codici delle
leggi erano stati danneggiati. Ciò vien confermato da quanto nel principio
della prammatica sanzione per farsi l'edizione dei detti Capitoli, da] Viecrò
Giovanni dicesi "cogitantcs quod propter casuale incendium ,,.
XIV
Niente insomma è mancato a danno dei nostri Reali Archivi. Il chiarissimo Moserrona riferisce, volendo render ragione perché Andrea MARCHESE
non potè nell'ufficio del Protonotaro, di cui era egli Coadiutore, trovar atti
di Parlamenti pria del 1497, che poco curossi dagli ufficiali di registrare
gli atti parlamentari, e che con grave pregiudizio del regno le antiche e pubbliche scritture erano state trasportate nella città di Napoli. E pare che ci
dovessimo confermare in questa opinione al vedere che non poche carte, che
appartengono all'interno reggimento dell'isola, il famosissimo canonico Amico
l'abbia trascritto dalla Real Cancelleria di Napoli.
Anzi io ho fondamento di credere che non solo nei tempi di cui parliamo, siansi con danno della nazione tutta avverati questi trasporti, ma anche
in tempi posteriori si abbia continuato a ciò fare. Imperciocehè Matteo
AFFLITTO , che nel 15113 compì il commentario sulle Costituzioni , afferma
esistere nei nostri Archivi il famoso registro di Federigo; e sino al 1571 il
LIPARULO attesta che in Napoli non vi era questo monumento, che al certo sino
a questi tempi nei nostri Archivi conservavasi. Noi l'abbiamo perduto, e il
citato AMICO, che visse nel secolo passato, l'ha rinvenuto nell'Archivio della
Zecca di Napoli, da cui pure il cacciò il famoso Carcani per pubblicarlo al
fine delle Costituzioni del Regno.
Deesi a questo luogo far menzione di non poche scritture assai interessanti al Regio Fisco, che sotto Ferdinando il Cattolico furono diligentemente
raccolte del famoso (liovan Luca Barberi, che formano sino ai nostri di
parte delli registri della Cancelleria. Questi che fu regio Segretario, intraprese l'opera di ricercare distintamente le prime concessioni, le investiture
dei feudi e i passaggi che nei diversi tempi si sono fatti nelle diverse famiglie, e dispose quindi il suo Capibreve, ossia i Registri che ordinò giusta
la divisione dei tre valli, e vi inseri i diplomi che tuttora nei Reali Archivi conservansi.
Con l'istesso disegno ordinò le sue ricerche fatte su le dignità ecclesiastiche e delle Prelazie e benefizii, avendovi trascritti i diplomi di fondazione
e le diverse concessioni dai Prelati successori ottenute , e le conferme dai
re che seguirono, in un con varie bolle, che giusta 1' uso dei tempi i Papi
si benignavano di spedire confermando le concessioni.
Numerò puro le Segrezie del regno e le alienazioni fatte con indicar
le ragioni di ciò, e vi descrisse minutamente quanto in quel tempo ciascheduna rendeva. Inoltre distese alcune allegazioni, promovendo le ragioni fiscali.
Si è creduto da taluni le intiere sue opere non doversi calcolare, perché lo
stesso Ferdinando a cui drizzò il suo Capibreve, dietro l'istanze di due Par-
xv
lamenti del 1509 e 1514 accompagnate dalla spedizione di persona seriamente
destinata per tale commissione, abbiale dichiarate di nessun conto ed autorità; quandoeehè se si fossero pazientati a riscontrare i capitoli del citato
re, il contrario avrebbero ricavato. Il Pnuti dà conto di queste fatiche; l'ordine dei libri citati da esso oggi non più corrisponde alli attuali volumi, giacchè
posteriormente siasi dato un nuovo ordine ad essi.
Si dee confessare che la compilazione del BARBERI abbia non poco accresciuti i reali registri, ma non fu al certo bastante a supplire allo gran
perdite che hanno sofferti sin dalla sua istituzione, come si vien di dire , e
per rapina, per incendii , per trasporti e lacerazioni e naturali disgrazie a
cui stanno le carte soggette.
Gli Archivii Ecclesiastici tuttora conservano non poche carte che ai
reali interessi hanno relazione, come del pari degli Archivi dei Comuni
dir si può, e che tuttora giacciono inedite e sotto la polvere. Imperciocchè
la raccolta del Piani e suoi continuatori , e quella del LELLO per Monreale
è anco imperfetta, e quanto il MONGIT0RE ha pubblicato di bolle e privilegi
si per la Cattedrale di Palermo e la Chiesa della Magione comprende appena la terza parte di strumenti che ivi si conservano. E tutti non hanno
avuto di mira che i puri interessi che le sole chiese vantaggiano, e nulla
di più. E tanto più è or da desiderarsi una edizione di tanti diplomi quanto
al momento si van perdendo, e il più di questi conservatori di tante carte
non hanno interesse or a ben custodirle.
Non è qui da tralasciarsi di parlare delle provvidenze date da Carlo V
e Filippo TI, per cui trovansi diverse prammatiche sanzioni del Duca di
Monteleone intorno ai registri delle scritture della Gran Corte e Concistoro
e conservazione degli stessi, e la norma come dovean regolarsi gli Archivarii
(T. I, Pragm. pag. 139 sino a 147).
L'uso di dimorare i Vicerò parte in Messina e parte in Palermo, per
cui i Messinesi vantano fin dal 1591 da Filippo Il e dai re successori tanti
privilegi ottenuti , portava che in un con la Corte dovean trasportarsi gli
Archivi. Era stabilito per maggior sicurezza llelli stessi di non farsi il trasporto per mare, ma su di muli quando passavasi d'una città all'altra. Sotto
Filippo III ritornando il Duca di Vigliena in Palermo nel 1607, stimando
per riparmio di spese di affidare al mare tali archivi su d' una barca detta
l'Area di Noè (dice APRILE, pag. 321) dopo aver riportate tante vittorie, restò
preda delle onde nel canale di Messina , colla perdita di molte pubbliche
scritture dei Tribunali.
(Dal Ms. Qq. F. 65 della Biblioteca Comunale di Palermo)