ontagna Nostra Notiziario Aveto - Nure N. 3 /2010 Poste Italiane Spa -Spediz. in A.P. D.L. 353/2003 ( Conv.in L. 27.02.2004,n.46) Art1, comma 1 - DCB Piacenza Editoriale ontagna Nostra Direttore responsabile: Paolo Labati [email protected] Responsabile amministrativo: Don Giuseppe Calamari (0523 922234) Autorizzazione Tribunale Piacenza: n. 39 del 24 marzo 1975 Poste Italiane Spa -Spediz. in A.P. D.L. 353/2003 ( Conv.in L. 27.02.2004,n.46) Art1, comma 1 - DCB Piacenza Stampatore: Industrie Grafiche Padane - Guardamiglio (LO) Tassa riscossa Dir. Amm. Poste Piacenza SOMMARIO ricordi del passato....................................................................................pag. 6 chiesa e mondo...................................................................................................pag. 12 ferriere. ............................................................................................................................pag. 26 canadello. ....................................................................................................................pag. 35 cerreto rossi.........................................................................................................pag. 39 casaldonato............................................................................................................pag. 41 gambaro.........................................................................................................................pag. 43 grondone......................................................................................................................pag. 44 solaro.................................................................................................................................pag. 50 ciregna. .............................................................................................................................pag. 52 metteglia........................................................................................................................pag. 52 centenaro.....................................................................................................................pag. 57 rocca.....................................................................................................................................pag. 62 brugneto-curletti-castelcanafurone. .................pag. 65 Val lardana..............................................................................................................pag. 77 cattaragna................................................................................................................pag. 82 CASTAGNOLA. ...............................................................................................................pag. --torrio..................................................................................................................................pag. 86 retorto-selva-rompeggio-pertuso.............................pag. 92 In copertina un saluto dalla Rocca della Croce di Canadello da Arianna, Davide ed Alessandro. Foglie d’autunno Languide scendono le foglie che il vento dolcemente culla, rapiscono lo sguardo che ne segue il volo fino a terra. Come il ciclo della vita l’inizio, il fulgore, il colore, lo splendore poi, la decadenza, così come le foglie a terra. Non conta il tempo non contano gli anni non conta la fine conta l’anima, l’anima bella. Nadia Balduini Bentivoglio Con questo spirito e in questo scenario di inizio autunno, riprendiamo il nostro cammino per gli impegni della vita di ogni giorno. Dopo un’estate vissuta con grande partecipazione della gente alle numerose manifestazioni organizzate in tutti i paesi, ci ritroviamo a dover affrontare gli impegni del nostro dovere di persone e di cristiani: la scuola per i ragazzi, la dottrina per quelli che frequentano le nostre scuole, il lavoro, le prossime festività dei Santi e dei Morti per onorare al meglio i nostri cari che già hanno raggiunto la vita eterna. Riprendendo il cammino siamo anche un po’ orfani per la partenza - senza ritorno - di don Deno Martial, parroco a Centenaro, Grondone, Solaro e Rocca. Impiegheremo tutte le nostre forze per essere sempre di supporto e di aiuto a quanti hanno scelto di condividere con noi la gioia di vivere in questa terra. I Vostri parroci 5 ontagna Nostra ricordi del passato a cura di Paolo Labati Pubblichiamo in questa rubrica, a più puntate, il fascicolo redatto sulla storia della parrocchia del capoluogo e distribuito in occasione del 50° di sacerdozio di don Giuseppe. Lo stesso servizio redazionale è stato pure pubblicato integralmente dal quotidiano “La Cronaca” lo stesso giorno della festa. Ferriere: un secolo di storia per la parrocchia del capoluogo Il lavoro dei parroci succedutisi nel tempo 6 Nel 1895 il Sindaco Bonifacio Bergonzi acquistava l’Oratorio dalla Società inglese Barlow Barrik Latiner. Nel 1902 l’oratorio è dichiarato pericoloso e viene chiuso al culto per essere adibito a magazzeno di carbone. Da questa data le funzioni si svolgeranno in un edificio sito in piazza delle Miniere, un tempo adibito a forno per fondere il materiale ferroso e poi divenuto anche stallatico e magazzino. Mons. Scalabrini nella sua ultima visita a Ferriere non proibì di celebrarvi la Messa, ma tollerò nella speranza che presto si iniziasse la costruzione della nuova chiesa. In questo periodo il servizio religioso è prestato dal parroco di Casaldonato don Giovanni Carrara che viene alla domenica per celebrarvi una messa “nuda e cruda” senza catechismo ai fanciulli ed un orario fisso. Nell’inverno del 1909 causa una forte nevicata crolla parte del tetto del forno, per cui viene chiuso al culto. Per interessamento del Vicario Foraneo di Rompeggio don Donnino Cesena si provvede a riparare il vecchio oratorio che verrà riaperto al pubblico nel 1912 con l’arrivo del nuovo cappellano don Benvenuto Balordi. Don Benvenuto Balordi venne invitato ad assumere la cappellania di Ferriere dal vescovo mons. Pelizzari in data 21 maggio 1912. La cappellania dipendeva da Casaldonato. Il Vicario Foraneo di Rompeggio don Donnino Cesena, presiedendo un comitato locale chiese al Vescovo che il nuovo cappellano fosse indipendente da Casaldonato. L’ingresso ebbe luogo il 13 luglio 1912, giorno di domenica. I Ferrieresi andarono a riceverlo sotto Sarmadasco, presenti i parroci di Rompeggio e Gambaro. Il Vicario Foraneo di Rompeggio benedisse l’Oratorio che veniva riaperto al culto dopo essere stato adibito ad usi profani. E’ promosso parroco di Ferriere il 28 novembre 1917, essendo stata eretta in parrocchia, con decreto emesso il 2 settembre 1917. La sua prima preoccupazione fu la gioventù. Nel 1913 egli inizia la scuola serale per i giovani ottenendo dal comune le aule delle elementari. Per la gioventù femminile fonda la pia unione delle Figlie di Maria che venne riconosciuta dall’Ordinario Diocesano nel 1914. Ferriere si è sviluppata attorno all’Oratorio Ducale. Il parroco don Benvenuto, nel 1912 acquistava la statua dell’Immacolata che veniva collocata nel vecchio Oratorio. 8 Dicembre 1921: la statua dell’Immacolata, portata dai gio- ontagna Nostra vani della Parrocchia, prende possesso dell’area su cui sorgerà il nuovo tempio a Lei dedicato. Don Benvenuto pronuncia un vibrante discorso da cui iniziano i lavori. La prima pietra è stata posta materialmente nel 1922. La nuova chiesa sarà dedicata all’Immacolata “Regina della pace”. La festa dell’Immacolata si celebrava a Ferriere già nel 1828. Infatti il sig. Conti Paolo in quell’anno lasciava con un suo testamento un prato presso le Lamette (Prato della Madonna), perché venisse onorata sotto il titolo della Concezione nel dì 8 dicembre di ogni anno fino in perpetuo nell’Oratorio Ducale di Ferriere con Messa solenne e precedente novena. Trenta anni dopo la Madonna appariva a Bernardette e diceva: “Io sono l’Immacolata Concezione”. La benedizione e la posa della prima pietra vennero fatte dal Vescovo di Piacenza mons. Ersilio Menzani il 17 settembre 1922. Un manifesto diffuso in tutta la vallata invitava al solenne avvenimento e la società Autoguidovie predisponeva corse speciali per favorire l’afflusso di gente. Barbieri Valentino di Gambaro aveva eretto un altare tra i muri della futura chiesa ed aveva addobbato la piazza con bandiere tricolori. Nell’ottobre 1926 veniva messo in opera il tetto. L’anno successivo sono fatti i serramenti in modo che la prima messa può essere presto celebrata. 8 dicembre 1927: Tra gio- ia e commozione don Benvenuto celebra il primo rito solenne nella chiesa. 8 dicembre 1928: Viene benedetto il nuovo artistico battistero di marmo donato dal sig. Bergonzi Lorenzo di Borzonasca e il nuovo altare della Madonna donato dalla signora Ida Balderacchi. Don Balordi ha lasciato Ferriere ai primi di luglio del 1929 per Vigolzone. 15 agosto 1929: da Vigolzone don Benvenuto ritorna nella sua chiesa per celebrare la Santa Messa sul nuovo altare. L’11 ottobre muore nella nuova parrocchia all’età di 55 anni. Dopo 22 anni i Ferrieresi ottennero di traslare la sua salma e di inumarla nella chiesa che gli era costata tanto lavoro. L’iniziativa del parroco don Luigi Molinari e dell’avvocato Agostino Labati, trovò il consenso di tutta la parrocchia. I resti mortali di don Benvenuto giunsero a Ferriere la sera del 14 ottobre 1951 e per tutta la notte furono vegliati in chiesa dagli uomini in preghiera. Ricordiamo qui Fernanda Innocenti ved. Beni, nipote di don Benvenuto Balordi, scomparsa lo scorso 8 maggio. I pronipoti ogni anno hanno la gioia di venire a vedere il luogo dove ha lavorato come primo parroco e dove è tuttora sepolto. 7 ontagna Nostra Don Giuseppe Spagnoli: fu economo spirituale e Vicario Foraneo della Parrocchia dal 15 luglio 1929 al 10 aprile 1930, ossia dalla partenza di don Benvenuto Balordi all’ingresso di don Ermenegildo Rizzi: in pochi mesi fece collocare l’altare maggiore donato da Paolo Guglieri e pavimentare il presbiterio della nuova chiesa. Da Ferriere andò a Chero. Don Ermenegildo Rizzi, nato a Gossolengo nel settembre 1900, ordinato nel 1926, primo incarico a Peli. A Ferriere dal 17 marzo 1930 al 1° aprile 1943. Nella nostra chiesa provvide alla tinteggiatura, all’impianto luce, alle panche, al pavimento in graniglia (anno 1937, L. 4.700), commissionò la scalinata d’ingresso, eseguita poi dal capomastro Bergonzi Luigi. Il 1° luglio 1935 mons. Ersilio Menzani consacrava la chiesa. Molinari don Luigi dal 18 giugno 1943 al 15 maggio 1953. Don Luigi vive a Ferriere il drammatico periodo della guerra. Nell’opuscolo “Da Ferriere, quel 1944” ne è riportata la sua opera in tale periodo. Da impulso alle attività parrocchiali, ai gruppi di volontariato cattolico e pone le basi per la costruzione del campanile. 8 Don Emilio Silva dal 1953 al 15 settembre 1970. Dedica al capoluogo le sue migliori energie. E’ fautore, assieme all’amministrazione comunale, dell’istituzione della prima scuola media, assumendone la presidenza. Realizza l’asilo dedicato a San Domenico Savio, il campanile, vera opera d’arte in pietra battuta, porta migliorie alla chiesa (porte d’ingresso in rame) e costruisce la canonica. Nel 1958 il pittore Ricchetti affrescava la cappella dell’Immacolata riproducente l’apparizione di Lourdes e i miracoli. Sul vecchio Oratorio, abbattuto nel 1955 si trovava anche una lapide, con la scritta: “Alle future età questo luogo benedetto ove agli inizi del secolo XIX sorse un provvido Oratorio ducale a onore di Maria Immacolata presso il cui altare trovavano conforto e aiuto i primi laboriosi coloni dai quali si iniziò questo Comune che il 29 maggio 1955 si mise sotto la tutela dell’Immacolata reggendone le sorti amministrative il Sindaco Domenico Bonvicini”. Don Sandro Civardi dall’8 dicembre 1970 all’ottobre 1990. Con don Sandro: 1973: orologio elettronico sul campanile, generatore d’aria calda, 1978: pavimento in mosaico della chiesa 1980: elettrificazione delle campane, 1983: finestre istoriate, 1988: via crucis scolpita da Perotti, 1989: grande pala scolpita in legno da Perotti, 1990: decorazione del presbiterio con il pittore Pavesi. Don Sandro opera anche per la promozione del territorio favorendo la nascita di organismi – come il Gat (Gruppo Attività Turistiche) per la vivacizzazione delle vacanze estive. Da ricordare: le spiedate alla foresta del Penna, la festa dei nonni, la festa delle famiglie, la fiaccolata al Gratra, ontagna Nostra le serate in piazza e il grande impegno per lo sviluppo del turismo invernale. Dà impulso al notiziario interparrocchiale con Montagna Nostra. Don Giuseppe Calamari arriva a Ferriere da Borgotaro nel febbraio 1991. Ordinato a Piacenza il 4 giugno 1960, celebra la prima Messa nella sua chiesa di Grondone il giorno successivo. E’ curato a Pontenure (1960), a Gropparello (1961) e Borgotaro (1962). Parroco a Missano (1965), a Farini (Novembre 1970), Missionario a Vitoria da Conquista in Brasile dal28 febbraio 1974. E’ parroco in San Rocco a Borgotaro dal primo marzo 1982 sino all’ingresso a Ferriere l’11 febbraio 1991. Quan- do è entrato: “Vengo a Voi come amico di viaggio. Una vecchia canzone, che anch’io ho cantato tante volte, diceva: “ritorneremo ancor sui nostri monti. E falceremo il grano al sole! Berremo l’acqua pura delle fonti Che è pura come il nostro amor!”. Non elenchiamo di seguito l’elenco delle opere materiali portate avanti da don Giuseppe in questi venti anni di permanenza: sono sotto gli occhi di tutti. Vogliamo solo ricordare il rifacimento in rame della cuspide del campanile costato alle casse della parrocchia euro 33.200,00. Somma significativa affrontata senza pubblicità e rumore. Con grande umiltà e in silenzio sono pure le numerose e consistenti offerte verso il mondo dei poveri. Ricordi del tempo di guerra Oggi vorrei ricordare TUTTI i giovani nati nel Comune di Ferriere nel 1925 che nel 1944 all’età di 19 anni il Bando di Graziani, generale delle forze armate della Repubblica Sociale Italiana (R S I,) chiamò alle armi. Nel bando di chiamata c’era l’avvertimento o meglio la minaccia che qualora il giovane non si fosse presentato al distretto per essere arruolato la pena sarebbe stata LA MORTE ! Bene, quelli tra quei giovani che NON si sono arruolati, per indossare la divisa dell’esercito fascista, rischiarono la vita, quindi non dobbiamo considerarli DISERTORI (aggettivo infamante), ma bensì benemeriti e quando muoiono, perché per loro è suonata la ritirata da questa terra, togliamoci il cappello perché è morto un patriota, un italiano che ha saputo, quando se ne presentò l’occasione, fare una GIUSTA scelta di campo. Pellegrino Avviso Si informa che dal prossimo mese di gennaio gli abbonamenti a Montagna Nostra (Nuovi e rinnovi) si dovranno effettuare per conto corrente postale. Sul prossimo Bollettino indicheremo il numero di conto corrente con indicazioni pratiche. 9 ontagna Nostra Orari delle celebrazioni per le festività dei Santi e dei Morti Ferriere Lunedì, Giorno dei Santi: Cimitero ore 15 Martedì, Giorno dei Morti: Cimitero ore 15 Centenaro Lunedì, Giorno dei Santi: Ore 11 S. Messa, ore 14,30 Rosario e Cimitero Martedì, Giorno dei Morti: Cimitero ore 7,30 Solaro Lunedì, Giorno dei Santi: Chiesa ore 9 Martedì, Giorno dei Morti: Chiesa ore 9 e visita al Cimitero Grondone Lunedì, Giorno dei Santi: Cimitero ore 10 Martedì, Giorno dei Morti: S. Messa ore 10 Rocca Lunedì, Giorno dei Santi: Chiesa ore 15,30 e visita al Cimitero Martedì, Giorno dei Morti: Chiesa ore 15,30 e visita al Cimitero Cerreto Lunedì, Giorno dei Santi: ore 11 - Martedì, Giorno dei Morti: ore 11 Canadello Lunedì, Giorno dei Santi: ore 9 - Martedì, Giorno dei Morti: ore 9 Gambaro Lunedì, Giorno dei Santi: ore 10 - Martedì, Giorno dei Morti: ore 10 Casaldonato Lunedì, Giorno dei Santi: ore 14 - Martedì, Giorno dei Morti: ore 14 Brugneto Lunedì, Giorno dei Santi: ore 11 - Martedì, Giorno dei Morti: ore 11 Curletti Lunedì, Giorno dei Santi: ore 11,15 - Martedì, Giorno dei Morti: ore 10,10 Castelcanafurone Lunedì, Giorno dei Santi: ore 10 - Martedì, Giorno dei Morti: ore 9 Metteglia Lunedì, Giorno dei Santi: ore 13,30 Ciregna Lunedì, Giorno dei Santi: ore 9 10 ontagna Nostra Un ricordo “Queste belle immagini, attraverso una lunga assenza, non son state per me come un paesaggio per l’occhio di un uomo cieco; spesso, in stanze solitarie e in mezzo al frastuono di città e metropoli, sono stato loro debitore, in ore di stanchezza, di dolci sensazioni, avvertite nel sangue e nel profondo del cuore” William Wordsworth Questi versi, da me studiati nel lontano 1982, sono sempre stati collegati nella mia mente e nel mio cuore all’Alta Val Nure. Proprio in quel periodo, e negli anni successivi, ho trascorso parte delle vacanze estive a Casalcò, frequentando Ferriere, Gambaro, Selva, Grondone, non senza effettuare escursioni sui monti vicini e soprattutto lungo il Nure. Mi sono sempre ritrovato in tali versi perché i ricordi delle vacanza e delle gite in questi luoghi, oltre ad essere piacevoli, mi hanno regalato energia per i giorni a venire. La bellezza ammirata in questa valle non era solo quella del paesaggio, ma anche quella derivante dalla ricchezza umana delle persone che la abitavano; ricchezza che si manifestava in accoglienza, operosità, onestà, spirito di sacrificio, fede semplice ma genuina. Lo scorso luglio ho avuto modo, dopo solo sporadiche puntate di mezza giornata negli ultimi anni, di trascorrere un breve soggiorno a Ferriere e dintorni . Con più anni sulle spalle, maggior esperienza e minor capacità di sognare, ho rivisitato vari paesi ben ristrutturati e conservati, ho rivisto le cime dei monti con gli effetti cangianti prodotti dalla luce del sole nelle varie ore del giorno, ho incontrato diverse persone con cui avevo condiviso tante belle giornate (purtroppo qualcuna è già defunta), ho assistito a iniziative folkloristico-ricreative, frutto dell’intraprendenza e della disponibilità dei ferrieresi… E’ stato per me inevitabile ripensare a quel che ero quasi trent’anni fa, ai sogni e ai progetti di quel tempo, in buona parte realizzati anche se talvolta in modi e a prezzi diversi dal previsto. La conversazione con le persone conosciute a quel tempo ha portato a proficui scambi di opinioni e di esperienze, a tante risate ricordando momenti della nostra giovinezza, con qualche intervallo di mestizia ripensando a coloro che non sono più tra noi. Nella Chiesa di Ferriere, testimone di tanti momenti per me di gioia e di crescita, ho chiesto la forza per affrontare gli impegni e le difficoltà che incombono. Ho insomma potuto fare un buon rifornimento d’ossigeno per i polmoni del corpo e soprattutto dello spirito, ritrovando e rivivendo tante bellezze che, senza mitizzarle (come ero incline a fare anni fa), continuerò ad avvertire nel sangue e nel profondo del cuore. F. Camia 11 ontagna Nostra Chiesa e Mondo Don Giuseppe: mezzo secolo di sacerdozio L’idea di festeggiare i 50 anni di sacerdozio di don Giuseppe è stata di Paolo Labati, suo il progetto di massima, sua la scaletta della manifestazione, sua la coreografia. Ma immediata, corale, spontanea, unanime e generosa è stata la partecipazione di tutti coloro che hanno conosciuto l’iniziativa. Si incominciava sabato 24 luglio alle 21 quando il Coro Vallongina diretto da don Roberto Scotti (per gli autoctoni il parroco di Rompeggio, per tutti gli altri quello di Cortina di Alseno) riempiva la chiesa di note. Erano brani tratti dal” Nabucco”,dalla” La Traviata”, dalla”La forza del destino”, da “Il trovatore”. Le note di “Una furtiva lacrima”quelle di”Mi chiamano Mimì”, di” “O Signore dal tetto Natio” riempivano le navate della chiesa. La chiesa di Ferriere ha seri problemi di acustica, ma se è piena, il suono ne esce esaltato e il 24 luglio era gremita da un pubblico attento e partecipe conquistato sia dal coro sia dalle voci soliste (Pattera (soprano), tenore Lopez, basso Inzani) sia coinvolto da un’orchestra che accarezza- 12 va, conquistava, trascinava. Gli applausi erano entusiasti, ma diventavano scroscianti cautamente, quasi timorosi di interrompere la magia del violino, il ritmo del pianoforte, la dolcezza del flauto, la possenza della tromba, l’armonia dei violoncelli. Commossi e grati i presenti, paghi gli esecutori per il pubblico attento e competente: per tutti un piacere autentico Un’esibizione raffinata che ha lasciato gli animi serenamente conquistati. Il 25 la Messa. Preceduta da una carrellata di immagini commemorative della storia della parrocchia, raccoglieva intorno a don Giuseppe tutti, ma proprio tutti coloro che gli vogliono bene. A concelebrare i sacerdoti che gli sono stati compagni di seminario, i preti che con lui condividono la cura delle anime del territorio, don “Pierino”lo scalabriniano che nato a Canadello opera a Roma e regala le sue ferie ai propri compaesani, il vescovo sua Eccellenza Gianni Ambrosio. Attorno all’altare il Coro di Ferriere che, con le sue voci calde e affiatate, accom- ontagna Nostra pagnava il rito solenne. Ai lati, nella squillante divisa arancione, i militi della Croce Azzurra. E non a far folklore (che il colore potrebbe prestarsi), ma a portare a don Giuseppe, con cui condividono le ore del volontariato, il calore della loro amicizia. E poi tutta la sua gente: i compaesani di Grondone che lo ricordano bambino capace di mille monellerie, i parrocchiani delle varie comunità di Casaldonato, di Cerreto, di Gambaro, di Ferriere che lo conoscono prete disponibile, attento e comprensivo, gli emigranti che lo individuano come punto di riferimento al loro ritorno in patria, le badanti che in lui trovano attenzione e comprensione, i villeggianti che ad ogni estate si ritrovano ad ascoltare una Messa dal rituale poco rituale, persone di Pontenure, di Missano, di Bedonia, di Farini che lo hanno conosciuto quando ancora non aveva i capelli bianchi, i suoi genitori attraverso la voce e il ricordo della dott.Dina Bergamini, le ragazze di Casa Montagna coi loro coreografici costumi e…il suo Brasile. Il Brasile. Si affaccia nella preghiera dei fedeli ,ma esplode nelle parole del festeggiato che a stento trattiene la commozione e, con la voce che gli si spezza, ricorda momenti toccanti di povertà e di miseria condivise. Poi l’happy hour. Nel cortile della canonica i “ragazzi” della Proloco , con autentica signorilità, offrono prelibatezze genuine che stuzzicano l’appetito e soddisfano i palati fatti più esigenti dall’aria frizzantina del tardo pomeriggio accontentando anche coloro che chiedono “ un assaggio per i nipotini rimasti a casa”. E’ in questo momento conviviale che il Vescovo si fa uno di noi,”ancien élève de la Sorbonne” parla in francese coi francesi senza interposta persona, si intrattiene con chi è in carrozzella, accetta che gli si baci l’anello da parte di chi conserva l’usanza, ricambia la stretta di mano a chi gliela tende, conversa amabilmente col vicino di panca, risponde con cordialità a chi gli si rivolge, attento e interessato ai problemi che affiorano, alle esigenze che emergono. E intanto che tutti sorridenti e soddisfatti si abbuffano don Giuseppe, munito di sacco nero..raccoglie i rifiuti. Ma è pago, contento. E’ stata una bella festa. Questa la cronaca. Minuziosa, puntuale, pignola come l’avevo promessa ai tanti che, impossibilitati ad essere presenti, mi avevano raccomandato: ”Poi me la racconterà, voglio sapere tutto. Che sia una bella festa “. Noemi Provolo 13 ontagna Nostra A Ferriere l’incontro dei giovani del mondo C 14 asa Montagna a Ferriere offre ogni anno, grazie al maestro Carlo Devoti, l’occasione al territorio di montagna, ma anche a tutta la Provincia, per un cambiamento culturale, sociale ed anche economico, che attraverso l’accoglienza, l’incontro, il confronto e lo scambio con culture diverse, potrebbe produrre un arricchimento in cui anche la storia, le bellezze naturali e le risorse umane dei vari territori troverebbero posto, dignità e attenzione per qualificarsi uscendo dall’anonimato. Un processo di crescita che nel linguaggio cristiano si chiama fratellanza, in quello scientifico – economico si chiama progresso e in quello politico sociale si chiama pace: valori irrinunciabili per la qualità della vita. Dina Bergamini ontagna Nostra Il futuro del mondo sta in questo evento internazionale Tanti giovani che arrivano a Ferriere da ogni parte del mondo, diversi per cultura, religione, costume e che convivono insieme, sono i profeti di una nuova umanità perché i giovani sono il futuro del domani. Don Giuseppe La Parrocchia con l’arrivo di tanta gioventù ne trae vantaggio spirituale, perché accogliendoli, nella diversità di religioni, facendoli protagonisti durante la celebrazione festiva, da alla popolazione locale ed ai villeggianti un’immagine concreta e viva della comunità cristiana quale dovrà diventare con il tempo, fatta da tutti i popoli del mondo. Ferriere e la Provincia non dovrebbero lasciare passare invano questa multietnica convivenza, anzi tenersela stretta ancora per lunghi e lunghi anni. Don Giancarlo Conte 15 ontagna Nostra L’Alta Valnure rinnova l’amicizia con Nogent sur Marne E ra il febbraio 1983, quando i Comuni di Ferriere, Farini e Bettola, allora rappresentati dai rispettivi Sindaci Giuseppe Caldini, Gianfranco Squeri e Piero Perani sancirono con il comune di Nogent sur Marne (Sindaco Roland Nungesser) un gemellaggio di amicizia in onore dei tanti emigrati valnuresi che da anni vivono e lavorano nella città posta alla periferia nord est della grande metropoli francese. Da allora annualmente si ripete, anche se non in forma ufficiale e solenne come allora, un gesto di amicizia fra le diverse comunità per rimarcare la funzione e il valore dei nostri emigrati in terra d’oltralpe. Così è stato anche sabato 14 agosto dove a Ferriere ad attendere il “maire” di Nogent Jacques Martin e uno dei suoi “vice” Jean Jacques Pasternak (delegato allo sport) erano i tre sindaci valnuresi Antonio Angogliati, Antonio Mazzocchi e Simone Mazza assieme ai numerosi emigrati che in questo periodo trascorrono le ferie nelle loro case di nascita. Nel salutare il collega francese Agogliati ha voluto sottolineare l’aspetto europeista entrato ormai in tutte le comunità: “noi, ha detto, prima di essere italiani, ferrieresi, francesi, piacentini o altro, dobbiamo considerarci ed essere orgogliosi di essere cittadini eu- 16 Il Sindaco di Ferriere con il collega francese ed il suo vice. ropei”. L’Europa è chiamata a far fronte a problemi che da soli non siamo in grado di risolvere. Manteniamo pure le nostre tradizioni, ha continuato il sindaco di Ferriere, ma dobbiamo sentirci parte di un’unica comunità per far fronte al meglio le grandi sfide mondiali che ogni giorno si prospettano. L’amicizia che ci lega, ha terminato Agogliati, è qualcosa di forte che ci unisce. Al Sindaco di Ferriere si sono uniti quelli di Farini e di Bettola. Alla cerimonia proseguita con uno scambio di “oggetti simbolo della giornata” e con un rinfresco hanno partecipato gli emigrati della zona. Fra loro amministratori locali, Josiane Ziliani Balderacchi che proprio qualche giorno prima era stata premiata a Pianello dall’Associazione Piacentini nel Mondo, i fratelli Giovanni e Valentino Draghi di Canadello, i fratelli Cesare e Agostino Balderacchi di Rocca, Piero Cervini e la moglie Carla, Esterina Preli, la famiglia Pareti di Selva, lo scalabriniano padre Amerio Ferrari di Sangarino e numerosi altri. Paolo ontagna Nostra Presentato a Casa Montagna il nuovo libro di Dina Bergamini e Paolo Labati Cammin facendo... le età della vita D omenica 8 agosto a Casa Montagna è stato presentato l’ultimo libro di Dina Bergamini e Paolo Labati: Cammin facendo... le età della vita. Anche questa edizione ha riscosso grande successo. La presentazione coordinata dal direttore del nuovo Giornale di Piacenza don Davide Maloberti, ha avuto diversi “testimoni privilegiati” che hanno portato i loro contributi narrando l’esperienza di vita vissuta sul territorio: Maria Rosa Rapaccioli Scagnelli di Bettola, Michele Sartori di Farini ed Enrica Poggi di Ferriere. Un contributo anche dal Presidente dell’Amministrazione Provinciale Massimo Trespidi e dal Vicario della Diocesi mons. Lino Ferrari. Riportiamo di seguito alcune riflessioni di Michele Sartori: “L’ultimo libro di Dina Bergamini e Paolo Labati, “Cammin facendo…le età della vita”, mi ha fatto ripensare alla frase letta nell’introduzione a un romanzo di Carlo Sgorlon, intitolato “Gli dei torneranno” (Mondatori, 1997): “L’intera umanità, alle soglie dell’autodistruzione, può cercare salvezza soltanto nella cultura delle piccole comunità locali, almeno là dove ne sopravvive un nucleo”. Non so se davvero siamo alle soglie dell’autodistruzione, non credo e speriamo proprio di no. Sicuramente però “la cultura delle piccole comunità locali”, ce ne rendiamo con- to tutti, sta scomparendo, con la sua immensa ricchezza spirituale, travolta da nuovi stili di vita, da nuove abitudini, sostituita da altri valori. Il merito di Dina e Paolo, con questa loro ultima fatica ma anche con quelle che l’hanno preceduta, è stato proprio quello di aver cercato di far sopravvivere la cultura della nostra piccola comunità, della piccola comunità dell’alta Val Nure. Gli autori hanno dato un contributo notevole per conservare i valori dei nostri padri, della nostra gente, di una gente che purtroppo non ha avuto mai una storia, ma è passata spesso senza lasciare tracce, perché mai nessuno si è occupato di essa. Dina e Paolo hanno dato voce, per così dire, a chi non ha mai avuto voce, da secoli abituato al silenzio, alla sopportazione e alla rassegnazione. Questa importante opera di “memoria storica” è stata condotta con uno spirito e un intendimento del tutto condivisibili: non abbandonarsi cioè a sterili rimpianti, non lasciarsi prendere dalla nostalgia, ma cercare di “ritrovare le radici del passato per capire il presente e progettare il futuro”, come ben dichiara l’epigrafe di un altro libro degli stessi autori: “Orme sui monti”(2000). Si può parlare anche di opera pedagogica perché è veramente educativo guidare i giovani e i meno giovani a riscoprire e a conservare quei valori che ancora pos- 17 ontagna Nostra 18 sono aiutare ad affrontare meglio la vita e magari a dare un senso alla vita. Siamo tutti d’accordo che certe situazioni della vita passata, che troviamo descritte e ben “fotografate” nel libro, certi aspetti della stessa convivenza di un tempo, anche se è doveroso e utile conoscerli, sono poco da rimpiangere: le fatiche talvolta mortificanti, la totale mancanza di servizi e delle più elementari comodità, forme di povertà che sconfinavano nella miseria, tanto da costringere molti ad andarsene, l’isolamento, la mancanza di istruzione, forme di vero e proprio sfruttamento infantile e minorile, (pensiamo ai cosiddetti “famei”). Il guaio è che se anche nella nostra comunità è arrivato in qualche modo il progresso, nel contempo sembrano essere andati via via scomparendo principi e consuetudini che invece dovremmo ricordare e conservare. Vorrei citarne qualcuno almeno, tra quelli che la lettura del libro ci aiuta ad individuare: - L’affievolirsi della vita di comunità e di condivisione. Pensiamo alle pagine dedicate alle veglie nelle stalle nelle lunghe sere d’inverno, dopo cena, alle quali partecipavano quasi tutti gli abitanti del paese. Pensiamo all’abitudine di non chiudere le porte e quindi alla possibilità di veder circolare i bambini di casa in casa, magari senza chiedere permesso: ci viene da sorridere, ma le cose stavano proprio così. Oggi, specialmente dopo l’arrivo della televisione, le persone tendono sem- pre più a rinchiudersi nelle loro case, sembra dominare la diffidenza, sono arrivate anche da noi le porte blindate, i sistemi d’allarme, le inferriate. - Il venir meno di forme tradizionali di solidarietà. Precisiamo: non si può affatto dire che la solidarietà sia scomparsa dai nostri paesi, anzi, è proprio grazie a nuove forme di solidarietà se si può continuare a resistere e a sopravvivere in montagna (e spesso di sopravvivenza si tratta!). Però il libro ci fa costatare che forme tradizionali di solidarietà non esistono più. Ci ricorda, ad esempio, che ogni famiglia era tenuta a prestare servizio per un numero di giorni, calcolato in rapporto ai componenti, nel lavoro per la pulizia della strade e che nessuno mancava all’appello. Ci ricorda le forme di solidarietà dei momenti di emergenza che mobilitavano tutto il paese in una gara di aiuto reciproco. Ci ricorda ancora la costruzione e la cura delle Chiese e delle canoniche. Un tempo la canonica era un po’ la casa di tutti, oggi, in molti paesi , sembra la casa di nessuno. Forse anche da noi si è un po’ diffusa l’idea che debba essere sempre qualcun altro a provvedere e a ontagna Nostra intervenire nei casi di necessità. - Il rispetto della natura: era una volta un rispetto quasi religioso, rispetto dell’acqua, dei boschi dei prati. Il libro cita, tra i tanti, un particolare che non è affatto insignificante e che personalmente ricordo con grande nostalgia: i ciuffi d’erba che i contadini lasciavano nei campi quando trovavano il nido di una quaglia o di una pernice, per permettere che le uova potessero giungere a maturazione. Oggi le motofalciatrici e i lastroni spazzano via tutto e quindi è impossibile rivedere un nido di quaglia. Nessuno pensa naturalmente di ritornare all’uso della falce, ma certo la natura, come leggiamo, “non sembra più maestra di vita” e una maggiore sensibilità potrebbe essere vantaggiosa per tutti. - Leggiamo che un tempo era difficile porre confini netti tra le diverse età, oggi il divario tra generazioni è sempre più marcato, in particolare tra giovani e anziani che sembrano vivere in mondi diversi e separati. “L’anziano continuava ad assumere una funzione da protagonista: nella vita del paese; nella vita religiosa; nella cultura della malattia e della morte”. Adesso, con uno stile di vita così cam- biato, il rischio di isolare gli anziani, se non di metterli a tacere, esiste e questo comporta la rinuncia a un patrimonio di saggezza irrecuperabile. - Scorrendo le pagine del libro ci rendiamo conto che il cambiamento più significativo ha riguardato e riguarda la vita dei ragazzi e dei giovani. Un tempo erano sottoposti prestissimo (addirittura dall’età di cinque anni) a fatiche perfino superiori alle loro deboli forze, erano impegnati, appena in grado, a contribuire al mantenimento della famiglia. E questo era eccessivo anche se imposto dalla diffusa povertà. Leggiamo anche che imparavano presto ad ascoltare, ad ascoltare in silenzio i discorsi dei grandi. Che si abituavano ad apprezzare il valore del silenzio. E oggi? Non si può certo generalizzare perché ci sono ancora tra noi giovani molto bravi, ma sembra scomparso il valore stesso della fatica, dell’impegno e del sacrificio. Non parliamo del silenzio: sentiamo e subiamo anche noi le conseguenze dell’epoca del rumore, delle chiacchiere e della confusione. Per finire: gli dei potranno tornare anche nella nostra piccola comunità se sapremo cogliere i vantaggi che lo sviluppo ci ha messo e ci mette a disposizione, senza perdere però, anzi recuperando, gli aspetti più validi della nostra cultura montanara e contadina. Questo in fondo, credo, il messaggio che ci lascia il libro “Cammin facendo… le età della vita”. 19 ontagna Nostra “A Giulìna”, la sentinella di Cà Gregorio U 20 na delle figure più carismatiche dei nostri borghi dell’alta val Nure, per la precisione della val Lavaiana, è sicuramente Angela Cavanna chiamata da tutti “A Giulìna ad Cagrigò” ovvero Angela di Cà Gregorio, piccolo insediamento posto tra Boli e Dosso lungo la provinciale per Pione, oltrepassata la Cantoniera. Basta conoscere Angela anche solo per un istante per accorgersi di quanta energia sprigiona, un ciclone di simpatia fuori dal comune, un indole rara da trovare soprattutto per la cordiale ospitalità verso chiunque bussi alla sua porta. Giulìna, classe 1925 nacque, a Monecari, “i Munghè” in dialetto, piccolo paese tra Montereggio e Groppallo, da una famiglia di agricoltori ed allevatori (Giovanna Provini e Pietro Cavanna), soprannominati “Chi di Musché”. In età giovanissima conobbe quello che poi divenne suo marito, ovvero Domenico Cavanna conosciuto come “Michèttu ad Carghigò”. “Domenico”, racconta Angela,” da Cà Gregorio saliva a piedi fino a Monecari quasi tutti i giorni. In primavera ed estate veniva con la falce a tagliare l’erba in un campo sotto casa mia, ed in inverno portava inoltre le vacche ed i buoi nella sua piccola stalla che aveva anche a Monecari; Io gli accudivo sempre le bestie dando loro da mangiare. Era diventato presto un amico di famiglia, mi ha conosciuta fin da piccola, ed io mi innamorai subito di lui a tal punto da coronare questo grande amore con il nostro matrimonio, proprio il giorno del mio venticinquesimo compleanno ”. La simpatia di Angela si manifesta anche quando le si chiede dove avesse trascorso il viaggio di nozze. “Mio marito dopo le nozze? ‘U ma purtò a sgà l’érba cà curiàtta in ta Carbunèra’ (sono andati, come se fosse un giorno come un altro, a tagliare l’erba con la falce in una prateria che si trova di fronte all’abitato di Coletta soprannominata Carbonaia)”. Una sottile ironia che però ci fa comprendere le fatiche ed i sacrifici dei nostri vecchi poco abituati alle agiatezze e comodità di oggi giorno. Adiacente alla casa, spicca il tipico forno a legna tutto in sasso dove Angela da sessant’anni prepara ogni settimana una decina di pagnotte a base di patate (con la tipica ricetta della zona). Angela con il marito Domenico ha sem- ontagna Nostra pre gestito l’attività agricola e di allevamento di bestiame, sia da carne che da latte. “Allevavamo mucche, capre, pecore e “u gugnèn” (il maiale), ma dal 1988 abbiamo dismesso la stalla”. Ora l’attività primaria è diventata l’agricoltura biologica condotta dal loro figlio Antonio. Ed è proprio il figlio Antonio, specialmente da quando è mancato il papà Domenico nel 2003, che si prende cura della mamma insieme alle altre due sorelle Maria e Piera che non mancano mai di portare i nipoti Luca ed Alessandro a far visita alla nonna. Angela non manca tuttavia di riportare anche le sofferenze patite durante l’invasione nazista. Domenico è stato sotto le armi per ben sette anni nel corpo degli alpini a Susa e durante l’invasione nazista scappò rifugiandosi insieme a tutti i suoi compaesani nelle montagne di Cassimoreno e San Gregorio per sfuggire alle deportazioni nei campi di concentramento. Angela inoltre, ci tiene a raccontare di quella volta che fece un voto a San Terenziano patrono di Rompeggio affinché i suoi tre fratelli facessero ritorno dal fronte. “Sono partita scalza da Monecari ed ho camminato tra i boschi di San Gregorio e della Rocca fino a Rompeggio per fare un voto a San Terenziano perché i miei fratelli facessero ritorno a casa sani e salvi.”. Le sue preghiere furono esaudite infatti poco dopo poté riabbracciarli perché scampati dalle furia belliche del tempo. ”Una volta c’era più devozione, se racconti queste cose adesso, la gente si mette a ridere”. La Giulìna è diventata la sentinella del paese, perché oltre ad essere la più anziana e ad avere una memoria storica, fa parte delle sei persone che compongono i residenti fissi di Casa Gregorio (nome originale del borgo). ” Negli anni cinquanta”, afferma Angela,”c’era la bottega gestita da Pietro Morisi, l’Osteria di Gilèn (Angelo Cavanna) e ben ventotto famiglie, ora ne sono rimaste appena tre, ed il paese è pressoché disabitato durante il periodo invernale, mentre in estate si ripopola”. Claudio Gallini 21 ontagna Nostra San Giovanni Battista proteggi il nostro Comune Festa e fiera in onore di san Giovanni Battista, patrono del Comune. In foto un momento dell’inaugurazione della fiera, e sotto le autorità posano con Pino Labati di Folli, premiato dal Comune con una targa per aver donato un vecchio vagoncino per il trasporto del ferro nelle miniere. 22 Il dottor Antonio Fugazzi di Centenaro, per particolari meriti di impegno sociale e lavorativo, ha ricevuto l’onorificenza di “Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana”. La cerimonia di consegna dell’Onorificenza si è svolta a Milano lo scorso 5 maggio. In foto il dottor Antonio con il Sindaco Letizia Moratti e il Presidente del Consiglio Provinciale. ontagna Nostra Una nuova autoambulanza per i “bisogni” del territorio di Ferriere “Grazie militi, siete gli angeli custodi della montagna” C on queste parole Dina Bergamini ha voluto ringraziare chi quotidianamente opera sul territorio per far fronte ai bisogni assistenziali e di primo soccorso. La “maestra” Bergamini ha voluto ricordare anche l’opera dei militi, scomparsi negli anni che hanno dedicato il loro tempo a questa causa di bene. Un pensiero Dina ha voluto riservare anche e soprattutto ai presidenti che si sono succeduti ad iniziare dal fratello Giannino (scomparso da alcuni anni) che è stato tra i soci fondatori e a cui è dedicato il nuovo mezzo. E’ trascorso poco tempo dal giorno in cui il Presidente della Croce Azzurra di Ferriere, Paolo Barbieri ha lanciato l’appello per una nuova ambulanza: “Serve un nuovo mezzo per far fronte alle necessità e ai disagi del territorio, serve un nuovo mezzo per offrire sempre e maggiore assistenza ai cittadini nei momenti di bisogno”. In poco tempo cittadini, emigrati, villeggianti, enti, associazioni, Fondazione Cassa di Risparmio, Parrocchia del capoluogo hanno risposto generosamente all’appello e ieri, in occasione dell’annuale festa del Volontariato, al termine della Messa celebrata da don Giancarlo Conte, dopo la benedizione del mezzo, avvenuta sulla piazza con la presenza anche del dottor Luigi Cavanna, vice Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Piacenza e Vigevano, Barbieri ha presentato le particolarità della nuova macchina alla luce delle continue innovazioni messe a disposizione dalla nuova tecnologia. A nome di tutti grazie a tutti, ha detto Barbieri, il traguardo postoci è stato raggiunto e ora questo lembo di montagna guarda al prossimo futuro con un po’ più di sicurezza. Alessandro Draghi nelle funzione di milite e presentatore della festa ha auspicato che ”nuove forze” dedichino tempo e impegno per far “vivere” una realtà che diventa sempre più essenziale nella vita di tutti i giorni. La cerimonia religiosa, ha visto la partecipazione, oltre che dei militi, anche di una rappresentanza dei giovani di Casa Montagna, che hanno portato simbolicamente i segni della loro cultura. All’omelia don Giancarlo, festeggiato nel capoluogo per i suoi 55 anni di sacerdozio, ha messo in risalto l’alto valore morale e civile del volontario anche alla luce del crescente bisogno assistenziale della società. Il celebrante ha pure esortato i presenti e tutta la comunità a fare del bene “fin che si è in vita” perché non si onori la memoria ma si vedano gli effetti del bene prodotto. Paolo 23 ontagna Nostra Gabriele, Paolo e Davide (Casaldonato, Centenaro e Ferriere) uniti dalla comune esperienza del servizio militare, salutano gli amici nel giorno del loro “giuramento” presso l’85° RAV Verona 5^ compagnia Cobra Notizie dal Coro I 24 l Coro Polifonico “Le Ferriere” ha tenuto, nel corso dell’estate, tre concerti: il 5 luglio a Carpaneto (con il coro S.Fermo diretto dallo stesso maestro, Massimiliano Pancini), il 20 agosto a Ferriere, il 21 agosto a Centenaro, riscuotendo in ogni occasione consensi favorevoli da parte del folto pubblico presente. I prossimi impegni sono la festa di Pertuso (12 settembre) e un concerto a S.Giorgio nel mese di ottobre. La formazione corale, di cui fanno parte ormai da qualche tempo anche elementi provenienti da Carpaneto e Piacenza, dopo una breve vacanza, riprenderà a pieno ritmo le prove, per la preparazione del grande concerto di Natale. Attraverso queste pagine esprimiamo un caloroso grazie a tutti i coristi, al maestro, alla presidente Lucia De Micheli e rinnoviamo l’invito agli amanti del canto ad entrare in questo gruppo. Le prove, lo ricordiamo, si svolgono ogni venerdì, dalle 21 alle 23, presso l’ex-sala consiliare del Municipio di Ferriere. Sarebbe davvero bello che altre voci si unissero (o ri-unissero…) al coro! Del resto sappiamo tutti che sul nostro territorio sono presenti TANTI TALENTI VOCALI… Perché non valorizzarli? Inoltre, essere parte della corale locale è uno dei modi per fare qualcosa per il proprio paese, oltre che un’occasione di crescita culturale e di gratificazione personale. ontagna Nostra Eccomi, sono Theo Quagliaroli con i miei nonni Renè e Jeanne Quagliaroli, Auguro a tutti “Felicità!”. Tanti baci e amore ai miei genitori Daniel e Sophie Quagliaroli e anche ai miei altri nonni Alain e Hélène Cotè. Rina Manfredi, in America dal 1958 torna ogni anno nella terra natale. Ha lavorato per 26 anni in una ditta di telefoni e per 15 anni nella chiesa di San Giuseppe a New York dove cucinava per 4 sacerdoti. Rimasta vedova del marito Celeste Mulazzi di Ciregna, ha curato i figli Giulio e Rita alla quale ha insegnato a cucinare. In foto Rina con la nipote Alessandra, laureata e grande ballerina. 25 ontagna Nostra Ferriere Paese mio che stai sulla collina…Ora ti lascio e vado via… C osì i nostri villeggianti – emigrati e ragazzi delle varie nazioni del mondo dopo un periodo di riposo meritato, sono partiti, sperando con la nostalgia di ritornare, diciamo noi e ne approfittiamo per mandare a tutti un caro saluto. Ora noi pochi rimasti avremo il tempo per riposarci con l’arrivo dell’inverno, ma penso sia utile per tutti dire un grazie a Dio, per le persone incontrate, per il bel tempo che ci ha donato (anche durante le ferie), per gli affari più o meno realizzati, per i tanti funghi raccolti. Per i ragazzi purtroppo è ripreso l’anno scolastico ed anche se costa sacrificio, prepara alla vita perché come dice il proverbio: “è meglio insegnare a pescare che dare il pesce”. Vogliamo dare il benvenuto alle insegnanti che arrivano da lontano, ma non dimentichiamo neppure i nostri studenti che al mattino presto prendono la corriera per andare a Piacenza dove in genere, tutti si fanno 26 onore riportando bei voti. Riprendiamo anche l’incontro settimanale di formazione religiosa: al venerdì dalle 15 alle 16 per i ragazzi delle medie, al sabato dalle 10 alle 11 per quelli delle elementari. Dobbiamo dare atto che i genitori li portano tutti dai vari paesi del territorio, perché alla scuola del Signore si impara solo il bene, anche se rimane vero che la prima scuola di vita è la famiglia, poi la scuola e la chiesa vengono in aiuto. Dovremo riprendere anche gli incontri per gli adulti, per valorizzare e riscoprire meglio la missione che Dio ci ha affidato da realizzare negli anni che viviamo su questa terra, in previsione di continuare in quella eterna. Sentiamoci tutti responsabili per costruire un mondo migliore. Don Giuseppe ontagna Nostra Riconoscimento al campanaro I n concomitanza della festa al parroco del capoluogo per il cinquantesimo di sacerdozio, festa che ha registrato anche la presenza del vescovo mons. Gianni Ambrosio, è stato consegnato un riconoscimento al campanaro Antonio Draghi. Draghi ha iniziato la propria “missione” in coincidenza con l’entrata in parrocchia di don Giuseppe, cioè dagli inizi di marzo del 1991. Quella di campanaro non è il solo volontariato offerto da Antonio alla comunità; in diverse occasioni dell’anno e assieme ad altri volontari dedica intere giornate al taglio dell’erba e alla pulizia generale del cimitero del capoluogo. Nobili e utili gesti che meritano il plauso di tutti. Al sacello della Madonna a Casa Rossa abbiamo celebrato la Messa affidando a Lei tutte le nostre famiglie. 27 ontagna Nostra Momenti Felici Fumi Andrea ha ricevuto la prima Comunione a Piacenza domenica 2 giugno. Fedele chierichetto durante l’estate nella nostra chiesa, frequentata per decenni dai bisnonni Concetta e Lorenzo e dai nonni. Tanti auguri a Nadia Maiocchi e Antonio Barbieri, unitisi in matrimonio nella nostra chiesa sabato 24 luglio, una delle famiglie che continuerà a vivere con noi. 28 ontagna Nostra Ottobre, mese Missionario e del Rosario L a nostra Diocesi ha promosso una “missione diocesana”. 1) Non pensiamo che missionari siano solo quelli che partono per terre lontane e fra povera gente, speriamo che siano molti, ma sentiamoci tutti missionari dove viviamo la vita di tutti i giorni, vivendola come una vera vocazione e missione perché anche le piccole cose fatte con amore diventano grandi cose. 2) Non chiudiamoci nel nostro “io”, ma cerchiamo di avere attenzione “all’altro” ed ora che siamo rimasti pochi ed anziani, l’attenzione verso le persone sole che non possono facilmente muoversi, è gesto d’amore. Ad esempio: accertarsi che al mattino dal camino del vicino esca il fumo, andando al mercato chiedere se ha bisogno della spesa, aprire il sentiero di casa quando nevica, trovare il tempo per andare a fare una visita, una telefonata: tutti gesti che possono dar fiducia e speranza quando la vita si fa oscura. 3) Missionari li siamo pregando. Gesù ce ne ha dato l’esempio e ha detto: “chiedete, bussate, cercate con la preghiera, poi sarò io ad utilizzare le vostre preghiere per chi ne ha bisogno”. E questo regalo lo possiamo fare tutti, riprendendo anche la bella tradizione che era di tutte le famiglie, dire il rosario specie nei mesi invernali. Forse far tacere un poco la televisione e parlare con Dio non fa male. 4) Saperci privare anche di qualche cosa per i più poveri dona gioia, perché si prova più gioia nel donare che nel ricevere. Cresima di Livia Baffari il 30 maggio 2010 nella parrocchia “Sacra Famiglia” di Piacenza in foto con il padrino Nicola Baffari 29 ontagna Nostra Una volta avvenne che... C 'era una volta un papà che lavorava tutto il giorno per la sua famiglia, un lavoro ingrato e pericoloso: guidava i TIR su e giù per l'Europa. Naturalmente era un po' triste perchè quando vedeva un bambino che schiamazzava contento in un giardino non poteva evitare di pensare ai suoi figli lontani, in attesa del suo ritorno; e guidava e guidava pensando: “Da qui a Colonia lavoro per Paolo, da Colonia a Rotterdam per Caterina...”. Tornava poi a casa, spesso di notte e al rombo del motore subito s'accendeva una luce e la moglie era in piedi per fargli trovare un pò di latte caldo e un bacio innamorato. Appena poteva entrava nella stanza dei bambini che, stanchi d'aspettare, s'erano ormai addormentati. S'avvicinava piano piano, cercava di indovinare i loro sogni e deponeva un bacio sulla fronte. Senza svegliarsi sorridevano i bambini, come di un bel sogno divenuto realtà. C'era poi una suora di clausura che passava ore intere in preghiera e il tempo non le bastava mai: voleva offrire tutta la sua vita perché i preti fossero santi, perché nelle famiglie regnasse l'amore, perché i poveri avessero un pane. E pregava e pregava, pensando ora all'una, ora all'altra delle grandi necessità della terra. Così intensa era la sua preghiera che raggiungeva talvolta persone lontane mille miglia e le assaliva di una gioia improvvisa, d'un desiderio di fare del bene: e nessuno sapeva donde venisse. C'era poi un ragazzo che riceveva ogni domenica qualche soldo per comprarsi un gelato. Ma da quando aveva saputo che bambini come lui morivano di fame s'era imposto di non spendere più una lira per inutili golosità. E tutte le domeniche deponeva la sua offerta in chiesa, nella cassetta per le missioni. E donava e donava, pensando ingenuamente: “Per le medicine... per il cibo.. .per i libri...”. Ma il bello è che succedeva proprio così: ragazzi lontani e sconosciuti ricevevano e pane e cure e proprio non sapevano chi ringraziare. C'era poi... oh, chissà quanta gente ancora! Il bene, spesso rimane nascosto, non fa chiasso. Eppure è la luce quotidiana di cui tutti abbiamo bisogno. 30 Roberta e Fabio Bergonzi in piazza a Ferriere con la loro bambina Letizia. Oggi la giovane coppia è allietata dalla nascita di Alice. ontagna Nostra Alla scuola va il bambino ai suoi campi il contadino Va a bottega l'artigiano esce al prato il mandriano Sotto le armi sta il soldato sta a palazzo il magistrato Pronti attenti con piacere faccia ognuno il suo davere. "Le Campane" Maria Draghi ved. Bernardi di Folli, classe 1913, con grande lucidità ci recita alcune poesie imparate da bambina a scuola. Sagrestano mattiniero della chiesa aprì la porta le nonnine con il velo nero da ogni casa a messa van dan, dan, dan, den, den, den. Su ragazzi lesti a scuola sotto il braccio la cartella con il canto nella gola e con l'animo seren den, den, den, don, don, don. Un malato in agonia un incendio che divampa ascoltiam la voce Pia dell'aiuto e del perdon. don, don, don, din, dan, don, den dan don, don. Le campane della chiesa oggi suonano a distesa com'è dolce il loro suono per la festa del patrono ha i suoi fiori ogni balcone ogni tavola il suo don. din, dan, don, den, dan, din, don. Antonio Barbieri di Pomarolo, in foto con i figli Guido e Mariuccia e le nipoti Viviana, Nadia e Ilenia, il 26 giugno ha festeggiato i 90 anni!". Auguri da tutti noi! 31 ontagna Nostra Da Bibione un saluto da due lupi di mare e da Chiara e Laura Lanfranchi e Lisa Labati. I bambini in vacanza a Sarmadasco si danno appuntamento per il prossimo anno: da sinistra in basso: Lorenzo,Laura, Lisa, Matteo e Sara con la mamma Stefania, in alto da sinistra Sabrina con la piccola Chiara, Filippa e Violetta con la mamma Sira e la bisnonna Pierina che vigila su tutti . La famiglia Sartori - Bersani da Bolderoni di Mareto a Ferriere. 32 ontagna Nostra Giorgio Sgorbati di Matteo e Daniela Milani nel giorno del battesimo celebrato a Riva di Ponte dell'Olio il primo maggio 2010. 33 ontagna Nostra Ricordiamoli Vogliano ricordare in questa pagina alcuni “amici di Ferriere”, villeggianti che da anni trascorrevano da “noi” le loro ferie e che il Signore ha recentemente chiamato alla vita eterna. Partecipiamo al dolore delle diverse famiglie assicurando la nostra preghiera. Rapelli Aldo Buttafava Pier Luigi Partecipiamo anche al lutto della famiglia Bernardi per la scomparsa del signor Raymond. Era partito da Parigi la sera dello scorso 28 giugno per trascorrere le ferie, come ogni anno, a Folli. Arrivato alla meta la mattina del 29 giugno è deceduto la sera dello stesso giorno per infarto cardiaco. La moglie Barbara, il figlio Gianmarco e i cognati Pellegri - Barcella ringraziano tutti gli abitanti di Folli per la grande disponibilità e amicizia dimostrate in questo difficile momento. Dossena Giuseppina ved. Amendolara. Un ricordo e un grazie particolare a Pina che per tante estati ha allietato con la sua fisarmonica le feste nel capoluogo. In foto la vediamo, negli anni ‘60 in occasione della festa delle fragole con Wilma Solenghi e Concetta Rossi interpreti di pomeriggi canori e di festa. 34 Canadello ontagna Nostra San Bernardo aiutaci tu! U ltimamente Canadello , è il caso di dirlo, non se la passa troppo bene; nel giro di un mese ci hanno lasciato due carissime persone, Carini Giuseppe e Stephane Tupin, la cui dipartita ha lasciato un profondo vuoto in tutti coloro che li hanno conosciuti e amati. Tutta la comunità di Canadello ha partecipato con animo sincero al dolore che ha colpito i famigliari e le persone vicine ai nostri compaesani defunti, condividendo con loro la sofferenza che un simile fatto può procurare. Purtroppo la vita è una strana ed imprevedibile combinazione di situazioni alterne, alcune buone ed altre funeste, contro le quali siamo impotenti e indifesi. Tra i momenti gioiosi noi canadellesi possiamo sempre fare conto sulla festa patronale di S. Bernardo, che puntualmente si tiene il 20 agosto. Quest'anno, proprio in concomitanza con la festa, è accaduto un fatto molto triste, che ha commosso l'intera comunità di Cana- dello, la prematura scomparsa dell'amico Stephane Tupin, la cui salma, accompagnata dalla mamma Denise e dai suoi cari, è giunta nel pomeriggio del 20. Il feretro è stato collocato nell'oratorio, circondato da fiori e dall’affetto delle persone che hanno conosciuto e amato il caro Stephane. Questo evento luttuoso ha indotto il Comitato delle feste a ridurre il programma dei festeggiamenti, eliminando alcune manifestazioni ormai "rituali". Infatti hanno avuto pieno svoligimento solo il torneo di briscola, la lotteria, il banco di beneficenza, la cerimonia religiosa e i giochi all'aperto, sul campo della" Suriana". L'animo dei partecipanti alle varie manifestazioni, peraltro minacciati da condizioni metereologiche alquanto instabili, era fortemente combattuto tra tristezza e gioia: spesso la vita ci porta, nostro malgrado, a convivere con stati emozionali assai differenti e contrastanti, grazie ai quali si può accrescere la consapevolezza del vivere . 35 ontagna Nostra Queste riflessioni possono sembrare scontate per un adulto, molto meno per un bambino, che si attende giustamente dalla vita solo cose belle; proprio per loro sono stati organizzati dei giochi all'aperto e il tanto atteso torneo di calcio trofeo " Vincent Tupin " VII edizione. Tutti i partecipanti hanno dato sfogo alle loro inesauribili energie, contribuendo a rendere la giornata particolarmente festosa e allegra. Si ringraziano i "soliti ignoti" che, con il loro contributo in opere e idee, si sono prodigati al massimo, perchè tutto si svolgesse nel migliore dei modi. Il Comitato dei festeggiamenti si ritiene quindi soddisfatto per i risultati ottenuti e intende attuare finalmente, con i fondi a disposizione, il progetto del centro di aggregazione, che sorgerà sul terreno denominato il " brusò". Per prima cosa si vuole recintare, in modo adeguato, il campetto di calcio, il cui fondo è sta- Esterina con il nipote GianMario e sua moglie Fiorina. to realizzato già lo scorso anno; sono già in cantiere altre opere (sistemazione dell'area, 2 campi di bocce, una casetta per ricovero attrezzature, area ricreativa ecc.), che si spera di realizzare in tempi brevi, grazie al contributo di tutti. Facciamo in modo che questo nostro sogno, da tanto rempo desiderato, possa finalmente diventare realtà. Antonio Buon Compleanno Maggiorina Quagliaroli nel giorno del suo 94esimo compleanno attorniata dalle figlie Rita e Silvana. 36 ontagna Nostra 37 ontagna Nostra Ricordiamoli Tupin Stèphane di anni 53 “Con infinito amore ti ricordiamo, Riposa in pace”. Denise e Emilie Tupin, con tutta la famiglia, ringraziano tutti con tanta simpatia per le dimostrazioni di affetto dimostrate in occasione della scomparsa di Stéphane, avvenuta a Bagneux (Francia) il 16 agosto, all’età di 53 anni. “Ricordando le persone, queste non muoiono”: per questo mi piace pensare che chi l’ha conosciuto si ricordi di una serata al Bar Barbara, di una sigaretta fumata insieme, di una giornata di bisogno, di una discussione appassionata o semplicemente di un grande sorriso. Solo così continua a rimanere con noi. Ciao Stéphane, ti vogliamo bene. Veronique Stèphane riposa ora nel cimitero di Canadello. “On ne voit bien qu’ avec le coeur, l’essentiel est invisible pour les yeux” 38 Cerreto Rossi ontagna Nostra Addio ai bei giorni passati… L ’estate è scuola di fraternità, due mesi intensi del vivere in comune con vecchi e nuovi amici. Ogni persona è un dono per l’altra. “Nessuno è tanto ricco da non poter ricevere e nessuno è tanto povero da non poter dare”, dice la sapienza dei popoli. La Chiesa casa della comunità è stata molto frequentata con celebrazioni per lo più presiedute da don Giancarlo Conte, parroco di San Giuseppe Operaio di Piacenza, che da tre anni ci fa dono di una ventina di giorni tra noi facendo un servizio utile e prezioso in questo periodo dove tutte le Chiese si riempiono di fedeli. Lo vogliamo veramente ringraziare, con la speranza che qualche altro parroco della città ne segua l’esempio e venga a darci un aiuto quando d’estate le città si fanno deserte e le montagne si riempiono di gente. Prima Comunione di Capelli Francesco di Roberto e di Palmieri Gabriella ricevuta nella chiesa di San Domenico a Legnano il 10 aprile scorso. Iliou Clement di nove anni, uno dei più giovani “cercatori di funghi “ di Cassimorenga, mostra orgoglioso il suo bottino. 39 ontagna Nostra A Sarèi cu capell S uccesso anche quest’anno a Cerreto per l’insolita manifestazione: l’originalità, la favorevole accoglienza di tanti partecipanti, la generosa collaborazione di tanti volontari e il grande spirito di amicizia familiare che domina nella nostra comunità sono stati gli ingredienti della seconda edizione della festa. foto Cesare Zilocchi 40 casaldonato ontagna Nostra Le bellezze dei monti S abato 3 luglio si è svolta a Casaldonato la 5° marcia monte Carevolo organizzata dal gruppo G.M. ALTA VALNURE. I partecipanti alla manifestazione erano 270. Il primo gruppo arrivato con 50 iscritti croce azzurra Ferriere, il 2° classificato Bipidi di Vigolzone. Sul percorso guidato di km 19 il gruppo più numeroso una comitiva arrivata appositivamente dalla Germania. Ha partecipato per la prima volta alla manifestazione il presidente della provincia Massimo Trespidi che ha decantato la bellezza del percorso e del paese definendolo carino con un panorama bellissimo. Alle premiazioni dei gruppi hanno partecipato il vice sindaco di Ferriere Malchiodi Giovanni, il presidente della croce azzurra Barbieri Paolo, gli assessori al Comune di Farini Poggioli Cristian, Poggioli Monica, il parroco don Giuseppe e il presidente della Fiasp di Piacenza Armando Rigolli. Il gruppo alta Valnure ringrazia il Comune di Ferrriere la Croce Azzurra e tutti i collaboratori. Bravissima la spiker Elisa Prinzivalli che ha rallegrato la serata con simpatia e allegria. Un grazie particolare alla famiglia Preli Cesarino per l’aiuto dato all’organizzazone e a tutti gli abitanti per la loro collaborazione. 41 ontagna Nostra A Pontenure un po’ di Casaldonato P asta fresca, torta di patate, pizza, focaccia genovese, torte dolci e salate: da un anno e mezzo circa, gli abitanti di Pontenure e dintorni hanno il privilegio di poter arricchire le loro tavole e deliziare i loro palati con queste ed altre specialità della gastronomia “Il buongustaio”, gestita dalla nostra Angela Bernieri e dal marito Franco Boeri, con la collaborazione della figlia Francesca e la supervisione di nonno Gino. Angela e Franco hanno deciso di lasciare le loro attività per dedicarsi a quella che, nelle rispettive famiglie, è sempre stata una passione condivisa: la buona cucina. Angela è figlia d’arte: chi, tra gli abitanti e frequentatori di Casaldonato non più giovanissimi, non ha gustato i succulenti piatti tipici preparati con cura e competenza dalla mamma Celestina per i clienti dell’osteria? Del resto, anche nella famiglia di Franco troviamo 42 illustri precedenti: lo zio Pietro Fumi, che tutti ricordano, era il presidente dell'Accademia della Cucina Piacentina; un altro zio, Pino Fumi, è il titolare del rinomato ristorante Le Querce di Rocca. Buon sangue non mente, insomma. Franco e Angela affermano di aver trovato, a Pontenure, un’accoglienza calorosa e di essere molto soddisfatti dell’attività intrapresa. Anche Gino, nonostante avverta qualche volta un po’ di nostalgia del paese in cui ha trascorso quasi tutta la vita, ha trovato molti nuovi amici ed è il primo sostenitore della figlia e del genero; inoltre i suoi consigli, dettati dall’esperienza e dall’amore paterno sono per Angela e Franco uno stimolo e un incoraggiamento a migliorare sempre. Buon proseguimento! gambaro ontagna Nostra La nostra montagna L ’estate, quest’anno piuttosto capricciosa, è ormai agli sgoccioli. Le ore di luce che si stanno riducendo ci ricordano che l’autunno è alle porte e non possiamo che ripensare, con un po’ di nostalgia, alle lunghe giornate di sole, al profumo dell’erba falciata e alle voci allegre dei bambini che si godono le vacanze estive. Nel capoluogo e in molte frazioni si sono organizzate delle serate di musica e gastronomia che hanno animato l’estate; anche a Gambaro si sono svolte le consuete feste paesane: il 24 luglio e il 16 agosto. Siamo stati fortunati perchè, nonostante i repentini cambiamenti di temperatura, siamo riusciti ad avere due belle serate. Il numero di persone che hanno partecipato alle feste è stato forse leggermente Gambaro a don Giuseppe inferiore agli altri anni, come del resto diminuisce ogni anno il numero dei villeggianti che trascorrono le ferie nei nostri paesi! In particolare diminuiscono i giovani che forse scelgono altre mete per le vacanze estive, speriamo comunque per il futuro che ci sia un’inversione di tendenza e che vengano rivalutate la bellezza e la pace che questi luoghi possono offrire. Nadia Ida Draghi da San Giorgio torna sempre volentieri a far visita alla sorella Giuseppina e al suo amato paese. 43 ontagna Nostra gRONDONE L a vita in un piccolo paese come Grondone scorre fra due periodi molto diversi fra loro, eppure complementari per entrare nel tessuto culturale della sua storia. C'è il periodo dell'autunno -inverno nel quale si spengono i suoni del lavoro, della natura e anche quelli delle presenze umane, troppo poche, per superare la soglia del silenzio. Un silenzio rotto soltanto dal pigolio dei passeri che, aspettando qualche briciola, si posano sui davanzali per scaldarsi al calore che trasuda dalle finestre delle poche case riscaldate. Un silenzio quasi irreale eppure ricco di messaggi perchè obbliga la mente , per non sentirsi smarrita, a cercare la vita nel paesaggio ricco di stimoli visivi che, abbracciando tutta la vallata, compensano il cuore con bellezze naturali difficili da descrivere per la ricca alternanza di colori, di boschi, di un orizzonte disegnato fra vette e pendii. Anche il paese sembra uno di quei bozzetti disegnati sulle cartoline che annunciano il Natale prima che la luce della stella cometa illumini la stalla di Betlemme. Un'atmosfera di ricordi per rievocare un passato di suoni, di muggiti, di voci impegnate nei giochi infantili. E nei ricordi, nel desiderio di vita fra le vie strette costeggiate da case con le porte chiuse e le persiane serrate, c'è comunque una disponibilità di sentimenti e di desideri che preparano all'attesa, al cambiamento, a qualcosa che ridarà al paese il calore delle presenze umane. E nell'attesa si può anche sperare. Anche quest'anno la speranza è diventata realtà nei mesi di luglio ed agosto quando le finestre si sono riaperte e gli abbracci si sono ripetuti con gli emigranti, con i villeggianti animati da un comune desiderio di incontri, di nuove esperienze, di relazioni umane che diverranno i ricordi che sostengono l'attesa invernale. Estate a Grondone 44 Continua nel mese di giugno la tradizione della processione il giorno del Corpus Domini per ringraziare il Signore del grande dono dell'Eucarestia. Durante la processione i bambini spargono sulla strada petali di fiori freschi per rendere più solenne il passaggio dell'Ostia Con- sacrata e per ringraziare il Creatore delle bellezze donate alla nostra terra. Anche a Grondone, ormai, non ci sono più bambini residenti, per riempire di fiori, come un tempo, i cesti adornati di nastri bianchi di seta. Eppure la tradizione continua nei nipotini che arrivano ontagna Nostra dai paesi di residenza per la felicità dei loro nonni. Mattia, un bellissimo bambino, arrivato da Casalpusterlengo per abbracciare la nonna Anna e il nonno Amedeo ha partecipato alla processione e con la sua manina, con la trepidazione di un bimbo innocente, ha sparso i fiori al passaggio di Gesù che senz'altro lo ha benedetto insieme alla sua famiglia e a tutti di noi di Grondone, dove con la sua presenza, porta un messaggio di vita e di speranza. Torna spesso, Mattia, noi ti aspettiamo come un raggio di luce sul futuro di questo paese. Dina 9 agosto U na sera con tante stelle che si confondevano con la luce dei lumini accesi lungo il percorso dall'oratorio di San Rocco al sagrato della chiesa e delle fiaccole che hanno accompagnato la recita del rosario. Luci di stelle in alto e luci di candele lungo il ciglio della strada mettevano in comunicazione la terra con il cielo, le persone che pregavano la Madonna con i nostri cari che dal Paradiso si univano ai nostri canti, alle nostre lodi. Momenti di forte commozione che, nel desiderio d'amore e di fratellanza, diventava espressione di fede. Quando Don Giuseppe, sul sagrato della chiesa, ha fatto innalzare le fiaccole ed ha intonato un inno alla Madonna con le parole "Quando a Grondone scende la sera..." tutti, con fede o senza fede, abbiamo provato il bisogno di alzare gli occhi al cielo per ringraziare la Madonna per quell'incontro di amicizia che diventava bisogno di comunione, di fratellanza, di pace. Il suono della fisarmonica ha rallegrato il momento dell'incontro durante il rinfresco presso l'osteria di mio papà. Non 45 ontagna Nostra 46 erano i cibi, pur ottimi, preparati in tutte le botteghe di Ferriere, a donare la gioia di quell'incontro ma la sensazione di essere in tanti a volerci bene, quasi una promessa silenziosa che quel legame di fratellanza avrebbe conferito un significato nuovo alle nostre giornate. La presenza del Vescovo Antonio, di Don Giuseppe, di Don Martial, di Padre Amerio che hanno camminato e pregato con noi lungo le strade di campagna che portano alla scuola e alla chiesa, hanno rinfrancato lo spirito dell'amore evangelico, facendoci maggiormente gustare la presenza del Signore in mezzo a noi. "Dove due o più sono uniti nel mio nome io sono in mezzo a loro" (Mt.18,20) Grazie a tutti i presenti e anche a quelli che col pensiero ci hanno seguito da lontano. Grazie ai ragazzi della Pro Loco: Stefano, Cristina, Carlotta, Valentina che hanno gestito il rinfresco con la gentilezza e la genuinità che caratterizzano la gente di montagna. L'appuntamento davanti alla cappellina dedicata alla Madonna dell'amicizia è per la prima domenica di maggio: un incontro per onorare la Madonna, ma anche per rinfrancare la certezza di non "essere mai soli se qualcuno, vicino o lontano, ci pensa e ci vuol bene" E lassù davanti alla Madonna degli amici il cuore avverte la gioia di volerci bene. (Dina) ontagna Nostra 16 agosto Q uest'anno la festa di San Rocco nell'oratorio di Grondone sotto, dedicato al santo pellegrino, ha assunto una particolare importanza. C'eravamo in tanti a salutare Don Martial che, dopo cinque anni di permanenza sui nostri monti, ci lascia per ritornare nella sua terra in Costa d'Avorio. Le partenze per destinazioni così lontane coinvolgono a livello emotivo perché mettono in evidenza l'importanza di quella catena d'affetti e di stima che caratterizzano una parrocchia. Le interruzioni procurano inevitabilmente la sensazione del vuoto, l'attesa e l'ansia per quel che avverrà nel futuro. Le campane della nostra chiesa, che suonavano ogni domenica per un incontro di preghiera, erano il segno della vita di un paese che con la presenza del parroco si sentiva comunità. Don Martial ci ha salutato con parole di speranza, con la consegna del comandamento dell'amore che unisce nonostante le difficoltà legate alla cultura e alla situazione della nostra terra. Ci ha chiesto e donato perdono per le inevitabili incomprensioni che la differenza di cultura ed anche di stile di vita religiosa che esige il cambiamento "per capire i segni del tempo", possono essere sorti nelle relazioni personali e parrocchiali. Un saluto che ci ha fatto sentire una "parrocchia-famiglia" . Quattro ragazzi giovani, che trascorrono l'estate a Grondone, hanno portato in processione la statua del Santo regalando a tutti i presenti segni di speranza . Il rinfresco, preparato dai parrocchiani di Grondone sotto, ha offerto a tutti, insieme agli antichi sapori e profumi del pane e del salame "fatti in casa", la testimonianza di un paese che vuol bene al suo prete. Grazie Don Martial, nella tua terra d'Africa, fra la gente che condivide le tue radici, ricordaci nelle preghiere affinché non si spezzi quel ponte di comunione spirituale che non conosce differenze di razza e di lingue e nemmeno i limiti delle distanze. 47 ontagna Nostra 30 agosto All'alba il suono delle campane a morto ha portato in tutte le case la notizia che l'Angiolina, la mamma di Pino, del Vescovo Antonio, di Giampiero è volata in cielo ad accrescere la grande famiglia dei nostri santi di Grondone. Era davvero una santa l'Angiolina e per ricordarla nei tratti della sua fede e della sua umanità niente può eguagliare l'omelia tenuta dal figlio Vescovo. Un'omelia che è una testimonianza d'amore e di ringraziamento alla sua mamma e un inno di lode per tutte le mamme.(Dina) Riportiamo di seguito uno stralcio dell’omelia tenuta dal figlio mons. Antonio durante le esequie di Angela. Non è facile per me prendere la parola. Per farmi coraggio ho pensato alla semplicità e all’immediatezza con cui la mamma si presentava con mitezza e umiltà, cercando di farle mie. Quando di fronte al male che l’aveva colpita ai primi di agosto i medici dissero con delicatezza che la mamma avrebbe avuto ancora pochi giorni di vita, un moto di incredulità mi venne spontaneo: “No, non è possibile”. Era la voce del figlio, che emergeva forte dal cuore, per il quale la mamma non dovrebbe mai morire, perché la mamma è unica. Anche se sappiamo bene che questo non può realizzarsi. 48 Mamma Angela a Modena per l’ingresso in Diocesi di mons. Antonio. Ora, che ciò che si vorrebbe che non accadesse mai, è avvenuto, accogliamo con la luce della fede e il conforto della speranza cristiana il disegno del Signore e vogliamo anzitutto ringraziare Dio per averci donato una mamma “così”, per averci donato Angela come mamma e vogliamo ringraziare lei, mamma Angela, per quello che è stata per noi e anche per quello che sarà dal cielo, perché la missione di una madre verso i figli continua anche dopo la morte. Le mamme continuano a fare le mamme dal Paradiso. Con la semplicità e l’immediatezza della voce del cuore. Un primo tratto è dato dall’importanza per lei della “casa” e della “chiesa”. Si dice che la morte è il suggello della vita. Lo trovo vero per mia madre. Ci sono due luoghi che hanno caratterizzato tutta la vita di mia mamma e che costituiscono anche il suo suggello: la casa e la chiesa. Lei, che non si era quasi mai mossa dal suo paese, se non per necessità di lavoro (penso soprattutto alle risaie) o di salute, rimasta vedova, perché anche il figlio sacerdote potesse dare alla sua vita una dimensione di casa, di famiglia, ontagna Nostra nella sacralità degli episcopi (mi passi l’espressione) lo aveva seguito a Piacenza, a Cesena, a Modena. Una presenza di una madre è sempre rassicurante, apre alla speranza, aiuta a dare il giusto spessore agli eventi, a “mettere le cose al loro posto”. Ringrazio il Signore per averla avuta con me in questi ultimi 9 anni; ringrazio anche lei e ringrazio i miei fratelli, che erano ben presenti ogni giorno nei suoi pensieri, nelle sue preghiere. La casa era per lei soprattutto la casa di Grondone, la casa di tutta la famiglia, dove insieme al papà ci ha trasmesso l’alfabeto della vita, che ci ha aiutato a decifrare la realtà, a orientarci. La casa ha costituito per mia mamma un binomio inscindibile con la chiesa. Un salmo ci fa pregare: “Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori”. Stiamo dando l’ultimo saluto alla mamma in quella casa di Dio, e casa di tutta la famiglia di Grondone, la chiesa parrocchiale, che l’ha vista nascere 89 anni fa con il battesimo alla vita della grazia, alla fede, che l’ha seguita per tutta la vita e che ha segnato le tappe fondamentali della sua vita ma anche la sua quotidianità, illuminandola con la celebrazione eucaristica della domenica. La chiesa, con i rintocchi delle campane all’ “ Ave Maria” del mattino e della sera, l’aiutava a unire terra e cielo, a dare alla sua giornata l’orizzonte del cielo, a non sentirsi smarrita ma a orientare il suo cammino a quella meta che oggi ha raggiunto. Per me, soprattutto in questi ultimi anni, è stata una lezione vivente di fede. Una fede fatta di abbandono, di fiducia, di “si” concreti a Dio. + Antonio 10 agosto A rriva la notizia che il nostro amico Ciro, a soli 50 anni, è salito al cielo dopo una brevissima malattia. Sono le notizie che sconvolgono, che pongono tanti perchè con l'impossibilità di trovare risposte, che ci svuotano dentro e che si superano solo ricuperando quel grande dono d'amore e di amicizia che neanche la morte può spezzare. Sono i ricordi dei tanti momenti vissuti insieme, quella ricchezza d'affetti rimasti nel cuore che ci possono aiutare a riprendere la speranza per assegnare alle no- stre giornate significati nuovi nella certezza che i nostri cari, che ci hanno preceduto in cielo, sono degli invisibili, ma non degli assenti. Per questo Ciro resta nella storia di Grondone, rimane uno di noi, vive in quel "segno" indelebile che con la sua bontà, con la sua generosità, col suo stile sereno di affrontare la vita, ha lasciato nel nostro cuore. Grazie Ciro per tutto quello che ci hai donato con la tua presenza nel nostro paese. Dina 49 ontagna Nostra SOLAro Da Solaro un saluto dalla ..... famiglia Bongiorni. Accanto alla “capotribù” Alba che mostra con orgoglio tre meravigliosi porcini, ci sono i suoi veri tesori che sono Emma, Gabriele, Samuele e Luca. Ricordiamoli 50 Manfredi Ernesto di anni 63 La grande partecipazione di gente ieri a Solaro al funerale dell’arch. Ernesto Manfredi è la testimonianza di quanto sia stata significativa la sua presenza sul territorio dell’alta Valnure e dell’intera Provincia. Manifestazioni di affetto dimostrate in questi giorni anche dalle incessanti visite presso la camera ardente dell’ospedale e presso l’abitazione di Solaro dove la mamma Albina Mulazzi, unitamente ai fratelli Daniele e Paolo sperava continuamente di poter continuare a condividere con lui momenti di familiarità come negli anni passati. Purtroppo la malattia, giunta inaspettata qualche anno fa ha avuto il sopravvento contro le cure anche di centri specializzati milanesi che avevano tentato l’impossibile. Ieri a Solaro in tantissimi hanno partecipato al suo funerale, la messa si è svolta nell’antichissima chiesetta della frazione che ha potuto ospitare solo poca gente. In sostituzione di don Deno Martial, definitivamente partito per la sua terra d’Africa appena una settimana fa, ha presieduto la cerimonia religiosa il parroco del capoluogo don Giuseppe Calamari, assistito da altri parroci della zona. Ernesto era nato a Solaro nel febbraio 1947, frazione nella quale aveva frequentato le scuole elementari. Su indicazione di un padre scalabriniano di Centenaro era quindi entrato nel seminario di Rezzato (Brescia) rimanendo per i tre anni delle scuole medie. Frequentò poi l’Istituto Industriale Mar- ontagna Nostra coni e si iscrisse quindi alla Facoltà di ingegneria del Politecnico di Milano, passando successivamente ad Architettura. Contemporaneamente intraprese la strada dell’insegnamento per elettrotecnica e impianti elettrici. Il suo primo incarico fu all’Istituto Volta di Lodi dove per un decennio ebbe come collega il prof. Agostino Malchiodi di Grondone. Passò quindi ad altre scuole piacentine rimanendo sino a tre anni fa, quando la pensione seguì di pochi mesi l’inizio della malattia. Politicamente, si iscrisse giovanissimo alla Democrazia Cristiana aderendo al gruppo facente parte al sen. Alberto Spigaroli. Si avvicinò poi a Forza Italia, movimento nel quale ha militato sino alla fine. Parallelamente all’impegno politico intraprese anche l’impegno amministrativo: nel 1975 entrò in Consiglio comunale a Ferriere, consesso a cui ha partecipato nelle funzioni di consigliere, capogruppo di maggioranza, assessore sino al duemila. Dopo l’improvvisa scomparsa dell’ex Sindaco Giuseppe Caldini nel febbraio 1991, guidò quale consigliere anziano il Comune per un breve periodo. Chi scrive ha condiviso con il “consigliere” Manfredi dieci anni di impegno amministrativo, testimoniando la sua preparazione politica, la sua predisposizione verso la pubblica amministrazione e la sua capacità di dialogo e di confronto con gli amministratori locali e con i cittadini. Nel maggio 2000 si candidò alla carica di Sindaco: perse per poche decine di voti la sfida a due con Giavanna Celaschi. I Sindaci di Farini – Ferriere lo scelsero quale presidente del Consorzio Casa Protetta, carica che gli diede l’opportunità di seguire e di essere maggiormente interprete del lavoro di ampliamento della struttura consortile. Da professionista intraprese l’attività di studio tecnico con punto di riferimento a piazzale Roma in città. Suoi alcuni lavori di progettazione e direzione lavori sul territorio, ricordiamo il rifacimento della piazza del capoluogo. Ed è appunto la piazza ex Municipio il lavoro la cui inaugurazione ha registrato la sua ultima apparizione in pubblico prima che il male si riacutizzasse per l’ultima volta. Con l’istituzione della nuova Comunità Montana delle Valli del Nure e dell’Arda, assunse la “prima” presidenza dell’Ente. Paolo 51 ontagna Nostra ciregna - metteglia P iccole ma vivaci. Così potremmo definire le due piccole frazioni della nostra parrocchia, tanto silenziose e appartate durante l’anno, quanto piene di vita e di movimento nel periodo estivo. Ed è bello vedere gli anziani seduti sulla piazza a chiacchierare, mentre c’è chi è nell’orto, o pulisce e sistema qualcosa del paese, facendo un servizio per tutti, oppure si incammina verso il cimitero per una visita ai propri morti. Anche se magari a prima vista ci sono sembrati ordinari e senza troppa rilevanza, i giorni che abbiamo trascorso insieme nei luoghi dove siamo nati sono invece un’occasione importante e significativa, che comprenderemo meglio durante l’inverno, quando magari ci accadrà di ricordarli con nostalgia, e li riscopriremo come un conforto e un punto di riferimento durante il lungo periodo di assenza dal paese. La sagra di San Rocco a Metteglia A lla sua seconda edizione in questa veste rinnovata, la tradizionale sagra di san Rocco si è riconfermata come un bellissimo momento di festa e di allegria. Dopo la celebrazione della Santa Messa, terminata con la lunga processione che vede il suo momento più suggestivo nella sosta al cimitero - quasi a 52 voler coinvolgere anche i defunti alla festa del paese – la giornata è proseguita con il pranzo in paese, tra antichi mezzi agricoli e alcune moto d’epoca, portate da appassionati collezionisti. Anche quest’anno il tema della festa era ‘I lavori di una volta’, e il pezzo forte è stata la ‘machina d’aiut’ cioè un complicato aggeggio mosso da un’enorme manovella che a una ad una sgranava le pannocchie. Grazie alla famiglia Ferrari di Noce che ha prestato il granturco, è stato possibile dare una dimostrazione del lavoro, dimostrazione che in realtà non è stata soltanto tale, perché ha permesso di sgranare effettivamente tutto il mais di questa famiglia. La musica di piffero e fisarmonica e la voglia di stare insieme hanno permesso un simpatico ed intenso pomeriggio insieme. Il ballo previsto nel dopocena non è stato invece possibile a causa del maltempo, ma la gente è rimasta fino a tarda notte a chiacchierare e cantare insieme, per cui la riuscita della giornata è comunque stata davvero piena. ontagna Nostra La sagra della Madonna delle Grazie a Ciregna A nche a Ciregna si è celebrata una bella festa, nella domenica della Madonna delle Grazie, con la santa Messa e la processione lungo la strada principale del paese. Come nell’estate precedente, anche quest’anno è stata rallegrata dalla presenza degli scout, provenienti da Bologna e accampati con le loro tende presso la Fontana Marenga, che hanno cantato in chiesa e durante la processione rendendo più solenne e suggestiva la funzione religiosa. La festa di Fontana Marenga R imandata a dopo Ferragosto a causa del maltempo, la festa tradizionale di Fontana Marenga è stata una bella occasione di incontro e di allegria. Come al solito al centro della mattinata vi è la santa Messa sul prato della fontana, e poi il pranzo insieme, a pic-nic, sui tavolini in pineta. La festa è anche un’occasione informale ma preziosa di incontro tra la popolazione e gli amministratori locali, la cui presenza è sempre estremamente gradita. Non va infatti dimenticato che l’attuale sistemazione dell’area di Fonta- na Marenga è il risultato dell’impegno fattivo di molti di loro, oltre che della collaborazione e delle idee della gente del posto. Erano perciò presenti il presidente della Comunità Montana di Bobbio Massimo Castelli, il vicesindaco di Marsaglia Emilia Albertelli con l’assessore Paolo Rossi, l’assessore di Ferriere e consigliere della Comunità Montana di Bettola Giancarlo Opizzi, e il sindaco di Bettola Simone Mazza. Attraversato dal confine tra i due comuni di Ferriere e Marsaglia, e quindi anche da quello delle due Comunità Montane, il pascolo diventa l’occasione di gesti di gemellaggio, come l’offerta e lo scambio di ceri votivi da parte degli esponenti delle due amministrazioni comunali, avvenuta durante la Messa. Al suo termine, dopo alcuni brevi discorsi, è stata inaugurata la risistemazione della strada Castelvetto-Fontana Marenga, curata dall’amministrazione di Marsaglia. 53 ontagna Nostra Gli scout a Fontana Marenga A nche quest’anno a Fontana Marenga sono venuti gli scout per un loro campo. Questa volta la provenienza era Bologna città, a testimonianza che la fama della bellezza dei nostri monti ha davvero varcato i confini ed è giunta anche molto lontano. Siccome tutti cercavano nello stesso periodo, e stato possibile ospitare un solo gruppo, ma in realtà a chiedere posto sono state decine di gruppi scout dei luoghi più diversi (ci ha cercato anche un gruppo di Roma). La loro presenza tra noi è molto gradita, perché porta vita ed allegria, e così speriamo di continuare, e magari di ampliare questa bella esperienza di ospitalità. 54 Annalisa Mulazzi e Giuseppe Grazioli sposi il 10 aprile 2010 nella Parrocchia di S. Clemente, Bertonico (Lodi) ontagna Nostra Il nostro Simone Ferrario, di Antonella e Paolo, nel giorno della sua Prima Comunione celebrata a Ciriano Laghetto, attorniato in questa foto dai nonni Anna e Giampiero Opizzi, dalla bisnonna Caterina e dalla cuginetta Chiara. Alla sagra di Metteglia ecco Giulio Carini e Fausto Perini alle prese con la “machina d’aiut”, con cui un tempo si sgranavano le pannocchie. 55 ontagna Nostra Manutenzione del tetto della chiesa di Metteglia D urante l’estate a Metteglia il nostro Corrado Viani ha messo la sua esperienza professionale a servizio della parrocchia, perché il tetto della chiesa si trovava in condizioni un po’ precarie. Di per se non avrebbe dovuto aver problemi, infatti non ha che pochi anni di vita, ma la ditta che vi aveva lavorato lo ha fatto con non troppa perizia, 56 Mulazzi Sante n.01.11.1929 - m.09.08.2010 Il giorno 9 agosto, all'età di 80 anni, si è serenamente spento Sante Mulazzi circondato dall'amore dei suoi cari. Il caro Sante ha lasciato i nostri monti negli anni 60 assieme alla mamma, ai fratelli e alla sorella per giungere nel Bresciano in cerca di lavoro dove vi ha abitato fino alla fine dei suoi giorni. Una vita dedicata al lavoro e rallegrata dalla quotidiana presenza dei fratelli, della sorella Angela, del cognato e dei nipoti. Ricordiamo che il nostro caro Sante non perdeva occasione, sia nel bene che nel male di fare un salto sui suoi monti per rivedere le persone a lui care e fare visita ai suoi compianti (tra cui l'amato padre). e con materiale piuttosto scadente, così da costringerci a rimettervi mano con urgenza per evitare infiltrazioni e altri danni. Ora alcuni importanti interventi di lattoneria e altre lavorazioni hanno limitato un po’ i guai. Resta il rammarico di un lavoro obbiettivamente malfatto, al quale adesso possiamo solo cercare di porre qualche rimedio. Caro zio Sante è inutile e banale dirti che ci manchi e che hai lasciato un grande vuoto attorno a noi, ma purtroppo è così. Ancora non ci sembra vero: sentiamo i tuoi passi in ogni stanza, la tua voce e le tue risate; è difficile accettare la tua assenza. Le nostre vite sono piene di dolci ricordi, dell'amore che ci hai dato e degli insegnamenti che non ci facevi mancare. Insieme agli altri zii (Pietro ed Alfredo) hai riempito le nostre vite e te ne siamo grati. Con la tua semplicità hai amato, e sei stato amato, da tutti. Un grande bacio. I tuoi nipoti Giordano, Claudio e Mariarosa CENTENARO ontagna Nostra L’annunciata partenza per la sua terra d’Africa di don Deno, ci fa in parte piacere nel vedere che lui è riuscito ad appagare i suoi desideri di vita e fare ritorno nella sua casa natale. E’ un desiderio di tutti, naturale, tornare dove si è nati, dove si sono lasciati gli affetti più cari e dove ci si sente realizzati. Un grazie per il servizio che ha svolto in questi anni per la nostra comunità, una comunità che ora rimane “un po’ più povera”, che aspetta con ansia un pastore che sappia condividere con la gente le aspettative, le ansie, le gioie e i dolori della vita di tutti i giorni. Documentiamo la vita estiva trascorsa nelle nostre frazioni con una ricca sequenza fotografica ripresa dal nostro collaboratore Gianni Carini di Guerra. 57 ontagna Nostra Immagini dell’estate a Centenaro 58 ontagna Nostra 59 ontagna Nostra Momenti felici in casa Rezoagli Una nuova vita ha riempito di gioia la famiglia di Paolo Rezoagli: la figlia Eleonora Rezoagli e il marito Sergio Butò sono diventati genitori del piccolo Riccardo, nato il 24 maggio 2010 a Carate Brianza. Un nuovo medico a Centenaro Emanuele Rezoagli, nato il 18 dicembre 1985, si è laureato con lode in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi dell’Insubria di Varese, nella prima sessione del luglio 2010, con una tesi dal titolo: “ Storia clinica della trombosi venosa cerebrale: studio multicentrico”, elaborata nel Dipartimento di Medicina Clinica. Ringrazia in modo particolare i genitori Maria Luigia Bocciarelli e Paolo Rezoagli. 60 In riferimento alle nuove stazioni Via Crucis di Centenaro, comunichiamo che le stesse sono state realizzate dall’artista Laura Fieschi di Merate (LC). Ha conseguito il Diploma di Liceo Artistico presso l’Istituto delle Orsoline di San Carlo, in Milano. Da venti anni si dedica esclusivamente alla pittura; ha partecipato a diversi concorsi ed effettuato mostre collettive e personali ottenendo riscontro di pubblico e di critica. Alcune sue opere sono esposte presso Comuni della Brianza. ontagna Nostra Ricordiamoli Ferrari Luigi n. 10.07.1928 m.11.06.2010 Hanno offerto per il Bollettino: Sordi Palino, Sordi Mario, Sordi Giovanni (Giannino), Bocciarelli Vittorio, Ferrari Pino, Cavanna Gianna e Luigi, De Martini Marinetta, Ferrari Giuseppe (Radino), Ferrari Luigina, Bergonzi Cavanna Celestina, Villa Gianni, Fam. Sordi Vago, Ferrari Luigi, Passoni Raffaella, Villa Passoni Silvana, Sordi Sandrino, Ferrari Angelo, Ferrari Lorenzo, Bocciarelli Vittorio, Bocciarelli Maria, Campominosi Maria, Mulazzi Nerio, Bonalumi Fernanda, Molinelli Giacomo, Bocciarelli Irene, Mezzadri Maria e Renzo, Villa Gianni (Carlotti), Sordi Maria, Bocciarelli Luigino, Ferrari Livio, Ferrari Angela, Sordi Maria, Villa Ersilio, Vanini Rosina, Sordi Romano, Rezoagli Antonietta, Sordi Giuseppe, Ferrari Angela, Campominosi Bartolomeo, Maiocchi Rocco, Villa Mauro, Maiocchi Rosa, Priore Piera, Villa Albina, Boeri Antonio, Richelmi Sandra, Fugazzi Giuseppe, Loro Luisa, Boccia- relli Agnese, Bernini Antonella, Bernini Sonia, Trabucchi Bocciarelli Mariuccia, Trabucchi Pierluigi, Boeri Paganelli, Sala Luigi, Molinari Giancarlo, Gregori Luigi, Gregori Angela, Villa Agostina. Hanno offerto per la Chiesa: Cavanna Gianna e Luigi, Sordi Palino, Sordi Mario, Demartini Marinetta, Ferrari Giuseppe (Radino), Villa Gianni, , Villa Passoni Silvana, Sordi Sandrino, Ferrari Angelo, Fam. Sordi Vago, Ferrari Luigi, Passoni Raffaella, fam. Malchiodi, Mezzadri Maria e Renzo, Villa Gianni (Carlotti), Sordi Maria, Vanini Rosina, Sordi Romano, Ferrari Angela, Rezoagli Antonietta, Sordi Giuseppe, Bocciarelli Gianna, Maiocchi Rocco, Villa Mauro, Villa Gianni, Villa Albina, Boeri Antonio, Richelmi Sandra, Trabucchi Bocciarelli Mariuccia, Cavanna Daniela e Margherita, Gregori Luigi, Maiocchi Andrea dona sempre le rose tutto l’anno per la chiesa. 61 ontagna Nostra Rocca ha registrato anche quest’anno il riconoscimento ad un suo “cittadino” dall’Associazione Piacentini nel Mondo. E’ Josiane Ziliani Balderacchi, presidente dell’As.Pa.Pi. (Associazione Parma Piacenza) che ha ricevuto il premio nella manifestazione organizzata dall’amministrazione provinciale domenica 8 agosto a Pianello. Josiane, emozionata e contenta ci racconta la sua esperienza di vita. “Voglio ringraziare tutte le persone che hanno pensato a me per questo premio che onora me e tutti i piacentini nel mondo, specialmente piacentini francesi. Voglio ringraziare i miei genitori che ci hanno cresciuti, con mia sorella e mio fratello, nell’amore della famiglia, nel lavoro, nell’onestà, generosità e rispetto verso tutti. Sono arrivati in Francia, da giovani ma con tanto coraggio, non solo per migliorare la loro vita, ma anche per aiutare le loro famiglie rimaste in Italia. I soldi guadagnati e risparmiati erano mandati a casa. La prima volta che ho visto l'Italia, avevo 2 anni, poi ogni 2 anni tornavamo a Folli. Viaggio lungo, treno da Parigi a Milano, poi treno per Piacenza, tram per Bettola e infine corriera fino a Folli, 62 Josiane a Pianello con il Presidente della Provincia Massimo Trespidi. ROCCA dove il nonno Giovanni Labati e la zia Rosina, ci aspettavano. Da bambina, ricordo solo che avevamo una gioia enorme di trascorrere le vacanze qui. Dopo la città di Nogent sur Marne, stavamo 2 o 3 mesi d'estate, di caldo, di sole, di libertà dove la mia prima lingua straniera fu il dialetto ferrierese, che parlo ancora oggi. Bellissime giornate insieme ai bambini di Folli e ai villeggianti di Piacenza, San Colombano, Milano e noi, “I Francesi”, a tenere le mucche, a fare il bagno nel Nure, a fare gite sui monti Megna e Carevolo. I miei rapporti con tutti non sono cambiati e tutt'ora i mei amici sono sempre quelli. E cosi che il legame con questa terra si è rafforzato. Dai miei genitori ho sempre sentito parlarne in bene. Loro, l'avevano lasciata, ma non abbandonata, non dimenticata e noi figli di emigrati, l'abbiamo ricevuta in dono. E’ cosi che abbiamo ontagna Nostra tutto in doppio: doppia nationalità, doppia cultura, famiglia in Francia, cugini in Italia, amici francesi e amici italiani. Noi siamo ricchi di tutto questo ! Quando ho smesso di lavorare, ho sentito un grande vuoto e sono entrata in AS.PA.PI. Per dare una mano, poi da segretaria ne sono diventata Presidente nel 2004. L'associazione riunisce i Piacentini e i Parmensi di Francia. Con l'aiuto di tutti e anche dei famigliari, facciamo delle manifestazioni dove possiamo ritrovarci, stare insieme e mantenere il legame tra di noi. I nostri statuti dicono: Associazione culturale per mantenere i legami con la Provincia di origine. E cosi che ci ritroviamo in piu di 250 persone per i concerti, siano lirici, tradizionali o cori di montagna: tutto quello che ricorda ai nostri emigrati o figli d'emigrati, i canti sentiti o cantati sulle piazze dei nostri paesini. Le nostre serate danzanti, vedono ancora più gente, una media di 350 persone. Una volta all’anno, organizziamo un soggiorno in Italia per conoscere meglio una regione e cosi che abbiamo visitato l'Emilia-Romagna per prima, poi la Puglia, l'Umbria, la Sicilia e in ottobre andremo in Veneto. Ogni anno facciamo anche 2 forum di associazione: uno a Parigi e l'altro a Nogent sur Marne. Abbiamo da qualche tempo, un gruppo di giovani che anche loro avendo un forte legame con questo territorio, non solo vengono per le loro vacanze ma hanno già organizato serate tra di loro, con musica italiana e piatti di salumi e vini piacentini. Siamo molto contenti perchè così ci danno l'energia di continuare il nostro camino. Grazie a tutti i nostri soci e amici che aspettano sempre da noi di dar loro l'opportunità di incontri. 63 ontagna Nostra Josiane incontra a Ferriere il Vescovo mons. Gianni Ambrosio. L'anno scorso con le nostre iniziative, abbiamo potuto aiutare con gesti di beneficienza la Caritas di Piacenza, i terremotati dell’Abruzzo e la Croce Azzurra di Ferriere per la nuova ambulanza. Ringrazio Agostino, mio marito, piacentino di Rocca, che rende il mio impegno più facile, mi sostiene e mi aiuta quando ho bisogno, ringrazio i mei figli, la nuo- ra e i miei nipotini Adrien e Nicolas di essermi sempre vicini. A tutti un abbraccio. Josiane Ziliani Balderacchi Un saluto da Nogent sur Marne dov'è nata il 30 aprile la piccola Alba Repetti di Nicolas e di Taravella Jeanne. 64 BRUGNETO-Curletti cASTELCANAFURONE ontagna Nostra E ccoci giunti alla fine di un’estate che è stata piena di vita e di iniziative per tutte le nostre parrocchie. A Curletti la vecchia scuola, oggi totalmente rinnovata, è stata il centro di molte feste e momenti di ritrovo, mentre a Castelcanafurone la sagra del paese è sembrata riprendere la sua tipicità di un tempo; a Brugneto, infine, i ragazzi del circolo ANSPI hanno dato vita ad un fitto calendario di attività. E poi quasi tutte le frazioni hanno organizzato un proprio momento di festa. Adesso stiamo scivolando nuovamente verso i ritmi quotidiani propri di questi anni, che sono fin troppo lenti e solitari, ma l’aver trascorso insieme tante belle giornate rende forse più facile affrontarli. Ora un breve riassunto dell’estate, ma andiamo con ordine. 65 ontagna Nostra Gara di Ballo e della giornata ‘televisiva’ con la Gigliana Giglian, due appuntamenti svoltisi presso la ‘Balera’ di Brugneto. Inoltre un momento dei giochi popolari di Brugneto, e le due cuoche protagoniste delle serate estive brugnetesi: Mariuccia Malchiodi e Sabrina Castignoli. Mariuccia Malchiodi Sabrina Castignoli 66 ontagna Nostra L’attività estiva L’estate in val d’Aveto si è conclusa sulla balera di Brugneto il 22 agosto con una gara di briscola il pomeriggio, a cui è seguita una cena in compagnia: due spaghetti aglio e olio per salutarsi e proiettare le immagini e i video degli appuntamenti estivi del circolo U Mercadello. Era cominciata il due agosto con una giornata fuori dall’ordinario, quando, con Gigliana Gilian e la sua Tele Ducato, avevamo registrato una puntata del programma “Una star ai fornelli” e avevamo pranzato con l’ottimo cinghiale della nostra Uccia e con la gustosa polenta dei nostri cuochi. Il pranzo era stato l’occasione per inaugurare i nuovi stand della balera, con spazi adibiti a cucina, bar e griglieria e che hanno agevolato i lavori durante le feste. Il primo appuntamento, come di consueto, è stato la Festa di Brugneto, la seconda domenica di agosto. A partire dalle 18, ci si è ritrovati per un allegro happy hour, (movimentato dai nostri barmen Leo e dalla sua spalla Sergio) continuato con una formidabile serata danzante insieme a Norberto&Mirko. L’11 agosto è stata la volta del grande ritorno dei Giochi sul campo, di cui sono stati protagonisti il tiro alla fune e la cuccagna. Numerose squadre si sono sfidate sino all’ultimo, per aggiudicarsi i premi, ma i vincitori sono risultati le squadre di Tornarezza e del Comune di Ferriere tra gli uomini e delle “Giovani Poiane” di Noce tra le ragazze. Seconde? Come l’anno scorso, le V.P. (chi vuole intendere, intenda)! Terminati i giochi, ci siamo ritrovati tutti insieme per una cena a lume di candela con pisarei e porchetta (un grazie alle nostre porchettaie) e allietati dalle note della bravissima Jessica. Le premiazioni, attesissime, hanno visto come protagonista indiscusso il nostro Giulio di Noce, che ha intrattenuto il parterre con una poesia indimenticabile. La settimana è continuata con la tipica Festa dei coscritti, quest’anno offerta dai giovani del 1992…tanta voglia di divertirsi e di ballare! Il 13 agosto, a occupare la pista della balera, è stata la prima gara di ballo “Ballando sotto le frasche”, con Roberta Band. La serata, un vero e proprio show, è stata una sfida all’ultima danza: valzer, polke, cumbie, tante coppie in gara, di cui una sola ha vinto il premio offerto dai nostri amici, la famiglia Rocca di Ozzola, una giornata di relax e benessere al Relais La Colombara di Pigazzano: le biondissime Erika&Viviana. L’estate ci ha ancora riuniti con le gare di briscola, altra occasione per stare insieme. L’impegno profuso, perché tutto fosse possibile, è stato tanto e cominciato durante la primavera, ma il sostegno del comune di Ferriere, di Agostino Carini e dei nostri lavoratori (uno su tutti il mitico Baci, grazie!) ha permesso la costruzione dei nuovi stand. Noi ragazzi ringraziamo tutti coloro che ci hanno aiutati con tanta buona volontà e tutti coloro che sono stati con noi in simpatia durante i nostri appuntamenti: ci avete regalato un agosto davvero divertente! E’ proprio vero che la cosa più bella è stare in compagnia! Dandovi appuntamento alla prossima, un saluto e un abbraccio a tutti! I ragazzi del Circolo U Mercadello 67 ontagna Nostra La Santa Messa alla Madonnina di Tornarezza O rmai tradizionale al martedì dopo la sagra di Brugneto, anche quest’anno si è svolta la piccola festa, tanto sentita quanto familiare, attorno alla Madonnina collocata lungo la strada, all’ingresso di Tornarezza. Un’occasione di preghiera e di incontro - possibile anche grazie all’ospitalità della famiglia di Patrizio e Anna - che vede radunarsi la popolazione di molte nostre frazioni, ed è partecipata in particolare da chi è più avanti nell’età; per molti di loro si tratta di un’opportunità unica per trovarsi insieme almeno un momento nell’anno. Alla santa Messa, celebrata da don Giovanni Castignoli, ha poi fatto seguito un rinfresco preparato dalla gente della frazione, e così il pomeriggio si è concluso in serenità ed allegria. La festa di san Rocco a Casella C ome già l’anno passato, la gente di Casella si è seduta a tavola insieme nelle vie del paese in occasione della festa di san Rocco. Complimenti a chi ha organizzato: un paese unito è una consolazione, e anche un bellissimo messaggio di speranza. i ragazzi e i bambini hanno trovato un modo fresco e divertente per passare il pomeriggio, giocando con l’acqua, proprio come facevano anche i loro genitori. 68 Nella foto: Giorgia, Alessandro, Erika, Camilla, Sofia grande, Sofia piccola e Maria. ontagna Nostra “Noce sotto le stelle” A nche a Noce, da ormai tre anni, la popolazione si trova insieme a cena, appunto ‘sotto le stelle’. Il garage degli impareggiabili Giulio e Marisa è sempre accogliente e ha spazio per tutti, e così è possibile trascorrere una serata in compagnia e in amicizia: un’occasione importante per riconfermare l’unità della frazione. Gli scout a Brugneto D urante l’estate, come ormai da tanti anni, alcuni gruppi scout sono stati ospiti presso il paese. Tutti gruppi di provenienza di Voghera, dapprima ha albergato presso la scuola il gruppo dei lupetti, pochi giorni più tardi e arrivato anche il reparto scout del medesimo gruppo, che ha piantato le proprie tende appena sopra al paese, portando allegria, simpatia e vivacità. Eccoli in fotografia. 69 ontagna Nostra Da Costa a Gerusalemme. La nostra Annamaria Capucciati Berzieri ci ha scritto questa breve cronaca del suo pellegrinaggio in Terrasanta 70 Dal 14 giugno al 23 giugno sono stata in Terra Santa. Da tanto tempo avevo nel cuore di fare questo viaggio. Il mio desiderio si è concretizzato in questo periodo perché mi è stata data l’opportunità di seguire mio marito che fa parte della 1° Comunità neocatecumenale della parrocchia cittadina di S.Giuseppe Operaio. Prima di ogni altro discorso devo ringraziare i catechisti i sigg. Gianni Beoni, Rodolfo Amerio, padre Nicola Albanesi e il responsabile del gruppo Dott.Paolo Tansini che mi hanno permesso di avere tutto quello che hanno avuto i fratelli di comunità. Grazie di cuore!! Dalla città di Tel Aviv un pullman gran turismo e una guida ci hanno accompagnato per tutta la durata del viaggio. La prima tappa è stata il monte Carmelo. E’ un’altura paragonabile al nostro monte Macazzino (vicino a Casella) con, sulla sommità, una chiesa e una grande statua dedicata al profeta Elìa. Su questo monte è stata proclamata la parola relativa alla distruzione dei profeti di Baal (i falsi profeti) da parte di Elìa. Questa tappa ha voluto significare l’abbandono degli idoli che tutti i giorni ci soffocano. Il viaggio è proseguito fino alla “Domus Galilaeae”, dove abbiamo pernottato per i primi cinque giorni. La “Domus” (in latino “casa”) è un seminario fatto costruire dal “cammino neocatecumenale” dove vanno a studiare seminaristi di ogni parte del modo. Questa casa è costruita sulle pendici del monte dove Gesù ha proclamato il discorso delle Beatitudini, davanti al lago di Tiberiade. Sul prato è ancora oggi presente una pianta di “terebinto” che, secondo le analisi fatte sui suoi rami, ha circa 2000 anni e, pertanto, potrebbe avere ascoltato il discorso. In Galilea abbiamo visitato i posti dove Gesù ha trascorso l’infanzia, dove ha predicato e dove ha compiuto diversi miracoli. Anche il lago di Tiberiade ti trasmette una sensazione indefinibile se si pensa che i discepoli pescavano quasi tutti in quel lago e che anche Gesù l’ha attraversato in lungo e in largo per spostarsi da una riva all’altra. Abbiamo visto il fiume Giordano, le sue sorgenti e le sue cascate. E’ un fiume paragonabile al nostro Aveto. Gli altri cinque giorni li abbiamo trascor- ontagna Nostra si a Gerusalemme. Da qui abbiamo visitato la casa di Lazzaro e delle sue sorelle a Betania, la stalla e la grotta dove è stato allattato a Betlemme, il cenacolo, l’orto degli ulivi, la via dolorosa, il Santo Sepolcro e la chiesetta dell’Ascensione a Gerusalemme. Mentre calpestavo la terra di quei posti così significativi per un cristiano cattolico, ho pensato che Gesù non poteva scegliere posto migliore dove predicare di volersi bene, di amarsi l’un l’altro, di perdonarsi a vicenda, perché in quel posto vivono persone di diverse culture, religioni, credo politico che fanno, anche al giorno d’oggi, molta fatica a volersi bene, tanto che hanno addirittura costruito un muro lungo diversi chilometri che divide la stessa città in due parti. Se devi andare dall’altra parte vieni perquisito come se ti dovessi recare in un altro stato. Un altro particolare che mi ha colpito è stata la presenza di militari, molto giovani, armati con mitra,sparsi ovunque che garantiscono l’ordine. Prima di raggiungere l’aeroporto per il ritorno siamo saliti sulla collina di Mamre, l’altura dove Abramo ha ricevuto la promessa che avrebbe avuto un figlio anche se lui e sua moglie erano avanti con gli anni. Lì un sacerdote del seminario che sorge su questa altura ci ha invitati a lasciare lì il nostro “asino”. “ L’asino” rappresenta il fardello che ognuno di noi si porta appresso pieno di idoli, problemi, ansie, angosce legate alle cose di tutti i giorni. Se fossimo capaci di sganciare questa zavorra che ci appesantisce potremmo volare liberi nel cielo. Anna Maria Un’immagine della balera di Brugneto, alla sera della festa del paese. 71 ontagna Nostra Castelcanafurone: la festa si ripete …..e si rinnova ! I l 15 agosto a Castello è anche la Sagra dell’Assunta e quest’anno la giornata è stata ricca di momenti gioiosi e tutti rigorosamente “castellani” : alla mattina la S.Messa è stata celebrata dal ns don Giovanni Castignoli e poi, nel pomeriggio, alla chiesetta del Gratra il nostro don Massimo Cassola ha celebrato la tradizionale Eucaristia con l’accompagnamento musicale del caratteristico suono della fisarmonica di Elena Molinari. Naturalmente, il nostro parroco don Ezio Molinari non mancava ed era impegnato ad immortalare i momenti speciali con la sua inseparabile super macchina fotografica. Ed io, Lucia Bongiorni, con l’aiuto di Luisa, Marcella, Gabriele e Marco, per il pomeriggio sul Gratra, ho organizzato vari giochi per i bambini i quali hanno partecipato con grande entusiasmo, divertendo anche gli adulti presenti. Al termine di questo momento vissuto con spensierata allegria, a tutti, grandi 72 e piccini, abbiamo offerto una merenda preparata con la generosità di alcune famiglie castellane. Ed a ricordo, ad ogni bambino è stato donato un gioco ed un dolcetto, riscontrando la loro felicità per noi molto gratificante! E, giunta la sera, dopo aver ripulito per bene il prato che circonda la chiesetta, abbiamo fatto ritorno in paese per continuare i festeggiamenti. In paese, infatti, la piazza era “vestita a festa” e tutto era stato preparato per la cena grazie al lavoro di un’altra squadra di volontari (Gisella e Giacomo, Lisetta e Ettore, Bianca e Giuseppe) e per le danze sempre con la fisarmonica della giovane Elena che, nonostante l’arrivo della pioggia, ha continuato a rallegrare un pubblico di appassionati. Un caro saluto a tutti, un grazie ai ragazzi del Circolo Anspi “U Mercadellu”per la collaborazione ed arrivederci al prossimo anno con altre belle novità! Lucia ontagna Nostra Il 2 giugno, nella splendida Collegiata di Castelsangiovanni, Marco Plate’ (figlio di Giuseppe e Lucia Bongiorni), ha ricevuto la S.Cresima dal nostro vescovo Mons. Gianni Ambrosio. Madrina d’eccezione la sorella Ilaria. Curletti I n brevissimo tempo – è stata inaugurata appena un anno fa – la vecchia scuola elementare è diventata il cuore e il polmone del paese: in grande spolvero per la festa estiva della Madonna delle Grazie, è poi stata anche il riferimento di altri momenti di serenità. Nel giorno della sagra, la Santa Messa è stata celebrata da don Roberto Scotti, parroco di Rompeggio e Retorto, perché don Ezio era a Ciregna, dove si celebra la medesima solennità. Dopo il rito religioso, si è tenuto il pranzo, preparato con ogni cura dalle cuoche del paese e assai partecipato anche da persone di fuori. Il pomeriggio è trascorso insieme, allietato dalla presenza di un antico ‘carretto dei gelati’, venuto per l’occasione, e che ha lavorato a pieno ritmo, grazie anche allo splendido sole che ha baciato la giornata. I bambini hanno trovato in Patrizia di Colla un’impareggiabile animatrice, che ha insegnato loro come si costruiscono i burattini. Infine la serata è stata rallegrata dalle note del piffero e della fisarmonica di Gabriele e Franco, ed è finita con un lungo e simpatico fuori programma, il cui vero protagonista è stato il nostro Santino, che con la sua armonica a bocca ha duettato e ballato a lungo con i suonatori, rivelando non comuni doti musicali. 73 ontagna Nostra C o m plimenti alla gente di Curletti, che ha rinnovato la scuola con una bella cucina, un bel salone e anche con un ampio e comodo bagno: pochi paesi ne hanno una così! Anche quest’anno la festa del paese e il pranzo insieme sono riusciti molto bene: viva Curletti! Lucienne Scaglia Roberto Segalini di Colla e Beatrice Rebecchi di Costa con la loro piccola Ilaria, nel giorno del loro matrimonio celebrato nella chiesa di San Giorgio Piacentino il 22 maggio 2010. Nella foto sotto eccoli con i loro genitori. Felicitazioni! 74 ontagna Nostra La festa della Croce di Costa Il giorno dopo si è invece svolta la festa presso la croce di Costa, momento divenuto ormai tradizionale. Si tratta di un incontro decisamente più familiare e discreto, anche se fortemente sentito, tra le persone delle frazioni circostanti. Soprattutto per gli anziani è un’occasione preziosa per rivedere familiari e amici che normalmente sono lontani. Una breve preghiera presso la croce sulla curva dello stradone, e poi tutti seduti ai tavoli disposti in fila nella via principale di Costa. Dapprima i bambini di Costa, che in estate sono davvero molti di più di quanto non si penserebbe, hanno messo in scena una piccola commedia scritta da loro stessi, e rappresentata con i burattini costruiti a Curletti il giorno precedente, in seguito il pomeriggio è proseguito chiacchierando e ascoltando la musica di Antonio, che con la sua fisarmonica porta sempre un tocco di allegria. La chiesa di Brugneto A l momento di scrivere si stanno definendo i termini e le caratteristiche dell’intervento di messa in sicurezza della chiesa, per ottenerne il certificato di agibilità da parte del Comune di Ferriere. Il compito è stato affidato alla fine di luglio all’ingegner Francesco Scaravaggi, che conosce la nostra chiesa per avervi già fatto alcuni sopralluoghi, e che già in passato ci ha dato preziosi consigli per la sua manutenzione. Speriamo di esser pronti entro la fine di settembre, e saremmo davvero molto rapidi calcolando qualche giorno di ferie e i non pochi impegni dell’ingegnere - in modo da iniziare il lavoro ai primi di ottobre: sicuramente l’effetto finale non sarà bello, ma almeno speriamo offra sufficiente sicurezza. 75 ontagna Nostra Ricordiamoli Probabilmente tutti siamo stati in casa della carissima Maria Bongiorni ved. Cassola, perché con il marito Amelio aveva abitato a lungo nel mulino presso il Rio Grande, e perciò tutti abbiamo anche avuto in cucina qualcosa del suo lavoro, la farina, che negli anni passati si andava a prendere dopo aver portato loro il frumento, magari con la ‘lesa’. Questo per suggerire quanto era familiare la nostra carissima Maria, e quanta fatica ha caratterizzato la sua esistenza. La ricorderemo con affetto e con stima, pensando alla sua età ormai longeva, alla sua umanità, e alla vivacità ed energia che la hanno sempre caratterizzata. 76 Durante l’estate ci ha lasciato anche il carissimo Giuseppe Carini, vinto dalla malattia che da alcuni anni lo accompagnava, e a cui ha sempre reagito con ogni energia; e così a Colla si chiude un’altra porta, e quasi un intero angolo del paese. Era stato cantoniere della provincia, e anche barista nella piccola osteria-dopolavoro aperta nel seminterrato della sua casa, ma soprattutto agricoltore, faticando sui magri terreni di questi monti. Per tutti però era un amico e un familiare, e così lo porteremo nel cuore con affetto e nostalgia. ontagna Nostra VAL LARDANA Piccola, grande solidarietà C ome tutti gli anni le feste di agosto a San Gregorio sono iniziate con la processione della Madonna delle Grazie durante la Messa della prima domenica di agosto. Nel suo imponente baldacchino la statua della Madonna è stata portata si potrebbe dire “in trionfo” intorno alla chiesa: proprio come succede da moltissimi anni, quando tutti gli emigrati “sono a casa” e la ringraziano per l’aiuto che Lei non fa mai mancare a chi glielo chiede. Indubbiamente la Vergine Maria veglia sulla nostra Parrocchia e come sempre ci ha aiutati anche nei festeggiamenti di agosto. Fedeli alle iniziative proposte negli anni ’90 dal mai abbastanza compianto padre Agostino Sangalli, abbiamo di nuovo proposto l’Asta delle Torte che – grazie alla generosità di chi ha fornito torte e salumi e vino, alla fantasiosa e fattiva partecipazione dell’immancabile battitore d’asta e soprattutto al simpaticissimo e gradito gioco al rialzo dei compratori – ha fruttato un incasso “favoloso” (in rapporto ai nostri bilanci, ovviamente!) Fin qui tutto è stato organizzato abbastanza facilmente, ma per quanto riguarda il seguito del programma dobbiamo confessare che tutto si è potuto svolgere grazie alla Provvidenza che si è manifestata sotto la forma della solidarietà. Si, perché lo sparuto gruppo organizzatore ha dovuto fare i conti, oltre che con la pioggia che ha costretto a rimandare la polenta sotto il campanile ed i giochi per i bimbi, anche proprio con l’”esiguità” di tale gruppetto che mai sarebbe riuscito nell’intento se in moltissimi non avessero risposto all’appello lanciato a tutta la Comunità. E’ stato proprio un miracolo di solidarietà quello che si è compiuto da noi la mattina alle otto del 16 agosto. Sono apparsi in molti sul sagrato: i Bernardi, il Sindaco ed i Vice Sindaco di Fontana Rosa, Pino Taravella ed altre numerose persone di buona volontà che prima di mezzogiorno avevano terminato l’allestimento delle tavolate e dello spazio lotteria. Nel pomeriggio la task force di cuochi, cuoche, friggitori di patatine ed aiutanti vari era sul posto di lavoro, con gli eclettici Monti ed Amici e le new entries Sergio e Messa. Con questo solidarissimo spiegamento di forze, nonostante lo spostamento della festa dal 14 al 16, tutto si è svolto per il meglio e con la soddisfazione delle casse parrocchiali che si sono assicurate riscaldamento ed elettricità per il prossimo anno. 77 ontagna Nostra La solidarietà ha veramente trionfato quest’anno, soprattutto nel gruppo dei giovani che con convinzione hanno organizzato i GIOCHI PER I BIM BI, così ben partecipati dal folto gruppo di bambini che hanno vinto i premi in palio nelle pentolacce, nelle corse dei sacchi, e degli altri divertenti giochi. Emanuela e Federica, Silvia e Susy con i loro intraprendenti fidanzati hanno gestito i giochi nel prato antistante la chiesa oltre che la cassa, il servizio al tavolo e l’estrazione della lotteria con Marie France. E’ stato bello vedere l’impegno profuso da questi ragazzi che ci assicurano la continuità di questa manifestazione, momento comunitario e sguardo solidale su un futuro vivo per la nostra Comunità. Con questa felice considerazione non possiamo che darvi appuntamento per agosto dell’anno prossimo, invitandovi a far conoscere l’Alta Val Lardana ai vostri più cari amici. Giancarla Corno 78 Anche quest’anno le offerte degli sponsor ci hanno aiutati a “fare cassa” per la Parrocchia. Ringraziamo quindi di cuore: Panetteria Cavanna - Ferriere, Macelleria Lanfranchi – Ferriere, Alimentari Carla Toscani – Ferriere, Ferramenta Casa Mia – Ferriere, Alimentari Alberto Freschi – Farini - Fioriste Adriana e Fiorella Freschi – Farini, Pasticceria Marchesi - Milano ontagna Nostra La pioggia ha provato a disturbare la festa a casa di Alfredo e Amerigo Moia, quest’anno, ma niente può fermare l’allegria di questa giornata tutti “con le gambe sotto il tavolo”, eccezion fatta ovviamente per il generoso drappello di persone che ha coadiuvato Alfredo ed Amerigo e che si sono sedute solo dopo aver grigliato spiedini e servito il pasto alle oltre cento persone ospiti “dei Moia”. Buon cibo, vino generoso e allegra compagnia hanno aiutato a superare la spruzzata di pioggia per lasciare poi spazio al canto liberatore per tutti il 6 Agosto alla Villa di San Gregorio. Grazie, signori Moia, per questi bei momenti. Cassimoreno: Grazie Caterina per l’ottima cucina sempre pronta! 79 ontagna Nostra Montereggio ………“non è un paese per vecchi” 80 Considerazioni di un nostro collaboratore Facendo un giro virtuale nella mia memoria passo in rassegna, partendo dal fondovalle, tutte le frazioni della parrocchia di Montereggio, lo scopo di questo viaggio simulato è di fare un censimento degli abitanti di questi luoghi e calcolare approssimativamente la loro età media. Alla fine di questa rilevazione statistica il risultato è più o meno quello che mi aspettavo: l’età media di chi effettivamente risiede e passa la maggior parte della propria esistenza in queste frazioni è di circa 80 anni. Dopo i dovuti auguri e congratulazioni a chi ha raggiunto e in tanti casi superato lungamente tale età, vengono al pettine i nodi legati ai bisogni ed alle esigenze connessi alle loro condizioni. Quasi tutte le persone anziane sono sole o con compagnie di pari età, alcune assistite da badanti spesso straniere, pochi i vicini e a volte distanti qualche centinaio di metri, i figli ed i nipoti solitamente lavorano lontano a Piacenza, Milano o addirittura all’estero. A questo punto viene spontaneo chiedersi il motivo del titolo”Montereggio non è un paese per vecchi”, vista la situazione esistente la spiegazione risulta molto semplice: mancano spesso o, se esistenti, sono inutilizzabili servizi necessari per tutti ma assolutamente indispensabili alle persone anziane. Un servizio essenziale è il telefono, per mezzo suo i figli lontani si tengono in contatto con gli anziani genitori, tramite il telefono si possono chiamare i numeri di emergenza (Vigili del fuoco, Carabinieri, Soccorso Sanitario), si può prenotare il Prontobus, si possono allertare i vicini in caso di bisogno, ci si può svagare facendo due chiacchiere con gli amici. Tramite il telefono quei pochi esercizi commerciali che quasi eroicamente restano sul territorio (negozi, ristoranti, locali di svago) eseguono gli ordinativi e ricevono le prenotazioni, oggi con il telefono si riesce a lavorare restandosene presso la propria abitazione spedendo fax, posta elettronica, cartelle di lavoro, immagini e filmati, si possono richiedere ed inviare documenti agli uffici pubblici. Questo servizio dalle tante utilità e versatilità purtroppo nella nostra zona è alquanto carente. Dopo anni in cui mancavano i numeri per i nuovi abbonati sono arrivati i periodi in cui, a causa di guasti, rispondeva una persona diversa da quella chiamata, oggi purtroppo siamo nuovamente peggiorati: chi chiama trova l’utente sempre occupato, chi vorrebbe telefonare alza la cornetta ma la trova muta per mancanza di segnale. Questo disservizio, prima raro e di breve durata, oggi è sempre più frequente e permane anche due, tre, quattro giorni, come è avvenuto anche nel passato periodo natalizio e nel corrente mese di luglio. Ma come…… basta comporre il numero unico gratuito 187 ……restare qualche decina di minuti in attesa sentendo una simpatica voce registrata che ti invita ad attendere senza riattaccare per “non perdere la priorità acquisita”, ricomporre di nuovo per altre ontagna Nostra tre o quattro volte il 187 quando cade la linea, e finalmente ai coraggiosi rimasti viene concesso il privilegio di parlare con un addetto Telecom al quale si spiega il disservizio e, a volte, avere la conferma che il guasto sarà riparato nel più breve tempo possibile secondo la tempistica prevista dalle tabelle contrattuali. Ricordiamoli Il 28 luglio 2010 è mancato a Piacenza Giuseppe Molinari, classe 1918. Se n’è andato subito dopo la cara moglie Ginetta ed ora riposano insieme nel cimitero di San Gregorio. La nostra Comunità con quella di Cassimoreno porge alla famiglia le più sentite condoglianze, ma è ancora la nipote Paola Bracchi a salutare dalle righe del nostro giornale l’ultimo nonno che l’ha lasciata. “Se non ci fossero stati i miei nonni, molti ricordi della mia infanzia non esisterebbero nemmeno. Driollo, Monica, Ginetta e Pinuccio. Ognuno di loro mi ha insegnato tanto e regalato momenti meravigliosi e proprio per questo posso dire di essere stata fortunata ad averli avuti accanto per così tanto tempo. L'ultimo a mancare è stato il più sorprendente da conoscere: il nonno Pinuccio. Immaginatelo e ricordate- velo come il nonno di quelli di una volta, con la N maiuscola: un omone buono che mi ha insegnato con immensa pazienza ad andare in bicicletta e giocare a scacchi; che con le sue grandi mani forti lavorava le lamiere trasformandole in vere e proprie opere d'arte, incantandoti nel vederlo lavorare; un nonno divertente ad ogni suo sternuto tipicamente piacentino: "ehhhccc..ciculat in puvar!"; un nonno a cui piaceva mangiare e dormire, lasciando però svegli tutti noi con il suo forte russare. A volte un po’ testardo e capriccioso ma sempre e comunque un nonno da far invidia, che tutti vorrebbero avere e da cui tanto ho potuto imparare. Per me il nonno Pinuccio è anche la nonna Ginetta: una cosa sola inseparabile. I miei nonni. Un bacio grande a mia mamma Roberta.” 81 ontagna Nostra T ante le cose che meriterebbero di essere raccontate, tante in apparenza banali ma così ricche di significati profondi e tante ancora che forse non basterebbe un intero libro. Non sono improvvisamente impazzito, ma mi sono accorto ancora una volta che dietro a migliaia di cose, esistono altrettante migliaia di sfumature che le rendono ricordi indelebili. 82 CATTARAGNA ontagna Nostra A volte anche momenti tristi ti fanno maggiormente apprezzare le piccole cose che si fanno insieme, quest’anno, ci ha lasciato Maria, ma credo che sia solo un distacco fisico, perché ogni volta mentre eravamo indaffarati a preparare qualche cosa, il suo sorriso e la sua dolce disponibilità ci ha sempre accompagnato, nello stesso modo in cui ogni volta che era con noi abitualmente e spontaneamente faceva. Q uesta estate poi ho avuto il piacere di ripercorrere per qualche minuto un passo della nostra storia, rivivendo quelle ormai antiche “passioni”, semplicemente calpestando un vecchio pavimento di legno, un pavimento simile a quello su cui ho mosso i primi passi della mia vita e ho potuto assaporare la fierezza di Fiorina nel mostramelo e sentire il rimpianto per una “ristrutturazione” ormai dettata dal tempo. Attraverso queste immagini, spero possiate immaginare come ho fatto io, lunghe serate invernali, serate in cui “dimorare” era un modo per stare insieme, per crescere e per scambiarsi esperienze, entrare in case come questa, probabilmente in un prossimo futuro non sarà più possibile, ma sicuramente i pesanti muri di sasso e il legno levigato dai passi di tante generazioni resteranno lì anche quando non avremo più i nostri più sbiaditi ricordi. Il colore nero dei muri, odora ancora di legna arsa dal fuoco lento che occorreva ad essiccare le castagne e la semplicità degli arredi, rendeva quasi fiabesco ogni angolo di queste case di montagna…. 83 ontagna Nostra A ltre immagini, altri colori e altre giornate hanno accompagnato questa Estate 2010, l’inaugurazione delle nuove parti realizzate dal circolo, la sagra di S. Anna e tante altre serate o pomeriggi vissuti insieme, sì, perché questo è stato l’anno in cui credo di aver maggiormente visto la voglia di stare insieme, un peccato per quei pochi che ancora non vedono questo spettacolo, ma uno 84 stimolo in più per coinvolgere tutti! Si ripeterebbero le parole nel descrivere balli, grigliate, gare o semplici briscoloni, ma l’immagine di queste persone rende ben oltre ogni altra parola, allora per non tediare nessuno, vi lascio proprio alla realtà delle foto che non può essere meglio descritta! ontagna Nostra Arrivederci a presto sulle nostre sempre più verdi montagne!!!! 85 ontagna Nostra TORRIO Agosto di aggregazione e di preghiera Q uest’anno a Torrio il maltempo ha scombussolato gli appuntamenti alla nostra Cappelletta…La mattina di giovedì 4 agosto abbiamo sperato che il piccolo squarcio di sereno che si era aperto nel cielo, dopo una nottata e una prima mattinata di acqua a scrosci e vento forte, durasse il tempo per recarci alle Case di Sotto in “U Puzzettù” davanti all’edicola della madonna Immacolata. Edicola posta al centro del primo insediamento di Torrio, nella zona franosa. Qualche giorno prima, in volontariato, si era preparato tutto: tagliata l’erba, pulita dalle frasche secche la grande noce che la sovrasta, costruito due panche per gli anziani, messa in sicurezza la piazzetta e costruito un piccolo selciato di ciappe e adornata a festa l’edicola dell’Immacolata. In questo angolo storico di Torrio ormai 86 disabitato e cadente rimane soltanto questa Cappelletta che non ha avuto nessun cedimento, quasi a proteggere ancora quello che rimane delle case, delle stalle, delle cascine costruite con tanta fatica e poi lasciate con dolore. Abbiamo così rimandato l’appuntamento al giovedì successivo; in processione dalle Case di Sopra abbiamo raggiunto l’antico borgo e qui Don Cherubin coadiuvato da un giovane sacerdote messicano, hanno concelebrato la S. Messa. Il silenzio di questo angolo di mondo favorisce il raccoglimento alla preghiera e permette di meditare e di ammirare quello che ancora rimane, ricordando con devozione i nostri avi. La foto ricordo suggella poi questo momento di aggregazione che si è breve ma intenso. Si ritorna conversando e ricordando le persone che qui hanno abitato, lavorato e costruito ciò che poi hanno dovuto lasciare. Al ritorno già si parlava dell’altro appuntamento estivo con gli abitanti di Ascona in Provincia di Genova alla Cappelletta posta sul crinale fra i due ontagna Nostra paesi. È la terza edizione di questa iniziativa serale-notturna, ma anche quel giorno il maltempo ci ha costretti a decidere per l’incontro nel paese di Ascona con la Messa celebrata nella Chiesa intitolata a San Bernardo da Mentone. Così una parte di noi Torriesi vi si è recata a piedi e una parte in auto. Abbiamo ascoltato la S. Messa e a nome delle due comunità i presidenti dei due circoli cattolici: Gian Carlo e Dino, sull’altare, si sono scambiati doni augurali mentre nella “polis”, abbiamo degustato “insieme” le squisite torte dolci e salate, la polenta rifatta con il formaggio fuso, i salumi e quanto preparato dalle due comunità il tutto bagnato da brindisi con buon vino frizzante gutturnio. Non sono certo mancate conversazioni piacevoli, specie con le persone più anziane, proprio per ascoltare le tradizioni e le usanze di questi due paesi divisi politicamente e geograficamente ma uniti umanamente. In fretta si è fatto buio e abbiamo ripreso la via del ritorno. A piedi eravamo rimasti pochini… Peccato perché questa camminata in mezzo ai boschi con la sola luce della torcia è diventata per grandi e piccoli una aggregazione straordinaria. La serata era diventata calda e senza fatica, divertite da Laura e la sua amichetta che contavano i rospi sul sentiero, in poco tempo io, Irene, Elidia e i pochi altri ci siamo ritrovati a Torrio in men che non si dica. Un saluto di buona notte e l’augurio di poter ripetere l’esperienza l’anno prossimo. Purtroppo in questi incontri vi è sempre un velo di malinconia perché qualcuno manca: chi ci ha lasciato per sempre, chi è ammalato, che per l’avanzata età non si sente più di camminare. Speriamo di poter coinvolgere maggiormente i nostri giovani e giovanissimi in numero sempre maggiore anche se per loro non è questa la notte bianca attesa... Clara Foto ricordo alla Cappelletta 87 ontagna Nostra Vacanze in montagna a Torrio Val d’Aveto H 88 o appena inviato l’ ultima mail, chiudo il portatile, lo ripongo nella custodia, saluto i colleghi ed eccomi in vacanza. Il ritmo della città, nonostante Agosto sia iniziato già da diversi giorni, è ancora piuttosto frenetico. Il periodo del “grande esodo” è però alle porte: la televisione parla di week end dal bollino nero sulle principali autostrade, le serrande dei negozi si abbassano; “Chiuso per ferie. Si riapre Lunedì 23 Agosto” si legge su molti cartelli apposti fuori da molti esercizi. E’ un’evasione di massa che puntuale, dagli anni ‘60, si ripropone in questo periodo dell’ anno. La crisi economica ha tagliato il numero di giorni di vacanza, ma chi appena può scappa dalle città. La meta preferita sono le località balneari. Orde di forzati delle ferie intasano le autostrade creando file chilometriche di auto alla ricerca di uno svago che spesso rimane solo illusione. Io, anche quest’anno andrò a Torrio Val d’Aveto una piccola località dell’ Appennino piacentino a soli 6 chilometri dalla più conosciuta Santo Stefano d’ Aveto. Niente località mondane, niente aeroporti, niente autostrade. Già il pensiero mi rende allegro. Raccolgo velocemente spazzolino, biancheria intima, qualche tuta, un paio di buoni libri, una scatola di analgesici e antipiretici in caso di necessità, saluto mia moglie Maria Rosa che rimarrà a lavorare in città e via verso Torrio Val d’Aveto dove da qualche settimana Laura e Luca, i miei figli, grazie alle ferie scaglionate con moglie e cognati, stanno già trascorrendo le vacanze da circa un mese. Torrio Val d’Aveto è un piccolo paesino rubato alla montagna. Si raggiunge solo attraver- so tre strade. Una particolarità è che, anche se si tratta di un paese sito a 1100 mt slm, due delle tre vie di comunicazione giungono dall’ alto. Una sola si inerpica in mezzo ai boschi dalla Val d’Aveto, una seconda strada collega a Santo Stefano d’Aveto dopo aver scollinato sul “Monte di Mezzo” ed infine una terza, quella che preferisco, scende dal passo del Crociglia. Percorrendo questa via si gode di una vista mozzafiato che non può non emozionare. Sono quasi vent’anni che frequento Torrio e ho avuto il privilegio di viverla e di conoscere profondamente i suoi usi e le sue tradizioni. Mia moglie è nata qui e si è trasferita ancora bambina, insieme alla famiglia, a Piacenza. Il Paese infatti negli anni 60 e 70 è stato oggetto di un importante flusso migratorio verso la pianura e Oltralpe. Nel cuore di ogni emigrato però rimangono radici profonde e così ogni anno il paese che d’ inverno conta solo nove abitanti, d’ estate, ad Agosto si ripopola grazie principalmente agli emigrati e ai loro figli che puntualmente ritornano per passare le vacanze. Nei primi anni di fidanzamento con mia moglie non amavo molto Torrio: era troppo distante dal mio modo di allora di concepire la realtà. Preferivo trascorrere il periodo di ferie in piena comodità e al mare. Troppo dura e chiusa mi sembravano la realtà e lo stile di vita di un piccolo paese di montagna. Ma da allora anche per merito di mia moglie che oggi ringrazio ho dovuto riflettere e ricredermi, ho incominciato ad apprezzare lo stile di vita pragmatico e rigoroso degli abitanti di queste terre, il saper vivere l’oggi senza la paura del domani, il profondo rispetto per gli anziani il valore del tempo e della ontagna Nostra famiglia. La nostra società, soprattutto nelle città, oggi ci trasmette modelli agli antipodi: la pubblicità propostaci è fatta di avvenenti e giovani ragazze; non c’ è spazio per gli anziani. C’ è quindi la ricerca spasmodica a sembrare giovani per non rischiare di essere esclusi. Spesso questa esasperazione ci rende ridicoli. Il giro di affari di creme snellenti, antietà, di centri fitness nei paesi occidentali aumenta di anno in anno. E’ la fiera dell’ effimero. I leader politici sono in genere più interessati a conservare una posizione di potere che coesi nel cercare azioni incisive per contrastare la profonda crisi che scuote le economie e che sta creando un preoccupante aumento della disoccupazione. Le famiglie vedono il posto di lavoro a rischio. A Torrio Val d’Aveto tutto questo sembra lontano. Senza il computer, con la televisione relegata al ruolo di soprammobile, senza edicole posso finalmente disintossicarmi da tutte quelle scorie lasciatemi nei neuroni dalle notizie negative dell’ “inquinamento da sovrainformazione” che spesso è alla base delle moderne nevrosi. Nel paese avetano posso fare tante cose semplici ma divertenti: nella settimana di Ferragosto, in una sera che viene fissata di anno in anno, si svolge il “Cantatorrio” una festa per la gente nata dalla necessità di stare insieme, di socializzare profondamente. Si costituiscono nel Paese cinque o sei punti di aggregazione in ognuno dei quali due o più famiglie si uniscono e offrono da mangiare e da bere al resto del Paese. Le libagioni sono rigorosamente fatte in casa, pizze, pane, salame, torte dolci o salate, dolci tipici e naturalmente del buon vino. Alcuni suonatori allietano la festa con la fisarmonica, intonando ballate popolari cantate da tutto il paese. Al CantaTorrio partecipano tutti dal bambino all’anziano. E’ una festa “trasversale” in cui sembra si sia trovata la ricetta per superare le profonde barriere fra generazioni. La “notte della gioia” dura dal calar della sera Volontarie alla Pesca di beneficienza. Un grazie a Luisella, Simona, Elena, Laura, Annalisa, Luca e Clara. 89 ontagna Nostra alle prime luci dell’ alba. Altra iniziativa che mi sento di consigliare è la gita alla Cappelletta di Ascona. Questa festa, che solitamente coincide con un giorno della settimana di Ferragosto, ha una valenza religiosa. Le comunità di Torrio e di Ascona si incontrano nel bosco di sera di fronte ad una Cappelletta dedicata alla Madonna e, nel buio profondo, insieme ascoltano la messa celebrata dal parroco delle due comunità che è anche il parroco di Santo Stefano d’Aveto. Il silenzio ed il buio della sera aiutano anche chi, come me, purtroppo non è dotato di una fede profonda, a trovare la giusta atmosfera per raccogliersi in preghiera. La serata si conclude con un’ immancabile cena notturna nel bosco e con il ritorno nei rispettivi paesi illuminato dalla luna. L’ iniziativa più importante a cui mi piace partecipare soggiornando a Torrio è sicuramente la festa al Monte Crociglia che si rinnova tutti gli anni la seconda domenica di Agosto e che vede partecipare diverse centinaia di amanti della montagna. E poi non posso perdermi il Torneo di Calcio Monte Crociglia senz’ altro fra le manifestazioni sportive più importanti della Val D’ Aveto. Pur essendo elevato il livello dei partecipanti, il fine rimane un sano agonismo nel rispetto dell’ avversario. Che altro mi offre Torrio? Coltivo l’orto, uso il forno a legna, vado in Aveto e a funghi, faccio splendide passeggiate, gioco a carte, mi godo l’allegria dei figli non incatenati all’appartamento di città ma liberi di girare e giocare senza troppi pericoli. Beh allora ciao a tutti e…. arrivederci a Torrio Val d’Aveto. Luciano La Placa Benvenuta fra noi Samantha Rezzoagli per la gioia di mamma Katia di papà Sandro dei nonni:Teresina e Luigi Margherita e Giuseppe, della zia Simona. eccola nella foto con il fratello Mattia in atteggiamento protettivo. 90 ontagna Nostra Menestrelli al “Cantatorrio 2010”. Commemorare Francesco Negri Commemorare deriva dal latino ricordare ciò che una persona ha rappresentato in vita. Ma anche raccontare, narrare il suo particolare vissuto, la sua storia. Francesco, nato a Torrio il 5 febbraio Nel ‘38 ha sempre vissuto nel nostro paese. Primo dei due maschi della famiglia dei “Marcon”, una delle famiglie più in vista di Torrio. Una famiglia “illuminata” una delle prime ad aver capito l’inutilità di ricostruire la casa in zona franosa per edificare invece sul terreno sicuro della “Casetta”. Francesco, scapolo, fu sempre di poche parole, lavoratore mite, silenzioso e instancabile. Prima nei lavori dei campi e dei pascoli, poi, rimasto solo con il fratello Silvio in quel lavoro di servizio che è il governo della casa. Non era facile ai rapporti sociali, forse per la sua naturale timidezza, forse per l’emarginazione che la vita di paese a volte riserva alle persone meno estroverse etichettate con superficialità. La riservatezza era quel limite che egli stesso si era posto. Avvertì i primi dolori della malattia alla fine di questo inverno e la prima diagnosi non fu del tutto negativa, ma le complicazioni e il prolungarsi della degenza all’ospedale di Bobbio non lasciarono intendere niente di buono. Lottò e fu una lotta difficile, ma raramente si lamentava dei dolori. Alla fine si consegnò nelle mani del Dio della vita condividendo la sua fragilità con chi amava. Francesco spirò all’ospedale di Lavagna il 22 luglio 2010 senza aver più rivisto il suo paese: tutto il suo mondo. Ora vi è ritornato e riposa nel nostro camposanto. Gian Carlo. 91 ontagna Nostra RETORTO-SELVA ROMPEGGIO-PERTUSO Verso il giorno dei santi e dei morti P er la riflessione sulle prossime festività dei santi e dei morti ho rubato una pagina dell’ultimo libro di don Sandro Civardi (pag. 192) che qui riporto integralmente. I l sole ha rallentato la corsa, un po' di nebbia, qualche secca brinata, e le foglie cadono insieme ai fiori del giardino; i passi si fanno più silenziosi e riaffiorano i ricordi di un cammino già lungo, che ci ha fatto incontrare tanti compagni di viaggio, e con loro abbiamo condiviso speranze, affetti, sacrifici, progetti di vita; a volte ti fermi come per aspettare qualcuno, rimasto indietro per la strada, ma non lo vedrai più all'orizzonte, perché lui ha finito il suo viaggio: sono i nostri morti. Celebrare la "festa dei morti", può sembrare un rito medioevale, per noi che siamo gelosi della vita, e abbiamo la ricerca scientifica contro tutte le malattie, e la chirurgia estetica contro il tempo, eppure ancora oggi siamo costretti a piegare la testa con umiltà: "ricordati uomo che sei polvere" (Gen.3,19); mi sento una ribellione dentro, vorrei prendere una navicella spaziale, per andare su un pianeta senza morte, ho sfogliato le proposte turistiche, ho cercato per l'universo e...non ho trovato! Sono costretto a contare i miei giorni tra la polvere di questa terra, che l'uomo fa brutta: "sia maledetta la terra per cagion tua ... ti produrrà spine e tribolazioni" (Gen.3,18); in ogni cimitero del mondo, anche quest'anno, c'è qualche lapide nuova, qualche lacrima ancora umida, perché le nebbie del tempo ... le brinate del male non sono ancora state vinte dal progresso, anzi i cimiteri si popolano di vite giovani, spezzate da incidenti, droga, violenze: Signore, da prete agreste, non voglio fare festa per la morte! Mi fermo a pensare: siamo dei pellegrini, come li erano i morti di casa nostra, anche loro amavano la vita della terra, nonostante "spine e tribolazioni ", avevano sulla tavola del pane duro e nel cuore una Fede meno ...scientifica, ma più vissuta; mia nonna mi diceva: "...dì, Sandrino, ma là ... in alto ... sopra il celeste che vediamo... come sarà?". 92 ontagna Nostra Nonna, non lo so; neppure oggi che ho studiato, più della tua prima elementare: chiudo gli occhi, ho bisogno di una Verità, che superi la povera scienza del nostro cervello polvere: "Io sono la risurrezione e la vita, chi vive e crede in me non morirà in eterno: credi questo?” (Gv.11,26). Ma è proprio vero ... vero?! San Paolo, che aveva i nostri dubbi e il Signore l'ha buttato giù da cavallo, perché aprisse gli occhi, insiste: "se noi riponiamo la nostra speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo i più miserabili di tutti gli uomini" (1 Cor.15,19), e chi ci potrebbe salvare dalla disperazione? Nessun psicologo, o mago, o tranquillante, può dare pace al nostro cuore: noi celebriamo i "morti", perché crediamo che, oltre i ricordi, loro sono i santi di casa nostra; hanno ancora un posto a tavola, senza miracoli, ma nel segno di quella Fede, che impasta terra e cielo, per un destino di vita senza tempo. Davanti alle lapidi, o si va con cuore aperto, o è meglio andare per castagne. Orario delle Celebrazioni dei Santi e dei Morti LUNEDI’ 1 novembre, S. Messa al cimitero ore 14,15 a Rompeggio -- ore 15,30 a Retorto MARTEDI’ 2 novembre, S. Messa al cimitero ore 9,00 a Retorto ore 10,00 a Rompeggio 93 ontagna Nostra Battesimi a Selva D opo il battesimo di Raffaele Fracchioni, di Massimo e Isabella Sivelli, che ha solennizzato la celebrazione pomeridiana della festa della Madonna di Caravaggio dello scorso 29 maggio, di li a tre settimane, il 20 giugno, sempre nell’Oratorio della madonna di Caravaggio a Selva abbiamo celebrato un altro battesimo, quello di Sofia Barbieri, di Gabriele e Sonia Zerbi. (foto a fianco) Se è vero, come purtroppo è vero, che si tratta di bambini di famiglie non residenti tra noi tutto l’anno, è però certo che il legame che hanno con Selva ci garantisce una presenza importante perché la vita si faccia sentire anche in paesi dove sembra spegnersi lentamente. 94 La piccola Sofia con la banda “Bonetti” : Marco, Carlotta e Claudia ontagna Nostra Giorni indimenticabili C i lamentiamo che la nostra società diventa sempre più “laica”, meno ancorata alle tradizioni e alle feste cristiane. Ed è vero che prendono sempre più piede tante feste che di religioso hanno ben poco, dalle “feste dei tortelli” alla “festa dell’asino” (tanto per citarne due) e la partecipazione della gente è certamente più numerosa di quella alle feste religiose, eppure, per fortuna, i giorni che rimangono “indimenticabili” sono ancora quelli legati alla celebrazione dei sacramenti. a partire dal Battesimo per passare attraverso agli altri appuntamenti, Prima Comunione e Cresima prima e Matrimonio poi. Per quanto durerà ancora? Intanto gustiamoci le immagini che ci ricordano questi appuntamenti, come quello della prima Comunione di Carlotta Bonetti nella Chiesa di Gossolengo e, nella chiesa di Cortina di Alseno, il battesimo di Nicola Besenzoni che speriamo di avere poi tra noi a Retorto la prossima estate. 95 ontagna Nostra Un ricordo della festa di San Terenziano a Rompeggio foto Giuliano 96 ontagna Nostra Giorni felici anche per la comunità di Pertuso Nel giorno del suo compleanno (23 maggio) Alessandro Brussone, nipote di Gianna Cavanna, ha ricevuto la prima Comunione a Genova nella chiesa di San Pietro e San Bernardo alla Foce. In foto, Alessandro con il fratellino Lorenzo di cinque anni. In quel giorno così importante un pensiero anche per nonno Franco che da alcuni anni protegge i nipoti dal cielo. Lina Ponzini nata a Pertuso il 23 giugno 1920, ha compiuto 90 anni! Auguri per il bel traguardo! Nelle foto è ritratta con la nuora Anna e la nipote Erika. 97 ontagna Nostra Il 17 luglio, nella chiesa di S. Antonio di Boccadasse (Ge) si sono sposati Alessandro Tato Olivari e Emanuela Balletti. Tato, di origini pertusine, è nipote di Liliana Devoti e pronipote di Giuseppe “Zepa” Devoti (Piron), che era uno dei più rinomati tortai (chi cuoce e vende la farinata è un tortaio) di Genova (Sa Pesta). Emanuela ha radici familiari a Traschio nella vicina Val Trebbia. Auguri ai ragazzi e all’unione delle due vallate!!!! 98 Anche quest’anno “Pian Meghino” ci ha ospitati per la Messa e per la festa. ontagna Nostra Pertuso ha una nuova reginetta: la “farinata” 99 ontagna Nostra Pertuso, 19 agosto: esibizione ballo. Durante la serata danzante della festa del Villeggiante, si è esibita in alcuni balli la coppia Cecilia e Luigi, già campioni italiani di ballo da sala liscio unificato. In foto due piccole gioie di Rocconi: Gemma e Josphine. 100 ontagna Nostra Derby Pertuso Rompeggio 6 a 1. In memoria di Davide Cagnolari. In foto la squadra vincitrice del Pertuso. Lino, Attilio e Pino in viaggio verso Prato Grande. 101 ontagna Nostra 102