SANITÀ E ASSISTENZA A BERGAMO NELL’OTTOCENTO.
PROFILI BIOGRAFICI DI ALCUNI MEDICI BERGAMASCHI
GIANANTONIO PICCINELLI (1754-1831).
Gianantonio Piccinelli, litografia. Proprietà: Biblioteca Civica A. Mai
Nativo di Scanzo, apparteneva ad una famiglia che da alcune generazioni era dedita alla professione
medica; anche il padre Pietro era un chirurgo
Persona colta ed esperta, la sua fama di chirurgo travalicò i confini della provincia. Di tendenze politiche
filo-francesi, ricoprì vari incarichi amministrativi nella Repubblica Bergamasca e nel Dipartimento del
Serio.
Dopo gli studi umanistici seguì le lezioni di anatomia e di chirurgia del professor Paolo Bianchi presso
l'Ospedale Maggiore, quindi diciottenne si trasferì a Milano a seguire gli insegnamenti di Bernardino
Moscati che venne considerato "uno dei ristauratori dell'Italica Chirurgia" e di cui Piccinelli fu uno degli
allievi prediletti. L'applicazione e l'interesse dimostrato nei confronti di quest'arte gli meritarono la nomina
ad alunno-chirurgo in servizio presso l'ospedale del capoluogo lombardo, ruolo che svolse fino ad
assumere nel 1781 l'incarico di secondo chirurgo e preparatore anatomico. In questi anni si laureò in
chirurgia a Padova.
Alla morte di Bianchi fu chiamato a Bergamo, dove il 6 settembre 1786 fu nominato "primo cerusico"
(chirurgo) dell'Ospedale Maggiore. Per le sue abilità e competenza gli valsero, nei decenni a cavallo tra
la fine del '700 e l'inizio dell'800, la fama di più bravo chirurgo dell'Ospedale Maggiore e della città.
Gianantonio Piccinelli fu assertore di nuovi metodi e nuove pratiche chirurgiche, e per questo fu
vivacemente criticato da alcuni colleghi tra cui dott. Voltolini, i quali però uscirono perdenti dal confronto.
Proprio per l'apertura al nuovo e la sperimentazione di nuove pratiche in ambito chirurgico venne definito
riformatore della chirurgia bergamasca che purg[ò] dall'empirismo e da laidi pregiudizj (...) rannodando le
divise membra di essa e informandola a più nobili e dottrinali principj. Negli anni in cui diresse la scuola
chirurgica presso l'Ospedale Maggiore introdusse cambiamenti che gli permisero di collocarla al livello di
quella di Milano.
Dal 1787 al 1794 diresse e pubblicò l'Almanacco pei Medici Chirurghi e speziali un periodico sul quale
venivano segnalati brevi sunti e recensioni delle pubblicazioni di argomento chirurgico e medico appena
date alle stampe.
La fama di medico e chirurgo colto e esperto gli valse vari incarichi e nuovi impegni anche nella pubblica
amministrazione: nel 1794 chirurgo dei carcerati e del manicomio, nel 1797 ispettore delle infermerie
dell'Ospedale civile, nel 1798 ebbe la nomina di vaccinatore del Dipartimento del Serio e dal 1814
conservatore del pus vaccino.
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Proprio sul fronte della profilassi del vaiolo egli fu tra i primi, come ebbe a ricordare G. Facheris ( cfr.,
Delle malattie più comuni del Dipartimento del Serio, 1804), ad impegnarsi nella vaccinazione di massa,
inoculando il pus vaccino a molti bambini. In quest'opera si avvalse della collaborazione dei colleghi
Dolcini e Ruspini Proprio in virtù dello zelo mostrato nella vaccinazione antivaiolosa, nel 1801 fu
chiamato a coprire l'incarico di membro della Magistratura sanitaria del Dipartimento del Serio.
Tra gli incarichi amministrativi che fu chiamato ad assumere vi fu quello di amministratore centrale e
componente del Magnifico Concilio della città di Bergamo nel 1797. Grazie ai suoi uffici l'Ospedale di
Bergamo poté ottenere da Napoleone Bonaparte il possesso dei beni del monastero di San Paolo
d'Argon; questa decisione fu particolarmente propizia all'antica e benemerita istituzione sanitaria che, da
qualche tempo, versava in una difficile situazione finanziaria.
Tra gli altri incarichi professionali da lui assunti vi fu quello di esaminatore per la licenza pratica dei
chirurghi, e dal 1803 fu professore di chirurgia, anatomia e ostetricia delle scuole speciali presso
l'Ospedale Maggiore e direttore delle medesime di cui resse la gestione e l'insegnamento per tutto l'anno
scolastico 1806 e 1807.
Nel 1803 nominato ispettore dell'Ospedale Maggiore rese più salubri le infermerie e le sale facendo
aprire nuove finestre e allargando le esistenti.
Alla sua morte beneficò l'Ospedale di Bergamo donandogli un cospicuo lascito in denaro oltre a molti
strumenti chirurgici di notevole valore, di cui però sì è persa traccia.
Gianantonio Piccinelli fu autore di numerose pubblicazioni scientifiche, che vennero segnalate o
recensite sulle riviste scientifiche del tempo ( il giornale dell'Omodei, e quello del Brera e la Biblioteca
Italiana). Egli compose, inoltre, vari scritti che rimasero inediti: tra di essi le lezioni tenute per trent'anni
in qualità di professore di chirurgia, gli scambi epistolari con illustri chirurghi e medici bergamaschi e di
ogni parte della penisola, tra cui l'amico Pietro Moscati figlio di Bernardino.
Tra gli argomenti che spiegò e trattò con maggior competenza vi furono: l'ostetricia, la teoria e la cura
delle malattie veneree, la flebotomia cioè la "chirurgia minore". Nella terapia dei mali da lui curati utilizzò
medicinali semplici e rifiutò i rimedi superstiziosi ed empirici quali balsami, oli, unguenti e grassi che in
quei tempi venivano molto usati.
Nella pratica chirurgica eccelse soprattutto nell'estrazione della pietra dalla vescica. Rispetto a questo
intervento egli seguì dei procedimenti originali e anche molto diversi da quelli eseguiti tradizionalmente
anche dai grandi chirurghi italiani e europei del tempo. Altrettanta bravura dimostrò nell'arte ostetrica,
nel taglio degli aneurismi, nella sistemazione delle ossa slogate, e nella riduzione delle ernie incarcerate.
Per quanto riguarda invece gli interventi di alta chirurgia (amputazioni, disarticolazioni, taglio di
mammelle e di testicoli), non fu un innovatore, e le eseguì secondo quanto aveva appreso dai suoi illustri
maestri.
Fu membro di varie istituzioni culturali cittadine e non (nel 1789 dell'Accademia degli Eccitati, nel 1794
della Società Medica di Venezia, nel 1797 della Società di pubblica istruzione di Bergamo, nel 1817 di
socio del patrio Ateneo e nel 1818 di corrispondente dell'Ateneo di Venezia).
Morì a Bergamo il 1831. La città di Bergamo lo onorò in vita con un busto opera di Gordiano Sanz
collocato presso la Sala di anatomia dell'ospedale, e dopo la morte con un altro busto opera del Meli e
con due lapidi le cui iscrizioni furono rispettivamente dell'abate Agostino Salvioni e di Ignazio Fornoni.
Opere a stampa:
- Storia d'una mammella cancerosa guarita coll'amputazione, Bergamo, Antoine, 1792.
- Sull' origine e cura dell'escrescenze impropriamente chiamate corna umane, Bergamo, Sonzogni, 1816.
- Del bezoar degli animali e singolarmente di quello del cavallo. Memoria letta all'Ateneo di Bergamo (24
agosto 1819), Bergamo, Mazzoleni, 1820.
- Trassunto dell'elettricità medica cavato dalle opere inglesi di Adams e di Nairne. Sine notis.
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- Curò inoltre la pubblicazione dell'opera di - Moore James, Metodo di prevenire e diminuire il dolore,
Milano, Galeazzi, 1786.
Bibliografia su G. Piccinelli:
- Giovanni Palazzini, Orazione inaugurale per la collocazione nella sala anatomica di questo maggiore
ospedale del busto del chiarissimo G. Antonio Piccinelli, Bergamo, Mazzoleni, 1827.
- Idem, Della vita e degli scritti del chiarissimo professore Gianantonio Piccinelli, Bergamo, Crescini,
1831, pp. 1-29.
Notizie Patrie, 1832, p. 83.
* GIACOMO FACHERIS (1771-1830).
Compì gli studi universitari a Padova dove seguì le lezioni del professor Caldani e dove si laureò in
medicina nel 1788. Successivamente si trasferì presso l'università di Pavia dove conseguì il diploma di
libero esercizio. Durante il soggiorno nella città lombarda studiò botanica e agraria, discipline nelle quali
era molto versato, e seguì gli insegnamenti del clinico Gian Pietro Frank.
Dopo aver completato gli studi e superato l'esame con una tesi in cui sosteneva la distinzione tra lo
scorbuto e la pellagra, nel 1791, Facheris tornò a Bergamo e fece l'apprendistato medico con Giuseppe
Pasta considerato a quel tempo il medico più valente della città. Assunto come medico assistente e
bibliotecario presso l'Ospedale Maggiore, divenne poi medico ordinario e responsabile dell'orto botanico
da lui stesso istituito all'interno del nosocomio; dalle piante e dalle erbe ricavò molti farmaci che usava
nelle cure dei malati. In pochi anni, Giacomo Facheris si circondò della fama di medico espertissimo e di
studioso colto.
Nei primissimi anni del 1800, fu nominato professore di botanica presso il liceo cittadino e reggente dello
stesso dal 1813 al 1815. Negli stessi anni insegnò botanica agli studenti di medicina presso l'Ospedale
Maggiore. Poiché la riforma introdotta nell'ordinamento scolastico stabilì la soppressione della cattedra di
botanica e agraria nei licei, il professor Facheris dovette lasciare l'insegnamento.
Nel 1816 fu nominato direttore dell'ospedale e, durante l'epidemia di tifo petecchiale abbattutasi sulla
provincia nel 1817 assieme al collega Luigi Venanzi lavorò presso l'"Ospedale addizionale" del Galgario
dove vennero fatti ricoverare i petecchiosi. Infine, nel 1820 fu nominato I.R. Medico provinciale, incarico
che svolse con competenza fino alla morte.
Fra le sue numerose pubblicazioni le due più importanti sono quelle che descrivono le malattie del
Dipartimento del Serio (1804), l'orto botanico dell'Ospedale Maggiore (1817). La prima non è un'opera di
statistica medica, ma un trattato in cui si classificano e si esaminano le malattie predominanti nel
Bergamasco secondo i criteri della scuola medica rasoriana; al suo interno le analisi più ampie sono
dedicate alla pellagra, che da qualche anno si era fortemente diffusa nella Bergamasca e alla scarlattina.
Fu socio dell'Accademia degli Eccitati di Bergamo (che si trasformò più tardi Ateneo di Bergamo), e di
quella degli Affidati di Pavia, e fu membro del Museo di Storia naturale di Firenze); inoltre intrattenne
corrispondenza epistolare con molti illustri medici italiani.
Morì a Bergamo il 7 luglio 1830.
Opere a stampa:
- Delle malattie più comuni del Dipartimento del Serio, Bergamo, Antoine, Bergamo, 1804.
- Hortus bergomensis sive enumeratio plantarum quae in Regii Lycei bergomensis horto coluntur ant
sponte crescunt, Bergamo, Natali, 1817, pp. 1- Breve istruzione intorno all' acqua medicinale di San Pellegrino, Bergamo, Mazzoleni, 1824.
- De herpeta diatriba inauguralis, Ticini regii, 1836.
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Bibliografia su G. Facheris:
- Giovanni Palazzini, Necrologia del prof. dr. Giacomo Facheris, Bergamo, Natali, 1830, pp. 1-11.
- Francesco Cima, Necrologia del professor Giacomo Facheris I. R. Medico di Delegazione, Bergamo,
Natali, 1830, pp. 3-8.
- Necrologio di Giacomo Facheris, in "Notizie Patrie", 1831, p. 69
- Angelo Geddo, Medici letterati bergamaschi. Uno scienziato: Facheris Giacomo, in "Il Giornale di
Bergamo" 24 ottobre 1963, p. 3.
* GIOVANNI PALAZZINI (1784-1845).
Fu con Giacomo Facheris un esponente della scuola medica rasoriana. Di tendenza politica filofrancese,
fu allievo presso la scuola di chirurgia dell'Ospedale di Maggiore di Bergamo di Gianantonio Piccinelli.
All'inizio della carriera lavorò come chirurgo in alcuni ospedali militari (Pavia, Canton Ticino), e poi fu
anche direttore di quello di Mantova). Partecipò ad alcune campagne militari: a quella di Russia nel
1812, e a quella d'Isonzo nel 1813. Dal 1814 fu medico a Viadana in provincia di Mantova; in quegli anni
nella zona si diffuse un'epidemia di tifo petecchiale, malattia che egli studiò e curò.
Ritornato a Bergamo lavorò come chirurgo supplente di Piccinelli presso l'Ospedale Maggiore, e come il
maestro si distinse anch'egli come esperto litotomo.
I suoi interessi in campo medico sanitario non rimasero circoscritti però alla chirurgia, ma si allargarono
allo studio delle malattie che allora imperversavano (febbri, colera, vaiolo) e ciò gli meritò anche la fama
di illustre patologo.
Medico colto, pubblicò molti suoi studi, collaborò con le riviste scientifiche del tempo e in particolare
scrisse sugli Annali Universali di Medicina, inoltre intrattenne contatti epistolari con celebri medici italiani
come il Del Chiappa di Pavia, Tommasini di Parma.
Pubblicò alcuni studi di carattere medico, la biografia del suo maestro nell'arte chirurgica, il dottor
Giannatonio Piccinelli, e il necrologio del collega ed amico Giacomo Facheris. In occasione dell'apertura
del manicomio di Astino nel 1832 scrisse un libro sull'antico manicomio della Maddalena.
Con l'avvento del dominio austriaco si distaccò dall'impegno politico. Morì a Bergamo il
del 1845.
Dopo la sua morte un gruppo di amici offrì il suo ritratto, opera del pittore Rillosi, al Comune.
Opere a stampa:
- Ricerche intorno alla provenienza della malattia petecchiale che ha regnato nella comune di Viadana
anno 1817. Storia succinta delle cose le più rimarchevoli nel corso dell'epidemia avvenute, Cremona,
Manini, 1818.
- Nuova maniera di curare i bubboni venerei supporati, in "Annali Universali di Medicina", febbraio 1818.
- Articolo sugli Annali Universali di Medicina (fasc. marzo 1820, p.301) compilati dal dott. Annibale
Omodei. In esso Palazzini polemizza col dott. Ottaviani sulle sue spiegazioni in merito alla natura delle
febbri.
- Lettera inserita nel Giornale di Bergamo circa il modo di usare le sanguisughe al dr. Adolfo Maironi
editore del giornale medesimo, Bergamo, Sonzogni, 1826.
- Intorno la necessità di definire in che consista propriamente l'abuso del salasso, discorsi due, Bologna,
Nobili e C., 1826.
- Orazione inaugurale per la collocazione nella sala anatomica di questo Maggiore Ospedale del busto
del chiarissimo G. Antonio Piccinelli, Bergamo, Mazzoleni, 1827.
- Elogio del generale Pietro Barone di Santandrea letto nell'adunanza del Patrio Ateneo il 1° maggio
1828, Bergamo, Mazzoleni, 1828
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- Necrologia del prof. dr. Giacomo Facheris I. R. Medico di Delegazione, Sonzogni, 1830.
- Della vita e degli scritti del chiarissimo professore Gianantonio Piccinelli, Bergamo, Crescini, 1831, pp.
1-29.
- Notizie storiche intorno la Casa dei Pazzi della Maddalena e circa il traslocamento di essi ad
Astino, Bergamo, Crescini, 1832.
- Lettera intorno all'esimio suonatore di gravicembalo signor Borgata ed alla dottrina craniologica,
Bergamo, Crescini, 1833.
- Cenni biografici dei premiati dall'I.R. Istituto di Scienze e lettere e arti nel cader dell'ottobre 1832,
Bergamo, Crescini, 1833.
- La morsicatura delle vipere siccome rimedio degli animali rabidi, Bergamo, Mazzoleni, 1834.
- Cenni sulla vita di Gio.Battista Locatelli, Bergamo, Crescini, 1834.
- Osservazioni sopra le cose attinenti il colera riferite in un Almanacco patrio pel 1837, in "Giornale della
Provincia di Bergamo" del 27.01.1837.
- Della vita e dell'ultima malattia di Gio. Zaccaria Zavaritt, Bergamo, Mazzoleni, 1840.
- Frammento inedito intorno una sorgente di acque minerali in sul tenere di Zandobbio provincia di
Bergamo del dr. Giovanni Palazzini con alcuni dati sulle acque di Trescore del dr. Aristide Palazzini,
Bergamo, Mazzoleni, 1847.
- Una parola sul cholera-morbus. Lezione, Bergamo, Mazzoleni, 1849.
Bibliografia su G. Palazzini
- Achille Filippini Fantoni, Dell'opere e degli scritti di Giovanni Palazzini medico bergamasco, Venezia,
Cecchini, 1847, pp. 1-54.
- Angelo Geddo, Palazzini Giovanni, craniologo, in "Giornale di
* FEDERICO ALBORGHETTI (1825-1887).
Ritratto di Federico Alborghetti. Collezione privata
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Nacque a Mapello in provincia di Bergamo il 2 aprile 1825. Egli fu una delle figure più significative e
eroiche del Risorgimento bergamasco. Oltre che medico fu giornalista e ricercato oratore in pubbliche
cerimonie. Compì i primi studi nel collegio di Martinengo e quelli superiori presso il liceo di Bergamo.
Successivamente si iscrisse all'Università di medicina di Pavia, dove si trasferì. Durante la permanenza
in questa città scoppiarono i moti del '48, e pertanto interruppe gli studi di medicina e chirurgia.
Di fede mazziniana, emigrò dapprima in Piemonte, poi fece ritorno a Bergamo dove fu tra coloro che
misero in fuga la guarnigione austriaca che presidiava la città. Dopo questo fatto fu nominato membro
con Gabriele Camozzi del Comitato di guerra provvisorio con funzione di segretario.
Dopo la sconfitta di Custoza si rifugiò in Svizzera, dove incontrò e collaborò con Giuseppe Mazzini.
Ritornato in patria fu il protagonista alla guida di un manipolo di concittadini di Mapello della eroica
guerriglia di Palazzago, un tentativo insurrezionale concordato con Mazzini che però non ebbe esito
positivo. Lo stesso Alborghetti ne descrisse la cronaca nei suoi Alcuni scritti pubblicati nel 1883.
Nel 1849, durante la prima guerra d'indipendenza, partecipò alla battaglia di Novara come capitano dei
bersaglieri, durante la quale fu leggermente ferito. L'anno dopo si laureò in medicina e chirurgia a Torino,
e si diplomò in lettere presso il Canton Ticino; in questi anni di esilio volontario, insegnò nel collegio
nazionale di Vercelli e di Mendrisio. Nel 1853 si sposò a Lugano.
In seguito all'amnistia del 1857 fece ritorno a Bergamo, ma poiché il governo austriaco non gli riconobbe
la laurea in medicina conseguita a Torino, dovette trasferirsi di nuovo a Pavia dove conseguì una
seconda laurea in medicina e chirurgia.
Nel 1859 si arruolò nei Cacciatori delle Alpi e partecipò con Garibaldi alle imprese di Varese e di San
Fermo. Da Lecco, dove ai primi di giugno era giunto Garibaldi con l'intento di marciare su Bergamo per
liberarla, fu scelto per essere inviato in città a raccogliere informazioni. L'8 giugno fece parte del gruppo
dei garibaldini che entrarono in città senza colpo ferire dopo che gli austriaci si erano allontanati. Egli
seguì l'esercito fino al termine della guerra e, a San Martino e Solferino, dove si svolse una delle
principali battaglie della seconda guerra d'indipendenza, si prodigò nella cura dei feriti.
Appena dopo l'Unità svolse la professione di medico, prima come medico nel suo paese d'origine, poi
presso alcune importanti istituzioni sanitarie e assistenziali del capoluogo della provincia (il manicomio di
Astino, il Luogo pio Azzanelli, le carceri); per un certo periodo fu anche medico condotto di città alta.
Nel periodo in cui lavorò presso il manicomio provinciale intervenne nel dibattito che si sviluppò in città
negli anni '60 sulla sistemazione di Astino schierandosi dalla parte di coloro che erano contrari alla
costruzione di una nuova sede in un altro luogo della città (soluzione che alla fine prevalse) ed erano
favorevoli ad un ampliamento di Astino (cfr. Osservazioni sul manicomio di Astino, La questione dei
matti, Osservazioni sulla sistemazione del manicomio provinciale).
Dal 1878 e al 1882 fu incaricato dalla Deputazione provinciale di far parte della Commissione di studio
sulla pellagra il cui compito era di quantificare il numero degli ammalati e di proporre dei provvedimenti
per far fronte all'endemia pellagrosa che da oltre mezzo secolo imperversava nelle campagne
bergamasche. Fu inoltre relatore della Commissione pellagrologica provinciale istituita nel 1883,
organismo al quale partecipò fino alla sua morte.
Tra il 1871 e il 1883 diresse "La Gazzetta di Bergamo"; su questo giornale curò la rassegna politica che
compariva nella prima pagina del giornale, e nella quale con brio e spigliatezza riassunse i principali fatti
politici locali e nazionali. Oltre che giornalista fu un pubblicista eclettico: fu autore di numerosi saggi e
opuscoli di argomento vario, ma soprattutto di medicina, storia risorgimentale e locale.
Federico Alborghetti fu anche un oratore brillante, infatti tenne i discorsi ufficiali in tutte le cerimonie
patriottiche che si svolsero a Bergamo negli anni post-unitari.
Morì a Bergamo nella sua villa a Sudorno, in città alta, il 21 settembre 1887.
Opere a stampa:
* di medicina
- Osservazioni sul manicomio di Astino, in "Notizie Patrie", anno XLVIII, serie III, 1862, pp. .
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- Rimedi contro il cholera e ricordi ad uso del popolo, Bergamo, Pagnoncelli, 1867.
- La pellagra in provincia di Bergamo. Relazione della Commissione provinciale, Bolis, Bergamo, 1881.
- Relazione della Commissione provinciale alla deputazione provinciale circa gli studi e le proposte di
provvedimenti contro la pellagra, Bolis, Bergamo, 1883.
- La questione dei matti, Bergamo, Gaffuri e Gatti, 1885, (estratto della Gazzetta di Bergamo), 1885.
- Con il dott. Francesco Terzi, Osservazioni sulla sistemazione del manicomio provinciale, Bergamo,
Pagnoncelli, 1868.
* d'altro genere:
- Il 13 aprile a Bergamo, Bergamo, Mazzoleni, 1848.
- In morte del chiarissimo professor abate Carlo Bertuletti, Bergamo, Cattaneo, 1858.
- La spedizione degli italiani in Polonia. Ricordo storico, Bergamo, Pagnoncelli, 1863.
- Parole pronunciate innanzi al feretro del dottor Giovanni Guerra il 24 aprile 1865, Bergamo, Sonzogni,
1865.
- Della vita e degli scritti del cav. abate Giuseppe Bravi, Bergamo, 1866.
- Gabriele Camozzi. Necrologio, Bergamo, Pagnoncelli, 1868.
- Il generale Giuseppe Garibaldi. Discorso commemorativo letto al teatro Riccardi in Bergamo il 25
giugno 1882.
- Alcuni scritti (La pazzia, la peste a Bergamo del 1630, la guerriglia di Palazzago, episodio del 1848, la
superbia), Bergamo, Gaffuri e Gatti, 1883.
Bibliografia su F. Alborghetti:
- Pasino Locatelli, Il dr. Federico Alborghetti. Cenno necrologico, in "Gazzetta provinciale di Bergamo", 22
settembre 1887.
- Antonio Capuani, Federico Aborghetti, in "La Rivista di Bergamo", ottobre 1925, pp. 2538-2543.
- Severino Maggi, Alborghetti Federico patriota dimenticato, in "L'Eco di Bergamo", 17 gennaio 1942.
- Milena Ferri, Galleria del patriota: Federico Alborghetti, in "L'Eco di Bergamo", 23 luglio 1951.
- Rosandra Picchiottini, Federico Alborghetti e la guerriglia di Palazzago, in Alberto Agazzi (a cura di),
Storia del volontariato bergamasco, Istituto Civitas Garibaldina, Bergamo, 1960, pp. 123-139. (In questo
saggio è riportato l'elenco di tutte le sue opere sia a stampa che manoscritte).
- G. Gervasoni, Alborghetti Federico, in "Dizionario biografico degli Italiani", vol. 2, Roma, 1961, p. 44.
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GIANANTONIO PICCINELLI (1754-1831).