M E N S I L E D E L L A CA R I TA S I TA L I A N A - O R G A N I S M O PA S T O R A L E D E L L A C E I - A N N O X L - N U M E RO 3 - W W W. CA R I TA S I TA L I A N A . I T POSTE ITALIANE S.P.A. SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1 COMMA 2 DCB - ROMA aprile 2007 Italia Caritas ROM IN ITALIA, TRA DISAGIO SOCIALE E DISTANZA CULTURALE ROULOTTE E PREGIUDIZIO SETTIMANE SOCIALI CATTOLICI E BENE COMUNE, CENT’ANNI DI ANALISI BURUNDI LA PACE CHE ARRETRA E IL MIRACOLO DI KAMENGE KOSOVO UNA PROVINCIA STAGNANTE, IN ATTESA DEL NUOVO STATUS sommario ANNO XL NUMERO 3 IN COPERTINA Organismo Pastorale della Cei via Aurelia, 796 00165 Roma www.caritasitaliana.it email: [email protected] M E N S I L E D E L L A CA R I TA S I TA L I A N A - O R G A N I S M O PA S T O R A L E D E L L A C E I - A N N O X L - N U M E RO 3 - W W W. CA R I TA S I TA L I A N A . I T aprile 2007 POSTE ITALIANE S.P.A. SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1 COMMA 2 DCB - ROMA Un bambino rom al finestrino della sua roulotte in un campo del nord Italia: l’integrazione presuppone maggiore conoscenza e garanzia dei diritti, anche tramite una nuova legge foto Loris Savino - Reuters Mensile della Caritas Italiana Italia Caritas Italia Caritas direttore Vittorio Nozza direttore responsabile Ferruccio Ferrante ROM IN ITALIA, TRA DISAGIO SOCIALE E DISTANZA CULTURALE ROULOTTE E PREGIUDIZIO coordinatore di redazione SETTIMANE SOCIALI CATTOLICI E BENE COMUNE, CENT’ANNI DI ANALISI BURUNDI LA PACE CHE ARRETRA E IL MIRACOLO DI KAMENGE KOSOVO UNA PROVINCIA STAGNANTE, IN ATTESA DEL NUOVO STATUS editoriale di Vittorio Nozza LA SORGENTE LONTANA CHE CI APRE ALLA SPERANZA Paolo Brivio in redazione Danilo Angelelli, Paolo Beccegato, Livio Corazza, Salvatore Ferdinandi, Renato Marinaro, Francesco Marsico, Francesco Meloni, Giancarlo Perego, Domenico Rosati editoriale di Vittorio Nozza LA SORGENTE LONTANA CHE CI APRE ALLA SPERANZA parola e parole di Giovanni Nicolini UNA PESCA SENZA FRUTTO E LA POTENZA DEI SUOI REGALI paese caritas di Nino Caminiti LA VOCE E IL SOGNO, LA DETENZIONE NON CURA I MATTI 3 progetto grafico e impaginazione Francesco Camagna ([email protected]) Simona Corvaia ([email protected]) 5 stampa Omnimedia via Lucrezia Romana, 58 - 00043 Ciampino (Rm) Tel. 06 7989111 - Fax 06 798911408 6 nazionale ROM: QUEL POPOLO DI “LIBERI” OSTAGGIO DEI PREGIUDIZI testi di Nunzia De Capite, Cinzia Neglia, Oliviero Forti e Susanna Garavini “STRANIERI” NELLE NOSTRE CASE: «SONO ROM, MA NON LO DICO» di Francesco Chiavarini dall’altro mondo di Antonio Ricci UN SECOLO DI “SETTIMANE”, PENSANDO IL BENE COMUNE di Paolo Brivio database di Walter Nanni DISABILI GRAVI, STIAMO PIÙ VICINI ALLE FAMIGLIE di Gianmaria Gioga e Carlo Hanau contrappunto di Domenico Rosati panoramacaritas MINORI, SERVIZIO CIVILE, INDONESIA progetti TRENT'ANNI DI “MICRO” sede legale via Aurelia, 796 - 00165 Roma 8 redazione tel. 06 66177226-503 10 offerte [email protected] tel. 06 66177205-249-287-505 14 15 inserimenti e modifiche nominativi richiesta copie arretrate [email protected] tel. 06 66177202 18 19 spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n.46) art.1 comma 2 DCB - Roma Autorizzazione numero 12478 dell’8/2/1969 Tribunale di Roma 21 Chiuso in redazione il 16/3/2007 22 24 AVVISO AI LETTORI Per ricevere Italia Caritas per un anno occorre versare un contributo alle spese di realizzazione di almeno 15 euro: causale contributo Italia Caritas. internazionale LA PACE ARRETRA, DOVE VA IL BURUNDI? servizi e foto di Emiliano Bos e Valeria Alfieri casa comune di Gianni Borsa KOSOVO: UNA TERRA STAGNANTE, IN ATTESA DELLO STATUS di Francesco Martino contrappunto di Alberto Bobbio INVERTIAMO LA ROTTA VERSO UN MONDO PIÙ GIUSTO di Roberta Dragonetti guerre alla finestra di Paolo Beccegato agenda territori villaggio globale 26 32 33 36 37 Le offerte vanno inoltrate a Caritas Italiana tramite: ● Versamento su c/c postale n. 347013 ● Bonifico una tantum o permanente a: - Banca Popolare Etica, piazzetta Forzaté 2, Padova Cin: S - Abi: 05018 - Cab: 12100 conto corrente 11113 Iban: IT23 S050 1812 1000 0000 0011 113 Bic: CCRTIT2T84A - Banca Intesa, piazzale Gregorio VII, Roma Cin: D - Abi: 03069 - Cab: 05032 conto corrente 10080707 Iban: IT20 D030 6905 0320 0001 0080 707 Bic: BCITITMM700 ● Donazione con Cartasì e Diners, telefonando a Caritas Italiana 06 66177001 Cartasì anche on line, sul sito www.caritasitaliana.it (Come contribuire) 39 40 44 storie di speranza di Antonio Pintauro LA MAESTRA MARIANNA, CHE HA CREDUTO AI MIRACOLI La Caritas Italiana, su autorizzazione della Cei, può trattenere fino al 5% sulle offerte per coprire i costi di organizzazione, funzionamento e sensibilizzazione. 47 5 PER MILLE Per destinarlo a Caritas Italiana, firmare il primo dei quattro riquadri sulla dichiarazione dei redditi e indicare il codice fiscale 80102590587 hiamato di frequente a prendere parte alla vita e ai cammini delle chiese locali, vivo esperienze che mi fanno passare dentro una pluralità di territori e contesti. Quante impressioni! Quanto stupore e ammirazione per la gente incontrata, per lo zelo e l’ospitalità, per la fede dei semplici e degli umili, per le ordinarie testimonianze ricche di fede, preghiera e amore. E insieme quante impressioni diverse nel celebrare l’eucaristia. A volte mi pare di cogliere come nell’aria il mistero, C riore energia della Pasqua, di cui l’eucaristia è manifestazione e attuazione. Corteggiamento e futuro Si racconta che, in un villaggio africano, un’organizzazione non governativa sia riuscita a realizzare, con la collaborazione della comunità, un sistema di acqua potabile e alcune fontane in mezzo alle case. Si è inaugurata l’opera, si è fatto festa. Però, con il passare la presenza dell’Altissimo, il “cuore sodei giorni, si è notato che le ragazze del lo e l’anima sola” delle prime comuvillaggio, sul far della sera, prendevano Una nuova fontana. Ma nità! Altre volte sento come un senso le loro brocche di terracotta e andavale ragazze continuano di fatica e di pesantezza. Non penso no ugualmente ad attingere acqua ala recarsi alla fonte fuori la sorgente, distante mezz’ora di camsia dovuto solo alla stanchezza fisica e villaggio. Anche noi mino. Presto si venne a sapere il motiai tanti problemi di ogni giorno: forse ci abbeveriamo a tante vo: da sempre il sentiero verso il lago c’è anche un’imperfetta fusione di esperienze. Ma non ci era il luogo del corteggiamento delle cuori nell’assemblea, un cammino bastano. E ci rivolgiamo ragazze da parte dei giovani, il luogo pasquale-eucaristico ancora incerto. all’Eucaristia. dove iniziavano a conoscersi, a dialoL’esperienza insegna che dietro un A cui attingiamo gare, a progettare il futuro. imperfetto celebrare c’è un vivere anch’esso imperfetto. Se la Pasqua-EucaMi è venuto in mente questo fatto il mistero della Pasqua ristia è il centro della comunità, essa pensando alla Pasqua-Eucaristia. ne diviene anche un po’ lo specchio. Ognuno di noi ha molte fontane a cui Mi chiedo frequentemente che cosa rende un celebrare attingere comodamente quanto gli serve per vivere: letture, pienamente significativo, come interpretare quel “non so meditazioni, incontri, confronti di idee ed esperienze, amiche”, avvertito nell’insieme del rito, che invita a esclamare cizie… Perché non ci bastano? Cosa c’è nell’eucaristia che “veramente Dio è fra voi” (1Cor. 14,25). Questa presenza non troviamo in altro? non è la somma delle realtà che compongono la vita co- ■ Anzitutto c’è il cammino, l’andare con tutto quello che munitaria, ma un mistero che eccede il livello dei rapporti implica. L’idea del cammino “verso”, implica la comtra gli uomini e insieme si concede agli uomini in un attegprensione del punto di partenza, della situazione che si giamento di amicizia e dono gratuito. Un mistero che inclivive. È questo il primo aspetto della Pasqua-Eucaristia! na i cuori ad atteggiamenti di benevolenza e dono. Si avNon sarà che a volte celebriamo l’eucaristia senza converte, allora, nella luce della fede, che Gesù è presente, è “il vinzione, senza entusiasmo, perché non sappiamo più Signore”, è “il Figlio”, che ci rende partecipi dei suoi miste“chi siamo”, che cosa abbiamo in cuore, quali attese e riosi rapporti con il Padre e del suo dono pasquale per il sogni coltiviamo? Sapere dove porta la strada sulla quamondo. “Attirerò tutti a me”: anche se non si riferiscono dile camminiamo, verso dove siamo diretti, con quale rettamente all’eucaristia, queste quattro parole possono bagaglio a disposizione, con quali sentimenti e con chi aiutare a capirne il senso profondo, perché illustrano l’intestiamo camminando, tutto questo è parte del percorso I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 3 editoriale parola e parole di Giovanni Nicolini ■ pasquale. Forse le nostre eucaristie rischiano di dirci e donarci poco proprio perché manca l’ambientazione, il sapere qual è l’assemblea che celebra, che cosa ha e porta con sé, che cosa sta tentando di vivere, in quale punto del cammino si viene a collocare. Come nell’episodio africano, anche nell’eucaristia dovremmo trovare una serie di relazioni e di sorprese. Non dobbiamo pensare di andare solamente a ricevere Gesù eucaristia, ma anche a riscoprire le trame di amicizia, complicità e fatica che contrassegnano la nostra esistenza. Una delle motivazioni per mettersi in cammino deve essere la certezza di trovare incontri significativi con la Parola, ma anche con chi la spiega e con le persone con le quali condividerò quell’incontro. Avendo presente che la comunità non è mai il Regno, la Gerusalemme celeste, ma la chiesa pellegrina, la chiesa dei peccatori, dei poveri, di coloro che fanno fatica ad andare avanti, quelli che hanno il passo pigro o che zoppicano. Noi siamo invitati a portare all’eucaristia anche tutti quelli che abbiamo incontrato nei giorni della settimana o che incontreremo; quelli di cui siamo preoccupati, quelli che vediamo sempre più allontanarsi e quelli che non riusciamo mai a vedere. Insomma, è la nostra paternità e fraternità che sono in gioco. Forza di trasformazione ■ C’è poi l’acqua della sorgente. Certamente ci sono tante fontane che danno acqua buona, ma la sorgente è ■ un’altra cosa, è sempre meglio arrivare fin lì. La sorgente a cui ci si abbevera nell’eucaristia è il Mistero pasquale, la Passione, Morte e Risurrezione di Cristo. Se la sorgente si secca, le fontane lungo il cammino della vita non danno più acqua. Tutto scaturisce dall’eucaristia, dove la gratuità di amore che ha vissuto Cristo sulla croce viene messa a disposizione dell’umanità attraverso la comunità radunata. È la Pasqua, il passaggio: la forza di trasformazione della vita, che si è rivelata in Gesù e che ha il suo culmine nel Mistero pasquale, passa nella vita della chiesa alla comunità di fede, perché possa essere immessa nelle pieghe della storia, perché possa fecondare il processo di trasformazione della società intera. C’è infine la storia del futuro da sognare e costruire. Nell’episodio africano c’è la prospettiva del futuro, della speranza: le ragazze andavano a prendere l’acqua alla sorgente tessendo le trame e sognando il loro domani. Ebbene, la Pasqua-Eucaristia è questo introdursi nella vita e nella storia con una forte carica di speranza. Essa ci fa intravedere quello che non riusciamo ancora a realizzare, ma che Dio sta costruendo e proponendo agli uomini: un mondo di comunione con Dio e di fraternità tra noi, un incontro con Dio che provoca rapporti di amicizia, fraternità e solidarietà tra tutti, una comunità che diventa testimone presso tutta l’umanità. “Diventiamo quello che mangiamo!”: l’augurio è che la Pasqua sia visibile nella nostra ordinaria testimonianza di Cristo crocifisso e risorto. IL NOSTRO GRAZIE AL CARDINAL RUINI, L’AUGURIO A MONSIGNOR BAGNASCO Lo scorso 7 marzo il Santo Padre ha accolto la rinuncia, per raggiunti limiti di età, presentata dal cardinale Camillo Ruini all’incarico di presidente della Conferenza episcopale italiana e ha nominato presidente della stessa Cei monsignor Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova. Al cardinale Ruini va il ringraziamento di Caritas Italiana, per la saggezza, la competenza e la lungimiranza con cui ha saputo guidare in questi anni la chiesa italiana, sempre con sincera coerenza al comandamento supremo dell’amore e con attenzione costante all’intero corpo ecclesiale. A monsignor Bagnasco vanno i nostri auguri, con la certezza che saprà guidare il cammino delle chiese che sono in Italia, aiutandole a essere sempre più “testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo”. Nel contempo confermiamo al nuovo presidente la piena collaborazione dell’organismo pastorale Caritas nell’impegno comune di comunicare il Vangelo nella storia e di mettersi a servizio dei poveri, lasciandosi illuminare da Dio, Verità e Amore. 4 I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 UNA PESCA SENZA FRUTTO E LA POTENZA DEI SUOI REGALI Quando già era l’alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. (…) Allora disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». (Gv 21, 1-19) mo, non si riesce più a tirarla su, con i suoi centocinquantatre pescioloni. Ed è ancora una volta il “cocchino”, il prediletto, a capire tutto: «È il Signore!». E pensare che si era ritornati alla tristezza del vecchio lavoro! E pensare che si era ritornati a casa! Pietro non è mai capace di parole e di gesti misurati. Anche adesso, per ritornare al Signore che gli ha riempito la rete come al loro primo incontro, quello che l’aveva sedotto, S’era deciso insieme di unirci alla Pietro riprende la veste che aveva decisione di Pietro. Forse anche I discepoli, dopo deposta, copre la sua nudità, che quello la diceva lunga sulla resa dei la morte di Gesù, forse non era dovuta solo alle esinostri cuori. Forse era già un “ritorsono tornati indietro, genze del lavoro, ma significava annare indietro”, un volgere indietro il all’antico mestiere. che un triste ritorno alla fatica della capo dopo aver posto mano all’araCosì anche i nostri cuori stirpe del nudo Adamo, e si getta tro. In ogni modo, niente pesce! E spesso si arrendono, nell’acqua. Come se il “mare di Tibequel misterioso personaggio sulla ridopo le notti della storia. riade” fosse una grande vasca batteva, con quella domanda che era proMa è il Signore simale, e Pietro dovesse attraversare vocazione, e in ogni modo costrizioa raggiungerci: il suo Mare Rosso, per lasciare ancone per noi a prendere atto e a confesla vita si anima, ra una volta la condizione del servo sare la nostra povertà: «Figlioli, non ed è di nuovo Pasqua per ritrovare quella dell’amico. avete nulla da mangiare?». «No!». Dunque, è ancora Pasqua! La tentazione di pensare che tutto sembri cambiare, ma in Un tentativo estremo È così: abbiamo niente; ormai non siamo nessuno. La no- realtà nulla cambi, non si addice agli amici del Risorto. stra vita è ormai interpretata da una notte senza frutto. Notti della storia, notti dello spirito... torneranno semMa poi, come all’improvviso, tutto cambia. Tutto si ani- pre ad affacciarsi alla fragilità inevitabile dell’avventura ma. Scompare l’atmosfera rarefatta, come sospesa, di umana. E si daranno sempre tempi, nei quali si potrebquel mattino che sembrava immobile, ad aspettare qual- be pensare all’illusione di affermare il Vangelo con l’evicosa o a rassegnarsi che niente capiterà più, dopo quel- denza della ragione e con il rigore della norma. Noi stesl’avventura vertiginosa d’amore e di morte, incominciata si subiamo la tentazione di rinunciare. Ma il Signore per molti sulle rive di quello stesso lago, e terminata nel- della risurrezione e della vita nuova veglia sulle nostre la liturgia dolorosa di quella Croce a Gerusalemme. incredulità, e ci rimprovera con la potenza dei suoi reAdesso tutto cambia, e una rete gettata non per scel- gali. Continuiamo dunque a vegliare, oltre il limite che ta professionale, ma per obbedire a un tentativo estre- la sentinella più coraggiosa aveva previsto. meravigliosa questa capacità che Dio ha espresso sin da principio, di partire sempre dalle povertà dell’uomo per incontrarsi con Lui. Le religioni “normali” esigono che per arrivare in qualche modo alla Sua presenza sia necessario fare percorsi lunghi e complessi di purificazione e di preparazione. Con Gesù, niente! Non siamo noi a raggiungerlo, ma è Lui che arriva, senza neanche la preoccupazione di farsi riconoscere. E arriva al mattino, dopo quella nostra nottata senza pesce. È I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 5 paese caritas di Nino Caminiti direttore Caritas Messina LA VOCE E IL SOGNO, LA DETENZIONE NON CURA I MATTI U 6 I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 Italia Caritas le notizie che contano un anno con Italia Caritas Nel 2004 abbiamo cambiato veste. Da allora abbiamo migliorato sempre. Contenuti incisivi. Opinioni qualificate. Dati capaci di sondare i fenomeni sociali. Storie che raccontano l’Italia e il mondo. Un anno a 15 euro, causale “Italia Caritas” M E N S I L E D E L L A CA R I TA S I TA L I A N A - O R G A N I S M O PA S T O R A L E D E L L A C E I - A N N O X L - N U M E RO 3 - W W W. CA R I TA S I TA L I A N A . I T aprile 2007 POSTE ITALIANE S.P.A. SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1 COMMA 2 DCB - ROMA 1996 e conducendo un’esperienza di animazione durante l’avvento 2003. Ma la mancanza di medicine, cibo, vestiti e servizi adeguati scandalizzava, non dava pace. Il silenzio, l’indifferenza e la paura non esprimevano la compassione per l’uomo; si chiedevano scelte e strutture a misura d’uomo. Così in tutta la diocesi si è sollevata un’unica voce: “No all’Opg!”. A tale scopo la Caritas ha suggeriprovincia di Messina, oscillano tra to un percorso di animazione da fare 190 e 200. in ogni comunità, per maturare nelIn un ospedale In queste strutture si trovano perl’accoglienza, nella preghiera, nella psichiatrico giudiziario sone malate mentali, a cui viene concondivisione e nell’apertura. Animafiniscono malati mentali testato un qualsivoglia reato, in molti re è un tentativo di richiamare l’atmacchiatisi di reati tenzione del territorio; di aprire gli casi non grave. Spesso si finisce nelspesso molto lievi. occhi sui luoghi di povertà ed emarl’Opg perché si è diventati insopportaLa società li confina non ginazione; di compiere piccoli passi, bili alla famiglia e alla società. Resiparlando apertamente della struttustenza a pubblico ufficiale, atti osceni per aiutarli a guarire, ra, facendo conoscere la situazione, in luogo pubblico, maltrattamento in ma per tranquillizzarsi. avvicinando la gente all’Opg e l’Opg famiglia, danneggiamento di cose: soA Messina, la diocesi no i reati più frequenti, per molti dei alla gente, avviando percorsi di reinha cercato altre strade quali nessuna persona “normale” vieserimento sociale di qualche internane rinchiusa in carcere, mentre chi to. È lo sforzo di dire ai cristiani di ogporta il peso della malattia mentale viene rinchiuso per un gi che l’Opg non deve essere impegno dell’associazione, periodo minimo di due anni, che si può allungare in modo ma di tutti. È dare voce a chi non ha voce. È ribadire che se indefinito, a discrezione del magistrato di sorveglianza. i diritti sono espressione della persona, una carità vera che Ma l’Opg non è una struttura idonea a curare e riabilita- ha come oggetto l’altro non può tralasciarli, ma deve adore; serve piuttosto alla società, che può continuare a illu- perarsi a farli rispettare. dersi di aver risolto il problema della propria sicurezza. Una maggiore presenza (visite, “adozioni”, disbrigo di L’Opg non cura; piuttosto favorisce l’isolamento, la perdita pratiche anagrafiche e pensionistiche, momenti ricreativi) è di ogni relazione, la chiusura totale al mondo esterno. venuta da diverse parrocchie della diocesi. Tanti malati sono stati reinseriti in famiglia, o condotti ad alcune case di riposo attraverso alcuni progetti. Il sogno è la chiusura delLa carità afferma i diritti Nell’Opg barcellonese entrarono dapprima un cappellano, l’Opg. La presa in carico vera dei malati, da parte delle istiqualche sacerdote e qualche laico. Grazie al primo, nacque tuzioni, con servizi presenti e non assenti, operanti e accesun’associazione di volontariato, poi la Caritas diocesana sibili a tutti. L’impegno delle comunità cristiane, con le loro avviò la riflessione sulla salute mentale, riservando uno Caritas parrocchiali, a promuovere animazione nel territospazio di discussione sull’Opg nei convegni del 1989 e del rio, perché nessuna persona sia esclusa. n Ospedale psichiatrico giudiziario è nient’altro che un manicomio criminale: una struttura ibrida, che racchiude in sé l’aspetto del carcere e quello del vecchio manicomio civile (abolito dalla legge, perché ritenuto incivile). Un Opg è, quindi, una realtà che vuole essere allo stesso tempo luogo di custodia carceraria e luogo di cura e riabilitazione; ma a prevalere è il primo aspetto, con tutto il suo peso di restrizioni e divieti. Attualmente sono sei i manicomi criminali esistenti in Italia, per circa 1.200 malati; nell’Opg di Barcellona Pozzo di Gotto, Italia Caritas + ROM IN ITALIA, TRA DISAGIO SOCIALE E DISTANZA CULTURALE ROULOTTE E PREGIUDIZIO SETTIMANE SOCIALI CATTOLICI E BENE COMUNE, CENT’ANNI DI ANALISI BURUNDI LA PACE CHE ARRETRA E IL MIRACOLO DI KAMENGE KOSOVO UNA PROVINCIA STAGNANTE, IN ATTESA DEL NUOVO STATUS Occasione 2007 ABBONAMENTO CUMULATIVO CON VALORI È un mensile di economia sociale e finanza etica promosso da Banca Etica. Propone ogni mese “Osservatorio nuove povertà”, in collaborazione con Caritas Italiana. Dieci numeri annui dei due mensili a 40 euro. Per fruire dell’offerta • versamento su c/c postale n. 28027324 intestato a Soc. Cooperativa Editoriale Etica, via Copernico 1, 20125 Milano • bonifico bancario: c/c n. 108836 intestato a Soc. Cooperativa Editoriale Etica presso Banca Popolare Etica - Abi 05018 - Cab 12100 - Cin A Indicare la causale “Valori + Italia Caritas” e inviare copia dell’avvenuto pagamento al fax 02.67.49.16.91 L E G G I L A S O L I DA R I E T À , S C E G L I I TA L I A CA R I TA S Per ricevere il nuovo Italia Caritas per un anno occorre versare un contributo alle spese di realizzazione, che ammonti ad almeno 15 euro. A partire dalla data di ricevimento del contributo (causale ITALIA CARITAS) sarà inviata un’annualità del mensile. Per contribuire • Versamento su c/c postale n. 347013 • Bonifico una tantum o permanente a: - Banca Popolare Etica, piazzetta Forzaté 2, Padova Cin: S - Abi: 05018 - Cab: 12100 conto corrente 11113 - Iban: IT23 S050 1812 1000 0000 0011 113 Bic: CCRTIT2T84A - Banca Intesa, piazzale Gregorio VII, Roma Cin: D - Abi: 03069 - Cab: 05032 conto corrente 10080707 - Iban: IT20 D030 6905 0320 0001 0080 707 Bic: BCITITMM700 • Donazione con Cartasì e Diners, telefonando a Caritas Italiana 06.66.17.70.01 (orario d’ufficio) Cartasì anche on-line, sui siti www.caritasitaliana.it (Come contribuire) www.cartasi.it (Solidarietà) Per informazioni Caritas Italiana via Aurelia 796, 00165 Roma tel 06.66.17.70.01 - fax 06.66.17.76.02 e-mail [email protected] nazionale LORIS SAVINO - REUTERS vita da rom LORIS SAVINO - REUTERS Rom e sinti sono in Italia da secoli. Molti sono stanziali, ma si continua a crederli nomadi. I recenti arrivi dai paesi dell’est hanno gonfiato le baraccopoli. Ma occorre conoscere e garantire diritti, per migliorare la convivenza ma notizia certa della presenza in Italia di queste popo- prevalentemente giovani (circa il 70% dei soggetti hanno lazioni risale alla prima metà del Quattrocento). meno di 21 anni). I soggetti con cittadinanza italiana sono Oggi la presenza rom è sempre più spesso oggetto di di- invece circa 70 mila; i sinti sono concentrati in particolare battito pubblico e polemiche politiche. In alcune aree del nelle regioni centro-settentrionali, sono di religione prevanostro paese il numero delle presenze è sensibilmente au- lentemente cattolica e svolgono attività circensi o legate al mentato, negli ultimi anni, per effetto della relativa facilità commercio ambulante; molti sono giostrai. I rom italiani di ingresso da alcuni paesi dell’Europa orientale (in primis abitano principalmente le regioni centro-meridionali, sola Romania), dove i rom rappresentano minoranze etniche no dediti all’allevamento, al commercio di bestiame (a cospicue, molto spesso povere e discriminate. L’insedia- Campobasso le principali macellerie equine sono gestite mento dei nuclei rom sovente è causa di problemi di con- da rom), alla lavorazione di utensili e metalli. vivenza, alimentati dai pregiudizi che circondano queste I problemi connessi alla condizione dei romanì in Itapopolazioni, ma anche da fenomeni – attività criminali, lia sono molteplici e non tutti di immediata risoluzione. accattonaggio, sfruttamento dei minori – che vedono pro- Alcuni appaiono però prioritari, a cominciare dalle quetagonisti alcuni soggetti stioni inerenti cittadie gruppi rom. nanza, lavoro, disagio Un aspetto spesso abitativo, istruzione, trascurato riguarda il cultura della salute e passaggio dal nomadifruibilità anche culturasmo alla sedentarietà, le dei servizi. È evidenper nulla infrequente. Il te, per esempio, che la nomadismo ha tuttavia creazione dei “campi influenzato la cultura nomadi” – la soluzione delle popolazioni gitache anche a livello poline, facendo della ricettico viene spesso contività e della capacità di cepita come unica, riadattamento alla diverspetto ai problemi posti sità di contesti uno dei dall’insediamento dei tratti distintivi dell’igruppi gitani – risente dentità rom. Molto solidi una logica concenUNA VITA DA AMMASSATI dale al suo interno, con Milano, il campo di via Triboniano, il più grande insediamento rom del trazionista e segregaun codice normativo ri- nord Italia. A sinistra, famiglia dopo l’incendio del 31 dicembre scorso zionista. Il ricorso a gido e vincolante per i questa soluzione abitasuoi membri, quella di rom e sinti è una società fortemen- tiva, pur comprensibile sul piano organizzativo, continua te patriarcale, in cui alle donne è affidata la custodia e la a rivelarsi inefficace e risponde all’imperativo del controlsalvaguardia del patrimonio delle tradizioni, anche se esse lo sociale e dell’isolamento difensivo rispetto a gruppi rirappresentano spesso il principale fattore di spinta al tenuti pericolosi, ma denuncia l’assenza di uno sforzo di cambiamento. È anche una società caratterizzata da un comprensione approfondita di una realtà poco nota. basso livello di disuguaglianza, in virtù di un attento proUn tavolo al ministero cesso di distribuzione interna della ricchezza. Da qualche mese è stato istituito dal ministero della soliCampi e segregazione darietà sociale un tavolo di lavoro dedicato a rom e sinti. I dati sulla presenza di rom e sinti in ambito europeo e na- La partecipazione di alcuni rappresentanti della popolazionale sono assai lacunosi. Sparsi tra America del Nord e zione rom e sinti ha fatto emergere la necessità di affrondel Sud, Asia, Africa e Oceania si stima vivano 13 milioni di tare anzitutto il tema di un’adeguata rappresentanza presrom e sinti. In Europa invece essi ammontano a circa 9 mi- so le istituzioni, nonché quello della regolarizzazione dellioni, mentre in Italia, sulla base degli ultimi dati forniti dal la posizione giuridica. Il tavolo, a cui partecipa Caritas Itaministero dell’interno nel 2005, vengono stimate circa 120 liana, nasce anche in risposta alle sollecitazioni provemila presenze (attorno allo 0,2% della popolazione totale), nienti dalla Commissione europea contro razzismo e in- QUEL POPOLO DI “LIBERI” OSTAGGIO DEI PREGIUDIZI di Nunzia De Capite e Cinzia Neglia a popolazione rom e sinti ha origini che si perdono nella notte dei tempi e che non è facile ricostruire. La stessa pluralità di definizioni a cui si ricorre per riferirsi a queste popolazioni (zingari, rom, sinti, camminanti, nomadi, gitani) riflette il carattere multiforme della loro identità. Esse sono originarie del nord dell’India e hanno abbandonato i luoghi di origine a partire dall’anno mille, a causa di difficoltà economiche e problemi politici. È cominciata così una lunga storia di peregrinazioni, culminata a volte nella stanzialità e nel- L 8 I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 l’insediamento entro certi territori, altre volte proseguita in diverse regioni del pianeta. Tra coloro che si sono fermati, i più “visibili”, coloro che incrociano le nostre traiettorie di vita quotidiane, popolano campi e baraccopoli ai margini delle città. Alcuni fanno i rottamai, vendono ferro e rame nei mercati rionali; altri praticano ancora un nomadismo stagionale, spostandosi di città in città. Altri ancora, gli “invisibili”, vivono inseriti in contesti lavorativi stabili, in case che abitano da secoli; per esempio in Abruzzo, dove risiede la comunità rom più antica della penisola (la pri- I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 9 nazionale vita da rom tolleranza (Ecri), che ha raccomandato alle autorità italiane di intervenire con mezzi giuridici adeguati sul fronte della regolarizzazione, oltre che di favorire l’inserimento scolastico, agevolando la presenza di allievi rom e sinti nei livelli dell’istruzione secondaria superiore e coinvolgendo le comunità di appartenenza. Se prima non si procederà ad affrontare il problema del riconoscimento e della titolarità dei diritti di cittadinanza, non si potrà prendere in considerazione tutto il resto, ovvero un groviglio di situazioni da districare con cautela, un universo di “uomini” (in lingua romanes, rom significa “uomo libero”) che chiede di uscire dall’invisibilità. Per guardare in maniera nuova a queste popolazioni, occorre storicizzare e acquisire elementi di conoscenza. Bisogna prescindere dalla singolarità del caso, e inserirla nella moltitudine da cui essa trae significato. E la moltitudine ha un nome, una lingua, una storia non riducibili, come spesso si fa, all’unica immagine stereotipata a cui si ricorre per superare il disorientamento provocato dall’incontro con una realtà complessa e inesauribile. Il limbo degli apolidi di fatto, è necessario uno status specifico L’Europa ha ribadito che la legislazione italiana non favorisce il riconoscimento e la tutela delle minoranze rom e sinti. I casi complessi di ex jugoslavi e romeni di Oliviero Forti e Susanna Garavini n Italia la condizione delle popolazioni rom e sinti appare, sul piano normativo, particolarmente complessa, in quanto riconducibile a diverse situazioni giuridiche. Se italiani, infatti, hanno gli stessi diritti e doveri degli altri cittadini; se, invece, cittadini di altri paesi, il loro status è disciplinato dalle norme che regolano il soggiorno degli stranieri. E poi c’è la situazione dei soggetti apolidi, o di nazionalità non determinata. Oggi non esiste una specifica normativa che tuteli le popolazioni “sprovviste di territorio”, in quanto le stesse non sono state riconosciute come minoranze etnicolinguistiche e, pertanto, non sono state incluse tra quelle tutelate dalla legge-quadro 482 del 1999, relativa alla “tutela delle minoranze linguistiche storiche”. È pur vero, però, che molte regioni, in seguito alle raccomandazioni e alle risoluzioni adottate in particolare del Consiglio d’Europa, si sono dotate di apposite leggi a tutela dei gruppi rom e sinti, determinando un loro riconoscimento come minoranza etnica, con particolare riferimento al diritto al nomadismo, e di conseguenza alla sosta. Da ciò derivano disposizioni specifiche per finanziare e creare aree di sosta e di transito attrezzate. A fronte di questa carente situazione normativa, gli organismi europei chiedono da tempo il riconoscimento e la tutela della minoranza “romanì”; addirittura, una I 10 I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 sezione del rapporto del commissario europeo per i diritti umani del giugno 2005 è dedicata alla comunità rom in Italia. La relazione sottolinea che non esiste “uno status specifico per loro, nella legislazione italiana”, e stigmatizza l’assenza di una politica globale che tenga conto dei problemi di queste comunità. La scorciatoia dell’espulsione La componente della popolazione rom e sinti caratterizzata da entrambi gli elementi problematici (sia la condizione di popolazione straniera, sia il mancato riconoscimento come minoranza linguistica) si trova in una condizione di grande vulnerabilità sociale e risulta anche la più esposta a forme dirette o indirette di discriminazione. Inoltre i rom e sinti non cittadini italiani sono in alcuni casi apolidi di fatto, in quanto mancanti di uno status riconosciuto dal paese di origine o provenienza: per questa ragione è difficile ricondurre la loro situazione alla disciplina prevista in tema di immigrazione. Un caso emblematico riguarda una parte dei rom giunti in Italia prima della dissoluzione della Jugoslavia e quelli giunti dopo il 1990, “profughi” negli anni delle guerre. Alcuni possedevano documenti di identità rilasciati dalla Repubblica socialista federativa di Jugoslavia, non sempre riconosciuti dai nuovi stati balcanici. Così capita che alcuni minori, immigrati ormai di seconda o terza generazione, siano Trieste: casa, scuola e lavoro, l’integrazione non è un miraggio La domanda risale ad alcuni anni fa. «È possibile dedicare un’attenzione specifica alle persone che vivono l’esperienza dei campi rom?». Da tempo al centro d’ascolto diocesano si presentavano donne rom; le volontarie le ascoltavano e cercavano di rispondere, per quanto possibile, ai bisogni espressi: qualche bombola di gas, pannolini per i bambini, vestiti, contributi economici. Fino al 2000, però, non si era mai pensato di andare dove quelle persone vivevano. Anche solo per incontrale, per essere vicini alla loro realtà. Il suggerimento venne dal vescovo, monsignor Eugenio Ravignani. E così la Caritas diocesana di Trieste diede inizio al servizio chiamato di “attenzione” ai rom. Così come fanno, sempre nella regione ecclesiastica Triveneto, altre Caritas diocesane, che promuovono iniziative e servizi in alcuni casi anche molto strutturati. A Trieste ci sono quattro campi rom autorizzati: via San Sabba, via Rio Primario, via Pietraferrata e Rozzol 2998. La Caritas presta maggiore attenzione agli ultimi due, più problematici sul piano sociale, legale ed economico. L’intervento (che cerca di coinvolgere alcune parrocchie) si concentra anzitutto sui minori: all’inizio dell’anno scolastico vengono forniti materiali didattici, poi l’iter scolastico viene monitorato. Costante è anche l’azione di orientamento delle famiglie ai servizi sanitari, grazie alla collaborazione di un medico; un valido aiuto è poi offerto sul versante dell’assistenza legale. Un elemento di notevole importanza è rappresentato dal continuo confronto con i servizi sociali, per rendere più organico il quadro degli interventi attivati. La Caritas diocesana ha sviluppato anche progetti di inserimento lavorativo, rivolti in modo particolare ai giovani rom, senza scoraggiarsi davanti agli insuccessi. Alcune volte, la ciambella riesce col buco. Come è accaduto per una famiglia nomade arrivata a Trieste nel 2004. Dopo essere stati cacciati da un campo e costretti per sette mesi a risiedere in un camper girovagando tra parcheggi, padre, madre e due figli hanno rifiutato di dividersi in strutture privi di titolo di soggiorno, essendone sprovvisti i genitori. Si tratta di ragazzi nati e cresciuti in Italia, di fatto inespellibili, per l’assenza di un paese di origine che ne riconosca l’appartenenza, ma anche impossibilitati ad accedere ai percorsi attuali di acquisizione della cittadinanza. Una questione ulteriore riguarda i rom romeni. A partire dal 1° gennaio 2007, in seguito all’ingresso della Romania nell’Unione europea, non sono più extracomunitari, ma cittadini Ue. La disciplina sul loro ingres- di accoglienza separate. Grazie alla sinergia tra Caritas e servizi sociali comunali, a giugno 2006 la famiglia ha ottenuto un alloggio di emergenza e ha potuto continuare a vivere unita. La madre ha usufruito di una borsa lavoro, il padre si è licenziato da una cooperativa di facchinaggio dove veniva sfruttato e ha cominciato un’attività in proprio (traslochi e raccolta metalli). Il figlio maschio è stato inserito in una scuola elementare; la figlia femmina, quindicenne, frequenta un corso serale per conseguire la licenza media. L’integrazione passa per casa, scuola e lavoro. Va conquistata giorno dopo giorno. Ma non è un traguardo inaccessibile. [Pietro Gava] so e il loro soggiorno è mutata: in sostanza, a costoro si applicherà il principio per cui potranno entrare e uscire dall’Italia liberamente e non potranno essere espulsi se non per motivi eccezionali. La soluzione semplicistica (per via di allontanamento coatto) di alcuni problemi sociali non sarà più praticabile: dei molti rom romeni che si sono insediati in baraccopoli, alle periferie delle nostre città, ci si dovrà occupare senza imboccare come unica soluzione la scorciatoia dell’espulsione. I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 11 nazionale vita da rom “Stranieri” nelle nostre case «Io sono rom, ma non lo dico...» di Francesco Chiavarini osa è una rom, ma non lo può dire. È arrivata locali con le informazioni raccolte sul campo dagli operadalla Romania otto anni fa come clandestina. tori sociali. Il risultato di questo lavoro capillare, condotto A Milano ha vissuto, in mezzo ai topi e al fan- tra giugno e ottobre 2006, è la mappatura più completa e go, nel campo di via Triboniano, la più grande aggiornata della presenza di rom e sinti in Lombardia, la baraccopoli meneghina sorta negli ultimi an- regione che per la sua posizione geografica e il suo dinani a ridosso del cimitero Maggiore. Poi un ita- mismo economico è stata meta dei più ingenti flussi di inliano le ha subaffittato un piccolo appartamento in un ca- gresso di immigrati rom dai paesi dell’est europeo (con i seggiato Aler (l’istituto regionale per l’edilizia popolare) al- conseguenti problemi di convivenza e rigurgiti di intollela periferia nord della città: 260 euro ogni due mesi. Ha ranza, il più grave dei quali si è verificato poco prima di trovato pure un impiego: per campare fa le pulizie in un natale a Opera, alle porte di Milano, con il rogo – da parte lussuoso appartamento del centro, la casa di un chirurgo. di manifestanti, guidati da alcuni esponenti politici locali Ma al suo datore di lavoro non – delle tende allestite dalla protepuò raccontare la sua storia. «PerLa Lombardia è la regione zione civile per alcune decine di derei tutto – considera –, nessuno rom regolari, sgomberati da un che, in anni recenti, si fida dei rom». Così Rosa naprecedente insediamento abusisconde il suo segreto. vo). La ricerca fa giustizia di alcuha accolto i flussi Non è la sola. Secondo una rini inveterati equivoci. Evidenzia cerca condotta da Caritas Am- immigratori più consistenti. che i rom non sono nomadi, cobrosiana e dall’Ismu, nei comuni me il senso comune continua a Una ricerca Caritas-Ismu della Lombardia almeno un rom credere. Vivono nello stesso acfotografa su dieci risiede in un’abitazione campamento per anni e, generalconvenzionale. Sono ancora una mente, se ne vanno solo quando una presenza sparsa piccola minoranza, ma ribaltano vengono sgomberati. In Lombarin oltre 300 insediamenti un luogo comune: il cosiddetto dia, più di mille hanno persino campo nomadi non è il destino trovato una sistemazione in allogunico e necessario dei rom. Non è nemmeno una loro li- gi “normali”. Non sono nemmeno tutti stranieri. Gli italiabera scelta. «I rom sono gli stranieri per eccellenza: sono ni sono poco meno della metà anche in Lombardia, dove considerati tali anche quando sono italianissimi, e nella la proporzione si rovescia rispetto al resto della penisola. maggior parte dei casi è proprio così – spiega Maurizio Secondo il censimento Caritas-Ismu, nella regione Ambrosini, docente dell’Università Cattolica e coordina- sono stimabili tra i 12 e i 13 mila rom e sinti. Di essi, tra i tore dello staff dei ricercatori –. Estranei al nostro mo- 9.600 e gli 11mila vivono in insediamenti di vario genere, dello di vita, sono l’oggetto di inveterati pregiudizi e la tra i mille e i 1.400 risiedono in case convenzionali, 1.200 fonte inesauribile di leggende nere». Così quando lavo- sono effettivamente nomadi (persone dedite all’attività rano, mandano i figli a scuola, condividono con noi il di giostrai, che si spostano da una località a un’altra in pianerottolo, smettono di essere rom e diventano immi- occasione di feste e fiere, occupando di volta in volta le grati bulgari, romeni, kosovari: l’unica identità che, tra aree temporanee attrezzate per ospitarli). Il 50,4% sono l’altro, compare sui loro passaporti. stranieri, di diverse nazionalità: bulgari, macedoni, romeni, kosovari. Gli italiani rappresentano il 44,9%. I riLa diffusione del “campo familiare” manenti sono di nazionalità non identificata. I ricercatori Caritas e Ismu hanno distribuito questionari La ricerca ha censito nel territorio lombardo 241 inseai comuni e hanno incrociato i dati in possesso degli enti diamenti (ma se ne stimano tra i 290 e i 350). Di questi, R 12 I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 gli autori della ricerca, ammette che «rom e 103 sono regolari, aree di sosta permanenti ABITARE ZINGARO sinti rappresentano, nel loro insieme, un caso o temporanee gestite solitamente da volon- Coppia di anziani estremo di esclusione sociale e territoriale». tari, i cosiddetti “campi nomadi”. Il resto, con roulotte in via Triboniano. Tuttavia va sfatato il mito di una minoranza cioè la maggioranza, è costituito da barac- Un rom su dieci non integrabile. «Occorre prendere atto – è la copoli abusive, di diverse dimensioni. La in Lombardia abita conclusione del ricercatore – che a livello sia concentrazione maggiore di insediamenti è case convenzionali centrale che locale rom e sinti non sono stati localizzata nella provincia di Milano: solo nel capoluogo ce ne sono 45 (con una popolazione di oggetto di politiche integrative, se non in modo margi4.310 persone), ai quali bisogna aggiungerne altri 77 (di nale, settoriale, incerto». Di tali politiche c’è urgente bidimensioni molti più modeste: 1.800 persone ospitate sogno, ha ribadito Caritas Ambrosiana al ministro della complessivamente) fuori dei confini municipali. solidarietà sociale, Paolo Ferrero, in un incontro avvenuUn terzo degli insediamenti si trova in aree di proprietà to nella sede della regione Lombardia, a fine gennaio. Per pubblica, quasi metà sorgono in aree di proprietà di chi vi “superare la logica del campo – è scritto nel documento abita. Secondo i ricercatori, questo dato documenta lo sottoposto al ministro –, che riserva ai rom un trattasviluppo del “campo familiare”, verificatosi, negli ultimi mento differenziale, suscita reazioni negative (a volte inanni, in particolare in alcune province (Varese, Brescia e tolleranti) nelle comunità locali, alimenta il pregiudizio Milano). In ogni caso il 60% dei rom e sinti vive in insedia- che questi gruppi siano nomadi e che il campo rapprementi collocati in aree pubbliche, essendo questi ultimi di senti per loro la forma abituale dell’abitare. Il che legittimaggiori dimensioni. La tipologia abitativa più diffusa tra ma una politica della precarietà”. Il tema degli insediarom e sinti è ancora la roulotte (o il camper), presente nel menti destinati ai rom andrebbe invece affrontato “sulla 76% degli insediamenti. Fa eccezione Milano, dove il co- base di una progettualità a lungo termine, sia a livello mune ha attrezzato i campi con i container. nazionale che a livello locale”, che incoraggi “i comuni a Antonio Tosi, docente del Politecnico di Milano, fra offrire soluzioni abitative stabili, non emergenziali”. I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 13 nazionale nazionale dall’altro mondo chiesa e società ELEMENTI DI RIFLESSIONE Relatori all’ultima edizione, la 44ª, della Settimana sociale dei cattolici RITORNI VOLONTARI, UNA MISURA DA ESTENDERE di Antonio Ricci beneficiari dei programmi di ritorno volontario assistito – una forma di assistenza che prevede, oltre al pagamento del biglietto di ritorno, una serie di misure di reintegrazione nel paese di origine dello straniero che accetta di farsi rimpatriare –, possono essere distinti in due grandi gruppi. Il primo è rappresentato da sfollati e titolari di permesso per protezione umanitaria, richiedenti asilo e rifugiati che hanno rinunciato alla protezione o ai quali è stato negato lo status di rifugiato o altra forma di protezione temporanea, infine dai soggetti che rispondono ai canoni della Convenzione di Dublino (sulla determinazione dello stato plessivo di ritorni, a partire dal 1991, è stato pari a 7.223 beneficiari. I tre quarti delle persone rimpatriate hanno beneficiato di programmi speciali di ritorno, legati prima alle emergenze umanitarie nei Balcani (primi anni Novanta), poi alla situazione del Kosovo (2000). A questi si aggiungono, a partire dal 2001, grazie al Piano nazionale asilo, poi divenuto Sistema di protezione per ricompetente a esaminare la domanda chiedenti asilo e rifugiati, altri 797 d’asilo). Del secondo gruppo fanno casi, riguardanti richiedenti asilo, riL’assistenza al ritorno parte migranti in stato di vulnerabifugiati, titolari di protezione tempoin patria è accessibile lità, vittime di tratta, casi umanitari, ranea. I restanti casi hanno riguarad alcune categorie minori non accompagnati e lavoradato principalmente le vittime di di stranieri. Ma non tori in difficoltà. Sono invece esclusi i tratta (dal 1999), quindi un certo agli irregolari. In 15 anni migranti irregolari, per i quali la leginumero di lavoratori in difficoltà, ne hanno beneficiato slazione italiana non prevede alcun assistiti dall’Inps grazie al Fondo per oltre 7mila persone. accesso diretto ai programmi di ritoril rimpatrio, e altri casi umanitari. L’area di applicazione no volontario; ciò sarebbe invece auEsposti i dati sui beneficiari, si va ampliata. possono trarre alcune considerazioni spicabile, come hanno sostenuto più A cominciare volte i soggetti ecclesiali che si occugenerali. Non è realistico pensare che dal futuro dei Cpt pano di migrazioni. i flussi migratori possano essere inAd aprile verrà presentato uno quadrati senza una certa regolamenstudio sul tema del ritorno volontario assistito. Si tratta tazione, che presuppone anche un grado di coercizione. È della terza ricerca che i redattori del Dossier statistico parimenti fuori luogo presumere che possa essere efficaimmigrazione Caritas-Migrantes realizzano come pun- ce la mera repressione, senza misure di accompagnato di contatto dello European Migration Network, desi- mento in positivo: i rimpatri sono stati una di queste, non gnato dal ministero dell’interno. Il tema dei rimpatri as- risolutiva per tutti i casi, ma senz’altro utile in molte situasistiti, non adeguatamente conosciuto, deve essere af- zioni, capace di evitare la caduta (o la ricaduta) di molti frontato nelle sue disposizioni normative e in quelle ap- soggetti nell’area della permanenza irregolare in Italia. plicative. È quanto si fa nella ricerca, dove vengono forLa ricerca del Dossier, condotta su incarico del miniti chiarimenti anche su quanto avviene a livello euro- nistero dell’interno, risulta in sintonia con il recente peo e vengono riportati numerosi dati sull’argomento, rapporto della commissione De Mistura, che si è ocin parte inediti, grazie alla collaborazione dell’Organiz- cupata dei Centri di permanenza temporanea. I rimzazione internazionale per le migrazioni (Oim). patri assistiti, in effetti, potrebbero essere estesi anche a quote dell’immigrazione irregolare, che transitano Accompagnamento positivo per i Cpt, con beneficio dei diretti interessati e dei riLa ricerca del Dossier evidenzia che il numero com- spettivi paesi di origine. 14 I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 ROMANO SICILIANI I A ottobre Pistoia e Pisa ospiteranno la 45ª Settimana sociale dei cattolici, cent’anni dopo la prima. Il vescovo Arrigo Miglio presiede il comitato organizzatore. «Questione antropologica, nuova frontiera della dottrina sociale» UN SECOLO DI “SETTIMANE”, PENSANDO IL BENE COMUNE di Paolo Brivio ha collaborato Domenico Rosati a Pistoia a Pistoia (con l’aggiunta di Pisa). Nei due capoluoghi toscani si svolgerà, dal 18 al 21 ottobre, la Settimana sociale dei cattolici italiani. Che pur essendo giunta alla 45ª edizione, taglia il traguardo del secolo di vita. Fu Giuseppe Toniolo a volere e realizzare la prima edizione, nel 1907. Il cammino verso il centenario è già cominciato: sul tema “Il bene comune oggi: un impegno che viene da lontano” esiste un documento preparatorio (scaricabile dal sito internet www.settimanesociali.it). Monsignor Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea, è presidente del comitato scientifico e organizzatore. Nel cammino di un secolo, scorge elementi di forte continuità. E di fecondità per la società italiana. D Monsignore, il tema del bene comune è il più adatto a ricapitolare un secolo di Settimane sociali. Qual è stato il contributo principale che, su questo versante, hanno offerto i cattolici alla società e al pensiero sociale e politico in Italia? Tra i contributi principali offerti dai cattolici vi è anzitutto la ritrovata coscienza di essere cittadini a pieno titolo, con tutti i doveri e i diritti: una cittadinanza che la fede cristiana non indebolisce ma rafforza. Questo principio è stato ribadito dalla costituzione del Concilio Vaticano II Gaudium et Spes. Inoltre la riflessione e l’impegno sociale dei cattolici hanno portato nella cultura politica del nostro paese alcuni principi fondamentali della dottrina sociale cristiana: primato della persona, deI TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 15 nazionale chiesa e società stinazione universale dei beni, principio di sussidiarietà. Ma in modo particolare si ricordi la Settimana sociale del 1945 e il contributo dei cattolici italiani alla formazione della Carta costituzionale e alla scelta della democrazia. ROMANO SICILIANI Come aggiornare la riflessione sul tema del bene comune, per favorire l’interazione tra valori perenni e segni dei tempi? Dalla prima edizione, il tema del bene comune è tornato più volte alla ribalta nelle 44 Settimane finora realizzate, ogni volORGANIZZATORE Monsignor Arrigo Miglio, ta con prospettive e apvescovo di Ivrea, presiede profondimenti legati alle il comitato che prepara particolari situazioni stola Settimana del centenario riche. Ripercorrere la storia delle Settimane sociali significa mantenere viva memoria della ricchezza di pensiero sociale via via elaborato, alla luce della dottrina sociale della chiesa. E significa ricordare il contributo dato dai cattolici, sia quando hanno avuto responsabilità politiche dirette, sia quando hanno lavorato per contribuire alla crescita della cultura sociale del loro tempo. Il documento preparatorio alla 45ª Settimana, predisposto dal comitato scientifico e organizzatore, propone spunti di riflessione sia per la rivisitazione storica del cammino fin qui fatto sia per una declinazione aggiornata del principio del bene comune e per riproporne la retta comprensione. Il riferimento principale per la ricerca del bene comune rimane comunque la centralità della persona umana e il valore della sua vita. Dalle Settimane è venuto anche un contributo all’elaborazione della dottrina sociale cristiana? È interessante ripercorrere il cammino del magistero sociale dell’ultimo secolo in parallelo a quello delle Settimane sociali. L’enciclica Rerum novarum di Leone XIII è del 1891, la prima Settimana sociale di Francia è 16 I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 del 1904, la Spagna arriva nel 1906, l’Italia l’anno dopo. A quarant’anni dalla Rerum novarum, Pio XI pubblica la Quadragesimo anno, che tra l’altro insiste sul principio di sussidiarietà proprio negli anni delle pesanti dittature in Europa: questa enciclica era stata preceduta da 16 Settimane sociali italiane (senza dimenticare Francia e altri paesi). Interessante è anche l’esperienza delle Settimane degli anni 1945-1961, che precedettero la grande enciclica di Giovanni XXIII Mater et Magistra (1961). In Italia le Settimane sociali hanno conosciuto un’interruzione dal 1970 in poi; la ripresa, voluta dalla Cei con una nota pastorale del 1988, ha portato alla Settimana del 1991, dedicata all’Europa: è l’anno della Centesimus annus di Giovanni Paolo II. Direi, in sintesi, che il rapporto tra Settimane e magistero si è configurato certamente nel segno di un’attenta e fedele ricezione del secondo da parte delle prime, ma anche di una proposta di riflessioni e contributi che partivano dalla realtà del momento per preparare nuovi orientamenti da parte del magistero. La prima Settimana si era concentrata sul rapporto tra “movimento cattolico e azione sociale”: quella del centenario rifletterà sul rapporto tra magistero e responsabilità dei laici? La prima settimana sociale, nel 1907, si occupò di contratti di lavoro, cooperazione e organizzazione sindacale, scuola. L’anno seguente si tennero due settimane sociali, una a Brescia, l’altra a Palermo: la prima su “Questioni agrarie, condizione operaia ed educazione”, la seconda su “Questioni del lavoro e dell’economia”. Possiamo davvero parlare di una conciliazione tra visione cristiana dell’uomo e della storia e democrazia politica, passando però attraverso i problemi concreti più urgenti per la società del tempo. La Settimana del centenario dovrà necessariamente occuparsi della responsabilità sociale e politica dei laici, alla luce del magistero ecclesiale più recente, dalla Gaudium et spes alla Christifideles laici di Giovanni Paolo II, con gli arricchimenti offerti da Benedetto XVI nella sua prima enciclica, Deus caritas est, e nel suo intervento magistrale al Convegno ecclesiale di Verona dello scorso ottobre. L’impegno sociale e politico dei cattolici laici richiede anche un approfondimento del tema della laicità e dei fondamenti che le permettono di sussistere come valore e conquista dell’epoca moderna. Una laicità “sana”, non malata né minata nelle sue stesse fondamenta. Globalizzazione planetaria e “modernità liquida”, tra questi impegni è un motivo di debolezza che non sovranità dei mercati e gracilità della politica: co- permette alla società di progredire nella via della giume declinare oggi il concetto di giustizia sociale in stizia. Quando la chiesa si occupa di questi problemi presenza di mutamenti tanto rilevanti? lo fa per il bene di tutta la società, non difende princiOggi non si può parlare di giustizia sociale senza con- pi che interessano solo i cattolici; anche la connessiosiderare il contesto globalizzato in cui viviamo. È un ne inscindibile tra problemi socio-economici e procontesto che richiede non solo governance politiche ed blemi antropologici è un punto che riguarda il bene di economiche a livello globale, che possano garantire tutti. Parlare di bene comune significa non dimenticacammini di giustizia e pace, ma richiede soprattutto re nessuno dei problemi qui ricordati. una coscienza più diffusa dei fondamenti stessi dei diritti umani e sociali: il valore della vita umaQuale è il destino della carità in questa società dei na, il valore della persona in quanto tale, il rapporti instabili e degli equilibri precari? ruolo centrale e insostituibile della faBenedetto XVI ha voluto segnare gli inizi del suo ponmiglia. Papa Benedetto XVI ha rilantificato con l’enciclica Deus caritas est per ricordarci ciato un’affermazione già cara a anzitutto che Dio è amore, che noi siamo amati dalla Giovanni Paolo II: la questione ansua carità, ma anche per aiutarci a tropologica è la nuova frontiera trarre delle conseguenze concrete della dottrina sociale cristiana. per la nostra vita personale e per la Non arriveremo mai a sollevare vita della società. Ai numeri 28 e 29 le condizioni dei paesi poveri se dell’enciclica mette in evidenza non impariamo a difendere chi l’importanza della carità per la vita oggi è il più povero e il più indi- DA PISTOIA A PISTOIA sociale: quella della carità è una difeso di tutti: l’essere umano sin Il logo della 45ª edizione della mensione che non potrà mai venir Settimana sociale dei cattolici italiani. dagli inizi della sua esistenza La prima,su intuizione di Giuseppe Toniolo, meno. È chiaro che qui la parola embrionale. È un problema fon- si svolse nel capoluogo toscano nel 1907 “carità” non ha il significato ridutdamentale per far crescere una tivo di “elemosina”, o di “interventi cultura della solidarietà fondata non su interessi parti- di emergenza”, quasi a indicare qualcosa di provvisorio colari, ma sull’interesse dell’uomo in quanto tale. che un domani potrebbe anche scomparire al momento di un perfetto funzionamento delle pubbliche Dopo i convegni ecclesiali di Palermo 1995 e di istituzioni. Queste non saranno mai in grado di soddiVerona 2006 l’attenzione della chiesa italiana sfare le aspirazioni profonde del cuore umano. Come sembra concentrarsi – sostengono alcune analisi per avere pace e giustizia durature è necessaria la – su profili antropologico-culturali, più che su componente del perdono, categoria che trascende questioni economico-sociali. Può derivarne un l’ambito giuridico e istituzionale, e per educare persoaffievolimento dell’impegno per un mondo più ne adulte e mature è indispensabile coltivare le comgiusto e una riduzione della ricerca delle collabo- ponenti di gratuità e di fiducia che sono parte interazioni necessarie con altre componenti della so- grante dell’esperienza famigliare, così la dimensione cietà? della carità nella vita sociale diventa indispensabile, L’interesse per le questioni economico-sociali e quel- perché l’uomo trascende le strutture che reggono la vilo per il problema antropologico-culturale, come an- ta sociale e politica. Allora si può comprendere l’emerche l’impegno per la giustizia e la pace a livello mon- genza cui oggi occorre prestare molta attenzione: posdiale, non sono problemi separati, da collocare uno siamo parlare di un’emergenza culturale, che aiuti a accanto all’altro, ma profondamente connessi tra lo- superare la “modernità liquida”. Aids, povertà, terroriro, come ha ben illustrato Benedetto XVI nel recente smo e guerre restano emergenze di primo piano, ma messaggio per la Giornata mondiale della pace del 1° per avere qualche chance di sconfiggerli è necessario gennaio 2007. La questione antropologica è il terreno un cambiamento radicale di mentalità. A cominciare dove porre il fondamento solido per tutti gli altri im- da noi, paesi del benessere, ma spesso anche dell’egoipegni di carattere sociale ed economico. La divisione smo e della chiusura alla vita. I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 17 nazionale nazionale vite fragili database esclusione politiche sociale sociali Le difficoltà, per chi deve accogliere un minore affetto da gravi disabilità, cominciano con la diagnosi. Tempi lunghi, procedure disomogenee, percorsi assistenziali inadeguati: sono molti i nodi critici. Autismo, problema critico UN PAESE IN ALTALENA TRA IL RISPARMIO E I DEBITI di Walter Nanni N strutturazione della casa è motivo di risparmio per il 29% del campione; il 21,3% delle famiglie italiane ha un mutuo in corso e l’83% di queste lo ha stipulato per finanziare l’acquisto della prima casa. Nei guai per casa e salute Una seconda indagine è stata realizzata nel 2006 da Adiconsum su 626 soggetti provenienti da tutta Italia e La fiducia verso il sistema finanziafornisce un ritratto delle famiglie rio italiano è stata negativamente sovraindebitate che, dal 2003 a oggi, Due ricerche analizzano influenzata dagli scandali degli ultihanno presentato domanda per acle caratteristiche mi anni, come evidenzia il 75% degli cedere al Fondo nazionale di predei risparmiatori intervistati. Passano dall’89% al 90% venzione dell’usura. Le famiglie del e di chi chiede i giudizi di “sufficienza” o “più che campione analizzato sembrano vidi accedere ai fondi sufficienza” sul reddito corrente, vere nella sussistenza o sull’orlo antiusura. Nove italiani mentre diminuiscono leggermente della povertà, pur essendo in molti su dieci ritengono (dal 10,6% al 9,9%) gli italiani che ricasi famiglie plurireddito (solo sufficiente il proprio tengono di avere un reddito “insufl’1,1% degli intestatari della domanreddito. Ma sull’orlo ficiente” o “del tutto insufficiente”. Si da e il 5,6% dei cointestatari risulta della povertà ci sono attesta invece al 15% la quota di coessere disoccupato). Quasi tutti i anche nuclei plurireddito soggetti che richiedono l’accesso al loro che ritengono di disporre di un Fondo dichiarano di avere debiti reddito insufficiente al momento con banche (80,9%) e società finanziarie (61,5%). della pensione (nel 2002 era pari al 7%). Il campione di famiglie intervistate attribuisce granParticolarmente diffuse, come modalità di pagamento de valore al risparmio e conferma la propria avversione dei debiti, sono l’uso del prestito o credito al consumo al rischio: il 74% non considera la possibilità di investire (52,7%) e le carte revolving (15%), che permettono l’acquiil proprio denaro e il 50% circa non è favorevole a corre- sto di beni e il differimento del pagamento nel tempo re rischi per aumentare il rendimento atteso. Il 60% circa (“compri oggi, paghi dopo”); la cessione del quinto dello di chi ha un contratto a tempo determinato risponde stipendio riguarda l’1,8%. Quasi un terzo delle persone si che tale situazione aumenta il bisogno di sicurezza, in- indebita per via della casa; nel 26% dei casi, le motivazioni fluenzando scelte di consumo e di investimento finan- del sovraindebitamento sono invece legate a esigenze faziario. In ogni caso diminuiscono i “non risparmiatori” miliari, come l’acquisto di auto o motocicli (19,2%) e gli in(49%, erano il 51% nel 2005 e il 48% nel 2004); tra costoro, vestimenti per attività lavorative (19,9%). Figurano inoltre il 92% riconoscono l’utilità del risparmio, ma nutrono le spese mediche (32,8%), la perdita di lavoro di uno dei aspettative pessimistiche sulla crescita del proprio red- due coniugi (29,5%), il tentativo di coprire debiti precedito. In generale, nel 47% dei casi si risparmia per far dentemente contratti (12%) e la necessità di sostenere le fronte agli eventi imprevisti, mentre l’acquisto o la ri- spese legali legate a separazioni e divorzi (10,7%). 18 I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 MAURIZIO CAMAGNA egli ultimi mesi, varie indagini hanno approfondito la condizione economica e la gestione dei risparmi delle famiglie italiane. Un primo contributo proviene dal XXIV Rapporto sul risparmio e sui risparmiatori in Italia, presentato a fine 2006 dal Centro Einaudi, istituto di ricerca della Banca Nazionale del Lavoro. Secondo questa indagine, il 52,5% dei risparmiatori italiani dichiara – in controtendenza rispetto agli anni passati – di confrontare, almeno saltuariamente, le condizioni economiche offerte dalla banca di famiglia con quelle di altri istituti. DISABILI GRAVI, STIAMO PIÙ VICINI ALLE FAMIGLIE di Gianmaria Gioga e Carlo Hanau uando un bambino affetto da gravi disabilità intellettive viene alla luce, le condizioni di vita e le relazioni interne alla sua famiglia mutano profondamente. Si tratta di vicende umane a volte traumatiche, sempre sofferte e dolorose, dalle quali però, con il tempo, possono scaturire anche coraggiosi percorsi di accoglienza ed esempi di gratuità e intensità nello scambio affettivo. Queste famiglie, insieme ai bambini disabili intellettivi che ne fanno parte, necessitano di uno stabile e qualificato sostegno da parte della comunità, istituzionale e civile, in cui sono inseriti. Purtroppo un tale sostegno (come spiega il capitolo dedicato al tema in Vite fragili, il sesto Rapporto sull’esclusione sociale in Italia, pubblicato per il Mulino da Caritas Italiana e Fondazione Zancan) spesso non si concretizza in forme e strumenti adeguati, in grado di alleviare le fatiche del presente e chiarire le prospettive Q del futuro. I problemi hanno origine sin dall’accertamento dell’esistenza di una grave disabilità, a causa di procedure e metodi diagnostici non uniformi e non sempre rapidi. La disponibilità di informazioni statistiche in materia rappresenterebbe un presupposto fondamentale per programmare le politiche e distribuire le risorse. Tuttavia in Italia, come in altri paesi, non si è ancora giunti a un insieme organico di dati sui vari aspetti del fenomeno. La semplice quantificazione dei soggetti minori con disabilità dà luogo a risultati differenti, a seconda delle fonti consultate. Secondo l’Inps, i minori di 19 anni affetti da disabilità e percettori delle pensioni sono 94.490. Un’indagine Istat presenta una stima di ragazzi disabili tra i 6 e i 19 anni, che vivono in famiglia, pari a 108 mila unità. Infine gli alunni con disabilità presenti nelle scuole statali, secondo il ministero dell’istruzione, sono 161 mila. Le differenze sono dovute al fatto che I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 19 nazionale nazionale contrappunto vite fragili I genitori dei ragazzi autistici spesso si sentono colpevolizzati e hanno maturato una diffidenza nei confronti della medicina ufficiale; una conseguenza è la diffusione di pratiche alternative e di non provata efficacia vengono considerati gruppi diversi, che si intersecano ma non si sovrappongono, a causa di definizioni e di strumenti di rilevazione disomogenei, nati per esigenze amministrative o di ricerca tra loro differenti. Il periodo dell’incertezza Nel 2005 la Fondazione Zancan ha realizzato due ricerche sulle relazioni tra famiglie e servizi. Ne sono emerse numerose indicazioni problematiche. La comunicazione della diagnosi dovrebbe realizzarsi, in primo luogo, secondo uno schema preciso e dedicato, coinvolgendo più figure professionali, mentre è attuata in modo estemporaneo da un unico professionista. Si avverte l’assenza di linee guida che aiutino gli operatori a fornire informazioni chiare e complete alle famiglie e a garantire accompagnamento anche nei tempi successivi. Il periodo dell’incertezza, prima della definizione della diagnosi, può essere molto lungo e dipendere dal tipo di disabilità: solo per il 69,7% degli intervistati si risolve nell’arco di due anni. Le ricerche sottolineano anche una scarsa presenza delle associazioni (di famiglie e di aiuto alle persone disabili) in questa fase: esse sono spesso partner fondamentali nell’età adulta, ma sono quasi del tutto assenti nei primi difficili momenti di incontro con la disabilità. Riguardo al cosiddetto “progetto di vita”, si evidenzia invece l’assenza di una prospettiva globale, che veda la famiglia e la persona disabile porsi la questione centrale della vita adulta, che deve proseguire oltre l’invecchiamento e la morte dei genitori. I progetti elaborati dai servizi sociali (pubblici e privati) sono spesso parcellizzati e non condivisi tra i soggetti coinvolti e con la famiglia. Le famiglie spesso non costruiscono un progetto globale, che guardi alla “adultità” del bambino, a causa soprattutto dell’ansia del domani, ma anche del tentativo di rifiutare l’esistenza della disabilità e della difficoltà di immaginare una vita autonoma. Il pensiero sul “progetto di vita” emerge con drammaticità solo quando viene il momento del cosiddetto “dopo di noi”. E anche in questo caso le famiglie mostrano re20 I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 sistenze a pensare alla persona con grave disabilità intellettiva senza il supporto della rete primaria familiare. Tra tutte le patologie mentali (che costituiscono la parte più consistente delle patologie invalidanti), i disturbi del comportamento riferibili all’autismo sono particolarmente lesivi della qualità della vita. Ciononostante, le ricerche sulle cause dell’autismo hanno fatto pochi progressi, perché è prevalsa la spiegazione basata su cause psicologiche, mentre minori motivazioni (e minori risorse) sono state dedicate alla ricerca eziopatogenetica, ovvero delle possibili cause genetiche. Così i genitori, che spesso si sentono colpevolizzati, hanno maturato forme di diffidenza nei confronti della medicina ufficiale; una conseguenza è la diffusione di pratiche alternative e di metodologie di intervento di non provata efficacia. Numerose ricerche recenti confermano la criticità del percorso diagnostico dell’autismo, che si realizza con ritardo. L’88% dei genitori afferma di avere denunciato anomalie di comportamento al pediatra nel primo anno di vita, mentre la diagnosi è stata ritardata nel 56,2% dei casi dopo i tre anni e nel 17,1% dopo i cinque, spesso all’ingresso a scuola. Definizione condivisa di progetti Come ovviare a questi problemi? Quanto alla mancanza di dati unitari, l’Istat ha avviato un’indagine sulle certificazioni di invalidità e handicap e sta valutando la possibilità di utilizzare la documentazione prodotta per l’integrazione scolastica. Ma anche all’interno delle aziende sanitarie locali occorre lavorare sui sistemi informativi delle schede di dimissione ospedaliere, delle certificazioni di handicap, di invalidità e scolastiche, al fine di rendere tra loro compatibili i vari patrimoni informativi. Si tratta di superare, nella gestione delle singole banche dati, la logica finalizzata al calcolo delle prestazioni, per adottarne una di sistema, utile per un’analisi dei bisogni finalizzata alla programmazione locale. Una proposta concreta: bisognerebbe creare osservatori epidemiologici locali, con il fine di raccogliere e aggiornare informazioni su consistenza, bisogni e percorsi diagnostico-assistenziali. Riguardo alle modalità di presa in carico dei “casi”, la sola elencazione di strutture e prestazioni nei livelli essenziali di assistenza non sarà sufficiente a garantire l’uniforme tutela dei diritti dei soggetti deboli. Occorre definire al più presto i cosiddetti “livelli essenziali di processo”: la definizione condivisa di progetti personalizzati e globali di presa in carico è uno degli elementi essenziali da garantire in tutto il territorio nazionale. UNA STORIA PER L’EUROPA, LA VERITÀ DAI RICORDI PURIFICATI di Domenico Rosati Emerge, infatti, non il tentativo di costruire una “storia comune”, ma l’intenzione di tematizzare le differenze rispetto a un’unica realtà. D’altra parte sarebbe stato impossibile… piallare contraddizioni sedimentate da secoli di conflitti. Non dunque una lettura franco-tedesca della storia, ma un uso dei contrasti storici per superare molti tabù politici. Così, della seconda guerra mondiale si scrive non con il riflesso del Ma non un manuale qualsiasi. Titolo “culto della vittoria”, ma con l’ispiin due lingue (Histoire/Geschichte), su razione del “dovere della memoria”. Tedeschi e francesi di esso studiano, già nel presente anno E se pare scontato il richiamo all’orhanno smesso di farsi scolastico, i ragazzi di Francia e Gerrore della shoah, è da segnalare che guerra da sessant’anni. mania. Il manuale è stato pensato e reParigi riconosce che il fenomeno di I loro ragazzi datto da un gruppo di storici dei due Vichy (la collaborazione con gli ocda quest’anno studiano paesi, secondo un progetto varato nel cupanti tedeschi) era stato occultasu un libro di storia 2003 dal presidente Chirac e dal canto per non inficiare il mito di una scritto insieme da autori celliere Schröder. Il primo volume, già Francia “unanimemente resistente”. dei due paesi: Non sembrano operazioni di agin uso, riguarda “L’Europa e il mondo un “bene europeo”, giramento diplomatico, ma di autendopo il 1945” (gli altri due copriranno i da estendere anche periodi dall’antichità al Romanticismo tica “purificazione” del ricordo, in noad altri popoli e dal 1800 al 1945): copertina rossa, è me di una ricerca della verità che, pubblicato dall’editore Klett in Gerquando è sincera, amplia gli orizzonmania e da Nathan in Francia. Molte illustrazioni, grafici, ti e consente “estensioni tematiche” altrimenti impossibitabelle, letture e documenti: assai geometrico e bilanciato. li. Così i ragazzi tedeschi scoprono la decolonizzazione, Sulla sua validità didattica si esprimeranno gli esperti, gli mentre i loro colleghi francesi si confrontano con le “questorici sul suo valore scientifico. Ma l’apparizione di que- stioni religiose”, fino a oggi bandite dai programmi della st’opera merita il riguardo riservato alla “cosa che accade “repubblica laica”. E si comprende che ciò é possibile perper la prima volta”. Mai, infatti, di qua e di là del Reno si era ché ci si colloca nella prospettiva di un’Europa che cerca sviluppata una riflessione comune sul passato di due po- se stessa in un mondo globalizzato. poli che non sono stati, nel tempo, un modello di buon viDomanda spontanea: perché la “cosa buona” docinato. E il fatto non sarebbe immaginabile, se non all’in- vrebbe essere riservata solo ai ragazzi francesi e tedeterno di un processo di convergenza, per quanto debole e schi? Il recente attrito tra Italia e Croazia suggerirebbe intermittente, come quello della costruzione europea. un’attenzione verso i Balcani. Ma tutti i popoli della vecchia Europa hanno un passato da condividere con altri, Una realtà, due approcci invece di coltivarlo in solitudine. Una “storia degli euroAnche la rappresentazione degli eventi è interessante. pei”? È dimostrato: non è impossibile. a costruzione dell’Europa ristagna, la Costituzione ha avuto l’infarto e non si sa come rianimarla, l’Euro solleva problemi più che risolverli, i Trattati di Roma compiono cinquant’anni e li dimostrano tutti: per commemorarli non s’è trovato di meglio che dar fondo alle risorse dell’ottimismo, ponendo il quesito “Serve ancora l’Europa?”. I motivi per rispondere positivamente sono tanti. Ma ce n’è uno apparentemente minore, finora neppure registrato dagli osservatori politici, a conferma della famosa sentenza di Aldo Moro per cui “il bene non fa notizia, ma esiste”. Ecco: il “bene europeo” da segnalare sta in un libro di storia per i licei. L I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 21 panoramacaritas PILLOLE MIGRANTI CARITAS Permessi, nuova procedura Imprese estere in aumento Il cuore vede, tema per Montecatini RILASCIO E RINNOVO DEI DOCUMENTI DI SOGGIORNO. È partita la nuova procedura per il rilascio e rinnovo dei documenti di soggiorno ai cittadini stranieri, dopo la conclusione della fase pilota nelle province di Ancona, Brindisi, Frosinone, Prato, Verbano-Cusio-Ossola. La nuova procedura, sviluppata dal ministero dell´interno in collaborazione con Anci, Poste italiane e istituti di patronato, intende semplificare e migliorare l’erogazione del servizio e non ha precedenti in Europa per dimensioni e complessità. Informazioni al numero verde 800.309.309 e sul sito www.portaleimmigrazione.it. Una guida sintetica su www.interno.it UNIONCAMERE: BOOM DI IMPRESE EXTRACOMUNITARIE. Nel 2006 le imprese extracomunitarie attive in Italia erano 227.524 (più che raddoppiate rispetto alle 105 mila del 2001): in assenza del contributo extracomunitario, la dinamica delle imprese individuali avrebbe fatto registrare una perdita di 23.366 unità (+1.818 il saldo effettivo registrato). A livello territoriale il Lazio presenta la crescita più elevata (+2,41%): Roma ha registrato un aumento quasi “anomalo” (+2,9%), ma, tra le province, ancora di più è cresciuta Prato (+3,49%); sopra il 3% anche Crotone. www.stranieriinitalia.it MATRIMONIO IN ITALIA: ISTITUZIONE IN MUTAMENTO. In Italia il fenomeno dei matrimoni con almeno un coniuge straniero è ancora contenuto (12,5% di tutte le celebrazioni del 2005, sposi entrambi stranieri nel 3,5% dei casi). Nelle coppie miste, la composizione più frequente è sposo italiano e sposa straniera: gli uomini italiani scelgono nel 49% dei casi donne dell’Europa centro-orientale, nel 21% dell’America centro-meridionale. Le donne italiane mostrano invece una preferenza per uomini di origine nordafricana (23% dei matrimoni), o dell’Europa centro-orientale (22%). www.istat.it IN UN ANNO ACCETTATE SOLO 289 DOMANDE DI ASILO. I rifugiati riconosciuti dall’Alto commissariato Onu sono circa 10 milioni; a costoro vanno aggiunti quelli che non hanno ancora lo status di rifugiato, stimati in 40 milioni. In Europa però hanno trovato asilo solo il 10% di quelli ufficiali, in Italia circa 12 mila. Secondo il rapporto “L’utopia dell’asilo” del Consorzio italiano di solidarietà, nel 2005 le commissioni territoriali esaminatrici (Milano, Gorizia, Roma, Crotone, Trapani, Siracusa e Foggia) hanno vagliato 6.742 domande: solo al 4,3% dei richiedenti (289 domande) è stato riconosciuto lo status di rifugiato, mentre al 41,9% è stato concesso un permesso di soggiorno di un anno per ragioni umanitarie e il 47,9% sono state respinte. 22 I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 L’edizione numero 31 del Convegno nazionale delle Caritas diocesane si svolgerà al centro congressi di Montecatini Terme (Pt) dal 25 al 28 giugno. Il titolo dell’appuntamento sarà Al di sopra di tutto. “Un cuore che vede” per animare alla carità; al centro dei lavori sarà dunque il tema dell’animazione delle comunità cristiane e civili al senso di carità, che lo statuto consegna quale mandato specifico all’organismo pastorale Caritas. Il convegno vedrà radunati, come di consueto, centinaia di persone, tra direttori, operatori e volontari delle Caritas di tutta Italia. UNICEF Bambini, ma già invisibili Si è concluso il 30 marzo a Foggia, con un convegno nella biblioteca provinciale “La Magna Capitanata”, il ciclo di convegni interregionali dedicato al tema “Uscire dall’invisibilità. La condizione in Italia dei bambini e degli adolescenti di origine straniera. Analisi, buone pratiche, prospettive”, organizzato da Caritas Italiana e Unicef Italia. I tre convegni proposti da Caritas e Unicef (il primo si era tenuto a Roma per il centro, il secondo a Modena per il nord Italia) hanno costituito un’occasione di riflessione e confronto con istituzioni, autorità locali, mondo della ricerca e associazionismo, al fine di individuare nuove possibili forme di collaborazione per affermare i diritti dei minori in Italia. Il percorso ha ripreso e sviluppato i temi contenuti nel rapporto Caritas Unicef “Uscire dall’invisibilità”, pubblicato a fine 2005. Per ricevere informazioni, [email protected] o [email protected]. SERVIZIO CIVILE 12 marzo, a Cassino festa per ottocento Riuniti nel giorno in cui si ricorda San Massimiliano martire, ucciso a Tebessa (Africa) nel 295 perché scelse la pace rifiutando, come cristiano, di prestare il servizio militare nell’esercito romano. Sono stati 800 i giovani (tra loro anche circa 200 studenti delle scuole del territorio) che lunedì 12 marzo si sono ritrovati a Cassino, per un incontro di riflessione e festa a partire dal messaggio del papa per la Giornata della Pace, ricordando anche l’esempio di San Benedetto. I partecipanti erano giovani di una decina di regioni italiane (per la maggior parte ragazze) impegnati nell’anno di servizio civile nazionale con gli organismi aderenti al Tavolo ecclesiale per il servizio civile (soprattutto Caritas Italiana, ma anche Acli, Cenasca-Cisl, I GIOVANI CHE SERVONO Relazioni autentiche, così ho capito il mio futuro Confcooperative, Focsiv, Misericordie, Missio). In Italia oggi sono ben 46 mila i giovani in servizio e oltre 80 mila quelli che hanno presentato domanda: Caritas ha in servizio, in decine di diocesi, 1.137 giovani (1.086 in Italia e 51 all’estero); dal 2001 a oggi, sempre con la Caritas, hanno svolto il servizio civile 4.700 volontari e 2.700 sono quelli richiesti da Caritas per i progetti presentati per il 2007, ancora in via di approvazione. L’incontro nazionale, aperto da monsignor Vittorio Nozza, direttore di Caritas Italiana, è stato caratterizzato da una tavola rotonda (nella foto) sul tema della giornata (“La persona umana cuore della pace: la spiritualità del servizio come dono di sé”), con gli interventi della storica Silvana Casmirri, di mons. Lorenzo Chiarinelli, vescovo di Viterbo, di monsignor Francesco Montenegro, presidente di Caritas Italiana, e Diego Cipriani, direttore dell'Ufficio nazionale servizio civile. Nel pomeriggio visita all’abbazia di Montecassino e messa, presieduta dall’abate vescovo monsignor Fabio Bernardo D’Onorio. INDONESIA Nuovo sisma, pronta mobilitazione La reazione è stata immediata, anche se le ferite dello tsunami fanno ancora male e la paura è tornata a serpeggiare. Così gli operatori locali Caritas, che si sono attivati immediatamente, hanno sintetizzato il clima nell’isola indonesiana di Sumatra, colpita a inizio marzo, nella zona di Padang, da un terremoto che ha seminato di nuovo morte (quasi cento persone) e distruzione. Dopo lo tsunami di fine 2004 e il terremoto a Nias del marzo 2005, Caritas Italiana ha avviato una strategia di intervento nell’area (circa 5,5 milioni di euro), che si concluderà a fine 2008; opera nelle diocesi di Medan e Sibolga sostenendo interventi d'urgenza, la ricostruzione di abitazioni e infrastrutture, interventi educativi (per 650 studenti) e socio-sanitari (per soggetti vulnerabili) e una radio comunitaria (informazione sociale, campagne per l’igiene e preparazione ai disastri naturali). “Ciascuno cresce solo se sognato”: citando Danilo Dolci, ecco quello che ho percepito nei miei dodici mesi di servizio civile volontario in Caritas. Riappropriarmi del mio destino in virtù della sensazione di essere immaginata, concepita, stimata. Sentirmi oggetto di speranze, avvertire che la mia sensibilità, le mie potenzialità erano non solo rispettate, ma valorizzate e promosse, ha fatto in modo che io riuscissi a prendere in mano il mio futuro. La decisione di avvicinarmi all’ambiente Caritas è avvenuta casualmente, le mie precedenti esperienze in ambiti cattolici erano state piuttosto negative: modalità prescrittive, giudicanti, per nulla fondate sull’ascolto. Poi ho conosciuto le persone, i formatori e i responsabili e subito mi è parso chiaro che le mie conoscenze erano non solo limitate, ma cariche di pregiudizi. Ho avvicinato l’ambiente attraverso un campo estivo di servizio: la motivazione è aumentata e molte delle ansie e delle fragilità che mi abitavano hanno ricevuto attenzione e rispetto. Attraversavo un periodo di smarrimento, il mio percorso universitario era in fase di stallo, arenato a causa di una tesi sperimentale non facile, la mia risoluzione sulla professione da intraprendere era dubbia. Così mi sono decisa, ho scelto di dedicare un anno al servizio in Caritas, per sperimentare competenze fino a quel momento relegate alla sfera teorica, per rinvenire capacità personali che mi pareva di aver smarrito e per stabilire quale direzione dare al mio futuro, professionale e umano. Il mio servizio si è svolto nell’ambito della mediazione linguistico-culturale (corsi di alfabetizzazione per donne straniere, colloqui con cittadini italiani e stranieri rivoltisi al centro di ascolto) e della promozione di esperienze di educazione alla pace e alla solidarietà rivolte a studenti delle scuole secondarie di Modena e provincia. Nei dodici mesi di servizio ho avuto esperienza di relazioni autentiche, di accoglienza nel faticoso rispetto dei reciproci confini, di interessanti momenti di formazione; ho scoperto di possedere talenti e competenze che, precedentemente rimossi, hanno potuto essere messi al servizio della mia umanità e della mia professione. Così, dopo il servizio, ho terminato i miei studi, laureandomi in psicologia clinica e di comunità e iscrivendomi a un master sulla relazione di aiuto. Ho poi deciso di proseguire il mio cammino professionale negli ambienti che avevo conosciuto grazie al servizio civile volontario, nel tentativo di condividere quello che era stato il mio percorso e l’importanza che per me aveva assunto. Elisa Finelli I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 23 internazionale progetti > trent’anni di “micro” MICROPROGETTI Era di quasi due milioni di lire e mirava alla promozione professionale della popolazione di Balsas, in Brasile, la prima richiesta di finanziamento di una microrealizzazione, pubblicata su Italia Caritas nella primavera del 1976. Alla fine di quell’anno i programmi realizzati erano già 50. Dal 1976 al 1990 i microprogetti realizzati sono stati più di 3.500. Negli ultimi quindici anni il loro numero è stato di 8.634, con una media annuale di 575 piccoli interventi. Strade, pozzi, canali, forniture di sementi Brasile o animali, attrezzature per l’agricoltura Bolivia e l’artigianato, arredi scolastici, dotazioni di medicinali, e tanti altri interventi, suggeriti dalla quotidianità del bisogno o dalla fantasia di comunità desiderose di emanciparsi: sono state quasi tre milioni le persone che hanno beneficiato, direttamente o indirettamente, di questa forma di finanziamento, in oltre 70 paesi dei cinque continenti. Solo nell’arco del 2006, MICROPROGETTI Caritas Italiana ha realizzato 499 microprogetti di sviluppo KENYA La fattoria ha bisogno di animali in 52 paesi, per un importo per sfamare i malati di Aids indicativo di 1.650.000 euro. L’ospedale di Santa Monica è situato a sette chilometri da Kisimu. Ha un centinaio di posti letto e assicura assistenza Nel 2007 ci sono già molti sanitaria a oltre tremila persone, fra cui duecento bambini, affette interventi in attesa da Hiv-Aids. La povertà e la malnutrizione portano a un progressivo di realizzazione. peggioramento dei pazienti, provocando altre malattie: di qui la necessità di garantire una sana alimentazione ai pazienti, In queste pagine ve ne soprattutto mamme e bambini, attraverso una piccola fattoria che proponiamo alcuni. assicura principalmente latte e prodotti ortofrutticoli. La richiesta [ ] MODALITÀ OFFERTE E 5 PER MILLE A PAGINA 2 LISTA COMPLETA MICROREALIZZAZIONI, TEL. 06.66.17.72.28 24 I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 di finanziamento serve a consentire l’acquisto degli animali (mucche, polli, galline...) utili ad ampliare l’azione di sostegno nutrizionale. > Costo 5.776 euro > Causale MP 27/07 Kenya BOLIVIA Potenziare l’irrigazione per migliorare l’alimentazione Le comunità di Machaqoyu e Condoriri si trovano in una delle aree economicamente più depresse della Bolivia. La malnutrizione diffusa si accompagna a una agricoltura povera di risultati, anche a causa della mancanza d’acqua. La richiesta consiste nell’acquisto di materiale per la costruzione di due piccole infrastrutture di irrigazione. > Costo 3.590 euro > Causale MP 44/07 Bolivia India BRASILE Vietnam Uganda Kenya I ragazzi di favela, cooperativa di pasticceri La zona di Campinas è caratterizzata dalla presenza di numerose favela. Il programma da finanziare prevede la costituzione di una cooperativa di panificazione e pasticceria per i genitori e i ragazzi di strada che vivono intorno al centro San Girolamo, retto da missionari. Si prevede la formazione di circa 50 ragazzi, tramite corsi che daranno lavoro a 25 persone, creando reddito, avviando piccoli negozi, promuovendo corsi di aggiornamento. > Costo 5.500 euro > Causale MP 48/07 Brasile INDIA UGANDA Agricoltura e artigianato, per un nuovo ruolo della donna Il villaggio di Alivu vive di lavoro tradizionale nei campi. La povertà diffusa si accompagna a un alto grado di analfabetismo, oltre che a una scarsa competenza nella gestione dei prodotti agricoli. Il centro di formazione Odokibo cerca di sopperire a questa situazione, promuovendo formazione nel campo dell’agricoltura e dell’artigianato e destinando la sua azione soprattutto alle donne, spesso vittime di discriminazione. La richiesta consiste nel finanziare il materiale utile alla formazione di 40 donne per promuovere attività nell’ambito dell’agricoltura e dell’artigianato. > Costo 4.500 euro > Causale MP 36/07 Uganda Anche una mucca da latte può servire a prevenire l’usura Il progetto, sviluppato nella parrocchia di Our Lady of Lourdes, nella zona di Vellore, ha come obiettivo quello di assistere finanziariamente le vedove senza terra e povere, mediante l’acquisto di una mucca da latte. L’obiettivo è promuovere la qualità della vita delle donne, rallentando l’emigrazione ed evitando che cadano in mano agli usurai. > Costo 2.500 euro > Causale MP 55/07 India VIETNAM Inondazioni e raccolti difficili, alle famiglie servono sementi di riso Il villaggio di Tung Thon è dedito all’agricoltura. Ma i mezzi di trasporto tradizionali e le tecniche usate nella coltivazione rendono poco fruttuoso il lavoro nei campi. La zona è colpita da frequenti inondazioni, che rendono assai problematica la raccolta. La povertà diffusa, unita alla mancanza di fondi, rende impossibile persino l’acquisto di sementi per la stagione successiva. La richiesta è di finanziare l’acquisto di sementi di riso per le famiglie del villaggio. > Costo 2.800 euro > Causale MP 94/07 Vietnam I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 25 internazionale crisi africane A due anni dalle elezioni che hanno sancito la fine di una sanguinosa guerra civile, il piccolo paese africano assiste alla deriva autoritaria del governo. L’ultima guerriglia non si arrende. Il futuro riserverà nuovi scontri? LA PACE ARRETRA, DOVE VA IL BURUNDI? testo e foto di Roberto Cavalieri na fotografia enorme, così sfacciata, non si era mai vista nel piccolo e discreto Burundi. Cose del genere sorprendono e preoccupano, perché un buon presidente, se è veramente capace, non ha bisogno di ingigantirsi con il culto della propria immagine. Dopo le elezioni dell’agosto 2005 – le prime dopo oltre un decennio di guerra civile, innescata dall’uccisione, da parte dei militari, del presidente della repubblica eletto democraticamente nel 1993 – chi è atterrato a Bujumbura, capitale del Burundi, forse si aspettava di vedere altro, invece della gigantografia presidenziale che ingombrava il ridotto atrio del piccolo aeroporto internazionale. Ma quell’immagine è un segno premonitore. L’emblema di un clima politico che, a quasi due anni da un voto U 26 I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 storico, che avrebbe dovuto finalmente aprire il cammino della pace, si è considerevolmente degradato. Stemperando la speranza suscitata dal governo uscito dalle elezioni democratiche, dopo anni di una guerra civile durata troppo a lungo e capace di provocare – si calcola – 300mila morti, 800mila rifugiati, 400mila sfollati interni. Guidato dal Consiglio nazionale per la difesa della democrazia - Forze per la difesa della democrazia (CnddFdd, formazione hutu), il governo oggi imprigiona chi lo critica, incarcera i giornalisti, compie abusi contro i diritti dell’uomo e aumenta il suo controllo sull’economia. Secondo le ong internazionali, se il governo continuerà verso questa deriva autoritaria rischierà di minare i delicati equilibri politici (ed etnici) su cui si reggono le nuove istituzioni, di perdere le conquiste ottenute dal processo di pace e di scatenare nuovi scontri violenti nel paese. L’arresto, avvenuto a luglio 2006, di influenti membri dell’opposizione, accusati di un improbabile tentativo di colpo di stato, ha sollevato molte critiche. Anche perché le confessioni sulla base delle quali è stata fondata l’accusa sarebbero state ottenute con l’uso della tortura. Insomma, un fatto imbarazzante. Che ha gettato molti dubbi sull’operato del presidente Pierre Nkurunziza, sempre più al centro di critiche interne e internazionali. Corruzione in aumento Il Burundi che ha faticosamente costruito la sua pace in oltre un lustro di colloqui e trattative (i primi accordi di pace fra le formazioni ribelli hutu e il governo “golpista” controllato dalla minoranza tutsi sono dell’agosto 2000, confermati poi in Tanzania nel 2003) assiste oggi a un deterioramento del clima di rispetto dei diritti umani e del pluralismo necessario per concretizzare una pace. E anche la situazione militare, nel piccolo paese della zona dei Grandi Laghi africani, continua a essere inquieta. Poco dopo la sua investitura, il governo ha lanciato un’operazione contro l’ultimo gruppo ribelle in azione, il Palipehutu-Fnl: numerose persone, sospettate di essere combattenti, sono state incarcerate, torturate e uccise e molti civili sono stati accusati di complottare con i ribelli. In queste operazioni hanno avuto un ruolo rilevante i servizi segreti burundesi, segno che l’attuale governo controlla anche le antiche roccaforti istituzionali del potere tutsi. Intanto le nuove trattative di pace con l’Fnl procedono a fasi alterne. I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 27 internazionale crisi africane In economia il nuovo potere, accolto come liberatore dalla maggioranza hutu, interviene regolarmente nell’attribuzione degli appalti pubblici e in molti lo accusano di servirsi della propria posizione in seno allo stato per curare gli interessi personali di alcuni ministri e personaggi di vertice. Significativi cambiamenti in seno alle imprese pubbliche hanno provocato il nervosismo di alcuni uomini d’affari, che potrebbero essere tentati di finanziare i dissidenti politici. La stessa cosa era successa subito dopo le elezioni politiche del 1993, quando un ridotto gruppo di businessman finanziò gruppi di miliziani capaci di mettere in scacco la capitale Bujumbura per settimane intere, bloccando le attività economiche, i mercati e la libera circolazione delle persone. Persino Unione europea e Banca mondiale si sono dette recentemente preoccupate per la situazione in cui versa il Burundi, in particolare per la gestione delle casse dello stato, osservando un significativo aumento della corruzione. La Banca mondiale ha sospeso una parte di aiuti in attesa di una verifica. Nuovo, falso equilibrio Ma il presidente Nkurunziza va per la sua strada. Le istituzioni adibite al controllo dell’esecutivo sono indebolite. L’opposizione politica è divisa e il Cndd-Fdd controlla sia il parlamento che i tribunali. Il nuovo (falso) equilibrio facilita il tentativo di controllo della stampa e della società civile. Sino a oggi, comunque, non ci sono state manifestazioni violente da parte dell’opposizione. L’integrazione delle forze di sicurezza, avvenuta tra vecchio esercito tutsi e ribelli hutu, ha indebolito l’establishment militare tutsi, che esita a intervenire per paura di rappresaglie verso la popolazione minoritaria della propria etnia. Il fragile tessuto politico del paese, insomma, non si è rafforzato e anzi appare lacerato rispetto a due anni fa. Il futuro riserverà disordini tali da mettere in discus- Miracolo a Kamenge, il centro dei giovani che sanno convivere sione e far arretrare il processo di pace? Il Fronte di liberazione nazionale temporeggia nel concretizzare il suo passaggio da movimento ribelle a forza politica, anche dopo avere firmato alcuni accordi. E l’autoritarismo crescente di un governo che era stato accolto da un ampio benvenuto, sia da parte della popolazione locale, esausta dopo tanti anni di guerra, sia da parte della comunità internazionale, non lascia intravedere inversioni di rotta, almeno nell’immediato. L’autentica promozione della democrazia e la gestione del denaro pubblico a favore dei bisogni reali della popolazione sono davvero chimere, in uno degli spazi più instabili d’Africa? L’ARTE DEL CONFRONTO Ragazzi nel centro giovanile di Kamenge. Pagine precedenti: attività di educazione alla pace nel centro e scene di quotidianità nelle periferie della capitale Bujumbura Il Cejeka ha quasi trentamila iscritti. Ha vinto un “nobel alternativo”. È nato dall’intuizione di tre saveriani. E da anni combatte le divisioni del paese di Valeria Alfieri entisettemila giovani iscritti tra i 16 e i 30 anni, 1.500 che lo frequentano quotidianamente, 50 persone impiegate full time e 40 volontari, 300 associazioni locali con cui collabora, sei i comuni a nord di Bujumbura in cui svolgono alcune delle sue attività. Cejeka (Centre jeunes Kamenge - Centro giovani di Kamenge) è una scommessa grandi numeri. Ma è soprattutto il miracolo che nessuno credeva possibile, il posto in cui hutu e tutsi, ma anche batwa, congolesi, ruandesi, cattolici e musulmani (insomma, tutte le componenti etniche e religiose di un piccolo, infiammabile paese), giocano insieme, studiano insieme, vivono insieme. Il progetto di tre padri saveriani – Claudio Marano, Marino Bettinsoli e Victor Ghirardi – prese forma nel 1993, alla vigilia di una guerra che, di lì a poco, avrebbe portato alla ghettizzazione etnica, a esodi di massa, a massacri inauditi contro l’uno o l’altro gruppo. Il Cejeka ben presto diventò una linea di confine, un crocevia tra quartieri etnicizzati. In quei mesi terribili di violenza e sangue, i tre missionari hanno avviato e poi condotto le attività nonostante le minacce, le accuse di essere ora pro-hutu ora pro-tutsi. E molti giovani, di tutte le etnie, hanno sempre frequentato il centro, lavorando per la pace, mentre fuori i loro parenti e amici si massacravano perché diversi. V 28 I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 I ragazzi di padre Claudio La guerra aveva completamente raso al suolo i quartieri di Kamenge e Kinama, attorno al centro per lunghi anni erano solo vuoto e paura. Non un solo uomo è sfuggito al conflitto e alle sue conseguenze. E ogni ragazzo del centro ha una storia da raccontare e una strada da percorrere per lasciarsi alle spalle anni di insicurezza e dolore. «Perdonare è troppo difficile – attacca Bienvenu, 22 anni, congolese –. Noi congolesi eravamo considerati come hutu, io sono scappato dalla guerra in Burundi e mi sono rifugiato in Congo, poi sono dovuto scappare anche da lì quando è arrivato l’esercito di Kabila. Oggi vivo meglio, il centro mi paga la scuola, posso uscire senza paura e andare nei quartieri dove, durante la guerra, era pericoloso recarsi per quelli dell’altro gruppo». Oggi i quartieri settentrionali di Bujumbura si sono ripopolati, anche grazie all’opera instancabile di padre Claudio Marano, che ogni estate organizza campi di lavoro per ricostruire le case distrutte durante la guerra. I ragazzi del Cejeka, che hanno abdicato alla guerra e lottato per la vita del loro centro, sono diventati uomini di pace e punti di riferimento per altri giovani dei quartieri. Al centro non si finanziano grandi opere, né si realizzano progetti di grande visibilità. Semplicemente si mettono insieme le capacità e l’inventiva di ognuno, per cercare di costruire un mondo di fratelli. L’obiettivo è crescere insieme nella e per la pace, e lo si persegue attraverso attività sportive e ricreative, corsi di lingua, educazione alla democrazia e ai diritti umani, formazione sull’Aids, alfabetizzazione, sostegno scolastico, concerti, marce, tornei culturali e sportivi, e qualsiasi altra attività proposta e affidata a tutti coloro che volontariamente scelgono di donare il loro contributo. L’identità, al Cejeka, non è e non dev’essere motivo di inclusione o esclusione. Anche per questo il centro si è meritato nel 2002 il Right Livelihood, importante premio internazionale, considerato il “nobel per la pace alternativo”. I “ragazzi di padre Claudio” devono poter scegliere i loro amici sulla base di valori e condivisioni che vanno al di là della condizione sociale o dell’appartenenza a un gruppo. Ma oggi la guerra resta nelle loro storie e nei loro ricordi, e la pace vive nella speranza di un futuro diverso e migliore. Così, di fronte ai problemi economici e sociali del paese, molti coltivano il sogno di raggiungere l’Europa o di sposare un bianco, come garanzia di un futuro migliore. «Il mio problema è trovare i soldi per pagarmi la scuola e per assicurarmi un pasto al giorno. Spesso sono costretto a saltare anche due mesi di lezioni e a farmi bastare un pasto ogni due giorni», racconta Jean Bosco, 17 anni. «Il mio sogno è fare l’attore o il musicista, ma in un paese come il Burundi, dove non funziona nulla, non è I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 29 internazionale crisi africane possibile», incalza Françis, 21 anni. E loro due sono tra quelli fortunati, perché alla domanda che comunemente viene posta – «Hai un padre e una madre?» – possono rispondere sì. Quelli meno fortunati sono gli orfani di guerra o dell’Aids e i ragazzi di strada, che vivono nella solitudine e nella rabbia il loro destino. Isola tra le contraddizioni Sono tanti, alcuni accolti in famiglie che, per quanto possono, se ne prendono cura. Altri vivono in centri go- vernativi o missionari. Altri ancora, già maggiorenni, sono costretti a cavarsela da soli. La maggior parte non ha la possibilità di frequentare la scuola. E trovare un lavoro, anche il più umile, è privilegio di pochi. «Sono cresciuto in condizioni difficili – confida Egide, 22 anni –, soprattutto da quando ho perso i genitori. La sofferenza mi è rimasta dentro e mi sento solo. Mio fratello e mia sorella mi hanno cresciuto: mi hanno dato da mangiare, ma la loro attenzione è per i figli. Ho amici: non posso certo dire che sono felice, ma almeno quando sono con loro mi sento bene, mi distraggo. Quando resto solo, invece, penso a tante cose e divento triste. Ci sono momenti in cui rigetto la mia vita e vorrei morire». La povertà, l’assenza di prospettive e di scelta sono il terreno ideale per nuove alleanze e divisioni, nuovi reclutamenti: chi non ha niente da perdere può essere allettato da ogni facile promessa di soldi e potere. La pace dei giovani burundesi è minacciata dall’ultima ribellione. Molti giovani, soprattutto del quartiere Kinama, sono stati reclutati dal Fnl. Ma tra queste e altre contraddizioni, il Cejeka UNA GENERAZIONE DA RICONCLILIARE Il ragazzo G, ribelle per forza «Questa granata non mi serve» Giovani del centro di Kamenge lavorano alla ricostruzione di case del quartiere. I minori soffrono l’assenza di scuole e lavoro, alcuni vengono ancora reclutati dalla guerriglia Fnl Ha 19 anni, è stato fermato per strada dalla guerriglia Fnl e viene educato alla violenza. Ma è solo l’ennesima vittima. Che sogna un futuro normale L’IMPEGNO CARITAS di Valeria Alfieri Negli ultimi anni Caritas Italiana abato 17 febbraio. Dalla Tanzania è arrivata a Bujumbura la delegazione Fnl (l’ultimo gruppo ribelle ancora attivo nel paese), per tentare, per l’ennesima volta, di giungere a un accordo con il governo. Secondo fonti governative i ribelli sarebbero ormai un paio di migliaia di persone e non sembrano fare più tanta paura. Ma i reclutamenti, volontari e forzati, senza distinzione di età e status sociale, non sono mai stati interrotti. «A Buhinyuza siamo circa 250 – confida G. – ci sono anche donne e bambini di 8-9 anni. Mi hanno fermato per strada dicendomi “Tu sei un ragazzo intelligente, devi stare con noi”. Sono stato costretto a seguirli. Mi hanno dato 60mila franchi, mi pagano la scuola. Ogni giorno mi reco al campo verso le 16.30 e trascorro lì tutta la notte, facciamo esercitazioni teoriche e pratiche, ci insegnano la storia del paese, degli hutu e dei tutsi, poi marciamo per ore e impariamo a usare fucili e granate. Ogni momento si apre e si conclude con preghiere e benedizioni. Noi siamo molto religiosi, è vietato bere alcolici, fare uso di droghe, violentare le donne del gruppo. Chi trasgredisce quest’ultima regola viene ucciso». Queste e altre sconcertanti dichiarazioni, rilasciate con tono di voce calmo e quasi fiero, corredano la terribile storia di vita di un ragazzo di 19 anni che ha perso tutta la famiglia durante la guerra, che fatica a pagarsi la scuola e a ottenere un lavoro e che in un gruppo ribelle ha trovato ca- S 30 I TA L I A C A R I TA S | rappresenta un’isola di pace e una valvola di sfogo per giovani che, altrimenti, non avrebbero neanche un pezzo di terra e un pallone per giocare a calcio. I loro desideri sono gli stessi dei loro coetanei in una qualsiasi altra parte del mondo: sognano di diventare medici o insegnanti, di trovare una persona che li ami per quello che sono e non per quello che hanno. Sognano una famiglia e un lavoro, magari di poter fare piccoli viaggi. Sono il futuro che va aiutato e custodito, per assicurare la pace al Burundi. E fare spazio al miracolo della convivialità delle differenze. APRILE 2007 sa, educazione, codice di condotta. Qualche giorno fa si è avvicinato sorridendo e mostrando una granata: «Ora di questa non avrò più bisogno». Era convinto che i negoziati gli avrebbero consentito di beneficiare del programma di smobilitazione e chiedeva consigli sulla strada da intraprendere: se scegliere l’esercito, la polizia, o farsi reintegrare nella società. Purtroppo le sue aspettative al momento non sono state esaudite, tra un po’ lascerà Bujumbura per ritirarsi nella foresta. Quella granata lo accompagnerà ancora per chissà quanto tempo, insieme all’illusione di diventare qualcuno, in quanto ex ribelle. I soldi che l’Fnl hanno donato a G. – e con i quali compra giovani soldati – sono quelli elargiti dalla comunità internazionale come incentivo per accettare gli accordi di pace. Invece vengono utilizzati per racimolare nuovi seguaci, giovani disperati senza possibilità di scelta che ambiscono a beneficiare del programma di smobilitazione o ad avere un posto nell’esercito una volta firmati gli accordi, mentre le file dell’Fnl s’ingrossano per avere maggiore potere di contrattazione con il governo e la comunità internazionale. La propria morte nello zaino G. viene formato alla violenza, insomma, anche con i nostri soldi, passa tutte le notti a marciare nella foresta per una sorta di guerra santa e la mattina si addormenta sui banchi di scuola, ha amici tutsi ma gli è stato detto di non fidarsi mai di un tutsi, vive la sua quotidianità con un fucile in mano pronto a morire. E non è l’unico: ho ascoltato altre storie simili, ho conosciuto qualche suo compagno, ho incontrato un piccoletto di 13 anni con una granata nello zaino, perché se vengono catturati dalla polizia devono uccidersi. Molti vengono obbligati, altri allettati da promesse di fama e denaro. Facile, troppo facile dove la povertà lascia poche scelte, soprattutto a un orfano. Quale valore si attribuisce alla vita umana, oggi, in un paese che da decenni non conosce la pace? La guerra distorce la cognizione del bene e del male e corrompe le menti; in Burundi ci sono “i lupi”, come dicono molti: gente che ha fatto di un fucile un mestiere. La morte è la quotidianità, non sconvolge più, non indigna più. Anche la percezione del dolore sembra diversa, e si faticano a distinguere vittime e carnefici. G. impugna un fucile e impara ad ammazzare, ma è solo l’ennesima vittima. ha operato intensamente in Burundi, impegnandosi prioritariamente in favore dei detenuti delle carceri, a causa delle loro difficili condizioni di vita, dovute al sovraffollamento di strutture spesso inadeguate dal punto di vista igienico-sanitario: sono stati effettuati interventi per l’approvvigionamento dell’acqua potabile, la riattivazione dei servizi igienici, la separazione delle donne e dei minori dagli uomini Un’attenzione particolare è stata dedicata alle cure sanitarie e psicologiche all’interno del carcere di Bujumbura e alla scolarizzazione di 1.500 bambini e ragazzi figli dei detenuti del carcere di Ngozi (progetto ancora in corso). Nel 2007 si concluderà il progetto di falegnameria nella prigione di Bujumbura. È allo studio la possibilità di collaborare con l’Associazione burundese di difesa dei diritti dei prigionieri, per un progetto di formazione professionale in favore dei detenuti che escono dal carcere e che hanno grandi difficoltà di reinserimento sociale e lavorativo. Anche nel 2007 prosegue la collaborazione con i padri Saveriani del Centro giovani di Kamenge, con l’obiettivo di promuovere la pace e la riconciliazione nel paese a partire dai giovani. Verrà inoltre rinnovato il sostegno al centro neuropsichiatrico di Kamenge, gestito dai Fratelli della Carità, per le cure agli indigenti e ai detenuti del carcere di Bujumbura. I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 31 internazionale internazionale kosovo casa comune CONTINENTE VERDE, INTERESSI PERMETTENDO… di Gianni Borsa inviato agenzia Sir a Bruxelles e preoccupazioni per il dopo-Kyoto, l’impegno a produrre meno rifiuti, gli accordi sul gas e i dubbi sul nucleare, gli incentivi a chi si converte alle energie alternative, le minacce alle case automobilistiche che mettono in strada auto troppo inquinanti. E ancora: il minor ricorso ai fertilizzanti, la tutela dei mari, persino lo studio del ruolo delle regioni polari nei cambiamenti climatici… Le istituzioni Ue sembrano lanciarsi in una (relativamente nuova) “crociata ambientalista”. Saranno i reiterati allarmi lanciati dagli scienziati sull’effetto serra, L 20%) entro il 2020 e indicato come vincolante per i paesi dell’Unione il traguardo della produzione del 20% di energia tramite fonti alternative e rinnovabili entro il 2020. Pressioni moltiplicate Mentre sembra rafforzarsi la sensibilità ecologica nell’opinione pubblica di quasi tutti i paesi, le cosiddette “buone pratiche” si scontrano l’innalzamento dei mari, la desertiperò con resistenze dure a morire ficazione imperante e lo sciogli(stili di vita tutt’altro che morigerati) Le preoccupazioni mento dei ghiacciai: ma qualcosa a e con interessi economici che ritensullo stato dell’ambiente Bruxelles si muove. gono un lusso la salvaguardia della si stanno facendo strada Ormai quasi ogni giorno la quenatura, cui è legata la salute umana. nell’Unione europea. stione ambientale è al centro di iniSe ne è avuta prova di recente, Le istituzioni ziative europee. Talvolta si tratta di quando la Commissione ha lasciato sembrano non volersi trapelare la possibilità di limitare le semplici occasioni di studio e dibatpiù limitare emissioni di anidride carbonica delle tito, in altri casi della presentazione a vaghi dibattiti. nuove auto. All’interno della squadra di di “comunicazioni” o “libri verdi” Ma c’è da vincere Barroso si è registrato un braccio di fer(ce ne sono a decine) da parte della la resistenza di stili di Commissione, oppure di relazioni ro tra il commissario all’ambiente, Stavita e lobby economiche del parlamento. Fino alla presenza vros Dimas, e quello all’industria, Gündei temi ecologici, accostati a quelli ter Vehreugen. Le grandi marche di audell’energia e dello sviluppo economico, nel calendario to, specialmente tedesche, e diversi leader politici hanno del summit “di primavera” dei capi di stato e di governo, moltiplicato le pressioni sulla Commissione. In effetti, attorsvoltosi a Bruxelles l’8 e 9 marzo. Ma cosa c’è dietro pa- no alle istituzioni Ue crescono le azioni delle lobby: quelle dei role e promesse? consumatori, quelle “verdi”, quelle degli industriali. A febbraio – per fare qualche esempio – il parlamento C’è poi il “fronte esterno” dell’impegno ambientale, ovdei 27 ha adottato una risoluzione che sottolinea “l’urgen- vero l’azione diplomatica protesa oltre il 2012 (post-Kyoto), za di prendere iniziative concrete a livello mondiale” e spo- agli accordi per rifornimenti energetici sicuri e meno insa alcune tesi dell’esecutivo Barroso: per ottenere risultati quinanti possibili, alle trattative per il prezzo del petrolio. E significativi “occorre ridurre del 30% le emissioni di gas a ef- come dimenticare le deforestazioni in Sud America o l’afetto serra entro il 2020” ed è doveroso promuovere “l’effi- scesa economica di Cina e India, che induce ulteriori concienza energetica, anche attraverso prelievi fiscali, il riesa- sumi energetici, nuovo smog, maggiori consumi? me del sistema dello scambio di quote e un ricorso creL’Ue in questa fase soffre forse una sindrome da acscente alle fonti rinnovabili, soprattutto nel settore dei tra- cerchiamento. Non è detto che prossimamente giungasporti”. Il vertice “di primavera” ha a sua volta trovato un im- no risultati concreti sul versante ambientale; ma è già portante accordo sulla riduzione dei gas serra (però del positivo che ci si interroghi sul futuro del creato. 32 I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 PRO INDIPENDENZA Manifestazione albanese per le strade di Pristina UNA TERRA STAGNANTE, IN ATTESA DELLO STATUS testo e foto di Francesco Martino periamo che risolvano presto la questione dello status di questa terra. Qui non si riesce a vivere, si parla solo di politica, ma nel frattempo i giovani non lavorano. Vanno al bar, prendono un espresso oppure un macchiato, e passano la giornata così, senza fare niente». Ibrahim, o Billy, come preferisce essere chiamato, ha 36 anni e fa il tassista. Chiacchieriamo, in una giornata grigia e brumosa, mentre mi accompagna per le strade di Pristina, capoluogo del Kosovo, provincia contesa tra serbi e albanesi e amministrata da ormai quasi otto anni dall’Unmik, la missione Onu che è arrivata, nel 1999, subito dopo la fine dei bombardamenti Nato sulla Serbia. «Io un lavoro ce l’ho, e seppure con molte difficoltà riesco ad arrivare a fine mese. Ma credimi, prima risolveranno questo maledetto problema e meglio sarà. Non solo per noi albanesi, ma anche per i serbi, per tutti quelli che vivono qui». Il futuro del Kosovo rimane un rebus irrisolto. Per trovare una via d’uscita, dopo anni di equilibrio fragile e precario, l’Onu ha nominato nel novembre 2005 un inviato speciale, l’ex presidente finlandese Martti Ahtisaari. Dall’inizio del suo mandato Ahtisaari, affidandoIl Kosovo attende di sapere si a numerosi quanto poco fruttuosi incontri tra le delese sarà uno stato indipendente. gazioni serba e albanese kosovara, ha tentato di avviciLe trattative sono in corso, nare i contendenti. Le posizioni restano però distanti, e sulle questioni più importanti diametralmente opposte. ma nel frattempo i giovani Gli albanesi del Kosovo vogliono staccarsi da Belgrado e sono disoccupati, l’economia creare uno stato kosovaro indipendente. I serbi, che nel è ferma, fioriscono corruzione Kosovo continuano a vedere non solo una parte integrante del proprio stato, ma la culla della nazione (nella e traffici illeciti. E la voglia città di Pec-Peja si trova la sede del patriarcato ortodosdi normalità rimane frustrata «S I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 33 internazionale kosovo Si parla, non si lavora so serbo), sono disposti a concedere una qualche forma di ampia autonomia, ma l’indipendenza proprio no. A complicare ulteriormente il quadro contribuisce la divisione di fatto della provincia, con la zona a nord della città di Mitrovica e del fiume Ibar controllata dai serbi, che hanno minacciato più volte di dichiarare l’indipendenza da Pristina nel momento in cui gli albanesi dovessero ottenere la propria da Belgrado. A inizio di marzo Ahtisaari ha presentato il suo pacchetto di proposte sullo status finale del Kosovo. Un compromesso che, naturalmente, non accontenta del tutto nessuno. Prevede un’indipendenza de facto (pur senza mai nominarla esplicitamente) della provincia; la possibilità di una larga autonomia per i serbi kosovari, che potranno sviluppare forti relazioni economiche e politiche con Belgrado; la supervisione di una missione dell’Unione europea, che dovrebbe sostituire quella Onu e vigilare affinché gli accordi vengano rispettati e la situazione rimanga sotto controllo. È la riproposizione del modello applicato da alcuni anni alla Bosnia, l’altra regione martoriata dei Balcani. Le proposte di Ahtisaari, dopo ulteriori discussioni, verranno presto presentate al Consiglio di sicurezza Onu, a New York. Tra probabili veti, possibili rigurgiti di violenza e tutta la precarietà di una soluzione non condivisa, riuscire a prevedere quale sarà la direzione presa dal Kosovo nei prossimi anni resta un’impresa assai difficile. 34 I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 Nel frattempo i problemi, nella vita di tutti i giorni, si accumulano a ritmo preoccupante, a prescindere dall’appartenenza etnica. Certo i black out elettrici, che fino a pochi anni fa segnavano il ritmo dalla giornata, sono diventati più rari e più brevi. Anche la presenza militare, rispetto all’immediato dopoguerra, ma anche dopo i duri scontri interetnici del marzo 2004, è diventata molto meno evidente, più discreta, contribuendo a creare la sensazione almeno esteriore di un paese “normale”. Però, per dirla con Billy-Ibrahim, «mentre si parla di politica, la gente non lavora», e se dal punto di vista politico e diplomatico le cose si muovono con lentezza, dal punto di vista economico e sociale il Kosovo è una provincia e un (forse) ANTI futuro stato in situazione di totale INDIPENDENZA stallo. Già ai tempi della Jugoslavia di Manifestazione Tito il Kosovo ne era una delle regioni serba a Kosovska Mitrovica. più arretrate; oggi non si produce A destra, Martti praticamente nulla, tutto – o quasi –, Ahtisaari, inviato speciale Onu viene importato da fuori. Conseper il Kosovo guenze logiche sono l’alta percentuale di famiglie sotto la soglia di povertà e l’altissimo tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile, una vera e propria piaga sociale che non accenna a ridursi. Nelle pieghe di una situazione bloccata, secondo molti analisti, che da tempo lanciano accorati gridi di allarme, cresce e si consolida un’economia grigia o nera: il Kosovo, che già oggi è uno dei centri europei del transito di traffici illegali (droga, armi e persone), rischia di diventare un paradiso per le organizzazioni criminali. A peggiorare ulteriormente la situazione contribuisce il regime dei visti imposto ai kosovari dall’Unione europea, che di fatto rende molto difficile, se non impossibile, emigrare alla ricerca di migliori prospettive lontano da casa. «Gli europei sono disposti a inviare poliziotti e militari in Kosovo, ma assai meno entusiasti all’idea di aprire le porte ai lavoratori kosovari», ha dichiarato recentemente Gerald Knaus, presidente dell’European Stability Initiative, uno dei più noti istituti di ricerca sui Balcani. Secondo molti, è proprio la mancanza di prospettive, sia in Kosovo che all’estero, uno dei principali fattori che alimentano l’estremismo politico, valvola di sfogo non solo di antichi conflitti, ma anche di insoddisfazioni e frustrazioni di tipo personale. «Mio figlio ha 23 anni, è laureato, ma, come tanti suoi amici, è disoccupato. Ha troppo tempo per pensare, e chi pensa troppo alla fine può combinare qualche guaio». Ismail Bajraktari è uno degli animatori dell’associazione di mutuo-aiuto per ex detenuti politici albanesi Qendresa, un progetto nato negli anni successivi al conflitto e seguito oggi dal Centro kosovaro per l’auto-aiuto di Pristina. «Spesso – racconta in un locale alle porte di Gllogoc-Glogovac, nel Kosovo centro-settentrionale – mi viene da pensare che starebbe meglio lontano da qui. Ma andare via è molto, molto difficile». «Per noi, anche se dovessimo avere la possibilità di relazioni economiche più stabili e forti con la Serbia, non cambierà niente. Tutto rimarrà così com’è; anzi, le cose possono solo peggiorare. Non vedo proprio come potremo migliorare la nostra vita nei prossimi anni», aveva detto qualche giorno prima Vladan Martinovic, giovane direttore serbo di Radio Youth Voice, una delle pochissime emittenti multietniche della provincia, nata nel 2005 nella municipalità di Novo Brdo, forse la più isolata e povera di tutto il Kosovo. Le sue parole sono la conferma che il malessere travalica le frontiere etniche, ed è forse l’elemento che più unisce la popolazione dell’intera provincia. la maggior percentuale di giovani. Proprio per questo, una delle questioni più delicate, di cui si parla poco, riguarda la qualità scadente della scuola, dalle elementari fino alle università. I problemi in questo settore sono molteplici, a partire dalle strutture, spesso carenti, per arrivare al nodo spinoso del personale docente, che ha in genere un basso livello di preparazione e un ancora più basso livello di retribuzione (dunque di motivazione). È difficile dire come e quando il Kosovo riuscirà a risolvere almeno parte dei problemi accumulatisi in questi anni. Il perdurare delle tensioni connesse allo status, oltre a essere una delle prime cause della situazione di stallo, fornisce ai politici locali un ottimo alibi per non parlare del disastroso scenario economico e della propria impotenza ad affrontarlo. Quello che è certo, è che nella regione c’è una grande voglia di normalità. «Dovremmo metterci il passato alle spalle, trovare un accordo, e poi entrare nell’Unione europea tutti insieme – mi ha detto un giorno Husein, commerciante del colorito bazar di Pristina –. La vita è breve, e io credo sia arrivato il momento di viverla…». Scuola, qualità scadente Povertà e disoccupazione non sono però gli unici problemi che devono affrontare i kosovari. Uno dei più gravi e sentiti è senza dubbio la corruzione, diffusa a tutti i livelli dell’amministrazione pubblica. Stando alle informazioni che si raccolgono parlando con chi vive in Kosovo, pagare una tangente è la norma per accedere a ogni tipo di servizio, anche quelli basilari, come sanità e istruzione, per non parlare della giuL’IMPEGNO CARITAS stizia e dei permessi per le attività economiCaritas Italiana mantiene un significativo coinvolgimento che, che nel Kosovo di oggi significano soin Kosovo. Sul piano socio-pastorale, prosegue l’accompagnamento prattutto permessi per costruzioni edilizie. a Caritas Kosovo: produzione di sussidi, supporto per diffondere la rete Basta vedere il ritmo frenetico con cui Pristidelle Caritas parrocchiali e creare centri di ascolto; continua inoltre na sta crescendo, in modo caotico e non piail sostegno all’asilo infantile delle Suore Angeliche di San Paolo, a Prizren. Un altro filone di intervento riguarda la convivenza e l’integrazione nificato, per rendersi conto che la società kointeretnica: tra gli altri interventi, viene sostenuta l’associazione giovanile sovara, per lo meno nella sua componente interetnica che a Novo Brdo ha dato vita a Radio Youth Voice, albanese, dovrà fare presto i conti con tutti i che trasmette da circa due anni. Sul fronte del superamento dei traumi problemi (economici, sociali, ma anche culpost-conflitto, viene finanziato il Centro kossovaro per l’auto-aiuto, fondato turali) che provengono dall’urbanizzazione insieme ad associazioni locali per dare continuità al lavoro avviato con di grandi masse di persone che finora avevaalcuni gruppi di familiari di scomparsi ed ex detenuti politici. Tre giovani no vissuto in realtà prevalentemente rurali. italiani in servizio civile operano infine nell’ambito dei progetti citati. Il Kosovo è anche la regione europea con I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 35 internazionale internazionale contrappunto lotta alla povertà Parte la campagna Caritas-Focsiv “Prima che sia troppo tardi”. L’obiettivo è premere sui governi, perché rispettino gli Obiettivi del millennio e rilancino la lotta alla povertà. Da aprile cartoline da spedire ai “grandi” del G8 IL GENOCIDIO SENZA PADRI E LA MEMORIA SCONVENIENTE di Alberto Bobbio ra non molto scolorerà anche la certezza che quello di Srebrenica e la guerra in Bosnia siano stati genocidio. Accade sempre così, quando le memorie giudiziarie si fanno sparire perché è bene non individuare i colpevoli. Probabilmente la decisione del Tribunale penale internazionale Onu dell’Aja, che ha riconosciuto la volontà di sterminare i bosniaci, ma ha evitato di indicare chi quel disegno ispirò, metterà fretta a coloro che, a Belgrado, si stanno attrezzando a distruggere dossier, bruciare incartamenti, far sparire foto e filmati. Ma senza memoria giudiziaria, la memoria storica resta esposta ai venti dell’oblio e della convenienza politica. sovo Polje sin dal 1989. E il popolo ha lasciato fare, anzi ha capito che ne avrebbe tratto vantaggio e si è gettato anima e corpo nell’impresa. La comunità internazionale ha permesso, con scienza e coscienza, che venisse costruito un perfetto stato-mafia. Ha aiutato Milosevic e i suoi fedelissimi fino alla fine. Quando è morto all’Aja ha tirato un sospiro di sollievo. E l’Onu non solo non ha favorito un processo interno alla nazione serba (non tanto allo stato serbo), ma ha sentenNon si tratta più di sapere cosa è accaziato che non ne vale la pena. La sentenza duto e chi ha commesso i fatti, ma soÈ un brutto pasticcio, anche perché del Tribunale Onu lo di conoscere le inquietudini che in questo modo le Nazioni Unite hanno dell’Aja riconosce quei fatti possono imporre all’ora preassolto se stesse, dopo essere già morte il crimine commesso sente. Non è conveniente, insomma, a Sarajevo. Belgrado ha sempre nascoa Srebrenica. Ma evita ripassare la storia. Soprattutto quando sto le prove e protetto i criminali. Lo di indicare chi lo ispirò. colpevoli sono gli stati: dunque, almehanno fatto tutti i governi, compreso Forse per assolvere no in parte, i popoli e le società che l’ultimo, che appare più democratico e la comunità liberale. L’Onu e i governi occidentali, le non si sono opposti con tenacia, che internazionale. E i morti alleanze militari, i contingenti succehanno lasciato fare opposizione solo a di Bosnia continuano dutisi sul campo non si sono impegnapiccoli gruppi di persone che, naturala chiedere: perché? mente, noi poi chiamiamo eroi. È acti a fornire uno straccio di prova, di brocaduto per la “Rosa Bianca” durante il gliaccio, di registrazione satellitare che nazismo, è accaduto per un pugno di professori dell’uni- potesse dimostrare l’allegra propensione al genocidio di Miversità di Belgrado e gli studenti di Otpor. losevic e soci, per il semplice fatto che avrebbe messo in discussione l’assenza di ogni propensione occidentale a ferL’allegra propensione mare quel massacro. Di fronte a una tale scelta, non serve E la comunità internazionale? A Londra e negli Stati Uniti neppure più consegnare i superlatitanti Mladic e Karadzic, si sapeva dei campi di sterminio nazisti. Ma nulla è stato capi militare e politico dell’assedio a Srebrenica e alla Bosnia. fatto. Nelle cancellerie del mondo intero si sapeva che nei Perché non saranno loro a ristabilire la verità. Balcani sarebbe finita in quel modo. Ma nulla è stato fatto C’è una domanda che i morti hanno sempre fatto a per evitare i massacri e – ora si dice giustamente –, il ge- chi ha avuto il terribile privilegio di guardarli ammazzanocidio. Il “Memorandum” dell’Accademia delle scienze ti nelle vie di Sarajevo, infilati nei sacchi bianchi appena di Belgrado, pubblicato a metà degli anni Ottanta, era la tolti dalle fosse comuni: perché? La sentenza dell’Aja ha giustificazione ideologica di tutto: la comunità internazio- autorizzato, definitivamente, a far sparire ogni esegesi nale ci ha riso sopra. Milosevic e i suoi volonterosi genera- del concetto di genocidio. E molti nel mondo tireranno li hanno plasmato l’opinione pubblica dalla piana di Ko- un sospiro di sollievo. T 36 I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 INVERTIAMO LA ROTTA VERSO UN MONDO PIÙ GIUSTO di Roberta Dragonetti ‘‘P MISSIONE CLESSIDRA Il tempo sta per scadere: manifesto e cartolina della campagna invitano i leader mondiali a cambiare strada per uno sviluppo più equo rima che sia troppo tardi”. Il titolo può apparire allarmistico. Ma è pertinente alla portata (etica, politica, socio-economica) della sfida. Caritas Internationalis e Cidse (la confederazione mondiale delle ong di ispirazione cristiana) hanno lanciato una nuova campagna per la lotta contro la povertà. In Italia l’iniziativa viene fatta propria da Caritas Italiana e Volontari nel mondo - Focsiv, in collaborazione con altre realtà associative (Acli, Associazione Papa Giovanni XXIII, Ac, Cimi, Cisl, Coldiretti, Cvx, Gioc, Masci, Mcl, Mgs, Mrc, Ofs d’Italia, Pax Christi, Ucim). Siamo a metà del cammino indicato nel 2000 dall’Assemblea generale dell’Onu, e al quale hanno aderito decine di paesi, per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del millennio. Ma i progressi sono ancora troppo lenti e lo sradicamento della povertà entro la data indicata (2015) diventa sempre più improbabile. Un rapporto Onu del settembre 2006 evidenzia i passi in avanti e mostra al tempo stesso quanta strada ci sia ancora da percorrere. I poveri diventano sempre più poveri, nel nord come nel sud del mondo, e gli squilibri accrescono ingiustizie e conflitti. In alcune aree del mondo, soprattutto in Africa, le disparità di ricchezza restano enormi e milioni di persone subiscoI TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 37 internazionale internazionale guerre alla finestra lotta alla povertà no ancora condizioni di vita inaccettabili. Uno sforzo massiccio si rende dunque necesIL SITO E I MATERIALI sario per ricordare ai governi dei paesi ricchi, e Una campagna vive di efficaci strumenti di animazione. dei paesi poveri, il loro dovere di sradicare la poNon solo cartoline, ma anche materiali per gli animatori, documenti, vertà e di realizzare la giustizia sociale. A giugno schede tematiche: tutto sarà disponibile sul sito internet si terrà in Germania l’annuale vertice del G8, che www.primachesiatroppotardi.it, che offrirà anche aggiornamenti vedrà coinvolti gli otto paesi più ricchi del monsulle iniziative realizzate nell’ambito della campagna. do. Sarà una nuova occasione per ricordare ai Dal sito sarà possibile scaricare i materiali che compongono il kit dell’animatore e documenti come La terra è vita (realizzato “grandi” del pianeta l’urgenza di trasformare in da Focsiv in collaborazione con l’Ufficio per i problemi sociali impegni concreti le promesse assunte. e il lavoro della Cei, Coldiretti, Ugc-Cisl, Fai-Cisl, Acliterra), Etica, I promotori della campagna si erano già mobilisviluppo e finanza (realizzato dal gruppo di studio “Etica e finanza” tati nel 2005. Le loro azioni di pressione avevano dadell’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro della Cei), oltre to frutti: i governi del G8 riuniti a Gleanegles, in Scoalle schede tematiche La questione sociale mondiale zia, si erano impegnati a cancellare il debito estero e La pienezza di una vita solidale (sugli stili di vita), che offrono dei paesi poveri, seguendo le richieste giunte tramivalidi spunti per proporre momenti formativi individuali e comunitari. te 350 milioni di cartoline spedite ai leader dei paesi sviluppati. L’anno scorso, inoltre, più di 23 milioni di persone in oltre 80 paesi si sono “alzate in piedi” in ocPer partecipare attivamente alla campagna e aderire casione della Giornata mondiale di lotta alla povertà del 17 alle richieste anche quest’anno si possono spedire cartoliottobre, per ribadire l’importanza di centrare gli otto ne, nei mesi di aprile e maggio, ai leader del G8. Le cartoObiettivi di sviluppo del millennio. line verranno diffuse in modo capillare attraverso le reti locali degli organismi promotori e in collaborazione con Cinque richieste precise ong, associazioni e parrocchie. La campagna Caritas-Focsiv 2007 intende celebrare il quaL’azione internazionale, insomma, nasce dall’imperantennale dell’enciclica di Paolo VI Popolorum progressio gno comunitario e individuale. La campagna intende in(caposaldo della riflessione magisteriale sui temi dello svi- fatti essere un’opportunità per richiamare anche parrocluppo) e dà continuità alle azioni di mobilitazione globale, chie, movimenti, associazioni e ogni cittadino a prendere facendo pressione sui governi del G8 perché vengano ri- maggiore coscienza del ruolo che ognuno deve assumere spettati gli impegni internazionali, in particolare sull’au- per invertire la rotta e raggiungere nel 2015 l’obiettivo delmento degli aiuti pubblici allo sviluppo, sulla cancellazio- lo sradicamento della povertà. Una cartolina da sola non basta, ma può essere un punto di partenza per stimolare ne del debito e sulla corretta gestione dei finanziamenti. All’insegna dello slogan “Invertiamo la rotta”, la cam- tutti ad accrescere le proprie conoscenze e acquisire una maggiore consapevolezza del legame che esiste tra scelte pagna formula ai governi cinque richieste precise: personali, familiari e comunitarie e il loro impatto sul re■ destinare entro il 2010 lo 0,51 % del Pil all’aiuto pubblico allo sviluppo, per arrivare, nel 2015, allo 0,7%, come sto del mondo. La povertà non è un destino, ma una condizione. Non è una disgrazia, ma un’ingiustizia. stabilito dalla Conferenza di Monterrey nel 2002; Troppe volte i nostri atteggiamenti sembrano segnati ■ garantire la partecipazione della società civile e delle ong dei paesi poveri ai processi decisionali relativi al- da indifferenza, rassegnazione, disillusione, pessimismo. Ma il problema della fame non può essere delegato a l’impiego degli aiuti; esperti delle organizzazioni internazionali, tecnici dello ■ assicurare che l’aiuto allo sviluppo non sia concesso a condizioni politiche ed economiche dannose per i cit- sviluppo o decisori delle politiche internazionali. Dev’essere affrontato con serietà dai cittadini del mondo. Aptadini in generale e i poveri in particolare; profondire le cause di povertà, conflitti e squilibri globali, ■ assicurarsi che le risorse liberate dalla cancellazione del debito siano aggiuntive e non calcolate tra quelle desti- mettere in connessione i fatti sociali e politici che stanno trasformando in maniera così tumultuosa il nostro pianenate alla cooperazione internazionale; ta è un modo serio di affrontare il problema della povertà. ■ garantire la coerenza delle politiche finanziarie e commerciali internazionali, quale presupposto fondamen- È un segno tangibile di condivisione, di partecipazione attiva, di conversione del cuore e dello spirito. tale per lo sviluppo dei paesi più poveri. 38 I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 CONFLITTI E RELIGIONE, OGGI IL NOME DI DIO È PACE di Paolo Beccegato e violente vicende irachene e afgane ripropongono in continuazione la questione del rapporto tra guerra e religione. Ovvero la questione delle guerre “di religione” e delle guerre “giuste”. La chiesa cattolica, dopo l’11 settembre, compreso il “salto qualitativo” del terrorismo, ha inserito tale fenomeno in un contesto interpretativo più ampio, che tiene conto anche dell’instabilità internazionale nelle diverse aree geopolitiche, dell’insufficiente sviluppo della giustizia economica, dei fallimenti nella lotta alla povertà e nell’affermazione dei diritti. La più esplicita enunciazione circa condizioni e criteri che consentono un ricorso allo forza, nonostante il presupposto morale contro di essa, la si trova in un documento pastorale dei vescovi cattolici degli Stati Uniti del 1983 (La sfida della pace: la promessa di Dio e la nostra responsabilità). I vescovi Usa ridefiniscono lo ius ad bellum (il diritto all’uso della forza) in relazione a sette criteri: esso deI pontefici Benedetto XVI e Giove rispondere a una giusta causa (la vanni Paolo II, col contributo di diverguerra è consentita solo per protegIl pensiero della chiesa si episcopati nazionali (in particolare gere vite innocenti, a fronte di una cattolica in tema quelli statunitense, tedesco e francegrave e concreta minaccia), essere didi guerra si è molto se), in linea con l’enciclica di Giovansposto da un’autorità competente, evoluto dopo ni XXIII Pacem in terris e le scelte obbedire a un concetto di giustizia il Concilio Vaticano II. compiute da Paolo VI, hanno sviluprelativa (occorre relativizzare ogni Gli ultimi papi hanno pato una riflessione che è di fatto un pretesa assoluta e ridurre al minimo sviluppato un nuovo corpus di morale sociale e internazioindispensabile l’uso della forza), dicorpus dottrinale. nale sul tema della pace in rapporto pendere da una retta intenzione (miIl contributo di un rata alla ricerca della pace e della riallo sviluppo e alla democrazia: esso importante documento riguarda particolarmente la libertà reconciliazione, abbreviando i conflitdei vescovi Usa ligiosa come fondamento della diti), costituire l’estremo rimedio, pregnità, il rifiuto della guerra come strusentare una probabilità di successo (il mento di regolamentazione dei conflitti, il dovere di svi- ricorso irrazionale alla forza o la resistenza disperata vanluppare la pace come nome di Dio da parte delle religioni. no prevenuti), rispondere a un criterio di proporzionalità (relativo al rapporto tra danni inflitti, costi da pagare e benefici che ci si aspetta di ottenere, compresi gli effetti che “Alienum a ratione” È soprattutto con il Concilio Vaticano II che si avvia l’ag- un conflitto locale scatena su scala mondiale). giornamento dell’insegnamento della chiesa sulle queDurante la guerra in Vietnam, a un certo punto (1971) stioni della pace, della guerra giusta e della non-violen- i vescovi americani presero posizione contro la prosecuza: si tratta della visione profetica di una pace positiva, zione dell’impegno militare statunitense, dal momento non più fondata sull’equilibrio delle armi e sull’assenza che il conflitto aveva raggiunto un tale livello di devastadi guerra, ma intesa come dono di Dio al mondo, che gli zione per l’avversario e di danni interni alla società statuuomini devono saper godere, realizzando tra loro rap- nitense che una sua continuazione non era giustificabile. porti basati sulla fiducia reciproca e sulla giustizia. La so- Per lo sviluppo dell’insegnamento della chiesa quel doluzione dei conflitti affidata alla guerra è definita, secon- cumento si è rivelato assai importante, perché ha esplicido questa impostazione, come fenomeno alienum a ra- tato e dettagliato modalità non-violente contenute nella tione (estraneo alla ragione umana). tradizione cristiana per la costruzione della pace. L I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 39 agenda territori ottoxmille PALERMO Un centro di ascolto per aiutare chi soffre di dipendenze patologiche Riceve il lunedì mattina e il mercoledì pomeriggio. E si rivolge a una categoria particolare di “poveri”: non quelli che mancano di mezzi economici, o di casa e lavoro, ma le persone che sono vittime di dipendenze patologiche (sostanze, ma anche gioco, uso delle tecnologie, consumi, ecc). Nel centro diocesano Agape la Caritas diocesana di Palermo ha promosso l’apertura (a fine febbraio) di un centro di ascolto per dipendenze patologiche, gestito dall’Opera don Calabria. Il centro si avvale di un’équipe pluridisciplinare (assistenti sociali, operatori di strada, psicologi) che offre orientamento e consulenza specialistica, tramite colloqui di sostegno individuale, familiare e di gruppo. 40 MILANO TRENTO Da esclusi a imprenditori grazie al microcredito A scuola di servizio, “incontri sociali” con 500 studenti Premiato dalla provincia di Milano a inizio marzo. Ma soprattutto capace, in sette anni di attività, di favorire l’avvio di ben 74 attività imprenditoriali, erogando prestiti ad altrettante persone (per il 70% stranieri). La fondazione San Carlo (onlus promossa da Caritas Ambrosiana e dall’arcidiocesi di Milano) conduce un progetto di microcredito al lavoro che consiste nella concessione di prestiti di modesto ammontare a persone socialmente svantaggiate che intendono avviare microimprese o attività lavorative autonome e non riescono ad accedere alle consuete forme di finanziamento. I prestiti (massimo 7.500 euro) vanno restituiti in 36 rate mensili, a un tasso di interesse agevolato (2,5%); per ottenerli non si è tenuti a offrire garanzie personali, anche se un comitato di valutazione si riserva la facoltà di richiederle a terzi. In sette anni di attività sono stati erogati 382.700 euro, grazie anche al supporto di tre istituti bancari. Più di 500 ragazzi delle scuole superiori sono stati raggiunti dall’iniziativa “Incontri sociali - esperienze di avvicinamento ai servizi alla persona e al lavoro sociale”, realizzata dalla Caritas diocesana e dal dipartimento istruzione della provincia autonoma di Trento. Il progetto nasceva dall’intenzione di avvicinare i giovani al mondo del servizio alle persone in difficoltà tramite incontri informativi e di sensibilizzazione, ma anche esperienze di tirocinio, stage e volontariato. Tra i ragazzi raggiunti, una settantina hanno svolto periodi di attività (dalle 15 alle 50 ore) all’interno di realtà del territorio che si occupano di minori a rischio, persone diversamente abili, anziani e disagio psichico. Ora il progetto prosegue con alcune scuole e avvierà un’altra sessantina di ragazzi all’esperienza di servizio. Per i giovani, I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 la Caritas di Trento ha lanciato anche il concorso “Alla scoperta della carità”, che chiede di produrre testi ispirati ad alcuni passi dell’enciclica di Benedetto XVI Deus caritas est. Salima, la primogenita di Progetto Casa: figlia dell’accoglienza, segno di pace e speranza BOLZANO Donne senza dimora l’altra faccia dell’otto marzo L’altra faccia dell’8 marzo. È quella messa in luce dalla Caritas diocesana di Bolzano-Bressanone, che in occasione della festa della donna ha reso noti dati e riflessioni proposti dall’esperienza di Casa Margaret, un centro d’accoglienza (alloggio, pasti, docce, colloqui individuali) per donne senza dimora e con problemi di esclusione sociale. Nel 2006 sono state 138 le donne che hanno rivolto domanda di accoglienza alla struttura; 70, per motivi di posto (i posti letto sono 18), vi hanno trovato ospitalità. Le donne accolte hanno vissuto spesso, nelle famiglie d’origine, vicende di rifiuto, emarginazione e violenza. Casa Margaret ha aperto le porte nel novembre 1998; finora ha offerto alloggio temporaneo a 480 donne di diverse nazionalità e religioni. Fra le donne che giungono a Casa Margaret l’incidenza della depressione è altissima; le malattie gravi, come il cancro, sono in aumento; le dipendenze e i disturbi alimentari pure. «Sono donne sono molto fragili, ma allo stesso tempo molto forti», ha sintetizzato la responsabile, Giulia Frasca, che a nome della Caritas ha auspicato che alle donne senza dimora venga attribuita maggiore attenzione da parte di istituzioni, comunità e cittadini. di Massimiliano Cossa UNA BIMBA DI NOME PACE Sopra, insieme alla mamma e al fratellino, la piccola Salima. Sotto, un alloggio di Progetto Casa Creare una rete diocesana di accoglienze abitative per famiglie in difficoltà. Con questa finalità, grazie anche al finanziamento di Caritas Italiana tramite i fondi Cei otto per mille, nel settembre 2006 è partito nel territorio di Como il progetto Casa (Comunità aperta solidale e accogliente). Già da tempo alcune parrocchie avevano messo a disposizione della Caritas diocesana alloggi per ospitalità definite “di emergenza”. Il bisogno-casa è emerso negli ultimi anni in modo sempre più evidente, sia dalle ricerche dell’Osservatorio delle povertà e delle risorse, sia dalle relazioni sociali degli undici centri di ascolto zonali della diocesi. Così oggi sono disponibili nove alloggi, sei forniti da parrocchie, uno da un privato, due da un’associazione. Uno solo di essi è utilizzato per ospitare persone sole (con un progetto personalizzato, per tre-quattro mesi); gli altri otto accolgono famiglie. Sono i centri di ascolto a raccogliere le segnalazioni, quindi ad articolare, in collaborazione con un operatore della Fondazione Caritas solidarietà e servizio onlus (il braccio operativo della Caritas diocesana), il progetto di accoglienza. Generalmente, all’inizio è prevista un’ospitalità di quattro mesi, ma a seconda dei casi vengono concesse proroghe. Il compito dell’operatore e del centro di ascolto è accompagnare i nuclei, per favorirne il graduale reinserimento sociale e la riconquista dell’autonomia rispetto alla risorsa-casa. Riuscire a gestire le accoglienze in modo proficuo permette anche di allargare la rete degli alloggi; il numero delle abitazioni disponibili è in aumento e il progetto si pone anche l’obiettivo, data la crescente richiesta, di incrementare ulteriormente le possibilità di accoglienza. Riscoprire le proprie risorse Fornire risposte concrete permette anche di educare le comunità parrocchiali all’accoglienza, non teorica ma vissuta nel quotidiano. Dopo aver fornito uno spazio concreto (la casa), è fondamentale avvicinarsi con delicatezza alle famiglie in difficoltà, per condividere la situazione che hanno vissuto e che le ha portate a ritrovarsi senza un’abitazione. La vicinanza stimola le persone a riscoprire le proprie risorse; se c’è la disponibilità di un reddito o appena si trova il lavoro a un componente della famiglia, viene consigliato il risparmio di una cifra mensile, che sarà poi utilizzato (quasi sempre) per affittare una nuova abitazione. Per una corretta gestione delle accoglienze ci si avvale della consulenza di un legale e alle famiglie accolte viene fatto firmare un patto di ospitalità. Nella case vengono accolte famiglie sia italiane che straniere. L’ultima accolta è una coppia con due figli proveniente dal Marocco. Dopo tanti anni vissuti da solo nel nostro paese, lui ha deciso di riunire la famiglia. Per completare l’iter burocratico è dovuto rientrare nel suo paese d’origine. Ritornato in Italia, si è recato dai parenti che gli avevano promesso ospitalità, ma essi dopo pochi giorni lo hanno dovuto allontanare «perchè il padrone di casa si è lamentato». Così l’intera famiglia (la moglie era all’ottavo mese di gravidanza) si è presentata al centro d’ascolto di Como, chiedendo con urgenza un’abitazione. Fortunatamente un alloggio era ancora disponibile. Il 4 marzo è nata l’ultima ospite, Salima (Pace). La primogenita di progetto Casa: una presenza e un nome che suscitano speranza. I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 41 agenda territori bacheca “Terrafutura” riflette sul lavoro, per creare un domani sostenibile L’appuntamento si avvicina. E anche i contenuti, espositivi e culturali, si vanno precisando. Terrafutura, la mostra-convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità, tornerà alla Fortezza da Basso di Firenze, con la sua quarta edizione, da venerdì 18 a domenica 20 maggio. Promossa e organizzata dalla Fondazione culturale Responsabilità Etica onlus per conto del sistema Banca Etica e da Adescoop - Agenzia dell’economia sociale, la manifestazione è realizzata in partnership con Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle utopie concrete e Legambiente, soggetti che concorrono soprattutto alla definizione dell’intenso programma culturale (nell’edizione 2006 si sono contati 180 appuntamenti tra conferenze, seminari e laboratori, per 700 relatori totali, da aggiungere agli oltre 72mila visitatori, le 400 aree e i 3mila enti della parte espositiva). Terrafutura è infatti un’ottima vetrina non solo per conoscere progetti, prassi e prodotti dell’economia sociale ed ecosostenibile, ma anche per ripensare in maniera globale il nostro “abitare la terra”. Le questioni sociali, ambientali ed economiche sono, secondo i promotori, assolutamente inscindibili: dopo aver dedicato le precedenti edizioni al tema dei beni comuni e del consumo di risorse, in particolare per quanto riguarda l’energia, quest’anno la riflessione si concentrerà sul tema del lavoro. Essa si svilupperà in tre sessioni di approfondimento (“Lavoratori o lavoro? Diritti e doveri”, “Lavorare al tempo della globalizzazione”, “Imprese, lavoro, sostenibilità”, in programma nelle mattine di venerdì, sabato e domenica), proposte unitariamente dagli organizzatori del programma culturale e caratterizzate dalla presenza di relatori internazionali di altissimo livello. Creato e servizio civile, momenti Caritas In questa arena delle pratiche e dei pensieri che anticipano un diverso modello di sviluppo, Caritas Italiana sarà presente, oltre che con un proprio stand, con proposte culturali di grande spessore. Nella mattinata di venerdì 18 monsignor Vittorio Nozza, direttore di Caritas Italiana, parteciperà come relatore alla sessione inaugurale. Caritas proporrà anche due approfondimenti autonomi, presentando un nuovo cofanetto con quattro opuscoli sul tema della salvaguardia del creato e una riflessione sulle prospettive del servizio civile nazionale, a partire dagli esiti della recente ricerca Caritas-Doxa in materia (vedi IC 2/2007). 42 I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 ROMA Comunità-alloggio per reinserire i carcerati È stata inaugurata il 23 febbraio la nuova sede della comunità-alloggio per detenuti gestita dall’associazione Volontari in carcere, promossa dalla Caritas diocesana di Roma. Il nuovo appartamento-villetta può ospitare fino a 14 persone ed è un servizio nato per favorire il reinserimento dei detenuti assistiti dalla Caritas all’interno dei quattro istituti penitenziari di Rebibbia, a due passi dai quali ha sede. La casa consente di riavvicinare al mondo libero detenuti e detenute durante i permessi premio e di favorire il loro incontro con i parenti che provengono da altre città e non possono permettersi le spese dell’alloggio. Dal 1989 sono stati oltre 1.600 gli ospiti delle comunità-alloggio di Volontari in carcere, alcuni accolti anche da famiglie: 911 stranieri (di 65 paesi) e 699 italiani, compresi anziani bisognosi di assistenza, persone sole, donne in gravidanza rimaste sole. A Rebibbia l’associazione opera attraverso i centri di ascolto e la cooperativa Eteam, che promuove il reinserimento lavorativo dei detenuti operando nei settori edilizio e informatico. MANFREDONIA C’è il terreno per realizzare la Casa della carità Il consiglio comunale di Manfredonia (Fg) ha deliberato di cedere gratuitamente un suolo alla curia arcivescovile di Manfredonia - Vieste - San Giovani Rotondo, perché vi sia costruito un centro sociale della Caritas per dare accoglienza a persone bisognose. Secondo il progetto, la “Casa della carità” ospiterà un centro diocesano Caritas con uffici e punti di ascolto; locali di deposito per raccolta di beni di prima necessità; un centro di prima accoglienza per bisognosi e immigrati con relativi servizi (visite mediche e infermieristiche, punti di ascolto, servizio doccia, servizio mensa) e struttura ricettiva per una quarantina di persone; una struttura ricettiva per sacerdoti anziani (dieci posti letto); un auditorium con annessi servizi e sale per gruppi di studio. Sono inoltre previste due palazzine per accogliere famiglie bisognose (ragazze madri, casa famiglia) e un alloggio per una comunità di suore. MAZARA DEL VALLO Limoni e mandarini dagli alberi del boss alle tavole dei poveri Limoni e mandarini provenienti dal terreno confiscato al boss mafioso Nunzio Spezia sono stati destinati alle mense Caritas di Marsala e Salemi. E a raccoglierli, la prima domenica di marzo, è stato l’“esercito” dei volontari della fondazione San Vito onlus (promossa dalla diocesi di Mazara del Vallo per i progetti sociali nel territorio). L’idea di avviare una raccolta degli agrumi nel fondo agricolo di contrada Cusa, oggi nelle disponibilità del patrimonio comunale di Campobello di Mazara (Tp), è stata del presidente della fondazione e direttore della Caritas diocesana, don Francesco Fiorino, ed è stata “sposata” dal sindaco Ciro Caravà, che l’ha autorizzata. Gli alberi, nonostante non siano stati curati negli ultimi anni, sono carichi di frutti che nessuno ha mai raccolto. Per non sprecarli e utilizzarli nelle mense Caritas e a favore di famiglie bisognose, si sono riciclati in raccoglitori, oltre ai volontari, anche gli amministratori comunali. sto in campagna Prima la gente, poi i brevetti: una firma per i farmaci generici Una firma per salvaguardare il diritto di milioni di persone a ricevere i farmaci salvavita. Una firma per la campagna “Prima la gente, poi i brevetti”, lanciata da Medici senza frontiere per chiedere alla compagnia farmaceutica svizzera Novartis di rinunciare alla causa avviata presso l’alta corte di Madras per ribaltare una decisione dell’ufficio indiano per i brevetti, che nel gennaio 2006 aveva respinto la richiesta della multinazionale di brevettare il Glivec, un farmaco impiegato nella terapia salvavita contro la leucemia mieloide cronica. Nel tentativo di ribaltare la decisione, secondo Msf la Novartis sta cercando di far dichiarare l’intera nuova legge indiana sui brevetti incompatibile con gli Accordi internazionali sulla proprietà intellettuale (Trips) fissati dall’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Secondo Msf, la normativa indiana è molto equilibrata, perché assicura il brevetto solo a prodotti veramente innovativi (escludendo i miglioramenti apportati su principi attivi già noti), e indispensabile per assicurare la produzione di medicine a prezzi accessibili. Msf ricorda che l’India è una delle principali fonti di farmaci generici a prezzi accessibili (circa la metà dei farmaci utilizzati nella lotta all’Aids nei paesi poveri provengono dall’India): questa fiorente produzione è stata possibile perché – fino al 2005 – l’India non riconosceva brevetti sui medicinali. Se Novartis vincesse la causa, l’India dovrà concedere più facilmente i brevetti e per i produttori di farmaci generici diventerà quasi impossibile continuare a vendere medicinali uguali a quelli delle multinazionali, ma molto meno costosi. La replica Novartis si difende dalle accuse e sostiene la sua causa nel tribunale indiano affermando che essa è finalizzata al riconoscimento della proprietà intellettuale e non riguarda l’accesso ai farmaci. Addirittura Novartis, attraverso il programma Gipap, fornisce gratuitamente il Glivec a più di 19 mila pazienti (dei quali 6mila in India) in 80 paesi del mondo. Novartis contesta le disposizioni della legge indiana che hanno portato al rifiuto della tutela brevettuale per il farmaco, considerato (secondo la multinazionale) “una delle maggiori innovazioni terapeutiche del ventesimo secolo”. L’azione legale avviata non vuole invece contestare, secondo Novartis, le limitazioni contenute nelle leggi sui brevetti. Per saperne di più www.msf.it e www.novartis.it I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 43 villaggio globale in vetrina CD-ROM VIDEO “Mattoni di pace”, i giovani navigano verso la nonviolenza “Vieni e vedi”, un regista d’eccezione illustra l’avventura di Progetto Policoro L’obiettivo del cd-rom è chiaro sin dal titolo: Mattoni di pace. Per costruire un decennio di nonviolenza. A partire dagli adulti di domani, viene da aggiungere. Perché si tratta di materiale che si rivolge principalmente ai ragazzi della scuola media superiore e ai loro insegnanti. È suddiviso in dieci aree semplici da navigare, ma ricche di approfondimenti: l’area Azioni propone materiali relativi a campagne e manifestazioni, ma si può navigare anche nelle aree Educazione, Personaggi, Guerre dimenticate, Giochi e Musica. Il cd è prodotto dal Comitato italiano decennio, nato dopo che l’Assemblea generale dell’Onu ha proclamato il periodo 2001-2010 decennio internazionale per la promozione di una cultura di nonviolenza e di pace per i bambini del mondo. INTERNET Editori cattolici uniti in un portale che valorizza i libri Dieci anni di Progetto Policoro. Dieci anni di un’iniziativa che nelle regioni del mezzogiorno d’Italia ha generato, tra i giovani, molti “segni di speranza”. Vieni e vedi è il dvd (45 minuti) che racconta un decennio di progetti e di realizzazioni, di pensiero e di lavoro, di formazione e di voglia di riscatto, promosso dall'Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei, dal Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Cei e da Caritas Italiana. Il dvd, il cui filmato è stato realizzato dal giovane ma già affermato regista Eugenio Cappuccio (ultimo film, “Uno su due”), presenta il percorso del progetto attraverso le diversi componenti che rendono possibile la sua realizzazione nel territorio: diocesi, tutor, animatori di comunità, segreterie regionali, gesti concreti. Ma soprattutto ritrae e dà voce a tutti i giovani che, grazie a Progetto Policoro, hanno incominciato una storia lavorativa autonoma, coinvolgendo altri amici a fare, costruire, lavorare: immagini e storie che partono dalla solidarietà e dalla voglia di creare vero sviluppo di un territorio, piuttosto che dall’ambizione di profitto di singoli individui. INFO www.progettopolicoro.it titoli religiosi. Nel sito, oltre alle notizie e alle segnalazioni di novità ed eventi, interessante è la sezione “Pensare i/n libri”, che accoglie articoli di opinione sull’editoria, proponendo anche una scelta di letture tratte dalle riviste degli editori che aderiscono al progetto. INFO www.rebeccalibri.it SUSSIDI L'editoria cattolica italiana si riunisce sotto un unico portale. È infatti attivo Rebeccalibri.it, sito internet del Consorzio per l’editoria cattolica, che ha sede a Bologna e del quale fanno parte cinque gruppi editoriali: Editrice Elledici, Edizioni Dehoniane di Bologna, Edizioni Messaggero di Padova, Edizioni Paoline e San Paolo. Il portale raccoglie notizie e approfondimenti, in particolare sull’editoria religiosa in Italia. Ospiterà anche una banca dati bibliografica per gli editori che pubblicano 44 I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 Primato della carità: un agile opuscolo fa riflettere e pregare Un agile opuscolo di 24 pagine, per costruire un percorso di conoscenza della carità del cristiano e della chiesa, alla luce dell’enciclica di papa Benedetto XVI Deus caritas est. L’opera si intitola Prima di tutto la carità, è edita da Tau e curata da don Giancarlo Perego, di Caritas Italiana. Sei le tappe in cui il percorso è suddiviso: le prime due ricordano che “La Chiesa è comunità d’amore”; poi ci si concentra su “Le caratteristiche della chiesa cristiana”, “La storia della carità, come storia di santità nella chiesa”, “La Caritas in Italia e nel mondo”, “Il di più della carità”. A conclusione, una piccola collezione di grandi preghiere di Madre Teresa, Madeleine Delbrel e Benedetto XVI, aperta dall’Inno alla carità di san Paolo. L’opuscolo, per le parrocchie che ne faranno richiesta, è personalizzabile in prima e quarta di copertina. INFO www.editricetau.com SUSSIDI Viaggiatori leggeri, pagine per imparare l’integrazione È la prima fatica editoriale della Caritas diocesana di Vicenza. E il primo anello di una nuova collana editoriale, denominata “Il seminatore”. Il viaggiatore leggero è un libro destinato ai bambini fra 8 e 13 anni ma vuole essere anche uno strumento a disposizione di insegnanti, educatori e genitori per educare alla multiculturalità e all’integrazione fra persone e popoli diversi: le sue 54 pagine illustrate contengono sei fiabe del nord e del sud del mondo e diciotto giochi di gruppo. “L’amicizia tra la tartaruga e l’aquila”, “La lepre e la pernice”, “Il ragazzo e l’asino”: le fiabe raccolte presentano ai più piccoli, attingendo a miti e leggende, la natura umana e i misteri dell’esistenza. I giochi inseriti nel libro prevedono invece una partecipazione collettiva, promuovendo la comunicazione e un’identità di gruppo: il gioco del nascondino all’incontrario, per esempio, prevede che ci si unisca a chi viene scovato, condividendo lo spazio e collaborando. Il viaggiatore leggero verrà diffuso in libreria (costo 7 euro), ma può essere richiesto anche alla Caritas diocesana. INFO tel. 0444.30.49.86, [email protected] www.decennio.org PERIODICI “Se vuoi”, pagine per chiarire la propria strada Contributi di esperti in vari campi (biblico, vocazionale, psicologico, ecc), che rispondono alle domande dei lettori e propongono itinerari di crescita umana e spirituale; testimonianze e interviste a persone che vivono vocazioni diverse (matrimonio, sacerdozio, vita consacrata, impegno laicale); presentazione di movimenti e comunità; tracce per incontri di orientamento; pagine di Danilo Angelelli Oltre Sanremo: triplo Cristicchi per parlare dei “santi silenziosi” Dal palco di Sanremo ha messo d’accordo pubblico e critica. Ma il suo progetto va ben oltre un festival della canzone. Anzitutto parte da esperienze di volontariato (servizio civile compreso) all’interno di diversi centri di igiene mentale, dall’aver imparato in quelle strutture l’arte dell’ascolto, dall’aver conosciuto persone portatrici di gesti e di parole densi di dolore, ma anche di fantasia, di urgenza di comunicare. Esperienze e attenzioni che il trentenne cantautore romano ha concretizzato prima con uno spettacolo teatrale costruito con vecchie lettere dei pazienti del manicomio San Girolamo di Volterra e oggi con un’ulteriore declinazione MEZZI DIVERSI, in tre diverse forme espressive: un libro, UN SOLO SCOPO Le copertine di libro un dvd-documentario e il cd con le nuove canzoni. e cd di Simone Cristicchi, autore del brano “Ti regalerò La labilità del confine una rosa”, che ha Nel libro, Centro di igiene mentale (Mondadori, 248 vinto Sanremo 2007 pagine), oltre alle già citate lettere, c’è il racconto del viaggio di Cristicchi nei “residui manicomiali” italiani e il resoconto emozionato dei tanti incontri avuti. Documenta lo stesso viaggio il dvd-documentario, Dall’altra parte del cancello, che, attraverso le immagini, coglie la poesia di volti dolorosi ma pieni di dignità. Nei suoi 120 minuti, il filmato propone anche le testimonianze di infermieri e psicologi, e brevi interventi di artisti capaci di raccontare con accenti poetici realtà scomode, come Ascanio Celestini, Caparezza, Samuele Bersani. Il dvd è distribuito in una versione speciale insieme all’omonimo cd con la canzone vincitrice del Festival 2007, Ti regalerò una rosa, e altre dieci tracce, tra cui una lettera del manicomio di Volterra datata 1901, accompagnata dalle note del pianoforte di Giovanni Allevi. È dunque un’operazione concept, cioè un’idea declinata in modi diversi, quella di Simone Cristicchi, che tenta di dare visibilità a una realtà spesso dimenticata e rimossa. Sottolineando la labilità del confine fra chi è sano di mente e chi no, l’autore ci fa conoscere la bellezza di coloro che chiama i “santi silenziosi”. Si può dare il benvenuto a un progetto del genere, che, pur non alieno a logiche di marketing, conserva un suo bozzolo di onestà. Ma occorre ricordare che, al di là dell’angolazione poetica, c’è un disagio mentale che esiste. E che va assolutamente riconosciuto e accolto. I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 45 storie di speranza villaggio globale aperte ai lettori; “fotolinguaggi” per riflettere attraverso immagini e parole; una rubrica sulla musica. Tutto questo e molto altro è contenuto nella nuova rivista bimestrale Se vuoi, pensata per i giovani e curata dalle Suore Apostoline, fondate da don Giacomo Alberione. La rivista nasce nell’ambito della missione della congregazione: tener viva nella chiesa la coscienza della vita come vocazione e aiutare i giovani a porsi in maniera chiara e serena la domanda vocazionale. INFO www.apostoline.org PERIODICI “Mondi migranti”, rigore scientifico e dibattito culturale Una rivista quadrimestrale, per elevare la qualità del dibattito scientifico sul tema, favorire lo scambio con la produzione scientifica internazionale sull’argomento offrire la possibilità di pubblicazione a lavori meritevoli. Sono questi gli obiettivi che si propone Mondi migranti. Rivista di studi e ricerche sulle migrazioni internazionali, promossa e realizzata dal Centro studi Medì – Migrazioni nel mediterraneo, in collaborazione con due dipartimenti delle università di Genova e Milano. Ogni numero si comporrà di una sezione monografica e di spazi per altri argomenti; quanto all’approccio, si propone come strumento “meticcio”, in grado di accostare i contributi scientifici, anzitutto sociologici, ad altri elementi (racconto biografico, attenzione al dibattito culturale e alla produzione artistica). INFO www.francoangeli.it (“riviste”) [email protected] 46 I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 pagine altre pagine di Francesco Meloni Racconti d’amore, romanzi di vita: le persone prendono parola e le storie si fanno pedagogia Gran parte della produzione musicale, filmica e televisiva attuale è attraversata da racconti di vita e itinerari esistenziali. Emerge prepotente la voglia e la responsabilità “sociale” di far parlare le persone, senza ingabbiarsi esclusivamente nell’asettica lettura o descrizione (non importa se sociologica o statistica) dei fenomeni sociali, o nella “denuncia” dei problemi. Un’analoga prospettiva sembra aver preso piede in molta produzione editoriale, peraltro graditissima al pubblico giovanile, da sempre additato come poco propenso alla lettura. Un indiscusso successo hanno per esempio riscosso i romanzi-racconti di Federico Moccia Tre metri sopra il cielo (Feltrinelli, pagine 400), Ho voglia di te (Feltrinelli, pagine 416) e Scusa ma ti chiamo amore (Rizzoli, pagine 672). Senza entrare nel merito di questi racconti e senza attardarsi su posizioni critiche di arroccamento ideologico o generazionale, va rilevata l’inattesa attenzione a ciò che autori, sociologi, psicoterapeuti ed educatori di varia estrazione hanno definito “pedagogia narrativa” o “dei fatti”, “educazione ai sentimenti”, “testimonianze-esperienze di vita”, ecc. Su questa scia, sempre a titolo di esempio, segnaliamo altri due titoli, freschi di stampa: Stuart - Una vita al contrario (Fazi Editore 2007, pagine 335) di Alexander Masters; Il figlio della luna - La storia vera del fisico nucleare Fulvio Frisone (Il Saggiatore-Eri 2007, pagine 214), di Mauro Caporiccio. Il primo libro, magistralmente cucito da Masters (volontario in un centro di accoglienza per senzatetto e pronipote di quel Edgar Lee Masters, autore della celebre Antologia di Spoon River), è la storia tormentata e aspra di Stuart Shorter, genialoide, bandito-barbone, affabulatore di strada psicosociopatico. Ma, in più, è un appassionante romanzo di un’amicizia tra il narrante e il protagonista: “Un piccolo capolavoro di empatia e immaginazione”, ha scritto una rivista americana. Il secondo libro, che ha ispirato il recentissimo e seguitissimo film-tv di RaiUno, parla del riscatto personale, umano e professionale del protagonista (oggi fisico nucleare di fama mondiale) e narra un’emozionante storia corale e familiare. In realtà è una storia d’amore per la vita. Forse è per questo che, a lettura ultimata, tornano in mente i versi di un midrash ebraico che recita: “Dio adora i racconti!”. Cioè i romanzi estratti dai solchi profondi della vita, seminati con la semplicità dell’amore, della tenacia e della speranza. di Antonio Pintauro LA MAESTRA MARIANNA, CHE HA CREDUTO AI MIRACOLI ggi la si può incontrare per le strade di Perugia, mentre si reca nella scuola materna dove insegna da circa due anni. Ma pochi l’avrebbero immaginata a condurre una vita normale, in una città del centro della penisola, attorniata da decine di bambini. Tranne quelli che ancora credono ai miracoli. Perché anche un cuore ferito può aprirsi alla speranza. Marianna è una giovane donna, cresciuta tra i vicoli di Acerra, cittadina popolosa e ricca di storia, una manciata di decine di chilometri a nord di Napoli. Ha vissuto una vita difficile, ma per certi versi comune a tante altre che quotidianamente si trascinano tra disagi familiari, difficoltà relazionali, rischi della strada. Oggi la sua traiettoria ha imboccato un binario felice: ha ritrovato il senso e la gioia della propria esistenza, grazie all’incontro con i volontari della Caritas della piccola diocesi campana. Tra il 1993 e il 1994, Marianna, già gravata da difficoltà in famiglia e con problemi di alcoldipendenza, partecipa a un corso di taglio e cucito per adolescenti organizzato proprio dalla Caritas diocesana di Acerra. È una ragazza all’apparenza normale. Ma si viene a sapere che scappa frequentemente di casa. E non di rado si imbatte in gente del malaffare. Dopo aver scardinato il muro di gomma che lei stessa erige di fronte a chiunque vuole saperne di più della sua vita, i volontari riescono a incontrare i genitori. E maturano l’amara consapevolezza che costoro non contribuiranno in alcun modo a dare una mano alla ragazza. Da quel momento la Caritas e i suoi volontari diventano l’unico punto di riferimento per Marianna. Che, data la giovane età, viene affettuosamente Una giovinezza difficile: considerata la mascotte del centro di accoglienza Caritas. Frequenta regolarmente cattivi rapporti gli incontri programmati e le attività della parrocchia della cattedrale. con la famiglia, poi Ma il rapporto con la famiglia si deteriora sempre più. E fanno capolino, l’alcol e la strada. A un in rapida successione, i drammatici, implacabili segni della depressione, certo punto, implacabili, dell’anoressia e della bulimia. i sintomi della bulimia. Marianna viene prima seguita dall’assistente sociale Caritas, poi da una Che i volontari psicologa della diocesi, mentre i volontari si alternano nell’accompagnarla e un centro specialistico periodicamente a un vicino centro di igiene mentale. Spesso scompare, e bisogna aiutano a superare. correre a recuperarla, di notte, al presidio di polizia della vicina stazione di Napoli. Oggi, la vita è circondata Ma Marianna assapora in questo periodo, per la prima volta, anche la gioia di una dai bambini festa, organizzata a casa di un volontario, da condividere con gli amici di strada, persone che il perbenismo di molti spesso emargina troppo frettolosamente. La vicenda di Marianna si trascina, in altalena, tra miglioramenti e ricadute. Qualche anno fa arriva la svolta. Marianna viene ospitata ad Assisi, in un convento di benedettine, da suor Felicia, originaria di Acerra, che tiene contatti con la Caritas della sua città. Dal convento passa poi a un centro per il recupero dalla bulimia, a Perugia. I miglioramenti e il ritorno alla normalità sono progressivi e confortanti. Marianna si rinfranca e arriva a presentare domanda per l’insegnamento nelle scuole materne, che può esercitare grazie al diploma conseguito ad Acerra. Lavoro, bambini, impegni, sorrisi e speranze. La strada e la malattia possono svanire nel ricordo. All’orizzonte, si affaccia una nuova vita. O I TA L I A C A R I TA S | APRILE 2007 47 Sezione manifesti - annuncio stampa Premio speciale “COPY SCHOOL AWARD” (per la qualità del testo) “La disINFORMAZIONE AIUTA solo A” PIETRO MANDELLI, SERENA TOPPETA, SEBASTIENNE SARDET Accademia di comunicazione – Milano Quinta edizione Premiazione a Salerno 2 giugno 2006 www.creativisinasce.it I lettori, utilizzando il c.c.p. allegato e specificandolo nella causale, possono contribuire ai costi di realizzazione, stampa e spedizione di Italia Caritas, come pure a progetti e interventi di solidarietà, con offerte da far pervenire a: Caritas Italiana - c.c.p. 347013 - viale F. Baldelli, 41 - 00146 Roma - www.caritasitaliana.it