M E N S I L E D E L L A CA R I TA S I TA L I A N A - O R G A N I S M O PA S T O R A L E D E L L A C E I - A N N O X L - N U M E RO 3 - W W W. CA R I TA S I TA L I A N A . I T
POSTE ITALIANE S.P.A. SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1 COMMA 2 DCB - ROMA
aprile 2007
Italia Caritas
ROM IN ITALIA, TRA DISAGIO SOCIALE E DISTANZA CULTURALE
ROULOTTE E PREGIUDIZIO
SETTIMANE SOCIALI CATTOLICI E BENE COMUNE, CENT’ANNI DI ANALISI
BURUNDI LA PACE CHE ARRETRA E IL MIRACOLO DI KAMENGE
KOSOVO UNA PROVINCIA STAGNANTE, IN ATTESA DEL NUOVO STATUS
sommario
ANNO XL NUMERO 3
IN COPERTINA
Organismo Pastorale della Cei
via Aurelia, 796
00165 Roma
www.caritasitaliana.it
email:
[email protected]
M E N S I L E D E L L A CA R I TA S I TA L I A N A - O R G A N I S M O PA S T O R A L E D E L L A C E I - A N N O X L - N U M E RO 3 - W W W. CA R I TA S I TA L I A N A . I T
aprile 2007
POSTE ITALIANE S.P.A. SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1 COMMA 2 DCB - ROMA
Un bambino rom al finestrino
della sua roulotte
in un campo del nord Italia:
l’integrazione presuppone
maggiore conoscenza
e garanzia dei diritti, anche
tramite una nuova legge
foto Loris Savino - Reuters
Mensile della Caritas Italiana
Italia Caritas
Italia Caritas
direttore
Vittorio Nozza
direttore responsabile
Ferruccio Ferrante
ROM IN ITALIA, TRA DISAGIO SOCIALE E DISTANZA CULTURALE
ROULOTTE E PREGIUDIZIO
coordinatore di redazione
SETTIMANE SOCIALI CATTOLICI E BENE COMUNE, CENT’ANNI DI ANALISI
BURUNDI LA PACE CHE ARRETRA E IL MIRACOLO DI KAMENGE
KOSOVO UNA PROVINCIA STAGNANTE, IN ATTESA DEL NUOVO STATUS
editoriale
di Vittorio Nozza
LA SORGENTE LONTANA
CHE CI APRE ALLA SPERANZA
Paolo Brivio
in redazione
Danilo Angelelli, Paolo Beccegato, Livio Corazza,
Salvatore Ferdinandi, Renato Marinaro,
Francesco Marsico, Francesco Meloni,
Giancarlo Perego, Domenico Rosati
editoriale di Vittorio Nozza
LA SORGENTE LONTANA CHE CI APRE ALLA SPERANZA
parola e parole di Giovanni Nicolini
UNA PESCA SENZA FRUTTO E LA POTENZA DEI SUOI REGALI
paese caritas di Nino Caminiti
LA VOCE E IL SOGNO, LA DETENZIONE NON CURA I MATTI
3
progetto grafico e impaginazione
Francesco Camagna ([email protected])
Simona Corvaia ([email protected])
5
stampa
Omnimedia
via Lucrezia Romana, 58 - 00043 Ciampino (Rm)
Tel. 06 7989111 - Fax 06 798911408
6
nazionale
ROM: QUEL POPOLO DI “LIBERI” OSTAGGIO DEI PREGIUDIZI
testi di Nunzia De Capite, Cinzia Neglia, Oliviero Forti e Susanna Garavini
“STRANIERI” NELLE NOSTRE CASE: «SONO ROM, MA NON LO DICO»
di Francesco Chiavarini
dall’altro mondo di Antonio Ricci
UN SECOLO DI “SETTIMANE”, PENSANDO IL BENE COMUNE
di Paolo Brivio
database di Walter Nanni
DISABILI GRAVI, STIAMO PIÙ VICINI ALLE FAMIGLIE
di Gianmaria Gioga e Carlo Hanau
contrappunto di Domenico Rosati
panoramacaritas MINORI, SERVIZIO CIVILE, INDONESIA
progetti TRENT'ANNI DI “MICRO”
sede legale
via Aurelia, 796 - 00165 Roma
8
redazione
tel. 06 66177226-503
10
offerte
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tel. 06 66177205-249-287-505
14
15
inserimenti e modifiche nominativi
richiesta copie arretrate
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tel. 06 66177202
18
19
spedizione
in abbonamento postale
D.L. 353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n.46)
art.1 comma 2 DCB - Roma
Autorizzazione numero 12478
dell’8/2/1969 Tribunale di Roma
21
Chiuso in redazione il 16/3/2007
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AVVISO AI LETTORI
Per ricevere Italia Caritas per un anno occorre versare un contributo alle spese di realizzazione di almeno 15 euro: causale contributo Italia Caritas.
internazionale
LA PACE ARRETRA, DOVE VA IL BURUNDI?
servizi e foto di Emiliano Bos e Valeria Alfieri
casa comune di Gianni Borsa
KOSOVO: UNA TERRA STAGNANTE, IN ATTESA DELLO STATUS
di Francesco Martino
contrappunto di Alberto Bobbio
INVERTIAMO LA ROTTA VERSO UN MONDO PIÙ GIUSTO
di Roberta Dragonetti
guerre alla finestra di Paolo Beccegato
agenda territori
villaggio globale
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Le offerte vanno inoltrate a Caritas Italiana tramite:
●
Versamento su c/c postale n. 347013
●
Bonifico una tantum o permanente a:
- Banca Popolare Etica, piazzetta Forzaté 2, Padova
Cin: S - Abi: 05018 - Cab: 12100
conto corrente 11113
Iban: IT23 S050 1812 1000 0000 0011 113
Bic: CCRTIT2T84A
- Banca Intesa, piazzale Gregorio VII, Roma
Cin: D - Abi: 03069 - Cab: 05032
conto corrente 10080707
Iban: IT20 D030 6905 0320 0001 0080 707
Bic: BCITITMM700
●
Donazione con Cartasì e Diners,
telefonando a Caritas Italiana 06 66177001
Cartasì anche on line, sul sito
www.caritasitaliana.it (Come contribuire)
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storie di speranza
di Antonio Pintauro
LA MAESTRA MARIANNA, CHE HA CREDUTO AI MIRACOLI
La Caritas Italiana, su autorizzazione della Cei, può
trattenere fino al 5% sulle offerte per coprire i costi di
organizzazione, funzionamento e sensibilizzazione.
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5 PER MILLE
Per destinarlo a Caritas Italiana, firmare il primo
dei quattro riquadri sulla dichiarazione dei redditi
e indicare il codice fiscale 80102590587
hiamato di frequente a prendere parte alla vita e ai cammini delle chiese locali, vivo esperienze che mi fanno passare dentro una pluralità di territori e contesti. Quante impressioni! Quanto stupore e ammirazione per la gente incontrata, per lo zelo e l’ospitalità, per la fede dei semplici e degli
umili, per le ordinarie testimonianze ricche di fede, preghiera e
amore. E insieme quante impressioni diverse nel celebrare l’eucaristia. A volte mi pare di cogliere come nell’aria il mistero,
C
riore energia della Pasqua, di cui l’eucaristia è manifestazione e attuazione.
Corteggiamento e futuro
Si racconta che, in un villaggio africano, un’organizzazione non governativa sia riuscita a realizzare, con la collaborazione della comunità, un sistema
di acqua potabile e alcune fontane in
mezzo alle case. Si è inaugurata l’opera, si è fatto festa. Però, con il passare
la presenza dell’Altissimo, il “cuore sodei giorni, si è notato che le ragazze del
lo e l’anima sola” delle prime comuvillaggio, sul far della sera, prendevano
Una nuova fontana. Ma
nità! Altre volte sento come un senso
le loro brocche di terracotta e andavale ragazze continuano
di fatica e di pesantezza. Non penso
no ugualmente ad attingere acqua ala recarsi alla fonte fuori
la sorgente, distante mezz’ora di camsia dovuto solo alla stanchezza fisica e
villaggio. Anche noi
mino. Presto si venne a sapere il motiai tanti problemi di ogni giorno: forse
ci abbeveriamo a tante
vo: da sempre il sentiero verso il lago
c’è anche un’imperfetta fusione di
esperienze. Ma non ci
era il luogo del corteggiamento delle
cuori nell’assemblea, un cammino
bastano. E ci rivolgiamo
ragazze da parte dei giovani, il luogo
pasquale-eucaristico ancora incerto.
all’Eucaristia.
dove iniziavano a conoscersi, a dialoL’esperienza insegna che dietro un
A cui attingiamo
gare, a progettare il futuro.
imperfetto celebrare c’è un vivere anch’esso imperfetto. Se la Pasqua-EucaMi è venuto in mente questo fatto
il mistero della Pasqua
ristia è il centro della comunità, essa
pensando alla Pasqua-Eucaristia.
ne diviene anche un po’ lo specchio.
Ognuno di noi ha molte fontane a cui
Mi chiedo frequentemente che cosa rende un celebrare attingere comodamente quanto gli serve per vivere: letture,
pienamente significativo, come interpretare quel “non so meditazioni, incontri, confronti di idee ed esperienze, amiche”, avvertito nell’insieme del rito, che invita a esclamare cizie… Perché non ci bastano? Cosa c’è nell’eucaristia che
“veramente Dio è fra voi” (1Cor. 14,25). Questa presenza non troviamo in altro?
non è la somma delle realtà che compongono la vita co- ■ Anzitutto c’è il cammino, l’andare con tutto quello che
munitaria, ma un mistero che eccede il livello dei rapporti
implica. L’idea del cammino “verso”, implica la comtra gli uomini e insieme si concede agli uomini in un attegprensione del punto di partenza, della situazione che si
giamento di amicizia e dono gratuito. Un mistero che inclivive. È questo il primo aspetto della Pasqua-Eucaristia!
na i cuori ad atteggiamenti di benevolenza e dono. Si avNon sarà che a volte celebriamo l’eucaristia senza converte, allora, nella luce della fede, che Gesù è presente, è “il
vinzione, senza entusiasmo, perché non sappiamo più
Signore”, è “il Figlio”, che ci rende partecipi dei suoi miste“chi siamo”, che cosa abbiamo in cuore, quali attese e
riosi rapporti con il Padre e del suo dono pasquale per il
sogni coltiviamo? Sapere dove porta la strada sulla quamondo. “Attirerò tutti a me”: anche se non si riferiscono dile camminiamo, verso dove siamo diretti, con quale
rettamente all’eucaristia, queste quattro parole possono
bagaglio a disposizione, con quali sentimenti e con chi
aiutare a capirne il senso profondo, perché illustrano l’intestiamo camminando, tutto questo è parte del percorso
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APRILE 2007
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editoriale
parola e parole
di Giovanni Nicolini
■
pasquale. Forse le nostre eucaristie rischiano di dirci e
donarci poco proprio perché manca l’ambientazione, il
sapere qual è l’assemblea che celebra, che cosa ha e
porta con sé, che cosa sta tentando di vivere, in quale
punto del cammino si viene a collocare.
Come nell’episodio africano, anche nell’eucaristia dovremmo trovare una serie di relazioni e di sorprese.
Non dobbiamo pensare di andare solamente a ricevere Gesù eucaristia, ma anche a riscoprire le trame di
amicizia, complicità e fatica che contrassegnano la nostra esistenza. Una delle motivazioni per mettersi in
cammino deve essere la certezza di trovare incontri significativi con la Parola, ma anche con chi la spiega e
con le persone con le quali condividerò quell’incontro.
Avendo presente che la comunità non è mai il Regno, la
Gerusalemme celeste, ma la chiesa pellegrina, la chiesa dei peccatori, dei poveri, di coloro che fanno fatica
ad andare avanti, quelli che hanno il passo pigro o che
zoppicano. Noi siamo invitati a portare all’eucaristia
anche tutti quelli che abbiamo incontrato nei giorni
della settimana o che incontreremo; quelli di cui siamo
preoccupati, quelli che vediamo sempre più allontanarsi e quelli che non riusciamo mai a vedere. Insomma, è la nostra paternità e fraternità che sono in gioco.
Forza di trasformazione
■
C’è poi l’acqua della sorgente. Certamente ci sono tante fontane che danno acqua buona, ma la sorgente è
■
un’altra cosa, è sempre meglio arrivare fin lì. La sorgente a cui ci si abbevera nell’eucaristia è il Mistero pasquale, la Passione, Morte e Risurrezione di Cristo. Se la sorgente si secca, le fontane lungo il cammino della vita
non danno più acqua. Tutto scaturisce dall’eucaristia,
dove la gratuità di amore che ha vissuto Cristo sulla croce viene messa a disposizione dell’umanità attraverso la
comunità radunata. È la Pasqua, il passaggio: la forza di
trasformazione della vita, che si è rivelata in Gesù e che
ha il suo culmine nel Mistero pasquale, passa nella vita
della chiesa alla comunità di fede, perché possa essere
immessa nelle pieghe della storia, perché possa fecondare il processo di trasformazione della società intera.
C’è infine la storia del futuro da sognare e costruire.
Nell’episodio africano c’è la prospettiva del futuro, della speranza: le ragazze andavano a prendere l’acqua alla sorgente tessendo le trame e sognando il loro domani. Ebbene, la Pasqua-Eucaristia è questo introdursi
nella vita e nella storia con una forte carica di speranza.
Essa ci fa intravedere quello che non riusciamo ancora
a realizzare, ma che Dio sta costruendo e proponendo
agli uomini: un mondo di comunione con Dio e di fraternità tra noi, un incontro con Dio che provoca rapporti di amicizia, fraternità e solidarietà tra tutti, una
comunità che diventa testimone presso tutta l’umanità. “Diventiamo quello che mangiamo!”: l’augurio è
che la Pasqua sia visibile nella nostra ordinaria testimonianza di Cristo crocifisso e risorto.
IL NOSTRO GRAZIE AL CARDINAL RUINI,
L’AUGURIO A MONSIGNOR BAGNASCO
Lo scorso 7 marzo il Santo Padre ha accolto la rinuncia, per raggiunti limiti di età, presentata dal cardinale
Camillo Ruini all’incarico di presidente della Conferenza episcopale italiana e ha nominato presidente della
stessa Cei monsignor Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova. Al cardinale Ruini va il ringraziamento di Caritas Italiana, per la saggezza, la competenza e la lungimiranza con cui ha saputo guidare in questi anni la
chiesa italiana, sempre con sincera coerenza al comandamento supremo dell’amore e con attenzione costante all’intero corpo ecclesiale. A monsignor Bagnasco vanno i nostri auguri, con la certezza che saprà
guidare il cammino delle chiese che sono in Italia, aiutandole a essere sempre più “testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo”. Nel contempo confermiamo al nuovo presidente la piena collaborazione dell’organismo pastorale Caritas nell’impegno comune di comunicare il Vangelo nella storia e di mettersi a servizio dei poveri, lasciandosi illuminare da Dio, Verità e Amore.
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APRILE 2007
UNA PESCA SENZA FRUTTO
E LA POTENZA DEI SUOI REGALI
Quando già era l’alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti
che era Gesù. (…) Allora disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca
e troverete». La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci.
Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». (Gv 21, 1-19)
mo, non si riesce più a tirarla su, con
i suoi centocinquantatre pescioloni.
Ed è ancora una volta il “cocchino”,
il prediletto, a capire tutto: «È il Signore!». E pensare che si era ritornati alla tristezza del vecchio lavoro! E
pensare che si era ritornati a casa!
Pietro non è mai capace di parole e di gesti misurati. Anche adesso,
per ritornare al Signore che gli ha
riempito la rete come al loro primo
incontro, quello che l’aveva sedotto,
S’era deciso insieme di unirci alla
Pietro riprende la veste che aveva
decisione di Pietro. Forse anche
I discepoli, dopo
deposta, copre la sua nudità, che
quello la diceva lunga sulla resa dei
la morte di Gesù,
forse non era dovuta solo alle esinostri cuori. Forse era già un “ritorsono tornati indietro,
genze del lavoro, ma significava annare indietro”, un volgere indietro il
all’antico mestiere.
che un triste ritorno alla fatica della
capo dopo aver posto mano all’araCosì anche i nostri cuori
stirpe del nudo Adamo, e si getta
tro. In ogni modo, niente pesce! E
spesso si arrendono,
nell’acqua. Come se il “mare di Tibequel misterioso personaggio sulla ridopo le notti della storia.
riade” fosse una grande vasca batteva, con quella domanda che era proMa è il Signore
simale, e Pietro dovesse attraversare
vocazione, e in ogni modo costrizioa raggiungerci:
il suo Mare Rosso, per lasciare ancone per noi a prendere atto e a confesla vita si anima,
ra una volta la condizione del servo
sare la nostra povertà: «Figlioli, non
ed è di nuovo Pasqua
per ritrovare quella dell’amico.
avete nulla da mangiare?». «No!».
Dunque, è ancora Pasqua! La
tentazione di pensare che tutto sembri cambiare, ma in
Un tentativo estremo
È così: abbiamo niente; ormai non siamo nessuno. La no- realtà nulla cambi, non si addice agli amici del Risorto.
stra vita è ormai interpretata da una notte senza frutto. Notti della storia, notti dello spirito... torneranno semMa poi, come all’improvviso, tutto cambia. Tutto si ani- pre ad affacciarsi alla fragilità inevitabile dell’avventura
ma. Scompare l’atmosfera rarefatta, come sospesa, di umana. E si daranno sempre tempi, nei quali si potrebquel mattino che sembrava immobile, ad aspettare qual- be pensare all’illusione di affermare il Vangelo con l’evicosa o a rassegnarsi che niente capiterà più, dopo quel- denza della ragione e con il rigore della norma. Noi stesl’avventura vertiginosa d’amore e di morte, incominciata si subiamo la tentazione di rinunciare. Ma il Signore
per molti sulle rive di quello stesso lago, e terminata nel- della risurrezione e della vita nuova veglia sulle nostre
la liturgia dolorosa di quella Croce a Gerusalemme.
incredulità, e ci rimprovera con la potenza dei suoi reAdesso tutto cambia, e una rete gettata non per scel- gali. Continuiamo dunque a vegliare, oltre il limite che
ta professionale, ma per obbedire a un tentativo estre- la sentinella più coraggiosa aveva previsto.
meravigliosa questa capacità che Dio ha espresso sin da
principio, di partire sempre dalle povertà dell’uomo per incontrarsi con Lui. Le religioni “normali” esigono che per arrivare in qualche modo alla Sua presenza sia necessario fare percorsi lunghi e complessi di purificazione e di preparazione. Con
Gesù, niente! Non siamo noi a raggiungerlo, ma è Lui che arriva,
senza neanche la preoccupazione di farsi riconoscere. E arriva al
mattino, dopo quella nostra nottata senza pesce.
È
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paese caritas
di Nino Caminiti
direttore Caritas Messina
LA VOCE E IL SOGNO,
LA DETENZIONE NON CURA I MATTI
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APRILE 2007
Italia Caritas
le notizie che contano
un anno con Italia Caritas
Nel 2004 abbiamo cambiato veste.
Da allora abbiamo migliorato sempre.
Contenuti incisivi. Opinioni qualificate.
Dati capaci di sondare i fenomeni sociali.
Storie che raccontano l’Italia e il mondo.
Un anno a 15 euro, causale “Italia Caritas”
M E N S I L E D E L L A CA R I TA S I TA L I A N A - O R G A N I S M O PA S T O R A L E D E L L A C E I - A N N O X L - N U M E RO 3 - W W W. CA R I TA S I TA L I A N A . I T
aprile 2007
POSTE ITALIANE S.P.A. SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1 COMMA 2 DCB - ROMA
1996 e conducendo un’esperienza di
animazione durante l’avvento 2003.
Ma la mancanza di medicine, cibo,
vestiti e servizi adeguati scandalizzava, non dava pace. Il silenzio, l’indifferenza e la paura non esprimevano la
compassione per l’uomo; si chiedevano scelte e strutture a misura d’uomo. Così in tutta la diocesi si è sollevata un’unica voce: “No all’Opg!”.
A tale scopo la Caritas ha suggeriprovincia di Messina, oscillano tra
to un percorso di animazione da fare
190 e 200.
in ogni comunità, per maturare nelIn un ospedale
In queste strutture si trovano perl’accoglienza, nella preghiera, nella
psichiatrico giudiziario
sone malate mentali, a cui viene concondivisione e nell’apertura. Animafiniscono malati mentali
testato un qualsivoglia reato, in molti
re è un tentativo di richiamare l’atmacchiatisi di reati
tenzione del territorio; di aprire gli
casi non grave. Spesso si finisce nelspesso molto lievi.
occhi sui luoghi di povertà ed emarl’Opg perché si è diventati insopportaLa società li confina non
ginazione; di compiere piccoli passi,
bili alla famiglia e alla società. Resiparlando apertamente della struttustenza a pubblico ufficiale, atti osceni
per aiutarli a guarire,
ra, facendo conoscere la situazione,
in luogo pubblico, maltrattamento in
ma per tranquillizzarsi.
avvicinando la gente all’Opg e l’Opg
famiglia, danneggiamento di cose: soA Messina, la diocesi
no i reati più frequenti, per molti dei
alla gente, avviando percorsi di reinha cercato altre strade
quali nessuna persona “normale” vieserimento sociale di qualche internane rinchiusa in carcere, mentre chi
to. È lo sforzo di dire ai cristiani di ogporta il peso della malattia mentale viene rinchiuso per un gi che l’Opg non deve essere impegno dell’associazione,
periodo minimo di due anni, che si può allungare in modo ma di tutti. È dare voce a chi non ha voce. È ribadire che se
indefinito, a discrezione del magistrato di sorveglianza.
i diritti sono espressione della persona, una carità vera che
Ma l’Opg non è una struttura idonea a curare e riabilita- ha come oggetto l’altro non può tralasciarli, ma deve adore; serve piuttosto alla società, che può continuare a illu- perarsi a farli rispettare.
dersi di aver risolto il problema della propria sicurezza.
Una maggiore presenza (visite, “adozioni”, disbrigo di
L’Opg non cura; piuttosto favorisce l’isolamento, la perdita pratiche anagrafiche e pensionistiche, momenti ricreativi) è
di ogni relazione, la chiusura totale al mondo esterno.
venuta da diverse parrocchie della diocesi. Tanti malati sono stati reinseriti in famiglia, o condotti ad alcune case di riposo attraverso alcuni progetti. Il sogno è la chiusura delLa carità afferma i diritti
Nell’Opg barcellonese entrarono dapprima un cappellano, l’Opg. La presa in carico vera dei malati, da parte delle istiqualche sacerdote e qualche laico. Grazie al primo, nacque tuzioni, con servizi presenti e non assenti, operanti e accesun’associazione di volontariato, poi la Caritas diocesana sibili a tutti. L’impegno delle comunità cristiane, con le loro
avviò la riflessione sulla salute mentale, riservando uno Caritas parrocchiali, a promuovere animazione nel territospazio di discussione sull’Opg nei convegni del 1989 e del rio, perché nessuna persona sia esclusa.
n Ospedale psichiatrico giudiziario è nient’altro che un manicomio criminale: una struttura ibrida, che racchiude in sé l’aspetto
del carcere e quello del vecchio manicomio civile (abolito dalla
legge, perché ritenuto incivile). Un Opg è, quindi, una realtà che vuole
essere allo stesso tempo luogo di custodia carceraria e luogo di cura e
riabilitazione; ma a prevalere è il primo aspetto, con tutto il suo peso di
restrizioni e divieti. Attualmente sono sei i manicomi criminali esistenti in Italia, per circa 1.200 malati; nell’Opg di Barcellona Pozzo di Gotto,
Italia Caritas
+
ROM IN ITALIA, TRA DISAGIO SOCIALE E DISTANZA CULTURALE
ROULOTTE E PREGIUDIZIO
SETTIMANE SOCIALI CATTOLICI E BENE COMUNE, CENT’ANNI DI ANALISI
BURUNDI LA PACE CHE ARRETRA E IL MIRACOLO DI KAMENGE
KOSOVO UNA PROVINCIA STAGNANTE, IN ATTESA DEL NUOVO STATUS
Occasione 2007
ABBONAMENTO CUMULATIVO CON VALORI
È un mensile di economia sociale e finanza etica
promosso da Banca Etica. Propone ogni mese
“Osservatorio nuove povertà”, in collaborazione con Caritas Italiana.
Dieci numeri annui dei due mensili a 40 euro. Per fruire dell’offerta
• versamento su c/c postale n. 28027324
intestato a Soc. Cooperativa Editoriale Etica,
via Copernico 1, 20125 Milano
• bonifico bancario: c/c n. 108836
intestato a Soc. Cooperativa Editoriale Etica
presso Banca Popolare Etica - Abi 05018 - Cab 12100 - Cin A
Indicare la causale “Valori + Italia Caritas”
e inviare copia dell’avvenuto pagamento al fax 02.67.49.16.91
L E G G I L A S O L I DA R I E T À , S C E G L I I TA L I A CA R I TA S
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occorre versare un contributo alle spese
di realizzazione, che ammonti ad almeno
15 euro. A partire dalla data di ricevimento
del contributo (causale ITALIA CARITAS)
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nazionale
LORIS SAVINO - REUTERS
vita da rom
LORIS SAVINO - REUTERS
Rom e sinti sono in Italia da secoli.
Molti sono stanziali, ma si continua
a crederli nomadi. I recenti arrivi
dai paesi dell’est hanno gonfiato
le baraccopoli. Ma occorre
conoscere e garantire diritti,
per migliorare la convivenza
ma notizia certa della presenza in Italia di queste popo- prevalentemente giovani (circa il 70% dei soggetti hanno
lazioni risale alla prima metà del Quattrocento).
meno di 21 anni). I soggetti con cittadinanza italiana sono
Oggi la presenza rom è sempre più spesso oggetto di di- invece circa 70 mila; i sinti sono concentrati in particolare
battito pubblico e polemiche politiche. In alcune aree del nelle regioni centro-settentrionali, sono di religione prevanostro paese il numero delle presenze è sensibilmente au- lentemente cattolica e svolgono attività circensi o legate al
mentato, negli ultimi anni, per effetto della relativa facilità commercio ambulante; molti sono giostrai. I rom italiani
di ingresso da alcuni paesi dell’Europa orientale (in primis abitano principalmente le regioni centro-meridionali, sola Romania), dove i rom rappresentano minoranze etniche no dediti all’allevamento, al commercio di bestiame (a
cospicue, molto spesso povere e discriminate. L’insedia- Campobasso le principali macellerie equine sono gestite
mento dei nuclei rom sovente è causa di problemi di con- da rom), alla lavorazione di utensili e metalli.
vivenza, alimentati dai pregiudizi che circondano queste
I problemi connessi alla condizione dei romanì in Itapopolazioni, ma anche da fenomeni – attività criminali, lia sono molteplici e non tutti di immediata risoluzione.
accattonaggio, sfruttamento dei minori – che vedono pro- Alcuni appaiono però prioritari, a cominciare dalle quetagonisti alcuni soggetti
stioni inerenti cittadie gruppi rom.
nanza, lavoro, disagio
Un aspetto spesso
abitativo, istruzione,
trascurato riguarda il
cultura della salute e
passaggio dal nomadifruibilità anche culturasmo alla sedentarietà,
le dei servizi. È evidenper nulla infrequente. Il
te, per esempio, che la
nomadismo ha tuttavia
creazione dei “campi
influenzato la cultura
nomadi” – la soluzione
delle popolazioni gitache anche a livello poline, facendo della ricettico viene spesso contività e della capacità di
cepita come unica, riadattamento alla diverspetto ai problemi posti
sità di contesti uno dei
dall’insediamento dei
tratti distintivi dell’igruppi gitani – risente
dentità rom. Molto solidi una logica concenUNA VITA DA AMMASSATI
dale al suo interno, con Milano, il campo di via Triboniano, il più grande insediamento rom del
trazionista e segregaun codice normativo ri- nord Italia. A sinistra, famiglia dopo l’incendio del 31 dicembre scorso
zionista. Il ricorso a
gido e vincolante per i
questa soluzione abitasuoi membri, quella di rom e sinti è una società fortemen- tiva, pur comprensibile sul piano organizzativo, continua
te patriarcale, in cui alle donne è affidata la custodia e la a rivelarsi inefficace e risponde all’imperativo del controlsalvaguardia del patrimonio delle tradizioni, anche se esse lo sociale e dell’isolamento difensivo rispetto a gruppi rirappresentano spesso il principale fattore di spinta al tenuti pericolosi, ma denuncia l’assenza di uno sforzo di
cambiamento. È anche una società caratterizzata da un comprensione approfondita di una realtà poco nota.
basso livello di disuguaglianza, in virtù di un attento proUn tavolo al ministero
cesso di distribuzione interna della ricchezza.
Da qualche mese è stato istituito dal ministero della soliCampi e segregazione
darietà sociale un tavolo di lavoro dedicato a rom e sinti.
I dati sulla presenza di rom e sinti in ambito europeo e na- La partecipazione di alcuni rappresentanti della popolazionale sono assai lacunosi. Sparsi tra America del Nord e zione rom e sinti ha fatto emergere la necessità di affrondel Sud, Asia, Africa e Oceania si stima vivano 13 milioni di tare anzitutto il tema di un’adeguata rappresentanza presrom e sinti. In Europa invece essi ammontano a circa 9 mi- so le istituzioni, nonché quello della regolarizzazione dellioni, mentre in Italia, sulla base degli ultimi dati forniti dal la posizione giuridica. Il tavolo, a cui partecipa Caritas Itaministero dell’interno nel 2005, vengono stimate circa 120 liana, nasce anche in risposta alle sollecitazioni provemila presenze (attorno allo 0,2% della popolazione totale), nienti dalla Commissione europea contro razzismo e in-
QUEL
POPOLO
DI “LIBERI”
OSTAGGIO DEI PREGIUDIZI
di Nunzia De Capite e Cinzia Neglia
a popolazione rom e sinti ha origini che si
perdono nella notte dei tempi e che non è facile ricostruire. La stessa pluralità di definizioni a cui si ricorre per riferirsi a queste popolazioni (zingari, rom, sinti, camminanti,
nomadi, gitani) riflette il carattere multiforme della loro identità. Esse sono originarie del nord dell’India e hanno abbandonato i luoghi di origine a partire dall’anno mille, a causa di difficoltà economiche e
problemi politici. È cominciata così una lunga storia di
peregrinazioni, culminata a volte nella stanzialità e nel-
L
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l’insediamento entro certi territori, altre volte proseguita in diverse regioni del pianeta.
Tra coloro che si sono fermati, i più “visibili”, coloro
che incrociano le nostre traiettorie di vita quotidiane,
popolano campi e baraccopoli ai margini delle città. Alcuni fanno i rottamai, vendono ferro e rame nei mercati rionali; altri praticano ancora un nomadismo stagionale, spostandosi di città in città. Altri ancora, gli “invisibili”, vivono inseriti in contesti lavorativi stabili, in case che abitano da secoli; per esempio in Abruzzo, dove
risiede la comunità rom più antica della penisola (la pri-
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nazionale
vita da rom
tolleranza (Ecri), che ha raccomandato alle autorità italiane di intervenire con mezzi giuridici adeguati sul fronte
della regolarizzazione, oltre che di favorire l’inserimento
scolastico, agevolando la presenza di allievi rom e sinti nei
livelli dell’istruzione secondaria superiore e coinvolgendo
le comunità di appartenenza.
Se prima non si procederà ad affrontare il problema del
riconoscimento e della titolarità dei diritti di cittadinanza,
non si potrà prendere in considerazione tutto il resto, ovvero un groviglio di situazioni da districare con cautela, un
universo di “uomini” (in lingua romanes, rom significa
“uomo libero”) che chiede di uscire dall’invisibilità. Per
guardare in maniera nuova a queste popolazioni, occorre
storicizzare e acquisire elementi di conoscenza. Bisogna
prescindere dalla singolarità del caso, e inserirla nella moltitudine da cui essa trae significato. E la moltitudine ha un
nome, una lingua, una storia non riducibili, come spesso
si fa, all’unica immagine stereotipata a cui si ricorre per superare il disorientamento provocato dall’incontro con una
realtà complessa e inesauribile.
Il limbo degli apolidi di fatto,
è necessario uno status specifico
L’Europa ha ribadito che la legislazione italiana non favorisce il riconoscimento
e la tutela delle minoranze rom e sinti. I casi complessi di ex jugoslavi e romeni
di Oliviero Forti e Susanna Garavini
n Italia la condizione delle popolazioni rom e
sinti appare, sul piano normativo, particolarmente complessa, in quanto riconducibile a diverse situazioni giuridiche. Se italiani, infatti,
hanno gli stessi diritti e doveri degli altri cittadini; se, invece, cittadini di altri paesi, il loro status
è disciplinato dalle norme che regolano il soggiorno degli stranieri. E poi c’è la situazione dei soggetti apolidi, o
di nazionalità non determinata.
Oggi non esiste una specifica normativa che tuteli le
popolazioni “sprovviste di territorio”, in quanto le stesse
non sono state riconosciute come minoranze etnicolinguistiche e, pertanto, non sono state incluse tra quelle tutelate dalla legge-quadro 482 del 1999, relativa alla
“tutela delle minoranze linguistiche storiche”.
È pur vero, però, che molte regioni, in seguito alle
raccomandazioni e alle risoluzioni adottate in particolare del Consiglio d’Europa, si sono dotate di apposite leggi a tutela dei gruppi rom e sinti, determinando un loro
riconoscimento come minoranza etnica, con particolare riferimento al diritto al nomadismo, e di conseguenza
alla sosta. Da ciò derivano disposizioni specifiche per finanziare e creare aree di sosta e di transito attrezzate.
A fronte di questa carente situazione normativa, gli
organismi europei chiedono da tempo il riconoscimento e la tutela della minoranza “romanì”; addirittura, una
I
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sezione del rapporto del commissario europeo per i diritti umani del giugno 2005 è dedicata alla comunità
rom in Italia. La relazione sottolinea che non esiste “uno
status specifico per loro, nella legislazione italiana”, e
stigmatizza l’assenza di una politica globale che tenga
conto dei problemi di queste comunità.
La scorciatoia dell’espulsione
La componente della popolazione rom e sinti caratterizzata da entrambi gli elementi problematici (sia la condizione di popolazione straniera, sia il mancato riconoscimento come minoranza linguistica) si trova in una condizione di grande vulnerabilità sociale e risulta anche la più
esposta a forme dirette o indirette di discriminazione.
Inoltre i rom e sinti non cittadini italiani sono in alcuni casi apolidi di fatto, in quanto mancanti di uno status
riconosciuto dal paese di origine o provenienza: per questa ragione è difficile ricondurre la loro situazione alla disciplina prevista in tema di immigrazione. Un caso emblematico riguarda una parte dei rom giunti in Italia prima della dissoluzione della Jugoslavia e quelli giunti dopo
il 1990, “profughi” negli anni delle guerre. Alcuni possedevano documenti di identità rilasciati dalla Repubblica socialista federativa di Jugoslavia, non sempre riconosciuti
dai nuovi stati balcanici. Così capita che alcuni minori,
immigrati ormai di seconda o terza generazione, siano
Trieste: casa, scuola e lavoro,
l’integrazione non è un miraggio
La domanda risale ad alcuni anni fa.
«È possibile dedicare un’attenzione
specifica alle persone che vivono
l’esperienza dei campi rom?». Da
tempo al centro d’ascolto diocesano
si presentavano donne rom;
le volontarie le ascoltavano
e cercavano di rispondere,
per quanto possibile, ai bisogni
espressi: qualche bombola di gas,
pannolini per i bambini, vestiti,
contributi economici.
Fino al 2000, però, non si era
mai pensato di andare dove quelle
persone vivevano. Anche solo
per incontrale, per essere vicini
alla loro realtà. Il suggerimento
venne dal vescovo, monsignor
Eugenio Ravignani. E così la Caritas
diocesana di Trieste diede inizio
al servizio chiamato di “attenzione”
ai rom. Così come fanno, sempre
nella regione ecclesiastica Triveneto,
altre Caritas diocesane, che
promuovono iniziative e servizi in
alcuni casi anche molto strutturati.
A Trieste ci sono quattro campi
rom autorizzati: via San Sabba,
via Rio Primario, via Pietraferrata
e Rozzol 2998. La Caritas presta
maggiore attenzione agli ultimi due,
più problematici sul piano sociale,
legale ed economico. L’intervento
(che cerca di coinvolgere
alcune parrocchie)
si concentra anzitutto
sui minori: all’inizio dell’anno
scolastico vengono forniti
materiali didattici, poi l’iter
scolastico viene monitorato.
Costante è anche l’azione
di orientamento delle famiglie
ai servizi sanitari, grazie
alla collaborazione di un
medico; un valido aiuto è poi offerto
sul versante dell’assistenza legale.
Un elemento di notevole importanza
è rappresentato dal continuo
confronto con i servizi sociali,
per rendere più organico il quadro
degli interventi attivati.
La Caritas diocesana
ha sviluppato anche progetti
di inserimento lavorativo, rivolti
in modo particolare ai giovani rom,
senza scoraggiarsi davanti
agli insuccessi. Alcune volte,
la ciambella riesce col buco.
Come è accaduto per una famiglia
nomade arrivata a Trieste nel 2004.
Dopo essere stati cacciati da
un campo e costretti per sette mesi
a risiedere in un camper
girovagando tra parcheggi, padre,
madre e due figli hanno rifiutato
di dividersi in strutture
privi di titolo di soggiorno, essendone sprovvisti i genitori.
Si tratta di ragazzi nati e cresciuti in Italia, di fatto inespellibili, per l’assenza di un paese di origine che ne riconosca
l’appartenenza, ma anche impossibilitati ad accedere ai
percorsi attuali di acquisizione della cittadinanza.
Una questione ulteriore riguarda i rom romeni. A
partire dal 1° gennaio 2007, in seguito all’ingresso della
Romania nell’Unione europea, non sono più extracomunitari, ma cittadini Ue. La disciplina sul loro ingres-
di accoglienza separate.
Grazie alla sinergia tra Caritas
e servizi sociali comunali, a giugno
2006 la famiglia ha ottenuto
un alloggio di emergenza
e ha potuto continuare a vivere
unita. La madre ha usufruito
di una borsa lavoro, il padre
si è licenziato da una cooperativa
di facchinaggio dove veniva sfruttato
e ha cominciato un’attività in proprio
(traslochi e raccolta metalli).
Il figlio maschio è stato inserito
in una scuola elementare;
la figlia femmina, quindicenne,
frequenta un corso serale per
conseguire la licenza media.
L’integrazione passa per casa,
scuola e lavoro. Va conquistata
giorno dopo giorno. Ma non
è un traguardo inaccessibile.
[Pietro Gava]
so e il loro soggiorno è mutata: in sostanza, a costoro si
applicherà il principio per cui potranno entrare e uscire
dall’Italia liberamente e non potranno essere espulsi se
non per motivi eccezionali. La soluzione semplicistica
(per via di allontanamento coatto) di alcuni problemi
sociali non sarà più praticabile: dei molti rom romeni
che si sono insediati in baraccopoli, alle periferie delle
nostre città, ci si dovrà occupare senza imboccare come
unica soluzione la scorciatoia dell’espulsione.
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nazionale
vita da rom
“Stranieri” nelle nostre case
«Io sono rom, ma non lo dico...»
di Francesco Chiavarini
osa è una rom, ma non lo può dire. È arrivata locali con le informazioni raccolte sul campo dagli operadalla Romania otto anni fa come clandestina. tori sociali. Il risultato di questo lavoro capillare, condotto
A Milano ha vissuto, in mezzo ai topi e al fan- tra giugno e ottobre 2006, è la mappatura più completa e
go, nel campo di via Triboniano, la più grande aggiornata della presenza di rom e sinti in Lombardia, la
baraccopoli meneghina sorta negli ultimi an- regione che per la sua posizione geografica e il suo dinani a ridosso del cimitero Maggiore. Poi un ita- mismo economico è stata meta dei più ingenti flussi di inliano le ha subaffittato un piccolo appartamento in un ca- gresso di immigrati rom dai paesi dell’est europeo (con i
seggiato Aler (l’istituto regionale per l’edilizia popolare) al- conseguenti problemi di convivenza e rigurgiti di intollela periferia nord della città: 260 euro ogni due mesi. Ha ranza, il più grave dei quali si è verificato poco prima di
trovato pure un impiego: per campare fa le pulizie in un natale a Opera, alle porte di Milano, con il rogo – da parte
lussuoso appartamento del centro, la casa di un chirurgo. di manifestanti, guidati da alcuni esponenti politici locali
Ma al suo datore di lavoro non
– delle tende allestite dalla protepuò raccontare la sua storia. «PerLa Lombardia è la regione zione civile per alcune decine di
derei tutto – considera –, nessuno
rom regolari, sgomberati da un
che, in anni recenti,
si fida dei rom». Così Rosa naprecedente insediamento abusisconde il suo segreto.
vo). La ricerca fa giustizia di alcuha accolto i flussi
Non è la sola. Secondo una rini inveterati equivoci. Evidenzia
cerca condotta da Caritas Am- immigratori più consistenti. che i rom non sono nomadi, cobrosiana e dall’Ismu, nei comuni
me il senso comune continua a
Una ricerca Caritas-Ismu
della Lombardia almeno un rom
credere. Vivono nello stesso acfotografa
su dieci risiede in un’abitazione
campamento per anni e, generalconvenzionale. Sono ancora una
mente, se ne vanno solo quando
una presenza sparsa
piccola minoranza, ma ribaltano
vengono sgomberati. In Lombarin oltre 300 insediamenti
un luogo comune: il cosiddetto
dia, più di mille hanno persino
campo nomadi non è il destino
trovato una sistemazione in allogunico e necessario dei rom. Non è nemmeno una loro li- gi “normali”. Non sono nemmeno tutti stranieri. Gli italiabera scelta. «I rom sono gli stranieri per eccellenza: sono ni sono poco meno della metà anche in Lombardia, dove
considerati tali anche quando sono italianissimi, e nella la proporzione si rovescia rispetto al resto della penisola.
maggior parte dei casi è proprio così – spiega Maurizio
Secondo il censimento Caritas-Ismu, nella regione
Ambrosini, docente dell’Università Cattolica e coordina- sono stimabili tra i 12 e i 13 mila rom e sinti. Di essi, tra i
tore dello staff dei ricercatori –. Estranei al nostro mo- 9.600 e gli 11mila vivono in insediamenti di vario genere,
dello di vita, sono l’oggetto di inveterati pregiudizi e la tra i mille e i 1.400 risiedono in case convenzionali, 1.200
fonte inesauribile di leggende nere». Così quando lavo- sono effettivamente nomadi (persone dedite all’attività
rano, mandano i figli a scuola, condividono con noi il di giostrai, che si spostano da una località a un’altra in
pianerottolo, smettono di essere rom e diventano immi- occasione di feste e fiere, occupando di volta in volta le
grati bulgari, romeni, kosovari: l’unica identità che, tra aree temporanee attrezzate per ospitarli). Il 50,4% sono
l’altro, compare sui loro passaporti.
stranieri, di diverse nazionalità: bulgari, macedoni, romeni, kosovari. Gli italiani rappresentano il 44,9%. I riLa diffusione del “campo familiare”
manenti sono di nazionalità non identificata.
I ricercatori Caritas e Ismu hanno distribuito questionari
La ricerca ha censito nel territorio lombardo 241 inseai comuni e hanno incrociato i dati in possesso degli enti diamenti (ma se ne stimano tra i 290 e i 350). Di questi,
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gli autori della ricerca, ammette che «rom e
103 sono regolari, aree di sosta permanenti ABITARE ZINGARO
sinti rappresentano, nel loro insieme, un caso
o temporanee gestite solitamente da volon- Coppia di anziani
estremo di esclusione sociale e territoriale».
tari, i cosiddetti “campi nomadi”. Il resto, con roulotte
in via Triboniano.
Tuttavia va sfatato il mito di una minoranza
cioè la maggioranza, è costituito da barac- Un rom su dieci
non integrabile. «Occorre prendere atto – è la
copoli abusive, di diverse dimensioni. La in Lombardia abita
conclusione del ricercatore – che a livello sia
concentrazione maggiore di insediamenti è case convenzionali
centrale che locale rom e sinti non sono stati
localizzata nella provincia di Milano: solo
nel capoluogo ce ne sono 45 (con una popolazione di oggetto di politiche integrative, se non in modo margi4.310 persone), ai quali bisogna aggiungerne altri 77 (di nale, settoriale, incerto». Di tali politiche c’è urgente bidimensioni molti più modeste: 1.800 persone ospitate sogno, ha ribadito Caritas Ambrosiana al ministro della
complessivamente) fuori dei confini municipali.
solidarietà sociale, Paolo Ferrero, in un incontro avvenuUn terzo degli insediamenti si trova in aree di proprietà to nella sede della regione Lombardia, a fine gennaio. Per
pubblica, quasi metà sorgono in aree di proprietà di chi vi “superare la logica del campo – è scritto nel documento
abita. Secondo i ricercatori, questo dato documenta lo sottoposto al ministro –, che riserva ai rom un trattasviluppo del “campo familiare”, verificatosi, negli ultimi mento differenziale, suscita reazioni negative (a volte inanni, in particolare in alcune province (Varese, Brescia e tolleranti) nelle comunità locali, alimenta il pregiudizio
Milano). In ogni caso il 60% dei rom e sinti vive in insedia- che questi gruppi siano nomadi e che il campo rapprementi collocati in aree pubbliche, essendo questi ultimi di senti per loro la forma abituale dell’abitare. Il che legittimaggiori dimensioni. La tipologia abitativa più diffusa tra ma una politica della precarietà”. Il tema degli insediarom e sinti è ancora la roulotte (o il camper), presente nel menti destinati ai rom andrebbe invece affrontato “sulla
76% degli insediamenti. Fa eccezione Milano, dove il co- base di una progettualità a lungo termine, sia a livello
mune ha attrezzato i campi con i container.
nazionale che a livello locale”, che incoraggi “i comuni a
Antonio Tosi, docente del Politecnico di Milano, fra offrire soluzioni abitative stabili, non emergenziali”.
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nazionale
nazionale
dall’altro mondo
chiesa e società
ELEMENTI DI RIFLESSIONE
Relatori all’ultima edizione, la 44ª,
della Settimana sociale dei cattolici
RITORNI VOLONTARI,
UNA MISURA DA ESTENDERE
di Antonio Ricci
beneficiari dei programmi di ritorno volontario assistito – una forma
di assistenza che prevede, oltre al pagamento del biglietto di ritorno,
una serie di misure di reintegrazione nel paese di origine dello straniero che accetta di farsi rimpatriare –, possono essere distinti in due
grandi gruppi. Il primo è rappresentato da sfollati e titolari di permesso
per protezione umanitaria, richiedenti asilo e rifugiati che hanno rinunciato alla protezione o ai quali è stato negato lo status di rifugiato o altra
forma di protezione temporanea, infine dai soggetti che rispondono ai
canoni della Convenzione di Dublino (sulla determinazione dello stato
plessivo di ritorni, a partire dal 1991,
è stato pari a 7.223 beneficiari. I tre
quarti delle persone rimpatriate
hanno beneficiato di programmi
speciali di ritorno, legati prima alle
emergenze umanitarie nei Balcani
(primi anni Novanta), poi alla situazione del Kosovo (2000). A questi si
aggiungono, a partire dal 2001, grazie al Piano nazionale asilo, poi divenuto Sistema di protezione per ricompetente a esaminare la domanda
chiedenti asilo e rifugiati, altri 797
d’asilo). Del secondo gruppo fanno
casi, riguardanti richiedenti asilo, riL’assistenza al ritorno
parte migranti in stato di vulnerabifugiati, titolari di protezione tempoin patria è accessibile
lità, vittime di tratta, casi umanitari,
ranea. I restanti casi hanno riguarad alcune categorie
minori non accompagnati e lavoradato principalmente le vittime di
di stranieri. Ma non
tori in difficoltà. Sono invece esclusi i
tratta (dal 1999), quindi un certo
agli irregolari. In 15 anni
migranti irregolari, per i quali la leginumero di lavoratori in difficoltà,
ne hanno beneficiato
slazione italiana non prevede alcun
assistiti dall’Inps grazie al Fondo per
oltre 7mila persone.
accesso diretto ai programmi di ritoril rimpatrio, e altri casi umanitari.
L’area di applicazione
no volontario; ciò sarebbe invece auEsposti i dati sui beneficiari, si
va ampliata.
possono trarre alcune considerazioni
spicabile, come hanno sostenuto più
A cominciare
volte i soggetti ecclesiali che si occugenerali. Non è realistico pensare che
dal futuro dei Cpt
pano di migrazioni.
i flussi migratori possano essere inAd aprile verrà presentato uno
quadrati senza una certa regolamenstudio sul tema del ritorno volontario assistito. Si tratta tazione, che presuppone anche un grado di coercizione. È
della terza ricerca che i redattori del Dossier statistico parimenti fuori luogo presumere che possa essere efficaimmigrazione Caritas-Migrantes realizzano come pun- ce la mera repressione, senza misure di accompagnato di contatto dello European Migration Network, desi- mento in positivo: i rimpatri sono stati una di queste, non
gnato dal ministero dell’interno. Il tema dei rimpatri as- risolutiva per tutti i casi, ma senz’altro utile in molte situasistiti, non adeguatamente conosciuto, deve essere af- zioni, capace di evitare la caduta (o la ricaduta) di molti
frontato nelle sue disposizioni normative e in quelle ap- soggetti nell’area della permanenza irregolare in Italia.
plicative. È quanto si fa nella ricerca, dove vengono forLa ricerca del Dossier, condotta su incarico del miniti chiarimenti anche su quanto avviene a livello euro- nistero dell’interno, risulta in sintonia con il recente
peo e vengono riportati numerosi dati sull’argomento, rapporto della commissione De Mistura, che si è ocin parte inediti, grazie alla collaborazione dell’Organiz- cupata dei Centri di permanenza temporanea. I rimzazione internazionale per le migrazioni (Oim).
patri assistiti, in effetti, potrebbero essere estesi anche
a quote dell’immigrazione irregolare, che transitano
Accompagnamento positivo
per i Cpt, con beneficio dei diretti interessati e dei riLa ricerca del Dossier evidenzia che il numero com- spettivi paesi di origine.
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ROMANO SICILIANI
I
A ottobre Pistoia e Pisa
ospiteranno la 45ª Settimana
sociale dei cattolici, cent’anni
dopo la prima. Il vescovo
Arrigo Miglio presiede
il comitato organizzatore.
«Questione antropologica, nuova
frontiera della dottrina sociale»
UN SECOLO DI “SETTIMANE”,
PENSANDO IL BENE COMUNE
di Paolo Brivio ha collaborato Domenico Rosati
a Pistoia a Pistoia (con l’aggiunta di Pisa).
Nei due capoluoghi toscani si svolgerà, dal
18 al 21 ottobre, la Settimana sociale dei cattolici italiani. Che pur essendo giunta alla
45ª edizione, taglia il traguardo del secolo di
vita. Fu Giuseppe Toniolo a volere e realizzare la prima edizione, nel 1907. Il cammino
verso il centenario è già cominciato: sul tema “Il bene comune oggi: un impegno che viene da lontano” esiste un
documento preparatorio (scaricabile dal sito internet
www.settimanesociali.it). Monsignor Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea, è presidente del comitato scientifico e organizzatore. Nel cammino di un secolo, scorge elementi di
forte continuità. E di fecondità per la società italiana.
D
Monsignore, il tema del bene comune è il più adatto a ricapitolare un secolo di Settimane sociali.
Qual è stato il contributo principale che, su questo
versante, hanno offerto i cattolici alla società e al
pensiero sociale e politico in Italia?
Tra i contributi principali offerti dai cattolici vi è anzitutto la ritrovata coscienza di essere cittadini a pieno titolo, con tutti i doveri e i diritti: una cittadinanza che la
fede cristiana non indebolisce ma rafforza. Questo principio è stato ribadito dalla costituzione del Concilio Vaticano II Gaudium et Spes. Inoltre la riflessione e l’impegno sociale dei cattolici hanno portato nella cultura politica del nostro paese alcuni principi fondamentali della dottrina sociale cristiana: primato della persona, deI TA L I A C A R I TA S
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APRILE 2007
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nazionale
chiesa e società
stinazione universale dei
beni, principio di sussidiarietà. Ma in modo particolare si ricordi la Settimana sociale del 1945 e il
contributo dei cattolici
italiani alla formazione
della Carta costituzionale
e alla scelta della democrazia.
ROMANO SICILIANI
Come aggiornare la
riflessione sul tema
del bene comune, per
favorire l’interazione
tra valori perenni e
segni dei tempi?
Dalla prima edizione, il
tema del bene comune è
tornato più volte alla ribalta nelle 44 Settimane
finora realizzate, ogni volORGANIZZATORE
Monsignor Arrigo Miglio,
ta con prospettive e apvescovo di Ivrea, presiede
profondimenti legati alle
il comitato che prepara
particolari situazioni stola Settimana del centenario
riche. Ripercorrere la storia delle Settimane sociali significa mantenere viva memoria della ricchezza di pensiero sociale via via elaborato, alla luce della dottrina sociale della chiesa. E significa ricordare il contributo dato dai cattolici, sia
quando hanno avuto responsabilità politiche dirette,
sia quando hanno lavorato per contribuire alla crescita
della cultura sociale del loro tempo. Il documento preparatorio alla 45ª Settimana, predisposto dal comitato
scientifico e organizzatore, propone spunti di riflessione sia per la rivisitazione storica del cammino fin qui
fatto sia per una declinazione aggiornata del principio
del bene comune e per riproporne la retta comprensione. Il riferimento principale per la ricerca del bene comune rimane comunque la centralità della persona
umana e il valore della sua vita.
Dalle Settimane è venuto anche un contributo all’elaborazione della dottrina sociale cristiana?
È interessante ripercorrere il cammino del magistero
sociale dell’ultimo secolo in parallelo a quello delle
Settimane sociali. L’enciclica Rerum novarum di Leone
XIII è del 1891, la prima Settimana sociale di Francia è
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APRILE 2007
del 1904, la Spagna arriva nel 1906, l’Italia l’anno dopo.
A quarant’anni dalla Rerum novarum, Pio XI pubblica
la Quadragesimo anno, che tra l’altro insiste sul principio di sussidiarietà proprio negli anni delle pesanti dittature in Europa: questa enciclica era stata preceduta
da 16 Settimane sociali italiane (senza dimenticare
Francia e altri paesi). Interessante è anche l’esperienza
delle Settimane degli anni 1945-1961, che precedettero la grande enciclica di Giovanni XXIII Mater et Magistra (1961). In Italia le Settimane sociali hanno conosciuto un’interruzione dal 1970 in poi; la ripresa, voluta dalla Cei con una nota pastorale del 1988, ha portato alla Settimana del 1991, dedicata all’Europa: è l’anno della Centesimus annus di Giovanni Paolo II. Direi,
in sintesi, che il rapporto tra Settimane e magistero si
è configurato certamente nel segno di un’attenta e fedele ricezione del secondo da parte delle prime, ma
anche di una proposta di riflessioni e contributi che
partivano dalla realtà del momento per preparare
nuovi orientamenti da parte del magistero.
La prima Settimana si era concentrata sul rapporto tra “movimento cattolico e azione sociale”: quella del centenario rifletterà sul rapporto tra magistero e responsabilità dei laici?
La prima settimana sociale, nel 1907, si occupò di
contratti di lavoro, cooperazione e organizzazione
sindacale, scuola. L’anno seguente si tennero due settimane sociali, una a Brescia, l’altra a Palermo: la prima su “Questioni agrarie, condizione operaia ed educazione”, la seconda su “Questioni del lavoro e dell’economia”. Possiamo davvero parlare di una conciliazione tra visione cristiana dell’uomo e della storia e
democrazia politica, passando però attraverso i problemi concreti più urgenti per la società del tempo. La
Settimana del centenario dovrà necessariamente occuparsi della responsabilità sociale e politica dei laici,
alla luce del magistero ecclesiale più recente, dalla
Gaudium et spes alla Christifideles laici di Giovanni
Paolo II, con gli arricchimenti offerti da Benedetto XVI
nella sua prima enciclica, Deus caritas est, e nel suo
intervento magistrale al Convegno ecclesiale di Verona dello scorso ottobre. L’impegno sociale e politico
dei cattolici laici richiede anche un approfondimento
del tema della laicità e dei fondamenti che le permettono di sussistere come valore e conquista dell’epoca
moderna. Una laicità “sana”, non malata né minata
nelle sue stesse fondamenta.
Globalizzazione planetaria e “modernità liquida”, tra questi impegni è un motivo di debolezza che non
sovranità dei mercati e gracilità della politica: co- permette alla società di progredire nella via della giume declinare oggi il concetto di giustizia sociale in stizia. Quando la chiesa si occupa di questi problemi
presenza di mutamenti tanto rilevanti?
lo fa per il bene di tutta la società, non difende princiOggi non si può parlare di giustizia sociale senza con- pi che interessano solo i cattolici; anche la connessiosiderare il contesto globalizzato in cui viviamo. È un ne inscindibile tra problemi socio-economici e procontesto che richiede non solo governance politiche ed blemi antropologici è un punto che riguarda il bene di
economiche a livello globale, che possano garantire tutti. Parlare di bene comune significa non dimenticacammini di giustizia e pace, ma richiede soprattutto re nessuno dei problemi qui ricordati.
una coscienza più diffusa dei fondamenti stessi dei
diritti umani e sociali: il valore della vita umaQuale è il destino della carità in questa società dei
na, il valore della persona in quanto tale, il
rapporti instabili e degli equilibri precari?
ruolo centrale e insostituibile della faBenedetto XVI ha voluto segnare gli inizi del suo ponmiglia. Papa Benedetto XVI ha rilantificato con l’enciclica Deus caritas est per ricordarci
ciato un’affermazione già cara a
anzitutto che Dio è amore, che noi siamo amati dalla
Giovanni Paolo II: la questione ansua carità, ma anche per aiutarci a
tropologica è la nuova frontiera
trarre delle conseguenze concrete
della dottrina sociale cristiana.
per la nostra vita personale e per la
Non arriveremo mai a sollevare
vita della società. Ai numeri 28 e 29
le condizioni dei paesi poveri se
dell’enciclica mette in evidenza
non impariamo a difendere chi
l’importanza della carità per la vita
oggi è il più povero e il più indi- DA PISTOIA A PISTOIA
sociale: quella della carità è una difeso di tutti: l’essere umano sin Il logo della 45ª edizione della
mensione che non potrà mai venir
Settimana sociale dei cattolici italiani.
dagli inizi della sua esistenza La prima,su intuizione di Giuseppe Toniolo,
meno. È chiaro che qui la parola
embrionale. È un problema fon- si svolse nel capoluogo toscano nel 1907
“carità” non ha il significato ridutdamentale per far crescere una
tivo di “elemosina”, o di “interventi
cultura della solidarietà fondata non su interessi parti- di emergenza”, quasi a indicare qualcosa di provvisorio
colari, ma sull’interesse dell’uomo in quanto tale.
che un domani potrebbe anche scomparire al momento di un perfetto funzionamento delle pubbliche
Dopo i convegni ecclesiali di Palermo 1995 e di istituzioni. Queste non saranno mai in grado di soddiVerona 2006 l’attenzione della chiesa italiana sfare le aspirazioni profonde del cuore umano. Come
sembra concentrarsi – sostengono alcune analisi per avere pace e giustizia durature è necessaria la
– su profili antropologico-culturali, più che su componente del perdono, categoria che trascende
questioni economico-sociali. Può derivarne un l’ambito giuridico e istituzionale, e per educare persoaffievolimento dell’impegno per un mondo più ne adulte e mature è indispensabile coltivare le comgiusto e una riduzione della ricerca delle collabo- ponenti di gratuità e di fiducia che sono parte interazioni necessarie con altre componenti della so- grante dell’esperienza famigliare, così la dimensione
cietà?
della carità nella vita sociale diventa indispensabile,
L’interesse per le questioni economico-sociali e quel- perché l’uomo trascende le strutture che reggono la vilo per il problema antropologico-culturale, come an- ta sociale e politica. Allora si può comprendere l’emerche l’impegno per la giustizia e la pace a livello mon- genza cui oggi occorre prestare molta attenzione: posdiale, non sono problemi separati, da collocare uno siamo parlare di un’emergenza culturale, che aiuti a
accanto all’altro, ma profondamente connessi tra lo- superare la “modernità liquida”. Aids, povertà, terroriro, come ha ben illustrato Benedetto XVI nel recente smo e guerre restano emergenze di primo piano, ma
messaggio per la Giornata mondiale della pace del 1° per avere qualche chance di sconfiggerli è necessario
gennaio 2007. La questione antropologica è il terreno un cambiamento radicale di mentalità. A cominciare
dove porre il fondamento solido per tutti gli altri im- da noi, paesi del benessere, ma spesso anche dell’egoipegni di carattere sociale ed economico. La divisione smo e della chiusura alla vita.
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nazionale
nazionale
vite fragili
database
esclusione
politiche
sociale
sociali
Le difficoltà, per chi deve
accogliere un minore affetto
da gravi disabilità, cominciano
con la diagnosi. Tempi lunghi,
procedure disomogenee,
percorsi assistenziali inadeguati:
sono molti i nodi critici.
Autismo, problema critico
UN PAESE IN ALTALENA
TRA IL RISPARMIO E I DEBITI
di Walter Nanni
N
strutturazione della casa è motivo di
risparmio per il 29% del campione; il
21,3% delle famiglie italiane ha un
mutuo in corso e l’83% di queste lo
ha stipulato per finanziare l’acquisto
della prima casa.
Nei guai per casa e salute
Una seconda indagine è stata realizzata nel 2006 da Adiconsum su 626
soggetti provenienti da tutta Italia e
La fiducia verso il sistema finanziafornisce un ritratto delle famiglie
rio italiano è stata negativamente
sovraindebitate che, dal 2003 a oggi,
Due ricerche analizzano
influenzata dagli scandali degli ultihanno presentato domanda per acle caratteristiche
mi anni, come evidenzia il 75% degli
cedere al Fondo nazionale di predei risparmiatori
intervistati. Passano dall’89% al 90%
venzione dell’usura. Le famiglie del
e di chi chiede
i giudizi di “sufficienza” o “più che
campione analizzato sembrano vidi accedere ai fondi
sufficienza” sul reddito corrente,
vere nella sussistenza o sull’orlo
antiusura. Nove italiani
mentre diminuiscono leggermente
della povertà, pur essendo in molti
su dieci ritengono
(dal 10,6% al 9,9%) gli italiani che ricasi famiglie plurireddito (solo
sufficiente il proprio
tengono di avere un reddito “insufl’1,1% degli intestatari della domanreddito. Ma sull’orlo
ficiente” o “del tutto insufficiente”. Si
da
e il 5,6% dei cointestatari risulta
della povertà ci sono
attesta invece al 15% la quota di coessere
disoccupato). Quasi tutti i
anche nuclei plurireddito
soggetti che richiedono l’accesso al
loro che ritengono di disporre di un
Fondo dichiarano di avere debiti
reddito insufficiente al momento
con banche (80,9%) e società finanziarie (61,5%).
della pensione (nel 2002 era pari al 7%).
Il campione di famiglie intervistate attribuisce granParticolarmente diffuse, come modalità di pagamento
de valore al risparmio e conferma la propria avversione dei debiti, sono l’uso del prestito o credito al consumo
al rischio: il 74% non considera la possibilità di investire (52,7%) e le carte revolving (15%), che permettono l’acquiil proprio denaro e il 50% circa non è favorevole a corre- sto di beni e il differimento del pagamento nel tempo
re rischi per aumentare il rendimento atteso. Il 60% circa (“compri oggi, paghi dopo”); la cessione del quinto dello
di chi ha un contratto a tempo determinato risponde stipendio riguarda l’1,8%. Quasi un terzo delle persone si
che tale situazione aumenta il bisogno di sicurezza, in- indebita per via della casa; nel 26% dei casi, le motivazioni
fluenzando scelte di consumo e di investimento finan- del sovraindebitamento sono invece legate a esigenze faziario. In ogni caso diminuiscono i “non risparmiatori” miliari, come l’acquisto di auto o motocicli (19,2%) e gli in(49%, erano il 51% nel 2005 e il 48% nel 2004); tra costoro, vestimenti per attività lavorative (19,9%). Figurano inoltre
il 92% riconoscono l’utilità del risparmio, ma nutrono le spese mediche (32,8%), la perdita di lavoro di uno dei
aspettative pessimistiche sulla crescita del proprio red- due coniugi (29,5%), il tentativo di coprire debiti precedito. In generale, nel 47% dei casi si risparmia per far dentemente contratti (12%) e la necessità di sostenere le
fronte agli eventi imprevisti, mentre l’acquisto o la ri- spese legali legate a separazioni e divorzi (10,7%).
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APRILE 2007
MAURIZIO CAMAGNA
egli ultimi mesi, varie indagini hanno approfondito la condizione
economica e la gestione dei risparmi delle famiglie italiane. Un
primo contributo proviene dal XXIV Rapporto sul risparmio e sui
risparmiatori in Italia, presentato a fine 2006 dal Centro Einaudi, istituto di ricerca della Banca Nazionale del Lavoro. Secondo questa indagine,
il 52,5% dei risparmiatori italiani dichiara – in controtendenza rispetto
agli anni passati – di confrontare, almeno saltuariamente, le condizioni
economiche offerte dalla banca di famiglia con quelle di altri istituti.
DISABILI GRAVI,
STIAMO
PIÙ VICINI
ALLE FAMIGLIE
di Gianmaria Gioga e Carlo Hanau
uando un bambino affetto da gravi disabilità
intellettive viene alla luce, le condizioni di vita
e le relazioni interne alla sua famiglia mutano
profondamente. Si tratta di vicende umane a
volte traumatiche, sempre sofferte e dolorose,
dalle quali però, con il tempo, possono scaturire anche coraggiosi percorsi di accoglienza
ed esempi di gratuità e intensità nello scambio affettivo.
Queste famiglie, insieme ai bambini disabili intellettivi che ne fanno parte, necessitano di uno stabile e qualificato sostegno da parte della comunità, istituzionale e civile, in cui sono inseriti. Purtroppo un tale sostegno (come
spiega il capitolo dedicato al tema in Vite fragili, il sesto
Rapporto sull’esclusione sociale in Italia, pubblicato per il
Mulino da Caritas Italiana e Fondazione Zancan) spesso
non si concretizza in forme e strumenti adeguati, in grado
di alleviare le fatiche del presente e chiarire le prospettive
Q
del futuro. I problemi hanno origine sin dall’accertamento dell’esistenza di una grave disabilità, a causa di procedure e metodi diagnostici non uniformi e non sempre rapidi. La disponibilità di informazioni statistiche in materia rappresenterebbe un presupposto fondamentale per
programmare le politiche e distribuire le risorse. Tuttavia
in Italia, come in altri paesi, non si è ancora giunti a un insieme organico di dati sui vari aspetti del fenomeno.
La semplice quantificazione dei soggetti minori con
disabilità dà luogo a risultati differenti, a seconda delle
fonti consultate. Secondo l’Inps, i minori di 19 anni affetti da disabilità e percettori delle pensioni sono
94.490. Un’indagine Istat presenta una stima di ragazzi
disabili tra i 6 e i 19 anni, che vivono in famiglia, pari a
108 mila unità. Infine gli alunni con disabilità presenti
nelle scuole statali, secondo il ministero dell’istruzione,
sono 161 mila. Le differenze sono dovute al fatto che
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APRILE 2007
19
nazionale
nazionale
contrappunto
vite fragili
I genitori dei ragazzi autistici
spesso si sentono colpevolizzati
e hanno maturato una diffidenza
nei confronti della medicina ufficiale;
una conseguenza è la diffusione
di pratiche alternative
e di non provata efficacia
vengono considerati gruppi diversi, che si intersecano
ma non si sovrappongono, a causa di definizioni e di
strumenti di rilevazione disomogenei, nati per esigenze
amministrative o di ricerca tra loro differenti.
Il periodo dell’incertezza
Nel 2005 la Fondazione Zancan ha realizzato due ricerche
sulle relazioni tra famiglie e servizi. Ne sono emerse numerose indicazioni problematiche. La comunicazione
della diagnosi dovrebbe realizzarsi, in primo luogo, secondo uno schema preciso e dedicato, coinvolgendo più
figure professionali, mentre è attuata in modo estemporaneo da un unico professionista. Si avverte l’assenza di linee guida che aiutino gli operatori a fornire informazioni
chiare e complete alle famiglie e a garantire accompagnamento anche nei tempi successivi. Il periodo dell’incertezza, prima della definizione della diagnosi, può essere
molto lungo e dipendere dal tipo di disabilità: solo per il
69,7% degli intervistati si risolve nell’arco di due anni. Le
ricerche sottolineano anche una scarsa presenza delle associazioni (di famiglie e di aiuto alle persone disabili) in
questa fase: esse sono spesso partner fondamentali nell’età adulta, ma sono quasi del tutto assenti nei primi difficili momenti di incontro con la disabilità.
Riguardo al cosiddetto “progetto di vita”, si evidenzia
invece l’assenza di una prospettiva globale, che veda la famiglia e la persona disabile porsi la questione centrale della vita adulta, che deve proseguire oltre l’invecchiamento e
la morte dei genitori. I progetti elaborati dai servizi sociali
(pubblici e privati) sono spesso parcellizzati e non condivisi tra i soggetti coinvolti e con la famiglia. Le famiglie spesso non costruiscono un progetto globale, che guardi alla
“adultità” del bambino, a causa soprattutto dell’ansia del
domani, ma anche del tentativo di rifiutare l’esistenza della disabilità e della difficoltà di immaginare una vita autonoma. Il pensiero sul “progetto di vita” emerge con drammaticità solo quando viene il momento del cosiddetto “dopo di noi”. E anche in questo caso le famiglie mostrano re20
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sistenze a pensare alla persona con grave disabilità intellettiva senza il supporto della rete primaria familiare.
Tra tutte le patologie mentali (che costituiscono la
parte più consistente delle patologie invalidanti), i disturbi del comportamento riferibili all’autismo sono
particolarmente lesivi della qualità della vita. Ciononostante, le ricerche sulle cause dell’autismo hanno fatto
pochi progressi, perché è prevalsa la spiegazione basata
su cause psicologiche, mentre minori motivazioni (e
minori risorse) sono state dedicate alla ricerca eziopatogenetica, ovvero delle possibili cause genetiche. Così i
genitori, che spesso si sentono colpevolizzati, hanno
maturato forme di diffidenza nei confronti della medicina ufficiale; una conseguenza è la diffusione di pratiche alternative e di metodologie di intervento di non
provata efficacia. Numerose ricerche recenti confermano la criticità del percorso diagnostico dell’autismo, che
si realizza con ritardo. L’88% dei genitori afferma di avere denunciato anomalie di comportamento al pediatra
nel primo anno di vita, mentre la diagnosi è stata ritardata nel 56,2% dei casi dopo i tre anni e nel 17,1% dopo
i cinque, spesso all’ingresso a scuola.
Definizione condivisa di progetti
Come ovviare a questi problemi? Quanto alla mancanza
di dati unitari, l’Istat ha avviato un’indagine sulle certificazioni di invalidità e handicap e sta valutando la possibilità
di utilizzare la documentazione prodotta per l’integrazione scolastica. Ma anche all’interno delle aziende sanitarie
locali occorre lavorare sui sistemi informativi delle schede
di dimissione ospedaliere, delle certificazioni di handicap,
di invalidità e scolastiche, al fine di rendere tra loro compatibili i vari patrimoni informativi. Si tratta di superare,
nella gestione delle singole banche dati, la logica finalizzata al calcolo delle prestazioni, per adottarne una di sistema, utile per un’analisi dei bisogni finalizzata alla programmazione locale. Una proposta concreta: bisognerebbe creare osservatori epidemiologici locali, con il fine di
raccogliere e aggiornare informazioni su consistenza, bisogni e percorsi diagnostico-assistenziali.
Riguardo alle modalità di presa in carico dei “casi”, la
sola elencazione di strutture e prestazioni nei livelli essenziali di assistenza non sarà sufficiente a garantire l’uniforme tutela dei diritti dei soggetti deboli. Occorre definire al più presto i cosiddetti “livelli essenziali di processo”: la definizione condivisa di progetti personalizzati e globali di presa in carico è uno degli elementi essenziali da garantire in tutto il territorio nazionale.
UNA STORIA PER L’EUROPA,
LA VERITÀ DAI RICORDI PURIFICATI
di Domenico Rosati
Emerge, infatti, non il tentativo di costruire una “storia comune”, ma l’intenzione di tematizzare le differenze
rispetto a un’unica realtà. D’altra
parte sarebbe stato impossibile…
piallare contraddizioni sedimentate
da secoli di conflitti. Non dunque
una lettura franco-tedesca della storia, ma un uso dei contrasti storici
per superare molti tabù politici.
Così, della seconda guerra mondiale si scrive non con il riflesso del
Ma non un manuale qualsiasi. Titolo
“culto della vittoria”, ma con l’ispiin due lingue (Histoire/Geschichte), su
razione del “dovere della memoria”.
Tedeschi e francesi
di esso studiano, già nel presente anno
E se pare scontato il richiamo all’orhanno smesso di farsi
scolastico, i ragazzi di Francia e Gerrore della shoah, è da segnalare che
guerra da sessant’anni.
mania. Il manuale è stato pensato e reParigi riconosce che il fenomeno di
I loro ragazzi
datto da un gruppo di storici dei due
Vichy (la collaborazione con gli ocda quest’anno studiano
paesi, secondo un progetto varato nel
cupanti tedeschi) era stato occultasu un libro di storia
2003 dal presidente Chirac e dal canto per non inficiare il mito di una
scritto insieme da autori
celliere Schröder. Il primo volume, già
Francia “unanimemente resistente”.
dei due paesi:
Non sembrano operazioni di agin uso, riguarda “L’Europa e il mondo
un “bene europeo”,
giramento
diplomatico, ma di autendopo il 1945” (gli altri due copriranno i
da estendere anche
periodi dall’antichità al Romanticismo
tica
“purificazione”
del ricordo, in noad altri popoli
e dal 1800 al 1945): copertina rossa, è
me di una ricerca della verità che,
pubblicato dall’editore Klett in Gerquando è sincera, amplia gli orizzonmania e da Nathan in Francia. Molte illustrazioni, grafici, ti e consente “estensioni tematiche” altrimenti impossibitabelle, letture e documenti: assai geometrico e bilanciato. li. Così i ragazzi tedeschi scoprono la decolonizzazione,
Sulla sua validità didattica si esprimeranno gli esperti, gli mentre i loro colleghi francesi si confrontano con le “questorici sul suo valore scientifico. Ma l’apparizione di que- stioni religiose”, fino a oggi bandite dai programmi della
st’opera merita il riguardo riservato alla “cosa che accade “repubblica laica”. E si comprende che ciò é possibile perper la prima volta”. Mai, infatti, di qua e di là del Reno si era ché ci si colloca nella prospettiva di un’Europa che cerca
sviluppata una riflessione comune sul passato di due po- se stessa in un mondo globalizzato.
poli che non sono stati, nel tempo, un modello di buon viDomanda spontanea: perché la “cosa buona” docinato. E il fatto non sarebbe immaginabile, se non all’in- vrebbe essere riservata solo ai ragazzi francesi e tedeterno di un processo di convergenza, per quanto debole e schi? Il recente attrito tra Italia e Croazia suggerirebbe
intermittente, come quello della costruzione europea.
un’attenzione verso i Balcani. Ma tutti i popoli della vecchia Europa hanno un passato da condividere con altri,
Una realtà, due approcci
invece di coltivarlo in solitudine. Una “storia degli euroAnche la rappresentazione degli eventi è interessante. pei”? È dimostrato: non è impossibile.
a costruzione dell’Europa ristagna, la Costituzione ha avuto
l’infarto e non si sa come rianimarla, l’Euro solleva problemi
più che risolverli, i Trattati di Roma compiono cinquant’anni e
li dimostrano tutti: per commemorarli non s’è trovato di meglio che
dar fondo alle risorse dell’ottimismo, ponendo il quesito “Serve ancora l’Europa?”. I motivi per rispondere positivamente sono tanti. Ma
ce n’è uno apparentemente minore, finora neppure registrato dagli
osservatori politici, a conferma della famosa sentenza di Aldo Moro
per cui “il bene non fa notizia, ma esiste”.
Ecco: il “bene europeo” da segnalare sta in un libro di storia per i licei.
L
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21
panoramacaritas
PILLOLE MIGRANTI
CARITAS
Permessi, nuova procedura
Imprese estere in aumento
Il cuore vede,
tema per
Montecatini
RILASCIO E RINNOVO DEI DOCUMENTI DI SOGGIORNO.
È partita la nuova procedura per il rilascio e rinnovo
dei documenti di soggiorno ai cittadini stranieri, dopo la
conclusione della fase pilota nelle province di Ancona, Brindisi,
Frosinone, Prato, Verbano-Cusio-Ossola. La nuova procedura,
sviluppata dal ministero dell´interno in collaborazione con Anci,
Poste italiane e istituti di patronato, intende semplificare
e migliorare l’erogazione del servizio e non ha precedenti
in Europa per dimensioni e complessità. Informazioni al numero
verde 800.309.309 e sul sito www.portaleimmigrazione.it.
Una guida sintetica su www.interno.it
UNIONCAMERE: BOOM DI IMPRESE EXTRACOMUNITARIE.
Nel 2006 le imprese extracomunitarie attive in Italia erano
227.524 (più che raddoppiate rispetto alle 105 mila del
2001): in assenza del contributo extracomunitario, la dinamica
delle imprese individuali avrebbe fatto registrare una perdita
di 23.366 unità (+1.818 il saldo effettivo registrato). A livello
territoriale il Lazio presenta la crescita più elevata (+2,41%):
Roma ha registrato un aumento quasi “anomalo” (+2,9%),
ma, tra le province, ancora di più è cresciuta Prato (+3,49%);
sopra il 3% anche Crotone. www.stranieriinitalia.it
MATRIMONIO IN ITALIA: ISTITUZIONE IN MUTAMENTO.
In Italia il fenomeno dei matrimoni con almeno un coniuge
straniero è ancora contenuto (12,5% di tutte le celebrazioni
del 2005, sposi entrambi stranieri nel 3,5% dei casi). Nelle
coppie miste, la composizione più frequente è sposo italiano
e sposa straniera: gli uomini italiani scelgono nel 49% dei casi
donne dell’Europa centro-orientale, nel 21% dell’America
centro-meridionale. Le donne italiane mostrano invece
una preferenza per uomini di origine nordafricana (23%
dei matrimoni), o dell’Europa centro-orientale (22%). www.istat.it
IN UN ANNO ACCETTATE SOLO 289 DOMANDE DI ASILO.
I rifugiati riconosciuti dall’Alto commissariato Onu sono circa
10 milioni; a costoro vanno aggiunti quelli che non hanno ancora
lo status di rifugiato, stimati in 40 milioni. In Europa però hanno
trovato asilo solo il 10% di quelli ufficiali, in Italia circa 12 mila.
Secondo il rapporto “L’utopia dell’asilo” del Consorzio italiano
di solidarietà, nel 2005 le commissioni territoriali esaminatrici
(Milano, Gorizia, Roma, Crotone, Trapani, Siracusa e Foggia)
hanno vagliato 6.742 domande: solo al 4,3% dei richiedenti
(289 domande) è stato riconosciuto lo status di rifugiato,
mentre al 41,9% è stato concesso un permesso di soggiorno
di un anno per ragioni umanitarie e il 47,9% sono state respinte.
22
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APRILE 2007
L’edizione numero 31
del Convegno nazionale
delle Caritas diocesane
si svolgerà al centro congressi
di Montecatini Terme (Pt)
dal 25 al 28 giugno. Il titolo
dell’appuntamento sarà
Al di sopra di tutto. “Un cuore
che vede” per animare
alla carità; al centro dei lavori
sarà dunque il tema
dell’animazione delle
comunità cristiane e civili
al senso di carità, che lo statuto
consegna quale mandato
specifico all’organismo
pastorale Caritas. Il convegno
vedrà radunati, come
di consueto, centinaia
di persone, tra direttori,
operatori e volontari
delle Caritas di tutta Italia.
UNICEF
Bambini,
ma già
invisibili
Si è concluso il 30 marzo
a Foggia, con un convegno
nella biblioteca provinciale
“La Magna Capitanata”, il
ciclo di convegni interregionali
dedicato al tema “Uscire
dall’invisibilità. La condizione
in Italia
dei bambini
e degli
adolescenti
di origine
straniera.
Analisi,
buone pratiche, prospettive”,
organizzato da Caritas Italiana
e Unicef Italia. I tre convegni
proposti da Caritas e Unicef
(il primo si era tenuto a Roma
per il centro, il secondo
a Modena per il nord Italia)
hanno costituito un’occasione
di riflessione e confronto
con istituzioni, autorità locali,
mondo della ricerca
e associazionismo, al fine
di individuare nuove possibili
forme di collaborazione
per affermare i diritti
dei minori in Italia. Il percorso
ha ripreso e sviluppato i temi
contenuti nel rapporto Caritas
Unicef “Uscire dall’invisibilità”,
pubblicato a fine 2005.
Per ricevere informazioni,
[email protected]
o [email protected].
SERVIZIO CIVILE
12 marzo,
a Cassino festa
per ottocento
Riuniti nel giorno in cui
si ricorda San Massimiliano
martire, ucciso a Tebessa
(Africa) nel 295 perché scelse
la pace rifiutando, come
cristiano, di prestare il servizio
militare nell’esercito romano.
Sono stati 800 i giovani
(tra loro anche circa 200
studenti delle scuole del
territorio) che lunedì 12 marzo
si sono ritrovati a Cassino,
per un incontro di riflessione
e festa a partire dal messaggio
del papa per la Giornata
della Pace, ricordando anche
l’esempio di San Benedetto.
I partecipanti erano giovani
di una decina di regioni italiane
(per la maggior parte ragazze)
impegnati nell’anno di servizio
civile nazionale con gli
organismi aderenti al Tavolo
ecclesiale per il servizio civile
(soprattutto Caritas Italiana,
ma anche Acli, Cenasca-Cisl,
I GIOVANI CHE SERVONO
Relazioni autentiche,
così ho capito il mio futuro
Confcooperative, Focsiv,
Misericordie, Missio).
In Italia oggi sono ben 46 mila
i giovani in servizio e oltre
80 mila quelli che hanno
presentato domanda: Caritas
ha in servizio, in decine
di diocesi, 1.137 giovani
(1.086 in Italia e 51 all’estero);
dal 2001 a oggi, sempre
con la Caritas, hanno svolto
il servizio civile 4.700 volontari
e 2.700 sono quelli richiesti
da Caritas per i progetti
presentati per il 2007,
ancora in via di approvazione.
L’incontro nazionale, aperto
da monsignor Vittorio Nozza,
direttore di Caritas Italiana,
è stato caratterizzato da
una tavola rotonda (nella foto)
sul tema della giornata
(“La persona umana cuore
della pace: la spiritualità del
servizio come dono di sé”),
con gli interventi della storica
Silvana Casmirri, di mons.
Lorenzo Chiarinelli, vescovo
di Viterbo, di monsignor
Francesco Montenegro,
presidente di Caritas Italiana,
e Diego Cipriani, direttore
dell'Ufficio nazionale servizio
civile. Nel pomeriggio visita
all’abbazia di Montecassino
e messa, presieduta
dall’abate vescovo monsignor
Fabio Bernardo D’Onorio.
INDONESIA
Nuovo sisma,
pronta
mobilitazione
La reazione è stata
immediata, anche se le ferite
dello tsunami fanno ancora
male e la paura è tornata a
serpeggiare. Così gli operatori
locali Caritas, che si sono
attivati immediatamente,
hanno sintetizzato il clima
nell’isola indonesiana
di Sumatra, colpita a inizio
marzo, nella zona di Padang,
da un terremoto che
ha seminato di nuovo morte
(quasi cento persone)
e distruzione. Dopo lo tsunami
di fine 2004 e il terremoto
a Nias del marzo 2005,
Caritas Italiana ha avviato
una strategia di intervento
nell’area (circa 5,5 milioni
di euro), che si concluderà
a fine 2008; opera nelle diocesi
di Medan e Sibolga
sostenendo interventi
d'urgenza, la ricostruzione
di abitazioni e infrastrutture,
interventi educativi (per 650
studenti) e socio-sanitari
(per soggetti vulnerabili)
e una radio comunitaria
(informazione sociale, campagne
per l’igiene e preparazione
ai disastri naturali).
“Ciascuno cresce solo se sognato”: citando Danilo Dolci,
ecco quello che ho percepito nei miei dodici mesi di servizio
civile volontario in Caritas. Riappropriarmi del mio destino
in virtù della sensazione di essere immaginata, concepita,
stimata. Sentirmi oggetto di speranze, avvertire che la mia
sensibilità, le mie potenzialità erano non solo rispettate,
ma valorizzate e promosse, ha fatto in modo che io riuscissi
a prendere in mano il mio futuro.
La decisione di avvicinarmi all’ambiente Caritas
è avvenuta casualmente, le mie precedenti esperienze
in ambiti cattolici erano state piuttosto negative: modalità
prescrittive, giudicanti, per nulla fondate sull’ascolto.
Poi ho conosciuto le persone, i formatori e i responsabili
e subito mi è parso chiaro che le mie conoscenze erano
non solo limitate, ma cariche di pregiudizi. Ho avvicinato
l’ambiente attraverso un campo estivo di servizio: la motivazione
è aumentata e molte delle ansie e delle fragilità che mi
abitavano hanno ricevuto attenzione e rispetto. Attraversavo
un periodo di smarrimento, il mio percorso universitario
era in fase di stallo, arenato a causa di una tesi sperimentale
non facile, la mia risoluzione sulla professione da intraprendere
era dubbia. Così mi sono decisa, ho scelto di dedicare un anno
al servizio in Caritas, per sperimentare competenze fino a quel
momento relegate alla sfera teorica, per rinvenire capacità
personali che mi pareva di aver smarrito e per stabilire
quale direzione dare al mio futuro, professionale e umano.
Il mio servizio si è svolto nell’ambito della mediazione
linguistico-culturale (corsi di alfabetizzazione per donne
straniere, colloqui con cittadini italiani e stranieri rivoltisi
al centro di ascolto) e della promozione di esperienze
di educazione alla pace e alla solidarietà rivolte a studenti
delle scuole secondarie di Modena e provincia. Nei dodici
mesi di servizio ho avuto esperienza di relazioni autentiche,
di accoglienza nel faticoso rispetto dei reciproci confini,
di interessanti momenti di formazione; ho scoperto
di possedere talenti e competenze che, precedentemente
rimossi, hanno potuto essere messi al servizio
della mia umanità e della mia professione.
Così, dopo il servizio, ho terminato i miei studi,
laureandomi in psicologia clinica e di comunità e iscrivendomi
a un master sulla relazione di aiuto. Ho poi deciso
di proseguire il mio cammino professionale negli ambienti
che avevo conosciuto grazie al servizio civile volontario,
nel tentativo di condividere quello che era stato il mio percorso
e l’importanza che per me aveva assunto.
Elisa Finelli
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APRILE 2007
23
internazionale
progetti > trent’anni di “micro”
MICROPROGETTI
Era di quasi due milioni di lire e mirava
alla promozione professionale
della popolazione di Balsas, in Brasile,
la prima richiesta di finanziamento
di una microrealizzazione, pubblicata
su Italia Caritas nella primavera del 1976.
Alla fine di quell’anno i programmi
realizzati erano già 50. Dal 1976 al 1990
i microprogetti realizzati sono stati
più di 3.500. Negli ultimi quindici anni
il loro numero è stato di 8.634, con una
media annuale di 575 piccoli interventi.
Strade, pozzi, canali, forniture di sementi
Brasile
o animali, attrezzature per l’agricoltura
Bolivia
e l’artigianato, arredi scolastici, dotazioni
di medicinali, e tanti altri interventi,
suggeriti dalla quotidianità del bisogno
o dalla fantasia di comunità desiderose
di emanciparsi: sono state quasi tre
milioni le persone che hanno beneficiato,
direttamente o indirettamente,
di questa forma di finanziamento,
in oltre 70 paesi dei cinque continenti.
Solo nell’arco del 2006,
MICROPROGETTI
Caritas Italiana ha realizzato
499 microprogetti di sviluppo
KENYA
La fattoria ha bisogno di animali
in 52 paesi, per un importo
per sfamare i malati di Aids
indicativo di 1.650.000 euro.
L’ospedale di Santa Monica è situato a sette chilometri
da Kisimu. Ha un centinaio di posti letto e assicura assistenza
Nel 2007 ci sono già molti
sanitaria a oltre tremila persone, fra cui duecento bambini, affette
interventi in attesa
da Hiv-Aids. La povertà e la malnutrizione portano a un progressivo
di realizzazione.
peggioramento dei pazienti, provocando altre malattie: di qui
la necessità di garantire una sana alimentazione ai pazienti,
In queste pagine ve ne
soprattutto mamme e bambini, attraverso una piccola fattoria che
proponiamo alcuni.
assicura principalmente latte e prodotti ortofrutticoli. La richiesta
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di finanziamento serve a consentire l’acquisto degli animali (mucche,
polli, galline...) utili ad ampliare l’azione di sostegno nutrizionale.
> Costo 5.776 euro > Causale MP 27/07 Kenya
BOLIVIA
Potenziare l’irrigazione
per migliorare l’alimentazione
Le comunità di Machaqoyu e Condoriri si trovano
in una delle aree economicamente più depresse
della Bolivia. La malnutrizione diffusa si accompagna
a una agricoltura povera di risultati, anche a causa
della mancanza d’acqua. La richiesta consiste
nell’acquisto di materiale per la costruzione
di due piccole infrastrutture di irrigazione.
> Costo 3.590 euro > Causale MP 44/07 Bolivia
India
BRASILE
Vietnam
Uganda
Kenya
I ragazzi di favela,
cooperativa di pasticceri
La zona di Campinas è caratterizzata dalla presenza
di numerose favela. Il programma da finanziare prevede
la costituzione di una cooperativa di panificazione
e pasticceria per i genitori e i ragazzi di strada che vivono
intorno al centro San Girolamo, retto da missionari.
Si prevede la formazione di circa 50 ragazzi,
tramite corsi che daranno lavoro a 25 persone,
creando reddito, avviando piccoli negozi,
promuovendo corsi di aggiornamento.
> Costo 5.500 euro > Causale MP 48/07 Brasile
INDIA
UGANDA
Agricoltura e artigianato,
per un nuovo ruolo della donna
Il villaggio di Alivu vive di lavoro tradizionale nei campi.
La povertà diffusa si accompagna a un alto grado
di analfabetismo, oltre che a una scarsa competenza
nella gestione dei prodotti agricoli. Il centro di formazione
Odokibo cerca di sopperire a questa situazione, promuovendo
formazione nel campo dell’agricoltura e dell’artigianato
e destinando la sua azione soprattutto alle donne, spesso
vittime di discriminazione. La richiesta consiste nel finanziare
il materiale utile alla formazione di 40 donne per promuovere
attività nell’ambito dell’agricoltura e dell’artigianato.
> Costo 4.500 euro > Causale MP 36/07 Uganda
Anche una mucca da latte
può servire a prevenire l’usura
Il progetto, sviluppato nella parrocchia di Our Lady
of Lourdes, nella zona di Vellore, ha come obiettivo quello
di assistere finanziariamente le vedove senza terra e povere,
mediante l’acquisto di una mucca da latte. L’obiettivo
è promuovere la qualità della vita delle donne, rallentando
l’emigrazione ed evitando che cadano in mano agli usurai.
> Costo 2.500 euro > Causale MP 55/07 India
VIETNAM
Inondazioni e raccolti difficili,
alle famiglie servono sementi di riso
Il villaggio di Tung Thon è dedito all’agricoltura. Ma i mezzi
di trasporto tradizionali e le tecniche usate nella coltivazione
rendono poco fruttuoso il lavoro nei campi. La zona è colpita
da frequenti inondazioni, che rendono assai problematica
la raccolta. La povertà diffusa, unita alla mancanza di fondi,
rende impossibile persino l’acquisto di sementi
per la stagione successiva. La richiesta è di finanziare
l’acquisto di sementi di riso per le famiglie del villaggio.
> Costo 2.800 euro > Causale MP 94/07 Vietnam
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internazionale
crisi africane
A due anni dalle elezioni
che hanno sancito
la fine di una sanguinosa
guerra civile, il piccolo
paese africano assiste
alla deriva autoritaria
del governo.
L’ultima guerriglia
non si arrende. Il futuro
riserverà nuovi scontri?
LA PACE ARRETRA, DOVE VA IL BURUNDI?
testo e foto di Roberto Cavalieri
na fotografia enorme, così sfacciata, non si
era mai vista nel piccolo e discreto Burundi.
Cose del genere sorprendono e preoccupano, perché un buon presidente, se è veramente capace, non ha bisogno di ingigantirsi con il culto della propria immagine. Dopo
le elezioni dell’agosto 2005 – le prime dopo
oltre un decennio di guerra civile, innescata dall’uccisione,
da parte dei militari, del presidente della repubblica eletto
democraticamente nel 1993 – chi è atterrato a Bujumbura,
capitale del Burundi, forse si aspettava di vedere altro, invece della gigantografia presidenziale che ingombrava il ridotto atrio del piccolo aeroporto internazionale.
Ma quell’immagine è un segno premonitore. L’emblema di un clima politico che, a quasi due anni da un voto
U
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storico, che avrebbe dovuto finalmente aprire il cammino
della pace, si è considerevolmente degradato. Stemperando la speranza suscitata dal governo uscito dalle elezioni
democratiche, dopo anni di una guerra civile durata troppo a lungo e capace di provocare – si calcola – 300mila
morti, 800mila rifugiati, 400mila sfollati interni.
Guidato dal Consiglio nazionale per la difesa della democrazia - Forze per la difesa della democrazia (CnddFdd, formazione hutu), il governo oggi imprigiona chi lo
critica, incarcera i giornalisti, compie abusi contro i diritti
dell’uomo e aumenta il suo controllo sull’economia. Secondo le ong internazionali, se il governo continuerà verso questa deriva autoritaria rischierà di minare i delicati
equilibri politici (ed etnici) su cui si reggono le nuove istituzioni, di perdere le conquiste ottenute dal processo di
pace e di scatenare nuovi scontri violenti nel paese.
L’arresto, avvenuto a luglio 2006, di influenti membri
dell’opposizione, accusati di un improbabile tentativo di
colpo di stato, ha sollevato molte critiche. Anche perché
le confessioni sulla base delle quali è stata fondata l’accusa sarebbero state ottenute con l’uso della tortura. Insomma, un fatto imbarazzante. Che ha gettato molti
dubbi sull’operato del presidente Pierre Nkurunziza,
sempre più al centro di critiche interne e internazionali.
Corruzione in aumento
Il Burundi che ha faticosamente costruito la sua pace in
oltre un lustro di colloqui e trattative (i primi accordi di
pace fra le formazioni ribelli hutu e il governo “golpista”
controllato dalla minoranza tutsi sono dell’agosto 2000,
confermati poi in Tanzania nel 2003) assiste oggi a un
deterioramento del clima di rispetto dei diritti umani e
del pluralismo necessario per concretizzare una pace.
E anche la situazione militare, nel piccolo paese della zona dei Grandi Laghi africani, continua a essere inquieta. Poco dopo la sua investitura, il governo ha lanciato un’operazione contro l’ultimo gruppo ribelle in
azione, il Palipehutu-Fnl: numerose persone, sospettate di essere combattenti, sono state incarcerate, torturate e uccise e molti civili sono stati accusati di complottare con i ribelli. In queste operazioni hanno avuto un
ruolo rilevante i servizi segreti burundesi, segno che
l’attuale governo controlla anche le antiche roccaforti
istituzionali del potere tutsi. Intanto le nuove trattative
di pace con l’Fnl procedono a fasi alterne.
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internazionale
crisi africane
In economia il nuovo potere, accolto come liberatore
dalla maggioranza hutu, interviene regolarmente nell’attribuzione degli appalti pubblici e in molti lo accusano di servirsi della propria posizione in seno allo stato
per curare gli interessi personali di alcuni ministri e personaggi di vertice. Significativi cambiamenti in seno alle
imprese pubbliche hanno provocato il nervosismo di alcuni uomini d’affari, che potrebbero essere tentati di finanziare i dissidenti politici. La stessa cosa era successa
subito dopo le elezioni politiche del 1993, quando un ridotto gruppo di businessman finanziò gruppi di miliziani capaci di mettere in scacco la capitale Bujumbura per
settimane intere, bloccando le attività economiche, i
mercati e la libera circolazione delle persone.
Persino Unione europea e Banca mondiale si sono
dette recentemente preoccupate per la situazione in cui
versa il Burundi, in particolare per la gestione delle casse dello stato, osservando un significativo aumento della corruzione. La Banca mondiale ha sospeso una parte
di aiuti in attesa di una verifica.
Nuovo, falso equilibrio
Ma il presidente Nkurunziza va per la sua strada. Le istituzioni adibite al controllo dell’esecutivo sono indebolite.
L’opposizione politica è divisa e il Cndd-Fdd controlla sia il
parlamento che i tribunali. Il nuovo (falso) equilibrio facilita il tentativo di controllo della stampa e della società civile.
Sino a oggi, comunque, non ci sono state manifestazioni violente da parte dell’opposizione. L’integrazione
delle forze di sicurezza, avvenuta tra vecchio esercito
tutsi e ribelli hutu, ha indebolito l’establishment militare tutsi, che esita a intervenire per paura di rappresaglie
verso la popolazione minoritaria della propria etnia. Il
fragile tessuto politico del paese, insomma, non si è
rafforzato e anzi appare lacerato rispetto a due anni fa.
Il futuro riserverà disordini tali da mettere in discus-
Miracolo a Kamenge, il centro
dei giovani che sanno convivere
sione e far arretrare il processo di pace? Il Fronte di liberazione nazionale temporeggia nel concretizzare il suo
passaggio da movimento ribelle a forza politica, anche
dopo avere firmato alcuni accordi. E l’autoritarismo crescente di un governo che era stato accolto da un ampio
benvenuto, sia da parte della popolazione locale, esausta
dopo tanti anni di guerra, sia da parte della comunità internazionale, non lascia intravedere inversioni di rotta, almeno nell’immediato. L’autentica promozione della democrazia e la gestione del denaro pubblico a favore dei
bisogni reali della popolazione sono davvero chimere, in
uno degli spazi più instabili d’Africa?
L’ARTE
DEL CONFRONTO
Ragazzi nel centro
giovanile di Kamenge.
Pagine precedenti:
attività di educazione
alla pace nel centro
e scene di quotidianità
nelle periferie della
capitale Bujumbura
Il Cejeka ha quasi trentamila iscritti. Ha vinto un “nobel alternativo”. È nato
dall’intuizione di tre saveriani. E da anni combatte le divisioni del paese
di Valeria Alfieri
entisettemila giovani iscritti tra i 16 e i 30 anni,
1.500 che lo frequentano quotidianamente, 50
persone impiegate full time e 40 volontari, 300
associazioni locali con cui collabora, sei i comuni a nord di Bujumbura in cui svolgono alcune
delle sue attività. Cejeka (Centre jeunes Kamenge - Centro
giovani di Kamenge) è una scommessa grandi numeri. Ma
è soprattutto il miracolo che nessuno credeva possibile, il
posto in cui hutu e tutsi, ma anche batwa, congolesi, ruandesi, cattolici e musulmani (insomma, tutte le componenti etniche e religiose di un piccolo, infiammabile paese),
giocano insieme, studiano insieme, vivono insieme.
Il progetto di tre padri saveriani – Claudio Marano,
Marino Bettinsoli e Victor Ghirardi – prese forma nel 1993,
alla vigilia di una guerra che, di lì a poco, avrebbe portato
alla ghettizzazione etnica, a esodi di massa, a massacri
inauditi contro l’uno o l’altro gruppo. Il Cejeka ben presto
diventò una linea di confine, un crocevia tra quartieri etnicizzati. In quei mesi terribili di violenza e sangue, i tre
missionari hanno avviato e poi condotto le attività nonostante le minacce, le accuse di essere ora pro-hutu ora
pro-tutsi. E molti giovani, di tutte le etnie, hanno sempre
frequentato il centro, lavorando per la pace, mentre fuori
i loro parenti e amici si massacravano perché diversi.
V
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I ragazzi di padre Claudio
La guerra aveva completamente raso al suolo i quartieri
di Kamenge e Kinama, attorno al centro per lunghi anni
erano solo vuoto e paura. Non un solo uomo è sfuggito
al conflitto e alle sue conseguenze. E ogni ragazzo del
centro ha una storia da raccontare e una strada da percorrere per lasciarsi alle spalle anni di insicurezza e dolore. «Perdonare è troppo difficile – attacca Bienvenu, 22
anni, congolese –. Noi congolesi eravamo considerati
come hutu, io sono scappato dalla guerra in Burundi e
mi sono rifugiato in Congo, poi sono dovuto scappare
anche da lì quando è arrivato l’esercito di Kabila. Oggi vivo meglio, il centro mi paga la scuola, posso uscire senza paura e andare nei quartieri dove, durante la guerra,
era pericoloso recarsi per quelli dell’altro gruppo».
Oggi i quartieri settentrionali di Bujumbura si sono
ripopolati, anche grazie all’opera instancabile di padre
Claudio Marano, che ogni estate organizza campi di lavoro per ricostruire le case distrutte durante la guerra. I
ragazzi del Cejeka, che hanno abdicato alla guerra e lottato per la vita del loro centro, sono diventati uomini di
pace e punti di riferimento per altri giovani dei quartieri. Al centro non si finanziano grandi opere, né si realizzano progetti di grande visibilità. Semplicemente si
mettono insieme le capacità e l’inventiva di ognuno, per
cercare di costruire un mondo di fratelli. L’obiettivo è
crescere insieme nella e per la pace, e lo si persegue attraverso attività sportive e ricreative, corsi di lingua,
educazione alla democrazia e ai diritti umani, formazione sull’Aids, alfabetizzazione, sostegno scolastico,
concerti, marce, tornei culturali e sportivi, e qualsiasi altra attività proposta e affidata a tutti coloro che volontariamente scelgono di donare il loro contributo.
L’identità, al Cejeka, non è e non dev’essere motivo di
inclusione o esclusione. Anche per questo il centro si è
meritato nel 2002 il Right Livelihood, importante premio internazionale, considerato il
“nobel per la pace alternativo”. I “ragazzi di padre Claudio” devono
poter scegliere i loro
amici sulla base di valori e condivisioni che
vanno al di là della condizione sociale o dell’appartenenza a un
gruppo. Ma oggi la guerra resta nelle loro storie e nei loro
ricordi, e la pace vive nella speranza di un futuro diverso e
migliore. Così, di fronte ai problemi economici e sociali
del paese, molti coltivano il sogno di raggiungere l’Europa
o di sposare un bianco, come garanzia di un futuro migliore. «Il mio problema è trovare i soldi per pagarmi la
scuola e per assicurarmi un pasto al giorno. Spesso sono
costretto a saltare anche due mesi di lezioni e a farmi bastare un pasto ogni due giorni», racconta Jean Bosco, 17
anni. «Il mio sogno è fare l’attore o il musicista, ma in un
paese come il Burundi, dove non funziona nulla, non è
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crisi africane
possibile», incalza Françis, 21 anni. E loro due sono tra
quelli fortunati, perché alla domanda che comunemente
viene posta – «Hai un padre e una madre?» – possono rispondere sì. Quelli meno fortunati sono gli orfani di guerra o dell’Aids e i ragazzi di strada, che vivono nella solitudine e nella rabbia il loro destino.
Isola tra le contraddizioni
Sono tanti, alcuni accolti in famiglie che, per quanto
possono, se ne prendono cura. Altri vivono in centri go-
vernativi o missionari. Altri ancora, già maggiorenni, sono costretti a cavarsela da soli. La maggior parte non ha
la possibilità di frequentare la scuola. E trovare un lavoro, anche il più umile, è privilegio di pochi. «Sono cresciuto in condizioni difficili – confida Egide, 22 anni –,
soprattutto da quando ho perso i genitori. La sofferenza
mi è rimasta dentro e mi sento solo. Mio fratello e mia
sorella mi hanno cresciuto: mi hanno dato da mangiare, ma la loro attenzione è per i figli. Ho amici: non posso certo dire che sono felice, ma almeno quando sono
con loro mi sento bene, mi distraggo. Quando resto solo, invece, penso a tante cose e divento triste. Ci sono
momenti in cui rigetto la mia vita e vorrei morire».
La povertà, l’assenza di prospettive e di scelta sono il
terreno ideale per nuove alleanze e divisioni, nuovi reclutamenti: chi non ha niente da perdere può essere allettato
da ogni facile promessa di soldi e potere. La pace dei giovani burundesi è minacciata dall’ultima ribellione. Molti
giovani, soprattutto del quartiere Kinama, sono stati reclutati dal Fnl. Ma tra queste e altre contraddizioni, il Cejeka
UNA GENERAZIONE DA RICONCLILIARE
Il ragazzo G, ribelle per forza
«Questa granata non mi serve»
Giovani del centro di Kamenge lavorano
alla ricostruzione di case del quartiere.
I minori soffrono l’assenza di scuole
e lavoro, alcuni vengono ancora reclutati
dalla guerriglia Fnl
Ha 19 anni, è stato fermato per strada dalla guerriglia Fnl e viene educato
alla violenza. Ma è solo l’ennesima vittima. Che sogna un futuro normale
L’IMPEGNO CARITAS
di Valeria Alfieri
Negli ultimi anni Caritas Italiana
abato 17 febbraio. Dalla Tanzania è arrivata a
Bujumbura la delegazione Fnl (l’ultimo gruppo ribelle ancora attivo nel paese), per tentare, per l’ennesima volta, di giungere a un accordo con il governo. Secondo fonti governative i ribelli sarebbero
ormai un paio di migliaia di persone e non sembrano fare
più tanta paura. Ma i reclutamenti, volontari e forzati, senza distinzione di età e status sociale, non sono mai stati interrotti. «A Buhinyuza siamo circa 250 – confida G. – ci sono anche donne e bambini di 8-9 anni. Mi hanno fermato
per strada dicendomi “Tu sei un ragazzo intelligente, devi
stare con noi”. Sono stato costretto a seguirli. Mi hanno dato 60mila franchi, mi pagano la scuola. Ogni giorno mi reco al campo verso le 16.30 e trascorro lì tutta la notte, facciamo esercitazioni teoriche e pratiche, ci insegnano la
storia del paese, degli hutu e dei tutsi, poi marciamo per
ore e impariamo a usare fucili e granate. Ogni momento si
apre e si conclude con preghiere e benedizioni. Noi siamo
molto religiosi, è vietato bere alcolici, fare uso di droghe,
violentare le donne del gruppo. Chi trasgredisce quest’ultima regola viene ucciso».
Queste e altre sconcertanti dichiarazioni, rilasciate con
tono di voce calmo e quasi fiero, corredano la terribile storia di vita di un ragazzo di 19 anni che ha perso tutta la famiglia durante la guerra, che fatica a pagarsi la scuola e a
ottenere un lavoro e che in un gruppo ribelle ha trovato ca-
S
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rappresenta un’isola di pace e una valvola di sfogo per giovani che, altrimenti, non avrebbero neanche un pezzo di
terra e un pallone per giocare a calcio. I loro desideri sono
gli stessi dei loro coetanei in una qualsiasi altra parte del
mondo: sognano di diventare medici o insegnanti, di trovare una persona che li ami per quello che sono e non per
quello che hanno. Sognano una famiglia e un lavoro, magari di poter fare piccoli viaggi. Sono il futuro che va aiutato e custodito, per assicurare la pace al Burundi. E fare spazio al miracolo della convivialità delle differenze.
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sa, educazione, codice di condotta. Qualche giorno fa si è
avvicinato sorridendo e mostrando una granata: «Ora di
questa non avrò più bisogno». Era convinto che i negoziati gli avrebbero consentito di beneficiare del programma di
smobilitazione e chiedeva consigli sulla strada da intraprendere: se scegliere l’esercito, la polizia, o farsi reintegrare nella società. Purtroppo le sue aspettative al momento
non sono state esaudite, tra un po’ lascerà Bujumbura per
ritirarsi nella foresta. Quella granata lo accompagnerà ancora per chissà quanto tempo, insieme all’illusione di diventare qualcuno, in quanto ex ribelle.
I soldi che l’Fnl hanno donato a G. – e con i quali compra giovani soldati – sono quelli elargiti dalla comunità internazionale come incentivo per accettare gli accordi di pace. Invece vengono utilizzati per racimolare nuovi seguaci,
giovani disperati senza possibilità di scelta che ambiscono
a beneficiare del programma di smobilitazione o ad avere
un posto nell’esercito una volta firmati gli accordi, mentre
le file dell’Fnl s’ingrossano per avere maggiore potere di
contrattazione con il governo e la comunità internazionale.
La propria morte nello zaino
G. viene formato alla violenza, insomma, anche con i nostri soldi, passa tutte le notti a marciare nella foresta per
una sorta di guerra santa e la mattina si addormenta sui
banchi di scuola, ha amici tutsi ma gli è stato detto di non
fidarsi mai di un tutsi, vive la sua quotidianità con un fucile in mano pronto a morire. E non è l’unico: ho ascoltato
altre storie simili, ho conosciuto qualche suo compagno,
ho incontrato un piccoletto di 13 anni con una granata nello zaino, perché se vengono catturati dalla polizia devono
uccidersi. Molti vengono obbligati, altri allettati da promesse di fama e denaro. Facile, troppo facile dove la povertà lascia poche scelte, soprattutto a un orfano.
Quale valore si attribuisce alla vita umana, oggi, in un
paese che da decenni non conosce la pace? La guerra distorce la cognizione del bene e del male e corrompe le
menti; in Burundi ci sono “i lupi”, come dicono molti: gente che ha fatto di un fucile un mestiere. La morte è la quotidianità, non sconvolge più, non indigna più. Anche la
percezione del dolore sembra diversa, e si faticano a distinguere vittime e carnefici. G. impugna un fucile e impara ad ammazzare, ma è solo l’ennesima vittima.
ha operato intensamente in Burundi, impegnandosi
prioritariamente in favore dei detenuti delle carceri,
a causa delle loro difficili condizioni di vita, dovute
al sovraffollamento di strutture spesso inadeguate
dal punto di vista igienico-sanitario: sono stati
effettuati interventi per l’approvvigionamento
dell’acqua potabile, la riattivazione dei servizi
igienici, la separazione delle donne e dei minori
dagli uomini Un’attenzione particolare è stata
dedicata alle cure sanitarie e psicologiche all’interno
del carcere di Bujumbura e alla scolarizzazione
di 1.500 bambini e ragazzi figli dei detenuti
del carcere di Ngozi (progetto ancora in corso).
Nel 2007 si concluderà il progetto di falegnameria
nella prigione di Bujumbura. È allo studio la possibilità
di collaborare con l’Associazione burundese
di difesa dei diritti dei prigionieri, per un progetto
di formazione professionale in favore dei detenuti
che escono dal carcere e che hanno grandi difficoltà
di reinserimento sociale e lavorativo. Anche nel 2007
prosegue la collaborazione con i padri Saveriani
del Centro giovani di Kamenge, con l’obiettivo
di promuovere la pace e la riconciliazione nel paese
a partire dai giovani. Verrà inoltre rinnovato
il sostegno al centro neuropsichiatrico di Kamenge,
gestito dai Fratelli della Carità, per le cure
agli indigenti e ai detenuti del carcere di Bujumbura.
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internazionale
internazionale
kosovo
casa comune
CONTINENTE VERDE,
INTERESSI PERMETTENDO…
di Gianni Borsa inviato agenzia Sir a Bruxelles
e preoccupazioni per il dopo-Kyoto, l’impegno a produrre meno
rifiuti, gli accordi sul gas e i dubbi sul nucleare, gli incentivi a chi
si converte alle energie alternative, le minacce alle case automobilistiche che mettono in strada auto troppo inquinanti. E ancora: il
minor ricorso ai fertilizzanti, la tutela dei mari, persino lo studio del
ruolo delle regioni polari nei cambiamenti climatici… Le istituzioni Ue
sembrano lanciarsi in una (relativamente nuova) “crociata ambientalista”. Saranno i reiterati allarmi lanciati dagli scienziati sull’effetto serra,
L
20%) entro il 2020 e indicato come
vincolante per i paesi dell’Unione il
traguardo della produzione del 20% di
energia tramite fonti alternative e rinnovabili entro il 2020.
Pressioni moltiplicate
Mentre sembra rafforzarsi la sensibilità ecologica nell’opinione pubblica di quasi tutti i paesi, le cosiddette “buone pratiche” si scontrano
l’innalzamento dei mari, la desertiperò con resistenze dure a morire
ficazione imperante e lo sciogli(stili di vita tutt’altro che morigerati)
Le preoccupazioni
mento dei ghiacciai: ma qualcosa a
e con interessi economici che ritensullo stato dell’ambiente
Bruxelles si muove.
gono un lusso la salvaguardia della
si stanno facendo strada
Ormai quasi ogni giorno la quenatura, cui è legata la salute umana.
nell’Unione europea.
stione ambientale è al centro di iniSe ne è avuta prova di recente,
Le istituzioni
ziative europee. Talvolta si tratta di
quando
la Commissione ha lasciato
sembrano non volersi
trapelare
la possibilità di limitare le
semplici occasioni di studio e dibatpiù limitare
emissioni
di anidride carbonica delle
tito, in altri casi della presentazione
a vaghi dibattiti.
nuove
auto.
All’interno della squadra di
di “comunicazioni” o “libri verdi”
Ma c’è da vincere
Barroso
si
è
registrato
un braccio di fer(ce ne sono a decine) da parte della
la resistenza di stili di
Commissione, oppure di relazioni
ro
tra
il
commissario
all’ambiente,
Stavita e lobby economiche
del parlamento. Fino alla presenza
vros Dimas, e quello all’industria, Gündei temi ecologici, accostati a quelli
ter Vehreugen. Le grandi marche di audell’energia e dello sviluppo economico, nel calendario to, specialmente tedesche, e diversi leader politici hanno
del summit “di primavera” dei capi di stato e di governo, moltiplicato le pressioni sulla Commissione. In effetti, attorsvoltosi a Bruxelles l’8 e 9 marzo. Ma cosa c’è dietro pa- no alle istituzioni Ue crescono le azioni delle lobby: quelle dei
role e promesse?
consumatori, quelle “verdi”, quelle degli industriali.
A febbraio – per fare qualche esempio – il parlamento
C’è poi il “fronte esterno” dell’impegno ambientale, ovdei 27 ha adottato una risoluzione che sottolinea “l’urgen- vero l’azione diplomatica protesa oltre il 2012 (post-Kyoto),
za di prendere iniziative concrete a livello mondiale” e spo- agli accordi per rifornimenti energetici sicuri e meno insa alcune tesi dell’esecutivo Barroso: per ottenere risultati quinanti possibili, alle trattative per il prezzo del petrolio. E
significativi “occorre ridurre del 30% le emissioni di gas a ef- come dimenticare le deforestazioni in Sud America o l’afetto serra entro il 2020” ed è doveroso promuovere “l’effi- scesa economica di Cina e India, che induce ulteriori concienza energetica, anche attraverso prelievi fiscali, il riesa- sumi energetici, nuovo smog, maggiori consumi?
me del sistema dello scambio di quote e un ricorso creL’Ue in questa fase soffre forse una sindrome da acscente alle fonti rinnovabili, soprattutto nel settore dei tra- cerchiamento. Non è detto che prossimamente giungasporti”. Il vertice “di primavera” ha a sua volta trovato un im- no risultati concreti sul versante ambientale; ma è già
portante accordo sulla riduzione dei gas serra (però del positivo che ci si interroghi sul futuro del creato.
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PRO INDIPENDENZA
Manifestazione albanese
per le strade di Pristina
UNA TERRA STAGNANTE,
IN ATTESA DELLO STATUS
testo e foto
di Francesco Martino
periamo che risolvano presto la questione dello status di questa terra. Qui non si riesce a vivere, si parla solo di politica, ma nel frattempo i giovani non lavorano. Vanno
al bar, prendono un espresso oppure un macchiato, e passano la giornata così, senza fare niente». Ibrahim, o Billy, come preferisce essere chiamato, ha 36 anni e fa il
tassista. Chiacchieriamo, in una giornata grigia e brumosa, mentre mi accompagna
per le strade di Pristina, capoluogo del Kosovo, provincia contesa tra serbi e albanesi e amministrata da ormai quasi otto anni dall’Unmik, la missione Onu che è arrivata, nel 1999, subito dopo la fine dei bombardamenti Nato sulla Serbia. «Io un lavoro ce l’ho, e seppure
con molte difficoltà riesco ad arrivare a fine mese. Ma credimi, prima risolveranno questo maledetto problema e meglio sarà. Non solo per noi albanesi, ma anche per i serbi, per tutti quelli che vivono qui».
Il futuro del Kosovo rimane un rebus irrisolto. Per trovare una via d’uscita, dopo anni di equilibrio
fragile e precario, l’Onu ha nominato nel novembre 2005
un inviato speciale, l’ex presidente finlandese Martti Ahtisaari. Dall’inizio del suo mandato Ahtisaari, affidandoIl Kosovo attende di sapere
si a numerosi quanto poco fruttuosi incontri tra le delese sarà uno stato indipendente.
gazioni serba e albanese kosovara, ha tentato di avviciLe trattative sono in corso,
nare i contendenti. Le posizioni restano però distanti, e
sulle questioni più importanti diametralmente opposte.
ma nel frattempo i giovani
Gli albanesi del Kosovo vogliono staccarsi da Belgrado e
sono disoccupati, l’economia
creare uno stato kosovaro indipendente. I serbi, che nel
è ferma, fioriscono corruzione
Kosovo continuano a vedere non solo una parte integrante del proprio stato, ma la culla della nazione (nella
e traffici illeciti. E la voglia
città di Pec-Peja si trova la sede del patriarcato ortodosdi normalità rimane frustrata
«S
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internazionale
kosovo
Si parla, non si lavora
so serbo), sono disposti a concedere una qualche forma
di ampia autonomia, ma l’indipendenza proprio no. A
complicare ulteriormente il quadro contribuisce la divisione di fatto della provincia, con la zona a nord della
città di Mitrovica e del fiume Ibar controllata dai serbi,
che hanno minacciato più volte di dichiarare l’indipendenza da Pristina nel momento in cui gli albanesi dovessero ottenere la propria da Belgrado.
A inizio di marzo Ahtisaari ha presentato il suo pacchetto di proposte sullo status finale del Kosovo. Un
compromesso che, naturalmente, non accontenta del
tutto nessuno. Prevede un’indipendenza de facto (pur
senza mai nominarla esplicitamente) della provincia; la
possibilità di una larga autonomia per i serbi kosovari,
che potranno sviluppare forti relazioni economiche e
politiche con Belgrado; la supervisione di una missione
dell’Unione europea, che dovrebbe sostituire quella
Onu e vigilare affinché gli accordi vengano rispettati e la
situazione rimanga sotto controllo. È la riproposizione
del modello applicato da alcuni anni alla Bosnia, l’altra
regione martoriata dei Balcani. Le proposte di Ahtisaari, dopo ulteriori discussioni, verranno presto presentate al Consiglio di sicurezza Onu, a New York. Tra probabili veti, possibili rigurgiti di violenza e tutta la precarietà di una soluzione non condivisa, riuscire a prevedere quale sarà la direzione presa dal Kosovo nei prossimi
anni resta un’impresa assai difficile.
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Nel frattempo i problemi, nella vita di
tutti i giorni, si accumulano a ritmo
preoccupante, a prescindere dall’appartenenza etnica. Certo i black out
elettrici, che fino a pochi anni fa segnavano il ritmo dalla giornata, sono
diventati più rari e più brevi. Anche la
presenza militare, rispetto all’immediato dopoguerra, ma anche dopo i
duri scontri interetnici del marzo
2004, è diventata molto meno evidente, più discreta, contribuendo a
creare la sensazione almeno esteriore
di un paese “normale”. Però, per dirla
con Billy-Ibrahim, «mentre si parla di
politica, la gente non lavora», e se dal
punto di vista politico e diplomatico
le cose si muovono con lentezza, dal
punto di vista economico e sociale il
Kosovo è una provincia e un (forse)
ANTI
futuro stato in situazione di totale
INDIPENDENZA
stallo. Già ai tempi della Jugoslavia di
Manifestazione
Tito il Kosovo ne era una delle regioni
serba a Kosovska
Mitrovica.
più arretrate; oggi non si produce
A destra, Martti
praticamente nulla, tutto – o quasi –,
Ahtisaari, inviato
speciale Onu
viene importato da fuori. Conseper il Kosovo
guenze logiche sono l’alta percentuale di famiglie sotto la soglia di povertà e l’altissimo tasso di
disoccupazione, soprattutto giovanile, una vera e propria
piaga sociale che non accenna a ridursi.
Nelle pieghe di una situazione bloccata, secondo
molti analisti, che da tempo lanciano accorati gridi di allarme, cresce e si consolida un’economia grigia o nera: il
Kosovo, che già oggi è uno dei centri europei del transito
di traffici illegali (droga, armi e persone), rischia di diventare un paradiso per le organizzazioni criminali. A peggiorare ulteriormente la situazione contribuisce il regime
dei visti imposto ai kosovari dall’Unione europea, che di
fatto rende molto difficile, se non impossibile, emigrare
alla ricerca di migliori prospettive lontano da casa. «Gli
europei sono disposti a inviare poliziotti e militari in Kosovo, ma assai meno entusiasti all’idea di aprire le porte
ai lavoratori kosovari», ha dichiarato recentemente Gerald Knaus, presidente dell’European Stability Initiative,
uno dei più noti istituti di ricerca sui Balcani.
Secondo molti, è proprio la mancanza di prospettive,
sia in Kosovo che all’estero, uno dei principali fattori che
alimentano l’estremismo politico, valvola di sfogo non solo di antichi conflitti, ma anche di insoddisfazioni e frustrazioni di tipo personale. «Mio figlio ha 23 anni, è laureato, ma, come tanti suoi amici, è disoccupato. Ha troppo
tempo per pensare, e chi pensa troppo alla fine può combinare qualche guaio». Ismail Bajraktari è uno degli animatori dell’associazione di mutuo-aiuto per ex detenuti
politici albanesi Qendresa, un progetto nato negli anni
successivi al conflitto e seguito oggi dal Centro kosovaro
per l’auto-aiuto di Pristina. «Spesso – racconta in un locale alle porte di Gllogoc-Glogovac, nel Kosovo centro-settentrionale – mi viene da pensare che starebbe meglio lontano da qui. Ma andare via è molto, molto difficile».
«Per noi, anche se dovessimo avere la possibilità di relazioni economiche più stabili e forti con la Serbia, non
cambierà niente. Tutto rimarrà così com’è; anzi, le cose
possono solo peggiorare. Non vedo proprio come potremo migliorare la nostra vita nei prossimi anni», aveva detto qualche giorno prima Vladan Martinovic, giovane direttore serbo di Radio Youth Voice, una delle pochissime
emittenti multietniche della provincia, nata nel 2005 nella
municipalità di Novo Brdo, forse la più isolata e povera di
tutto il Kosovo. Le sue parole sono la conferma che il malessere travalica le frontiere etniche, ed è forse l’elemento
che più unisce la popolazione dell’intera provincia.
la maggior percentuale di giovani. Proprio per questo, una
delle questioni più delicate, di cui si parla poco, riguarda
la qualità scadente della scuola, dalle elementari fino alle
università. I problemi in questo settore sono molteplici, a
partire dalle strutture, spesso carenti, per arrivare al nodo
spinoso del personale docente, che ha in genere un basso
livello di preparazione e un ancora più basso livello di retribuzione (dunque di motivazione).
È difficile dire come e quando il Kosovo riuscirà a risolvere almeno parte dei problemi accumulatisi in questi anni. Il perdurare delle tensioni connesse allo status, oltre a
essere una delle prime cause della situazione di stallo, fornisce ai politici locali un ottimo alibi per non parlare del disastroso scenario economico e della propria impotenza ad
affrontarlo. Quello che è certo, è che nella regione c’è una
grande voglia di normalità. «Dovremmo metterci il passato alle spalle, trovare un accordo, e poi entrare nell’Unione
europea tutti insieme – mi ha detto un giorno Husein,
commerciante del colorito bazar di Pristina –. La vita è breve, e io credo sia arrivato il momento di viverla…».
Scuola, qualità scadente
Povertà e disoccupazione non sono però gli unici problemi che devono affrontare i kosovari. Uno dei più gravi e
sentiti è senza dubbio la corruzione, diffusa a tutti i livelli
dell’amministrazione pubblica. Stando alle informazioni
che si raccolgono parlando con chi vive in Kosovo, pagare
una tangente è la norma per accedere a ogni
tipo di servizio, anche quelli basilari, come
sanità e istruzione, per non parlare della giuL’IMPEGNO CARITAS
stizia e dei permessi per le attività economiCaritas Italiana mantiene un significativo coinvolgimento
che, che nel Kosovo di oggi significano soin Kosovo. Sul piano socio-pastorale, prosegue l’accompagnamento
prattutto permessi per costruzioni edilizie.
a Caritas Kosovo: produzione di sussidi, supporto per diffondere la rete
Basta vedere il ritmo frenetico con cui Pristidelle Caritas parrocchiali e creare centri di ascolto; continua inoltre
na sta crescendo, in modo caotico e non piail sostegno all’asilo infantile delle Suore Angeliche di San Paolo, a Prizren.
Un altro filone di intervento riguarda la convivenza e l’integrazione
nificato, per rendersi conto che la società kointeretnica: tra gli altri interventi, viene sostenuta l’associazione giovanile
sovara, per lo meno nella sua componente
interetnica che a Novo Brdo ha dato vita a Radio Youth Voice,
albanese, dovrà fare presto i conti con tutti i
che trasmette da circa due anni. Sul fronte del superamento dei traumi
problemi (economici, sociali, ma anche culpost-conflitto, viene finanziato il Centro kossovaro per l’auto-aiuto, fondato
turali) che provengono dall’urbanizzazione
insieme ad associazioni locali per dare continuità al lavoro avviato con
di grandi masse di persone che finora avevaalcuni gruppi di familiari di scomparsi ed ex detenuti politici. Tre giovani
no vissuto in realtà prevalentemente rurali.
italiani in servizio civile operano infine nell’ambito dei progetti citati.
Il Kosovo è anche la regione europea con
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internazionale
internazionale
contrappunto
lotta alla povertà
Parte la campagna Caritas-Focsiv
“Prima che sia troppo tardi”.
L’obiettivo è premere sui governi,
perché rispettino gli Obiettivi
del millennio e rilancino la lotta
alla povertà. Da aprile cartoline
da spedire ai “grandi” del G8
IL GENOCIDIO SENZA PADRI
E LA MEMORIA SCONVENIENTE
di Alberto Bobbio
ra non molto scolorerà anche la certezza che quello di Srebrenica e la guerra in Bosnia siano stati genocidio. Accade sempre così, quando le memorie giudiziarie si fanno sparire perché è bene non individuare i colpevoli. Probabilmente la decisione
del Tribunale penale internazionale Onu dell’Aja, che ha riconosciuto la volontà di sterminare i bosniaci, ma ha evitato di indicare
chi quel disegno ispirò, metterà fretta a coloro che, a Belgrado, si
stanno attrezzando a distruggere dossier, bruciare incartamenti, far
sparire foto e filmati. Ma senza memoria giudiziaria, la memoria
storica resta esposta ai venti dell’oblio e della convenienza politica.
sovo Polje sin dal 1989. E il popolo ha
lasciato fare, anzi ha capito che ne
avrebbe tratto vantaggio e si è gettato
anima e corpo nell’impresa. La comunità internazionale ha permesso,
con scienza e coscienza, che venisse
costruito un perfetto stato-mafia. Ha
aiutato Milosevic e i suoi fedelissimi
fino alla fine. Quando è morto all’Aja
ha tirato un sospiro di sollievo. E l’Onu non solo non ha favorito un processo interno alla nazione serba (non
tanto allo stato serbo), ma ha sentenNon si tratta più di sapere cosa è accaziato che non ne vale la pena.
La sentenza
duto e chi ha commesso i fatti, ma soÈ un brutto pasticcio, anche perché
del Tribunale Onu
lo di conoscere le inquietudini che
in questo modo le Nazioni Unite hanno
dell’Aja riconosce
quei fatti possono imporre all’ora preassolto se stesse, dopo essere già morte
il crimine commesso
sente. Non è conveniente, insomma,
a Sarajevo. Belgrado ha sempre nascoa Srebrenica. Ma evita
ripassare la storia. Soprattutto quando
sto le prove e protetto i criminali. Lo
di indicare chi lo ispirò.
colpevoli sono gli stati: dunque, almehanno fatto tutti i governi, compreso
Forse per assolvere
no in parte, i popoli e le società che
l’ultimo, che appare più democratico e
la comunità
liberale. L’Onu e i governi occidentali, le
non si sono opposti con tenacia, che
internazionale. E i morti alleanze militari, i contingenti succehanno lasciato fare opposizione solo a
di Bosnia continuano
dutisi sul campo non si sono impegnapiccoli gruppi di persone che, naturala chiedere: perché?
mente, noi poi chiamiamo eroi. È acti a fornire uno straccio di prova, di brocaduto per la “Rosa Bianca” durante il
gliaccio, di registrazione satellitare che
nazismo, è accaduto per un pugno di professori dell’uni- potesse dimostrare l’allegra propensione al genocidio di Miversità di Belgrado e gli studenti di Otpor.
losevic e soci, per il semplice fatto che avrebbe messo in discussione l’assenza di ogni propensione occidentale a ferL’allegra propensione
mare quel massacro. Di fronte a una tale scelta, non serve
E la comunità internazionale? A Londra e negli Stati Uniti neppure più consegnare i superlatitanti Mladic e Karadzic,
si sapeva dei campi di sterminio nazisti. Ma nulla è stato capi militare e politico dell’assedio a Srebrenica e alla Bosnia.
fatto. Nelle cancellerie del mondo intero si sapeva che nei Perché non saranno loro a ristabilire la verità.
Balcani sarebbe finita in quel modo. Ma nulla è stato fatto
C’è una domanda che i morti hanno sempre fatto a
per evitare i massacri e – ora si dice giustamente –, il ge- chi ha avuto il terribile privilegio di guardarli ammazzanocidio. Il “Memorandum” dell’Accademia delle scienze ti nelle vie di Sarajevo, infilati nei sacchi bianchi appena
di Belgrado, pubblicato a metà degli anni Ottanta, era la tolti dalle fosse comuni: perché? La sentenza dell’Aja ha
giustificazione ideologica di tutto: la comunità internazio- autorizzato, definitivamente, a far sparire ogni esegesi
nale ci ha riso sopra. Milosevic e i suoi volonterosi genera- del concetto di genocidio. E molti nel mondo tireranno
li hanno plasmato l’opinione pubblica dalla piana di Ko- un sospiro di sollievo.
T
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INVERTIAMO
LA ROTTA
VERSO
UN MONDO
PIÙ GIUSTO
di Roberta Dragonetti
‘‘P
MISSIONE
CLESSIDRA
Il tempo
sta per scadere:
manifesto
e cartolina
della campagna
invitano i leader
mondiali
a cambiare
strada per
uno sviluppo
più equo
rima che sia troppo tardi”. Il titolo può apparire allarmistico. Ma è pertinente alla
portata (etica, politica, socio-economica) della sfida. Caritas Internationalis e Cidse (la confederazione mondiale delle ong di ispirazione cristiana) hanno lanciato
una nuova campagna per la lotta contro la povertà. In Italia l’iniziativa viene fatta
propria da Caritas Italiana e Volontari nel mondo - Focsiv, in collaborazione con
altre realtà associative (Acli, Associazione Papa Giovanni XXIII, Ac, Cimi, Cisl, Coldiretti, Cvx, Gioc, Masci, Mcl, Mgs, Mrc, Ofs d’Italia, Pax Christi, Ucim).
Siamo a metà del cammino indicato nel 2000 dall’Assemblea generale dell’Onu, e al quale hanno aderito decine di paesi, per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del
millennio. Ma i progressi sono ancora troppo lenti e lo sradicamento della povertà entro la data indicata (2015) diventa sempre più improbabile. Un rapporto Onu del settembre 2006 evidenzia i passi in avanti e mostra al tempo
stesso quanta strada ci sia ancora da percorrere. I poveri
diventano sempre più poveri, nel nord come nel sud del
mondo, e gli squilibri accrescono ingiustizie e conflitti. In
alcune aree del mondo, soprattutto in Africa, le disparità
di ricchezza restano enormi e milioni di persone subiscoI TA L I A C A R I TA S
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internazionale
internazionale
guerre alla finestra
lotta alla povertà
no ancora condizioni di vita inaccettabili.
Uno sforzo massiccio si rende dunque necesIL SITO E I MATERIALI
sario per ricordare ai governi dei paesi ricchi, e
Una campagna vive di efficaci strumenti di animazione.
dei paesi poveri, il loro dovere di sradicare la poNon solo cartoline, ma anche materiali per gli animatori, documenti,
vertà e di realizzare la giustizia sociale. A giugno
schede tematiche: tutto sarà disponibile sul sito internet
si terrà in Germania l’annuale vertice del G8, che
www.primachesiatroppotardi.it, che offrirà anche aggiornamenti
vedrà coinvolti gli otto paesi più ricchi del monsulle iniziative realizzate nell’ambito della campagna.
do. Sarà una nuova occasione per ricordare ai
Dal sito sarà possibile scaricare i materiali che compongono
il kit dell’animatore e documenti come La terra è vita (realizzato
“grandi” del pianeta l’urgenza di trasformare in
da Focsiv in collaborazione con l’Ufficio per i problemi sociali
impegni concreti le promesse assunte.
e il lavoro della Cei, Coldiretti, Ugc-Cisl, Fai-Cisl, Acliterra), Etica,
I promotori della campagna si erano già mobilisviluppo e finanza (realizzato dal gruppo di studio “Etica e finanza”
tati nel 2005. Le loro azioni di pressione avevano dadell’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro della Cei), oltre
to frutti: i governi del G8 riuniti a Gleanegles, in Scoalle schede tematiche La questione sociale mondiale
zia, si erano impegnati a cancellare il debito estero
e La pienezza di una vita solidale (sugli stili di vita), che offrono
dei paesi poveri, seguendo le richieste giunte tramivalidi spunti per proporre momenti formativi individuali e comunitari.
te 350 milioni di cartoline spedite ai leader dei paesi sviluppati. L’anno scorso, inoltre, più di 23 milioni di persone in oltre 80 paesi si sono “alzate in piedi” in ocPer partecipare attivamente alla campagna e aderire
casione della Giornata mondiale di lotta alla povertà del 17 alle richieste anche quest’anno si possono spedire cartoliottobre, per ribadire l’importanza di centrare gli otto ne, nei mesi di aprile e maggio, ai leader del G8. Le cartoObiettivi di sviluppo del millennio.
line verranno diffuse in modo capillare attraverso le reti
locali degli organismi promotori e in collaborazione con
Cinque richieste precise
ong, associazioni e parrocchie.
La campagna Caritas-Focsiv 2007 intende celebrare il quaL’azione internazionale, insomma, nasce dall’imperantennale dell’enciclica di Paolo VI Popolorum progressio gno comunitario e individuale. La campagna intende in(caposaldo della riflessione magisteriale sui temi dello svi- fatti essere un’opportunità per richiamare anche parrocluppo) e dà continuità alle azioni di mobilitazione globale, chie, movimenti, associazioni e ogni cittadino a prendere
facendo pressione sui governi del G8 perché vengano ri- maggiore coscienza del ruolo che ognuno deve assumere
spettati gli impegni internazionali, in particolare sull’au- per invertire la rotta e raggiungere nel 2015 l’obiettivo delmento degli aiuti pubblici allo sviluppo, sulla cancellazio- lo sradicamento della povertà. Una cartolina da sola non
basta, ma può essere un punto di partenza per stimolare
ne del debito e sulla corretta gestione dei finanziamenti.
All’insegna dello slogan “Invertiamo la rotta”, la cam- tutti ad accrescere le proprie conoscenze e acquisire una
maggiore consapevolezza del legame che esiste tra scelte
pagna formula ai governi cinque richieste precise:
personali, familiari e comunitarie e il loro impatto sul re■ destinare entro il 2010 lo 0,51 % del Pil all’aiuto pubblico allo sviluppo, per arrivare, nel 2015, allo 0,7%, come sto del mondo. La povertà non è un destino, ma una condizione. Non è una disgrazia, ma un’ingiustizia.
stabilito dalla Conferenza di Monterrey nel 2002;
Troppe volte i nostri atteggiamenti sembrano segnati
■ garantire la partecipazione della società civile e delle
ong dei paesi poveri ai processi decisionali relativi al- da indifferenza, rassegnazione, disillusione, pessimismo.
Ma il problema della fame non può essere delegato a
l’impiego degli aiuti;
esperti delle organizzazioni internazionali, tecnici dello
■ assicurare che l’aiuto allo sviluppo non sia concesso a
condizioni politiche ed economiche dannose per i cit- sviluppo o decisori delle politiche internazionali. Dev’essere affrontato con serietà dai cittadini del mondo. Aptadini in generale e i poveri in particolare;
profondire le cause di povertà, conflitti e squilibri globali,
■ assicurarsi che le risorse liberate dalla cancellazione del
debito siano aggiuntive e non calcolate tra quelle desti- mettere in connessione i fatti sociali e politici che stanno
trasformando in maniera così tumultuosa il nostro pianenate alla cooperazione internazionale;
ta è un modo serio di affrontare il problema della povertà.
■ garantire la coerenza delle politiche finanziarie e commerciali internazionali, quale presupposto fondamen- È un segno tangibile di condivisione, di partecipazione attiva, di conversione del cuore e dello spirito.
tale per lo sviluppo dei paesi più poveri.
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CONFLITTI E RELIGIONE,
OGGI IL NOME DI DIO È PACE
di Paolo Beccegato
e violente vicende irachene e afgane ripropongono in continuazione la questione del rapporto tra guerra e religione. Ovvero la
questione delle guerre “di religione” e delle guerre “giuste”. La chiesa cattolica, dopo l’11 settembre, compreso il “salto qualitativo” del terrorismo, ha inserito tale fenomeno in un contesto interpretativo più ampio, che tiene conto anche dell’instabilità internazionale nelle diverse
aree geopolitiche, dell’insufficiente sviluppo della giustizia economica,
dei fallimenti nella lotta alla povertà e nell’affermazione dei diritti.
La più esplicita enunciazione circa condizioni e criteri che consentono un ricorso allo forza, nonostante il
presupposto morale contro di essa, la
si trova in un documento pastorale
dei vescovi cattolici degli Stati Uniti
del 1983 (La sfida della pace: la promessa di Dio e la nostra responsabilità). I vescovi Usa ridefiniscono lo ius
ad bellum (il diritto all’uso della forza) in relazione a sette criteri: esso deI pontefici Benedetto XVI e Giove rispondere a una giusta causa (la
vanni Paolo II, col contributo di diverguerra è consentita solo per protegIl pensiero della chiesa
si episcopati nazionali (in particolare
gere vite innocenti, a fronte di una
cattolica in tema
quelli statunitense, tedesco e francegrave e concreta minaccia), essere didi guerra si è molto
se), in linea con l’enciclica di Giovansposto da un’autorità competente,
evoluto dopo
ni XXIII Pacem in terris e le scelte
obbedire a un concetto di giustizia
il Concilio Vaticano II.
compiute da Paolo VI, hanno sviluprelativa (occorre relativizzare ogni
Gli ultimi papi hanno
pato una riflessione che è di fatto un
pretesa assoluta e ridurre al minimo
sviluppato un nuovo
corpus di morale sociale e internazioindispensabile l’uso della forza), dicorpus dottrinale.
nale sul tema della pace in rapporto
pendere da una retta intenzione (miIl contributo di un
rata alla ricerca della pace e della riallo sviluppo e alla democrazia: esso
importante documento
riguarda particolarmente la libertà reconciliazione, abbreviando i conflitdei vescovi Usa
ligiosa come fondamento della diti), costituire l’estremo rimedio, pregnità, il rifiuto della guerra come strusentare una probabilità di successo (il
mento di regolamentazione dei conflitti, il dovere di svi- ricorso irrazionale alla forza o la resistenza disperata vanluppare la pace come nome di Dio da parte delle religioni. no prevenuti), rispondere a un criterio di proporzionalità
(relativo al rapporto tra danni inflitti, costi da pagare e benefici che ci si aspetta di ottenere, compresi gli effetti che
“Alienum a ratione”
È soprattutto con il Concilio Vaticano II che si avvia l’ag- un conflitto locale scatena su scala mondiale).
giornamento dell’insegnamento della chiesa sulle queDurante la guerra in Vietnam, a un certo punto (1971)
stioni della pace, della guerra giusta e della non-violen- i vescovi americani presero posizione contro la prosecuza: si tratta della visione profetica di una pace positiva, zione dell’impegno militare statunitense, dal momento
non più fondata sull’equilibrio delle armi e sull’assenza che il conflitto aveva raggiunto un tale livello di devastadi guerra, ma intesa come dono di Dio al mondo, che gli zione per l’avversario e di danni interni alla società statuuomini devono saper godere, realizzando tra loro rap- nitense che una sua continuazione non era giustificabile.
porti basati sulla fiducia reciproca e sulla giustizia. La so- Per lo sviluppo dell’insegnamento della chiesa quel doluzione dei conflitti affidata alla guerra è definita, secon- cumento si è rivelato assai importante, perché ha esplicido questa impostazione, come fenomeno alienum a ra- tato e dettagliato modalità non-violente contenute nella
tione (estraneo alla ragione umana).
tradizione cristiana per la costruzione della pace.
L
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agenda territori
ottoxmille
PALERMO
Un centro di ascolto per aiutare
chi soffre di dipendenze patologiche
Riceve il lunedì mattina e il mercoledì pomeriggio.
E si rivolge a una categoria particolare di “poveri”: non
quelli che mancano di mezzi economici, o di casa e lavoro,
ma le persone che sono vittime di dipendenze patologiche
(sostanze, ma anche gioco, uso delle tecnologie, consumi,
ecc). Nel centro diocesano Agape la Caritas diocesana
di Palermo ha promosso l’apertura (a fine febbraio) di un centro di ascolto
per dipendenze patologiche, gestito dall’Opera don Calabria. Il centro
si avvale di un’équipe pluridisciplinare (assistenti sociali, operatori di strada,
psicologi) che offre orientamento e consulenza specialistica, tramite colloqui
di sostegno individuale, familiare e di gruppo.
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MILANO
TRENTO
Da esclusi
a imprenditori
grazie al microcredito
A scuola di servizio,
“incontri sociali”
con 500 studenti
Premiato dalla provincia di Milano a inizio
marzo. Ma soprattutto capace, in sette
anni di attività, di favorire l’avvio di ben
74 attività imprenditoriali, erogando
prestiti ad altrettante persone (per il 70%
stranieri). La fondazione San Carlo (onlus
promossa da Caritas Ambrosiana
e dall’arcidiocesi di Milano) conduce
un progetto di microcredito al lavoro
che consiste nella concessione di prestiti
di modesto ammontare a persone
socialmente svantaggiate che intendono
avviare microimprese o attività lavorative
autonome e non riescono ad accedere
alle consuete forme di finanziamento.
I prestiti (massimo 7.500 euro) vanno
restituiti in 36 rate mensili, a un tasso
di interesse agevolato (2,5%);
per ottenerli non si è tenuti a offrire
garanzie personali, anche se un comitato
di valutazione si riserva la facoltà di
richiederle a terzi. In sette anni di attività
sono stati erogati 382.700 euro, grazie
anche al supporto di tre istituti bancari.
Più di 500 ragazzi delle scuole superiori
sono stati raggiunti dall’iniziativa
“Incontri sociali - esperienze
di avvicinamento ai servizi alla persona
e al lavoro sociale”, realizzata dalla
Caritas diocesana e dal
dipartimento istruzione
della provincia autonoma
di Trento. Il progetto
nasceva dall’intenzione
di avvicinare i giovani
al mondo del servizio
alle persone in difficoltà tramite incontri
informativi e di sensibilizzazione,
ma anche esperienze di tirocinio, stage
e volontariato. Tra i ragazzi raggiunti,
una settantina hanno svolto periodi di
attività (dalle 15 alle 50 ore) all’interno
di realtà del territorio che si occupano
di minori a rischio, persone diversamente
abili, anziani e disagio psichico. Ora
il progetto prosegue con alcune scuole
e avvierà un’altra sessantina di ragazzi
all’esperienza di servizio. Per i giovani,
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APRILE 2007
la Caritas di Trento ha lanciato anche
il concorso “Alla scoperta della carità”,
che chiede di produrre testi ispirati
ad alcuni passi dell’enciclica
di Benedetto XVI Deus caritas est.
Salima, la primogenita di Progetto Casa:
figlia dell’accoglienza, segno di pace e speranza
BOLZANO
Donne senza dimora
l’altra faccia
dell’otto marzo
L’altra faccia dell’8 marzo. È quella
messa in luce dalla Caritas diocesana
di Bolzano-Bressanone, che in occasione
della festa della donna ha reso noti dati
e riflessioni proposti dall’esperienza
di Casa Margaret, un centro d’accoglienza
(alloggio, pasti, docce, colloqui
individuali) per donne senza dimora
e con problemi di esclusione sociale.
Nel 2006 sono state 138 le donne che
hanno rivolto domanda di accoglienza
alla struttura; 70, per motivi di posto
(i posti letto sono 18), vi hanno trovato
ospitalità. Le donne accolte hanno
vissuto spesso, nelle famiglie d’origine,
vicende di rifiuto, emarginazione
e violenza. Casa Margaret ha aperto
le porte nel novembre 1998; finora
ha offerto alloggio temporaneo a 480
donne di diverse nazionalità e religioni.
Fra le donne
che giungono
a Casa Margaret
l’incidenza
della depressione
è altissima; le malattie gravi, come
il cancro, sono in aumento;
le dipendenze e i disturbi alimentari
pure. «Sono donne sono molto fragili,
ma allo stesso tempo molto forti»,
ha sintetizzato la responsabile, Giulia
Frasca, che a nome della Caritas
ha auspicato che alle donne senza dimora
venga attribuita maggiore attenzione da
parte di istituzioni, comunità e cittadini.
di Massimiliano Cossa
UNA BIMBA DI NOME PACE
Sopra, insieme alla mamma
e al fratellino, la piccola Salima.
Sotto, un alloggio di Progetto Casa
Creare una rete diocesana di accoglienze abitative per famiglie in difficoltà.
Con questa finalità, grazie anche al finanziamento di Caritas Italiana tramite
i fondi Cei otto per mille, nel settembre 2006 è partito nel territorio di Como
il progetto Casa (Comunità aperta solidale e accogliente). Già da tempo alcune
parrocchie avevano messo a disposizione della Caritas diocesana alloggi
per ospitalità definite “di emergenza”. Il bisogno-casa è emerso negli ultimi
anni in modo sempre più evidente, sia dalle ricerche dell’Osservatorio
delle povertà e delle risorse, sia dalle relazioni sociali degli undici centri
di ascolto zonali della diocesi. Così oggi sono disponibili nove alloggi,
sei forniti da parrocchie, uno da un privato, due da un’associazione.
Uno solo di essi è utilizzato per ospitare persone sole (con un progetto
personalizzato, per tre-quattro mesi); gli altri otto accolgono famiglie.
Sono i centri di ascolto a raccogliere le segnalazioni, quindi ad articolare,
in collaborazione con un operatore della Fondazione Caritas solidarietà
e servizio onlus (il braccio operativo della Caritas diocesana), il progetto
di accoglienza. Generalmente, all’inizio è prevista un’ospitalità di quattro mesi,
ma a seconda dei casi vengono concesse proroghe. Il compito dell’operatore
e del centro di ascolto è accompagnare i nuclei, per favorirne il graduale
reinserimento sociale e la riconquista dell’autonomia rispetto alla risorsa-casa.
Riuscire a gestire le accoglienze in modo proficuo permette anche di allargare
la rete degli alloggi; il numero delle abitazioni disponibili è in aumento
e il progetto si pone anche l’obiettivo, data la crescente richiesta,
di incrementare ulteriormente le possibilità di accoglienza.
Riscoprire le proprie risorse
Fornire risposte concrete permette anche di educare le comunità parrocchiali all’accoglienza, non teorica
ma vissuta nel quotidiano. Dopo aver fornito uno spazio concreto (la casa), è fondamentale avvicinarsi
con delicatezza alle famiglie in difficoltà, per condividere la situazione che hanno vissuto e che le ha portate
a ritrovarsi senza un’abitazione. La vicinanza stimola le persone a riscoprire le proprie risorse; se c’è
la disponibilità di un reddito o appena si trova il lavoro a un componente della famiglia, viene consigliato
il risparmio di una cifra mensile, che sarà poi utilizzato (quasi sempre) per affittare una nuova abitazione.
Per una corretta gestione delle accoglienze ci si avvale della consulenza di un legale e alle famiglie accolte
viene fatto firmare un patto di ospitalità. Nella case vengono accolte famiglie sia italiane che straniere.
L’ultima accolta è una coppia con due figli proveniente dal Marocco. Dopo tanti anni vissuti da solo nel nostro
paese, lui ha deciso di riunire la famiglia. Per completare l’iter burocratico è dovuto rientrare nel suo paese
d’origine. Ritornato in Italia, si è recato dai parenti che gli avevano promesso ospitalità, ma essi dopo pochi giorni
lo hanno dovuto allontanare «perchè il padrone di casa si è lamentato». Così l’intera famiglia (la moglie
era all’ottavo mese di gravidanza) si è presentata al centro d’ascolto di Como, chiedendo con urgenza
un’abitazione. Fortunatamente un alloggio era ancora disponibile. Il 4 marzo è nata l’ultima ospite, Salima
(Pace). La primogenita di progetto Casa: una presenza e un nome che suscitano speranza.
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APRILE 2007
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agenda territori
bacheca
“Terrafutura” riflette sul lavoro,
per creare un domani sostenibile
L’appuntamento si avvicina. E anche i contenuti, espositivi e culturali,
si vanno precisando. Terrafutura, la mostra-convegno internazionale
delle buone pratiche di sostenibilità, tornerà alla Fortezza da Basso
di Firenze, con la sua quarta edizione, da venerdì 18 a domenica
20 maggio. Promossa e organizzata dalla Fondazione culturale
Responsabilità Etica onlus per conto del sistema Banca Etica
e da Adescoop - Agenzia dell’economia sociale, la manifestazione
è realizzata in partnership con Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera
delle utopie concrete e Legambiente, soggetti che concorrono
soprattutto alla definizione
dell’intenso programma culturale
(nell’edizione 2006 si sono contati
180 appuntamenti tra conferenze,
seminari e laboratori, per 700 relatori totali, da aggiungere agli oltre
72mila visitatori, le 400 aree e i 3mila enti della parte espositiva).
Terrafutura è infatti un’ottima vetrina non solo per conoscere progetti,
prassi e prodotti dell’economia sociale ed ecosostenibile, ma anche
per ripensare in maniera globale il nostro “abitare la terra”.
Le questioni sociali, ambientali ed economiche sono, secondo
i promotori, assolutamente inscindibili: dopo aver dedicato le precedenti
edizioni al tema dei beni comuni e del consumo di risorse, in
particolare per quanto riguarda l’energia, quest’anno la riflessione
si concentrerà sul tema del lavoro. Essa si svilupperà in tre sessioni
di approfondimento (“Lavoratori o lavoro? Diritti e doveri”, “Lavorare
al tempo della globalizzazione”, “Imprese, lavoro, sostenibilità”,
in programma nelle mattine di venerdì, sabato e domenica),
proposte unitariamente dagli organizzatori del programma culturale
e caratterizzate dalla presenza di relatori internazionali di altissimo livello.
Creato e servizio civile, momenti Caritas
In questa arena delle pratiche e dei pensieri che anticipano
un diverso modello di sviluppo, Caritas Italiana sarà presente,
oltre che con un proprio stand, con proposte culturali di grande
spessore. Nella mattinata di venerdì 18 monsignor Vittorio Nozza,
direttore di Caritas Italiana, parteciperà come relatore alla sessione
inaugurale. Caritas proporrà anche due approfondimenti autonomi,
presentando un nuovo cofanetto con quattro opuscoli sul tema
della salvaguardia del creato e una riflessione sulle prospettive
del servizio civile nazionale, a partire dagli esiti della recente ricerca
Caritas-Doxa in materia (vedi IC 2/2007).
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APRILE 2007
ROMA
Comunità-alloggio
per reinserire
i carcerati
È stata inaugurata il 23 febbraio
la nuova sede della comunità-alloggio
per detenuti gestita dall’associazione
Volontari in carcere, promossa dalla
Caritas diocesana di Roma. Il nuovo
appartamento-villetta può ospitare fino
a 14 persone ed è un servizio nato
per favorire il reinserimento dei detenuti
assistiti dalla Caritas all’interno
dei quattro istituti penitenziari di Rebibbia,
a due passi dai quali ha sede. La casa
consente di riavvicinare al mondo libero
detenuti e detenute durante i permessi
premio e di favorire il loro incontro con
i parenti che provengono da altre città
e non possono permettersi le spese
dell’alloggio. Dal 1989 sono stati oltre
1.600 gli ospiti delle comunità-alloggio
di Volontari in carcere, alcuni accolti
anche da famiglie: 911 stranieri
(di 65 paesi) e 699 italiani, compresi
anziani bisognosi di assistenza, persone
sole, donne in gravidanza rimaste sole.
A Rebibbia l’associazione opera attraverso
i centri di ascolto e la cooperativa
Eteam, che promuove il reinserimento
lavorativo dei detenuti operando
nei settori edilizio e informatico.
MANFREDONIA
C’è il terreno
per realizzare
la Casa della carità
Il consiglio comunale di Manfredonia (Fg)
ha deliberato di cedere gratuitamente
un suolo alla curia arcivescovile
di Manfredonia - Vieste - San Giovani
Rotondo, perché vi sia costruito un
centro sociale della Caritas per dare
accoglienza a persone bisognose.
Secondo il progetto, la “Casa della
carità” ospiterà un centro diocesano
Caritas con uffici e punti di ascolto;
locali di deposito per raccolta di beni
di prima necessità; un centro di prima
accoglienza per bisognosi e immigrati
con relativi servizi (visite mediche
e infermieristiche, punti di ascolto,
servizio doccia, servizio mensa)
e struttura ricettiva per una quarantina
di persone; una struttura ricettiva
per sacerdoti anziani (dieci posti letto);
un auditorium con annessi servizi e sale
per gruppi di studio. Sono inoltre previste
due palazzine per accogliere famiglie
bisognose (ragazze madri, casa famiglia)
e un alloggio per una comunità di suore.
MAZARA DEL VALLO
Limoni e mandarini
dagli alberi del boss
alle tavole dei poveri
Limoni e mandarini provenienti
dal terreno confiscato al boss mafioso
Nunzio Spezia sono stati destinati
alle mense Caritas di Marsala e Salemi.
E a raccoglierli, la prima domenica di marzo,
è stato l’“esercito” dei volontari
della fondazione San Vito onlus
(promossa dalla diocesi di Mazara
del Vallo per i progetti sociali nel
territorio). L’idea di avviare una raccolta
degli agrumi nel fondo agricolo
di contrada Cusa, oggi nelle disponibilità
del patrimonio comunale di Campobello
di Mazara (Tp), è stata del presidente
della fondazione e direttore della Caritas
diocesana, don Francesco Fiorino,
ed è stata “sposata” dal sindaco Ciro
Caravà, che l’ha autorizzata. Gli alberi,
nonostante non siano stati curati
negli ultimi anni, sono carichi di frutti
che nessuno ha mai raccolto. Per non
sprecarli e utilizzarli nelle mense Caritas
e a favore di famiglie bisognose, si sono
riciclati in raccoglitori, oltre ai volontari,
anche gli amministratori comunali.
sto in campagna
Prima la gente, poi i brevetti:
una firma per i farmaci generici
Una firma per salvaguardare il diritto
di milioni di persone a ricevere i farmaci
salvavita. Una firma per la campagna
“Prima la gente, poi i brevetti”, lanciata
da Medici senza frontiere per chiedere alla compagnia farmaceutica
svizzera Novartis di rinunciare alla causa avviata presso l’alta corte
di Madras per ribaltare una decisione dell’ufficio indiano per i brevetti,
che nel gennaio 2006 aveva respinto la richiesta della multinazionale
di brevettare il Glivec, un farmaco impiegato nella terapia salvavita contro
la leucemia mieloide cronica. Nel tentativo di ribaltare la decisione,
secondo Msf la Novartis sta cercando di far dichiarare l’intera nuova
legge indiana sui brevetti incompatibile con gli Accordi internazionali
sulla proprietà intellettuale (Trips) fissati dall’Organizzazione mondiale
del commercio (Wto). Secondo Msf, la normativa indiana è molto
equilibrata, perché assicura il brevetto solo a prodotti veramente
innovativi (escludendo i miglioramenti apportati su principi attivi già noti),
e indispensabile per assicurare la produzione di medicine a prezzi
accessibili. Msf ricorda che l’India è una delle principali fonti di farmaci
generici a prezzi accessibili (circa la metà dei farmaci utilizzati nella lotta
all’Aids nei paesi poveri provengono dall’India): questa fiorente
produzione è stata possibile perché – fino al 2005 – l’India non
riconosceva brevetti sui medicinali. Se Novartis vincesse la causa,
l’India dovrà concedere più facilmente i brevetti e per i produttori
di farmaci generici diventerà quasi impossibile continuare a vendere
medicinali uguali a quelli delle multinazionali, ma molto meno costosi.
La replica
Novartis si difende dalle accuse e sostiene
la sua causa nel tribunale indiano
affermando che essa è finalizzata al riconoscimento della proprietà
intellettuale e non riguarda l’accesso ai farmaci. Addirittura Novartis,
attraverso il programma Gipap, fornisce gratuitamente il Glivec a più
di 19 mila pazienti (dei quali 6mila in India) in 80 paesi del mondo.
Novartis contesta le disposizioni della legge indiana che hanno portato
al rifiuto della tutela brevettuale per il farmaco, considerato (secondo
la multinazionale) “una delle maggiori innovazioni terapeutiche del
ventesimo secolo”. L’azione legale avviata non vuole invece contestare,
secondo Novartis, le limitazioni contenute nelle leggi sui brevetti.
Per saperne di più www.msf.it e www.novartis.it
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APRILE 2007
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villaggio globale
in vetrina
CD-ROM
VIDEO
“Mattoni di pace”,
i giovani navigano
verso la nonviolenza
“Vieni e vedi”, un regista d’eccezione
illustra l’avventura di Progetto Policoro
L’obiettivo del cd-rom è chiaro
sin dal titolo: Mattoni di pace.
Per costruire un decennio
di nonviolenza. A partire dagli
adulti di domani, viene da aggiungere.
Perché si tratta di materiale che si rivolge
principalmente ai ragazzi della scuola
media superiore e ai loro insegnanti.
È suddiviso in dieci aree semplici
da navigare, ma ricche di approfondimenti:
l’area Azioni propone materiali relativi
a campagne e manifestazioni, ma si può
navigare anche nelle aree Educazione,
Personaggi, Guerre dimenticate, Giochi
e Musica. Il cd è prodotto dal Comitato
italiano decennio, nato dopo
che l’Assemblea generale dell’Onu
ha proclamato il periodo 2001-2010
decennio internazionale per la
promozione di una cultura di nonviolenza
e di pace per i bambini del mondo.
INTERNET
Editori cattolici
uniti in un portale
che valorizza i libri
Dieci anni di Progetto Policoro. Dieci anni di un’iniziativa che nelle
regioni del mezzogiorno d’Italia ha generato, tra i giovani, molti
“segni di speranza”. Vieni e vedi è il dvd (45 minuti) che racconta
un decennio di progetti e di realizzazioni, di pensiero e di lavoro,
di formazione e di voglia di riscatto, promosso dall'Ufficio nazionale per i problemi
sociali e il lavoro della Cei, dal Servizio nazionale per la pastorale giovanile
della Cei e da Caritas Italiana. Il dvd, il cui filmato è stato realizzato dal giovane
ma già affermato regista Eugenio Cappuccio (ultimo film, “Uno su due”), presenta
il percorso del progetto attraverso le diversi componenti che rendono possibile
la sua realizzazione nel territorio: diocesi, tutor, animatori di comunità, segreterie
regionali, gesti concreti. Ma soprattutto ritrae e dà voce a tutti i giovani che,
grazie a Progetto Policoro, hanno incominciato una storia lavorativa autonoma,
coinvolgendo altri amici a fare, costruire, lavorare: immagini e storie che partono
dalla solidarietà e dalla voglia di creare vero sviluppo di un territorio, piuttosto
che dall’ambizione di profitto di singoli individui. INFO www.progettopolicoro.it
titoli religiosi. Nel sito, oltre alle notizie
e alle segnalazioni di novità ed eventi,
interessante è la sezione “Pensare
i/n libri”, che accoglie articoli di opinione
sull’editoria, proponendo anche
una scelta di letture tratte dalle riviste
degli editori che aderiscono al progetto.
INFO www.rebeccalibri.it
SUSSIDI
L'editoria cattolica
italiana si riunisce
sotto un unico
portale. È infatti attivo Rebeccalibri.it,
sito internet del Consorzio per l’editoria
cattolica, che ha sede a Bologna e del
quale fanno parte cinque gruppi editoriali:
Editrice Elledici, Edizioni Dehoniane di
Bologna, Edizioni Messaggero di Padova,
Edizioni Paoline e San Paolo. Il portale
raccoglie notizie e approfondimenti,
in particolare sull’editoria religiosa
in Italia. Ospiterà anche una banca dati
bibliografica per gli editori che pubblicano
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APRILE 2007
Primato della carità:
un agile opuscolo
fa riflettere e pregare
Un agile opuscolo di 24 pagine,
per costruire un percorso di conoscenza
della carità del cristiano e della chiesa,
alla luce dell’enciclica di papa Benedetto
XVI Deus caritas est. L’opera si intitola
Prima di tutto la carità, è edita da Tau
e curata da don Giancarlo Perego,
di Caritas Italiana. Sei le tappe in cui
il percorso è suddiviso: le prime due
ricordano che “La Chiesa è comunità
d’amore”; poi ci
si concentra su “Le
caratteristiche della chiesa
cristiana”, “La storia della
carità, come storia
di santità nella chiesa”,
“La Caritas in Italia e nel mondo”, “Il di più
della carità”. A conclusione, una piccola
collezione di grandi preghiere di Madre
Teresa, Madeleine Delbrel e Benedetto
XVI, aperta dall’Inno alla carità di san
Paolo. L’opuscolo, per le parrocchie che
ne faranno richiesta, è personalizzabile
in prima e quarta di copertina.
INFO www.editricetau.com
SUSSIDI
Viaggiatori leggeri,
pagine per imparare
l’integrazione
È la prima fatica editoriale della Caritas
diocesana di Vicenza. E il primo anello
di una nuova collana editoriale,
denominata “Il seminatore”.
Il viaggiatore leggero
è un libro destinato
ai bambini fra 8 e 13 anni
ma vuole essere anche uno
strumento a disposizione di insegnanti,
educatori e genitori per educare alla
multiculturalità e all’integrazione fra
persone e popoli diversi: le sue 54 pagine
illustrate contengono sei fiabe del nord
e del sud del mondo e diciotto giochi
di gruppo. “L’amicizia tra la tartaruga
e l’aquila”, “La lepre e la pernice”,
“Il ragazzo e l’asino”: le fiabe raccolte
presentano ai più piccoli, attingendo a miti
e leggende, la natura umana e i misteri
dell’esistenza. I giochi inseriti nel libro
prevedono invece una partecipazione
collettiva, promuovendo la comunicazione
e un’identità di gruppo: il gioco
del nascondino all’incontrario,
per esempio, prevede che ci si unisca
a chi viene scovato, condividendo lo spazio
e collaborando. Il viaggiatore leggero
verrà diffuso in libreria (costo 7 euro),
ma può essere richiesto anche
alla Caritas diocesana.
INFO tel. 0444.30.49.86,
[email protected]
www.decennio.org
PERIODICI
“Se vuoi”, pagine
per chiarire
la propria strada
Contributi di esperti in vari campi (biblico,
vocazionale, psicologico, ecc), che
rispondono alle domande dei lettori
e propongono itinerari di crescita umana
e spirituale; testimonianze e interviste
a persone che vivono vocazioni diverse
(matrimonio, sacerdozio, vita consacrata,
impegno laicale); presentazione
di movimenti e comunità; tracce
per incontri di orientamento; pagine
di Danilo Angelelli
Oltre Sanremo: triplo Cristicchi
per parlare dei “santi silenziosi”
Dal palco di Sanremo ha messo d’accordo pubblico
e critica. Ma il suo progetto va ben oltre un festival
della canzone. Anzitutto parte da esperienze
di volontariato (servizio civile compreso) all’interno
di diversi centri di igiene mentale, dall’aver
imparato in quelle strutture l’arte dell’ascolto,
dall’aver conosciuto persone portatrici
di gesti e di parole densi di dolore, ma
anche di fantasia, di urgenza di comunicare.
Esperienze e attenzioni che il trentenne
cantautore romano ha concretizzato prima
con uno spettacolo teatrale costruito con vecchie
lettere dei pazienti del manicomio San Girolamo
di Volterra e oggi con un’ulteriore declinazione
MEZZI DIVERSI,
in tre diverse forme espressive: un libro,
UN SOLO SCOPO
Le copertine di libro
un dvd-documentario e il cd con le nuove canzoni.
e cd di Simone
Cristicchi, autore
del brano “Ti regalerò La labilità del confine
una rosa”, che ha
Nel libro, Centro di igiene mentale (Mondadori, 248
vinto Sanremo 2007
pagine), oltre alle già citate lettere, c’è il racconto
del viaggio di Cristicchi nei “residui manicomiali” italiani e il resoconto
emozionato dei tanti incontri avuti. Documenta lo stesso viaggio
il dvd-documentario, Dall’altra parte del cancello, che, attraverso
le immagini, coglie la poesia di volti dolorosi ma pieni di dignità.
Nei suoi 120 minuti, il filmato propone anche le testimonianze di infermieri
e psicologi, e brevi interventi di artisti capaci di raccontare con accenti
poetici realtà scomode, come Ascanio Celestini, Caparezza, Samuele
Bersani. Il dvd è distribuito in una versione speciale insieme all’omonimo
cd con la canzone vincitrice del Festival 2007, Ti regalerò una rosa,
e altre dieci tracce, tra cui una lettera del manicomio di Volterra datata
1901, accompagnata dalle note del pianoforte di Giovanni Allevi.
È dunque un’operazione concept, cioè un’idea declinata in modi
diversi, quella di Simone Cristicchi, che tenta di dare visibilità a una realtà
spesso dimenticata e rimossa. Sottolineando la labilità del confine
fra chi è sano di mente e chi no, l’autore ci fa conoscere la bellezza
di coloro che chiama i “santi silenziosi”. Si può dare il benvenuto
a un progetto del genere, che, pur non alieno a logiche di marketing,
conserva un suo bozzolo di onestà. Ma occorre ricordare che,
al di là dell’angolazione poetica, c’è un disagio mentale che esiste.
E che va assolutamente riconosciuto e accolto.
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APRILE 2007
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storie di speranza
villaggio globale
aperte ai lettori; “fotolinguaggi”
per riflettere attraverso
immagini e parole;
una rubrica sulla musica.
Tutto questo e molto altro
è contenuto nella nuova
rivista bimestrale Se vuoi,
pensata per i giovani e curata dalle
Suore Apostoline, fondate da don
Giacomo Alberione. La rivista nasce
nell’ambito della missione della
congregazione: tener viva nella chiesa
la coscienza della vita come vocazione
e aiutare i giovani a porsi in maniera
chiara e serena la domanda vocazionale.
INFO www.apostoline.org
PERIODICI
“Mondi migranti”,
rigore scientifico
e dibattito culturale
Una rivista quadrimestrale,
per elevare la qualità
del dibattito scientifico
sul tema, favorire
lo scambio con
la produzione scientifica internazionale
sull’argomento offrire la possibilità
di pubblicazione a lavori meritevoli.
Sono questi gli obiettivi che si propone
Mondi migranti. Rivista di studi
e ricerche sulle migrazioni internazionali,
promossa e realizzata dal Centro studi
Medì – Migrazioni nel mediterraneo,
in collaborazione con due dipartimenti
delle università di Genova e Milano.
Ogni numero si comporrà di una sezione
monografica e di spazi per altri argomenti;
quanto all’approccio, si propone
come strumento “meticcio”, in grado
di accostare i contributi scientifici, anzitutto
sociologici, ad altri elementi (racconto
biografico, attenzione al dibattito
culturale e alla produzione artistica).
INFO www.francoangeli.it (“riviste”) [email protected]
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I TA L I A C A R I TA S
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APRILE 2007
pagine altre pagine
di Francesco Meloni
Racconti d’amore, romanzi di vita:
le persone prendono parola
e le storie si fanno pedagogia
Gran parte della produzione musicale, filmica e televisiva
attuale è attraversata da racconti di vita e itinerari esistenziali.
Emerge prepotente la voglia e la responsabilità “sociale”
di far parlare le persone, senza ingabbiarsi esclusivamente
nell’asettica lettura o descrizione (non importa se sociologica o
statistica) dei fenomeni sociali, o nella “denuncia” dei problemi.
Un’analoga prospettiva sembra aver preso piede in molta
produzione editoriale, peraltro graditissima al pubblico giovanile,
da sempre additato come poco propenso alla lettura.
Un indiscusso successo hanno per esempio riscosso
i romanzi-racconti di Federico Moccia Tre metri sopra il cielo
(Feltrinelli, pagine 400), Ho voglia di te (Feltrinelli, pagine 416)
e Scusa ma ti chiamo amore (Rizzoli, pagine 672).
Senza entrare nel merito di questi racconti e senza
attardarsi su posizioni critiche di arroccamento ideologico
o generazionale, va rilevata l’inattesa attenzione a ciò che
autori, sociologi, psicoterapeuti ed educatori di varia estrazione
hanno definito “pedagogia narrativa” o “dei fatti”, “educazione
ai sentimenti”, “testimonianze-esperienze di vita”, ecc.
Su questa scia, sempre a titolo di esempio, segnaliamo
altri due titoli, freschi di stampa: Stuart - Una vita al contrario
(Fazi Editore 2007, pagine 335) di Alexander Masters; Il figlio
della luna - La storia vera del fisico nucleare Fulvio Frisone
(Il Saggiatore-Eri 2007, pagine 214), di Mauro Caporiccio.
Il primo libro, magistralmente cucito da Masters (volontario
in un centro di accoglienza per senzatetto e pronipote
di quel Edgar Lee Masters, autore della celebre Antologia
di Spoon River), è la storia tormentata e aspra di Stuart Shorter,
genialoide, bandito-barbone, affabulatore di strada
psicosociopatico. Ma, in più, è un appassionante romanzo
di un’amicizia tra il narrante e il protagonista: “Un piccolo capolavoro
di empatia e immaginazione”, ha scritto una rivista americana.
Il secondo libro, che ha ispirato il recentissimo e seguitissimo film-tv di
RaiUno, parla del riscatto personale, umano e professionale del protagonista
(oggi fisico nucleare di fama mondiale) e narra un’emozionante storia corale
e familiare. In realtà è una storia d’amore per la vita. Forse è per questo che,
a lettura ultimata, tornano in mente i versi di un midrash ebraico che recita:
“Dio adora i racconti!”. Cioè i romanzi estratti dai solchi profondi della vita,
seminati con la semplicità dell’amore, della tenacia e della speranza.
di Antonio Pintauro
LA MAESTRA MARIANNA,
CHE HA CREDUTO AI MIRACOLI
ggi la si può incontrare per le strade di Perugia, mentre si reca nella scuola materna
dove insegna da circa due anni. Ma pochi l’avrebbero immaginata a condurre una vita
normale, in una città del centro della penisola, attorniata da decine di bambini.
Tranne quelli che ancora credono ai miracoli. Perché anche un cuore ferito può aprirsi
alla speranza.
Marianna è una giovane donna, cresciuta tra i vicoli di Acerra, cittadina popolosa e ricca
di storia, una manciata di decine di chilometri a nord di Napoli. Ha vissuto una vita difficile,
ma per certi versi comune a tante altre che quotidianamente si trascinano tra disagi familiari,
difficoltà relazionali, rischi della strada. Oggi la sua traiettoria ha imboccato un binario felice:
ha ritrovato il senso e la gioia della propria esistenza, grazie all’incontro con i volontari della
Caritas della piccola diocesi campana.
Tra il 1993 e il 1994, Marianna, già gravata da difficoltà in famiglia e con problemi
di alcoldipendenza, partecipa a un corso di taglio e cucito per adolescenti organizzato
proprio dalla Caritas diocesana di Acerra. È una ragazza all’apparenza normale. Ma si
viene a sapere che scappa frequentemente di casa. E non di rado si imbatte in gente
del malaffare. Dopo aver scardinato il muro di gomma che lei stessa erige di fronte
a chiunque vuole saperne di più della sua vita, i volontari riescono a incontrare i genitori.
E maturano l’amara consapevolezza che costoro non contribuiranno in alcun modo
a dare una mano alla ragazza.
Da quel momento la Caritas e i suoi volontari diventano l’unico punto
di
riferimento
per Marianna. Che, data la giovane età, viene affettuosamente
Una giovinezza difficile:
considerata
la
mascotte del centro di accoglienza Caritas. Frequenta regolarmente
cattivi rapporti
gli
incontri
programmati
e le attività della parrocchia della cattedrale.
con la famiglia, poi
Ma
il
rapporto
con
la
famiglia
si deteriora sempre più. E fanno capolino,
l’alcol e la strada. A un
in
rapida
successione,
i
drammatici,
implacabili segni della depressione,
certo punto, implacabili,
dell’anoressia
e
della
bulimia.
i sintomi della bulimia.
Marianna viene prima seguita dall’assistente sociale Caritas, poi da una
Che i volontari
psicologa
della diocesi, mentre i volontari si alternano nell’accompagnarla
e un centro specialistico
periodicamente
a un vicino centro di igiene mentale. Spesso scompare, e bisogna
aiutano a superare.
correre
a
recuperarla,
di notte, al presidio di polizia della vicina stazione di Napoli.
Oggi, la vita è circondata
Ma
Marianna
assapora
in questo periodo, per la prima volta, anche la gioia di una
dai bambini
festa, organizzata a casa di un volontario, da condividere con gli amici di strada,
persone che il perbenismo di molti spesso emargina troppo frettolosamente.
La vicenda di Marianna si trascina, in altalena, tra miglioramenti e ricadute. Qualche
anno fa arriva la svolta. Marianna viene ospitata ad Assisi, in un convento di benedettine,
da suor Felicia, originaria di Acerra, che tiene contatti con la Caritas della sua città.
Dal convento passa poi a un centro per il recupero dalla bulimia, a Perugia. I miglioramenti
e il ritorno alla normalità sono progressivi e confortanti. Marianna si rinfranca e arriva
a presentare domanda per l’insegnamento nelle scuole materne, che può esercitare grazie
al diploma conseguito ad Acerra. Lavoro, bambini, impegni, sorrisi e speranze. La strada
e la malattia possono svanire nel ricordo. All’orizzonte, si affaccia una nuova vita.
O
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APRILE 2007
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Sezione manifesti - annuncio stampa
Premio speciale
“COPY SCHOOL AWARD”
(per la qualità del testo)
“La disINFORMAZIONE AIUTA solo A”
PIETRO MANDELLI, SERENA TOPPETA,
SEBASTIENNE SARDET
Accademia di comunicazione – Milano
Quinta edizione
Premiazione a Salerno 2 giugno 2006
www.creativisinasce.it
I lettori, utilizzando il c.c.p. allegato e specificandolo nella causale, possono contribuire ai costi di realizzazione,
stampa e spedizione di Italia Caritas, come pure a progetti e interventi di solidarietà, con offerte da far pervenire a:
Caritas Italiana - c.c.p. 347013 - viale F. Baldelli, 41 - 00146 Roma - www.caritasitaliana.it
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Numero 3 - Caritas Italiana