MuSMe
il
Palazzo della Salute
Sommario
Motivazioni
Padova “capitale della salute”
Patrimonio
Quello che c’era e quello che c’è
Metodologia
Riflessioni per un percorso dal passato al futuro
Proposte espositive
Progettazione del nucleo permanente e programmazione annuale
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Motivazioni
Padova “capitale della salute”
Che Padova possa essere considerata una vera e propria “capitale della salute” è un fatto facilmente
dimostrabile e universalmente riconosciuto dai massimi storici della medicina e della scienza.
Antico centro dei Paleoveneti, sorse vicino ai colli Euganei che, ricchi di acque ipertermali, furono
fin dal X-IX Secolo a. C. sede di luoghi di culto dedicati a divinità preposte alla conservazione e
alla restituzione della salute. Le terme euganee continuarono ad essere apprezzate anche in epoca
romana e successivamente, dopo un periodo di relativo declino, vennero studiate e valorizzate da
numerosi medici che gravitavano nell’ambito dello Studio patavino. Importanti momenti di rilancio
politico e culturale si ebbero soprattutto alla metà del XVI e del XVIII Secolo, fino al “termalismo
sociale” della prima metà del Novecento.
Un antico, ma sempre praticato “culto salutare” è quello dedicato a Sant’Antonio, il santo
taumaturgo per antonomasia, che richiama nella sua basilica – dotata di un ricco museo di donaria
e di ex voto – milioni di pellegrini.
Padova, inoltre, in quanto città della Repubblica Veneta, dal 1405 usufruì del precorritore e
lungimirante sistema sanitario pubblico veneziano, particolarmente evidente nella istituzione dei
"Provveditori alla sanità", magistrati specificamente preposti alla tutela della salute pubblica, e
nella precocissima realizzazione di luoghi di quarantena divenuti famosi con il nome di Lazzaretti.
La massima notorietà di Padova in campo medico, e non solo tra gli storici della medicina, deriva
però soprattutto dalla sua antica Università – documentata a partire dal 1222 – e, in particolare,
dalla sua Scuola di medicina. È merito soprattutto del livello dei suoi docenti – primi tra tutti quelli
di anatomia – e dei tanti studenti provenienti da tutta Europa se l’Ateneo patavino fu sede di genesi
e di irradiazione di idee innovative tanto da essere considerato la culla della medicina moderna.
Riteniamo a questo punto interessante proporre una schematica elencazione di personaggi, luoghi
ed eventi della medicina padovana che, come accennato, fanno della nostra città, una “capitale
salutare”. Come traccia è stata utilizzata la relazione del Gruppo di lavoro costituito da Giuseppe
Ongaro, Renato Mazzolini e Maurizio Rippa Bonati (Decreto Rettorale n. 1509-2001 del 28 giugno
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2001), a suo tempo redatta per indirizzare il lavoro degli architetti incaricati del restauro e
dell’allestimento.
Hospizi, ospitali, ospedali
Riteniamo doveroso iniziare questo breve viaggio nella sanità padovana dall’edificio scelto per
ospitare il MuSMe e diventare il Palazzo della salute.
L’assistenza urbana del Medio Evo è caratterizzata dalla presenza di numerosi hospizi, collocati
subito fuori e subito dentro le principali porte della città. La stesa denominazione e le localizzazioni
ci indicano che si trattava soprattutto di luoghi di ricovero per viandanti e non luoghi dedicati
esclusivamente e specificatamente alla cura.
Tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento a Padova esistevano circa una decina di ospitali,
per una popolazione che si aggirava sulle 30.000 unità: di San Daniele, di San Giacomo, di San
Violino, di San Gregorio, di Sant’Orsola, della Santissima Trinità (distrutto nel 1509), di Santa
Maria, di San Michele o San Leonino, tutti di matrice religiosa, mantenuti da benefattori e gestiti da
volontari laici; come accennato in genere funzionavano come semplici ricoveri – xenodochi (per
viaggiatori) – con capacità ricettive molto limitate. A questi si deve aggiungere il Lazzaretto
realizzato all’esterno di porta Portello, smantellato nel 1509 e sostituito in occasione delle
pestilenze del 1555 e del 1576 da una nuova struttura con identica funzione sita ad Ovest della città
sulla sponda destra del canale della Brentella.
Un discorso diverso riguarda l’Ospitale di San Francesco Grande che, nonostante le somiglianze
architettoniche con gli edifici religiosi, venne costruito ex novo, al cento della città, come luogo di
cura per i padovani. Interessante notare che si trattò di una iniziativa eminentemente laica portata a
termine da privati: fondato da Sibilla, moglie di Baldo dei Bonafari da Piombino, che con
testamento del 20 novembre 1421 istituì eredi delle sue sostanze “li poveri di Christo dell’uno e
dell’altro sesso”, affidandone il governo al Collegio dei Giuristi e alla Fraglia della Carità l’incarico
di visitarli.
Caratteristiche analoghe si ripeterono alla fine del Settecento per la costruzione dell’"Ospedale
nuovo”, oggi noto come Giustinianeo in onore del Vescovo Nicolò Antonio Giustiniani che ne fu
il principale artefice e sovvenzionatore.
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La sanità pubblica e le pestilenze
Intorno al 1531 fu istituito l’Ufficio di sanità che aveva come compiti la difesa dai contagi, la
pubblica igiene, l’accattonaggio, la sorveglianza sugli alloggi, la vendita di masserizie, le epidemie
del bestiame, le ispezioni sui generi alimentari, la vigilanza sul personale sanitario, farmacie e
medicinali, sui ciarlatani, sull’esercizio della medicina e chirurgia, sulle levatrici, sugli ospedali,
sullo stato civile, specialmente per quanto riguarda i decessi – “Libro dei morti” – e, non ultima, la
pulizia delle strade. Era costituito da 3-5 Provveditori, da un cancelliere e, oltre al protomedico e
all’avvocato, da un capitanio e da un comandador.
Per quanto riguarda le pestilenze – termine generico per indicare una vasta gamma di malattie
contagiose – le ricerche riguardano i lazzaretti, i documenti d’archivio e la vastissima produzione di
opere specifiche, spesso veri e propri instant book.
Una particolare attenzione merita la sifilide che deve la denominazione a Girolamo Fracastoro, ex
allievo dello Studio Patavino e protagonista del mondo scientifico veneto di metà Cinquecento.
Un altro interessante capitolo è quello riguardante il vaiolo che, endemico in tutti i territori della
Repubblica Veneta, compresa Padova e il Padovano, si ripresentava con periodiche recrudescenze
epidemiche a mortalità abbastanza rilevante. Il vaiolo fu per secoli una delle principali cause di
morte, con una mortalità media nel Settecento di circa il 10% della popolazione, senza riguardo al
censo o allo stato sociale. Il vaiolo fu la prima, e per moltissimo tempo l’unica, malattia infettiva a
essere controllata mediante immunizzazione attiva come misura profilattica. La prima inoculazione
nella Repubblica di Venezia fu eseguita nel 1758 dal chirurgo padovano Francesco Berzi sulla
propria figlioletta di due anni e mezzo d’età. Dal 1769 furono attuati innesti pubblici, per circa
trent’anni.
Lo Studio e la sua Scuola medica
È impossibile anche solo ricordare i tanti rappresentanti della Scuola medica patavina che, nel corso
dei secoli, ne contribuirono alla fama. È dunque necessario qui limitarsi a pochissimi personaggi
attivi tra la fine del Medio Evo e il Secolo dei lumi.
Pietro d’Abano (c.1250-1315): ritratto (calco del busto nella sala della Ragione) e opere quali il
Conciliator e il De venenis.
Jacopo e Giovanni Dondi dall’Orologio: riproduzione dell’astrario di Giovanni.
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E ancora i Montagnana, Michele Savonarola, Paolo Bagellardo, Giovanni Arcolani, Leonardo Buffi
da Bertipaglia, Alessandro Benedetti, Gabriele Zerbi e Pietro Roccabonella, raffigurato in cattedra
nel monumento nella chiesa di San Francesco.
Nel Cinquecento i personaggi famosi sono ancora più numerosi.
Basti pensare ai rappresentanti della Scuola anatomica – Vesalio, Colombo, Falloppia, Fabrici e
Casseri – a Prospero Alpini, Melchiorre Guilandino, Mercuriale, Santorio Santorio, senza
dimenticare Galileo Galilei che per diciotto anni insegnò matematica nella Universitas artistarum,
la grande “Facoltà” che impartiva insegnamenti di teologia, filosofia e medicina, la scienza per
eccellenza. Va infatti ricordato che in passato le discipline scientifiche erano funzionali all’arte di
guarire: valga per tutte l’esempio dello studio dei vegetali studiati per secoli esclusivamente in
funzione delle loro vere – o spesso presunte – proprietà terapeutiche.
Tra i chirurghi vanno ricordati Bruno di Longobucco (c.1200-c.1286) e la sua opera chirurgica
(Chirurgia magna e Chirurgia parva). Riproduzioni da codici manoscritti. Edizioni: nella Collectio
chirurgica (Venezia 1498, 1499) in cui anche Leonardo da Bertipaglia, Recollectae super IV
Avicennae); edizione cinquecentina nella Ars chirurgica (Venezia, Giunta, 1546).
Leonardo Buffi da Bertipaglia (+1460), insegnante di chirurgia nello Studio di Padova dal 1402 al
1429, autore di un trattato di chirurgia, Recollectae super quartum Avicennae, con alcune
osservazioni chirurgiche personali, importante anche per gli accenni all’attività dissettoria. Lo
strumentario chirurgico, da Giovanni Arcolani, Practica particularium morborum omnium,
Venezia 1557. Opere chirurgiche di Vesalio, Falloppia, Fabrici. L’armamentario chirurgico del
Fabrici (sonda gastrica d’argento, le due tavole raffiguranti un dispositivo ortopedico che presenta
tutti i principi allora utilizzati per la correzione delle lesioni ortopediche e a scopo protesico).
Giulio Casseri, tavola illustrante la tracheotomia (da lui detta laringotomia).
Ippolito Parma, esercitò tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, autore di due opere di
chirurgia, Praxis chirurgica (1608) e Introductio ad chirurgiam (1612).
Devono essere ricordati anche Giovanni Colle (1558-1631), precursore della medicina infusoria e
della trasfusione di sangue e Pietro Marchetti (1589-1673), autore di una silloge Observationum
medico-chirurgicarum rariorum (1664); chirurgo fu pure il figlio, Domenico Marchetti (16261688), divenuto famoso per aver effettuato a Venezia una nefrolitotomia al legato inglese.
Filippo Masiero (1660-1740) fu chirurgo dell’Ospedale di San Francesco, autore di una pregevole
Opera chirurgica (1707), in cui sono raffigurati molti interventi.
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Per la chirurgia nel Settecento e nell’Ottocento vanno ricordati Camillo Bonioli (1719-1791);
Vincenzo Malacarne (1744-1816) il fondatore della traumatologia; Pietro Sografi (1746-1815);
Francesco Cortese (1802-1883); Angelo Bianchessi (1805-1850), chirurgo dell’Ospedale di San
Francesco; Tito Vanzetti (1809-1888); Edoardo Bassini (1844-1924) e il suo metodo per
l’operazione dell’ernia inguinale.
Un ampio capitolo a parte merita l’anatomia, vera protagonista dei massimi contributi della Scuola
medica patavina.
I primordi della dissezione anatomica a Padova vedono come protagonisti Pietro d’Abano, Ugo
Benzi e Leonardo Buffi da Bertipaglia; l’anatomia prevesaliana, invece, Achillini, Zerbi, Benedetti
e Massa.
Ma è con Andrea Vesalio e con il suo capolavoro De humani corporis fabrica libri septem (Basilea
1543) che si apre il “Secolo d’oro” nel quale lo Studio patavino raggiunse il suo apice. Altrettanto
importanti, infatti, possono essere considerati i risultati ottenuti dai suoi diretti successori: Realdo
Colombo, scopritore della circolazione polmonare, Gabriele Falloppia, noto soprattutto per la prima
descrizione delle tube uterine e, ultimo solo cronologicamente, Girolamo Fabrici d’Acquapendente,
al quale tra l’altro dobbiamo la descrizione delle valvole delle vene che tanta importanza ebbe nella
scoperta della circolazione del sangue effettuata dal suo allievo William Harvey.
Se il “Secolo dei Lumi” è tutto occupato da Sua Maestà Anatomica Giambattista Morgagni, furono
Leopoldo Marc’antonio e Floriano Caldani a traghettare l’importante disciplina nell’Ottocento con
le loro monumentali Icones anatomicae (Padova 1801 – 1814).
Tra i tanti aspetti specialistici dell’anatomia ricordiamo solo i contributi alla teratologia di Fortunio
Liceti e, ovviamente l’impostazione della “anatomia clinica”, precorritrice dell’attuale anatomia
patologica, da parte del citato Giambattista Morgagni.
Le “specialità” mediche
Tra i vanti tanti precursori e protagonisti ricorderemo:
Pediatria: Paolo Bagellardo, autore del primo trattato di pediatria.
Ostetricia e ginecologia: Luigi Calza, la scuola per le ostetriche, le cere della clinica ostetrica.
Geriatria: Gabriele Zerbi (1445-1505) autore del trattatello Gerontocomia (Romae 1489).
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Medicina del lavoro: oltre alla presenza a Padova di Bernardino Ramazzini, autore del De morbis
artificum (Modema 1700), precoce fu la costituzione della cattedra de morbis mulierum, puerorum
et artificum di Bernardino Ramazzini.
Un discorso a parte meritano l’Orto medicinale e il teatro anatomico, particolarissime aulelaboratorio istituite per la prima volta a Padova per l’insegnamento dimostrativo dei “semplici”, i
vegetali con proprietà terapeutiche, e del “microcosmo”, come nel Cinquecento era ancora
considerato l’uomo, centro dell’universo.
Deve infine essere ricordato Santorio Santorio, amico di Galileo Galilei e grande protagonista
dell’introduzione del metodo quantitativo in medicina.
Il termalismo euganeo
Le prime testimonianze risalgono all’epoca paleoveneta (X-XI secolo a.C.) e le note numerose
citazioni delle Terme Euganee di epoca romana: Lucano, Plinio il Vecchio, Marziale, Svetonio
confermano e contribuiscono a spiegare i numerosi ritrovamenti archeologici che hanno avuto
proprio negli ultimi anni un notevole impulso.
Di notevole interesse il deposito votivo di San Pietro Montagnon, la vasta zona termale di Abano e
Montegrotto, gli ex voto anatomici, i donaria a forma di piccole tazze, gettate nella fonte come
offerte simboliche alla divinità, i frammenti di tubazioni in pietra e in piombo e gli strumenti
chirurgici di epoca romana, forse pertinenti alla chirurgia oculare.
Rilevante è la tradizione padovana di studi di idrologia medica e di idroterapia, stimolata dalle
terme euganee. Iniziata da Pietro d’Abano, è continuata da Giacomo Dondi e da suo figlio Giovanni
che trattò le acque termali del Padovano nel De fontibus calidis agri Patavini, da Bartolomeo
Montagnana, autore di un Tractatus de balneis patavinis (1440), e da Michele Savonarola, autore di
un’opera intitolata De balneis che figura quale trattato iniziale della celebre raccolta omonima
giuntina De balneis (1533). Proprio questa monumentale raccolta di testi antichi e “moderni” segna
l’inizio di una rivalutazione delle “Terme patavine”. Un nuovo “momento” di rinnovato interesse si
ebbe alla metà del Settecento, quando vennero istituite due cattedre “specialistiche” assolutamente
innovative, una dedicata ai risultati clinici delle cure termali e la seconda alla storia del termalismo
stesso. Seguirono gli studi di Domenico Vandelli, autore del Tractatus de Thermis Agri Patavini
(Padova 1761), e di Salvatore Mandruzzato, autore de I bagni di Abano (Padova 1789).
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Patrimonio
Quello che c’era e quello che c’è
Oggetti che costituiranno il nucleo museale stabile e lo spunto e l’arricchimento per le esposizioni
temporanee rappresentanti fatti e personaggi emblematici della Scuola medica patavina.
Il MuSMe-Palazzo della salute potrà disporre delle collezioni universitarie.
È doveroso ricordare che i reperti del passato giunti sino a noi sono in numero minore di quanto ci
si potrebbe aspettare, soprattutto in considerazione della lunga e luminosa attività dello Studio
patavino e della sua Scuola medica. In effetti si tratta di un paradosso in quanto proprio la
ininterrotta operosità ha fatto si che gli strumenti avessero un utilizzo intenso fino alla consunzione;
in altri casi, sempre per il medesimo dinamismo, un apparato non più in uso veniva cannibalizzato
per trarne ogni particolare utile.
In quel lasso di tempo, variabile da epoca a epoca, nel quale un oggetto è solo vecchio ma non
ancora antico, sono andati indubbiamente dispersi numerosi cimeli dei quali ora rimpiangiamo la
mancanza. Per limitarci a pochi esempi ricordiamo lo scheletro articolato, che sappiamo essere
stato preparato personalmente da Vesalio per le lezioni di osteologia, simile a quello originale
conservato nel Museo anatomico di Basilea; i preparati anatomici di Morgagni, eliminati alla metà
dell’Ottocento da Ludovico Brunetti che, pur ritenendoli “reliquie” non li ritenne sufficientemente
“moderni”; d’altra parte anche l’apparato di Brunetti per la tannizzazione dei tessuti, conservatosi
fino alla metà del secolo scorso, venne alla fine eliminato per far posto ad apparecchi più attuali e
necessari; probabilmente solo pochi anni prima venne rottamato il letto operatorio sul quale
Edeordo Bassini eseguì le sue innovative operazioni di ernioplastica.
Nonostante questo depauperamento, che potremmo definire fisiologico, Padova dispone di un ricco
patrimonio storico-antiquario, grazie soprattutto alle collezioni universitarie che conservano,
valorizzandolo e aumentandolo, il nucleo museale originario costituito tra la fine del Seicento e gli
inizi del Settecento da Antonio Vallisneri.
Per comodità di identificazione si sono mantenute le denominazioni degli ex Istituti o Dipartimenti
dell’ex Facoltà di Medicina e Chirurgia.
Anatomia Umana Normale. Collezione di microscopi, una collezione di crani, una collezione di
modelli anatomici in cera e in gesso e una imponente collezione di preparati anatomici, che nella
quasi totalità risalgono alla seconda metà dell’Ottocento. Anche se privi di qualsiasi indicazione,
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molti dei preparati anatomici possono comunque essere attribuiti a Lodovico Brunetti (1813-1899),
professore di anatomia patologica (vedere Anatomia Patologica). Dall’ex Istituto di Medicina
Legale è stata recentemente trasferita una mummia naturale proveniente da Venzone.
Anatomia Patologica. Imponente collezione di reperti e di preparati anatomo-patologici, molti dei
quali indubbiamente realizzati da Lodovico Brunetti (1813-1899), professore di anatomia
patologica, inventore del metodo della tannizzazione dei tessuti (1866) e che fece anche ricerche
sulla cremazione e sulla imbalsamazione dei cadaveri. Tra i reperti più recenti, particolare
importanza hanno quelli di patologia cardio-vascolare, soprattutto cardiopatie congenite.
Farmacologia. Alcuni importanti reperti ‘specialistici’ risalenti al XIX secolo – tra i quali una
Farmacia omeopatica da viaggio – e alla prima metà del XX secolo. Inoltre, il Dipartimento
conserva la biblioteca di Luigi Sabbatani (1863-1928), un ricco fondo librario antico che
comprende, tra l’altro, circa cento cinquecentine, altrettante edizioni del Seicento e oltre duecento
del Settecento.
Fisiologia. Numerosi strumenti scientifici ottocenteschi, sia realizzati dai tecnici interni e da
artigiani locali, sia acquistati, sia ceduti dall’Austria come risarcimento dei danni di guerra.
L’Istituto dispone anche di una importante biblioteca specializzata.
Medicina Legale e delle Assicurazioni. L’ex Istituto disponeva di un proprio museo specialistico,
che attualmente risulta eliminato. Tra i reperti ancora conservati va segnalata una mummia naturale
proveniente da Venzone (Udine), che è stata oggetto di esami istologici, radiologici e TAC. Esiste
un piccolo fondo librario antico.
Radiologia. Pochi ma significativi cimeli del periodo pionieristico della radiologia, compresa una
ricca collezione di lastre radiografiche della prima metà del Novecento, inestimabili testimonianze
di patologie di epoca pre-antibiotica.
Ex Istituto di Storia della Medicina e Biblioteca Medica “Vincenzo Pinali” – Sezione antica. L’ex
Istituto, tra gli oggetti di interesse storico-medico che l’esiguità degli spazi ha finora consentito di
raccogliere, conserva una collezione di trentadue cere di anatomia e di patologia dell’occhio, opera
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di J. N. Hofmayer, lasciate da Anton Rosas (1791-1855), professore di clinica oculistica tra il 1819
e il 1821. A queste vanno aggiunte circa venti preparati in cera di affezioni oculari, molto
probabilmente realizzate a Padova nel tardo Ottocento nell’ambito della Clinica Oculistica. Si
segnala anche una curiosità che si ricollega ai preparati custoditi negli Istituti di Anatomia umana
normale e di Anatomia patologica, e precisamente una targa di ottone incisa a ricordo del dono di
una serie di 22 preparati anatomici tannizzati umani e animali compiuto da Ludovico Brunetti al
Papa Pio IX.
La Biblioteca Medica “Vincenzo Pinali” – Sezione Antica, annessa all’Istituto, conserva oltre
trentamila tra volumi e opuscoli, editi dalla fine del Quattrocento alla prima metà del Novecento, e
circa quattrocento periodici. In particolare, comprende 8 incunaboli, 117 manoscritti (tra cui un
trattato figurato in volgare sulla cauterizzazione, risalente alla fine del XIV sec. o agli inizi del XV
sec.) e 481 cinquecentine.
Clinica Oculistica. La Clinica conserva una piccola collezione di strumenti specialistici della
seconda metà dell’Ottocento e degli inizi del Novecento, tra i quali si segnalano alcuni tonometri
(di Pietro Gradenigo, Padova 1899; di Fick, Germania seconda metà sec. XIX); un termometro
oculare (di Pietro Gradenigo, Padova 1877) e numerosi oftalmoscopi (di H. von Helmholtz,
Germania 1860; di May, Stati Uniti inizi sec. XX; ecc.). Nella Biblioteca della Clinica sono
conservate opere specialistiche del XIX secolo. Alcuni strumenti sono stati esposti in occasione di
mostre dedicate all’occhio e agli occhiali.
Clinica Ostetrica e Ginecologica. La Clinica conserva una interessantissima collezione di oltre
quaranta preparati in cera raffiguranti i diversi stati dell’utero e le fasi del parto, che furono eseguite
nella seconda metà del Settecento sotto la direzione di Luigi Calza (1737-1783), delle quali
Vincenzo Malacarne diede la descrizione nel Catalogo del Museo Ostetricio (Padova 1807). È
conservata, inoltre, una piccola collezione di strumenti specialistici dell’Ottocento.
Museo di Storia della Fisica “Galileo Galilei”. Tra gli strumenti più antichi si ricordano alcuni
microscopi composti, in legno e cartone (tra cui uno di Eustachio Divini del 1671); altri strumenti
di interesse medico si trovano nella collezione del Poleni, come due microscopi risalenti alla fine
del Seicento, un microscopio solare, un pantografo per esperimentare sulla figura dei muscoli.
Particolare interesse dal punto di vista storico-medico rivestono i primi tubi a raggi X e le
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diapositive tratte da radiografie realizzate da Giuseppe Vicentini nel 1896, oltre a lastre di
radiologia diagnostica.
Molte delle collezioni e delle biblioteche mediche citate hanno concesso prestiti per la mostra “I
secoli d’oro della medicina” (Padova 1987) e, in qualche caso, per la successiva esposizione
francese (Parigi 1989). Per altri particolari si rimanda ai capitoli “Il Museo Vallisneri, le collezioni
storiche della Facoltà di Medicina e la sezione antica della Biblioteca medica Pinali” e “Dal Teatro
di Filosofia sperimentale di Giovanni Poleni al Museo di storia della fisica” del volume I Musei, le
Collezioni scientifiche e le sezioni antiche delle Biblioteche (Padova 1996) e al volume curato da
Vincenzo Milanesi, La curiosità e l'ingegno. Collezionismo scientifico e metodo sperimentale a
Padova nel Settecento, Padova, Università degli Studi di Padova - Centro Musei Scientifici, 2000.
Bibliografia essenziale
L. Premuda (a cura), I Secoli d'oro della medicina: 700 anni di scienza medica a Padova, Modena,
Panini, 1986.
AA.VV., Di sana pianta. Erbari e taccuini di sanità. Le radici storiche della nuova farmacologia,
Modena, Panini, 1988.
AA.VV., Les siècles d'or de la médecine - Padoue XVe-XVIIIe siècles, Milano, Electa, 1989.
C. Gregolin (a cura), Università di Padova. I Musei, le Collezioni scientifiche e le Sezioni antiche
delle Biblioteche, Padova, Università degli Studi di Padova, 1996.
V. Milanesi (a cura), La curiosità e l'ingegno. Collezionismo scientifico e metodo sperimentale a
Padova nel Settecento, Padova, Università degli Studi di Padova - Centro Musei Scientifici, 2000.
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Metodologia
Anche in considerazione della definizione ufficiale di “Museo” espressa nello Statuto (art. 2,
comma 1) dell’I.C.O.M. (International Council of Museums) secondo la quale
«Il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della
società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che compie ricerche sulle
testimonianze dell’uomo e dell’ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e
soprattutto le espone a fini di studio, di educazione e di diletto»
riteniamo che l’attuale situazione locale e generale impongano delle scelte mirate e, pur nel rispetto
della tradizione, assolutamente innovative.
Fin dall’inizio era stata scartata l’ipotesi di realizzare un museo “generalista” quali, ad esempio,
quello del Wellcome Institute of the History of Medicine di Londra o quelli a Roma dell’Istituto di
Storia della Medicina e dell’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria: si tratta infatti di musei creati
agli inizi del Novecento quando, con indubbie volontà e lungimiranza, era ancora possibile riunire
un gran numero di reperti del passato delle più diverse origini e funzioni. Pur senza dare alcun
giudizio di merito, volendo attribuire un significato stretto ai termini, i citati musei sembrano oggi
più “raccolte”, ricche ma casuali, che “collezioni” costituite da oggetti riuniti secondo un progetto
definito.
D’altra parte non era mai stata presa in considerazione l’idea di creare un Science Museum, sia pure
“limitato” alla sola storia della medicina: infatti, pur non trascurando l’utilizzo delle moderne
tecnologie, contesto, spazi e, non ultimo, risorse economiche, suggeriscono la realizzazione di un
moderno museo di storia della medicina con un bilanciato equilibrio tra oggetti originali,
riproduzioni e appropriati contributi informatici.
In un’ottica che tenga conto della attuale situazione generale e locale si propone dunque di
realizzare un nucleo museale permanente, fulcro e volano di una serie di esposizioni temporanee
monotematiche o comunque dedicate a tematiche ristrette.
Sia il Museo vero e proprio che le esposizioni attingeranno dalle collezioni dell’Università di
Padova, dal magazzino che si sta venendo a costituire grazie ai “recuperi” di materiali dismessi e
dalle auspicabili donazioni. Altre fonti privilegiate per la realizzazione delle esposizioni
temporanee sono le collezioni dell’Ospedale dei Santi Giovanni e Paolo e di altre istituzioni
pubbliche e private regionali. Si prevede di richiedere – e di ottenere – reperti da istituzioni
nazionali o estere solo eccezionalmente, in considerazione delle sempre maggiori resistenze alle
concessioni e ai sempre maggiori oneri finanziari legati al trasporto di opere antiche.
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In considerazione di quanto detto il MuSMe-Palazzo della Salute potrebbe diventare sede di un
Centro per la ricognizione e la salvaguardia del patrimonio storico sanitario, analogo al Centro
Universitario per la tutela e la valorizzazione dell’antico patrimonio scientifico senese (CUTVAP)
realizzato nell’ambito dell’Ateneo di Siena.
Filosofia delle esposizioni permanente e temporanee
Sia il nucleo permanente che le esibizioni temporanee seguiranno la medesima “filosofia”
espositiva.
Le esposizioni saranno incentrate sull’uomo – l’antico “microcosmo” al centro dell’universo – e
sulla sua continua lotta per mantenere o riacquistare la salute.
Particolare attenzione verrà dedicata alla Scuola medica dell’Università di Padova e al suo ruolo di
genesi e irradiazione di idee scientifiche innovative dal Tardo Medioevo e, in particolar modo, dal
Rinascimento fino al XX Secolo.
Le principali acquisizioni del passato costituiranno il punto di partenza per percorsi mirati alla
conoscenza della medicina del presente e del futuro.
Oggetti simbolo: sia nel caso del nucleo museale permanete che delle esposizioni temporanee il
percorso prenderà lo spunto e ruoterà attorno a un oggetto capace di rappresentare e sintetizzare un
determinato periodo, una situazione o l’azione di un protagonista della ricerca medicina.
Passato - presente - futuro: le attente ricostruzioni storiche costituiranno la base per la
comprensione dell’attualità e per la proposta di ipotesi sui possibili sviluppi futuri della medicina.
Regola del 3x3: ogni oggetto sarà corredato da una didascalia per una immediata identificazione,
da una scheda o pannello che ne consentirà il riconoscimento dell’uso, la comprensione degli scopi
nonché una contestualizzazione spazio-temporale e, infine, da un apparato informatico tale da
permettere un approfondimento e un allargamento delle idee connesse all’oggetto stesso.
È implicito che questa progressione conoscitiva non sottintende alcuna valutazione qualitativa.
Criteri di utilizzo del materiale documentario.
Si ritiene opportuno precisare che, quando si fa riferimento a documenti, manoscritti, codici, libri,
quadri, statue, e altri oggetti, si intende parlare anche di riproduzioni idonee, essendo sempre più
difficile il trasporto di opere antiche, rare e preziose. D’altra parte, le attuali possibilità di
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riproduzione di quadri, documenti, ecc., consentono di presentare in maniera più che soddisfacente
opere che non possono essere sottratte alle sedi dove sono conservate. Di volta in volta, potranno
essere utilizzate riproduzioni fotografiche, gigantografie, modelli, plastici, ecc.; nel caso di quadri
se non è possibile disporre dell’originale si potranno utilizzare riproduzioni fotografiche su tela. È
prevista la realizzazione di diorami e il ricorso a proiezioni multimediali.
Anche per quanto riguarda i libri, salvo casi eccezionali o per esposizioni temporanee di breve
durata, si ritiene opportuno l’uso di riproduzioni facsimilari, affiancate quanto necessario e
opportuno da riproduzioni virtuali.
Esempio di “anatomia animata”, costituita da immagini multistrato che consentono di ottenere
l’effetto di una vera e propria autopsia virtuale ante litteram.
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Proposte espositive
Nucleo permanente e programmazione temporanea annuale
Nucleo permanente
Il MuSMe sarà costituito da un certo numero di oggetti simbolo capaci da un lato di costituire una
efficace introduzione alla storia della medicina padovana e dall’altro di rappresentare un valido
punto di partenza per esposizioni temporanee.
In questa schematica lista sono elencati i principali oggetti del ricco patrimonio universitario e solo
rari esempi di reperti da richiedere ad altre istituzioni, che verranno scelti di volta in volta a
seconda delle necessità espositive.
Selezione di oggetti simbolo
Astrario: ricostruzione dell’apparecchio ideato dal medico Giovanni Dondi
Autori Vari, De balneis (Venezia 1553)
Caldani: ritratto
Cere didattiche per la vaiolizzazione
Cere oculistiche
Cere ostetriche
Colombo: ritratto
Crani frenologici
Fabrici d’Acquapendente: “macchina ortopedica” o “armatura”
Fabrici d’Acquapendente: ritratto
Falloppio: ritratto
Fasciculo de medicina: originale, pannelli delle illustrazioni e facsimile virtuale
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Galilei: vertebra in teca lignea
Harvey: diploma di laurea
Harvey: documento archivistico della laurea
Macchina per creare il vuoto
Matula: riproduzione del contenitore in vetro per l’uroscopia, l’esame delle urine.
Microscopio del Divini e altri microscopi del Poleni
Morgagni: busto di gesso da restaurare a cura dei Chirughi plastici
Morgagni: ritratto
Mummia egiziana
Mummia naturale di Venzone
Ospedale di San Francesco Grande: grande plastico del complesso ospedaliero
Ospedale Giustinianeo: progetti architettonici di Cerato
Rotuli: organigramma annuale dei docenti e dei corsi della Universitas Artistarum
Santorio Santorio: cranio
Santorio Santorio: modello della Stadera medica e di altre sue “macchine” (vedere esempi)
Tavole delle arterie e delle vene (Londra, Royal College of Physicians): riproduzione
Teatro anatomico: modello
Vesalio, De humani corporis fabrica libri septem (Basilea 1543)
Vesalio: Mensa anatomica e relativo strumentario, ricostruzione
Vesalio: ritratto
Wirsung: tavola
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Le ampie possibilità di riproduzioni reali o virtuali sono ben dimostrate dalla ricca e varia
produzione di Santorio Santorio:
Santorio Santorio: apparecchio per misurare l’intensità della corrente di un corso d’acqua
Santorio Santorio: apparecchio per misurare la forza del vento
Santorio Santorio: apparecchio per misurare la temperatura della luna
Santorio Santorio: balneatorium per eseguire a letto il bagno di un ammalato
Santorio Santorio: igrometro
Santorio Santorio: letto artificioso, per la completa assistenza degli ammalati costretti a letto
Santorio Santorio: pulsilogio, diversi modelli
Santorio Santorio: scatoletta per l’assunzione lenta dei farmaci
Santorio Santorio: stadera medica, per gli studi sul metabolismo
Santorio Santorio: termometro
Santorio Santorio: termometro clinico, diversi modelli (orale, manuale)
I reperti dell’antico Museo costituito da Antonio Vallisneri, oggi conservati presso diversi
Dipartimenti, consentono di ricostruire un Cabinet de curiosités medico sei-settecentesco,
analogamente a quanto è già stato fatto con ottimi risultati nella mostra “La curiosità e l’ingegno”
(2000-2001).
Gli strumenti del “Teatro” di filosofia sperimentale di Giovanni Poleni, conservati presso il
Dipartimento di Fisica, consentono di riproporre alcuni esperimenti di “anatomia animata”, l’attuale
fisiologia.
L’esperienza fatta in occasione dell’esposizione “Di sana pianta” (1988) può essere ripetuta,
debitamente aggiornata, presentando i principali “semplici” appartenenti non soltanto al regno
vegetale, ma anche a quelli animale e minerale, attingendo alle ricchissime collezioni botaniche,
zoologiche, mineralogiche e paleontologiche.
Un importante settore sarà dedicato sia all’arte al servizio della medicina che e al ruolo della
medicina nell’arte.
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Un ottimo esempio di arte al servizio dell’anatomia è offerto dalla Fabrica (Basilea 1543) di
Andrea Vesalio, perfetta sintesi di attendibilità scientifica e bellezza artistica, grazie alle tavole
attribuite a Tiziano o alla sua scuola.
Andrea Vesalio, De humani corporis fabrica libri septem (Basilea 1543)
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Tanto numerosi quanto importanti sono gli esempi di rappresentazioni mediche in opere d’arte,
quali, ad esempio, il Cristo in scurto di Mantegna, la Lezione di anatomia del Dottor Tulp di
Rembrandt o il Cavadenti di Longhi.
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Proposta di programmazione decennale
2013 Uno o più eventi preparatori – conferenze e piccole esposizioni
Le motivazioni che hanno portato alla realizzazione del MuSMe – Palazzo della Salute
2014 Il corpo umano: come è fatto? Le risposte dell’anatomia
Nel V Centenario della nascita di Andrea Vesalio (1514-1564)
2015 Il corpo umano: come funziona? Le risposte della fisiologia.
Il “sistema” di Galileo applicato alla medicina
2016 Padova capitale della sanità militare
Nell’ambito delle celebrazioni per il I Centenario della Grande Guerra
2017 Curarsi con l’acqua – il Bacino termale Euganeo
Empirismo e scientificità del termalismo
2018 Il grande evento
Gravidanza e parto
2019 I libri come veicoli di formazione e di diffusione delle conoscenze mediche
La trasmissione del sapere medico: testi, immagini dalla carta all’eBook
[Nell’ambito delle manifestazioni di Venezia e Nord-Est “Capitale della cultura”]
2020 Il corpo umano: come si ammala?
Dalla anatomia clinica di Giovanbattista Morgagni alla anatomia patologica
2021 Dall’ars vivendi alla quality of life
2022 Passato, presente e futuro di una Scuola medica “europea”
VIII Centenario dell’Università di Padova
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2013 Perché il MuSMe – Palazzo della Salute – a Padova?
Dopo anni di interventi architettonici e di progetti di allestimento ad hoc, la ristrutturazione del
complesso edilizio dell’ex Ospedale di San Francesco Grande come sede espositiva è finalmente
quasi completamente realizzata. Il programma di farne un edificio specializzato nella
conservazione, nella valorizzazione e nella divulgazione del patrimonio storico medico padovano in
funzione di offrire ad un vasto pubblico una visione del passato, del presente e del futuro della
medicina, entra ora nella sua fase di concretizzazione.
Nel periodo che precede il termine definitivo dei lavori e l’auspicabile inaugurazione sono previste
alcune iniziative preparatorie che costituiscano al tempo stesso un primo avvicinamento al pubblico
e una verifica delle scelte fin qui operate.
Per ottenere i risultati prefissati sono previsti due tipi di iniziative: conferenze e piccole esposizioni
“mirate”.
Concretamente si potrebbe iniziare con una o più conferenze dedicate a “Le antiche collezioni
mediche padovane” e il loro ruolo come ausilio della didattica e della ricerca. A questo proposito si
ricorda che a Padova di anni si tiene il primo e unico corso di Storia della museologia medica.
Per quanto riguarda le esposizioni si propone di organizzare una rassegna di monete e medaglie di
argomento medico: opere d’arte tanto piccole quanto preziose che rappresentano perfettamente fatti
e personaggi del passato degni di essere ricordati e approfonditi. L’iniziativa è resa possibile in
tempi brevi da recenti studi specialistici e dalle importanti collezioni del Museo Battacin e
dell’Università che, tra l’altro, ormai da molti anni, come dono natalizio del rettore ai docenti,
dedica una ”Osella” ad un personaggio celebre legato alla storia del nostro Ateneo.
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2014 Il corpo umano: come è fatto? Le risposte dell’anatomia
Nel V Centenario della nascita di Andrea Vesalio (1514-1564)
Il primo anno di normale attività del MuSMe - Palazzo della Salute coincide con una importante
ricorrenza per l’Università di Padova: nel 2014, infatti, si celebreranno i cinquecento anni della
nascita e i quattrocentocinquanta anni dalla morte di Andrea Vesalio. La data è particolarmente
significativa poiché Vesalio, all’epoca poco più che ventenne, insegnò chirurgia e anatomia nel
nostro Ateneo; anche la sua De humani corporis fabrica (Basilea, Oporino, 1543), pur essendo
stata pubblicata in Svizzera, venne scritta e illustrata a Padova tra la fine degli Anni Trenta e
l’inizio degli Anni Quaranta del Cinquecento.
L’opera, che abbina magistralmente la correttezza scientifica alla bellezza artistica, costituisce il
miglior punto di partenza per una esposizione dedicata all’iconografia anatomica.
In considerazione del fatto che Vesalio fu, tra l’altro, il primo anatomista ad utilizzare in forma
sistematica e organizzata le immagini anatomiche multistrato – flaps per gli autori anglosassoni – si
propone di concentrare l’attenzione su queste particolarissime immagini a cavallo tra arte e scienza
che tanta curiosità e interesse stanno ultimamente suscitando sia tra gli specialisti che tra i profani.
L’oggetto simbolo dell’esposizione potrà essere rappresentato da un esemplare della Fabrica
conservata presso la Biblioteca Medica “Vincenzo Pinali” – sezione antica che presenta
l’eccezionale caratteristica di contenere la grande immagine anatomica centrale corredata di organi
e apparati di carta ritagliati e incollati. Oltre ad altre opere conservate nella “Pinali” l’esposizione
potrà disporre di “anatomie animate” provenienti da altre biblioteche pubbliche e private del
territorio.
Per quanto riguarda il presente e il futuro verranno presi in considerazione i succedanei cartacei e
virtuali delle dissezioni anatomiche con finalità didattiche quali, ad esempio, i cosiddetti
Belorcios usati in Università spagnole e il Visible Human Project della National Library of
Medicine di Bethesda (USA).
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2015 Il corpo umano: come funziona? Le risposte della fisiologia.
Santorio Santorio applica alla medicina il “sistema” di Galileo
Nell’evoluzione delle discipline anatomiche all’”anatomia chirurgica” – che soprattutto nel
Cinquecento provvide a chiarire la morfologia del corpo umano per mezzo delle dissezioni – ben
presto si affiancò la cosiddetta “anatomia animata”, tesa a chiarire il funzionamento e le funzioni
degli organi.
Antesignano delle ricerche della moderna fisiologia fu Santorio Santorio, docente dello Studio
padovano, amico di Galileo Galilei e ingegnoso costruttore di apparecchi scientifici.
Tra le sue realizzazioni più significative ricordiamo vari tipi di termometro e la “stadera medica”,
una bilancia con al quale per anni si pesò numerose volte al giorno nel tentativo, tanto intelligente
quanto impossibile da realizzare con gli strumenti a sua disposizione, di misurare la perspiratio
insensibilis, ossia quello che noi oggi definiamo metabolismo basale.
Come oggetto simbolo verrà scelto il pulsilogio o pulsimetro, uno strumento da lui ideato e
realizzato per misurare la frequenza del polso "con certezza matematica.
La mancanza di un esemplare originale funzionante, le laconiche descrizioni e le ancor più
schematiche illustrazioni lasciateci da Santorio imporranno la realizzazione di un modello reale o
virtuale.
Da questi pionieristici esperimenti alle più avanzate metodiche di simulazione delle funzioni
organiche il passo, seppure apparentemente lunghissimo, è più breve di quanto i profani possano
ipotizzare, come verrà dimostrato con numerose applicazioni del sempre valido metodo
sperimentale.
Ricostruzione virtuale del pulsilogio o pulisimetro di Santorio Santorio
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2016 Padova capitale della sanità militare
Nell’ambito delle celebrazioni per il I Centenario della Grande Guerra
Padova, pur non essendo stata nel corso della I Guerra Mondiale una città di prima linea, può essere
considerata una vera e propria capitale della sanità militare.
Oltre ad ospitare sul suo territorio una ventina di ospedali con una ricettività di oltre ventimila posti
letto tra il novembre del 1916 e l’aprile del 1917 la Facoltà di Medicina e Chirurgia della Regia
Università degli Studi di Padova fu protagonista di un “esperimento” assolutamente unico. Il
prolungarsi e l’aggravarsi della guerra, infatti, richiedeva un numero sempre maggiore di medici
militari, che il normale corso di studi non riusciva a soddisfare. Così, dopo un esperimento messo
in pratica a San Giorgio di Nogaro, nel novembre del 1916 un Decreto Luogotenenziale provvide a
rendere più rapida ed efficace l’attività didattica per gli “aspiranti ufficiali medici”, stabilendo che
gli studenti iscritti agli ultimi tre anni delle Facoltà di medicina e chirurgia delle Università del
Regno, vincolati al servizio militare in zona di guerra, venissero iscritti d’ufficio ai rispettivi anni di
corso presso la Regia Università di Padova.
Cosa rendesse Padova la sede più adatta ad ospitare questa che venne chiamata Università
Castrense è facilmente comprensibile: innanzitutto la presenza di una famosa Facoltà medica dotata
di una attiva organizzazione ospedaliera e l’esistenza in loco di una ampia e sperimentata capacità
ricettiva, rapidamente potenziabile per ospitare al meglio i tanti studenti in divisa; in secondo
luogo, altri indubbi vantaggi derivavano dall’essere Padova in posizione prossima al teatro di
guerra, seppure non troppo vicina al fronte, e di essere facilmente e rapidamente raggiungibile
grazie a buone vie di comunicazione.
I corsi per gli oltre1300 studenti del “Battaglione degli Studenti di Medicina e Chirurgia” vennero
affidati ai docenti della locale Facoltà e a professori di altri Atenei, tutti posti sotto la guida di Luigi
Lucatello, all’epoca Preside della Facoltà medica e per l’occasione nominato Maggiore Generale.
L’organizzazione fu rapida e nei limiti del possibile efficace, ma va sottolineato che non riguardò
solo l’Università: tutta la città si trovò infatti a dover risolvere problemi logistici particolarmente
pesanti, in tempi bervi e in condizioni disagiate.
Come oggetto simbolo verrà realizzato un plastico – reale o virtuale – delle installazioni, strutture e
presidi medici di Padova.
Evidenti sono i risvolti con le implicazioni sanitarie connesse alle “attuali missioni di pace”.
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2017 Curarsi con l’acqua – il Bacino termale Euganeo
Empirismo e scientificità della balneoterapia
Alcune importanti caratteristiche fanno del Bacino termale Euganeo un unicum mondiale. Infatti è
conosciuto e utilizzato da migliaia di anni, è particolarmente vasto, è caratterizzato dalla presenza
di acque ipertermali e, non ultimo gode della vicinanza con Padova, sede di una antica e famosa
Scuola medica.
Sulla base di quanto detto l’esposizione prenderà l’avvio da reperti archeologici di epoca paleo
veneta e romana.
La massima attenzione verrà dedicata ai due momenti di massimo interesse politico-culturale e
scientifico: rispettivamente la metà del Cinquecento e la metà del Settecento.
Opere di autori padovani consentiranno di ripercorrere il passaggio dall’uso empirico, ben
rappresentato dai numerosi contributi del De balneis (Venezia 1553), a quello scientifico delle
acque e dei fanghi termali rintracciabile nelle pubblicazioni di Domenico Vandelli e, soprattutto, di
Salvatore Mandruzzato.
Come oggetto simbolo dell’esposizione verrà utilizzata la tavola “I bagni de Abano” di Francesco
Bertelli, la più antica immagine della nostra “città d’acque” a tutt’oggi nota.
Sarà una sorpresa per molti sapere che nelle pozze fumanti rappresentate al centro dell’immagine si
trovava il medesimo fango nel quale recentemente è stata riconosciuta – e brevettata – un’alga con
elevate proprietà antiinfiammatorie.
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2018 Il grande evento
Gravidanza e parto
L’assistenza alla gravidanza e al parto, per secoli appannaggio esclusivo femminile, dal Settecento
rientra nelle competenze dei medici che, all’epoca erano tutti e solo maschi. Questo non impedì, ma
anzi favorì, che proprio a Padova venisse creata una delle prime scuole per la formazione delle
ostetriche. Corredo comune della formazione di medici e mammane, oltre ai modelli in terracotta,
erano e le bellissime cere ostetriche, delle quali a Padova è conservata una preziosa collezione.
Uno di questi modelli in cera sarà l’oggetto simbolo dell’esposizione che consentirà di seguire
l’evoluzione delle conoscenze mediche su questo particolarissimo evento fisiologico sebbene
talvolta, purtroppo, non privo di complicanze patologiche.
Il “viaggio” nella gravidanze e il parto del passato sarà reso possibile dalle tante rappresentazioni,
ora fantastiche ma spesso assolutamente realistiche, della nascita di personaggi della mitologia e
della religione: basti pensare alla fantasiosa tradizione che vuole Giulio Cesare essere nato grazie
ad un “taglio cesareo” o, al contrario, alle fedeli rappresentazioni di interni di abitazioni tardo
medievali o rinascimentali, scelte come ambientazione della nascita della Vergine Maria, che
forniscono preziose informazioni sulle pratiche ostetriche del passato.
Sarà compito dell’esposizione mostrare il paradosso che in questo campo tutto è cambiato anche se
nulla sembra cambiato.
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2019 I libri come veicoli di formazione e di diffusione delle conoscenze mediche
La trasmissione del sapere medico: testi, immagini dalla carta all’eBook
[Nell’ambito delle manifestazioni di Venezia e Nord-Est “Capitale della cultura”]
Nel circolo virtuoso tra lo Studio patavino e il mondo culturale veneziano un ruolo importante
spetta all’editoria veneta.
Sedi tanto precoci quanto accoglienti per i primi stampatori-editori di incunaboli, Venezia e il
Veneto mantennero a lungo una posizione preminente – sia dal punto di vista qualitativo che
quantitativo – nel campo della produzione di libri a stampa. Le opere scientifiche e quelle mediche
in particolare rappresentarono per secoli un’importante voce dell’economia della Repubblica
Veneta e, al tempo stesso, un insostituibile veicolo per la diffusione di idee scientifiche innovative.
Come oggetto simbolo dell’esposizione verrà scelto il Fasciculo de medicina (Venezia 1494) un
incunabolo edito all’alba dell’Evo moderno e più volte ristampato per oltre due secoli.
Alle più importanti opere composte dai rappresentanti della Scuola medica patavina verranno
affiancate per confronto e per integrazione le pubblicazioni prodotte
Così, per limitarci ad un solo esempio, il De venarum ostiolis (Venezia 1603) di Girolamo Fabrici
d’Acquapendente verrà affiancato al De motu cordis et sanguinis in animali bus (Francoforte 1628)
di William Harvey; il confronto consentirà una visualizzazione immediata dell’influenza dell’opera
fabriciana sulla scoperta della circolazione del sangue ad opera di Harvey, già allievo a Padova di
Fabrici.
Numerosi dei libri esposti verranno affiancati da monitor che consentiranno di superare i principali
limiti della presentazione al pubblico di opere a stampa: il pericolo di essere danneggiate in caso di
fruizione diretta e l’impossibilità di apprezzarne più di una pagina se poste doverosamente in
apposite vetrine.
La consultazione di copie virtuali consentirà di “sfogliare” opere antiche, rare e preziose,
dimostrando la validità degli eBooks per un fruizione di testi a stampa che ne rispetti le esigenze di
conservazione.
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2020 Il corpo umano: come si ammala?
Dalla anatomia clinica di G.B. Morgagni alla anatomia patologica
In considerazione dell’importanza che i grandi medici del passato attribuivano ai reperti conservati
nei loro “gabinetti patologici”, veri e propri musei specializzati, l’oggetto simbolo sarà un preparato
anatomico, magari una “tannizzazione” di Ludovico Brunetti, primo anatomo-patologo
dell’Università di Padova. È certo che il punto di partenza dell’esposizione sarà la figura e l’opera
di Giambattista Morgagni, iniziatore della “anatomia clinica”. Del grande anatomista si
cercheranno nelle ricche collezioni dell’Università di Padova preparati originali, che da tempo si
cerca di individuare con opportune ricerche mirate.
Probabile preparato morgagnano
Porre al centro Morgagni non impedirà di ricordare le principali osservazioni, più o meno casuali,
precedenti alla pubblicazione della sua opera De sedibus et causis morborum per anatomen
indagatis (Venezia 1761) né, tantomeno, di ricostruire l’evoluzione della patologia che dagli umori
via via rivolse la sua attenzione verso gli organi, i tessuti e le cellule in un viaggio verso il sempre
più piccolo che non è certo terminato.
Schema esplicativo della “tannizzazione” ideata da Ludovico Brunetti
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2021 Dall’ars vivendi alla quality of life
Simbolo dell’esposizione sarà l’espressione vi. cose ñ naturali, una frase criptica tanto simile nella
forma – e, per certi versi, nella sostanza – ad una formula magica che in verità nasconde – o svela
– uno degli aspetti più interessanti della medicina medievale che, imprevedibilmente, risulta essere
particolarmente attuale.
L’ars vivendi, o scienza della vita, prevedeva infatti una cura particolare nei confronti delle “sei
cose non naturali” e cioè di quelle attività e funzioni vitali innate, ma controllabili grazie alla
volontà e ad una appropriata educazione. Il regime di vita prevedeva un attento controllo
dell’ambiente circostante, della quantità e qualità dei cibi e delle bevande, dell’attività fisica e del
riposo, della veglia e del sonno, delle secrezioni e delle escrezioni e, non ultime, delle emozioni.
Anche in questo campo Padova fu antesignana e maestra: basti pensare ad Alvise Cornaro che,
dopo essersi dedicato alla gestione patrimoniale, al miglioramento del territorio e al mecenatismo
delle arti e dell’architettura, dedicò i suoi ultimi anni della sua lunga vita a propagandare le sue
regole esistenziali basate sulla sobrietà, sulla temperanza e sulla morigeratezza.
È evidente che, oggi come ieri, chi sappia tenere sotto controllo i sei educational factors indicati
dall’antica ars vivendi ha buone possibilità di una esistenza sana.
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2022 Passato, presente e futuro di una Scuola medica “europea”
VIII Centenario dell’Università di Padova
Il successo di una azienda si valuta dalla idoneità dei suoi dirigenti e, soprattutto, dai risultati
ottenuti dai suoi prodotti una volta immessi sul mercato. Nel caso di una Università – fatti gli
adeguamenti del caso – devono essere presi in considerazione i suoi docenti e i suoi laureati. In
quest’ottica gli studenti sono la “materia prima” o quantomeno il “prodotto grezzo” da lavorare e
perfezionare. Ebbene, in questo lavoro tanto utile quanto complesso, lo Studio patavino è stato per
secoli un esempio di organizzazione ed efficienza. Fa parte del mito di Venezia l’immagine dei suoi
ambasciatori che individuano e segnalano i migliori docenti incontrati in occasione delle loro
missioni diplomatiche all’estero. Altrettanto note sono le ampie libertà e le prerogative concrete
concesse agli studenti che, a Padova, godevano di esenzioni fiscali e, soprattutto, del diritto di
esprimere le proprie opinioni filosofiche, politiche e, quello che è più importante, religiose. Tutto
ciò fece si che l’Ateneo patavino diventasse una delle tappe più apprezzate e frequentate della
peregrinatio academica, la tradizione di origine medievale secondo la quale gli studenti erano
spinti a girare di università in università, alla ricerca dei docenti migliori e dei corsi più appropriati.
Questa pratica, tanto moderna da essere considerata esclusiva di oggi e della cultura occidentale,
costituisce solo uno dei tanti esempi delle regole e delle usanze del passato accademico che
potrebbero essere applicate ancora oggi con successo. Una rassegna dei protagonisti del passato
porterà prove concrete a quanto detto. Basti qui prendere in considerazione i quattro grandi
dell’anatomia cinquecentesca, nessuno dei quali era padovano o veneto, ma era giunto a Padova
attirato dalla fama della sua Università. Altrettanto dicasi dei loro studenti, ottimamente
rappresentati dall’inglese William Harvey, che a Padova studiò, si laureò e certamente apprese
quelle conoscenze che gli permisero di chiarire il movimento del sangue. Per questo, come legame
ideale con il Palazzo del Bo, come oggetto simbolo dei questa esposizione celebrativa verrà scelto
lo stemma di William Harvey.
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MuSMe Relazione Commissione Scientifica1[2]