Rispett are la V it a 5 febbraio 2006 XXVIII Giornata per la V it a fEBBRAIO 2006, n. 2 - anno III Questo mese in Primo Piano: 4 Rispettare la vita è il tema della XXVIII Giornata per la Vita. In occasione di questo importante evento offriamo nel nostro primo piano una serie di riflessioni utili per non far calare l'attenzione nei riguardi di un argomento per certi versi " scomodo" ovvero la tutela e il rispetto per la vita nascente. COMUNICARE IL VANGELO L'amore nel cuore del mondo La prima enciclica di Papa Ratzinger: Deus caritas est 7 Una lucerna posta sul monte I 10 anni dell'oasi San Paolo Un "si" che risuona nell'eternità Da Bellizzi, la storia di un'amicizia A sua immagine e somiglianza Lo spazio delle testimonianze accoglie la voce di una ragazza che ha partecipato al cenacolo degli adolescenti Notizie flash FAMIGLIA E VITA Dalle panche vuote...alle culle vuote L'interessante correlazione fra il calo delle nascite e l'abbondono delle pratiche religiose è stata attestata da una ricerca di due economisti americani Notizie flash NEL CUORE DELLE OASI Bambini che adottano bambini Il laboratorio dei "Piccoli Talenti" educa alla solidarietà. Notizie Flash PACE SU GERUSALEMME Lavorare insieme verso una pace possibile Riportiamo l'intervista fatta a Mons. Giacinto Marcuzzo, Vicario del Patriarcato Latino di Gerusalemme a Nazareth Notizie flash LETTERE Questo è quello che voglio... Suor Giovanna Francesca della Trinità ci scrive a pochi giorni dall'inizio del suo noviziato nell' ordine delle Clarisse. DA NOI A VOI IL SITO DEL MESE - Ass. Famiglie Numerose 12 14 16 19 20 Film & Film - Il posto delle fragole Editoriale Mensile della Fraternità di Emmaus Sito internet: www.fraternitadiemmaus.org Redazione: Giovanna Abbagnara - Luca Memoli - Anna Pisacane - Giovanna Pauciulo - Luciano Gambardella - Angela Pandolfi Gabriele Cavallaro. E-mail: [email protected] Dir. Editoriale: Don SIlvio Longobardi Impaginazione: Luca Memoli Direzione e amministrazione: via Duomo - Episcopio di Sarno (Sa) tel. 081/94.5463 Uno solo è l'amore Ha scelto lamore come tema della sua prima enciclica, quella che tradizionalmente contiene gli obiettivi programmatici di un pontificato. Benedetto XVI esplicita nel titolo la prospettiva di fondo che guida la sua riflessione: Dio è Amore. Lo sfondo è rigorosamente teologico: lamore è Dio stesso e trova in Lui la sua prima origine e il suo perenne fondamento. Le diverse forme che lamore assume storicamente la relazione che unisce luomo e la donna, la tenerezza dei genitori verso i figli, la benevolenza che lega gli amici, la cura per gli animali sono tutte rifrazioni dellunico amore, scaturiscono tutte da Dio. Quella del Papa non rimane unastratta riflessione teologica ma assume una forte valenza esistenziale. di don Silvio Longobardi disposizione al sacrificio per lui e apertura anche al dono di una nuova vita umana. Il Papa vuole contrastare quella cultura che sminuisce il valore della famiglia, la riduce a semplice patto sociale, ad un generico legame di solidarietà. Gli sposi per Ratzinger sono i testimoni privilegiati dellamore. Sono loro che immettono nella storia la cultura della gratuità, vero ed essenziale fondamento della convivenza sociale. Luomo non può fare a meno di amare, lamore non è solo un sentimento ma una dimensione che appartiene alla sua più intima natura. Verrebbe da pensare che amare sia la cosa più semplice e immediata che luomo possa fare. Non è affatto così. Vi è una guerra che si combatte ogni giorno nelle Benedetto XVI ricorda che luomo è stato creato per amare. Ma solo Dio, che è Amore, può dare alluomo quellenergia nuova che cambia la vicenda umana. La pretesa di vivere senza Dio, che accompagna tutta lepoca moderna e si va sempre più accentuando in questi ultimi decenni, appare a Benedetto XVI come un autentico suicidio. Senza Dio luomo non è capace di amare o quanto meno di vivere lamore nella sua pienezza. Capovolgendo un famoso principio della cultura contemporanea bisogna vivere come se Dio non ci fosse Papa Ratzinger invita anche i non credenti a vivere come se Dio ci fosse. E nel recente messaggio per la pace ha scritto: La storia ha ampiamente dimostrato che fare guerra a Dio per estirparlo dal cuore degli uomini porta l'umanità, impaurita e impoverita, verso scelte che non hanno futuro. Mettendo al centro lamore è ovvio che il Papa richiama il ruolo della famiglia. In essa lamore di Dio risplende nella sua forma più radicale, nel legame coniugale infatti leros diventa agape, come ha detto lo stesso Pontefice presentando lenciclica: nel matrimonio lamore non si presenta più come ricerca di sé ma diventa preoccupazione per l'altro, case, suoi luoghi di lavoro, nelle strade: è frutto dellistintiva tendenza a dominare che accompagna tutta la storia umana. Anche i legami affettivi restano impigliati in questa drammatica catena del male. È un limite che spesso si impone con oggettiva prepotenza, luomo sembra soccombere, non è capace di reagire e di invertire la tendenza. Questa è la condizione storica ma non è affatto la vocazione originaria. Benedetto XVI ricorda che luomo è stato creato per amare. Ma solo Dio, che è Amore, può dare alluomo quellenergia nuova che cambia la vicenda umana. Solo Lui può dare lagape che umanizza leros e inverte la tendenza egoistica. Lamore di Dio diventa perdono e abbatte i muri costruiti dal male. Diventa carità e genera relazioni nuove che sanano le ferite. Diventa solidarietà ed apre sentieri di condivisione. La sorgente dellamore è sempre viva e tutti possono abbeverarsi, in qualsiasi momento. È da lì che riparte ogni giorno la storia del mondo. Edizioni Emmaus ha prodotto una serie di video che raccolgono eventi, cenacoli e testimonianze offrendo in questo modo ulteriori strumenti per lanimazione di incontri e per lapprofondimento personale. Attualmente abbiamo in catalogo i video di diversi cenacoli, di alcune interviste e testimonianze. Può richiedere alla Segreteria di Evangelizzazione quello che desidera ABBONAMENTI: per l'anno 2006 (10 numeri) Euro 15,00 rivolgersi alla Segreteria di Evangelizzazione della Fraternità di Emmaus: E-Mail: [email protected] Tel/fax: 081/515.16.03 E-mail: [email protected] Anzitutto la vita Nella notte di Natale Benedetto XVI ha rivolto un pensiero a tutti i bambini, anche a quelli che vivono ancora nel grembo della madre: E su ogni bambino rifulge qualcosa del raggio di quell'oggi, della vicinanza di Dio che dobbiamo amare ed alla quale dobbiamo sottometterci su ogni bambino, anche su quello non ancora nato. Questo riferimento può sembrare scon tato ma non lo è affatto in una cultura che toglie ogni valore alla vita non ancora nata. In una lettera pubblicata recente mente su Famiglia Cristiana una lettrice poneva una domanda: Ci scandalizziamo per un bambino gettato nella spazzatura e non ci indigniamo per le migliaia di bimbi uccisi consapevolmente e per banalissimi motivi?. Ella si riferiva ai quei bambini ancora nel seno materno , creature innocenti uccisi da un distinto signore che viaggia in Mercedes. Una forte provocazione alla quale è seguita una risposta, data da un padre della Chiesa, molto pacata che invece di incentrare la problematica sul sangue nascosto dei bambini uccisi dalla pratica abortiva, mette al centro della sua rifles sione il distinto signore che viaggia con la Mercedes che è lo stesso dei mer canti darmi, speculatori in Borsa, pro tettori di prostitute. Ci troviamo di fronte a un modo di pensare che è quello cattolico che sembra quasi attenuare la realtà. Di fronte al crimine dellaborto non possiamo paragonarlo agli altri pro blemi dandone quasi una giustificazione: è il mondo che va così! Abbiamo bisogno di una Chiesa che sappia con forza e coraggio difendere queste vittime inno centi. Il diritto alla vita non può essere negato in quanto ha valore costituzionale. In una recente intervista Olimpia Tarzia, Segretaria Generale del Movimento per la Vita, ha ricordato che la Corte Co stituzionale nel 1997 con una elaborata sentenza stesa dal Professor Giuliano Vassalli, ha ammonito che lart. 1 della Legge 194 non deve essere considerato una superflua proclamazione verbale, ma intende proteggere il diritto alla vita del concepito fin dalla fecondazione. Noi crediamo che questa legge sia pro fondamente ingiusta, eticamente incon sistente. Non possiamo accettare una legge che viola il principio della solidarietà e permette di sopprimere la vita inno cente. E ci impegniamo a combatterla, sul terreno culturale prima che su quello legislativo. DIAMO VOCE A CHI NON HA VOCE L'impegno culturale dell'Associazione Progetto Famiglia-Vita LAssociazione Progetto Famiglia, da quindici anni, è impegnata a diffondere una cultura della vita che si pone a difesa dellessere umano in quanto persona. In modo particolare vogliamo richiamare la verità del bambino non ancora nato per suscitare una nuova coscienza morale e promuovere una nuova cultura della vita. Nella coscienza di molti, la percezione della gravità dellaborto è andata progressivamente oscurandosi. E così laborto rischia di divenire un normale mezzo di controllo delle nascite. E difatti, stando ai dati ufficiali, senza considerare la pratica degli aborti illegali che non è mai stata sconfitta, come dimostrano numerose indagini delle forze dellordine, vi è un aborto ogni 3,5 nati vivi. Limpegno culturale in favore della vita viene svolto alla luce dellumana ragione, preferiamo la pacatezza del ragionamento alle affermazioni apodittiche e prive di fondamento; e ai precetti etici, anche quelli più evidenti alla coscienza, sostituiamo la presentazione scientifica della vita prenatale. culturale ci ha coinvolto in modo significativo. Certi che la questione della vita sia sopratutto di tipo culturale non abbiamo risparmiato forze ma con coraggio e sacrificio abbiamo colto ogni occasione per sensibilizzare e formare le coscienze, realizzando in forme diverse, da quelle più semplici ed immediate a quelle più articolate, iniziative culturali. Un impegno tradotto in cifre 200 Incontri di sensibilizzazione 10 Convegni 15 Corsi di formazione 30 Progetti educativi 50 Campagne di sensibilizzazione Piano Primo a cura di Anna Pisacane UNA GIORNATA A MONTECITORIO 10 gennaio 2006. LAssociazione Progetto Famiglia è in audizione a Roma, nellambito della Indagine conoscitiva sullo stato di attuazione della Legge 194/78, affidata alla XII Commissione Permanente Affari Sociali. Presenti i rappresentanti del Movimento per la Vita, dellAssociazione Italiana Medici cattolici, dellassociazione Papa Giovanni XXIII e della Caritas Italiana. La delegazione dellassociazione dellAgro era composta da: don Silvio Longobardi, Anna Pisacane e Marco Giordano. Riportiamo due riflessioni dei rappresentanti del Progetto Famiglia presenti all'incontro. Il diritto a nascere Nellaudizione alla Camera dei Deputati, svoltasi allinterno dellindagine sullo stato di attuazione della legge 194/78 Norma in materia di tutela sociale della maternità e interruzione volontaria della gravidanza, una agguerrita deputata on. Valpiana, mi sembra ha detto che non esiste il diritto a nascere comunque ma il diritto a nascere desiderati. È il desiderio della madre che conferisce al bambino il diritto alla vita! Essa ha potere di vita e di morte su di lui. Siamo tornati al diritto romano che concedeva al padre-padrone lo ius vitae et necisque. Questi bambini non hanno vita, sono cacciati nel limbo, in attesa che qualcuno li riconosca come figli. Non sono persone, possono diventarlo solo a condizione di trovare qualcuno che li accoglie. Nella sua foga lonorevole non si è accorta di aver superato il dettato costituzionale ma stravolge la stessa Legge 194 che, pur riconoscendo la liceità di abortire, non afferma in nessun luogo La Legge 194 afferma che laborto sia un diritto, anzi che occorre sempre dice testualmen cercare di evitare te: Lo Stato ga l'aborto rantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio (art. 1). La Legge permette linterruzione di gravidanza quando vi sono precise ragioni (art. 4) e invita anzi a rimuoverle (art. 2), affermando così implicitamente che occorre sempre cercare di evitare laborto. " Dinanzi a questa cultura che non teme di soffocare linnocenza dei figli, si oppone la sapienza antica di don Oreste Benzi, fondatore dellassociazione Papa Giovanni XXIII, anche lui presente alla Camera il 10 gennaio scorso. Con tristezza ma al tempo stesso con fierezza ha detto: La donna ha dei diritti verso la società. Ma nei confronti dei figli ha solo dei doveri, in primo luogo il dovere di farlo nascere. Nelle sue parole mi sembrava di vedere il volto di tutte quelle donne che con sacrificio hanno accolto e accudito i figli. È questa silenziosa gratuità il motore della storia. Se venisse a mancare, il mondo cadrebbe nella barbarie. Don Silvio Longobardi Voce ai testimoni Lindagine parlamentare sulla 194 dovrebbe audire la voce delle donne, quelle che hanno abortito e quello che con coraggio hanno detto si alla vita. E questo quello che abbiamo cercato di comunicare quando il 10 Gennaio, allinizio di questo nuovo anno, anche la nostra associazione è stata convocata dalla Commissione Affari Sociali che segue i lavori dellindagine. Il dossier preparato e consegnato per loccasione è al 50% formato di storie concrete, vere, illuminanti su una realtà che per molti, soprattutto parlamentari, rimane, forse volutamente, oscura. L'impegno della nostra Associazione Progetto - Famiglia nasce dalla consapevolezza che il bambino non ancora nato va difeso ad ogni costo, ma acnhe dalla certezza che l'aborto è un dramma per la mamma. Nellarco di dodici anni (maggio 93 - dicembre 05) abbiamo svolto 695 colloqui per la vita, colloqui con mamme in difficoltà intenzionate ad abortire. Questo dato fa riferimento alle persone che abbiamo incontrato e non allef fettivo numero di colloqui svolti per In 12 anni abbiamo chè in non pochi svolto 650 colloqui casi è stato neces sario rincontrare per la vita più volte dalla stessa persona. Nella maggior parte dei casi il colloquio non ha un esito positivo: su 695 casi solo in 200 siamo riusciti a convincere la famiglia ad accogliere la vita. Questa percentuale potrebbe sembrare molto bassa, in realtà rappresenta un vero successo se teniamo conto che molte delle persone a cui noi ci rivolgiamo hanno già compiuto una scelta favorevole allaborto, in molti casi hanno già fatto la prenotazione. In dodici anni abbiamo incontrato centinaia e centinaia di famiglie, oltre a quelle conosciute tramite un colloquio per la vita anche altre che sono ricorse al nostro aiuto per essere assistite nel difficile periodo della gravidanza. Siamo un chiaro e forte segno di aiuto alla vita nel territorio nel quale operiamo. Chi riconoscere il valore della vita sa che può trovare degli amici sempre disponibili ad accogliere ed accompagnare. Attualmente assistiamo una ottantina di famiglie. E' difficile quantificare l'attività di volon tariato svolta: oltre al contributo economico vi sono gli alimenti, le visite mediche, la presenza e il conforto. Dietro ogni numero cè una persona, cè il volto di un mamma o di un bambino. Cera la storia irripetibile di una persona: duecento bambini strappati alla morte che oggi hanno una storia da vivere e da raccontare, ma soprattutto duecento donne che hanno avuto la libertà di non abortire. Anna Pisacane " 5 L'innocenza, una forza di Dio Primo Piano a cura di Anna Pisacane Gesù bambino dà voce ai bambini di tutto il mondo, specialmente a coloro che soffrono o vengono uccisi. Era uno dei pensieri ricorrenti negli ultimi anni della vita di don Zeno, come possiamo intuire dal discorso per la messa di Natale del 1979. La Chiesa è debole nel suo popolo, è forte nei suoi figli, nei suoi bambini, se li difendiamo. Ma del resto non abbiamo forza. Sicché assistiamo alluccisione di migliaia di figli mentre cantiamo Cari figli, siamo un povero popolo, cosiddetto di Dio, ma ci credo poco perché, se fossimo un vero popolo, le cose non andrebbero così. Si da la vita per queste cose, invece noi cantiamo e non si può accettar una vita così perché è vigliacca, si chiacchiera e si lascia fare allo Stato. Ma si approva luccisione dei figli, degli innocente Cè da piangere, altro che cantare! Siamo dei cantori senza canto usignoli che non rallegrano la gente alla sera. Non è per niente umano quello che si sta facendo. I fanciulli hanno diritto di vivere. E per Don Zeno Saltini è stato il fondatore di Nomadelfia, una realtà comunitaria che si basa sull'insegnamento evangelico. Quest' anno ricorre il 25°anniversario della sua morte. difenderli si può lottare. Lottare contro Satana che distrugge linnocenza. E la guerra contro linnocenza e noi li difendiamo; assistiamo al delitto quotidiano e lasciamo correre, non cè reazione. Almeno in guerra abbiamo visto eserciti che si scagliano contro altri eserciti per la libertà. Quante vittime ci sono per la libertà politica: sono degli eroi, ma noi no! Noi non abbiamo forza. Noi passiamo tranquilli in un modo vigliacco, crudele, selvaggio. Il leone è una pecora rispetto agli uomini. Tutto quello che vediamo in giro è crudele! Quando in chiesa sento certe canzoni, mi ricordo sempre le cicale. Evviva qua, evviva la , ma quando si torna fuori dalla chiesa è un disastro e una vigliaccheria. Si assiste tranquilli al delitto sociale contro linnocenza. Quando feci un discorso ai bambini sullaborto, hanno fatto un tema e labbiamo mandato al Papa. E questi ragazzini di dieci anni hanno scritto cose bellissime: Ma perché li lasciate ammazzare? Dateli a noi che siamo capaci di allevarli. Questo è un pianto dellinnocenza, dicono: Se lasciate fare a noi non li ammazziamo, li salviamo. Loro sono pronti ad andare a prenderli. E questa è una cosa molto seria, molto profonda: è la sola strada che si possa seguire. Educare i figli allinnocenza. Linnocenza è la più grande forza che esista. Quindi ascoltarli, imitarli, vederli nella loro innocenza. Ma fino a quando si va avanti così A me fa impressione questa massa di popolo che va dietro al Papa, perché in gran parte sono dei chiacchieroni: sono milioni e milioni di incapaci, non sanno difendere niente, non riescono a dare battaglia. Non con le armi, con lAmore! Una vigliaccheria generale: questo è il secolo nostro. Dove sono i seguaci di tutti quei martiri del primo cristianesimo? Chi li ricorda, chi li imita? Questi ragazzini, che hanno avuto la fortuna da Dio di poter vivere mentre gli altri li ammazzano sarebbe per noi il segno della vera rivoluzione, della vera lotta senza quartieri contro questa civiltà. E vigliacca questa civiltà: basta solo vedere che creano armi tremende. E cosa facciamo noi? Niente! Oggi ricordiamo la vittima uccisa sulla croce, quello è il nostro Dio; quello è il nostro Padre, il nostro Fratello. Quello è il battagliero che non si è chinato davanti a nessuno e che ha saputo affrontare la vita, e che poi ha seminato i martiri in tutti i secoli. I bambini non crescono forti, anche in Nomadelfia, crescono dolci come caramelle. Invece i bambini devono sapere che Cristo è stato messo in croce; devono sapere che Gesù bambino è nato in una mangiatoia. Devono sapere queste cose. Perché il Figlio di Dio ha fatto questo? Perché ha portato la verità, la vita nuova, la resurrezione degli uomini e dei popoli. Chiudiamo questa pagina così vergognosa di fronte a Dio, di fronte alla Chiesa: non siamo capaci neanche di difendere la Chiesa. Siamo solo capaci di andare a dire: Viva il Papa!. Ma che viva? Viva la forza del Papa, viva la forza dei santi, viva la forza delluomo, viva la forza dellinnocenza! Guardate la morte che è dappertutto e non facciamo niente! Non siamo capaci di saltare contro; non difendiamo neanche linnocenza, la lasciamo uccidere Ricordo sempre quel fatto di Buenos Aires: si erano intoppate le cloache, molti anni fa, e non passava più lacqua nelle fogne. Hanno trovato che buttavano i bambini giù per i gabinetti. Luomo è la belva peggiore di tutte. Vediamo massacrare i figli e non facciamo niente. Siamo dei vigliacchi! Così non si cambia niente, è una religiosità falsa, perché se fosse vera le cose sarebbero diverse. Non chiudete la bocca degli innocenti che hanno diritto di parlare la parola di Dio. Cominciate a pensare a queste cose, e non lasciare correre la vigliaccheria che uccide i figli di Dio. Comunicare il Vangelo a cura di Giovanna Abbagnara L'amore nel cuore del mondo Prima enciclica di Papa Ratzinger: Deus caritas est. Suscitare il desiderio di rispondere in modo dinamico allamore di Dio: questo sembra essere uno degli obiettivi più importanti che si propone la prima e attesissima enciclica di Benedetto XVI. "Deus caritas est", "Dio è amore": è stata pubblicata il 25 gennaio, festa della conversione di San Paolo, Apostolo delle Genti. Un tema quello scelto da papa Ratzinger forse troppo semplice e scon tato da chi si aspettava dal grande teologo chissà quale elaborata tesi sulluomo di oggi. Con la gentilezza e la delicatezza con cui si è presentato fin dallinizio del suo pontificato, Benedetto XVI propone invece di riprendere una parola oggi così abusata: amore. E chiede di ripartire dallamore di Dio, dallincontro con Lui e di imparare da Lui ad essere amore, nella propria vita, nella comunità eccle siale, nel mondo. Lenciclica si apre con una riflessione sul rapporto tra eros e agape, considerate, di prassi, due parole contrapposte, luna riferita allamore mondano, laltra allamore fondato sulla fede. In realtà afferma il pontefice, alli nizio leros è bramoso ma poi nellavvici narsi allaltro si porrà sempre meno doman de su di sé, cercherà sempre più la felicità dellaltro e desidererà esserci per laltro. E qui si inserisce lagape (n. 7), come con divisione, come dono allaltro. Non dun que contrapposizione tra eros ed agape ma piena e feconda relazione, in cui luomo si ritrova, e scopre di essere amato e di poter donare amore. Il papa poi guarda alla Chiesa, nella seconda parte dellenciclica e in modo particolare si sofferma sullamore inteso come ser vizio della carità. Una carità che si espri me non in un semplice assistenzialismo sociale ma in una reale condivisione, dove a nessuno viene a mancare, come nella comunità primitiva, il necessario. A questo amore il papa chiama tutti, sottolineando che Lamore è possibile, e noi siamo chiamati a praticarlo perché creati a immagine di Dio. (n.39) Questa è la strada per evitare guerre e scontri di civiltà. Con un occhio attento e vigile, sullo scenario mondiale, papa Benedetto invita a credere in un futuro ricco di dialogo, di scelte di giustizia e di ponti di pace. Scelte di amore: è di esse che lumanità ha bisogno. Da Dio alluomo, dalluomo alluomo, dalluomo a Dio! Riportiamo alcuni passi dell'enciclica del Santo Padre. Eros e agape L'uomo diventa veramente se stesso, quando corpo e anima si ritrovano in intima unità; la sfida dell'eros può dirsi veramente superata, quando questa unificazione è riuscita. Se l'uomo ambisce di essere solamente spirito e vuol rifiutare la carne come una eredità soltanto animalesca, allora spirito e corpo perdono la loro dignità. E se, d'altra parte, egli rinnega lo spirito e quindi considera la materia, il corpo, come realtà esclusiva, perde ugualmente la sua grandezza. (n.5) La carità della Chiesa L'amore del prossimo radicato nell'amore di Dio è anzitutto un compito per ogni singolo fedele, ma è anche un compito per l'intera comunità ecclesiale, e questo a tutti i suoi livelli: dalla comunità locale alla Chiesa particolare fino alla Chiesa universale nella sua globalità. Anche la Chiesa in quanto comunità deve praticare l'amore. Conseguenza di ciò è che l'amore ha bisogno anche di organizzazione quale presupposto per un servizio comunitario ordinato. La coscienza di tale compito ha avuto rilevanza costitutiva nella Chiesa fin dai suoi inizi: « Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno » (At 2, 44-45). (n.20) Lamore nella società Dopo 8 mesi dall'inizio del suo pontificato, Papa Ratzinger ha impreziosito il magistero della Chiesa con l'enciclica Deus caritas est Don Zeno L'amore caritas sarà sempre necessario, anche nella società più giusta. Non c'è nessun ordinamento statale giusto che possa rendere superfluo il servizio dell'amore. Chi vuole sbarazzarsi dell'amore si dispone a sbarazzarsi dell'uomo in quanto uomo. Ci sarà sempre sofferenza che necessita di consolazione e di aiuto. Sempre ci sarà solitudine. Sempre ci saranno anche situazioni di necessità materiale nelle quali è indispensabile un aiuto nella linea di un concreto amore per il prossimo. (n.28) 7 6 Una lucerna posta sul monte La S. Messa celebrata alla chiesa di S. Michele Arcangelo è stato il momento più bello della festa organizzata per ricordare i 10 anni delloasi San Paolo. Presenti alla celebrazione molti amici che hanno vissuto in questa casa anche solo per un breve periodo. Hanno celebrato insieme a don Silvio, don Emanuele Rosanova, parroco a Gragnano, Padre Antonio Andreella, pavoniano. Presente anche don Mario Ceneri parroco della concattedrale. 25 gennaio 1996 - 25 gennaio 2006: dieci anni, piccola storia per una casa, per una comunità residente, ma già unesperienza ricca di volti, intrisa di preghiera, piena di amore. Sono le 20 di sera, fuori il vento è gelido in questa parte alta della città di Sarno, entrando nella cattedrale di Episcopio noto subito una percettibile emozione: il cuore di chi si prepara a celebrare lEucarestia trabocca di gratitudine infinita. Cè la comunità residente nelloasi, bambini e mamme accolti in questi anni, persone che hanno sostato per lunghi o brevi periodi, tutti lì per ringraziare Dio solo. Un'avventura iniziata nel 1995, quando su richiesta di don Silvio, il vescovo della diocesi di Nocera-Sarno, Mons. Gioacchino Illiano, affidò alla Fraternità di Emmaus, unala " ...ricordo che mancavano le finestre in cappella e i mobili di casa del palazzo vescovile. Quando fu inaugurata i lavori di ristrutturazione non erano stati ancora terminati. Ricorda fra Massimo Squitieri, uno dei due giovani che vi andò ad abitare insieme a don Silvio diventato poi frate francescano: Giunti ad Episcopio, ricordo che i lavori della casa non erano stati completati, mancavano le finestre in cappella e i mobili in casa non erano sufficienti. Avevamo in tutto due tavoli, uno sul quale si mangiava laltro veniva usato da don Silvio come scrivania. La lavatrice, quella cera, ma non funzionava bene. Si cucinava nellantibagno su un fornellino e per sentire le notizie del mondo si ascoltava la radio perché per scelta non avevamo la TV. Per non parlare della macchina, era un complimento per lei essere chiamata così, era più un problema averla che non. Eppure nonostante la sobrietà assoluta fra Massimo ha gli occhi pieni di luce, quando ricorda quegli anni: Sin dallinizio avevamo capito che Dio ci chiamava a trovar la nostra pienezza non nel fare, ma nellessere: chiamati a costruire, seguendo le orme di Cristo una fraternità nella quale si ricercasse Dio solo, e che lo si amasse al di sopra di tutte le cose. Loasi era nata con lintenzione di essere una casa di formazione, un luogo in cui fare una forte esperienza di Dio e poterla trasmettere allesterno, dedicata appunto a San Paolo, l Apostolo delle genti. In seguito tante altre persone hanno bussato alla porta per essere accolte o semplicemente per trascorrere tempi di ascolto e di preghiera. Nomi, storie, volti ricordati uno ad uno dopo lomelia nella celebrazione, perché la storia di una famiglia è fatta di persone non di idee, di amore vissuto non solo annunciato. E ora don Silvio a ricordare questa scelta: ci siamo aperti allaccoglienza, consapevoli che era Dio a bussare alla nostra porta per chiedere un posto dove poggiare il capo: come tirarsi indietro, come rimanere indifferenti? In quei poveri contemplavamo lo stesso sguardo di Cristo che poco prima avevamo incontrato in cappella; come rimanere sordi davanti al grido "Ho sete!" Nessuno immaginava i miracoli che Dio avrebbe fatto con noi nel momento in cui abbiamo osato fidarci di Lui. Dio ha avuto " le 7,30 con la recita delle lodi e lascolto della Parola. Alle 12,30 preghiera personale prima di pranzo e alluna per lufficio delle letture. Intorno alla mensa langelus e la benedizione dei pasti. Alle 16 per lora media. Leucarestia si celebra nella prima serata. Prima di uscire a sera per andare nelle comunità o per altri impegni si recitano i vespri e alla fine della giornata, anche se tardi, la compieta. Tutte le notti del sabato si vive ladorazione eucaristica e molti vi partecipano dallesterno, recandosi alloasi a tarda sera, o nel cuore della notte o al mattino presto. Durante la celebrazione, noto una donna particolarmente commossa che stringe la Comunicare il Vangelo mano al marito, il volto sereno e felice. Mi informo: è Santina, quasi non la riconosco, è una donna. Quando è arrivata alloasi San Paolo nel 2000 insieme alla sorella Maria, per situazioni familiari era unadolescente molto timida ma decisa che si integrò subito con tutti e con le altre mamme accolte scegliendo di rimanere nella casa per due anni fino al matrimonio con lamato Luigi. Oggi ha due bambine piccole, è felice. E il miracolo dellamore: Deo gratias! G.A. a cura di Giovanna Abbagnara Le tappe più significative 25 gennaio 1996. Loasi S. Paolo viene inaugurata, fanno parte della comunità residenziale don Silvio, Massimo Squi tieri e Massimo Campagna. Marzo 1997. Si aggiungono alla comunità residenziale Maddalena, Cate rina e Lia in cammino per la consacra zione verginale. Aprile 1997. Marco e Carmela, fidanzati prossimi al matrimonio, iniziano une sperienza nelloasi. Questa è già una piccola forma di reciprocità vocazionale. Febbraio 1998. Loasi si apre allacco glienza. Viene ospitata una ragazza con problemi psichici. Dopo questa prima esperienza di accoglienza saranno molte le persone che passeranno per loasi. Alcune di queste da accolte diverranno parte integrante del nucleo residenziale. Dal 2002 al 2004 loasi diventa la sede centrale del Progetto Famiglia, braccio operativo della Fraternità. Luglio 2005. Loasi riapre con il gruppo verginale della Fraternità. A sinistra, la torta per l'anniversario dell'Oasi S. Paolo. Nella pagina a lato, uno dei momenti della celebrazione tenutasi nella chiesa di S. Michele Arcangelo ad Episcopio. nessuno immaginava i miracoli che Dio avrebbe fatto con noi unincredibile fiducia di noi, nonostante le nostre fragilità, i nostri limiti e i tradimenti. Spogli di tutto ci siamo fatti dono gratuito agli ultimi. Le prime accoglienze non le potrò dimenticare, le loro esperienze si sono impresse nel cuore come un sigillo. Indirettamente tutti chiedevano di essere accolti come persone, di essere amate così comerano. Da dove nasce questa disponibilità è presto detto guardando ai tempi di preghiera che la comunità residente vive nelloasi: si inizia la mattina presto verso EDIZIONI EMMAUS Pur essendo molti siamo un corpo solo Eucarestia e vita coniugale Vi è unintima correlazione tra Eucarestia e matrimonio: entrambi sono memoriale della nuova e definitiva alleanza. Per questo possiamo dire che la celebrazione eucaristica costituisce il paradigma della vita coniugale. Questo opuscolo invita gli sposi a vivere la coniugalità nel contesto eucaristico e dunque nellorizzonte ecclesiale. LEucarestia genera lamore coniugale, lo purifica da ogni egoismo e lo rende sempre più simile a quello di Gesù. Per informazioni: Segreteria di Evangelizzazione E-mail: [email protected] 8 9 Da Bellizzi, la storia di un'amicizia Nel febbraio del 1996 iniziava a Bellizzi (SA) un germoglio di amicizia tra due coppie di sposi. Da quel momento, senza programmi e senza obiettivi precisi, lattenzione verso lamore coniugale, propria del carisma della Fraternità di Emmaus, si trasmetteva ad altre coppie desiderose di accogliere Dio nella loro famiglia. Attraverso lintervista ad Angelo e Irene Montone, protagonisti del primo incontro, facciamo memoria di questa presenza nella zona di Salerno. Angelo e Irene, quando avete in contrato la Fraternità per la prima volta? Comè nato il desiderio di fare un cammino coniugale? Irene - Abbiamo incontrato la Fraternità di Emmaus nel 1996 in una serata molto fredda di un giorno infrasettimanale del mese di febbraio: mese caratterizzato dallimpegno per la vita. Aspettavamo larrivo di una coppia di sposi contattata da don Bruno (parroco attuale nella parrocchia Sacro Cuore di Gesu in Bellizzi). Don Bruno aveva invitato don Silvio Longobardi, a partecipare al triduo per la festa dei S. Sposi Maria e Giuseppe ed era rimasto molto colpito della pro posta per la coniugalità, che emergeva dalle sue parole. Ricordo che la coppia era in ritardo, cosa per me inammissibile, ma pazientai, stranamente; ero da sola, Angelo era assente per motivi di lavoro. Eravamo in quel periodo alla continua ricerca di un equilibrio che nessun gruppo presente in parrocchia riusciva a darci, ci arram picavamo sugli specchi, senza trovare pace. Finalmente! Vidi arrivare unauto vettura, con landamento tipico di chi è in ritardo e anche in controsenso. Due tipi sconosciuti, pensai immediatamente, sono loro! Sentirli parlare mi riempì il cuore di una pace e di una gioia insolita: la loro dolcezza, lappartenenza alla Fraternità, mi fece subito comprendere che quella proposta fosse la luce che stavamo aspettando, ed era quella la strada che dovevamo percorrere. Rileggendo oggi la nostra storia a ritroso, vediamo con chiarezza come il Signore ha progettato tutto, ci aspettava per fare alleanza con un noi che non avevamo ancora trovato Comè nato il desiderio di fare un cammino coniugale? Irene - Da quellincontro il nostro ma trimonio è rinato a vita nuova, tutto era bello: finalmente potevamo mettere a servizio della comunità parrocchiale la nostra vita da sposi ed il nostro amore, ancora ignari del fatto che questespe rienza sarebbe servita prima di tutto a noi stessi. Nei primi anni di matrimonio, era arrivata molto presto la prima bufera: ognuno chiuso nel proprio io! Sentivamo però la necessità di riportare tutto a Dio, ci sentivamo piccoli e biso gnosi della Sua misericordia. Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto: Dio che non si è fatto attendere troppo! Ab biamo accolto subito la proposta della Fraternità, il dialogo co niugale, la preghiera insieme, il servizio, da subito ci siamo sentiti portati in braccio! Lannuncio ricevuto è stato trasmesso ad altri sposi. Provate a raccontare espe rienze delle prime amicizie nate. Angelo - Ricordiamo con piacere una coppia di sposi, che cono scemmo durante il corso per fi danzati che tenemmo proprio con Tonino e Giovanna: Donato e Raf faela. Dopo quel percorso questa coppia damici entrò con noi in comunità e iniziammo il cammino, felici della nuova esperienza che coronava, come suddetto da Irene, unattesa! Donato e Raffaela ci chiesero dopo un po di essere i loro testimoni di nozze e accogliemmo con intensa gioia. Oggi non sono più con noi, ma lamicizia, è sempre forte! Come non ricordare in un secondo tempo, larrivo in comunità di Marco e Carmela e il loro periodo di discernimento prima di fare la scelta di vivere in un'oasi. Insomma il Signore non solo ci aveva dato la grazia di riconoscerlo presente in mezzo a noi, come famiglia ma ci donava compagni di viaggio, persone con cui condividere il cammino. Nel 1998 entrammo nel primo nucleo di Fraternità (solo Dio lo sa come); fare parte della Fraternità, per noi è stato un dono fondamentale, perché ritrovandoci catechisti a Bellizzi avevamo bisogno del pane e la nostra comunità dappartenenza ci ha dato il nutrimento necessario per rispondere pienamente alla chiamata di Dio. Angelo, tu oggi hai deciso di lavo rare part time come infermiere professionale, e di dedicarti allan nuncio itinerante e tu Irene nellin segnamento dei metodi, come sono maturate questa scelte? Queste scelte non sono maturate per caso, ma sono frutto di un cammino fatto di continue verifiche, non senza difficoltà. Abbiamo cercato sempre di dire "sì" al Signore a partire dalle piccole cose, il buon Dio non ci ha mai lasciato soli, ci ha sempre sostenuto con la grazia della Sua presenza. Molte volte abbiamo sperimentato la Sua Paternità, il Suo prendersi cura con tanta amorevolezza di noi e di fronte a questo non puoi restartene tranquillo ma qualcosa pur se piccola, se sei figlio la devi fare! p e r s o n a p r i m a i n Comunicare il Vangelo a cura di Giovanna Abbagnara A sua immagine e somiglianza Salve, sono unadolescente della comunità di Poggio marino. Dal 26 al 28 dicembre ho partecipato al cenacolo che si è tenuto a Montoro Superiore nelloasi Regina della Famiglia, sul tema Maschio e femmina li creò. Essendo stato il mio primo cenacolo è stata unesperienza molto bella. Questi tre giorni sono stati intensi e contemporaneamente pieni di significato: abbiamo conosciuto meglio il nostro corpo e non solo, abbiamo compreso cosa vuol dire la parola amore alla nostra età. In questi giorni ho condiviso i miei pensieri, i dubbi e le emozioni con i miei compagni di comunità (eravamo lunica comunità presente); questo mi è servito anche a conoscerli meglio e a volerli ancora più bene. Molto ricca è stata lesperienza della pre ghiera: è bello ritrovarsi con i propri amici di comunità per pregare. Particolarmente forte, invece, è stata lAdorazione notturna, non so come sono riuscita a restare sveglia; la risposta che mi sono data è quella che Gesù ci parla e ci ritiene suoi amici, ma solo nelle occasioni importanti come i cenacoli riusciamo ad aprire il nostro cuore e a metterci in ascolto, perché Egli riesce a parlare e a manifestarsi solo attraverso il silenzio. Da non sottovalutare sono le catechesi. La prima sul corpo e la seconda sullamore: abbiamo così compreso che noi siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio, siamo uniti a lui da un forte legame. La nostra identità sessuale ci appartiene sin dallorigine ed è questa che ci aiuta a formare il nostro carattere e la nostra persona. La catechesi sullamore mi ha fatto capire che non sono pronta a donarmi ad unaltra persona e a farmi dono per essa; questetà è solo il periodo di preparazione, poiché noi adolescenti non possiamo parlare dinnamoramento ma dinfatuazione adolescenziale perché in questa fase della vita più che amare laltro vogliamo essere amati. Spero che tutti possiate fare lesperienza di un cenacolo perché tor nando a casa possiate dire che avete imparato qualcosa in più, dellandare a messa la domenica, avete imparato a fare comunione con gli altri e con Cristo e siete cresciuti un tantino in più rispetto a prima, proprio come è successo a me. Cristiana NOTIZIE FLASH Insegnamento religione cattolica Ben il 91,8 per cento degli studenti della scuola statale ha scelto di avvalersi dell'Irc. "Una scelta così diffusa non può che renderci soddisfatti, e di ciò siamo grati agli studenti, alle loro famiglie e agli insegnanti di religione - si legge nel Messaggio della Presidenza CEI. Nello stesso tempo auspichiamo che tale ampio consenso venga riconfermato nelle iscrizioni che in questi giorni studenti e genitori devono fare in vista del prossimo anno scolastico 2006-2007". Aiuti alle popolazioni del Corno d'Africa La Presidenza della C.E.I., a nome di tutta la Chiesa italiana, ha espresso forte preoccupazione per la situazione di alcuni Paesi africani e in particolare per la siccità che sta colpendo i Paesi del Corno d'Africa provocando - come ha sottolineato il Cardinale Ruini nella Prolusione al Consiglio Episcopale Permanente -, una catastrofe umanitaria che richiede con urgenza massicci aiuti alimentari. Attraverso il Comitato per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo, la Presidenza della CEI ha stanziato 1 milione di Euro dai fondi derivanti dall'otto per mille per far fronte alle crescenti difficoltà. Partenza di Caterina e Debora per il Burkina Faso 28 gennaio 2006. La toccante celebrazione nella Chiesa del monastero di S. Chiara ha riunito tanti amici per accompagnare nella preghiera la partenza di Caterina, vergine della Fraternità di Emmaus, e di Debora, giovane impegnata nell'ambito della cooperazione all'interno dell'Associazione Progetto Famiglia, per il Burkina Faso. Va evidenziato il significativo connubio che è stato intrecciato con il monastero di S. Chiara. Come ha sottolineato don Silvio nell'omelia, contemplazione e missione sono i due poli estremi di un'unica realtà che è la Chiesa, due ambiti che si sorreggono a vicenda. La missione è il segno di un forte desiderio di annunciare il Vangelo e di condividere con gli ultimi le sofferenze e le gioie della vita. 11 10 Dalle panche vuote....alle culle vuote L'interessante correlazione fra il calo delle nascite e l'abbondono delle pratiche religiose è stata attestata da una ricerca di due economisti americani. Latteggiamento con cui si guarda alla procreazione è ambivalente: dal figlio cercato ad ogni costo al figlio rifiutato, dalla Fivet allaborto, il figlio viene desiderato come un tesoro e fuggito come una peste. LItalia, da quasi 30 anni, ha il tasso di fecondità più basso. Il tasso di fecondità cioè il numero di figli messi al mondo da ogni coppia o da ogni donna nellarco della sua vita fertile nel 90 era 1,29, nel 1995 si è registrato il minimo storico, e nel 2004, secondo lIstat, si registra unaumento. Si registra nel 2004 un tasso di fecondità di 1,33 figli per donna. Come interpretare questo segno? Come segnale di ripresa? " Compito della famiglia è trasmettere lungo la storia la benedizione originaria del Creatore Ad Avvenire Antonio Golini, demografo dell'Università La Sapienza e uno tra i più solerti in Europa a lanciare l'allarme sulla denatalità dice che Ci vuole ben altro per poter pensare a una seria inversione di tendenza. In Francia - dice Golini - un Paese che ha una popolazione equivalente a quella italiana, attualmente le nascite annue variano intorno alle 750mila, quasi il 40% in più di quelle registrate in Italia. In Italia se si registra un aumento delle nascite questo lo si deve in buona parte anche agli immigrati. Ben altro dovrebbe dunque essere il livello di nascite perché si possa parlare di una ripresa demografica nel nostro Paese. Il risultato continua Golini - è che oggi diamo la libertà alle coppie di avere un figlio o anche nessuno, ma non diamo la libertà a chi ne vuole 3 o 4. Eppure se si vuole alzare signi ficativamente il tasso di fecondità, almeno al livello di 1,7-1,8 figli per donna, il 33% delle donne dovrebbe avere 3 o 4 figli. La caduta della natalità provoca un forte squilibrio demografico che ha riflessi preoc cupanti anche in campo economico e sociale, la società risente del suo invecchiamento, nel 1975 la popolazione al di sotto dei 15 anni costituiva in Italia il 24,2% sul totale, nel 2000 la percentuale è scesa a 14,3. Solo un tasso del 2,1 garantisce il ricambio della popolazione. E lItalia è ben lontana da tale tasso. Diverse sono le ragioni per motivare il declino demografico:il fattore economico, il figlio in più costa troppo; la difficile conci liazione donna/lavoro/figli; ma anzitutto cè un problema culturale. Il figlio è considerato soltanto un bene individuale e non ha valenza di bene per la società. Così il bisogno di paternità e maternità è già soddisfatto con un bambino. Alcuni economisti americani dell'Università di California di San Diego (Eli Berman, Lau rence R. Ianaccone e Giuseppe Ragusa) in un rapporto, pubblicato nel settembre 2005, dal titolo eloquente: «Dalle panche vuote alle culle vuote: il declino della fecondità tra i cattolici europei» hanno messo in rapporto diretto il declino della pratica religiosa con il calo della fecondità, cosa che riguarderebbe solo i Paesi cattolici, mentre quelli protestanti seguono l'andamento degli altri Paesi, senza religione dominante o con forte separazione tra istituzioni religiose e statali. Le parole profetiche della Familiaris Consortio Il progresso scientifico-tecnico, che luomo contemporaneo accresce di continuo nel suo dominio sulla natura, non sviluppa solo la speranza di creare una nuova e migliore umanità, ma anche un'angoscia sempre più profonda circa il futuro: Alcuni si domandano se sia bene vivere o se non sia meglio neppure essere nati; dubitano, se sia lecito chiamare altri alla vita, i quali forse malediranno la propria esistenza in un mondo crudele, i cui terrori non sono neppure prevedibili. Altri pensano di essere gli unici destinatari dei vantaggi della tecnica ed escludono gli altri, ai quali vengono imposti mezzi contraccettivi e metodi ancora peggiori. Altri ancora, imprigionati come sono dalla mentalità consumistica e con lunica preoccupazione di un continuo aumento di beni materiali, finiscono per non comprendere più e quindi per rifiutare la ricchezza spirituale di una nuova vita umana (FC 30). Bonus figli Nella finanziaria del 2006 pos siamo trovare qualche segnale di attenzione al pianeta famiglia. Essa prevede interventi a favore delle famiglie nei commi da 334 a 340. Tra tutte le disposizioni già note evi denzio questa del Bonus bebè. La norma premia la nascita o ladozione (ed è questo lelemento significativo) di figli per lanno 2005 con la concessione di un assegno di 1000 euro, solo alle famiglie con un reddito inferiore a 50.000 euro lordi. Per il 2006 si mantiene il tetto del reddito ma la conces sione vale solo per i secondogeniti ed ulte riori, ovvero adottati. La concessione anche per i figli adottati è molto significativa. Crea un senso di solidarietà comune. Infatti è vero che una sola famiglia, ladottante, va al di là dei legami di sangue per accogliere un bambino di unaltra famiglia, ma è pur vero che è lintera società civile, intesa come famiglia umana, a provvedere per il neces sario per la vita di quel bambino e il suo pieno sviluppo. E certamente questo bonus solo un piccolissimo segno, nel mare ma gnum dei bisogni e delle risorse da valoriz zare di una famiglia, però, va nella direzione giusta. Famiglia e Vita a cura di Giovanna Pauciulo In 11 con un solo stipendio Ferruccio ed Alessandra Calò, con i loro 9 figli, con uno stipendio magro e con tanto amore vincono la sfida. Ma come? Dalle pagine di Famiglia Cristiana, n. 22/2005, raccogliamo la loro testimonianza. Si ricicla tutto ciò che si può, a cominciare dai vestiti, ci si ingegna a trovare soluzioni per tagliare le spese, rinunciando alle vacanze, Il fatto di essere in tanti dice Alessandra - credo sia molto positivo per la crescita dei nostri figli, hanno imparato presto a condividere le cose e sono molto responsabili. Mario Sberna fondatore dellAssociazione nazio nale famiglie numerose dice così: La mia ricchezza sono questi ragazzi, 5 figli, e lallegria che essi trasmettono è un dono del Signore. Lidea di fondare unassocia zione è nata, spiega Sberna, davanti al bancone del pesce, osservavo gli occhi di una triglia ma non potevo acquistare nulla: troppo cara. In Italia sono appena 309.000 i nuclei familiari con più di sei componenti, queste famiglie coraggiose ricordano a tutti di non essere schiavi della società dei consumi e che la Provvidenza non fa man care il necessario: chi affida la propria vita a Dio non resta mai deluso. NOTIZIE FLASH Senza figli non c'è futuro Nelludienza di mercoledì 2 novembre il papa Benedetto XVI ha incontrato 2500 membri dellAssociazione nazionale famiglie numerose e rivolgendosi a loro ha detto: Senza figli non cè futuro. La vostra gradita presenza mi offre lopportunità di richiamare la centralità della famiglia, cellula fondante della società e luogo primario di accoglienza e di servizio alla vita. Auspico che vengano ulteriormente promossi adeguati interventi sociali e legislativi a tutela e a sostegno delle famiglie più numerose, che costituiscono una ricchezza e una speranza per lintero paese. Questo appello inserisce nella riflessione politica-economica del nostro paese elementi di umanizzazione che certamente contribuiscono a produrre un nuovo modo di vivere sociale. 70.000 vite salvate in 30 anni In occasione dellaudizione del Movimento per la vita nel quadro dellindagine sullapplicazione della L. 194, fissata il 10 gennaio presso la Commissione Affari sociali della Camera, il Movimento rende noti i dati dellattività dei CAV (Centri di aiuto alla vita): "dal 1975 alla fine del 2004, grazie ai CAV in Italia sono nati 70.000 bambini. Solo lo scorso anno ne sono nati circa 7.000. Le gestanti straniere che si sono presentate ai Cav nel 2004 sono state il 72,6% del totale delle gestanti, nel 1990 erano il 16%: situazione rovesciata lo ha dichiarato Carlo Casini in occasione dellaudizione sulla L. 194. 12 13 Bambini che adottano bambini Molti sono i progetti che l'equipe psico-sociale organizza per animare le giornate dei minori accolti nelle Oasi dell'Associazione Progetto Famiglia-Accoglienza. Il "Laboratorio dei Piccoli Talenti" è uno di questi progetti. che, oltre ad essere una attività ricreativa, mira ad educare i ragazzi alla solidarietà. Questanno le educatrici professionali presenti nelle nostre Oasi hanno previsto delle attività comuni per i ragazzi (sia accolti che residenti), da integrare a quelle svolte quotidianamente. Lidea è nata dal desiderio di offrire un servizio sempre migliore ritenendo che queste attività avrebbero potuto arricchire il percorso educativo. La prima di queste attività si è già con clusa: si tratta di un laboratorio di creatività e di educazione alla solidarietà che si è svolto allOasi S. Paolo nel periodo di ottobre, novembre e dicem bre con incontri settimanali. Ai ragazzi delle nostre Oasi è stato proposto di impegnarsi nella realizzazione di diversi tipi di oggetti, utilizzando di verse tecniche artistico-manipolative. Tutti hanno lavorato uniti da un unico scopo: riuscire a venderli e devolvere il ricavato in beneficenza. Sono stati essi stessi a decidere a chi donare la somma ottenuta. Inizialmente sono venute fuori diverse proposte: ai bambini colpiti dallo Tsunami, alle popolazioni di Gerusa lemme o quelle del Burkina Faso. Infine hanno scelto questultima. Così i nostri piccoli hanno realizzato dei biglietti di auguri di vario tipo, addobbi natalizi, scatole decorate, piccoli presepi. Oggetti semplici, ma resi preziosi dal loro impegno e dalla loro creatività. Molti biglietti sono stati acquistati dal P.F.-Accoglienza e inviati a tutti i bene fattori delle Oasi con gli auguri natalizi. Durante il periodo in cui si è svolto il laboratorio i ragazzi hanno avuto la possibilità di potersi incontrare e cono scersi meglio, ed è stato lo stesso stare insieme a far nascere un forte senso di appartenenza ad una stessa storia che si è manifestato attraverso il desiderio di darsi un nome come gruppo: I PIC COLI TALENTI. Gli incontri si sono conclusi con una festa, tenutasi il 3 gennaio allOasi Naza reth, a cui hanno partecipato i membri di tutte le Oasi. Per loccasione i ragazzi hanno messo in scena una piccola rappresentazione della Natività e hanno consegnato il ricavato ottenuto dalla vendita degli oggetti realizzati a Debora che è inter venuta come rappresentante del P.F.Cooperazione. Questultima ha mostrato loro un filmato sul Burkina Faso e ha spiegato che con la somma offerta avreb bero adottato il primo bambino nato nel 2006 nella diocesi di Koupela, pro mettendo a tutti che avrebbe portato delle foto quando sarebbe tornata dal lAfrica. I ragazzi si sono impegnati a continuare nel tempo questa iniziativa, per cui tutti gli anni raccoglieranno una somma per sostenere questo nuovo piccolo amico dando vita ad un progetto di adozione internazionale pensato per loro che non poteva non chiamarsi Pic coli Talenti. Durante la festa, le educatrici hanno proposto le attività che avrebbero voluto realizzare tra gennaio e luglio: degli incontri per approfondire tematiche inerenti leducazione alla sessualità e allaffettività; una festa di Carnevale preparata dai ra gazzi sul tema Insieme è più bello; un Cineforum durante il tempo di Quaresima per riflettere su tematiche ine renti questo periodo; visite guidate in primavera e gior nate in piscina destate. Nel Cuore delle Oasi a cura di Angela Pandolfi NOTIZIE FLASH OASI BETLEMME - Il 28 dicembre si è svolto un incontro dei responsabili e dei volontari del Progetto Famiglia- Cooperazione. - Il 30 dicembre sono state accolte presso lOasi una madre e la sua piccola di pochi mesi. - Il 6 gennaio cè stato un momento di festa con parenti e amici dei custodi. - L8 gennaio cè stato un incontro della scuola- catechisti, organizzata dal Centro di Evangelizzazione, con interventi di don Silvio, Angelo Montone, Giovanna Abbagnara e i custodi dellOasi. OASI MARIA MADRE DELLA VITA - Il 5 gennaio è stata organizzata una festa per i ragazzi delle Oasi e altri amici, con larrivo della Befana che ha portato dolcetti e regalini. - Il 6 gennaio cè stato un incontro con un gruppo di ragazzi interessati allesperienza dellOasi. - L8 gennaio cè stato un incontro con un gruppo del corso pre-matrimoniale della parrocchia di Succivo (CS). Sono intervenuti i custodi e gli altri membri adulti dellOasi raccontando la propria esperienza. - L11 gennaio la comunità adolescenti di S.Egidio M.A. si è incontrata per la Svelazione dellAngelo, presso la cappella dellOasi. OASI NAZARETH - Il 26 dicembre sono venute quattro coppie di sposi della comunità di Nocera Inf., per una giornata di condivisione. E sorpresa graditissima allora di pranzo è arrivato don Domenico DAmbrosi con una bottiglia di spumante tutta infiocchettata, tipo George Clooney. - Il 29 dicembre è stata accolta una madre con il suo piccolo di 8 mesi. - Il 30 dicembre è stata celebrata la S.Eucarestia in cui si sono riuniti i due nuclei della Fraternità. Dopo cè stato un momento di agape. - Il 3 gennaio cè stata lesibizione dei Piccoli Talenti(ragazzi accolti e quelli residenti delle Oasi), è stato un momento per tutte le Oasi di festeggiare insieme ai più piccoli. - Il 10 gennaio lOasi ha ri-accolto una donna in attesa, che ha deciso di ritornare presso lOasi, dove era stata ospitata il mese scorso, per portare a termine la gravidanza. Il 20 gennaio sono stati invitati a cena, Bernardino e Lucia, i referenti dellaffido per la zona vesuviana. Essi sono frutto della permanenza dellOasi Nazareth nel territorio di S.Giuseppe Vesuviano. - Il 22 gennaio si è svolto il raduno dei catechisti della zona Agro, della zona Stabiese e di Succivo.Infine è stata celebrata la S.Eucarestia. Maria Brillante I ragazzi delle Oasi alle prese con le loro piccole opere arte. Il ricavato della vendita di questi lavori è stato devoluto a favore dei bambini del Burkina Faso INFO-SOLIDARIETA' Artigianato di Betlemme Molte sono le famiglie cristiane che, a causa delle difficoltà di spostamento connesse alla chiusura del territorio palestinese, vivono problematiche legate al ridimensionamento dell'attività lavorativa. LAssociazione, cosciente di questi problemi, ha deciso di sostenere un progetto della Custodia di Terra Santa che favorisce le attività di chi produce manufatti in legno, avviando un percorso di cooperazione che consiste nellacquistare i prodotti dell'artigianato locale per poi rivenderli in Italia. Numerose sono le famiglie che vivono di attività' artigianali legate alla fabbricazione di manufatti in legno di ulivo e sono proprio questi prodotti che lAssociazione Progetto Famiglia- Cooperazione cerca di proporre per creare un ponte di solidarietà' con i nostri fratelli che vivono nella terra del Signore. Per informazioni: Progetto Famiglia Cooperazione: E-mail - [email protected] 15 Pace su Gerusalemme a cura di Luciano Gambardella Lavorare insieme verso una pace possibile Tra il 02 e l11 dicembre, una delegazione dellAssociazione Progetto Famiglia Cooperazione si è recata in Terra Santa per monitorare i progetti già avviati con la Custodia e per conoscere le varie realtà che operano in loco a favore del dialogo tra palestinesi e israeliani. Loccasione del viaggio è stata propizia per fare la piacevole conoscenza del Vicario del Patriarcato Latino di Gerusalemme a Nazareth, S.E. Mons. Giacinto Marcuzzo, Vescovo titolare di Emmaus. Lincontro con Mons. Marcuzzo non è avvenuto per una serie di circostanze fortuite, ma è stato il felice approdo di una serie di contatti iniziati durante il Convegno Missionario di Pescara nel 2004 tra Sua Eccellenza e il nostro don Silvio e proseguiti con una fitta serie di e-mails e telefonate nelle quali il Vescovo manifestava il forte desiderio di fare la nostra conoscenza. E stato così che la prima parte della nostra chiacchierata è stata caratterizzata da una lunga serie di domande che il Vescovo rivolge a noi. Fra le tante, spicca quella sul perché ci chiamiamo Fraternità di Emmaus. Mons. Marcuzzo - Cè un motivo preciso per cui vi siete chiamati Fraternità di Emmaus? Don Silvio In questi casi è difficile dire se cè un preciso motivo: io ricordo che quando iniziai il cammino con gli sposi mi trovai una sera a commentare il brano di Emmaus, e fu così illuminante quella sera e fu anche bello leggerlo in un ottica coniugale, che intravidi fin dallora la bellezza di questo brano. In quei primi anni non avevamo lidea di fondare una Fraternità ma cerano solo dei gruppi che si incontravano per pre " La zona è stupenda, piena di sorgenti, infatti "Emmaus" vuol dire molte acque. gare, ascoltare la parola poi è nata unamicizia tale che ci ha resi consapevoli che Dio voleva costruire qualcosa. Quan do poi si è trattato di dare un nome a questo qualcosa, ho ricordato questo brano che tante volte avevo commentato. Rileggendolo meglio ci è apparso ancora più bello: Emmaus per noi significa non solo essere il luogo dove Gesù si rivela, ma prima ancora noi evidenziamo il fatto che Gesù si manifesta lungo la via attra verso la Parola. Mons. Marcuzzo Molto bello quello che mi dici. Voi saprete certamen te che Emmaus è antichissima, risale al tempo dei Maccabei. La zona è stupenda, piena di sorgenti, infatti la parola Em muas vuol dire molte acque. I greci hanno aggiunto ad Emmaus un altro nome: Nikopolis, città della vittoria, perché lesercito greco vinse una delle battaglie contro i Maccabei proprio lì. È stato un centro importante, infatti è stata anche Sede Vescovile. Probabilmente ad Emmaus cè la chiesa più antica della cristianità. I resti di questa chiesa risalgono all'epoca di Giulio l'Africano, probabilmente era unantica casa romana. Dopo è stata costruita una chiesa al tempo dei crociati. Non è matematicamente sicuro che sia lEmmaus biblico, ma ha molte più fortune di altri siti grazie alle ricerche che stanno portando avanti famosi studiosi. Uno degli elementi a sfavore è la distanza di Emmaus da Geru salemme, ma ultimamente ho A sinistra, Mons. Marcuzzo. A destra, una delle scuole del Patriarcato Latino a Nazareth. appreso da alcuni manoscritti che riportano invece di 60 stadi, 160 stadi che è la precisa distanza di Emmaus da Gerusalemme. Io porto nel cuore questo villaggio, che nel 67 è stato com pletamente raso al suolo, davanti ai miei occhi .Ma parliamo adesso del vostro impegno in Terra Santa. Don Silvio Siamo venuti la prima volta nel giugno 2004 e abbiamo preso contatti con la Custodia di Terra Santa. Iniziammo a interessarci della Terra Santa anche grazie agli appelli di Giovanni Paolo II che portava nel cuore le sventure di questa terra. Finora abbiamo fatto alcuni progetti con la Custodia soprat tutto legati alla città di Betlemme. Ab biamo iniziato diverse attività tra cui quella di rivendere lartigianato locale in Italia e abbiamo dato un fondo alla par rocchia di Betlemme per incentivare loccupazione attraverso una sorta di microcredito. Abbiamo chiesto anche di individuare alcune famiglie per adottarle a distanza. Noi sentiamo che questa terra appartiene a tutti e vogliamo per questo costruire un legame attraverso questi rapporti di cooperazione. Per questo motivo siamo venuti a parlare con Lei, per apprendere quali sono le forme migliori di cooperazione e, in modo particolare, il nostro desiderio è fare in " MONS. MARCUZZO Aiutate la gente a vivere e a costruire la pace nella loro realtà modo che la cooperazione sia espressio ne di un legame di amicizia, che non sia soltanto un mero scambio economico. Questa estate noi abbiamo fatto una bella esperienza: avendo una casa in provincia di Avellino, abbiamo accolto un gruppo di ragazzi ebrei anche grazie ad unassociazione che si chiama Bereshit LeShalom. Essi avevano in comune la sventura di essere vittime indirette del terrorismo. Questo ci ha aperto una finestra su questo vasto mondo. Lì è nata lidea di fare nella prossima estate un Meeting che coinvolga giovani ebrei e palestinesi; un incontro che chiami in causa anche le associazioni che qui operano nel campo dellintegrazione e del dialogo, in modo da poter proporre in Italia un momento di riflessione co mune e altre cose che Lei ci potrà dire. Mons. Marcuzzo Prima di tutto mi congratulo per questo vostro impegno che è importantissimo per la Chiesa. Cercate comunque di essere molto re alisti, cioè aiutate veramente la gente a vivere e a costruire la pace nella loro realtà. Cè gente che vive con i fondi che vengono dallEuropa, fondi destinati alla formazione e che vanno a finanziare solo le famiglie degli organizzatori. Comunque come lei ha detto prima riguardo la spiritualità di Emmaus, è il cammino che vi farà comprendere quale strada prendere, la luce si fa camminando. Per il lavoro che avete intrapreso è importante interpellare gente che è in teressata alla pace, che lavora per edifi care giustizia e pace. Questi due ultimi termini sono connessi: cè una pace vera quando cè giustizia. Qui la lettera di Giovanni XXIII, Pacem in terris, è ancora molto attuale. È una lettera che ho riletto lanno scorso in occasione del 40° anni versario della sua morte ritrovandola meravigliosa. Anche se attualmente cè qualche spiraglio di speranza per la fine del conflitto, dobbiamo purtroppo dire che siamo ancora lontani dalla pace. Ci vorrà ancora una nuova generazione di lavoro per preparare i cuori della gente alla pace. Secondo noi per avere le garanzie per una pace duratura bisogna puntare sulle famiglie, sui bambini e sulla formazione. Bisogna lavorare nelle scuole, con i bambini. Sono le scuole il segreto della pace e noi labbiamo preso come impegno costante della Chiesa qui in Terra Santa. Noi abbiamo avuto la grazia di avere a capo del nostro patriarcato, Michel Sabbah, una persona eccezionale, pratica, intelligente e soprattutto essen ziale: a lui importa poco delle formule, delle chiacchiere, lui va allessenziale ed è allo stesso tempo lungimirante. Unaltra 17 16 grazia che ha ricevuto la nostra Chie sa è un Sinodo pastorale da cui siamo usciti con delle priorità. Una di queste priorità è la riconciliazione e la pace, cioè lunità della gente. Si può rispondere a questa priorità mettendosi a servizio di tutti, non solo dei cristiani affinché la gente si conosca e si accetti. Questo è quello che ci dice sempre il Patriarca Latino di Gerusalemme: quando prende te una decisione domandatevi se questa può essere causa di divisione fra la gente. In questo senso le scuole per noi sono una cosa essenziale, per lavorare per la giustizia, per la pace, per lunità. È là che i bambini cominciano a conoscersi, a studiare e pregare insieme. Quando saranno adulti avranno meno voglia di farsi la guerra! Questo è un punto che potrebbe essere interessante per voi: aiutare le scuole e soprattutto aiutare gli studenti universitari. In altre parole, aiutare i nostri giovani ad essere qualificati per poter sostenere un ruolo sociale in futuro, altrimenti si scompare. Don Silvio Attualmente quante scuole avete? Pace su Gerusalemme Mons. Marcuzzo Ne abbiamo tante. Qui in Israele ci sono circa trenta scuole. Mi riferisco alle scuole tenute dalla diocesi e dai religiosi. Come Pa triarcato in Israele ne abbiamo cinque, ma la maggior parte delle nostre scuole sono in Palestina e in Giordania. Don Silvio Ma i giovani laureati riescono poi ad inserirsi nel mondo del lavoro? Mons. Marcuzzo Lunica chance per trovare lavoro è di essere qualificato. Don Silvio Ho fatto questa do manda perché noi abbiamo conosciuto a Betania una coppia di sposi che ha sostenuto gli studi di uno dei loro figli facendolo laureare in aviazione civile in Giordania e non ha trovato lavoro, né in Palestina né in Israele. Mons. Marcuzzo Qui cè una piccola distinzione da fare: in Israele cè un grave problema di uguaglianza, cioè gli arabi sono considerati cittadini di NOTIZIE FLASH a cura di Luciano Gambardella secondo grado e, anche se Israele è un paese progredito ci sono posti in cui la gente vive male. Molte organizzazioni considerano Israele un paese che non va aiutato perché non sottosviluppato però, allinterno di Israele, la comunità araba e soprattutto i cristiani che sono allinterno di questa comunità, vivono spesso in situazioni difficili. Vi faccio lesempio di Nazareth: questa città è allinterno di Israele, qui sono quasi tutti arabi però allinterno di Israele. Questi arabi sono rimasti qui dal 48 e non sono stati mandati via, forse anche per merito dei luoghi santi. Noi cristiani siamo solo il 2 % della popolazione, cioè siamo una minoranza nella minoranza. Quindi pen sate come è difficile vivere e quali sono le difficoltà di chi cerca di trovare lavoro. Noi dal punto di vista sociale ci rite niamo fortunati rispetto ai palestinesi perché i palestinesi hanno sofferto molto, e soffrono ancora, e io vi incoraggio a fare qualcosa per Betlemme perché ne ha molto bisogno. tratte dal sito dell'agenzia SIR Nuovo Nunzio Apostolico in Israele Commozione per questo impegno che mi porta nella Terra di Gesù. Cercherò di fare del mio meglio perché si possa arrivare ad una sempre maggiore convivenza e conoscenza tra le Chiese cristiane e tra le tre grandi religioni. Con queste parole mons. Antonio Franco, arcivescovo titolare di Gallese, commenta al Sir la sua nomina da parte di Benedetto XVI a Nunzio apostolico in Israele e Cipro e Delegato apostolico in Gerusalemme e Palestina. Con laiuto del Signore aggiunge mons. Franco, finora Nunzio apostolico nelle Filippine, - cercherò di dare un contributo allunità e al dialogo tra le parti. Con questa nomina, avvenuta lo scorso 21 gennaio, mons. Franco, 69 anni, con esperienza prima che a Manila nelle Filippine, a Kiev, in Ucraina, prende il posto di mons. Pietro Sambi, dal 17 dicembre, Nunzio apostolico negli Stati Uniti dAmerica e Osservatore permanente della Santa Sede presso lOrganizzazione degli Stati americani. Rapporto missionari martiri nel 2005 Nel corso del 2005 sono stati uccisi nel mondo 26 persone tra vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e laici, quasi il doppio rispetto al 2004. Lo rende noto lAgenzia Fides, che come ogni anno pubblica un conteggio che non riguarda solo i missionari ad gentes, precisa, ma tutto il personale ecclesiastico ucciso in modo violento o che ha sacrificato la vita consapevole del rischio che correva, pur di non abbandonare il proprio impegno di testimonianza e di apostolato. Alcuni di loro spiega Fides - sono stati trovati ore o giorni dopo il decesso, spesso vittime - almeno in apparenza - di aggressioni, rapine e furti perpetrati in contesti sociali di particolare violenza, degrado umano e povertà. Il maggior numero di vittime si registra in America, dove sono morti 8 sacerdoti, 2 religiose e 2 religiosi. Lettere a cura della Redazione Questo è quello che voglio... Il Signore continua a chiamare, ma la novità è che i suoi figli rispondono ancora! Il 5 gennaio nel monastero di S. Chiara in Nocera Inferiore, durante la celebrazione presieduta da S.E. Mons. Franco Alfano, una comunità commossa e orante assisteva alla vestizione religiosa di due ragazze. Tra queste Giovanna Savarese, una giovane della Fraternità di Emmaus che dopo aver incontrato Dio da un annuncio in parrocchia, ha scelto di consacrare a Lui la sua vita. Carissimi amici, vi ringrazio di cuore per avermi dato la possibilità di raccontare la mia esperienza di fede e di condividere la gioia per questo grande dono di cui il Signore mi ha ricolmata, facendomi cominciare il cammino di noviziato dalle Clarisse. Per chi non mi conosce, sono Giovanna ho 24 anni e dal 1996 fino al 7 ottobre del 2004 ho fatto parte della comunità giovani delle Fraternità di Emmaus nella parrocchia di SantAntonio di Padova ad Orta Loreto. Nellottobre del 1996 alcuni amici mi invitarono a partecipare agli incontri di catechesi che si svolgevano in parrocchia, accettai subito. Ricordo che al primo incontro la mia catechista, Dina, mi chiese cosa mi aveva spinto a partecipare ed io le risposi: per conoscere DIO. Non era vero, ma mi sembrava una risposta intelligente! Dio però non era dello stesso parere, mi prese sul serio, accettò la sfida e attraverso gli anni si è fatto conoscere fino a diventare per me oggi lunica cosa necessaria. In quegli anni gli incontri in comunità diventavano sempre più un appuntamento privilegiato. Accoglievo la Parola, mi lasciavo interpellare da essa, mi rendevo disponibile in comunità per qualsiasi servizio. Vivevo nello stesso tempo le mie esperienze, le amicizie, linnamoramento, sognavo il principe azzurro. Avevo i miei progetti: una brillante carriera scolastica, la scelta di studiare medicina veterinaria. Questi erano i miei sogni, i miei progetti a cui lavoravo, ma non ero felice! Mi chiedevo spesso: perché se è questo ciò che voglio provo insoddisfazione e inquietitudine? Cè stato poi un momento, preciso in cui ho sentito con chiarezza e limpidezza che il Signore mi chiamava a seguirlo più da vicino. Durante il triduo pasquale del 2001 mi fu affidata la responsabilità di curare i momenti liturgici in parrocchia. Durante la liturgia pomeridiana del Venerdì Santo una sensazione di angoscia profondissima mi prese. La liturgia mi aveva lasciato una sensazione di smarrimento. A sera partecipai alla via Crucis, era la prima volta e non so raccontare quello che il Signore mi donò in quella sera del 13 aprile. Capii chi ero: figlia di un Padre che per aveva donato il suo Figlio Gesù. Quella sera ai piedi della croce, dissi a Gesù: Se tu hai fatto questo per me, io voglio fare lo stesso, voglio dare la mia vita per te! Non raccontai a nessuno questo episodio, mi sembrava che non potessi essere compresa così iniziai semplicemente a partecipare alleucarestia quotidiana a Napoli prima di andare alluniversità al mattino presto. Partecipai poi al cenacolo di discernimento proposto dalla Fraternità e lì restai molto colpita dallesperienza di Marco e Carmela, una coppia di sposi in cui entrambi da giovani volevano consacrarsi a Dio ma avevano poi capito che il Signore li chiamava a seguirli nel matrimonio. E se anche per me era cosi? Mi chiesi. E così mi fidanzai. Ma durante questo tempo cresceva sempre di più lesigenza di rintagliarmi spazi di intimità con Dio, era Lui lamore esclusivo che volevo vivere. Terminò dunque questa esperienza e intanto nellaprile 2002 partecipai alla II tappa della scuola per catechisti, incentrata sulla preghiera. Quando ascoltavo quelle catechesi mi si dilatava il cuore e mi dicevo: Questo è quello che voglio, questo bramo! ma come potevo realizzarlo? Un santo sacerdote mi propose unesperienza in clausura. E il 2 giugno entrai in monastero e vi rimasi per 27 giorni. Rientrai il 16 luglio e ne uscii il 22 settembre. Provavo una gioia incontenibile durante questa esperienza, ma i tempi non erano ancora maturi, ero inquieta. ad Assisi dove conobbi padre Giovanni Marini che mi ha molto aiutata nel discernimento vocazionale. Così per due anni mi lasciai guidare docilmente finchè il 24 luglio del 2004 ritornai in monastero per seguire il Signore, imitando la Vergine Maria e santa Chiara. Ora con la vestizione e liniziazione alla vita religiosa ho scelto di servire il Signore in un vincolo più perfetto. Ho vestito labito che è a forma di croce, il taglio dei capelli, momento in cui mi sono sentita di non appartenere più a me stessa, mi sono stati consegnati il Vangelo, la Regola e la liturgia delle ore con cui dovrò essere nella chiesa voce della sposa che parla a Cristo suo sposo. Ho ricevuto un nome nuovo e ho cantato il mio Magnificat, sono io la serva che il Signore ha guardato! Pace e bene Suor Giovanna Francesca della Trinità Il 10 dicembre di quellanno insieme a don Domenico DAmbrosi e a Lia Fiore mi recai 19 18 Da Noi a Voi Il sito del mese Associazione Nazionale Famiglie Numerose www.famiglienumerose.it Cosè? E' il sito ufficiale dellAssociazione Famiglie Numerose. Famiglie che nonostante le mille difficoltà, affermano di vivere con allegria e gioia il quotidiano. Attraverso questo sito l'AIFN tenta di farsi conoscere e di raccontare le storie di gente comune che cerca di scambiarsi idee e suggerimenti per instaurare una sorta di solidarietà online. Contenuti Oltre alla ben fatta pagina di presentazione, il sito offre una bacheca dove sono presentate le attività dellAssocizione, i comunicati, gli annunci di compravendita di oggetti utili per una famiglia numerosa ed alcune proposte di vacanza con prezzi contenuti. Utile si rivela anche la raccolta di articoli e i consigli su come affrontare i piccoli e grandi problemi di ogni giorno. La sezione spiritualità contiene una serie di documenti e di riflessioni sulla spiritualità familiare. Film & Film a cura di Alfredo Cretella IL POSTO DELLE FRAGOLE Produzione : Svezia Anno : 1957 Regia : Ingmar Bergman Un film delicato e forte allo stesso tempo; capace di far riflettere e di inoculare nello spettatore un strano magone, che induce al pensiero. La relazione umana è una grande ricchezza per ognuno, ma esige tempo ed energia, altrimenti si trasforma in un misero fallimento, che sovente lascia ferite profonde ed insanabili. Il posto delle fragole è il posto della me moria, che ognuno di noi, giovane e meno giovane, ha gelosamente celato nella parte più recondita del suo io. Lì si annidano i ricordi più forti; quelli che hanno caratte rizzato la nostra adolescenza e hanno per certi versi determinato la nostra vita. Il protagonista di questa storia, Isak, è un anziano dottore, vedovo, che alla fine della sua carriera riceve un prestigioso ricono scimento accademico, per la professionalità e competenza con cui si è dedicato allarte medica e alle persone che ha curato. Tuttavia, il viaggio in auto per raggiungere il luogo in cui dovrà ritirare il premio, diventa loccasione per fare una profonda autocritica sulla sua vita privata. Ad ac compagnarlo cè la nuora, che ha avuto contrasti col figlio; poi via via si susseguono altri personaggi, che si incontrano per strada, proprio come durante la vita. Lincontro, in questo caso, nella sua casualità, viene dal regista evidenziato come occasione di relazione umana, di interscambio culturale, mai sterile ed inutile. Ciò nonostante, quel che rileva è latteggia mento del protagonista, che strada facendo si apre, dando occasione alla sua anima di rivelarsi per quella che è. Ne è esce fuori il ritratto di un uomo, che pur se in limitar di dite, era ancora alla disperata ricerca di se stesso e di pacificazione. Alla fine del viaggio ritrova la via e il coraggio per affrontare la sua umanità ed i suoi errori passati, chiusi entrambi in un sarcofago che faceva troppo male aprire, ricevendo in cambio laffetto e la riconoscenza di chi gli sta attorno. Il film finisce quando il protagonista co scentizza il suo fallimento nellessere stato un grande medico per molti ed un pessimo marito e padre per due sole persone. Il messaggio di speranza sta nel tentativo di Isak, anche se in extremis, di recuperare: egli scopre, con grande meraviglia, che quando cè qualcuno che chiede perdono, cè sempre qualcuno che è disposto a concederlo. Seppur datato, è un film profondamente attuale, per i temi che affronta anzitutto, e merita di essere visto per la notevole qualità degli attori e del protagonista in particolar modo. 20