A PAGINA 3 Catania - anno XXXI - n. 39 - 1 novembre 2015 - Euro 0,60 - www.prospettiveonline.it “Poste Italiane s.p.a.” - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/ 2004 no 46) art. 1, c. 1, DCB - Fil. di CT - Taxe perçue - Tassa riscossa - ISSN: 1720-0881 settimanale regionale di attualità CONVEGNO INTERDIOCESANO DEGLI IDR “In caso di mancato recapito rinviare al CMP/CPO di Catania, per la restituzione al mittente previo addebito. Il mittente si impegna a pagare la tariffa vigente” Istituto Sostentamento Clero Arcidiocesi Catania. 30 anni di qualificato impegno I l compito di provvedere alla Chiesa le risorse economiche di cui essa ha bisogno non spetta né allo Stato né alla Santa Sede, ma ai fedeli che formano realmente la Chiesa. Un cattolico che accetta d’incontrare Gesù Cristo nella Chiesa, suo corpo visibile e vivente, deve sentire il dovere d’impegnarsi. Que- Il servizio che genera RICONOSCENZA SEMINARIO: LE TAPPE in VISTA del PRESBITERATO Da sx: Diego Pistorio, mons. Giovanni Soligo, arcivescovo Salvatore Gristina, mons. Agatino Caruso, dott. Carlo Bini, mons. Giuseppe Baturi, padre Roberto Catalano a pagina 6 sto è stato il messaggio scaturito dal convegno svoltosi nel Seminario la mattina di venerdì 23 ottobre per celebrare i 30 anni dell’Istituto per il Sostentamento del Clero dell’Arcidiocesi, con la partecipazione dell’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina e del Presidente dell’IDSC mons. Agatino Caruso. L’Arcivescovo, dopo la preghiera dell’ora media, ha introdotto i lavori riservando un caloroso saluto a mons. Antonino Calanna, l’operaio della 1ª ora fondatore e per 20 anni primo presidente dell’IDSC, e lodando il sistema della perequazione, un beneficio per tutta la Chiesa. Anche mons. Caruso ha voluto onorare la presenza di mons. Calanna e di tutti coloro che in 30 anni hanno operato attivamente nel sistema, ad iniziare dal Direttore responsabile Diego Pistorio coadiuvato validamente dal- la Signora Giada Malta e dalla Signorina Silvana Coppolino; il presidente ha ringraziato in modo particolare l’Arcivescovo per aver permesso il convegno come un momento formativo per il clero, parte integrante della vita e del ministero del Presbiterio con positiva ricaduta pastorale nell’educazione dei fedeli laici. A fare il bilancio ed indicare le prospettive per il futuro dell’istituto è intervenuto, con una vera e propria lectio magistralis di un esauriente excursus storico, mons. Giuseppe Baturi, Sottosegretario della CEI e Direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi giuridici della CEI e docente di Diritto Canonico, che ha posto l’attenzione sulla conoscenza dei valori e delle ragioni che stanno alla base del sistema che ha rivisto profondamente quanto per secoli era accaduto in materia. Il prof. Baturi si è soffermato sulla vicenda introduttiva del sistema con il riferirsi all’accordo di revisione del Concordato del 18.2.1984 che impegnava le due parti a porre in essere un’attività per una profonda revisione degli impegni finanziari dello Stato e degli interventi del medesimo nella questione patrimoniale degli enti ecclesiastici. L’elaborazione delle norme fu affidata ad una commissione paritetica che lavorò nei tempi previsti e che risentì del lavoro di revisione del CJC. Lo studioso ha ricordato come il sistema dell’8xmille si deve al lavoro di un docente di Diritto tributario, Giulio Tremonti che in seguito sarebbe diventato contestato ministro della Repubblica, e come le norme che regolano la materia non sono solo statali ma fanno parte del diritto pontificio e in certi casi costituiscono una deroga anche rispetto alla stessa disciplina del CJC. Nel 1989 venne meno il sistema beneficiale con l’assegno o supplemento di congrua, contributo finanziario integrativo voluto da Cavour in Piemonte nel 1855 proprio con la normativa che sopprimeva alcuni ordini religiosi (legge eversiva). Con i beni requisiti (eversi) si voleva da parte dello Stato procurare ai parroci più poveri un reddito minimo, la congrua, capace d’integrare i loro miseri redditi. La normativa col Regno d’Italia sarebbe stata riversata sulla legge del 1866, ma rimaneva una grave disparità di trattamento per il clero e una pesante tutela statale del patrimonio beneficiale. La riforma del sistema si deve al Concilio Vaticano II che auspicò la creazione di un’istituzione diocesana che si sarebbe realizzata con il CJC del 1983 e con l’istituzione dell’IDSC che rende possibile la libertà di gestione da parte della Chiesa di una massa patrimoniale, sottratta al controllo statale. Il nuovo sistema si basa sui principi di trasparenza e di partecipazione del clero mentre bisogna ammettere il fallimento delle offerte liberali deducibili che riguarda non tanto l’aspetto economico quanto la consapevole appartenenza ecclesiale. Il responsabile dell’IDSC, sig. Pistorio, ha presentato un esauriente profilo storico dell’istituzione ecclesiale catanese, eretta dall’Arcivescovo Mons. Domenico Picchinenna e la cui gestione fu affidata a mons. Antonino Blandini (segue a pag. 2) CONGRESSO NAZIONALE sulle MALATTIE REUMATICHE a pagina 11 AL BELLINI il RIGOLETTO DI VERDI a pagina 12 DOPO IL SINODO: Cambiamo i tempi, ma non la verità Consenso, discernimento e integrazione l primo dovere della Chiesa non è quello di distribuire condanne o anatemi, ma è quello di proclamare la misericordia di Dio, di chiamare alla conversione e di condurre tutti gli uomini alla salvezza del Signore”. Con queste parole, Papa Francesco, con un discorso molto forte, ha “I messo la parola fine al Sinodo dei Vescovi sulla famiglia che nel corso del suo svolgimento ha subito pesanti pressioni mediatiche. Non a caso i Padri sinodali, al termine della relazione finale, hanno Messa di chiusura del Sinodo. Foto Siciliani-Gennari/SIR chiesto al Santo Padre di valutare “l’opportunità di offrire un documento sulla famiglia, perché in essa, Chiesa domestica, risplenda sempre più Cristo, luce del mondo”. Inserito nel contesto dell’Anno straordinario della Misericordia, che la Chiesa è chiamata a vivere, il Sinodo spalanca le porte della “sinodalità universale” in una logica di collegialità, aperta alle esigenze del terri- torio delle Chiese locali. “I tempi cambiano e noi cristiani, valutando i tempi, dobbiamo cambiare con loro, restando sempre saldi nella verità del Vangelo” Sarà questa un’impresa non facile, ma il Papa indica ciò che non si deve fare, ovvero aderire al tranquillo conformismo che, di fatto, fa restare immobili. Il cambiamento restando fedeli alle Giuseppe Adernò (segue a pagina 4) 2 Prospettive - 1 novembre 2015 sommario al n. 39 PRIMO PIANO Mons. Corrado Lorefice è il nuovo Arcivescovo di Palermo _______________3 Indietro nel tempo intervistando Gian Battista Ughetti_______4 Il Sacrario dei Caduti nella chiesa di San Nicola l’Arena ________5 Magie Barocche Angel Trumpets___________5 INFORMADIOCESI Notizie in breve ___________7 DIOCESI La Bellezza dello stare insieme come Famiglia _____7 Inizio anno pastorale della Confederazione delle Confraternite_________7 Seminario di formazione giornalistica promosso dall’UCSI _______________8 Itinerario di vocazione all’amore ________________9 All’Istrione una farsa teatrale con la regia di Guido Turrisi__________12 Direzione amministrazione e redazione: via Etnea, 8 95121 Catania Redazione e amministrazione: tel. 095 2500220 fax 095 8992039 www.prospettiveonline.it E-mail: [email protected] [email protected] [email protected] Editrice ARCA s.r.l. via Etnea, 8 95121 Catania Iscritta al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC) n. 7858 Direttore responsabile Giuseppe Longo Grafica e impaginazione: Vera Cannavò Abbonamenti: ordinario Euro 40,00 ridotto (scuole, associazioni, confraternite, etc.) Euro 30,00 versamento su c/c postale n. 12442935 intestato a: ARCA s.r.l. via San Giuseppe al Duomo 2/4 95124 Catania Pubblicità: a mod. (1 colonna x 41mm). Commerciali Euro 27,11 a mod. Redazionali Euro 1,55 a mm Annunci immobiliari e R.P.Q. Euro 0,21 a parola (min. 10 parole) Legali/istituzionali/finanziari Euro 48,80 Manchettes commerciali Euro 81,34 cadauna Stampa a colori maggiorazione 10% Iscritto al Registro della Stampa del Tribunale di Catania al n. 665 del 3.5.1985 La testata percepisce contributi statali diretti ex L. 7/8/1990 nr. 250 Stampa: GRAFICHE COSENTINO sas LITOGRAFIA Zona Industriale - C.da Balchino S. Maria Poggiarelli Caltagirone (CT) - Telef. 0933 34132 / 0933 27307 Unione Stampa Periodica Italiana Settimanale associato alla F.I.S.C. (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) Questo numero è stato chiuso alle ore 13.00 di mercoledì 28 ottobre 2015 (continua da pag. 1) IL SERVIZIO... Calanna e successivamente a mons. Enzo Algeri e a padre Enzo Fatuzzo. Il nuovo Concordato tra Stato e Chiesa, suggellato dalla legge 22/85, permise l’erezione anche a Catania dell’IDSC, il cui riconoscimento avvenne con DM 51/85, “ponendo fine ad un sistema obsoleto” ha detto Pistorio “alquanto discriminante nei confronti dei sacerdoti, caratterizzato da molti elementi di squilibrio poiché remunerava solo alcuni di essi -parroci, canonici e vescovilasciando fuori coloro i quali non erano titolari di un ufficio beneficiario, come i rettori, i vicari generali, gli insegnanti nei seminari, i cappellani di istituti religiosi e persino i vicari parrocchiali”. La cosiddetta congrua, fino a quel momento erogata dallo Stato, stava per scomparire. A partire dal 1987 fu messo in moto il nuovo sistema di Sostentamento del Clero. Primo adempimento fu il censimento dei sacerdoti ai quali fu attribuita una “matricola” e una scheda contabile personale per l’inserimento nel nuovo sistema di tutti i presbiteri, compresi gli anziani, gli infermi e i parroci e i vescovi emeriti, non più finanziato con contributi statali ma dalle libere offerte dei cittadini attraverso il gettito IRPEF dell’8 per 1000. “Oggi l’Istituto di Catania” ha sottolineato il relatore “elabora circa 260 posizioni contabili di sacerdoti nel sistema, di cui 220 diocesani e 40 religiosi, mentre circa 20 sacerdoti sono inseriti nel Sistema di Previdenza Integrativa, di cui 14 inabili. Anche la fisionomia degli enti ecclesiastici fu profondamente rinnovata. All’ente Chiesa subentrò l’ente Parrocchia, con conseguente trasferimento dei beni. Così pure i beni dei benefici parrocchiali estinti furono trasferiti all’IDSC...Il patrimonio immobiliare è stato oggetto di continui interventi di rinnovamento consistenti nell’adottare costantemente opportune strategie di risanamento...Sono stati alienati terreni improduttivi e acquistati immobili molto più redditizi...Purtroppo la crisi economica non permette di poter conciliare facilmente i due aspetti che identificano l’Istituto: da un lato la produzione del reddito per il Sostentamento e dall’altro la sua appartenenza alla Chiesa. Più aumenta il reddito patrimoniale degli istituti minore sarà il ricorso all’8xmille, consentendo un maggior afflusso di risorse per le altre finalità: edilizia di culto, carità, terzo mondo, ecc.”. L’attività primaria dell’Istituto è stata l’aver prestato assistenza ai sacerdoti nei settori previdenziale, fiscale, contabile, sanitario e assistenziale. I lavori sono stati arricchiti anche dall’intervento del presidente dell’Istituto Centrale Sostentamento Clero con sede a Roma, mons. Giovanni Soligo, che ha magistralmente sottolineato il senso di appartenenza dell’IDSC alla Chiesa che ha avuto l’idea di riformare il sistema avente il compito, come insegnava San Giovanni Paolo II, di mantenere una stretta connessione tra la struttura di sostentamento e l’attività pastorale, sostenuta da un’adeguata forma di fraternità evangelica, di carità e di generosa condivisione nella più schietta trasparenza. La Chiesa dev’essere una casa di vetro per offrire un ulteriore segno di concordia che regna tra i componenti del Presbiterio. Il sostentamento garantisce dignitosamente la dedizione a tempo pieno al ministero sacerdota- le. Mons. Soligo ha esortato le comunità cristiane ad essere a pieno titolo Chiesa, ad offrire la loro responsabile solidarietà e la loro fattiva collaborazione per dare vigore alla missione dei sacerdoti. Il sostegno economico alla Chiesa risponde anche alle necessità spirituali dei ministri del culto grazie alle offerte dei fedeli ed ha il compito di contribuire a mostrare il volto di una Chiesa che pensa anzitutto al bene delle anime. L’IDSC non ha nessuna finalità speculativa, ma solo quella di dare il sostentamento al clero che si occupa di evangelizzare, di dare l’annuncio liberatorio di Gesù, di badare al bene delle anime, con sano distacco dalle cose e dai denari. Il sostentamento non è stipendio, il sacerdote non è un lavoratore dipendente ma un ministro di Dio che offre la sua vita per la causa del Vangelo; la sua attività non ha obiettivi di profitto o di accumulo. Ogni prete ha diritto allo stesso sostentamento dato ai suoi confratelli. Dato che non è più lo Stato che finanzia, non bisogna adagiarsi sul ricavato dell’8xmille, che politicamente è a rischio e dà certi segnali di riduzione. È necessario, pertanto, avere da parte di tutti più sensibilità nei confronti del sistema italiano che da solo non può sfamare 36mila sacerdoti e vescovi. Da qui la necessità di una riconversione dei beni patrimoniali ecclesiastici e di una gestione con criteri del buon padre di famiglia. La comunità dei fedeli e gli stessi sacerdoti devono acquisire una mentalità solidaristica per cercare le soluzioni più giuste per tutti. Nell’immaginario collettivo, purtroppo, ricadono luoghi comuni d’offuscamento reputazionale dovuto a scandali che, grazie a Dio, si contano sulle punta delle dita. Non bisogna però sottovalutare la situazione attuale, per cui bisogna lavorare con operosità, serietà, trasparenza, far sì che i bilanci siano leggibili a tutti. È veramente necessario far conoscere che cos’è l’IDSC, come spende i soldi; bisogna togliere dubbi sulla gestione: le opacità e le critiche fanno male e si possono superare non tanto con le parole quanto con i fatti. Il Direttore generale dell’ICSC, dottor Carlo Bini, in modo esauriente ha tratteggiato e documentato la natura e finalità dell’IDSC, le cui origini rimontano al Concilio Vaticano II poi riversate nel C.J.C., per cui in ossequio ai principi costituzionali viene abolito l’intervento diretto dello Stato prima attivo con il supplemento di congrua, in base al quale i sacerdoti erano equiparati ai dipendenti del Ministero del Tesoro. Così si attuava il dettato costituzionale secondo cui Stato e Chiesa nel proprio ordine sono indipendenti e sovrani. Attraverso la CEI sono nati l’ICSC e gli IDSC in quanto la responsabilità primaria spetta alla Chiesa intesa come comunità di fedeli; il punto nodale è consistito nella decisione di affidare il patrimonio esistente alla libera gestione della Chiesa al fine di creare il reddito per i sistemi di sostentamento. Lo Stato con l’8xmille contribuisce con una partecipazione in modo più coerente con i principi di ordine costituzionale e nel rispetto delle norme canoniche e conciliari. Si introduce il concetto di perequazione tra enti economici, tra comunità più dotate e quelle meno dotate per il fatto che il sistema assicura un sostegno egualitario a tutti i sacerdoti ed opera, secondo il principio di trasparenza finanziaria, la rendicontazione pubblica di tutti i flussi finanziari con la massima chiarezza verso le strutture civili ed ecclesiali. L’ICSC fa il rendiconto una volta all’anno al ministero dell’Interno e delle Finanze. Gli IDSC, ha precisato il direttore, si riconoscono dagli aspetti costitutivi dei loro organismi: sono enti ecclesiastici civilmente riconosciuti che hanno le proprie radici nel diritto della Chiesa e svolgono funzioni anche in ambito civile, allo scopo di “provvedere, come prevede l’art.2 dello statuto, all’integrazione, fino al livello fissato dalla CEI, della rimunerazione spettante al clero, che svolge servizio a favore della diocesi, per il suo congruo e dignitoso sostentamento; di svolgere, eventual- Il senso di appartenenza dell'IDSC alla Chiesa sta nel compito di mantenere una stretta connessione tra la struttura di sostentamento e l'attività pastorale, sostenuta da un'adeguata forma di fraternità evangelica, di carità e di generosa condivisione nella più schietta trasparenza mente, previe intese con l’ICSC, funzioni assistenziali e previdenziali integrative e autonome per il clero; intrattenere gli opportuni contatti con le amministrazioni civili locali...L’IDSC può compiere tutti gli atti di natura mobiliare e immobiliare necessari o utili tanto per la migliore realizzazione dei fini istituzionali quanto per l’organizzazione e realizzazione delle proprie strutture”. Un auspicio rivolto soprattutto ai giovani sacerdoti: avvicinarsi agli IDSC come una sorta di centro di ascolto con conoscenza, collaborazione e innovazione per guardare al futuro con prudenza e cristiana fiducia e comprendere il senso di appartenenza alla Chiesa. L’intervento conclusivo, con particolare riferimento all’Arcidiocesi di Catania, è stato affidato al Responsabile diocesano del Servizio per la promozione del Sostegno economico alla Chiesa, sac. Roberto Catalano il quale ha ricordato che nell’ottobre 2014 una relazione della Corte dei Conti ha in qualche modo “messo sotto accusa il sistema dell’8xmille, dicendo che vi sarebbe mancanza di trasparenza sulle erogazioni e di un cammino di verifica sull’utilizzo dei fondi. I giornali hanno ripreso la notizia parlando di noi, ma a leggere con attenzione quanto scrive la relazione si vede che la CdC si riferiva alla distrazione dello Stato”. “Tutto questo” ha proseguito “non ci esime dal raccomandare di presentare con trasparenza i dati che riguardano la Chiesa Cattolica, che al momento è la principale destinataria dei fondi 8xmille. Al tempo stesso ricordiamo di non tralasciare i valori su cui si regge il sistema del sostegno economico alla Chiesa e le finalità dell’8xmille: culto e pastorale, carità e sostentamento del clero, che è la ragione originaria per cui è nato il sistema. L’8xmille rappresenta un pilastro solido del Sovvenire, un metro di misurazione della fiducia dei cittadini. Ma un pilastro fondante è rappresentato dalle offerte per i sacerdoti, che sono un segno concreto della vita ecclesiale e della comunità dei fedeli. Questo 2° pilastro mostra segni di cedimento. Occorre, dunque, promuovere la partecipazione diretta e responsabile dei fedeli al sostentamento dei sacerdoti attraverso piccole ma significative offerte”. Ed ecco, in sintesi, i dati diocesani di Catania: nel 2014 la diocesi ha ricevuto dalla CEI 6.717.770,48 euro dei fondi dell’8xmille, che sono stati impiegati 18.9% per le opere diocesane di culto e pastorale, 15,8% per le opere di carità, 52% per il sostentamento dei sacerdoti ad integrazione delle diverse fonti di finanziamento locale previste dal nuovo sistema di sostentamento del clero. La percentuale dell’11,7% è stata spesa per l’edilizia di culto, la percentuale dell’1,7% per i beni culturali. In media sono stati sostenuti 314 sacerdoti diocesani, il loro sostentamento è costato 5.055.910,61 euro. Le offerte per il sostentamento all’ICSC donate da persone con indirizzo attribuibile alla diocesi sono state 591 per un importo di 31.088,74 euro. Si contano 451 offerenti, 1 ogni 1.605 abitanti. L’Arcivescovo ha concluso i lavori con il ringraziare i relatori, i presenti e soprattutto l’IDSC e con l’evidenziare che “i dati di cui disponiamo ci dicono che quanto riceviamo è una provvidenza. Evidentemente il nostro contributo ci fa riflettere. Mi fa piacere leggere che per quanto riguarda le firme a favore della Chiesa la nostra partecipazione è stata pari al 92, 72%. Per arrivare al 100% manca ancora qualcosa”. “Credo che dobbiamo fare di più” ha sottolineato Mons. Gristina “bisogna partire da quello che è già stato fatto; impegnandoci è possibile fare di più. Sottolineare che riceviamo tanta provvidenza deve spingerci a fare di più; soprattutto noi sacerdoti dobbiamo sentirci più responsabilizzati. Siamo sostenuti della generosità, dall’attenzione della gente che anche attraverso questa partecipazione mostra che ci vuole bene. E quindi noi dobbiamo rispondere sempre meglio all’attenzione, all’affetto della gente”. “Le offerte deducibili -ha continuato l’Arcivescovo- potrebbero anche aumentare e speriamo d’insistere. Le firme spero che siano un elemento che ci permette di poter dire <possiamo realizzare di più>. Al riguardo credo che sia significativo che siete presenti tanti parroci accompagnati dal referente parrocchiale. Non si tratta di una questione che riguarda solo noi sacerdoti. È sostegno economico alla Chiesa. La presenza di tanti laici credo che sia anche un segno positivo. Questo significa che tutte le parrocchie debbono avere il CAE, di cui un componente interessato al sostegno economico alla Chiesa. Sono segni che dimostrano l’attenzione della Chiesa di Catania verso quest’argomento. Noi vogliamo sottolineare anche il nostro impegno a nome dell’intera comunità diocesana. Con coraggio andiamo avanti per crescere nella fraternità e nell’impegno!”. ® 3 Prospettive - 1 novembre 2015 A Catania Primo convegno interdiocesano dei docenti di Religione organizzato dalla CISL scuola A 30 anni dall’intesa per l’insegnamento della religione cattolica La ricorrenza del trentennale dell’Intesa per l’insegnamento della Religione Cattolica nella scuola è stata celebrata per la prima volta con un incontro interdiocesano. I docenti di religione delle tre diocesi: Catania, Caltagirone e Acireale si sono incontrati presso l’Istituto alberghiero “Karol Woityla” di Catania per un seminario formativo sul tema “L’I.R.C. all’interno delle riforme scolastiche”. L’iniziativa promossa dalla CISL scuola, ha visto, nonostante le avverse condizioni climatiche, la partecipazione di oltre trecento docenti delle tre diocesi e insieme si è sviluppato un percorso di formazione e di approfondimento delle tematiche educativo-didattiche che valorizzano l’insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole statali, secondo le indicazioni del Concordato tra Stato e Chiesa (16 febbraio 1984) e dell’Intesa tra Stato e Chiesa sottoscritta il 14 dicembre 1985. Nel corso di questi trent’anni il testo dell’Intesa ha avuto due integrazioni: nel 1990 per la scuola dell’infanzia e successivamente nel 2012 con il Ministro Profumo per la definizione dei profili di qualificazione e i titoli di studio dei docenti di Religione. L’Intesa ha avuto in questi trent’anni, ha detto il prof. Michele Manzo della Cisl Lazio, diverse evoluzioni: dalla “contesa” oppositiva nei primi cinque anni per le divergenze ideologiche dei partiti di sinistra, alla faticosa conquista del “Ruolo” tramite il concorso che si è svolto nel biennio 2003-2005. Il riconoscimento della pari dignità della funzione docente è passato, grazie all’escamotage del riferimento ai “docenti di cui all’ultimo comma dell’art, 53 della legge 280” che sono appunto i “docenti di religione”, espressione poco gradita ad alcuni sindacati. Molti sono i problemi che gravano sui 15.000 docenti di Religione immessi in ruolo e del restante 30 per cento che per legge resta nell’alveo del precariato e dell’incarico a tempo determinato. Il mancato riconoscimento della “classe di concorso”, della mobilità professionale essendo fra l’altro le nomine legate alla territorialità delle diocesi che rilasciano la certificazione di idoneità, l’attesa del nuovo concorso ed ancora la constatazione nella legge della “Buona scuola”, che trasforma il “sistema educativo dell’istruzione e della formazione” in semplice “sistema nazionale”, l’insegnante di religione non viene citato neanche una volta. Come ha ben illustrato il preside Sergio Cicatelli dell’UCIIM, la nuova legge 107/2015 non rivela un vero progetto di scuola, ma propone modifiche all’assetto organizzativo, al personale riservando poca attenzione allo studente e al processo educativo. L’interazione del docente di religione con i colleghi del consiglio di classe rende importante e necessaria la specificità di tale insegnamento per la formazione integrale dello studente. Il ruolo, la funzione, i compiti del docente di religione sono stati ampiamente illustrati dalla prof. Barbara Condorelli, coordinatrice della diocesi di Acireale e i molteplici aspetti esaminati hanno evidenziato come l’interazione del docente di religione con i colleghi del consiglio di classe rende importante e necessaria la specificità di tale insegnamento per la formazione integrale dello studente. Nel corso del seminario sono state esaminate le implicanze giuridiche e le sentenze dei ricorsi, illustrate dall’Avv. Dino Caudullo, mentre le prospettive sindacali sono state ben illustrate dal segretario provinciale della Cisl scuola di Catania, Pippo Denaro, dalla segretaria nazionale Cisl, con delega IRC, Rosa Mongillo, con l’intervento di Federico Ghillani del gruppo CISL- scuola di Parma e Piacenza. La partecipazione dell’Arcivescovo di Catania, Mons. Salvatore Gristina, il quale ha salutato con soddisfazione il primo incontro provinciale e interdiocesano, ha dato al convegno una valenza particolare, come pure il messaggio inviato dal Vescovo delegato per la scuola nella CESI (Conferenza Episcopale Siciliana) Mons, Michele Pennisi. Il riferimento e le citazioni dei discorsi di Papa Benedetto XVI e Papa Francesco sulla scuola hanno guidato la riflessione sui compiti specifici di tale insegnamento che contribuisce allo sviluppo della dimensione religiosa che fa parte integrante dell’essere umano, valorizzando ancor meglio la “C” della sigla “IRC” per sostenere e diffondere la cultura cattolica, anche in dialogo con le altre culture e le altre discipline. Un particolare apprezzamento e ampia soddisfazione per la riuscita del primo convegno provinciale e interdiocesano è stata espressa dal coordinatore Carmelo Mirisola, docente di Religione al Liceo “Cutelli”, il quale ha operato insieme al gruppo di coordinamento provin- ciale: Sergio Manuli, Cettina Saccone ed Emanuele Gullifa per la scuola dell’infanzia e primaria; Maria Attinà, Salvo Pezzella per la scuola secondaria di primo e secondo grado, insieme ai responsabili di zona: Angela Calabretta di Acireale, Cesare Ferrante di Paternò, e per le scuole di Catania: Valentina Sanfilippo (Istituto Nautico), Angela Puglisi (Turrisi Colonna), Anna Di Vita (Italo Calvino), Alessandra Ruvolo (Valverde), Anna Vullo (Cutelli), Maria Grazia Scandura (Montessori). GiAd Mons. Corrado Lorefice è il nuovo Arcivescovo di Palermo a scelta del Santo Padre Francesco per ricoprire la cattedra di San Mamiliano e a succedere al card. Paolo Romeo è caduta su mons. Corrado Lorefice, parroco della Parrocchia di San Pietro a Modica e Vicario Episcopale per la Pastorale della diocesi di Noto. Misura e discrezione per mons. Lorefice, sia come uomo, sia come parroco, sono le caratteristiche che lo hanno fatto entrare nel cuore della comunità netina. Nella diocesi di Noto è infatti, conosciuto per la sua attenzione verso gli ultimi. E sarebbe stata questa sua indole a impressionare favorevolmente Papa Francesco che gli ha affidato l’Arcidiocesi di Palermo. L’annuncio è stato dato dal card. Paolo Romeo, in un salone Filangeri, particolarmente gremito di presbiteri, diaconi, seminaristi e tanti fedeli. “Oggi il Signore, attraverso il ministero proprio del Vescovo di Roma e Successore di Pietro, invia un nuovo Pastore che siamo invitati ad accogliere con gioia: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore – ha detto Romeo che fino all’insediamento del nuovo arcivescovo rimarrà come amministratore apostolico eleviamo, la nostra preghiera al Signore per il nuovo Arcivescovo, affinché sostenuto dalla grazia vivificante, possa servire e guidare questa amata chiesa di Dio che è in Palermo”. Contemporaneamente a Noto il vescovo mons. Antonio Staglianò annunciava pure lui la nomina di L Sulla Cattedra di San Mamiliano un prete venuto dalle periferie mons. Lorefice quale nuovo pastore di Palermo. “Ho potuto in questi anni beneficiare della collaborazione di don Corrado - ha dichiarato nel suo messaggio augurale il Vescovo di Noto, mons. Antonio Staglianò - verificando più da vicino, anzitutto il suo amore per Gesù e per la Chiesa, poi, la sua passione e dedizione all’evangelizzazione, infine la sua schietta amicizia, fraterna e filiale, nel portare avanti senza stancarsi, le fatiche pastorali della nostra Diocesi”. Nel suo messaggio all’Arcidiocesi di Palermo mons. Lorefice si è rivoto ai presbiteri ai quali intende dedicare, nel dialogo franco e leale, un ascolto attento, ai diaconi che ha invitato a mantenere vigile l’attenzione ai più piccoli, ai più poveri, agli ammalati, così da aiutare tutta la Chiesa ad abitare con verità le vie delle periferie umane, ai seminaristi, ai quali ha auspicato di maturare, durante gli anni della loro formazione, il senso del dono totale e incondizionato della vita, sul modello del Signore e Maestro, ai religiosi e alle religiose a cui ha augurato di continuare a far risuonare nella Chiesa le note gioiose della profezia e della speranza, in accordo con la sinfonia dei carismi e dei doni che l’unico Spirito elargisce per il bene di tutti e agli operatori pastorali e a quanti vivono e testimoniano la fede nelle comunità parrocchiali e nelle diverse aggregazioni laicali. “Vengo tra voi con il desiderio non di cominciare – afferma mons. Lorefice – ma di proseguire l’ardua ed esaltante giornata di lavoro – già avviata dai miei venerabili predecessori – nella prediletta vigna piantata dal Signore a Palermo. Attendiamo insieme, con pazienza, il frutto promesso a chi ha la ferma volontà di “perseverare sino alla fine”, attraversando con umiltà e coraggio il vaglio e la purificazione delle inevitabili prove della storia. Portiamo alta insieme, con l’aiuto di Dio, la fiaccola della fede, custodendo l’anelito al compimento del Regno”. Nato a Ispica il 12 ottobre 1962, dopo gli studi basilari nel Seminario, mons. Lorefice ha ottenuto la Licenza in Teologia Morale nel 1988. È stato ordinato diacono il 26 settembre 1986 e presbitero il 30 dicembre 1987, incardinandosi alla diocesi di Noto. Nel dicembre 2009 ha conseguito il Dottorato in Teologia. Mons. Corrado ha insegnato “Teologia Morale” all’istituto teologico San Paolo di Catania e ha scritto un libro su don Pino Puglisi dal titolo: “La compagnia del Vangelo. Discorsi e idee di don Pino Puglisi a Palermo”, oltre a uno studio su don Giuseppe Dossetti, “Dossetti e Lercaro: la chiesa povera e dei poveri”, analizzando gli interventi del cardinale Giacomo Lercaro del 1962, anno in cui il presule ex arcivescovo di Bologna chiese con forza al Vaticano di tornare al mistero del Cristo povero. Pino Grasso 4 Prospettive - 1 novembre 2015 PRIMOPIANO l’intervista Indietro nel tempo intervistando Gian Battista Ughetti Le epidemie mortali COME I CATACLISMI ualora vi venisse l’intenzione di conoscere i nomi di coloro che nel passato recente o lontano hanno contribuito al progresso e alla rinascita del territorio, dovreste farvi una passeggiata meditativa al cimitero o per le strade della città. La prima inevitabilmente ci induce a pensare alla precarietà della vita umana, a come tutto potrebbe svanire in un momento, glorie, successi, fatiche, accumulazione di patrimoni, collezioni di titoli onorifici, l’altra ci presenta una pleiade di nomenclature che connotano le strade: Via Niccolò Tezzano, Via dottor Consoli, piazza Stesicoro, Via Ughetti. La cara via Ughetti, attraversata frequentemente da me in persona, ai tempi in cui la redazione di questo settimanale era ubicata in questa arteria della città, negli anni del mio pionierismo al giornale. Animata dal desiderio di rivivere quella tranche di entusiasmo giovanile che mi aveva fatto esperire il mondo delle recensioni critiche e la vita di redazione (ai tempi mi occupavo di critica d’arte), ripercorro quest’area urbana nell’intenzione di assaporare le emozioni di un tempo rivissute con l’atteggiamento di oggi. Via Androne ed ecco la Via Ughetti. Ricordo che il professore Santi Correnti mi aveva fatto cenno ad un medico filantropo vissuto alla fine del secolo XIX e che si prodigò energicamente nella cura all’epidemia di colera. Ma ecco che all’improvviso compare sul mio percorso un uomo di circa cinquant’anni. Indossa un lungo camice bianco come quello che i medici dei primi anni del novecento solevano portare. Procede a passo lento, mi guarda e mi invita ad avvicinarmi alla sua persona, poi così si esprime: <<Amabile signora, desidera che io le rinnovelli il flagello che vessò la città di Catania nel secolo XIX?>>. Osservo quell’insolito personaggio in maniera meravigliata, non proferisco parola, perché penso di avere di fronte a me uno psicopatico, quindi tento di allontanarmi, quando lui immediatamente: <<La prego non fugga, non sono quello che lei pensa, il mio nome è Gian Battista Ughetti e al secolo fui medico e scrittore>>. Sono esterrefatta. Sto parlando con un fantasma? Lei è il medico vissuto sul finire dell’ottocento al quale questa strada è dedicata? <<Mi ascolti: la città di Catania non ha subito solo cataclismi generati da eruzioni laviche e terremoti. Il tempo in cui vissi fu vessato anche da epidemie mortali come il colera per esempio>>. Verissimo! Per esempio l’epidemia del 1837 durante la quale emerse l’opera di carità del Cardinale Giuseppe (continua da pag. 1) CONSENSO... in equità’ esige decisioni, programmi, meccanismi e processi specificamente orientati a una migliore distribuzione delle entrate” e poi ancora: “Il sistema economico attuale produce nuovi tipi di esclusione sociale, che rendono spesso i poveri invisibili agli occhi della società. La cultura dominante e i mezzi di comunicazione contribuiscono ad aggravare questa invisibilità”. Nei paragrafi 57 e 58 si approfondisce il tema della preparazione al matrimonio che “non può ridursi ad una tradizione culturale o a una semplice convenzione giuridica: (…) Sia migliorata la catechesi prematrimoniale - talvolta povera di contenuti - che è parte integrante della pastorale ordinaria”. Così pure è chiara la denuncia contro l’ideologia gender e sollecita una presa di posizione quasi “obiezione di coscienza” da parte degli educatori: “Nel cambiamento culturale in atto spesso vengono presentati modelli in contrasto con la visione cristiana della famiglia. La sessualità è spesso svincolata da un progetto di amore autentico. In alcuni Paesi vengono perfino imposti dall’autorità pubblica progetti formativi che presentano contenuti in contrasto con la visione umana e cristiana: rispetto ad essi vanno affermati con decisione la libertà della Chiesa di insegnare la propria dottrina e il diritto all’obiezione di coscienza da parte degli educatori”. Queste sono le cose che dovrebbero scrivere i giornali che, invece, fanno solo titoli come: “Ostie ai divorziati, cade il divieto”, oppure “Nulla ostie!”. In riferimento alla comunione ai divorziati, constando come spesso le chiese sono vuote e la pratica sacramentale è poco frequentata, vien da chiedersi: quanti sono i divorziati risposati che desiderano veramente vivere secondo il Vangelo? “Il discernimento caso da caso” appare una saggia proposta, soluzione di compromesso alla controversa questione che ha monopolizzato le discussioni, ma è bene ribadire che il sesto e nono comandamento “Non commettere adulterio” e “Non desiderare la donna altrui” sono norme incise nel cuore dell’uomo che afferiscono alla sfera dell’azione e delle intenzioni e non sono soggette a cambiamenti. Solo così si difende l’uomo e le legge di Dio e non le idee dei conservatori o degli innovatori, o peggio, le mode dei tempi. La proclamata “laicità” e i segni di “progresso e sviluppo civile” che passa attraverso certe innovazioni e reclamati riconoscimenti, svalutano, di fatto, la dignità della donna, il ruolo della famiglia e della vita umana. “Consenso, discernimento e integrazione” costituiscono le parole chiave del XIV Sinodo dei Vescovi, come si legge nella relazione finale, e adesso si aprono nuovi orizzonti nella Chiesa che spalanca le sue porte alla misericordia, all’accoglienza, al dialogo, ai bisogni dell’uomo, ma il rischio di eguagliare le due “R”: “rispetto = relativismo”, rimane dietro l’angolo. Il “sì” alla famiglia, realtà fondamentale della società umana, è il segno del cammino della Chiesa sinodale, che nel Papa ha la guida e il Pastore. Il “Tu es Petrus” non è solo un ver- Q radici è stato da sempre il monito e lo stile della Chiesa che ha rinforzato la Tradizione con il patrimonio del Magistero. “Guardare il presente con gli occhi del passato, interpretare il presente alla luce del Vangelo” è stata un’espressione famosa di Luigi Gedda, più volte ripetuta nel progettare l’impegno dell’Azione Cattolica, dei Comitati civici, della “Società Operaia del Getsemani” della GIAD (Gioventù Italiana Anno Duemila) e solo la luce del Vangelo diventa direzione da seguire e non le mode, le ideologie, le azioni che si ripetono per consuetudine e che diventano legge e norma comune, sol perché “fanno tutti così”, provocando inerte rassegnazione e dannosa assuefazione. Entrando nel cuore della relazione post sinodale e girando la pagina che i giornalisti hanno ingrandito, si ritrovano alcuni passaggi che costituiscono un vero monito sociale e politico e ci sono parole che inchiodano i governi alle loro responsabilità terrene ed eterne verso la famiglia. Nei paragrafi 14 e 15 si legge un deciso richiamo per una vera politica della famiglia e del lavoro: Le famiglie soffrono in modo particolare i problemi che riguardano il lavoro. Le possibilità per i giovani sono poche e l’offerta di lavoro è molto selettiva e precaria. Le giornate lavorative sono lunghe e spesso appesantite da lunghi tempi di trasferta. Questo non aiuta i familiari a ritrovarsi tra loro e con i figli, in modo da alimentare quotidianamente le loro relazioni. La ‘crescita setto del graduale solennemente cantato durante i pontificali nella splendida basilica di San Pietro, ma è parola di vangelo e di verità. sempre e comunque all’ebollizione a 100 gradi. L’epidemia uccise un migliaio di persone, meno di quella del periodo precedente che aveva mietuto 6000 vittime, durò tutta l’estate, poi cessò>>. Una sorta di apocalisse quindi si abbatté su Catania? <<E non è stata l’unica! Pensi che nel 1884 un ciclone sconquassò i quartieri del Borgo di Cibali e di Ognina; se i catanesi erano riusciti a convivere col morbo, con la furia del vento e dell’acqua non ci furono rimedi. A tal proposito le riporto un testimonianza scritta: “Borgo, Cibali, Ognina, ecco i sobborghi più belli d’Italia. Eccoli naviganti in un tepor di sole, palpitanti sotto il sorriso dell’aere, col loro cielo azzurro e coi mille mormorii che dalla città salgono indistinti… Tutto è sorriso luce e amore. Ma che è quella striscia scura che si mostra laggiù nell’orizzonte? Perché al suo appressarsi gli uccelli finiscono il loro canto e fuggono spaventati? Il flagello si avvicina spaventoso. In un batter di ciglio un urlio si spande dappertutto…le bianche casine piegano la testa graziosa, gli alberi si rompono, i fiori si accasciano sotto una grandine fitta e grossa che sembra una pioggia di meteoriti. Tutto è rovina…”. ® Stefania Bonifacio Benedetto Dusmet che visitò personalmente gli ammalati confortandoli, sostentandoli e tante volte compose con le proprie mani i cadaveri abbandonati! <<Lei è ben documentata! Ma cinquant’anni dopo scoppiò un’ulteriore epidemia e progressi in ambito terapeutico se ne erano fatti ben pochi. Correva l’anno 1887 e la civica amministrazione tentò di informare il popolino sulla natura sconosciuta del colera e sui modi per prevenirlo e combatterlo. Così pubblicai un opuscolo distribuito gratuitamente tra quella gentucola, ma figuriamoci… quelle persone non sapevano mettere la loro firma, quindi a leggere il manuale preventivo manco a parlarne!>> E allora cosa fece? <<Parlai direttamente alla gente, in maniera semplice spiegando loro col linguaggio popolare quello che avrebbero dovuto fare: ricoverare gli ammalati nei lazzaretti per evitare il contagio, adoperare disinfettanti e medicine all’insorgenza del male, evitare di bere acqua da pozzi sospetti e ricorrere 5 Prospettive - 1 novembre 2015 PRIMOPIANO Il Sacrario dei Caduti delle due grandi guerre nella monumentale chiesa di San Nicola l’Arena di Catania UNA DEGNA DIMORA per i figli caduti in battaglia cento anni dall’inizio della prima guerra mondiale e a settant’anni dalla fine della seconda guerra, mi pare giusto ricordare quanti sono sepolti nel Sacrario della chiesa di San Nicola l’Arena. Alla fine della prima guerra mondiale, i 680.000 Soldati italiani caduti nei vari fronti, riposavano nei tanti Sacrari monumentali sparsi sui campi di battaglia, per le valli e le montagne di Oslavia, Asiago, Montello, Casteldante, Pocol, Fagarè, Caporetto, Schio, Monte Grappa, Monte Pasubio, Monte Cimone, Passo di Resia, Passo Stelvio, Passo Tonale, Sondrio, San Candido e Redipuglia. In quest’ultimo, con i 100.000 soldati caduti, è sepolta l’unica donna, la Crocerossina Margherita Kaiser Parodi Orlando, morta l’1 dicembre 1918 a soli 21 anni. Altri caduti furono sepolti nei cimiteri militari di Asiero, Pian di Salesei, Santo Stefano di Cadore di Aquileia, dove Maria Bergamas, madre del volontario Antonio - caduto in combattimento senza che il suo corpo fosse mai ritrovato - il 26 ottobre 1921, all’interno della basilica scelse il corpo di un soldato, tra undici altre salme di caduti, non identificabili, raccolti in diverse aree del fronte, per essere inumata nell’Altare della Patria, al Vittoriano di Roma il 4 novembre 1921. Altri ancora erano A stati sepolti nei Sacrari dei Templi di Bassano del Grappa, Belluno, Bezzecca, Feltre, Fiume, Timau, Trento, Treviso e Udine. Poi, per volontà dei congiunti, cominciò lentamente il ritorno di un certo numero di caduti nella terra natale. Così tutte le città d’Italia fecero il proposito di dare una degna sepoltura ai propri figli caduti per la Patria. Anche la nostra città, il cui contributo di sangue era stato di oltre 2.300 soldati caduti, alcune migliaia di feriti e diversi centinaia di dispersi, sentì il bisogno di accogliere i suoi figli in un luogo degno. In un primo tempo le salme vennero tumulate nelle cappelle delle diverse confraternite che erano presenti nel cimitero di Catania. Successivamente, l’Associazione Provinciale delle Famiglie dei Caduti in Guerra si assunse il difficile compito di dare ad essi una degna sepoltura in un Sacrario. In un primo momento – come scrisse l’Ufficiale Medico Franco Benanti: Il Sacrario dei Caduti in guerra nel Tempio di San Nicolò dell’Abbazia Benedettina del 1975 – si pensò di utilizzare la Cappella che l’Associazione Dante Alighieri aveva cominciato a costruire nel cimitero di Catania per i combattenti deceduti in ospedale, ma la struttura fu subito giudicata insufficiente ad accogliere i caduti già tornati, senza tenere conto degli ulterio- ri arrivi previsti a breve scadenza. Altre soluzioni non andarono a buon fine. Di fronte ai tanti problemi già cominciava a insinuarsi negli animi lo scoraggiamento, soprattutto dei reduci che avevano vissuto nella sofferenza e nel dramma la guerra, definita “inutile strage” dal sommo pontefice Benedetto XV, l’1 agosto 1917. A questo punto avanzò una proposta un reduce della Grande Guerra, l’avv. Vito Pavone (+1975), Magie Barocche Angel Trumpets a sera di giovedì 22 nella chiesa ex abbaziale cassinese San Nicola l’Arena -in collaborazione con il V Festival internazionale del Val di Noto “Magie Barocche” diretto dal musicologo prof. Antonio Marcellino e promosso per valorizzare i pregevoli monumenti delle città tardo-barocche del distretto sudorientale siculo dichiarati dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità- si è tenuto il concerto, ad ingresso libero, Angel trumpets, “duetti di trombe angeliche” con musiche di Antonio Vivaldi (concerto in do maggiore per due trombe e basso continuo RV 537 e il concerto in fa maggiore per solo organo), di George Friedrich Handel (Suite dalla Watermusic per due trombe e basso continuo; Eternal scorce of light L divine, prima delle sette strofe della cantata profana per il compleanno della regina Anna Stuart; Suite in fa maggiore per solo organo HWV 427; Let the bright Seraphim estratta dalla fine dell’atto III dell’oratorio Samson) e di Giuseppe Gonelli (salmo 126 Nisi Dominus “canto solo con organo che scherza”) eseguite dal prestigioso gruppo Ensemble Pian & Forte composto dai maestri musicisti Gabriele Casone e Matteo Frigé alle trombe naturali, Antonio Frigé all’organo e dalla cantante Alessandra Gardini, soprano. L’Ensemble, uno dei gruppi italiani più ricercati nell’ambito della musica antica, ha saputo dare corpo sonoro alle voci delle trombe e del magnifico organo di Donato del Piano, che nell’epoca barocca aspirava- no ad imitare il timbro della voce umana. Al saluto iniziale il rettore del monumentale tempio monastico benedettino, mons. Gaetano Zito, Vicario episcopale per la cultura, ha ribadito l’opportunità di iniziative culturali di alto livello, come il ciclo di concerti avviati il 14 settembre scorso, festa dell’Esaltazione della Croce in coincidenza con il ricordo della ricorrenza del Santo Chiodo, eletto patrono secondario di Catania nell’aprile 166. “Iniziative che”, ha sottolineato il prof. Zito, “fatto salvo il valore della chiesa come chiesa e non come sala multifunzionale, permettono incontri e opportunità di riflessione che aiutino a recuperare la dimensione spirituale personale e contribuiscano ad infonderci serenità d’animo e anelito verso una dimensione di vita armonica, nel rapporto con se stessi, con Dio e con gli altri”. Il rettore ha quindi ricordato che il prossimo appuntamento sarà per giovedì 5 novembre, memoria regionale di Tutti i Santi delle Chiese di Sicilia, con il prestigioso Coro della Venerabile Cappella Giulia della Basilica Papale San Pietro in Vaticano. Mercoledì 16 dicembre, primo giorno della Novena di Natale nel cuore del tempo liturgico d’Avvento, si terrà il concerto della storica Cappella della Pietà dei Turchini di Napoli. A.B. decorato sul campo di Medaglia d’Argento al Valor Militare il 12 ottobre 1918 sul fronte francese di Fort de Montberault, che mai aveva dimenticato chi era morto in guerra vicino o lontano da lui. Nel ricordo di questi giovani compagni d’armi che rimasero uniti nel suo cuore con i due simboli che per i vivi e per i morti in guerra sono sacri, la Croce di Cristo e il Tricolore - fece il giuramento di dare una degna sepoltura ai caduti catanesi. Così, nella prima decade di ottobre del 1924, ne parlò con padre Alfio La Rosa (18531925), Rettore della chiesa di San Nicola l’Arena, che gli propose di far tumulare le salme dei caduti nella cripta, situata sotto l’altare maggiore dove venivano sepolti gli abati e i monaci benedettini. Ma dopo le diverse difficoltà rappresentate dall’apprezzata proposta di padre La Rosa e dagli altri progetti presentati, tra cui quello di inumare le salme nelle pareti delle navate, si pensò di erigere l’attuale Sacrario a nord della sacrestia, in modo da essere distinto “dalla chiesa, ma unito ad essa”. Il 7 dicembre 1924 venne costituito in una assemblea tenuta nel foyer del Teatro Massimo Bellini il Comitato Esecutivo per l’erigendo Sacrario dei Caduti nel Tempio dei Benedettini, che elesse a presidente l’avv. Vito Pavone. Il neo presidente innanzi tutto propose di restaurare la chiesa, di ricordare in un lapidario in marmo i nomi dei 2.300 Caduti catanesi e di dare onorata sepoltura alle salme dei caduti tornate nella città di sant’Agata e del beato card. Dusmet (+4 aprile 1894), quell’angelo della carità, che tanti di quei caduti avevano conosciuto e incontrato. Con la raccolta di 579.000 lire poterono avere inizio i lavori di restauro della chiesa e l’incisione dei nomi dei caduti della nostra provincia nelle 33 lapidi di marmo. Sulla lanterna della cupola venne collocato un grande faro a luce tricolore, donato dall’ing. Francesco Fusco, direttore della Società Elettrica Catanese. Durante i recenti restauri della cupola, il faro è stato smontato ed attualmente è esposto nella navata destra della grande chiesa. Il 4 novembre 1926 avvenne la prima traslazione di 96 salme di caduti della Grande Guerra, che furono accolte dalle massime autorità civili, militari e religiose, tra i quali l’Arcivescovo card. Giuseppe Francica Nava (+7 dicembre 1928), e da una immensa folla, come scrissero le cronache del tempo, mentre le salve di artiglieria e il lento rintocco delle campane rendevano l’estremo saluto a questi figli di Catania che venivano inumati nel Sacrario. Quello che sembrava un sogno di Vito Pavone, ora era realtà. L’opera, ormai terminata, il 4 maggio 1930 venne consegnata alla città alla presenza del “Re Soldato”, Vittorio Emanuele III. In questa occasione, il grande organo a 5 tastiere di Donato del Piano (1704-1785) - già restaurato e collaudato da Ulisse Matthey (1876 – 1947), primo organista della Basilica della Santa Casa a Loreto, e dall’insigne compositore catanese M° Sac. Salvatore Nicolosi Sciuto (1885-1977) - fece risentire la sua voce, provocando la commozione di tutti i presenti ed evocando nel loro cuore i più alti sentimenti di amor di Patria. Il 27 ottobre 1937, mons. Lorenzo Perosi - che venne a Catania per dirigere un concerto di sue composizioni nella chiesa di San Nicola l’Arena - volle visitare il Sacrario e pregare per i nostri caduti. Il sogno del Ten. Col. Vito Pavone, che fu anche combattente nel secondo conflitto mondiale, era ormai una realtà. Egli così esprime la sua gioia in un articolo pubblicato dal quotidiano di Catania, Il Giornale dell’Isola: <<Anche a Catania l’Ara della Patria è sorta. Più alta e ambita dimora Catania non avrebbe potuto dare ai suoi figli prediletti, che cadendo sui campi di battaglia la circonfusero di maggiore gloria. La chiesa di S. Nicola l’Arena dei Benedettini, grande di mole e ricca di capolavori d’arte, accoglie ora le salme dei nostri gloriosi Caduti e ricorda con lapidi di marmo, attaccate nei grandi pilastri, i nomi di altri 2.300 Eroi catanesi. Questi, ingigantiti nello spazio, consacrati nel tempo mille volte più amati, sono il simbolo più puro, più alto, più bello del dovere, sono la corazza dell’Italia nostra, sono la fiamma più ardente che irradia per i secoli il nuovo sentiero della nuova Italia di Vittorio Veneto>>. Dal 27 agosto 1972 riposano nel Sacrario - che oggi ha urgente bisogno di restauri - le 900 salme di soldati italiani senza nome, che si sono sacrificati durante la resistenza ad oltranza nella battaglia del Simeto (Operazione Fustian), avvenuta tra il 14 e il 22 luglio 1943, i quali, insieme ai108 Caduti nei diversi fronti della seconda guerra mondiale, attendono l’ultima risurrezione. Diac. Sebastiano Mangano 6 Prospettive - 1 novembre 2015 Dal Seminario passo dopo passo al presbiterio diocesano omini che hanno accolto una chiamata, un invito ad essere intimi a Dio il quale, nella Sua magnanimità, non esita ad elargire doni, segni della fedeltà ad un’alleanza che si rinnova, che elevano l’anima e lo spirito “obbligandoli” alla santità. Quale modo migliore per iniziare un nuovo anno di vita nella famiglia del seminario se non quello di condividere l’abbondanza dell’Amore di Dio con Antonino Carbonaro, Carlo Palazzolo e Ivan Garofalo, nel giorno della memoria dei Santi Angeli Custodi, nel quale sono stati chiamati a immergersi e contemplare i misteri dell’Ordine Sacro al quale sono stati ammessi. In questo giorno abbiamo altresì ricordato con gioia il XXIII° anniversario di ordinazione episcopale del nostro Arcivescovo, Mons. Salvatore Gristina che, in maniera U Dio rinnova la sua alleanza elargendo doni paterna ha incoraggiato i candidati alla costanza e alla serietà nella preghiera e nel discernimento. Questi ultimi, pronunciando il loro “Eccomi” davanti all’assemblea riunita attorno al suo pastore, hanno manifestato il desiderio di voler continuare la loro formazione spirituale, umana, intellettuale e pastorale impegnandosi, sotto la costante e attenta guida dei superiori del nostro seminario, a discernere la volontà di Dio. Ma non è tutto! Il mese di Ottobre infatti è stato un tempo favorevole alla Grazia Divina poiché alcuni nostri fratelli che si preparano al ministero presbiterale e al ministero del diaconato permanente sono stati istituiti lettori e accoliti. Il primo Giovanni Raciti che, giovedì 22 Ottobre nel silenzio della comunità dei padri Passionisti di Mascalucia riceve il ministero del lettorato, dove il raccoglimento, la sobrietà della celebrazione e la partecipazione dei suoi familiari e amici hanno caratterizzato questo momento che certamente sarà stato occasione per Giovanni per sperimentare ancora più intimamente l’amicizia con Dio. Un ultimo evento, in questo mese denso della presenza operante di Dio, l’abbiamo vissuto venerdì 23 Incontro con i direttori Migrantes di Catania e Messina Promuovere l’accoglienza e l’integrazione nterrogare la comunità parrocchiale sul valore dell’accoglienza domestica ai migranti sull’esempio di Papa Francesco. Promuovere l’integrazione tra differenti culture oltre stereotipi e false verità sull’immigrazione. Se ne è parlato al Santuario San Francesco d’Assisi all’Immacolata di Catania nell’ambito dell’incontro sul tema: “Ero forestiero e mi avete ospitato”, promosso dall’Ordine Francescano Secolare in collaborazione con la Consulta per le Aggregazioni Laicali della Diocesi etnea. Relatori: don Piero Galvano, Direttore Caritas Diocesana, don Giuseppe Cannizzo, Direttore Ufficio Migrantes di Catania e don Santino Tornesi, Direttore Ufficio Migrantes di Messina. Presente il parroco, padre Mario Gaudio, il ministro dell’OFS dell’Immacolata, Gaetano Fassari, il segretario della Consulta per le aggregazioni laicali della Diocesi, Salvatore Casabianca e numerosi rappresentanti dell’Ordine Francescano Secolare di Catania, volontari Caritas e diverse associazioni di volontariato. Don Piero Galvano con molta schiettezza proponendo una riflessione pastorale sull’immigrazione ha invitato i presenti a non “dimenticare che sono stati gli Europei e gli Americani a destabilizzare l’Iraq in Medio Oriente e la Libia nel nord Africa, giustificando ufficialmente l’azione militare in nome della democrazia. Interventi che hanno provocato risultati disastrosi, drammatici: guerre e conseguenti immigrazioni verso l’Europa”. Poi, il direttore della Caritas Diocesana, ha posto l’accento sul problema della “prima accoglienza” ai migranti che sbarcano a Catania affrontando il dramma dei minori stranieri non accompagnati e ribadendo l’invito del Santo Padre a farsi prossimo dei I più bisognosi. Sollecitazione estesa alle parrocchie, intese come Comunità dei credenti che devono interrogarsi sulla possibilità di accoglienza, da parte delle famiglie, sia di profughi che di persone senza fissa dimora. Quest’ultimo aspetto di particolare importanza vista l’emergenza abi- tativa in città. “A riguardo - ha sottolineato il direttore Caritas - ci stiamo adoperando nella ricerca di locali da adibire a dormitori per uomini soli o separati, visto che per donne sole con minori a carico sono già attivi in Caritas tre Gruppi Appartamento”. Dalla prima accoglienza all’integrazione attraverso la fede ne ha parlato il direttore dell’Ufficio Migrantes di Catania, il diacono Cannizzo, ricordando il culto cristiano delle comunità di immigrati dello Sri Lanka verso Sant’Agata, Patrona cittadina. Una venerazione che affonda le proprie radici nella storia della cultura e della tradizione cattolica srilankese, risalente al primo decennio del novecento e che ogni prima domenica di ottobre richiama in Cattedrale centinaia di fedeli provenienti da tutta la Sicilia. Devozione che a partire dagli anni 80, con l’arrivo della prima colonia di srilankesi a Catania, ha permesso all’intera comunità di essere riconosciuta come esempio di integrazione positiva al pari di quella mauriziana. Tra le esperienze pastorali il direttore della Migrantes etnea ha esposto anche quella del progetto ‘Amalipè’ (amicizia in lingua rom) svolto nel triennio 2011-13 a sostegno dell’inclusione sociale e scolastica dei bambini Rom di Catania in collaborazione con la Caritas Diocesana. Il direttore dell’Ufficio Migrantes di Messina, Santino Tornesi, invece, ha esposto i numeri relativi al recente fenomeno migratorio, alla luce di dati pubblicati dal Rapporto sulla Protezione Internazionale in Italia 2015. Si stima che sono circa 59.500.000 i migranti forzati nel mondo, di questi 8.000.000 nel solo 2014. 19.500.000 i rifugiati fuori dal loro paese di origine, di cui l’86% (12.400.000) sono accolti dai paesi in via di sviluppo: Turchia, Pakistan, Libano e Iran ospitano il 36% del totale dei rifugiati, ovvero 5.200.000 persone. Meno del 10% dei rifugiati, di contro, arriva in Europa, e di questi meno del 3% arriva in Italia, ovvero meno del 3 per mille del totale. E fino al 31 agosto 2015, sono giunti in Italia circa 115.500 migranti, in maggioranza eritrei, nigeriani, somali, sudanesi, siriani. Infine, il diacono Tornesi ha ribadito la linea già esposta dalla Fondazione Migrantes, ovvero quella di un’accoglienza diffusa tra tutti gli 8000 Comuni italiani. Vale a dire, ridistribuire i migranti in transito in Italia in almeno la metà dei comuni: per un’accoglienza più gestibile e senza spreco di risorse. Evitando che si parli a sproposito di ‘invasione’. L’incontro ha voluto ricordare lo ‘Spirito di Assisi’, momento di preghiera per la pace tra leaders di diverse religioni voluto nel 1986 da S. Giovanni Paolo II, del quale quest’anno ricorre il 29° anniversario. Per questo motivo, come gesto concreto di solidarietà, durante la serata sono stati raccolti 55 litri di olio extra-vergine di oliva da destinare alla Caritas Diocesana per le esigen- ze della mensa dell’Help Center. Altro segno importante sarà il pranzo per i poveri che si svolgerà all’interno del Santuario San Francesco d’Assisi all’Immacolata il prossimo 22 novembre in occasione della memoria di Santa Elisabetta d’Ungheria, patrona dell’Ordine Francescano Secolare. Il congedo finale è stato dato da Alfio Pagliaresi, dell’Ordine Francescano Secolare, volontario Caritas, che ha ricordato il compianto Pippo Maccarrone, nome storico del volontariato catanese, scomparso qualche giorno fa, il cui ricordo è ancora vivo nei volontari che lo hanno conosciuto. ® nella Basilica Cattedrale di Catania, dove il nostro Arcivescovo ha istituito lettori i seminaristi Andrea Pellegrino, Antonio Sanfilippo Frittola, Cristiano Calì, Filippo M. Rapisarda, Gabriele Serafica, Giosuè Messina e Ivan Incognito. Con loro, anche due alunni della scuola del diaconato permanente. Invece, Francesco Abate, Francesco Nicolosi, Matteo Minissale, Pietro Belluso (Missione Chiesa-Mondo), Ugo Rapicavoli e altri cinque alunni della scuola del diaconato permanente sono stati istituiti accoliti. È tutta la Chiesa insieme alla comunione dei Santi, che in queste occasioni si esprime ed esulta intorno alla mensa eucaristica che è fonte e culmine della vita dei fedeli, elevando preghiere all’Onnipotente perché continui a chiamare uomini a servizio di uomini e renda santi coloro che ha già chiamato a seguirlo nella totale dedizione a Lui. Biagio Cordella Seminarista secondo anno 7 Prospettive - 1 novembre 2015 DIOCESI Ufficio per la Pastorale della Famiglia e Istituto “Maddalena di Canossa” di Catania uesta scuola ha un’anima. Giorno dopo giorno, entra a far parte della vita di noi famiglie e ne diventa un tutt’uno. Se mi chiedessero di indicare delle parole-chiave per descriverla direi: serenità, amici, riflessione e preghiera, gioia e risate». È il pensiero della mamma di uno degli oltre centoventi piccoli alunni che frequentano la scuola paritaria dell’Infanzia e Primaria “Maddalena di Canossa” di Catania. Assieme a suo figlio e al marito ha preso parte l’11 ottobre scorso alla giornata organizzata dall’Istituto gestito dalle suore canossiane per suggellare l’inizio dell’anno scolastico 2015/2016. Una giornata di festa andata ben oltre la consueta celebrazione eucaristica che ogni anno segna l’inizio ufficiale delle lezioni. Proprio nelle settimane del Sinodo sulla famiglia, voluto da Papa Francesco, genitori e insegnanti della scuola catanese si sono confrontati su un tema di primaria importanza: “La bellezza dello stare assieme come Famiglia”. Un momento di grande partecipazione e condivisione, rimasto nel cuore di chi vi ha partecipato. E sono stati in tanti. Tutti, alla fine della giornata, riconoscenti nei confronti degli insegnanti e delle Suore Canossiane per quanto era stato organizzato. «Vi ringraziamo – è stato il coro unanime dei genitori – per averci dato l’opportunità di trascorrere una domenica con la gioia di sentirci membri di una grande famiglia, di condividere insieme la preghiera, il gioco, il pasto e anche una piccola parte dei nostri pensieri». La giornata ha preso il via ben prima dell’appuntamento, per la Messa di mezzogiorno. Infatti, già due ore prima gli animatori avevano creato nel cortile il clima di festa. La celebrazione eucaristica ha poi dato inizio a questa giornata: si è svolta nella cappella dell’Istituto ed è stata presieduta «Q amo bene nella famiglia, gli egoismi restano piccoli; ma quando non si vive una vita di famiglia, si generano quelle personalità che possiamo definire così: “Io, me, mi, con me, per me”, totalmente centrate su sé stesse, che ignorano la solidarietà, la fraternità, il lavoro in comune, l’amore, la discussione tra fratelli. Lo ignorano. Nonostante le molte difficoltà che affliggono oggi le nostre famiglie nel mondo, non dimentichiamoci, per favore, di questo: le famiglie non sono un problema, sono prima di tutto un’opportunità. Un’opportunità che dobbiamo curare, proteggere e accompagnare». «Dopo questa giornata – ha aggiunto Marcello Greco - mi sento stanco ma sicuramente soddisfatto. Soddisfatto per la presenza numerosa delle famiglie, soddisfatto per aver visto il sorriso sui volti di figli e genitori. Ecco perché con tutta la comunità educante vorrei ringraziare tutti i presenti e allargare l’invito per i prossimi incontri a coloro che, per impegno o altro, non sono stati tra noi». Anche la comunità canossiana che opera a tempo pieno a servizio delle famiglie condivide questa gioia; Madre Filomena Rispoli, superiora della comunità, a sostegno ed integrazione di tali eventi, ha proposto l’avvio di una nuova attività: formare gli ex alunni in un corso per animatori. Padre Salvo Bucolo ha preso la palla al balzo proponendo il corso di “Animatema”, già attivo in qualche parrocchia della Diocesi di Catania. In coro gli ex alunni-animatori presenti alla giornata hanno accettato l’invito con entusiasmo. Il cantiere è aperto, si lavora a tempo pieno, e c’è spazio per tutti! La Bellezza dello stare insieme come Famiglia da don Salvo Bucolo, responsabile dell’Ufficio di Pastorale Familiare della Diocesi di Catania, insieme a don Francesco Aleo, cappellano della comunità canossiana. Durante l’omelia p. Salvo si è rivolto soprattutto ai bambini, con parole chiare, semplici e dirette, a partire dal Vangelo del giorno. Al termine, gli alunni si sono esibiti in due canti sulla famiglia. Dopo la celebrazione eucaristica tutti i presenti si sono spostati nel cortile interno, dove hanno gustato le varie pietanze preparate dagli stessi genitori, un modo per condividere il senso dell’essere famiglia. Subito dopo, grazie alla presenza di una nutrita squadra di animatori, una decina di ex alunni della scuola guidati da Francesco Patanè, genitori e figli si sono cimentati nelle più svari- ate attività ludiche. Dai più tranquilli giochi da tavolo (come dama, shanghai, carte e puzzle) a movimentate e divertenti prove di abilità, come corsa nei sacchi, campana, percorsi, cerchi, canestri e, per i più grandi, il calcio, che ha visto sfidarsi due squadre formate una dai genitori, l’altra dai figli. Per i più piccoli, invece, sono stati preparati grandi tavoli con carta pacchi bianca per realizzare ciascuno l’immagine della propria famiglia. L’intensa e significativa esperienza si è conclusa con un momento di riflessione comune guidato da padre Bucolo sul tema della giornata. I genitori, vinte le iniziali e comprensibili timidezze, si sono lasciati andare raccontando agli altri il loro essere famiglia, dalle piccole problematiche quotidiane ai momenti più diffi- cili da superare durante il percorso di crescita dei loro figli. Al termine, padre Bucolo ha rivolto un saluto a tutti i partecipanti che hanno dimostrato gratitudine nei suoi confronti, invitandolo a partecipare a futuri incontri. «È stata una giornata in piena sintonia con il Sinodo sulla Famiglia che ha visto protagonisti suore, insegnanti, genitori e figli»: queste le parole del coordinatore delle Attività Didattiche della scuola Primaria, Marcello Greco. «Una giornata – ha proseguito - all’insegna dei giochi tra genitori e figli. Una giornata per discutere su un argomento attualissimo che ci vede impegnati nel crescere assieme in famiglia». Proprio per questo motivo vorrei riprendere e sottolineare le parole del Santo Padre: «Senza famiglia, senza il calore di casa, la vita diventa vuota, cominciano a mancare le reti che ci sostengono nelle difficoltà, le reti che ci alimentano nella vita quotidiana e motivano la lotta per la prosperità. La famiglia ci salva da due fenomeni attuali, due cose che succedono al giorno d’oggi: la frammentazione, cioè la divisione, e la massificazione. In entrambi i casi, le persone si trasformano in individui isolati, facili da manipolare e governare. E allora troviamo nel mondo società divise, rotte, separate o altamente massificate con conseguente rottura dei legami familiari. La famiglia è scuola di umanità, scuola che insegna a mettere il cuore nelle necessità degli altri, ad essere attenti alla vita degli altri. Quando vivi- Marcello Greco Apertura dell’anno pastorale della Confederazione diocesana delle Confraternite Le cinque vie di umanizzazione nell’Anno della Misericordia i è svolta presso il Museo Diocesano la manifestazione di apertura dell’anno pastorale della Confederazione diocesana delle Confraternite e, sulla scia delle indicazioni pastorali dell’Arcivescovo, le Confraternite intendono concretizzare le cinque vie di umanizzazione nel contesto dell’Anno giubilare della Misericordia. Il programma delle attività culturali S e formative prevede, infatti, una puntuale coniugazione dei verbi: “Uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare” attraverso un concreto agire da cristiani e veri testimoni del Vangelo. Nell’intervento inaugurale la presidente Pina Fazzio ha evidenziato come “il patrimonio di fede e di <<<<<< spiritualità che è presente nella religiosità popolare, nelle feste, nei luoghi particolari di culto necessita di un’adeguata evangelizzazione, divenendo così momento efficace di trasmissione di fede”, come ha detto Papa Francesco. Nell’epoca dei social network e dell’individualismo, del modernismo che riduce la religiosità a sfera intimistica e privata, le Confraternite Confederate dell’Arcidiocesi di Catania, vogliono guardare concretamente ad Agata Vergine e Martire come modello di vita e di santità. Notizie in breve dal 2 all’8 novembre Dall’Agenda dell’Arcivescovo Lunedì 2 • Ore 9.00 Catania, Chiesa S. Nicola: celebra la S. Messa. • Ore 10.30 Catania, Cimitero: celebra la S. Messa. Martedì 3 • Ore 9.30 Catania, Seminario: prende parte alla Settimana di aggiornamento teologico-pastorale del Clero. • Ore 17.30 Catania, Istituto di Scienze Religiose S. Luca: celebra la S. Messa ad apertura dell’anno accademico. • Ore 20.00 Catania, Basilica Cattedrale: assiste ad un concerto. Mercoledì 4 • Ore 9.30 Catania, Seminario: prende parte alla Settimana di Aggiornamento teologico-pastorale del Clero. • Ore 18.00 Catania, Monastero S. Giuseppe (Monache Clarisse): celebra la S. Messa. • Ore 19.00 Catania, Palazzo S. Giuliano: inaugura una Mostra dedicata a Don Giussani. • Ore 19.30 Catania, Chiesa della Badia S. Agata: presiede la Veglia di Santificazione Universale. Giovedì 5 • Ore 9.30 Catania, Seminario: prende parte alla Settimana di Aggiornamento teologico-pastorale del Clero. Sabato 7 • Ore 10.00 Catania, Arcivescovado: presiede la riunione della Commissione per gli Ordini e i Ministeri. Venerdì 6 • Ore 9.30 Catania, Seminario: presiede la Settimana di Aggiornamento teologico-pastorale del Clero. Domenica 8 • Ore 10.00 Biancavilla, parrocchia S. Maria dell’Idria: celebra la S. Messa. Con il titolo “Uscire per annunciare” sono state programmate diverse iniziative ed il primo incontro ha focalizzato l’attenzione sui soggetti autistici. La dotta relazione della prof.ssa Angela Catalano, docente di Metodologia, presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Catania, sul tema “Incompetenze sociali e interventi educativi” ha fatto scoprire il mondo misterioso e segreto dei soggetti affetti da autismo e quanta attenzione e responsabilità grava su quanti stanno loro accanto. La toccante testimonianza di una mamma con un figlio autistico che oggi ha più di vent’anni, ha consentito di osservare il problema con occhi nuovi e attenti ai bisogni di quanti soffrono questa particolare patologia. Seguiranno il 29 ottobre un incontro a Santa Maria di Licodia e quindi le tappe del cammino anche attraverso le visite in preghiera alle cappelle confraternali cimiteriali, nel mese di novembre. La guida del Delegato Arcivescovile, don Giovanni Sciuto e del Vicario Episcopale per la Pastorale e Assistente Spirituale del Consiglio, don Pietro Longo, accompagneranno il cammino della confederazione diocesana delle confraternite. L’auspicio espresso dalla presidente Fazzio è che “i passi di questi itinerari programmati possano diventare per ciascuno occasioni vere di crescita personale e comunitaria” e le confraternite siano un movimento attivo ed una presenza operosa nella vita della diocesi. 8 Prospettive - 1 novembre 2015 DIOCESI Seminario di formazione giornalistica promosso dall’UCSI di Catania Un linguaggio appropriato avvicina alla comprensione della realtà ei locali dell’Istituto comprensivo “Leonardo da Vinci” si è svolto il seminario di formazione giornalistica promosso dall’UCSI di Catania, sul tema “Scrivendo di Chiesa con pertinenza di contenuti e di linguaggio”. I lavori sono stati aperti dal presidente della sezione provinciale catanese prof. Giuseppe Adernò, che, dopo aver ringraziato gli intervenuti, puntualizzando la necessità di un linguaggio consono alla sfera della chiesa da parte dei giornalisti che vi si accostano, ha presentato i relatori, ovvero don Paolo Buttiglieri, consulente regionale Ucsi, il prof. Antonino Blandini e il prof. di Diritto canonico e di Diritto ecclesiastico alla Facoltà di Giurisprudenza, Orazio Condorelli. In apertura “La Chiesa, il messaggio della buona novella” è stato l’argomento preso in esame da don Buttiglieri, alla luce del rapporto tra Chiesa e territorio in dialogo. Infatti, partendo dal presupposto che la missione della chiesa è inscindibile dal territorio, nell’attuale fase innovativa di Papa Francesco, è prioritario il compito della chiesa di comunicare la buona novella, nel senso di costruire e strutturare un messaggio di salvezza, ovvero il Kerigma, che possa partire direttamente da Dio, arrivando all’uomo in un discorso trinitario mediante Gesù Cristo. Un Cristo che perde la sua veste divina e regale per assumere l’abito dell’umanità, ponendosi in mezzo a noi, quale primo migrante, per restituire all’uomo quella dignità cancellata dal peccato. Un concetto di chiesa delle periferie che cerca chi è ai margini della società, nel modello avulso dall’uffi- N cialità e dalle grandi parate in linea col pontefice, abbracciando la cultura della prossimità e del buon samaritano, che si ferma a soccorrere chi che si prefigge di apportare un cambiamento ad una situazione di base. Il relatore ha focalizzato più forme di comunicazione, da quella on line, ha bisogno. In quest’ottica il relatore ha parlato di un giornalismo cattolico che sia informazione al servizio dei cittadini e che viva i problemi sporcandosi le mani, con quella misericordia manifestata da Dio in Gesù Cristo e definita “architrave” da Papa Francesco nella missione della Chiesa. Una chiesa universale e capillare, che sia un punto di riferimento saldo per il nostro territorio che si protende sulla storia del Mediterraneo…da abitare, da raccontare, da pregare e da scoprire sotto il sole..citando la canzone di Mango. Il prof. Giuseppe Adernò ha incentrato il suo intervento su una comunicazione efficace, per il giornalista inteso come il professionista della comunicazione, che entra in relazione con gli altri con un atto comunicativo, qual è appunto l’articolo, con la volontà di realizzare un progetto abbastanza veloce, all’informazione generica e superficiale della televisione, di contro all’efficacia della carta stampata che offre uno spazio all’approfondimento, dando voce a chi non ne ha, con la missione di far parlare la gente e di raccontare il territorio, condividendo le esperienze semplici e buone. Bisogna discernere- ha proseguito Adernò- le notizie di immediata diffusione da quelle che meritano maggiore riservatezza, facendo prevalere la dimensione dell’umano e del dialogo e tenendo presenti i principi della deontologia professionale, che ci impegna a trasmettere sempre la verità, nel riconoscere la dignità della persona umana e la sua libertà come valore inalienabile. Dopo avere citato le carte relative ai codici deontologici, dalla carta di Treviso del ’90 sino alla recente richiesta della carta di Olbia, il presi- 73° DI SACERDOZIO di don Placido Brancato 73 anni di sacerdozio. Questo il traguardo raggiunto domenica 18 ottobre da don Placido Brancato, il sacerdote di Biancavilla, rettore della chiesa San Giuseppe e parroco emerito dell’Annunziata da ben 48 anni. Era il 18 ottobre del lontano 1942, quando il giovane seminarista nella chiesa Madre a San Giovanni La Punta veniva consacrato sacerdote dall’allora Arcivescovo di Catania, Monsignor Carmelo Patanè. E come tutte le domeniche, da alcuni anni, don Brancato ha celebrato due Sante Messe, dapprima nella chiesa Tutte Grazie. Qui i fedeli lo hanno accolto con un applauso e lo hanno ringraziato per il suo servizio in questi anni per la comunità. Poi, nella chiesa San Giuseppe – come ogni giorno - il sacerdote 95enne ha celebrato la Santa Messa con i fedeli. Infine in chiesa Annunziata, la sua parrocchia, dove ha ricoperto l’incarico di parroco dal 1952 al 2000 al servizio di Dio e del prossimo, ha partecipato alla Messa domenicale, officiata da don Giovambattista Zappalà. A conclusione don Brancato ha voluto ringraziare la comunità. Don Placido Brancato, tra i suoi confratelli è il decano del clero diocesano e tra quelli di Biancavilla sale sul podio come il più anziano come sacerdote di tutti i tempi. Alessandro Zappalà Don Paolo Buttiglieri ha parlato di un giornalismo cattolico che sia informazione al servizio dei cittadini e che viva i problemi sporcandosi le mani, con quella misericordia manifestata da Dio in Gesù Cristo e definita "architrave" da Papa Francesco nella missione della Chiesa de ha sottolineato l’esigenza di un linguaggio concreto, corretto e oggettivo nel raccontare i fatti di cronaca, senza approssimazione, nonché l’apertura al confronto e alle altre culture nell’ambito delle comunicazioni sociali, puntando al cuore dell’uomo. “Chi scrive di chiesa deve avere una capacità giornalistica che spazia dall’economia all’antropologia attraverso la politica e la società” - ha specificato - con un atto educativo che punta al lettore con chiarezza di obiettivi e con spirito costruttivo per una società migliore. Il professore Antonino Blandini si è soffermato sulla specificità del linguaggio della chiesa, al fine di ovviare alla confusione terminologica ricorrente sui giornali e per una diffusione precisa delle cronache religiose. Non ultimo l’ampio riferimento al luogo che ha accolto il seminario, ovvero l’Istituto Leonardo da Vinci, che è una congregazione religiosa affidata ai Fratelli delle Scuole Cristiane, i cui membri non sono sacerdoti, ma consacrati con quattro voti, dei quali oltre ai tre consueti di povertà, ubbidienza e castità degli ordini religiosi, si aggiunge il voto speciale di insegnare ai poveri, come quello fatto dal fondatore Giovanni Battista de la Salle, a tal punto che nella Francia del ’600 lui abbandonò l’uso del latino a favore della lingua parlata, quindi il francese. “Sebbene Papa Francesco stia promuovendo una grande civilizzazione nel campo della carità, dell’educazione e dell’istruzione religiosa, la chiesa è malvista perché si vogliono approfondire le radici della fede” ha affermato il relatore, col monito che alcuni giornali non dovrebbero darne una visione sconvolgente. La pertinenza del linguaggio per un giornalista cattolico deve evitare una domus aurea che ignora le esigenze del grande pubblico, ma rispettare piuttosto l’ortodossia della verità con un linguaggio tecnico-giuridico, quindi non profano o generico, che trae origine dalla prassi della chiesa medievale e dei primi secoli. Un linguaggio che si apra alle molteplici confessioni religiose della nostra arcidiocesi e che non può definirsi ecumenico (che riguarda tutti i credenti in Cristo con lo stesso battesimo), ma improntato a un dialogo interreligioso. Attenzione quindi al glossario in ambito liturgico, puntualizza Blandini, per quanto attiene non solo ad eventi presieduti dal Papa, ma anche all’ambito iconografico e agiografico. E sarebbe opportuno anche non far scadere nel mero folklore la festa di S. Agata, attenzionando il fercolo, anziché il feretro, come talvolta avviene per ignoranza o in un lapsus linguistico. Il problema di una terminologia corretta è stato affrontato anche dal prof. Orazio Condorelli, che ha analizzato i rapporti tra Stato e Chiesa, in relazione all’ordine temporale e spirituale dell’uno e dell’altra. Prendendo in esame il titolo di un articolo del Messaggero, che allude a una presunta ingerenza del Vaticano in politica sul caso migranti, il professore afferma che l’uso improprio della parola ingerenza, in un’ottica antropologica sbagliata, esprime una incomunicabilità della sfera spirituale con quella politica, anche qualora ce ne fosse la possibilità. Ma il compito di evangelizzazione tutti i popoli, affidato da Cristo alla chiesa, che lo rivendica di fronte agli ordinamenti politici, è quanto mai attuale, toccando la libertà del pensiero del fedele, che, con la Gaudium et spes ha il compito di iscrivere la legge di Dio nella vita della società, secondo la scelta di vita del fedele laico. Inoltre la Costituzione sancisce un diritto di libertà religiosa in forma individuale e associata, nonché l’indipendenza e la sovranità della Chiesa e dello Stato ciascuno nel proprio ordine. La Chiesa rivendica il diritto a proclamare il Kerigma di Cristo che l’ha fondata attraverso un’opera educativa che coinvolge i mezzi di comunicazione di massa, per poter giungere a tutti gli uomini di buona volontà. E non può venire meno al dovere morale sulle questioni che attengono alla dimensione naturale della vita dell’uomo, che ha a che fare col matrimonio, con l’interruzione della gravidanza, con la fecondazione artificiale, o con l’eutanasia. Il dovere di un’informazione corretta e non fuorviante è stato sottolineato dal professore anche in merito alla riforma del processo matrimoniale canonico, per quanto attiene alla sentenza di nullità. Ribadendo così l’obiettivo del seminario Ucsi per una maggiore responsabilità del giornalista cattolico che tende al bene della collettività. Anna Rita Fontana 9 Prospettive - 1 novembre 2015 DIOCESI Ufficio Diocesano per la Pastorale della Famiglia: itinerario di vocazione all’amore Alla scoperta della Missione dei Fidanzati e degli Sposi omenica 18 Ottobre, una ventina di coppie di fidanzati e sposi hanno potuto vivere insieme una giornata di preghiera, riflessioni, giochi e convivialità. Ad accomunare queste coppie è stato l’aver partecipato all’itinerario di vocazione all’amore, un percorso che per tre anni aiuta i fidanzati a conoscere se stessi e il proprio partner, a comprendere le dinamiche di coppia per affrontarle al meglio, a capire l’importanza che il fidanzamento vissuto bene può avere nella vita di ciascuno e nella Chiesa e a preparare al sacramento del matrimonio. Tra i presenti c’è chi ha appena concluso il cammino e chi invece già da tempo vive la realtà dell’essere sposi in Cristo. Comune denominatore, la fiducia che quel muoversi in due può essere una continua forza nella quotidianità e può essere d’esempio per gli altri. Eravamo tutti a conoscenza che nella giornata ci sarebbe stata mostrata una via per proseguire un cammino, cominciato con un’importante formazione e che è tempo che prosegua con uno spirito D di servizio, ma non conoscevamo le modalità di queste proposte. Eravamo lì, spinti semplicemente dal desiderio di voler continuare a vivere il nostro percorso nella Chiesa come coppia e non come singoli. Per entrare di più in questa consapevolezza, gli organizzatori hanno pensato bene di darci il migliore dei benvenuti, mettendoci dinanzi a Gesù Eucaristia: il momento di adorazione con cui abbiamo cominciato ci ha dato serenità e pace, conforto e gioia, consapevolezza di essere un “noi” e di voler dire il nostro “sì” a quello che ci sarebbe stato chiesto nel corso della giornata. La bellezza di vivere la preghiera di coppia dona sempre tanta forza! Lo abbiamo acquisito con l’itinerario e lo appuriamo ogni volta che ne facciamo esperienza. Poco dopo ci siamo presentati facendo memoria di ciò che ci ha colpito dell’altro/a tanto da avvicinarci, da farci innamorare e di ciò che nel tempo ci ha sempre più conquistato della persona che stiamo imparando ad amare. Dopo questo intenso momento, Padre Salvo Bucolo (padre spirituale dell’itinerario di vocazione all’amore) ci ha rivelato che nel corso della giornata avremmo riflettuto sul tema della missionarietà della coppia: il servizio non è da intendersi come un’opera di volontariato, ma come una missione specifica cui gli sposi e i fidanzati, pur in maniera differente, sono chiamati. Per spiegarci tutto questo, sono stati per noi un’importante guida i santi sposi Aquila e Priscilla, che ci hanno istruito e accompagnato nel corso della giornata. Ci hanno parlato senza mezzi termini: vivere la missionarietà nella quotidianità significa mettersi a servizio quando noi per primi non stiamo vivendo i nostri giorni migliori. Su questo tema abbiamo avuto modo di interrogarci singolarmente e come coppia e, nel pomeriggio, di confrontarci con gli altri. È stato importante chiederci se vogliamo essere come Aquila e Priscilla e fare discernimento sulle modalità con cui vogliamo vivere il nostro ministero di fidanzati e sposi nella Chiesa. La celebrazione eucaristica, vissuta al centro della giornata, ci ha aiutato in questa riflessione di coppia e, dopo il pranzo, uno spazio dedicato al gioco ci ha dato modo di vivere anche con i più piccoli un momento per sperimentare la gioia dello stare insieme. A fine giornata, una lunga e intensa condivisione ci ha permesso di vedere come ogni coppia vive la propria realtà e in che modo vuole rispondere a questa chiamata ricevuta nell’essere mandati. In risposta a tutto quanto è stato detto, ci sono state donate delle preziose indicazioni affinché possiamo vivere il servizio come Aquila e Priscilla. Innanzitutto, è importante che, nel discernimento, la coppia capisca la realtà che sta vivendo e che tipo di servizio possa in quel momento offrire, nell’ottica che il modo in cui scegliamo di donare il nostro ministero alla Chiesa non è quello definitivo: il nostro servizio si modifica così come si modificano le situazioni che la coppia vive. È poi Corso di aggiornamento per Operatori Pastorali Parrocchiali O ggi più che mai sentiamo forte l’urgenza di una formazione permanente che aiuti ad affrontare le molteplici sfide che il mondo pone. Il “cambiamento epocale” in cui viviamo ci interpella a non restare chiusi nel guscio di una pastorale statica e ripetitiva, ma ci sprona a vivere un “dinamismo di uscita” – per usare la terminologia cara a papa Francesco – che permetta di porre in atto i mezzi necessari per avanzare nel cammino di una conversione pastorale e missionaria che non lasci le cose come stanno, ma che apra a una nuova creatività pastorale (cf. Evangelii gaudium, 25-27). Tutto ciò però non si improvvisa. Tutto ciò ha bisogno di una cura attenta e puntuale, ha bisogno di luoghi e tempi adatti a motivare e rinsaldare gli operatori pastorali. È da questa consapevolezza che nasce il nuovo Corso di aggiornamento. Esso si pone come un contributo al desiderio di formazione molto sentito nella nostra Diocesi. Il Corso verterà sul tema: “Le cinque piaghe della parrocchia contemporanea” e sarà guidato da mons. Antonio Fallico – parroco emerito, docente di Pedagogia pastorale allo Studio teologico San Paolo di Catania e autore del volume “Le cinque piaghe della parrocchia italiana”, di recente ripubblicato dalla Cittadella Editrice – che metterà a servizio di tutti la sua vasta esperienza di pastoralista, di parroco, di presbitero. Il Corso avrà luogo presso il salone della parrocchia S. Maria di Ognina dalle ore 19,30 alle 21,00 ed è aperto a tutti gli operatori pastorali della Diocesi che desiderano approfondire i problemi più scottanti dell’attuale pastorale parrocchiale. Esso quindi rappresenta una preziosa occasione di confronto e dialogo tra esperienze diverse. Come, infatti, anticamente i cristiani si riconoscevano accostando una mezza moneta e facendone combaciare le due metà, così il vissuto pastorale di ogni operatore pastorale si accosterà a quello dell’altro, in modo tale da poter dare un contributo valido alla ricerca di una sempre più efficace metodologia di approccio al servizio pastorale nella Chiesa e nel mondo di oggi. Per informazioni: Parrocchia S. Maria di Ognina – tel. 095 494241 Giuseppe Carciotto Il Movimento Pro Sanctitate celebra la Giornata della Santificazione Universale Venerdi 6 novembre alle ore 19.30, nella chiesa Badia di Sant’Agata, S. Ecc. Mons. Salvatore Gristina – Arcivescovo di Catania – presiederà la Veglia di preghiera diocesana in occasione della Giornata della Santificazione Universale, promossa e animata dal Movimento Pro Sanctitate. Realtà ecclesiale fondata dal Servo di Dio Guglielmo Giaquinta con lo scopo di fare conoscere, accogliere e vivere la chiamata universale alla santità, il Movimento Pro Sanctitate propone questa giornata fin dal 1957. Quest’anno il Movimento propone come tema della giornata: “Gioia di vivere il Vangelo”. Tutti sono invitati a partecipare. DATE E TEMI DEL CORSO Martedì 3 novembre 2015 – I tre malesseri della Chiesa preconciliare. Conoscerli per evitarli Martedì 1 dicembre 2015 – 1ª piaga: Missione anemica Martedì 5 aprile 2016 – 3ª piaga: Disimpegno socio-pastorale Martedì 3 maggio 2016 – 4ª piaga: Scollamento tra parrocchie e movimenti Martedi 7 giugno 2016 – 5ª piaga: Clero non sempre attento alle nuove domande socio-pastorali Martedì 1 marzo 2016 – 2ª piaga: Catechesi sclerotizzata fondamentale che nel cammino di una coppia ci sia come riferimento un sacerdote: come Aquila e Priscilla hanno accolto Paolo e imparato da lui, anche noi dobbiamo fare in modo di essere in relazione con un ministro di Dio, nella consapevolezza che la grazia dello Spirito Santo scende in egual misura sui sacerdoti e sugli sposi, che si completano sostenendosi a vicenda. Infine, la coppia deve essere a contatto con una comunità ecclesiale, dove essa possa relazionarsi con tutte le realtà, non solo quelle che sono più affini, per poter mostrare la freschezza e la bellezza dell’amore umano a quanti la circondano. Questa intensa giornata, ci ha lasciato con tanti quesiti su cui continuare a interrogarci, ma con altrettanti punti fermi che ci hanno illuminato: per quanto nella nostra vita ci possano essere fallimenti, cadute e ostacoli, è importante che sempre ci rialziamo e continuiamo a fidarci di Gesù perché Lui scrive dritto nelle righe storte degli uomini. Stefano e Maria Elena Corso di Formazione per Volontari Caritas La Caritas Diocesana di Catania promuove la seconda edizione annuale del “Corso di Formazione per Volontari Caritas” che si terrà nelle giornate del 09, 12 e 16 novembre 2015 dalle ore 16.30 alle ore 18.30 al Museo Diocesano (P.zza Duomo – Catania). Il corso si rivolge soprattutto ai nuovi volontari Caritas, e a coloro che non son o ancora impegnati nei servizi ma che hanno espresso la volontà di prestare volontariato, in quanto costituisce occasione di formazione imprescindibile allo svolgimento del volontariato stesso. Il programma consentirà di approfondire l’itinerario metodologico alla base della “relazione di aiuto” con le persone in situazione di bisogno ovvero l’accoglienza, l’ascolto e la presa in carico. Don Piero Galvano Direttore della Caritas Diocesana di Catania aprirà ciascuna sessione formativa con la riflessione sulla Parola di Dio. In conclusione la presentazione delle opere segno della Caritas. ® 10 Prospettive - 1 novembre 2015 DIOCESI Riflessioni sul Vangelo LA RIVELAZIONE DEI FIGLI DI DIO COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI - Is 25,6a.7-9; Sal 24,6-7.17-18.20-21; Rm 8,14-23; Mt 25,31-46 Chi sono i figli di Dio? Sono quelli guidati dallo Spirito di Dio. Non hanno uno spirito da schiavi, non possono ricadere nella paura perché hanno ricevuto lo Spirito che li rende figli di Dio, quello Spirito per cui possono chiamare Dio: Padre. Se i figli di Dio sono illuminati dallo Spirito Santo, noi tutti che lo abbiamo ricevuto a vario titolo siamo figli. Lo Spirito ci conforma a Cristo quindi partecipiamo anche alle sue sofferenze per la redenzione del mondo. Queste sono un nulla rispetto alla gloria che avremo. Insieme a noi anche la creazione geme e aspetta la nostra rivelazione di figli di Dio per essere liberata dalla corruzione ed entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Isaia ci dice che tutti i popoli saranno riuniti da Dio in un banchetto comune di grasse vivande, egli strapperà il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa sulle nazioni. Sarà Padre di tutti, asciugherà le lacrime su ogni volto, farà scomparire l’igno- minia del suo popolo secondo la sua parola. Si dirà: “Ecco il nostro Dio”, in lui abbiamo sperato perché ci salvasse, esultiamo con la sua salvezza. Questa gioia sarà vera e piena se si realizzerà la solidarietà fra gli uomini. Con essa veramente si vedrà la fraternità e se gli altri saranno parte di noi stessi. Il giudizio che il figlio di Dio pronuncerà su di noi non sarà su quanto siamo stati importanti nella vita, se abbiamo ricoperto posti di privilegio o se abbiamo avuto una considerazione alta di noi stessi umiliando gli altri. Ciò che sarà richiesto a tutti noi sarà se nell’altro abbiamo visto il nostro fratello. Avendo lo stesso Padre non possiamo non vedere nell’altro il volto di Cristo: “avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero nudo e mi avete vestito, carcerato e siete venuti a trovarmi, malato e mi avete visitato”. Forse oggi la solidarietà sostituisce il lauto banchetto di Isaia: “Il re risponderà loro: In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Leone Calambrogio San Paolo in briciole Il sacerdote Eb 5,1-10 Il sommo sacerdote è scelto fra gli uomini e per gli uomini, viene costituito tale nelle cose che riguardano Dio per offrire doni e sacrifici per i peccati. Egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore essendo anche lui rivestito di debolezza. A causa di questa egli deve offrire sacrifici per i peccati anche per se stesso, come fa per il popolo. Nessuno attribuisce a se stesso questo onore, se non è chiamato da Dio, come Aronne. Nello stesso modo Cristo non attribuì a se stesso la gloria del sommo sacerdote, ma colui che gli disse: “Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato”, gliela conferì, come è detto altrove: “Tu sei sacerdote per sempre / secondo l’ordine di Melchisedek”. Cristo nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a Dio che poteva salvarlo dalla morte e per il suo pieno abbandono a Lui, venne esaudito. Pur essendo figlio imparò l’obbedienza da ciò che patì, e reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote secondo l’ordine di Melchisedek. L.C. Le Beatitudini sono le parole più alte che l’umanità abbia mai ascoltato Beatitudini: Dio regala vita a chi produce amore Come luce La liturgia propone il Vangelo delle Beatitudini come luce che non raggiunge solo i migliori tra noi, i santi, ma si posa su tutti i fratelli che sono andati avanti. Una luce in cui siamo dentro tutti: poveri, sognatori, ingenui, i piangenti e i feriti, i ricomincianti. Quando le ascoltiamo in chiesa ci sembrano possibili e perfino belle, poi usciamo, e ci accorgiamo che per abitare la terra, questo mondo aggressivo e duro, ci siamo scelti il manifesto più difficile, stravolgente e contromano che si possa pensare. Ma se accogli le Beatitudini, la loro logica ti cambia il cuore. E possono cambiare il mondo. Ti cambiano sulla misura di Dio. Dio non è imparziale, ha un debole per i deboli, incomincia dagli ultimi, dalle periferie della Storia, per cambiare il mondo, perché non avanzi per le vittorie dei più forti, ma per semine di giustizia e per raccolti di pace. Rispetto Ritorniamo alla Parola di Dio. Alcune affermazioni non significano misconoscimento delle rotture affermate nel Nuovo Testamento nei confronti delle istituzioni dell’Antico Testamento e meno ancora dell’adempimento delle Scritture nel mistero di Gesù Cristo, riconosciuto Messia e Figlio di Dio. Tuttavia, questa differenza profonda e radicale non implica affatto ostilità reciproca. L’esempio di san Paolo dimostra che un atteggiamento di rispetto, di stima e di amore per il popolo ebraico è il solo atteggiamento veramente cristiano in questa situazione che fa misteriosamente parte del disegno, totalmente positivo, di Dio. San Paolo, infatti, afferma che gli Ebrei «quanto alla scelta di Dio, essi sono amati, a causa dei padri, infatti i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!» . Inoltre, san Paolo usa la bella immagine dell’albero di olivo per descrivere le relazioni molto strette tra cristiani ed ebrei: la Chiesa dei Gentili è come un germoglio di olivo selvatico, innestato nell’albero di olivo buono che è il popolo dell’Alleanza . Traiamo, quindi, il nostro nutrimento dalle medesime radici spirituali. Ci incontriamo come fratelli, fratelli che in certi momenti della loro storia hanno avuto un rapporto teso, ma che adesso sono fermamente impegnati nella costruzione di ponti di amicizia duratura. Ebbe a dire ancora il Papa Giovanni Paolo II: «Abbiamo molto in comune. Insieme possiamo fare molto per la pace, per la giustizia e per un mondo più fraterno e più umano». La Chiesa desidera riaffermare ancora una volta quanto prezioso sia per la essa il dialogo con gli ebrei. È bene che dove se ne veda l’opportunità si creino possibilità anche pubbliche di incontro e confronto che favoriscano l’incremento della conoscenza reciproca, della stima vicendevole e della collaborazione anche nello studio stesso delle sacre Scritture. L’attenzione che si è voluto dare finora al tema dell’interpretazione biblica nei suoi diversi aspetti permette di affrontare l’argomento, più volte emerso nel dibattito sinodale, dell’interpretazione fondamentalista della sacra Scrittura. Su questo tema la Pontificia Commissione Biblica nel documento L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa ha formulato indicazioni importanti. In questo contesto potremmo richiamare l’attenzione soprattutto su quelle letture che non rispettano il testo sacro nella sua autentica natura, promovendo interpretazioni soggettivistiche ed arbitrarie. Infatti, il «letteralismo» propugnato dalla lettura fondamentalista in realtà rappresenta un tradimento sia del senso letterale che spirituale, apren- do la strada a strumentalizzazioni di varia natura, diffondendo, ad esempio, interpretazioni antiecclesiali delle Scritture stesse. L’aspetto problematico della «lettura fondamentalista è che, rifiutando di tener conto del carattere storico della rivelazione biblica, si rende incapace di accettare pienamente la verità della stessa Incarnazione. Il fondamentalismo evita la stretta relazione del divino e dell’umano nei rapporti con Dio. … Per questa ragione, tende a trattare il testo biblico come se fosse stato dettato parola per parola dallo Spirito e non arriva a riconoscere che la Parola di Dio è stata formulata in un linguaggio e una fraseologia condizionati da una data epoca». Lettura credente Il cristianesimo percepisce nelle parole la Parola, che estende il suo mistero attraverso tale molteplicità e la realtà di una storia umana. La vera risposta ad una lettura fondamentalista è: «la lettura credente della Sacra Scrittura». Questa lettura, praticata fin dall’antichità nella Tradizione della Chiesa cerca la verità che salva per la vita del singolo fedele e per la Chiesa. Questa lettura riconosce il valore storico della tradizione biblica. È proprio per questo valore di testimonianza storica che essa vuole riscoprire il significato vivo delle Sacre Scritture destinate anche alla vita del credente di oggi. Occorre dialogo tra Pastori, teologi ed esegeti. L’autentica interpretazione della fede porta con sé alcune conseguenze importanti nell’ambito dell’attività pastorale della Chiesa. I Padri sinodali a questo proposito hanno raccomandato, ad esempio, un rapporto più assiduo tra Pastori, esegeti e teologi. È bene che le Conferenze Episcopali favoriscano questi incontri allo «scopo di promuovere una maggiore comunione nel servizio alla Parola di Dio». Una tale cooperazione aiuterà tutti a svolgere meglio il proprio lavoro a beneficio di tutta la Chiesa. Porsi nell’orizzonte del lavoro pastorale vuol dire, anche per gli studiosi, stare di fronte al testo sacro nella sua natura di comunicazione che il Signore fa agli uomini per la salvezza. Viene raccomandato in particolare che “gli esegeti cattolici poi, e gli altri cultori di Sacra Teologia, collaborando insieme con zelo, si adoperino affinché, sotto la vigilanza del Magistero, studino e spieghino con gli opportuni sussidi le divine Lettere”. P. Angelico Savarino 11 Prospettive - 1 novembre 2015 Congresso nazionale ImmumoOrto&Reum@network organizzato dal dr. Giovanni D’Avola Dagli studi clinici alla vita reale e Malattie Reumatiche, nella loro totalità, interessano circa il 10% della popolazione. Una parte preponderante è costituita dalle Artrosi, mentre le forme infiammatorie articolari, definite Artriti, pur avendo una incidenza minore, hanno una rilevanza maggiore riguardo i costi sociali e clinici complessivi. Le Malattie Reumatiche Infiammatorie, non coinvolgono soltanto l’apparato muscolo-scheletrico, ma sono anche patologie sistemiche, pertanto la loro cura passa attraverso diversi specialisti, con un andamento cronico degenerativo, potendo comparire a qualsiasi età. Nei giorni scorsi si è svolto presso l’hotel Mercure Catania Excelsior il congresso nazionale “ImmunoOrto &Reum@network” organizzato dal dr. Giovanni D’Avola, reumatologo dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Catania, che ha visto a confronto diversi specialisti. Si è parlato delle problematiche economiche che nascono dall’uso di farmaci innovativi e costosi; delle nuove tecniche diagnostiche che mirano ad una diagnosi precoce, dell’uso di cellule staminali per la riparazione di tessuti articolari. Grande spazio è stato dato alle patologie infiammatorie articolari, all’uso razionale del cortisone, al corretto ed appropriato uso dei farmaci di fondo per l’artrite e dei farmaci biologici, con una attenzione particolare alla spesa farmaceutica complessiva ed alla farmaco-economia; esse incidono in modo importante sulla popolazione, cumulativamente per quasi il 5 per cento. A fronte di un’incidenza apparentemente minore rispetto alle altre patologie muscolo-scheletriche, le patologie infiammatorie hanno una rilevanza maggiore riguardo i costi sociali e clinici complessivi. “Il miglioramento della diagnostica e delle cure biotecnologiche ha permesso in questi anni l’affinamento di tecniche miranti alla diagnosi precoce, indispensabile per salvare i pazienti affetti da patologie aggressive che comportano serie compromissioni dello stato di salute. La terapia ha fatto passi da gigante, dalle terapie biotecnologiche ai nuovi anticoagulanti orali, vasoattivi, nuovi farmaci per la psoriasi o per il dolore, precursori delle cellule staminali: occorre quindi fare il punto della situazione per affinare ragionamenti propedeutici a migliorare la risposta al bisogno di salute dei pazienti” come sottolinea D’Avola. L’attività di prevenzione e cura articolare coinvolge diverse figure specialistiche, in un lavoro di squadra: i Reumatologi, che hanno parlato delle tecnologie diagnostiche e delle terapie più opportune per le malattie infiammatorie articolari (artriti, spondiloartriti e connettiviti), degenerative (artrosi) e per la qualità dell’osso (osteoporosi); patologie che, visto l’avanzare dell’età media, avranno maggiore incidenza nei prossimi lustri; gli Ortopedici invece hanno L illustrato gli interventi innovativi e meno invasivi per garantire una buona funzione articolare, anche Un’intera sessione è stata dedicata alla Reumatologia Pediatrica, i lavori sono stati aperti dalla dr. P. nelle persone più anziane; i Dermatologi, a loro volta hanno sottolineato la condivisione con i reumatologi di diverse patologie ad estrinsecazione sintomatologica anche cutanea, in cui addirittura il sintomo dermatologico è spesso predittivo della malattia sistemica, e sono patologie che vanno curate spesso con le stesse molecole, per cui le due figure specialistiche devono lavorare insieme. Un evento che ha integrato e aggiornato gli specialisti reumatologi, ortopedici, internisti, farmacisti, dottori in scienze infermieristiche, della riabilitazione ed i medici di famiglia che si interfacciano con essi. Barone, responsabile Centro di riferimento regionale per la prevenzione, diagnosi e cura malattie rare reumatologiche del bambinoU.O.C. di Broncopneumologia pediatrica AOU Policlinico V. E. Catania, dal momento che è sempre più evidente quanto essa sia una parte essenziale dell’attività pediatrica internistica. La migliore comprensione dei meccanismi patogenetici alla base delle malattie autoimmuni e l’utilizzo dei nuovi farmaci biotecnologici, hanno fatto sì che la reumatologia sia una delle branche della Pediatria che ha avuto più innovazioni, sia dal punto di vista terapeutico che prognostico, in modo specifico nelle malattie autoinfiammatorie. Anche nei bambini, a differenza di quanto comunemente si pensi, le malattie reumatiche hanno un’incidenza elevata, che si stima di circa 1 bambino su 1.000. Una diagnosi precoce ed una terapia appropriata migliorano la qualità di vita dei piccoli pazienti, evitano invalidità future e riescono in alcune forme a dare completa guarigione. Infine, le terapie per l’osteoporosi sono sempre all’attenzione del ministero e degli assessorati regionali proprio per l’enorme ricaduta anche sociale del problema, basti pensare alle conseguenze delle fratture osteoporotiche di femore. È stata pubblicata di recente la revisione della nota 79 e quindi il punto della situazione sulle terapie, sui nuovi criteri della rimborsabilità e sulla farmaco-economia, sono da ritenersi indispensabili per i medici, per i farmacisti e per i payors. Le novità per il futuro riguardano la medicina rigenerativa, la terapia farmacologica dei crolli vertebrali, riconducibili all’osteoporosi, riferibili ad una riduzione della quantità del minerale osseo e ad un’alterazione della qualità dello stesso, creando fragilità dell’osso e fratture; descritta e presentata in modo esauriente coinvolgendo l’interesse della platea dal prof. Giovanni Minisola direttore UOC reumatologia “San Camillo” Roma, past president della Società Italiana di Reumatologia. Nello studio delle patogenesi importante lo Stress ossidativo e suoi effetti nel cancro e nelle patologie infiammatorie croniche, ma anche la dieta. Una nuova ed innovativa metodica per la diagnosi di osteoporosi è l’evoluzione dell’imaging in reumatologia: densitometria ad ultrasuoni vertebrale femorale. Una sessione a parte è stata dedicata al rapporto tra farmaci biologici vecchi e nuovi attraverso validità e differenze, per trasferire tutto dagli studi clinici alla real life. Si è analizzato anche il ruolo delle Associazioni dei pazienti, incontro moderato dal dr. G. M. D’Avola, con interventi interessanti presente Salvo Filetti associazione referente regionale AIRA (Associazione italiana Reum Amici). Lella Battiato Avviso ai lettori Archivio Prospettive È possibile consultare l’archivio completo dei numeri precedenti di Prospettive inerenti all’intero anno 2012, 2013, 2014 e parte del 2015 direttamente sul sito del settimanale diocesano ww.prospettiveonline.it. Mentre l’acquisto di copie in archivio avviene solo nella sede del periodico. Inoltre l’abbonamento può effettuarsi anche online. CONTROVENTO un libro medicina e terapia per il tumore al seno La forza di trasformare il male in bene eggero, elegante, delicato, il primo romanzo di Rita Garofalo CONTROVENTO (Algra editore) racconta un’originale esperienza, che può diventare modello ed esempio sul come comportarsi quando si rimane coinvolti nel vortice di un tumore annunciato e s’imbocca il sentiero terapeutico. L’autrice, che è un medico, specialista in endocrinologia, psicologa e psicoterapeuta, narra dello smarrimento di una donna che scopre di avere un tumore al seno e che, anziché pensare di combatterlo, lo accoglie come un “figlio indesiderato e maligno”, ma soprattutto come un’opportunità per un cambiamento di vita. Il racconto appare come un “viaggio dell’anima” dove il tumore al seno diventa strumento per ripercorrere il passato, affrontare i fallimenti e le contraddizioni di una vita, per giungere infine alla guarigione del “cancro del seno e dal cancro dell’anima che lo ha generato”. È un inno alla vita che vale la pena vivere con la gioia del dono e la prospettiva di essere anche di aiuto agli altri nella costruzione del bene L sociale. Il romanzo si evolve nell’arco di nove mesi, quasi il periodo di una gestazione, e consente alla tenera e fragile Lisa (protagonista del romanzo), di sviluppare una forza e un coraggio capace di trasformare il male in bene. “Cirillo”, questo è il nome con cui Lisa chiama il suo “ figlio maligno”, si trasforma, come dimostra il racconto del suo percorso terapeutico, in “figlio benigno”, accompagnandola e guidandola verso la libertà e il riscatto di una vita nuova. L’autrice assegna al romanzo un valore sociale: affrontare la malattia non come una disgrazia da subire, alla quale rassegnarsi con dolore, né come un nemico da combattere, bensì come un’opportunità da accogliere per proseguire il cammino della propria crescita interiore. La malattia, vissuta come espressione di un conflitto che ha bisogno di emergere per essere affrontato, diventa opportunità per un cambiamento necessario e funzionale alla propria vita. Il coraggio di Lisa, scrive Luigi La Rosa, insegnante di scrittura creativa, diventa metafora della forza del vivere ed il suo riscatto assume una valenza universale, la sua risalita dalle ragioni dell’oscurità e del dolore, un prezioso messaggio di speranza e di crescita, di affermazione sul malessere esistenziale. Leggendo i capitoli brevi e scorrevoli, con stile d’immediata comunicazione e di coinvolgimento nella vicenda, il lettore e le tante lettrici che potranno ritrovarsi nel dramma descritto avranno l’opportunità di apprendere un possibile percorso da seguire per venir fuori dal tunnel dell’angoscia e della disperazione. Il romanzo che ha uno sfondo fortemente autobiografico, come l’autrice dichiara nella postfazione, assume valore didascalico e diventa medicina di coraggio che non si vende in farmacia e che fa tanto bene, consentendo al lettore di “imparare, veden- do fare”. La protagonista assurge al ruolo di testimone di una vittoria possibile, infatti, al termine della cura “ la speranza come un fiume carsico riaffiora” nel suo cuore e in quello del lettore che ne ha condiviso le vicissitudini. La lezione che la protagonista -autrice ha imparato e che ripropone ai lettori è di “non aver paura delle difficoltà” che s’incontrano lungo il cammino della vita. L’aquilone, infatti, vola “controvento” e ci insegna a sfruttare le correnti, anche le più sfavorevoli, per librarci in volo. Nuovi orizzonti letterari appaiono dopo questo fantastico romanzo per l’esordiente scrittrice, la quale, guardando in alto, segue il percorso del suo colorato aquilone nel cielo blu, come il colore della collana “fiori blu” diretta da Orazio Caruso e Maria Rita Pennisi, dove è stata incastonata questa gemma. Il condottiero 12 Prospettive - 1 novembre 2015 RUBRICHE In scena al teatro L’Istrione una farsa teatrale con la regia di Guido Turrisi e con il dinamico Valerio Santi l Casino di campagna, farsa teatrale di August Kotzebue, fecondo autore tedesco di drammi “lacrimosi”, e commedie satiriche, apre la stagione del teatro L’Istrione a Catania, con uno spettacolo che diverte ed emoziona, caricando di allegria il palcoscenico. È una farsa tra le più celebri e rappresentate in tutto il mondo (decine di migliaia di rappresentazioni), il suo successo è senz’altro dovuto alla costruzione ingegnosa che non permette di esaurirla, è come un susseguirsi di numeri offerti all’estro I testo, porta una variazione e come evidenzia “sono stati aggiunti due personaggi à la manière de… con un facile, quanto non casuale ammiccamento riconducibile ad Angelo Anelli e a Cesare Sterbini entrambi celebri librettisti rossiniani. Ho scritto non casuale perché il crescendo di Rossini è ciò a cui mi sono ispirato”. Il frate e la cartomante danno ancora più vitalità e dinamicità alla scena e il pubblico ha accolto con vigorosi applausi. Un cast valido regala una serata di leggerezza, con il magistrale attore e adatto per me, perché avrei dovuto trasformarmi e interpretare più per- responsabilità, mi sono divertito di più come attore tragico, ho marcato Una comicità ingegnosamente costruita degli interpreti Valerio Santi, Marina La Placa, Francesco Russo e del regista Guido Turrisi, che hanno aggiunto sfoggi di bravura e virtuosismi artistici. La storia è semplice: Balden, fidanzato di Annetta, deve convincere, con ogni mezzo il nuovo proprietario Lorch, di una graziosa casa di campagna a cedergliela, poiché il suocero, non avendo i mezzi per acquistarla, ha dichiarato che Annetta sarebbe andata in sposa a colui che la avesse acquistata. L’ingegno di Annetta e Balden è una vera forza comica tutta da vedere. La comicità di questa vivace farsa tedesca consiste in gran parte nella serie ininterrotta d’importuni che si succedono nel dar noie al malcapitato signor Lorch e nella delusione che questi prova nel vedersi sfuggire di mano quella tranquillità che credeva di avere alla fine conquistata. Delusione che riesce anche più comica in quanto noi sappiamo che egli è vittima di un inganno, che gli importuni, in apparenza tanto numerosi, non sono in fondo che due giovani e che se egli non fosse tanto sciocco potrebbe conservare indisturbato il possesso del suo angolo di paradiso. Infatti il povero signor Lorch, convinto di non poter godere nel casino la pace tanto desiderata, di cui soprattutto è amante, alla fine si decide a rivenderlo. Otto i personaggi che animano una storia dalla trama semplice ma con una costruzione articolata non priva di gags e colpi di scena, in un ritmo incalzante e frenetico. L’efficace regia, tesse un’intricata ragnatela che li “intrappolerà” in situazioni grottesche e divertenti creando uno spettacolo comico e di ampio respiro, raggiungendo l’obiettivo del semplice divertissement. La messa in scena di questa macchina comica fa risaltare un’accurata ricerca motoria e vocale alla quale gli attori si sono sottoposti con dovizia esaltandone così, con raffinata ironia, i dinamici ritmi della farsa, lontani dalla razionalità. La commedia è “un meccanismo allo scoperto come quello di certi orologi con il congegno di rotelle, rotelline, molle e perni ben visibile” come spiega il regista Guido Turrisi, che ha curato l’adattamento e “non trovo necessario chiarire nulla di più di ciò che appare”. Continua “non ci sono sottotetti, né ragionamenti filosofici, né messaggi criptati”. Il regista, pur mantenendosi fedele al produttore Valerio Santi (Balden) che interpreta ben quattro ruoli trasformandosi in poeta, cantastorie, attore drammatico e monaco, sottolineando: “Mi piace rispolverare vecchi spettacoli e il regista l’ha trovato sonaggi… così leggendolo ho immaginato una visione dello spettacolo e ho deciso di metterlo in scena…. A parte il personaggio di Balden, gli altri tre caratteri erano molto simili, ma differenziarli è stata una grossa lo stereotipo dell’attore in questo trombeggiare alla Gassman, pieno di sé. Marina La Placa (Annetta) anche lei si tramuta magicamente in vicina logorroica, lavandaia, vedova di cane, zingara evidenziando: “le caratterizzazioni sono risultate impegnative ma alla fine soddisfacenti, mi riesce meglio il ruolo della vicina perché lo sento più adatto a me nei giochi articolati di linguaggio”. Francesco Russo (Lorch): “ho tenuto presente come punto di riferimento i cartoni animati Warner Bros., dove il coniglio Bugs Bunny, porta all’esasperazione i personaggi anziani. Il mio grande riferimento resta sempre Robin Williams per l’umanità con cui esprime i sentimenti di un bambino ma corpo di cinquantenne, la vita per lui è come un gioco, e ammiro il grande Charlie Chaplin, con i suoi tempi comici, il portare in maschera i pensieri e i cambi che offre al pubblico. C’è una dinamica dei personaggi accanto a un Lorch che non cambia ruolo, in lui si osserva invece il crescere della rabbia e il decrescere della pazienza”. Apprezzata la scenografia di Valerio Santi, luci e fonica Aldo Ciulla e la Costumeria L’Istrione. Le Musiche sono di Strauss, Offenbach, Paganini. L.B. Al Bellini di Catania il Rigoletto di Giuseppe Verdi usch finale per la stagione lirica del “Bellini” di Catania con Rigoletto di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave. La Maledizione era il titolo che Giuseppe Verdi voleva per la trasposizione musicale in lirica della tragedia in versi Le roi s’amuse di Victor Hugo; ritenuto troppo forte e un po’ blasfemo dalla prudente censura austroungarica, si risolse di volgere il nome originale del giullare Triboulet in Rigoletto, italianizzandolo, distanziandosi dalla corte e dall’autore francese, inviso alle monarchie del tempo. Sul versante della creazione e della struttura musicale, viceversa il musicista fu inflessibile e i fatti gli diedero ragione: l’opera, rappresentata a La Fenice di Venezia nel 1851, lo impose come massimo operista italiano del suo tempo. Rigoletto, primo titolo della “trilogia popolare” (con Trovatore e Traviata), fu molto sperimentale, costruita prevalentemente su forme dialogiche (duetti, terzetti, quartetti) che caratterizzano i personaggi dal punto di vista drammaturgico e affrancano l’autore dall’ingombrante influsso dei grandi compositori italiani dei primi decenni dell’Ottocento: Gioachino Rossini, Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti. Al soprintendente Boschi che lo sollecitava a inserire arie e romanze Verdi scriveva «ho ideato il Rigoletto senz’arie, senza finali, con una sfilza interminabile di duetti perché così ero convinto. Se qualcuno soggiunge “Ma qui si poteva far questo, là quello” io rispondo: sarà benissimo, ma io non ho saputo far meglio». La maledizione, tema centrale per Verdi, promana dal Conte di Monterone (quel vecchio maledivami) verso il Duca di Mantova, la sua corte e il deforme giullare che con arguzie e piaggeria vi partecipava, poi si propaga come un virus sino alla disobbedienza di Gilda e alla scelleratezza di Sparafucile e Maddalena. Allestimento classico in cifra “gotica” per la regia affidata all’esperta mano di Roberto Laganà; direttore Michelangelo Mazza particolarmen- R La Maledizione della corte e dei cortigiani di Mantova te competente ed esperto nel repertorio lirico italiano. Il “Bellini”, ha fatto scelte “giovanili” felici, per diverse contingenze: la sostituzione del programmato Sansone e Dalila di Camille Saint-Saëns a luglio e del direttore d’orchestra a pochi giorni dalla prima; il nuovo soprintendente Roberto Grossi si è baritono eclettico allievo di Bergonzi, noto per qualità canore e presenza scenica, qui confermate, che lo hanno portato a calcare le scene dei maggiori teatri mondiali, ben raccordato con il basso Maurizio Muscolino (Sparafucile) e Daniela Bruera (Gilda). Interessante la scelta del coreano Jay Know (Duca di Manto- trovato subito sulle montagne russe (visibili e ipotizzabili). Nel ruolo eponimo (Rigoletto) Alberto Gazale, va) che interpreta il ruolo con cifra vocale di grazia, portando in scena un personaggio molliccio e debo- sciato piuttosto che il solito truce volgare violento. In effetti la scelta registica “legge” il fantomatico Duca meglio: nella trasposizione librettistica di Francesco Maria Piave della pièce Le Roi s’amuse di Victor Hugo (Rigoletto), protagonista assoluta è la nemesi: Rigoletto, che ha deriso il Conte di Monterone (Davide Giangregorio); il Duca, preso di passione per Gilda, vittima dei lazzi e scherzi della sua corte, vittima al tempo stesso dell’ostentazione di cialtroneria (Questa o quella per me pari sono); la stessa corte (Cortigiani vil razza dannata) sconcertata dalla scoperta che la bella Gilda non è la giovane amante del deforme Rigoletto, bensì la figlia. Solo lo scellerato killer Sparafucile, indifferente al crimine, propenso al torbido e alla frode, con Maddalena (Külli Tomingas) sorella e complice, non hanno crisi. Nel Questa o quella di sottofondo del finale rivediamo le ultime immagini del film Match point di Woody Allen. Nello scherzo pesante si annida la tragedia. Carlo Majorana Gravina