Vita Nostra
Unità pastorale di Castelsangiovanni e Sarmato
Supplemento a “il Nuovo Giornale” numero 11 del 23 marzo 2012 - Direttore responsabile: Davide Maloberti
Direzione: via Vescovado, 5 Piacenza tel. 0523.325995 - Stampa: Grafiche Lama Piacenza
“Non è qui. É Risorto”
Quale significato diamo a questo
augurio? I fratelli ortodossi si salutano
così: “Il Sgnore è Risorto, alleluja!”, rispondendo: “É veramente risorto, alleluja!”.
La gioia della Pasqua non può rimanere ancorata all’8 aprile e fermarsi nel
ricordo o nel passato. Ogni domenica
è Pasqua. I battezzati si riuniscono nel
nome del Signore Risorto, o meglio il
Risorto ci riunisce perché possiamo
accogliere la sua presenza, rinnovare o
accrescere il dono della fede. Allora
dove nasce la fede nel Risorto?
“Cominciando da Mosè e da tutti i
profeti Egli spiegò loro in tutte le scritture ciò che si riferisce a Lui” (Lc
24,27). Il criterio per far nascere e crescere la fede è quello di affidarsi a Lui,
alla sua Parola. Il mistero di Gesù è
compreso solo da chi ragiona secondo
Dio e non secondo gli uomini.
Per acquisire tale “mens” è necessario nutrirsi della Parola di Dio e cogliervi tutto ciò che aiuta a crescere nella conoscenza di Dio. Ai discepoli di
Gesù è stato concesso di essere testimoni diretti della Risurrezione, mentre
noi oggi, siamo chiamati a credere senza averlo visto. A loro ed a noi è chiesto di dare fiducia, credito al Signore,
di credere che Lui è amore, che libera e
innalza l’uomo: “Non ci ardeva forse il
cuore nel petto mentre conversava con
noi lungo il cammino, quando ci spiegava le scritture?” (Lc 24,32)
I discepoli di Emmaus cominciano a
riconoscerlo dalla “spiegazione delle
Scritture”. Il primo passo per “riconoscere” e “conoscere” il Risorto è lasciarsi possedere dalle “Scritture”, la
Sua Parola, l’unica che fa ardere il cuore e ci fa comprendere e gustare l’amore totale del Padre attraverso la Pasqua del suo Figlio.
“Ed ecco, si aprirono loro gli occhi e
lo riconobbero” (Lc 24,31). Lo riconobbero nel gesto dello “spezzare il pane”. Quando rivivono l’esperienza
dell’Eucarestia, riconoscono il Signore.
Nell’ultima cena, istituzione dell’Eucarestia, abbiamo il gesto più grande
Unità Pastorale
• La Carovana
della fraternità
• Calendario della
Settimana Santa
• Cosa aspettarci
dagli immigrati
Pag. 2
Il giorno
di Pasqua
è normale
sentirsi dire
“Auguri,
Buona Pasqua!”
Unità Pastorale
• Pellegrinaggio
a Fatima e Santiago
da Compostela
• La “Gratitudine”
• A Budapest
con i giovani
Pag. 3
Castelsangiovanni
• Il ricordo di Don
Giovanni Mazzocchi
• “Benedizione
delle case”
Pag. 4
Castelsangiovanni
• Il saluto
di Suor Petronela
• Il defibrillatore
• La mensa della Carità
• La San Vincenzo
• Spicchio di sole
Pag. 5
dell’amore infinito di Dio. Nelle “scritture” e “nello spezzare il pane” noi viviamo nella pienezza la “Risurrezione
di Gesù”.
In essa, dono dell’amore infinito di
Dio, noi rinnoviamo la nostra esistenza, ci apriamo alla speranza pasquale
che la “vita” trionfa sempre sulla morte. Allora il Cristo non è più in una
tomba vuota, ma risorto, presente, nelle nostre speranze e nelle nostre incertezze e cadute. Ci dà la forza ed il coraggio di convertirci dai nostri egoismi, adattamenti, compromessi con il
male, per rischiare la nostra vita in una
scelta incondizionata di generosità, di
solidarietà, fraternità e carità.
“Sì, ne siamo certi. Cristo è davvero
risorto. Tu, re vittorioso portaci la tua
salvezza” (Sequenza pasquale).
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Castelsangiovanni
• Gruppo missionario
• Ciao Don Walter
• La testimonianza
e le poesie di Assia
• Anagrafe parrocchiale
Pag. 6
Oratorio
• Educatori creativ-i:
formiamoci
• Tour de vie - Assisi
Pag. 7
Dalle parrocchie
• Da Sarmato
• Da Fontana
Pag. 8
LA “MISSIONE POPOLARE DIOCESANA”:
UN PERCORSO DEDICATO ALLA “GRATITUDINE”
La gratitudine! È l’ultima parola
che la Missione Popolare Diocesana
affida alle comunità nella sua fase
celebrativa e conclusiva. Prima di essere un valore di alta portata spirituale, è un bene psicologico e di convivenza sociale. Da Pasqua a Pentecoste ci sarà di compagnia, come tema cardine di vita ecclesiale. Le parrocchie eleveranno la lode al Signore
unicamente per dire: “grazie!” Non è
un grazie indifferente e distratto,
sentito e vissuto come un obbligo
espresso per un beneficio ricevuto. Si
tratta di 50 giorni di percorso finale
della missione, durante i quali le
preghiere, le riflessioni e le celebrazioni dovranno essere vissuti in rendimento di grazie a Dio, ma anche a
quanti in questi tre anni hanno dato
il loro meglio per farci vivere l’evento missionario.
La gratitudine è da prendere come un’azione, ancora di più come
un atteggiamento missionario di testimonianza. Il sussidio pastorale,
“Voi stessi date loro da mangiare”,
ne indica i passi da seguire. Suggerisce brevi testi biblici per la meditazione, che illustrano gesti semplici e
profondi di gratitudine espressa nella lode e motivata dall’amore di Dio
per l’uomo. Mostra come risuona
più forte il rendimento di grazie al
Signore nel celebrare l’Eucaristia,
culmine di ogni ringraziamento a
CASTELSANGIOVANNI
Pellegrinaggio
a Fatima
e Santiago
da Compostela
PAG. 3
Dio. Prosegue con un succinto testo
dell’esperienza di vita quotidiana
della gratitudine, proponendo infine
varie iniziative concrete delle celebrazioni in diocesi e nelle parrocchie.
Così schematizzato, quest’opuscolo
è uno strumento utile che, a suo tempo, sarà ampliato con altri materiali
di approfondimento che delineeranno il cammino finale della missione.
In queste righe si cerca di allargare
soltanto gli orizzonti sull’importanza della gratitudine nella vita ordinaria e cristiana di tutti i giorni.
Essere grato fa bene a chi
concede un favore e a chi lo riceve.
Lo affermano vari specialisti di psi-
cologia come R. Emmons, P. Ferrucci
ed altri. Dimostrano che la pratica
quotidiana della gratitudine favorisce una buona salute fisica e le relazioni umane. Permette di resistere
efficacemente allo stress e di prendere coscienza che abbiamo bisogno
degli altri per esistere. Ma a due condizioni: la prima è di rendersi conto
del beneficio materiale (regalo) o immateriale (conforto morale) ricevuto
e di prendere in considerazione lo
sforzo che questo favore ha richiesto;
la seconda è di sapere riconoscere
che la fonte di quel bene è al di fuori
di noi. Una sorgente che potrebbe essere un’altra persona, la vita, la natura, principalmente Dio. Così la gratitudine aiuta ad orientare l’attenzio-
CASTELSANGIOVANNI
Educatori
creativ-i:
un corso
per formarsi
PAG. 7
ne verso le belle cose della vita ed incita a sviluppare le emozioni positive in sé. Riduce l’istinto naturale di
volere o di imporre le cose ad altri, e
fa emergere la gioia di accontentarsi,
di essere felice con quello che si possiede.
C’è nella gratitudine la mano diversamente tesa del beneficiario verso l’altro: cioè la gratitudine è
l’espressione di un desiderio profondo di condividere gli stessi sentimenti velati nel bene ricevuto dall’offerente. In questo caso sarebbe
giusto riconoscere, come dice A.
Musset, che l’ingratitudine è la
“tomba del bene” e delle buone relazioni tra le persone.
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In redazione
i collaboratori
I nostri sacerdoti
Ernesto Alberti, Gianni Carrà
Corrado Cavallotti
Chiara Evangelista
Silvana Galluzzi
Paolo Gandini
Lorenzo Gemelli
Gruppo Missionario
Cristina Marassi
Chiara Modenesi
Laura Tramelli
Vita Nostra
2 Venerdì 23 marzo 2012
COSA CI ASPETTIAMO DAGLI IMMIGRATI
E COSA POSSIAMO DARE LORO?
Affievolimento della pratica religiosa, dell’appartenenza ecclesiale, a causa dello sradicamento dalla terra d’origine
L’immigrazione è un fenomeno strutturale all’umanità: si tratta di una consapevolezza ormai
diffusa, al di là delle differenti
posizioni culturali e politiche,
che il confronto con questa realtà
inevitabilmente mette in luce.
Par bene fare una breve premessa: lo Stato e la Chiesa si confrontano con questo medesimo
fenomeno, avvertendo esigenze
diverse, ma dovendo necessariamente tendere al medesimo fine,
che è il bene comune, di chi migra e di quanti accolgono; soltanto il buon senso, che postula il riconoscimento delle rispettive necessità delle istituzioni civili e religiose, può cooperare al soddisfacimento di quest’esigenza comune e superiore.
Richiamiamo qui l’attenzione
sopra un aspetto particolare e in
buona misura trascurato del fenomeno migratorio, che interessa ormai da decenni il nostro
Paese: si tratta dell’immigrazione cristiana, cioè dell’afflusso in
Italia di uomini e donne che professano la nostra medesima fede.
I dati dell’annuale dossier Caritas-Migrantes, aggiornati al dicembre 2010, parlano chiaro: sulla base della provenienza nazionale e territoriale degli stranieri
residenti nel nostro Paese e regolarmente censiti (quasi quattro
milioni e seicentomila), la stima
del numero di quanti professano
la fede cristiana è pari a quasi
due milioni e cinquecentomila
(53,9 %), cioè alla maggioranza
assoluta; per contro, l’immigrazione musulmana – che è quella
cui normalmente associamo
l’immigrazione tout court – è stimata pari a un milione e cinquecentomila unità (32,9 %); le altre
confessioni religiose, induista,
buddista, varie orientali e tradizionali africane contano ben più
modeste percentuali.
Nell’ambito degli immigrati di
fede cristiana, la suddivisione
per confessione vede prevalente
l’ortodossia con circa un milione
e quattrocentomila fedeli, seguita dal cattolicesimo con ottocentosettantaseimila persone, dalle
varie declinazioni del protestantesimo con duecentoquattromila
seguaci e dalle altre comunità comunque facenti riferimento al
nome cristiano con trentatremila
aderenti. Il dato tendenziale del
2010, rispetto a quello del 2009,
segnala un aumento del 4 % dell’immigrazione cristiana, a fronte
dello 0,9 % dell’immigrazione
islamica e dello 0,4 % di quella
dei fedeli delle religioni orientali.
La Chiesa italiana, sulla parola
del Vangelo e del Magistero, da
tempo si confronta con questo
urgentissimo aspetto della pastorale dei nostri tempi, ma prenderne coscienza e farvi fronte
non è stata una cosa semplice, né
immediata; infatti, fino al principio degli anni ‘70, il fenomeno
migratorio era in prevalenza caratterizzato dai flussi interni e
dall’emigrazione italiana; solo
con gli anni ‘80 e con gli anni ‘90,
di pari passo con l’impetuosità
del fenomeno e con l’adeguamento della legislazione statale,
anche l’opera della Chiesa italiana si è fatta più concreta: sia producendo un’esplicita sollecitazione alla politica perché si facesse carico della disciplina normativa, sia costituendo un’apposita
Commissione Episcopale in seno
alla CEI, sia promuovendo la costituzione della Fondazione “Migrantes”. Senza contare, naturalmente, tutta l’attività di sostegno
materiale, assistenziale, economico e talvolta anche giuridico
prestata dai sacerdoti, dalle parrocchie, dalle Caritas nazionale e
diocesane, dai singoli fedeli. Non
è tanto un bisogno materiale
quello che la Chiesa e quanti ne
fanno parte possono contribuire
a soddisfare, quanto piuttosto
quello dell’edificazione della fede cristiana, che già tanti immigrati professano: il Messaggio
del Santo Padre per la Giornata
del Migrante del 2012 mette in
luce anche questo rischio, quello
dell’affievolimento della pratica
religiosa e dell’appartenenza ecclesiale a causa dello sradicamento dalla terra d’origine. Ci
sentiamo di proporre un interrogativo e di fare un’esortazione; la
domanda è duplice: cosa si
aspetta la comunità cristiana dagli immigrati e cosa può dare loro? L’invito è a lanciare ponti verso la realtà sempre cangiante e
stimolante dei migranti che ci
vengono incontro. In conclusione, un accenno ai dati del Comune di Castel San Giovanni: al dicembre 2011 gli immigrati sono
poco meno di duemila e novecento, pari al 21, 3 % dei residenti; le proporzioni tra le professioni religiose sono in linea con
quelle nazionali; le etnie più rappresentate sono quelle albanese e
rumena, seguite da quella marocchina e, a distanza, dalle exsovietiche.
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La tenda
“Io mi dedico a te”
“Avendo amato i
suoi che erano nel mondo li
amò fino alla fine” (Gv 13, 1-15)
dal 11 al 25 marzo
2012
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Due momenti della Carovana della Fraternità.
Sopra, la celebrazione di apertura. Sotto, la
tenda allestita davanti alla Collegiata.
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tra in tutti gli ambiti, da quello del lavoro, a
quello politico, fino a quello sociale.
Chi decide di realizzare una Carovana non
acquista un pacchetto
: questa
esperienza funziona solo se chi la richiede si
ritiene coinvolto al 100% nella sua realizzazione.
Oggi, mentre facciamo fatica a scambiare
quattro chiacchiere anche con il vicino di casa, di cui non cogliamo le fatiche anche se ci
vive a fianco, mentre un crescendo di relazioni finite male ci interrogano e a volte ci spingono ancora di più a rifugiarci nel nostro individualismo, la possibilità di provare, nel
nostro piccolo, a ritrovare uno stile di vita di
condivisione anche delle fragilità
e di corresponsabilità, ci lascia
sperare in un futuro diverso, che
siamo noi a costruirci intorno e ci
aiuta a capire che la vera carità
non è fatta di elemosine, capaci di
farci sentire momentaneamente
con la coscienza a posto, ma è la
forma più autentica dell’amore,
quello donato gratis, senza troppe pretese.
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, ore 21, al Cinema Moderno, incontro pubblico su “Vivere la fraternità nel quotidiano”. Sarà
presente un collaboratore di Ernesto Olivero, dell’“Arsenale della
Pace” di Torino.
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ore 11.15, Chiesa Parrocchiale: Celebrazione Eucaristica presieduta
dal nostro vescovo Ambrosio
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in S. Rocco alle ore 9-12; ore
21 meditazione del Coro
parrocchiale.
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ai Sacchi alle ore 9-12.
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21 celebrazione comunitaria
del Sacramento della Penitenza.
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della Passione di Nostro Signore.
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alle ore 21.30 Veglia Pasquale
ore 9.45 S. Messa solenne
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(partendo dal fondo della
via Armani).
Durante la messa, raccolta
per le Misdelle
sioni piacentine
alle ore 9,
Messa di Pasqua.
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letture; alle ore 22 Veglia Pasquale.
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alle ore 11 benedizione Ulivo, Processione e Messa
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alle ore 8 Lodi e Ufficio delle letture; alle ore 15
Celebrazione della Passione;
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20.30 Messa dell’Ultima Cena
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Passione di Nostro Signore;
ore 21 processione per le vie
del Paese con il Cristo Morto.
alle ore 10 Santa Messa
- celebrazione
delle Sante messe ore 7.30,
10.30. Solenne cantata alle
ore 17.
alle ore
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Il 18 marzo, presso l’oratorio di Castel San
Giovanni, per tutti i ragazzi in fascia d’età compresa tra seconda
elementare e terza media, è in
programma una grande Caccia al
tesoro, attraverso cui potranno conoscere le
diverse realtà di volontariato e di servizio
presenti nel territorio della nostra unità pastorale, tramite il gioco e l’ascolto di alcune
piccole testimonianze di esperienze dirette.
L’attività avrà inizio con la partecipazione alla santa messa delle ore 11 in Collegiata, motore dell’azione di tanti volontari, desiderosi
di prendersi cura dell’altro, che ha sempre il
volto di Gesù tra la gente del mondo.
Al termine della celebrazione eucaristica,
ragazzi e animatori si recheranno in oratorio
per il pranzo comunitario e il lancio del gioco, che si svilupperà in punti significativi della città, dove i ragazzi, piccoli grandi testimoni di dedizione, potranno portare la loro allegria e contagiare di gioia tutti quelli che
avranno modo di incontrare sulla loro strada.
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ore 21, in Chiesa: Stazione
Quaresimale “Ero malato e mi avete
visitato”, presieduta da don Giorgio Bosini
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alle ore 10 benedizione Ulivo e Processione
in Piazza.
- alle ore 17 celebrazione della Passione del Signore. Alle ore 21 solenne “Via
Crucis” per le vie del paese:
piazza Chiesa, via Bettola,
via Moia, via Togliatti, via
Vaga, via Garibaldi, via I°
Maggio, via Po, via San Rocco, chiesa parrocchiale.
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paese, oppure essere itinerante e toccare tutti
i punti nevralgici della realtà parrocchiale,
ma il primo punto di stazionamento è la chiesa, a sottolineare il fatto che tutto il lavoro
parte dalla celebrazione eucaristica, vero motore dell’azione di ogni credente.
Il tema centrale è quello della carità, declinata sotto tutti i suoi aspetti: cura di sé e dell’altro che ci è prossimo, interventi sulle forme di povertà esistenti sul territorio, conoscenza delle associazioni di volontariato che
operano nella città. Preparare insieme la Carovana è fondamentale affinchè si tratti davvero di un’esperienza di riscoperta di buone
relazioni, fondate sul reciproco rispetto, sulla
condivisione anche nelle differenze individuali (per una pastorale integrata), per scardinare l’indifferenza che spesso oggi si incon-
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ore 9,in Chiesa: Celebrazione Eucaristica;
ore 18 - in
Chiesa: Celebrazione Eucaristica;
per i ragazzi, dalle ore 11, in Collegiata: Celebrazione Eucaristica a cui seguono
il pranzo insieme e una grande
Caccia al Tesoro per riscoprire la fraternità tra noi e conoscere come
tante persone donano al prossimo
il loro tempo.
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- alle ore 20.30 - messa
in “Coena Domini”, istituzione dell’Eucaristia.
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. Ma nella
Chiesa ci sono anche molti giovani “normali”, che testimoniano che niente in realtà è
perso, che tutti possono amare e rendersi
amabili, affrontando le difficoltà e facendo
delle scelte di vita e d’amore.
La Carovana, proposta della Caritas diocesana in collaborazione con tutti i movimenti e
le associazioni presenti in parrocchia, diviene
così uno strumento per l’animazione della comunità al fine di promuovere e far crescere la
sua sensibilità di fronte alle forme di disagio
e di difficoltà, oggi dilaganti e dilanianti.
In concreto, il progetto consiste nell’organizzazione di una settimana di eventi in parrocchia che possano far riflettere sul tema del
servizio, delle relazioni fraterne, della carità.
Questi eventi possono essere di tanti tipi diversi ma tutti caratterizzati dal coinvolgimento delle tre dimensioni essenziali della
pastorale (liturgia, catechesi, carità).
Simbolo della Carovana è una tenda da
campo, ad indicare la riflessione che in quella settimana l’intera comunità parrocchiale
sta compiendo sui temi dell’amore e della fraternità. La tenda può essere sistemata davanti al sagrato della chiesa o nella piazza del
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LA CAROVANA
DELLA FRATERNITÀ
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alle ore
10.30 “Domenica delle Palme”; celebrazione della
Commemorazione dell’Ingresso del Signore a Gerusalemme.
alle ore 21
Celebrazione Penitenziale
Comunitaria nella chiesa
parrocchiale (vi saranno più
sacerdoti a disposizione per
le confessioni).
%
Precarietà, solitudine, mancanza di senso,
disagi affettivi, disaffezione alla cittadinanza,
povertà materiali, intellettuali e spirituali, genitori che si sentono isole, ragazzi rifugiati
nei social network perché non sanno più come raccontarsi faccia a faccia, educatori spaesati
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Tutti insieme per…
la carovana della fraternità
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messa della Risurrezione al
Cimitero.
SARMATO
6
Nuovo defibrillatore in Oratorio
Vi sarà capitato più volte, in ospedali, o ambulatori, o strutture pubbliche … di vedere un
cartello a prima vista un po’ enigmatico, che
recita: “QUI DAE”.
Ma che significa?
Ebbene, un dispositivo DAE (Defibrillatore
Automatico Esterno) dal 16 ottobre 2011 è installato anche nel nostro Oratorio. Si tratta di
uno strumento di primo soccorso cardiaco, la
cui diffusione sul territorio è promossa dal
“Progetto Vita” della cardiologa dott.ssa Daniela Aschieri, responsabile UOS Cardiologia
Territoriale di Piacenza, partito nel 1999.
È uno strumento “salvavita” che permette di
intervenire in casi di arresto cardiaco, in cui la
tempestività di intervento fa la differenza: per
questo la diffusione capillare sul territorio è
tanto importante.
L’Associazione ANTEAS, nata in casa CISL,
presente e operante in Piacenza con più di 250
iscritti, volontari e per lo più pensionati, oltre
all’aiuto concreto ad
anziani e persone in
difficoltà ha come proprio obiettivo il sostegno alla cittadinanza.
In collaborazione con
il Comune di Castel
San Giovanni, utilizzando parte dei propri
proventi “5 per mille”
ANTEAS ha scelto di
acquistare i defibrillatori per la nostra città, uno dei quali donato alla Parrocchia e installato nel nostro Oratorio
(un altro era stato precedentemente donato alla Polizia Municipale).
Alla cerimonia di consegna, insieme con il
parroco don Lino Ferrari e il presidente dell’Oratorio don Paolo Cignatta, sono intervenuti il presidente di ANTEAS, Giuseppe Tamborlani, ed alcuni membri dell’Associazione.
Vita Nostra
3
Venerdì 23 marzo 2012
Dal 31 agosto al 2 settembre un incontro mondiale
Parrocchia di Santa Maria Assunta – SARMATO
Parrocchia S. Giovanni Battista -CASTEL S. GIOVANNI
Sui ponti di Budapest a settembre
con i giovani per un Mondo Unito
PELLEGRINAGGIO A FATIMA
E SANTIAGO DE COMPOSTELA
Piacentini in cammino per costruire ponti di fraternità
“Appuntamento a Budapest per vivere tre
giorni con ragazzi di tutto il mondo”. Dice così
l’invito che leggo per caso su facebook. Il social
network più utilizzato dai ragazzi italiani mi pare essere come un cocktail effervescente che sta
impazzendo e, infatti, da tanti amici e conoscenti
mi continua ad arrivare lo stesso invito: si tratta
di partecipare a Let’s bridge, un appuntamento
per giovani dai 17 ai 30 anni che si terrà a Budapest a fine agosto.
Anche numerosi piacentini prenderanno parte
all’evento promosso e organizzato dai Giovani
per un Mondo Unito, i giovani che, seguendo
l’ideale di Chiara Lubich, hanno deciso di volersi
impegnare in prima persona per costruire un
mondo migliore, un mondo più unito.
Saranno oltre 12mila in Ungheria ad animare le
giornate estive della capitale e il titolo fa già pensare che i luoghi palcoscenico dell’iniziativa saranno i numerosi ponti presenti in città, ponti che
non solo uniscono fisicamente Buda e Pest, ma
che saranno simbolo di una nuova unità tra generazioni, tra vecchio e nuovo, tra etnie, tra antiche e nuove ideologie. Insomma, in una città che
fa pensare anche alla sua grandezza nell’epoca
dell’impero austro-ungarico e poi al regime comunista ed oggi Paese membro dell’Unione Europea, sono tante le contraddizioni, sono tante le
differenze e i pregiudizi che i Giovani per un
Mondo Unito vogliono abbattere per lasciar spazio ad un’esperienza vera e profonda di fraternità universale.
Su facebook i numerosi link mi riportano ad un
sito internet www.genfest.org e lì la mia ricerca
diviene scoperta ed approfondimento. Let’s bridge non vuol essere un appuntamento unico che
Quota individuale
di partecipazione 770,00 euro
(supplemento camera singola 110,00 euro)
La quota comprende:
• Trasferimento in bus da e per l’aeroporto di Milano
• Volo di andata e ritorno incluse tasse aeroportuali
• Franchigia bagaglio di kg 20,00
• Sistemazione in Hotel 3 o 4 stelle in camere doppie con servizi privati
• Trattamento di pensione completa dal pranzo del 1° al pranzo dell’ultimo giorno,
bevande ai pasti comprese
• Accompagnatore durante il tour
• Ingressi
• Assicurazione sanitaria/bagaglio
• Assicurazione annullamento
La quota NON comprende:
• Facchinaggio
• Tutto quanto non espressamente indicato
24 settembre – PARTENZA - In bus da Piacenza verso l’aeroporto di Milano Malpensa. Disbrigo delle formalità di imbarco, alle ore 14.10 partenza per Porto. Arrivo all’aeroporto alle ore 16.10 e trasferimento in pullman GT riservato a Maia.Drink di benvenuto e cena in ristorante.
Proseguimento verso il Nord per l’attraversamento del confine con la Spagna.
Sistemazione in Hotel a Santiago de Compostela.
25 settembre – PELLEGRINAGGIO A SANTIAGO DE COMPOSTELA - Inizio del pellegrinaggio a piedi (circa 6 km) che
porterà alla Cattedrale, in tempo per la concelebrazione della Messa del Pellegrino delle ore 12.00. Al termine si rientra in
Hotel per il pranzo. Pomeriggio dedicato alla visita (con guida locale) del centro storico di Santiago de Compostela
26 settembre – COIMBRA - Al mattino si rientra, verso Sud, nel confine portoghese. Proseguimento per Coimbra, visita
al centro storico, che vanta numerosi monumenti come il Duomo, il Convento di Santa Teresa (dove visse Suor Lucia), la
Chiesa di Santa Croce (dove Santo Antonio si fece frate) e l’Università, tra le più antiche d’Europa, che ospita la famosa biblioteca in stile rococò. Partenza quindi per Fatima.
muore lo stesso giorno in cui termina e le tv di
tutto il mondo spengono i loro riflettori. Let’s
bridge sarà uno dei Genfest, degli incontri dove i
Giovani per un Mondo Unito decidono di darsi
appuntamento, guardare al mondo, alle loro
esperienze, ricaricarsi le batterie per poi partire
alla volta del mondo tutto da conquistare. L’ultimo è stato a Roma nel 2000 alla presenza di Chiara Lubich. Ora dopo 12 anni non ci sarà più Chiara Lubich con loro sul palco, eppure il suo messaggio e la sua fiducia nei confronti dei giovani rimarranno validi per l’eternità. Gli anni son passati e le situazioni son cambiate così come gli scenari politico-economici. Le frontiere di qualche
anno fa non esistono più e parlare di fraternità in
un mondo globalizzato può sembrare banale e
quasi ridicolo, eppure questi giovani si rendono
conto che, nel mondo attuale dove spostarsi in aereo è divenuto un atto all’ordine del giorno così
come venire a conoscenza di quello che accade
sulla sponda opposta dell’oceano, le differenze
tra nord e sud, tra ricchi e poveri si son ancor più
acutizzate, creando un vero e proprio gap che, andando avanti di questo passo, potrebbe divenire
uno steccato insormontabile.
Ecco allora che i ponti di Budapest diventeranno, anche mediante un flash mob, quei ponti che
arriveranno a tutti per tendere una mano, per…
iniziare e continuare a sognare e costruire un
mondo migliore. Per arrivare a Budapest e poi a
tutto il mondo c’è bisogno di braccia e cuori che
partano da qui, da Piacenza. Ecco che alcuni giovani sono già pronti con zaino sulle spalle. C’è
posto per quanti vogliono partecipare. Per ricevere informazioni telefonare a Elisa al 347-5418048.
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FIERA PRIMAVERA 2011-2012
27 settembre – SANTUARIO DI FATIMA - Partecipazione alla Messa Internazionale. Nel pomeriggio Via Crucis e visita ai
luoghi dei tre pastorelli, alla Cappella delle Apparizioni e alla Basilica della SS.ma Trinità.
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28 settembre – LISBONA - Alle ore 8.00 partenza per Lisbona. Mattinata dedicata alla visita della capitale portoghese.
Pranzo in ristorante e trasferimento all’aeroporto di Lisbona. Assistenza per le operazioni di imbarco e partenza per l’Italia.
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Castel San Giovanni in segreteria parrocchiale, via Gazzotti, 1 - Telefono: 0523 842646
Sarmato: Presso la Parrocchia - Tel. 0523 887114 - Cell. don Guerrino 338 3474320
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La “Missione Popolare Diocesana”: un percorso dedicato alla gratitudine
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Purtroppo, nei tempi attuali, si diffonde sempre di più la
cultura di “non ringraziare”.
In tante persone, ogni gesto
di bontà ricevuto dagli altri è
considerato come dovuto o
meritato. Non si sa su che
piano situare queste nuove
abitudini che si notano nelle
persone di varie età. Un modo di vivere che mette a dura
prova gli sforzi educativi nelle famiglie. I genitori di oggi
ne sanno qualcosa. Ci vuole
tanta pazienza ed energia per
strappare dalla bocca dei figli
la parola “grazie.” Le buone
maniere tendono a sparire.
Così, si perde di vista che per
essere santo, bisogna essere
un bravo cristiano. Cristiano
si diventa davvero solo assumendo anche alcuni valori
umani. La gratitudine ne è
uno. Una ragione c’è di inserirla nell’elenco dei valori che
aprono a Dio. Sembra difficile
essere capace di ringraziare
Dio che non si vede quando
non si è predisposti a dire
grazie ai nostri simili che si
vedono, che condividono la
stessa vita con noi, che sono i
portatori dell’immagine del
Dio vivente. Solo passando
da questa via umana e naturale, si potrebbe arrivare alla
gratitudine come punto focale della spiritualità cristiana.
In questo, San Paolo con le
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sue lettere è un esempio eloquente.
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Paolo fa della gratitudine
verso Dio per le comunità cristiane da lui create e le persone incontrate, un fondante atteggiamento missionario, cioè
un atto d’annuncio della bontà di Dio. La testimonianza è
di rendere grazie per ogni cosa ed in ogni circostanza (Col
3,17). In effetti, tutto è grazia
per Paolo, ma con una particolarità: solo in Dio, l’apostolo
gratifica le persone (2 Tim 1,3;
Tt 1,4; Fil 4, 18). In nessuna
delle sue lettere manca una lode o una gratitudine a Dio.
Questo indica che il rendiY
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mento di “grazie” era una
parte importante della sua fede. Si riconosce attraverso il
suo modo di essere, di fare e
di scrivere che tutto è dono di
Dio e motivo di gratitudine.
La vita e i suoi eventi, anche
un favore ricevuto da qualcuno non sono frutti dei suoi
meriti. Deve tutto all’amore
del Signore. Così, si potrebbe
dire che le benedizioni nei
suoi scritti, non sono un semplice augurio. Sono espressioni d’una fede profonda in Dio
fonte di ogni bene. Dunque fede e gratitudine sono due cose
connesse per Paolo. Chi è saldo nella fede sovrabbonda nel
ringraziamento (Col 2,7). Nelle sue lettere, ci sono vari indi-
zi che permettono di dire, come B. Maggioni, che “la gratitudine vissuta ed espressa costituisce ‘l’anima’ della spiritualità paolina”. In Paolo, la
gratitudine ha tanti varianti:
benedizione, ringraziamento,
lode, glorificazione, dossologia etc. Tutti sono l’espressione di una fede con cui uno si
riconosce di aver accolto e
sperimentato la grazia di Dio
(1 Cor 1,4).
Infine, cosa uno potrebbe
avere che non l’abbia ricevuto
solo da Dio, anche se attraverso gli uomini: la vita, la natura, la salute, tutto. Questo fa
parte della fede nel Dio Unico,
Padre di Gesù Cristo. Un credo che non si può vivere in-
tensamente senza la gratitudine, secondo lo stile di vita missionaria di Paolo. La gratitudine è una bella nota cristiana
che rallegra la vita, che libera
da ogni frustrazione, che fa
sentire l’utilità di se stesso e
soprattutto degli altri, che ricorda che tutto è dono. È da
mettere in musica con la vita
di tutti i giorni per sentirsi appartenenti ad una Chiesa che
loda il Signore e porta gli uomini del suo tempo a gratificarsi in Dio per la salvezza di
tutti. Dunque, “Gratitudine”
non è solo una parola, è un valore umano che apre ad un’attitudine missionaria in tutti i
campi della vita.
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Vita Nostra
4 Venerdì 23 marzo 2012
Ripresa la “tradizionale” visita alle famiglie per costruire la comunità
“Portare Cristo dove non sembra che esista”
PER UNA CHIESA FAMILIARE
APERTA AI NUOVI CITTADINI
Don Francesco
Mazzocchi
Il ricordo nel centenario della nascita
Il depliant della “benedizione delle case” per conoscerci e crescere nella fede
Per chi arriva a Castello dalla via Emilia Pavese, si staglia
per un buon tratto di strada la
mole elegante del campanile
della Chiesa Maggiore, dedicata a San Giovanni Battista.
Essa è senza dubbio il monumento più prestigioso della
città.
È anche il segno più evidente della presenza della Comunità Cristiana. Per conoscerla,
però, non è sufficiente guardare alla chiesa!
Don Francesco Mazzocchi, cappellano militare in Russia.
È questo il compito di un
cappellano militare e don
Fancesco Mazzocchi l’aveva capito: era voluto partire spontaneamente per il
fronte pur sapendo che
compiere questo gesto
metteva a repentaglio la
sua vita e destava preoccupazione in chi gli voleva
bene. Questo sacerdote
non era un eroe, ma un
prete, conscio che la sua
vita si fa dono per gli altri,
che abbracciando la vita religiosa si diventa servi per
amore. Nacque a Castel
San Giovanni l’11 maggio
del 1912, primogenito di
una numerosa famiglia di
agricoltori. Abitava a Valle
Abrè nella estrema periferia est della nostra città.
Frequentò il collegio Alberoni assieme all’amico
Agostino Casaroli, di due
anni più giovane. Venne
consacrato sacerdote nel
1935 dal vescovo Ersilio
Menzani.
Diventato
sacerdote
svolse il proprio servizio
nella parrocchia di Pontenure e nelle parrocchie cittadine di San Pietro e Santa
Brigida, ma non riusciva a
non ascoltare le grida disperate mute e segrete di
chi era chiamato a combattere. Partì come volontario
per il fronte russo il 21
marzo del 1941.
Il suo primo incarico
consisteva nell’assistenza
ai soldati ricoverati in un
ospedale da campo .Col
tempo imparò a conoscere
quei militari ascoltando le
loro domande e le loro inquietudini. Nel febbraio
del 1942 venne assegnato
al primo battaglione chimici lanciafiamme,impegnato
in prima linea.
Ancora una volta questo
sacerdote portò conforto
dove c’era angoscia, speranza dove c’era morte. Per
nulla al mondo avrebbe abbandonato i “suoi” uomini:
riusciva a raggiungerli
ovunque si trovassero e si
adoperava perchè potessero assistere almeno ad una
messa ogni settimana.
Questa celebrazione non
era soltanto il compimento
di un dovere, era dettato
dal cuore, un cuore limpido e pulito che credeva
nella redenzione di tutti
anche in mezzo al sangue
ed alla morte. Un cuore che
aveva incontrato Cristo e
che da LUI era stato condotto fino in Russia, affinché tante vite fossero curate attraverso l’Amore. Un
Amore così grande e sconfinato da non poter essere
compreso dagli uomini,
che ti dice “Eccomi, io sono
qui anche se tu non puoi
vedermi, sono nel “fratello” che ti è morto accanto”.
Si commuoveva Don
Francesco, quando per le
steppe russe incontrava
persone la cui fede era stata soffocata e oppressa ed
al solo vederlo con i paramenti sacerdotali sopra la
divisa scoppiavano a piangere. Si emozionava e comprendeva che anche quelle
persone lui doveva sostenere concretamente, con la
sua presenza e con la celebrazione eucaristica.
Mori a trent’anni il 26
agosto del 1942. Mentre si
recava dai soldati, impegnati in battaglia in un luogo chiamato “Jagodji” vicino al fiume Don. Cadde in
una imboscata e fu investito da una raffica di mitra.
Pochi giorni prima, il 21
agosto 1942, si era portato
fin sotto il fuoco nemico
per soccorrere i feriti ed
era stato colpito al braccio.
Contro il parere dei medici
chiese di essere dimesso
dall’ospedale da campo:
voleva tornare in trincea
accanto ai “suoi” soldati
per portare loro il conforto
dei sacramenti, soccorrere i
feriti e dare ai morti una
cristiana sepoltura. Quel 26
agosto 1942 il cappellano
militare ancora una volta
pensò agli altri prima che a
se stesso e per il suo grande coraggio è stato insignito della medaglia di bronzo al valore militare.
Le sue spoglie hanno riposato per molto tempo in
terra russa nella tomba n° 6
del cimitero di Verch Lutchindkij alla destra del fiume Don. Successivamente
sono state rimpatriate e
trasferite nel cimitero castellano, al termine di una
celebrazione commemorativa nella nostra Collegiata: cerimonia che rendeva
omaggio alla sua figura di
sacerdote fra i militari e
con i militari.
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CRESCERE
NELLA FEDE
La Parola
Noi crediamo che la Chiesa
vive dell’ascolto della Parola
di Dio, per tradurla in vita e
per annunciarla.
Le proposte perché tutti
ascoltino con frutto questa
Parola sono così strutturate:
Bambini e ragazzi
* Catechismo settimanale
* Associazioni: ACR, AGESCI, GS
Giovani
Esistono in Parrocchia tre
proposte di Gruppi Giovanili:
* Azione Cattolica
* Gioventù Studentesca
* AGESCI (Scout)
Adulti
* Preparazione al Battesimo
dei figli
* Preparazione al Matrimonio
* Incontri per Giovani Coppie e Famiglie
* Gruppi del Vangelo nei
quartieri
* Azione Cattolica
* Comunione e Liberazione
* Apostolato della Preghiera
* Movimento dei Focolari
* Rinnovamento nello Spirito
Per tutti
* Adorazione Eucaristica
(Mercoledì sera)
* Ritiri ed Esercizi Spirituali
* Lectio Divina
Vorremmo aiutare a capire
come vive, cosa fa, cosa propone la Comunità Cristiana di
Castel San Giovanni.
Sono dati molto scarni ed
essenziali, che però, crediamo
possano iniziare un dialogo
con le famiglie e offrire a tutti
la possibilità di orientarsi,
quando si abbia bisogno di un
servizio o si voglia offrire una
collaborazione.
Don Lino, don Paolo, don
Roberto
La Messa
Domenica e festivi
Chiesa Maggiore: ore 8.00 –
10.00 – 11.00 – 18.00
San Rocco: ore 11.15
Sacchi: ore 9.00
Giorni feriali
Ch. Maggiore: ore 8.00 (da
lunedì a sabato)
ore 18.30 (venerdì)
ore 18.00 (sabato – prefestiva)
San Rocco: ore 18.30 (da lunedì a giovedì)
I battesimi
La terza domenica di ogni
mese - ore 16.00
I matrimoni
In giorni ed orari da concordare con il Parroco
La comunione
ai malati
Previo contatto con la Segreteria Parrocchiale
L’unzione
degli infermi
Quando una persona è malata, questo Sacramento aiuta a sentire la presenza di
Gesù, a dare un senso alla
sofferenza e ad offrirla. E’
bene chiamare il sacerdote
quando il malato è presente
a sé stesso.
I funerali
E’ bene che sia la famiglia a
comunicare direttamente
con i sacerdoti per dare notizia della morte, per concordare la veglia di preghiera e
i funerali; questo ci farà sentire più famiglia.
Le confessioni
I sacramenti
Noi crediamo che Gesù è
presente ed agisce in mezzo
a noi, soprattutto quando celebriamo la memoria dei
suoi gesti e delle sue parole
e, in particolare, della sua
morte e risurrezione.
Quali sono i momenti principali di queste celebrazioni?
Comunitarie: prima delle feste principali
Individuali: sabato alle ore
17.00
giovedì mattina
prima e dopo ogni Messa
La liturgia delle ore
Lodi: ore 7.30 in Chiesa
Maggiore
Vespri: ore 18.30 in S. Rocco
LA COMUNIONE
FRATERNA
La Parola e i Sacramenti
cambiano la nostra vita, ci
fanno diventare fratelli, ci
fanno essere comunità.
Ecco come esprimiamo questo nostro “essere comunità”
a Castello.
1 - LA VITA
FRATERNA
* L’Oratorio è casa e scuola
di comunione
* I Gruppi, le Associazioni, i
Movimenti, i Gruppi del
Vangelo educano e promuovono l’amicizia, l’incontro,
la conoscenza, l’accoglienza
soprattutto dei più bisognosi
* Le Feste Patronali
* I Pellegrinaggi e le Gite
* Le Vacanze estive e invernali
* Il Circolo Culturale “San
Benedetto”
2 – IL SERVIZIO
In ogni famiglia tutti i membri danno il loro contributo
per le necessità che si presentano. Così anche noi abbiamo
molte persone che svolgono
servizi diversi:
* I Catechisti e gli Educatori
* I Chierichetti e i Cantori
* Gli Educatori e Animatori
dell’Oratorio (Doposcuola –
“Spicchio di Sole” – GSP
S. Filippo Neri – Atletica S.
Filippo Neri)
* Gli Animatori delle Celebrazioni
* I Ministri Straordinari della
Comunione
* La Conferenza di S. Vincenzo
* Il Centro di Ascolto Caritas
* I Volontari della Casa Protetta “Albesani”
* Il Gruppo Missionario
* La Scuola Materna “S. Francesco”
C’è spazio per altri volontari!
3 - L’ECONOMIA
Siamo noi, tutti noi, che sosteniamo le strutture e le necessità della nostra comunità.
Lo facciamo:
* Firmando l’“Otto per mille” sulla dichiarazione dei
redditi a favore della Chiesa
Cattolica
* Con offerte deducibili
* Con le offerte spontanee
fatte alla domenica, o in occasione di celebrazioni particolari (battesimi, matrimoni,
funerali)
* Con altre donazioni
Per noi aiutare la Chiesa non
è fare l’elemosina, ma esercitare la solidarietà nella comunità.
Recapito Parrocchiale: via Gazzotti, 1
29015 Castel San Giovanni
Tel./fax 0523.842646
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Da martedì a sabato dalle 9
alle 12. Giovedì e venerdì
dalle 15.30 alle 18.30. Lunedì
chiuso.
L’Oratorio è
aperto: venerdì dalle 21 alle
23. Sabato e domenica: dalle
15.30 alle 18 e dalle 21 alle
24. Tutti i giorni per il Doposcuola.
In estate per il GREST.
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CRETA CREDITO COOPERATIVO PIACENTINO
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Sede distaccata: 29100 PIACENZA - Via Cristoforo Colombo, 43 Tel. 0523.623016 - Fax 0523.578918
Filiali:
29015 CASTELSANGIOVANNI (Pc) - Via XXV Aprile, 1 Tel. 0523.866332 (3 linee r.a.) - Fax 0523.866340
CREDITO COOPERATIVO
Agenzia 1 c/o Agenzia delle Entrate: 29100 PIACENZA - Via Modonesi, 16 Tel. 0523.591245 - Fax 0523.607373
SEDE CENTRALE E DIREZIONE GENERALE:
29015 CASTELSANGIOVANNI (Pc)
Via XXV Aprile, 1
Tel. 0523.866332 - Fax 866340
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29100 PIACENZA - Via Cristoforo Colombo, 43 Tel. 0523.623016 - Fax 0523.578918
29010 VICOBARONE DI ZIANO (Pc) - Via Strada Nuova, 10 - Tel. e Fax 0523.868726
29011 BORGONOVO V.T. (Pc) -Via Roma, 122 - Tel. 0523.865176 - Fax 0523.861414
29010 TREVOZZO V.T. DI NIBBIANO (Pc) - Via Umberto I°, 7 - Tel. e Fax 0523.997069
29010 PECORARA (Pc) - Via Municipio, 4 - Tesoreria Comunità Montana Valle del Tidone - Tel. 0523.995009
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Vita Nostra
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Venerdì 23 marzo 2012
Testimonianze di fede da conoscere e rinnovare
Appuntamenti parrocchiali
LA MENSA DELLA
CARITÀ NELLA STORIA
clusione della Missione Popolare
26 – Veglia di Pentecoste
27 - Pentecoste
31 – Chiusura del mese di
Maggio
Aprile
1° – Le Palme – processione
e ritiro 4’ elementare
2 – Concerto cori parrocchiali
15 – Ritiro Prima Comunione
AVVISO
Domenica
15 aprile
Giugno
Maggio
La Santa Messa
delle ore 10
sarà trasmessa
in diretta TV
su Rete 4.
La Santa Messa
delle ore 11
sarà posticipata
alle ore 11.30.
2 – Celebrazione della Cresima
3 – Festa dell’Oratorio
7 – Processione del Corpus
Domini
10 – Corpus Domini
17 – Battesimi
21 – Confessione comunitaria
23 – Veglia di San Giovanni
24 – Festa del Patrono San
Giovanni
29 – SS. Pietro e Paolo
1° – Festa dei Lavoratori
Apertura del mese di Maggio
6 – Prima Comunione
12 – Pellegrinaggio a Stra
18 – Lectio Divina sulla
“Gratitudine”
19 – Festa di San Bernardino
20 – Ascensione - Ritiro
Cresima
26 – a Piacenza per la con-
Vecchie e nuove attività di carità per i bisogni dei più deboli
L’ex asilo Pallaroni, oggi sede del Centro di ascolto Caritas di Unità Pastorale.
Il 29 ottobre dello scorso
anno al Santuario di Strà si è
svolta una serata per le Comunità della Valtidone con
canti e riflessioni sul tema
della carità. Sono state anche
presentate varie testimonianze su come è stata e su
come è attualmente vissuta
la solidarietà nelle nostre
Parrocchie. Nel Bollettino di
Natale abbiamo pubblicato
il contributo, preparato per
tale occasione da Paolo Brega.
Anche il maestro Gianni
Carrà ci aveva fatto pervenire una testimonianza, riferita al Parroco Mons. Aristide
Conti (del quale di solito si
ricordano solo aneddoti faceti) e a un gruppo di Suore
e laici.
Presso la casa delle Suore
di Mortara (Suore Missionarie dell’Immacolata Regina
Pacis, ndr), che - oltre a dirigere l’Asilo “San Francesco”
vicino alla Chiesa dei Sacchi
- svolgevano opere di sostegno presso le famiglie bisognose, è sorta, per volontà di
Mons. Conti, una “Mensa
dei poveri”(così si chiamava
all’inizio).
Detta mensa era curata e
organizzata con infinito
amore da un gruppetto di
valorose suore:
(cuoca insuperabile e instancabile);
(che alla domenica pomeriggio si recava
in bicicletta a San Marzano),
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(che aiutava
in cucina); a mezzogiorno,
l’ora di punta, veniva anche
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L’Asilo, per quella circostanza, era curato dalla volontaria Antonietta Furia,
che si dava un gran da fare
per portare i bambini al primo piano per il riposino.
Altre figure che meritano
di essere ricordate sono:
la
(anziana e claudicante), che umilmente ha
passato la vita accanto al lavandino, tra piatti, pentole e
pentoloni;
(il cameriere), che
il
per essere un po’ più elegante si metteva le mezze maniche di tela nera, come gli impiegati statali, e così serviva
a tavola.
Bisogna ricordare anche
che la “mensa del povero”
lentamente si è trasformata
in “mensa del lavoratore”:
era frequentatissima.
Queste mense funzionarono per anni e anni e suscitavano la stima e la riconoscenza di tanti lavoratori,
che venivano dai paesi vicini
e trovavano nella “mensa
dei lavoratori” un pasto caldo, con cibi semplici e naturali, sempre a prezzi modestissimi.
Tutto ciò finì con l’arrivo
delle nuove norme igienico –
sanitarie, che costrinsero la
Parrocchia a chiudere, non
potendo sostenere l’enorme
spesa che si doveva affronta”
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re per rispettare le nuove disposizioni.
Resta solo il ricordo vivo e
commosso per queste ottime
persone, che hanno saputo
dare esempi di carità fraterna e tanto amore per i bisognosi.
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Un mese fa il mio nipotino
di cinque anni mi ha detto
“Nonna, tu sei appassionata
di Gesù” e io gli chiedo: “Ma
cosa vuol dire appassionata”
e lui risponde, ”Io sono appassionato di macchinine,
mio fratello di dinosauri e tu
di Gesù”.
Ad essere sincera questo
mi ha fatto piacere perché, in
qualche modo, lui ha capito
che per me Gesù è molto importante. È Lui infatti che mi
indica e mi conduce nel
cammino verso la pienezza
della vita.
Certamente riconosco la
mia incapacità nel seguirlo,
le mie incoerenze e la mia
fragilità nel far trasparire
agli altri l’amore di Dio che è
in ciascuno di noi, ma confido nella sua pazienza e misericordia.
Da parecchi anni mi sono
inserita in varie attività caritative. L’ ultima in ordine di
tempo è “Lo Spicchio di Sole”.
La Conferenza di San Vincenzo
donne - a voler diventare
suoi soci per lavorare nella
Parrocchia per testimoniare
in modo fattivo la carità di
Cristo. Nessuna attività caritativa è estranea alla Conferenza.
Essa desidera ardentemente di avere tra i suoi soci molti giovani che la aiutino a potenziare le sue attività di cristiana solidarietà
verso tutti i fratelli poveri
che chiedono il nostro aiuto.
Anche a nome delle cinquanta famiglie che attualmente aiuta con la sua attività ringrazia tutti i benefattori che sostengono la Conferenza ed auspica che i fedeli continuino a darle generosamente il loro sostegno sia materiale sia morale
ed invoca la protezione della
Beata Vergine Maria, di San
Vincenzo De’ Paoli e del
Beato Fondatore Federico
Ozanam.
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Nel 2008 nasce dall’ascolto
di alcuni genitori di ragazzi
disabili, la necessità di avere
per i loro figli qualche occasione per poter stare con gli altri,
incontrare amici, uscire di casa
e vedere ogni tanto uno spicchio di sole.
Il gruppo di amici di “Spicchio di Sole” è la prima risposta all’esigenza di sollievo,
condivisione e dialogo emersa
da questi genitori, perché crediamo che ogni momento insieme sia prezioso per tutti:
per i volontari, per i ragazzi,
per i nostri sacerdoti. È solo
uno spicchio rispetto al tanto
che si dovrebbe fare, è solo un
segno di attenzione che la nostra parrocchia vuole offrire a
chi è più fragile, ma proprio
per questo più importante e
prezioso.
All’inizio i miei impegni di
nonna non mi permettono di
mettermi a disposizione, ma
appoggio il marito e il gruppo.
Dallo scorso anno, riesco a
conciliare le cose e ne sono
parte attiva
Ogni martedì dell’anno scolastico, ci ritroviamo in oratorio, dalle 11.30 alle 17. Alcuni
ragazzi arrivano dalla scuola,
altri dal lavoro.
Una giornata tipo è divisa in
questi momenti: accoglienza,
preparazione insieme del
pranzo e consumazione, canti,
giochi, recitazione, costruzione delle scene, lavori vari di la-
boratorio.
Stiamo insieme cercando di
cogliere il bello che è dentro di
noi e questo è possibile perché
il clima che si respira a “Spicchio di sole” è molto positivo
in quanto viviamo la diversità
come ricchezza, coscienti che
ognuno di noi è risorsa per
l’altro.
Siamo riconoscenti verso
questi ragazzi per le confidenze, l’allegria, per l’amore sincero che ci danno.
Sono per noi un grande
esempio come anche le loro famiglie, perché in questi tempi
le parole sacrificio e gratuità
sembrano fuori moda: per loro
sono pane quotidiano.
Hanno saputo accogliere i figli con i loro limiti e su questi
impostano ogni giorno i ritmi
della loro vita.
Quest’anno è aumentato sia
il numero dei ragazzi che quello dei volontari ed è diventato
molto più impegnativo gestire
il tutto.
Ringraziamo Gesù per il dono di questi pomeriggi insieme e lo preghiamo perché il
suo Spirito di amore ci aiuti a
continuare con entusiasmo e
perché riusciamo a mantenere
quel clima sereno che c’è stato
fino ad ora.
Desidero, infine, accennare
a due realtà, operanti in parrocchia, che permettono di
aiutare tante famiglie e persone in difficoltà.
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È nato su iniziativa della Caritas diocesana alla
fine del 2004; nel 2005 si è affiancato il servizio del guardaroba a Sarmato.
Il numero di schede, quindi
di nuove persone che chiedono aiuti vari individuali o familiari, è in media di 60 all’anno; dal 2004 al 2011 si è arrivati a 400 presenze.
I più numerosi sono i Marocchini, i Romeni, gli Albanesi; seguono altri di diverse nazionalità europee e sudamericane; gli Italiani sono il 20%.
Le richieste prevalenti sono
per il guardaroba, il lavoro, i
viveri, il mobilio, i documenti
ecc.
Il mercoledì è il giorno di
apertura dalle 14,30 alle 16,00
Il guardaroba è aperto al
mercoledì mattina a Sarmato.
Anche la storia della nostra
Comunità parrocchiale conferma che la Carità ha sempre
grande fantasia. Siamo chiamati ad essere attenti alle nuove povertà e fragilità con quell’atteggiamento ben delineato
dal Papa Benedetto XVI nell’Enciclica “Deus Caritas est”:
“Il programma del cristiano è
“un cuore che vede”. Questo
cuore vede dove c’è bisogno di
amore e agisce in modo conseguente” sia singolarmente che
come comunità.
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La “Gratitudine” per la vicinanza nella preghiera
L’invito a testimoniare di persona la carità cristiana
la società una fattiva testimonianza di carità cristiana
perché nel povero bisognoso di aiuti vede il Cristo
che, come diceva Pascal,
continua ad essere in agonia fino alla fine del mondo.
Essa non riceve aiuti finanziari da nessun Ente
pubblico, ma si regge sul
contributo finanziario dei
propri soci e benefattori e
anche con alcune attività benefiche, come il Banco di beneficenza della Fiera di San
Giovanni Battista, la vendita
di fiori natalizi e la Tombolissima serale di dicembre.
I soci e le socie della
Conferenza si riuniscono
mensilmente in assemblea
della carità durante la quale
pregano insieme, riflettono
sulla Parola di Dio, programmano gli interventi di
aiuto ai vari casi di bisogno
e si animano a vicenda
per crescere nella carità fraterna.
Essa rivolge un fraterno
invito ai laici - uomini e
Una breve storia dell’assistenza ai bisogni delle famiglie
Il saluto di Suor Petronela
Testimonianza del prof. Paolo Gandini
La Conferenza di San
Vincenzo De’ Paoli, istituita
nella nostra Parrocchia nel
lontano 1931 comprende
laici di entrambi i sessi che
operano attivamente per
dare un concreto aiuto fraterno a tutte le famiglie povere senza nessuna discriminazione di razza, religione,
partiti politici.
Gli aiuti consistono in viveri e, in casi speciali, anche
in elargizioni di denaro, come ad esempio per pagamento di bollette di luce,
gas, acqua potabile, canoni
di affitto.
Inoltre partecipa ad iniziative internazionali, come
"Aiuto alla Chiesa che soffre", "Amici di Raul Follereau per i lebbrosi", adozione
di fanciulli bisognosi in Eritrea.
La Conferenza interviene
sempre in caso di calamità
nazionali e internazionali,
come terremoti, inondazioni
e simili.
Essa si propone di dare al-
SPICCHIO DI SOLE E CARITAS
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Carissimo Don Lino,
Qui il lavoro con i ragazzi è
molto e ho preferito dedicare
a loro tutto il tempo per iniziare bene.
I ragazzi (giovani) mi hanno accolto con molto affetto e
quindi nella mia relazione
con loro e nel lavoro educativo che devo svolgere posso
giocare su questo buon inizio.
Sono molto impegnata al
mattino quando i ragazzi sono a scuola con i lavori di casa e con il mio programma di
preghiera.
Il pomeriggio lo dedico ad
aiutare i ragazzi nello studio
e per altre attivita educative.
Per adesso sono contenta
di come stanno andando le
cose.
Le chiedo un ricordo nella
preghiera affinchè il Signore
mi aiuti a compiere bene questo lavoro e questa missione.
Anch’io la ricordo nella preghiera con molto affetto.
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Alla comunità di Castelsangiovanni:
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Suor Petronela
Vita Nostra
6 Venerdì 23 marzo 2012
Il Gruppo Missionario Parrocchiale: preghiera e comunione dei beni
• Castelsangiovanni
ANNO 2011 - DEFUNTI
1 Achilli Luigi
2 Albanesi Armando
3 Albanesi Rina
4 Antarelli Lelia
5 Arata Maddalena
6 Baldini Maria Rosa
7 Baldrighi Bianca
8 Barbazza Alba
9 Barbieri Luigina
10 Bassani Maria
11 Beccaria Alberto
12 Beretta Ada
13 Bertaccini Maria
14 Berteotti Celestina
15 Bignami Elsa
16 Bocenti Paola
17 Boiocchi Giuditta
18 Bonelli Angela
19 Bottazzi Luisa
20 Bozzarelli Fausto
21 Brega Italo
22 Broglia Anna
23 Buttafava Renzo
24 Calciati Luisa
25 Cammi Rina
26 Capucciati Giuseppina
27 Capucciati Maria
28 Casoni Giuseppe
29 Castagnola Angela
30 Castellini Maria
31 Castignoli Bruna
32 Cavalli Maria
33 Cavanna Giovanni
34 Cerutti Piera
35 Cesari Franco
36 Chiodaroli Wilama
37 Civardi Angela
38 Corti Ghita
39 Cremaschi Rosa
40 Curtoni Nice
41 Dallagiovanna Giovanni
42 Dallavalle Ines
43 Derba Stefanina
44 Dosi Enzo
45 Dosi Giovanni
46 Enrici Aurelia
47 Fellegara Emilio
48 Ferreri Anna
49 Fiocchi Franco
50 Fiumicelli Maria
51 Fontanelli Giuseppina
52 Forlini Luisa
53 Fracchioni Rina
54 Fugazza Iliana
55 Garbi Artemio
56 Garlaschi Enrica
57 Gazzoli Alessandro
58 Gioviri Francesco
59 Gobbi Vittoria
60 Grazioli Luigi
61 Gualtirolo Anna
62 Lanza Nella
63 Leggi Ernesto
64 Lolli Giuseppe
65 Losi Maria
66 Lucchini Giuseppina
67 Lupparelli Ennio
68 Maffi Maria Assunta
69 Maffi Primino
70 Maggi Angela
71 Magistrali Roberta
72 Maini Cesare
73 Maiocchi Bruna
74 Maradini Rino
75 Marconi Leopoldina
76 Maserati Maria
77 Mattarello Antonio
78 Mazzocchi Giacomo
79 Mazzoleni Eugenia
80 Mazzoni Rita
81 Mori Angelo
82 Mori Anna Maria
83 Nardi Anna Maria
84 Nardio Paolo
85 Pacifico Michele Domenico
86 Pagani Ernesto
87 Pasquali Renato
88 Passerini Francesco
89 Pautasso Fernando
90 Pilla Renata
91 Poggi Ines
92 Pollini Enrichetta
93 Pompilli Enrico
94 Preli Pierino
95 Prilepskaia Jakovlevna Elvira
96 Rebecchi Santina
97 Rebuffi Franco
98 Riberi Romano
99 Riccardi Maria
100 Risposi Alberto
101 Rocchi Luisa
102 Rosa Gaetana
103 Ruggeri Adelia
104 Ruggeri Giuseppe
105 Salandri Albina
106 Schiavi Anna
107 Scontrini Genia
108 Silvotti Angelo
109 Sommariva Caterina
110 Tagnani Bruna
CONTAGIATI DALL’AMORE
PER UN CAMMINO CONTINUO
111 Tagnani Maria Angela
112 Tedaldi Gino
113 Tosca Anita
114 Tosca Giorgio
115 Tosca Giovannina
116 Tremonte Angelo
117 Vajana Gianfranco Mario
118 Valdatta Alba
119 Valdonio Gina
120 Valla Rosa
121 Veneziani Giliola
122 Verani Luciano
123 Verdini Carlo
124 Vigevani Ersilia
125 Vignola Carlo
126 Zilocchi Maria
127 Zuavi Giuseppina
128 Zuavi Germana
L'incontro con Padre Rapacioli missionario del PIME in Bangladesh
Ganaghello
ANNO 2011 - DEFUNTI
1 Bisi Armanno
2 Santini Filomena
• Castelsangiovanni
ANNO 2011 - MATRIMONI
Mura Simone con Santoro Valentina
Orsini Gianluca con Ferrari Patrizia
Bersani Paolo con Bossi Federica
Ruiz Jarrod John con Magnani Elena
Alessandra
Simonetta Marco con Re Silvia
Bricchi Andrea con Bollati Elena
Bezzi Giancarlo con Fucci Filomena
Mura Daniele con Punteri Rosa
Accettura Fabio con Paraboschi Anna
Rosis Andrea con Bergonzi Eleonora
Marchini Alex con Savini Chiara
Vincelli Claudio con Vino Chiara
Bassi Alberto con Bernieri Elena
Buccheri Davide con Casaroli Cristina
Pertusini Federico con Colonna Claudia
Toscano Paolo Marco con Giuliani Anna
Ganaghello
ANNO 2011 - MATRIMONI
1 Huskovic Loris con Nalio Ambra
2 Gasperini Emilio con Bosco Sara
• Castelsangiovanni
ANNO 2011 - BATTESIMI
1 Amenaghawon Queensley
2 Anelli Enea
3 Astorri Giorgio
4 Azzalin Maya
5 Barbieri Diego
6 Barbieri Sofia
7 Bellavita Erika
8 Bombardieri Gemma
9 Bottazzi Aurora
10 Brega Angelo
11 Buttiglione Maya Matilde
12 Castagna Tommaso
13 Cena Stefano
14 Conti Virginia Maria Carla
15 Daino Rebecca
16 Del Fiol Pietro
17 D'Urso Simone
18 Fanaletti Flavio
19 Fanaletti Giada
20 Ferrera Daniel
21 Foppiani Emma
22 Frattola Cecilia
23 Fulgosi Gaia
24 Gennai Adele
25 Giambelli Nicolò Luigi
26 Girometta Camilla
27 Gobbi Greta
28 Granata Ilenia
29 Guarda Jody
30 Ilies Eduard Gabriele
31 La Macchia Alessandro
32 Lagrutta Ilaria
33 Laquian Ynigo Jake
34 Lazzarini Federico
35 Leggi Carol
36 Liberali Carlotta Josephine Maria
37 Losi Francesca
38 Lucchese Rayan
39 Maggi Arianna
40 Maini Edoardo
41 Maiocchi Giada
42 Mozzi Andrea
43 Onisoru Giada
44 Politi Giulia
45 Provini Gabriel
46 Ragone Susanna
47 Ruzza Alessio
48 Sartori Samuele
49 Vallefuoco Federico
50 Verani Mattia
51 Vercesi Michelle
52 Vigentini Cecilia
Ganaghello
ANNO 2011 - BATTESIMI
1 Vazzoler Giorgio Edoardo
2 Fulgosi Dalia
Una volta al mese nella bacheca delle Chiese Parrocchiali è affissa una locandina in
cui si legge: “Il Gruppo Missionario Parrocchiale propone……..”.
Forse non tutti sanno com’è
nato e cosa fa il gruppo missionario parrocchiale.
Per rispondere ad una chiamata della Chiesa il 5 ottobre
1999, un gruppetto di persone
si riunì per concretizzare un
appello che Don Illica, da pochi mesi parroco a Castelsangiovanni, fece in una serata
dedicata al Brasile.
Propose un’adozione a distanza un po’ diversa: sostenere un laico, padre di famiglia, che lavorava per l’annuncio del Vangelo nella Chiesa di
Picos - Brasile in modo da potersi dedicare totalmente alla
missione senza far mancare il
sostentamento economico alla
famiglia.
Il gruppo si impegnò economicamente con piccoli contributi personali e con il ricavato dall’allestimento di vari
banchetti.
Da subito è nata l’esigenza
di associare preghiera e scambio di ricchezze alla missione
per ovviare all’equivoco della
stessa vista come opera dell’onnipotenza dei nostri soldi .
Ancora oggi il gruppo missionario parrocchiale si riunisce il terzo lunedì di ogni mese; gli incontri sono arricchiti
dalle testimonianze di sacerdoti provenienti da vari Paesi
e anche da quelle di laici che
hanno vissuto esperienze in
terra di missione.
Questi incontri sono intercalati da momenti di preghiera e
di formazione per vivere questa esperienza come segno di
comunione e condivisione.
Il gruppo collabora all’interno della comunità attraverso
vari servizi quali l’animazione
nelle celebrazioni, il catechismo, il mese di Maggio, la distribuzione di Vita Nostra,
momenti ricreativi e allestendo banchetti di vario tipo durante l’Avvento, la Quaresima,
la festa patronale, la festa di
San Rocco e la giornata missionaria mondiale.
In occasione di quest’ultima
si preparano la veglia missionaria e l’animazione di tutte le
Celebrazioni Eucaristiche.
Durante tutti questi anni il
gruppo ha sostenuto diversi
progetti in varie parti del
mondo: dall’acquisto del latte
per i bambini in Guinea Bissau, all’aiuto ai malati di AIDS
in Uganda, dal sostegno alle
Suore di Timorest all’aiuto ai
contadini dello Stato di Roraima ecc…
Il gruppo missionario parrocchiale non è riservato a pochi ma aperto a tutti coloro
che hanno a cuore “l’altro” attraverso la conversione di sé
stessi.
Durante l’incontro mensile
del 20 febbraio è stato nostro
ospite Padre Francesco Rapacioli missionario Pime dal
1993; dal 1998 opera in Bangladesh, Paese con popolazione a maggioranza musulmana, molto povera.
Padre Francesco ci ha aiutato a riflettere sulla missione,
sulla figura del missionario
Padre Rapacioli.
oggi e sull’importanza del
dialogo tra le varie culture e le
varie fedi.
La missione è ovunque, è
planetaria, riguarda tutti e ciascuno individualmente.
La Chiesa ha bisogno di
qualcuno che parta a nome di
una comunità cristiana; la
missione è dove ciascuno di
noi vive quotidianamente e
abbiamo bisogno di qualcuno
che parta per ricordarcelo.
La missione ha a che fare
con la carità e la carità è diffusiva, se vissuta autenticamente ci porta a testimoniare la fede; siamo chiamati a conoscere l’altro, ad instaurare un rapporto. Il missionario è colui
che rompe la tentazione di
chiudersi in sé stesso e nel suo
piccolo mondo: tutti siamo
stranieri e pellegrini in viaggio. Se siamo cristiani non
possiamo non essere missionari e non considerarci stranieri.
Padre Rapacioli ci suggeriva un’altra immagine del missionario: colui che è impegnato nel campo del dialogo con
le altre comunità cristiane e le
altre religioni.
È possibile un incontro fecondo tra le persone appartenenti a diverse fedi non a partire dalla fede in quanto tale,
ma dalla spiritualità, cioè dal
modo in cui le persone vivono
tale fede e la propria vita.
Concepire la fede come un
cammino mai concluso.
È importante fare i conti
con altre fedi perché esso permette di capire meglio la propria fede. Tutti siete invitati a
partecipare agli incontri, vi
aspettiamo.
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La testimonianza di Assia
Tutto ebbe inizio tanti anni
or sono … Precisamente
quando nel 1998 nella nostra
parrocchia arrivò Don Giuseppe Illica, parroco fino ad
un anno fa.
Don Giuseppe proveniva
da un’esperienza missionaria in Brasile di ben 11 anni;
fu infatti grazie a lui che prese vita un piccolo gruppo
missionario al quale subito
presi parte, assieme a mia
sorella e ad altri ragazzi più
o meno della mia stessa età.
All’inizio gli incontri si tenevano a casa di Paola, una dei
nostri educatori: attraverso
giochi, preghiere, attività ma
soprattutto alle testimonianze di Don Giuseppe e di altri
missionari abbiamo a poco a
poco intrapreso quello che
sarebbe poi diventato il nostro cammino, il percorso
per poter essere missionari,
anche noi, nel ‘ nostro piccolo’. Il Gruppo Missionario ha
inoltre dato vita a numerose
iniziative quali la raccolta di
indumenti usati per i più bisognosi o la realizzazione di
lavoretti in occasione delle
varie festività parrocchiali
con lo scopo di raccogliere
fondi per bambini disagiati,
a Timorest, per esempio, o
per l’orfanotrofio di Vassilievitch in Bielorussia.
Col passare degli anni il
gruppo è diventato sempre
più numeroso e per questo
motivo la sede degli incontri
era diventata il Salone S.
Agnese, con la presenza anche di una nuova figura educativa, Silvana, che con la
sua tenacia ha saputo guidare tutto il gruppo. Dalle diverse esperienze trasmesse
dai nostri educatori, abbiamo iniziato a pensare, preparare e dare vita a incontri
anche con i bambini, che si
tenevano ogni seconda domenica del mese.
Maturando la nostra esperienza nel gruppo, abbiamo
sentito la necessità di seguire
un percorso più strutturato
ed è stato così che abbiamo
fissato al venerdì l’incontro
per affrontare un percorso
più dettagliato e profondo
sul tema della missione: ricordo, a questo proposito, in
particolar modo l’anno pastorale 2004/2005 in cui il tema era “Fame di …”.
Grazie a questa esperienza, posso dire di essere cresciuta come persona e come
missionaria, anche soltanto
nel mio piccolo, pur essendo
mussulmana. Mi sento in
dovere di dire grazie a tutte
le stupende persone che fanno parte del gruppo e ringrazio infinitamente Dio,
che mi ha permesso di compiere questo cammino e di
incontrare sempre meravi-
gliose persone sulla mia
strada!
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LE POESIE
DI ASSIA
Vita…
Vita...
meravigliosa,
ogni giorno
ne assaporo dolcemente
il suo gusto etereo...
solo appoggiando
la mia testa candida
su un bianco
cuscino soffice
che accarezza
l'anima mia,
della luce infinita
dell'amor Divino!
Coltiva…
Coltiva …
nell’arido terreno
dei sentimenti dell’uomo,
il seme
della tolleranza,
della fratellanza
e della comprensione
e farai sbocciare …
il frutto
dell’amore
e dell’amicizia
nel cuore
di tutti gli uomini.
Due compleanni speciali in parrocchia
Sono il sig. Giulio Gobbi e mons. Enrico Risposi
Via Fermi, 1
CASTEL SAN GIOVANNI
Telefono
0523.842.676
Liste Nozze...
... e non solo...
Due compleanni eccezionali si sono tenuti
nella nostra parrocchia. Il primo è del sig.
Giulio Gobbi (nella foto a sinistra) che ha festeggiato i 108 anni il 5 marzo.
Il secondo è di mons. Enrico Risposi (nella
foto a destra), già parroco di Castel San Giovanni, che ha compiuto i 92 anni il 23 febbraio scorso.
Ad entrambi l’augurio più sincero da tutta la redazione e dai castellani.
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Vita Nostra
7
Venerdì 23 marzo 2012
una
storia
di
volti
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incontri
ORATORIO:
Il corso di formazione per educatori al passo coi tempi!
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Domenica 19 marzo ha avuto inizio il corso di formazione,
che si tiene presso l’oratorio
con cadenza mensile, indirizzato a tutti gli educatori, catechisti, animatori e operatori
pastorali della nostra parrocchia, animato da docenti esper, una
ti di educazione di
rete di cooperative che si occupano principalmente di formazione. Si è subito sottolineata
l’importanza che può assumere l’educatore nella vita dei ragazzi che incontra, nella misura in cui riesce a percepire l’esigenza di ognuno nel momento
che sta vivendo. L’animatore
deve infatti essere in grado di
nella vita dei ragazzi, i
quali devono sentirsi da subito
amati e stimati, in quanto persone uniche e irripetibili, importanti.
L’opera educativa della
Chiesa è poi legata al contesto
in cui vive e alla cultura di cui
è parte.
La comunità cristiana si
muove infatti nella realtà, in
un mondo che cambia, con le
sue urgenze, le sue esigenze e
le sue opportunità, a fronte di
cui il credente è chiamato a
una responsabilità: interpretare in profondità ciò che avviene nel nostro tempo, cogliendo
le domande e i desideri dell’uomo.
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Proprio oggi, momento di
crisi e quindi opportuno e propizio per nuovi inizi, serve
ravvivare la passione per
l’educazione, formando e motivando gli educatori a livello
personale e sociale, a riscoprire
il significato e le condizioni
dell’impegno educativo, che
consiste nell’abbracciare la vita
dei giovani, accompagnandoli
a scoprire come far germogliare il seme di felicità che contiene dentro di sé ciascuno di noi.
L’educatore dovrebbe diventare, per ogni ragazzo a lui affidato e di cui ha cura, autentico testimone di gratuità, accoglienza, servizio e impegno.
Di fronte ad un’emergenza
educativa, è forte la tentazione
a chiudersi piuttosto che ad
espandere lo sguardo, a consolidare e difendere posizioni invece che a dialogare e confrontarsi, ma ora più che mai è necessario incontrarsi, avvertire
il bisogno di vita e di gioia che
nutre in sé ogni giovane; occorre una pastorale di missione,
capace di leggere nei cambiamenti delle opportunità, recependone e sfruttandone i segnali positivi.
Compito dell’educatore è infatti essere in grado di cogliere
i segni dei tempi e di sfruttarli
per crescere e aiutare l’altro,
ogni ragazzo, a diventare grande, immergendosi nella realtà
con una mentalità rinnovata,
capace di proiettarsi verso il
futuro in modo creativo e appassionato.
La passione per l’educazione
viene dall’impegno personale
e dalla gratitudine di chi prima
è stato amato dai propri educa-
tori e non si gioca su binari individualistici o unilaterali, ma
su una collaborazione reciproca, che viene da un sogno condiviso di felicità che si ha sui
ragazzi. Un progetto educativo
è efficace solo se supportato da
un contesto di relazioni salde,
da un cammino di gruppo forte alle spalle, da educatori capaci di mettersi in discussione
e di creare reti di relazioni solide, vere e radicate.
Tutto questo richiede la fatica di adeguarsi al passo di ciascuno perché tutti possano
camminare insieme, senza lasciare indietro nessuno, senza
tirare, senza forzare, ma spinge
ognuno all’impegno personale
di “starci” e andare, passo dopo passo, un poco oltre la dimensione del sé, per aprirsi a
quella dell’altro e di un Altro; è
infatti all’incontro con Gesù
che ogni educatore punta a far
giungere ogni suo ragazzo.
Il corso di formazione mira
ad aiutare i partecipanti ad
la mente, lavorando
per apprendere nuovi contenuti, ma anche per far crescere
e sviluppare le abilità creative,
permettendo di produrre pensieri positivi, gesti, strategie relazionali, metodi organizzativi
e di lavoro ed interventi educativi adeguati ed efficaci.
si cresce, si sogna,
si scopre e si riscopre che, seppur con le nostre fragilità, possiamo farci incontro, abbraccio,
ponte e possibilità di bene per i
nostri ragazzi, che sono sempre un dono... e un mistero!
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Carnevale in Oratorio
I giovani
dell’oratorio
di Castel
San Giovanni
hanno
festeggiato
il carnevale:
maschere
tradizionali e
di altri tempi
il tutto
per un sano
divertimento.
L’oratorio si
conferma
pertanto un
luogo di
aggregazione
sociale utile
e piacevole,
che sempre più
attrae
gruppi
di ragazzi
per poter
socializzare.
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)
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Accogliamo un nuovo sacerdote: don Walter!
Il saluto e l'intervista di Vita Nostra
Approfittiamo dell’arrivo
di don Walter per fargli
qualche domanda. Sicuramente chi si reca abitualmente alla messa feriale
avrà già avuto modo di conoscerlo.
- Ciao don Walter. Prima di
tutto grazie di essere qui e
per il tempo che metti a disposizione della nostra comunità. Che ruolo hai assunto nella nostra parrocchia?
Sono qui a Castel San Giovanni perché rispondo a
una richiesta di sostegno
che è stata avanzata in diocesi da alcuni preti delle
parrocchie più grandi. Qui
si condividono momenti di
vita e di preghiera con una
comunità di sacerdoti e in
più si può fare un’esperienza pastorale importante.
- Quando vieni a Castello?
Sono qui dal lunedì pomeriggio al venerdì mattina, eccetto quando rispondo
ad altri impegni.
- Che impressione hai avuto della nostra realtà parrocchiale?
Castello sembra una parrocchia molto dinamica, viva, accogliente, partendo
dai sacerdoti. Ci si sente a
proprio agio dal primo giorno e ben accolti. Le proposte
sono tante e varie. Ma sono i
primi contatti…
- Raccontaci un po’ di te…
Sono originario della repubblica democratica del
Congo, mi trovo in Italia dal
1997 e ho studiato a Roma
all’Accademia dei Padri Redentoristi, specializzandomi
in teologia morale. Sono sacerdote dal 2000. Finiti gli
studi, ho lavorato presso
una parrocchia di Modena
per due anni e mezzo e da lì
sono partito per la Nigeria,
dove mi sono fermato per
tre mesi, poi sono tornato a
Roma e ripartito per il Congo, dove ho lavorato in una
casa editrice. Da cinque anni
mi trovo nella diocesi di Pia-
cenza-Bobbio. In questa parrocchia sto facendo un’esperienza ecclesiale che mi arricchisce. Rendo disponibile
la mia persona al servizio sacerdotale.
- Un proposito…
È ancora un cammino
aperto. Per ora sto osservando molto, cercando di mettermi a servizio dove occorre. È difficile darsi obiettivi,
perché la mia non è una permanenza fissa, ma sto dove
c'è necessità di un appoggio
e dove c’è bisogno di un sacerdote. Credo però che qui
non manchi niente, bisogna
far maturare il più possibile
ciò che c’è già.
Ringraziando nuovamente don Valter, gli auguriamo
di sentirsi sempre accolto
come sacerdote e di poter
vivere il suo ministero tra
noi con la consapevolezza
di essere segno prezioso per
la nostra comunità.
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Vita Nostra
8 Venerdì 23 marzo 2012
Sarmato
Fontana Pradosa
CONOSCIAMO I NOSTRI SANTI PATRONI
La Missione Popolare
a Sarmato: la Benevolenza
Sant’Antonio e San Savino patroni di Fontana: intervista a don Michele Malinverni
Quest’anno nel giorno in cui
abbiamo festeggiato i nostri
santi patroni Sant’Antonio
Abate e san Savino don Roberto, il nostro parroco, ha invitato a concelebrare la santa messa solenne un suo amico, don
Michele Malinverni.
Don Michele nell’omelia ci
ha fatto conoscere di più i nostri Patroni ricordandone la vita, aiutato anche dai suoi studi
sulla “Patristica” cioè sui “Padri della Chiesa”, i quali appartengono alle generazioni di
cristiani appena dopo la predicazione apostolica e comprendono alcuni secoli di storia.
Dopo la celebrazione gli abbiamo posto, alcune domande,
per conoscere di più e far conoscere a ciascuno questo dono di don Roberto, che ringraziamo!
— Come mai ha approfondito
la “Patristica?” come è nato in
Lei questo interesse?
Attraverso l’obbedienza al
Vescovo. Infatti il vescovo Monari mi ha mandato a Roma
perché facessi studi di Patrologia e di Patristica, e questo sia
per la mia formazione personale, sia per l’insegnamento al
Collegio Alberoni, (seminario
maggiore dove i futuri sacerdoti compiono la loro formazione culturale,) sia come contributo all’intera diocesi, perché in caso di bisogno sarebbe
stato possibile attingere alle
fonti della spiritualità e della
teologia dei primi secoli dell’era cristiana.
— Questo interesse che rapporto può avere con i nostri
tempi con il mondo di oggi?
Molte cose sembrano cambiate tra la nostra epoca e quella dei Padri, ma alcuni aspetti
del loro essere cristiani sono
fondamentali anche per noi,
come ci spinge a riconoscere il
Concilio Vaticano II.
Ganaghello
BUONA PASQUA
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Ad esempio: a) l’ essenzialità del pensiero e del comportamento dei cristiani che devono riferirsi a Cristo e non
tanto a compromessi con la
cultura dominante; b) il riferimento costante e vivificante
alla Sacra Scrittura intesa come principio fondamentale
della teologia, della morale e
della spiritualità; c) il confronto con un mondo che all’epoca
non era cristiano e che ora
sembra sempre più volto alla
secolarizzazione. I Padri della
Chiesa si sono confrontati con
i modelli culturali dell’antichità, cercando un dialogo e uno
scambio vero con ciò che di
buono c’era nel patrimonio
della filosofia, del diritto, della letteratura. Sono riusciti a
creare cultura, sempre fedeli
all’evento della Rivelazione, e
in questo sono nostri maestri
per la nuova rievangelizzazione. E di questo c’è bisogno urgente; d) la spiritualità concreta ed esistenziale dei Padri che
é radicata nel vissuto della comunità cristiana; essi sono
maestri ma ancor più testimoni di come l’interiorità dell’uomo viene illuminata dalla
fede.; e) la conoscenza del
pensiero e dell’esperienza dei
Padri della Chiesa è uno strumento ed un aiuto prezioso
per guardare al futuro con
speranza; f) l’appartenenza ad
una tradizione viva, tutt’ altro
che polverosa e muta.
— Nella sua omelia per i santi
Antonio abate e Savino vescovo di Piacenza, lei ha sottolineato la chiamata evidenziando che la loro vita è stata una
risposta ad una vocazione. Lei,
come si è sentito “chiamato”?
Durante l’ultimo anno delle
scuole superiori ho sentito l’urgenza di dare un senso alla mia
vita, consapevole del fatto che
ciò che il mondo spesso mostra
come importante, ad esempio
la carriera, il successo, l’affermazione di sé, non erano in
grado di rispondere al desiderio di vita autentica che la mia
famiglia e la mia parrocchia
avevano messo nel mio cuore.
Ho guardato Gesù Cristo, mi
sono messo in ascolto della sua
Parola, ho chiesto consiglio e
ho compiuto un percorso di discernimento approdato a dire
“Eccomi” all’invito di Gesù ad
essere suo discepolo. Per me
questo significava servire totalmente i miei fratelli con la Parola di Dio e i sacramenti, con
la carità e con una cura del loro cammino verso Dio. All’inizio non è stato facile, ma a poco a poco mi sono sempre più
affidato al Signore e alla Chiesa per comprendere come questo mistero potesse prendere
forma in me e così mi sono lasciato guidare …
— Che cosa è stato per Lei questa breve ma intensa esperienza con la comunità di Fontana,
qualcosa lo ha colpito?
Sono rimasto colpito da come la vostra comunità cristiana, pur in un piccolo paese, è
ancora in grado di vivere con
senso di fede e di fraternità
una festa che le dona identità.
Ho visto le famiglie con i loro
bambini, gli anziani e i componenti del coro molto attenti all’ascolto della Parola di Dio e
pronti a ringraziare il Signore.
Vi era attenzione per la propria
storia ma anche desiderio di
proseguire la strada insieme al
Signore, sempre da cercare e ricevere come un dono, attraverso relazioni sincere e speciali.
Un grazie dunque sia a don
Michele che a don Roberto
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Alcune iniziative di dialogo e momenti comuni, fra le
diverse comunità parrocchiale, Sarmato, Fontana,
Castello, mi hanno motivato
a partecipare il 3 febbraio
scorso all’incontro sulla “benevolenza” promosso dalla
parrocchia di Sarmato in
collaborazione con lo “Spazio Giovani” del Comune e
la biblioteca di Sarmato, che
fa parte della nostra zona
pastorale.
L’incontro è stato volto ad
approfondire la parola “Benevolenza”, una delle cinque parole chiave scelte dalla Diocesi per la missione
popolare (ospitalità, benevolenza, fiducia, dedizione,
gratitudine), ‘parole’ da vivere nei diversi momenti liturgici dell’anno.
Rita Parenti, insegnante a
Podenzano, ci ha donato la
sua esperienza relativa all’affido di due ragazzi (fratello e sorella) nella sua famiglia. Rita ha allargato la
sua famiglia, rispondendo
positivamente a una richiesta di aiuto che le era giunto. L’affido è durato 11 anni.
Diverse sono state le vicissitudini ma sempre ha avuto la forza di superarle con
la benevolenza vissuta nel
concreto. Un momento particolare è stato quello di una
malattia grave che aveva
avuto la ragazza per cui si
sono attivati per portarla da
uno specialista adeguato a
Milano. Il superamento di
questo momento delicato e
difficile attivando le strutture sociali opportune, ha permesso di salvare la vita del-
la ragazza, giungendo appena in tempo. L’esito dell’intervento è stato valutato
straordinario, un miracolo:
nonostante la gravità della
malattia, la ragazza è riuscita a guarire senza postumi.
Ma la benevolenza è stata
esercitata anche nella vita
quotidiana quando, giunti
nella famiglia di Rita i nuovi ospiti con le loro rispettive culture, tutti hanno fatto
uno sforzo per dialogare.
C’è stato bisogno di un duro
periodo di ‘rodaggio’ per
aiutarli ad ambientarsi nella
loro nuova famiglia.
Dopo il racconto di Rita, è
seguito un dialogo costruttivo per tutti, che ci ha aiutato a sentirci più amici, con la
convinzione che insieme, vivendo la benevolenza reciproca, si superano meglio le
difficoltà.
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Inferriate fisse
e apribili
Portoni - Portoncini
personalizzati
Scale
Gazebo - Pensiline
Vetrine, ingressi
e arredamenti negozi
in acciaio, acciaio inox,
alluminio
Lavori comuni e artistici
in ferro battuto
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Scarica

un percorso dedicato alla “gratitudine”