PERIODICO EDITO DAL CEST ONLUS CENTRO EDUCAZIONE SPECIALE TRIESTE VIA MUZIO 9 TRIESTE 34143 TEL. – FAX. – 040348678 Email. [email protected] A Anno XXV n° 2- Sped. In A.P. comma 20/c- art 2. Legge 662/96 filiale di Trieste - dicembre 2011 1 ERBAMATTA Il 18 ottobre presso la Biblioteca Statale di Trieste, abbiamo festeggiato i quarant’anni di attività. Un’occasione per rivedere vecchi amici e collaboratori, un momento di riflessione sulla tanta strada percorsa, una proposta di lavoro che si presenta con tutta la sua attualità attraverso i servizi diurni e comunità, che l’Associazione gestisce insieme al Comune di Trieste. Cogliamo l’occasione per ringraziare chi ha condiviso insieme con noi, un importante momento per molti familiari e assistiti, dal Sindaco di Trieste, all’Assessore alle politiche sociali, ai presidenti e operatori di altre Associazioni, alla direttrice della Biblioteca Statale con le sue collaboratrici. Vogliamo inoltre rivolgere un ringraziamento ai nostri 2 operatori che in vario modo, hanno collaborato alla realizzazione di questa giornata di festa. I giornalisti che sui quotidiani e periodici locali, del Piccolo e il Tuono, hanno raccontato con puntali articoli, della nostra associazione, infine la Stella Arti grafiche di Trieste per averci fornito tutto il materiale pubblicitario. ERBAMATTA A quarant’anni dalla fondazione del C.E.S.T. l’intervento del presidente Fausto Ferrari Era l’ottobre 1971, il giorno 14, per l’esattezza, e davanti al notaio nasceva ufficialmente il Centro di Educazione Speciale Trieste, con pessima denominazione specie se misurata al programma che ci ripromettevamo di inventare, sperimentare e sviluppare. Pessimo nome, dicevo, perché della nostra iniziativa, avviata già da qualche anno e, da alcuni mesi, in sperimentazione pratica, tutto si poteva dire meno che l’educazione impartita fosse “speciale”. “Speciali erano le scuole per i non allineati, i diversi, per i poco coerenti con il Q, I, e, spesso, i poveri; “speciali” erano alcuni reparti ospedalieri, terze classi nei treni, nei Titanic quando, purtroppo, talvolta muore anche chi, per censo, non dovrebbe, nei manicomi dove la classe era soltanto una. E pessimo, ovviamente, era il momento politico, come del resto accade molto spesso e quasi sempre poco favorevole alle pratiche attenzioni assistenziali. Soltanto due esempi, a chiarire quel momento politico, dalle parole di due personalità importanti: Anno 1970, Ministro dell’Interno : “l’assistenza pubblica ai bisognosi…racchiude in sé un rilevante interesse generale, poiché i servizi e le attività assistenziali concorrono a difendere il tessuto sociale da elementi passivi e parassitari(…)”. Anno 1969, un parlamentare si chiedeva, nell’Aula: “Perché mai, dovrebbero essere umiliati i più dotati d’intelletto e di volontà costringendoli in una scuola dove è necessario che essi si tarpino le ali, per tenersi al volo di chi è per natura necessitato a procedere lentamente?”. Questi i tempi, questi i chiari di luna e questi alcuni esempi, anche semantici, e di misurazioni di quozienti intellettivi a giustificare l’invio alla “specialità”. Termini usati anche da noi, che vorrete perdonare, in quello che avevamo detto, per farci capire da tutti, quaranta anni fa, nella seguente Relazione del 3 Presidente nella prima assemblea statutaria dell’Associazione. ERBAMATTA “il 14 ottobre del 1971, costituendosi in associazione civile, nasce il CEST, a iniziativa di alcuni familiari e di un gruppo organizzato di volontari che già avevano svolto azione efficiente in alcune strutture assistenziali esistenti nella nostra città. Lo Statuto, all’art. 4 ne descrive le finalità: “..…conseguimento del massimo di socializzazione e di autonomia dei soggetti a quoziente intellettivo inferiore ai valori richiesti per l’ammissione agli Istituti speciali esistenti….”. (Quella finalità denunciava una terza divisione, un terzo rifiuto addirittura all’interno dell’istituzione “speciale”: il disabile, già fuori ma, secondo la vulgata, “recuperabile” che allontana da sé “l’irrecuperabile”.) Ogni handicappato è accolto nel nostro Centro (germoglio di quello che, qualche anno dopo, sarà da noi definito Centro Educativo Occupazionale) con particolare attenzione se rifiutato da qualche scuola o istituto speciale esistente. Una condizione semplicissima che ha l’apparenza di una rassegnata constatazione; un’iniziativa, invece, che s’inserisce profondamente nel contesto della lotta più attuale per la riforma delle strutture sociali italiane e se ne può vedere il perché esaminando il panorama educativo e assistenziale che, attualmente, si prospetta al bambino handicappato. A dispetto dei buoni propositi, e forse a causa di questi, quando riflettano la deteriore forma della carità pubblica e privata di un certo tipo, l’emarginazione del bambino H segue immediatamente la “sentenza” d’incurabilità emessa dal medico. Se il deficit non è di particolare gravità e il bambino è giudicato parzialmente ‘recuperabile’, si aprono per lui, dopo aver trascorso i primi anni dell’infanzia incompleto isolamento sociale, le porte della Scuola Speciale che dovrebbe iniziare un’attività didattica finalizzata al recupero. In realtà, ben difficilmente riuscirà a svolgere il proprio compito per almeno due buoni motivi: in primo luogo, l’età del bambino è troppo avanzata, il recupero andava iniziato fin dai primi mesi di vita, sfruttando tutte le possibilità prima che 5/6 anni di esistenza segregante, lo 4 condannassero ormai all’emarginazione; in secondo luogo, la Scuola Speciale, il cui scopo dovrebbe essere quello di accogliere tali bambini per favorirne lo sviluppo psicomotorio e le capacità di apprendimento, in vista di una restituzione all’attività sociale, finisce per rifiutare i bambini con difficoltà particolarmente gravi e si riduce all’accoglimento dei cosiddetti “falsi subnormali” (altro stupendo termine), vale a dire coloro che presentano carenze di carattere psicologico e, peggio, di disadattamento sociale. L’attività della Scuola Speciale che scimmiotta, spesso obbligatoriamente, i programmi della scuola elementare, cessa la sua azione specifica e cade in una forma deteriore di polarizzazione che può essere ‘applicata’ solo a quei soggetti che sappiano, in qualche modo, comportarsi adeguatamente. ERBAMATTA Nonostante tutto questo, alcuni bambini handicappati, di non particolare gravità, che siano stati ammessi a frequentare queste scuole, hanno almeno avuto la possibilità di un contatto umano e sociale con coetanei, un’alternativa al limitato ambiente familiare, indispensabile per un’adeguata opera educativa, ma non in grado di compiere in solitudine quest’opera. Gli altri bambini, i gravi, esclusi da questo percorso, non hanno altra alternativa al ricovero negli istituti per ‘cronici’, pubblici o peggio, privati, il funzionamento dei quali è fin troppo tristemente noto: “cavalli 8, uomini 40”; oppure, se i genitori se lo possono permettere o sopportarlo, restare in famiglia chiudendo definitivamente la porta a qualsiasi possibilità di contatto sociale con l’esterno. Ad ogni modo, il giovane, che abbia ormai raggiunto il 14° anno di età, viene dimesso sia dalla scuola sia dall’istituto e, assolutamente non recuperato, rientra in famiglia, se ne ha ancora una, se non l’ha più o non è in condizione di sostenere il peso, non resta che il ricovero in un ospedale psichiatrico dove, in un tempo breve e con il trattamento impartito, si potrà giustificare a posteriori l’etichetta spesso applicata a questi ragazzi per la sola ragione che la loro età mentale è giudicata inferiore ai 4 o 5 anni. In questa realtà s’inserisce il Cest, occupandosi attivamente degli adolescenti che non hanno avuto alcuna alternativa si potranno dimostrare molte cose importanti e decisive anche per il progresso della riforma assistenziale, oltre che riempire un vuoto clamoroso dell’assistenza stessa. Anche un modesto risultato con un ragazzo di vent’anni, per vent’anni abbandonato a se stesso, condannerà il giudizio di irrecuperabilità dimostrando l’esatto contrario e, si spera, potrà 5 contribuire alla conferma dei nuovi principi ispiratori della riforma. Fra le strade che si presentano a chi lotta per il progresso sociale, abbiamo scelto quella dell’esperienza pratica e costruttiva che affianchi l’impegno ideologico, essendo ben convinti che il problema non sarà risolto se si prescinde dalla sua unità. La suddivisione, l’etichettatura dei vari handicap, giustifica la creazione di sempre nuove istituzioni emarginanti che, in quanto tali, devono essere abbattute mediante la specializzazione dei servizi per tutti i cittadini, all’interno dei servizi stessi. Non più, dunque, scuole speciali per subnormali,spastici, ciechi e così avanti ma, al contrario, strutturazione e specializzazione della Scuola Pubblica al servizio di tutti i cittadini; corretta applicazione ed estensione delle recenti leggi, sulla casa e quella sugli invalidi civili che stabilisce precise precedenze in ordine alla destinazione degli alloggi situati nei piani terreni dell’edilizia economica e popolare, e quella che prescrive l'abbattimento delle barriere architettoniche dagli edifici pubblici, cioè tutte le strutture edilizie che impediscono l’accesso o ne ERBAMATTA rendano difficoltosa l’utilizzazione agli invalidi. Da una parte, quindi, lotta per le riforme, dall’altra, prese di coscienza di un problema attuale che esiste e che neanche una corretta riforma potrà sanare a ritroso: ragazzi gravi e completamente avulsi dal contesto sociale che, ancora una volta, resterebbero esclusi. Siamo convinti che un recupero sia possibile, a qualsiasi livello ed anche iniziando il lavoro con notevole ritardo, Per questo stiamo lavorando al Centro, servendoci soprattutto di quotidiana esperienza e della pratica applicazione del rapporto di socializzazione, autentico perno sul quale deve poggiare il principio informatore di una riforma che voglia essere risolutiva. Abbiamo citato, all’inizio, per sottolineare il momento storico, le voci di quei politici. Citeremo, a chiusura, le voci di due italiani che ci hanno molto aiutato nel lavoro, quella di un sacerdote e, par condicio, quella di un laico. “Però chi era senza basi, lento e svogliato, si sentiva il preferito. Veniva accolto come voi accogliete il primo della classe. Sembrava che la scuola fosse tutta solo per lui. Finché non aveva capito, gli altri non andavano avanti.” *************************** “La folla cominciò a gridare: il miracolo! Gesù prese cinque pani e cinque pesci e con essi sfamò la folla. Un altro miracolo! Gridarono dopo il pasto. Gesù sanò vari nevrotici, convertì un prete. Ancora! – continuava la folla – Noi non abbiamo visto. Gesù continuò a fare miracoli. Un uomo gli condusse la figlia malata e gli disse: io non voglio che tu la guarisca ma che tu la ami. Gesù baciò quella ragazza e disse: in verità, questo uomo ha chiesto ciò che posso dare.” 6 ERBAMATTA Gigantografie di ricordi recenti e più antichi, proiezione di video, documenti, attività. Sono stati distribuiti opuscoli con le illustrazioni di alcune delle attività al C.E.S.T. e cenni sulla storia, l’organizzazione dei servizi, il “dopo di noi”. 7 ERBAMATTA Con questa rubrica vogliamo far conoscere le attività che abitualmente proponiamo nei centri diurni del C.E.S.T. per non disperdere le esperienze, per valorizzare o rivedere ciò che in quarant’anni di attività è stato sperimentato, per proporre nuovi progetti e piccole occupazioni organizzate nei servizi. PREMESSA ALLE ATTIVITA’ NEI CENTRI DIURNI Nei Centri Diurni, dove sono accolte persone con disabilità gravi, si propone attività per fare nascere occasioni di benessere, per assistiti e operatori. Oltre alle capacità personali dei ragazzi, le loro attitudini, i legittimi desideri, rimane una buona parte emozionale e affettiva da valorizzare, per i quali si possono proporre attività, collettive o individuali, offerte con semplicità e metodo. Le attività si possono indicare con una certa elasticità nell’organizzazione settimanale, per mantenere quanto più possibile la continuità delle proposte, riducendo le interruzioni per l’assenza degli assistiti o degli operatori, in tal caso, la giornata è riorganizzata e rivista in base alle risorse disponibili. Fin dalla sua fondazione, il C.E.S.T. ha proposto le attività più diverse, come pretesti per superare i pregiudizi di allora e di oggi, occasioni per raggiungere un livello di autonomia e socializzazione possibili. Un laboratorio nei centri diurni, è una buona soluzione per accogliere persone con diverse disabilità. L’occupazione degli assistiti in attività manuali, organizzate anche in progetti modesti e con l’utilizzo di materiali semplici, danno un sufficiente impegno e al contempo un’efficace risposta, a chi vuole misurarsi con le proprie capacità e nello stesso tempo divertirsi. Importante è la figura dell’educatore che, in questo caso, si pone da mediatore e valuta le possibilità di realizzare un’attività contenuta in una programmazione settimanale, o propone un progetto più articolato con tempi diversi. In tutti i casi, le nostre esperienze sono iniziate con una chiarezza imprescindibile, i “Laboratori”, quelli nati per accogliere assistiti con diverse 8 autonomie e gradi di handicap, hanno sempre rappresentato un mezzo e non un fine. Una precisazione necessaria che, spiega la differenza fra banchetti pseudo commerciali e un “Laboratorio” organizzato per promuovere l’autonomia e l’integrazione sociale. L’etica del rispetto è il principio che sta alla base della relazione educativa, la presa in carico è un processo complesso che coinvolge tutto ciò che si muove intorno alla persona, tener conto delle caratteristiche di ognuno, dei bisogni così diversi e mutevoli nel tempo, consente di intessere relazioni efficaci basate sulla continuità dell'intervento. E’ evidente che si tratta di un processo che coinvolge tutti, in primis gli operatori-educatori con le loro capacità personali. Da qui l’importanza di un lavoro di gruppo che permetta di sentirsi parte integrante del lavoro, che faciliti una giusta condivisione dell’ansia e che crei quel “clima” lavorativo che lungi dall’essere insegnato, rappresenta piuttosto il modello cui tendere. ERBAMATTA Abbiamo addomesticato il termine “Botanica”, riportandolo a un concetto più esteso, cercando di impiegare le sue innumerevoli possibilità. fotografia, la raccolta di piante per comporre degli erbari e qualunque altra attività che possa ricondurre al mondo naturale. Gli argomenti si possono sviluppare attraverso strumenti didattici molto semplici, oppure avvalersi della tecnologia più avanzata, computer, palmari, internet, o prevedere visite a giardini botanici, a musei, vivai di piante. DALLA BOTANICA AL: CUCINARE, MANGIARE, BERE, ALLA SALUTE, MEDICINA E COSMESI, ALL’ ESTETICA, CURA DELLA PERSONA, ENERGIA , ECOLOGIA. Con il pretesto della “botanica” si possono organizzare diversi laboratori, dalla falegnameria alla pittura, dall’officina di erboristeria, alla produzione di creme e altri cosmetici. Le attività si possono estendere con lavori all’aperto, come il giardinaggio, ricerche, gite, raccolta di erbe aromatiche. Possono nascere attività molto divertenti come la Un sufficiente rapporto numerico fra operatori e assistiti, garantisce un miglior svolgimento delle attività, considerando la partecipazione al progetto, di persone con problemi anche molto gravi. Tuttavia nell’organizzazione possono essere coinvolte due o duecento persone, la scelta dei tempi, dei luoghi, gli strumenti, i costi, le 9 dimensioni dell’iniziativa con le quali si vuole procedere, spettano agli organizzatori, con le loro risorse disponibili, i bisogni dei servizi, la disponibilità di tutti a mettersi in gioco. Nel Laboratorio di via Paisiello, come al C.S.E. di Valmaura, sono avviate delle attività che s’ispirano al progetto appena descritto, si trovano momenti di collaborazione fra i due servizi, in uno scambio di utili esperienze. Per dare avvio al progetto, abbiamo individuato spazi adeguati, ci siamo forniti di diversi materiali e strumenti (concimi, vasi, terriccio, erbari,raccoglitori, computer, libri, riviste, ecc.). ERBAMATTA Con un gruppo del laboratorio, di due operatori con sei ragazzi e, di Valmaura, con tre operatori e sette ragazzi, si è pianificata un’organizzazione delle attività scelte, in modo elastico, per presenze e obiettivi, cercando di dare continuità a ogni iniziativa. Per citarne alcune: il mantenimento di un giardino condominiale; la cura di piante destinate all’arredamento; la ricerca di semi da catalogare e conservare per la semina del prossimo anno; la scelta di ortaggi, legumi e di piante aromatiche da usare in cucina, cercando di realizzare pranzetti invitanti; ricerche specifiche sulla vegetazione attraverso internet e sui libri, o uscendo con la macchina fotografica, (da cui si è sviluppata un’altra attività). I costi per ogni iniziativa, possono variare in base al numero di partecipanti, agli strumenti impiegati, agli spazzi pubblici o privati che s’intende utilizzare. Il coinvolgimento è garantito a ogni livello e sarà valutato nei suoi aspetti che ricordiamo ancora una volta, dovranno rispondere ai principi dell’integrazione e autonomia personali, del rispetto delle diversità. Nel prossimo numero proporremo altre attività dei nostri servizi, sarà un vero piacere ospitare su queste pagine, le esperienze di realtà assistenziali diverse, di chi ha conoscenze nuove, di chi pensa di poter dare un contributo utile a tutti gli operatori del settore. Cogliamo l’occasione per porgere ai nostri lettori e ai loro familiari un augurio di buone feste e un sereno anno nuovo. 10 ERBAMATTA Sedi dei Centri Socio-Educativi Willys Ex Scuola Fabio Filzi Via Caravaggio 6 - tel. 040/567869 Valmaura Via Valmaura 39/1 - tel. 040/822647 SEDI DEI CENTRI SOCIO-EDUCATIVI S.Vito – San Giacomo Via del Veltro 63 - tel. 040/945194 Willys Ex Scuola Fabio Filzi C.S.E. “Laboratorio” Via Paisiello 5/2 - tel. 040/824099 Sedi Comunità Alloggio Via Valmaura 53 - tel. 040/810201 Via Valmaura 55 “ 5 Stelle” – tel.040/810260 Via del Veltro 63 - tel. 040/944463 Via Valmaura 39/1 “Renzo Pessato” Tel. 040/8324705 HANNO COLLABORATO: Per la fotografia Roberta Simonetto, Consulenza informatica Andrea Carpanese Coordinamento – Sede operativa servizi Via Girolamo Muzio 9 – tel/fax 040/308678 Email: [email protected] c/c postale: n° 12093340 c/c bancario: Unicredit Banca spa n° 000005600729 PRIVACY Gentile lettore, ai sensi dell’art.7 del Dls n° 196/2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, la informiamo che nel caso in cui non desideri per l’avvenire ricevere altre comunicazioni dalla nostra associazione può scrivere a: C.E.S.T. – Onlus Via G. Muzio 9 34143 Trieste Periodico ERBAMATTA Registrazione Tribunale di Trieste Numero 684 del 7.4.1986 Registro Periodici ∞ Direttore Responsabile Fausto Ferrari STAMPATO DA STELLA ARTI GRAFICHE 11