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Notiziario Aveto - Nure N. 3 /2010
Poste Italiane Spa -Spediz. in A.P. D.L. 353/2003 ( Conv.in L. 27.02.2004,n.46) Art1, comma 1 - DCB Piacenza
Editoriale
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Direttore responsabile:
Paolo Labati [email protected]
Responsabile amministrativo:
Don Giuseppe Calamari (0523 922234)
Autorizzazione Tribunale Piacenza:
n. 39 del 24 marzo 1975
Poste Italiane Spa -Spediz. in A.P.
D.L. 353/2003 ( Conv.in L. 27.02.2004,n.46)
Art1, comma 1 - DCB Piacenza
Stampatore:
Industrie Grafiche Padane - Guardamiglio (LO)
Tassa riscossa Dir. Amm. Poste Piacenza
SOMMARIO
ricordi del passato....................................................................................pag. 6
chiesa e mondo...................................................................................................pag. 12
ferriere. ............................................................................................................................pag. 26
canadello. ....................................................................................................................pag. 35
cerreto rossi.........................................................................................................pag. 39
casaldonato............................................................................................................pag. 41
gambaro.........................................................................................................................pag. 43
grondone......................................................................................................................pag. 44
solaro.................................................................................................................................pag. 50
ciregna. .............................................................................................................................pag. 52
metteglia........................................................................................................................pag. 52
centenaro.....................................................................................................................pag. 57
rocca.....................................................................................................................................pag. 62
brugneto-curletti-castelcanafurone. .................pag. 65
Val lardana..............................................................................................................pag. 77
cattaragna................................................................................................................pag. 82
CASTAGNOLA. ...............................................................................................................pag. --torrio..................................................................................................................................pag. 86
retorto-selva-rompeggio-pertuso.............................pag. 92
In copertina un saluto dalla Rocca
della Croce di Canadello da Arianna, Davide ed Alessandro.
Foglie d’autunno
Languide scendono le foglie
che il vento dolcemente culla,
rapiscono lo sguardo
che ne segue il volo fino a terra.
Come il ciclo della vita
l’inizio, il fulgore,
il colore, lo splendore
poi, la decadenza, così
come le foglie a terra.
Non conta il tempo
non contano gli anni
non conta la fine
conta l’anima, l’anima bella.
Nadia Balduini Bentivoglio
Con questo spirito e in questo scenario di inizio autunno, riprendiamo
il nostro cammino per gli impegni
della vita di ogni giorno.
Dopo un’estate vissuta con grande
partecipazione della gente alle numerose manifestazioni organizzate
in tutti i paesi, ci ritroviamo a dover affrontare gli impegni del nostro dovere di persone e di cristiani:
la scuola per i ragazzi, la dottrina
per quelli che frequentano le nostre
scuole, il lavoro, le prossime festività dei Santi e dei Morti per onorare
al meglio i nostri cari che già hanno raggiunto la vita eterna.
Riprendendo il cammino siamo anche un po’ orfani per la partenza
- senza ritorno - di don Deno Martial, parroco a Centenaro, Grondone, Solaro e Rocca. Impiegheremo
tutte le nostre forze per essere sempre di supporto e di aiuto a quanti
hanno scelto di condividere con noi
la gioia di vivere in questa terra.
I Vostri parroci
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ricordi del passato
a cura di Paolo Labati
Pubblichiamo in questa rubrica, a più puntate, il fascicolo redatto sulla storia della parrocchia del capoluogo e distribuito in occasione del 50° di sacerdozio di don Giuseppe. Lo stesso
servizio redazionale è stato pure pubblicato integralmente dal quotidiano “La Cronaca” lo
stesso giorno della festa.
Ferriere: un secolo di storia per la parrocchia del capoluogo
Il lavoro dei parroci succedutisi nel tempo
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Nel 1895 il Sindaco Bonifacio Bergonzi
acquistava l’Oratorio dalla Società inglese Barlow Barrik Latiner.
Nel 1902 l’oratorio è dichiarato pericoloso e viene chiuso al culto per essere
adibito a magazzeno di carbone.
Da questa data le funzioni si svolgeranno
in un edificio sito in piazza delle Miniere, un tempo adibito a forno per fondere
il materiale ferroso e poi divenuto anche
stallatico e magazzino. Mons. Scalabrini nella sua ultima visita a Ferriere non
proibì di celebrarvi la Messa, ma tollerò
nella speranza che presto si iniziasse la
costruzione della nuova chiesa.
In questo periodo il servizio religioso è
prestato dal parroco di Casaldonato don
Giovanni Carrara che viene alla domenica per celebrarvi una messa “nuda e cruda” senza catechismo ai fanciulli ed un
orario fisso. Nell’inverno del 1909 causa
una forte nevicata crolla parte del tetto
del forno, per cui viene chiuso al culto.
Per interessamento del Vicario Foraneo
di Rompeggio don Donnino Cesena si
provvede a riparare il vecchio oratorio
che verrà riaperto al pubblico nel 1912
con l’arrivo del nuovo cappellano don
Benvenuto Balordi.
Don Benvenuto Balordi venne invitato
ad assumere la cappellania di Ferriere
dal vescovo mons. Pelizzari in data 21
maggio 1912.
La cappellania dipendeva da Casaldonato. Il Vicario Foraneo di Rompeggio
don Donnino Cesena, presiedendo un
comitato locale chiese al Vescovo che
il nuovo cappellano fosse indipendente
da Casaldonato. L’ingresso ebbe luogo
il 13 luglio 1912, giorno di domenica.
I Ferrieresi andarono a riceverlo sotto
Sarmadasco, presenti i parroci di Rompeggio e Gambaro. Il Vicario Foraneo
di Rompeggio benedisse l’Oratorio che
veniva riaperto al culto dopo essere stato adibito ad usi profani. E’ promosso
parroco di Ferriere il 28 novembre 1917,
essendo stata eretta in parrocchia, con
decreto emesso il 2 settembre 1917.
La sua prima preoccupazione fu la gioventù. Nel 1913 egli inizia la scuola serale per i giovani ottenendo dal comune
le aule delle elementari. Per la gioventù femminile fonda la pia unione delle
Figlie di Maria che venne riconosciuta
dall’Ordinario Diocesano nel 1914.
Ferriere si è sviluppata attorno all’Oratorio Ducale. Il parroco don Benvenuto, nel 1912 acquistava la statua dell’Immacolata che veniva collocata nel
vecchio Oratorio. 8 Dicembre 1921: la
statua dell’Immacolata, portata dai gio-
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vani della Parrocchia, prende possesso
dell’area su cui sorgerà il nuovo tempio
a Lei dedicato. Don Benvenuto pronuncia un vibrante discorso da cui iniziano
i lavori.
La prima pietra è stata posta materialmente nel 1922. La nuova chiesa sarà
dedicata all’Immacolata “Regina della
pace”. La festa dell’Immacolata si celebrava a Ferriere già nel 1828. Infatti il
sig. Conti Paolo in quell’anno lasciava
con un suo testamento un prato presso
le Lamette (Prato della Madonna), perché venisse onorata sotto il titolo della
Concezione nel dì 8 dicembre di ogni
anno fino in perpetuo nell’Oratorio Ducale di Ferriere con Messa solenne e
precedente novena. Trenta anni dopo la
Madonna appariva a Bernardette e diceva: “Io sono l’Immacolata Concezione”.
La benedizione e la posa della prima
pietra vennero fatte dal Vescovo di Piacenza mons. Ersilio Menzani il 17 settembre 1922. Un manifesto diffuso in tutta la
vallata invitava al solenne
avvenimento e la società
Autoguidovie predisponeva corse speciali per favorire l’afflusso di gente. Barbieri Valentino di Gambaro
aveva eretto un altare tra i
muri della futura chiesa ed
aveva addobbato la piazza
con bandiere tricolori.
Nell’ottobre 1926 veniva
messo in opera il tetto.
L’anno successivo sono fatti i serramenti in modo che
la prima messa può essere
presto celebrata.
8 dicembre 1927: Tra gio-
ia e commozione don Benvenuto celebra il primo rito solenne nella chiesa.
8 dicembre 1928: Viene benedetto il
nuovo artistico battistero di marmo donato dal sig. Bergonzi Lorenzo di Borzonasca e il nuovo altare della Madonna
donato dalla signora Ida Balderacchi.
Don Balordi ha lasciato Ferriere ai primi
di luglio del 1929 per Vigolzone.
15 agosto 1929: da Vigolzone don Benvenuto ritorna nella sua chiesa per celebrare la Santa Messa sul nuovo altare.
L’11 ottobre muore nella nuova parrocchia all’età di 55 anni.
Dopo 22 anni i Ferrieresi ottennero di
traslare la sua salma e di inumarla nella
chiesa che gli era costata tanto lavoro.
L’iniziativa del parroco don Luigi Molinari e dell’avvocato Agostino Labati, trovò il consenso di tutta la parrocchia. I
resti mortali di don Benvenuto giunsero
a Ferriere la sera del 14 ottobre 1951 e
per tutta la notte furono vegliati in chiesa dagli uomini in preghiera.
Ricordiamo qui Fernanda Innocenti ved. Beni, nipote di don
Benvenuto Balordi, scomparsa
lo scorso 8 maggio. I pronipoti
ogni anno hanno la gioia di
venire a vedere il luogo dove
ha lavorato come primo parroco e dove è tuttora sepolto.
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Don Giuseppe Spagnoli: fu economo
spirituale e Vicario Foraneo della Parrocchia dal 15 luglio 1929 al 10 aprile 1930,
ossia dalla partenza di don Benvenuto
Balordi all’ingresso di don Ermenegildo
Rizzi: in pochi mesi fece collocare l’altare maggiore donato da Paolo Guglieri
e pavimentare il presbiterio della nuova
chiesa. Da Ferriere andò a Chero.
Don Ermenegildo Rizzi, nato a Gossolengo nel settembre 1900, ordinato
nel 1926, primo incarico a Peli. A Ferriere dal 17 marzo 1930 al 1° aprile 1943.
Nella nostra chiesa provvide alla tinteggiatura, all’impianto luce, alle panche,
al pavimento in graniglia (anno 1937,
L. 4.700), commissionò la scalinata d’ingresso, eseguita poi dal capomastro Bergonzi Luigi. Il 1° luglio 1935 mons. Ersilio Menzani consacrava la chiesa.
Molinari don Luigi dal 18 giugno 1943
al 15 maggio 1953.
Don Luigi vive a Ferriere il drammatico
periodo della guerra. Nell’opuscolo “Da
Ferriere, quel 1944” ne è riportata la sua
opera in tale periodo. Da impulso alle
attività parrocchiali, ai gruppi di volontariato cattolico e pone le basi per la costruzione del campanile.
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Don Emilio Silva dal 1953 al 15 settembre 1970.
Dedica al capoluogo le sue migliori
energie. E’ fautore, assieme all’amministrazione comunale, dell’istituzione
della prima scuola media, assumendone
la presidenza. Realizza l’asilo dedicato
a San Domenico Savio, il campanile,
vera opera d’arte in pietra battuta, porta
migliorie alla chiesa (porte d’ingresso in
rame) e costruisce la canonica.
Nel 1958 il pittore Ricchetti affrescava la
cappella dell’Immacolata riproducente
l’apparizione di Lourdes e i miracoli. Sul
vecchio Oratorio, abbattuto nel 1955 si
trovava anche una lapide, con la scritta:
“Alle future età
questo luogo benedetto
ove agli inizi del secolo XIX
sorse un provvido Oratorio ducale
a onore di Maria Immacolata
presso il cui altare
trovavano conforto e aiuto
i primi laboriosi coloni
dai quali si iniziò questo Comune
che il 29 maggio 1955
si mise sotto la tutela dell’Immacolata
reggendone le sorti amministrative
il Sindaco Domenico Bonvicini”.
Don Sandro Civardi dall’8 dicembre
1970 all’ottobre 1990.
Con don Sandro:
1973: orologio elettronico sul campanile,
generatore d’aria calda,
1978: pavimento in mosaico della chiesa
1980: elettrificazione delle campane,
1983: finestre istoriate,
1988: via crucis scolpita da Perotti,
1989: grande pala scolpita in legno da Perotti,
1990: decorazione del presbiterio con il
pittore Pavesi.
Don Sandro opera anche per la promozione del territorio favorendo la nascita di
organismi – come il Gat (Gruppo Attività
Turistiche) per la vivacizzazione delle vacanze estive. Da ricordare: le spiedate alla
foresta del Penna, la festa dei nonni, la
festa delle famiglie, la fiaccolata al Gratra,
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le serate in piazza e il grande impegno
per lo sviluppo del turismo invernale.
Dà impulso al notiziario interparrocchiale con Montagna Nostra.
Don Giuseppe Calamari arriva a Ferriere da Borgotaro nel febbraio 1991.
Ordinato a Piacenza il 4 giugno 1960,
celebra la prima Messa nella sua chiesa
di Grondone il giorno successivo.
E’ curato a Pontenure (1960), a Gropparello (1961) e Borgotaro (1962).
Parroco a Missano (1965), a Farini (Novembre 1970), Missionario a Vitoria
da Conquista in Brasile dal28 febbraio
1974.
E’ parroco in San Rocco a Borgotaro
dal primo marzo 1982 sino all’ingresso a Ferriere l’11 febbraio 1991. Quan-
do è entrato: “Vengo a Voi come amico
di viaggio. Una vecchia canzone, che
anch’io ho cantato tante volte, diceva:
“ritorneremo ancor sui nostri monti.
E falceremo il grano al sole!
Berremo l’acqua pura delle fonti
Che è pura come il nostro amor!”.
Non elenchiamo di seguito l’elenco delle opere materiali portate avanti da don
Giuseppe in questi venti anni di permanenza: sono sotto gli occhi di tutti.
Vogliamo solo ricordare il rifacimento
in rame della cuspide del campanile
costato alle casse della parrocchia euro
33.200,00. Somma significativa affrontata
senza pubblicità e rumore. Con grande
umiltà e in silenzio sono pure le numerose e consistenti offerte verso il mondo
dei poveri.
Ricordi del tempo di guerra
Oggi vorrei ricordare TUTTI i giovani nati nel Comune di Ferriere nel 1925 che nel
1944 all’età di 19 anni il Bando di Graziani, generale delle forze armate della Repubblica Sociale Italiana (R S I,) chiamò alle armi.
Nel bando di chiamata c’era l’avvertimento o meglio la minaccia che qualora il giovane non si fosse presentato al distretto per essere arruolato la pena sarebbe stata LA
MORTE !
Bene, quelli tra quei giovani che NON si sono arruolati, per indossare la divisa
dell’esercito fascista, rischiarono la vita, quindi non dobbiamo considerarli DISERTORI (aggettivo infamante), ma bensì benemeriti e quando muoiono, perché per loro è
suonata la ritirata da questa terra, togliamoci il cappello perché è morto un patriota,
un italiano che ha saputo, quando se ne presentò l’occasione, fare una GIUSTA scelta
di campo. Pellegrino
Avviso
Si informa che dal prossimo mese di gennaio gli abbonamenti
a Montagna Nostra (Nuovi e rinnovi) si dovranno effettuare per
conto corrente postale. Sul prossimo Bollettino indicheremo il
numero di conto corrente con indicazioni pratiche.
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Orari delle celebrazioni
per le festività dei Santi e dei Morti
Ferriere
Lunedì, Giorno dei Santi: Cimitero ore 15
Martedì, Giorno dei Morti: Cimitero ore 15
Centenaro
Lunedì, Giorno dei Santi: Ore 11 S. Messa, ore 14,30 Rosario e Cimitero
Martedì, Giorno dei Morti: Cimitero ore 7,30
Solaro
Lunedì, Giorno dei Santi: Chiesa ore 9
Martedì, Giorno dei Morti: Chiesa ore 9 e visita al Cimitero
Grondone
Lunedì, Giorno dei Santi: Cimitero ore 10
Martedì, Giorno dei Morti: S. Messa ore 10
Rocca
Lunedì, Giorno dei Santi: Chiesa ore 15,30 e visita al Cimitero
Martedì, Giorno dei Morti: Chiesa ore 15,30 e visita al Cimitero
Cerreto
Lunedì, Giorno dei Santi: ore 11 - Martedì, Giorno dei Morti: ore 11
Canadello
Lunedì, Giorno dei Santi: ore 9 - Martedì, Giorno dei Morti: ore 9
Gambaro
Lunedì, Giorno dei Santi: ore 10 - Martedì, Giorno dei Morti: ore 10
Casaldonato
Lunedì, Giorno dei Santi: ore 14 - Martedì, Giorno dei Morti: ore 14
Brugneto
Lunedì, Giorno dei Santi: ore 11 - Martedì, Giorno dei Morti: ore 11
Curletti
Lunedì, Giorno dei Santi: ore 11,15 - Martedì, Giorno dei Morti: ore 10,10
Castelcanafurone
Lunedì, Giorno dei Santi: ore 10 - Martedì, Giorno dei Morti: ore 9
Metteglia
Lunedì, Giorno dei Santi: ore 13,30
Ciregna
Lunedì, Giorno dei Santi: ore 9
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Un ricordo
“Queste belle immagini,
attraverso una lunga assenza, non son state per me
come un paesaggio per l’occhio di un uomo cieco;
spesso, in stanze solitarie e in mezzo al frastuono
di città e metropoli, sono stato loro debitore,
in ore di stanchezza, di dolci sensazioni,
avvertite nel sangue e nel profondo del cuore”
William Wordsworth
Questi versi, da me studiati nel lontano 1982, sono sempre stati collegati nella mia
mente e nel mio cuore all’Alta Val Nure. Proprio in quel periodo, e negli anni successivi, ho trascorso parte delle vacanze estive a Casalcò, frequentando Ferriere, Gambaro, Selva, Grondone, non senza effettuare escursioni sui monti vicini e soprattutto
lungo il Nure. Mi sono sempre ritrovato in tali versi perché i ricordi delle vacanza e
delle gite in questi luoghi, oltre ad essere piacevoli, mi hanno regalato energia per i
giorni a venire. La bellezza ammirata in questa valle non era solo quella del paesaggio, ma anche quella derivante dalla ricchezza umana delle persone che la abitavano;
ricchezza che si manifestava in accoglienza, operosità, onestà, spirito di sacrificio,
fede semplice ma genuina.
Lo scorso luglio ho avuto modo, dopo solo sporadiche puntate di mezza giornata
negli ultimi anni, di trascorrere un breve soggiorno a Ferriere e dintorni .
Con più anni sulle spalle, maggior esperienza e minor capacità di sognare, ho rivisitato vari paesi ben ristrutturati e conservati, ho rivisto le cime dei monti con gli
effetti cangianti prodotti dalla luce del sole nelle varie ore del giorno, ho incontrato
diverse persone con cui avevo condiviso tante belle giornate (purtroppo qualcuna è
già defunta), ho assistito a iniziative folkloristico-ricreative, frutto dell’intraprendenza
e della disponibilità dei ferrieresi…
E’ stato per me inevitabile ripensare a quel che ero quasi trent’anni fa, ai sogni e ai
progetti di quel tempo, in buona parte realizzati anche se talvolta in modi e a prezzi
diversi dal previsto. La conversazione con le persone conosciute a quel tempo ha
portato a proficui scambi di opinioni e di esperienze, a tante risate ricordando momenti della nostra giovinezza, con qualche intervallo di mestizia ripensando a coloro
che non sono più tra noi.
Nella Chiesa di Ferriere, testimone di tanti momenti per me di gioia e di crescita, ho
chiesto la forza per affrontare gli impegni e le difficoltà che incombono.
Ho insomma potuto fare un buon rifornimento d’ossigeno per i polmoni del corpo
e soprattutto dello spirito, ritrovando e rivivendo tante bellezze che, senza mitizzarle
(come ero incline a fare anni fa), continuerò ad avvertire nel sangue e nel profondo
del cuore.
F. Camia
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Chiesa e Mondo
Don Giuseppe: mezzo secolo di sacerdozio
L’idea di festeggiare i 50 anni di sacerdozio di don Giuseppe è stata di Paolo
Labati, suo il progetto di massima, sua la
scaletta della manifestazione, sua la coreografia. Ma immediata, corale, spontanea, unanime e generosa è stata la partecipazione di tutti coloro che
hanno
conosciuto l’iniziativa.
Si incominciava sabato 24 luglio alle 21
quando il Coro Vallongina diretto da don
Roberto Scotti (per gli autoctoni il parroco di Rompeggio, per tutti gli altri quello
di Cortina di Alseno) riempiva la chiesa
di note.
Erano brani tratti dal” Nabucco”,dalla”
La Traviata”, dalla”La forza del destino”,
da “Il trovatore”. Le note di “Una furtiva
lacrima”quelle di”Mi chiamano Mimì”, di”
“O Signore dal tetto Natio” riempivano le
navate della chiesa.
La chiesa di Ferriere ha seri problemi di
acustica, ma se è piena, il suono ne esce
esaltato e il 24 luglio era gremita da un
pubblico attento e partecipe conquistato
sia dal coro sia dalle voci soliste (Pattera
(soprano), tenore Lopez, basso Inzani) sia
coinvolto da un’orchestra che accarezza-
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va, conquistava, trascinava.
Gli applausi erano entusiasti, ma diventavano scroscianti cautamente, quasi timorosi di interrompere la magia del violino,
il ritmo del pianoforte, la dolcezza del
flauto, la possenza della tromba, l’armonia dei violoncelli.
Commossi e grati i presenti, paghi gli esecutori per il pubblico attento e competente: per tutti un piacere autentico
Un’esibizione raffinata che ha lasciato gli
animi serenamente conquistati.
Il 25 la Messa. Preceduta da una carrellata
di immagini commemorative della storia
della parrocchia, raccoglieva intorno a
don Giuseppe tutti, ma proprio tutti coloro che gli vogliono bene.
A concelebrare i sacerdoti che gli sono
stati compagni di seminario, i preti che
con lui condividono la cura delle anime
del territorio, don “Pierino”lo scalabriniano che nato a Canadello opera a Roma e
regala le sue ferie ai propri compaesani,
il vescovo sua Eccellenza Gianni Ambrosio.
Attorno all’altare il Coro di Ferriere che,
con le sue voci calde e affiatate, accom-
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Nostra
pagnava il rito solenne.
Ai lati, nella squillante divisa arancione,
i militi della Croce Azzurra. E non a far
folklore (che il colore potrebbe prestarsi), ma a portare a don Giuseppe, con cui
condividono le ore del volontariato, il calore della loro amicizia.
E poi tutta la sua gente: i compaesani di
Grondone che lo ricordano bambino capace di mille monellerie, i parrocchiani delle
varie comunità di Casaldonato, di Cerreto,
di Gambaro, di Ferriere che lo conoscono
prete disponibile, attento e comprensivo,
gli emigranti che lo individuano come
punto di riferimento al loro ritorno in patria, le badanti che in lui trovano attenzione e comprensione, i villeggianti che ad
ogni estate si ritrovano ad ascoltare una
Messa dal rituale poco rituale, persone di
Pontenure, di Missano, di Bedonia, di Farini che lo hanno conosciuto quando ancora non aveva i capelli bianchi,
i suoi genitori attraverso la voce
e il ricordo della dott.Dina Bergamini, le ragazze di Casa Montagna coi loro coreografici costumi
e…il suo Brasile. Il Brasile.
Si affaccia nella preghiera dei fedeli ,ma esplode nelle parole del
festeggiato che a stento trattiene
la commozione e, con la voce
che gli si spezza, ricorda momenti
toccanti di povertà e di miseria condivise.
Poi l’happy hour.
Nel cortile della canonica i “ragazzi” della
Proloco , con autentica signorilità, offrono prelibatezze genuine che stuzzicano
l’appetito e soddisfano i palati fatti più
esigenti dall’aria frizzantina del tardo pomeriggio accontentando anche coloro che
chiedono “ un assaggio per i nipotini rimasti a casa”.
E’ in questo momento conviviale che il
Vescovo si fa uno di noi,”ancien élève de
la Sorbonne” parla in francese coi francesi
senza interposta persona, si intrattiene con
chi è in carrozzella, accetta che gli si baci
l’anello da parte di chi conserva l’usanza, ricambia la stretta di mano a chi gliela
tende, conversa amabilmente col vicino di
panca, risponde con cordialità a chi gli si
rivolge, attento e interessato ai problemi
che affiorano, alle esigenze che emergono.
E intanto che tutti sorridenti e soddisfatti si
abbuffano don Giuseppe, munito di sacco
nero..raccoglie i rifiuti.
Ma è pago, contento. E’ stata una bella festa. Questa la cronaca. Minuziosa, puntuale, pignola come l’avevo promessa ai tanti
che, impossibilitati ad essere presenti, mi
avevano raccomandato: ”Poi me la racconterà, voglio sapere tutto. Che sia una bella
festa “.
Noemi Provolo
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A Ferriere l’incontro dei giovani del mondo
C
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asa Montagna a Ferriere offre ogni anno, grazie al maestro Carlo Devoti, l’occasione al territorio di montagna, ma anche a tutta la Provincia, per un cambiamento
culturale, sociale ed anche economico, che attraverso l’accoglienza, l’incontro, il confronto e lo scambio con culture diverse, potrebbe produrre un arricchimento in cui
anche la storia, le bellezze naturali e le risorse umane dei vari territori troverebbero
posto, dignità e attenzione per qualificarsi uscendo dall’anonimato.
Un processo di crescita che nel linguaggio cristiano si chiama fratellanza, in quello
scientifico – economico si chiama progresso e in quello politico sociale si chiama pace:
valori irrinunciabili per la qualità della vita.
Dina Bergamini
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Il futuro del mondo sta in questo evento internazionale
Tanti giovani che arrivano a Ferriere da ogni parte del mondo, diversi per cultura, religione, costume e che convivono insieme, sono i profeti di una nuova umanità perché
i giovani sono il futuro del domani.
Don Giuseppe
La Parrocchia con l’arrivo di tanta gioventù ne trae vantaggio spirituale, perché accogliendoli, nella diversità di religioni, facendoli protagonisti durante la celebrazione
festiva, da alla popolazione locale ed ai villeggianti un’immagine concreta e viva della
comunità cristiana quale dovrà diventare con il tempo, fatta da tutti i popoli del mondo.
Ferriere e la Provincia non dovrebbero lasciare passare invano questa multietnica convivenza, anzi tenersela stretta ancora per lunghi e lunghi anni. Don Giancarlo Conte
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L’Alta Valnure rinnova l’amicizia con Nogent sur Marne
E
ra il febbraio 1983, quando i Comuni di Ferriere, Farini e Bettola, allora
rappresentati dai rispettivi Sindaci Giuseppe Caldini, Gianfranco Squeri e Piero
Perani sancirono con il comune di Nogent sur Marne (Sindaco Roland Nungesser) un gemellaggio di amicizia in onore
dei tanti emigrati valnuresi che da anni
vivono e lavorano nella città posta alla
periferia nord est della grande metropoli
francese. Da allora annualmente si ripete, anche se non in forma ufficiale e solenne come allora, un gesto di amicizia
fra le diverse comunità per rimarcare la
funzione e il valore dei nostri emigrati in
terra d’oltralpe.
Così è stato anche sabato 14 agosto dove
a Ferriere ad attendere il “maire” di Nogent Jacques Martin e uno dei suoi “vice”
Jean Jacques Pasternak (delegato allo
sport) erano i tre sindaci valnuresi Antonio Angogliati, Antonio Mazzocchi e
Simone Mazza assieme ai numerosi emigrati che in questo periodo trascorrono
le ferie nelle loro case di nascita.
Nel salutare il collega francese Agogliati ha voluto sottolineare l’aspetto europeista entrato ormai
in tutte le comunità:
“noi, ha detto, prima
di essere italiani, ferrieresi, francesi, piacentini o altro, dobbiamo considerarci
ed essere orgogliosi
di essere cittadini eu-
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Il Sindaco di Ferriere
con il collega francese ed il suo vice.
ropei”. L’Europa è chiamata a far fronte a problemi che da soli non siamo in
grado di risolvere. Manteniamo pure le
nostre tradizioni, ha continuato il sindaco di Ferriere, ma dobbiamo sentirci
parte di un’unica comunità per far fronte al meglio le grandi sfide mondiali
che ogni giorno si prospettano. L’amicizia che ci lega, ha terminato Agogliati, è qualcosa di forte che ci unisce. Al
Sindaco di Ferriere si sono uniti quelli di Farini e di Bettola. Alla cerimonia
proseguita con uno scambio di “oggetti
simbolo della giornata” e con un rinfresco hanno partecipato gli emigrati della zona. Fra loro amministratori locali,
Josiane Ziliani Balderacchi che proprio
qualche giorno prima era stata premiata
a Pianello dall’Associazione Piacentini
nel Mondo, i fratelli Giovanni e Valentino Draghi di Canadello, i fratelli Cesare
e Agostino Balderacchi di Rocca, Piero
Cervini e la moglie Carla, Esterina Preli,
la famiglia Pareti di Selva, lo scalabriniano padre Amerio Ferrari di Sangarino e
numerosi altri.
Paolo
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Presentato a Casa Montagna il nuovo libro di Dina Bergamini e Paolo Labati
Cammin facendo... le età della vita
D
omenica 8 agosto
a Casa Montagna è
stato presentato l’ultimo
libro di Dina Bergamini e
Paolo Labati: Cammin facendo... le età della vita.
Anche questa edizione
ha riscosso grande successo. La presentazione
coordinata dal direttore del nuovo Giornale
di Piacenza don Davide
Maloberti, ha avuto diversi “testimoni privilegiati” che hanno portato
i loro contributi narrando l’esperienza di vita
vissuta sul territorio: Maria Rosa Rapaccioli Scagnelli di Bettola, Michele Sartori
di Farini ed Enrica Poggi di Ferriere. Un
contributo anche dal Presidente dell’Amministrazione Provinciale Massimo Trespidi e dal Vicario della Diocesi mons.
Lino Ferrari.
Riportiamo di seguito alcune riflessioni
di Michele Sartori: “L’ultimo libro di Dina
Bergamini e Paolo Labati, “Cammin facendo…le età della vita”, mi ha fatto ripensare alla frase letta nell’introduzione
a un romanzo di Carlo Sgorlon, intitolato
“Gli dei torneranno” (Mondatori, 1997):
“L’intera umanità, alle soglie dell’autodistruzione, può cercare salvezza soltanto
nella cultura delle piccole comunità locali, almeno là dove ne sopravvive un
nucleo”.
Non so se davvero siamo alle soglie
dell’autodistruzione, non credo e speriamo proprio di no.
Sicuramente però “la cultura delle piccole comunità locali”, ce ne rendiamo con-
to tutti, sta scomparendo,
con la sua immensa ricchezza spirituale, travolta da nuovi stili di vita,
da nuove abitudini, sostituita da altri valori.
Il merito di Dina e Paolo, con questa loro ultima fatica ma anche con
quelle che l’hanno preceduta, è stato proprio
quello di aver cercato di
far sopravvivere la cultura della nostra piccola
comunità, della piccola
comunità dell’alta Val
Nure. Gli autori hanno
dato un contributo notevole per conservare i valori dei nostri padri, della nostra gente, di una gente che purtroppo
non ha avuto mai una storia, ma è passata spesso senza lasciare tracce, perché
mai nessuno si è occupato di essa. Dina
e Paolo hanno dato voce, per così dire,
a chi non ha mai avuto voce, da secoli
abituato al silenzio, alla sopportazione e
alla rassegnazione.
Questa importante opera di “memoria
storica” è stata condotta con uno spirito e un intendimento del tutto condivisibili: non abbandonarsi cioè a sterili
rimpianti, non lasciarsi prendere dalla
nostalgia, ma cercare di “ritrovare le radici del passato per capire il presente e
progettare il futuro”, come ben dichiara
l’epigrafe di un altro libro degli stessi autori: “Orme sui monti”(2000).
Si può parlare anche di opera pedagogica perché è veramente educativo guidare
i giovani e i meno giovani a riscoprire e
a conservare quei valori che ancora pos-
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Nostra
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sono aiutare ad affrontare meglio la vita e magari
a dare un senso alla vita.
Siamo tutti d’accordo che
certe situazioni della vita
passata, che troviamo descritte e ben “fotografate”
nel libro, certi aspetti della stessa convivenza di un
tempo, anche se è doveroso e utile conoscerli, sono
poco da rimpiangere:
le fatiche talvolta mortificanti, la totale
mancanza di servizi e delle più elementari comodità, forme di povertà che sconfinavano nella miseria, tanto da costringere molti ad andarsene, l’isolamento, la
mancanza di istruzione, forme di vero e
proprio sfruttamento infantile e minorile, (pensiamo ai cosiddetti “famei”).
Il guaio è che se anche nella nostra comunità è arrivato in qualche modo il
progresso, nel contempo sembrano essere andati via via scomparendo principi
e consuetudini che invece dovremmo ricordare e conservare.
Vorrei citarne qualcuno almeno, tra
quelli che la lettura del libro ci aiuta ad
individuare:
- L’affievolirsi della vita di comunità e di
condivisione. Pensiamo alle pagine dedicate alle veglie nelle stalle nelle lunghe
sere d’inverno, dopo cena, alle quali partecipavano quasi tutti gli abitanti del paese. Pensiamo all’abitudine di non chiudere le porte e quindi alla possibilità di
veder circolare i bambini di casa in casa,
magari senza chiedere permesso: ci viene
da sorridere, ma le cose stavano proprio
così. Oggi, specialmente dopo l’arrivo
della televisione, le persone tendono sem-
pre più a rinchiudersi nelle loro case,
sembra dominare la diffidenza, sono
arrivate anche da noi le porte blindate, i
sistemi d’allarme, le inferriate.
- Il venir meno di forme tradizionali di
solidarietà. Precisiamo: non si può affatto dire che la solidarietà sia scomparsa
dai nostri paesi, anzi, è proprio grazie
a nuove forme di solidarietà se si può
continuare a resistere e a sopravvivere
in montagna (e spesso di sopravvivenza
si tratta!). Però il libro ci fa costatare che
forme tradizionali di solidarietà non
esistono più. Ci ricorda, ad esempio, che
ogni famiglia era tenuta a prestare servizio per un numero di giorni, calcolato
in rapporto ai componenti, nel lavoro
per la pulizia della strade e che nessuno
mancava all’appello. Ci ricorda le forme
di solidarietà dei momenti di emergenza
che mobilitavano tutto il paese in una
gara di aiuto reciproco.
Ci ricorda ancora la costruzione e la
cura delle Chiese e delle canoniche. Un
tempo la canonica era un po’ la casa
di tutti, oggi, in molti paesi , sembra la
casa di nessuno. Forse anche da noi si
è un po’ diffusa l’idea che debba essere
sempre qualcun altro a provvedere e a
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Nostra
intervenire nei casi di necessità.
- Il rispetto della natura: era una volta un rispetto quasi religioso, rispetto
dell’acqua, dei boschi dei prati. Il libro
cita, tra i tanti, un particolare che non
è affatto insignificante e che personalmente ricordo con grande nostalgia: i
ciuffi d’erba che i contadini lasciavano
nei campi quando trovavano il nido di
una quaglia o di una pernice, per permettere che le uova potessero giungere a
maturazione. Oggi le motofalciatrici e
i lastroni spazzano via tutto e quindi è
impossibile rivedere un nido di quaglia.
Nessuno pensa naturalmente di ritornare all’uso della falce, ma certo la natura,
come leggiamo, “non sembra più maestra di vita” e una maggiore sensibilità
potrebbe essere vantaggiosa per tutti.
- Leggiamo che un tempo era difficile
porre confini netti tra le diverse età, oggi
il divario tra generazioni è sempre più
marcato, in particolare tra giovani e
anziani che sembrano vivere in mondi
diversi e separati. “L’anziano continuava ad assumere una funzione da protagonista: nella vita del paese; nella vita
religiosa; nella cultura della malattia e
della morte”.
Adesso, con uno stile di vita così cam-
biato, il rischio di isolare gli anziani, se
non di metterli a tacere, esiste e questo
comporta la rinuncia a un patrimonio
di saggezza irrecuperabile.
- Scorrendo le pagine del libro ci rendiamo conto che il cambiamento più significativo ha riguardato e riguarda la
vita dei ragazzi e dei giovani. Un tempo
erano sottoposti prestissimo (addirittura
dall’età di cinque anni) a fatiche perfino superiori alle loro deboli forze, erano impegnati, appena in grado, a contribuire al mantenimento della famiglia.
E questo era eccessivo anche se imposto
dalla diffusa povertà. Leggiamo anche
che imparavano presto ad ascoltare, ad
ascoltare in silenzio i discorsi dei grandi. Che si abituavano ad apprezzare il
valore del silenzio. E oggi? Non si può
certo generalizzare perché ci sono ancora tra noi giovani molto bravi, ma
sembra scomparso il valore stesso della
fatica, dell’impegno e del sacrificio. Non
parliamo del silenzio: sentiamo e subiamo anche noi le conseguenze dell’epoca del rumore, delle chiacchiere e della
confusione.
Per finire: gli dei potranno tornare anche nella nostra piccola comunità se sapremo cogliere i vantaggi che lo sviluppo ci ha messo e ci mette a disposizione,
senza perdere però, anzi recuperando,
gli aspetti più validi della nostra cultura montanara e contadina. Questo in
fondo, credo, il messaggio che ci lascia
il libro “Cammin facendo… le età della
vita”.
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“A Giulìna”, la sentinella di Cà Gregorio
U
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na delle figure
più
carismatiche dei nostri borghi
dell’alta val Nure,
per la precisione
della val Lavaiana, è
sicuramente Angela
Cavanna chiamata
da tutti “A Giulìna
ad Cagrigò” ovvero
Angela di Cà Gregorio, piccolo insediamento posto tra
Boli e Dosso lungo
la provinciale per
Pione, oltrepassata la
Cantoniera.
Basta conoscere Angela anche solo per
un istante per accorgersi di quanta energia sprigiona, un ciclone di simpatia
fuori dal comune, un indole rara da trovare soprattutto per la cordiale ospitalità
verso chiunque bussi alla sua porta.
Giulìna, classe 1925 nacque, a Monecari,
“i Munghè” in dialetto, piccolo paese tra
Montereggio e Groppallo, da una famiglia di agricoltori ed allevatori (Giovanna
Provini e Pietro Cavanna), soprannominati “Chi di Musché”. In età giovanissima conobbe quello che poi divenne suo
marito, ovvero Domenico Cavanna conosciuto come “Michèttu ad Carghigò”.
“Domenico”, racconta Angela,” da Cà
Gregorio saliva a piedi fino a Monecari
quasi tutti i giorni. In primavera ed estate
veniva con la falce a tagliare l’erba in un
campo sotto casa mia, ed in inverno portava inoltre le vacche ed i buoi nella sua
piccola stalla che aveva anche a Monecari; Io gli accudivo sempre le bestie dando
loro da mangiare. Era diventato presto
un amico di famiglia, mi ha conosciuta
fin da piccola, ed io mi innamorai subito di lui a tal punto da coronare questo
grande amore con il nostro matrimonio,
proprio il giorno del mio venticinquesimo compleanno ”.
La simpatia di Angela si manifesta anche quando le si chiede dove avesse trascorso il viaggio di nozze. “Mio marito
dopo le nozze? ‘U ma purtò a sgà l’érba
cà curiàtta in ta Carbunèra’ (sono andati,
come se fosse un giorno come un altro,
a tagliare l’erba con la falce in una prateria che si trova di fronte all’abitato di Coletta soprannominata Carbonaia)”. Una
sottile ironia che però ci fa comprendere
le fatiche ed i sacrifici dei nostri vecchi
poco abituati alle agiatezze e comodità
di oggi giorno.
Adiacente alla casa, spicca il tipico forno
a legna tutto in sasso dove Angela da
sessant’anni prepara ogni settimana una
decina di pagnotte a base di patate (con
la tipica ricetta della zona).
Angela con il marito Domenico ha sem-
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pre gestito l’attività agricola e di allevamento di bestiame, sia da carne che
da latte. “Allevavamo mucche, capre,
pecore e “u gugnèn” (il maiale), ma dal
1988 abbiamo dismesso la stalla”. Ora
l’attività primaria è diventata l’agricoltura biologica condotta dal loro figlio
Antonio. Ed è proprio il figlio Antonio,
specialmente da quando è mancato il
papà Domenico nel 2003, che si prende cura della mamma insieme alle altre due sorelle Maria e Piera che non
mancano mai di portare i nipoti Luca ed
Alessandro a far visita alla nonna.
Angela non manca tuttavia di riportare
anche le sofferenze patite durante l’invasione nazista. Domenico è stato sotto le armi per ben sette anni nel corpo
degli alpini a Susa e durante l’invasione nazista scappò rifugiandosi insieme
a tutti i suoi compaesani nelle montagne di Cassimoreno e San Gregorio per
sfuggire alle deportazioni nei campi di
concentramento.
Angela inoltre, ci
tiene a raccontare
di quella volta che
fece un voto a San
Terenziano patrono di Rompeggio
affinché i suoi tre
fratelli facessero
ritorno dal fronte.
“Sono partita scalza da Monecari
ed ho camminato tra i boschi di
San Gregorio e
della Rocca fino
a Rompeggio per
fare un voto a San
Terenziano perché i miei fratelli facessero ritorno a casa sani e salvi.”. Le sue
preghiere furono esaudite infatti poco
dopo poté riabbracciarli perché scampati dalle furia belliche del tempo. ”Una
volta c’era più devozione, se racconti
queste cose adesso, la gente si mette a
ridere”.
La Giulìna è diventata la sentinella del
paese, perché oltre ad essere la più anziana e ad avere una memoria storica,
fa parte delle sei persone che compongono i residenti fissi di Casa Gregorio
(nome originale del borgo). ” Negli anni
cinquanta”, afferma Angela,”c’era la bottega gestita da Pietro Morisi, l’Osteria di
Gilèn (Angelo Cavanna) e ben ventotto famiglie, ora ne sono rimaste appena
tre, ed il paese è pressoché disabitato
durante il periodo invernale, mentre in
estate si ripopola”.
Claudio Gallini
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San Giovanni Battista proteggi il nostro Comune
Festa e fiera in onore
di san Giovanni Battista, patrono del Comune. In foto un momento
dell’inaugurazione della
fiera, e sotto le autorità
posano con Pino Labati di Folli, premiato dal
Comune con una targa
per aver donato un vecchio vagoncino per il
trasporto del ferro nelle
miniere.
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Il dottor Antonio Fugazzi
di Centenaro, per particolari meriti di impegno sociale e lavorativo, ha ricevuto
l’onorificenza di “Cavaliere
al Merito della Repubblica
Italiana”. La cerimonia di
consegna dell’Onorificenza
si è svolta a Milano lo scorso
5 maggio. In foto il dottor
Antonio con il Sindaco Letizia Moratti e il Presidente
del Consiglio Provinciale.
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Nostra
Una nuova autoambulanza per i “bisogni” del territorio di Ferriere
“Grazie militi, siete gli angeli custodi della montagna”
C
on queste parole Dina Bergamini ha voluto ringraziare chi
quotidianamente opera sul territorio per far fronte ai bisogni assistenziali e di primo soccorso. La
“maestra” Bergamini ha voluto ricordare anche l’opera dei militi,
scomparsi negli anni che hanno
dedicato il loro tempo a questa
causa di bene. Un pensiero Dina ha
voluto riservare anche e soprattutto
ai presidenti che si sono succeduti ad iniziare dal fratello Giannino
(scomparso da alcuni anni) che è stato
tra i soci fondatori e a cui è dedicato il
nuovo mezzo.
E’ trascorso poco tempo dal giorno in
cui il Presidente della Croce Azzurra di
Ferriere, Paolo Barbieri ha lanciato l’appello per una nuova ambulanza: “Serve
un nuovo mezzo per far fronte alle necessità e ai disagi del territorio, serve un
nuovo mezzo per offrire sempre e maggiore assistenza ai cittadini nei momenti
di bisogno”.
In poco tempo cittadini, emigrati, villeggianti, enti, associazioni, Fondazione
Cassa di Risparmio, Parrocchia del capoluogo hanno risposto generosamente
all’appello e ieri, in occasione dell’annuale festa del Volontariato, al termine
della Messa celebrata da don Giancarlo
Conte, dopo la benedizione del mezzo, avvenuta sulla piazza con la presenza anche del dottor Luigi Cavanna, vice
Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Piacenza e Vigevano, Barbieri
ha presentato le particolarità della nuova
macchina alla luce delle continue innovazioni messe a disposizione dalla nuova
tecnologia.
A nome di tutti grazie a tutti, ha detto
Barbieri, il traguardo postoci è stato raggiunto e ora questo lembo di montagna
guarda al prossimo futuro con un po’
più di sicurezza.
Alessandro Draghi nelle funzione di milite e presentatore della festa ha auspicato che ”nuove forze” dedichino tempo e
impegno per far “vivere” una realtà che
diventa sempre più essenziale nella vita
di tutti i giorni.
La cerimonia religiosa, ha visto la partecipazione, oltre che dei militi, anche di
una rappresentanza dei giovani di Casa
Montagna, che hanno portato simbolicamente i segni della loro cultura. All’omelia don Giancarlo, festeggiato nel capoluogo per i suoi 55 anni di sacerdozio,
ha messo in risalto l’alto valore morale
e civile del volontario anche alla luce
del crescente bisogno assistenziale della
società. Il celebrante ha pure esortato i
presenti e tutta la comunità a fare del
bene “fin che si è in vita” perché non si
onori la memoria ma si vedano gli effetti
del bene prodotto.
Paolo
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Nostra
Gabriele, Paolo e Davide
(Casaldonato, Centenaro e
Ferriere) uniti dalla comune
esperienza del servizio militare, salutano gli amici nel
giorno del loro “giuramento”
presso l’85° RAV Verona 5^
compagnia Cobra
Notizie dal Coro
I
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l Coro Polifonico “Le Ferriere”
ha tenuto, nel corso dell’estate, tre concerti: il 5 luglio a Carpaneto (con il coro
S.Fermo diretto dallo stesso maestro, Massimiliano Pancini), il 20 agosto a Ferriere, il 21 agosto a Centenaro, riscuotendo
in ogni occasione consensi favorevoli da
parte del folto pubblico presente. I prossimi impegni sono la festa di Pertuso (12
settembre) e un concerto a S.Giorgio nel
mese di ottobre. La formazione corale, di
cui fanno parte ormai da qualche tempo
anche elementi provenienti da Carpaneto e Piacenza, dopo una breve vacanza,
riprenderà a pieno
ritmo le prove, per
la preparazione del
grande concerto di
Natale. Attraverso
queste pagine esprimiamo un caloroso
grazie a tutti i coristi, al maestro, alla
presidente
Lucia
De Micheli e rinnoviamo l’invito agli
amanti del canto ad
entrare in questo gruppo. Le prove, lo
ricordiamo, si svolgono ogni venerdì,
dalle 21 alle 23, presso l’ex-sala consiliare del Municipio di Ferriere. Sarebbe
davvero bello che altre voci si unissero
(o ri-unissero…) al coro! Del resto sappiamo tutti che sul nostro territorio sono
presenti TANTI TALENTI VOCALI… Perché non valorizzarli? Inoltre, essere parte della corale locale è uno dei modi per
fare qualcosa per il proprio paese, oltre
che un’occasione di crescita culturale e
di gratificazione personale.
ontagna
Nostra
Eccomi, sono Theo Quagliaroli con i miei nonni Renè e Jeanne Quagliaroli, Auguro
a tutti “Felicità!”. Tanti baci e amore ai miei genitori Daniel e Sophie Quagliaroli e
anche ai miei altri nonni Alain e Hélène Cotè.
Rina Manfredi, in America dal 1958 torna ogni anno nella terra natale. Ha lavorato
per 26 anni in una ditta di telefoni e per 15 anni nella chiesa di San Giuseppe a New
York dove cucinava per 4 sacerdoti. Rimasta vedova del marito
Celeste Mulazzi
di Ciregna, ha curato i figli Giulio
e Rita alla quale
ha insegnato a
cucinare. In foto
Rina con la nipote Alessandra,
laureata e grande ballerina.
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Nostra
Ferriere
Paese mio che stai sulla collina…Ora ti lascio e vado via…
C
osì i nostri villeggianti – emigrati e ragazzi delle varie
nazioni del mondo dopo un periodo di riposo meritato, sono
partiti, sperando con la nostalgia
di ritornare, diciamo noi e ne approfittiamo per mandare a tutti
un caro saluto.
Ora noi pochi rimasti avremo il
tempo per riposarci con l’arrivo
dell’inverno, ma penso sia utile
per tutti dire un grazie a Dio, per
le persone incontrate, per il bel
tempo che ci ha donato (anche
durante le ferie), per gli affari più
o meno realizzati, per i tanti funghi raccolti.
Per i ragazzi purtroppo è ripreso l’anno scolastico ed anche se costa sacrificio, prepara alla vita perché come dice
il proverbio: “è meglio insegnare a pescare che dare il pesce”. Vogliamo dare
il benvenuto alle insegnanti che arrivano da lontano, ma non dimentichiamo
neppure i nostri studenti che al mattino
presto prendono la corriera per andare
a Piacenza dove in genere, tutti si fanno
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onore riportando bei voti.
Riprendiamo anche l’incontro settimanale di formazione religiosa: al venerdì
dalle 15 alle 16 per i ragazzi delle medie, al sabato dalle 10 alle 11 per quelli
delle elementari.
Dobbiamo dare atto che i genitori li
portano tutti dai vari paesi del territorio,
perché alla scuola del Signore si impara
solo il bene, anche se rimane vero che
la prima scuola di vita è la famiglia, poi
la scuola e la chiesa vengono in
aiuto.
Dovremo riprendere anche gli
incontri per gli adulti, per valorizzare e riscoprire meglio la missione che Dio ci ha affidato da
realizzare negli anni che viviamo
su questa terra, in previsione di
continuare in quella eterna.
Sentiamoci tutti responsabili per
costruire un mondo migliore.
Don Giuseppe
ontagna
Nostra
Riconoscimento al campanaro
I
n concomitanza della festa al parroco
del capoluogo per il cinquantesimo di
sacerdozio, festa che ha registrato anche
la presenza del vescovo mons. Gianni
Ambrosio, è stato consegnato un riconoscimento al campanaro Antonio Draghi.
Draghi ha iniziato la
propria “missione” in
coincidenza con l’entrata in parrocchia di
don Giuseppe, cioè
dagli inizi di marzo
del 1991. Quella di
campanaro non è il
solo volontariato offerto da Antonio alla
comunità; in diverse
occasioni dell’anno e
assieme ad altri volontari dedica intere
giornate al taglio dell’erba e alla pulizia generale del cimitero del capoluogo.
Nobili e utili gesti che meritano il plauso
di tutti.
Al sacello della Madonna a Casa Rossa abbiamo celebrato la Messa affidando a Lei tutte le
nostre famiglie.
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Nostra
Momenti Felici
Fumi Andrea ha ricevuto la prima
Comunione a Piacenza domenica 2
giugno. Fedele chierichetto durante
l’estate nella nostra chiesa, frequentata per decenni dai bisnonni Concetta e Lorenzo e dai nonni.
Tanti auguri a Nadia Maiocchi e
Antonio Barbieri, unitisi in matrimonio nella nostra chiesa sabato
24 luglio, una delle famiglie che
continuerà a vivere con noi.
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Nostra
Ottobre, mese Missionario e del Rosario
L
a nostra Diocesi ha promosso una
“missione diocesana”.
1) Non pensiamo che missionari siano solo quelli che partono per terre
lontane e fra povera gente, speriamo
che siano molti, ma sentiamoci tutti missionari dove viviamo la vita di tutti i giorni, vivendola come una vera vocazione
e missione perché anche le piccole cose
fatte con amore diventano grandi cose.
2) Non chiudiamoci nel nostro “io”,
ma cerchiamo di avere attenzione “all’altro” ed ora che siamo rimasti pochi ed
anziani, l’attenzione verso le persone
sole che non possono facilmente muoversi, è gesto d’amore. Ad esempio: accertarsi che al mattino dal camino del
vicino esca il fumo, andando al mercato chiedere se ha bisogno della spesa,
aprire il sentiero di casa quando nevica,
trovare il tempo per andare a fare una
visita, una telefonata: tutti gesti che possono dar fiducia e speranza quando la
vita si fa oscura.
3) Missionari li siamo pregando.
Gesù ce ne ha dato l’esempio e ha detto: “chiedete, bussate, cercate con la
preghiera, poi sarò io ad utilizzare le vostre preghiere per chi ne ha bisogno”.
E questo regalo lo possiamo fare tutti,
riprendendo anche la bella tradizione
che era di tutte le famiglie, dire il rosario
specie nei mesi invernali.
Forse far tacere un poco la televisione e
parlare con Dio non fa male.
4) Saperci privare anche di qualche
cosa per i più poveri dona gioia, perché
si prova più gioia nel donare che nel
ricevere.
Cresima di Livia Baffari il 30 maggio 2010 nella parrocchia “Sacra Famiglia” di Piacenza in foto con il padrino Nicola Baffari
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Nostra
Una volta avvenne che...
C
'era una volta un papà che lavorava tutto il giorno per la sua famiglia, un lavoro
ingrato e pericoloso: guidava i TIR su e giù per l'Europa. Naturalmente era un po'
triste perchè quando vedeva un bambino che schiamazzava contento in un giardino
non poteva evitare di pensare ai suoi figli lontani, in attesa del suo ritorno; e guidava
e guidava pensando: “Da qui a Colonia lavoro per Paolo, da Colonia a Rotterdam per
Caterina...”. Tornava poi a casa, spesso di notte e al rombo del motore subito s'accendeva una luce e la moglie era in piedi per fargli trovare un pò di latte caldo e un bacio
innamorato. Appena poteva entrava nella stanza dei bambini che, stanchi d'aspettare,
s'erano ormai addormentati. S'avvicinava piano piano, cercava di indovinare i loro
sogni e deponeva un bacio sulla fronte. Senza svegliarsi sorridevano i bambini, come
di un bel sogno divenuto realtà.
C'era poi una suora di clausura che passava ore intere in preghiera e il tempo non
le bastava mai: voleva offrire tutta la sua vita perché i preti fossero santi, perché nelle
famiglie regnasse l'amore, perché i poveri avessero un pane.
E pregava e pregava, pensando ora all'una, ora all'altra delle grandi necessità della
terra. Così intensa era la sua preghiera che raggiungeva talvolta persone lontane mille
miglia e le assaliva di una gioia improvvisa, d'un desiderio di fare del bene: e nessuno
sapeva donde venisse.
C'era poi un ragazzo che riceveva ogni
domenica qualche soldo per comprarsi
un gelato. Ma da quando aveva saputo
che bambini come lui morivano di fame
s'era imposto di non spendere più una
lira per inutili golosità. E tutte le domeniche deponeva la sua offerta in chiesa,
nella cassetta per le missioni. E donava e donava, pensando ingenuamente:
“Per le medicine... per il cibo.. .per i libri...”. Ma il bello è che succedeva proprio così: ragazzi lontani e sconosciuti
ricevevano e pane e cure e proprio non
sapevano chi ringraziare.
C'era poi... oh, chissà quanta gente ancora! Il bene, spesso rimane nascosto,
non fa chiasso. Eppure è la luce quotidiana di cui tutti abbiamo bisogno.
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Roberta e Fabio Bergonzi in piazza a
Ferriere con la loro bambina Letizia.
Oggi la giovane coppia è allietata dalla nascita di Alice.
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Alla scuola va il bambino
ai suoi campi il contadino
Va a bottega l'artigiano
esce al prato il mandriano
Sotto le armi sta il soldato
sta a palazzo il magistrato
Pronti attenti con piacere
faccia ognuno il suo davere.
"Le Campane"
Maria Draghi ved. Bernardi di
Folli, classe 1913, con grande
lucidità ci recita alcune poesie
imparate da bambina a scuola.
Sagrestano mattiniero della chiesa aprì la porta
le nonnine con il velo nero da ogni casa a messa van
dan, dan, dan, den, den, den.
Su ragazzi lesti a scuola sotto il braccio la cartella
con il canto nella gola e con l'animo seren
den, den, den, don, don, don.
Un malato in agonia un incendio che divampa
ascoltiam la voce Pia dell'aiuto e del perdon.
don, don, don, din, dan, don, den dan don, don.
Le campane della chiesa oggi suonano a distesa
com'è dolce il loro suono per la festa del patrono
ha i suoi fiori ogni balcone ogni tavola il suo don.
din, dan, don, den, dan, din, don.
Antonio Barbieri di
Pomarolo, in foto
con i figli Guido e
Mariuccia e le nipoti Viviana, Nadia e
Ilenia, il 26 giugno
ha festeggiato i 90
anni!".
Auguri da tutti noi!
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Da Bibione un saluto da due lupi di mare e da Chiara e Laura Lanfranchi e Lisa Labati.
I bambini in vacanza a
Sarmadasco si danno appuntamento per il prossimo anno: da sinistra
in basso: Lorenzo,Laura,
Lisa, Matteo e Sara con la
mamma Stefania, in alto
da sinistra Sabrina con
la piccola Chiara, Filippa
e Violetta con la mamma
Sira e la bisnonna Pierina
che vigila su tutti .
La famiglia Sartori - Bersani
da Bolderoni di
Mareto a Ferriere.
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Giorgio Sgorbati di Matteo e Daniela Milani nel giorno del battesimo celebrato a Riva di Ponte dell'Olio il primo maggio 2010.
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Ricordiamoli
Vogliano ricordare in questa pagina alcuni “amici di Ferriere”, villeggianti che da anni trascorrevano da
“noi” le loro ferie e che il Signore
ha recentemente chiamato alla vita
eterna. Partecipiamo al dolore delle
diverse famiglie assicurando la nostra preghiera.
Rapelli Aldo
Buttafava Pier Luigi
Partecipiamo anche al lutto della famiglia Bernardi per la scomparsa del signor
Raymond. Era partito da Parigi la sera dello scorso 28 giugno per trascorrere le
ferie, come ogni anno, a Folli. Arrivato alla meta la mattina del 29 giugno è deceduto la sera dello stesso giorno per infarto cardiaco. La moglie Barbara, il figlio
Gianmarco e i cognati Pellegri - Barcella ringraziano tutti gli abitanti di Folli per
la grande disponibilità e amicizia dimostrate in questo difficile momento.
Dossena Giuseppina ved. Amendolara.
Un ricordo e un grazie particolare a Pina che
per tante estati ha allietato con la sua fisarmonica le feste nel capoluogo. In foto la vediamo, negli anni ‘60 in occasione della festa delle fragole
con Wilma Solenghi e Concetta Rossi interpreti
di pomeriggi canori e di festa.
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Canadello
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Nostra
San Bernardo aiutaci tu!
U
ltimamente Canadello , è il
caso di dirlo, non se la passa
troppo bene; nel giro di un mese
ci hanno lasciato due carissime
persone, Carini Giuseppe e Stephane Tupin, la cui dipartita ha
lasciato un profondo vuoto in tutti coloro che li hanno conosciuti
e amati.
Tutta la comunità di Canadello
ha partecipato con animo sincero
al dolore che ha colpito i famigliari e le persone vicine ai nostri
compaesani defunti, condividendo con loro la sofferenza che un simile
fatto può procurare. Purtroppo la vita
è una strana ed imprevedibile combinazione di situazioni alterne, alcune
buone ed altre funeste, contro le quali
siamo impotenti e indifesi.
Tra i momenti gioiosi noi canadellesi
possiamo sempre fare conto sulla festa
patronale di S. Bernardo, che puntualmente si tiene il 20 agosto. Quest'anno,
proprio in concomitanza con la festa, è
accaduto un fatto molto triste, che ha
commosso l'intera comunità di Cana-
dello, la prematura scomparsa dell'amico Stephane Tupin, la cui salma, accompagnata dalla mamma Denise e dai suoi
cari, è giunta nel pomeriggio del 20. Il
feretro è stato collocato nell'oratorio, circondato da fiori e dall’affetto delle persone che hanno conosciuto e amato il
caro Stephane. Questo evento luttuoso
ha indotto il Comitato delle feste a ridurre il programma dei festeggiamenti,
eliminando alcune manifestazioni ormai
"rituali". Infatti hanno avuto pieno svoligimento solo il torneo di briscola, la lotteria, il banco di beneficenza, la cerimonia religiosa e i giochi all'aperto,
sul campo della" Suriana".
L'animo dei partecipanti alle varie
manifestazioni, peraltro minacciati da
condizioni metereologiche alquanto
instabili, era fortemente combattuto
tra tristezza e gioia: spesso la vita ci
porta, nostro malgrado, a convivere
con stati emozionali assai differenti
e contrastanti, grazie ai quali si può
accrescere la consapevolezza del vivere .
35
ontagna
Nostra
Queste riflessioni possono sembrare
scontate per un adulto, molto meno per
un bambino, che si attende giustamente
dalla vita solo cose belle; proprio per
loro sono stati organizzati dei giochi
all'aperto e il tanto atteso torneo di calcio trofeo " Vincent Tupin " VII edizione.
Tutti i partecipanti hanno dato sfogo alle
loro inesauribili energie, contribuendo
a rendere la giornata particolarmente
festosa e allegra. Si ringraziano i "soliti ignoti" che, con il loro contributo in
opere e idee, si sono prodigati al massimo, perchè tutto si svolgesse nel migliore dei modi.
Il Comitato dei festeggiamenti si ritiene
quindi soddisfatto per i risultati ottenuti
e intende attuare finalmente, con i fondi a disposizione, il progetto del centro
di aggregazione, che sorgerà sul terreno
denominato il " brusò". Per prima cosa
si vuole recintare, in modo adeguato, il
campetto di calcio, il cui fondo è sta-
Esterina con il nipote GianMario e sua
moglie Fiorina.
to realizzato già lo scorso anno; sono
già in cantiere altre opere (sistemazione
dell'area, 2 campi di bocce, una casetta
per ricovero attrezzature, area ricreativa
ecc.), che si spera di realizzare in tempi
brevi, grazie al contributo di tutti. Facciamo in modo che questo nostro sogno, da tanto rempo desiderato, possa
finalmente diventare realtà.
Antonio
Buon
Compleanno
Maggiorina
Quagliaroli nel giorno
del suo 94esimo compleanno attorniata dalle
figlie Rita e Silvana.
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ontagna
Nostra
37
ontagna
Nostra
Ricordiamoli
Tupin Stèphane
di anni 53
“Con infinito amore ti ricordiamo, Riposa in pace”.
Denise e Emilie Tupin, con tutta la famiglia, ringraziano tutti con tanta simpatia per le dimostrazioni di affetto dimostrate in occasione della scomparsa di
Stéphane, avvenuta a Bagneux (Francia) il 16 agosto, all’età di 53 anni.
“Ricordando le persone, queste non
muoiono”: per questo mi piace pensare che chi l’ha conosciuto si ricordi di una serata al Bar Barbara,
di una sigaretta fumata insieme,
di una giornata di bisogno, di una
discussione appassionata o semplicemente di un grande sorriso.
Solo così continua a rimanere con
noi. Ciao Stéphane, ti vogliamo
bene.
Veronique
Stèphane riposa ora nel cimitero di
Canadello.
“On ne voit bien qu’ avec
le coeur, l’essentiel est invisible
pour les yeux”
38
Cerreto Rossi
ontagna
Nostra
Addio ai bei giorni passati…
L
’estate è scuola di fraternità, due
mesi intensi del vivere in comune
con vecchi e nuovi amici. Ogni persona
è un dono per l’altra. “Nessuno è tanto
ricco da non poter ricevere e nessuno è
tanto povero da non poter dare”, dice la
sapienza dei popoli.
La Chiesa casa della comunità è stata
molto frequentata con celebrazioni per
lo più presiedute da don Giancarlo Conte, parroco di San Giuseppe Operaio di
Piacenza, che da tre anni ci fa dono di
una ventina di giorni tra noi facendo un
servizio utile e prezioso in questo periodo dove tutte le Chiese si riempiono
di fedeli.
Lo vogliamo veramente ringraziare, con
la speranza che qualche altro parroco
della città ne segua l’esempio e venga a
darci un aiuto quando d’estate le città si
fanno deserte e le montagne si riempiono di gente.
Prima Comunione di Capelli Francesco di Roberto e di Palmieri Gabriella
ricevuta nella chiesa di San Domenico
a Legnano il 10 aprile scorso.
Iliou Clement di nove anni, uno dei
più giovani “cercatori di funghi “ di
Cassimorenga, mostra orgoglioso il suo
bottino.
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ontagna
Nostra
A Sarèi cu capell
S
uccesso anche quest’anno a Cerreto
per l’insolita manifestazione: l’originalità, la favorevole accoglienza di tanti
partecipanti, la generosa collaborazione
di tanti volontari e il grande spirito di
amicizia familiare che domina nella nostra comunità sono stati gli ingredienti
della seconda edizione della festa.
foto Cesare Zilocchi
40
casaldonato
ontagna
Nostra
Le bellezze dei monti
S
abato 3 luglio si è svolta a Casaldonato la 5° marcia monte Carevolo organizzata
dal gruppo G.M. ALTA VALNURE. I partecipanti alla manifestazione erano 270. Il
primo gruppo arrivato con 50 iscritti croce azzurra Ferriere, il 2° classificato Bipidi
di Vigolzone. Sul percorso guidato di km 19 il gruppo più numeroso una comitiva
arrivata appositivamente dalla Germania. Ha partecipato per la prima volta alla manifestazione il presidente della provincia Massimo Trespidi che ha decantato la bellezza
del percorso e del paese definendolo carino con un panorama bellissimo.
Alle premiazioni dei gruppi hanno partecipato il vice sindaco di Ferriere Malchiodi
Giovanni, il presidente della croce azzurra
Barbieri Paolo, gli assessori al Comune di
Farini Poggioli Cristian, Poggioli Monica,
il parroco don Giuseppe e il presidente
della Fiasp di Piacenza Armando Rigolli.
Il gruppo alta Valnure ringrazia il Comune di Ferrriere la Croce Azzurra e tutti i
collaboratori. Bravissima la spiker Elisa
Prinzivalli che ha rallegrato la serata con
simpatia e allegria. Un grazie particolare
alla famiglia Preli Cesarino per l’aiuto dato
all’organizzazone e a tutti gli abitanti per
la loro collaborazione.
41
ontagna
Nostra
A Pontenure un po’ di Casaldonato
P
asta fresca, torta di patate, pizza, focaccia genovese, torte
dolci e salate: da un anno e mezzo circa, gli abitanti di Pontenure e
dintorni hanno il privilegio di poter
arricchire le loro tavole e deliziare
i loro palati con queste ed altre
specialità della gastronomia
“Il buongustaio”, gestita dalla nostra Angela Bernieri e dal marito
Franco Boeri, con la collaborazione della figlia Francesca e la
supervisione di nonno Gino. Angela e Franco hanno deciso di lasciare le loro attività per dedicarsi
a quella che, nelle rispettive famiglie, è sempre stata una passione
condivisa: la buona cucina. Angela
è figlia d’arte: chi, tra gli abitanti
e frequentatori di Casaldonato non
più giovanissimi, non ha gustato i
succulenti piatti tipici preparati con
cura e competenza dalla mamma Celestina per i clienti dell’osteria? Del resto,
anche nella famiglia di Franco troviamo
42
illustri precedenti: lo zio Pietro Fumi,
che tutti ricordano, era il presidente
dell'Accademia della Cucina Piacentina; un altro zio, Pino Fumi, è il titolare del rinomato ristorante Le Querce
di Rocca. Buon sangue non mente, insomma. Franco e Angela affermano di
aver trovato, a Pontenure, un’accoglienza calorosa e di essere molto soddisfatti
dell’attività intrapresa. Anche Gino, nonostante avverta qualche volta un po’ di
nostalgia del paese in cui ha trascorso
quasi tutta la vita, ha trovato molti nuovi amici ed è il primo sostenitore della
figlia e del genero; inoltre i suoi consigli, dettati dall’esperienza e dall’amore
paterno sono per Angela e Franco uno
stimolo e un incoraggiamento a migliorare sempre. Buon proseguimento!
gambaro
ontagna
Nostra
La nostra montagna
L
’estate, quest’anno piuttosto capricciosa, è ormai agli sgoccioli. Le ore
di luce che si stanno riducendo ci ricordano che l’autunno è alle porte e non
possiamo che ripensare, con un po’ di
nostalgia, alle lunghe giornate di sole,
al profumo dell’erba falciata e alle voci
allegre dei bambini che si godono le vacanze estive. Nel capoluogo e in molte
frazioni si sono organizzate delle serate
di musica e gastronomia che hanno animato l’estate; anche a Gambaro si sono
svolte le consuete feste paesane: il 24 luglio e il 16 agosto.
Siamo stati fortunati perchè, nonostante
i repentini cambiamenti di temperatura,
siamo riusciti ad avere due belle serate.
Il numero di persone che hanno partecipato alle feste è stato forse leggermente
Gambaro a don Giuseppe
inferiore agli altri anni, come del resto
diminuisce ogni anno il numero dei
villeggianti che trascorrono le ferie nei
nostri paesi! In particolare diminuiscono
i giovani che forse scelgono altre mete
per le vacanze estive, speriamo comunque per il futuro che ci sia un’inversione
di tendenza e che vengano rivalutate la
bellezza e la pace che questi luoghi possono offrire. Nadia
Ida Draghi da San Giorgio torna sempre volentieri a far visita alla sorella
Giuseppina e al suo amato paese.
43
ontagna
Nostra
gRONDONE
L
a vita in un piccolo paese come Grondone scorre fra due periodi molto diversi fra
loro, eppure complementari per entrare nel tessuto culturale della sua storia.
C'è il periodo dell'autunno -inverno nel quale si spengono i suoni del lavoro, della
natura e anche quelli delle presenze umane, troppo poche, per superare la soglia del
silenzio. Un silenzio rotto soltanto dal pigolio dei passeri che, aspettando qualche briciola, si posano sui davanzali per scaldarsi al calore che trasuda dalle finestre delle
poche case riscaldate. Un silenzio quasi irreale eppure ricco di messaggi perchè obbliga la mente , per non sentirsi smarrita, a cercare la vita nel paesaggio ricco di stimoli
visivi che, abbracciando tutta la vallata, compensano il cuore con bellezze naturali
difficili da descrivere per la ricca alternanza di colori, di boschi, di un orizzonte disegnato fra vette e pendii. Anche il paese sembra uno di quei bozzetti disegnati sulle
cartoline che annunciano il Natale prima che la luce della stella cometa illumini la
stalla di Betlemme. Un'atmosfera di ricordi per rievocare un passato di suoni, di
muggiti, di voci impegnate nei giochi infantili. E nei ricordi, nel desiderio di vita fra
le vie strette costeggiate da case con le porte chiuse e le persiane serrate, c'è comunque
una disponibilità di sentimenti e di desideri che preparano all'attesa, al cambiamento, a qualcosa che ridarà al paese
il calore delle presenze umane. E
nell'attesa si può anche sperare.
Anche quest'anno la speranza è
diventata realtà nei mesi di luglio ed agosto quando le finestre
si sono riaperte e gli abbracci si
sono ripetuti con gli emigranti,
con i villeggianti animati da un
comune desiderio di incontri, di
nuove esperienze, di relazioni
umane che diverranno i ricordi
che sostengono l'attesa invernale.
Estate a Grondone
44
Continua nel mese di giugno la tradizione della processione il giorno del Corpus Domini per ringraziare il Signore del
grande dono dell'Eucarestia. Durante la
processione i bambini spargono sulla
strada petali di fiori freschi per rendere
più solenne il passaggio dell'Ostia Con-
sacrata e per ringraziare il Creatore delle
bellezze donate alla nostra terra.
Anche a Grondone, ormai, non ci sono
più bambini residenti, per riempire di
fiori, come un tempo, i cesti adornati di
nastri bianchi di seta. Eppure la tradizione continua nei nipotini che arrivano
ontagna
Nostra
dai paesi di residenza per la
felicità dei loro nonni.
Mattia, un bellissimo bambino, arrivato da Casalpusterlengo per abbracciare la nonna
Anna e il nonno Amedeo ha
partecipato alla processione e
con la sua manina, con la trepidazione di un bimbo innocente, ha sparso i fiori al passaggio di Gesù che senz'altro
lo ha benedetto insieme alla
sua famiglia e a tutti di noi di
Grondone, dove con la sua
presenza, porta un messaggio
di vita e di speranza.
Torna spesso, Mattia, noi ti aspettiamo come un raggio di luce sul futuro di questo
paese.
Dina
9 agosto
U
na sera con tante stelle che si confondevano con la luce dei lumini
accesi lungo il percorso dall'oratorio
di San Rocco al sagrato della chiesa e
delle fiaccole che hanno accompagnato la recita del rosario. Luci di stelle in
alto e luci di candele lungo il ciglio
della strada mettevano in comunicazione la terra con il cielo, le persone
che pregavano la Madonna con i nostri cari che dal Paradiso si univano ai
nostri canti, alle nostre lodi.
Momenti di forte commozione che, nel
desiderio d'amore e di fratellanza, diventava espressione di fede.
Quando Don Giuseppe, sul sagrato della
chiesa, ha fatto innalzare le fiaccole ed
ha intonato un inno alla Madonna con
le parole "Quando a Grondone scende
la sera..." tutti, con fede o senza fede,
abbiamo provato il bisogno di alzare
gli occhi al cielo per ringraziare la Madonna per quell'incontro di amicizia che
diventava bisogno di comunione, di fratellanza, di pace.
Il suono della fisarmonica ha rallegrato
il momento dell'incontro durante il rinfresco presso l'osteria di mio papà. Non
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ontagna
Nostra
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erano i cibi, pur ottimi, preparati in tutte
le botteghe di Ferriere, a donare la gioia di quell'incontro ma la sensazione di
essere in tanti a volerci bene, quasi una
promessa silenziosa che quel legame di
fratellanza avrebbe conferito un significato nuovo alle nostre giornate.
La presenza del Vescovo Antonio, di
Don Giuseppe, di Don Martial, di Padre
Amerio che hanno camminato e pregato con noi lungo le strade di campagna
che portano alla scuola e alla chiesa,
hanno rinfrancato lo spirito dell'amore
evangelico, facendoci maggiormente
gustare la presenza del Signore in mezzo a noi. "Dove due
o più sono uniti nel
mio nome io sono
in mezzo a loro"
(Mt.18,20)
Grazie a tutti i presenti e anche a quelli che col pensiero
ci hanno seguito da
lontano.
Grazie ai ragazzi
della Pro Loco: Stefano, Cristina, Carlotta, Valentina che hanno gestito il rinfresco con la gentilezza e la genuinità che
caratterizzano la gente di montagna.
L'appuntamento davanti alla cappellina
dedicata alla Madonna dell'amicizia è
per la prima domenica di maggio: un
incontro per onorare la Madonna, ma
anche per rinfrancare la certezza di
non "essere mai soli se qualcuno, vicino o lontano, ci pensa e ci vuol bene" E
lassù davanti alla Madonna degli amici
il cuore avverte la gioia di volerci bene.
(Dina)
ontagna
Nostra
16 agosto
Q
uest'anno la festa di San Rocco
nell'oratorio di Grondone sotto,
dedicato al santo pellegrino, ha assunto
una particolare importanza. C'eravamo
in tanti a salutare Don Martial che, dopo
cinque anni di permanenza sui nostri
monti, ci lascia per ritornare nella sua
terra in Costa d'Avorio. Le partenze per
destinazioni così lontane coinvolgono a
livello emotivo perché mettono in evidenza l'importanza di quella catena d'affetti e di stima che caratterizzano una
parrocchia. Le interruzioni procurano
inevitabilmente la sensazione del vuoto,
l'attesa e l'ansia per quel che avverrà nel
futuro. Le campane della nostra chiesa,
che suonavano ogni domenica per un
incontro di preghiera, erano il segno
della vita di un paese che con la presenza del parroco si sentiva comunità.
Don Martial ci ha salutato con parole di
speranza, con la consegna del comandamento dell'amore che unisce nonostante le difficoltà legate alla cultura e
alla situazione della nostra terra. Ci ha
chiesto e donato perdono per le inevitabili incomprensioni che la differenza di
cultura ed anche di stile di vita religiosa
che esige il cambiamento "per capire i
segni del tempo", possono essere sorti
nelle relazioni personali e parrocchiali.
Un saluto che ci ha fatto sentire una
"parrocchia-famiglia" .
Quattro ragazzi giovani, che trascorrono
l'estate a Grondone, hanno portato in
processione la statua del Santo regalando a tutti i presenti segni di speranza .
Il rinfresco, preparato dai parrocchiani
di Grondone sotto, ha offerto a tutti, insieme agli antichi sapori e profumi del
pane e del salame "fatti in casa", la testimonianza di un paese che vuol bene al
suo prete.
Grazie Don Martial, nella tua terra d'Africa, fra la gente che condivide le tue radici, ricordaci nelle preghiere affinché
non si spezzi quel ponte di comunione
spirituale che non conosce differenze di
razza e di lingue e nemmeno i limiti delle distanze.
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ontagna
Nostra
30 agosto
All'alba il suono delle campane a morto ha portato in tutte le case la notizia
che l'Angiolina, la mamma di Pino, del
Vescovo Antonio, di Giampiero è volata in cielo ad accrescere la grande famiglia dei nostri santi di Grondone.
Era davvero una santa l'Angiolina e per
ricordarla nei tratti della sua fede e della sua umanità niente può eguagliare
l'omelia tenuta dal figlio Vescovo.
Un'omelia che è una testimonianza
d'amore e di ringraziamento alla sua
mamma e un inno di lode per tutte le
mamme.(Dina)
Riportiamo di seguito uno stralcio
dell’omelia tenuta dal figlio mons. Antonio durante le esequie di Angela.
Non è facile per me prendere la parola.
Per farmi coraggio ho pensato alla semplicità e all’immediatezza con cui la
mamma si presentava con mitezza e
umiltà, cercando di farle mie.
Quando di fronte al male che l’aveva
colpita ai primi di agosto i medici dissero con delicatezza che la mamma
avrebbe avuto ancora pochi giorni di
vita, un moto di incredulità mi venne
spontaneo: “No, non è possibile”. Era
la voce del figlio, che emergeva forte dal cuore, per il
quale la mamma non dovrebbe mai morire, perché
la mamma è unica.
Anche se sappiamo bene che
questo non può realizzarsi.
48
Mamma Angela a Modena
per l’ingresso in Diocesi di
mons. Antonio.
Ora, che ciò che si vorrebbe che non
accadesse mai, è avvenuto, accogliamo
con la luce della fede e il conforto della
speranza cristiana il disegno del Signore e vogliamo anzitutto ringraziare Dio
per averci donato una mamma “così”,
per averci donato Angela come mamma e vogliamo ringraziare lei, mamma
Angela, per quello che è stata per noi
e anche per quello che sarà dal cielo,
perché la missione di una madre verso i
figli continua anche dopo la morte.
Le mamme continuano a fare le mamme dal Paradiso. Con la semplicità e
l’immediatezza della voce del cuore.
Un primo tratto è dato dall’importanza
per lei della “casa” e della “chiesa”.
Si dice che la morte è il suggello della
vita. Lo trovo vero per mia madre.
Ci sono due luoghi che hanno caratterizzato tutta la vita di mia mamma e
che costituiscono anche il suo suggello:
la casa e la chiesa.
Lei, che non si era quasi mai mossa dal
suo paese, se non per necessità di lavoro
(penso soprattutto alle risaie) o di salute, rimasta vedova, perché anche il figlio sacerdote potesse dare alla sua vita
una dimensione di casa, di famiglia,
ontagna
Nostra
nella sacralità degli episcopi (mi passi l’espressione) lo aveva seguito a Piacenza,
a Cesena, a Modena. Una presenza di una madre è sempre rassicurante, apre alla
speranza, aiuta a dare il giusto spessore agli eventi, a “mettere le cose al loro posto”. Ringrazio il Signore per averla avuta con me in questi ultimi 9 anni; ringrazio anche lei e ringrazio i miei fratelli, che erano ben presenti ogni giorno nei suoi
pensieri, nelle sue preghiere. La casa era per lei soprattutto la casa di Grondone, la
casa di tutta la famiglia, dove insieme al papà ci ha trasmesso l’alfabeto della vita,
che ci ha aiutato a decifrare la realtà, a orientarci.
La casa ha costituito per mia mamma un binomio inscindibile con la chiesa.
Un salmo ci fa pregare: “Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano
i costruttori”. Stiamo dando l’ultimo saluto alla mamma in quella casa di Dio, e
casa di tutta la famiglia di Grondone, la chiesa parrocchiale, che l’ha vista nascere 89 anni fa con il battesimo alla vita della grazia, alla fede, che l’ha seguita
per tutta la vita e che ha segnato le tappe fondamentali della sua vita ma anche
la sua quotidianità, illuminandola con la celebrazione eucaristica della domenica. La chiesa, con i rintocchi delle campane all’ “ Ave Maria” del mattino e della
sera, l’aiutava a unire terra e cielo, a dare alla sua giornata l’orizzonte del cielo,
a non sentirsi smarrita ma a orientare il suo cammino a quella meta che oggi ha
raggiunto.
Per me, soprattutto in questi ultimi anni, è stata una lezione vivente di fede.
Una fede fatta di abbandono, di fiducia, di “si” concreti a Dio. + Antonio
10 agosto
A
rriva la notizia che il
nostro amico Ciro, a
soli 50 anni, è salito al cielo
dopo una brevissima malattia. Sono le notizie che
sconvolgono, che pongono
tanti perchè con l'impossibilità di trovare risposte, che
ci svuotano dentro e che si
superano solo ricuperando
quel grande dono d'amore
e di amicizia che neanche la
morte può spezzare. Sono i
ricordi dei tanti momenti vissuti insieme, quella ricchezza d'affetti rimasti nel
cuore che ci possono aiutare a riprendere la speranza per assegnare alle no-
stre giornate significati
nuovi nella certezza che
i nostri cari, che ci hanno preceduto in cielo,
sono degli invisibili, ma
non degli assenti.
Per questo Ciro resta
nella storia di Grondone,
rimane uno di noi, vive
in quel "segno" indelebile che con la sua bontà,
con la sua generosità,
col suo stile sereno di
affrontare la vita, ha lasciato nel nostro
cuore. Grazie Ciro per tutto quello che
ci hai donato con la tua presenza nel
nostro paese.
Dina
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ontagna
Nostra
SOLAro
Da Solaro un saluto dalla .....
famiglia Bongiorni.
Accanto alla “capotribù” Alba
che mostra con orgoglio tre
meravigliosi porcini, ci sono i
suoi veri tesori che sono Emma,
Gabriele, Samuele e Luca.
Ricordiamoli
50
Manfredi Ernesto di anni 63
La grande partecipazione di gente ieri
a Solaro al funerale dell’arch. Ernesto
Manfredi è la testimonianza di quanto
sia stata significativa la sua presenza
sul territorio dell’alta Valnure e dell’intera Provincia. Manifestazioni di affetto dimostrate in questi giorni anche
dalle incessanti visite presso la camera
ardente dell’ospedale e presso l’abitazione di Solaro dove la mamma Albina Mulazzi, unitamente
ai fratelli Daniele e Paolo
sperava continuamente di
poter continuare a condividere con lui momenti
di familiarità come negli
anni passati. Purtroppo la
malattia, giunta inaspettata qualche anno fa ha
avuto il sopravvento contro le cure anche di centri
specializzati milanesi che
avevano tentato l’impossibile.
Ieri a Solaro in tantissimi hanno partecipato al suo funerale, la messa si è
svolta nell’antichissima chiesetta della
frazione che ha potuto ospitare solo
poca gente. In sostituzione di don
Deno Martial, definitivamente partito
per la sua terra d’Africa appena una
settimana fa, ha presieduto la cerimonia religiosa il parroco del capoluogo
don Giuseppe Calamari, assistito da
altri parroci della zona.
Ernesto era nato a Solaro
nel febbraio 1947, frazione
nella quale aveva frequentato le scuole elementari.
Su indicazione di un padre
scalabriniano di Centenaro
era quindi entrato nel seminario di Rezzato (Brescia) rimanendo per i tre anni delle scuole medie. Frequentò
poi l’Istituto Industriale Mar-
ontagna
Nostra
coni e si iscrisse quindi alla Facoltà di
ingegneria del Politecnico di Milano,
passando successivamente ad Architettura. Contemporaneamente intraprese
la strada dell’insegnamento per elettrotecnica e impianti elettrici. Il suo primo
incarico fu all’Istituto Volta di Lodi dove
per un decennio ebbe come collega il
prof. Agostino Malchiodi di Grondone.
Passò quindi ad altre scuole piacentine
rimanendo sino a tre anni fa, quando
la pensione seguì di pochi mesi l’inizio
della malattia. Politicamente, si iscrisse
giovanissimo alla Democrazia Cristiana aderendo al gruppo facente parte al
sen. Alberto Spigaroli. Si avvicinò poi
a Forza Italia, movimento nel quale ha
militato sino alla fine.
Parallelamente all’impegno politico intraprese anche l’impegno amministrativo: nel 1975 entrò in Consiglio comunale a Ferriere, consesso a cui ha
partecipato nelle funzioni di consigliere, capogruppo di maggioranza, assessore sino al duemila. Dopo l’improvvisa
scomparsa dell’ex Sindaco Giuseppe
Caldini nel febbraio 1991, guidò quale
consigliere anziano il Comune per un
breve periodo. Chi scrive ha condiviso
con il “consigliere” Manfredi dieci anni
di impegno amministrativo, testimoniando la sua preparazione politica, la
sua predisposizione verso la pubblica
amministrazione e la sua capacità di
dialogo e di confronto con gli amministratori locali e con i cittadini. Nel
maggio 2000 si candidò alla carica di
Sindaco: perse per poche decine di voti
la sfida a due con Giavanna Celaschi. I
Sindaci di Farini – Ferriere lo scelsero
quale presidente del Consorzio Casa
Protetta, carica che gli diede l’opportunità di seguire e di essere maggiormente interprete del lavoro di ampliamento della struttura consortile.
Da professionista intraprese l’attività
di studio tecnico con punto di riferimento a piazzale Roma in città. Suoi
alcuni lavori di progettazione e direzione lavori sul territorio, ricordiamo
il rifacimento della piazza del capoluogo. Ed è appunto la piazza ex Municipio il lavoro la cui inaugurazione
ha registrato la sua ultima apparizione
in pubblico prima che il male si riacutizzasse per l’ultima volta. Con l’istituzione della nuova Comunità Montana
delle Valli del Nure e dell’Arda, assunse la “prima” presidenza dell’Ente.
Paolo
51
ontagna
Nostra
ciregna - metteglia
P
iccole ma vivaci. Così potremmo definire le due piccole frazioni della
nostra parrocchia, tanto silenziose e appartate durante l’anno, quanto piene di
vita e di movimento nel periodo estivo.
Ed è bello vedere gli anziani seduti sulla
piazza a chiacchierare, mentre c’è chi è
nell’orto, o pulisce e sistema qualcosa
del paese, facendo un servizio per tutti,
oppure si incammina verso il cimitero
per una visita ai propri morti.
Anche se magari a prima vista ci sono
sembrati ordinari e senza troppa rilevanza, i giorni che abbiamo trascorso insieme nei luoghi dove siamo nati
sono invece un’occasione importante e
significativa, che comprenderemo meglio durante l’inverno, quando magari
ci accadrà di ricordarli con nostalgia, e
li riscopriremo come un conforto e un
punto di riferimento durante il lungo periodo di assenza dal paese.
La sagra di San Rocco
a Metteglia
A
lla sua seconda edizione in questa
veste rinnovata,
la tradizionale sagra
di san Rocco si è riconfermata come un
bellissimo momento
di festa e di allegria.
Dopo la celebrazione
della Santa Messa, terminata con la lunga
processione che vede
il suo momento più
suggestivo nella sosta
al cimitero - quasi a
52
voler coinvolgere anche i defunti alla festa del paese – la giornata è proseguita
con il pranzo in paese, tra antichi mezzi
agricoli e alcune moto d’epoca, portate da appassionati collezionisti. Anche
quest’anno il tema della festa era ‘I lavori di una volta’, e il pezzo forte è stata
la ‘machina d’aiut’ cioè un complicato
aggeggio mosso da un’enorme manovella che a una ad una sgranava le pannocchie. Grazie alla famiglia Ferrari di
Noce che ha prestato il granturco, è stato
possibile dare una dimostrazione del lavoro, dimostrazione che in realtà non è
stata soltanto tale, perché ha permesso
di sgranare effettivamente tutto il mais
di questa famiglia. La musica di piffero
e fisarmonica e la voglia di stare insieme
hanno permesso un simpatico ed intenso pomeriggio insieme. Il ballo previsto
nel dopocena non è stato invece possibile a causa del maltempo, ma la gente
è rimasta fino a tarda notte a chiacchierare e cantare insieme, per cui la riuscita
della giornata è comunque stata davvero
piena.
ontagna
Nostra
La sagra della Madonna delle
Grazie a Ciregna
A
nche a Ciregna si è celebrata una
bella festa, nella domenica della Madonna delle Grazie, con la santa Messa e
la processione lungo la strada principale
del paese. Come nell’estate precedente,
anche quest’anno è stata rallegrata dalla presenza degli scout, provenienti da
Bologna e accampati con le loro tende
presso la Fontana Marenga, che hanno
cantato in chiesa e durante la processione rendendo più solenne e suggestiva la
funzione religiosa.
La festa di Fontana Marenga
R
imandata a dopo Ferragosto a causa
del maltempo, la festa tradizionale di
Fontana Marenga è stata una bella occasione di incontro e di allegria. Come
al solito al centro della mattinata vi è la
santa Messa sul prato della fontana, e poi
il pranzo insieme, a pic-nic, sui tavolini
in pineta. La festa è anche un’occasione
informale ma preziosa di incontro tra la
popolazione e gli amministratori locali,
la cui presenza è sempre estremamente
gradita. Non va infatti dimenticato che
l’attuale sistemazione dell’area di Fonta-
na Marenga è il risultato dell’impegno
fattivo di molti di loro, oltre che della
collaborazione e delle idee della gente del posto. Erano perciò presenti il
presidente della Comunità Montana di
Bobbio Massimo Castelli, il vicesindaco
di Marsaglia Emilia Albertelli con l’assessore Paolo Rossi, l’assessore di Ferriere
e consigliere della Comunità Montana
di Bettola Giancarlo Opizzi, e il sindaco di Bettola Simone Mazza. Attraversato dal confine tra i due comuni di Ferriere e Marsaglia, e quindi anche da
quello delle due Comunità Montane,
il pascolo diventa l’occasione di gesti di gemellaggio, come l’offerta e lo
scambio di ceri votivi da parte degli
esponenti delle due amministrazioni
comunali, avvenuta durante la Messa.
Al suo termine, dopo alcuni brevi discorsi, è stata inaugurata la risistemazione della strada Castelvetto-Fontana
Marenga, curata dall’amministrazione
di Marsaglia.
53
ontagna
Nostra
Gli scout a Fontana Marenga
A
nche quest’anno a Fontana Marenga sono venuti gli scout per un loro
campo. Questa volta la provenienza
era Bologna città, a testimonianza che
la fama della bellezza dei nostri monti
ha davvero varcato i confini ed è giunta anche molto lontano. Siccome tutti
cercavano nello stesso periodo, e stato
possibile ospitare un solo gruppo, ma
in realtà a chiedere posto sono state decine di gruppi scout dei luoghi più diversi (ci ha cercato anche un gruppo di
Roma). La loro presenza tra noi è molto
gradita, perché porta vita ed allegria, e
così speriamo di continuare, e magari
di ampliare questa bella esperienza di
ospitalità.
54
Annalisa Mulazzi e Giuseppe Grazioli
sposi il 10 aprile 2010 nella Parrocchia di S. Clemente, Bertonico (Lodi)
ontagna
Nostra
Il nostro Simone Ferrario,
di Antonella e Paolo, nel
giorno della sua Prima
Comunione celebrata a
Ciriano Laghetto, attorniato in questa foto dai nonni
Anna e Giampiero Opizzi,
dalla bisnonna Caterina e
dalla cuginetta Chiara.
Alla sagra di Metteglia ecco Giulio Carini e Fausto Perini alle prese con la “machina
d’aiut”, con cui un tempo si sgranavano le pannocchie.
55
ontagna
Nostra
Manutenzione del tetto della chiesa di Metteglia
D
urante l’estate a Metteglia il nostro Corrado Viani ha messo la sua
esperienza professionale a servizio della
parrocchia, perché il tetto della chiesa
si trovava in condizioni un po’ precarie. Di per se non avrebbe dovuto aver
problemi, infatti non ha che pochi anni
di vita, ma la ditta che vi aveva lavorato lo ha fatto con non troppa perizia,
56
Mulazzi Sante
n.01.11.1929 - m.09.08.2010
Il giorno 9 agosto, all'età di 80 anni, si
è serenamente spento Sante Mulazzi
circondato dall'amore dei suoi cari.
Il caro Sante ha lasciato i nostri monti negli anni 60 assieme
alla mamma, ai fratelli
e alla sorella per giungere nel Bresciano in
cerca di lavoro dove vi
ha abitato fino alla fine
dei suoi giorni. Una vita
dedicata al lavoro e rallegrata dalla quotidiana presenza dei fratelli,
della sorella Angela, del
cognato e dei nipoti.
Ricordiamo che il nostro
caro Sante non perdeva
occasione, sia nel bene
che nel male di fare un salto sui suoi
monti per rivedere le persone a lui
care e fare visita ai suoi compianti
(tra cui l'amato padre).
e con materiale piuttosto scadente, così
da costringerci a rimettervi mano con
urgenza per evitare infiltrazioni e altri
danni. Ora alcuni importanti interventi
di lattoneria e altre lavorazioni hanno limitato un po’ i guai. Resta il rammarico
di un lavoro obbiettivamente malfatto,
al quale adesso possiamo solo cercare
di porre qualche rimedio.
Caro zio Sante
è inutile e banale dirti che ci manchi
e che hai lasciato un grande vuoto attorno a noi, ma purtroppo è così.
Ancora non ci sembra vero: sentiamo
i tuoi passi in ogni stanza,
la tua voce e le tue risate;
è difficile accettare la tua
assenza.
Le nostre vite sono piene
di dolci ricordi, dell'amore che ci hai dato e degli
insegnamenti che non ci
facevi mancare.
Insieme agli altri zii (Pietro ed Alfredo) hai riempito le nostre vite e te ne
siamo grati. Con la tua
semplicità hai amato, e
sei stato amato, da tutti.
Un grande bacio.
I tuoi nipoti Giordano, Claudio e Mariarosa
CENTENARO
ontagna
Nostra
L’annunciata partenza per
la sua terra d’Africa di don
Deno, ci fa in parte piacere nel vedere che lui è
riuscito ad appagare i suoi
desideri di vita e fare ritorno nella sua casa natale. E’
un desiderio di tutti, naturale, tornare dove si è nati,
dove si sono lasciati gli affetti più cari e dove ci si
sente realizzati.
Un grazie per il servizio
che ha svolto in questi
anni per la nostra comunità, una comunità che ora
rimane “un po’ più povera”, che aspetta con ansia un pastore che sappia
condividere con la gente
le aspettative, le ansie, le
gioie e i dolori della vita di
tutti i giorni.
Documentiamo la vita estiva trascorsa nelle nostre
frazioni con una ricca sequenza fotografica ripresa
dal nostro collaboratore
Gianni Carini di Guerra.
57
ontagna
Nostra
Immagini dell’estate a Centenaro
58
ontagna
Nostra
59
ontagna
Nostra
Momenti felici in casa Rezoagli
Una nuova vita ha riempito di gioia la
famiglia di Paolo Rezoagli:
la figlia Eleonora Rezoagli e il marito
Sergio Butò sono diventati genitori del
piccolo Riccardo, nato il 24 maggio
2010 a Carate Brianza.
Un nuovo medico a Centenaro
Emanuele Rezoagli, nato il 18 dicembre
1985, si è laureato con lode in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli
Studi dell’Insubria di Varese, nella prima sessione del luglio 2010, con una tesi
dal titolo: “ Storia clinica della trombosi
venosa cerebrale: studio multicentrico”,
elaborata nel Dipartimento di Medicina
Clinica. Ringrazia in modo particolare i
genitori Maria Luigia Bocciarelli e Paolo
Rezoagli.
60
In riferimento alle nuove stazioni Via
Crucis di Centenaro, comunichiamo che
le stesse sono state realizzate dall’artista Laura Fieschi di Merate (LC). Ha
conseguito il Diploma di Liceo Artistico presso l’Istituto delle Orsoline di
San Carlo, in Milano. Da venti anni si
dedica esclusivamente alla pittura; ha
partecipato a diversi concorsi ed effettuato mostre collettive e personali ottenendo riscontro di pubblico e di critica.
Alcune sue opere sono esposte presso
Comuni della Brianza.
ontagna
Nostra
Ricordiamoli
Ferrari Luigi
n. 10.07.1928
m.11.06.2010
Hanno offerto per il Bollettino: Sordi Palino, Sordi Mario, Sordi Giovanni
(Giannino), Bocciarelli Vittorio, Ferrari
Pino, Cavanna Gianna e Luigi, De Martini Marinetta, Ferrari Giuseppe (Radino), Ferrari Luigina, Bergonzi Cavanna
Celestina, Villa Gianni, Fam. Sordi Vago,
Ferrari Luigi, Passoni Raffaella, Villa
Passoni Silvana, Sordi Sandrino, Ferrari
Angelo, Ferrari Lorenzo, Bocciarelli Vittorio, Bocciarelli Maria, Campominosi
Maria, Mulazzi Nerio, Bonalumi Fernanda, Molinelli Giacomo, Bocciarelli Irene,
Mezzadri Maria e Renzo, Villa Gianni
(Carlotti), Sordi Maria, Bocciarelli Luigino, Ferrari Livio, Ferrari Angela, Sordi
Maria, Villa Ersilio, Vanini Rosina, Sordi Romano, Rezoagli Antonietta, Sordi
Giuseppe, Ferrari Angela, Campominosi
Bartolomeo, Maiocchi Rocco, Villa Mauro, Maiocchi Rosa, Priore Piera, Villa Albina, Boeri Antonio, Richelmi Sandra,
Fugazzi Giuseppe, Loro Luisa, Boccia-
relli Agnese, Bernini Antonella, Bernini
Sonia, Trabucchi Bocciarelli Mariuccia,
Trabucchi Pierluigi, Boeri Paganelli,
Sala Luigi, Molinari Giancarlo, Gregori
Luigi, Gregori Angela, Villa Agostina.
Hanno offerto per la Chiesa: Cavanna
Gianna e Luigi, Sordi Palino, Sordi Mario, Demartini Marinetta, Ferrari Giuseppe (Radino), Villa Gianni, , Villa Passoni
Silvana, Sordi Sandrino, Ferrari Angelo,
Fam. Sordi Vago, Ferrari Luigi, Passoni Raffaella, fam. Malchiodi, Mezzadri
Maria e Renzo, Villa Gianni (Carlotti),
Sordi Maria, Vanini Rosina, Sordi Romano, Ferrari Angela, Rezoagli Antonietta,
Sordi Giuseppe, Bocciarelli Gianna, Maiocchi Rocco, Villa Mauro, Villa Gianni,
Villa Albina, Boeri Antonio, Richelmi
Sandra, Trabucchi Bocciarelli Mariuccia,
Cavanna Daniela e Margherita, Gregori
Luigi, Maiocchi Andrea dona sempre le
rose tutto l’anno per la chiesa.
61
ontagna
Nostra
Rocca ha registrato anche quest’anno
il riconoscimento ad un suo “cittadino” dall’Associazione Piacentini nel
Mondo. E’ Josiane Ziliani Balderacchi,
presidente dell’As.Pa.Pi. (Associazione
Parma Piacenza) che ha ricevuto il premio nella manifestazione organizzata
dall’amministrazione provinciale domenica 8 agosto a Pianello.
Josiane, emozionata e contenta ci racconta la sua esperienza di vita.
“Voglio ringraziare tutte le persone che
hanno pensato a me per questo premio
che onora me e tutti i piacentini nel mondo, specialmente piacentini francesi.
Voglio ringraziare i miei genitori che ci
hanno cresciuti, con mia sorella e mio
fratello, nell’amore della famiglia, nel
lavoro, nell’onestà, generosità e rispetto
verso tutti.
Sono arrivati in Francia, da giovani ma
con tanto coraggio, non solo per migliorare la loro vita, ma anche per aiutare
le loro famiglie rimaste in Italia. I soldi
guadagnati e risparmiati erano mandati a casa.
La prima volta che ho visto
l'Italia, avevo 2 anni, poi
ogni 2 anni tornavamo a
Folli.
Viaggio lungo, treno da Parigi a Milano, poi treno per
Piacenza, tram per Bettola
e infine corriera fino a Folli,
62
Josiane a Pianello con il
Presidente della Provincia
Massimo Trespidi.
ROCCA
dove il nonno Giovanni Labati e la zia
Rosina, ci aspettavano.
Da bambina, ricordo solo che avevamo
una gioia enorme di trascorrere le vacanze qui.
Dopo la città di Nogent sur Marne, stavamo 2 o 3 mesi d'estate, di caldo, di
sole, di libertà dove la mia prima lingua
straniera fu il dialetto ferrierese, che parlo ancora oggi.
Bellissime giornate insieme ai bambini
di Folli e ai villeggianti di Piacenza, San
Colombano, Milano e noi, “I Francesi”,
a tenere le mucche, a fare il bagno nel
Nure, a fare gite sui monti Megna e Carevolo.
I miei rapporti con tutti non sono cambiati e tutt'ora i mei amici sono sempre
quelli.
E cosi che il legame con questa terra si è
rafforzato. Dai miei genitori ho sempre
sentito parlarne in bene. Loro, l'avevano
lasciata, ma non abbandonata, non dimenticata e noi figli di emigrati, l'abbiamo ricevuta in dono. E’ cosi che abbiamo
ontagna
Nostra
tutto in doppio: doppia nationalità, doppia cultura, famiglia in Francia, cugini
in Italia, amici francesi e amici italiani.
Noi siamo ricchi di tutto questo !
Quando ho smesso di lavorare, ho sentito un grande vuoto e sono entrata in
AS.PA.PI. Per dare una mano, poi da
segretaria ne sono diventata Presidente
nel 2004. L'associazione riunisce i Piacentini e i Parmensi di Francia.
Con l'aiuto di tutti e anche dei famigliari, facciamo delle manifestazioni
dove possiamo ritrovarci, stare insieme
e mantenere il legame tra di noi.
I nostri statuti dicono: Associazione culturale per mantenere i legami con la
Provincia di origine.
E cosi che ci ritroviamo in piu di 250
persone per i concerti, siano lirici, tradizionali o cori di montagna: tutto quello che ricorda ai nostri emigrati o figli
d'emigrati, i canti sentiti o cantati sulle
piazze dei nostri paesini.
Le nostre serate danzanti, vedono ancora più gente, una media di 350 persone.
Una volta all’anno, organizziamo un
soggiorno in Italia per conoscere meglio
una regione e cosi che abbiamo visitato
l'Emilia-Romagna per prima, poi la Puglia, l'Umbria, la Sicilia e in ottobre andremo in Veneto.
Ogni anno facciamo anche 2 forum di
associazione: uno a Parigi e l'altro a
Nogent sur Marne. Abbiamo da qualche
tempo, un gruppo di giovani che anche
loro avendo un forte legame con questo
territorio, non solo vengono per le loro
vacanze ma hanno già organizato serate tra di loro, con musica italiana e
piatti di salumi e vini piacentini.
Siamo molto contenti perchè così ci danno l'energia di continuare il nostro camino.
Grazie a tutti i nostri soci e amici che
aspettano sempre da noi di dar loro l'opportunità di incontri.
63
ontagna
Nostra
Josiane incontra a Ferriere il
Vescovo mons.
Gianni Ambrosio.
L'anno
scorso
con le nostre iniziative, abbiamo
potuto
aiutare
con gesti di beneficienza la Caritas di Piacenza, i terremotati
dell’Abruzzo e la
Croce Azzurra di
Ferriere per la nuova ambulanza.
Ringrazio Agostino, mio marito, piacentino di Rocca, che rende il mio impegno
più facile, mi sostiene e mi aiuta quando
ho bisogno, ringrazio i mei figli, la nuo-
ra e i miei nipotini Adrien e Nicolas di
essermi sempre vicini.
A tutti un abbraccio.
Josiane Ziliani Balderacchi
Un saluto da Nogent sur Marne
dov'è nata il 30
aprile la piccola
Alba Repetti di Nicolas e di Taravella Jeanne.
64
BRUGNETO-Curletti
cASTELCANAFURONE
ontagna
Nostra
E
ccoci giunti alla fine di un’estate che
è stata piena di vita e di iniziative
per tutte le nostre parrocchie. A Curletti
la vecchia scuola, oggi totalmente rinnovata, è stata il centro di molte feste e
momenti di ritrovo, mentre a Castelcanafurone la sagra del paese è sembrata
riprendere la sua tipicità di un tempo;
a Brugneto, infine, i ragazzi del circolo
ANSPI hanno dato vita ad un fitto calendario di attività. E poi quasi tutte le
frazioni hanno organizzato un proprio
momento di festa. Adesso stiamo scivolando nuovamente verso i ritmi quotidiani propri di questi anni, che sono fin
troppo lenti e solitari, ma l’aver trascorso
insieme tante belle giornate rende forse
più facile affrontarli. Ora un breve riassunto dell’estate, ma andiamo con ordine.
65
ontagna
Nostra
Gara di Ballo e della
giornata ‘televisiva’ con
la Gigliana Giglian, due
appuntamenti
svoltisi presso la ‘Balera’ di
Brugneto. Inoltre un
momento dei giochi popolari di Brugneto, e le
due cuoche protagoniste delle serate estive
brugnetesi: Mariuccia
Malchiodi e Sabrina Castignoli.
Mariuccia Malchiodi
Sabrina Castignoli
66
ontagna
Nostra
L’attività estiva
L’estate in val d’Aveto si è conclusa sulla balera di Brugneto il 22 agosto con una gara
di briscola il pomeriggio, a cui è seguita una cena in compagnia: due spaghetti aglio e
olio per salutarsi e proiettare le immagini e i video degli appuntamenti estivi del circolo U
Mercadello. Era cominciata il due agosto con una giornata fuori dall’ordinario, quando,
con Gigliana Gilian e la sua Tele Ducato, avevamo registrato una puntata del programma “Una star ai fornelli” e avevamo pranzato con l’ottimo cinghiale della nostra Uccia e
con la gustosa polenta dei nostri cuochi. Il pranzo era stato l’occasione per inaugurare i
nuovi stand della balera, con spazi adibiti a cucina, bar e griglieria e che hanno agevolato i lavori durante le feste. Il primo appuntamento, come di consueto, è stato la Festa di
Brugneto, la seconda domenica di agosto.
A partire dalle 18, ci si è ritrovati per un allegro happy hour, (movimentato dai nostri
barmen Leo e dalla sua spalla Sergio) continuato con una formidabile serata danzante
insieme a Norberto&Mirko.
L’11 agosto è stata la volta del grande ritorno dei Giochi sul campo, di cui sono stati protagonisti il tiro alla fune e la cuccagna.
Numerose squadre si sono sfidate sino all’ultimo, per aggiudicarsi i premi, ma i vincitori
sono risultati le squadre di Tornarezza e del Comune di Ferriere tra gli uomini e delle
“Giovani Poiane” di Noce tra le ragazze.
Seconde? Come l’anno scorso, le V.P. (chi vuole intendere, intenda)!
Terminati i giochi, ci siamo ritrovati tutti insieme per una cena a lume di candela con pisarei e porchetta (un grazie alle nostre porchettaie) e allietati dalle note della bravissima
Jessica. Le premiazioni, attesissime, hanno visto come protagonista indiscusso il nostro
Giulio di Noce, che ha intrattenuto il parterre con una poesia indimenticabile.
La settimana è continuata con la tipica Festa dei coscritti, quest’anno offerta dai giovani
del 1992…tanta voglia di divertirsi e di ballare!
Il 13 agosto, a occupare la pista della balera, è stata la prima gara di ballo “Ballando
sotto le frasche”, con Roberta Band.
La serata, un vero e proprio show, è stata una sfida all’ultima danza: valzer, polke, cumbie, tante coppie in gara, di cui una sola ha vinto il premio offerto dai nostri amici, la
famiglia Rocca di Ozzola, una giornata di relax e benessere al Relais La Colombara di
Pigazzano: le biondissime Erika&Viviana.
L’estate ci ha ancora riuniti con le gare di briscola, altra occasione per stare insieme.
L’impegno profuso, perché tutto fosse possibile, è stato tanto e cominciato durante la primavera, ma il sostegno del comune di Ferriere, di Agostino Carini e dei nostri lavoratori
(uno su tutti il mitico Baci, grazie!) ha permesso la costruzione dei nuovi stand.
Noi ragazzi ringraziamo tutti coloro che ci hanno aiutati con tanta buona volontà e tutti
coloro che sono stati con noi in simpatia durante i nostri appuntamenti: ci avete regalato
un agosto davvero divertente! E’ proprio vero che la cosa più bella è stare in compagnia!
Dandovi appuntamento alla prossima, un saluto e un abbraccio a tutti!
I ragazzi del Circolo U Mercadello
67
ontagna
Nostra
La Santa Messa alla Madonnina di Tornarezza
O
rmai tradizionale al
martedì dopo la sagra di Brugneto, anche
quest’anno si è svolta la
piccola festa, tanto sentita
quanto familiare, attorno
alla Madonnina collocata
lungo la strada, all’ingresso di Tornarezza. Un’occasione di preghiera e di
incontro - possibile anche
grazie all’ospitalità della
famiglia di Patrizio e Anna
- che vede radunarsi la popolazione di molte nostre
frazioni, ed è partecipata
in particolare da chi è più
avanti nell’età; per molti di loro si tratta di un’opportunità unica per trovarsi insieme
almeno un momento nell’anno. Alla santa Messa, celebrata da don Giovanni Castignoli, ha poi fatto seguito un rinfresco preparato dalla gente della frazione, e così il
pomeriggio si è concluso in serenità ed allegria.
La festa di san Rocco a Casella
C
ome già l’anno passato, la gente di Casella si è seduta a tavola insieme nelle
vie del paese in occasione della festa di san Rocco. Complimenti a chi ha organizzato: un paese unito è
una consolazione, e anche
un bellissimo messaggio
di speranza. i ragazzi e i
bambini hanno trovato un
modo fresco e divertente
per passare il pomeriggio,
giocando con l’acqua, proprio come facevano anche
i loro genitori.
68
Nella foto: Giorgia, Alessandro, Erika, Camilla, Sofia grande, Sofia piccola e
Maria.
ontagna
Nostra
“Noce sotto le stelle”
A
nche a Noce, da ormai tre anni, la popolazione si trova insieme a cena, appunto
‘sotto le stelle’. Il garage degli impareggiabili Giulio e Marisa è sempre accogliente e ha spazio per tutti, e così è possibile trascorrere una serata in compagnia e
in amicizia: un’occasione importante per riconfermare l’unità della frazione.
Gli scout a Brugneto
D
urante l’estate, come ormai da tanti anni, alcuni gruppi scout sono stati ospiti
presso il paese.
Tutti gruppi di provenienza di Voghera,
dapprima ha albergato presso la scuola
il gruppo dei lupetti,
pochi giorni più tardi e arrivato anche il
reparto scout del medesimo gruppo, che
ha piantato le proprie
tende appena sopra al
paese, portando allegria, simpatia e vivacità. Eccoli in fotografia.
69
ontagna
Nostra
Da Costa a Gerusalemme.
La nostra Annamaria Capucciati Berzieri ci ha scritto questa breve cronaca
del suo pellegrinaggio in Terrasanta
70
Dal 14 giugno al 23 giugno sono stata in Terra Santa.
Da tanto tempo avevo nel cuore di
fare questo viaggio. Il mio desiderio si
è concretizzato in questo periodo perché mi è stata data l’opportunità di
seguire mio marito che fa parte della
1° Comunità neocatecumenale della
parrocchia cittadina di S.Giuseppe
Operaio. Prima di ogni altro discorso devo ringraziare i catechisti i sigg.
Gianni Beoni, Rodolfo Amerio, padre Nicola Albanesi e il responsabile
del gruppo Dott.Paolo Tansini che mi
hanno permesso di avere tutto quello
che hanno avuto i fratelli di comunità. Grazie di cuore!!
Dalla città di Tel Aviv un pullman
gran turismo e una guida ci hanno
accompagnato per tutta la durata
del viaggio. La prima tappa è stata il
monte Carmelo.
E’ un’altura paragonabile al nostro
monte Macazzino
(vicino a Casella)
con, sulla sommità, una chiesa e
una grande statua dedicata al
profeta Elìa. Su
questo monte è
stata proclamata
la parola relativa
alla distruzione
dei profeti di Baal
(i falsi profeti)
da parte di Elìa.
Questa tappa ha
voluto significare l’abbandono degli
idoli che tutti i giorni ci soffocano. Il
viaggio è proseguito fino alla “Domus
Galilaeae”, dove abbiamo pernottato
per i primi cinque giorni. La “Domus”
(in latino “casa”) è un seminario
fatto costruire dal “cammino neocatecumenale” dove vanno a studiare
seminaristi di ogni parte del modo.
Questa casa è costruita sulle pendici
del monte dove Gesù ha proclamato il
discorso delle Beatitudini, davanti al
lago di Tiberiade. Sul prato è ancora
oggi presente una pianta di “terebinto” che, secondo le analisi fatte sui suoi
rami, ha circa 2000 anni e, pertanto,
potrebbe avere ascoltato il discorso. In
Galilea abbiamo visitato i posti dove
Gesù ha trascorso l’infanzia, dove ha
predicato e dove ha compiuto diversi
miracoli. Anche il lago di Tiberiade ti
trasmette una sensazione indefinibile se si pensa che i
discepoli pescavano
quasi tutti in quel
lago e che anche
Gesù l’ha attraversato in lungo e in
largo per spostarsi
da una riva all’altra. Abbiamo visto
il fiume Giordano,
le sue sorgenti e le
sue cascate. E’ un
fiume paragonabile
al nostro Aveto. Gli
altri cinque giorni
li abbiamo trascor-
ontagna
Nostra
si a Gerusalemme. Da qui abbiamo
visitato la casa di Lazzaro e delle sue
sorelle a Betania, la stalla e la grotta
dove è stato allattato a Betlemme, il
cenacolo, l’orto degli ulivi, la via dolorosa, il Santo Sepolcro e la chiesetta
dell’Ascensione a Gerusalemme. Mentre calpestavo la terra di quei posti così
significativi per un cristiano cattolico,
ho pensato che Gesù non poteva scegliere posto migliore dove predicare
di volersi bene, di amarsi l’un l’altro,
di perdonarsi a vicenda, perché in
quel posto vivono persone di diverse
culture, religioni, credo politico che
fanno, anche al giorno d’oggi, molta
fatica a volersi bene, tanto che hanno
addirittura costruito un muro lungo
diversi chilometri che divide la stessa città in due parti. Se devi andare
dall’altra parte vieni perquisito come
se ti dovessi recare in un altro stato.
Un altro particolare che mi ha colpito
è stata la presenza di militari, molto giovani, armati con mitra,sparsi
ovunque che garantiscono l’ordine.
Prima di raggiungere l’aeroporto
per il ritorno siamo saliti sulla collina di Mamre, l’altura dove Abramo
ha ricevuto la promessa che avrebbe
avuto un figlio anche se lui e sua moglie erano avanti con gli anni. Lì un
sacerdote del seminario che sorge su
questa altura ci ha invitati a lasciare lì il nostro “asino”. “ L’asino” rappresenta il fardello che ognuno di noi
si porta appresso pieno di idoli, problemi, ansie, angosce legate alle cose
di tutti i giorni. Se fossimo capaci di
sganciare questa zavorra che ci appesantisce potremmo volare liberi nel
cielo.
Anna Maria
Un’immagine della balera di Brugneto, alla sera della festa del paese.
71
ontagna
Nostra
Castelcanafurone: la festa si ripete …..e si rinnova !
I
l 15 agosto a Castello è anche la Sagra dell’Assunta e
quest’anno la giornata è stata
ricca di momenti gioiosi e tutti rigorosamente “castellani” :
alla mattina la S.Messa è stata
celebrata dal ns don Giovanni
Castignoli e poi, nel pomeriggio, alla chiesetta del Gratra il
nostro don Massimo Cassola
ha celebrato la tradizionale
Eucaristia con l’accompagnamento musicale del caratteristico suono della fisarmonica di Elena Molinari. Naturalmente, il
nostro parroco don Ezio Molinari non
mancava ed era impegnato ad immortalare i momenti speciali con la sua inseparabile super macchina fotografica.
Ed io, Lucia Bongiorni, con l’aiuto di
Luisa, Marcella, Gabriele e Marco, per
il pomeriggio sul Gratra, ho organizzato
vari giochi per i bambini i quali hanno
partecipato con grande entusiasmo, divertendo anche gli adulti presenti.
Al termine di questo momento vissuto
con spensierata allegria, a tutti, grandi
72
e piccini, abbiamo offerto una merenda
preparata con la generosità di alcune famiglie castellane.
Ed a ricordo, ad ogni bambino è stato
donato un gioco ed un dolcetto, riscontrando la loro felicità per noi molto gratificante! E, giunta la sera, dopo aver ripulito per bene il prato che circonda la
chiesetta, abbiamo fatto ritorno in paese
per continuare i festeggiamenti.
In paese, infatti, la piazza era “vestita a
festa” e tutto era stato preparato per la
cena grazie al lavoro di un’altra squadra
di volontari (Gisella e Giacomo, Lisetta e
Ettore, Bianca e Giuseppe)
e per le danze sempre con
la fisarmonica della giovane
Elena che, nonostante l’arrivo della pioggia, ha continuato a rallegrare un pubblico di appassionati.
Un caro saluto a tutti, un
grazie ai ragazzi del Circolo Anspi “U Mercadellu”per
la collaborazione ed arrivederci al prossimo anno con
altre belle novità! Lucia
ontagna
Nostra
Il 2 giugno, nella splendida Collegiata
di Castelsangiovanni, Marco Plate’ (figlio di Giuseppe e Lucia Bongiorni),
ha ricevuto la S.Cresima dal nostro vescovo Mons. Gianni Ambrosio. Madrina d’eccezione la sorella Ilaria.
Curletti
I
n brevissimo tempo – è stata inaugurata appena un anno fa – la vecchia
scuola elementare è diventata il cuore
e il polmone del paese: in grande spolvero per la festa estiva della Madonna
delle Grazie, è poi stata anche il riferimento di altri momenti di serenità. Nel
giorno della sagra, la Santa Messa è stata celebrata da don Roberto Scotti, parroco di Rompeggio e Retorto, perché
don Ezio era a Ciregna, dove si celebra
la medesima solennità. Dopo il rito religioso, si è tenuto il pranzo, preparato con ogni cura dalle cuoche del paese
e assai partecipato anche da persone di
fuori. Il pomeriggio è trascorso insieme,
allietato dalla presenza di un antico ‘carretto dei gelati’, venuto per l’occasione, e
che ha lavorato a pieno ritmo, grazie anche allo splendido sole che ha baciato
la giornata. I bambini hanno trovato in
Patrizia di Colla un’impareggiabile animatrice, che ha insegnato loro come si
costruiscono i burattini. Infine la serata
è stata rallegrata dalle note
del piffero e della fisarmonica di Gabriele e Franco,
ed è finita con un lungo
e simpatico fuori programma, il cui vero protagonista
è stato il nostro Santino,
che con la sua armonica a
bocca ha duettato e ballato a lungo con i suonatori,
rivelando non comuni doti
musicali.
73
ontagna
Nostra
C o m plimenti
alla
gente di
Curletti,
che ha
rinnovato la
scuola
con una
bella cucina, un bel salone e anche con
un ampio e comodo bagno: pochi paesi
ne hanno una così!
Anche quest’anno la festa del paese e
il pranzo insieme sono riusciti molto
bene: viva Curletti! Lucienne Scaglia
Roberto Segalini di Colla e Beatrice Rebecchi di Costa con la loro piccola Ilaria, nel giorno del loro matrimonio celebrato nella chiesa di San
Giorgio Piacentino il 22 maggio 2010. Nella foto sotto eccoli con i loro
genitori. Felicitazioni!
74
ontagna
Nostra
La festa della Croce di Costa
Il giorno dopo si è invece svolta
la festa presso la croce di Costa,
momento divenuto ormai tradizionale. Si tratta di un incontro
decisamente più familiare e discreto, anche se fortemente sentito, tra le persone delle frazioni circostanti. Soprattutto per gli
anziani è un’occasione preziosa
per rivedere familiari e amici che
normalmente sono lontani. Una
breve preghiera presso la croce sulla curva dello stradone, e
poi tutti seduti ai tavoli disposti in fila
nella via principale di Costa. Dapprima
i bambini di Costa, che in estate sono
davvero molti di più di quanto non si penserebbe, hanno
messo in scena una piccola commedia scritta da loro
stessi, e rappresentata con i
burattini costruiti a Curletti il
giorno precedente, in seguito il pomeriggio è proseguito
chiacchierando e ascoltando
la musica di Antonio, che
con la sua fisarmonica porta
sempre un tocco di allegria.
La chiesa di Brugneto
A
l momento di scrivere si stanno definendo i termini e le caratteristiche
dell’intervento di messa in sicurezza della chiesa, per ottenerne il certificato di
agibilità da parte del Comune di Ferriere. Il compito è stato affidato alla fine di
luglio all’ingegner Francesco Scaravaggi,
che conosce la nostra chiesa per avervi
già fatto alcuni sopralluoghi, e che già
in passato ci ha dato preziosi consigli
per la sua manutenzione. Speriamo di
esser pronti entro la fine di settembre,
e saremmo davvero molto rapidi calcolando qualche giorno di ferie e i non
pochi impegni dell’ingegnere - in modo
da iniziare il lavoro ai primi di ottobre:
sicuramente l’effetto finale non sarà bello, ma almeno speriamo offra sufficiente sicurezza.
75
ontagna
Nostra
Ricordiamoli
Probabilmente tutti
siamo stati in casa
della carissima Maria Bongiorni ved.
Cassola,
perché
con il marito Amelio aveva abitato a
lungo nel mulino
presso il Rio Grande, e perciò tutti abbiamo anche avuto
in cucina qualcosa
del suo lavoro, la farina, che negli anni
passati si andava a
prendere dopo aver
portato loro il frumento, magari con la ‘lesa’. Questo per suggerire quanto era familiare la
nostra carissima Maria, e quanta fatica ha caratterizzato la sua esistenza.
La ricorderemo con affetto e con stima, pensando alla sua età ormai longeva,
alla sua umanità, e alla vivacità ed energia che la hanno sempre caratterizzata.
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Durante l’estate ci
ha lasciato anche il
carissimo Giuseppe
Carini, vinto dalla
malattia che da alcuni anni lo accompagnava, e a cui ha
sempre reagito con
ogni energia; e così a
Colla si chiude un’altra porta, e quasi un
intero angolo del paese. Era stato cantoniere della provincia,
e anche barista nella
piccola osteria-dopolavoro aperta nel seminterrato della sua
casa, ma soprattutto
agricoltore, faticando sui magri terreni di questi monti.
Per tutti però era un
amico e un familiare, e così lo porteremo nel cuore con affetto e nostalgia.
ontagna
Nostra
VAL LARDANA
Piccola, grande solidarietà
C
ome tutti gli anni le feste di agosto
a San Gregorio sono iniziate con la
processione della Madonna delle Grazie
durante la Messa della prima domenica
di agosto. Nel suo imponente baldacchino la statua della Madonna è stata portata si potrebbe dire “in trionfo” intorno
alla chiesa: proprio come succede da
moltissimi anni, quando tutti gli emigrati
“sono a casa” e la ringraziano per l’aiuto
che Lei non fa mai mancare a chi glielo
chiede.
Indubbiamente la Vergine Maria veglia
sulla nostra Parrocchia e come sempre
ci ha aiutati anche nei festeggiamenti di
agosto.
Fedeli alle iniziative proposte negli anni
’90 dal mai abbastanza compianto padre Agostino Sangalli, abbiamo di nuovo
proposto l’Asta delle Torte che – grazie
alla generosità di chi ha fornito torte e
salumi e vino, alla fantasiosa e fattiva
partecipazione dell’immancabile battitore d’asta e soprattutto al simpaticissimo
e gradito gioco al rialzo dei compratori – ha fruttato un incasso “favoloso” (in
rapporto ai nostri bilanci, ovviamente!)
Fin qui tutto è stato organizzato abbastanza facilmente, ma per quanto riguarda il seguito del programma dobbiamo
confessare che tutto si è potuto svolgere
grazie alla Provvidenza che si è manifestata sotto la forma della solidarietà. Si,
perché lo sparuto gruppo organizzatore
ha dovuto fare i conti, oltre che con la
pioggia che ha costretto a rimandare la
polenta sotto il campanile ed i giochi per
i bimbi, anche proprio con l’”esiguità” di
tale gruppetto che mai sarebbe riuscito
nell’intento se in moltissimi non avessero risposto all’appello lanciato a tutta la
Comunità.
E’ stato proprio un miracolo di solidarietà quello che si è compiuto da noi
la mattina alle otto del 16 agosto. Sono
apparsi in molti sul sagrato: i Bernardi,
il Sindaco ed i Vice Sindaco di Fontana
Rosa, Pino Taravella ed altre numerose
persone di buona volontà che prima di
mezzogiorno avevano terminato l’allestimento delle tavolate e dello spazio
lotteria.
Nel pomeriggio la task force di cuochi,
cuoche, friggitori di patatine ed aiutanti vari era sul posto di lavoro, con gli
eclettici Monti ed Amici e le new entries
Sergio e Messa.
Con questo solidarissimo spiegamento
di forze, nonostante lo spostamento della festa dal 14 al 16, tutto si è svolto per
il meglio e con la soddisfazione delle
casse parrocchiali che si sono assicurate
riscaldamento ed elettricità per il prossimo anno.
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ontagna
Nostra
La solidarietà ha veramente
trionfato quest’anno, soprattutto nel gruppo dei giovani che
con convinzione hanno organizzato i GIOCHI PER I BIM
BI, così ben partecipati dal
folto gruppo di bambini che
hanno vinto i premi in palio
nelle pentolacce, nelle corse
dei sacchi, e degli altri divertenti giochi.
Emanuela e Federica, Silvia e
Susy con i loro intraprendenti
fidanzati hanno gestito i giochi
nel prato antistante la chiesa
oltre che la cassa, il servizio al
tavolo e l’estrazione della lotteria con Marie France.
E’ stato bello vedere l’impegno profuso da questi ragazzi
che ci assicurano la continuità
di questa manifestazione, momento comunitario e sguardo
solidale su un futuro vivo per
la nostra Comunità.
Con questa felice considerazione non possiamo che darvi appuntamento per agosto dell’anno prossimo, invitandovi a far
conoscere l’Alta Val Lardana ai vostri più cari amici.
Giancarla Corno
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Anche quest’anno le offerte degli sponsor ci hanno aiutati a “fare cassa” per la Parrocchia. Ringraziamo quindi di cuore:
Panetteria Cavanna - Ferriere, Macelleria Lanfranchi – Ferriere, Alimentari Carla Toscani – Ferriere, Ferramenta Casa Mia – Ferriere, Alimentari Alberto Freschi – Farini
- Fioriste Adriana e Fiorella Freschi – Farini, Pasticceria Marchesi - Milano
ontagna
Nostra
La pioggia ha provato
a disturbare la festa a
casa di Alfredo e Amerigo Moia, quest’anno, ma
niente può fermare l’allegria di questa giornata
tutti “con le gambe sotto
il tavolo”, eccezion fatta
ovviamente per il generoso drappello di persone che ha coadiuvato Alfredo ed Amerigo e che
si sono sedute solo dopo
aver grigliato spiedini e
servito il pasto alle oltre cento persone ospiti “dei Moia”.
Buon cibo, vino generoso e allegra compagnia hanno aiutato a superare la spruzzata
di pioggia per lasciare poi spazio al canto liberatore per tutti il 6 Agosto alla Villa di
San Gregorio.
Grazie, signori Moia, per questi bei momenti.
Cassimoreno: Grazie Caterina per l’ottima cucina sempre pronta!
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ontagna
Nostra
Montereggio ………“non è un paese per vecchi”
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Considerazioni di un nostro collaboratore
Facendo un giro virtuale nella mia memoria passo in rassegna, partendo dal fondovalle, tutte le frazioni della parrocchia di Montereggio, lo scopo di questo viaggio
simulato è di fare un censimento degli abitanti di questi luoghi e calcolare approssimativamente la loro età media.
Alla fine di questa rilevazione statistica il risultato è più o meno quello che mi aspettavo: l’età media di chi effettivamente risiede e passa la maggior parte della propria
esistenza in queste frazioni è di circa 80 anni. Dopo i dovuti auguri e congratulazioni a
chi ha raggiunto e in tanti casi superato lungamente tale età, vengono al pettine i nodi
legati ai bisogni ed alle esigenze connessi alle loro condizioni. Quasi tutte le persone
anziane sono sole o con compagnie di pari età, alcune assistite da badanti spesso
straniere, pochi i vicini e a volte distanti qualche centinaio di metri, i figli ed i nipoti
solitamente lavorano lontano a Piacenza, Milano o addirittura all’estero. A questo
punto viene spontaneo chiedersi il motivo del titolo”Montereggio non è un paese per
vecchi”, vista la situazione esistente la spiegazione risulta molto semplice: mancano
spesso o, se esistenti, sono inutilizzabili servizi necessari per tutti ma assolutamente
indispensabili alle persone anziane.
Un servizio essenziale è il telefono, per mezzo suo i figli lontani si tengono in contatto
con gli anziani genitori, tramite il telefono si possono chiamare i numeri di emergenza (Vigili del fuoco, Carabinieri, Soccorso Sanitario), si può prenotare il Prontobus, si
possono allertare i vicini in caso di bisogno, ci si può svagare facendo due chiacchiere
con gli amici. Tramite il telefono quei pochi esercizi commerciali che quasi eroicamente restano sul territorio (negozi, ristoranti, locali di svago) eseguono gli ordinativi
e ricevono le prenotazioni, oggi con il telefono si riesce a lavorare restandosene presso la propria abitazione spedendo fax, posta elettronica, cartelle di lavoro, immagini e
filmati, si possono richiedere ed inviare documenti agli uffici pubblici.
Questo servizio dalle tante utilità e versatilità purtroppo nella nostra zona è alquanto
carente.
Dopo anni in cui mancavano i numeri per i nuovi abbonati sono arrivati i periodi in
cui, a causa di guasti, rispondeva una persona diversa da quella chiamata, oggi purtroppo siamo nuovamente peggiorati: chi chiama trova l’utente sempre occupato, chi
vorrebbe telefonare alza la cornetta ma la trova muta per mancanza di segnale.
Questo disservizio, prima raro e di breve durata, oggi è sempre più frequente e permane anche due, tre, quattro giorni, come è avvenuto anche nel passato periodo
natalizio e nel corrente mese di luglio.
Ma come…… basta comporre il numero unico gratuito 187 ……restare qualche decina di minuti in attesa sentendo una simpatica voce registrata che ti invita ad attendere
senza riattaccare per “non perdere la priorità acquisita”, ricomporre di nuovo per altre
ontagna
Nostra
tre o quattro volte il 187 quando cade la linea, e finalmente ai coraggiosi rimasti viene
concesso il privilegio di parlare con un addetto Telecom al quale si spiega il disservizio e, a volte, avere la conferma che il guasto sarà riparato nel più breve tempo
possibile secondo la tempistica prevista dalle tabelle contrattuali.
Ricordiamoli
Il 28 luglio 2010 è mancato a Piacenza Giuseppe Molinari, classe 1918.
Se n’è andato subito
dopo la cara moglie Ginetta ed ora riposano
insieme nel cimitero di
San Gregorio.
La nostra Comunità con
quella di Cassimoreno
porge alla famiglia le
più sentite condoglianze, ma è ancora la nipote Paola Bracchi a
salutare dalle righe del
nostro giornale l’ultimo
nonno che l’ha lasciata.
“Se non ci fossero stati i miei nonni,
molti ricordi della mia infanzia non
esisterebbero nemmeno. Driollo, Monica, Ginetta e Pinuccio. Ognuno di loro
mi ha insegnato tanto e regalato momenti meravigliosi e proprio per questo
posso dire di essere stata fortunata ad
averli avuti accanto per così tanto tempo. L'ultimo a mancare è stato il più
sorprendente da conoscere: il nonno
Pinuccio. Immaginatelo e ricordate-
velo come il nonno
di quelli di una volta,
con la N maiuscola:
un omone buono che
mi ha insegnato con
immensa pazienza ad
andare in bicicletta e
giocare a scacchi; che
con le sue grandi mani
forti lavorava le lamiere trasformandole
in vere e proprie opere
d'arte, incantandoti
nel vederlo lavorare;
un nonno divertente
ad ogni suo sternuto
tipicamente piacentino: "ehhhccc..ciculat in puvar!"; un
nonno a cui piaceva mangiare e dormire, lasciando però svegli tutti noi
con il suo forte russare. A volte un po’
testardo e capriccioso ma sempre e comunque un nonno da far invidia, che
tutti vorrebbero avere e da cui tanto
ho potuto imparare. Per me il nonno
Pinuccio è anche la nonna Ginetta:
una cosa sola inseparabile.
I miei nonni.
Un bacio grande a mia mamma Roberta.”
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ontagna
Nostra
T
ante le cose che meriterebbero di essere raccontate, tante in
apparenza banali ma così ricche di
significati profondi e tante ancora
che forse non basterebbe un intero libro. Non sono improvvisamente
impazzito, ma mi sono accorto ancora una volta che dietro a migliaia
di cose, esistono altrettante migliaia
di sfumature che le rendono ricordi
indelebili.
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CATTARAGNA
ontagna
Nostra
A volte anche momenti tristi ti fanno maggiormente apprezzare le
piccole cose che si fanno insieme,
quest’anno, ci ha lasciato Maria, ma
credo che sia solo un distacco fisico, perché ogni volta mentre eravamo indaffarati a preparare qualche
cosa, il suo sorriso e la sua dolce
disponibilità ci ha sempre accompagnato, nello stesso modo in cui ogni
volta che era con noi abitualmente
e spontaneamente faceva.
Q
uesta estate poi ho avuto il piacere di ripercorrere per qualche minuto un passo della
nostra storia, rivivendo quelle ormai antiche “passioni”, semplicemente calpestando un vecchio
pavimento di legno, un pavimento simile a quello
su cui ho mosso i primi passi della mia vita e ho
potuto assaporare la fierezza di Fiorina nel mostramelo e sentire il rimpianto per una “ristrutturazione” ormai dettata dal tempo. Attraverso queste
immagini, spero possiate immaginare come ho
fatto io, lunghe serate invernali, serate
in cui “dimorare” era un
modo
per
stare insieme,
per crescere e per scambiarsi esperienze, entrare
in case come questa, probabilmente in un prossimo futuro non sarà più possibile, ma sicuramente
i pesanti muri di sasso e il legno levigato dai passi
di tante generazioni resteranno lì anche quando
non avremo più i nostri più sbiaditi ricordi. Il colore nero dei muri, odora ancora di legna arsa dal
fuoco lento che occorreva ad essiccare le castagne
e la semplicità degli arredi, rendeva quasi fiabesco
ogni angolo di queste case di montagna….
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ontagna
Nostra
A
ltre immagini, altri colori e altre giornate hanno accompagnato questa Estate
2010, l’inaugurazione delle nuove parti realizzate dal circolo, la sagra di S. Anna e tante
altre serate o pomeriggi vissuti insieme, sì,
perché questo è stato l’anno in cui credo di
aver maggiormente visto la voglia di stare
insieme, un peccato per quei pochi che ancora non vedono questo spettacolo, ma uno
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stimolo in più per coinvolgere tutti! Si
ripeterebbero le parole nel descrivere
balli, grigliate, gare o semplici briscoloni, ma l’immagine di queste persone
rende ben oltre ogni altra parola, allora
per non tediare nessuno, vi lascio proprio alla realtà delle foto che non può
essere meglio descritta!
ontagna
Nostra
Arrivederci
a presto sulle nostre
sempre più verdi montagne!!!!
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ontagna
Nostra
TORRIO
Agosto di aggregazione e di preghiera
Q
uest’anno a Torrio il maltempo ha
scombussolato gli appuntamenti alla nostra Cappelletta…La mattina
di giovedì 4 agosto abbiamo sperato
che il piccolo squarcio di sereno che
si era aperto nel cielo, dopo una nottata e una prima mattinata di acqua a
scrosci e vento forte, durasse il tempo
per recarci alle Case di Sotto in “U Puzzettù” davanti all’edicola della madonna Immacolata. Edicola posta al centro
del primo insediamento di Torrio, nella
zona franosa. Qualche giorno prima, in
volontariato, si era preparato tutto: tagliata l’erba, pulita dalle frasche secche
la grande noce che la sovrasta, costruito due panche per gli anziani, messa
in sicurezza la piazzetta e costruito un
piccolo selciato di ciappe e adornata a
festa l’edicola dell’Immacolata.
In questo angolo storico di Torrio ormai
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disabitato e cadente rimane soltanto
questa Cappelletta che non ha avuto
nessun cedimento, quasi a proteggere
ancora quello che rimane delle case,
delle stalle, delle cascine costruite con
tanta fatica e poi lasciate con dolore.
Abbiamo così rimandato l’appuntamento al giovedì successivo; in processione
dalle Case di Sopra abbiamo raggiunto
l’antico borgo e qui Don Cherubin coadiuvato da un giovane sacerdote messicano, hanno concelebrato la S. Messa.
Il silenzio di questo angolo di mondo
favorisce il raccoglimento alla preghiera
e permette di meditare e di ammirare
quello che ancora rimane, ricordando
con devozione i nostri avi.
La foto ricordo suggella poi questo momento di aggregazione che si è breve
ma intenso. Si ritorna conversando e
ricordando le persone che qui hanno
abitato, lavorato e costruito ciò che poi
hanno dovuto
lasciare.
Al
ritorno
già si parlava dell’altro
appuntamento estivo con
gli
abitanti
di Ascona in
Provincia di
Genova alla
Cappelletta
posta sul crinale fra i due
ontagna
Nostra
paesi. È la terza edizione di questa iniziativa serale-notturna, ma anche quel
giorno il maltempo ci ha costretti a decidere per l’incontro nel paese di Ascona
con la Messa celebrata nella Chiesa intitolata a San Bernardo da Mentone. Così
una parte di noi Torriesi vi si è recata
a piedi e una parte in auto. Abbiamo
ascoltato la S. Messa e a nome delle due
comunità i presidenti dei due circoli
cattolici: Gian Carlo e Dino, sull’altare,
si sono scambiati doni augurali mentre
nella “polis”, abbiamo degustato “insieme” le squisite torte dolci e salate, la
polenta rifatta con il formaggio fuso, i
salumi e quanto preparato dalle due comunità il tutto bagnato da brindisi con
buon vino frizzante gutturnio. Non sono
certo mancate conversazioni piacevoli, specie con le persone più anziane,
proprio per ascoltare le tradizioni e le
usanze di questi due paesi divisi politicamente e geograficamente ma uniti
umanamente. In fretta si è fatto buio e
abbiamo ripreso la via del ritorno. A
piedi eravamo rimasti pochini…
Peccato perché questa camminata in
mezzo ai boschi con la sola luce della
torcia è diventata per grandi e piccoli
una aggregazione straordinaria. La serata era diventata calda e senza fatica,
divertite da Laura e la sua amichetta che
contavano i rospi sul sentiero, in poco
tempo io, Irene, Elidia e i pochi altri
ci siamo ritrovati a Torrio in men che
non si dica. Un saluto di buona notte e
l’augurio di poter ripetere l’esperienza
l’anno prossimo. Purtroppo in questi
incontri vi è sempre un velo di malinconia perché qualcuno manca: chi ci
ha lasciato per sempre, chi è ammalato,
che per l’avanzata età non si sente più
di camminare. Speriamo di poter coinvolgere maggiormente i nostri giovani
e giovanissimi in numero sempre maggiore anche se per loro non è questa la
notte bianca attesa... Clara
Foto ricordo alla Cappelletta
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ontagna
Nostra
Vacanze in montagna a Torrio Val d’Aveto
H
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o appena inviato l’ ultima mail, chiudo
il portatile, lo ripongo nella custodia,
saluto i colleghi ed eccomi in vacanza.
Il ritmo della città, nonostante Agosto sia iniziato già da diversi giorni, è ancora piuttosto
frenetico.
Il periodo del “grande esodo” è però alle porte: la televisione parla di week end dal bollino
nero sulle principali autostrade, le serrande
dei negozi si abbassano; “Chiuso per ferie.
Si riapre Lunedì 23 Agosto” si legge su molti
cartelli apposti fuori da molti esercizi.
E’ un’evasione di massa che puntuale, dagli
anni ‘60, si ripropone in questo periodo dell’
anno. La crisi economica ha tagliato il numero di giorni di vacanza, ma chi appena
può scappa dalle città. La meta preferita sono
le località balneari. Orde di forzati delle ferie
intasano le autostrade creando file chilometriche di auto alla ricerca di uno svago che
spesso rimane solo illusione.
Io, anche quest’anno andrò a Torrio Val
d’Aveto una piccola località dell’ Appennino
piacentino a soli 6 chilometri dalla più conosciuta Santo Stefano d’ Aveto.
Niente località mondane, niente aeroporti,
niente autostrade. Già il pensiero mi rende
allegro.
Raccolgo velocemente spazzolino, biancheria intima, qualche tuta, un paio di buoni
libri, una scatola di analgesici e antipiretici
in caso di necessità, saluto mia moglie Maria Rosa che rimarrà a lavorare in città e
via verso Torrio Val d’Aveto dove da qualche
settimana Laura e Luca, i miei figli, grazie
alle ferie scaglionate con moglie e cognati,
stanno già trascorrendo le vacanze da circa
un mese.
Torrio Val d’Aveto è un piccolo paesino rubato alla montagna. Si raggiunge solo attraver-
so tre strade. Una particolarità è che, anche
se si tratta di un paese sito a 1100 mt slm,
due delle tre vie di comunicazione giungono
dall’ alto. Una sola si inerpica in mezzo ai
boschi dalla Val d’Aveto, una seconda strada collega a Santo Stefano d’Aveto dopo aver
scollinato sul “Monte di Mezzo” ed infine
una terza, quella che preferisco, scende dal
passo del Crociglia. Percorrendo questa via
si gode di una vista mozzafiato che non può
non emozionare.
Sono quasi vent’anni che frequento Torrio e
ho avuto il privilegio di viverla e di conoscere
profondamente i suoi usi e le sue tradizioni.
Mia moglie è nata qui e si è trasferita ancora
bambina, insieme alla famiglia, a Piacenza.
Il Paese infatti negli anni 60 e 70 è stato oggetto di un importante flusso migratorio verso la pianura e Oltralpe. Nel cuore di ogni
emigrato però rimangono radici profonde e
così ogni anno il paese che d’ inverno conta
solo nove abitanti, d’ estate, ad Agosto si ripopola grazie principalmente agli emigrati e
ai loro figli che puntualmente ritornano per
passare le vacanze.
Nei primi anni di fidanzamento con mia
moglie non amavo molto Torrio: era troppo
distante dal mio modo di allora di concepire
la realtà. Preferivo trascorrere il periodo di
ferie in piena comodità e al mare. Troppo
dura e chiusa mi sembravano la realtà e lo
stile di vita di un piccolo paese di montagna.
Ma da allora anche per merito di mia moglie
che oggi ringrazio ho dovuto riflettere e ricredermi, ho incominciato ad apprezzare lo
stile di vita pragmatico e rigoroso degli abitanti di queste terre, il saper vivere l’oggi senza la paura del domani, il profondo rispetto
per gli anziani il valore del tempo e della
ontagna
Nostra
famiglia. La nostra società, soprattutto nelle
città, oggi ci trasmette modelli agli antipodi:
la pubblicità propostaci è fatta di avvenenti
e giovani ragazze; non c’ è spazio per gli anziani. C’ è quindi la ricerca spasmodica a
sembrare giovani per non rischiare di essere
esclusi. Spesso questa esasperazione ci rende
ridicoli. Il giro di affari di creme snellenti,
antietà, di centri fitness nei paesi occidentali aumenta di anno in anno. E’ la fiera dell’
effimero.
I leader politici sono in genere più interessati a conservare una posizione di potere che
coesi nel cercare azioni incisive per contrastare la profonda crisi che scuote le economie e che sta creando un preoccupante
aumento della disoccupazione. Le famiglie
vedono il posto di lavoro a rischio. A Torrio Val d’Aveto tutto questo sembra lontano.
Senza il computer, con la televisione relegata al ruolo di soprammobile, senza edicole
posso finalmente disintossicarmi da tutte
quelle scorie lasciatemi nei neuroni dalle
notizie negative dell’ “inquinamento da sovrainformazione” che spesso è alla base delle
moderne nevrosi.
Nel paese avetano posso fare tante cose semplici ma divertenti: nella settimana di Ferragosto, in una sera che viene fissata di anno in
anno, si svolge il “Cantatorrio” una festa per
la gente nata dalla necessità di stare insieme,
di socializzare profondamente. Si costituiscono nel Paese cinque o sei punti di aggregazione in ognuno dei quali due o più famiglie
si uniscono e offrono da mangiare e da bere
al resto del Paese. Le libagioni sono rigorosamente fatte in casa, pizze, pane, salame, torte
dolci o salate, dolci tipici e naturalmente del
buon vino. Alcuni suonatori allietano la festa
con la fisarmonica, intonando ballate popolari cantate da tutto il paese.
Al CantaTorrio partecipano tutti dal bambino all’anziano. E’ una festa “trasversale” in
cui sembra si sia trovata la ricetta per superare le profonde barriere fra generazioni. La
“notte della gioia” dura dal calar della sera
Volontarie alla Pesca di beneficienza. Un grazie a Luisella, Simona, Elena, Laura, Annalisa, Luca e Clara.
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ontagna
Nostra
alle prime luci dell’ alba. Altra iniziativa che
mi sento di consigliare è la gita alla Cappelletta di Ascona. Questa festa, che solitamente coincide con un giorno della settimana di
Ferragosto, ha una valenza religiosa.
Le comunità di Torrio e di Ascona si incontrano nel bosco di sera di fronte ad una Cappelletta dedicata alla Madonna e, nel buio profondo, insieme ascoltano la messa celebrata
dal parroco delle due comunità che è anche il
parroco di Santo Stefano d’Aveto. Il silenzio ed
il buio della sera aiutano anche chi, come me,
purtroppo non è dotato di una fede profonda,
a trovare la giusta atmosfera per raccogliersi
in preghiera. La serata si conclude con un’
immancabile cena notturna nel bosco e con
il ritorno nei rispettivi paesi illuminato dalla
luna.
L’ iniziativa più importante a cui mi piace
partecipare soggiornando a Torrio è sicuramente la festa al Monte Crociglia che si rinnova tutti gli anni la seconda domenica di
Agosto e che vede partecipare diverse centinaia di amanti della montagna. E poi non posso
perdermi il Torneo di Calcio Monte Crociglia
senz’ altro fra le manifestazioni sportive più
importanti della Val D’ Aveto. Pur essendo
elevato il livello dei partecipanti, il fine rimane un sano agonismo nel rispetto dell’
avversario.
Che altro mi offre Torrio? Coltivo l’orto, uso
il forno a legna, vado in Aveto e a funghi,
faccio splendide passeggiate, gioco a carte,
mi godo l’allegria dei figli non incatenati
all’appartamento di città ma liberi di girare
e giocare senza troppi pericoli.
Beh allora ciao a tutti e…. arrivederci a Torrio Val d’Aveto.
Luciano La Placa
Benvenuta fra noi Samantha Rezzoagli per la gioia di
mamma Katia di papà Sandro
dei nonni:Teresina e Luigi Margherita e Giuseppe, della
zia Simona. eccola nella foto
con il fratello Mattia in atteggiamento protettivo.
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ontagna
Nostra
Menestrelli
al “Cantatorrio
2010”.
Commemorare Francesco Negri
Commemorare deriva dal latino ricordare ciò che una persona ha rappresentato in vita. Ma anche raccontare,
narrare il suo particolare vissuto, la
sua storia. Francesco, nato a Torrio il 5
febbraio Nel ‘38 ha sempre vissuto nel
nostro paese. Primo dei due maschi
della famiglia dei “Marcon”,
una delle famiglie più in vista di Torrio. Una famiglia
“illuminata” una delle prime
ad aver capito l’inutilità di
ricostruire la casa in zona
franosa per edificare invece
sul terreno sicuro della “Casetta”. Francesco, scapolo,
fu sempre di poche parole,
lavoratore mite, silenzioso e
instancabile. Prima nei lavori
dei campi e dei pascoli, poi,
rimasto solo con il fratello Silvio in
quel lavoro di servizio che è il governo della casa. Non era facile ai rapporti sociali, forse per la sua naturale
timidezza, forse per l’emarginazione
che la vita di paese a volte riserva alle
persone meno estroverse etichettate
con superficialità. La riservatezza era
quel limite che egli stesso si era posto.
Avvertì i primi dolori della malattia alla
fine di questo inverno e la prima diagnosi non fu del tutto negativa, ma le complicazioni e
il prolungarsi della degenza
all’ospedale di Bobbio non
lasciarono intendere niente di buono. Lottò e fu una
lotta difficile, ma raramente
si lamentava dei dolori. Alla
fine si consegnò nelle mani
del Dio della vita condividendo la sua fragilità con
chi amava. Francesco spirò
all’ospedale di Lavagna il 22
luglio 2010 senza aver più rivisto il suo
paese: tutto il suo mondo. Ora vi è ritornato e riposa nel nostro camposanto.
Gian Carlo.
91
ontagna
Nostra
RETORTO-SELVA
ROMPEGGIO-PERTUSO
Verso il giorno dei santi e dei morti
P
er la riflessione sulle prossime festività dei santi e
dei morti ho rubato una pagina
dell’ultimo libro di don Sandro
Civardi (pag. 192) che qui riporto integralmente.
I
l sole ha rallentato la corsa, un po' di nebbia, qualche secca brinata, e le foglie
cadono insieme ai fiori del giardino; i passi si fanno più silenziosi e riaffiorano i
ricordi di un cammino già lungo, che ci ha fatto incontrare tanti compagni di viaggio, e con loro abbiamo condiviso speranze, affetti, sacrifici, progetti di vita; a volte ti
fermi come per aspettare qualcuno, rimasto indietro per la strada, ma non lo vedrai
più all'orizzonte, perché lui ha finito il suo viaggio: sono i nostri morti.
Celebrare la "festa dei morti", può sembrare un rito medioevale, per noi che siamo
gelosi della vita, e abbiamo la ricerca scientifica contro tutte le malattie, e la chirurgia estetica contro il tempo, eppure ancora oggi siamo costretti a piegare la testa con
umiltà: "ricordati uomo che sei polvere" (Gen.3,19); mi sento una ribellione dentro,
vorrei prendere una navicella spaziale, per andare su un pianeta senza morte, ho
sfogliato le proposte turistiche, ho cercato per l'universo e...non ho trovato!
Sono costretto a contare i miei giorni tra la polvere di questa terra, che l'uomo fa
brutta: "sia maledetta la terra per cagion tua ... ti produrrà spine e tribolazioni"
(Gen.3,18); in ogni cimitero del mondo, anche quest'anno, c'è qualche lapide nuova, qualche lacrima ancora umida, perché le nebbie del tempo ... le brinate del male
non sono ancora state vinte dal progresso, anzi i cimiteri si popolano di vite giovani,
spezzate da incidenti, droga, violenze: Signore, da prete agreste, non voglio fare festa
per la morte!
Mi fermo a pensare: siamo dei pellegrini, come li erano i morti di casa nostra, anche
loro amavano la vita della terra, nonostante "spine e tribolazioni ", avevano sulla
tavola del pane duro e nel cuore una Fede meno ...scientifica, ma più vissuta; mia
nonna mi diceva: "...dì, Sandrino, ma là ... in alto ... sopra il celeste che vediamo...
come sarà?".
92
ontagna
Nostra
Nonna, non lo so; neppure oggi che ho studiato, più della tua prima elementare: chiudo gli
occhi, ho bisogno di una Verità, che superi la
povera scienza del nostro cervello polvere: "Io
sono la risurrezione e la vita, chi vive e crede in me non morirà in eterno: credi questo?”
(Gv.11,26).
Ma è proprio vero ... vero?! San Paolo, che aveva i nostri dubbi e il Signore l'ha buttato giù da
cavallo, perché aprisse gli occhi, insiste: "se noi
riponiamo la nostra speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo i più miserabili di tutti
gli uomini" (1 Cor.15,19), e chi ci potrebbe salvare dalla disperazione?
Nessun psicologo, o mago, o tranquillante, può
dare pace al nostro cuore: noi celebriamo i
"morti", perché crediamo che, oltre i ricordi,
loro sono i santi di casa nostra; hanno ancora un posto a tavola, senza
miracoli, ma nel segno di quella
Fede, che impasta terra e cielo, per
un destino di vita senza tempo.
Davanti alle lapidi, o si va con cuore
aperto, o è meglio andare per castagne.
Orario delle Celebrazioni dei Santi e dei Morti
LUNEDI’ 1 novembre, S. Messa al cimitero
ore 14,15 a Rompeggio -- ore 15,30 a Retorto
MARTEDI’ 2 novembre, S. Messa al cimitero
ore 9,00 a Retorto ore 10,00 a Rompeggio
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Nostra
Battesimi a Selva
D
opo il battesimo di
Raffaele Fracchioni, di
Massimo e Isabella Sivelli, che ha solennizzato la
celebrazione pomeridiana
della festa della Madonna
di Caravaggio dello scorso
29 maggio, di li a tre settimane, il 20 giugno, sempre
nell’Oratorio della madonna di Caravaggio a Selva
abbiamo celebrato un altro
battesimo, quello di Sofia
Barbieri, di Gabriele e Sonia Zerbi. (foto a fianco)
Se è vero, come purtroppo è vero, che si tratta di bambini di famiglie non residenti tra noi tutto l’anno, è però certo che il legame che hanno con Selva ci
garantisce una presenza importante perché la vita si faccia sentire anche in paesi
dove sembra spegnersi lentamente.
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La piccola Sofia con la banda “Bonetti” : Marco, Carlotta e Claudia
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Nostra
Giorni
indimenticabili
C
i lamentiamo che la nostra società diventa sempre più “laica”, meno ancorata alle tradizioni
e alle feste cristiane. Ed è vero che
prendono sempre più piede tante
feste che di religioso hanno ben
poco, dalle “feste dei tortelli” alla
“festa dell’asino” (tanto per citarne
due) e la partecipazione della gente è certamente più numerosa di
quella alle feste religiose, eppure,
per fortuna, i giorni che rimangono “indimenticabili” sono ancora
quelli legati alla celebrazione dei
sacramenti. a partire dal Battesimo
per passare attraverso agli altri appuntamenti, Prima Comunione e
Cresima prima e Matrimonio poi. Per quanto durerà ancora?
Intanto gustiamoci le immagini che ci ricordano questi appuntamenti, come quello della prima
Comunione
di
Carlotta
Bonetti nella Chiesa di
Gossolengo
e, nella chiesa di Cortina
di Alseno, il
battesimo di
Nicola
Besenzoni che
speriamo di
avere poi tra
noi a Retorto
la prossima
estate.
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Un ricordo della festa di
San Terenziano a Rompeggio
foto Giuliano
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Giorni felici anche
per la comunità di
Pertuso
Nel giorno del suo compleanno
(23 maggio) Alessandro Brussone, nipote di Gianna Cavanna, ha ricevuto la prima Comunione a Genova nella chiesa di
San Pietro e San Bernardo alla
Foce. In foto, Alessandro con
il fratellino Lorenzo di cinque
anni. In quel giorno così importante un pensiero anche
per nonno Franco che da alcuni anni protegge i nipoti dal
cielo.
Lina Ponzini nata a
Pertuso il 23 giugno
1920, ha compiuto
90 anni!
Auguri per il bel traguardo!
Nelle foto è ritratta
con la nuora Anna e
la nipote Erika.
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Il 17 luglio,
nella
chiesa
di S. Antonio
di Boccadasse
(Ge) si sono
sposati Alessandro
Tato
Olivari e Emanuela Balletti.
Tato, di origini
pertusine, è nipote di Liliana
Devoti e pronipote di Giuseppe “Zepa”
Devoti (Piron),
che era uno
dei più rinomati tortai (chi cuoce e vende la farinata è un tortaio) di Genova (Sa
Pesta). Emanuela ha radici familiari a Traschio nella vicina Val Trebbia.
Auguri ai ragazzi e all’unione delle due vallate!!!!
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Anche quest’anno “Pian Meghino” ci ha ospitati per la Messa e per la festa.
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Pertuso ha una nuova reginetta:
la “farinata”
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Pertuso, 19 agosto: esibizione ballo. Durante la serata danzante della festa del Villeggiante, si è esibita in alcuni balli la coppia Cecilia e Luigi, già campioni italiani di
ballo da sala liscio unificato.
In foto due piccole
gioie di Rocconi:
Gemma e Josphine.
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Derby Pertuso Rompeggio 6 a 1. In memoria di Davide Cagnolari. In foto la squadra
vincitrice del Pertuso.
Lino, Attilio e Pino in
viaggio verso Prato
Grande.
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