P. Giangrisostomo Tovazzi
EPISTOLARIO
o sia
LETTERE FAMILIARI
italiane, e latine
SCRITTE A DIVERSI
da Frate
Giangrisostomo di Volano
servo di Gesù, e Maria
e professore dell'Ordine Serafico
de' Minori Riformati
di San Francesco della Provincia Trentina
di San Vigilio.
Volume secondo
Dal 1781 sino al 1790
IN TRENTO, MDCCLXXXI.
____________________________________________________________
Appresso Santo Bernardino
224. 1781.
Al sig. don Domenico Francesco Todeschini. Pergine.
In Cristo carissimo amico. Compatitemi ancora se tanto ho differito il rispondervi.
Io non so da qual parte voltarmi. Non so niente, e non ho mai tempo di fare quello, che
vorrei. Qui compiegati vi spedisco tre articoli della mia Raccolta, insieme chiedendovi
scusa se non vi mando la medesima Raccolta. Credetemi non posso, spesso mi occorre
di adoperarla e per accrescerla, e per trarre da essa notizie da mandare ad altrove. Oltre
che neppure in convento ad altri lascio que' miei scritti, che non sono compiuti. In una
parola non posso star senza. Contentatevi, che vi ho somministrato parte di essa, e che
ve ne somministrerò in seguito. Ma vi accomando (parlo con quella confidenza, che vi
compiacete di accordarmi) vi accomando, dissi, di usare diligenza maggiore della
passata, e di tener memoria di quanto vi ho scritto circa la vostra Scancia prima. Temo,
che non mi diate questo contento, ed onore, mentre osservo, che non fate come vi ho
avvertito neppure nelle vostre lettere, e non avete fatto a tenore de' miei avvisi né anche
nella Scancia prima. Starò a vedere quello, che farete. Vi auguro buona fortuna, e apri
sanità, e vi esorto a non perder tempo, perché diventiamo vecchi tutti e due. Io ho scritto
ultimamente altre cose più confacevoli al mio Instituto; ma non ho lasciato di vista la
Biblioteca Tirolese, né mai la lascerò finché Iddio mi donerà l'uso degli occhi. Se io non
fossi tanto casalino, e girassi per il mondo come tanti altri, certamente farei più
scoperte. Ma non per questo desidero di cangiar tenore di vita in alcun punto; e mi
lusingo, che ciò nulla ostante lascerò molte memorie utili. Queste staranno meglio
appresso de' miei correligiosi, che fuori, mentre tra di essi vi suol esser quasi sempre
qualcheduno atto a farne buon uso; ed io in particolare ho un fratello il Padre Massimo,
che fu destinato da' superiori per mio successore negli studi liturgici, ed istorici, giacché
mostra di esser abile per essi e geniale. Finisco di scrivere protestandovi che non finirò
mai di essere. Trento 3 marzo 1781.
P.S. Non mi mandate il vostro manoscritto perché non ho tempo da studiarlo, né di
leggerlo.
Vostro div.mo, obbl.mo servo ed amico
F. Giangrisostomo di Volano.
Il detto Todeschini è morto il Pergine agli XI agosto 1782.
225. 1781.
Al sig. Donno Stefano de' Gottardi curato di Garniga1.
Doppiamente obbligato mi confesso a V. S. molto ill.tre e molto rev.da, cioè per
aver accolto con tanto aggradimento quel mio debole scritto, e per aver voluto
contraccambiarlo colle due carte del suo prezioso tabacco. La ringrazio adunque
dell'uno e dell'altro effetto della sua gentilezza e carità; e bramando di poterle contestare
il profondo mio rispetto e la mia gratitudine doverosa con maggiori servigi, la riverisco
divotamente, anche per parte del mio P. Guardiano e mi professo. Trento, s. Bernardino
4 marzo 1781.
Di V.S. mol5to illustre e molto rev.da. Cui soggiungo, che il P. Amando sta
predicando in Cavalese.
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Giangrisostomo di Volano.
1
S'ha poi fatto Minor conventuale a Brancolino nel 17....
2
P.S. Se con tutto tuttissimo suo comodo mi farà tenere trascritto su di una cartuccia
il titolo dell'accennatomi libricciuolo del P. Stefano Pace, lo riceverò per favore. Ho
altri tomi di tal autore nostro, ma quello mi manca, e tal notizia mi servirà per la
Biblioteca degli scrittori francescani. Ma replico non ho premura, e vorrei anche la
forma se in 8° oppure in 12° etc.
226. 6 marzo 1781.
Al P. Salvatore Jaquemod di Savoia Riformato. Vienna.
Rev. Patri Salvatori Jaquemod Sabaudo.
F. Ioannes Chrysostomus de Avolano S.P.D.
Pro novi dubii solutione ad te potius, R. P. quam ad alium quemlibet sacrorum
rituum professorem, peritumque recurrendum mihi esse putavi. Tu enim principem
omnium austriacarum Ditionum civitatem incolis, et apud praesulem illum, qui dubio
eidem caussam dedit, versaris. Nosti, R. P. quod petente Migatio viennensi
archiepiscopo, et nunc etiam S.R.E. cardinali amplissimo, Clemens XIII Papa die V mai
1761 literis incipientibus Flagitavit, datisque Mariae Teresiae reginae Hungariae, ac
Bohemiae, in Romanorum imperatricem electae, concesserit, ut in omnibus regnis,
archiducatibus, ducatibus, provinciis, urbibus, et locis eiusdem dominationi pleno iure
subiectis, in Sacro Missae Canone nomen eius nuncupari posset sub hac formula: et
Regina nostra Maria Teresia: quodque futuris temporibus etiam legitimi eius
successores in praedictis Hungariae, ac Bohemiae regnis, sive masculi, sive feminae,
dummodo coelesti benedictione, ac sacra Unctione iuxta consuetas caeremonias, ut
reges, ac domini inaugurati, sive ut reginae ac dominae inauguratae fuerint, in omnibus
regnis, ac locis praefatis, in eodem Missae Canone per haec tantum verba: et rege
nostro, si fuerit masculus, et regina nostra, si fuerit femina, nominari possint. Porro
dubium mihi propositum, cuiusque solutio petitur est, num hodie pro et Regina nostra
Maria Teresia, glor. memor. dicendum sit: et rege nostro Iosepho,vel potius: et electo
imperatore nostro Iosepho2. Qui hunc adpellandum imperatorem etiam in dicto Missae
Canone volunt, aliam nullam adferunt auctoritatem, quam quae ipsis ab maiori tituli
speciositate insinuatur. Alii vero, qui Regem, literas allegant superius memoratas, utpote
continentes formulas pro laudata Regina imperatrice, ac pro illius successoribus in
regnis. Allegant insuper alias praefati Pontificis literas ad episcopos Ditionum
austriacarum incipientes: Quod Apostolus, ac datas die 6 maii 1761 in quibus vetatur
formulis praescriptis quidquam addere, vel detrahere. Controversiam dirimet praxis
viennensis, quam ut mihi absque ulla temporis mora notam facias humiliter oro, et
obsecro. Dubium quoque circa officium de Spinea Domini Corona resolvi ad normam
tui responsi, ac resolvam etiam deinceps. Vale. Dabam Tridenti apud s. Bernardinum
pridie nonas martias 1781.
P.S. Addo novum S. R. C. decretum, quia forsan ad te aliunde nondum pervenit.
227. 1781.
Al P. Massimo mio fratello. Borgo.
Vi ho scritto tempo fa, che io penso doversi ora dire nel Canone della santa Messa:
et Rege nostro Iosepho piuttosto che: et electo imperatore nostro Iosepho, perché a
tenore della costituzione di Papa Clemente XIII Flagitavit, data li ciqnue maggio 1761,
2
Viennae, ac in tota viennensi dioecesi dicitur et imperatore nostro Iosepho absque to electo. P. Salvat.
Jaquemod Viennae 18 martii 1781.
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anche la di lui madre dovette nominarsi soltanto Regina con queste parole: et Regina
nostra Maria Teresia, quantunque fosse imperadrice attuale, e la detta costituzione
fosse indiritta Mariae Teresiae Reginae Hungariae, ac Bohemiae, in Romanorum
imperatricem electae. Secondariamente perché il detto Papa ordinò, che li di lei
successori nei menzionati due regni vengano nel Canone nominati con queste precise
parole: et Rege nostro, se è maschio, et Regina nostra, se è femmina, e vuole, che così
siano nominati in omnibus regnis, archiducatibus, ducatibus, provinciis, urbibus, et
locis eorumdem dominiationi pleno iure subiectis, a patto però, che coelesti
benedictione, ac sacra unctione iuxta consuetas caeremonias, ut reges, et donini
inaugurati, sive ut reginae ac dominae inauguratae fuerint. Terzo, perché il predetto
Papa con altra lettera ai vescovi de' domini austriaci, che comincia Quod Apostolus, e fu
data li 6 maggio 1761 proibisce formulis praescriptis quidquam addere, vel detrahere.
Dunque non fu errore il dir per l'addietro et Regina, e se coll'andare del tempo il Conte
del Tirolo non sarà re, benedetto ed unto colle solite cerimonie, non potrà esser
nominato nel Canone. Conformemente coll'orazione pro territorio, che recitiamo in
coro dopo Compieta. Vi avverto però, che io non voglio contendere con alcuno, e mi
rimetto a chi crede di pensar meglio. Vi manderei copia delle mentovate lettere se avessi
tempo da farla. Sono troppo lunghe. Pregate Iddio per me, che con fraterno amore vi
abbraccio. Trento 7 marzo 1781.
228. 8 marzo 1781.
Al padre Vicario Riformato. Praga.
Rev. patri Vicario pragensi B. V. ad Nives
F. Ioannes Chrysostomus de Avolano eiusdem Ordinis. S.
Quaestioni mihi nuper propositae, qua nedum Provinciae huius nostrae Vigilianae,
sed etiam totius dioecesis tridentinae rubricistae, licet inepto, satisfacturus, abs te, R, P.
edoceri humiliter peto, an hodie ishic in sacro Missae Cannone pro et regina nostra
Maria Teresia dicatur: et rege nostro Iospeho, vel potius: et electo imperatore nostro
Iosepho. habeo quidem prae oculis literas Clementis XIII Papae anno 1761 hac de re
datas; sed quomodo eas interpretentur alii, ac praesertim Bohemi, apud quos vetustior
est consuetudo nominandi reges suos in dicto Canone, nosse aveo. Instrui pariter cupio,
an vos in sabbatis Quadragesimae ad maeridianum campanae pulsum stantes, vel
genibus flexis Angelicam Salutationem recitare soleatis. Ut autem importunitati meae
veniam das obsecro, et ut diu valeas iubeo. Datum Tridenti apud s. Bernardinum octavo
idus martias an. 1781.
P:S. Notum tibi sit etc. ut infra.
Foris: Reverendo in Christo patri, Patri Col.mo
Patri Vicario conventus B.M.V. ad Nives
Ordinis Minorum Reformatorum s. Francisci
Viennam = Pragam
Ad PP. Franciscanos.
229. 1781.
Al P. Vicario di Presburgo Riformato.
Rev. Patri Vicario Posoniensis Fr. Ioannes Chrys. S.P.D.
Satisfacturus questioni mihi nuper propositae ceu nedum Provinciae etc. ut num.
228 mutato nomine Bohemi et Hungari. Datum septimo Cal. etc.
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P.S. Notum tibi sit volo R. P. si necdum nosti, quod die 22 aprilis 1780 prodiit
S.R.C. decretum in una Ordinis Min. Observ. et Reform. redigens octavas calendarii
franciscani ad quaternarium numerum, scilicet S. P. Francisci, s. Clarae, s. Antonii, et s.
Bonaventurae: abrogans festa omnium translationum, excepta unica translatione S.P.
Francisci, et ex duobus festis s. Rosae viterbiensis unicum admittens diei 4 sept. sub ritu
duplicis secundae classis sine octava, subque titulo non translationis, sed festi.
Foris: Rev. Patri in Christo etc. Vicario conventus
B.M.V. Annunciatae Ordinis Minorum Reformatorum s. Francisci.
Viennam = Posonium. Ad PP. Franciscanos.
230. 1781.
Al P. lettore Pietro Damiani. Melombardo.
Finalmente dopo di aver tanto tempo procrastinato, ed aspettato un pò di tempo
opportuno, vedendo che mai non viene, ho fatto quel poco che ho potuto per servire la
lodatami comunità di Vervò. Troppo sono lunghe le pergamene speditemi, e straccano
tantissimo quelle formole notariali. Io ho tratto fuori letteralmente quanto ho creduto
desiderarsi da chi cerca la verità, e col resto ho fatto l'etc. etc. Mando lo stesso scritto,
che ho fatto rilevando l'originale perché non ho tempo di scriverlo meglio, e confido,
che non avrà bisogno dì un altro antiquario per esser letto. Rimando intatta la terza
pergamena, perché è scritta troppo minutamente, il carattere è smarrito, ed io quasi non
ho tempo da respirare. Contiene una lite tra li vervodiani e li tresiani per il monte di
Prodagia. Chiedo scusa della mia troppo tardanza, e degli sbagli e divotamente
riverendola resto
Di S. P. R. Trento s. Bernardino 30 marzo 1781.
Il libretto è di pp. 31 in quarto grande.
Div.mo obb.mo servo
F. Giangrisostomo da Volano.
231. 1781.
A don Benedetto Tovazzi mio fratello. Volano.
L. I. C. Non sono stato io il primo a mettere nel Direttorio diocesano quella Nota,
che in cotesto venerabile clero ha cagionato varietà di opinioni, avendola cavata da'
Direttori de' miei antecessori Moggio, e Belli. Ciò nulla ostante al primo quesito
propostomi, se in tutti li giorni, che non sono doppi di prima, o seconda classe, oppure
fra ottave privilegiato festivi di precetto, si possa cantare la Messa de Requiem, ut in
die obitus, quantunque il cadavere sia già stato seppellito nella stessa mattina, o nella
sera precedente, rispondo col predetto Belli, il quale nel suo Direttorio dell'anno 1772
ha fatto questa Nota: "si sub vesperum tradatur cadaver sepulturae, non poterit die
sequenti cantari Missa de Requiem, ex decreto S.R.C. 2 sept. 1741, sed cantanda erit de
festo, aut die occurrenti, si festum, aut dies fuerit quicumque dies dominicus per annum,
vel festum duplex primae aut secundae classis, vel vigilia Nativitatis Domini, aut
Epiphaniae, aut Pentecostes, aut feria quarta Cinerum, aut dies infra hebdomadam
maiorem, vel infra octavas Paschae, Pentecostes, Corporis Christi, Nativitatis Domini,
et Epiphaniae. Si vero dicta die sequenti, occurrat festum duplex minus, aut maius,
cantari poterit Missa solemnis propria de Requiem. S.R.C. 19 sept. 1654 et 4 maii 1686
unica tamen, et dummodo idem festum non sit de praecepto". La vigilia però
dell'Epifania ora può dirsi eccettuata, giacché a tenore di un nuovo decreto della S. C.
de' Riti segnato li 27 marzo 1779, in Vigilia Epiphaniae cantari potest Missa de
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Requiem, quae cantatur cum primum accipitur nuncium de obitu alicuius in loco
dissito.
Al quesito secondo, se istessamente possa cantarsi la detta Messa in die tertia,
septima, trigesima et anniversario, rispondo negative col lodato Belli, ivi.
Al quesito terzo, come s'intenda quel Missa solemnis a dominica Palmarum etc.
rispondo dilata, perché non capisco il quesito e non so dove consista il dubbio.
Al quesito quarto, ed ultimo, se nella Messa de Requiem, che si canta negli offici
ebdomadari pro animabus, quando non occorre officio di rito doppio, si possa dire la
sola orazione Fidelium, rispondo negative, perché non è solenne, ma simile a quella che
si canta nelle Collegiate il primo giorno del mese non impedito.
E rassegnando li miei più riverenti ossequi al R.mo sig. arciprete (Gasparo
Fogolari di Roveredo) sospiro a lei, e ad ogni altro mio congiunto la pace del Signore, e
mi dico.
Trento, s. Bernardino 19 aprile 1781.
Suo aff.mo fratello
F. Grisostomo
P.S. Deo gratias. Dalla qui acchiusa vedrà, che ho ricevuto anche la sua prima. Non
ho potuto rispondere subito per mancanza di tempo; e non la ho spedita subito scritta,
perché son fuori di mano, e di strada, e non ho trovato congiuntura. Dalla sua seconda
comprendo, che hanno difficoltà a celebrare la Messa de Requiem, ut in die obitus,
quando il cadavero non si trova intra parietes ecclesiae et insepultum, benché sia prae
foribus ecclesiae sul cimitero, oppur immediatamente seppellito, a norma delle nuove
leggi regie. Rispondo adunque, che io non dubito potersi celebrare e cantare ut supra,
ne' giorni per altro leciti all'antica, quando si canti subito fatta la sepoltura, ed alla
presenza del popolo, che accompagnò il cadavero. La novità consiste nel seppellirsi
avanti la Messa, e nel tenersi un pò lontano dall'altare. Tutti lo veggono però un poco
avanti, e tutti sanno perché si canta la Messa da morto, e sussiste ancora l'apparato
funebre. Parmi, che si potrebbe deporlo sul cimitero, poi cantare la Messa e finita
questa seppellirlo al solito. Ma non so in quali termini sia distesa la nuova legge. Laus
Deo. Tridenti 25 aprilis 1781. Vide Rubricale nostrum Tridenti, cap. 3, n. 370, et To, I
epist. 187.
232. 1781.
Al P. Francesco Albano di Trento. Pergine.
Nella molto bella, ed erudita Dissertazione sopra l'antichissima croce di Feltre, che
da S.P.R. mi venne favorita, ho incontrato alla pag. 19 un errore certissimo, stando quivi
scritto: fecimus anno salutis 1493, die 13 Ianuarii indictione secunda, poiché in tal anno
1493 ai 13 di gennaio non correva l'indizione seconda, ma bensì l'undecima. Forse il
notaio avrà scritto con numeri detti arabici indictione 11a, e chi trascrisse il di lui
chirografo gli avrà presi per romani, quasi che fossero due unità, ed avrà letto secunda.
Di così fatto errore non è cosa facile, che ogni leggitore se ne accorga di lancio; e per lo
contrario quella parola Una, che segue dopo l'indizione seconda, e che in appresso si
replica dopo il Civis, credo che offenderà l'occhio di qualunque leggitore, e
costringerallo a legger e rilegger attentamente la di lei spiegazione. Così ho fatto io; e
ciò nulla ostante mi convien dir, e confessare, che niente nientissimo ne sono rimasto
pago, e soddisfatto: parendomi anzi, che ne' detti due luoghi, e si leggerà l'autografo del
notaio Leoniano un'altra volta, si rileverà piuttosto quest'altra parola Uincentiae, o
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Uicentiae, la quale renderà un suono naturalissimo, e risparmierà le tante parole, che
sono state scritte su la parola Una. Io dunque penso, che il chirografo notariale finisca in
questa foggia: fecimus anno sdalutis 1493, die 13 Ianuarii indictione 11a Uincentiae.
Bernardinus Leonianus manu propria notarius publicus, et civis Uincentiae.
Questa lezione parmi tanto probabile, e naturale, che non abbia bisogno di prove.
Se poi mi verrà detto, che non si scrive Uincentiae alla U codata, ma Vincentiae colla V
senza coda, io risponderò, che tengo nelle mani un antico codice biblico manoscritto in
cui legegsi così scritto: Uincenti dabo manna. In caso però contrario io mi rimetto, e
lascerò che unusquiasque in suo sensu abundet. Mi raccomando ne' di lei santi sagrifici
e la riverisco divotamente. Trento 31 maggio 17813.
Pro memoria. La dissertazione fu stampata in Feltre quest'anno 1781 e porta il
nome del P. Francescantoio di Feltre diffinitor generale de' Minori Rifromati come di
autore. Egli è Tauro di cognome: da me conosciuto in Bassano e Treviso. Egli è morto
in Feltre in quest'anno 1791 avanti li 10 febbraio, agli 8.nacque li 12 luglio 1713. Fu
vestito li 4 gennaio 1735 lasciando il nome di Giuseppe.
233. 1781.
A monsig. Simon Albano Zambaiti canonico e Vicario Generale.
Quantunque io non abbia mai veduto4, né sappia dove ritrovar possa il decreto di
papa Benedetto XIV, 12 aprile 1742 in favore di s. Luigi, allegato dal rev. sig. curato i
Storo (Giampietro Scanzoni di Riva exgesuita) e sappia per lo contrario, che ogni
domenica dell'anno è giorno impedito per qualsivoglia officio traslato: come pure, che
nelle domeniche non può cantarsi Messa votiva se non per motivo grave, o causa
pubblica della Chiesa, rispondo, che supponendo vero l'allegato singolare privilegio, e
che il lodato sig. curato l'avrà ben considerato, credo potersi rispondergli col Concessum
ut petitur. E baciando riverentemente le sacre mani a V. S. ill.ma e R.ma, mi reco ad
onore il potermi professar e soscrivere
Di V. S. ill.ma e R.ma
Di s. Bernardino 27 giugno 1782
Um.mo, osseq.mo obbl.mo servidore
F. Giangrisostomo.
234. 1781.
Al P. Albano Zambaiti. Pergine.
Circa la differenza su la spiegazione della nota cifra le rispondo, che io avrei ancora
da dire, ma non voglio addossarmi nuove brighe, né crearne ad altri. Mi spiace, che
l'inditione 11a non sia stata copiata come l'aveva scritta io, cioè con numeri arabici, o sia
piccioli; ma godo per l'opposito sentendo, che non sono stato io il primo a pensare su la
detta cifra, come ho pensato. Replico, io non voglio brighe. Con che mi raccomando in
precibus, e la riverisco divotamente.
Trento 8 luglio 1781.
NB. Pro mea memoria. Il P. Tauro rispose da Vicenza 26 giugno 1781 così:
Confesso il vero, che stetti anche io lunga pezza di tempo in opinione, che volesse dire
Vincentiae, o Vicetiae, che a prima vista è il senso suo naturale, e ovvio; essendo tanto
3
Anche in due libri stampati in Venezia da Gio. di Colonia 1475 e 1476 leggo Uenetiis chiaramente coll'U
codato o sia vocale e quadrangolare.
4
Vide Liturg. nostram Vigilianam parte 4, num. 445.
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vero, che conservo ancor manoscritta la prima copia della Dissertazione col chirografo
segnato Vicentiae. et Civis Vicentiae.
235. 14 luglio 1781.
Al P. Salvadore Jaquemod Riformato. Vienna.
I. et M. Admodum R. P. Salvatori Jaquemodio
F. Ioannes Chrysostomus de Avolano S.P.
Idipsum, quod tua P. A. R., ego quoque facturus sum; etenim sic iubente meo Patre
Provinciali Ministro publicis typis propediem committam Directorium divini officii
etiam pro anno proximo 1782 ad veteris calendarii normam concinnatum, perindeque ac
si decretum octavas imminuens, ac translationes abrogans, nullatenus prodiisset vel ad
notitiam meam necdum provenisset. Quid autem facturus sim deinceps, modo dicere
nequeo; alia siquidem sunt nova, quae mentem, ac manus meas satis superque occupant.
Ceterum vidi propriis oculis Directoria Provinciarum Romanae, ac Mediolanensis pro
currenti anno 1781 ad praefati decreti amussin disposita, et aliud Parisiensis itidem anni
1781 parum ab eodem decreto obtundens. Quod facile regium placitum sit
consequuturum haud dubito. Nullum eorum populis, aut Fratribus dispendium creare
natum est, solisque calendaristis primo exsequutionis anno aliquod negotium adferet
quia calendarium perpetuum, et martyrologium reformare debebunt. Novam Romae
fieri Breviarii nostri editionem fama fert etiam apud nos: sed an Breviarium quoque
novum, officia nova exhibens cudatur, in ancipiti mihi est; ad instar tamen decreti
memorati fieri nullus ambigo. Nihil novi ergo posui in meo Directorio futuri anni,
praeter Lectiones proprias B. Ioannis Parmensis, et B. Petri de Molleano, pro secundo
nocturno. Adieci quod retroactis annis, et quidem multis, ausus numquam sum, notam
scilicet hanc in festo s. Raymundi Nonnati 31 augusti: Lect. primi noct. Fili conserva,
de script. occur. iuxta Cavalerium To. 2 Decr. 321, in Append. Pariter in festo B. Mariae
de Cevell. feci: Lect. secundi noct. prop. (in quibus iuxta edit. Matrit. 1753 legendum
vulgo de Socors). Die 20 sept. feria sexta quatuor temporum ac fest. sanctorum
Eustachii et soc. martyrum adsignarem Lect. de script. omissas diebus praecedentibus
eiusdem hebdomadae, si quempiam ad hoc etiam suffragatorem invenissem. Haec porro
sunt, quae ut sane humillimis tuis votis facerem satis, scribere mihi tribuit, ac licuit. Ut
et boni facias rogo utque diuturna sospitate fruaris iubeo. Dabam Tridenti pridie idus
quintiles A. R. S. MCCLXXXI. Laus Deo, et Mariae Sanctissimae.
236. 1781.
Cuilibet Fratri Vigiliano.
Psalmos Davidicos, et alios Divinae Scripturae libros legenti occurrunt Gog.
Magog, Asgag, Abisag, Sarug, Phaleg, Doeg, Siceleg, et alia multa huiusmodi nomina
in literam G desinantia. Porro quaestio nuper excitata est, utrum proferenda sint perinde
ac si desinerent in CH, et scripta essent hoc modo: Goch, Magoch, Agach, Abisach,
Saruch, Phalech, Doech, Sicelech, necne. Illi pauci, qui negativam tuentur sententiam,
aliud nullum adserunt momentum, quam quod discrimen sit inter literas G et CH,
quodque innui debeat quoties recensita nomina proferuntur. Qui vero adfirmativae
adhaerent, aiunt, pro se stare, ac militare comuniorem praxim, et usum illum.
Quem penes arbitrium est, et ius, et norma loquendi, prout in arte sua poetica
monet Horatius.
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Profecto quotquot in hunc usque diem audivi ego, solis Anauniae rusticis exceptis,
qui linguae italicae magistri haberi nullatenus possunt, dicunt Inspruch, Gurch,
Vezzanburch, Welsperch, Prunnenperch, Sulzperch, Königsperch, Neuperch,
Starenperch, Brunech, Sontach, Manburch, Calisberch, Rodnech, Meanperch,
Wirtemberch, Creuzberch, Altenburch, Freyberch, quamvis nomina isthaec in libris
scriptis habeant ultimam syllabam desinentem in G, atque oculis appareant hoc modo
exarata: Insprugg,Gurgg, Vezzanburg, Welsperg, Prunnenperg, Sulzperg, Königsperg,
Neuperg, Starenberg, Rodnegg, Brunegg, Sontag, Mamburg, Calisberg, Meanperg,
Wirtenberg, Creutzperg, Altenburg, Freyberg. Omnes pariter, nullo penitus excepto,
dicunt il Padre Sannich, cum nominant scriptorem illum celebrem, ac olim visitatorem
nostrum, cuius cognomentum in cunctis omnino libris reperitur scriptum Sannig, ultima
syllaba desinente in G. His accedit, quod ab efferentibus vocabula integra dicitur Largo,
Longo, Lago, Terlago, Rango, Dorigo, Vigo, Borzago, Domenego, Monego; a
mutilantibus autem Larch, Lonch, Lach, Terlach, Ranch, Dorich, Vich, Borzach,
Domenech, Monech, quamvis non sic scribi deberent, si scriberentur, utpote nonnisi
mutilati.
A dicentibus innuendam esse differentiam, quae est inter literas G et CH, petitur,
quare ipsi quoque non innuant differentiam illam, quae est inter literas D, et T. Dicunt
enim Magnificat, Fecit, Caput, Quot, At, Sicut, Gard Quid, Apud, Quod, Ad, Galaad,
tali vocis sono, qui nullam innuit differentiam, etsi differentia occurrat. Similiter dicunt
Hic, Haec, Hoc, illic, illuc, donec, nunc, fac. sic. Sadoc, perinde ac si verba isthaec
desinerent in CH, et hoc modo: Hich, Haech, Hoch, illich, illuch, donech, nunch, fach,
sich, Sadoch. Dicunt tandem etiam Iob, Iacob, Abinadab, Achab, Caleb, Cherub,
Horeb, Moab, Ioseph, Ephpheta, Iephthe, Slop, Trapp, Trabman Absalom, Ebner,
Abmayrm Habman, Gumpp, Hopfgartner, Kepferer, Kauffman, Klapfer, Knapp, Kopp,
Kripp, Kembter, Kolb, Effner, Krebs. Neustift, nullo dato iudicio, quod nomina
huiusmodi aliter scripta non sint. Ab audientibus enim, praesertim idiotis, censeri
possunt scripta etiam hoc modo, nempe: Iop, Iacop, Abinadap, Achap, Calep etc.
Ex quibus quidem omnibus, forsan multo pluribus, quam par erat, et necessarium
infero, partis negantis momentum a literarum differentia, et discrimine petitum, ac
nullius roboris esse. Sic sentio ego, sic aio, et sic audeo scribere, ac sic sentiam usque
dum meliora promantur. Hac die 15 iulii 1781. Tridenti.
237. 1781.
A qualunque Frate Vigiliano.
Della Messa Capitolare
NB. Fra le pagine 626-627 (che abbiamo segnato 626abcd) vi sono 4 pagine che
trattano della Messa Capitolare; in pratica è la ripetizione delle pagine 626-628, e si
intitola Della Messa Capitolare. Riportiamo le pagine 626abcd.
Ogni anno, o quasi ogni anno per cagione della Messa da celebrarsi nel giorno del
Capitolo provinciale, o della Congregazione detta intermedia, suol quistionarsi da'nostri
Religiosi sopra la qualità della medesima Messa. Li Superiori nostri provinciali a tenore
degli Statuti generali della nostra Riforma, con Breve speciale approvati da Papa
Urbano ottavo, ingiungono, che nel predetto giorno capitolare in ogni convento si canti,
o si dica la Messa votiva dello Spirito Santo. Il cerimoniale ecclesiastico di questa
nostra Provincia, pag. 208 nota e, mette in dubbio se Urbano coll'approvazione de'
9
menzionati Statuti abbia inteso di derogare alle leggi da sé otto anni prima stabilite in
Rubric. general. Missal, tit. 4, num. 3, circa le Messe votive; e quindi avvisa, che per
iscansare ogni difficoltà, sarà meglio il celebrare l'accennata Messa col canto. Io però
non posso accordare, che con ciò si scansi ogni difficoltà, primieramente perché non
posso persuadermi, che Urbano coll'approvazione sua generale de' nostri Statuti
monastici abbia inteso di derogare alle mentovate sue leggi universali; e poi perché
quando anche avesse inteso ciò egli, non hanno inteso altrettanto li di lui successori, li
quali hanno stabilito, che non sempre, né in ogni giorno si possano cantare o dire Messe
votive.
In fatti Clemente XI, colla sua Costituzione5, che incomincia Essendo state fatte,
data li 20 gennaio 1705, e confermata da Innocenzio XIII, Benedetto XIII e Clemente
XII e decretò, che non si dicano Messe votive neppure solenni per motivo grave, o per
causa pubblica della Chiesa, eziandio coll'esposizione pubblica del SS. Sacramento, ne'
giorni, che qui seguono, vale a dire
In tutte le domeniche di prima,o seconda classe, le quali sono diciassette, cioè le
quattro dell'Avvento, le tre di settuagesima, sessagesima, e quinquagesima, le quattro
della Quaresima, quella di Passione, quella delle Palme, quella di Pasqua, quella in
Albis, quella della Pentecoste, e quella della ss. Trinità.
In tutte le feste doppie di prima, o di seconda classe.
Nel mercoledì delle Ceneri.
In tutte le ferie della settimana Santa.
In tutti li giorni fra le ottave di pasqua e della Pentecoste6.
Nelle vigilie della Pentecoste, e del ss. Natale di Nostro Signore Gesù Cristo.
Nell'ottava dell'Epifania, cioè non come spiega il Belli, nel solo giorno ottavo, ma
in tutti li giorni della medesima, giacché tutti escludono le feste doppie di seconda
classe.
Poi ordinò il lodato Pontefice Clemente XI, che in tutti gli accennati giorni in luogo
della Messa votiva, che vorrebbesi cantare, si canti quella dell'officio occorrente
coll'aggiunta dell'orazione, che corrisponde alla necessità, sub una conclusione con
quella della Messa7.
Comandò in oltre, che non si dicano Messe votive private, non solamente ne' giorni
soprammentovati, ma neppure nelle domeniche minori per annum, ne' giorni, ne' giorni
occupati da officio doppio, nella vigilia dell'Epifania, in tutti i giorni fra le tre ottave
dell'Epifania, del Corpus Domini, e del ss. natale di Nostro Signore.
Egli è dunque manifestissimo, che in vigore delle leggi pontificie moderne, e
posteriori ad Urbano ottavo, il canto non rende lecita la Messa votiva in ogni giorno
dell'anno, e che parimente in ogni giorno dirsi non può Messa votiva privata. Ne segue
altresì dalle cose predette, che celebrandosi li Capitoli, come suol accadere, nel giorno
16 ovvero 25 di aprile, nel primo, o terzo di maggio ed in altri simili doppi di seconda
classe, non potrà più cantarsi la Messa capitolare votiva dello Spirito Santo, quantunque
a tenore di un decreto S. R. C. 19 maii 1607, Comitiorum generalium, seu provincialium
celebratio apud Regulares sit res gravis pro licita Missae solemnis votivae
decantatione, ma dovrà cantarsi dell'occorrente officio coll'orazione dello Spirito Santo
sub una conclusione. Celebrandosi poi in una domenica per annum, oppure in un giorno
impedito da qualche doppio maggiore o minore, nella vigilia dell'Epifania, e fra le tre
5
Cavaler. To. 4, cap. 8.
Sed vide Rubricale num. 196 vel hic infra.
7
Vid. Rubr. Trid. 438.
6
10
ottave dell'Epifania, del Corpus Domini e del ss. Natale, si potrà cantare la votiva, e non
cantandosi solennemente si dovrà recitare la occorrente colla giunta dell'orazione votiva
de Spiritu Sancto, non già sub una conclusione, ma separatamente, e dopo tutte le altre
occorrenti. Haec tamen dicta sint, salvo meliori iudicio, cui me submitto. Hac die 25
aprilis 1781.
P. S. Questo si è il citato sopra dal Rubricale mio tridentino capo 3, num. 196:
Missae votivae solemnes pro re gravi, vel pro publica ecclesiae causa cantari non
possunt in duplicibus primae classis, dominicis privilegiatis feriis Cinerum, et maioris
hebdomadae, Vigiliis Pentecostes, et Nativitatis Domini. In reliquis utem cantari
possunt. S.R.C. 27 martii 1779, in una Ordinis Minorum abservantium Reformatorum s.
Francisci8.
238. 1781.
Al sig. don Francesco Adelpreto Michelotti. Cherico. Dro d'Arco9.
L.I.C. Soltanto ieri sera mi fu recato il foglio di V.S. molto ill.tre e Rev.da, scritto li
sei del corrente. Quindi tosto le rispondo, che primieramente la ringrazio dell'onore
fattomi nel foglio suo stampato, giacché non ho potuto soddisfare a questo mio debito in
persona per non averla ritrovata nel seminario. Poi la prego di avermi per iscusato, e
compatito, se liberamente le dico, che non giudico bene rimandarle la sua copia del mio
elogio Michelottico. Se ritrovando a Trento mi favorirà di sua gradevole visita in tempo
comodo, le svelerò e manifesterò il perché. Frattanto le accenno confidentemente, che
senza dubbio debbono in essa emendarsi parecchie cose10, perché possa comparire
innanzi ad uomini letterati, e le soggiungo, che farà bene se raccoglierà delle altre
notizie opportune per arricchirlo vie più, ed impinguarlo. Ed augurandole il buon pro
dell'aria sua nativa, la riverisco divotamente, e mi professo. Trento, s. Bernardino 25
luglio 1781.
Di V. S. molto ill.tre e rev.
Um.mo, obbl.mo, div.mo servo nel Signore
F. Giangrisostomo di Volano
de' Minori Riformati di s. Francesco.
239. 1781.
A chiunque.
Ho veduto il libro intitolato: Istruzioni parrocchiali in forma di dialogo ecc. In
Perugia 1764, in 8° con parecchie giunte scritte a penna; ed avendolo collazionato col
libro del medesimo autore intitolato: Il contadino guidato etc. In Trento 1757, in 8°, ho
rilevato chiaramente, che le dette Istruzioni sono il Contadino riprodotto con altro titolo,
altra forma, e poca diversità di sentimenti. Siccome poi so, che il Contadino fu
solennemente proscritto in Roma li 28 agosto 1758 e proibito, che nessuno inposterum
ubicumque vel quocumque idiomate impressum, seu quod absit imprimendum, vel legat,
vel retineat, e che quindi sta notato nel nuovo Indice romano de' libri proibiti11; e
siccome so altresì quanto delle menzionate Istruzioni per comando della R.ma
Superiorità di Trento l'autore notificò al pubblico nella gazzetta di Trento del 1765,
8
Cantare la messa votiva dello Spirito Santo, od almeno leggere quella dell'occorrente officio coll'orazione
dello Spirito Santo sub duplici conclusione, alla quale tutti i Religiosi ecc.
9
Nel 1784 ha deposto il collare, non avendo alcun Ordine ecclesiastico. Ma nel 1787 fu ordinato sacerdote in
Brunegg. Vive nel 1800 e scrive.
10
Fu trascritto disattentamente.
11
Del Padre Ricchini domenicano.
11
foglio 48 de' 26 novembre; e non le riscontro abbastanza emendate, anzi le riconosco, e
credo inemendabili, indegne di un sacerdote, e molto più di un parroco; così non posso
giudicarle degne di ristampa sotto qualunque aspetto e titolo. Trento 6 agosto 1781.
F. Giangrisostomo di Volano etc.
NB. L'autore fu il sig. Gioseffo Giovanni de' Martini di Salorno, parroco di Cloz
nell'Anaunia, morto nel 1779. La ristampa non fu accordata dalla Curia trentina, cui
diedi pregato il mio foglio.
240. 1781.
Altezza R.ma.
Prostrato innanzi ai piedi dell'Altezza Vostra R.ma, dopo un bacio divotissimo della
sacra sua veste, ardisco di umilmente supplicarla, che per mero effetto della sua innata
benignità, e clemenza voglia degnarsi di concedermi la dispensa da sei mesi d'interstizi,
e le dimissorie per poter ricever altrove il Diaconato nell'imminente settembre.
Incoraggiato dalla rimembranza sempre dolce delle altre grazie ricevute dall'A.V.R.
spero anche le due accennate, e di restar consolato eziandio questa volta. Promettendole
poi sinceramente, che mercé il divino aiuto procurerò di servirmene in bene di tutte, con
un nuovo riverentissimo bacio del sacro lembo, le chiedo la sua benedizione pastorale.
Di V. A. R.ma
Umil.mo, ubb.mo, obbl.mo servo e suddito
Cromadio Simproni12 di Trento studente in Bologna.
Foris. A Sua Altezza R.ma
Monsig. Pietro Vigilio Vescovo e principe
di Trento, marchese di Castellaro etc.
de' Conti di Thunn,ed Hochenstein etc, etc.
Salisburgo.
Scripsi 20 augusti 1781.
241. 1781.
Ad una monaca Clarissa F.T.C.R.13
Se non si ricorda sua riverenza per causa delle sue molte occupazioni, mi ricordo io,
che mi ha dimandato nel confessionale già sette anni quanto mi dimanda ora col suo
viglietto. Le ho risposto subito allora e qui le replico lo stesso, cioè che io credo di
maggior gloria di Dio, e di maggior merito lo stare colla santa comunità tutto quel
tempo, che corre, piuttosto che tardivare l'andar con essa, od il partir da essa innanzi 'l
tempo per far atti particolari di supererogazione. Io non posso mutar sentimento. Credo,
che per far cose particolari vi voglia tempo proprio; altrimenti mi sembra un fabbricare
su fondo altrui. Siamo amanti e zelanti di ogni anche minima osservanza comune. Per
queste non potremo esser ripresi; anzi di queste ci verrà dimandato conto. Di quello, che
non avremo potuto fare, non saremo ricercati. Li Santi però trovavano sempre tempo, e
ne trovavano molto, perché non erano poltroni; ma fervorosi, e attenti. Preghi Dio
Ottimo Massimo, che tali facciaci anche noi. La riverisco, e le sospiro ogni benedizione
da Gesù, e Maria Signori nostri celementissimi. Amen. Trento 22 agosto 1781.
242. 1781.
12
13
Nome finto.
Francesca Teresa Cristani di Rallo ex badessa.
12
A chiunque de' nostri Religiosi.
1. Li motivi, che sempre mi hanno tenuto persuaso, doversi recitare non in
ginocchioni, ma in piedi l'Angelus Domini meridiano eziandio in tutti li sabbati
quaresimali, e che niente meno così persuaso mi tengono tuttavia, sono li seguenti.
2. Il Padre Giambattista Halden da Insprugg Gesuita nel celebre suo, e stimato
Ephemerologio ecclesiastico-Rubricistico, stampato Brixinae typis Aul. episcop. An.
1717, part. I pag. 64, così scrive: "In solis sabbatis Quadragesimae standum est extra
tempus Paschale ad signum Salutationis Angelicae, quod datur in meridie, quia nempe
in his solis, non autem in aliis sabbatis per annum, vesperae pro sequente dominica
unaquaque (quibus solis a tempore primarum vesperarum, uti et toto tempore paschali in
memoriam Resurrectionis dominicae, eiusmodi preces publicae dicuntur stando)
dicuntur ante meridiem".
3. Egli è bensì vero, che in vigore de' decreti di Papa Benedetto XIII pubblicati negli
anni 1724 e 1725 per acquistare le Indulgenze dal medesimo Pontefice concedute a chi
recita le menzionate preci, dovrebbonsi recitare sempre in ginocchioni14: ma vero è
altresì, che il di lui successore Benedetto XIV li 20 aprile 1742 inerendo alla
disposizione della rubrica comandò, che l'orazione dell'Angelus Domini etc. dal vespro
di ciaschedun sabbato a tutta la domenica seguente si reciti in piedi. Non eccettuando
qui egli alcun sabbato, conseguentemente comprese anche li quaresimali, sapendo
benissimo, che in tutti li sabbati della Quaresima il vespro si recita in coro avanti al
mezzogiorno.
4. Che la Rubrica dal medesimo Pontefice allegata, sia la terza del titolo XXXVI tra
quelle del Breviario romano, io lo credo certissimo, e fuori di ogni dubbio. Ella insegna,
che Antiphonae beatae Mariae in fine officii dicuntur flexis genibus, praterquam in
diebus dominicis a primis vesperis sabbati, et toto tempore paschali. Qui apaprisce
chiaramente, che la Rubrica del Breviario, el'ordinazione del Papa convengono, e vanno
d'accordo appuntino rapporto alle domeniche. Circa poi quanto seguita: et toto tempore
paschali, prescrisse nel citato suo editto, e comandò in oltre, che durante il tempo
pasquale, il quale termina alli primi vespri della domenica della ss. Trinità, in vece
dell'orazione Angelus Domini si reciti in piedi da quelli, che la sapranno a mente
l'antifona Regina Coeli col suo versetto ed orazione Deus, qui per resurrectionem
corrispondente. Non poteva parlar più chiaro, per insinuare a tutti, ch'egli ebbe avanti
gli occhi suoi la suddetta Rubrica del Breviario, e che a norma della medesima volle
subordinata l'orazione dell'Angelus Domini rapporto al recitarla in piedi, od in
ginocchioni.
5. Che tanto egli abbia preteso mi viene confermato dal sapere, che quantunque il
cerimoniale de' vescovi stampato d'ordine di Benedetto XIII Lib. I, tit. 22, num. 3
prescrivesse ad ogni predicatore il recitare l'Avemmaria solita in ginocchioni, e ciò
anche nel tempo pasquale: capite detecto signat se signo crucis, et genuflexus recitat
Salutationem Angelicam (non Regina Coeli, etiam tempore paschali) voce intelligibili:
lo stesso cerimoniale ristampato d'ordine di Benedetto XIV cit. Lib. I, cap. 22, num. 5
eccettua rapporto allo stare in ginocchioni tutto il tempo pasquale, e tutte le domeniche
dell'anno: Recitat Salutationem Angelicam, non vero Regina Coeli, stando nedum toto
tempore paschali, sed etiam singulis diebus dominicis per annum15: appunto come viene
prescritto, e si costuma uniformemente colle dette antifone finali, e coll'Angelus
14
Iuxta Rubricam Romani Breviarii pro antiphona finali B. Virginis, dice il Tetano To. I, pag. 162.
Così rapporta un Direttorio de' Cappuccini: ma io non lo trovo nel Cerimoniale di Benedetto XIV ristampato
in Venezia l'anno 1758.
15
13
Domini. Nel citato cerimoniale ibid. non si parla de' sabati quaresimali, perché in tali
giorni non suolsi predicare, e se si predica qualche volta, verbi gratia nelle feste di s.
Giuseppe, e della Nunziata, ciò vien fatto avanti li vespri.
6. E che il lodato Papa Benedetto XIV abbia sapientemente resa comune all'Angelus
Domini la rubrica delle antifone finali, e dell'Avemmaria de' predicatori, si deduce dal
sapersi, che a detta di tutti, un solo si è il motivo del recitarle in piedi, cioè la
membranza lieta della risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo: in memoriam
resurrectionis dominicae.
7. Col detto si qua parmi abbastanza provato il mio assunto, che l'Angelus Domini si
debba recitare in piedi anche sul mezzogiorno di tutti i sabbati quaresimali: ma ciò nulla
ostante voglio aggiugnere ancora qualche altro documento.
8. Nel sabbato Santo, in cui si dice il vespro ante comestionem come ne' sabbati
precedenti, nessuno s'inginocchia sul mezzogiorno per salutare la gran Madre di Dio
nostra Signora; ma tutti tutti recitano la loro Salutatione in piedi. Se alcuno dirà, che il
sabbato Santo è diverso dai cinque precedenti, perché in lui colla Messa si dà principio
al tempo pasquale, cantandosi solennemente in essa dicidotto volte l'Alleluia, io
risponderò, ch'eziandio col vespro de' predetti cinque altri sabbati si dà principio
all'officio, ed al tempo domenicale in cui si recita in piedi l'Ave Regina coelorum
antifona si può dire sorella dell'Angelus Domini, giacché reso a lei eguale con autorità
pontificia da Benedetto XIV. Risponderò, che niente meno del vespro si canta in ora
anticipata anche la detta Messa, essendo notturna, siccome apparisce dalla prefazione, in
cui dicesi: sed in hac postissimum nocte, e dalla prima orazione Deus, qui hanc
sacratissimam noctem, e dal sacro Canone in cui leggesi Communicantes, et noctem
sacratissimam celebrantes. Ella soleva dirsi, anche ai tempi dell'Angelico dottore san
Tommaso nel secolo tredicesimo adulto, sub noctis initium, vale a dire sul principio
della notte precedente alla domenica di Pasqua, in cui ogni sacerdote una volta poteva
celebrare tre Messe, come ora nella festa del Santissimo Natale.
9. In tutti li predetti sabbati quaresimali recitano in piedi l'Angelus Domini
meridiano li nostri Padri tirolesi, veneti, e romani, e questi ultimi si maravigliano di noi
trentini, sentendo, che siccome anche quando andiamo dopo il pranzo a rendere le
dovute grazie a Dio in coro, subito finita l'Ave Regina coelorum in piedi, ci
ginocchiamo a recitare l'Angelus Domini, quantunque in tutte le domeniche, e nel tempo
pasquale si dica in piedi per quello stesso motivo, per cui si recita in piedi l'Ave Regina
coelorum, ed ogni altra antifona finale.
10. Il nostro celeberrimo padre Lucio Ferrari nel tomo quarto suae Bibliothecae
promptae verbo Indulgentia art. 3, num. 39, insegna, che in Quadragesima tempus
lucrandi Indulgentiam pro sequente festo die concessam, incipit media decima hora
antemeridiana diei praecedentis, cum eo tempore in Quadragesima vesperae dici
possint, et soleant. Gobat, Quintadvenas, et Kazenberger locis citatis16. Se ciò corre per
le Indulgenze, molto più correrà pe rle orazioni suddette. Concedo, che gli scrittori citati
non sono di autorità irrefragabile; ma in questo punto io penso bene di star con loro
sinché vengami prodotta innanzi autorità più rispettabile. Né l'Amort, autor classico
nella materia delle Indulgenze, né altri scrittori da me veduti, trattano il punto accennato
dal Padre Ferrari.
11. Restami ora da rispondere a quel padre Provinciale, che fece l'Aggiunta al
cerimoniale della Provincia nostra, stampata in Trento dal Monauni nel maggio
16
Tetamus hoc refert, sed nec approbat, nec reprobat, dicens alios aliter sentire, To.I, p. 18.
14
dell'anno 1757, benché non sia stata accettata, ma rigettata dal Capitolo provinciale
celebrato nel luglio del medesimo anno in Roveredo. Egli è l'unico scrittore, che io
abbia finora trovato di sentimento contrario. Tutto il di lui discorso circa il menzionato
punto riscontrasi alla pag. 2, col. 2, num. 169.
12. Egli dice: La Santità di Benedetto XIV addì 20 aprile 1742 ha ordinato, che
nelle domeniche, cominciando la sera del sabbato, e per tutto il tempo pasquale, in
memoria della Resurrezione di Gesù Cristo, si reciti l'Angelus Domini in piedi.
Benedetto XIV nel suo citato editto, disteso in lingua italiana, non ha detto cominciando
la sera del sabbato, ma come io fedelmente ho riferito di sopra num. 3, dal vespro di
ciaschedun sabbato. Che poi abbia egli ciò comandato in memoria della Resurrezione
di Gesù Cristo, lo suppongo anch'io, e lo credo; ma non lo ritrovo espresso dal
medesimo Papa.
13. L'aggiuntista dice in oltre: Ne' sabbati di Quaresima l'Angelus Domini a mezzodì
si dee dir in ginochio, tuttoché si abbia recitata già l'antifona finale in piedi, essendo
questa annessa all'officio divino, cioè al vespro della domenica, che vien anticipato sol
per accidente a cagion della, refezione, la quale dovendo aver regime di cena, prender
si dovrebbe soltanto la sera. L'Angelus Domini all'incontro è annesso all'ora reale del
mezzodì, che in verun conto non s'appartiene alla domenica seguente: altramente vi
sarebbero quattro Angelus Domini da dirsi in piedi, due il sabbato, e due la domenica.
Qui falla nel computare; certo essendo, che nella domenica vi sono tre Angelus Domini
da recitare in piedi, recitandosi mane, meridie, ac vespere, come dice Benedetto XIII,
nel decreto de' 14 settembre 1724, e quindi non soltanto quattro, ma cinque vengono ad
essere gli Angelus Domini in piedi recitandosi così anche meridie, ac vespere del
sabbato.
14. Benedetto XIV non ha tassato il numero delle volte, che devesi recitare in piedi
l'Angelus Domini; ma ordinò solamente, che in tal positura si reciti dal vespro di
ciaschedun sabbato a tutta la domenica seguente. Non vale dunque il dire, che il
mezzzodì del sabbato in veruno conto non s'appartiene alla domenica seguente, perché
altramente vi sarebbero quattro, o cinque Angelus Domini da dirsi in piedi.
15. Concedo, che l'Angelus Domini sia stato annesso all'ora reale del mezzodì; ma
dico non esser vero, che il mezzodì sabbatino della Quaresima non appartenga alla
domenica, attese le cose premesse. Anche il vespro fu annesso alla sera reale; e ciò nulla
ostante nella Quaresima si anticipa la mattina. Se poi tal vespro si anticipa sol per
accidente; così sol per accidente potrassi anticipare la recita in piedi dell'Angelus
Domini ne' sabbati quaresimali. Il vespro fissato alle due pomeridiane ancora può dirsi
anticipato, giacché siccome scrivono nel loro Hierolexico verbo vesperae li fratelli
Magri, vesperae olim dicebantur post occasum solis. Tandem anticipata fuit ab Ecclesia
vesperarum recitatio post Nonam ad praebendam commoditatem populis, ut intervenire
possent, seu potius ab auferendas utriusque sexus scandalosas occasiones. Eppure
malgrado tale anticipazione, le Indulgenze convedute da conseguirsi a primis vesperis
vengono fissate alla due incirca. Sebbene quel sol per accidente non finisce di piacermi,
poiché ne' giorni feriali della Quaresima si anticipa il vespro la mattina ogni anno, da
tempo immemorabile, in tutto il mondo cattolico, ed a tenore delle rubriche del
Breviario romano, di Statuti conciliari, e di prescrizioni rubricistiche. Aggiungo, che
nella Quaresima ne' giorni di digiuno anche la cena si prende la mattina anticipatamente
invece della sera tarda, senza scrupolo; e quindi non veggo, come si possa scrupoleggiar
tanto a dir l'Angelus Domini in piedi pro conformitate ritus.
15
16. Il mentovato aggiuntista conchiude il suo discorso dicendo: Veggasi quello si
dice Parte 3, num. 124, nota f.g.h.i. E che dice nel citato luogo il cerimoniale come
posto in parte dal medesimo aggiuntista, e stampato in Trento nell'anno 1742? Dice, che
nella sera del mercoledì Santo non si benedice la mensa alla collazione colla
benedizione propria del Giovedì Santo, quantunque sia stato cantato in coro il Mattutino
del medesimo Giovedì: e che parimente nella sera del Giovedì non si usa la benedizione
del Venerdì, ed in quella del venerdì quella del Sabbato Santo. In prova poi di ciò
allegasi l'Hagerer, si dice, che il Breviario assegna la benedizione Christus factus est per
il giovedì, e non per il mercoledì, ed in fine dicesi, che l'anticipazione del Mattutino è
accidentale, e che la benedizione Vesperae autem del Sabbato Santo non potrebbe usarsi
nella sera del Venerdì Santo.
17. Io sorpasso l'Hagerer nostro Riformato bavaro dell'anno 1729, perché non l'ho
veduto, e non so quali ragioni abbia. Che il Breviario assegni la benedizione per il
Giovedì, e non per la sera del mercoledì, non mi dà fastidio, perché anche le benedizioni
del Natale, dell'Epifania e dell'Ascensione sono notate: In Nativitate Domini, In
Epiphania, in Ascensione Domini, senza dir niente del giorno, che precede le medesime
feste, eppure cenandosi in tal giorno si usa con giusto titolo la benedizione della festa
seguente. Dico in oltre, che il Breviario ne' giorni di digiuno rigoroso non mette due
benedizioni della mensa, perché la Chiesa non concede due refezioini in tali giorni; ma
soltanto tollera la collazione vespertina cui non ha assegnata benedizione alcuna. Se
nella sera del Venerdì Santo si replicasse la benedizione adoperata la mattina Christus
factus est, non sarebbe un gran che, né una cosa inconveniente. Se nella medesima sera
non può usarsi la benedizione del Sabbato Santo sarà perché non è conforme all'ufficio
del medesimo Sabbato, ma bensì alla Messa, ed al vespro seguente, in cui si canta
l'Alleluia, e si apre il tempo pasquale. Anche la Messa della vigilia di Pentecoste ha la
benedizione propria per la seguente refezione, la quale non potrebbe usarsi nella sera del
venerdì precedente. In fine rispondo, che gli accennati tre giorni santi sono per ogni
verso singolari, e quindi li riti loro non sono da rendersi comuni ad altri giorni.
Rispondo ancora, che l'anticipazione de' loro Mattutini è più accidentale di quelli de'
vespri quaresimali, perché questa è prescritta dalle rubriche del Breviario, e di quella le
medesime rubriche nulla dicono. Con tutto questo mio rozzo scrittarello mi lusingo di
aver provato abbastanza il mio assunto. Protesto però, che se mi verranno addotte altre
ragioni, che mi convincano del contrario, mi rimetterò. Questo dì 29 agosto 1781.
243. 1780 (sic).
Alla Madre Abbadessa di s. Michele. Trento.
S.L.G. e M. 17 Nell'atto, che di tutto cuore mi congratulo con S. R. e che mi protesto
a parte della sua consolazione, per la grata memoria, che ha mostrato del suo venerabile
monistero l'ill.mo signor abate Giacomantonio Malfatti poc'anzi defunto18; e che quindi
gliene auguro il buon pro, le raccomando queste mie buone Madri derelitte, e
dimenticate. Esse vorrebbero ristituire un capitale di tremila fiorini, perché debbono
pagare l'annuo censo in ragione di quattro e mezzo per cento, e che S. R. desse loro al
quattro per cento li detti tremila fiorini. A nome dunque di questa M.R.M Abbadessa, ed
insieme a riguardo di Dio, di Maria Santissima, e della loro comun Madre Santa Chiara,
la supplico dell'accennato favore: e confidando nella di lei molta bontà, carità, e
17
Sia Lodato Gesù e Maria.
Reliquit dotem pro duabus puellis tridentinis monachandis nobilibus, aut civibus, non tamen in pecunia, vel
rebus mobilibus, sed in censibus chartaceis.
18
16
gentilezza, spero, ed aspetto una gradevole risposta, mentre per parte anche della
predetta Madre Abbadessa, la riverisco divotamente, e mi professo. Da Santa Trinità 10
giugno 1780.
Di S. R.
Div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Giangrisostomo da Volano.
244. 1781.
Al sig. don Francesco Michelotti. Drone.
L. I. C. L'involtino di carte, che V. S. molto illustre e rev. s'è compiaciuta
d'inviarmi, è pervenuto alle mie mani. La ringrazio, e l'assicuro, che farò buon uso del
medesimo, e me ne servirò per maggiormente illustrare la memoria sempre gloriosa del
suo celeberrimo prozio, ed anche l'amata sua patria. Essendo troppo scarso di tempo non
so se avanti del suo ritorno a questa città potrò fare quell'estratto, che mi ho proposto.
Per altro vorrei farlo in tal tempo, perché occorrendomi qualche difficoltà, potessi
pregarla di ritornare alle fonti, onde ha ricavato le comunicatemi notizie. Frattanto la
prego di guardare nuovamente quella porta, che mostra il numero 148, mentre io non
posso credere, che sia intero, in caso, che voglia segnar l'anno, in cui fu fatta. Piuttosto
crederei, che manchi avanti il4 oppure dopo l'8. Vorrei pur sapere, se la chiesa curata
porti il titolo di s. Sisinnio solo, oppure anche de' due suoi compagni19. Non mi
piacciono le abbreviature degli epitafi, e singolarmente dell'eretto alla signora Lucrezia.
Forse vorrà dire iacent quinto, oppur quarto Calendas Novemb. Forse ancora nel
medesimo si leggerà non Jacobbi, ma Jacobi. Non mi piace quello del Marrocchi, né
quello del Pedri. Non suona bene alle mie orecchie quell'Ego Reverendus Dñs Ant.
Marochi. et SS. D. N. etc. Quello del Pedri non ha carattere di epitafio, e non si sa cosa
voglia indicare di aver posto. Vorrei pur sapere quai nomi vengano celati colle sigle
D.J.E. Non sarà punto difficile l'intenderlo da qualche vecchio dronese, e sarà cosa
gradevole a' posteri il notarlo appresso all'inscrizione. Finisco di attediarla e
chiedendole compatimento, riservo il resto in voce, la riverisco divotamente, e mi
professo.
Trento, s. Bernardino 4 ottobre 1781.
Di V. S. molt'illustre e Rev.
Div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Giogrisostomo di Volano de' Minori Riformati.
245. 1781.
Pro memoria.
Noi sottoscritti essendo stati ricercati pro veritate, attestiamo, e facciamo noto a
chiunque leggerà la presente, che malgrado una molto sollecita inspezione de' numerosi
monumenti conservati nell'archivio del venerabile monistero di san Michele, setto anche
di s. Chiara, di monache Clarisse, fuori di Trento, non ci è riuscito di poterne ritrovare
alcuno, che specifichi, e noti individualmente l'anno, in cui trattò di entrare, oppur entrò
nel medesimo monistero come educanda la Beata Giovanna Maria Bonomi, avanti che
si facesse Benedettina in Bassano. In fede di che ci soscriviamo di proprio pugno. Dato
nel convento di s. Bernardino appresso Trento li 25 ottobre 1781.
19
Videsis nostram Notitiam ecclesiarum num. 806.
17
Io F. Giangrisostomo di Volano cronologo de' Minori
Riformati, e già confessore ordinario al suddetto monistero.
Io F. Crescenzio dal Borgo di Valsugana Minor Riformato
confesor attuale del mentovato monistero.
Nota. Questo attestato ci fu richiesto personalmente dal M. R. sig. don Cristiano
Rigoni di Asiago, terra delle principali de' Sette Comuni Vicentini, prete, e dal sig.
Giambattista de' Carli dal Molino parimente di Asiago, notaio pubblico, mandati a
cercare documenti, che provino essere stata di Asiago la suddetta Beata Bonomia, non
solamente per nascita casuale, ma eziandio per origine antica. E ciò contra li signori
Bonomi veronesi. Il predetto attestato ritrovasi accennato dall'abate Agostino del Pozzo
nella dissertazione della patria e della vera famiglia della Beata Giovanna Maria
Bonomo. In Bassano 1783, dopo la Vita pag. 157.
246. 1781.
Al P. Pietro Regalato di Carice. Arco.
Rimando le due sue pergamene, insieme colle loro copie, tali quali mi è riuscito di
farle20. Se altri occhi vedranno meglio de' miei, io mi rimetterò volentieri. Rapporto però
alle note croniche mi lusingo di non aver traveduto. Non le ho fatte autenticare per le
ragioni, che altra volta le ho scritto. In caso, che altri le dessero per me incombenze
simili, la prego di non pormi all'impegno, perché ora son troppo scarso di tempo. E
riverendola mi raccomando in precibus, e resto.
Trento 19 novembre 1781.
Di S.P.R.
Dev.mo, osserv.mo servo
F. Giangrisostomo.
247. 1781.
Al sig. don Cristiano Rigoni. Asiago21.
Per servire V.S. molto illustre e molto rev. subito, che ho potuto, son calato in città,
e mi portai a vedere co' propri occhi li registri battesimali della parrocchia di s. Maria
Maddalena, ed a cavare il documento, che qui compiegato le trasmetto. Le aggiungo,
che i detti registri sono tutti molto accuratamente, ben tenuti e conservati; e che il
battezzato ai 25 dicembre 1624 non si dice figlio di Margarita Sardagna, ma Antonio
figlio del sig. Antonio Bonhomi, e di Margarita sua moglie. Il battezzato ai 3 giugno
1673 poi dicesi Ioannes Gaspar Ferdinandus filius legitimus domini Antonii Bonhomi
civis Tridenti, et perillustris dominae Margaritae Sardagna, natus die 2 iunii. Il
battezzato finalmente quarto Nonas iunii 1678 si nomina Ioannes Baptista filius
legitimus domini Antonii Bonhomi et dominae Margaritae uxoris eius. Li battezzatori di
essi non furono i due parrochi Cimonati, e Pini rammentati nella facciata quarta col. 1
della stampetta veronese (li quali vivono anche oggidì) ma altri. Io non so il preciso
motivo, per cui V. S. molto illustre e molto rev. mi domanda così fatte notizie; ma
suppongo che sarà stata spinta dal vedere quella gran distanza, che vi è dal 1624 al
1678, cioè dal battesimo di Antonio a quello di Giambattista: come pure dall'aver letto
nella menzionata stampetta veronese fac. 3, col. 2, che si sa aver Antonio Bonomi presa
20
21
Del 1257 e 1298. Per Cologna.
Supra 245.
18
in consorte la nobile sig. Margarita Sardagna cittadina di Trento dall'istrumento dotale
de' 15 marzo 1671. Ma qualunque stato sia il di lei fine, io ho piacere di averla servita
al possibile, e riverendola divotamente insieme col suo fedel compagno sig.
Giambattista de' Carli, anche per parte del P. Crescenzio di Borgo confessore a s.
Chiara, mi protesto. Trento, s. Bernardino 14 novembre 1781.
Di V. S. molto ill.tre e molto rev.
Vostro div.mo, osserv.mo servo in Cristo
F. Giangrisostomo di Volano de' Minori Riformati.
P.S. Aggiungo, che l'attestato è fatto su quello che si vede ne' registri di lancio, vale
a dire Antonio figlio del sig. Antonio etc.
248. 1781.
Al sig. don Todeschini. Pergine.
Io sono come certi poveri, che divengono sempre più poveri. Anziché guadagnar
tempo, vado scopitando. L'ultima vostra lettera, in cui mi suggerivate, che mi facessi dar
mano dal P. Mauro pinetano, mi fu recata mentre stava io aiutandolo, ed assistendogli
per morire, siccome in fatti poche ore dopo morì. In somma fretta rispondendo al vostro
quesito vi dico, che io pure stando nel 1766 sul Veneziano fui stimolato da uno perché
mi persuadessi esser Trento nell'Italia, e non nella Germania. So, che Giovanni Mattia
Tiberino da Chiari di Brescia, il quale nel 1475 fu protomedico dell'Hinderbachio
vescovo e principe di Trento, ed ispettore del corpo di s. Simonetto trentino martirizzato
dagli ebrei, nell'istoria del medesimo Santo al capo primo num. 2, scrive: In civitate
tridentina, quae versus Aquilonem Italiam a Germania, Lavisio flumine interlabente
disterminat. Trovo pure nel mio rozzo abbozzo della Topografia trentina, che un dì ho
fatto questa memoria: Avisii flumen distinguit territorium tridentinum a comitatu
Tirolis, et separat, id fatente Ferdinando Romanorum imperatore in literis anno 1560
ad cardinalem Christophorum Madrutium epsicopum tridentinum datis. Anche Fra
Giovanni Balainio Andrio francescano in sua descriptione tridentinae urbis, che si legge
in testa al Concilio trentino stampato in Venezia da Cristoforo Zanetto nel 1570, dice:
Tridentum civitas est in finibus Italiae, Germanicae (o piuttosto Germaniae)
contermina. Per lo contrario, che Trento sia ira nel Tirolo e nella Germania, che che
abbiano scurito gli antichi, io punto non ne dubito,anzi senza veruna esitazione stendo il
Tirolo e la Germania sino a Grigno, e sino a Borghetto, Ledro, e Condino, termini
inclusivi verso l'Italia. Nel 1539 il cardinale Alessandro Farnese chiedendo al Papa, che
confermasse l'elezione di Cristoforo Madruzzo in vescovo di Trento, scrisse, che
Tridentum est urbs in decima Regione Italiae, ut vero nunc appellant in Comitatu
Tyrolis. Nel 1562 in Trento scrisse Torello Fola di Poppi Toscano, poscia canonico di
Fiesole, Tridenti civitas quae comitatus Tiroli caput existit, in finibus Venetiae
Provinciae inter montes in planitie posita est. Falla dicendola Caput; ma resta ch'è città
della Contea del Tirolo anche per sentimento del Fola. Come tale viene risguardata, e
trattata e governata presentemente, cosicché sembra vano il volerla mettere nel catalogo
delle città italiane. Accordo però, che avendo anch'essa molto dell'italiano, ed essendo
confinante coll'Italia, i di lei cittadini e molto più gli ausugani, e lagarini, possano in
favorabilibus annoverarsi anche tra gl'italiani. Noi trentini come situati fuori dell'Italia
non osserviamo li decreti romani diretti agl'italiani. Non facciamo l'officio di s. Felice
da Cantalicio conceduto agl'italiani. Non facciamo doppio l'officio di s. Maddalena de'
Pazzi, e di s. Andrea Avellino conceduti con tal rito agl'italiani. Per l'opposito facciamo
l'officio di s. Wolfgango conceduto ai germani. La Provincia nostra trentina di s. Vigilio
19
dal capitolo generale dell'Ordirne tenuto in Toledo l'anno 1645 fu registrata nel catalogo
delle italiane: ma poi fu levata da esso, e posta nel catalogo delle Provincie germaniche
dal Capitolo generale di Milano celebrato nel 1729 dopo che con un suo diploma del
1696 si degnò di riceverla tra le Provincie germaniche austriache l'augustissimo
imperadore Leopoldo, utpote intra terminos Tyrolis sitam, quantunque abbia li conventi
di Roveredo, Arco, Campo, Pergine, Borgo, sotto Trento verso l'Italia. Finalmente
osservo, che anche Giacopo Tartarotti nel suo saggio ha riferito come tirolesi gli
scrittori di Roveredo, di Riva, di Arco, di Mori, Garduno, Brentonico, Valsugana, e
Giudicaria. Così fo anch'io, così fate ancora voi, e fatelo presto, ma bene. Addio. Trento
16 nov. 1781.
Vostro amico vero
F. Giangrisostomo.
249. 1781.
Al P. Francesco Albano di Trento. Pergine.
La quistione propostami ad instanza di parecchi sacerdoti perginesi da S. P. se sotto
la Messa de Requiem si possa comunicare, o sia distribuire a' fedeli l'Eucaristia, non è
nuova, poiché l'hanno trattata già tempo diversi scrittori, nominatamente il Gavanto, il
Merati, il cardinale Lambertini, Giacomo Pignatelli, Amadeo di Brescia, il nostro
Ippolito Graser, li Padri Cavalieri, Lucio Ferrari e Pietro Paolo torinese, tutti da me letti;
come pure Paolo Maria Quarti, Paolo di s. Giovanni Evangelista, Francesco Andrevio,
Cesare Benvenuti, Antonio di Castro, Andrea Pescara Gastaldo, e l'Albaspineo. Anche
in questa, siccome in tante altre quistioni, si ravvisa molta discrepanza tra' detti autori,
affermando altri, altri distinguendo, ed altri negando. Io dopo di aver letto e ponderato
attentamente le loro gravi, e varie ragioni, qui riferirò soltanto le risoluzioni di quattro
de' più recenti, e poi dirò in curto a qual partito credami obbligato di aderire.
Il molto celebre Padre Gaetano Maria Merati, part. 2, tit. 10, num. 28 e 29, edit.
Rom. 1736, scostandosi dal suo Gavanto, sostiene con impegno, che si possa; e ciò non
solamente con particole consecrate in quella Messa, ma eziandio con altre già riposte
nel tabernacolo, appunto come fassi nelle Messe da vivo, purché ciò facciasi intra
Missam, non già innanzi, o subito dopo di essa.
Il Lambertini nel trattato del Santo Sacrifizio della Messa, che scrisse da cardinale
arcivescovo di Bologna, e con innumerevoli sue aggiunte riprodusse in pubblico
essendo Papa Benedetto XIV, in Venezia 1748, sezione 2, capo 6, § 2, pag. 235, loda il
Merati, approva il di lui sentimento, e termina il suo discorso dicendo: Conchiudosi con
esso, potersi nelle Messe de' morti distribuire l'Eucaristia o consagrata nella stessa
Messa, o in un'altra Messa, purché però l'Eucaristia si amministri, parlando della Messa
de' morti non prima, né dopo la Messa, ma nella stessa Messa, dopo che il sacerdote s'è
comunicato. Nell'edizione latina fatta dopo l'italiana veneta questo leggesi Lib. 3, cap.
18, § 12, ne' seguenti termini: Concludendum est, posse in Missis defunctorum
Eucharistiam, sive in eadem, sive in alia Missa consecratam, distribui, dummodo id nec
fiat ante, vel post Missam, sed intra eandem Missam post ipsius sacerdotis
communionem. Ripete lo steso nel tomo 2, Annot. parte 4, sect. 2, num. 161.
Il Cavalieri ne' suoi eruditi commentari, dedicati al medesimo Papa Benedetto XIV,
porta sotto il numero 59 del tomo 4, questo decreto: In Missis defunctorum, qaue in
paramentis nigris celebrantur, non ministretur Eucharistria per modum Sacramenti,
scilicet cum particulis praeconsecratis, extrahendo pyxidem a cuistodia: potest tamen
20
ministrari per modum sacrificii, prout est, quando fidelibus praebetur communio cum
particulis intra eamdem Missam consecratis, S.R.C. 2 sept. 1741.
Il Padre Ferrari nella sua Bibliotheca prompta verbo Missa, art. 14, num. 23 gli
aggiunge in una Aquensi Provinciae Franciae.
Il predetto Cavalieri poi esponendo così fatto decreto, allega il citato tomo Annot.
Benedicti XIV, risponde agli argomenti del Merati, e loda il riferito decreto: avvertendo
però, che parla delle Messe, quae celebrantur in paramentis nigris, ut hinc ediscas quod
si forte celebretur in violaceis, non est, quod vetet Eucharistae administrationem fieri
nedum intra, sed etiam immediate ante, vel post mortualem Missam: ed aggiungendo,
che Communio cum particulis consecratis in eadem Missa, adstantibus praeberi valet in
fine Missae defunctorum, quae celebrata fuit in paramentis nigris, perché adhuc est per
modum sacrificii, in cuius ratione constituitur, e perché fit ex particulis ad idem
sacrificium spectantibus: ma soggiugne, che volendola fare dopo la Messa senza
svestire le paramenta nere, dovrà esservi aliqua rationabilis causa: siccome pure per di
lui avviso dato To. 5, cap. 27, richiedesi aliqualis urgens necessitas per usare il color
violaceo nelle Messe de Requiem.
Finalmente il Padre Pietro Paolo di Torino Riformato nostro nel Cerimoniale della
Provincia di s. Tommaso Appostolo, stampato in Torino l'anno 1769, pag. 8 e 9, dice:
"Benché la Sacra Congregazione de' Riti, a rapporto del P. Gavanto, abbia inibita la
comunione eucaristica nelle Messe de Requiem, ciò nondimeno si può lecitamente
dispensare anche in queste, con particole consecrate nel sacrifico stesso, o pure in altra
Messa, e conservate nel tabernacolo... Al che non osta ne' il decreto della stessa
Congregazione del 1701, che inibisce il comunicar nelle Messe de' defunti: né quelle dei
2 settembre 1741 che permette soltanto l'amministrarsi per modo di sacrificio, e fra la
Messa, e non a maniera di Sacramento, se dobbiamo attenerci alle ragioni, che in
contrario n'arreca il P. Merati in Addit. ad opus Gavant. part, 2, tit. 10, num. 28, alla cui
opinione consente Benedetto XIV Annot. To. 2, part. 4, sect. 2, num. 161. Avanti, e
dopo la Messa di Requiem i sacerdoti su astengano dal communicare per non essere
conveniente, né decente rito l'amministrar in paramenta nere un tal Sacramento". Così
l'accennato autore torinese, il quale a pie' della pag. 9, fa questa nota: "Postquam haec
scripsimus, prodiit ad ann. 1769, kalendarium metropolitanum eccles. dioeces. Taurin.
quo cautum est, ne in Missis defunctorum ministretur Eucharistia per modum
Sacramenti cum particulis praeconsecratis extrahendo pixidem etc., iuxta decret. 1741.
Decet profecto sic servare, ut ritus ministrandi communionem in tota dioecesi, atque in
utroque clero sit idem".
A me reca maraviglia, che non veggasi accennato il detto decreto del 1741 né dal
Mercati nella stampa veneta del 1744, né da Benedetto XIV nel lodato Libro della
Messa, ristampato parimente in Venezia l'anno 1748. Voglio ciò non ostante creduto
sincero e autentico; ed all'opposto del Padre torinese mi confesso persuaso, e convinto
delle ragioni addotte dal Padre Cavalieri contra il Merati, e contra il Papa Benedetto
XIV, quantunque l'anno 1767 nella sagristia nostra di s. Bonaventura di Venezia, ed in
un'altra delle venete Lagune, veduto abbia esposto al pubblico in un cartello per avviso,
e norma de' sacerdoti l detto testo sopra riferito del medesimo Papa Benedetto . Voglio
altresì supporre, e sperare, che S. P. contenterassi delle notizie qui raccolte, e non ne
bramerà di più per deporre il suo dubbio; e riverendola divotamente resto. Trento, s.
Bernardino 28 novembre 1781.
Suo div.mo, obbl.mo servo nel Signore
Fra Giangrisostomo di Volano.
21
250. 1781.
Al P. Albano da Trento. Pergine.
Non so il perché S. P. proponga anche questi due quesiti: Se uno, che si confessa
dopo di aver celebrato la Santa Messa possa fare acquisto dell'Indulgenza, che corre
nello stesso giorno e se chi non è solito di confessarsi ogni settimana, confessandosi
verbi gratia, ai 10 e comunicandosi agli 11 possa nella sera degli stessi undici
acquistare l'Indulgenza conceduta per li 12 dei primi vespri. Non so, dissi, perché a me
proponga quesiti di tal fatta, supponendo, e tenendo per certo, che S. P. possa da sé
risolverli più presto, e meglio di me. Ciò nulla ostante, giacché debbo darle qualche
risposta, le dico rapporto al primo, che quantunque le Bolle pontificie, o sia li Brevi
indulgenziali dicano confessis, et sacra communione refectis, e la Confessione
ordinariamente sogliasi premettere alla Communione, io neppur un tantino dubito, che
chi si confessa dopo di aver celebrato la santa Messa in grazia di Dio, soddisfaccia
all'obbligo ingiunto dal papa per rendersi capace dell'Indulgenza, e che quindi possa
sperare di acquistarla, non mancandogli altro requisito. Credo, che ne' mentovati Brevi
si premetta il confessis all'et sacra Communione refectis, perché siccome avvisai
poc'anzi, egli è cosa ordinaria, che li cristiani si confessano prima di communicarsi,
essendo la Confessione uno degli atti migliori, e tante volte il più necessario da
premettersi alla Communione. Circa il quesito secondo le dico, che parimente credo
esser bastante il confessarsi ai 10 pere acquistare l'Indulgenza de' 12 nella sera degli
undici. Così crede anche il nostro Padre Giuseppe Maria da Roveredo conformemente a
ciò praticano li nostri Religiosi, e le nostre monache trentine. A questo non osta il
decreto clementino de' 19 maggio 1759, ch'esige la Confessione da un tale almeno nella
vigilia del giorno, cui è annessa l'Indulgenza, poiché in fatti si confessa nel giorno 10,
ch'è come la vigilia dell'11 nella cui sera principia l'Indulgenza del 12. Bensì osta il P.
Cuniliati tract. 14, Append. 2. edit Vent. 1777, pag. 252, dicendo: In pervigilio
festivitatis, pro qua Indulentia conceditur, fieri non potest Communio ad eamdem
Indulgentiam lucrandam: ma non adducendo ragioni convincenti, credo potersi lasciare
da banda, e non ascoltarlo. Dico pure, che chi si comunica la mattina per acquistar
l'Indulgenza nella sera, non può dirsi, che siasi comunicato in pervigilio. Per altro a me
non piacerebbe, che si facessero le divozioni, e le visite nella vigilia, e che poi nella
festa si stesse a casa, e non si andasse alla chiesa, senza qualche ragionevole motivo.
Crederei, che ciò fosse contra l'intenzione di chi dimandò, e di chi concedette il Breve
indulgenziale. Finisco protestandole, che circa lo scritto mi rimetto a migliore giudicio,
e riverendola resto. Trento 7 dicembre 1781.
Suo div.mo, obbl.mo servo
F. Giangrisostomo.
251. 1781.
Alla Madre Maria Felice de' Manci. Trento.
Già parecchi anni parlando a S. R. le ricordai con piacere, che il Martirologio
romano ai quindici di maggio fa menzione di un Santo del suo cognome gentilizio,
nominandolo San Mancio martire di Evora città del Portogallo. Ora con egual gusto le
fo sapere che per mero accidente ho trovato anche un Santo di cognome Manzio, e di
patria non lontana dalla nostra. Eccole in succinto la storia del medesimo tal quale mi è
riuscito, e piaciuto di tesserla.
22
Il Beato Antonio de' Manzi di Padova, figliuolo di Marsilio e di Dolcina, nobili
genitori, per sottrarsi dalla tirannia del crudelissimo Ezelino terzo di Romano Vicario
imperiale, abbandonò la patria sua, e andò in pellegrinaggio, mendicando giornalmente
il vitto, e visitando con gran divozione i Luoghi Santi prima di Gerusalemme, poi di
Compostella, di Roma, di Loreto, ed altri simili. Cinque anni spese in così fatto
pellegrinaggio, a capo de' quali morto già essendo nel 1259 il predetto Ezelino, ripatriò,
e continuando a vivere da mendico, povero, e sconosciuto, anche da' suoi, a somiglianza
di sant'Alessio nobile romano, dopo una infermità gravissima, cagionatagli dalla
debolezza, dall'inedia, e dal freddo, rese il suo spirito al Creatore li trenta di gennaio
dell'anno 1267 in Porciglia appresso Padova, nella qual città oggidì si venera il sacro di
lui corpo, custodito nella chiesa di s. Maria di monache Benedettine. Viene chiamato il
Beato Antonio Pellegrino, perché visse, e morì da pellegrino. Per altro egli fu
conosciuto dopo la sua morte, perché come il lodato sant'Alessio, lasciò ai posteri un
viglietto colla nota della sua vita, e del perché non volle prima lasciarsi conoscere dai
suoi parenti. Dopo la menzionata morte fu onorato da Dio Ottimo Massimo con molti e
grandi miracoli, per li quali avendo chiesto al papa li padovani, che si degnasse di
scriverlo nel catalogo de' Santi, ebbero in risposta, che poteva bastar loro l'averne uno
Antonio santificato, cioè il francescano, detto il Taumaturgo di Padova22. Il detto Beato
Antonio de' manzi è lodato dai cronisti di Padova, dal Canisio, dal Molano, dal Ferrari,
da Arnoldo Wion, da Ugone Menardo, da Benedetto Dorganio, e dai Padri Bollandisti
in Act. SS. To. I febr. ad 1 febr., pag. 264 et 265. Nelle inscrizioni dicesi ex Manziorum
familia natus. Parimente dal Molano ex Manziorum familia. Dallo Scardione padovano
ex Manzia nobili familia patavina. Dai Bollandisti nobili Manziorum familia ortus.
Benché dovrebbe scriversi Mantiorum non colla Z, ma colla T, appunto come si scrisse
Achilles Mantius, di Trento nel 1593. Barnabas Mantius nel 1610. Petrus Mantius nel
1659. Caspar Mantius tedesco nel 1633, ed altri23. Tralascio di rammemorare un
Giangaleazzo Manzi scrittore medico illustre in Bologna l'anno 1678 ed una Francesco
Maria Manzi da Longiano riminese, arcivescovo di Avignone l'anno 1759, ed un
Giandomenico Manzi arcivescovo di Lucca sua patria nel 1764, detto più comunemente
Mansi, e raccomandandomi alle fervorose orazioni di Sua Riverenza, le fo un divoto
inchino, e mi professo. Trento 15 dicemb. 1781.
Di S. Riv
Div.mo., osseq.mo servo
F. Giangrisostomo.
252. 1782. supra 247.
Al sig. don Cristiano Rigoni. Asiago.
Godo, che lamia conghiettura sia stata ben fondata, e giusta; ma dispiacemi, che
con fondamento eguale non posso rispondere a V. S. molto illustre e molto rev.da
rapporto alla ricerca, che mi fa, se li signori Bonomi circa l'anno 1693, in cui da Trento
trasferirono altrove (a Verona) il loro domicilio, sieno stati veramente nobili cittadini di
Trento. Che sieno stati cittadini non può dubitarsi da me, che nella Matricola de'
cittadini di Trento ritrovo Antonio Bonhomi nell'anno 161724. Aggiugnesi a questo, che
22
Nel Diario Padovano del 1781 pag. 14, ai 30 gennaio v'ha: martedì Il B. Antonio Pellegrino nob. padovano di
casa Manzoni. Festa nella sua chiesa, ove si vede l'intero suo corpo. Monache Benedettine, che erano fuori delle mura
nel monistero di s. Maria di Porciglia, quale distrutto nel 1509 per far lo spiazzo furono poste con quelle di s.
Benedetto, poi si fabbricarono questo suo monistero e chiesa nel 1581.
23
Achile Mantii et heredi l'anno 1579. Così la matricola cittadina di Trento.
24
Questo Antonio fu sensale.
23
da me fu osservato un Dominus Antonius Bonhomi civis tridentinus nel Libro de'
battezzati nella chiesa parrocchiale di s. Maria Maddalena di Trento all'anno 1673 e che
fu letta Faustina filia quondam Domini Antonii Bonhomii olim civis Tridentini
nell'urbario delle RR. monache Clarisse di s. Trinità di Trento all'anno 1633. Se poi
oltre la cittadinanza trentina goduto abbiano altro titolo di nobiltà, io non posso
asserirlo. Questo sì dico, che non trovo alcuno di loro nell'Albo de' consoli della città di
Trento; e che nel suddetto libro battesimale ai Bonomi non viene mai dato altro titolo,
che di Signore, quantunque a Margherita Sardagna moglie del secondo Antonio Bonomi
dalla stessa mano e nello stessissimo tempo sua stato dato il titolo di perillustris
dominae. Non tutti li cittadini di Trento sono riguardati come nobili, benché sieno
rispettabili. Nella chiesa parrocchiale de' ss. Apostoli Pietro e Paolo di Trento, a canto
della porta settentrionale sta eretta una lapida cono uno stemma gentilizio, e
coll'inscrizione seguente: D.O.M. Nicolosae Bonomae nobilitate, venustate, morumque,
ac vitae integritate insigni, Ludovicus Tramenus de Perotiis serenissimorum Caroli
Mariae, atque eorum XII liberorum Archiducum Austriae etc. a Consiliis intimus
medicus, Coniugi dilectissimae P. M. P. Obiit Kalendis Maii MDXCI. Il menzionato
Lodovico fu cittadino, arciconsole, o sia capoconsole di Trento, nunzio de' Trentini
appresso la Corte cesarea di Vienna, e trovasi lodato come scrittore. In Trento non v'ha
più alcuna famiglia di Perozzi. Sembra, che l'essere stata moglie di un soggetto tale una
Bonoma possa risultare a decoro de' Bonomi trentini, e far qualche prova della loro
nobiltà, sebbene anche a giorni nostri succeda, e si vegga, che de' nobili si
accompagnano, ed accasano con delle ignobili, e degli ignobili con delle nobili.
Presentemente non posso scriver, e dir altro, se non che la riverisco insieme col sig.
Carli, e che resto. Trento 10 gennaio 178225.
Di V. S. molto ill. e moto rev.
Um.mo, div.mo, osserv.mo servo nel Signore
F. Giangrisostomo di Volano.
253. 1782.
Al P. Baldassare di Trento. Cles .
Siccome a tutti,così anche a Voi è noto, che dalla gravezza della pena, cui vedesi
soggetto alcun malfattore, si deduce prudentemente la gravezza de' di lui misfatti.
Perché dunque vieppiù comprendiate quanto enorme delitto sia il molestare le monache,
dedicate al servizio di sua divina Maestà coi voti religiosi, vi trascrivo qui tutta intera la
maledizione formidabilissima, che leggesi nel Pontificale romano sotto il tit. de
Benedictione Virginum, colla rubrica premessale, ch'è del tenore seguente:
Pontifex sedens cum mitra, publica voce anathema ponit, ne quis eas a divino
servitio, quae vexillo castitatis subiectae sunt, abducat: nullus earum bona surripiat,
sed ea cum quiete possideant, in hanc formam:
Auctoritate Omnipotentis Dei, et beatorum Petri, et pauli Apostolorum eius,
firmiter, et sub interminatione anathematis inhibemus, ne quis praesentes virgines, seu
sanctimoniales a divino servitio, cui sub vexillo castitatis subiectae sunt, abducat: nullus
earum bona surripiat, sed ea cum quiete possideant. Si quis autem hoc attentare
praesumpserit, maledictus sit in domo, et extra domum: maledictus in civitate et in agro:
maledictus vigilando et dormiendo: maledictus manducando, et bibendo: maledictus
ambulando, et sedendo: maledicta sint caro eius, et ossa, et a planta pedis usque ad
26
25
26
Così scrissi stando nell'infermeria assistendo ad un frate agonizzante.
Obiit Cavalesii Vicarius actualis die 30 dec. 1783.
24
verticem non habet sanitatem. Veniat super illum maledictio hominis, quam per Moysen
in Lege filiis iniquitatis Dominus permisit. Deleatur nomen eius de libro viventium, et
cum iustis non scribatur. Fiat pars, et hereditas eius cum Cain fratricida, cum Dathan, et
Abiron, cum Anania et Saphira, cum Simone mago, et Iuda proditore, et cum eis, qui
dixerunt Deo: Recede a nobis, semitam viarum tuarum nolumus. Pereat in die iudicii:
devoret eum ignis perpetuus cum diabolo, et angelis eius, nisi restituerit, et ad
emendationem venerit. Fiat, fiat.
La carta è finita; onde finisco anch'io, tralasciando altre cose, che potrei
soggiugnervi, e caramente salutandovi. Trento, s. Bernardino 18 febbraio 1782.
254. 1782.
Al P. Gottardo Antonio di Cles Guardiano in Pergine.
Da Fra Mario S.P.R. riceverà il rotolo speditomi, con la copia del medesimo fatta,
siccome piacque a me, in modo di libricciuolo, acciocché più lungamente si conservi. Io
mi lusingo di avere rilevato bene ogni parola, e credo, che potrebbe legalizzarsi e chi
avrà occhi più acuti, e migliore discernimento. Bramo, che riesca di soddisfazione a
cotesto ill.mo e R.mo sin, arciprete (Giambattista Mersi di Trento); ma non vorrei, che
servisse per intavolare litigi, e che poi venisse detto: Causa quel Frate ecc. Dal Padre
predicatore Giammaria Perillo in detto rotolo nominato, non trovo alcuna memoria nelle
Biblioteche de' Domenicani, e Francescani, né altrove. Rapporto poi al parroco
perginese Giacomo Bertoldo, so che fu dopo il 1608 parroco di Corredo; quando però
non m'inganni la omonimia, ovvero l'identità del nome e cognome27. La prego de' miei
più riverenti ossequi al lodato ill.mo signor arciprete, e di ricordarsi anche di me nelle
sue fervorose orazioni, mentre riverendola resto. Trento, San Bernardino il primo di
marzo 1782.
NB. Il libricciuolo fu da me intitolato: Concordatum circa solutionem primitiarum
inter parochum perginensem, et Gastaldiam Fraxilongi, ac Rovereda etc.
255. 1782.
A monsig. vescovo, e principe di Trento.
Altezza R.ma T. C. di Trento, umilissima, e fedelissima suddita dell'A.V. R.ma,
dopo un riverente bacio del sacro lembo, le espone, come da molti anni si ritrova
nell'appartamento superiore di sua casa paterna28, senza focolare, e senza secchiaro, di
modo che deve cucinare su la bocca del fornello della stuffa con suo grandissimo
incomodo, massimamente tenendo scuola di fanciulle per procacciarsi il necessario allo
stato suo celibe. Siccome poi non ha mai potuto conseguire le richieste convenienti
divisioni: anzi neppure, malgrado le sue replicate instanze, il permesso di poter almeno
colle proprie spese frattanto provedere all'accennata precisa necessità: così ricorre
all'innata sopragrande benignità dell'A.V. R.ma, supplicandola con tutto lo spirito, ed
ossequio, che si degni di avvalorare le suddette instanze con un suo graziosissimo
comando ostensibile alli coninteressati. Che di una tal grazia Iddio etc.29
Foris:
A Sua Altezza R.ma
Monsignor
Vescovo, e Principe di Trento etc.
27
Fu parroco di Pergine Gio. Bertoldi da Flavone del 1590. Vid. nostr.Parochiale cap. 118.
Nella Contrada sotto s. Maria Maggiore.
29
Scripsi rogatus 14 martii 1782. Cui propria manu episcopus addidit rescriptum petitum.
28
25
Umilissima supplica di
T.
C.
Teresa Cappelletti
256. 1782.
Al P. Gioseffantonio di Cles. Roveredo.
Il sig. Francescantonio Marchesani stampatore imperiale regio in cotesta città, con sua
compitissima lettera, mi domanda le lunazioni dell'anno venturo per il suo Giornale.o
sia Taccuino. Siccome egli suppone, che io faccia calcoli di tal sorta, perché ha inteso
da S. P. R. che io compongo gli Ordinari della Provincia nostra, e di questa diocesi
trentina, in uno de' quali ha veduto le lunazioni; così la prego di notificare al medesimo,
che non posso servirlo perché non le fo io; ma le prendo dal sig. Monauni stampatore di
questa Corte vescovile; il quale presentemente le riceve da quel Padre Cappuccino
mantovano, che gli dà da stampare l'Ordinario della su Provincia mantovana. Dicagli
adunque, che se le vuole da lui, ricorra a cotesti Padri di santa Catterina. Nuovamente la
prego di questo favore: come pure di riverire in mio nome il lodato sig. Marchesani; e
chiedendole scusa dell'incomodo, le auguro un felicissimo Alleluia e resto. Trento, s.
Bernardino, 23 marzo 1782.
Di S. P. R.
Div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Giangrisostomo da Volano.
______________________________________________________________________
Al P. Geremia Pola di Borgo lettore in Borgo 17 aprile 1782 colla copia di una
pergamena romana antica de' confratelli del Santissimo.
______________________________________________________________________
Al P. Udalrico di Traspo in Arco li 19 aprile 1782, colla copia di un'altra pergamena
antica notariale scritta in Stenico nel 1385 per li Blegiani, e Masimbenesi circa il monte
Cadrione.
______________________________________________________________________
257. 1782.
Al sig. don Cristiano Rigoni. Vicenza.
Questa mattina calerò in città, e ritornerò la terza volta dal sig. cancelliere Gaetano
Lodovico de Capris per ricevere quell'attestato, che brama V. S. molto illustre e molto
rev.da30. Me lo ha promesso, e quindi spero, che quest'ora lo avrà preparato, e che potrò
compiegarlo in questa mia. In caso contrario, questa le servirà di avviso, che io son
attento per servirla, e che infatti le spedirò quanto desidera in un altro prossimo
Ordinario. La prego di avermi per iscusato se ho differito alquanto: come pure di
umiliare li miei più ossequiosi rispetti agl'ill.mi signori Conti Abate Paolo Arrigoni, e
Giambattista Bonomo; e riverendola divotamente mi raffermo. Trento, s. Bernardino 8
maggio 1782.
Um.mo, div.mo, osseq.mo servidore
F. Giovanni Grisostomo di Volano M. R.
P.S. Ho compiegato l'attestato suddetto. Il prete fu qui in Trento li 30 giugno 1782.
30
Circa la morte del notaio Giulio Iob. Vedi la Dissertazione del Pozzo pag. 157.
26
258. 1782.
Al sig. don Raupellio. Trento
Casus pro mense iulio.
Erander sacerdos Diaconi munere fungens in Missa solemni, dum a choro cantatur
hymnus Gloria in excelsis, vel symbolum Credo, sedentibus in cornu altaris calebrante
atque subdiacono, surgit aliquando, accedit ad idem altare, ac ss.Eucharistiam fidelibus,
ne Missae finem expectare cogantur, administrat. Quaestio 1, an reprobanda eius praxis?
2. Sin minus, quid tunc praestare debeant celebrans, et subdiaconus?
Apud nullum auctorem invenire mihi datum est hunc Erandri casum verbis
praecisis expressum. Quia tamen ipsum quoquo modo resolvere compellor, dico, quod
eiusdem Erandri praxis attento verbo aliquando, et motivo ne fideles Missae finem
expectare cogantur, nequaquam improbanda vodeatur, tum quia nullus, quod ego
quidem sciam, hactenus eam improbavit: tum etiam quia coeptum Missae sacrificium
non interrumpit; neque est quid alienum ab eodem sacrificio, et a Diaconi munere. Tunc
autem celebrans, et subdiaconus surgere debeant, detecto capite genuflectere, ac ita
genuflexi manere usque dum sacra pyxis tabernaculo fuerit restituta. Ut autem haec
reverentiae signa in augustissimam Eucharistiam praestent non sunt impediti, quam ob
caussam idipsum a celebrante, ac ministris praestandum, si dum sedent sub Gloria in
excelsis, et Credo, elevetur Sanctissimum Sacramentum in altari proximo, et in
conspectu posito, docent Michel Bauldry in Manuali sacrarum caeremoniarum part. 3,
cap. XI, art. 4, num. 22. Hippolitus Tonellius in suo sacro Enchiridio Lib. 2, tit. 3, Rubr.
4 in notis, et tit. 14, num. 13, Simon Boniohannius in Sacrarum caeremoniarum sylva
Lib. 3, cap. 7. Sic sentio, sicque ad propositum casum respondeo, die 5 iunii 1782.
Tridenti.
259. 1782.
Al Padre Ferdinando de' Paoli di s. Orsola. Pergine.
S. L.N.S.G.C. Rispondo subito subito, che li due registratori dell'archivio segreto
del castello di Trento, furono il Padre Gioseffippolito degl'Ippoliti da Pergine, ed il
Padre Angelo Maria Zattelli da Trento. Il primo è morto in Pergine ai 12 di febbraio del
1763. L'altro poi qui a Trento li 13 luglio 1780. Hanno cominciata la loro fatica nel
maggio del 1759, e l'hanno terminata parimente nel maggio del 1763, sempre sotto il
vescovo principe Francesco Felice de' Conti Alberti di Enno. Hanno lasciato nel detto
castello un grosso volume in foglio contenente li sommari latini di 7255 carte, tutte lette
da loro e sommariate in questo nostro convento di s. Bernardino, senza toccare le
tedesche, dietro alle quali dopo la loro partenza ha fatto qualche cosa il nostro P.
Antonio da Fondo. Non so perché S. P. mi faccia tali ricerche31. Confido di averle
soddisfatte; e pregandola di raccomandarmi a Dio Signor nostro clementissimo, la
riverisco, e resto. Trento 1 luglio 1782.
Suo vero amico
F. Gio. Grisostomo.
260. 1782.
Al sig. don Domenico Todeschini. Pergine.
Non fo più scuse con Voi, perché sebbene vorrei, non ho più speranza di
emendarmi. Bensì mi conviene replicarvi, che non intendo, come mi ricerchiate ancora
31
Pro Tamanino calceranicensi.
27
le notizie, che già sicuramente vi ho mandato. Ravvolgete le vostre carte, e troverete,
che io vi ho mandato quanto avea rapporto ad Ignazio Bampi, Agostino Barisella, e
Piretro Antonio Birti. Di Filippo Barthel, di Michele della Bartolommea, di
Giambattista Begnudelli, e di Gio. Bertoni, io nulla tengo, oltre i loro nudi nomi, tali
quali mi furono suggeriti da Voi. Il solo nudo nome tengo eziandio di Gio. Michele
Bayer d'Insprugg medico, imparato dal nostro Padre Cassina in un catalogo da lui
composto di scrittori tirolesi senza veruna nota o di tempo, o di scritture. Più volte vi ho
avvisato, che correggiate il Belforti in Belfanti, e non l'avete mai fatto. Un gran che!
Scrivo male, ma chiaro. Ecco l'articoletto, che tengo di lui e Gio. Battista Giuseppe
Belfanti ecc. ut in Bibliotheca. Circa il Battaglia poi, che mi ricercate, vi servo
dicendovi così: Carlo Girolamo Battaglia etc. ut in Bibliotheca. Qui però oggidì fo
punto fermo. Contentatevi. Andate avanti. Fate presto, e bene. Compatitemi se mi
avanzo con troppa confidenza, e state sicuro che sono quel desso, che facendovi un
riverente inchino mi protesto. Trento, s. Bernardino il primo luglio 1782.
Vostro amico sincero
Fra Gio. Grisostomo di Volano
de' Minori Riformati.
P.S. Ultimamente ho scoperto due scrittori, li quali forse saranno stati nostri
tirolesi: uno è il Padre Francesco Maria Battaglia eremitano di s. Agostino, e l'altro
Cristoforo Ballista. Il primo ha stampato una Galleria spirituale, ed un Tesoro della
divozione etc. ut in Bibliotheca; l'altro poi un Dialogo inter Podagram, et Ballistam, ut
in cit. Bibliotheca.
261. 1782.
Al P. Antonio da Fondo.
Omissis
Al primo quesito rispondo, che l'eccll.ma famiglia de' baroni, ora Conti di Firmian,
prima che fissasse il suo domicilio in Salisburgo, abitò ora in Trento, ora in Mezzo
Tedesco, ed ora in Mechel.
Al secondo. Mezzo Tedesco è un villaggio situato in pianura nel Tratta atesino,
confinante con Mezzo Lombardo. Ha parroco proprio, ed anche un giudice. In esso le
due lingue italiana e tedesca sono comuni. Mechel poi è una villetta della pieve di Cles
nella Valle di Non.
Al terzo. Circa l'origine di detta famiglia, le di lei prerogative ecc. può vedersi il
tomo in 4° dato alla luce pubblica dal padre Oddone Koptick Benedettino col titolo:
Coeli Firmiani splendor. Ora non tengo più memoria certa del luogo, ed anno, in cui fu
stampato. Potrà pur vedersi il volume 3, parte prima delle Notizie istoriche della chiesa
di Trento, stampato in Trento l'anno 1762, in 4° e dedicato dall'autore Padre Benedetto
Bonelli di Cavalese de' Minori Riformati a Sua ecc.za Conte Carlo di Firmian. In tal
volume si parla delle Antichità Firmiane dalla pag. 338 sino alla 365 e si allegano vari
autori, che hanno scritto di tal famiglia. A tali autori può aggiugnersi Giacopo
Wimpfeling di Slestadt, mentre nel suo libro intitolato: Epithoma Germanorum, scritto
in Heremitorio divi Guilhermi Argentinae an. 1505 e stampato Argentinae 1505, in 4°,
al capo 10 scrive così: Sunt qui contendunt Lactantium Firmianum eloquentissimum et
sapientissimum virum, ex Germanis descendisse, et hodie familia est non obscura inter
germanos, quae Firmianorum obtinens nomen, Lactantii posteritatem sese esse
gloriatur. Ex hac familia adhuc extat Nicolaus Firmianus eques auratus... Vir (sicut
28
notum est) magnae auctoritatis apud Maximilianum Augustum. Anche in un libro
manoscritto in lingua tedesca, che dà la genealogia firmiana, si trova messo in capo ad
essa il celeberrimo scrittore Lattanzio Firmiano. Rapporto ai feudi sono di avviso, che
Cronmetz, o sia Mezzo Tedesco è tirolese, Meggl, o sia Mechel trentino, Leopoldschron
salisburghese. Li detti signori Conti sono marescialli ereditari del vescovo principe di
Trento.
Al quarto. Carlo è nato in Trento. Non posso dire dove abbia fatto li suoi studi,
bensì, che da giovinetto mostrò un'ottima indole, e che vestì l'abito chericale pigliando li
quattro Ordini minori con intenzione di non passare ai maggiori; ma di perseverare
sempre cherico. Sebbene poi lasciò tale abito allorché venne fatto consigliere di Carlo
sesto imperadore.
Al quinto: Il Padre del medesimo Carlo si nominò Francesco Alfonso Giorgio, che
morì in Mezzo Tedesco il primo di marzo dell'anno 1756 di sua età 70. La madre fu
Barbara Elisabetta de' Conti di Thunn, morta di anni 79 in Mezzo Tedesco li 27
novembre 1760. Tutti già sanno che chi siano li signori Conti di Thunn. Carlo tra
maschi fu il sestogenito, e fu nominato Carlo Gottardo Michele Ignazio. Egli col suo
fratello Vigilio Maria poscia vescovo di Lavant, procurò che fossero tradotte nell'idioma
latino le Institutiones catholicae del padre Francesco Amato Pouget francese, e cos'
furono stampate in Venezia l'anno 1742, dedicate a tutti e due i lodati fratelli. In un
libro, che ha per titolo Le muse in danza, stampato in Trento nel 1716 per la nascita
dell'Arciduca Leopoldo primogenito di Carlo sesto, v'ha un'orazione accademica recitata
nel castello di Trento li 28 giugno 1716 dal barone Francesco Padre del defunto Conte
Carlo. Trento 17 luglio 1782. Servirà per rispondere al sig. Conte d'Arco, Gio. Battista
Chieppio Ardizzone, che in Mantova per commessione pubblica dee far l'orazione
funebre al Conte Carlo di Firmian.
262. 1782.
Alla sig. Maria Antonia de' Conti di Thunn. Castel Thunn.
Essendo assente il P. Guardiano, perché andato a Padova in ceca di rimedi per
ricuperare la sua primiera sanità, ho io 'onore di presentarmi avanti l'E. V. per
ringraziarla, siccome intendo di fare col presente foglio, dell'abbondante preziosa carità,
che s'è degnata di mandare a questo nostro povero convento32. L'assicuro, che
doppiamente ci è riuscita grata, voglio dire e per l'aiuto opportuno, che ci somministra, e
per esserci favorita dall'E. V. Faremo indubitatamente tutta quella parte, che potremo,
per soddisfare al nostro preciso debito, sospirandole da Dio Signor nostro
clementissimo, mediante l'intercessione del nostro Serafico Patriarca, la meritata
copiosa ricompensa, ed ogni benedizione celeste sopra l'E. V. e l'Ecc.mo suo signor
Conte consorte33, non che sopra tutta l'ecc.ma Casa, ed inchinandomele profondamente,
in nome anche di tutti questi Religiosi, col maggiore ossequio, e rispetto mi professo.
Trento, s. Bernardino 28 luglio 1782.
Dell'E. V.
Um.mo, obbl.mo, osseq.mo servo nel Signore
Fra Tale34 de' Minori Riformati di s, Francesco.
Foris.
A Sua Eccellenza
32
Carne cervina.
Matteo.
34
P. Francesco Albano Zambaiti, Vicario
33
29
La Sig. Maria Antonia de' Conti di Thunn, ed Hochenstein,
nata pure contessa di Thunn etc. etc.
In Castel Thunn35.
263. 1782.
Al sig. barone Giambattista Gentilotti. Novaline.
Ill.mo sig. sig. e Padrone Graziosissimo.
Sapendo quanto V. S. ill.ma s'è compiaciuta di amar, e distinguere il nostro Padre
Giovanni di Dio Redolfi, mi credo in debito di darle la inaspettata spiacevole nuova, che
martedì scorso, ritornato dal Borgo al convento, fu di nuovo sorpreso dal suo primiero
male, ed ancora quella sera, munito del santo Sagramento dell'Estrema Unzione, ha reso
l'anima al suo Creatore. Di ciò ne dò parte adunque a V. S. ill.ma, in assenza del nostro
Padre Guardiano, perché confido, che siccome tanto l'amò vivo, così amerallo anche
morto, pregandogli da Dio Signor nostro clementsisimo il presto conseguimento del
santo Paradiso, supposto, che per effetto dell'umana condizione ancora non lo
possedesse. Di che come buon fratello supplicandola umilmente, e attesa la sua
singolare bontà, tenendomi certo, sospiro a Lei ed all'ecc.ma signora baronessa sua
consorte36 una felice villeggiatura, e passo a dichiararmi. Trento, s. Bernardino, 10
agosto 1782.
Di V. S. ill.ma
Umil.mo. obbl.mo, osseq.mo servo nel Signore
Fra Tale Vicario37.
264. 1782.
Al sig. barone Sigismondo Trentini. Vigolvattaro.
Ill.mo sig. sig. e Padrone Graziosissimo.
Crederei di mancar ad una precisa convenienza se trascurassi di partecipare a V. S.
ill.ma la nuova, quantunque infausta, e spiacevole, che iersera ho ricevuto dal Borgo di
Valsugana. Ella è questa. Il nostro Padre Giovanni di Dio Redolfi, martedì ritornato da
quella terra nel convento, fu di nuovo sorpreso dal suo antico male; e quindi munito
subito dell'Olio Santo, ancora quella sera circa le dieci ha finito di vivere. Siccome so,
che V. S. ill.ma ebbe la bontà di mostrar un amore parziale al detto Religioso mentre fu
in vita38; così spero, che altrettanto si compiacerà di fare col medesimo anche defunto.
E perciò da buon fratello in Cristo supplicandola umilmente, che voglia procurargli da
Dio Signor nostro il più accelerato possesso del celeste regno, in caso, che attesa la
umana fralezza gli fosse ritardato, le auguro di tutto cuore il buon pro della sua
villeggiatura, e con un profondo riverente inchino mi professo. Trento, s. Bernardino 10
agosto 1782.
Di V. S. ill.ma
Um.mo, osseq,mo, obbl.mo servo nel Signore.
Fra Tale39.
35
È morta in Castel Thunn l'anno 1785 li 27 dicembre.
Catterina Siciliani.
37
P. Francesco Albano Zambaiti.
38
L'amò perché fratello del Provicario Redolfi familiare di Casa Gentilotti.
39
P. Francesco Albano Zambaiti, Vicario.
36
30
265. 1782.
Al Padre Amedeo di Roveredo. Arco.
Le premure di S. P. R. non potevano arrivarmi in tempo meno importuno per ogni
verso. Non dico altro, già può figurarsi qualche cosa. Ciò nulla ostante per servirla, e
trattandosi di accrescere la gloria de' Santi, ho fatto quanto mi è riuscito di poter fare, e
qui compiegato senza verun indugio glielo spedisco. La prego di offerire al santo
Taumaturgo la mia qualunque siasi fatica; come pure, l'aggradisca eziandio S. P. R. e
riverendola divotamente resto. Trento, s. Bernardino 13 agosto 1782.
Di V. P. R. cui aggiungo, che se in Garduno troverà cose da mutare, cancellare, e
aggiungere alla mia Leggenda, mi favorirà facendomele note.
Div.mo, obb.mo servo nel Signore
F. Giangrisostomo da Volano Minore Riformato
di cuore usque ad mortem.
Legenda de sancto Felice Gardunensi.
Sanctus Felix episcopus, et martyr, qui apud Gardunenses Tridentinae dioecesis
populos alpinos die decima quarta mensis augusti, seu potius in prima dominica post
decimnama tertiam diem eisudem mensis festiva40 celebritate ab immemorabili tempore
quotannis colitur, ignotae in Italia sedis epsicopus fuisse creditur; illucque iuxta Domini
nostri Iesu Christi consilium, aliorumque sanctorum exemplum, caussa fugiendae
persecutionis crudelissimae, ac diuturnae, quum anno trecentesimo secundo in
christianos movit Diocletianus imperator, sese contulisse, consors fert traditio. Addunt
inibi eum Christi eiusdem fidem praedicasse, ac tandem in magnam scrobem41, in qua
superinfusa aqua calx ad cementum faciendum paratum, inictum fuisse, atque gloriose
martyrio coronatum.
Cum eius cineres, et ossa diu in illa parochiali sanctorum martyrum Felicis, et
Fortunati eccelsia quievissent, anno septingentesimo ac decimonono supramillesimum,
elevata, et in novam perelegantem capellam, populo instantissime flagitante, ac Iohanne
Michaele Tridentino episcopo iubente, solemni ritu translata sunt42. Quae autem
huiusmodi elevationis tempore intra marmoreum vetusti operis sarcophagum reperta
fuerunt lipsana, haec sunt: nempe integrum caput una cum dentibus universis, et utraque
mandibula pene visibili adhuc carne, ac cute obducta. Insuper brachia, crura, pedes,
costae, ac ossa illa omnia, quae corpus integrum constituunt, una tantum excpeta cruris
alterius particula.
Ante, ac post eamdem translationem sanctus Felix in patrandis miraculis adeo
excelluit43, ut etiam thaumaturgi nomen apud Gardunenses iam proprium sibi fecerit. Ibi
enim caecis visum, surdis auditum, mutis loquelam, claudis gressum, et aliis infirmis
aliorum membrorum usum restituit. Complures iam cum morte luctantes, implorata
Felicis ope, actutum sanitati redditi sunt. Alii vero in angustiis positi, vix Sanctum hunc
invocarunt, liberos incolumesque se se illico senserunt. Energumeni, aut praestigiis
oppressi potentem eius manum experti sunt. Denique nullum pene fuit malorum tum
animi, tum corporis genus, cui non coinsuluerit. Quae quidem omnia ecclesiastica
auctoritate examinata, et probata feurunt, ac ita per orbem evulgata, ut etiam in
40
mense augusto, cioè nella domenica fra l'ottava dell'Assunta.
Scrobis= fossa per seppellire i morti.
42
Visitatores anno 1709 petierunt quid in arca quadam lapidea inibi foret, ac demandarunt aperitionem,
postquam eis parochus respondit ibi existere relquias s. Felicis episcopi, et martyris.
43
Tabellae votivae an. 1513, 1515.
41
31
Austriam, aliasque regiones, pervenerint, ad maiorem nedum sancti Felicis, sed Dei
quoque optimi maximi, qui mirabilis est in Sanctis suis, gloriam, et honorem.
Haec raptim omnino deprompta sunt hac die 12 augusti 1782 ex PP. Bollandianis in
Actis Sanctorum To. 3 augusti ad diem 14, pagg. 163-165, allogantibus relationem
Hippolyti Madernini parochi Gardunensis, epistolam equitis Hieronymi de Thunn
parochi muriensis, et patrem Iacobum Schmidium hagiographum tirolensem. Iosephus
Reschius hallensis Bollandianos exscripsit in suis Annalibus ecclesiae Sabionensis,
nunc Brixinensis To. I, saeculo quarto, § 46, pagg. 180, 181, 182, 183, et nil de suo
addidit. Fides sit penes huiusmodi auctores. Così al P. Amedeo ed al Pedri.
P.S. Pro memoria. Reliquiarum elevatio facta fuit a parocho aliisque die 26 octobris
1719, translatio vero solemnis 27 die octobris: quo etiam die benedicta fuit praefata
capella et primum in ea celebrata Missa. Agitur festus dies 14 augusti cum octava.
Effigies Viennae cusa praefert hanc inscriptionem: "S. Felix episcopus, et martyr
Thaumaturgus, in Ecclesia Archipresbyterali et Parochiali Vallensi Garduni in Tyroli".
Ut cuius ecclesiae italicae fuerit s. Felix invenirem, evolvi totam Italiam sacram
Ughelli, contuli omnes episcopos nomine Felices, sed tres reperi tantummodo qui
absolute negari non possint Gardunensibus. Hi sunt S. Felix epsicopus florentinus ad an.
313. Felix episcopus patavinus adan. 315. Felix epsicopus praenestinus ad313. De his
nescitur locus, annus et qualitas mortis. Notandum, quod sancti Felix et Fortunatus,
titulares eccelsiae Gardunitanae, fuerunt fratres, et passi sunt Aquileiae. Eorum festum
nunc agitur in dominica augusti, non s. Felicis epsicopi martyris.
266. 1782.
Al P. Pietro Baldassare Zambaiti di Trento. Cles.
L. I. Cr. Carissimo amico. Protestovi un'altra vita, ed ingenuamente, che io non mi
creso abile per ispiegare con tutto il fondamento le inscrizioni antiche. Cedendo però
alle vostre instanze, vi spedisco l'inscrizione, che mi avete mandato con quella
interpretazione, che suppongo potersele dare. In caso, che altri ve la spiegassero meglio,
io aggradirò, che mi notifichiate la loro emendazione, e subito rimetterommi. Addio.
Trento 16 settembre 178244.
44
Non ho veduto niente. Bensì ho letto, che tiene questa mia il fu parroco di Romeno, ora di Fondo in questo
anno 1803. Questa inscrizione fu stampata malamente dal sig. Maffei l'anno 1805 ne' Periodi, pag. 7.
32
Così avendo la lapida ritrovata in Romeno sotto un altare di quell'antica chiesa
parrocchiale, io la leggo nella forma seguente:
Deo Saturno Augusto
Lumennones Arvetius, et
Maximus, et Rufus, et
Quadratinus, et Firmianus, et
Clemens, et Iustus, et
Iustinus, et Aspiro, et Glabistus,
Quintus, et Ris. Rufinus, et
Lad. Optatus, et Quartus, et
Lucius, et Severus, et Maximinus,
Aup. Firminus, et Paternus,
Iustinianus, signum posuerunt libentes merito.
Rapporto al primo verso, credo, che non vi sarà da dire. Appresso il sig. canonico
Giandomenico Bertoli nelle Antichità d'Aquileia, pag. 109 trovo espresso Deo Rubigo
sacrum, ed altrove Silvano Augusto, Beleno Augusto, Fortunae Augustae, Victoriae
Augustae , Spei Augustae, Providentiae Augustae: il Dio Silvano, il Dio Beleno, la Dea
Fortuna ecc. ed avvisasi, che l'epiteto Augusto, attribuito a somiglianti divinità, di sua
origine significa santo, e consagrato. Negli Atti dei santi martiri anauniesei Sisinio, e
compagni si legge, che furono martirizzati perché impedirono i sacrifici a Saturno. I
Lumennones del secondo verso vorrà dire lo stesso che oggidì significherebbe
Romanenses, o Rumanenses45. Anche quelli della Val Venosta nel celebre trofeo eretto
ad Augusto diconsi Vennones: e sono noti li Macedones, Saxones, Pannones, Paeones,
Vangiones, Burgundienses. Per lo stesso Lumennones, non Romenenses, può servire il
sapersi, che Ruffré, Rouré, Romarzolo, diconsi anche Luffré, Rovré, Lomarzolo, ed il
moderno Lomasso ne' tempi addietro fu detto Nomasso. Esempi di lettere doppie simili
a quelle, che
45
L'Anaunia superiore, cioè il tratto di Romeno, Sarnonico, e Fondo si dice Somenon anche in oggi, siccome
intendo dal sig. consiglier Barbacovi li 25 gennaio 1788.
33
suppongo pure che abbia fatto Clemes in luogo di Clemens nel quinto verso46.
Lascio ad altri l'indovinare quai nomi si contengono sotto le abbreviature del settimo,
ottavo e decimo verso Ris. Lad. Aup., supponendo per altro che Ruffino, Ottato, e
Firmino sieno stati binomi. Ho interpretato le sigle S.P. dell'ultimo verso, perché ho
trovato presso il Bertoli pag. 96 una lapida eretta al Dio Apolline Beleno Augusto da due
coniugati, e loro figliuoli col finale ex voto posuer. Signum. V'ha poco appresso il lodato
Bertoli anche Sacrum dedit pag. 82, e Sacrum dedere pag. 80. Le altre sigle L.L.M.
sono usitatissime nelle inscrizioni antiche, e perciò spiegate da tutti concordemente.
Non so, se dallo scalpellino, oppure dal copista sia stato omesso il puntino dopo il
Saturno, dopo l'Arvetius, dopo il Rufus, e dopo più altri nomi. Da questa lapida
s'impara, che una delle divinità false adorate dagli idolatri Romenesi fu Saturno: e che
Romeno può vantarsi di aver un autentico monumento dell'antichità sua; cosa, che non
hanno tanti altri luoghi dell'Anaunia eziandio più grossi, e nominati.
267. 1782.
Al sig. don Giovanni Battista Pedroni. Oltrecastello47.
L.I.C.
Quel mio penitente48, che per destino di V. S. molto illustre e molto rev.da se ne sta
nella casa di correzione, mi ha replicatamente pregato di farle sapere, siccome fo colla
presente, ch'egli tanto è lungi dall'avere alcun odio, o rancore inverso di Lei, che anzi se
le professa molto tenuto anche per il castigo, e la pena, cui lo ha meritamente
condannato. Protestandole poi, che si emenderà, e procurerà di non più recarle verun
disgusto, la supplica umilmente, che voglia presto liberarlo, e cavarlo dal detto luogo, e
rimetterlo nella sua libertà primiera. Io assicuro V. S. molto illustre e molto rev.da che a
tenore del mio sacro ministero lo premunirò di quegli avvisi, che mi sembreranno più
opportuni; e baciandole riverentemente le sacre mani resto. Trento, s. Bernardino 18
ottobre 1782.
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Giangrisostomo di Volano de' Minori Riformati.
268. 1782.
Al Magnifico sig. sindico di Lisignago.
Sia lodato Gesù Cristo Nostro clementissimo.
Fra Giangrisostomo di Volano, servo di Dio, e sacerdote Riformato dell'Ordine di
San Francesco, vi fa noto, che sino dai tre del corrente mese ha terminato di trascrivere,
e mettere in chiaro la membrana, o sia carta antica., che gli avete consegnato: e che
perciò potete venire quando vi piace a ripigliarla insieme colla copia. Frattanto vi
sospira di cuore ogni vero bene. Dal convento di San Bernardino appresso Trento
questo dì 18 ottobre 1782. Venit die 26 octobris.
Alla detta copia ho aggiunto una cartuccia con questa nota: In libello, cui tit. Causa
pascuaria occurrit animadvertendum, quod notarius pag. 4 et 8 errasse videatur; anno
46
47
48
Pedroni Toso maestro di grammatica nel seminario vescovile di Trento.
Penit. suo cognato, Cima, che fu liberato nel 1783.
34
enim 1433, indictio non fuit decima, sed undecima. Pariter errasse videtur pag. 8 circa
diem, aut mensem; nam anno 1433 attetnta littera dominicali D., primus dies maii fuit
dies veneris, non lunae. Forsan pro maii legendum iunii; siquidem primus dies iunii
tunc fuit dies lunae.
Non raro aberrationes huiusmodi occurrunt in notarialibus scripturis, quibus non
officiunt etc.
269. 1782.
Al sig. don Domenico Todeschini. Pergine49.
L.I.C. Carissimo amico. Quantunque sia sicuro di avervi spedito in un foglio quanto
aveva rapporto ad Ignazio Bampi, Agostino Barisella, e Pietro Antonio Birti, trovando
notato per mia memoria a canto de' loro articoli mandato a Pergine li 5 luglio 1781, vi
servo trascrivendovegli e rimandandovegli un'altra volta tali quali stanno nel mio
manoscritto.
Ignazio Bampi dai Bampi ecc. ut in Biblioth.
Agostino Barisella di Tueno ecc. ut in Biblioth.
Pietro Antonio Birti di Roveredo ecc. ut in Bibliot.
Dopo scritte queste cose, e mentre le scriveva sono stato chiamato di notte ad
ascoltare la confessione di un moribondo, e ritornato penso bene di empire questa
pagina con quanto segue:
Pietro Anich di Oberperfuess ecc. ut in Biblioth.
Il nostro P. Clemente Morelli di Trento morto qui li 10 di questo ha stampato un
suo panegirico. Il P. Greiderer, ed il dottor Gallicioli scrittori sono morti. Per evitare
ogni disturbo favoritemi della ricevuta di questa mia. Aggraditela, compatitemi, andate
avanti, che io vi auguro la buona fortuna e con un riverente inchino resto. Trento, s.
Bernardino 20 novembre 1782.
vostro amico vero F. Grisostomo di Volano.
270. 1782
Al Padre Massimo di Volano. Borgo.
Avrete letto più volte nelle pubbliche Gazzette, che ora la Germania pretende di
illuminare il mondo, e di fare specialmente de' sacerdoti illuminati, spregiudicati, e
seguaci di una pietà vera, e soda. Sono tanti anni, come già sapete, che io servo la
Provincia nostra, ed anche questa diocesi, col comporre li Direttori dell'officio divino:
ma pur in quest'anno mi è convenuto sottomettergli all'altrui censura, perché nel
Catalogo delle sovrane ordinazioni, che sopra oggetti in materie pubbliche
ecclesiastiche sono state rilasciate, stampato dal Marchesani in Roveredo quest'anno in
foglio, e contenente il sommario assai malcomposto di 93 ordinazioni, al num. 73 si
legge: In Data di Vienna 3 dice. 1781. Li Direttori per il Clero verranno presentemente
alla Censura, e comunemente stampati nell'Austriaco. Al num. poi 84: In data di
Vienna 10 aprile 1782. Si inibisce seriamente ai Superiori dei conventi di valersi dei
Direttori, overo Calendari ecclesiastici, che non saranno stati censurati, ed approvati
dal Dicastero del paese. Monsignor Vicario generale ha spedito a Insprugg il diocesano,
e d'indi lo ha ricevuto di ritorno con una lettera, che lo dichiara esattissimo, e da essere
imitato anche negli anni futuri. Fu toccato in tre soli luoghi, benchè io non abbia punto
49
È morto in Pergine li 22 agosto 1783.
35
fallato. Eccoli. Ai 4 di gennaio aveva scritto50: Sine Credo (extra prop. Ecc. et ubi non
habetur aliqua reliquia insignis eorumdem ss. Innocentium ut caput etc.) Praef. Qui fu
cancellato l'ubi non habetur sino all'etc., non già perché sia cosa contro le rubriche,
essendo anzi conforme; ma perché non si vuol più sentir parlare di sacre Reliquie. Io in
seguito ho cancellato anche l'et, giacché fu cancellato l'ubi. Ai 4 di marzo io aveva
scritto, come fu scritto anche negli anni addietro, eziandio dal Belli, incipit ieiunium
sacrosanctae Quadragesimae, ma in Insprugg fu cancellato il sacrosanctae, e fatto s.
Quadragesimae. Che cosa degna di emenda! Ai 19 di marzo io aveva scritto sine Credo
(nisi Sanctus Ioseph sit titularis ecclesiae, vel patronus principalis loci). Da Innsprug fu
aggiunto dopo il Patronus il Provinciae, vel, cosicché seio non avessi giudicato bene di
aggiustare tal lezione s'avrebbe dovuto leggere Patronus Provinciae, vel principalis loci,
lezione, che non poteva lasciarsi correre. Ma questi due luoghi non sono stati tanto
maltrattati come il seguente. Ai 25 di maggio io aveva notato benissimo secondo il
tempo corrente: Dom. quinta post Pascha, Gregorii septimi Papae Conf. dup .min. Alb.
Offic. de com. C. P. Lect. 1, noct. de Scr. Incipit Epist. 1. B.Petri, vel de citato com.
secundo loco, nona lect. Homil. et com. Dom. ac (sine lect.) s. Urbani P. M. in Laud. et
Mis. in qua Glor. Credo, et ult. ev. Dom. Poi ho notato li secondi vespri colla com. della
Dom. e nel seguente martedì ho segnato le prime lezioni de Epist. I B. Petri. Ma che!
sentite. Insprugg ha fatto una cancellatura spropositata, ed havvi sostituito questa
lezione intollerabile: Omnia de com. C. P. ac sine lect. s. Urbani P. M. in Laud. et Mis.
senza toccar il restante da me scritto in seguito, neppure le prime lezioni del martedì.
Veduto ciò da me con raccapriccio, benché avessi altre premure, son andato subito dalla
stamperia al castello, e l'ho mostrato a monsig. Vicario, e provicario generali, e
coll'assenso loro ho fatto questa correzione: Alb. Omnia de com. C.P. secundo loco,
praeter lect. I noct. de Scr. Incipit Epist. I B. Petri, nona lect. Homil. et com. Dom. ac
(sine lect.) s. Urbani P. M. in Laud. et Mis. in qua etc.51
Rapporto all'altro mio Direttorio monastico più volte ho dimandato a monsig.
Vicario se vi era obbligo di mandarlo ad Insprugg, non avendo ancora veduto il sopra
riferito Catalogo; e mi ha risposto, che non lo sapeva. Quando poi l'ho pregato
dell'Imprimatur, me lo ha negato, dicendomi, che dal padre Provinciale de' cappuccini
avea inteso esservi qualche ordine. Subito andai dal detto padre, ch'è il P. Vincenzo
Fortunato Schlapp52 di Trento, e mi disse, che vi è obbligo di mostrarlo al Capitano
circolare prima di usarlo. Io dunque subito l'ho mandato manoscritto al nostro P.
Guardiano di s. Rocco in Roveredo, questi lo presentò al Capitano Trentinaglia, e dopo
due giorni lo ricevette intatto con ordine di presentarlo a mons. Vicario, essendo essi su
di ciò intesi. Avvisato di tanto monsig. Vicario rispose, che stampi senz'altro. Sicché
l'ho consegnato allo stampatore; ma non l'ho ancora veduto stampato, essendo esso
occupato nella stampa di nuovi dolorosi ordini. Eccovi la storia di quest'anno circa li
miei Direttori. Pregate Dio, che sia finita; e che si finiscano le altre tantissime novità
non mai segnate per l'addietro. Vi abbraccio con fraterno affetto, e resto. Trento 24
novembre 1782.
50
Nel Calendario Feltr. Ausug. del 1784 passò nel giorno di Pasqua Ante Vesp. Solem. in Cath. ostendunt.
Reliquiae ss.
51
Il censor regio è don Albertini tentino, cioè Giambattista Albertini da Brezzo della Valdinon, che nell'anno
1762 fu cherico e stduente filosofo in Trento, il quale poi divenne pazzo.
52
Slop.
36
271. 26 novembre 1782.
Al nostro Padre Guardiano d'Insprugg.
L.I.C. Reverendo patri Guardiano ad s. Crucem Oeniponti Fr. Ioannes
Chrysostomus de Avolano eiusdem Ordinis S.P.D.
Veniam des mihi quaeso, R. P. si tibi molestus fio. His adnexum ad te mittere
compellor manuscriptum Ordinem divina persolvendi in tota nostra hac Provincia
tridentina Sancti Vigilii per me concinnatum, teque humiliter rogare, ut ipsum ceu ad
usum etiam illorum conventuum qui in ditione austriaca sunt, destinatum,
excellentissimo dicasterio exhibeas, et nunc necessariam eius approbationem,
licentiamque impetrare sine ulla temporis intermissione satagas. Veniam simul, et
favorem huiusmodi dum mihi adpromitto, te diu valere iubeo. Tridenti ex conventu
sancti Bernardini sexto calendas decembris A. D. 1782.
Foris. Reverendo in Christo patri Guardiano, aut Vicario Patrum Franciscanorum
strictioris Observantiae etc.
Cito.
Aenipontum
ad s. Crucem
cum annexo.
Nota. Sono stato stimolato a mandarlo in Insprugg da mons. Vicario generale per
motivo di maggiore sicurezza, e per avere la licenza in iscritto.
272. 1782.
Al sig. capitano Francesco Tacchi. Roveredo53.
S.L.G.C. Moltoillustre sig. sig. e padrone colendissimo.
Indirizzo a V. S. molto illustre la qui compiegata mia dichiarazione, supponendo
che per di Lei ordine mi sia stata richiesta, quantunque la lettera consegnatami da questa
posta li 4 del corrente colla data di Roveredo ai 2, non abbia soscrizione, o nome di
alcuno e non apparisca verun impronto nel sigillo. Non la mando per la detta posta,
perché non sono in istato di fare ulteriori spese. In caso però, che non da V. S. molto
illustre, ma dall'ill.mo signor capitano Circolare mi fosse stato spedito il mentovato
ordine, la prego di far capitare al medesimo l'anzidetta mia dichiarazione. E
riverentemente inchinandomele resto. Trento, ai Molini, li 6 dic. 1782.
Di V. S. molto illustre.
Um.ma, div.ma, obbl.ma serva
Michelina Tomasi ex Clarissa.
Foris. Al nob. sig. sig. e padrone col.mo
Il sig. Capitano Francesco Tacchi etc.
La suddetta dichiarazione è questa:
Io sottoscritta in esecuzione dell'insinuatomi supremo decreto, premessi li dovuti
ringraziamenti, mi dichiaro, che non mi ravviso in grado di andare a Teschen54 nella
Slesia nell'Istituto di s. Elisabetta, specialmente perché
1. Non intendo punto quella lingua.
2. Temo di non potermi accomodare al clima, ed ai costumi di quel paese.
3. Ho quarant'anni di età, e sono cagionevole di salute.
4. Non mi sento chiamata dal Signor Iddio al suddetto benché santo Istituto.
Così riverentemente mi dichiaro appresso
53
Capitano delle milizie roveretane. Si ha buttato nel pozzo di s. Carlo, in cui morì miseramente li 24 marzo
1787, per non cader nelle mani di Giuseppe II.
54
Questo convento di s. Gioseppe soggetto al vescovo di Breslavia fu eretto nell'anno 1754. Serve alle inferme.
37
Trento li 6 dicembre 1782.
Michelina Tomasi da Cognola
ex Clarissa
La lettera roveretana è questa:
Foris. v. Roveredo, impresso.
Alla sig.a Michelina Tomasi
ex Clarissa
Trento
alli Molini.
Ex. Off.
Intus.
In riga di supremo decreto intimatomi il dì primo corrente vengo incaricato di
ricercare alle ex monache che vivono nel secolo, se volessero andare a Teschen nella
Slesia nell'Istituto di s. Elisabetta, e che le loro dichiarazioni siano riferite in scritto.
Ciò che dunque colla presente notifico alla sig.a Michelin Tomasi, e quindi tosto mi
riferisca la dichiarazione.
Roveredo li 2 dicembre 1782.
273. 1782.
A chiunque. Pro uniformi formula.
Io sottoscritto attesto, e fo noto a chiunque, che Val. Vale. di Toz.55, dopo che
ritrovasi nella casa di correzione s'è più volte confessato da me sacramentalmente, e
ch'eziandio fuori di tal congiuntura mi ha seriamente protestato di volersi emendare
nell'avvenire. In fede di che etc. Dato dal convento di s. Bernardino appresso Trento li 9
dicembre 1782.
L.+S. Fra Giangrisostomo di Volano de' Minori Riformati di s. Francesco.
274. 1782.
Al Magnifico sg. sindico di Lisignago in Cembra.
Sia lodato Gesù Cristo Signor Nostro Clementissimo.
Fra Giangrisostomo di Volano, servo di Dio e sacerdote dell'ordine Riformato di
san Francesco, vi saluta, e vi notifica, che avendo già trascritto dal rotolone, che gli
avete consegnato, quanto ha giudicato opportuno, potete venire a ripigliarlo quando vi
piace. Ha formato un libricciuolo di 31 pagine in quarto, e quindi assai maggiore
dell'altro. Contiene una sentenza favorevole al capraio di Lisignago contra il saltaro di
Giovo ecc.56 Trento, s. Bernardino li 10 dic. 1782.
Venit die 28 dec. et accepit omnia etc.
[Nota del trascrittore Il documento è stato pubblicato integralmente nel volume
Per Padre Frumenzio Ghetta, a cura della biblioteca comunale di Trento ecc., Trento
1991, dal P. Remo Stenico.]
275. 13 dicembre 1782.
Al P. Guardiano di s. Croce in Insprugg.
55
Obiit 3 novembre 1783. Valentino Valentinotti di Tozzaga sollando.
Causa caprarii lisignacensis contra saltuarium iuganum cum consilio Eblionis de castro Clesio et sententia
Bartholomaei de Tridento Vicarii iurisdictionis cimbriensis lata die 9 martii an. 1373 pro caprario Lisignacensi.
56
38
L.I.C. Rev. in Christo Patri Cypriano Fringsio Guardiano Oenipontano57.
Fr. Ioannes Chrysostomus de Avolano S.P.D.
Pervenerunt ad me58 literae P. T. R.59 una cum Directorio typis edito almae tuae
Provinciae, atque alio meo manu exarato, et ex.mi gubernii approbatione munito. Tibi
proinde plurimas ago gratias, et me devinctissimum profiteor. Ceterum displicuit mihi
valde, quod laudatae approbationis literae germanico scriptae fuerint idiomate, ut ut
enim quinque viris Regularibus, ac saecularibus, linguae huiusmodi probe gnaris,
legendae tradiderim, nisi tuas quoque latinas prae manibus habuissem, profecto earum
summam, seu continentiam non recte percepissem. Cum primum e praelo Directorium
meum prodierit, unum eius exemplar ad te libenter mittam. Hoc etiam anno vetus
calendarium sequutus sum, quia meus Pater Provincialis novitates novitatibus adiicere
noluit. Nosse aveo quis vestri Directorii auctor sit, ubinamque moretur: noster autem
Pater secretarius provincialis num isthic venale prostet ius canonicum Rieggeri, quove
pretio. Iterum P. T. T. gratias ago debitas, et ut etiam mei peccatoris memor sis ad aras
humiliter peto. Tridenti ex coenobio s. Bernardini pridie idus decembris. A. D. 1782.
Foris. Reverendo in Christo Patri Cypriano Fringsio60 lectori theologo, Conc. et
Guardiano PP. Franciscanorum strictioris Observantiae
Oenipontum
ad s. Crucem
276. 1782.
Alla sig. Giovanna Francesca Bettini. Lizzana.
Molto reverenda Madre in Cristo patrona colendissima.
Benedicite.
Essendo imminenti le feste Natalizie di Gesù Cristo Signor nostro clementissimo, e
ricordandomi della buona costumanza del nostro disgraziato monistero, di far parte de'
miei doveri con V. R. e le do un attestato del mio inalterabile figliale rispetto, ed
ossequio, augurandogliele felicissime e ricolme di tutte quelle grazie spirituali, e
temporali, che una degna sposa del medesimo Signore (qual è essa) può sperare da uno
sposo tale. Per lo stesso fine, sebbene meschina e peccatrice, avrò memoria di così fatto
mio sentimento anche nelle povere mie orazioni. Ma oimé, che il Cielo parmi diventare
di bronzo! questo solo mi resta ancora, che senza verun indugio, e di tutto cuore
ritornerei al suddetto monistero in caso, che il Signor Iddio per sua pietà ce lo rimettesse
nel suo primiero stato. e quando anche ciò non succeda, sono risoluta di voler
continuare al possibile nel servizio del medesimo Dio, nel lodarlo, benedirlo,
ringraziarlo, e supplicarlo fino agli ultimi miei respiri, ad onta del gran diavolo,e del
mondo. Per grazia dello stesso Dio mi trovo sana, posso stare ritirata, e solitaria in una
molto angusta, ed unica celletta. Da essa non esco, che per andare alla vicina divota
chiesa di s. Bernardino. Là ho tutta la comodità di fare le mie orazioni, di assistere alle
ss. Messe, ed ai divini offici, e di ricevere li santi Sagramenti. Nella detta cella sto
vestita interamente come stava in s. Carlo. Fuori poi aggiungo soltanto la vesta lunga, la
veletta, o cendalo, e le scarpe per ubbidire. Ma con tutto ciò non vivi contenta. Piango, e
piangerò sempre finché viverò in questo mondo la mia disgrazia. Ora debbo stare nel
secolo sola insieme, e male accompagnata. Priva di tanti buoni esempi, e di tanti forti
57
De Friburgo.
die 10 dec.
59
Paternitatis Tuae Reverendae
60
Ipsemet scripsit Fringsius, sed melius diceretur Fringesius.
58
39
aiuti, in uno stato soggetto a stranissimi cangiamenti, ed in un tempo cotanto pericoloso.
Deh per pietà S. R. continui a farmi da buona Madre, almeno tenendomi raccomandata
al Signor Iddio, mentre anch'io procurerò mai sempre di consercarle il doveroso figliale
rispetto, e pregandola genuflessa della sua benedizione materna, non che de' miei
complimenti colle sue buone Madri convittrici, resto. Trento, ai Molini 16 dicembre
1782.
Di S. R. Umil.ma, obbl.ma ossequ.ma serva in Cristo
Suor Michelina del Calvario.
Foris. Alla Molto Illustre sig. sig. patrona Col.ma
La signora Giovanna Francesca Bettini ex Badessa di Clarisse
Lizzana
Per espresso
277. 1783.
Alla sig. Anna Teresa Saveria Auchentollerina di Trento
ex Clarissa. Bolgiano. Merano. Schennen. In canonica.
Sia lodato Gesù Cristo Signor Nostro veramente clementissimo.
Oggi soltanto, dopo molte mie premurose istanze, ho ricevuto dalla stamperia
alcune copie del nostro Direttorio. L'anno 1782 per ogni verso è stato doloroso, e
singolare. Non venga mai più il simile. Mando subito qui occhiuse due delle dette copie
a S. R. perché dal P. Pietro Damiani mi fu scritto, che le brama per sé, e per la sua
buona compagna la R. M. Maria Ignazia Kolbin. Con comodo, e tempo le manderò poi
un'Appendice manoscritta per que' giorni,ne' quali sono accennati tutti li luoghi
sussistenti della povera nostra Provincia, e per quegli altri, ne' quali occorrerà loro
qualche divario. Sento con mio gran piacere, che V. R. e tutte le altre Religiose
dimoranti nel secolo per loro durissima necessità, continuano a recitare l'officio divino
prescritto dalla loro Regola, e bramo, che si sforzino tutte di osservar anche il resto, che
possono, della medesima Regola. Non sarà poco; ma neppur sarà poco il merito, che
acquisteranno appresso sua divina maestà, e chiameransi contente di aversi violentate
quando si troveranno al fine de' loro giorni. Da Borgo ci fu scritto più volte, che stava
moribonda la buona Madre Giovanna Serafina Öttelia di Bolgiano. La di lei sorella
Madre Francesca Teresa replicatamente mi ha imposto di riverirla61. Fo altrettanto per
parte mia, e pregandola della stesso officio rapporto al R.mo sig. arciprete suo
degnissimo fratello, ed alla suddetta sua M. compagna, non che di raccomandarmi
caldamente al Nostro Signor Iddio, mi dico. Trento, s. Bernardino 11 gennaio 1783.
Di V. R. Um.mo. div.mo osserv.mo servo nel Signore
Fra Gio Crisostomo di Volano
de' Minori Riformati di s. Francesco.
P.S. Siccome all'arrivo di questa avrà già fatto l'officio di s. Ilario ai 14, così ai 28
gennaio faccia del B. Matteo, dicendo ai 27 li vespri a cap. seq. mer. supr. cum praec. O
Doct. et s. Agnetis. Ai 28 B. Matthaei E. C. ut 14 huis, sed l. I. n. scr. State, 9 l. et com.
s. Agnetis tantum. Vesp. a cap. seq. merc. supr. com praec. Vers. Iustum.
61
Huic Auchenthallerae scripsi etiam die 7 febbraio 1783.
40
278. 1783.
Alla sig. Anna Maria Bozza ex Clarissa. Maleto.
Sia lodato Gesù Cristo Signor Nostro Clementissimo.
Ieridì soltanto, dopo molte mie premurose istanze ho ricevuto alcune copie del
nostro Direttorio dalla stamperia. L'anno 1782 per ogni verso è stato doloroso, e
singolare. Mai più ne venga un simile62. Mando subito a S. R. una delle dette copie,
perché Suor Michelina mi ha detto che la desidera. In altro tempo le manderò poi
un'Appendice manoscritta per que' giorni, ne' quali a Lei potrà occorrere qualche
dubbietà o divario. Siccome all'arrivo di questa mia avrà già fatto l'officio di s. Ilario ai
14 del corrente; così ai28 faccia del B. Matteo, dicendo ai 27 li vespri a cap. seq. mer.
supr. com. praec. O Doctor et s. Agnetis. Ai 28 B. Matthaei E. C. ut 14 huis, sed l. I. n.
scr. State, 9 l. et com. s. Agnetis tantum. Vesp. a cap. seq. merc. supr. com praec. Vers.
Iustum. Sento con mio gran piacere, che V. R. e tutte le altre nostre sorelle per loro
durissima necessità dimoranti nel secolo, continuano a recitare l'officio divino prescritto
dalla loro Regola; e bramo, che si sforzino tutte di osservar anche il resto, che possono
della medesima. Non è poco, ma neppur sarà poco il merito, che acquisteranno appresso
Sua Divina Maestà; e certamente chiameransi contente di aversi violentate quando si
troveranno al fine de' loro giorni. Questa vita è breve; l'altra non avrà mai fine. Mi
raccomando nelle di Lei fervorose orazioni, e riverendola divotamente resto. Trento, s.
Bernardino 12 gennaio 178363.
Di S. V. ch'è riverita eziandio da Suor Michelina
Um.mo, div.mo, osserv.mo servo nel Signore
Fra Gio. Crisostomo di Volano de' Minori Riformati di s. Francesco.
279. 11 febbraio 1783.
Al P. Guardiano d'Insprugg.
L.I.C. Rev. in Christo Patri Cypriano Fringsio64
Guardiano Oenipontano
Fr. Ioannes Chrysostomus de Avolano S.P.D.
Quod hucusque distulerim fidem meam liberare, ac promissum Directorii mei
exemplar ad te mittere, non oblivioni, aut incuriae tribuas, R. P.; id enim accidit, quia
impressio eius admodum sero absoluta fuit; ac deinde sine ulla temporis intercapedine,
mihi ut ut quinquagenario, puerilis morbus, quem nostrates Fersinarum, aliique
morbillorum appellant, supervenit, a cuius effectibus malis necdum prorsus liber evasi.
De Rieggeri opere nihil amplius in nostri gratiam sollicitus sis; nam propius et
pretio demissiori repertum fuit. Directorio vestro debitor sum, quod a me depulerit
scrupulum circa Com. SS. quorum Corp. et Reliq. etc.; timebam siquidem ipsam meo
inserere, tum propter vocem heic communem, quod omnes SS. Reliquiae forent
humandae65: tum quia isthuc in Directorio meo dioecesano ad diem 4 ian. deleta fuit
haec ceteroquin rite apposita nota: sine Cr. ubi non habetur aliqua Reliquia insignis
eorumdem SS. Innocentium ut caput etc. Iterum tibi R. P. et pro eodem Directorio, et
62
Certa donna Serafina Bozza di Treviso fu abbadessa camaldolese del monastero di s. Cristina in Treviso dal
1636 ed un'altra volta dal 1642.
63
Scripsi huic etiam 7 die februarii 1783. Dein venit Tridentum. Ivit Roboretum die 5 iulii 1786, Rediit
Tridentum an. 178...
64
Misi per P. Davidem Hybernicum.
65
In meo Directorio pro anno 1784 deletum fuit Oeniponti Fest. SS. Reliquiarum, non sic in Directorio
Provinciae D. Leopoldi pro 1784 et Prov. Austriae 1784.
41
pro aliis mihi collatis beneficiis gratias ago, ac D.O.M. ut te diu sopsitem servet exoro.
Tridenti ex s. Bernardini tertio idus februarias MDCCLXXXIII.
280. 1783.
Al sig. Giambattista Ioriati di Castello fiemmasco, per S. M. Daziale in Paneveggio
di Fiemme.
S.L.G.C. Mercoledì scorso dopo notte ho ricevuto il foglio di V. S. molto illustre; e
ieridì sono stato a ritrovare il suo figlio Giorgio66. Secolui mi sono trattenuto
lungamente, ed ho avuto il piacere di sentir, che non solamente è sano di corpo, ma
ch'eziandio è risoluto di emendarsi. Mi ha detto, che s'è confessato dal Padre Gabriele di
Ala Cappuccino67, e che confesserassi ancora da qualche altro, giacché questo Padre è
partito per l'Italia. Più notabile mi è riuscito, che il di lui contegno fummi lodato
separatamente dai custodi della Casa. Si consoli adunque V. S. molto illustre, speri in
bene e continui a pregar Iddio per lui, acciocché gli doni un'emenda stabile. Io
continuerò le mie visite, ed ammonizioni spirituali, e conserverò il memoriale per S. A.
R. finché saprò, chi s'elegga per suo confessore. Ma quand'anche volesse me, bisognerà
temporeggiare, perché il male è vecchio, e può temersi, che le promesse sieno simili alle
già fatte da altri, che furono nella stessa Casa. Bramo di poterle dar ancora migliori
ragguagli, e riverendola con tutto il rispetto mi dico. Trento, s. Bernardino 24 febbraio
1783.
Di V. S. molto illustre
Um.mo, div.mo servo nel Signore
Fra Giangrisostomo di Volano
de' Minori Riformati.
281. 1783.
Al P. Pietro Felice Eberschlager di Bolgiano. Caldaro.
L.I.C. Per servirla, malgrado le altre mie occupazioni, farò quanto la P. S. R. mi
ricerca rapporto alla sua operetta68. Suppongo, che non solamente voglia l'Imprimatur di
Trento; ma ch'eziandio venga stampata a Trento. Io dunque parlerò col sig. Monauni
stampator vescovile, e prima di fissare il contratto, gliene darò ragguaglio. Ma non
vorrei, che poi saltasse fuori qualche intoppo per le nuove leggi cesaree circa la stampa,
o per li dazi. procuri S. P. R. di provvedere il tutto. Frattanto le sospiro di cuore ogni
felicità, e riverendola con tutto l'ossequio mi professo.
Di S. P. R. Trento 11 marzo 1783
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Giangrisostomo di Volano69.
282. 7 aprile 1783.
L.I.C. Al sig. Casari. Salorno.
Admodum reverendo ac illustri D. Thomae Casario praemissario70 salurnitano
Fr. Iohannes Chrysostomus de Avolano S.P.D.
66
Ritenuto nella Casa di Correzione, e liberato nel settembre del 1783.
Gabriele Coppa.
68
* Per il titolo vedi Tovazzi, Biblioteca tirolese Articolo 776.
69
Questo Padre morì li 21 luglio 1783 stando l'operetta nella stamperia non ancora sotto il torchio; quindi
subito la ho levata di là, e riportata al convento.
70
Cangius ex Synodo August. 1540 habet: Cappellani, et Primissarii.
67
42
Placet adeo mihi, quod in servitio Divinae Maiestatis obeundo tam sollicitus sis, V.
A. R. ut non aegre, sed lubenti animo quaestionibus tuis ritualibus satis facere adgrediar.
Porro ut responsiones meas facilius, resctiusque percipias, hunc in modum quaestiones
tuas contraho, ac praemitto.
Q. 1. An deceat, quod in Missa solemni coram Sanctissimo Eucharistiae
Sacramento publicae adorationi exposito, celebrans, et minsitri sacri, nempe diaconus,
et subdiaconus, ad Gloria, et Credo, dum cantantur a choro, sedeant, prout in aliis
Missis solemnibus fieri assolet?
Q. 2. An idipsum dicendum de vesperis solemnibus coram eodem ss. Sacramento
pariter exposito?
Q. 3. An vigente nupera lege in omnibus terris austriaco dominio subiectis, quod
defunctorum cadavera non amplius intra ecclesias transferantur; sed continuo extra fores
ecclesiae persolutis exequiis terrae mandentur: possit inibi statim post huiusmodi
humationem celebrari Missa de obitu, quae olim dici consuevit praesente, ac insepulto
intra eamdem ecclesiam cadavere: praesupposito, quod tali die non prohibeantur
quaecumque Missae de Requiem?
Q. 4. An in casu proposito celebrans sumere ac dicere possit Missam de obitu, si
illam celebret neque solemniter, neque cum cantu, sed privatarum ritu, et voce:
praesupposito itidem, quod ratione solemnitatis magnae non sint tali die vetitae omnes
omnino Missae de Requiem?
Ad primum respondeo negative; Gavantus enim de re huiusmodi agens part. 2, tit.
4, num. 7, lit. n inquit: Si vero sedendum non sit, quod maxime decet coram Sacramento
in altari exposito: et Meratus ibidem num. 36. Si sedendum non sit, sicuti sedendum non
est ante Venerabile espoxitum. Caeremoniale autem episcoporum Lib. 1, cap. 12,num.
9. Episcopus numquam sedere, sed stare sine mitra debet. Omitto plures alios auctores,
et libros caeremoniales idem adstruentes, solumque addo, quod in casu proposito et ego
semper steterim.
Ad secundum respondeo negative. Nam etsi omnes moneant, quod conveniens
esset non sedere nihilominus ob longitudinem officii sessionem non vetant, prout videre
est apud Gavantum part. 4, tit. 12, num 11; Meratum ibi num. 28; Caeremon.
episcoporum Lib. 2, cap. 33,n. 33, pag. m. 256; Cavalerium To. 4, decr. 136, num. 7, et
alios, quos brevitatis gratia missos facio. Eorumdem intuitu et ego in casu sedi.
Ad tertium respondeo affirmative, attenta circumstantia, quod cantatur immediate
post cadaveris humationem, et coram populo, qui humationi eidem interfuit. Sic semper
sensi, sicque firmius sentiam semper ex quod Pius sextus die 25 aprilis 1781 in
Florentina concessit quod in Etruria celebrari possit una solemnis Missa de Requiem
diebus etiam festivis de praecepto, et duplicibus secundae classis, una cum
absolutionibus, et precibus, quae in die obitus fieri, et recitari solent, etsi cadaver
tumulatum non feurit; sed ea, qua decet religione servetur in loco decenti, et ecclesiae
proximiori, apposito tamen in ecclesia lodicis seu turgidi panni signo ab eo diverso,
quod in anniversariis adhibetur, ut fideles intelligant Missam hisce diebus offerri in
expiationem animae illius defuncti, cuius corpus traditum terrae adhuc non fuit. Sic
decretum, cuius causalis ut fideles attendenda est, et casui nostro aptanda.
Ad quartum respondeo affirmative si tali die alioquin liceat Missa privata, seu
plana de Requiem, alias negative. Privilegium enim Missae solemni concessum, ad
privatam extendi non potest71.
71
Vide Cavalerium To. 5, c. 26, decr. 7, pag. 96, num. XIII. Vide infra num. 323.
43
His puto satis factum quaestionibus tuis, V.A. R. Maturius respondere statueram;
sed numerus librorum, quos evolvi, aliaeque curae secus suaserunt. Vale, ac D. O. M.
pro me peccatore suppliciter ora. Dabam Tridenti ex coenobio s. Bernardini VII idus
aprilis A. D. 1783.
283. 1783.
Al sig. Giambattista Ioriati. Paneveggio.
S.L.G.C. Anche a me ha protestato il suo figlio72 di volere cangiar la vita sua, e
diportarsi in modo, che non più abbia da meritarsi un castigo simile a quello, cui ora
soggiace: ma io non so come possa di ciò assicurarmi, atteso che ho rilevato, che il
giovine non ha veruno sopra di sé, non ha occupazione opportuna, è solo, ed in piena
libertà: cose tutte notabili. Veda dunque V. S. molto illustre di provedere a così fatto
disordine, mentre io continuerò il mio uffizio, e farò quanto mi riuscirà possibile. Se
altro non mi occorrerà, dopo l'ottava della prossima Pasqua consegnerò il memoriale
alla buona signora ispettrice del luogo73, perché lo presenti a S. A. R. Io non posso
trovar canale migliore. Per sua consolazione poi le notifico, che presentemente non vi
sono lagnanze contra il predetto suo figlio: il che non è poco attesa l'aria del luogo, in
cui sta. E riverendola divotamente resto.
Di V. S. molto illustre
Trento, s. Bernardino 5 aprile 1783.
Um.mo, div.mo servo nel Signore
F. Gio. Crisostomo di Volano
Francescano Riformato.
284. 1783.
Al Governo Cesareo Regio in Insprugg.
Excellentissimi Domini Domini.
Frater Epiphanius de Roncone Minister Provinciae Tridentinae Sancti Vigilii,
decreto caesareo regio diei 10 aprilis 1782 inhaerens, reverenter exhibet EE. VV. his
adnexum MS Ordinem Divina persolvendi in eadem Provincia proxime futuro anno
1784, insimul petens humiliter eius approbationem etc. Pro qua etc.
Foris. Excellentissimis dominis dominis
Praesdi, et consiliariis caesarei regii Gubernii Austriae Superioris
pro Ministro Provinciae s. Vigilii.
Potrà servire di formola eziandio per gli altri anni, e si manderà al P. Guardiano
nostro di s. Croce in Insprugg.
285. 1783.
Al sig. Francescantonio Marchesani. Stampatore in Roveredo.
L.I.C. Riverito signore74.
Sendoché siamo convenuti gli spedisco il nuovo Calendario della Valsugana, che
ho disteso per mia regola nel comporre il Direttorio della medesima Valle. Favorisca
72
Giorgio.
Teresa Alessandrini, nata Leporini di Pergine.
74
Al Luigi figlio. Filius eius Aloisius. Francescantonio è morto nel 1788.
73
44
dunque di farlo capitare nelle sacratissime mani di monsignor Vescovo, acciocché si
degni di esaminarlo, e correggerlo, e munirlo dell'autentica sua, e necessaria
approvazione. Senza di questa io non ardisco di far altro. Quanto più presto lo riceverò
di ritorno, altrettanto mi riuscirà gradito. Veda, che non si perda, e che ritorni tutto
intero, eziandio colle annotazioni. Frattanto con un riverente inchino resto. Trento, s.
Bernardino 7 maggio 178375.
Di V. S. molto illustre
Umil.mo, div.mo servo nel Signore
Fra Gio. Crisostomo di Volano de' Minori Riformati
NB. Questa lettera fu mandata al Vescovo di Feltre Ganassoni.
286. 1783.
Al sig. abate Giambattista Graser. Roveredo.
Ringrazio di bel nuovo, e di cuore V. S. Riv.ma (sic) e chiarissima dell'onore, che
s'è degnata di compatirmi questa mattina colla sua pregevolissima visita, ed anche dl
prezioso regalo de' suoi stimatissimi libri, che mi ha tostamente mandato. Io li leggerò
con avidità, e divozione, e li conserverò quai monumenti del di Lei amore inverso di me
infimo suo discepolo, e procurerò di approfittarmi degl'insegnamenti magistrali
contenuti ne' medesimi, come se li sentissi dalla sua stessa bocca: Le sospiro da Dio
Signore nostro clementissimo una lunga, e prospera vita, e col più ossequioso profondo
rispetto baciandole la sacra destra mi professo quel desso, che sempre fui, e sarò.
Roveredo, s. Rocco 14 maggio 1783.
Di V. S. Riv.ma e chiarissima
Umil.mo, obbl.mo, div.mo discepolo e servo nel Signore
Fra Giangrisostomo da Volano de' Minori Riformati.
Foris. Al R.mo e chiarissimo sig. sig. padrone colendissimo
Il sig. ab. Giambattista Graser
già professore pubblico Cesareo Regio ecc. Roveredo76.
287. 31 maggio 1783.
Al Padre Guardiano d'Insprugg.
L.I.C. Reverendo in Christo Patri Guardiano
Franciscanorum ad s. Crucem Æniponti
Fr. Aloysius de Pergino Secretarius Prov. Vigilianae
S.PD.
Iussionibus mei A.R.P. Ministri Provincialis obtemperans, mitto ad te R. P.
Directorium MS. Divini Officii pro anno proxime futuro in usum Provinciae huius
nostrae concinnatum, ut ipsum excellentissimo Guberno Ænipontano, una cum inserto
supplici libello exhibeas: eiusdemque approbatione impetrata, ad me, velGuardianum
Tridenti sine mora remittas. Ut autem novam huiuscemodi molestiam, ab invito sane
illatam, non recuses, neque feras aegre, humiliter rogo: addens, quod si me quoque ad
vicem tibi aliquo modo reddendam aptum umquam censueris, promittendam semper,
paratumque invenies. Vale. Dabam Tridenti ex conventu s. Bernardini pridie kalendas
iunias Anno Domini 1783.
Consegnato alla posta li 7 giugno. Restituitomi li 27 agosto.
75
Anno 1396 indictione 4, vixit Bertamonus quondam ser Francisci de Marchexanis de Roveredo Fluminis novi
districtus Veronae Massarius eisudem Terrae Roveredi.
76
Obiit Roboreti hoc anno 1786 die iunii 18. Natus Roboreti anno 1718 die 2 aprilis.
45
288. 1783.
Al sig. Luigi Marchesani. Roveredo.
L.I.C. Mi disse già V. S. che aspettava di ritorno da Feltre il mio manoscritto circa
gli ultimi dello scorso maggio. Ora andiamo verso gli ultimi del seguito giugno; e ciò
non ostante io non l'ho ancora veduto. Quindi la prego di notificarmene la cagione.
Parmi, che in quaranta giorni avrebbe potuto andar, e ritornar comodamente. Non
vorrei, che si fosse smarrito. Di nuovo la prego di darmene riscontro, e riverendola
sono. Trento, s. Bernardino 21 giugno 1783.
Di V. S. molto illustre
Um.mo, div.mo servo nel Signore
Fra Giangrisostomo di Volano de' Minori Riformati.
289. 1783.
Al sig. don Francesco Andrea de Capris parroco di Terlago.
L.I.C. Iersera fummi recata la sua pregiatissima, aperta bensì per isbaglio, ma da
niuno letta, siccome vienmi protestato. Mi ha rallegrato per una parte, vedendo, che
ancora scrive tanto bene, e leggendo, che tuttavia celebra la santa Messa, intorno alla
qual cosa aveva in mente d'indagare con prima occasione; ma per l'altra mi ha riempito
di confusione, intendendo, che sottomette al mio debolissimo sindacato li motivi, da cui
V. S. molto illustre e R.ma sentesi stimolata a fare la rinunzia del suo santo ministero.
Per servirla, ed ubbidirla ciò non ostante li considerarò attentamenmte, e dopo di avere
implorato dal Cielo il divino lume, le risponderò quello, che mi verrà inspirato.
Frattanto continui essa pure a supplicare il liberalissimo Padre de' lumi, e faccialo
importunare anche da Santi Apostoli Pietro, ed Andrea, dal P. S. Francesco, non che da
Maria Santissima; e procurando di mettersi in una perfetta indifferenza, vada replicando
spesso quel loquere Domine, quia audit servus tuus, et stia in aspettazione di udire la
volontà del Signor Iddio per quindi appuntino eseguirla. Il P. Guardiano, il P.
Benedetto, ed il P. Epifanio la riveriscono, ed io assicurandola, che per l'Assunta sarò
servirla con Fra Desiderio, le bacio divotamente la sacra destra, e resto. Trento .
Bernardino 24 giugno 1783.
Di V.S. molto illustre e R.ma
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo
F. Giangrisostomo di Volano
290. 1783
Al medesimo Piovano di Terlago.
L.I.C. Eccomi colla promessale risposta. Fino dacché lessi la prima volta i motivi,
da cui V. S. molto illustre, e R.ma dicesi stimolata a fare la rinunzia della sua
parrocchia, sono stato sempre di un egual sentimento: e ciò anche dopo di aver letto
qualche cosa sul proposito, voglio dire, che quantunque buon, lodevoli, e sante sieno le
sue intenzioni, li detti motivi però non mi sembrano in sestessi tali, che la mettano in
obbligo di fare la divisata rinunzia, od almeno che possano con sicurezza prometterle
maggior servizio, e glori di Dio Signor nostro, maggiore vantaggio dell'anima sua
propria, delle altrui; mentre altri sono fondati sul forse: altri riguardano cose in parte
evitabili anche senza la rinunzia dell'officio, ed in parte inevitabili eziandio dopo la
medesima rinunzia. L'età di sessantaquattro anni non è poi tanta, e specialmente in un
luogo così comodo. L'infermità delle mani forse svanirà, o si diminuirà col tempo; ed in
46
caso h continuasse, si potrebbero supplir le loro azioni da altri. Agli esempi di quelli,
che fecero simili rinunzie si possono contrapporre gli esempi di quegli altri, che con
lode loro, e vantaggio durarono nell'intrapresa carriera sino alla morte. Non ostanti però
tutte queste cose mi avanzo dire, che V. S. molto illustre R.ma per li detti motivi può
rinunziare, poiché se non sono sufficienti insestessi, lo sono nella sua mente, il che solo
bastar potrebbe per tenerla sempre malcontenta ed angustiata. Circa poi la risoluzione di
rinunziare in favore del nominatomi soggetto (Mattia Conte di Terlago, presentemente
nel Collegio Germanico di Roma)77 lodo il motivo, e l'intenzione: ma vorrei, che prima
lo pigliasse appresso di sé per un anno, od almeno per un semestre, e che lo
sperimentasse, facendolo esercitare quasi tutto l'officio come se fosse parroco assoluto.
Lodo pur il pensiero di fermarsi nel luogo per continuar le sue fatiche nella vigna del
Signore; ma temo, che con ciò esporrassi al pericolo di patire non poco, o vedendo
andare l cose al rovescio delle sue speranze, o scorgendosi abborrito e disprezzato.
Approvo il convitto (di donna Catterina Tabarelli, vedova di Francesco Merlo, e
sorella del moderno parroco Lomasino) essendo di persona nota, provata, canonica.
Rapporto finalmente ad ogni punto l'sorto a seguire la volontà de' suoi superiori, in essi
riguardando quella dl Signor Iddio: chiedendole scusa della mia tardanza non che della
mia rozzezza, le bacio riverentemente le sacrate mani, e con rispetto mi sempre
inalterabile mi professo. Trento, s. Bernardino 3 luglio 1783.
Di V. S. molto illustre e R.ma
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo nel Signore
Fra Giangrisostomo di Volano
de' Minori Riformati di s. Francesco.
291. 1783.
Al sig. Benedetto Cannella di s. Michele. Roveredo78.
Ricordevole dell'esibizioni cortesissime fattemi da V. S. ill.ma, allorché per mi
disgrazia sono stata costì l'ultima volta, ardisco di presentarmele innanzi, supplicandola
umilmente di qualche aiuto. Egli è sino dall'ultimo di aprile, ch'è scaduto il termine del
quartale della pensione assegnatami, vale a dire due mesi e più: e contuttociò non ho
ancor ricevuto a tal titolo un quattrino; e non so a chi ricorrere. Ho fatto ricorso
all'ill.mo sig. Podestà79; ma mi ha risposto, ch'egli non ha veruna incombenza. Sono
andata dal sig. Tacchi80 amministratore, ed ho riportato la medesima risposta. Poi mi fu
scritto da costì, che sarebbe venutala detta pensione; ma in fatti, siccome dissi, non è
ancora venuta. Io mi trovo da ogni parte abbandonata: il mio sesso non mi permette
l'andare in persona per il mondo, l mia povertà non dammi da spendere per impiegar
altri; par, che l'essere pensionaria, ed ex monaca, mi renda indegna della compassione
umana, costringendomi pagare ogni cos più degli altri. In somma sono un poverissima,
e disgraziata creatura. Supplico adunque V. S. ill.ma, che per amore di Dio Signor
nostro voglia darmi qualche consiglio, indirizzo, ed aiuto; e confidando nella sua
cristiana carità m le inchino umilmente, e resto. Trento, ai Molini 4 luglio 1783.
Di V. S. ill.ma
Umil.ma, obbl.ma, osseq.ma serva
77
Ritornò a Trento nel 1784 e vien esercitato in Terlago. È figlio de' Conti Vincenzo Pacifica. Già è sacerdote.
Nel 1793 è ritornato alla città. Nello stesso anno ha ottenuto un canonicato di Trento per rinunzia in suo favor con
pensione. Ora è parroco di Calavino per rinunzia in favore...
78
Dottore delle leggi creato in Insprugg l'anno 1775. Benedictus Cannella de Vigani Königsebrgensis Tirolnsis.
79
Gio. Pompeo Besenella di Pressano.
80
Francesco Tacchi.
47
Michelina Tommasi
ex Clarissa di s. Carlo81.
292. 1 agosto 1783
Al P. Guardiano di Caldaro.
L.I.C. Reverendo Patri Melchiori Trenckerio Guardiano Caldariensi82
Fr. Ioannes Chrysostomus de Avolano S.P.D.
Literis R.P.T. ac R. P. Archangeli de Sancandido acceptis, nihil distuli descensum
meum in Urbem, et accessum ad dominum Monaunum typographum. Auspicato inveni
opusculum novissime (21 iulii) defuncti R. P. Petri Felicis Bulsanensis (cui
clementissimus Deus requiem, et lucem perpetuam largiatur) adhuc intactum, et
nondum typis commissum. Quapropter eius impressionem omnino interdixi, et ipsum
repetii. Apud me nunc est, et quam primum per illummet cursorem meranensem, a quo
illud accepi, ad te dirigam, et mittam. Interim fausta omnia tibi, et laudato R. P.
Archangelo apprecor, utque diu valeatis iubeo. Tridenti ex s. Bernardini coenobio
calendis augusti A. D. N. I. C. 1783.
293. 1 agosto 1783
Al P. Guardiano di Caldaro.
Reverendo Patri Guardiano Caldariensi
F. Io. Chrysostomus de Avolano S.
En opusculum, quod typis tridentinis committendum mihi tradiderat P. Petrus Felix
de Bulsano. Si de ipsius adventu me certiorem reddideris, rem gratam facies. Vale.
Tridenti calendis sextilibus 1783.
294. 1783
Al sig. Luigi Marchesani stampatore in Roveredo.
S.L.G.C. Molto illustre sig. padrone colendissimo83.
Compatiscami se ritorno. Essendo giunto l'agosto, cioè quel mese, in cui V. S.
voleva, che io le dessi già fatto il Direttorio di Valsugana, penso bene di avvisarla, che
non ho scritto di esso né pure una riga, e che non ne scriverò finché non abbia ricevuto
indietro coll'approvazione richiesta il mio nuovo calendario della medesima Valle,
perché non voglio mettermi al pericolo di lavorare in vano, e di perdere il tempo. Io
sospetto, che o sia stato mandato a Insprugg, o che non vogliasi altro da me, sebbene
sappia, che monsignor vescovo di Feltre84 ha avuto la benignità di lodare la mia
qualunque siasi fatica. Bramo di vedere il fine di questo negozio: quindi mi
raccomando; e riverendola divotamente resto. Trento, s. Bernardino 3 agosto 1783.
Di V. S. molto illustre
Div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Giangrisostomo di Volano
de' Minori Riformati.
81
Nulla venne.
Fuit meus consdiscipulus Roborti anno 1747.
83
Figlio di F. A.
84
Don Andrea Benedetto Ganassoni bresciano.
82
48
295. 1783
Al sig. D. Cristiano Rigoni. Asiago.
Da questo signor piovano di s. Maria Maggiore85 ho ricevuto ultimamente l'effigie
della nuova Beata Giovanna Maria Bonomi Benedettina, colla relazione della di lei
beatificazione solenne, cose tutte e due graziosamente destinatemi da V. S. molto
illustre e molto rev.da, cui perciò mi professo tenutissimo, protestandole di cuore, che
mi sono gratissime, sì perché mi sono giunte in tempo, nel quale altro quasi non sentesi,
e leggesi, che calunnie, disprezzi,vituperi, abolizioni di monasteri ed Ordini religiosi,
eziandio del Benedettino: sì ancora per esser elleno di una Santa, che ha molta attinenza
con Trento. Io ebbi già special contento di rammentarla in più d'uno de' miei scrittarelli
col titolo di Venerabile: ora dunque l'avrò molto maggiore aggiungendole quello di
Beata: nunc autem Beata ex decreto etc. Qui poi non posso tralasciare di congratularmi
sinceramente con V. S. molto illustre e molto rev.da, che Iddio Signor nostro
clementissimo le abbia conceduto di ridurre al bramato fine una così gloriosa impresa:
ed augurandole anche la grazia di ottener presto la canonizzazione solenne, non che il
valido patrocinio, e finalmente al invidiabile compagnia della predetta Beata nel santo
paradiso, con un profondo rispettoso inchino mi professo. Trento, s. Bernardino 3
agosto 1783.
Di V. S. molto illustre e molto rev.da
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Giangrisostomo di Volano
de' Minori Riformati.
296. 1783
Al sig. Luigi Marchesani. Roveredo.
Rispondo subito, e senza la minima dilazione, che il mio sospetto fu fondato su la
sola, ed unica tardanza del ritorno del manoscritto. Quindi ora V. S. non faccia altri
sospetti in vigore del mio. Circa poi la proposizione, ch'eziandio il nuovo Direttorio
della Valle Sugana tirolese debba contenere tutti gli offici propri dello Stato veneto, ed
esser a un di presso uniforme a' feltrensi degli anni scorsi, io provo molta difficoltà, e
ripugnanza, mentre tuttavia paionmi convincenti le ragioni, che ho recato in contrario
nelle mie note, e credo di non potermi risolvere ad operare l'opposto, ed uniformarmi a
que' Direttori, che ho sempre sentito disperzzare dagli ecclesiastici ausugani. Anche
l'essere troppo avanzato l'anno corrente mi fa della difficoltà, attese le altre mie
indispensabili occupazioni, e l'impegno di mandare gli scritti a Feltre, ed a Insprugg
prima di metterli sotto ai torchi. In somma io temo, che non potremo accordarci, e
riuscire con soddisfazione. V. S. vi pensi, e poi risolva ciò, che le parrà conveniente: e
se altri si sentissero di servirla, accetti l'offerta, mentre io aspettando di ritorno il mio
manoscritto86, la lascio in libertà, e l'assicuro, che non ne resterò niente offeso, e
disgustato; ma anzi sarò sempre quel desso, che riverendola mi professo. Trento, san
Bernardino 6 agosto 1783.
Di V. S. molto illustre
Div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Giangrisostomo di Volano
de' Minori Riformati di s. Francesco.
85
86
Giambattista Angeli.
Mi ritornò li 13 settembre 1783, nel qual giorno risposi al Marchesani, che son contento si faccia in Feltre.
49
NB. Il Direttorio per le parrocchie austriache sarà fatto in Feltre, e stampato in
Roveredo. Ma vedi sotto num. 317.
297. 1783
Alla sig. Maria Aloisia Schmidlin d'Ala d'Insprugg ex Clarissa. Lizzana.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Siccome la bontà, e carità singolare di S. R. mi ha promesso di farmi due cestellini
per il sacro Viatico, e la ghirlanda per la morte87; così le spedisco le necessarie gallette, e
la prego nuovamente della sua carità. La prego altresì a nome di questa : Maria
Crocifissa Lupi, che voglia far intingere, o sia incolorare la seta colle pezze, che
parimente le indirizzo, assicurandola, che dalla medesima M. Lupi verrà soddisfatta la
spesa. E pregandola finalmente di tenermi raccomandata al Signor Iddio: come pure di
aiutarmi per ottenere la pensione, e di riverire divotamente da parte mia la M. R. M.
superiora, e tutte le altre Madri convittrici, le fo un rispettoso inchino, e mi professo.
Trento, ai Molini 7 agosto 1783.
Di S. R.
Um.ma, div.ma, obbl.ma serva nel Signore
Suor Michelina Tommasi.
298. 1783
Ai signori canonici di Trento.
Illustrissimi, ac reverendissimi domini domini.
Benedictus Martinus Winckler de Klotz, et Robatsch, presbyter brixinensis
dioecesis, et ecclesiae sancti Vigilii Marnbiensis parochiae beneficiatus, cupiens
eamdem ecclesiam ditare aliqua particula authentica sacrarum Reliquiarum sancti
Vigilii tridentini episcopi, et martyris gloriosissimi, eam humiliter et enixe petit ab
ill.mis, ac rev.mis dominationibus vestris. Pro qua gratia etc.
Foris.
Ill.mis, ac Rev.mis Dominis Dominis
Decano, et Canonicis Insignis
Ecclesiae Cathedralis Tridentinae etc.
Così ho scritto gli 8 agosto 1783 per servire la R. M. maestra Maria Gioseffa
Aloisia della sacra Infanzia di Gesù di san Vigilio in Marebbe, vulgo Enneberg, monaca
Clarissa in s. Trinità di Trento e sorella del predetto prete: benché ora le sacre Reliquie
voglionsi seppellite, e private del debito culto88.
299. 1783
A don Benedetto Tovazzi. Volano.
L.I.C. Rev. sig. e fratello carissimo.
Ho inteso con piacere le buone speranze, che il Signor Iddio dà al nostro carissimo
nipote Crisostomo, ed a tutta la famiglia nostra, mediante la divisata nuova parentela.
Siccome poi so pur troppo, che somiglianti speranze assai sovente in breve svaniscono;
87
Ella sta nel convento delle Teresine a s. Maria di Roveredo, spettante alla pieve di Lizzana.
Fu data un a Particula ex brachio s. Vigilii E. et M. Trid. autenticata da mons. Vicario generale li 18
dicembre 1783.
88
50
così mi ho fatto premura, e l'avrò anche in seguito, di supplicare il medesimo Iddio
Signor nostro clementissimo, affinché si degni di renderle efficaci: con che procurerò di
soddisfare anche alle buone intenzioni, ed ai desideri della giovine, mia futura nezza89.
Subito ne ho dato parte al fratello Massimo, e spero, ch'egli pure farà lo stesso. Nello
scaduto giorno 28 fu qui, e venne approvato per confessore in Cimone, e Garniga il
nostro nipote don Benedetto90. Iddio gli conceda di ben incominciare, ed anche
proseguire nell'assunta carriera. Finisco salutandovi cordialmente con tutti li domestici,
e congiunti, e resto. Trento, s. Bernardino 31 agosto 1783.
P.S. Nell'accennatomi giorno 24 dell'imminente settembre, se non sarò più, che
impedito, celebrerò, ed applicherò la mia Messa in onore di Maria Santissima, correndo
una festa di lei, perché ci ottenga la bramata grazia: ed essendo impedito, farò lo stesso
in un altro giorno. Si tratta di un negozio de' più importanti e per li giovani, e per la
famiglia. Ma vi prego, e scongiuro, non permettete balli.
Vostro aff.mo fratello
Fra Gio. Crisostomo.
300. 1783.
A Margherita Vielmetta. Preghena91.
Sia lodato, ed amato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo, con Maria sua
Madre. Voi supporrete, che io siami dimenticato de' vostri spirituali desideri: ma mi fate
torto, e v'ingannate. Non vi ho scritto, perché ancora più del solito fui occupato. Lo sono
tuttavia; ma pure oggidì mi risolvo di darvi questo attestato della mia memoria.
Suppongo, che ora sarete sana, almeno secondo il vostro solito, e che continuerete ne'
buoni sentimenti, che il Signor Iddio vi ha donato per effetto della bontà sua infinita.
Ringraziatelo di cuore, e procurate di essergli grata eziandio colle opere. Quanti
poverini vivono nell'ignoranza, e quanti si lasciano sovvertire, ed ingannare! Il tempo
presente è molto tristo, e pare, che il demonio sia stato sciolto dalle sue catene. Voi state
unita con Dio, e non ve ne scostate punto. Non v'intricate con altri, e fate più che potete
da Romitella. Frequentate più che vi riesce possibile i santi sagramenti, e procurate di
esser in continua orazione. Troverete Iddio in ogni luogo, e ad ogni ora, e sempre lo
sperimenterete degnissimo di tutto il vostro amore, anzi d'un amore infinito. Pregatelo
anche per me peccatore, acciocché sostenti la mia debolezza nelle presenti calamità
estreme. Io son risoluto di fare sempre la sua santissima volontà in ogni evento; e godo
assaissimo vedendomi coperto di quel sacro abito, che tanto offende gli occhi del
mondo moderno. Finisco benedicendovi in nome di Gesù, e Maria, e dicendomi. Trento
s. Bernardino 4 settembre 1783.
P.S. Suor Michelina e la Suor Teresa non sono affatto sane. Hanno da patire
anch'esse. In paradiso staremo benissimo tutti sempre.
F. Grisostomo di Volano ecc.
301. 1783
Al sig. don Cristiano Rigoni. Asiago.
Iesus. Maria.
89
Rosa Bongiovanni di Sabbionara d'Avio. Si diporta lodevolmente.
Altro Benedetto Tovazzi.
91
Huic scripsi etiam an. 1784 die 29 novembris.
90
51
Coll'ultima mia de' 3 d'agosto ringraziai V. S. molto illustre e molto rev.da, e me le
professai tenutissimo, per avermi regalato l'effigie della Beata Giovanna Maria Bonomi,
e la relazione della di lei solenne beatificazione. Ora che veggomi della stessa sua
benefica mano regalato di nuovo, ed anche più copiosamente, cioè con altre immagini, e
con la vita della medesima Beata, ed onorato l'oscuro mio nome in essa, che potrò io
fare, o dire per mostrarmele grato? Son poverissimo, non ho niente. Per non mancare
però del tutto al mio dovere, mi sono indotto di bussare alle porte de' Santi Padri
Girolamo, ed Agostino, e di pigliare da loro ad imprestito almeno delle altre parole.
Quindi col primo in Epist. 44, al. 20 ad Marcellam le dico: Vos dona transmittitis, nos
epistolas remittimus gratiarum: e col secondo in Psal. 88, serm. 2, num. 14: Nos gratias
non damus, nec reddimus, nec conferimus, nec rependimus: gratias verbis agimus, re
tenemus. Aggiungo, che ho marcata la fronte del detto libro col riveritissimo nome di V.
S. molto illustre e molto rev.da mettendovi l'Ex Dono etc., che ho posta una delle
mentovate immagini sul mio altarino cellare, e distribuite le altre ad altri, affinché si
dilati eziandio in queste nostre contrade il culto, e la venerazione della nostra Beata: e
finalmente, che con essa ho fatto un nuovo capitolo nella mia Occhilogia. Un'altra volta
sinceramente la ringrazio de' compartitimi favori, la prego de' miei complimenti al sig.
Giambattista de' Carli, ed esibendole la mia meschinità per ogni occorrenza, in cui
potessi servirla, pieno di stima, rispetto, ed ossequio mi raffermo. Trento, s. Bernardino
28 settembre 1783.
Di V. S. molto illustre e molto rev.da
Umil.mo, obbl.mo, div.mo servo nel Signore
Fra Giangrisostomo di Volano de' Minori Riformati.
302. 1783
Alla sig. Betta, nata Perugini di Nago. Stenico.
Carissima sorella. Si lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Avendo ricevuto la vostra colla notizia della risoluzione92, che avete preso, e dello
stato, in cui vi siete posta, vi auguro di cuore la buona fortuna, e prego Iddio Signor
nostro, che per effetto della sua immensa benignità, e clemenza vi doni tutte quelle
grazie, di cui abbisognerete per ben adempiere le obbligazioni del medesimo stato, ed
acciocché possiate durare contenta insino al fine di averlo abbracciato. Io per altro vi
accerto, ed assicuro, che non v'invidio punto, ritrovandomi per al Dio grazia
contentissima del mio, e sperando di andar esente anche in avvenire da quelle disgrazie
dolorosissime93, che ultimamente sono toccate a tante altre della santa mia professione.
E pregandovi de' miei rispetti al vostro signor consorte94, vi saluto di tutto cuore, e mi
dico. Trento, s. Michele 30 settembre 1783.
Vostra affez.ma sorella
Suor Maria Gioseffa del Santissimo Sacramento Monaca Clarissa.
303. 1783
Alla sig. Paola Bettini fu Badessa di s. Carlo in Roveredo presentemente in
Lizzana.
S. L. G. C. Molto illustre signora e patrona colendissima.
92
di maritarsi.
cioè di essere soppresso il monastero dall'imperatore.
94
Betta di Stenico.
93
52
La povera (Michelina) Tomasi di Cognola ex Clarissa del monastero soppresso di
san Carlo iersera ha ricevuto la sua de' 15 e perciò le risponde, che mandando nella
prossima settimana il suo fratello a Roveredo per altro, gli ordinerà di farle tenere li
richiesti quindici fiorini. Con che la riverisce etc. Trento ai Molini 22 ottobre 1783.
NB. Sono li 15 fiorini toccati a cadauna monaca nello spartimento de' 300 fiorini
de' frutti della venerabile Madre fondatrice Giovanna Maria, avendoli voluti
l'imperatore.
304. 1783.
A chiunque.
In Christi nomine. Amen.
Io infrascritto attesto, che l'ill.ma sig. Teresa moglie dell'ill.mo sig. N. N. nata N.
giacendo sul letto nella sua villeggiatura di N. inferma bensì di corpo, ma per la Dio
grazia sana di mente, in questa notte mi ha pregato di proprio moto, che piacendo a Dio
Signor nostro clementissimo di levarla da questo mondo, manifesti a chi ecc. le cose
seguenti.
1. Che colla sua dote vengano fatte celebrare cinquanta Messe in suffragio
dell'anima sua. Del resto della medesima dote lascia usufruttuario l'ill.mo sig. suo
consorte, e poi eredi gl'ill.mi signori suoi figiuoli N. ed N.
2. Che alle ill.me signore N. ed N. sue figliuole95 sia data qualche memoria di sé, e
piacimento degl'ill.mi signori consorte e figliuoli, e nuora Margherita de' Conti di N.
Così pure alla servitù di casa. Finalmente protesta esser questa la sua ultima volontà,
volendo che vaglia ecc.
Scritto nel luogo suddetto questo dì 28 ottobre 1783.
Fra Gio. Grisostomo di Volano
de' Minori Riformati di s. Francesco.
Questo scritto non ebbe effetto, perché la signora dopo qualche tempo ricuperò la
sua salute, ed io ho lacerato la copia. Vivono tutti anche in quest'anno 1798, 1801, 1802.
La testatrice vive anche nel 1805.
305. 1783
A monsig. Garampi Nunzio apostolico in Vienna96.
Eccellenza R.ma
La molto lunga, intima, e singolare famigliarità che ho avuto col Padre Benedetto
Bonelli di Cavalese, mi ha fatto per così dire toccar colle mani quanto grande sia stata la
degnazione, che l'Ec. V. R.ma s'è compiaciuta di mostrargli con lettere, con parole, con
fatti, in occasione de' suoi passaggi per questa città, ed in tante altre congiunture, vicina,
e lontana. Quindi supponendo di fargli cosa grata, di tutt'i compartitigli segnalati favori
la ringrazio nell'atto, che sono a recarle l'infausta notizia, che Iddio Signor nostro ce lo
ha tolto. Egli dopo una breve decombenza per male di risipola, e dopo cinque soli giorni
di febbre, ben rassegnato ai divini sempre adorabili voleri, e premunito a tempo di tutti
li soliti estremi Sacramenti, ed aiuti spirituali, con nostro grande rammarico rese
placidamente il suo spirito al Creatore in questo convento alle due tedesche della
corrente mattina, in età d'anni 78, mesi 10, giorni 2. Credo superfluo il raccomandarlo
alla carità di V. E. confidando, che avendolo favorito tanto mentre ritrovavasi tra vivi,
95
96
Figliastre già maritate.
Poi cardinale.
53
molto più ciò farà per effetto della sua bontà innata, ora ch'è tra morti. E supplicandola
umilissimamente, anche a nome di questo nostro Padre Guardiano, e convento, che
voglia ricordarsi delle calde raccomandazioni fattele dal detto Padre Bonelli a pro di
questa nostra povera Provincia, genuflesso le bacio il lembo della sacra veste, la prego
della sua pastorale benedizione, e mi do l'onore di protestarmi. Trento, s. Bernardino 28
ottobre 1783.
Di V. E. R.ma
Umil.mo, osseq.mo, obbl.mo servo
Fra Gio. Crisostomo di Volano
Diffinitore de' Minori Riformati97.
Fuori.
A Sua Eccellenza R.ma
Monsignor Giuseppe de' Conti Garampi
Arcivescovo, vescovo di Montefiascone
e Corneto, Nunzio apostolico etc. etc.
Vienna
Poscia è capitata lettera di monsig. Garampi scritta da Vienna al P. Bonelli ai 27
ottobre. Mi rispose gentilmente con una de' 6 novembre 178398.
306. 1783
Alla signora Anna Teresa Auchentollerin, ex Clarissa. Merano. Schennen.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Fra Giangrisostomo di Volano per la Dio grazia Minor Osservante Riformato
mantiene la promessa, che ha fatto a S.R. nella sua de' 7 febbraio dell'anno corrente, e le
spedisce due copie del Direttorio del divin officio, una per Lei, ed una per la di Lei fida
compagna la R. M. Maria Ignazia Kolbin, e con tal occasione si raccomanda alle loro
fervorose orazioni. Chi si può salvare, si salvi, sogliono gridare li naviganti quando etc.
Trento, s. Bernardino 3 novembre 1783.
307. 1783
Al sig. abate Giangiuseppe Volani. Roveredo.
L.I.C. Ill.mo sig. sig. e padrone colendissimo.
Con gran piacere, ed insieme con sentimento di molta gratitudine ho ricevuto il
nuovo libro di Ferdinando Tetamo, che V. S. ill.ma s'è compiaciuta di spedirmi. Non
avrei ardito d'incomodarla tanto. Io dunque mi prevalerò della sua molta bontà, lo
scorrerò da capo a fondo, noterò ne' miei zibaldoni liturgici quelle cose, che supporrò
potermi un dì riuscire opportune, e poi nel gennaio fedelmente lo ristituirò. Mi spiace,
che circa quel benedetto Credo non rinforma almeno con un semplice epiteto l'autorità
del Padre Cavalieri. Circa poi l'altro libro di Gerlaco Vinitore le rispondo, che io non
l'ho, né l'ho mai veduto, benché l'abbia trovato assai frequentemente citato dal P.
Halder; e quindi se V. S. ill.ma vuole sprovedersi di quella copia doppia, e donarla a
me, riceverò molto volentieri la sua limosina, e la conserverò qual viva memoria del suo
buon cuore99. Non tengo decreti nuovi da suggerirle, e somministrarle, perché non posso
97
Ho aggiunto il Diffinitore ad istanza de' Frati.
Fatto cardinale di s. Chiesa da Pio sesto li 14 febbraio 1785. Morì in Roma li quattro di maggio 1792 di sua
età 66, per idrope di petto, ed infiammazione.
99
Me la ha mandata nel giorno 24 di novembre 1783.
98
54
più aver commerzio con Roma. Finalmente la ringrazio di cuore de' compartitimi favori,
e raccomandandomi ad Aras, le fo un profondo inchino, e mi professo. Trento, s.
Bernardino 9 novembre 1783.
Di V. S. ill.ma
Umil.mo, obbl.mo, div.mo servo nel Signore
Fra Giangrisostomo di Volano.
308. 1783
Al sig. Provicario de Menghin. Trento.
Casus Tisinensis.
Anno 1519 fundatum est Tisinae100 duplex anniversarium, hoc est officium
defunctorum duarum Missarum cantatarum, et unius privatae singulis annis bis
celebrandum, et quidem ita, ut tam post officium defunctorum pridie cantandum, quam
post Missas altera die, Placebo (ut in instrumento dicitur) idest Libera, super
sepulchrum cantetur. Unde hoc anno 1783, quo praefatum instrumentum diu sepultum
detectum est,
Quaestio 1. An bis in anno dici possit Missa in anniversario pro eodem defuncto:
an potius cum tempus mortis eius ignoretur, dici debeat Missa ut in Quotidianis?
Quaestio 2. An in uno anniversario liceat bis cantare Libera ad sepulchrum, cum
Rituale romanum id semel tantum qualibet vice permittere videatur?
Quaestio 3. An detur obligatio de praeterito aliquid supplendi, si huc usque illud
Libera ad sepulchrum quavis vice semel tantum post Missas fuisset cantatum eo quod
fundationis instrumentum fuerit ignoratum?
Ad 1. Respondeo negative quoad primam partem: et affirmative quoad secundam.
Videatur tamen Rubrica Missalis post quartam Missam de Requiem posita.
Ad 2 Respondeo negative.
Ad 3 Respondeo negative.
Hunc in modum ad quaesita ut supra proposita respondendum censui. Ceterum
displicet mihi, quod totus ad verbum instrumentalis articuli, anniversaria praefata
instituentis, tenor non fuerit exhibitus.
In eo notandum, quod bis quidem cantandum indicitur Placebo, se non uno die.
Notandum insuper, quod idem Placebo (quo nomine vesperas defunctorum, utpote a
verbo Placebo incipientes, appellarunt antiqui, appellantque nunc etiam Sanctimoniales
Clarissae ad s. Michaelem, et ad SS. Trinitatem Tridenti, aientes verbi gratia, Hodie dic.
Placebo, italice Il Placebo) praecipitur canendum post officium defunctorum, quamvis
officium huiusmodi ab eodem Placebo incipiat. Simile quid habet Ordinarium
Cartusiensium apud. cl. P. Edmundum Martenium To. 4 de antiquis ecclesiae ritibus
col. m. 757 ubi legitur: Agendam integram cantant monachi, cantore hebdomadario
eam incipiente, a nocturnis dicendo Dirige: postea Exultabunt: et ad postremum
Placebo. Contrarium tamen statuunt alii Rituales libri ibidem producti; nam col. 734
legere est: Incepto Placebo Domino, atque finitis vesperis defunctorum, cantant et
officum, col. 736 praemisso Placebo Domino ante officium, col. 744 dicendo Placebo
Domino, et Dirige, col. 745 debent dicere Placebo, et Dirige, col. 751 dicant plenarium
officium defunctorum Placebo, et verba etc. Antiquum ritum Tisinensium dicendi
Placebo ad feretrum priusquam cadaver tumuletur, servant hodie quoque supra laudatae
Sanctimoniales Tridentiane. Quod autem nunc iidem Tisinenses vesperarum loco
100
*Tesimo, Tisens.
55
cantent Responsorium. Libera super sepulchrum, neutiquam improbatur, quum se se
moderno Rituali accomodent, cui et testator anni 1519 si adhuc viveret, dubio procul se
se accomodaret. Così ho scritto li 13 novembre 1783.
309 1783
Alla sig. Giovanna Francesca Bettini ex Clarissa. Lizzana.
S.L.G.C. Molto rev. Madre in Cristo patrona colendissima.
Unitamente con questa, anzi compiegata in essa, le spedisco subito la richiesta metà
de' quindici fiorini, ed un'altra volta le prometto, che al tempo del quartale prossimo le
farò tenere l'altra metà. Riceverò con sentimento grato, ed umile la carità, che mi
promette la R. M. Aloisia; e circa il resto procurerò di pazientare, come S. R. mi esorta.
Mi raccomando nuovamente nelle sante orazioni di loro tutte, e con un riverente bacio
della mano mi professo. Trento ai Molini 15 novembre 1783.
Di S. R. che prego della ricevuta.
Um.ma, obbl.ma serva
Michelina Tomasi ex Clarissa.
310. 1783
A monsignor Garampi. Vienna.
Eccellenza R.ma
Eccomi pronto per ubbidirla. Il fu Padre Benedetto soltanto pochi giorni prima di
fermarsi stabilmente sul letto diede l'ultima sua mano alla nota opera, e poi la mise in
disparte fuori del suo studiolo. Egli le ha dato tutta quella forma, che giudicò necessaria,
e conveniente perché potesse comparire alla pubblica luce.
Non ha però alcun indice: è scritta in carta molto disuguale, e da due differenti
mani. Vedesi zeppa da capo a fondo di giunte marginali, e di cartuccie; e credo, che
abbia bisogno di lima. Per altro l'ultimo titolo, che le ha posto in fronte, so è questo:
De Fide, Moribus, et Disciplina
Adversus Profanas Opinionum Novitates,
Doctrina Sacra, et Antiqua
Ex Operibus Doctoris Seraphici s. Bonaventurae,
ac aliorum Patrum, atque Doctorum
Deducta
Secundum ordinem Locorum Theologicorum
Digesta
Et in Libros XIV ac Tres Tomos
distributa
Pro rite instituenda Iuventute
Ecclesiastica Religiosaque.
Nel tomo primo stanno i Libri 1.2.3.4. che trattano De Divina Scriptura. De
Traditione. De catholica Ecclesia. De Consiliis.
Nel tomo secondo i Libri 5.6.7.8.9. De Sanctis Ecclesiae Patribus. De Romanae
Ecclesiae auctoritate. De iure canonico. De iure civili. De theologia scholastica.
Nel tomo terzo i Libri 10.11.12.13.14, De philosophorum auctoritate. De historia.
De asceticis, concionatoriis, catechisticis, liturgicis, et mysticis. De Revelatione, et
ratione, huius usu, et abusu. De propositionum censuris.
56
Con questo confido di avere soddisfatto al desiderio di V. E. R.ma, e quindi
genuflesso col bacio della sacra veste la supplico della sua pastorale benedizione, e tutto
pieno di riverenza, ed ossequio mi professo.
Di V. E. r,
.ma
Trento, s. Bernardino 19 novembre 1783.
Umil.mo, obbl.mo, osseq. servo
Fra Giangrisostomo di Volano
de'Minori Riformati.
P. S. Il sig. consigliere Bonifacio Bonelli mi ha comunicato la graziosissima lettera,
che V. E. R.ma gli ha scritto; e perciò le aggiungo,che molto volentieri la servirò
eziandio coll'elenco intero delle opere del lodato P. Benedetto Bonelli, e colle epoche
della di lui vita ecc.
Pro Memoria.
Li titoli, che porta il Nunzio apostolico di Vienna sono questi: N.N.
Archiepiscopus, vel episcopus N. ss. D. N. N. divina providentia Papae N. et s. Sedis
apostolicae apud S.C.M. Iosephum II imperatorem Romanorum electum, et regem
Hungariae, et Bohemiae etc. necnon per Germaniam, Hungariam, Bohemiam, Croatiam,
Austriam, Styriam, Carinthiam, Carniolam, Tyrolim, Goritiam, Gradiscam,
universumque Romani Imperii Districtum cum facultate legati de latere Nuntius.
311. 1783
Al P. Carlo Gio. di Busto Riformato. Roma. Araceli. S. Francesco a Ripa101.
Il P. Benedetto da Cavalese soltanto pochi giorni prima di fermarsi stabilmente sul
letto diede l'ultima sua mano all'infrascritta sua opera, e poi la mise in disparte. Egli le
ha dato tutta quella forma, che giudicò necessaria, ed opportuna, perché potesse
comparire alla pubblica luce. L'autografo però è molto disuguale di carta e di
carattere:vedesi zeppo da capo a fondo di giunte marginali e di cartuccie.Porta questo
titolo:
De Fide, Moribus, et Disciplina etc., come al num. 310, sino al Propositionum
Censuris.
Ha dimostrato sollecitudine di quest'opera eziandio monsignor Garampi, ed
avendone chiesto distinta notizia, gli fu subito data in forma quasi simile a questa.
Trento 28 novembre 1783.
312. 1783.
Al sig. don Cristiano Rigoni. Asiago.
Ho ricevuto i nuovi favori di V. S. molto illustre e molto rev. e quindi la ringrazio.
Bramava, che Iddio Signor nostro clementissimo glorificasse la sua fedelissima serva,
ed operasse qualche miracolo a di lei riguardo anche in queste nostre contrade; e per tal
fine ho mandato subito quel foglio nuovo ad una Religiosa mia divota, ed in grado
superlativo malconcia da parecchi anni in qua, senza speranza di guarire a forza di
rimedi umani: e le ho suggerito vari motivi per chieder, e sperar grazia:ma che? senta a
qual segno sieno qui arrivate le calamità riguardo alle persone religiose. Ella mi ha
tostamente risposto, che temendo ogni giorno la soppressione del suo sacro chiostro,
101
Questa letteruccia è risponsiva.
57
brama di morire in esso piuttosto, che ritornare al secolo, e di avere colla morte quella
grazia, che hanno avuto altre de' monasteri ultimamente soppressi. A tal riflesso io non
ho potuto risponderle altro, che lodarla, ed animarla a perseverare nel suo buon
sentimento. Oh quanto stiamo male! Se sentisse come si parla da tanti, e tanti, e quali
dottrine si vanno spacciando dai libertini! Quando ricevetti da lei la relazione stampata
della Beatificazione stava parlando con un gentiluomo102, ed avendomi chiesto, se avea
ricevuto qualche Gazzetta, gli risposi di non, ma bensì una relazione etc. Allora egli si
cangiò tutto, e cominciò a dir, e replicare: Botteghini, Botteghini, ed a segnarsi come se
avesse veduto il gran Diavolo, e dire Credo in Deum Patrem etc. Basta, non dico altro.
Iddio, anche per li meriti della B. Giovanna Maria ci aiuti: altramente la barca è rotta.
Finisco in un colla carta: ma non finirò mai di essere quel d'esso che riverendola mi
professo. Trento 5 dicembre 1783.
Suo um.mo, obbl.mo servo
F. Gio. Grisostomo.
313.1783
Al signor Garampi. Vienna.
Lungi da me sarebbe certamente l'animo di trasmettere, ed umiliare all'E. V. R.ma
quest'Elenco delle epoche della vita e degli scritti del nostro Padre Bonelli, qualora non
mi avesse posto a così atto impegno Ella stessa, non solo perché mi vergogno della mia
imperizia e rozzezza; ma eziandio perché temo di pregiudicare con essoloro alla buona
fama del defunto, e di abusarmi troppo della benignità dell'E. V. Tal quale adunque mi è
sortito dalla penna, con ogni dovuta riverenza glielo presento, sperando nello stesso
tempo, che siccome la prego umilmente, lo compatirà,e colle dottissime sue mani
ridurallo a buona forma. Tanto mi comprometto dalla singolare umanità, e bontà dell'E.
V. R.ma, e senza più in ginocchioni prostrato, anche a nome di questi Religiosi miei
confratelli, le bacio il lembo della sacra veste, e la supplico della sua pastorale
benedizione. Trento, s. Bernardino 6 dic. 1783.
Di V.E. R.ma, che prego di compatire anche la tardanza, ed i difetti della copia.
Umil.mo, obbl.mo, osseq.mo servo
Fra Giangrisostomo di Volano de' Minori Riformati.
Pro memoria. Mons. Garampi con data di Vienna al sig. consigliere Bonelli dei 10
novembre 1783, ha scritto: "P.S. Pregola di eccitare il P. Definitore, e codesti Religiosi
a formarmi un Elenco ben distinto delle varie opere del defonto Padre Benedetto, tanto
edite, che inedite, ed anche l'Epoche della sua Vita, e de' suoi principali impieghi, a fine
di poterne far lasciare memoria in qualche giornale letterario".
Così il Garampi, cui da me per al posta fu spedita la detta copia colla mia lettera li 9
gennaio (1784). L'originale sta nella mia Biblioteca Tirolese volume 3, a pag. 1083. La
copia è arrivata fedelmente nelle mani di monsig. Garampi, com'egli mi rispose con data
de' 19 gennaio ringraziandomi con molta benignità, e profusione.
314. 8 gennaio 1784.
Al P. Salvadore Savoiardo Riformato. Vienna. S, Girolamo
L.I.C. A.R.P. Salvatori Jaquemodio.
F. Io. Chrysostomus de Avolano S.P.D.
102
N.G.Z.M. ch'eziandio più altre volte mi ha scandalizzato, benché volesse esser tenuto per buon cattolico.
58
Etsi norim, ac meminerim, quam prompto, et hilari animo votis meis alias morem
gesseris, P. A. R., has ad te literas dare, tibique denuo molestus fieri ausus non fuissem,
transacto iam biennio cum semestri ex quo grata tui notitia careo, nisi auctor mihi
fuisset, ac impulsor ille P. Iosephus Antonius Dusinus de Clesio, qui anno 1777 tua
consuetudine isthic fruitus est, modoque hanc ss. theologiae cathedram magna cum
laude implet. Porro quod nunc abs te humiliter peto est, ut his adnexum volumen, seu
involucrum, excellentissimo, ac R.mo domino Garampio Nuncio apostolico, tuismet
manibus offerre velis. Continet enim ab eo expetitum Elenchum Vitae, scriptorumque
nostri P. Benedicti Bonelli. Quo autem citius id praestiteris, eo magis rem gratam mihi
facies, quum hic me inscio apud alium per mensem integrum frustra latorem oppperiens
haeserit103. Gratam pariter mihi facies, si de ipsius adventu, et oblatione sine mora
certiorem me reddideris: adiecerisque, num in Calendario tuo admisssum fuerit festum
ss. Reliquiarum, et festum s. Gregorii septimi. Primum siquidem a meo expunctum fuit;
alterum vero praetermissum visitur in Feltrensi. De his omnibus caritatem P. T. rogo, et
quo ad omnia exaudiri spero. Vale. Dabam Tridenti in coenobio s. Bernardini sexto idus
ianuarias A. D. 1784104.
P.S. Etiam laudatus P. Dusinus nosse avet, num adhuc inter vivos sit P. Rolandus
Groebler, et locum stationis eius105: teque valere iubet106.
315. 1784
Al P. Benedetto d'Ampezzo Riformato.
Verona, Valdagno. Le Grazie.107
Rev. Padre sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Quello, che già più volte ho pensato di far io con S.R.P. lo ha fatto Ella con me.
Non mi sono mai dimenticato, e mai non mi dimenticherò delle finezze, che ho ricevuto
singolarmente da Lei già tanti anni in Trevigi; ma pur non ho mai eseguito il pensiero, e
proponimento di darle qualche attestato di così fatta mia memoria, essendo sempre
stato, come sono anche al giorno d'oggi, posso dire quasi oltre le mie povere forze
aggravato da differenti affari. Mi compatisca dunque, ed aggiunga eziandio questa alle
altre bontà, che mi ha cortesemente usato. Non istupisco punto, che costì tante cose
nuove sembrino incredibili. Tali parrebbero anche qui se non si toccassero colle mani.
Ora è venuto un tempo di creder il per altro incredibile. Circa il primo quesito, che mi
propone, le rispondo, che furono proibite le questue a tutti li mendicanti nell'austriaco,
ma essendo andati a Insprugg due nostri Padri108 ottennero la grazia di continuarle come
prima sino a che verrà fatta la dotazione de' conventi. Degli altri mendicanti non so cosa
dire. Al secondo quesito, al terzo, al 4, al 5, al 6 ecc. ecc. La ringrazio del sonetto, col
quale ho corretto il mio Senologium etc. Il mio Religioso moribondo sarà per me di un
forte rimprovero al punto di morte. Ora mi trovo molto distratto dalle cose suddette, e
da altre, cosicché se dovessi morire non so come la sentirei109. Ma piuttosto, che morire
extra claustra, e sfrancescanato, mi eleggo la morte, come ha fatto una nostra monaca di
103
Bonifatius Bonelli fratrem Benedicti.
Spedita per la posta li 9 gennaio 1784.
105
Vivit Viennae iste P. Rolandus.
106
Respondit 19 ianuarii admissum fuisse festum ss. Reliquiarum pro die 15 februarii et efstum s. Gregorii
septimi pro 28 die maii, sed cum lect. secundi nocturni de communi hor. secundum. Utrumque sic admissum fuit
etiam in Ordine Provincia s. Leopoldi 1784.
107
La Madonna.
108
Francesco Saverio da Fondo, e Udalrico da Traspo.
109
Ho scritto ancora al suddetto P. Benedetto con data del 21 febbraio 1784.
104
59
Borgo, e bramano altre. Preghi D.O.M per me peccatore, che riverendola di tutto cuore
mi professo per sempre. Trento, s. Bernardino 10 gennaio 1784.
Di S.P.R. Div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Gio. Crisostomo d'Avolano de' Minori Riformati.
316. 1784
Al P. Ilario da' Bampi. Melombardo.
Il fondamento, su cui appoggiato, io metto il Credo nella Messa sabatina de
Conceptione B.M.V., si è l'autorità del P. Cavalieri, scrittore classico. La ho citata ogni
ano la prima volta, che ho messo nel Calendario tal officio, e specialmente in quello
dell'anno 1778, in cui ho aggiunto la ragione cavalieriana: quia offic. istud est duplex.
Ora tengo eziandio l'autorità di Ferdinando Tetamo palermitano apportata nel Tomo
primo sui Diarii liturgico-theologico-moralis pag. 333, edit. venetae 1779. Che il
Cavalieri non falli nel detto luogo, ma insegni bene, me lo hanno testificato con data di
Assisi nel 1779 li PP. Ubaldo Tebaldi conventuale, e Bonifacio da Pondilegno
Riformato, rubricisti periti. V'ha qualche decreto in contrario, ma lo spiegano, che non
sia da intendersi fatto per gli offici di rito doppio. Io continuerò a notare tal Credo
finché non mi verrà persuaso fondatamene, ed autorevolmente il contrario. Non ho
ancora veduto scrittore, che così parli. Se citassi il Gavanto forse niuno mussitarebbe.
Egli di ciò non parla punto, voglio dire dell'officio votivo doppio. Così pure il Merato:
così il Bisso. Per altro tali offici votivi sono semidoppi, e come tali non hanno il Credo.
Quelli, cui riesce gravoso tal Credo, hanno il vantaggio che non debbono dire li suffragi
nell'officio, e le tre orazioni nella Messa. Il lodato Cavalieri parla con franchezza
esponendo la rubrica del Messale: In omnibus festis B.M.V. dicendo: absit limitationem
ullam faciamus eiusmodi generali regulae, quinimo habentes dicimus, sub eadem
comprehendi nedum festa omnia iam instituta, et instituenda, sed etiam officia ipsa
votiva, puta de Conceptione etc. quae de eadem, dummodo sub ritu duplici per menses,
vel hebdomadas religionibus, vel nationibus concessa sunt celebrari. Circa il Deposito
di Metz Tedesco110 coll'animaluccio appresso, non ho che dire. Vedano que' signori ne'
libri della canonica se sia quivi stato seppellito qualche loro antenato guerriero illustre.
Forse sarà di qualche Firmianer, o Vescovi etc. Mi raccomando in precibus etc. Trento
14 gennaio 1784.
317. 1784
Al sig. Luigi Marchesani stampatore. Roveredo.
Molto illustre signore. Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementsisimo.
Ho ricevuto la copia dell'Ordinario feltrino, che V. S. per sua bontà mi ha indiritta,
e quindi la ringrazio. Avendole dato una scorsa le notifico, che mi piace bensì la carta,
ed il caratterino; ma non posso lodare la composizione del rubricista111, il quale in un
luogo solo mostra di aver veduto il mio Calendario ausugano, avendone fatto buon uso.
Ciò nulla ostante io non muto i sentimenti espressi nel detto mio calendario, e penso di
non peccare di temerità, ed ostinazione col perseverare in essi, scorgendo tanto
meschina la prefata composizione, tanto mancante, arbitraria e piena di errori. Ho
veduto moltissimi altri Ordinari della Germania nostra, dell'Italia e della Francia, e
posso dire di non averne trovato uno più imperfetto, difettoso, e tristo. Per emendarlo
110
Mezzocorona.
Il rubricista è don Pietro d'Antona soggetto di molta pietà, e di sana dottrina. Così mi viene scritto gli XI
febbraio 1784 dal Vicentino.
111
60
non vi vorrebbe meno, che rifarlo da capo a fondo. Oltre che gli errori degli anni
antecedenti, già notati da me nel menzionato Calendario ausugano, ne contiene degli
altri nuovi. Non voglio perder tempo nel tesser qui una lunga rassegna di essi giacché a
lei non recano alcun pregiudizio, ed io non ho motivo di sperarne frutto: ma pure non
posso contenermi dall'accennarne alcuni. Eccoli.
4 ian. manca il Credo, che dovea notarsi ratione dominicae.
5 ian. si prescrive il Credo, benché non si doveva.
11 ian. manca la comm. dell'ottava per difetto dell'autore.
7 febr. si notano le Lezioni del primo Notturno contra il decreto S.C.R. 28 martii
1775.
13 febr. si prescrivono le Lezioni del I Notturno fer. cur. benché il Breviario, e gli
altri Calendaristi veneti le assegnino de communi I lo. e ciò secondo le rubriche.
15 febr. mancano li vespri della domenica.
25 febr. giorno delle Ceneri si avvisa, che in tal giorno è vietata la Messa solenne
de Requiem anche praesente cadavere, il che è falso. Così pure si nota in più altri
luoghi, sempre indebitamente.
19 mart. occorrendo due doppi di I classe cioè la festa Pretiosisssimi Sanguinis
D.N.I.C. e quella s. Ioseph Sponsi B.M.V. ac patr. princip., si tarsferisce quella del
Signore, e si assegna quella del servo, contra il prescritto delle rubriche tit. XI, num. 2.
Poi incoerentemente nello stesso giorno si danno li vespri interi alla festa del
preziosissimo Sangue seguente colla sola commemorazione di s. Giuseppe antecedente.
11 apr. si avvisa, che nel Martirologio va pronunciato Haec dies, dovendo dirsi Hac
die, ch'è una lezione differente dall'antifona Haec dies.
1 maii si fanno li vespri de' santi Filippo e Giacomo apostoli duplex sec. classis a
capit. de seq. patroc. s. Ioseph duplex sec. classis. Io ho veduto bensì de' decreti, e
Calendari, che preferiscono s. Giuseppe agli apostoli, ed altri posteriori, che lo
pospongono, ma niuno, che lo faccia eguale in modo, che in caso di concorrenza possa
pretendere la metà de' vespri, sebben eguale nel rito.
17 iunii ne' secondi vespri dell'ottava Corporis Christi si mette la com. seq. Cordis
Iesu, quantunque per decreto della S. C. 17 augusti 1771 tal com. sia vietata.
20 iul. si prescrive la nona lezione di s. Margherita VM. de communi, contra le
rubriche tit. 9, n. 10, et tit. 25, num. 3.
29 aug. manca la com. di s. Sabina M. per al diocesi, e la nota d. sec. cl. sine octava
per la medesima diocesi.
2 sept. pro Parte Imp. si danno interi li vespri a santo Stefano, che dovrebbero
essere a capitulo.
18 sept. la Messa Intret non ha l'orazione, e l'Evangelio dell'officio corrente.
28 sept. non si avvisa, che s. Wenceslao è doppio pro Ditione austriaca.
20 octob. s. Canzio si nota semid. benché sia stato fatto doppio da Pio VI li 23
febbr. 1782. Poi si dice: In secund. vesperis com. seq., il che non si accorda colla
seguente nota di semidoppio.
21 octob. neppure qui si nota, che s. Hedwige in Ditione asutriaca è di rito doppio.
27 nov. li Vespri sono fallati, e notati contra il decr. 9 nov. 1662 portato dal Merato
in Ind. Decr. Brev., num. 48 e dal Cavalieri To. 2, Decr. 137 e da altri. Si dovea notar:
Vespr. de Sab. a cap. de Dom. 1 adventus com. diei oct. ex 1112.
11 dec. li Vespri sono malamente notati.
112
Vide Gavant. sect. 3, c. 8, n. 13 et Hild. Par. 1, tit. 62, fol. 283, in Sab. ante dom. I adv.
61
19 dec. falla dicendo di I cl. la dom. 4 Adv. Così pure la dom. 4 Quadrag. e ciò non
per errore di stampa.
24 dec. falla prescrivendo il color bianco nella vigilia del Santo Natale.
28 dec. falla notando il color rosso, il Te Deum e l'Alleluia.
31 dec. falla assegnando per il Martirologio la lettera g minuscola, e la luna 8.
Dovea segnare la lettera t, e la luna 19. Di che potevasi accorgere anche dall'aver notato
il Menilunio ai 27.
Non finirei mai, ma pur voglio finire: non capisco bene, come nel frontispizio tal
Ordinario dicasi stampato pro parochis vallis Ausugiae, et Primerii, e poi sia destinato,
ed esteso per tutta la diocesi, anche posta nello Stato veneto, come gli Ordinari degli
anni passati; ed a quelle parrocchie trovasi assegnato l'ultimo luogo113. Finisco, dissi,
ringraziandola del suo regalo, chiedendole scusa del tedio, che con questa mia
filastrocca le ho recato, e riverendola con tutto l'ossequio. Trento 15 gennaio 1784.
Di V. S. molto illustre
Div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Giangrisostomo di Volano ecc.
Altri difetti non mandati al Marchesani qui si notano pro memoria.
Nel frontispizio manca il Bissextili, che da tutti li calendaristi suol aggiugnersi
all'anno.
Dopo il medesimo frontispizio vien subito il gennaio, senza veruna nota di quelle
cose, che soglionsi ravvisare in tutti li Calendari, specialmente, la lettera del
Martirologio, l'Epatta, l'indizione romana, le Nozze ecc. Di queste nozze neppur nel
corpo del calendario feltrino si parla punto.
6 ian. si legge in sec. noct. omitt. Ant. Homo natus, dovendo dire in tertio noct. Tal
errore passò anche negli Ordinari del 1783, e 1782.
16 ian. si nota tertia or. Ecclesiae senza il vel pro Papa, come ha il Messale, ed
ogni Ordinario antico, e moderno. Così fa il feltrino anche altrove. Sarebbevi mai
qualche mistero nell'ommettere il nome del Papa? In caso, che tal nome l'offendesse,
avrebbe potuto far: Ecclesiae, vel Deus omnium.
19 ian. dopo il semid. tralascia l'ad libit. che per altro si nota ne' Calendari, e dee
notarsi in vigore del seguente Decr. In calendariis locorum fiat nota ad libitum, quando
officia non sunt de praecepto. S.R.C. 6 febr. 1638, appresso il P. Lucio Ferrari To. 8,
Biblioth. Promptae verbo Decr. S.R.C. num. 1462, edit. Ven. 1763. Che l'off. di s.
Canuto sia ad libit in feltrensi dioecesi è cosa certissima, e confessata dallo stesso
rubricista in altro ordinario antecedente.
23 ian. fa la Despons. B.M.V. soltanto dupl., che vuol dire dupl.min. benché sia
dupl. maius.
6 febr. non avvisa dove trovisi nel Breviario s. Ilario vescovo.
16 febr. manca l'off. de' Morti, benché sia notata la Messa conventuale di essi, ed il
vespro nel giorno antecedente.
3 apr. dice, che nella dom. delle Palme, et per tot. hebdom. prohib. Mis. defunct.
praesente cadavere, il che non è ben notato, essendo lecita una Messa solenne de
Requiem sino al Giovedì Santo exclusive.
22 maii si nota ut in die tertia oct. Asc., ai 24, ut in quarta die; ai 25 ut in quinta die,
benché l'ottava dell'Ascensione non distingua, e segni li suoi giorni con tali numeri,
113
A Pergine, ed agli altri luoghi trentini fu mandato l'Ordinario stampato in Feltre pro clero totius dioecesis,
con qualche varietà, e qualche errore di meno. L'ho collazionato: ma la stampa è tristissima, e smarrita [sbiadita].
62
dicendo soltanto Feria 6, Sab, Fer. 2, Fer. 3, Fer.4. Bensì l'ottava dell'Epifania dice
Secunda die: Tertia die, e pur dal feltrense non furono così,notati tali giorni, con
incomodo degli ecclesiastici, che perciò in ogni giorno debbono star attenti per non
errare.
14 iunii si mette comm. ss. Viti, et Modesti Mm. e si tralascia s. Crescenzia
nominata nell'orazione e nella Lezione.
23 iunii non si avvisa, che in tal giorno a parte Imp. non est ieiunium, siccome fassi
altrove.
18 iulii si prescrive comm. ss. Martyrum, cioè Symphorosae ac filiorum, senza
punto mai nominarli.
19 iulii ed in molti altri luoghi s'incontrano degli errori di stampa da non attribuirsi
allo stampatore, ma a chi scrisse l'originale disattentamente, ed ignorante dell'arte
tipografica.
2 augusti si cita la precedente dom. che da un novizio può credersi la 9 post Pentec.
benché vada intesa la prima d'agosto. Così fassi anche in altri luoghi.
6 augusti manca il Mart. a s. Donato vesc.
28 augusti quel com. Dom. seq tant. in Civit. et extra etiam et prius praec. è molto
oscuro, e più di uno stenterà ad intenderlo bene. Simili oscurità incontransi anche
altrove.
29 nov. manca l'officio de' Morti.
1 oct. manca l'ad libit. dopo il semid.
15 ian. falla i vespri notandoli a cap. dovendo esser interi di s. Paolo.
Non mai nota il meruit supremo, che non sempre si trova nel Breviario.
Non avvisa quando debbonsi variare le antifone, li versetti ecc.
11 febr. fa B.B. Fundat. B.M.V. il che non mi piace, essendo stati Fondatori non
della Madonna, ma dell'Ordine B.M.V.
18 febr. non avvisa, che a parte Imp. non est iuiunium.
18 apr. non si nota il rito della dom. in Albis.
26 apr. non si nota il rito de' santi Cleto e Marcellino, né il colore.
4 sept. dice di seconda cl. senza il cum octava praticato anche da lui altrove.
26 dec. mette l'antifona ed il verso di tutti li santi martiri ad Laud. e nulla per li
vespri.
Ma basta, e strabbasta.
318. 1784
Ad un amico.
Vi compiaccio senza veruna dilazione col darvi anche in iscritto quelle regole
aritmetiche, di cui questa mattina meco parlando avete mostrato tanto gusto, e
desiderio114. Eccole.
Per convertire speditamente li soldi in fiorini tedeschi di cento soldi l'uno, si
tagliano via li due ultimi numeri della somma de' soldi, e quelli che restano sono tanti
fiorini rimanendo soldi li due numeri tagliati, qualora siano significanti, cioè che non
siano due zeri, ovvero nulla.
Esempio primo. Esempio secondo Esempio terzo
Esempio quarto
Soldi 100
Soldi 133
Soldi 497
Soldi 1784
Fior. 1 Fior. 1,33
Fior. 4,97
Fior. 17, 84
114
Dato li 17 sett. 1788 all'ill.mo sig. Giambattista Baldovini di Trento, capitano di Pergine, avendolo più volte
chiesto con calore.
63
Sicché li cento soldi dell'esempio primo fanno un fiorino intero. Li soldi 133 del
secondo esempio fanno un fiorini e 33 soldi. Li soldi 497 del terzo esempio fanno
fiorini 4,97. Li soldi 1784 del quarto esempio fanno fiorini 17 e soldi 84.
Per convertire li soldi in Lire, o sia Troni di venti soldi l'uno, si taglia via l'ultimo
numero, e si divide per metà il restante. Ciò, che risulta da così fatta divisione si è il
numero de' Troni: quello poi, che rimane de' soldi attaccasi al detto numero tagliato.
Esempio primo Esempio secondo
Soldi 100
Soldi 420
Troni 5Troni 2 –
Esempio terzo Esempio quarto Esempio quinto
Soldi 638
Soldi 365
Soldi 20
Troni 31, 18
Troni 18, 5
Troni 1-
Per convertire li Carentani in Fiorini tedeschi di sessanta Carentani l'uno, tagliasi via
l'ultimo numero di essi; e quello che resta si divide per sei, ed il risultato fa tanti Fiorini.
Quello poi, che sopravanza de' Carentani si unisce al detto numero tagliato.
Esempio primo
Carent. 60
per 6
Fior. 1 –
Esempio quarto
Carent. 7952
per 6
132, 32
Prova per 60
000
792
32
7952
Aggradite secondo il vostro solito anche questa mia singolare attenzione di
compiacervi, e continuate ad amarmi, mentre anch'io non cesserò mai di esser, e
mostrarmi quel desso, che sempre sono stato, e di tutto cuore mi professo. Trento, s.
Bernardino 19 gennaio 1784.
Vostro amico vecchio
F. Giangrisostomo
P. S. Mi era dimenticato il modo di convertire li Troni in Ragnesi, detti anche Fiorini
Renensi, o sia del Reno. Ciascheduno di questi fa Troni quattro e soldi dieci. Per
convertir dunque speditamente li Troni in Ragnesi si divide il numero de' Troni per
nove, il risultato di tal divisione si raddoppia, ed il raddoppiato sarà il numero de'
Ragnesi. Ciò poi che avanza resta nel numero de' Troni.
Esempio primo.
Troni 18
diviso 9
2
volte 2
Ragnesi 4
Esempio secondo
Carent. 100
per 6
Fior. 1,40
Esempio terzo
Carent. 365
per 6
Fior, 6, 5
Esempio secondo
troni 100
diviso 9
11, 1
volte 2
Ragnesi 22,1
La prova poi di questi computi si fa col moltiplicare per Troni 4 e soldi 10Altro P.S. Per convertire li Troni in Soldi si aggiugne un zero, ossia nulla al numero di
detti Troni, poi si replica il medesimo numero accresciuto e sommato comparisce il
numero de' Soldi.
64
Esempio primo
Esempio secondo
Un Tron 10
Troni 3650
Troni 3650
Un Tron 10
Soldi 20
Soldi 7300
Il primo esempio è di un Tron, che fa venti Soldi: ed il secondo Esempio di Troni 365,
che fanno 7300 Soldi.
Per convertire li Fiorini di cento Soldi l'uno in Soldi non occorre altro, che al numero
de' Fiorini aggiugnere due zeri, o sia nulle, ed in un subito si ha il numero de' Soldi
corrispondente.
Esempio primo.
Fiorino 1
Soldi 100
Esempio secondo
Fiorini 37
Soldi 3700
319. 1784
Al sig. Giangiuseppe Volani canonista nel Seminario vescovile di Trento.
Fra Giangrisostomo di Volano s'inchina umilmente a V. S. ill.ma, e si dà il piacere
di presentarle quella breve notizia de' Santi in quest'anno aggiunti al Calendario
trentino, colle rispettive lezioncelle martirolgiali, che ha fatto per servirla. Brama, che
sia conforme al di Lei desiderio, ed un'altra volta le fa umilissima riverenza. Da s.
Bernardino 4 febbraio 1784.
1. S. Iohannes Eleemosynarius episcopus alexandrinus obiit Amathunte in Cypro,
urbe sua patria, vulgo dicta Limisso, die undecima novembris anno Christi 616, aetat.
suae 57. Corpus eius ab anno 1530 Posonii in Hungaria quiescit. Agunt de eo Patres
Bollandiani ad 23 diem ianuarii, et alii.
2. S. Adalbertus episcopus pragensis consecratus fuit Veronae in festo amicorum
Domini Iesu Petri, et Pauli, die 29 iunii an. 983. Dimisso aute episcopatu Romam petiit
anno 989 ac vitae monasticae se se devovit in monasterio ss. Bonifacii, et Alexii. Ad
suum episcopatum circa an. 994 remissus a Papa est; sed non diu post declinandae
persecutionis causa in Hungariam abiit, ibique s. Stehanum baptizavit. Iterum ad suum
monasterium romanum rediit saltem labente anno 995, ac deinde in Galliam, et
Poloniam ivit; electusque fuit archiepiscopus, vel saltem administrator gnesnensis.
Tandem an. 997 in Prussiam perrrexit, ac inibi die 23 aprilis eiusdem anni martyrium
subiit. Fuit pluries Tridenti transiens. Ipsum laudant PP. Bollandiani To. 3 april. die 23
et alii. Apud Iac. Basnagium dicitur apostolus Prussorum, Bohemorum, Polonorum, et
Hungarorum.
3. S. Gothardus, dictus etiam Godehardus, natione Bavarus, ac professione
monachus Benedictinus, fuit abbas monasteriorum Altahensis, ac Hersfeldiensis,
tandemque ab anno 1022 Hildeshemiensis episcopus in Saxonia, ubi decessit die quinta
maii an. 1038. Laudatur a PP. Bollandianis ad 4 diem maii, et ab aliis. In ecclesia
cathedrali Tridenti habet altare: in dioecesi autem ecclesiam olim eremitalem apud
Medium Coronae: aliamque hospitalarem Thesidi in Flemis. Natus cir. an 963,
monachus Altahensis ab anno cir. 990, abbas ibidem ab anno cir. 998.
4. S. Geraldus, qui etiam Gerardus dictus est, fuit patria corbeiensis, natione Gallus.
Ordinis sancti Benedicti ababs, et cuiusdam Congregationis institutor. Obiit in
Aquitania die quinta aprilis an. 1095, fuitque Sanctorum catalogo adscriptus a Papa
65
Coelestino tertio die 27 aprilis an. 1197. Colitur die 13 octobris propter ipsius corporis
translationem. Gesta eius, et laudes recensent PP. Bollandiani To. 1 april. ad diem 5.
Dicitur abbas, et confessor etiam in oratione, seu collecta eius officii.
5. S. Florentius fuit episcopus Arausicae, vulgo di Oranges in Gallia anno 517, quo
subscripsit Concilio Epaonensi. In ecclesia cathedrali Tridenti habet altare ab anno
1497. Perperam dicitur Florentinus a Martyrologio romano, et aliis apud Bollandianos
in Auctariis Martyrol. Usuard. 17 octobris.
6. S. Leonardus fuit discipulus s. Remigii episcopi Remensis, et monachorum
abbas. Obiit anno 559. Titulum abbatis et tribuunt Kalendarium viennense an. 1776 et
aliud Venetum an. 1779. Apud Bollandianos autem in Auctariis Usuardinis abbas, et
confessor, occurrit. In tridentina dioecesi sunt plures ecclesiae sub ipsius nomine115.
7. S. Iustina virgo, et martyr, fuit discipula sancti Prosdocimi episcopi Patavini,
claruitque circa an. Christi 60. Nomen eius fert ecclesia parochialis Boni.
8. S. Rochus Gallus, Tertiarius s. Francisci, obiit anno 1327 aetatis suae 32, apud
Montem Pessulanum116 in Gallia. Corpus eius ex parte Venetias translatum fuit an. 1485
et ex parte Romam an. 1475. Laudatur a Bollandianis, et aliis. In nostra dioecesi habet
viginti, et amplius ecclesias.
Legenda in primo loco in Martyrologio romano.
12 februarii.
Sancti Ioannis episcopi, et confessoris, cognomento Eleemosynarii, cuius natalis
fuit decimo Kalendas februarii. Barcinone etc.
_____________________________________________________________________
13 febr.
Sancti Raymundi de Peñafort confessoris, Ordinis Praedicatorum, de quo agitur
decimo kalendas februarii.
______________________________________________________________________
23 april.
In Prussia etc. ut ibi. Eodem die natalis etc.
______________________________________________________________________
27 april.
Sancti Georgii martyris, cuius passionis memoria nono kalendas maii recensetur.
______________________________________________________________________
Dom. 3 post Pascha
Tridenti sancti Simonis martyris, cuius festum ex concessione Sacrae Rituum
Congregationis a die nono kalendas aprilis, quo passus est, perpetuo translatum, in
dominica tertia post Pascha solemni ritu celebratur.
______________________________________________________________________
5 maii
Sancti Gothardi episcopi et confessoris Ordinis sancti Benedicti, de quo pridie
huius diei. Romae sancti Pii etc.
______________________________________________________________________
13 maii
Sancti Pii quinti Papae, et confessoris, Ordinis Praedicatorum, de quo tertio nonas
maii.
115
Barbosa in Summa decisionum apostolicarum collect. 444, n. 14 ha s. Leonardi abbatis lectiones pro civitate
de Buza Gadicen. dioecesis approbantur. S.R.C. in Gadicen. 23 martii 1619.
116
*Montpellier.
66
______________________________________________________________________
20 iulii
Antiochiae etc. ut ibi.
______________________________________________________________________
24 iulii
Vigilia sancti Iacobi apostoli. Eodem die sancti Hieronymi Aemiliani confessoris,
Clericorum Regularium Somaschensium institutoris, cuius natalis fuit tertiodecimo
kalendas augusti. Tyri in Tuscia etc.
______________________________________________________________________
27 iulii
Sancti Christophori martyris, cuius passionis memoria octavo kalendas augusti
recolitur117.
______________________________________________________________________
7 augusti
Aretii in Tuscia etc. ut ibi. Neapoli etc.
______________________________________________________________________
9 augusti
Vigilia sancti Laurentii martyris. Eodem die sancti Caietani confesoris, Clericorum
Regulatium Theatinorum fundatoris, cuius natalis dies fuit septimo idus augusti. Romae
etc.
______________________________________________________________________
18 augusti
Sancti Hyacinti confessoris, Ordinis Praedicatorum. de quo agitur decimo septimo
kalendas septembris.
______________________________________________________________________
7 octobris
Patavii sanctae Iustinae etc. etc.
______________________________________________________________________
13 octob.
In Aquitania sancti Geraldi confessoris, Ordinis sancti Benedicti, mirae sanctitatis
viri, qui nonis aprilis migravit ad Dominum, et a Coelestino tertio Papa in Sanctorum
numerum relatus est. In Anglia etc.
______________________________________________________________________
16 octob.
Sancti Eduardi regis, et confessoris cuius die natalis fuit tertio idus octobris. In
Africa etc.
______________________________________________________________________
17 octob.
Arausicae in Gallia sancti Florentii episcopi etc. ut ibi. Item sanctae Hedwigis etc.
Sed pro Florentini dicatur Florentii.
______________________________________________________________________
21 octob.
Apud Coloniam etc. ut ibi.
______________________________________________________________________
22 octob.
Sanctae Hedwigis viduae, de qua sestodecimo kalendas novembris.
117
Habet altare in ecclesia cathedrali.
67
______________________________________________________________________
6 novemb.
Lemovicis in Aquitania etc.
______________________________________________________________________
Circa s. Simonino credo, che quelle chiese, le quali stabilmente celebrano la
dedicazione loro nella dom. terza dopo Pasqua, possono continuare a celebrar la festa
del detto Santo li 24 marzo, e che anche possano considerarla come fissa alla medesima
domenica, e trasferirla sempre in primam diem non impeditam etc 118
Il P. Halden 3 dec. dice, che s. Francesco Saverio da Alessandro VII fu trasferito
nel 1662 dai 2 ai 3 di dic. stabilmente: e che ciò non ostante in tutta la diocesi di Coira
celebrasi ancor ai due, perché ai 3 corre s. Lucio protettore principale di essa, e doppio
di I cl. ed ai 4 corre s. Emerita sorella di s. Lucio, e doppio di 2 cl.
320. 1784
Al sig. Giuseppe Premer arciprete di Ala.
L.I.C.
Senza punto indugiare rispondo al veneratissimo foglio di V. S. molto illustre e
R.ma, che l'avverbio privatim dell'Ordinario mio nel mercoledì Santo ritrovasi nel
decreto della Sacra Congregazione119 più volte citato negli anni addietro al detto giorno,
e che dal Padre Cavalieri To. 3, Decr. 127 num 3, si spiega così privatim, seu submissa
voce, la quale sposizione uniformasi all'altro Decreto 17 maii 1745, che al parroco
portante il Sacro Viatico agl'infermi nel Venerdì Santo prescrive il recitare private, et
submissa, quinimmo submississima voce psalmos consuetos per vias publicas etc.120
Attesa la manifestatami difficoltà, nell'avvenire noterò più chiaramente, e farò privatim,
seu voce submissa.
Circa s. Valentino io ho notato l'Evangelio Si quis venit per non obbligare a nuove
spese non necessarie gli ecclesiastici poveri. Per altro costì, se così loro piacesse,
potranno continuare la recita dell'Evangelio assegnato dal Messale, e la corrispondente
Omelia recata dell'Ottavario romano- La rubrica de Octavis tit. 7, num. 3 non favorisce
s. Ignazio da me risposto nel giorno 18 di febbraio, perché non si verifica quell'ut
dicetur infra de Translat. festorum num. 5, dove si legge, che festum semid. infra oct.
non transfertur nisi in proxime seq. diem. Egli fu trasferito dal giorno primo di febbraio,
avanti, che cominciasse l'Ottava di s. Valentino. Se fosse stato impedito dalla domenica
di Sessagesima, signor sì, che potrebbe pretender in Ala di esser collocato nel giorno 16,
giacché in esso vi è un altro traslato. Sebbene io son d'opinione, che siccome tra l'ottava
di s. Valentino si può fare de semid. occurrente, e l'intenzione di chi fece quella rubrica,
che gli offici impediti si trasferiscano in primam dien non impeditam fu per non
disturbare il calendario, e gli altri offici fissati, così possa farsi anch'esso tra l'ottava,
dove fu posto da me: altrimenti potrebbe succedere in simili casi uno sconvolgimento
non picciolo. Suppongo, che li RR parrochi possano considerare li Santi nel calendario
stampato come occorrenti per quel dato anno. Così penso io; ma la più sicura sarà il
trasferirlo dopo l'ottava nel giorno 24 di febbraio. Degli offici de Sacramento, e de
Conceptione non parlo, perché già sa, che sono votivi, e che non possono farsi tra le
ottave, e vede, che il tralasciarli non reca verun disturbo.
119
120
1736, in Placentina.
Caval. To. 4 Decr. 80, in Lucana.
68
Con questo mi lusingo di aver sufficientemente soddisfatto alle dimande di V. S.
molto illustre, e R.ma, e facendole un profondo inchino mi protesto. Trento s.
Bernardino 10 febbraio 1784
Di V. S. molto illustre, e R.ma
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo nel Signore
Fra Giangrisostomo da Volano.
321. 1784.
Al P. Gio. Vincenzo da Roveredo. Roveredo.
L.I.C.
Ho inteso con molto piacere, che finalmente siavi chi pensa, e lavora intorno alla
storia nostra lagarina. Iddio Signor nostro mi conceda il vederla un dì anche uscita alla
pubblica luce121. Rapporto alla notizia, che S.P.R. mi ricerca, le rispondo, che quando il
nostro P. Benedetto ha scritto nel vol. 2 delle sue Notizie istoriche, pag. 385 e seg. circa
quel Federigo di Castelbarco, che vuolsi eletto re di Boemia nel 1178 e poi cacciato
con sua moglie Hulich supposta fabbricatrice del Castel Barco, lo ha scritto
riprovandolo, e rispondendo al sig. Girolamo Tartarotti, che senza farsi mallevadore di
tale storia, la porta nelle sue Memorie antiche di Rovereto, pag. 113. Neppur io posso
ammettere e giustificare la detta storia, perché trovo de' signori di Castelbarco avanti il
mentovato anno 1178, e leggo nel Mappamondo istorico del P. Antonio Foresti To. 4,
part. 2, pag. 219 e segg. che Federigo Interré nono di Boemia eletto nel 1178 morì
pacifico nel suo regno l'anno 1190. Fu figlio di Vladislao II re di Boemia, ed ebbe per
moglie una donna piissima chiamata Lisabetta. Questo si è quel tanto, che posso dirle in
ordine a ciò, che mi ha richiesto. E raccomandandomi in precibus, la riverisco, e resto.
Trento s. Bernardino 10 febb. 1784..
Di S. P. R. Div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Giangrisostomo di Volano.
322. 1784
Al P. Baldassare Sinabelli di Sacco Guardiano de' PP. Cappuccini a s. Croce di
Trento.
L.I.C. Non posso servire la P.V.M.R. col richiestomi decreto rapporto agli offici,
che ho aggiunto al calendario diocesano dl corrente anno, perché né pure a me fu dato in
iscritto; ma soltanto a voce mi venne insinuata la volontà di S.A.R. Per altro eglino sono
tutti cavati dal Proprium Sanctorum Civitatis, et dioecesis tridentinae, stampato
nell'anno 1627. Circa poi la traslazione dell'officio di s. Simone trentino alla domenica
terza dopo Pasqua, le rispondo, che pro gratia fu accordata dalla S. C. de' Riti li 2 agosto
1783 ad instanza del vescovo, Clero, popolo, e magistrato di Trento. Contra il mio
solito, e la pratica mia degli anni addietro, non ho fatto alcun cenno di tali mutazioni nel
suddetto Calendario, atteso che l'anno corrente non è come li trascorsi. Io non mi sono
servito punto i così fatti cangiamenti nel Calendario nostro vigiliano, e penso di non
servirmene anche in seguito, giacché non c'è alcun comando rapporto a noi Regolari.
Oltre di che noi non abbiamo bisogno do altri offici per diminuire il numero delle ferie,
e la domenica terza suddetta presso di noi sempre si trova impedita dall'officio del
121
Il P. Vincenzo ha fatta questa ricerca per il sig. Clemente Baroni di Sacco, letterato illustre.
69
Patrocinio di s. Giuseppe doppio di seconda classe. Credo, che altrettanto potranno fare
anch'essi, e riverendola divotamente col bacio delle sacre mani mi professo122.
Di s. Bernardino 17 febbraio 1784.
Di S.P.M.R.
Div.mo, osseq.mo servo nel Signore
F. Giangrisostomo di Volano.
323. 1784
Al sig. don Tommaso Casari. Salorno.
L.I.C. Admodum rev. domino Thomae Casario123
Fr. Iohannes Chrysostomus de Avolano S.
Legenti mihi nuperrime commentaria liturgica clarissimi Patris Cavalerii occurrit,
quod olim frustra quaesivi, ut rectum quaestionibus tuis praeberem responsum. Scias
igitur, quod laudatus auctor To. 5, c. 26, n. 13 haec habet: "Ubi absoluta vel solum cum
gravi incommodo Missa solemnis, aut cantata haberi nequit, praesente corpore, privata
de Requiem substitui potest in duplicibus saltem usque maioribus, in quibus etiam
praedicta licita est substitutio pro anniversario, die obitus absente corpore, et die quasi
obitus, non tamen pro diebus 3, 7 et 30 aut Missis ex festorum dispositione cantari
relictis, quae in ecclesiis, in quibus beneficio translationis, aliis diebus in cantu haberi
non possunt, magis dicendae erunt de die, cum applicatione sacrificii, quam
transferendae, ut dicantur privatim de Requiem. Ratio autem substitutioni Missae
privatae praesente corpore spatium amplius faciendum esse dictat, quare non incongrue
ad summum dumtaxat excipies dies festivos, aut solemnes cum duplicibus primae
classis et casum expositionis SS. Sacramenti". Haec P. Cavalerius, cui libens lubensque
subscribo, ita tamen, ut eius licentia non minus extendatur, et non omne incommodum
pro gravi habeatur. Vale. Tridenti ex s. Bernardini die 17 februarii A.D. 1784.
324. 1784
A Fra Santo Fedrici da Sfruzzo. Cles.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Compatisco quel buon signor curato sollandese, che brama di sapere, con quale
autorità io abbia inserito tanti offici nuovi nel calendario diocesano del corrente anno,
giacché contra il mio solito, e la pratica mia degli anni scorsi, non l'ho accennato in
esso. Fategli noto adunque, che gli ho aggiunti d'ordine espresso di S.A.R. e che tutti
furono cavati dal Proprium Sanctorum civitatis, et dioecesis Tridentinae stampato nel
1627. Quello poi di S. Simone trentino fu trasferito per sempre alla domenica terza dopo
Pasqua per indulto della S. C. de' Riti segnato li 2 agosto 1783. Dicagli pure, che non ho
fatto alcun cenno di tali decreto ed ordine, perché l'anno 1784 non è come gli
antecedenti: e che ho messo tutto de communi, perché così ha il detto Proprium, e non si
ha voluto pubblicare cose nuove con incomodo, e spesa del clero. Non di altro se non
se, che mi raccomando alle vostre orazioni, e salutandovi resto. Trento s. Bernardino 18
febbraio 1784.
Vostro affezionatissimo
F. Giangrisostomo di Volano
122
Il P. Baldassare mi ha fatto tali dimande ad istanza del suo P. calendarista mantovano, e del P. calendaista
tirolese Cappuccino P. Geremia de Clusina.
123
Casari d'Ismarano anauniaco premessario in Salorno. Un Giovanni Aurelio Casari monaco Vallombrosiano
fiorì nel 1692, come letterato e lodasi appresso i PP. Bollandisti 12 iulii p. 315-416; 330.
70
325. 1784
Al signor Carlo Pompeati arciprete di Civezzano124.
Delle chiesa parrocchiale di Civezzano, celebre santuario della gloriosissima
Vergine Maria Nostra Signora, parlano ne' loro libri Giano Pirro Pincio, Vigilio de'
Vescovi, Lorenzo Beyerlinck, Guglielmo Gumppenberg, Michel Angelo Mariani,
Benedetto Bonelli, e fos'anche altri scrittori non ancora pervenuti a mia notizia.
Il Pincio nell'opera de Vitis pontificum tridentinorum composta in Trento, e
stampata in Mantova l'anno 1546, lodando il vescovo, e cardinale Bernardo Clesio Lib.
12, fol. 101, col. 2 dopo di aver detto, che Ecclesia diva Mariae Maiori dicata a
fundamentis nobilissimo marmore eius auspiciis constructa est, tantoque sumptu et
elegantia, ut pauca alibi sint templa nostra aetate illi conferenda, soggiugne: Templum
in vico Civizani non longe ab urbe divae Mariae positum est praecipuo Clesii studio,
totum, quod vix credas, diversis lapidum generibus extructum, e quibus alii albi, alii
candidis intervenientibus punctis rubri, alii maculi distincti, quos eiusdem loci
lapidicinae dederunt: quo exemplo complures populi accensi sunt ad templa vel nova
aedificanda, vel multis, expensis instauranda.
In sig. Vigilio de' Vescovi di Vermiglio, che fu dottore di sacra teologia,
protonotario apostolico, economo dicidotto anni nel castello di Trento sotto il vescovo
Carlo Emmanuele Madruzzo, e finalmente arciprete di Mezzo Tedesco, nella sua
Compendiosa relazione delle cose di Trento, e sue dipendenze, la quale dura tuttavia
inedita, nel libro terzo, Per venir ora, parlando del suddetto nostro vescovo e cardinale
Bernardo Clesio scrive: "risguardevoli parimente sono le chiese parrocchiali di s. Maria
Maggiore di Trento, e di Civezzano, fabbricate con grandissima spesa di quadri di pietra
viva rossi, politi, e connessi bene insieme: alle quali si può annumerare la parrocchiale
di Clesio: opere, che sebbene non furono fabbricate con denaro del cardinale. devono
però essere riconosciute come sue, essendo stato l'autore e promotore". Questo testo
leggesi anche a stampa nel To. 3 part. 1 del P. Bonelli, pag. 387, num.4.
Lorenzo Beyerlinck arciprete di Anversa nelle Fiandre, in Magno Theatro Vitae
Humanae To. V, edit. Lugdun. 1665, verbo s. Maria pag. 236, col, 1 dice: "In
Tridentinarum Alpium faucibus prope vicum Civizanensem" etc., come nel mio
Parrochiale trentino Cap. 21, verbo Civizan., pag. 281.
Il Padre Gumppenberg Gesuita in Atlante Mariano stampato in Monaco l'anno
1672, alla pag. 470 fa menzione della chiesa s. Mariae Civezani. Ora più non mi ricordo
cosa dica: ma spero, oche in breve mi verrà trascritto da un amico, che sta nel convento,
dove già quindici anni l'ho letto. P. S. Si vegga qui sotto.
Il Mariani nel suo Trento stampato l'anno 1673, alla pag. 476 così parla: "In
Civezzano Villaggio comodo etc. come nel mio Parrocchiale trentino, cit. cap. 21, pag.
282-283.
Il nostro Padre Benedetto Bonelli di Cavalese nelle sua Notizie istorico-critiche
della Chiesa di Trento vol. 3, parte prima edit. Trid. 1762, pag.319-320, apporta questi
due documenti risguardanti la lodata chiesa di Civezzano. Il primo è questo: "Honorabili
devoto nobis dilecto Ioanni de Vico viceplebano Civezani etc. etc. 1533". L'altro
124
Tutta questa lettera leggesi stampata dal Pompeati senza il mio nome nel suo libro Memorie, che
risguardano la chiesa, e la canonica di Civezzano. In Trento 1784. Comincia alla pag. 50 e finisce alla pag. 58.
Anche li documenti 1-13 ivi prodotti furono trascritti da me dalle membrane. Parimente la nota lunga del doc. 6 è
tutta tutta mia. Il catalogo de' parrochi fu prima tessuto da me come può vedersi nel mio Parrocchiale verbo
Civizanenses.
71
documento ivi prodotto dal P. Bonelli è concepito in queti termini: "Bernardus
miseratione divina etc. etc. 1534".
Io suppongo come cosa certa, che sia stato architetto della lodata chiesa di
Civezzano quello stesso, che fece la trentina di s. Maria Maggiore, il quale dal Mariani
pag. 114 viene nominato Antonio Medaglia comasco. Benché poi tenga notizie di
Civezzano molto antiche, cioè dell'845, 1131, 1184, 1187, 1191 etc., non ho ancora
potuto ritrovare un parroco di esso più antico dell'anno 1240, né altri, che sieno stati
anche canonici di Trento, oltra Gasparo Iosio di Enno: ed un Bonomo.
L'amico di cui sopra, è stato pronto nel rispondermi, e trascrivermi quanto ha della
chiesa di Civezzano il P. Gumppenberg nel Tomo e luogo citato. Eccolo:
Imago B.V. Miraculosa Civizanensis
Civezani in Germania Sup.
Civezanum non ignobilis pagus sesqui hora Tridento distat. Templum habet illi
omnino aequale quo ad amplitudinem, et simile quo ad omnem interiorem ornatum,
quod Tridentinae urbis gloriam sustinere putatur, in quo tredecim Sessiones Concilium
Tridentinum celebrasse memoratur. Nam caeteras omnes in templo s. Vigilii cathedrali
celebratas, indubitata ibidem scriptura testatur. Utrumque tam tridentinum, quam
Civizanense cardinalis Clesius, ante Concilium Tridentinum episcopus, suo aere struxit,
fabrica sane magnifica, utrumque Deiparae dedicatum: quin quod illud Civizanense
longe in hoc praestantius est urbano, quod in hic nihil de miraculis aut beneficiis
Deiparae auditum umquam sit, illud vero peregrinationibus celebretur, et tabulis
beneficiorum receptorum testibus perantiquis ornatum sit, hodieque B. Virgo voti
concepti reos quam plurimos faciat, quo vel visitatione loci, vel munere quopiam, aut
sacro promisso sanitatem emunt. Credibile non est, una cum nova, et magnifica fabrica
coepisse hos Virginis honores et favores. Cur enim, si muris hae coelestes gratiae
dantur, non illi quoque templo, quod in urbe est obvenerunt? utraque magnifica est:
utraque eumdem patronum, quin et architectum habuit: utraque ad eandem prorsus
formam figuramque, et forte ad eiusdem prosus virgae mensuram ab architecto
inchoata, et perfecta est. Neque tridentini cives unquam dabunt, Civizanenses rusticos se
virtute, et pietate in Virginem superiores esse. Itaque hoc solum cogitari a prudentibus
antiquam Deiparae statuam, quae in altari summo colitur, olim hic loci cultam esse in
templo exiguo, antiquo, et ruinam minitante: ut facile antiqua abscurantur a novis, nisi
librorum memoria ab oblivione vindicentur, quin quod, cum ipse ego locum non semel
visitarem, visae mihi sunt tabellae nonnullorum beneficiorum indices, antiquitate
superare novum templum, quod priore saeculo structum est. Quod si ita est, sacra statua
iam ante honores suos habuit. Plura nec ipse excel. princeps et epsicopus tridentinus
Carolus Madrutius invenire potuit. Nam quod nonagenarius senex se vidisse iuratus
asseruit, praegrandem summi altaris marmoream et crassam tabulam in multos palmos
porrectam, a duobus equis facile advectam, inter miracula non pono, quantumvis id
passim pro miraculo habitum sit. Caeterum miraculosam fuisse, testantur anathemata
antiqua, et templum novum: quod utique tali in loco tantis sumptibus extructum non
esset, nisi templum antiquum, in cuius locum hoc successit, miraculis clarum fecisset.
Miraculosam hodie esse statuam, ultra Civizanense, et vicinos pagos, testatur tota urbs
tridentina".
Tanto e non più dice il P. Gumppenberg. Mi piace da di lui conghiettura, che la
Beatissima Vergine Maria siasi mostrata miracolosa in Civezzano anche avanti la
fabbrica clesiana, perché ciò si conferma dal primo documento bonelliano del 1533, con
quelle parole in pristinum redeat, ed in melius redigatur. Mi piace altresì, che colla sua
72
positiva asserzione rende certa la mia supposizione rapporto all'identità dell'architetto.
Voglio credergli ciò, che dice circa l'antichità delle tabelle votive: ma mi avrebbe fatto
piacere, se avesse notato gli anni precisi delle medesime. Il da lui lodato vescovo Carlo
Madruzzo fu Carlo Emmanuele, il quale per favorire l'Atlante Mariano dello stesso
Padre Gumppenberg, fece raccogliere quanto fu pubblicato allora nella diocesi di Trento
circa li santuari mariani. Non approvo per altro quel suo aere struxit, perché contrario al
detto del Vescovi. Parimente non approvo tutto quello, che asserisce delle Sessioni
conciliari, atteso che su una pietra del Duomo di Trento vengo accertato, che quattordici
furono tenute in esso: e da latri imparo, che due furono celebrate in Bologna: ed
inferisco quindi, che nove sole furono le tenute in Santa Maria di Trento, le quali furono
le ultime del Concilio, terminato colla Sessione ventesima quinta.
Ill.mo, R.mo Signore.
Fra Francesco Albano di Trento, Riformato di s. Francesco divotissimo servidore di
V. S. ill.ma, e R.ma, si dà il contento di addrizzazrle quanto ha raccolto per servirla
rapporto al santuario Civizzanese il noto Padre Giangrisostomo di Volano, e
supplicandola di aggraditre l'attenzione, e la buona volontà, eziandio per parte del
medesimo Religioso, Le fa umilissima riverenza.
Trento, s. Bernardino 8 marzo 1784.
326. 1784
Al sig. don Giuseppe Sontag cappellano della Ca di Dio.
Il molto rev. sig. cappellano Giuseppe Sontag è pregato, che per amore di io voglia
portarsi alla Casa di Correzione per ascoltare Antonio Filippi di Dasindo. Chi scrive è
Fra Giangrisostomo di Volano Riformato di s. Francesco, che gli fa divotissima
riverenza. Di s. Bernardino 8 marzo 1784.
Foris. Per il Molto rev. sig. Cappellano Sontag ecc.
In Casa Pompeati.
327. 1784
Al sig. Giangiuseppe Volani canonista. Trento.
Per servire V. S. ill.ma ho cercato, e ritrovato Canones Alfrici. Stanno nel To. XI
Conciliorum Editionis Coletanae 1730, a col. 1371 ad 1376, dove diconsi Canones
Ælfrici. Sono XXXVI e furono dettati dal vescovo Alfrico al vescovo Wolfino, tutti e
due inglesi125. Non si dice di quali chiese sieno stati vescovi, né quando abbiano fiorito:
ma io ho imparato, e trovato altrove, che Alfrico vescovo Eboracense, o sia di Yoch,
intervenne ad un concilio inglese nel 1021 e che al riferire di Lorenzo Beyerlinck in
Magno Theatro viate humanae To. 3, verbo Episcopus, nel catalogo de' vescovi
Eboracensi pag. 289 al num. 22 Alfricus, aliis Putta vir munificus in pauperes, et
ecclesiam, successe a Wulstano II nel 1023 e morì nel 1050. Non ho potuto ritrovare
alcun vescovo di nome Wolfino; ma bensì un Wulsinus vescovo di Lincoln dal 1053
sino al 1067 appresso il citato Beyerlinck ivi pag. 281. La differenza, che v'ha tra
Wulsinus e Wulfinus può essere derivata dagli stampatori disattenti, e ciò tanto più, che
in un Concilio inglese del 1066 si trova un vescovo di nome Wulfinus, nella detta
125
Carolus Cangius in suo Glossario citat pluries Canones Saxonicos Ælfrici ad Wulfinum episcopum. Idem
Cangius in sua Praefatione laudat Ælfricum Anglum, abbatem Abindonensem ad deinde archiepiscopum
Catuariensem, clarum circa an. 900 scriptis. S. Alfrico arcivescovo di Cantuaria venne a Roma nudis pedibus a
ricevere il Pallio. Ex Mabilon. Acta ss. Benedicti saec. 6, part. 1, pag. 62, § 4 presso la Vita di M. Giusto Fontanini,
pag. 127.
73
edizione Coletana. Se il vescovo canonista fu il detto vescovo Eboracense, convien dire,
che falli quel canonista, che lo fa del secolo decimo. Per quanto poi abbia cercato, finora
non ho potuto ritrovare il perché nella croce arcivescovile si mettano due traversi. Se col
tempo lo troverò, glielo communicherò molto volentieri. Frattanto la prego di aggradire
secondo il suo solito l'attenzione ed il contento, che ho di servirla, e di continuare a
comandarmi liberamente in ciò, che mi conosce atto, e con un riverentissimo inchino mi
professo per sempre126. Trento, s. Bernardino 14 marzo 1784.
Di V. S. ill.ma
Umil.mo, div.mo, obbl.mo servo
Fra Giangrisostomo di Volano.
328. 1784
Al sig. abate Giovanni Schrech. Trento127.
Resti pure persuasa, V. S. ill.ma, e più non dubiti, che il Mariani falla, e ci propone
una cosa falsa nel suo Trento stampato l'anno 1673, dove parla delle Tombe, che vivono
in s. Pietro di Trento, dopo di avere rammentato alla pag. 117 quella di Leonardo Lang,
e pag. 118 quelle di Pancrazio Galasso, e de' due fratelli Francesco e Simone Trentini,
soggiugne: "Vicino alla gran porta giace Matteo Vescovo di Gurgo, che in passando per
Trento con la spedizione dell'armi cesaree in Italia nella lega di Cambray, in posto di
consigliere, per arresto improvviso di morte qui si fermò: che una mitra non dové
comparir tra le celeste". Così il detto Mariani- Ma io non so come abbia potuto scrivere
in tal foggia. Il Padre Cristoforo Jager nel suo catalogo de' vescovi di Gurgg, pubblicato
dai PP. Bollandisti To. 5 iunii pag. 521 mette un solo Matteo Lang eletto nel 1505 e poi
trasferito all0arcievscovado di Salisburgo. Anche il P. Marco Hansiz To. 2 Germania
sacra stampato nel 1729 parlando del mentovato Matteo Lang dalla pag. 564 sino alla
608 dice, che fu vescovo di Gurgg, e poi cardinale, ed arcivescovo di Salisburgo, e che
finalmente dopo una lunga infermità cessò di vivere in Salisburgo la terza festa di
Pasqua, giorno penultimo di marzo, nell'anno 1540 di sua età 72 in circa, et terrae
mandatus est ante aram s. Ruperti imposito saxo minime superbo in quella chiesa
metropolitana. Ora non tengo alle mani la storia di Salisburgo de' Padri Mezgeri; ma son
certo, ch'essi pure diranno seppellito in Salisburgo, perché se lo avessero detto
seppellito in Trento, io l'avrei notato quando lo ho letta in Melombardo l'anno 1762 e da
essa trassi non poche notizie per la nostra trentina. Li detti Padri Mezgeri, ed Hansizio
trattano del Langio ex professo e quindi meritano credenza maggiore di quella, che
meriti il Mariani. Quando il detto Langio è morto non era semplice vescovo, anzi non
era vescovo di Gurgg, ma arcivescovo di Salisburgo, e cardinale. Non è morto
all'improvviso ma dopo lunga infermità. Mi piace di aggiugner a tutto questo, che io
non ho ancora potuto vedere alcun segno del di lui sepolcro in s. Pietro di Trento,
benché abbia veduto la lapida scritta, ch'egli ha eretto nel 1509 a Leonardo suo fratello.
Per altro io godo, ed ho piacere che un tal soggetto non sia stato seppellito in una chiesa
di Trento. Egli fu bensì grand'uomo, vir eruditionis rarissimae chiamato da Giorgio
Velschio, scrittore, ed autore di molte cose, anche buone; ma fu anche troppo
secolaresco, troppo cortigiano, troppo marziale. L'essere stato cortigiano gli aprì le
porte delle chiese. Egli nacque nobilmente in Augusta, città della Suevia, intorno
126
È morto in Roveredo dalle petecchie in quest'anno 1787.
Obiit Tridenti hac die iovis 20 iulii hora 4 matut. an. 1786 aetat. 70 anhelus. Saepius visitavi infirmum.
Sepultus est die 21 post vesp. ad s. Petrum me praesente.
127
74
all'anno 1469 da Giovanni Lang, e Margherita Sulzerin. Fu il quarto tra' suoi dodici
fratelli. Si chiamò Langus a Wellenburg da un castello situato in vicinanza di Augusta
presso il fiume Vindone, comperato da sé e ristorato, e datogli per titolo di nobiltà della
casa sua da Cesare128. Studiò nel 1486 nell'università di Vienna. Poi fu amanuense
dell'imp. Massimiliano primo per le lettere latine. Nel 1501 diventò Preposito della
cattedrale di Augusta, ma non poté ottenerne il possesso prima del 1503. Diventò pure
Preposito di Costanza, e commendatore del monastero Vittoriense nella Carnia. Fu
nominato Vicario e luogotenente imperiale nell'Italia e vescovo di Gurgg nel 1505.
Cardinale diacono pubblicato nel 1511 ai 18 dic. Coadiutore di Salisburgo nel 1514,
arcivescovo di Salisburgo nel 1519, vescovo di Cartagena nella Spagna e finalmente
vescovo di Albano dal 1533. Consigliero del suddetto imperatore, e tanto interessato per
lui, che fu chiamato quasi la di lui mano destra. Egli tramò, e conchiuse la Lega di
Cambray, viaggiò per la Francia, Italia, Polonia, Ungheria, Fiandra, e Germania. Nel
1508 fu in Trento. Nel 1511 ritornò nell'Italia. Nel 1513 fu in Roma. Egli secolarizzò li
canonici della metropolitana di Salisburgo, ch'erano prima Regolari di s. Agostino: e fu
diverso da quel Matteo Schinner, che nel 1511 fu creato cardinale prete di s.
Pudenziana, fu legato apostolico nel 1512, vescovo Sedunense, cioè di Sion nella
Vallesia e morì nel 1522, benché l'Oldoino, ed altro lo confondano, e facciano di
cognome Lang e di nazione Suevo, come il primo. Finisco di attediare V. S. ill.ma e
supplicandola di benigno compatimento, le fo umilissima riverenza, e resto. Trento, s.
Bernardino 17 marzo 1784.
329. 1784
Al P. Gio. Vincenzo Lutz di Roveredo. Guardiano di Roveredo.
L.I. Di molto buona voglia concorrerei anch'io con qualche almeno picciola rata
alla costruzione dell'Istoria Lagarina, che lodevolmente ha intrapreso il signor abate
Chiusole129: ma essendo assaissimo scarso di tempo, eziandio per cagione delle calamità,
e vicende moderne, e non sapendo in qual modello venga lavorata, non trovo la maniera
di effettuare la detta mia disposizione. Sembrami troppo ampia la ricerca, che mi vien
fatta. Per ora dirò soltanto, che io tra gli uomini illustri di Roveredo metto un Girolamo
Peloso, insigne e benemerito guerriero de' Veneziani, morto li 28 gennaio 1439. Che il
Castello di Gresta fu eretto con licenza data li 15 marzo 1225 da Gerardo Cremonese
vescovo di Trento ad Aldrighetto, e Giordano fratelli di Garduno. Che suppongo
appartenente al nostro Sacco Lagarino quel Sagum, di cui parla un documento dell'888
appresso il sig. Tartarotti nelle Memorie antiche, pag. 38. Finalmente sono di avviso,
che per l'accennata storia130, oltre gli archivi della comunità e chiese lagarine, saranno di
non picciolo aiuto, e giovamento le Notizie istoriche del poc'anzi defunto nostro Padre
Bonelli: e che qualche lume potrassi avere dagli storici veronesi. La prego de' miei
rispetti al lodato signor abate, e riverendola resto. Trento, s. Bernardino 18 marzo 1784.
Di S.P.R.mi
Div., obbl.mo servo nel Signore
F. Giangrisostomo di Volano
Aggiungo che forse differirò la spedizione di questa mia per non aggravare la posta
senza bisogno.
128
Giovanni Langio è citato come autore di lettere filosofiche, cioè Epistolarum medicinalium Liber 3, cap. 6.
Adamo. Vide Biblioth. nosram art, 769, pag. 1035.
130
Storia lagarina stampata nel 1787.
129
75
330. 1784
Al sig. Giuseppe Premer esaminatore prosinodale di Ala Lagarina.
L.I.C. Fra Giangrisostomo di Volano s'inchina umilmente al r.mo signor arciprete
di Ala, e senza verun ritardo gli notifica primieramente, che supponeva di essersi
spiegato abbastanza con quelle parole decretali trascritte apposta: per vias publicas. In
secondo luogo131, che quantunque accordi esser il privatim una voce opposta per altro al
publice, egli è di parere, che nel citato decreto del 1736 in Placentina, risguardante
l'esequie in triduo mortis Christi, abbia un altro significato, cioè datogli ad mentem
S.C. dal Cavalieri, e concepito in questi termini: sine cantu, et sine solemnitate: e
finalmente, che l'officio e le preci mortuali possono recitarsi tutte al solito
alternativamente alla casa de defunto, nella strada, e nella chiesa, ma con voce
bassissima, appunto come suo, farsi quando si porta di notte, od in fretta il Santissimo
Viatico ai moribondi. Aggiunge a tutto questo per maggiormente spiegarsi, che con la
menzionata voce bassissima, secondo l'avviso del lodato Cavalieri, può dirsi anche
l'officio de' morti, solito recitarsi nell'esequie, giacché il decreto apostolico dice:
Officium, te preces recitentur privatim. E supponendo di aver risposto bastevolmente
alla difficoltà suggeritagli, con un nuovo riverentessimo inchino si esibisce ad ulteriori
comandi. Da s. Bernardino di Trento 27 marzo 1784.
331. 1784
Al P. Benedetto d'Ampezzo. Verona. S. Antonio.
Rev. Padre sia sempre lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Prevalendomi della sperimentata sua molta bontà sono a pregarla di un nuovo favore.
Bramo di sapere se sia vero sì, o no132, che ultimamente li tronisti sieno stati molto pochi
al confronto de' contrari, e che perciò ai Regolari sia stata data licenza di vestire novizzi,
colla sola condizione, che niuno faccia la solenne professione de' voti religiosi avanti
l'anno ventesimoprimo di età. Dicesi ciò scritto da Venezia; ma questo buon gazzettiere
(stampatore Gio. Battista Monauni) non si fida peranche di tal relazione, perché,
com'egli dice, non trova ciò riferito nella Gazzetta veneta. Se fosse una cosa contraria ai
poveri Religiosi, non esigerebbe tante cauzioni. Iddio ci dono per effetto della sua
immensa pietà, la necessaria pazienza. Desidero altresì di essere ragguagliato da S. P. R.
se vero sia, che quel fuoruscito rivano laico di nome Severino, già servente costì in
Verona, sia andato al Ritiro di Roma con tre altri133. Questo pure assai buon pro mi
farebbe. La prego adunque di consolarmi, se può e l'assicuro esser mio costume di
subito dir l'Agimus tibi gratias al Signor Iddio, ognorché mi viene recata qualche buona
nuova, specialmente in questi tempi, ne' quali regna di tal merce tanta carestia, e che a
lei ancora mi confesserò molto obbligato. Qui nella scaduta notte il fiume Fersina che
scorre sotto questo nostro convento, essendosi straordinariamente gonfiato, dopo di aver
portato via tre case, ed un ponte sul Perginasco, ha rovesciato un muro, allagata al
vicina campagna e soffogato circa sessanta pecore; e forse avrà fatto altri danni non
ancora pervenuti a mia notizia. Rovine assai maggiori si leggono cagionate dai fiumi
nella Germania, e nella Francia in questi stessi giorni. Faccia Iddio Signor nostro, che il
tutto sia non ad interitum, sed ad correptionem generis nostri. Questa Gazzetta non ha
131
La Messa bassa si dice Messa privata dalle rubriche, sebbene si dica publice.
Vero. Seguaci di Andrea Tron senatore nemicissimo de' Religiosi vivente anche in quest'anno 1784. Morto
poi miseramente avanti quest'anno 1786.
133
Vero, che s'è fatto Riformato di Roma, e l'ho veduto qui.
132
76
ancora riferita la morte del principe Wenceslao Antonio di Kaunitz-Rietberg, sebbene
anche da lettere viennesi venga resa certa134. Padre Benedetto, noi due siamo in debito di
esser morti al mondo già tanti anni, e di viver a Dio. Oremus invicem, perché siamo tali.
Trento, s. Bernardino 31 marzo 1784.
Son il suo F. Giangrisostomo di Volano.
332. 1784
Alla sig. Antonia Ciurletti vedova Lazzari. Trento.
Ill.ma signora signora patrona colendissima.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro.
Mi spiace, che in vano abbia fatto due viaggi, e con tanto incomodo. Io teneva per
certo, che non facesse il primo iersera, atteso il tempo piovoso135. Oggidì sono stato in
una foresteria ascoltando una confessione lunga di un signore, supponendo, che il
portinaio lo sapesse. Se vi fosse stato fra Feliciano m'avrebbe trovato, ed io avrei fatto
aspetta ad altra ora il detto signore per servire V. S. ill.ma. La prego dunque di avermi
per iscusato. Circa poi l'avvisarla per un altro giorno le dico, che non posso assegnarle
altro, che la matitina del prossimo sabato. Procurerò di star in convento, e di non
assumere altri impegni per il detto tempo. Faccia Iddio Signor nostro, che non piova, od
accada altro intoppo, mentre io riverendola con tutto il rispetto resto. S. Bernardino 31
marzo 1784.
Di V. S. ill.ma
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Giangrisostomo di Volano.
333. 1784
Al P. Udalrico Graff da Traspo Riformato. Arco.
Rev. padre sia lodato Gesù Cristo Signor Nostro clementissimo.
Sebbene abbia scartabellato i Bollandisti, l'Ughelli, Il Beyerlinck, il Mabillon, ed
altri somiglianti autori, non solamente oggidì, ma eziandio nel 1780 quando feci un
nuovo Diario coll'attenzione di metter in esso non pochi Santi stravaganti: pure non ho
potuto ritrovare un San Delaito, di cui avrei fatto memoria molto volentieri, sapendo,
che il moderno signor curato di Romagnano è di cognome Delaiti, e che in Mori si
distinguono li signori Delaiti. Ho bensì trovato, che tal nome fu in uso ne' nostri paesi
nel secolo XIII e XIV, poiché nel 1270 visse Ioannes f. q. Bonaventurae f. q. Delaiti de
Avolano; nel 1306 e 1312 dominus Delaydus notarius civis Tridenti f. q. domini Pacis,
olim domini Bonifacii de Novarna de valle Lagari: nel 1308 ser Delaitus Boninsignae,
Delaitus Romelae, ac Delaitus quondam Henverardi, tutti e tre sollandi: nel 1328 ser
Delaydus quondam Pasii de Pedersano olim de Valle Lagarina, nunc habitator
Tridenti: nel 1362 Frater Delaytus de Pilcanto monachus conversus, et syndicus
monasterii s. Clarae Tridenti: e nel 1377 Delaitus de Tridento canonicus Tridenti136. Il
Rituale Romano moderno al titolo De Sacramento Baptismi avvisa il sacerdote
battezzante, che curet ne obscoena, fabulosa, aut ridicula, vel inanium Deorum, vel
impiorum ethnicorum hominum nomina, imponantur, sed potius, quatenus fieri potest
134
Non si sa che sia morto anche li 24 luglio, e nel 1785, 1787, 1791, 1792, 1793. Morì il 27 giugno 1794
malamente.
135
Ha voluto fare a me la sua confessione generale. Morì li 18 febbraio 1786.
136
An. 1350 visse Iacobina filia q. Delaydi de Orzano uxor Iohannis de Civezano. An. 1412 Bartholomaeus a
Rotis quondam ser Delaiti a Rotis de Burgo Novo de Tridento. An. 1336 Delaitus archipresbyter plebis de Murio.
An. 1522 Delaitus de Brabaniga.
77
(che difficoltà vi può mai essere?) Sanctorum, quorum exemplis fideles ad pie vivendum
incitentur, et patrociniis protegantur. Peccano assai contro questa rubrica i nobili veneti
usando i nomi di Ulisse, Telemaco, Giulio Cesare, Corioliano, Brandolino, Annibale,
Diana, Stella,Piuchebella etc. Peccano anche li miei paesani chiamandosi co' nomi di
Volano, e di Rosmino, e così peccano altri di altri paesi: a' quali si potrebbe suggerire
l'esempio riferito dal P. Cesare Calino ne' Discorsi alle monache part. 1, disc. 10, pag.
m. 241 e 242, dove si ha, che Lucia di Palermo pigliando l'abito monastico chiese di
esse nominata Suor Delizia, ed essendole stato detto, che in Paradiso non eravi alcuna
Santa di tal nome, rispose, che sperava mediante la divina grazia di portarvelo essa. Io
non so, se abbia conseguito il compimento della sua speranza: bensì, che una volta non
erano,ed ora sono in Paradiso li nomi de' santi Francesco, Domenico, Norberto,
Brunone, Vigilio, Udalrico, Chiara, e Notburga vergine tirolese, che morì li 14 sett.
1313. Per chi poi non volesse ritenere il nome battesimale vi è licenza di cangiarlo alla
Cresima, come insegna il Bisso verbo Confirmatio num. 449, ed ha fatto s. Adalberto di
Praga, detto prima Vincenzo, e l'imperatore Carlo quarto, nominato prima Wenceslao.
Finisco in un colla carta riverendola, e restando. Trento s. Bernardino 6 aprile 1784.
Il suo F. Crisostomo.
334. 1784
Alla sig. Giovanna Francesca Bettini ex Clarissa. Lizzana.
Molto reverenda Madre sia lodato Gesù Cristo Signor nostro. Con questo supplisco
a quanto non ho fatto in addietro, ragguagliando S. R. che ho ricevuto la ghirlanda, e le
cestelline mandatemi dalla Madre Aloisia, cui rendo le dovute grazie. Non ho risposto
quando esse mi sono capitate, perché allora aveva altro per testa. Godo, che elleno tutte
si conservano in buona salute, e le prego di continuarmi la carità delle loro sante
orazioni, affinché il Signor Iddio per sua pietà mi conceda la necessaria pazienza
negl'incomodi, che tratto tratto patisco sino a non poter andare alla santa Messa, e molto
più per tollerare la disgrazia mia somma di dover vivere sola, e male accompagnata nel
secolo tra molinari, ed animali, dopo di essere stata tanti anni fra sacre Vergini, ed in un
santo recinto. M'inchino divotamente a tutte, ed auguro loro un felice Alleluia, ed a S.
R. bacio riverentemente le mani. Trento, ai Molini 6 aprile 1784.
Di S. R. Um.ma, div.ma, obbl.ma serva nel Signore
Suor Michelina
335. 1784
Al sig. Bartolommeo Malanotti arciprete di Lizzana.
L.I.C. Molto illustre, e R.mo sig. sig. padrone colendissimo.
Oggidì soltanto mi è capitata la stimatissima, e gratissima sua, in ordine alla quale
procurerò di servirla subito, che sarò ritornato a Trento, il che spero succederà nel
prossimo lunedì. Più presto non posso e per esser occupato indispensabilmente in altri
affari137, e per non aver qui alle mani l'ordinario trentino del corrente anno. Frattanto
assicuro V. S. R.ma, che mi recherò a vantaggio il poterle dar qualche picciolo attestato
dell'antico mio rispetto ed ossequio, e facendole umilissima riverenza mi professo.
Borgo di Valsugana, s. Francesco, 29 aprile 1784.
Di V. S. molto illustre, e R.ma
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo
137
Della Congregazione annuale, che fu l'ultima [era definitore provinciale]
78
F. Giangrisostomo di Volano de' Minori Riformati
336. 1784
Al sig. Bartolommeo Malanotti arciprete di Lizzana.
L.I.C. In Borgo di Valsugana li 29 dello scaduto aprile mi venne recato il
pregiatissimo foglio di V. S. molto illustre, e R.ma, dal qual luogo non potei darle
risposta e per trovarmi troppo allora occupato, e per non avere alle mani l'ordinario
trentino del corrente anno. Oggidì adunque la servo coll'ottava richiestami di s.
Floriano. Io mi lusingo di non aver peccato contra le rubriche riponendo le sante
Monica e Catterina ne' due primi giorni vacui del Calendario di quest'anno, senza
toccare, e smuovere gli altri traslati, perché credo, che tal sia la mente delle medesime
rubriche. Credo pure, che sia meglio il non assegnar giorni fissi alle dette due Sante,
giacché il decreto risguardante l'assegnazione ha il verbo potest, e lasciandole vaghe i
schiva una confusione, che potrebbe succedere nel Calendario anche per più mesi. Se ho
fallato la prego di compatirmi, e di aggradire la buona volontà, che tengo di renderla
ben servita, e facendole divotissima riverenza mi professo. Trento, s. Bernardino 4
maggio 1784.
337. 1784
A chiunque.
Praesentium vigore, cumque salutaris obedientiae merito, committimus Rev. Patri
Iosepho Antonio a Clesio huius nostrae Reformatae Provinciae Sancti Vigilii lectori
theologo, et concionatori actuali Tridenti, ut Fratrem Ioannem Dominicum a Roboreto
clericum eiusdem Provinciae nondum professum, et iuxta clementissimam ordinationem
excellentissimi Gubernii Austriae Superioris Oenipontum ad studia theologica in illo
imperiali regio lyceo prosequenda sine mora proficiscentem, illuc usque comitetur, et
curam illius habeat diligentem, donec eum sub obedientia rev. Patris Guardiani Sanctae
Crucis collocaverit138. Quapropter eundem Patrem Iosephum Antonium christianae DD.
benefactorum, et religiosae PP. Superiorum Ordinis, ad quos in via eundo, et redeundo
diverterit, charitati humiliter, ac enixe commendamus, Deumque comitem adprecantes,
seraphica benedictione peramanter communimus. Ex nostro conventu s. Mariae
Gratiarum Arci die 2 februarii 1784.
L+S. Fr. Ioachimus a Pressano
Minister Provincialis etc.
Così ho scritto in assenza del detto P. Ministro, e l'ho trascritto per memoria del
fatto strano, e duro. Il giovine protestò di non aver udito altro che cose triste in quello
studio; e quindi non volle più ritornarvi, e piuttosto ritornò a casa sua.
338. 1784
Al sig. curato di s. Walburga in Ulten.
Casus. Tres sacerdotes hoc anno 1784 feria quarta Rogationum venerunt
processionaliter ad ecclesiam s. Walburgae, factaque ibidem Stat. Mis. Process.
celebrarunt primus de festo s. Petri Coelestini. Secundus de vigilia. Tertius de
Rogationibus, cantando Missam unus post alterum immediate. Cum iam in eccelsia etc.
Respondeo ad primum. Post processionem litaniacarum minorum dicendam omnino
esse Missam de Rogationibus incipientem Exaudivit, iuxta rubricam inibi extantem,
138
Rector seminarii generalis oenipontani est presbyter Ioannes Baptista Albertinus de Bretio natus circa an.
1741, amicus, et contubernalis Caroli Antonii Pilati tassullitani.
79
quocumque occurrente festo. Alia enim Missa de festo, aut vigilia, utpote ritu festivo
celebranda, non congruit luctui processionali praefatae diei.
Ad secundum. Clero ecclesiarum cathedralium, et collegiatarum datur onus canendi
plures Missas in die una, quia stipendium pro tali onere habet, uti notat Meratus part. 3,
tit. XI, num. 5139.
Ad tertium. Nullus ex vi rubricae ad cantum tenetur, quum eadem rubrica utatur
verbo dicitur inquiens140: Sequens Missa dicitur. Qui vero non legeret Missam de
Rogationibus, sed aliam, ageret contra dicta ad primum.
Così ho scritto in la cartuccia inviatami dal detto sig. curato li 2 giugno 1784.
339. 1784. Infra num. 489.
Al P. Lodovico da Vicenza Riformato. Vicenza. s. Giuseppe.
L.I.C. Ieridì soltanto fummi recato il foglio stimatissimo della P.V.R. colla data de'
16 maggio, cui rispondo subito, che oltre il notato dal sig. Muratori de Vicentinae Urbis
Nummo nel To. 2 Antiquit. Ital., col. 744, et 748, io non ho mai udito parola veruna
introno a monete vicentine: quantunque per l'opposito ne' libri e rotoli da me letti, spesse
volte abbia ritrovata menzione di monete trentine, meranesi, veronesi, renesi, imperiali,
e quantunque li vicentini sieno confinanti, e commercianti co' trentini141. Mi spiace di
non essere in grado d'appagare l'aspettazione del R. P. Gaetano da Sarcedo (Vicentino
Minore Osservante) ma nello stesso tempo godo di poter con questa occasione
ringraziare la P. V. R. de' favori compartitimi allorché fu mio Guardiano in Bassano; de'
quali mai non sonomi dimenticato, né dimeticherommi142. Qui abbiamo una nuova
calamità, che questi due monasteri di monache Clarisse debbano incorporarsi, unirsi, e
ridursi ad un solo, benché uno sia di Riformate e l'altro di Conventuali. Resterà quello
delle seconde intitolato di s. Michele, ed anche di s. Chiara, tanto amato dalla Beata
Giovanna Maria Bonomi vicentina. Iddio ci aiuti, mentre la barca è rotta. Prego la P. V.
R. far mia scusa col lodato P. Gaetano, e di riverirlo in mio nome, e tutto pieno di stima
e venerazione me le inchino, e mi professo. Trento, s. Bernardino 6 giugno 1784.
Della P.V.R. che mi compatirà se forse mancassi ecc.
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo nel Signore
Fra Gio. Crisostomo di Volano Minore Riformato.
340. 1784.
A monsig. Garampi nunzio in Vienna.
Di buon grado, e molto volentieri abbraccio la bella occasione, che mi vien data, di
rinnovare li miei più rispettosi, e profondi ossequi all'eccellenza Vostra R.ma,
occorrendomi di ragguagliarla, ed assicurandola, che S. A. S. il signor principe
Giuseppe Wenceslao di Liechtenstein ieridì ha sostenuto veramente con molto valore, e
quindi con universale applauso, ed ammirazione143, le tesi ex universa physica, che in
numero di LXXXI vanno a stampa con in fronte il chiarissimo, ed immortal nome di V.
139
Gavantus part. 3, tit. XI, num. 4.
Sed quoad hoc verbum dicitur vide Gavantum part. 3, tit. XI, num. 8, aliter docentem.
141
Anno 1787 die 29 aprilis legi chartam scriptam in Monte Lavaroni an. 1516 die 5 decembris ubi nominantur
Librae septem, soldi decem et octo denariorum monetae Vincentinae. Vide nostrum Compendium diplomaticum sive
tabularum veterum, num. 121, pag. 101.
142
Il P. Gaetano Girolamo Macati di Sarcedo Min. Osser. vicentino ha stampato una Dissertazione intorno
all'origine di Vicenza lodata nel 1785 dal Pezzo To. 2, pag. 18. Sarcedo è nel distretto di Tiene 12 M. lungi da
Vicenza. La Dissertazione fummi regalata dall'autore nel 1787.
143
Così ho dovuto scrivere per far piacere ad altri.
140
80
E. La disputa seguì nel salone di questo liceo vescovile, illuminato a giorno, e
superbamente addobbato, alla presenza di tutti li signori canonici di questa cattedrale, di
non pochi cavalieri, e nobili, non che molti ecclesiastici secolari, e Regolari. Tutti sono
stati sorpresi vedendo la facilità e prontezza del principino nel riassumere gli argomenti,
e la non minore di lui bravura, ed erudizione nel sciorli, senza che né pure una volta
occorresse il bisogno, che per aiutarlo aprisse la bocca il professore presidente, ch'è un
Religioso di questa nostra povera Provincia (cioè il P. Maurizio da Borgo). Tutti altresì
da cotanto buoni, e lampanti preludi arguiscono i gloriosi progressi, che farà
nell'avvenire, e tengono per certo, che a' trentini sarà mai sempre grata, e preziosa la
memoria di averlo veduto qui, sentito e trattato. Io poi credo, che di tal profitto siane
cagione in gran parte, oltre il proprio nativo ingegno, l'attenzione, ed il buon esempio
dell'aio signor abate Carlo Tacchi, da cui pure ultimamente fu recitato. e stampato con
dedica a monsignor Lorenzo Caleppi uditore di V. E. un bel discorso in onore di s.
Antonio Taumaturgo padovano. Resta ora, che Iddio Signor nostro clementissimo
benedica, siccome spero, che farà, le intenzioni, e diligenze di entrambi144: mentre io
congratulandomi coll'E. V. R.ma, che sia stata scelta per Mecenate di un principe così
virtuoso, e sperando di sentirla innalzata presto alla dignità più luminosa, e sublime, che
già da molto tempo vi ha meritato, col bacio del sacro lembo, ed inginocchioni la
supplico di aggradire questo mio riverente officio, e di compartirmi la sua benedizione
pastorale. Trento, s. Bernardino 23 giugno 1784.
Di V. E. R.ma
Um.mo, div.mo obbl.mo servo nel Signore
Fra Giangrisostomo di Volano Minore Riformato.
341. 1784
A chiunque.
Frater N. N. Ordinis Minorum Reformatae Provinciae Tridentinae Sancti Vigilii
Minister et servus.
Universis, et singulis praesentes literas inspecturis notum facimus, ac testamur
ingenue, nos dolere quidem summopere, quod fr. N. N.145 Clericus acolytus, ac filius
expresse a die quinta iulii an. 1781 professus huius nostrae Provinciae, ad pristinum
saeculi statum. cucullo seraphico abiecto, redire velit146: quia tamen nostras, et aliorum
fraternas, paternasque admonitiones frustra omnino, et incassum emissas novimus,
atque omnibus hinc inde matura discussione libratis censemus, ipsius discessionem
Religioni nostrae minus noxiam, minusque molestam futuram, quam foret statio,
voluntati eiusdem assensum, dummodo facultatibus opportunis muniatur, parebemus. In
quorum fidem etc. Datum in nostro conventu s. Bernardini apud Tridentum die 29 iunii
an. 1784.
L+S Fr. N. N. Minister Provincialis etc.
342. primo luglio 1784
144
Questa lettera fu letta ai principi genitori del difendente, in Vienna dallo stesso nunzio Garampi, cioè Carlo
Borromeo principe di Liechtenstein, nato 20 settembre 1730 e morto in Vienna nel febbraio 1789, ed Eleonora
d'Oettingen nata 7 luglio 17455 sposata 30 marzo 1761.
145
F. Io. Benedictus Bonellus de Cavalesio, lustrali nomine Pius, natus Strigni 4 iulii 1762.
146
Breve Ro. dat. 13 aug. 1784, Tridentum perventum 7 septembris. Abiit 27 sept. 1784 post coenam. Deo
gratias. Ordinatus sacerdos anno. 1786.
81
Al Padre Guardiano di S. Croce in Insprugg147.
L.I.C. Reverendo in Christo Patri Guardiano ad S. Crucem Fr. Io. Chrysostomus de
Avolano Definitor Provinciae Vigilianae. S.P.D.
Nostri Patris Provincialis iussu ad te mitto, Rev. Pater, his annexum manuscriptum
Ordinem divini officii, ut ipsum una cum inserto supplici libello exhiberi cures
excellentissimo Gubernio pro approbatione impetranda. Ut autem id praestare velis, et
molestiam, quam ceteroquin invitus tibi creo, ignoscas ferasque, humiliter peto. Vale.
Dabam Tridenti in conventu s. Bernardini calendis Iulii an. 1784.
Consegnata alla posta di Trento li 6 luglio. Ricevuto di ritorno da Insprugg li 4
agosto.
343. 1784
Al Governo d'Insprugg.
Excellentissimi Domini Domini.
Frater Ioachimus de Pressano Minister Franciscanorum Provinciae Sancti Vigilii,
decreto Caesareo Regio diei 10 aprilis 1782 inhaerens, reverenter exhibet EE.VV. his
annexum manuscriptum Ordinem Divina Persolvendi in eadem Provincia proxime
futuro anno 1785, insimul petens humiliter eius approbationem. Pro qua gratias etc.
Foris. Excellentissimis Dominis Dominis
Praesidi, et consiliariis Caesarei Regii
Gubernii Austriae Superioris
Pro Minsitro Franciscanorum
Provinciae S. Vigilii.
Queste due letterine potranno servire di norma eziandio per gli anni futuri.
344. 1784
Al sig. Don Niccolao Conci di Maleto curato di Rabbi.
L.I.C. Lodo la premura, che ha V. S. molto illustre e molto rev. di por fine ai
dispiaceri, ed alle questioni del suo venerabile clero circa le cose, che appartengono al
divin culto. Quantunque poi mi creda in debito di esser giudice competente, ed abbia
disteso il mio sentimento con termini risoluti, e franchi, non so, se sarà in ogni sua parte
giusto e sufficiente a persuadere ognuno. Glielo trasmetto come l'ho scritto di volo. I
notandi potranno servire non solamente per gli anni, che seguiranno fino al 1795, ma
eziandio più oltre. Non ho allegato rubriche, e rubricisti, perché troppo sono scarso di
tempo, e mi lusingo, che tutti li Rabbiesi possano arrendersi, ed uniformarsi, vedendo
che parlo risolutamente, e che in fine mi esibisco alle prove. Prego V. S. molto illustre
e molto rev. che aggradir voglia la mia prontezza, e attenzione per renderla servita, e
baciandole la sacra destra, mi dico. Trento, s. Bernardino 9 luglio 1784.
di V. S. molto illustre e molto Rev.
Um.mo, div.mo, osseq.mo servo
Fra Giovanni Crisostomo di Volano
de' Minori Riformati.
345. 1782, dico 1782.
A Suor Michelina del Calvario. Trento.
147
P. Christiano Lotterio. Un Melchior Lotterius a s. Damiano de Monte Ferrato I. C. et in Romana Curia
advocatus avanti et circa li 1700 ha stampato un grosso volume de Re beneficiaria. Patavii 1700 in fol. Vidi.
82
Gesù Cristo Signor nostro clementissimo, e sposo vostro amantissimo, per effetto
della sua pietà infinita, vi benedica, e consoli: e siccome fece passare gl'Israeliti per
mezzo del Mar Rosso senza bagnarsi: ed insegnò la retta strada con una stella di
straordinario splendore ai tre Magi: e preservò illeso il nostro Patriarca Abramo in tutti i
di lui pellegrinaggi; così renda prospero il principio, il mezzo, ed il fine del vostro
presente viaggio: vi custodisca, guardi, e preservi da ogni anche minimo peccato, da
qualunque sinistro incontro, e da qualsiasi disgrazia spirituale, e corporale in modo, che
andiate e ritorniate, qual altro Tobia, con pace, salute, e gaudio, per viver, ed arrivar poi
felicemente al santo Paradiso, dove possiate adorarlo, benedirlo, amarlo,e ringraziarlo,
insieme con Maria Santissima di lui Madre, col Padre San Francesco colla Madre Santa
Chiara e con tutti gli altri Santi, in tutti li secoli futuri. Andate in pace. Così sia. Trento,
s. Bernardino 15 nov. 1782.
Andò a Roveredo chiamata dalpode stabes enella peres sere sami nata dordi
nedellim peratorcir caler obedella sag resti adisancarlo148. Ritornò li 16.
346. 1784
Alla Madre Chiara Teresa Pandina di Roveredo Agostiniana ex Clarissa nel monist.
di Sacco149.
Rev. Madre sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Ringrazio di cuore S. R. per la carità, che mi ha fatto, mandandomi una copia delle
nostre sante Costituzioni. Bramo ardentemente di praticar, ed osservar almeno quella
picciola parte di esse, che sembra possibile anche nello stato miserabile, in cui mi
ritrovo al giorno d'oggi. Ma oimé, che son sola, non ho quello stimolo, ed aiuto di costa,
che nel sacro chiostro mi dava il buon esempio delle mie carissime Madri, e sorelle, e la
vigilanza delle Madri Superiore! Ora debbo vivere con molinari, e molinare, in una dirò
così barca di Noé, all'aperta, ed esposta sempre agli occhi, ed alle lingue di gente, che
vive secondo il pessimo gusto del corrente secolo, vedere, sentire, provare... Deh per
carità mi raccomandi al Signor Iddio, affinché si degni di aggradire la mia buona
volontà, e di aiutarmi ad effettuarla. Pregola pure di salutare in mio nome Suor
Catterina, e riverendola, eziandio da parte del mio Padre spirituale Riformato, mi
professo. Trento, ai Molini 10 luglio 1784.
Di S. R.
Um.ma, div.ma, obbl.ma serva nel Signore
Suor Michelina del Calvario.
347. 1784
Al sig. don Giannantonio Fontana piovano di Mattarello150.
S. L. Gesù Cristo S. N. Con piacere adempisco finalmente alle promesse, che per
mezzo del Padre Gioseffantonio da Cles ho fatto già più mesi a V. S. molto illustre e
molto rev. indirizzandole la qui annessa appendice151 all'Ordinario dell'officio divino, la
quale, se l'amor proprio non m'inganna, potrà servirle non solo per l'anno corrente; ma
mutatis mutandis eziandio per molti altri de' futuri, qualora non si risolva di procurare
quel cangiamento, che alla pag. 11 col Notando sesto mi ha piaciuto di suggerirle.
148
Sciogliendo: ... chiamata dal podestà Besenella per esser esaminata d'ordine dell'imperator circa le robe della
sagrestia di san Carlo.
149
Monastero poi soppresso. Ora la Pandina sta in Sacco obbligata ad aver cura de' suoi nipotini, figliuoli d'una
sua sorella.
150
Poi arciprete Banalitano.
151
pagg. 16 in 8°.
83
Aggiungo alla medesima il catalogo de' rettori Mattarellesi, tal quale mi è risuscito di
farlo col molto grato, e forte aiuto somministratomi da V. S. molto illustre e molto
Reverenda152. In caso, che avesse la bontà di giudicarlo non affatto indegno di memoria,
potrebbe attaccarlo al fine del Libro de' Battezzati, o di altro somigliante libro
parrocchiale, acciocché coll'andare degli anni venga continuato, ed accresciuto, ed
anche occorrendo emendato. Facile est inventis addere. Se nell'uno, o nell'altro di questi
due miei scrittarelli ho traveduto, e fallato, la prego di compatirmi, e con suo comodo
avvisarmi, poiché bramando di poterle contestare con altro quel molto rispetto, ed
ossequio, che debitamente le professo, le fo umilissima riverenza, e mi dichiaro per
sempre. Trento, s. Bernardino 19 luglio 1784.
Di V. S. molto illustre e molto rev.
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo nel Signore
Fra Gio. Crisostomo di Volano
de' Minori Riformati di s. Francesco.
348. 1784
Al P. Benedetto d'Ampezzo Riformato. Valdagno.
Rev. Padre Sia Lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Assai opportunamente mi fu recato il suo gratissimo foglio, poiché ciò accadde nel
punto stesso, che mi ritrovava su la porta di un monastero153, cui è intimata la
soppressione, per entrarvi ad ascoltare la confessione di una monaca moribonda154. Con
tal occasione ho subito letto a quelle Religiose la bella lettera del sig. cardinale
arcivescovo di Malines155, che fu molto gradita da esse, giacché per altro sono
afflittissime, ed inconsolabili. Poi me ho fatte più copie, e le ho spedite ad altre
monache soppresse156, e disperse quà e là per queste contrade. Mi piace in essa, che il
porporato compiange la disgrazia delle Religiose, ed insinua loro il debito di far ciò non
ostante quanto più possono per esser ancora sino alla morte Regolari. Questo è bene,
che sappiasi, e notisi anche da' loro moderni direttori. Per tal favore adunque la
ringrazio: e così pure per le altre notizie, che mi ha comunicato risguardanti la sua santa
Provincia. Ho piacere, che vestano novizzi, e che sia loro Vicario provinciale il M.R.P.
Pietro Marino da Padova, soggetto già notomi, e registrato nelle mie memorie per li suoi
scritti. Anche noi abbiamo avuto de' catecumeni, che hanno professato altri uno, altri
tre, ed altri quattro anni dopo l'anno del noviziato, ed uno sta ancora aspettando l'età
cesarea157. Dopo il detto anno del noviziato furono messi senza le pezzette158 coi professi,
e nello studio; ma non furono ordinati suddiaconi se non se dopo la professa. Li tedeschi
tirolesi poi sono stati ordinati suddiaconi titulo Religionis et in casu etc. titulo
patrimonii. Ma questo a me non piace. In contraccambio le spedisco una letterina forse
a Lei incognita dell'elettor arcivescovo di Treveri. La ringrazio di nuovo, la riverisco, e
mi raccomando in precibus. Amen.
Trento 27 luglio 1784.
152
pp. 19 in 4°.
di s. Trinità.
154
Madre Maria Angela Pacherin.
155
Gio. Enrico di Franchenberg Silesita.
156
anche a Monsig. Vicario generale di Trento.
157
Il Galvagno, che non potendo accomodarsi alle dottrine d'Innsprugg, dove fu costretto di andare, ritornò a
casa sua.
158
I capperoni, cioè pezzetti di stoffa pendenti davanti e dietro attaccati al cappuccio dei novizi.
153
84
349. 1784.
Al Padre Clementi. Arco.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro.
Voleva quasi dissimulare la quistione propostami, e non darle risposta, perché non
giudico tempo opportuno per somiglianti controversie. Ma in questo punto ho ancora
risoluto di risponderle, che non essendo stata decisa da altri negli anni scorsi, benché
siensi trovati presenti ai casi accaduti, neppur io mi conosco giudice competente. Bensì
le dirò, che io sono stato in cattedra molte volte anche dopo li quindici anni, benché non
fossi obbligato, e vi sono stato per fino in mancanza del P. Guardiano essendo io
Vicario, e superiore del refettorio. Di questo non mi pento, e spero, che non mi pentirò
né anche al punto della morte. Ho fatto parte del mio dovere. La parità del coro non
corre punto, e non va di egual posto col refettorio. Il sacerdote minore di quindici anni
ha due obblighi, l'officio di cherico, e l'officio di ebdomadario. Per il secondo è più
facile il trovar chi lo faccia, che per il primo. Non dico altro, se non che l'esorto a non
farsi capo di contese, specialmente in questi tempi. Già il caso succederà molto di rado,
e non pesa poi tanto su le spalle. Non si offenda di me, che le parlo da fratello in Gesù
Cristo, e la riverisco. Amen.
Trento 4 agosto 1784.
350. 4 agosto 1784
Al P. Guardiano d'Insprugg.
L.I.C. Reverendo in Christo Patri Christiano Lotterio Guardiano ad S. Crucem.
F. Ioannes Chrysostomus de Avolano S. P.
Laetanter hoc ipso die libellum meum Æniponto reducem excepi. Debitas igitur,
sive ut verius dicam, quas possum, R. P. T. gratres rependo et pro favore, quem circa
eumdem libellum, mihi, Provinciaeque meae adeo prompte contulisti, et pro
acceptissimo testimonuio, quod de vita, et moribus dilecti nostri fratris Ioannis
Dominici Roboretani159 nuperrimis tuis literis exhibuisti. Partes suas, prout mihi,
antequam hinc discederet, spopondit, explere tecum non praetermittet etiam Pater
Provincialis. Quod ulterius abs te humiliter peto est, ut mei quoque peccatoris ad Aras
memor sis, et diu valere nitaris. Dabam Tridenti in coenobio s. Bernardini pridie nonas
augusti A. D. 1784.
351. 1784
A monsig. Zambaiti Vicario Generale. Trento.
Pro Memoria.
Fra Giangrisostomo di Volano ha veduto la lettera di Villa, ed anzi che poter
disapprovare quanto in essa dicesi rapporto al caso della chiesa di Castellano, crede di
poterlo convalidare aggiungendogli, che va d'accordo col Padre Cavalieri, il quale To. 2
decr. 4, num. 4, nota, che Ecclesiae consecratio periret allora soltanto quando parietes
simul omnes, vel maiori ex parte corruerent: e col Padre Ferraris, che nella sua
Biblioth.Prompta verbo Ecclesia art. 4, n. 24 scrive così: "Quando ecclesia ampliatur, si
nova pars addita sit minor veteri remanente, non indiget nova consecratione, sed sufficit
quod pars nova aquae benedictae aspersione exorcizetur: arg. cap. de Fabrica 24, dist. 1
de Consecr. et Glossa ibidem, verbo Innovata, Engel Lib. 3 decretal. tit. 40, n. 2;
Reiffenstuel Lib. 3, n. 14; Azorius part. 2, lib. 9, cap. 4, q. 6 ad finem. Et ratio est, quia
159
Galvanei nondum professi, studiosi in universitate oenipontana.
85
magis dignum attrahit ad se minus dignum, et maior pars minorem: arg. cap. Quod in
dubiis 3, de Consecr. Eccl. in 6. Unde cum maior principalis, et magis digna pars sit
vetus remansa, et ipsa sit consecrata, efficietur etiam conservata minor pars, et minus
digna, et accessoria de novo addita".
Aggiugne pure, che non ha potuto finora ritrovare quella risoluzione, che disse, e
dice ancora di aver letto il P. Epifanio da Roncone nel libro intitolato L'Abbadessa
intorno al confessore etc.160
Trento 20 agosto 1784.
352. 21 agosto 1784
Al P. Placido abbate Benedettino di Mariaperg.
Amplissime, ac R.me Praesul, Domine Domine colendissime.
Humanitas profecto eximia, et singualris, qua non ita pridem ab amplitudine tua
R.ma exceptus est, ac officiis numquam oblivioni dandis cohonestatus, Bartholomaeus
Meneguzzerus anauniensis, genitor meus, non sinit eum de promissis tuis circa filioli
sui, fratrisque mei carissimi Stephani curam, et sollicitudinem vel tantillum ambigere ac
dubitare. Quia tamen pater est, fervoremque paterni amoris intra se continere nullatenus
valet, nosse, ac certior reddi vehementer cupit, num idem Stephanus prospera etiamnum
valetudine perfruatur: numque in pietate, disciplina, et studiis cum literarum, tum artis
musicae proficiat: unaque simul an re aliqua necessaria destituatur. Igitur alium nullum
istic commorantem noscens, summa, qua decet, animi demissione, amplitudinem Tuam
R.mam rogat obsecratque, ut per eiusdem pueri magistrum, vel alium reverendum
Patrem sibi ad praedicta responderi committere dignetur. Addit autem, quod attenta
praefati pueri exilitate, atque gracilitate, in votis habet, ur organa potius, quae manibus
pedibusque pulsantur, quam alia instrumenta oris flatu sonum edentia, tractare addiscat.
Ego tandem, ut importunitati patris mei veniam tribuas, et fraterculo meo notum fieri
cures, me in proximo septembri ad sacrum presbyteratus Ordinem, Superis faventibus,
promotum iri: utque Deus Optimus Maximus amplitudinem Tuam R.mam diuturna
sospitate, ac omnigena prosperitate gaudere concedat, demsisissime oro. Tridenti in
coenobio s. Bernardini XX kalendas septembris A. R. S. 1784.
Amplitudinis Tuae R.mae
Infimus servulus F. Georgius de Clesio
Diaconus Franciscanus.
Foris.
R.mo, ac Amplissimo Praesuli Domino Domino
Placido Abbati Monasterii Mariaemontani
Incliti Ordinis S. P. Benedicti in Valle Venusta. Botzen. Meran. Mariaperg.
353. 1784
Al nob. sig. Francesco Tacchi amministratore. Roveredo161.
S.L.G.C. Molto illustre sig. e padrone colendissimo.
Eccola prontamente ubbidita con la rispedizione de' due attestati soscritti, e sigillati.
Mi spiace, che ancora devo penare tanto, e spendere per avere la mia picciola pensione.
160
L'ho trovato dopo scritto questo.
S'ha precipitato nel pozzo del monastero soppresso di s. Carlo li 24 marzo 1787 per disperazione, temendo
Gioseppe II che chiedeva i conti dell'amministrazione de' beni del detto monastero. Egli disse più volte, che voleva
buttare nel detto pozzo le monache se non uscivano dal monastero.
161
86
Questa volta ho mandato a Insprugg la quietanza mia, e della sig. Bozza per il quartale
scaduto nell'ultimo luglio; ma non ho peranche ricevuto alcun riscontro. Mi raccomando
alla carità cristiana di V. S. molto illustre, e le fo un riverente inchino.
Trento, ai Molini 24 agosto 1784.
Di V. S. molto illustre
Div.ma, obbl.ma serva
Michelina Tommasi.
354. 1784
A don Benedetto Touazzi. Volano
Rev. sig. e fratello carissimo Sia Lodato Gesù Cristo Signor nostro.
Unitamente a questa mia vi spedisco in una scatola grande un sacro Bambino di
Cera, che rappresenta Gesù Cristo Signor nostro, destinato per casa vostra colle dovute
licenze da una Religiosa moribonda mia divota. Il quadrettino annessogli è un regalo,
che vien fatto alla cognata Orsola dalla nostra cugina Madre Anna Francesca Romana.
Le due altre coselle poi sono per la mia carissima zia Valentina, perché veda, che mi
ricordo anche di essa. Spero, che il detto Bambino arriverà sano, ed intero, come io lo
spedisco, e che voi gli procurerete un nicchio conveniente, affinché non venga deturpato
dalla polvere, o dalle mani de' ragazzi. Aggradite la mia memoria, pregate la divina
misericordia eziandio per me, che augurando a voi ed a tutti li vostri domestici, e
congiunti la pace, la sanità, ed ogni altro bene santamente desiderabile, mi professo.
Trento, nel convento di s. Bernardino 24 agosto 1784.
Vostro aff.mo fratello
Fra Giangrisostomo infimo servo di Dio.
PS. Forse questa sarà l'ultima volta, che vi mando tali cose. Va tutto in malora.
Pazienza. Iddio me la doni162.
355. 1784
A Fra Valerio da Ciano163. Cavaelse.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro Clementissimo.
Egli è vero, che S. E. monsignor Garampi nunzio apostolico mi ha molto onorato
colle sue umanissime lettere, ed esibizioni: ma io mi ho prefisso di non incomodarlo
senza una causa urgentissima. Tale certamente non è quella, che mi presentate voi,164
perché non appartiene a me, né alla santa mia Madre Religione. Poi non so qual grazia
egli goda preso la Corte, e suppongo, che quel seminario165 sarà destinato soltanto per li
sudditi della medesima Corte. Finalmente dico, che siccome han dovuto schiericarsi
tanti chierici non ancora in Sacris, in vigore del moderno sistema; così credo, che ora
non sia tempo da sperar in bene per chi volesse chiericare. Aggiungo, che non posso
avere buon concetto degli studi moderni: e che si ha veduto più di uno prometter gran
riuscita ne' primi studi, e poi non riuscire ne' più alti. Compatitemi adunque, se vi
rispondo, che io non sono n grado di far quanto bramavate. Per carità raccomandatemi a
Dio, e conservatevi sano più che potete. Amen. Trento 31 agosto 1784.
162
Spedita li 15 settembre.
*Ziano.
164
Per un suo nipote fiemasco.
165
Viennese.
163
87
356. 1784
Al sig. don Francesco Klaus. Trento.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro.
Fra Giangrisostomo di Volano servo umilissimo del M.R. sig. don Francesco Klaus,
gli risponde, ch'esso non s'intende del prezzo de' libri. Gli fa però sapere, che il P.
Epifanio, il quale ha di ciò qualche cognizione suppone, che con un zecchino sarebbe
strapagato il volume di Seneca della stampa trevisana del 1478. Gli aggiugne, che in un
catalogo di libri venali appresso lo Storti di Venezia, Opera omnia L. A. Seneca a Iusto
Lipsio emendata, et scholiis illustrata, Antuerpiae 1652, in fol. si valutano L. 40, et
idem Antuerpiae 1605 Lire 32. L'essere state stampate tante volte fa, che non vengono
stimate tanto l'edizioni antiche, qualora non capitino nelle mani di antiquari ricchi, ed
amanti di cose preziose. Con questo lo riverisce etc.
Da s. Bernardino 2 settembre 1784.
357. 1784
Alla Madre Maria Angela Pacherin di s. Martino monaca corista Clarissa in s.
Trinità di Trento.
Gesù, e Maria sieno sempre in nostro aiuto e compagnia.
Non sapendo se potrò più parlarle, attese le imminenti dolorosissime vicende, le
raccomando di tutto cuore il far quanto le ho già detto in voce. Ora non ho tempo, né
lena per iscrivere, e non so se ella potrà più leggere. Mariangela, Pazienza. Si consoli,
che durerà poco la battaglia, il suo vivere, il suo penare in questo mondo, e speri, che
sarà tolta in paradiso. Si consoli, che patisce tanto per volere di Dio, e perché è sposa di
Gesù Crocifisso. Si conforti riflettendo, che tantissimo ha patito in questo mondo anche
Maria Santissima nostra Madre: e che il patire fu il cibo de' Santi, e la chiave del
paradiso. Se verrà trasportata confidi, e speri di trovare carità eziandio in s. Chiara. Si
ricordi, che s'è già consegnata tutta tutta nelle pietosissime mani di Gesù, e Maria. Non
le dico altro, se non che piangendo l'assicuro delle mie cordiali promesse, e la benedico
con li santissimi Nomi di Gesù e Maria. Amen. Amen. S. Bernardino 9 settembre 1784.
P.S. Questa Religiosa mia figlia spirituale, è morta in ss. Trinità li 25 settembre
1784 alle dodici e mezza di mattina, ossia di notte venendo li 25 alla mia presenza: e fu
l'ultima seppellita in s. Trinità di Trento. Le ossa delle monache furono poi trasportate
nel cimitero di s. Vigilio.
358. 1784
Alla Madre Maria Gioseffa Wincklerin della sacra Infanzia di Gesù maestra di
novizze Clarissa in s. Trinità di Trento.
Spiritus Sancti gratia illuminet sensus, et corda nostra. Amen.
Cedendo alle premurose replicate instanze di Sua riverenza, l'accompagno
piangendo amaramente nel suo dolorosissimo transito, e le raccomando anch'io con
premura, che non mai si dimentichi degli avvisi, che in questi ultimi sette anni le ho
dato. Non ho lena per scriver molto, avendo il cuore troppo amareggiato, e se anche ne
avessi, l'ora di notte troppo avanzata, e tarda non me lo permetterebbe. In poche e
semplici parole adunque le ricordo, e raccomando
1. Che legga, rilegga, ed eseguisca li proponimenti di S. Desideria.
2. Che faccia conto d'incominciare un'altra volta a servire Dio Signor nostro
clementrissimo., il quale si trova in ogni luogo, ed in ogni monastero.
3. Che porti rispetto a tutte, e si consideri l'infima.
88
4. Che guardi, e parli poco pochissimo.
5. Che ami di stare continuamente raccolta in Dio, come se più non fosse su la terra.
6. Che tenga da sé lontana ogni pretensione di essere stimata, rispettata, e ben
trattata.
7. Che si contenti di ogni cella, e di ogni grado, ed obbedienza.
8. Che non parli più di s. Trinità, né di quelle Religiose, e de' loro costumi.
9. Che nulla dica delle ordinazioni de' superiori.
10. Che non dia loro veruna molestia, neppure con lettere.
11. Che nelle sue angustie spirituali vada confidentemente da Gesù, e Maria signori
nostri clementissimi.
12. Che sempre, e specialmente negl'incontri dolorosi, e duri, si ricordi ch'è sposa di
Gesù Crocifisso, e figlia di Maria Dolorata.
13. Che il patire pazientemente per amore di Dio è la chiave del paradiso, ed il cibo
de' Santi.
14. Che la vita è breve: la gloria poi non avrà mai fine.
15. Che quanto Ella darà al Signor Iddio sarà sempre poco in paragone di quello,
ch'esso le ha dato finora, e che le darà di poi.
16. Che venendo avvisata di qualche suo fallo non si scusi punto, ma ringrazi la
correttrice, e si raccomandi alle di lei orazioni.
17. Che non faccia lega, e speciale amicizia con alcuna: e non parli degli altrui
difetti.
18. Che dipenda in cose anche picciole dalla Molto Rev. Madre Abbadessa.
19. Che stia lontana dai parlatori.
20. Che non parli cogli uomini, ch'entrano dentro per lavorare senza molto urgente
necessità.
21. Che sempre voglia contentarsi del Padre confessore della comunità religiosa.
22. Che quanto più può legga de'libri spirituali, e nominatamente delle vite de'
Sante.
23. Che si rechi a grand'onore, e fortuna l'essere stata chiamata dal Signor Iddio allo
stato religioso, e claustrale, malgrado le strane vicende, cui ora soggiace.
24. Che finalmente consideri ogni giorno come l'ultimo della sua vita mortale.
Aggradisca questi miei paterni avvisi, e ricordi, facciasi forza per eseguirli, preghi
Sua Divina maestà eziandio per me, che bramando di trovarla in paradiso, la benedico in
nome della SS. Trinità Padre, Figliuolo, e Spirito Santo, di Maria Santissima, del
serafico Padre san Francesco, della madre Santa Chiara, e di tutti gli altri Santi. Amen.
Amen. Amen. Da s. Bernardino 9 settembre 1784.
359. 1784
A monsig. Vicario Generale. Trento.
Ill.mo, e R.mo Sig. Sig. padrone colendissimo.
Teresa Alessandrini di Neustein, nata Leporini, come ispettrice della casa di
Correzione appresso Trento, brama, che nella cappella privata della medesima Casa
venga eretta la Via Crucis, per maggior onore di Dio, e vantaggio spirituale di s stessa, e
di chiunque abita, ed abiterà ne' tempi futuri la predetta Casa. Quindi supplica
umilmente V. S. ill.ma, e R.ma della sua licenza per poterla far erigere da chi etc. Che
della grazia etc.
Nota. Le tavolette stanno già esposte nella cappella, ma il memoriale non fu
presentato, e quindi non fu benedetta la Via Crucis.
89
360. 1784
Alla sig. Gioseffa N. nata N. Villa.
In vigore delle premure a voce, ed in iscritto fattemi da V. S. ill.ma, ed anche
dall'ill.mo sig. Bernardino suo degnissimo fratello, ieridì finalmente apposta son andato
a Poncornicchio. Là ho ritrovato tutta l'ill.ma famiglia col signor Conte Mattia di
Terlago. Ho parlato, e riparlato lungamente, e liberamente con entrambi le parti: ma
Iddio Signor nostro non s'è degnato di rendermi consolato con quella grazia, che gli ho
chiesto: e quindi tanto il detto signor Conte, quanto io abbiam dovuto partircene
mortificati per non aver conchiuso niente. Il male è grande, minaccia disturbi maggiori,
e pare, che soltanto Iddio Onnipotente possa mettervi rimedio, e levarlo. La nota
cuciniera è partita, e già s'è presentata un'altra non vecchia, ma non so, se questo
basterà- Io ho francamente protestato, che non dò sagramenti a chi è causa di così fatti
disturbi, e son risoluto di star sodo nel mio proposito. Temo però, che né pur questo sia
per causare il bramato effetto. Supplicherò per altro Sua Divina Maestà, ed esortando a
far altrettanto eziandio V. S. ill.ma, le chiedo scusa della mia insufficienza, e
riverentemente me le inchino. Trento, s. Bernardino 16 settembre 1784.
Di V. S. Ill.ma
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo in Cristo
Fra Gio. Crisostomo di Volano de' Minori Riformati.
361. 1784
Al P. Anton-Maria di Tueno confessore a s. Chiara di Trento.
S.L.G.C. Al quesito propostomi circa l'officio da morto, che ogni settimana
recitavano le Religiose Clarisse in questo coro della ss. Trinità, ora unite alle Clarisse di
s. Michele, o sia s. Chiara, non posso rispondere co' documenti della Fondazione,
perché oltre altre cose, l'archivio pure del monastero ora soppresso, sta gelosamente
sigillato. E quando anche fosse aperto, non avrei tempo da studiare carte antiche, e
polverizzate. Ad ambedue le Religiose inferme continuano e sempre più incalzano gli
affanni di morte e conseguentemente non poco patiscono eziandio le Madri assistenti.
Alla Madre Mariangela Pacherin riesce un gran tormento il non poter mai morire, ed il
vedere, che per lei tanto patiscono le altre. Per carità ci raccomandi tutti al Signor Iddio,
con che riverendola resto. Trento, nel monistero della ss. Trinità 24 settembre 1784.
Di S. P. R.
Div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Crisostomo.
La detta Madre Mariangela è morta nella seguente notte alle dodici e mezza suonata
venendo li 25 me praesente in s. Trinità.
362. 1784
Alla Madre Maria Gioseffa Winklerin. S. Trinità.
Gesù, e Maria Signori nostri clementissimi ci benedicano.
Piangendo, e compassionandola i tutto cuore, le confermo, e rinnovo le mie
promesse, e le dico, che vada Ella pure a s. Chiara in nome della ss. Trinità, cioè del
Padre Onnipotente, che l'ha creata: del Figlio, che l'ha redenta e sposata: e dello Spirito
Santo, che l'ha santificata, ed illuminata. In nome di Maria Santissima, che l'ha presa per
sua figlia. In nome di s. Michele Arcangelo, e di tutti gli altri Angioli, che l'hanno
difesa, e protetta. In nome de' Patriarchi, e Profeti, degli Apostoli, ed Evangelisti, de'
90
martiri, de' Confessori, delle Vergini, e di tutti gli altri Santi, e specialmente del Padre
san Francesco, e della Madre santa Chiara, che l'hanno preceduta nel patire, e nel fare la
santissima volontà del Signor Iddio. Bramo ardentemente, che nel monistero per lei
nuovo di s. Chiara, trovi la santa pace, e che possa vivere in maniera, che finalmente sia
giudicata degna della pace sempiterna in paradiso, da Gesù Cristo giudice giustissimo,
in nome del quale e di maria Santissima sua Madre la benedico, e la benedirò
giornalmente finché avrò vita. Addio. Addio. Addio. Gli 8 ottobre 1784, di notte.
Tal Religiosa fu trasportata dal monistero soppresso di s. Trinità a quello di s.
Chiara, o sia s. Michele, con quattro altre rimaste per assistere ad una inferma, li 9
ottobre alle sette di sera, e così restò evacuato interamente il detto monistero trinitario.
363. 1784
Al P. Paolo Maria dalla Rosà Riformato letterario generale in Venezia. s.
Bonaventura166.
L. I.C. Dal P. Varese167, per mezzo del P. Busto, Religiosi già noti, sono
incombenzato di trasmettere alla P. S. R. li circa 320 tomi del supplemento
bonaventuriano, che qui si trovano, colla promessa, ch'ella farà soddisfare la spesa di
tale trasporto. Io son intenzionato di eseguir ciò più presto, che sarà possibile; e ne
prevengo la P. S. R. non essendo sicuro, che sia stata prevenuta dagli accennati Padri,
affinché non succeda qualche disturbo. E riverendola resto. Trento s. Bernardino 12
ottobre 1784.
Di S. P. R.
Div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Giangrisostomo di Volano
Diffinitore de' Minori Riformati.
364. 1784
Al P. Massimo di Volano. Borgo.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Io supponeva, che il R.mo signor arciprete di Telve (Gianfrancesco Pedri Dronarciprete, non più pensasse agli scritti del fu nostro Padre Benedetto Bonelli circa
l'usura dopo, che gli ho mostrato, che sono parecchi, e grossi, e che gli ho detto, di non
saper ora dove siano, non avendoli più veduti dopo il 1766, e che non ho tempo di
cercargli, e meno da trascriverli nettamente come credo sarebbe di bisogno, atteso che
non sono stati preparati per la stampa, e sono zeppi di cartuccie. Gli aggiugnasi, che il
tempo presente non mi sembra opportuno per risuscitare quistioni di tal sorta168.
Credetemi, fratello carissimo, io mi trovo tanto impicciato, che non so da che parte
voltarmi. Persuadete adunque il lodato signor arciprete, che ora mi compatisca, ed
aspetti stagione e tempo meno infelice.
Il libro di s. Clemente Alessandrino, intitolato Quis dives salvetur, nell'edizione
greco-latina di tutte le di lui opere fatta in Venezia preso Antonio Zatta l'anno 1757 in
fol., che abbiamo qui noi, sta nel Tomo 2, a pag. 935 ad961. Soggiungonsi Notae
Combefisii ad eumdem librum sino alla pag. 965. Non è dunque di poche righe da
trascriversi facilmente.
166
Obiit an. 1788 ineunte.
Pasquale di Varese Ministro Generale.
168
Così poi mi ha detto anche mons. Vicario Zambaiti, il quale ha approvata la mia risposta.
167
91
Nella sera de' 9 alle sette furono trasportate a s. Chiara le cinque Madri infermiere
trinitarie, dopo che sul mezzogiorno fu portata in casa Alessandrina la Madre Giulia
Sizza. Allora dunque restò interamente evacuato il venerabile monistero trinitario; ma
stettero in esso sino alla mattina seguente per custodirlo i nostri Padri Epifanio, e
Mariano. Alle Novaline si trova infermo il nostro Padre Diff. Carlo Felice. Fu mandato
là Fra Abbondanzio infermiero, e si manderà eziandio un legno per trasportarlo169. Oh
quante miserie! Godo, che voi stiate meglio. Procurate di ristabilirvi bene bene, e di
conservarvi. Addio. Trento 12 ottobre 1784.
Qui abbiamo Fra Giandomenico di Roveredo ritornato da Insprugg per visitare li
suoi parenti.
365. 1784
Al sig. Francesco Tacchi capitano. Roveredo.
Molto illustre sig. sig. e padrone colendissimo.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Spinta da vero bisogno, ed incoraggiata dall'altre volte sperimentata bontà di V. S.
molto illustre, ardisco di presentarmele innanzi per esporle i miei travagli, e pregarla di
soccorso. Fino dal principio di agosto, per mezzo di un signore dimorante in questa
città170, ho spedito a Insprugg la mia quietanza per ottenere il quartale dell'assegnatami
pensione, scaduto l'ultimo di luglio: ma finora, malgrado l'aver fatto più instanze al
detto signore, non mi è riuscito di riscuotere né danaro, né scusa, o sia cagione alcuna di
tale ritardo. Ciò mi preme, atteso che debbo pagare l'affitto dell'albergo, e quanto mi
occorre per non morire di fame, o freddo, assai poco essendo quello, che mi guadagno
col giornaliere lavoro delle mie mani. Il perché a V. S. molto illustre indirizzo una copia
dell'accennata quietanza, ed a vista dell'ordine sovrano ultimamente insinuatami, le
unisco anche la quietanza del quartale corrente sino all'ultimo di questo mese,
supplicandola insieme, che all'esibitore delle medesime mio fratello, voglia sborsare il
tassato danaro. La prego pure con questa occasione, che per amore di Dio signor nostro
m'insegni, come nell'avvenire possa riscuotere facilmente li miei quartali; poiché il far
capo a Insprugg mi costa per la cambiale: il farlo a Roveredo parimente mi costa per il
messo appostato, non avendo sì nell'uno, che nell'altro luogo alcuna persona da
impiegare gratuitamente in mio favore. Altresì mi è di costo il far segnare la quietanza
dal signor pretore. Per gli stessi motivi si querela eziandio la signora Anna Maria Bozzi
da Valdisole, e quindi pregata ho spedito insieme colla mia la di lei quietanza in
Insprugg, ed ora la spedisco a V. S. molto illustre. Nuovamente la supplico di aver pietà
di me, di aiutarmi, e consolarmi, e sperando di restar esaudita, le fo un riverente inchino,
e mi professo. Trento ai Molini 14 ottobre 1784.
Di V. S. molto illustre
Um.ma, div.ma, obbl.ma serva
Michelina Tommasi ex Clarissa171.
366. 1784
A Monsig. Zambaiti Vicario Generale di Trento.
Tabella parochiarum Ausugii, aliarumque tirolensium an. 1784.
In ditione austriaca, dioecesique Feltrensi.
169
Il legno non fu poi mandato.
Il controlore tedesco della posta, morto in Trento nel nov. del 1784.
171
Non ebbe alcun effetto questa umile supplica.
170
92
1. Nativitatis B.M.V. Burgi.
2. SS. Victoris et Coronae Levici.
3. S. Zenonis Strigni.
4. Assumptionis B.M.V. Grigni.
5. SS. Petri et Pauli Roncenii.
6. S. Bartholomaei Torcenii.
7. Assumptionis B.M.V. Telvi.
8. S. Leonardi Castrinovi.
9. S. Augustini Mansuum Novaleti.
10. Nativitatsi B.M.V. Thesini.
11. Assumptionis B. M.V. Primerii.
12.
13.
14.
15.
In ditione Tridentina, Diocesique Feltrensi.
Nativitatis B.M.V. Pergini.
Sanctissimi Corporis Christi Calceranicae.
Sancti Georgii Viculi.
Sancti Floriani Lavaronii.
In ditione Tridentina, dioecesique Paduana
16. Sanctae Martae Brancaforae.
In ditione Tridentina, dioecesique Veronensi.
17. Sancti Petri Brentonici.
18. Sanctae Mariae Avii.
Questa tabella fummi chiesta dallo stesso Monsig. Vicario in questo dì 18 ottobre
1784. Servir deve a chi compone in Roma la Bolla unitiva delle riferite parrocchie alla
diocesi di Trento. Mi ha piaciuto di registrarla pro memoria etc. Mi furono chiesti
specialmente i titolari, giacché i nomi delle parrocchie, o sia de' paesi parrocchiali glieli
ho dati un'altra volta.
367. 1784
Alla Madre Giovanna Teresa Heyderin segretaria in s. Chiara.
Laus Deo vivis, requies defunctis.
Dopo diligente inquisizione ho ritrovato, che le sante Messe, le quali si facevano
celebrare annualmente per obbligo perpetuo dal venerabile monistero della Santissima
Trinità di Trento, abitato da Religiose Clarisse sino a quest'anno 1784, nell'anno 1631,
furono 461, cioè
Per il sig. Fondatore Antonio a Prato
261
Per la sig. Antonia di Castelbarco da Lizzana 144
Per li signori Prati
52
Per altri
__4
461
Più distintamente ho ritrovato notato, che ogni settimana doveano essere celebrate
all'altar maggiore della ss. Trinità cinque Messe per le anime del lodato signor
fondatore, e de' di lui signori parenti. Che per l'anima della detta signora Antonia, e di
altri nominati nel di lei testamento, doveano celebrarsi in s. Trinità quattro officii nelle
93
Quattro tempore, facendo in ogn'uno cantare una santa Messa, e recitarne nove basse: ed
ogni settimana due Messe basse. Cinque altre Messe per l'anima di donna Lucia
Micheletta. Due Messe cantate dai RR. Beneficiati del Duomo per il signor Canonico
Silvio di Prato seppellito in s. Trinità. Una Messa ogni settimana per l'anima della
signora Isabella vedova del sig. Giustiniano Prato, e per tutte le altre anime della di lei
Casa. Sette Messe del Santissimo Rosario per l'anima del sig. Antonio Iacchelini di
Trento, e de' di lui morti. Un anniversario di una Messa per l'anima di donna Cattarina
vedova Romagnin, di Stefano Gasegon, e di Vincenzio Gasegon da Trento suo padre.
Otto Messe per l'anima del sig. Girolamo Alberti di Trento. Più Messe cantate, e basse
per le anime de' signori Clementi di Mezzolombardo. Due Messe cantate, e trenta n
basse per la Madre Fuchera, ed una Messa in musica nella festa della madre Santa
Chiara. Una Messa cantata, e ventiquattro basse per li signori baroni di Kuen. Una
Messa cantata per il signor barone Cristoforo di Prato. Alcune Messe per Casa
Particella.
Ho però anche ritrovato, che ai 15 di marzo dell'anno 1631 la Sacra Congregazione
del Concilio ha conceduto al R.mo Ordinario di Trento la facoltà di ridurre a minor
numero le accennate Messe anniversarie, e che quindi ai 16 di aprile del medesimo anno
1631, dal lodato Ordinario furono ridotte al numero di sole cento: sebbene poi nell'anno
1752 ai 16 di febbraio lo stesso R.mo Ordinario di Trento fece un nuovo catalogo di
Messe da essere celebrate annualmente a spese del suddetto venerabile monistero,
fissandole tra cantate, e basse dugento e settanta, dico 270, ed applicandole una volta
per sempre per le famiglie Prata, Castelbarca di Lizzana, Micheletta, Iacchelina,
Romagnina, Alberta, Fucchera, Kuena, Particella, Clementi.
Tanto e nulla più mi occorre da scrivere con tutta la sincerità in questo giorno 28 di
ottobre dell'anno 1784.
F. Gio. Grisostomo da Volano.
368. 1784
Al P. Filippo di Metodesco Riformato a Melombardo.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Il pensiero eccitato già tempo da S. P. nella mia mente, di comporre un Titolare
moderno, o sia un formolare delle iscrizioni, che si usano al giorno d'oggi nelle lettere,
non è mai svanito, che anzi l'essere stato più volte ricercato di tali cose, me lo ha vie
maggiormente impresso, e fissato. Le calamità però de' nostri giorni, e le mie continue
occupazioni, non mi hanno permesso di porlo in effetto, e quindi mi è convenuto
contentarmi di soltanto radunare data occasione de' materiali. Eccogliene un picciol
saggio di essi, che potrà servire di risposta alla gratissima, e compitissima sua.
Reverendissimo, ac Amplissimo Praesuli
Domino Domino Placido vigilantsisimo
Abbati Monasterii Mariaemontani, inclyti Ordinis S. P. Benedicti, in
Valle Venusta.
Botzen.Meran.
Mariaperg.
Aggiunta. Anche nella Cronaca della nostra Provincia Tirolese stamp. nel 1753,
pag. 141, l'Abate Benedettino di Füessen nell'Algoia eletto nel 1714, si dice R.mus, et
Ampliss. DD. Abbas.
Così al medesimo Abate ho scritto io poco fa in altrui nome, e mi lusingo di non
aver fallato, perché prima ho veduto delle iscrizioni fatte agli Abati di Weingarten, di
94
Selva negra, di Wilten, di Anversa etc. ed ho avuto innanzi agli occhi Catalogum
Personarum Ecclesiasticarum Dioecesis Brixinensis stampato nel 1763, in cui l'Abate
benedettino di s. Giorgio si dice R.mus, et Amplissimus DD. Lambertus Abbas: e gli
stessi titoli si danno all'ab. Cistercense di Stambs: al Preposito Lateranese di Neüstift; al
Prelato Premostrat. di Wilten. Nel principio della lettera potrà farsi: Amplissime, ac
R.me Praesul, Dñe Dñe Col.me. In progresso, ed in fine Amplitudinis tuae R.mae, colla
soscrizione Infimus servulus Fr. Philippus Panizza Sac. Franciscanus. Volendosi nel
principio ciceronizzare, si replica la soparscritta esteriore colla giunta del Fr. Talis de
Talibus Felicitatem, o altro simile augurio. Benché al di dentro basterà eziandio il dir
soltanto
R.mo, ac Amplissimo Domino Domino
Abbati Mariaemontano
P. Philippus Panizza Franciscanus
Felcitatem.
Se alcuno mi dicesse, che li tedeschi sono più prodighi di titoli, io gli risponderei,
che noi non siamo tedeschi per al Dio grazia, ma Italiani; e che non so esservi alcuna
legge, la quale ci obblighi a tedeschizzarci in questa parte.
Per un Priore Benedettino col lume del citato Catalogo fio questa iscrizione:
Admodum Reverendo in Christo Patri
Patri... Priori celebris Monasterii
Mariaemontani, inclyti Ordinis s.
Benedicti in valle Venusta.
Botzen.
Meran.
Mariaperg.
Per un Conte di Firmian credo, che si possa fare:
Ill.mo, ac Generosissimo Domino Domino
Tali S.R.I. Comiti de Firmian, Domino
in Cronmetz, Meggl, et Leopoldscron
Mareschallo haereditario Celsissimi
Episcopi ac Principis Tridentini, Cubiculario
S.C.R.A. Maiest. etc. etc.
Passavium.
Se poi gli convenisse il tutolo di Eccellenza, dovrebbesi fare:
Ill.mo, et Excell.mo Domino Domino
Tali etc. S.C.R.A.M. Consiliario, oppure
a Consiliis etc.172
Ma rapporto a queste due iscrizioni mi rimetto a chi ne sa più di me, ed ha maggior
cognizione de' moderni Conti Firmian.
Mi piace, che S. P. ami scrivere nella bella lingua latina piuttosto, che nella tedesca;
ed approvo il suo sentimento circa la sua signora madre, cui potrà data opportunitate
notificare il caso della signora Frisinghella173, quando non glielo abbia già fatto palese.
Pregandola di aver ancora me raccomandato alle sue fervorose orazioni, l'avviso di non
172
Il Papa scrivendo nel 1214 a Turchi fece Innocentius... nobili viro Sephadino soldano Damasci, et
Babyloniae, timorem trini nominis, et amorem.
173
Roveretana, che avendo ripetuto dalla Religione il suo figlio, perdette il figlio, ed il sostentamento infra
annum.
95
usare cerimonie con me, ma bensì tutta la confidenza, e libertà, poiché riverendola di
cuore mi dico. Trento, s. Bernardino 4 novembre 1784.
Suo div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Gio Crisostomo di Volano.
P.S. La prego di far sapere al P. Amando di Covalo, che ho ricevuto la sua,e che
procurerò di rispondergli più presto, che potrò, e che frattanto lo riverisco.
369. 1784
Al sig. don Giacomo Maria Weber. Calliano.
Rev. sig. e fratello Carissimo.
Non potendo più sopportare le vessazioni, che vengonmi fatte, mi trovo in necessità
di ricorrere da Lei, perché mi aiuti. Il nipote don Giovanni Weber mi ha tacciata, che ho
tolto un lavezzotto, una lanternetta, una scanzia, e del peltro di sua ragione: e
quantunque io gli abbia risposto, che tali cose erano mie, non mi è riuscito di renderlo
persuaso. Mi preme tanto l'essere tacciata da ladra senza verun merito: potendo asserire,
e protestare con tutta la verità, che dette cose erano mie, e non tengo roba di altri.
Quindi prego Lei, che voglia farmi questo bene di scrivere al detto don Giovanni, che
mi lasci in pace, e finisca di travagliarmi. Non ardisco di pregarla, che venga in persona,
perché non vorrei recarle tanto incomodo: ma se il fraterno suo amore la spingesse ad
imprenderlo, mi apporterebbe senza dubbio un gran conforto, ed accrescerebbe di molto
le mie antiche obbligazioni. Nel qual caso crederei vantaggioso, che pigliasse
l'inventario delle mie robe. Confido tanto nell'accennato suo fraterno, e tante volte
sperimentato amore, e riverendola di tutto mi professo. Cognola 9 nov. 1784.
Sua aff.ma, obbl.ma sorella Teresa174.
Scrissi raptim. Teresia est vidua.
370. 1784
Al P. Amedeo di Roveredo. Roveredo.
L.I.C. Con desiderio, ed intenzione di servire alle ill.me signore baronesse
Fedrigazzi, e di secondare le premure di V. P. R sonomi fermato apposta in
convento,benché avessi impegno di andare in città, e sono stato aspettando lo
stimatissimo signor dottore Giuseppe Romano (di Brentonico). Questi è venuto
domenica dopo Compieta: ma presto è anche partito, perché molto poco gli ho potuto
notificare al suo intento175. Mi spiace di non aver potuto di più; e confidando, che sarà
aggradito il detto mio desiderio, la prego di farne consapevole di esso anche cotesto
Padre Vicari176o per non moltiplicare fogli, la riverisco divotamente, e resto. Trento, s.
Bernardino 16 nov. 1784.
Di S.P.R. Div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Giangrisostomo di Volano.
371. 1784
Al sig. don Gio. Paolo Arnoldi curato di Tueno177.
Molto illustre, e molto rev. sig. sig. padrone colendissimo.
174
Teresa vedova Palaura, che vive 1800 in Romagnano col suo nipote curato Domenico Malpaga.
Circa iurisdictionem Comitatus Numitani. Vide Monumenta Tabarrelliana praesertim Epist. Cancell. Franc.
Ant. Alberti.
176
Gio. Vincenzio di Roveredo.
177
Nato circa il 1727.
175
96
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Dissi già, e confessai schiettamente al signor abate Felice Menapace178, che io come
povero fraticello non ho mai fatto studio speciale di monete, medaglie, iscrizioni, ed
altre somiglianti reliquie degli antichi; e che se pure ho letto qualche pochetto intorno ad
esse, ciò venne da me fatto per mera necessità, e per accidente: il che senza dubbio non
può bastare per costituirmi un erudito, e giudicioso antiquario.
Quindi pungo non mi vergogno di protestare a chiunque, che non riconoscomi, né
mi reputo atto a leggere, e spiegare la trasmessami picciola iscrizione, tratta da un
mattone scavato poco fa nel cimitero di san Vigilio appresso Tassullo179, benché le di lei
lettere sieno romane, belle, e simili, eziandio le doppie, a quelle della lapida
ultimamente scoperta in Romeno, e dedicata a Saturno da parecchi Lumennoni, o sia
Romenesi, non che a quelle delle più antiche iscrizioni profane, che ho veduto nel
museo veronese del signor marchese Scipione Maffei, e nelle Antichità d'Aquileia del
signor canonico Giandomenico Bertoli, ed in altri libri di somiglievole materia trattanti.
Malgrado però questa mia sincera protesta, giacché debbo dare qualche risposta, mi fo
animo, e mi avanzo a dire, che vorrei vedere una terza, e più sicura copia dell'accennata
iscrizione, poiché le due mandatemi sono differenti non poco, siccome ogni uno
confrontandole può di leggieri accorgersi, e comprendere, dicendo la prima
In caso, che nel fare la detta copia si stentasse a discernere le lettere incavate, o sia
incise, si provi, che forse gioverà il modo inventato, sperimentato vantaggioso, ed
insegnato dal sig. Bertoli pag. 359, il qual è di spargere su la pietra di quella polvere
nera, che serve ad asciugare l'inchiostro su le scritture, stendendola poi su tutte le righe
con una lista diritta di legno, sinché tutta vada a fermarsi nei solchi delle lettere.
178
179
Menapace Rallitano de quo supra To. I, n. 38; natus est anno cir. 174.
Nella villetta di campo Tassullitano.
97
Rapporto al Locus è notabile appresso il Bertoli pag.174, questa iscrizione
Aquileiese: Locus sepulturae Gentilium Veteranorum: e siccome il medesimo autore
porta molte iscrizioni di sepolcri antichi, tra le quali altre principiano Loc. altre Loc.
Mon, altre Locus M. ed altre L. M., così pag. 141, avvisa esser noto, che le due sigle L.
M. si spiegano Locus Monumenti.
La voce Arenarium (ma con un solo r) in significato di cimitero trovasi usata ne'
martirologi antichi, ed anche nel Romano moderno a natura loci denominatione
deducta, siccome riflette il venerabile Baronio nelle sue note al citato Martirologio
romano 3 ianuarii e180. Ma il secondo e terzo punto della prima copia mi reca fastidio.
Non so, che oggidì nell'Anaunia, o sia Valle di Non, trovisi alcun luogo detto Auno,
né altro chiamato Annano, li quali possano dar motivo alle lezioni Aunesis, et
Annanensis, ovvero Annesium, ed Annanesium; so però che furonvi nel secolo
dodicesimo. Eccone in ristretto il monumento finora inedito: "Anno Dñ 1191 indictione
9, Kalendis Augusti, in castro Valsana Gislembertus de Lagaro vendidit Dño Conrado
Episcopo Tridentino, quod ei dedit Episcopus Adelpretus, in loco de Ananno, et in loco
de Auno. In tenutam autem loco epsicopi missus fuit Vicedominus de Clesio".
L'Anannum può credersi Nano della parrocchia Tassullitana, come Volano, Varena,
Vezzano, Gresta, e Seo sono Avolanum, Avarena, Vezanum, Agresta, ed Iseum di non
poche carte.
La lezione Naunen. sarebbe conforme a quegli antichi monumenti, da' quali sono
chiamati Naunes gli abitatori della valle di Non. L'altra poi Naunitani si conformerebbe
a quella preziosa lamina del quarto secolo, che vuolsi appartenente ad Naunes
Tridentinae dioecesis da Pietro Polidoro abbruzzese nella dissertazione sopra la detta
lamina stampata l'anno 1731, pag. m. 417, perché il popolo in essa nominato populus
Empurcii Naunae181 nella medesima si dice anche populus Empurii Naunitani.
180
In Rom. 17 ian. In Breviario romano 19 ian. Item in lectione ss. Marci et soc. martyrum habetur Arenaria in
casu primo numeri singularis, et generis feminini. Arenarium appellabant Christiani caemeterium. Così nelle Giunte
al Glossario cangiano. Arenaria per cimitero ha eziandio Pace Giordano To. 1, L. 5, tit. XI, num. 2.
181
o piuttosto Nauniae.
98
Finalmente circa il menzionato mattone vorrei, che venisse notato, se sia intero,
oppure rotto, e mozzato: se quadrato, o bislungo: e se abbia le lettere incise, ovvero di
rilievo; mentre leggo appresso il Bertoli pag. 325, che il Domenichi fa questa nota in
margine al cap. 14 del lib. 35 dell'istoria naturale di Plinio da sé tradotta: Trovansi oggi
nelle sepolture antiche i mattoni di misura diversa, i quali sono di un palmo, e di
quattro dita. Ne' maggiori s'intaglia il nome dell'artefice. Soggiunge però il Bertoldi,
che a detta del signor cav. Orzato le lettere intagliate non indicano il nome
dell'artefice,ma quello del defunto.
Che niuno degli scheletri ritrovati nel detto cimitero Tassullitano abbia le mani
incrocicchiate sul petto, ma tutti le abbiano perpendicolarmente giacenti, e distese,
parmi un buon argomento, e segno di grande antichità. Il Rituale romano moderno sotto
il titolo In expiratione prescrive, che parva crux super pectus inter manus defuncti
ponatur: aut ubi crux desit, manus in modum crucis componantur. Non posso dire
quanto antica sia così fatta rubrica: bensì, che il Padre Giacomo Gretsero nella sua opera
de Cruce Christi Lib. 2, cap. 13, pag. m. 294 scrive: Cadaveribus mortuorum cruces
manibus tenendas pietatis causa alquando dabant Christiani. Auctor huius moris est
Sophronius in Prato spirituali cap. 87 ubi ait, in spelunca quadam inventum mortuum
anachoretam cilicio, et pallio indutum, tenentemque manibus argenteam crucem. S.
Sofronio Damasceno, celebre patrairca di Gerusalemme, fiorì nel settimo secolo, e morì
agli undici di marzo dell'anno 636.
Il sig. Bertoli pag. 380, 382 e 385 produce tre figure antiche di cadaveri Aquileiesi
colle mani incrocicchiate: e pag. 366 premette quella di sant0rmagora vescovo primo di
Aquileia senza collo, mercé che decollato nell'anno 70 del primo secolo cristiano, come
seppellito da' contemporanei al di lui martirio, colle mani, o sia braccia parimente
incrocicchiate, cioè col braccio sinistro sopra il destro.
Circa le monete di Costantino, e di altri, che trovansi nel mentovato cimitero
Tassullitano, gioverà il sapere, che siccome riferisce Lorenzo Beyerlinck in Theatro
viate humanae To. 2, verbo Cadaver pag. m. 8, veteres olim trientem in os defuncti,
tamquam naulum imponebant, quem apud inferos darent pro portorio Charonti: che tal
prezzo in seguito fu accresciuto: che la città di Gerusalemme avendo bisogno di danaro
per liberarsi dall'assedio del re Antioco, aprì un sepolcro di Davidde, e cavò da esso tre
mila Lire: e che il re Erode aprì un altro sepolcro, e pigliò da esso una gran quantità di
oro. Per tali notizie allega non solamente Eustathio, e Natale de' Conti, ma eziandio
Aristofane, Strabone, Luciano, e Gioseffo Ebreo182, autori antichissimi.
Qui finisco di cianciare, e di stancare V. S. molto illustre, e molto rev. colle mie
debolezze. Chiedendole scusa, la prego de' miei complimenti allo stimatissimo signor
cappellano Menapace, la riverisco divotamente, e mi professo. Trento, s. Bernardino 20
nov. 1784.
Di V. S. molto illustre e molto rev.
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo nel Signore
Fra Giangrisostomo di Volano
de' Minori Riformati di s. Francesco.
P.S. Il Conte Lodovico Moscardo veronese nel suo Museo Lib. 1, pag. m. 58 dice,
che le famiglie romane, specialmente della plebe, formavano una cassa, o avello di
182
*Giuseppe Flavio.
99
lastre di pietra, e per lo più di terra cotta, entro il quale ponevano il defunto, con alcune
monete per pagare il passaggio a Caronte. Così attesta Fortunio Liceto etc.
372. 1784
Al sig. Francesco Tacchi. Roveredo183.
S.L.G.C. Molto illustre sig. e padrone colendissimo.
Mi dispiace l'errore accaduto circa la quietanza. Per supplire al medesimo qui
compiegata rimando l'altra, che corrisponde al quartale datomi da V. S. molto illustre:
cui aggiungo, che oggidì soltanto, dopo molti passi e molte istanze ho ricevuto il
quartale scaduto l'ultimo di luglio, e mandatomi da Insprugg. Siccome ancora trovomi
nelle angustie, che altre volte le ho accennato, per rapporto ai promessimi quartali, e
non so in qual modo cavarmi da esse; così di nuovo mi raccomando, e col dovuto
rispetto riverendola mi dico. Trento, ai Molini 4 dic. 1784.
Di V. S. molto illustre
Um.ma, div.ma serva
Michelina Tommasi ex Clarissa.
373. 1784. Vedi sotto 390, 398.
Al P. Andrea Balducci di Prezzo Vicario a Campo.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Eccitato in questi ultimi giorni da un discorso fatto intorno a san Giuliano di
Rendena, ho inteso insieme quelle poche notizie, che teneva disperse di tal Santo, e così
ho composto una breve Leggenda del medesimo. Mi lusingo di non avere speso
inutilmente il tempo, e non so capire come sia stato tanto a pensare di proposito su di
tale materia, e specialmente come non vi abbia pensato di più quando fui nell'impegno
di riprendere col P. Benedetto Bonelli ai celeberrimi Padri Bollandisti. Ora dunque,
malgrado l'iniquità del tempo presente, voglio tentar di supplire alla mia involontaria
mancanza, e negligenza; e quindi prego S. P. che voglia porgermi la mano (ma però
senza veruno strepito, e romore) dopo che ho ricusato l'esibizione del medesimo
servizio fattomi da un ecclesiastico secolare. Basterammi, che indirizzi al Molto Rev.
sig. curato di Caderzone, od a qualche altro buon sacerdote di quel luogo, la qui
compiegata mia carta, supplicandolo di rispondere con suo comodo e senza andare fuori
di casa per far inquisizioni, ai quesiti proposti nella medesima. Anzi mi contento, che
aspetti sino alle prossime feste del santo Natale per così fatto servizio in caso, che là si
portasse personalmente alla S.P. o qualche altro Religioso. Spero di venir favorito, e
consolato, giacché procuro la maggior gloria di Dio Signor nostro, e del di lui Santo
servo, ed in un decoro della nazione. Con che sospirando a S. P. felicissime le dette
feste, mi raccomando in precibus, e resto. Trento, s. Bernardino 10 dic. 1784.
Suo div.mo, obbl.mo servo in Cristo
F. Gio. Crisostomo di Volano.
L'accennata carta è questa.
Un Religioso, che ama laudare Dominum in Sanctis eius, ed ha messo insieme quel
poco, che finora gli è riuscito di trovare intorno a San Giuliano di Rendena, brama, e
prega, che alcuno pratico di quel paese si compiaccia di rispondere sinceramente ai
quesiti, che qui seguono.
183
Questo Tacchi disperato si ha precipitato nella cisterna delle monache Caroline, in cui voleva buttar esse, se
non partivano presto. Ebbe paura della resa de' conti. Fu poi seppellito su le ghiare del Leno come un asino.
100
1. Di quale antichità si creda la chiesa di s. Giuliano eretta sul Monte di Caderzone?
2. Se abbia sagristia, campanile, e campana?
3. Se presso di essa dimori, o abbia dimorato alcun eremita?
4. In qual figura dalla palla dell'altare sia rappresentato San Giuliano, se di vescovo,
di prete, di martire, di soldato, o di altro grado, e con quai simboli?
5. Se tal palla sia vecchia, o recente? e se rappresenti altri Santi, e quali?
6. Se nella mensa dell'altare, o altrove si creda giacere il corpo di s. Giuliano?
7. Se abbiasi l'istrumento della consecrazione di detta chiesa, ed essendovi, di qual
tenore sia? oppure se almeno si veggano le solite croci nei muri?
8. Se, ed in qual giorno si celebri l'anniversario della consecrazione?
9. Come pure se, ed in qual giorno, e con qual Messa venga celebrata la festa del
titolare?
10. Se si sappia il preciso termine del territorio di s. Giuliano, che gode il privilegio
singolare di far morire le vipere, e gli altri animali velenosi?
11. Se l'acqua di s. Giuliano giovi anche contra le febbri?
12. Se non solamente la detta acqua, ma eziandio la terra di s. Giuliano per
divozione venga portata in altri luoghi, e paesi?
13. Se si raccontino miracoli, e quali in ispecie, ad onore di s. Giuliano?
14. Qual divozione abbiano per esso li Randenesi, ed altri?
15. Se in Rendena, o in altro luogo delle Giudicarie siavi altra chiesa di s. Giuliana,
o qualche altare?
16.Se l'altare di s. Giuliano, ch'è nella chiesa curata di Caderzone, sia antico, o
recente, e rappresenti un vescovo, o soldato, come al numero 4?
17. Se di tal altare, o della chiesa montana facciasi menzione dai Randenesi ne' lor
testamenti?
18. Se in Randena sienvi uomini, che portano il nome di Giuliano?
19. Se siavi qualche libro, che tratti del predetto Santo Randenese, oltre il Trento
del Mariani, e le Notizie del Bonelli? oppure qualche decreto visitale?
20. Chi sia il titolare della chiesa curata di Caderzone, in cui è l'altare di s.
Giuliano?
Il quesito 4 e 16 preme di più di ogn'altro.
Le risposte sono qui sotto al n. 398.
374. 1771 (sic)
Al P. Candido da Poia Ministro Provinciale.
La scarsezza, che ho del tempo, ed il rispetto che per ogni titolo professo alla P. V.
M. R. non mi permettono di rispondere lungamente al di Lei venerabile foglio segnato li
sedici dell'andante. In curto adunque le fo noto, che l'ho letto, e baciato più volte, l'ho
messo sull'altare del coro, e presentato a Gesù Cristo Signor nostro: che anche dopo di
averlo letto mi trovo sereno, e niente affatto alterato, e che farò prontamente quanto
parmi di poter dire d'aver sempre mai preteso di fare, cioè la santissima volontà di Dio,
nella maniera da S. P. M. R. significatami. Per altro desidero ardentemente, che il
medesimo Iddio accetti almeno la mia buona volontà, ed il sacrificio, che gli fo di essa,
e genuflesso baciando a S. P. M. R. la sagra destra, la supplico della sua paterna
benedizione. Arco, Le Grazie, 19 agosto 1771.
Di S. P.M.R. Um.mo, ubbid.mo servo e suddito
Fra Giangrisostomo.
101
Nota. Mi ha vietato il far penitenze grandi ad instanza di certi Frati del convento,
benché non abbia mai fatto cose grandi, ed eccedenti le mie forze, né apportanti verun
incomodo ad altri. Iddio gli perdoni. Un accusatore è morto giovine senza essersi
ammazzato. La vigilia dell'Assunta fu di stimolo ai detti buoni Frati.
375. 1784
A Monsig. Zambaiti Vicario Generale. Trento.
Ill.mo, e R.mo sig. sig. e padrone graziosissimo.
Il dottore Giacomo Travaglia di Trento, costituito in età di circa settantacinque
184
anni , e soggetto a diversi acciacchi, e Teresa Aquila di lui consorte185, similmente di
età molto avanzata186, e di salute tanto cagionevole, che da qualche anno in qua la
obbliga di starsene sempre ritirata in camera, supplicano col dovuto rispetto V. S. ill.ma,
e R.ma, che voglia degnarsi di conceder loro la licenza di potersi far celebrare la santa
Messa nella propria camera in tutte le feste di precetto, anche per altro eccettuate, ed in
altri giorni; come pure di poter in detta Messa eziandio di comunicarsi. Siccome poi
hanno obbligo di far celebrare ogni settimana quattro Messe nella chiesa parrocchiale di
san Pietro di Trento, e per grazia di codesta R.ma superiorità fu loro accordato di poterle
far celebrare nella cappella Travaglia di Calavino in tempo di Villeggiatura: così
parimente supplicano, che sia loro conceduto di poter far celebrare nella suddetta
camera le occorrenti. Che della grazia etc.
Nota. Monsignor Vicario li 22 dic. 1784 pregato dal suo zio Padre Francesco
Albano Zambaito nostro Vicario in s. Bernardino, a nome degli accennati signori, per
iscansare le gravi spese della cancelleria vescovile non volle alcuno scritto, e rispose in
voce, accordando ai detti signori, che possano ne' giorni festivi di precetto soltanto farsi
celebrare la santa Messa nella propria camera per soddisfare al precetto ecclesiastico, e
ciò anche in tempo, che il signor Giacomo uscisse per altro di casa, ma con la
condizione, che la sig. Teresa per ascoltare la santa Messa debba stare, o sedere fuori
del letto: e che ogni volta sia fatto di nuovo e disfatto l'altare. Di più ha loro accordato,
che ambidue, quando oro piacerà, possano comunicarsi sotto la detta Messa, eccetto che
per Viatico, il quale se lo faranno portare dalla propria parrocchia. Ha loro negato il
trasporto delle Messe legatarie per non offendere il canonico soprastante a s. Pietro.
376. 1785
Al P. Fortunato Guelmi di Trento Guardiano a Mezlombardo.
L.I.C. Iersera dopo cena ho trovato in cella nostra l'invoglio di libri addirizzatomi
da S. P. R. Quindi l'assicuro, che riporrò in questa biblioteca li destinati per essa; e la
ringrazio del gradito regalo, che mi fa degli altri. Questi mi saranno utili per al mia
biblioteca Tirolese, e specialmente per far più ampio, e giusto l'articolo, che aveva già
ideato,del suo signor fratello abate Girolamo. Per altro mi offende un poco lo scritto da
monsignor Preposito Codelli, mercé che uniforme a' sentimenti de' moderni antiromani.
Mi offende altresì la stampa Goriziana per essere tanto scarsa di lettere iniziali
maiuscole. Ammiro poi la franchezza, e libertà, con cui parla de' viventi, o poco fa
defunti, l'accennato Monsignor Codelli. Temo, che troverà delle brighe, e de' disgusti.
184
185
nato nel dic. gli 8.
Eadem Teresia obiit die 3 iunii 1785, feria sexta Tridenti. Iacobus autem an. 1789 die lunae 16 febr.
Tridenti.
186
anni 73.
102
Nuovamente la ringrazio, e raccomandandomi in precibus, la riverisco: Trento, s.
Bernardino 5 gennaio 1785.
Di S. P. R. cui aggiungo, che all'ex dono auctoris della storia Attemsiana ho
aggiunto con differente carattere Fratris sui.
Div.mo. obbl.mo servo in Cristo
F. Gio. Crisostomo di Volano.
377. 1785
A chiunque.
Trento 4 gennaio 1785.
In questi ultimi giorni appresso l'ill.ma signora Cunegonda Crivelli187, nata Martini,
gentildonna trentina, fu ritrovata una moneta sottile di argento, coniata in Nancy, città
capitale del Ducato lorenese, a' tempi di Renato Angioino, re di Sicilia, e Gerusalemme,
e Duca di Lorena, che divenne re nell'anno 1438 e morì nel 1480. Ella è di questa
grandezza188:
Nel manoscritto è disegnato un cerchio del diametro di cm 2,5. Altro cerchio nel
mezzo di cm 0,9.
Nel contorno della prima faccia si legge: RENATUS D G REX SICIL TERL
LOTH D., cioè RENATUS DEI GRATIA REX SICILAIAE, IERUSALEM,
LOTHARINGUIAE DUX. Nel contorno poi dell'altra faccia: MONETA NOVA
FACTA IN NANCETO.
Di questa moneta non ebbe alcuna contezza il signor Lodovico Antonio Muratori:
altre sei però ne accenna del medesimo re nel To. 2 Antiquit. Italic. Medii Aevi, Dissert.
27 de moneta, sive iure condendi nummos, col. 631 e 641, l'ultima delle quali sembrò
anche a lui malamente descritta, dicendo la copia: RENATUS D G REX SIC IER
ARLIOTID e pensò giudiciosamente, che si dovesse leggere piuttosto ACLOTH D,
cioè ac Lotharingiae Dux. Avvisa, che da una banda mostra uno scudo colle armi di
Francia, di Gerusalemme, e di Lorena. Nell'altra poi un braccio armato di una spada
ignuda, e diritta, col motto: Fecit potenciam in brachio suo.
La corona e la spada come nella muratoriana veggonsi anche nella nostra
Crivelliana, ma non il braccio, né l'intero scudo, perché fu traforata, siccome supponesi,
con un chiodo adoperato nella crocefissione di Gesù Cristo Signor nostro, della
grossezza, che rappresenta il circolo minore sopra effigiato.
Eziandio al giorno d'oggi ha due fili di seta cenerina, cui sembra essere stato
attaccato un sigillo. Si conserva con gelosia, e divozione in una picciola teca di legno, e
di rame bianco, e tiensi dentro una borsetta di pelle sottile con un cordoncino di seta
rossa intrecciata con filetti di oro. Anche l'orlo della prefata borsetta ed i diciassette fori
per il cordoncino sono fatti di seta rossa. Le quali cose tutte si notano, perché paiono
atte a corroborare la mentovata supposizione del sacro chiodo.
Nota per mia memoria. Che Renato sia divenuto re di Sicilia, e Napoli nel 1438 l'ho
ricavato dal Muratori cit. col. 631. Che poi sia morto nel 1480 da Lorenzo Beyerlinck
To. V Theatri Vitae Humanae, pag. m. 90, Serie Ducum Lotharingiae, verbo
Magistratus, dove aggiugnesi, che Aquis Sextiis (in Aix città arcivescovile della
Provenza nella Francia) primo sepultus, et Andegavum (Angers, cioè Angiò, città
187
188
Uxorem domini Felicis, quae obiit Tridenti anno 1796 hac die 24 aprilis hora tertia matutina.
Un Rogerius Neapolis rex fiorì nel sec. XII.
103
vescovile della Francia) relatus in aede s. Mauritii quiescit. Dicendo, che regnavit annis
24, credo, che falli per errore di stampa non infrequente, e debba leggersi con inversione
de' numeri 42. Fu Renato primo. Ma infatti non fu re di Napoli tanti anni, anzi il P.
Antonio Foresti nel suo Mappamondo istorico To. 4, part. 1,Lib. 7 all'anno 1438 lo
nomina come conteso, e dice, che s'è ritirato in Provenza con sua moglie Isabella per
vivere in pace, avendo perduto la padronia di Napoli. Il Muratori negli Annali d'Italia
all'anno 1483 dice, che in tal anno Renato Duca di Lorena, pretendente al regno di
Napoli fu condotto al soldo de' Veneziani per guerreggiare. Americo Vespuccio
Fiorentino celeberrimo con data di Lisbona nel 1504 ha indiritto la storia delle sue
quattro Navigazioni stampata in Argentina nel 1509, Ill.mo Renato Hierusalem et
Siciliae Regi, Duci Lotharingiae ac Barri.
378. 1785
Al P. Aniceto Piccini d'Isera. Campo.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Benché più volte abbia sentito parlare della grande astinente di Tione Domenica
Benvenuti, e dopo che fu processata d'ordine di Sua Altezza Rev.ma nostro vescovo,
abbia eziandio registrato più cose nel mio Diario istorico, mi confesso assai tenuto alla,
diligenza e attenzione di S. P. ed aggradisco la di Lei relazione, di cui ne farò buon uso,
essendo circonstanziata di più, e da credersi più sincera. Per altro io non mi meraviglio
più, che tanto dell'accennatami astinenza, poiché già parecchi anni ho riportato ne' miei
scritti alcune note su di tal materia ricavate dal Pignatelli, dal Lambertini, e da altri. Una
è questa. Olimpiodoro asserisce con Aristotele testimonio di vista, essersi trovato un
uomo, che in tutto il corso di sua vita non mangiò mai, né mai dormì, e solo di aria, e
col calor del sole nutricava la vita. Certa Margarita giovine dai 29 di settembre del
1530 sino al 1540, visse senza punto mangiare, o bere. Il Beato Niccolao di Flue
svizzero morto nel 1487, visse 22 anni dopo il cinquantesimo di vota senza bere, o
mangiare189. Margarita Vielmetta di Pragena, putta quadragenaria vivente oggidì, nel
1779 in febbraio è stata dieci giorni senza mangiar, o bere, e nel maggio più di venti
giorni. Nel 1780 poi quarantasei giorni. Non potendo inghiottire alcun cibo materiale, o
bevanda, inghiottiva però l'Eucaristico cibo. Ella lavora come ogn'altra sua pari di
campagna, mangia sempre poco, e più volte digiuna è venuta da Pragena a Trento per
fare la santa Comunione, senza curarsi dopo di essa di altro cibo in quel giorno.
Tralascio altri esempi, e dico soltanto, che il nostro Padre Lucio Ferrari nella sa
Biblioteca pronta verbo abstinentia n. 14 scrive: "Abstinentia diuturna ab omni cibo, et
potu potest dari naturaliter sine miraculo, ut pluribus exemplis, et auctoritatibus propbat
Pignatelli To. 4 Consult. 43 adducens aliquos si vixisse nedum ad 40 annos, sed etiam
ad dugentos: adducens insuper unum, qui numquam manducavit, neque dormivit, et
puellam, quae nullo praeter aerem cibo ad decimum aetatis annum pervenit, et grandior
facta nupsit, et prolem suscepit". Il Lambertini L. 2 de canonizatione c. 24 et L. 4, part.
1, c. 27 tratta lo stesso argomento, e dice, che Fortunio Liceto medico genovese morto
nel 1656 ha composto un libro de iis qui diu vivunt sine alimento, in cui riferisce, che
certuni sono vissuti così per dieci, per venti giorni: per otto, per quindici mesi: e per più
anni. Udirà volentieri qual sentenza verrà fatta dalla Curia ecclesiastica dietro al
mentovato processo: e di nuovo ringraziando S. P. del favore fattomi, la prego di
189
Franciscus Nicolaus Petrus Underi Helvetius dicitur a Zachia To. 2, RR. pag. m. 277, ac defunctus 21 mart.
1470 aetatis 70, abstinent. 20, La di lui vita dassi anche dal P. Mastino.
104
rimandarmi presto la mia emendazione del Martirologio romano, acciocchè possa
spedirla eziandio altrove, e riverendola resto. Trento 8 gennaio 1785.
Suo div.mo, obbl.mo servo
F. Gio. Crisostomo di Volano190.
P.S. Alle cose dette mi piace di aggiugnere, che merita di esse letto il gran medico
Paolo Zacchia romano, dove To. 1 Quaestionum medico-legalium Lib. 4 tit. 1, Quaest. 7
pag. m. 278 dice: "Concludendum ergo restat ex adductis esperientiis, hominem, et
quodcumque animal posse naturaliter per longum tempus absque ullo alimento externo,
et cibi inquam et potus, vitam incolumen traducere". Ed alla pag. 281: "Accaptatis ergo
iam pro veris historiis omnibus, et experientiis a quamplurimis doctissimis viris
enarratis, et ab ipso diligentissime pariter, et eruditissimo Liceto in unum congestis, iam
inde clarissime patet, longum ieiunium, nimirum non modo quod ad quadraginta dies,
sed ad plures menses, et annos toleretur, esse rem maxime naturalem, nihilque in se
miraculosi continere, sed potius rari: quod quidem in pluribus veritatem habere est
manifestum". Si noti l'aggettivo externo.
379. 1785
Al P. Benedetto d'Ampezzo Riformato. Vicenza.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Mi confesso tenuto alla memoria, che la P. S. R. conserva di me, ed alla premura,
che ha di recarmi qualche conforto in tempo, che trovomi sopraffatto dall'afflizione per
le note calamità, e vicende di questi nostri paesi. Godo, che costì l'aria non sia tanto
insalubre, e che la nostra santa Madre Religione abbia motivo di sperare la sua
sussistenza. Qui è in agonia mortalissima. Non fido dir altro intorno a questo. Bensì le
fo sapere, che in queste nostre contrade non è ancora stata fatta alcuna parrocchia
nuova; e benché siamo stati esaminati tutti pro cura animarum, niuno di noi, né de' PP.
Cappuccini, è ancora stato mandato fuori per tal cura. Un Padre Domenicano (Romedio
Andreis da Meclo Anaunitano) temendo imminente la soppressione del suo convento di
Bolgiano, è concorso alla cura di Branzolo, e l'ha ottenuta. Le Agostiniane di Sacco, alle
quali sonosi unite alcune nostre, sono state soppresse. Altrettanto temono in breve le
Servite di Arco, dove sono altre Clarisse rifugiate. Le Teresine di Roveredo, tra le quali
vi erano alcune Clarisse, han dovuto farsi Inglesi. Le Clarisse di s. Trinità di Trento
sono state incorporate a quelle di s. Chiara. Sopra le parrocchie Tirolesi per altro
soggette ai vescovi di Verona, Padova, e Feltre, ora come delegato apostolico comanda
il Trentino, discorrendosi nello stesso tempo, che sia in trattato di diventar veneta per
cambio tutta la Valsugana. Ho letto le due decretali Piane degli undici, e de' 17 nov.
1784, condannatrici di due libri tedeschi come contenenti propositiones haereticas; ma
non so qual effetto abbiano prodotto. In Tione, luogo della nostra Giudicaria maggiore,
vive Domenica Benvenuti, putta quadragenaria senza padre, e senza madre, la quale
avendo sempre mangiato poco, ora sta senza punto mangiar, o bere di sorta veruna da
tre anni, e mezzo in qua. Non può inghiottire altro, che l'Ostia consecrata. Fu esaminata,
ed osservata più volte, e da diversi sacerdoti, giudici, medici, ed altri, e per più giorni
continui191. Ma dee star sempre sul letto, ed in tempo di notte aver un lume. Ella potrassi
aggiugnere agli altri astinenti riferiti dal Liceto, dal Pignatelli, dal Zacchia, dal
Lambertini e da altri simili trattatisti. Io mangio e bevo anche più del bisogno. Preghi
Dio, che mi perdoni questo, ed ogn'altro peccato. Amen. Trento 24 gennaio 1785.
190
191
Il P. Aniceto è morto in Campo nel 1799 li 17 dicembre.
Fu trasportata a Trento li 4 giugno
105
380. 1785
Al sig. curato di Magrasso in Valdisole Don Giuseppe Sartori di Croviana192.
CASUS.
Curata Macrasii ecclesia in antiquis tabulis seu scripturis varie nominata reperitur.
In quibusdam enim dicitur Ecclesia Sancti Ægidii, in aliis s. Ægidii, et S. Marci, atque
in aliis s. Marci, et s. Ægidii. Il altaris maioris tabula digniorem obtinet locum effigies
divi Marci, qui ab immemorabili tempore ceu patronus praecipuus eiusdem ecclesiae
colitur sub ritu dupl. primae classis cum octava. Pariter ultra dedicationis anniversarium
inibi solemni ritu semper celebratum fuit, ac celebratur etiamnum calendis septembris
festum s. Ægidii abbatis, cum R.mi parochi sui maletani, ac aliorum sacerdotum
interventu, cumque primis, et secundis vesperis, ac Missa solemnibus, nec non populari
festivitate, vulgo Sagra nuncupata. Nunc tamen ambigitur, et qaueritur, an in praefato
festo sancti Ægidii abbatis, quod in calendario dioecesano est tantummodo simplex,
cantari de eo possint, et valeant praedictae vesperae, ac Missa solemnis, et A. R. D.
curatus ritu duplici officium integrum persolvere, Missamque ipse, ac omnes alii
sacerdotes confluentes celebarre necne? Unde
Respondeo affirmative; praeclarissimus enim Cavalerius To. 1 Decr. 137, num. 14,
docet, de patrono quidem principali officium celebrandum esse sub ritu dulp. I cl. cum
octava: de patronis autem minus principalibus sub ritu duplici dumtaxat maiori sine
octava. Udipsum antea tradiderunt Gavantus sect. 3, cap. 12, num. 6 et 7. Meratus
ibidem num. 2 et alii, ut ut exempla in contrarium non desint, celebrantium videlicet
seorsim, ac distinctis diebus uno oedemque ritu dupl I cl. cum octava, plurium
patronorum, seu titualrium, qua talium festa. Ceterum an divus Marcus Evangelista rite
fuerit sancto Ægidio abbati praepositus, forsan merito disquiri posset, nam ex dictis
constat, quod idem santcus Ægidius aliquando solus fuerit nominatus illius ecclesiae
titularis, ac etiam aliqunado una quidem cum sancto Marco, sed ante s. Marcum.
Sanctus autem Marcus numquam solus. Accedit his, quod festum s. Ægidii pompa
solemniori decoratum videatur. Sola Evangelistae dignitas hac in re non satis est ad
praeferentiam obtinendam. Profecto si primatus honor tribueretur sancto Ægidio, et sub
ritu dunpl. primae cl. um octava coleretur; sanctus autem Marcus sub suo dupl.
secundae cl., istud sequeretur commodum non spernendum, quod in casu occurrentiae,
vel concurrentiae locum cedere non teneretur festo ss. Angelorum Custodum, et omnis
disputationis occasio tolleretur. Nihilo tamen minus, donec lucidiora promantur, servari
posse solitum censeo. Hac die 27 ianuarii, sancto Ioanni Chrysostomo sacra, Anno
Domini 1785.
381. 1785
Al sig. Francesco de Capris arciprete di Terlago.
L.I.C. Inteso e considerato il caso dell'altare maggiore, penso che sia esecrato,
dicendo il P. Ferrari nella sua Bibliotheca Prompta To. I verbo Altare, num. 25, che
altare fixum execratur, quoties sepulcrum altaris, seu repositorium, ubi reconduntur
reliquiae, frangitur, removetur, vel minuitur. Così anche il P. Alessandro To. I, Theol.
L. 2, c. 7, art. I, pag. m. 360. Non aggiungo di più, e per al strettezza del tempo, ed
anche sul riflesso, che V. S. molto illustre e R.ma già è capace di tal materia e da sé può
192
Nel 1793 contò anni 49 di età.
106
risolvere ogni difficoltà. Senz'altro dunque le rinnovo la mia debolissima servitù, e la
riverisco eziandio per parte de' Padri Guardiano, Epifanio, Carlofelice etc.
aggiungendole con questa occasione, che un trilacense ha detto bensì al mentovato P.
Carlo, che portava a Trento la limosina delle Messe celebrate nelle feste del s. Natale,
ma finora non s'ha potuto ritrovare a chi l'abbia data, negando di averla ricevuta il
Penner, ed il Baiti. Trento, s. Bernardino 29 gennaio 1785.
Di V. S. molto illustre e R.ma, che prego de' miei rispetti ai sig. Carlo e Catterina
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo in Cristo
F. Gio. Crisostomo di Volano.
P.S. Il sig. don Valentino Gilberti è morto in Roma nel 1773 di anni 78193.
Alla Madre Maria Barbara di s. Chiara in s. Chiara.
Sia lode a Gesù, e Maria Signori nostri clementissimi.
Con molta istanza, e replicate volte mi ha pregato la Madre Maria Gioseffaloisa,
che scriva a S. R. Oggidì adunque la compiaccio, e primieramente ringrazio S. R. delle
religiose finezze, che ha fatto finora alla detta Madre, e la prego di continuare ad amarla
distintamente, sperando, che non avrà mai motivo di pentirsene. Poi le ricordo gli
obblighi speciali, che ha contratto col signor Iddio nostro; e che abbia paura di non
arrivare a compiere i suoi doveri. Non so presentemente come si diporti. Voglio aver
buon concetto: ma pure le raccomando di mantenersi, e conservarsi in umiltà non
solamente rapporto al Signor Iddio; ma anche rapporto alle Religiose, ed in
conseguenza, che sia umile intus et foris, di dentro e di fuori, coll'interno e coll'esterno,
co' pensieri, colle parole, e co' fatti. Per Lei ogni officio ha da esser buono, ogni cella,
ogni tonaca, ogni pietanza, per trista che sia, ha da esser buona. Ella ha da sopportare
senza difficoltà, che tutte le facciano da Signore Padrone, e che la trattino da povera
servetta. Ha però da far questo da buona Religiosa, e con intenzione di soddisfare, e dar
gusto al Signor Iddio, proccurando nello stesso tempo di viver unita, e raccolta con lui e
di ricordarsi continuamente, che la sta guardando. Per eseguir questo Ella non ha
bisogno della benedizione del P. C. o della M. B. né di far lunghe lezioni spirituali.
Potrei, ma non voglio scriver altro. Riceva questo poco come scrittole da uno, che
desidera di trovarla in Paradiso con Gesù, e Maria, in nome de' quali ora la benedice,
pregandola, che impetri anche a lui la stessa benedizione, di cui tanto tantissimo
abbisogna. Amen. S. Bernardino 4 febbraio 1785.
383. 1785
Al P. Saverio Battisti nostro professore nel seminario di Trento.
Io non ho mai veduta la Bolla clementina dei sette dicembre 1771 soppressiva di
dette feste nella nostra diocesi trentina, perché allora non era a Trento: ma soltanto il
Monitum cavato da essa, e pubblicato col Direttorio diocesano del 1772 dal sig. don
Belli. Quel sig. parroco tedesco, che si suppone obbligato di predicare anche nelle feste
soppresse, mi sembra troppo dabbene. Se fosse obbligato a tanto, sarebbe anche
obbligato a celebrar, ed applicar in tali giorni la Messa pro populo. A questo però non è
obbligato, giacché neppure il popolo è obbligato di ascoltarla, siccome dichiara
Benedetto XIV Constit. Cum semper data nel 1744 e pubblicata nel To. I sui Bullarii n.
193
Il tagliapietra nel rompere una pietra sostenente l'altare maggiore, e per formar un armaio in coro l'internò
sino a rompere il muro, che chiude il sito dove tovasi un'ampolla con olio sacro, anzi per curiosità la estrasse, e
rimirata tosto la ripose nel suo sito. Io feci turare il foro: ma temendo, che la frattura, e l'estrazione possano
pregiudicare alla consecrazione dell'altare, ricorro etc. Ita parrocus.
107
103, § 7. La prego de' miei rispetti al R.mo sig. Provicario (Menghin), e riverendola
resto. S. Bernardino 16 febbraio 1785.
Di S.P.R.
Div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Grisostomo.
384. 1785
Al sig. abate Antonio Emmanuele Sardagna. Trento.
Chiedo scusa, e compatimento a V. S. ill.ma, se tanto tardo rispondo al
pregiatissimo di Lei foglio, col notificarle, che oggidì soltanto dopo il pranzo mi venne
recato194. Circa poi quello, che si compiace di ricercarmi, le fo sapere, che io registro tra
gli uomini illustri dell'antica, e nobile famiglia di Cazzuffo, o sia Cazuffi di Pauberg,
due canonici di Trento, zio, e nipote, ambidue Franceschi di nome e giureconsulti.
Francesco Cazzuffi giureconsulto diventò canonico di Trento li 28 febbraio 1548, e
morì li 14 nov. 1552 in età di anni 56. Sta seppellito nel Duomo di Trento con epitaffio
da me trascritto, e pubblicato Vol. 4 Monument. Ecc. Trid., pag. 300. L'altro Francesco
Cazzuffi giureconsulto, e nipote ex fratre, fu console di Trento negli anni 1534,
1541,1546. Podestà di Roveredo dal 1549 sino al 1551, poi cherico, e canonico di
Trento dal 1552 e visse almeno sino al 1565. Il Mariani aggiugne nel suo Trento pag. 8,
che giace seppellito nel detto Duomo, e che fu decano del medesimo, e Vicario generale
di molta lode: ma io finora non ho potuto ritrovare alcun altro documento per
giustificare li due ultimi titoli, e fissare il tempo, in cui gli abbia portati: benché abbia
composto un copioso catalogo di canonici ed anche di Vicari Generali195. Fu Vicario nel
1565 e 1566 in cui morì. Una sentenza di composizione da lui proferita li 14 luglio 1555
l3 leggesi rammentata dal celebre giureconsulto della Repubblica veneta Marcantonio
Pellegrini Consil. 94 tomi posthumi196. Nella sala di casa Cazzuffa si veggono le
immagini de' predetti due canonici, ma senza veruna iscrizione.
Un Thomas de Cazzufo civis Tridenti nel 1533 fu mandato a Roma insieme con
Gio. Antonio Pona, detto poscia Geremia, per ottenere da Papa Clemente settimo
l'approvazione, e conferma apostolica dell'erezione del monastero trentino della ss.
Trinità, e quindi sta il di lui nome nel Breve clementino, che comincia: Cum sicut dilecti
filii. Egli fu console di Trento negli anni 1523, 1528, 1533, 1544 e 1546.
Uno Stephanus de Cazufo fu arciconsole, o sia Capo Console di Trento nel 1505, ed
un Laurentius de Cazuffo parimente fu arciconsole nel 1520e 1524. Tralascio i consoli,
il più antico de' quali fu Laurentius de Cazufo nel 1445, ed aggiungo, che nel Duomo di
Trento appresso l'altare di s. Florenzio v'ha scolpita in pietra questa memoria:
Altare D.o Florentio dicatum
Nob. Cazufforum Familiae
indeq. nascentium ius Patronatus
Iacobo Placentino autore
venerando Tridenti Canonico
MCCCCLXXXXVII.
194
dato li 23.
Questo canonico Francesco fu aio del cardinale Andrea d'Austria, col quale andò a Roma forse in occasione
di pigliare il cappello non già per alcun conclave.
196
Clarissimus I.U.D. dominus Laurentius de Chazuphiis olim civis Tridneti obiit. Domina nna eius uxor
superfuit.Spectabilis, et egregius dominus Franciscus et Thomeu fratres de Cazuphiis cives Tridenti fratres praedicti
quondam domini Laurentii, et tutores ac curatores, et administratores eius filiorum. Charta scripta ante annum 1570.
195
108
Nella chiesa poi di s. Maria Maggiore appresso la porta principale vi sono due
sepolture, una per li maschi, ed una per le femmine di tal famiglia, cosa rara, poiché su
la pietra d'una si legge:
Cazuforum inter cives optimorum
hoc est sepulcrum maribus dicatum.
e su la pietra dell'altra:
Cazufis feminis locus hic dedicatus.
Questo si è quel poco, che io posso notificare a V. S. ill.ma intorno ai nobb.
Cazzuffi. La prego di compatire la mia rozzezza, e facendole umilissima riverenza, mi
pregio di potermi soscrivere. S. Bernardino 28 febbraio 1785197.
Di V. S. ill.ma
Um.mo, div.mo, osseq.mo servo
Fra Gio. Crisostomo di Volano.
Foris.
All'Ill.mo sig. sig. et Padrone colendissimo
Il sig. abate Antonio Emmanuele Sardagna
di Hochenstein etc. Trento.
385. 1785
Al sig. abate Gio. Giuseppe Volani. Roveredo.
Ill.mo sig. sig. e padrone colendissimo.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Con li dovuti cordialissimi ringraziamenti rimando a V. S. ill.ma il Direttorio
trentino dell'anno 1629. Se l'avessi avuto avanti l'anno 1783, oh quanto mi sarebbe stato
più caro! mi avrebbe servito molto bene per rimuovere S.A. R.ma dalla risoluzione di
metter in vigore il Proprio trentino del 1627. L'ho mostrato a monsignor Vicario
generale: ma siamo restati d'accordo di non far altre novità, e di stare in decisis, giacché
il Papa tace. Bisogna, che il detto Proprio abbia incontrato dell'eccezioni, e
contradizioni. Per altro io confesso ingenuamente, che non intendo bene il detto
Direttorio, e mi sembra molto oscuro. Se mai avesse la fortuna di ritrovarne qualche
altro simile, mi farà singolar favore, se colla solita sua bontà me lo lascerà vedere. La
ringrazio pure del Decreto ringuardante (sic) la Società Trinitaria. L'ho trascritto per
mio uso,ed ho mandato la di Lei copia al sig. don Gio. Maria Laurenzi, che me l'ha
ricercata, a patto, che poi a Lei la ristituisca. La ringrazio finalmente anche del Decreto
circa san Pasquale, e le fo sapere, che in vigore della notizia ricevuta da V. S. ill.ma,
monsignor Vicario Generale ha scritto a Roma, e di là gli è venuto a stampa colle
Lezioni. A Lei dunque il clero tentino sarà debitore di un officio nuovo inserito nel
calendario: ed anche san Pasquale, che sia venerato sul Trentino, qualora però Insprugg
lo passi ed ammetta. Un'altra volta la ringrazio delle accennate notizie, e pregandola di
continuare a favorirmi, come pure di ricordarsi anche di me ad Aras, le fo umilissima
riverenza, e mi professo inalterabilmente. Trento, s. Bernardino 4 marzo 1785.
Di V. S. ill.ma
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo nel Signore
Fra Gio. Crisostomo di Volano Minore Riformato.
197
Gioseffo Cazzuffi ha sposata Gisoeffa figlia del Conte Lodovico Bortolazzi di Trento nel dì 12 marzo sabato
Sitientes alle 8 di sera del 1785. Il Sardagna per ciò ha stampato una sua canzone.
109
386. 1785
Al sig. don Antonio Cimonati ceremoniario vescovile. Trento.
Quaeritur, an episcopo valetudinario feria quinta in Coena Domini pro benedicendis
oleis, et chrismate conficiendo celebranti privatim in oratorio suo domestico, assistere
debeant ministri sacri, nempe Diaconus, et Subdiaconus?
Respondeo negative, id est non opus esse huiusmodi ministris quia Missa non
cantatur: et ideo sufficere posse ministros illos, qui epsicopo privatam Missam
celebranti adsignantur a caeremoniali episcoporum Libro primo, cap. 29198. Quibus addi
proferunt alii similes pro memoratae functionis exigentia, quemadmodum fit etiam
quando episcopus sacras Ordinatioens habet. Ita salvo meliori iudicio respondere audeo
in praefato casu, sane singulari, et mihi hactenus inaudito199. Questo dì 7 marzo 1785.
Ma il vescovo non poté celebrare né pure nella sua stanza, e fu duopo mandare a
Bressanone per far li Santi Oli.
387. 1785
Al sig. abate Antonio Emmanuele Sardagna. Trento.
Fra Giangrisostomo di Volano, servo umilissimo di V. S. ill.ma, la ringrazio della
sua bella canzone in lode de' signori Cazzuffo, e Bortolazza200. In confidenza poi, forse
troppo ardita, ed avanzata, l'avvisa rapporto alla noterella seconda, che quantunque sia
certa l'andata del cardinale Andrea d'Austria per la via di Trento a Roma nell'anno 1577
riferendola eziandio il Mariani nel suo Trento pag. 423; egli è però altresì certo, che non
fece tal viaggio per motivo di alcun conclave. Fu creato cardinale nel 1576 e Gregorio
XIII Papa suo creatore visse sino all'anno 1585, nel qual anno fu tenuto il primo de'
quattro conclavi, cui l'accennato cardinale Andrea intervenne. Egli è pur un errore, ma
però facilmente compatibile, il chiamare Arciduca d'Austria il detto Andrea, poiché non
fu riconosciuto per tale dagli Arciduchi d'allora a motivo, che la di lui madre non fu di
sangue principesco. Un'altra volta V. S. ill.ma è ringraziata, e riverita devotissimamente
etc.
Di s. Bernardino 13 marzo 1785.
388. 1785
Al P. Benedetto d'Ampezzo Minore Riformato. Valdagno.
Trovandosi gravemente infermo questo nostro vescovo, debbono portarsi altrove li
chierici per essere ordinati. Giacché dunque li nostri pure vanno a Verona, consegno
loro questa mia per rinnovare a S. P. R. la mia memoria, e gratitudine, e notificarle, che
ultimamente fu tassato il numero de' Frati, che saranno tollerati ne' nostri tre conventi di
Roveredo, Arco, e Borgo. Nel roveretano saranno 18 sacerdoti, o sia chierici,
nell'archese 16 e nel borghese 12, non compresi però in tal numero li molti vecchi, e
cagionevoli, e li destinati ad avere cura d'anime secolari. Soltanto quando morrà alcuno
del numero tassato potrassi accettarne un altro: ma niuno potrà professare finché non
avrà fatto il suo corso degli studi nel seminario generale. In avvenire li Guardiani
dovranno esser eletti dalla propria famiglia, ed il Provinciale dai soli Guardiani. Non
198
Episcopus potest Olea sacra cathecumenorum, et infirmorum, si a cathedrali abfuerit, in alia ecclesia
consecrare, et benedicere. S.R.C. 17 nov. 1600 in Oriolen. apud Ferrarium verbo Episcopus art. 4, num. 40.
Episcopus ex causa necessitatis potest conficere Olea sacra cum minori numero ministrorum, quam praescribatur in
Libro pontificali. S.R.C. 21 aug. 1604, in Curien. ibidem num. 41, et 12 martii 1616.
199
An episcopus ob penuriam ministrorum feria 5 in Coena Domini, possit alio die commodiori Olea sacra
conficere, vid. Iac. Pignatell To. 6, Consul. 41, et Pascuc. in Compend. p. 2, verbo Ritus.
200
Stampata in un foglio.
110
saranvi più diffinitori, né Padri di Provincia etc. Al convento roveretano di s. Maria de'
padri Carmelitani Calzati è già stata intimata la soppressione. In breve sarà pure
intimata a quelli de' PP. Cappuccini di Roveredo, e Arco. Li nostri di Bolgiano
dovranno passare in quello de' dimessi PP. Domenicani della medesima città, e li nostri
parimenti d'Insprugg in quello de' PP. Carmelitani di Lientz. Li medesimi nostri tirolesi
perdono affatto il convento di Caldaro in questa nostra diocesi. De' Cappuccini resta il
convento di Egna per istanza del nostro vescovo, atteso il bisogno del luogo. Ho veduto
una lista di 22 conventi destinati ad esser aboliti nel solo Tirolo, di Norbertini,
Agostiniani, Canonici Regolari Lateranesi, Benedettini, Girolamini, Cappuccini,
Francescani Riformati, Carmelitani e Serviti. Noi Riformati siamo li meno toccati. Deo
gratias. Qui continua l'inverno. La neve in replicate volte caduta, è stata alta
straordinariamente. Li tetti non istagnano, e conviene a non pochi cangiare stanza. Li
poveri non sanno come aiutarsi per vivere. La neve impedisce loro di poter lavorare
nella campagna. In somma siamo verissimamente in lacrymarum valle. Ma io temo
ancora peggio. Preghi Dio Ottimo Massimo anche S. P. R. che guardi finalmente dal
Cielo, e ci usi delle sue infinite misericordie. Le sospiro un felicissimo Alleluia, e
riverendola mi riprofesso etc. 19 marzo 1785; senza luogo e soscrizione.
389. 1785
A don Francesco Antonio Tovazzi. Volano.
Carissimo fratello sia lodato Gesù Cristo Signor Nostro clementissimo.
In questo punto finalmente mi risolvo d'impugnare la penna per giustificarmi, e per
infilzare le ragioncelle, che mi hanno indotto a ricedere dalla lunga, e costante mia
pratica di scrivere Toazzi, e Thoatius, ora scrivendo Tovazzi, e Thovatius. In primo
luogo adunque vi protesto, che credo esser buona, e praticabile l'una e l'altra lezione, e
che io preferisco alla prima la seconda, scrivendo piuttosto Tovazzi, che Toazzi, perché
la suppongo migliore, più naturale, e più comune201. Voi ben sapete, che il nostro avo, il
nostro padre e li nostri zii preti, di buona memoria, non potevano tollerare senza
disgusto di essere chiamati Tovazzi, scrivendosi mai sempre Toazzi. Io pure ad esempio
loro sempre ho praticato di scrivermi Toazzi, e son chiamato Toacci, per suggerimento
non do di chi, dal signor abate Domenico Francesco Todeschini perginasco nella
Scanzia prima della Biblioteca tirolese stampata in Venezia l'anno 1777, pag. 5. Così
pure Toazzi nel Clerologio trentino 1793202.
Mi è noto, che nell'anno 1554 ai nove di giugno, come depositario di cento ragnesi
per la fabbrica della chiesa volanese di s. Maria, mandato dalla comunità di Volano fu
in Trento ser Dominicus f.q. Beneti Thoatii de Avolano, e che in Foedere MarianoIosephino stampato in Trento l'anno 1773 il nostro zio don Aldrighetto pag. 30 è
nominato D. Aldrig. Thoazi.
So, che nell'anno 1774 fu studioso in Trento un Iosephus Roazza di Pomarolo. che
nel 1412 visse non so dove Ioanens Roatius famoso. che avanti l'anno 1660 fiorì uno
scrittore chiamato Ferdinando Loaz. Che nell'anno 1591 in Padova è morto Guerinus
Piso Soacius, scrittore legista, grisono di origine, nativo di Padova, e di lignaggio
nobile203. Che in Roma un dì furonvi, e forse vi saranno ancora, de' signori Toati, ed in
201
Gl'italiani scrivono Tovaglia, e gli spagnoli Toalla. Extat vox gallica Tovage, lat. barbara Towagium.
Nel Bresciano v'ha Roato, detto anche Rovato. Il Magini nella sua Tavola 8 della Riviera di Genova di
Levante, stampata nel 1620 ha Toazzo villaggio della diocesi di Bobio nello Stato di Milano. Nell'Arabia felice vi
sono populi Toani. Nella diocesi di Reggio di Lombardia vi è Thoanum luogo parrocchiale.
203
Oaxus filius Apollinis. Oaxia civitas Cretae.-Ioanens Franciscus Stoa brixinensis scriptor ad an. 1550.Guarinus Piso Soacia, et Thaddaeus Piso Soacia filius.-Martinus de Roa.- Dominus Ferdinandus Loacius legista
202
111
Aquileia de' signori Goati. Che dal poeta Ovidio ricordasi Thoas rex Tauricae
Chersonensi, ed un altro Thoas Rex Lemni, e da Giovanni Boccaccio un terzo Thoas
nepos Thoantis. Che sonovi delle città nominate Toaut, Goa, Roano, Troade, Loanda
isola, Croazia, e Loango regni, Thoanoa Provincia, Noaro fiume. Che si trova scritto
Doana, Padoa, Mantoa, Genoa, Capoa, Troarn, Noarna, Noaillé, Gioabbo,
Gioacchino, Gioanni, Gioanelli, Gioanetti, Gioanini. Tutti questi esempi giustificano la
lezione Toazzi, la fanno buona, e praticabile. Quelli poi, che mi sembrano giustificativi
dell'altra Tovazzi, ed insieme più pregiabili, sono i seguenti.
Nel libro parrocchiale de' Battezzati in Volano, siccome imparai dall'estratto
legalmente fatto nel 1749, all'anno 1731, io son chiamato filius Dñi Benedicti,
filiiDñiDominici Touazi. Il nostro zio D. Aldrighetto nel suo ritratto fatto l'anno 1729
tiene in mano una lettera, nella cui soprascritta leggesi nominato Touazzi. Il medesimo
nel repertorio dell'archivio capitolare di Trento all'anno 1761 si trova chiamato
Aldrighetto Touuazzi. In un testamento scritto in Volano nel 1460 ritrovai che il
secondo testimonio fu nominato Laurentius a Tovatio habitator in villa Avolani: ed in
un libretto vecchio di Casa nostra all'anno 1525 un dì osservai rammentati due de' nostri
maggiori detti Antonio, e Benetto dal Touvazzo204. Il fu Padre Benedetto Bonelli, mio
confratello, e contubernale famigliarissimo più di ogni altro, benché abbia veduto il
monumento del 1554 in cui si legge nominato e lodato ser Dominicus Thoatius de
Avolano, in parecchi luoghi de' suoi grossi volumi stampati sopra le opere del Serafico
dottore san Bonaventura, ed in più d'una delle sue lettere scritte a diversi soggetti
riguardevoli, di proprio moto, e senza mia previa sputa, sempre mi ha nominato Tovazzi,
e Tovatium. Il nostro avo poi in una scrittura roveretana dell'anno 1748 fu nominato
Touass, ed in un'altra Touaci205.
Negli Annali letterari d'Italia del Padre Francescantonio Zaccaria gesuita vol. 3
part. 2, pag. 521 della stampa veneta del 1764 viene riferita una Dissertazione del
signor Diodati de' Tovazzi sopra l'eccellenza della lingua italiana, stampata in Parigi
l'anno 1761. Giannantonio Magini padovano geografo nella Tavola del Novarese
lombardo mette una terra detta Tovato: altri Tovate villaggio della Valle Telina. e
Gioseffantonio barone di Spergs d'Insprugg nella sua Tavola del Trentino fa menzione
dei un monte di Fiemme nominandolo Tovazzo.
In Francia vi è una città detta Thovars, e Tovars. Nella Spagna tarragonese un'altra
città detta Tovara. Altrove Rovato, Hovat, Lovanio, Lovans, Bova, Dovay, Dovazit206.
Più comunemente si trova scritto Giovanni, Giovanelli, Giovanetti, Giovannini, Padova,
Mantova, Genova, Capova, Cordova, Novarna, Covarruvia, Cova, benché volgarmente
si dica Coa. Un Frate Seraphinus Tavaccius de Trio Ordinis Minorum fu vescovo di
Reggio dal 1379 e poi dal 1387 di Sangiusto nella Sardegna207. Nel 539 fu stampatore in
Salamanca un Petrus Touanus.
Qui finisco il mio infilzamento, lasciando a voi la briga di fare gli opportuni riflessi
per poi decidere, se io da principio abbia detto bene, asserendo, che la lezione Tovazzi
sia migliore, più naturale, e più comune dell'altra Toazzi. La questione versa sopra la
scrittore si cita in un consulto di Gio. Battista Piotti novarese stampato nel 1562.- Conte Lorenzo Boazzo cittadino di
Torino 1707.
204
Federicus a Portugali fuit episcopus Seguntinus ab an. 1512 usque ad 1532, dein Caesaraugustanus.
205
Anche la cornice de' quadri pitturati da noi si dice Soazza, e pure da' gramatici si scrive Sovazza. – In un
diploma dell'895 presso l'Ughelli in Bobien. trovo un luogo detto Tovatino. Appresso il Magino Tav.8, trovo una villa
detta Toazzo, ed altrove Tav. 10 Tovato sul lago Maggiore.
206
Tovach sorta di vino affricano.
207
Fr. Seraphinus Tavaccius de Trio episcopus Regiensis anno 1379.
112
giunta di una sola lettera consonante, che non muta punto il cognome: e quindi sarà
bene sopirla presto, acciocché non venga inserita nel protocollo della famosa Lite de
lana caprina208.
Salutate in mio nome gli altri nostri carissimi fratelli, la cognata, li nipoti, le nezze;
come pure la sorella ed il cognato, con tutti gli altri nostri buoni parenti, ed amici;
portate li miei ossequi al R.mo signor arciprete; e procurate di conservarvi lungamente
A.M.D.G. Amen. Trento, s. Bernardino 22 marzo 1785.
P.S. Giacché mi avanza carta vi replico, che io credo buona l'una e l'altar lezione, e
che le userò ambidue:quantunque gli altri scrivano più comunemente Tovazzi, che
Toazzi.
390. 1785. Sopra 373.
Al P. Andrea di s. Giustina Vicario in Campo.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Dal Padre Vito Antonio di Cles aveva già ricevuto riscontro, che a S. P. era
pervenuta la mia, e aveva scritto in Randena. Ora godo per una parte udendo, che per
favorir me, ed insieme per procurare maggior gloria a san Giuliano, ha usato molte
diligenze; e per l'altra resto alquanto sorpreso intendendo, che li signori pregati, il curato
di Vigo, ed il curato di Strembo nativo di Caderzone, il dottor Chesi di Fisto, il sig.
Carlo Vigilio Colini di Pinzolo, ed il piovano di Randena, non mostrano alcuna
sollecitudine. Pazienza. Ho scritto la prima mia con molta modestia, e non voglio
cangiare stile. Se risponderanno avanti la mia morte, farò buon uso de' loro lumi, e se
non me ne somministreranno, farò senza; ed imparerò a mie spese a compatire gli
agiografi Bollandiani, che spesso si lagnano di somiglianti mancanze. Presso de' posteri
mi giustificherò facendo memoria delle diligenze da me usate, e spero, che non sarà loro
affatto inutile il libretto, che ho scritto intorno al detto Santo, contenendo un'antifona al
Magnificat, et Benedictus, l'orazione, le lezioni del 1, 2 e 3 notturno, la Messa, e la
lezione del Martirologio, cose tutte proprie, con in fine molte annotazioni, che
giustificano le riferite cose. Io non metto punto in dubbio la santità di Giuliano: ma
vorrei almeno un nuovo documento, che mi dicesse essere stato il cappellano di san
Vigilio. Forse que' signori aspettano, che si squagli la neve per poter andare sull'alto
monte di s. Giuliano. Basta, replico, io ho esposto le mie brame, sto cheto, non mi
muovo altro. Chiedo scusa a S. P. dell'incomodo, la ringrazio, la riverisco, e mi protesto.
Trento s. Bernardino 30 marzo 1785.
Suo div.mo, obbl.mo amico
Fra Crisostomo209.
391. 1785
Alla sig. Lucia Lorenzoni. Cles .
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Anche questa volta quando pensava di scrivervi, sono stato prevenuto da Voi. Godo
sentendo, che il Signor Iddio vi abbia consolata colla guarigione del vostro genitore, e
vi ringrazio delle orazioni, che avete fatto per me. Sto meglio, ma non son ancora
210
208
Anno 1510 die I maii Caliani Vallis Lagarinae in domo sua vixit Iacobus dictus Scalabrinus f. q. Melchioris
a Touatio de Villa Caliani. – An. 1501 vixerunt Caliani Iacobus Scalabrinus, et Gotardus Scalabrinus fratres filii q.
Melchioris a Touatio. Eodem annno fuir Mansus a Tovatio dictus in Compedo.- Anno 1429 vixit in Gallia Vicecomes
de Thovars en Poitou. – Anno 1482 Melchior f. q. Ser Leonardi de Toaz de Volano.
209
Mi è capitata risposta da Randena li 19 maggio 1785. Veggasi qui sotto al num. 398.
210
nata circa l'anno 1747. Fu a Trento con sua sorella li 23 sett. 1803. Ora 1806 sta impotente.
113
interamente rimesso nella mia primiera salute, specialmente ricaduto essendo due volte.
Fate bene a prepararvi di proposito a quanto avete stabilito di effettuare in pro
dell'anima vostra; ma finché la stagione si mostra cotanto cattiva non istate a porvi in
viaggio. Vi scriverò poi. e vi avviserò quando si aggiusterà, ed io potrò sperare di trovar
tempo. Questo dovrà essere di giorno feriale, benché né pur in tali giorni son sicuro di
aver tempo, potendomi occorrere degl'impedimenti inscansabili. Pregate Iddio, che si
degni di dispor esso ciò, ch'è meglio. Ringraziate da parte mia la signora Petronilla da
Valle, salutate vostra sorella Maria, e procurate di esser grata, e fedele al Signor Iddio,
nel di cui santissimo nome vi benedico. Amen. Trento, s. Bernardino 5 aprile 1785.
Avvertite di notare anche Voi il giorno, e mese.
392. 1785
Al P. Ippolito de' Biasi d'Isfruzzo. Borgo.
F. Giangrisostomo risponde, che la forma per assolvere dall'eresia, e dai peccati un
luterano si trova nel notissimo libricciuolo del Padre Bernardo Sannig sul principio. Ma
crede, che sarà bene tradurre quanto deve dire, e recitare il convertito nella lingua intesa
dal medesimo: e che questi tocchi colla mano quando dice et haec Sancta Dei Evangelia
un Messale, o Breviario: e che nella formola dell'assoluzione sacramentale Dominus
noster Iesus Christus, dovrà tralasciarsi il Sanctissimi Domini nostri Papae, ed in vece
dirsi come ha il Rituale romano tit. De absolutione ab excommunicatione in foro
exteriori così: necnon R.mi episcopi Tridentini mihi commissa, con in fine non tre segni
di croce, ma un solo, come prescrive costantemente in tali assoluzioni il predetto
Rituale. Trento 11 aprile 1785211.
Al sig. Bartolommeo Tabarelli de Fatis. Trento.
Ill.mo sig. sig. e padrone colendissimo.
Di s. Bernardino 15 maggio 1785.
Fra Giovanni Crisostomo da Volano, umilissimo servitore di V. S. ill.ma,
replicandole, che giudica bene il porre un globetto con una crocetta nella mano del
braccio destro, ch'ella suole far rimettere alla statuetta del Redentore del mondo, alzata
in horti vestibulo, le aggiugne, che avendo fatto ulteriore riflesso all'atteggiamento di
quest'altra statua dell'orto, rappresentante senza dubbio un santo anonimo Francescano
osservante, crede parimente bene l'attaccarle il mancante braccio sinistro, disteso come
il destro: e forse meglio l'attaccarglielo alzato con una tavoletta nella mano esprimente il
Santissimo Nome di Gesù, appunto come vedesi dipinta l'immagine di san Bernardino
da Siena Francescano Osservante; del qual Santo gli antichi signori Tabarelli sonosi
mostrati divoti. Nel piedistallo poi della medesima statua potrà farsi la seguente
iscrizione, dettata dal reale salmista:
RESPICE DE COELO ET VIDE
ET VISITA VINEAM ISTAM
ET PERFICE EAM. Psal. 79,15.
In fine il predetto F. Crisostomo s'inchina rispettosamente a V. S. ill.ma, ed
all'ill.mo di Lei genitore etc. 212.
211
Quoad trinam crucem simplici saceroti vetitam, consule Benedictum XIV Instit. 34, § 4 vel Notif. To. 2,
num. 4 §4 et eius Bullarium To. 2, Constit. 48 circa finem.
212
Thomae Tabarello annorum 69, qui defuncta eodem ann. 1785 uxore quarta Sulthausera avisiana quintam
duxit Iuliam Saviolam roboretanam annorum 51 die merc. 4 Temporum 8 martii 1786 Tridenti in ecclesia s. Mariae
Maioris. Thomas obiit Tridenti die 7 maii hora 4 matutina anno 1789 aetatis 73, fuitque sepultus in cathedrali die 9
hora 11 matutina me praesente. Et Saviola roboretana rediit cum pensionis spe.
114
Extra.
Per l'ill.mo signore
Il sig. Bartolommeo Tabarelli de Fatis etc.
Trento.
394. 1785
Alla sig. Elisabetta Marzani. Roveredo.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Resto confusa vedendomi favorita in così fatto modo da V. S. senza verun mio
merito. Non posso quindi far altro che ringraziarla sì della memoria, e premura, che
nodrisce per me; come della ghirlanda, che mi ha mandato. Questa mi piace assai: ma
insieme mi dispiace, che non so come contraccambiargliela. Se mai potessi qualche
poco, mi comandi liberamente, che la servirò molto volentieri, e di tutto cuore. Il non
averle io mai scritto non è provenuto già da dimenticanza, o da mala volontà; ma bensì
da vera impotenza, non sapendo scriver abbastanza bene. Per altro le fo sapere, che non
sono in istato da poterle dar buoni e gradevoli riscontri. Egli è molto tempo, che di tanto
in tanto non posso uscire di cella, e quando pur esco per andare alla chiesa, unico mio
sollievo, e conforto, debbo sostenermi con un bastone, e camminare molto adaggio,
atteso il gran male, che sento in ambedue i piedi. Non so quando Iddio Signor nostro si
compiacerà di ristituirmi la sanità primiera. Il lungo inverno, ed il travasamento del tetto
mi ha molto travagliata, poiché in nessun angolo dello stretto mio ritiro sono stata
sicura, ed esente dall'acqua: Si aggiunge a questo, che sono in pericolo di dover per al
terza volta cangiar cella, perché dove mi trovo, fassi ora una sega213. Ma basta. Il Signor
Iddio giustamente vuole, che sia battuta da ogni parte, ed in ogni luogo. La prego mi
raccomandi caldamente al medesimo, acciocché mi aiuti, e tenga in pazienza, e non
permetta mai, che da lui mi scosti neppure per un momento. La prego altresì de' miei
cordiali rispetti alle mie buone consorelle Colomba, e Giacinta. E ringraziandola un'altra
volta de' suoi favori, la riverisco, e mi professo per sempre. Trento 2 maggio 1785.
Sua div.ma, obbl.ma serva ed amica
Michelina Tommasi.
395. 1785
Ai signori Domenico, e fratelli Felleri. Besenello.
Amici cari.
Alla vostra dei 6 aprile rispondo, essermi totalmente ignoto, che abbia fatto alcun
testamento la mia buona sorella (Margarita) a zia vostra: e che quindi non so
comprendere con qual ragione voi pretendiate di esser eredi della medesima. Se voi
tenete l'accennatomi testamento di vostra zia, fatemelo vedere, e prima di andare ne' fori
giudiciali, venite a notificarmi le ragioni, che supponete di avere. Se poi maliardo tali
vostre ragioni non mi arrenderò, e voi non resterete persuasi delle mie contrarie, allora
potrete passare alle minacciatemi esecuzioni giudiciali. Frattanto vi saluto, e sospiro di
cuore ogni vero bene. Cognola 13 maggio 1785.
213
La sega fu fatta, ma non iscacciò la monaca.
115
P. S. La detta vostra lettera fu ricevuta da me soltanto agli otto di questo,
quantunque abbia la data dei 6 aprile.
Vostra buon amica
Teresa Zatella214.
396. 1785
Al P. Fortunato di Trento Guardiano a Mez Lombardo.
L.I.C. Ella mi ha fatto un nuovo gradito favore mandandomi, e regalandomi anche
al seconda edizione della Biblioteca Friulana di monsig. Codelli. Perciò nuovamente la
ringrazio, e me le professo assai tenuto, quantunque creda di poter asserire con tutta
giustizia, che tal opera non sia stata abbastanza corretta, e che meriterebbe di esser
corretta un'altra volta; ma da un'altra mano, che la facesse tutta nuova. Non mi trattengo
in dirle di più, per non perder tempo, e sperando di poterla riverire personalmente nella
prossima settimana. Frattanto le sospiro ogni vero bene, e mi dichiaro. Trento 19
maggio 1785.
Di S.P.R.
Div.mo, obbl.mo servo nel Signore
Fra Gio. Crisostomo di Volano.
397. 1785
A Monsignor vescovo e principe di Trento.
Altezza R.ma.
Antonio Mazzolini di Clotz215, suddito fedelissimo dell'A.V. R.ma, prostrato ai di lei
piedi riverentemente le espone, come avendo speso, e consumato tutto quel poco, che
teneva, nell'allestirsi un volto in questa città di Trento per esercitare in esso l'arte sua di
fabbro ferraio, e così guadagnarsi colle sue fatiche da vivere: ed avendo perduta la
speranza di ottenere sessanta fiorini da un suo debitore ultimamente fallito: ora non può
lavorare, né conseguire il suo intento, perché non ha né ferro, né carbone, né alcun
mezzo, con cui procacciarsi tali cose. Spinto adunque da vera, e gravissima necessità,
ricorre all'A.V.R.ma, come a benigno comun Padre de' bisognosi, supplicandola col
rispetto profondo, e col più intenso fervore, non che con gran fiducia, e speranza di
venir esaudito; e consolato, siccome sa esser felicemente accaduto ad altri necessitosi
suoi pari, che per amore di Dio Signor nostro si degni di fargli recare qualche sussidio.
Che della carità, e grazia etc.
Extra.
A Sua Altezza R.ma
Monsignor
Pietro Vigilio vescovo, e principe
di Trento etc. de' Conti di Thunn etc.
Umilissima supplica
di Antonio Mazzolini
da Clotz.
Scripsi die 19 maii 1785 Tridenti, ma esortai l'uomo a non presentarla, e non gliela
diedi.
214
Zattella, detta Torresana, tessadra, putta.
Fu da me in Trento anche gli XI maggio 1794, sbriso[lacero, povero in canna, senza quattrini],ed anche li 15
febbr. 1799. Egli ora sta in Campo Lomasino, ed è veterinario patentato dal Magistrato trentino della Sanità l'anno
1797 e dalla Provincia tirolese.
215
116
398. 1785
A me stesso.
Risposte alle ricerche fatte da un Religioso, che ama laudare Dominum in Sanctis
eius, e riferite di sopra num. 373.
Ad 1. Constare, che la chiesa di s. Giuliano posta sul monte detto Zumei, sia antica,
dall'indulgenza perpetua, munita con sette sigilli di sette cardinali in quella nominati,
ottenuta dal Conte Paride di Lodrone, e data li 17 settembre 1488216.
Ad 2. Non essere proveduta di sagristia, né di campanile formale, e
conseguentemente di campana: ma bensì di tutto bisognevole di arredi sacri, de' quali
secondo le occorrenze il sacerdote celebrante se ne veste nella stessa chiesa.
Ad 3. Attesa la silvestre posizione di quella non esservi mai ivi dimorato alcun
eremita, se non che per qualche tratto di tempo estivo. A ricordo però d'uomo ne' tempi
antichi, e presenti esservi stato uno sotto il titolo di san Giuliano, dimorante nella villa
di Caderzone.
Ad 4. Essere la statua di s. Giuliano di legno al naturale, ed indorata. Essa lo
rappresenta in figura di soldato, e di martire, tenendo in una mano la palma, e nell'altra
alcune serpi. Intorno al collo è circondata da un serpe assai grande.
Ad 5. Tale statua è più tosto vecchia, ed ivi non sonovi rappresentati altri Santi.
Ad 6. Non ritrovarsi il corpo sotto la mensa, e non sapersi se altrove s ne giaccia.
Solo si sa, che nella detta chiesa si conserva una reliquia d'osso di un santo martire
Giuliano.
ad /. Non ritrovarsi né istrumento della consecrazione, né vedersi le croci nel muro,
forse per l'antichità, e per l'ingiuria de' tempi. Facendosi però menzione della
consecrazione nella citata Indulgenza, si deve credere, che avanti l'impetrazione di tale
Indulgenza, sia stata fatta la consecrazione.
Ad 8. Celebrasi annualmente secondo l'antica costumanza nella quarta domenica di
luglio.
Ad 9. Nella suddetta domenica, ed alli cinque d'agosto in processione e con
numeroso concorso di persone sì terriere, che forastiere, e coll'intervento del signor
curato di Caderzone, che vi celebra in canto la santa Messa, facendo in essa
commemorationem unius martyris.
Ad 10. Il territorio di s. Giuliano, che gode il privilegio di andar esente dalle
vipere, e da qualunque altro animale velenoso, ha un miglio e mezzo di circonferenza.
Ad 11. L'acqua di s. Giuliano, che nasce sotto il di lui altare, è un antidoto anche
contra le febbri, ed i vermi, che travagliano i fanciulli, ed altri.
Ad 12. Sì l'acqua suddetta, quanto i Sassi di san Giuliano furono, e tuttora vengono
portati per divozione in diversi forastieri paesi, succedendo maravigliosi effetti contro
gl'insetti velenosi, e contro i vermi.
Ad 13. Dai doni, e voti appesi nella suddetta chiesa chiaramente si rilevano i diversi
occorsi miracoli sì contro la spina ventosa, quanto contra diverse alter infermitadi.
Ad 14. Esser molto evidente, ed incontrastabile la particolare divozione de
rendenesi, e di tante altre persone rimote, attesa la singolare frequenza de' divoti, che
con grave loro incomodo innualmente, ed in diversi tempi visitano il suddetto santuario.
Ad 15. Non ritrovarsi in Rendena, e così pure nelle Giudicarie, altra chiesa, o altre
sotto tale titolo, se non che una cappella antica sul cimitero di Caderzone, ed ora
trasportata nella chiesa curata di detto luogo. Quella credesi fabbricata per maggior
216
Conte Paride figlio di Giorgio q. Paris di Lodrone, soprannominato il barbuto, che fino dal 1484 fu capitano
generale delle Giudicarie di qua da Durone, e Sasse, lodato dal Gnesotti pag. 171.
117
comodo de' divoti impotenti, e di altri. Nell'antica, e nella nuova cappella celebravasi e
celebrasi annualmente la Messa in canto con un discorso, ne' giorni notati sotto il num.
9, concorrendovi molti divoti.
Ad 16. Non già anticamente, ma recentemente trovasi nella chiesa curata una
cappella sotto tale titolo: ma non ostante dalla palla antica dell'altare maggiore dedicato
a san Bigio, rilevarsi la figura di s. Giuliano vestito con antichi attrezzi militari, non che
di mezza età.
Ad 17. Si fa principalmente dai Caderzoni ne' rispettivi loro testamenti, tal che per
li diversi legati il nominato santuario ritrovasi ora provveduto di entrate annuali.
Ad 18. Molti già ritrovaronsi, e tutt'ora ritrovansi fregiati col nome di Giuliano217.
Ad 19. Attesa la ristrettezza del tempo non essere finora riuscito di avere, e
ritrovare le ricercate notizie.
Ad 20. Si replica quanto fu detto al num. 16. Si aggiunge a tutte queste cose, che
nella già detta chiesa di s. Giuliano sul monte si conserva dalli Caderzoni a perpetua
memoria, una tazza d'argento, come pure un Messale di stampa gotica, cose lasciate in
dono alla detta chiesa dal fu celsissimo R.mo principe, e vescovo, felice memoria, Carlo
Emmanuele Madruzio in occasione, che ivi per cinque estati in seguito vi andò per due
mesi all'anno a soggiornare, come oltre la tradizione ci fa prova l'inscrizione, che
ritrovasi nel detto Messale in questi stessi termini:
"Cels.mus et Rev.mus Carolus Emanuel Madrutius episcopus et princeps Tridenti
in suo secessu montano per quinque assiduas estates hoc Missali usus est, quod postea
descendens Sancti Iuliani eccelsiae reliquit die 18 augusti 1653. Antonius Alphonsus a
Thunn eiusdem episcopi, et principis consiliarius etc.".
Così finisce il foglio, che li 19 maggio 1y785 ho ricevuto da Randena. Ho giudicato
bene il qui trascriverlo, perché non si smarrisca, e possa occorrendo ritrovarlo con
prontezza. Si confronti però colla lettera seguente. Il ven. Beda in Historia Anglorum L.
1, c. 1 scrive: "Nullum ibi (in Hibernia) reptile videri soleat: nullus vivere serpens
valeat. Non saepe illo de Britannia allati serpentes, mox ut proximant terris navigio,
odore aeris illius adtacti fuerunt intereunt: quin potius omnia pene quae de eadem insula
sunt contra venenum valent. Denique vidimus quibusdam a serpente percussis rasa folia
codicum, quid e Hibernia fuerant, et ipsam rasuram aquae immissam, ac potui datam
talibus protinus totam vim veneni grassantis totum inflati corporis assumpsisse ac
sedasse tumorem".
399. 1785
Al P. Andrea da Prezzo Vici in Campo.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Mille grazie per le ottenutemi risposte alla mia ventina di ricerche intorno a San
Giuliano di Randena. Mi sono molto care, e quindi perché non mai si smagriscano le ho
registrate a libro. Convienmi però confessare che non sono bastevoli a cavarmi dalle
tenebre: anzi quel soldato, e quel Martire buttano per terra quasi tutta la mia non
picciola fabrica. Oh se potessi io scuotere la polvere agli antichi rotoli de' randenesi!
Presumo, che non gli scuoterei senza vantaggio. Ma ora non è tempo da impiegarsi in
siffatti studi. Mi piace, e grata mi riesce la Bolla del 1484, mercé che documento il più
antico, che abbia finora veduto del detto Santo: ma l'avrei gradito molto più, se mi
fosse stato mandato intero, od almeno quel paragrafo, che nomina la chiesa; poiché
217
Don Giuliano Prandini di Roncone maestro di rettorica in Arco nel 1543.
118
forse in esso pure dirassi Martire, e si farà cenno della divozione speciale de' popoli
verso di lui. Che dalla mentovata Bolla chiaramente apparisca essere stata consecrata la
detta chiesa, io non lo posso credere, perché so, che il rammentarsi in simili Bolle la
festa della dedicazione, si è formolare della Corte romana. Non comprendo, come la
festa del titolo venga celebrata in due giorni, cioè nella domenica 4 di luglio insieme
colla dedicazione, ed ai cinque di agosto: e come nella Messa si faccia soltanto
Commemoratio unius Martyris. L'iscrizione dell'antico Messale Madruziano se si
guarderà più attentamente non dirà Cels.mus, non essendo mai stato dati questo titolo al
vescovo Carlo Emmanuele Madruzio, ma bensì Excel.mus, titolo, che da molti gli fu
dato. Con questa finisco di molestare S.P. Nuovamente la ringrazio, e le protesto, che
niente voglio scemato del culto a San Giuliano:anzi in me si è aumentato. Lascio la
verità a suo luogo, e che altri sieno più felici di me nel pescarla. Invidio santamente i
vantaggi, che godono li randenesi, e desidero, che le mie ricerche diano loro motivo di
vie più venerare il loro Santo protettore, e di registrate ciò, che troveranno di lui
accaduto negli anni scorsi, e ciò, che succederà ne' vegnenti. Addio. Trento 29 maggio
1785.
Suo div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Gio. Crisostomo di Volano.
400. 1785
Al sig. Gio. Innocenzio Battistino de Chiusole. Parma.
Ill.mo sig. sig. e padrone colendissimo.
Per servirla son andato dall'ill.ma sua signora madre218, le ho manifestato il
contenuto della sua lettera, e le ho fatto delle istanze, affinché volesse renderla
consolata, e mi promettesse di pigliarla presso di sé ritornando alla patria: ma non potei
ottenere l'intento,avendomi protestato rotondamente, che non vuol fare ulteriori spese
per Lei, ed aggiungendomi per atto di speciale confidenza, che non si trova in istato di
farle. La medesima signora non può tollerare pazientemente, che V. S. ill.ma le dia il
titolo di crudele, supponendo anzi di esserle stata troppo condiscendente, ed insieme da
lei mal corrisposta. Orsù mi permetta, e tolleri, che io pure la esorti a cangiare
sentimenti e fatti. Rifletta, ch'è cristiano, ch'è figlio unico, e figlio di madre vedova, e di
lignaggio nobile. Consideri, che poi, siccome succede a tutti, un dì bisognerà morire, e
comparire innanzi al giustissimo inappellabile tribunale del Nostro Signore Gesù Cristo.
Allora vorremo tutti essere stati buoni cristiani. Ma pur troppo egli è vero il comun
detto, che ordinariamente come si vive, si muore. Bramo sinceramente il di Lei vero
bene, e riverendola mi dico. Trento, s. Bernardino 11 giugno 1785.
Di V. S. ill.ma Um.mo, div.mo servo in Cristo
F. A.bb da S.acco.
Foris. All'ill.mo sig. sig. padrone colendissimo
Il sig. Gio. Innocenzio Battistino de Chiusole
della Guardia nobile di S. A. Ser.ma. di Parma219.
401. 1785
218
Anna Teresa nata Rosa di Trento, vedova Chiusole di Chiusole. Lasciò Trento, e si fermò colle sue figlie in
Cognola l'anno 1791, dove anche morì di febbre infiammatoria li 10 maggio 1798 e fu seppellita gli 11. Abitò in
Tavernaro.
219
È in Trento l'anno 1787, 1788 segregato da sua madre, detto comunemente Battistino; 1791, 1792, 1793,
1794, 1795. – Ho mangiato con lui appresso il Conte canonico Bortolazzi di Trento.
119
Al sig. Provicario Generale. Trento.
R.mo sig. sig. e padrone colendissimo.
Fra Giangrisostomo di Volano, servidore umilissimo V. S. R.ma, le rimanda
l'affidatagli pastorale, con l'aggiunta, che per ubbidirla, le ha fatto, di quelle cose, le
quali sonogli parute più opportune per conseguire l'intento della medesima pastorale. La
supplico, e le bacia riverentemente le sacre mani. Di s. Bernardino 18 giugno 1785.
Aggiunta alla pag. 7 dopo la linea 6.
Raccomandiamo altresì ai predetti celebranti, che abbiano la corona ecclesiastica, o
sia chierica visibile220. Che ogni anno facciano gli esercizi spirituali. Che qualora non si
sentano d'imitare que' sacerdoti buoni li quali come scrive un pio, e dotto cardinale221.
vel quotidie, vel alternis diebus, vel bis saltem in hebdomadam anino vere contrito, ad
confessionem solent accedere, almeno una volta in ciascheduna settimana si
confessino222. Che innanzi di celebrare la santa Messa dicano almeno il Mattutino colle
Laudi223. Che s'astengano affatto dai discorsi profani, e non necessari nelle sagrestie,
specialmente alle focaie, tanto avanti, quanto dopo la celebrazione della loro essa224. Che
andando all'altare, e ritornando da esso, camminino cogli occhi bassi, e con passo
grave225. Che facendosi il segno della santa croce pongano la mano destra alla fronte, al
petto, ed alle spalle sinistra e destra226, toccando realmente227 coll'estremità delle dita
tutte le predette parti. Che dicano alternativamente col ministro li versi Deus tu
conversus, li Kyrie eleison, ed il principio del Praefatio: e che non incomincino li detti
Kyrie eleison prima di trovarsi nel mezzo dell'altare. Che voltandosi al popolo per dire il
Dominus vobiscum, l'Orate fratres etc. lo facciano con gravità, e cogli occhi bassi228.
Che al fine delle Orazioni tengano le mani giunte almeno sino al Per omnia saecula
saeculorum. Che non incomincino le Orazioni Suscipe Sancte Pater, ed Offerimus tibi
Domine innanzi di alzare la patena coll'Ostia, ed il Calice col vino per fare l'offerta: e
non depongano le predette cose sul corporale prima di avere interamente compite le
accennate Orazioni. Che parimente non diano principio all'orazione In spiritu
humilitatis avanti di avere poggiare le mani sull'altare: ed all'orazione Unde et memores
prima di aver deposto il Calice e di aver fatta la genuflessione. Che alzando la sacra
ostia, ed il Calice per l'adorazione dl popolo, faccianlo senza troppa fretta, e
posatamente. Che facciano con la mano le croci sopra l'Osta ed il calice in modo, che
non sia un semplice movimento della stessa mano; ma si vegga la forma della croce.
Che facendo le genuflessioni al ss. Sacramento pieghino il ginocchio sino a terra
lentamente229. (i) Che non compiscano in un momento il Memento sì de' vivi, che de'
morti; ma si fermino ad ognuno almeno per lo spazio di un Pater noster recitato adagio.
Che ripongano il corporale non già sotto, ma dentro la borsa. E finalmente che non
partano dalla chiesa subito dopo di avere con fretta recitate le preci del Messale, o della
Tavoletta, intitolata Gratiarum actio230.
220
Decr. Clem. IX, 30 Iun. 1667.
Bona de Sacrif. Mis. c. 4, § 2.
222
S. Carolus in Conc. Prov. Medol. 1, part. 2, tit. 5 de pertinent. ad celebarndum Missae, § Praecipimus.
223
Rit. Servand. in celebr. Mis. tit. 1, n. 1.
224
Clem. XIII, 3 febr. 1766.
225
Cit. Rit. tit. 2, n. 1.
226
Ibid. tit. 3, n. 5.
227
Merat. part. 2, tit. 3,n. 9.
228
Rit. cit. tit. 5, n. 1.
229
Merat. part. 2, tit. 8, n. 21, Biss. Bauld. Tonel. Port. et alii commun.
230
In hanc rem vide sis lib. Rubriche volgarizzate, e dichiarate edit. Trid. 1741, pag. 177.
221
120
NB. Per mio esercizio ho tradotto in latino il sopra riferito mio paragrafo con tutto
il restante della menzionata Pastorale, tanto più, che io la vorrei pubblicata latinamente
affinché venisse intesa eziandio da' tedeschi diocesani di Trento. e di altre diocesi
tedesche. La traduzione incomincia: Quam magnum. Può vedersi qui sotto al num. 449.
402. 1785.
Alla Madre Maria Chiara Marchiori di Trento ex Clarissa trinitaria in Roveredo alle
Madri Salesiane.
Gesù, e Maria Signori nostri clementissimi ci benedicano.
Mi compatisca S. R. che quasi mi era dimenticato di rispondere alla sua, essendomi
stata recata in tempo, che ritrovavami occupato da un fiero reuma, il quale mi ha
obbligato a ricevere la carità dell'infermiere, ed a lasciarmi cavar sangue due volte.
Godo sentendo, che si trovi contenta,e le sospiro, che il nostro Sig. Iddio le conceda la
perseveranza. Circa poi la signora Giulia Sizza le fo noto, essere già due mesi, e più, che
non le parlo, e che sono intenzionato di schivarne l'incontro eziandio in avvenire per
sempre. Il perché, senza, che glielo dica, S. R. può immaginarselo facilmente, giacché ci
conosciamo, Per parte mia dunque stia sicura, che non verrà punto a disturbare la di lei
quiete. Altrettanto credo, oche produrrà la risposta, che ha ricevuto il P. Michel Angelo
dal sig. don Giammaria Laurenzoni suo fratello. Per carità mi raccomandi al Signor
Iddio, poiché riverendola divotamente mi dico. Trento, s. Bernardino 26 giugno 1785.
Di S. R. Div.mo, obbl.mo servo in Cristo
Fra Gio. Crisostomo di Volano.
403. 1784
Al P. Saverio da Fondo Riformato. Trento nel seminario.
Senza studiar altro per non trattenere il lator della presente, rispondo al memoriale
de' Padri Cappuccini231, esser cosa troppo patentemente contraria alle rubriche del
Breviario romano, ed affatto nuova, che un doppio solenne di prima classe cui optava,
ceda ad un doppio minore: e che qualora no stavi qualche indulto novissimo a me
ignoto, il vescovo non può fissare alcun traslato in un giorno di domenica. E pregando
S.P.R. de' miei ossequiosi rispetti al R.mo sig. Provicario, la riverisco, e resto. S.
Bernardino 30 giugno 1785.
Di S. P. R. Div.mo,obbl.mo servo
Fra Grisostomo.
404. 1785
Al sig. Bartolommeo Giuseppe Malanotti arciprete di Lizzana232.
L.I.C. R.mo sig. sig. et padrone colendissimo.
Colle notizie favoritemi da V. S. R.ma impreziosirò il mio qualunque siasi
parrocchiale trentino. Frattanto la ringrazio di cuore, e me le professo molto tenuto. Oh
se altrettanto aver potessi anche dagli altri tutti suoi pari! Certamente in tal caso farei
una molto buona raccolta, ed ai posteri lascerei un tesoretto non inutile. Ma io, benché
per altro Mendicante, non ardisco di far simili dimande a tutti perché non tutti sono di
uguale sentimento; ed io non ho intenzione di terminare, e pubblicare colle stampe
231
Cap. conv. roboretani s. Catharinae die 7 iulii habentium dedicat. pop. eccl. d. 1 cl. cum octava et offic. B.
Laurentii de Brundusio conf. dupl. min, cum...
232
Questi è morto in Brentonico li 25 agosto 1803 e là seppellito. Prima di portarsi in Brentonico mi mandò un
suo saluto.
121
l'incominciato lavoro. Le calamità eziandio del tempo presente mi costringono a
pensare, ed accudire a tutt'altro. Di nuovo la ringrazio, e baciandole divotamente le
sacre mani, mi raccomando ad Aras, e mi reco a vantaggio il potermi soscrivere. Trento,
s. Bernardino 20 luglio 1785.
Di V. S. R.ma
Umil.mo, div.mo, obbl.mo servo nel Signore
Fra Giangrisostomo da Volano.
405. 1785
Al P. Saverio da Fondo professore nel seminario di Trento.
L.I.C. Reverendo Padre professore.
Rimando a V. P. R. la vita del nostro buon Padre Cherubino da Valdibono.ma
quantunque siami costato non poco il rappezzarla, non fo istanza, che venga stampata;
né mi costituisco mallevadore di quanto in essa si contiene. Bensì l'avverto, che non
istampandosi, di compiere la mia opera colla correzione della stampa233. Chiedo scusa
della mia insufficienza, e povertà, con che la riverisco, e resto. S. Bernardino 21 luglio
1785.
Di V.P.R.
Div.mo, obbl.mo servo nel Signore
Fra Giangrisostomo.
P.S. Alla pag. 82 ho tralasciato di dire, che di quel s.Felicissimo si celebra la festa
ai 6 di agosto, sebbene ciò dicasi nel Leggendario Francescano, perché io subito assai di
tale lezione. I Bollandisti mi dicono dove si trovi il corpo di setto Santo. Il nome di
Felicissimo è adattabile ad ogni Santo anonimo. Bisognerebbe vedere l'autentica.
406. 1785
Al P. Andrea da Prezzo di Valbona. Campo.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro celementissimo.
Finalmente dopo di aver usate le diligenze possibili per dissotterrare la sagrosanta
verità, ho decretato, e sentenziato, che il santo protettore de' Randenesi non sia già quel
san Giuliano prete, che fu da loro lapidato con san Vigilio vescovo di Trento, come ha
pensato, e scritto il nostro Padre Benedetto Bonelli; ma bensì quel san Giuliano martire
del terzo secolo, che vien lodato dal Martirologio romano ai sedici di marzo, e più
diffusamente da San Giovanni Crisostomo in una omelia, che recitò al popolo
antiocheno. Egli fu ciliciano, nativo di Anazzarbe, figlio di un senatore gentile, e di una
donna cristiana. Giunto all'età di anni dicidotto venne condotto alla città di Egea, e non
avendo voluto rinnegare la fede santa di nostro Signore Gesù Cristo per sagrificare
agl'idoli, fu in varie crudelissime maniere martoriato, ed alla fine cucito in un sacco
pieno di sabbia, serpenti, scorpioni, e vipere gittato nel mare. Tra tanti martiri dello
stesso nome, questo solo dicesi tormentato da serpenti, e perciò io credo, che sia il
venerato in Randena. Anche altri santi sono avvocati rapporto a quelle cose, in cui
hanno patito, come s. Apollonia, s. Lucia, s. Nepomuceno etc. La mia conghiettura
viene corroborata eziandio dal sapersi che il Randenese si rappresenta come martire; si
fa di lui nella santa Messa come di martire; ed è attorniato da serpenti. Potrebbe avergli
procurato il culto in Randena il detto nostro san Giuliano prete. Da quando in qua poi si
celebri la di lui festa dai Randenesi nel luglio e nell'agosto, e con quale autorità, io non
233
Fu stampata subito subito dal Battisti.
122
mi curo di cercarlo. Servetur solitum in questo; ma più del titolo sia lodato, amato, e
glorificato il Santo de' Santi Gesù Cristo Signor nostro clementissimo. Amen. Trento, s.
Bernardino 22 luglio 1785.
407. 1785
Al sig. abate Giambattista Rodella. Brescia.
Ill.mo sig. sig. e padrone colendissimo.
S.L. Gesù Cristo S. N.
Da questo Padre Guardiano è stato conferito a me l'onore di rispondere alle ricerche
letterarie di V. S. ill.ma. La ragguaglio dunque in primo luogo, che il nostro buon Padre
Benedetto Bonelli di Cavalese, dopo una breve infermità è morto in questo sacro
convento li 28 ottobre 1783 contando 79 anni di età sua. Non le spedisco quell'esatto
catalogo, che dimanda, delle di lui opere stampate, e manoscritte, perché avendo disteso
per ubbidire all'ora eminentissimo signor cardinale Garampi, da questo sono stato
umanissimamente avvisato, che lo ha comunicato al Padre Mandelli monaco
Camaldolese di Venezia, finché lo inserisca nella sua raccolta di opuscoli; e quindi
voglio credere, che o sarà già stampato, o che verrà stampato in breve, e che
conseguentemente V. S. ill.ma potrà di là riceverlo234.
Circa poi la dottrina cristiana, che insegnasi ai giovani nella nostra diocesi, non
posso dirle altro se non se, che già parecchi anni ne ho veduto una stampa, fatta con
questo titolo, da cui senza dubbio viene accennato il cardinale Lodovico Madruzzo.
Dottrina christiana da insegnarsi da i curati nelle loro parochie a' putti, per ordine di
monsignor illustrissimo et R.mo cardinal Madruzzo vescovo e prencipe di Trento. In
Trento Per Santo Zanetti 1633. Con lic. de' Sup., in 16°, pp. 72235. Questa conviene con
la moderna di monsignor vescovo Pietro Vigilio di Thunn; ma non si dice da chi sia
stata composta, né si può sapere in qual preciso anno per al prima volta sia stata
pubblicata.
Io non provo alcuna difficoltà nell'acconsentire, che il Madruzzo l'abbia ricevuta da
Brescia insieme col Rituale Sacramentorum. Rapporto a questo mi muove l'asserzione
di V. S. ill.ma, corroborata da quanto scrive monsignor Gradenigo nella sua Brixia
Sacra, pag. 369 e dell'essere stato stampato in Brescia. Lo tengo nelle mani stampato
bensì Brixiae apud Vincentium Sabbium in 4° minore, ma non nel 1580. Egli porta nella
fronte l'anno 1583 ed ha la prefazione del card. Lodovico indiritta ai parrochi, e preti
della diocesi di Trento con data dei tre novembre 1582. In tal prefazione non si fa verun
cenno del Bollano, ma dicesi, che così fatto Rituale fu ex antiquioribus, iisque optimis,
et probatissimis, ac Rom. Ecclesiae maxime conformibus exserptum.
Mi lusingo di aver soddisfatto con questo alle dimande di V. S. Ill.ma, e
ringraziandola del buon cuore, che mostra verso il defunto nostro Religioso, ereditato
forse dall'immortale signor Conte Gio. Maria Mazzucchelli, le fo umilissima riverenza e
resto. Trento, s. Bernardino 3 agosto 1785236.
Di V. S. ill.ma
Umil.mo, div.mo, osseq.mo servo nel Signore
F. Giangrisostomo di Volano Minore Riformato.
408. 1785
234
Fu già stampato.
Nel 1633 fu vescovo di Trento ma non cardinale, carlo Emmanuele Madruzzo.
236
Il Rodella fu conosciuto dal P. Bonelli presso il Mazzucchelli in Brescia.
235
123
Al Padre Guardiano de' Francescani. Bolgiano.
Reverende, ac religiosissime in Christo Pater.
Nuperrimo S.C.M. decreto aucta fmilia, cui disponente Deo praesidere teneor,
simulque imminuta insigniter christifidelium devotione, quo me vertam, subsidia pro
alenda huiusmodi familia petiturus, haud facile invenio, molestusque pluribus, quos
inter et tu, Reverende Pater, fieri compellor. Porro quod abs te, tuaque seraphica caritate
suppliciter, ac enixe peto est, ut si vales, velis quoque numerum aliquem sacrorum
legendum, aut etiam cantandum mihi committere. Iam quin clarius, ac fusius loquar,
probe nosti, quo mea tendat petitio. Si id, ut firmiter spero facies, rem oppido gratam
mihi praestabis, pro qua, praeterquamquod per hebdomadariam postae quadrigam ad te
mittam parum tabaci, communem omnium bonorum retributorem Deum, demisse cum
fratribus meis rogare non omittam. Vale Roboreti ex conventu s. Rochi 31 augusti 1785.
R.P.T.
Infimus servus
Fr. N.N. (Adelpretus Cobellus de Liciana).
409. 1785
Al P. Bartolommeo Holzer di Bolgiano
Guardiano de' Francescani in Halla d'Insprugg
Reverendo Patri Guardiano Hallensi
Frater NN. Guardianus Roboreti S.P.D.
Quum nuperrime, auspicatoque huc pervenerint eleemosynae pro lectis per nos
sacris a R.P.T. destinatae, ac transmissae, debitas ex animo tibi grates rependo; et ut
similis favoris auxilio deinceps quoque me prosequi non graveris, ac velis, enixe
suppliciterque oro, et rogo. Aucta enim familia, intuitu decretorum S. C. M. et imminuta
insigniter christifidelium devotione, quo me ceteroquin vertam, subsidia pro eadem
alenda petiturus, pene haud scio. Experta P.T.R. caritas et humanitas ad bene sperandum
inducit ac in huiscemdi spe aliquantisper quiescere indulget. Vicem reddere tibi alia
ratione non valens, ut saltem precum nostrarum particeps fias, te in censum
benefactorum nostrorum relatum habere, ac propediem per hebdomadariam postae
quadrigam me parum tabaci nostri ad te transmissurum spondeo, interimque ut tibi
D.O.M. diuturna sospitate gaudere tribuat, sincero animo exopto. Roboreti, ex conventu
s. Rochi 31 augusti 1785.ù
410. 1785
A chiunque.
Nos infrascripti universis, et singulis praesentes literas inspecturis notum facimus,
ac testamur, campanam a domino Iosepho Rufinio Regiensi fusam pro ecclesia nostra
sanctorum Quirici et Iulittae Campi Iudicariae Citerioris, fuisse benedictam, et
consecratam iuxta ritum Pontificalis romani, per ill.mum, ac R.mum d. d. Simonem
Albanum Zambaitium de Vezzanburg, ecclesiae cathedralis canonicum, et Vicarium in
spiritualibus generalem Tridenti, apostolico ad id indulto munitum, in honorem Dei
omnipotentis, Immaculatae Virginis Mariae, sanctaeque Iulittae martyris, praesentibus
ill.mo, ac R.mo domino Sigismundo Antonio Comite Mancio canonico decano, ac
pluribus aliis ecclesiasticis, et saecularibus personis, in ipsomet fusorio extra muros
civitatis inter coenobium S.P.N. Francisci, et Portam Aquilae, die, mense, ac anno
infrascriptis, horisque matutinis. In quorum fidem has dedimus, et sigillo Guardianali
124
communivimus. In conventu sancti Bernardini fratrum Reformatorum Ordinis Minorum
apud Tridentum die veneris 30 mensis septembris Anno Domini 1785.
L.+S. Ego Fr. Epiphanius de Roncono praesens fui.
Ego Fr. Ioannes Chrysostomus de Avolano praesens fui, et de mandato ill.mi ac
R.mi Domini Vicarii praedicti haec scripsi.
NB: La campana è di pesi 39, e libbre 10, cioè libbre 985. Per altro fu comandata di
circa pesi 25 soltanto. Questo instrumento fu mandato a Campo, perché venga
conservato nell'archivio del Convento.
411. 1785
Al signor cardinale Garampi. Roma.
Eminentissimo, e R.mo Principe.
Il solo riflesso alla mia grande meschinità fu la causa, che non ho ardito di
comparire innanzi all'Eminenza Vostra R.ma co' miei rozzi caratteri, per significarle il
singolarissimo contento, e giubbilo, che con tutti questi miei confratelli ho provato,
allora quando finalmente mi pervenne la tanto aspettata, e bramata notizia della sua
degnissima esaltazione alla sacra Porpora. Oggidì però mi credo in debito affatto
indispensabile di superare la mia verecondia, giacché mi si aggiunge un nuovo motivo,
avendo ieridì ricevuto una copia del mio Elenco Bonelliano sortito dalle stampe venete
a mera contemplazione dell'Eminenza Vostra R.ma. La ringrazio adunque di questo, e di
tutti gli altri molti favori, che s'è degnata di compartirmi, e pregandole di tutto cuore dal
Signor Iddio il meritato guiderdone, l'assicuro, che tutti tutti bramiamo, e speriamo di
sentirla un dì adornata dell'augusto triregno per vantaggio della santa Madre Chiesa.
Con che baciandole genuflesso insieme con tutti questi miei confratelli il lembo della
sacra Porpora, mi do il singolar onore di protestarmi.
Dell'Eminenza Vostra R.ma
Trento, s. Bernardino 22 ottobre 1785.
Infimo obbl.mo servitorello
F. Giangrisostomo di Volano de' Minori riformati.
Extra.
Al Signor Cardinale Giuseppe Garampi
Vescovo di Monte Fiascone, e Corneto etc.
Roma237.
412. 1785
Al sig. abate Giuseppe Carpentari di Mittenberg,
Cavaliere del S.R.I. rettore del seminario vescovile, prefetto degli studi, ed
esaminatore prosinodale. Trento.
Ill.mo, e R.mo Sig. Sig. padrone colendissimo.
Nell'atto, che rendo le dovute grazie a V. S. ill.ma, e R.ma per le notizie istoriche,
di cui mi ha favorito, le rispondo, e fo sapere che dell'origine, governo, e stato
dell'ospizio ospitale veronese, detto la Santa Casa di Pietà, discorre il signor
Giambattista Biancolini nella Cronica di Verona part. 1, pag. 81, della stampa veronese
del 1745, e più ampiamente, e giustamente nelle Notizie storiche della chiesa di Verona
Lib. 3, pag. 242 e segg. edit. Veron. 1750, ma nulla dice della convenzione seguita fra li
veronesi e li trentini, quantunque alla pag. 254 delle citate Notizie riferisca, che Iacopo
237
Morì cardinale.
125
dal Cercolo238 cittadino veronese con suo testamento 24 agosto 1498 lasciò a quel Pio
Luogo molte possessioni, fra le quali nel distretto d'Ala di Trento la Montagna detta
Memola, la cui rendita ascende annualmente a cento e più Ducati. Asserisce pag. 243,
che tal Pio Luogo fu eretto dal Collegio de' notari veronesi nell'anno 1426, e pag. 255,
che sotto pena di scomunica fu ordinato dal sommo Pontefice Paolo III con suo Breve
12 novembre 1548 che chiunque può nodrire i propri figliuoli così legittimi, come
naturali,, non ardisca mandargli al detto Pio Luogo. Per altro io credo, che V. S. ill.ma,
e R.ma potrà più facilmente ritrovare quanto brama presso l'ill.mo Magistrato consolare
di questa nostra città239, essendo cosa, che appartiene al pubblico, oppure appresso la
cancelleria vescovile, giacché questo nostra Padre Vicario Francesco Albano Zambaiti
di Trento per avventura tiene copia d'una lettera scritta già cinquanta e più anni al nostro
Padre Girolamo Cassina di Trento dal signor cancelliere Giannantonio Nicolli del tenore
seguente:
"Molto Reverendo Padre.
In risposta del grato foglio di V.P.M.R. dicole, essere seguita convenzione tra
cotesta Curia vescovile di Trento, e li signori provveditori del Luogo Pio alla Pietà di
Verona, che ogni qualvolta il Padre della creatura, che viene là mandata habet in bonis,
questi debba contribuire a detto Pio Luogo pro una vice tantum, fiorini venticinque,
dico fiorini 25 da troni cinque l'uno, e ciò sub poena excommunicationis240. Quando poi
il padre della creatura non habet in bonis, non incorre alcuna scomunica241.
Avvertendola però, che si deve giustificare quello, che porta là in Verona la creatura con
la fede in istampa, che gli vien spedita da un tale signor Giambattista Moschini
cancelliere di detto Pio Luogo, come io ne tengo alcune, anche di recente. Questo è
quanto mi occorre in attenzione de' suoi riveriti comandi. E qui supplicandola di
raccomandarmi al Signore, la riverisco divotamente con dichiararmi.
Della P.V.M.R.
Trento li 21 giugno 1735. Div.mo. obbl.mo servo e cugino Giannantonio Nicolli"242.
Anch'io in fretta dico, che oggidì non ho di più per servire a V.S. Ill.ma, e R.ma, e
baciandole riverentemente le sacre mani, mi do l'onore di protestarmi.
Di V.S.Ill.ma, e R.ma
Trento, s. Bernardino 16 nov. 1785.
Um.mo. div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Gio. Crisostomo da Volano.
413. 1785
Al sig. don Benedetto Graber di Canezia canonico Regolare Lateranese, curato di
Avis, o sia Lavis.
L.I.C. Molto illustre e Molto Rev. Sig. Sig. padrone colendissimo.
238
Nel 1541 visse Egregius Petrus de Circulis civis Roboreti feudatarius Eccl. Trid.- Anche nel 1788 v'ha in
Roveredo una famiglia di Cercoli. – Anno 1510 fuit civis Roboreti Tomio Cercoli. –La Santa casa di Pietà di Verona
li 30 dic. 1790 mi ha scritto: È un errore il dire, che la Santa casa abbia conseguito dal Trentino, o sia dai Quattro
Vicariati la Montagna Memola, con condizione, che la medesima abbia da ricevere senz'alcuna mercede li bastardi de'
detti paesi. Detta Montagna è pervenuta per l'eredità fatta da uno della nobile famiglia Cercolo di Verona, ora estinta.
239
Dal Magistrato, e dalla Curia vescovile gli fu risposto, che non hanno verun documento: ma io credo
piuttosto, che non sapranno di averlo. Il Nicolli parla con franchezza.
240
Vide Cod. diplom. 328.
241
La comunità di Pergine dà un fiorino solo per ogni creatura alla detta Casa veronese; e ciò senza veruna
contraddizione.
242
Anno 1726 Ioannes Baptista de Nicollis fuit cancellarius Curiae episc. Trid. certissime. Così anche altri
scritti, e stampe.
126
Allo stimatissimo foglio di V. S. molto Ill.tre, e molto Rev. rispondo in primo
luogo, che generalmente parlando ella come Regolare non è obbligata di recitare gli
offici diocesani, eccettuato soltanto quello di san Vigilio protettore principale di tutta la
diocesi. Non può però celebrare la di lui ottava. Poi le dico, che può celebrare tutti gli
offici diocesani, a riserva solamente di quello della dedicazione della cattedrale. In fatti
a noi Riformati, dai Padri Cappuccini, Conventuali, Agostiniani, e Domenicani si
celebrano, e furono sempre celebrati gli offici di s. Romedio, di s. Claudiano, di s.
Magoriano, di s. Simonino, di s. Adelpreto, de' santi Sisinnio, Martorio,ed Alessandro,
de' Santi Gervasio e Protasio, e di s. Massenza. In Vigore di un decreto recente della S.
C. de' Riti potressimo tralasciare tal pratica; ma io non ardirei, né consiglierei tal cosa,
noto essendomi ciò, che ha dovuto sofferire un altro calendarista italiano243 per aver
usato il detto decreto. Bensì senza veruno scrupolo, e condizione tralascio nel mio
calendario monastico, ed ho risposto anche ai Padri Cappuccini, Conventuali, ed
Agostiniani, che tralascino gli offici da me ultimamente aggiunti al calendario
diocesano senza decreto, o indulto apostolico,cioè quelli de' santi Biagio, Giovanni
Limosiniere, Valentino, Dorotea, Adalberto, Gottardo, Vito ecc., perché non evvi alcun
decreto che ci obblighi noi Regolari, e perché furono aggiunti a solo motivo di sminuire
le sacrosante ferie, o sia gli offici feriali. L'officio de' santi Cirillo e Metodio si fa, e dee
farsi da tutti, anche da noi Regolari, come di obbligo non meno degli altri di s.
Leopoldo, delle sante Piaghe, della Corona, del SS. Sangue ecc. in vigore de' decreti
apostolici. Da principio dissi che V.S. Molto Illustre e Molto rev. non è obbligata come
Regolare, poiché tengo, che come Curato possa e debba seguitare il calendario della sua
chiesa, e quindi far tutti gli offici notati nel medesimo, appunto come può, e dee far ogni
Regolare allorché diventa vescovo di qualche chiesa. Con questo confido di aver
soddisfatto bastevolmente alle sue ricerche, e facendole divotissima riverenza resto.
Trento, s. Bernardino 17 novembre 1785.
Di V. S. Molto illustre e Molto rev.
Um.mo, div.mo, ossequ.mo servo nel Signore
Fra Gio. Crisostomo da Volano
de' Minori Riformati.
414. 1785
Ai signori dl seminario di Trento.
Reverendissimi Signori, Signori, e Padroni colendissimi.
Pensando di far cosa grata, ed utile a pubblico, specialmente di questa illustre città,
e vasta diocesi di Trento, ho proccurato la compilazione di un libricciuolo affatto nuovo,
ed a mio risico e carico l'ho stampato con questo brieve titolo: Giornale trentino
dell'anno 1786, arricchito di notizie istoriche sacro-profane, in 12°. Atteso ciò, che mi fu
riferto, e asserito da que' gravi, ed eruditi soggetti, che l'anno veduto, ed esaminato,
credo di poter con giusta ragione promettermi, che sia per incontrare l'aggradimento se
non di tutti, almeno di molti: ma con tutto questo non mi chiamo pienamente
soddisfatto, e contento, qualora non mi riesca eziandio di conseguir un distinto favore
dalle signorie vostre riveritissime. Questo è, che si degnino di graziosamente accordami,
e concedermi, che su la fronte del medesimo libricciuolo possa improntare il nome, e
l'insegna del loro per ogni titolo rispettabilissimo Collegio. Un favore di tal sorta, oltre
che assai opportuno mi riuscirà per così poter manifestare a tutto il mondo le molte
243
Cappuccino veronese.
127
obbligazioni, che loro professo per gli altri favori, che a lunga mano sonosi degnate di
compartirmi anche in avanti; servirammi pure per vie più render prgevole il mentovato
libricciuolo, essendo a tutti noto, e palese, quanto le signorie vostre riveritissime siano
pie, gravi, dotte, zelanti dell'onore, e del vero bene delle anime, e perciò degne di stima,
e venerazione. Le supplico adunque col più profondo rispetto ed ossequio del favore
bramato: e tutto pieno di fiducia d'esser esaudito e consolato, bacio loro riverentemente
le sacre mani.
Delle Signorie Vostre Riveritissime
Dalla stamperia battistiana
li 10 nov. 1785.
Umil.mo. div.mo, obb.mo servidore
Stefano Tetoldini.
Il Tedoldini nativo di Vicenza, e compositore della stamperia Battistiana, conseguì
l'intento suo nello stesso giorno decimo di novembre. Nel rovescio della lettera ho
scritto: Ai Riveritissimi Signori del Venerabile seminario vescovile di Trento.
415. 1785
Al sig. don Cristiano Rigoni. Asiago.
L.I.C. Importunato dal sig. Tetoldini244 di Vicenza finalmente per aiutarlo mi sono
arreso, ed ho compilato il qui annesso Giornale Trentino. Ne spedisco una copia a Vo S.
molto illustre e molto rev. perché vegga, che ancora tengo grata memoria de' suoi
favori, e che ho premura del culto della sua, e dirò anche nostra Beata Bonomia, fatto
avendo un sebben picciol cenno della medesima sotto al primo di marzo, giacché ciò
alla città nostra può servire di non ispregevole gloria, ed ornamento. Con questa
occasione potrei darle ragguaglio di una guarigione seguita li 13 detto scaduto ottobre in
questo monistero di s. Chiara, d'una Religiosa inferma molto da un anno e mezzo in
circa245, all'invocazione della suddetta Beata e col pigliare per bocca un pochetto di osso
della medesima: essendo però di partenza per Roveredo mi riservo ad altro tempo: e ciò
anche per meglio assicurarmi. Siamo in paesi, e tempi,oh Dio! La Religiosa andò a
dormire inferma, dormì saporitamente, e levò sana nella seguita mattina, e così
persevera, facendo tutto quello, che fanno le altre Religiose sane246. Ho fatto io da
medico suggerendole un tal rimedio allorché mesta mi disse, che li signori medici, ed il
chirurgo le aveano protestato di non sapere cosa prescriverle altro. Le replico, che su di
questo mi riservo, e pregandola di aggradire lamia doverosa memoria, come pure de'
miei rispetti al signor Carli, le bacio riverentemente la sacra destra. Trento, s.
Bernardino 25 nov. 1785.
Di V. S. molto illustre, e molto rev.
Um.mo., div.mo,obbl.mo servo nel Signore
Fra Gio. Crisostomo di Volano
de' Minori Riformati.
416. 1785
Al principe di Liechtenstein. Roma
Altezza Serenissima.
244
Stefano compositore di stamperia.
Madre suor Regina Antonia degli Alberti di Cavalese fiemmasca.
246
Persevera sana sanissima eziandio in questo giorno 13 ottobre 1786, e nel 18 febbraio 1787.
245
128
L'essersi degnata l'A.V.S. di aggradire cotanto gli Sguatteri di Parnaso247, che ho
ardito di presentarle, ed offerirle nell'anno scorso, mi dà giusto motivo di sperare, che
sia per aggredire molto più il Giornale Trentino, che unitamente a questa mia le
indirizzo, essendo tutto serio, e contenendo molte notizie di questa città, e diocesi, tanto
amata, ed onorata dall'A.A.S. oltre quelle che risguardano la di lei rispettabilissima
persona, e stirpe celebratissima. La supplico adunque riverentissimamente, che voglia
degnarsi di aggradire questa mia povera offerta, come un picciolo contrassegno, e
attestato delle moltissime obbligazioni, e della venerazione profondissima, che le
professo, e le professerò mai sempre. Ed auguarndole di tuto cuore un felicissimo capo
dell'imminente anno, con una lunga serie di altri simili, le bacio divotissimamente le
mani, e mi raccomando alla sua pregevolissima grazia.
Dell'Altezza Vostra Serenissima
Trento 25 novembre 1785.
Infimo, ed obbl.mo servidorello
Stefano Tetoldini248.
Extra.
A Sua Altezza Serenissima
Il Sig. Giuseppe Wenceslao principe di Liechtenstein, Duca di Troppavia e
Carnovia, canonico della metropolitana di Colonia etc.249
Roma
417. 1785
Al sig. Francesco Conte d'Arco. Arco.
Eccellenza.
Nell'atto, che riverentemente auguro a V. E. un felicissimo capo dell'imminente
anno con una lunga serie di altri simili, le presento, ed offro una copia di un libretto, che
per non passare oziosamente il tempo con gravissimo danno, e scapito della povera mia
famiglia ho fatto compilare, ed ho stampato a mio risico e carico. Supplico per tanto
umilissimamente la benignità dell'Eccellenza Vostra, che voglia degnarsi di aggradirla,
come un picciolo contrassegno, e attestato della molta stima, e venerazione, che le
professo. Con che per non attediarla finisco, e le bacio divotamente le mani. Trento 25
novembre 1785.
Dell'Eccellenza Vostra
Um.mo, div.mo osseq.mo servo
Stefano Tetoldini
Fere simili verborum tenore aliis.
418. 1785.
Al sig. Francesco Borseri250 medico fisico. Trento.
L.I.C. Ill.mo, ed Ecc.mo Sig. Sig. e padrone colendissimo.
Al pregiatissimo foglio di V. S. ill.ma, ed eccell.ma con cui le è piaciuto di
onorarmi, rispondo con mio dispiacere, che non sono in grado di servirla rapporto
247
Giornale composto dal sig. Francesco Adelpreto Michelotti dronese prete.
Questo Tetoldino è morto in Vienna circa il 1799.
249
Nato 21 agosto 1767 figlio di Carlo Borromeo generale di cavalleria e comandante di Vienna morto nel
1789, e di Eleonora principessa di Oetingen.
250
Così egli si ha soscritto,benché gli altri scrivano Borsieri.
248
129
all'esposizione delle sigle premesse al de Rosenpach, ed al de Nacu. Io non ne ho mai
veduto di fatte in simil forma, e credo, che né pure saranno fatte così nel codice
Wanghiano più vecchio. Per altro so, che nel 1224 fu in Bolgiano un Dñs Fe. de
Rosenpacho, che vuol dire Federicus, e nel 1225 in Trento un Dñs Riprandus de Nacu,
rammentati presso il nostro Padre Benedetto Bonelli To. 2, pag. 257, e 173. Per le altre
sigle G. de Grias, e Co. de Winecko, le aggiungo, che nell'anno 1236 si ricorda un Dñs
Gotschalcus de Gries appresso il detto Padre Bonelli Tomo 3, pag. 190, ed un Dñs
Conradus de Weinecko ivi pag. 187. Quel Comes de Nacu mi riesce nuovo affatto, ed
incredibile anche per non avere il nome, ed il Domino251. Forse il notaio avrà scritto Co.
de Nacu, come scrisse Co. de Weinecko. Parimente mi sembra non bene scritto quel
Vicarii de Tyrol, e quel Paaselini, quell'et Oberto, e quel Iohannis de Wadrilio. Per il
Wilielmi Spat forse potrà giovare il Simeon Spisater mentovato in una carta bolgianese
del 1272 recata dal citato P. Bonelli To. 2, pag.600. Dñs Bertoldus Tarant de Partschins
ricordasi anche in una carta del 1228 To. 3 Bonell., pag. 187252. Qui occhiusa le mando
la sua copia dell'accennatomi documento, ed in fretta, perché domani mattina dovrò
partire di ritorno al mio convento di Roveredo, attesi gli ordini moderni, le rinnuovo di
cuore la mia sebbene inutile servitù, le fo umilissima riverenza, e mi professo. Trento, s.
Bernardino 4 dicembre 1785.
Di V.S. Ill.ma, ed Ecc.ma
Um.mo, div.mo, obbl.mo servidore in Cristo
Fra Gio. Crisostomo di Volano.
--------------------------------------------------------------------------------------------------------Li 18 nov. 1785 risposto in somma fretta al R.mo sig. Provicario generarle
Menghin, e mandatagli la formola da profanare una chiesa consecrata, tolta dal Concil.
4 Milanese dell'anno 1576. Un'altra risposta ho dato al medesimo in iscritto nell'ottobre
circa la Via Crucis da erigersi nella chiesa curata di s. Margherita in Mechel.
419. 1785
Al P. Udalrico da Traspo Riformato. Arco.
Innanzi di profferire il mio debole sentimento circa il quesito propostomi da S.P.R.
se in questa nostra diocesi di Trento si possano ascoltare le confessioni sagramentali
de' sacerdoti secolari sani fuori di chiesa nelle loro proprie case, o canoniche, penso
bene di produrre quanto mi è riuscito di trovare intorno a così fatto punto.
Il Rituale romano moderno tit. de Sacramento Ponitentiae prescrive al sacerdote
confessore, che in ecclesia, non autem in privatis aedibus confessiones audiat, nisi ex
causa rationabili debba far altramente.
Il Monacelli To. 1 Formular. tit. 9, num. 7, dice: Valde conveniens est, quod
sacramentum poenitentiae extra casum infirmitatis, aut alterius honestae causae,
nonnisi in ecclesia conferatur.
Il nostro Padre Lucio Ferrari verbo Confessarius art. 4, num. 7 replica lo stesso
scrivendo: Valde convenit, ut confessarii extra casum infirmitatis, aut alterius honestae
251
Per altro Comitatus de Nacu, et de Turbulis, occurrit mihi in charta anni 1272 apud Ambrosium Francum in
Genealogia dominorum. Arcensium manuscripta.
252
Anno 1238, inditione XI, die martis 7 intrante septembris in Bozano apud Albarum plebis s. Mariae, in
praesentia domini Husi canonici de Tridento, domini G. de Grias, domini Ulrici Vicarii de Tirolo etc., dominus
Bertoldus Tarantus de Tirol delegatus domini imperatoris statuit terminum Comiti de Nacu presenti ex una parte, et
Oberto notario procuratori domini Martini Burserii, et Ioannis de Wadrilio ex altera cum voluntate utriusque partis
hinc ad diem lunae, et deinde ad 15 dies ut sint Bozani ad procedendum in causa. – In carta del 1240 trovo testimonio
Dominum Zaninum Wadrilli Beloti de Domino Maximiano.
130
caussae, nonnisi in ecclesia audiant confessiones. Sacra Congreg. Epsic. et Regul. in
Neapolit. 29 martii 1593.
Il Padre Bartolommeo Gavanto in Manuali episcoporum verbo Confessarius num.
38 parimente avvisa il Concilio quinto provinciale di Milano, che confessiones non
audiantur sine causa in privatis aedibus.
Il Baruffaldo in Commentariis ad Rituale Romanum tit. 18, num. 7 alla recitata
rubrica In Ecclesia soggiugne: "Haec rubrica non includit casus necessitatis, seu ob
infirmitatem, seu ob aliam causam, propter quam audiri quis non possit in loco sacro,
seu in eccelsia. Causa rationabilis audiendi confessiones in privatis aedibus exprimitur
in literis patentibus cardinalis Vicarii quoad confessiones Urbis, et in aliis literis
Ordinariorum pro suis dioecesibus. Cardinales quoque, vel nuntii, seu oratores regum, et
principum habent hoc privilegium, et ubi constat, poterunt audiri... Contra vero hanc
non audiendi sacramentales confessiones, nisi in ecclesia, vel loco sacro, mos, seu
abusus invaluit, adeo ut hodie multi sibi licere credant, privatim in aedibus
quibuscumque audire quemlibet confitentem. Quare nonnisi laudabile esset, si per
Constitutionem, vel synodalem, vel alio quocumque modo, haec rubrica ad pristinum
robur revocaretur, imposita etiam gravi poena contra inobedientes".
Finalmente l'Editto vescovile di Trento, che leggesi a piè della tabella de' casi
riservati nella diocesi trentina, dice: "Omnibus, et singulis parochis, curatis, aliisque
confessariis tam saecularibus, quam Regularibus sub poena suspensionis ipso facto
incurrenda prohibemus, ne confessiones fidelium saecularium utriusque sexus extra
ecclesias, vel sacristias excipiant, excepto casu infirmitatis, ubi in domibus privatis
excipi debent, aperto tamen cum foeminis infirmis cubiculo, nisi aliud causa rationabilis
suadeat, et non aliter etc.". Qui basta. Più brevemente ut sequitur.
420. 1785.
Al P. Udalrico da Traspo. Arco253.
Al quesito propostomi da S.P.R. se in questa nostra diocesi di Trento si possano
ascoltare le confessioni sagramentali de' sacerdoti secolari sani fuori di chiesa nelle
loro proprie case, o canoniche, tralasciando tutto ciò, che circa questo punto hanno il
Rituale romano tit. de Sacramento poenitentiae in ordine ipsum ministrandi Rubr. 2, il
Baruffaldo in Comemntariis ad Rit. Rom. tit. 18, num. 7, il P. Gavanto in Manuali
Episcoporum verbo Confessarius num. 38, il Monacelli To. 1. Formul. tit. 9, num. 7, ed
il nostro P. Lucio Ferrari verbo Confessarius art. 4, num. 7, rispondo affirmative, perché
l'Editto vescovile posto a pié della tabella de' Casi riservati nella nostra diocesi vieta
l'ascoltare fuori delle chiese, o sagrestie soltanto confessiones fidelium saecularium
utriusque sexus. Che poi questo Fidelium saecularium qui non comprenda le persone
ecclesiastiche secolari, ma solamente le laiche, lo credo cosa certa, portando così la
pratica eziandio de' buoni, e dotti sacerdoti antica, e moderna. Per altro anch'io tengo
con gli accennati autori, che sia valde conveniens l'amministrare in luogo sacro il
predetto Sacramento: e quindi amo di riceverlo, ed amministrarlo più, che posso, in
somigliante luogo, credendo, che ciò sia di maggior gloria a Dio Signor nostro, di
maggior merito ai penitenti, e di buon esempio al prossimo. Non so, se con questo avrò
soddisfatto bastevolmente alla di Lei ricerca. In caso contrario compatisca la mia
insufficienza, preghi Dio per me, che riverendola resto. Roveredo, s. Rocco 13 dicembre
1785.
253
Vedi To. 7, epist. 3245.
131
Di S.P.R.
Div.mo, obblmo servo nel Signore
Fra Giangrisostomo da Volano.
421. 1785
Al P. Massimo da Volano. Borgo.
Essendo certo,che avete inteso di qual genio sia il moderno vescovo di Pistoia nella
Toscana, penso di farvi cosa grata dandovene una prova incontestabile coll'accennarvi
parecchie cose che sembranmi notabili nel di lui direttorio del divin officio. Eccovele,
ma per giusti motivi senza que' riflessi, che si potrebbero fare:
Il titolo è questo: "Ordo divini officii a clero saeculari, et Regulari civitatis et
dioecesis Praten. recitandi anno 1785. Ill.mi ac R.mi D. D. Scipionis de Ricciis episcopi
Pistoriensis, et Pratensis iussu editus. Pistorii 1785 apud Atthonem Bracali episcop.
typogr. sup. annuent., in 8°".
Pag. 5 prescrive, che nelle Litanie de' Santi sempre si aggiunga dopo il Papa nelle
preci, ne' versi, e nelle orazioni delle preci etc. pro Antistite, e pro Magno Duce.
Tralascio il resto di questo scritto...
422. 1785
A chiunque.
Iesus, et Maria.
Ausuganus quidam sacerdos nudius tertius tria mihi praeposuit dubia, eorumque
resolutionem a me petiit. Quorum quidem
Primum est, An hodie sacerdotes in Ausugio sacrosanctam Missam celebrantes, ad
verba canonis et antistite nostro N. exprimere debeant nonmen feltrensis, aut potius
tridentini episcopi?
Secundum, An festum s. Vigilii tridentiane dioecesis patroni praecipui ab ausuganis
habendum sit ceu festum, ut aiunt, fori, ac celebrandum sub ritu duplici primae classis
cum octava?
Tertium, An eiusdem sancti Vigilii commemorationem facere debeant ecclesiastici
ausugani inter commemorationes communes, seu suffragia Sanctorum?
Ante omne responsum praemittendam omnino censeo speciem facti, prout iuristae
loqui amant. Igitur edito caesareo- regiae Aulae vindobonensis decreto, quod parochiae
ausuganae feltrensi episcopo ditionis venetae parentes, episcopatui tridentino
accrescant, et uniantur, feltrensis idem episcopus nullam prorsus earum curam se
amplius habere ostendit: responsa de rebus etiam maximi momenti postulantibus dare
abnuit, et praetermisit: atque ita se se gessit, ut populi ceu necessario pastore destituti,
communi Christi fidelium patre, summoque pastore, ac pontifice Pio sexto, remedium
tanto discrimini, et malo apponi, ac provideri suppliciter petierint.
Res itaque composita sic demum est, ut feltrensi episcopo resignante in manibus
Papae, non quidem absolute, ac pro perpetuis futuris temporibus, sed provisionaliter,
pro nunc tantum, et ad tempus, dictam suae dioecesis partem, sane potiorem et
nobiliorem, laudatus Papa exeunte superiori anno millesimo septingentesimo et
octuagesimo quarto, eam per modum provisionis tridentino episcopo administrandam et
gubernandam in spiritualibus contulerit commiseritque.
132
Literas in hanc rem datas ego non vidi254: nihilo tamen secius ex iis, quae ab aliis
audivi, arguo et arbitror, quod similes sint illis, quae leguntur in Bullario Benedicti XIV,
tomo tertio num. 4 Appendicis, et incipiunt Postquam per alias, habentque datum die 27
iunii anno 1750, quibus idem Papa Benedictus Carolum de Attembs, electum episcopum
Mennitensem in partibus infidelium, deinde in consecratione pergamensem appellatum,
tandemque primum Goritiae archiepsicopum, inAttembsiorum historia Hieronymi
Guelmi tridentini a pag. 204 laudatissimum, constituit, ac deputavit apostolicum in
spiritualibus Vicarium, delegatum, officialem, e commissarium, ad suum et Sedis
Apostolicae beneplacitum, in ea tunc diocesis aquileiensis parte, quae temporali
austriacorum principum ditioni suberat, quamque aquileiensis patriarcha, in Utinensi
Carniae, seu Fori Iulii Veneti civitate redsidens, gubernare ac regere impediebatur. His
haud frustra praenotatis respondeo
Ad primum Affirmative quoad primam partem, et negative quoad secundam: seu
nominandum esse feltrensem, non vero tridentinum episcopum. Feltrensis eim necdum
renunciavit absolute, ac totaliter, sibi retinuit ius ad rem, estque tantummodo impeditus:
tridentinus autem, ut ex praemissis arguo, et solum superior provisionalis, apsotolicus
Vicarius, delegatus, commissarius, et administrator ad interim in parte ausugana
dioecesis feltrensis: quibus quidem titulis attentis nominari nequit in Canone Missae.
Nam Missalis romani rubricae generales oart. 2 tit. 8, num. 2 aiunt, quod in praefato
Missae canone, ubi dicitur Et antistite nostro N. specificatur nomen patriarchae,
archiepiscopi, vel episcopi Ordinarii in propria dioecesi, et non alterisu superioris,
etiamsi celebrans sit omnino exemptus, vel sub alterius episcopi iurisdictione, qualis
modo est quilibet ausuganus.
His accedit decretum sequens: Nomen episcopi deputati administratoris ecclesiae
vacantis non debet in Canone memorari per sacerdotes celebrantes. S.R.C. 22 augusti
1722 in Sarsinaten. apud Meratum part. 4, in indice decret. num. 641 et Cavalerium To.
5, cap. 16, num. 26, ubi addit: "In Canone memorari debet nomen episcopi et Ordinarii
illius loci in quo celebratur. Administrator autem amovibilis ecclesiae vacantis, etsi
aliunde episcopus sit, et in praedicto loco donec ecclesia de novo pastore provideatur,
vices gerat episcopi, et munere Ordinarii fungatur: vere tamen eiusdem loci nec
episcopus, nec Ordinarius est".
Porro si episcopus administrator amovibilis ecclesiae vacantis per obitum, vel
depositionem, translationem, aut renunciationem episcopi, nominandus neutiquam est,
quis, quaeso, nominandum dicet epsicopum administratorem ecclesiae non vacantis, sed
tantum impeditae, cuiusmodi nunc est ecclesia feltrensis in parte ausugana?
Opponenti, ac dicenti, quod episcopus tridentinus, etsi modo sit tantum
administrator provisionalis Ausugii, dubio tamen procul, et certe certius erit aliquando
perpetuus administrator, et verus episcopus etiam eiusdem Ausugii, ac propterea nunc
inchoari potest ipsius nominatio in canone Missae, respondeo, quod si erit, ergo nunc
non est, ideoque nunc nequit nominari in dicto Canone, quum in eo nominandus sit loci
administrator perpetuus, et episcopus non futurus, sed actualis.
Abstineo a producenda praxi, quae sub episcopo Dominico Antonio ex Comitibus
de Thunn viguit apud nos tridentinos, qui eumdem semper, et usque ad mortem
nominavimus in Canone, ut ut in ultimo vitae suae decennio coadiutores
plenipotentiarios episcopali charactere insignitos habuerit, quia hi potius, quam ipse,
utpote perpetui administratores, ac possessores epsicopatus tridentini fuissent
254
Eas descriptas dedi in Parochiali Tridentino To. 2, cap. 93.
133
nominandi, iuxta decretum S.R.C. 19 ianuarii 1743 in Hispalen. apud citatum
Cavalerium ibi num. 32, tunc mihi, ac forsan etiam aliis tridentinis ignotum, et dicens:
Episcopalis ecclesiae administratoris, ac possessoris, licet sacris destituti Ordinibus,
nomen in Canone, colelcta, et praeconio experimendum est.
Ad secundum respondeo negative, quia penes ausuganos minime verificatur
patrocinii titulus, quem apud tridentinos obtinet sanctus Vigilius, quum ex dictis ad
primum, iidem ausugani necdum sint dioecesani tridentini, adhucque pertineant ad
diecesim feltrensem. Id ex eo quoque probatur, et evincitur, quod prout accepi,
etiamnum vigeat in Ausugio tabella casuum reservatorum dioecesis feltrensis, a tabella
tridentinae diversa: et quod non omnes, et singuli ausugani ad horas canonicas tenentur,
sed tantummodo ii, qui volunt, Kalendario tridentino utantur, aliis ad normam
feltrebnsis furtim accepti, vel ab se concinnati, easdem horas persolventibus.
Omnes igitur ausugani, etiam Kalendario tridentino propter feltrensis defectum
utentes, deben adhuc celebrare saltem festum sanctorum martyrum Victoris, et Coronae
patronorum principalium totius dioecesis feltrensis sub ritu duplici primae classis cum
octava, et festum dedicationis ecclesiae cathedralis feltrensis duplex secundae classis
sine octava officium autem sancti Vigilii Kalendario tridentino utentes recitare poterunt
sub ritu duplici maiori sine octava, ceteris ecclesiae tridentinae sanctis Adelpreto,
Simoni, Romedio, Claudiano, Magoriano, Maxentiae, martyribusque Ananniensibus
communi. In die octava eiusdem sancti Vigilii officum de dominica, si occurrat, alias de
quinta die infra octavam ss. Apostolorum Petri et Pauli. Die XVIII novembris, officio
dedicationis ecclesiae cathedralis tridentiane omisso, officium ceteroquin occurrens
dediactionis basilicarum ss. Petri et Pauli. Die tandem XXVI eiusdem novembris,
officio huiusmodi basilicarum persolvendo apud tridentinos assiganta, officum pariter
de dominica, si occurrat, alioquin de feria, vel votivum de ss. Sacramento, aut de
Conceptione B.M.V. si feria occurrens officium tale admittat, et apostolicum indultum
suffragetur, uti pro Ausugio austriaco siffragatur.
Ad tertium similiter negative respondeo, quia ex proxime dictis ad secundum,
sanctus Vigilius nondum est Ausugii patronus.
Porro, quae hactenus scripsi pro ausuganis aptari poterunt etiam Thesinatibus,
Primeriacis, Perginensibus, Viculanis, et Lavaronitis eiusdem dioecesis feltrensis,
necnon Brancaforanis Patavinae, av Avianis, et Brentonicensibus veronensis, tridentino
episcopatui commendatis pari modo, et commissis.
Ita salvo meliori iudicio scribendum censui, et scripsi Tridenti in conventu s.
Bernardini die 24 iunii anno Domini 1785 ad maiorem D.O.M. gloriam, et honorem.
Amen.
Il prete postulatore suddetto fu don Francesco degli Angeli detto Zanchetto di
Pergine, ch'è morto in Serso nel febbraio 1787.
423. 1785
Alla sig. Lucrezia. Enno
Riveritissima signora cugina.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro.
Abbraccio volentieri l'occasione opportuna, che mi si porge, di secondare le di lei
divote premure con iscriverle, avendomisi esibito di far da latore il morigeratissimo
signor Carlo...
Questi mi ha reso consapevole del trattato, che tiene con lei. Per il che io da buon
cugino, ed insieme da Religioso in confidenza le raccomando, che prima di conchiudere
134
il detto trattato ricorra dal signor Iddio, padre de' lumi. Lo preghi dunque, e lo scongiuri
con fervore, perseveranza, e fiducia; protestandogli nello stesso tempo di non voler far
altro, che la sua santissima volontà, e quello, che a lui piace: e poi faccia quello, che si
degnerà d'inspirarle. ma non tralasci di ricorrere anche dalla gloriosissima Vergine
Maria sua Madre, ed avvocata nostra pietosissima, affinché le impetri la detta grazia.
Dal far, o non fare la divina volontà dipende la nostra eterna felicità, e salute. Punto non
dubito, ch'eseguirà fedelmente quanto le ho raccomandato, ed assicurandola, che io
pure, sebben peccatore indegno, pregherò per il medesimo fine, sospiro di tutto cuore a
Lei ed alla sua signora madre, un felicissimo capo dell'imminente anno, la riverisco, e
resto. Roveredo, s. Rocco 28 dic. 1785.
Suo div.mo, obbl,mo servo e cugino ecc.
Fra Gio. Matteo da Flavone.
424. 1786
Al P. Bartolommeo Holzer. Halla
Rev. in Christo Pater.
Laetanter admodum accepi litteras R,P.S. quibus septuagintaquinque sacrorum
celebrationem mihi delegavit. Pro tam opportuno, et optato charitatis officio non quas
debeo, sed quas possum, gratias refero, et propediem per postariam quadrigam in
aliquale grati animi signum chartulam quoque tabaci eidem dirigam. Ut autem me
seraphico huiusmodi amore prosequi numquam gravetur, enixe oro, et ut quandiutissime
valeat exopto. Roboreti ex s. Rochi 12 ianuarii 1786.
R.P.S.
Deditissimus servus
Fr. N. N. Guardianus.
425. 1786
Al sig. D. Cristiano Rigoni. Asiago
L.I.C. Col dare a V. S. molto illustre e molto rev. un picciolo attestato delle
obbligazioni, che le professo, ho guadagnato questo, ch'ella s'è compiaciuta di
accrescermele, e di rendermele vie più tenuto. La ringrazio dunque e dell'accoglimento,
che ah fatto al mio povero Giornale, e del regalo di libri, e stampe,che mi ha favorito.
Manderò una copia delle Lezioni della Beata Bonomia al monisetro trentino da Lei
tanto amato, acciocché quelle Religiose crescano in divozione verso la medesima. Non
so quando potrò spedirle quella Relazione minuta, e autorevole che brama del prodigio
accennatole nell'altra mia, perché ora son lontano da Trento, atteso l'essere austriaco, e
perché innanzi di partire da quella città sono stato persuaso a soprassedere, non essendo
tutti persuasi pienamente, che la guarigione sia venuta dal Cielo. Che miseria! Io per
altro non ne dubito, e non me ne dimenticherò giammai. Di nuovo la ringrazio de' suoi
favori, la riverisco divotamente, e mi professo. Roveredo, s. Rocco 13 gennaio 1786.
Di V. S. molto illustre e molto rev.
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Giangrisostomo di Volano de' Minori Riformati.
426. 1786
Al P. Pietro Paolo da Roncegno. Borgo.
R.P.P.C.
135
Con piacere ho sentito, che S.P.R. sia intenzionata di scrivere la storia della sua
Valsugana, poiché son sicuro, che farà una cosa degna di lode, e di aggradimento
universale. Così potessi io servirla di manuale con somministrarle quelle notizie, che
suppone ritrovarsi appresso di me, e che mi ricerca! È vero, che sempre sono stato
desideroso d' averne; ma mi è riuscito di trovarne, e registrare rapporto alla detta valle
molto poche, ed esse sono tanto lievi, che non meritano quasi alcuna stima, e premura.
Elleno consistono in nomi di ville, e persone posteriori al secolo XII, oltre quelle, che
leggonsi ne' tomi bonelliani, e nell'Istoria di Feltre del Bertondelli. Per quanto so io
l'archivio vescovile di Trento non giova per la Valsugana, perché questa ne' tempi
andati non fu trentina. Dove sia l'originale della vendita fatta da Ottolino di Telve ai
signori di Castelnuovo non posso dirglielo: bensì l'assicuro, che ne ho letto una copia in
un codice manoscritto in foglio intitolato Memorie registrate dal sig. Leonardo
Fiorentini il vecchio, che visse notaio in Borgo nel secolo XVI ed anche nel XVII
almeno sino al 1636. Lo teneva il sig. Pietro Rosi. In caso, che ora non potesse averlo,
io le darà il ristretto, che ho fatto, della menzionata vendita. Nel detto codice si trovano
carte degli anni 1331, 1339, 1362, 1371, 1372, 1391, 1394, 1396, 1444, 1445, 1454,
1468, 1471, 1488, 1490, 1491, 1510, 1525, 1534, 1535, 1578, 1599, 1600, 1618, 1621,
1635, 1613, 1619 ecc. ecc. Cerchi altresì l'operetta del Bertondelli, che ha per titolo,
Ristretto della Valsugana, stampata in Padova nel 1665, in 4°. Credo,che potrà trovarla
in Borgo: altrimenti la troverà nella nostra biblioteca di Mezzolombardo. Utili senza
dubbio le riusciranno gli scritti del sig. Simon Pietro Bartolommei di Pergine, se potrà
vederli. Nel suo Dizionario di voci pellegrine parla delle Borghesane. Parlerà di altre
cose ausugane in Originibus Alpinorum Tirolensium Orienatlium, e nelle lettere de
Rebus typographiae tirolensis etc. Qualche lume potrà ricavare anche dagli Statuti
stampati della Valsugana. Più di tutto le gioverà lo scuotere la polve dalle carte degli
archivi pubblici: ma non vorrei poi, che incontrasse in questo la mala sorte del P. Lago.
Vada adagio, e senza fare strepito. Gli umori degli uomini sono molto diversi. Oltre di
che ora siamo in tempi molto gelosi. Le sospiro una buona fortuna, e raccomandandomi
in precibus, la riverisco, e resto. Roveredo 19 gennaio 1786.
Suo div.mo, obbl.mo servo
F. Grisostomo.
427. 1786
Al P. Epifanio Fioroni da Roncone. Trento.
Rapporto ai due propostimi quesiti rispondo rotondamente dicendo negative ad
utrumque, cioè che il ven. clero di Praso della Val di Bono non può recitare l'officio di
s. Amando martire, come dicesi battezzato, e non ricordato dal Martirologio romano: né
celebrare, o cantare la Messa di lui nel giorno 26 di ottobre, che a titolo di devozione
solennizza la memoria del medesimo; quantunque abbia nella sua chiesa curata un altare
col titolo, e colle reliquie del predetto Santo255. Essendo ciò cosa certa fra i rubricisti,
non mi trattengo nel provarla, né in allegare i medesimi rubricisti: ma finisco
raccomandandomi divotamente in precibus, e col bacio delle sacre mani protestandomi.
Roveredo, s. Rocco 21 gennaio 1786.
Di S.P.M.R. Um.mo, div.mo, obbl.mo servo nel Signore
Fra Gio. Crisostomo da Volano
Vedi sotto Lettera 772, To. 3.
255
Il corpo intero di s. Amando fu trasportato da Roma a Praso nel secolo scorso; e trovasi autenticato da due
patenti del vescovo di Trento. Così vienmi scritto nel 1792.
136
428. 1786
Reverende in Christo Pater.
Ecce tabacum, de quo nuper ad te scripsi. Suscipe igitur ipsum ceu testem grati mei
animi: et chariatte tua vere seraphica, qua coepisti amare me pergas. Vale. Roboreti ex
conventu sancti Rochi, die 28 ianuarii 1786.
R.P.T Additissimus servus N. N.
429. 1786
Iussus legi libellum inscriptum: De ritibus Missae privatae. Tridenti 1785, in 12°,
et ei apponere sequentes notulas aequum duxi. Roboreti die 10 febr. 1786.
Pag. 3, linea 14, observentur. Ita etiam editio Bononiae et Mantuae 1776, in 16°,
sed lege obversentur.
Pag. 4, linea 11, quod id brevius. Lege quo id brevius.
Pag. 4, linea 22, dedecet. Imo vertitur a S.R.C. 1 septembris 1703. Manutergium
super calicem deferre.
Pag. 5, linea 6, satis probatur. Ego nullum hactenus inveni rubricista, qui id probet.
Gavantus, Meratus, Viniror, Quartus, Tonellius, Gastaldus, et Graserius silem.
Adversantur autem expresse P. Angelus Seraphinus de Florentia in suo Rituali edito an.
1753 ac P. Cavalerius To. 5, c. 7, n. 26. Ceterum S.R.C. interrogata, an sacerdos
pergens ad celebrandum, et calicem manu sinistra portans, possit ad ianuam sacristiae
accipere aquam benedictam, eaque se signare, respondit die 27 martii 1779, in una
Ordinis Minorum Observantium Reformatorum: Si commode fieri potest se signet; sin
minus se abstineat.
Pag. 7, linea 7. Erectus autem dicit Dominus vobiscum, atque etc. Hoc est contra
rubricam Missalis romani, dicentem, quod inclinatus prosequitur usque ad Orationem
Aufer a nobis.
Pag. 7, linea 32, instruantur. Verbum istud non habetur in citata rubrica tit. 16,
num. 2.
Pag. 9, linea 11. Missae parte. Id de nomine summi Pontificis nequit dici; nam
Sacrorum Rituum inetrpretes docent, extra Collectam pro Papa non esse inclinandum
caput ad eius nome, id deducentes ex ipsa rubrica tit. 5, num. 2, quia postquam dixit
inclinandum caput ubicumque occurrit nomen Beatae Mariae, vel Sanctorum, de quibus
dicitur Missa, vel fit commemoratio, subdit: Item in oratione pro Papa, quando
nominatur.
Pag. 9, linea 14. Iesus. Rubrica tit. 5, num. 1 nulla facta mentione Sanctissimi
nominis Iesu habet: Cum dicit Per Dominum nostrum iungit manus.
Pag. 10, linea 1: Hieroleck. Lege Hierolex.
Pag. 10, linea 22: ad verbum Deum coniungit. Rubrica vero Cum dicit in unum
Deum iungit.
Pag. 14, linea 25, caput tantisper inclinet. Recolantur dicta superius.
Pag. 19, linea 9, iterum iungendas. Nullum alium invenire potui, qui dicat
iungendas manus ad verbum Et ne nos.
Pag. 19, linea 23, non iacentem. Ita etiam Bonamicus, Tonellius, Hagererus,
Meratus, Graserius, et alii.
Pag. 20, linea 17, mediocriter inclinatus. Id et mihi placeret; sed rubrica dicti
tantum capite inclinato.
137
Pag. 20, linea 29, reverenter accipit. Ita etiam praefata editio mantuana, cui sola
excepta forma ut ovum ovo similis est tridentina; sed supplendum videtur ex rubrica:
ambas partes Hostiae, et collocat.
Pag. 23, linea 28, vel Benedicamus Domino. Clarius hic diceretur: vel facie ad
altare conversa Benedicamus Domino.
Displicet mihi, quod in praedicto libello nihil prorsus habeatur de omittendis, aut
variandis in Missa de Requiem, ut ut id exhibeat Ritus servandus in celebratione Missae
privatae apud Missale romanum, ex quo reliqua omnia desumpsit libelli eiusdem auctor.
Alia plura in eo sunt, circa quae sacrorum rituum interpretes inter se non
conveniunt. Ea tamen rubricis Missalis romani non adversantur.
Nota hic pro memoria. Libellum recudi fecit laudatus archidiaconus per
Monaunum: moxque illum italicis notulis vitiosum ostendit presbyetr Iosephus Pasius
tridentinus. Meas notulas dedi archidiacono die 15 febr. 1786. Easdem scripsi Roboreti
ad s. Rochum.
430. 1786
Al sig. Francesco Andrea Lodovico de Capris arciprete di Terlago.
Prima d'ora non ho potuto rispondere allo stimatissimo, e gratissimo foglio di V. S.
molto illustre, e R.ma, perché sono stato a disposizione del mio nativo sovrano, ed
aspettando, che con un suo clementissimo contrordine mi rimandasse da Roveredo a
Trento. Essendo dunque ritornato, le rispondo, e l'assicuro, che se altrimenti non
disporrà il Signor Iddio, nelle feste pasquali sarò a prestarle la servitù mia
meschinissima. Frattanto sebben peccatore pregherò il medesimo Dio, acciocché
benedica le di Lei intenzioni rapporto alla rinunzia del suo sacrosanto ministero;
restando per altro ancora persuaso, che avrebbe potuto quietarsi, e perseverare nel detto
ministero usque ad mortem etiam naturalem. Con che baciandole riverentemente le
sacre mani mi professo. Trento s. Bernardino 17 febbraio 1786.
Di V.S. molto illustre e R.ma
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo
F. Gio. Crisostomo da Volano.
431. 1786
Al sig. abate Giangiuseppe Volani. Roveredo.
La premura, ch'ebbi di partire da codesta città non mi permise di poter fare in
persona con V. S. ill.ma quella parte de' miei doveri, che avea stabilito. Ora dunque la
ringrazio vivamente di tutte le carità, e finezze, che s'è compiaciuta di usarmi nel breve
tempo, che ho dimorato costì, e le protesto, che ne viverò sempre ricordevole, e
obbligatissimo Tengo per certo, che dalla sua ill.ma signora madre256 avrà ricevuto i suoi
libri del Tetamo, colle carte di monsignor Marco Zaguri ecc. ed anche con una mia
cartuccia per il Marchesani. Qui le spedisco una copia fedele di quel documento, che si
desidera nell'Idea della storia lagarina257, tal quale l'ho ritrovato. Non ho ancora potuto
dar principio ai miei Direttori, perché sono stato sempre occupatissimo in altre faccende
di pubblico servizio:anzi non so se potrò cominciarli dentro questa settimana, perché
debbo allestire una nuova edizione di quel noto libricciuolo de Ritibus Missae privatae:
cosa, che mi dispiace molto, perché di qualche impegno. In caso,che V. S. ill.ma facesse
qualche altra nuova scoperta di quelle, che sa poter esser utili anche a me, mi
256
257
Galvagna di Trento.
Di Clemente Baroni.
138
raccomando, e riverendola con tutti gl'ill.mi signori suoi domestici, mi professo. Trento,
s. Bernardino 27 febbr. 1786.
Di V. S. ill.ma
Um.mo,div.mo. obbl.mo servo
F. Giangrisostomo di Volano.
432. 1786
Al P. Antonio da Fondo. Melombardo.
Puramente per ubbidirla le spedisco questo mio elenco bonelliano, appunto come
per ubbidire al signor cardinale Garampi l'ho disteso. Conosco la mia povertà; e quindi
se non fossi stato messo all'impegno, non avrei ardito di avanzarmi tanto. Non
tenendone altre copie, la prego dipoi rimandarmelo per occasione sicura, come pure di
compatirmi: e baciandole divotamente le sacre mani mi professo. Trento 28 febbraio
1786.
Di S.P.M.R. Um.mo, div.mo, obbl.mo servo
F. Giangrisostomo
433. 1786
Al sig. Lazzaro Matteoni da Levico capitano di Caldonazzo.
Qui compiegato trasmetto a V. S. ill.ma il concertato memoriale, segnato da Sua
Ecc.za R.ma Conte dinasta (Carlo di Trapp canonico Preposito di Trento) e nello stesso
tempo la prego di nuovo quanto mai posso, che voglia degnarsi di consolarmi col render
presto efficaci le mie giuste domande. Confido assaissimo nella di Lei potente opera, e
mediazione; ed assicurandola, che non solo farà cosa molto grata all'ill.ma signora fraila
baronessa di Prato; ma di più farà a me creatura meschinissima una grande carità, per
cui le viverò eternamente obbligatissima, le fo una profondissima riverenza. Trento 28
febbraio 1786.
Di V. S. ill.ma
Umilis.ma, div.ma, obbl.ma serva
Teresa Cappelletti.
Extra. All'Ill.mo Sig. Sig. e Padorne colendissimo
Il Sig. Lazzaro Matteoni capitano
di Caldonazzo.
434. 1786
Al sig. Bartolommeo Malanotti arciprete di Lizzana.
L.I.C. R.mo sig. sig. e padrone colendissimo.
Piacemi grandemente, ch'eziandio V. S. R.ma vada premurosa, e sollecita di sapere
chi sieno stati que' Santi, di cui dee celebrare le feste con officio e Messa. Quindi le
rispondo subito, che s. Florenzio vescovo del giorno diciassettesimo di ottobre da me
credesi quel s. Florentinus vescovo di Oranges in Francia, che nel medesimo giorno
viene rammentato dal Martirologio romano, giacché nell'Usuardino si nomina
Florentius, e notano i Padri Bollandisti, che così fatta lezione si è migliore. In fatti
Florentius dicesi anche nel Concilio epaonese dell'anno 517 al quale intervenne.
Florentius parimente chiamasi nella pietra, che sta presso il di lui altare nel Duomo di
Trento, eretto l'anno 1497, nel calendario trentino di Tommaso Salvadori da Pedersano,
nel Proprio trentino del vescovo cardinale Carlo Madruzzo, e ne' di lui Ordinari.
139
San Geraldo confessore dei tredici d'ottobre da me non si crede quel Geroldo
fratello della regina Ildegarde, Conte, o sia capitano della Baviera per san Carlo Magno
suo cognato, ucciso nella Pannonia il primo di settembre del 799, lodato da Eginardo258,
da Walafredo Strabone259, da Andrea Brunnero260, dall'abate Fleury261, e beatificato da
Matteo Radero262, e da Filippo Ferrari263. Né pur credesi da me quel Beato Geraldo del
secolo XII, che come Riformatore santissimo de' cavalieri Gerosolimitani, ed
appartenente all'antichissima Casa de' Signori Conti di Thunn, lo trovai lodato in una
orazione stampata in Trento l'anno 1731264, ma bensì quel san Geraldo di Corbeia
francese, abate benedettino, ed institutore di una Congregazione, che morì ai cinque di
aprile dell'anno 1095 in Clairmont, e fu canonizzato da Papa Celestino terzo li 27 aprile
1197, perché appunto nel detto giorno tredicesimo appresso i Padri Bollandisti si nota
la festa della di lui traslazione265. Nelle orazioni del medesimo leggesi Abbatis, et
confessoris.
Circa poi l'aggiugnere al calendario nostro trentino l'officio di san Floriano martire,
e titolare dell'antichissima sua chiesa parrocchiale, e di più altre nostre trentine: come
pure quello di s. Bonifacio apostolo della Germania, le dico, che io non ho cuore per
secondare le dottrine moderne: soggiugnendole, che gli atti del primo non finiscono di
piacermi: e che il secondo non fu apostolo de' trentini, allora spettanti all'Italia, e già
convertiti da altri alla santa fede di Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
E qui facendole divotissima riverenza, anche per parte di questi Religiosi,
nominatamente del Padre Vicario Albano Zambaiti, le bacio la sacra destra, e mi
professo. Trento, s. Bernardino 4 marzo 1786.
Di V. S. R.ma
Umil.mo, dev.mo, obbl.mo servo nel Signore
Fra Giangrisostomo da Volano.
Extra.
Al Reverendissimo Sig. Sig. e Padrone colendissimo
Il Sig. Bartolommeo Malanotti
Dottore di sacra teologia, esaminatore
prosinodale, ed arciprete degnissimo
di Lizzana.
Haec pro mea memoria forsan alio die utili.
435. 1786.
A Suor Michelina del Calvario. Trento.
Gesù, e Maria Signori nostri clementissimi ci benedicano.
Riverisca da parte mia la madre Maria Crocifissa di s. Luigi266, e la ringrazi delle
Madonnine, che mi ha indirizzato per al Madre fiemmasca. Da Essa, dal P. Francesco
258
Eginardus abbas in Vita s. Caroli Magni apud Bollandum 28 ianuarii cap. 4, pag. 881.
Walafridus Strabo abbas in poemate de eiusdem Geroldi nece.
260
Brunnerus in Excubiis tutelaribus, seu Ducibus Bioiariae, pag. 77, edit. Monachii 1637.
261
Claudius Fleury Hist. eccles. To. 7, Lib. 46, num. 54.
262
Raderus To, I Bavariae Sanctae.
263
Ferrarius apud Bolland. pag. 882.
264
Oratio P. Iosephi Mariae Ulmi O.M. Conventualium in laudem neoepiscopi Dominici Antonii Comitis de
Thunn habita Tridenti 18 dec. 1730.
265
In ecclesia cathedrali Curiensi apud Rhetos, eiusque dioecesi die 19 aprilis fit de s. Geroldo C. d. mi. pro ut
constat ex calendario 1781. Idem s. Geroldus eremita saeculi X, apud Rhetos laudatur a Bollandianis 19 aprilis.
266
Lupi.
259
140
Albano Vicario, dal P. David, dal P. Epifanio, e dalla sig. Maria Rosa Ciani267, mi fu già
scritto, e notificato il miserabile di Lei stato. Pazienza. Pazienza. Pazienza. Non posso
mandarle altro miglio recipe. Quantunque credo, che le gioverà non poco quello, che a
quest'ora le avrà portato la suddetta signora Rosa. Se succede, Ella avrà un nuovo debito
con Gesù, e Maria. Io so loro servitorello, vivo a loro spese, e quindi anche a loro
disposizione. In caso contrario, partendo per Levico il P. Epifanio, avrà il P. Borgia suo
confessor vecchio. Non ho tempo da scriver altro, partendo l'occasione del P. Vincenzo
Maccani da Cles Minore Conventuale. Saluti a mio nome al suo buon fratello Matteo
Tomasi da Cognola, e se viene anche la sig. Teresa Cappelletti, e sia strabenedetta da
Gesù, e Maria Signori nostri clementissimi. Amen. Roveredo, s. Rocco 4 febbr. 1786.
436. 1786
A monsignor vescovo, e principe di Trento.
Altezza R.ma
Giovanni Antonio Rosmini Serbati di Roveredo268, oratore umilissimo, supplica
l'A.V. R.ma, che voglia degnarsi di concedere Indulgenza a lui, ed a ciaschedun'altra
persona della sua famiglia, presente e futura, ogni volta, che visiterà divotamente la sua
cappella domestica, essendo in notabile distanza dalla chiesa parrocchiale di s. arco, e
trovandosi oggidì alcune di dette persone in età molto avanzata. Che della grazia ecc.
Nob. supplicanti, et unicuique de eius familia recitanti devote quinque Pater, et Ave
in capella de qua etc. conceditur Indulgentia quadraginta dierum: ad triennium.
Signatum die 29 martii 1786.
Zambaiti Vicarius Generalis
437. 1786
Al sig. curato Antonio Marzadri. Turano in Val di Vestino269.
Godo grandemente sentendo, che V. S. molto illustre, e molto Rev. ritiene ancora
gradevole rimembranza della picciola servitù, che le abbiamo prestato nella sua dimora
in questo nostro sacro convento. Anch'Ella dunque, occorrendo, potrà testificare come
già fece un altro, che non siamo
Orsi, Tigri, Leon, Cervi, o Pantere,
Aquile, Scimmie, struzzoli, o cinghiali,
Daini, Camozze, od altre bestie tali,
onde ben ci stia, come si pretende da molti moderni, l'essere distrutti affatto, ed
annientati.
Per risolvere poi il caso del parroco Argelio, che ho proposto a di lei riguardo
nell'Ordinario dello scaduto anno 1785, le dico, che la Messa pro sponso, et sponsa non
può celebrarsi ne' giorni di domenica, e di rito doppio, e quando sono vietate le altre
Messe votive private270. Di più, che in essa non si può dire il Gloria, né il Credo, e che
debbono recitarsi più orazioni, cioè seconda orat. de occurrenti officio, terza de simplici
occurrenti, oppur quellla, che nella Messa dell'officio corrente sarebbe la seconda. Che
267
Filia domini Michaelis Ciani nata Tridenti 2 ianuarii 1747.
Questo signore è morto in Roveredo nell'ottobre dell'anno 1787 ed ha lasciato ai suoi due figliuoli celibi
settecento mila fiorini.
269
Questo prete essendo curato di Moerna nella Valle di Vestino nel 1798 insieme con Francesco Ricci detto
Spezier di Moerna, fu carcerato in Trento come reo di tradimento di Stato, ma poi li 15 settembre 1798 entrambi
furono dichiarati innocenti dal Consiglio di Trento, e tali manifestati nella gazzetta de' 18 settembre foglio 75.
270
Vide Lambert. Instit. 80. Rubricale nostr. n. 498, et 579, 597.
268
141
va detto il Praefatio comune, ovvero quello de tempore vel octava occurrenti, con in
fine il Benedicamus, e che l'Evangelio In principio. Che per tal Messa devesi usar il
colore bianco, e finalmente, che la medesima Messa non si può dire fuori del caso della
benedizione nuziale: e se dagli sposi, che non vogliono, o non possono esser benedetti
secondo il rito romano, venisse ordinata una Messa pro felici coniugio, dovrebbe dirsi la
Messa del giorno corrente, oppure permettendolo tal giorno, un'altra Messa votiva271.
Mi riesce affatto nuovo l'udire, che un doppio di prima classe impedito nel giorno
immediatamente seguente con esclusione di altro officio occorrente, soltanto per esser
doppio di prima classe. So, che tal privilegio singolare fu accordato alla Natività di s.
Giovanni Battista dalla S.C. de' Riti con decreto de' 23 giugno 1736 ed alle feste della
Purificazione, ed Annunziazione di Maria Santissima nostra Signora con un altro de' 20
luglio 1748, benché queste due ultime sieno soltanto doppie di seconda classe: ma non
ho trovato alcuno, che renda comune ad altri così fatto privilegio: anzi leggo
nell'accennato decreto dl 1736 questa eccezione: Caetera autem festa solemniora
occurrentia in dicta die Corporis Christi transferantur infra octavam in primam diem
non impeditam. Così ho sempre fatto io, così son intenzionato di far anche nell'avvenire;
e così credo, che costì debba farsi colla Decollazione di s. Giovanni Battista titolare di
cotesta chiesa rettorale, ogni volta, che venga impedita dalla dedicazione della
medesima: la quale per altro starebbe meglio fissata perpetuamente ad un'altra
domenica, che non disturbasse il titolare: ma per fare tal fissazione convien ottenere il
permesso dalla S.C. de' Riti.
Spero di ave con questo bastevolmente soddisfatto alle giuste e lodevoli di lei
ricerche, e facendole un riverente inchino mi protesto.
Trento, s. Bernardino 24 marzo 1786.
Di V. S. molto illustre e molto rev.
Um.mo, div.mo, osserv.mo servo nel Signore
Fra Giangrisostomo di Volano
de' Minori Riformati.
438. 1796
Al sig. abate Giovanni Giuseppe Volani. Roveredo.
Col dovuto rendimento di grazie rimando a V. S. ill.ma il foglio scritto dal fu sig.
abate B. Todeschi rapporto alla di lui vita, avendone fatto uso nella mia qualunque siasi
Biblioteca Tirolese. Mi spiace, che mi manca il giorno della morte del medesimo, e
molto più, che non è pervenuto a mia notizia verun libro sortito dalla di lui penna. Mi
basterebbe che n'avesse lasciato alcuno anche inedito. Ma la mia povertà, unita alle
circostanze del tempo corrente, vuole, che mi contenti di quello, che trovo quasi su le
strade. Le aggiungo una copia del libricciuolo De ritibus Missae privatae, stampato
senza veruna mia assistenza. Mi ha molto attediato l'allestirne la di lui edizione. Se
avessi avuto più tempo, credo, che avrei fatto alquanto meglio. Voglia Iddio Signor
nostro, che faccia del frutto in quelli, che avranno la pazienza di leggerlo. V. S. ill.ma
non ne ha verun bisogno: ciò non ostante la prego di aggradirlo, e di darle un luoghetto
nella ricca sua biblioteca. La prego pure de' miei complimenti agl'ill.mi signori suoi
genitori e zii272, e riverendola mi raccomando ad Aras. Trento, s. Bernardino 30 marzo
1786.
271
Benedictiones coniugales non possunt nisi inter Missarum solemnia fieri. S. C. Concilii 13 iulii 1630 in
Pisaurensi apud P. Ferrarium T. I, verbo Benedictio sponsorum n. 17, in fine, atque Caval. To. IV, caput 15, pag. 144.
272
Adamo Volani, e N. Galvagna di Trento. Pre Gio. Volani.
142
Di V. S. ill.ma
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo
F. Gio. Crisostomo da Volano.
439. 1786
A don Benedetto Tovazio. Volano.
Rev. Sig. e Fratello Carissimo.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro.
Per ubbidire a sua Eccellenza R.ma il signor arcidiacono Gianfrancesco Conte di
Spaur, appena che fui qui di ritorno, malgrado il trovarmi molto scarso di tempo, dovetti
emendar, ed accrescere un libricciuolo intitolato de Ritibus Missae Privaate, stampato
in Bologna non so in qual anno, poi nel 1776 in Mantova, e nel 1785 in Trento273. Egli
per effetto del suo lodevole zelo tostamente lo ha fatto ristampare, ed avendomene
iersera con molta bontà, ed umanità portate in regalo alcune copie, ne mando una anche
a Voi qui acchiusa, qual attestato del mio fraterno affetto, e della memoria, ch'eziandio
in distanza conservo di Voi, e di tutti gli altri cari domestici. Ho fatto la detta fatica non
picciola con piacere, avendo per iscopo la maggior gloria d'Iddio Signor nostro: ma
insieme ho provato della ripugnanza, dirò meglio molta ripugnanza, perché
primieramente ho dovuto farla in fretta; e poi perché preveggo, che non tutti
l'approveranno, giacché né pure gl'interpreti delle rubriche del Messale vanno sempre
d'accordo, e ad un passo eguale. Succeda però quello, che vorrà il Signor Iddio, a me
resterà sempre il contento di aver ubbidito, e faticato per di lui amore, ed onore. Per
grazia del medesimo godo ancora perfetta salute, e spero, che così sarà pure di voi tutti.
Ed augurandovene una lunga continuazione, vi abbraccio caramente, e mi professo.
Trento, s. Bernardino 30 marzo 1786.
Vostro affez.mo fratello
Fra Gio. Crisostomo
P.S. Il nostro fratello Massimo predica in Roncegno, luogo parrocchiale
dell'Ausugio austriaco. Deo gratias.
440. 1786
Al P. Massimo da Volano. Borgo.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Carissimo Fratello.
Subito, e senza verun indugio rispondo alla lettera di Grigno, che io so bensì, ed ho
trovato de' signori Filippini di Ton274, di Vigo e di Val di Non appellati, dall'anno 1507
sino al 1526, coll'occasione, che ho raccolto i canonici, e parrochi trentini; ma nulla so
della loro genealogia, che possa giovare ai signori di Grigno275. In questo stesso
momento sono di partenza per Avis, e nel sabato prossimo a quest'ora sarò in Terlago.
Vi sospiro di tutto cuore un felicissimo Alleluia, e con fraterno affetto vi abbraccio ecc.
Trento 8 aprile 1786.
441. 1786
273
Questo libretto fu stampato in Bologna dai PP. Cappuccini nel 1776 e ristampato dai Cappuccini mantuanotrentini in Mantova nel 1776, e ad istanza del lodato Conte in Trento 1785.
274
Antonio Filippin da Thon nel 1592 venne fatto cittadino di Trento. Vide nostram Thonologiam num. 50,
518, 519.
275
Filippini di Grigno originari da Valdinon.
143
Al sig. Francesco de Capris arciprete di Terlago.
Per aver fatto i conti senza l'oste, mi convien farli un'altra volta. Già stabilito aveva,
ed anche detto a più d'uno, che nel prossimo sabato Santo sarei partito di qui a buon'ora
per esser costì a servizio di V. S. molto illustre, e R.ma alle otto di mattina; ma debbo
pregarla di avermi per iscusato, perché la scarsezza de' Religiosi, ed il bisogno del
convento non mi permettono di effettuare il mio disegno, e stabilimento. Verrò dunque
dopo il pranzo; e sperando di esser compatito, le bacio riverentemente le sacre mani.
Trento s. Bernardino 12 aprile 1786.
442. 1786
Al sig. abate Gio. Giuseppe Volani. Rovereto276.
Ho riportato ne' miei zibaldoni le notizie, di cui mi ha favorito V. S. ill.ma, e per
cui vivamente la ringrazio. Io non penso di procacciarmi l'Enchiridio del Gattinari,
perché ora non è tempo di accrescere le biblioteche monastiche; ma parlando con RR.
parrochi avrò premura d'insinuar loro, che lo prendano essi. Mi piace il decreto, o sia
rescritto Clementino de' 18 giugno 1773, ma non so capire come sia stato ignoto ai
nostri Padri di Roma, avendone chiesto, e ottenuto un simile particolare nell'anno 1775,
che verrebbe ad essere superfluo. Attese poi le difficoltà, saviamente notate anche da V.
S. ill.ma, penso di dissimulare per ora il decreto Piano de' 7 gennaio 1784, ed aspettare,
che altri le sciolgano. Io non mi credo capace, e non posso persuadermi, che l'ultima
Messa votiva277 meriti un privilegio tanto singolare. Chi glielo ha dato, o fatto dare, si
piglierà eziandio la briga di schiarirlo, ed esimerlo dalle dubbiezze. Sento con piacere
che costì sia frequente l'uso dell'accennata Messa, perché so, che qui non vien celebrato
il Sacramento278 anche di nozze, e su sale di giuoco. Credo, che la nuova Parrocchia di
Prada sia in Brentonico, e finendo la carta la riverisco divotamente. Trento 12 aprile
1786.
443. 1786
Al sig. don Antonio Marzadri. Turano in Val di Vestino.
Senza ricercar molto in ordine al quesito proposto, anche per esser molto scarso di
tempo, le rispondo, che io credo imporsi dall3e rubriche del Messale il dir più Messe
conventuali in certi giorni alle chiese cattedrali, e collegiate, e non alle altre, perché tali
Messe aequiparantur, come scrive il Gavanto part. 3, tit. XI, num. 4, Horis canonicis,
quae dicuntur in choro: immo vero sunt Horarum quasi finis, ad quem diriguntur
Horae: e perché per tale aggravio i coristi delle cattedrali, e collegiate sono stipendiati.
Le chiese, che non sono corali, cioè che non cantano le ore canoniche ogni giorno, né
pur dicono ogni giorno una Messa conventuale. La ringrazio poi dell'onore, che s'è
compiaciuta di far al mio Giornale; avvisandola però, che avendolo composto
straimportunato dagli stampatori per quest'anno, son intenzionato, e risoluto di non
continuarlo. Ed augurandole un felicissimo Alleluia, passo a protestarmi. Trento, s.
Bernardino 14 aprile 1786.
444. 1786
A monsig. Zambaiti Vicario Generale. Trento.
276
Obiit ex morbo peticuleri Roboreti die sabati 21 aprilis 1787, piissimus, aetatis an. 39.
pro sponsis.
278
Matrimonio.
277
144
Quoniam et ego symbolam conferre iubeor super quaestione, an admittenda sit
nuperrima propositio eliminans279 ab Officiis divinis, et a publicis Ecclesiae precibus
linguam latinam, eique vernaculam, seu vulgarem substituens, uno verbo respondeo
negative. Sacrosanctum enim Concilium Tridentinum sess. 22, cap. 8 ait, visum esse
patribus illius non expdire, ut Missa, etsti magnam contineat populi fidelis eruditionem,
vulgari lingua passim celebretur: et ideo retinendum ubique cuiusvis ecclesiae
antiquum, et a sancta romana Ecclesia, omnium ecclesiarum matre, ac magistra,
probatum ritum. Canone autem nono subdit: Si quis dixerit... lingua tantum vulgari
Missam celebrari debere... anathema si280t.
Porro momenta, quibus id non expdire varii gravesque theologi adstruunt, et
probant haec fere sunt, praeter laudata Concilii nostri Tridentini statuta.
Primo. Quia tribus dumttaxat linguis, nempe graeca, chaldaica, et latina, Missae
primum compositae feurunt, et iisdem semper celebratae, quamvis illae linguae desierint
esse vulgares. In Africa enim latinae linguae usus in sacris semper viguit, licet eam
populus non intelligeret, sed punice loqueretur, ut passim testatur sanctus Augustinus.
Germanos, Gallos, Hispanos, Polonos, Anglos, aliasque Occidentis nationes, ex quo
christianam amplexae sunt religionem, latina lingua, etsi apud illas peregrina foret,
Missam celebrasse probant antiquae liturgiae. Unde inferre licet cum laudato Augustino
epist. 54, olim 118 ad Ianuanrium: Si quid tota per orbem frequentat Ecclesia, quin ita
faciendum sit disputare, insolentissimae insaniae est.
Secundo. Quia linguarum varietas in divinis officiis, ac praesertim in Missa,
communicationem ecclesiarum, ad fidei unitatem necessariae, impedimentum adferret:
nec vigente ipsa posset sacerdos verbi gratia germanus in Italia et italis in Germania
sacris operari. Praeterea schismatibus, et haeresibus viam panderet, quas ex unius
syllabae mutatione, aut ex unius vocis inflexione quandoque exortas nemo nescit.
Tertio. Quia frequens linguarum, ut aiunt, viventium mutatio, liturgiae verbis
mutandis occasionem daret, quum tamen sacrarum rerum dignitas, et maiestas exigat, ut
nihil in iis immutetur, erroneumque, aut impurum nihil in eas irrepat.
Quarto. Quia cum multa sint sacrae Scripturae loca in speciem pugnantia, vulgus ea
concordare non valens, errandi occasionem inde sumeret: quemadmodum novissime
accidit binis agricolis huius nostri territorii tridentini, quorum alter Deum orare nolebat,
attento illo caeci nati Ioan. 9,31, Peccatores Deus non audit: alter vero angebatur, quia
in se non inveniebat numerum peccatorum iuxta illud vulgare Septies in die cadit iustus,
quamvis Prov. 24, XI, 16 habeatur tantum: Septies cadet iustus.
Sexto. Quia ex vulgari Sacrae Scripturae lectione quandoque oriri posset
scandalum. Literis quique traditum est, quod in Anglia legente quodam ministro
calvinista in templo lingua vulgari caput vigesimumquintum Ecclesiastici, ubi multa
dicuntur de malitia mulierum, surrexerit femina quaedam, et dixerit: Istudne verbum Dei
est? immo potius verbum Diaboli est. In Hollandia homo quidam nullam aliam linguam
praeter suam maternam callens, ex Scripturis Sacris collegit se esse filium Dei, et
Messiam. Pariter scandalum rudi populo creare posset lectio Cantici Canticorum: et
illud Oseae 1: Fac tibi filios fornicationum, necnon adulterium Davidis, incestum Loth,
inebriatio fratrum Ioseph, mendacia saltem apparentia Iudith, et Iacob, traditio
279
Così voleva Gioseppe II.
Li sacerdoti, li dottori legali, e fisici, li notari, e molti nobili intendono il latino. Tutti, poi, ed uomini, e
donne hanno nella loro lingua volgare il Pater noster, l'Ave Maria, la Salve Regina, il Credo, gli Atti di Fede,
Speranza e Carità, e contrizione, e molte orazioni belle, e buone, e ciò non ostante da molti e molte vengono recitate
materialmente, frettolosamente e senza verun affetto, e divozione.
280
145
ancillarum in concubinas facta viris suis a Sara, Rachele, ac Lia, et alia multa
huiusmodi. Lutherus ipsemet dicit, seu potius fabulatur, quod post longam in Sacris
Scripturis exercitationem, post studium diurnum atque nocturnum, post ferventem
orationem, post meditationem assiduam, erravit in Scripturarum intelligentia sanctus
Augustinus, hallucinatus est s. Hieronymus, decepti sunt sancti Ambrosius, Hilarius,
Cyprianus, Basilius, Chrysostomus; quis igitur sibi persuadet, non esse decipiendos
sutores, cerdones, coquos, caupones, baiulos, et alios eiusdem farinae homines? Nonne
idem quoque Lutherus, ut ut dixerit Sacram Scripturam esse apertissimam, seipsum
postea ceu hallucinatum in variis redarguit?
Septimo. Quia Sacrarum Scripturarum, nuda, et accurata in vulgarem linguam
conversio res est admodum ardua. Non enim sufficit ad opus rite perficiendum, sola
linguarum peritia; sed alia insuper multa scitu necessaria sunt, quae ab ipsis
interpretibus aliquando ignorantur. Quapropter etiam Concilium provinciale Oxoniense
anni 1408, cap. 7, admonuit: Periculosa rest est, teatante beato Hieronymo, textum
Sacrae Scripturae de uno in aliud idioma transferre, eo quod in ipsis translationibus
non de facili idem in omnibus sensus retinetur. Iacobus etc. vide postea in P.S.
Octavo. Quia populus prophetas, et Psalmos, et alia plura, quae in ecclesiis
leguntur, non intelligeret quamvis materna, et vulgari eius lingua legerentur. Nam etiam
latinam intelligentes non propterea continuo intelligunt Scripturas huiusmodi, nisi
expositores legant, vel audiant.
Nono. Quia finis praecipuus divinorum Officiorum non est populi consoaltio, et
instructio, ut contendunt haeretici, sed cultus Deo Optimo Maximo debitus, et
reddendus ab Ecclesia.
Decimo. Quia orationes diriguntur ad eumdem Deum, cui nulla lingua peregrina
est.
Undecimo. Quia populus cum sacerdote simul orans, etsi lingua vulgari non oret,
fructum suae orationis referre potest, sine fructu intelligentiae verborum, idest unionem
mentis cul Deo, ad quem ceu ad orationis finem attendere solet, quamvis ad sensum
verborum, quae non intelligit, minime attendat. Propterea tamen detrimentum nullum
spirituale patitur, cul spiritualis refectio, et consolatio, quam ex verborum intelligentia
capesseret, fidei, humilitatsique christianae bono compensetur.
Duodecimo. Quia respondens Amen ad finem orationum, etsi fortasse verba
earumdem orationum non intelligat, novit tamen sanctum esse, quod significant, utpote
ab Ecclesia probata, et usu illius communi consecrata.
Tertiodecimo. Quia cum admodum pauca sint ea, quibus minister loco populi
respondet, congruum non est, ut propter illa totius Missae idioma mutetur: praesertim
quum facile disci queant etiam a laicis, et sacrosancta tridentina Synodus citata sess. 22,
vap. 8 praecipiat ea quae in sacrificio Missae continentur, et leguntur, pro concione
diebus dominicis, et festis, a pastoribus, et aniamrum curatoribus frequenter explicari,
ac declarari.
Quartodecimo. Ecclesia saepe orat utiliter pro fidelibus, et peccatoribus, qui nec
audiunt, nec praesentes sunt, nec petierunt pro se orari. Quanto igitur utilius non orabit
pro fidelibus praesentibus, et cupientibus, petentibusque orari pro seipsis, etiamsi
preces, et orationes non intelligant?
Haec et his similia docent, simul haereticorum obiecta diluentes, supra laudati
theologi, nimirum
146
Benedictus XIV Papa in Tract. de Sacrificio Missae edit. Patav.281 1748, sect. 1, cap.
6, § 1 et 2, atque in opere de Synodo dioecesana edit. itidem Patav, 1758, lib. 6, cap. 10.
Robertus Bellarminus cardinalis To. 1 Disput. de controevrsiis christianae fidei, L.
2, cap. 15 et 16.
Ioannes Azorius Lorcitanus hispanus Lib.8 Institut. moralim edit. Brixiae 1617,
cap. 26, qu. 6 et Lib. 10, cap. 35, qu. 14.
Martinus Bonacina To. 1 de Sacram. Eucharistae, cap. 74, num. 37282.
Ioannes Bona card. Rerum liturgicarum Lib. 1, cap. 5, num. 4.
Sfortia Pallavicinus card. in Historia Concilii Trid. lib. 18, c. 10.
Natalis Alexander in theolog. dogmatica et Morali, To. 1. Tract. de Sacram.
Euchar. cap.7, art. 5, num. 1, et in Historia eccl. To. 20 saec. XVI et XVI, dissert. 12,
art. 12, num. 4.
Franciscus Henno belga in theol. dogmatica et morali To. 1, tract. 2, art. 5.
Gulielmus Hyacintus Bougeant gallus in sua Exposit. doctrinae christianae part. 2,
sect. 3, cap. 4, art. 7, § 11.
Thomas ex Charmes lotharingus in theol. universa, semel et iterum Benedicto XIV
dicata, To. 1, dissert. 5, cap. 1, qu. 7, art. 4, edit. Remondin. 1763.
Sixtus Senensis in Bibliotheca sancta edit. venetae 1574, To. 2, Lib. 5, annotat.
172 ac Lib. 6, annotat. 263.
Daniel Concina To. 1 apparat. ad theol. christianam L. 1, dissert. 2, cap. 5, § 6,
num. 17 et seqq.
Franciscus Sylvius Controvers. L. 1, qu. 2, art. 14.
Lucius Ferrarius in Bibliotheca prompta To. 5, verbo Missa, art. 6, num. 9.
Ioannes Michael Cavalerius To. 5 Oper. liturg. cap. 6.
Apud hactenus recensitos autem, quos propriis oculis vidi, ac legi.
Stanislaus Hosius polonus, card. Trid. Concilii praeses in Tract. de Missa non
vulgari: et in Confessione catholica fidei christianae, edt. Vienn. tertiae 1561, cap. 41,
quod legi.
Ambrosius Catharinus, Conc. Trid. tehol. ac tandem archiepiscoopus Compsanus,
in Libro annotationum in Comment. Caietani.
Card. Iacobus de Perron L. 6, c. 6, Respons. ad Angliae regem.
Gaspar Juenin gallus in dissert. de Euchar. sacrificio, cap. 7.
Spiritus Roterus gallus in dissert. de non vertenda Scriptura Sacra in vulgarem
linguam. edita Tolosae anno 1548 et Henrico II francorum regi nuncupata, iterumque
anno 1661 publica cleri gallicani auctoritate Parisiis recusa.
Liber Parisiis anno 1661 editus iussu eisudem cleri gallicani sub tit. Collectio
quorumdam gravium auctorum, qui ex professo, vel ex occasione, Sacrae Scripturae,
aut divinorum Officiorum in vulgarem linguam translationes damnarunt.
Iacobus Ledesma hispanus, vita functus an. 1575 in libris de Sacrificio Missae,
caeterisque Officiis in Ecclesia Christi, hebraea tantum, graeca, aut latina lingua
celebrandis, deque divinis Scripturis quavis passim lingua non legendis283.
281
*Sopra la riga: Venetae.
*Autore del sec. XVII.
283
Anche il P. Enghelberto Klüpfel Agostiniano professore friburgese nelle sue Institutiones tehol.dogm.,
ristampate in Vienna 1803, Lib. 3, § 89, nota 4,pag. 419 scrive: censemus retinendam esse linguam in sacris
receptam; quoniam non nisi magnis motibus ac offensione plurimorum, neque magno fructu istiusmodi mutatio fieret.
Etsi enim vernacula uteretur sacerdos, vix tamen a praesentibus intelligeretur nisi concionis in modum Missam vellet
celebrare.
282
147
Iacobus Fontana, Dominicus Viva, et Fulgentius Belellus, in Libris contra
propositiones quesnellianas.
Et alii.
Consegnato a monsig. Vicario questo giorno 22 aprile 1786.
P. S. Anno 1660 Dominicus Voisinus doctor sorbonicus edidit Missale lingua
gallica; sed anno 1661, die 12 ianuarii clero gallicano instante proscriptum fuit a Papa
Alexandro septimo284.
In Ecclesia occidentali Missa semper ab Apostolis, et eorum successoribus
celebrata fuit latino idiomate, etiam postquam desiit esse omnibus commune.
Ad septimum.
retinetur. Iacobus autem Passavantes florentinus, vir eruditissimus, qui decessit
anno 1357285, in suo Specchio di vera penitenzia recuso Venetiis anno 1741, pag. 290 et
291 dicit: "In certi libri della Scrittura, e de' dottori, che son volgarizzati, si puote
leggere, ma con buona cautela: imperocché si truovano molto falsi e corrotti, e per
difetto degli scrittori, che non sono comunemente bene intendenti: e per difetto de'
volgarizzatori, i quali i passi forti della Scrittura, e' detti de' Santi sottili, e oscuri non
intendendo, non gli spongono secondo l'intimo, e spirituale intendimento, ma solamente
la scorza di fuori della lettera, secondo la gramatica, recano in volgare. E perché non
hanno lo spirituale intendimento, e perché il nostro volgare ha difetto di propri vocaboli,
spesse volte grossamente, e rozzamente, e molte volte non veramente, la spongono. Ed è
troppo gran pericolo; imperocché agevolmente si potrebbe cadere in errori, senza che
eglino avviliscono la Scrittura, la quale con altre sentenzie, e isquisiti, e propri latini,
con belli colori rettorici e di leggiadro stilo adorno, quale col parlar mezzo si tronca,
come i franceschi, e' provenzali, quali con lo scuro linguaggio l'offuscano, come i
tedeschi, ungheri, e inghilesi (sic), quali col volgare bazzesco, e croio la 'incrudiscono,
come sono i lombardi, quali con vocaboli ambigui, e dubbiosi dimezzandola la
dividono, come i napoletani, e regnicoli, quali con l'accento aspro, e ruvido
l'arrugginiscono, come sono i romani, alquanti altri con favella maremmana, rusticana,
alpigiana l'arrozziscono, e alquanti meno male, che gli altri, come sono i toscani,
malmenandola, troppo la 'insucidano, e abbruniscono. Tra' quali i fiorentini con
vocaboli squarciati, e smaniosi, e col loro parlare fiorentinesco stendendola, e facendola
rincrescevole, la 'intorbidano, e rimescolano con occi, e poscia, aguale, e vievocata,
pudianzi, mai pur sì. e berreggiate. E così ogni uomo se ne fa sponitore.
Conciossiacosaché a volerla bene volgarizzare, converrebbe, che l'autore fusse molto
sofficiente, non pure in gramatica, ma egli converrebbe ben sapere teologia, e delle
284
Alexander Papa septimus in sua 106 Constitut. incipiente Ad aures nostras, data Romae die 12 ianuarii
1661, contra Missale romanum gallico idioma impressum dicit, quod ipsum verterunt quidam perditionis filii in
perniciem animarum novitatibus studenets, et ecclesiasticas sanctiones ac praxim contemnentes; quod ita sacrosancti
ritus maiestatem latinis vocibus comprehensam deiicere, ac proterere, ac sacrorum mysteriorum dignitatem vulgo
exponere temerario conatu tentaverint: quod detestatur huiusmodi novitatem perpetui Ecclesiae decoris
deformatricem, inobedientiae, temeritatis, audaciae, seditionis, schismatis, aliorumque plurium malorum facile
productricem: quod praedictum Missale idiomate gallico a quocumque conscriptum, vel in posterum alias
quomodolibet conscribendum, et evulgandum perpetuo damnat, reprobat, et interdicit etc.
La lingua volgare usata nelle liturgie della Chiesa diverrebbe una vera deformità. Per sin lo scellerato paroco
parigino Carlo Demoy la disapprova. Così il marchese Francesco Eugenio Gausco alessandrino, canonico di s. Maria
Maggiore in Roma, nel suo Dizionario Ricciano, stamp. nel 1791 e ristamp. in Vercelli 1794, pag. 157, verbo Lingua.
Si riprova eziandio dal sig. don Giuseppe Maria Isotta in una dissertazione eruditissima stampata in Vercelli
l'anno 1788, teste Guasco cit. pag. 157.
Intendono la latina i sacerdoti, legisti, notari, medici, chirurgi, e molti nobili, eppure per dir poco non sono tutti
santi.
285
Florentiae die 15 iunii. Speculum composuit anno 1354.
148
Scritture Sante avere sperta notizia, ed essere rettorico, ed esercitato nel parlar volgare,
e aver sentimento d'Iddio, e spirito di santa devozione, altrimenti molti difetti vi si
commettono, e sono già commessi. E sarebbe molto necessario, che si vietasse, che non
se ne volgarizzassono più, e quegli che sono volgarizzati si correggessono per persona,
che 'l sapesse ben fare", Sic ad literam laudatussarebbe molto necessario, che si vietasse,
che non se ne volgarizzassono più, e quegli, che sono volgarizzati si coprreggessono per
eprsona, che 'l sapesse ben fare". Sic ad litteram laudatus Passavantus.
Hac die 27 aprilis 1786 ad manus meas primum venit libellus Tridenti editus sub tit.
Orazione universale, in quo praeter alia perperam versa, sunt et sequentia. Fiant aures
tuae intendentes: Si facciano le tue orecchie intelligenti. Qui custodiat, foveat, prtegat:
il quale ci custodisca, riscaldi, protegga. Me tibi commissum pietate superna hodie
illumina: Mi a voi dalla Divina Bontà consegnato oggi illuminate.
S. Augustinus Tract. 18 in Ioannem num. 1 scribit: "Neque enim natae sunt
haereses, et quaedam dogmata perversitatis illaqueantia animas, et in profundum
praecipitantia, nisi dum Scripturae bonae intelliguntur non bene; et quod in eis non bene
intelligitur, etiam temere et audacter asseritur".
Rigantius in Regulam 20 Cancellariae To. 2, pag. 295, n. 76 et seqq. inquirit, an
usus linguae vernaculae debeat per sedem apostolicam permitti in celebranda Missa, et
in administratione Sacramentorum.
445. 1786
A monsignor Simone Albano Zambaiti Canonico e Vicario Generale. Trento.
Al quesito, che l'ill.mo, e R.mo monsignor Vicario Generale si degna di propormi,
se possa esservi ostacolo al trasporto di tutte le feste della consegrazione della chiesa
alla domenica di Quinquagesima, rispondo riverentemente, che mi sembra esservi,
perché con ciò resterebbero private in perpetuo della maggior parte della loro ottava,
giacché nel martedì dopo la detta domenica, secondo le rubriche del Breviario romano,
debbonsi terminare affatto eziandio rapporto alla sola commemorazione, tutte le ottave.
Aggiugnesi a questo, che quantunque tal domenica, iuxta occurrentiae tabulam, debba
cedere a qualsiasi occorrente doppio di prima classe, e quindi anche alla dedicazione
della chiesa propria; il fissar però in essa per sempre un somigliante Officio si è contra il
rito, e costume della Sede apostolica. Finalmente avverto, che l'accennata ottava della
dedicazione merita uno speciale riguardo, e rispetto, ritrovandosi tutta distesa nel
Breviario romano, e contando la sua origine sino dall'antico Testamento: A quello poi,
che vienmi soggiunto,cioè che le mentovate feste della consegrazione della chiesa, e
ottave loro, specialmente nelle parti tedesche di questa nostra diocesi, vengono celebrate
con balli, suoni, tiri di bersaglio, e simili altre profanità, io non posso dir altro, se non
che bramo, che un così fatto disordine sia impedito, e levato da chi può etc. ma senza
diminuire maggiormente il numero delle sante feste etc.
S. Bernardino 16 giugno 1786.
Quaestionem proposuit Gubernio aenipontano Iosephus II die 25 aprilis 1786 et
Gubernium episcopo Tridentino 6 maii 1786. Mihi Vicarius Generalis 15 iunii.
446. 1786
A monsig. Vicario Generale. Trento.
Sul foglio precedente.
A vista, e riguardo della replica, che mi vien fatta aggiungo, che volendosi
onninamente trasportare la festa della consegrazione di tutte le chiese in una domenica
149
del tempo carnevalesco, niun'altra domenica di tal tempo, siccome pare a me, riuscir
potrebbe meno inopportuna della terza dopo l'Epifania, la quale non può mai occorrere
innanzi al giorno 21, né dopo il 27 di gennaio: dal che ne risulterebbe, che l'ottava della
predetta festa finirebbe alla più lunga nel giorno terzo di febbraio, e conseguentemente
sempre avanti la Quaresima286. Dissi meno opportuna, perché cadendo in essa di tanto in
tanto la domenica privilegiata di Settuagesima, come succederà negli anni 1788, 1793,
1796, 1807, 1812 ecc., questa verrebbe impedita dalla festa della medesima
consegrazione frequentemente resterebbe impedita dalle domeniche privilegiate, come
succederebbe negli anni 1788, 1790, 1793, 1795, 1796, 1799,1801, 1804, 1806,
1807.1809, 1812 ecc. Siccome però queste coincidenze, quantunque frequenti, non
sarebbero perpetue, ma soltanto accidentarie: e trasportandosi la detta festa nella
domenica terza si rispetterebbero le domeniche privilegiate col dissimulare i loro nomi,
e le mentovate coincidenze; così credo, che possa in essa farsi l'accennato trasporto da
chi ne tiene l'autorità, che secondo un decreto della S. C. de' Riti seguito ai 16 ottobre
1604, e prodotto dai Padri Merati, e Cavalieri, si è la sola Sede apostolica extra actum
consecrationis etc.
S. Bernardino il primo di luglio 1786.
447. 1786
A monsig. Vicario Generale Zambaiti. Trento.
Ill.mo, e R.mo Sig. Sig. padrone colendissimo.
Prete Pietro Valcanover Beneficiato, e premessario in Castagnedo sua patria, e cura
della parrocchia di Pergine,essendo già trentacinque anni, che quantunque non obbligato
per verun titolo di giustizia, ascolta confessioni sacramentali, trovasi non di rado
nell'impegno di ascoltare anche di generarli, o quasi generali, e specialmente di
femmine, ed infermi, che non possono aver tutta la necessaria confidenza col rev. sig.
curato, o portarsi a Pergine. Quindi umilmente supplica V. S. ill.ma, e R.ma, che voglia
degnarsi di prorogargli quell'autorità, che ottenne alter volte in reservata dioecesis per
le suddette confessioni generali, o quasi generali, e per tutti quelli, che non possono
facilmente uscire dal paese. Che della grazia etc. Scritto 26 giugno 1786.
Fu soscritto colla grazia.
448. 1786
A l sig. Luigi Marchesani. Roveredo.
Le rimando prontamente il suo nuovo diario, con quelle poche variazioni, che per
ubbidirla sonomi avanzato di fargli. Rapporto alle lunazioni non ho fatto studio più che
tanto; ma ciò non ostante credo, che quel di gennaio febbraio etc. aggiunto ai Noviluni
vada bene, giacché accordasi coll'ultimo Novilunio del corrente ano 1786, detto
Novilunium decembris ne' diari trentini ai 20 dicembre. Circa le ferie forensi le posso
dire solamente, che alla tabella stampata nel secolo passato, e conservata dietro all'uscio
di questa cancelleria vescovile, ho veduto aggiunto con penna nel marzo 27 s. Adelpreti
Epsic. et Mart., il che obbligami a credere, che tal giorno 27 con ragione si noti feriato
ne' predetti diari. Su di questo non posso dirla altro, perché non so più di quanto seppi
nell'anno scorso, e non ardisco parlarne per non offendere il sig. Giambattista Monauni
stampatore di questa Corte. Se però vaglio in altro mi comandi liberamente, che sempre
studierò di mostrarmi quel desso, che riverendola mi professo.
286
Statuta fuit dominica tertia octobris pro anniversario consecrationum omnium.
150
Trento 11 luglio 1786.
Di V. S. molto illustre
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo
F. Gio. Crisostomo di Volano.
P.S. Per l'ill.mo sig. abate Giovanni Giuseppe Volani.
Rapporto al baciamano parla in terminis il P. Cavalieri To. 4, decr. 209, num. 3.
Merita di esser letto anche il P. Giambattista Scaramelli nel Direttorio ascetico To. 1,
tratt. 2, n. 16.
449. 1785 (sic)
Al ven. clero della diocesi di Trento.
Et nunc ad vos mandatum hoc, o sacerdotes. Malach. 2.
Quam magnum, et adorabile sit sanctae Missae sacrificium, facili negotio
intelligere poterit quisquis perpenderit, fidei articulum esse, quod in eo continetur et
immolatur ille ipse Christus, qui semel in Crucis Ara pro peccatis nostris, cum totius
sacratissimi sui sanguinis effusione, divino suo Patri se se obtulit.
2. Quia tamen ea est hominum conditio287, ut ad rerum divinarum contemplationem
non tam facile absque subsidio et excitatione rerum externarum attollitur et elevatur:
Sancta Mater Ecclesia Ritus, ac caeremonias quasdam instituit, quibus et maiestas adeo
magni Sacrificii commendaretur, et una simul fidelium mentes, ope visibilium
huiusmodi signorum, pietatem religionemque portendentium, ad suavem et profundam
rerum altissimarum, quae in eo latent, considerationem excitarentur.
3. Quamvis autem excelsa, et augusta divini huius Sacrificii natura, et studiosa
Ecclesiae sollicitudo manifestandi maiori, ac sensibiliori, quo fieri potest modo,
eiusdem magnitudinem et maiestatem, aptae natae sint ad ingerendum incutiendumque
cuilibet celebranti terrorem, ac timorem usque adeo sanctum, ut hinc divinum
mysterium cum fidelium adstantium aedificatione ac reverentia celebraretur: cum
summo animi nostri moerore accepimus, nonnullos ex sanctaurii ministris, praefata pia
Ecclesiae intentione posthabita, oblitaque tremenda ipsiusmet Iesu Christi maiestate,
mutilant et neglegunt adeo turpiter sacras caeremonias, ut potius illusores, et
gesticulatores ridiculi videantur: leguntque tam festinanter, quod maiorem et
damnabiliorem sollicitudinem perveniendi ad finem illius sacrosanctae, infinitoque
modo amabilis actionis ostendunt. Tam irreligiosus ac indecens agendi modus pietatem
et zelum quorumdam fidelium adstantium ita ogffendit irritavitque, ut Nobis preces
oppido enixas porrexerint, quatenus auctoritate nostra irreverentiis et scandalis adeo
manifestis obicem288 ac finem poneremus.
4. Profecto Ecclesia severe, ac in virtute sanctae obedientiae praecipit289, quod
sacrosancta Missa celebretur cum studiosa cordis devotione; quodque lingua proferat
verba sine mutilatione aliqua, distincte, ac appositae290, ut qui legis adevrtere possit
quae legit: nec non voce clara, et gravi, quae et devotionem moveat, et audientibus ita
sit accommodata, ut quae leguntur intelligant. Mandat insuper, quod omnes aliae
287
Concil. Trid. sess. 22, cap. 5
Ostacolo.
289
Cap. Dolentes de celebr. Miss. ubi dicit studiose, ac devote.
290
Rubr. tit. 16,n. 2.
288
151
multae ac variae caeremoniae, quae a Missali romano proponuntur, exacte
observentur291.
5. Porro ut divinum Sacrificium modo ab Ecclesia praescripto fiat, et
offeratur.manifestum est, opus esse temporis spatio maiore illo, quod a praefatis
sacrificantibus festinis impenditur. Etenim tot sunt, prout pius quidam, et doctus auctor
monet292, quae praescribuntur servanda in Missa, ut impossibile moraliter sit, posse
intra breve quadrantis horae spatium, quod multi non pie praesumant, debito cum
decore servari. Quapropter Benedictus XIV in sua Institutione XXXIV, § 6 testatur,
unanimem fore scriptorum opinionem, quod tertia horae parte brevior Missa esse non
debet. Verumtamen delatae ad nos quarelae fidem faciunt, inveniri sacerdotes, quorum
Missa ne ad unum quidem horae quadrantem pertingit. Ex quo meridiana luce clarius
est, mirum neutiquam esse, quod Missae huiusmodi, adeo sacrilega celeritate celebratae,
scandala, teporemque fidei christiano populo pariant, et creent.
6. Igitur pastorali nostro muneri satis facere volentes, in virtute sanctae obedientiae
praecipimus et mandamus cuilibet parocho, et curato, quod sollicitiorem diligentiam
nunc, et in posterum adhibeat, ut detegat, compertumque habeat, num intra suae
parochiae vel curae limites, reperiantur huiuscemodi sacerdotes, qui dignitatis, ac
magnitudinis sacrosanctae Missae immemores, ipsam celebrant cum gravi sacrorum
rituum neglectu, cumque praecipiti et anxia legendi ratione; ex quibus causa censurae,
scandalive in populo manat: et si quem deprehenderit (id quod sane difficile non erit)
ipsum Nobis illico denunciet, ut in cassum abeuntibus blandis admonitionibus, eum
tandem minis293, ac poenis ad propriae obligationis notitiam perducere possimus.
7. Hac eadem occasione iterum inculcamus omnimodam executionem edicti
Quoniam quorumdam diei 14 iunii 1783 circa colorem vestium, quibus ad ecclesiam pro
sancta Missa celebranda, vel pro assistentia functionibus ecclesiasticis praestanda,
eundum est. Quia vero novimus, quosdam sacerdotes, et clericos, ut ut summe calrum
sit, ab spiritu profano deceptos, falsas huiusmodi edicto interpretationes affigere,
declaramus I. nostram intentionem et voluntatem esse, quod vestium color sit omnino
niger, nullum alium quantumcumque modestissimum colorem admittere volentes. II.
Quod vestibus nigri coloris induti ad ecclesiam se se conferre teneantur: quodque non
satis erit in sacrario super vestes alterius coloris talarem nigram, manicas etiam
habentem, induere; omnino enim convenit, quod accessus ipse ad ecclesiam sit decorus,
sicuti ministrum praesertim sanctuarii decet.
8. Admonemus insuper eosdem celebrantes, quod coronam ecclesiasticam, seu
tonsuram visibilem praeferant294. Quod omni anno spiritualibus exercitiis vacent. Quod
nolentes imitari bonos illos sacerdoets, qui prout quidam pius doctusque cardinalis
scribit295,vel quotidie, vel alternis diebus, vel bis in hebdomada, animo vere contrito, ad
confessionem solent accedere, ipsi semel saltem in hebdomada unaquaque ad eamdem
confessionem sacramentalem accedant296. Quod ante celebrationem Missae Matutinum
saltem cum Laudibus absolvant297. Quod omnino abstineant se a profanis, et non
necessariis sermonibus in sacrariis, praesertim ad prunas stantes, sive ante, sive post
291
S. Pius V, in Bulla Quo primum.
Tonel. Sac. Enchir. L. 2, capo unico.
293
Videatur Conc. Trid. sess. 22, in Decr. de celebrat. Missae.
294
Decr. Clem. IX, 30 iunii 1667.
295
Bona de Sacrif. Missae, c. 4, § 2.
296
S. Carol. in Concilio provinciali mediolanensi, part. 2, tit. 5, de pertin. ad celebr. Mis. § Praecipimus.
297
Rit. servand. in celebr. Mis. tit. 1, n. 1.
292
152
suam Missam298. Quod euntes ad altare, ab eoque redeuntes, vadant oculis demissis, ac
incessu gravi299. Quod sanctae crucis signo seipsos munientes, tangant realiter300 digitis
manus dexterae extensae frontem, pectus, humerosque sinistrum, et dextrum301. Quod
alternatim cum ministro dicant versus Deus tu conversus, et Kyrie eleison, et initium
Praefationis quodque non inchoeant Kyrie eleison priusquam sint in altaris medio. Quod
vertentes se ad populum dicturi versum Dominus vobiscum, et Orate fratres etc. id cum
gravitate, ac demissis ad terram oculis faciant302. Quod in Orationum finem teneant
manus iunctas saltem usque ad Per omnia saecula saeculorum. Quod non incipiant
Orationes Suscipe sancte Pater, et Offerimus tibi Domine, antequam patenam cum
Hostia, et calicem cum vino pro facienda oblatione in altum elevaverint: neque
deponant res easdem super corporale priusquam memoratas Orationes prorsus
absolverint. Quod pariter non exordiantur Orationem In spiritu humilitatis antequam
manus super altare posuerint: et Orationem Unde et memores priusquam deposuerint
calicem, et fecerint genuflexionem. Quod extollentes sacram Hostiam sacrumquer
calicem pro populi adoratione, id praestent absque celeritate, sed graviter. Quod manu
cruces super Hostiam, et calicem faciant tali modo, quod non sit tantum manus eiusdem
motio, sed appareat crucis forma. Quod genuflectentes coram Sanctissimo Sacramento,
flectant genu usque ad terram lente303. Quod unico momento non absolvant
commemorationem tam vivorum, quam mortuorum; sed ad utramque orantes haereant
saltem per spatium ulius orationis dominicae ore lento recitatae. Quod reponant
corporale non sub bursa, sed intra ipsam bursam. Et tandem, quod ab ecclesia non
discedant statim post celeriter absolutas preces Missalis, aut tabellae, quae Gratiarum
actio inscripate sunt304.
9. Ut autem edictum hoc facilius ad universum clerum nostrum perveniat, in virtute
sanctae obedientiae praecipimus et mandamus cuilibet parocho, et curato, quod infra
octiduum a die receptionis eius computantum, toti suo clero insimul congregato, alta, et
intelligibili voce ipsum legere teneatur: et postea in loco conspicuo cuiusvis sacrarii
suae parochiae, vel curae affigi procuret; nosque sine mora de huiusmodi publicatione,
atque affixione certiores reddat.
10. Reliquum nunc est, ut sermonem nostrum ad vos convertamus, o sacerdoets
infelices, qui divino Patri victimam reconciliationis tam irreligiose offerentes,
enormiorum sacrilegii, et scandali criminum reso vos exhibetis. Ah! tererat vos
maledictio, quam idem Deus per Ieremiam prophetam in vos profert: Maledictus, qui
facit opus Dei negligenter. Cordi vestro inhaereat verissimum illud: Qui Missam
praecipitat, in infernum pracipitat. Mementote quod irreverentia vestra ab impietate,
quemadmodum loquitur Concilium tridentinum, vix seiuncta esse potest. Ad salutem
pavere vos faciant Dei vestri lamentationes: Si Pater ego sum, dicit Dominus
exercituum, ubi est honor meus? et si Dominus ego sum, ubi est timor meus? Ad vos o
sacedotes, qui despicitis nomen meum. Malach. 1, 6. Si fidem habetis, praebete igitur
promptas aures, et cor ad praeceptum: Custodi praecepta, et caeremonias, atque iudicia,
quae ego mando tibi hodie, ut facias. Deut. 7,11.
TRIDENTI. M.DCC.LXXXV.
298
Clem. XIII, 3 febr. 1766.
Cit. Rit. tit. 2, n.1.
300
Merat. part. 2, tit. 3, n. 9.
301
Rit. citat. tit. 3, n. 5.
302
Ibidem tit. 5, n. 1.
303
Merat. part. 2, tit. 8, n. 21. Biss. Bauld. Tonel. Port. et alii commun.
304
In hanc rem vide sis lib. Rubriche Volgarizate, e dichiarate edit. Trid. 1741, pag. 177.
299
153
DIE XIX IUNII.
***
Impressa fuit typis episcopalibus Trid. anno 1786, et evulgata sub datum kalendis
aprilis; sed non tota: variatus enim fuit § 6, et 10, omissusque 8 et 9, necnon edita
idiomate italico. Vide nostr. Epist. 401, supra.
459. 1786
Al sig. Francesco de Capris arciprete di Terlago.
L.I.C. Con gran contento del mio cuore trasmetto a V. S. molto illustre e R.ma la
richiesta patente dì Fratellanza spirituale per al benemeritissima sig. Catterina Tabarelli
vedova Merli, cui favorirà di conseganrla insieme co' miei doverosi complimenti305. Mi
spiace per altro, che debba mandargliela manoscritta, perché ora non ne abbiamo più
alcuna stampata, né pensiamo di stamparne, atteso il ben fondato timore di far ciò in
vano. E sospirandole un buon compimento delle sue lunghe apostoliche fatiche, mi
riservo a baciarle qui presenzialmente le sacre mani nel suo tanto desiderato ritiro,e mi
professo per sempre.
Trento, s. Bernardino 8 maggio 1786.
Di V. S. molto illustre e R.ma
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo nel Signore
Fra Gio. Crisostomo di Volano de' Minori Riformati.
451. 1786
Al sig. don Cristiano Rigoni. Asiago.
L.I.C. Ritornato a questa città ricevetti senza chiederlo il qui acchiuso attestato del
sig. Bartolommeo Gerloni (soggetto di qualche nome per alcune sue stampe) rapporto
alla guarigione, di cui feci un picciol cenno a V. S. molto illustre, e molto Rev.da in
altra mia de' 25 novembre. Glielo spedisco aduqnue acciocché ne faccia quell'uso che
giudicherà più opportuno, e proprio; aggiugnendole che la guarita, e graziata, Religiosa
corista d'anni trentacinque, nata nobilmente in Cavalese di Fiemme, al giorno d'oggi
continua in perfetta salute. Il di lei male fu certamente lungo, grande e manifesto.
Sputava sangue ogni giorno, appena poteva parlare, e più volte si credette in pericolo di
morte. Nella sera finalmente de' dodici d'ottobre con gran divozione pigliò per bocca
una sacra reliquia della Beata Giovanna Maria Bonomia, si raccomandò caldamente alla
medesima, si coricò sul letto, dormì saporitamente, e la mattina si alzò affatto sana.
Con questa occasione le trasmetto pure una copia d'un libricciuolo306, intorno al
quale ho dovuto far qualche fatica per compiacere questo eccellentissimo signor
arcidiacono. Non so da chi sia stato composto; bensì che la prima volta fu stampato in
Bologna. E baciandole riverentemente le sacre mani resto. Trento, s. Bernardino 13
maggio 1786.
Di V.S. molto illustre, e Molto Rev.
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo nel Signore
Fra Gio. Crisostomo di Volano de' Minori Riformati.
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305
Data Tridenti 19 aprilis 1786 a nostro P. Ministro provinciali Ioachimo. Obiit anno 1791 die... ianuarii. Fui
famula parochialis, idest parochi Capris, sed sine salario.
306
De ritibus Missae privatae.
154
Copia del suddetto attestato307.
A Chionque. Trento li 9 dicembre 1785.
Infrascritto attesto, che per il corso d'anni due ho medicato la molto rev.da Madre
Maria Regina degli Alberti di Fieme nel venerabile monastero di Santa Chiara in qualità
di medico chirurgo per una malattia infiammatoria, che sempre avea la sua sede nelle
varie parti componenti il principio dell'esofago, con la perdita della voce, con lesione
della sostanza dell'ugola, e vello palatino infestate da aphtha, oltre l'infarcimento delle
glandole tonsilli, e non ha servito a preservarla le regole generali alle infiammazioni,
decotti dolcificanti, con sughi d'erbe appropriate, lo stare ad una precisa dietetica 308
nell'infermeria, ed a stagione opportuna riassumere acque termali, e tutto ciò, che le
potea convenire. Quando alli primi del corrente autunno abbandonò la medicina, ed in
un tratto ricuperò le sue forze, così la voce perduta, ed anco riacquistò la sua nutrizione,
e poté adoperarsi come pria agli impieghi della Religione. In fede.
Bartolommeo Gerloni il padre.
452. 1786
Al P. Fulgenzio di Cavalese. Cavalese.
Ringrazio vivamente S. P. della notizia, che mi ha favorito rapporto alla morte
dell'insigne prelato suo paesano monsignor Carlo Varesio di Panchiato Carmelitano
Scalzo. La ho subito inserita nel qualunque siasi mio libro, che ho intitolato Lettere
Vareschine, notandolo morto in Bombaino 6 gennaio 1786. Ma non intendo bene
quell'arcivescovo; né so concordare il vescovo di Calamina col suo vescovado di
Bombaino. Se può S. P. m'illumini, e se tiene altre lettere dell'illustre defunto, me le
favorisca. Mi lusingo, che la mia raccolta non sarà inutile, né disgradevole ai posteri. La
Gazzetta di Trento riferisce tante altre morti, e quindi molto più potrebbe accennare
anche quella di un trentino così chiaro, e benemerito. Per carità mi raccomandi al Signor
Iddio, e si conservi. Trento 12 maggio 1786.
453. 1786
Al P. Massimiliano da Camposilvano. Roveredo.
Appunto cosa gratissima mi han fatto mandandomi il nuovo libro309, per al quale di
cuore li ringrazio, assicurandoli, che lo rimanderò fedelmente, qualora trovi occasione
opportuna, nel tempo assegnatomi. Contiene moltissime novità; ma io per ora non
adotterò se non se quelle, che non disturberanno la già fatta mia composizione, e che
non costeranno punto ai Religiosi. Non so quando potrò aver una copia del detto libro a
mio uso, attese le correnti miserie, perché non voglio metter alcuno a risico etc. E
riverendoli divotamente ambidue, mi professo. Trento 7 giugno 1786.
Di S.P.R. Div.mo, obbl.mo servo
F. Grisostomo.
454. 1786
Al P. Benedetto d'Ampezzo. Valdagno.
307
Questo attestato insieme con una copia della mia lettera fu mandato al sig. don Agostino del Pozzo maestro e
correttore delle stampe Remondini in Bassano, acciocché lo mandi all'ex gesuita Conte abate Girolamo Lombardi
veronese, che sta in Venezia scrivendo ancora la vita per extensum della Beata. Così da Padova mi ha risposto il
Rigoni li 31 maggio 1786.
308
Dioetetica est ratio victus instituendi. Ed. Purchotius.
309
Breviarium franciscanum edit. 1786 venetae. Rimandato il primo di luglio 1786.
155
Ieridì per mezzo di un nostro Terziario, che portasi a Venezia le ho spedito due
libricciuoli, che per ubbidire dovetti riprodurre con queste stampe. Uno si è la Vita del
P. Cherubino da Valdibono, tratta dal Leggendario francescano, l'altro poi de Ritibus
Missae privatae stampato non so da chi la prima volta in Bologna. Ho fatto qualche
fatica intorno all'uno ed all'altro in angustia temporis, perché mi è convenuto andare a
Roveredo per empire il numero tassato310, e poi ritornar qua per le mie stampette: andar
ancor a Roveredo, ed ancora ritornare a Trento allorché per far sussistere li PP.
Cappuccini fu diminuito il numero de' nostri. Ogni giorno stiamo aspettando l'ultimo
colpo, che ci annienti, sapendo, che già è in viaggio. Per carità mi aiuti colle sue
fervorose orazioni. Non fido parlare, e quindi ai due primi suoi quesiti rispondo alla
romana Dilata. Al terzo poi le rispondo, che la povera astinente tionitana fu trasportata
in Trento, venne obbligata a pigliare qualche cosa per bocca, subito diede segno di
patire, e finalmente li 24 giugno 1785, giorno 24 della sua dimora in Trento, morì, ed in
tal modo finì la guerra col finire della sua vita, come scrisse di san Giovanni
Crisostomo il cardinale Orsi L. 22 Hist. eccl. n. 1, ad an. 401. Ora di essa non parlasi
altro. Chi è morto è morto. La putta fu troppo dabbene. Ma basta eziandio rapporto a
questo punto. È ultimamente comparso un libretto di orazioni da recitarsi, e cantarsi da
tutto il popolo sotto la Santa Messa, e dopo il pranzo. In esso dicesi, che 'l Vangelo è la
base sola di nostra fé. Che dal Padre procede il Figlio ecc. Nelle Litanie de' Santi in
vece di Ut Domnum apostolicum si legge Ut Domum apostolicam ecc. Avrei molte altre
cose da dire, ma non voglio dirle per chartam, et atramentum. Il perché se lo può
immaginare. Ella ringrazi il Signor Iddio de' vantaggi, che a distinzione di me le fa
godere, e nello stesso tempo lo preghi anche per me, che riverendola di tutto cuore mi
professo. S. B. 6 luglio 1786.
P.S. Presso il sig. Occhi nella raccolta mandelliana è stato stampato l'epitaffio, che
le ho mandato del nostro P. Bonelli, con un elenco della vita, e degli scritti del
medesimo, a riguardo del signor cardinale Giuseppe Garampi.
455. 1786
Ad un amico.
Egli è verissimo, che monsignor Giangiacomo barone Piccini di Roveredo,
canonico di Trento, prelato domestico del moderno Papa Pio sesto, e referendario delle
segnature di Grazia, e Giustizia, nello scorso anno 1785 ritornando da Roma, dov'erasi
inviato a' 13 ottobre 1784, portò seco l'indulto pontificio di poter usare la Bugia nelle
Messe private, e solenni per tutti li signori canonici della nostra cattedrale di Trento,
moderni, e futuri:benché due de' moderni, per quanto intendo, non se ne vogliono
prevalere311. Io non l'ho veduto, né so in quali termini sia concepito: ma ciò non ostante
suppongo, che sarà simile a quello che Benedetto XIV ha conceduto ai canonici della
cattedrale di Verona colla sua Costituzione che incomincia: Praeclara decora, data
Romae 19 ianuarii 1748 e pubblicata To. 3 sui Bullarii num. 4 Supplem. dove dice § 3,
Modernis, et pro tempore existentibus cathedralis ecclesiae veronensis canonicis ususm
scotulae, sive palmulae, vulgo Bugia, ad instar episcoporum, tam in Missis privatis,
quam in solemnibus cum cantu, sive in eadem, sive in aliis ipsius civitatis et dioecesis
310
*L'imperatore Giuseppe II aveva fissato un numero preciso di Frati per ogni convento.
Pio Papa VI li 23 giugno del 1781 ha conceduto l'uso della palmatoria nella celebrazione delle Messe, ed
altre funzioni ecclesiastiche ai canonici della Collegiata di s. Giovanni in Persiceto della diocesi di Bologna, siccome
dicesi nell'elenco degli arcipreti di tal Collegiata stampato in Bologna 1782, pag. 60, dove premettesi, che innanzi ai
detti arcipreti ha conceduto l'abito prelatizio nero, il canone, e la palmatoria nella Messa.
311
156
veronensis, atque aliarum etiam dioecesum ecclesiis, in perpetuum concedimus, et
elargimur312. Nella detta supposizione resto confermato dal vedere, che il lodato
Pontefice Benedetto XIV parla nello stesso modo anche nella sua Costituzione Ad
honorandam, data Romae sexto kal. aprilis 1752 e riferita num. 59 cit. To. sui Bullarii,
poiché dice § 38: "Ut canonici basilicae Vaticanae, qui ex apostolicis praedecessorum
nostrorum privilegiis, et concessionibus, inter romani Pontificis, et Sedis apostolicae
notarios, ac etiam capellanos, et familiares, ac continuos commensales adlecti, et
connumerati esse dignoscuntur, sicuti etiam eiusdem basilicae archipresbyteri (ch'è
sempre un cardinale) Vicarius pro tempore existens, non solum intra Vaticanam
basilicam, eiusque cappellas, et ecclesias ipsi subiectas, sed etiam in quibuslibet Urbis,
et extra Urbem, tam saecularium quam Regularium ecclesiis, sacrosanctum Missae
sacrificium celebrantes candelabrum capulo instructum,vulgo Bugia313, et alias
Palmatoria nuncupatum, adhibere possint, atque huiusmodi honor, et assistentia
eiusdem a nemine denegari valeat aut impugnari, decernimus, atque statuimus". Non
trovo il perché l'accennato candelliero si chiami bugia; ma pur penso, che ciò avvenga,
perché sembra usarsi affinché il celebrante possa vedere le parole del libro, quantunque
per esser giorno chiaro non abbia bisogno di altro lume. Il cerimoniale de' vescovi L. 1,
cap. 19, accennando Ministrum de candela dice: accedente regulariter ad dexteram
altero ministro, parvum instrumentum argenteum, quod vulgo Bugiam vocant, cum
candela desuper accensa, tenente, etiamsi aer sit lucidus, ita ut opus non sit lumine ad
legendum. Ciò di ha, e riguarda come una cosa onorifica: io però ardisco di chiamarla
piuttosto una cosa superflua, onerosa, dispendiosa, e degna d'essere vietata. Costa il
candelliero, costa la candela, costa il ministro, e non ne risulta verum pro, fuorché
d'esser distinto il celebrante dagli altri sacerdoti. Che ne dite, voi amico mio carissimo?
Il Signor Iddio mi conservi la vista, mentre non invidio un tal onore. Pregatelo anche
voi per me, che abbracciandovi caramente sono. Trento 12 luglio 1786.
456. 1786
Al P. Anacleto Manincor da Casezzo314. Campo.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Atteso ciò, che un dì mi ha riferto S. P. voglio dire, che in casa sua paterna vi è
qualche segno vescovile, mi do il piacere di notificarle, che finalmente ho ritrovato un
vescovo Manincor della valle di Non; poiché il sig. Lorenzo Torresani di Cles in
Apologia regionis annaniensis divolgata, come quivi dicesi nel 1630, e stampata in
Trento nel 1632, facendo una rassegna degli uomini illustri di tal valle, ha: Episcopi
Ioannes Betta, Nicolaus Coredus, Blasius Aliprandinus, Antonius Manincordius. Questa
si è l'unica notizia, che ho incontrato del vescovo Manincor. Suppongo, che sarà stato
suffraganeo, e che sarà vissuto dopo gli altri qui rammentati. Se S. P. mi somministrerà
qualche maggior lume lo aggradirò, e ne farò buon uso: ma per questo non voglio, che
faccia veruno strepito, od impegno. Io fo senza di tutto quello,che non ho, né aver posso
312
Non possunt canonici in celebratione Missae uti palmatoria, vulgo Bugia. S.R.C. 11 iul. 1699 in Vicentina
presso uil Merati in Ind. decr. Miss. n. 541. – Benedictus XIV nel 1744 a tutti i canonici di Padova ha dato il titolo di
protonotari apostolici partecipanti, e l'uso dell'abito pavonazzo, e rocchetto. Tutti diconsi monsignori.
313
Bugia, instrumentum argenteum, in quo ponitur candela accensa ad praebendum Praelato lumen in
celebratione, ut commode legere possit. In quodam glossario scotula dicitur, fortasse a vocibus graecis... id est
tenebras expello. Moraliter vero significat Praelatum non debere tantum lumini suae cognitionis fidem praestare, sed
alterius testimonio uti. Papa utitur hac candela, sed absque huiusmodi instrumento, fortasse quia ipsius cognitionis
lumen alio terreno fulcimento non indoget. Così Domenico Magri nel suo Hierolexico verbo Bugia. – Il suddetto
Papa tratta della mentovata bugia eziandio nelle sue Notificazioni pastorali cioè Instit. 34, § 4.
314
Malicorium, Malicorii, Scorza di pomo granato. Il vocab. torinese ed il Calepino.
157
comodamente. Bensì, che mi raccomandi al Signor Iddio con calore, e che procuri di
conservarsi. Trento 23 luglio 1786.
Suo div.mo servo nel Signore
F. Gio. Crisostomo di Volano.
457. 1786
Al P. Gioseffandrea Fumanelli d'Ala. Roveredo.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Oggidì dopo il pranzo prolungato di un signore, e quindi troppo tardo,mi venne
recata la sua, cui rispondo malvolentieri, temendo di qualche sinistro incontro. Le dico
adunque, che io mi uniformerei, lasciando ogni apparato esteriore per quest'anno nel
giorno nostro solito, e passandolo come ogn'altro doppio ordinario, e dicendo a chi
m'interrogasse, che l'Indulgenza è stata trasferita alla seguente domenica. Così facendo
spererei di evitare il pericolo di recar disturbo nel popolo, e di tirar addosso alla
Religione qualche altro maggiore infortunio, e disgusto. Io però non mi mostrerei
ostinato nel mio parere, quando sentissi, che altri pensassero diversamente. Sarebbe
stato bene l'intendersela previamente coi PP. d'Arco, e Borgo. Non posso dirle di più; e
perciò raccomandandole di non mettermi in impegni, la riverisco e sono ecc. Trento 29
luglio 1786.
458. 1786
Al P. Massimo di Volano. Borgo.
Giacché ormai per quest'anno è passato il giorno secondo d'agosto, con la domenica
seguente, lasciamo le quistioni sopra le novità risguardanti li giorni predetti. Per gli anni
futuri è già stato scritto da questa R.ma Curia vescovile a Roma, e spera di ottenere un
indulto autentico per tutta la diocesi anche del principato trentino. Lo star in
aspettazione di così fatto indulto mi costringe a differire la stampa del nostro Direttorio
monastico, ch'è ritornato da Insprugg intatto, coll'Indulgenza a' 2 d'Agosto. L'accennato
indulto fu chiesto in passando dal nostro P. Carlo Felice Pini di Trento, incombenzato di
tal richiesta dalla detta Curia; ma gli fu risposto, che il vescovo stesso ricorra se lo
vuole315. Non sarà poco se la mentovata Indulgenza sussisterà almeno nella domenica.
Per altro è stata rispettata, e lasciata onninamente in pace dal vescovo moderno di
Lubiana316, benché questi abbia cancellato tutte le altre Indulgenze. Si aspetta in breve
un'altra novità, cioè che tutte le dedicazioni delle chiese si facciano in una domenica del
carnevale. Volevasi la Quinquagesima; io però richiesto ho risposto in scriptis, che non
istanno bene in tal domenica, e che la meno inopportuna sarà la terza dopo l'Epifania.
Quasi ogni giorno siamo divertiti con dolorose novità. Iddio Signor nostro
clementissimo ci assista, e doni forza per non cadere. Il P. Amando per il suo male di
testa è andato alle acque di Cles. Il P. Ignazio è sul letto colla febbre. Sta male il P.
Vittorio prevorino317. Ieridì abbiamo accompagnato alla sepoltura il signor cavaliere
Giacomo Zambelli morto di colpo d'apoplessia. Io per l'Assunta andrò a Terlago. Mi
spiace l'intendere, che Voi non istate bene più che tanto. Vi abbraccio con fraterno
affetto, e finisco dicendo sia lodato, ed amato Gesù Cristo con Maria Santissima. Trento
8 agosto 1786.
315
Fu conceduto da Roma li 15 luglio 1786 ad septennium.
Carlo Conte di Herberstein gioseffista empio.
317
* Da Preore.
316
158
459. 1786
Al P. Massimiliano da Camposilvano. Roveredo.
Dopo di essere stato lungamente perplesso, e dubbioso, se potessi, o no arrischiarmi
di accettare l'esibizione cortese, che per mezzo di S.P.R. si compiace di farmi il P.
Mattia Fischer, mi risolvo di rispondere, che io aggradirò, piglierò, e soddisfarò il vostro
libro, qualora vengami mandato318; ma con questa previa protesta, che non intendo, e
non voglio assolutamente metter alcuno in impegni pericolosi. E credendo di esser
abbastanza inteso, li riverisco tutti e due, e resto. Trento 9 agosto 1786.
Di S.P.R.
div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Gio Crisostomo.
Nota. Il detto P. Mattia Fischer da Landegg della nostro Provincia tirolese fu
maestro delle scuole dette normali di Roveredo, e poi cappellano della nazione tedesca
in Roveredo. Nacque circa il 1752.
460. 1786
Al sig. Luigi Marchesani. Roveredo.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Dopo, che pervenne alle mani mie il foglio di V. S. molto illustre ricevetti ordine di
notare il Perdono d'Assisi nella prima domenica di agosto, e subito per commissione
dello stesso officio spirituale lo comunicai anche allo stampatore vescovile per di lui
regolamento. Altrettanto dunque fo sapere anche a V. S. molto illustre, avvertendola,
che per al prima domenica d'agosto dovrà sempre intendersi quella, che sarà la prima di
tal mese, cioè che cadrà nel primo, o nei primi giorni di agosto, quantunque secondo le
rubriche del Breviario romano talvolta s'intitolasse la domenica seconda di agosto. E
riverendola divotamente resto. Trento, s. Bernardino 13 agosto 1786.
Di V. S. molto illustre
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo nel signore
F. Gio. Crisostomo di Volano.
Pro memoria. Il sig. Marchesani mi ha scritto d'aver ricevuto ordine circolare di
metter il Perdono d'Assisi nella prima domenica d'agosto. Così mi ha detto anche
monsig. Vicario; ma in vigore del rescritto piano 2 iulii 1788 dovrà notarsi nella prima
domenica occorrente dopo il primo d'agosto.
461. 1786
A monsig. Vicario Generale Zambaiti. Trento.
Ill.mo, e R.mo signor, sig. padrone colendissimo.
Allora quando mi venne detto, che il manoscritto di N. N.319 fu giudicato indegno
della pubblica luce dallo stampatore Monauni, e che perciò ne sospese l'incominciata di
lui stampa, malgrado il discapito del suo negozio, e l'approvazione annessagli di un
dotto teologo320, restai subito sorpreso, ed ammirato. Ora però, che per ubbidire a V. S.
318
Breviario francescano varisino, che non mi fu mandato.
Dottor Francesco Manfroni sollando. Fu carcerato in Trento li 12 gennaio 1788.
320
Don Leonardo Tonioli pinetano esaminatore prosinodale, che scrisse così: Infracsriptus attente legi
presentem (sic) compositionem, in qua nihil obstare censeo, quo minus imprimi valeat. Die 6 maii 1786. P.
Leonardus Toniolli.
319
159
ill.ma, e R.ma ho dato allo stesso manoscritto una scorsa, cesso di maravigliarmi, rendo
ragione al predetto stampatore, ed a lui mi uniformo nel sentimento.
Qui oltrepassando la poesia,e l'ortografia dirò solamente, che l'autore sembrami
d'avere scritto spinto, ed acciecato da qualche passione, poiché il di lui modo di scrivere
si scorge incivile, maledico, ingiurioso, satirico, esagerante, e contrario ai buoni
costumi.
Egli oltre che pag. 6 e 7 dice assai male de' legisti, e medici, si trattiene a lungo
intorno al Giornale Trentino dell'anno corrente per iscreditare affatto non meno un tal
libricciuolo, che il di lui compilatore, quantunque non sia mai stato toccato in un capello
dal medesimo giornalista. Poteva sapere, che questi non l'ha scritto per voglia, e prurito
di far qualche comparsa nel mondo; ma puramente per condiscendere alle moltiplicate
istanze dello stampatore, accennate nella dedica al venerabile seminario. Per trattare da
uomo onorato, ed amico della verità, doveva piuttosto secondare il desiderio del
giornalista, manifestato a pag. XVIII, somministrandogli gentilmente, perché potesse
correggersi, que' lumi, e documenti, ch'egli dovrebbe tenere, onde poter asserire con
tanta franchezza, che sonovi tanti errori nel Giornale, e che non merita fede alcuna.
Che in somiglianti composizioni passino degli sbagli di numeri, di nomi, di
cognomi, di patrie, e cose simili, oltre quelli delle stampe, non è un gran che, né una
cosa nuova del solo Giornale Trentino, dovendo il compilatore di tali cose fidarsi delle
altrui asserzioni, e relazioni. Quanti sbagli si simil sorta non sono eglino incorsi nello
Scopatore di Parnasso321, stampato in Trento per tanti anni? eppure chi ne fece lamento,
e schiamazzo simile a quello dell'autore di detto manoscritto contra il Giornale
Trentino?
Se il giornalista diede il predicato de Lauffenthurn al signor curato di Molveno322,
glielo diede perché ritrovollo datogli dal mentovato Scopatore.
Se mettendo l'epoca della creazione del mondo adottò quella del Martirologio
romano, non la mise però nuda, conforme l'aveva veduta in latri; ma con avvertenza le
attaccò quel giusta il Martirologio romano, per accennare con questo, che sapeva
benissimo esservi altre opinioni, e per avvisarne anche il pubblico, acciocché non la
credesse unica, ed incontrastabile323. Aveva già letto la nota del ven. cardinale Baronio
al detto Martirologio, le dissertazioni istoriche del Berti, il Nuovo dizionario scientifico
del Pivati ecc.
Per altro il giornalista trentino non è l'unico, che al giorno d'oggi metta la detta
epoca in così fatta foggia. In Roma ogni anno si stampa, e pubblica dal Chracas un
libretto, che viene anche nelle nostre contrade, intitolato Notizie per l'anno... Dedicate
ordinariamente ad un eminentissimo, e R.mo signor cardinale, nel cui principio dansi
queste quattro epoche
Dalla Creazione del mondo cogli anni
Dal Diluvio Universale
Dall'edificazione di Roma
Dall'Incarnazione
e poi si aggiugne senz'altro
321
Giornale del dottor Romedio Gallicioli trentino.
Don Michele Aliprandini da Preghena.
323
De vera mundi aetate non est curiosius inquirendum. Carolus Polinus de Origine iuris divini, et naturalis
edit. Brixiae 1750, Lib. 2, c. 6, pag. 234. Anche l'Almanacco fiorentino del 1792 mette il Computo ecclesiastico
secondo il Martirologio romano.
322
160
Secondo il Martirologio Romano324.
Per sentenza dunque dell'autore di detto manoscritto anche quel Romano, che
pubblica le notizie accennate merita su 'l capo il Martirologio Romano, ma che fosse
legato con grosse tabelle all'antica.
Se il Trentino tra le sue epoche non mette quelle della Vocazione d'Abramo,
dell'uscita de' Giudei dall'Egitto, del tempio di Salomone, della libertà conceduta a
Giudei da Ciro, che male ha fatto? Il predetto Martirologio nulla dice della Vocazione di
Abramo, ma si restringe ad accennare soltanto la di lui Nascita, dicendo A Nativitate
Abrahae. Nulla parimente ha del Tempio di Salamone, o piuttosto di Salomone, e della
libertà conceduta ai Giudei da Ciro. Che obbligo poi aveva il giornalista di mettere
queste epoche? Anche il menzionato libretto romano del Chracas nota le sole quattro di
sopra già descritte. Aggiugnesi, che così fatte tavole sono più, o meno copiose anche in
altri Giornali non trentini325.
Se ha messo il Trentino tra le sue epoche quella della Fondazione di Trento, l'ha
fatto ad esempio dell'autore del Diario stampato in Mantova per l'anno 1762, che ha
riposto tra le sue quella dell'edificazione di Mantova. Certamente né l'uno, né l'altro ha
messo tal epoca da scioperato, perché servisse alla storia universale; ma bensì per la
storia particolare del proprio paese: il che senza dubbio non può dirsi col censore pag. 3,
notizia rispettivamente a quelli, per cui fu data, inutile, di niuna conseguenza, o
giovamento per coltivar l'intelletto. In questo senso rispettivo ha intitolato notabili le
sue epoche il Trentino.
Il medesimo non ha scritto: Fondazione di Trento come credesi da moderni sino a
noi di anni 2386, ma bensì Dalla Fondazione di Trento, conforme credesi da moderni in
circa 2386. Il censore dunque ha copiato infedelmente ciò, che ha il Giornale, lasciando
specialmente quell'in circa, dopo che ha tacciato pag. 3, col. 1 d'infedeltà nel copiare i
cataloghi lo stesso giornalista. né soltanto qui si mostra infedele il censore nel copiare;
ma eziandio nel principio della sua prefazione, dove parlando dei Sguateri (anche qui
ritengo la di lui ortografia) fa suppore, che in così nominato libercolo siavi un dialogo326
fra Don Prospero, e Madonna Gaspera, benché la stampa con lettere maiuscole abbia
Dialogo fra Messer Prospero, e Donna Gaspera.
Se ora tenessi quella lettera, che per mano di un boia fu bruciata in Trento l'anno
1761 ai sette di maggio, forse potrei dire, che lo stesso censore impone, e si dimostra
infedele anche nel trascrivere il detto del celebre scrittore327 della medesima, rapporto a
quelle tre lettere maiuscole D.O.M., mentre parmi, che in essa non si dica essere state
spiegate da un Frate, come pag. 4, col. 1, per dileggiare, riferisce il censore, ma da uno,
che a vista di esse malamente intese siasi risolto di farsi Frate.
L'asserire, che il giornalista per autori vecchi intenderà forse il catalogo de
vecchioni posti al fine del suo libro, si è un parlare da forsennato, e nulla concludente. Il
dir poi con franchezza, che la Cronica, di cui si è servito a descrivere molti fatti, è
324
Il Giornale di Parigi del 1764 dà 19 Epoche Del Periodo Giuliano. Della Creazione del mondo, secondo il
Calvisio 5713. Dopo il Diluvio 4056. Della Nascita di Gesù Cristo 1764. Della Monarchia francese 1356.
Dell'invenzione dello stile Giuliano. Della correzione del calendario. Del regno di Lodovico XV. Della nascita del
Delfino, del duca di Berry, del Conte di Provenza, del Conte d'Artois, dell'impero d'Alemagna, del regno di Spagna,
Portogallo, Inghilterra, Polonia, Danimarca, Suecia.
325
Anche il Diario della Corte di Parma per l'anno 1788 mette l'erezione di Parma in colonia romana innanzi la
nascita di Gesù Cristo. Il Diario bresciano del 1793 mette dalla fondazione di Venezia 1382, dalla fondazione di
Brescia 3045, dall'edificazione del Duomo vecchio circa 118, dall'edificazione del Duomo nuovo 189,
dall'edificazione di Roma 2545, dalle rovine di Brescia accadute nell'anno 1769, 24.
326
Scritto da Don Francesco Michelotti dronese.
327
Girolamo Tartarotti.
161
ripiena di semplici dicerie, si è un discorrere, e scrivere senza fondamento, non
citandosi nel Giornale alcun libro, fuorché dove si parla dell'organo di s. Maria, nel qual
luogo non si descrivono molti fatti.
Rapporto al detto pag. 3, col. 2, che niuno potrà affermare con certezza né pure il
secolo, in cui cominciò ad esservi Trento si manda il censore al Ragionamento del sig.
barone Giangiacomo Cresseri pag. 73 e se gli ricorda, che non dassi una sola certezza,
ma più. Come pure, che siccome il citato giornalista di Mantova mette gli anni precisi
dalla fondazione di quella città; così non sarebbe una cosa nuova nel mondo, il mettere
anche quelli di Trento, voglio dire il notar gli anni d'un antica città in un Giornale.
Che la diffinizione della parola epoca, tratta dal Dizionario del Pivati, convenga
alle notate dal Trentino per li trentini, basta il sapere, che spesso si sente dire in questi
paesi, che al tal cosa seguì al tempo del Concilio di Trento, del contagio, dell'assedio de'
francesi, l'anno del Giubileo, dell'elezione del principe ecc.328
Dicendo il censore pag. 4, col. 1, che la Fersena fu trasportata non da un Clesio ma
da Madruzzio, dovea provarlo: e pretendendo, che sia stata trasportata da Madruzzio,
doveva pur individuarlo col nome, potendo sapere da altri, qualora non si fosse fidato
del Giornale pag. 11 e 32, che i vescovi nostri Madruzzi furono quattro Cristoforo,
Lodovico, Carlo, e Carlo Emmanuele. Per altro la nota del giornalista è fondata
sull'autorità di chi vide attentamente le scritture dell'archivio vescovile di Trento, e può
vedersi ritoccata nel vol. 4 Monument. Eccles. Trid., pag. 186.
Circa il Thunn del Giornale pag. 68 si risponde, che quantunque nel catalogo de'
capoconsoli veduto dal giornalista, il capo-console degli anni 1537 e q544 sia nominato
Hieronymus Thoner, in un Atto però pubblico, scritto in Trento alla sua presenza, e
pubblicato nel citato Vol.4 Monument. Eccl. Trid. pag. 178 si dice Hieronymus de
Thonno, appunto come si chiamarono de Thonno quel Simone, che fu decano di Trento,
e canonico della metropolitana di Salisburgo, quel Cristoforo, che fu capitano di Trento,
e quel Sigismondo, che fu ambasciadore cesareo nel Concilio di Trento, tutti e tre nel
medesimo secolo sestodecimo. Siccome poi questi ed altri detti de Thonno trovansi
nominati anche de Thunn, così giudicò bene il giornalista di uniformarsi a questo
seconda lezione anche rapporto al predetto Girolamo, mercé che usistata in oggi. Per
altro sa ognuno che l'identità del cognome non sempre fa, che sia la famiglia istessa.
Vedi la P. S.
Fingendo il censore pag. 5, col. 2, che i suoi pastori disseron francamente, che
quasi tutti li vecchioni registrati nel Giornale furono almeno di quattro lustri d'età
minore di quanto ivi era descritto, perché non tengono annessa la fede della nascita, e
morte, pretende troppo. Certamente a tanto non sonosi creduti obbligati gli storici, che
fecero note simili, nominatamente il Muratori negli Annali d'Italia all'anno 74, il
Cancellotti negli Annali Mariani all'anno 76, Lodovico Cornaro, e Leonardo Lessio ne'
loro libri del modo di conservare la sanità, i gazzettieri, che di tanto in tanto ne
riferiscono ne' loro fogli, né pur quelli, che ultimamente diedero una lunga lista di
328
Anche nell'Elogio storico del Beato Odorico Minorita pag. 13, si dice: Dall'epoca di sua partenza da
Trebisonda alla morte ecc. Il Verci nell'storia trevigiana pag. 2, parlando de' privilegi dati da Carlo Magno al vescovo
di Padova dice: Da quest'epoca incominciano le memorie sicure di Padova ecc. Dopo un altro fatto dice pag. 15:
Quest'epoca deplorabile fu la rovina fatale degli archivi, e delle biblioteche ecc. Altrove: Eccoci all'epoca fortunata
di Ottone il Grande ecc.- Poi questa è l'epoca della potenza de' vescovi. Anche il Gradenigo nella Brixia sacra, pag.
276-277 chiama epocham l'anno dell'elezione d'un vescovo fatta l'anno 1251. Il P. Rossi nei Monumenti aquil. ha:
Epochae annorum Theodorici, Desiderii, Caroli Magni ecc. Il canonico Avogaro pag. 152 del B. Enrico dice, che
l'epoca della morte del cavalier Conte Nicolò de' Scrivani ecc. Gio. Pontus dice: cum epocha ortus, et interitus
authorum.
162
vecchioni ritrovati nell'Inghilterra, né il citato Giornale di Parigi del 1764 che dà molti
centenari francesi morti negli anni 1762, 1763.
Anche l'asserzione, che il Giornale confrontato da'pastori coll'inglese, fu trovato in
ogni racconto men giusto, e fedele, si è una mera finzione, e mentre il Giornale ha bensì
la serie de' signori canonici di Trento, ma non potrà mai provar il censore, che sia
infedele, e discordante dall'inserita nell'inglese. Dansi parimente nel Giornale i sovrani
principali dell'Europa, senza però le loro famiglie per lasciare il merito di ciò
all'inglese, ad imitazione del Giornale di Bologna; ma né pur in questo catalogo de'
sovrani potrà notare infedeltà il censore senza dare la stessa taccia anche all'inglese. Nel
resto non si sa qual confronto abbiano potuto fare gli accennati pastori.
Infedele si mostra egli pag. 5, col. 2 facendo supporre, che nel Giornale sienvi più
Beneficiati, giacché un solo con tal titolo, per giusti motivi trovasi riferito tra' parrochi,
e curati. Il Diario bresciano per l'anno 1786 dà missionari, cappellani, Beneficiati,
coadiutori di curati, Benefici semplici ecc. Lo Scopatore poi del 1778 diede per fino il
dispensiero, il cuoco, ed il portinaro del ven. seminario329.
Per accennare al catalogo de' signori notari collegiati, dato nel Giornale, fa
menzione de Scribi, il modo di parlare certamente non è civile. Se avesse letto il
predetto Diario bresciano avrebbe trovato assai più copiose tavole di simili persone,
essendovi anche i sollecitadori nel Foro.
Che s'abbia preso la sollecitudine di scriver contra il Giornale trentino, ed il di lui
compilatore, non è maraviglia, sapendosi ch'ebbe l'ardimento di scriver avanti anche
contra il chiarissimo autore330 dell'Eremita, e contra i Taccuini di quello stesso
stampatore, di cui si serve.
Qui finisco per non attediare maggiormente la V. S. ill.ma, e R.ma, replicandole
senza veruna tema di errare, che l'accennato manoscritto non è degno della pubblica
luce: e che qualora volesse pur il di lui autore stamparlo, al più se gli potrà concedere,
che stampi que' suoi versi, lasciando affatto la prefazione a chi legge, l'ingresso
dell'anno, e quanto dice nel Dialogo contra i signori legisti, e medici. Con che
baciandole riverentissimamente le sacre mani, mi do l'onore di protestarmi. Trento 13
agosto 1786.
Consegnata in proprie mani lo stesso giorno331.
P.S. Per il detto al § Circa il Thunn sembrami notabile che siccome trovo in un
manoscritto degno di tutta la fede, "Anno 1516 die 20 augusti dominus Bernardus
episcopus tridentinus investivit nobilem Sigismundum de Thono civem Tridenti
tamquam seniorem pro se, et nomine venerabilis Baptistae canonici tridentini, Francisci,
Hieronymi, et Iacobi fratrum suorum quondam Stephani de Thono, de feudis, quae
dictus eorum genitor refutante quondam Nicolao de Villa Pelugi vallis Randenae
acquisivit, et de quibus fuit investitus a quondam episcopo Udalrico de Liechtenstain, et
a successore episcopo Georgio, nempe de una domo muris, et lignaminibus aedificata
cum orto, et curtivo in villa Civezani, cum pluribus terrae peciis". A questo aggiungo,
che nel 1498 fu console di Trento Stephanus de Thono, e nel 1507 Stephanus a
Thonner, come ha il catalogo manoscritto de' consoli, che tengo alle mani. Ancora nel
1516 Stephanus Thoner: nel 1524 Hieronymus Thoner Iuris doctor, nel 1527
Sigismundus Thoner, nel 1528 un'altra volta Hieronymus Thoner iuris doctor e
329
Il Diario di Parma 1788 dà li giardinieri, e cuochi di Corte.
Cavaliere Clementino Vanetti roveretano.
331
Scrissi tutto questo in fretta, ed essendo occupato come portinaio. Il libercolo del Manfroni non fu stampato.
330
163
finalmente negli anni 1537 e 1544 capo- console lo stesso Hieronymus Thoner iuris
doctor, il quale fu podestà non solamente di Roveredo dal 1532 sino al 1536, ma
eziandio di Genova nel 1546. Visse anche nel 1553 e preparò nel 1540 la sepoltura per
sé, per il suo fratello Francesco, e per li suoi posteri nel chiostro trentino di s. Marco de'
PP. Agostiniani, dove dicesi Hieronymus Thoner I. U. Doctor. Chiamasi però
Hironymus de Tono in un altro documento dell'anno 1525. Così pur il di lui fratello
canonico ritrovasi nominato Ioannes Baptista de Thunn nel 1514, de Thono nel 1517,
1522, 1523, 1527, 1529. Misser Batista da Ton canonico de Trento nel 1524. Misser
Zuan Batista da Ton canonico nel 1527, Misser Zuan Batista canonico da Ton nel
medesimo an. 1527 quantunque in altre carte comparisca nominato Ioanens Baptista
Thonner nel 1530 e 1535, Thunner nel 1539, il reverendo Misser Batista Toner
canonico di Trento nel 1536. Parimente all'anno 1720 in un libro trentino al detto anno
1720 si appella l'illustrissima signora contessa Giovanna Tonera, nata di Wolchenstain.
In carta del 1498 si nomina nob. et egregius vir dominus Stephanus f. q. nob. et potentis
viri domini Sigismundi de Tono vallis Ananiae, nunc civis, et habitator Tridenti. In carta
del 1703 si rammenta la Madre Giovanna Maria Tonera monaca in s. Chiara di Trento,
in altre scritture detta di Thunn. Nell'anno 1529 visse dominus Sigismundus de Thono
procurator communitatis Tridenti. Nel 1526 Sigismondo Thoner del Quartier di s.
Martino: Hieronimo, et Francesco Thoneri del Quartier di s. Croce di Trento, furono
registrati nel catalogo degli obbligati a pagare una certa colta dal magistrato civico di
Trento. Nel 1554 visse nob. vir dominus Iacobus quondam nob. domini Francisci
Thoneri de Tridento. Nel 1556 dominus Paulus f.q. domini Francisci Toner civis
Tridenti. Nel 1615 e 1625 Domina Margaretha Thonera de Tridento.
Il § Dicendo, cioè che la Fersina sia stata trasportata dal Clesio, e non da un
Madruzio, si conferma da una carta autentica, che tengo nelle mani, scritta in Trento li
4 febbraio 1538, poiché trattando d'una possessione situata extra Portam s. Crucis
eundo versus Sanctum Franciscum, avvisa, che illi confinant a mane petia terrae
nuncupata El Paradis: a meridie Alveus, sive Vas Fersinae partim, et partim horti facti
super veteri Vase dictae Fersinae, versus sero via communis, et versus septentrionem
possessio, et conventus Sancti Francisci. Quel Veteri vase Fersinae fa supporre, che nel
1538 vi fosse un nuovo vaso della Fersina, vivendo ancora il Clesio, che cessò di vivere
soltanto li 28 luglio del 1539 ed ebbe per successore Cristoforo Madruzio ai cinque
d'agosto del medesimo anno.
462. 1786
Al sig. Francesco Vigilio Barbacovi consigliere. Civezzano.
Ill.mo, o sapientissimo Sig. Sig. padrone colendissimo.
Mi reco a singolar vantaggio, ed onore, che V. S. ill.ma siasi degnata di rimetter a
me l'incombenza di rispondere alle ricerche del suo letterato cavaliere veronese, ma
temo di non poter giugnere a renderlo pienamente soddisfatto.
Il castello detto Maretses nel Museo Veronese del sig. marchese Maffei pag.
CCCCLIII, num. 6 giace prope Bulsanum. Fu nominato Castrum Marescum prope
Bulsanum nel 1510. Poi alla tedesca Maretsch negli Statuti latini della Contea tirolese
pubblicati nel secolo sestodecimo: in un altro monumento del 1573, negli Annali
Sabionesi del signor canonico Giuseppe Resch stampati l'anno 1755, To. 1, saec. 7 pag.
164
536, nota 124, e così chiamasi anche al giorno d'oggi, quantunque nella tavola
spergesiana del 1762 trovisi scritto Maretz.
Rapporto all'antica iscrizione, che conservasi nel predetto castello, mi convien dire,
che io non saprei a chi commettere il far mia di lei copia. Per altro son d'avviso, che col
lume del Museo veronese ne ha fatto una più intera della pubblicata nello stesso Museo
il lodato signor canonico Resch, il quale citato loco parla così: "In castro Marötsch iacet
lapis marmoreus rotundus, et in medio nonnihil fractus, quem sic ibidem descripsi: Ti.
Claudius. Caesar. Augustus. German--Pont. Max. Trib. Potest. COS. Desig. IIII Imp. XI
PP. Viam Claudiam Augustam. Quam DRUSUS Caesar prius vorticibus patefactis
Direxerat. Munitam flumine Pa—cat. amendandam---- P- F.-CC".
Circa il Pons Drusi della Tavola Peutingeriana parlano di proposito il sig. abate
Tartarotti, ed il predetto sig. canonico Resch. Il primo nelle Memorie antiche di
Rovereto, pag. 35, dice, che di tal nome non saprebbe indicarne alcun vestigio, e poi
soggiugne: "Il Cluverio nel cap. 4 della Vindelicia stimò, che fosse il Drusomagus di
Tolomeo nel Lib. 2, cap. 12, ma per verità Tolomeo pose Drusomagus iuxta caput
Rheni fluvii, la qual situazione coll'assegnata dalla tavola a Pons Drusi non può in verun
modo conciliarsi. Il Cellario nella Carta della Vindelicia, Rezia, e Norico mette Pons
Drusi supra Bolgiano, alla sinistra dell'Eisach, sulla via comune, tredici miglia lontano
da Säben, ma né pur egli di moderno nome fa cenno. Accordo a quest'autore la distanza
da Säben, che nella tavola Peuntingeriana è fondata, la quale appunto la fa tredici miglia
lontano da Sublavio; ma non saprei accordargli la situazione. La via ora comune da
Trento a Bressanone, ne' tempi romani era molto diversa, mentre in luogo di camminar
a destra lungo l'Eisach, si piegava a sinistra, e lasciato Bolgiano da parte, per la val
Venosta si andava a Merano, indi per alti asprissimi monti a Bressanone, o vogliam dire
a Sabiona... Ciò supposto ne viene in conseguenza, che Pons Drusi vuol cercarsi nella
parte alpestre de' monti, intorno al fiume Talfer, che allora era la via battuta, non sopra
l'Eisach, che veniva ad essere fuor di mano".
Il Resch loco citato dopo d'aver detto, che saepe saepius peragravit i contorni di
Bolgiano, scrive: "Ubinam vero Pons Drusi, aut, si idem est, Drusomagus? Pons Drusi
saeculo adhuc XIII dictus est Pontis, saeculo XIV Punteis ad rpam Dalferae. In
calendario Winteriano sac. XIII recitantur Redditus canonicorum brixinensium, ubi:
Apud s. Quiricum vineola. Item in Pontis hortus etc. Bozani de II. Curiis episcopi
brixinensis apud s. Ingenuinum. Item de Curia episcopi in Pontis dantur decimae etc.
Eadem habentur in libro reddituum saec. XIV, ubi decimae in Bozano. In Punteys de
quodam horto etc. Infra eundem locum, ubi hodiedum pagus et arx cum ecclesia s.
Antonii, est castrum Marötsch etc.".
Questo si è quel tanto, che per servire a V. S. ill.ma ho giudicato bene di
trascrivere: e bramando di poterle mostrare vie più la stima, ed il rispetto, che
debitamente le professo, con un profondo inchino mi protesto. Trento, s. Bernardino 2
settembre 1786.
Di V. S. ill.ma
Umulis.mo, div.mo, obbl.mo servo nel Signore Fra Gio. Crisostomo da Volano
Minore Riformato.
463. 1786
Al sig. Luigi Marchesani. Roveredo.
Soltanto nella isera tarda de' 15 del corrente mi pervenne il foglio di V. S. molto
illustre con la data degli 11 agosto. Ieridì apposta son andato in castello, e l'ho
165
comunicato a monsignor Vicario generale, da cui venni ragguagliato, che già è stato
scritto, ma non è ancora venuta veruna risposta. Per altro io ho stabilito di star cheto
cheto, e d non impicciarmi punto in così fatto negozio: ma se mi verrà ordinato di
cancellare la crocetta de' 26332, ubbidirò, e lascero, che vi pensino quelli, cui tocca.
Ringrazio V. S. molto illustre della recatami notizia, e riverendola resto. Trento 19
settembre 1786.
Di V. S. molto illustre
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo
Fra Gio. Crisostomo da Volano
464. 1786
Pro memoria.
Il molto rev. Padre Domenico de' Paoli ex Preposito de' PP. Filippini a s. Trinità di
Trento ha composto un Compendio delle sante Indulgenze, che possono acquistarsi da'
fedeli nella loro chiesa, ed avendolo presentato al R.mo signor Provicario generale
Giuseppe Antonio de' Menghin per ottenere la licenza della stampa, riportò questa
soscrizione: R. P. Ioannes Chrysostomus ab Avolano Ordinis Reformatorum s. Francisci
videat, et distincte referat, ac postea deliberabitur. Io dunque le ho soggiunto: Visis, ac
attente consideratis privilegiis a Sancta Sede apostolica concessis RR. PP. Oratorii
Tridentini s. Philippi Nerii, praesertim quoad duplex altare privilegiatum, et
Indulgentiam plenariam quotidianam, censeo Compendium istud posse admitti, ut typis
imprimi, ac publica luce donari queat. Hac die 2 octorbis 1786333.
Fr. Ioannes Chrysostomus ab Avolano Ordinis Minorum Reformatorum.
465. 1786
Al sig. don Cristiano Rigoni. Asiago.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Qualora V. S. molto illustre, e molto rev. non vedendo alcun mio foglio dopo che
s'è compiaciuta di regalarmi con data di Padova 31 maggio quel nuovo erudito libro del
sig. Marco Pezzo, avesse sospettato, che fossesi smarito, oppure che io fossi morto, od
impedito dalle nostre moderne dolorosissime vicissitudini, non avrebbe formato un
sospetto temerario, e leggiero; ma anzi molto ben fondato, poiché mio debito era di
tostamente ringraziarla. Supplisco dunque a così fatto mio mancamento ringraziandola
oggidì. chiedendole scusa, ed assicurandola, che provenuto dal desiderio, che nodriva,
unito a speranza, di poterla contraccambiare con darle qualche ragguaglio utile alla
causa di canonizzazione della nostra beata Giovanna Maria. Il Signor Iddio però non ha
voluto darmi un pieno contento; ma soltanto questo, che la nota M. Regina degli
Alberti, graziata nell'anno scorso, poco fa mi ha protestato di non essere mai stata così
bene di salute corporale negli anni addietro come in quest'ultimo: e che il sig. Gerloni a
vista di ciò troavsi disposto a ratificare, occorrendo, il suo attestato334. Questa notizia
sembrami non dispregevole, atteso che miraculorum duratio, et indefectibilitas de'
teologi si conta per un segno, con cui miracula vera secerni possunt a falsis, i quali
sogliono essere parvae durationis, E lusingandomi, che altrettanto sembrerà eziandio a
V. S. molto illustre e molto rev., un'altra volta le dimando compatimento della mia
332
Cioè alla festa di s. Vigilio.
Fu stampato subito subito, in un foglio aperto.
334
Vedi sopra fine lettera 451.
333
166
tardanza, la supplico umilmente di ricordarsi anche di e ad aras, e con divoto bacio
delle sacre mani mi professo. Trento, s. Bernardino 7 novembre 1786.
Colla soscrizione solita.
466. 1786
Al sig. Giovanni Giuseppe Perger di Trento335. Borgo
Molto illustre Sig. Sig. e padrobne colendissimo.
S.L.G.C.
Ringrazio cordialmente V. S. molto illustre, delle notizie, che s'è compiaciuto di
comunicarmi: ma nello steso tempo le reco avviso,che sino dall'anno scorso ho stabilito
di non impicciarmi punto nella continuazione del Giornale Trentino. Vero è che lo
stampatore la promette; ma vero è altresì che ciò fu da me aggiunto per importunità
dello stampatore con mia espressa protesta di non obbligarmi a farla. Quindi sebbene il
sig. Tetoldini mi abbia pregato, stimolato, e scongiurato con grandissima premura, più e
più volte, ed anche per mezzo di più altri, nominatamente del R.mo sig. Provicario
generale, sempre mi sono scusato. Io credo, che i motivi miei di così procedere sieno
giustissimi. A quelli, che nello scaduto agosto manifestai al P. Massimo mio fratello,
aggiungonsi anche questi, che ora il tempo è troppo avanzato,non ho scritto né pure una
riga, le moderne vicende mi tolgono la lena di scrivere, e li due compagni Battisti, e
Tetoldini non si accordano, perché ogn'un di loro chiede il manoscritto per sé stesso
solo. Per altro godo sentendo, che V. S. molto illustre sarebbe disposta a favorirmi; e
ringraziandola eziandio di questo, le fo un riverente inchino, e mi professo. Trento, s.
Bernardino 19 novembre 1786.
Di V. S. molto illustre.
P.S. Appena scritta questa ho avuto un nuovo gagliardo assalto del sig. Simon
Girolamo Battisti; ma l'ho parimente ributtato.
Umil.mo, div.mo, ossequ.mo servo nel Signore
Fra Giangrisostomo da Volano de' Minori Riformati.
Nota. Il Giornale Trentino del 1787 stampato dai Battisti e Tetoldini non è mio
lavoro, e se fosse, mi vergognerei di esso. L'hanno impastato per guadagnar soldi.
467. 1786
Al P. Antonio da Fondo. Mezzo Lombardo.
Sapeva che i Santi dell'Ordine in parità di rito hanno la precedenza dagli altri, a
tenore di un decreto apostolico. Sapeva pure, che il Breviario de' PP. Conventuali dava
la precedenza alla B. Elena Enselmina in occorrenza de' santi martiri Vitale, ed
Agricola; ma ciò non ostante sino all'anno 1781 inclusive ho seguitato il Breviario
nostro posponendola ai detti martiri. Nel Direttorio del 1782 ho cominciato a preporla,
perché così ha il calendario nuovo stampato in Roma nel 1781 e continuo, perché così
pure ha il Breviario di quest'anno 1786. Con tal ordine dovrà leggersi anche nel
Martirologio. Nella correzione, che ho mandato ai conventi, e che fu segnata Medii 14
iunii 1784, non ho prescritto, che si legga tertio loco, giacché supponendola posta a suo
luogo molto prima, né meno la ho nominata. Se viveremo coristi, ed in pace, manderò
qualche altra variazione. Ma temo, e tremo. Suppongo, che il Signor Iddio le avrà
ridonata la sua primiera salute, ed augurandogliene la continuazione, l'avviso che oggidì
circa l'una mattutina in s. Chiara è morta di colpo sopraggiuntole sabato sera la Madre
335
Sindico di Borgo nel 1789 e 1788. Bonis cessit an. 1789 mense maio.
167
Maria Aloisia Brunata di Trento in età d'anni 61 e che al P. M. Francesco Staidel
Minore Conventuale morto li sedici di questo, è stato surrogato nella pubblica cattedra
scritturale il sig. don Giovanni Puzzer di Taufers, il quale oggidì ha fatto la sua prima
lezione. Con che baciandole riverentemente la sacra destra, mi raccomando in precibus,
e sono. Trento, s. Bernardino 21 novembre 1786.
468. 1786
Al P. Giovanni Andrea Stefanini di Tione Cappuccino già dottore delle leggi.
Condino336.
Molto rev. Padre padrone colendissimo sia lodato Gesù Cristo Signor nostro.
Colle stessissime parole, che il gran Padre san Girolamo per effetto della sua umiltà
scrisse ad Desiderium epist. 47 alias 154, rispondo anch'io alla P. V. R., ma spero con
tutta la verità, e per obbligo preciso, cioè che lecto sermone dignationis tuae, quem mihi
nec opinanti tua bnevolentia tribuit, gavisus quidem sum testimonio honesti, et
eloquentis viri, sed in memet reversus, satis dolui, indignum tantis laudibus, atque
praeconio opprimi potius, quam levari. Ella si persuada pure, non esser in me quel
capitale di erudizione, che meriti tanta sua stima,e tante lodi. Se ho letto, e scritto
qualche cosuccia, tutto fu da me fatto unicamente per soddisfare agl'impegni, ne' quali
contra mia voglia sonomi trovato involto.
Il canonico Stefanini di Giudicaria, che ho accennato nel Giornale Trentino di
quest'anno 1786, pag. 66, col. 2, si nomina Baptista de Stephaninis nel catalogo de'
canonici trentini, che ho cominciato a scrivere nel 1765 all'anno 1521. Che poi sia stato
di Giudicaria lo ricavai da una lettera del vescovo Bernardo Clesio, e lo notai nel
margine. Non l'ho inferito nel catalogo stampato nel vol. 4 Monument. Ecc. Trid. perché
l'ho ritrovato dopo tale stampa.
Insieme con questa spedisco a V. P. M. R. quel catalogo, che per servirla ho tessuto
delle chiese vigiliane. Altri senza dubbio potranno renderlo più copioso. Io l'ho fatto
senza uscire di convento, e senza scrivere punto ad altri. Non ho allegato le font, donde
ho ricavato le notizie, supponendo, che ciò non sia necessario..
La prego di aggradire la buona volontà, che nodrisco di ubbidirla, e renderla
soddisfatta; e riverendola con tutto il rispetto, le bacio divotamente le sacre mani, e
resto. Trento, s. Bernardino 1786.
Di V. P. M. R.
P.S. Giacché ho rammentato di sopra il Giornale Trentino di quest'anno 1786, qui le
aggiungo, che per giusti motivi non ho voluto metter alcuna mano in quello dell'anno
1787, già stampato dal sig. Battisti.
Umil.mo, div.mo, obbl.mo servo nel Signore
Fra Gio. Crisostomo da Volano Francescano Riformato.
---------------------------------------------------------------------------------------------------------Ecclesiae vigilianae, idest sub gloriosissimo nomine Sancti Vigilii tridentini
episcopi et martyris Deo Optimo Maximo dedicatae, quarum notitia inveniri hactenus
potui, Tridenti anno 1786 die 28 decembris.
In dioecesi tridentina
1. Tridenti. Cathedralis, et parochialis.
2. Randenae. Parochialis.
336
Obiit Alae anno 1791.
168
3. Naci in Tractu benacensi. Parochialis.
4. Vallarsiae in Lagaro. Parochialis.
5. Spauri in Anaunia. Parochialis.
6. Volsanae in Valle Solitana. Parochialis.
7. Curtatii in Tractu Athesino. Parochialis.
8. Maysii in Valle Venusta. Parochialis.
Aliae minores
9. Mayani apud Clesium in Anaunia, olim ut fertur parochialis.
10. Coredi in Anaunia.
11. Vici in Anaunia.
12. Thonni in Anaunia.
13. Cstrifundo in Anaunia.
14. Amblarii in Anaunia Romenensi.
15. Campi in Anaunia Tassullitana.
16. Molveni in Iudicaria banalitana. Curata vetus.
17. Vezani in Praetura tridentina. Curata.
18. Molinae in Leudro. Curata.
19. Vermilii in Valle Solitana. Curata.
20. Pinzoli in Randena, vulgo dicta s. Iacobi. Curata.
21. Stenici in Iudicaria Banalensi. Curata.
22. Cugoreti in Iudicaria Lomasiensi.
23. Thioni, sive apud Thionum in Iudicaria.
24. Cavalesii in Flemmis, Fratrum Reformatorum Ordinis Minorum.
25. Moyenae in Flemmis. Curata. Hanc dedicavit Sanctus Adelpretus episcopus
tridentinus die dominica 27 septembris anno 1164.
26. Altenburgi in parochia Caldariensi Tractus Athesini.
27. Bordonici in parochia Eppianensi Tractus Athesini.
28. Nalsii in parochia Thisinensis Tractus Athesini.
29. Wineckii in Tractu Athesinoi.
30. Wangae in Tractu Athesino.
31. Avii in Valle Lagarina, olim usque ad annum 1785 dioecesis veronensis.
32. Arci, sive Arcum inter, et Ripam in Tractu Benacensi ecclesiam hospitalarem
dedicavit anno 1194 die undecimo augsuti Conradus de Beseno episcopus
tridentinus in honorem nedum sancti Thomae Cantuariensis episcopi, et martyris,
sed etiam aliorum Sanctorum, quos inter et Vigilius noster nominatur.
In dioecesi Brixinensi
33. Sonneburgi in valle Pustrissa, consecrata circa an. 1020 ab Udalrico I episcopo
tridentino.
34. Thauri in Valle Oenana.
35. Castrirupti in Valle Hisarcina.
36. Calfusci in parochia Livinalongiana. Curata.
37. San-Vigilii in parochia Marubiensi.
38. Obsauri in parochia Zambsiensi.
In dioecesi Curiensi
39. Morterii in valle Venusta.
169
In dioecesi Augustana
40. San-Vigilii in parochia Rottensi.
In dioecesi Cremonensi
41. Apud Turrim Trintinam, cum monasterio Vallumbrosiani Ordinis, cuius mentio ad
an. 1133.
42. Feneticae apud Marzolam.
43. Gerundae apud Garvisium sub titulo s. Mariae Virginis et s. Vigilii Trid. Episcopi
martyris cum monasterio.
In dioecesi Veronensi
44. Veronae. Abbatialis s. Trinitatis, vulgo s. Vigilii nuncupata, Gradonico teste in
Brixia sacra pag. 385.
45. San-Vigilii Turres inter et Gardam in orientali Benaci ripa.
In dioecesi Brixiensi
46. Abbione in valle Sabia.
47. Rambaldelli, de qua est charta anni 1442 in archivo capitulari Tridenti.
48. Lodrini in Valle Triumpilina. Rectoralis.
49. San-Vigilii ad ripam Benaci orientalem.
50. San-Vigilii ad quintum, aliis ad sextum ab urbe Brixia lapidem.
51. San-Vigilii in Camunis, seu Valle Camunica, loco quinquaginta sex Passuum Millia
a Brixia dissito.
52. San- Vigilii, vulgo Sant Versele in Valle Triumpilina.
In dioecesi Senensi
53. Senis, olim PP. Camaldulensium ad annum 1258, ac deinde PP. Iesuitarum. His
anno 1684 canonici Tridentini domarunt ossiculum e sacro corpore sancti Vigilii
tridentini episcopi, et martyris extractum. Quod autem ecclesia illa exstiterit ante
dictum annum 1258 infertur ex Ordine Officiorum ecclesiae Senensis ab Oderico
eiusdem ecclesiae canonico anno 1213 composito, ac edito Bononiae anno 1766,
nam pag. 330, cap. 359 post festum s. Ioannis Baptistae habetur: In festo
Sanctorum martyrum Ioannis, et Pauli, et Sancti Vigilii episcopi et martyris etc.
In archidioecesi Utinensi, olim Aquileiensi.
54. Vallissellae in Cadrubio, parochiaque Pleifensi, olim ditionis tirolensis. Hanc in
ecclesiam saeculo XIV et sequentibus, saltem usque ad an. 1694 ius aliquod
habuerunt canonici tridentini, quos inter fuit Bartholomaeus de Vallesella
canonicus tridentinus an. 1336 ac Vicarius generalis capitularis an. 1357.
In dioecesi Bergomensi
55. Apud Bergomum, in monte, qui sancti Vigilii Mons appellatur, quemque idem
Sanctus cum matre, ac fratribus olim incoluerat, ecclesiam aedificavit anno 727 in
honorem ipsius s. Vigilii tridentini episcopi et martyris, beatus Antoninus
episcopus Bergomensis, teste Ughello To. 4, col. 414, et Iacobo Philippo Foresto
Bergomensi apud Bonellum To. 2, pag. 343. In Bulla quoque Innocentii secundi
170
Papae data Pisis an. 1135 Praeposito ecclesiae Bergomensis s. Alexandri apud cit.
Ughellum ibi col. 454, semel, et iterum fit mentio cappellani ecclesiae
Bergomensis s. Vigilii. Repetitur in Bulla Anastasii quarti data praedicto
Praeposito an. 1154, ibi col. 463.
In dioecesi Tarvisina
56. Guardae, cuius mentio in tabulis XIV sec. apud Rembaldum Comitem de Azonibus
Advocatis pag. 19, lib. de Beato Henrico.
In dioecesi Paduana
57. In Pove ecclesia s. Vigilii. rectoralis.
58. Alibi quoque intra et extra dioecesim tridentinnam sancto Vigilio patrono nostro
gloriosissimo ecclesias fuisse inscriptas, ne quidem dubitamus.
Omnia da maiorem Dei Optimi Maximi.
beatissimae Virginis Mariae,
ac Sancti Vigilii
gloriam et honorem.
469. 1787
Al P. Gio. Andrea Stefanini Cappuccino. Condino.
Molto rev. Padre padrone colendissimo sia lodato Gesù Cristo Signor nostro.
Qualora non sia già pervenuto alla P.V.M.R. le perverrà, siccome spero, in breve,
quel catalogo di chiese dedicate al nostro gloriosissimo protettore san Vigilio, che le ho
spedito con data de' 28 dicembre. Quindi le reco avviso, che ne ho ritrovato un'altra,
certamente degna di nota. Ella potrassi aggiugnere all'accennato catalogo nella foggia
seguente: In dioecesi Bergomensi e Alibi: come sopra ai nn. 55. 58.
Questo pure potrà servire alla P.V.M.R. per un manifesto attestato della buona
volontà, che ho, di cooperare alle sue lodevoli imprese; e facendole un profondo inchino
mi raffermo. Trento, s. Bernardino 19 gennaio 1787.
Di V.P.M.R.
Um.mo, div.mo, ossequ.mo servo nel Signore
F. Gio. Grisostomo da Volano Riformato di s. Francesco.
P.S. Credo che le chiese di s. Vigilio situate nel Bresciano sieno del nostro s.
Vigilio, quantunque sappia, che fu vescovo di Brescia intorno all'anno 506 un altro s.
Vigilio vescovo confessore di cui la festa ai 26 settembre.
470. 1787
Al Padre Innominando Riformato. Melombardo
Poiché indarno aspetterei tempo più comodo, e per meglio dire meno incomodo,
rispondo subito all'ampia ricerca, che fammi S.P. nel miglior modo, che posso, senza
impegnare troppo tempo, e senza esaminare minutamente le cose giacché la vastità di
esse mi spaventa, e suppongo, che né pure S.P. pretenderà di vantaggio. Le dico
adunque, che
I Papi da s. Pietro Apostolo sino al moderno Pio sesto furono
256.
Gl'imperatori de' Romani sino da Giulio Cesare sino a Gioseffo II,
171
compresi anche i colleghi, e gl'imperatori orientali furono
I re d'Italia da Odoacre sino a Desiderio
I re di Francia da Faramondo re primo creato nel 420 sino al regnante
Luigi XVI di Borbone
altri lo dicono re Luigi
I re di Spagna dal primo Ataulfo creato nel 416 sino al moderno
Carlo terzo di Borbone
altri
I re di Boemia da Ladislao creato nel 1016 sino al moderno
Gioseffo II imperatore
I re d'Ungheria da santo Stefano primo creato primo re nel 1000
sino a Gioseffo II imperatore
I re di Portogallo
I re d'Inghilterra dall'800 sino al 1787
I re di Polonia
I re di Danimarca dall'anno 1073 avanti la Nascita di Gesù Cristo
Signor nostro (fides sit penes auctorem) sino al corrente 1787
Altri però li contano soltanto
I re di Suezia dall'anno del mondo 1745 sino al 1787 di Gesù Cristo
Altri
I re della Sicilia
I re di Prussia dal primo sino al regnante, cioè dall'anno 1701
sino al corrente 1787
I Sovrani di Moscovia, detti prima Duchi, e poi imperatori, dall'862
sino al 1787
I Dogi della repubblica di Venezia dal primo eletto nel 697 sino al moderno
196.
32.
64
66
86
83
28
46
26
52
43
106
36
152
53
11
4
59
119
Qui finisco la mia leggenda, e protestando, che non mi costituisco mallevadore di
quanto essa contiene, sebben tratto da libri stampati con licenza de' superiori, prego S.
P. di aggradire la premura, che ho di renderla servita: come pure di compatire la mia
rozzezza, e di raccomandarmi al Signor Iddio per carità, con che riverendola resto.
Trento 30 gennaio 1787.
471. 1787
Al Padre Pietro Paolo da Roncegno Riformato. Borgo di Valsugana.
Rev. padre sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo
Alla giudiziosa ricerca di V.P.R. se possa, e debba riputarsi una fandonia, che
Girardo Patriarca d'Aquileia nel XII secolo sia nato in Primiero, rispondo, che lascerò
a Lei il deciderlo dopo, che le avrò schiarato i documenti, che a tal uopo mi è riuscito di
ritrovare.
Il Bertondelli nell'istoria di Feltre stampata l'anno 1673, pag. 50, scrive, che fu di
nazione Alemana; ed aggiugne, che dicesi (come adduce Georgio Piloni nel secondo
libro delle sue Istorie) esser egli nato nel castello di Primiero d'umili parenti, e che per
al bontà di vita, e suoi riguardevoli costumi, e gran virtù, fu portato a questa gran
dignità. Il Piloni stampò le sue Istorie di Belluno in Venezia l'anno 1607.
L'Ughelli prima del Bertondelli scrisse To. 5, col. 60, Richardus de Primerio, qui
aliis est Gerardus de Primeriaco, ob incredibilem vitae sanctimoniam ad Patriarchatum
communi voto evectus est... Primeriacum villulam, in qua natus erat, frequentans... nil
172
quicquam in ea immutari passus, ne quid oculorum consuetudini deperiret, sed ut
humilium casulas parentum agnoscens, generis, inopiaeque memor, ab honorum
ostentamentis, divitiarumque illecebris nullo suffarcinatus auro, Christum pauperem
secutus sese promptius abdicaret337.
Antonio Bolloni Udinese in Vitis patriarcharum Aquileiensium scritte intorno al
530 e stampate dal Muratori To. 16 Rerum Italicarum, col. 41 ha: Geroldus patria Foro
Iuliensis vico Praemeriaci ortus, cui oppidum Austriae Civitatis propinquum diximus,
Paulini tantum natalibus celebri, ad patriarchatus gradum evectus est, qui aemulatione
probitatis ac sanctimoniae cum conterraneo certavit, cioè con san Paolino patriarca
d'Aquileia nell'ottavo secolo, parlando del quale col. 32 lo disse Praemeriaci ortum, qui
vicus est proximus Austriae Civitati, vale a dire a Cividal del Friuli.
In una Cronaca de' patriarchi aquileiesi appresso il P. Bernardo Maria de Rubeis in
Append. ad Monum. Eccl Aquileien., pag. 11 sta scritto: Gerardus patriarcha sedit
annis IX. Hic de Villa Premariaci iuxta Civitatem Austriam ortus, apud eamdem plenus
bonis operibus migravit ad Christum.
Il medesimo P. de Rubeis in cit. Monument., col. 557 dice, che successit Gerardus
quem Chronicon Aquileiense de villa Praemeriaci iuxta Civitatem Austriam ortum
narrat.
Delle predetta villa di Premeriaco, o Premariaco io non trovo alcun vestigio nella
tavola Maginiana 29 della Patria del Friuli, che presenta Cividal del Friuli col suo
territorio. Nulla parimente ha il Salmon To. 20, part. 1, c. 4, dove tratta di Cividale del
Friuli, e d'altri luoghi del Friuli Veneto. Nulla veggo appresso i Padri Bollandisti, ove
discorrono del patriarca San Paolino. Nulla finalmente in più tavole antiche di luoghi
friulani. Ma che siavi stata non occorre dubitarne; poiché nella Cronaca di Giuliano
appresso il lodato P. de Rubeis cit. Append. pag. 31, si riferisce, che Anno 1306
combusserunt villam Orsariam, villam Praemariaci, et duxerunt secum multos captos
ex rusticis Budrium. Il medesimo P. de Rubeis in Monum. col. 355, ove dice, che il
santo patriarca Paolino dall'Ughelli vien chiamato natione austriacus, aggiugne: hoc est
natus in Austria Langobardorum, e poi: Locum originis, seu natalis frequentior
popularium traditio fert Premariacum pagum, ad tertium circiter a Civitate Foriiulii
lapidem. Col. 482 e 483, dice, che il patriarca Giovanni quarto nel 1015 ha donato ai
canonici di Cividale del Friuli Villam Premariaci, oppure conforme porta l'istrumento
ivi col. 495, Villam, quae vocatur Primariacus, cum terris, cum vineis, ac decimis,
necnon pensionibus. Col. 560 nomina Pagum frequentissimum Premariaci donato ai
predetti canonici.
Questi sono i documenti, che ho ritrovato circa la patria del patriarca Gerardo. Qui
dunque replico, che lascio a S.P.R. il decidere, se possa credersi nativo del nostro
Primiero. Non può dirsi, che Ricardo sia stato di Primiero, e Gerardo di Primeriaco,
perché il P. de Rubeis non ha mai trovato ne' documenti autentici alcun patriarca
Ricardo, siccome attesta, ed avvisa col. 559. L'autorità del Piloni è troppo debole. Il di
nazione Alemana del Bertondelli può esser derivato dall'Austriacus dell'Ughelli,
spiegato dal Rossi per Friulano. Primerium, e Primeriacum sono luoghi oscuri ai
forastieri, e differiscono nel nome per ragione di una sola sillaba composta dalle due
lettere ec. Nell'uno, e nell'altro potevansi trovare humilium parentum casulae. Il
Primerium da un Friulano poteva facilmente credersi Primeriacum, ed il Primeriacum
da un tirolese Primerium. L'esser succeduto a Gerardo un Trentino, cioè Pellegrino di
337
Riprodotte dal P. Pietro Paolo nelle Notizie della Valsugana pag. 433, 434.
173
Povo, potrebbe forse favorire i Primerini. Ma io inclino a credere, che sia una fandonia
l'asserzione del Piloni, da cui Gerardo si fa nato nel castello di Primiero. Forse V. P. R.
per mezzo del P. Giuseppe Pastorini di Primiero potrà fare qualche migliore scoperta.
Non dico altro intorno a questo.
Il sig, don Domenico Todeschini è morto in Pergine sua patria gli undici d'agosto
1783, non so di qual età. Oltre la nota Scanzia della Biblioteca Tirolese ha stampato la
Mammana del Baruffaldi in Trento l'anno 1760. Un libretto contra il Zaccaria intitolato
Errori di stampa nel 1759. Il Paralello tra il censo germanico, e lo scritto di credito. In
Roveredo 1766. Il Feudo prediale 1767. Confutazione dell'avversario 1767. Succinta
conferma della confutazione 1768. Non so altro de' di lui scritti.
Io non ho mai veduto la Relazione stampata nella storia de' letterati d'Italia intorno
al nostro Padre Gioseffo Ippoliti degli Ippoliti da Pergine. Per altro so, che oltre la
Risposta alla lettera seconda del Tartarotti, già stampata in Venezia nel 1761, ha
lasciato parecchi scritti, tra' quali mi piace di nominare questi:
1. Dissertazione sopra la medaglia di Pietro Balanzano, in cui si legge Petro
Balanzano nula est redencio, recitata li 4 febb. 1762 nella Rdunanza letteraria tenuta in
Trento nel Collegio de' Padri Somaschi.
2. Apologia di Alessandro Duca di Mazzovia, vescovo, e principe di Trento,
recitata nel detto luogo.
3. Compendio della vita di Giorgio di Liechtenstein vescovo e principe di Trento
scritto nel 1762.
4. Catalogus episcoporum ecclesiae tridentinae scritto nel 1762.
5. Esercizio per ben ascoltare la santa Messa, scritto in Trento nel 1759. Comincia
Eterno mio Dio.
6. Canzonette per tutte le feste della Madonna, scritte nel 1757. Comincia: Mamma
cara, Mamma bella.
7.Trenta considerazioni, con altrettante sentenze per il santo Avvento, scritta per le
monache Clarisse di s. Michele nel 1758.
8.Compendium Annalium Tridentinorum Innocentii a Prato.
9. Ristretto della storia di Trento.
10. Compendio latino delle carte latrine, ed italiane dell'Archivio vescovile di
Trento, volume grosso in foglio. Egli è rammentato dal P. Bonelli in più luoghi, da
Antonio Roschmano in manuscriptis Actibus s. Romedii, e dal barone Giangiacomo
Cresseri nel Ragionamento pag. 60. Suppongo, che la Relazione data di lui nella Storia
de' letterati d'Italia sarà quella, che ho veduto scritta a mano dal nostro Padre Benedetto
Bonelli.
Del P. Ippolito Ippoliti da Pergine seniore, del Prelato Fedeli, del Provicario
Rodolfi, del P. Dordi, del Leporini e del Caminese, le scriverò un'altra volta. Frattanto
aggradisca questo, veda di conservarsi, dia per me un saluto al mio carissimo fratello,
mi raccomandi al Signor Iddio per carità, e mi creda. Trento, s. Bernardino 6 febbraio
1787.
Suo div.mo servo nel Signore
F. Giangrisostomo.
P.S. nella Coperta. Perché non resti vacua questa carta le aggiungo il richiesto
elogio del Dordi. Sappia dunque, che monsignor Pietro Antonio Codelli negli Scrittori
Friulano-Austriaci stampati in Gorizia 1783 parlando di Giuseppe Mantovani
gradiscano nato nel 1729 dice pag. 103, che venne a Gorizia allo studio di filosofia,
dove molto felici furono i progressi, che fece scortato dal P. Giuseppe Dordi eccellente
174
maestro in quella scienza. Lo stesso stessissimo ha eziandio la ristampa goriziana del
1785 pag. 132.
472. 1787
Al P. Udalrico Graff da Traspo Riformato. Arco.
Non so capire come la P. S. R. mi ricerchi, se in occasione di un solenne triduo per
le anime del Purgatorio, occorrendo una festa di rito semidoppio si possa cantare una
Messa da morto, poiché tutti sanno, esser lecito ne' semidoppi anche le Messe private, e
basse, qualora tai semidoppi non sieno privilegiati, come sono i giorni fra le ottave di
Pasqua, Pentecoste, Corpus Domini, la settimana Santa ecc. Quindi suppongo, che il
caso non siami ben esposto. Il libriccino ristampato con giunte dal fu nostro P. Gio. Pio
di Pressano, che mi dimanda, è intitolato Idea in ristretto del vero cristiano cavata dalle
parole della Sacra Scrittura. Trento per il Parone 1756, in 12°, pagg. 12. Fu prima
stampato in Cremona l'an. 1719, in Venezia l'anno 1721 e 1756, insieme con altre
operette, e col titolo di Ritratto. L'ho veduto negli anni scorsi, ma ora non posso più
ritrovarlo. Della lettera scritta a nome di monsig. Cristoforo Sizzo vescovo di Trento
all'imperatrice Maria Teresa non ho veruna contezza. Se col tempo la troverò,
ricorderommi delle di lei premure. Così farò pur circa l'accennata Idea. La prego de'
miei rispetti al M. R. P. Cadido da Poia, e di ragguagliarlo, che quantunque abbia fatto
un copioso catalogo di Santi e Sante stravaganti; pure non mi è riuscito di ritrovare
alcun Armellino, o Armellina. Rapporto alla lista delle Indulgenze gli dica, che non
posso ubbidirlo, perché non so come sia concepita la proibizione di esporre le tabelle su
le porte delle chiese, né come debba farsi tal lista, né a chi mandarsi, e temo, che
mandandola venga proibita eziandio la nota, che suol farsi nel Direttorio: e poi se
dovessi produrre distesi tutti i Brevi, forse non potrei arrivarvi. Per ora stiamo cheti. Li
divoti non hanno bisogno di tabelle, e gli altri non se ne curano. Ho fatto l'ambasciata
commessami a Fra Matteo, e la farò anche a Frat'Abbondanzio, quando ritornerà da
Casa Gentilotta, dove sta sino dai due del corrente per assistere al sig. barone
Giambattista, che ora guarisce338. Con questo finisco, raccomandandomi in precibus, e
riverendola ecc. Trento 14 febb. 1787.
P.S. Per quanto mi ricordo d'aver letto nelle Gazzette, fu proibito l'esporre le tabelle
delle Indulgenze ne' giorni di lavoro, acciocché i fedeli non vengano invitati alle chiese,
ed impediti dalle loro faccende temporali, non già perché si dubiti della legittimità delle
concessioni ecc.
473. 1787
Al P. Pietro Paolo da Roncegno. Borgo.
Nell'elogio del nostro R.mo P. Ippolito, che qui le spedisco, ho tralasciato certe
coselle, perché non sicure. Altre perché non ho giudicato bene di accennarle in questi
tempi, ed altre perché non rimarchevoli. Mi spiace assai di non aver potuto dire di più,
perché credo, che il soggetto l'avrebbe meritato. Supplisca se può V.P.R. Degli altri le
scriverò in seguito339; ma non vorrei faticare in vano, come mi è accaduto col
Todeschini, e col Greiderer, a' quali ho somministrato non poco, e poi sono morti prima
di produrlo in pubblico. La riverisco, e resto. Trento 21 febbraio 1787.
Il P. predicatore del Duomo si chiama Fra Donato da Valsolda custode attuale
milanese nostro Riformato.
338
339
Poi è morto li 28 febbraio 1787.
Scrissi die 26 febr. 1787.
175
474. 1787
Al Padre Udalrico da Traspo Riformato. Arco.
Rispondo bensì subito, conforme brama S. P., ma senza darle quelle notizie, che mi
ricerca, perché non le tengo. Ella sa meglio di me, che i due conventi di Condino e di
Maleto sono coetanei, e fondati a' nostri giorni. Rapporto al secondo le aggiungo che fu
piantata la Croce nel 1742, e nell'agosto del medesimo anno fu dato principio alla
fabbrica. Mi è affatto ignoto cosa decretato abbia l'imperatrice Maria Teresa in ordine al
fattole ricorso; come pure l'anno, in cui li sei conventi trentini furono uniti ai sei
mantovani. Finalmente le rispondo, che li sei trentini ebbero ordine di separarsi dal
mantovani nel gennaio dell'anno 1784. Con che riverendola, ed avvisandola, che ho
notato quell'insolito N.N., resto ecc. Trento 8 marzo 1787.
475. 1787
Al sig. don Cristiano Rigoni. Asiago.
Con intenzione di contraccambiare in parte il regalo, che V. S. molto illustre e
molto rev. mi ha fatto del libro di Dorasio, le spedisco una copia del Giornale Trentino
per l'anno corrente, compilato bensì sul fondo del mio pubblicato l'anno scorso; ma però
da latra mano, perché io ad onta delle molte, e gagliarde istanze fattemi, non ho voluto
averne alcuna ingerenza. Le aggiungo due attestati, uno di queste RR. monache
Micheline, e l'altro del sig. Gerloni loro chirurgo, rapporto alla miracolosa guarigione
della Madre Regina, quantunque Benedetto XIV nel libro 3 de Canonizat. cap. 10, num.
12, edit. Bonon. 1738 mi avvisi, che Attestationes ad perpetuam rei memoriam de
miraculo, etiamsi sint testium iuratorum, miraculum non probant. Ciò non ostante io
spero, che non saranno affatto inutili alla causa della Beata Giovanna Maria Bonomi. Le
aggiungo altresì, che da questa R.ma Curia vescovile, siccome mi ha detto ultimamente
mons. Provicario Generale, già è stato scritto a Roma per ottenere l'officio della
medesima Beata eziandio a tutta questa diocesi; ma spiacemi, che nelle di lei Lezioni
non sia punto nominato Trento. Se verrà conceduto, io ne sentirò particolare contento, e
ne darò subito parte a V. S. molto illustre e molto rev. Frattanto la ringrazio de' suoi
favori, la prego di ricordare alla Beata la mia divozione, e col bacio della sacre mani mi
raffermo. Trento, s. Bernardino 8 marzo 1787.
Di V. S. molto illustre e molto rev.
Umilis.mo, div.mo, obbl.mo servo nel Signore
Fra Gio. Crisostomo di Volano de' Minori Riformati.
P.S. Giacché V. S. tiene corrispondenza coll'eruditissimo signor abate Marco Pezzo
istoriografo de' Cimbri anche trentini, mi avanzo ad esporle un mio scrupolo, affinché
giudicandolo di qualche merito, voglia significarlo al lodato scrittore. Fin qui ho sempre
creduto come certo, che la nostra Cembra, luogo così nominato anche da Paolo Diacono
nella storia de' Longobardi, e situato fra Trento, e Fiemme, abbia preso tal nome dai
Cimbri sconfitti da Mario Romano. Altrettanto hanno scritto diversi autori,
nominatamente Ambrogio Franco archese in Hist. Trid. manoscritta. Michel Angelo
Mariani nel suo Trento pag. 198,266, 581. Scipione Maffei nella Verona illustrata part.
1, col. 62, edit. in fol. Gisueppe Resch in Fastis Triolensibus ante Chr. nat. § 70, et in
Annalibus eccl. brixinen. saec. 6, nota 153, pag. 396. Giangiacomo de' Dionisi in
Dissert. de Aldone, et Notingo, pag. 23. Benedetto Bonelli nelle Notizie istoriche di
Trento vol. 2, pag. 702. Lo steso avvisa il predetto sig. abate Pezzo nelle sue Memorie
176
illustrate dei Cimbri pag. 33, edit. 2, e ne' Novissimi illustrati monumenti de' Cimbri To.
1, pag. 41, 42.Lo scrupolo, che intorno a ciò in questi ultimi giorni ha invaso la mia
mente, si è questo. Il celebratissimo medico Pietro Andrea Mattioli trentino ne' suoi
Discorsi sopra Dioscoride Lib. 1, cap. 71 trattando del pino salvatico Cembro dice, che
la terza specie de' pini chiamano gli Ananiesi, ed i Trentini Cembro, over Cirmolo, e
nascono questi pini copiosi in Gavia monte nei confini della Val del Soler con
Voltolina, nelle montagne di Fieme, e nel contado del Tirolo in certi monti non lontani
da Ispruckh. Crescono i Cembri in assai bella grandezza ec. Dunque, inferisco io, può
essere, che Cembra sia stata cos' nominata dai Pini salvatici detti Cembri, appunto
come Pinedo, Nogaredo, Roveredo, Castagnedo, Faedo, altri luoghi del Trentino
credonsi così nominati dai Pini, dalle Nogare, dai Roveri, Castagnari, Faggi, prodotti
dalla terra de'medesimi luoghi, Ma pur mi rimetto, ed espongo questo mio sentimento
come un semplice scrupolo.
P.S. pro memoria. Questa mia illazione fu mandata al suddetto sig. Pezzo ora
arciprete di San-Bartolommeo-Tedesco nei Tredici-Comuni veronesi, dal mentovato
sig. Rigoni, siccome mi ha riferito con data di Asiago 8 maggio 1787. Gli attestati poi
seguenti sono stati mandati subito a Venezia al signor Conte abate Girolamo Lombardi
scrittore della vita più diffusa della Beata Giovanna Maria Bonomo d'Asiago.
Attestato primo340.
Noi sottoscritte Abbadessa, e Discrete del monastero di s. Michele dell'ordine di s.
Chiara fuori di Trento, facciamo conto, e palese a chiunque leggerà il presente foglio,
che la nostra carissima Madre suor Maria Regina Antonia degli Alberti da cavalese di
Fiemme, corista d'anni trentasei, gode perfetta sanità, e quindi eseguisce continuamente
ogni ministero, eziandio gravoso, che dalla regolare Ubbidienza le viene imposto.
Aggiungiamo poi, che gode così fatta sanità sino dall'ottobre dell'anno 1785, in cui
trovandosi già da circa due anni nell'infermeria come affatto invalida, ed impotente per
certo suo male nella gola, cagionato da due piccole ulcerette, che spesso la facevano
sputar sangue, e le impedivano la voce: ed avendo inteso nello stesso tempo dai signori
medici, che per Lei non sapevano più ritrovare rimedi atti a guarirla, dopo d'averne usati
molti e molti, nella sera dei dodici di detto mese innanzi di coricarsi per dormire, pigliò
per bocca, siccome ella dice, una particella delle sacre reliquie della Beata Giovanna
Maria Bonomi, e si raccomandò con fervore alla medesima: dormì poi saporitamente, e
nella mattina dei tredici si sentì, e si alzò affatto sana, e così perseverò sana dal detto
male,e da ogni altro, cui soleva essere soggetta, in tutti questi ultimi sedici mesi. Onde
non dubitiamo di poter credere ed asserire, che tal grazia siale stata conceduta
dall'infinita bontà d'Iddio Signor nostro per intercessione della suddetta Beata Gioanna
Maria Bonomi. In fede di che ci soscriviamo di proprio pugno, e corroboriamo il
presente attestato col sigillo comune del nostro monastero questo dì primo di marzo,
festa della stessa Beata, l'anno 1787.
L.+S. Io Suor Giulia Teresa Alessandrini Discreta.
Io Suor Cattarina Teresa Delama Discreta.
Io Suor Giovanna Margherita Aquila Discreta.
Io Suor Francesca Teresa Cristani Discreta.
Io Suor Maria Saveria de' Manci Discreta.
340
Ho dato io la formola di questo.
177
Io Suor Maria Bernardina Mattioli Vicaria
Io Suor Maria Rosa Riccabona Badessa.
Attestato secondo341.
È già noto con altra mia notificazione, che la Reverenda Madre Maria Regina degli
Alberti da Fieme Religiosa corista nel monastero di s. Michele dell'Ordine di s. Chiara
d'anni 36 gode tutt'ora perfetta sanità dopo essere stata pel corso d'anni due soggetta ad
una malattia nelle fauci, esofago, ed aspra arteria: malattia con soluzione del continovo
con separazione di materia icorosa, e con separazione anche dell'epiteglio,
accompagnata ora più, ed ora meno da febbre con la perdita totale della voce, e con la
strettura del polmone, e tratto tratto nello sputo anco del sangue: tutto ciò accompagnato
da universale emaciazione.
Indarno avendo noi tentate tutte quelle cose, che tendono a spegnere
l'infiammazione, correggere la linfa, e d'impedire l'aumento di un'ulcera depascente, e
perciò messa alla sola natura vedemmo dalla sera alla mattina riacquistare la voce, e
rinutrirsi. Ella anco poté senza punto difficoltà inghiottire. Anco si riscontrarono
rimarginiate le piaghette sarcomatose, e da invalida, ed inoffiziosa si mise operosa,
come tutt'ora è, e s'attrova in attuale officio, il quale la dovrebbe tentare a dei
riscaldamenti, essendo essa nella cucina dell'infermeria con evidente cagione di qualche
sua sciagura, se quella primaria cagione non fosse stata tolta, ed annientata, non però da
noi colla medicina. In fede
Bartolommeo Gerloni medico chiarissimo
del venerabile monastero.
Trento li 3 marzo 1787.
476. 1787
Al P. Antonio da Fondo. Melombardo.
Aggradisco le notizie, che S. P. M. R. s'è compiaciuta di comunicarmi rapporto alla
nuova stampa delle opere del celebre Du Guet, e la ringrazio; ma nello stesso tempo le
reco avviso, che non posso far di esse l'uso bramato, perché ora non è tempo da
provedere libri: e quindi le rimando il manifesto veneto. Circa poi le Memorie
giudicariesi del P. Cipriano Gnesotti da Storo Cappuccino già della Provincia bresciana,
l'assicuro, che le ho scorse avidamente, e non senza qualche vantaggio de' miei
zibaldoni. Sperava di trovare assai di più, minor numero di sbagli; ma ciò non ostante
mi confesso obbligato al detto autore, lo dichiaro benemerito della sua nazione, e degno
d'essere imitato. Con che baciandole riverentemente le sacre mani, e raccomandandomi
in precibus, mi raffermo. Trento 1 aprile 1787.
477. 1787
Al P. Crescenzio Sbetta da Borgo. Arco.
Rapporto alla prima difficoltà, che S.P.R. mi propone le rispondo, che non credo
esser compresa ne' decreti cesarei cotesta chiesa nostra della Madonna delle Grazie, in
riguardo all'anniversario della di lei consacrazione, poiché son certo di aver letto nella
Gazzetta roveretana foglio 4 de' 13 gennaio 1786, che l'ordine cesareo parla delle sole
chiese parrocchiali. Altrettanto ho letto nella Gazzetta trentina de' 17 gennaio 1786.
Anche il motivo di tal ordine manifesta, che fu indirizzato soltanto alle predette chiese
341
Questo attestato ritrovasi stampato dal P. Vincenzo Slop cappellano nella Vita della B. Bonoma stampata in
Trento 1787, pag. 49 e 50, con qualche variazione non sostanziale.
178
parrocchiali. Per questo nel nostro Direttorio, che ora sto componendo, metto nel luglio
la festa, e ottava delle nostre consacrazioni come negli anni scorsi. Qualora però l'ordine
parlasse chiaramente anche delle nostre chiese regolari, mi farà cosa grata
coll'accennarmelo, e col rendermene sicuro. Circa poi la festa di s. Vigilio non so cosa
dirle. La storia della differenza, che verte fra questa R.ma Curia vescovile, e l'eccelso
Governo d'Insprugg su di tal festa,è lunghetta. Al sig. Marchesani di Roveredo fu
intimato dall'Officio circolare, che non segni come festa il giorno del predetto Santo,
nell'anno scaduto dopo che avea già stampati li suoi calendari. Non so qual istruzione
tenga il sig. Monauni. A me fu ingiunto di comporre il Direttorio diocesano senza croci
anche alle domeniche, appunto come fo col nostro monastico; ma non so, se così verrà
eziandio stampato, mentre tal ordine mi fu dato insieme con un frattanto, e con un per
ora342. L'impegno è grande per entrambi le parti. Non posso dirle di più; e quindi
pregandola de' miei ossequi al suo R. P. Guardiano,come pure di raccomandarmi al
Signor Iddio, ed alla di lui Santissima Madre, le fo riverenza, e resto. Trento, 27 aprile
1787.
Di S.P.R.
Div.mo, obbl.mo servo
F. Grisostomo.
478. 1787343
Al medesimo P. Crescenzio. Arco.
Ho studiato di nuovo la questione intorno alle Litanie di s. Marco, e delle
Rogazioni, e son rimasto tanto persuaso delle ragioni del Padre Cavalieri, che quid quid
dicant a vista di un decreto de' 28 marzo 1775 certi Direttori dell'Italia, mi avanzo a
rispondere con franchezza, potersi recitare nelle sere, che precedono i detti giorni di s.
Marco, e delle Rogazioni, non solamente in privato, e fuori di coro; ma eziandio nel
coro, e pubblicamente, qualora nelle mentovate sere dicansi le Laudi de' giorni seguenti,
e non facciansi le processioni, o non intervengasi ad esse. Il medesimo asserisco
dell'officio de' morti de' 2 novembre344.
Circa poi la difficoltà, che risguarda la dedicazione delle chiese nostre, non so cosa
aggiugnere a quanto le scrissi nell'altra mia, se non che dagli altri due conventi di
Roveredo e di Borgo non fummi ancora proposta. Oggidì scrivo ai medesimi perché mi
ragguaglino se abbiano ricevuto il nuovo decreto. Qualunque risposta mi venga, io
inchino ad uniformarmi al clero secolare, trasportando l'accennata festa nell'ottobre per
tutta la Provincia, con quell'autorità, che ci rende lecito il far certe altre cose, che
un'altra volta non avressimo potuto fare345. Non uniformandoci, corriamo pericolo di
avere de' disturbi, e viviamo sempre con timore. Potrebbe succedere come, che
specialmente costì, qualcheduno ci accusasse come disubbidienti. Non si tratta di
mutare il Breviario, né di abbandonare un convento. A me costerà, massimamente in
quest'anno, perché dovrò mutare lo scritto; ma farò anche questo, se così piacerà al P.
M. R. Provinciale, cui prego rassegnare i miei umilissimi ossequi, ed insinuare questo
342
Fu stampato così e si seguita lo stesso.
Vide To. 4, epist. 1348.
344
L'opinione, che si possano dire le Litanie di s. Marco, e delle Rogazioni nella sera antecedente da chi recita
in tal sera il Mattutino colle Laudi, si dice non improbabile dal nostro cerimoniale milanese del P. Benvenuto da
Milano Riformato del 1744, pag. 301. Dicesi tenuta dal P. Fagioli, e da altri dottori, contra il P. Merati ed altri autori.
Piace al detto P. Benvenuto. Il Direttorio veneto agostiniano del 1805 avvisa, che possano anticiparsi nella sera.
345
Nello stesso ci esortò li 6 maggio anche monsig. Vicario Generale.
343
179
mio sentimento, affinché mi notifichi la sua volontà, e risoluzione346. In caso, che costì
vogliano far la detta mutazione ancora nell'anno corrente, suggerirò loro il modo di farla
senza disturbare più che tanto gli offici già fissati nel Direttorio stampato. E stando i
attenzione della risposta del M.R.P. Provinciale, frattanto non vado avanti col mio
scritto, e riverendola mi protesto. Trento 4 maggio 1787.
479. 1787
Al P. Gio. Vincenzio Lutz di Roveredo. Roveredo.
Ringrazio di cuore la P.V.R. per l'attenzione, che ha avuto di favorirmi l'elogio
dell'ottimo sacerdote Giovanni Volano, mio singolar benefattore, tessuto dalla
stimatissima persona del signor cavaliere Clementino Vannetti. Godo assaissimo che sia
stato conosciuto il di lui merito, esaltato,ed eziandio alla notizia degli esteri, e posteri
tramandato: e ciò massimamente in questi nostri ahi quanto tristi tempi! La immatura di
lui morte mi ha ferito a fondo il cuore, giacché mi ha privato di un soggetto illustre, il
quale degnavasi di trattarmi da sincero amico, e confidente. Mi consola però il riflesso,
che attesta la sua pietà soda, e costante, sarà stato guardato con occhio benigno, e lieto
dal nostro divi Giudice, e che quindi sarà giunto agli eterni desiderabilissimi riposi, e
godimenti. Ringrazio un'altra volta la P.V.R. dell'accennato favore, e pregandola, che
per carità mi raccomandi al Signor Iddio, la riverisco divotamente, e resto. Trento s.
Bernardino 22 maggio 1787.
Di S.P.R.
Div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Gio. Crisostomo da Volano.
480. 1787
Al R.mo sig. Provicario Menghini. Trento.
A chi dimanda la grazia di fare una finestra in una camera civile contigua ad una
chiesa, onde la sua famiglia possa ascoltare la s. Messa, e fare le sue orazioni, sendoché
pare a me, si può, e si deve dare una negativa; poiché san Carlo Borromeo nel suo
Concilio provinciale milanese quarto celebrato l'anno 1576, part. 1, tit. XI de
ecclesiarum cultu ha stabilito, che nulla in ecclesia fenestra permittatur, e qua foris
stans Missam quis possit spectare. Monsignor Crispino poi nella sua Visita pastorale
ristampata in Venezia l'anno 1711,pag. 158, part. 2, § 7, num. 37 insegna, che "se si
troveranno fenestre, o porte per dove dalle case de' Laici s'avesse prospetto, o adito alle
chiese, deve il Visitatore far ordine che siano onninamente chiuse con muro, come
soggiunge il citato decreto di s. Carlo Concil. 4 prov. mediol. Si quae vero fenestrae
sive ecclesiastiacrum, sive laicorum aedium in ipsis ecclesiarum parietibus insunt, unde
in eclesiis conspectus sit, efficiant ut obstruantur; non dovendosi simili fenestre, porte,
o altri aditi permettere, se non per privilegio apostolico, come dichiarò la
Congregazione del Concilio in Lusitan. 16 martii 1652. Congregatio Concilii censuit
non licere alicui, absque speciali sedis apostolicae facultate, febestras, nec alios aditus
habere in ecclesias pro Missis, et aliis divinis officiis audiendis". Dello stesso
sentimento è la Congregazione de' vescovi, e Regolari in più dichiarazioni riferite dal
Nicolio col seguente tenore: Non deve l'Ordinario permettere, che dalle case private si
possa avere ingresso e transito nelle chiese, senza licenza della s. Congregazione.
Gerace 6 dec. 1612, poiché non conviene, che dalle case private possa essere ingresso,
346
P. Ioachimus de Pressano Provincialis Minisetr consensit Arci 7 maii 1787 qualora si possa fare.
180
o prospetto nelle chiese, né che di sopra vi si passeggi: onde vi si deve proibire il
celebrare, finché tali inconvenienti si levino. Gerace 26 luglio 1613. E così anche
mentre, senza licenza della Sede apostolica, le chiese abbiano porte, e fenestre
corrispondenti a case private. Napoli 18 aprile 1646. E queste sono di quelle cose, che
subito si debbono eseguire, senza dar dilazione:anzi è espediente, che le fenestre, porte,
o altri aditi si murino prima, che il vescovo parta da quel luogo, che visita, o almeno
prefigga termine a levargli, e si proibisca la celebrazione in avvenire, finché si levino
tali inconvenienti, se dentro il termine prefisso non si saranno levati"347. Sin qui il citato
vescovo d'Amelia Giuseppe Crispino. Tratta lo stesso punto anche il P. Lucio Ferrari
nella sua Biblioth. Prompta To. 3 verbo Fenestrae, ove dice, che s. Pius V anno 1566
mandavit claudi omnes fenestras vicinorum, ex quibus haberi poterat prospectus in
ecclesias: e che Sacra Congregatio epsicop. respondere solet vel denegando facultatem
fenestras aperiendi, vel mandando claudi illas, quae de facto apertae fuerunt, come ha
fatto espressamente negli anni 1705, 1710, 1717. Finisco tralasciando gli autori, che
cita, e quel di più, che potrei aggiugnere, per mancanza di tempo, e perché suppongo
abbastanza il riportato in prova della mia asserzione, che possa darsi una negativa
all'oratore ecc.
Trento s. Bernardino 29 maggio 1787.
L'oratore fu Donato de' Gresti possessor perpetuo della chiesa, fu Priorato di s.
Leonardo di Valle Lagarina, creato dal vescovo moderno.
481. 1787
Al P. Attanasio da Sardagna Guardiano. Borgo.
Mando qui occhiusa eziandio a S.P.R. quell'appendice al Direttorio dell'anno
corrente, che ho dovuto mandare ai Padri Guardiani di Arco, e Roveredo, cui fu
insinuato il sovrano decreto, che risguarda la festa della dedicazione della chiesa,
benché a lei non sia stato insinuato. Uniformandosi opererà secondo la mente del
M.R.P. Provinciale, ed anche di mons. Vicario Generale, e non avrà da temere ciò, che
potrebbe occorrerle facendo il contrario. Negli anni, che seguiranno, se sussisteremo, e
continueranno le cose sul piede di oggidì, l'uniformeranno anche gli altri conventi del
principato. La prego di raccomandarmi al Signor Iddio per carità, e riverendola mi
professo. Trento 8 giugno 1787.
Di S.P.R.
Div.mo, obb. servo, ed amico
F. Gio. Crisostomo da Volano.
482. 1787
Al P. Gasparo Bottesi di Campo. Campo.
Senza far molte parole rispondo, che il propostomi quesito, an teneantur ad officia
titularis, ed dediactionis ecclesiae curatae Bulbeni omnes sacerdotes Bulbeni, vel solum
curatus Beneficiatus, et Primissarius Beneficiatus, può, siccome penso io. sciorsi da
chiunque coi due decreti, che a tal fine ho sempre pubblicato nell'Ordinario diocesano al
fine della pagina quarta, e trovansi anche in quello dell'anno corrente. Con questo poco
347
An sit locus gratiae pro aperitione fenestrarum, et constitutione mansiunculae ad effectum audiendi Missam,
et assistendi ceteris divinis officiis celebrandis in ecclesia parochiali s. Cathaldi favore D. Comitis Theodosii, et
aliorum de Panizzis, in casu etc. Sacra Congregatio Concilii in Mantuana die 18 maii 1726 respondit: Negative, et
amplius. Sic apud. L. Ferrarium n. 100 Resolut. C. Conc. To. 8.
181
finisco, e raccomandandomi in precibus la riverisco, e resto. Trento, s. Bernardino 8
giugno 1787.
Suo divot.mo servo nel Signore
Fra Gio. Crisostomo di Volano.
Il caso, o sia quesito fu proposto in scriptis a P. Stephano Antonio Marchetto
Bulbenate, che avvisa celebrarsi là s. Zenone gli otto dicembre, e la dedicazione ai 25 di
marzo.
483. 1787
Al P. Amedeo di Roveredo. Roveredo.
Con intenzione sincera di servire prontamente, e rendere soddisfatta la P.S. R. ho
cercato l'opera conciniana, che brama, sopra i teatri moderni contra il marchese Maffei,
ed il P. Bianchi; ma non ho potuto ritrovarla in questa nostra libreria, in cui non vi fu
mai. Anzi mi aggiunge il P. Epifanio, che non saprebbe dire in qual altra nostra libreria
si potesse trovare. Per altro ella vedesi registrata nel catalogo amplissimo della
Remondiniana stampato nel 1762, pag. 48 così: Concina P. Daniello de' Predicatori,
De' teatri moderni contrari alla professione cristiana, in 4° 1755, L. 12 come stampata
da altri. Mi spiace di non poterle giovare; ed esibendomi per altre sue occorrenze mi
raccomando in precibus, la riverisco, e resto. Trento 10 giugno 1787.
484. 1787
Al P. Amedeo di Roveredo. Roveredo.
Nell'atto, che stava cercando le notizie bramate dalla P.S.R. un buon Religioso mi
ha svelata, e raccontata la storia dell'impegno348, in cui ella ritrovasi, ed insieme mi ha
esortato di non cooperar punto al medesimo: anzi mi ha stimolato caldamente, perché le
scriva, che desista dal parlar, e scriver su di esso ulteriormente, giacché non v'ha motivo
alcuno da sperarne profitto; ma bensì da temerne del danno al suo personale, e perfino
alla povera Madre Provincia. La prego adunque di avermi per iscusato questa volta, e di
ricevere in buona parte il fraterno avviso. Con che riverendola divotamente mi raffermo.
Trento 18 giugno 1787.
485. 1787
Al P. Fulgenzio di Cavalese. Cavalese.
Iersera tardo mi fu consegnato il manoscritto del signor dottore Antonio Rachini di
Primiero, speditomi da V. P. L'assicuro, che ho gradito molto così fatta sua attenzione, e
che per essa pure me le professo assai obbligato. L'assicuro altresì, che proccurerò di
rimandarglielo presto indietro, e spero che ciò succederà al primo incontro del Terziario.
Non contiene gran cose; ma quelle poche sono preziose, attesa la nostra povertà istorica,
e l'essere inedite. Presso di me non istaranno sempre seppellite nell'obblio, né inutili.
Già ne ho distribuito buona parte in diversi miei zibaldoni: ho formato un nuovo
articolo nella mia Biblioteca Tirolese, qualunque siasi, col dottore Rachini; ho fatto
memoria del di lui possessore, e così spero, che l'uno, e l'altro si perpetueranno nelle
storie. Aggradirò similmente le altre notizie, che mi promette del convento di san
Pellegrino etc.349 ed in segno della mia doverosa gratitudine le spedisco una copia del
Giornale Trentino donatami dallo stampatore, sebbene io non abbia voluto aiutarlo
348
349
con il medico Fontana, che poi morì nel 1788 in marzo. Fu Gioseppe di nome.
Veggansi li miei Documenti antichi dell'Ospitale di s. Pellegrino in 4° dell'anno 1794.
182
punto, né intricarmi nella di lui composizione. Per fine mi raccomando in precibus, la
riverisco insieme col Padre David, e resto. Trento, s. Bernardino 26 giugno 1787.
Suo obbl.mo servo
F. Grisostomo.
486. 1787
Al P. Fortunato da Trento Guardiano. Melombardo.
Stia sicura la P.S.R e tenga per certo, che l'Indulgenza della Porziuncola de' due
d'agosto è stata ultimamente trasferita, ed affissa alla prima domenica di tal mese in
tutta la diocesi nostra di Trento, da potestà, e autorità legittima, benché s'abbia giudicato
bene di non accennarla nel calendario, attentis attendendis. Credo, che senza spiegarmi
di più m'intenderà: e raccomandandomi in precibus, la riverisco, e resto. Trento 3 luglio
1787.
Di S.P.R. Div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Crisostomo.
487. 7 luglio 1787
Al P. Ercolano Oberrauch Francescano Riformato. Insprugg.
Admodum Rev. et clarissimo P. Herculano Oberrauchio
F. Ioannes Chrysostomus de Avolano S.P.
Iussu nostri A.R.P. Ministri Provincialis Ioachimi a Pressano adnexum his Ordinem
divina persolvendi anno proxime futuro ad te mitto P. A. R. ut ab excell.mo Caesareo
Regio Gubernio facultatem illum publicis typis committendi petere, ac impetrare velis:
insimul rogans demisse, ut casu quo facultas huiusmodi, germanicis literis exarata,
novum aliquid contineat latinam versionem interpretationemque adiicere non graveris.
Nihil autem de tua eximia caritate diffidens, valere te quam optime iubeo. Dabam
Tridenti in conventu s. Bernardini nonis iulii an. 1787.
Extra. Adm. Rev. et Clarissimo in Christo Patri P. Herculano Oberrrauch
Franciscano ss. Theologiae professori emerito etc. Insprugg.
488. 1787
Al sig. don Cristiano Rigoni. Asiago.
Ho ricevuto fedelmente i due libri del R.mo sig. arciprete Marco Pezzo, che V. S.
molto illustre, e molto rev. mi ha inviato. Giacché dunque ella si compiace di continuare
a favorirmi, e regalarmi per mero effetto della sua bontà; così anch'io per obbligo
preciso, e indispensabile continuerò, siccome fo colla presente, a ringraziarla, e a
protestarmele eternamente obbligato. Non ho altro con che contraccambiarla.
Ultimamente per servire un cavaliere nobilissimo350 ho scossa la polvere a molti
rotoli, ed avendo in essi trovate le notizie registrate nel qui occhiuso foglio, gliele
spedisco, su la speranza, che forse possano esserle grate. Mi par nuova la lezione certa
di Axiglago per Asiago351, e notabile il carico imposto dalla testatrice Cristina al suo
erede, di andare a visitar la Basilica di s. Pietro in Roma, come per il legato fatto al
parroco di Asiago, ed il nome del parroco d'allora. Le altre notizie forse potranno essere
di qualche uso al lodato sig. arciprete eruditissimo, cui prego di rassegnare con
occasione i miei più riverenti ossequi. Suppongo, che sarà esso quegli, che brama di
350
351
Gasparo Conte Trapp.
*Cfr. Compendium diplomaticum,I, n. 134, anno 1478.
183
sapere, se il celebre abate Giambattista Graser sia morto in Roveredo, e se sia stato
veramente nativo di Folgaria. Quindi gli scriva, ch'è morto in Roveredo a' 18 giugno
1786, e ch'è pur nato in Roveredo a' 2 aprile 1718. Fu certamente oriundo da Folgaria;
ma non posso dire che sia stato il primo Graser venuto a Roveredo, quantunque il
predetto abate sia stato mio benemeritissimo maestro di rettorica. Favoriscami dì
aggiugnergli, che il Mariani nel suo Trento stampato l'anno 1673, pag. 534 parlando
della chiesa di s. Ermete di Calceranica dice, che ha una pietra coll'inscrizione: Dianae
Antiochenae Dicatum etc., il che gli potrà servire per il suo To. 2 de' Cimbri pag. 84.
Per l'inscrizione poi di Cembra recata ivi pag. 83 gli dica, che un nostro erudito
Religioso circa l'anno 1748 la copiò così:
Finalmente ardisco significargli, che stento a credere all'iscrizione di Madrano
pubblicata nel cit. To. pag. 82, sì perché si trova in un luoghetto troppo oscuro; come
pure perché ha quell'XI Janu. e perché so, che il primo ad usare gli anni di Nostro
Signore Gesù Cristo fu l'abate Dionisio detto il Piccolo, che fiorì nel secolo sesto al 540,
la cui epocha, come avvisa il Mireo, potissimum sub annum 750 in usum recepta est352.
E rinnovando ad entrambi li miei rispetti, bacio loro le sacre mani, e mi professo.
Trento, s. Bernardino 10 luglio 1787.
Di V. S. molto illustre e molto rev.
Um.mo, obbl.mo, ossequ.mo servo
F Gio. Crisostomo di Volano Minore Riformato.
489. 1787
Al P. Lodovico da Vicenza Riformato. Vicenza.
Ricordandomi d'aver risposto già tre anni353 alla P.S.M.R. che ne' molti rotoli antichi
di queste nostre contrade da me letti, non mi è mai accaduto 'incontrare alcuna
menzione di Monete Vicentine, ora mi do il contento di soggiugnerle, che avendo
ultimamente scossa la polvere a dugento rotoli antichi per servire ad un cavaliere
nobilissimo354, in uno di essi ho trovato, che nell'anno 1516 certa famiglia di Folgaria
soleva pagare ad un'altra di Lavarone, sotto il titolo di affitto annuale, Libras septem,
352
Pro memoria. Il documento
Vedi sopra num. 339.
354
Gasparo Conte Trapp.
353
184
soldos decem et octo deanriorum Monetae Vincentinae355. Temo, che questa notizia sia
per giugnere troppo tardi al lodatomi R.P. Gaetano da Sarcedo, sapendo che innanzi
l'anno scorso 1786 ha resa pubblica colle stampe una sua dottissima dissertazione
intorno all'Origine di Vicenza; ma insieme confido, che non gli sarà disaggradevole la
memoria, volontà e attenzione, che ho di servirlo. E baciandole riverentemente le sacre
mani resto. Trento, s. Bernardino 10 luglio 1787.
Di S.P.M.R.
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo nel Signore.
F. Gio. Crisostomo di Volano Minore Riformato.
490. 1787
Al sig. Francesco Vigilio Barbacovi consigliere. Civezzano.
Ill.mo, e sapientissimo sig. sig. padrone colendissimo.
Ecco bensì meschinissimamente, ma però prontamente ubbidita V. S. ill.ma colle
antiche iscrizioni di questi nostri paesi, che senza punto uscire di cella ho schierato su'
due occhiusi foglietti. La supplico di benigno compatimento se non corrispondessi
appieno alla premura, che ha di soddisfare al suo amico veneto356, e di aggradire almeno
in tal caso la volontà mia buona, e sincera. Con che ardisco di esibirmi ad ulteriori suoi
sempre mai pregiatissimi comandi, e le fo umilissima riverenza. Trento, s. Bernardino
13 luglio 1787.
Di V. S. ill.ma
Umil.mo, div.mo, osseq.mo servidore
Fra Gio. Grisostomo di Volano Minore Riformato.
Pro memoria. Le iscrizioni sono dicidotto, con queste note.
1. Mercurio. La pietra che mostra questa iscrizione, si ritrova inserita nel muro
della chiesa curata di s. Elena in Cadine preso Trento, al di fuori verso l'Occidente. La
ho veduta, e trascritta io stesso già parecchi anni, e per quanto so, non fu mai pubblicata
colle stampe357.
2. Cornelio. Anche questa fu veduta e trascritta da me a' 17 agosto 1782.Elòla è
mozzata dove ho messo i puntini. Sta nel muro di una casa presso la piazza Pretoria di
questa città di Trento, a Occidente. Non so, che sia stata stampata358.
3. Tarquinia. Così fummi communicata questa lapida nel marzo dell'anno 1773 in
Cles, capitale dell'Anaunia da un rev. sacerdote, che la lesse co' propri occhi in Vervò,
luogo noto per altre antiche lapide, pubblicate nel Museo veronese del sig. marchese
Maffei, ch'essendo sette, le pagò quaranta troni in Vervò359.
4. D. Saturno. Fu scoperta questa lapida sotto un altare dell'antica chiesa
parrocchiale di Romeno nell'Anaunia, o sia Valle di Non, l'anno 1782 e di là tosto me ne
fu mandata copia in Trento da un amico360. L'esser Romeno dà lume per intender
facilmente quel Lumennones del secondo verso. Per ispiegar poi le due prime righe S. P.
dell'ultimo verso credo, che possa servire l'iscrizione eretta ad Apolline, e riferita dal
sig. canonico Bertoli nelle Antichità d'Aquileia pag. 96.
355
Compendium diplomaticum, I, num. 121, pag. 101.
L'amico veneto è morto troppo presto.
357
*Tovazzi Variae inscriptiones tridentinae n. 156.
358
*Tovazzi Variae inscriptiones tridentinae n. 1061. Nel 1788 fu trasportata nel cortile Ciurletti di Piazza.
359
*Tovazzi Variae inscriptiones tridentinae n. 695.
360
Epist. 266 supra.
356
185
5. M. Ulpius. Conservasi nel castello di Stenico nella Giudicaria Citeriore. Ci fu
comunicata da chi la vide co' propri occhi361. Altri però la lessero, e riportarono
diversamente, cioè M. Ulpius (sic).
6. Cassia. Nell'anno 1761 fu scavata in Trento, e portata nella casa de' signori
baroni Cresseri. Pare, che dopo il Ma della prima linea siavi un'I.
7. Tulliae. Anche questa fu trovata in Trento l'anno 1761, e trasportata in casa
Cresseri362.
8. Vict. Aug. Lo stesso si dice anche di questo.
9. Herculi Saxano. Sta nel Borgo di s. Apollinare a Pedecastello, nella chiesa
parrocchiale del predetto Santo, appresso Trento.
10. Faustinae. È parimente nel muro della chiesa di s. Apollinare a Pedecastello
presso Trento363.
11. Imp. Caesar. Divi F. Anche questa è a s. Apollinare. Fu comentata con un
ragionamento dal sig. barone Giangiacomo Cresseri stampato in Trento l'anno 1760364.
12. Sassius Rem. Questa pietra fu primieramente a s. Apollinare di Pedecastello, poi
al palazzo Madruziano detto delle Albere, ed ora sino dall'anno 1760, vedesi nell'atrio
inferiore del castello di Buon Consiglio nella città di Trento365.
13. C. Valerio C. F. Pap. Questa pure al giorno d'oggi si vede nel detto castello di
Trento. Fu da più d'uno pubblicata colle stampe, nominatamente dal P. Benedetto
Bonelli nel To. 2 delle sue Notizie istoriche di Trento pag. xlix, dove si espone parola
per parola.
14. Antonio Marcellino. Crederei, che potrebbe aggiugnersi alle nostre iscrizioni
anche questa, ch'è del quarto secolo, e risguarda l'Anaunia. Trovasi nel To. settimo della
Raccolta calogeriana di Opuscoli scientifici comentata da Pietro Polidoro366.
15. Saturno Aug. Sacrum. Ritrovasi nel muro di una casa situata nella piazza
Pretoria, o sia del Duomo di Trento367.
Ne tengo alcune altre; ma le tralascio, perché imperfette, o variamente trascritte, o
già riferite nel Museo veronese del sig. Maffei.
Sei antiche iscrizioni d'Arco possono leggersi nel Saggio della biblioteca tirolese
stampato in Venezia l'anno 17777, pag. 105 e 106, ma quivi dove sta Bononienses, e
Priscilla deesi leggere Bononianenses, e Priscilia.
Altre nell'anno 1762 dal P. Benedetto Bonelli furono mandate a Lucca al signor
abate Sebastiano Donati, che le dimandò, e promise di stamparle nel suo Supplemento
ad novum thesaurum veterum inscriptionum del Muratori, appresso Giacomo Giusti
stampatore di Lucca.
Ultimamente fu stampata in Verona l'iscrizione Dianae Antiochenae, che dicesi
essere in Calceranica, ma tanto malamente, che non giudico bene il trascriverla.
Anche in Cembra dietro al coro della chiesa parrocchiale se ne trova una dell'anno
DCCCCXLII, divisa in cinque versi; ma il secondo, e terzo non mi paion ben rilevati, e
però non la trascrivo.
Alcune iscrizioni ritrovansi nelle Memorie delle Giudicarie raccolte dal P. Cipriano
Gnesotti di Storo Cappuccino, e stampate in Trento l'anno 1786, dalla pag. 253 sino alla
361
*Tovazzi Variae inscriptiones tridentinae n. 1105.
*Tovazzi Variae inscriptiones tridentinae n. 1066.
363
*Tovazzi Variae inscriptiones tridentinae n. 1063.
364
*Tovazzi Variae inscriptiones tridentinae n. 1062.
365
*Tovazzi Variae inscriptiones tridentinae n. 1064.
366
De Praef. Anaun.
367
*Tovazzi Variae inscriptiones tridentinae n. 1258.
362
186
263. Perché non resti vacuo questo pò di carta suggiungneronne due tirolesi bensì, ma
non trentine:
16. Postumia. Fu dissotterrata nel 1497 e sta presso la chiesa parrocchiale di
Sterzingen. Così la porta il sig. canonico Giuseppe Resch Annal Sabion. saec. 9, nota
188, meglio che il Maffei pag. CCCCLIV, num. 5368.
17. Aureliae Ruffinae. Questa pietra si trova in Mauls della parrocchia di Stilfes fra
Sterzingen, e Mittenwald. Dopo altri la ha trascritta e pubblicata il lodato Resch, ibidem
nota 185.
18. Marti. Una pietra con questa iscrizioncella della sola voce Marti, si conserva nel
castel Brughiero dell'Anaunia. Ci fu trascritta da un amico nell'anno 1761. Vi sono
quattro altre lapide nel medesimo castello, tutte trasportatevi da Taio, Vervò e Tavone
d'ordine di S.A.R.ma monsig. Giuseppe Marai de' Conti di Thunn, vescovo e principe di
Gurgg, e poi di Passavia, dove morì l'anno 1763. La quarta è di certo C. V. Quintino
figlio di C. V. Fermo Veterano della Coorte quarta. La quinta contiene queste parole
Dis. Conservatoribus pro salute... Dicavit. La seconda e terza convengono interamente
colle due che cominciano Concordiae, e Minervae pubblicate dal marchese Maffei pag.
CCCLXXX come esistenti in Vico Lomasi Vallis Iudicariae. Il P. Gnesotti pag. 259
dice, che non seppe ritrovarle nell'ottobre del 1785 entro la Pieve del Lomasso: un
nostro Religioso369 però in questo stesso momento mi assicura d'averle vedute più volte,
e lette nel cimitero parrocchiale del Lomasso, quella di Concordia nel muro della
chiesa, e l'altra nel muro dell'orto parrocchiale.
491. 1787
Al sig. Gio. Francesco Pedri de' Mandelli arciprete di Garduno.
Unicamente per ubbidirla qui occhiusa trasmettole senza verun ritardo quella
infelicissima Leggenda del suo taumaturgo san Felice, che per servire ad un altro
accozzai già cinque anni370. Prego V.S. R.ma, che voglia scusare la mia povertà, ed
insieme aggradire la mia prontezza. Con che baciandole riverentemente le sacre mani
mi confermo. Trento, s. Bernardino 17 luglio 1787.
Di V. S. molto illustre e R.ma
Umil.mo, div.mo, obbl.mo servidore in Cristo
fra Giangrisostomo di Volano Minore Riformato.
492. 1787.
Al P. Crescenzio da Borgo. Arco. Le Grazie.
Nello stesso momento, che ho ricevuto il foglio di S.P.R. sonomi portato nella
libreria nostra. Ho scartabellato più libri, e finalmente mi è riuscito di trovare qualche
cosa per soddisfare alla divozione della già notami R.M. Maria Celeste Servita: come
pure al desiderio di S.P.R. Sappia dunque, che presso i benemeritissimi Padri
Bollandisti al giorno sedicesimo di aprile, insieme con altri martiri, v'ha una Santa
antichissima, giacché tratta dal martirologio detto Gerominiano, chiamata Santa Celesta
martire, e secondo altri codici Santa Celesia, s. Celeste, s. Calista. Le aggiungo, che
nelle addizioni al Martirologio di Usuardo 14 octob. appresso i lodati Bollandisti v'ha
eziandio un Santo del medesimo nome, voglio dire San Celeste, discepolo di s. Pietro
368
*Tovazzi Variae inscriptiones tridentinae n. 1135.
P. Epifanio da Roncone ex Provinciale.
370
Vedi sopra epist. 265.
369
187
Apostolo, e secondo vescovo di Metz nella Lorena. Bramo di conseguire anch'io un
giorno il bellissimo nome di Celeste: e quindi preghi per me la prelodata Madre,
affinché m'impetri di usare i veri mezzi per giugnere a tal meta, cioè di menare su
questa misera terra celestem vitam, conforme leggesi aver fatto nominatamente il
predetto vescovo san Celeste. Mi aiuti colle sue fervorose preghiere appresso l'infinita
Maestà del nostro buon Dio anche la P. S. R. poiché riverendola sono. Trento, s.
Bernardino 19 luglio 1787.
Di S.P.R. Div.mo, obbl.mo servo in Cristo
Fra Gio Crisostomo di Volano Minore Riformato.
493. 1787
A monsig. Zambaiti Vicario Generale. Trento.
Ill.mo, e R.mo sig. sig. padrone colendissimo.
Fra Giangrisostomo da Volano, umilissimo servidore di V.S. ill.ma, e R.ma, le
notifica riverentemente, che non può approvare le dimande contenute nell'annesso
memoriale gardunese371, perché non ha mai veduto, né gli è riuscito di trovare l'allegata
espressa rubrica, che dicesi concedere agli Ordinari l'autorità di trasferire l'officio di un
Santo da un giorno in un altro di domenica, avendo anzi letto, che secondo le rubriche
del Breviario romano, ed i decreti apostolici, le traslazioni degli offici impediti debbono
farsi in altri giorni, che non siano impediti,ed anche nominatamente, che non siano
giorni di domenica: e ciò quantunque la traslazione si facesse da un'altra domenica372. Si
aggiunge a questo, che l'assegnare a s. Gioachino la domenica 16 dopo la Pentecoste,
che sarebbe una cosa nuova e senza esempio, sarebbe anche molto incongrua, mentre
ne' tredici anni, che seguiranno in appresso nove volte sarà impedita da offici più degni,
cioè da quelli della Natività, del Rosario, del Nome, e della Mercede di maria Vergine,
degli Angioli Custodi, e di s. Matteo Apostolo. Circa poi l'asserzione, che la festa di s.
Felice titolare di quella chiesa parrocchiale, sia stata trasferita dai 14 d'agosto alla
domenica fra l'ottava dell'Assunzione di Maria Vergine, egli suppone, che ciò vada
inteso della sola festa estrinseca, e popolare,non già dell'officio ecclesiastico, e della
Messa: come pure, che così sia stato ordinato soltanto per quegli anni, ne' quali non
cade di domenica il detto giorno 14 d'agosto. = Consegnato in proprie mani li 27 luglio
1787.
In un altro memoriale posteriore il medesimo Pedri ha scritto che la festa de' santi
Titolari suoi fu trasferita li 22 maggio 1772, nella prima domenica dopo li 14 agosto.
Poi mi ha detto, che tale assegnazione fu fatta da monsig. Rodolfi Provicario generale di
Trento.
494. 1787
A monsig. Zambaiti Vicario Generale. Trento.
Ill.mo, e R.mo sig. sig. padrone colendissimo.
Giuseppe Adami custode della chiesa di san Giovanni Battista nel Monte detto di s.
Giovanni, spettante alla comunità di Romarzolo, ed alla parrocchia di Arco, brama, che
nella medesima chiesa venga eretta la Via Crucis, per maggior gloria di Dio, e
vantaggio delle anime. Quindi, atteso l'infrascritto assenso parrocchiale, supplica
riverentemente V. S. ill.ma, e R.ma della sua necessaria licenza per poterla far erigere
da chi etc. Che della grazia etc. Scritto li 28 luglio 1787.
371
372
Memoriale di Gio. Francesco Pedri parroco.
Videsis Cavalerium To. 1, decr. 93, n. 43, 44, p. m. 223.
188
495. 1787
Al P. Antonio Inama da Fondo. Melombardo.
Il sig. abate Alessandro Guarinoni exgesuita mi ha messo all'impegno di pregare
S.P.M.R. per un favore. Egli ha composto quindici e più volumi in 4° di vari documenti
latini, e italiani. Ora tiene molti documenti tedeschi, e vorrebbe continuare con essi la
sua raccolta: ma non intendendo abbastanza quella lingua, e non trovando in Trento un
interprete capace, che glieli faccia italiani, non so da chi, gli fu suggerito non esservi
altro che S.P.M.R. Io ho proccurato di esimerla da così fatto impegno coll'allegargli
l'etade avanzata, ed insieme la salute cagionevole: ma non per questo s'è arreso, anzi mi
ha stimolato a scriverle, e pregarla. Egli teme di non venir favorito per un motivo solo,
cioè per essere sgesuita: ma l'ho assicurato, che S.P.M.R. è religiosa. Veda dunque di
consolarlo, e se non potesse far tutto, faccia almeno parte. L'accerto, che i documenti
sono scritti bene, le pergamene sono distese, non già rotolate, e sono ben conservati. Gli
argomenti loro coll'età sono esposti nella qui occhiusa373. Spero dalla di lei bontà un
gradevole rescritto, e col bacio delle sacre mani resto. Trento 28 luglio 1787.
Di S.P.M.R.
Um.mo, div.mo obbl.mo servo
F. Gio. Crisostomo da Volano.
496. 1787
Al P. Fulgenzio di Cavalese. Cavalese.
Mantengo la data parola, e per mezzo dell'uomo roveretano, che riconduce costà il
mulo del convento, rimando a S.P. il manoscritto Rachiniano, insieme con 1000000
ringraziamenti. L'ho trascritto, ed arricchito di molte annotazioni, che siccome mi
lusingo, non riusciranno affatto inutili a' nostri posteri. A me ogni cosa fa buon pro.
S'ella mi continuerà i suoi favori, renderassi ella pure benemerita de' medesimi posteri.
L'usare somiglianti attenzioni è stato sempre proprio de' claustrali, ed in essi lodato.
Vivo con buona speranza, e ringraziandola di bel nuovo, mi raccomando in precibus, e
resto. Trento 29 luglio 1787.
Suo div.mo, obbl.mo servo
F. Grisostomo.
497. 1787
Al P. Lodovico da Vicenza Riformato. Vicenza. S. Giuseppe.
Godo, che la mia notizia sia giunta in tempo di poter servire all'eruditissimo P.
Gaetano (Girolamo Macati da Sarcedo) cui professomi obbligatissimo e per
l'accoglimento, che le ha fatto, e per il regalo della sua bellissima dissertazione sopra
l'Origine della città di Vicenza, che s'è compiaciuto di farmi. Assicuro la P.S.M.R. e le
protesto ingenuamente, che tosto la ho letta tutta tutta con singolar piacere, e che di tal
lettura ne sono rimasto appieno contento, e soddisfatto. Ella mi fa sperare fondatamente,
anzi tenere per certo, ch'eziandio la dissertazione intorno alle monete vicentine, e la
descrizione delle Podestarie del Vicentino, ambidue opere, che stanno ancora tra le mani
del lodato Padre, saranno veramente degne della pubblica luce374. Il Signor Iddio gli
doni vita, e sanità, perché possa ridurle a così fatto fine.
373
374
Sono degli anni 1609, 1610, 1628, 1631, 1640, 1651, 1663, 1665, 1678, 1697, 1700 e poi altri d'altri anni.
Ho trattato con questo Padre in Trento li 28 e 29 agosto 1788. Partì li 30.
189
Qui occhiuso troverà il ricercato documento, tal quale sta nel mio manoscritto375.
Contiene tutto l'essenziale, che ha la pergamena, e voglio credere, che non cercherassi
di più. Gli altri due, che seguono, forse potranno essere di qualche uso nella descrizione
delle Podestarie376. Il resto fu aggiunto per empire la pagina. Tengo delle altre notizie di
persone vicentine, nominatamente della nob. sig. Florida figlia, ed erede del nob. sig.
Alberto di Vivaro; ma non le credo interessanti. Quindi ringraziando la P. S. M. R. ed il
mentovato P. Gaetano de' loro favori, senza più passo a raffermarmi. Trento, s.
Bernardino 3 agosto 1787.
Di S.P.M.R.
Umil.mo, div.mo, obbl.mo servo
F. Gio. Crisostomo di Volano Minore Riformato.
498. 1787
Al P. Benedetto d'Ampezzo Riformato. Valdagno.
Rev. Padre sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Invidio la buona sorte, che il signor Iddio dona alla P.S.R. di trovarsi in paesi, dove
ancor si pensa, e si opera all'antica. Qui tutto riesce nuovo, e per questo motivo non
ardisco di accettare l'offerta, che mi fa di più copie delle nuove vite de' nostri tre Beati
novelli Pacifico, Tommaso, e Niccolao; ma mi ristringo ad una sola, con patto però
assolutissimo, che lasci a me celebrare le due sante Messe, ed ella non vi metta altro,
che l'incomodo. Quando dunque farà la detta spedizione faccia pure l'applicazione delle
Messe, mentre io subito, che avrò ricevuto l'involtino le celebrerò. Ma non lo spedisca
per la posta. Veda di trovare altro incontro. Forse sarà bene farlo capitare a Bassano.
Noi non possiamo avere alcuna comunicazione con Roma, e quindi non abbiamo
ricevuto alcun avviso di là rapporto ai predetti Beati. Attesa poi la nostra situazione
presente suppongo, che non faremo alcun triduo. Non sarà poco, se potremo fare gli
offici, e dire il Pater noster. Ultimamente fu soppresso il santuario de' PP. Serviti di
Weissenstein intorno a Bolgiano. Fu intimata la soppressione al convento de' PP.
Cappuccini di Arco. Fu soppressa la chiesa curata di s. Tommaso in Roveredo, e la
chiesa di s. Giuseppe pur in Roveredo. Levate di chiesa le sacre immagini ecc., ma
basta, basta. L'amministratore de' beni de' monasteri soppressi in Roveredo ha fatto un
fine corrispondente alla sua perfidia377. Egli si mostrò fervoroso per la soppressione del
monastero di s. Carlo delle nostre povere Clarisse a segno tale, che più volte fu sentito a
dire, che se non uscivano presto le avrebbe gittate nella loro cisterna. Ma che? Costretto
a rendere i conti della sua amministrazione fra breve tempo, preparò dell'acqua nella
detta cisterna, scrisse un viglietto, in cui diceva, che credeva minor male il cadere nelle
mani di Dio, che in quelle ecc. e si buttò nella medesima cisterna, dove morì. Il di lui
cadavero poi d'ordine sovrano fu seppellito da birri mascherati nelle ghiare del fiume
Lenno, da niuno compassionato, ma piuttosto da tutti schernito. E così la di lui famiglia
è andata in malora. Finisco pregandola caldamente, che vogliami aiutare appresso
S.D.M (Sua Divina Maestà) colle sue fervorose orazioni, e riverendola resto. Trento 9
agosto 1787.
Suo div.mo, obbl.mo servo
F. Gio Grisostomo di Volano.
375
In Compendio diplomatico num. 121, anno 1516.
Ibi num. 1 e 115.
377
Francesco Tacchi di Roveredo.
376
190
499. 1787
Al sig. don Giuseppe Rosa di Trento. Lana.
Piacerebbe ancor a me, che la tabella de' casi riservati si potesse aver sempre alle
mani nell'Ordinario del divin officio, come l'hanno i diocesani non solamente di Feltre,
ma eziandio quelli di Trevigi, di Gorizia, e del Sirmio. Ora però non è tempo da parlare
di tal novità rapporto a noi, perché riuscirebbe ingrata e rincrescevole, giacché sarebbe
dispendiosa. Quando al detto Ordinario trentino per suggerimento dell'autore sig. abate
Belli furono aggiunti li casi morali, e rituali da discutersi di mese in mese, fu accordato
allo stampatore vescovile, che per ogni copia esiger potesse un carentano più del solito.
Se ora si aggiugnessero i casi riservati, egli senza dubbio vorrebbe un altro carentano.
Per tale accrescimento si lagnerebbero tanti ecclesiastici non solamente non confessori,
ma eziandio confessori, e forse porterebbero più oltre le loro lagnanze con danno dello
stampatore, e con disturbo della Curia vescovile. Io per averli sempre in pronto li tengo
scritti di mia mano. Così potrebbero fare anche altri. L'Ordinario di Gorizia del 1783
prescrive, che parochi bis in anno verbis honestis casuum reservatorum tenorem populo
exponant.
Per ovviare agl'inconvenienti, che mi accenna V. S. molto illustre, e molto rev.
basterebbe, che due volte all'anno ciaschedun parroco facesse leggere la tabella de' casi
riservati al suo clero congregato per le solite conferenze de' mesi: e fors'anche
basterebbe, che venisse dappertutto eseguito il precetto vescovile, che l'accennata
tabella stia esposta in ogni confessionale, ed in ogni sacrestia. Meglio di tutto poi
sarebbe, che non ascoltassero confessioni quelli, che toties quoties assolvono tutti ad
occhi chiusi, e senza far molte parole. Non ostante il fin qui detto parlerò con monsignor
Vicario Generale, ed eseguirò i di lui ordini. Parlerò pure circa l'altro punto col sig.
Monauni. Son restato sorpreso anch'io vedendo, che il moderno R.mo sig. parroco di
lana non dicesi dell'Ordine Teutonico, sapendo per altro, che a tal Ordine apparteneva in
addietro quella chiesa, siccome appare dal qui occhiuso foglietto378: ma non ho mai
parlato, supponendo, che fosse seguita qualche mutazione, cosa, che ora riesce tanto
facile da credersi. Finisco in un colla carta riverendola, e dicendomi. Trento, s.
Bernardino 10 agosto 1787.
Suo div.mo servo in Cristo Fra Grisostomo.
500. 1787
Al sig. abate Alessandro Guarinoni di Trento. Civezzano379.
Con singolare contento, e piacere qui occhiusa trasmetto a V. S. illustre la risposta
del nostro P. Antonio da Fondo, affinché veda con quanta prontezza, e con qual
sentimento assume l'impegno di servirla. Mandi dunque a me alcuni di que' documenti,
che brama tradotti, mentre io con prima sicura occasione gli spedirò a Mezzolombardo.
E facendole una divotissima riverenza mi professo. Trento, s. Bernardino 12 agosto
1787.
Di V.S. ill.ma
Umil.mo, div.mo, obbl.mo servo in Cristo
Fra Gio. Crisostomo da Volano Minore Riformato.
501. 1787
378
Catalogus plebanorum Lanensium.
Nato 20 settembre del 1722. Fu sorpreso dall'apoplessia li 2 maggio 1791 a s. Martino di Trento. Fu sorpreso
da un altro colpo nella contrada della Morte li 10 dicembre 1792, e morì li 12 dic. 1792.
379
191
Al sig. abate Alessandro Guarinoni. Civezzano.
Rendo certa V.S. ill.ma, che ho ricevuto l'invoglio, co l'annessa pergamena, e così
libretti380 etc. Farò passare il tutto con prima occasione sicura di qualche nostro Terziario
a Mezzolombardo al noto P. Antonio, e spero, che farà il possibile per renderla
soddisfatta e bene, e presto. Il Signor Iddio gli doni vita, e salute. Per altro V.S. ill.ma
eccede in bontà, e attenzione. Son rimasto confuso, e così credo, che succederà eziandio
al detto Padre. Ella proccuri di conservarsi, e viva sicura, che io sarò sempre quel desso,
che riverendola mi professo. Trento, s. Bernardino 21 agosto 1787.
Di V. S. ill.ma
Umil.mo, div.mo, obbl.mo servo nel Signore
Fra Gio. Crisostomo di Volano.
502. 1787
A don Benedetto Tovazzi. Volano.
Appena veduto il vostro carattere sospettai di ricevere qualche tristo avviso.
Tutt'altro però ebbe di mira il mio sospetto. E come mai poteva io pensare, che così
presto avesse da finire i suoi giorni la nostra cara nezza Lucia?381 ma il Signor Iddio così
ha decretato, conviene rassegnarsi, e pazientare. Io avrò premura, e attenzione di
suffragarla, ed affinché altrettanto faccia eziandio il nostro fratello Massimo gli ho
scritto questa mattina. Raccomanderò pure al medesimo Iddio il neonato pronipote
Cristoforo Giuseppe acciocché ce lo conservi, e lo faccia riuscire un buon cristiano. Vi
assicuro, che stammi a cuore li nostri nipoti, sempre temendo, che vengano levati382, e
portati nelle Fiandre, o che per motivo di loro abbia da soggiacere a disturbi, e danni la
famiglia. Per questo li raccomando a Dio caldamente, e continuamente. Li raccomando
anche a voi, e salutandovi di tutto cuore con tutti li domestici, parenti, ed amici resto.
Trento, s. Bernardino 21 agosto 1787.
Vostro aff.mo fratello
Fra Crisostomo.
P.S. Ho trovato ultimamente, che nell'anno 1460 visse in Volano Laurentius a
Tovatio di Volano, e nel 1501 vissero in Calliano Iacobus Scalabrinus, et Gotardus filii
quondam Melchioris a Tovatio, tutti di Calliano. Che nel 1510 visse Iacobus dictus
Scalabrinus filius quondam Melchioris a Tovatio de villa Calliani; e nel 1541
Matthaeus Scalabrinus di Calliano. Nel 1739 fiorì un Conte Gio. Battista Scalabrini di
Modena.
503. 23 agosto 1787
Al P. Ercolano Oberrauch. Insprugg.
Adm. Rev. et clarissimo atri Oberrauchio
F. Ioannes Chrysostomus de Avolano.
Ad manus meas cum expetita facultate rediit Directorium divini officii, quod
excell.mo Gubernio exhibuit A.R.P.S. Debitas igitur grates eidem rependo, etiam
nomine nostri P. Provincialis, qui cum primum poterit, pro aliquo grati animi
monumento chartam tabaci adiiciet, transmittetque. Valeat. Tridenti X cal. sept. 1787.
504. 1787
380
n. 16.
Lucia uxor Ioannis Baptistae de Raphaelis.
382
Perché Giuseppe II vuol far tutti soldati.
381
192
Al P. Antonio da Fondo. Melombardo.
Avendo spedita la graziosa risposta di S.P.M.R. al noto sig. abate Guarinoni,
coll'avviso, che mi mandi alcuni documenti,mi ha mandato quanto contiensi
nell'invoglio, che riceverà dal latore della presente. Le aggiungo la lettera del medesimo
sig. abate, affinché veda quai sentimenti egli nodrisca verso di lei. Confido, che
aggradirà la di lui attenzione mostrata coi sedici libretti383, e colla carta da scrivere, e
colla promessa del resto ad opera compita384. Prego il Signor Iddio, che le doni buona
salute per questo, e per ogni altro impegno, e baciandole riverentemente le sacre mani
resto. Trento, 24 agosto 1787.
505. 1787
Al sig. Gioseppe Antonio de Menghin Provicario Generale. Trento.
Ill.mo, e R.mo sig. sig. padrone colendissimo.
Fra Giovanni Crisostomo da Volano servidore umilissimo di V. S. ill.ma, e R.ma
crede, che la dimanda contenuta nel qui annesso memoriale Gardunese non possasi
accordare, perché siccome avvisa ed insegna il Cavalieri To. 1, decr. 93, num. 44,
l'Ordinario non tiene l'autorità di trasferire alcun officio perpetuamente impedito in
veruna domenica: e ciò quando anche l'impedimento succedesse in un'altra domenica. A
questo aggiugne, che il fissare l'officio di s. Gioachino nella domenica sedicesima dopo
la Pentecoste sarebbe una cosa incongrua,mentre non solamente non è sempre
disimpedita da officio doppio; ma anzi spesso trovasi occupata da offici esclusivi del
gioachiniano. In fatti ne' dieci ultimi anni sei volte fu occupata da offici tali, cioè da
quelli della Natività, del SS. Nome, e della Mercede di Maria Vergine, e da quello de'
santi Angioli Custodi. Ne' tredici poi, che verranno in seguito al corrente, nove volte
sarà pure impedita dagli accennati offici, e da quelli del ss. Rosario, e di s. Matteo
Apostolo. Eccettuata la sola festa della ss. Trinità, tutte le altre feste domenicali dopo la
Pentecoste trovansi annesse o a qualche domenica infra octavam, oppure alla prima,
seconda, terza, quarta di qualche mese ecc.
Scritto li 4 settembre 1787.
P.S. Li 5 fu da me il R.mo sig. arciprete Pedri, e l'ho persuaso di non chieder più la
detta fissazione né al vescovo, né al Papa: ma bensì di trasferirlo a tenore delle rubriche
generali del Breviario senza smuovere nel calendario corrente li Santi già riposti.
506. 1787
Al P. Benedetto d'Ampezzo. Valdagno.
Nell'atto, che reco avviso alla P:S.R. di esser giunti nelle mani mie i libri
desiderati385, l'avviso pure, e la rendo certa, che oggidì sono state celebrate le due ss.
Messe secondo l'intenzione del suo R. P. Guardiano, e la ringrazio vivamente del
favore, che mi ha fatto con suo incomodo. Le fo sapere altresì, che da Verona fummo
ragguagliati minutamente del solennissimo triduo celebrato dai loro Padri ne' giorni
2,3,4 del corrente ad onore del nuovo Beato Pacifico da Sanseverino. Il relatore, ch'è un
gentiluomo di Trento (Lorenzo Zambaiti di Vezzanburg) ha commentato con termini
superlativi la funzione, l'apparato, ed i Padri suddetti. Replico, che noi non faremo
niente, anche per esser ormai scaduto il tempo notato dalla Bolla. Pazienza eziandio per
383
Ha rimandato i libretti.
Spedito li 4 settembre. Alia die 15 novembre 1787.
385
Due libri della vita de' tre Beati Niccolao Fattore, Pacifico da Sanseverino, e Tommaso da Cori francescani.
384
193
questo. Il mio Direttorio è ritornato intatto da Insprugg benché contenga i tre Beati
novelli, e così l'ho stampato. Ai 18 di questo li PP. Cappuccini d'Arco dovranno finire di
evacuare quel convento loro386. Gli austriaci andranno a Roveredo, ed i trentini tutti
verranno sul Trentino. Ma è voce comune, che durerà poco anche il convento di
Roveredo. Nell'Anaunia, o sia Valle di Non, vi è una grossa compagnia di malandrini,
che infestano le strade. Onde sonovi stati mandati molti soldati, e stanno in arme anche
altri paesani. Qui, ed in altri luoghi del Trentino, la gragnuola ha cagionato de' mali
grandi. Fu straordinariamente grossa. La ringrazio un'altra volta de' suoi favori, mi
raccomando in precibus, e riverendola resto. Trento 15 settembre 1787.
Suo div.mo, obbl.mo servo ed amico
F. Grisostomo.
507. 1787
Al sig. don Benedetto Giuseppe Girolamo Tovazzi. Cimone.
Rev. sig. e nipote carissimo sia lodato Gesù Cristo Sig. nostro.
Ieridì sono stato alla Casa di Correzione per soddisfare al mio sacro impegno, ed ho
ritrovato ridotto a mali passi Giambattista Lorandi da Covalo cimonese mio penitente.
Egli teme di morire, e di morir presto387. Quindi brama di parlare avanti a Giustina sua
moglie, e mi ha pregato instantemente, che senza verun indugio le faccia noto il detto
suo desiderio. Io dunque commetto a voi l'annunziare alla mentovata donna quanto vi
ho esposto, e di esortarla a compiacerlo assicurandola, ch'egli ora è ben disposto, e
rassegnato alle sempre adorabili ordinazioni di Sua divina Maestà, benché molto gli
dispiaccia il lasciare in miserie li suoi figliuoli. Confido, che farete quest'opera di pietà;
e salutandovi di tutto cuore mi dico. Trento, s. Bernardino 17 settembre 1787.
Vostro aff.mo zio
Fra Gio. Crisostomo.
508. 1787
Al sig. Francesco Vigilio Barbacovi. Civezzano.
Ill.mo, e sapientissimo sig. sig. e padrone colendissimo.
Que' tre opuscoli del P. Benedetto Bonelli, che acquistar desidera per mezzo di V.S.
ill.ma l'erudito suo cavaliere veneto388, sono riferiti dalla raccolta mandelliana To. 41,
pag. 32, 37, 38, nella serie de' creduti tuttavia inediti, conforme avvisasi alla pag. 25.
Rapporto a quello de Tirolensibus, sive utriusque Rhaetiae antiquitatibus, il quale
come manoscritto ricordasi anche dal signor Conte Gio. Maria Mazzucchelli negli
Scrittori d'Italia verbo Bonelli, confesso, che l'ho cercato già molti anni, e non ho mai
avuto la sorte di poterlo vedere. La Lettera sopra le lapide trentine fu spedita al sig.
Donati di Lucca senza ritenerne qui a Trento né pur una sillaba. Probabilmente però il
medesimo Donati avrà fatto uso di essa nel suo Supplemento ad novum thesaurum
veterum inscriptionum di Lodovico Antonio Muratori, secondoché ha promesso. Della
Risposta alle ricerche letterarie del sig. abate Cesare Orlandi gliene annetto qui una
copia, quantunque abbia motivo di supporre, che il mentovato sig. Orlandi o tutta, o in
parte l'avrà inserita nelle Sue addizioni all'Iconologia del celebre cavaliere Cesare Ripa,
ristampata in Perugia presso Pietro Giovanni Costantini in cinque volumi in 4° grande,
giacché a tal fine la chiese. Io non ho mai veduti Fastos Tyrolenses del signor canonico
386
Sonovi alcuni ancora nel novembre.
Guarì poi, e ritornò a casa sua nel 1787.
388
Loschi modenese, dimorante da molto tempo in Venezia.
387
194
Giuseppe Resch. So però, che sono più volte allegati da lui stesso nel To 1 Annalium
Eccl. Sabion. nunc Brixinen., stampato nell'anno 1755, e credo, che per aver la
desiderata notizia del loro prezzo gioverà il far capo a Bressanone, dove probabilmente
gli avrà stampati, siccome Brixinae stampò eziandio Seriem episcoporum Brixinensium
l'anno 1748. Monumenta veteris ecclesiae brixinen. l'anno 1765 e Supplementum ad
monumenta brixinensia, una cum epitaphiis, et inscriptionibus in ecclesiis conterminis,
et vallis Pustrissae l'anno 1776, ed il libro intitolato Aetas millenaria ecclesiae
Aguntinae in Norico, sive Inticensis in Tyroli l'anno 1772. Ogni volta, che V. S. ill.ma
mi crederà capace di poterla servire, mi comandi pur liberamente, poiché sempre
troverammi quel desso, che con un riverentissimo inchino mi professo. Trento, s.
Bernardino 20 settembre 1787.
Di V.S. ill.ma e sapientissima
Umil.mo, div.mo, obbl.mo servidore
Fra Gio. Crisostomo di Volano Minore Riformato.
509. 1787
Al P. Davide Gara da Tiarno. Cavalese.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Non s'incomodi altro per farmi vedere l'orazione funebre del fu signor abate
Benedetto Bonelli, mentre la ho veduta preso altri, ed ho già tratto da essa ciò, che mi ha
piaciuto, per impinguare l'articolo, che del lodato Bonelli aveva fatto nella mia
qualunque siasi Biblioteca tirolese. Anzi le fo sapere, che domenica sera me ne ha
mandato, e donato una copia l'ill.mo sig. consigliere Bonifacio Bonelli, cui oggidì sono
stato a rendere le dovute grazie. Non so come l'autore di detta orazione abbia traveduto
nel leggere il mio elenco, dove sta espresso chiaramente, che il sig. Bonifacio fu creato
consigliere aulico nel 1769390 e che lodasi dal Conte Mazzucchelli vol. 2, parte 3. Non è
vero, che il P. Benedetto Bonelli nostro abbia proposto il suo signor nipote all'emm.mo
cardinale Garampi per direttore gradolitano: avendo soltanto pregato il Garampi, che
proccurasse al nipote una cattedra di Germania. Io ho veduto tutto il carteggio passato
tra Garampi, e Bonelli. Per altro l'orazione fa molto onore al signor abate Bonelli, ed al
Padre Bonelli. Siane grazie a Dio Signor nostro clementissimo. Amen. Trento 25
settembre 1787.
P. S. Ai 12 è morto il sig. curato di Stenico, ed ai 24 in Bolzano il sig. Isidoro
Salvadori di Trento.
389
510. 1787
Al sig. don Cristiano Rigoni. Asiago.
Ancor io tosto, che nella Gazzetta trentina de' 7 agosto lessi le feste de' Pinzolesi
per la Beata Giovanna Maria come discendente della loro nobile famiglia Bonomi,
restai sorpreso da forte maraviglia, e stupore391. Perciò ne parlai contro a diversi,
mostrando anche loro la sodissima dissertazione del sig. abate Agostino dal Pozzo, e
nominatamente a monsig. Vicario generale; ma tutto senza verun pro. Il detti pinzolesi
già tengono una reliquia della Beata, loro donata da sua ecc.za Eleonora Collalto
Capello: hanno eretto un altare alla medesima Beata, e tentano di ottenere l'officio di
essa per tutta la diocesi di Trento. Mostra dell'impegno in loro favore il Padre
389
Normale è Degara.
Cessò d'esser consigliere gli 8 ottobre 1787.
391
Videsis Diar. nost, 1, pag. 1103, al 5 agosto 1787.
390
195
Provinciale de' Cappuccini (Vincenzo Fortunato Slop di Trento). Per questi motivi io
non posso parlar altro; e quindi né pure far passar oltre il viglietto bassanese. Chiedo
scusa dunque a V. S. molto illustre e molto rev. se rapporto al medesimo non la servo.
Per altro credo, che facilmente potrà renderlo pubblico col mezzo della Gazzetta veneta;
e poi notar l'errore de' pinzolesi nella vita più ampia, che verrà stampata dal sig. abate
Conte Lombardi. Finisco dimandandole scusa un'altra volta; e baciandole la sacra destra
la riverisco, e mi professo. Trento 13 ottobre 1787.
Suo umil.mo, div.mo, obbl.mo servo
Fra Gio. Crisostomo di Volano.
Seorsim.
Il R.mo sig. arciprete Marco Pezzo, cui mea obsequia, forse aggradirà di sapere per
le sue storie de' Cimbri, che quel Giovanni Marangoni vicentino, protonot. apost. e
canonico della cattedrale d'Anagni, morto in Roma con segni di molta pietà l'anno 1753,
di 80 anni, il quale come letterato, ed autore di non pochi libri si trova lodato nella
Storia letteraria d'Italia vol. 7, pag. 632, può credersi oriondo da Folgaria, giacché
siccome ho imparato da una pergamena, nell'anno 1581 certo Iacobus quondam
Laurentii Marangoni de Fulgaria habitator Thienis districtus Vincentiae, ha venduto a
Leonardo suo fratello tutta la sua eredità paterna, e materna, che aveva in Folgaria,
consistente in campi, prati, vignali, ed altri beni392. Così pure, che un Beatus Philippus
de Fulgaria dell'Ordine di s. Girolamo della Congregazione del Beato Pietro Pisano,
rammentasi dai PP. Bollandisti To. 3 iunii pag. 532 e dal p. Giambattista Saionello in
Historicis monumentis dicti Ordinis Lib. 1, cap. 16. Che dal medesimo P. Saionello ibi
cap. 22, si loda come venerabile un fra Pietro Rella di Folgaria laico del predetto
Ordine, e morto in Trevigi li 27 aprile 1634 e finalmente, che fu di Folgaria il P.
Ippolito Graser piissimo Religioso di questa nostra Riformata Provincia trentina di san
Vigilio, graduato, e scrittore di più libri dati alle stampe. Morì di anni 68 nel giorno 31
ottobre 1765 in questo convento di Trento.
511. 1787
Al P. Emmanuele Pasini da Riva. Arco. Le Grazie.
Voleva rispondere in forma al quesito intorno al caso si Epidoro; ma per mancanza
di tempo non ho potuto, né posso, stando per partire il P. Letterario. Dico adunque in
succinto, che la pratica del medesimo Epidoro è affatto nuova, e contraria alle rubriche
del Breviario romano tit. 10 de Translat. festorum num. 1, dove si ha, che le feste
occorrenti a vigilia Pentec. usque ad festum Trinitatis inclusive debbono trasferirsi in
primam diem festo duplici, vel semiduplici non ompeditam. Il lunedì dopo la festa della
ss. Trinità è impedito sempre dalla festa doppia del perziosissimo Sangue di N. S. Gesù
Cristo, Dunque etc. Il privilegio accordato alla Purificazione, ed Annunziazione di
Maria Santissima, ed alla Natività di s. Giovanni Battista, è singolare. Onde nel decreto
del 1736 emanato per lui sta scritto: Caetera autem festa sollemniora occurrentia in
dicta die Corporis Christi, transferantur infra octavam in primam diem non impeditam.
Spero, che questo poco basterà per risposta all'amico. Addio. Trento, s. Bernardino 31
ottobre 1787.
512. 1787
392
Compendium diplomaticum num. 97, e Bibliotea Tirolese, To. 3, pag. 1340, articolo 860.
196
Al P. Giorgio Menegucer da Cles. Melombardo.
Frater Chrysostomus de Avolano P. Georgio de Clesio. S.
Significasti mihi nuperrimis tuis literis, quod in austriacae ditionis partibus, statim
post Missam illam, quam Canticorum Normalium appellant, danda populo est
benedictio cum augustissimo Eucharistiae Sacramento in pyxide clauso: quodque
idipsum praestandum post Litanias Sanctorum, quae vesperarum loco canendae sunt.
Petisti autem
1. An sacra pyxis e tabernaculo extracta pro dicta benedictione impertienda, sit
thurificanda?
2. An coram ea canendus sit versus Tantum ergo?
3. An sacerdos populo benedicens cum eadem pyxide sacrosancta manus suas velo
humerali cooperire teneatur?
4. An idem sacerdos, dum praefatae Litaniae canuntur, habere deberat pluviale?
Huiusmodi quaestiunculis aegre admodum respondeo, quia probe novi, meum non
esse constitutiones imperiales exponere. Nihilominus quondam compellor, audeo dicere,
quod nisi secus ferant eaedem constitutiones, quibus nec apicem quidem per me
additum, vel detractum volo, congruum, laudabile, decens, ac ritibus S.M.E.R. (=Sacrae
Matri Ecclesiae Romanae?) conforme erit, sacram pyxidem thurificare, versum Tantum
ergo canere, ac velo humerali manus tegere, iuxta petita num. 1, 2, ac 3. Haec adeo
certa, et communi usu hactenus probata sunt, ut ritualium librorum, aut rubricistorum
allegatione opus nequaquam sit. Ad abundantiam tamen placet allegare Caeremoniale
Prov. s. Vigilii pag. 167 ac seqq. Circa ultimam vero quaestiunculam aio, quod manente
Hippolyto a Portu apud citatum Caerem. pag. 173 nota a, potest Sacramentum exponi a
sacerdote superpelliceo tantum, et stola induto; ea tamen conditione, ut nullum habeat
sacerdotem assistentem: dedecere enim videtur, ut iisdem prorsus sacris vestibus
induantur et officiator, et assistens. Sic salva reverentia praefatis constitutionibus
caesareis censens, te optime valere iubeo. Tridenti ex conventu s. Bernardini 12 nov.
1787.
Nota. Il P. Giorgio mi ha pregato per parte del sig. curato di Spor Minore
nell'Anaunia don Giovanni Giulio Chilovi da Taio, ch'ebbe una disputa col sig. Conte
Carlo di Spaur.
513. 1787
Al sig. don Giacomo Maria Weber. Calliano.
Rev. sig. e fratello carissimo.
Gli do parte, che ultimamente ho fatto il mio testamento. Con prima occasione
glielo darò da leggere; e frattanto l'avviso, che se celebrerà delle sante Messe per
l'anima mia, saranno anticipate. e da me applicate. Gli sospiro ogni bene, vero e
pregandolo di tenermi sempre raccomandata al Signor Iddio, gli fo un riverente inchino,
e resto. Cognola 30 novembre 1787.
Sua div.ma, obbl.ma sorella
Teresa.
514. 1787
Al sig. Provicario Generale Menghin. Trento.
R.mo sig. sig. e padrone colendissimo.
Rimandando le carte comunicatemi aggiungo loro per ubbidire a V. S. R.ma, ciò,
che parmi di poter dire intorno alle medesime. Dico adunque in primo luogo, che lo
197
scrupolo de' comunisti393 di Strada sul titolo di quella chiesa de' già soppressi Frati
Carmelitani, mi sembra soverchio, poiché l'instrumento394 della consacrazione di essa,
scritto nel giorno in cui venne fatta, q9 luglio 1530 ha consecravimus ecclesiam sanctae
Mariae de Gratiis erectam in Villa Stratae, nec non altare maius in ea existens, ad
honorem Omnipotentis Dei, et Intemeratae Mariae Virginis, in qua ecclesia moratur V.
P. . Thomas de sancto Felice Ordinis Carmelitarum. Poi dedicavimus tria altaria in
dicta ecclesia s. Mariae existentia: finalmente Datum, et actum in dicta ecclesia s.
Mariae de Strata395. Si parla della medesima chiesa eziandio nelle Memorie delle
Giudicarie stampate in Trento l'anno scorso 1786, pagg. 172-173, e dicesi eretta innanzi
l'anno 1502, da varie persone divote della Santissima Vergine sotto il titolo delle
Grazie, o sia Madonna delle Grazie. Confessano gli stessi comunisti nel memoriale
presentato al sommo Pontefice396, che prevale l'antico uso de' Carmelitani per il titolo
del Carmine, e che soltanto dall'antico istromento della consegrazione hanno rilevato
essere il titolo di essa chiesa sotto l'invocazione di s. Maria Maddalena, non
distinguendosi quale delle due sia. L'istrumento397 però, siccome sopra fu notato, la
chiama sempre ecclesiam sanctae Mariae senza Magdalenae, e solamente dove si
concedono le Indulgenze ai divoti di essa, si legge: in festo quolibet sanctae Mariae
Magdaleane, cuius consecrationem ad eius etiam laudem et honorem. Quell'etiam vuol
dire, che s. Maria addalena fu nominata come titolare secondaria, non già come
principale. Io dunque credo, che non siavi alcun bisogno di chiedere la facoltà di poter
eziandio nell'avvenire continuar la pratica de' Carmelitani per nominarla, ed onorarla
come chiesa della Madonna del Carmine: ed in conseguenza, che possa celebrarsi la
festa di tal titolo coll'ottava senza un nuovo indulto, in vigore delle rubriche generali del
Breviario romano ti. 7. num. 1, et alibi. L'unica cosa, che occorre da dimandar si è di
poter celebrare tal festa nella prima domenica dopo i quindici di luglio.
Secondariamente quantunque mi dispiaccia molto, che vogliansi sminuire le feste
sante col trasportare nelle domeniche quelle, che per altro corrono tra la settimana, pur
dico, che la dimanda degli stradesi di poter celebrare l'anniversario della consecrazione
dell'accennata chiesa nella prima domenica di luglio, acciocchè celebrandosi nel giorno
19 del medesimo,in cui fu fatta, non coincida di tanto in tanto colla festa del titolo, può
passarsi, ed approvarsi.
In terzo, ed ultimo luogo son d'avviso, che l'indulto conceduto ai pinzolesi398 di
poter celebrare con officio, e Messa la festa della Beata Giovanna Maria Bonomi399,
apparentemente non contiene alcun difetto. Il sommo Pontefice può concedere l'officio
di qualunque Santo a tutto il mondo, ad una nazione, ad una diocesi, ad una città, ed
anche ad una villa. Dicesi conceduto alle preghiere de' pinzolesi senza veruna causale.
Ma si sa, che l'hanno chiesto supponendo, che la Beata Bonomi sia stata originaria di
Pinzolo, giacché hanno manifestato tal supposto nella Gazzetta trentina de' 7 agosto
1787 e nella vita della stessa Beata stampata in Trento nel medesimo anno 1787. A me
pare, che così fatto supposto sua stato egregiamente scartato dal signor abate Agostino
del Pozzo nella Dissertazione della patria, e della vera famiglia della Beata Giovanna
393
Ita ipsi se nominant.
Videsis nostrum Compendium diplom. num. 205.
395
Id est de Strata plebis Boni.
396
Pio sesto Braschio.
397
Nell'istrumento del 1530 non poté indicarsi s. Maria Maddalena de' Pazzi vergine Carmelitana, perché morì
nel 1607 e fu canonizzata nel 1669.
398
Pinzolesi di Randena.
399
Vide ipsum in nostro kalendario tridentino Reformato nota 95.
394
198
Maria Bonomo, pubblicata colle stampe di Bassano nel 1783, in 8°, e temo, che i
pinzolesi verranno tacciati nella vita più ampia della Beata, che ora si scrive in Venezia.
Io non vorrei disgustarli punto; e quindi penso, che sarebbe bene il chiedere lo steso
indulto per tutta la diocesi trentina, coll'aggiunta nella prima lezione propria dell'officio:
ut eam in Tridentino Sanctae Clarae monasterio degentem a Sancto etc.400 potendosi
allegare per motivo la grazia fatta ai pinzolesi trentini, l'essere stata figlia di madre
nativa d'un luogo in oggi spettante alla medesima diocesi. e l'essere stata tre anni
educata in Trento. Rapporto a questo però, e ad ogn'altro mio debole pensamento, mi
rimetto al savio giudicio di V. S. R.ma, e col bacio delle sacre mani resto. S. Bernardino
30 novembre 1787.
Di V.S.R.ma
Umil.mo, div.mo, obbl.mo servidore in Cristo
Fra Gio. Grisostomo da Volano.
Nota. Il memoriale degli stradesi dalla S. C. de' Riti fu mandato al vescovo di
Trento con data di Roma 10 marzo 1787, e con rodine, che lo rimandi a Roma colla sua
informazione, an veritate nitantur exposita.
515. 1787.
Al P. Gio. Francesco da Mechel. Cles.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Al dubbio propostomi da S. P per parte del M.R. signor curato di Tueno (Giovanni
Paolo Arnoldi Tuenate) rispondo francamente, che occorrendo uno eodemque die
qualche anno la consacrazione della chiesa cattedrale di Trento, e della curata di Tueno,
ambedue doppie di prima classe, il lodato signor curato faccia della sua curata, come più
degna, perché propria, e trasferisca l'altra della cattedrale nel primo giorno, che nel
calendario di quell'anno troverà vacuo, e disoccupato da officio di nove lezioni, ma
d'obbligo, e non votivo de Sacramento, vel Conceptione etc.
Il dire, che qualche anno cade nella domenica seconda dopo san Martino la
consegrazione della chiesa cattedrale di Trento401, nel qual domenica cade altresì
sempre la consegrazione della predetta curata, da me credesi uno sbaglio di penna,
perché troppo è manifesto, che tra gli undici, e dicidotto di novembre non possono
cadere due domeniche. La prego de' miei più distinti rispetti al prelodato signor curato,
e riverendola resto. Trento, s. Michele 8 dicembre 1787.
Suo div.mo, obbl.mo servo
F. Giangrisostomo da Volano.
516. 1787
Al P. Antonio da Fondo. Melombardo.
Di tutto cuore ringrazio la P.S.M.R. del favore, che s'è degnata di farmi col
compendiar, e tradurre le carte tedesche del signor abate Guarinoni. Egli ancora è
rimasto assai soddisfatto, la ringrazia, e protesta, che poi mi darà da mandarle dell'altro
ecc. Se mai valessi anch'io in qualche conto, mi comandi liberamente, che sempre avrò
piacere di ubbidirla; e frattanto col bacio delle sacre mani mi professo. Trento, 14
dicembre 1787.
400
Fu conceduto da Pio VI per tutto il clero di tutta la diocesi trentina li 24 gennaio 1789. Videsis Kalend.
tridentinum nostrum, nota 106.
401
Voleva dire la consegrazione della cattedrale, e la consegrazione delle basiliche de' ss. Pietro, e Paolo fissata
nel giorno 26 di novembre. Così mi fu replicato.
199
517. 1788
Al P. Gianfrancesco da Mechel. Cles.
Temo di non ben capire il suo quesito, perché riescemi troppo generale. Mi
domanda come debbasi regolare il M.R.S. curato di Tueno quando nella seconda
domenica dopo s. Martino insieme cadono la dedicazione della sua chiesa, e quella delle
due basiliche romane de' ss. Pietro e Paolo, fissata nel giorno 26 do novembre; ed io
rispondo, che faccia della sua, e trasferisca l'altra nel primo giorno vacuo da officio di
precetto di nove lezioni, che sarà il 27 seguente, durando il calendario come trovasi al
giorno d'oggi. Nei primi vespri della sua non faccia commemorazione di s. Catterina, né
di s. Pietro V. M. Parimente nulla faccia di s. Pietro alle Laudi, e nella Messa. Nei
secondi vespri per al commemorazione delle basiliche dica l'orazione Deus, qui
invisibiliter. Ai 27 per al commemorazione della sua ottava dica l'orazione medesima
Deus, qui invisibiliter. Non so se con questo avrò soddisfatto alle sue premure. In caso
contrario mi avvisi con precisione maggiore, mentre avrò piacere di servire a Lei, ed al
lodato M.R.S. curato, cui mea obsequia. Mi raccomando in precibus, e riverendola
resto. Trento 11 gennaio 1788.
Suo div.mo, obbl.mo servidore.
F. Giangrisostomo.
518. 1788
Al P. Giacomantonio da Borgo. Arco.
Assicuri, e renda persuaso il R.mo signor arciprete confessore (Cristoforo
Franceschini da Tresio arciprete di Taio) che non evvi alcun decreto apostolico, in
vigore di cui egli nella recita dell'officio divino possa uniformarsi sempre alle sue RR.
Madri e che anzi ve ne sono di contrari, giacché permettendo ai confessori, e cappellani
di monache il dire le Messe di que' Santi, che sono da esse celebrati, avvisano, che le
dicano con messale romano, e non col monastico. Circa questo decreto però, che fu fatto
nel 1628 e rinnovato negli anni 1702, e 1717402, avverto che nell'Ordinario
metropolitano di Ferrara per l'anno 1786 v'ha questa nota: Sacerdos quicumque in
ecclesiis Regualrium potest dicere Missas illius Ordinis proprias ex rescripto Clementis
XIV, 18 iunii 1773. Rapporto finalmente al timore, che il lodato R.mo signore ha di non
potere durar molto nel suo nuovo impiego, gli ricordi, che tutti li principi di somiglianti
occupazioni sono ardui, e che colla pazienza si superano, come pure, ch'egli non lo ha
ricercato, ma gli è stato commesso dal suo prelato, e quindi dal Signor Iddio, che
supplicato può aiutarlo. Gli faccia umilissima riverenza da parte mia, e proccuri di
conservarsi. Trento, s. Bernardino 16 gennaio 1788.
Suo div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F.Giangrisostomo da Volano.
519. 22 gennaio 1788
Al sig. don Giorgio Mogotti403. Trento.
A.R.D. Georgio Mogotto.
F. Ioannes Chrysostomus de Avolano S.P.
47.
402
Apud Nicoll. verbo Monialis, num. 5, et Ferrarium 758, et 893. Vide etiam Cavalerium To. 1, decr. 26, num.
403
*Poi si trova scritto Magotti.
200
Appropinquante tempore, quo in ecclesia parochiali ss. Petri et Pauli, cui
laudabiliter ac devote inservis, ad placandam dicinae Maiestatis indignationem,
bacchanalium criminum numero, et pondere gravius incitatam, fiet de more triduana
Sanctissimi Sacramenti expositio, ad te tandem mitto rgulam, quam semel iterumque
petisti, pro Missae sacrificio eadem occasione rite celebrando, ac una simul
dissensionibus, quae hactenus inter sacros ministros exoriri consuevenrunt,
eliminandis404. Vale, ac etiam pro me peccatore D.O.M. ora. Dabam in coenobio
bernardiniano XI kal. februarias A. D. 1788.
NB: Triduum fit in dominica Quinquagesimae ac feriis secunda et tertia seqq.
520. 1788
A don Benedetto Tovazzi. Volano.
Innanzi d'aprire il vostro foglio sonomi segnato, temendo di qualche sinistro
ragguaglio: ma poi alle prime parole restai consolato; ed in seguito mi si crebbe la
consolazione udendo, che il partito preso per iscansare gl'imminenti maggiori disturbi
rapporto al nostro carissimo nipote Aldrighetto, so è di aggradimento comune, e che la
nuova nezza (Maria Anna Romani di Besenello) dà motivo di sperare una buona
riuscita. Subito per tal fine ho celebrato una santa Messa, e continuo, sebben peccatore,
a raccomandar di cuore al Signor Iddio il medesimo negozio, sapendo di quanto grande
importanza egli si è. Ho subito scritto anche al fratello Massimo, e spero, ch'egli pure
farà lo stesso. Dite al fratello Cristoforo, che domenica mi son ricordato del di lui
compleannos, e salutate tutti li domestici, e parenti da parte mia, mentre abbracciandovi
con fraterno affetto resto. Trento 12 febbraio 1788.
Praefatus nepos uxorem duxit die 30 ianuarii ne miles fieret pro bello pannonico
adversus Turcas.
521. 1788
Al P. Francesco Saverio Battisti da Fondo. Trento.
Crederei di commettere un irremissibile peccato di presunzione, se indugiassi un sol
momento a rispondere, che io non posso assumere l'onorevole impegno di stendere le
divisate considerazioni, ed orazioni per le Quarantore del Duomo. Alla causa della mia
rozzezza, ed incapacità, ch'eziandio sola bastar potrebbe per iscusarmi
superlativamente, si aggiugne la troppa grande angustia del tempo405, e l'esser questo
rapporto a me assorbito nella sua maggior parte dal confessionale, che non posso
scansare, e dalla composizione de' due Direttori, che non posso differire. Quelle
considerazioni, che per molti anni ho sentito leggere nel predetto Duomo, non sono mai
capitate sotto a' miei occhi. So però, che sul fondo, e modello delle medesime il signor
abate Antonio Valdagni di Pergine intorno all'anno 1760 ha composto, e stampato un
libriccino con questo titolo: Meditazioni, e preghiere per le Quarant'ore della Settimana
Santa, ad uso della chiesa parrocchiale di Pergine. In Trento, Appresso Francesco
Michele Battisti, in 12°, pag. 24406. Io non mi suppongo più capace del lodato signor
abate: e quindi prego di tutto cuore S.P.R., che voglia efficacemente scusarmi appresso
il R.mo signor Provicario Generale (Gioseppe Antonio de Menghin) cui bacio
divotissimamente le sacre mani, e riverendola resto. Di s. Bernardino 23 febbraio 1788.
404
Videsis Cavalerium, Instruct. Clem. § 12.
di soli giorni 21.
406
Fatto esaminatore prosinodale nel 1788 dopo scritta questa. Le di lui Meditazioni per la prima volta furono
lette nel Duomo nel 1789 senza la minima variazione, in luogo delle vecchie. Nel 1792 furono lette altre nuove.
405
201
Di S.P.R. Div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Gio. Grisostomo.
522. 1788
Al sig. Gianfrancesco Pedri arciprete di Garduno.
Rimando il manoscritto di V. S. R.ma tal quale mi pervenne iersera tardo. Appena
ho avuto un pò di tempo da scorrerlo leggerissimamente. Debbo poi confessare, che non
capisco cosa ella ricerchi da me, quantunque più volte abbia letta, e considerata la sua
stimatissima. Eziandio rapporto alla copia della Leggenda Bollandiana temo di non
intenderla bene407. Questo è certo, che oggidì assolutamente non posso farla essendo
lunga. Per altro ardisco di avvisarla in confidenza, che in Trento non fu mai celebrato
alcun Concilio provinciale: che San Vigilio non ha mandato le reliquie de' ss. martiri
Anauniesi a s. Ambrogio, ma a s. Simpliciano di lui successore, e che lo storico Claudio
Fleury non fu mai cardinale: bensì Andrea Ercole Fleury. Con che baciandole
riverentemente le sacre mani mi professo. Trento. s. Bernardino 10 marzo 1788 poco
dopo il mezzodì.
Di V. S.R.ma
Umil.mo, div.mo, obbl.mo servidore
F. Gio Grisostomo di Volano
523. 1788
Al P. Michel Angelo di Roveredo Riformato Confessore. Napoli. La Maddalena
Maggiore sino all'anno 1794.
Preveggo anch'io, che l'incombenza, di cui mi scrive S.P.R. riuscirammi gravosa;
ma pure se mi verrà data, l'assumerò, e proccurerò di esguirla. Già sino dallo scorso
autunno sono stato più volte a parlare in ordine ad essa col signor Monauni: anche in
questi ultimi giorni gli ho replicato le mie premure di avere il numero de' T. che io
suppongo cir. 320 ma non ho mai potuto riscuoter altro che promesse pronte. Sebbene
io crederei, che il P. Pasquale potrebbe intendersela meglio in voce col M.R.P.
Arcangelo in occasione del di lui ritorno ad propria:massimamente dovendosi fare
qualche spesa. Se intorno a ciò si piglierà della sollecitudine farà bene, perché siamo
vecchi tutti, e non vi sono documenti ostensibili in caso, che mancassimo noi. Godo
udendo, che il signor Iddio le dona sanità, e che presto finirà il suo impiego: ma quel
suo poi sarà quello, che Iddio vorrà, mi da motivo di qualche sospetto. Quindi la prego,
ed esorto di seguire le pedate del M.R.P. Arcangelo, e di ritornare alla sua povera Madre
Provincia408. Io spero, che potremo ancora campare. Malgrado tanti tuoni, e tante
tempeste, noi siamo ancora vivi. Mi tengo sicuro del suo ritorno insieme col P. C. Carlo
felice, Favoriscami di consegnare al P. Melchiore409 le qui compiegate cartuccie, e di
riverire da parte mia tutti li nostri buoni Padri: con che finisco riverendola, e dicendomi.
S. Bernardino 11 marzo 1788.
Di S.P.R.
Div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Gianoto ecc. (sic).
407
Il manoscritto dedicato al vescovo di Trento Pietro Vigilio riguarda li ss. Felice e Fortunato titolari di
Garduno, e le loro reliquie in Garduno. Mi fu rimandato da Roma nel gennaio del 1791.
408
Il P. Michel Angelo cessò d'esser confessore in Napoli nel 1794 e quindi passò a Roma nel vovembre di tal
anno. Di altra mano: Vive qui in s. Bernardino l'anno 1816.
409
Melchiore Keller di Cles secretario del P. Arcangelo di Cles Guardiano in s. Chiara di Napoli.
202
P. S. S.A.R. Pietro Vigilio sta tanto male, che credesi vicino agli ultimi respiri.
Domenica sera410 fu comunicato per Viatico solennissimamente, giacché stando tutti per
uscire dal Duomo colla processione della s. Spina, in vece di tal processione si fece
quella di portargli il detto S. Viatico. L'accompagnarono tutti, anche li claustrali ecc. È
aggravato da una turba di mali, tutti gravissimi. - Ma pure guarì. E morì soltanto nel
1800 ai 17 di gennaio in castel Tonno dell'Anaunia.
524. 1788
Al P. Gaetano de' Gottardi da Roveredo. Roveredo.
Il dispiacere, che provo udendo, che il nostro M.R.P. Giuseppe Maria di Roveredo
non può più celebrare la santa Messa, se ne aggiunge un altro, che non posso
acconsentire, che gli venga celebrata una Messa privata nella cappella nel Giovedì
Santo. Li decreti apostolici del 1712 e 1719 sono troppo apertamente contrari: gli
accenno nel Direttorio diocesano, e trovansi pur allegati da Benedetto XIV, To. 2,
Notificazione 18, oppure Institut. 38 dal Merato parte 4, tit. 8, num. 8, dal cerimoniale
nostro milanese del 1744, pag. 181, dal nostro trentino ecc. Io non so qual fondamento
abbia la pratica di questa nostra infermeria: e non sapendo presentemente da chi farmi
su di ciò istruire, penso di non tentare novità. Ella è quasi un conventino: e quindi pare,
che possa godere qualche privilegio da non rendersi comune alle infermerie accidentali,
e picciole degli altri luoghi. Replico, che con dispiacere così rispondo; e pregandola di
raccomandarmi caldamente al Signor Iddio la riverisco, e resto. Trento s. Bernardino 14
marzo 1788,
Di S.P.R. Div.mo, obbl.mo servo
F. Grisostomo
525. 1788
Al sig. don Giacomo Maria Weber. Calliano.
Rev. signor e fratello colendissimo.
Sino dagli ultimi di novembre gli ho scritto, ragguagliandolo, che ho fatto il mio
testamento411.
Ora gli notifico, che provo del dispiacere, perché non ho ancora veduto alcun
riscontro, che abbia ricevuta l'accennata mia lettera: e gli aggiungo, che mi travaglia, e
tiene angustiata, il dover, il dover a san Michele cangiare abitazione, senza saper dove
andare, e dove fermarmi. Per questo, e per altre mie premure lo prego, che venendo a
Trento ave voglia la bontà di farmene avvisata, cosicché aver possa il contento di
secolui abboccarmi, giacché non posso venire a Calliano. E riverendolo di tutto cuore
mi soscrivo. Cognola 15 marzo 1788.
Sua aff.ma ed obb.ma sorella
Teresa412.
526. 1788
Al P. Massimiliano da Camposilvano413. Roveredo.
410
li 9 marzo.
Questa donna ora 1799 sta in Romagnano con quel curato suo nipote Domenico Malpaga di Cognola. Così
anche nel 1800, 1805.
412
Vedova Palaver, nata Weber.
413
Questo Padre è morto qui a Trento li 3 aprile 1789 d'anni 77.
411
203
Ho spiegato vocalmente la carta al putto Malinverno, e perché possa, volendo,
farsela spiegare anche da altri, la ho trascritta tutta con chiarezza. Ella contiene un
passaporto accodato dal signor Antonio di Castelbarco di Lizzana a Bartolommeo detto
Malinverno da Valsasna della Contea di Milano, suo famigliare, e servitore, spirato
nell'ultimo giorno dell'anno 1403. Ora non può servire ad altro, che per provare l'origine
milanese de' Malinverni, e per sapere come sieno venuti a Roveredo, nella qual città si
distinsero agli anni 1611 e 1684 due notai, e cancellieri Malinverni Bonafede, e Pietro.
Io suppongo, che il notaio, da cui fu scritta, sia stato Martino di Volano, fiorito in quel
tempo.
Con questa occasione prego S.P.R. che voglia dimandare ai fratelli Circoli414
Baldassare, Stefano, e Giuseppe Marangoni al Lenno, se abbiano qualche memoria, o
documento della loro parentela co' nobili signori Guarinoni di Trento. Scrivo questo ad
istanza di loro415. E riverendola resto. Trento 18 marzo 1788.
527. 1788
Al sig. Menghini Provicario Generale. Trento.
Casus.
Cum per decreta caesarea omnes Missae cantatae in diebus ferialibus prohibeantur;
et ideo defunctorum anniversaria tam fundata, quam petita in Missas privatas conevrtere
oporteat; quaeritur an huiusmodfi Missae privatae privilegio eodem gaudeant, quod
prius anniversariis competebat: vel potius in festis duplicibus semper dicendae sint de
occurrenti festo?
Respondeo. Si solus cantus, quia vetitus, desit, gaudere posse videntur privilegio
alioquin concesso anniversariis. Secus autem si ceteris quoque anniversariorum
conditionibus, et solemnitatibus destituantur, ut puta denunciatione, quae fieri hactenus
consuevit inter Missarum solemnia praecedentis dominicae, campanarum sonitu,
concursu populi, officio defunctorum, candelarum numero, lectica funebri416,
absolutione ad eamdem lecticam, vel ad sepulcrum etc. Nam ex decreto S.R.C. 19 iunii
1700417 "in ecclesiis parochialibus ruralibus, in quibus per annum plerumque unus
tantum sacerdos celebrat, et sine cantu, poetst dici Missa de Requiem, quando
anniversaria ex testatorum dispositione, recurrente obitus die, incidunt in festum duplex
maius". Ex decreto autem SS. D.N. Pii Papae sexti signato die 25 aprilis 1781418, "in
cunctis dominiis Magni Ducis Etruriae celebrari potest una solemnis Missa de Requiem
diebus etiam festivis de praecepto, et duplicibus secundae classis, etsi cadaver
tumulatum non fuerit, sed ea, qua decet religione servetur in loco decenti, et ecclesiae
proximiori, apposito tamen in ecclesia lodicis, seu turgidi panni signo ab eo diverso,
quod in anniversariis adhibetur, ut fideles intelligant, Missam hisce diebus offerri in
expiatione illius defuncti, cuius corpus traditum terrae adhuc non fuit". Cavalerius
denique To. 3, decr. 27, num. 3, praemisso, quod iuxta memoriale Rituum iussu
Benedicti XIII anno 1725 pro ecclesiis minoribus evulgatum, in iisdem ecclesiis
minoribus privatim haberi posse permittuntur Missae omnes, quae in aliis non
414
detti Cercoli.
Cioè del prete Alessandro exgesuita.
416
*Catafalco.
417
In Curiensi apud Cavalerium To. 3, decr. 27.
418
Apud Directorium Provnciae nostrae Etruriae pro anno 1782.
415
204
minoribus solemnes dumtaxat haberi queunt, infert, quod etiam Missa privata de
Requiem celebrari valet, si solemnis non potest419.
Haec licet pauca et ieiuna, datam responsionem satis firmare videntur. Attamen.
etc.
Così ho scritto li 4 aprile 1788 e l'ho consegnato in proprie mani. Il caso fu
proposto da Giovanni de Buel decano e parroco di Caldaro.
528. 14 maggio 1788
Al P. Ercolano Oberrauch francescano. Insprugg.
Admodum Reverendo et clarissimo Patri Herculano Oberrauchio.
Fr. Ioannes Chrysostoms de Avolano S.P.D.
Praemissa veniae petitione supplex oro P.T.A.R. ut nomine nostri Patris
Provincialis Ioachimi de Pressano his adnexum Directorium pro anno 1789 excel.mo
Gubernio exhibere velit, ac necesariam facultatem illud publicis typis committendi
obtinere. Certus de favore te optime valere iubeo.
Dabam Tridenti in conventu s. Bernardini pridie idus maias A.D. 1788.
529. 1788
Al sig. Luigi Marchesani. Roveredo.
La servo subito subito facendole noto, che io nel calendario del 1789 ho messo ai
20 marzo La Corona di Spine di Gesù Cristo: ai 3 aprile La Madonna de' 7 Dolori: ed ai
3 maggio L'Invenzione della s. Croce, e s. Simone Innocente martire trentino. Qui vede
chiaramente spiegato quel mio si mette in secondo luogo. Rapporto alla Madonna de' 7
Dolori le rispondo, che dee sempre porsi nel venerdì di Passione: ma occorrendo nel
medesimo la festa di s. Giuseppe, o dell'Annunziazione, la Dolorata dovrà porsi in
secondo luogo, come ho fatto con s. Simone. Circa poi la Corona non posso darle una
regola stabile, perché occorrendo più venerdì vacui nella Quaresima, sta in arbitrio del
calendarista diocesano il fare la scelta d'uno di essi. Finché sarò io la servirò molto
volentieri ad ogni suo minimo cenno: con che riverendola mi professo.
Di V.S. molto illustre Trento 22 maggio 1788
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo
F. Grisostomo.
530. 1788
Al sig. Felice Conci di Maleto, curato di Bresimo420.
Dubbi propostimi dal medesimo
1. Essendovi in questa mia cura due chiese, una dedicata alla B.V. Assunta in cielo,
ch'è principale, e l'altra a s. Bernardo, ch'è men principale, o dirò quasi figliale della
prima: conservandosi però in tutte e due il ss. Sacramento dell'alta, e facendosi tanto
nell'una, che nell'altra funzioni ecclesiastiche curate, si ricerca se nei suffragi de' Santi
debbasi fare la commemorazione di s. Bernardo?
2. Se solennizzandosi nel mese di agosto la consacrazione, ed il titolare della chiesa
di s. Bernardo, io in queste due solennità debba celebrare l'offizio, e la Messa sub ritu
419
Idipsum tradit et Tetamus. Videsis nostrum Rubricale trident. c. 4, n. 554 ubi excipiuntur festa fori, et dupl. I
classis.
420
Nato circa l'anno 1758.
205
dupl. 1 classis cum octava: ovvero se sia solamente tenuto a celebrare la consacrazione
della chiesa di Baselga dedicata all'Assunta?
3. Se essendovi nella chiesa di s. Bernardo l'altare e la Compagnia della B.V. del
Carmine, e cantandosi avanti l'altare predetto le Litanie lauretane, si possa, ovvero
debbasi al fine di esse aggiungere Regina Decor Carmeli, ora pro nobis, intercede pro
nobis: e se dopo di ciò si posssa, e debbasi aggiungere sancte Bernarde, ora pro nobis,
intercede pro nobis. Ovvero cantandosi le dette Litanie avanti l'altare di s. Bernardo, si
possano, o si debbano aggiungere le mentovate preci Regina Decor Carmeli, ora pro
nobis, intercede pro nobis: sancte Bernarde, ora pro nobis. In caso poi, che ciò sia
lecito, se sia meglio il dire Regina Carmelitana, oppure Regina Decor Carmeli?
4. Se dopo le accennate Litanie si debba, oppure si possa recitare l'antifona Sub
tuum praesidium, e qual versetto, ed orazione dopo di essa sia conveniente: e se oltre di
ciò si possa cantare la Salve Regina, con altra orazione della Madonna secondo le
circostanze de' tempi?
5. Qual sia il modo di conchiudere le perdette Litanie cantandole in Baselga, dove
trovasi la Compagnia del Rosario, cioè se anche in quella chiesa possasi aggiungere il
sancte Bernarde, ora pro nobis? Se debbasi aggiungere la Salve Regina, ovvero il Sub
tuum praesidium? Se siavi un ordinato modo di terminarle, con qualche orazione
stabilita dalla Compagnia: oppure se sia tutto ad arbitrio?
6. Solennizzandosi nella chiesa di s. Bernardo la festa della Madonna del Carmine
nella prima domenica dopo il di lei giorno fisso, quando questo non cada in domenica,
come debba io regolarmi rispetto all'offizio privato, alla Messa, ed ai vespri in chiesa?
Ai soprascritti dubbi Fra Giangrisostomo di Volano, Riformato di s. Francesco,
risponde in questo modo:
Al primo negative, qualora non si cantino i vespri coi suffragi nella stessa chiesa di
san Bernardo, conforme insegna il padre Cavalieri To. 1, decr. 43, num. 51.
Al secondo negative quoad primam partem: et affirmative quoad secundam. Nella
chiesa però di s. Bernardo la Messa, ed i vespri dovranno cantarsi sub ritu dup. I clas.
cum octava tanto della dedicazione, che del titolare. Circa questo può vedersi il lodato
P. Cavaleiri To. 1, decr. 43, num. 50, et decr. 26, num. 37.
Al terzo, niuna giunta può farsi dentro alle Litanie della Madonna dette Lauretane,
senza uno speciale indulto della Santa Sede, secondo il decreto S.R.C. 15 maii 1608, in
Alexandrina. L'inserir poi nelle medesime il Sancte Leonarde, ora pro nobis, sarebbe
una cosa eziandio molto incongrua e dissonante.
Al quarto, circa questo non v'ha decreto alcuno. Quindi potrassi lodevolmente
aggiugnere qualche antifona già approvata dalla Santa Chiesa, verbigrazia (sic) il Sub
tuum praesidium, oppure la Salve Regina, col versetto Ora pro nobis Sancta Dei
Genitrix, e l'orazione Concede nos famulos, e ciò in tutt'i tempi dell'anno. L'orazione
Gratiam tuam, che suol dirsi comunemente, non pare a proposito, giacché non fa
menzione della Santissima Vergine Maria, ed è propria dell'Avvento.
Al quinto, come al terzo, e quarto.
Al sesto, dica l'officio, la Messa, ed i vespri in chiesa, come trova notato nella detta
domenica dall'Ordinario; poiché senza indulto apostolico non può trasferirsi l'officio e la
Messa d'un giorno feriale nella seguente domenica: bensì la festa popolare, la pompa, e
solennità esteriore. A questo proposito fa il decreto, che leggesi appresso il P. Lucio
Ferrari To. 8, verbo Decreta, num. 408, Missa solemnis in dominica infra octavam
alicuius Sancti, non debet celebrari de eodem Sancto. S.R.C. 24 iulii 1660, in Aretina.
Così salvo etc. questo d' 26 maggio 1788.
206
531. 1788
Al P. Amedeo da Roveredo. Roveredo.
Sia lodato Gesù Cristo S. N.
Rimando i dubbi propostimi colle mie rispostine. Le ho fatte alla curiale, perché
suppongo, che possano bastare anche fatte in tal forma. In caso contrario dimando
scusa, e mi esibisco al supplimento. Pregandola poi de' miei rispetti al gentilissimo
signor abate Torrelli; come pure di raccomandarmi al Signor Iddio, la riverisco
divotamente, e resto. Trento 28 giugno 1788.
Di S,P.R.
Um.mo, obbl.mo servo
F. Grisostomo.
Dubbi del M.R.S. don Gisueppe Torrelli iuniore.
1. Se san Giuseppe dichiarato essendo come padrone principale della Contea del
Tirolo, farsi debba di prima classe?
Resp. Affirmative: supposto, che in fatti sia tale.
2. Se ciò supposto escluderebbe i secondi vespri dell'Annunziazione della B. V.
come in quest'anno il dubbio nascea?
Resp. Affirmative.
3. La Messa, che giornalmente nella parrocchia si celebra, si fa coll'esposizione del
Sacramento senza veruna solennità, se non che sotto di questa si cantano dal popolo le
prescritte sacre canzoni. Si dimanda dunque, se accadendo essa in giorni, ne' quali si
possono celebrare Messe votive, sia meglio celebrarla votiva del sacramento, oppure
secondo l'offizio occorrente colla commemorazione del Sacramento. E se questa
commemorazione debbasi tralasciare anche nelle domeniche di seconda classe, benché
di rito semidoppio?
Resp. Expositio ss. Sacramenti quotidiana, eademque sine ulla solemnintate, locum
non habet penes rubricistas romanos. Videsis Cavalerium To. 4, cap. 7, decr. in ord.
108, et Caeremon. s. Rochi Roboreti, pag. 170.
4. Se più collette farsi possono nella Messa, succedendo circostanze di pregare per
diversi motivi: e se queste nelle domeniche di seconda classe, ma di rito semidoppio,
debbano tralasciarsi?
Resp. Affirmative quoad primam partem: et negative quoad secundam.
5. Se l'orazione di ringraziamento debbasi dire tre giorni consecutivi, o un giorno
solo?
Resp. Nullum circa hoc statutum exstat. Unde etiam edictum episcopale collectam
pro aliqua gratia obstinenda praecipiens, subdere solet, quod ea obtenta dicatur alia
pro gratiarum actione, nullo temporis spatio adsignato, nulloque repetitionis onere
adiecto.
6. Se facendosi l'ottava della consecrazione, o del titolare, e celebrandosi in un
oratorio privato, la Messa si debba celebrare come si celebrerebbe fuori della chiesa, di
cui si fa l'ottava, o se si può celebrarla dell'ottava?
Resp. Affirmative.
7. Se sia cosa lodevole, che i sacerdoti, li quali benché ascritti non siano al servizio,
o comodo della chiesa matrice, ma senza obbligazione assistono alle funzioni, facciano
l'ottava della consecrazione, e del titolare?
207
Resp. Negative, attentis decretis in Directorii tridentini limine legendis, et aliis.
Attamen sicuti P. Cavalerius To. 1, decr. 26, num. 34, absolvendos censet a recitatione
proprii officii clericos illos, qui mercede conducti officia recitant illius ecclesiae, cuis
serviunt; sic pariter absolvendi videntur ii, qui officia recitant illius ecclesiae cui
serviunt, ne secus facientes, et longe ab ea stantes, scandalo sint populo.
Datum Tridenti die 28 iunii anno 1788.
532. 1788
Al P. Giuseppe Bonazzi Filippino. Vicenza.
Molto rev. Padre sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Sento con molto piacere, che V.R nodrisca tanta premura per il bene dell'anima
sua421; e credendo, che tale spirito le sia stato infuso dall'infinita bontà del nostro Signor
Iddio, la esorto a pregare caldamente, e senza intermissione il medesimo Dio, affinché
glielo mantenga stabile, e lo renda vie più puro, e perfetto. Circa poi l'ardente sua brama
di venir qua per trattenersi un mese in questo nostro convento, le rispondo, che
quantunque ciò attesa la lontananza de' luoghi sembrar possa una cosa strana, e capace
di eccitare de' sospetti nella mente di chi non sa più che tanto; pure supponendo di
cooperare alle sempre adorabili disposizioni del Signor Iddio, ed avendone già ottenuto
il permesso del mio Padre Guardiano, acconsento, che venga, e l'assicuro, che sarà ben
veduta, ed anche al possibile ben servita sì rapporto allo spirituale, che al corporale.
Riceva eziandio questo mio consenso come accordatole dal Cielo, e per quanto può
cominci subito a disporre le cose opportune per l'edificio, che pretende d'innalzare.
Frattanto anch'io avrò memoria di Lei nelle mie povere orazioni, e riverendola resto.
Trento, s. Bernardino 4 luglio 1788.
Di V. R. Um.mo, div.mo servo
Fra Gio. Crisostomo di Volano422.
533. 1788
All'imperator Giuseppe Secondo.
Io sottoscritto attesto, e faccio fede a chiunque leggerà la presente, che la signora
Michelina Dorotea Tommasi ex-Clarissa, dimorante in una casa secolare di questa mia
parrocchia, ritrovasi da più anni in qua tanto malaticcia, e cagionevole, che spesso non
solamente non può uscire di casa; ma in oltre deve tralasciare i suoi lavori manuali, e
giacere sul letto: il che più spesso,e più lungamente le succede nel tempo d'inverno.
In fede ecc. Dato in Trento nel Collegio di santa Maria Maddalena questo dì 5
luglio 1788.
L.S.
D. Giambattista Ghezzi
C.R.S. Parroco.
NB: L'ho disteso io pregato dallo stesso parroco mio penitente.
534. 1788
All'imperatore Giuseppe Secondo.
Sacra Maestà.
Michelina Dorotea Tommasi ex-Clarissa servente del soppresso monistero di san
Carlo in Roveredo, al giorno d'oggi dimorante in una casa secolare appresso Trento,
421
422
Fuit Tridenti diebus 5 et 6 maii 1788.
Venit in sero diei 23 augusti et abiit circa h. 10 matutina diei 10 septembris 1788. Est patria veronensis.
208
prostrata innanzi all'augusto trono della M. V. espone, che ha portato con pazienza per
cinque anni la pena giustamente impostale dello sminuimento della pensione, vale a dire
la perdita di cinquanta fiorini annui: e che per esserle anche sopraggiunte diverse
infermità, le quali spesso la rendono incapace d'uscire di casa, e la costringono ad
intermettere i suoi lavori manuali, ed a giacere sul letto, prova essere troppo scarsa
l'annu7a sua pensione a soli cento fiorini ridotta. Perciò primieramente dimanda scusa, e
perdono della già nota sua colpa alla somma clemenza della M V. e poi ardisce di
supplicarla, che per amore del Signor Iddio voglia degnarsi di ridonarle e rimetterle
l'intera pensione da principio clementissimamente assegnatale di cento e cinquanta
fiorini. Che della sua grazia e carità ecc.
Fuori. Alla Sacra Cesarea Regia Apostolica Maestà
di Giuseppe Secondo Imperatore
de' Romani ec. ec. ec.
Umilissima supplica
di Michelina Tommasi ex-Clarissa.
535. 1788
Al P. Massimiliano da Camposilvano. Roveredo.
Il vigore di quanto S.P.R. ha scritto al Padre Provinciale, qui compiegato le mando
un memoriale con un attestato, pregandola per parte della miserabile supplicante, che
voglia fare la carità di presentarli. Manca l'attestato del medico, perché questi è morto
poco fa. Ella eserciterà una gran carità, se unito al gentilissimo signor Felice Baroni,
supplirà ciò, che manca, e proccurerà di rendere persuaso del bisogno il lodato sig.
presidente. Confido nella loro carità, e attendendo un favorevole rescritto, la riverisco. e
mi dico. Trento 6 luglio 1788423.
Suo div.mo, obbl.mo servo
F. Grisostomo.
536. 1788
Ai Frassilongani.
Io sottoscritto attesto d'aver ricevuto da misser Giacomo figlio di misser Domenico
Ecker di Frassilongo una carta pergamena dell'anno 1495, e che proccurerò di
trascriverla alla meglio, che mi riuscirà possibile424. Dato nel convento di san Bernardino
appresso Trento li 24 maggio 1788.
Fra Gio. Grisostomo da Volano
Riformato di s. Francesco.
537. 1788
Al sig. abate Antonio Candido Cimonati cappellano, e cerimoniero vescovile. In
castel Thunn.
Con ragione V. S. ill.ma e R.ma dubita, se possasi consecrare una chiesa senza
consecrare nello stesso tempo un altare nella medesima. Il Pontificale romano, siccome
vede benissimo anch'Ella, dal principio sino al fine del titolo De ecclesiae consecratione
sembra contrario, e volere, che tali consecrazioni vadano unite. Io per altro mal
volentieri acconsento, che i sacri riti vengano trasandati, o sconvolti: ma pure in questo
caso rispondo, che si può consecrare una chiesa senza consecrar insieme alcun altare,
423
424
Spedito li 10 luglio, ma senza verun pro.
Ho poi ristituita la pergamena colla copia.
209
perché così resto persuaso da monsignor Pace Giordani vicentino425, vescovo di Traù, il
quale To. 1 Elucubrationum diversarum Lib. 5, tit. 9, num. 75, pag. 363, edit. Ven.
1693 scrive: "Mandat Pontificale simul cum ecclesia dedicari etiam maius altare. Unde
dubitare contingit, si ipsum altare iam fuisset consecratum, numquid opus esset illud
violare, ut simul cum ipsa ecclesia posset consecrari de novo? et puto respondendum
negative. Fatentur namque passim canones, et doctores aliam esse consecrationem
ecclesiarum, aliamque altaris, prout in ipso Pontificali separata de utraque praescribitur
forma: et consequenter ex diversis non videtur facienda illatio". Tra' dottori allegati dal
predetto Giordani vi sono il cardinale Ostiense, e Guglielmo Durando vescovo (i quali
ambidue stanno nelle mie mani) ed il Graffio426. Il primo dice, che alia est consecratio
ecclesiae, alia altaris, ed ideo una sine reliqua fieri potest. Il secondo: Si ecclesia
totaliter destructa, altare non laeditur, ecclesia ipsa reparata solum, et non altare
consecretur. Il terzo: Ecclesia potest consecrari, et reconsecrari sine altare, et e contra,
quia aliud est cnsecratio ecclesiae, et aliud altaris. Conchiude finalmente il lodato
monsignor Giordani, che siccome vien permesso di cosnecrare 'uno senza l'altro , ita
etiam censendum erit in primaria consecratione, quia militat eadem ratio in utraque.
Conchiudo anch'io con questo, supponendo sufficiente a provare il proposto; e tutto
pieno di rispetto, e riverenza le fo un profondo inchino, e mi professo. Trento, s.
Bernardino 31 luglio 1788.
Di V.S. ill.ma, e R.ma
Umil.mo, obbl.mo, osseq.mo servo nel Signore
Fra Giangrisostomo da Volano Minore Riformato.
Nota. Negli ultimi d'agosto dovrà assister alla consecrazione della nuova chiesa di
Gries di Canonici Regolari. Fu consecrata nel giorno 31 agosto 1788.
538. 1788
Al P. Andrea da Prezzo. Campo.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Rispondendo al propostomi quesito dico, che il superiore locale accennato dal
nostro cerimoniale pag. 28, num. 219, da me fu sempre creduto quel Padre che trovasi
superiore del convento, e che in tanti anni non ho mai sentita veruna altra
interpretazione. Aggiungo a questo, che così la sentono eziandio questi antichi Padri
Epifanio, Arcangelo, ed Albao: e che credo esser favorito questo sentimento anche dalla
ragione, mentre il detto Padre porta il peso del convento, ordina l'officiatura, comanda
al sagrestano, al cuoco, al refettoriere, al portinaio ecc., esce ad invitare benefattori, li
riceve, li tratta ecc. e tutto ciò quantunque non fosse Vicario, né superiore assoluto, e
per molto tempo. Voglio supporre d'esser inteso, e che questo basterà per la soluzione
del quesito.
Circa poi l'infermità del nostro Padre Provinciale (Gioachino) rispondo, che ora per
la Dio grazia sta meglio tanto, che spera di poter andare ad ascoltare la santa Messa
nella prossima domenica: ma poverino teme assai di restar cieco, perché al presente
vede pochissimo, e soltanto le cose grosse. Iddio ci abbia pietà, e misericordia, mentre
ne abbiamo estremo bisogno. Preghiamolo tutti d'accordo caldamente, e speriamo
nell'infinita di lui bontà, e clemenza. Con questo, e con la carta finisco riverendola, e
dicendomi. Trento 6 agosto 1788.
425
426
Fuit episcopus Traguriensis an. 1627.
Giacomo Graffio nato in Capua l'anno 1548,poi Benedettino. Decisiones aureae Neapoli 1590, al. 1593 ac
1597.
210
Suo div.mo servo F. Grisostomo.
539. 1788
Al P. Accursio di Preghena. Pergine.
Godo sentendo, che il R.mo signor arciprete di Romeno (Francesco Aliprandini)
suo degnissimo fratello, ama di fare le sacre funzioni secondo le buone regole della
santa Madre Chiesa, e gli ammaestramenti dati da' rubricisti: ma spiacemi, che non ho
notizia di alcun libro recente, il quale in ristretto dia quanto il lodato signor arciprete
desidera. Pur nondimeno l'esorto, che provegga il Padre Cavalieri Opera omnia
liturgica. Sono bensì divisi in cinque tomi; ma bassi tanto che legati insieme formano
un solo volume di giusta misura in foglio. Egli da me si crede il principe de' moderni
rubricisti, ed è il primo, che abbia commentato i decreti della S.C. de' Riti. Tratta le
questioni di proposito; ma non è troppo lungo. Non c'è bisogno di legger tutto per ogni
questione. Un buon autore più recente del P. Cavalieri, e contenente tutto il Cavalieri
con altro più chiaro metodo, si è Ferdinando Tetamo palermitano exgesuita. Questi ha
stampato in Venezia nel 1779 Diarium liturgico-theologico-morale in 4° presso Pietro
Savioni, in più tomi. Io non ho mezzo di provedere né l'uno, né l'altro. Quindi
suggerisco, che forse potrà farlo venire il sig. Monauni stampatore vescovile in questa
nostra città. E terminando la carta finisco anch'io riverendola, e dicendomi. Trento s.
Bernardino 8 agosto 1788.
Suo div.mo servidore F. Grisostomo.
540. 1788
Al P. Massimiliano da Camposilvano. Roveredo.
Ho ricevuto due sue stimatissime. Circa il ritardo del sig. commissario basterà la
pazienza ordinaria: circa poi l'eccezione, che forse verrà data all'oratrice in vista del
processo, sarà necessaria una pazienza straordinaria. Per altro, il memoriale confessa la
colpa, e chiede umilmente la grazia. Il dimandare non sarà un nuovo delitto, e servirà, se
non ad altro, per poter dire d'aver dimandato, e perché si sappia, che la pena riesce di
pena. Già tempo anche qui fu sentita qualche parola intorno ai beni carolini nel
principato, come fossero stati esibiti a S. A. con patto, che desse la pensione ad alcune
Caroline. Andò quindi subito il fratello dell'oratrice a pregare il signor cancelliere
Giambattista Gentilotti: ma non si sentì altro, ed io credo, che il supposto contratto non
sia succeduto. A me pure ha detto l'accennata oratrice427, che quando uscì dal sacro
chiostro le promise il suo fratello428 di mantenerla anche senza pensione: ma che? non
v'ha scrittura, né testimonio; anzi dai fatti si può arguire, che se mancasse la pensione,
mancherebbe anche il sussidio. Quantunque abbia cento annui fiorini, deve riuscire
importuna per aver un pò di pane ogni giorno di farina non bianca. Per farsi un
necessario è ricorsa ad altri, benché non mangi né carne, né pesce, né beva vino. Se
vuole due foglie d'insalata, dell'olio, dell'acetto, del sale, deve comperare il tutto coi
soldi, che guadagna lavorando. Se s'infermasse stabilmente a letto, e se colla pensione le
mancasse il fratello, allora sì, che resterebbe sul puro sutto. Sicché V.P.R. faccia per
questa volta la carità, di cui s'ha caritativamente esibita. Se non avrà effetto, si
pazienterà. Il P. Provinciale429 sta meglio. Deo gratias. Ma si trova infermo il P.
427
Suor Michelina.
Matteo Tomasi.
429
Gioachino.
428
211
Vicario430 e non si sa cosa gli sovraggiugnerà. Fu quindici giorni a Pressano come
curato. Mi raccomando, la riverisco, e resto. Trento 8 agosto 1788.
541. 1788
Al sig. don Benedetto Tovazzi seniore. Volano.
Rev. sig. e fratello carissimo sia lodato Gesù Cristo Signor nostro.
Iersera soltanto pervenne alle mie mani la vostra con la spiacevole nuova
dell'infermità sopraggiunta improvvisamente alla carissima nostra zia Valentina431.
Subito son andato in chiesa, e la ho raccomandata al Signor Iddio, ed a Maria
Santissima: questa mattina poi ho celebrato per al medesima la santa Messa all'altare
della Madonna; e vi assicuro, che sebbene lontano, continuerò ad aver memoria del
bisogno, in cui trovasi l'inferma, e chi prestale assistenza. Godo sentendo, che avete
usato ogni mezzo per aiutarla, e che altrettanto volete fare anche in seguito. Se è capace
di capire, significatele i miei cordiali sentimenti432. Scrivo in questo steso punto eziandio
al P. Massimo nostro fratello, acciocché faccia egli pure le sue parti nell'occorrente
bisogno. Per quanto so sta bene. Così per la Dio grazia sto anch'io; ma temo di non
durarla, perché abbiamo la febbre putrida in convento, da cui sono stati assaliti tre, cioè
il P. Provinciale, che guarisce, il P. Vicario, e l'infermiero. Procurate di conservarvi tutti
tutti, e credetemi qual mi soscrivo. Trento, s. Bernardino 14 agosto 1788.
Vostro aff.mo fratello F. Giangrisostomo.
542. 1788
Al predetto don Benedetto Tovazzi. Volano.
Rev. sig. e fratello carissimo sia lodato Gesù Cristo Signor nostro.
Dalla qui compiegata vedrete, che tardi ho ricevuto l'infausto ragguaglio
dell'infermità della nostra buona zia, e che ho risposto subito; quantunque poi non siami
risuscito di ritrovare alcun latore. In questa sera ho parimente ricevuto il vostro ancora
più doloroso avviso della morte della lodata nostra zia433. Mi consola il sentire, che ha
fatto il suo passaggio all'eternità tremenda senza molta pena, anzi placidamente: e molto
più il sapere, che fu sempre una buona cristiana434. Voglio quindi sperare, che sarà
giunta a luogo di salvamento, ma ciò non ostante vi assicuro, che avrò particolare
memoria, e premura di suffragarla, perché qualora le restasse da scontare qualche
debolezza umana, più presto, che fia possibile, vengane liberata, e siale donato
l'ingresso nel santo Paradiso. Scrivo subito anche al P. Massimo nostro fratello, e
domani coll'occasione, che andrò a celebrare in s. Bartolommeo di Villazzano, le
guadagnerò qualche Requiem da chi l'ha conosciuta435. Fratello carissimo diventiamo i
più vecchi di casa. Basta. Addio. Trento 23 agosto 1788.
543. 1788
Al P. Amedeo di Roveredo. Roveredo.
Eziandio alle repliche qui compiegate del Riv.mo sig. abate Torelli rispondo
seccamente, non già per effetto di mala volontà, ma perché non posso dire di più. La
430
Cirillo.
Li 22 luglio fu sorpresa da colpo apopletico molto fiero. Morì li 21 agosto 1788 alle 2 di sera.
432
Ella è sorella di mio padre.
433
Morì li 21 agosto 1788 Valentina sorella del nostro padre.
434
Si mantenne sempre nubile volontaria, rifiutato avendo più occasioni di accompagnarsi.
435
Le verrà fatto un officio, con Messe come a consorella, in Villazzano.
431
212
prego di scusarmi, e rassegnando i miei ossequi ad entrambi resto. Trento 28 agosto
1788.
Risposte.
Rispondo al terzo che io credo più convenevole il celebrare le Messe secondo
l'officio corrente: e che non siavi obbligo di fra in esse commemorazione del ss.
Sagramento, giacché non può dirsi esposto solennemente.
Rispondo sesto che chiunque può celebrare l'ottava della consagrazione, e del
titolare con officio, e Messa, può dir la Messa della mentovata ottava eziandio in una
cappella di casa.
Rispondo al settimo, che non possono i detti sacerdoti far l'ottava della
consagrazione, e del titolare, giusta i decreti allegati nella prima risposta a questo stesso
quesito.
544. 1788
Al P. Pietro Paolo da Roncegno. Borgo.
Rev. Padre sia lodato Gesù Cristo Signor nostro.
Rendo ragguagliata S.P.R. che ho ricevuto l'involto contenente le sue molto erudite,
e belle Notizie della Valsugana. Il Padre Provinciale sino dai nove del corrente s'è
portato a Metz Lombardo, ed io non so, che qui trovisi alcuno destinato a leggere le
lodate Notizie. Quindi aspetterò, che il detto Padre Provinciale ritorni, cosa, che
siccome vienmi supposto, succederà presto, ed allora subito gli farò la consegna.
Frattanto secolei mi congratulo di tutto cuore, che il Signor Iddio le abbia dato di poter
fare un'opera tanto buona, e bella: e non dubitando punto di poter un dì vederla eziandio
pubblica colle stampe436, la prego d'un saluto al mio fratello, la riverisco, e resto. Trento
17 settembre 1788.
Di S.P.R.
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo
F. Giangrisostomo.
545. 1788
A Margherita Vielmetta. Preghena.
Sia lode a Gesù, e Maria Signori nostri clementissimi.
Ella è stata una mera bontà del Signor Iddio, che siate ritornata felicemente a casa
vostra. Io temeva,che così non succedesse, attesa la vostra debolezza. Ringraziatelo
pure; ma non istate a tentarlo un'altra volta col mettervi in lunghi viaggi così malconcia,
e fresca di male. Che poi rapporto allo spirito siate abbattuta più che prima io non mi
maraviglio punto. Già l'ho preveduto, e ve l'ho predetto, che per voi non vi sarà una
perfetta pace sinché non vi troviate nel santo Paradiso. Abbiate dunque pazienza, e
consolatevi colla presenza di averla in quella patria beata. Sì sperate nella infinita bontà,
e misericordia del nostro Signor Iddio, continuando però ad amarlo, ubbidirlo, lodarlo, e
ringraziarlo. Non istate a pensare di far altre confessioni generali: bensì sempre siate
ricordevole de' vostri peccati, e continuate a pentirvi, e dimandar perdono. Vi assicuro
che farò quanto mi avete raccomandato nella vostra, e pregandovi de' miei rispetti al
M.R. sig. curato (Carlo Aliprandini) vi benedico in nomine Patris, et Filii,et Spiritus
Sancti. Amen. Trento s. Bernardino 17 settembre 1788.
436
Fu impedita la stampa dai secolari paesani. Poi venne fatta nel 1793.
213
546. 1788
Al P. Carlo Felice Pini di Trento Riformato. Napoli. S. Chiara.
Rev. Padre sia lodato Gesù Cristo Signor nostro.
L'ill.mo, e R.mo signor canonico barone Gentilotti, nostro buon padrone, brama,
che V.P.R. gli faccia un favore437. Vorrebbe sapere, se in Bitonto città della Puglia siavi
ancora qualche famiglia di Gentilotti, e come siensi là piantati: come pure se il sig.
Gentilotti, che fu in Roma cavalleggere del Papa Benedetto XIV, sia stato Bitontino.
Prega dunque V. P. R. che voglia proccurargli così fatte notizie. Già Ella sa benissimo,
ch'esso è degno di ogni nostro rispetto ed ossequio. Quindi confido, che non ricuserà di
adoperarsi per renderlo servito e soddisfatto. Mi è noto, ch'è lontana da Bitonto; ma
suppongo, che in cotesta gran metropoli troverà qualche Bitontino, od almeno qualche
altra persona capace di farle un'opportuna direzione. E riverendola eziandio da parte del
lodato signor canonico, mi professo Trento 27 settembre 1788.
Di V.P.R. che la prego di qualche risposta d'aver ricevuto questa mia.
Div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Giangrisostomo di Volano.
È morto di v colpo il P. Vincenzo Slop di Trento ai 18 del corrente. Fu Cappuccino.
547. 1788
Al P. Pietro Paolo da Roncegno. Borgo.
La risposta, che ho avuto da Metz Lombardo contiene, che legga, e riveda io l'opera
di V.P.R. e che poi gliela rimando colle mie postille ecc. L'assicuro adunque, che non
perderò tempo, e che proccurerò di ristituirgliela in breve. Spero, che ciò seguirà colla
prima occasione opportuna. Frattanto la riverisco di cuore, e mi professo. Trento 7
ottobre 1788.
Di V.P.R. Div.mo, obbl.mo servidore in Cristo
Frate Giangrisostomo.
548. 1788
Al medesimo P. Pietro Paolo da Roncegno. Borgo.
Rimando alla P.V.R. il suo manoscritto colle mie postille. Confesso, che ho notato
molte minucie, ma non mi pento, perché mi lusingo, che potranno anch'esse riuscire di
qualche giovamento. Ella sia persuasa, che ho faticato non tanto da censore, quanto da
vero amico. Malgrado poi l'aver trovato tante cose da notare, e l'essersi quindi eccitato
nella mia mente qualche sospetto, che da altri possano ritrovarsi delle altre in quelle
parti, cui non giungono le poche mie cognizioni, le dico, che l'opera sua emendatis
emendandis, da me giudicasi degna della pubblica luce, e che bramo di vederla
stampata. Nuovamente dunque mi congratulo secolei, che abbia saputo, e potuto
compilare un'opera tale, in un terreno creduto tanto sterile di notizie: le sospiro una
lunga vita per poter continuare le sue letterarie fatiche a gloria di Dio, della nostra
serafica Madre Religione, e della sua patria, la riverisco, e resto.
437
Questa lettera è giunta al suo destino, e fu consegnata a don Giuseppe Piccirilli pugliese ex domenicano, il
quale rispose da Putignano li 22 novembre 1788,che s'è informato in Bitonto 9 miglia distante da bari, e che là non vi
è mai stata famiglia Gentilotti, bensì che vi è la famiglia Gentile, moto differente da quanto supponeva il sig.
canonico Gentilotti. Giunse a me in Trento li 13 dicembre 1788 in data de' 2 dicembre Napoli. Vive don Gius. Maria
Piccirilli napolitano anche nel 1790. Fu in Modena. – Il medesimo sacerdote d. Giuseppe Maria Piccirilli di
Putignano in Provincia di Bari, per la sesta volta ha stampato in Napoli un suo librettino intitolato: Il vero modo di
parlare con Dio, di visitare il SS. Sacramento, di confessarsi, e comunicarsi bene, e di morire santamente. In Napoli
1784, in 12° pp. 96.
214
Trento 25 ottobre 1788.
Di V.P.R. Div.mo, obbl.mo servo nel Signore
Frate Giangrisostomo da Volano.
549. 1788
Al sig. don Giuseppe Rosa di Trento cooperatore in Lana.
Era totalmente ignoto a me, che dalla Corte cesarea di Vienna sia stato ricercato a
questo nostro vescovo il motivo, per cui ora pochi sono quelli, che voglionsi far preti. A
vista dunque della sua ho parlato col nostro Padre Epifanio, e da lui sono stato accertato,
che fu risposto, ciò derivare dalle nuove leggi di Vienna. Non le mando la detta risposta
in terminis, perché non costumando questa Curia vescovile di pubblicare le sue risposte
di tal sorta, non ardisco di chiedergliela. Con questo la riverisco divotamente, e resto.
Trento, dal convento di s. Bernardino 29 ottobre 1788.
Di V.S. molto illustre e molto rev.
Div.mo, ossequ.mo servo in Cristo
Frate Giangrisostomo di Volano
Francescano Riformato.
550. 1788
Al P. Gaetano Girolamo Macati da Sarcedo M.O. Vicenza. s. Brigida.
Godo, che S.P.R. sia ritornata felicemente alla sua cella; e l'assicuro, che ho la
volontà disposta, e pronta per fare il passo, che mi commette, col signor Santoni
arciprete d'Arco. Ma convienmi avvisarla, che temo assai di non poterlo fare, sul
riflesso, che il detto signore dopo che nel 1783 ha pubblicato colle stampe i suoi volumi
dell'Origine delle chiese parrocchiali, e collegiate, non è più stato da me, né mi ha
scritto una riga. Se vorrà, sarò memore delle di Lei premure. Per altro non ho ancora
potuto avere nelle mani li mentovati due volumi, che sono in foglio, e penso ci non
provvederli, perché rapporto a me costano troppo. E facendole divotissima riverenza mi
professo. Trento, s. Bernardino 30 ottobre 1788.
Di S.P.R.
P.S. Le notiziette vicentine, che per empire il foglio ho trascritto qui addietro, sono
meschinissime438: ma se non serviranno punto per la sua storia, certamente non le
daranno fastidio.
Umil.mo, div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Gio Crisostomo di Volano de' Minori Riformati
NB. Riguardano 20 persone illustri. Marostica. Nodari. Mainenti. Ponte. Niccolò
Vescovo. Paiarino Capra. Bertelli. Marangoni. Bomporti. Amici. Dotti. Aldi. Viviani.
Fiorini. Trento. Raffaelli. Tommasini. Colzi ecc.
551. 1788
Al sig. don Stefano de' Gottardi curato di Garniga439.
In ordine a quanto per parte di V.S. molto illustre, e molto rev. mi ha insinuato il
Padre Patrizio da Vigolbaselga, rispondo, ch'Ella non può trasferire, e fissare in una
domenica l'officio, e la Messa di s. Osvaldo titolare della sua chiesa curata: e che né
meno questa Curia vescovile può fare un tale assegnamento; ma convien ricorrere alla
438
439
Me le ha dimandate.
Ora F. Bonaventura Minore Conventuale di Brancolino.
215
Santa Sede, come nell'anno 1783 per trasferire in perpetuo dai 24 di marzo alla
domenica terza dopo Pasqua la festa coll'officio, e colla Messa di s. Simone trentino han
fatto Episcopus, clerus, populus et Magistratus Civitatis Tridentinae, i quali dopo
replicate istanze ottennero l'intento col rescritto Pro gratia. Mi avanzo poi a dissuaderla
dal fare l'accennato ricorso440, perché trattandosi d'una chiesa soltanto curata sarebbe
nuovo, e quindi troppo difficilmente verrebbe ammesso. Io malvolentieri acconsento ed
approvo, che venga sminuito il nostro scarso numero delle sante feste: ma tuttavolta le
aggiungo, che quando il trasportare la festa di s. Osvaldo nella domenica fra la di lui
ottava credasi da V. S. molto illustre e molto rev. una novità, la quale sia per riuscire di
maggior gloria ed onore a Dio Signor nostro, ed al predetto Santo, la trasferisca senza
l'officio, e senza la Messa del medesimo, celebrando solennemente in loro vece l'officio
e la Messa, che correranno in tal domenica. Così ha praticato per tanti anni questo
Duomo rapporto a san Simonino, e così pratica colla festa della Santissima Vergine
Maria Dolorata, conformemente ad un decreto della S. C. de' Riti in Aretina, pubblicato
dal Padre Nicola Moggio negli ordinari trentini del 1759, e 1760, in questo modo: Si
celebritas sancti titularis deferatur ad dominicam infra octavam, Missa solemnis non
erit cantanda de eodem Sancto, licet fiat cum apparatu, ac processione. S.R.C. 24 iulii
1660, sed dicetur de ipsa dominica, vel de duplici occurrente, cum commemoratione
octavae, qualora il detto doppio non sia di prima, o seconda classe. Suppongo di aver
soddisfatto con questo alle giuste ricerche di V.S. molto illustre e M. R. e facendole un
riverente inchino mi professo. Trento, s. Bernardino 27 novembre 1788.
Di V.S. M. Illustre e M. rev.
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo nel Signore
Frate Giovanni Crisostomo da Volano Minore Riformato.
552. 1788
Al P. Gio. Francesco de Andreis da Mechel. Cles.
R. P. Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Al propostomi dubbio, se debbasi giudicare sconsacrato il nuovo altare di marmo,
eretto nella chiesa curata di Mechel, dopo che alzandolo i maestri levarono dalla parte
anteriore della mensa quattro dita di muro per tutta la lunghezza, e larghezza di essa_ ed
avendo scompaginato alquanto il sepolcro delle sacre reliquie, chiuse in un calice
sigillato di vetro, questo dal R.S. curato venne trasportato nella sagrestia, e poi ristituito
<l suo sito primiero, e fattovi racchiudere: come pure per essere stata alzata la pietra
consacrata della detta mensa da una parte un dito, così richiedendo le pietre
dell'antipendio nuovo: e finalmente perché alla pietra vecchia della menzionata mensa
dai due alti furono aggiunte, e connesse due altre pietre, senza però venir punto smossa;
rispondo colle parole precise del nostro benemeritsisimo Padre Lucio Ferrari, che nella
sua Bibliotheca Prompta To. 1, verbo Altare num. 23 parla così: "Altare fixum
execratur, quando lapis, seu mensa superior consecrata amovetur ab inferiori structura,
seu basi, cui est immobiliter affixa... Execratur quoties sepulchrum altaris, seu
repositorium, ubi reconduntru reliquiae frangitur, removetur, vel munuitur; quamvis
enim stando in vigore iuris repositio reliquiarum non sit de essentia consecrationis
altaris, et per hoc non videatur dependi consecratio per fractionem, remotionem, seu
minutionem repositorii reliquiarum: tamen quia stando in praxi non est recedendum a
communi consuetudine Ecclesiae reponendi sacras reliquias in consecratione altaris,
440
Mi ha scritto gli XI dicembre 1788, che farà ricorso per le feste del titolare e della consecrazione.
216
ideo dicitur, quod per fractionem, remotionem, vel minutionem talis sepulchri, seu
repositorii amittatur consecratio, quia ut dicit Layman lib. 5, tract. 5, cap. 6, num. 9,
cum sepulchrum hoc censeatur praecipua pars altaris, merito ob eius fractionem,
remotionem, vel minutionem, ipsum altare notabiliter confractum, vel imminutum
aestimatur; adeoque licet ipse num. 8 teneat non esse necessariam repositionem
reliquiarum in consecratione altaris, nihilominus putat servandam esse ecclesiarum
consuetudinem communi doctorum sententia firmatam, ut altaria iterum consecrentur.
Et sic tenet Barbosa, Sylvester, Azorius, et canonistae passim".
Lo stesso insegna eziandio il Padre natale Alessandro To. 1, Theol. L. 2, c. 7, art. 1,
come pure monsignor Pace Giordani vescovo di Traù To. 1 Elucubrationum diversarum
Lib. 5, tit. 10, num. 45 et seqq. dove dice: "Altare firmum execratur quotiescumque ara,
sive tabula, et lapis mensae disiungitur a suo stipite, cui fuerat in actu consecrationis
unita... Nec est necessarium ipsam mensam totaliter a stipite separari ad hunc effectum
violationis, sed satis est, illam moveri, et quassari a loco... Execratur altare, quando
sepulchrum, in quo reliquiae includuntur, sive lapis superpositus, qui sigillum a
doctoribus nuncupatur, solvitur, aperitur, frangitur, diminuitur, seu quovis modo
notabiliter violatur; idque procedit generaliter in quacumque parte altaris consistat".
Qui finisco tralasciando la rubrica del Pontificale romano sotto il titolo De altaris
consecratione, che al vescovo consacratore ingiunge di mettere egli stesso la pietra
sopra il sepolcro,, ed il cominciare lo smaltamento della medesima colla malta
benedetta. Tralascio pure ogni altra magistrale autorità, che potrei addurre, perché mi
lusingo, che dalle già riferite possasi facilmente e fondatamente ricavare la soluzione
del dubbio proposto. E con ciò riverendola resto. Trento, s. Bernardino 29 nov. 1788.
Suo div.mo, obbl.mo servo in Cristo
Frate Giangrisostomo da Volano.
553. 1788
Al P. Amando Veronese da Covalo. Metz Lombardo.
Rev. Padre sia lodato Gesù Cristo Signor nostro celementissimo.
Ho letto il capitolo Thiersiano441 mandatomi da S. P. contra l'orazione, che
incomincia Sacrosantae; ma senza punito restare persuaso e convinto degli addotti
argomenti: anzi da cosìfatta scrittura ne ricavai questo pro, che ho stabilito di recitare la
mentovata orazione con maggiore frequenza, e di usare attenzione per far ciò con affetto
più intenso, e più divoto.
L'autorità di Giambattista Thiers curato, o sia parroco francese, morto nell'anno
1703, mi è assai sospetta, perché so, che l'accennata orazione dicesi composta da san
Bonaventura dottore di santa Chiesa442: perché lodasi dal dottissimo Martino Navarro
To. 4 Operum omnium edit. Venet. 1602, pag. 182 in comemnt. de oratione, et horis
canonicis, stampato in Coimbra intorno al 1546, e ristampato in Roma nel 1576, num.
89443; come pure dal Cavalieri To. 2, decr. 338, num. 8 e decr. 352 num. 9, dal Bisso,
Rotario, Lezana, Gobato444, Bordoni, ed altri. Perché so altresì, che il predetto Thiers
ebbe del trasporto per criticare le cose altrui, e che non potendo viver in pace co' suoi
primi parrocchiani dovette passare ad un'altra parrocchia: che il di lui nome
441
Cap. 9 To. 4 intorno le superstizioni, stampato in Parigi 1741 in 8°, in lingua francese. Fu proibito da Roma
li 12 marzo 1703 e li 10 maggio 1757, Traité des superstitions intitolato.
442
In Breviario franciscano.
443
Martino d'Azpilcueta Navarro, lodato assai dal Mireo de scriptoribus saec. XVI cap. 109, ove lo dice morto
in Roma li 22 giugno 1586 d'anni 95. Fu 17 anni in Roma, adoperato da s. Pio V, da Gregorio XIII, e da Sisto V.
444
P. Giorgio Gobato Experientiarum theologicarum edit. Ven. 1672, Tract. 5, n. 659.
217
replicatamente ritrovasi nell'Indice romano de' libri proibiti445; e finalmente, che ad onta
della di lui censura la suddetta orazione ancora tien luogo nel Breviario romano, e
producesi tutta intera negli Ordinari annuali dell'officio divino, che ho nelle mani,
stampati ad uso del clero secolare di parecchie illustri città, e diocesi, voglio dire di
Roma per gli anni 1747, 1755, 1756, 1758, 1784; Bologna 1745, 1753, 1757; Pavia
1710; Brescia 1744, 1745, 1746, 1751, 1752, 1755; Verona 1715, 1725, 1734, 1735,
1738, 1744, 1745, 1747-1750; Padova 1745, 1746; Trevigi 1746; Sirmio 1761; Trento
1713 e seguenti sino al corrente.
Dissi ad onta della censura thiersiana, perché suppongo, che nel corso de' tanti anni
da più d'uno delle mentovate città e diocesi sarà stata letta446. Certamente il gran
Benedetto XIV che volle continuare ad esser anche arcivescovo di Bologna sua patria
sino all'anno 1754, mostra di aver letto l'opera thiersiana delle Superstizioni, allegandola
tre volte447, e nominando la terza edizione di Parigi, nelle celeberrime Notificazioni, o
sia Instituzioni, che scrisse da cardinale arcivescovo, cioè Institut. 47, e 56 citando
eziandio il To. 4 che contiene il capitolo contra l'orazione Sacrosanctae448. Se fosse
restato persuaso dal Thiers449, che tal orazione racchiude in sé gli errori notati dal
medesimo avrebbe mai egli permesso, che venisse ristampata nel Breviario romano, e
negli Ordinari di Roma, e Bologna?
Sebbene qual bisogno vi era, che un francese insegnasse i misteri della nostra santa
fede ai romani, e italiani? L'Evangelio col resto della Sacra Scrittura, i Concili, i santi
Padri, e i libri liturgici allegati dal Thiers tengonsi, e studiansi anche da loro. E poi di
qual peso, e forza sono le ragioni thiersiane?
Egli mette in dubbio se sia stata conceduta da Leone decimo l'Indulegnza
rammentata dalla rubrica, che premettesi alla stessa orazione, benché la confessi
favorita dall'opinione assai comune; ma non reca veruna ragione del suo dubbio. Per
altro, che sia stata conceduta da Leone decimo lo attesta eziandio il Navarro di lui
coetaneo450 loco citato.
Avvisa, che tal orazione non venne inserita nel Breviario romano, quando fu
riformato da san Pio quinto, e da Clemente ottavo, successori di Leone decimo; ma non
dice, che sia stata ommessa come difettosa e condannevole.
Asserisce, che non dicesi nelle chiese antiche cattedrali, collegiali, e monastiche, le
quali non si sono punto allontanate dai loro antichi usi; ma rispondesi a questo, che la
detta orazione non fu mai, e neppure al giorno d'oggi è parte dell'officio divino, né di
alcun obbligo: e che perciò i cori delle chiese accennate avranno giudicato bene di non
accrescere ai coristi un nuovo quantunque lievissimo peso.
Le persone di credito da lui conosciute, ma non nominate, che nella detta orazione
trovarono molte cose da criticare, probabilmente saranno state stimolate da lui stesso a
pensar, e dir così: e forse gli avranno aderito stante pede per compiacerlo, e per non
contendere.
445
In tal Indice trovansi proibite Io. Bapt. Thiers Lib. de festorum dierum imminutione, donec corrigatur, decr.
23 martii an. 1672; Tract. de superstitionibus, decr. 12 martii 1703, ac 10 maii 1757; Liber Apolegt. contra
antiflagellantes S.R.C. 4 martii 1709.
446
Fu letta dal sig. Rodolfi Provicario di Trento. Dai nostri PP. Epifanio, e Gioachino.
447
Benedetto XIV cita la terza edit.da Thiers nel Tratt. del Sagrifizio della Messa stampato in Venezia 1748,
sez. 2, c. 6, §5.
448
Sotto il num. 9.
449
Il Thiers dicesi giansenista francese da Francesco Eugenio Gausco nel Dizionario ricciano artt. 115, verbo
Sacrosantae, ove dice che tal orazione il Pannilini vescovo vecchio di Chiusi, e Pienza la ha vietata al suo clero, e
discacciata dal Breviario nell'anno 1789.
450
Navarrus natus est anno 1493. Leone X electus fuit anno 1513 et obiit anno 1521.
218
Spende molte parole per provare, che a io devesi il culto di latria, a Maria Vergine
quello d'iperdulia, ed ai Santi quello di dulia, e pretende, che la detta orazione sia
riprensibile, perché non distingue i menzionati culti, dicendo ella, che a Dio, a Maria, ed
ai santi sit sempietrna laus, honor, virtus, et gloria ab omni creatura; ma in vano,
conciossiaché non prova, che laus, honor, virtus, et gloria non possansi dare a Dio, ed
ai Santi, né che in tale orazione si dovessero distinguere i loro meriti.
Gli addotti testi della Sacra Scrittura non convincono, perché il primo del
Deuteronomio 6, 13 Voi non adorerete, che Dio solo, si può rispondere, che l'orazione
predetta non fa motto di adorazione: All'altro di s. Matteo 4,10 Voi dorerete il Signore
vostro Dio, e non servirete, che a lui solo, si replica, che l'orazione non ha parola di
adorazione. Il terzo di s. Paolo 1 Tim. 1,17 Al solo Iddio sia onore, e gloria, conviene
interpretarsi con criterio, poiché altrimenti non potrebbero i figliuoli honorare patrem,
et matrem, non sarebbe lecito se honorare invicem praevenire, e peccherebbero tutti
quelli, che onorano i vescovi, i parrochi, i sacerdoti, i principi ecc. inchinandosi ai
medesimi, o facendo loro di cappello. Al detto di s. Epifanio Haer. 79, Mariam nemo
adoret, si risponde come ai testi del Deuteronomio, e di s. Matteo sopra riferiti.
Ai Concili di Efeso, e di Costantinopoli allegati contro la memoria, che nella detta
orazione fassi dell'Umanità di Gesù Cristo subito dopo quella della ss. Trinità, rispondo,
che l'Angelico dottore san Tommaso 3, parte quaest. 25, art. 2 insegna, come alio modo
potest intelligi adoratio humanitaisi Christi, quae fit ratione humanitatis Christi
perfectae omni munere gratairum: et sic adoratio humanitatis Christi non est adoratio
latriae, sed duliae: dal che il signor dottore Gasoparo Vattolo prefetto del seminario
arcivescovile di Udine, To. 1, Teholog. dogmatico-moral. Lib. 2, c. 1, num. 5, inferisce,
che igitur si quis vellet seorsim meditari Christi humanitatem, et peculiari veneratione
colere eam vellet ob creatas perfectiones, verum religionis officium ageret:
soggiugnendo, che satius est missis hisce praecisionibus Christum Dominum cultu
latriae iuxta communem obviumque modum adorare.
Suppone il Thiers, che nella detta orazione si ponga in confronto la Trinità
coll'Umanità di Gesù Cristo, colla beata Vergine Maria, e con tutt'i Santi, perché dice
Trinitati, et omnium Sanctorum universitati, ed avvisa, che il confrontare l'Infinito con
finito, il Sovrano co' suoi sudditi, il Padrone co' suoi servi, non è cosa giusta, né
secondo le leggi della Chiesa451, la quale né pur vuole, né che dicasi esser uno più santo
dell'altro, o che abbia maggior gloria dell'altro. Io però non iscorgo il descritto
confronto. Qualora vi fosse, sarebbevi anche nelle Litanie de' Santi, che nominano in
primo luogo la SS. Trinità, poi Santa Maria, ed i seguito tanti Santi. Sarebbevi nella
confessione generale volgarmente detta il Confiteor, la quale nomina Iddio, Maria
Vergine, San Michele, s. Giovanni Battista, gli Apostoli, ed i Santi.
Crede il medesimo Thiers, che sia contro gl'insegnamenti della fede cattolica quella
domanda, che si fa con quel nobisque remissio omnium peccatorum della detta
orazione; ma io non ne resto persuaso, perché tengo esser cosa lecita, santa e
vantaggiosa il desiderar, e dimandar la remissione de' propri peccati. Così recitando
l'orazione domenicale si dice santamente quel dimitte nobis debita nostra.
Dice, che le parole seguenti per infinita saecula saeculorum non si conformano
punto alle precedenti Laus, honor, virtus, et gloria, e sono inutili, mentre la lode,
l'onore, la virtù, e la gloria sono eterne, senza che si dimandi la loro durazione per tutta
l'eternità: ma io penso, che se si può dire sit laus, honor, virtus, et gloria, quantunque
451
Qui dal Thiers portasi un testo di s. Girolamo, ed un altro di Tommaso Kempis.
219
sieno cose eterne anche senza il nostro sit; così aggiugner possasi eziandio il per infinita
saecula saeculorum. Rapporto poi al remissio peccatorum soggiungo, esser sempre
stato inteso da me, che l'effetto della remissione de' peccati ottenuta nella vita presente
duri per tutta l'eternità futura.
Afferma, che il versetto Beata viscera, e la risposta Et beata ubera, non hanno
connessione alcuna, né alcun rapporto all'orazione precedente. Così parve a lui; ma non
così pare a me, che vi trovo qualche rapporto, giacché l'orazione fa espressa ricordanza
di Gesù Cristo incarnato, e di Maria Vergine di lui Madre.
Conchiude finalmente il suo capitolo dicendo, che le sue ragioni fanno vedere,
essere assai meglio il non dire al fine delle Ore canoniche l'orazione Sacrosantae. Io
aspettava, che sentenziasse, esser male il dirla, dopo che ha tentato di farla credere
contraria alla Sacra Scrittura, ai santi Padri, ai Concili, ed alle leggi della Chiesa: ma
dicendo soltanto esser assai meglio il tralasciarla, io ne inferisco esser bene il dirla, e
che né pur egli credette contenersi realmente nella medesima quegli errori, de' quali
ebbe l'ardire di accusarla colle sue riferite ragioni452. Con questo finisco, restando fisso
nel sentimento accennato da principio, ed a S. P. facendo divotissima riverenza. Trento
17 dicembre 1788.
554. 1788
Al P. Amando da Covalo. Metz Lombardo.
Lo stimolo, che S. P. mi ha dato l'altro giorno, è stato quello, che finalmente mi ha
fatto impugnare la penna per rispondere alla censura thiersiana. Qui troverà lamia
risposta tal caule sortì dalla mia povera penna. Ho scritto sforzato, in fretta, e contro mia
voglia, e quindi chiedo scusa, e compatimento. E riverendola resto. Trento 18 dice.
1788.
P.S. Ieridì è morto il R.S. piovano di s. Pietro don Domenico Prada pinetano, e
domani verrà seppellito coll'accompagnamento di soli dodici preti, a' quali sarà data una
candela di mezza libra.
Nota. Il P. Amando mi ha chiesta la suddetta risposta per darla ad una parroco, che
dopo d'aver letto il capitolo thiersiano si ha risolto di non più dire l'orazione
Sacrosanctae, per non essere superstizioso453. Veggasi qui sotto al num. 558.
555. 1788
Al P. N.N. Filippino in Vicenza.
Molto rev. Padre sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Egli è un mero effetto della bontà sua il ringraziarmi del servigio, che le ho
prestato, mentre fu così tenue, che io stesso non ne restai soddisfatto. Godo sentendo,
che sino ad ora le cose dell'anima sua sieno passate bene. Stia soda V.R. ne' suoi buoni
proponimenti, e speri, che al divina misericordia le donerà l'andare di bene in meglio, ed
il conseguimento di quel fine santo, che si ha prefisso. Che poi non sia per ancora
quieta, io punto non mi maraviglio, sapendo, che così è succeduto a tanti altri, e che il
nostro Signor Iddio senza far verun torto, dà la pace a cert'uni presto, e ad altri tardo, e
credendo, che riservisi di darla ad altri soltanto nell'altra vita. Ella si umili, e protesti
d'esser indegna di goder pace in questa vita; ma nello stesso tempo la domandi a titolo
di mera grazia per l'altra. Il non trovar mai un direttore di suo genio può riuscirle di gran
danno; e quindi supposto, che veramente non lo possa ritrovare tra' viventi, lo cerchi tra'
452
453
Vedi sotto num. 558.
Parroco di Enno Giacomo Telchio cembrano, che poi si arrese.
220
morti, dove senza dubbio lo ritroverà: Legga con assiduità, e divozione de' libri ascetici,
e molte vite di santi, proccurando sempre di ricavarne qualche profitto. Il dimettere ogni
officio, e impiego ecclesiastico, e ritirarsi in qualche solitudine, ad esempio di tanti
Santi antichi, sarebbe forse buono per Lei; ma potrebbe anche riuscire malamente. Io
credo, ch'Ella per ora farà bene stando nel luogo santo in cui si trova, ed esercitando li
ministeri sacri, che le verranno addossati. Questi la terranno sempre santamente
occupata, e la metteranno all'impegno di menare una vita, onde non possa mai venire
rimproverata di non aver messo in pratica quel bene, che ad altri avrà insegnato. Nelle
prossime sante feste, ed anche in seguito, io sebbene peccatore, avrò speciale memoria,
e premura di raccomandarla al Signor Iddio, ed a Maria santissima: e pregandola di far
altrettanto Ella pure per me, la riverisco, e mi protesto. Trento, s. Bernardino 19
dicembre 1788.
Di V.R.
Um.mo, div.mo, ossq.mo servo nel Signore
Frate Giangrisostomo di Volano.
556. 1788
Al sig. barone Gaudenz'Antonio de' Gaudenti. Trento.
Assicuro ingenuamente V. S. ill.ma, che ricevo per un singolar favore, ed onore
ogni suo anche minimo comando. Dall'esibitore della presente riceverà i due volumi
ricercati; ed offerendole anche tutta la libreria, le fo umilissima riverenza, e mi
protesto454. Di s. Bernardino 20 dicembre 1788.
Di V.S. ill.ma
Um.mo, osseq.mo, obbl.mo servidore
F. Giangrisostomo da Volano.
557. 1788
Al P. Antonio da Fondo. Melombardo.
Quantunque io abbia fedelmente insinuato al signor abbate Alessandro Guarinoni li
religiosi sentimenti di V.P.M.R. ha voluto ancora mandarmi da spedirle i due cartocci,
che con questa riceverà da Terziario. Ella dunque gli aggradisca, e riceva come un
nuovo contrassegno dell'animo grato, che inverso di Lei nodrisce il lodato signor abate,
e della soddisfazione, che colla sua molta fatica gli ha dato, mentre io augurandole di
tutto cuore un felicissimo capo dell'imminente nuovo anno, e baciandole la sacra destra,
mi dico. Trento 29 dicembre 1788.
Di V.P.M.R.
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo
F. Giangrisostomo.
558. 1789
A monsignor Menghini Provicario Generale. Trento.
Carissimo amico. Per secondare le replicate vostre instanze455 ho letto finalmente il
Capitolo thiersiano contra l'orazione Sacrosanctae, che mi avete mandato dalla lingua
francese nell'italiana tradotto; ma senza punto ecc. come sopra n. 553456 ma dicendo
soltanto esser assai meglio il non dirla, io ne inferisco esser almeno bene il dirla, e che
454
Id scripsi praevia licentia Patris Provincialis.
Vedi sotto la Nota.
456
*Nel manoscritto: come sopra p. 1236 sino alla pag. 1236.
455
221
né pur egli credette contenersi realmente nella medesima quegli errori, de' quali ebbe
l'ardire di accusarla colle sue frivole ragioni. Qui finisco restando fisso nel mio
sentimento accennato da principio, e lusingandomi, che Voi pure così me lo sentirete e
praticherete, vi saluto di cuore, e mi professo. Questo dì 7 gennaio 1789.
Nota. Il sig. Provicario li 3 di questo mi diede incombenza di giustificare la detta
orazione contro il Thiers per distogliere un parroco, ed altri da lui sedotti, dal
proponimento di non recitarla, non sapendo, che io aveva già scritto al detto parroco. E
quantunque io gli abbia notificato d'aver già risposto, volle, che gli dessi copia della mia
risposta, per mandarla esso pure ai detti parroco, e preti, co' quali ha contratto impegno.
P.S. Maraviglio, che il Thiers non abbia obbiettato contro la recita della tante volte
mentovata orazione, che a non pochi può servire di motivo per recitare le Ore canoniche
più negligentemente, e più tiepidamente, su la fiducia di conseguire annessale
Indulgenza, siccome d'esser in fatti accaduto a non pochi del suo tempo attesta il
Navarro loco citato; ma se anche ciò avesse obbiettato, sarebbevi risposta, mentre la
rubrica, ed il Navarro dicono espressamente, che l'Indulgenza è conceduta per li difetti
commessi soltanto ex humana fragilitate, i quali possono vedersi spiegati dal Gobato
Quinarii Tarct. 4, parte 2, num. 578 et seqq e dal Rotario To. 3, Lib. 2, cap. 1, punto 8,
num.13.
558. 1789
Al P. Pietro Damiani da Borgo Guardiano. Arco.
R.P. sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Recomi a singolar vantaggio ed onore il poter servire in qualche conto all'ill.mo sig.
Davide Formenti (di Riva). Perciò nel punto stesso, che ricevei la di lui pergamena
deposi le altre, che tengo di compendiare a non poche centinaia, e la trascrissi nel modo,
che potrà scorgere dalla qui annessa copia. Ho trascritto fedelmente anche
gl'intollerabili solecismi del notaio, come vogliono i buoni antiquari. Nella schiena della
predetta pergamena ho cancellato l'anno 1441 e gli ho sostituito l'anno 1451, perché
così vuole chiaramente il testo, ed altrettanto accennano l'indizione 14 ed il giorno di
sabato sesto di marzo. Nel 1441 corse l'indizione quarta, ed ai sei di marzo fu giorno di
lunedì. Nella pagina 4 e 5 ho scritto Lombe, Vincellis, Formentoni, e Boncinelli, atteso
che parvemi di dover così leggere. Non ho continuato a mettere il sic sopra gli errori del
notaio, perché sono troppo numerosi. Prego V.P.R. di umiliare la mia ossequiosissima
servitù al lodato ill.mo signore e riverendola resto. Trento, s. Bernardino 21 febbraio
1789.
Di V.P.R.
Div.mo, obbl.mo servo in Cristo
Frate Giangrisostomo da Volano.
560. 1789
Al sig. don Cristiano Rigoni. Asiago.
Molto illustre, e molto rev. sig. sig. padrone colendissimo sia lodato Gesù Cristo
Signor nostro clementissimo.
Buone nuove. Il culto della sua Beata Giovanna Maria in vigore de' tre indulti
apostolici, che qui le trasmetto fedelmente trascritti dagli originali, già trovasi esteso a
tutta questa nostra diocesi trentina. La cosa è avvenuta così. Questa Curia vescovile s'è
degnata di mandare a me il primo indulto conceduto ai Pinzolesi, perché su di lui ne
222
dicesi il mio debole sentimento. Io dunque li 30 novembre 1787 in scriptis risposi, che
quantunque non contenga verun espresso difetto, si sa però di certo, essere stato chiesto
dai Pinzolesi predetti sul supposto egregiamente scartato dal signor abate Agostino del
Pozzo, che la beata sia originaria di Pinzolo: e per non disgustarli mi avanzai a
soggiugnere, che sarebbe stato bene il chiedere lo stesso indulto per tutta la diocesi
nostra, potendosi addurre per motivo, oltre l'indulto accordato ai Pinzolesi, che la Beata
fu figlia di madre nativa d'un luogo in oggi spettante alla medesima diocesi, e che fu tre
anni educata in un monastero di Trento. Dictum, factum. Perciò io godo grandemente, e
mi congratulo con V.S. molto illustre, e molto rev. che il Signor Iddio le abbia donato
anche questo nuovo argomento di santa consolazione. Le aggiungo per maggiore
conferma della Nota fatta dal lodato sig. abate Pozzo pag. 157 rapporto all'anno
emortuale del notaio tentino Giulio Iob, che in questi giorni ultimi epilogando gli
antichi rotoli d'un copioso archivio457 ne ho ritrovato uno scritto qui a Trento li 20
settembre 1610458, il quale allega Instrumentum rogatum per quondam spectabilem
dominum Iulium Iob notarium Tridenti die octava decembris anno 1601. Ed
assicurandola, che la Madre Regina degli Alberti gode ancora della grazia impetratale
dalla predetta Beata459, la prego di raccomandarmi alla medesima e con un riverente
bacio delle sacre mani mi professo. Trento, s. Bernardino 13 marzo 1789.
Di V.S. molto illustre e molto rev.
Umil.mo, div.mo, obbl.mo servo nel Signore
Frate Giangrisostomo di Volano
de' Minori Riformati.
561. 1789
Al sig. abate Antonio Cimonati cappellano vescovile. Trento.
Alla ricerca fattami, se il rinomato scrittore Girolamo Baruffaldo460 sia stato in
qualche grado parente de' Baruffaldi nostri rivani, mi conviene rispondere, che non lo
so. Egli nacque in Ferrara, e morì arciprete lodatissimo dell'insigne Collegiata di Cento,
città soggetta nello spirituale all'arcivescovo di Bologna, e nel temporale al Legato
apostolico di Ferrara, nel giorno trentuno di marzo dell'anno 1755. La principale di lui
opera, che ha per titolo Commentaria ad Rituale romanum, ebbe l'onore di essere
stampata quattro volte, cioè in Venezia l'anno 1731, poscia in Augusta, in Dilinga, ed
ancora in Venezia l'anno 1752 in foglio461. Attentamente ho scorso parecchie storie
ferraresi: ho pur guardato la raccolta muratoriana degli Scrittori delle cose d'Italia: e
quantunque abbia trovato menzione di moltissime famiglie; non mi è riuscito
d'incontrare la Baruffalda, ma soltanto un Gasparo Baruffaldino di Bologna vissuto
nell'anno 1416462. Bensì dalle carte nostre trentine ho imparato che vissero all'anno
457
Cazzuffiano.
Invent. pag. 336.
459
Questa morì gli XI settembre del 1794.
460
Baccanali di Girolamo Baruffaldi, Bologna 1758, To. 3, in 8 fig.
461
Opere di Girolamo: Dizionario di rime sdrucciole 1755, in 4°, altri fanno 1775. La mammana istruita per
amministrar occorrendo il Sacramento del Battesimo 1746, in 8°. Canzoni anacreontiche, in 8°. Istoria della città di
Ferrara, in 4°, Ferrara 1700. Esposizione del Salmo Deus venerunt gentes 1739, in 12°. Voto sopra la sua clausula
seu alias intorno alla libera elezione delle sepolture 1751, in 4°. Il Canapaio di Girolamo Baruffaldi Libri 8, in 8°. In
Venezia preso Antonio Zatta avanti l'anno 1793.
462
Franciscus Barrufaldus cremonensis clericus, conclavista anno 1633 Marcelli card. Lantis. Un Barufaldus ha
scritto Notitias de Cinonio dopo il 1710 e Tabaccheidem. Un medico Barufaldi di Gargnano il vecchio vivente
nell'anno 1785 è rammentato dal medico Cannella. Un altro Girolamo Barufaldo prete ferrarese Commentario istorico
della Bibl.. Ferrar. nel 1782. Il medico Barufaldi di Gargnano il giovine 1790.
458
223
1280 Barifaldus notarius Trid.
1298 Barifaldus quondam domini E. Episcopi tridentini, et domini Lo. Comitis
sancti Bonifacii notarius.
1339 Barufaldus de Barufaldis civis tridentinus.
1340 Dominus Barufaldus de Barufaldis civis Tridenti, ac domini Nicolai filius,
iurisperitus ad annum 1338 et 1339; iudex vero et Vicarius in Vallibus Annaniae ac
Solis pro venerabili patre, ac domino domino Nicolao Dei gratia episcopo tridentino ad
annum 1340, quo die 3 iunii fuit supra Dossum Castri Livi, apud ianuam dicti castri
Livi.
1343 Se Nicolaus notarius de Barufaldis Trid.
1580 Egregius dominus Barufaldus affictalinus curati Vallis Vestini.
Più antico di questi fu quel Barufaldus, che rammentasi nelle Memorie delle
Giudicarie stampate dal nostro Monauni nel 1786, ove alla pag. 95 si ha, che nel 1205
Alberto di nago, ed un Barufaldi compromissari decisero con prudenza, e giudizio una
contesa, che seco aveva portate strane, e funeste conseguenze per certi beni feudali, ed
allodiali de' Signori d'Arco esistenti nelle predette Giudicarie.
Ne' cataloghi de' cittadini e de' consoli di Trento non trovasi registrato alcun
Baruffaldo.
Intendo, che i moderni Baruffaldi ferraresi sono cittadini onorari, ed i rivani
botteghieri463. Così ho scritto li 27 marzo 1789 perché il nostro vescovo ha chiesto, se il
chierico Luca Antonio Baruffaldo rivano suddiacono sia parente del lodato arciprete
Girolamo, ed il sig. Cimonati mi ha fatto insinuare, che aveva da parlarmi. Un
Giambattista Baruffaldi fu arciprete (rettore) di Limone bresciano nel 1773 e cessò
avanti l'anno 1786.
562. 1789
Al P. Carlo Giovanni di Busto milanese. Riformato. Roma.
Rev. Padre padrone colendissimo sia lodato Gesù Cristo Signor nostro.
Tosto, che ricevetti la lettera scritta da V.P.R. al P. L. Agostino di Borghetto
predicatore di questo Duomo, mi portai dallo stampatore Monauni, e dal doganiere464,
per la commessami spedizione de' libri bonaventuriani. L'assicuro, che stammi a cuore
un così fatto negozio, e sinceramente le dico, che voglio effettuarlo. Ma incontro delle
difficoltà. Quando ebbi la medesima incombenza nell'anno 1784 il P. letterario di
Venezia mi rispose, che non la eseguissi, perché teneva presso di sé molte altre copie
degli accennati libri. Ora pure si tratta di grosso: conviene fare delle spese, e qui non vi
sono, che nove fiorini depositati a tal fine. Gl'imballatori per al loro fatica, per le tele, e
soghe debbono pagarsi subito. Il carrettiere della dogana per il trasporto sino a Venezia
vuole otto troni per ciaschedun centinaio di libbre viennesi, che sono di circa venti
oncie. Per il dazio ricorrerò al signor capitanio de' confini; ma non so se potrò
conseguire gratis il passaggio. Temo, che non sapendo, e non potendo io contrattare
civilmente, la spesa sia per montare troppo in alto: e poi avanti di promettere la
soddisfazione della medesima fa d'uopo, che sappia dove ricorrere con sicurezza. Tanto
le notifico per suo regolamento; e restando in attenzione d'ulteriori suoi comandi, la
prego de' miei riverentissimi ossequi (debbo anch'io dir soltanto) al buon vecchio,
463
I rivani sono venuti a Riva nel nostro secolo XVII adulto da Preno di Ledro. Lucantonio è già prete oggi 10
gennaio 1791.
464
Sig. Antonio Sweizer doganiere.
224
(Padre Pasquale da Varese Ministro Generale) e riverendola divotamente sono. Trento,
s. Bernardino 18 aprile 1789.
Di V.P.R. Div.mo, ossequ.mo servo nel Signore
F. Giangrisostomo di Volano Minore Riformato.
563. 1789
Al P. Udalrico Graff da Traspo. Arco.
Qui occhiusa troverà di ritorno l'antica moneta, che mi ha trasmesso, e che da me fu
ricevuta soltanto il questo giorno dopo notte. Io suppongo, che le iscrizioni di essa
vadano rilevate così:
MAXIMIANUS NOB CAES
SACRA MONETA V CC ET CAESS NOST
PT
Non ardisco di passare più oltre, tentando di spiegare le sigle, benché sappia, che
Diocleziano, e Massimiano colleghi furono Urbis consules, e caesares; e che il P della
terza potrebbe dire Percussa in una città di nome cominciante dalla lettera T, giacché
quando nelle monete trovasi P. R. nel fondo, viene letto Percussa Romae. Non ho
tempo da studiare così fatte materie. Per carità mi raccomandi al Signor Iddio, non
mettami a pericolo di essere canzonato, e si conservi.
Trento 19 aprile 1789.
Suo div.mo, obbl.mo servo
F. Grisostomo.
Leggasi Maximianus nobilissimus Caesar. Sacra Moneta Virorum Clarissimorum,
et Caesarum nostrorum Percussa T, forse Treveris.
P.S. In una gran tavola di monete varie romane una ne ho trovato, che aveva nel
diritto: Crispus Nobil. Caes., e nel rovescio: Moneta Urbis Vestrae. Un'altra che diceva
da una parte: Constantinus Iun. Nob. Caes. e dall'altra: Victoriae beatissimorum Caes.
Ancora un'altra coll'inscrizione: Fl. Iul. Constantius Nob. C.465
Pro memoria. L'accennata moneta fu ritrovata ultimamente nella campagna di Arco
scavando certe muraglie antiche. Ella è benissimo conservata, e nerissima. La materia è
rame. La forma è questa [nel testo: cerchio di cm 2,5]. Dal diritto rappresenta la testa di
Massimiano coronata, colla faccia senza barba simile alla recata dal Bertoli nelle
Antichità d'Aquileia n. 30, pag. 51. Nel rovescio sta una donna colla bilancia nella
destra, con un bastone nella manca, e con una stella alla stessa banda manca. Suppongo
che sarà la Dea Iside, che sta pure nel rovescio della bertolina, ma con altri simboli.
Dalla tavola cronologica de' consoli ordinari di Roma pubblicata dal Muratori negli
Annali d'Italia imparo, che nell'anno 287 furono consoli Gaio Aurelio Valerio
Diocleziano Augusto, e Marco Aurelio Valerio Massimiano. Nel 288 Marco Aurelio
Valerio Massimiano Augusto, e Pomponio Ianuario. Nel 290 Gaio Aurelio Valerio
Diocelziano Augusto e M. A.V. Massimiano Augusto. Nel 293 G.A.V. Diocleziano
Augusto e M.A.V. Massimiano Augusto. Nel 294 Gaio Galerio Valerio Massimiano
Cesare, e Flavio Valerio Costanzo Cesare. Nel 296 Gaio Aurelio Valerio Diocleziano
Augusto e Flavio Valerio Costanzo Cesare. Nel 297 M.A.V. Massimiano Augusto e
Gaio Galerio Valerio Massimiano Cesare. Nel 299 Gaio Aurelio Valerio Diocleziano
Augusto e Marco Aurelio Valerio Massimiano Augusto. Nel 300 Flavio Valerio
Costanzo Cesare, e Gaio Gallerio Valerio Massimiano Cesare. Nel 302 Flavio Valerio
465
In Historia Liter. Italiae vol. 3, pag. 667 adsertur fragmentum lapidis erecti Numeriano Nobilissimo Caesari.
225
Costanzo Cesare, e Gaio Galerio Valerio Massimiano Cesare. Nel 303 Gaio Aurelio
Valerio Diocleziano Augusto e Marco Aurelio Valerio Massimiano Augusto. Nel 304
G.A.V. Diocleziano Augusto e M.A.V. Massimiano Augusto. Nel 305 Flavio Valerio
Costanzo Cesare,e Gaio Galerio Valerio Massimiano Cesare. Nel 306 Flavio Valerio
Costanzo Augusto e Gaio Galerio Valerio Massimiano Augusto. Nel 307 Marco Aurelio
Valerio Massimiano Augusto per al nona volta e Flavio Valerio Costantino Cesare. Nel
308 M.A.V. Massimiano Augusto e Gaio Galerio Valerio Massimiano Augusto. Nel
311 Gaio Galerio Valerio Massimiano Augusto per la ottava volta, e Flavio Valerio
Costantino per la seconda. In seguito non occorrono altri Massimiani. Massimiano fu
imperatore dal 286 oppure 288 sino al 299.
564. 1789
Al parroco dell'ospitale rubricista per la Curia di Coira.
Il compositore del Direttorio trentino ricava i decreti, che allega, dall'opera
intitolata: R.P. Ioannis Michaelis Cavalieri commentaria in authentica S.R.C. decreta.
Venetiis 1758, ex typographia Remondiniana Tomi V in fol. compresi in due, ed anche
in un solo volume. Servesi pure della raccolta di simili decreti, che sta nel To. 8
Bibliothecae Promptae A. R.:F. Lucii Ferraris. Venetiis 1763 apud Gasparem Storti in
fol. e finalmente de' Direttori romani, e del Diarium liturgicum di Ferdinando Tetamo
stampato in Venezia negli anni 1779, e 1784 presso Pietro Savioni To. 5 in 4466. Egli
presentemente non è in grado di proccurare nuove copie degli accennati libri. Sa però,
che quelli del Cavalieri furono ristampati nell'anno 1764 in Augusta. Ita die 5 maii
1789467.
565. 1789. F.D.P.
Al P. Giangiacomo da Tiarno Riformato. Arco Le Grazie.
Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
L'infelice Bartoli suo paesano desidera di venire cavato dall'ergastolo di questa
città, e di essere rimesso nella libertà sua primiera. Crede che per il suo intento
gioverebbe una supplica della Valle di Ledro a S.A.R. e che facilmente potrebbe
ottenergli una tal supplica il signor Giacomantonio468 fratello degnissimo di V.P. Egli
qualora i ledrini non fossero per vederlo di buon occhio, si contenterebbe di star lungi
da loro, e di cercarsi altrove il pane. Non è mio penitente, ma ciò non ostante so, che nel
resto mostrasi quieto, e che non dà fastidio a veruno. Per iscriver questo a V.P. sono
stato pregato, e ripregato dallo stesso Bartoli, e stimolato eziandio dal signor tenente
(Angeli da Clotz) dell'ergastolo. Senza, che dica altro già m'intende. Quindi le aggiungo
soltanto, che il disgraziato fu tolto alla morte violenta dal nostro Padre Udalrico (di
Traspo) e che se noi coopereremo anche per liberarlo dall'ergastolo, ci sarà doppiamente
obbligato469. La prego di condonare l'incomodo, e raccomandandomi ad Aras, la
riverisco, e resto. Trento, s. Bernardino 13 maggio 1789.
P.S. Non occorre, che mi risponda punto: ma se pur volesse scrivermi, non mi
scriva per la posta, perché non voglio incomodarla.
Suo div.mo servo nel Signore
466
To. 1,2,3,4 et Appendix constituens Tomum 5.
Vi era stata una richiesta da Coira circa le fonti dei Decreti della Congregazione dei Riti da cui attinsero i
Dorettori trentini. Richiesta contenuta in un foglietto inserito nel manoscritto alle pagg. 1252-1253.
468
Degara notaio poi dottore. Vive 1803, anche 1816.
469
Il medesimo è morto nell'ergastolo in quest'anno 1790, di Quaresima.
467
226
F. Giangrisostomo da Volano.
566. 1789
Al sig. don Benedetto Tovazzi. Cimone.
Rev. sig. e nipote carissimo sia lodato Gesù Cristo.
Coll'occasione, che il molto rev. sig. curato di Garniga (Stefano de' Gottardi) ieridì
mi ha favorito d'una sua stimatissima visita, ho inteso le differenze, che avete cogli
eredi del signor curato defunto (Leonardo dal lago di Garniga) e come passano le cose
vostre. Senza, che io parli più chiaro potete intendermi, ed immaginarvi da quanto
profonda piaga siane stato ferito il mio cuore. Povero me, che son rimaso deluso nelle
mie speranze! poiché quando ebbi notizia d'essere stato eletto curato di Cimone il molto
rev. sig. don Martino Borgognoni, tosto s'eccitò in me una viva fiducia, che sotto la di
lui scorta foste per approfittare non poco: e la manifestai eziandio d altri. Ma via il male
ormai è fatto: e quindi perché non s'aggravi, anzi perché s'annienti, e mai più non faccia
ritorno, vi esorto, ammonisco, e prego caldamente, che vogliate dare orecchio, e
rimettervi ai saggi suggerimenti de' molto reverendi signori curati di Cimone e Garniga,
e ciò non solamente rapporto alle accennate vertenze, ma in omnibus, et per omnia. Mi
lusingo, che così farete, e vi assicuro, che facendo così opererete prudentemente, darete
gloria al Signor Iddio, buon esempio al popolo, soddisfazione a S.E. Conte arciprete
(Massimiliano di Lodrone) ed ai lodati signori curati, consolazione ai vostri zii, e
godrete quella pace, che con ardente affetto vi sospiro dal cielo nell'atto, che di tutto
cuore vi saluto. Trento s. Bernardino 16 maggio 1789.
Vostro aff.mo zio
F. Giangrisostomo.
NB: Questa lettera non fu da me spedita, bensì la seguente.
567. 1789
Al sig. don Benedetto Tovazzi seniore. Volano.
Rev. signore fratello carissimo sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Da più parti ultimamente ho inteso con dispiacere delle lagnanze470 contra il nostro
carissimo nipote don Benedetto: e credendomi obbligato di prestar fede a' relatori, gli ho
scritto, manifestandogli la mia mortificazione, ed esortandolo ad operare in tutto e per
tutto secondo i suggerimenti de' signori curati di Cimone, e Garniga. Non so quale
effetto con produrranno i miei caratteri, sebbene scritti con inchiostro di amore: e quindi
lo raccomando anco a Voi, che siete a portata più di me per giovargli e per ovviare a
que' disturbi maggiori, che sembrano sovrastargli. Spiacemi pure, che la cosa sia stata
recata a S.E. G. arciprete, e che siccome vienmi supposto, ciò potrà nuocergli anche
appresso quest'officio R.mo al tempo della proroga confessionale. Voi dunque
proccurate di rimediare senza riardo al passato, e di prevenire il futuro. Confido, che
così farete, e salutandovi con tutti li cari vostri domestici resto. Trento, s. Bernardino 17
maggio 1789471.
Vostro aff.mo fratello
F. Giangrisostomo.
568. 1789
Al P. Francesco Felice da Campodenno. Melombardo.
470
471
Dal curato di Garniga e da un altro, che ha voluto entrare nel di lui posto sacrilegamente.
Gli ho scritto anche ai 13 dicembre 1789 ed ai 3 di maggio 1790.
227
R.P. Sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Con diligenza ho cercato in più libri472 un'autorità, che al nostro povero infermo
Padre Serafico da Melombardo rendesse lecito il celebrare la santa Messa senza voltarsi
punto al popolo per dire il Dominus vobiscum, l'Orate fratres, l'Ita Missa est, e per dar
in fine la benedizione; ma non mi è riuscito di trovarla. Troppo chiara si è la rubrica, e
di tal sorta, che il on osservarla cagionerebbe una diformità troppo grande, giacché
porterebbe dal rito nostro romano all'Ambrosiano. Convien dunque ricorrere alla santa
Sede per la dispensa, siccome suppongo, che avrà fatto il lodatomi signor abate
Giuseppe Crivelli trentino dimorante allora in Roma. Io però vorrei, che non si facesse
un tal ricorso, e che l'infermo si contentasse di comunicarsi frequentemente, anzi ogni
giorno more laicorum, come ha praticato con edificazione il nostro poco fa defunto
buon Padre Giuseppe Maria da Roveredo, perché ho letto la molto erudita lettera473 di
Papa Benedetto XIV sopra il celebrare la Messa sedendo474, e temo, che succedano de'
disordini simili a quelli, che ho veduto commettersi da altri indultari: come pure, che
l'accennato indulto rendasi poi familiare ne' nostri paesi. Tuttavia mi rimetto, e
bramando, che il Padre infermo venga in qualche maniera consolato, mi raccomando
alle fervorose orazioni di entrambi, li riverisco, e resto. Trento 21 maggio 1789.
Di V.P.R.
Div.mo, obbl.mo servo nel Signore
Frate Giangrisostomo.
Vedi sotto num. 582.
569. 1789
Al sig. barone Gaudenz'Antonio de' Gaudenti. Trento.
Ill.mo, e generos.mo sig. sig. padrone graziosissimo.
Mi creda V. S. ill.ma, sono rimasto confuso in leggendo il suo gentilissimo foglio,
pieno di così grandi espressioni, ed accompagnato da una carità cotanto copiosa, e per
me altrettanto opportuna, sapendo di non averne alcun merito. La terrò dunque, e la
guarderò sempre come un nuovo, e mero pegno, unito agli altri molti della
singolarissima bontà, e generosità di V. S. ill.ma; e riservandomi a ringraziarla in breve
anche a voce, come ora fo colla penna, non avendo altro ardisco di esibirle tutta la mia
somma meschinità: e tutto pieno di gratitudine, stima, ed ossequio, mi reco ad onore il
potermi protestare. Di s. Bernardino 28 maggio 1789.
Di V.S. ill.ma
Umil.mo, ossequ.mo, obbl.mo servidore
Fra Giangrisostomo da Volano.
NB. Mi mandò ultroneamente due risme di carta campidonese da fare libri.
Ho consumato la prima nel 1794.
570. 1789
Al sig. Bartolommeo Terlago Tabarelli. Trento.
472
Dodici libri.
A monsignor Ignazio Reali data die XI octob. 1757 e ristampata dal Cavalieri al fine del suo To 5 con la
giunta fattale dallo stesso Papa, e data Romae die 28 octob. 1757. Veggasi anche il P. Filippo da Castelluccio nostro
To. 1, pag. 291.
474
Chi non può celebrare stando in piedi, ha un naturale impedimento, per cui è impotente a celebrare...
Quantunque possa assolutamente il sommo Pontefice dispensare, non è però cosa dicevole, e conveniente se non per
qualche gran ragione, e gravissimo motivo. Così il Padre Scarpazza domenicano casista bolognese To. 12, pagg. 7879, edit. Ven. 1789.
473
228
L.I.C. Ill.mo sig. sig. e padrone graziosissimo.
Ad onta di aver più volte consultati que' libri, che trattano de' principi Gonzaghi, e
dei loro principati, debbo confessare, che non mi è riuscito di trovare quanto
abbisognerebbemi per ispiegare interamente l'iscrizione sigillare della lettera, che tiene
V.S. ill.ma, scritta con data di Roma 3 agosto 1604 dal marchese di Castiglione a S.E.
don Guglielmo Sanclemente consigliere, ed ambasciatore della Maestà cattolica presso
la cesarea, in favore del signor canonico Ottavio Tabarelli. Questo solo ho imparato dai
detti libri, al proposito della mentovata iscrizione, che Francesco Gonzaga principe di
Castiglione, e Solferino fu figlio del principe Ferdinando475, e fratello di san Luigi. Da
una lettera poi, che tengo io nel mio codice, scritta in Castiglione li 15 giugno 1595
imparo altresì, che Marta Tana Gonzaga marchesa di Castiglione etc. fu madre in tal
anno del marchese Francesco, signore di Solferino. Dicendo adunque l'iscrizione: Fran,.
Gon. S.R.I.P. Mar. Cas. III Doc. Guf. et Sol. io leggo: Franciscus Gonzaga Sacri
Romani Imperii Princeps, Marchio Castellionis... et Solpherini, e lascio ad altri lo
spiegare il resto. Se in vece di Doc. Guf. dicesse Boz. Gub io leggerei Bozuli,
Gubernuli, giacché so, che i Gonzaghi furono signori anche di Bozzolo, e Governolo476.
Né pure della famiglia Sanclemente ho potuto ritrovare alcun vestigio. Bensì ho letto,
che una delle montagne dell'America vomitanti fiamme, situata su' confini del
Magellan, si nomina San-Clemente. Si degni V.S. ill.ma di accettare questo poco per un
miserabile pegno della premura grande, che debitamente nodrisco di renderla servita; e
bramando di potergliela contestare in seguito più fortunatamente, le fo una profonda
riverenza, e con sommo rispetto, ed ossequio mi professo. Di s. Bernardino 5 giugno
1789.
Di V. S. Ill.ma, cui aggiungo, che sarà servita eziandio rapporto alla Messa cantata,
non Mercoldì, ma martedì, giorno proprio corrispondente alla sepoltura. Idest
trigesimus Thoame patris eius.
Umil.mo, osseq.mo, obbl.mo servidore in Cristo
Frate Giangrisostomo da Volano.
571. 1789
Al sig. Luigi Marchesani stampatore. Roveredo.
L.I.C. Riv.mo sig. e padrone colendissimo.
Distratto da varie mie occupazioni non mi sono ricordato della mia promessa fatta
l'anno scorso. Quindi la prego di scusarmi, e l'assicuro, che ho messo la Corona di Spine
di N. S. Gesù Cristo nel venerdì, che cade ai 26 di febbraio. L'avverto poi, che ho
parimente messo ai 25 aprile s. Marco Ev. e s. Simone trentino: ed agli 8 d'agosto il
Perdono d'Assisi. Non occorrendomi altro da notare, le rinnovo l'offerta della mia
povera servitù, e riverendola resto. Trento, s. Bernardino 6 giugno 1789.
Di V.S. molto illustre
Div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F. Gio. Grisostomo da Volano.
475
Ferdinandus Gonzaga marchio Castellionis, anno 1566 in Hispania inque aula regia, uxorem duxit Martham
Tanam Santeniam ex quibus anno 1568 die 9 martii Castellione ortus est s. Aloysius. Marta ex nobilissima familia
Roverorum dicitur a coaevo. De Gonzagis vide Morerium in Dictionar. et Bollandianos To. 4 iunii col 847, ac seqq.
Dicto anno 1604 Franciscus fuit Romae Legatus ordinarius Caesaris.
476
Vitelliana, Sabioneta, Rivarolum, Bozzolum, San-Martinum, Gozolum, Dosolum, Insula, Cannetum,
Ostianum, Castrum Goffredi, vulgo Castelgiuffré, Castellio Stiverorum, Rotundescum, Solferinum, Castrum Gofredi,
sice Ganferdi. Pomponascum, Regiolum.
229
572. 1789
A monsig. Vicario Generale. Trento.
Ill.mo, e R.mo sig. sig. padrone colendissimo.
Valentino Boso, e Catterina vedova qm. Pietro Los di Cauria parrocchia di
Primiero, intendendo di contrarre seco matrimonio furono pubblicati avanti due mesi;
ma impediti dall'officio vicariale di Primiero non lo hanno contratto. Ora però muniti
essendo della licenza di tale officio, e volendolo contrarre, supplicano umilmente V.S.
ill.ma, e R.ma, che voglia dispensarli dall'obbligo di far ripetere le prescritte
pubblicazioni477. Che della grazia ecc.
Scripsi die quinta iulii 1789. Concessit gratis die 6 quod petitum dominus Vicarius
Zambaitius.
573. 1789
A monsig. Vicario Generale. Trento.
Ill.mo, e R.mo sig. sig. padrone colendissimo.
Fra Geremia dal Borgo cappellano esposto in Cauria di Primiero, essendo
confessore solo in tal luogo, che conta settecento e più anime, difficilissimamente può
ascoltare tutte le confessioni sagramentali nella chiesa, massimamente nel tempo
d'inverno, attesa la rigidezza del freddo, e la debolezza della sua complessione. Quindi
supplica umilissimamente V.S. ill.ma, e R.ma, che voglia degnarsi di concedergli la
facoltà di poter nel detto tempo ascoltare delle confessioni d'uomini solamente nella
canonica. Che della grazia ecc. Scripsi die 5 iulii 1789.
Concessum etc.
574. 1789
Al P. Udalrico Graff da Traspo. Arco.
Rev. padre sia lodato Gesù Cristo Signor Nostro.
Non posso persuadermi, che la copia speditami dell'iscrizione ritrovata nel vivo
sasso d'una montagna sopra Arco, sia sincera. Parmi, che manchi il verbo, e credo, che
non sieno state ben descritte alcune lettere, non potendo essere state dofformate da
calpestio, oppure dal tempo. Per altro sembrami, che vada letta così: Hic Bartholomeus
Tafeli Capitaneus Beli 1703. Un Domenico Tafeli di Bono fu capitano delle milizie
giudicariesi contra i francesi invasori del Trentino nel principio del nostro secolo,
siccome riferisce il P. Cipriano Gnesotti nelle sue Memorie delle Giudicarie alla pag.
219. Si legga la pietra un'altra volta con maggiore attenzione, e si noti eziandio il sito
della medesima, che senza dubbio ne sortirà una giusta lezione. Rapporto alla ricerca
intorno al comunicare sotto la Messa da morto risponderò in un altro giorno dopo, che
avrò riveduto un Messale nuovo già qualche tempo veduto in un'altra chiesa. Finisco
riverendola, e dicendomi. Trento 1 agosto 1789.
Il suo F. Crisostomo.
575. 1789
Al sig. don Vigilio Pasoli. Meano478.
S.L.G.C.
477
Conferto Rituale romanum tit. de Matrimonio.
Pasoli da Montevaccino d'anni 39 confessore abitante in canonica. Morì nella medesima di febbre acuta li 31
agosto 1790, sepolto il primo di settembre ivi. Fu gobbetto, ma buono.
478
230
Attesa l'insinuazione fattami dal nostro Padre Illuminato di Cles per parte di V.S.
molto illustre e molto rev. le spedisco prontamente la qui compiegata Appendice
all'Ordinario dell'anno corrente, la quale potrà servirle di qualche norma eziandio per gli
anni, che verranno in seguito. E senza più riverendola divotamente resto. Trento, s.
Bernardino 7 agosto 1789.
Di V.S. molto illustre, e molto rev.
Umil.mo, div.mo, ossequ.mo servo nel Signore Frate Giangrisostomo da Volano de'
Minori Riformati.
576. 1789
Al P. Benedetto d'Ampezzo Riformato. Valdagno.
R. P. Sia lodato Gesù Cristo Signor Nostro clementissimo.
Dal buon sacerdote don Lorenzo Poli479 mi fu recato fedelmente il letterone di
V.P.R. L'ho ricevuto con molto piacere, scorgendo da esso, che ancora ricordasi di me:
ma poi intendo, che ricerca il mio sentimento intorno ad un punto di tanto rilievo, e che
vorrebbe un capitale di dottrina maggiore assai del mio, ne restai sorpreso. Ciò non
ostante avendo ritrovate ottime le regole saggiamente da Lei raccolte, e postillate, ed
assicurandomi Ella, che praticandole per tanti anni ha veduto de' buoni effetti ne' suoi
penitenti, ardisco di risponderle senza molte parole, che continui la sua pratica di buon
animo,e che speri d'incontrare con essa l'aggradimento d'Iddio Signor nostro. A un di
presso fo il medesimo anch'io, e credo di dover fare così, quantunque io pure sappia,
che molti praticano assai diversamente.
Circa poi l'accaduto costì a quelle tre signore trentine480, rispondo, che io tengo nel
mio giornale manoscritto la Bolla Papale allegata da quel rev. sacerdote, che negò loro
la sacra Comunione, perché non sonosi accostate all'altare col capo velato. Sortì nel
dicembre dell'anno 1770, ma non è che un editto pubblicato d'ordine di Clemente XIV,
affisso ai soli luoghi di Roma, ed anche alle porte di tutte le chiese parrocchiali di quella
gran città, con cui ordinò, che niuna donna di qualsisia condizione ardisse metter piede
nelle chiese se non vestita nella forma più propria, e modesta, e segnatamente col capo
ben coperto, e velato in modo, che non potesse dare alcun motivo di scandalo,
riserbando al supremo suo arbitrio il castigo dovuto a quelle, che non si fossero
uniformate interamente ai suoi religiosi voleri: ed in oltre mettendo a carico de'
parrochi, sagrestani, confessori, e d'ogni altro superiore di qualunque chiesa l'invigilare
sull'esatta osservanza dell'editto, ed in caso di dissimulazione, o tolleranza volendo, che
anch'essi soggiacessero alle dovute pene a misura de' casi, e delle circostanze. Ognun
vede, che l'editto fu pubblicato per Roma sola, benché degno d'essere osservato in tutto
il mondo. Appresso di noi non c'è uniformità in questa parte, certamente per al
negligenza de' prelati, e la differenza de' confessori. Qui finisco in un colla carta, ed
assicurandola, che le rimanderò il quadernetto colla prima occasione481, la riverisco ecc.
Trento 6 settembre 1789.
577. 1789
Al P. Gioachino da Pressano Provinciale. Cles.
Mercoledì finalmente dalla posta ho ricevuto il nostro Direttorio licenziato da
Insprugg, e spedito dall'officio Circolare di Roveredo. Trovasi soltanto cancellato il
479
Poli di Trento nato circa il 1744.
Metilde Pasotta di Tueno, ora moglie di Bartol. Tabacchi di Trento, morta vedova l'anno 1815.
481
Spedito li 9 settembre per Dom. di s. Oliana Recovarino.
480
231
titolo d'Immacolata alla Concezione di Maria Santissima Nostra Signora, ed il sub hoc
mysterio. Nel decreto poi aggiunto, e sotto scritto dal signor Filippo Baroni Cavalcabò
viene insinuato, esser cosa desiderabile, che si tralascino le Indulgenze per uniformarsi
al Direttorio diocesano482. Il sig. Giambattista Monauni stampatore mi assicura, che
questo desiderio equivale ad un precetto, e che con noi fu adoperata una frase gentile,
mentre ai Padri Cappuccini fu rotondamente comandato l'ommetterla. Quindi anch'io le
tralascerò tutte, se S.P.M.R. non comanderammi altramente. E baciandole genuflesso le
sacre mani, la prego della paterna sua benedizione. Trento, s. Bernardino 11 settembre
1789.
Di S.P.M.R. um.mo, ossequ.mo, obbed.mo servo nel Signore.
Frate Giangrisostomo da Volano.
Nota. Ha risposto, che faccia come sopra.
578. 1789
Al P. Antonio Inama da Fondo. Mezzolombardo.
Molto rev. Padre.
Rimando subito l'iscrizione sepolcrale di Revò, ma senza la spiegazione richiesta,
perché quel PRAE del verso quarto, e quel IUSTI del quinto mi rattengono dal leggerla
tutta intera. Io suppongo, che non sia stata ben descritta: nel che mi conferma il vedere,
che non sono in tutto uniformi le due copie di essa, che tengo sotto gli occhi, dicendo
la prima
la seconda
L ^ SCANTIUS
L " SC " ANTIUS
PAP ^ CRESCENS
PAP x CRESCENS
VETERANUS ^ SPE
VETERANUS " SPE
CULATOR PRAE
CULATOR " PRAE "
7 "IUSTI " SIBI " ET
7 IUSTI ^ SIBI ET
PONTIAE CUSEDAE
PONTIAE GUSEDAE
UXORI
UXORI
Se in luogo di PRAE IUSTI483 dicesse PRAE FECTUS mi azzarderei di leggerla in
questo modo:
Lucius Scancius
Papiria Crescens
Veteranus Spe
culatorum Praefectus Centuriae
Iusti sibi et
Pontiae Gusedae
uxori
La sigla L. premessa al nome spiegasi concordemente dagli antiquari col Lucius, et
il Pap. col Papiria, indicando con ciò, che il rammentato soggetto appartenne alla tribù
Papiria, cui fu ascritto Trento.
La pietra, che ha tutt'i caratteri dell'antichità romana, merita di essere conservata
intera, ed esposta in vista di ognuno. Così forse col tempo verrà rilevata meglio. Ella
482
Questo pretesto non è buono. Ma bisogna ubbidire.
Il Iusti è nome proprio. La cifra 7 ritrovasi in molte altre iscrizioni; ma non mi è riuscito di trovarne la
spiegazione. Sta sempre innanzi ad un nome. Il Cresseri la spiega Centuria, ed aggiugne comandata dal centurione
Iusto.
483
232
certamente sarà sempre un prezioso monumento dell'antichità revodiana. Oltre di che
per avventura qualcheduno potrà far uso di essa parlando delle famiglie Scanzie, poiché
nel secolo XIII Ioannes ex Scantia gente Bergomas, come scrive il Padre abate
Ferdinando Ughelli To. 4 Italiae sacrae, col. m. 477 oppure Ioannes Scantius, come
dicono altri appresso il medesimo autore, fu canonico, e poi dall'anno 1296 vescovo
lodevolissimo di Bergamo sua patria484. Nell'anno 1216 Dominus Rodulphus Scantius f.
q. Federici de al Curte, ottenne licenza aedificandi castrum cum domo de munitione,
sive de Battalla in loco Segontzani da Federigo di Wanga vescovo di Trento: e nel 1233
e 1259 il medesimo Dominus Rodulphus Scantius ebbe luogo tra' nobili trentini. Nel
predetto secolo XIII Dominus Tridentinus Scantius quondam Domini Mezasomae fu
possessore di un maso situato nelle pertinenze di Caldonazzo. Qui replico, che io non
ardisco di spiegare la menzionata lapida, e bramando di averla spiegata bene da altri,
m'inchino a S.P.M.R. e resto. Trento S. B. 26 settembre 1789.
Nota. La pietra fu scoperta nella chiesa parrocchiale di Revò in quest'anno 1789.
Videsis Variarum inscript. 1284. Si conserva nell'orto del sig. Giacomo Maffei di Revò
1800.
Dalla pag. 1250 del MS:
Nota da aggiugnersi al num. 578.
Il barone Giangiacomo Cresseri di Trento ha scritto sopra la pietra revodiana un
foglio al sig. Giacomo Antonio Maffei. Egli crede, che debba leggersi Scantius, non L
Sc Antius, perché i romani non usavano due pronomi. Dice, che nella Campania eravi
una selva nella Scantia, e che però potrebbesi conghietturare, che la famiglia dello
Scantio fosse originaria della Campania. Che Lucio fu Speculatorum Praefectus, o
piuttosto Speculator (Cohortis) Praetoriae della 7, o sia Centuria comandata dal
centurione Iusto. Aggiugne, che la carica militare di Prefetto di speculatori è sin ora
ignota. Che la pietra è de' primi secoli dell'era cristiana.
579. 1789
Al P. Tommaso da Tiarno. Arco.
R.P. Sia Lodato Gesù Cristo Signor Nostro clementissimo.
Sento con piacere, che il M.R.S.D Antonio Zeccchini485 curato di Tiarno Inferiore,
oltre tanti altri suoi meriti, e pregi, abbia eziandio quello di essere zelante rapporto
all'osservanza de' riti ordinati dalla santa romana Chiesa nostra Madre per il culto
d'Iddio Signor nostro. Quindi rispondo subito, che trovansi li decreti seguenti, co' quali
potrà sciogliere il dubbio, che gli occorre.
Quando a choro cantatur Symbolum in Missa non potest a celebrante prosequi (sic)
offertorium, sed debet expectari, donec terminatum fuerit Symbolum. S.R.C. 13
septembris 1670, in Beneventana, presso il P. Merati in Indice decr. Miss. n. 446, edit.
Rom. 1737486. Il P. Domenicano casista bolognese (o veneto) To. 12, edit. 3, Ven. 1789,
pag. 77, art. 13, settembre 1650: Sacerdos, qui celebrat Missam conventualem, in qua
chorus tenetur cantare Symbolum, non potest eam prosequi eo tempore, quo a choro
cantatur Symbolum. S.R.C. 7 dec. 1695 in Ianuen. appresso il citato Merati, ibidem
num. 510; il P. Claudio La Croix Theolog. Moral. Libro 6, part. 2, num. 2055, edit.
484
Nella diocesi di Bergamo si trova un villaggio detto Scanzo presso il Magini nella tavola 19 dell'Italia. Così
pure vienmi detto in voce da un bergamasco. Scanzo luogo parrocchiale, distante 4 miglia da Bergamo con abitanti
544, ex Diario berg. 1793, pag. 114.
485
Questo Zecchino è morto curato di Molina sua patria li 20 febr. 1795
486
Il P. Cavalieri To. 5 capo 13, num. 47 ha l'anno 1630. Così pure nell'Indice al num. 41.
233
1718 et 1727; il P. Helden part. 3, pag. 259 et 302. Spiridione Talù pag. 114, num. 664,
edit. 2. Il Cavalieri loco citato. Monsig. Alfonso Ligorio Theol. Moral. Libro 6 Tract. 3,
num. 424; il cerimoniale torinese del 1769, pag. 79, ed altri.
Il predetto Merati anche trattando della Messa cantata senza leviti part. 2, tit. 6,
num. 44 avvisa, che inerendo al decreto del 1695 Sacerdos non potest prosequi Missam
eo tempore quo a choro cantatur Symbolum. Lo stesso insegna eziandio il citato casista
bolognese, oppure veneto, cioè il P. Faustino Scarpazza da Crema.
Dal nostro P. Andrea Zanoni d'Arco nel cerimoniale, che compose in Cles l'anno
1654, pag. 165, l'accennato proseguimento appellasi abusus recens inductus.
Confido, che al lodato signor curato basterà questo per il suo intento; e pregandola
de' miei rispetti al medesimo, la riverisco, e resto. Trento, s. Bernardino 6 ottobre 1789.
Suo div.mo, obbl.mo servo
Frate Giangrisostomo da Volano.
Post Scriptio Dica al P. Udalrico, che risponderò al di lui quesito, quando il signor
Iddio mi donerà un pò di tempo.
Altra P.S. Il nostro P. Benvenuto da Milano nel cerimoniale della sua Riformata
Provincia milanese stampato l'anno 1744, al § 475 asserisce, che le nostre chiese non
sono astrette da' due decreti del 1670 e 1695 sopra riferiti, perché sono gravosi,
massimamente rapporto a noi, che non avendo l'organo, dobbiamo cantare ogni cosa, e
le dette nostre chiese non sono nel numero delle rigorose Collegiate. Il parimente nostro
P. Pietro Paolo da Torino, che nel cerimoniale della sua Provincia torinese stampato
l'anno 1769 parecchie volte cita il predetteo P. Benvenuto, non ammette l'insegnamento
del medesimo rapporto al proseguire la Messa sotto il canto del Credo, ma inerendo al
descritti decreti scrive pag. 79, Mentre in coro si canta il Simbolo è vietato al celebrante
il proseguir la Messa sino al prefazio. Poi pag. 101, trattando della Messa cantata senza
leviti replica, che il celebrante mentre si canta il Simbolo non può, giusta il decreto
citato altrove, proseguire la Messa. Lo stessissimo prima del Padre torinese ha
insegnato il nostro P. Ippolito da Folgaria nel cerimoniale di questa nostra Provincia
trentina stampato nel 1742, pag. 100, num. 184, dove leggesi: né mai prosegue il
sacerdote la Messa, mentre in coro si canta il Credo. Le ragioni del milanese
sembranmi provar troppo. Ma basta.
580. 29 novembre 1789
Al sig. don Antonio Candido Cimonati. Trento.
Ill.mo, ac R.mo domino Antonio Candido Cimonato S.C.R.487 caeremoniario, et
sacellano
F. Ioannes Chrysostomus de Avolano Franciscanus S.
Ad dubia eichstadiana, seu R.D. Iosephi Sebastiani Betz operarii in collegio
Wilibaldino Eichstadii488, quae nuper ad me remisisti, hunc in modum respondeo.
Ad 1. An possit in Germania ob consuetudinem a centenis annis et ultra
introductam, celebrari festum ss. Angelorum Custodum ante kalendas septembris, v. g.
die 29, 30, vel 31 augusti? respondeo, quod ego ab huiusmodi consuetudine recedere
numquam ausus sum, nec etiam hodierna die audeo, quamvis compertum habuerim,
habeamque, ipsam iure ac merito reprobari a doctissimo Patre Cavalerio To. 2, decr.
241, num. 2, ac 3; Tetamo To. 3 pag. 187, ac in Appendice pag. 89, necnon a rubricis
peculiaribus Breviarii seraphici num. 38, secusque factum animadverterim in dioecesi
487
488
Suae Celsitudinis R.mae.
Eichstadium, vulgo Eichstadt, est in Franconia.
234
feltrensi a parte imperii, quum ecclesiae cathedralis dediactio a ianuario in dominicam
primam post festum s. Bartholomaei translata fuerit, prout didici ec ipsius ordine, seu
Directorio anni 1776, 1780, 1782, 1783, ac fieri in archidioecesi goritiana,
quemadmodum constat ex eiusdem Directorio anni 1783. Consuetudo nostra (ut ego
quidem puto) innititur decreto Consistorii brixinensis edito die 4 aprilis anno 1671, quo
episcopus brixinensis fuit etiam episcopus tridentinus, hoc verborum tenore: R.mum
Consistorium Brixin. declaravit dominicam primam septembris pro officio s. Angeli
Custodis cum octava, esse illam, quae est proximior kalendis dicti mensis septembris
iuxta Breviarium Romanum. Decret. Brixinae in Consistorio ecclesiastico die 4 aprilis
anno 1671 Gulielmus Vintler praeses. Carolus Leitner secretarius.
Ad 2. An festum dedicationis ecclesiae gaudeat privilegiis festi Domini in
occurrentia, et concurrentia? respondeo negative, attentis decretis S.R.C. nempe
decreto die 12 iulii 1664 dividente vesperas octavae festi omnium Sanctorum
concurrentes cum dedicatione basilicae salvatorianae. Alio diei 21 augusti 1668
dividente pariter vesperas dedicationis ecclesiae cum sanctis martyribus eiusdem
ecclesiae patronis: ac praeferente festum sancti Ioannis Baptistae festo dedicationis
ecclesiae. Tertio diei 5 martii 1695489 praeferente octava dedicationis ecclesiae octavam
festi omnium Sanctorum tamquam digniorem etc., quae quidem decreta profecto non
edidisset Sacra Rituum Congregatio, si festum dedicationis ecclesiae ceu festum Domini
huibuisset490. Hinc neque a rubricistis tale habetur, videlicet a Gavanto Sect. 3, cap. 8,
num. 7; Merato ibidem num. 12 et 13; Cavalerio To. 1, decr. 18, num. 9 et alibi;
Guyeto, Haldenio, Ferrario, Laborantio, Tetamo, et aliis. Eccur autem tamquam festum
Domini habendum? num quia ecclesia dicitur Domus Domini, ac templum Domini?
minime gentium; inde enim sequeretur, quod etiam festa Sanctorum tamquam festa
Domini habenda forent: nam beatissima Virgo Maria dicitur Mater Domini, aliique
Sancti dicuntur Angeli Domini, martyres Domini, Confessores Domini etc. Vidi quidem
anno 1780 ad finem Directorii nostri mediolanensis inter alia S.R.C. decreta signata die
27 martii 1779 in una Ordinis Minorum Observantium Reformatorum etiam istud: Si
concurrant secundae vesperae sancti Matthaei cum primis vesperis dedicationis
ecclesiae cathedralis, quae a Regularibus celebratur sub ritu dupl. 2 classis, vesperae
debent esse integrae de dedicatione ecclesiae cathedralis, cum commemoratione s.
Matthaei Apostoli, ex quo est festum Domini; sed subreptitium esse huiusmodi decretum
nullus dubito, attentis supra per me congestis, et quia nulla eius ratio habita fuit in
Directoriis a me visis cleri romani annorum 1784 et 1787, in Nepesino an. 1780,
Aquipendiensi 1784, Augustiniano Romae an. 1789, et 1790; Goritiensi an. 1783, et
Pratensi 1785. His adiicere habet, quod diu antequam idem decretum ederetur probe
novi, menti postulatoris eius opinionem insedisse, quod festum dedicationis ecclesiae sit
festum Domini.
Ad 3. An feria sexta post octavam Ascensionis Domini recitandum sit officium de
eadem feria sexta, vel potius de die infra octavam, v. g. dedicationis? respondeo,
recitandum de dicta feria sexta cum Guyeto Libro 4 Heortologiae cap. 2, qu. 7;
Cavalerio To. 2 decr. 162, num. 20, et rubricis peculiaribus Brevairii seraphici num. 39,
necnon Merato Sect. 3, cap. 10, num. 3.
489
Perperam apud Cavalerium, qui citat Meratum, habetur 1693.
Adde decr. S.R.C. 9 aug. 1721 in Patavina, dans vesperas integras d. Georgio martyri ecclesiae titulari
concurrentes cum dedicat. eccl. cathedralis ut Cavalerius To. 4, in Append. pag. 206 exponit causa maioris
solemnitatis.
490
235
Ad 4. An oratio Infirmitatem, cum secreta, et postcommunione, quadret soli sancto
Sebastiano in ecclesia propria? respondeo negative, sed recitandam pro eo solo aliam
orationem ex duabus communibus adsignatis uni martyri non Pontifici, prout docent
Cavalerius To. 1, decr. 63, num. 6; Tetamus etc.
Ad 5. An oratio imperata, v. g. Deus refugium, habeat locum in Missa conventuali
cum, aut sine cantu, cum, aut sine ministris sacris? respondeo,ipsam omittendam esse
tantummodo in Missis festorum dupl. 1 ac 2 classis, necnon dominicae Palamrum,
Vigiliae Pentecostes, et Vigiliae Nativitatis Domini. Vide sis Gavantum parte 1, tit. 9,
num. 16; Meratum in Indice decretorum Missal. num. 219; Guyetum Lib. 4, cap. 21, qu.
19; Haldenium part. 3, pag. 313; Ferrarium num. 1438491; Alphonsum Ligorium Theol.
Moral. L. 6, num. 411 etc.
Ad 6. An festum de Lancea, et Clavis Domini in Germania ritu duplici maiori, vel
potius duplici 2 classis agendum sit? respondeo, me tenere quidem Brevairium editionis
venetae 1724, 1738, 1753, 1755, 1760, 1768, 1786 etc. editionisque Campidonensis
1750 et 1759 habens in fine officium dicti festi sub ritu dup. 2 clas. recitandum per
Germaniam: eiusdemque officii mentione reperisse apud Raynolaeum ad an. 1355, § 2
et 3; Spondanum ibi; Meratum in Indice decr. Brev. num. 289; Ferrarium num. 1005 et
Cavalerium To. 2, decr. 207. Dubium tamen propositum non posse resolvere, quia
numquam vidi decreta opportuna, remque in ancipiti reliquit etiam Pater Haldenius de
officio eodem disserens in Ephemerologio edito Brixinae anno 1717, parte 1, pag. 139,
140, et in Addendis editis Oeniponti anno 1723, pag. 125. Hoc unum assero, quod
praefatum festum apud nos nullo tempore hactenus locum habuit; quodque censeo,
ecclesiam quamlibet in sui ritus veteris possessione permanere posse.
Ad 7. An festum Conceptionis B.M.V. pro Austria, et omnibus Provinciis
augustissimi imperatoris a Clemente X et Alexandro VII ad ritum dup. 1 classis
elevatum, prout testatur proprium passaviense anno 1728 editum, et Romae
approbatum, in Statibus quoque, ac urbibus imperii eumdem ritum obtineat; similemque
ritum habeat sanctus Iosphus tamquam patronus principalis universalis Imperii?
respondeo quoad Conceptionis festum, intuitu dicti proprii passaviensis tot ab hinc
annis, videlicet uno et sexaginta iam editi, nunc nighil innovandum. Allegata per ipsum
decreta Clementis X, et Alexandri VII, seu potius Alexandri VII defuncti anno 1667, et
Clementis X qui obiit anno 1676, ego nuspiam invenire potui. Pater Haldenius in suo
Ephemerologio parte 2, pag. 415 supponit quidem alicubi festum praedictum
celebrandum ut titulare, seu patrocinii propriae ecclesiae, aut loci, adeoque 1 classis,
sed praeter suum morem nihil dicit de indultis Imperatori concessis. De iisdem pariter
silet noster Pater Marcus Antonius Gravois in sua locupletissima Historia de ortu et
perogressu cultus, ac festi Immaculati Conceptus beatae Dei Genitricis Virginis
Mariae, impressa Lucae anno 1762 ubi ceteroquin pag. 43 summarii documentorum
exhibet Votum Ferdinandi III impeartoris emissum die 18 maii anno 1647 in manibus
Philippi Friderici Brainerii episcopi viennensis, in quo legere est: Omnipotens
sempiterne Deus... Ego Ferdinandus coram divina tua maiestate humiliter prostratus,
meo, meorumque successorum, et inclytae huius Provinciae Austriae nomine,
Immaculatam Filii tui Matrem semper Virginem Mariam hodie in peculiarem
Dominam, et patronam huius Archiducatus invoco, et assumo. Insuper voveo, et
promitto eiusdem Immaculatae Conceptionis festum, quod cadit in diem 8 decemb.
solemniter etiam quoad forum in hac Provicnia quotannis, praevio, more Ecclesiae
491
Ferrarium etiam verbo Missae Sacrificium, art. 12, n. 66.
236
consueto, ieiunio in eiusdem pervigilio celebrandum etc. Ibidem pag. 40 refert decretum
in una viennen. quo Alexander VII Papa die 12 novembris 1664, ad preces augustissimi
imperatoris concessit, quod in singulis regnis, et Provinciis dictae imperatoriae
maiestati subiectis, tum a saecularibus, cum a Regularibus utriusque sexus officium, et
Missa Immaculaate Conceptionis cum octava in posterum de praecepto recitetur.
Tandem pag. 61 aliud profert decretum in una omnium dominiorum caesareae
maiestatis extra Italiam, quo Papa Benedictus XIII die 15 decembris 1727 ad pias
preces caesareae maiestatis Caroli VI benigne indulsit, atque concessit, ut singulis anni
sabbatis... in omnibus regnis, dominiis, et ditionibus praedictae maiestati subiectis,
extra tamen Italiam, officium Immaculatae Conceptionis B.M.V. ab universo illorunm
clero saeculari et Regulari sub ritu duplici recitari, et Missa respective celebrari possit,
et valeat. Quod autem huiusmodi decretum, quamvis praeferens inscriptionem Omnium
dominiorum caesareae maiestati extra Italiam, loca imperialia extra dominium
austriacum sita non attigerit, vel ex eo arguitur, quod episcopus noster tridentinus, pro
uniformitate ritus in universa sua dioecesi, a S.R.C. petierit, et obtinuerit die 9 aprilis
1729 extensionem ipsius ad loca eiusdem dioecesis praefato dominio austriaco non
subiecta. His addo, quod paredictum Conceptionis festum dicitur dup. 1 clas. cum
octava pro ditionibus serenis. domui austriacae subiectis, tantum in Directorio
viennensi, appendicem etiam pro dioecesi passaviensi habente, ac edito pro annis 1741,
et 1742. Item dup. 1 cl. cum oct. pro Part. Haer. aug. imp. in nostro Directorio Bohemo
anni 1725. Ex quibus infero, proprium passaviense de solis ditionibus austriacis
intelligendum.
Quoad sanctum Iospehum autem respondeo, me numquam vidisse decreta de ipsius
patronatu sive austriaco, sive caesareo. Altum de re huiusmodi silentium est apud
celeberrimos Patres Bollandianos. Haldenius in suo Ephemerologio edito Brixinae anno
1717, parte 2, pag. 85 ad 19 martii, ubi de Sancto eodem agit, haec scribit: sine Credo,
nisi ubi est patronus loci (uti aiunt esse Provinciarum, seu ditionum austriacarum,
saltem alicubi, aut aliquarum) vel propriae ecclesiae492. In libro, cui titulus Leggendario
Francescano To. 8 editionis venetae 1722, pag. 409, lego, quod glor. ac piae mem.
Leopoldus Rom Imperator, et Austriae Archidux anno 1678 primogenito suo ex tertia
uxore Eleonora Neoburgica, Iosephi nomen imposuerit, per la singolare divozione, che
professava il medesimo Leopoldo al santo Patriarca di questo nome, da lui eletto per
protettore de' suoi regni, cui riconosceva beneficio sì segnalato, id est susceptae prolis.
In Directorio nostro neapolitano 1726 ad 19 martii habetur: S. Ioseph Conf. Sponsi
G.V.M. et patroni regnorum augustiss. Domus Austriae sup. 1 clas. In Directorio
nostrae Provinciae Austriae, ac regni Hungariae an. 1727 et 1733 dicitur Patronus Dit.
Austr. ac patronus Austriae. In Directorio viennensi 1741, 1742, 1776 et 1777 Patronus
Austriae. In Directorio feltrensi 1776 Patronus principalis Dit. Austr. Omitto alia
Directoria, et aio, pro solutione dubii cionsulenda esse decreta electionis praedicti
Sancti in patronum, eaque conferenda cum Gavanto Sect. 3, cap. 2, num. 2 et Cavalerio
To. 1, decr. 30.
Ad 8. Undenam decreta recentiora Sacrae Rituum Congregationis haberi possint?
respondeo, inveniri posse apud Gavantum Merati editionis Venetae 1762; Ioannem
492
P. Cyprianus Fringsius Guardianus ad s. Crucem Oeniponti die 6 dec. ad me remittens meum Directorium
pro anno 1783 scripsit: Notavit in eo censor regius diem 19 martii, in quam incidit festum s. Iospehi patroni Tyroleos,
et aliarum ditionum austriacarum sub ritu dup. 1 classis et cum Credo in Missa ex indulto SS.PP. ad instantiam
Leopoldi primi, Caroli Sexti etc. per totam monarchiam celebarndum,. Obsequendum hisce temporibus ubivis est. Ita
Fringsius.
237
Michaelem Cavalerium in opere, cui tit. Commentaria in authentica S.R.C. decreta,
tomis quinque, unico tamen volumine in folio comprehensa, et excusa Venetiis an.
1758, Bassani 1760, Augustae Vindelicorum 1764; Spiridionem Talù in Collectione
decertroum S.R.C. edita Venetiis an. 1760 et Romae an. 1762; Lucium Ferrarium in
Bibliotheca prompta To. 8, edit. venetae 1763, verbo Decreta S.R.C. Iosephum
Antonium Laborantium nel Direttorio dell'offizio divino To. 1, et 2, edit. Ven. 1770;
Ferdinandum Tatamum in Latino Diario liturgico-theologico-morali To. 1-4 et
Appendice typis edito Venetiis an. 1779, et absoluto anno 1784; Franciscum Antonium
Zachariam in Indice decretorum S.R.C. citato a Tetamo, et tandem apud Directoria
divini officii, quae quotannis Romae, Bononiae, Ferrariae, Assisii, Venetiis etc. eduntur.
Haec sunt, vir ill.me, ac R.me, quae habui propositis dubiis reponenda. Eadem
saniori iudicio discutienda submitto; utque tibi D.O.M diuturna sospitate frui donare
dignetur, opto, et exoro. Dabam in conventu s. Bernardini apud Tridentum tertio
kalendas decembris anno 1789.
581. 1789
Al P. Giambattista Micheletti Agostiniano. Trento. S. Marco493.
Molto reverendo padre.
Fra Giangrisostomo suo divotissimo servidore l'avvisa, che nella sera de' 16 del
corrente cesseranno tutte le ottave: e quindi cessar dovrà eziandio quella di Santa Lucia
nella cappella della medesima Santa. Con che la riverisce divotamente. Da san
Bernardino 12 dicembre 1789.
582. 1789
Al P. Francesco Felice da Campodenno. Melombardo.
Alle cose, che le ho scritto nell'ultima mia494 piaceni di aggiugnere quanto poscia ho
letto in due altri recenti autori, supponendo, che costì non si ritrovino: Il primo d'essi è il
Padre Filippo da Castelluccio, il quale nella sua celebre Dichiarazione della Regola
nostra, stampata in Bologna l'anno 1758 To. 1, pag. 291, 292, riferisce d'aver veduto in
un convento di Religiosi un sacerdote vecchio, e di corpo talmente indisposto, che
fattosi condurre coi sostegni sotto le ascelle all'altare dell'infermeria, incominciava la
Messa posto a sedere sopra una seggiola. Recitata la confessione si accostava alla sacra
mensa, tenendo sempre sopra di essa appoggiati li gomiti con maniera sconcia. Non si
volgeva mai nel dire Dominus vobiscum, Orate fratres, Ite Missa est: ma persistendo
nella medesima positura, stendeva un braccio in modo da far ridere che era presente.
All'elevazione appena scostava l'Ostia, ed il Calice dal corporale: e non poteva piegare
un ginocchio per adorare il Sagramento: ed avendo troppo indebolita la vista, diceva,
leggendo sul Messale, spropositi senza fine. Dopo d'aver così esposto il caso da sé
veduto il mentovato autore fa questa riflessione: Se in quel convento non fosse stata
l'usanza di ricevere le limosine per le Messe, egli avrebbe avuto molto tempo innanzi la
sospensione ab homine; ma per motivo della limosina si facea celebrare, benché sospeso
a iure. Tanto scrive il P. Castelluccio nostro Riformato.
493
Questo Padre essendo stato qui sottopriore, e poi sagrestano, è partito da Trento li 22 gennaio 1793 per
Bologna. Nel 1774 ha difeso tesi in Milano, detto in quel foglio Iosephus Michelotti Ord. s. Aug. dedicate ai PP. di s.
Marco di Trento. Il Iosephus è il nome baptismatis.
494
Sopra n. 568. Ha ottenuto il P. Serafico la dispensa dal Papa: ma se ne valse poco.
238
L'altro autore si è quel Padre Domenicano495 della Congregazione del beato Iacopo
Salomonio, professore di s. teologia nel collegio del ss. Rosario di Venezia, che ha
ricorretta, e di nuovi casi pratici aumentata la terza edizione delle decisioni di casi di
coscienza, e di dottrina canonica, fatte nella diocesi di Bologna per ordine, e giusta la
mente dell'Em. Card. Prospero Lambertini arcivescovo di detta città, e poscia Sommo
Pontefice Benedetto XIV, divise in dicidotto Tomi in 8, e stampate in Venezia presso
Francesco Pittéri496. Egli nel To. 12 stampato in quest'anno 1789 dopo li 27 di maggio,
alla pag. 78 propone il caso di Marcello parroco, il quale trovandosi assai debole per al
vecchiezza, non può leggere in un giorno di festa tutta la Messa, che è delle più lunghe
di tutto l'anno, stando in piedi, e quindi affinché il popolo possa soddisfare al precetto di
ascoltare la Messa, legge sedendo qualche porzione di essa, v. gr. l'Epistola, il Tratto, ed
un pezzo di Passio nella domenica delle Palme. Cerca poi l'accennato autore, se
Marcello possa fra ciò lecitamente, e tosto risponde con una negativa: soggiugnendo,
che chi non può celebrare stando in piedi, ha un naturale impedimento, per cui è
impotente a celebrare: che Marcello nemmeno affinché il popolo ascolti Messa in
giorno di festa può lecitamente d'autorità propria leggere sedendo parte della Messa: e
che secondo il Quarti pecca gravemente sedendo per tempo notabile: venialmente poi
sedendo per breve tempo, che venga reputato materia leggiera. Dice in fine col
Pasqualigo, che quantunque possa assolutamente il Papa dispensare dal rito di stare in
piedi, non è però cosa dicevole, e conveniente, se non per qualche gran ragione, e
gravissimo motivo: e qui allega la lettera di Benedetto XIV de' 28 ottobre 1757 ad
Ignazio Reali protomaestro delle cerimonie pontifizie, citata eziandio da me nell'altra
mia.
Il lodato autore ivi pag. 105 asserisce, che un parroco di campagna avendo nel dito
indice un male, per cui non può in verun modo prevalersi di esso nel celebrare la santa
Messa, non può celebrarla facendo uso del dito medio né pure affinché il suo popolo
adempir possa al precetto di ascoltare la Messa nelle feste: e pag. 106 pronunzia col
Liguorio esser regola generale, che quanto impedisce il ricevimento dell'Ordine, altresì
vieta l'esercitare l'Ordine ricevuto.
Qui lascio a Lei l'applicare al caso, cui è presente, le recate dottrine; e riverendola
le auguro un felicissimo capo del nuovo imminente anno, e resto.
Trento 27 dicembre 1789.
583. 1790
A monsig. Sigismondo Conte Manci decano. Trento.
Ill.mo, e R.mo sig. sig. padrone colendissimo.
Mi spiace, che non posso servire V.S. Ill.ma, e R.ma colla decisione allegata dal P.
Ferrari497, perché ora non so d'averla mai veduta. Se col tempo verrammi alle mani, mi
darò l'onore di tostamente comunicargliela. E frattanto col più profondo rispetto me le
inchino, e resto. Da s. Bernardino 26 gennaio 1790.
Di V.S. ill.ma, e R.ma
Um.mo, div.mo, obbl.mo servo nel Signore
F.Giangrisostomo da Volano
495
P. Scarpazza cremasco.
Verbo Missa § 4 caso 12, pag. 78 edit. Ven. 1789.
497
S.C. Concil. in Tridentina die 3 ianuarii 1703. – Nell'edizione del 1763 tra le decisioni conciliari ha soltanto
in Tridentina 14 febr. 1761. Niuna del 1703.
496
239
584. 1790
Al sig. Luigi Marchesani stampatore cesareo regio. Roveredo.
Molto illustre sig. r e padrone colendissimo.
Prevengo le sue dimande, avvisandola, che ho fissato la festa della Corona di Spine
di N.S. Gesù Cristo agli otto di aprile. Rapporto alle altre feste mobili credo, che non
abbia bisogno di simili avvisi; ma ciò non ostante per motivo di maggiormente
assicurare l'uniformità le soggiungo, che ho messo le Piaghe agli undici di marzo: s.
Simone trentino ai 15 di maggio: il Preziosissimo Sangue ai 21 di giugno: il Perdono
d'Assisi ai 7 d'agosto: s. Gioachino ai 21 d'agosto: gli Angioli Custodi ai 4 settembre:il
ss. Nome di Maria Vergine agli undici di settembre. E riverendola divotamente mi dico.
Trento s. Bernardino 27 gennaio 1790.
Di V.S. molto illustre
Div., obbl.mo servo nel Signore
Frate Giangrisostomo da Volano.
585. 1790
Al P. Gioseffantonio Dusini di Cles Guardiano. Cles.
Rev. Padre sia lodato Gesù Cristo Signor nostro clementissimo.
Questa mattina ho trovato nella cella nostra il libro speditomi da S.P.R. soltanto
dopo la partenza del latore: altrimenti le avrei risposto subito. Ora dunque le rispondo,
ch'egli è indubitatamente scritto a penna, o sia manoscritto:che contiene i quattro libri
delle Sentenze del famosissimo maestro Pietro Lombardo, canonico Regolare di santa
Genoveffa, professore dell'università di Parigi, e finalmente vescovo della medesima
città, morto nell'anno 1164498,già stampati più volte, e commentati da innumerevoli
dottori499: che in fine si trova mancante, perché da mano barbara furono recisi que' fogli,
su' quali stava il compimento della Distinzione 49 e tutta la Distinzione cinquantesima
ed ultima del libro quarto. Io tengo nelle mani l'edizione fatta a Parigi l'anno 1518, in
8°. Circa poi l'età del mentovato manoscritto ardisco risponderle, che inclino a supporlo
del secolo XIII. Glielo rimanderò con prima occasione sicura; e divotamente riverendola
resto. Trento 5 febbraio 1790.
Di S.P.R. Div.mo, obbl.mo servo ed amico Frate Giangrisostomo da Volano.
586. 1790
Al P. Gioseffantonio Dusini Guardiano. Cles.
Rev. padre sia lodato Gesù Cristo Signor Nostro clementissimo.
Tengo allestito, e preparato al ritorno il libro, che S.P.R. mi ha trasmesso, con entro
sul foglio scritto dal signor dottore Giambattista Lorenzoni (di Cles) la risposta ai due
quesiti del medesimo fatta nella forma seguente:
Io infrascritto avendo veduto co' propri occhi, e considerato attentamente il libro
soprammentovato, rispondo ed asserisco senza veruna esitazione, ch'egli è scritto a
penna: e che contiene la teologia, o sia i quattro Libri delle Sentenze, già stampati
parecchie volte, del famosissimo maestro Pietro Lombardo, morto vescovo di Parigi
nell'anno 1164500, siccome imparo dal Tritemio de Scriptoribus ecclesiasticis cap. 377 e
dall'edizione degli stessi libri, che tengo nelle mani, fatta in Parigi l'anno 1518, in 8°.
498
1160 ut infra.
Il Muratori colla maggior parte degli storici mette la morte di Pietro al 1164.
500
1160 ut i fra.
499
240
Dato nel convento di s. Bernardino appresso Trento li 6 febbraio 1790.
L.S. Frate Giangrisostomo da Volano etc.
Mi lusingo d'aver mostrato con questo mio rispetto al lodato signor dottore
Lorenzoni, ed insieme la premura che go di servire alla P.S.R. cui raccomandandomi
divotamente in precibus fo riverenza, e mi professo.
Trento 6 febbraio 1790.
Di S.P.R. Div.mo, obbl.mo servo ed amico Frate Giangrisostomo.
Nota pro memoria. Il libro è scritto a due colonne per pagina con margini larghi,
carattere tutto uniforme, rotondo, e come dicesi stampatello, con frequentissime
abbreviature, con iniziali colorite, verdi, rosse, figurate, ed anche dorate. Le pagine non
sono numerate. I Margini sono pieni di postille scritte da una sola mano coetanea alla
prima del testo. Il più recente autore citato in esse, e da me osservato, si è Riccardo di
san Vittore, che morì nel 1173. L'elenco de' titoli del primo libro si leggono al fine del
Prologo, benché nella detta stampa si premettano allo steso Prologo. Il quarto libro
imperfetto finisce con queste parole: Omnes autem beati habent quod volunt quamvis
non, della Distinzione 49, lett. B. Il carattere delle postille per altro bellino riesce troppo
difficile da leggersi, perché troppo minuto, e compendioso. L'uno, e l'altro parmi
similissimo ai due caratteri d'un nostro codice Biblico di questa nostra Bernardiniana,
notato A.2.39 dove si vede il testo postillato. I titoli de' capi e le rubriche marginali del
codice clesiano sono in rosso. Così pure i titoli del codice Bernardiniano: ma in questo
il testo non ha tante, e così difficili abbreviature. Il clesiano fu tondato dopo scritte le
postille, che perciò in più luoghi sono troncate. Le linee sono rigate. La scrittura del
Lorenzoni detto il Gatt, così finisce: si desidera sapere, dissi, se tale libro sia scritto a
penna, oppure stampato, e di qual materia il medemo tratti. Fui pregato di scrivere il
mio sentimento sul detto foglio per certa scommessa fatta tra diversi signori, de' quali
altri lo pretendono stampato, ed altri manoscritto. Sopra il iota non mai si trova punto,
quindi si vede unigenitus, filius, sequentia, patris, vestigium, soltanto la parola, che
finisce con due i sta scritta con due linee lunghe filíí, desideríí501.
P.S. Rapporto all'anno emortuale del lodato Pietro Lombardo avvisa Francesco
Salmon parigino nella Storia moderna To. 19, edit. Neapol. 1754, pag. 61-62, che fu
eletto vescovo nel 1159, e morì non già nel 1164, ma nel 1160, come chiaramente
dimostrano li PP. Maurini autori della Gallia Christiana.
***
Alla fine del tomo vi è la copia di una lettera del 10 dicembre 1784, contenente la
deliberazione del Capitolo provinciale veneto in cui si stabilisce che non si ammetta al
noviziato per fratelli laici se non dopo che l'alunno ha vissuto per cinque anni come
Terziario.
501
*cioè le vocali ii accentate con due sbarrette piegate a destra (ad esempio //).
241
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Tovazzi epistolario 2 - Provincia Tridentina