A PAGINA 3
Catania - anno XXXI - n. 39 - 1 novembre 2015 - Euro 0,60 - www.prospettiveonline.it
“Poste Italiane s.p.a.” - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003
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settimanale regionale di attualità
CONVEGNO
INTERDIOCESANO
DEGLI IDR
“In caso di mancato recapito rinviare al CMP/CPO di Catania, per la restituzione al mittente previo addebito. Il mittente si impegna a pagare la tariffa vigente”
Istituto Sostentamento Clero Arcidiocesi Catania. 30 anni di qualificato impegno
I
l compito di provvedere alla
Chiesa le risorse economiche di
cui essa ha bisogno non spetta
né allo Stato né alla Santa Sede,
ma ai fedeli che formano realmente
la Chiesa. Un cattolico che accetta
d’incontrare Gesù Cristo nella Chiesa, suo corpo visibile e vivente, deve
sentire il dovere d’impegnarsi. Que-
Il servizio che genera
RICONOSCENZA
SEMINARIO:
LE TAPPE
in VISTA del
PRESBITERATO
Da sx: Diego Pistorio, mons. Giovanni
Soligo, arcivescovo Salvatore Gristina,
mons. Agatino Caruso, dott. Carlo Bini,
mons. Giuseppe Baturi, padre Roberto
Catalano
a pagina 6
sto è stato il messaggio scaturito dal
convegno svoltosi nel Seminario la
mattina di venerdì 23 ottobre per
celebrare i 30 anni dell’Istituto per il
Sostentamento del Clero dell’Arcidiocesi, con la partecipazione dell’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina e del Presidente dell’IDSC
mons. Agatino Caruso.
L’Arcivescovo, dopo la preghiera
dell’ora media, ha introdotto i lavori
riservando un caloroso saluto a
mons. Antonino Calanna, l’operaio
della 1ª ora fondatore e per 20 anni
primo presidente dell’IDSC, e lodando il sistema della perequazione, un
beneficio per tutta la Chiesa. Anche
mons. Caruso ha voluto onorare la
presenza di mons. Calanna e di tutti
coloro che in 30 anni hanno operato
attivamente nel sistema, ad iniziare
dal Direttore responsabile Diego
Pistorio coadiuvato validamente dal-
la Signora Giada Malta e dalla
Signorina Silvana Coppolino; il presidente ha ringraziato in modo particolare l’Arcivescovo per aver permesso il convegno come un momento formativo per il clero, parte integrante della vita e del ministero del
Presbiterio con positiva ricaduta
pastorale nell’educazione dei fedeli
laici.
A fare il bilancio ed indicare le prospettive per il futuro dell’istituto è
intervenuto, con una vera e propria
lectio magistralis di un esauriente
excursus storico, mons. Giuseppe
Baturi, Sottosegretario della CEI e
Direttore dell’Ufficio nazionale per i
problemi giuridici della CEI e
docente di Diritto Canonico, che ha
posto l’attenzione sulla conoscenza
dei valori e delle ragioni che stanno
alla base del sistema che ha rivisto
profondamente quanto per secoli era
accaduto in materia. Il prof. Baturi si
è soffermato sulla vicenda introduttiva del sistema con il riferirsi all’accordo di revisione del Concordato
del 18.2.1984 che impegnava le due
parti a porre in essere un’attività per
una profonda revisione degli impegni finanziari dello Stato e degli
interventi del medesimo nella questione patrimoniale degli enti ecclesiastici. L’elaborazione delle norme
fu affidata ad una commissione paritetica che lavorò nei tempi previsti e
che risentì del lavoro di revisione del
CJC.
Lo studioso ha ricordato come il
sistema dell’8xmille si deve al lavoro di un docente di Diritto tributario,
Giulio Tremonti che in seguito
sarebbe diventato contestato ministro della Repubblica, e come le norme che regolano la materia non sono
solo statali ma fanno parte del diritto
pontificio e in certi casi costituiscono una deroga anche rispetto alla
stessa disciplina del CJC. Nel 1989
venne meno il sistema beneficiale
con l’assegno o supplemento di congrua, contributo finanziario integrativo voluto da Cavour in Piemonte nel
1855 proprio con la normativa che
sopprimeva alcuni ordini religiosi
(legge eversiva). Con i beni requisiti
(eversi) si voleva da parte dello Stato
procurare ai parroci più poveri un
reddito minimo, la congrua, capace
d’integrare i loro miseri redditi. La
normativa col Regno d’Italia sarebbe
stata riversata sulla legge del 1866,
ma rimaneva una grave disparità di
trattamento per il clero e una pesante
tutela statale del patrimonio beneficiale. La riforma del sistema si deve
al Concilio Vaticano II che auspicò la
creazione di un’istituzione diocesana
che si sarebbe realizzata con il CJC
del 1983 e con l’istituzione dell’IDSC che rende possibile la libertà
di gestione da parte della Chiesa di
una massa patrimoniale, sottratta al
controllo statale. Il nuovo sistema si
basa sui principi di trasparenza e di
partecipazione del clero mentre bisogna ammettere il fallimento delle
offerte liberali deducibili che riguarda non tanto l’aspetto economico
quanto la consapevole appartenenza
ecclesiale.
Il responsabile dell’IDSC, sig. Pistorio, ha presentato un esauriente profilo storico dell’istituzione ecclesiale
catanese, eretta dall’Arcivescovo
Mons. Domenico Picchinenna e la
cui gestione fu affidata a mons.
Antonino Blandini
(segue a pag. 2)
CONGRESSO
NAZIONALE
sulle MALATTIE
REUMATICHE
a pagina 11
AL BELLINI
il RIGOLETTO
DI VERDI
a pagina 12
DOPO IL SINODO: Cambiamo i tempi, ma non la verità
Consenso, discernimento e integrazione
l primo dovere
della Chiesa
non è quello di distribuire
condanne o anatemi, ma è
quello di proclamare la misericordia di Dio, di chiamare
alla conversione e di condurre tutti gli uomini alla salvezza del Signore”. Con queste
parole, Papa Francesco, con
un discorso molto forte, ha
“I
messo la parola fine al Sinodo dei
Vescovi sulla famiglia che nel corso
del suo svolgimento ha subito
pesanti pressioni mediatiche.
Non a caso i Padri sinodali, al termine della relazione finale, hanno
Messa di chiusura del Sinodo.
Foto Siciliani-Gennari/SIR
chiesto al Santo Padre di valutare
“l’opportunità di offrire un documento sulla famiglia, perché in essa,
Chiesa domestica, risplenda sempre
più Cristo, luce del mondo”.
Inserito nel contesto dell’Anno straordinario della Misericordia, che la
Chiesa è chiamata a vivere, il Sinodo spalanca le porte della “sinodalità universale” in una logica di collegialità, aperta alle esigenze del terri-
torio delle Chiese locali.
“I tempi cambiano e noi cristiani,
valutando i tempi, dobbiamo cambiare con loro, restando sempre saldi nella verità del Vangelo” Sarà
questa un’impresa non facile, ma il
Papa indica ciò che non si deve fare,
ovvero aderire al tranquillo conformismo che, di fatto, fa restare
immobili.
Il cambiamento restando fedeli alle
Giuseppe Adernò
(segue a pagina 4)
2
Prospettive - 1 novembre 2015
sommario al n. 39
PRIMO PIANO
Mons. Corrado Lorefice
è il nuovo Arcivescovo
di Palermo _______________3
Indietro nel tempo
intervistando
Gian Battista Ughetti_______4
Il Sacrario dei Caduti
nella chiesa di
San Nicola l’Arena ________5
Magie Barocche
Angel Trumpets___________5
INFORMADIOCESI
Notizie in breve ___________7
DIOCESI
La Bellezza dello stare
insieme come Famiglia _____7
Inizio anno pastorale
della Confederazione
delle Confraternite_________7
Seminario di formazione
giornalistica promosso
dall’UCSI _______________8
Itinerario di vocazione
all’amore ________________9
All’Istrione una farsa
teatrale con la regia
di Guido Turrisi__________12
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Questo numero è stato chiuso
alle ore 13.00 di mercoledì 28 ottobre 2015
(continua da pag. 1)
IL SERVIZIO...
Calanna e successivamente a mons.
Enzo Algeri e a padre Enzo Fatuzzo.
Il nuovo Concordato tra Stato e
Chiesa, suggellato dalla legge 22/85,
permise l’erezione anche a Catania
dell’IDSC, il cui riconoscimento
avvenne con DM 51/85, “ponendo
fine ad un sistema obsoleto” ha detto
Pistorio “alquanto discriminante nei
confronti dei sacerdoti, caratterizzato da molti elementi di squilibrio
poiché remunerava solo alcuni di
essi -parroci, canonici e vescovilasciando fuori coloro i quali non
erano titolari di un ufficio beneficiario, come i rettori, i vicari generali,
gli insegnanti nei seminari, i cappellani di istituti religiosi e persino i
vicari parrocchiali”.
La cosiddetta congrua, fino a quel
momento erogata dallo Stato, stava
per scomparire. A partire dal 1987 fu
messo in moto il nuovo sistema di
Sostentamento del Clero. Primo
adempimento fu il censimento dei
sacerdoti ai quali fu attribuita una
“matricola” e una scheda contabile
personale per l’inserimento nel nuovo sistema di tutti i presbiteri, compresi gli anziani, gli infermi e i parroci e i vescovi emeriti, non più
finanziato con contributi statali ma
dalle libere offerte dei cittadini attraverso il gettito IRPEF dell’8 per
1000. “Oggi l’Istituto di Catania” ha
sottolineato il relatore “elabora circa
260 posizioni contabili di sacerdoti
nel sistema, di cui 220 diocesani e 40
religiosi, mentre circa 20 sacerdoti
sono inseriti nel Sistema di Previdenza Integrativa, di cui 14 inabili.
Anche la fisionomia degli enti ecclesiastici fu profondamente rinnovata.
All’ente Chiesa subentrò l’ente Parrocchia, con conseguente trasferimento dei beni. Così pure i beni dei
benefici parrocchiali estinti furono
trasferiti all’IDSC...Il patrimonio
immobiliare è stato oggetto di continui interventi di rinnovamento consistenti nell’adottare costantemente
opportune strategie di risanamento...Sono stati alienati terreni improduttivi e acquistati immobili molto
più redditizi...Purtroppo la crisi economica non permette di poter conciliare facilmente i due aspetti che
identificano l’Istituto: da un lato la
produzione del reddito per il Sostentamento e dall’altro la sua appartenenza alla Chiesa. Più aumenta il
reddito patrimoniale degli istituti
minore sarà il ricorso all’8xmille,
consentendo un maggior afflusso di
risorse per le altre finalità: edilizia di
culto, carità, terzo mondo, ecc.”.
L’attività primaria dell’Istituto è stata l’aver prestato assistenza ai sacerdoti nei settori previdenziale, fiscale,
contabile, sanitario e assistenziale.
I lavori sono stati arricchiti anche
dall’intervento del presidente dell’Istituto Centrale Sostentamento Clero
con sede a Roma, mons. Giovanni
Soligo, che ha magistralmente sottolineato il senso di appartenenza dell’IDSC alla Chiesa che ha avuto l’idea di riformare il sistema avente il
compito, come insegnava San Giovanni Paolo II, di mantenere una
stretta connessione tra la struttura di
sostentamento e l’attività pastorale,
sostenuta da un’adeguata forma di
fraternità evangelica, di carità e di
generosa condivisione nella più
schietta trasparenza. La Chiesa
dev’essere una casa di vetro per
offrire un ulteriore segno di concordia che regna tra i componenti del
Presbiterio. Il sostentamento garantisce dignitosamente la dedizione a
tempo pieno al ministero sacerdota-
le. Mons. Soligo ha esortato le
comunità cristiane ad essere a pieno
titolo Chiesa, ad offrire la loro
responsabile solidarietà e la loro fattiva collaborazione per dare vigore
alla missione dei sacerdoti.
Il sostegno economico alla Chiesa
risponde anche alle necessità spirituali dei ministri del culto grazie alle
offerte dei fedeli ed ha il compito di
contribuire a mostrare il volto di una
Chiesa che pensa anzitutto al bene
delle anime. L’IDSC non ha nessuna
finalità speculativa, ma solo quella di
dare il sostentamento al clero che si
occupa di evangelizzare, di dare
l’annuncio liberatorio di Gesù, di
badare al bene delle anime, con sano
distacco dalle cose e dai denari. Il
sostentamento non è stipendio, il
sacerdote non è un lavoratore dipendente ma un ministro di Dio che
offre la sua vita per la causa del Vangelo; la sua attività non ha obiettivi
di profitto o di accumulo. Ogni prete
ha diritto allo stesso sostentamento
dato ai suoi confratelli. Dato che non
è più lo Stato che finanzia, non bisogna
adagiarsi
sul
ricavato
dell’8xmille, che politicamente è a
rischio e dà certi segnali di riduzione. È necessario, pertanto, avere da
parte di tutti più sensibilità nei confronti del sistema italiano che da solo
non può sfamare 36mila sacerdoti e
vescovi. Da qui la necessità di una
riconversione dei beni patrimoniali
ecclesiastici e di una gestione con
criteri del buon padre di famiglia. La
comunità dei fedeli e gli stessi sacerdoti devono acquisire una mentalità
solidaristica per cercare le soluzioni
più giuste per tutti. Nell’immaginario collettivo, purtroppo, ricadono
luoghi comuni d’offuscamento reputazionale dovuto a scandali che, grazie a Dio, si contano sulle punta delle dita. Non bisogna però sottovalutare la situazione attuale, per cui
bisogna lavorare con operosità,
serietà, trasparenza, far sì che i bilanci siano leggibili a tutti. È veramente
necessario far conoscere che cos’è
l’IDSC, come spende i soldi; bisogna togliere dubbi sulla gestione: le
opacità e le critiche fanno male e si
possono superare non tanto con le
parole quanto con i fatti.
Il Direttore generale dell’ICSC, dottor Carlo Bini, in modo esauriente ha
tratteggiato e documentato la natura
e finalità dell’IDSC, le cui origini
rimontano al Concilio Vaticano II
poi riversate nel C.J.C., per cui in
ossequio ai principi costituzionali
viene abolito l’intervento diretto dello Stato prima attivo con il supplemento di congrua, in base al quale i
sacerdoti erano equiparati ai dipendenti del Ministero del Tesoro. Così
si attuava il dettato costituzionale
secondo cui Stato e Chiesa nel proprio ordine sono indipendenti e
sovrani. Attraverso la CEI sono nati
l’ICSC e gli IDSC in quanto la
responsabilità primaria spetta alla
Chiesa intesa come comunità di
fedeli; il punto nodale è consistito
nella decisione di affidare il patrimonio esistente alla libera gestione della Chiesa al fine di creare il reddito
per i sistemi di sostentamento. Lo
Stato con l’8xmille contribuisce con
una partecipazione in modo più
coerente con i principi di ordine
costituzionale e nel rispetto delle
norme canoniche e conciliari. Si
introduce il concetto di perequazione
tra enti economici, tra comunità più
dotate e quelle meno dotate per il fatto che il sistema assicura un sostegno
egualitario a tutti i sacerdoti ed opera, secondo il principio di trasparenza finanziaria, la rendicontazione
pubblica di tutti i flussi finanziari
con la massima chiarezza verso le
strutture civili ed ecclesiali. L’ICSC
fa il rendiconto una volta all’anno al
ministero dell’Interno e delle Finanze. Gli IDSC, ha precisato il direttore, si riconoscono dagli aspetti costitutivi dei loro organismi: sono enti
ecclesiastici civilmente riconosciuti
che hanno le proprie radici nel diritto della Chiesa e svolgono funzioni
anche in ambito civile, allo scopo di
“provvedere, come prevede l’art.2
dello statuto, all’integrazione, fino al
livello fissato dalla CEI, della rimunerazione spettante al clero, che
svolge servizio a favore della diocesi, per il suo congruo e dignitoso
sostentamento; di svolgere, eventual-
Il senso
di appartenenza
dell'IDSC alla Chiesa
sta nel compito
di mantenere una
stretta connessione
tra la struttura
di sostentamento
e l'attività pastorale,
sostenuta da
un'adeguata forma
di fraternità
evangelica, di carità
e di generosa
condivisione nella più
schietta trasparenza
mente, previe intese con l’ICSC,
funzioni assistenziali e previdenziali
integrative e autonome per il clero;
intrattenere gli opportuni contatti
con le amministrazioni civili locali...L’IDSC può compiere tutti gli atti
di natura mobiliare e immobiliare
necessari o utili tanto per la migliore
realizzazione dei fini istituzionali
quanto per l’organizzazione e realizzazione delle proprie strutture”. Un
auspicio rivolto soprattutto ai giovani sacerdoti: avvicinarsi agli IDSC
come una sorta di centro di ascolto
con conoscenza, collaborazione e
innovazione per guardare al futuro
con prudenza e cristiana fiducia e
comprendere il senso di appartenenza alla Chiesa.
L’intervento conclusivo, con particolare riferimento all’Arcidiocesi di
Catania, è stato affidato al Responsabile diocesano del Servizio per la
promozione del Sostegno economico
alla Chiesa, sac. Roberto Catalano il
quale ha ricordato che nell’ottobre
2014 una relazione della Corte dei
Conti ha in qualche modo “messo
sotto accusa il sistema dell’8xmille,
dicendo che vi sarebbe mancanza di
trasparenza sulle erogazioni e di un
cammino di verifica sull’utilizzo dei
fondi. I giornali hanno ripreso la
notizia parlando di noi, ma a leggere
con attenzione quanto scrive la relazione si vede che la CdC si riferiva
alla distrazione dello Stato”. “Tutto
questo” ha proseguito “non ci esime
dal raccomandare di presentare con
trasparenza i dati che riguardano la
Chiesa Cattolica, che al momento è
la principale destinataria dei fondi
8xmille. Al tempo stesso ricordiamo
di non tralasciare i valori su cui si
regge il sistema del sostegno economico alla Chiesa e le finalità
dell’8xmille: culto e pastorale, carità
e sostentamento del clero, che è la
ragione originaria per cui è nato il
sistema. L’8xmille rappresenta un
pilastro solido del Sovvenire, un
metro di misurazione della fiducia
dei cittadini. Ma un pilastro fondante è rappresentato dalle offerte per i
sacerdoti, che sono un segno concreto della vita ecclesiale e della comunità dei fedeli. Questo 2° pilastro
mostra segni di cedimento. Occorre,
dunque, promuovere la partecipazione diretta e responsabile dei fedeli al
sostentamento dei sacerdoti attraverso piccole ma significative offerte”.
Ed ecco, in sintesi, i dati diocesani di
Catania: nel 2014 la diocesi ha ricevuto dalla CEI 6.717.770,48 euro dei
fondi dell’8xmille, che sono stati
impiegati 18.9% per le opere diocesane di culto e pastorale, 15,8% per
le opere di carità, 52% per il sostentamento dei sacerdoti ad integrazione delle diverse fonti di finanziamento locale previste dal nuovo sistema
di sostentamento del clero. La percentuale dell’11,7% è stata spesa per
l’edilizia di culto, la percentuale
dell’1,7% per i beni culturali. In
media sono stati sostenuti 314 sacerdoti diocesani, il loro sostentamento
è costato 5.055.910,61 euro. Le
offerte per il sostentamento all’ICSC
donate da persone con indirizzo attribuibile alla diocesi sono state 591
per un importo di 31.088,74 euro. Si
contano 451 offerenti, 1 ogni 1.605
abitanti.
L’Arcivescovo ha concluso i lavori
con il ringraziare i relatori, i presenti
e soprattutto l’IDSC e con l’evidenziare che “i dati di cui disponiamo ci
dicono che quanto riceviamo è una
provvidenza. Evidentemente il
nostro contributo ci fa riflettere. Mi
fa piacere leggere che per quanto
riguarda le firme a favore della Chiesa la nostra partecipazione è stata
pari al 92, 72%. Per arrivare al 100%
manca ancora qualcosa”. “Credo che
dobbiamo fare di più” ha sottolineato Mons. Gristina “bisogna partire da
quello che è già stato fatto; impegnandoci è possibile fare di più. Sottolineare che riceviamo tanta provvidenza deve spingerci a fare di più;
soprattutto noi sacerdoti dobbiamo
sentirci più responsabilizzati. Siamo
sostenuti della generosità, dall’attenzione della gente che anche attraverso questa partecipazione mostra che
ci vuole bene. E quindi noi dobbiamo rispondere sempre meglio all’attenzione, all’affetto della gente”. “Le
offerte deducibili -ha continuato
l’Arcivescovo- potrebbero anche
aumentare e speriamo d’insistere. Le
firme spero che siano un elemento
che ci permette di poter dire <possiamo realizzare di più>. Al riguardo
credo che sia significativo che siete
presenti tanti parroci accompagnati
dal referente parrocchiale. Non si
tratta di una questione che riguarda
solo noi sacerdoti. È sostegno economico alla Chiesa. La presenza di tanti laici credo che sia anche un segno
positivo. Questo significa che tutte le
parrocchie debbono avere il CAE, di
cui un componente interessato al
sostegno economico alla Chiesa.
Sono segni che dimostrano l’attenzione della Chiesa di Catania verso
quest’argomento. Noi vogliamo sottolineare anche il nostro impegno a
nome dell’intera comunità diocesana. Con coraggio andiamo avanti per
crescere nella fraternità e nell’impegno!”.
®
3
Prospettive - 1 novembre 2015
A Catania Primo convegno interdiocesano dei docenti di Religione organizzato dalla CISL scuola
A 30 anni dall’intesa per l’insegnamento
della religione cattolica
La ricorrenza del trentennale dell’Intesa per l’insegnamento della Religione Cattolica nella scuola è stata
celebrata per la prima volta con un
incontro interdiocesano.
I docenti di religione delle tre diocesi: Catania, Caltagirone e Acireale si
sono incontrati presso l’Istituto
alberghiero “Karol Woityla” di Catania per un seminario formativo sul
tema “L’I.R.C. all’interno delle
riforme scolastiche”.
L’iniziativa promossa dalla CISL
scuola, ha visto, nonostante le avverse condizioni climatiche, la partecipazione di oltre trecento docenti delle tre diocesi e insieme si è sviluppato un percorso di formazione e di
approfondimento delle tematiche
educativo-didattiche che valorizzano
l’insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole statali, secondo le
indicazioni del Concordato tra Stato
e Chiesa (16 febbraio 1984) e dell’Intesa tra Stato e Chiesa sottoscritta il 14 dicembre 1985.
Nel corso di questi trent’anni il testo
dell’Intesa ha avuto due integrazioni:
nel 1990 per la scuola dell’infanzia e
successivamente nel 2012 con il
Ministro Profumo per la definizione
dei profili di qualificazione e i titoli
di studio dei docenti di Religione.
L’Intesa ha avuto in questi trent’anni, ha detto il prof. Michele Manzo
della Cisl Lazio, diverse evoluzioni:
dalla “contesa” oppositiva nei primi
cinque anni per le divergenze ideologiche dei partiti di sinistra, alla faticosa conquista del “Ruolo” tramite il
concorso che si è svolto nel biennio
2003-2005. Il riconoscimento della
pari dignità della funzione docente è
passato, grazie all’escamotage del
riferimento ai “docenti di cui all’ultimo comma dell’art, 53 della legge
280” che sono appunto i “docenti di
religione”, espressione poco gradita
ad alcuni sindacati.
Molti sono i problemi che gravano
sui 15.000 docenti di Religione
immessi in ruolo e del restante 30
per cento che per legge resta nell’alveo del precariato e dell’incarico a
tempo determinato.
Il mancato riconoscimento della
“classe di concorso”, della mobilità
professionale essendo fra l’altro le
nomine legate alla territorialità delle
diocesi che rilasciano la certificazione di idoneità, l’attesa del nuovo
concorso ed ancora la constatazione
nella legge della “Buona scuola”,
che trasforma il “sistema educativo
dell’istruzione e della formazione”
in semplice “sistema nazionale”,
l’insegnante di religione non viene
citato neanche una volta.
Come ha ben illustrato il preside
Sergio Cicatelli dell’UCIIM, la nuova legge 107/2015 non rivela un vero
progetto di scuola, ma propone
modifiche all’assetto organizzativo,
al personale riservando poca attenzione allo studente e al processo
educativo.
L’interazione
del docente di
religione con i
colleghi del
consiglio di classe
rende importante
e necessaria la
specificità di tale
insegnamento
per la formazione
integrale dello
studente.
Il ruolo, la funzione, i compiti del
docente di religione sono stati
ampiamente illustrati dalla prof. Barbara Condorelli, coordinatrice della
diocesi di Acireale e i molteplici
aspetti esaminati hanno evidenziato
come l’interazione del docente di
religione con i colleghi del consiglio
di classe rende importante e necessaria la specificità di tale insegnamento per la formazione integrale dello
studente.
Nel corso del seminario sono state
esaminate le implicanze giuridiche e
le sentenze dei ricorsi, illustrate dall’Avv. Dino Caudullo, mentre le prospettive sindacali sono state ben illustrate dal segretario provinciale della
Cisl scuola di Catania, Pippo Denaro, dalla segretaria nazionale Cisl,
con delega IRC, Rosa Mongillo, con
l’intervento di Federico Ghillani del
gruppo CISL- scuola di Parma e Piacenza.
La partecipazione dell’Arcivescovo
di Catania, Mons. Salvatore Gristina,
il quale ha salutato con soddisfazione il primo incontro provinciale e
interdiocesano, ha dato al convegno
una valenza particolare, come pure il
messaggio inviato dal Vescovo delegato per la scuola nella CESI (Conferenza Episcopale Siciliana) Mons,
Michele Pennisi.
Il riferimento e le citazioni dei discorsi di Papa Benedetto XVI e Papa
Francesco sulla scuola hanno guidato la riflessione sui compiti specifici
di tale insegnamento che contribuisce allo sviluppo della dimensione
religiosa che fa parte integrante dell’essere umano, valorizzando ancor
meglio la “C” della sigla “IRC” per
sostenere e diffondere la cultura cattolica, anche in dialogo con le altre
culture e le altre discipline.
Un particolare apprezzamento e
ampia soddisfazione per la riuscita
del primo convegno provinciale e
interdiocesano è stata espressa dal
coordinatore Carmelo Mirisola,
docente di Religione al Liceo
“Cutelli”, il quale ha operato insieme
al gruppo di coordinamento provin-
ciale: Sergio Manuli, Cettina Saccone ed Emanuele Gullifa per la scuola dell’infanzia e primaria; Maria
Attinà, Salvo Pezzella per la scuola
secondaria di primo e secondo grado, insieme ai responsabili di zona:
Angela Calabretta di Acireale, Cesare Ferrante di Paternò, e per le scuole di Catania: Valentina Sanfilippo
(Istituto Nautico), Angela Puglisi
(Turrisi Colonna), Anna Di Vita (Italo Calvino), Alessandra Ruvolo (Valverde), Anna Vullo (Cutelli), Maria
Grazia Scandura (Montessori).
GiAd
Mons. Corrado Lorefice è il nuovo Arcivescovo di Palermo
a scelta del Santo Padre
Francesco per ricoprire
la cattedra di San Mamiliano e a
succedere al card. Paolo Romeo è
caduta su mons. Corrado Lorefice,
parroco della Parrocchia di San Pietro a Modica e Vicario Episcopale
per la Pastorale della diocesi di
Noto. Misura e discrezione per
mons. Lorefice, sia come uomo, sia
come parroco, sono le caratteristiche
che lo hanno fatto entrare nel cuore
della comunità netina. Nella diocesi
di Noto è infatti, conosciuto per la
sua attenzione verso gli ultimi. E
sarebbe stata questa sua indole a
impressionare favorevolmente Papa
Francesco che gli ha affidato l’Arcidiocesi di Palermo.
L’annuncio è stato dato dal card.
Paolo Romeo, in un salone Filangeri, particolarmente gremito di presbiteri, diaconi, seminaristi e tanti
fedeli.
“Oggi il Signore, attraverso il ministero proprio del Vescovo di Roma e
Successore di Pietro, invia un nuovo
Pastore che siamo invitati ad accogliere con gioia: “Benedetto colui
che viene nel nome del Signore – ha
detto Romeo che fino all’insediamento del nuovo arcivescovo rimarrà come amministratore apostolico eleviamo, la nostra preghiera al
Signore per il nuovo Arcivescovo,
affinché sostenuto dalla grazia vivificante, possa servire e guidare questa amata chiesa di Dio che è in
Palermo”.
Contemporaneamente a Noto il
vescovo mons. Antonio Staglianò
annunciava pure lui la nomina di
L
Sulla Cattedra di San Mamiliano
un prete venuto dalle periferie
mons. Lorefice quale nuovo pastore
di Palermo.
“Ho potuto in questi anni beneficiare
della collaborazione di don Corrado
- ha dichiarato nel suo messaggio
augurale il Vescovo di Noto, mons.
Antonio Staglianò - verificando più
da vicino, anzitutto il suo amore per
Gesù e per la Chiesa, poi, la sua passione e dedizione all’evangelizzazione, infine la sua schietta amicizia,
fraterna e filiale, nel portare avanti
senza stancarsi, le fatiche pastorali
della nostra Diocesi”.
Nel suo messaggio all’Arcidiocesi di
Palermo mons. Lorefice si è rivoto ai
presbiteri ai quali intende dedicare,
nel dialogo franco e leale, un ascolto
attento, ai diaconi che ha invitato a
mantenere vigile l’attenzione ai più
piccoli, ai più poveri, agli ammalati,
così da aiutare tutta la Chiesa ad abitare con verità le vie delle periferie
umane, ai seminaristi, ai quali ha
auspicato di maturare, durante gli
anni della loro formazione, il senso
del dono totale e incondizionato della vita, sul modello del Signore e
Maestro, ai religiosi e alle religiose a
cui ha augurato di continuare a far
risuonare nella Chiesa le note gioiose della profezia e della speranza, in
accordo con la sinfonia
dei carismi e dei doni che
l’unico Spirito elargisce
per il bene di tutti e agli
operatori pastorali e a
quanti vivono e testimoniano la fede nelle comunità parrocchiali e nelle
diverse aggregazioni laicali. “Vengo tra voi con il
desiderio non di cominciare – afferma mons.
Lorefice – ma di proseguire l’ardua ed esaltante
giornata di lavoro – già
avviata dai miei venerabili predecessori – nella
prediletta vigna piantata
dal Signore a Palermo.
Attendiamo insieme, con pazienza, il
frutto promesso a chi ha la ferma
volontà di “perseverare sino alla
fine”, attraversando con umiltà e
coraggio il vaglio e la purificazione
delle inevitabili prove della storia.
Portiamo alta insieme, con l’aiuto di
Dio, la fiaccola della fede, custodendo l’anelito al compimento del
Regno”.
Nato a Ispica il 12 ottobre 1962,
dopo gli studi basilari nel Seminario,
mons. Lorefice ha ottenuto la Licenza in Teologia Morale nel 1988. È
stato ordinato diacono il 26 settembre 1986 e presbitero il 30 dicembre
1987, incardinandosi alla diocesi di
Noto. Nel dicembre 2009 ha conseguito il Dottorato in Teologia.
Mons. Corrado ha insegnato “Teologia Morale” all’istituto teologico
San Paolo di Catania e ha scritto un
libro su don Pino Puglisi dal titolo:
“La compagnia del Vangelo. Discorsi e idee di don Pino Puglisi a Palermo”, oltre a uno studio su don Giuseppe Dossetti, “Dossetti e Lercaro:
la chiesa povera e dei poveri”, analizzando gli interventi del cardinale
Giacomo Lercaro del 1962, anno in
cui il presule ex arcivescovo di Bologna chiese con forza al Vaticano di
tornare al mistero del Cristo povero.
Pino Grasso
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Prospettive - 1 novembre 2015
PRIMOPIANO
l’intervista
Indietro nel tempo intervistando Gian Battista Ughetti
Le epidemie mortali
COME I CATACLISMI
ualora vi venisse l’intenzione di conoscere i
nomi di coloro che nel passato
recente o lontano hanno contribuito
al progresso e alla rinascita del territorio, dovreste farvi una passeggiata
meditativa al cimitero o per le strade
della città. La prima inevitabilmente
ci induce a pensare alla precarietà
della vita umana, a come tutto
potrebbe svanire in un momento,
glorie, successi, fatiche, accumulazione di patrimoni, collezioni di titoli onorifici, l’altra ci presenta una
pleiade di nomenclature che connotano le strade: Via Niccolò Tezzano,
Via dottor Consoli, piazza Stesicoro,
Via Ughetti. La cara via Ughetti,
attraversata frequentemente da me in
persona, ai tempi in cui la redazione
di questo settimanale era ubicata in
questa arteria della città, negli anni
del mio pionierismo al giornale. Animata dal desiderio di rivivere quella
tranche di entusiasmo giovanile che
mi aveva fatto esperire il mondo delle recensioni critiche e la vita di
redazione (ai tempi mi occupavo di
critica d’arte), ripercorro quest’area
urbana nell’intenzione di assaporare
le emozioni di un tempo rivissute
con l’atteggiamento di oggi. Via
Androne ed ecco la Via Ughetti.
Ricordo che il professore Santi Correnti mi aveva fatto cenno ad un
medico filantropo vissuto alla fine
del secolo XIX e che si prodigò
energicamente nella cura all’epidemia di colera. Ma ecco che all’improvviso compare sul mio percorso
un uomo di circa cinquant’anni.
Indossa un lungo camice bianco
come quello che i medici dei primi
anni del novecento solevano portare.
Procede a passo lento, mi guarda e
mi invita ad avvicinarmi alla sua persona, poi così si esprime: <<Amabile signora, desidera che io le rinnovelli il flagello che vessò la città
di Catania nel secolo XIX?>>.
Osservo quell’insolito personaggio
in maniera meravigliata, non proferisco parola, perché penso di avere di
fronte a me uno psicopatico, quindi
tento di allontanarmi, quando lui
immediatamente: <<La prego non
fugga, non sono quello che lei pensa, il mio nome è Gian Battista
Ughetti e al secolo fui medico e
scrittore>>.
Sono esterrefatta. Sto parlando con
un fantasma? Lei è il medico vissuto
sul finire dell’ottocento al quale questa strada è dedicata?
<<Mi ascolti: la città di Catania
non ha subito solo cataclismi generati da eruzioni laviche e terremoti. Il tempo in cui vissi fu vessato
anche da epidemie mortali come il
colera per esempio>>.
Verissimo! Per esempio l’epidemia
del 1837 durante la quale emerse l’opera di carità del Cardinale Giuseppe
(continua da pag. 1)
CONSENSO...
in equità’ esige decisioni, programmi, meccanismi e processi specificamente orientati a una migliore distribuzione delle entrate” e poi ancora: “Il sistema economico attuale
produce nuovi tipi di esclusione
sociale, che rendono spesso i poveri
invisibili agli occhi della società. La
cultura dominante e i mezzi di comunicazione
contribuiscono
ad
aggravare questa invisibilità”.
Nei paragrafi 57 e 58 si approfondisce il tema della preparazione al
matrimonio che “non può ridursi
ad una tradizione culturale o a una
semplice convenzione giuridica:
(…) Sia migliorata la catechesi prematrimoniale - talvolta povera di
contenuti - che è parte integrante
della pastorale ordinaria”. Così
pure è chiara la denuncia contro l’ideologia gender e sollecita una presa di posizione quasi “obiezione di
coscienza” da parte degli educatori:
“Nel cambiamento culturale in atto
spesso vengono presentati modelli
in contrasto con la visione cristiana
della famiglia. La sessualità è spesso svincolata da un progetto di
amore autentico. In alcuni Paesi
vengono perfino imposti dall’autorità pubblica progetti formativi
che presentano contenuti in contrasto con la visione umana e cristiana: rispetto ad essi vanno affermati con decisione la libertà della
Chiesa di insegnare la propria dottrina e il diritto all’obiezione di
coscienza da parte degli educatori”.
Queste sono le cose che dovrebbero
scrivere i giornali che, invece, fanno
solo titoli come: “Ostie ai divorziati,
cade il divieto”, oppure “Nulla
ostie!”.
In riferimento alla comunione ai
divorziati, constando come spesso le
chiese sono vuote e la pratica sacramentale è poco frequentata, vien da
chiedersi: quanti sono i divorziati
risposati che desiderano veramente
vivere secondo il Vangelo?
“Il discernimento caso da caso”
appare una saggia proposta,
soluzione di compromesso alla controversa questione che ha monopolizzato le discussioni, ma è bene ribadire che il sesto e nono comandamento “Non commettere adulterio”
e “Non desiderare la donna altrui”
sono norme incise nel cuore dell’uomo che afferiscono alla sfera dell’azione e delle intenzioni e non
sono soggette a cambiamenti. Solo
così si difende l’uomo e le legge di
Dio e non le idee dei conservatori o
degli innovatori, o peggio, le mode
dei tempi.
La proclamata “laicità” e i segni di
“progresso e sviluppo civile” che
passa attraverso certe innovazioni e
reclamati riconoscimenti, svalutano,
di fatto, la dignità della donna, il
ruolo della famiglia e della vita
umana.
“Consenso, discernimento e integrazione” costituiscono le parole
chiave del XIV Sinodo dei Vescovi,
come si legge nella relazione finale,
e adesso si aprono nuovi orizzonti
nella Chiesa che spalanca le sue porte alla misericordia, all’accoglienza,
al dialogo, ai bisogni dell’uomo, ma
il rischio di eguagliare le due “R”:
“rispetto = relativismo”, rimane
dietro l’angolo.
Il “sì” alla famiglia, realtà fondamentale della società umana, è il
segno del cammino della Chiesa
sinodale, che nel Papa ha la guida e
il Pastore.
Il “Tu es Petrus” non è solo un ver-
Q
radici è stato da sempre il monito e
lo stile della Chiesa che ha rinforzato la Tradizione con il patrimonio
del Magistero.
“Guardare il presente con gli occhi
del passato, interpretare il presente
alla luce del Vangelo” è stata un’espressione famosa di Luigi Gedda,
più volte ripetuta nel progettare
l’impegno dell’Azione Cattolica,
dei Comitati civici, della “Società
Operaia del Getsemani” della GIAD
(Gioventù Italiana Anno Duemila) e
solo la luce del Vangelo diventa
direzione da seguire e non le mode,
le ideologie, le azioni che si ripetono per consuetudine e che diventano
legge e norma comune, sol perché
“fanno tutti così”, provocando inerte rassegnazione e dannosa assuefazione.
Entrando nel cuore della relazione
post sinodale e girando la pagina
che i giornalisti hanno ingrandito, si
ritrovano alcuni passaggi che costituiscono un vero monito sociale e
politico e ci sono parole che inchiodano i governi alle loro responsabilità terrene ed eterne verso la famiglia.
Nei paragrafi 14 e 15 si legge un
deciso richiamo per una vera politica della famiglia e del lavoro: Le
famiglie soffrono in modo particolare i problemi che riguardano il
lavoro. Le possibilità per i giovani
sono poche e l’offerta di lavoro è
molto selettiva e precaria. Le giornate lavorative sono lunghe e spesso appesantite da lunghi tempi di
trasferta. Questo non aiuta i familiari a ritrovarsi tra loro e con i figli,
in modo da alimentare quotidianamente le loro relazioni. La ‘crescita
setto del graduale solennemente
cantato durante i pontificali nella
splendida basilica di San Pietro, ma
è parola di vangelo e di verità.
sempre e comunque all’ebollizione
a 100 gradi.
L’epidemia uccise un migliaio di
persone, meno di quella del periodo precedente che aveva mietuto
6000 vittime, durò tutta l’estate,
poi cessò>>.
Una sorta di apocalisse quindi si
abbatté su Catania?
<<E non è stata l’unica! Pensi che
nel 1884 un ciclone sconquassò i
quartieri del Borgo di Cibali e di
Ognina; se i catanesi erano riusciti a convivere col morbo, con la
furia del vento e dell’acqua non ci
furono rimedi. A tal proposito le
riporto un testimonianza scritta:
“Borgo, Cibali, Ognina, ecco i sobborghi più belli d’Italia. Eccoli
naviganti in un tepor di sole, palpitanti sotto il sorriso dell’aere, col
loro cielo azzurro e coi mille mormorii che dalla città salgono indistinti… Tutto è sorriso luce e amore. Ma che è quella striscia scura
che si mostra laggiù nell’orizzonte? Perché al suo appressarsi gli
uccelli finiscono il loro canto e fuggono spaventati? Il flagello si avvicina spaventoso. In un batter di
ciglio un urlio si spande dappertutto…le bianche casine piegano
la testa graziosa, gli alberi si rompono, i fiori si accasciano sotto una
grandine fitta e grossa che sembra
una pioggia di meteoriti. Tutto è
rovina…”.
®
Stefania Bonifacio
Benedetto Dusmet che visitò personalmente gli ammalati confortandoli, sostentandoli e tante volte compose con le proprie mani i cadaveri
abbandonati!
<<Lei è ben documentata! Ma cinquant’anni dopo scoppiò un’ulteriore epidemia e progressi in
ambito terapeutico se ne erano fatti ben pochi. Correva l’anno 1887
e la civica amministrazione tentò
di informare il popolino sulla
natura sconosciuta del colera e sui
modi per prevenirlo e combatterlo. Così pubblicai un opuscolo distribuito gratuitamente tra quella
gentucola, ma figuriamoci… quelle persone non sapevano mettere
la loro firma, quindi a leggere il
manuale preventivo manco a parlarne!>>
E allora cosa fece?
<<Parlai direttamente alla gente,
in maniera semplice spiegando
loro col linguaggio popolare quello
che avrebbero dovuto fare: ricoverare gli ammalati nei lazzaretti
per evitare il contagio, adoperare
disinfettanti e medicine all’insorgenza del male, evitare di bere
acqua da pozzi sospetti e ricorrere
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Prospettive - 1 novembre 2015
PRIMOPIANO
Il Sacrario dei Caduti delle due grandi guerre nella monumentale chiesa di San Nicola l’Arena di Catania
UNA DEGNA DIMORA
per i figli caduti in battaglia
cento anni dall’inizio
della prima guerra
mondiale e a settant’anni dalla fine
della seconda guerra, mi pare giusto
ricordare quanti sono sepolti nel
Sacrario della chiesa di San Nicola
l’Arena. Alla fine della prima guerra
mondiale, i 680.000 Soldati italiani
caduti nei vari fronti, riposavano nei
tanti Sacrari monumentali sparsi sui
campi di battaglia, per le valli e le
montagne di Oslavia, Asiago, Montello, Casteldante, Pocol, Fagarè,
Caporetto, Schio, Monte Grappa,
Monte Pasubio, Monte Cimone, Passo di Resia, Passo Stelvio, Passo
Tonale, Sondrio, San Candido e
Redipuglia. In quest’ultimo, con i
100.000 soldati caduti, è sepolta l’unica donna, la Crocerossina Margherita Kaiser Parodi Orlando, morta l’1
dicembre 1918 a soli 21 anni. Altri
caduti furono sepolti nei cimiteri
militari di Asiero, Pian di Salesei,
Santo Stefano di Cadore di Aquileia,
dove Maria Bergamas, madre del
volontario Antonio - caduto in combattimento senza che il suo corpo
fosse mai ritrovato - il 26 ottobre
1921, all’interno della basilica scelse
il corpo di un soldato, tra undici altre
salme di caduti, non identificabili,
raccolti in diverse aree del fronte, per
essere inumata nell’Altare della
Patria, al Vittoriano di Roma il 4
novembre 1921. Altri ancora erano
A
stati sepolti nei Sacrari dei Templi di
Bassano del Grappa, Belluno, Bezzecca, Feltre, Fiume, Timau, Trento,
Treviso e Udine. Poi, per volontà dei
congiunti, cominciò lentamente il
ritorno di un certo numero di caduti
nella terra natale. Così tutte le città
d’Italia fecero il proposito di dare
una degna sepoltura ai propri figli
caduti per la Patria. Anche la nostra
città, il cui contributo di sangue era
stato di oltre 2.300 soldati caduti,
alcune migliaia di feriti e diversi
centinaia di dispersi, sentì il bisogno
di accogliere i suoi figli in un luogo
degno. In un primo tempo le salme
vennero tumulate nelle cappelle delle diverse confraternite che erano
presenti nel cimitero di Catania. Successivamente, l’Associazione Provinciale delle Famiglie dei Caduti in
Guerra si assunse il difficile compito di dare ad essi una degna sepoltura in un Sacrario. In un primo
momento – come scrisse l’Ufficiale
Medico Franco Benanti: Il Sacrario
dei Caduti in guerra nel Tempio di
San Nicolò dell’Abbazia Benedettina
del 1975 – si pensò di utilizzare la
Cappella che l’Associazione Dante
Alighieri aveva cominciato a costruire nel cimitero di Catania per i combattenti deceduti in ospedale, ma la
struttura fu subito giudicata insufficiente ad accogliere i caduti già tornati, senza tenere conto degli ulterio-
ri arrivi previsti a breve scadenza.
Altre soluzioni non andarono a buon
fine. Di fronte ai tanti problemi già
cominciava a insinuarsi negli animi
lo scoraggiamento, soprattutto dei
reduci che avevano vissuto nella sofferenza e nel dramma la guerra, definita “inutile strage” dal sommo pontefice Benedetto XV, l’1 agosto
1917. A questo punto avanzò una
proposta un reduce della Grande
Guerra, l’avv. Vito Pavone (+1975),
Magie Barocche Angel Trumpets
a sera di giovedì 22 nella chiesa ex abbaziale
cassinese San Nicola l’Arena -in collaborazione con il V Festival internazionale del Val di Noto “Magie
Barocche” diretto dal musicologo
prof. Antonio Marcellino e promosso per valorizzare i pregevoli monumenti delle città tardo-barocche del
distretto sudorientale siculo dichiarati dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità- si è tenuto il concerto, ad
ingresso libero, Angel trumpets,
“duetti di trombe angeliche” con
musiche di Antonio Vivaldi (concerto in do maggiore per due trombe e
basso continuo RV 537 e il concerto
in fa maggiore per solo organo), di
George Friedrich Handel (Suite dalla Watermusic per due trombe e basso continuo; Eternal scorce of light
L
divine, prima delle sette strofe della
cantata profana per il compleanno
della regina Anna Stuart; Suite in fa
maggiore per solo organo HWV
427; Let the bright Seraphim estratta
dalla fine dell’atto III dell’oratorio
Samson) e di Giuseppe Gonelli (salmo 126 Nisi Dominus “canto solo
con organo che scherza”) eseguite
dal prestigioso gruppo Ensemble
Pian & Forte composto dai maestri
musicisti Gabriele Casone e Matteo
Frigé alle trombe naturali, Antonio
Frigé all’organo e dalla cantante
Alessandra Gardini, soprano.
L’Ensemble, uno dei gruppi italiani
più ricercati nell’ambito della musica antica, ha saputo dare corpo sonoro alle voci delle trombe e del
magnifico organo di Donato del Piano, che nell’epoca barocca aspirava-
no ad imitare il timbro della voce
umana.
Al saluto iniziale il rettore del monumentale tempio monastico benedettino, mons. Gaetano Zito, Vicario episcopale per la cultura, ha ribadito
l’opportunità di iniziative culturali di
alto livello, come il ciclo di concerti
avviati il 14 settembre scorso, festa
dell’Esaltazione della Croce in coincidenza con il ricordo della ricorrenza del Santo Chiodo, eletto patrono
secondario di Catania nell’aprile
166. “Iniziative che”, ha sottolineato
il prof. Zito, “fatto salvo il valore
della chiesa come chiesa e non come
sala multifunzionale, permettono
incontri e opportunità di riflessione
che aiutino a recuperare la dimensione spirituale personale e contribuiscano ad infonderci serenità d’animo
e anelito verso una dimensione di
vita armonica, nel rapporto con se
stessi, con Dio e con gli altri”.
Il rettore ha quindi ricordato che il
prossimo appuntamento sarà per giovedì 5 novembre, memoria regionale
di Tutti i Santi delle Chiese di Sicilia, con il prestigioso Coro della
Venerabile Cappella Giulia della
Basilica Papale San Pietro in Vaticano. Mercoledì 16 dicembre, primo
giorno della Novena di Natale nel
cuore del tempo liturgico d’Avvento,
si terrà il concerto della storica Cappella della Pietà dei Turchini di
Napoli.
A.B.
decorato sul campo di Medaglia
d’Argento al Valor Militare il 12
ottobre 1918 sul fronte francese di
Fort de Montberault, che mai aveva
dimenticato chi era morto in guerra
vicino o lontano da lui. Nel ricordo
di questi giovani compagni d’armi che rimasero uniti nel suo cuore con
i due simboli che per i vivi e per i
morti in guerra sono sacri, la Croce
di Cristo e il Tricolore - fece il giuramento di dare una degna sepoltura ai
caduti catanesi. Così, nella prima
decade di ottobre del 1924, ne parlò
con padre Alfio La Rosa (18531925), Rettore della chiesa di San
Nicola l’Arena, che gli propose di
far tumulare le salme dei caduti nella cripta, situata sotto l’altare maggiore dove venivano sepolti gli abati
e i monaci benedettini. Ma dopo le
diverse difficoltà rappresentate dall’apprezzata proposta di padre La
Rosa e dagli altri progetti presentati,
tra cui quello di inumare le salme
nelle pareti delle navate, si pensò di
erigere l’attuale Sacrario a nord della sacrestia, in modo da essere distinto “dalla chiesa, ma unito ad essa”. Il
7 dicembre 1924 venne costituito in
una assemblea tenuta nel foyer del
Teatro Massimo Bellini il Comitato
Esecutivo per l’erigendo Sacrario
dei Caduti nel Tempio dei Benedettini, che elesse a presidente l’avv. Vito
Pavone. Il neo presidente innanzi tutto propose di restaurare la chiesa, di
ricordare in un lapidario in marmo i
nomi dei 2.300 Caduti catanesi e di
dare onorata sepoltura alle salme dei
caduti tornate nella città di sant’Agata e del beato card. Dusmet (+4 aprile 1894), quell’angelo della carità,
che tanti di quei caduti avevano
conosciuto e incontrato. Con la raccolta di 579.000 lire poterono avere
inizio i lavori di restauro della chiesa
e l’incisione dei nomi dei caduti della nostra provincia nelle 33 lapidi di
marmo. Sulla lanterna della cupola
venne collocato un grande faro a
luce tricolore, donato dall’ing. Francesco Fusco, direttore della Società
Elettrica Catanese. Durante i recenti
restauri della cupola, il faro è stato
smontato ed attualmente è esposto
nella navata destra della grande chiesa. Il 4 novembre 1926
avvenne la prima traslazione
di 96 salme di caduti della
Grande Guerra, che furono
accolte dalle massime autorità
civili, militari e religiose, tra i
quali l’Arcivescovo card. Giuseppe Francica Nava (+7
dicembre 1928), e da una
immensa folla, come scrissero
le cronache del tempo, mentre
le salve di artiglieria e il lento
rintocco delle campane rendevano l’estremo saluto a questi
figli di Catania che venivano
inumati nel Sacrario. Quello
che sembrava un sogno di Vito
Pavone, ora era realtà. L’opera, ormai terminata, il 4 maggio 1930 venne consegnata
alla città alla presenza del “Re
Soldato”, Vittorio Emanuele
III. In questa occasione, il
grande organo a 5 tastiere di Donato
del Piano (1704-1785) - già restaurato e collaudato da Ulisse Matthey
(1876 – 1947), primo organista della
Basilica della Santa Casa a Loreto, e
dall’insigne compositore catanese
M° Sac. Salvatore Nicolosi Sciuto
(1885-1977) - fece risentire la sua
voce, provocando la commozione di
tutti i presenti ed evocando nel loro
cuore i più alti sentimenti di amor di
Patria. Il 27 ottobre 1937, mons.
Lorenzo Perosi - che venne a Catania
per dirigere un concerto di sue composizioni nella chiesa di San Nicola
l’Arena - volle visitare il Sacrario e
pregare per i nostri caduti. Il sogno
del Ten. Col. Vito Pavone, che fu
anche combattente nel secondo conflitto mondiale, era ormai una realtà.
Egli così esprime la sua gioia in un
articolo pubblicato dal quotidiano di
Catania, Il Giornale dell’Isola:
<<Anche a Catania l’Ara della Patria
è sorta. Più alta e ambita dimora
Catania non avrebbe potuto dare ai
suoi figli prediletti, che cadendo sui
campi di battaglia la circonfusero di
maggiore gloria. La chiesa di S.
Nicola l’Arena dei Benedettini,
grande di mole e ricca di capolavori
d’arte, accoglie ora le salme dei
nostri gloriosi Caduti e ricorda con
lapidi di marmo, attaccate nei grandi
pilastri, i nomi di altri 2.300 Eroi
catanesi. Questi, ingigantiti nello
spazio, consacrati nel tempo mille
volte più amati, sono il simbolo più
puro, più alto, più bello del dovere,
sono la corazza dell’Italia nostra,
sono la fiamma più ardente che irradia per i secoli il nuovo sentiero della nuova Italia di Vittorio Veneto>>.
Dal 27 agosto 1972 riposano nel
Sacrario - che oggi ha urgente bisogno di restauri - le 900 salme di soldati italiani senza nome, che si sono
sacrificati durante la resistenza ad
oltranza nella battaglia del Simeto
(Operazione Fustian), avvenuta tra il
14 e il 22 luglio 1943, i quali,
insieme ai108 Caduti nei diversi
fronti della seconda guerra mondiale, attendono l’ultima risurrezione.
Diac. Sebastiano Mangano
6
Prospettive - 1 novembre 2015
Dal Seminario passo dopo passo al presbiterio diocesano
omini che hanno accolto una chiamata, un
invito ad essere intimi a Dio il quale,
nella Sua magnanimità, non esita ad
elargire doni, segni della fedeltà ad
un’alleanza che si rinnova, che elevano l’anima e lo spirito “obbligandoli” alla santità.
Quale modo migliore per iniziare un
nuovo anno di vita nella famiglia del
seminario se non quello di condividere l’abbondanza dell’Amore di
Dio con Antonino Carbonaro, Carlo
Palazzolo e Ivan Garofalo, nel giorno della memoria dei Santi Angeli
Custodi, nel quale sono stati chiamati a immergersi e contemplare i
misteri dell’Ordine Sacro al quale
sono stati ammessi.
In questo giorno abbiamo altresì
ricordato con gioia il XXIII° anniversario di ordinazione episcopale
del nostro Arcivescovo, Mons. Salvatore Gristina che, in maniera
U
Dio rinnova la sua alleanza
elargendo doni
paterna ha incoraggiato i candidati
alla costanza e alla serietà nella preghiera e nel discernimento. Questi
ultimi, pronunciando il loro “Eccomi” davanti all’assemblea riunita
attorno al suo pastore, hanno manifestato il desiderio di voler continuare
la loro formazione spirituale, umana,
intellettuale e pastorale impegnandosi, sotto la costante e attenta guida
dei superiori del nostro seminario, a
discernere la volontà di Dio.
Ma non è tutto! Il mese di Ottobre
infatti è stato un tempo favorevole
alla Grazia Divina poiché alcuni
nostri fratelli che si preparano al
ministero presbiterale e al ministero
del diaconato permanente sono stati
istituiti lettori e accoliti. Il primo
Giovanni Raciti che, giovedì 22
Ottobre nel silenzio della comunità
dei padri Passionisti di Mascalucia
riceve il ministero del lettorato, dove
il raccoglimento, la sobrietà della
celebrazione e la partecipazione dei
suoi familiari e amici hanno caratterizzato questo momento che certamente sarà stato occasione per Giovanni per sperimentare ancora più
intimamente l’amicizia con Dio.
Un ultimo evento, in questo mese
denso della presenza operante di
Dio, l’abbiamo vissuto venerdì 23
Incontro con i direttori Migrantes di Catania e Messina
Promuovere l’accoglienza e l’integrazione
nterrogare la comunità
parrocchiale sul valore
dell’accoglienza domestica ai
migranti sull’esempio di Papa Francesco. Promuovere l’integrazione tra
differenti culture oltre stereotipi e
false verità sull’immigrazione. Se ne
è parlato al Santuario San Francesco d’Assisi all’Immacolata di Catania nell’ambito dell’incontro
sul tema: “Ero forestiero
e mi avete ospitato”,
promosso dall’Ordine
Francescano Secolare
in collaborazione con la
Consulta per le Aggregazioni Laicali della
Diocesi etnea. Relatori:
don Piero Galvano,
Direttore Caritas Diocesana, don Giuseppe
Cannizzo,
Direttore
Ufficio Migrantes di
Catania e don Santino
Tornesi, Direttore Ufficio Migrantes
di Messina. Presente il parroco,
padre Mario Gaudio, il ministro
dell’OFS dell’Immacolata, Gaetano
Fassari, il segretario della Consulta
per le aggregazioni laicali della Diocesi, Salvatore Casabianca e numerosi rappresentanti dell’Ordine Francescano Secolare di Catania, volontari Caritas e diverse associazioni di
volontariato.
Don Piero Galvano con molta schiettezza proponendo una riflessione
pastorale sull’immigrazione ha invitato i presenti a non “dimenticare
che sono stati gli Europei e gli Americani a destabilizzare l’Iraq in
Medio Oriente e la Libia nel nord
Africa, giustificando ufficialmente
l’azione militare in nome della
democrazia. Interventi che hanno
provocato risultati disastrosi, drammatici: guerre e conseguenti immigrazioni verso l’Europa”. Poi, il
direttore della Caritas Diocesana, ha
posto l’accento sul problema della
“prima accoglienza” ai migranti che
sbarcano a Catania affrontando il
dramma dei minori stranieri non
accompagnati e ribadendo l’invito
del Santo Padre a farsi prossimo dei
I
più bisognosi. Sollecitazione estesa
alle parrocchie, intese come Comunità dei credenti che devono interrogarsi sulla possibilità di accoglienza,
da parte delle famiglie, sia di profughi che di persone senza fissa dimora. Quest’ultimo aspetto di particolare importanza vista l’emergenza abi-
tativa in città. “A riguardo - ha sottolineato il direttore Caritas - ci stiamo adoperando nella ricerca di
locali da adibire a dormitori per
uomini soli o separati, visto che
per donne sole con minori a carico
sono già attivi in Caritas tre Gruppi Appartamento”.
Dalla prima accoglienza all’integrazione attraverso la fede ne ha parlato
il direttore dell’Ufficio Migrantes di
Catania, il diacono Cannizzo, ricordando il culto cristiano delle comunità di immigrati dello Sri Lanka
verso Sant’Agata, Patrona cittadina. Una venerazione che affonda le
proprie radici nella storia della cultura e della tradizione cattolica srilankese, risalente al primo decennio del
novecento e che ogni prima domenica di ottobre richiama in Cattedrale
centinaia di fedeli provenienti da tutta la Sicilia. Devozione che a partire
dagli anni 80, con l’arrivo della prima colonia di srilankesi a Catania,
ha permesso all’intera comunità di
essere riconosciuta come esempio di
integrazione positiva al pari di quella mauriziana. Tra le esperienze
pastorali il direttore della Migrantes
etnea ha esposto anche quella del
progetto ‘Amalipè’ (amicizia in lingua rom) svolto nel triennio 2011-13
a sostegno dell’inclusione sociale e
scolastica dei bambini Rom di Catania in collaborazione con la Caritas
Diocesana.
Il direttore dell’Ufficio Migrantes di
Messina, Santino Tornesi, invece, ha
esposto i numeri relativi
al recente fenomeno
migratorio, alla luce di
dati pubblicati dal Rapporto sulla Protezione
Internazionale in Italia
2015. Si stima che sono
circa
59.500.000
i
migranti forzati nel
mondo,
di
questi
8.000.000 nel solo 2014.
19.500.000 i rifugiati
fuori dal loro paese di
origine, di cui l’86%
(12.400.000) sono accolti dai paesi in via di sviluppo: Turchia, Pakistan,
Libano e Iran ospitano il 36% del
totale dei rifugiati, ovvero 5.200.000
persone. Meno del 10% dei rifugiati,
di contro, arriva in Europa, e di questi meno del 3% arriva in Italia,
ovvero meno del 3 per mille del totale. E fino al 31 agosto 2015, sono
giunti in Italia circa 115.500 migranti, in maggioranza eritrei, nigeriani,
somali, sudanesi, siriani. Infine, il
diacono Tornesi ha ribadito la linea
già esposta dalla Fondazione
Migrantes, ovvero quella di un’accoglienza diffusa tra tutti gli 8000
Comuni italiani. Vale a dire, ridistribuire i migranti in transito in Italia in almeno la metà dei comuni: per
un’accoglienza più gestibile e senza
spreco di risorse. Evitando che si
parli a sproposito di ‘invasione’.
L’incontro ha voluto ricordare lo
‘Spirito di Assisi’, momento di preghiera per la pace tra leaders di
diverse religioni voluto nel 1986 da
S. Giovanni Paolo II, del quale quest’anno ricorre il 29° anniversario.
Per questo motivo, come gesto concreto di solidarietà, durante la serata
sono stati raccolti 55 litri di olio
extra-vergine di oliva da destinare
alla Caritas Diocesana per le esigen-
ze della mensa dell’Help Center.
Altro segno importante sarà il pranzo per i poveri che si svolgerà all’interno del Santuario San Francesco
d’Assisi all’Immacolata il prossimo
22 novembre in occasione della
memoria di Santa Elisabetta d’Ungheria, patrona dell’Ordine Francescano Secolare. Il congedo finale è
stato dato da Alfio Pagliaresi, dell’Ordine Francescano Secolare,
volontario Caritas, che ha ricordato
il compianto Pippo Maccarrone,
nome storico del volontariato catanese, scomparso qualche giorno fa, il
cui ricordo è ancora vivo nei volontari che lo hanno conosciuto.
®
nella Basilica Cattedrale di Catania,
dove il nostro Arcivescovo ha istituito lettori i seminaristi Andrea Pellegrino, Antonio Sanfilippo Frittola,
Cristiano Calì, Filippo M. Rapisarda,
Gabriele Serafica, Giosuè Messina e
Ivan Incognito. Con loro, anche due
alunni della scuola del diaconato
permanente. Invece, Francesco Abate, Francesco Nicolosi, Matteo
Minissale, Pietro Belluso (Missione
Chiesa-Mondo), Ugo Rapicavoli e
altri cinque alunni della scuola del
diaconato permanente sono stati istituiti accoliti.
È tutta la Chiesa insieme alla comunione dei Santi, che in queste occasioni si esprime ed esulta intorno alla
mensa eucaristica che è fonte e culmine della vita dei fedeli, elevando
preghiere all’Onnipotente perché
continui a chiamare uomini a servizio di uomini e renda santi coloro
che ha già chiamato a seguirlo nella
totale dedizione a Lui.
Biagio Cordella
Seminarista secondo anno
7
Prospettive - 1 novembre 2015
DIOCESI
Ufficio per la Pastorale della Famiglia e Istituto “Maddalena di Canossa” di Catania
uesta scuola ha
un’anima. Giorno
dopo giorno, entra a far parte della vita
di noi famiglie e ne diventa un tutt’uno.
Se mi chiedessero di indicare delle
parole-chiave per descriverla direi:
serenità, amici, riflessione e preghiera,
gioia e risate». È il pensiero della mamma di uno degli oltre centoventi piccoli
alunni che frequentano la scuola paritaria dell’Infanzia e Primaria “Maddalena di Canossa” di Catania.
Assieme a suo figlio e al marito ha preso parte l’11 ottobre scorso alla giornata organizzata dall’Istituto gestito dalle
suore canossiane per suggellare l’inizio
dell’anno scolastico 2015/2016. Una
giornata di festa andata ben oltre la consueta celebrazione eucaristica che ogni
anno segna l’inizio ufficiale delle
lezioni. Proprio nelle settimane del
Sinodo sulla famiglia, voluto da Papa
Francesco, genitori e insegnanti della
scuola catanese si sono confrontati su
un tema di primaria importanza: “La
bellezza dello stare assieme come
Famiglia”. Un momento di grande
partecipazione e condivisione, rimasto
nel cuore di chi vi ha partecipato. E
sono stati in tanti. Tutti, alla fine della
giornata, riconoscenti nei confronti
degli insegnanti e delle Suore Canossiane per quanto era stato organizzato.
«Vi ringraziamo – è stato il coro
unanime dei genitori – per averci dato
l’opportunità di trascorrere una
domenica con la gioia di sentirci membri di una grande famiglia, di condividere insieme la preghiera, il gioco, il
pasto e anche una piccola parte dei nostri pensieri». La giornata ha preso il via
ben prima dell’appuntamento, per la
Messa di mezzogiorno. Infatti, già due
ore prima gli animatori avevano creato
nel cortile il clima di festa. La celebrazione eucaristica ha poi dato inizio a
questa giornata: si è svolta nella cappella dell’Istituto ed è stata presieduta
«Q
amo bene nella famiglia,
gli egoismi restano piccoli;
ma quando non si vive una
vita di famiglia, si generano
quelle personalità che possiamo definire così: “Io,
me, mi, con me, per me”,
totalmente centrate su sé
stesse, che ignorano la solidarietà, la fraternità, il
lavoro in comune, l’amore, la discussione tra fratelli. Lo ignorano. Nonostante le molte difficoltà che affliggono
oggi le nostre famiglie nel mondo, non
dimentichiamoci, per favore, di questo:
le famiglie non sono un problema, sono
prima di tutto un’opportunità. Un’opportunità che dobbiamo curare, proteggere e accompagnare». «Dopo
questa giornata – ha aggiunto Marcello
Greco - mi sento stanco ma sicuramente
soddisfatto. Soddisfatto per la presenza
numerosa delle famiglie, soddisfatto
per aver visto il sorriso sui volti di figli
e genitori. Ecco perché con tutta la
comunità educante vorrei ringraziare
tutti i presenti e allargare l’invito per i
prossimi incontri a coloro che, per
impegno o altro, non sono stati tra noi».
Anche la comunità canossiana che
opera a tempo pieno a servizio delle
famiglie condivide questa gioia;
Madre Filomena Rispoli, superiora
della comunità, a sostegno ed integrazione di tali eventi, ha proposto
l’avvio di una nuova attività: formare
gli ex alunni in un corso per animatori.
Padre Salvo Bucolo ha preso la palla al
balzo proponendo il corso di “Animatema”, già attivo in qualche parrocchia della Diocesi di Catania. In coro
gli ex alunni-animatori presenti alla
giornata hanno accettato l’invito con
entusiasmo. Il cantiere è aperto, si
lavora a tempo pieno, e c’è spazio per
tutti!
La Bellezza dello stare
insieme come Famiglia
da don Salvo Bucolo, responsabile dell’Ufficio di Pastorale Familiare della
Diocesi di Catania, insieme a don
Francesco Aleo, cappellano della
comunità canossiana. Durante l’omelia
p. Salvo si è rivolto soprattutto ai bambini, con parole chiare, semplici e
dirette, a partire dal Vangelo del giorno.
Al termine, gli alunni si sono esibiti in
due canti sulla famiglia. Dopo la celebrazione eucaristica tutti i presenti si
sono spostati nel cortile interno, dove
hanno gustato le varie pietanze
preparate dagli stessi genitori, un modo
per condividere il senso dell’essere
famiglia. Subito dopo, grazie alla presenza di una nutrita squadra di animatori, una decina di ex alunni della scuola guidati da Francesco Patanè, genitori
e figli si sono cimentati nelle più svari-
ate attività ludiche. Dai più tranquilli
giochi da tavolo (come dama, shanghai,
carte e puzzle) a movimentate e divertenti prove di abilità, come corsa nei
sacchi, campana, percorsi, cerchi,
canestri e, per i più grandi, il calcio, che
ha visto sfidarsi due squadre formate
una dai genitori, l’altra dai figli. Per i più
piccoli, invece, sono stati preparati
grandi tavoli con carta pacchi bianca
per realizzare ciascuno l’immagine
della propria famiglia. L’intensa e significativa esperienza si è conclusa con
un momento di riflessione comune
guidato da padre Bucolo sul tema della
giornata. I genitori, vinte le iniziali e
comprensibili timidezze, si sono lasciati andare raccontando agli altri il loro
essere famiglia, dalle piccole problematiche quotidiane ai momenti più diffi-
cili da superare durante il percorso di
crescita dei loro figli. Al termine, padre
Bucolo ha rivolto un saluto a tutti i
partecipanti che hanno dimostrato gratitudine nei suoi confronti, invitandolo a
partecipare a futuri incontri. «È stata
una giornata in piena sintonia con il Sinodo sulla Famiglia che ha visto protagonisti suore, insegnanti, genitori e
figli»: queste le parole del coordinatore
delle Attività Didattiche della scuola
Primaria, Marcello Greco. «Una giornata – ha proseguito - all’insegna dei
giochi tra genitori e figli. Una giornata
per discutere su un argomento attualissimo che ci vede impegnati nel crescere
assieme in famiglia». Proprio per
questo motivo vorrei riprendere e sottolineare le parole del Santo Padre:
«Senza famiglia, senza il calore di casa,
la vita diventa vuota, cominciano a
mancare le reti che ci sostengono nelle
difficoltà, le reti che ci alimentano nella vita quotidiana e motivano la lotta per
la prosperità. La famiglia ci salva da due
fenomeni attuali, due cose che succedono al giorno d’oggi: la frammentazione, cioè la divisione, e la massificazione. In entrambi i casi, le persone si
trasformano in individui isolati, facili da
manipolare e governare. E allora troviamo nel mondo società divise, rotte,
separate o altamente massificate con
conseguente rottura dei legami familiari. La famiglia è scuola di umanità,
scuola che insegna a mettere il cuore
nelle necessità degli altri, ad essere
attenti alla vita degli altri. Quando vivi-
Marcello Greco
Apertura dell’anno pastorale della Confederazione diocesana delle Confraternite
Le cinque vie di umanizzazione nell’Anno della Misericordia
i è svolta presso il
Museo Diocesano la
manifestazione di apertura dell’anno
pastorale della Confederazione diocesana delle Confraternite e, sulla
scia delle indicazioni pastorali dell’Arcivescovo, le Confraternite
intendono concretizzare le cinque
vie di umanizzazione nel contesto
dell’Anno giubilare della Misericordia.
Il programma delle attività culturali
S
e formative prevede, infatti, una puntuale coniugazione dei verbi: “Uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare” attraverso un concreto
agire da cristiani e veri testimoni del
Vangelo.
Nell’intervento inaugurale la presidente Pina Fazzio ha evidenziato
come “il patrimonio di fede e di
<<<<<< spiritualità che è presente
nella religiosità popolare, nelle
feste, nei luoghi particolari di culto
necessita di un’adeguata evangelizzazione, divenendo così momento
efficace di trasmissione di fede”,
come ha detto Papa Francesco.
Nell’epoca dei social network e dell’individualismo, del modernismo
che riduce la religiosità a sfera intimistica e privata, le Confraternite
Confederate dell’Arcidiocesi di
Catania, vogliono guardare concretamente ad Agata Vergine e Martire
come modello di vita e di santità.
Notizie in breve dal 2 all’8 novembre
Dall’Agenda dell’Arcivescovo
Lunedì 2
• Ore 9.00 Catania, Chiesa S.
Nicola: celebra la S. Messa.
• Ore 10.30 Catania, Cimitero:
celebra la S. Messa.
Martedì 3
• Ore 9.30 Catania, Seminario:
prende parte alla Settimana di
aggiornamento teologico-pastorale del Clero.
• Ore 17.30 Catania, Istituto di
Scienze Religiose S. Luca: celebra la S. Messa ad apertura dell’anno accademico.
• Ore 20.00 Catania, Basilica Cattedrale: assiste ad un concerto.
Mercoledì 4
• Ore 9.30 Catania, Seminario:
prende parte alla Settimana di
Aggiornamento teologico-pastorale del Clero.
• Ore 18.00 Catania, Monastero S.
Giuseppe (Monache Clarisse):
celebra la S. Messa.
• Ore 19.00 Catania, Palazzo S.
Giuliano: inaugura una Mostra
dedicata a Don Giussani.
• Ore 19.30 Catania, Chiesa della
Badia S. Agata: presiede la
Veglia di Santificazione Universale.
Giovedì 5
• Ore 9.30 Catania, Seminario:
prende parte alla Settimana di
Aggiornamento teologico-pastorale del Clero.
Sabato 7
• Ore 10.00 Catania, Arcivescovado: presiede la riunione della
Commissione per gli Ordini e i
Ministeri.
Venerdì 6
• Ore 9.30 Catania, Seminario:
presiede la Settimana di Aggiornamento teologico-pastorale del
Clero.
Domenica 8
• Ore 10.00 Biancavilla, parrocchia S. Maria dell’Idria: celebra
la S. Messa.
Con il titolo “Uscire per annunciare”
sono state programmate diverse iniziative ed il primo incontro ha focalizzato l’attenzione sui soggetti autistici. La dotta relazione della
prof.ssa Angela Catalano, docente di
Metodologia, presso la Facoltà di
Lettere dell’Università di Catania,
sul tema “Incompetenze sociali e
interventi educativi” ha fatto scoprire il mondo misterioso e segreto dei
soggetti affetti da autismo e quanta
attenzione e responsabilità grava su
quanti stanno loro accanto.
La toccante testimonianza di una
mamma con un figlio autistico che
oggi ha più di vent’anni, ha consentito di osservare il problema con
occhi nuovi e attenti ai bisogni di
quanti soffrono questa particolare
patologia.
Seguiranno il 29 ottobre un incontro
a Santa Maria di Licodia e quindi le
tappe del cammino anche attraverso
le visite in preghiera alle cappelle
confraternali cimiteriali, nel mese di
novembre.
La guida del Delegato Arcivescovile,
don Giovanni Sciuto e del Vicario
Episcopale per la Pastorale e Assistente Spirituale del Consiglio, don
Pietro Longo, accompagneranno il
cammino della confederazione diocesana delle confraternite.
L’auspicio espresso dalla presidente
Fazzio è che “i passi di questi itinerari programmati possano diventare
per ciascuno occasioni vere di crescita personale e comunitaria” e le
confraternite siano un movimento
attivo ed una presenza operosa nella
vita della diocesi.
8
Prospettive - 1 novembre 2015
DIOCESI
Seminario di formazione giornalistica promosso dall’UCSI di Catania
Un linguaggio appropriato avvicina
alla comprensione della realtà
ei locali dell’Istituto
comprensivo “Leonardo da Vinci” si è svolto il seminario
di formazione giornalistica promosso dall’UCSI di Catania, sul
tema “Scrivendo di Chiesa
con pertinenza di contenuti e
di linguaggio”. I lavori sono
stati aperti dal presidente
della sezione provinciale
catanese prof. Giuseppe
Adernò, che, dopo aver ringraziato gli intervenuti, puntualizzando la necessità di un
linguaggio consono alla sfera della chiesa da parte dei
giornalisti che vi si accostano, ha presentato i relatori,
ovvero don Paolo Buttiglieri,
consulente regionale Ucsi, il
prof. Antonino Blandini e il
prof. di Diritto canonico e di
Diritto ecclesiastico alla
Facoltà di Giurisprudenza,
Orazio Condorelli. In apertura “La Chiesa, il messaggio
della buona novella” è stato l’argomento preso in esame da don Buttiglieri, alla luce del rapporto tra Chiesa e territorio in dialogo. Infatti, partendo dal presupposto che la missione della chiesa è inscindibile dal territorio, nell’attuale fase innovativa di
Papa Francesco, è prioritario il compito della chiesa di comunicare la
buona novella, nel senso di costruire
e strutturare un messaggio di salvezza, ovvero il Kerigma, che possa partire direttamente da Dio, arrivando
all’uomo in un discorso trinitario
mediante Gesù Cristo. Un Cristo che
perde la sua veste divina e regale per
assumere l’abito dell’umanità,
ponendosi in mezzo a noi, quale primo migrante, per restituire all’uomo
quella dignità cancellata dal peccato.
Un concetto di chiesa delle periferie
che cerca chi è ai margini della
società, nel modello avulso dall’uffi-
N
cialità e dalle grandi parate in linea
col pontefice, abbracciando la cultura della prossimità e del buon samaritano, che si ferma a soccorrere chi
che si prefigge di apportare un cambiamento ad una situazione di base.
Il relatore ha focalizzato più forme
di comunicazione, da quella on line,
ha bisogno. In quest’ottica il relatore
ha parlato di un giornalismo cattolico che sia informazione al servizio
dei cittadini e che viva i problemi
sporcandosi le mani, con quella
misericordia manifestata da Dio in
Gesù Cristo e definita “architrave”
da Papa Francesco nella missione
della Chiesa. Una chiesa universale e
capillare, che sia un punto di riferimento saldo per il nostro territorio
che si protende sulla storia del Mediterraneo…da abitare, da raccontare,
da pregare e da scoprire sotto il
sole..citando la canzone di Mango.
Il prof. Giuseppe Adernò ha incentrato il suo intervento su una comunicazione efficace, per il giornalista
inteso come il professionista della
comunicazione, che entra in relazione con gli altri con un atto comunicativo, qual è appunto l’articolo, con
la volontà di realizzare un progetto
abbastanza veloce, all’informazione
generica e superficiale della televisione, di contro all’efficacia della
carta stampata che offre uno spazio
all’approfondimento, dando voce a
chi non ne ha, con la missione di far
parlare la gente e di raccontare il territorio, condividendo le esperienze
semplici e buone. Bisogna discernere- ha proseguito Adernò- le notizie
di immediata diffusione da quelle
che meritano maggiore riservatezza,
facendo prevalere la dimensione dell’umano e del dialogo e tenendo presenti i principi della deontologia professionale, che ci impegna a trasmettere sempre la verità, nel riconoscere
la dignità della persona umana e la
sua libertà come valore inalienabile.
Dopo avere citato le carte relative ai
codici deontologici, dalla carta di
Treviso del ’90 sino alla recente
richiesta della carta di Olbia, il presi-
73° DI SACERDOZIO
di don Placido Brancato
73 anni di sacerdozio. Questo il traguardo raggiunto domenica 18 ottobre da don Placido Brancato, il
sacerdote di Biancavilla, rettore della chiesa San Giuseppe e parroco
emerito dell’Annunziata da ben 48
anni. Era il 18 ottobre del lontano
1942, quando il giovane seminarista
nella chiesa Madre a San Giovanni
La Punta veniva consacrato sacerdote dall’allora Arcivescovo di Catania, Monsignor Carmelo Patanè. E
come tutte le domeniche, da alcuni
anni, don Brancato ha celebrato due
Sante Messe, dapprima nella chiesa
Tutte Grazie. Qui i fedeli lo hanno
accolto con un applauso e lo hanno
ringraziato per il suo servizio in
questi anni per la comunità. Poi, nella chiesa San Giuseppe – come ogni
giorno - il sacerdote 95enne ha celebrato la Santa Messa con i fedeli.
Infine in chiesa Annunziata, la sua
parrocchia, dove ha ricoperto l’incarico di parroco dal 1952 al 2000 al
servizio di Dio e del prossimo, ha
partecipato alla Messa domenicale,
officiata da don Giovambattista Zappalà. A conclusione don Brancato ha
voluto ringraziare la comunità. Don
Placido Brancato, tra i suoi confratelli è il decano del clero diocesano e
tra quelli di Biancavilla sale sul
podio come il più anziano come
sacerdote di tutti i tempi.
Alessandro Zappalà
Don Paolo Buttiglieri
ha parlato di un
giornalismo cattolico
che sia informazione
al servizio dei cittadini
e che viva i problemi
sporcandosi le mani,
con quella
misericordia
manifestata da Dio
in Gesù Cristo
e definita "architrave"
da Papa Francesco
nella missione
della Chiesa
de ha sottolineato l’esigenza di un
linguaggio concreto, corretto e
oggettivo nel raccontare i fatti di cronaca, senza approssimazione, nonché l’apertura al confronto e alle
altre culture nell’ambito delle comunicazioni sociali, puntando al cuore
dell’uomo. “Chi scrive di chiesa
deve avere una capacità giornalistica
che spazia dall’economia all’antropologia attraverso la politica e la
società” - ha specificato - con un atto
educativo che punta al lettore con
chiarezza di obiettivi e con spirito
costruttivo per una società migliore.
Il professore Antonino Blandini si è
soffermato sulla specificità del linguaggio della chiesa, al fine di
ovviare alla confusione terminologica ricorrente sui giornali e per una
diffusione precisa delle cronache
religiose. Non ultimo l’ampio riferimento al luogo che ha accolto il
seminario, ovvero l’Istituto Leonardo da Vinci, che è una congregazione religiosa affidata ai Fratelli delle
Scuole Cristiane, i cui membri non
sono sacerdoti, ma consacrati con
quattro voti, dei quali oltre ai tre
consueti di povertà, ubbidienza e
castità degli ordini religiosi, si
aggiunge il voto speciale di insegnare ai poveri, come quello fatto dal
fondatore Giovanni Battista de la
Salle, a tal punto che nella Francia
del ’600 lui abbandonò l’uso del latino a favore della lingua parlata,
quindi il francese. “Sebbene Papa
Francesco stia promuovendo una
grande civilizzazione nel campo della carità, dell’educazione e dell’istruzione religiosa, la chiesa è malvista perché si vogliono approfondire le radici della fede” ha affermato
il relatore, col monito che alcuni
giornali non dovrebbero darne una
visione sconvolgente. La pertinenza
del linguaggio per un giornalista cattolico deve evitare una domus aurea
che ignora le esigenze del grande
pubblico, ma rispettare piuttosto
l’ortodossia della verità con un linguaggio tecnico-giuridico, quindi
non profano o generico, che trae origine dalla prassi della chiesa medievale e dei primi secoli. Un linguaggio che si apra alle molteplici confessioni religiose della nostra arcidiocesi e che non può definirsi ecumenico (che riguarda tutti i credenti
in Cristo con lo stesso battesimo),
ma improntato a un dialogo interreligioso. Attenzione quindi al glossario
in ambito liturgico, puntualizza
Blandini, per quanto attiene non solo
ad eventi presieduti dal Papa, ma
anche all’ambito iconografico e
agiografico. E sarebbe opportuno
anche non far scadere nel mero folklore la festa di S. Agata, attenzionando il fercolo, anziché il feretro,
come talvolta avviene per ignoranza
o in un lapsus linguistico.
Il problema di una terminologia corretta è stato affrontato anche dal
prof. Orazio Condorelli, che ha analizzato i rapporti tra Stato e Chiesa,
in relazione all’ordine temporale e
spirituale dell’uno e dell’altra. Prendendo in esame il titolo di un articolo del Messaggero, che allude a una
presunta ingerenza del Vaticano in
politica sul caso migranti, il professore afferma che l’uso improprio
della parola ingerenza, in un’ottica
antropologica sbagliata, esprime una
incomunicabilità della sfera spirituale con quella politica, anche qualora
ce ne fosse la possibilità. Ma il compito di evangelizzazione tutti i popoli, affidato da Cristo alla chiesa, che
lo rivendica di fronte agli ordinamenti politici, è quanto mai attuale,
toccando la libertà del pensiero del
fedele, che, con la Gaudium et spes
ha il compito di iscrivere la legge di
Dio nella vita della società, secondo
la scelta di vita del fedele laico. Inoltre la Costituzione sancisce un diritto di libertà religiosa in forma individuale e associata, nonché l’indipendenza e la sovranità della Chiesa e
dello Stato ciascuno nel proprio
ordine. La Chiesa rivendica il diritto
a proclamare il Kerigma di Cristo
che l’ha fondata attraverso un’opera
educativa che coinvolge i mezzi di
comunicazione di massa, per poter
giungere a tutti gli uomini di buona
volontà. E non può venire meno al
dovere morale sulle questioni che
attengono alla dimensione naturale
della vita dell’uomo, che ha a che
fare col matrimonio, con l’interruzione della gravidanza, con la fecondazione artificiale, o con l’eutanasia.
Il dovere di un’informazione corretta e non fuorviante è stato sottolineato dal professore anche in merito alla
riforma del processo matrimoniale
canonico, per quanto attiene alla
sentenza di nullità. Ribadendo così
l’obiettivo del seminario Ucsi per
una maggiore responsabilità del
giornalista cattolico che tende al
bene della collettività.
Anna Rita Fontana
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Prospettive - 1 novembre 2015
DIOCESI
Ufficio Diocesano per la Pastorale della Famiglia: itinerario di vocazione all’amore
Alla scoperta della Missione
dei Fidanzati e degli Sposi
omenica 18 Ottobre,
una ventina di coppie
di fidanzati e sposi hanno potuto
vivere insieme una giornata di preghiera, riflessioni, giochi e convivialità. Ad accomunare queste coppie è
stato l’aver partecipato all’itinerario
di vocazione all’amore, un percorso
che per tre anni aiuta i fidanzati a
conoscere se stessi e il proprio partner, a comprendere le dinamiche di
coppia per affrontarle al meglio, a
capire l’importanza che il fidanzamento vissuto bene può avere nella
vita di ciascuno e nella Chiesa e a
preparare al sacramento del matrimonio. Tra i presenti c’è chi ha appena
concluso il cammino e chi invece già
da tempo vive la realtà dell’essere
sposi in Cristo. Comune denominatore, la fiducia che quel muoversi in
due può essere una continua forza
nella quotidianità e può essere d’esempio per gli altri. Eravamo tutti a
conoscenza che nella giornata ci
sarebbe stata mostrata una via per
proseguire un cammino, cominciato
con un’importante formazione e che
è tempo che prosegua con uno spirito
D
di servizio, ma non conoscevamo le
modalità di queste proposte. Eravamo lì, spinti semplicemente dal desiderio di voler continuare a vivere il
nostro percorso nella Chiesa come
coppia e non come singoli. Per entrare di più in questa consapevolezza,
gli organizzatori hanno pensato bene
di darci il migliore dei benvenuti,
mettendoci dinanzi a Gesù Eucaristia: il momento di adorazione con
cui abbiamo cominciato ci ha dato
serenità e pace, conforto e gioia, consapevolezza di essere un “noi” e di
voler dire il nostro “sì” a quello che
ci sarebbe stato chiesto nel corso della giornata. La bellezza di vivere la
preghiera di coppia dona sempre tanta forza! Lo abbiamo acquisito con
l’itinerario e lo appuriamo ogni volta
che ne facciamo esperienza. Poco
dopo ci siamo presentati facendo
memoria di ciò che ci ha colpito dell’altro/a tanto da avvicinarci, da farci
innamorare e di ciò che nel tempo ci
ha sempre più conquistato della persona che stiamo imparando ad amare. Dopo questo intenso momento,
Padre Salvo Bucolo (padre spirituale
dell’itinerario di vocazione all’amore) ci ha rivelato che nel corso della
giornata avremmo riflettuto sul tema
della missionarietà della coppia: il
servizio non è da intendersi come
un’opera di volontariato, ma come
una missione specifica cui gli sposi e
i fidanzati, pur in maniera differente,
sono chiamati. Per spiegarci tutto
questo, sono stati per noi un’importante guida i santi sposi Aquila e Priscilla, che ci hanno istruito e accompagnato nel corso della giornata. Ci
hanno parlato senza mezzi termini:
vivere la missionarietà nella quotidianità significa mettersi a servizio
quando noi per primi non stiamo
vivendo i nostri giorni migliori. Su
questo tema abbiamo avuto modo di
interrogarci singolarmente e come
coppia e, nel pomeriggio, di confrontarci con gli altri. È stato importante
chiederci se vogliamo essere come
Aquila e Priscilla e fare discernimento sulle modalità con cui vogliamo
vivere il nostro ministero di fidanzati
e sposi nella Chiesa. La celebrazione
eucaristica, vissuta al centro della
giornata, ci ha aiutato in questa
riflessione di coppia e,
dopo il pranzo, uno spazio
dedicato al gioco ci ha
dato modo di vivere anche
con i più piccoli un
momento per sperimentare la gioia dello stare
insieme. A fine giornata,
una lunga e intensa condivisione ci ha permesso di
vedere come ogni coppia
vive la propria realtà e in
che modo vuole rispondere a questa chiamata ricevuta nell’essere mandati.
In risposta a tutto quanto è
stato detto, ci sono state donate delle
preziose indicazioni affinché possiamo vivere il servizio come Aquila e
Priscilla. Innanzitutto, è importante
che, nel discernimento, la coppia
capisca la realtà che sta vivendo e
che tipo di servizio possa in quel
momento offrire, nell’ottica che il
modo in cui scegliamo di donare il
nostro ministero alla Chiesa non è
quello definitivo: il nostro servizio si
modifica così come si modificano le
situazioni che la coppia vive. È poi
Corso di aggiornamento per Operatori Pastorali Parrocchiali
O
ggi più che mai sentiamo forte l’urgenza
di una formazione permanente che
aiuti ad affrontare le molteplici sfide che il mondo pone. Il “cambiamento epocale” in cui viviamo ci
interpella a non restare chiusi nel
guscio di una pastorale statica e
ripetitiva, ma ci sprona a vivere un
“dinamismo di uscita” – per usare
la terminologia cara a papa Francesco – che permetta di porre in atto
i mezzi necessari per avanzare nel
cammino di una conversione pastorale e missionaria che non lasci le
cose come stanno, ma che apra a
una nuova creatività pastorale (cf.
Evangelii gaudium, 25-27).
Tutto ciò però non si improvvisa.
Tutto ciò ha bisogno di una cura
attenta e puntuale, ha bisogno di
luoghi e tempi adatti a motivare e
rinsaldare gli operatori pastorali.
È da questa consapevolezza che
nasce il nuovo Corso di aggiornamento.
Esso si pone come un contributo al
desiderio di formazione molto sentito nella nostra Diocesi.
Il Corso verterà sul tema: “Le cinque piaghe della parrocchia contemporanea” e sarà guidato da
mons. Antonio Fallico – parroco
emerito, docente di Pedagogia
pastorale allo Studio teologico San
Paolo di Catania e autore del volume “Le cinque piaghe della parrocchia italiana”, di recente ripubblicato dalla Cittadella Editrice – che
metterà a servizio di tutti la sua
vasta esperienza di pastoralista, di
parroco, di presbitero.
Il Corso avrà luogo presso il salone
della parrocchia S. Maria di Ognina
dalle ore 19,30 alle 21,00 ed è aperto a tutti gli operatori pastorali della Diocesi che desiderano approfondire i problemi più scottanti dell’attuale pastorale parrocchiale.
Esso quindi rappresenta una preziosa occasione di confronto e dialogo
tra esperienze diverse.
Come, infatti, anticamente i cristiani si riconoscevano accostando
una mezza moneta e facendone
combaciare le due metà, così il vissuto pastorale di ogni operatore
pastorale si accosterà a quello dell’altro, in modo tale da poter dare
un contributo valido alla ricerca di
una sempre più efficace metodologia di approccio al servizio pastorale nella Chiesa e nel mondo di
oggi.
Per informazioni: Parrocchia S.
Maria di Ognina – tel. 095 494241
Giuseppe Carciotto
Il Movimento Pro Sanctitate celebra
la Giornata della Santificazione Universale
Venerdi 6 novembre alle ore 19.30, nella chiesa Badia di Sant’Agata, S. Ecc.
Mons. Salvatore Gristina – Arcivescovo di Catania – presiederà la Veglia di
preghiera diocesana in occasione della
Giornata della Santificazione Universale, promossa e animata dal Movimento Pro Sanctitate.
Realtà ecclesiale fondata dal Servo di
Dio Guglielmo Giaquinta con lo scopo
di fare conoscere, accogliere e vivere la
chiamata universale alla santità, il
Movimento Pro Sanctitate propone
questa giornata fin dal 1957.
Quest’anno il Movimento propone
come tema della giornata: “Gioia di
vivere il Vangelo”.
Tutti sono invitati a partecipare.
DATE E TEMI DEL CORSO
Martedì 3 novembre 2015
– I tre malesseri della Chiesa preconciliare. Conoscerli per evitarli
Martedì 1 dicembre 2015
– 1ª piaga: Missione anemica
Martedì 5 aprile 2016
– 3ª piaga: Disimpegno socio-pastorale
Martedì 3 maggio 2016
– 4ª piaga: Scollamento tra parrocchie e movimenti
Martedi 7 giugno 2016
– 5ª piaga: Clero non sempre attento
alle nuove domande socio-pastorali
Martedì 1 marzo 2016
– 2ª piaga: Catechesi sclerotizzata
fondamentale che nel cammino di
una coppia ci sia come riferimento
un sacerdote: come Aquila e Priscilla hanno accolto Paolo e imparato da
lui, anche noi dobbiamo fare in
modo di essere in relazione con un
ministro di Dio, nella consapevolezza che la grazia dello Spirito Santo
scende in egual misura sui sacerdoti
e sugli sposi, che si completano
sostenendosi a vicenda. Infine, la
coppia deve essere a contatto con
una comunità ecclesiale, dove essa
possa relazionarsi con tutte le realtà,
non solo quelle che sono più affini,
per poter mostrare la freschezza e la
bellezza dell’amore umano a quanti
la circondano. Questa intensa giornata, ci ha lasciato con tanti quesiti
su cui continuare a interrogarci, ma
con altrettanti punti fermi che ci hanno illuminato: per quanto nella
nostra vita ci possano essere fallimenti, cadute e ostacoli, è importante che sempre ci rialziamo e continuiamo a fidarci di Gesù perché Lui
scrive dritto nelle righe storte degli
uomini.
Stefano e Maria Elena
Corso di Formazione per Volontari Caritas
La Caritas Diocesana di Catania promuove la seconda edizione annuale
del “Corso di Formazione per Volontari Caritas” che si terrà nelle giornate del 09, 12 e 16 novembre 2015
dalle ore 16.30 alle ore 18.30 al
Museo Diocesano (P.zza Duomo –
Catania).
Il corso si rivolge soprattutto ai
nuovi volontari Caritas, e a coloro
che non son o ancora impegnati nei
servizi ma che hanno espresso la
volontà di prestare volontariato, in
quanto costituisce occasione di formazione imprescindibile allo svolgimento del volontariato stesso.
Il programma consentirà di approfondire l’itinerario metodologico
alla base della “relazione di aiuto”
con le persone in situazione di bisogno ovvero l’accoglienza, l’ascolto e
la presa in carico.
Don Piero Galvano Direttore della
Caritas Diocesana di Catania aprirà
ciascuna sessione formativa con la
riflessione sulla Parola di Dio. In
conclusione la presentazione delle
opere segno della Caritas.
®
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Prospettive - 1 novembre 2015
DIOCESI
Riflessioni sul Vangelo
LA RIVELAZIONE DEI FIGLI DI DIO
COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI - Is 25,6a.7-9; Sal 24,6-7.17-18.20-21; Rm 8,14-23; Mt 25,31-46
Chi sono i figli di Dio? Sono quelli guidati
dallo Spirito di Dio. Non hanno uno spirito da schiavi, non possono ricadere nella
paura perché hanno ricevuto lo Spirito
che li rende figli di Dio, quello Spirito per
cui possono chiamare Dio: Padre. Se i figli
di Dio sono illuminati dallo Spirito Santo,
noi tutti che lo abbiamo ricevuto a vario
titolo siamo figli. Lo Spirito ci conforma a
Cristo quindi partecipiamo anche alle sue
sofferenze per la redenzione del mondo.
Queste sono un nulla rispetto alla gloria
che avremo. Insieme a noi anche la creazione geme e aspetta la nostra rivelazione
di figli di Dio per essere liberata dalla corruzione ed entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Isaia ci dice che tutti i
popoli saranno riuniti da Dio in un banchetto comune di grasse vivande, egli
strapperà il velo che copriva la faccia di
tutti i popoli e la coltre distesa sulle nazioni. Sarà Padre di tutti, asciugherà le lacrime su ogni volto, farà scomparire l’igno-
minia del suo popolo secondo la sua parola. Si dirà: “Ecco il nostro Dio”, in lui
abbiamo sperato perché ci salvasse, esultiamo con la sua salvezza. Questa gioia
sarà vera e piena se si realizzerà la solidarietà fra gli uomini. Con essa veramente si
vedrà la fraternità e se gli altri saranno
parte di noi stessi. Il giudizio che il figlio
di Dio pronuncerà su di noi non sarà su
quanto siamo stati importanti nella vita,
se abbiamo ricoperto posti di privilegio o
se abbiamo avuto una considerazione alta
di noi stessi umiliando gli altri. Ciò che
sarà richiesto a tutti noi sarà se nell’altro
abbiamo visto il nostro fratello. Avendo lo
stesso Padre non possiamo non vedere nell’altro il volto di Cristo: “avevo fame e mi
avete dato da mangiare, avevo sete e mi
avete dato da bere, ero nudo e mi avete
vestito, carcerato e siete venuti a trovarmi, malato e mi avete visitato”. Forse oggi
la solidarietà sostituisce il lauto banchetto
di Isaia: “Il re risponderà loro: In verità
io vi dico: tutto quello che avete fatto a
uno solo di questi miei fratelli più piccoli,
l’avete fatto a me”.
Leone Calambrogio
San Paolo in briciole
Il sacerdote Eb 5,1-10
Il sommo sacerdote è scelto fra gli uomini
e per gli uomini, viene costituito tale nelle
cose che riguardano Dio per offrire doni e
sacrifici per i peccati. Egli è in grado di
sentire giusta compassione per quelli che
sono nell’ignoranza e nell’errore essendo
anche lui rivestito di debolezza. A causa di
questa egli deve offrire sacrifici per i peccati anche per se stesso, come fa per il
popolo. Nessuno attribuisce a se stesso
questo onore, se non è chiamato da Dio,
come Aronne. Nello stesso modo Cristo
non attribuì a se stesso la gloria del sommo sacerdote, ma colui che gli disse: “Tu
sei mio figlio, oggi ti ho generato”, gliela
conferì, come è detto altrove: “Tu sei
sacerdote per sempre / secondo l’ordine
di Melchisedek”. Cristo nei giorni della
sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a Dio che
poteva salvarlo dalla morte e per il suo
pieno abbandono a Lui, venne esaudito.
Pur essendo figlio imparò l’obbedienza da
ciò che patì, e reso perfetto, divenne causa
di salvezza eterna per tutti coloro che gli
obbediscono essendo stato proclamato da
Dio sommo sacerdote secondo l’ordine di
Melchisedek.
L.C.
Le Beatitudini sono le parole più alte che l’umanità abbia mai ascoltato
Beatitudini: Dio regala vita
a chi produce amore
Come luce
La liturgia propone il Vangelo delle
Beatitudini come luce che non raggiunge solo i migliori tra noi, i santi,
ma si posa su tutti i fratelli che sono
andati avanti.
Una luce in cui siamo dentro tutti:
poveri, sognatori, ingenui, i piangenti e i feriti, i ricomincianti. Quando le
ascoltiamo in chiesa ci sembrano
possibili e perfino belle, poi usciamo, e ci accorgiamo che per abitare
la terra, questo mondo aggressivo e
duro, ci siamo scelti il manifesto più
difficile, stravolgente e contromano
che
si
possa
pensare.
Ma se accogli le Beatitudini, la loro
logica ti cambia il cuore. E possono
cambiare il mondo. Ti cambiano sulla misura di Dio. Dio non è imparziale, ha un debole per i deboli, incomincia dagli ultimi, dalle periferie
della Storia, per cambiare il mondo,
perché non avanzi per le vittorie dei
più forti, ma per semine di giustizia e
per raccolti di pace.
Rispetto
Ritorniamo alla Parola di Dio. Alcune affermazioni non significano
misconoscimento delle rotture affermate nel Nuovo Testamento nei confronti delle istituzioni dell’Antico
Testamento e meno ancora dell’adempimento delle Scritture nel
mistero di Gesù Cristo, riconosciuto
Messia e Figlio di Dio.
Tuttavia, questa differenza profonda
e radicale non implica affatto ostilità
reciproca. L’esempio di san Paolo
dimostra che un atteggiamento di
rispetto, di stima e di amore per il
popolo ebraico è il solo atteggiamento veramente cristiano in questa
situazione che fa misteriosamente
parte del disegno, totalmente positivo, di Dio. San Paolo, infatti, afferma che gli Ebrei «quanto alla scelta
di Dio, essi sono amati, a causa dei
padri, infatti i doni e la chiamata di
Dio sono irrevocabili!» .
Inoltre, san Paolo usa la bella immagine dell’albero di olivo per descrivere le relazioni molto strette tra cristiani ed ebrei: la Chiesa dei Gentili
è come un germoglio di olivo selvatico, innestato nell’albero di olivo
buono che è il popolo dell’Alleanza .
Traiamo, quindi, il nostro nutrimento dalle medesime radici spirituali.
Ci incontriamo come fratelli, fratelli
che in certi momenti della loro storia
hanno avuto un rapporto teso, ma
che adesso sono fermamente impegnati nella costruzione di ponti di
amicizia duratura. Ebbe a dire ancora il Papa Giovanni Paolo II: «Abbiamo molto in comune. Insieme possiamo fare molto per la pace, per la
giustizia e per un mondo più fraterno
e più umano».
La Chiesa desidera
riaffermare ancora
una volta quanto
prezioso sia per la
essa il dialogo con
gli ebrei. È bene
che dove se ne veda l’opportunità si
creino possibilità anche pubbliche di
incontro e confronto che favoriscano
l’incremento della conoscenza reciproca, della stima vicendevole e della collaborazione anche nello studio
stesso delle sacre Scritture.
L’attenzione che si è voluto dare
finora al tema dell’interpretazione
biblica nei suoi diversi aspetti permette di affrontare l’argomento, più
volte emerso nel dibattito sinodale,
dell’interpretazione fondamentalista
della sacra Scrittura. Su questo tema
la Pontificia Commissione Biblica
nel documento L’interpretazione
della Bibbia nella Chiesa ha formulato indicazioni importanti. In questo
contesto potremmo richiamare l’attenzione soprattutto su quelle letture
che non rispettano il testo sacro nella sua autentica natura, promovendo
interpretazioni soggettivistiche ed
arbitrarie.
Infatti, il «letteralismo» propugnato
dalla lettura fondamentalista in realtà rappresenta un tradimento sia del
senso letterale che spirituale, apren-
do la strada a strumentalizzazioni di
varia natura, diffondendo, ad esempio, interpretazioni antiecclesiali
delle Scritture stesse. L’aspetto problematico della «lettura fondamentalista è che, rifiutando di tener conto
del carattere storico della rivelazione
biblica, si rende incapace di accettare pienamente la verità della stessa
Incarnazione. Il fondamentalismo
evita la stretta relazione del divino e
dell’umano nei rapporti con Dio. …
Per questa ragione, tende a trattare il
testo biblico come se fosse stato dettato parola per parola dallo Spirito e
non arriva a riconoscere che la Parola di Dio è stata formulata in un linguaggio e una fraseologia condizionati da una data epoca».
Lettura credente
Il cristianesimo percepisce nelle
parole la Parola, che estende il suo
mistero attraverso tale molteplicità e
la realtà di una storia umana. La vera
risposta ad una lettura fondamentalista è: «la lettura credente della Sacra
Scrittura». Questa lettura, praticata
fin dall’antichità nella Tradizione
della Chiesa cerca la verità che
salva per la vita del singolo fedele e per la Chiesa. Questa lettura
riconosce il valore storico della
tradizione biblica. È proprio per
questo valore di testimonianza
storica che essa vuole riscoprire il
significato vivo delle Sacre Scritture destinate anche alla vita del
credente di oggi.
Occorre dialogo tra Pastori, teologi ed esegeti. L’autentica interpretazione della fede porta con sé
alcune conseguenze importanti nell’ambito dell’attività pastorale della
Chiesa. I Padri sinodali a questo proposito hanno raccomandato, ad
esempio, un rapporto più assiduo tra
Pastori, esegeti e teologi. È bene che
le Conferenze Episcopali favoriscano questi incontri allo «scopo di promuovere una maggiore comunione
nel servizio alla Parola di Dio».
Una tale cooperazione aiuterà tutti a
svolgere meglio il proprio lavoro a
beneficio di tutta la Chiesa. Porsi
nell’orizzonte del lavoro pastorale
vuol dire, anche per gli studiosi, stare di fronte al testo sacro nella sua
natura di comunicazione che il
Signore fa agli uomini per la salvezza. Viene raccomandato in particolare che “gli esegeti cattolici poi, e gli
altri cultori di Sacra Teologia, collaborando insieme con zelo, si adoperino affinché, sotto la vigilanza del
Magistero, studino e spieghino con
gli opportuni sussidi le divine Lettere”.
P. Angelico Savarino
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Prospettive - 1 novembre 2015
Congresso nazionale ImmumoOrto&Reum@network organizzato dal dr. Giovanni D’Avola
Dagli studi clinici alla vita reale
e Malattie Reumatiche,
nella loro totalità, interessano circa il 10% della popolazione. Una parte preponderante è
costituita dalle Artrosi, mentre le
forme infiammatorie articolari,
definite Artriti, pur avendo una incidenza minore, hanno una rilevanza
maggiore riguardo i costi sociali e
clinici complessivi. Le Malattie
Reumatiche Infiammatorie, non
coinvolgono soltanto l’apparato
muscolo-scheletrico, ma sono
anche patologie sistemiche, pertanto la loro cura passa attraverso
diversi specialisti, con un andamento cronico degenerativo, potendo
comparire a qualsiasi età. Nei giorni scorsi si è svolto presso l’hotel
Mercure Catania Excelsior il congresso nazionale “ImmunoOrto
&Reum@network” organizzato dal
dr. Giovanni D’Avola, reumatologo
dell’Azienda Sanitaria Provinciale
di Catania, che ha visto a confronto
diversi specialisti. Si è parlato delle
problematiche economiche che
nascono dall’uso di farmaci innovativi e costosi; delle nuove tecniche
diagnostiche che mirano ad una diagnosi precoce, dell’uso di cellule
staminali per la riparazione di tessuti articolari. Grande spazio è stato
dato alle patologie infiammatorie
articolari, all’uso razionale del cortisone, al corretto ed appropriato
uso dei farmaci di fondo per l’artrite e dei farmaci biologici, con una
attenzione particolare alla spesa farmaceutica complessiva ed alla farmaco-economia; esse incidono in
modo importante sulla popolazione,
cumulativamente per quasi il 5 per
cento. A fronte di un’incidenza
apparentemente minore rispetto alle
altre patologie muscolo-scheletriche, le patologie infiammatorie
hanno una rilevanza maggiore
riguardo i costi sociali e clinici
complessivi. “Il miglioramento della diagnostica e delle cure biotecnologiche ha permesso in questi anni
l’affinamento di tecniche miranti
alla diagnosi precoce, indispensabile per salvare i pazienti affetti da
patologie aggressive che comportano serie compromissioni dello stato
di salute. La terapia ha fatto passi
da gigante, dalle terapie biotecnologiche ai nuovi anticoagulanti orali,
vasoattivi, nuovi farmaci per la psoriasi o per il dolore, precursori delle cellule staminali: occorre quindi
fare il punto della situazione per
affinare ragionamenti propedeutici
a migliorare la risposta al bisogno
di salute dei pazienti” come sottolinea D’Avola. L’attività di prevenzione e cura articolare coinvolge
diverse figure specialistiche, in un
lavoro di squadra: i Reumatologi,
che hanno parlato delle tecnologie
diagnostiche e delle terapie più
opportune per le malattie infiammatorie articolari (artriti, spondiloartriti e connettiviti), degenerative
(artrosi) e per la qualità dell’osso
(osteoporosi); patologie che, visto
l’avanzare dell’età media, avranno
maggiore incidenza nei prossimi
lustri; gli Ortopedici invece hanno
L
illustrato gli interventi innovativi e
meno invasivi per garantire una
buona funzione articolare, anche
Un’intera sessione è stata dedicata
alla Reumatologia Pediatrica, i
lavori sono stati aperti dalla dr. P.
nelle persone più anziane; i Dermatologi, a loro volta hanno sottolineato la condivisione con i reumatologi di diverse patologie ad estrinsecazione sintomatologica anche
cutanea, in cui addirittura il sintomo
dermatologico è spesso predittivo
della malattia sistemica, e sono
patologie che vanno curate spesso
con le stesse molecole, per cui le
due figure specialistiche devono
lavorare insieme. Un evento che ha
integrato e aggiornato gli specialisti
reumatologi, ortopedici, internisti,
farmacisti, dottori in scienze infermieristiche, della riabilitazione ed i
medici di famiglia che si interfacciano con essi.
Barone, responsabile Centro di
riferimento regionale per la prevenzione, diagnosi e cura malattie rare
reumatologiche del bambinoU.O.C. di Broncopneumologia
pediatrica AOU Policlinico V. E.
Catania, dal momento che è sempre
più evidente quanto essa sia una
parte essenziale dell’attività pediatrica internistica. La migliore comprensione dei meccanismi patogenetici alla base delle malattie
autoimmuni e l’utilizzo dei nuovi
farmaci biotecnologici, hanno fatto
sì che la reumatologia sia una delle
branche della Pediatria che ha avuto più innovazioni, sia dal punto di
vista terapeutico che prognostico, in
modo specifico nelle malattie
autoinfiammatorie. Anche nei bambini, a differenza di quanto comunemente si pensi, le malattie reumatiche hanno un’incidenza elevata,
che si stima di circa 1 bambino su
1.000. Una diagnosi precoce ed una
terapia appropriata migliorano la
qualità di vita dei piccoli pazienti,
evitano invalidità future e riescono
in alcune forme a dare completa
guarigione. Infine, le terapie per
l’osteoporosi sono sempre all’attenzione del ministero e degli assessorati regionali proprio per l’enorme
ricaduta anche sociale del problema, basti pensare alle conseguenze
delle fratture osteoporotiche di
femore. È stata pubblicata di recente la revisione della nota 79 e quindi il punto della situazione sulle
terapie, sui nuovi criteri della rimborsabilità e sulla farmaco-economia, sono da ritenersi indispensabili per i medici, per i farmacisti e per
i payors. Le novità per il futuro
riguardano la medicina rigenerativa,
la terapia farmacologica dei crolli
vertebrali, riconducibili all’osteoporosi, riferibili ad una riduzione
della quantità del minerale osseo e
ad un’alterazione della qualità dello
stesso, creando fragilità dell’osso e
fratture; descritta e presentata in
modo esauriente coinvolgendo l’interesse della platea dal prof. Giovanni Minisola direttore UOC reumatologia “San Camillo” Roma,
past president della Società Italiana
di Reumatologia. Nello studio delle
patogenesi importante lo Stress
ossidativo e suoi effetti nel cancro e
nelle patologie infiammatorie croniche, ma anche la dieta. Una nuova
ed innovativa metodica per la diagnosi di osteoporosi è l’evoluzione
dell’imaging in reumatologia: densitometria ad ultrasuoni vertebrale
femorale. Una sessione a parte è
stata dedicata al rapporto tra farmaci biologici vecchi e nuovi attraverso validità e differenze, per trasferire tutto dagli studi clinici alla real
life. Si è analizzato anche il ruolo
delle Associazioni dei pazienti,
incontro moderato dal dr. G. M.
D’Avola, con interventi interessanti
presente Salvo Filetti associazione
referente regionale AIRA (Associazione italiana Reum Amici).
Lella Battiato
Avviso ai lettori
Archivio Prospettive
È possibile consultare l’archivio completo dei numeri precedenti di Prospettive
inerenti all’intero anno 2012, 2013, 2014 e parte del 2015 direttamente sul sito
del settimanale diocesano ww.prospettiveonline.it. Mentre l’acquisto di copie in
archivio avviene solo nella sede del periodico.
Inoltre l’abbonamento può effettuarsi anche online.
CONTROVENTO un libro medicina e terapia per il tumore al seno
La forza di trasformare il male in bene
eggero, elegante, delicato, il primo romanzo
di Rita Garofalo CONTROVENTO
(Algra editore) racconta un’originale
esperienza, che può diventare
modello ed esempio sul come comportarsi quando si rimane coinvolti
nel vortice di un tumore annunciato
e s’imbocca il sentiero terapeutico.
L’autrice, che è un medico, specialista in endocrinologia, psicologa e
psicoterapeuta, narra dello smarrimento di una donna che scopre di
avere un tumore al seno e che, anziché pensare di combatterlo, lo accoglie come un “figlio indesiderato e
maligno”, ma soprattutto come
un’opportunità per un cambiamento
di vita.
Il racconto appare come un “viaggio
dell’anima” dove il tumore al seno
diventa strumento per ripercorrere il
passato, affrontare i fallimenti e le
contraddizioni di una vita, per giungere infine alla guarigione del “cancro del seno e dal cancro dell’anima
che lo ha generato”.
È un inno alla vita che vale la pena
vivere con la gioia del dono e la prospettiva di essere anche di aiuto agli
altri nella costruzione del bene
L
sociale. Il romanzo si evolve nell’arco di nove mesi, quasi il periodo di
una gestazione, e consente alla tenera e fragile Lisa (protagonista del
romanzo), di sviluppare una forza e
un coraggio capace di trasformare il
male in bene. “Cirillo”, questo è il
nome con cui Lisa chiama il suo “
figlio maligno”, si trasforma, come
dimostra il racconto del suo percorso
terapeutico, in “figlio benigno”,
accompagnandola e guidandola verso la libertà e il riscatto di una vita
nuova.
L’autrice assegna al romanzo un
valore sociale: affrontare la malattia
non come una disgrazia da subire,
alla quale rassegnarsi con dolore, né
come un nemico da combattere, bensì come un’opportunità da accogliere per proseguire il cammino della
propria crescita interiore. La malattia, vissuta come espressione di un
conflitto che ha bisogno di emergere
per essere affrontato, diventa opportunità per un cambiamento necessario e funzionale alla propria vita.
Il coraggio di Lisa, scrive Luigi La
Rosa, insegnante di scrittura creativa, diventa metafora della forza del
vivere ed il suo riscatto assume una
valenza universale, la sua risalita
dalle ragioni dell’oscurità e del
dolore, un prezioso messaggio di
speranza e di crescita, di affermazione sul malessere esistenziale.
Leggendo
i
capitoli brevi e
scorrevoli, con
stile d’immediata comunicazione e di coinvolgimento nella
vicenda, il lettore e le tante lettrici che potranno ritrovarsi nel
dramma descritto avranno l’opportunità
di
apprendere un
possibile percorso da seguire per venir fuori dal
tunnel dell’angoscia e della disperazione.
Il romanzo che ha uno sfondo fortemente autobiografico, come l’autrice
dichiara nella postfazione, assume
valore didascalico e diventa medicina di coraggio che non si vende in
farmacia e che fa tanto bene, consentendo al lettore di “imparare, veden-
do fare”. La protagonista assurge al
ruolo di testimone di una vittoria
possibile, infatti, al termine della
cura “ la speranza come un fiume
carsico riaffiora” nel suo cuore e in
quello del lettore che ne
ha condiviso le vicissitudini.
La lezione che la protagonista -autrice ha imparato e che ripropone ai
lettori è di “non aver paura delle difficoltà” che
s’incontrano lungo il
cammino della vita. L’aquilone, infatti, vola
“controvento” e ci insegna a sfruttare le correnti, anche le più sfavorevoli, per librarci in volo.
Nuovi orizzonti letterari
appaiono dopo questo fantastico
romanzo per l’esordiente scrittrice,
la quale, guardando in alto, segue il
percorso del suo colorato aquilone
nel cielo blu, come il colore della
collana “fiori blu” diretta da Orazio
Caruso e Maria Rita Pennisi, dove è
stata incastonata questa gemma.
Il condottiero
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Prospettive - 1 novembre 2015
RUBRICHE
In scena al teatro L’Istrione una farsa teatrale con la regia di Guido Turrisi e con il dinamico Valerio Santi
l Casino di campagna,
farsa teatrale di August
Kotzebue, fecondo autore tedesco di
drammi “lacrimosi”, e commedie
satiriche, apre la stagione del teatro
L’Istrione a Catania, con uno spettacolo che diverte ed emoziona, caricando di allegria il palcoscenico.
È una farsa tra le più celebri e rappresentate in tutto il mondo (decine
di migliaia di rappresentazioni), il
suo successo è senz’altro dovuto alla
costruzione ingegnosa che non permette di esaurirla, è come un susseguirsi di numeri offerti all’estro
I
testo, porta una variazione e come
evidenzia “sono stati aggiunti due
personaggi à la manière de… con un
facile, quanto non casuale ammiccamento riconducibile ad Angelo Anelli e a Cesare Sterbini entrambi celebri librettisti rossiniani. Ho scritto
non casuale perché il crescendo di
Rossini è ciò a cui mi sono ispirato”.
Il frate e la cartomante danno ancora
più vitalità e dinamicità alla scena e
il pubblico ha accolto con vigorosi
applausi.
Un cast valido regala una serata di
leggerezza, con il magistrale attore e
adatto per me, perché avrei dovuto
trasformarmi e interpretare più per-
responsabilità, mi sono divertito di
più come attore tragico, ho marcato
Una comicità
ingegnosamente costruita
degli interpreti Valerio Santi, Marina La Placa, Francesco Russo e del
regista Guido Turrisi, che hanno
aggiunto sfoggi di bravura e virtuosismi artistici.
La storia è semplice: Balden, fidanzato di Annetta, deve convincere,
con ogni mezzo il nuovo proprietario
Lorch, di una graziosa casa di campagna a cedergliela, poiché il suocero, non avendo i mezzi per acquistarla, ha dichiarato che Annetta sarebbe
andata in sposa a colui che la avesse
acquistata. L’ingegno di Annetta e
Balden è una vera forza comica tutta
da vedere.
La comicità di questa vivace farsa
tedesca consiste in gran parte nella
serie ininterrotta d’importuni che si
succedono nel dar noie al malcapitato signor Lorch e nella delusione che
questi prova nel vedersi sfuggire di
mano quella tranquillità che credeva
di avere alla fine conquistata. Delusione che riesce anche più comica in
quanto noi sappiamo che egli è vittima di un inganno, che gli importuni,
in apparenza tanto numerosi, non
sono in fondo che due giovani e che
se egli non fosse tanto sciocco
potrebbe conservare indisturbato il
possesso del suo angolo di paradiso.
Infatti il povero signor Lorch, convinto di non poter godere nel casino
la pace tanto desiderata, di cui
soprattutto è amante, alla fine si
decide a rivenderlo.
Otto i personaggi che animano una
storia dalla trama semplice ma con
una costruzione articolata non priva
di gags e colpi di scena, in un ritmo
incalzante e frenetico. L’efficace
regia, tesse un’intricata ragnatela
che li “intrappolerà” in situazioni
grottesche e divertenti creando uno
spettacolo comico e di ampio respiro, raggiungendo l’obiettivo del
semplice divertissement. La messa
in scena di questa macchina comica
fa risaltare un’accurata ricerca motoria e vocale alla quale gli attori si
sono sottoposti con dovizia esaltandone così, con raffinata ironia, i
dinamici ritmi della farsa, lontani
dalla razionalità.
La commedia è “un meccanismo allo
scoperto come quello di certi orologi
con il congegno di rotelle, rotelline,
molle e perni ben visibile” come
spiega il regista Guido Turrisi, che
ha curato l’adattamento e “non trovo
necessario chiarire nulla di più di ciò
che appare”. Continua “non ci sono
sottotetti, né ragionamenti filosofici,
né messaggi criptati”.
Il regista, pur mantenendosi fedele al
produttore Valerio Santi (Balden)
che interpreta ben quattro ruoli trasformandosi in poeta, cantastorie,
attore drammatico e monaco, sottolineando: “Mi piace rispolverare vecchi spettacoli e il regista l’ha trovato
sonaggi… così leggendolo ho immaginato una visione dello spettacolo e
ho deciso di metterlo in scena…. A
parte il personaggio di Balden, gli
altri tre caratteri erano molto simili,
ma differenziarli è stata una grossa
lo stereotipo dell’attore in questo
trombeggiare alla Gassman, pieno di
sé.
Marina La Placa (Annetta) anche
lei si tramuta magicamente in vicina
logorroica, lavandaia, vedova di
cane, zingara evidenziando: “le
caratterizzazioni sono risultate
impegnative ma alla fine soddisfacenti, mi riesce meglio il ruolo della
vicina perché lo sento più adatto a
me nei giochi articolati di linguaggio”.
Francesco Russo (Lorch): “ho tenuto presente come punto di riferimento i cartoni animati Warner Bros.,
dove il coniglio Bugs Bunny, porta
all’esasperazione i personaggi anziani. Il mio grande riferimento resta
sempre Robin Williams per l’umanità con cui esprime i sentimenti di un
bambino ma corpo di cinquantenne,
la vita per lui è come un gioco, e
ammiro il grande Charlie Chaplin,
con i suoi tempi comici, il portare in
maschera i pensieri e i cambi che
offre al pubblico. C’è una dinamica
dei personaggi accanto a un Lorch
che non cambia ruolo, in lui si osserva invece il crescere della rabbia e il
decrescere della pazienza”.
Apprezzata la scenografia di Valerio
Santi, luci e fonica Aldo Ciulla e la
Costumeria L’Istrione. Le Musiche
sono di Strauss, Offenbach, Paganini.
L.B.
Al Bellini di Catania il Rigoletto di Giuseppe Verdi
usch finale per la stagione lirica del “Bellini” di Catania con Rigoletto di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco
Maria Piave.
La Maledizione era il titolo che Giuseppe Verdi voleva per la trasposizione musicale in lirica della tragedia in
versi Le roi s’amuse di Victor Hugo;
ritenuto troppo forte e un po’ blasfemo dalla prudente censura austroungarica, si risolse di volgere il nome
originale del giullare Triboulet in
Rigoletto, italianizzandolo, distanziandosi dalla corte e dall’autore
francese, inviso alle monarchie del
tempo. Sul versante della creazione e
della struttura musicale, viceversa il
musicista fu inflessibile e i fatti gli
diedero ragione: l’opera, rappresentata a La Fenice di Venezia nel 1851,
lo impose come massimo operista
italiano del suo tempo.
Rigoletto, primo titolo della “trilogia
popolare” (con Trovatore e Traviata), fu molto sperimentale, costruita
prevalentemente su forme dialogiche
(duetti, terzetti, quartetti) che caratterizzano i personaggi dal punto di
vista drammaturgico e affrancano
l’autore dall’ingombrante influsso
dei grandi compositori italiani dei
primi decenni dell’Ottocento:
Gioachino Rossini, Vincenzo Bellini
e Gaetano Donizetti. Al soprintendente Boschi che lo sollecitava a
inserire arie e romanze Verdi scriveva «ho ideato il Rigoletto senz’arie,
senza finali, con una sfilza interminabile di duetti perché così ero convinto. Se qualcuno soggiunge “Ma
qui si poteva far questo, là quello” io
rispondo: sarà benissimo, ma io non
ho saputo far meglio».
La maledizione, tema centrale per
Verdi, promana dal Conte di Monterone (quel vecchio maledivami) verso il Duca di Mantova, la sua corte e
il deforme giullare che con arguzie e
piaggeria vi partecipava, poi si propaga come un virus sino alla disobbedienza di Gilda e alla scelleratezza
di Sparafucile e Maddalena.
Allestimento classico in cifra “gotica” per la regia affidata all’esperta
mano di Roberto Laganà; direttore
Michelangelo Mazza particolarmen-
R
La Maledizione della corte
e dei cortigiani di Mantova
te competente ed esperto nel repertorio lirico italiano.
Il “Bellini”, ha fatto scelte “giovanili” felici, per diverse contingenze: la
sostituzione del programmato Sansone e Dalila di Camille Saint-Saëns
a luglio e del direttore d’orchestra a
pochi giorni dalla prima; il nuovo
soprintendente Roberto Grossi si è
baritono eclettico allievo di Bergonzi, noto per qualità canore e presenza scenica, qui confermate, che lo
hanno portato a calcare le scene dei
maggiori teatri mondiali, ben raccordato con il basso Maurizio Muscolino (Sparafucile) e Daniela Bruera
(Gilda). Interessante la scelta del
coreano Jay Know (Duca di Manto-
trovato subito sulle montagne russe
(visibili e ipotizzabili). Nel ruolo
eponimo (Rigoletto) Alberto Gazale,
va) che interpreta il ruolo con cifra
vocale di grazia, portando in scena
un personaggio molliccio e debo-
sciato piuttosto che il solito truce
volgare violento. In effetti la scelta
registica “legge” il fantomatico
Duca meglio: nella trasposizione
librettistica di Francesco Maria Piave della pièce Le Roi s’amuse di Victor Hugo (Rigoletto), protagonista
assoluta è la nemesi: Rigoletto, che
ha deriso il Conte di Monterone
(Davide Giangregorio); il Duca, preso di passione per Gilda, vittima dei
lazzi e scherzi della sua corte, vittima al tempo stesso dell’ostentazione
di cialtroneria (Questa o quella per
me pari sono); la stessa corte (Cortigiani vil razza dannata) sconcertata
dalla scoperta che la bella Gilda non
è la giovane amante del deforme
Rigoletto, bensì la figlia. Solo lo
scellerato killer Sparafucile, indifferente al crimine, propenso al torbido
e alla frode, con Maddalena (Külli
Tomingas) sorella e complice, non
hanno crisi.
Nel Questa o quella di sottofondo
del finale rivediamo le ultime immagini del film Match point di Woody
Allen. Nello scherzo pesante si annida la tragedia.
Carlo Majorana Gravina
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N° 39 Domenica 1