Il futuro
della pesca nel PD
Microcentrali:
la Valtellina è vicina!
Buoni da mangiare…
per la volpe
Cani da ferma:
stimolarne la passione!
3
Organo ufficiale delle Federazioni ticinesi FTAP e FCTI - Spedizione in abbonamento - Segnalare cambiamenti di indirizzo - GAB 6962 Viganello
Numero unificato - Agosto 2008
e
al
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sp
5
APPEL
LO
AI
PESCA
TORI
PAG
INA 50
La Pesca
Sommario
35 Il futuro della pesca nel PD
Organo ufficiale della
Federazione ticinese
per l’acquicoltura e la pesca
36 Acqua:
manca una visione d’assieme
40 Microcentrali:
Numero 3 - agosto 2008
Anno CIII
la Valtellina è vicina!
46 Nel guadino dei più fortunati
Periodico con 4 pubblicazioni annuali
di cui 2 abbinate
al periodico della FCTI
(Federazione cacciatori ticinesi)
50 La pesca agonistica
Corsi per nuovi pescatori
www.ftap.ch
(possibilità di iscrizione online)
e-mail [email protected]
52 I bisogni energetici del Cantone
e le rivendicazioni dei pescatori
55 Oltre 400 iscritti
Cassiere
Gianni Gnesa
telefono ufficio 091 751 96 41
fax 091 751 52 21
e-mail [email protected]
ai 5 corsi per esercitare la pesca
56 I pesci esotici ormai…
spadroneggiano nei nostri laghi
Redattore responsabile
Raimondo Locatelli
via Massagno 7
CH-6952 Canobbio
telefono e fax 091 940 24 80
e-mail [email protected]
57 In cucina
60 Microcentrale elettrica ad Ossasco
Cambiamenti di indirizzo
Manuela Patà
via Locarno 42
CH-6616 Losone
telefono 091 792 22 30
e-mail [email protected]
Pubblicità
Graficomp SA
Servizio di prestampa
via Ligaino 44
CH-6963 Pregassona
telefono 091 935 00 80
fax 091 930 87 09
e-mail [email protected]
www.graficomp.ch
Grafica e impaginazione
Graficomp SA
Servizio di prestampa
via Ligaino 44
CH-6963 Pregassona
telefono 091 935 00 80
fax 091 930 87 09
e-mail [email protected]
www.graficomp.ch
Stampa
TBS, La Buona Stampa SA
via Fola
CH-6963 Pregassona
telefono 091 973 31 71
fax 091 973 31 72
e-mail [email protected]
62 Consorzio di pescatori con reti
sul Ceresio
63 Biacco fotografato
M i c roc e n t r a l i ,
r i v e f r a n a t e , s c h i u m a,
i nq uiname nto
e de fluss i m ini m i…
p ro b l e m i d i u n a v o l t a !
C e rto c h e ade ss o è tut ta
u n’ a l t r a c os a !
lungo il fiume Morobbia
64 Segnalibro
64 Ci hanno lasciato
In copertina:
temolo fotografato da Doriano Maglione.
L’editorialedi Urs Luechinger
Il futuro della pesca nel PD
presidente della FTAP
La FTAP, così come molti altri, si è
pronunciata sui contenuti del Piano
direttore (PD) cantonale, messo in
consultazione negli ultimi mesi. Il
Piano direttore è uno strumento
fondamentale per tutto il Cantone,
in quanto traccia e definisce i margini entro i quali le principali attività della nostra società devono
stare e sottostare. In poche parole,
si tratta di una sorta di Piano regolatore dell’intero Cantone, all’interno del quale i contenuti sono talora complessi oltre che numerosi.
Questo PD è strutturato mediante
delle schede e la FTAP si è chinata
sulle seguenti:
scheda P5: Parchi naturali; scheda
P6: Acqua; schede P7+R9: Laghi e
rive lacustri + Svago; scheda V3:
Energia; Scheda V6: Approvvigionamento di inerti.
Qui di seguito si commenta succintamente quanto la FTAP ha espresso
all’attenzione del Consiglio di Stato
e a quella di numerosi suoi uffici.
Scheda P5 Parchi – Come previsto,
il PD mette i piedi in avanti ed inserisce questa scheda che mette
nero su bianco i progetti dei parchi
nazionali del Locarnese e di Parc
Adula, oltre a quelli regionali del
Camoghè e del Monte Generoso. Si
tratta di una scheda tendenziosa
siccome riporta unicamente e un
po’ sfacciatamente gli aspetti positivi dei parchi e ne propaganda
dunque l’istituzione, senza citare
alcunché sulle infinite limitazioni
che la gente del posto dovrà subire. E, fra queste, cito l’esclusione
della pesca nelle zone nucleo (vaste, queste, ben 75 chilometri quadrati!!!). La FTAP esorta quindi il
Consiglio di Stato a correggere
quest’impostazione, rendendola
più equilibrata in modo che chi la
legge comprenda che non è tutto
oro quel che luccica. D’altro canto,
la FTAP si esprime positivamente
sui parchi regionali, dove l’attività
della pesca non potrà subire limitazioni (almeno così si spera).
Scheda P6 Acqua – La scheda è assai complessa ed anche le osservazioni conseguenti lo sono. L’aspetto macroscopico e negativo che qui
emerge è quello della completa
mancanza di una visione d’assieme
della risorsa acqua. La scheda,
malgrado citi testualmente che le
risorse di acqua stanno regredendo
in funzione delle mutazioni climatiche, non pone alcun paletto nella
limitazione delle possibilità di prelievo delle acque di superficie,
mantenendo tutto come prima. La
FTAP ribadisce dunque la necessità
dell’elaborazione di un concetto di
pianificazione della risorsa idrica,
intesa come forza generatrice di
elettricità, e che questo sia inserito nel PD. Con l’auspicio che, fintanto che non saranno raggiunti gli
obiettivi prefissati di questa pianificazione, si blocchi ogni nuova
realizzazione di nuove microcentrali che prevedano la captazione
di acque di superficie (corsi d’acqua).
Si è anche proposto di promuovere
una campagna di sensibilizzazione
agli inquinamenti delle acque, ancora troppo frequenti, se non addirittura in aumento.
Anche per quanto attiene le canalizzazioni, il PD non entra nella materia dell’ammodernamento della
rete ormai per alcuni comparti vetusta e gravemente compromessa,
oltre che forse non più conforme
alle nuove regole. Si richiama, in
particolare, alle situazioni di diversi centri urbani, dove – per vari motivi – ad ogni minima pioggerella, i
ricettori naturali devono assumere
ogni nefandezza proveniente dagli
scarichi dei troppo pieni delle fogne.
Scheda V3 Energia – Scheda di parte! Questa scheda è stata allestita
in modo unilaterale da chi vede nei
nostri fiumi solo, ed unicamente,
la possibilità di ulteriori prelievi di
acqua a scopo idroelettrico, senza
alcuna dimostrazione di sensibilità,
al punto da nemmeno inserire –
nella lista dei principali attori del
tema – uffici come quello della natura e del paesaggio, quello della
caccia e della pesca e quello, ancora, dei corsi d’acqua. Pensate che,
oltre all’assenza di coinvolgimento
formale degli uffici citati, neanche
FTAP ed Aquanostra lo sono.
Che tristezza leggere questa scheda; sembra di essere tornati negli
anni ’40-’50. Questa scheda dovrà
essere radicalmente modificata in
quanto completamente priva di visione globale del problema e con
gravi premesse per un ulteriore e
sostanziale peggioramento della situazione dal profilo dei prelievi di
acque dai nostri fiumi, che gridano
vendetta (deflussi minimi, problema delle enormi oscillazioni di livello determinati dallo sfruttamento idroelettrico) da ormai troppo
tempo.
Scheda V6 Approvvigionamento di
inerti – La FTAP esprime approvazione per gli intenti espressi dal PD
di una valorizzazione oculata e sostenibile dell’estrazione di inerti
nei corsi d’acqua, non solo per motivi di sicurezza ma anche per creare nuovi ecosistemi acquatici adeguati alla popolazione ittica.
Schede P7 e R9 Laghi e rive lacustri + Svago – Breve raccomandazione affinché il PD consideri non unicamente i due grandi laghi, ma anche i corsi d’acqua e i laghetti alpini con le loro attività del tipo canyoning, rafting, sub, ecc…
35
vista soltanto come risorsa da
manca una visione d’assieme
Dura e circostanziata presa di posizione della
nell’ambito della consultazione sulla revisione
La Federazione ticinese per l’acquicoltura e la pesca (FTAP), in una lunga ed articolata
presa di posizione firmata dal presidente Urs Luechinger, ha comunicato al Consiglio di
Stato il proprio parere nel contesto della consultazione sulla revisione del Piano direttore cantonale, considerando che le varie schede interessano l'attività di pesca dilettantistica e l’ambiente inteso come ecosistemi acquatici significativamente e direttamente coinvolti. Qui di seguito riportiamo ampi stralci dell’importante documento.
Parchi naturali (scheda P5) – La
FTAP giudica «misero se non addirittura nullo» il risultato finale. Difatti, nelle zone nucleo dei parchi nazionali non si potrà più pescare! «Sapore di beffa è che questo divieto,
se i parchi si faranno, avverrà lentamente... sull’arco di 5 anni! Ancor
di più è beffa quando si riduce la zona nucleo, da 100 a 75 chilometri
quadrati, in cui non si potrà più pescare… Gradiremmo veder scritto
36
nella scheda quanto fastidio potranno dare i parchi nazionali nelle loro
zone nucleo non solo ai pescatori,
ma a tutti gli attuali utenti del territorio, soprattutto quelli ticinesi,
che vengono di fatto sfrattati a vantaggio dei turisti. Non è così che si
fa: non si manda a casa la gente del
posto per far passeggiare stranieri,
con somma rabbia e frustrazione dei
“locals”». E ancora: «Nell’attuale
testo non compaiono i veri conflitti
che una zona nucleo di un parco nazionale comporta. Sembra tutto
idilliaco, mentre di idilliaco non c’è
proprio nulla per la FTAP». Pertanto, si chiede che la scheda venga
cambiata, esprimendo anche i lati
negativi e non solo quelli positivi
dell’istituzione di un parco, altrimenti chi legge penserà che sia solo
cosa buona, mentre non è così. «Assai meglio, per la FTAP, il concetto
di parco naturale regionale, che – in
Nei primi dieci giorni di giugno
le abbondanti precipitazioni
hanno causato molti danni.
In questo caso però (e crediamo
non si tratti di una eccezione)
il disastro ambientale – senza
considerare il danno finanziario –
è stato causato da un totale
e sconsiderato menefreghismo
per quanto riguarda il più
elementare buon senso e rispetto
del patrimonio naturale!
Su queste pagine avevamo già
richiamato l’attenzione sugli abusi
lungo le rive del Cassarate
(vedi foto sotto).
sfruttare:
FTAP al Consiglio di Stato
del Piano direttore cantonale
modo del tutto sostenibile – mantiene integra la possibilità di usufrutto
da parte dei ticinesi del proprio territorio». A mente della Federazione
ticinese di pesca, «vi sono già le premesse per il mantenimento della valorizzazione del nostro territorio,
senza dover sbattere la porta in faccia ai cittadini ticinesi, che oggi
esercitano una sana attività quali la
pesca, la caccia, la raccolta di mirtilli, ecc.».
Acqua (scheda P6) – La FTAP cita il
progetto dei Comuni di Giubiasco,
Pianezzo e Sant’Antonio per un nuovo acquedotto, che prevede la captazione di numerose nuove fonti sorgive in Valle Morobbia, in contrapposizione al progetto di nuovo acquedotto intercomunale con acqua di
falda previsto originariamente dal
PCAIB. «Si tratta del peggior esempio di comprensione dei problemi
legati all’approvvigionamento idrico razionale, per cui si spera che i
contenuti del PD impediranno di
fatto la realizzazione di questo progetto, così come di ogni qualsiasi altro di simile impronta irragionevole
sotto tutti i profili (economico, ambientale, ecc…)».
Ma è soprattutto sul tema delle microcentrali che si dilunga la critica
presa di posizione della FTAP, alla luce soprattutto della risoluzione assembleare (votata in occasione dell’assise del 1° marzo) che chiede una
moratoria nella realizzazione di tali
impianti per la captazione di nuove
acque di superficie, ed ora sui banchi del Gran Consiglio. La sensazione
è che «manca del tutto una visione
d’assieme del problema», siccome
la scheda del PD lascia aperta la porta alla presentazione di innumerevoli progetti di nuove microcentrali
idroelettriche. Si chiede pertanto
formalmente che «il concetto di pianificazione della risorsa idrica, intesa come forza generatrice di elettricità, sia inserita nel PD e che – fintanto che non saranno raggiunti gli
obiettivi prefissati da questa pianificazione – si blocchi ogni nuova realizzazione di nuove microcentrali
con captazione di acque di superficie». Piuttosto, è bene concentrarsi
sugli acquedotti esistenti, dove vi è
un certo potenziale di produzione.
Sempre in materia di acqua, la Federazione ticinese di acquicoltura e
pesca solleva il tema degli inquina-
37
menti, asserendo che è affrontato in
modo troppo «soft». I recenti gravi
episodi di inquinamento delle acque
mostrano, infatti, che il problema
sta crescendo e ciò coerentemente
con l’aumento della popolazione e
dell’utilizzo di sostanze estranee e
pericolose per l’ambiente. Manca,
secondo la FTAP, «un esplicito segnale verso l’informazione alla popolazione, inteso come sensibilizzazione al problema». La FTAP ritiene
che il PD debba contenere questo
obiettivo, che permetterà di trovare
le risorse finanziarie necessarie per
«promuovere una decisa sensibilizzazione tematica (utilizzo di prodotti, smaltimento casalingo, indu-
striale, pulizia lungo i fiumi, ecc.)».
Maggior rigore si auspica pure per la
gestione della rete di canalizzazioni
che, soprattutto nel Luganese, «è
forse ormai da ritenere obsoleta e
meritevole di drastici cambiamenti.
A Lugano si vuole il Nuovo Quartiere
di Cornaredo con al centro il fiume
Cassarate quale elemento ecologico
di grande valenza. Questo obiettivo
comporta una gestione dei rifiuti
selvaggi al Piano della Stampa che,
ad ogni piena, vengono trascinati a
tonnellate lungo il fiume e che si attaccano come ornamenti sgradevoli
ad ogni pianta lungo la riva; comporta l’abolizione degli scarichi di
troppo pieno che, ad ogni piccola
Il Cassarate si è ripreso
il maltolto!
Che sia la volta buona?… Forse è arrivato il momento per realizzare le ope-
La situazione approssimativa prima delle
forti precipitazioni di inizio giugno 2008
(schema sopra a sinistra). Il fiume è
stretto nella morsa di ripide scarpate alte una decina di metri e costruite con
materiale di demolizione e terra (in rosso nello schema) che arrivano sul greto
del fiume; è il livello del fiume che ne
delinea il limite. Dopo le abbondanti
precipitazioni (schema sopra a destra) il
fiume ha definito un nuovo percorso,
causando il franamento delle scarpate
costruite in modo inadeguato e (riteniamo noi) abusivo, se consideriamo la legge sul demanio. Ora però sembra ci sia
la concreta possibilità che a questa situazione venga posto rimedio: abbiamo
visionato parte della documentazione
riguardante il progetto di sistemazione
degli argini del fiume Cassarate e riproduciamo qui a lato qualche dettaglio riguardante la zona della Stampa.
38
pioggia, “vomitano” fogna allo stato puro nelle acque del fiume, con
indicibili miasmi e con ogni schifezza galleggiante prima nel corso
d’acqua e poi nel Ceresio». Come dire che occorre pensare ad ammodernare e sostituire vecchie canalizzazioni per sottrarsi all’attuale situazione di vulnerabilità di fronte
agli inquinamenti.
Laghi e rive lacustri (scheda P7) –
La FTAP condivide i contenuti
espressi nella scheda, ma non può
trascurare dal rilevare che si sarebbero potute includere le rive dei fiumi e quelle degli specchi lacustri alpini. Dovrebbero altresì essere
re di sistemazione e rinaturazione degli argini del fiume Cassarate. I progetti esistono già (dal 2001) e sono stati realizzati dallo Studio Luigi Tunesi Ingegneria SA di Lu-
Le tre sezioni qui sotto si riferiscono al tratto raffigurato a sinistra, particolarmente
espressi temi legati alla gestione e
agli obiettivi dello svago lungo i fiumi e sui laghetti alpini e, in particolare, legato alle attività subacquee,
di canyoning, di rafting, bagno, ecc.
Energia (scheda V3) – In questo capitolo si ribadiscono alcuni concetti
espressi sopra a proposito di microcentrali e, più in generale, sull’assenza di una visione d’assieme della
gestione della risorsa acqua. D’altra
parte, nell’elenco degli attori a livello cantonale, mancano alcuni
elementi che devono contribuire alla ponderazione degli interessi: si
tratta dell’Ufficio natura e paesaggio, dell’Ufficio della caccia e della
pesca, e dell’Ufficio dei corsi d’acqua. Nell’elenco dei gruppi di interesse la FTAP ritiene di farne parte
di diritto e si, spera, sia integrata
anche Aquanostra Ticino.
Approvvigionamento in materiali
inerti (scheda V6) – La FTAP condivide la valorizzazione oculata e sostenibile dell’estrazione di inerti nei
corsi d’acqua, non solo per motivi di
sicurezza, ma anche per creare nuovi ecosistemi acquatici adeguati alla
popolazione ittica.
A conclusione della documentata e
articolata presa di posizione inviata
al Consiglio di Stato nell’ambito del-
la consultazione sulla revisione del
Piano direttore cantonale, la Federazione ticinese di acquicoltura e
pesca evidenzia «il contrasto tra le
due visioni di fondo che, per l’ennesima volta, non è stato risolto. Crediamo che sia giunto il momento di
ammettere che un settore dell’amministrazione prova ad andare in
una direzione di sviluppo sostenibile, ma è di fatto frenata da vecchi
concetti ancestrali dove l’acqua viene vista solo come risorsa da sfruttare fino all’ultima goccia a scopo
idroelettrico. Si intravede un mal
riuscito tentativo di salvare le apparenze, ma l’attenta lettura non lascia dubbi».
gano-Pregassona su mandato del Dipartimento del territorio, con la consulenza del biologo Guido Maspoli di Arbedo. Proponiamo qualche dettaglio che si riferisce alla tratta Ponte del Maglio - Piano della Stampa, riprodotto nel piano sotto e denominato comparto 1. Le sezioni (in rosso) illustrano i tipi di argine previsti, fra i quali anche quelli naturali.
Sezione tipo 1
Sezione tipo 2
Sezione tipo 3
Sezione tipo 4
Sezione tipo 5
Sezione tipo 6
colpito dalle abbondanti precipitazioni di inizio giugno di quest’anno.
39
Microcentrali:
la Valtellina è vicina!
di Doriano Maglione
e Yana Kolodyazhna
Associazione Amici del Lariosaurus
[email protected]
http://ups.provincia.so.it/lariosaurus.htm
40
Questa volta utilizzo lo spazio gentilmente offerto dal dir.
Raimondo Locatelli per parlare un po’ della mia Valtellina:
non sono valtellinese, sono un lagheè, ma è un po’ come
se le mie radici si fossero allungate nella valle in 43 anni
di pesca su e giù per i 120 km di Adda, la splendida Mera,
i 250 torrenti laterali e gli oltre 100 laghi alpini. Impossibile sintetizzare: troppi i luoghi e troppi i ricordi e i suggerimenti anche nella attuale situazione, che vede purtroppo circa il 50% della valle sconvolto da lavori in alveo
fatti con scelte costruttive obsolete, devastanti e del tutto irrispettose della natura. Il 95% del comprensorio idrico è poi interessato da opere di captazione!
A questo punto, i lettori – e, soprattutto, i tanti amici ticinesi che frequentano la valle e che spesso mi chiedono informazioni – penseranno: ma allora perché parlarne? Perché se la valle oggi è un mezzo inferno sventrato da enormi mezzi di movimentazione terra, è peraltro ancora un
mezzo paradiso per noi pescatori, e – una presenza anche
degli amici ticinesi – può aiutarci molto a fronteggiare i
ciechi e arroganti distruttori d’alveo e ladri d’acqua.
Io sono un accanito pescatore a
mosca e presenterò come itinerario
di pesca la riserva di Piateda.
Avendo praticato in ormai oltre 50
anni di pesca in acque interne tantissime tecniche, posso dire – senza
alcun timore – che in Valtellina c’è
posto per ogni pescatore, e non solo per i moschisti.
La grande piena – iniziata sabato 16
maggio, alimentata da forti piogge
e scioglimento della molta neve invernale – lascia presagire un’ottima seconda metà della stagione
2008 dopo le già notevoli catture di
marzo e aprile, mesi che hanno visto anche una importantissima, per
dimensioni, frega anticipata dei temoli.
Per il regolamento rimando al sito,
molto esauriente, oppure basta una
telefonata allo +39 33 56 13 32 53.
Soprattutto è poi importante parlare della grande battaglia per la moratoria sulle captazioni, cui ha fatto riferimento nelle sue parole di
apertura – all’assemblea di Muralto
– anche il presidente Urs Luechinger: «se ci sono riusciti in Valtellina, possiamo farlo anche noi!», ha
esordito presentando la mozione
poi approvata da tutti (vedi, per
tutti i dettagli, il numero precedente de «La Pesca».)
Riguardo a quell’assemblea, mi
permetto di approfittare dello spazio per esprimere tutta la nostra
solidarietà a quel presidente di società che ha – con il cuore – espresso il suo sconforto nel vedere una
proposta, quella di riportare l’apertura alla domenica, bocciata
senza dibattito sulle ragioni che la
motivavano: basta recarsi un pomeriggio a Caslano a osservare il
direttore del Museo che fa doposcuola di pesca ai bambini, oppure
bastava percorrere i due laghi sabato 31 maggio (apertura del perca) per capire il senso, profondissimo, di queste ragioni: davvero
un’occasione perduta, come è stata detto!
Servizi utili:
Comune di Piateda, telefono 0342 370
221, [email protected],
www.comune.piateda.so.it
Unione Pesca Sportiva UPS, telefono 0342 217 257, [email protected]
http://ups.provincia.so.it
Piateda: il fiore all’occhiello
Testo tratto dalla brochure in pubblicazione
a cura del Comune di Piateda e UPS
Informazioni generali
La riserva è stata istituita nel 1994,
quando venne deciso di riaprire alla pesca un tratto di Adda in cui era
stata istituita una bandita nel
1953. I limiti si trovano ora a circa
50 metri a valle del ponte di Boffetto e al ponte di Faedo, creando
un percorso di pesca lungo 4,6 km,
ben pescabile in doppia sponda
lungo tutto il tratto. Quando venne
riaperta la pesca, si decise di introdurre le norme di maggiore salvaguardia del pesce al momento esistenti nel mondo, e cioè:
1) pesca a mosca con la sola coda
di topo;
2) obbligo di rilascio di qualsiasi
specie di pesce catturata, da effettuarsi con la massima cura (mani
bagnate, taglio del finale qualora
risulti difficile estrarre la mosca).
Vennero poi introdotte norme più
restrittive, seguendo la dinamica
di questa tipologia di regolamento
in uso in America e Nord Europa:
1) obbligo di utilizzare ami senza
ardiglione;
2) divieto di appesantimento della
parte terminale della lenza (finale)
con qualsivoglia sistema;
3) regolamentazione dell’ingresso
in acqua tale da proteggere le zone
e i periodi di riproduzione (piede
asciutto, acqua al ginocchio, ecc.).
Il regolamento è in continua evoluzione in senso restrittivo, si cerca di
adeguarsi ai più elevati standard
mondiali. In realtà, questa riserva è
già tra le più importanti d’Europa,
anche grazie ad alcune peculiarità.
Venne immediatamente deciso di
non effettuare alcuna azione di ripopolamento con pesce adulto e so-
41
lo dal 2000 – per sopperire al tremendo impatto causato dagli stormi
di cormorani soprattutto sulla popolazione di temoli (ridotta dell’80%
in un solo mese in altre zone dell'Adda) – si decise di iniziare a immettere novellame (pesci di lunghezza pari a circa 10 cm) proveniente, in un primo tempo, dall’Austria e ora solo dal Centro ittiogenico di Faedo. In questo senso, si è
anticipata una pratica ormai riconosciuta, come unica valida, dall'intera comunità di ittiologi mondiale.
Dal punto di vista alieutico, oggi
chi viene a pescare a Piateda,
magari da regioni lontane o dall’estero, lo fa proprio per trovare
pesce nato o cresciuto in loco, e
con la certezza di non incappare
in materiale di immissione «prontapesca», reperibile ormai anche
nei più inverosimili tratti di fiumi
iperantropizzati e soggetti ad
asciutte ricorrenti.
Più di 50 anni di salvaguardia del
patrimonio di specie endemiche,
sia pure col prezzo che abbiamo
dovuto pagare all’improvviso arrivo
dei cormorani, da secoli quantomeno mai presenti in valle, «pescatori» di grandissima abilità con necessità alimentare di 350 grammi
giornalieri ad esemplare, fanno oggi di Piateda un percorso di pesca
che – per caratteristiche complessive (endemicità, quantità e dimensioni dei pesci, lunghezza del
tratto) – ha pochi eguali in Euro-
42
pa. Lo testimoniano, e ciò fa molto
piacere, le lettere e gli scritti di
gruppi di pescatori a mosca avvezzi
a pescare tutto l’anno, seguendo il
corso delle stagioni, nei più blasonati fiumi di tutti i continenti.
Il temolo è principe assoluto
L’Adda, ormai, presenta di gran lunga la più numerosa e meglio strutturata (diverse classi di età) popolazione in Italia, in competizione in
Europa solo con i grandi fiumi dell’area danubiana. Inoltre, proprio in
Valtellina si sono catturati temoli
dalla livrea anomala, che potrebbero essere oggetto di studi scientifici. Sono stati interessati diversi ittiologi europei, lo studio è in corso e
alcuni risultati sono riportati su diverse riviste di settore (vedi anche
due numeri di questa rivista).
Le trote di varia specie
Fario in grande prevalenza, di ceppo mediterraneo e atlantico, a
causa di antichi mix, quando tutte
le trote provenienti da oltr'alpe (in
particolare, dal lago di Lucerna)
erano di ceppo solo successivamente individuato come atlantico,
mentre quelle nate in Italia – salvo
precedenti mix – sono di ceppo mediterraneo.
Iridea in quantità minima, esclusivamente a causa di grandi piene
(ad esempio, nell'inverno 2002) durante le quali questi pesci, a volte
immessi in tratti a monte per favo-
rire lo svolgimento di gare sociali,
scendono a valle (smontano) e poi
si fermano nelle riserve, dove raggiungono grandi dimensioni.
Marmorata in quantità molto limitata, ma endemica e caratterizzata da maestosi grandi esemplari. È
oggetto di studio in tutto il Nord
Italia la sua reintroduzione in
quanto trota caratteristica solo di
pochi Paesi (Italia, Slovenia, Croazia, Svizzera? Francia?).
Lacustre presente in piccola quantità dopo la costruzione dello sbarramento di Ardendo, che ha impedito la risalita dei grandi riproduttori dal Lario.
Ibridi tra fario, marmorate e lacustri presenti, ma non sono un risultato voluto. Spesso si tratta di immissioni errate in qualche tratto
del fiume e successivi spostamenti
dei pesci.
Scazzoni e vaironi presenti in buona quantità; in genere, pesce foraggio per grandi predatori.
La riproduzione avviene naturalmente per tutti questi pesci, escluse
le fario che si riproducono solo nei
torrenti e ruscelli laterali, ma non è
ancora chiaro perché non in Adda
malgrado lo sforzo dei riproduttori
maschi e femmine ben visibile in novembre. Ciò è oggetto di studio
scientifico presso il Centro ittiogenico di Faedo Valtellino. Eccezionali,
invece, i risultati nella riproduzione
naturale del temolo, osservati con
molta facilità e soddisfazione.
La presenza di ciprinidi e anguille,
un tempo importante, è ora del
tutto occasionale, sempre a causa
della mancanza di idonee scale di
monta in corrispondenza dello
sbarramento di Ardenno.
La pesca
Dopo un primo periodo di assestamento all’apertura della riserva,
ora il livello di pressione è stabilizzato su una presenza media di 30
pescatori il sabato e la domenica, e
10 il lunedì e il mercoledì. Nel weekend una buona metà è costituita
da pescatori provenienti da fuori
provincia e regione, dato quest’ultimo in forte aumento, anche perché cerchiamo di organizzare eventi di richiamo come la «Giornata
del pescatore» con circa 100 presenze, rilevate dal numero di piatti di polenta e salsicce! Numerose
le visite di gruppi organizzati molto
blasonati. Abbiamo con piacere organizzato l’assemblea dell’Associazione Thymallus nel 2005 e il 3° SIM
Master Fly nel 2007.
Tantissime le gradite visite di nomi
storici della pesca a mosca, non solo in Italia, e di tanti nuovi adepti
da ogni regione: graditissima l’organizzazione di «cene piemontesi», «degustazioni toscane» e «assaggi del centro Italia», con sinergie che stanno diventando una bella abitudine...
Le tecniche sono quelle in uso in
tutto il mondo: secca, sommersa,
ninfa tradizionale, ninfa ceca o polacca, streamer.
Le schiuse sono presenti in ogni
stagione: oltre agli immancabili
chironomidi, vi è buona abbondanza di baetidi di varia taglia, spettacolari schiuse di tricotteri in autunno che scatenano le trote più grosse e plecotteri a fine stagione per i
temoli più selettivi. È sempre opportuno informarsi sulle condizioni
dell’acqua, variabili anche nel corso della stessa giornata, in gran
parte determinate dalle scelte dei
produttori di energia.
I costi: 35 € giornalieri, 15 per chi
già pesca in Valtellina, 240 € per il
permesso annuale. Si pesca sabato,
domenica, lunedì e mercoledì, da
marzo a dicembre.
Tipologia del fiume
II tratto presenta tutte le tipologie
ricercate dai pescatori a mosca:
grandi pozze, lunghi raschi a corrente mediamente veloce, fondo
ciottoloso e profondità non molto
elevata; rapide veloci con presenza
di grossi massi sommersi, lunghe
lame profonde e lente. Resistono
ancora vecchie prismate con tane
sommerse per gli esemplari più
grossi e rive, con vegetazione a
spiovere che favorisce l’attività in
superficie.
Nota: le fotografie sono tutte state scattate
nella primavera 2008.
La battaglia per le acque:
quanto basta per dire basta!
Questa è la parola d’ordine che sintetizza il punto della lotta. Quanto
segue è il frutto di due interviste
agli uomini che, più di tutti, hanno
contribuito al successo ottenuto,
con studi e ricerche minuziosi l’uno, con grande impegno e capacità
di aggregazione l’altro: Giuseppe
Songini, autore del bellissimo e
perciò temutissimo libro «Acque
misteriose», e Sandro Sozzani, primo animatore dello IAPS.
Acque misteriose, un libro coraggioso ed utilissimo. L’autore, classe
1927, maestro del lavoro nel 1985,
ha un lunghissimo passato di vita
professionale proprio nel campo
della produzione di energia e,
quindi, è quanto mai una spina nel
fianco di chi ha sempre pensato di
avere un potere senza limiti: la sua
parola è molto difficilmente contestabile da un punto di vista tecnico! Il libro è stato uno degli strumenti con cui è stata condotta la
prima battaglia vittoriosa in Italia
sul tema delle captazioni idriche,
che ha portato nel 2007 ad ottenere una moratoria di fatto a ulteriori prelievi idrici per due anni.
Ciò è avvenuto in Valtellina, cioè a
dire nel maggior comprensorio a livello nazionale per quanto riguarda
la produzione di energia idroelettrica: quasi metà di quella dell’in-
43
tera Lombardia, cioè a dire il 13%
del totale nazionale. In una provincia, quella di Sondrio, che figura al
93° posto quanto ad abitanti e al
99° per densità (dati su 103 province italiane relativi al censimento
2001, fonte ISTAT).
È immediatamente chiaro il rilievo
di questa battaglia per l’oro bianco
delle Alpi, una delle moltissime in
tutto il mondo: lascia immaginare
l’enorme potere della controparte
e l’asprezza della lotta guidata
dallo IAPS (Intergruppo Acque Provincia Sondrio). Un libro, quindi,
che sarà utile a chiunque voglia
rimboccarsi le maniche e scendere in campo su questo difficile
terreno. Tanto utile e coraggioso
da avere suscitato una reazione così veemente da fare riparlare, dopo
molti secoli in Valtellina, di roghi e
44
ritorno dell’Inquisizione con un ordine di distruzione dei volumi!
Il libro è piuttosto breve e ricco di
foto e dati, documenta in modo
inequivocabile la realtà locale, soprattutto ha il grandissimo merito
di proporre un sistema di calcolo
delle portate derivate e dell’energia differenziale prodotta in barba
agli accordi, metodo che può essere utilizzato ovunque.
Questo costituisce il primo passo
necessario laddove (cioè quasi
ovunque) i dati reali non vengano
resi noti da chi di dovere. Si tratta,
in buona sostanza, di ricostruire «a
ritroso» la quantità d’acqua realmente derivata, partendo dagli
unici dati sempre reperibili, quelli
dell’energia totale prodotta, procedendo poi per semplici calcoli e
attraverso coefficienti molto chiaramente descritti. Sempre leggendo il libro, si scopre poi in che modo i decantati DMV (deflussi minimi
vitali) possano fungere da cavallo
di Troia per aprire la strada a nuove concessioni. Altresì scopriamo
che la maggior parte dei maggiori
impianti di produzione di energia
lavora in regime di concessione
provvisoria da oltre mezzo secolo!
Sono evidenti le affinità territoriali,
anche per dimensioni, tra la Valtellina e il Canton Ticino, e molto lodevole è stata l’iniziativa della Federazione ticinese per l'acquicoltura e la pesca, anche perché presa
malgrado il parere negativo espresso a gennaio 2008 nella annuale
«Serata insubrica», organizzata
quest’anno proprio su questo tema
alla Darsena di Villa Geno di Como,
quando gli autorevoli esperti del
settore della relativa Provincia avevano definito, in tutti gli interventi,
il modello Valtellina «non esportabile». Al contrario, la decisione della
FTAP ha rincuorato in particolare
Giuseppe e Sandro: sono le loro parole! Tanto che, immediatamente,
si sono attivati per presentare il
progetto in altre province italiane
sempre più… a secco.
Sandro Sozzani ci racconta come,
in soli due anni di impegno molto
intenso, è stato possibile ottenere
qualcosa, di cui inutilmente si discuteva e si discute da decenni in tutta Italia e non solo.
Ecco, per punti, quanto ci ha detto
(mi scuso per la sintesi necessaria
per ovvie ragioni di spazio).
«L’analisi dei dati testimonia uno
sfruttamento intensivo e pervasivo
dell’intero comprensorio idrico.
Malgrado ciò, sono in itinere altre
nuove 90 domande per piccole captazioni e 30 per grandi.
I soggetti richiedenti sono alcuni
produttori di energia, attratti dall’immediato ritorno in «certificati
verdi» e dai ricavi della vendita
dell’energia che va subito in rete,
oltre che dai contributi immediati
per la costruzione e da spese di gestione e manutenzione irrisorie. Il
danno indotto, oltre all’ulteriore
impoverimento delle acque e alle
strade di accesso «necessarie» che
comportano pericolosissimi ulteriori disboscamenti, è evidente; il beneficio molto meno: le 120 domande, se accettate, porterebbero ad
un delta energetico inferiore al 4%
del totale. Al contrario, la sola razionalizzazione degli elettrodotti
già esistenti (interramento, contenimento delle perdite di trasporto
ecc.) porterebbe un incremento
del 8-10%. Il ripotenziamento (sostituzione delle turbine, ecc.), l’adeguamento tecnologico degli impianti esistenti offre un altro 5-8%.
Una politica di risparmio e comportamenti virtuosi, altrettanto. In totale, un possibile 20% contro il 4%
di cui sopra.
I fattori, che hanno permesso il risultato, si possono così sintetizzare:
1) opera di sensibilizzazione della
popolazione che ha portato alla nascita di 16 comitati locali;
2) nascita dell’Intergruppo che,
agendo su base provinciale, ha unito le forze e raccolto circa 50.000
firme su 170.000 residenti, costringendo – spesso inopinatamente –
tutte le forze politiche locali, le
forze sociali e le associazioni di categoria ad essere d’accordo per il
timore di perdere consensi;
3) iter parlamentare sostenuto da
parlamentari locali che hanno portato in loco la Commissione ambiente del Senato per audizione e
verifica dello stato dell’arte: il risultato è stato che la Commissione
ha invitato, e non poteva essere altrimenti, il Governo ad intervenire;
4) l’intervento governativo si è
concretizzato in un emendamento
specifico inserito nella Legge finanziaria 2007, che ha imposto per
un biennio la necessità di ottenere
– per piccoli e grandi nuove deriva-
zioni – anche l’aggiuntivo parere
del Ministero dell’ambiente;
5) tale provvedimento introduce
una moratoria di fatto a valere per
un biennio entro il quale dovrà essere, seguendo un iter complesso
prescritto dalla vigente legislazione europea e nazionale, effettuata
una valutazione ambientale strategica, VAS, collegata al piano territoriale di coordinamento provinciale, PTCP;
6) gli esiti della VAS relativa al settore acque saranno ricompresi entro un’intesa da stipularsi tra Autorità di bacino, Regione Lombardia e
Provincia di Sondrio, che costituirà
una variante automatica al PTCP e
diventerà la nuova «Legge per il
settore acque», modificando il vigente piano di tutela ed uso delle
acque PTUA.
questo modo di agire, modellato
per quanto concerne le azioni politiche ed istituzionale, su base locale, cogliendo ogni opportunità di
trasversalità dell’azione e delle aggregazioni e presentando proposte,
non solo proteste. Il lavoro inizia
valle per valle, raccogliendo le
conoscenze che già ci sono: è,
questo, il senso dello slogan «c’è
quanto basta per dire basta».
Ovvero dubbi non ne esistono
più, il background di conoscenze
è enorme; sarebbe fuorviante ripartire da zero e, quindi, ogni
rinvio diventa colpevole negligenza.
I soggetti che interagiscono in questa fase sono il Ministero dell’ambiente, l’Autorità di Bacino, la Regione Lombardia, la Provincia di
Sondrio: quello che è evidente è
che proprio ora occorre tenere ben
alta la guardia! Se il consenso unanime di istituzioni, forze politiche
e sociali sino ad oggi conseguito
verrà ribadito anche nella procedura di VAS, credo davvero che si potrà vincere la guerra, perché – a
nostro giudizio – esistono tutte le
incontrovertibili condizioni per ottenere uno STOP totale e definitivo
nel rilascio di nuove concessioni
idroelettriche.
Ci tengo a sottolineare che crediamo molto nella «esportabilità» di
45
Nel guadino
dei più fortunati
Franco Copis di Cadro, il 19
maggio, mentre era intento a
pescare salmerini in Engadina,
ha avuto la fortuna di allamare e
la bravura di portare in barca un
esemplare di trota canadese,
del ragguardevole peso di 5,250
chili e della lunghezza di 71 centimetri.
Complimenti, bravo «vécioo!».
Ecco una bella trota lacustre, presa con esca artificiale, da Claudio
Troise sulla riva del lago Verbano.
La preda segnava kg. 1,150 e una
lunghezza di 51 cm. La sera dopo,
la lacustre è stata gustata cotta al
forno da tutti e cinque i componenti della famiglia.
Non inviateci stampe
da computer o fotocopie
delle vostre fotografie,
ma file JPG o fotografie
originali. Grazie.
Il bravo agente di polizia Egon Rodoni di Biasca mostra una trota fario – 60 centimetri e 2,120 chilogrammi – catturata con rapala il 6
maggio scorso nel fiume Ticino,
nella zona di Lodrino.
46
Riccardo Malosti di Cagiallo, il primo giorno di pesca sui laghetti alpini, ha avuto la soddisfazione di catturare – mentre si trovava al laghetto Ritom in Leventina – una
trota fario del peso di 3,07 chilogrammi e lunga 64 centimetri.
L’ha catturata pescando con l’alborellina a fondo. È la trota più grossa sinora da lui pescata.
Una bella cattura, effettuata il 18
maggio e riguardante un luccio di
92 cm e del peso di 9 kg. La preda
è stata catturata con cane a cucchiaio «serpentello», in pieno lago
Maggiore, in zona Mappo. Una femmina ancora con le uova, che purtroppo è morta! Il fortunato pescatore, ritratto qui con la sua preda,
è Claude Hauke.
Omar Moederle, residente a Cassina d’Agno, ha pescato – lo scorso 4
giugno nel lago Cadagno – questo
bell’esemplare di trota fario di 3,8
kg e della lunghezza di 68 cm. Il
pescatore è stato aiutato dal signor
Crivelli per guadinarla, e per questo lo ringrazia.
E questo è soltanto… l’aperitivo: così sembra affermare Juri Domeniconi di Biasca. Mostra, orgoglioso e ne
ha tutte le sante ragioni, una bellissima trota fario del peso di 5,060
chili e lunga 70 centimetri, pescata
il 18 aprile scorso con esca rapala
nella zona di Lodrino. Complimenti!
A Cresciano il nipote batte il nonno
per tre etti. Così, è accaduto in occasione di una giornata fortunata
per due abili pescatori della regione nella zona di Cresciano: catturando una trota lacustre di 3,5 chilogrammi il giovane Michel De Vittori ha superato, in fortuna e bravura, il nonno Ivano che ha dovuto
accontentarsi di una preda del peso di 3,2 chili.
«Sei proprio una meraviglia!»…
sembra sussurrare Dennis Fasola di
Cadempino, mentre ammira ancora
incredulo la sua prima cattura… di
una certa stazza. Lo splendido
esemplare di trota canadese è stato preso al Ritom la mattina del 18
giugno scorso. Dennis è riuscito a
far sua questa splendida preda in
poco meno di 15 minuti, con non
poca emozione ma con altrettanta
passione, determinazione e concentrazione tecnica. La predatrice
per eccellenza dei nostri laghetti
alpini (conteneva infatti nell’intestino 2 belle trote iridea) misura 73
centimetri e il peso è di 4 chilogrammi. Bravo, Dennis!
Prisca Ranzoni, neo-patentata di
Morcote, ha catturato – nel suo primo giorno di pesca – nel lago Ceresio, pescando dalla riva ed usando
come esca un gardon, una trota lacustre di 46 centimetri e del peso
di 1,6 chilogrammi nonché un lucioperca di 65 cm e di 2 chilogrammi. Le prede sono state cucinate il
giorno stesso al cartoccio, al forno.
Davvero piatti deliziosi!
Di recente, Davide Romanelli ha allamato questa preda: una bellissima
trota di 1,2 chili e 45 cm di lunghezza. L’ha pescata con la tecnica dello
spinning in un torrente del Mendrisiotto. Ovviamente, è un luogo… segreto se dona certe catture!
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Nel guadino
dei più fortunati
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Ju
Durante un’uscita in barca sul Ceresio, Francesca Solari di Viganello ha
catturato, pescando a spinning, questo bellissimo lucioperca di 7,2 chilogrammi. Dopo il rilascio, la giovane ha pregato di incontrarlo di nuovo,
possibilmente con qualche chilogrammo in più, avendole regalato delle
bellissime emozioni.
Riccardo Sinigaglia di Iragna, 6 anni, con una trota fario di 600 grammi e lunga 36 centimetri, catturata
nella zona di Camignolo nel maggio
scorso. Il padre sostiene che «si
tratta soltanto dell’inizio…».
48
Questa bella trota è stata catturata
il giorno dell’apertura della pesca
nei laghetti alpini (1° giugno) nella
regione di Piora (lago Ritom) da Vasco Lepori di Giubiasco, quattordicenne intraprendente. L’esemplare
– un maschio di fario, lungo ben 70
cm e con un peso di 4 kg – è stato
catturato usando un’alborella ed
impiegando più di un quarto d’ora
per averne ragione. Nello stomaco
della trota vi erano ben tre rane e
due trote iridee di piccola taglia.
Cesare Tengattini di Giornico è giustamente molto orgoglioso nel presentare questa bella trota, catturata di recente in un fiume dell’Alto Ticino durante i primi giorni di
pesca. Complimenti vivissimi!
Daniel Cellerino di Besazio ha 10
anni. Mostra, con giustificato orgoglio, le sue catture nel giorno di
apertura della pesca sui laghetti alpini, il 1° giugno scorso. Ed esclama: «Viva la pesca e i papà che insegnano a pescare e ad avere tanta
pazienza...».
Giovani a lezione di pesca
Jonathan Mignami di Solduno, 6
anni, con l’aiuto del papà nel giugno scorso ha preso questi fantastici pesci, pescando a camola in
un riale della Valle Maggia. La trota più grossa, una fario, pesa 500
grammi con una lunghezza di 37
cm; il pescatore in erba ha catturato 12 magnifiche trote fario per
un totale di 3 chili.
Nel maggio scorso, si è svolto il corso di pesca per ragazzi, organizzato come d’abitudine dalla Società pescatori Sant’Andrea di Muralto. Il mattino,
una trentina di giovani pescatori, fra i 6 e i 14 anni, ha seguito – nella sala del Consiglio comunale muraltese – la parte teorica e tecnica con relazioni di Maurizio Zappella e Mauro Ambrosini. Nel pomeriggio, con l’assistenza da parte di esperti pescatori, è stata tenuta la parte pratica del
corso, con montaggio della canna, esecuzione dei nodi e lancio, innesco
corretto delle esche e nozioni di base. Comprensibile la soddisfazione dei
neo-pescatori, che hanno catturato un centinaio di piccoli pesci (gardon,
alborelle e scardole).
Casa in festa
La casa del vicepresidente e cassiere Gianni
Gnesa è stata allietata
dalla nascita di una vispa bambina che si
chiama Nina e che gode
di ottima salute. Ha visto la luce in perfette
condizioni: peso 2,770
kg, lunghezza 46 cm.
Alla mamma Sheila e al
papà Gianni le nostre
più vive felicitazioni e
alla neonata gli auguri
per una vita colma di
serenità.
Chi dorme non piglia pesci
La chiusura redazionale del quarto numero de «La Pesca» è fissata
al 10 settembre 2008, non da ultimo per il fatto che il nostro periodico – com’è d’abitudine – esce in contemporanea con quello de
«La Caccia».
49
La pesca
agonistica
Trofeo dell’Insubria all’insegna dell’amicizia
Il 1° maggio, ore 7.30: raduno dei
concorrenti partecipanti (108 garisti, 36 per ogni specialità) al Trofeo
dell’Insubria, tradizionale incontro
di pesca sportiva giunto alla sesta
edizione. Tutte presenti le sei province della Regio Insubrica: Como,
Lecco, Novara, Ticino, Varese e
Verbania-Cusio-Ossola con i loro 18
concorrenti (6 per specialità). Unici assenti i 6 concorrenti del colpo
della provincia di Novara (... purtroppo vi erano delle concomitanze
nel loro calendario garistico). Il
Trofeo dell’Insubria prevede la disputa, in contemporanea, di tre
specialità della pesca sportiva in
tre campi gara differenti: il pontediga di Melide-Bissone per la specialità al colpo, il lago d’Oro di Cuveglio per la specialità trota lago e
il fiume Margorabbia (Val Cuvia)
per la specialità trota torrente.
Organizzatrice di questa edizione
la Società ticinese pescatori sportivi (STPS).
La meteo ha dato una mano ai partecipanti e agli organizzatori: un
tenue sole e una temperatura in rialzo hanno garantito la regolarità
del Trofeo 2008. La preoccupazione
per le condizioni meteo era grande... siccome vi era stata pioggia a
«catinelle» fino a un paio d’ore prima del raduno. Si pensava anche a
una gara difficile e con poche catture in particolare per il colpo...
ma la fortuna ha invece dato una
mano. Infatti, i gardon hanno iniziato la loro frega naturale portandosi nel sottoriva e permettendo ai
concorrenti piazzati sul ponte-diga
di presentare alla pesatura ragguardevoli bottini (circa 9 kg di
media per concorrente, per un totale di 265 kg). Anche le acque del
fiume Margorabbia destavano una
certa preoccupazione per la violenta pioggia dei giorni precedenti,
ma anche in questo campo gara
tutto si è svolto nella piena regolarità. Nessuna preoccupazione, invece, per il campo gara della gara
trota lago poiché la meteo non
avrebbe potuto danneggiare la
competizione.
50
Le tre gare sono terminate verso le
11.30, con la pesatura e la preparazione delle classifiche individuali di
settore e di specialità... Poi, per la
maggior parte dei concorrenti, altro viaggio verso il Ristorante Lago
d'Oro di Cuveglio per l’aperitivo, il
pranzo e la premiazione del Trofeo
dell’Insubria. Il secondo Trofeo dell’Insubria è stato consegnato alla
vincitrice dell’edizione 2008… la
provincia di Lecco, che – con ottimi
piazzamenti nelle 3 specialità e un
totale di 7 penalità (un primo e due
terzi posti) – ha superato la provincia vincitrice dell’ultima edizione,
ossia la provincia di Varese con 8
penalità. Al terzo posto la provincia
di Como che, entrambe con 11 penalità, ha superato, ma solo per il
maggior piazzamento, la provincia
di Verbania-Cusio-Ossola. Al quinto
posto la Società ticinese pescatori
sportivi del presidente Antonio Spinosa, organizzatrice della giornata,
con 12 penalità e al sesto rango la
provincia di Novara con 14 penalità.
La selezione Ticino non è riuscita a
ottenere un posto sul podio; va sottolineato comunque l’ottimo secondo posto finale della selezione
ticinese nella specialità trota torrente. Discreto il quarto posto finale della selezione al colpo...: infatti, giocavamo in casa, visto che il
APPELLO
ponte-diga è uno dei nostri campi
gara abituali. Il sesto posto finale
della selezione trota lago potrebbe
sembrare deludente, ma occorre
sottolineare che in alcuni settori i
ticinesi sono riusciti ad avvicinarsi
al podio. Inoltre, due pescasportivi
del CP Lugano ancora in età Junior
– A. Sidoli e E. Rocchi – hanno potuto assaporare e vivere l’esperienza
di un confronto con alcuni campioni italiani della specialità... e non
hanno per nulla sfigurato!
Bravissimi…
Ottima l’organizzazione della manifestazione da parte della STPS,
ottimo il comportamento dei concorrenti partecipanti e gustoso il
menu servito dall’accogliente Agriturismo Ristorante Lago d’Oro.
Appuntamento nel 2009 alla prossima edizione del Trofeo dell’Insubria che, per rotazione, dovrebbe
svolgersi nella provincia di Lecco.
… SCRIV BEN!
Sempre più sovente, purtroppo, giungono alla segreteria della FTAP polizze sociali con nomi decisamente illeggibili. Il che, ovviamente, causa problemi
tutt'altro che facili nell'invio della rivista «La Pesca» e
nell'affiliazione alle società, come pure difficoltà talvolta
persino insormontabili, o comunque assai impegnative dal
profilo burocratico, nel decifrare o rinvenire l'indirizzo
esatto. Di conseguenza, rivolgiamo un pressante, vigoroso
appello a compilare le polizze per Federazione/Società di
pesca, mettendo con chiarezza – possibilmente in stampatello – nome, cognome, via e numero del domicilio, nonché numero postale della località.
GRAZIE!
PUBLIREDAZIONALE
IL CONFRONTO
Urs Luechinger
presidente FTAP
Reto Brunett
direttore AET
I bisogni energetici del Cantone
e le rivendicazioni dei pescatori
Intervista a cura di Raimondo Locatelli
I problemi energetici, compresi quelli che più stanno a cuore ai pescatori – come i
deflussi minimi e massimi, le microcentrali, la prevista diga in Val d’Ambra, la concessione per lo sfruttamento del lago Ritom, ecc. – sono sempre in cima alle preoccupazioni della FTAP, a cominciare dalla sua dirigenza. Se ne parla sovente, ancor
più negli ultimi tempi, considerando che la Federazione ticinese di acquicoltura e
pesca caldeggia fortemente l’applicazione di una moratoria per le microcentrali,
ritenendo indispensabile valutare al più presto nella sua globalità il problema per
non dar corda eccessiva a chi vorrebbe – non da ultimo per fame di… guadagno facile – sfruttare anche il più piccolo rigagnolo, ponendo in second’ordine, se non addirittura volutamente dimenticando, ogni più elementare principio di tutela ambientale. Soprattutto considerando che il Ticino, in fatto di sfruttamento idroelettrico, ha già dato molto, anzi decisamente troppo.
Ecco la ragione per cui, dando seguito ad un colloquio con l’Azienda elettrica ticinese (AET) che da qualche anno abbiamo instaurato, anche stavolta abbiamo voluto intervistare sia il presidente della Federpesca dott. Urs Luechinger, sia il direttore dell’AET. E ciò tanto più che, nel frattempo, la direzione dell’AET è stata assunta da Reto Brunett, al quale formuliamo le nostre felicitazioni per la nomina.
Con l’auspicio – come peraltro già dimostrato in quest’occasione – che fra le parti
possa sempre esserci uno spirito di collaborazione e di dialogo, pur nel rispetto delle reciproche esigenze che non sono ovviamente sempre le medesime, anzi…
Dir. Reto Brunett, lei ha da poco assunto le redini dell’AET. Orbene, i temi ambientali relativi agli ecosistemi
acquatici sono in Ticino molti e assai
delicati dal profilo dell’impatto legato allo sfruttamento idroelettrico. La
Federazione ticinese per l’acquicoltura e la pesca aveva intavolato, con
il suo predecessore Paolo Rossi, una
piattaforma di discussione aperta e
franca, oltre che costruttiva. Lei come intende proseguire i contatti con
i pescatori ticinesi, da sempre assai
sensibili sui temi ambientali?
«Sono proprio felice che mi ponga questa domanda. A tal proposito, le segnalo che ci accomuna la passione per la
pesca. Sono infatti un pescatore anch’io e sin da giovane. La priorità sarà
quindi, da parte di AET, di portare avanti un dialogo aperto con i pescatori ticinesi. Intendo pertanto rispettare le vostre esigenze in concordanza con i bisogni energetici del Canton Ticino. Sono
altresì convinto che si possa produrre
energia idroelettrica rispettando i fiumi
e i laghi ticinesi. Alla luce di ciò, credo
che anche in futuro si potrà continuare
la nostra proficua collaborazione».
Presidente Urs Luechinger, cosa si
aspetta invece la FTAP dal nuovo corso di AET e, in particolare, dal direttor Brunett?
«La domanda e la risposta del direttor
Brunett lasciano trasparire la volontà
di collaborare sin da subito con noi pescatori e questo non può che tranquillizzarci e, ancora, non può che essere
una buona premessa per risolvere i numerosi problemi legati allo sfruttamento idroelettrico che assillano il
Cantone Ticino da ormai quasi mezzo
secolo.
Dir. Brunett, vediamo di entrare subito in materia su uno dei grandi temi:
il rinnovo della concessione del Ritom. A che punto si trova la pratica,
visto che la concessione è scaduta già
da diversi anni? Eppure, sinora, l’unico risultato acquisito è l’abbandono
dello sfruttamento del lago Cadagno.
Per il resto, a che punto ci si trova?
«Tengo dapprima a precisare che le
trattative sul rinnovo della concessione del Ritom non sono affatto chiuse.
Attualmente, si sta cercando con le
FFS la via migliore per gestire insieme
un nuovo impianto futuro. Mi piacerebbe poter definire il nuovo progetto
Ritom entro breve tempo e, di seguito,
chiedere in comune con le FFS una
nuova concessione per il futuro del Ri-
tom. Naturalmente, verranno rispettate tutte le leggi in vigore sul rispetto
ambientale, compresa quella relativa
ai deflussi minimi. In queste trattative
non verrà messo in discussione un possibile nuovo sfruttamento idroelettrico
del lago Cadagno. Questo laghetto alpino non verrà più utilizzato per la produzione idroelettrica, dunque la situazione rimane invariata».
Dir. Brunett, altro dossier di cui non
si sa quasi più nulla: il progetto di un
bacino in Val d’Ambra. Che fine ha
fatto? L’AET è ancora interessata a
questo importante progetto?
«L’AET è ancora interessata a questo
progetto che, oltre ad avere un impatto ambientale minimo, ci aiuta a gestire in maniera più efficiente ed efficace le acque della Leventina. “Val
d’Ambra 2” verrà discusso concretamente, e in maniera più ampia, a partire dal prossimo ottobre, quando
avremo tutti i dati e i risultati delle perizie fatte in questi mesi. Mi preme altresì ricordare come questo progetto
sia cruciale per la produzione energetica ticinese e sia già stato concordato
nelle sue linee-guida con i Comuni interessati e gli enti locali».
Presidente Urs Luechinger, il progetto della diga della Val d’Ambra è dunque ancora attuale? La FTAP quali rivendicazioni porta avanti?
«Il dossier è già stato discusso nelle
precedenti riunioni del Gruppo di accompagnamento al progetto. Se da
una parte si vuole incrementare la produzione idroelettrica, dall’altra è necessario procedere ad alcune compensazioni per migliorare la situazione a
valle, e più in particolare lungo il fiume Ticino. Alcune proposte tecniche e
di riqualifica ecologica sono già state
presentate ma, a mio parere, non sono
ancora sufficienti per controbilanciare
gli effetti comunque negativi che questa nuova diga avrà sull’ecosistema acquatico del corso d’acqua della Valle
d’Ambra. Sono comunque certo che se
ne potrà riparlare in quanto questi temi non sono più un tabù e nessuno si
scandalizza se si avanzano delle idee,
che una volta neppure venivano prese
in considerazione».
Direttor Reto Brunett, in questi ultimi tempi è cresciuto fortemente l’interesse (almeno a livello di dibattito)
attorno al tema delle energie pulite
rinnovabili. Quale è la «politica» dell’AET in questo contesto?
«AET è sempre molto attenta al discorso sulle
energie rinnovabili e cerca di seguire gli sviluppi
delle medesime su più
fronti, vale a dire – a titolo esemplificativo – sul
calore, sull’eolico e naturalmente sull’idrico.
Per quanto attiene a
quest’ultima fonte
energetica rinnovabile,
ossia l’idroelettrico, si
dovranno in ogni caso valutare sia le richieste dei pescatori, sia rispettare la
legge vigente. Ciò che tengo a sottolineare è che AET è certamente più interessata a costruire un grosso impianto, come potrebbe essere quello della
Val d’Ambra 2, piuttosto che costruirne 20 lungo i riali ticinesi. Posso quindi
concludere affermando che l’AET intende sfruttare, in linea di massima, il
potenziale delle energie rinnovabili in
Ticino, tenendo conto sia della protezione ambientale, sia delle esigenze
degli enti che potrebbero mostrarsi
contrari in un primo momento a simili
impianti».
E la FTAP cosa ne pensa su questo tema?
«Spostare il baricentro dell’interesse
dall’acqua verso altre fonti rinnovabili
è oggi necessario. Per il Cantone Ticino
ciò vale ancora maggiormente, in
quanto i margini per nuovi sfruttamenti a scopo idroelettrico su acqua di superficie non ve ne sono forse più. Il Ticino ha già dato molto, forse troppo, e
deve ricevere indietro acqua nei fiumi
con le scadenze delle concessioni. Il
quadro giuridico generale cambierà
presto e questo a seguito dell’iniziativa “Acqua Viva” promossa un anno fa
da tutti i pescatori svizzeri e dagli ambientalisti. Dunque, avremo nuove
condizioni di base e su queste si potrà
iniziare un discorso più concreto e
pragmatico. Ma per fare questo, dopo
l’approvazione del controprogetto del
Consiglio degli Stati che avverrà a breve, è necessario pianificare e gestire
per avere un quadro della situazione
attuale e del futuro (inteso con le scadenze delle concessioni e con evidenziati, sin dall’inizio, quali sono i settori con scarso potenziale ecologico)».
Direttor Brunett, negli ultimi tempi
la Federazione ticinese di acquicoltura e pesca ha «rilanciato» in grande
stile la necessità, imprescindibile, di
una moratoria per le microcentrali, >>
in attesa di fare un po’ di chiarezza
nel settore e per evitare che questi
impianti – grazie agli interessanti ed
allettanti incentivi a livello di sussidi
– abbiano a crescere a dismisura,
mettendo a serio repentaglio i pochi
corsi d’acqua che ancora hanno una
dignità… ecologica. Come valuta questo dossier delle microcentrali?
«Non è sicuramente nostra intenzione
voler sfruttare ogni riale, ma – viste le
leggi federali attualmente in vigore –
in futuro potremmo vagliare anche
questa possibilità qualora dovesse rivelarsi necessaria al fine di poter garantire l’approvvigionamento energetico per il Ticino.
Per l’implementazione di queste opere, occorrerà – in ogni caso – valutare
ogni impianto singolarmente e dovrà
essere edificato in accordo con gli enti
turistici, la Federazione dei pescatori
e le altre associazioni interessate. Vorrei comunque sottolineare che, anche
costruendo tutte le microcentrali realizzabili su suolo elvetico, non risolveremmo in ogni caso il problema di approvvigionamento energetico svizzero.
Prendiamo l’esempio del Cantone Ticino. Qualora venissero sfruttati tutti i
piccoli riali con delle microcentrali,
l’aumento nella produzione si azzererebbe in confronto all’aumento del
consumo elettrico in circa un anno. Dal
mio punto di vista, è invece un ottimo
investimento costruire le microcentrali negli acquedotti. Sicuramente
un’ottima soluzione, che tuttavia non rientra
nelle compe-
Schema che illustra
il funzionamento di una microcentrale.
In alto, costruzione di turbine eoliche.
tenze di AET, ma dei singoli Comuni a
cui appartengono gli acquedotti».
Presidente Luechinger, perché la
FTAP ha voluto in maniera così categorica questa moratoria?
«Ma è molto semplice e legato a quanto risposto precedentemente. Diversi
sono, attualmente, i fattori che scateneranno (se non l’hanno già fatto) gli
appetiti per nuove captazioni di acque
di superficie da sfruttare a scopo
idroelettrico: l’aumento degli incentivi pubblici alla produzione di energia
idroelettrica prodotta da microcentrali, il nuovo imminente panorama giuridico derivante dall’iniziativa “Acqua
Viva” e la necessità comunque di dover produrre più energia in generale
(ma non necessariamente idroelettrica). Oggi siamo nelle condizioni che
ogni riale è potenzialmente
sfruttabile a scopo
idroelettrico. Non
c’è nulla che
possa vietare
chicchessia di presentare un qualsiasi
progetto, pur insostenibile che sia (citiamo, quale esempio, quello dello
sfruttamento delle acque in uscita dal
lago Tomeo o quello di Brione Verzasca
o, peggio ancora, quello della Valle
Morobbia), ed attivare così un estenuante ed inutile sistema di opposizioni, ricorsi e, in generale, di tensioni fra
persone e spese. La FTAP non può assumersi il ruolo di oppositore sistematico ai progetti, anche perché ai progetti “intelligenti“ – passati negli anni
scorsi (ben 4) – ha sempre detto di sì.
Ma di progetti intelligenti ve ne sono
ancora? E se sì, dove? È questo l’esercizio che si deve fare mentre si valuta
la moratoria: individuare a priori dove
si possono ancora sfruttare le acque di
superficie con impatti limitati e con
compensazioni sugli ecosistemi acquatici utili. Allora, ci si rimbocchi le maniche e si vada a scoprire i territorio e
si pianifichi – una volta per tutte – la
nostra più importante risorsa: l’acqua.
Finora non l’ha mai fatto nessuno e,
addirittura, c’è chi oggi vorrebbe impedire questa moratoria e mi piacerebbe sapere chi e perché. In ogni caso, il mondo politico ticinese ha l’occasione per decidere nel senso voluto
non solo dalla FTAP (che, ricordiamo,
annovera 6.000 pescatori con licenza),
ma anche da WWF e Pro Natura,
nonché da oltre un terzo dei deputati del Gran Consiglio. E
questo non mi pare poco. Io
penso, inoltre, che la stragrande maggioranza della
popolazione ticinese sia
d’accordo con quest’impostazione. Si spera solo
di non doverla fare intervenire per dire la
sua. Uomo avvisato…».
Oltre 400 iscritti ai 5 corsi per esercitare la pesca
È calato il sipario sui corsi di pesca per il 2008. Hanno interessato, complessivamente, ben 407 candidati, considerando che il corso è obbligatorio per chiunque richiede la licenza di pesca. In totale, sono stati tenuti 5 corsi: il primo svoltosi il 26 gennaio con 86 iscritti, il secondo il 16 febbraio con 87 partecipanti, il terzo il 5
aprile con 58, il quarto il 19 aprile con 87 iscritti e l’ultimo ha avuto svolgimento il 28 aprile con 89 corsisti.
Gli incontri di quest’anno, tutti al centro della Protezione civile di Rivera grazie all’ottima collaborazione
prestata dalla direzione della PC cantonale, sono stati
organizzati contemplando alcune significative novità.
Intanto, va detto che nuovi responsabili dei corsi medesimi sono Ezio Merlo e Virgilio Morotti per conto della
Federazione ticinese di acquicoltura e pesca, che ancora una volta si è vista tributare calorosi apprezzamenti
per l’encomiabile impegno profuso, tanto è vero che si
NCIA
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N
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LA
può parlare davvero di un significativo, deciso salto di
qualità, a favore di una approfondita e seria preparazione di chi si appresta a praticare questo divertente e
sano passatempo. In effetti, oltre alle «lezioni» fornite
dal dott. Bruno Polli dell’UCP sulla legislazione come
pure sul comportamento da adottare nei confronti dei
pesci alla luce della nuova ordinanza federale sulla protezione degli animali, sono da segnalare i programmi
presentati dalle biologhe Vanio Vanessa e Paola Jotti sugli ecosistemi acquatici e la conoscenza dei pesci. Un
contributo, il loro, molto apprezzato, anche perché presentato in maniera accattivante e didatticamente valido, così da suscitare appunto ampio interesse fra i corsisti, molti dei quali giovani e anche diverse rappresentanti del gentil sesso. Una... valanga di informazioni e
dati, corredati dalla recente revisione dell’opuscolo allestito per favorire un maggior coinvolgimento da parte
di chi frequenta questi corsi. E l’interesse di
certo non manca, se si considera che neppure
si è stati in grado di soddisfare tutte le richieste di iscrizione ai corsi, per cui già sono
preannunciate una settantina di pre-iscrizioni
per i corsi in agenda nel 2009. I quali, appunto
con l’intento di favorire al massimo tutti coloro che vogliono diventare pescatori, si svolgeranno l’anno venturo non soltanto in primavera, ma in diversi periodi dell’anno. Ed è altresì
da segnalare, come sottolinea Ezio Merlo, che
per il 2009 è annunciata una importante novità, nel senso che l’Ufficio federale della pesca
prevede di introdurre un esame in base al quale sarà possibile ottenere un «patentino», che
darà piena legittimazione ad esercitare la pesca su tutto il territorio svizzero.
Schiuma nel fiume Mara
Aldo Bettoni di Pambio-Noranco, pescando nel mese di giugno in Val Mara, nella zona di Devoggio, poco prima del
paese di Arogno, si è imbattuto in una brutta, sgradevole
sorpresa che ha voluto «immortalare». Difatti, mentre era
intento a pescare in un riale che si immette nel fiume Mara, ha... scoperto che in questo corso d’acqua era finita
una grossa quantità di schiuma, imbiancando un lungo
tratto della Mara medesima.
Di cosa si trattava? Non certamente di acqua… pulita.
55
I pesci esotici ormai … spadroneggiano:
aspio nel Ceresio e siluro nel Verbano
Le catture, singolari, risalgono allo scorso mese di aprile, offrendo
un’ulteriore conferma su un fenomeno che preoccupa seriamente
in quanto il patrimonio ittico dei
nostri laghi risulta sempre più…
imbastardito a causa di pescatori
che non hanno coscienza e ricorrono ad esche esotiche, oppure
per colpa di chi vuol disfarsi di pesci tenuti in acquari e li butta pertanto nel lago. Così, proprio nel
Ceresio – in questi ultimi anni – si
è visto un po’ di tutto quanto a
pesci «forestieri» o comunque
«strani»: piranhas, pesce gatto di
origine americana (voracissimo),
storione, siluro, claride del Mozambico, ecc. Basti considerare
il… disastro procurato dal gardon,
altro pesce non certo nostrano ma
che oggi è incontrastato dominatore nel lago di Lugano.
René Gaberell di Cadempino ha
catturato nel lago di Lugano un pesce, che – almeno sul versante
svizzero del lago – non si era mai
visto. Si tratta di un aspio (Aspius
Aspius), ciprinide molto diffuso in
acque salmastre e dolci, costiere e
fluviali, dell'Europa centrorientale
e dell’Asia (dai bacini dell’Elba e
del Danubio alle steppe dei Kirghisi). L’ha pescato con le reti nello
specchio d’acqua dirimpetto a Carabietta, a una profondità di poco
più di 3 metri. Questo predatore,
voracissimo, pesa 4 chili con una
lunghezza di 68 centimetri. René
Gaberell lo ha donato al Museo della pesca di Caslano, che ha provveduto a farlo imbalsamare e quanto
prima sarà esposto al pubblico. Secondo gli accertamenti effettuati
dall’ittiologo dott. Bruno Polli dell’Ufficio cantonale caccia e pesca,
questo esemplare di astio dovrebbe avere circa 5 anni di età e, malauguratamente, in Italia ha preso… piede, soprattutto nella Pianura Padana lungo il corso del Po e
56
nei suoi principali affluenti, ove
anzi se ne pescano molti esemplari. Da adulto, diventa un accanito
predatore e, addirittura, sembra
essere l’unico ciprinide europeo
strettamente carnivoro, un predatore insaziabile, attivissimo, veloce ed eclettico, che – secondo taluni ricercatori – riunisce certi caratteri evolutivi vincenti dei salmonidi e degli esocidi. La testa e la coda, grosso modo, hanno similitudini con quelle della trota, mentre il
resto del corpo (almeno a prima vista) dà l'impressione di trovarsi di
fronte ad un grosso gardon.
Non si tratta, comunque, di una
«prima» per il lago di Lugano nella
sua interezza. Infatti, come ci ha
confermato il dott. Carlo Romanò
dell’Amministrazione provinciale
di Como (settore pesca), qualche
mese prima un pescatore italiano
con reti aveva catturato un esemplare di aspio sui 30 centimetri nel
golfo di Porlezza.
Walter Branca di Vira Gambarogno, noto pescatore con reti di
professione, ha invece catturato
un siluro europeo di 2,550 chilogrammi e lungo 72 centimetri. È
accaduto mentre Walter Branca
era intento a ritirare in... secco
una rete volante in mezzo al lago
Verbano, grosso modo in faccia alla foce del fiume Maggia. Il siluro
– pesce proveniente dall’area danubiana, ma che in questi ultimi
anni è presente massicciamente
nel Po e nel Basso Ticino – è stato
inconsciamente «colonizzato» in
Italia dagli stessi pescatori, assai
probabilmente perché rappresenta una preda ambitissima quanto
a trofeo, considerando che può
raggiungere anche la stazza di 3 e
più metri di lunghezza e un peso
di 250-300 chilogrammi!
Un «mostro», dunque, che – una
volta assunte proporzioni ragguardevoli – diventa oltretutto il pre-
datore per eccellenza,
pappandosi anitre, cani e quant'altro gli capita sotto... tiro. È per questo che si guarda con fondato
e giustificato timore alla sua diffusione alle nostre latitudini, oltretutto poiché ovviamente non
si tratta di un pesce indigeno e
che – data la sua proverbiale fame
– potrebbe creare enormi scompensi fra la popolazione ittica autoctona. Per il lago Maggiore (versante svizzero) si tratta comunque non di una «prima» ma quasi,
siccome già qualche anno fa un altro siluro sarebbe stato pescato
nella zona del Gambarogno, nelle
vicinanze di Magadino. D’altra
parte, è assodato che – pochi mesi
or sono – nello specchio d’acqua
dirimpetto a Ghiffa – un pescatore
di professione di quella zona ha
pescato, sempre con le reti, un
esemplare sui 5-6 chilogrammi.
Quello catturato ora da Walter
Branca dovrebbe avere 2-3 anni di
età. C’è il timore che possa trattarsi di un pesce cresciuto nel lago, forse usato (quando era piccolo) come esca da qualche scriteriato pescatore; se così fosse, non
è da escludere che nel Verbano ci
possano essere anche altri esemplari e, in tal caso, la... frittata è
cosa fatta. Altri, invece, ritengono
che – in qualche modo – sia risalito
dal Basso Ticino o dal Po, ma sembra quasi impossibile, visti gli
ostacoli invalicabili alla migrazione del pesce.
Per questo pescatore di professione del Gambarogno, ad ogni buon
conto, l’originale cattura è stata
preceduta, negli anni trascorsi,
da altre due singolari... sorprese,
avendo registrato la pesca di una
decina di storioni e di un paio di
pesci-gatto, altre specie che non
dovrebbero (ma ci sono!) infestare le acque del lago Maggiore.
r.l.
In cucina
Polpette di pesce a base di gardon
di Lorenzo Bacciarini, Minusio
Purtroppo, ci sono ancora molti pregiudizi su questo pesce, diffusissimo, soprattutto nel lago di Lugano. Eppure, pian piano vi è chi
– a giusta ragione – va adoperandosi per convincere il consumatore
che anche il gardon ha un suo valore specifico sulle nostre tavole.
Importante è saperlo cucinare bene.
Qui sopra: l'aspio catturato
da René Gaberell
con le reti a Carabietta.
Sotto: il siluro catturato
da Walter Branca
di Vira Gambarogno.
Ecco una proposta concreta:
– 500 g filetti di gardon (se possibile, taglia piccola sui 15/20 cm, usando del filetto solo la
parte della schiena in cui sono presenti meno
lische)
– olio per friggere
– pane grattugiato
– sale e pepe macinato
– prezzemolo tritato (eventualmente, timo)
– 2 rossi d’uovo
Preparazione:
– lavare ed asciugare i filetti;
– mixare i filetti;
– in una scodella mettere i filetti mixati, salare e pepare (a piacimento, si può aggiungere del peperoncino macinato), prezzemolo tritato, 2 rossi d’uovo, mescolando per bene. Se l’impasto risulta troppo bagnato, aggiungere il pane grattugiato;
– formare delle polpette grandi come una noce e girarle nel pane
grattugiato, facendo attenzione a non comprimerle troppo poiché potrebbero risultare gommose dopo la cottura.
Cottura:
in friggitrice con olio pre-scaldato a 180° per 2 minuti, riportare
l’olio a 180°, di nuovo circa 2 minuti fino a che risultino dorate.
È possibile anche la cottura in padella con il burro.
Le polpette di gardon risultano molto apprezzate
se fredde, in antipasti, insalate, o con aperitivi.
57
Il Gran Consiglio rilascia la concessione
per microcentrale elettrica ad Ossasco
Il 25 giugno scorso, il Gran Consiglio
ha autorizzato (con 60 voti favorevoli, 6 contrari e 7 astensioni) la CEL
Bedretto SA allo sfruttamento delle
acque del riale Ri Cristallina per i
prossimi 40 anni. La nuova centrale
idroelettrica sarà capace di produrre annualmente 4,5 milioni di Kwh e
sarà insediata ad Ossasco, in Valle
Bedretto. L’impianto è il quarto del
suo genere dopo quelli già realizzati
a Dalpe, Campo Vallemaggia e Cerentino. Intervenendo nel dibattito
anche a nome dei pescatori, Tullio
Righinetti ha giustamente osservato
che in materia di microcentrali «non
c’è stato un proliferare, ma solo alcune realizzazioni selettive». È però
vero che, a un certo momento, i
progetti erano poco meno di trenta.
D’altra parte, il cambiamento del
prezzo di rimunerazione a livello federale (oramai 34 cts/kWh contro i
17 attuali) ha aumentato gli appetiti
e le richieste. Alcune sono note e già
pronte. «Non siamo contrari alle microcentrali per principio, tuttavia
spesso danneggiano i corpi d’acqua
e stravolgono le caratteristiche dei
torrenti incontaminati delle nostre
valli tanto belli e attrattivi, senza
dimenticare l’impatto negativo sulla
fauna ittica provocato dalla diminuzione drastica del volume di acqua».
Nel caso di Ossasco, ha affermato
sempre in Gran Consiglio il deputato
Tullio Righinetti, si è cercato di essere il meno invadenti possibile: così,
la presa d’acqua, il dissabbiatore e
la condotta forzata sono completa-
60
mente interrati; pure la centrale
viene ottenuta ampliando e ristrutturando un edificio esistente, che
già assolveva un compito analogo.
Considerato però che si trova fuori
zona edificabile, «vogliamo sperare
che il Cantone applichi i medesimi
parametri in casi analoghi, oggi regolarmente disattesi come nel caso
dei nostri rustici che rappresentano
un patrimonio purtroppo in inesorabile deteriomento».
Il parlamentare non ha mancato, comunque, di manifestare perplessità
sul deflusso minimo, decisamente
scarso. Il Ri di Cristallina, soprattutto dove ci sono le cascate, risulterà
povero d’acqua. In quella zona la
rimonta dei pesci è di fatto impossibile: questo ha convinto la FTAP a
non opporsi, ma la natura ne esce
decisamente maltrattata.
Da ultimo, Tullio Righinetti ha richiamato la moratoria sulle microcentrali elettriche, sottoscritta da
oltre trenta parlamentari. Con «un
tempismo che risulta nuovo» il Governo ha già manifestato decisa opposizione alla richiesta di moratoria in attesa della scheda di Piano
direttore. Il messaggio governativo, «preparato a tambur battente», sembra non abbia tenuto conto di non pochi pareri favorevoli alla moratoria in seno ai servizi dello
Stato.
PER VALORIZZARE E SMERCIARE IL PESCE DI LAGO
Una realtà il consorzio
di pescatori con reti sul Ceresio
Giovedì 29 maggio, nel corso di una
breve e cordiale cerimonia nel negozio di René Gaberell a Cadempino, è
stato sottoscritto un accordo di collaborazione per la valorizzazione del
pesce di lago (compreso quello
«bianco») tra otto pescatori semiprofessionisti del Ceresio e il titolare
dello Spaccio ittico di Noranco, Alfredo Del Gaudio. La finalità di questo
«contratto di società», che sta alla
base del «Consorzio pescatori con reti del Ceresio», è di favorire lo smercio del prodotto della pesca professionale del Ceresio attraverso un
centro di lavorazione e di commercio
riconosciuto, che dispone di un’ampia rete di distribuzione.
I firmatari sono: René Gaberell di Cadempino, Fernando Gaja di Breganzona (presidente dell'Assoreti che è la federazione cui aderisce buona parte di
coloro che esercitano la pesca professionale o semi-professionale), Ezio
Merlo di Chiasso, Mario Della Santa di
Bissone, Rolf Müller di Ponte Tresa, Armando Poli di Brusino Arsizio, Paolo
Sulmoni di Figino e Giorgio Valli di Bogno.
Nuove adesioni sono comunque benvenute per dare ancor più vigore a questo sodalizio, che ha propositi lodevoli
nel valorizzare – finalmente – il cosiddetto «pesce bianco» (gardon in primis, ma anche scardola, cavedano,
ecc.), che implica maggiori oneri di lavorazione (squamatura, filettatura,
eliminazione delle lische) e un maggiore impegno a livello di smercio (promozione del prodotto, erroneamente
considerato di qualità inferiore). L’accordo si prefigge appunto di ottimizzare lo sforzo di pesca e di proporre con
continuità pesce di lago sul mercato
locale. Da segnalare, in proposito, che
nel corso dell’anno il Consiglio di Stato
aveva introdotto alcune misure per garantire la sopravvivenza della pesca
con le reti e favorirne una maggiore
62
professionalità.
Questa iniziativa – che si muove nella
direzione auspicata anche dal Dipartimento del territorio, come ha tenuto a
sottolineare durante la firma del contratto il dott. Bruno Polli, presente in
rappresentanza dell’Ufficio cantonale
caccia e pesca – porterà ad una maggiore imprenditorialità della categoria
dei pescatori con reti e a un migliore
sfruttamento della risorsa ittica, che
costituisce una delle basi di un’alimentazione equilibrata. Fra i primi passi
da intraprendere per dare slancio e
notorietà al neo-costituito Consorzio
pescatori con reti del Ceresio si tratta
di adottare un logo a mo’ di «tracciabilità» e di garanzia del prodotto ittico
del Ceresio, dal profilo della pesca,
della lavorazione e della vendita. Il
prodotto ha infatti bisogno di essere
conosciuto e divulgato (quindi, accentuata azione di promozione e di sensibilizzazione) per farne – ha rilevato il
titolare dello Spaccio ittico, Alfredo
Del Gaudio – un «piatto del territorio»
a tutti gli effetti, consentendo di offrirlo alla clientela locale e al turismo
in modo costante e attraverso una variegata raccolta di accattivanti menu,
sapendo di poter contare su un prodotto molto apprezzabile sia come pesce
in carpione, sia filettato, sia come fritto misto, oppure da consumare come
polpette, ecc.
r.l.
Nella foto sotto: i firmatari del contratto di
società, ma manca Rolf Müller di Ponte Tresa.
Splendide inquadrature
del Biacco ripreso
lungo il fiume Morobbia
Ma cosa è il Biacco? Non è sicuramente un castigo
di Dio, ma uno dei molteplici elementi che permettono alla natura di funzionare per noi. Il Biacco – scrive Serge Misslin, docente di Viganello – è
un serpentone innocuo, che vive di preferenza al
suolo e può raggiungere i 200 cm di lunghezza.
Generalmente è nero/ nero-verdastro o nero-brunastro, più o meno macchiettato di giallo; le macchie gialle possono fondersi in bande trasversali
fino ai due terzi del corpo e quindi in striature
longitudinali fino all’apice della coda. È possibile
incontrare esemplari totalmente neri. Il ventre è
solitamente bianco-giallastro o grigiastro. Ha
grandi placche cefaliche, una sola fila di squame
tra labbro e occhio, placca anale divisa e pupilla
rotonda (caratteristiche tipiche di un serpente
non velenoso). Grazie alla sua colorazione scura,
riesce ad assumere molto in fretta il calore necessario alla sua vita attiva. È l’unico serpente che riusciamo a trovare negli ambienti più diversi, è
praticamente ubiquista: dalla pianura ai 1400 m s.
m. frequenta zone umide, pietraie, cespuglieti,
boschi aperti di latifoglie, prati, argini di fiumi,
scarpate ferroviarie, ruderi, coltivi, orti e giardini. Si rifugia volentieri in muri a secco, magazzini
da giardino, sotto i tetti di cascine abbandonate o
sfruttate solo nei periodi di vacanza, dentro cataste di legna coperte da teli di materiale sintetico
dove calore e umidità vengono trattenuti.
Grande cacciatore, eleva il collo muovendo la testa come se si trattasse di un periscopio: individuata la preda, la insegue a vista, aiutato anche
dal sensibilissimo senso dell’olfatto e dalla grande
velocità che riesce a raggiungere grazie alla forza
e alla sua squamatura liscia del corpo.
La preda – annota sempre Serge Misslin – viene afferrata con la bocca, munita di tanti piccoli denti
acuminati rivolti all’indietro, e quindi soffocata
tra le spire, oppure schiacciata contro il terreno o
un altro ostacolo. Le rane vengono ingoiate vive,
poiché essendo viscide non permettono l’azione
di stritolamento.
La sua mole e il carattere fiero e battagliero gli
permettono di vivere accanto all’uomo in orti e
giardini, se quest’ultimo, intelligentemente, glielo permette. Vi sono persone che da anni convivono con un Biacco in giardino, apprezzandone il
lavoro di guardia e pulizia rivolto contro topi, ratti, talpe, ... e altre persone che si crucciano di
averlo perduto, con le relative conseguenze.
Piuttosto irascibile, attacca solo quando, importu-
nato, non gli sia permesso di fuggire. In questo caso, morde e di solito insiste nella presa per alcuni
secondi. Trattandosi di un serpente non velenoso
ed essendo la ferita solo superficiale, basta una
semplice disinfezione della parte lesa.
In maggio il Biacco si accoppia e capita di vedere i
maschi impegnati in una lotta rituale incruenta,
mentre si elevano sul tronco avvinghiandosi l’un
l’altro, ricadono a terra e si inseguono fino a
quando uno dei due contendenti non desiste. Una
volta fecondata, la femmina depone le sue 5-15
uova (14-22 x 28-40 mm), dal guscio pergamenaceo ed elastico, in anfratti del terreno, fra rocce
o sassi, dove temperatura e umidità sono ideali.
Dopo 6-8 settimane sgusciano i serpentelli (20-25
cm. di lunghezza) dal corpo finemente macchiettato di giallo, grigio e marrone, con la testa nera e
gialla che ricorda il tipico disegno di avvertimento
delle vespe (può trattarsi di un efficace sistema di
difesa) e gli occhi dall’iride rosso-arancio.
Dove possiamo trovarlo in Svizzera? È autoctono
in Ticino, Grigioni e in una fascia di territorio situata fra Giura e Francia. Ebbene, Claudine Richelli ci ha inviato una serie di 6 immagini (in basso a sinistra) davvero straordinarie oltre che rare
scattate nella primavera scorsa lungo il fiume Morobbia, vicino ai binari del treno: documentano le
varie fasi dell’accoppiamento. Inquadrature di notevole interesse, per
cui la ringraziamo
vivamente.
Segnalibro
Un feroce siluro per la
curiosità dei pescatori
Cesare Mario
Puzzi, Stefania
Trasforini, Andrea Casoni e
Mauro Alessandro Bardazzi del
Gruppo «GRAIA»
(Gestione e ricerca ambientale ittica acque),
per conto del
Consorzio Parco
Lombardo della
valle del Ticino,
con sede a Pontevecchio di Magenta, hanno pubblicato un
interessante volumetto per presentare ai
pescatori un pesce «vorace e opportunista», chiamato «siluro» (Silurus glanis).
Lo studio – un’ottantina di pagine, redatte
con grande rigore scientifico ed accompagnate da splendide immagini – ci fa conoscere da vicino questo pesce (dove e come
vive, le sue caratteristiche, ecc.).
Il siluro appartiene ad una specie esotica
invasiva nel fiume Ticino e, perciò, è stato oggetto recentemente di un’importante azione di contenimento. Il siluro, infatti, è un vorace predatore notturno, dotato
di una notevole abilità nella caccia alle
sue prede. Il genere siluro comprende 17
specie. In Svizzera è specie autoctona e si
trova soprattutto nei laghi di Neuchâtel,
Bienne, Morat e lago di Costanza. La presenza nel fiume Po e Ticino del siluro è
fonte di preoccupazione, date dal suo
istinto di vorace predatore e per il fatto
che può raggiungere i 2 chilogrammi in soli 12 mesi. «L’azione indefessa di contrasto alla sua diffusione – annota Milena Bertani, presidente del Parco del Ticino, nella prefazione del volumetto – affiancata
da un approfondito studio dei diversi
aspetti della sua biologia e autoecologia,
sono le misure che da tempo il Parco aveva individuato come strumenti utili a combattere l’invasività di questo pesce, tanto
amato da certa parte di pescatori, anche
nel nostro Paese».
Chi volesse conoscere la storia e le caratteristiche di questo pesce può richiedere
il prezioso volumetto «Il siluro» al Consorzio Parco Lombardo della valle del Ticino,
Pontevecchio di Magenta (MI), tel. 0039 02
972 101, www.parcoticino.it.
64
Ci hanno lasciato
Carlo Moretti
Lo scorso 18 giugno, è deceduto
Carlo Moretti, socio fondatore, primo presidente ed unico presidente
onorario del Pesca club Novazzano.
Carlo (o Carlin) è stato per anni la
persona di riferimento del sodalizio, insegnando molti principi che
abbiamo sempre cercato di mettere in pratica e, anzi, ripresi tra
l’altro nello statuto.
Carlo amava il club. Fino all’ultimo
ha voluto essere informato su tutte
le attività. Lo scorso mese di dicembre, volle a tutti i costi acquistare i nostri ultimi gadget sia per
lui sia per il nipote. Egli si è sempre
prodigato per il bene del sodalizio,
soprattutto a favore dei più giovani. Con entusiasmo salutava tutte
le iniziative a favore della propaganda della pesca verso i ragazzi.
Molti sono gli insegnamenti che ci
ha lasciato. Ne rammentiamo uno,
sicuramente meno conosciuto, ma
che indica i suoi sani principi: Carlo si oppose fermamente ad ogni
aiuto finanziario da parte dell’ente
pubblico. Infatti, nei nostri primi
anni di vita del Pesca club Novazzano, alcuni soci avevano ipotizzato
la possibilità di chiedere un aiuto
finanziario al Municipio, come accade in seno a molti club sportivi.
Egli si oppose con veemenza dicendo che non avrebbe mai accettato
soldi pubblici per favorire la pas-
sione sportiva o del tempo libero di
un club! E così, in 30 anni di vita, il
club di Novazzano non ha mai chiesto un sussidio comunale!
Carlin, classe 1922, lo si trovava
spesso lungo il suo Runcaia. Era il
guardiano del torrente, di cui conosce va ogni meandro! Anche
quando lo frequentavamo da ragazzi, ci capitava spesso di trovarlo «ai
paloni» o alla chiusa del «Nosotti»
e nel cestino aveva sempre qualche
bella preda. Con il cucchiaino era
formidabile, ma non solo sul fiume:
difatti, sapeva pescare molto bene
anche dalla barca, in coppia soprattutto con il fido «zio Ricu». Fino ad alcuni anni or sono, ben oltre
gli 80, non mancava mai alle gare e
– pur presentandosi con canne non
dell’ultima generazione – sapeva
difendersi in modo dignitoso.
Con lui se ne andato un pezzo importante della storia del Pesca club
Novazzano e, più in generale, della
pesca in tutto il Mendrisiotto. Ecco
perché i vari club della regione lo
ricordano con affetto e gratitudine
oltre che con ammirazione, formulando le più sentite condoglianze
alla moglie Adriana, al figli Mario e
Aldo, e al nipote Emiliano.
Pesca club Novazzano,
Società pescatori del Mendrisiotto
e club sportivi di pesca mo-mo
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51 - Federazione Ticinese per l`Acquicoltura e la Pesca