Rispett are la V it a
5 febbraio 2006
XXVIII Giornata per la V it a
fEBBRAIO 2006, n. 2 - anno III
Questo mese in Primo Piano:
4
Rispettare la vita è il tema della XXVIII Giornata per la Vita. In occasione
di questo importante evento offriamo nel nostro primo piano una serie di
riflessioni utili per non far calare l'attenzione nei riguardi di un argomento
per certi versi " scomodo" ovvero la tutela e il rispetto per la vita nascente.
COMUNICARE IL VANGELO
L'amore nel cuore del mondo
La prima enciclica di Papa Ratzinger: Deus caritas est
7
Una lucerna posta sul monte
I 10 anni dell'oasi San Paolo
Un "si" che risuona nell'eternità
Da Bellizzi, la storia di un'amicizia
A sua immagine e somiglianza
Lo spazio delle testimonianze accoglie la voce di una ragazza
che ha partecipato al cenacolo degli adolescenti
Notizie flash
FAMIGLIA E VITA
Dalle panche vuote...alle culle vuote
L'interessante correlazione fra il calo delle nascite e l'abbondono delle
pratiche religiose è stata attestata da una ricerca di due economisti americani
Notizie flash
NEL CUORE DELLE OASI
Bambini che adottano bambini
Il laboratorio dei "Piccoli Talenti" educa alla solidarietà.
Notizie Flash
PACE SU GERUSALEMME
Lavorare insieme verso una pace possibile
Riportiamo l'intervista fatta a Mons. Giacinto Marcuzzo,
Vicario del Patriarcato Latino di Gerusalemme a Nazareth
Notizie flash
LETTERE
Questo è quello che voglio...
Suor Giovanna Francesca della Trinità ci scrive a pochi giorni
dall'inizio del suo noviziato nell' ordine delle Clarisse.
DA NOI A VOI
IL SITO DEL MESE - Ass. Famiglie Numerose
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Film & Film - Il posto delle fragole
Editoriale
Mensile della Fraternità di Emmaus
Sito internet: www.fraternitadiemmaus.org
Redazione: Giovanna Abbagnara - Luca Memoli - Anna Pisacane
- Giovanna Pauciulo - Luciano Gambardella - Angela Pandolfi Gabriele Cavallaro.
E-mail: [email protected]
Dir. Editoriale: Don SIlvio Longobardi
Impaginazione: Luca Memoli
Direzione e amministrazione: via Duomo - Episcopio di Sarno (Sa)
tel. 081/94.5463
Uno solo è l'amore
Ha scelto l’amore come tema della sua prima
enciclica, quella che tradizionalmente contiene gli
obiettivi programmatici di un pontificato. Benedetto
XVI esplicita nel titolo la prospettiva di fondo che
guida la sua riflessione: “Dio è Amore”. Lo sfondo
è rigorosamente teologico: l’amore è Dio stesso e
trova in Lui la sua prima origine e il suo perenne
fondamento. Le diverse forme che l’amore assume
storicamente – la relazione che unisce l’uomo e la
donna, la tenerezza dei genitori verso i figli, la
benevolenza che lega gli amici, la cura per gli animali
– sono tutte rifrazioni dell’unico amore, scaturiscono
tutte da Dio.
Quella del Papa non rimane un’astratta riflessione
teologica ma assume una forte valenza esistenziale.
di don Silvio Longobardi
disposizione al sacrificio per lui e apertura anche al
dono di una nuova vita umana”. Il Papa vuole
contrastare quella cultura che sminuisce il valore
della famiglia, la riduce a semplice patto sociale, ad
un generico legame di solidarietà. Gli sposi per
Ratzinger sono i testimoni privilegiati dell’amore.
Sono loro che immettono nella storia la cultura
della gratuità, vero ed essenziale fondamento della
convivenza sociale.
L’uomo non può fare a meno di amare, l’amore non
è solo un sentimento ma una dimensione che
appartiene alla sua più intima natura. Verrebbe da
pensare che amare sia la cosa più semplice e
immediata che l’uomo possa fare. Non è affatto così.
Vi è una guerra che si combatte ogni giorno nelle
Benedetto XVI ricorda che l’uomo è stato creato per amare.
Ma solo Dio, che è Amore, può dare all’uomo quell’energia
nuova che cambia la vicenda umana.
La pretesa di vivere senza Dio, che accompagna
tutta l’epoca moderna e si va sempre più accentuando
in questi ultimi decenni, appare a Benedetto XVI
come un autentico suicidio. Senza Dio l’uomo non
è capace di amare o quanto meno di vivere l’amore
nella sua pienezza. Capovolgendo un famoso principio
della cultura contemporanea – “bisogna vivere come
se Dio non ci fosse” – Papa Ratzinger invita anche
i non credenti a “vivere come se Dio ci fosse”.
E nel recente messaggio per la pace ha scritto: “La
storia ha ampiamente dimostrato che fare guerra a
Dio per estirparlo dal cuore degli uomini porta
l'umanità, impaurita e impoverita, verso scelte che
non hanno futuro”.
Mettendo al centro l’amore è ovvio che il Papa
richiama il ruolo della famiglia. In essa l’amore di
Dio risplende nella sua forma più radicale, nel legame
coniugale infatti l’eros diventa agape, come ha detto
lo stesso Pontefice presentando l’enciclica: nel
matrimonio l’amore non si presenta più come ricerca
di sé ma “diventa preoccupazione per l'altro,
case, suoi luoghi di lavoro, nelle strade: è frutto
dell’istintiva tendenza a dominare che accompagna
tutta la storia umana. Anche i legami affettivi restano
impigliati in questa drammatica catena del male.
È un limite che spesso si impone con oggettiva
prepotenza, l’uomo sembra soccombere, non è
capace di reagire e di invertire la tendenza.
Questa è la condizione storica ma non è affatto la
vocazione originaria. Benedetto XVI ricorda che
l’uomo è stato creato per amare. Ma solo Dio, che
è Amore, può dare all’uomo quell’energia nuova
che cambia la vicenda umana. Solo Lui può dare
l’agape che umanizza l‘eros e inverte la tendenza
egoistica. L’amore di Dio diventa perdono e abbatte
i muri costruiti dal male. Diventa carità e genera
relazioni nuove che sanano le ferite. Diventa
solidarietà ed apre sentieri di condivisione. La
sorgente dell’amore è sempre viva e tutti possono
abbeverarsi, in qualsiasi momento. È da lì che riparte
ogni giorno la storia del mondo.
Edizioni Emmaus ha prodotto una serie di video che raccolgono eventi, cenacoli
e testimonianze offrendo in questo modo ulteriori strumenti per l’animazione
di incontri e per l’approfondimento personale. Attualmente abbiamo in catalogo
i video di diversi cenacoli, di alcune interviste e testimonianze. Può richiedere
alla Segreteria di Evangelizzazione quello che desidera…
ABBONAMENTI:
per l'anno 2006 (10 numeri) Euro 15,00
rivolgersi alla Segreteria di Evangelizzazione della Fraternità di
Emmaus:
E-Mail: [email protected]
Tel/fax: 081/515.16.03
E-mail: [email protected]
Anzitutto la vita
Nella notte di Natale Benedetto XVI ha rivolto un pensiero a tutti i bambini, anche a quelli che vivono
ancora nel grembo della madre: “E su ogni bambino rifulge qualcosa del raggio di quell'oggi, della
vicinanza di Dio che dobbiamo amare ed alla quale dobbiamo sottometterci – su ogni bambino, anche su
quello non ancora nato”.
Questo riferimento può sembrare scon­
tato ma non lo è affatto in una cultura
che toglie ogni valore alla vita non ancora
nata. In una lettera pubblicata recente­
mente su Famiglia Cristiana una lettrice
poneva una domanda: “Ci scandalizziamo
per un bambino gettato nella spazzatura
e non ci indigniamo per le migliaia di
bimbi uccisi consapevolmente e per
banalissimi motivi?”. Ella si riferiva ai quei
“bambini ancora nel seno materno” ,
creature innocenti uccisi “da un
distinto signore che viaggia in
Mercedes”. Una forte
provocazione alla quale
è seguita una risposta,
data da un “padre”
della Chiesa, molto
pacata che invece
di incentrare la problematica sul sangue
nascosto dei bambini uccisi dalla pratica
abortiva, mette al centro della sua rifles­
sione il “distinto signore che viaggia con
la Mercedes” che è lo stesso dei “mer­
canti d’armi, speculatori in Borsa, pro­
tettori di prostitute”. Ci troviamo di
fronte a un modo di pensare che è quello
cattolico che sembra quasi attenuare la
realtà. Di fronte al crimine dell’aborto
non possiamo paragonarlo agli altri pro­
blemi dandone quasi una giustificazione:
è il mondo che va così! Abbiamo bisogno
di una Chiesa che sappia con forza e
coraggio difendere queste vittime inno­
centi.
Il diritto alla vita non può essere negato
in quanto ha valore costituzionale. In
una recente intervista Olimpia Tarzia,
Segretaria Generale del Movimento per
la Vita, ha ricordato che “la Corte Co­
stituzionale nel 1997 con una elaborata
sentenza stesa dal Professor Giuliano
Vassalli, ha ammonito che l’art. 1 della
Legge 194 non deve essere considerato
una superflua proclamazione verbale, ma
intende proteggere il diritto alla vita del
concepito fin dalla fecondazione”.
Noi crediamo che questa legge sia pro­
fondamente ingiusta, eticamente incon­
sistente. Non possiamo accettare una
legge che viola il principio della solidarietà
e permette di sopprimere la vita inno­
cente. E ci impegniamo a combatterla,
sul terreno culturale prima che su quello
legislativo.
DIAMO VOCE A CHI NON HA VOCE
L'impegno culturale dell'Associazione Progetto Famiglia-Vita
L’Associazione Progetto Famiglia, da quindici anni, è impegnata a diffondere una
cultura della vita che si pone a difesa dell’essere umano in quanto persona. In modo
particolare vogliamo richiamare la verità del bambino non ancora nato per suscitare
una nuova coscienza morale e promuovere una nuova cultura della vita. Nella coscienza
di molti, la percezione della gravità dell’aborto è andata progressivamente oscurandosi.
E così l’aborto rischia di divenire un normale mezzo di controllo delle nascite. E
difatti, stando ai dati ufficiali, senza considerare la pratica degli aborti illegali che non
è mai stata sconfitta, come dimostrano numerose indagini delle forze dell’ordine, vi
è un aborto ogni 3,5 nati vivi.
L’impegno culturale in favore della vita viene svolto alla luce dell’umana ragione,
preferiamo la pacatezza del ragionamento alle affermazioni apodittiche e prive
di fondamento; e ai precetti etici, anche quelli più evidenti alla coscienza, sostituiamo
la presentazione scientifica della vita prenatale.
culturale ci ha coinvolto in modo significativo. Certi che la questione della vita
sia sopratutto di tipo culturale non abbiamo risparmiato forze ma con coraggio
e sacrificio abbiamo colto ogni occasione per sensibilizzare e formare le coscienze,
realizzando in forme diverse, da quelle più semplici ed immediate a quelle più
articolate, iniziative culturali.
Un impegno tradotto in cifre
200 Incontri di sensibilizzazione
10 Convegni
15 Corsi di formazione
30 Progetti educativi
50 Campagne di sensibilizzazione
Piano Primo
a cura di Anna Pisacane
UNA GIORNATA A MONTECITORIO
10 gennaio 2006. L’Associazione Progetto Famiglia è in audizione a Roma, nell’ambito della Indagine
conoscitiva sullo stato di attuazione della Legge 194/78, affidata alla XII Commissione Permanente Affari
Sociali. Presenti i rappresentanti del Movimento per la Vita, dell’Associazione Italiana Medici cattolici,
dell’associazione Papa Giovanni XXIII e della Caritas Italiana. La delegazione dell’associazione dell’Agro
era composta da: don Silvio Longobardi, Anna Pisacane e Marco Giordano. Riportiamo due riflessioni
dei rappresentanti del Progetto Famiglia presenti all'incontro.
Il diritto a nascere
Nell’audizione alla Camera dei Deputati, svoltasi all’interno
dell’indagine sullo stato di attuazione della legge 194/78 “Norma
in materia di tutela sociale della maternità e interruzione
volontaria della gravidanza”, una agguerrita deputata – on.
Valpiana, mi sembra – ha detto che non esiste il diritto a
nascere comunque ma il diritto a nascere desiderati. È il
desiderio della madre che conferisce al bambino il diritto alla
vita! Essa ha potere di vita e di morte su di lui. Siamo tornati
al diritto romano che concedeva al padre-padrone lo “ius
vitae et necisque”. Questi bambini non hanno vita, sono cacciati
nel limbo, in attesa che qualcuno li riconosca come figli. Non
sono persone, possono diventarlo solo a condizione di trovare
qualcuno che li accoglie.
Nella sua foga l’onorevole non si è accorta di aver superato
il dettato costituzionale ma stravolge la stessa Legge 194 che,
pur riconoscendo la liceità di abortire, non afferma
in nessun luogo
La Legge 194 afferma che l’aborto sia
un diritto, anzi
che occorre sempre
dice testualmen­
cercare di evitare
te: “Lo Stato ga­
l'aborto
rantisce il diritto
alla procreazione
cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della
maternità e tutela la vita umana dal suo inizio” (art. 1). La
Legge permette l’interruzione di gravidanza quando vi sono
precise ragioni (art. 4) e invita anzi a rimuoverle (art. 2),
affermando così implicitamente che occorre sempre cercare
di evitare l’aborto.
"
Dinanzi a questa cultura che non teme di soffocare l’innocenza
dei figli, si oppone la sapienza antica di don Oreste Benzi,
fondatore dell’associazione Papa Giovanni XXIII, anche lui
presente alla Camera il 10 gennaio scorso. Con tristezza ma
al tempo stesso con fierezza ha detto: “La donna ha dei diritti
verso la società. Ma nei confronti dei figli ha solo dei doveri,
in primo luogo il dovere di farlo nascere”. Nelle sue parole
mi sembrava di vedere il volto di tutte quelle donne che con
sacrificio hanno accolto e accudito i figli. È questa silenziosa
gratuità il motore della storia. Se venisse a mancare, il mondo
cadrebbe nella barbarie.
Don Silvio Longobardi
Voce ai testimoni
L’indagine parlamentare sulla 194 dovrebbe audire la voce delle
donne, quelle che hanno abortito e quello che con coraggio
hanno detto si alla vita. E’ questo quello che abbiamo cercato
di comunicare quando il 10 Gennaio, all’inizio di questo nuovo
anno, anche la nostra associazione è stata convocata dalla
Commissione Affari Sociali che segue i lavori dell’indagine. Il
dossier preparato e consegnato per l’occasione è al 50%
formato di storie concrete, vere, illuminanti su una realtà che
per molti, soprattutto parlamentari, rimane, forse volutamente,
oscura.
L'impegno della nostra Associazione Progetto - Famiglia nasce
dalla consapevolezza che il bambino non ancora nato va difeso
ad ogni costo, ma acnhe dalla certezza che l'aborto è un dramma
per la mamma. Nell’arco di dodici anni (maggio 93 - dicembre
05) abbiamo svolto 695 colloqui per la vita, colloqui con
mamme in difficoltà intenzionate ad abortire. Questo dato fa
riferimento alle persone che abbiamo incontrato e non all’ef­
fettivo numero di
colloqui svolti per­
In 12 anni abbiamo chè
in non pochi
svolto 650 colloqui casi è stato neces­
sario rincontrare
per la vita
più volte dalla stessa
persona. Nella maggior parte dei casi il colloquio non ha un
esito positivo: su 695 casi solo in 200 siamo riusciti a convincere
la famiglia ad accogliere la vita. Questa percentuale potrebbe
sembrare molto bassa, in realtà rappresenta un vero successo
se teniamo conto che molte delle persone a cui noi ci rivolgiamo
hanno già compiuto una scelta favorevole all’aborto, in molti
casi hanno già fatto la prenotazione. In dodici anni abbiamo
incontrato centinaia e centinaia di famiglie, oltre a quelle
conosciute tramite un colloquio per la vita anche altre che
sono ricorse al nostro aiuto per essere assistite nel difficile
periodo della gravidanza. Siamo un chiaro e forte segno di aiuto
alla vita nel territorio nel quale operiamo. Chi riconoscere il
valore della vita sa che può trovare degli amici sempre disponibili
ad accogliere ed accompagnare. Attualmente assistiamo una
ottantina di famiglie. E' difficile quantificare l'attività di volon­
tariato svolta: oltre al contributo economico vi sono gli alimenti,
le visite mediche, la presenza e il conforto.
Dietro ogni numero c’è una persona, c’è il volto di un mamma
o di un bambino. C’era la storia irripetibile di una persona:
duecento bambini strappati alla morte che oggi hanno una
storia da vivere e da raccontare, ma soprattutto duecento
donne che hanno avuto la libertà di non abortire.
Anna Pisacane
"
5
L'innocenza, una forza di Dio
Primo Piano
a cura di Anna Pisacane
Gesù bambino dà voce ai bambini di tutto il mondo, specialmente a coloro che soffrono o vengono uccisi.
Era uno dei pensieri ricorrenti negli ultimi anni della vita di don Zeno, come possiamo intuire dal discorso
per la messa di Natale del 1979.
La Chiesa è debole nel suo popolo, è
forte nei suoi figli, nei suoi bambini, se
li difendiamo. Ma del resto non abbiamo
forza.
Sicché assistiamo all’uccisione di migliaia
di figli mentre cantiamo… Cari figli, siamo
un povero popolo, cosiddetto di Dio,
ma ci credo poco perché, se fossimo un
vero popolo, le cose non andrebbero
così. Si da la vita per queste cose, invece
noi cantiamo e non si può accettar una
vita così perché è vigliacca, si chiacchiera
e si lascia fare allo Stato.
Ma si approva l’uccisione dei figli, degli
innocente… C’è da piangere, altro che
cantare! Siamo dei cantori senza canto…
usignoli che non rallegrano la gente alla
sera.
Non è per niente umano quello che si
sta facendo.
I fanciulli hanno diritto di vivere. E per
Don Zeno Saltini è stato
il fondatore di Nomadelfia,
una realtà comunitaria
che si basa sull'insegnamento
evangelico. Quest' anno
ricorre il 25°anniversario
della sua morte.
difenderli si può lottare. Lottare contro
Satana che distrugge l’innocenza. E’ la
guerra contro l’innocenza e noi li
difendiamo; assistiamo al delitto
quotidiano e lasciamo correre, non c’è
reazione. Almeno in guerra abbiamo
visto eserciti che si scagliano contro altri
eserciti per la libertà. Quante vittime ci
sono per la libertà politica: sono degli
eroi, ma noi no! Noi non abbiamo forza.
Noi passiamo tranquilli in un modo
vigliacco, crudele, selvaggio. Il leone è
una pecora rispetto agli uomini. Tutto
quello che vediamo in giro è crudele!
Quando in chiesa sento certe canzoni,
mi ricordo sempre le cicale. “Evviva qua,
evviva la…”, ma quando si torna fuori
dalla chiesa è un disastro e una
vigliaccheria. Si assiste tranquilli al delitto
sociale contro l’innocenza.
Quando feci un discorso ai bambini
sull’aborto, hanno fatto un tema e
l’abbiamo mandato al Papa. E questi
ragazzini di dieci anni hanno scritto cose
bellissime: “ Ma perché li lasciate
ammazzare? Dateli a noi che siamo capaci
di allevarli”. Questo è un pianto
dell’innocenza, dicono: “ Se lasciate fare
a noi non li ammazziamo, li salviamo”.
Loro sono pronti ad andare a prenderli.
E questa è una cosa molto seria, molto
profonda: è la sola strada che si possa
seguire. Educare i figli all’innocenza.
L’innocenza è la più grande forza che
esista. Quindi ascoltarli, imitarli, vederli
nella loro innocenza. Ma fino a quando
si va avanti così…
A me fa impressione questa massa di
popolo che va dietro al Papa, perché in
gran parte sono dei chiacchieroni: sono
milioni e milioni di incapaci, non sanno
difendere niente, non riescono a dare
battaglia. Non con le armi, con l’Amore!
Una vigliaccheria generale: questo è il
secolo nostro.
Dove sono i seguaci di tutti quei martiri
del primo cristianesimo? Chi li ricorda,
chi li imita?
Questi ragazzini, che hanno avuto la
fortuna da Dio di poter vivere – mentre
gli altri li ammazzano – sarebbe per noi
il segno della vera rivoluzione, della vera
lotta senza quartieri contro questa
“civiltà”. E’ vigliacca questa civiltà: basta
solo vedere che creano armi tremende.
E cosa facciamo noi? Niente!
Oggi ricordiamo la vittima uccisa sulla
croce, quello è il nostro Dio; quello è il
nostro Padre, il nostro Fratello. Quello
è il battagliero che non si è chinato
davanti a nessuno e che ha saputo
affrontare la vita, e che poi ha seminato
i martiri in tutti i secoli.
I bambini non crescono forti, anche in
Nomadelfia, crescono dolci come
caramelle. Invece i bambini devono
sapere che Cristo è stato messo in croce;
devono sapere che Gesù bambino è nato
in una mangiatoia. Devono sapere queste
cose. Perché il Figlio di Dio ha fatto
questo? Perché ha portato la verità, la
vita nuova, la resurrezione degli uomini
e dei popoli.
Chiudiamo questa pagina così vergognosa
di fronte a Dio, di fronte alla Chiesa:
non siamo capaci neanche di difendere
la Chiesa. Siamo solo capaci di andare a
dire: “Viva il Papa!”. Ma che viva? Viva la
forza del Papa, viva la forza dei santi, viva
la forza dell’uomo, viva la forza
dell’innocenza!
Guardate la morte che è dappertutto e
non facciamo niente! Non siamo capaci
di saltare contro; non difendiamo
neanche l’innocenza, la lasciamo
uccidere…
Ricordo sempre quel fatto di Buenos
Aires: si erano intoppate le cloache, molti
anni fa, e non passava più l’acqua nelle
fogne. Hanno trovato che buttavano i
bambini giù per i gabinetti. L’uomo è la
belva peggiore di tutte.
Vediamo massacrare i figli e non facciamo
niente. Siamo dei vigliacchi!
Così non si cambia niente, è una
religiosità falsa, perché se fosse vera le
cose sarebbero diverse.
Non chiudete la bocca degli innocenti
che hanno diritto di parlare la parola di
Dio. Cominciate a pensare a queste cose,
e non lasciare correre la vigliaccheria
che uccide i figli di Dio.
Comunicare il Vangelo
a cura di Giovanna Abbagnara
L'amore nel cuore del mondo
Prima enciclica di Papa Ratzinger: Deus caritas est.
Suscitare il desiderio di rispondere in
modo dinamico all’amore di Dio: questo
sembra essere uno degli obiettivi più
importanti che si propone la prima e
attesissima enciclica di Benedetto XVI.
"Deus caritas est", "Dio è amore": è
stata pubblicata il 25 gennaio, festa della
conversione di San Paolo, Apostolo delle
Genti. Un tema quello scelto da papa
Ratzinger forse troppo semplice e scon­
tato da chi si aspettava dal grande teologo
chissà quale elaborata tesi sull’uomo di
oggi. Con la gentilezza e la delicatezza
con cui si è presentato fin dall’inizio del
suo pontificato, Benedetto XVI propone
invece di riprendere una parola oggi così
abusata: amore. E chiede di ripartire
dall’amore di Dio, dall’incontro con Lui
e di imparare da Lui ad essere amore,
nella propria vita, nella comunità eccle­
siale, nel mondo. L’enciclica si apre con
una riflessione sul rapporto tra eros e
agape, considerate, di prassi, due parole
contrapposte, l’una riferita all’amore
mondano, l’altra all’amore fondato sulla
fede. In realtà afferma il pontefice, all’i­
nizio l’eros è “bramoso ma poi nell’avvici­
narsi all’altro si porrà sempre meno doman­
de su di sé, cercherà sempre più la felicità
dell’altro e desidererà esserci per l’altro. E
qui si inserisce l’agape” (n. 7), come con­
divisione, come dono all’altro. Non dun­
que contrapposizione tra eros ed agape
ma piena e feconda relazione, in cui
l’uomo si ritrova, e scopre di essere
amato e di poter donare amore. Il papa
poi guarda alla Chiesa, nella seconda
parte dell’enciclica e in modo particolare
si sofferma sull’amore inteso come ser­
vizio della carità. Una carità che si espri­
me non in un semplice assistenzialismo
sociale ma in una reale condivisione,
dove a nessuno viene a mancare, come
nella comunità primitiva, il necessario.
A questo amore il papa chiama tutti,
sottolineando che “L’amore è possibile,
e noi siamo chiamati a praticarlo perché
creati a immagine di Dio.” (n.39) Questa
è la strada per evitare guerre e scontri
di civiltà. Con un occhio attento e vigile,
sullo scenario mondiale, papa Benedetto
invita a credere in un futuro ricco di
dialogo, di scelte di
giustizia e di ponti di
pace. Scelte di
amore: è di esse che
l’umanità ha bisogno.
Da Dio all’uomo,
dall’uomo all’uomo,
dall’uomo a Dio!
Riportiamo alcuni
passi dell'enciclica
del Santo Padre.
Eros e agape
L'uomo diventa veramente se stesso,
quando corpo e anima si ritrovano in
intima unità; la sfida dell'eros può dirsi
veramente superata, quando questa
unificazione è riuscita. Se l'uomo
ambisce di essere solamente spirito e
vuol rifiutare la carne come una eredità
soltanto animalesca, allora spirito e
corpo perdono la loro dignità. E se,
d'altra parte, egli rinnega lo spirito e
quindi considera la materia, il corpo,
come realtà esclusiva, perde
ugualmente la sua grandezza. (n.5)
La carità della Chiesa
L'amore del prossimo radicato
nell'amore di Dio è anzitutto un compito
per ogni singolo fedele, ma è anche un
compito per l'intera comunità ecclesiale,
e questo a tutti i suoi livelli: dalla
comunità locale alla Chiesa particolare
fino alla Chiesa universale nella sua
globalità. Anche la Chiesa in quanto
comunità deve praticare l'amore.
Conseguenza di ciò è che l'amore ha
bisogno anche di organizzazione quale
presupposto per un servizio comunitario
ordinato. La coscienza di tale compito
ha avuto rilevanza costitutiva nella
Chiesa fin dai suoi inizi: « Tutti coloro
che erano diventati credenti stavano
insieme e tenevano ogni cosa in
comune; chi aveva proprietà e sostanze
le vendeva e ne faceva parte a tutti,
secondo il bisogno di ciascuno » (At 2,
44-45). (n.20)
L’amore nella società
Dopo 8 mesi
dall'inizio del suo
pontificato, Papa
Ratzinger ha
impreziosito
il magistero della
Chiesa con
l'enciclica
Deus caritas est
Don Zeno
L'amore — caritas — sarà sempre
necessario, anche nella società più
giusta. Non c'è nessun ordinamento
statale giusto che possa rendere
superfluo il servizio dell'amore. Chi
vuole sbarazzarsi dell'amore si dispone
a sbarazzarsi dell'uomo in quanto uomo.
Ci sarà sempre sofferenza che
necessita di consolazione e di aiuto.
Sempre ci sarà solitudine. Sempre ci
saranno anche situazioni di necessità
materiale nelle quali è indispensabile
un aiuto nella linea di un concreto amore
per il prossimo. (n.28)
7
6
Una lucerna posta sul monte
La S. Messa celebrata alla chiesa di S. Michele Arcangelo è stato il momento più bello della festa organizzata
per ricordare i 10 anni dell’oasi San Paolo. Presenti alla celebrazione molti amici che hanno vissuto in
questa casa anche solo per un breve periodo. Hanno celebrato insieme a don Silvio, don Emanuele Rosanova,
parroco a Gragnano, Padre Antonio Andreella, pavoniano. Presente anche don Mario Ceneri parroco della
concattedrale.
25 gennaio 1996 - 25 gennaio 2006: dieci
anni, piccola storia per una casa, per una
comunità residente, ma già un’esperienza
ricca di volti, intrisa di preghiera, piena
di amore. Sono le 20 di sera, fuori il
vento è gelido in questa parte alta della
città di Sarno, entrando nella cattedrale
di Episcopio noto subito una percettibile
emozione: il cuore di chi si prepara a
celebrare l’Eucarestia trabocca di
gratitudine infinita. C’è la comunità
residente nell’oasi, bambini e mamme
accolti in questi anni, persone che hanno
sostato per lunghi o brevi periodi, tutti
lì per ringraziare Dio solo. Un'avventura
iniziata nel 1995, quando su richiesta di
don Silvio, il vescovo della diocesi di
Nocera-Sarno, Mons. Gioacchino Illiano,
affidò alla Fraternità di Emmaus, un’ala
"
...ricordo che
mancavano le finestre
in cappella e i mobili
di casa
del palazzo vescovile. Quando fu
inaugurata i lavori di
ristrutturazione non erano stati
ancora terminati. Ricorda fra
Massimo Squitieri, uno dei due
giovani che vi andò ad abitare
insieme a don Silvio diventato
poi frate francescano: “Giunti ad
Episcopio, ricordo che i lavori della
casa non erano stati completati,
mancavano le finestre in cappella
e i mobili in casa non erano
sufficienti. Avevamo in tutto due
tavoli, uno sul quale si mangiava
l’altro veniva usato da don Silvio
come scrivania. La lavatrice, quella
c’era, ma non funzionava bene. Si
cucinava nell’antibagno su un
fornellino e per sentire le notizie
del mondo si ascoltava la radio
perché per scelta non avevamo la
TV. Per non parlare della
macchina, era un complimento per
lei essere chiamata così, era più
un problema averla che non”.
Eppure nonostante la sobrietà
assoluta fra Massimo ha gli occhi
pieni di luce, quando ricorda
quegli anni: “Sin dall’inizio avevamo
capito che Dio ci chiamava a trovar
la nostra pienezza non nel fare,
ma nell’essere: chiamati a costruire,
seguendo le orme di Cristo una
fraternità nella quale si ricercasse
Dio solo, e che lo si amasse al di sopra di
tutte le cose”. L’oasi era nata con
l’intenzione di essere una casa di
formazione, un luogo in cui fare una forte
esperienza di Dio e poterla trasmettere
all’esterno, dedicata appunto a San Paolo,
l’ Apostolo delle genti.
In seguito tante altre persone hanno
bussato alla porta per essere accolte o
semplicemente per trascorrere tempi di
ascolto e di preghiera. Nomi, storie, volti
ricordati uno ad uno dopo l’omelia nella
celebrazione, perché la storia di una
famiglia è fatta di persone non di idee,
di amore vissuto non solo annunciato.
E’ ora don Silvio a ricordare questa scelta:
“ci siamo aperti all’accoglienza, consapevoli
che era Dio a bussare alla nostra porta per
chiedere un posto dove poggiare il capo:
come tirarsi indietro, come rimanere
indifferenti? In quei poveri contemplavamo
lo stesso sguardo di Cristo che poco prima
avevamo incontrato in cappella; come
rimanere sordi davanti al grido "Ho sete!"
Nessuno immaginava i miracoli che Dio
avrebbe fatto con noi nel momento in cui
abbiamo osato fidarci di Lui. Dio ha avuto
"
le 7,30 con la recita delle lodi e l’ascolto
della Parola. Alle 12,30 preghiera personale
prima di pranzo e all’una per l’ufficio delle
letture. Intorno alla mensa l’angelus e la
benedizione dei pasti. Alle 16 per l’ora
media. L’eucarestia si celebra nella prima
serata. Prima di uscire a sera per andare
nelle comunità o per altri impegni si
recitano i vespri e alla fine della giornata,
anche se tardi, la compieta. Tutte le notti
del sabato si vive l’adorazione eucaristica
e molti vi partecipano dall’esterno,
recandosi all’oasi a tarda sera, o nel cuore
della notte o al mattino presto.
Durante la celebrazione, noto una donna
particolarmente commossa che stringe la
Comunicare il Vangelo
mano al marito, il volto sereno e felice.
Mi informo: è Santina, quasi non la
riconosco, è una donna. Quando è arrivata
all’oasi San Paolo nel 2000 insieme alla
sorella Maria, per situazioni familiari era
un’adolescente molto timida ma decisa
che si integrò subito con tutti e con le
altre mamme accolte scegliendo di
rimanere nella casa per due anni fino al
matrimonio con l’amato Luigi. Oggi ha due
bambine piccole, è felice. E’ il miracolo
dell’amore: Deo gratias!
G.A.
a cura di Giovanna Abbagnara
Le tappe più significative
25 gennaio 1996. L’oasi S. Paolo viene
inaugurata, fanno parte della comunità
residenziale don Silvio, Massimo Squi­
tieri e Massimo Campagna.
Marzo 1997. Si aggiungono alla
comunità residenziale Maddalena, Cate­
rina e Lia in cammino per la consacra­
zione verginale.
Aprile 1997. Marco e Carmela, fidanzati
prossimi al matrimonio, iniziano un’e­
sperienza nell’oasi. Questa è già una
piccola forma di reciprocità vocazionale.
Febbraio 1998. L’oasi si apre all’acco­
glienza. Viene ospitata una ragazza con
problemi psichici. Dopo questa prima
esperienza di accoglienza saranno molte
le persone che passeranno per l’oasi.
Alcune di queste da accolte diverranno
parte integrante del nucleo residenziale.
Dal 2002 al 2004 l’oasi diventa la sede
centrale del Progetto Famiglia, braccio
operativo della Fraternità.
Luglio 2005. L’oasi riapre con il gruppo
verginale della Fraternità.
A sinistra, la torta per l'anniversario
dell'Oasi S. Paolo.
Nella pagina a lato, uno
dei momenti della celebrazione
tenutasi nella chiesa di S. Michele
Arcangelo ad Episcopio.
nessuno immaginava i
miracoli che Dio
avrebbe fatto con noi
un’incredibile fiducia di noi, nonostante le
nostre fragilità, i nostri limiti e i tradimenti.
Spogli di tutto ci siamo fatti dono gratuito
agli ultimi. Le prime accoglienze non le potrò
dimenticare, le loro esperienze si sono
impresse nel cuore come un sigillo.
Indirettamente tutti chiedevano di essere
accolti come persone, di essere amate così
com’erano”.
Da dove nasce questa disponibilità è
presto detto guardando ai tempi di
preghiera che la comunità residente vive
nell’oasi: si inizia la mattina presto verso
EDIZIONI EMMAUS
“Pur essendo molti siamo un corpo solo”
Eucarestia e vita coniugale
Vi è un’intima correlazione tra Eucarestia e matrimonio: entrambi sono memoriale della nuova e definitiva alleanza.
Per questo possiamo dire che la celebrazione eucaristica costituisce il paradigma della vita coniugale. Questo
opuscolo invita gli sposi a vivere la coniugalità nel contesto eucaristico e dunque nell’orizzonte ecclesiale. L’Eucarestia
genera l’amore coniugale, lo purifica da ogni egoismo e lo rende sempre più simile a quello di Gesù.
Per informazioni:
Segreteria di Evangelizzazione
E-mail: [email protected]
8
9
Da Bellizzi, la storia di un'amicizia
Nel febbraio del 1996 iniziava a Bellizzi (SA) un germoglio di amicizia tra due coppie di sposi. Da quel
momento, senza programmi e senza obiettivi precisi, l’attenzione verso l’amore coniugale, propria del
carisma della Fraternità di Emmaus, si trasmetteva ad altre coppie desiderose di accogliere Dio nella loro
famiglia. Attraverso l’intervista ad Angelo e Irene Montone, protagonisti del primo incontro, facciamo
memoria di questa presenza nella zona di Salerno.
Angelo e Irene, quando avete in­
contrato la Fraternità per la prima
volta? Com’è nato il desiderio di
fare un cammino coniugale?
Irene - Abbiamo incontrato la Fraternità
di Emmaus nel 1996 in una serata molto
fredda di un giorno infrasettimanale del
mese di febbraio: mese caratterizzato
dall’impegno per la vita. Aspettavamo
l’arrivo di una coppia di sposi contattata
da don Bruno (parroco attuale nella
parrocchia Sacro Cuore di Gesu’ in
Bellizzi). Don Bruno aveva invitato don
Silvio Longobardi, a partecipare al triduo
per la festa dei S. Sposi Maria e Giuseppe
ed era rimasto molto colpito della pro­
posta per la coniugalità, che emergeva
dalle sue parole.
Ricordo che la coppia era in ritardo,
cosa per me inammissibile, ma pazientai,
stranamente; ero da sola, Angelo era
assente per motivi di lavoro. Eravamo
in quel periodo alla continua ricerca di
un equilibrio che nessun gruppo presente
in parrocchia riusciva a darci, ci arram­
picavamo sugli specchi, senza trovare
pace. Finalmente! Vidi arrivare un’auto­
vettura, con l’andamento tipico di chi è
in ritardo e anche in controsenso. Due
tipi sconosciuti, pensai immediatamente,
sono loro! Sentirli parlare mi riempì il
cuore di una pace e di una gioia insolita:
la loro dolcezza, l’appartenenza alla
Fraternità, mi fece subito comprendere
che quella proposta fosse la luce che
stavamo aspettando, ed era quella la
strada che dovevamo percorrere.
Rileggendo oggi la nostra storia a ritroso,
vediamo con chiarezza come il Signore
ha progettato tutto, ci aspettava per fare
alleanza con un noi che non avevamo
ancora trovato
Com’è nato il desiderio di fare un
cammino coniugale?
Irene - Da quell’incontro il nostro ma­
trimonio è rinato a vita nuova, tutto era
bello: finalmente potevamo mettere a
servizio della comunità parrocchiale la
nostra vita da sposi ed il nostro amore,
ancora ignari del fatto che quest’espe­
rienza sarebbe servita prima di tutto a
noi stessi.
Nei primi anni di matrimonio, era arrivata
molto presto la prima bufera: ognuno
chiuso nel proprio io! Sentivamo però
la necessità di riportare tutto a
Dio, ci sentivamo piccoli e biso­
gnosi della Sua misericordia.
“Chiedete e vi sarà dato, bussate
e vi sarà aperto”: Dio che non si
è fatto attendere troppo! Ab­
biamo accolto subito la proposta
della Fraternità, il dialogo co­
niugale, la preghiera insieme, il
servizio, da subito ci siamo sentiti
portati in braccio!
L’annuncio ricevuto è stato
trasmesso ad altri sposi.
Provate a raccontare espe­
rienze delle prime amicizie
nate.
Angelo - Ricordiamo con piacere
una coppia di sposi, che cono­
scemmo durante il corso per fi­
danzati che tenemmo proprio
con Tonino e Giovanna: Donato e Raf­
faela. Dopo quel percorso questa coppia
d’amici entrò con noi in comunità e
iniziammo il cammino, felici della nuova
esperienza che coronava, come suddetto
da Irene, un’attesa! Donato e Raffaela ci
chiesero dopo un po’ di essere i loro
testimoni di nozze e accogliemmo con
intensa gioia. Oggi non sono più con noi,
ma l’amicizia, è sempre forte! Come non
ricordare in un secondo tempo, l’arrivo
in comunità di Marco e Carmela e il loro
periodo di discernimento prima di fare
la scelta di vivere in un'oasi. Insomma il
Signore non solo ci aveva dato la grazia
di riconoscerlo presente in mezzo a noi,
come famiglia ma ci donava compagni di
viaggio, persone con cui condividere il
cammino. Nel 1998 entrammo nel primo
nucleo di Fraternità (solo Dio lo sa
come); fare parte della Fraternità, per
noi è stato un dono fondamentale, perché
ritrovandoci catechisti a Bellizzi avevamo
bisogno del pane e la nostra comunità
d’appartenenza ci ha dato il nutrimento
necessario per rispondere pienamente
alla chiamata di Dio.
Angelo, tu oggi hai deciso di lavo­
rare part time come infermiere
professionale, e di dedicarti all’an­
nuncio itinerante e tu Irene nell’in­
segnamento dei metodi, come sono
maturate questa scelte?
Queste scelte non sono maturate per
caso, ma sono frutto di un cammino
fatto di continue verifiche, non senza
difficoltà. Abbiamo cercato sempre di
dire "sì" al Signore a partire dalle piccole
cose, il buon Dio non ci ha mai lasciato
soli, ci ha sempre sostenuto con la grazia
della Sua presenza. Molte volte abbiamo
sperimentato la Sua Paternità, il Suo
prendersi cura con tanta amorevolezza
di noi e di fronte a questo non puoi
restartene tranquillo ma qualcosa pur
se piccola, se sei figlio la devi fare!
p e r s o n a
p r i m a
i n
Comunicare il Vangelo
a cura di Giovanna Abbagnara
A sua immagine e somiglianza
Salve, sono un’adolescente della comunità di Poggio­
marino. Dal 26 al 28 dicembre ho partecipato al
cenacolo che si è tenuto a Montoro Superiore nell’oasi
Regina della Famiglia, sul tema “Maschio e femmina
li creò”. Essendo stato il mio primo cenacolo è stata
un’esperienza molto bella. Questi tre giorni sono stati
intensi e contemporaneamente pieni di significato:
abbiamo conosciuto meglio il nostro corpo e non solo,
abbiamo compreso cosa vuol dire la parola amore alla
nostra età. In questi giorni ho condiviso i miei pensieri,
i dubbi e le emozioni con i miei compagni di comunità
(eravamo l’unica comunità presente); questo mi è
servito anche a conoscerli meglio e a volerli ancora
più bene. Molto ricca è stata l’esperienza della pre­
ghiera: è bello ritrovarsi con i propri amici di comunità
per pregare. Particolarmente forte, invece, è stata
l’Adorazione notturna, non so come sono riuscita a
restare sveglia; la risposta che mi sono data è quella
che Gesù ci parla e ci ritiene suoi amici, ma solo nelle
occasioni “importanti” come i cenacoli riusciamo ad
aprire il nostro cuore e a metterci in ascolto, perché
Egli riesce a parlare e a manifestarsi solo attraverso
il silenzio. Da non sottovalutare sono le catechesi. La
prima sul corpo e la seconda sull’amore: abbiamo così
compreso che noi siamo stati creati a immagine e
somiglianza di Dio, siamo uniti a lui da un forte legame.
La nostra identità sessuale ci appartiene sin dall’origine
ed è questa che ci aiuta a formare il nostro carattere
e la nostra persona. La catechesi sull’amore mi ha
fatto capire che non sono pronta a donarmi ad un’altra
persona e a farmi dono per essa; quest’età è solo il
periodo di preparazione, poiché noi adolescenti non
possiamo parlare d’innamoramento ma d’infatuazione
adolescenziale perché in questa fase della vita più che
amare l’altro vogliamo essere amati. Spero che tutti
possiate fare l’esperienza di un cenacolo perché tor­
nando a casa possiate dire che avete imparato qualcosa
in più, dell’andare a messa la domenica, avete imparato
a fare comunione con gli altri e con Cristo e siete
cresciuti un tantino in più rispetto a prima, proprio
come è successo a me.
Cristiana
NOTIZIE FLASH
Insegnamento religione cattolica
Ben il 91,8 per cento degli studenti della scuola statale ha scelto di avvalersi dell'Irc. "Una scelta così diffusa non può che
renderci soddisfatti, e di ciò siamo grati agli studenti, alle loro famiglie e agli insegnanti di religione - si legge nel Messaggio
della Presidenza CEI. Nello stesso tempo auspichiamo che tale ampio consenso venga riconfermato nelle iscrizioni che
in questi giorni studenti e genitori devono fare in vista del prossimo anno scolastico 2006-2007".
Aiuti alle popolazioni del Corno d'Africa
La Presidenza della C.E.I., a nome di tutta la Chiesa italiana, ha espresso forte preoccupazione per la situazione di alcuni
Paesi africani e in particolare per la siccità che sta colpendo i Paesi del “Corno d'Africa” provocando - come ha sottolineato
il Cardinale Ruini nella Prolusione al Consiglio Episcopale Permanente -, “una catastrofe umanitaria che richiede con
urgenza massicci aiuti alimentari”. Attraverso il Comitato per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo, la Presidenza
della CEI ha stanziato 1 milione di Euro dai fondi derivanti dall'otto per mille per far fronte alle crescenti difficoltà.
Partenza di Caterina e Debora per il Burkina Faso
28 gennaio 2006. La toccante celebrazione nella Chiesa del monastero di S. Chiara ha riunito tanti amici per accompagnare
nella preghiera la partenza di Caterina, vergine della Fraternità di Emmaus, e di Debora, giovane impegnata nell'ambito
della cooperazione all'interno dell'Associazione Progetto Famiglia, per il Burkina Faso. Va evidenziato il significativo
connubio che è stato intrecciato con il monastero di S. Chiara. Come ha sottolineato don Silvio nell'omelia, contemplazione
e missione sono i due poli estremi di un'unica realtà che è la Chiesa, due ambiti che si sorreggono a vicenda. La missione
è il segno di un forte desiderio di annunciare il Vangelo e di condividere con gli ultimi le sofferenze e le gioie della vita.
11
10
Dalle panche vuote....alle culle vuote
L'interessante correlazione fra il calo delle nascite e l'abbondono delle pratiche religiose è stata attestata
da una ricerca di due economisti americani.
L’atteggiamento con cui si guarda
alla procreazione è ambivalente: dal figlio
cercato ad ogni costo al figlio rifiutato, dalla
Fivet all’aborto, il figlio viene desiderato
come un tesoro e fuggito come una peste.
L’Italia, da quasi 30 anni, ha il tasso di fecondità
più basso. Il tasso di fecondità cioè il
numero di figli messi al mondo da ogni coppia
o da ogni donna nell’arco della sua vita fertile
nel 90 era 1,29, nel 1995 si è registrato il
minimo storico, e nel 2004, secondo l’Istat,
si registra un’aumento. Si registra nel 2004
un tasso di fecondità di 1,33 figli per donna.
Come interpretare questo segno? Come
segnale di ripresa?
"
Compito della famiglia
è trasmettere lungo la
storia la benedizione
originaria del Creatore
Ad Avvenire Antonio Golini, demografo
dell'Università La Sapienza e uno tra i più
solerti in Europa a lanciare l'allarme sulla
denatalità dice che “Ci vuole ben altro per
poter pensare a una seria inversione di
tendenza. In Francia - dice Golini - un Paese
che ha una popolazione equivalente a quella
italiana, attualmente le nascite annue variano
intorno alle 750mila, quasi il 40% in più di
quelle registrate in Italia”. In Italia se si
registra un aumento delle nascite questo lo
si deve in buona parte anche agli immigrati.
Ben altro dovrebbe dunque essere il livello
di nascite perché si possa parlare di una
ripresa demografica nel nostro Paese. “Il
risultato – continua Golini - è che oggi diamo
la libertà alle coppie di avere un figlio o anche
nessuno, ma non diamo la libertà a chi ne
vuole 3 o 4. Eppure se si vuole alzare signi­
ficativamente il tasso di fecondità, almeno al
livello di 1,7-1,8 figli per donna, il 33% delle
donne dovrebbe avere 3 o 4 figli”.
La caduta della natalità provoca un forte
squilibrio demografico che ha riflessi preoc­
cupanti anche in campo economico e sociale,
la società risente del suo invecchiamento,
nel 1975 la popolazione al di sotto dei 15
anni costituiva in Italia il 24,2% sul totale,
nel 2000 la percentuale è scesa a 14,3. Solo
un tasso del 2,1 garantisce il ricambio della
popolazione. E l’Italia è ben lontana da tale
tasso. Diverse sono le ragioni per motivare
il declino demografico:il fattore economico,
il figlio in più costa troppo; la difficile conci­
liazione donna/lavoro/figli; ma anzitutto c’è
un problema culturale. Il figlio è considerato
soltanto un bene individuale e non ha valenza
di bene per la società. Così il bisogno di
paternità e maternità è già soddisfatto con
un bambino.
Alcuni economisti americani dell'Università
di California di San Diego (Eli Berman, Lau­
rence R. Ianaccone e Giuseppe Ragusa) in
un rapporto, pubblicato nel settembre 2005,
dal titolo eloquente: «Dalle panche vuote
alle culle vuote: il declino della fecondità tra
i cattolici europei» hanno messo in rapporto
diretto il declino della pratica religiosa con
il calo della fecondità, cosa che riguarderebbe
solo i Paesi cattolici, mentre quelli protestanti
seguono l'andamento degli altri Paesi, senza
religione dominante o con forte separazione
tra istituzioni religiose e statali.
Le parole profetiche
della Familiaris Consortio
“Il progresso scientifico-tecnico, che l’uomo contemporaneo accresce di continuo
nel suo dominio sulla natura, non sviluppa solo la speranza di creare una nuova e
migliore umanità, ma anche un'angoscia sempre più profonda circa il futuro:
Alcuni si domandano se sia bene vivere o se non sia meglio neppure essere nati;
dubitano, se sia lecito chiamare altri alla vita, i quali forse malediranno la propria
esistenza in un mondo crudele, i cui terrori non sono neppure prevedibili.
Altri pensano di essere gli unici destinatari dei vantaggi della tecnica ed escludono
gli altri, ai quali vengono imposti mezzi contraccettivi e metodi ancora peggiori.
Altri ancora, imprigionati come sono dalla mentalità consumistica e con l’unica
preoccupazione di un continuo aumento di beni materiali, finiscono per non comprendere
più e quindi per rifiutare la ricchezza spirituale di una nuova vita umana” (FC 30).
Bonus figli
Nella finanziaria del 2006 pos­
siamo trovare qualche segnale di attenzione
al pianeta famiglia. Essa prevede interventi
a favore delle famiglie nei commi da 334 a
340. Tra tutte le disposizioni già note evi­
denzio questa del Bonus bebè. La norma
premia la nascita o l’adozione (ed è questo
l’elemento significativo) di figli per l’anno
2005 con la concessione di un assegno di
1000 euro, solo alle famiglie con un reddito
inferiore a 50.000 euro lordi. Per il 2006 si
mantiene il tetto del reddito ma la conces­
sione vale solo per i secondogeniti ed ulte­
riori, ovvero adottati. La concessione anche
per i figli adottati è molto significativa. Crea
un senso di solidarietà comune. Infatti è
vero che una sola famiglia, l’adottante, va
al di là dei legami di sangue per accogliere
un bambino di un’altra famiglia, ma è pur
vero che è l’intera società civile, intesa come
famiglia umana, a provvedere per il neces­
sario per la vita di quel bambino e il suo
pieno sviluppo. E’ certamente questo bonus
solo un piccolissimo segno, nel mare ma­
gnum dei bisogni e delle risorse da valoriz­
zare di una famiglia, però, va nella direzione
giusta.
Famiglia e Vita
a cura di Giovanna Pauciulo
In 11 con un solo
stipendio
Ferruccio ed Alessandra Calò, con i loro
9 figli, con uno stipendio magro e con tanto
amore vincono la sfida. Ma come? Dalle
pagine di Famiglia Cristiana, n. 22/2005,
raccogliamo la loro testimonianza. Si ricicla
tutto ciò che si può, a cominciare dai vestiti,
ci si ingegna a trovare soluzioni per tagliare
le spese, rinunciando alle vacanze, “Il fatto
di essere in tanti – dice Alessandra - credo
sia molto positivo per la crescita dei nostri
figli, hanno imparato presto a condividere
le cose e sono molto responsabili”. Mario
Sberna fondatore dell’Associazione nazio­
nale famiglie numerose dice così: “La mia
ricchezza sono questi ragazzi, 5 figli, e
l’allegria che essi trasmettono è un dono
del Signore”. “L’idea di fondare un’associa­
zione è nata, spiega Sberna, davanti al
bancone del pesce, osservavo gli occhi di
una triglia ma non potevo acquistare nulla:
troppo cara”. In Italia sono appena 309.000
i nuclei familiari con più di sei componenti,
queste famiglie coraggiose ricordano a tutti
di non essere schiavi della società dei
consumi e che la Provvidenza non fa man­
care il necessario: chi affida la propria vita
a Dio non resta mai deluso.
NOTIZIE FLASH
Senza figli non c'è futuro
Nell’udienza di mercoledì 2 novembre il papa Benedetto XVI ha incontrato 2500 membri dell’Associazione nazionale
famiglie numerose e rivolgendosi a loro ha detto: Senza figli non c’è futuro. La vostra gradita presenza mi offre l’opportunità
di richiamare la centralità della famiglia, cellula fondante della società e luogo primario di accoglienza e di servizio alla vita.
Auspico che vengano ulteriormente promossi adeguati interventi sociali e legislativi a tutela e a sostegno delle famiglie più
numerose, che costituiscono una ricchezza e una speranza per l’intero paese.
Questo appello inserisce nella riflessione politica-economica del nostro paese elementi di umanizzazione che
certamente contribuiscono a produrre un nuovo modo di vivere sociale.
70.000 vite salvate in 30 anni
In occasione dell’audizione del Movimento per la vita nel quadro dell’indagine sull’applicazione della L. 194, fissata
il 10 gennaio presso la Commissione Affari sociali della Camera, il Movimento rende noti i dati dell’attività dei CAV
(Centri di aiuto alla vita): "dal 1975 alla fine del 2004, grazie ai CAV in Italia sono nati 70.000 bambini. Solo lo scorso
anno ne sono nati circa 7.000. Le gestanti straniere che si sono presentate ai Cav nel 2004 sono state il 72,6% del
totale delle gestanti, nel 1990 erano il 16%: situazione rovesciata” lo ha dichiarato Carlo Casini in occasione
dell’audizione sulla L. 194.
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Bambini che adottano bambini
Molti sono i progetti che l'equipe psico-sociale organizza per animare le giornate dei minori accolti nelle
Oasi dell'Associazione Progetto Famiglia-Accoglienza. Il "Laboratorio dei Piccoli Talenti" è uno di questi
progetti. che, oltre ad essere una attività ricreativa, mira ad educare i ragazzi alla solidarietà.
Quest’anno le educatrici professionali
presenti nelle nostre Oasi hanno previsto
delle attività comuni per i ragazzi (sia
accolti che residenti), da integrare a
quelle svolte quotidianamente. L’idea è
nata dal desiderio di offrire un servizio
sempre migliore ritenendo che queste
attività avrebbero potuto arricchire il
percorso educativo.
La prima di queste attività si è già con­
clusa: si tratta di un laboratorio di
creatività e di educazione alla solidarietà
che si è svolto all’Oasi S. Paolo nel
periodo di ottobre, novembre e dicem­
bre con incontri settimanali.
Ai ragazzi delle nostre Oasi è stato
proposto di impegnarsi nella realizzazione
di diversi tipi di oggetti, utilizzando di­
verse tecniche artistico-manipolative.
Tutti hanno lavorato uniti da un unico
scopo: riuscire a venderli e devolvere il
ricavato in beneficenza. Sono stati essi
stessi a decidere a chi donare la somma
ottenuta. Inizialmente sono venute fuori
diverse proposte: ai bambini colpiti dallo
Tsunami, alle popolazioni di Gerusa­
lemme o quelle del Burkina Faso. Infine
hanno scelto quest’ultima.
Così i nostri piccoli hanno realizzato dei
biglietti di auguri di vario tipo, addobbi
natalizi, scatole decorate, piccoli presepi.
Oggetti semplici, ma resi preziosi dal
loro impegno e dalla loro creatività.
Molti biglietti sono stati acquistati dal
P.F.-Accoglienza e inviati a tutti i bene­
fattori delle Oasi con gli auguri natalizi.
Durante il periodo in cui si è svolto il
laboratorio i ragazzi hanno avuto la
possibilità di potersi incontrare e cono­
scersi meglio, ed è stato lo stesso “stare
insieme” a far nascere un forte senso di
appartenenza ad una stessa storia che
si è manifestato attraverso il desiderio
di darsi un nome come gruppo: I PIC­
COLI TALENTI.
Gli incontri si sono conclusi con una
festa, tenutasi il 3 gennaio all’Oasi Naza­
reth, a cui hanno partecipato i membri
di tutte le Oasi.
Per l’occasione i ragazzi hanno messo
in scena una piccola rappresentazione
della Natività e hanno consegnato il
ricavato ottenuto dalla vendita degli
oggetti realizzati a Debora che è inter­
venuta come rappresentante del P.F.Cooperazione. Quest’ultima ha mostrato
loro un filmato sul Burkina Faso e ha
spiegato che con la somma offerta avreb­
bero adottato il primo bambino nato
nel 2006 nella diocesi di Koupela, pro­
mettendo a tutti che avrebbe portato
delle foto quando sarebbe tornata dal­
l’Africa. I ragazzi si sono impegnati a
continuare nel tempo questa iniziativa,
per cui tutti gli anni raccoglieranno una
somma per sostenere questo nuovo
piccolo amico dando vita ad un progetto
di adozione internazionale pensato per
loro che non poteva non chiamarsi “Pic­
coli Talenti”.
Durante la festa, le educatrici hanno
proposto le attività che avrebbero voluto
realizzare tra gennaio e luglio: degli
incontri per approfondire tematiche
inerenti l’educazione alla sessualità e
all’affettività; una festa di
Carnevale preparata dai ra­
gazzi sul tema “Insieme è più
bello”; un Cineforum durante
il tempo di Quaresima per
riflettere su tematiche ine­
renti questo periodo; visite
guidate in primavera e gior­
nate in piscina d’estate.
Nel
Cuore delle Oasi
a cura di Angela Pandolfi
NOTIZIE FLASH
OASI BETLEMME
- Il 28 dicembre si è svolto un incontro dei responsabili e dei volontari del Progetto Famiglia- Cooperazione.
- Il 30 dicembre sono state accolte presso l’Oasi una madre e la sua piccola di pochi mesi.
- Il 6 gennaio c’è stato un momento di festa con parenti e amici dei custodi.
- L’8 gennaio c’è stato un incontro della scuola- catechisti, organizzata dal Centro di Evangelizzazione, con
interventi di don Silvio, Angelo Montone, Giovanna Abbagnara e i custodi dell’Oasi.
OASI MARIA MADRE DELLA VITA
- Il 5 gennaio è stata organizzata una festa per i ragazzi delle Oasi e altri amici, con l’arrivo della Befana che
ha portato dolcetti e regalini.
- Il 6 gennaio c’è stato un incontro con un gruppo di ragazzi interessati all’esperienza dell’Oasi.
- L’8 gennaio c’è stato un incontro con un gruppo del corso pre-matrimoniale della parrocchia di Succivo
(CS). Sono intervenuti i custodi e gli altri membri adulti dell’Oasi raccontando la propria esperienza.
- L’11 gennaio la comunità adolescenti di S.Egidio M.A. si è incontrata per la “Svelazione dell’Angelo”,
presso la cappella dell’Oasi.
OASI NAZARETH
- Il 26 dicembre sono venute quattro coppie di sposi della comunità di Nocera Inf., per una giornata di
condivisione. E sorpresa graditissima all’ora di pranzo è arrivato don Domenico D’Ambrosi con una bottiglia
di spumante tutta infiocchettata, tipo George Clooney.
- Il 29 dicembre è stata accolta una madre con il suo piccolo di 8 mesi.
- Il 30 dicembre è stata celebrata la S.Eucarestia in cui si sono riuniti i due nuclei della Fraternità. Dopo c’è
stato un momento di agape.
- Il 3 gennaio c’è stata l’esibizione dei “Piccoli Talenti”(ragazzi accolti e quelli residenti delle Oasi), è stato
un momento per tutte le Oasi di festeggiare insieme ai più piccoli.
- Il 10 gennaio l’Oasi ha ri-accolto una donna in attesa, che ha deciso di ritornare presso l’Oasi, dove era stata
ospitata il mese scorso, per portare a termine la gravidanza.
Il 20 gennaio sono stati invitati a cena, Bernardino e Lucia, i referenti dell’affido per la zona vesuviana. Essi
sono frutto della permanenza dell’Oasi Nazareth nel territorio di S.Giuseppe Vesuviano.
- Il 22 gennaio si è svolto il raduno dei catechisti della zona Agro, della zona Stabiese e di Succivo.Infine è
stata celebrata la S.Eucarestia.
Maria Brillante
I ragazzi delle Oasi
alle prese con le loro
piccole opere arte.
Il ricavato della vendita
di questi lavori è stato
devoluto a favore
dei bambini del Burkina
Faso
INFO-SOLIDARIETA'
Artigianato di Betlemme
Molte sono le famiglie cristiane che, a causa delle difficoltà di spostamento connesse alla chiusura del
territorio palestinese, vivono problematiche legate al ridimensionamento dell’'attività lavorativa. L’Associazione,
cosciente di questi problemi, ha deciso di sostenere un progetto della Custodia di Terra Santa che favorisce
le attività di chi produce manufatti in legno, avviando un percorso di cooperazione che consiste nell’acquistare
i prodotti dell’'artigianato locale per poi rivenderli in Italia. Numerose sono le famiglie che vivono di attività'
artigianali legate alla fabbricazione di manufatti in legno di ulivo e sono proprio questi prodotti che l’Associazione
Progetto Famiglia- Cooperazione cerca di proporre per creare un ponte di solidarietà' con i nostri fratelli che
vivono nella terra del Signore. Per informazioni:
Progetto Famiglia Cooperazione:
E-mail - [email protected]
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Pace su Gerusalemme
a cura di Luciano Gambardella
Lavorare insieme verso una pace possibile
Tra il 02 e l’11 dicembre, una delegazione dell’Associazione “Progetto Famiglia – Cooperazione” si è recata
in Terra Santa per monitorare i progetti già avviati con la Custodia e per conoscere le varie realtà che operano in
loco a favore del dialogo tra palestinesi e israeliani. L’occasione del viaggio è stata propizia per fare la piacevole
conoscenza del Vicario del Patriarcato Latino di Gerusalemme a Nazareth, S.E. Mons. Giacinto Marcuzzo, Vescovo
titolare di Emmaus.
L’incontro con Mons. Marcuzzo non
è avvenuto per una serie di circostanze
fortuite, ma è stato il felice approdo di
una serie di contatti iniziati durante il
Convegno Missionario di Pescara nel
2004 tra Sua Eccellenza e il nostro don
Silvio e proseguiti con una fitta serie di
e-mails e telefonate nelle quali il Vescovo
manifestava il forte desiderio di fare la
nostra conoscenza. E’ stato così che la
prima parte della nostra chiacchierata è
stata caratterizzata da una lunga serie di
domande che il Vescovo rivolge a noi.
Fra le tante, spicca quella sul perché ci
chiamiamo Fraternità di Emmaus.
Mons. Marcuzzo - C’è un motivo
preciso per cui vi siete chiamati
“Fraternità di Emmaus”?
Don Silvio – In questi casi è difficile
dire se c’è un preciso motivo: io ricordo
che quando iniziai il cammino con gli
sposi mi trovai una sera a commentare
il brano di Emmaus, e fu così illuminante
quella sera e fu anche bello leggerlo in
un ottica coniugale, che intravidi fin
d’allora la bellezza di questo brano. In
quei primi anni non avevamo l’idea di
fondare una Fraternità ma c’erano solo
dei gruppi che si incontravano per pre­
"
La zona è stupenda, piena
di sorgenti, infatti
"Emmaus" vuol dire
molte acque.
gare, ascoltare la parola… poi è nata
un’amicizia tale che ci ha resi consapevoli
che Dio voleva costruire qualcosa. Quan­
do poi si è trattato di dare un nome a
questo qualcosa, ho ricordato questo
brano che tante volte avevo commentato.
Rileggendolo meglio ci è apparso ancora
più bello: Emmaus per noi significa non
solo essere il luogo dove Gesù si rivela,
ma prima ancora noi evidenziamo il fatto
che Gesù si manifesta lungo la via attra­
verso la Parola.
Mons. Marcuzzo – Molto bello
quello che mi dici. Voi saprete certamen­
te che Emmaus è antichissima, risale al
tempo dei Maccabei. La zona è stupenda,
piena di sorgenti, infatti la parola “Em­
muas” vuol dire “molte acque”. I greci
hanno aggiunto ad Emmaus un altro
nome: Nikopolis, città della vittoria,
perché l’esercito greco vinse una delle
battaglie contro i Maccabei proprio lì. È
stato un centro importante, infatti
è stata anche Sede Vescovile.
Probabilmente ad Emmaus c’è la
chiesa più antica della cristianità.
I resti di questa chiesa risalgono
all'epoca di Giulio l'Africano,
probabilmente era un’antica casa
romana. Dopo è stata costruita
una chiesa al tempo dei crociati.
Non è matematicamente sicuro
che sia l’Emmaus biblico, ma ha
molte più fortune di altri siti
grazie alle ricerche che stanno
portando avanti famosi studiosi.
Uno degli elementi a sfavore è
la distanza di Emmaus da Geru­
salemme, ma ultimamente ho
A sinistra, Mons. Marcuzzo.
A destra, una delle scuole
del Patriarcato Latino
a Nazareth.
appreso da alcuni manoscritti che
riportano invece di 60 stadi, 160 stadi
che è la precisa distanza di Emmaus da
Gerusalemme. Io porto nel cuore
questo villaggio, che nel 67 è stato com­
pletamente raso al suolo, davanti ai miei
occhi….Ma parliamo adesso del vostro
impegno in Terra Santa.
Don Silvio – Siamo venuti la prima
volta nel giugno 2004 e abbiamo preso
contatti con la Custodia di Terra Santa.
Iniziammo a interessarci della Terra
Santa anche grazie agli appelli di Giovanni
Paolo II che portava nel cuore le sventure
di questa terra. Finora abbiamo fatto
alcuni progetti con la Custodia soprat­
tutto legati alla città di Betlemme. Ab­
biamo iniziato diverse attività tra cui
quella di rivendere l’artigianato locale in
Italia e abbiamo dato un fondo alla par­
rocchia di Betlemme per incentivare
l’occupazione attraverso una sorta di
microcredito. Abbiamo chiesto anche di
individuare alcune famiglie per adottarle
a distanza. Noi sentiamo che questa terra
appartiene a tutti e vogliamo per questo
costruire un legame attraverso questi
rapporti di cooperazione. Per questo
motivo siamo venuti a parlare con Lei,
per apprendere quali sono le forme
migliori di cooperazione e, in modo
particolare, il nostro desiderio è fare in
"
MONS. MARCUZZO
Aiutate la gente a vivere
e a costruire la pace nella
loro realtà
modo che la cooperazione sia espressio­
ne di un legame di amicizia, che non sia
soltanto un mero scambio economico.
Questa estate noi abbiamo fatto una
bella esperienza: avendo una casa in
provincia di Avellino, abbiamo accolto
un gruppo di ragazzi ebrei anche grazie
ad un’associazione che si chiama Bereshit
LeShalom. Essi avevano in comune la
sventura di essere vittime indirette del
terrorismo. Questo ci ha aperto una
finestra su questo vasto mondo. Lì è
nata l’idea di fare nella prossima estate
un Meeting che coinvolga giovani ebrei
e palestinesi; un incontro che chiami in
causa anche le associazioni che qui
operano nel campo dell’integrazione e
del dialogo, in modo da poter proporre
in Italia un momento di riflessione co­
mune e altre cose che Lei ci potrà dire.
Mons. Marcuzzo – Prima di tutto
mi congratulo per questo vostro impegno
che è importantissimo per la Chiesa.
Cercate comunque di essere molto re­
alisti, cioè aiutate veramente la gente a
vivere e a costruire la pace nella loro
realtà. C’è gente che vive con i fondi che
vengono dall’Europa, fondi destinati alla
formazione e che vanno a finanziare solo
le famiglie degli organizzatori.
Comunque come lei ha detto prima
riguardo la spiritualità di Emmaus, è il
cammino che vi farà comprendere quale
strada prendere, la luce si fa camminando.
Per il lavoro che avete intrapreso è
importante interpellare gente che è in­
teressata alla pace, che lavora per edifi­
care giustizia e pace. Questi due ultimi
termini sono connessi: c’è una pace vera
quando c’è giustizia. Qui la lettera di
Giovanni XXIII, Pacem in terris, è ancora
molto attuale. È una lettera che ho riletto
l’anno scorso in occasione del 40° anni­
versario della sua morte ritrovandola
meravigliosa. Anche se attualmente c’è
qualche spiraglio di speranza per la fine
del conflitto, dobbiamo purtroppo dire
che siamo ancora lontani dalla pace. Ci
vorrà ancora una nuova generazione di
lavoro per preparare i cuori della gente
alla pace. Secondo noi per avere le
garanzie per una pace duratura bisogna
puntare sulle famiglie, sui bambini e sulla
formazione. Bisogna lavorare nelle scuole,
con i bambini. Sono le scuole il segreto
della pace e noi l’abbiamo preso come
impegno costante della Chiesa qui in
Terra Santa. Noi abbiamo avuto la grazia
di avere a capo del nostro patriarcato,
Michel Sabbah, una persona eccezionale,
pratica, intelligente e soprattutto essen­
ziale: a lui importa poco delle formule,
delle chiacchiere, lui va all’essenziale ed
è allo stesso tempo lungimirante. Un’altra
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16
grazia che ha ricevuto la nostra Chie­
sa è un Sinodo pastorale da cui siamo
usciti con delle priorità. Una di queste
priorità è la riconciliazione e la pace,
cioè l’unità della gente. Si può rispondere
a questa priorità mettendosi a servizio
di tutti, non solo dei cristiani affinché la
gente si conosca e si accetti. Questo è
quello che ci dice sempre il Patriarca
Latino di Gerusalemme: quando prende­
te una decisione domandatevi se questa
può essere causa di divisione fra la gente.
In questo senso le scuole per noi sono
una cosa essenziale, per lavorare per la
giustizia, per la pace, per l’unità. È là che
i bambini cominciano a conoscersi, a
studiare e pregare insieme. Quando
saranno adulti avranno meno voglia di
farsi la guerra! Questo è un punto che
potrebbe essere interessante per voi:
aiutare le scuole e soprattutto aiutare
gli studenti universitari. In altre parole,
aiutare i nostri giovani ad essere qualificati
per poter sostenere un ruolo sociale in
futuro, altrimenti si scompare.
Don Silvio – Attualmente quante
scuole avete?
Pace su Gerusalemme
Mons. Marcuzzo – Ne abbiamo
tante. Qui in Israele ci sono circa trenta
scuole. Mi riferisco alle scuole tenute
dalla diocesi e dai religiosi. Come Pa­
triarcato in Israele ne abbiamo cinque,
ma la maggior parte delle nostre scuole
sono in Palestina e in Giordania.
Don Silvio – Ma i giovani laureati
riescono poi ad inserirsi nel mondo del
lavoro?
Mons. Marcuzzo – L’unica chance
per trovare lavoro è di essere qualificato.
Don Silvio – Ho fatto questa do­
manda perché noi abbiamo conosciuto
a Betania una coppia di sposi che ha
sostenuto gli studi di uno dei loro figli
facendolo laureare in aviazione civile in
Giordania e non ha trovato lavoro, né
in Palestina né in Israele.
Mons. Marcuzzo – Qui c’è una
piccola distinzione da fare: in Israele c’è
un grave problema di uguaglianza, cioè
gli arabi sono considerati cittadini di
NOTIZIE FLASH
a cura di Luciano Gambardella
secondo grado e, anche se Israele è un
paese progredito ci sono posti in cui la
gente vive male. Molte organizzazioni
considerano Israele un paese che non
va aiutato perché non sottosviluppato
però, all’interno di Israele, la comunità
araba e soprattutto i cristiani che sono
all’interno di questa comunità, vivono
spesso in situazioni difficili. Vi faccio
l’esempio di Nazareth: questa città è
all’interno di Israele, qui sono quasi tutti
arabi però all’interno di Israele. Questi
arabi sono rimasti qui dal ’48 e non sono
stati mandati via, forse anche per merito
dei luoghi santi. Noi cristiani siamo solo
il 2 % della popolazione, cioè siamo una
minoranza nella minoranza. Quindi pen­
sate come è difficile vivere e quali sono
le difficoltà di chi cerca di trovare lavoro.
Noi dal punto di vista sociale ci rite­
niamo fortunati rispetto ai palestinesi
perché i palestinesi hanno sofferto molto,
e soffrono ancora, e io vi incoraggio a
fare qualcosa per Betlemme perché ne
ha molto bisogno.
tratte dal sito dell'agenzia SIR
Nuovo Nunzio Apostolico in Israele
“Commozione per questo impegno che mi porta nella Terra di Gesù. Cercherò di fare del mio meglio perché si possa
arrivare ad una sempre maggiore convivenza e conoscenza tra le Chiese cristiane e tra le tre grandi religioni”. Con
queste parole mons. Antonio Franco, arcivescovo titolare di Gallese, commenta al Sir la sua nomina da parte di
Benedetto XVI a Nunzio apostolico in Israele e Cipro e Delegato apostolico in Gerusalemme e Palestina. “Con l’aiuto
del Signore – aggiunge mons. Franco, finora Nunzio apostolico nelle Filippine, - cercherò di dare un contributo
all’unità e al dialogo tra le parti”. Con questa nomina, avvenuta lo scorso 21 gennaio, mons. Franco, 69 anni, con
esperienza prima che a Manila nelle Filippine, a Kiev, in Ucraina, prende il posto di mons. Pietro Sambi, dal 17
dicembre, Nunzio apostolico negli Stati Uniti d’America e Osservatore permanente della Santa Sede presso
l’Organizzazione degli Stati americani.
Rapporto missionari martiri nel 2005
Nel corso del 2005 sono stati uccisi nel mondo 26 persone tra vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e laici, quasi il
doppio rispetto al 2004. Lo rende noto l’Agenzia Fides, che come ogni anno pubblica un conteggio che non riguarda
solo i missionari ad gentes, precisa, “ma tutto il personale ecclesiastico ucciso in modo violento o che ha sacrificato
la vita consapevole del rischio che correva, pur di non abbandonare il proprio impegno di testimonianza e di apostolato”.
“Alcuni di loro – spiega Fides - sono stati trovati ore o giorni dopo il decesso, spesso vittime - almeno in apparenza
- di aggressioni, rapine e furti perpetrati in contesti sociali di particolare violenza, degrado umano e povertà. Il maggior
numero di vittime si registra in America, dove sono morti 8 sacerdoti, 2 religiose e 2 religiosi.
Lettere
a cura della Redazione
Questo è quello che voglio...
Il Signore continua a chiamare, ma la novità è che i suoi figli rispondono
ancora! Il 5 gennaio nel monastero di S. Chiara in Nocera Inferiore,
durante la celebrazione presieduta da S.E. Mons. Franco Alfano, una
comunità commossa e orante assisteva alla vestizione religiosa di
due ragazze. Tra queste Giovanna Savarese, una giovane della
Fraternità di Emmaus che dopo aver incontrato Dio da un annuncio
in parrocchia, ha scelto di consacrare a Lui la sua vita.
Carissimi amici,
vi ringrazio di cuore per avermi dato la
possibilità di raccontare la mia esperienza
di fede e di condividere la gioia per questo
grande dono di cui il Signore mi ha ricolmata,
facendomi cominciare il cammino di noviziato
dalle Clarisse. Per chi non mi conosce, sono
Giovanna ho 24 anni e dal 1996 fino al 7
ottobre del 2004 ho fatto parte della
comunità giovani delle Fraternità di Emmaus
nella parrocchia di Sant’Antonio di Padova
ad Orta Loreto. Nell’ottobre del 1996 alcuni
amici mi invitarono a partecipare agli incontri
di catechesi che si svolgevano in parrocchia,
accettai subito. Ricordo che al primo incontro
la mia catechista, Dina, mi chiese cosa mi
aveva spinto a partecipare ed io le risposi:
“per conoscere DIO”. Non era vero, ma mi
sembrava una risposta intelligente! Dio però
non era dello stesso parere, mi prese sul
serio, accettò la sfida e attraverso gli anni
si è fatto conoscere fino a diventare per me
oggi l’unica cosa necessaria.
In quegli anni gli incontri in comunità
diventavano sempre più un appuntamento
privilegiato. Accoglievo la Parola, mi lasciavo
interpellare da essa, mi rendevo disponibile
in comunità per qualsiasi servizio. Vivevo
nello stesso tempo le mie esperienze, le
amicizie, l’innamoramento, sognavo il
principe azzurro. Avevo i miei progetti: una
brillante carriera scolastica, la scelta di
studiare medicina veterinaria. Questi erano
i miei sogni, i miei progetti a cui lavoravo,
ma……non ero felice! Mi chiedevo spesso:
perché se è questo ciò che voglio provo
insoddisfazione e inquietitudine? C’è stato
poi un momento, preciso in cui ho sentito
con chiarezza e limpidezza che il Signore
mi chiamava a seguirlo più da vicino. Durante
il triduo pasquale del 2001 mi fu affidata
la responsabilità di curare i momenti liturgici
in parrocchia. Durante la liturgia pomeridiana
del Venerdì Santo una sensazione di angoscia
profondissima mi prese. La liturgia mi aveva
lasciato una sensazione di smarrimento. A
sera partecipai alla via Crucis, era la prima
volta e non so raccontare quello che il
Signore mi donò in quella sera del 13 aprile.
Capii chi ero: figlia di un Padre che per
aveva donato il suo Figlio Gesù. Quella sera
ai piedi della croce, dissi a Gesù: “Se tu hai
fatto questo per me, io voglio fare lo stesso,
voglio dare la mia vita per te!” Non raccontai
a nessuno questo episodio, mi sembrava
che non potessi essere compresa così iniziai
semplicemente a partecipare all’eucarestia
quotidiana a Napoli prima di andare
all’università al mattino presto.
Partecipai poi al cenacolo di discernimento
proposto dalla Fraternità e lì restai molto
colpita dall’esperienza di Marco e Carmela,
una coppia di sposi in cui entrambi da
giovani volevano consacrarsi a Dio ma
avevano poi capito che il Signore li chiamava
a seguirli nel matrimonio. E se anche per
me era cosi? Mi chiesi. E così mi fidanzai.
Ma durante questo tempo cresceva sempre
di più l’esigenza di rintagliarmi spazi di
intimità con Dio, era Lui l’amore esclusivo
che volevo vivere. Terminò dunque questa
esperienza e intanto nell’aprile 2002
partecipai alla II tappa della scuola per
catechisti, incentrata sulla preghiera. Quando
ascoltavo quelle catechesi mi si dilatava il
cuore e mi dicevo: “Questo è quello che
voglio, questo bramo!” ma come potevo
realizzarlo? Un santo sacerdote mi propose
un’esperienza in clausura. E il 2 giugno
entrai in monastero e vi rimasi per 27 giorni.
Rientrai il 16 luglio e ne uscii il 22 settembre.
Provavo una gioia incontenibile durante
questa esperienza, ma i tempi non erano
ancora maturi, ero inquieta.
ad Assisi dove conobbi padre Giovanni Marini
che mi ha molto aiutata nel discernimento
vocazionale. Così per due anni mi lasciai
guidare docilmente finchè il 24 luglio del
2004 ritornai in monastero per seguire il
Signore, imitando la Vergine Maria e santa
Chiara. Ora con la vestizione e l’iniziazione
alla vita religiosa ho scelto di servire il Signore
in un vincolo più “perfetto”. Ho vestito l’abito
che è a forma di croce, il taglio dei capelli,
momento in cui mi sono sentita di non
appartenere più a me stessa, mi sono stati
consegnati il Vangelo, la Regola e la liturgia
delle ore con cui dovrò essere nella chiesa
“ voce della sposa che parla a Cristo suo
sposo”. Ho ricevuto un nome nuovo e ho
cantato il mio Magnificat, sono io la serva
che il Signore ha guardato!
Pace e bene
Suor Giovanna Francesca della Trinità
Il 10 dicembre di quell’anno insieme a don
Domenico D’Ambrosi e a Lia Fiore mi recai
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Da
Noi a Voi
Il sito del mese
Associazione Nazionale Famiglie Numerose
www.famiglienumerose.it
Cos’è?
E' il sito ufficiale dell’Associazione Famiglie Numerose. Famiglie che
nonostante le mille difficoltà, affermano di vivere con allegria e gioia
il quotidiano. Attraverso questo sito l'AIFN tenta di farsi conoscere e
di raccontare le storie di gente comune che cerca di scambiarsi idee e
suggerimenti per instaurare una sorta di solidarietà online.
Contenuti
Oltre alla ben fatta pagina di presentazione, il sito offre una bacheca
dove sono presentate le attività dell’Associzione, i comunicati, gli
annunci di compravendita di oggetti utili per una famiglia numerosa ed
alcune proposte di vacanza con prezzi contenuti. Utile si rivela anche
la raccolta di articoli e i consigli su come affrontare i piccoli e grandi
problemi di ogni giorno. La sezione “spiritualità” contiene una serie di
documenti e di riflessioni sulla spiritualità familiare.
Film & Film
a cura di Alfredo Cretella
IL POSTO DELLE FRAGOLE
Produzione : Svezia
Anno : 1957
Regia : Ingmar Bergman
Un film delicato e forte allo stesso tempo; capace di far
riflettere e di inoculare nello spettatore un strano magone,
che induce al pensiero. La relazione umana è una grande
ricchezza per ognuno, ma esige tempo ed
energia, altrimenti si trasforma in un misero
fallimento, che sovente lascia ferite profonde
ed insanabili.
Il posto delle fragole è il posto della me­
moria, che ognuno di noi, giovane e meno
giovane, ha gelosamente celato nella parte
più recondita del suo io. Lì si annidano i
ricordi più forti; quelli che hanno caratte­
rizzato la nostra adolescenza e hanno per
certi versi determinato la nostra vita. Il
protagonista di questa storia, Isak, è un
anziano dottore, vedovo, che alla fine della
sua carriera riceve un prestigioso ricono­
scimento accademico, per la professionalità
e competenza con cui si è dedicato all’arte
medica e alle persone che ha curato.
Tuttavia, il viaggio in auto per raggiungere
il luogo in cui dovrà ritirare il premio,
diventa l’occasione per fare una profonda
autocritica sulla sua vita privata. Ad ac­
compagnarlo c’è la nuora, che ha avuto contrasti col figlio;
poi via via si susseguono altri personaggi, che si incontrano
per strada, proprio come durante la vita. L’incontro, in questo
caso, nella sua casualità, viene dal regista evidenziato come
occasione di relazione umana, di interscambio culturale, mai
sterile ed inutile. Ciò nonostante, quel che rileva è l’atteggia­
mento del protagonista, che strada facendo si apre, dando
occasione alla sua anima di rivelarsi per quella che è. Ne è
esce fuori il ritratto di un uomo, che pur se in limitar di dite,
era ancora alla disperata ricerca di se stesso e di pacificazione.
Alla fine del viaggio ritrova la via e il
coraggio per affrontare la sua umanità
ed i suoi errori passati, chiusi entrambi
in un sarcofago che faceva troppo male
aprire, ricevendo in cambio l’affetto e
la riconoscenza di chi gli sta attorno. Il
film finisce quando il protagonista co­
scentizza il suo fallimento nell’essere
stato un grande medico per molti ed un
pessimo marito e padre per due sole
persone. Il messaggio di speranza sta nel
tentativo di Isak, anche se in extremis,
di recuperare: egli scopre, con grande
meraviglia, che quando c’è qualcuno che
chiede perdono, c’è sempre qualcuno
che è disposto a concederlo.
Seppur datato, è un film profondamente
attuale, per i temi che affronta anzitutto,
e merita di essere visto per la notevole
qualità degli attori e del protagonista in
particolar modo.
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Febbraio - Fraternità di Emmaus