News > Italia > Cultura - Venerdì 19 Settembre 2014, 11:30
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"Biblioteche italiane"
Nuovi eventi culturali alla BNCR
Intervista ad Andrea De Pasquale che vuole dare a questa biblioteca una dimensione europea"
Maria Chiara Strappaveccia
La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma (BNCR), conosciuta anche con il nome di Vittorio
Emanuele II (personalità a cui è stata intitolata al momento della sua creazione), fu inaugurata
il 14 marzo 1876 nella sede del Collegio Romano, già appartenuto ai Gesuiti. Tutt’oggi è la più
grande biblioteca italiana. Al nucleo originale presente alla sua istituzione vide aggiungersi
man mano i fondi manoscritti e a stampa di 69 biblioteche conventuali, devolute al Regno di
Italia dopo la soppressione delle corporazioni religiose di Roma nel 1873. L’edificio attuale (in
cemento armato, vetro e alluminio), articolato su quattro corpi, è invece collocato all’interno
dell’area archeologica del Castro Pretorio. Fu realizzato soltanto cent’anni dopo, tra il 1965 e
il 1975, da un gruppo di architetti(Massimo Castellazzi, Tullio Dell’Anese,
Annibale Vitellozzi) che aderivano alla corrente dell’International Style', detto anche ‘Movimento
Moderno’, molto in voga in quegli anni. Lo stile si caratterizzava per un rinnovamento dei
caratteri, della progettazione e dei principi dell’architettura, dell’urbanistica e
del design. L’edificio è stato recentemente ristrutturato per le esigenze di una moderna
struttura bibliotecaria e all’esterno vi è stato eretto anche un anfiteatro.
È una delle biblioteche statali italiane che hanno il compito principale di raccogliere e
conservare tutte le pubblicazioni nazionali: vi sono circa 7.000.000 volumi a stampa, 2.000
incunaboli, 25.000 cinquecentine, 8.000 manoscritti, 10.000 stampe e disegni, 20.000 carte
geografiche e 1.342.154 opuscoli. Oggi la bibliotecavuole diventare un vero polo di attrazione
culturale prevedendo una serie di eventi, come per esempio le aperture serali e la
valorizzazione dei fondi più importanti ivi contenuti, tra i quali le carte di Gabriele D’Annunzio,
di Elsa Morante e di Pier Paolo Pasolini. Il suo patrimonio può e deve proporsi come punto di
riferimento per la cultura del Novecento. Inoltre, per conferirle ancora più valore, si vuole
trasformare l’istituzione nella Biblioteca Nazionale d’Italia. In occasione delle Giornate
Europee del Patrimonio 2014, sabato 20 settembre alle 10:00 sarà possibile partecipare ad una
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Estratto ad uso rassegna stampa dalla pubblicazione online integrale e ufficiale reperibile al link http://www.lindro.it/cultura/cultura-news/cultura-news-italia/2014-09-19/142760-nuovi-eventi-culturali-alla-bncr
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visita gratuita a tale struttura.
Abbiamo intervistato Andrea De Pasquale, nuovo direttore della Biblioteca Nazionale Centrale
di Roma che ha proposto le nuove iniziative culturali per la valorizzazione di tale struttura sopra
citate.
Come mai l’idea di convertire questa imponente biblioteca, la più grande del Paese, in
una sorta di polo di attrazione culturale?
L’idea di un polo di attrazione culturale nasce dalla volontà di riscoprire anche la vocazione
museale delle biblioteche di Stato, che ha sempre contraddistinto la storia di queste istituzioni
fin dalla loro costituzione. A partire dall’Ottocento, in tutte le biblioteche italiane statali, era
presente uno spazio destinato a visitatori, turisti e studiosi e dedicato all’esposizione dei
materiali più preziosi e significativi delle collezioni. Questa presenza di spazi museali nelle
biblioteche è andata via via sparendo nel corso del Novecento, per concludersi definitivamente
con la Seconda guerra mondiale. Per ragioni conservative, infatti, le biblioteche hanno pensato
di riporre i cimeli nei magazzini, puntando più sulla conservazione che sulla valorizzazione. Ho,
dunque, lanciato la proposta della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma come luogo della
contemporaneità e della cultura del Novecento, che preveda al suo interno anche uno spazio
museale, in linea con le grandi biblioteche nazionali europee, come la British Library di Londra e
la Bibliothèque Nationale de France di Parigi. L’idea è quella di realizzare un’esposizione
permanente, completata da una sezione dedicata a documenti esposti a rotazione e legati alle
peculiarità della biblioteca, rappresentate soprattutto dai fondi del Novecento. La Biblioteca
Nazionale Centrale di Roma possiede, infatti, l’archivio e la biblioteca di Elsa Morante, i
manoscritti di Gabriele D’Annunzio, le carte di Pier Paolo Pasolini e di tanti altri autori della
nostra letteratura. Per rendere la Biblioteca un polo culturale bisogna quindi puntare non solo
alla tutela del patrimonio, ma alla sua valorizzazione ed esposizione al pubblico. Una delle
difficoltà delle nostre biblioteche è quella di non riuscire a comunicare: quando si arriva in una
biblioteca non si sa quale patrimonio vi è conservato, anche perché, a differenza degli altri beni
culturali, per fruire di un libro bisogna prenderlo tra le mani. In questi anni è prevalsa soprattutto
la cultura della tutela, che è certamente fondamentale, ma è mancata, soprattutto in Italia, la
politica della valorizzazione, la considerazione del bene librario come bene culturale, come un
tesoro da mostrare.
In che cosa consisterà questa conversione e che progetti ed aperture serali sono in
corso di attuazione?
La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma ha delle caratteristiche fondamentali che ne fanno,
oltre a un centro della cultura nazionale, anche un luogo significativo per la Capitale. Si tratta di
uno spazio straordinario al centro della città, a due passi dalla Stazione Termini e situato di
fronte alla metropolitana di Castro Pretorio, dotato di un giardino enorme, un parcheggio, una
sala conferenze di oltre 300 posti, un’arena, un bookshop, chiuso da alcuni anni, e un bar2/6
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ristorante. Questo spazio è sicuramente sottoutilizzato e si presta, attraverso un’operazione
di project financing, all’utilizzazione per eventi culturali che cerchino di promuovere tematiche
strettamente connesse ai nostri fondi. Basti pensare a cosa rappresenta per il Novecento tutta
la multimedialità del cinema e dell’audiovisivo. L’idea è quella di scorporare questi spazi, che
già dai tempi della Legge Ronchey si connotavano come servizi aggiuntivi, dalla gestione
ordinaria della biblioteca: del resto si tratta già di spazi in più rispetto all’attività ordinaria di
questa istituzione, perché il servizio di caffetteria e la gestione del parcheggio sono tuttora
esternalizzati, non è il personale della biblioteca che se ne occupa. Poiché sono luoghi isolati e
isolabili, possono diventare, in un’ottica complessiva e globale, luoghi di aggregazione sociale
attraverso la realizzazione di manifestazioni culturali che travalichino anche gli orari consueti
della biblioteca. L’atrio della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma ha due accessi: un
ingresso nell’atrio principale, su cui si affaccia lo spazio del bookshop e la sala mostre, e un
secondo sbarramento invece con porte a vetro che consente l’accesso effettivo in biblioteca.
L’idea è quella di rendere isolata la parte antistante e permettere un’entrata allo spazio mostre,
al bookshop, alla sala conferenze, al bar-ristorante e ad altri eventuali spazi anche in orari serali
e di chiusura della biblioteca.
Questo cambiamento culturale fa parte della sua nuova governance o è un’iniziativa che
Lei eredita e che era già stata progettata negli anni precedenti?
No, non è qualcosa che eredito, ma un’idea che rientra perfettamente nel quadro della politica
culturale della biblioteche europee. La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma diventa quindi un
centro di aggregazione culturale al di fuori dell’effettiva fruizione delle collezioni. Penso per
esempio alla Bibliothèque Nationale de France, che ha un espace pédagogique separato per la
formazione degli insegnanti e le visite guidate, ai suoi spazi espositivi esterni accessibili alla
cittadinanza al di fuori dei consueti orari di apertura. Credo che questo aspetto sia
fondamentale, perché stiamo parlando di luoghi pubblici e sottoutilizzati, che, se usati e gestiti
bene, possono creare impresa. Pensate ad una sala conferenze di 300 posti nel centro di
Roma, con parcheggio annesso, che rimane chiusa per molti giorni dell’anno, che danno
costituisce anche per l’erario dello stato. Questo cambiamento alla Biblioteca Nazionale
Centrale di Roma rientra quindi nell’alveo di una più vasta politica culturale, che punta a
sviluppare certe tematiche strettamente legate alla cultura del Novecento, come la
multiculturalità: questa istituzione nasce fin dalle sue origini con numerosi fondi legati alle
culture dell’Oriente (penso ai libri dei gesuiti in lingua cinese, ai successivi fondi acquisiti legati
al Giappone, alla Russia ed ai paesi slavi), che devono caratterizzare anche la creazione e
l’organizzazione di attività extra bibliotecarie.
Come sarà trasformata la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma in Biblioteca Nazionale
d’Italia?
Tale luogo deve diventare intanto sicuramente una biblioteca dove il servizio al pubblico è
fondamentale: bisogna agevolare la ricerca, perché questa istituzione deve tornare a essere
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vissuta come posto in cui gli studiosi hanno a disposizione tutte le risorse bibliografiche, digitali
e le banche dati possibili legate alle singole discipline; bisogna dunque incrementare la politica
degli acquisti, attualmente ridotta dalla contrazione dei finanziamenti, anche grazie ai proventi
che nasceranno dell’utilizzo degli spazi; bisogna potenziare le collezioni, puntare ad una
digitalizzazione sempre più spinta dei fondi conservati in biblioteca e mettere il più possibile a
disposizione degli utenti lo straordinario patrimonio del deposito legale, affinché la Biblioteca
Nazionale Centrale di Roma, che riceve per legge copia di tutte le pubblicazioni presenti nel
nostro Paese, divenga l’archivio culturale d’Italia. Inoltre il nostro istituto istituzione dovrà
essere non solo una grande biblioteca di ricerca, punto di riferimento anche per le altre
biblioteche e nella quale si rappresenta la cultura italiana, ma anche un luogo per la formazione
dei bibliotecari, esattamente come succede alla Bibliothèque Nationale de France.
Il vostro patrimonio librario e non solo può proporsi come punto di riferimento oggi per
la cultura del Novecento?
Sicuramente sì. Il patrimonio di questa biblioteca, la più grande in Italia, è immenso con oltre
8.000 volumi. Questi volumi e fondi della biblioteca sono caratterizzati dalla cultura del
Novecento: anche se conserviamo fondi antichi notevoli che arrivano dalle biblioteche degli
antichi conventi di Roma e manoscritti straordinari, le nostre collezioni si sono costituite proprio
a partire dal 1875 in poi, con particolare riguardo per il secolo scorso. La stessa struttura con
ampie vetrate, inaugurata nel 1975, nasce con la contemporaneità, con connotati architettonici
ben precisi fin dalle origini e con un apparato decorativo di sculture, arazzi e pitture creato da
artisti contemporanei. I fondi, come l’archivio di Elsa Morante e le carte di D’Annunzio,
Pirandello, Montale, Calvino, Pasolini e altri, costituiscono un unicum che rappresenta i grandi
autori del nostro Novecento attraverso i loro manoscritti e le loro prime edizioni.
I vostri fondi librari conservano tra gli altri documenti le carte relative a Gabriele
D’Annunzio, Elsa Morante e Pier Paolo Pasolini. Come verranno valorizzati questi fondi?
Verrà creato questo spazio espositivo permanente dedicato al Novecento. Preferisco non dire di
più, ma soltanto che all’inizio del prossimo anno ci sarà l’inaugurazione di questo spazio: sarà
anche un luogo di formazione sulla lettura del Novecento per gli studenti del liceo, perché vi
saranno rappresentati i grandi autori italiani attraverso allestimenti multimediali e l’esposizione
a rotazione di manoscritti ed edizioni rare, oltre a mostre temporanee dedicate ad autori e critici
letterari del secolo scorso.
In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2014 si offrirà al visitatore una visita
guidata gratuita della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Che ambienti della
biblioteca e che tematiche andrà a valorizzare questa visita?
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Sicuramente saranno oggetto della visita le sale e le collezioni bibliografiche permanenti: si
potrà iniziare con una visione di insieme dell’architettura e dell’esterno dell’edificio, ma poi si
proseguirà nelle sale di consultazione, dove verranno illustrati i repertori, gli strumenti e i
materiali a disposizione del pubblico.
La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma ha attuato dei progetti europei, come per
esempio ‘Europeana collection 1914-18’ e ‘Athena Plus’. Ci parla di questi e altri
progetti europei legati alla biblioteca che essa intende effettuare per rendersi competitiva
e più presente in Europa?
Sicuramente sarà mio compito partecipare attivamente alla rete delle biblioteche nazionali
europee, di cui la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma è partner a pieno titolo. La
partecipazione ai progetti europei è sicuramente fondamentale: insieme all’Istituto Centrale del
Catalogo Unico la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma partecipa a progetti come
‘Europeana collection 1914-18’ e ‘Athena Plus’, focalizzati sull’arricchimento delle collezioni
della Biblioteca Digitale Europea. Naturalmente questi progetti verranno incentivati. Io sono
inserito personalmente in équipes di ricerca internazionali e lavoro con il professor Frédéric
Barbier all’École pratique des hautes études a Parigi; partecipo periodicamente a convegni in
Romania, Ungheria, Francia e Inghilterra e sono membro del Centre Gabriel Naudé di Lione e
dell’Istituto di Studi del Rinascimento di Salamanca. I miei legami pregressi con il panorama
della cultura europea del libro permetteranno sicuramente di istituire e progettare altre iniziative.
Alcune sono già in cantiere.
Ci può descrivere il progetto ‘Google Books’, iniziato nel 2012 e che durerà per 6 anni?
Quali saranno i vantaggi per gli utenti una volta portato a termine tale progetto di
digitalizzazione? Quali libri della biblioteca sono stati e saranno coinvolti in questa
operazione e per quanto tempo i libri scelti per la digitalizzazione non saranno disponibili
in biblioteca?
La prima fase del progetto è stato concluso un mese fa e si spera di poterlo proseguire. Ha
portato alla digitalizzazione di monografie antiche, storiche e moderne, anche più antiche del
previsto, cioè stampati con tecniche manuali, che risalgono all’introduzione della stampa,
comunque in buone condizioni per garantire la tutela di questo patrimonio, digitalizzando solo
quello che dal punto di vista della tutela poteva essere riprodotto, procedendo anzi ad interventi
di ripristino e restauro del materiale che era danneggiato. Tale materiale verrà reso disponibile
attraverso le teche digitali del nostro ministero, quella della Biblioteca Nazionale Centrale di
Roma e nell’OPAC, cioè il catalogo on line della biblioteca stessa, nel quale viene segnalata la
presenza della copia digitalizzata con la possibilità di consultazione. Per questo progetto non
sono stati scelti però periodici, quindi tutto il patrimonio di riviste e di giornali è rimasto escluso.
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C’è anche il progetto ‘La biblioteca del Novecento’. In che consiste e per quale scopo è
stato creato?
‘La biblioteca del Novecento’ è un progetto della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma che
ha puntato al censimento del materiale archivistico, in particolare degli autori del Novecento, e
che non riguarda solo la nostra biblioteca ma offre un quadro più generale sui fondi
novecenteschi.
Nella vostra biblioteca è presente un Ufficio di tutela e conservazione delle raccolte
librarie. In che consiste il suo lavoro?
La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma ha al suo interno un laboratorio di restauro che ha
come compito quello di garantire la conservazione dell’immenso patrimonio librario della
biblioteca. In questo campo ci sarebbe da fare moltissimo, anche se, per fortuna, i fondi
bibliografici sono generalmente in buone condizioni. Negli ultimi anni il laboratorio, oltre a
restaurare libri antichi, si è soprattutto specializzato nella conservazione del libro e delle
legature contemporanee. Questo restauro potrà sembrare più facile e semplice rispetto al libro
antico, ma in realtà non lo è, dal momento che, soprattutto a partire dalla fine dell’Ottocento, la
qualità della produzione libraria, a cominciare dalla carta e fino alle stesse tecniche di stampa,
si è notevolmente abbassata. Le legature, invece, realizzate in maniera più industriale e per
grandi quantità, hanno perso nella loro fattura la robustezza e la solidità che caratterizza il libro
antico. La carta di un incunabolo prodotto nel Quattrocento è di gran lunga più resistente della
carta di un libro ottocentesco.
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