Ogni nuovo apprendimento è già un successo
Autore: Roberto De Bellis
"L'allenatore del settore giovanile non può essere un allenatore di successo …"Con questa frase iniziava un opuscolo distribuito dalla Federazione alcuni anni fa. Questo monito ci serve a ricordare che, spesso, c'è il fraintendimento della parola "vincere"; quando si parla di bambini essa significa, esclusivamente, sviluppare le capacità motorie, coordinative e sociali. Il bambino non può essere considerato un adulto in miniatura, ritenendo corretto diminuire le esercitazioni dei grandi come stimoli allenanti, ma deve essere considerato un'entità specifica con caratteristiche molteplici, sia motorie che psicologiche. Gli obiettivi da raggiungere, o da sviluppare, sono molteplici ed invadono vari campi ma il mezzo per ottenerle è unico ed è, in questo caso, il calcio. Siamo di fronte a ragazzi in età prepuberale, 10‐12 anni, un periodo ottimo per lo sviluppo delle abilità motorie, di alcune capacità fisiologiche e qualità psicologiche. Occorre considerare che, spesso, all'età anagrafica non corrisponde quella biologica e, inoltre, alla crescita muscolare non corrisponde quella ossea. Questi fattori rendono il lavoro degli allenatori ulteriormente gravoso.
La formazione sportiva di un ragazzo è un processo lungo, costituito da tappe specifiche con livelli di difficoltà crescenti. Ogni nuovo apprendimento deve cominciare sempre dal punto di partenza dell'allievo. La programmazione ha una propedeutica ben precisa:
1. analisi della situazione contestuale ed iniziale;
2. definizione degli obiettivi generali e didattico ‐ specifici;
3. organizzazione e scelta dei metodi, dei materiali e delle strutture;
4. realizzazione;
5. verifica e valutazione.
La definizione degli obiettivi dipende dall'analisi di partenza. Per la categoria esordienti quelli generali possono essere:
∙ miglioramento delle abilità sociali che lo porta a superare la fase egocentrica;
∙ percezione, conoscenza e coscienza del proprio corpo;
∙ potenziamento fisiologico attraverso attività proposta maggiormente sotto forma ludica;
∙ miglioramento delle capacità coordinative generali e specifiche;
∙ sviluppo delle capacità d'attenzione e di concentrazione.
Gli obiettivi specifici possono essere così riassunti:
∙ miglioramento della tecnica calcistica individuale e di squadra;
∙ principi di tattica calcistica.
L'obiettivo principale specifico del settore giovanile consiste, dunque, nel miglioramento della tecnica calcistica in quanto, nell'età in questione, si pongono le basi per lo sviluppo delle abilità tecniche. Come fare per migliorare la tecnica? Il gesto tecnico è lo strumento di cui si serve il calciatore per raggiungere obiettivi di gara (fermare il pallone, mantenerne il possesso in corsa, fare gol, etc.). Il gesto specifico, una volta appreso, migliora con la ripetizione ed aumenta la capacità di controllarlo e, in seguito, di adattarlo a situazioni nuove (capacità coordinative). Il movimento è gestito dal sistema nervoso centrale i cui elementi sono:
a) il sistema afferente che si occupa del movimento attraverso i canali percettivi;
b) il cervello che organizza ed elabora le informazioni;
c) il sistema efferente che realizza il movimento.
Spesso la preoccupazione è quella di rendere il gesto tecnico un automatismo. Una volta automatizzato il gesto tecnico, occorre intervenire sul livello maggiore del sistema nervoso centrale, quello corticale, per trasferire ogni movimento automatico all'intelligenza ed il gesto all'azione. Questo discorso sarà poi portato avanti sviluppando il pensiero tattico nelle categorie successive (pensiero tattico: ampio bagaglio d'esperienze motorie e di comportamenti correlati cui far riferimento per scegliere la soluzione più idonea ed opportuna). Per migliorare la tecnica occorre dunque migliorare durante l'allenamento:
∙ le capacità senso‐percettive ( che stabiliscono un rapporto col mondo esterno attraverso recettori ed analizzatori che raccolgono le informazioni visive, tattili, uditive…);
∙ lo schema corporeo (conoscenza del proprio corpo in situazione statica e dinamica e in rapporto alle diverse parti del corpo, allo spazio e agli oggetti che lo circondano);
∙ le capacità coordinative generali e specifiche ( che, come accennato, sono quelle che permettono di organizzare, controllare e gestire il movimento). Notevoli miglioramenti del gesto tecnico si ottengono, dunque, aumentando il ruolo sensoriale dell'articolazione della caviglia. Sono stati identificati dei recettori specifici che gestiscono il movimento articolare, la posizione e la tensione legamentosa. Questi propriocettori emettono vari segnali provocando un'azione riflessa muscolare in grado di modificare il movimento. La propriocettività rappresenta il grado di controllo della stabilità delle strutture articolari. La sua funzione è quella di programmare a livello neuromotorio tutte le forme d'adattamento ai vari stimoli, percependo le informazioni derivanti dalla posizione del piede e dagli stimoli esterni che derivano dal terreno e dalla palla. La caviglia ha, dunque, un controllo intelligente, con una successione continua di dati e ordini che hanno come centralina di scambio questa struttura. Questi recettori possono essere allenati con esercizi specifici. La propriocettività, intesa come la capacità di compiere una buona performance motoria, si ottiene con semplici allenamenti che permettono al piede di discriminare tutti gli stimoli ricevuti e confrontarli con quelli percepiti col pallone. E' semplice poi allenare questi recettori nervosi della caviglia, grazie a dei piani instabili che vengono mossi dal piede. I recettori avvertono la posizione instabile e stimolano il controllo riflesso della muscolatura, che si adatta alla nuova posizione modificando l'appoggio. La costante ricerca di nuovi adattamenti viene provocata con tavolette di scarico: in altre parole con dei piani della grandezza del piede o più grandi che, avendo alla base una semisfera, possono essere mossi in ogni direzione. Potete crearvi queste tavole di lavoro tagliando, a varie altezze, delle palline da tennis ed incollandole su di un piano dalle dimensione del piede. Come pure andature di vario genere: camminare sulle punte o sui talloni, tacco ‐ pianta ‐ punta, esterno ‐ interno, camminare su una fune appoggiata a terra, in avanti, all'indietro, camminare tenendo l'equilibrio su vari appoggi. Anche con esercizi con la palla: far scorrere la palla sotto la pianta del piede avanti ‐ indietro ‐ lateralmente ‐ ruotare su se stessa, appoggiare la pianta e, con un saltello, cambiare piede ‐ girare intorno ad essa. Propedeuticamente potranno essere proposti esercizi per il dominio della palla: spostarsi palla al piede guidandola solo con una zona di contatto precisa ‐ guidandola alternando interno ed esterno, circuiti…
Le capacità coordinative vanno incrementate con esercizi vari, ampliando dapprima lo schema motorio di base e, poi, incrementando con esercizi di preatletismo e/o multilaterali presi da altri sport. Circuiti con corsa, capriola in avanti e all'indietro, passare sotto, rotolare, valutare le distanze…
Spesso non si eseguono allenamenti specifici delle capacità condizionali poiché alcuni ritengono che una seduta, programmata senza tempi morti e con sufficienti recuperi tra le varie esercitazioni, soddisfi naturalmente le esigenze dei giocatori. Quelle che seguono sono alcune considerazioni sulle capacità condizionali.
Forza
La forza è la capacità di un soggetto di vincere una resistenza o d'opporsi ad essa in conformità a processi metabolici di attivazione nervosa. E' idea diffusa che l'allenamento della forza interferisca con lo sviluppo del giovane. Bisogna considerare che il fanciullo, a questa età, ha un sistema nervoso immaturo, che lo scheletro non è completamente ossificato e che non si ottengono risultati se si ricerca l'incremento della sezione del muscolo. Risulta valido far svolgere delle esercitazioni aventi come obiettivo l'incremento della coordinazione intermuscolare, in pratica la coordinazione tra i muscoli che collaborano in un determinato movimento, e coordinazione intramuscolare, cioè coordinazione nello stesso muscolo. Si ottengono notevoli risultati nelle modifiche a livello dell'attivazione muscolare e nella coordinazione motoria già con categorie esordienti.
Gli esercizi per lo sviluppo della forza possono essere divisi in vari gruppi:
∙ esercizi a carico naturale con corpo in appoggio e in movimento;
∙ esercizi a resistenza mista libera;
∙ esercizi a resistenza vincolata.
Negli esercizi a carico naturale, come i piegamenti sulle gambe o gli affondi, bisogna considerare che le diverse angolazioni delle leve, vale a dire le gambe, determinano una diversa richiesta di forza che può essere 4,5 volte la forza peso. In questo caso si potrebbe correre il rischio di lacerare la cartilagine. Gli esercizi a resistenza mista libera sono quelli con l'utilizzo di bilancieri e/o manubri. Per le varie problematiche e per la perfetta tecnica esecutiva richiesta, il loro utilizzo è da evitare fino a quando il giovane non abbia terminato lo sviluppo. Possono essere, invece, inseriti nelle categorie superiori. Gli esercizi a resistenza vincolata, contrariamente a quello che si crede, sono utili e sicuri, perché garantiscono: scarico della colonna vertebrale, dosaggio del carico di lavoro, allenamento specifico dei vari distretti muscolari. Purtroppo non si ha quasi mai la possibilità di avere a disposizione strutture specifiche; in ogni caso degli allenamenti con macchine guidate, impostati correttamente, sono efficaci e sicuri. 
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