N. 3 MAGGIO-GIUGNO 2011
POST. IL S.p.A. - Spedizione in AP - D.L. 353/2003 (conv. il L. 27/02/2004 N° 46) Art. 1, comma 2 D.C.B. Bergamo
ANNO LXII
PERIODICO BIMESTRALE - Autorizzato Tribunale di Bergamo n. 190-23-3-1950
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Stampa Grafica Monti - Bergamo
100 anni ...ma non li dimostra
Unione Operaia Escursionisti Italiani
UNIONE… perché occorre essere UNITI per avanzare, progredire, lottare. Essere uniti veramente vuol dire essere più preparati ad affrontare i pericoli; essere uomini capaci di
Eguagliare gli altri, non di Imporsi. Essere uniti è già un passo verso la mèta da raggiungere. Accanto a qualcuno ci si sente più sicuri; vicino a qualcuno che apprezza e rispetta le
nostre idee, che offre non solo un frettoloso saluto, RAFFORZA E RINSALDA UN LEGAME DI VERA AMICIZIA E FRATELLANZA.
OPERAIA… perché include in essa CHI OPERA al progresso comune; coloro che sono
coscienti di vivere non per sé, ma per gli altri; perché unisce: lavoratori manuali, artigiani, impiegati, dottori, professori, commercianti, industriali, professionisti, di qualunque età
ed, è naturale, di qualsiasi idea. La montagna non ha preferenze, l’amore per la montagna,
inteso come amore per la natura è di tutti!
ESCURSIONISTI… perché la natura ha il magico potere di chiamare coloro che godono
delle Sue incantevoli bellezze. Infatti è l’Escursionista che ama la natura e gode della Sua
intima luce, facendola rivivere in se stesso. Non occorre essere coraggiosi scalatori od impavidi rocciatori per essere escursionisti. Basta essere a contatto con la natura ed ammirare
i suoi quadri, per essere un Escursionista Uoeino.
ITALIANI… perché l’IDEALE UOEI cerca di avvicinare anche materialmente la CIMA e la
PUNTA DEL NOSTRO STIVALE. I valori umani e le mete che l’U.O.E.I. cerca di raggiungere sono validi dalle Alpi al Mediterraneo. Perché le Bellezze Naturali sono patrimonio
inesauribile di tutto il territorio della nostra bella ITALIA. Per questo l’AZZURRO VESSILLO UOEINO sventolò dalle ALPI alla SICILIA.
(M° Federico Lusa)
Programma delle celebrazioni nazionali del Centenario della Fondazione dell’U.O.E.I.
Targa del Presidente della Repubblica
In occasione delle celebrazioni del centenario della Fondazione dell’U.O.E.I. il Presidente della Repubblica Italiana
Giorgio Napolitano ha concesso il suo alto patrocinio alla
manifestazione. E’ veramente un grande onore che, nell’anno in cui si festeggiano i 150 anni dell’unità d’Italia, il
Presidente della Repubblica riconosca la nostra associazione con una targa commemorativa che sarà consegnata
alla nostra organizzazione dal Prefetto di Bergamo dott.
Camillo Andreana, sabato 11 giugno 2011 al Palamonti.
BERGAMO - SALA PALAMONTI
Sabato 11 giugno 2011
MONTE TESORO
Domenica 12 giugno 2011
Ore 16.00: Apertura della sala dell’edificio del PALAMONTI, via Pizzo della Presolana 15, Bergamo e
inizio visita mostra fotografica del Centenario.
Ore 17.00: Raduno dei convenuti nella sala conferenze del Palamonti.
- Introduzione della serata da parte di Stefano
Morosini;
- saluti delle autorità civili e associative;
- presentazione del volume del centenario;
- incontro con gli autori;
- iniziativa annullo postale.
Ore 19.30: Cena nella sala ristorante del Palamonti.
Ore 20.30: Contatto radio con il Monte Tesoro,
dove risplende un grandioso falò commemorativo
del Centenario (a cura del gruppo ANA di Carenno).
Ore 8.00: Ritrovo e smistamento gruppi a scelta:
- gruppo “A”- visita turistica guidata con pullman di
Bergamo Alta;
- gruppo “B”- partenza per Forcella Alta in Valle Imagna, per la salita escursionistica al Monte Tesoro.
Ore 10.00: Arrivo delle tre staffette al Monte Tesoro e composizione striscione commemorativo.
Ore 10.30: Benedizione medaglia di Ettore Boschi
(opera di Francesco Medici) presso l’altare, e accensione dei ceri sul manufatto sezioni U.O.E.I.
Ore 11.30: Santa Messa, alla Forcella Alta con la
presenza delle autorità locali e associative, con animazione del coro Brianza di Missaglia.
Ore 13.00: Pranzo al sacco con consumazione cestino offerto da Rete Turistica Valle San Martino e Comunità Montana Lario Orientale - Val San Martino.
ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA della sezione U.O.E.I. “A. Casari” di Bergamo
Venerdì 27 maggio 2011 alle ore 21.00
presso la Sala Nembrini della Casa del Giovane del Patronato S. Vincenzo, in via Gavazzeni, 13
Cento anni
1911
2 0 1 1 dalla costituzione della U . O . E . I .
1
Breve Storia dell’U.O.E.I. - Unione Operaia Escursionisti Italiani
Il Primo Statuto
Era composto da 8 articoli ed 1 transitorio, così riassunti:
Art. 1 - La Costituzione.
I mezzi di trasporto utilizzati dalla UOEI nel 1922.
Art. 2 - Gli scopi dell’Unione:
• Diffusione della Conoscenza della Montagna;
• L’utilità fisica dell’Escursionismo;
• Far godere a MOLTI le Bellezze Naturali;
• Propaganda a favore delle vacanze operaie;
• Lotta contro il VIZIO del gioco d’azzardo e dell’alcolismo;
• Togliere agli operai dalle bettole e dalle osterie;
• Istituzione di nuove Sezioni in Italia;
• Riduzione dei prezzi per l’equipaggiamento, carte topografiche, itinerari, pubblicazioni, soggiorni in capanne e
rifugi alpini, viaggi.
Art. 3 - Soci: modalità ed adempimenti.
Art. 4 - Numero minimo: 10 Soci, per costituire una Sezione.
Art. 5 - Quote annue: £ UNA E £ 0,25 per i famigliari; da
versare entro il 15 gennaio.
Art. 6 - Composizione del CONSIGLIO DIRETTIVO: 5
Consiglieri, 3 Sindaci revisori, Modalità Nomine Annuali.
Art. 7 - L’Assemblea: ordinariamente convocata in Montagna, valida comunque sia il numero degli interventi.
Art. 8 - PROGRAMMA GITE: Il Consiglio lo deve presentare all’inizio di ogni mese; con le modalità di partecipazione, spesa ed itinerari. Mete preferibilmente lontane da Alberghi, Osterie, ecc. ecc.; abituare a portare con se il vitto,
per ridurre la spesa al solo biglietto di viaggio; proibito portare bevande alcoliche.
Art. transitorio: Il Consiglio Direttivo dovrà apportare, entro un anno, le modifiche al presente statuto.
Nel 1922 le Sezioni avevano raggiunto il numero record di
150 (centocinquanta) dislocate nelle regioni: Piemonte,
Lombardia, Tre Venezie, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Sicilia con cinquantamila iscritti.
E’ di questo periodo l’adesione dell’U.O.E.I. al C.A.E.N.
(Confederazione Alpina Escursionistica Nazionale). Proprio
questa pubblicità, questo aumento delle sezioni, questa affermazione nazionale, in cui l’U.O.E.I. raggiunse il suo
massimo sviluppo, PREOCCUPÒ le autorità fasciste, in
quanto non ammettevano Associazioni non ufficiali; inoltre
non digerivano la parola OPERAIA (sinonimo di sovversivo
e rivoluzionario); fu così che nel 1926 al raduno Nazionale
del “DOPOLAVORO” (che diventerà “Fascista”), venne offerto un “Distintivo Nuovo” da apporre al gagliardetto dell’U.O.E.I.. Dopo pochi mesi una Ordinanza da Roma invitava l’U.O.E.I. a cambiare nome e ad essere incorporata
nell’istituzione del regime fascista. Ciò voleva dire la fine
dell’U.O.E.I. Alcune sezioni come BERGAMO, BRESCIA,
FIRENZE ed altre, decisero l’autoscioglimento, altre furono
affiliate al Dopolavoro, limitando così le loro autonome attività. Fino al 1940 seguì un periodo difficile, molti ex-soci
divennero gli infaticabili e preparati organizzatori in associazioni collaterali (scout, parrocchie). Ma un altro terribile
flagello si stava preparando, la guerra, e certamente l’organizzazione del tempo libero fu messa nel dimenticatoio.
MA L’IDEALE ERA RIAMASTO INTATTO
Terminata la guerra niente più impediva all’U.O.E.I. di riprendere il Suo Vero Nome ed il suo cammino. E’ certo
che l’ACCORATO APPELLO del 17 giugno 1945 che il
socio fiorentino GIULIO TOFANARI, alle ore 13.00, lanciò da radio Firenze a tutti gli uoeini d’Italia per far risorgere le sezioni, non fu vano:
“...Rifiorisca come uno splendido fiore l’U.O.E.I.
in tutta Italia... Sventolino ancora sui monti i nostri
azzurri vessilli... Firenze è la prima a muoversi
e a riprendere con maggior entusiasmo la strada
forzatamente interrotta dal fascismo.
L’Italia ora è libera.
UOEINI di tutta Italia in piedi! Riformate le vostre
sezioni... Riunite di nuovo i vostri soci intorno
ai vecchi vessilli uoeini...”.
Che cos’è l’U.O.E.I.
Nel primo decennio del 1900, l’Italia stava vivendo un periodo di tranquillità e benessere, ma doveva trascorrere ancora molto tempo, perché in politica vi fossero orientamenti più democratici e sociali a favore della classe lavoratrice, che stentava ad avvertire tali benefici.
Il periodo in cui nacque l’U.O.E.I., il (TEMPO LIBERO)
aveva due piloni, uno per i ricchi e l’opulenta borghesia, e
l’altro per le categorie meno abbienti: operai, commercianti, impiegati, contadini, ecc. ecc. I Primi potevano permettersi vacanze e viaggi, fruire dei doni della natura e gioire di
paesaggi incantevoli, godere dei benéfici effetti della montagna e del mare, mentre tutto ciò era impossibile per i
MENO ABBIENTI!
L’U.O.E.I. SI RIVOLSE APPUNTO A QUESTI!!!
Nel ferragosto 1910 la Società Mutua Cappellai di Monza,
organizzò una gita al Lago di Garda, che riunì molti partecipanti, fra i diversi itinerari ve n’era uno di carattere alpino: la salita a PASSO di NOTA (m. 1.400).
Fu appunto in quella occasione (ed in altre seguenti) che si
parlò di utilità di organizzare GITE ALPINE, per abituare
l’operaio a vivere i suoi giorni liberi all’aria aperta e salubre
della montagna.
Si formò un gruppo di amici che accolsero l’IDEA e la fecero propria. Inizialmente non tutti furono d’accordo come
realizzarla, in quanto temevano che fosse un doppione del
CAI, poiché il cav. L. BRIOSCHI, presidente del CAI, aveva già fatto un tentativo, sfumato nel nulla, anche se si controbatteva che era stato ostacolato da tanti che avevano fini
ed interessi diversi e ne avevano travisato gli scopi. Un piccolo gruppo, guidato dal pluridecorato colonnello degli Alpini ETTORE BOSCHI che condividevano la bontà dell’IDEA, s’impegnò ad organizzare gite in montagna che richiamarono sempre un maggior numero di partecipanti,
creando un clima favorevole fra gli operai ed altre categorie
affini; sempre più convinti nella necessità di costituire una
società.
Le due società: C.A.I. e S.A.M. furono benemerite nell’aiutare quei “pochi ma buoni” nella propaganda e nell’organizzazione delle prima gita. Alla VII “Festa degli Alberi” organizzata dalla S.A.M. di Monza, presero parte molti operai ed operaie che non avevano mai partecipato ad alcuna
gita in montagna. Fu un’iniziativa veramente positiva, che
superando maldicenze, ostacoli e voci contrarie, fece guadagnare credibilità e punti all’IDEA di BOSCHI, che purtroppo stagnava da tanti mesi. Un altro fatto positivo, per i
primi passi, fu un’iniziativa del CAI di Milano. Superbamente organizzata dal suo Presidente, il cav. TEDESCHI, fu la
2
gita popolare a Cima Castello, che vide la partecipazione di
630 gitanti entusiasti per le meravigliose e suggestive bellezze ammirate. I fautori dell’IDEA di fondare un’associazione a beneficio degli operai ritenevano che i momenti fossero maturi. Una semplice comunicazione dattiloscritta diede
il via alla realizzazione dell’IDEA ed è interessante trascriverla tale e quale
Primo Documento
Monza, 22 maggio 1911
Carissimo Amico
RADAELLI GIOVANNI,
ti prego di non mancare alla PRIMA RIUNIONE,
che avrà luogo Giovedì, 24 Maggio corr. alle ore 14
alla Cooperativa Tipografica Operaia, gentilmente concessa, onde discutere sulla necessità di creare una Società
Escursionisti Operai.
Sicuro del tuo intervento, Saluti.
Ghianda Natale
Gare sociali di sci a Selvino 22-02-1922.
QUATTRO FATTI IMPORTANTI daranno ragione ai promotori e sono riconducibili ai PUNTI DISCUSSI alla PRIMA RIUNIONE:
1) La spesa di iscrizione al C.A.I. (Club Alpino Italiano),
era di £ 12 (dodici); quella della S.A.M. (Società Alpinisti
Monzesi) di £ 6 (sei): quote annuali troppo alte per gli
operai, già salassati dalle diverse Associazioni di Previdenza, dalle collette ecc. ecc. occorreva una Società che
avesse una quota non superiore ad UNA LIRA annua.
2) La montagna, è vero affratella in un modo straordinario, ma tra persone di condizioni ed abitudini diverse, è
più difficile, perché gli UNI possono spendere quello
che ALTRI non possono; e ciò è MORTIFICANTE. Occorre procurargli una compagnia con la quale non sia
sottoposto a fare brutta figura.
3) A volte accadeva, a causa di condizioni disperate, che si
conoscesse e si facesse amicizia con qualcuno con cui,
in un domani, per ragioni d’industria o di commercio, ci
si trovasse in conflitto.
4) Il C.A.I. e la S.A.M. organizzavano poche e selezionate
gite annuali, tutte sotto forma di scalate, e quindi per
pochi provetti alpinisti (la maggioranza tra i loro soci) e
trascuravano quelle più modeste, alla portata di molti,
cioè gite domenicali escursionistiche, adatte alla “massa”; anzi queste, erano scartate a priori. Queste motivazioni indussero questi pionieri, guidati da ETTORE BOSCHI, ad insistere sul loro progetto e formulare programmi, e impegnandosi a propagandare l’IDEA.
La Costituzione
Il 29 Giugno 1911, in una splendida giornata estiva, il
MONTE TESORO (m. 1.432) nella catena dell’ALBENZA (BG), accoglieva sulla sua vetta 42 gitanti, che
dopo aver divorato la colazione, discussero e approvarono
“LO STATUTO” dichiarando COSTITUITA LA PRIMA
SEZIONE U.O.E.I. (Unione Operaia Escursionisti Italiani)
con grande soddisfazione dei promotori, che da tanti mesi
avevano combattuto l’ostruzionismo e l’indifferenza di molti.
La Ricostruzione
dell’Unione Operaia Escursionisti Italiani
La vecchia Unione Operaia Escursionisti Italiani, fondata
nel 1911 e soppressa nel 1926 per essere immessa d’autorità nell’organizzazione fascista del Dopolavoro, è stata ricostituita a Firenze da un gruppo di antichi soci.
L’U.O.E.I. nel 1945 riprende l’attività per realizzare il suo
originario programma: avvicinare il popolo alle bellezze della natura, diffondere sani principi di temperanza e di igiene, combattere le errate abitudini che insidiano la salute fisica e morale del lavoratore.
Il Comitato centrale di propaganda della risorta associazione rivolge un caldo appello a tutti gli sportivi dell’Italia liberata affinchè si facciano promotori per la sollecita ricostituzione di sezioni dell’U.O.E.I. in ogni città, paese, borgata,
della nostra patria libera.
Gli interessati scrivano subito al Comitato Centrale di Propaganda U.O.E.I.
(Lungarno Torrigiani 31)
Essi riceveranno tutto il materiale necessario per la regolare
costituzione di sezioni U.O.E.I.
La Sezione U.O.E.I. di Ber gamo
La sezione U.O.E.I. di Bergamo venne costituita nell’ottobre del 1913, per volere di pochi ma volenterosi soci dell’allora Società Alpinistica “Giovane Alpina”; iniziò la sua
attività escursionistica partecipando ad una gita sul Monte
Canto Alto organizzata dalla sezione U.O.E.I. di Milano. La
prima vera e propria gita inaugurale venne effettuata il 23
novembre 1913 sul Monte Cornagera (Selvino). Primo
Presidente della sezione fu il socio Giacomo Adobati, che
rimase in carica fino al 1927. Da qui le attività escursionistiche e sciistiche continuarono fino all’inizio della prima
guerra mondiale, e vennero poi sospese per tutto il periodo
del conflitto. Ripresa l’attività a guerra ultimata, la stessa
proseguì fino al 1927, anno in cui la sezione decretò il suo
autoscioglimento, non intenzionata a sottostare ad imposizione organizzative richieste dall’allora regime fascista. Nel
1945, alla fine del secondo conflitto mondiale la sezione
U.O.E.I di Bergamo si ricostituì per volere di un gruppo di
vecchi uoeini che, riunitisi nel negozio dell’ex socio Enrico
Rinaldi ne decisero la rinascita nominando Presidente Enrico Rinaldi stesso. La gita inaugurale ebbe luogo il 7 luglio 1945 sul Monte Cornagera. Cominciò da lì l’organizzazione di una lunga serie di escursioni e, per la prima volta, di gare di sci come il Trofeo Combi.
Dalla sua ricostituzione la sezione di Bergamo dell’U.O.E.I.
aveva trovato la sua prima sede presso il Circolo Postele-
grafonico di via Torquato Tasso. Per accedere alla sede i
soci dovevano passare dalla Sala Bar annessa al Circolo.
Questa dipendenza, unitamente a tante altre, procurava,
specie nelle signore, un disagio che si ripercuoteva sulla loro frequenza.
E’ in quegli anni che Gina Scotti, appena ventenne e appassionata della montagna, cominciò a frequentare la sezione. Il cassiere Vedovati, viste le spiccate doti della giovane socia, la volle al suo fianco come vice. L’incarico relativo
alla parte contabile e finanziaria della sezione verrà mantenuto da Gina fino ai primi anni duemila, per circa sessant’anni.
Nel 1952 il Consiglio Direttivo della sezione prese in esame l’opportunità dell’acquisto di una sede propria. Individuato il locale, per garantirne il patrimonio, venne istituita
la “Società Scarponi Bergamaschi” associazione sportiva e,
in una affollata assemblea di soci, venne lanciata l’emissione di obbligazioni di £ 1.000 rimborsabili in 10 anni che
fruttavano l’interesse annuo del 5%. I soci aderirono numerosi e con entusiasmo, tanto che il 22 gennaio 1953 la
Società Scarponi Bergamaschi riuscì ad acquistare la sede
di Largo Porta Nuova che venne ceduta in comodato d’uso
gratuito alla sezione U.O.E.I. di Bergamo. E’ in quegli anni
che la sede diventa un luogo di ritrovo serale per discutere,
giocare a carte e, all’avvento della televisione in bianco e
nero, per guardare i programmi televisivi. Le escursioni
erano caratterizzate da gruppi familiari e di amici, l’itinerario era deciso il venerdì sera e la domenica si riempivano
sempre i mezzi di trasporto collettivi: prima i camion
(GRA), poi i pullman, ma non disdegnando il treno, il trenino delle valli e il tram. In primavera le Maggiolate in Maresana e in autunno le Vendemmiate verso Scanzo- Negrone
erano attività molto gradite. Le settimane bianche di Corvara a volte si dovettero replicare fino a tre settimane di seguito per la numerosa affluenza di soci.
Venne istituita la festa del “Rododendro”, il giornaletto di
sezione, che successivamente si trasformò nella festa del
Socio.
I Presidenti che ressero per anni la sezione furono Enrico
Rinaldi, Gustavo Longhi, Alberto Casari, Luigi Peri.
Nei primi anni sessanta aderisce all’U.O.E.I. Francesco
Locati giovane escursionista con la spiccata attitudine all’organizzazione. Ben presto diventa, prima vice Segretario
di Sante Mazzeo e successivamente e ininterrottamente
fino ad oggi, Segretario della sezione di Bergamo. Francesco è conosciuto dalle varie generazioni che hanno frequentato l’U.O.E.I., sia della nostra sezione che delle strutture nazionali, perché ha svolto, e svolge quotidianamente
il meno visibile lavoro dell’organizzazione delle escursioni e
dell’attività della sezione, al passo con i tempi che hanno visto nel giro di pochissimi anni mutare tecnologia in modo
sempre più evoluto, dalla monumentale macchina da scrivere al computer.
Franco Frigeni, escursionista con la passione della speleologia, amico e collaboratore di naturalisti aderisce alla
sezione di Bergamo nei primi anni settanta. Per anni ha
collaborato con Mario Casari per l’organizzazione dei vari trofei sciistici sezionali,e successivamente di marce di regolarità in montagna con Angelo Nimis. Apprezzato per
le gite in quota, viene eletto nei primi anni novanta Vicepresidente dell’U.O.E.I. di Bergamo, carica che riveste tuttora.
Infine, ma non per ultimo, nell’anno 1987 viene eletto come Presidente della nostra sezione Luca Daldossi, incarico che riveste da quasi cinque lustri, sarà lui l’ospite che riceverà le delegazioni e le autorità che parteciperanno a
Bergamo alla commemorazione del Centenario della Fondazione dell’Unione Operaia Escursionisti Italiani.
Le Sezioni U.O.E.I. oggi
Ora le sezioni sono quattordici: Bergamo - Brescia - Casale Corte Cerro - Faenza - Firenze - Lecco - Milano - Monza - Pietrasanta - Ripa di Versilia - Torre del Lago Puccini
- Treviso - Trieste - Udine. I soci sono circa ottomila.
Storia del Trofeo “Umberto Combi”
Umberto Combi, appassionato pioniere dello sport dello
sci degli anni venti del 1900, nel pieno della sua giovinezza
fu animatore dei giovani che, trascinati dal suo entusiasmo,
seguivano con fedeltà il suo esempio creando in seno alla
sezione un gruppo di ragazzi che, guidati dal maestro, ebbero a cogliere significativi allori, in quegli anni che lo sport
dello sci era ancora ai primi albori.
Umberto Combi della U.O.E.I. di Bergamo si classificò secondo, dopo Giuseppe Cazzaniga della S.E.L., nella prima
edizione della Coppa del Barbellino, prima gara nazionale
di discesa organizzata in Italia, che si svolse il 27 aprile
1924 tra il Colletto del Gleno e il piano del Barbellino, attraverso il ghiacciaio del Trobbio.
Durante la seconda guerra mondiale l’Amico scomparve,
ed i fedeli amici che vissero con lui i lontani anni della loro
giovinezza, con la ripresa dell’attività della sezione, avvenuta nel luglio del 1945, decisero di ricordarlo dedicandogli
una manifestazione sciistica che rispecchiasse la specialità
dello sport da lui preferito.
Nacque così la prima “Coppa Umberto Combi – biennale
consecutiva”, gara di fondo a squadre di quattro atleti su un
percorso di 15 Km che ebbe i natali nel febbraio 1946 sulla
Conca del Farno (Pizzo Formico) con la partecipazione di
21 squadre di diversi sci club da poco risorti dopo la guerra.
Le prime due competizioni degli anni 1946-47 furono vinte dallo Sci Club Leffe, uno dei primi a riprendere l’attività
agonistica, a cui venne assegnata la prima coppa.
Successivamente si ritenne di dover cambiare la caratteristica della gara trasformandola in staffetta alpina, da svolgere
su tre frazioni di piano – salita – discesa, dando così vita al
“Primo Trofeo Umberto Combi – biennale consecutivo”
che durò ben sette anni, con una prima uscita alla Cantoniera della Presolana, per trasferirsi poi negli anni successivi a Foppolo, terreno ideale per svolgere una gara di staffetta alpina, che oltre ad essere favorita dal lato agonistico
ne godeva anche da quello spettacolare. Dopo sette anni di
alterne vittorie tornava al successo lo Sci Club Leffe, al
quale venne assegnato il 1° Trofeo per averlo vinto negli
anni 1953-54.
Oramai la manifestazione si era imposta fra le competizioni
di maggior rilievo e l’aspettativa degli appassionati agli
sport invernali non poteva essere delusa, fu deciso allora di
impostare un secondo Trofeo. Trofeo che venne assegnato
allo sci Club Guzzi di Mandello Lario per averlo vinto negli
anni 1955-56.
Il crescente entusiasmo suscitato dal ripetersi di questa
manifestazione non poteva essere lasciato morire, ed incoraggiati dagli stessi Sci Club, venne deciso di approntare un terzo Trofeo, vinto dallo
Sci Club Oltre il Colle nel
1967-68.
Ormai il Trofeo Combi aveva
assunto un’importanza tale
da essere inserito nel calendario nazionale degli sport invernali ed un quarto Trofeo
veniva messo in palio per la
durata di altri quattro anni:
1969-72. Se lo aggiudicava
lo Sci Club Oltre il Colle con
un terzetto di atleti ben preparati.
Col passare degli anni si rese
necessario uniformare la gara
alle prove olimpiche, trasformandola da staffetta alpina a
nordica 3x10 km. da percorrere per ogni atleta sullo stesso percorso, su una pista appositamente tracciata sulle nevi di Schilpario. Con la nuova formula e nella nuova sede, continuava la felice tradizione, cosicchè venne messo in palio un altro Trofeo, il V°
della serie.
I corpi militari che da alcuni anni partecipavano alla prova
inserendosi sempre nelle migliori classifiche, confermarono
la loro superiorità con la squadra delle Fiamme Oro di
Moena alla quale venne assegnato il Trofeo negli anni
1973-74.
Si svolgeva, nel trentesimo della sua fondazione, il VI° Trofeo a cui parteciparono ben 45 squadre dei più preparati
Sci Club con una condotta di gara veramente entusiasmante, conclusa sul filo del traguardo da un gruppo di atleti che
avevano dato il meglio delle loro possibilità. Ne uscivano
vittoriose un gruppo di squadre militari. La prima squadra
C.S. Forestale, seguita a pochi secondi dalla squadra A delle Fiamme Gialle di Predazzo ed infine terza la squadra B
delle Fiamme Gialle di Predazzo.
Così è riassunta in linee generali la storia del Trofeo Umberto Combi che, nel volgere di 30 anni, ha avuto il merito
di essere classificata “nazionale di qualificazione”, riconoscimento che sta a dimostrare l’importanza assunta dalla competizione coronata sempre dai migliori risultati.
Umberto Combi venne così ricordato dagli amici con una
manifestazione che rispecchiò il suo valore agonistico degli
anni 20 quale pioniere dello sport dello sci ed ancora valido
fondatore della nostra U.O.E.I.
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Alberto Casari
Alberto Casari nasce a Bergamo nel 1899, un ragazzo del “99”.
Nell’ottobre del 1913, giovanissimo, è tra i soci fondatori dell’U.O.E.I. sezione di Bergamo.
A Bergamo, più che altrove, era sentita la necessità di
una sezione U.O.E.I. che organizzasse gite alpine per
abituare l’operaio a vivere i suoi giorni liberi tra le sane meraviglie della montagna, lontano dalla rovinosa
osteria. L’iniziativa di pochi volenterosi della “Giovane
Alpina” costituisce la sezione U.O.E.I. bergamasca, invitando tutte le associazioni sportive della nostra città a
partecipare ad una gita al Canto Alto, indetta dalla sezione di Milano.
Alberto Casari risulta tra i classificati nella prima edizione della Coppa del Barbellino, prima gara nazionale di discesa organizzata in Italia definita:“gara di ardimento e virtuosismo”, svoltasi tra il Colletto del Gleno
e il piano del Barbellino il 27 aprile 1924.
Nel 1927, in assemblea straordinaria, i soci si dichiarano contrari ad entrare nell’Opera Nazionale Dopolavoro del regime fascista. Conseguentemente la sezione bergamasca dell’U.O.E.I. viene sciolta ed il patrimonio sociale (consistente in coppe, targhe, ecc.) viene affidato al C.A.I. di Bergamo che ne curi l’esistenza.
Dopo la liberazione dal fascismo, un gruppo di vecchi
appassionati uoeini, tra cui Albero Casari, decidono di
ricostituire la sezione U.O.E.I. di Bergamo. Si riuniscono la sera del 27 giugno 1945 presso il retro del
negozio di Enrico Rinaldi, cognato di Casari, e dopo
ampio scambio di vedute provvedono a nominare un
consiglio direttivo provvisorio. Consiglio Direttivo, di
cui entra far parte Alberto Casari, che nomina presi-
Un
dente Enrico Rinaldi. Dal verbale della riunione:” Su
richiesta fatta da alcuni presenti circa il patrimonio
della disciolta U.O.E.I. il sig. Casari ha confermato
che lo stesso è stato passato in donazione al C.A.I..
Si proverà comunque ad interpellare questo ente,
perché se il patrimonio esiste ancora, si tenterà di
ottenere la restituzione”.
Alberto Casari, da sempre appassionato della montagna, riesce negli anni ad organizzare gli appassionati,
tra cui i figli, in escursioni e gare di sci.
Nel 1946 diviene segretario della sezione di Bergamo.
Negli anni dell’immediato dopo guerra il mezzo di trasporto più comune per gli escursionisti era il camion.
Anche lo sci di fondo, grande passione di Casari, era
uno sport ancora insolito. Non esistevano impianti di
risalita e piste dedicate, si risalivano i pendii con le
pelli di foca sotto gli sci e si scendeva a valle cercando
varchi tra gli alberi.
Alberto Casari organizza nel 1946 la prima Coppa
Umberto Combi, gara di fondo a squadre.
Nel 1965 Alberto, persona risoluta e con forte spirito
organizzativo, viene eletto vicepresidente della sezione. Ne diverrà poi presidente nel 1973, mantenendone con passione l’impegno e la carica fino al 1981.
Nel 1974 viene istituita una gara di sci individuale maschile di 15 km, di qualificazione nazionale denominata Trofeo “Gustavo Longhi” in memoria del presidente sezionale scomparso.
Alberto Casari ci lascia nel 1984.
Nell’assemblea dei soci del 1987, su proposta del presidente Gino Peri, viene approvato di dedicare la nostra sezione ad Alberto Casari, da tutti riconosciuto
come “papà Casari”.
numero
Il Trofeo “Alberto Casari” prende il posto del glorioso
Trofeo “Umberto Combi”, il Trofeo “Lory Luzzana” in
memoria della figliola di una nostra socia, sostituisce il
Trofeo Alberto Casari nella femminile dei 5 km.
speciale
Questo numero del Rododendro è un numero “speciale”. Per celebrare il centenario
della U.O.E.I. il Direttivo e la redazione lo hanno voluto realizzare a colori, raddoppiando
il numero di pagine. Auguri!
Il nostro centenario 1911-2011
In questo anno 2011 trovano posto tre ricorrenze per
me importanti e significative: la prima è il 150mo
dell‘unità d’Italia; la seconda il centenario di fondazione della nostra associazione “Unione Operaia Escursionisti Italiani” a livello nazionale; la terza è il compimento dei miei “primi” 80 anni, con 51 di appartenenza al nostro caro sodalizio.
Voglio però fermare la mia e la vostra attenzione sulla
seconda ricorrenza e cioè il nostro centenario di fondazione, che, ritengo, essere la più pertinente in questo contesto,
per ricordare i miei precedessori in quanto sono stati
senza dubbio coloro che hanno ricostruito con tanta
passione e determinazione il robusto telaio della nostra associazione, dopo la seconda guerra mondiale.
Ho iniziato a frequentare le scorribande UOEI come
simpatizzante, su invito dell’amico Gigi Rota (ora
cav. Uff. Luigi Rota), gli ultimi anni 50 per diventare
poi socio e frequentare sistematicamente le manifestazioni, in genere gite in montagna estive i invernali.
Il primo presidente del dopoguerra è stato Enrico Rinaldi, che io non ho avuto il piacere di conoscere, ma
che mi hanno descritto come grande animatore della
difficile ripresa.
A seguire Gustavo Longhi che per circa 18 anni ha
guidato con sobrietà e competenza la nostra sezione.
Il figlio G. Battista (Toto per gli amici) è da molti anni
presidente onorario.
Prende quindi il testimone Alberto Casari (che fu anche segretario emerito per tanti anni) che con grande
passione, dedizione e autorevolezza ha portato a felice compimento l’importante lavoro preparato dai
suoi predecessori. Il suo attaccamento e la sua determinazione sono stati di grande esempio per tanti di
noi.
L’ultimo dei miei predecessori è stato Luigi Peri che
definirei il burocrate-fiscalista in quanto curò magistralmente tutti gli aspetti amministrativi che, purtroppo, sono sempre stati complicati.
4
Che belle persone, anzi, che personaggi !! Sono stati
per me maestri di vita, di sport e di professione. Il ricordarli, vi assicuro sono sincero, è motivo per me di
importante commozione.
Voglio ricordare anche i responsabili della segreteria:
Mario Longhi, Alberto Casari,
Sante Mazzeo e, ora ancora in carica, Francesco Locati che, veramente, merita un plauso particolare per
quanto ha fatto e quanto continua a fare con competenza per la nostra associazione, continuando sul percorso tracciato da coloro che l’hanno preceduto.
Carattere un po’ spigoloso, ma di una operosità e
una preparazione veramente importanti. Con un po’
di limatura a detti spigoli, cosa che quasi sempre si
riesce a ottenere, è una persona di una disponibilità
senza dubbio notevole. Forse è proprio per questo
suo modo di fare un po’ “scontroso” che si fa volere
bene da tutti. Bravo Francesco! Da parte mia il massimo plauso e sentiti ringraziamenti.
Ringrazio inoltre la “da sempre amministratrice-cassiera” Gina Scotti che ci ha seguito con professionalità e maestria per tantissimi anni, dal dopoguerra fino
a pochi anni fa. Sostituita ora con merito, nel difficile
compito, dal consigliere scrupoloso e attento Achille
Mazzeo.
Mi sento l’obbligo poi di ringraziare i miei diretti collaboratori a cominciare da Mario Casari, vice presidente fino al 2010 e ora presidente onorario. Franco Frigeni, vice presidente da molti anni e Lorenzo Gaini,
vice presidente dal 2010. Il vice presidente Gaini e il
consigliere Gabriele Vecchi si sono assunti il gravoso
compito dell’allestimento di tutta l’architettura per la
festa del centenario che avrà luogo a giugno al Palamonti, ospitati per l’occasione dal CAI di Bergamo.
Vi ringrazio di nuovo tutti di cuore per la vostra competente, continua, fattiva e utilissima collaborazione.
E infine un caloroso, cordiale e affettuoso saluto a tutti i soci.
Il Presidente Luca Daldossi
RICONOSCIMENTO
DEL C.A.I. DI BERGAMO
Il Consiglio Direttivo del CAI di Bergamo ha deliberato di conferire un riconoscimento ai preziosi amici dell’Unione
Operaia Escursionisti Italiani (19112011) come espressione di profonda riconoscenza, nostra e di tutti i Soci CAI
di Bergamo, per la centenaria esemplare
passione, infaticabile gratuità e genuina
dedizione dimostrate nella diffusione di
valori, cultura ed esperienze per la Montagna, in particolare verso i giovani.
Il riconoscimento è stato consegnato dal
Presidente del CAI di Bergamo Paolo
Valoti al Presidente della sezione
U.O.E.I. di Bergamo Luca Daldossi sabato 26 marzo 2011 al Palamonti, in
occasione dell’assemblea annuale dei
Soci CAI.
Il Presidente Daldossi, emozionato, nel
ricevere l’attestato ha ringraziato a nome di tutti i Soci U.O.E.I. di Bergamo il
CAI per la manifestazione di fratellanza
di un’associazione che persegue i medesimi ideali.
Io e l’U.O.E.I.
Era il 1996. Eventi dolorosi mi avevano privata della compagnia di amici con cui andavo per monti.
Che fare? Andare da sola? No, le più elementari
regola alpinistiche sconsigliano vivamente l’andar
per monti da soli. Rinunciare? No, neanche questo,
se mi fermo non mi rialzo più. Che fare allora?...
IDEA! Le associazioni escursionistiche! CAI, ALPINA EXCELSIOR, UOEI… toh! che strana sigla,
sembra uno scioglilingua! Proviamo con questa, è
tanto strana, forse prenderà anche me che sono
anziana e non provetta alpinista…
Pronto, UOEI? una voce maschile a mitraglia mi dice tutto sull’UOEI, espongo il mio caso e la mia richiesta di iscrizione. La voce mi accetta con entusiasmo. E’ fatta! La prossima gita è mia!
Salgo sul pullman già quasi pieno: ecco, io non sono un tipo estroverso, ma educatamente arrischio
un “Buongiorno a tutti!”. Mi accoglie un improvviso silenzio, vedo sguardi curiosi e sorpresi (“Ma
questa qui cosa vuole?”), visi indifferenti e perfino
sospettosi. Mogia mogia mi siedo al mio posto, sono sola nel baccano generale caratteristico di gitanti in partenza.
Al paese di XX cerco di aggregarmi ad un gruppo,
non so il percorso e, perbacco!, vorrei parlare con
qualcuno, ma sono tutti troppo occupati a scherzare tra loro e se mi avvicino, tutti ammutoliscono.
Sento una gitante gridare “Io cammino forte!”
Buon viaggio, penso io, e mi incammino tra gli ultimi badando bene di non perdere di vista il gitante
che mi precede.
Il sentiero è ripido e faticoso, però cammino bene
e toh! raggiungo quella gitante dalla forte camminata, mi affianco, saluto e non risponde, dico “Sarà
lunga questa salita?” Due occhi mi trafiggono con
malgarbo e mi arriva la gelida risposta: “Io in salita
non parlo!”
Stop! mi viene in mente un “Mi scusi…” alla Fantozzi, ma non sia mai, raccolgo tutte le forze, ingrano la marcia e lascio di sasso la scorbutica gitante.
Sono sempre sola, ma adesso lo spettacolo della
montagna è talmente bello che la solitudine non mi
pesa, anzi mi permette di godere ancor di più la
bellezza del Creato e la grandezza del suo Creatore.
Però vorrei farmi una foto con lo sfondo del Monte
X, ma, accidenti!, a chi lo chiedo? forse a quel gitante laggiù, un signore lungo lungo, fisico da cestista? gli chiedo il favore e lui gentilissimo cerca la
migliore inquadratura e clic, è fatta. Ricambio il favore per lui, poi ognuno va per la sua strada.
Adesso sono stanca di star sola, decido di scendere
subito, vedo il capogita in mezzo ai soci allegri e
vocianti, mi avvicino per avvertirlo e… ecco gli
sguardi sorpresi e l’improvviso, paralizzante silenzio
tombale: perbacco! hanno visto una extraterrestre?
Avvilita, mi avvio per la discesa e poco dopo mi accompagno ad un gruppetto di 3 persone che, oh
meraviglia!, sono molto gentili e parlano e conversano con me. Mi sembra un altro mondo!
Al pullman ho la sorpresa di uno spuntino, qualcuno mi offre un bicchiere di vino che accetto con entusiasmo e …guarda che succede! adesso vedo
sguardi cordiali, amichevoli, gentili: non so se è per
il bicchiere di vino che ho in mano o per la mia faccia stupita o per il riscontro oggettivo delle mie capacità “alpinistiche”.
E’ tutto un altro clima ed alla fine della gita sento,
proprio rivolti a me, saluti cordiali e molti arrivederci.
Da allora ogni domenica è stata una gita uoeina, i
soci mi hanno accettata con allegro cameratismo,
io mi sono inserita perfettamente ed ho conosciuto
il più ampio campionario di personaggi e di caratteri, dal tipo riservato all’estroverso, dal tipo alla
Walter Chiari, fonte inesauribile di barzellette, al fanatico cercatore di funghi e (ahimè!) di lumache,
dal tipo brontolone ipercritico, all’entusiasta senza
riserve, dall’Homo cyberneticus, all’ecologista floreale, e via dicendo, ma tutti, e sottolineo tutti, sono stati pronti ad aiutarmi, a tenermi su di morale
o a farmi compagnia.
E questa è Amicizia, con la A maiuscola, il più bel
dono che Dio abbia dato all’umanità. Ecco quello
che mi ha dato l’UOEI: il piacere di andar per
monti, l’incanto di splendide visioni montane, la
forza ed il coraggio per situazioni difficili, ma soprattutto mi ha dato l’Amicizia, il sentimento nobile
e purissimo che affratella, unisce, conforta e non ti
lascia mai solo. Perciò, cara UOEI, che per 100
anni sei rimasta fedele al tuo ideale sociale e alpinistico, io, riconoscente, ti ringrazio di cuore e ti auguro altri 100 anni di intensa attività per la gioia di
future schiere di gitanti festosi.
Zia MT
P.S.: Per l’esperienza che ne è seguita, devo precisare che l’atteggiamento dei gitanti della mia prima
gita non era dovuto a malanimo, ma era il duro retaggio della scorbutica razza bergamasca di cui si
dice, ed è vero perbacco!: “fiama de rar, sota la
sènder, brasca”.
Pr ogramma delle gite estive dell’anno 2011
DA MAGGIO A DICEMBRE
MAGGIO
1
MADONNA DELLA CORONA
(Gruppo del Monte BALDO) (VR)
8
MALGA CORNETTO
Passo Presolana - Rusio (BG)
15
RIFUGIO MARTINA
(Pian di Rancio - Bellagio) (CO)
22
SENTIERO DEL SOLE
Limone - Lago di Garda
29
DELTA DELPO
Ciclo turistica - Nanigaziione sul Po
GIUGNO
2-5 LAGO DI BRAIES
Gita turistica-escursionistica
(Partenza giovedi 2 maggio)
11
CENTENARIO U.O.E.I.
c/o Palamonti - Bergamo
12
MANIFESTAZIONE
CENTENARIO U.O.E.I.
Roncola - Monte Tesoro - Forcella alta
19
LUNGO LA VIA DELLE DOLOMITI
Cicloturistica Cimabanche - Calalzo
26
SENTIERO DEI FIORI
Zambla - Capanna 2000 - Valcanale
LUGLIO
3
RIFUGIO ACHILLE PAPA
Strada delle Gallerie - PASUBIO
10
CAPANNA DA TSCHIERVA
Pontresina - Svizzera
16-17 RIFUGIO DONDENA
Champorcher (Valle d’Aosta)
24
RIFUGIO ORESTES HUTTE
Gressoney la Trinità
31
RIFUGIO ADRIANA - MONTE
ORTIGARA
Campomulo - ASIAGO
AGOSTO
7
RIFUGIO OMIO
Val Masino (SO)
28
RIFUGIO BOSIO
Valmalenco (SO)
SETTEMBRE
4
16a MAGNALONGA di BESENELLO
Passeggiata tra vigneti e Castelli
(Vallagarina)
10-11 RIFUGIO JULIUS PAYER
Solda - Gruppo Ortles (BZ)
18
MONTE BIAENA
dal Passo di Bordala (TN)
25
RIFUGIO MENAGGIO
Breglia - Monte Grona (CO)
OTTOBRE
2
MADONNA DELLE NEVI
Traversata Piazzatorre - Madonna delle
Nevi (BG)
9
16
23
30
MARCIA SOCIALE di REGOLARITÀ
a coppie. Località da designare.
FESTA della CASTAGNE
Chiesa di S. Faustino Adrara San Rocco,
RAVENNA (La Città dei Mosaici)
Gita Turistica-culturale
SONGAVAZZO - BOSSICO - LOVERE
NOVEMBRE
6
SANTUARIO DELLE CONCHE
Caino (BS)
13
FESTA del SOCIO. Località da designare
20
Rifugio SAVOGNO
Valchiavenna (SO)
27
RIFUGIO MARCHETT
Piani d’Erna - Resegone (LC)
da Canzo (CO)
DICEMBRE
4
RIFUGIO ANTONIETTA
Traversata Pian dei Resinelli - Pialeral
(LC)
11
RIFUGIO S. MARIA DEL GIOGO
Polaveno (BS)
14
AUGURI di NATALE
(mercoledì) alle ore 21.00
Scambio degli auguri di Buone Feste
in sede
18
SANTA MARIA DEL MISMA
Traversata Cornale - S. Maria - Trescore
5
Il nostro coro
Era venuto spontaneo mettersi a cantare assieme
in un rifugio, in cima a una montagna, sotto un albero, o sul pullman prima che l’autista accendesse
la radio per farci smettere. Cercavamo l’occasione
per eseguire “Quel mazzolin di fiori” oppure
“Bombardano Cortina” o “Il cuculo” già a due voci. Ci piaceva ma non ci bastava, sentivamo che
forse si poteva fare qualcosa di più. L’idea venne a
Maria Teresa: “Perchè non fare un coro UOEI?”
chiese, “splendido, ma occorre una maestra”, “c’è
Giovanna!”. Proposto e accettato con entusiasmo,
il progetto in breve partì. Una bacchetta da direttore d’orchestra in dono alla maestra per farla
sentire maggiormente calata nel suo ruolo, poi ec-
...Non solo a piedi in montagna.
coci tutti i mercoledì sera in sede a provare. L’inizio fu decisamente poco incoraggiante: si riusciva
a cantare tutti la stessa canzone, questo era già un
risultato, ma chi cominciava prima, chi finiva do-
po, chi faceva il “verso” del pesce muovendo semplicemente le labbra, chi dimenticava la parte appena imparata. Poi lo studio delle voci: soprani e
tenori, contralti, baritoni, bassi. Ci vollero sia pazienza della maestra nel ripetere tante volte con la
pianola le parti, sia quella dei coristi nel provare e
riprovare finchè il pezzo non veniva bene. Aiutò
molto in questo la grappa al centrotavolo e fu così
che finalmente provammo la gioia dei primi accordi perfetti e molto gradevoli all’ascolto.
Il repertorio inizialmente comprendeva brani semplici e divertenti che parlavano di una certa “mula
che tutto la vendeva meno che il baccalà”, oppure
di una “bruta vegia ca la g’aveva dò denti soli” o
magari di galline furiose perchè “la parona la ghe
tira el colo al galo”.
Col passare del tempo, verificando che le potenzialità del gruppo erano in crescita, la scelta dei
brani cominciò a cadere su qualcosa di più impegnativo e serio, soprattutto pescando a piene mani
da quel grande musicista che è Bepi De Marzi.
Entrarono in repertorio “Signore delle cime”, “E
canterà”, “El Fogo”, “Ave Maria”, brani di notevole spessore ed anche di un certo grado di difficoltà. “Improvviso” divenne un brano molto sentito descrivendo in poesia la dolcissima magia di un
tramonto mentre “l’ombra che viene azzurra le
colline”.
A questo punto eravamo pronti per il debutto, e
quale occasione migliore se non la festa del socio
a Dossena? Si decise di aspettare che i nostri amici
fossero già al terzo o quarto bicchiere e quindi più
tolleranti o magari distratti ed arrivare noi, a sorpresa, e cantare qualcosa. Funzionò tutto a meraviglia, forse perchè ci ascoltarono poco, forse perchè ci volevano troppo bene, e gli applausi furono
numerosi. Fu in quell’occasione che Battista ebbe
l’illuminazione di proporre il nome del coro,
“Monte Tesoro”, una montagna che per la UOEI
ha un grande significato.
Si andò avanti per cinque anni, crescendo e migliorando, arrivando persino a mettere in repertorio un complicato brano venezuelano dal titolo
“Alma Llanera”, poi, secondo il principio per cui
...Quando un sentiero è troppo stretto.
le cose belle non devono durare a lungo, condizionati dall’improvvisa debacle dei baritoni, si decise
a malincuore di porre fine all’iniziativa.
Sciogliemmo il gruppo prendendo strade differenti: chi andò a cantare in un coro gregoriano, chi
nel coro dell’oratorio, chi in un gruppo gospel, chi
si accontentò di farlo solamente sotto la doccia,
ma ci si tenne sempre in contatto, non solo alle gite della domenica. Periodicamente ci si trova ancora, magari in qualche vecchio scantinato, a mangiare salame, a provare le deliziose torte preparate
dalle signore e, naturalmente, a cantare per la
“gioia” dei vicini che forse vorrebbero dormire. Ed
ogni volta che ci incontriamo abbiamo sempre la
sensazione di qualcosa di veramente bello che si è
perso e che, forse, chissà, potrebbe tornare ancora
ad essere una realtà.
Mauro
Perché vado a camminare la domenica con l’U.O.E.I.
Perché mi piace camminare in montagna,
Perché a mia moglie non piace la montagna,
Perché a mia moglie non piace più la montagna,
Perché mia moglie non c’è più,
Perché la moglie non ce l’ho,
Perché mio marito preferisce stare a casa davanti alla TV,
Perché mio marito va alla partita,
Perché mio marito non c’è più,
Perché il marito non ce l’ho,
Perché le gite, in genere, non sono particolarmente impegnative,
Perché è una buona compagnia,
Perché la domenica non voglio stare solo,
Perché la domenica non mi piace stare sola,
Perché nel gruppo c’è qualcuno che mi interessa,
Perché nel gruppo c’è qualcuno che mi piace,
Perché organizzano belle gite,
Perché le escursioni che propongono sono alla mia portata,
Perché si viaggia in bus e con mezzi pubblici,
Perché si va sempre in posti nuovi.
Perché almeno la domenica mia moglie chiacchera con altri,
Perché ognuno è accettato per quello che è,
Perché sono accettato per quello che sono,
Perché camminando posso confidarmi con chi mi da fiducia,
Perché mi portano sempre a casa,
Perché i percorsi non sono abbligati,
Perché non sono costretto a stare sempre nel gruppo,
Perché almeno la domenica mi stacco dai pensieri della settimana,
Perché mi piace esibire la mie conoscenze agli altri,
Perché c’è uno spirito di amicizia sincero,
Perché così sfuggo ai pranzi domenicali con i parenti,
Perché sono curioso/a,
Perché mi sento stimolato a proporre posti nuovi da visitare,
Perché mi sento ancora in forze,
Perché almeno la domenica faccio esercizio fisico,
Perché non so cosa fare d’altro,
Perché i costi delle gite sono contenuti,
Perché ogni tanto trovo qualcuno con cui cantare,
Perché trovo sempre qualcuno con cui giocare a carte,
Perché c’è gente simpatica,
Perché ogni tanto raccontano qualche barzelletta nuova,
Perché non voglio ridurmi ad andare a ciondolare negli ipermercati,
Perché se non fossi in gruppo mi perderei sicuramente,
Perché mi piace la natura,
Perché.........
Cent’anni ben portati
Un’arzilla, indomita vecchietta che a dispetto dell’età, e del tutto indifferente al dilagante individualismo dei tempi nostri, ancor oggi si propone
con freschezza e vigore, quale soggetto sociale
attivo ed aggregante. Trovo che quest’immagine
sia molto calzante, seppur un po’ retró, per sintetizzare in una figura l’Associazione di cui sono
onorato d’esser parte, la Centenaria che ci prepariamo a festeggiare ufficialmente alla metà del
prossimo mese di giugno.
Ho scoperto dell’esistenza dell’UOEI non molto
tempo fa, poco più di un lustro, ma frequentarla
assiduamente, per me che pure porto in tasca la
tessera di altri sodalizi, è diventata presto un’irrinunciabile abitudine. Poco o nulla posso raccontare del passato di questa Associazione, poiché
poco o nulla conosco della sua storia. So che
venne ufficialmente costituita in vetta al monte
Tesoro ad inizio estate del 1911 e, per sentito dire, so che tra le sue molteplici finalità, oltre alla
promozione della montagna e delle bellezze naturali, ebbe un posto di rilievo anche la lotta agli
eccessi da... bicchiere. So pure che nacque con
l’intento di avvicinare il volgo alla natura in un
modo diverso dal solito, e cioè senza la zappa, la
vanga o l’accetta in mano. All’epoca, andar per
monti solo per diletto, era cosa rara e riservata
ad una ristretta élite.
Oggi, con le condizioni sociali profondamente
mutate, è proprio la massa che va in montagna,
continua nella pagina a fianco…
6
I l
A metà di luglio era in programma una facile gita
in Svizzera in val Carassino per raggiungere le
due Capanne Adula, quella del CAS (acronimo
corrispettivo del CAI) e quella dell’UTOE (corrispettivo dell’UOEI). Le previsioni davano brutto
tempo, purtroppo confermato anche da una ricerca sui siti meteo svizzeri la sera prima. Il sito
più magnanimo prevedeva una fascia di sole, o
meglio di non pioggia, intorno a mezzogiorno.
Ma alcuni escursionisti scaramantici, avendo preso pioggia abbondante e gelida la domenica precedente in valle Spluga, erano certi che il fenomeno, statisticamente, non potesse ripetersi. La
realtà però spesso supera la fantasia e i desideri.
Al confine italo-svizzero alle 6 del mattino la situazione sembrava irrimediabilmente compromessa. Una situazione da tregenda, cielo scurissimo pur essendo l’alba, pioggia intensa e battente, raffiche di vento che spazzavano gli alberi. Le
guardie di confine chiuse nei loro gabbiotti guardavano con commiserazione e incredulità dai finestrini gocciolanti del pullman quel gruppo di
incoscienti che pensava di andare a passeggiare
in una giornata così. Ma la costanza a volte premia. Arriviamo al punto di partenza dell’escursione senza pioggia. Attraversiamo la diga del lago
di Luzzone, si percorre poi una lunga galleria illuminata fiocamente. Subito ricomincia a piovere e
il sentiero, sostanzialmente una carrareccia, è attraversato da rigagnoli e ruscelli sempre più gros-
Gita
G u a d o
si e turbolenti tant’è che in tre punti critici si è
costretti al guado. Alcuni gettano la spugna, altri
non si rassegnano facilmente al togliersi le scarpe per attraversare a piedi nudi nell’acqua gelida.
Le scene di queste parziali svestizioni sono simpatiche ed a volte esilaranti, già è dura mantenere i piedi nell’acqua gelida, ma più precarie sono
le condizioni di asciugatura e rimessa delle scarpe, sotto scrosci improvvisi e puntuali appena seduti su sassi umidi. Franco non si rassegna al togliersi le scarpe, percorre in su e in giù tutti i ruscelli in cerca di un passaggio su pietre possibilmente sporgenti. Per un paio di passaggi è costretto a scalzarsi anche lui. Guardando le cime
lontane nei limitati sprazzi lasciati filtrare dalle
inver nale
Gita di fine gennaio al Santuario della Madonna della
Guardia al Monte Figogna da Bolzaneto, Genova. All’U.O.E.I. di Bergamo quando nomini la Madonna della Guardia tutti intristiscono ricordandosi anni fa una
gita sotto l’acqua, presa in tale quantità industriale da
far venire i brividi di freddo solo a nominare il santuario. Era prevista una giornata cosiddetta di sollievo dalla neve perchè calpestata tutto il mese di gennaio e in
gite in programma successivamente. Quale miglior
escursione al mare d’inverno? Le previsioni in settima-
nuvole si vedono le cime imbiancate, gli spruzzi
della mattinata. Si raggiunge la prima Capanna
Adula cogliendo di sorpresa il rifugista che, viste
le condizioni metereologiche, non si aspettava
certo che un gruppo così numeroso sfidasse coraggiosamente, o incoscientemente, le intemperie. Comunque minestrone e pizzoccheri sono
garantiti. La Capanna, felice combinazione di
vecchi materiali di costruzione ticinesi e nuovi
elementi architettonici, sorge in una posizione
unica, sul davanti alcuni metri di terrazza consentono una vista da togliere il fiato, fiato appena ripreso dall’avventurosa salita. Come le previsioni
meteo avevano evidenziato si concretizza una
tregua, mezzora di non pioggia e niente più. Ma
ci si accontenta. Nella discesa la quantità d’acqua
dei ruscelli che attraversano il sentiero è leggermente diminuita essendosi attenuate le precipitazioni, è possibile pertanto arrischiarci tutti nell’attraversamento su pietre, anche se con risultati diversi gli uni dagli altri. Questa volta si attraversa
la diga dalla galleria interna che ripete il rumore
dei nostri passi, le grida e bisbigli in modo distorto. Il famoso L’Eco. A fine giornata i telegiornali
riportano frane e disastri sulle montagne orobiche e in Valtellina confermando ulteriormente,
come se ce ne fosse stato bisogno, che la giornata è stata molto, ma molto, particolare.
Luglio 2008.
Lorenzo
al
mar e
na davano bel tempo per il fine settimana, un buon
auspicio, a che pro riverificare successivamente. In autostrada sul bus si cominciano a leggere display con la
scritta “Attenzione neve da Rho-Pero”. Sorrisi assonnati di commiserazione. Sulla tangenziale ovest di Milano fiocchi di neve cominciano a colpire il parabrezza, i prati a lato della strada appaiono bianchi così come i tetti delle case. Qualche dubbio comincia a insinuarsi ma viene scacciato come pensiero negativo. A
Geo, frazione di Bolzaneto, parte il sentiero che affrontiamo sotto la neve che cade abbondante. Forse
era meglio rimanere sul pullman e andare a vedere
l’acquario con gli altri. Il sentiero con circa 30 centimetri di neve fresca attraversa a tratti la strada col fondo ghiacciato che porta al santuario. Lungo il percorso si sprofonda nella neve e un vento gelido sputa in
faccia la neve, sia quella a terra che quella che cade. Il
santuario della Madonna della Guardia è così nominato perché sorge su un luogo di “guardia”. L’istituzione
dei luoghi di “guardia” era frequente nell’area ligure ed
alcuni di essi, nel corso dei secoli, divennero santuari
mariani, assumendo il titolo di “Guardia”. I luoghi di
guardia erano torri poste sulla sommità di alture da cui
si mandavano segnali ad altre torri, quando eserciti nemici facevano la comparsa sulle linee del Valico e navi
di pirati spuntavano all’orizzonte marino. Giunti al
santuario ci rifugiamo nella saletta del pellegrino, i locali di conforto classici sono chiusi perché l’abbondante nevicata, un po’ inusuale, ha colto di sorpresa i gestori e non sono riusciti a salire prima degli spazzaneve. La visita alla chiesa, bella e imponente, ci ha colpito per un paio di allestimenti. In un altare laterale della
navata di destra, dedicato ad una madre deceduta nel
dare alla luce il figlio, già dichiarata santa, colpisce una
macchia di colori tenui che coprono completamente
l’altare, le pareti e il pavimento. Una cascata di fiocchi
rosa e azzurri, quelli utilizzati per segnalare sulla porta
di casa la nascita di un bimbo, rigorosamente divisi,
evidenziano un effetto scenico particolare. Angosciante. A detta di credenti e no. In un altro locale simile ad
una sacrestia invece sono esposti i meno ansiogeni ex
voto in quantità esagerata che non avevo mai visto in
vita mia. Curioso che siano esposti insieme a quadri,
foto e cuori trafitti anche caschi, stampelle, bottiglie
d’alcol, una roulette, sigarette, carte da gioco i più mo-
bili romantici quali noi Uoeini siamo, ben vengano, dunque, le gite domenicali in autobus, siano
esse dirette tanto ai monti quanto nelle città d’arte o di buona gastronomia. E se a volte capita di
cogliere qualche inopportuno risolino di compassione da parte dei forzati dell’auto, che ci giudicano anacronistici e fuori dal tempo, non adombriamoci; anzi, promuoviamo con ancor più vigore e determinazione ogni attività sociale, divulgando programmi, proponendo nuovi obiettivi,
in specie se indirizzati ai giovani che, ad onor del
vero, rappresentano l’unica voce un po’ passiva,
l’unico neo sulla pelle ancor tonica dell’arzilla
vecchietta. E se di tanto in tanto nel corso delle
gite ci scappa qualche buon bicchiere di vino,
tradendo gli originali dettami dei Soci fondatori,
che importa? Non può che fare allegria.
Auguri U.O.E.I.! Auguri per altri cent’anni così.
derni tagliandi del Lotto e gratta e vinci. Si scende cercando di seguire le orme nella neve della salita. E il
mare? Ora se quella macchia grigia lontana all’orizzonte oltre i tetti innevati delle case e le montagne coperte di neve è il mare allora ho visto il mare. Ma perché da montanaro quale sono una volta che vado al
mare nevica anche qui? Non era necessario mantenere la stessa scenografia delle Prealpi ovunque si sposti
l’U.O.E.I., a volte è bene cambiare clima.
Gaio
segue dalla pagina a fianco...
al mare, e raggiunge ogni angolo della terra con
facilità irrisoria, ma, per assurdo, è una massa
che si muove in solitudine. La regola imperante
è: ognun per sé. A fronte di questa realtà, è essenziale poter mantenere vivi i precetti dettati un
secolo fa dai Soci fondatori. Aggiornati al vivere
del duemila, possono concorrere in modo efficace a contrastare l’imperante pensiero individualista, ed al contempo a mantenere in forma ed...
attraente, la nostra Centenaria. Per degli inguari-
Maurizio
7
4
giorni nel Parco Naturale
di “Fanes - Senes - Braies”
(val Pusteria - Dolomiti)
Dal 2 al 5 giugno 2011 Casa di Vacanze Janua Coeli (Braies di dentro)
Gita Escursionistica e Turistica
La spina nel fianco
Durante le escursioni in montagna è frequente notare sui sentieri, negli spiazzi o in prossimità di rifugi o baite, bucce di frutti abbandonate sul terreno.
Già ci mostriamo incivili in città gettando a terra
ogni piccolo frammento di carta, di plastica, cicche, mozziconi di sigaretta e via sporcando. Vedere la stessa maleducazione e incuria in montagna
fa veramente tristezza. La giustificazione per sè e
per gli altri è sempre la stessa: “è materiale biodegradabile” o “diviene cibo per gli animali selvatici”.
Per biodegradazione si intende la scomposizione di
una sostanza organica in composti chimici semplici, per azione di agenti atmosferici e altri organismi viventi come batteri, luce solare, umidità,
ecc… I resti di frutta e verdura impiegano per decomporsi circa 3 mesi. Le bucce di arancia, sostanze a lenta degradazione, circa 6 mesi. Non vale la pena costruirsi fragili alibi.
I rifiuti non devono essere lasciati, per nessun motivo, in giro, ma devono sempre essere portati a
valle e riposti nel primo centro abitato, in modo
differenziato, negli appositi contenitori.
La Redazione
Voi che vivete sicuri
PROGRAMMA
2 giugno 2011 (giovedì)
ore 5.30 Partenza da Bergamo.
ore 10.00 Arrivo a Braies di dentro (scarico bagagli e pranzo).
ore 14.00 Escursione: Rifugio Prato Piazza, Monte Specie (S37, S34), h 21/2 totali.
Gruppo turistico: Rifugio Prato Piazza, Rifugio Vallandro.
Al rientro cena e pernottamento.
3 giugno 2011 (venerdì)
In giornata: Escursione: Lago di Braies (1450 m), Forc. Sora Forn (2335 m), Rifugio Biella
alla Croda del Becco (2320 m) (possibile percorso circolare attorno alla Croda
del Becco in lieve saliscendi passando per la Saitenbahcharte 2331 m. Dislivello:
894 m; punto più elevato: Törl (2388 m); h: 6-7.
Gruppo turistico: mattino, Lago di Braies (giro del lago), pomeriggio, visita
con guida Braies, Monguelfo, Villabassa, Dobbiaco.
Al rientro cena e pernottamento.
4 giugno 2011 (sabato)
In giornata: Escursione: traversata Rifugi Auronzo (2320 m), Locatelli (2405 m), Pian della
Cengia (2528 m), Rifugio Comici (2224 m) (S101), al Fondo Valle (1548 m)
(S103), (h 5-6, 400 m) in salita, 1200 m in discesa.
Gruppo turistico: mattino, Lago di Misurina, Rifugio Auronzo, giro delle tre
Cime di Lavaredo (h 2:30, 450 m) oppure breve passeggiata dal Rifugio Auronzo al Rifugio Lavaredo; pomeriggio, visita con guida San Candido, Versciaco,
Winnebach (Prato alla Drava), Sesto.
Al rientro cena e pernottamento.
5 giugno 2011 (domenica)
Mattina:
Escursione: Lago di Misurina - Rifugio Fonda Savio (giro ad anello S115-117
101, h 3:30, 500 m).
Gruppo turistico:: Misurina e Lago di Misurina, Lago Antomo (con seggiovia è
possibile raggiungere il Rifugio Col de Varda, aperto da giugno).
Pomeriggio: rientro a Bergamo.
(Il programma potrà subire delle modifiche in funzione delle condizioni meteo e
delle condizioni di innevamento dei percorsi).
Costi a persona € 250,00 comprensivi di viaggio, spostamenti in loco, alloggio per
tre giorni con trattamento di mezza pensione, pranzo del primo giorno, pranzi al
sacco per il 2°, 3° e 4° giorno, servizio guida per due pomeriggi per il gruppo turistico.
«Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi, alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi».
Primo Levi (dai campi di sterminio)
Correzione al Programma Gite
Rispetto agli opuscoli distribuiti ai soci è necessario
segnalare che è stata effettuata una piccola modifica
al Pogramma Gite di Luglio 2011.
• La gita alla CAPANNA TSCHIERVA (Pontresina - Svizzera) è stata spostata dal 17 luglio
al 10 luglio 2011.
• La gita di due giorni al RIFUGIO DONDENA
a Champorcher (Valle d’Aosta) è stata spostata
dal 9-10 luglio al 16-17 luglio 2011.
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LUTTI
E’ deceduto GianFranco, fratello della Socia Rosi Cortesi.
E’ deceduta Angiolina Benda Verlato, mamma della Socia Beatrice Verlato.
A tutti i familiari sentite condoglianze
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N. 3/2011 - Pagina iniziale