Ischia Ponte - Borgo di Celsa
Lo Scuopolo – Torri e altre ricerche…
di Vincenzo Belli
Il presente lavoro, pur avendo come obiettivo
particolare il Dispositivo difensivo dell’isola d’Ischia, allarga le sue ricerche e la sua attenzione
generale ai contorni di Ischia Ponte. Si trascrive
innanzitutto un documento riportato nella Platea
dei beni formati nell’anno 1620 circa S. Maria La
Scala1. Esso invero presenta incertezze sia di lettura, sia del linguaggio usato a quei tempi (date
incerte; le uniche sicure sono il 1576 scritto in una
nota a margine ed il 1620 sulla copertina della Platea), per quanto riguarda le abbreviazioni, l’uso
delle minuscole e del singolare/plurale indifferentemente, e dei cognomi2.
Nella pagina 29 (recto e verso) del documento si legge:
(In alto, a centro pagina) :
Russo Chiomana e seguito Isca
(Nota sul margine sinistro):
Fatto nel Campione nuovo fol. 38 – manca la
vendita che ha fatto detto Signor Oratio alli Russi.
(Nota sul margine destro) :
1a: hogi la copia della socessione della Torre
benché (?) stia sotto il numero 7 tuttavolta sta nel
.. mazzetto fatto da me.
2a: la sopradetta scrittura fu fatta nelli Anni mille cinquecentosettantasei il Notaro Gio Aniello
Mancuso 1576
(Testo del documento) :
Revocatione et alienatione fatta delli siti, et orticello parte
dello nostro orto allo Scopolo lasciato da Catarina Assanta
affittato a’ Oratio tutta Villa da Batello (?) Giulio Romano
Priore a’ quelli tempi
L’istromento al deposito n° 165.
Ci stà la Copia in Carta di Bammace alli mazzi del altre
scritture Notamento di sopra da altri e da me
Vi sta una Torre dipenta dentro di essa Copia quale dice
de revocatione sotto la torra dipenta, et di più l’ho fatta leggere che ci manga l’assenso Papale ci si è fatta lite appresso
senterete il tutto
Il sopradetto Priore a’ quel tempo ne patì che non potea
affittare detto Orticello et sito nel nostro orto dove se dice lo
Scoglio dello Scopolo li furno dati capi dal P. M. Gratiano
da Bevagnia per utile di questo convento
Ma poiche detto Oratio tuttavilla era Governatore a’ quel
1 ASNA-Monasteri soppressi fs.85.
2 Mi ha aiutato in merito il prof. Agostino Di Lustro, che peraltro
mi aveva segnalato il documento.
tempo non se ne fece altro ne fu privato il Priore per quanto
mi dicono l’antichi cioe trovato una nota di mano del P. Maiestro Gratiano nel pretorio di nuovo il Padre fra Cesaro da
Caserta Priore et io collettore ci fece lite con li russi hoggi
possessori et hebbimo sentenza prima in favore.
Il detto P. F. Cesaro se partì che fenì lo priorato et resto
insolito la lite anzi il detto priore prima che partisse impedì
una fabbrica che detti russi volevano fare a’ un poco di sito
che ci era restato congiunto con le due torre vecchie fatte
una da Oratio tutta Villa Gubernatore a’ quel tempo detto
da esso per defensione del borgo conforme la Cautela fatta
con li Padri, et poi partendosi da Governatore la vendì alli
russi con l’altro sito appresso con peso che pagassero trenta
carlini l’anno il primo di 9bre conforme esso oratio l’havea
pigliato dal convento
Dopo li russi ci hanno fatta Un’altra torre congionta con
la prima come hoggi si vede, et ancora Aniello è fratelli (?)
russi al tempo d’hoggi ci hanno fatto Magazeni, Camare, et
altre comodità che si può dire Un’altra torre come hoggi si
vede fabbricate sopra il sito detto di sopra che il convento
selo potea pigliare con poca spesa. essendo che in tempo
della lite di fra Cesaro, ci fù decreto allo Consiglio che non
si potesse fabbricare alla banca del concordia hoggi Morto
dove mi dice Gio Batta Valifano che oggi si dice la banca
di Salerno o’ vero il detto Gio Batta sa il tutto che io non mi
ricordo quale banca sia
Si è perso questo sito non lo dico a’ questo libro per attendere alli guai miei
Voi altri Padri d’isca lo sapete quando li Russi comingiorno a’ fabbricare sopra lo sito Io era Priore a Forio
Venne in isca, et vidde la fabbrica comingiata, et avvisai
il tutto della lite cioe al P. Priore et al Maiestro Gregorio,
a’ quel tempo non sene fece altro non me state a nominare
niente intorno di questo negozio che io ho fatto più di Voi in
servitio di Sta Maria della Scala
La Revocatione fatta delli siti, et orticello come di sopra
a’ Oratio tutta Villa che Beccello Giulio detto di sopra ne fu
privato, al deposito n° 165
su che li sopradetti russo pagano docati sette come di sopra et retoscritti ------------- doti 7 –0---0-.
Come si vede, un documento che fa riferimento a
Particolare del testo qui trascritto
La Rassegna d’Ischia n. 2/2012
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persone, luoghi, contenziosi, tempi, non proprio chiarissimi: per evitare di tralasciare l’evidenza dei tanti
interrogativi che suscita - ovviamente non di tutti -,
si raccoglieranno le loro causali in gruppi di etichette
omogenee.
Avvenimenti
- Caterina Assante lascia al Convento siti, un orticello, parte di un orto allo Scuopolo3;
- Giulio Priore cede ad Orazio Tuttavilla una parte di
quanto sopra, e questo vi fa una Torre per defensione
del borgo conforme la Cautela fatta con li Padri;
- Orazio Tuttavilla, lasciando la carica di Governatore dell’isola, vende ai Russo-Russi - (Rossi ?);
- di questa cessione mancano documenti, secondo
lo scrivente del documento di cui si tratta, che è stato
Priore a Forio e collettore (una sorta di esattore) del
convento;
- vi è la revocatione et alienatione dei beni in oggetto,
fatta mentre era priore Giulio Romano; con strumento
al deposito4, n° 165; il documento è in carta di bammace5, con annotazioni di diverse persone ed anche dello
scrivente; - vi era anche un disegno della Torre annotato (manca l’assenso papale);
- nasce una lite con i Russo, possessori, promossa
dallo scrivente e dal padre Priore fra Cesare da Caserta,
con una prima sentenza favorevole al convento; (i Rossi pagavano 7 ducati, mentre Don Orazio aveva trasferito loro la proprietà con pagamento di 30 carlini ogni
1° di novembre)6;
- i Rossi avevano costruito accanto alla Torre di Don
Orazio, anzi congionta ad essa, un’altra Torre, entrambe chiamate vecchie dallo scrivente, aggiungendo al
tutto – pare da parte di Aniello e fratelli Rossi - ma3 Questo lascito al convento è segnalato anche in Ilia Delizia,
L’antico borgo marinaro di Ischia Ponte in una pianta inedita del
1616, pp. 55-56, in Napoli nobilissima, vol. XIX fascicolo I-II
(Gennaio-aprile 1980), pp. 48-63: «… Si tratta della cappella di
S. Maria Maddalena e di S.Pietro in vincola, concessa nel 1390 a
Catarina Assanti e da questa dotata di un terreno allo Scuopolo e
di un giardino alla Vignia….».
Inoltre nella nota 68 di p. 63, si legge: «Un tenimento di terra
sita nel luogo detto lo Scuopolo, a’ presente denominata la Vignia,
con altro giardino, qual volgarmente si chiama giardino nuovo,
sito e posto nel Borgo di Celza della città d’Ischia, giusta la strada
pubblica da due lati, lido del mare, le Carcare, ed altri confini fu
donato al convento in cambio della concessione della cappella
di S. Pietro in Vincoli e S. Maria Maddalena, ASN, Mon. Soppr.,
vol 104, p. 40».
4 Il deposito sarebbe una serie di armadi, con numerazione diversa a seconda del contenuto: in pergamena, carta (secondo Agostino Di Lustro).
5 Bammace sarebbe bambagia, cotone: dunque si tratta di una
carta prodotta con fibra vegetale.
6 Se un ducato vale 10 carlini, a 7 ducati ne corrispondono 70:
come si legge allora il dato 30 carlini? – È evidente che i 7 ducati
dovuti dai Russi dovevano essere versati a fronte di debiti separati: 3 per la torre e 4 per altri cespiti.
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La Rassegna d’Ischia n. 2/2012
gazzeni, camare et altre comodità, così imponenti da
costituire quasi un’altra torre: si tratta probabilmente
di parte almeno delle altre case di fabbrica citate in Algranati7;
- le modifiche alla zona: seconda Torre ed altre costruzioni dovute ai Rossi, erano ben visibili all’epoca
in cui scrive il redattore del documento, cioè entro il
1620;
- le costruzioni dei Rossi allo Scuopolo iniziarono
quando lo scrivente era Priore a Forio; in quella occasione lo scrivente avvisò del fatto e della vertenza (la
lite) e probabilmente dell’esito favorevole della prima
sentenza, così egli dichiara, al Maestro Gregorio, ma, a
quanto pare senza seguito.
Date
- 1390: rilevata da Ilia Delizia8 ed è quella in cui comincia dunque la storia, con Catarina Assante che dona
al convento terreni, fra i quali lo Scuopolo.
- 1576
- 1° di 9bre: giorno dei pagamenti. Questa data si
trova in quasi tutti i documenti letti, che facciano riferimento esplicito alle modalità di pagamento: si presume che a quella data, a vendemmia effettuata, e vino
nuovo venduto, i debitori disponessero delle somme
necessarie; ma questa è solo un’ipotesi personale, tutta
da verificare.
Documenti citati
- Copia della socessione della torre (mazzetto 7 e
…);
- istromento, al deposito n° 165 (con copia in carta di
bammace alli mazzi del altre scritture con notamento
di sopra da altri e da me), con torre dipenta dentro di
essa.9
- scrittura fatta nelli Anni millecinquecentosettantasei dal Notaro Gio Aniello Mancuso 1576.
Luoghi, manufatti, enti
Banca - banca del concordia - banca di Salerno – Bevagnia – Consiglio – convento - Due torre vecchie –
Forio – Isca - orto, orticello - Scoglio dello Scopolo
– Scopolo - Sta Maria della Scala - Torra dipenta – Torre
Persone
Aniello e fratelli russi - Batillo Giulio Romano (priore)
- Becello Giulio: (è lo stesso? Se sì, Batillo e Becello
sono probabilmente la stessa cosa) - Catarina Assanta
- (colui che scrive, essendo stato Priore a Forio, parla
7 Algranati Maria, Storia dello Scuopolo, Napoli 1957; Idem, Storia dello Scuopolo, in Ricerche contributi e memorie, I volume,
Atti del Centro Studi Isola d’Ischia, 1971.
8 Delizia Ilia, L’antico borgo marinaro…, op. cit.
9 Sarebbe bello poter ritrovare questo documento, per vedere come vi è raffigurata la Torre: sarebbe la prima iconografia
dell’edificio.
di cose che sono avvenute sicuramente prima del 1653,
quando il conventino agostiniano di quel paese fu chiuso; del resto, la Platea è del 1620 circa - Fra Cesaro
da Caserta (Priore) - P. F. Cesaro e fra Cesaro - Gio
Aniello Mancuso (notaio) - Gio Batta Valifano - Maiestro Gregorio - Oratio tuttavilla (con tutte le varianti)
(Governatore, Gubernatore) - P.M. Gratiano de Bevagnia (Priore); anche P. Maiestro Gratiano. - Russi, russi - Russo, russo.
Qualifiche
Collettore - fra – Governatore – Gubernatore - P. Maiestro - P. F. - P. M. per Padre Maestro, cioè con titolo
di studio superiore – Priore
Affrontiamo ora un commento del documento, seguendo i contenuti delle etichette precedenti.
Date: l’unica data esplicitamente indicata nel documento è quella del 1576: le altre, 1390, 1620, 1653,
sono state dedotte da altre fonti e dalla datazione della
Platea; dato l’oggetto del documento e le date riportate
da Algranati10, la collocazione probabile dei suoi contenuti è nell’arco di tempo che va dal 1390 fino al 1620
circa.
Vediamo ora quali date fornisce l’autrice citata:
«… Gli Agostiniani pertanto, “a requisizione degli
eletti cittadini” concessero a don Orazio in enfiteusi perpetua e “cum potestati affrancandi” quel luogo,
“orto sito nel borgo di Celso, dalla parte marittima e
strada pubblica...” attorno attorno dove vi sta uno scoglio e una gran pietra per fabbricarvi una torre a custodia del borgo e convento…e dove la torre vi sta un
varco verso la Sienia11. Così nacque la torre del Tuttavilla, certamente prima del 1588, dato che l’Jasolino
ne parla nei Remedi: … non lungi dalla Città vi è un
luogo di gran sassi ripieno, presso al quale si vede la
torre nuovamente fatta dall’Illustre Signor Horatio
Tuttavilla…».
«… Ma nel 1596 i padri dovettero accorgersi d’improvviso che l’istrumento non si potè trovare ed ecco…
il 7 agosto dello stesso anno, davanti al notaio Giulio Cesare Rongione li reverendi padri….i quali con
licenza del rev. Padre Provinciale del predetto ordine
di S. Agostino, cautelam cautelis addendum, di nuovo
locorno e concessero detto luogo, ita quod da hoggi
avante entra in dominio di detto signore Horatio…».
Dunque dal 7 agosto 1596, con un documento, nuovo
o rinnovato che sia, Orazio Tuttavilla ed il Convento
hanno regolato il loro rapporto; a quanto pare, di documenti di passaggi di proprietà per la zona ne man10 Algranati Maria, Storia dello Scuopolo, Napoli, in Ricerche,
contributi e memorie, Atti C.S.I.I, 1971, pp. 365-376 – Idem, Storia dello Scuopolo, Milano 1957.
11 La Sienia è la zona dell’attuale parcheggio nei pressi del Seminario; sienia, siena, starebbe per orto.
cavano diversi, visto che si dichiara mancante anche
la successiva vendita che il Governatore fa ai Rossi:
si tratterebbe di consecutivi passaggi di proprietà, dal
convento a Don Orazio, e da questo ai Rossi, dopo la
donazione di Caterina Assante al convento.
Sono queste le sole date utili che l’Algranati fornisce
alla chiarificazione temporale del documento del priore di presente esame, in quanto, oltre a dare elementi
per certificare che: «… Il signore Oratio Tuttavilla….
rende ogni anno a primo di novembre carlini 30 a questo venerabile Monastero di S. Maria della Scala…di
censo enfiteutico perpetuo…12», passa direttamente al
1675, per altri passaggi di proprietà a privati della Torre aumentata di case di fabbrica.
L’esame della nota carta di Mario Cartaro (1586), e
della Legenda, che recita al n° 2, un sub turri Ill Horatii tuttavilla, consente di spostare il limite inferiore
del campo temporale considerato per la Torre almeno
alla prima metà del 1586, vista la data della carta in
questione (15 agosto 1586); resta sempre da considerare la data del 1576 per l’atto del notaio Gio Aniello
Mancuso secondo l’annotazione fatta dal Priore.
Acquisita poi la data del 1596, e ritenendo ragionevole supporre che l’annotazione della regolarità del
pagamento da parte del Governatore, durasse almeno
due anni13 a partire dal 1596 (data del nuovo strumento
12 Si è detto del contrasto fra le due somme di 7 ducati e 30 carlini (nota 6).
13 Se mancava il pagamento per due anni consecutivi, il patto
Particolare della Carta di Mario Cartaro (1586 - Poi allegata al
De’ rimedi naturali di G. Iasolino) con il Duo Baln. Saxorum,
il cui numero 2 della Legenda indica, come sotto riportato) Balneum Saxorum sub turri Ill. Horatii tuttavilla, quae amissa erant
et a nobis detecta. Il tutto è sufficiente per datare, per questa via,
la costruzione della torre entro il 15 agosto 1586.
La Rassegna d’Ischia n. 2/2012
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in luogo di quello non trovato o non esistente), e giunti
così al 1598, altro non vi è da aggiungere oltre a ricordare che la Platea consultata viene datata al 1620 circa.
Il campo temporale relativo al solo documento della
Platea sarebbe così ristretto dal 1576 al 1620 circa: al
minimo 44 anni!
Occorrerebbe almeno sapere chi furono e quando lo
furono, i Priori a Forio, e quando furono presenti al
Convento i vari Fra Cesaro da Caserta (Priore), il Maestro Gregorio, e P. M. Gratiano de Bevagnia (Priore).
Per i Priori al conventino del Soccorso in Forio, non vi
sarebbero documenti disponibili14; si deve inoltre tener
presente, come già annotato, che nel 1653 il convento
di Forio fu chiuso: pertanto, per questa via, non sarebbe possibile precisare chi fosse quel Priore collettore.
Padre Gratiano di Bevagnia, al secolo Graziano Renzi, nato a Bevagna, cittadina umbra in provincia di Perugia ed a pochi chilometri da Foligno15, morì a Vicenza nel 1656; era un agostiniano e bacelliere, autore de
La Vita di B. Bernardino Tomitano da Feltre, francescano riformato (Venezia 1600). Le date individuate:
il 1600 per la sua Vita pubblicata a Venezia, ed il 1656
per la sua morte lo collocano in tempi compatibili con
le vicende in esame, portando ad ipotizzare che egli
fosse ad Ischia prima del 1600, data in cui pubblicò a
Venezia la Vita del Beato Bernardino16.
Altri personaggi su cui indagare sono i Russo, Russi,
o Rossi, e tutti gli altri protagonisti di questa storia:
tenuto conto delle famiglie nobili isolane citate dal Capaccio17 nel 1634 i Rossi erano fra queste.
Sembra comunque di poter dare per scontata la successione: Caterina Assante – Convento – Don Orazio
– Russi, ben prima che appaiano all’orizzonte i Muncello, ed i Menga.
stipulato diveniva nullo, e la proprietà tornava al convento.
14 Come afferma Agostino Di Lustro.
15 Nelle sue frequentazioni di archivi, il prof. Di Lustro ha annotato vari Priori del convento, con le date; spero che si possa
ritrovare questo elenco e rinvenirvi questo religioso.
16 Mazzucchelli G., Gli scrittori d’Italia cioè notizie storiche e
critiche intorno alle vite e agli scritti dei letterati italiani, Brescia, presso G. B. Bossini, vol. 2, ed. 2, 1760 (p. 110 - Bevagna
(Graziano di), Veneziano, dell’Ordine di S. Agostino, ha scritto
La Vita di B. Bernardino Tomitano da Feltre, Francescano Riformato, cui troviamo citata dal P. Gio degli Agostini nel tomo II de’
suoi Scrittori Venez. A car. 51 - Trabalza C., Studi e Profili, Torino, G. B. Paravia e comp., 1903 (p. 30 - Graziano Renzi morto
a Venezia nel 1636, fu agostiniano e bacelliere, autore della Vita
del B. Bernardino da Feltre, Venezia, 1600, in 4) - Raccolta Ferrarese di opuscoli scientifici e letterarj, Venezia, Stamp. Goleti,
tomo XIX, 1787 (pp. 103-104 - Graziano Renzi fu pur Bevanate;
ed entrato nella religione Agostiniana attese agli studi e conseguì
il grado di bacelliere. Passò all’altra vita in Vicenza nel 1656
avendo dato alle stampe Vita del B. Bernardino da Feltre dell’ordine de’ Minori osservanti, Venezia 1600, in 4).
17 Capaccio G. C., Il Forastiero, dialoghi di Giulio Cesare Capaccio, Napoli 1634.
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La Rassegna d’Ischia n. 2/2012
Un ulteriore contributo, relativo però alla sola ubicazione delle proprietà nella zona della Torre, può ricavarsi ancora da Ilia Delizia18: «Già nel 1578 i monaci concessero a Beatrice Albano due case terranee
con cortiglio, orto e di un tumolo circa, dove si dice
lo Scuopolo cfr. ASN vol 107….»; la Albano sarebbe
stata dunque una vicina del Gubernatore, sin dal 1578,
visto che il Notaro Gio Aniello Mancuso redige l’atto
della socessione… nelli Anni millecinquecentosettantasei 1576.
Le due torri vecchie
Confesso che, se ho acquisito il documento della Platea e compiuto gli approfondimenti successivi, non è
prevalentemente per seguire le vicende, per altro interessantissime, della proprietà della Torre comunemente detta Lo Scuopolo o dello Scuopolo19, ma perché vi
ho riscontrato la seconda torre, quella costruita dai
Russi.
Per fortuna, gli elementi per distinguere questa seconda costruzione dalla non lontana Torre di mare ci
sono tutti, come quelli per non confonderla con una
semplice, anche se importante, costruzione solo abitativa; il ritenere che questa torre sia la costruzione dei
Russi potrebbe essere sostenuto in base al brano seguente20: «…. gli agostiniani] avevano avuto per causa
di adonazione e per causa di legati…tutto quel luogo
che dalla Torre che al presente è campanile…tira per
linea sin alla strada di Terra Zappata e confina interamente col mare…», che potrebbe indurre a ritenere che
le due Torri vecchie siano la Torre di mare e quella del
Tuttavilla, se non si osservasse che i Russi si affacciano all’orizzonte in questi luoghi dopo il Governatore,
e che tutto si può dire di questi edifici, ma, visto che
distano circa 200 metri, niente che possa giustificare
un congionta.
L’altra obiezione che questa seconda Torre possa non
essere proprio tale, è superata dal fatto che le aggiunte
successive di magazzini, camare, etc., sono indicati con
un che si può dire un’altra torre, per la loro importanza
e rilevanza edilizia: segno che il Priore, quando parla
di Torre lo fa con cognizione di causa, distinguendo ciò
che può sembrarlo, e ciò che lo è.
Lasciando per ora solo indicato l’interrogativo se
quella che oggi si ritiene essere stata la Torre di Don
18 Delizia Ilia, L’antico borgo marinaro…, op. cit. p. 63, nota 70.
19 Circa questo nome, il Cervera, in Guida completa dell’isola
d’Ischia, Ed. Di Meglio, Ischia 1959, p. 112, lo dice essere parola
del vecchio dialetto ischitano che vuol dire scoglio, ma è voce
latina per scoglio; si ricorda pure che col nome di Scopolo, nell’isola di Capri, è designato il faraglione esterno, alto 104 m. È da
sottolineare in proposito che nella rappresentazione cartografica
del Cartaro si rilevano altri 5 scopoli ischitani.
20 Algranati Maria, Storia dello Scuopolo, op. cit.
Di Antonio Joli, questo olio su tela, di 76x49 cm, è databile seconda metà del ‘700 . In Immagini di Ischia, tra XVIII e XIX secolo, Ediz. Castello Aragonese, a p. 66 si fa notare che,
dietro la sporgenza lunata in primo piano, la Peschiera, appare parte della casa dei Guarniero e poi dei Buonocore.Dietro il palazzo si vede il muro di contenimento e protezione,
fronte a mare, del giardino: quello che oggi è il piazzale al termine di Via Stradone, con
la scaletta che consente di raggiungere il Lungomare Aragonese. Purtroppo il taglio della
veduta, centrata sul Castello, lascia fuori la zona dello Scuopolo. Notare anche il palazzo
puntellato con un grande barbacane, visibile ancora oggi, che costituisce un preciso riferimento visivo per l’individuazione dei fabbricati del lungomare.
Incisione di Giovanni De Grado e Georg Hackert
di un dipinto di Jacob Philip Hackert (1789).
dell’avvento della fotografia, mostri
immediatamente evidente l’edificio
edificato dal Governatore21.
Fa sicuramente eccezione la litografia dello Jauvin, che ho sempre
commentato con perplessità e che,
alla luce del documento presente,
potrebbe essere letta ben diversamente da quanto fatto sinora, eccettuata la lecita domanda del perché
fare una nuova torre vicino, anzi
congionta, ad un’altra, e poi da parte della stessa famiglia che già possedeva la prima, a meno che non si
ipotizzi che i Russi, avendo bisogno
di maggiore spazio - cosa che parrebbe poi sostanziata da magazzeni,
camare et altre comodità - edificassero una costruzione che avesse gli
stessi caratteri difensivi, almeno di
rifugio, della prima.
In questo disegno si distinguono
almeno tre edifici a prevalente sviluppo verticale, con due di altezza
simile e decisamente superiore, e
molto vicini fra loro.
Occorre ancora annotare che la riproduzione fattane in Cervera22 presenta una non chiara didascalia23.
Mi sembra, da quanto leggo e sen21 Di Lustro Agostino in I Marinai di Celsa e la loro chiesa dello Spirito Santo ad
Ischia, Forio 2003,p. 291, nota 15, scrive:
Su queste opere, cfr. Immagini di Ischia…
pp. 60/1; 66/7; 70/3; Ischia nelle vedute
romantiche dell’Ottocento nelle collezioni
private….pp. 52 e 92.
22 Cervera G. Giuseppe, Cronache del ‘700
ischitano, Melito (Napoli), 1982.
23 A meno che non si tratti di una striscia
didascalica sovrapposta.
Orazio sia realmente quella, ovvero
la Torre dei Russi, passiamo a riesaminare le immagini certe della zona.
La zona e immagini
Nonostante le affermazioni di alcuni che citano Joli, J., Ph. Hackert,
Fergola, come autori di immagini
che contengono lo Scuopolo, senza
specificare se intendano il luogo o la
Torre che è in esso, non mi è mai capitato sott’occhi un’opera che, prima
Il borgo di Ischia: litografia di Jauvin (seconda metà secolo XIX); 25,0x16,8 cm
La Rassegna d’Ischia n. 2/2012
27
Visioni di Ischia Ponte e...
Dalla radice del ponte del Castello si vede il campanile della Cattedrale, un tempo la Torre di mare,
e sullo sfondo il complesso edilizio che comprende Palazzo Malcovati.
Ischia Ponte - Edifici visti dal mare
Veduta
28
La Rassegna d’Ischia n. 2/2012
Dalla banchina che fiancheggia Vico Marina così si coglie Palazzo Malcovti
... dintorni
Foto di Vincenzo Belli
Schizzo che mostra il complesso di Palazzo Malcovati dal lato mare
La Rassegna d’Ischia n. 2/2012
29
to, che la zona di cui si sta discutendo non sia proprio
ben presente in coloro che ne parlano, e pertanto, ad
ogni buon conto, la voglio riconsiderare24, precisando
che la si definisce come fa l’Algranati25, e cioè: «…
tutto quel luogo che dalla Torre che al presente è campanile… tira per linea sin alla strada di Terra Zappata
e confina interamente col mare… ».
Questa zona presenta, al suo estremo orientale il
campanile della cattedrale, ed a quello occidentale
Terra Zappata con la Torre del Governatore, divenuta,
pare, una delle due torri dei Rossi in quel sito; la strada
di Terra Zappata, salvo diversa indicazione, si ritiene
sia l’odierno Vico Marina. Si tenga presente che Terra Zappata, oltrepassato Vico Marina, giunge fino alla
Mandra26.
Nel brano che la Delizia - traendolo da ASN, Monasteri soppressi, fs. 104, p. 40 -, dedica all’estensione
del territorio donato dalla Assante ai frati, la descrizione del terreno è più precisa: «… Un ampio giardino,
donato al convento dalla nobile Assante nel 1390, si
sviluppava dal muro di cinta dell’insula all’attuale
vico marina… ». Ed in nota: «Un tenimento di terra
sita nel luogo detto lo Scuopolo, a’ presente nominata
la Vignia, con altro giardino nuovo, posto nel Borgo di
Celza della città d’Ischia, giusta la strada pubblica da
due lati, lido del mare, le Carcare, ed altri confini…»27
Un ottimo contributo alla conoscenza della zona, sia
pure in un Progetto di riordinamento è dovuto alla Delizia28, con la presentazione di una planimetria che va
dal pontile (ivi Sbarcatoio) fino alla Palude Morgioni,
alla via che oggi è Via Pontano e prosegue con Via De
Luca (foto in fondo a questa colonna).
Bisogna cercare di leggere ora quei 270 m circa del
fronte a mare che vanno dallo spigolo occidentale di
vara; è probabile che quella qui indicata sia la fornace di Punta
Molino, oggi impropriamente indicata come Torre, e già cappella
dell’ex carcere mandamentaale.
28 Delizia Ilia, Ischia l’identità negata, ESI, Napoli 1987.
24 Al minimo, avrò migliorato la mia lettura di quella parte del
territorio dell’Isola.
25 Algranati Gina, op. cit.
26 Almeno così la individua oggi un marinaio della zona.
27 Le Carcare sono forni per calce, presenti anche in altra parte
del territorio isolani, ad Ischia, Lacco Ameno e nella vicina Vi-
In questa pianta del 1898, riprodotta da Ilia Delizia, Ischia l’identità negata. cit,, con la didascalia Progetto di riordinamento della
città d’Ischia (1898), l’insieme dei due edifici, Palazzetto Onorato, e Palazzo Malcovati è chiaramente distinguibile, con le due
vie di accesso: Via Stradone ad oriente (la pianta presenta il Nord
in basso), e Vico Marina ad occidente; si notino le ampie aree destinate a verde, e come le case siano praticamente sul mare, per la
mancanza dell’attuale Lungomare aragonese, ridotto ad un tratto
che a mala pena supera il Convento.
30
La Rassegna d’Ischia n. 2/2012
In alto la planimetria di Dionisio di Bartolomeo (1616), già riportata da Di Lustro Agostino in I Marinai di Celsa e la loro chiesa
dello Spirito Santo, op. cit., traendola da Delizia I., L’antico Borgo marinaro di Ischia Ponte in una pianta inedita, op. cit.
In basso, sempre dalle medesime fonti, la planimetria di Loise
Naucherio (1674), capovolta per facilitarne il confronto con la
prima.
Della Torre di Mare, evkdenziata nella prima, si nota il maggiore
spessore delle mura, rispetto al locale simmetrico, fra i quali si
estende l’abside. Si noti anche, per la Chiesa dello Spirito Santo,
la presenza del campanile già nella prima, circa 60 anni prima
della stesura della secnda.
Palazzo Malcovati all’inizio del ponte che mena al Castello, percorrendoli da occidente ad oriente, ovvero da
Vico Marina fino al ponte.
1586 - Il Cartaro mostra la zona in modo sommario;
più sostanziosa la nomenclatura, che mostra il riferimento e contenuto della Legenda, al n° 2, menzionando la Torre come del Tuttavilla, sopra il Duo Balneum
saxorum29; immediatamente ad occidente, è il balneum
in pomario Iouiani Pontani.
1616-1674 - Si presentano qui due mappe della parte occidentale del Borgo: la prima, del 1616, mostra
ad occidente ancora la sua porta, prossima alla chiesa
dello Spirito Santo, edificio che è molto meno esteso, e
diversamente orientato di quanto non appaia nella seconda del 1674.
Di notevole, nella pianta della Chiesa di Santa Maria
della Scala il forte spessore delle pareti della Torre di
Mare, ciò che non appare nella più recente delle due.
Sempre in tema di Torri, e di campanili di fiero aspetto, è particolarmente interessante notare che, mentre la
chiesa dei marinai è ancora ridotta di dimensioni, nella prima delle due mappe – quella del 1616 - vi è già
29 Per la spiegazione del Duo viene citaro l’Elisio: …duo sunt:
quoru’ unu’ est inter saxa valens ad omne gutta frigida et alius
prope litus maris valens ad omnes guttam calidam, con una più
che singolare caratteristica: due sorgenti a poca distanza l’una
dall’altra, ma una, superiore, sgorgante fra le rocce di acqua fredda, e l’altra in riva al mare, di acqua calda. Entrambe, ora sarebbero sotto il livello del mare, sempre che siano ancora attive.
ben evidente il campanile di questa, con pareti di forte
spessore, e molto vicino alla porta del Borgo, il che
stimola riflessioni in tema di difesa della contrada.
Con l’aiuto del prof. Di Lustro, e del suo lavoro su
questa chiesa30, vedremo di chiarire almeno i tempi di
questa costruzione, anche se per diversi motivi sono i
modi che appaiono privilegiati nelle due fonti precedenti.
Purtroppo, dato il soggetto principale di queste iconografie, la zona dell’odierna Terra Zappata non figura
in queste due mappe seicentesche, e per questa via nulla si può apprendere della non lontana Torre, né acquisire elementi sulla seconda Torre dei Russi.
1817-1819 - Si deve ricordare che la Carta di fra Cosmo da Verona mostra, oltre logicamente il Convento,
anche Lo Scopulo ed un edificio tipo torre sulla punta
prima di quella de Lo Molino, il cui nome mi risulta però illeggibile, e che, pur somigliando molto alla
Torre di Mare, non è quella, visto che il Convento è
mostrato con un suo campanile.
Nella carta del ROT, anche se notevolmente separati,
si riconoscono due gruppi di edifici: il primo, quello
più arretrato rispetto alla costa, di pianta ad L; il secondo di pianta grosso modo rettangolare, sul mare, è
un complesso di costruzioni: oggi questi due fabbricati
appaiono congiunti a formare una piccola corte aperta.
30 Di Lustro Agostino, I Marinai di Celsa e la loro chiesa dello
Spirito Santo ad Ischia, Forio 2003.
Carta manoscritta dell’isola d’Iscchia di Fra Cosmo da Verona, 1605-1607? - Copia conservata nella Biblioteca Angelica (Roma)
La Rassegna d’Ischia n. 2/2012
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Perticolare della Carta Territoriale della Provincia - L’insieme di Palazzo Malcovati e di Palazzetto Onorato è cercchiato.
Il Lungomare Aragonese è qui erroneamente indicato come Via
Pontano.
Particolare della Carta del ROT
L’edificio sul mare è quello che contiene la Torre.
In questa rappresentazione del ROT, la via inclinata
rispetto al percorso principale che vi conduce è l’odierna via Stradone, che è oggi etichettata come privata
- come si legge nella più interna delle due targhe stradali -, e che, tramite uno slargo ed una scaletta, porta
attualmente al Lungomare Aragonese, che ovviamente
costeggia il mare.
In questa carta, stesa su rilievi di inizio secolo XIX,
compare anche il vico Marina che, ortogonale alla via
principale, dal lato occidentale della zona occupata dal
Palazzo Malcovati, piegando poi verso oriente, mena
alla piccole corte alle spalle di questo: pertanto, il complesso dei due edifici qui evidenziati è compreso fra le
due stradine, - che tale è anche la via Stradone nonostante l’accrescitivo del nome – ora indicate.
1957-1997 - È strano che le due carte moderne
dell’IGM mostrino entrambe la via Stradone, ma non
il vico Marina.
Le due chiese, protagoniste della vita del Burgo e
delle due mappe seicentesche, sono invece ben evidenti per le due grandi croci quasi esattamente contrapposte, come sono gli edifici nella realtà, da bande opposte
della via principale.
CTP 10000
Nel particolare della Carta Territoriale Provincia di
Napoli, ricavato dal sito internet, la zona è bene rappresentata, e mostra come i due edifici, Palazzo Malcovati
e quello ad L, si siano oggi congiunti, di modo ché quel
che viene indicato come appartenente alla Torre si affaccia in una piccola corte, a pianta grosso modo trapezoidale, chiusa da tutti i lati, tranne il piccolo imbocco
dal vico Marina.
32
La Rassegna d’Ischia n. 2/2012
Un campanile
Si è detto del campanile della chiesa dei marinai nel
Burgo: ebbene in un documentatissimo lavoro del prof.
Di Lustro31 vi sono notevoli contributi conoscitivi anche su questa costruzione. Di seguito, anche per meglio riflettere su quanto vi si può leggere, specie per
quanto concerne le date, si riportano i riferimenti alle
pagine, in cui vi sono notizie relative, e qualche brano
essenziale:
p. 111:…. nel 1614, i governatori e i confratelli della
chiesa dello Spirito Santo decisero di costruire per la
loro chiesa un campanile presso la sacrestia….;
p. 232:…. nel 1613, fu decisa la costruzione di questo
campanile…;
lasciando momentaneamente insoluta la scelta fra il
1613 ed il 161432, - si deve però sottolineare ancora
una volta che nella planimetria di Dionisio di Bartolomeo del 1616 esso già vi compare -, si annota il brano
successivo che è conferma dell’impiego di costruzioni
del genere per scopi difensivi, elettivi per altre:
p. 111:…. Il Parlamento della Città concesse quanto
richiesto…a condizione però che bisognando, in tempo de inimici de sua maestà, servirsi di detto campanile per ponerci soldati et homini armati per defesa
del borgo… È così, esplicitamente documentata la funzione difensiva sempre ipotizzata, confermando che i
campanili di fiero aspetto debbono essere inseriti, sia
pur con modalità particolari, nel Dispositivo difensivo
dell’isola d’Ischia.
È notevole notare che nel Burgo si ebbero due esem31 Di Lustro Agostino, I Marinai di Celsa e la loro chiesa dello
Spirito Santo ad Ischia, Forio 2003.
32 È però documentato, sempre in Di Lustro, I marinai.. op. cit.,
che il 23 settembre 1614 si tenne la riunione del Parlamento per
l’approvazione della costruzione, e che nell’ottobre successivo
gli agostiniani protestassero per le decisioni favorevoli alla edificazione del campanile.
pi di costruzioni che partendo da motivazioni iniziali
diverse percorsero poi cammini sostanzialmente comuni:
- la Torre di mare, costruita per difesa della zona, fu
poi convertita in campanile, o almeno usata come tale
dagli agostiniani;
- la costruzione nei pressi della porta, nata come
campanile della chiesa dei marinai, fu autorizzata dal
Parlamento purché potesse svolgere anche funzioni
difensive, almeno di avvistamento, o di interdizione
locale, dato che, per la sua piccolezza il rifugio poteva
essere concesso a ben poche persone, come non mancarono di rilevare gli agostiniani.
Il Burgo avrebbe così avuto, nel 1616, al suo interno,
due manufatti: Torre-Campanile e Campanile-Torre,
a brevissima distanza fra loro, ma gestiti da comunità distinte; poco fuori di esso, a Terra zappata, sopra
il Duo Balneum Saxorum vi era già, sicuramente, nel
1586, e probabilmente da almeno 10 anni, la Torre del
Gubernatore, e poiché non è certa la data del passaggio
della proprietà di essa da don Orazio ai Russi - quasi certamente dopo il 1598 - non si sa se a questa si
fosse già aggiunta la seconda delle torri vecchie: ben
4 edifici difensivi, o utilizzabili come tali, in meno di
300 metri di litorale, con tre direttamente sul mare, ed
il quarto poco più interno: non c’è che dire, una bella
concentrazione!33
È strano che gli agostiniani, nell’argomentare contro
i marinai ed il loro campanile, non parlassero del proprio, a meno che non lo abbiano fatto a ragion veduta,
per non vedersi richieste analoghe prestazioni dalla comunità, della quale difendevano le anime, ma non le
proprietà, che però, come è ben noto, accettavano di
ottimo grado dai proprietari, a loro salvazione nell’aldilà.
Il campanile dello Spirito Santo è di dimensioni veramente modeste, e ne sono testimonianza indiretta le
tante obbiezioni del contenzioso scatenatosi ai tempi
della sua costruzione, delle quali qualcuna cennata.
Poiché la pianta del di Bartolomeo è in scala di 1:
247,5 e che la chiesa dello Spirito Santo misurava in
questa 16,60x7,70 m34, come scrive Delizia35, ne consegue che detto campanile era stato rilevato al piede
con lato di circa 3,5 m, e pareti spesse circa 1 m.
Si tenga presente che il campanile della chiesa di S.
Maria della Scala, già Torre di mare, misurava al piede, sempre secondo quella pianta, 6,20 m di lato, con
33 Non si considera in questo esame la cosiddetta Torre dell’Orologio o dei Parlamentari, sede oggi del Museo del mare e della
Libreria Imagaenaria.
34 Cosa resa possibile dalla consultazione diretta dell’originale.
35 Delizia Ilia, L’antico borgo marinaro di Ischia Ponte… op. cit.,
note a pag. 59 e 54.
pareti di spessore di 1,70 m: esso risultava quindi di
dimensioni 1,7 volte maggiori di quelle corrispondenti
dell’omologo edificio dei marinai.
Una descrizione documentata
Un’ottima descrizione della zona di presente interesse, per la porzione dei due Palazzo e Palazzetto, è fornita dalla Delizia36, e la si riporta integralmente sotto il
titolo: Il contesto dello Scuopolo
I punti di maggior interesse (evidenziati in grssetto)
in questa descrizione storica della zona, anche con gli
evidenti rilievi che si devono fare, sono:
36 Delizia Ilia, Ischia l’identità negata, op. cit., pp. 199-201.
Il contesto dello Scuopolo
Una raccolta prospettica d’insieme lega in una unitaria configurazione le fabbriche Malcovati e già Buonocore. Complessità di stratificazione storica e peculiarità
ambientali consentono di definire questo spazio tra i più
compatti del centro antico di Ischia Ponte.
Edificata all›estremità del tratto di costa denominato
Scuopolo, la casa Malcovati fu originariamente una torre di difesa del Borgo di Gelsa (1), sfornito di dispositivi
difensivi dal momento che la primitiva torre del borgo
era stata già trasformata in campanile della chiesa di S.
Maria la Scala.
In conformità all›ordinanza della Regia Corte di
Napoli, che prescrisse nel 1563 l›approntamento di torri marittime lungo i litorali, l›opera fu realizzata per
l›interessamento di don Orazio Tuttavilla, governatore
dell›isola, su «richiesta e domanda de› Signori eletti e
Cittadini della Città d›Ischia» (2). Il sito venne messo a
disposizione dai monaci agostiniani, i quali censuarono
al Tuttavilla «un poco di territorio del retrostante giardino ...dalla parte di mare, dov›era un scoglio, ed una gran
pietra atta ad edificarci una torre per custodia del Borgo
di Celza» (3). Tale zona essendo il punto più avanzato
della costa dovette risultare particolarmente adatta alla
funzione di avvistamento; inoltre, la presenza dei blocchi
trachitici consentì alla fabbrica una posizione soprelevata, poggiata com›era su solide e ben visibili fondamenta.
La costruzione mantenne le sua funzione difensiva solo
per pochissimo tempo; infatti già dai primi del Seicento
era passata quale abitazione nelle mani di privati (4) e,
ampliata di «case di fabbrica», conservò soltanto nella
denominazione, la «Torra», la memoria della primitiva
funzione (5).
Ai successivi passaggi di proprietà corrisposero puntualmente delle trasformazioni per cui nel Settecento era
divenuta una «complessa casa signorile». Acquistata dai
Malcovati negli anni ‹50 del Novecento venne restaurata
ed ampliata dal lato del mare. La destinazione a residenza estiva per un unico nucleo familiare ha consentito alla
fabbrica di sfuggire ai guasti altrove prodotti da eccessivi
frazionamenti.
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La Rassegna d’Ischia n. 2/2012
33
Difficile poter distinguere le varie fasi di crescita del complesso di fabbriche che si è esteso, con continue aggiunzioni,
fino al varco della Siena ad ovest e, a nord est, si è proteso nel mare mediante volumi e terrazze su muri di contenimento.
Negli ultimi lavori di recupero funzionale condotti sull›immobile una trentina di anni or sono, il restauro ha messo in luce
il nucleo primitivo consistente in una struttura su tre livelli: un ambiente quadrato delimitato da muri di grosso spessore e
tracce di una scaletta di comunicazione. All›esterno, l›antica torre, sebbene ampliata, si evidenzia nel piccolo risalto rispetto
ai corpi laterali aggiunti e nella disposizione delle aperture che contrassegnano il prospetto da vico Marina.
Andamento convergente rispetto alla fabbrica Malcovati ha il palazzo un tempo della famiglia Buonocore che, saldandosi
alla prima ha definito su vico Marina un singolare spazio di cortile. Lo realizzò don Crescenzo Buonocore (6), nipote del
protomedico di corte, Francesco, che nell›agosto 1754 comprò «tutto il comprensorio di case fabbricate nel tonno, seu sito
censito alii... D. Girolamo e Giovan Battista Guarniero»(7) dai monaci Agostiniani di S. Maria la Scala e, con l›aggiunta
(1768) di altre quantità sempre dal giardino dei «frati», vi fece una «nova fabbrica confinante ed attaccata alla suddetta sua
casa» (8). Si trattò di un programma per una fabbrica di ampio sviluppo che utilizzava il viale di accesso (via Stradone), già
dei Guarnieri (9), come asse di ingresso principale alla nuova casa, la quale non trascurava né le possibilità di articolazione
verso il mare, né il rapporto con il complesso dello Scuopolo. Pertanto, si determinò una gerarchia di facciate in funzione
delle preesistenze e delle prospettive ambientali. Difatti, sullo Stradone, la facciata si annuncia con un portale che introduce
ad un ampio androne in cui si articola la scala e, al piano superiore, con una sobria scansione di vani riquadrati da fasce di
stucco e sormontati da timpani alternati. Su vico Marina la fabbrica utilizzò una seconda possibilità di ingresso come mostra
il vano che introduce allo stesso androne. Arbitrarie aperture, chiusure di vani e una balconata a parapetto pieno con forte
aggetto hanno tolto ogni coerenza a questo fronte originariamente impaginato con la stessa sobrietà di quello sullo Stradone
come mostrano ancora le due aperture a timpani al piano nobile, il balconcino in pietra lavica con corrimano in ferro e le
aperture ad arco corrispondenti ai pianerottoli di arrivo e di smonto delle rampe della scala.
Né questo singolare spazio a corte - che sarebbe potuto divenire il punto di fuga di un unitario programma di sistemazione
di tutto il lungomare Aragonese - è stato considerato nel Piano di Recupero del 1982, né nella recente proposta, né in proposte precedenti (10). Infatti, sarebbe bastata la riattazione di un percorso già esistente nell’articolazione spaziale di palazzo
Buonocore per realizzare, in sottoportico, la continuità della pedonalizzazione alternativa lungo la costa. E questo a scoraggiare velleitarie ipotesi che smembrando un giardino postico, escludono puntualmente la fruizione di uno spazio di vicinato
così peculiare alla vita ambientale di Ponte, con la perdita poi di occasioni atte a qualificare anche i nodi funzionali esistenti.
Infine, la facciata verso il mare utilizza connotazioni linguistiche tipiche di tutta la cortina prospiciente la marina, come
si rileva dalla iterazione di arcate sovrapposte impiegate a definire i livelli inferiori, quelli relativi al primo impianto della
fabbrica la quale risulta oggi eccessivamente soprelevata dall’aggiunta dei due ultimi piani.
1 M. Algranati, Storia dello Scuopolo (1958), in Ricerche Contributi Memorie..., p. 365.
2 A.S.N., Monasteri Soppr., vol. 104, f. 43, ed anche vol. 90, f. 371.
3 Idem, vol. 104.
4 «Entrò nel possesso di detta torre il mastrodatti Filippo Mongelli come compratore sub asta... poi nel 1675 a 29 agosto Domenico Menga
compra da suddetto Filippo Mongelli la detta Torre, con obbligo pagare in perpetuo ogni 1° di novembre il suddetto cenzo di carlini 30
al Convento, come per istrumento rogato per notar Matteo Vecchione di Napoli. In appresso suddetta torre passò dal suddetto D. Orazio
Tuttavilla in potere de› Ruffi d›Ischia, la vendita seu instrumento di vendita, che ha fatto il medesimo D. Orazio a Ruffi non si sa come sta
notato nella margine della platea fatta nel 1620», A.S.N., Monasteri Soppr., vol. 104, f. 43.
5 M. Algranati, op. cit., p. 371.
6 Per la figura e i dati biografici di Crescenzo Buonocore cfr. G. Buchner, Il Protomedico..., pp. 150-51.
7 A.D.L, Platea Corrente..., f. 16.
8 Idem, specifica le quantità, le stime e finanche le servitù, «servendogli del suddetto sito per uso di fabbrica, deve necessariamente aprire
finestre affacciatore dalla parte interna del suddetto giardino e propriamente dalla parte di levante», concesse a Crescenzo Buonocore.
9 La concessione ai Guarniero era avvenuta nel 1702 con questa aggiunta: «detti dieci sette graziosamente si concedono per fare la strada
dalle case de predetti signori Guarnieri alla Carcara, con permesso ai medesimi... di poter ivi fare fabriche ed altro di loro beneficio, non
pregiudiziale al predetto Convento», A.D.I., Platea Corrente..., f. 16.
10 Ci si riferisce al progetto Gallo-Iannello per la sistemazione del lungomare aragonese.
- l’individuazione del giardino postico, con la parte
esterna oggi pavimentata e utilizzata come parcheggio,
con scaletta che porta al sottostante lungomare;
- data di apertura e nome originario della via che oggi
è la Via Stradone;
- nome dei costruttori dell’edificio che oggi è ancora
noto come Palazzetto Onorato, nonostante siano mutati i proprietari;
- meno chiara è l’evoluzione del vicino, oggi Palazzo
Malcovati;
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La Rassegna d’Ischia n. 2/2012
- notevole è inoltre l’aver indicato il tonno, che è forse lo spazio lunato evidente nel dipinto di Antonio Joli,
indicato come la peschiera in [67], documentandone
al 1754 l’acquisizione da parte di Crescenzo Buonocore, ed al 1768 la realizzazione del fabbricato che chiuse
lo spazio col vicino complesso dello Scopolo dando la
conformazione ad L del fabbricato, e formando la corte
trapezoidale che oggi persiste.
Vincenzo Belli
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