PERIODICO EDITO DAL CEST ONLUS
CENTRO EDUCAZIONE SPECIALE TRIESTE
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A
Anno XXV n° 2- Sped. In A.P. comma 20/c- art 2. Legge 662/96 filiale di Trieste - dicembre 2011
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ERBAMATTA
Il 18 ottobre presso la
Biblioteca Statale di Trieste,
abbiamo festeggiato i
quarant’anni di attività.
Un’occasione per rivedere
vecchi amici e collaboratori,
un momento di riflessione
sulla tanta strada percorsa,
una proposta di lavoro che si
presenta con tutta la sua
attualità attraverso i servizi
diurni e comunità, che
l’Associazione gestisce
insieme al Comune di Trieste.
Cogliamo l’occasione per
ringraziare chi ha condiviso
insieme con noi, un
importante momento per
molti familiari e assistiti, dal
Sindaco di Trieste,
all’Assessore alle politiche
sociali, ai presidenti e
operatori di altre Associazioni,
alla direttrice della Biblioteca
Statale con le sue
collaboratrici.
Vogliamo inoltre rivolgere un
ringraziamento ai nostri
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operatori che in vario modo,
hanno collaborato alla
realizzazione di questa
giornata di festa. I giornalisti
che sui quotidiani e periodici
locali, del Piccolo e il Tuono,
hanno raccontato con puntali
articoli, della nostra
associazione, infine la Stella
Arti grafiche di Trieste per
averci fornito tutto il
materiale pubblicitario.
ERBAMATTA
A quarant’anni dalla fondazione del C.E.S.T. l’intervento del
presidente Fausto Ferrari
Era l’ottobre 1971, il giorno
14, per l’esattezza, e
davanti al notaio nasceva
ufficialmente il Centro di
Educazione Speciale
Trieste, con pessima
denominazione specie se
misurata al programma che
ci ripromettevamo di
inventare, sperimentare e
sviluppare.
Pessimo nome, dicevo,
perché della nostra
iniziativa, avviata già da
qualche anno e, da alcuni
mesi, in sperimentazione
pratica, tutto si poteva dire
meno che l’educazione
impartita fosse “speciale”.
“Speciali erano le scuole
per i non allineati, i diversi,
per i poco coerenti con il Q,
I, e, spesso, i poveri;
“speciali” erano alcuni
reparti ospedalieri, terze
classi nei treni, nei Titanic
quando, purtroppo, talvolta
muore anche chi, per
censo, non dovrebbe, nei
manicomi dove la classe era
soltanto una.
E pessimo, ovviamente, era
il momento politico, come
del resto accade molto
spesso e quasi sempre poco
favorevole alle pratiche
attenzioni assistenziali.
Soltanto due esempi, a
chiarire quel momento
politico, dalle parole di due
personalità importanti:
Anno 1970, Ministro dell’Interno :
“l’assistenza pubblica ai bisognosi…racchiude in sé un rilevante interesse generale, poiché i
servizi e le attività assistenziali concorrono a difendere il tessuto sociale da elementi passivi e
parassitari(…)”.
Anno 1969, un parlamentare si chiedeva, nell’Aula:
“Perché mai, dovrebbero essere umiliati i più dotati d’intelletto e di volontà costringendoli in
una scuola dove è necessario che essi si tarpino le ali, per tenersi al volo di chi è per natura
necessitato a procedere lentamente?”.
Questi i tempi, questi i
chiari di luna e questi alcuni
esempi, anche semantici, e
di misurazioni di quozienti
intellettivi a giustificare
l’invio alla “specialità”.
Termini usati anche da noi,
che vorrete perdonare, in
quello che avevamo detto,
per farci capire da tutti,
quaranta anni fa, nella
seguente Relazione del
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Presidente nella prima
assemblea statutaria
dell’Associazione.
ERBAMATTA
“il 14 ottobre del 1971,
costituendosi in
associazione civile, nasce il
CEST, a iniziativa di alcuni
familiari e di un gruppo
organizzato di volontari che
già avevano svolto azione
efficiente in alcune
strutture assistenziali
esistenti nella nostra città.
Lo Statuto, all’art. 4 ne
descrive le finalità:
“..…conseguimento del
massimo di socializzazione
e di autonomia dei soggetti
a quoziente intellettivo
inferiore ai valori richiesti
per l’ammissione agli
Istituti speciali esistenti….”.
(Quella finalità denunciava
una terza divisione, un terzo
rifiuto addirittura all’interno
dell’istituzione “speciale”: il
disabile, già fuori ma, secondo
la vulgata, “recuperabile” che
allontana da sé
“l’irrecuperabile”.)
Ogni handicappato è
accolto nel nostro Centro
(germoglio di quello che,
qualche anno dopo, sarà da
noi definito Centro
Educativo Occupazionale)
con particolare attenzione
se rifiutato da qualche
scuola o istituto speciale
esistente. Una condizione
semplicissima che ha
l’apparenza di una
rassegnata constatazione;
un’iniziativa, invece, che
s’inserisce profondamente
nel contesto della lotta più
attuale per la riforma delle
strutture sociali italiane e
se ne può vedere il perché
esaminando il panorama
educativo e assistenziale
che, attualmente, si
prospetta al bambino
handicappato. A dispetto
dei buoni propositi, e forse
a causa di questi, quando
riflettano la deteriore
forma della carità pubblica
e privata di un certo tipo,
l’emarginazione del
bambino H segue
immediatamente la
“sentenza” d’incurabilità
emessa dal medico.
Se il deficit non è di
particolare gravità e il
bambino è giudicato
parzialmente
‘recuperabile’, si aprono
per lui, dopo aver trascorso
i primi anni dell’infanzia
incompleto isolamento
sociale, le porte della
Scuola Speciale che
dovrebbe iniziare
un’attività didattica
finalizzata al recupero.
In realtà, ben difficilmente
riuscirà a svolgere il proprio
compito per almeno due
buoni motivi: in primo
luogo, l’età del bambino è
troppo avanzata, il
recupero andava iniziato fin
dai primi mesi di vita,
sfruttando tutte le
possibilità prima che 5/6
anni di esistenza
segregante, lo
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condannassero ormai
all’emarginazione; in
secondo luogo, la Scuola
Speciale, il cui scopo
dovrebbe essere quello di
accogliere tali bambini per
favorirne lo sviluppo
psicomotorio e le capacità
di apprendimento, in vista
di una restituzione
all’attività sociale, finisce
per rifiutare i bambini con
difficoltà particolarmente
gravi e si riduce
all’accoglimento dei
cosiddetti “falsi
subnormali” (altro
stupendo termine), vale a
dire coloro che presentano
carenze di carattere
psicologico e, peggio, di
disadattamento sociale.
L’attività della Scuola
Speciale che scimmiotta,
spesso obbligatoriamente, i
programmi della scuola
elementare, cessa la sua
azione specifica e cade in
una forma deteriore di
polarizzazione che può
essere ‘applicata’ solo a
quei soggetti che sappiano,
in qualche modo,
comportarsi
adeguatamente.
ERBAMATTA
Nonostante tutto questo,
alcuni bambini
handicappati, di non
particolare gravità, che
siano stati ammessi a
frequentare queste scuole,
hanno almeno avuto la
possibilità di un contatto
umano e sociale con
coetanei, un’alternativa al
limitato ambiente familiare,
indispensabile per
un’adeguata opera
educativa, ma non in grado
di compiere in solitudine
quest’opera.
Gli altri bambini, i gravi,
esclusi da questo percorso,
non hanno altra alternativa
al ricovero negli istituti per
‘cronici’, pubblici o peggio,
privati, il funzionamento
dei quali è fin troppo
tristemente noto: “cavalli 8,
uomini 40”; oppure, se i
genitori se lo possono
permettere o sopportarlo,
restare in famiglia
chiudendo definitivamente
la porta a qualsiasi
possibilità di contatto
sociale con l’esterno.
Ad ogni modo, il giovane,
che abbia ormai raggiunto il
14° anno di età, viene
dimesso sia dalla scuola sia
dall’istituto e,
assolutamente non
recuperato, rientra in
famiglia, se ne ha ancora
una, se non l’ha più o non è
in condizione di sostenere il
peso, non resta che il
ricovero in un ospedale
psichiatrico dove, in un
tempo breve e con il
trattamento impartito, si
potrà giustificare a
posteriori l’etichetta spesso
applicata a questi ragazzi
per la sola ragione che la
loro età mentale è giudicata
inferiore ai 4 o 5 anni.
In questa realtà s’inserisce
il Cest, occupandosi
attivamente degli
adolescenti che non hanno
avuto alcuna alternativa si
potranno dimostrare molte
cose importanti e decisive
anche per il progresso della
riforma assistenziale, oltre
che riempire un vuoto
clamoroso dell’assistenza
stessa.
Anche un modesto risultato
con un ragazzo di vent’anni,
per vent’anni abbandonato
a se stesso, condannerà il
giudizio di irrecuperabilità
dimostrando l’esatto
contrario e, si spera, potrà
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contribuire alla conferma
dei nuovi principi ispiratori
della riforma.
Fra le strade che si
presentano a chi lotta per il
progresso sociale, abbiamo
scelto quella
dell’esperienza pratica e
costruttiva che affianchi
l’impegno ideologico,
essendo ben convinti che il
problema non sarà risolto
se si prescinde dalla sua
unità.
La suddivisione,
l’etichettatura dei vari
handicap, giustifica la
creazione di sempre nuove
istituzioni emarginanti che,
in quanto tali, devono
essere abbattute mediante
la specializzazione dei
servizi per tutti i cittadini,
all’interno dei servizi stessi.
Non più, dunque, scuole
speciali per
subnormali,spastici, ciechi e
così avanti ma, al contrario,
strutturazione e
specializzazione della
Scuola Pubblica al servizio
di tutti i cittadini; corretta
applicazione ed estensione
delle recenti leggi, sulla
casa e quella sugli invalidi
civili che stabilisce precise
precedenze in ordine alla
destinazione degli alloggi
situati nei piani terreni
dell’edilizia economica e
popolare, e quella che
prescrive l'abbattimento
delle barriere
architettoniche dagli edifici
pubblici, cioè tutte le
strutture edilizie che
impediscono l’accesso o ne
ERBAMATTA
rendano difficoltosa
l’utilizzazione agli invalidi.
Da una parte, quindi, lotta
per le riforme, dall’altra,
prese di coscienza di un
problema attuale che esiste
e che neanche una corretta
riforma potrà sanare a
ritroso: ragazzi gravi e
completamente avulsi dal
contesto sociale che,
ancora una volta,
resterebbero esclusi.
Siamo convinti che un
recupero sia possibile, a
qualsiasi livello ed anche
iniziando il lavoro con
notevole ritardo,
Per questo stiamo
lavorando al Centro,
servendoci soprattutto di
quotidiana esperienza e
della pratica applicazione
del rapporto di
socializzazione, autentico
perno sul quale deve
poggiare il principio
informatore di una riforma
che voglia essere risolutiva.
Abbiamo citato, all’inizio,
per sottolineare il
momento storico, le voci di
quei politici.
Citeremo, a chiusura, le
voci di due italiani che ci
hanno molto aiutato nel
lavoro, quella di un
sacerdote e, par condicio,
quella di un laico.
“Però chi era senza basi, lento e svogliato, si sentiva il preferito.
Veniva accolto come voi accogliete il primo della classe.
Sembrava che la scuola fosse tutta solo per lui.
Finché non aveva capito, gli altri non andavano avanti.”
***************************
“La folla cominciò a gridare: il miracolo!
Gesù prese cinque pani e cinque pesci
e con essi sfamò la folla.
Un altro miracolo! Gridarono dopo il pasto.
Gesù sanò vari nevrotici, convertì un prete.
Ancora! – continuava la folla –
Noi non abbiamo visto.
Gesù continuò a fare miracoli.
Un uomo gli condusse la figlia malata e gli disse:
io non voglio che tu la guarisca ma che tu la ami.
Gesù baciò quella ragazza e disse:
in verità, questo uomo ha chiesto ciò che posso dare.”
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ERBAMATTA
Gigantografie di ricordi recenti e più
antichi, proiezione di video,
documenti, attività.
Sono stati distribuiti opuscoli con le illustrazioni
di alcune delle attività al C.E.S.T.
e cenni sulla storia, l’organizzazione dei servizi,
il “dopo di noi”.
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ERBAMATTA
Con questa rubrica vogliamo
far conoscere le attività che
abitualmente proponiamo nei
centri diurni del C.E.S.T. per
non disperdere le esperienze,
per valorizzare o rivedere ciò
che in quarant’anni di attività
è stato sperimentato, per
proporre nuovi progetti e
piccole occupazioni
organizzate nei servizi.
PREMESSA ALLE ATTIVITA’ NEI
CENTRI DIURNI
Nei Centri Diurni, dove sono
accolte persone con disabilità
gravi, si propone attività per
fare nascere occasioni di
benessere, per assistiti e
operatori.
Oltre alle capacità personali
dei ragazzi, le loro attitudini, i
legittimi desideri, rimane una
buona parte emozionale e
affettiva da valorizzare, per i
quali si possono proporre
attività, collettive o
individuali, offerte con
semplicità e metodo.
Le attività si possono indicare
con una certa elasticità
nell’organizzazione
settimanale, per mantenere
quanto più possibile la
continuità delle proposte,
riducendo le interruzioni per
l’assenza degli assistiti o degli
operatori, in tal caso, la
giornata è riorganizzata e
rivista in base alle risorse
disponibili. Fin dalla sua
fondazione, il C.E.S.T. ha
proposto le attività più
diverse, come pretesti per
superare i pregiudizi di allora
e di oggi, occasioni per
raggiungere un livello di
autonomia e socializzazione
possibili. Un laboratorio nei
centri diurni, è una buona
soluzione per accogliere
persone con diverse disabilità.
L’occupazione degli assistiti in
attività manuali, organizzate
anche in progetti modesti e
con l’utilizzo di materiali
semplici, danno un sufficiente
impegno e al contempo
un’efficace risposta, a chi
vuole misurarsi con le proprie
capacità e nello stesso tempo
divertirsi. Importante è la
figura dell’educatore che, in
questo caso, si pone da
mediatore e valuta le
possibilità di realizzare
un’attività contenuta in una
programmazione settimanale,
o propone un progetto più
articolato con tempi diversi. In
tutti i casi, le nostre
esperienze sono iniziate con
una chiarezza imprescindibile,
i “Laboratori”, quelli nati per
accogliere assistiti con diverse
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autonomie e gradi di
handicap, hanno sempre
rappresentato un mezzo e
non un fine. Una precisazione
necessaria che, spiega la
differenza fra banchetti
pseudo commerciali e un
“Laboratorio” organizzato per
promuovere l’autonomia e
l’integrazione sociale. L’etica
del rispetto è il principio che
sta alla base della relazione
educativa, la presa in carico è
un processo complesso che
coinvolge tutto ciò che si
muove intorno alla persona,
tener conto delle
caratteristiche di ognuno, dei
bisogni così diversi e mutevoli
nel tempo, consente di
intessere relazioni efficaci
basate sulla continuità
dell'intervento. E’ evidente
che si tratta di un processo
che coinvolge tutti, in primis
gli operatori-educatori con le
loro capacità personali. Da qui
l’importanza di un lavoro di
gruppo che permetta di
sentirsi parte integrante del
lavoro, che faciliti una giusta
condivisione dell’ansia e che
crei quel “clima” lavorativo
che lungi dall’essere
insegnato, rappresenta
piuttosto il modello cui
tendere.
ERBAMATTA
Abbiamo addomesticato il
termine “Botanica”,
riportandolo a un concetto
più esteso, cercando di
impiegare le sue
innumerevoli possibilità.
fotografia, la raccolta di
piante per comporre degli
erbari e qualunque altra
attività che possa
ricondurre al mondo
naturale. Gli argomenti si
possono sviluppare
attraverso strumenti
didattici molto semplici,
oppure avvalersi della
tecnologia più avanzata,
computer, palmari,
internet, o prevedere visite
a giardini botanici, a musei,
vivai di piante.
DALLA BOTANICA AL:
CUCINARE, MANGIARE,
BERE, ALLA SALUTE,
MEDICINA E COSMESI,
ALL’ ESTETICA, CURA DELLA
PERSONA,
ENERGIA , ECOLOGIA.
Con il pretesto della
“botanica” si possono
organizzare diversi
laboratori, dalla
falegnameria alla pittura,
dall’officina di erboristeria,
alla produzione di creme e
altri cosmetici. Le attività si
possono estendere con
lavori all’aperto, come il
giardinaggio, ricerche, gite,
raccolta di erbe
aromatiche. Possono
nascere attività molto
divertenti come la
Un sufficiente rapporto
numerico fra operatori e
assistiti, garantisce un
miglior svolgimento delle
attività, considerando la
partecipazione al progetto,
di persone con problemi
anche molto gravi. Tuttavia
nell’organizzazione possono
essere coinvolte due o
duecento persone, la scelta
dei tempi, dei luoghi, gli
strumenti, i costi, le
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dimensioni dell’iniziativa
con le quali si vuole
procedere, spettano agli
organizzatori, con le loro
risorse disponibili, i bisogni
dei servizi, la disponibilità di
tutti a mettersi in gioco.
Nel Laboratorio di via
Paisiello, come al C.S.E. di
Valmaura, sono avviate
delle attività che s’ispirano
al progetto appena
descritto, si trovano
momenti di collaborazione
fra i due servizi, in uno
scambio di utili esperienze.
Per dare avvio al progetto,
abbiamo individuato spazi
adeguati, ci siamo forniti di
diversi materiali e
strumenti (concimi, vasi,
terriccio, erbari,raccoglitori,
computer, libri, riviste,
ecc.).
ERBAMATTA
Con un gruppo del
laboratorio, di due
operatori con sei ragazzi e,
di Valmaura, con tre
operatori e sette ragazzi, si
è pianificata
un’organizzazione delle
attività scelte, in modo
elastico, per presenze e
obiettivi, cercando di dare
continuità a ogni iniziativa.
Per citarne alcune: il
mantenimento di un
giardino condominiale; la
cura di piante destinate
all’arredamento; la ricerca
di semi da catalogare e
conservare per la semina
del prossimo anno; la scelta
di ortaggi, legumi e di
piante aromatiche da usare
in cucina, cercando di
realizzare pranzetti
invitanti; ricerche specifiche
sulla vegetazione attraverso
internet e sui libri, o
uscendo con la macchina
fotografica, (da cui si è
sviluppata un’altra attività).
I costi per ogni iniziativa,
possono variare in base al
numero di partecipanti, agli
strumenti impiegati, agli
spazzi pubblici o privati che
s’intende utilizzare. Il
coinvolgimento è garantito
a ogni livello e sarà valutato
nei suoi aspetti che
ricordiamo ancora una
volta, dovranno rispondere
ai principi dell’integrazione
e autonomia personali, del
rispetto delle diversità.
Nel prossimo numero proporremo altre attività dei nostri servizi, sarà un vero
piacere ospitare su queste pagine, le esperienze di realtà assistenziali diverse, di chi
ha conoscenze nuove, di chi pensa di poter dare un contributo utile a tutti gli
operatori del settore.
Cogliamo l’occasione per porgere ai nostri
lettori e ai loro familiari un augurio di buone
feste e un sereno anno nuovo.
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ERBAMATTA
Sedi dei Centri Socio-Educativi
Willys
Ex Scuola Fabio Filzi
Via Caravaggio 6 - tel. 040/567869
Valmaura
Via Valmaura 39/1 - tel. 040/822647
SEDI DEI CENTRI SOCIO-EDUCATIVI
S.Vito – San Giacomo
Via del Veltro 63 - tel. 040/945194
Willys
Ex Scuola Fabio Filzi
C.S.E. “Laboratorio”
Via Paisiello 5/2 - tel. 040/824099
Sedi Comunità Alloggio
Via Valmaura 53 - tel. 040/810201
Via Valmaura 55 “ 5 Stelle” – tel.040/810260
Via del Veltro 63 - tel. 040/944463
Via Valmaura 39/1 “Renzo Pessato”
Tel. 040/8324705
HANNO COLLABORATO:
Per la fotografia Roberta Simonetto,
Consulenza informatica Andrea Carpanese
Coordinamento – Sede operativa servizi
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Gentile lettore, ai sensi dell’art.7 del Dls n°
196/2003 “Codice in materia di protezione
dei dati personali”, la informiamo che nel
caso in cui non desideri per l’avvenire
ricevere altre comunicazioni dalla nostra
associazione può scrivere a:
C.E.S.T. – Onlus
Via G. Muzio 9
34143 Trieste
Periodico ERBAMATTA
Registrazione Tribunale di Trieste
Numero 684 del 7.4.1986
Registro Periodici
∞
Direttore Responsabile Fausto Ferrari
STAMPATO DA STELLA ARTI GRAFICHE
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Erbamatta Dicembre 2011