FILMDOC
NUMERO
92
Anno XIX • marzo | aprile 2011
TARIFFA REGIME LIBERO: “POSTE ITALIANE S.P.A.• SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - 70% - DCB GENOVA”
DISTRIBUZIONE REGIONALE GRATUITA
PERIODICO DI INFORMAZIONE CINEMATOGRAFICA
Aspettando
Moretti
03
05
I film
che vedremo
Intervista
a Marco Bellocchio
14-15
Mario Monicelli
19
Notte Val Guest
a X-Science
Nuova serie • Anno XIX • N° 92
Marzo Aprile 2011
REDAZIONE
c/o A.G.I.S. LIGURIA
via S.Zita 1/1
16129 Genova
tel. 010 565073 - 542266
fax 010 5452658
www.agisliguria.it
e-mail: [email protected]
DIRETTORE RESPONSABILE
Renato Venturelli
COORDINAMENTO EDITORIALE
Daniele Biello
Vittorio Di Cerbo
Gianfranco Ricci
Riccardo Speciale
Coordinamento redazionale
Giancarlo Giraud
Registrazione stampa
N. 30/93 (1/10/1993)
del Tribunale di Genova
Progetto grafico, ricerca immagini
e impaginazione
B&G Comunicazione
via Colombo 15/2 - 16121 Genova
[email protected]
Stampa
Ditta Giuseppe Lang srl
Via Romairone, 66 - 16163 Genova
(Bolzaneto)
Questa pubblicazione, ideata nel quadro della
collaborazione tra Regione Liguria - Settore
Spettacolo e la Delegazione Regionale Ligure
dell’AGIS, contiene i programmi delle sale del
Circuito Ligure Cinema d’Essai e viene distribuita gratuitamente, oltre che in dette sale,
anche nei circoli culturali e in altri luoghi d’incontro e di spettacolo
[ di Renato Venturelli ]
Quelle mani nelle nostre tasche
I
L CINEMA ITALIANO SI STA RIPRENDENDO? Gli incassi degli ultimi mesi dimostrano il risollevarsi di un’industria, premessa
indispensabile a qualsiasi speranza per il futuro?
Ed ecco che arriva subito la bastonata. Il decreto
milleproroghe s’inventa una “tassa di scopo” che
dovrebbe sostenere i finanziamenti pubblici del
comparto cinema, e vuol farla ricadere tutta sugli
spettatori e sulle sale. Dal primo luglio, qualsiasi biglietto per vedere un film in una sala cinematografica dovrà avere una sovrattassa di un euro,
indipendentemente dal suo prezzo, che costi dieci
euro o che sia un biglietto pomeridiano ridotto, magari per anziani, da tre o quattro euro. Per chi invece non voglia vedere un film al cinema, ma in
altra forma, non cambia nulla.
Chi lavora nel campo dell’esercizio, ovviamente,
si ribella. L’aumento minimo varierà dal 15 al 25 per
cento, e sarà tutto sulle spalle dello spettatore. Perché – si domandano – non si toccano le televisioni,
le pay tv, l’home video, il web, la telefonia mobile e
IN QUESTO NUMERO
03>
Il cinema che verrà
04>
L’Italia in testa
05>
Intervista a Marco Bellocchio
06>
Intervista a David O. Russell
07>
John Carpenter
08>
Un paese di papi
09>
Scrivere con Moretti
Film doc ragazzi
10>
Occhio ai film doc
11>
Festival: Courmayeur e Trieste
insomma tutti gli altri settori che propongono film?
Perché la tassa non è proporzionale al costo, ma è
fissa per qualsiasi tipo di biglietto, finendo così per
gravare in percentuale soprattutto su quelli a
prezzo inferiore? E perché il fondo costituito viene
poi gestito dallo stato, anziché da un organismo apposito, come avviene ad esempio all’estero? Esiste
forse una volontà punitiva da parte del governo nei
confronti del cinema e di chi si ostina a voler vedere
i film in sala?
Da qui al primo luglio c’è ancora qualche mese
per fare marcia indietro o per cambiare qualcosa.
Nel frattempo, c’è stata il 15 febbraio la giornata ligure dei biglietti polemicamente a un euro, e sono
state raccolte le firme degli spettatori che vogliono
opporsi al decreto. Perché una cosa è chiara: questo
decreto non tocca tanto gli spettatori occasionali che
vanno al cinema una volta ogni tanto, ma gli spettatori abituali, i fedelissimi, quelli che caratterizzano le sale d’essai. Quelli che in questo modo
pagheranno caro e pagheranno tutto…
≤
PERIODICO DI INFORMAZIONE CINEMATOGRAFICA
EDITORIALE
≤
FILM DOC
03
04
06
© A.G.I.S. Liguria - Regione Liguria
F.I.C.
F.E.D.I.C.
C.G.S.
A.N.C.C.I.
La rivista è anche visibile on-line
sul nuovo sito www.filmdoc.it .
Ogni numero è anche scaricabile
in formato pdf.
12-13>
Recensioni - Fight Club
14-15>
I registi: Mario Monicelli
16>
Percorsi sonori /
Cinema e cucina
17>
La Posta Doc -Forza Italia
18>
Libri & Riviste
19 >
X Science - notte Val Guest
20>
Intervista a Marina Piperno/
Mamma mia!
21>
Cinema e Risorgimento
22>
Liiguria d’essai
23-26>
27>
In copertina
Il regista Nanni Moretti in una scena
del suo ultimo film Habemus Papam
previsto in uscita ad Aprile (foto di Philippe Antonello, per gentile concessione dello Studio Nobile Scarafoni).
05
07
09
17
14-15
19
Programmi sale d’essai
21
Film usciti in Liguria / Quiz
www.filmdoc.it
≥
I cinema del Circuito Ligure Cinema
d’Essai aderiscono a:
Leggi la rivista, guarda i programmi e commenta gli articoli sul nuovo sito on line
LE GUIDE DOC
Il cinema che verrà
Eastwood, Cronenberg, Almodovar, Resnais, Kaurismaki, Malick, Amelio,
Scorsese, Spielberg e Herzog in 3D… Si annuncia un grande 2011 di cinema.
Ecco una guida ai prossimi film che vedremo. E che ci fanno già gola.
[ di Bruno Fornara ]
A
CQUOLINA IN BOCCA E
NEGLI OCCHI. Arriva un bastimento carico di film. Spettatori, il catalogo è questo.
Clint Eastwood gira J. Edgar, biopic su J. Edgar Hoover, per 50 anni
capo dell'FBI, uomo di troppo potere, chiacchierato per (presunta?)
omosessualità: da Mandela, santo
laico di Invictus, a un laico difficilmente santificabile. L'eastwoodiano
Paul Haggis (Crash, Nella valle di
Elah) ha girato un action thriller, già
uscito in America, The Next Three
Days, con Russell Crowe insegnante di inglese che vuol far evadere la moglie ergastolana.
Tris d'assi: Cronenberg, Scorsese,
Spielberg. In A Dangerous Method,
Cronenberg mette insieme Jung
(Michael Fassbender), Freud (Viggo
Mortensen) e Sabina Spilrein (Kira
Knightley), paziente nevrotica, allieva e amante di Jung, poi lei stessa
analista in contatto epistolare con
Freud. Temi più che cronenberghiani: carne! corpo! mente! parola!
nevrosi! Martin Scorsese gira in 3D
L'invenzione di Hugo Cabret dalla
graphic novel di Brian Selznick
(Mondadori): l'orfano Hugo incontra nella stazione di Parigi il mago
del cinema Georges Méliès (Ben
Kingsley) che sopravvive in un negozietto. Anche Spielberg usa il 3D
per Le avventure di Tintin: Il segreto del liocorno, da un album a
fumetti di Hergé: alla ricerca di una
nave affondata e di un tesoro. Spielberg ha pronto War Horse, un giovane uomo e il suo cavallo mandato
al fronte nella prima guerra mondiale, e prepara il fantascientifico
Robopocalypse, con rivolta di robot
ribelli. Christopher Nolan, dopo il
contorto Inception, gira Batman 3. I
gemelli Farrelly, in Hall Pass, con
Owen Wilson, raccontano di mogli
che offrono ai mariti una settimana
di libertà.
Di Terrence Malick arrivano
(forse) due film: il lungamente atteso The Tree of Life, con Sean Penn
e Brad Pitt, è terminato da tempo,
ma ha lasciato perplessi produttori
Amelio gira Il primo uomo da Camus, Spielberg porta sullo schermo le avventure
di Tintin, Eastwood racconta la biografia di J.Edgar Hoover, Scorsese rievoca
il pioniere del cinema muto Georges Méliès.
e distributori; The Burial, con Ben
Affleck, Javier Bardem e Rachel
Weisz, è la storia di uno scrittore fallito con famiglia senza amore e tradimenti. Tim Burton illustra la
macabra Famiglia Addams, in animazione. James Cameron torna agli
abissi con The Dive e prepara Battle
Angel, film su Alita, cyborg rottamata e salvata da Ido che le affida
la missione di sconfiggere la morte.
I tre Anders(s)on. Wes Anderson
non gira ma, bella notizia, produce
la commedia svitata, con escort e
detective, Squirrels to the Nuts del
redivivo Peter Bogdanovich. Paul
Thomas Anderson ha parecchi problemi con il film sulla nascita di
Scientology, The Master, interprete
Philip Seymour Hoffman. Lo svedese Andersson, con due esse,
dopo Canzoni del secondo piano e You
the Living, lavora alla terza parte
della trilogia: «Un enorme, umoristico e tragico, filosofico film dostojevskiano». Titolo pensieroso: Una
colomba posata su un ramo riflette
sull'esistenza. Riecco il finlandese
Aki Kaurismäki con Le Havre: il
protagonista protegge un piccolo rifugiato africano nella città-porto
francese. Il diabolico e strabiliante
danese Lars von Trier si dà alla fantascienza psicologica con Melancholia: un pianeta entra in
collisione con la Terra, due sorelle,
poche speranze, Charlotte Gainsburg, Kirsten Dunst, John Hurt,
Charlotte Rampling. Il russo Alexandr Sokurov lavora a un Faust
colto nella vita di ogni giorno,
quarto ritratto della serie dei grandi
dittatori, dopo Moloch Hitler, Taurus
Lenin, Il Sole Hirohito. L'altro grandissimo russo, Alexei Gherman, ha
finito, dopo otto anni, il fantascientifico La storia della strage di Arkanar, dal romanzo È difficile essere un
dio dei fratelli Strugatski, autori del
tarkovskiano Stalker. La piel que habito è il titolo del nuovo Almodóvar, un semi-horror con Antonio
Banderas, perverso chirurgo estetico, che si vendica dello stupratore
della figlia mentre tiene segregata in
casa la moglie: «Una storia di terrore, ma senza grida né spavento».
Arrivano anche i nostri fratelli
d'Italia. Attesissima l'accoppiata
Habemus Papam e This Must Be
the Place. Il vaticanista Nanni Moretti racconta di un papa, Michel
Piccoli, in crisi d'identità e in preda
ai dubbi, assistito da uno psicanalista, lo stesso Moretti. L'americano
Paolo Sorrentino segue un ricco
divo del rock, Sean Penn, che si
mette sulle tracce del nazista che ha
ucciso suo padre. Nel cast Toni Servillo, Frances McDormand e Robert
De Niro. Tanti altri registi italiani al
lavoro. Michelangelo Frammartino, dopo il premiatissimo Le quattro volte, lavora a un film
d'animazione su un bambino nell'Italia del riflusso tra fine settanta e
primi anni ottanta. Si dice un gran
bene di Corpo celeste, esordio di
Alice Rohrwacher, sorella dell'attrice Alba. Bellocchio lavora a La
monaca di Bobbio, XVII secolo, una
nobildonna, Maya Sansa, costretta a
farsi monaca, relazioni sessuali e
omicidio. Il primo uomo di Gianni
Amelio, girato tra Algeria e Francia,
è tratto dal romanzo di Albert
Camus, con Claudia Cardinale. E
poi: Ruggine di Daniele Gaglianone, La scoperta dell'alba di Susanna Nicchiarelli (Cosmonauta),
Terraferma di Emanuele Crialese,
Il villaggio di cartone di Ermanno
Olmi... E ancora dall'estero: Midnight in Paris di Woody Allen, Restless di Gus Van Sant, Délivrezmoi dei fratelli Dardenne, Cave of
Forgotten Dreams di un Werner
Herzog sorprendentemente in 3D,
due film di Steven Soderbergh: lo
spionistico Haywire e il catastrofico
Contagion, On the Road di Walter
Salles da Kerouac, la trilogia Millennium di David Fincher, Twixt
Now and Sunrise di Francis Ford
Coppola da Hawthorne, Vous
n'avez encore rien vu di Alain Resnais. Basta, basta...
MARZO - APRILE 2011 FILM DOC
3
≤
INTERVENTI DOC
Cinema Italiano 2010-2020: su chi contare? /
Steve Della Casa crede nei giovani,
nella commedia e pure nella tv
l’Italia s’è desta
[ di Steve Della Casa ]
N
ON SUCCEDEVA DA PARECCHIO
tata da Fausto Brizzi e Marco Martani. Anche
tempo che un decennio del cinema italoro hanno firmato grandi successi e sono molto
liano si aprisse con toni non cupi. Natuattivi. Hanno reinventato un modo di scrivere i
ralmente questo discende direttamente dal fatto
film che potremmo definire “a gags intrecciate”.
che, per la prima volta dagli anni Settanta, i film
Nel senso che nelle loro storie ci sono molte cose
italiani sono da quattro mesi stabilmente in testa
divertenti e insieme c’è una capacità notevole di
agli incassi. Naturalmente i benpensanti hanno
far tornare insieme tutto quanto avviene. Da
subito storto la bocca: si tratta di commedie, di
questo punto di vista Maschi contro femmine e
film da ridere, di comici di origine televisiva. Tre
Femmine contro maschi è un dittico esemplare, un
elementi che discendono direttamente da un dio
esempio di altissimo artigianato. Potrebbero esminore. Del resto basta rileggersi quanto i critici
sere gli Age e Scarpelli del futuro. Sono giovani,
illuminati scrivevano sui film di Totò, di Sordi e
intelligenti, ambiziosi.
degli altri talenti che venivano fuori dall’avanEsiste poi un’altra linea di cinema italiano che
spettacolo. Allora il demone era la rivista, queva seguita con attenzione. E’ quella delle opere
sta volta la televisione: capaci entrambe di
prime e seconde, tra le quali abbiamo visto negli
corrompere a tal modo
ultimi tempi molte cose interessanti che, nel loro
chi era passato da
ordine di granquell’esperienza da sedezza, si sono
Il cinema italiano, con tutti i rivelati anche
gnare (agli occhi della
suoi difetti, è molto meglio ottimi affari per
critica impegnata) il
loro futuro per sempre.
i produttori che
della critica che ne scrive”.
Invece io partirei prohanno creduto
prio da questa realtà per cain loro e li
pire cosa succederà nel prossimo decennio del
hanno fatti esordire. Penso a Michelangelo
cinema nazionale.
Frammartino, ad Aureliano Amadei, a Paola
Intanto possiamo partire constatando che AlRandi. Penso ai fratelli De Serio, le cui Sette
banese e Bisio non sono nessuno dei due di
opere di misericordia si annuncia come uno
primo pelo. Hanno già provato a fare cinema,
degli esordi piu importanti di questi ultimi
con alterne fortune. Adesso hanno avuto un sucanni. Ma penso anche a Andrea Molaioli, a
cesso strepitoso, forse anche dovuto al fatto che
Claudio Cupellini, a Stefano Sollima che con i
hanno affinato il loro modo di recitare ai tempi
suo Romanzo criminale televisivo ha creato dal
(più lunghi) che il cinema inevitabilmente rinulla uno dei pochi veri star system del giovane
chiede. Soprattutto hanno trovato dei registi
cinema italiano. Penso anche ai registi di Boris,
(Genovese, Miniero) che hanno quella capacità
che tutti e tre stanno firmando la versione cineche fu di Mattoli e di Mastrocinque: intendere
matografica della loro straordinaria fiction e che
la regia come il fatto di mettere gli attori nelle
hanno avuto la stessa identica capacità, quanto
migliori condizioni per far bene il proprio laa creazione di star system.
voro. Mattoli e Mastrocinque, insieme a Steno e
Poi penso agli attori. Penso a Toni Servillo,
a qualcun altro, furono la fortuna di Totò. Genoche trasforma in un suo film tutto ciò che intervese e Miniero (ai quali aggiungerei Gennaro
preta, penso a Kim Rossi Stuart, a PierfranceNunziante, il giovane e molto in gamba regista
sco Favino. Penso a Carolina Crescentini. A
di Checco Zalone) possono essere la fortuna del
Isabella Ragonese, a Valentina Ludovini. Tutti
nostro cinema che verrà.
questi nomi hanno raggiunto un grande sucUn'altra innovazione importante è quella porcesso e hanno in comune il fatto di non aver mai
“
4
FILM DOC MARZO - APRILE 2011
smesso di cercare nuove strade, nuove sfide.
Poi penso anche che fare un elenco abbia
senso fino a un certo punto. E temo molto
quando un lettore del futuro leggerà per caso
queste note facendosi delle grasse risate sui
nomi che ci sono e quelli che mancano. Diciamo
allora che il decennio si apre comunque sotto
un bel segno: tanti nomi nuovi, tante possibilità, e tanti spazi che si sono aperti. C’e un travaso tra fiction e cinema, proprio come avviene
da tempo negli Stati Uniti. E bisogna anche considerare il fatto che i film americani sono crollati, compreso il 3D che non si sopporta
veramente più e compresi in cartoni con mostriciattoli vari anch’essi insopportabili. Quando si
è allargato il mercato del cinema italiano, tipo
negli anni Sessanta, i risultati si sono visti. Su
questa speranza si affacciano al nuovo decennio. Ah, dimenticavo una cosa che però mi sta
parecchio a cuore. Il cinema italiano, con tutti i
suoi difetti, e’ molto meglio della critica che ne
scrive. Anche questo e’ da tenere presente.
Morandini conta anche
su Segre e Faccini
Riceviamo da Morando Morandini questa breve aggiunta
al suo articolo sul cinema italiano pubblicato sul n.91:
“ Per chiudere faccio i nomi di Luigi M. Faccini
e Daniele Segre, due fuoristrada del cinema italiano, lontani da Roma e dal cinema “romano”
(dai produttori, distributori, etc.), entrambi liberi, autonomi registi/autori, fedeli a se stessi e
alle proprie idee di cinema, capaci di passare
con lo stesso rigore creativo dalla fiction al documentario”.
«Avrei voluto spedirvi subito le cinque righe
da mettere in chiusura – aggiunge Morandini
– ma dimenticai di farlo. Il colmo della smemoratezza, vista l’amicizia che a loro mi lega».
≥
LE INTERVISTE DOC Esce a marzo Sorelle mai, dove Bellocchio torna alla famiglia, a Bobbio e alla Val Trebbia
Il lungo addio
[ di Massimo Lechi ]
C
sui legami? Con la terra, la famiglia, il passato.
Sì, ed è anche un po’ un lungo addio, nel senso
che è durato molto negli anni. Diciamo che quello
che è stato assente sin da subito, per un’elaborazione mia personale, è la rabbia. Non c’è nessun risentimento, e c’è invece come una
separazione leggera.
Oltre alla rabbia, l’altra costante dei rapporti
familiari rappresentati nei suoi film è l’alterazione. C’è sempre qualcosa di morboso, di patologico. Anche questo manca visibilmente in
Sorelle mai.
La caratteristica di questi episodi è quella di
partire dai conflitti utilizzando però anche registri
ironici e impressionistici, ma senza aggiungere
amarezza, sconforto. Anche nei dialoghi e nelle
situazioni paradossali prevale un certo crepuscolarismo, triste ma mai furioso. Ne I pugni in tasca
tutta una serie di tematiche furono assunte in
chiave politica, con questo ribelle che stermina
ed elimina, e anche adesso, nell’edizione teatrale
[diretta da Stefania De Santis, con Pier Giorgio
Bellocchio e Ambra Angiolini n.d.r], il microcosmo familiare è fortemente patologico. Qui tutto
questo non c’è, perché siamo nel dopo. Le vestigia sono vuote, le stanze non sono piene di fantasmi: si sono svuotate della loro pazzia.
Il risultato di questa composizione di episodi
è un album di famiglia. Si ha la sensazione di
entrare nella sua intimità familiare.
Sì, certamente. Lo è per l’atteggiamento, lo
sguardo, il sentimento interno di compassione e
non di rimprovero. E poi è un album di famiglia
per via delle circostanze di lavoro: avevo capito
che non avendo nulla in mano, improvvisando,
forse si poteva, coinvolgendo alcune persone a
me ben note, fare comunque qualcosa che andasse in profondità.
Bobbio ritorna anche nel progetto successivo
realizzato all’interno di “Fare Cinema”, incentrato sulla Monaca di Monza. Tenterà la stessa
operazione?
Questo è da vedere, anche perché certe cose
sono difficilmente ripetibili. Credo che, se si sviluppasse un progetto nuovo a partire da quello
che abbiamo già girato, forse andrebbe realizzato
fuori dal laboratorio. Adesso abbiamo fatto un
episodio, però per girare il seguito avremmo bisogno di qualcosa di più. Prenderemo una decisione nelle prossime settimane.
Circola il titolo Lacrime.
E’ la Prova delle Lacrime. Sarebbe la storia di
un personaggio già visto nel primo episodio, ac-
cusato di stregoneria e legato alla figura della
Monaca. Allora la Prova delle Lacrime era un
modo per accertare se si aveva di fronte una
strega o meno. Però, ripeto, è un progetto in sospeso, è ancora tutto da stabilire.
photo credit: © BIM distribuzione
I SONO FILM CHE NASCONO da una
spinta interiore insopprimibile, film cercati per
anni e perseguiti con ostinazione, ed infine film
che, complici situazioni curiosamente favorevoli, si
sviluppano per caso, quasi da sé. Sorelle mai di
Marco Bellocchio appartiene a quest’ultima categoria:
composto da sei episodi girati tra il 1999 e il 2008
come esercitazioni del corso “Fare Cinema” tenuto
dallo stesso regista all’interno del Festival di Bobbio,
è il completamento di Sorelle, mediometraggio datato
2006. A tenere insieme queste brevi storie - realizzate
con pochissimi mezzi e troupe di giovani ogni anno
diverse - è il filo rosso rappresentato dal complesso
rapporto tra Giorgio (Pier Giorgio Bellocchio), la sorella Sara (Donatella Finocchiaro) e la nipote adolescente Elena (Elena Bellocchio), sotto gli occhi
benevoli delle zie anziane (Letizia e Maria Luisa Bellocchio) e di Gianni Schicchi, funambolico amico di
famiglia protagonista di un gran finale metafisico
sulle rive placide del Trebbia. Un film sugli affetti familiari quindi, ma anche una commossa rivisitazione
di luoghi già scandagliati a partire da I pugni in
tasca (1965), film d’esordio a cui il regista torna qui
continuamente, riutilizzandone addirittura spezzoni
in bianco e nero per sottolineare contrasti e continuità
all’interno di un mondo apparentemente immutabile,
intriso di un passato che aleggia in ogni angolo di
strada, in ogni stanza della casa di famiglia. Un passato e una Bobbio da cui Bellocchio, con molto disincanto e ironia cechoviana, sembra intenzionato a
distaccarsi senza rimpianti o recriminazioni, nella
pace della maturità.
Sorelle mai nasce in circostanze molto singolari e ha avuto una lavorazione piuttosto
lunga. Lei stesso ha parlato di un “film per
caso”.
Sì, diciamo che all’inizio questo Corso di Cinema ha avuto un andamento molto improvvisato. L’esperienza del film è stata perciò
graduale: prima abbiamo fatto i tre episodi presentati al Festival di Roma, poi mi è parso che
altre tre parti si potevano aggregare e quindi alla
fine è nato Sorelle mai. E’ un film “per caso” in
questo senso. E poi tutto è stato realizzato con
entusiasmo e leggerezza perché non avevamo lo
scopo di fare un lungometraggio.
Il progetto è stato condotto in parallelo a
L’ora di religione, Buongiorno, notte e Il regista
di matrimoni. Si potrebbe dire che se quelli
sono romanzi, questo è una sorta di diario d’occasione.
Effettivamente è stato come scrivere dei racconti. Naturalmente con dei limiti, dati dal fatto
che si girava sempre nel paese perché non c’era
un budget di produzione e quindi dovevamo arrangiarci. Per questo ricorrono tanto spesso i
fratelli, le sorelle, i figli, gli amici, gli ambienti, il
fiume Trebbia. E poi la stagione. Il particolare curioso è infatti che tutte queste storie avvengono
d’estate, proprio perché in quel periodo facciamo
il Corso.
E’ corretto definire Sorelle mai come un film
[la versione integrale dell’intervista è disponibile sul
sito www.filmdoc.it]
MARZO - APRILE 2011 FILM DOC
5
≤
LE INTERVISTE DOC Parla David O. Russell, il regista di The Fighter
FIGHT
THE FAMILY
Un film sul pugilato, sulla famiglia, su madri
e sorelle soffocanti. In uscita a marzo.
Anche stilisticamente The Fighter cela una tramatura
complessa e stratificata. II
documentario che la rete via cavo Hbo sta realizzando su Dickie, un film nel film, rende il racconto immediato e obliquo, sporco e sofisticato
allo stesso tempo, gli incontri di boxe sono riprodotti mimando lo stile televisivo degli anni novanta - video sgranato, colori saturi - e le scene
di combattimento, a parte il match decisivo, sono
iperrealiste, poco spettacolari e riprese a distanza, da un punto di vista fuori dalle corde,
quello dei familiari spettatori. La vera violenza
non avviene sul ring ma nell’arena domestica,
perché la famiglia protagonista non è disfunzionale ma davvero disturbata anche se capace di
amarsi visceralmente. The Fighter non vale tanto
come storia di riscatto e redenzione quanto per
questa magmatica e intensa texture emotiva, arricchita da interpretazioni magnifiche, ai limiti
del virtuosismo.
Il progetto del film ha una storia tormentata,
come è finito nelle sue mani?
The Fighter era un progetto molto caro a Mark
Walhberg, che ci ha riconosciuto forti affinità con
alcune esperienze personali. Mark è un amico,
abbiamo lavorato insieme in Three Kings e Hackabees, e a un certo punto mi ha spedito il copione per chiedermi dei consigli. Il film è passato
nelle mani di molti registi fino ad arrivare in
quelle di Darren Aronofsky, che però alla fine non
ha trovato l’accordo economico e ha rotto con la
produzione. Allora Mark, che era molto contento
delle nostre chiacchierate, ha proposto me dicendo che condivideva in pieno il mio punto di
vista sulla storia. Ho riscritto parte della sceneggiatura nel pieno rispetto del lavoro di Darren,
che stimo molto, ma dovevo appropriarmi di quei
personaggi. Quando lo ha visto si è congratulato
con noi e ha voluto lasciare il suo nome nei credits.
Su cosa è intervenuto in maniera particolare,
cosa ha introdotto di nuovo rispetto alla sceneggiatura originaria?
Con Scott Silver abbiamo cercato di sottrarci ai
luoghi comuni del film di boxe. Infatti abbiamo
spostato maggior peso sui personaggi femminili,
che per me sono il vero centro del film al di là
della dinamica affettiva tra i due fratelli, che
resta importante ma non dominante. Alice, la
[ di Roberto Pisoni ]
D
AVID O. RUSSELL È UN REGISTA CHE ama
mescolare i generi,
forzare i registri, ibridare i toni. Amori e
disastri (1996) era
una farsa on the
road, Three Kings
(1999) un war movie
satirico, I Heart
Huckabees (2004)
una commedia talmente sgangherata e
bizzarra da scomodare, oltre a sonore stroncature, gli epiteti più estrosi. I suoi film sono dominati dal caos e da tensioni sotterranee sempre
sul punto di esplodere: intrecci multipli, dialoghi
schizzati, gag stranianti, un retrogusto cerebrale
e un umorismo molto dark. Lo stesso Russell è
un tipo instabile: si è azzuffato con George Clooney sul set di Three Kings e ha strapazzato Lily
Tomlin durante le riprese di I Heart Huckabees,
una scenata furibonda diventata celebre grazie a
un video diffuso su YouTube.
La notizia che avrebbe realizzato The Fighter,
un lavoro su commissione, un biopic basato sulla
storia vera di un pugile minore, Micky Ward, pareva un passo verso la normalizzazione, un ritorno a storie più centrate e tradizionali. E invece
anche in questo caso Russell ha sbilanciato la
prospettiva e indurito le asprezze dello script
d’origine. Più che un classico film sportivo, The
Fighter è un family drama survoltato e la famiglia
protagonista, i Ward/Eklund di Lowell, un sobborgo operaio di Boston, è una polveriera, un ricettacolo di attriti, derive, affetti, tradimenti,
lacerazioni e violenze senza requie. Il “lottatore”
del titolo non è Micky e nemmeno suo fratello
Dickie, ex pugile e ora trainer strafatto di crack,
ma la famiglia stessa, completata da una madre
tostissima, padri di sangue o d’adozione e sette
soffocanti sorelle. Il problema è che la loro lotta
non ha obiettivi di rivalsa o riscatto sociale ma è
primitiva, uno scontro autodistruttivo circolare e
reiterato: si sopravvive o si affonda tutti insieme
“come una vera gang”, suggerisce Russell.
madre, è un personaggio fantastico, le sette sorelle sono pazzesche. Ho raccontato la storia di
una famiglia allargata come se fosse la storia di
una gang e sapevo che queste donne incredibili
avrebbero dato al film una mescolanza esplosiva
di dramma, tragedia e commedia. Con quei capelli assurdi, i modi schietti e il suo sex-appeal
distorto, Alice è il capo della gang, gestisce i suoi
figli come se fosse un agente senza scrupoli. Li
ama e li massacra insieme. Tutta la famiglia è
così sincera e viscerale che mi ha ricordato i personaggi di Toro scatenato, si tratta di uomini e
donne talmente in bilico emotivo che possono
scatenare il dramma in ogni momento.
Una dei punti di forza del film è il realismo
dell’ambientazione, può parlarci del suo lavoro
su location, casting e recitazione.
Gran parte della vicenda avviene negli anni novanta, abbiamo dovuto condensare le azioni e
collassare il tempo del racconto rispetto a tutto
quello che succede ai due fratelli. Abbiamo girato
in location, Lowell è una midtown che ha una
identità molto particolare. I suoi abitanti appartengono alla classe lavoratrice, sono blue collar
ma molto orgogliosi della loro identità. Non c’era
bisogno di inseguire il realismo, era già tutto lì.
È una vera comunità e non succede spesso di trovarne di così coese. Molti hanno origini irlandesi,
abbiamo fatto una attenta ricerca sul linguaggio
ma più sulle costruzioni linguistiche che sull’accento. Ho pregato gli attori di non esagerare, a
partire da Mark, perché forzare il timbro poteva
diventare un elemento di distrazione. Molto
spesso gli attori scambiano un lavoro virtuoso
sull’accento per l’interpretazione. Ma l’esito di
una grande performance è l’emozione non la
tecnica.
Parliamo dei due protagonisti, Bale e Wahlberg: “sul ring del film” sembrano sfidarsi
due tecniche recitative radicalmente opposte.
È vero, Christian è un attore che si prepara
metodicamente e si trasforma in una persona
completamente diversa, diventa quella persona,
perdendo peso, lavorando sulla trasformazione
fisica come pochi sanno fare. Mark invece assomiglia di più ad attori come Spencer Tracy, John
Garfield o James Cagney, regala qualcosa di intimamente suo a qualsiasi personaggio, qualcosa che appartiene alla sua esperienza.
Christian non sai dove sia all’interno del suo personaggio, Mark lo senti che è lì.
Ma sono entrambi intensi, sensibili, straordinari,. Nel film sono
due muscoli gemelli,
tanto
Bale spara in
alto
con
Dickie,
t a n t o
M a r k
tiene un
profilo
bassiss i m o
c o n
M i c k y.
C’è bisogno
di
entrambi,
perché la
reazione
chimica
nasce dalla
differenza.
Il regista David O. Russell
6
FILM DOC MARZO - APRILE 2011
REGISTI DOC
≥
photo credit: © BIM distribuzione
Arriva The Ward , l’ultimo film del maestro americano
John Carpenter
memorie di uomo invisibile
John Carpenter (a sinistra) e Amber Heard (a destra) sul set di The Ward
[ di Giona A. Nazzaro ]
S
"americano". Protetto dalla sua Malpaso, Clint
riesce a dettare legge producendo con pochi soldi
film che ne incassano molti in tutto il mondo. Carpenter, limitato ancora dall'etichetta di regista
horror, fatica sempre di più a trovare soldi e sembra addirittura che si sia stancato del tutto di tentare di far decollare i suoi progetti. Carpenter è
legato a Clint anche da un altro destino. Puntualmente, ogni volta che viene distribuito un suo
nuovo film, ritorna la faccenda del "film minore".
Chi ha avuto il privilegio di seguire l'affermarsi del
cinema carpenteriano in sala, si ricorderà bene
che ogni nuovo film veniva puntualmente schiacciato su quello precedente. Anche titoli oggi in-
AREBBE DOVUTO ESSERE A VENEZIA, The
Ward di John Carpenter. All'ultimo minuto,
però, i produttori hanno scelto di non far vedere il film ai "critici" in un festival d'arte come
quello lagunare, preferendogli Toronto. Ossia temendo stroncature, i produttori nascondono il
film per il quale hanno pagato il regista. Ultimo
atto di una lunga serie di incomprensioni tra Carpenter e la produzione. Ultimo atto, se si vuole, di
una frattura consumatasi fra il cineasta e i nuovi
manager hollywoodiani, che hanno meno della
metà dei suoi anni ma che pretendono di insegnarli il cinema
Assieme a Clint Eastwood, John
(cosa purtroppo patita anche da
John Landis con il suo ultimo
Carpenter è l'ultimo detentore di
strepitoso Burke & Hare, ladri di
un sapere cinematografico americadaveri ). Come dire che ormai
del cinema ci si vergogna. Non
cano".
è certo un mistero che Carpenter è da molti anni tentato di
toccabili come Essi vivono all'epoca furono
sottrarsi all'agone della produconsiderati "minori". A ben pensarci, sarebbe
zione preferendo incassare facili assegni per imcome rimproverare a Howard Hawks che Rio
probabili remake dei suoi capolavori più amati.
Lobo non vale Il fiume rosso o a John Ford che Il
Eppure basta rivedere i due episodi della serie
grande sentiero non vale Sentieri selvaggi. John
Masters of Horror per capire che il suo cinema
Carpenter, oggi, insieme a Clint Eastwood, è l'ulnon è mai stato così vivo. Che si è andato radicatimo detentore di un sapere cinematografico squilizzando ed essenzializzando al tempo stesso. Assitamente "americano". John Carpenter (con
sieme a Clint Eastwood, John Carpenter è
Clint) è l'unico luogo dove il pensiero del filmare
l'ultimo detentore di un sapere cinematografico
coincide con il gesto del filmare; dove l'inquadratura è immediatamente politica perché
inevitabilmente si pone come territorio
del cinema. Il cinema di Carpenter è la
notre musique. Carpenter è una certa
idea del cinema americano proprio
come Clint Eastwood ne è la pratica.
Come è possibile che si riduca The
Ward alla sua vicenda? Forse che Halloween è solo un film su un ammazzababysitter? Come è possibile non
riconoscere nel magistero dei movimenti di macchina di The Ward la resistenza
ultima
del
cinema
americano? Carpenter oggi è l'ultimo
in grado di rendere in immagini il rap-
porto tra il territorio, la mitopoiesi dei generi e la
lucidità cartesiana che pone in relazione un'inquadratura con l'attacco di montaggio. Il cinema
di Carpenter eccede il genere e il cinema stesso.
Come Hawks, Carpenter è il cinema americano.
Come nota acutamente Lorenzo Esposito nel suo
volume Carpenter Romero Cronenberg. Discorso
sulla cosa, "si è già visto come l'essere alla
Hawks di Carpenter non è nell'esplicito omaggio-
“
citazione al maestro, quanto invece nell'averne
interiorizzato flessibilità, chiarezza, purezza, sobrietà, intelligenza, l'apparente invisibilità del
tocco". Esiste dunque un'evidenza del fare che
coincide con la sparizione del cinema (il luogo
dove affiorano i film "minori"). Carpenter è sublime in questo suo disparire. Cronaca di una
sparizione dunque, come le bruciature di sigarette sulla pellicola. Sparizione epitomizzata in
Avventure di un uomo invisibile, il più teorico e
lucido saggio politico del cinema carpenteriano
(con Ghosts of Mars ) e non a caso rimosso. Questa sparizione progressiva, questo tendersi al di
là dell'immagine stessa, questa costante tensione
a essere meno di un film per essere puro gesto di
cinema, esaltata dai suoi cosiddetti lavori su commissione, e di cui The Ward esplode tutta la flagranza, è ciò che traccia la presenza di Carpenter
cineasta. Ed è questa l'origine dell'orrore. Orrore
non ripetibile. Unico. Come il gesto-cinema di
Carpenter.
MARZO - APRILE 2011 FILM DOC
7
Aspettando Moretti
≤
LE GUIDE DOC
Un paese
di papi
Da Leone XIII al Pap’occhio,
da Pio X alla Papessa Giovanna,
una guida al papato secondo
un secolo di cinema
L
A STORIA DEL CINEMA ITALIANO? Ma comincia dal Papa, naturalmente! Uno dei primi film
che ci siano rimasti (ma qualcuno dice il primo
in assoluto) è Sua Santità Leone XIII, realizzato nel
1896 da Vittorio Calcina in Vaticano: col papa che
sembra benedire la macchina da presa e la nascita
di una nuova arte. Da allora, molti altri film hanno
ripreso i papi autentici, ma fra tanti documentari e
biografie “ufficiali” ci sono anche i papi che entrano
di straforo nelle pellicole come personaggi di finzione. C’è Paolo Stoppa che fa
Pio VII nel Marchese del Grillo
(1981). C’è il papa che nel
Commissario Lo Gatto di Dino
Risi deve difendersi dall’assalto di Lino Banfi, deciso a
sapere se ha un alibi in grado
di scagionarlo da un omicidio
(passionale e per di più omosessuale). C’è la Roma
papalina dell’800 di Luigi Magni. E ci sono i papi
dello schermo che strizzano l’occhio ai casi Calvi e
Marcinkus, dal Monsignore con Christopher Reeve
amante delle donne, dei soldi e della mafia, al Padrino III, fino al Vaticano di Angeli e demoni. Tra
sacro e profano. Tra epifania e apparizioni imbarazzate, quasi aleggiasse il principio della non rappresentabilità di Sua Santità nella fiction secolare.
Ma ecco i film fondamentali, o quasi:
GLI UOMINI NON GUARDANO IL CIELO (1952)
La storia romanzata di Pio X, al secolo Giuseppe
Sarto, divenuto papa nel 1903 (dopo che l’impero
austro-ungarico si era opposto all’elezione del
cardinal Rampolla), morto il 20 agosto 1914, disperato per lo scoppio della guerra. Il film, molto
difeso da Andreotti, fu prodotto in occasione
della beatificazione (3 giugno 1951), in attesa della
canonizzazione avvenuta nel 1954: regia di Umberto
Scarpelli, con l’inglese Henri Vidon nella parte di
Pio X.
…E VENNE UN UOMO (1966)
Il film che Ermanno Olmi ha dedicato a Giovanni
XXIII, rievocandolo attraverso le varie fasi della sua
vita e le pagine del suo Giornale dell’anima, tra documenti e ricostruzioni. “Del
personaggio Giovanni volli
rappresentare non la fisionomia esterna (la simpatia
dei gesti, la retorica di certi
discorsi) ma la sostanza.
Non volevo raccontare la
biografia di un papa, ma il
suo giornale dell’anima”
(Olmi). Con Rod Steiger.
8
FILM DOC MARZO - APRILE 2011
IL TORMENTO E L’ESTASI (1965)
Il rapporto tra Michelangelo e Papa Giulio II, che lo
aveva chiamato a Roma per dipingere la Cappella
Sistina ma si scontrò poi con lui sull’esecuzione.
Dirige Carol Reed: dal romanzo di Irving Stone, con
Rex Harrison nella parte di Giulio II, Charlton Heston in quella di Michelangelo e Tomas Milian come
Raffaello.
ARRIVANO I BERSAGLIERI (1980)
Luigi Magni è il cantore per eccellenza della Roma
papalina dell’800, a cominciare da successi come
Nell’anno del signore (1969) o In nome del Papa Re
(1977). Qui ci parla della Breccia di Porta Pia, con
Carlo Bagno che interpreta Pio IX: lo stesso Papa è
invece interpretato da Gianni Bonagura in un altro
film di Magni, In nome del popolo sovrano (1990).
L’UOMO VENUTO DAL KREMLINO (1968)
Dopo anni di prigionia in Siberia,
un prelato russo finisce a Roma e
viene eletto papa.
Ritrovandosi alle
prese
con
un
mondo sull’orlo del
precipizio. Curiosa incursione nella fantapolitica,
con Anthony Quinn nel ruolo di Kiril I, dieci anni
prima di Wojtyla.
DA UN PAESE LONTANO (1981)
La biografia quasi ufficiale di Giovanni Paolo II, raccontata da Krzystzof Zanussi nel momento di maggior impatto della Polonia sulla scena politica
mondiale. “Non sono stato io a scegliere questo
film, è stato il film che ha scelto me: girarlo è stato
un servizio, un dovere. Ho accettato di fronte alle
pressioni dei miei colleghi, dei miei connazionali,
del mio pubblico, con la consapevolezza che arriva
sempre il giorno in cui un artista deve abbandonare
i suoi interessi culturali per una causa diversa” (Zanussi). Con Cezary Morawski nella parte di Wojtila.
L’UDIENZA (1971)
Kafka in Vaticano: un poveraccio cerca disperatamente di parlare col Papa, si ritrova intrappolato
nei labirinti del Potere, viene ascoltato solo da una
prostituta… Di Marco Ferreri, con Enzo Jannacci
nel ruolo che doveva essere di David Warner.
“Con Azcona avevamo
pensato a una grossa parabola sulla chiesa servendoci delle opere di
Kafka, col Vaticano come
Castello, ma facendo in
modo che alle astrazioni di Kafka si sostituissero
persone reali, papa Giovanni o papa Paolo VI” (Ferreri).
IL PAP’OCCHIO (1980)
Il gruppo dell’Altra domenica, storico programma
tv di Renzo Arbore, viene
inopinatamente ingaggiato dalla tv vaticana voluta da Papa Wojtyla: ne
succederanno di tutti i colori, con Benigni, Luotto,
De Crescenzo & Co scatenati. Ci sono anche Martin
Scorsese e Ruggero Orlando, mentre Wojtyla è interpretato da Manfred
Freyberger. Sequestrato per blasfemia, riuscito con
alcuni tagli, riedito finalmente nel 1988: il film cult
di Renzo Arbore.
MORTE IN VATICANO (1982)
Monsignore moderato viene eletto
Papa e di colpo propugna una
chiesa troppo innovatrice per i
gusti del Vaticano e di una grande
potenza straniera: la sua condanna a morte diventa inevitabile… Liberamente ispirato alla
vicenda di Papa Luciani: dal libro
di Max Savigny e Maurice Serral,
con Terence Stamp nella parte di
padre Andreani, poi Giovanni Clemente I. Regia di Marcello Aliprandi.
AMEN. (2002)
Un ufficiale delle SS scopre come nei lager vengano
sterminati zingari ed ebrei, cerca di spingere le autorità religiose a denunciare il fatto e trova aiuto in
un giovane gesuita, ma non nelle gerarchie. Da
Costa-Gavras, un film di denuncia sui rapporti tra
nazismo e Vaticano: ispirato alla pièce Il vicario
(1963) di Rolf Hochhuth, col rumeno Marcel Iures
nella parte del papa.
LA PAPESSA (2009)
Dopo La papessa Giovanna (1972, con Liv Ullman),
un altro film sulla leggendaria figura del IX secolo:
una bambina che cresce nel profondo dell’Europa
studiando le sacre scritture e la medicina naturale,
entra in convento travestita da uomo e quando finisce a Roma si ritrova addirittura eletta papa. Quasi
un’icona da best-seller della condizione femminile
nella Chiesa: di Sonke Wortmann, con Johanna Wokalek papessa, e con John Goodman nella parte del
Papa ammalato di gotta.
INTERVISTE DOC
≥
Scrivere con Moretti
Dopo Il caimano, la sceneggiatrice genovese Federica Pontremoli
torna a collaborare con Nanni Moretti per Habemus Papam.
E ci racconta qualche retroscena.
[ di Francesca Felletti ]
Nanni Moretti
«Habemus
Papam
nasce da un’idea forte che
determina lo svolgimento
degli eventi. In questo senso,
fra gli ultimi film di Nanni Moretti, è quello che più si avvicina
a Palombella Rossa, mentre altrove
la narrazione è più libera».
Federica Pontremoli descrive così la
sua ultima fatica di sceneggiatrice, condivisa con Francesco Piccolo e Moretti
stesso. In uscita ad aprile, la pellicola racconta la crisi di un Papa, interpretato da Michel Piccoli, che dopo l’elezione non si sente
all’altezza del compito. Cade in depressione
e decide così di sentire il parere di uno psicologo, di cui veste i panni lo stesso Moretti.
La sceneggiatrice genovese, che aveva già
lavorato con il regista per Il caimano - oltre
che, fra gli altri, con Silvio Soldini per Giorni
e nuvole, con Giuseppe Piccioni per Giulia
non esce la sera, con Francesca Comencini
per Lo spazio Bianco, mentre si accinge a
scrivere una commedia con Ferzan Ozpetek
– ci racconta la creazione, durata quasi due
anni, di Habemus Papam.
Come avete sviluppato il soggetto?
«La presenza di una trama definita da una
parte ci ha aiutato, dall’altra ci è stata di impedimento per inserire gli elementi tipici dei
film di Moretti: dovevamo trovare un appiglio
per fargli raccontare in maniera personale
questa storia, in modo che non fosse un racconto oggettivo ma un racconto d’autore.
Abbiamo visto una grande quantità di materiale che tratta in diverso modo l’argo-
mento ecclesiastico: film di grandi autori come
Fellini, fiction televisive e filmati d’archivio: da
quelli dell’Istituto Luce sui Papi del passato fino a
quelli su Wojtyla. Il film parte proprio dalle immagini dei funerali dell’ultimo Papa: abbiamo pensato
che il modo giusto per introdurre un argomento
altrimenti estraneo al pubblico come il mondo di
vescovi e cardinali, fosse quello di partire da un
elemento riconoscibile, un evento mediatico importantissimo. Questo ci ha permesso di concederci poi molte libertà creative».
Vi sarete anche documentati sulle leggi
ecclesiastiche…
«Soprattutto nella prima parte c’è molto cerimoniale, parole, formule: questo ci ha costretto a
un lavoro di ricerca che ci ha molto affascinato
perché il Papa è come se fosse il sovrano di un
grande paese, anzi molto di più: è il capo spirituale
di oltre un miliardo di persone nel mondo.»
Come vi siete divisi il lavoro? A blocchi o
magari c’è stato chi ha curato i dialoghi e chi
la storia? Qualcuno ha supervisionato lo
sviluppo della sceneggiatura?
«Abbiamo sempre lavorato tutti contemporaneamente. All’inizio il produttore era solo Moretti,
poi è intervenuta anche la Fandango per cui Procacci ha letto l’ultima stesura e ci ha dato dei consigli».
Lei e Piccolo siete intervenuti anche nel
casting?
«Sì, mentre finivamo di scrivere è iniziata la
scelta degli attori perché i ruoli sono numerosi.
Per cui abbiamo assistito ai provini e fatto le solite
classifiche che Moretti richiede per tutto. Per
quello che riguarda il Papa invece, Nanni ha pensato a Piccoli appena è nata l’idea del film».
E per le location com’è andata?
«Non è stata una
cosa semplice perché il Vaticano
non ha concesso nessuno
dei suoi spazi,
neppure il Palazzo della
Cancelleria
che
aveva
dato per qualche fiction tv.
Ma siccome è una
Federica Pontremoli
coproduzione con la
Francia, le riprese si
sono svolte a Palazzo Farnese, che è l’ambasciata francese e all’Accademia
di Francia. Per alcuni interni, hanno fatto un patchwork di tutti i palazzi storici intorno a Via Giulia.
Ma la cosa più incredibile è stata la ricostruzione
della Cappella Sistina a Cinecittà, all’80% della
grandezza reale: io stessa quando sono andata sul
set sono rimasta impressionata dalla somiglianza.
Anche tutta questa attenzione alla verosimiglianza
e alla ricostruzione è una novità nella filmografia
di Moretti».
Cosa la ha appassionata di più in questo
lavoro?
«Tecnicamente mi è piaciuto lavorare sull’equilibrio delicatissimo tra commedia e dramma; da
un punto di vista più personale, ho apprezzato
l’amore e la compassione con cui abbiamo trattato
il personaggio principale: un papa che vive la sua
debolezza in modo davvero immediato».
Esce Ramona e Beezus, per tutta la famiglia
Una sorella ingombrante
Ramona Quimby (l’ottima Joey
King) ha otto anni, due genitori
dotati di grande pazienza (Bridget Moynahan e John Corbett)
e una sorella più grande, Beezus (la star Disney Selena
Gomez), con cui litiga di continuo. Il problema è che Beezus è
semplicemente perfetta: bella, giudiziosa, ottima studentessa. Mentre
Ramona è l’esatto contrario, una
piccola peste dalla pagella disaSelena Gomez (a sinistra) è Beezus e Joey King (a destra) è Ramona
strosa. Non che lo faccia apposta: i
guai li combina in modo “naturale”.
[ di Maria Francesca Genovese ] Né riesce a tenere a freno una fantasia smisurata, che la
porta a perdere la concentrazione e a sognare ad occhi
ualunque bambino, guardando il film, potrà iden- aperti in ogni momento della giornata, anche quello meno
tificarsi almeno un po’ con Ramona. Perché ciò opportuno. Per fortuna c’è zia Bea (Ginnifer Goodwin) a
che lei prova (gioia, confusione, paura di non es- consolarla e spiegarle che la “sindrome da sorella minore
sere compresa, senso di competizione) appartiene a tutte di essere perfetto” è piuttosto diffusa, ma la competizione
le creature in crescita. Certo va sottolineato che i suoi rimane sempre alta. Quando Ramona scopre che i lavori
comportamenti a volte sono un po’ troppo “energici” … in casa Quimby sono finalizzati a costruire una cameretta
Q
tutta per lei, senza dover più condividere gli spazi con
Beezus, è al settimo cielo. Ma poco dopo i lavori rischiano
di fermarsi: il papà ha perso il lavoro, i soldi scarseggiano
e il pericolo di trasferirsi in un’altra città è sempre più
reale. Sarà proprio Ramona, finalmente unita a Beezus, a
salvare la situazione. Lo farà a modo suo, provocando
una serie di esilaranti guai, ma il risultato sarà comunque
positivo. E ci scapperà pure un bel fidanzato per Bea.
Tratto dalla serie di romanzi per ragazzi scritta da Beverly Cleary, molto famosa negli Stati Uniti sin dagli anni
Cinquanta, Ramona e Beezus ha il sapore delle pellicole
per famiglie di una volta. Niente azione sfrenata, niente
super eroi né poteri magici ma una sceneggiatura solida
e dolce. Al centro c’è una famiglia dove ognuno dei membri è amato per quello che è. Un piccolo gruppo di persone che, quando l’orizzonte si fa scuro, si spalleggia e
trova nell’unità la forza per superare i problemi.
I temi più adulti vengono affrontati senza reticenze (il
padre si ritrova improvvisamente disoccupato e un nuovo
lavoro che valorizzi le sue attitudini sembra impossibile a
trovarsi), ma sono la vitalità e l’energia di Ramona a guidare la storia. Innocente e nostalgico.
MARZO - APRILE 2011 FILM DOC
9
≤
PICCOLA GUIDA
AI FILM DOC
IN USCITA NELLE SALE
BEYOND
di Pernilla August, con
Noomi Rapace, Ola Rapace
Una donna vive felicemente sposata con i suoi figli, quando riceve
all’improvviso
una
telefonata: sua madre sta morendo e vuole vederla per un’ultima volta. Il passato familiare
torna così con i ricordi di violenze e dolori che aveva cercato
faticosamente
di
rimuovere. Film psicologico
molto classico, con la Noomi Rapace
della trilogia Millennium: dirige Pernilla August, attrice svedese
lanciata da Bergman in Fanny e Alexander, ex-moglie del regista Bille August.
I BACI MAI DATI
di Roberta Torre, con Donatella Finocchiaro, Beppe
Fiorello
Una ragazzina cresce come
può alla periferia di Catania,
finché avviene qualcosa di
sorprendente: la statua della
Madonna davanti a casa le
parla, la notizia si diffonde, la
gente comincia a chiederle
miracoli e felicità, la madre e
il parroco cavalcano il business… Dalla regista di Tano
da morire, un’altra incursione ultrapop in un mondo
grigio raccontato con colori
accesi. Con Piera Degli Esposti parrucchiera-fattucchiera e le
architetture del quartiere satellite di Librino, progettato da
Kenzo Tange.
IL GIOIELLINO
di Andrea Molaioli, con Toni Servillo, Remo Girone
Il gioiellino del titolo è
un’azienda alimentare in
continua espansione, ma
sempre gestita dal suo
fondatore secondo criteri
familistici. Tra parenti,
nipoti e manager di fiducia, il gruppo finirà per
indebitarsi sempre più,
inghiottendo nella sua
voragine soldi, parenti,
amici, politici, risparmiatori… L’Italia della finanza creativa e del
capitalismo disinvolto: dalla stessa accoppiata Molaioli-Servillo
di La ragazza del lago, guardando stavolta al caso Parmalat.
I RAGAZZI STANNO BENE
di Lisa Chodolenko, con Julianne Moore, Mark Ruffalo, Annette Bening
Nuove famiglie crescono. Qui c’è
una coppia lesbica di mezz’età,
con due figli già adolescenti: ma
quando la ragazzina compie diciott’anni, pretende di conoscere
il padre biologico e sconvolge di
colpo tutta la vita familiare… Dalla
regista di High Art e Lauren Canyon, una commedia in stile Sundance: brillante, ammiccante,
attenta alle nuove tendenze, con
due grandi attrici come Julianne
Moore e Annette Bening.
10
FILM DOC MARZO - APRILE 2011
OCCHIO AI FILM DOC
POETRY
INSIDE JOB:
CHI CI HA RUBATO IL FUTURO
di Lee Chang-Dong, con Yun Junghee
di Charles Ferguson
– documentario
L’origine del male? Sta
sempre là: negli anni
bui della presidenza di
Reagan, nella sua deregulation che ha liberato le mani degli affaristi senza scrupoli e
senza più ostacoli, innescando scandali, complicità tra affari e
politica, crisi finanziarie che hanno messo in ginocchio mezzo
mondo. “E’ stato come dare alle volpi libero accesso nel pollaio” dice uno degli intervistati di questo serratissimo documentario, che ripercorre passo passo cause e conseguenze
della crisi del 2008. Che non è ancora finita… Film esemplare
per chiarezza e rigore, condotto coi tempi di una commedia:
istruttivo e brillante al tempo stesso.
IL DILEMMA
di Ron Howard, con Vince Vaughn, Kevin James, Wynona Ryder
Un tizio vede la moglie del
suo miglior amico in atteggiamenti inequivocabili con
un altro uomo. Che fare?
Raccontare tutto per aprirgli
gli occhi o tenere la scoperta
per sé? Incominciano i
guai… Il regista di A Beautiful Mind e Cinderella Man
prova la carta della commedia: molto classica, con la
rediviva Wynona Ryder di
Bram Stoker’s Dracula.
Una sessantenne eccentrica e contemplativa comincia a sentire
le prime conseguenze dell’Alzheimer, frequenta un corso di
poesia e intanto si occupa del nipote, coinvolto in un tragico
episodio di violenza a scuola. Un film semplice e toccante, ottima occasione per conoscere uno dei registi coreani più celebrati nei festival. La protagonista è una star degli anni ’80,
tornata sugli schermi dopo oltre quindici anni di assenza.
LO STRAVAGANTE MONDO
DI GREENBERG
di Noah Baumbach, con Ben
Stiller, Greta Gerwig
Quarantenne newyorkese perde il lavoro, si trasferisce a Los Angeles
nella casa del fratello e conosce una
ragazza, anche lei un po’ incerta sul
proprio futuro. Sarà l’anima gemella?
Dal regista di Il calamaro e la balena,
anche sceneggiatore di Wes Anderson (Le avventure acquatiche di
Steve Zissou, Fantastic mr.Fox): stavolta ha scritto il soggetto insieme
all’attrice e co-produttrice Jennifer
Jason Leigh.
≤
Tournée dell’attore e regista Mathieu Amalric
Spogliarelli femministi
Viaggio sui palcoscenici di provincia con le star
sensuali e malinconiche del New Burlesque.
D
ONNE SOVRABBONDANTI, FELLINIANE, non
più giovanissime. Donne traboccanti di vitalità
e di carnalità, un po’ ballerine e un po’ spogliarelliste. Sono le star del New Burlesque, lo show che
a partire dagli anni ’90 ha cominciato a ripercorrere le
strade del teatro leggero caricando i vecchi numeri
dell’avanspettacolo di significati nuovi, al passo coi
tempi.
A portarle adesso
sugli schermi ci
pensa Tournée, l’ultimo film di Mathieu
Amalric, bravissimo
attore francese che
da qualche tempo è
diventato anche uno
dei registi più amati
dalla critica parigina.
L’idea – dice – gli covava dentro da un po’
di tempo. Almeno da
quando aveva letto
L’envers du musichall di Colette, un libro fatto di schizzi della sua vita
d’attrice un po’ scandalosa, vissuta di corsa tra le
piazze di provincia, nell’illusione di non pensare, non
avere rimpianti né rimorsi né ricordi… “Ho cercato a
lungo l’equivalente di oggi – dice Amalric – ma nel
mondo dello striptease trovavo solo storie di necessità e prigionia. Finché ho letto su Libération un articolo sul New Burlesque. E all’improvviso ho avuto la
sensazione che Colette fosse lì, in questa sensualità
allegra e torrida, in questa affermazione intima e po-
litica della bellezza possibile di tutti i corpi, di tutte le
età, per quanto fuori formato”.
Il film racconta passo passo la tournée di queste
ballerine americane, al seguito del produttore francese
deciso a portarle a Parigi dopo un lungo giro in provincia, passando attraverso alberghi anonimi, spostamenti notturni, autostrade buie. La loro vita da
palcoscenico si intreccia
ai problemi privati dell’uomo, in un vagabondaggio al tempo stesso
sgargiante e malinconico. E le atmosfere restano sempre sospese
tra finzione e documento, illusione e realtà.
“Abbiamo capito – dice
il regista – che per preservare l’energia immediata degli spettacoli
bisognava fare una vera
tournée, con le sale
piene, dormendo negli
alberghetti dove si girava il film. Da Havre a Rochefort,
passando per Nantes, abbiamo offerto lo spettacolo
gratuito a persone che firmavano una liberatoria, perché non potevamo certo pagare tutte quelle comparse. Si avevano solo due ore e mezza per girare le
sequenze, ma questo creava un’urgenza che paradossalmente rinforzava la finzione. Ci sono stati momenti
di vita straordinari!”. In un trionfo assoluto dello spettacolo e del falso, ma catturato nella realtà irripetibile
della vita del set.
≤
I FESTIVAL DOC
XX edizione del Noir in Festival a Courmayeur
Quando la televisione
si fa grande cinema
Al Festival del Noir vince Carancho dell’argentino Pablo Trapero. Ma il vero evento
è Carlos, splendido film per la tv sul terrorista sudamericano firmato Olivier Assayas.
[ di Alberto Marini ]
G
LI APPASSIONATI DEL GENERE, come
ogni anno, si sono incontrati nella cornice
della cittadina valdostana per scrutare
quanto di nuovo sia in grado di offrire il panorama di cinema e letteratura noir. Con l’occasione la manifestazione ha festeggiato il
traguardo delle venti edizioni, e non ha sprecato
l’occasione. Le offerte sono state stimolanti, le
strutture confortevoli e l’entusiasmo di organizzatori e staff contagioso. Alla fine, la Giuria ha
insignito del Leone Nero Carancho di Pablo Trapero, una pellicola che si innesta nel fenomeno
dei cosiddetti “sciacalli” (il carracho del titolo)
che, in Argentina, bazzicano tra i pronto soccorso
e nei luoghi degli incidenti stradali, in cerca di
clienti (e polli da spennare). Il materiale è ben
assemblato e il film trova il punto di forza nel seguire la vita di due “ultimi” (un avvocato male in
arnese e una dottoressa delusa dalla vita), uniti
dalla loro solitudine lacerante.
Degni di un premio e di attenzione anche
Edgar Ramirez è Carlos
Hanyo (La governante) di Im Sang-soo (Corea del
Sud), già visto a Cannes e conferma del virtuosismo (e manierismo) dell’autore de La moglie
dell’avvocato, e La scomparsa di Alice di J Blakeson, esordio a budget ridottissimo incentrato
sulla preparazione e messa in opera di un rapimento, con un trio di interpreti in stato di grazia,
un plot calibratissimo e uno spirito british che
conquista. Senza dimenticare Kosmos del turco
Reha Erdem, film inclassificabile, diviso tra lirismo e crudo realismo, con un personaggio che
arriva in un paese innevato, da straniero, e vive
una parabola che lo porta ad essere in un primo
tempo considerato dalla gente del villaggio come
un salvatore della patria, poi un uomo da aiutare
e alla fine un capro espiatorio. E’ il film che più
ci ha colpito, per la capacità di osare, per il modo
in cui sceglie di parlare della guerra (che non si
vede mai, ma viene evocata da un sonoro invadente di spari) e per la sua forte idea di cinema,
nonostante gli eccessi. E’ sfuggita la valenza noir
dell’opera (che ha una flebile trama “gialla”), ma
ci ha permesso di conoscere un autore coccolato
da anni nei vari festival internazionali.
Il vero evento del festival è stata però
la proiezione di Carlos di Olivier Assayas, alla presenza di Daniel Lecont, documentarista e produttore, vera e
propria anima del progetto e della sua
realizzazione.
Ilich Ramirez Sànchez, nome di battaglia Carlos, il terrorista di origine venezuelana che negli anni Settanta e
Ottanta, mise a segno azioni spettacolari per il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, per la United Red
Army giapponese, per i servizi segreti
mediorientali, protetto, di volta in volta,
dal Kgb, dalla Stasi, dai servizi rumeni
e ungheresi. Oggi Carlos vive in carcere,
dopo essere stato catturato, in Sudan. Il
film affronta questa figura mitica e racconta quasi tutta la sua vita, a partire
dall’idealismo della giovinezza passando per la
“carriera” di un mercenario del terrorismo con
il chiodo fisso per le donne e con il culto della
sua persona.
Olivier Assayas gli ha dedicato uno splendido
film di cinque ore e trentatre minuti per la tivù (è
la versione che si è vista a Courmayeur), e distribuito all’estero in una versione cinematografica
accorciata. Carlos non giudica, non fa morale:
mette in fila eventi, attentati, tranches de vie,
materiali di repertorio e sequenze di pura
azione. Assayas è capace come pochi di raccontare attraverso le immagini di un bar, di una
stanza d’albergo, di una strada, i nostri anni, le
nostre ansie e delusioni. Si è messo davanti a
Carlos con la curiosità del biografo e con la compartecipazione del coetaneo. Così è mostrata la
sua evoluzione impetuosa e inesorabile, dai
primi attentati “artigianali” di Londra e Parigi
fino ai “colpi di teatro” dei rapimenti più spettacolari, fino al disfacimento fisico e morale delle
ultime deplorevoli “fatiche” al soldo del committente più generoso.
Il Carlos di Assayas fa venire in mente lo Scarface di De Palma, i gangster- movie, ma anche il
documentarismo più maturo, che prova a mettere a confronto una storia con la Storia.
Realizzato in Cinemascope, scritto dallo
stesso Assayas e da De Franck, dopo anni di ricerche a cura del già citato Lecont, non è solo un
prodotto televisivo, è un film torrenziale ma compatto, diviso in tre capitoli ma trascinante nella
sua continuità, su un’epoca recente della nostra
Storia, il ritratto di un sogno andato a male e
delle sue conseguenze. Ed esattamente come un
film Assayas l’ha scritto e girato, senza curarsi
della chiarezza didascalica del plot, senza ammorbidire gli eccessi del personaggio e senza rinunciare ai propri improvvisi piani sequenza.
Insomma, un prodotto (televisivo o cinematografico, poco importa) da vedere, studiare e amare
incondizionatamente. E magari pensare perché
operazioni del genere non si fanno.
XXII edizione del Trieste Film Festival
Il cinema dell’altra Europa
S
UCCESSO PIENO, NONOSTANTE
i tagli governativi, al Trieste Film
Festival (20-26 gennaio), punto
d’incontro privilegiato delle cinematografie dell’Est. Ecco alcuni dei motivi
d’interesse e curiosità della 22° edizione.
SERGEI LOZNITSA • Considerato
come uno dei più grandi documentaristi
contemporanei, il suo
primo lungometraggio
Schastye
moe è stato
per molti critici il film rivelazione di Cannes 2010. A Trieste si è vista la sua retrospettiva completa, 12 film realizzati
dal ’96 a oggi. L’universo artistico di
Loznitsa può essere inquadrato intorno
a due grandi tendenze: da una parte il
documentario di osservazione con lunghi piani sequenza, dall’altra una ricerca
sperimentale sul passato con film basati
esclusivamente su materiali di repertorio.
CINEMA KOMUNISTO • Sono gli
stessi spettatori e non più le giurie ufficiali ad assegnare i riconoscimenti più
importanti. Il lungometraggio più ap-
prezzato è stato Besa di Srdjan Karanovic . Der kleine Nazi della sceneggiatrice
tedesca Petra Luschow, si è affermato
fra i cortometraggi. Miglior documentario a Cinema Komunisto di Mila Turajlic
che descrive il coinvolgimento e la passione di Tito per il cinema attraverso
rare immagini, interviste e documenti
inediti.
RICORDANDO CORSO • In memoria
dell’attore e regista Corso Salani, è stato
istituito un premio di 10.000 Euro che
aiuterà in modo concreto la produzione
di progetti già avviati di filmakers indipendenti italiani.
I CULT MOVIE DI COSULICH • Carta
bianca ad una delle firme della critica cinematografica, per una rassegna di
quattro classici da scoprire. Viaggio
senza fine di John Ford, per Cosulich il
più bel film di mare; Il ventaglio di Lady
Windermere di Ernst Lubitsch, film
muto tratto da Oscar Wilde; Unter den
Brücken di Elmut Käutner, storia
d’amore poetica e struggente alla Jean
Vigo; Totò e i re di Roma di Steno e Monicelli, opera che restituisce correttamente lo spirito di Čechov autore di
commedie e non di drammi.
Giancarlo Giraud
MARZO - APRILE 2011
FILM DOC
11
HEREAFTER
≤
LE RECENSIONI DOC
[ di Aldo Viganò ]
per la specifica virtù del suo
saper fare del cinema. Le inquadrature e i movimenti della
cinepresa, i ritmi e i raccordi di
montaggio, la direzione degli
attori e la costruzione armonica della recitazione, persino
gli effetti speciali affidati ai
computer della Scanline VFX –
in una parola, il consapevole
uso tecnico ed espressivo del
linguaggio – fanno così, infine,
di Hereafter un’opera assolutamente personale. Non un
film fantastico sull’aldilà e
neppure l’interrogativo di un
uomo anziano sull’ipotesi consolatoria di una vita dopo la
morte, ma ancor una volta il
trionfo del racconto di esseri
umani, delle loro contraddizioni
e delle loro speranze, ad opera di
un artista consapevolmente laico e
programmaticamente concreto,
per il quale anche la rappresentazione della morte - sia essa la propria (quella da cui risorge la
giornalista francese annegata nello
tsunami) o di una persona cara (il
ragazzino inconsolabile per la perdita del gemello) o quella che irrompe
con
prepotenza
nell’universo inconscio di un operaio di San Francisco (Matt Demon)
– è in fin dei conti solo una delle vie
possibili, attraverso le quali si può
legittimamente parlare delle uniche cose – azioni, corpi, parole e
comportamenti in uno spazio e in
un tempo ben definito - di cui per
un artista quale Eastwood vale re-
Il cinema
senza aldilà
È
NOTO CHE PETER MORGAN sceneggiatore inglese figlio di
un ebreo tedesco e di una cattolica polacca (L’ultimo re di Scozia,
The Queen, Frost/Nixon, ecc.) - ha
scritto Hereafter per Steven Spielberg, che ha poi scelto di passarlo
tramite la DreamWorks a Clint Eastwood, il quale ha accettato di dirigerlo a condizione che nel cast ci
fosse Matt Demon. Per Eastwood,
pertanto, si tratta di un film che lo
vede soprattutto nel ruolo di “metteur en scène”: un’opera nata lontano da quel mondo autoriale che
ha caratterizzato l’ultimo periodo
della sua produzione cinematografica, anche se non proprio una pellicola su commissione. E che così
sia un po’ lo si avverte nel modo alquanto faticoso con cui le tre storie
parallele che andranno a comporre
il film si articolano e s’intrecciano
narrativamente nella prima parte;
ma ben presto in Hereafter accade
quella cosa meravigliosa che si verificava soprattutto nel cinema
classico hollywoodiano: cioè, la capacità di un regista di talento di fare
propria una storia non sua e di
esprimere in modo affatto personale una visione del mondo e degli
esseri umani che lo abitano solo
IL DISCORSO
DEL RE
Attori
e balbuzie
D
ICEVA MARIO MONICELLI che
la re altà cinematografica rifugge dal primo piano, perché
in questo c’è sempre qualcosa di
esagerato che porta in un’altra dimensione e sconfina sovente nel
trucco di chi non sa girare. Il discorso del re è un film fatto in prevalenza di primi piani. Quindi, se le
premesse del sillogismo sono vere,
ne consegue si tratti di un film che
ha poco a che fare con la realtà,
anche se non necessariamente un
film falso. Il quasi quarantenne Tom
Hooper – regista con alle spalle un
po’ di televisione (in Elisabeth I ha
diretto Helen Mirren) e un paio di
lungometraggi dedicati rispettivamente all’apartheid (Red Dust) e alla
biografia di un celebre allenatore di
calcio (Il maledetto United) – ha
scelto di glorificare Giorgio VI d’Inghilterra (re della seconda guerra
mondiale e padre della regina Elisa12
betta e di Margaret che qui appaiono
bambine), raccontando la sua lotta
contro la balbuzie, grazie all’aiuto di
un eccentrico australiano, senza titolo di logopedista, ma con alle
spalle una lunga esperienza a curare i reduci della Grande Guerra. I
fatti scorrono veri e documentati
come in un servizio di “Storia Illustrata”: l’amore del figlio cadetto di
Giorgio V per la moglie Elisabetta e
per le sue due figlie, la morte del
padre Giorgio V, l’abdicazione del
fratello Edoardo VIII che lo proietta
contro voglia sul trono, gli incontri
con Churchill e con il cardinale di
Canterbury, l’incoronazione, lo scoppio della guerra e il suo celebre discorso radiofonico alla nazione.
Questa la realtà. Ma, proprio come
accade in genere negli sceneggiati
televisivi, Tom Hooper non si preoccupa tanto di lei, di indagarne cioè
cause ed effetti, perché preferisce
invece tenerla sullo sfondo (solo un
po’ enfatizzata e deformata come
accade alle vie e ai monumenti inglesi quasi sempre ripresi con
l’abuso del grandangolo) di ciò che
davvero nel suo film conta: vale a
dire la recitazione degli attori. Sono
loro, non i personaggi reali che sono
chiamati a interpretare, i veri prota-
FILM DOC MARZO - APRILE 2011
almente la pena di parlare. Hereafter è un film integralmente antropologico,
anche
quando
apparentemente
porta
sullo
schermo immagini che fanno riferimento all’aldilà. E, pur tra lo
sconforto di quanti sono sempre più
propensi a inseguire i loro pregiudizi piuttosto che vedere ciò che accade realmente sullo schermo (si
leggano a proposito tante recensioni, e non solo della stampa cattolica), Clint Eastwood si conferma
ancora una volta (la cosa diventa
evidente soprattutto dal momento
in cui le tre vicende narrative del
film confluiscono sullo sfondo londinese) un regista di esemplare
concretezza umanistica: un autore
classico, che s’inscrive consapevolmente in una grande tradizione e
gonisti di Il discorso del re.
E, ovviamente,
in questo gioco
narcisistico i primi
piani si sprecano,
come un omaggio
già programmaticamente in odore
di Oscar al virtuosismo tecnico e
mimetico
della
grande
scuola
teatrale anglosassone. E in Il discorso del re gli
attori sono davvero tutti di una bravura “mostruosa”: a cominciare da
Colin Firth e Geoffrey Rush, sui cui
duetti il film in gran parte si fonda,
per comprendere una Helena Bonham Carter eccezionalmente misurata, e arrivare al consueto
virtuosismo underplay di Michael
Gambon e Derek Jacobi, veterani
delle scene londinesi, e al cammeo
di Claire Bloom. Alla fine si esce
dalla sala esclamando: “Ma che
bravi!”; solo qualcuno sussurra: “Ma
dov’è il cinema? Dov’è la realtà di
quei personaggi tanto sovrastati
dallo sguardo su chi è chiamato a interpretarli?
che non cessa
mai di sorprenderci ed
entusiasmarci con la laica
concretezza del suo sguardo sulla
vita e sul cinema.
HEREAFTER
(Usa, 2010)
Regia e musica: Clint Eastwood – sceneggiatura: Peter Morgan – Fotografia:
Tom Stern – Musica: Trent Reznor e Atticus Ross – Scenografia: James J. Murakami – Montaggio: : Joel Cox e Gary
Roach.
Interpreti: Cécile De France (Marie
LeLay), Matt Demon (George Lonegan),
Thierry Neuvic (Didier), Bryce Dallas Howard (Mélanie), Richard Kind (Christos),
Jay Mohr (Billy), Jenifer Lewis (Candace), Derek Jacobi (se stesso).
Distribuzione: Warner Bros. Pictures
Italia - durata: due ore e 9 minuti
IL DISCORSO DEL RE
(The King’s Speech, Gran Bretagna –
Australia, 2010)
Regia: Tom Hooper - Sceneggiatura:
David Seidler - Fotografia: Danny Cohen
- Musica: Alexandre Desplat - Scenografia: Eve Stewart - Costumi: Jenny Beavan - Montaggio: Tariq Anwar
Interpreti: Colin Firth (Re Giorgio VI), Geoffrey Rush (Lionel Logue), Helena Bonham Carter (Regina Elisabetta), Guy
Pearce (Edoardo VIII), Michael Gambon
(Re Giorgio V), Tomothy Spall (Winston
Churchill), Jennifer Ehle (Myrtle Logue),
Derek Jacobi (Cosmo Lang), Claire
Bloom (Regina Mary), Eve Best (Wallis
Simpson)
- Distribuzione: Eagle Pictures - Durata:
un’ora e 41 minuti
ANOTHER YEAR
Le stagioni
della vita
Raccontato nell’arco di un anno solare e cadenzato sullo scorrere delle
stagioni (da “spring” a “winter”),
Another Year è uno dei film più emblematici di Mike Leigh. Anche uno
dei suoi migliori: per chiarezza narrativa, per precisione di sguardo
sugli esseri umani, per piena consapevolezza estetica del linguaggio cinematografico. Fedele a se stesso,
Leigh parte ancora una volta dagli
attori, dalla loro recitazione esibita in
lunghi primi piani che sanno sopportare lo scorrere del tempo. Se il primato dell’attore sembra fare di
Another Year un film televisivo-teatrale, a ben vedere però questo si rivela ben presto essere solo
un’apparenza. Stando sempre molto
addosso ai suoi personaggi, la cinepresa di Mike Leigh lascia che essi
nascano direttamente dalla sintesi
tra il recitare e il guardare, tra la realtà e la finzione, compiendo in questo senso un tragitto fondamentalmente opposto a quello privilegiato dalla maggior parte del cinema
inglese iscrivibile nella cosiddetta
“New Renaissance”, teso troppo so-
FIGHT CLUB
vente a utilizzare l’indiscussa bravura degli attori solo come un mezzo
per illustrare, rendendoli
accattivanti, personaggi
già tutti dati sulla pagina
scritta o comunque in una
realtà pre-cinematografica. Nei film di Leigh, e in
particolare in questo suo
ultimo, accade invece
l’opposto: sono i personaggi, infatti, che nascono
direttamente dalla recitazione degli attori, per conquistarsi
proprio
attraverso questa “finzione” lo statuto di una verità cinematografica, la quale sortisce
proprio dalla progressiva sospensione dell’incredulità che più o meno
consapevolmente accompagna ogni
rappresentazione spettacolare della
realtà. L’ingegnere geologo Tom e la
psicologa Gerri, l’invadente amica
Mary, il figlio Joe e la sua ragazza
Katie, il compagno d’infanzia Ken e il
fratello-cognato Ronnie, anche la
depressa Janet – cioè, i protagonisti
di un film che non ha mai fretta di
farceli conoscere – non sono mai né
momenti rubati alla vita, né semplici
rispecchiamenti di virtù attoriali. Almeno non solo. Sono personaggi che
non appartengono al neorealismo,
ma neppure a un cinema di pura recitazione. Se non fosse per la preci-
sione così nitida e ben costruita,
sembrerebbe quasi che quei personaggi nascessero dall’esperienza
autobiografica degli attori stessi. Ma
questa impressione di verità è il
punto d’arrivo di Another Year, nel
quale, non per caso, i molti primi
piani contano altrettanto delle poche
riprese in esterno (l’orto in cui Tom e
Gerri trascorrono i loro week end,
una trivellatrice in riva al mare, le
strade o i portoni degli edifici di una
periferia urbana), che concorrono a
contestualizzare socialmente ed eticamente un film sovente anche
molto divertente, insieme tragico e
comico, malinconico e aperto al futuro: proprio come lo sono le stagioni
e la vita stessa, nel loro scorrere
quotidiano.
ANOTHER YEAR
(Gran Bretagna, 2010)
Regia e sceneggiatura: Mike Leigh –
fotografia: Dick Pope – scenografia:
Simon Beresford – Costumi: Jacqueline Durran - musica: Gary Yershon montaggio: Jon Gregory
Interpreti: Jim Broadbent (Tom), Lesley Manville (Mary), Ruth Sheen
(Gerri), Oliver Maltman (Joe), Karina
Fernandez (Katie) - Peter Wight (Ken),
David Bradley (Ronnie), Martin Savage
(Carl), Imelda Staunton (Janet).
Distribuzione: : BIM - durata: - Durata:
Durata: due ore e 9 minuti
[ di Giona A. Nazzaro ]
Vallanzasca: il cinema italiano possibile
S
IAMO UN PAESE CURIOSO.
Restio a voler ragionare di cinema soprattutto quando il cinema s'interroga sul nostro passato
recente. Se poi di passato si deve proprio trattare, allora che sia un passato
che possa essere apologetico del presente. Guai a insinuare dubbi. Guai a
voler essere critici. Ne sa qualcosa
Mario Martone. E ne sa qualcosa Michele Placido che con Vallanzasca –
Gli angeli del Male firma un potente
noir che ricorda il miglior cinema di
Carlo Lizzani, Florestano Vancini e
Giuliano Montaldo e invece è accusato
di tessere le lodi di un criminale. Lui,
da ex poliziotto. Placido, che funziona
al meglio quando permette alla sua
verve affabulatoria di prendere il sopravvento sulla polemica e l'ostentazione poetica, ci riporta a un tipo di
cinema italiano, schiettamente industriale, e tremendamente efficace, di
cui purtroppo, nell'era della commedia
corale dominante, s'è perso il calco.
Bisogna avere respirato l'aria delle
sale di cinema d'una volta, per comprendere la passione che Placido ha
insufflato nelle sue inquadrature, nei
veloci raccordi di montaggio, nella flagrante carnalità dei suoi criminali. Per
godere del piacere di un racconto feroce che è un efficacissimo trattato
morale. Ecco: se proprio dovessimo
indicare un modello di cinema nazionale a largo consumo non avremmo
dubbi. Il modello non potrebbe essere
che Vallanzasca – Gli angeli del
Male, il miglior film di Michele Placido dai tempi di Del perduto amore.
Premesso inoltre che Kim Rossi
Stuart è l'attore italiano più criminalmente sottovalutato del cinema italiano, ci chiediamo cosa sarebbe il
cinema statunitense senza il suo esercito sanguinario di criminali, mostri e
assassini seriali. Per difendere la propria idiozia censoria, si tirano in gioco
per la giacca i familiari delle vittime di
Vallanzasca, gli unici che hanno tutto
il diritto di dire ciò
che vogliono. Che
hanno il diritto di
non
perdonare,
senza che si scateni la guerra delle
appropriazioni indebite. E i francesi,
allora, che proprio
di recente con Richet hanno rivissuto
le imprese di Jacques Mesrine? Il cinema è una ragazza e una pistola (o
un bacio e una pistola). Le pistole sparano verso lo schermo. La grande rapina al treno. Il cinema è nato per
glorificare il crimine o il cinema è già
un crimine? Vallanzasca – Gli angeli
del Male è un film italiano di rara potenza che mette a tacere anche le speciose distinzioni fra cinema di genere
e cinema d'autore. Purtroppo Vallanzasca non è solo Vallanzasca. È la cattiva coscienza di un intero paese e di
riflesso di una gestione del paese
stesso. Se ci fate caso Placido (e
Rossi-Stuart) con il loro film sul bandito della Comasina volgono al presente le contraddizioni di ieri che sono
tutt'altro che risolte. E lo fanno senza
comizi o polemiche. Ma con la sola
forza del cinema. Ed è questo che non
si perdona loro. Ed è per questo motivo che si grida allo scandalo. Perché,
in fondo, il paese è ancora "cosa loro",
mentre il cinema ce lo restituisce un
pochino (proprio come ha fatto Mario
Martone con Noi credevamo). È questo lo scandalo. Spezzare il monopolio
del racconto e dell'immagine. Il cinema, invece, fa diventare l'Italia
anche un po'... "cosa nostra".
MARZO - APRILE 2011
FILM DOC
13
Filmografia
Caro Mario
Il regista che
non volle farsi autore
Regie
1934: Il cuore rivelatore, coregia Cesare Civita
e Alberto Mondadori
1935: I ragazzi della via Paal, coregia Alberto
Mondadori
1937: Pioggia d'estate, firmato Michele Badiek
1949: Totò cerca casa, coregia Steno (ooo) ; Al
diavolo la celebrità, coregia Steno (oo)
1950: È arrivato il cavaliere!, coregia Steno
(oo); Vita da cani, coregia Steno (oo)
1951: Guardie e ladri, coregia Steno (ooo);
Totò e i re di Roma, coregia Steno (ooo);
1952: Totò e le donne, coregia Steno (oo)
1953: Le infedeli, coregia Steno (oo);
Totò e Carolina (ooo)
1954: Proibito (oo)
1955: Un eroe dei nostri tempi (ooo)
1956: Donatella (oo)
!957: Padri e figli (oo);
Il medico e lo stregone (oo)
1958: I soliti ignoti (oooo)
1959: La grande guerra (oooo)
1960: Risate di gioia (oo)
1962: Renzo e Lucia (ep. Boccaccio ’70) (oo)
1963: I compagni (oooo); Gente moderna
(ep. Alta infedeltà) (oo)
1965: Casanova ’70 (ooo)
1966: L’armata Brancaleone (oooo);
Fata Armenia (ep. Le fate) (oo)
1968: La bambinaia (ep. Capriccio
all’italiana) (ooo);
La ragazza con la pistola (ooo)
1969: Toh, è morta la nonna! (oo)
1970: Il frigorifero (ep. Le coppie) (oo);
Brancaleone alle crociate (oooo)
1971: La mortadella (oo)
1973: Vogliamo i colonnelli (oo)
1974: Romanzo popolare (ooo)
1975: Amici miei (ooo)
1976: Caro Michele (ooo); La bomba
(ep. Signore e signori, buonanotte) (oo)
1977: Un borghese piccolo piccolo (oo);
Autostop e First Aid (ep. I nuovi mostri)
(oooo)
1979: Viaggio con Anita (ooo)
1980: Temporale Rosy (ooo)
1981: Camera d’albergo (oo);
Intervista a Mangiafuoco – tv;
Il marchese del Grillo (ooo)
1982: Amici miei atto II (ooo)
1984: Bertoldo, Bertoldino e... Cacasenno
(ooo)
1985: Le due vite di Mattia Pascal (ooo)
1986: Speriamo che sia femmina (ooo)
1988: I picari (ooo)
1989: Verona (ep. 12 registi per 12 città);
La moglie ingenua e il marito malato
1990: Il male oscuro (ooo)
1991: Rossini! Rossini! (oo)
1992: Parenti serpenti (ooo)
1994: Cari fottutissimi amici (oo)
1995: Facciamo paradiso (oo)
1997: Un idillio edile (ep. Esercizi di Stile);
Topi di appartamento (ep. I corti italiani)
1999: Panni sporchi (ooo);
Un amico magico: il maestro Nino Rota
2000: Come quando fuori piove – tv (oo)
2001: Un altro mondo è possibile – film
collettivo
2002: Lettere dalla Palestina – film collettivo
2003: Firenze, il nostro domani – film collettivo
2006: Le rose del deserto (oo)
2008: Vicino al Colosseo… c’è Monti
[ di Aldo Viganò ]
I
L SUO PRIMO FILM L’HA SCRITTO E DIRETTO all’età di diciotto anni (Un cuore rivelatore); l’ultimo l’ha
firmato nel 2006, all’età di novantun anni, andando
a girarlo in Africa sulla scia dell’omonimo romanzo di
Mario Tobino (Le rose del deserto). Poi, gli ultimi tempi
della sua vita sono stati una lucida regia verso un rabbioso atto finale, che egli ha rifiutato testardamente di
lasciare che fossero altri a determinare.
Il percorso esistenziale e culturale di Mario Monicelli
è stato lungo e solo apparentemente eclettico. Egli nasce
come “filmaker” di pellicole realizzate a 16mm con gli
amici d’infanzia; negli anni Trenta si fa anche critico cinematografico sulla rivista “Camminare”; ha un lungo
apprendistato come aiuto regista e come sceneggiatore
per conto terzi; esordisce dietro la cinepresa (Totò cerca
casa) a trentatre anni, in condominio con Steno e al servizio di Totò; sempre insieme a Steno realizza sette film
che alternano la comicità con l’analisi di costume; diventa regista in proprio con Totò e Carolina e da allora
firma una sessantina di film (tra lungometraggi, episodi
di pellicole collettive e opere televisive) che concorrono
a definire la stagione più feconda della commedia cinematografica italiana, nella quale la risata si può fondere
con la rappresentazione della morte, la centralità del lavoro con l’attore non ha mai bisogno di negare l’osservazione della realtà sociale e le convenzioni narrative
del cinema di genere si alimentano senza complessi alla
fonte della vita come a quella della fantasia personale o
delle più disparate opere letterarie.
Usando una classificazione “d’antan”, si potrebbe dire
che Mario Monicelli è stato il più metteur en scène e il
meno auteur dei registi della commedia all'italiana. Con
tutto quanto di positivo è insito in quell'appellativo,
però. Perché nel cinema artigianale di Monicelli c’è sempre il piacere di raccontare una storia, il gusto per il
nuovo, la grande cura riservata ai dialoghi e alla struttura narrativa, la primaria importanza riconosciuta alla
scelta e alla direzione degli attori, il costante interesse
per le leggi della comunicazione con il pubblico.
Monicelli ha vissuto la nascita del neorealismo, ne ha
comprese e apprezzate le motivazioni, ammirati soprattutto in De Sica e Rossellini i risultati, ma non vi ha preso
parte direttamente, non condividendone il progetto este-
Sceneggiature
1940: La granduchessa si diverte di Giacomo
Gentilomo
1941: Brivido di Giacomo Gentilomo
1942: La donna è mobile di Mario Mattoli
1943: Cortocircuito di Giacomo Gentilomo
1945: Abbasso la miseria! di Gennaro Righelli;
Il sole di Montecassino di Giuseppe
Maria Scotese; Come persi la guerra
di Carlo Borghesio
1946: Abbasso la ricchezza! di Gennaro
Righelli; L'angelo e il diavolo di Mario
Camerini; L'apocalisse di Giuseppe
Maria Scotese; Aquila nera di Riccardo
Freda
1947: Fatalità di Giorgio Bianchi; Fumeria
d'oppio di Raffaello Matarazzo; Follie
per l'opera di Mario Costa; Lo sciopero
dei milioni di Raffaello Matarazzo;
Gioventù perduta di Pietro Germi;
La figlia del capitano di Mario Camerini;
Il corriere del re di Gennaro Righelli; I
miserabili di Riccardo Freda; L’ebreo
GEN-
tico e pedagogico, nonostante il comune scarso interesse
per la composizione di inquadrature immediatamente
significanti sul piano estetico (composizione cara invece
in modo particolare ai suoi amici Riccardo Freda e Raffaello Matarazzo) e il primato concesso a un cinema che
appartenga all'universo del reale più (o almeno prima
ancora) che a quello del bello. Ciò che gli resta del neorealismo è il piacere di raccontare più che raccontarsi, di
descrivere il mondo degli altri piuttosto che esibire la
propria visione del mondo, che pure è latente in ogni
suo film.
Ma il migliore cinema di Monicelli, come quello degli
altri registi della commedia all'italiana, si è sempre nutrito di ciò che la società poteva loro offrire, più che dei
sogni che essi stessi potevano avere. Così accadde in I
soliti ignoti, girato alla vigilia del boom economico, come
nella sua trasposizione nel Medioevo, L'armata Brancaleone, che è anch’essa un viaggio nell'Italia che c'è: divertente e vitalistica; inesorabilmente votata al fallimento e
per questo fecondatrice di una risata percorsa da un brivido di morte, messo in evidenza nell'ottimo sequel,
Brancaleone alle crociate.
errante di Goffredo Alessandrini
1948: L'eroe della strada di Carlo Borghesio;
Riso amaro di Giuseppe De Santis;
Il cavaliere misterioso di Riccardo
Freda; Accidenti alla guerra! di Giorgio
Simonelli
1949: Il lupo della Sila di Duilio Coletti; Il
conte Ugolino di Riccardo Freda; Come
scopersi l'America di Carlo Borghesio;
Marechiaro di Giorgio Ferroni; Quel
bandito sono io di Mario Soldati; In
nome della legge di Pietro Germi
1950: Il brigante Musolino di Mario Camerini;
Botta e risposta di Mario Soldati;
L’inafferrabile 12 di Mario Mattoli; Le
sei mogli di Barbablù di Carlo Ludovico
Bragaglia
1951: Vendetta... sarda di Mario Mattoli; Tizio,
Caio, Sempronio di Alberto Pozzetti; È
l'amor che mi rovina di Mario Soldati;
Core 'ngrato di Guido Brignone; OK
Nerone di Mario Soldati; Napoleone di
Carlo Borghesio; Il tradimento o Passato
che uccide di Riccardo Freda; Anema e
core di Mario Mattoli;
Accidenti alle tasse! di Mario Mattoli;
Amo un assassino di Baccio Bandini
1952: Totò a colori di Steno; Cinque poveri in
automobile di Mario Mattoli; Cani e gatti
di Leonardo De Mitri
1953: Un turco napoletano di Mario Mattoli;
Il più comico spettacolo del mondo di
Mario Mattoli; Cavalleria rusticana di
Carmine Gallone; Perdonami di Mario
Costa; Giuseppe Verdi di Raffaello
Matarazzo
1954: Violenza sul lago di Leonardo Cortese;
Guai ai vinti! di Raffaello Matarazzo
1956: La donna più bella del mondo di Robert
S. Leonard
1961: A cavallo della tigre di Luigi Comencini
1963: Frenesia dell'estate di Luigi Zampa
1966: Il marito di Olga (ep. I nostri mariti) di
Luigi Zampa
1977: Gran bollito di Mauro Bolognini
≥
Photo: EPA/CLAUDIO ONORATI
I REGISTI •39
Anche in La grande guerra, epica ballata eroicomica scandita da canzoni
tradizionali, Monicelli dimostra la sua
straordinaria capacità di sintetizzare
sullo schermo una serie disordinata di
suggestioni che erano già nell'aria e,
raccontando ancora una volta le avventure di due accattivanti prototipi dell'arte di arrangiarsi, calibra con
grande sapienza l'alternanza della commedia e della
tragedia, dei ritmi gioiosi della vita e di quelli coralmente dolenti della morte. Ne sortisce, così, un film insieme epico e comico: forse il migliore di tutta la sua
filmografia, certo il più emblematico del talento di un
metteur en scène senza complessi, che ama le grandi
sfide, trovando una carica vitalizzante nel fatto di essere stato il primo ad aver fatto certe scelte.
E primo, nella storia del cinema italiano, Monicelli
lo è stato veramente molte volte e in tante occasioni: si
trattasse di far emergere la vena drammatica della recitazione di Totò (Totò e Carolina) o di introdurre l'ombra della morte in una commedia (I soliti ignoti), di
rivelare a Gassman le sue potenzialità comiche (da I soliti ignoti a L’armata Brancaleone) o di affrontare senza
tabù reverenziali i grandi temi della Storia (La grande
guerra, appunto). E ancora: egli è stato il primo a far vivere i propri personaggi in costume, trasgredendo una
norma non scritta che invitava a non trasferire nel passato l'azione della commedia; il primo a scoprire Lea
Massari (Proibito) e Claudia Cardinale (I soliti ignoti); il
primo a costruire una commedia all'italiana con protagonista femminile (La ragazza con la pistola); e così via,
sino al primato di commedie tematicamente eccentriche, anche se non proprio riuscite, quali Toh è morta la
nonna! o Vogliamo i colonnelli. E proprio in questa tensione verso la novità che si può cogliere la dimensione
più profonda di tutta la sua filmografia di metteur en
scène. Una filmografia illuminata da grandi successi,
ma anche caratterizzata da tonfi al botteghino (Temporale Rosy), abitata da attori già
celebri, ma anche da esordienti, fatta di lungometraggi, ma anche di tanti “corti” per
film collettivi, alcuni dei quali (ad esempio
La bambinaia o First Aid) sono certo da annoverare tra le sue cose migliori: testimonianza di un cinema artigianale che non si
vergogna di essere tale e che, sotto la tendenza a vedere sempre il comico e il grottesco nei fatti della vita, ha anche saputo
coglierne la complessità e la varietà. Senza
drammi autoriali, divertendosi anche a rispecchiarsi nel contesto della propria generazione, con disincantata consapevolezza:
«Eravamo tutti così» amava ricordare Monicelli: «Penso a Vittorio De Sica. Era privo di
presunzione come persona, e lo era anche il suo cinema. Come Germi, Comencini, Rossellini. E anche
Dino Risi. Cercavamo di smitizzare tutto, continuamente». E così facendo, hanno dato vita, tutti insieme,
con allegria, alla migliore stagione del cinema italiano.
Biografia
Mario Monicelli nasce a Viareggio il 16
maggio 1915 e muore suicida a Roma il 29
novembre 2010. Figlio del giornalista e
drammaturgo Tomaso, fondatore della rivista di cinema “Lux et Umbra”, Mario frequenta le elementari a Roma, il liceo a
Milano e si laurea in Storia e Filosofia a
Pisa. Parente di Alberto Mondadori e amico
di Alberto Lattuada, fa il critico cinematografico sulla rivista “Camminare” e debutta nel
cinema con film amatoriali. Entrato nella
bottega del cinema professionale, ha dapprima il ruolo di aiuto regista, poi diventa
anche sceneggiatore, facendo ben presto
coppia con Steno, insieme al quale si afferma come uno degli scrittori di cinema più
ricercati nell’immediato dopoguerra e debutta dietro la cinepresa con Totò cerca
casa. Ha firmato film di grande successo,
ma ha avuto anche clamorosi tonfi al botteghino (ad esempio Temporale Rosy). Più
volte nominato all’Oscar e vincitore di numerosi premi ai Festival o nelle classifiche
nazionali, ha ottenuto il Leone d’oro alla carriera nel 1991. Occasionalmente è stato regista teatrale e attore in film diretti da altri.
Ha firmato la sceneggiatura di quasi tutti i
suoi film.
Il Cinema, gli Altri, la Vita
Il cinema
n Fu un po’ per caso e un po’ per volontà che
alcuni sceneggiatori come Steno ed io passammo alla regia. Per quanto mi riguarda fu
per volontà: mi piaceva l’idea di fare il regista;
anche fare lo sceneggiatore mi piaceva, ma mi
affaticava quello stare chiuso per ore a fumare,
a pensare e a trafficare.
n Per fare un film bisogna rubare da tutto, da
quel che si è letto, da quel che si è visto, dal
teatro, dalle storie che ti raccontano gli amici.
n Ho sempre avuto una idiosincrasia verso i
film da girare in teatro di posa, perché è tutto
finto. Girare in ambienti naturali aiuta l’attore e
obbliga me e i miei collaboratori a fare un maggiore sforzo mentale.
n Sono contrario da molti anni ai primi piani
degli attori e ne faccio pochissimi. Il primo
piano è un trucco di chi non sa girare; un primo
piano ti salva sempre, quando non sai cosa
mettere.
n Non sarei mai capace di girare un film senza
sceneggiatura.
n La sceneggiatura deve risolvere tutte le questioni che sorgono durante le riprese, deve dare
un’indicazione sui personaggi, sui caratteri,
sulle gag, ma anche sui luoghi da cercare insieme allo scenografo, sugli abiti e sul come
deve essere l’azione, quale carattere deve
avere.
n Lo stadio espressivo drammatico corri-
sponde alla fase ‘infantile’ della produzione di
un artista, mentre è molto più matura l’espressione comico-umoristica.
n Finché ho potuto, ho cercato sempre di
cambiare genere, per capire che cosa potevo
fare. Io rispetto molto l’eclettismo, mi piacciono quelli che sanno fare tutto.
Gli altri
n Steno - Ci chiamavano dappertutto, tant’è
vero che ci mettemmo a impiegare dei ‘negri’
per collaborare ai vari soggetti e sceneggiature.
‘Negri’ poi divenuti celebri come Age e Scarpelli, De Concini, Continenza. I titolari eravamo
noi, però poi apparivano anche i loro nomi,
erano avallati da noi. C’era un lavoro di équipe
persino esagerato. In certi film eravamo in otto
o dieci sceneggiatori. Si partecipava a qualcosa
che assomigliava a concitati happenings che si
svolgevano in camere d’albergo, in casa di
qualcuno di noi, o nei caffè. Tutti insieme si
buttavano giù gags, idee, sketches, alcuni rubati dalle riviste, oppure da atti unici che qualcuno si ricordava di aver visto.
n Totò - Mi è rimasto dentro molto di Totò. Ho
sempre avuto un grande rispetto. E un rimpianto. Quando arrivava sul set, suggeriva
sempre qualcosa di astratto, di surreale. E io,
come gli altri della mia generazione, condizionati dal neorealismo, non lo seguivamo, gli
stroncavamo quella sua vena strana, meravi-
gliosa, fuori da ogni schema, da marionetta
anche inquietante, sinistra. E lui non insisteva.
Peccato.
n Machaty - Si comportava come io credevo
fosse giusto si comportasse un regista, come
il mio modello, cioè come un pazzo! Veniva
vestito in modo strano… gridava, urlava, strillava…
n Genina - Io mi occupavo di fare l’assistentino, di battere il ciak… ero un esecutore molto
volenteroso… ma per me lui girava il film in
maniera cialtronesca. Quando Squadrone
bianco uscì mi accorsi, però, che possedeva
una sua sostanza anche estetica. La cosa mi
procurò uno shock e mi dette da pensare: cominciai a capire quale era la resa di certe scene,
che importanza avessero certi elementi che
avevo ritenuti ininfluenti.
n Gentilomo: Aveva la capacità di pensare il
film come montaggio: un’immagine nasceva
soltanto perché seguiva un’altra, anche se non
era ancora stata girata. Il montaggio allora
aveva il difetto di seguire ancora le regole del
muto, mentre la parola permetteva già una la-
vorazione molto più sintetica.
n Germi: Gli dissi: ‘Ma finiscila con questo
tipo di film! Con questo Vallone sempre inquadrato dal basso contro le nuvole’. E lui mi disse:
‘E tu che fai i film di Totò non ti vergogni?’. ‘No,
io non mi vergogno; mi vergognerei di quelli
con Vallone.
n Petri: Lo incontrai da Rosati dopo che La
grande guerra era uscito con grande successo
e lui già da lontano scuoteva la testa; mi disse:
“Caro Mario, no, non ci siamo, non ci siamo”.
Mi è rimasta impressa quella reazione (io non
controbatto mai): era un po’ la reazione diffusa
dei cineasti, critici o autori che fossero.
La vita
n Non
ho mai permesso che la mia vita personale, intima, intralciasse neppure nella misura più piccola il mio lavoro.
n La speranza è una trappola inventata dai padroni. La speranza è quella di quelli che ti dicono che dio… state buoni, state zitti, pregate
che avrete il vostro riscatto, la vostra ricompensa nell’aldilà. Sì siete dei precari, ma tanto
fra 2 o 3 mesi vi riassumiamo, vi daremo il
posto. State buoni, andate a casa e… stanno
tutti buoni. Mai avere speranza! La speranza è
una trappola, una cosa infame inventata da chi
comanda.
(Le dichiarazioni di Mario Monicelli sono tratte
da interviste rilasciate in varie occasioni e a Lorenzo Codelli per il libro “L’arte della commedia”
edito da Dedalo)
≤
PERCORSI SONORI • Musiche da Film
Le cronache di Narnia:
Il viaggio del veliero
come nuovo compositore della saga, dopo aver ascoltato “Shaken and Stirred: The David
Arnold James Bond Project”, album in cui Arnold, insieme ad altri artisti di fama mondiale, rivisitava le più belle title-track dei film di 007. Spie a parte, è anche fido collaboratore di John Singleton (Shaft, Baby Boy-una vita violenta, Four Brothers, Quattro fratelli).
Riguardo alla partitura de Le cronache di Narnia, Arnold riprende ampie porzioni di materiale di Gregson-Williams e le rilegge in stile blockbuster, aggiungendo una ricchezza di
sviluppo e una identità tematica che adempiono ai compiti richiesti dalla narrazione. Detto
diversamente, lo score è gloriosamente sinfonico, raggiunge altezze di cappa e spada e
al momento giusto issa l'adrenalina avvalendosi di bassi profondi e martellanti. Per fare
ciò, Arnold ricorre ad un piccolo escamotage: scrive un paio di temi con un’idea generale
veramente buona (come ad esempio "Re e Regina di Narnia" e "Aslan appare"), che poi
cosparge qua e là nelle tracce restanti. Il risultato è un arazzo musicale sfaccettato dall’atmosfera fantasy, costruita su una miscela di strumenti (ottone, fiati e percussioni) e
cori, che ben coglie la fantasia di questa magica avventura. Certo, ci sono momenti in cui
la musica ricorda le colonne sonore degli episodi precedenti, ma nel complesso la strumentazione è significativamente diversa. Per tutti gli amanti di Arnold, che qui è in piena
gloria sinfonica.
Le cronache di Narnia: Il viaggio del veliero è da intendersi come
uno spettacolo d'evasione. La storia è fedele alla trama del terzo
dei sette libri (pubblicato nel 1952) che Lewis ha scritto su Le
Cronache di Narnia, racconti che hanno venduto oltre 100 milioni di copie e sono stati tradotti in 50 lingue. Cambia il regista,
da Andrew Anderson al veterano Michael Apted, e cambia il
compositore, da Harry Gregson-Williams a David Arnold, un
Englishman doc classe 1962, che ha ottenuto l'attenzione del
pubblico grazie agli score orchestrali di Stargate (1994) e Independence Day (1996). Il successo di questi due score deve
anche avere impressionato i produttori di James Bond, dal momento che dal 1997
ad oggi Arnold è stato chiamato a comporne le colonne sonore; merito di John Barry,
storico compositore di 007, che ha ‘raccomandato’ David Arnold alla Eon Productions
Il discorso
del re
Candidato a dodici
Premi Oscar, tra cui miglior colonna sonora, ,
opera seconda di Tom
Hooper, ha già vinto: il
premio del pubblico al Toronto International Film Festival, cinque British Independent Film Awards e un
Golden Globe per miglior attore protagonista, Colin Firth.
Il compito di tessere lo score è affidato a Alexandre Desplat. Per accompagnare il percorso di Re Giorgio VI
d'Inghilterra (che dopo aver sconfitto i suoi fantasmi interiori, e soprattutto la balbuzie, affronta le responsabilità
di un paese sull'orlo della II Guerra Mondiale), il compositore francese si affida ad un tono più caldo del solito.
E’ nella semplicità e nella leggerezza dei toni che lo score
ha la sua ricchezza, costruita su un piccolo ensemble orchestrale composto da archi e da una manciata di strumenti a fiato solista. La vera sorpresa del CD consiste,
però, nella somiglianza che questa partitura ha con le arie
della compositrice Rachel Portman (quale l’uso del pia-
[ di Barbara Zorzoli ]
noforte che domina intere porzioni tematiche di spartito).
Non mancano guizzi d’autore, come la trovata di utilizzare
un pianoforte che suona, volutamente, una serie di note
ripetitive (la sensazione è quella di un disco incantato),
per rappresentare la balbuzie del protagonista (nel tema
principale,“The King's Speech”). Nel complesso si tratta
di un'esperienza di ascolto che corre via senza sforzo e
che, per contro, ispira solo in piccole dosi (eccezion fatta
per le due ultime tracce a base di Beethoven). Ideale per
trascorrere mezz'ora in modo piacevole, senza pretese,
con Alexandre Desplat in stile teatro leggero.
Tron: Legacy
Sequel di Tron, pellicola targata 1982 e ambientata in
un mondo virtuale, Tron Legacy (diretto da Joseph Kosinski) riprende la storia esattamente venticinque anni
dopo. Pensato e realizzato in 3D, con un budget di 250
milioni di dollari, trasporta lo spettatore all'interno di un
cyber-universo. Chi meglio dei Daft Punk (duo francese
di techno ed elettronica) poteva dunque curarne il commento sonoro? Daft-Punk , infatti, è il nome con cui
sono conosciuti i musicisti parigini (che appaiono anche
nel film come DJ) Guy-Manuel de Homem-Christo (36
anni) e Thomas Bangalter (35 anni), famosi per l'uso
di componenti visive d’avanguardia abbinate alle loro
canzoni, i cui videoclip sono spesso diretti da registi
come Spike Jonze e Michel Gondry. Con il loro stile da
techno-club, i Daft-Punk confezionano uno score molto
creativo che, se da una parte spazia con citazioni di
compositori che hanno fatto storia, come Max Steiner,
Maurice Jarre, Bernard Herrmann, John Carpenter e
Vangelis, dall’altra ha un sottobosco che ha molto in comune con i suoni musicali al sintetizzatore di Brad Fiedel e con lirismo sinfonico e i ritmi sincopati di Basil
Poledouris. Nel complesso, la gestione dello score non
è spettacolare; le orchestrazioni sono piuttosto lineari,
le progressioni prevedibili e le tecniche di contrappunto
e dissonanza sono elementari. La continuità nella partitura è garantita dall'equilibrio tra strumentazione elettronica e sinfonica e tra
il tema principale della
partitura (interessante
nonostante la semplicità) e i motivi costruiti
intorno. Per chi è stanco
delle convenzioni ed ha
voglia di sperimentare
nuovi suoni.
QUANDO IL CINEMA SPOSA LA CUCINA • 15 •
Benvenuti a tavola
Claudio Bisio tin una scena
di Benvenuti al Sud
I
n principio era Bienvenue chez les Ch’tis, ovvero: benvenuti nel nord-est della
Francia, nella regione Nord Pas de Calais, dove agli abitanti, gli Ch’tis, a cui si attribuiscono una certa arretratezza culturale
e bizzarre abitudini alimentari – ricordate il
formaggio Maroilles spalmato sul pane e inzuppato nel caffè di cicoria? - parlano un
linguaggio incomprensibile. Si trattava di
una commedia francese diretta da Dany
Boon uscita nel 2008, distribuita in Italia
con il titolo Giù al Nord, espressione paradossale ma efficace affinché fosse immediatamente chiaro il messaggio che si
intendeva far arrivare: i pregiudizi che nutriamo verso coloro che vivono giù al Sud,
qui riguardano una regione del Nord. L’incredibile successo avuto dal film ha fatto
16
pensare ad un remake per il mercato italiano, dal momento che in Italia i cliché riguardanti il Sud abbondano. Ecco quindi il
film di Luca Miniero di cui Boon è produttore esecutivo e interprete di un piccolo
cameo: Benvenuti al Sud, ovvero a Castellabate, in provincia di Salerno, nella regione
Campania, dove gli abitanti fanno colazione
con il sanguinaccio – sangue di maiale mescolato con crema pasticcera e cioccolato
fuso, arricchito con pinoli e cedro candito e parlano il napoletano. L’impianto narrativo
del film, pur collocando i protagonisti nel
contesto culturale italiano, segue pedissequamente l’originale francese. Come molti
di voi già sanno, Alberto – Claudio Bisio –
lavora in un ufficio postale in Brianza, è
membro dell’illustre Accademia del gorgonzola, forse è leghista, dal momento che la
moglie milita nelle ronde cittadine ed ha un
sogno che insegue da anni: essere trasferito
a Milano. Verrà invece punito e mandato a
Sud, dove “tutti sono terroni. Anche i gatti
e i cani sono terroni”, dove ”vedi Napoli e
poi muori. Sì, perché lì ti ammazzano” e
dove le abitudini alimentari sono primitive,
FILM DOC MARZO - APRILE 2011
esagerate e prive di gorgonzola. Parte piangendo, con un giubbotto antiproiettile, una
trappola per topi e abbondanti scorte di
gorgonzola. Dopo il primo traumatico impatto, capirà di aver trovato un luogo incantevole abitato da persone generose ed
ospitali che, in una sera d’estate, sedute attorno al tavolo di un ristorante che guarda
il mare, lo introducono ai suoni della loro
lingua e alla ricchezza del loro cibo.
La tavola è imbandita con prodotti del
Parco Nazionale del Cilento, come il fico
bianco e la soppressata di Gioi: un insaccato inserito tra i presìdi Slow Food, un impasto fine e totalmente magro di carne
suina con al centro un filetto di lardo che,
oltre a conferire alla fetta il suo caratteristico aspetto, mantiene umido l’impasto. E
non mancano alcuni grandi piatti della tradizione campana: fusilli al ragù, impepata
di cozze, alici arreganate, alici abbottonate…. Una cena strepitosa, nonostante
l’assenza del gorgonzola.
Data la bontà e la semplicità delle ricette,
proviamone due.
Alici arreganate: diliscate le alici, circa
[ di Antonella Pina ]
due etti per persona, disponetele a strati in
un ruoto - termine napoletano per teglia rotonda – versatevi sopra olio extravergine,
aglio tagliato a fettine – per tagliarlo nel
modo corretto dovreste riguardarvi Paul
Sorvino, di origini napoletane, in Quei bravi
ragazzi - origano, sale, pepe e due cucchiai
d’acqua. Mettetele in forno per un quarto
d’ora e a fine cottura aggiungete due cucchiai d’aceto.
Impepata (’mpepata) di cozze: mettete
le cozze ben lavate in un ruoto largo con abbondante pepe macinato al momento, copritele e fatele aprire a fuoco vivo
mescolando di tanto in tanto, quando saranno aperte aggiungete prezzemolo tritato
e servitele con il brodo di cottura. Se potete,
evitate il limone.
Trovandoci in Campania, rendiamo
omaggio a Avanti! di Billy Wilder e abbiniamo un’Ischia Biancolella.
DISEGNO DI ELENA PONGIGLIONE
LA POSTA DI DOC HOLLIDAY
Gent.mo Dr. Fava ,
mi permetto rivolgermi direttamente a Lei
perché solo dalla Sua posta del n. 91 di FILMDOC ho appreso degli incontri mensili che
si tengono ogni primo lunedì del mese presso
Palazzo Ducale del quale ero completamente
all’oscuro. Essendo amante del cinema e
quindi desideroso di parteciparvi , potrebbe
cortesemente segnalarmi in quale sala essi si
tengono, se sono ad invito, se è necessario
iscriversi a qualche associazione, insomma
tutto ciò che occorre sapere sull’argomento ?
La ringrazio fin d’ora e Le porgo i miei più
cordiali saluti.
Marco Giampietro
Caro Sig. Giampietro,
gli incontro mensili a cui Lei fa riferimento
sono quelli della così detta Stanza del Cinema
che si svolge ogni primo lunedì del mese a Palazzo Ducale. Utilizziamo il salone della società
di Storia Patria che, se si entra da Piazza De Ferrari, si trova a pochi metri dall’ingresso, sulla sinistra. La manifestazione iniziò 10 anni fa su
Forza Italia
invito dell’amico Arnaldo Bagnasco, allora presidente di Palazzo Ducale, che si rivolse a me invitandomi ad “inventare” una manifestazione
sul cinema, in certo modo analoga a quella da
Lui patrocinata riguardante la poesia. Gli dissi
che da solo non sarei stato in grado di realizzarla ma che avremmo potuto farlo insieme con
i colleghi del Gruppo Ligure Critici Cinematografici. Inventai un meccanismo che è sempre
stato rispettato e che ha fatto la fortuna della
manifestazione. Da me coordinati due colleghi
del gruppo (ovviamente a turno) riferiscono al
pubblico sui film interessanti proiettati a Genova nel mese appena trascorso. L’iniziativa ha
dato vita ad un gruppo di fedelissimi (anzi, di
fedelissime, dato che si tratta in maggioranza di
signore) che vengono a Palazzo Ducale con assoluta fedeltà.
L’appuntamento va dalle 17:30 alle 19:00 (ora
nella quale dobbiamo restituire la sala alla società di Storia Patria) e la gente arriva con molta
puntualità e in anticipo. Quando l’incontro inizia in genere tutti i posti sono occupati. Oltre a
questo appuntamento principale (che, ripeto, ha
luogo il primo lunedì del mese, in genere da ottobre a giugno) da qualche anno è stato istituito
un secondo appuntamento mensile, appunto nel
secondo lunedì del mese ove invece di un resoconto delle programmazioni mensili dei cinema
cittadini, a turno uno dei colleghi svolge un
tema specifico: ad esempio una conferenza su
un regista o su uno specifico tema sulla storia
del cinema.
Si tratta di una iniziativa che, anche essa, è seguita con fedeltà dal nostro pubblico e ribadisce
un legame, animato dai critici genovesi, che non
cerca una redditività
presentato alle principali fiere del mercato cine tv: al
proposito auguri
sinceri. A Massimo
e
Riccardo non
manca la mentalità,
vivessimo in un contesto normale, sarebbero due apprezzati
professionisti dell’audiovisivo con solidi
contatti ed un pacchetto di progetti avviato; da noi lottano coraggiosamente
per dare visibilità al loro prodotto, ma
lo fanno “comme il faut”, frequentano
con cognizione la rete, sviluppano contatti extranazionali, progettano altre
operazioni. Cercano, in altre parole di
proporre una loro via al cinema ed alla
televisione, con idee interessanti, con
un approccio nuovo ed internazionale,
e aggiungo con una certa conoscenza
dei processi di marketing e dei modi di
farsi notare, hanno l’occhio vigile al
mercato ed alle tendenze, si informano
si documentano, tutto ciò in un paese
che il mercato, quello vero, non lo conosce né lo frequenta, tanto da noi
molti possono vivere di (finta) rendita.
Il film “ingegnoso”
di Massimo Stella.
S
ha
eguali in Italia. Al di là di
ogni compiacimento localistico, questa è ancora
una riprova del fatto che tante iniziative genovesi sono serie e attendibili, anche se la sostanziale indifferenza dei mass media, anche in
questo caso, contribuisce a far mancare ampiezza d’informazioni e curiosità di stampa.
E’ un’ iniziativa minima, che tuttavia ha destato e desta interesse in critici di molte città italiane. In nessuna di esse in questi 10 anni c’è
stato un gruppo di persone in grado di prendere
un’analoga iniziativa.
Mi auguro che queste informazioni possano
interessarle e la inducano a venire a Palazzo Ducale per seguire dal vivo, almeno una volta la
manifestazione. Spero di avere soddisfatto la
sua curiosità e la prego di accogliere i miei migliori saluti.
Per scrivere a Claudio G.Fava:
[email protected]
[ di Giovanni Robbiano ]
Triple Trap:
E CE LA
FATE ANDATE a
vedere Triple
trap, film dell’amico e comp a e s a n o
Massimo
Stella, che ha
anche scenegMassimo Stella
giato con Federico Dellacasa
ed è stato prodotto da Riccardo Zara
per la casa di produzione Visionauta.
Passerà vicino a casa vostra come la
cometa di Halley, verso la primavera,
più o meno quando leggerete, come
tutti i film piccoli bisognerà cercarlo, ma
ne varrà la pena.
Per il momento il film si muove su
qualche festival anche internazionale e
Foto di: Massimo Marchelli
Le stanze del Cinema
Andateci allora
non tanto (e non
solo) perché sostenete un nostro
sodale,
Massimo, segnato da
molte esperienze
televisive e produttive esterne, è
tornato a casa combattivo e carico di energia ed idee; fatelo perché potrete vedere che con
spiccioli e poco più si può creare il proprio film e ancora fatelo per ritrovare
facce di caratteristi locali, amici che incrociamo ogni tanto e che dividono
questa vita un po’ precaria ma a suo
modo eccitante, come il sempre preciso
Alberto Bergamini, perfetta faccia da
noir, anche per chi lo ricorda attore leggero. Ma in sostanza fatelo proprio perché il film c’è ed è, appunto, ingegnoso,
astuto, e, soprattutto nella seconda
parte sorprendente con le sue scatole
cinesi che dopo un po’ di attrito, Massimo lo sa, iniziano ad aprirsi con lodevole puntualità.
E’ un thriller classico con molti colpi
di scena ed una costruzione inusuale,
raccontato a posteriori dal protagonista,
invischiato in una storia di furti in gioielleria che cresce e cresce, coinvolto
per amore, portato per il naso come il
nostro pubblico a credere cose che si
rivelano altre e che naturalmente non
possiamo sciogliere qui perché sennò
ci togliereste il saluto.
I nostri autori, intendo quelli locali,
sembrano lodevolmente attratti dal genere a differenza di molti film romanocentrici che spesso si guardano
l‘ombelico, e tra questi esempi Triple
trap porta come bonus un plot davvero
ingegnoso che copre ovvi impacci e
manchevolezze strutturali da cinema artigianale, anzi, in questo caso da ultra
low budget. Speriamo che valga ai nostri amici una seconda meritata chance.
Voi sostenetelo: è un ordine.
MARZO - APRILE 2011 FILM DOC
17
≤
LIBRI E RIVISTE
Peter & Chris – I Dioscuri della
≥ notte
di Franco Pezzini e Angelica Tintori (Gargoyle,
Roma 2010, 415 pp, 16 euro)
Van Helsing e il conte Dracula, il
barone Frankenstein e la sua Creatura... Quella formata da Peter Cushing e Christopher Lee è la coppia
più celebre ed esemplare di tutto il
cinema horror, apparentemente
schematica ma in realtà estremamente ricca di sfumature: da una
parte il razionale e severo personaggio-Cushing (“doveva farsi prete!”
diceva di lui il compagno), la cui fiducia nella scienza e nel dovere poteva sempre rivelare una durezza implacabile e
disumana; dall’altra l’imponente Christopher Lee, con la
sua voce profonda (aveva iniziato come cantante lirico),
il fascino selvaggio, incarnazione della potenza irrazionale e profonda del desiderio. Due icone del ‘900, come
sottolinea il libro, ma anche due personaggi profondamente radicati nella cultura inglese, nati quasi nello
stesso giorno a distanza di anni (26 maggio 1913 Cushing, 27 maggio 1922 Lee), legati da un rapporto
d’amicizia all’antica, curiosamente interpreti sullo
schermo di un’altra icona britannica come Sherlock Holmes. Il libro di Franco Pezzini e Angelica Tintori, analitico
e informatissimo, ripercorre passo passo la vita e la carriera dei due attori, soffermandosi in particolare sui film
interpretati in coppia: a cominciare ovviamente dai classici diretti dal grande Terence Fisher, che diedero il via
alla stagione d’oro della Hammer e del cinema gotico inglese.
– Guida ai film che non vi
≥ Dispersi
fanno vedere
di Alberto Brumana, Carlo Prevosti, Sara
Sagrati, Marco Valsecchi (Falsopiano, Alessandria 2010, 369 pp., 19 euro)
Ogni anno vengono realizzati nel mondo 25.000 film, dei
quali appena cinquecento distribuiti in Italia. Partendo
da questa premessa, gli autori del volume si sono messi
a caccia di quanto c’è di interessante fra gli altri 24.500
titoli che ogni anno vengono ignorati dal mercato e che
un tempo erano irrimediabilmente perduti per lo spettatore italiano, mentre oggi possono in molti casi essere
reperiti con più facilità. Film mal distribuiti di autori famosi, titoli elogiati in festival anche prestigiosi, opere
che hanno attirato l’attenzione internazionale ma non
quella dei distributori nostrani, e che più in generale rientrano nei gusti di un pubblico giovanile globalizzato. Un
progetto meritorio, nato da una
webzine (Hideout.it), anche se i titoli scelti vanno quasi tutti in
un’unica direzione, quella indipendente chic: ma sono parecchi, e
ciascuno potrà trovare qualcosa
che lo incuriosisce, anche perché
si indica il modo per scovarli. Alcuni titoli: Mother di Bong Joonho, Adoration di Egoyan, Gerry
di Van Sant, Nightwatching di
Greenaway, Smiley Face di
Araki, Storytelling di Solondz ecc. Buona caccia, ma con un piccolo handicap: manca un indice dei
film e dei registi, purtroppo.
Gli ultimi avventurieri
Gianfranco Casadio (Longo, Ra≥ divenna
2010, pp.374, 25 euro)
Gianfranco Casadio va pubblicando da anni per l’editore
Longo una serie di volumi dedicati di volta in volta a generi o aspetti del cinema italiano ancora poco frequentati
in modo sistematico. Agli utilissimi volumi sull’opera lirica, i film di guerra, quelli criminali e polizieschi, il we18
FILM DOC MARZO - APRILE 2011
stern all’italiana e altri ancora,
si affianca adesso quello sul
cinema avventuroso dal 1931
al 2001. Il materiale è suddiviso in vari capitoli relativi ai
diversi sottogeneri, ciascuno
dei quali ha un’introduzione
critica seguita dalla schedatura dei singoli film, con cast,
trama dettagliata, brevi annotazioni critico-informative.
Tra i cicli: le classiche avventure in costume cappa-espada, quelle ambientate nella venezia antica, le storie
di crociati e saraceni, i film di pirati, quelli ispirati da Salgari, i decamerotici, i canterburiani…
Bergman
≥ Ingrid
di Nuccio Lodato e Francesca Brignoli
(Le Mani, Recco 2010, 334 pp.,
18 euro)
La casa editrice ligure
pubblica da qualche
tempo volumi di ampio
respiro saggistico dedicati
a grandi attori, e dopo figure come Marlon Brando
o Isabelle Huppert tocca
adesso a Ingrid Bergman
(1915-82), l’attrice svedese
di Io ti salverò e di Notorious
(Hitchcock), ma anche di Europa ’51 o Viaggio in Italia
(Rossellini), capace di combinare la severità dell’autorevolezza europea con la seduzione dello spettacolo
americano: tra l’altro, la sua carriera hollywoodiana vera
e propria si può dire abbia preso il via da Genova, dove
s’imbarcò a bordo del Rex nel gennaio 1940, dopo aver
trascorso il Capodanno in un albergo. Un’attrice vista nel
libro sotto il segno della perfezione, di una sperimentazione continua che la porta a non ripetere ruoli e formule
di successo ma a tentare sempre nuove strade: a partire
da quando chiese di interpretare nel Dr. Jekyll di Fleming
non la parte della tranquilla fidanzata ma quella della provocante prostituta da bassifondi. Con biografia, ampio
capitolo introduttivo, discussione dei film fondamentali
(quasi tutti).
classe operaia non va in paradiso
≥ La
di Umberto Calamita e Giuseppe Zarilungo (Falsopiano, Alessandria 2010, 239
pp., 18 euro)
La storia dei rapporti tra cinema e classe operaia prende
il via fin dalle origini, con l’uscita delle operaie dalla fabbrica Lumière seguita negli anni immediatamente successivi da tante altre uscite di lavoratrici e lavoratori dalle
fabbriche di mezzo mondo. Poi, però, gli operai sparirono presto dagli schermi: troppo realistici, forse anche
deprimenti e pericolosi nel loro richiamo al mondo del
lavoro, rischiavano di mettere in crisi la società dello
spettacolo. Questo libro offre un rapido manualetto per
ricordare i principali film su
operai, minatori, sindacalisti e
disoccupati: da Tempi moderni di Chaplin ai classici del
cinema sovietico, dal leggendario Il sale della terra di Herbert J. Biberman a I
compagni di Monicelli, da
Padre Daens di Stijn Coninx a
Joe Hill di Bo Widerberg, Matewan di John Sayles o Risorse umane di Cantet. Con
approfondimento su Pelle viva (1962) di Giuseppe Fina,
di cui vengono anche riportati i dialoghi.
≥ Provincia di Ferrara: terra e cinema
di Paolo Micalizzi (Ferrara, 2010, pp.96, sip)
Una guida al cineturismo a Ferrara e provincia, realizzata
in modo funzionale per chi voglia
visitare i luoghi che ospitarono i
set, o intenda semplicemente ripercorrere i film più importanti
girati nella zona. Con una introduzione dettagliata, le schede di
ottanta film con cast, foto, breve
indicazione del soggetto, indicazione dei luoghi in cui è stato girato. In più, una mappa della città e una della
provincia con rimandi che permettono di localizzare le
varie produzioni. Tra i titoli: La casa dalle finestre che
ridono, Caccia tragica, Cronaca di un amore, La donna
del fiume, Il giardino dei Finzi Contini, La lunga notte
del ’43, Il mestiere delle armi, Notte italiana, Ossessione,
La visita… Un semplice opuscolo, ma ricco, semplice e
divertente, edito dalla Provincia di Ferrara. Bilingue: italiano/inglese.
Italiano Ottanta
≥ Cinema
di Alberto Pesce (Liberedizioni, Brescia,
283 pp, 24 euro)
Critico cinematografico di lungo corso ("Giornale di Brescia", vari libri e riviste specializzate), Alberto Pesce
viene allestendo da qualche tempo una speciale serie di
volumi che raccolgono, decennio per decennio a cominciare dai Sessanta, una selezione delle sue recensioni
più significative, facendo precedere ogni raccolta da un
corposo saggio che spazia dai film alle vicende storiche,
sociali, politiche del nostro Paese. Dopo gli anni Sessanta e gli anni Settanta ecco il volume che riepiloga gli
anni Ottanta, e il cui sottotitolo ("tramonto delle ideologìe, riflussi dell'effimero") sintetizza quello che traspare
dall'analisi della maggior parte della novantina di film
selezionati per l'occasione. Dove non mancano alcune
opere comunque degne di recensioni dal taglio saggistico (da La notte di San Lorenzo dei Taviani a La terrazza di Scola a E la nave va di Fellini, tanto per citare
qualche titolo), ma disperse in una produzione che testimonia appunto un decennio piuttosto appiattito.
(ottobre-dicembre 2010)
≥ Cinecritica
Un ampio “primo piano” dedicato a Mario Martone
apre l’ultimo numero della rivista del Sindacato Nazionale
Critici Cinematografici Italiani
(SNCCI): con una lunga e dettagliata intervista largamente
imperniata su Noi credevamo,
seguita da saggi di Massimo
Causo e Anton Giulio Mancino. Altri interventi riguardano il cinema bosniaco,
Heimat, La battaglia di Algeri,
Andrzej Wajda, Maurice Jarre,
Akira Kurosawa, Artur Aristakisjan, Domenique Cabrera.
Man – L’eroe della
≥ Elephant
diversità
a cura di Gabriele Mina (Le Mani, Recco 2010,
190 pp, 15 euro)
Approfondimento della storia di Joseph Merrick, del suo
contesto storico e del suo valore simbolico, a cominciare
dal resoconto scritto dallo stesso Frederick Treves, il chirurgo vittoriano che scoprì Merrick in un negozio dove veniva
esibito e lo portò poi nell’ospedale,
provvedendo a curarlo e a farne a
suo modo un altro tipo di attrazione, rivolto alla buona società
londinese dell’epoca. Tra gli interventi, un’analisi del film di Lynch
The Elephant Man (Stefano Locati), uno su freaks e mostruosità
nell’immaginario italiano dell’epoca (Fabrizio Foni), uno dal
punto di vista medico (Silvana Penco).
LIGURIA D’ESSAI
≥
Sesta edizione di X-Science(Genova, 23-26 marzo)
Una notte con
mr.Quatermass
Omaggio al regista
inglese Val Guest
(1911-2006)
nel centenario
della nascita
[ di Renato Venturelli ]
E’
PASSATO ALLA
STORIA come mr.
Quatermass, perché
ha diretto i primi due film
del ciclo, quelli che hanno
aperto l’intera stagione
del fantastico inglese,
cambiando radicalmente
la storia del cinema. Ma
Val Guest di film ne ha
realizzati quasi cinquanta,
e nel periodo d’oro ne faceva anche tre o quattro
all’anno, perché era un
esempio del perfetto director classico. Prendeva
una storia e cercava di raccontarla nel miglior
modo possibile. Fantascienza, avventura, poliziesco, commedia… Non faceva molta differenza.
Da giovane era stato anche attore, ma al cinema
c’era arrivato dal giornalismo: anzi, dalla critica
cinematografica. A vent’anni aveva stroncato ferocemente un film sul giornale, dicendo che la sceneggiatura era una schifezza. Il produttore si
arrabbiò e chiamò il suo direttore. Val Guest, mandato a scusarsi col produttore, non solo ribadì che
la sceneggiatura era pessima, ma lo convinse che
lui era in grado di scriverne di migliori. E così cominciò la sua carriera di sceneggiatore alla Gainsbourough, lo studio dove lavorava anche
Hitchcock, passando poi alla regia negli anni Quaranta.
La vera svolta avvenne però nel 1955. La Hammer era una piccola compagnia, specializzata in
film di serie B che sfruttavano successi radiofonici
e attori americani sul viale del tramonto, ma si trovava sull’orlo della bancarotta. Val Guest fu spedito a dirigere un filmetto ispirato a un telefilm di
successo, L’astronave atomica del
dottor Quatermass. Sembrava la
solita routine e invece accadde il
miracolo: uscito in piena estate
1955, quel piccolo film che raccontava in modo quasi cronachistico avvenimenti straordinari
ebbe un successo strepitoso. La
Hammer, che stava per chiudere,
si gettò di colpo sul fantastico,
cominciò a produrre i film su
Frankenstein e Dracula interpretati da Peter Cushing e Christopher Lee, diventando sinonimo
dell’horror per tutta una genera-
zione di cinefili. E, dietro la Hammer, altri produttori sfruttarono il nuovo filone, dando origine alla
grande stagione del fantastico inglese. Al punto
che molti critici hanno poi ritenuto che la vera
nouvelle vague britannica consistesse molto più
in queste produzioni horror che negli esempi più
impegnati e paludati di “free cinema”.
Quanto a Guest, fece subito un sequel: I vampiri
dello spazio (1957). Il suo principio è sempre lo
stesso: prendere una storia fantastica e raccontarla
riprese in etserni reali, dialoghi taglienti, e insomma con quei modi che il realismo inglese solitamente riservava a storie molto più serie ed
impegnate. Nei Vampiri dello spazio, l’invasione
aliena viene addirittura raccontata da un punto di
vista quasi burocratico, con un protagonista
(l’americano Brian Donlevy) che resta in fondo
una specie di capufficio puntiglioso e visionario,
sempre pronto ad afferrare cappotto e cappello
per andare ad affrontare gli extraterrestri. Il fascino del film è affidato in buona parte alla fotografia grigia e ai tocchi di inquietudine sospesa,
magari nel bel mezzo delle campagne inglesi, ma
sotto sotto la vicenda alla “invasione degli ultracorpi” non permette equivoci: in Quatermass II i
lavoratori devono imparare a smascherare i loro
padroni, e se la fantascienza americana invitava a
guardare il cielo (“keep watching the skies!”), questo film invita innanzitutto a controllare superiori
e governanti. Al punto che molti lo considerano il
vero modello di Essi vivono di Carpenter.
In quegli anni Val Guest ha realizzato anche
buoni polizieschi, un piccolo cult (un po’ statico)
come Il mostruoso uomo delle nevi (1957), fino a stravaganze come le scene di raccordo di 007 Casinò
Royal, oppure Quando i dinosauri si mordevano la
coda (da James G.Ballard) e Together, dove la musica beat di un complesso terrestre è in
grado di guarire la sterilità degli alieni (!).
Ma il grande progetto della sua vita fu
per molti anni E la terra prese fuoco, il film
sulla Bomba che nessuno voleva produrgli e che alla fine riuscì a realizzare nel
1961, puntando ancora una volta su un
minuzioso realismo quotidiano più che
sulla spettacolarità catastrofica. Non si
sentiva invece molto tagliato per l’horror
gotico e sanguinolento: “Ho troppo
senso dell’umorismo! Quando fai un film
fantastico penso sia assolutamente necessario credere in quello che stai facendo: e
questo può riuscire con la fantascienza,
mentre è molto più
difficile con un gotico
puro!”.
Dedicarsi alla storia
che raccontava cercando innanzitutto di
renderla credibile era il
suo principio fondamentale di regia. La
concezione del fantastico che lo ha fatto passare alla storia è basata
sui ritmi serrati di una
quotidianità cronachistica più che sui sensazionalismi e sull’accesa visionarietà delle situazioni più estreme. E quando
al Fantafestival di Roma gli chiesero di definire il
suo stile, Val Guest rispose: “Non so dire quale sia
il mio stile. Posso dire cosa voglio: tengo molto alla
validità della storia, e quando ho una buona storia
cerco di rimanervi fedele e di renderla in immagini in modo che sia credibile. Se non si rispetta il
soggetto, il film è condannato fin dal principio”.
La semplice lezione dei directors classici, insomma. Quelli che con umile applicazione professionale hanno creato il cinema come grande
crogiolo di narrazioni e di miti.
Cinema tra Scienza
e Fantascienza
S
I TERRÀ DAL 23 AL 26 MARZO 2011 la
sesta edizione di X-Science, la manifestazione organizzata dal Genova Film Festival
in collaborazione con la
facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università di
Genova. In concorso film
selezionati tra opere provenienti da quindici paesi
diversi, con tutti e cinque
i continenti rappresentati:
dalla Finlandia alla
Nuova Zelanda, dal Giappone al Kenya agli Stati Uniti. In programma a
The Space Porto Antico e all’Acquario di Genova,
dove tra il 26 e il 27 si terrà la notte della fantascienza dedicata a Val Guest.
MARZO - APRILE 2011 FILM DOC
19
≤
LIGURIA D’ESSAI
Presentato Storia di una donna amata e di un assassino gentile
I film cambiano il mondo
Intervista a Marina Piperno, “storica” produttrice
indipendente, al centro dell’ultimo film di Luigi Faccini
S
toria di una donna
amata e di un assassino gentile: la
donna amata è Marina Piperno e l’assassino gentile
il regista del film, Luigi
Faccini, legato da un sodalizio artistico e affettivo a
Marina da oltre trent’anni.
Assassino perché “è opinione di Freud, in una rilettura del mito di Caino e Abele,
che l’uomo nasca assassino”, doppiamente assassino,
lui, “in quanto gentile e quindi non ebreo appartenente
all’orda che ha perseguitato e sterminato il popolo
ebraico”. E Marina è ebrea.
Il film, diviso in sette capitoli, è stato presentato in
anteprima nazionale al cinema Il Nuovo alla Spezia. Abbiamo incontrato Marina Piperno affinché ci raccontasse cosa ha significato per lei prendere parte ad un
progetto dove non solo fornisce la sua esperienza di
produttrice cinematografica ma anche e per la prima
volta, le sue celate qualità di attrice.
Questo film, come tutto il cinema di Faccini, è un
racconto etico. Qui, attraverso la storia personale di
una donna, si ripercorre una parte importante e terribile della nostra Storia. Lei però non è soltanto un
mezzo ma anche il fine. Faccini oltre a raccontarla
come personaggio, ci mostra una persona e il suo affaccendarsi nelle cose della vita: dipinge, prepara la
cena per gli amici, seppellisce il suo cane Bubul….
Lei ha avuto il coraggio di mostrarsi e quindi di sve-
larsi al pubblico.
Sì, ed è stato difficile, all’inizio non volevo farlo ed ho
opposto molta resistenza. L’idea di lavorare con Faccini
mi preoccupava, è molto esigente con i suoi attori e io
non sono certo un’attrice. Da cinquant’anni, da quando
ho iniziato a fare la produttrice, sto dietro e non davanti
alla macchina da presa. Faccini ha insistito molto, abbiamo fatto liti furibonde e poi ho ceduto. Sapevo che
raccontare la mia vita significava raccontare il secolo
scorso: le leggi razziali, la seconda guerra mondiale, la
liberazione, il boom economico, le Brigate Rosse… Le
riprese hanno richiesto due anni di lavorazione, ha girato più di cento ore per poi montarne tre e mezzo. Sono
stata una persona ma anche un’attrice.
Lei, come Faccini, pensa che il cinema debba essere etico, “modificazione e divenire”?
Io ho sempre fatto quel tipo di cinema, anche prima
di incontrare Faccini. La prima cosa che ho prodotto è
stato un documentario di Ansano Giannarelli, 16 ottobre
’43, dove si racconta il rastrellamento e la deportazione
in Germania di 1300 ebrei romani. Io mi salvai perché
la mia famiglia riuscì a fuggire. Ho sempre pensato che
il cinema dovesse modificare il mondo e lo ha fatto.
E il cinema come intrattenimento? Le “fette di
torta”, come lo chiamava Hitchcock.
Amo anche quel cinema: il musical, il western, la
commedia classica. Mi sarebbe piaciuto produrre un
film di spettacolo, ma in Italia è difficile. L’unico grande
cinema di spettacolo è la commedia becera. Forse ho
commesso l’errore di tornare, dopo aver iniziato la mia
carriera a New York.
Lo considera un errore, a questo punto della vita?
In realtà no. Non sarei mai riuscita a vivere in America.
L’ultimo film di fiction che ha prodotto è Giamaica
di Faccini e risale al ’98. Le piacerebbe tornare a produrre una fiction?
Sì, avrei voluto che fosse una fiction il docufilm che
abbiamo finito di girare e che stiamo montando in questi
giorni, tratto dal libro di Faccini, L’uomo che nacque
morendo, sulla storia dell’ufficiale tedesco Rudolf Jacobs, passato alla Resistenza e morto in uno scontro a
fuoco con le brigate nere che occupavano Sarzana. Ma
dove trovavo i soldi per fare un film ambientato nel
1944, un film corale?! Abbiamo provato con la Rai ma
ci hanno fornito un rifiuto motivato da argomenti banali.
Quindi abbiamo prodotto per nostro conto ma i mezzi
ci consentivano soltanto un docufilm. Dovrebbe essere
pronto in un paio di mesi. Ho un ruolo anche qui, sono
il produttore che racconta perché e come nasce il film.
Non sono un’ attrice ma mi ritrovo ancora una volta davanti alla macchina da presa!
Antonella Pina
Un film collettivo tutto dedicato alla maternità.
Parla la regista dell'episodio genovese.
Mamma mia!
[ di Antonella Sica *]
A
BITUATA A METABOLIZZARE le esperienze utilizzando il linguaggio del cinema, quando sono rimasta incinta ho cominciato a pensare a come lavorare
su questo passaggio della vita che mi ha coinvolta come
nessun altro prima. Ero incantata dalla metamorfosi del
mio corpo, felice di non usare il cervello ma la pancia, di
recuperare quella parte biologica della vita che mi sembrava ormai sepolta dall’esistenza così asettica che si conduce in città. Come succede spesso nel nostro lavoro,
confidando i miei progetti ad un’amica, la regista Chiara
Cremaschi, scopro che lei ha già in cantiere un documentario sulla maternità e che sta meditando di renderlo un
film collettivo. Detto, fatto. Nel giro di qualche mese il
primo gruppo di donne si forma. Registe e filmaker di tutta
Italia concentrate sullo stesso tema. La maternità. Ci incontriamo tutte a Torino, sotto la direzione dell’abile organizzatrice Lia Furxhi, e parliamo, ci conosciamo,
mettiamo sul tavolo le nostre idee.
Il progetto prende forma. Ognuna di noi manifesta interesse per un argomento in particolare. Il film sarà composto da episodi e ognuna di noi ne dirigerà uno. Per
scegliere l’argomento da trattare io sono partita dal mio
vissuto, dall’aver atteso tanto a lungo prima di decidere di
avere un figlio, senza la consapevolezza che dopo una
certa età diventa sempre più difficile. Mio figlio Martin è
nato quando avevo quarantatre anni e io ho scelto natu20
FILM DOC MARZO - APRILE 2011
ralmente come territorio di indagine
tutte quelle donne che come me,
per tanti motivi, hanno sentito tardi
il richiamo della maternità. Obiettivo
del documentario, comunque, non
è addentrarsi in complesse analisi
psicologiche, ma piuttosto raccontare la nostra società oggi, partendo
dalla constatazione dello scarto esistente tra i successi della medicina,
i cambiamenti sociali e culturali della nostra epoca e i sentimenti del proprio vissuto, mettendo al centro della maternità non un astratto istinto materno, ma i percorsi
intellettuali ed emotivi – talora difficili e dolorosi – di
ognuna. Per questo motivo si cercherà di esplorare molti
mondi: donne diverse per condizione sociale, professione,
età, residenza. A tutte le donne coinvolte nel film verranno
proposte le stesse domande, partendo dalle loro aspettative e confrontandole con la realtà della condizione in atto.
Verranno ripresi anche i luoghi delle donne e dei bambini:
uffici, supermercati, ospedali, ludoteche, strade... Questo
permetterà al racconto filmico di diventare un'unica partitura, un discorso complesso e vario, dove le voci sono
le frasi e i luoghi sono le pause. Gli anni ‘70 sono ormai
lontani e le prospettive dei collettivi militanti non rientrano
in questo progetto, che vuole dare voce a tutte: le donne
che hanno desiderato ardentemente un figlio, quelle che
vivono con sofferenza la sua nascita e si colpevolizzano
per non amarlo abbastanza, quelle che non l'hanno avuto
e lo rimpiangono, quelle che vi hanno rinunciato consapevolmente, quelle che intraprendono il difficile cammino
della fecondazione assistita e quelle “lontane da casa” che
devono confrontarsi con il modello femminile della società
occidentale.
“Son tutte belle le mamme del mondo” è un documentario al femminile non femminista. Cristiano Palozzi, mio
compagno di lavoro e di vita, anche se in questa occasione
non dirigerà il film con me, sarà comunque al mio fianco
come direttore della fotografia.
(*) * Regista e co-direttrice del Genova Film Festival
LE GUIDE DOC
≥
150° anniversario dell’Unità d’Italia
Cinema
e Risorgimento
Da Blasetti a Visconti,
da Rossellini a Martone,
una guida ai film più importanti
su Garibaldi & Co.
O
GNI FILM STORICO GUARDA AL PASSATO, ma
ci parla innanzitutto del presente, del momento in cui è stato realizzato, del suo clima
politico, culturale e cinematografico. Ce ne rendiamo conto anche ripercorrendo un secolo abbondante di film dedicati al Risorgimento, a partire da
quelli realizzati all’inizio del ‘900, quando le produzioni cominciavano a concentrarsi attorno ai festeggiamenti per il primo cinquantenario dell’Unità
d’Italia, unendo l’occasione ufficiale col patriottismo
che precede la prima guerra mondiale, l’impulso
spettacolare del cinema con la sua voglia di rispettabilità.
Mario Caserini fu uno dei primi autori “risorgimentali” del cinema italiano, con la sua trilogia garibaldina (Garibaldi, 1907; Anita Garibaldi, 1910; I
Mille, 1912), in un periodo in cui si moltiplicano i film
sull’argomento: La presa di Roma, I carbonari, La
battaglia di Palestro, Confalonieri, Ugo Bassi, Silvio
Pellico... L’altra stagione “storica” fortemente segnata è ovviamente quella del ventennio fascista,
culminata in 1860 – i Mille di Garibaldi (1934) di Alessandro Blasetti. E dopo le diverse produzioni del dopoguerra, in cui i capolavori di Luchino Visconti si
pongono come riflessione non solo sulla storia italiana, ma sul melodramma e sugli sviluppi teorici
post-neorealisti, si arriva alla stagione degli anni
Settanta, con tutte le sue riletture critiche della storia italiana, le rievocazioni di ciò che “i libri di storia
non vi hanno mai raccontato” (come recitava il sottotitolo di Bronte, 1972), la
tentazione di vedere i rivoluzionari dell’Ottocento e le loro
delusioni in rapporto al dopoSessantotto…
1860 di Alessandro Blasetti
(1934)
Il film sui Mille realizzato
sotto il fascismo, con tanto di
camicie nere finali: ma anche
un film d’impianto realistico,
per certi versi antiretorico,
con echi formali del cinema
sovietico e addirittura anticipazioni neorealiste. Accoglienze ottime della critica,
più fredde da parte di pubblico e regime.
Piccolo mondo antico di Mario Soldati (1942)
L’Italia patriottica dell’800 raccontata da un cinema
che si stava cristallizzando nell’eleganza formale
della stagione “calligrafica”: ma, secondo l’autore,
la prospettiva antiaustriaca sembrava una provocazione politica in tempi di alleanza con la Germania.
Un garibaldino al convento di Vittorio De Sica (1942)
Un garibaldino ferito si rifugia in un convento, dove
viene nascosto da due giovani allieve. Terza regia di
De Sica, che guarda alla Storia da una prospettiva
non retorica ma intima e sentimentale.
Il brigante di Tacca del Lupo di Pietro Germi (1952)
Il brigantaggio post-unitario come pretesto per innescare una robusta vicenda avventurosa e morale:
non tanto un’analisi sociale del fenomeno, quanto la
ricerca di una sorta di via italiana al western.
La pattuglia sperduta di Piero Nelli (1954)
Uno dei film più originali e più dimenticati, diretto
senza retorica né enfasi spettacolare dal documentarista Piero Nelli. Al centro, un gruppo di soldati italiani rimasti isolati durante la guerra del 1849.
Musiche di Goffredo Petrassi.
Senso di Luchino Visconti
(1954)
Alla vigilia della terza guerra
d’indipendenza, una contessa di sentimenti patriottici perde la testa per un
ufficiale austriaco. Da Camillo Boito, il film in cui (si
disse) Visconti passa dal
neorealismo come registrazione della realtà al realismo come interpretazione
critica.
Viva l’Italia di Roberto Rossellini (1960)
Dalla partenza da Quarto all’incontro a Teano, l’impresa di Garibaldi raccontata in occasione del centenario: sotto il segno dell’evoluzione in senso
“didattico” e televisivo della poetica di Rossellini.
Il Gattopardo di Luchino Visconti (1963)
Il romanzo di Tomasi di Lampedusa trasformato in
un kolossal sontuoso, che è al tempo stesso poema
sulla decadenza nobiliare, grandioso spettacolo nazional-popolare e riflessione critica sulla storia
d’Italia.
Nell’anno del Signore di Luigi Magni (1969)
Nella Roma del 1825, due carbonari vengono condannati a morte e il misterioso Pasquino affigge
nella notte versi satirici. Fra dramma storico e commedia all’italiana, il film più famoso di Magni sulla
Roma papalina, argomento cui ha dedicato molti
altri film: In nome del papa re, In nome del popolo
sovrano, Arrivano i bersaglieri…
Bronte – Cronaca di un massacro di Florestano
Vancini (1971)
Durante l’impresa garibaldina, gli abitanti di una cittadina siciliana si ribellano contro le prepotenze dei
proprietari terrieri: ma Nino Bixio arriva subito a reprimere nel sangue i sogni di un patriottismo egalitario. Molto ideologico, tra ricostruzione storica e
apologo contemporaneo.
Le cinque giornate di Dario Argento (1973)
Le cinque giornate di Milano (18-22 marzo 1848)
raccontate dal punto di vista di un ladruncolo (Celentano) e di un fornaio romano
(Cerusico). Film programmaticamente antiretorico e antiborghese, ma con Nanni Balestrini
co-sceneggiatore.
Allonsanfan di Paolo e Vittorio
Taviani (1974)
Stanchezza e tradimento nella
vita di un nobile rivoluzionario,
che nell’Italia della restaurazione torna nella villa di famiglia e viene coinvolto dalle società
segrete in una nuova impresa: tra Risorgimento e
riflussi anni ’70.
Quanto è bello lu murire acciso di Ennio Lorenzini
(1976)
L’impresa di Carlo Pisacane, che spera di sollevare
la popolazione meridionale contro i Borboni in nome
di una società più giusta. Una sorta di ballata brechtiana, con la Compagnia di Canto Popolare.
I viceré di Roberto Faenza (2007)
Il capolavoro di Federico De Roberto (1894), con
Lando Buzzanca nel ruolo del vecchio nobile siciliano arroccato su avidità e potere. Prodotto in versione lunga per la tv, con inevitabili allusioni all’Italia
di oggi.
Noi credevamo di Mario Martone (2010)
Il Risorgimento come storia di ideali traditi, raccontato attraverso tre giovani meridionali che s’infervorano nella lotta antiborbonica, assistendo poi a
ingiustizie, tradimenti e opportunismi. Dal libro di
Anna Banti.
In rassegna i film sul Risorgimento
L’Italia unita,
da Genova a Spezia
A
L CLUB AMICI DEL CINEMA, quattro film per
ricordare l’Unità d’Italia secondo Agiscuola: Le
cinque giornate di Dario Argento, Noi credevamo di Martone, il televisivo e raro Correva l’anno
di grazia 1870 (con Anna Magnani) e il polemico Uomini contro di Francesco Rosi, su ingiustizie e orrori
della prima guerra mondiale che completò l’unità
d’Italia. Al Nuovo di La Spezia, ha invece preso il via
la rassegna Risorgimento Movie, con classici antichi
e recenti del nostro cinema, a cominciare da Blasetti,
dalla Roma di Luigi Magni o dal Germi della lotta al
brigantaggio.
≤
LIGURIA D’ESSAI
Distribuiti anche quest’anno
i migliori cortometraggi
secondo la Federazione
Italiana Cinema d’Essai.
Tra gli interpreti dei film molti attori famosi
S
EI CORTI SCELTI TRA I MIGLIORI della stagione italiana, selezionati e poi proposti alle
sale d’essai per essere proiettati sul grande
schermo. Arriva anche quest’anno “Cortometraggi
che passione”, la rassegna organizzata dalla Federazione Italiana Cinema d’Essai e posta in distribuzione a partire da febbraio. Tra i titoli scelti,
spicca innanzitutto Passing Time di Laura Bispuri,
vale a dire il vincitore del David di Donatello 2010:
una storia ambientata in una vecchia fattoria del
Salento, dove una ragazza si prepara al funerale
dell’amatissimo nonno, ribellandosi al conformismo della sua famiglia e a quello che viene definito
“il teatrino del dolore” con i suoi ruoli precostituiti.
Anche L’altra metà di Pippo Mezzapesa è ambientato nel Salento, dove una donna scappa dalla casa
di riposo in cui è confinata per andare al matrimonio della nipote che le è stato vietato per motivi di
salute, e durante il viaggio trova modo di iniziare
una relazione con un suo coetaneo: protagonisti,
Piera Degli Esposti e Cosimo Cinieri.
Grande interesse c’è anche per Come un soffio,
diretto dalla Michela Cescon di Primo amore e interpretato da un’accoppiata di star italiane come
Valeria Golino ed Alessio Boni: tratto dal racconto
di Linda Ferri “La conversazione”, è un film tutto
finezze di dialoghi e di recitazione, attorno all’in-
Corti ma belli
contro tra una hostess e un uomo che sembra volerla importunare nella sua stanza d’albergo. La
stessa Michela Cescon compare invece come attrice in TV di Andrea Zaccariello, basato sull’incontro tra un uomo di mezz’età pesantemente
indebitato e l’impiegata disillusa dell’agenzia di recupero crediti che dovrebbe essere la sua definitiva
carnefice.
La presenza di attori famosi è del resto sempre
più frequente in una produzione di corti sempre più
ambiziosi. In Autovelox di Gianluca Ansarelli troviamo ad esempio Nicola Vaporidis, alle prese con
una storia dal ritmo serrato: al centro, un giovane
che passa ad altissima velocità presso un autovelox
e cerca di evitare il ritiro della patente fingendosi
malato e facendosi ricoverare presso un vicino
Pronto Soccorso. Un bambino è invece il protagonista di Mille giorni di Vito, film di Elisabetta Pandimiglio , prodotto da Luca Arcopinto e dedicato a
un bambino che ha vissuto i suoi primi mille giorni
all’interno del carcere in cui era rinchiusa sua
madre: una volta che esce, catapultato improvvisamente nel mondo all’età di tre anni, sarà inevitabilmente segnato da quell’esperienza.
AL FILMSTUDIO DI SAVONA “FOOD & FILM”
Corti e documentari devono arrivare entro il 15 aprile
Cibo da tutto il mondo
GENOVA FILM FESTIVAL: APERTE LE ISCRIZIONI
Una rassegna di film sul cibo in collaborazione con la Bottega della Solidarietà.
Ad aprile
U
NA RASSEGNA DI FILM
per parlare del buon cibo e
della cattiva economia. Al
Filmstudio di Savona si terrà tutti
i giovedì di aprile la seconda edizione di “Food & Film”, organizzata in collaborazione con la
Bottega della Solidarietà che da
diciassette anni è impegnata nella
diffusione del commercio equo,
del consumo critico e dell’educazione alla mondialità. La manifestazione intende stimolare una
riflessione sul valore culturale del
cibo, sulla memoria gastronomica
come patrimonio da salvare e
sugli effetti economici, sociali e
ambientali della produzione mondiale di materie prime. Quest’anno
verranno proposti quattro film e
alcuni cortometraggi inediti, in
22
prima assoluta per la Liguria, in
collaborazione col festival di
Trento “Tutti nello stesso
piatto”.
L’ingresso è libero, ma non
solo: al termine di ogni proiezione, la Bottega della Solidarietà proporrà agli spettatori del
cinéclub savonese una degustazione di prodotti del Commercio
Equo e Solidale, “buoni per chi
li produce, buoni per chi li consuma”. Nella prima serata, giovedì 7 aprile alle ore 21, si
potranno vedere due titoli: il mediometraggio “Immer Essen! Indiens mobile Koche”, coproduzione indiana-tedesca sulle “cucine ambulanti in India”, seguito
dal corto “Coffee & Allah”, film
neozelandese di Sima Urale. Entrambi i film sono in versione originale sottotitolata.
Giovedì 14 aprile toccherà invece a “Black Gold” (Oro nero) di
Nick e Mark Francis, giovedì 21
aprile a Bananas dello svedese
Fredrik Gertten, mentre giovedì 28
aprile concluderà il programma
“Fair Tales” degli italiani Nicola
Moruzzi e Giovanni Pompili, seguito dai corti “How to Destroy
the World” (Come distruggere il
mondo) dell’inglese Pete Bishop.
FILM DOC MARZO - APRILE 2011
La 14° edizione si terrà al Porto Antico dal 27 giugno
al 3 luglio. Rassegne sul cinema di Ecuador e Kosovo.
S
ONO APERTE LE ISCRIZIONI per il
Concorso Nazionale Cortometraggi e
Documentari del 14° Genova Film
Festival, in calendario dal 27 giugno al 3 luglio 2011. Alla selezione possono partecipare opere di fiction e di documentario
della durata massima rispettivamente di 45
e 60 minuti: il termine ultimo per partecipare è il 15 Aprile 2011. La partecipazione
al concorso è gratuita. Sul sito www.genovafilmfestival.org è possibile scaricare il regolamento e l’entry form.
Aziende del settore come Kodak ed Augustus Color ed eventi come Documentary
in Europe da anni sostengono il Genova
Film Festival dando un importante contributo per la realizzazione di una nuova
opera ai registi vincitori del Premio per il
Miglior Film di Fiction e del Premio per il
Miglior Documentario. Tra i premi nati per
incentivare nuove produzioni si conferma
il premio AVANTI! (Agenzia Valorizzazione
Autori Nuovi Tutti Italiani), che offrirà un
canale di distribuzione ai film vincitori. Fra
gli altri riconoscimenti importanti citiamo
il Premio della Critica, assegnato dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici
Italiani; il Premio del Pubblico – Provincia
di Genova, attribuito mediante votazione
popolare; il Premio per la Miglior Colonna
Sonora e il Premio Daunbailò.
Per quanto invece riguarda la promozione
e lo sviluppo dei talenti presenti sul territorio ligure, ricordiamo Obiettivo Liguria, il
concorso dedicato al registi della regione:
in questo caso, la deadline è il 1 maggio
2011.
Fra le anticipazioni del programma di
quest’anno, citiamo due focus sul cinema
internazionale, uno dedicato al Cinema
Ecuadoriano e l’altro alla nascente cinematografia del Kosovo. Il Genova Film Festival
è sostenuto da Regione Liguria, Comune e
Provincia di Genova, Ministero per i Beni e
le Attività Culturali, da sponsor privati ed
organizzato con la collaborazione di enti ed
istituti cinematografici internazionali.
FILM DOC VA
ALL’UNIVERSITÀ
Le iniziative veranno presentate presso la
Palazzina Lagorio il 2 marzo. I soggetti coinvolti insieme al Laboratorio Audiovisuale Buster Keaton sono: il canale telematico
Genova Municipality Channel del Comune di
Genova, il sito internet della rivista Film Doc,
il Nuovo Filmstudio, il Centro di documentazione Libromondo della Provincia di Savona.
Inizia la collaborazione tra il sito internet di
Film Doc e gli studenti del corso di laurea in
Scienza di Comunicazione dell’università di
Genova, con sede a Savona.
Per informazioni:
[email protected]
I PROGRAMMI DEI CINEMA DOC in LIGURIA
≥
GENOVA e PROVINCIA
CLUB AMICI DEL CINEMA - Tel. 010. 413838
c/o Cinema Don Bosco - Via C.Rolando, 15
16151 GENOVA - Sampierdarena
www.clubamicidelcinema.it
Orari:
feriali: Unico spett.
sabato:
domenica e festivi:
ore 21,15
ore 15,30 - 18,30 - 21,15
ore 18,30 - 21,15
Da mercoledì 2 a giovedì 3
THE TOWN
FEBBRE GIALLA
di Ben Affleck con Ben Affleck, Rebecca Hall, USA
2010, 122’
Una commedia agrodolce che racconta la storia vera delle donne della fabbrica della Ford a
Dagenham che insorgono per far valere I loro
diritti. Con ironia, buon senso e coraggio
smuovono il sindacato, l’opinione pubblica e il
Parlamento, ponendo le basi per la legge sulla
parità di retribuzione.
IL CINEAMATORE
ore 21
STORIA DI NESSUNO
di Krysztof Kieslowski con Jerzy Stuhr, Malgorzata
Zabkowska, Polonia 1979, 117’
di Manfredi Lucibello con Luciano Manzalini, Italia 2010, 15’
Venerdì 4 IL PRIMO KIESLOWSKI
Da sabato 5 a martedì 8
VALLANZASCA - GLI ANGELI
DEL MALE
di Michele Placido con Kim Rossi Stuart, Filippo
Timi, Valeria Solarino, Italia 2010, 125’
Dalla cronaca nera degli anni ’70: rapine, omicidi e evasioni del bel René, che con la banda
della Comasina dominò la scena criminale della
Milano di allora, esercitando un oscuro fascino
sull’opinione pubblica, in particolare quella
femminile. “Non sono una vittima della società.
Ho scelto liberamente di andare a rubare”.
Concorso David Giovani
Da mercoledì 9 a giovedì 10
L’IMMORTALE
FEBBRE GIALLA
di Richard Berry con Jean Reno, Kad Mérad, Marina Fois, Francia 2010, 115’
Venerdì 11 IL PRIMO KIESLOWSKI
SENZA FINE
di Krysztof Kieslowski con Grazyna Szapolowska,
Aleksander Bardini, Polonia 1984, 103’
Da sabato 12 a martedì 15
LA VERSIONE DI BARNEY
di Richard J. Lewis con Paul Giamatti, Dustin
Hoffman, Rosamund Pike, Canada, Italia 2010,
132’
Il protagonista del bestseller di Mordecai Richler, un antieroe politicamente scorretto, burbero e arrogante, ripercorre la sua vita, i tre
matrimoni falliti e il mistero della morte del migliore amico. Ne emerge il ritratto composito
di un uomo che ha bisogno di farsi male ed è
incapace di accontentarsi delle felicità che ha.
Premiato dai giovani di Agiscuola con il Leoncino d’oro a Venezia 2010.
Mercoledì 23
La vicenda di un sicario atipico, più solo che
solitario. Mentre svolge il proprio lavoro ci racconta la sua vita, riflettendo sull’Italia di ieri e
di oggi. Primo Premio CGS a Corti a Firenze,
presente nella Selezione Ufficiale a Trieste Film
Festival 2011. Il cortometraggio è stato realizzato con il sostegno di Genova-Liguria Film
Commission. Sarà presente il regista
A seguire:
THE KILLER INSIDE ME
Da mercoledì 23 a giovedì 24
THE KILLER INSIDE ME
FEBBRE GIALLA
di Michael Winterbottom con Casey Affleck, Jessica Alba, Kate Hudson, USA, Svezia, GB, Canada
2010, 109’
Venerdì 25
BREVE FILM SULL’UCCIDERE
di Krysztof Kieslowski con Miroslaw Baka, Krzysztof Globisz, Polonia 1988, 84’
Da sabato 26 a mercoledì 30
IL DISCORSO DEL RE
di Tom Hooper con Colin Firth, Geoffrey Rush, Helena Bonham Carter, GB, Australia 2010, 111’
Giorgio VI divenne re d’Inghilterra nel 1936,
dopo l’abdicazione del fratello Edoardo VIII. All’angoscia per una carica non desiderata e per
un contesto storico drammatico si aggiungeva
la grave balbuzie nervosa che lo affliggeva. Il
rapporto con l’eccentrico logopedista che ignorando il protocollo di corte lo aiutò a superare il
problema e a costruire la propria autostima.
Prima visione per Genova
TAMARA DREWE
IL SUONO INSTABILE DELLA
LIBERTÀ .
Una black comedy sullo sfondo della campagna inglese, da dove Tamara è partita come un
brutto anatroccolo e dove ora torna trasformata in una femme fatale sexy e spregiudicata.
La sua presenza crea scompiglio nella comunità del villaggio, seminando scandalo e pettegolezzi.
Da sabato 19 a martedì 22
WE WANT SEX
di Nigel Cole con Sally Hawkins, Bob Hoskins, Mi-
IL PRIMO KIESLOWSKI
BREVE FILM SULL’AMORE
di Krysztof Kieslowski con Grazyna Szapolowska,
Olaf Lubaszenko, Polonia 1988, 83’
Da sabato 2 a lunedì 4
LA DONNA CHE CANTA
di Denis Villeneuve con Lubna Azabal, Mélissa Désormeaux-Poulin, Maxim Gaudette, Canada 2010,
130’.
L’intricata epopea di due gemelli canadesi alla
ricerca della verità sulle loro radici. La rivelazione dell’enigma apre uno squarcio sul passato della madre, sul padre che pensavano
morto e sul fratello di cui ignoravano l’esistenza, ma anche sul sanguinoso percorso
dell’identità palestinese e del Libano lacerato
da divisioni politiche e faide religiose. Presentato a Venezia 2010.
Da martedì 5 a giovedì 7
KILL ME PLEASE
Olias Barco con AurélienRecoign, Virgile Bramly,
Virginie Efira, Bouli Lanners, Belgio, Francia 2010,
95’
Umorismo nero e irriverente in un centro che
offre assistenza a chi ha deciso di farla finita.
Al dottore che lo dirige spetta il compito di
identificare i pazienti veramente motivati cui
somministrare la dolce morte, dopo aver esaudito il loro ultimo desiderio. Ma ancora una
volta sarà la Morte a scegliere chi e quando
colpire. Marc’Aurelio d’oro al Festival di Roma
2010.
IL CASO
di Marco Bergamaschi e Gianpaolo Gelati, Italia
2010, 63’.
Il documentario segue il filo di una ideale tournée da Istanbul a Londra dell’Italian Instabile
Orchestra, nata nell’ambito dell’Europa Jazz Festival vent’anni fa e ormai divenuta il maggiore
collettivo di
musicisti jazz
che il nostro
paese abbia
mai espresso.
Un road movie
incalzante
di Krysztof Kieslowski con Jerzy Stuhr, Izabella Olszewska, Polonia 1976, 81’
di Alejandro Gonzales Inarritu con Javier Bardem,
Blanca Portillo, Rubén Ochandiano, Messico, Spagna 2010, 138’
Uxbal ha due figli che ama profondamente e un
rapporto conflittuale con la moglie mentalmente instabile. Sopravvive a fatica grazie a
traffici illeciti, mettendo in contatto africani e
cinesi con chi sfrutta il lavoro nero. Sa di avere
un cancro che gli lascia poco da vivere e vuole
assicurare ai figli un avvenire meno disumano
del suo. Palma d’oro Miglior Attore Protagonista a Cannes 2010.
Da mercoledì 20 a giovedì 21
NOVECENTO ATTO SECONDO
di Bernardo Bertolucci con Gérard Depardieu, Robert De Niro, Dominique Sanda, Donald Sutherland, Italia 1976, 146’
Le strade di Olmo e Alfredo si separano: il
primo continua la lotta, il secondo ignora volutamente il dramma del fascismo e della
guerra. Nel sospirato giorno della Liberazione
si processano i padroni, Attila viene finalmente
giustiziato e Alfredo, sottoposto a un processo
sommario, è sottratto al linciaggio da Olmo. I
due si ricongiungono nel ricordo della loro
amicizia.
Venerdì 22
Chiuso
Da sabato 23 a lunedì 25
IL GRINTA
di Joel e Ethan Coen con Hailee Steinfeld, Jeff
Bridges, Matt Damon, Josh Brolin, USA 2011, 128’
Una rilettura del mito western attraverso gli
occhi di una ragazzina coraggiosa e testarda,
determinata a trovare l’assassino del padre con
l’aiuto di uno sceriffo alcolizzato. Forse la grinta
del titolo è proprio la sua. Jeff Bridges nel ruolo
che valse a John Wayne l’unico Oscar della sua
carriera.
di Krysztof Kieslowski con Boguslaw Linda, Tadeusz Lomnicki, Polonia 1981, 112’
Prima visione per Genova
Da sabato 9 a martedì 12
ANOTHER YEAR
di Mike Leigh con Jim Broadbent, Ruth Sheen, Lesley Manville, GB 2010, 129’
Nell’apparente casualità dei discorsi quotidiani
a casa di una coppia sposata da decenni e ancora felice, accogliente e tollerante con gli
amici, si intrecciano le vicende di personaggi
più giovani o segnati dal tempo. Nell’arco di un
anno le loro aspettative devono fare i conti con
i problemi del vivere, con eventi gioiosi o
drammatici, tra serenità e disillusione.
Da mercoledì 13 a giovedì 14
NOVECENTO ATTO PRIMO
Giovedì 31 marzo
LA TRANQUILLITA’
BIUTIFUL
Venerdì 8 IL PRIMO KIESLOWSKI
IL PRIMO KIESLOWSKI
Da mercoledì 16 a venerdì 18
di Stephen Frears con Gemma Arterton, Roger
Allam, Dominic Cooper, GB 2010, 110’
Venerdì 1
Venerdì 15 IL PRIMO KIESLOWSKI
Da sabato 16 a martedì 19
Aprile
randa Richardson, GB 2010, 113’
Marzo 2011
fatto di concerti ma anche delle dinamiche interne di questa utopistica “Libera Democrazia
Musicale” a cui hanno preso parte in tempi diversi alcune delle voci più originali e creative
della scena italiana.
di Bernardo Bertolucci con Gérard Depardieu, Robert De Niro, Dominique Sanda,Burt Lancaster, Donald Sutherland, Italia 1976, 155’
Due italiani nati lo stesso giorno (il 27 gennaio
1900), in una grande fattoria emiliana. Alfredo
è figlio di ricchissimi proprietari terrieri,Olmo
dei contadini che lavorano per loro. La vita dei
due nemici-amici è il filo conduttore che si
snoda attraverso gli avvenimenti della storia
italiana: nella prima parte, le lotte contadine e
la Grande Guerra. Dopo i primi scioperi nei
campi, i padroni si servono di Attila, chiamato
con la sua ferocia asservita al potere a rappresentare l'arrivo devastante del fascismo agrario
che teme le organizzazioni socialiste a difesa
dei lavoratori .
GENNAIO -
Da martedì 26 a venerdì 29
IL RIFUGIO
di François Ozon con Isabelle Carré, Louis-Ronan
Choisy, Pierre Louis-Calixte, Francia 2009, 90’
Dopo la morte del suo compagno Louis per
overdose, Mousse scopre di essere incinta e
decide di rifugiarsi in una casa sul mare per
portare avanti la gravidanza. Il suo isolamento
si interrompe quando il fratello di Louis la raggiunge, e tra le loro solitudini si stabilisce un
intenso legame. Premio speciale della Giuria
al Festival di San Sebastian 2009.
FILM IN LINGUA ORIGINALE
CINEMA COLUMBIA - Tel. 0109657020
Lunedì al Cinema ODEON • Corso B. Ayres, 83
Orari spettacoli: ore 17,30 - 20,30
Via Vittorio Veneto 1 Ronco Scrivia - Genova
Giovedì al Cinema CORALLO • via Innocenzo IV, 13
Orari spettacoli: ore 15,30 - 18,00 - 21,15
Orari spettacoli: ore 21,00
www.cinemacolumbia.it
e-mail: [email protected]
giovedì 3 marzo
Info: Circuito Cinema Genova - Tel 010 58 32 61
e-mail: [email protected]
Lunedi' 28 febbraio - Odeon
Giovedi' 3 marzo - Corallo
Another year
Regia: M. Leigh – con J. Broadbent, R. Sheen – Gran Bretagna
2010 – 129’
Lunedi' 7 marzo - Odeon
Giovedi' 10 marzo - Corallo
The king’s speech Regia: T.
Hooper – con C. Firth, H. BohnamCarter – Gran Bretagna/Australia
2010 – 118’
Lunedi' 14 marzo - Odeon
Giovedi' 17 marzo - Corallo
The kids are alright Regia; L.
Cholodenko – con A. Bening, J.
Moore – Usa 2010 – 104’
In un mondo migliore
Regia: Susanne Bier – con M. Persbrandt, M. Rygaard,, Danimarca
2010 – 113’
martedì 8 marzo
We want sex Regia: N. Cole –
con S. Hawkins, B. Hoskins,
Gran
Bretagna 2010 – 113’
martedì 16 marzo Serata celebrazioni 150°
Ma che storia…
c/o Cinema America - Via Colombo, 11 • 16121 - Genova
www.cineforumgenovese.it
giovedì 24 marzo
Illegal Regia: O. Masset-Depasse – con A. Coesens, E. Lawson
Belgio/Lussemurgo/Francia 2010 – 90’
giovedì 31 marzo
Another year Regia:
M. Leigh – con J. Broadbent, L. Mainville
Gran Bretagna 2010 – 129’
Regia: G.
IMPERIA E PROVINCIA
Per le date sucessive consultare il sito www.circuitocinemagenova.com
Cineforum Genovese - Tel. 010 5959146
Pannone – Documentario
Italia 2010 – 78’
Cineforum Diano Marina - Tel. 0183.495930
c/o POLITEAMA DIANESE - Via Cairoli, 35
18100 - IMPERIA Porto Maurizio www.dianese.it - [email protected]
Orari: ore 15,00 - 17,30 - 21,15
martedì 15 marzo
Vendicami Regia: J. To – con: J. Hallyday, S. Testud – Francia/Hong Kong 2009 –
108’
martedì 22 marzo
Il segreto dei suoi occhi
Regia: J.J. Campanella - con R. Darin,
S. Villamil – Argentina/Spagna 2009 –
129’
martedì 29 marzo
Il Concerto
Regia: R. Mihaileanu –
Martedì 1 marzo 2011
Martedì 22 marzo
con A. Guskov, D. Nazarov – Romania/
Italia/Francia/Belgio, 2009 – 120’
18 anni dopo
About Elly
martedì 5 aprile
Martedì 8 marzo
Racconti dell’età dell’oro
Niente paura
Regia: H. Höfer, C. Mungiu, C. Pojescu, I. Uricanu, R. Marculescu – con A.
Potoceau, T. Corban – Romania/ Francia 2009 – 100’
martedì 12 aprile
film dei soci
CINEMA MIGNON - Tel. 0185 309694
Regia: E. Leo – con E.
Leo, M. Bonini – Italia 2010 – 100’
Regia: P. Gay – con L.
Ligabue, G, Soldini – Italia 2010 – 88’
Martedì 15 marzo
Simon Konianski Regia: M. Wald –
con J. Zaccaï, N. Ben Abdeloumen – Belgio/Francia/Canada 2009 – 100’
Regia: A. Farhadi con G. Farhadi, T. Alidousti – Iran 2009 – 119’
Martedì 29 marzo
Titolo da definire
Martedì 5 aprile
Titolo da definire
Martedì 12 aprile
Titolo da definire
Cineforum IMPERIA - Tel.0183.63871
via Martiri della Liberazione 131 - Chiavari (GE)
c/o Cinema Centrale - Via F. Cascione, 52
18100 - IMPERIA Porto Maurizio
e-mail: [email protected]
www.cineforumimperia.it - e-mail: [email protected]
Quel che resta di Venezia... e Roma / Quote rosa
Orari spettacoli:
Lunedì 7 marzo
Mercoledì 2 marzo 2011
Mercoledì 30 marzo
Affetti e dispetti (La nana)
L'ESTATE DI MARTINO
WE WANT SEX
Regia: Massimo Natale - Con: Treat Williams, Luigi Ciardo - ITALIA, 2010 - 90'
Regia: Nigel Cole - Con: Sally Hawkins,
Bob Hoskins - GRAN BRETAGNA, 2010 113
Regia: S. Silva – con C. Saavedra, C, Celedon – Cile/Messico 2009 – 95’
Mercoledì 9 marzo
I FIORI DI KIRKUK
Regia: Fariborz Kamkari - Con: Morjana
Alaouni, Ertem Eser ITALIA/SVIZZERA/IRAQ, 2010 - 115'
Mercoledì 23 marzo
PRECIOUS
Regia: Lee Daniels - Con: Gabourey
"Gabby" Sidibe, Mariah Carey - USA, 2010
- 109'
24
Martedì 15 marzo Ore 16,15 -20,15
Metropolis
SERAPHINE
Regia: F. Lang – con A.
Abel, G. Frölich – Germania 1927 – 118’
in collaborazione con il DAMS –
Regia: Martin Provost - Con: Yolande Moreau, Ulrich Tukur - FRANCIA/BELGIO,
2010 - 125'
Le quattro volte Regia: M. Fram-
Mercoledì 6 aprile
Mercoledì 13 aprile
LA DONNA DELLA MIA VITA
Regia: Luca Lucini - Con: Luca Argentero,
Alessandro Gassman - ITALIA/GRAN BRETAGNA, 96'
FILM DOC GENNAIO - FEBBRAIO 2011
Lunedì 21 marzo
martino – con G. Fuda, B. Timpano – Italia/Svizzera/Germania 2010 – 88’
Lunedì 28 marzo
Senso
Regia: L. Visconti – con A. Valli,
ore 16,15 - 20,15 - 22,30
F. Granger – Italia, 1954 – 120’
Lunedì 4 aprile
Promettilo! Regia: E. Kusturica – con
U. Milavonic, M. Petronijovic – Belgrado
2006 – 126’.
Lunedì 11 aprile Ore 16,15 -20,15
Il monello
Regia: C. Chaplin – con C.
Chaplin, E. Purviance – Usa 1921 – 83’
Il film sarà accompagnato al pianoforte
dal Maestro Luigi Giachino
in collaborazione con il DAMS –
Lunedì 18 aprile
Vendicami
Regia: J. To – con: J. Hallyday, S. Testud – Francia/Hong Kong 2009
– 108’
I PROGRAMMI DEI CINEMA DOC in LIGURIA
≥
SAVONA e PROVINCIA
Camera affittasi
Nuovo FILMSTUDIO - Tel./fax 019 813357
a cura di Elmo Bazzano
ingresso libero
Piazza Diaz, 46r - SAVONA
APRILE
www.nuovofilmstudio.it - [email protected]
Usa 1954, 110', 35mm, con Sterling
Hayden, Joan Crawford Western
MARZO 2011
martedì 1
mercoledì 2
da venerdì 1 a lunedì 4
Film in prima visione
15.30 - 21.15
21.15
da venerdì 18 a lunedì 21
Film in prima visione
martedì 5
15.30 - 21.15
mercoledì 6
21.15
Vallanzasca - Gli angeli del male
di Michele Placido, Italia 2010, 125'
con Kim Rossi Stuart, Filippo Timi
La bellezza del somaro
di Sergio Castellitto
Italia 2010, 107'
con Sergio Castellitto, Laura Morante
Giovedì 3
17.00
Nuovofilmstudio presenta
Melo Ascolto - impariamo a divertirci con
la musica
Stefano A. E. Leoni: Millesettecento,
quasi milleotto
ingresso libero
Giovedì 3
Nouvelle Vague e dintorni:
21.00
martedì 22
mercoledì 23
15.30 - 21.15
21.15
The killer inside me
di Michael Winterbottom
Usa/GranBretagna/Canada 2010, 109'
con Casey Affleck, Jessica Alba, Kate
Hudson
giovedì 24
Nouvelle Vague e dintorni:
17.00
Fino all'ultimo respiro
di Jean-Luc Godard, con Jean-Paul
Belmondo, Jean Seberg, Daniel Boulanger, Francia 1960, 89', 35mm
La Mia Notte con Maud
di Eric Rohmer, Francia 1968, 90’,
16mm, con Jean-Louis Trintignant,
Françoise Fabian, Marie-Christine
Barrault
da venerdì 4 a lunedì 7
Film in prima visione
martedì 8
mercoledì 9
15.30 - 21.15
21.15
Una vita tranquilla
di Claudio Cupellini
Italia/Germania/Francia 2010, 105'
con Toni Servillo, Marco D'Amore
giovedì 10
Nouvelle Vague e dintorni:
21.00
Cléo dalle 5 alle 7
di Agnès Varda
Francia 1962, 85', 16mm, con Eddie
Constantine, Jean-Claude Brialy, Danièle Delorme
da venerdì 11 a lunedì 14
Film in prima visione
martedì 15
mercoledì 16
15.30 - 21.15
21.15
The Social Network
di David Fincher, Usa 2010, 120'
con Jesse Eisenberg, Andrew Garfield
giovedì 17
Nouvelle Vague e dintorni:
Johnny Guitar di Nicholas Ray
21.00
venerdì 25
17.00
Nuovofilmstudio presenta
Bergman the Genius. La vita, le idee, i
film, i rapporti con l'Italia, l'amore per
l'isola di Fårö
di Aldo Garzia
presentazione del libro e incontro con
l'autore
ingresso libero
da venerdì 25 a lunedì 28
Film in prima visione
martedì 29
mercoledì 30
15.30 - 21.15
21.15
Scott Pilgrim vs. the world
di Edgar Wright,
Usa/Gran Bretagna/Canada 2010, 112'
con Michael Cera, Mary Elizabeth Winstead
giovedì 31
ore 17.00
Nuovofilmstudio presenta
Melo Ascolto - impariamo a divertirci con
la musica
Annamaria Cecconi: Coltelli e lacrime,
la rappresentazione delle mascolinità
nell’opera verista
ingresso libero
giovedì 31
ore 21.00
L’assessorato ai quartieri del Comune
di Savona presenta la compagnia Teatrale "A Campanassa" - Città di Savona
Cinema AMBRA - Tel. 0182 51419
giovedì 7
ore 21.00
Food&Film 2a edizione:
Immer Essen! Indiens mobile Köche (Cucine ambulanti in india)
di Antje Christ
India, Germania 2010, 45’
sottotitoli in italiano
Melo Ascolto - impariamo a divertirci con
la musica
Emanuela Abbadessa: Dalla Spagna all’Italia la metafora del dono del fiore
ingresso libero
giovedì 21
Food&Film 2a edizione:
ore 21.00
Bananas!*
regia di Fredrik Gertten
Svezia 2009, 87’
sottotitoli in italiano
Coffee & Allah (Caffè e Allah)
regia di Sima Urale
Nuova Zelanda 2007, 14’
versione in inglese, sottotitoli in italiano
Al termine di ogni proiezione gli amici della
Bottega della Solidarietà proporranno una
degustazione di prodotti del Commercio Equo
e Solidale
Al termine di ogni proiezione gli amici della
Bottega della Solidarietà proporranno una
degustazione di prodotti del Commercio Equo
e Solidale
da venerdì 22 a lunedì 25
Film in prima visione
ingresso libero
ingresso libero
da venerdì 8 a lunedì 11
Film in prima visione
martedì 12
15.30 - 21.15
mercoledì 13
21.15
L'esplosivo piano di Bazil
di Jean-Pierre Jeunet, Francia 2009,
105', con Danny Boon, André Dussolier
giovedì 14
ore 21.00
Food&Film 2a edizione:
Black Gold (Cucine ambulanti in india)
(Oro Nero), regia di Nick Francis e Mark
Francis, Gran Bretagna, Usa 2006, 78’
versione in inglese, sottotitoli in italiano
Al termine di ogni proiezione gli amici della
Bottega della Solidarietà proporranno una
degustazione di prodotti del Commercio Equo
e Solidale
ingresso libero
da venerdì 15 a lunedì 18
Film in prima visione
15.30 - 21.15
21.15
Il responsabile delle risorse umane
di Eran Riklis
Israele/Germania/Francia 2010, 103'
con Mark Ivanir, Guri Alfi
giovedì 28
17.00
Nuovofilmstudio presenta
Melo Ascolto - impariamo a divertirci con
la musica
Emanuela Abbadessa: Il sinfonismo, il
pianismo romantico
ingresso libero
giovedì 28
Food&Film 2a edizione:
ore 21.00
Fair tales
regia di Nicola Moruzzi e Giovanni
Pompili
Italia 2010, 53’
How to destroy the world
martedì 19
15.30 - 21.15
mercoledì 20
21.15
Precious di Lee Daniels, Usa 2009, 109'
con Gabourney Sidibe, Mo'Nique, Mariah Carey
giovedì 21
Nuovofilmstudio presenta
martedì 26
mercoledì 27
17.00
(Come distruggere il mondo)
regia di Pete Bishop
Gran Bretagna 2008, 4 episodi di 2’
versione in inglese, sottotitoli in italiano
Al termine di ogni proiezione gli amici della
Bottega della Solidarietà proporranno una
degustazione di prodotti del Commercio Equo
e Solidale
ingresso libero
GIOVEDI’31 marzo
Mammuth
Via Archivolto del Teatro, 8 - ALBENGA - SV
www.cinemambra.it - [email protected]
Regia: Benoit Delépine, G. de Kervern –
con: G. Depardieu; Y. Moreau – FRANCIA, 2010
Spettacolo Unico ore 21:15 - Prezzo biglietti: € 3,00
GIOVEDI’ 7 aprile
Simon Konianski
Regia. M. Wald – con: J. Zaccai, N.
B. Abdeloumen – BELGIO/FRANCIA/CANADA, 2009
I Giovedì all’Ambra
GIOVEDI’3 marzo 2011
GIOVEDI’17 marzo
La versione di Barney
In un mondo migliore
Regia: R. J. Lewis – con: P. Giamatti, D.
Hoffman – CANADA/ITALIA, 2010
Regia: S. Bier – con: M. Persbrandt, T.
Dyrholmes – DANIMARCA/SVEZIA, 2010
GIOVEDI’10 marzo
GIOVEDI’24 marzo
Noi credevamo
Animal Kingdom
Regia: M. Martone – con: T. Servillo, L. Lo
Cascio – ITALIA, 2009
Regia: D. Michoud – con: J. Frencheville, G. Pierce – AUSTRALIA, 2010
GIOVEDI’ 14 aprile
Il responsabile delle risorse
umane
Regia: E. Riklis – con: M. Ivanir, N. Silver – ISRAELE/GERMANIA/FRANCIA,
2010
GIOVEDI’ 21 aprile
Vento di Primavera
Regia: R. Bosch – con: J. Reno, M. Laurent . FRANCIA/GERMANIA/UNGHERIA, 2010
GIOVEDI’ 28 aprille
Tornando a casa per Natale
Regia: B. Homer – con A. Berisha,
S. Lesmeister – NORVEGIA/SVEZIA/GERMANIA, 2010
MARZO - APRILE 2011 FILM DOC
25
≤
I PROGRAMMI DEI CINEMA DOC in LIGURIA
LA SPEZIA e PROVINCIA
Cineforum Film Club PIETRO GERMI
c/o Cinema teatro Il Nuovo - Tel. 0187 24422
Via Colombo, 99 - LA SPEZIA
Orari spettacoli: ore 15,30 - 17,30 - 19,30 - 21,30
[email protected] - [email protected]
MARTEDI 15 - ORE 17.15-19.15-21.15
Rassegna: “Il Posto delle fragole”
IL RESPONSABILE DELLE RISORSE UMANE Un
film di Eran Riklis. Con Mark Ivanir, Guri
Alfi, Noah Silver, durata 103 min. Israele, Germania, Francia
MERCOLEDI 16 - ORE 17.00
Rassegna “Risorgimento Movie”
IN NOME DEL POPOLO SOVRANO
Un film di Luigi Magni. Con Nino Manfredi,
Alberto Sordi, Massimo Wertmüller - durata 110 min. - Italia
ingresso gratuito per le donne)
MARZO
MARTEDÌ 1 MARZO 2011
omaggio a John Lennon
NOWHERE BOY Un film di Sam TaylorWood. Con Aaron Johnson, Kristin Scott
Thomas, David Threlfall -Durata 98 min. Gran Bretagna, Canada
spettacolo serale delle ore 21.30 miniconcerto dal vivo della band CHELSEA
MERCOLEDI 2 - ORE 17.00
Rassegna “Risorgimento Movie”
1860 Un film di Alessandro Blasetti. Con
Maria Denis, Gianfranco Giachetti, durata
80 min. – Italia
MERCOLEDI 2 19.30-21.30
GIOVEDI 3 ORE 17.30 - 19.30-21.30
BURKE E HARE – LADRI DI CADAVERI
Un film di John Landis. Con Simon Pegg,
Andy Serkis, Isla Fisher durata 91 min. Gran Bretagna
MERCOLEDI 9 - ORE 17.00
Rassegna “Risorgimento Movie”
IL BRIGANTE DI TACCA DEL LUPO Un film di
Pietro Germi. Con Fausto Tozzi, Saro Urzì,
Amedeo Nazzari durata 104 min. - Italia
GIOVEDI 10- VENERDI 11 DALLE ORE
16.00 ALLE 24.00
Omaggio al cinema di genere
2° EDIZIONE FESTIVAL STRACULT
LUNEDI 14 ORE 15.45
Rassegna: “non ci resta che ridere”
RISATE DI GIOIA Un film di Mario Monicelli.
Con Totò, Anna Magnani, Ben Gazzara durata 106 min. – Italia
LUNEDI 14 - ORE 19.15 - 21.15
DA VENERDI 18 A GIOVEDI 31
SORELLE MAI Un film di Marco Bellocchio.
Con Letizia Bellocchio, Maria Luisa Bellocchio, Elena Bellocchio, Pier Giorgio
Bellocchio. durata 110 min. - Italia
LUNEDI 21 E MARTEDI 22 - ORE 17.1519.15-21.
Rassegna: “Il Posto delle fragole”
KILL ME PLEASE Un film di Olias Barco. Con
Aurélien Recoing, Virgile Bramly - durata
95 min. - Belgio, Francia
MERCOLEDI 23 - ORE 17.00
Rassegna “Risorgimento Movie”
ARRIVANO I BERSAGLIERI
Un film di Luigi Magni. Con Ugo Tognazzi,
Giovanna Ralli, Vittorio Mezzogiorno - durata 120 min. - Italia
LUNEDI 28
ORE
15.45
Rassegna: “non ci
resta che ridere”
DIVORZIO ALL’ITALIANA
Un film di Pietro
Germi. Con Leopoldo
Trieste,
Marcello
Mastroianni, Stefania Sandrelli durata
120 min. - Italia–
DA VENERDI 4 A GIOVEDI 17
IL GIOIELLINO Un film di Andrea Molaioli.
Con Toni Servillo, Remo Girone,
Sarah Felberbaum durata 110 min. - Italia, Francia
(OSPITE IL 4 MARZO il testimone di giustizia Massimo Ciancimino)
LUNEDI 7 - MARTEDI 8 - ORE 17.15-19.1521.15 - Rassegna: “Il Posto delle fragole”
I FIORI DI KIRKUK
Un film di Fariborz Kamkari. Con Morjana
Alaoui, Ertem Eser, durata 115 min. - Italia, Svizzera, Iraq
( martedì 8 marzo allo spettacolo serale
Nuovo Cineforum Sarzana
c/o Cinema ITALIA - P.zza Niccolò V, 2 - Sarzana (SP)
LUNEDI 28 - ORE
21,15 E MARTEDI 29
- ORE 17.15-21,15
Rassegna: “Il Posto
venerdì 4/03/2011
DA VENERDI 1 A GIOVEDI 7 APRILE
BEYOND un film di Pernilla August con
Noomi Rapace, Ola RapaceDurata 95’Svezia, Finlandia
LUNEDI 4- MARTEDI 5 - ORE 17.15-19.1521.15 - Rassegna: “Tempo di Cinema”
UN GELIDO INVERNO Un film di Debra Granick . Con Jennifer Lawrence, John Hawkens durata 100
DA VENERDI 8 A GIOVEDI 14
POETRY Un film di Lee Chang Doon con Yun
Jeong-hie, Ahn Naesang - Corea del Sud
135’
LUNEDI 11 - MARTEDI 12 - ORE 17.1519.15-21.15 - Rassegna: “Tempo di Cinema” INTO PARADISO Un film di Paola
Randi con Peppe Servillo, Giampiero Imparato durata 104’ Italia
DA VENERDI 15 A GIOVEDI 28
HABEMUS PAPAM Un film di Nanni Moretti
con Nanni Moretti, Margherita Buy, Michel
Piccoli durata 100’ Italia
LUNEDI 18 - MARTEDI 19 - ORE 17.1519.15-21.15 - “Tempo di Cinema”
RABBIT HOLE Un film di John Cameron Mitchell con Nikole Kidman, Sandra Oh - durata 90’ - Usa
VISITA IL NOSTRO NUOVO SITO
www.cinemailnuovolaspezia.it
DAL LUNEDI AL VENERDI
CINEMA + PIZZA 10,00 EURO
CON CECCORIVOLTA
(esclusi festivi prefestivi)
ore 21
di T. Solondz – con S. Henderson, C.
Hinds
Orari spettacoli: ore 21,00
Venerdì 11/03/2011
ore 21
L’illusionista (The Illusionist) -
[email protected]
Gran Bretagna, Francia 2010
di Sylvain Chomet.
CINEforuModerno - Tel.: 0187 620 714
Solondz - con S. Henderson, C. Hinds
Usa 2009 – 98’
c/o Multisala Moderno - Via del Carmine, 35 19038
giovedì 17 marzo
Sarzana (SP) - Fax: 0187 603 941
Vendicami
Orari spettacoli: ore 21,00
Regia: J. To – con: J. Hallyday, S. Testud – Francia/Hong Kong 2009 –
108’
www.moderno.it
giovedì 24 marzo
giovedì 3 marzo
Oltre le regole Regia: O. Moverman –
Diamond 13 Regia: G. Behat – con G.
Dépardieu, O. Marchal, Belgio/Francia/Lussemburgo 2009 – 98’
con F. Foster, S. Morton, Usa 2008 – 205’
giovedì 31 marzo
giovedì 10 marzo
Amore liquido Regia: M. L. Cattaneo –
con S. Fregni, S. Sartini, Italia 2010 – 90’
26
APRILE
Perdona e dimentica (Life During
Wartime) - Usa, 2009
Tel. e Fax uffici 0102476147 cell.3483368713
Perdona e dimentica
delle fragole”
IL MIO NOME E’ KHAN Un film di Karan
Johar. Con Shah Rukh Khan, Kajol, durata
165 min. - India
Regia: T.
FILM DOC GENNAIO - FEBBRAIO 2011
Con la presenza del regista e attori
giovedì 7 aprile
L’amore buio Regia: A. Capuano – con
I. De Angelis, G. Agrio, Italia 2010 – 110’
giovedì 14 aprile
Le quattro volte Regia: M. Frammartino – con G. Fuda, B. Timpano
Italia/Svizzera/Germania 2010 – 88’
giovedì 28 aprile
Il viaggio di Jeanne Regia: A. Novion – con J. P. Darroussin, A, Demoustier
Francia/Svezia 2008 – 84’
AMERICAN LIFE (AWAY WE
GO)-STATI UNITI-2010-S. MENDES-94-BIM DISTRIB. S.R.L.17/12/10-non vietato
LA BELLEZZA DEL SOMARO
-ITALIA-2010-S. CASTELLITTO98-WARNER BROS ITALIA S.P.A.17/12/10-non vietato
CYRUS-STATI UNITI-2010-J.
DUPLASS\M. DUPLASS-87-20TH
CENTURY FOX ITALIA S.P.A.10/12/10-non vietato
LA VALCHIRIA
(DIE WALKURE)-GERMANIA2010-G. CASSIERS-300-MICROCINEMA S.P.A.-07/12/10-non
vietato
I DUE PRESIDENTI
(THE SPECIAL RELATIONSHIP)INGHILTERRA-2010-R. LONCRAINE-86-MEDUSA FILM
S.P.A.-10/12/10-non vietato
LE AVVENTURE DI SAMMY
- 3D - IL PASSAGGIO SEGRETO (SAMMY'S ADVENTURES: THE SECRET PASSAGE)
-BELGIO-2010-B. STASSEN-89EAGLE PICTURES S.P.A.22/12/10-non vietato
IL RESPONSABILE DELLE RISORSE UMANE (THE HUMAN
RESOURCES MANAGER)ISRAELE-2010-E. RIKLIS-101SACHER DISTRIB.
S.R.L.-03/12/10-non vietato
LE CRONACHE DI NARNIA: IL
VIAGGIO DEL VELIERO
I(THE CHRONICLES OF NARNIA:
THE VOYAGE OF THE...)-STATI
UNITI-2010-M. APTED-110-20TH
CENTURY FOX ITALIA S.P.A.17/12/10-non vietato
IN UN MONDO MIGLIORE
(HAEVEN)-DANIMARCA-2010-S.
BIER-115-TEODORA FILM S.R.L.10/12/10-non vietato
INCONTRERAI L'UOMO DEI
TUOI SOGNI
(YOU WILL MEET A TALL DARK
STRANGER)-INGHILTERRA-2010W. ALLEN-94-MEDUSA FILM
S.P.A.-03/12/10-non vietato
MEGAMIND
-STATI UNITI-2010-T. MCGRATH96-UNIVERSAL S.R.L.-17/12/10non vietato
MY LAI FOUR -ITALIA-2010
-P. BERTOLA-100-DIAMONDS
INTER. FILM-10/12/10-vietato 14
JACKASS 3D (JACKASS 3D)STATI UNITI-2010-J. TREMAINE94-UNIVERSAL
S.R.L.-06/12/10-vietato 14
NATALE IN SUDAFRICA
-ITALIA-2010-N. PARENTI-100FILMAURO S.R.L.-17/12/10-non
vietato
L'ESPLOSIVO PIANO DI
BAZIL
(MICMACS A TIRE-LARIGOT)FRANCIA-2009-J.P. JEUNET-101EAGLE PICTURES
S.P.A.-17/12/10-non vietato
RCL - RIDOTTE CAPACITA'
LAVORATIVE
-ITALIA-2010-M. CARBONI-75IRIS FILM S.R.L.-10/12/10-non
vietato
L'ULTIMO ESORCISMO
(THE LAST EXORCISM)-STATI
UNITI-2010-D. STAMM-87EAGLE PICTURES S.P.A.02/12/10-vietato 14
LA BANDA DEI BABBI NATALE
TORNANDO A CASA PER NATALE (HJEM TIL JUL) (HOME
FOR CHRISTMAS)-NORVEGIA2010-B. HAMER-90-BOLERO
FILM DISTR. S.R.L.-07/12/10-non
vietato
TRE ALL'IMPROVVISO
(LIFE AS WE KNOW IT)-STATI
UNITI-2010-G. BERLANTI-108WARNER BROS ITALIA S.P.A.03/12/10-non vietato
TRON LEGACY
-STATI UNITI-2010-J. KOSINSKI118-WALT DISNEY S.M.P. ITALIA29/12/10-non vietato
TRON LEGACY - 3D-STATI UNITI-2010-J. KOSINSKI118-WALT DISNEY S.M.P. ITALIA29/12/10-non vietato
UN ALTRO MONDO
-2010-S. MUCCINO-108-UNIVERSAL S.R.L.-22/12/10-non vietato
WE WANT SEX
(MADE IN DAGENHAM)-INGHILTERRA-2010-N. COLE-108LUCKY RED DISTRIBUZIONE
-03/12/10-non vietato
Gennaio 2011 ANIMALS UNITED
(DIE KONFERENZ DER TIERE)GERMANIA-2010- R. KLOOSS\H.
TAPPE-100-MOVIEMAX S.R.L.21/01/11-non vietato
CHE BELLA GIORNATA -ITALIA-2010-G. NUNZIANTE-92-MEDUSA FILM S.P.A.-05/01/11-non
vietato
FEBBRE DA FIENO
-ITALIA-2010-L. LUCHETTI-93-
WALT DISNEY S.M.P. ITALIA28/01/11-non vietato
HEREAFTER
-STATI UNITI-2010-C. EASTWOOD-122-WARNER BROS
ITALIA S.P.A.-05/01/11-non vietato
IL DISCORSO DEL RE
(THE KING'S SPEECH)-INGHILTERRA-2010-T. HOOPER-116EAGLE PICTURES
S.P.A.-28/01/11-non vietato
IMMATURI
-ITALIA-2010-P. GENOVESE-100MEDUSA FILM S.P.A.-21/01/11non vietato
KILL ME PLEASE-BELGIO-2010-O. BARCO-95-ARCHIBALD ENTERP. FILM S.R.L.14/01/11-non vietato
L'ORSO YOGHI
(YOGI BEAR)-STATI UNITI-2010P. JAMES-90-WARNER BROS
ITALIA S.P.A.-14/01/11-non vietato
LA DONNA CHE CANTA
(INCENDIES)-FRANCIA-2010-D.
VILLENEUVE-115-LUCKY RED
DISTRIB.-21/01/11-non vietato
LA VERSIONE DI BARNEY
(BARNEY'S VERSION)-COPRODUZIONE-2010-R.J. LEWIS-126MEDUSA FILM
S.P.A.-14/01/11-non vietato
PARTO COL FOLLE
(DUE DATE)-STATI UNITI-2010-T.
PHILLIPS-90-WARNER BROS
ITALIA S.P.A.-28/01/11-non vietato
QUALUNQUEMENTE
-ITALIA-2010-G. MANFREDONIA93-01 DISTRIBUTION-21/01/11non vietato
SEGUI IL TUO CUORE
-(CHARLIE ST. CLOUD)-STATI
UNITI-2010-B. STEERS-98-UNIVERSAL S.R.L.-21/01/11-non vietato
TAMARA DREWE - TRADIMENTI ALL'INGLESE
-INGHILTERRA-2010-S. FREARS107-BIM DISTRIB. S.R.L.05/01/11-non vietato
THE GREEN HORNET 3D
-STATI UNITI-2010-M. GONDRY115-SONY PICT. ITALIA S.R.L.28/01/11-non vietato
VALLANZASCA
- GLI ANGELI DEL MALE-ITALIA2010-M. PLACIDO-125-20TH
CENTURY FOX ITALIA S.P.A.21/01/11-vietato 14
VENTO DI PRIMAVERA
(LA RAFLE)-FRANCIA-2010-R.
BOSCH-132-VIDEA-CDE S.P.A.27/01/11-non vietato
VI PRESENTO I NOSTRI
(LITTLE FOCKERS)-STATI UNITI2010-P. WEITZ-92-UNIVERSAL
S.R.L.-14/01/11-non vietato
SKYLINE
-STATI UNITI-2010-C. STRAUSE
& G. STRAUSE-90-EAGLE PICTURES S.P.A.-14/01/11-non vietato
Vai al cinema con lo sconto
N
EI GIORNI DI LUNEDI’, MARTEDI’
E GIOVEDI’ non FESTIVI nè PREFESTIVI l’AGIS Liguria offre la
possibilità ai soci delle associazioni culturali, del tempo libero, dei cral, dei dopolavoro e delle organizzazioni sindacali
- che abbiano sottoscritto apposita convenzione con l’AGIS – di assistere agli
spettacoli cinematografici per tutto il
2011 a prezzo ridotto acquistando l’apposita tessera VIENI AL CINEMA a Euro
3,50. La validità è su tutto il territorio nazionale, con modalità variabili da regione
a regione.
La tessera è personale e vale nei cinema
aderenti all’iniziativa.
Per le organizzazioni che ne acquistano
oltre le 20 unità il costo unitario scende
a Euro 3,00; oltre le 1.000, Euro 2,50.
Per informazioni: www.agisliguria.it
≤
SPLENDORE NELL'ERBA
SPLENDOR IN THE GRASS) (ED.
SPEC.)-STATI UNITI-1961-E.
KAZAN-124-NEXO DIGITAL
S.P.A.-14/12/10-non vietato
THE TOURIST
-STATI UNITI-2010-F. HENCKEL
VON DONNERSMARCK-98-01
DISTRIBUTION-17/12/10-non vietato
≥
-ITALIA-2010-P. GENOVESE-102MEDUSA FILM S.P.A.-17/12/10non vietato
Dicembre 2010
I FILM USCITI NELLE SALE IN LIGURIA
L’ANGOLO DEL QUIZ
[ a cura di Sergio Labriola ]
DOPPIA COPPIA SULLO SCHERMO
Nel divertente “Mars Attack” del 1996 gli alieni sbarcano sulla
Terra e attaccano stringendo d’assedio gli abitanti interpretati
da un nutrito cast di divi famosi. Nella prima immagine riprodotta qui al lato chi è la bionda attrice accanto a Pierce Brosnan? Come si chiama il regista di questa commedia di
fantascienza?
Il film da cui è tratta l’altra immagine qui al fianco vede un poliziotto corrotto assistere all’assassinio del segretario della difesa durante un incontro di boxe, e dovrà quindi scoprire la
verità sul complotto e l’identità di una misteriosa informatrice.
Il film è “Snake Eyes” (1998)di Brian De Palma. Qual’è il suo
titolo italiano? Chi è l’attore che figura a fianco di Nicholas
cage nell’immagine?
2
3
4
5
6
7
8
9
10
CASELLARIO
UN FILM (FRASE: 5, 1, 5, 6)
Collocare verticalmente nel casellario le parole corrispondenti alle definizioni. A gioco ultimato, nella successione
delle caselle evidenziate si leggerà il titolo di un noto film di
Olias Barco.
DEFINIZIONI:
1. La piccola interprete di “Simona e Beezus”(nome e
cognome). 2. La Lewis di “Parto col folle”. - 3. Valeria
di “Manuale d’amore 3”. - 4. Una commedia di Paolo
Genovese. - 5. Con Giamatti e Hoffman in “La versione
di Barney”. - 6. la mogli di Stiller in “Vi presento i nostri” (nome e cognome). - 7.L’attore di “Il Gioiellino”.8. la protagonista di “Burlesque”. 9. Il comico Frassica… allo specchio. - 10. Ha diretto “Sanctum 3D”.
SOLUZIONI -Doppia coppia sullo schermo: Sarah Jessica Parker, Tim Burton; “Omicidio in diretta”, Gary Sinise. - Casellario: “Kill me please” - Rebus: amo R -EE Al T - RI rime DI = Amore e altri rimedi
1
NOVEMBRE - DICEMBRE 2010
FILM DOC
27
www.filmdoc.it
Ciak!
Si naviga
articoli
interviste
festival
B&G COMUNICAZIONE
recensioni
rassegne
rubriche
programmi
Il buon cinema in Liguria ora lo puoi leggere anche on line.
E soprattutto lo puoi commentare.
Come i lettori più affezionati avranno notato, da quattro numeri e dopo 18 anni
Film Doc ha subito un lifting. Non ha resisitito alla tentazione, ha voluto rinnovarsi: cambio della veste grafica, del direttore editoriale, di contenuti. Pur nel
pieno rispetto della sua tradizione si è aperta all’innovazione. Non poteva quindi
non farsi anche virtuale. Ecco che anche lei si è creata il suo “avatar”: www.filmdoc.it. Qui non solo puoi leggere tutti i contenuti della rivista, anche senza i
tagli che le esigenze editoriali comportano; puoi trovare contributi non presenti
sulla carta ma soprattutto puoi fare quello che sulla rivista ti sarebbe impossibile:
commentare tutti gli articoli, le recensioni e, in futuro, perché no, se sei appassionato di cinema, puoi inviarcene anche tu.
L’invito è a partecipare numerosi e… buona navigazione a tutti.
FILMDOC
La rivista di ottimo cinema
Scarica

FilmDOC Numero 92