Il futuro della pesca nel PD Microcentrali: la Valtellina è vicina! Buoni da mangiare… per la volpe Cani da ferma: stimolarne la passione! 3 Organo ufficiale delle Federazioni ticinesi FTAP e FCTI - Spedizione in abbonamento - Segnalare cambiamenti di indirizzo - GAB 6962 Viganello Numero unificato - Agosto 2008 e al ci & sp 5 APPEL LO AI PESCA TORI PAG INA 50 La Pesca Sommario 35 Il futuro della pesca nel PD Organo ufficiale della Federazione ticinese per l’acquicoltura e la pesca 36 Acqua: manca una visione d’assieme 40 Microcentrali: Numero 3 - agosto 2008 Anno CIII la Valtellina è vicina! 46 Nel guadino dei più fortunati Periodico con 4 pubblicazioni annuali di cui 2 abbinate al periodico della FCTI (Federazione cacciatori ticinesi) 50 La pesca agonistica Corsi per nuovi pescatori www.ftap.ch (possibilità di iscrizione online) e-mail [email protected] 52 I bisogni energetici del Cantone e le rivendicazioni dei pescatori 55 Oltre 400 iscritti Cassiere Gianni Gnesa telefono ufficio 091 751 96 41 fax 091 751 52 21 e-mail [email protected] ai 5 corsi per esercitare la pesca 56 I pesci esotici ormai… spadroneggiano nei nostri laghi Redattore responsabile Raimondo Locatelli via Massagno 7 CH-6952 Canobbio telefono e fax 091 940 24 80 e-mail [email protected] 57 In cucina 60 Microcentrale elettrica ad Ossasco Cambiamenti di indirizzo Manuela Patà via Locarno 42 CH-6616 Losone telefono 091 792 22 30 e-mail [email protected] Pubblicità Graficomp SA Servizio di prestampa via Ligaino 44 CH-6963 Pregassona telefono 091 935 00 80 fax 091 930 87 09 e-mail [email protected] www.graficomp.ch Grafica e impaginazione Graficomp SA Servizio di prestampa via Ligaino 44 CH-6963 Pregassona telefono 091 935 00 80 fax 091 930 87 09 e-mail [email protected] www.graficomp.ch Stampa TBS, La Buona Stampa SA via Fola CH-6963 Pregassona telefono 091 973 31 71 fax 091 973 31 72 e-mail [email protected] 62 Consorzio di pescatori con reti sul Ceresio 63 Biacco fotografato M i c roc e n t r a l i , r i v e f r a n a t e , s c h i u m a, i nq uiname nto e de fluss i m ini m i… p ro b l e m i d i u n a v o l t a ! C e rto c h e ade ss o è tut ta u n’ a l t r a c os a ! lungo il fiume Morobbia 64 Segnalibro 64 Ci hanno lasciato In copertina: temolo fotografato da Doriano Maglione. L’editorialedi Urs Luechinger Il futuro della pesca nel PD presidente della FTAP La FTAP, così come molti altri, si è pronunciata sui contenuti del Piano direttore (PD) cantonale, messo in consultazione negli ultimi mesi. Il Piano direttore è uno strumento fondamentale per tutto il Cantone, in quanto traccia e definisce i margini entro i quali le principali attività della nostra società devono stare e sottostare. In poche parole, si tratta di una sorta di Piano regolatore dell’intero Cantone, all’interno del quale i contenuti sono talora complessi oltre che numerosi. Questo PD è strutturato mediante delle schede e la FTAP si è chinata sulle seguenti: scheda P5: Parchi naturali; scheda P6: Acqua; schede P7+R9: Laghi e rive lacustri + Svago; scheda V3: Energia; Scheda V6: Approvvigionamento di inerti. Qui di seguito si commenta succintamente quanto la FTAP ha espresso all’attenzione del Consiglio di Stato e a quella di numerosi suoi uffici. Scheda P5 Parchi – Come previsto, il PD mette i piedi in avanti ed inserisce questa scheda che mette nero su bianco i progetti dei parchi nazionali del Locarnese e di Parc Adula, oltre a quelli regionali del Camoghè e del Monte Generoso. Si tratta di una scheda tendenziosa siccome riporta unicamente e un po’ sfacciatamente gli aspetti positivi dei parchi e ne propaganda dunque l’istituzione, senza citare alcunché sulle infinite limitazioni che la gente del posto dovrà subire. E, fra queste, cito l’esclusione della pesca nelle zone nucleo (vaste, queste, ben 75 chilometri quadrati!!!). La FTAP esorta quindi il Consiglio di Stato a correggere quest’impostazione, rendendola più equilibrata in modo che chi la legge comprenda che non è tutto oro quel che luccica. D’altro canto, la FTAP si esprime positivamente sui parchi regionali, dove l’attività della pesca non potrà subire limitazioni (almeno così si spera). Scheda P6 Acqua – La scheda è assai complessa ed anche le osservazioni conseguenti lo sono. L’aspetto macroscopico e negativo che qui emerge è quello della completa mancanza di una visione d’assieme della risorsa acqua. La scheda, malgrado citi testualmente che le risorse di acqua stanno regredendo in funzione delle mutazioni climatiche, non pone alcun paletto nella limitazione delle possibilità di prelievo delle acque di superficie, mantenendo tutto come prima. La FTAP ribadisce dunque la necessità dell’elaborazione di un concetto di pianificazione della risorsa idrica, intesa come forza generatrice di elettricità, e che questo sia inserito nel PD. Con l’auspicio che, fintanto che non saranno raggiunti gli obiettivi prefissati di questa pianificazione, si blocchi ogni nuova realizzazione di nuove microcentrali che prevedano la captazione di acque di superficie (corsi d’acqua). Si è anche proposto di promuovere una campagna di sensibilizzazione agli inquinamenti delle acque, ancora troppo frequenti, se non addirittura in aumento. Anche per quanto attiene le canalizzazioni, il PD non entra nella materia dell’ammodernamento della rete ormai per alcuni comparti vetusta e gravemente compromessa, oltre che forse non più conforme alle nuove regole. Si richiama, in particolare, alle situazioni di diversi centri urbani, dove – per vari motivi – ad ogni minima pioggerella, i ricettori naturali devono assumere ogni nefandezza proveniente dagli scarichi dei troppo pieni delle fogne. Scheda V3 Energia – Scheda di parte! Questa scheda è stata allestita in modo unilaterale da chi vede nei nostri fiumi solo, ed unicamente, la possibilità di ulteriori prelievi di acqua a scopo idroelettrico, senza alcuna dimostrazione di sensibilità, al punto da nemmeno inserire – nella lista dei principali attori del tema – uffici come quello della natura e del paesaggio, quello della caccia e della pesca e quello, ancora, dei corsi d’acqua. Pensate che, oltre all’assenza di coinvolgimento formale degli uffici citati, neanche FTAP ed Aquanostra lo sono. Che tristezza leggere questa scheda; sembra di essere tornati negli anni ’40-’50. Questa scheda dovrà essere radicalmente modificata in quanto completamente priva di visione globale del problema e con gravi premesse per un ulteriore e sostanziale peggioramento della situazione dal profilo dei prelievi di acque dai nostri fiumi, che gridano vendetta (deflussi minimi, problema delle enormi oscillazioni di livello determinati dallo sfruttamento idroelettrico) da ormai troppo tempo. Scheda V6 Approvvigionamento di inerti – La FTAP esprime approvazione per gli intenti espressi dal PD di una valorizzazione oculata e sostenibile dell’estrazione di inerti nei corsi d’acqua, non solo per motivi di sicurezza ma anche per creare nuovi ecosistemi acquatici adeguati alla popolazione ittica. Schede P7 e R9 Laghi e rive lacustri + Svago – Breve raccomandazione affinché il PD consideri non unicamente i due grandi laghi, ma anche i corsi d’acqua e i laghetti alpini con le loro attività del tipo canyoning, rafting, sub, ecc… 35 vista soltanto come risorsa da manca una visione d’assieme Dura e circostanziata presa di posizione della nell’ambito della consultazione sulla revisione La Federazione ticinese per l’acquicoltura e la pesca (FTAP), in una lunga ed articolata presa di posizione firmata dal presidente Urs Luechinger, ha comunicato al Consiglio di Stato il proprio parere nel contesto della consultazione sulla revisione del Piano direttore cantonale, considerando che le varie schede interessano l'attività di pesca dilettantistica e l’ambiente inteso come ecosistemi acquatici significativamente e direttamente coinvolti. Qui di seguito riportiamo ampi stralci dell’importante documento. Parchi naturali (scheda P5) – La FTAP giudica «misero se non addirittura nullo» il risultato finale. Difatti, nelle zone nucleo dei parchi nazionali non si potrà più pescare! «Sapore di beffa è che questo divieto, se i parchi si faranno, avverrà lentamente... sull’arco di 5 anni! Ancor di più è beffa quando si riduce la zona nucleo, da 100 a 75 chilometri quadrati, in cui non si potrà più pescare… Gradiremmo veder scritto 36 nella scheda quanto fastidio potranno dare i parchi nazionali nelle loro zone nucleo non solo ai pescatori, ma a tutti gli attuali utenti del territorio, soprattutto quelli ticinesi, che vengono di fatto sfrattati a vantaggio dei turisti. Non è così che si fa: non si manda a casa la gente del posto per far passeggiare stranieri, con somma rabbia e frustrazione dei “locals”». E ancora: «Nell’attuale testo non compaiono i veri conflitti che una zona nucleo di un parco nazionale comporta. Sembra tutto idilliaco, mentre di idilliaco non c’è proprio nulla per la FTAP». Pertanto, si chiede che la scheda venga cambiata, esprimendo anche i lati negativi e non solo quelli positivi dell’istituzione di un parco, altrimenti chi legge penserà che sia solo cosa buona, mentre non è così. «Assai meglio, per la FTAP, il concetto di parco naturale regionale, che – in Nei primi dieci giorni di giugno le abbondanti precipitazioni hanno causato molti danni. In questo caso però (e crediamo non si tratti di una eccezione) il disastro ambientale – senza considerare il danno finanziario – è stato causato da un totale e sconsiderato menefreghismo per quanto riguarda il più elementare buon senso e rispetto del patrimonio naturale! Su queste pagine avevamo già richiamato l’attenzione sugli abusi lungo le rive del Cassarate (vedi foto sotto). sfruttare: FTAP al Consiglio di Stato del Piano direttore cantonale modo del tutto sostenibile – mantiene integra la possibilità di usufrutto da parte dei ticinesi del proprio territorio». A mente della Federazione ticinese di pesca, «vi sono già le premesse per il mantenimento della valorizzazione del nostro territorio, senza dover sbattere la porta in faccia ai cittadini ticinesi, che oggi esercitano una sana attività quali la pesca, la caccia, la raccolta di mirtilli, ecc.». Acqua (scheda P6) – La FTAP cita il progetto dei Comuni di Giubiasco, Pianezzo e Sant’Antonio per un nuovo acquedotto, che prevede la captazione di numerose nuove fonti sorgive in Valle Morobbia, in contrapposizione al progetto di nuovo acquedotto intercomunale con acqua di falda previsto originariamente dal PCAIB. «Si tratta del peggior esempio di comprensione dei problemi legati all’approvvigionamento idrico razionale, per cui si spera che i contenuti del PD impediranno di fatto la realizzazione di questo progetto, così come di ogni qualsiasi altro di simile impronta irragionevole sotto tutti i profili (economico, ambientale, ecc…)». Ma è soprattutto sul tema delle microcentrali che si dilunga la critica presa di posizione della FTAP, alla luce soprattutto della risoluzione assembleare (votata in occasione dell’assise del 1° marzo) che chiede una moratoria nella realizzazione di tali impianti per la captazione di nuove acque di superficie, ed ora sui banchi del Gran Consiglio. La sensazione è che «manca del tutto una visione d’assieme del problema», siccome la scheda del PD lascia aperta la porta alla presentazione di innumerevoli progetti di nuove microcentrali idroelettriche. Si chiede pertanto formalmente che «il concetto di pianificazione della risorsa idrica, intesa come forza generatrice di elettricità, sia inserita nel PD e che – fintanto che non saranno raggiunti gli obiettivi prefissati da questa pianificazione – si blocchi ogni nuova realizzazione di nuove microcentrali con captazione di acque di superficie». Piuttosto, è bene concentrarsi sugli acquedotti esistenti, dove vi è un certo potenziale di produzione. Sempre in materia di acqua, la Federazione ticinese di acquicoltura e pesca solleva il tema degli inquina- 37 menti, asserendo che è affrontato in modo troppo «soft». I recenti gravi episodi di inquinamento delle acque mostrano, infatti, che il problema sta crescendo e ciò coerentemente con l’aumento della popolazione e dell’utilizzo di sostanze estranee e pericolose per l’ambiente. Manca, secondo la FTAP, «un esplicito segnale verso l’informazione alla popolazione, inteso come sensibilizzazione al problema». La FTAP ritiene che il PD debba contenere questo obiettivo, che permetterà di trovare le risorse finanziarie necessarie per «promuovere una decisa sensibilizzazione tematica (utilizzo di prodotti, smaltimento casalingo, indu- striale, pulizia lungo i fiumi, ecc.)». Maggior rigore si auspica pure per la gestione della rete di canalizzazioni che, soprattutto nel Luganese, «è forse ormai da ritenere obsoleta e meritevole di drastici cambiamenti. A Lugano si vuole il Nuovo Quartiere di Cornaredo con al centro il fiume Cassarate quale elemento ecologico di grande valenza. Questo obiettivo comporta una gestione dei rifiuti selvaggi al Piano della Stampa che, ad ogni piena, vengono trascinati a tonnellate lungo il fiume e che si attaccano come ornamenti sgradevoli ad ogni pianta lungo la riva; comporta l’abolizione degli scarichi di troppo pieno che, ad ogni piccola Il Cassarate si è ripreso il maltolto! Che sia la volta buona?… Forse è arrivato il momento per realizzare le ope- La situazione approssimativa prima delle forti precipitazioni di inizio giugno 2008 (schema sopra a sinistra). Il fiume è stretto nella morsa di ripide scarpate alte una decina di metri e costruite con materiale di demolizione e terra (in rosso nello schema) che arrivano sul greto del fiume; è il livello del fiume che ne delinea il limite. Dopo le abbondanti precipitazioni (schema sopra a destra) il fiume ha definito un nuovo percorso, causando il franamento delle scarpate costruite in modo inadeguato e (riteniamo noi) abusivo, se consideriamo la legge sul demanio. Ora però sembra ci sia la concreta possibilità che a questa situazione venga posto rimedio: abbiamo visionato parte della documentazione riguardante il progetto di sistemazione degli argini del fiume Cassarate e riproduciamo qui a lato qualche dettaglio riguardante la zona della Stampa. 38 pioggia, “vomitano” fogna allo stato puro nelle acque del fiume, con indicibili miasmi e con ogni schifezza galleggiante prima nel corso d’acqua e poi nel Ceresio». Come dire che occorre pensare ad ammodernare e sostituire vecchie canalizzazioni per sottrarsi all’attuale situazione di vulnerabilità di fronte agli inquinamenti. Laghi e rive lacustri (scheda P7) – La FTAP condivide i contenuti espressi nella scheda, ma non può trascurare dal rilevare che si sarebbero potute includere le rive dei fiumi e quelle degli specchi lacustri alpini. Dovrebbero altresì essere re di sistemazione e rinaturazione degli argini del fiume Cassarate. I progetti esistono già (dal 2001) e sono stati realizzati dallo Studio Luigi Tunesi Ingegneria SA di Lu- Le tre sezioni qui sotto si riferiscono al tratto raffigurato a sinistra, particolarmente espressi temi legati alla gestione e agli obiettivi dello svago lungo i fiumi e sui laghetti alpini e, in particolare, legato alle attività subacquee, di canyoning, di rafting, bagno, ecc. Energia (scheda V3) – In questo capitolo si ribadiscono alcuni concetti espressi sopra a proposito di microcentrali e, più in generale, sull’assenza di una visione d’assieme della gestione della risorsa acqua. D’altra parte, nell’elenco degli attori a livello cantonale, mancano alcuni elementi che devono contribuire alla ponderazione degli interessi: si tratta dell’Ufficio natura e paesaggio, dell’Ufficio della caccia e della pesca, e dell’Ufficio dei corsi d’acqua. Nell’elenco dei gruppi di interesse la FTAP ritiene di farne parte di diritto e si, spera, sia integrata anche Aquanostra Ticino. Approvvigionamento in materiali inerti (scheda V6) – La FTAP condivide la valorizzazione oculata e sostenibile dell’estrazione di inerti nei corsi d’acqua, non solo per motivi di sicurezza, ma anche per creare nuovi ecosistemi acquatici adeguati alla popolazione ittica. A conclusione della documentata e articolata presa di posizione inviata al Consiglio di Stato nell’ambito del- la consultazione sulla revisione del Piano direttore cantonale, la Federazione ticinese di acquicoltura e pesca evidenzia «il contrasto tra le due visioni di fondo che, per l’ennesima volta, non è stato risolto. Crediamo che sia giunto il momento di ammettere che un settore dell’amministrazione prova ad andare in una direzione di sviluppo sostenibile, ma è di fatto frenata da vecchi concetti ancestrali dove l’acqua viene vista solo come risorsa da sfruttare fino all’ultima goccia a scopo idroelettrico. Si intravede un mal riuscito tentativo di salvare le apparenze, ma l’attenta lettura non lascia dubbi». gano-Pregassona su mandato del Dipartimento del territorio, con la consulenza del biologo Guido Maspoli di Arbedo. Proponiamo qualche dettaglio che si riferisce alla tratta Ponte del Maglio - Piano della Stampa, riprodotto nel piano sotto e denominato comparto 1. Le sezioni (in rosso) illustrano i tipi di argine previsti, fra i quali anche quelli naturali. Sezione tipo 1 Sezione tipo 2 Sezione tipo 3 Sezione tipo 4 Sezione tipo 5 Sezione tipo 6 colpito dalle abbondanti precipitazioni di inizio giugno di quest’anno. 39 Microcentrali: la Valtellina è vicina! di Doriano Maglione e Yana Kolodyazhna Associazione Amici del Lariosaurus [email protected] http://ups.provincia.so.it/lariosaurus.htm 40 Questa volta utilizzo lo spazio gentilmente offerto dal dir. Raimondo Locatelli per parlare un po’ della mia Valtellina: non sono valtellinese, sono un lagheè, ma è un po’ come se le mie radici si fossero allungate nella valle in 43 anni di pesca su e giù per i 120 km di Adda, la splendida Mera, i 250 torrenti laterali e gli oltre 100 laghi alpini. Impossibile sintetizzare: troppi i luoghi e troppi i ricordi e i suggerimenti anche nella attuale situazione, che vede purtroppo circa il 50% della valle sconvolto da lavori in alveo fatti con scelte costruttive obsolete, devastanti e del tutto irrispettose della natura. Il 95% del comprensorio idrico è poi interessato da opere di captazione! A questo punto, i lettori – e, soprattutto, i tanti amici ticinesi che frequentano la valle e che spesso mi chiedono informazioni – penseranno: ma allora perché parlarne? Perché se la valle oggi è un mezzo inferno sventrato da enormi mezzi di movimentazione terra, è peraltro ancora un mezzo paradiso per noi pescatori, e – una presenza anche degli amici ticinesi – può aiutarci molto a fronteggiare i ciechi e arroganti distruttori d’alveo e ladri d’acqua. Io sono un accanito pescatore a mosca e presenterò come itinerario di pesca la riserva di Piateda. Avendo praticato in ormai oltre 50 anni di pesca in acque interne tantissime tecniche, posso dire – senza alcun timore – che in Valtellina c’è posto per ogni pescatore, e non solo per i moschisti. La grande piena – iniziata sabato 16 maggio, alimentata da forti piogge e scioglimento della molta neve invernale – lascia presagire un’ottima seconda metà della stagione 2008 dopo le già notevoli catture di marzo e aprile, mesi che hanno visto anche una importantissima, per dimensioni, frega anticipata dei temoli. Per il regolamento rimando al sito, molto esauriente, oppure basta una telefonata allo +39 33 56 13 32 53. Soprattutto è poi importante parlare della grande battaglia per la moratoria sulle captazioni, cui ha fatto riferimento nelle sue parole di apertura – all’assemblea di Muralto – anche il presidente Urs Luechinger: «se ci sono riusciti in Valtellina, possiamo farlo anche noi!», ha esordito presentando la mozione poi approvata da tutti (vedi, per tutti i dettagli, il numero precedente de «La Pesca».) Riguardo a quell’assemblea, mi permetto di approfittare dello spazio per esprimere tutta la nostra solidarietà a quel presidente di società che ha – con il cuore – espresso il suo sconforto nel vedere una proposta, quella di riportare l’apertura alla domenica, bocciata senza dibattito sulle ragioni che la motivavano: basta recarsi un pomeriggio a Caslano a osservare il direttore del Museo che fa doposcuola di pesca ai bambini, oppure bastava percorrere i due laghi sabato 31 maggio (apertura del perca) per capire il senso, profondissimo, di queste ragioni: davvero un’occasione perduta, come è stata detto! Servizi utili: Comune di Piateda, telefono 0342 370 221, [email protected], www.comune.piateda.so.it Unione Pesca Sportiva UPS, telefono 0342 217 257, [email protected] http://ups.provincia.so.it Piateda: il fiore all’occhiello Testo tratto dalla brochure in pubblicazione a cura del Comune di Piateda e UPS Informazioni generali La riserva è stata istituita nel 1994, quando venne deciso di riaprire alla pesca un tratto di Adda in cui era stata istituita una bandita nel 1953. I limiti si trovano ora a circa 50 metri a valle del ponte di Boffetto e al ponte di Faedo, creando un percorso di pesca lungo 4,6 km, ben pescabile in doppia sponda lungo tutto il tratto. Quando venne riaperta la pesca, si decise di introdurre le norme di maggiore salvaguardia del pesce al momento esistenti nel mondo, e cioè: 1) pesca a mosca con la sola coda di topo; 2) obbligo di rilascio di qualsiasi specie di pesce catturata, da effettuarsi con la massima cura (mani bagnate, taglio del finale qualora risulti difficile estrarre la mosca). Vennero poi introdotte norme più restrittive, seguendo la dinamica di questa tipologia di regolamento in uso in America e Nord Europa: 1) obbligo di utilizzare ami senza ardiglione; 2) divieto di appesantimento della parte terminale della lenza (finale) con qualsivoglia sistema; 3) regolamentazione dell’ingresso in acqua tale da proteggere le zone e i periodi di riproduzione (piede asciutto, acqua al ginocchio, ecc.). Il regolamento è in continua evoluzione in senso restrittivo, si cerca di adeguarsi ai più elevati standard mondiali. In realtà, questa riserva è già tra le più importanti d’Europa, anche grazie ad alcune peculiarità. Venne immediatamente deciso di non effettuare alcuna azione di ripopolamento con pesce adulto e so- 41 lo dal 2000 – per sopperire al tremendo impatto causato dagli stormi di cormorani soprattutto sulla popolazione di temoli (ridotta dell’80% in un solo mese in altre zone dell'Adda) – si decise di iniziare a immettere novellame (pesci di lunghezza pari a circa 10 cm) proveniente, in un primo tempo, dall’Austria e ora solo dal Centro ittiogenico di Faedo. In questo senso, si è anticipata una pratica ormai riconosciuta, come unica valida, dall'intera comunità di ittiologi mondiale. Dal punto di vista alieutico, oggi chi viene a pescare a Piateda, magari da regioni lontane o dall’estero, lo fa proprio per trovare pesce nato o cresciuto in loco, e con la certezza di non incappare in materiale di immissione «prontapesca», reperibile ormai anche nei più inverosimili tratti di fiumi iperantropizzati e soggetti ad asciutte ricorrenti. Più di 50 anni di salvaguardia del patrimonio di specie endemiche, sia pure col prezzo che abbiamo dovuto pagare all’improvviso arrivo dei cormorani, da secoli quantomeno mai presenti in valle, «pescatori» di grandissima abilità con necessità alimentare di 350 grammi giornalieri ad esemplare, fanno oggi di Piateda un percorso di pesca che – per caratteristiche complessive (endemicità, quantità e dimensioni dei pesci, lunghezza del tratto) – ha pochi eguali in Euro- 42 pa. Lo testimoniano, e ciò fa molto piacere, le lettere e gli scritti di gruppi di pescatori a mosca avvezzi a pescare tutto l’anno, seguendo il corso delle stagioni, nei più blasonati fiumi di tutti i continenti. Il temolo è principe assoluto L’Adda, ormai, presenta di gran lunga la più numerosa e meglio strutturata (diverse classi di età) popolazione in Italia, in competizione in Europa solo con i grandi fiumi dell’area danubiana. Inoltre, proprio in Valtellina si sono catturati temoli dalla livrea anomala, che potrebbero essere oggetto di studi scientifici. Sono stati interessati diversi ittiologi europei, lo studio è in corso e alcuni risultati sono riportati su diverse riviste di settore (vedi anche due numeri di questa rivista). Le trote di varia specie Fario in grande prevalenza, di ceppo mediterraneo e atlantico, a causa di antichi mix, quando tutte le trote provenienti da oltr'alpe (in particolare, dal lago di Lucerna) erano di ceppo solo successivamente individuato come atlantico, mentre quelle nate in Italia – salvo precedenti mix – sono di ceppo mediterraneo. Iridea in quantità minima, esclusivamente a causa di grandi piene (ad esempio, nell'inverno 2002) durante le quali questi pesci, a volte immessi in tratti a monte per favo- rire lo svolgimento di gare sociali, scendono a valle (smontano) e poi si fermano nelle riserve, dove raggiungono grandi dimensioni. Marmorata in quantità molto limitata, ma endemica e caratterizzata da maestosi grandi esemplari. È oggetto di studio in tutto il Nord Italia la sua reintroduzione in quanto trota caratteristica solo di pochi Paesi (Italia, Slovenia, Croazia, Svizzera? Francia?). Lacustre presente in piccola quantità dopo la costruzione dello sbarramento di Ardendo, che ha impedito la risalita dei grandi riproduttori dal Lario. Ibridi tra fario, marmorate e lacustri presenti, ma non sono un risultato voluto. Spesso si tratta di immissioni errate in qualche tratto del fiume e successivi spostamenti dei pesci. Scazzoni e vaironi presenti in buona quantità; in genere, pesce foraggio per grandi predatori. La riproduzione avviene naturalmente per tutti questi pesci, escluse le fario che si riproducono solo nei torrenti e ruscelli laterali, ma non è ancora chiaro perché non in Adda malgrado lo sforzo dei riproduttori maschi e femmine ben visibile in novembre. Ciò è oggetto di studio scientifico presso il Centro ittiogenico di Faedo Valtellino. Eccezionali, invece, i risultati nella riproduzione naturale del temolo, osservati con molta facilità e soddisfazione. La presenza di ciprinidi e anguille, un tempo importante, è ora del tutto occasionale, sempre a causa della mancanza di idonee scale di monta in corrispondenza dello sbarramento di Ardenno. La pesca Dopo un primo periodo di assestamento all’apertura della riserva, ora il livello di pressione è stabilizzato su una presenza media di 30 pescatori il sabato e la domenica, e 10 il lunedì e il mercoledì. Nel weekend una buona metà è costituita da pescatori provenienti da fuori provincia e regione, dato quest’ultimo in forte aumento, anche perché cerchiamo di organizzare eventi di richiamo come la «Giornata del pescatore» con circa 100 presenze, rilevate dal numero di piatti di polenta e salsicce! Numerose le visite di gruppi organizzati molto blasonati. Abbiamo con piacere organizzato l’assemblea dell’Associazione Thymallus nel 2005 e il 3° SIM Master Fly nel 2007. Tantissime le gradite visite di nomi storici della pesca a mosca, non solo in Italia, e di tanti nuovi adepti da ogni regione: graditissima l’organizzazione di «cene piemontesi», «degustazioni toscane» e «assaggi del centro Italia», con sinergie che stanno diventando una bella abitudine... Le tecniche sono quelle in uso in tutto il mondo: secca, sommersa, ninfa tradizionale, ninfa ceca o polacca, streamer. Le schiuse sono presenti in ogni stagione: oltre agli immancabili chironomidi, vi è buona abbondanza di baetidi di varia taglia, spettacolari schiuse di tricotteri in autunno che scatenano le trote più grosse e plecotteri a fine stagione per i temoli più selettivi. È sempre opportuno informarsi sulle condizioni dell’acqua, variabili anche nel corso della stessa giornata, in gran parte determinate dalle scelte dei produttori di energia. I costi: 35 € giornalieri, 15 per chi già pesca in Valtellina, 240 € per il permesso annuale. Si pesca sabato, domenica, lunedì e mercoledì, da marzo a dicembre. Tipologia del fiume II tratto presenta tutte le tipologie ricercate dai pescatori a mosca: grandi pozze, lunghi raschi a corrente mediamente veloce, fondo ciottoloso e profondità non molto elevata; rapide veloci con presenza di grossi massi sommersi, lunghe lame profonde e lente. Resistono ancora vecchie prismate con tane sommerse per gli esemplari più grossi e rive, con vegetazione a spiovere che favorisce l’attività in superficie. Nota: le fotografie sono tutte state scattate nella primavera 2008. La battaglia per le acque: quanto basta per dire basta! Questa è la parola d’ordine che sintetizza il punto della lotta. Quanto segue è il frutto di due interviste agli uomini che, più di tutti, hanno contribuito al successo ottenuto, con studi e ricerche minuziosi l’uno, con grande impegno e capacità di aggregazione l’altro: Giuseppe Songini, autore del bellissimo e perciò temutissimo libro «Acque misteriose», e Sandro Sozzani, primo animatore dello IAPS. Acque misteriose, un libro coraggioso ed utilissimo. L’autore, classe 1927, maestro del lavoro nel 1985, ha un lunghissimo passato di vita professionale proprio nel campo della produzione di energia e, quindi, è quanto mai una spina nel fianco di chi ha sempre pensato di avere un potere senza limiti: la sua parola è molto difficilmente contestabile da un punto di vista tecnico! Il libro è stato uno degli strumenti con cui è stata condotta la prima battaglia vittoriosa in Italia sul tema delle captazioni idriche, che ha portato nel 2007 ad ottenere una moratoria di fatto a ulteriori prelievi idrici per due anni. Ciò è avvenuto in Valtellina, cioè a dire nel maggior comprensorio a livello nazionale per quanto riguarda la produzione di energia idroelettrica: quasi metà di quella dell’in- 43 tera Lombardia, cioè a dire il 13% del totale nazionale. In una provincia, quella di Sondrio, che figura al 93° posto quanto ad abitanti e al 99° per densità (dati su 103 province italiane relativi al censimento 2001, fonte ISTAT). È immediatamente chiaro il rilievo di questa battaglia per l’oro bianco delle Alpi, una delle moltissime in tutto il mondo: lascia immaginare l’enorme potere della controparte e l’asprezza della lotta guidata dallo IAPS (Intergruppo Acque Provincia Sondrio). Un libro, quindi, che sarà utile a chiunque voglia rimboccarsi le maniche e scendere in campo su questo difficile terreno. Tanto utile e coraggioso da avere suscitato una reazione così veemente da fare riparlare, dopo molti secoli in Valtellina, di roghi e 44 ritorno dell’Inquisizione con un ordine di distruzione dei volumi! Il libro è piuttosto breve e ricco di foto e dati, documenta in modo inequivocabile la realtà locale, soprattutto ha il grandissimo merito di proporre un sistema di calcolo delle portate derivate e dell’energia differenziale prodotta in barba agli accordi, metodo che può essere utilizzato ovunque. Questo costituisce il primo passo necessario laddove (cioè quasi ovunque) i dati reali non vengano resi noti da chi di dovere. Si tratta, in buona sostanza, di ricostruire «a ritroso» la quantità d’acqua realmente derivata, partendo dagli unici dati sempre reperibili, quelli dell’energia totale prodotta, procedendo poi per semplici calcoli e attraverso coefficienti molto chiaramente descritti. Sempre leggendo il libro, si scopre poi in che modo i decantati DMV (deflussi minimi vitali) possano fungere da cavallo di Troia per aprire la strada a nuove concessioni. Altresì scopriamo che la maggior parte dei maggiori impianti di produzione di energia lavora in regime di concessione provvisoria da oltre mezzo secolo! Sono evidenti le affinità territoriali, anche per dimensioni, tra la Valtellina e il Canton Ticino, e molto lodevole è stata l’iniziativa della Federazione ticinese per l'acquicoltura e la pesca, anche perché presa malgrado il parere negativo espresso a gennaio 2008 nella annuale «Serata insubrica», organizzata quest’anno proprio su questo tema alla Darsena di Villa Geno di Como, quando gli autorevoli esperti del settore della relativa Provincia avevano definito, in tutti gli interventi, il modello Valtellina «non esportabile». Al contrario, la decisione della FTAP ha rincuorato in particolare Giuseppe e Sandro: sono le loro parole! Tanto che, immediatamente, si sono attivati per presentare il progetto in altre province italiane sempre più… a secco. Sandro Sozzani ci racconta come, in soli due anni di impegno molto intenso, è stato possibile ottenere qualcosa, di cui inutilmente si discuteva e si discute da decenni in tutta Italia e non solo. Ecco, per punti, quanto ci ha detto (mi scuso per la sintesi necessaria per ovvie ragioni di spazio). «L’analisi dei dati testimonia uno sfruttamento intensivo e pervasivo dell’intero comprensorio idrico. Malgrado ciò, sono in itinere altre nuove 90 domande per piccole captazioni e 30 per grandi. I soggetti richiedenti sono alcuni produttori di energia, attratti dall’immediato ritorno in «certificati verdi» e dai ricavi della vendita dell’energia che va subito in rete, oltre che dai contributi immediati per la costruzione e da spese di gestione e manutenzione irrisorie. Il danno indotto, oltre all’ulteriore impoverimento delle acque e alle strade di accesso «necessarie» che comportano pericolosissimi ulteriori disboscamenti, è evidente; il beneficio molto meno: le 120 domande, se accettate, porterebbero ad un delta energetico inferiore al 4% del totale. Al contrario, la sola razionalizzazione degli elettrodotti già esistenti (interramento, contenimento delle perdite di trasporto ecc.) porterebbe un incremento del 8-10%. Il ripotenziamento (sostituzione delle turbine, ecc.), l’adeguamento tecnologico degli impianti esistenti offre un altro 5-8%. Una politica di risparmio e comportamenti virtuosi, altrettanto. In totale, un possibile 20% contro il 4% di cui sopra. I fattori, che hanno permesso il risultato, si possono così sintetizzare: 1) opera di sensibilizzazione della popolazione che ha portato alla nascita di 16 comitati locali; 2) nascita dell’Intergruppo che, agendo su base provinciale, ha unito le forze e raccolto circa 50.000 firme su 170.000 residenti, costringendo – spesso inopinatamente – tutte le forze politiche locali, le forze sociali e le associazioni di categoria ad essere d’accordo per il timore di perdere consensi; 3) iter parlamentare sostenuto da parlamentari locali che hanno portato in loco la Commissione ambiente del Senato per audizione e verifica dello stato dell’arte: il risultato è stato che la Commissione ha invitato, e non poteva essere altrimenti, il Governo ad intervenire; 4) l’intervento governativo si è concretizzato in un emendamento specifico inserito nella Legge finanziaria 2007, che ha imposto per un biennio la necessità di ottenere – per piccoli e grandi nuove deriva- zioni – anche l’aggiuntivo parere del Ministero dell’ambiente; 5) tale provvedimento introduce una moratoria di fatto a valere per un biennio entro il quale dovrà essere, seguendo un iter complesso prescritto dalla vigente legislazione europea e nazionale, effettuata una valutazione ambientale strategica, VAS, collegata al piano territoriale di coordinamento provinciale, PTCP; 6) gli esiti della VAS relativa al settore acque saranno ricompresi entro un’intesa da stipularsi tra Autorità di bacino, Regione Lombardia e Provincia di Sondrio, che costituirà una variante automatica al PTCP e diventerà la nuova «Legge per il settore acque», modificando il vigente piano di tutela ed uso delle acque PTUA. questo modo di agire, modellato per quanto concerne le azioni politiche ed istituzionale, su base locale, cogliendo ogni opportunità di trasversalità dell’azione e delle aggregazioni e presentando proposte, non solo proteste. Il lavoro inizia valle per valle, raccogliendo le conoscenze che già ci sono: è, questo, il senso dello slogan «c’è quanto basta per dire basta». Ovvero dubbi non ne esistono più, il background di conoscenze è enorme; sarebbe fuorviante ripartire da zero e, quindi, ogni rinvio diventa colpevole negligenza. I soggetti che interagiscono in questa fase sono il Ministero dell’ambiente, l’Autorità di Bacino, la Regione Lombardia, la Provincia di Sondrio: quello che è evidente è che proprio ora occorre tenere ben alta la guardia! Se il consenso unanime di istituzioni, forze politiche e sociali sino ad oggi conseguito verrà ribadito anche nella procedura di VAS, credo davvero che si potrà vincere la guerra, perché – a nostro giudizio – esistono tutte le incontrovertibili condizioni per ottenere uno STOP totale e definitivo nel rilascio di nuove concessioni idroelettriche. Ci tengo a sottolineare che crediamo molto nella «esportabilità» di 45 Nel guadino dei più fortunati Franco Copis di Cadro, il 19 maggio, mentre era intento a pescare salmerini in Engadina, ha avuto la fortuna di allamare e la bravura di portare in barca un esemplare di trota canadese, del ragguardevole peso di 5,250 chili e della lunghezza di 71 centimetri. Complimenti, bravo «vécioo!». Ecco una bella trota lacustre, presa con esca artificiale, da Claudio Troise sulla riva del lago Verbano. La preda segnava kg. 1,150 e una lunghezza di 51 cm. La sera dopo, la lacustre è stata gustata cotta al forno da tutti e cinque i componenti della famiglia. Non inviateci stampe da computer o fotocopie delle vostre fotografie, ma file JPG o fotografie originali. Grazie. Il bravo agente di polizia Egon Rodoni di Biasca mostra una trota fario – 60 centimetri e 2,120 chilogrammi – catturata con rapala il 6 maggio scorso nel fiume Ticino, nella zona di Lodrino. 46 Riccardo Malosti di Cagiallo, il primo giorno di pesca sui laghetti alpini, ha avuto la soddisfazione di catturare – mentre si trovava al laghetto Ritom in Leventina – una trota fario del peso di 3,07 chilogrammi e lunga 64 centimetri. L’ha catturata pescando con l’alborellina a fondo. È la trota più grossa sinora da lui pescata. Una bella cattura, effettuata il 18 maggio e riguardante un luccio di 92 cm e del peso di 9 kg. La preda è stata catturata con cane a cucchiaio «serpentello», in pieno lago Maggiore, in zona Mappo. Una femmina ancora con le uova, che purtroppo è morta! Il fortunato pescatore, ritratto qui con la sua preda, è Claude Hauke. Omar Moederle, residente a Cassina d’Agno, ha pescato – lo scorso 4 giugno nel lago Cadagno – questo bell’esemplare di trota fario di 3,8 kg e della lunghezza di 68 cm. Il pescatore è stato aiutato dal signor Crivelli per guadinarla, e per questo lo ringrazia. E questo è soltanto… l’aperitivo: così sembra affermare Juri Domeniconi di Biasca. Mostra, orgoglioso e ne ha tutte le sante ragioni, una bellissima trota fario del peso di 5,060 chili e lunga 70 centimetri, pescata il 18 aprile scorso con esca rapala nella zona di Lodrino. Complimenti! A Cresciano il nipote batte il nonno per tre etti. Così, è accaduto in occasione di una giornata fortunata per due abili pescatori della regione nella zona di Cresciano: catturando una trota lacustre di 3,5 chilogrammi il giovane Michel De Vittori ha superato, in fortuna e bravura, il nonno Ivano che ha dovuto accontentarsi di una preda del peso di 3,2 chili. «Sei proprio una meraviglia!»… sembra sussurrare Dennis Fasola di Cadempino, mentre ammira ancora incredulo la sua prima cattura… di una certa stazza. Lo splendido esemplare di trota canadese è stato preso al Ritom la mattina del 18 giugno scorso. Dennis è riuscito a far sua questa splendida preda in poco meno di 15 minuti, con non poca emozione ma con altrettanta passione, determinazione e concentrazione tecnica. La predatrice per eccellenza dei nostri laghetti alpini (conteneva infatti nell’intestino 2 belle trote iridea) misura 73 centimetri e il peso è di 4 chilogrammi. Bravo, Dennis! Prisca Ranzoni, neo-patentata di Morcote, ha catturato – nel suo primo giorno di pesca – nel lago Ceresio, pescando dalla riva ed usando come esca un gardon, una trota lacustre di 46 centimetri e del peso di 1,6 chilogrammi nonché un lucioperca di 65 cm e di 2 chilogrammi. Le prede sono state cucinate il giorno stesso al cartoccio, al forno. Davvero piatti deliziosi! Di recente, Davide Romanelli ha allamato questa preda: una bellissima trota di 1,2 chili e 45 cm di lunghezza. L’ha pescata con la tecnica dello spinning in un torrente del Mendrisiotto. Ovviamente, è un luogo… segreto se dona certe catture! 47 Nel guadino dei più fortunati r o i n Ju Durante un’uscita in barca sul Ceresio, Francesca Solari di Viganello ha catturato, pescando a spinning, questo bellissimo lucioperca di 7,2 chilogrammi. Dopo il rilascio, la giovane ha pregato di incontrarlo di nuovo, possibilmente con qualche chilogrammo in più, avendole regalato delle bellissime emozioni. Riccardo Sinigaglia di Iragna, 6 anni, con una trota fario di 600 grammi e lunga 36 centimetri, catturata nella zona di Camignolo nel maggio scorso. Il padre sostiene che «si tratta soltanto dell’inizio…». 48 Questa bella trota è stata catturata il giorno dell’apertura della pesca nei laghetti alpini (1° giugno) nella regione di Piora (lago Ritom) da Vasco Lepori di Giubiasco, quattordicenne intraprendente. L’esemplare – un maschio di fario, lungo ben 70 cm e con un peso di 4 kg – è stato catturato usando un’alborella ed impiegando più di un quarto d’ora per averne ragione. Nello stomaco della trota vi erano ben tre rane e due trote iridee di piccola taglia. Cesare Tengattini di Giornico è giustamente molto orgoglioso nel presentare questa bella trota, catturata di recente in un fiume dell’Alto Ticino durante i primi giorni di pesca. Complimenti vivissimi! Daniel Cellerino di Besazio ha 10 anni. Mostra, con giustificato orgoglio, le sue catture nel giorno di apertura della pesca sui laghetti alpini, il 1° giugno scorso. Ed esclama: «Viva la pesca e i papà che insegnano a pescare e ad avere tanta pazienza...». Giovani a lezione di pesca Jonathan Mignami di Solduno, 6 anni, con l’aiuto del papà nel giugno scorso ha preso questi fantastici pesci, pescando a camola in un riale della Valle Maggia. La trota più grossa, una fario, pesa 500 grammi con una lunghezza di 37 cm; il pescatore in erba ha catturato 12 magnifiche trote fario per un totale di 3 chili. Nel maggio scorso, si è svolto il corso di pesca per ragazzi, organizzato come d’abitudine dalla Società pescatori Sant’Andrea di Muralto. Il mattino, una trentina di giovani pescatori, fra i 6 e i 14 anni, ha seguito – nella sala del Consiglio comunale muraltese – la parte teorica e tecnica con relazioni di Maurizio Zappella e Mauro Ambrosini. Nel pomeriggio, con l’assistenza da parte di esperti pescatori, è stata tenuta la parte pratica del corso, con montaggio della canna, esecuzione dei nodi e lancio, innesco corretto delle esche e nozioni di base. Comprensibile la soddisfazione dei neo-pescatori, che hanno catturato un centinaio di piccoli pesci (gardon, alborelle e scardole). Casa in festa La casa del vicepresidente e cassiere Gianni Gnesa è stata allietata dalla nascita di una vispa bambina che si chiama Nina e che gode di ottima salute. Ha visto la luce in perfette condizioni: peso 2,770 kg, lunghezza 46 cm. Alla mamma Sheila e al papà Gianni le nostre più vive felicitazioni e alla neonata gli auguri per una vita colma di serenità. Chi dorme non piglia pesci La chiusura redazionale del quarto numero de «La Pesca» è fissata al 10 settembre 2008, non da ultimo per il fatto che il nostro periodico – com’è d’abitudine – esce in contemporanea con quello de «La Caccia». 49 La pesca agonistica Trofeo dell’Insubria all’insegna dell’amicizia Il 1° maggio, ore 7.30: raduno dei concorrenti partecipanti (108 garisti, 36 per ogni specialità) al Trofeo dell’Insubria, tradizionale incontro di pesca sportiva giunto alla sesta edizione. Tutte presenti le sei province della Regio Insubrica: Como, Lecco, Novara, Ticino, Varese e Verbania-Cusio-Ossola con i loro 18 concorrenti (6 per specialità). Unici assenti i 6 concorrenti del colpo della provincia di Novara (... purtroppo vi erano delle concomitanze nel loro calendario garistico). Il Trofeo dell’Insubria prevede la disputa, in contemporanea, di tre specialità della pesca sportiva in tre campi gara differenti: il pontediga di Melide-Bissone per la specialità al colpo, il lago d’Oro di Cuveglio per la specialità trota lago e il fiume Margorabbia (Val Cuvia) per la specialità trota torrente. Organizzatrice di questa edizione la Società ticinese pescatori sportivi (STPS). La meteo ha dato una mano ai partecipanti e agli organizzatori: un tenue sole e una temperatura in rialzo hanno garantito la regolarità del Trofeo 2008. La preoccupazione per le condizioni meteo era grande... siccome vi era stata pioggia a «catinelle» fino a un paio d’ore prima del raduno. Si pensava anche a una gara difficile e con poche catture in particolare per il colpo... ma la fortuna ha invece dato una mano. Infatti, i gardon hanno iniziato la loro frega naturale portandosi nel sottoriva e permettendo ai concorrenti piazzati sul ponte-diga di presentare alla pesatura ragguardevoli bottini (circa 9 kg di media per concorrente, per un totale di 265 kg). Anche le acque del fiume Margorabbia destavano una certa preoccupazione per la violenta pioggia dei giorni precedenti, ma anche in questo campo gara tutto si è svolto nella piena regolarità. Nessuna preoccupazione, invece, per il campo gara della gara trota lago poiché la meteo non avrebbe potuto danneggiare la competizione. 50 Le tre gare sono terminate verso le 11.30, con la pesatura e la preparazione delle classifiche individuali di settore e di specialità... Poi, per la maggior parte dei concorrenti, altro viaggio verso il Ristorante Lago d'Oro di Cuveglio per l’aperitivo, il pranzo e la premiazione del Trofeo dell’Insubria. Il secondo Trofeo dell’Insubria è stato consegnato alla vincitrice dell’edizione 2008… la provincia di Lecco, che – con ottimi piazzamenti nelle 3 specialità e un totale di 7 penalità (un primo e due terzi posti) – ha superato la provincia vincitrice dell’ultima edizione, ossia la provincia di Varese con 8 penalità. Al terzo posto la provincia di Como che, entrambe con 11 penalità, ha superato, ma solo per il maggior piazzamento, la provincia di Verbania-Cusio-Ossola. Al quinto posto la Società ticinese pescatori sportivi del presidente Antonio Spinosa, organizzatrice della giornata, con 12 penalità e al sesto rango la provincia di Novara con 14 penalità. La selezione Ticino non è riuscita a ottenere un posto sul podio; va sottolineato comunque l’ottimo secondo posto finale della selezione ticinese nella specialità trota torrente. Discreto il quarto posto finale della selezione al colpo...: infatti, giocavamo in casa, visto che il APPELLO ponte-diga è uno dei nostri campi gara abituali. Il sesto posto finale della selezione trota lago potrebbe sembrare deludente, ma occorre sottolineare che in alcuni settori i ticinesi sono riusciti ad avvicinarsi al podio. Inoltre, due pescasportivi del CP Lugano ancora in età Junior – A. Sidoli e E. Rocchi – hanno potuto assaporare e vivere l’esperienza di un confronto con alcuni campioni italiani della specialità... e non hanno per nulla sfigurato! Bravissimi… Ottima l’organizzazione della manifestazione da parte della STPS, ottimo il comportamento dei concorrenti partecipanti e gustoso il menu servito dall’accogliente Agriturismo Ristorante Lago d’Oro. Appuntamento nel 2009 alla prossima edizione del Trofeo dell’Insubria che, per rotazione, dovrebbe svolgersi nella provincia di Lecco. … SCRIV BEN! Sempre più sovente, purtroppo, giungono alla segreteria della FTAP polizze sociali con nomi decisamente illeggibili. Il che, ovviamente, causa problemi tutt'altro che facili nell'invio della rivista «La Pesca» e nell'affiliazione alle società, come pure difficoltà talvolta persino insormontabili, o comunque assai impegnative dal profilo burocratico, nel decifrare o rinvenire l'indirizzo esatto. Di conseguenza, rivolgiamo un pressante, vigoroso appello a compilare le polizze per Federazione/Società di pesca, mettendo con chiarezza – possibilmente in stampatello – nome, cognome, via e numero del domicilio, nonché numero postale della località. GRAZIE! PUBLIREDAZIONALE IL CONFRONTO Urs Luechinger presidente FTAP Reto Brunett direttore AET I bisogni energetici del Cantone e le rivendicazioni dei pescatori Intervista a cura di Raimondo Locatelli I problemi energetici, compresi quelli che più stanno a cuore ai pescatori – come i deflussi minimi e massimi, le microcentrali, la prevista diga in Val d’Ambra, la concessione per lo sfruttamento del lago Ritom, ecc. – sono sempre in cima alle preoccupazioni della FTAP, a cominciare dalla sua dirigenza. Se ne parla sovente, ancor più negli ultimi tempi, considerando che la Federazione ticinese di acquicoltura e pesca caldeggia fortemente l’applicazione di una moratoria per le microcentrali, ritenendo indispensabile valutare al più presto nella sua globalità il problema per non dar corda eccessiva a chi vorrebbe – non da ultimo per fame di… guadagno facile – sfruttare anche il più piccolo rigagnolo, ponendo in second’ordine, se non addirittura volutamente dimenticando, ogni più elementare principio di tutela ambientale. Soprattutto considerando che il Ticino, in fatto di sfruttamento idroelettrico, ha già dato molto, anzi decisamente troppo. Ecco la ragione per cui, dando seguito ad un colloquio con l’Azienda elettrica ticinese (AET) che da qualche anno abbiamo instaurato, anche stavolta abbiamo voluto intervistare sia il presidente della Federpesca dott. Urs Luechinger, sia il direttore dell’AET. E ciò tanto più che, nel frattempo, la direzione dell’AET è stata assunta da Reto Brunett, al quale formuliamo le nostre felicitazioni per la nomina. Con l’auspicio – come peraltro già dimostrato in quest’occasione – che fra le parti possa sempre esserci uno spirito di collaborazione e di dialogo, pur nel rispetto delle reciproche esigenze che non sono ovviamente sempre le medesime, anzi… Dir. Reto Brunett, lei ha da poco assunto le redini dell’AET. Orbene, i temi ambientali relativi agli ecosistemi acquatici sono in Ticino molti e assai delicati dal profilo dell’impatto legato allo sfruttamento idroelettrico. La Federazione ticinese per l’acquicoltura e la pesca aveva intavolato, con il suo predecessore Paolo Rossi, una piattaforma di discussione aperta e franca, oltre che costruttiva. Lei come intende proseguire i contatti con i pescatori ticinesi, da sempre assai sensibili sui temi ambientali? «Sono proprio felice che mi ponga questa domanda. A tal proposito, le segnalo che ci accomuna la passione per la pesca. Sono infatti un pescatore anch’io e sin da giovane. La priorità sarà quindi, da parte di AET, di portare avanti un dialogo aperto con i pescatori ticinesi. Intendo pertanto rispettare le vostre esigenze in concordanza con i bisogni energetici del Canton Ticino. Sono altresì convinto che si possa produrre energia idroelettrica rispettando i fiumi e i laghi ticinesi. Alla luce di ciò, credo che anche in futuro si potrà continuare la nostra proficua collaborazione». Presidente Urs Luechinger, cosa si aspetta invece la FTAP dal nuovo corso di AET e, in particolare, dal direttor Brunett? «La domanda e la risposta del direttor Brunett lasciano trasparire la volontà di collaborare sin da subito con noi pescatori e questo non può che tranquillizzarci e, ancora, non può che essere una buona premessa per risolvere i numerosi problemi legati allo sfruttamento idroelettrico che assillano il Cantone Ticino da ormai quasi mezzo secolo. Dir. Brunett, vediamo di entrare subito in materia su uno dei grandi temi: il rinnovo della concessione del Ritom. A che punto si trova la pratica, visto che la concessione è scaduta già da diversi anni? Eppure, sinora, l’unico risultato acquisito è l’abbandono dello sfruttamento del lago Cadagno. Per il resto, a che punto ci si trova? «Tengo dapprima a precisare che le trattative sul rinnovo della concessione del Ritom non sono affatto chiuse. Attualmente, si sta cercando con le FFS la via migliore per gestire insieme un nuovo impianto futuro. Mi piacerebbe poter definire il nuovo progetto Ritom entro breve tempo e, di seguito, chiedere in comune con le FFS una nuova concessione per il futuro del Ri- tom. Naturalmente, verranno rispettate tutte le leggi in vigore sul rispetto ambientale, compresa quella relativa ai deflussi minimi. In queste trattative non verrà messo in discussione un possibile nuovo sfruttamento idroelettrico del lago Cadagno. Questo laghetto alpino non verrà più utilizzato per la produzione idroelettrica, dunque la situazione rimane invariata». Dir. Brunett, altro dossier di cui non si sa quasi più nulla: il progetto di un bacino in Val d’Ambra. Che fine ha fatto? L’AET è ancora interessata a questo importante progetto? «L’AET è ancora interessata a questo progetto che, oltre ad avere un impatto ambientale minimo, ci aiuta a gestire in maniera più efficiente ed efficace le acque della Leventina. “Val d’Ambra 2” verrà discusso concretamente, e in maniera più ampia, a partire dal prossimo ottobre, quando avremo tutti i dati e i risultati delle perizie fatte in questi mesi. Mi preme altresì ricordare come questo progetto sia cruciale per la produzione energetica ticinese e sia già stato concordato nelle sue linee-guida con i Comuni interessati e gli enti locali». Presidente Urs Luechinger, il progetto della diga della Val d’Ambra è dunque ancora attuale? La FTAP quali rivendicazioni porta avanti? «Il dossier è già stato discusso nelle precedenti riunioni del Gruppo di accompagnamento al progetto. Se da una parte si vuole incrementare la produzione idroelettrica, dall’altra è necessario procedere ad alcune compensazioni per migliorare la situazione a valle, e più in particolare lungo il fiume Ticino. Alcune proposte tecniche e di riqualifica ecologica sono già state presentate ma, a mio parere, non sono ancora sufficienti per controbilanciare gli effetti comunque negativi che questa nuova diga avrà sull’ecosistema acquatico del corso d’acqua della Valle d’Ambra. Sono comunque certo che se ne potrà riparlare in quanto questi temi non sono più un tabù e nessuno si scandalizza se si avanzano delle idee, che una volta neppure venivano prese in considerazione». Direttor Reto Brunett, in questi ultimi tempi è cresciuto fortemente l’interesse (almeno a livello di dibattito) attorno al tema delle energie pulite rinnovabili. Quale è la «politica» dell’AET in questo contesto? «AET è sempre molto attenta al discorso sulle energie rinnovabili e cerca di seguire gli sviluppi delle medesime su più fronti, vale a dire – a titolo esemplificativo – sul calore, sull’eolico e naturalmente sull’idrico. Per quanto attiene a quest’ultima fonte energetica rinnovabile, ossia l’idroelettrico, si dovranno in ogni caso valutare sia le richieste dei pescatori, sia rispettare la legge vigente. Ciò che tengo a sottolineare è che AET è certamente più interessata a costruire un grosso impianto, come potrebbe essere quello della Val d’Ambra 2, piuttosto che costruirne 20 lungo i riali ticinesi. Posso quindi concludere affermando che l’AET intende sfruttare, in linea di massima, il potenziale delle energie rinnovabili in Ticino, tenendo conto sia della protezione ambientale, sia delle esigenze degli enti che potrebbero mostrarsi contrari in un primo momento a simili impianti». E la FTAP cosa ne pensa su questo tema? «Spostare il baricentro dell’interesse dall’acqua verso altre fonti rinnovabili è oggi necessario. Per il Cantone Ticino ciò vale ancora maggiormente, in quanto i margini per nuovi sfruttamenti a scopo idroelettrico su acqua di superficie non ve ne sono forse più. Il Ticino ha già dato molto, forse troppo, e deve ricevere indietro acqua nei fiumi con le scadenze delle concessioni. Il quadro giuridico generale cambierà presto e questo a seguito dell’iniziativa “Acqua Viva” promossa un anno fa da tutti i pescatori svizzeri e dagli ambientalisti. Dunque, avremo nuove condizioni di base e su queste si potrà iniziare un discorso più concreto e pragmatico. Ma per fare questo, dopo l’approvazione del controprogetto del Consiglio degli Stati che avverrà a breve, è necessario pianificare e gestire per avere un quadro della situazione attuale e del futuro (inteso con le scadenze delle concessioni e con evidenziati, sin dall’inizio, quali sono i settori con scarso potenziale ecologico)». Direttor Brunett, negli ultimi tempi la Federazione ticinese di acquicoltura e pesca ha «rilanciato» in grande stile la necessità, imprescindibile, di una moratoria per le microcentrali, >> in attesa di fare un po’ di chiarezza nel settore e per evitare che questi impianti – grazie agli interessanti ed allettanti incentivi a livello di sussidi – abbiano a crescere a dismisura, mettendo a serio repentaglio i pochi corsi d’acqua che ancora hanno una dignità… ecologica. Come valuta questo dossier delle microcentrali? «Non è sicuramente nostra intenzione voler sfruttare ogni riale, ma – viste le leggi federali attualmente in vigore – in futuro potremmo vagliare anche questa possibilità qualora dovesse rivelarsi necessaria al fine di poter garantire l’approvvigionamento energetico per il Ticino. Per l’implementazione di queste opere, occorrerà – in ogni caso – valutare ogni impianto singolarmente e dovrà essere edificato in accordo con gli enti turistici, la Federazione dei pescatori e le altre associazioni interessate. Vorrei comunque sottolineare che, anche costruendo tutte le microcentrali realizzabili su suolo elvetico, non risolveremmo in ogni caso il problema di approvvigionamento energetico svizzero. Prendiamo l’esempio del Cantone Ticino. Qualora venissero sfruttati tutti i piccoli riali con delle microcentrali, l’aumento nella produzione si azzererebbe in confronto all’aumento del consumo elettrico in circa un anno. Dal mio punto di vista, è invece un ottimo investimento costruire le microcentrali negli acquedotti. Sicuramente un’ottima soluzione, che tuttavia non rientra nelle compe- Schema che illustra il funzionamento di una microcentrale. In alto, costruzione di turbine eoliche. tenze di AET, ma dei singoli Comuni a cui appartengono gli acquedotti». Presidente Luechinger, perché la FTAP ha voluto in maniera così categorica questa moratoria? «Ma è molto semplice e legato a quanto risposto precedentemente. Diversi sono, attualmente, i fattori che scateneranno (se non l’hanno già fatto) gli appetiti per nuove captazioni di acque di superficie da sfruttare a scopo idroelettrico: l’aumento degli incentivi pubblici alla produzione di energia idroelettrica prodotta da microcentrali, il nuovo imminente panorama giuridico derivante dall’iniziativa “Acqua Viva” e la necessità comunque di dover produrre più energia in generale (ma non necessariamente idroelettrica). Oggi siamo nelle condizioni che ogni riale è potenzialmente sfruttabile a scopo idroelettrico. Non c’è nulla che possa vietare chicchessia di presentare un qualsiasi progetto, pur insostenibile che sia (citiamo, quale esempio, quello dello sfruttamento delle acque in uscita dal lago Tomeo o quello di Brione Verzasca o, peggio ancora, quello della Valle Morobbia), ed attivare così un estenuante ed inutile sistema di opposizioni, ricorsi e, in generale, di tensioni fra persone e spese. La FTAP non può assumersi il ruolo di oppositore sistematico ai progetti, anche perché ai progetti “intelligenti“ – passati negli anni scorsi (ben 4) – ha sempre detto di sì. Ma di progetti intelligenti ve ne sono ancora? E se sì, dove? È questo l’esercizio che si deve fare mentre si valuta la moratoria: individuare a priori dove si possono ancora sfruttare le acque di superficie con impatti limitati e con compensazioni sugli ecosistemi acquatici utili. Allora, ci si rimbocchi le maniche e si vada a scoprire i territorio e si pianifichi – una volta per tutte – la nostra più importante risorsa: l’acqua. Finora non l’ha mai fatto nessuno e, addirittura, c’è chi oggi vorrebbe impedire questa moratoria e mi piacerebbe sapere chi e perché. In ogni caso, il mondo politico ticinese ha l’occasione per decidere nel senso voluto non solo dalla FTAP (che, ricordiamo, annovera 6.000 pescatori con licenza), ma anche da WWF e Pro Natura, nonché da oltre un terzo dei deputati del Gran Consiglio. E questo non mi pare poco. Io penso, inoltre, che la stragrande maggioranza della popolazione ticinese sia d’accordo con quest’impostazione. Si spera solo di non doverla fare intervenire per dire la sua. Uomo avvisato…». Oltre 400 iscritti ai 5 corsi per esercitare la pesca È calato il sipario sui corsi di pesca per il 2008. Hanno interessato, complessivamente, ben 407 candidati, considerando che il corso è obbligatorio per chiunque richiede la licenza di pesca. In totale, sono stati tenuti 5 corsi: il primo svoltosi il 26 gennaio con 86 iscritti, il secondo il 16 febbraio con 87 partecipanti, il terzo il 5 aprile con 58, il quarto il 19 aprile con 87 iscritti e l’ultimo ha avuto svolgimento il 28 aprile con 89 corsisti. Gli incontri di quest’anno, tutti al centro della Protezione civile di Rivera grazie all’ottima collaborazione prestata dalla direzione della PC cantonale, sono stati organizzati contemplando alcune significative novità. Intanto, va detto che nuovi responsabili dei corsi medesimi sono Ezio Merlo e Virgilio Morotti per conto della Federazione ticinese di acquicoltura e pesca, che ancora una volta si è vista tributare calorosi apprezzamenti per l’encomiabile impegno profuso, tanto è vero che si NCIA U N E D LA può parlare davvero di un significativo, deciso salto di qualità, a favore di una approfondita e seria preparazione di chi si appresta a praticare questo divertente e sano passatempo. In effetti, oltre alle «lezioni» fornite dal dott. Bruno Polli dell’UCP sulla legislazione come pure sul comportamento da adottare nei confronti dei pesci alla luce della nuova ordinanza federale sulla protezione degli animali, sono da segnalare i programmi presentati dalle biologhe Vanio Vanessa e Paola Jotti sugli ecosistemi acquatici e la conoscenza dei pesci. Un contributo, il loro, molto apprezzato, anche perché presentato in maniera accattivante e didatticamente valido, così da suscitare appunto ampio interesse fra i corsisti, molti dei quali giovani e anche diverse rappresentanti del gentil sesso. Una... valanga di informazioni e dati, corredati dalla recente revisione dell’opuscolo allestito per favorire un maggior coinvolgimento da parte di chi frequenta questi corsi. E l’interesse di certo non manca, se si considera che neppure si è stati in grado di soddisfare tutte le richieste di iscrizione ai corsi, per cui già sono preannunciate una settantina di pre-iscrizioni per i corsi in agenda nel 2009. I quali, appunto con l’intento di favorire al massimo tutti coloro che vogliono diventare pescatori, si svolgeranno l’anno venturo non soltanto in primavera, ma in diversi periodi dell’anno. Ed è altresì da segnalare, come sottolinea Ezio Merlo, che per il 2009 è annunciata una importante novità, nel senso che l’Ufficio federale della pesca prevede di introdurre un esame in base al quale sarà possibile ottenere un «patentino», che darà piena legittimazione ad esercitare la pesca su tutto il territorio svizzero. Schiuma nel fiume Mara Aldo Bettoni di Pambio-Noranco, pescando nel mese di giugno in Val Mara, nella zona di Devoggio, poco prima del paese di Arogno, si è imbattuto in una brutta, sgradevole sorpresa che ha voluto «immortalare». Difatti, mentre era intento a pescare in un riale che si immette nel fiume Mara, ha... scoperto che in questo corso d’acqua era finita una grossa quantità di schiuma, imbiancando un lungo tratto della Mara medesima. Di cosa si trattava? Non certamente di acqua… pulita. 55 I pesci esotici ormai … spadroneggiano: aspio nel Ceresio e siluro nel Verbano Le catture, singolari, risalgono allo scorso mese di aprile, offrendo un’ulteriore conferma su un fenomeno che preoccupa seriamente in quanto il patrimonio ittico dei nostri laghi risulta sempre più… imbastardito a causa di pescatori che non hanno coscienza e ricorrono ad esche esotiche, oppure per colpa di chi vuol disfarsi di pesci tenuti in acquari e li butta pertanto nel lago. Così, proprio nel Ceresio – in questi ultimi anni – si è visto un po’ di tutto quanto a pesci «forestieri» o comunque «strani»: piranhas, pesce gatto di origine americana (voracissimo), storione, siluro, claride del Mozambico, ecc. Basti considerare il… disastro procurato dal gardon, altro pesce non certo nostrano ma che oggi è incontrastato dominatore nel lago di Lugano. René Gaberell di Cadempino ha catturato nel lago di Lugano un pesce, che – almeno sul versante svizzero del lago – non si era mai visto. Si tratta di un aspio (Aspius Aspius), ciprinide molto diffuso in acque salmastre e dolci, costiere e fluviali, dell'Europa centrorientale e dell’Asia (dai bacini dell’Elba e del Danubio alle steppe dei Kirghisi). L’ha pescato con le reti nello specchio d’acqua dirimpetto a Carabietta, a una profondità di poco più di 3 metri. Questo predatore, voracissimo, pesa 4 chili con una lunghezza di 68 centimetri. René Gaberell lo ha donato al Museo della pesca di Caslano, che ha provveduto a farlo imbalsamare e quanto prima sarà esposto al pubblico. Secondo gli accertamenti effettuati dall’ittiologo dott. Bruno Polli dell’Ufficio cantonale caccia e pesca, questo esemplare di astio dovrebbe avere circa 5 anni di età e, malauguratamente, in Italia ha preso… piede, soprattutto nella Pianura Padana lungo il corso del Po e 56 nei suoi principali affluenti, ove anzi se ne pescano molti esemplari. Da adulto, diventa un accanito predatore e, addirittura, sembra essere l’unico ciprinide europeo strettamente carnivoro, un predatore insaziabile, attivissimo, veloce ed eclettico, che – secondo taluni ricercatori – riunisce certi caratteri evolutivi vincenti dei salmonidi e degli esocidi. La testa e la coda, grosso modo, hanno similitudini con quelle della trota, mentre il resto del corpo (almeno a prima vista) dà l'impressione di trovarsi di fronte ad un grosso gardon. Non si tratta, comunque, di una «prima» per il lago di Lugano nella sua interezza. Infatti, come ci ha confermato il dott. Carlo Romanò dell’Amministrazione provinciale di Como (settore pesca), qualche mese prima un pescatore italiano con reti aveva catturato un esemplare di aspio sui 30 centimetri nel golfo di Porlezza. Walter Branca di Vira Gambarogno, noto pescatore con reti di professione, ha invece catturato un siluro europeo di 2,550 chilogrammi e lungo 72 centimetri. È accaduto mentre Walter Branca era intento a ritirare in... secco una rete volante in mezzo al lago Verbano, grosso modo in faccia alla foce del fiume Maggia. Il siluro – pesce proveniente dall’area danubiana, ma che in questi ultimi anni è presente massicciamente nel Po e nel Basso Ticino – è stato inconsciamente «colonizzato» in Italia dagli stessi pescatori, assai probabilmente perché rappresenta una preda ambitissima quanto a trofeo, considerando che può raggiungere anche la stazza di 3 e più metri di lunghezza e un peso di 250-300 chilogrammi! Un «mostro», dunque, che – una volta assunte proporzioni ragguardevoli – diventa oltretutto il pre- datore per eccellenza, pappandosi anitre, cani e quant'altro gli capita sotto... tiro. È per questo che si guarda con fondato e giustificato timore alla sua diffusione alle nostre latitudini, oltretutto poiché ovviamente non si tratta di un pesce indigeno e che – data la sua proverbiale fame – potrebbe creare enormi scompensi fra la popolazione ittica autoctona. Per il lago Maggiore (versante svizzero) si tratta comunque non di una «prima» ma quasi, siccome già qualche anno fa un altro siluro sarebbe stato pescato nella zona del Gambarogno, nelle vicinanze di Magadino. D’altra parte, è assodato che – pochi mesi or sono – nello specchio d’acqua dirimpetto a Ghiffa – un pescatore di professione di quella zona ha pescato, sempre con le reti, un esemplare sui 5-6 chilogrammi. Quello catturato ora da Walter Branca dovrebbe avere 2-3 anni di età. C’è il timore che possa trattarsi di un pesce cresciuto nel lago, forse usato (quando era piccolo) come esca da qualche scriteriato pescatore; se così fosse, non è da escludere che nel Verbano ci possano essere anche altri esemplari e, in tal caso, la... frittata è cosa fatta. Altri, invece, ritengono che – in qualche modo – sia risalito dal Basso Ticino o dal Po, ma sembra quasi impossibile, visti gli ostacoli invalicabili alla migrazione del pesce. Per questo pescatore di professione del Gambarogno, ad ogni buon conto, l’originale cattura è stata preceduta, negli anni trascorsi, da altre due singolari... sorprese, avendo registrato la pesca di una decina di storioni e di un paio di pesci-gatto, altre specie che non dovrebbero (ma ci sono!) infestare le acque del lago Maggiore. r.l. In cucina Polpette di pesce a base di gardon di Lorenzo Bacciarini, Minusio Purtroppo, ci sono ancora molti pregiudizi su questo pesce, diffusissimo, soprattutto nel lago di Lugano. Eppure, pian piano vi è chi – a giusta ragione – va adoperandosi per convincere il consumatore che anche il gardon ha un suo valore specifico sulle nostre tavole. Importante è saperlo cucinare bene. Qui sopra: l'aspio catturato da René Gaberell con le reti a Carabietta. Sotto: il siluro catturato da Walter Branca di Vira Gambarogno. Ecco una proposta concreta: – 500 g filetti di gardon (se possibile, taglia piccola sui 15/20 cm, usando del filetto solo la parte della schiena in cui sono presenti meno lische) – olio per friggere – pane grattugiato – sale e pepe macinato – prezzemolo tritato (eventualmente, timo) – 2 rossi d’uovo Preparazione: – lavare ed asciugare i filetti; – mixare i filetti; – in una scodella mettere i filetti mixati, salare e pepare (a piacimento, si può aggiungere del peperoncino macinato), prezzemolo tritato, 2 rossi d’uovo, mescolando per bene. Se l’impasto risulta troppo bagnato, aggiungere il pane grattugiato; – formare delle polpette grandi come una noce e girarle nel pane grattugiato, facendo attenzione a non comprimerle troppo poiché potrebbero risultare gommose dopo la cottura. Cottura: in friggitrice con olio pre-scaldato a 180° per 2 minuti, riportare l’olio a 180°, di nuovo circa 2 minuti fino a che risultino dorate. È possibile anche la cottura in padella con il burro. Le polpette di gardon risultano molto apprezzate se fredde, in antipasti, insalate, o con aperitivi. 57 Il Gran Consiglio rilascia la concessione per microcentrale elettrica ad Ossasco Il 25 giugno scorso, il Gran Consiglio ha autorizzato (con 60 voti favorevoli, 6 contrari e 7 astensioni) la CEL Bedretto SA allo sfruttamento delle acque del riale Ri Cristallina per i prossimi 40 anni. La nuova centrale idroelettrica sarà capace di produrre annualmente 4,5 milioni di Kwh e sarà insediata ad Ossasco, in Valle Bedretto. L’impianto è il quarto del suo genere dopo quelli già realizzati a Dalpe, Campo Vallemaggia e Cerentino. Intervenendo nel dibattito anche a nome dei pescatori, Tullio Righinetti ha giustamente osservato che in materia di microcentrali «non c’è stato un proliferare, ma solo alcune realizzazioni selettive». È però vero che, a un certo momento, i progetti erano poco meno di trenta. D’altra parte, il cambiamento del prezzo di rimunerazione a livello federale (oramai 34 cts/kWh contro i 17 attuali) ha aumentato gli appetiti e le richieste. Alcune sono note e già pronte. «Non siamo contrari alle microcentrali per principio, tuttavia spesso danneggiano i corpi d’acqua e stravolgono le caratteristiche dei torrenti incontaminati delle nostre valli tanto belli e attrattivi, senza dimenticare l’impatto negativo sulla fauna ittica provocato dalla diminuzione drastica del volume di acqua». Nel caso di Ossasco, ha affermato sempre in Gran Consiglio il deputato Tullio Righinetti, si è cercato di essere il meno invadenti possibile: così, la presa d’acqua, il dissabbiatore e la condotta forzata sono completa- 60 mente interrati; pure la centrale viene ottenuta ampliando e ristrutturando un edificio esistente, che già assolveva un compito analogo. Considerato però che si trova fuori zona edificabile, «vogliamo sperare che il Cantone applichi i medesimi parametri in casi analoghi, oggi regolarmente disattesi come nel caso dei nostri rustici che rappresentano un patrimonio purtroppo in inesorabile deteriomento». Il parlamentare non ha mancato, comunque, di manifestare perplessità sul deflusso minimo, decisamente scarso. Il Ri di Cristallina, soprattutto dove ci sono le cascate, risulterà povero d’acqua. In quella zona la rimonta dei pesci è di fatto impossibile: questo ha convinto la FTAP a non opporsi, ma la natura ne esce decisamente maltrattata. Da ultimo, Tullio Righinetti ha richiamato la moratoria sulle microcentrali elettriche, sottoscritta da oltre trenta parlamentari. Con «un tempismo che risulta nuovo» il Governo ha già manifestato decisa opposizione alla richiesta di moratoria in attesa della scheda di Piano direttore. Il messaggio governativo, «preparato a tambur battente», sembra non abbia tenuto conto di non pochi pareri favorevoli alla moratoria in seno ai servizi dello Stato. PER VALORIZZARE E SMERCIARE IL PESCE DI LAGO Una realtà il consorzio di pescatori con reti sul Ceresio Giovedì 29 maggio, nel corso di una breve e cordiale cerimonia nel negozio di René Gaberell a Cadempino, è stato sottoscritto un accordo di collaborazione per la valorizzazione del pesce di lago (compreso quello «bianco») tra otto pescatori semiprofessionisti del Ceresio e il titolare dello Spaccio ittico di Noranco, Alfredo Del Gaudio. La finalità di questo «contratto di società», che sta alla base del «Consorzio pescatori con reti del Ceresio», è di favorire lo smercio del prodotto della pesca professionale del Ceresio attraverso un centro di lavorazione e di commercio riconosciuto, che dispone di un’ampia rete di distribuzione. I firmatari sono: René Gaberell di Cadempino, Fernando Gaja di Breganzona (presidente dell'Assoreti che è la federazione cui aderisce buona parte di coloro che esercitano la pesca professionale o semi-professionale), Ezio Merlo di Chiasso, Mario Della Santa di Bissone, Rolf Müller di Ponte Tresa, Armando Poli di Brusino Arsizio, Paolo Sulmoni di Figino e Giorgio Valli di Bogno. Nuove adesioni sono comunque benvenute per dare ancor più vigore a questo sodalizio, che ha propositi lodevoli nel valorizzare – finalmente – il cosiddetto «pesce bianco» (gardon in primis, ma anche scardola, cavedano, ecc.), che implica maggiori oneri di lavorazione (squamatura, filettatura, eliminazione delle lische) e un maggiore impegno a livello di smercio (promozione del prodotto, erroneamente considerato di qualità inferiore). L’accordo si prefigge appunto di ottimizzare lo sforzo di pesca e di proporre con continuità pesce di lago sul mercato locale. Da segnalare, in proposito, che nel corso dell’anno il Consiglio di Stato aveva introdotto alcune misure per garantire la sopravvivenza della pesca con le reti e favorirne una maggiore 62 professionalità. Questa iniziativa – che si muove nella direzione auspicata anche dal Dipartimento del territorio, come ha tenuto a sottolineare durante la firma del contratto il dott. Bruno Polli, presente in rappresentanza dell’Ufficio cantonale caccia e pesca – porterà ad una maggiore imprenditorialità della categoria dei pescatori con reti e a un migliore sfruttamento della risorsa ittica, che costituisce una delle basi di un’alimentazione equilibrata. Fra i primi passi da intraprendere per dare slancio e notorietà al neo-costituito Consorzio pescatori con reti del Ceresio si tratta di adottare un logo a mo’ di «tracciabilità» e di garanzia del prodotto ittico del Ceresio, dal profilo della pesca, della lavorazione e della vendita. Il prodotto ha infatti bisogno di essere conosciuto e divulgato (quindi, accentuata azione di promozione e di sensibilizzazione) per farne – ha rilevato il titolare dello Spaccio ittico, Alfredo Del Gaudio – un «piatto del territorio» a tutti gli effetti, consentendo di offrirlo alla clientela locale e al turismo in modo costante e attraverso una variegata raccolta di accattivanti menu, sapendo di poter contare su un prodotto molto apprezzabile sia come pesce in carpione, sia filettato, sia come fritto misto, oppure da consumare come polpette, ecc. r.l. Nella foto sotto: i firmatari del contratto di società, ma manca Rolf Müller di Ponte Tresa. Splendide inquadrature del Biacco ripreso lungo il fiume Morobbia Ma cosa è il Biacco? Non è sicuramente un castigo di Dio, ma uno dei molteplici elementi che permettono alla natura di funzionare per noi. Il Biacco – scrive Serge Misslin, docente di Viganello – è un serpentone innocuo, che vive di preferenza al suolo e può raggiungere i 200 cm di lunghezza. Generalmente è nero/ nero-verdastro o nero-brunastro, più o meno macchiettato di giallo; le macchie gialle possono fondersi in bande trasversali fino ai due terzi del corpo e quindi in striature longitudinali fino all’apice della coda. È possibile incontrare esemplari totalmente neri. Il ventre è solitamente bianco-giallastro o grigiastro. Ha grandi placche cefaliche, una sola fila di squame tra labbro e occhio, placca anale divisa e pupilla rotonda (caratteristiche tipiche di un serpente non velenoso). Grazie alla sua colorazione scura, riesce ad assumere molto in fretta il calore necessario alla sua vita attiva. È l’unico serpente che riusciamo a trovare negli ambienti più diversi, è praticamente ubiquista: dalla pianura ai 1400 m s. m. frequenta zone umide, pietraie, cespuglieti, boschi aperti di latifoglie, prati, argini di fiumi, scarpate ferroviarie, ruderi, coltivi, orti e giardini. Si rifugia volentieri in muri a secco, magazzini da giardino, sotto i tetti di cascine abbandonate o sfruttate solo nei periodi di vacanza, dentro cataste di legna coperte da teli di materiale sintetico dove calore e umidità vengono trattenuti. Grande cacciatore, eleva il collo muovendo la testa come se si trattasse di un periscopio: individuata la preda, la insegue a vista, aiutato anche dal sensibilissimo senso dell’olfatto e dalla grande velocità che riesce a raggiungere grazie alla forza e alla sua squamatura liscia del corpo. La preda – annota sempre Serge Misslin – viene afferrata con la bocca, munita di tanti piccoli denti acuminati rivolti all’indietro, e quindi soffocata tra le spire, oppure schiacciata contro il terreno o un altro ostacolo. Le rane vengono ingoiate vive, poiché essendo viscide non permettono l’azione di stritolamento. La sua mole e il carattere fiero e battagliero gli permettono di vivere accanto all’uomo in orti e giardini, se quest’ultimo, intelligentemente, glielo permette. Vi sono persone che da anni convivono con un Biacco in giardino, apprezzandone il lavoro di guardia e pulizia rivolto contro topi, ratti, talpe, ... e altre persone che si crucciano di averlo perduto, con le relative conseguenze. Piuttosto irascibile, attacca solo quando, importu- nato, non gli sia permesso di fuggire. In questo caso, morde e di solito insiste nella presa per alcuni secondi. Trattandosi di un serpente non velenoso ed essendo la ferita solo superficiale, basta una semplice disinfezione della parte lesa. In maggio il Biacco si accoppia e capita di vedere i maschi impegnati in una lotta rituale incruenta, mentre si elevano sul tronco avvinghiandosi l’un l’altro, ricadono a terra e si inseguono fino a quando uno dei due contendenti non desiste. Una volta fecondata, la femmina depone le sue 5-15 uova (14-22 x 28-40 mm), dal guscio pergamenaceo ed elastico, in anfratti del terreno, fra rocce o sassi, dove temperatura e umidità sono ideali. Dopo 6-8 settimane sgusciano i serpentelli (20-25 cm. di lunghezza) dal corpo finemente macchiettato di giallo, grigio e marrone, con la testa nera e gialla che ricorda il tipico disegno di avvertimento delle vespe (può trattarsi di un efficace sistema di difesa) e gli occhi dall’iride rosso-arancio. Dove possiamo trovarlo in Svizzera? È autoctono in Ticino, Grigioni e in una fascia di territorio situata fra Giura e Francia. Ebbene, Claudine Richelli ci ha inviato una serie di 6 immagini (in basso a sinistra) davvero straordinarie oltre che rare scattate nella primavera scorsa lungo il fiume Morobbia, vicino ai binari del treno: documentano le varie fasi dell’accoppiamento. Inquadrature di notevole interesse, per cui la ringraziamo vivamente. Segnalibro Un feroce siluro per la curiosità dei pescatori Cesare Mario Puzzi, Stefania Trasforini, Andrea Casoni e Mauro Alessandro Bardazzi del Gruppo «GRAIA» (Gestione e ricerca ambientale ittica acque), per conto del Consorzio Parco Lombardo della valle del Ticino, con sede a Pontevecchio di Magenta, hanno pubblicato un interessante volumetto per presentare ai pescatori un pesce «vorace e opportunista», chiamato «siluro» (Silurus glanis). Lo studio – un’ottantina di pagine, redatte con grande rigore scientifico ed accompagnate da splendide immagini – ci fa conoscere da vicino questo pesce (dove e come vive, le sue caratteristiche, ecc.). Il siluro appartiene ad una specie esotica invasiva nel fiume Ticino e, perciò, è stato oggetto recentemente di un’importante azione di contenimento. Il siluro, infatti, è un vorace predatore notturno, dotato di una notevole abilità nella caccia alle sue prede. Il genere siluro comprende 17 specie. In Svizzera è specie autoctona e si trova soprattutto nei laghi di Neuchâtel, Bienne, Morat e lago di Costanza. La presenza nel fiume Po e Ticino del siluro è fonte di preoccupazione, date dal suo istinto di vorace predatore e per il fatto che può raggiungere i 2 chilogrammi in soli 12 mesi. «L’azione indefessa di contrasto alla sua diffusione – annota Milena Bertani, presidente del Parco del Ticino, nella prefazione del volumetto – affiancata da un approfondito studio dei diversi aspetti della sua biologia e autoecologia, sono le misure che da tempo il Parco aveva individuato come strumenti utili a combattere l’invasività di questo pesce, tanto amato da certa parte di pescatori, anche nel nostro Paese». Chi volesse conoscere la storia e le caratteristiche di questo pesce può richiedere il prezioso volumetto «Il siluro» al Consorzio Parco Lombardo della valle del Ticino, Pontevecchio di Magenta (MI), tel. 0039 02 972 101, www.parcoticino.it. 64 Ci hanno lasciato Carlo Moretti Lo scorso 18 giugno, è deceduto Carlo Moretti, socio fondatore, primo presidente ed unico presidente onorario del Pesca club Novazzano. Carlo (o Carlin) è stato per anni la persona di riferimento del sodalizio, insegnando molti principi che abbiamo sempre cercato di mettere in pratica e, anzi, ripresi tra l’altro nello statuto. Carlo amava il club. Fino all’ultimo ha voluto essere informato su tutte le attività. Lo scorso mese di dicembre, volle a tutti i costi acquistare i nostri ultimi gadget sia per lui sia per il nipote. Egli si è sempre prodigato per il bene del sodalizio, soprattutto a favore dei più giovani. Con entusiasmo salutava tutte le iniziative a favore della propaganda della pesca verso i ragazzi. Molti sono gli insegnamenti che ci ha lasciato. Ne rammentiamo uno, sicuramente meno conosciuto, ma che indica i suoi sani principi: Carlo si oppose fermamente ad ogni aiuto finanziario da parte dell’ente pubblico. Infatti, nei nostri primi anni di vita del Pesca club Novazzano, alcuni soci avevano ipotizzato la possibilità di chiedere un aiuto finanziario al Municipio, come accade in seno a molti club sportivi. Egli si oppose con veemenza dicendo che non avrebbe mai accettato soldi pubblici per favorire la pas- sione sportiva o del tempo libero di un club! E così, in 30 anni di vita, il club di Novazzano non ha mai chiesto un sussidio comunale! Carlin, classe 1922, lo si trovava spesso lungo il suo Runcaia. Era il guardiano del torrente, di cui conosce va ogni meandro! Anche quando lo frequentavamo da ragazzi, ci capitava spesso di trovarlo «ai paloni» o alla chiusa del «Nosotti» e nel cestino aveva sempre qualche bella preda. Con il cucchiaino era formidabile, ma non solo sul fiume: difatti, sapeva pescare molto bene anche dalla barca, in coppia soprattutto con il fido «zio Ricu». Fino ad alcuni anni or sono, ben oltre gli 80, non mancava mai alle gare e – pur presentandosi con canne non dell’ultima generazione – sapeva difendersi in modo dignitoso. Con lui se ne andato un pezzo importante della storia del Pesca club Novazzano e, più in generale, della pesca in tutto il Mendrisiotto. Ecco perché i vari club della regione lo ricordano con affetto e gratitudine oltre che con ammirazione, formulando le più sentite condoglianze alla moglie Adriana, al figli Mario e Aldo, e al nipote Emiliano. Pesca club Novazzano, Società pescatori del Mendrisiotto e club sportivi di pesca mo-mo