LE ATTESE MESSIANICHE AL
TEMPO DI GESU’
IL MONDO GIUDAICO AL
TEMPO DI GESÙ
Credo che possa essere utile farsi un'idea anzitutto dell'ambiente
"culturale " in cui è nato e vissuto Gesù, per poter inquadrare i vari tipi
di attese messianiche nel contesto in cui andavano sviluppandosi; in
modo che si possa comprendere meglio il fatto che Gesù ha operato
una vera e propria scelta, in rapporto ad altre possibili (e sicuramente
più popolari) nella sua epoca. La finalità di questa appendice dunque
non è di soddisfare una curiosità di tipo intellettuale; invece è quella di
mostrare sino in fondo cosa è significato, per Gesù, vivere il suo essere
il Messia alla maniera del Servo sofferente di JHWH. D'altronde, poiché
nel mondo giudaico la dimensione religiosa non è distinguibile
dall'apparato istituzionale e ideologico, mi pare opportuno delinearne
un quadro, per poter comprendere le implicazioni soggiacenti ai diversi
modi di concepire il messianismo.
LA SOCIETA’ GIUDAICA
La Palestina al tempo di Gesù era abitata da poco più di mezzo
milione di persone, distribuite in piccoli villaggi. Accanto alla gran
parte che viveva in condizioni modeste del proprio lavoro
quotidiano vi erano ricchi commercianti, proprietari terrieri, usurai
e i cosiddetti “pubblicani”, ovvero gli esattori delle tasse per conto
dei romani, che facevano di questa attività una fonte di lucro
personale.
Numerosi erano i poveri, i mendicanti, i malati, i portatori di
handicap fisici e psichici che erano disprezzati ed emarginati in
quanto ritenuti peccatori e impuri; il ruolo della donna era analogo
a quello diffuso nell’oriente antico: non poteva partecipare alla vita
pubblica, né partecipare attivamente al culto (al Tempio le donne
non potevano oltrepassare il vestibolo a loro riservato, e nella
sinagoga non intervenivano né per la lettura della Torah né per le
preghiere), né poteva valere come testimone nei processi.
LA SITUAZIONE POLITICA
Al tempo di Gesù la Palestina faceva parte dell'impero di Roma,
e precisamente della provincia di Siria. Pompeo la conquistò nel
63 aC. e Roma in seguito affidò il governo a un amico fidato:
Erode il Grande, che fu re dal 37 al 4 aC. Alla sua morte la
Palestina fu suddivisa tra i quattro figli:
Archelao ereditò la Giudea, la Samaria e l’Idumea, ma fu un
sovrano talmente crudele che i romani lo deposero ed
esiliarono in Gallia nel 6 d.C. e nominarono al suo posto un
governatore o “procuratore” romano che doveva rispondere del
suo operato direttamente all’imperatore
Erode Antipa era tetrarca della Galilea (il tetrarca indicava
nell’antichità il re che dominava sulla quarta parte del regno).
Filippo era il tetrarca delle regioni a nord-est del fiume
Giordano (Iturea, Gaulanitide, Auranitide, Batanea e
Traconitide). Sua moglie Erodiade l’aveva lasciato per il fratello
Erode.
Lisania invece aveva l’ultima parte del territorio (Abilene) che
confinava coi possedimenti di Filippo.
Salome , la figlia, ebbe le città di Azotus, Jamnia e Fasaele.
LA SITUAZIONE POLITICA
L’attività pubblica di Gesù ebbe inizio in Galilea sotto il regno di Erode Antipa,
mentre era imperatore a Roma Tiberio, e si concluse a Gerusalemme allora
governata dal procuratore romano Ponzio Pilato.
La "pax romana" consentiva al popolo giudaico una certa autonomia:
governava religiosamente e anche civilmente il sinédrio, un consiglio di 70
anziani con a capo il sommo sacerdote. Roma però manteneva l'ordine con le
sue truppe, imponeva le sue tasse e si riservava la decisione nelle cause che
comportavano la pena di morte. La religione ebraica godeva del particolare
statuto di "religio licita" (religione ammessa) nell'impero romano: per questo
gli ebrei erano esentati dal rendere omaggio religioso all'imperatore e alle
divinità dell'impero. Anche il cristianesimo agli inizi godrà di questa situazione,
essendosi sviluppato come una ramificazione del giudaismo.
Gesù annunciò il suo regno spirituale aperto a tutti i popoli non fu creduto, fu
perseguitato e ucciso. La ribellione però covava sotto la cenere e scoppiò in
rivolta armata nel 65 dC. Le legioni romane la domarono duramente, e nel 70
dC. Gerusalemme venne distrutta: la Palestina come nazione era finita.
IL GRAN CONSIGLIO
O SINEDRIO
Il governo giudaico vero e proprio era nelle mani di un Gran Consiglio o Sinedrio (dal greco
synedrion, che significa assemblea, consiglio), composto da 70 membri, oltre al Sommo Sacerdote
primate, suo presidente. Era formato da tre gruppi:
* i Sommi Sacerdoti. La loro figura era sacra e la loro carica originariamente vitalizia ed ereditaria;
al tempo di Gesù i romani avevano preso a destituirli e nominarli secondo le loro convenienze
politiche. Venivano eletti fra un ristretto numero di famiglie. Nonostante i loro poteri nelle faccende
civili fossero limitati, potevano ancora considerarsi i capi politici, oltre che religiosi, della nazione.
Inoltre, attraverso il Gran Consiglio da loro presieduto, governavano anche gli affari civili di loro
competenza. Appartenevano a famiglie che derivavano il loro potere dal fatto che occupavano le
alte cariche dell'amministrazione del Tempio.
* I Senatori (o "presbiteri", o "anziani") erano secolari e scelti tra le famiglie dell'aristocrazia. Erano
per lo più grandi proprietari e costituivano la forza dei "sadducei".
* I Dotti ("scribi"), esperti in teologia o diritto, appartenevano per lo più alla fazione dei "farisei",
che esercitavano una forte influenza spirituale sul popolo.
Il Gran Consiglio rappresentava il potere in ogni aspetto: politico-economico, ideologico-spirituale e
religioso-cultuale. Al tempo di Gesù, sua autorità civile era limitata al solo territorio della Giudea,
ma quella morale s’estendeva a tutte le comunità ebraiche del mondo. Gli erano riconosciute
notevoli competenze penali (per le pene legate a "reati religiosi") e perciò poteva contare su una
forza indipendente di polizia e poteva praticare detenzioni; per le pene capitali le sue sentenze
dovevano essere ratificate dal governatore romano.
IL TEMPIO DI
GERUSALEMME E
LA SINAGOGA
Il Tempio era il segno della presenza di Dio in mezzo agli
uomini. Il primo Tempio fu fatto costruire da Salomone,
durante il periodo monarchico nel X sec. a.C. Distrutto dal
babilonese Nabucodonosor, il conquistatore di Gerusalemme,
fu nuovamente ricostruito dopo l’esilio. Raggiunse una
magnificenza senza pari sotto Erode il Grande (ai tempi di
Gesù) e venne definitivamente distrutto dai Romani nel 70 d.C.
Durante l’esilio a Babilonia gli Ebrei, “orfani” del Tempio,
iniziarono a radunarsi nelle sinagoghe, luoghi di culto e di
preghiera. Dopo la distruzione definitiva del Tempio nel 70
d.C., l’uso della Sinagoga divenne una consuetudine. Ancora
oggi gli Ebrei si radunano nelle sinagoghe.
LA LEGGE O TORÀH
Al tempo di Gesù, la Legge (la Toràh) dominava l'intera
vita della comunità ebraica ed il fine dell'educazione di
famiglia, Sinagoga e società civile era quello di
convertire tutti in discepoli del Signore, attraverso la
conoscenza e la pratica della Legge.
Questa rappresentava l'espressione suprema della
volontà di JHWH, per cui attorno ad essa gravitava
tutta la vita individuale e sociale; inoltre, sotto l'influsso
farisaico, era diffusa la convinzione che l'osservanza
dei Comandamenti era l'essenza della religione.
IL MESSIA
L’ATTESA DI UN LIBERATORE
A quell’ epoca era molto forte l’attesa della liberazione da parte di un
Messia (la parola “messia” è la trascrizione italiana della parola
ebraica masìah, che significa “unto” di Dio), che alcuni
interpretavano come un liberatore politico dal giogo di Roma che
avrebbe realizzato finalmente le promesse di Dio e instaurato un
regno di benessere e di pace.
Nell’A.T. il Messianismo era di tipo regale, profetico e apocalittico.
L’attesa di un Messia è molto radicata nella storia ebraica: gli ebrei
pensavano che, quando vi fosse stata una situazione di pericolo,
JHWH (Il Signore) avrebbe inviato un Messia con il compito di
salvare il suo popolo.
Erano anche piuttosto diffusi movimenti che si proponevano un
“risveglio religioso”. Tra questi si distingueva il movimento di
Giovanni il Battista, che dai Vangeli è presentato come il preparatore
dell’avvento di Cristo.
I GRUPPI RELIGIOSI
La società giudaica al tempo di Gesù era frammentata
in gruppi religiosi che, pur accomunati dalla fede in
JHWH, davano interpretazioni diverse della tradizione e
della Legge. Gesù ebbe spesso con alcuni di loro
incontri e scontri.
Le classi più abbienti della popolazione erano
favorevoli al dominio romano; fortemente antiromani
erano i ceti più popolari, che della dominazione
straniera maggiormente subivano le conseguenze
sociali e economiche.
Parlando di queste suddivisioni il N.T. le definisce
“sette ”.
I GRUPPI RELIGIOSI
Sulla base di quanto esposto sinora, sarà ora
facile inquadrare le ideologie delle varie sétte e
fazioni, che di seguito delineeremo nei tratti
essenziali, e le modalità secondo cui si
articolavano le rispettive "attese messianiche",
corrispondenti sostanzialmente alla concezione
che avevano circa il "Regno di Dio".
PARTITI RELIGIOSI E CORRENTI
POLITICHE AL TEMPO DI GESÙ
I Farisei
Gli Scribi
Gli Anziani
I Sadducei
I Sacerdoti
Gli Zeloti
Gli Esseni
I Samaritani
Gli Erodiani
I Movimenti Battisti
I FARISEI
Il nome dei Farisei deriva dalla parola ebraica perûšîm, ovvero separati, divisi, in
ossequio al loro ideale di purità; si separavano dalla gente comune, e da tutto
ciò che non era giudaico ed impuro. Il termine "fariseo" al tempo di Gesù, nel
suo linguaggio, è un termine onorifico che caratterizza persone molto religiose,
impegnate, serie. Tra di loro ci sono i dottori della legge e gli scribi.
L'origine di questo gruppo risale al periodo dei Maccabei, quando questa famiglia
difese, con la vita, la fede giudaica dalla cultura pagana ellenistica.
Sono laici appartenenti alla classe media: artigiani, contadini e commercianti.
Giudei osservanti della legge, della Tôrâh, attribuivano la massima importanza a
tutto quanto fosse collegato alla osservanza delle leggi di purezza rituale anche
fuori del Tempio. L'interesse dei farisei è concentrato nello zelo per la legge di
Dio e per tutte le norme dei maestri. Si proponevano di applicare le pratiche
religiose sino ai più piccoli particolari della vita.
Aspettavano un Messia legislatore , un nuovo Mosè che restaurasse nei
minimi particolari la Legge.
I FARISEI
Essi mostravano massimo rispetto per la Torah, ovvero il Pentateuco, la legge
di Mosè, scritta e da essi interpretata; ma consideravano altrettanto
fondamentale la legge o torah orale, una tradizione che interpretava e
completava l’opera mosaica.
Esercitano una notevole influenza sul popolo. Erano sostenuti dalla
maggioranza del popolo che ne ammirava anche la scrupolosa osservanza
della legge ed i costumi; per cui nel Sinedrio essi godevano di grande
autorità.
L’atteggiamento di Gesù verso di loro fu di accusa e critica:“Guai a voi” ,
“ipocriti“ ,“dicono e non fannoˮ , ˮserpenti, razza di vipere ˮ….. (Mt 23,1-33)
e scontro, soprattutto nelle cinque controversie o dispute Galilaiche espresse
nei sinottici in Mt 9,1-12,14 ; Mc 2,1-3,6 ; Lc 5,17-6,11 e nelle cinque
controversie a Gerusalemme (Mc 11,1-12,44; Mt 19,1-22,46; Lc 19,1-20,40).
Ma vi furono anche alcuni Farisei con cui strinse rapporti amichevoli (Simeone
(Lc 2,25-33), Nicodemo (Gv 3,1-21), Giuseppe d’Arimatea (Mc 15,43);
DOTTRINA FARISAICA
Osservanza meticolosa della Legge: essi mostravano rispetto per la torah,
ovvero il Pentateuco, la legge di Mosè, scritta e da essi interpretata; ma
consideravano altrettanto fondamentale la legge o torah orale, una tradizione che
interpretava e completava l’opera mosaica.
l'immortalità dell'anima: dopo la morte, le anime dei giusti aspettano di
passare a una nuova vita, in un mondo sotterraneo; quelle dei peccatori subiscono lì
la punizione;
Credevano nella vita dopo la morte: sostengono la risurrezione e l’esistenza
di angeli (At 23,6-8).
Netta opposizione a romani e sadducei: alimentano la speranza messianica.
Religione e politica non si separano.
Dio interviene nel destino dell'uomo: pur senza privare la libertà umana nel
suo agire.
GLI SCRIBI
Detti “rabbì” (maestro), o “dottori della Legge”.
Il nome Scriba (dall’ebraico sofer che corrisponde al greco grammatéus
= scrivente) indica chi è specializzato nella trascrizione della Legge e
dei testi relativi al culto; altri termini usati nel Nuovo Testamento sono
giurista, didascalo o dottore della legge.
Gli scribi al tempo di Gesù erano gli studiosi del giudaismo ufficiale
tramandato nella Toràh scritta (bibbia) e nella Toràh orale (la tradizione
dei saggi, che verrà raccolta per iscritto nella Mishnàh e Talmud). Lo
scriba era il teologo ufficiale del tempo incaricato di leggere, tradurre e
interpretare la Sacra Scrittura al popolo.
Gli Scribi insegnavano la legge in scuole da loro fondate (At 22,3),
nelle sinagoghe (cfr. At 18,4 ), nella casa del rabbi o nel cortile del
Tempio (Lc 2,46), circondati dai loro scolari. Essi provenivano da classi
sociali disparate; c’erano anzitutto membri del ceto sacerdotale, ma la
maggioranza di essi era di origine laicale.
GLI SCRIBI
Appartenevano soprattutto alla corrente farisaica: nei Vangeli e nella
tradizione giudaica Scribi e Farisei sono continuamente associati, ed è
normale, tenendo conto della realtà contemporanea; ma non tutti gli
scribi erano Farisei, come non ogni Fariseo era uno Scriba.
L’autorità di cui godevano questi legisti è dimostrata anzitutto dal titolo
di rabbi = maestro (da Rav = grande, da cui rabbino) che fu loro
attribuito. Avevano un grande influsso sul popolo e un grande potere
spirituale sulle coscienze.
Esaminando la Legge, avevano elaborato, col tempo, un immenso
commentario che spiegava il senso degli antichi precetti e osservanze e
definiva ciò che si doveva fare in ogni minima circostanza. Erano giunti
a scoprirvi ben 613 comandamenti divini, 365 dei quali negativi e
indicanti proibizioni, e 248 positivi, da cui nasce il “legalismo religioso”.
DOTTRINA - SCRIBI
La loro dottrina era incentrata su un devozionismo verso Dio
distinto dall'amore per l'uomo, per cui il culto di JHWH esonerava
dagli obblighi verso il prossimo. Concepivano il rapporto con JHWH
in termini di colpa-merito, sicché Dio diveniva creditore del
colpevole e debitore verso il giusto e, poiché i meriti dipendevano
dal rispetto minuzioso dei precetti, l'attenzione veniva concentrata
su di essi.
Questa concezione della Legge soffocava ogni iniziativa dell'uomo,
perché l'ideale era quello di una vita programmata nei minimi
dettagli. Ne emergeva l'immagine di un dio-giudice, che premia o
punisce l'uomo a seconda dell'osservanza o meno dei precetti; ma,
data l'impossibilità d’adeguarsi completamente al gran numero di
norme, sull'uomo pesava continuamente la minaccia del castigo
divino.
GLI SCRIBI
La loro menzione ricorre specialmente a proposito delle polemiche con Gesù o
dei rimproveri che loro rivolge Gesù: con la massa delle loro prescrizioni
minute, «pesi impossibili da portare», facevano perdere di vista ai fedeli ciò
che era essenziale nella legge stessa (Mt 15,1; Lc 11,26): la giustizia e la carità
(Mt 23,25; Lc 11,42). Dimentichi dei doveri primordiali ed essenziali della
religione, vivevano nell’inganno di una giustizia puramente esteriore, che
facevano apparire come giustizia vera; erano quindi vanitosi (Mc 12,38-40),
ipocriti e iniqui, avari, rapinatori e ingannatori, che «toglievano il moscerino
con il filtro e ingoiavano il cammello» (Mt 23,13-39).
La loro ostilità per Gesù, dapprima come «scandalo» per la sua familiarità con i
pubblicani e peccatori (Lc 5,31; 15,2), cieca invidia per i suoi miracoli e gelosia
della sua popolarità (Mt 22,15), diventa odio sempre più deciso: gli scribi lo
accusano, gli aizzano contro la folla, preparano i momenti della sua Passione.
Tra loro, tuttavia non vi furono solo perversi, come Gesù riconobbe,
ammaestrando quello che gli chiese di seguirlo (Mt 8,19), e dicendo a un altro
che non era «lontano dal regno di Dio» (Mc 12,28-34).
GLI ANZIANI
Accanto agli Scribi va menzionato il gruppo degli
Anziani ai quali i Vangeli alludono spesso (cfr. Mc 15,1;
Mt 16,21; Lc 22,52).
Non si tratta di Dottori della Legge, ma di patrizi,
persone altolocate, indicati dalle fonti come capi del
popolo, notabili, nobili.
Essi avevano un ruolo predominante nel governo della
nazione dopo l’esilio, ma la loro influenza nel Sinedrio
al tempo di Gesù era alquanto diminuita.
I SADDUCEI
Nome derivante da Sadoq, sacerdote al tempo di Salomone.
E’ il gruppo più potente. Rappresentano la classe aristocratica; ricchi
latifondisti i Sadducei provenivano soprattutto dalla classe sacerdotale e vi
faceva parte il Sommo Sacerdote (capo del Sinedrio e quindi massima
autorità); Al tempo di Gesù sono collaboratori della casa regnante. Sono dei
"conservatori" e, poiché amano il potere, sono politicamente scaltri e raffinati.
Controllano il Tempio ci Gerusalemme.
Aspettavano un messia regale che restaurasse la monarchia di Davide, ma
cercavano di mantenere la situazione in cui si trovavano, godendo di numerosi
privilegi e vantaggi. Accettavano le situazioni di ingiustizia e di oppressione,
per non compromettere la loro posizione.
Osservanza rigida della Legge: accettavano come libro sacro solo il
Pentateuco. Legati alla tradizione e al servizio del Tempio, erano piuttosto
snobbati dal popolo, e non avevano grande autorità al di là di quella derivante
dal servizio liturgico. Nel Sinedrio, la presenza degli Scribi e dei Farisei ne
limitava assai l’influenza. Farisei e Sadducei non andavano d’accordo, ma
insieme decisero di uccidere Gesù (Mc 11,16; Gv 11,45-54). Conosceranno
fortuna sotto i romani, fino alla strage del 70. Poi scompaiono.
I SADDUCEI
Osservanza rigida della Legge: accettavano come libro sacro solo il
Pentateuco. Legati alla tradizione e al servizio del Tempio, erano
piuttosto snobbati dal popolo, e non avevano grande autorità al di
là di quella derivante dal servizio liturgico.
Nel Sinedrio, la presenza degli Scribi e dei Farisei ne limitava assai
l’influenza. Farisei e Sadducei non andavano d’accordo, ma insieme
decisero di uccidere Gesù (Mc 11,16; Gv 48,50). Conosceranno
fortuna sotto i romani, fino alla strage del 70. Poi scompaiono.
Gesù a proposito della dottrina dei Sadducei (e dei Farisei) dirà:
“Fate bene attenzione e guardatevi dal lievito dei Farisei e
Sadducei” (Mt 16, 6 ss.).
DOTTRINA SADDUCEA
Non credevano nella resurrezione dei morti o in altro tipo di
sopravvivenza personale (Mt 22,23; Mc 12,18-27) e neppure negli angeli e
spiriti (At 23,8)). I sadducei nel vangelo cercano di trarre in inganno Gesù a
proposito della risurrezione (Lc 20,27-40).
Osservanza della Legge: ma sono per la sola tradizione scritta (Mc 7,3s.).
Secondo loro l’osservanza religiosa consisteva in una adesione rigorosa alla
lettera della Torah e si rifiutavano di accettare qualsiasi precetto che non
fosse scritto nella legge di Mosè. Erano legatissimi al Tempio e alla liturgia.
Libero arbitrio, fatica a vedere la presenza di Dio: sostenevano che
bene e male dipendono esclusivamente dalle scelte dell'uomo e che quindi
Dio non può esercitare nessuna influenza.
Separazione di religione e politica.
I SACERDOTI
In Israele il sacerdozio costituisce un'istituzione permanente di
uomini dedicati al servizio di YHWH. L'organizzazione del sacerdozio
era strettamente gerarchica ed ereditaria: appartenendo alla tribù di
Levi, i sacerdoti erano tali in quanto discendenti di Aronne ed erano
i soli che potevano officiare al Tempio; fra questi il Sommo
Sacerdote rappresentava la linea primogenita. Egli aveva funzioni
religiose ed insieme civili e politiche ed era, dopo l'esilio, il vero capo
della comunità di Israele. Solo il Sommo Sacerdote poteva entrare
nel luogo Santissimo nel giorno delle espiazioni.
Divisi in gruppi, servivano nel Tempio per una settimana l’anno e
durante le feste annuali. Potevano svolgere altri lavori, ma non
quelli agricoli, e dovevano rispettare le regole di purità prescritte
nella Bibbia. Usufruivano delle decime e delle offerte fatte al
Tempio.
GLI ZELOTI
Zeloti ossia “zelanti” applicatori della Legge. Sono nati dopo la morte di Erode I
il grande (4 a.C.), all’inizio soprattutto per ribellione verso il totalitarismo dei
suoi successori.
Erano fanatici nazionalisti, che formavano gruppi clandestini di resistenza e
attendevano un Messia politico-militare, liberatore di Giuda dall'oppressione
dei romani e dei loro complici nazionali. Secondo gli esegeti, pare che Simone
"il Cananeo", uno dei Dodici apostoli (Lc 6,15), provenisse da questa sètta;
mentre l'ipotesi che Giuda "l'Iscariota" vi appartenesse sembra piuttosto un
tentativo di spiegare il suo tradimento.
Fra gli Zelòti vi era un gruppo di terroristi, armati di pugnali, chiamati i "sicàri"
(il nome sicario deriva da “sica” il pugnale corto che i romani usavano come
arma): costoro, profittando degli assembramenti durante le feste religiose,
uccidevano alle spalle i loro nemici: i soldati romani ed i loro collaboratori ebrei,
primi fra tutti i pubblicani, per il loro mestiere di esattori delle tasse in favore di
Roma. Alcuni ipotizzano che Barabba appartenesse a questo gruppo.
DOTTRINA - ZELOTI
Sul piano dottrinale erano completamente d’accordo
con i Farisei, ma dai quali differivano per la scelta
della violenza e per una fervente attesa escatologica
del Messia essendo giunto il momento di imporre il
regno di Dio attraverso la lotta armata.
Sostenevano che pagare il tributo ai romani
significasse riconoscere il loro dominio e che questo
fosse tradire il primo Comandamento della Legge,
dell'unicità di Dio.
GLI ESSENI
I “Pii”, i “Puri” cioè quel gruppo di sacerdoti che aveva rotto col
potere politico e religioso, si erano staccati dal clero di
Gerusalemme, perché in disaccordo, e si erano ritirati nella zona
desertica di Qumran, a nord-ovest del Mar Morto, in Palestina.
Qui avevano iniziato una vera e propria vita monastica (anche
se probabilmente vi erano delle intere famiglie) che abbracciava
tutto il corso della propria esistenza e si basava su idee ben
precise. La Legge aveva valore assoluto e veniva interpretata
dal “maestro di giustizia”. Compivano riti di abluzione e
purificazione.
L’ideale della povertà e condivisione , vissuto comunitariamente
affiancato da una vita pura avrebbe favorito l’avvicinarsi del
regno di Dio che avrebbe eliminato i malvagi. Aspettavano un
messia legislatore e sacerdote che sarebbe venuto a
purificare la Legge, il Tempio e il sacerdozio.
DOTTRINA - ESSENI
La loro teologia includeva il credo nell'immortalità dell'anima e il fatto
che avrebbero ricevuto indietro le loro anime dopo la morte
Il loro integralismo li portava a considerarsi il vero popolo di Dio e ad
attendere il "Giudizio divino", che, mediante un Messia venuto dall'alto,
avrebbe salvato solo loro e condannato tutti gli altri.
Tipicamente essena è la dottrina dualistica che prevede due potenze
della luce e delle tenebre in lotta fra loro; la futura vittoria delle prime
è descritta con le caratteristiche di una liberazione militare.
Essi aspettavano la risurrezione dei morti, e avevano un’angelologia
molto sviluppata, nella convinzione che angeli e demoni influissero sulla
storia, a discapito del libero arbitrio umano; predicavano l’avvento di
un Messia sacerdotale e di uno non sacerdote, della stirpe di Davide.
I SAMARITANI
La Samaria era la provincia del centro ed era abitata da una popolazione
che non era di "pura" razza ebraica, perché, dai tempi dell'invasione assira
(721 a.C.), in quella regione s'erano istallati coloni di altre nazioni e le etnie
e le religioni si erano mescolate. Per questo, dai giudei erano considerati
"impuri".
All'epoca di Gesù, l'odio tra Samaritani e Giudei era molto forte (per questo
Gesù, rivolgendosi ai Giudei, dedica una parabola al buon samaritano:
Lc 10,25-37, e incontra la Samaritana al pozzo Gv 4, 1-42 ) e per un giudeo
era pericoloso viaggiare attraverso la Samaria. I Giudei, da parte loro,
consideravano i Samaritani come eretici e pagani e non volevano avere a
che fare con loro, per non macchiarsi di impurità.
I Samaritani compivano i loro sacrifici sul monte Garizim; essi ritenevano
che il monte Garizim, situato nella loro regione, e non il Tempio di
Gerusalemme, fosse il luogo prescelto da Dio per i sacrifici; riconoscevano
come libri sacri soltanto i primi cinque libri della Bibbia e attendevano la
venuta di un nuovo Mosè.
DOTTRINA - SAMARITANI
Anch'essi attendevano un Messia (Taheb = colui
che viene), liberatore politico (simile a Mosè), che
avrebbe restaurato l'unità del Regno di Israele
che avrebbe compreso di nuovo tutta la Terra
promessa, sino all'instaurazione di un Regno
universale.
GLI ERODIANI
Gli Erodiani (Mc 3, 6; 12, 13; Mt 22, 16) erano una
corrente politica diametralmente opposta a quella degli
zeloti. Erano i partigiani della dinastia di Erode il
Grande. Erano particolarmente forti in Galilea, dove
regnava da molti anni Erode Antipa. A Gerusalemme
alcune importanti famiglie erano rimaste fedeli alla
dinastia idumea.
Gli Erodiani erano vicini ai farisei e ai sadducei, con cui
condividevano l'opinione che era opportuno collaborare
con le autorità romane allo scopo di evitare danni
maggiori ad Israele.
I MOVIMENTI
BATTISTI
In Palestina esistevano movimenti popolari di risveglio
religioso che annunciavano l’imminenza della salvezza
escatologica, annunciata a tutti senza distinzioni, anche
ai pagani (Lc 3,7-14), tramite l’immersione nell’acqua
viva. Aspettavano un messia giudice.
Giovanni Battista certamente radunò attorno a sé un
gruppo (Gv 3,22; 4,1-2).
Il rito del battesimo (da baptìzein, immergere) nell’acqua
viva è differente dalle abluzioni farisaiche nell’acqua
purificata; esso è più direttamente legato all’idea della
cancellazione del peccato nell’imminenza dell’era
escatologica.