SALI’ AL CIELO
DI LA’ TORNERA’ UN GIORNO
…fu elevato in alto e una nube lo sottrasse al loro sguardo… tornerà un
giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo.
(Atti 1,8;11)
1)
2)
3)
4)
Salì al cielo
E’ ancora presente sulla terra
Affida ai suoi un compito
Tornerà sulla terra.
a. La Parusia
b. I segni del ritorno
i. La prova finale
ii. Il ruolo di Israele
c. La venuta intermedia
Ascese al cielo
1
Leggiamo innanzi tutto i racconti dell’Ascensione:
Matteo 28,18-20: E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra.
Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e
dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con
voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Marco 16,19-20: Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla
destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme
con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano.
Luca 24,50-53: Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li
benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a
Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio lodando Dio.
Atti 1,6-11: Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: «Signore, è questo il tempo in cui
ricostituirai il regno di Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti
che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi
e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini
della terra». Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro
sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n'andava, ecco due uomini in
bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il
cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo
in cui l'avete visto andare in cielo».
La lettura dei questi brani del Nuovo Testamento che parlano dell’ascensione, ci indicano i caratteri
principali dell’avvenimento:
-
Gesù sale in cielo: “fu assunto in cielo” (Marco), “fu portato verso il cielo” (Luca Vangelo),
“fu elevato in alto… e una nube lo sottrasse” (Luca Atti).
-
Gesù è ancora presente: “ecco, io sono con voi tutti i giorni” (Matteo), “operava insieme
con loro” (Marco).
-
Gesù affida ai suoi un compito: “andate e ammaestrate” (Matteo), “partirono e
predicarono” (Marco), “mi sarete testimoni” (Luca)
-
Gesù tornerà: “tornerà un giorno” (Luca). Anche se nei Vangeli non si parla del ritorno di
Cristo nel momento dell’ascensione, se ne parla numerose volte in altri passi.
Ascese al cielo
2
1) Gesù fu assunto in cielo e una nube lo sottrasse
Nell’incontro precedente si era detto che l’espressione “discese agli inferi”, non è da intendersi
come un movimento verso un luogo; con il termine “inferi” si intende la condizione esistenziale in
cui l’uomo viene a trovarsi dopo la morte: cioè avere coscienza di se stessi, potere conoscere e
avere una volontà, senza più però lo strumento del corpo che si dissolve nel sepolcro; e con il
termine “discese” si intende l’incontro di Gesù Cristo con gli spiriti di tutti quegli uomini che, morti
prima di Lui, si trovavano nella stessa condizione esistenziale. Ora, con l’espressione “salì al cielo,
siede alla destra di Dio Padre” non si vuole dire che Gesù compie un viaggio verso le stelle, ma che
Gesù, come uomo, “entra nel mistero di Dio” 1.
“Dio non si trova in uno spazio accanto ad altri spazi. Dio è Dio – Egli è il presupposto e il
fondamento di ogni spazialità esistente, ma non ne fa parte. Il rapporto di Dio con tutti gli spazi, è
quello del Signore e Creatore. La sua presenza non è spaziale ma, appunto, divina. «Sedere alla
destra di Dio» significa una partecipazione alla sovranità propria di Dio su ogni spazio”.
Questa partecipazione è indicata dalla presenza della nube che sottrae Gesù alla vista degli
Apostoli. Nel primo anno di catechesi, trattando della divinità di Gesù Cristo, mi ero soffermato sul
significato della nube nella Bibbia. La nube era la presenza di YHWH sulla tenda di Dio nell’antica
alleanza (Esodo 40,34s), precede Israele nel pellegrinaggio nel deserto (Esodo 13,21s); si posa su
Gesù nella trasfigurazione sul monte Tabor (Matteo 17,5); nell’annunciazione la potenza di Dio
avrebbe coperto Maria “con la sua ombra” (Luca 1,35). La nube che sottrae Gesù alla vista degli
apostoli ha un chiaro valore teologico: indica la presenza di Dio, anzi potremmo dire che indica
l’ingresso di Gesù in quanto uomo nella divinità di Dio.
Per capire meglio, proviamo a lavorar di fantasia come abbiamo fatto la volta scorsa nel descrivere
la caduta degli Angeli, il peccato originale, e il ristabilimento del regno di Dio con la Risurrezione
di Gesù; facciamolo anche adesso, consci che stiamo “balbettando” nel presentare i misteri di Dio
con il linguaggio umano. Immaginiamo allora che, una volta decisa la redenzione, il Logos, cioè la
seconda persona della Trinità, il Figlio di Dio, dall’alto dei cielo lasci la Trinità per incarnarsi sulla
terra nel seno di Maria e prendere la natura umana, lasciando così vuoto il suo posto lassù nei cieli
(dal punto di vista teologico è una eresia; ma sto usando un linguaggio immaginoso, non teologico).
Vive sulla terra 33 anni circa, muore sulla croce. Risorge e con la Risurrezione dà inizio ad un
nuovo modo di essere uomo sia per se stesso che per l’intera umanità, chiamata a condividere
questa sua nuova vita. Rimane in questo suo nuovo modo di essere una quarantina di giorni e poi,
con l’ascensione, torna nella Trinità, quindi al posto che aveva lasciato, non più solo come Logos,
ma come uomo, nella sua umanità. Gesù uomo prende il suo posto come persona divina, con tutti i
1
BENEDETTO XVI, Gesù di Nazareth, Libreria Editrice Vaticana, pag. 312. I pasi virgolettati e in corsivo che
seguono sono tratti dal libro del Papa, ultimo capitolo dal titolo “Prospettive”
Ascese al cielo
3
suoi poteri di Dio, ma adesso con la natura umana: la sua natura umana ha tutti gli attributi e
tutti i poteri di Dio.
Presentato così, forse si può capire meglio il seguente passo tratto dal libro del Papa: “Il Gesù che si
congeda non va da qualche parte su un astro lontano. Egli entra nella comunione di vita e di potere
con il Dio vivente, nella situazione di superiorità di Dio su ogni spazialità”.
La prima riflessione che si può fare è, a ben pensarci, sconvolgente: “Uno di noi è Dio”. 2 Un uomo
come noi, appartenente alla nostra umanità, nato da donna come noi, è Dio, Signore dell’universo,
presente in ogni spazialità.
Per capire meglio la portata di queste affermazioni, spiego due termini importanti nel discorso
teologico: “persona” e “natura” 3. La persona nell’uomo è il principio che agisce, è l’IO da cui
procedono azioni, pensieri, affetti, passioni, comportamenti: nessuno dice “le mie gambe
camminano”, oppure “il mio cervello pensa”; ma diciamo “IO cammino”, “IO penso”. La natura è
invece lo strumento attraverso cui la persona agisce, comunica, si manifesta; fanno parte della
natura il nostro corpo, l’intelletto, i sentimenti, le passioni; è attraverso questi mezzi che ognuno di
noi si mette in comunicazione con gli altri. Facciamo un esempio: quando si stringe la mano ad una
persona per salutarla, nessuno dice “la mia mano stringe la tua mano”, ma “IO TI saluto”. L’IO e il
TU sono il principio dell’incontro, le mani sono i mezzi attraverso cui l’IO e il TU entrano in
comunicazione, in questo caso comunicazione di saluto. In una catechesi dello scorso anno si era
detto che la “persona” di Gesù, coincide con il Logos, con la seconda persona della Trinità. Quando
Gesù dice “IO ti chiamo”, in quel momento è la persona divina del Logos che entra in contatto con
un uomo, attraverso un mezzo della natura umana che è la parola.
Torniamo all’espressione che intendo spiegare: “la sua natura umana ha tutti gli attributi e tutti
i poteri di Dio”. Ciò significa che Dio ora agisce nell’umanità e nell’universo nella pienezza della
sua potenza divina attraverso l’umanità di Gesù.
- Dio opera la salvezza dell’uomo attraverso l’umanità di Gesù, cioè attraverso il suo Corpo. Si può
capire allora meglio l’Eucarestia, in cui attraverso l’unione col Corpo di Cristo si attua la nostra
salvezza.
- Dio opererà il giudizio finale sull’umanità, attraverso l’umanità di Gesù: sarà Gesù Cristo il
giudice alla fine dei tempi.
- Dio opererà il rinnovamento cosmico alla fine dei tempi attraverso l’umanità di Cristo. Dal suo
corpo umano (corpo spirituale, come dice San Paolo, non corpo carnale, ma comunque vero corpo
che lo fa vero uomo) partirà la scintilla dei nuovi cieli e nuove terre. Si può capire meglio la frase di
S. Paolo: “E` in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Col. 2,9)
2
E’ il titolo di un libro di VALENTINO SALVOLDI, Elledici, 1999
La Chiesa Cattolica usa questi termini per definire i due principali misteri del Credo: in Dio sono tre persone in una
sola natura; in Cristo sono due nature in una sola persona.
3
Ascese al cielo
4
2) Gesù è ancora presente nella storia.
“Per questo non è «andato via», ma, in virtù dello stesso potere di Dio, è ora sempre presente
accanto a noi e per noi… Il suo andarsene è (…) un nuovo modo di vicinanza, di presenza
permanente (…) Siccome Gesù è presso il Padre, egli non è lontano, ma vicino a noi. Ora non si
trova più in un singolo posto del mondo come prima dell’«ascensione»; ora, nel suo potere che
supera ogni spazialità, Egli è presente accanto a tutti ed invocabile da parte di tutti – attraverso
tutta la storia – ed in tutti i luoghi”.
Alla luce di quanto detto non fa più strano allora che nell’Eucarestia Gesù Cristo sia presente col
suo corpo in tutti i punti della terra: con l’Ascensione è entrato “nella situazione di superiorità di
Dio su ogni spazialità”.
Dice Luca che dopo l’Ascensione di Gesù al cielo, i discepoli “tornarono a Gerusalemme con
grande gioia” (Lc. 24,53). E’ un’affermazione che stupisce: Gesù se ne va, li lascia soli, ed essi
sono nella gioia. Non è una contraddizione? Ci aspetteremmo che essi fossero sconcertati e tristi. Il
fatto è che i discepoli non si sentono abbandonati, anzi “sono sicuri che il Risorto proprio ora è
presente in mezzo a loro in una maniera nuova e potente. Essi sanno che «la destra di Dio», alla
quale egli ora è «innalzato», implica un nuovo modo della sua presenza, che non si può più perdere
– il modo, appunto, in cui solo Dio può esserci vicino. La gioia dei discepoli dopo l’ascensione
corregge la nostra immagine di tale evento. L’ascensione non è un andarsene in una zona lontana
del cosmo, ma è la vicinanza permanente che i discepoli sperimentano in modo così forte da trarne
una gioia durevole”.
Certo che esaminando la storia e guardando la situazione del genere umano sulla terra adesso, nei
nostri giorni, viene da chiedersi dove siano questa presenza e questa potenza di Gesù Cristo. Spesso
si ha l’impressione di essere soli, abbandonati da Dio; si ha l’impressione che l’indifferenza e il
male abbiano il sopravvento. Forse è proprio in queste situazioni che dobbiamo ascoltare il
paradosso della parola di Cristo: “In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa,
potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile”
(Mt 17,20). Alcuni santi come Giovanni della Croce, Teresa di Lisieux, Madre Teresa di Calcutta
hanno sperimentato l’abbandono da parte di Dio e la disperazione; ma grazie alla fede nella
presenza e nella potenza di Dio accanto a loro hanno veramente spostato i monti. Anche noi forse
sperimentiamo la lontananza di Dio da questo mondo. Ma se anche noi veramente crediamo nella
presenza e nella potenza di Cristo Risorto, “sposteremo i monti”.
Ascese al cielo
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3) Gesù affida ai suoi un compito
Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni… insegnando… mi sarete testimoni fino agli
estremi confini della terra. Allora essi partirono e predicarono dappertutto…
I discepoli chiedono a Gesù se è arrivato il tempo in cui ristabilirà il regno di Israele. Ragionano
ancora con i vecchi schemi del regno di Davide sulla terra per opera del Messia. Ma “Gesù respinge
esplicitamente la domanda circa i tempi e i momenti. L’atteggiamento dei discepoli non deve essere
né di speculare sulla storia, né di proiettare lo sguardo verso l’avvenire ignoto. Il Cristianesimo è
presenza: dono e compito; essere gratificati dalla vicinanza interiore di Dio e – in base a ciò –
essere attivi nella testimonianza in favore di Gesù Cristo”.
Il dono della presenza costante di Cristo nella storia e nella nostra vita implica per noi, come per
ogni cristiano, il dovere di testimoniare Gesù Cristo.
4) Gesù tornerà sulla terra
La seconda venuta di Cristo alla fine dei tempi per un giudizio sulla storia e sull’umanità nel suo
complesso è una delle tematiche più presenti e più affascinanti nel Nuovo Testamento e caratterizza
profondamente la spiritualità della Chiesa nascente, tutta tesa verso l’avvento del suo Signore.
L’attesa della Parusia è una delle componenti essenziali del messaggio cristiano e la sua presenza
nella catechesi della Chiesa è fondamentale per alimentare la virtù teologale della speranza. 4
E’ però diventata lungo i secoli una delle verità più inquietanti su cui si è abbondantemente
scatenata la fantasia con il risultato di travisare il messaggio evangelico e suscitare curiosità stupide
e inutili. E’ la verità per esempio su cui più fanno leva i testimoni di Geova. All’opposto è una
verità che si è affievolita in certe epoche della storia, lasciando un vuoto che è stato colmato da
speranze chiuse negli orizzonti mondani e da messianismi terreni. L’uomo teso prevalentemente al
momento presente, abbagliato dal benessere, pago e soddisfatto di ciò che ha, rimuove questa verità
dal suo orizzonte. Occorre allora evitare due estremi: da una parte bisogna pensare al ritorno di
Cristo, al significato di questo ritorno, alle conseguenze che comporta (anche perché Gesù è stato
molto chiaro: bisogna “vegliare, essere pronti”); dall’altra il ritorno di Cristo non deve essere fonte
di ansie o di paure né di speculazioni tese solo a soddisfare curiosità o mode (vedi la fine del
mondo nel dicembre del 2012) . Ancora una volta sarà il libro di Benedetto XVI ad indicarci il
giusto cammino. Ma prima di arrivare alle conclusioni del Papa, soffermiamoci sulla Parusia e sui
segni del suo ritorno.
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PADRE LIVIO, Io Credo
Ascese al cielo
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a) La Parusia
Mi soffermo e spiego tre concetti:
-
Storia: è la semplice conoscenza degli avvenimenti. Affermare per esempio che il 1°
settembre del 1939 è scoppiata la seconda guerra mondiale o che il 12 ottobre 1492
Cristoforo Colombo è sbarcato in terre sconosciute agli europei.
-
Filosofia della storia: è un riflessione sul senso della storia, o sulle leggi che regolano la
storia. In Italia il principale filosofo che si è occupato di questo argomento è Gian Battista
Vico, vissuto nel 1600. Ma già anche gli antichi avevano indagato sull’argomento. Nella
loro concezione l’universo ha un andamento ciclico: non ha un inizio né avrà un termine;
tutto passa, tutto si consuma per iniziare poi di nuovo da capo in un ripetersi senza fine.
Mancava loro il concetto di creazione; non concepivano, al di fuori dell’universo, un essere
che ne fosse all’origine.
-
Teologia della storia: è una riflessione sul senso e sullo sviluppo della storia alla luce della
rivelazione.
Ecco che cosa ci dice allora la rivelazione sul cammino che compie l’umanità lungo i tempi. Fin
dall’inizio il popolo ebreo ha avuto chiaro il concetto di creazione e pertanto pone un inizio alla
storia di questo mondo, ne vede uno sviluppo di cui noi uomini siamo gli operatori, i protagonisti.
Gesù ha poi chiarito in modo inequivocabile che per la storia umana e per questo universo, iniziato
con la creazione, vi sarà anche una fine e coinciderà con il suo ritorno. Così il Cristianesimo ha uno
sguardo globale sull’intero universo, sull’intera storia umana e ne coglie di conseguenza il
significato. Eccone in sintesi, secondo la “teologia della storia”, le tappe fondamentali:
1) creazione dal nulla
2) peccato in Adamo e conseguente situazione attuale (inizio della nostra storia)
3) redenzione in Cristo
4) “parusia” o ritorno di Cristo e termine di questo modo di esistere sia per l’universo che per
l’uomo (fine della nostra storia)
5) nuovi cieli e nuova terra nella visione di Dio.
Esiste un compimento definitivo della storia, che tuttavia sta al di là di essa: il quinto punto, i nuovi
cieli e la nuova terra, sono già oltre la storia, sono nell’eternità. L’ultimo avvenimento della storia
sarà la “parusia”.
Nella cultura dell’epoca in cui furono scritti i Vangeli, il termine “parusia” significava l’ingresso
solenne di un sovrano, salutato come dio o salvatore, in una città o provincia. Quel giorno era
considerato sacro e sovente diventava punto di partenza per una nuova cronologia. Che cosa si
intende per “parusia di Cristo”, o in altri termini “ritorno di Cristo”? Abbiamo detto nell’incontro
scorso che con la risurrezione Gesù subì una trasformazione misteriosa che implica una modalità
Ascese al cielo
7
diversa e a noi ignota della corporalità; pertanto il suo nuovo modo di esistere non può essere
descritto con le nostre esperienze che sono legate ai sensi. Così la sua “venuta” non si può rendere
comprensibile con le categorie del movimento locale. Il ritorno di Cristo non consiste nel fatto che
egli esce da un luogo celeste e scende sulla terra; non significa il superamento di una distanza.
Parusia è da intendersi come “autorivelazione” di Cristo glorificato all’umanità intera. Il modo in
cui una simile autorivelazione possa avvenire, sfugge ai nostri concetti; essa comunque esige anche
un mutamento negli uomini che la percepiscono. “L’autorivelazione di Cristo implica quindi sia un
avvenimento da parte di colui che si rivela, sia un avvenimento da parte di coloro che percepiscono
e guardano la rivelazione. Essa rappresenta un incontro, compiuto, sì, dal Signore con libera
iniziativa, ma che viene accolto dagli uomini con attività propria, sia pure provocata con effetto
infallibile da Cristo.” 5
Al suo ritorno Cristo apparirà dinanzi a tutto il mondo nell’aspetto acquistato con la
risurrezione. “Allora la parola pronunciata dal Padre nel silenzio dell’eternità, inviata con
l’incarnazione nel tempo, da molti non udita e da molti rigettata, risuonerà così forte che tutti la
sentiranno e vi si piegheranno, sia per la salvezza, sia per il giudizio. Così alla fine dei tempi
l’ultima parola del Padre diventerà palese realmente come parola finale”. 6
Verso queste realtà noi siamo in cammino; Lui è il principio e la fine di tutto; Lui è la meta verso
cui tutto tende. L’epoca che va dalla morte e risurrezione di Cristo alla sua seconda venuta, è
l’ultima e tutto ciò che avviene in quest’epoca serve allo sviluppo di ciò che Cristo ha iniziato. Lo
scorso anno nell’incontro dedicato alla creazione (31-1-2011: credo in Dio Padre creatore) avevo
detto: “In realtà la creazione è ancora in atto, non è terminata e noi uomini siamo collaboratori di
Dio nella creazione che terminerà solo con la fine dei tempi”.
Aggiungiamo ora che “le singole
decisioni umane hanno per il destino di tutta l’umanità, per il corso della storia mondiale ed inoltre
per lo stato del cosmo un’importanza determinante” 7. “All’uomo… è imposto di muovere verso il
futuro che si leva dinanzi a lui. Il singolo determina il modo del suo futuro col modo della sua vita
ed azione terrene. Così le decisioni dell’uomo singolo hanno un’immensa portata finale. Mentre
conia il proprio destino entro il tutto, egli dà un contributo alla forma finale del tutto.” 8
Di questo movimento verso la meta che è Gesù Cristo, Dio è il padrone: tutto si muove secondo una
suo progetto e secondo la sua volontà; anche chi si gli oppone coopera inconsapevolmente alla
realizzazione di questo progetto: “con un inconcepibile intreccio di azione divina ed umana la libera
decisione umana è assunta nella decisione di Dio” 9.
5
MICHELE SCHMAUSS, Teologia dogmatica, Vol. IV/2, I Novissimi, Marietti editore, 1964, pag. 123
MICHELE SCHMAUSS, op. cit., pag. 69
7
ibidem
8
MICHELE SCHMAUSS, op. cit., pag. 29
9
MICHELE SCHMAUSS, op. cit., pag. 26.
Si legga anche il Salmo 32
6
Ascese al cielo
8
E’ una responsabilità, che non deve però creare ansia. A questo proposito riporto quanto ho letto su
un opuscolo distribuito in parrocchia in preparazione all’avvento: “Ho udito che uno dei padri ha
interrogato un amico del padre Antonio, e gli ha chiesto: «Quale opera buona posso fare?». Gli ha
detto: «Non sono forse uguali tutte le opere? La Scrittura dice che Abramo era ospitale e Dio era
con lui; Elia amava la quiete e Dio era con lui; David era umile e Dio era con lui. Quel che vedi
che la tua anima desidera secondo Dio, fallo, e custodisci il tuo cuore.” Ecco le opere buone che
dobbiamo fare per arricchire il cielo: tutto ciò che la nostra anima desidera secondo Dio. Questa è la
libertà del cristiano: “Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà”. (Galati 5,13)
b) I segni del ritorno (prova finale e ruolo di Israele)
i) La prova finale
Matteo 24,27-42: Come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del
Figlio dell'uomo… Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà
più la sua luce, gli astri cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte. Allora
comparirà nel cielo il segno del Figlio dell'uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della
terra, e vedranno il Figlio dell'uomo venire sopra le nubi del cielo con grande potenza e gloria...
Dal fico poi imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie,
sapete che l'estate è vicina. Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che Egli è
proprio alle porte... Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto a quel
giorno e a quell'ora, però, nessuno lo sa, neanche gli angeli del cielo e neppure il Figlio, ma solo il
Padre. Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni
che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè
entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche
alla venuta del Figlio dell'uomo... Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore
vostro verrà.
Luca 21,9-12: Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Devono
infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine». Poi disse loro: «Si solleverà
popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e
pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo. Ma prima di tutto questo
metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni,
trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome.
Non lo nego: a rileggere questi passi provo un senso di paura per l’incognita di ciò che ci potrebbe
accadere. Ma come interpretare questo passi? E’ letteratura apocalittica, oppure un quadro realistico
di ciò che avverrà alla fine dei tempi? Nel Vecchio Testamento si parla sovente del “giorno del
Signore”, il momento in cui Dio entrerà con forza nella storia per sconfiggere i nemici, salvare i
giusti, stabilire il suo regno. L’avvenimento è accompagnato da fenomeni terrificanti nella natura
Ascese al cielo
9
(sole, luna, astri, terremoti) e fenomeni violenti tra i popoli (guerre, devastazioni, stragi). Quando i
Vangeli parlano del giorno di Gesù Cristo vogliono solo riecheggiare quello stile, o indicare precisi
fenomeni? E poi guerre, rivoluzioni, carestie, pestilenze apostasie, persecuzioni saranno concentrati
con forza poco prima del ritorno di Cristo, o si intendono fenomeni caratteristici di tutti i tempi,
distribuiti lungo il corso della storia, come vediamo noi adesso? A queste domande non c’è una
risposta.
Riporto quanto scrive Padre Livio nel libro che ho già citato. “Tuttavia l’attività di seduzione e di
persecuzione del potere delle tenebre, che, nonostante la vittoria di Cristo Risorto, per divina
permissione insidia instancabilmente i credenti, avrà nell’imminenza della fine la sua più violenta
manifestazione. La venuta di Cristo giudice sarà preceduta dallo scatenamento finale del male…
Molti credenti sedotti da un falso messianismo terreno, apostateranno dalla Verità, perdendo la fede
e raffreddandosi nella carità. Alla speranza trascendente sostituiranno una speranza terrena
nell’illusione di risolvere senza Dio e contro Dio i problemi dell’esistenza. La pseudoprefezia
anticristica passerà al vaglio il popolo di Dio e scatenerà nei suoi confronti la più grande
persecuzione. La Chiesa entrerà nel regno eterno del suo Signore rivivendo la sua passione, morte e
risurrezione. Satana si illuderà di ottenere la vittoria eliminando la fede e la chiesa dal mondo. Ma
proprio allora suonerà la tromba della sua definitiva sconfitta, con la venuta di Gesù Cristo nella
gloria. Il trionfo del figlio di Dio sulla rivolta del male prenderà la forma dell’ultimo giudizio” 10
Nei Vangeli il discorso sul ritorno di Cristo si accompagna alla profezia sulla distruzione di
Gerusalemme. In effetti tale avvenimento, che si colloca nel 70 d.C., è stato accompagnato da
violenze, distruzioni e dolori inauditi; se la distruzione della città santa è preludio, anticipazione,
modello della fine della storia, dobbiamo aspettarci violenze, distruzioni, dolori inauditi a livello
planetario.
“La chiesa non entrerà nella gloria del regno che attraverso quest’ultima Pasqua, nella quale
seguirà il suo Signore nella sua morte e risurrezione. Il Regno non si compirà dunque attraverso un
trionfo storico della chiesa secondo un progresso ascendente, ma attraverso una vittoria di Dio sullo
scatenarsi ultimo del male che farà discendere dal cielo la sua Sposa. Il trionfo di Dio sul male
penderà la forma dell’ultimo giudizio dopo l’ultimo sommovimento cosmico di questo mondo che
passa”. 11
ii)
Il ruolo di Israele.
Leggiamo nel catechismo della Chiesa Cattolica: “La venuta del Messia glorioso è sospesa in ogni
momento della storia al riconoscimento di lui da parte di tutto Israele” 12
10
PADRE LIVIO, op. cit., pag. 164
Catechismo C.C. 677
12
Catechismo C.C. 674
11
Ascese al cielo
10
“L’esistenza del popolo giudaico, i cui membri vivono dispersi tra tutti gli altri popoli, senza
dissolversi in essi, ma conservando la loro peculiarità, rimane un enigma finché misurata col metro
con cui si misura il resto della storia. Lo si può risolvere soltanto se nella storia di questo popolo si
vede una disposizione divina di natura particolare. I suoi destini non si possono spiegare in base alla
situazione politica, ma a quella teologica.” 13
Questa spiegazione di carattere teologico si trova nella lettera ai Romani di san Paolo. In un passo
piuttosto lungo si considera la situazione del popolo eletto dopo che ha rifiutato quel Messia, in
vista del quale era stato eletto. Dio ha ripudiato quel popolo? Israele non ha più alcun ruolo nella
storia della salvezza, di quella salvezza iniziata proprio con lui? “Forse inciamparono per cadere
per sempre? Certamente no”, afferma San Paolo (Romani 11,25). Nel piano divino l’ “indurimento
di una parte di Israele” (Romani 11,25) è temporaneo e durerà finché nella Chiesa saranno entrate
tutte le genti. Poi si realizzerà quell’evento di grazia in cui “tutto Israele sarà salvato” (Romani
11,26).
Quindi gli atti di Dio sulla storia di Israele non sono ancora conclusi: come Israele ha avuto il ruolo
di protagonista per il passato nella storia della salvezza, così ne avrà ancora uno in rapporto al
futuro. Dio non ha rigettato il popolo che ha prescelto per attuare la storia della salvezza (Rom.
11,2): i dono di Dio sono irrevocabili, Dio non si pente dei suoi doni né della sua chiamata. “La
sordità e la cecità finiranno, quando la totalità dei pagani sarà entrata nel regno di Dio. Quando essa
sarà raggiunta, sarà tolta la benda che ora vela l’occhio dello spirito, per modo che il popolo non
riconosce Cristo. Allora essi giungeranno per ultimi là, dove avrebbero potuto essere i primi. Con
questo atto finale di salvezza Dio, che è Dio dei padri, rivela la sua fedeltà, che rimarrà vittoriosa
attraverso la storia della infedeltà umana. Finché non si verificherà questo fatto, Cristo non
comparirà la seconda volta.” 14
“La partecipazione totale degli ebrei alla salvezza messianica, a seguito della partecipazione totale
dei pagani, permetterà al popolo di Dio di arrivare alla piena maturità di Cristo, nella quale Dio sarà
tutto in tutti”. 15
c) La venuta intermedia: v i g i l a t e !
Il discorso sulla duplice venuta di Gesù Cristo è parte essenziale del credo cristiano, riveste
un’importanza particolare nel tempo dell’Avvento, ma, dice il Papa, è insufficiente. San Bernardo
di Chiaravalle afferma: “Conosciamo una triplice venuta del Signore… la terza è in mezzo tra le
13
MICHELE SCHMAUSS, op. cit., pag. 158
MICHELE SCHMAUSS, op. cit., pag.160
15
Catechismo C.C. 674
14
Ascese al cielo
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altre… Nella prima venuta egli venne nella carne e nella debolezza; in questa intermedia viene nello
spirito e nella potenza; nell’ultima verrà nella gloria e nella maestà”. Per questa sua tesi fa
riferimento a Giovanni 14,23: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi
verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. Nell’Apocalisse di Giovanni si parla
ripetutamente del fatto che il tempo è vicino, che il Signore verrà presto. Queste parole devono
essere intese in senso profetico. La visione profetica avvicina le cose lontane. Tali espressioni
quindi non intendono dare informazioni sul momento della parusia, ma vogliono essere intese ed
ascoltate come richiami alla vigilanza continua, a conservare l’interna libertà ed indipendenza nei
confronti delle cose di questo mondo
Luca 21,36: Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che
deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell'uomo».
Marco 13,37: Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!».
I primi cristiani ritenevano imminente il ritorno di Cristo; così al termine dell’anno mille, o nel
secolo XVI, o anche nei nostri giorni, perché in tutte queste epoche si vedono i segni di cui si è
parlato. Ma guerre, catastrofi naturali come terremoti e tsunami, tensioni politiche, crolli economici
e quant’altro di terribile può capitare all’umanità, ci richiama al fatto che questo mondo è
transitorio, finirà: tutto arriva al dissolvimento. Le catastrofi in quanto segno che tutto si dissolve,
ci invitano a non vivere troppo sicuri e tranquilli in questo mondo, a non confidare in un progresso
perpetuo. E su tutta questa dissoluzione una cosa sola resta: quanto abbiamo fatto per costruire il
“Regno di Dio”. Dobbiamo vigilare, cioè guardare gli avvenimenti del mondo alla luce di Cristo
venturo e non relegare la venuta del Signore ai margini della coscienza come una possibilità lontana
e indeterminata. Tutti questi segni ci indicano chiaramente che “passa l’immagine di questo mondo”
(I Cor. 7,31) destinato al dissolvimento.
Per quanto lungo possa essere il tempo fino al giudizio finale, fino al ritorno di Cristo, questo è
sempre vicino. Infatti Cristo “bussa alla porta del Cristiano e vuole entrare presso di lui, e cenare
assieme a lui”. La venuta di Cristo attesa come prossima, non è quindi sempre la parusia dell’ultimo
giorno, ma l’arrivo del Signore Gesù ogni momento.
Concludiamo con le parole del Papa:
“Si parla esplicitamente di una «venuta» del Padre e del Figlio: è l’escatologia del presente,
sviluppata da Giovanni. Essa non abbandona la venuta definitiva che cambierà il mondo, mostra
però che il tempo intermedio non è vuoto: in esso, appunto, c’è l’ “adventus medius” la venuta
intermedia di cui parla Bernardo. Questa presenza anticipatrice fa senz’altro parte
dell’escatologia cristiana, dell’esistenza cristiana… E così il mondo viene preparato per la venuta
definitiva. I modi di questa «venuta intermedia» sono molteplici: il Signore viene mediante la sua
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parola; viene nei Sacramenti, specialmente nella santissima Eucarestia; entra nella mia vita
mediante parole o avvenimenti.”
Esistono poi modi speciali di questa venuta, mediante figure carismatiche che danno un’impronta a
varie epoche della storia: Francesco e Domenico nei secoli XII e XIII sono il modo in cui Cristo è
entrato nella storia umana e l’ha mossa verso di sé. Così Teresa d’Avila, Ignazio di Loyola,
Francesco Saverio, Teresa di Calcutta, Giovanni Paolo II. Attraverso queste figure “la sua forza,
che trasforma gli uomini e plasma la storia, si rende presente in modo nuovo. Possiamo dunque
pregare per la venuta di Gesù? Possiamo dire con sincerità: «Marana tha! – Vieni, Signore
Gesù!»? Sì, lo possiamo. Non solo: lo dobbiamo! Chiediamo anticipazioni della sua presenza
rinnovatrice del mondo. E perché non chiedere a Lui di donarci anche oggi testimoni nuovi della
sua presenza nei quali Egli stesso si avvicini a noi? E questa preghiera, che non mira
immediatamente alla fine del mondo, ma è una vera preghiera per la sua venuta, porta in sé tutta
l’ampiezza di quella preghiera che Egli stesso ci ha insegnato:
«Venga il tuo regno!» Vieni, Signore Gesù!
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sali` al cielo di la` tornera` un giorno