della diocesi di como 8 contiene inserto Periodico Settimanale | Poste Italiane S.P.A. | Sped. In Abbonamento Postale | D.L. 353/2003 (Conv. In L. 27/02/2004 N° 46) Art. 1, Comma 1, Dcb Como Anno XXXVI - 25 febbraio 2012 - € 1,20 Attualità 3 Italia 4 Como 17 Sondrio Approvato il piano salva-Grecia Azione cattolica: chiarezza su giovani e lavoro Il “caso” Chicco in una tesi di laurea Una mostra sulla vita di Guanella ella notte di luneN dì l’Eurogruppo ha sbloccato il prestito di di una ricerca Idi dati del settore giovanile Ac offrono una inte- a positiva gestione L delle risorse umane dell’azienda è diventata “ 130 miliardi di euro. Editoriale Tempo dell’uomo, tempo di Dio ressante fotografia. oggetto di studio. 29 Dio che fa” il tiè tolo dell’esposizione itinerante dedicata al santo. In cammino. Verso la luce pasquale di don Angelo Riva I nesorabile l’incedere del tempo. Agli occhi della fede la sua corsa assomiglia non tanto al fiume che scorre, ma all’albero che cresce. Il fluire del tempo ci appare come la paziente tessitura di Cristo in noi, Lui che gradualmente ci attrae a sé. L’immagine migliore, in senso cristiano, è quella del vaso d’argilla, che nuovamente si dispone ad un altro giro sulla mola, per lasciarsi modellare dalle abili dita del Vasaio. “Noi siamo argilla, e Tu colui che ci dà forma”: così il profeta Isaia (64,7) all’inizio dell’Avvento, ed eccoci già in Quaresima. Far combaciare l’anno pastorale con l’anno liturgico è stata una delle scelte pastorali più chiacchierate, e pure un po’ dileggiate, della nostra Diocesi. Ironie anche comprensibili, perché effettivamente i tempi esistenziali delle persone e delle famiglie si dispongono su ben altre frequenze rispetto ai tempi liturgici: fanno testo i ritmi lavorativi, le chiusure scolastiche, i fine-settimana… oppure semplicemente il ritmo binario lavoro-vacanza-lavoro… Il punto, però – come quasi tutto ciò che ha a che fare con il vangelo –, non è quanto l’anno liturgico sia distante da noi, il che è banale, ma quanto noi siamo lontani dall’anno liturgico. Il che è diabolico. E merita qualche tentativo di correzione di rotta. Con il suo ritmo settimanale, facente perno sulla Domenica, e la sua concentrazione sui “tempi forti”, l’anno liturgico – o se preferite l’anno-nella-fede – può diventare robusta pedagogia a Cristo, palestra – mi si perdoni il termine – di cristificazione. Non si tratta, allora, di azzerare con un colpo di spugna i tempi civili, scolastici o altro. Si tratta di porre attenzione, più di quanto si sia fatto finora, al “colore” liturgico del tempo vigente, cercando, per quanto possibile, di armonizzare attività e iniziative con i contenuti del mistero di Cristo che si sta celebrando. La posta in gioco è nientemeno che la qualità cristiana di ciò che facciamo. Non una carabattola, quindi. Specie se non intendiamo accontentarci di fare solo socialità, assistenza e umanitarismo – cose ottime per cominciare, ma non ancora per impiantare il Regno di Dio. Lo sguardo si allarga. Nella pastorale conosciamo la difficoltà, e forse anche la tentazione di amputare quella che il Vescovo Maggiolini chiamava l’originalità cristiana. Perché virare troppo sulla fede significa spesso perdere le masse (che comunque, per buona parte, già hanno preso congedo). Più facile allora investire sulla festa della birra, sugli amici della polenta e sulla sagra della rana – con Messa –, piuttosto che sul mistero di Cristo celebrato nel tempo. Lì li hai quasi tutti, mentre la Veglia pasquale sembra solo per i palati fini (non parliamo poi della Veglia di Pentecoste, roba di iniziati). Ma cosa (soltanto) gonfia (i banchi della chiesa e il “baslotto” delle offerte), e cosa (realmente) edifica (il Regno di Dio)? Specie in un tempo nel quale occorrerebbe montare la guardia su discutibili forme di ritorni di fiamma per il “sacro”. E vigilare pure sulla tentazione – umanamente comprensibilissima, di fronte all’emorragia di fedeli, ma francamente miope – di tenerceli stretti a tutti i costi, quelli della birra, della polenta e della rana. Almeno loro… La Quaresima riapre nel deserto la via che conduce alla Pasqua di morte e risurrezione. Il Signore Gesù ci viene incontro nel mistero di questo tempo intenso e prezioso, sul filo dei giorni segnati dal dono e dall’impegno. Ci lasciamo condurre per mano nel deserto di una vita più sobria e fraterna, incontro a una nuova primavera dello Spirito. Quaresima 8-9 Nell’avventura della missione in punta di piedi Pellegrinaggi 12 L’invito del Vescovo per Lourdes, a ottobre Como 18 Nel Triangolo Lariano la grotta più lunga d’Italia Sernio 33 Mons. Coccopalmerio cardinale: grande festa LIBRETTO BENEDIZIONI S ono La famiglia: il lavoro e la festa disponibili i libretti per la benedizione delle famiglie che, quest’anno, si arricchiranno anche con un piccolo cartoncino ricordo. Il tema scelto è quello dell’Incontro Mondiale delle famiglie in programma a Milano dal 30 maggio al 3 giugno prossimi. È possibile effettuare le proprie prenotazioni telefonando allo 031263533 presso la segreteria del Settimanale, da lunedì a venerdì dalle ore 9.00 alle ore 18.00. 2 Sabato, 25 febbraio 2012 Idee e opinioni V ✎ L’opinione | ent’anni fa, in questi stessi giorni di febbraio, scoppiava lo scandalo di Tangentopoli. Cominciava con l’arresto di un piccolo “mariuolo” beccato a intascare, per corruzione, una tangente di qualche miserabile milione di lire. Miserabile rispetto ai miliardi illeciti che sarebbero venuti a galla di lì a poco. Mariuolo secondo la definizione di un leader politico che l’inchiesta portò poi al centro di processi e di condanne, con uno stuolo di altri politici, svelando l’enorme diffusione e la misura della “corruzione ambientale”. Fu un ciclone. Si scoperchiò un’immensa cloaca di illegalità. Si smascherò l’intreccio impuro fra politica e affari, fra denaro e favori. E mentre la legge agitava la sua sferza, stavolta non contro i poveracci ma contro i “colletti bianchi”, contro i potenti e contro gli “intoccabili” persino, venne a galla uno spaccato del nostro Paese che feriva il cuore, indignava l’emozione, evocava la rivolta morale. Quale infinita sporcizia di Giuseppe Anzani Vent’anni fa il “ciclone” di Tangentopoli vedere i partiti alla greppia degli affaristi, e gli affaristi alla greppia dei partiti. Io lavoravo al Tribunale di Milano, in quel periodo, e mi ricordo bene il clima. Facevo il presidente di una sezione civile, non c’entravo col penale, ma dopo i primi clamorosi arresti a catena, e le prime clamorose confessioni che chiamavano in correità nomi eccellenti, ricordo bene che nei corridoi della Procura c’era la fila della gente in attesa di “confessarsi” da sè, come fosse una quaresima giudiziale. Il sacco vuotato allargava i confini agli altri sacchi e dilatava l’immensa pattumiera volta a volta replicata, fino alla estenuazione. Un abisso, questo mi parve. E per contraccolpo, l’indignazione popolare. Gli attuali “indignados” sono pallida cosa rispetto alla gente che stazionava ogni giorno sotto le gradinate del palazzo di giustizia. E una sorta di rivolta morale si travasò dalla gente ai mezzi di informazione, giornali, tv, cronisti, commentatori, con la selva di antenne puntate sulla scena giudiziaria. L’incursione nel mondo del finanziamento occulto dei partiti portò alla luce un sistema di corruzione “normalizzata”, dove il denaro correva senza neppure dover essere chiesto, o previamente offerto. Il finanziamento occulto era una illegalità, la corruzione invece era un capitolo più sporco, era la compravendita di favori. Certo, non tutti erano guasti, c’erano pure gli onesti, ma la voglia comune della gente di “fare basta” con quel sistema e di spazzar via le sue strutture marce fece intuire che si era alla vigilia di una nuova stagione politica, che provammo a chiamare “seconda repubblica”. Ci fu la svolta di “governi tecnici”, poi il bipolarismo con nuovi partiti e con cangianti geometrie politiche, che ci ha accompagnato fino ai giorni nostri, all’attuale governo tecnico. Ci chiediamo che cosa è rimasto oggi di quella specie di rivoluzione, sulla quale gli entusiasmi hanno ceduto il passo ai vituperi, come in una specie di riflusso o di rivincita. Che cosa ha dato frutto, o quale frutto è stato sciupato e perduto, se la corruzione non è mai cessata, se la Corte dei Conti ancora l’altro giorno ne ha denunciato l’allarmante proporzione, se le cricche si riproducono, se i partiti, facendo legge sul finanziamento, mungono spudoratamente risorse enormi, in tempi di crisi per tutti. L’antipolitica non è una risposta, è l’alibi dei disperati, e finisce per giovare ai furbi che voglion tenere in pugno la stanza dei bottoni. La risposta è ripartire da capo, ma stavolta con l’intelligenza di immaginare un futuro in cui sia normale esser puliti invece che sporchi, onesti invece che furbi, responsabili invece che intoccabili. Non dite che è impossibile. Proviamoci. La vicenda di Tangentopoli ci ha insegnato che la storia non si cambia con la sferza delle punizioni, ma con la scoperta e l’applicazione dei rimedi. Non è bastata l’operazione chirurgica a prevenire la ricaduta nel male; occorre un vaccino immunizzante, una mentalità nuova, una tensione morale, una cultura di ordinaria onestà, aria nuova per i nostri polmoni. Qualcuno dice che è finita anche la seconda repubblica. Che cambiano ancora le carte, per la nuova partita. Ma non sono le carte, è la partita che deve cambiare, e il cuore degli uomini che la giocano. Cioè noi, che non ci rinunciamo. spigolature | di Alberto Campoleoni Chiesa e Ici, una linea chiara L e tasse non sono è auspicabile. Lo ha ribadito Le tasse non sono un un optional e l’Ici, una volta di più sabato il optional, e vanno pagate, quando dovuta, va neo cardinale arcivescovo senza furbizia. è la lina, più di Firenze Giuseppe Betori, pagata. Senza furbizie. Se ci fossero casi accertati volte ribadita, dalla Chiesa che è stato segretario della di elusione, bisognerebbe Conferenza episcopale italiana in riferimento perseguirli. È questa la linea, italiana. “Fare chiarezza alla tassa sugli immobili. più volte ribadita, della Chiesa nelle norme è sempre utile è tempo di superare italiana sull’Ici, la tassa – ha affermato – e sarà disinformazioni e pregiudizi salutato favorevolmente degli immobili al centro di polemiche che non si placano dalla Chiesa. Purché sia e di operazioni di vera e propria disinformazione: il fatto salvo il riconoscimento delle attività caso del filmato dei radicali con le false accuse alla a servizio della gente, destinate al culto e Chiesa di Ferrara sui pagamenti Ici è un esempio al non profit”. Allo stesso modo, nei giorni lampante. Il video sosteneva che la diocesi non scorsi, mons. Domenico Pompili, “portavoce” avesse versato il dovuto, ma la realtà era ben diversa e della Cei, ha precisato che “ogni intervento volto a sarebbe bastato verificare le informazioni per scoprire introdurre chiarimenti alle formule vigenti sarà accolto pagamenti e ricevute (cosa fatta da altri giornalisti, con la massima attenzione e senso di responsabilità”. corretti e scrupolosi). Sottolineando però anche la necessità che venga La linea di piena responsabilità e di trasparenza “riconosciuto e tenuto nel debito conto” il valore l’ha riassunta da tempo il card. Angelo Bagnasco, sociale delle attività non profit della Chiesa e non solo. presidente dei vescovi italiani. E nella direzione di Sono queste le carte sul tavolo della partita: una una legislazione sempre più chiara ed efficace si sta legislazione da chiarire meglio, privilegi che non si muovendo il governo, anche in rapporto al complesso vogliono, trasparenza e responsabilità. Senza il fumo contenzioso aperto a livello europeo. La Chiesa paga dei pregiudizi e delle disinformazioni che pure si sono già e pagherà l’Ici sugli immobili che non sono destinati viste in questo periodo nei confronti della Chiesa. Con ad attività di culto. Una maggiore chiarezza sulle la consapevolezza che Chiesa e Stato hanno interessi norme già esistenti e una loro definizione per evitare comuni e non contrapposti nei riguardi del Paese. possibili fraintendimenti – questo il processo in corso – Il nuovo Concordato, il cui anniversario ricorreva il 18 febbraio, ricorda senza mezze misure l’impegno a collaborare per la promozione dell’uomo e il bene dell’Italia. Impegno che si traduce certo nel pagare le tasse e, per quanto riguarda la Chiesa, anche nelle innumerevoli attività di servizio e sostegno alla società civile, ai poveri, agli esclusi e agli emarginati. Nelle attività educative e di promozione, come ad esempio le scuole e gli oratori. È una trama a maglie fitte, diffusa e radicata, talvolta un vero e proprio tessuto di fiducia e di speranza per l’intera società. Cercare di screditare tutto questo davvero non serve a nessuno. Nemmeno a fare cassa. Di fronte alla verità dei fatti, anche chi non condivide un pensiero e una presenza è chiamato all’onestà intellettuale. ◆ Stella Polaredi don angelo riva Pane e Paradiso. Chi li vuole nemici? A Firenze direbbero “una bischerata”. Come chiamarla diversamente l’uscita dell’Adriano nazionale sul palcoscenico dell’Ariston in tema di stampa cattolica da oscurare? Fosse stato un prete o un vescovo – a dire la stessa cosa, riguardo qualche testata un po’ scomoda – sarebbe venuto giù l’universo: interrogazioni parlamentari, attentato alla laicità dello Stato, allarme per la democrazia e via discorrendo. Nel suo caso invece no: solo diritto di critica, o di satira. Giustamente qualcuno ha commentato che in Italia vige la libertà di raglio, e qui siamo di fronte a una eccellente somarata. Peccato, anche perché l’autore è tutt’altro che un somaro: intelligente, caustico, istrionico, provocatore al modo giusto, e, per quanto mi riguarda, anche terribilmente simpatico. Ma, si sa, a questo mondo nessuno è perfetto. Per l’appunto: “a questo mondo”. Oltre a non poter esercitare diritto di critica sulle cose degli uomini, al mondo cattolico, e ai preti in particolare, stonerebbe – sempre secondo il farneticante sermone sanremese – la dimenticanza del Paradiso, e l’eccessivo intruppamento – specie nella predicazione, amplificatori permettendo – con le faccende di questo mondo. Beh, qui devo dire che il Nostro un po’ di ragione ce l’ha pure. Forse è vero che noi preti parliamo troppo di terra e qualche volte ci dimentichiamo del Cielo. Per esempio proprio questa rubrica, che è scritta da un prete, ama indugiare su temi e argomenti non propriamente da sacrestia. Forse non poniamo sufficiente attenzione al fatto che la Madonna a Lourdes, alla piccola Bernadette, disse “non ti prometto la felicità in questa vita, ma in quella futura”. Sarà. Però nessuno mi leva il sospetto che, alla terza o alla quarta predica sui cosiddetti “novissimi” (Morte, Giudizio, Inferno, Paradiso), salterebbe su più di qualcuno a lamentare “reverendo, mi consenta, sia un po’ più concreto, non voli tanto in alto, perché sa, tengo famiglia, e venendo a Messa vorrei anche capire come fare a tirare la fine del mese…” Forse non sarebbe male ricordare che l’al-di-là, in realtà, non è un “là”, contrapposto a un “qua”, bensì la radice ultima del “qua”, la fonte sorgiva e il destino ultimo di tutto ciò che l’uomo suda sotto il sole. Da quando ha fatto capolino nella vicenda umana, il Cristianesimo si picca di stringere insieme l’al-di-là e l’al-di-qua, senza separazioni possibili. Senza terrenismi sempre in debito di speranza, ma anche senza fughe verso un Paradiso utopico e consolatorio, del quale, come diceva Dostoevskij ne I fratelli Karamazov, volentieri restituiamo il biglietto di ingresso. La verità è che la Chiesa non parlerà mai a sufficienza del Cielo, mentre si china sulle strade polverose e assolate della terra; e neanche guarderà mai a sufficienza la terra, mentre invita ad allargare gli asfittici orizzonti umani verso il Cielo. Uno solo è riuscito a farlo, e perfettamente, e compiutamente. Era l’Adamo (da adamah: “terra”) Celeste. Colui nel quale cielo e terra si sono incontrati e baciati, fino a non potersi mai più scindere. Lui, il Re degli ignoranti (che di cotanto Maestro possono tutt’al più azzardare un umile discepolato). Ma di nome faceva Gesù, non Adriano. Attualità Sabato, 25 febbraio 2012 3 Crisi dell’euro. Nella notte di lunedì l’Eurogruppo ha sbloccato il prestito di 130 miliardi di euro destinato a scongiurare il rischio default per il Paese ellenico. Basterà? Approvato il piano salva-Grecia I sacrifici non saranno solo greci, ma europei. Per salvare Atene dal default l’Eurogruppo, assistito da Fmi e Bce, ha approvato nella notte tra il 20 e il 21 febbraio il secondo piano di aiuti: si tratta dei 130 miliardi a lungo promessi, che si vanno ad aggiungere ai quasi 110 miliardi già stanziati nel corso di una crisi che ha colpito tutta l’Ue, ma in particolare il Paese mediterraneo. L’Europa comunitaria e i suoi Stati membri faranno la loro parte, i cittadini greci subiranno pesanti costi sociali, ma anche banche creditrici e risparmiatori di mezzo continente dovranno rinunciare a una parte dei soldi investiti nei titoli ellenici. Prestito e rigore. “L’Eurogruppo accoglie con favore l’accordo raggiunto con il governo greco su un pacchetto politico che costituisce la base per il programma successivo”. Inizia con queste parole il documento finale dell’Eurogruppo che sancisce il nuovo intervento di salvataggio finanziario per la Grecia. I 17 Paesi della moneta unica, assieme a Fondo monetario internazionale (che preciserà in marzo il proprio intervento) e Banca centrale europea, hanno stabilito di far giungere i 130 miliardi necessari per evitare il default. Il primo intervento riguarda i 14,5 miliardi per rimborsare il 20 marzo una tranche di titoli in scadenza. “L’accordo - ha affermato JeanClaude Junker, presidente dell’Eurogruppo - garantisce la permanenza della Grecia nell’Eurozona e le dà il tempo di tornare su un percorso di crescita sostenibile”. Al contempo è stata decisa la presenza permanente della troika ad Atene per controllare le azioni del governo al fine di ridurre il debito (dal 163 al 120,5% del Pil in 8 anni), oltre all’abbassamento da un documento, sottoscritto da 12 Stati membri (escluse Germania e Francia) che chiedono azioni urgenti e condivise sul fronte della crescita e della competitività. L’iniziativa – che vede tra i firmatari i governi di Regno Unito, Polonia, Italia, Spagna, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Svezia – vorrebbe dar corpo agli impegni assunti dal Consiglio europeo del 30 gennaio con la dichiarazione finale sulla crescita e l’occupazione. Otto punti per la crescita. “La crisi che affrontiamo è anche una crisi di crescita”, si legge nella lettera recapitata alle istituzioni di Bruxelles. Seguono otto proposte operative che, senza particolari aggravi di bilancio, dovrebbero aiutare il rilancio del sistema economico europeo nel suo complesso. I punti segnalati sono: completamento e sviluppo del mercato unico; mercato unico digitale; politica energetica; creazione dell’area europea della ricerca; accordi commerciali internazionali; riduzione degli oneri Dopo 12 ore di trattative il via al prestito che impone pesanti restrizioni al governo ellenico parte degli Stati creditori dei tassi di interesse verso la Grecia, e a nuovi sacrifici per i detentori di titoli del debito greco (riduzione del valore nominale). Rispettare gli impegni. Il premier Lucas Papademos si è detto “molto soddisfatto” dell’accordo; ha osservato che la sua “piena attuazione” dipenderà dalla capacità di Atene di rispettare i tagli e attuare le riforme pretese dall’Ue. “Sono convinto che il governo che si insedierà dopo le elezioni” che si svolgeranno ad aprile in Grecia “sarà ugualmente impegnato a rispettare appieno il programma, nell’interesse del popolo greco”. Commenti relativamente positivi anche dagli altri governi dell’Eurozona, benché alcuni Stati, in primis Paesi Bassi e Finlandia, abbiano mostrato titubanze per questo ulteriore passo, temendo di dover pagare un prezzo troppo salato e non fidandosi di Atene per quanto riguarda il rispetto delle regole concordate. Il commissario agli affari monetari, Olli Rehn, ha spiegato: “Gli Stati dell’Eurozona hanno deciso di partecipare al secondo programma per la Grecia abbassando gli interessi sui prestiti concessi ad Atene”, rimarcando così la buona Commenti disponibilità e responsabilità mostrata verso Atene. Del resto tutti i ministri finanziari concordavano che il costo del fallimento della Grecia sarebbe stato imprevedibile, foriero di esiti rischiosissimi sia per la moneta unica sia per l’integrazione comunitaria. Contemporaneamente dodici Paesi scrivono ai vertici UE chiedendo anzioni tempestive per stimolare la crescita Le prossime tappe Ue. La questione greca è poi rimbalzata all’Ecofin (ministri finanziari dei 27) dello stesso 21 febbraio; della situazione economica e finanziaria si tornerà a parlare il 23 febbraio, quando lo stesso Rehn renderà note le Previsioni economiche intermedie, e il 1° e 2 marzo durante il Consiglio europeo. Sempre sul fronte economico, a Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio Ue, e a José Manuel Barroso, capo della Commissione, è giunto amministrativi Ue gravanti sulle imprese; riforma del mercato del lavoro (per creare occupazione, soprattutto per i giovani, le donne e i lavoratori anziani); costruzione di un settore finanziario forte, dinamico e competitivo. Tale documento, che secondo i promotori non sarebbe in contrasto con le linee sinora indicate da Germania e Francia per il rilancio economico, è inteso come un contributo alla discussione in vista del Consiglio Ue di inizio marzo. Dalle parole del vice-presidente Olli Rehn appare chiaro come la posta in gioco vada ben oltre il salvataggio greco Una risposta globale alla crisi “N egli ultimi due anni e poi questa notte, ho imparato che ‘maratona’ è davvero una parola greca”. Olli Rehn, commissario agli affari economici e monetari, commenta il risultato raggiunto questa notte all’Eurogruppo. L’accordo, “importante e di vasta portata”, “ridurrà sostanzialmente l’onere del debito della Grecia e contribuirà a riformare l’economia e l’amministrazione, in modo da tornare alla crescita e alla creazione di posti di lavoro”. Rehn entra dunque nel merito delle decisioni “tecniche” assunte (compreso il taglio nominale del 53,5% del valore del prestito privato e la riduzione del debito pubblico al 120,5% sul Pil entro il 2020). Il salvataggio “si basa su una rigorosa condizionalità, basata su un rafforzamento del controllo dell’attuazione del programma attraverso la presenza maggiore e permanente della task force della Commis- sione sul terreno, supportata da esperti forniti dagli Stati membri”. “Al fine di migliorare l’attuazione del programma, abbiamo anche deciso di creare un conto separato attraverso il quale la Grecia dovrà versare un importo del servizio del debito il prossimo trimestre, il che rafforzerà la condizionalità politica”. Quindi il commissario aggiunge: “Ci aspettiamo che questa solidarietà senza precedenti dei partner della Grecia nell’area euro venga ora abbinata a un forte impegno da parte dei leader politici greci a dare piena attuazione al programma, in primo luogo per il bene dei loro concittadini”. Il giudizio di Olli Rehn è netto: “L’economia greca non può più contare su una grande amministrazione pubblica finanziata con debito a buon mercato, ma piuttosto ha bisogno di appoggiarsi sugli investimenti, greci e stranieri, per facilitare la crescita e la creazione di nuovi posti di lavoro”. Occorrerà quindi creare le condizioni per gli investimenti, e ciò “accadrà, ad esempio, attraverso un sistema fiscale efficiente ed equo, una pubblica amministrazione efficace, un clima imprenditoriale più favorevole, il pieno utilizzo dei fondi strutturali disponibili e un adeguamento del costo unitario del lavoro”. Il commissario finlandese conclude: “L’accordo di oggi è una pietra miliare fondamentale della nostra risposta globale alla crisi” e con esso “abbiamo una reale possibilità di svoltare e passare dalla stabilizzazione alla promozione della crescita sostenibile e alla creazione di posti di lavoro”. Italia 4 Sabato, 25 febbraio 2012 ■ Evasione Le attese degli onesti e l’uso dei fondi recuperati Ci sono gesti e azioni che hanno un valore molto più simbolico che reale: stiamo parlando ad esempio dei “blitz” della Guardia di Finanza in certe rinomate località turistiche, o nelle grandi città. Sconfortante leggere l’alta percentuale di situazioni trovate fiscalmente fuori regola. I controlli fanno capire che evadere le tasse è sempre più rischioso, sempre più soggetto a controlli. Ingenera così la sensazione che le cose non siano più come prima, e che è meglio fare quello scontrino o quella ricevuta fiscale. Se la convinzione si diffonde su milioni di persone – amplificata dai mass media e dal consenso generalizzato degli italiani – sarà giocoforza ottenere risultati sul fronte delle entrate fiscali ben superiori allo strumento punitivo del controllo e della sanzione. Per non parlare di quei cittadiniconsumatori più avvertiti di prima e meno propensi a “lasciar correre”, a non chiedere lo scontrino. L’effetto – se ci sarà come è auspicabile – lo vedremo nei prossimi mesi, con un aumento appunto delle entrate fiscali. Giova ricordare che il “nero” occulta al Fisco italiano somme pazzesche: in cassa mancano molte decine di miliardi di euro all’anno. Sono soldi che si ha il dovere di recuperare. Poi si avrà la possibilità di utilizzare. Già: ma come? Ci sarebbero due sbocchi assai proficui economicamente, e uno che vincerà sugli altri due perché a volte l’equità sovrasta il vantaggio. Il maggiore introito fiscale potrebbe rilanciare (o almeno smuovere) l’economia italiana finanziando alcune opere pubbliche o infrastrutturali che nell’immediato darebbero molto lavoro, e nel medio termine permetterebbero a certi territori di essere più competitivi. C’è solo l’imbarazzo della scelta, quello che mancano da almeno un paio di decenni sono i denari. Oppure si potrebbe fare un’operazione assolutamente non eclatante, ma economicamente virtuosissima: destinare i maggiori introiti all’abbattimento del debito pubblico, che ha sforato quota 1.900 miliardi. Su questi paghiamo fior di interessi che, ogni anno, ci dissanguano. Abbassando il debito, abbassiamo gli interessi da pagare e daremo un forte segnale a tutto il mondo sulla nostra capacità di far fronte ad esso. Se ne avvantaggerebbero le quotazioni dei nostri Bot e Btp, innescando un ulteriore circolo virtuoso sul fronte degli interessi da pagare. Meno sono, più euro ci rimangono in tasca. Vincerà invece – e il governo Monti sta lavorando in tal senso – l’esigenza di allentare la pressione attorno al portafoglio di chi le tasse le paga tutte, da sempre. Perché la situazione è insostenibile, soprattutto dopo le manovre dei mesi scorsi che hanno stretto ancora di più il nodo scorsoio. È stato dato il via libera a Comuni e Regioni di aumentare l’Irpef sui redditi da lavoro; è cresciuta l’Iva; è stata reintrodotta l’Ici sotto forma di Imu. Non parliamo poi delle accise sui carburanti: paghiamo la benzina e il gasolio più cari dell’Occidente. Insomma sono tutte cose che incidono (e non poco) sui bilanci familiari; che hanno dato una forte spinta alla recessione che interesserà l’Italia almeno per tutto il 2012. Quindi l’abbassamento delle aliquote Irpef sui redditi da lavoro compenserebbe i sacrifici finora fatti dai contribuenti onesti, secondo il principio per cui, se tutti paghiamo il giusto, tutti pagheremo meno. In linea di principio, appunto, è tutto corretto. L’unica perplessità è che il gesto non sia nemmeno avvertito, che abbassare di un punto o due la prima aliquota, alla fine non cambi di molto le cose. In teoria aiuta chi guadagna di meno. O chi dichiara di meno. Tutti gli altri, sì e no che se ne accorgeranno, specie la classe media, che sta scivolando verso una condizione di dignitosa povertà. E sono in particolare le famiglie che chiedono molto di più rispetto ad un contentino: un cambiamento radicale che le metta al centro di un sistema fiscale ora imperniato sull’individuo. Ma queste sono decisioni politiche che prima o poi qualcuno dovrà pur prendere, oltre che promettere. NICOLA SALVAGNIN Una ricerca dell’Azione cattolica Chiarezza su giovani e lavoro M a chi l’ha detto che in Italia un giovane su tre è disoccupato? Informazioni errate sono state smentite durante l’annuale convegno di pastorale giovanile della diocesi di Milano dedicato a giovani e lavoro. A svelare la bufala è Francesco Marcaletti, sociologo dell’Università Cattolica di Milano. «Il tasso di disoccupazione – spiega – va riferito alle sole forze lavoro, non a tutta la popolazione giovanile». Ecco, dunque, svelato l’inganno: tra questi ragazzi, ovviamente ce ne sono molti che studiano ancora: come vuole l’Europa, d’altronde, che tra gli obiettivi del cosiddetto 2020 ha inserito anche quello di portare al 40% di laureati per quella data chi avrà tra i 30 e i 34 anni. Ben il 70% studia e solo il 30% è inserito nel mondo del lavoro. Marcaletti ha presentato i primi dati di una ricerca che il settore giovani di Azione cattolica sta portando avanti tra persone di età compresa tra i 18 e i 30 anni. “Un talento nascosto, il lavoro secondo i giovani” il titolo di questo lavoro scientifico (una presentazione della ricerca è disponibile su www. azionecattolicamilano.it/giovani): otto mesi di preparazione, cento persone coinvolte nel somministrare questionari dalla valenza scientifica a 800 giovani del territorio della diocesi di Milano con un metodo “a cascata”: «Ma non sono solo persone iscritte all’Azione cattolica – spiega Antonio Filieri, vicepresidente del settore giovani –, abbiamo cercato di coinvolgere persone anche lontane dai nostri ambienti per avere una fotografia il più possibile reale del fenomeno». I primi dati, parziali, di un campione dei due terzi dei partecipanti alla ricerca fa già emergere alcune cose molto interessanti: ci sono più donne Nelle scorse settimane i dati diffusi hanno offerto una visione parziale del problema, che esiste ma chiede onestà interpretativa che lavorano prima dei 24 anni, ma, per paradosso, sopra questa età c’é un buon 10% che non studia né lavora. Complessivamente, sono il 65,8% i ragazzi che nel momento in cui hanno compilato il questionario risultavano avere una qualche forma di impiego. «Non ci siamo però limitati a porre delle domande quantitative – spiega Filieri –, nel questionario abbiamo anche chiesto quali sono le esigenze di lavoro dei ragazzi». L’obiettivo dichiarato dai ragazzi di Ac è quello di «poter progettare dei percorsi formativi adeguati alle esigenze dei ragazzi di oggi – dice Filieri – e di metterli successivamente in atto sulla base di dati che abbiano una loro concretezza data da una rilevanza scientifica». Il convegno di quest’anno, dunque, ha avuto il merito di mettere in contatto ambiti molto diversi: la pastorale giovanile, la pastorale del lavoro e la Caritas. Tre soggetti che stanno dimostrando di avere attenzione nei confronti di quanto la crisi economica stia mettendo in sofferenza l’età più giovane. «Anche il fondo famiglia lavoro, nella riformulazione voluta dal cardinale Scola – afferma don Walter Magnoni, responsabile del servizio di pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Milano – sta studiando percorsi possibili di sostegno ai ragazzi che soffrono per la mancanza d’impiego». A finanziare un progetto diocesano rivolto ai giovani lavoratori sarà anche finalizzata la raccolta diocesana degli indumenti usati del 12 maggio, organizzata dalla Caritas ambrosiana. «Questo percorso non può finire con una giornata di convegno – sottolinea Magnoni –, dobbiamo lavorare in questa direzione continuando a chiederci: come possiamo fornire percorsi che possano conciliare studio e lavoro? Partendo dal presupposto che già nei nostri oratori si vivono esperienze lavorative nella gratuità. E che occorre valorizzare. Senza mai dimenticare che bisogna anche intercettare quei giovani che non lavorano e non studiano e, per questo, sono depressi». «È difficile poter proporre un percorso spirituale a un giovane che soffre per il problema della mancanza di lavoro – evidenzia monsignor Severino Pagani, vicario episcopale per la pastorale giovanile e universitaria –. Rispetto a vent’anni fa, i ragazzi oggi si confidano e si aprono e, quando lo fanno, non possono prescindere dal parlare di lavoro. Possiamo dire che Dio, il lavoro e l’amore sono i tre pilastri su cui si fonda la vita di un giovane». Per i ragazzi, secondo monsignor Pagani, è una buona possibilità «incentivare anche dal punto di vista pastorale esperienze di vita comune che mettano assieme questi tre aspetti». FRANCESCA LOZITO etica e finanza. Ciclo di incontri promossi dalla Cattolica Un sussulto di onestà per operatori e cittadini L a crisi economico-finanziaria degli ultimi anni ha stimolato un crescente dibattito sul rapporto tra economia ed etica. Una questione sollevata a più riprese da papa Benedetto XVI, ma anche da diversi intellettuali ed economisti, laici e cattolici, che vedono proprio nella mancanza di etica la radice profonda della crisi del sistema finanziario. “Pur evidenziando il problema, questo dibattito non ha portato a un vero cambiamento con il rischio che quanto avvenuto in questi ultimi anni si ripeta a distanze non lontane. Per questo si deve fare qualcosa e presto”. A parlare è Luigi Campiglio, economista dell’Università Cattolica di Milano, intervenuto all’apertura del primo ciclo di seminari sul tema “Economia insufficienti”. Una situazione che, ed etica” organizzati nella sede secondo il docente, rispecchia la realtà milanese dell’Ateneo del Sacro Cuore. europea: “La scelta dell’Ue di creare Una serie di quattro appuntamenti un’autorità bancaria europea (entrata che proseguiranno fino ad aprile. Al in vigore il 1° gennaio 2011, ndr) va primo incontro, sul tema “Illegalità e nella direzione di restituire senso di criminalità economica organizzata”, responsabilità alla banche, anche se non sono intervenuti oltre a Campiglio, altri abbiamo ancora potuto valutare la sua tre docenti dell’ateneo: Raul Caruso, efficacia”. Il tema della responsabilità Pippo Ranci e Gilberto Turati. “Questi diventa, dunque, l’aspetto centrale per appuntamenti – spiega Ranci – sono nati provare a capire le radici della crisi. “Per dall’esigenza di riflettere su un aspetto riportare l’etica nell’economia – afferma centrale della crisi che stiamo vivendo. Campiglio – dobbiamo ripartire dal Un dibattito che si è sviluppato già da principio di responsabilità. La negazione alcuni anni negli Stati Uniti, primo di questo principio, negli ultimi quindici Paese al centro della crisi, ma senza anni, ha fatto sì che in molti casi i riuscire a provocare reali cambiamenti. banchieri o i manager responsabili Qualche intervento legislativo c’è di grandi fallimenti non abbiano stato ma, tuttavia, sono misure ancora Il dibattito, in questi anni, si è fatto sempre più attento, a partire dalle parole del Papa pagato, continuando a percepire cifre enormi. Il problema non è prendere decisioni sbagliate, ma la responsabilità individuale non può essere annullata. Riportare l’etica negli affari significa ritornare a valori come la correttezza, l’onestà intellettuale, la disciplina morale dei comportamenti. In questo senso il pronunciamento della Chiesa, che pur c’è stato, dovrebbe essere ancora più forte e incisivo”. Cresce anche l’attenzione rivolta all’etica nei corsi di economia. “C’è un interesse crescente su queste tematiche - conclude Ranci -. Ma non si risolve tutto inserendo dei corsi di etica nelle Facoltà economiche. Occorre guardare all’economia in modo diverso, con nuove prospettive”. Mondo Con fede Cuba si prepara ad accogliere il Papa A un mese dall’arrivo sull’isola fervono i preparativi per la visita di Benedetto XVI. Intervista al nunzio apostolico mons. Musarò F ervono i preparativi a Cuba per il viaggio apostolico di Benedetto XVI, in programma dal 26 al 28 marzo. La tappa all’isola caraibica è preceduta, dal 23 al 26 marzo, dalla visita in Messico. Come si sta preparando Cuba ad accogliere Benedetto XVI. Il SIR lo ha chiesto a mons. Bruno Musarò, nunzio apostolico a Cuba. Quali sono le attese per la visita del Papa? Come ci si sta preparando per questo grande evento? “Come giustamente sottolineato, si tratta innanzitutto di un grande evento ed è proprio per questo che tutta Cuba, non solo i cattolici dell’Isola, si prepara con fervore ed entusiasmo ad accogliere il successore di Pietro. Il Papa viene qui come ‘pellegrino della carità’, cioè come colui che viene per pregare davanti alla Madonna della carità del Cobre, patrona di Cuba e madre teneramente amata e venerata da tutti i cubani. Le attese sono numerose e ognuno vorrebbe indirizzare al Papa una domanda, una supplica, o semplicemente poter stare con lui anche solo per un attimo. Il programma della Per l’occasione il governo ha annunciato la liberazione di 3 mila detenuti politici. In occasione della visita di Giovanni Paolo II erano stati liberati 300 detenuti di Vincenzo Corrado visita è molto denso: in due giorni si deve conciliare non solo il pellegrinaggio del Papa al Santuario del Cobre (a circa mille chilometri dalla capitale) in occasione del 400° anniversario del ritrovamento dell’immagine della Madonna, ma anche compiere il gesto significativo di visitare La Habana, dove sarà celebrata una Messa solenne nella piazza della Rivoluzione. Il viaggio di Benedetto XVI segue quello compiuto da Giovanni Paolo II nel 1998. Com’è cambiata l’Isola in questi anni? “Tutti ricordiamo ancora le parole profetiche di Giovanni Paolo II: ‘Che Cuba si apra al mondo e il mondo a Cuba!”. Proprio da quell’esortazione, pronunciata davanti a migliaia di cubani e a milioni di telespettatori, scaturisce gran parte dei cambiamenti che stanno caratterizzando la vita della nazione, incominciando dal dialogo tra la Chiesa e il governo. Gli ultimi riguardano il campo economico con un insieme di riforme. Però questi sono i più visivi e mediatizzati, mentre i cambiamenti più importanti sono quelli di cui nessuno parla e che si realizzano nel cuore e nella mente di coloro che hanno accolto il messaggio di Giovanni Paolo II. In sostanza, si tratta della speranza nel futuro dell’isola, della gioia di sapersi amati e rispettati, intraprendendo così un cammino di riconciliazione e d’impegno per il bene comune. I prigionieri, i malati, le persone sole o abbandonate hanno trovato una ragione per andare avanti, superando con fiducia e coraggio tutti gli ostacoli. Questo è il vero cambiamento: la libertà interiore, il desiderio di crescere nell’amore vero, quello che solo il Signore Gesù ci può dare”. È possibile “descrivere” l’emozione e la gioia del popolo cubano? “Sono rimasto particolarmente impressionato dalla fede viva e gioiosa del popolo cubano in occasione del pellegrinaggio della Madonna della carità del Cobre. Migliaia di persone di tutte le condizioni, nella campagna o in città, sono accorse, spesso con mezzi poverissimi di trasporto o di alloggio, per poter vedere e toccare la Madonna che veniva a visitarle. Dalla visita di Giovanni Paolo II ad oggi, come ricordava, sono cambiate molte cose. Attualmente qual è il ruolo della Chiesa nel Paese? “Il ruolo della Chiesa a Cuba, come altrove, è sempre lo stesso: annunciare Gesù Cristo morto e risorto come unico salvatore del mondo. Essa si è mantenuta sempre fedele al mandato ricevuto dal Signore di annunciare il Vangelo, anche nei periodi più difficili; il suo impegno attuale è quello di favorire la riconciliazione tra i cubani per assicurare un futuro migliore per tutti. La sua mediazione per l’indulto ai carcerati è stata molto apprezzata a livello nazionale e internazionale. Essa non si risparmia allo scopo di soccorrere in qualunque modo e lenire le sofferenze materiali e spirituali dei suoi figli e di tutti gli uomini. La Chiesa a Cuba continua la sua azione profetica annunciando le Beatitudini, allo scopo di aiutare tutti a vincere ogni egoismo e ad aprirsi alla speranza che non delude, perché fondata sulla vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte”. Sabato, 25 febbraio 2012 5 ✎ India-Italia Si sta trasformando in un vero e proprio incidente diplomatico il caso dei due soldati della Marina italiana in stato di fermo da parte delle autorità indiane perché accusati dell’uccisione di due pescatori al largo delle coste del Kerala, nel sud dell’India. Un episodio ancora dai risvolti incerti dove le posizioni dei due Paesi divergono in maniera considerevole. U n episodio in cui non vogliamo addentrarci se non marginalmente per alcuni spunti di riflessione che ci offre, in particolare per quanto riguarda le strategie di contrasto alla pirateria: un problema sempre più esteso nel mondo, non solo al largo del Corno d’Africa, tra la Somalia e lo Yemen. Nel corso degli ultimi dieci anni, infatti, i pirati hanno iniziato a colpire sempre più al largo, arrivando nel cuore dell’oceano Indiano. In risposta agli attacchi sono nate operazioni militari congiunte sostenute anche dalla Nato e dall’UE. Ogni giorno sono decine le navi militari che transitano nel golfo di Aden ma, nonostante questo, i sequestri sono proseguiti e, anzi, gli attacchi sono diventati sempre più violenti e sofisticati. Per sfuggire alle navi militari i pirati hanno dovuto sviluppare imbarcazioni e mezzi tecnologicamente più avanzati: strumenti pagati con i riscatti milionari ottenuti in cambio del rilascio delle imbarcazioni. Non riuscendo a bloccare questa emorragia il passaggio successivo è stato il consentire l’accesso dei militari alle navi. Le cronache raccontano di assalti sventati proprio dall’intervento dei militari. Un passo che è stato preso anche dall’Italia, l’11 ottobre 2011, quando Ministero della Difesa e Confitarma, Confederazione Italiana Armatori, hanno firmato un protocollo di intesa che permette agli armatori di richiedere – a proprie spese – la presenza di squadre militari sulle navi che transitano nei tratti a rischio. I due soldati fermati in India facevano parte proprio di questi “Nuclei militari di protezione”. Recentemente una ricerca britannica ha evidenziato le ricadute economiche della pirateria sull’economia somala, evidenziando come vi siano intere città, in particolare nel Puntland (provincia autonoma nel nord della Somalia), che si finanziano grazie alla pirateria. Lo stesso capita per altre zone del Paese che da oltre vent’anni vive una situazione di anarchia. Un discorso simile potrebbe essere fatto per alcune aree dello Yemen da cui provengono altri gruppi di pirati o dell’India teatro dei recenti attacchi. Tutto questo nonostante il crescente impegno militare. Forse, allora, piuttosto che puntare esclusivamente sulla militarizzazione dei mari si dovrebbe cercare la soluzione ai problemi della pirateria altrove: nei poveri villaggi della Somalia, in ginocchio per la carestia, o nei gruppi criminali internazionali che hanno gioco forza a muoversi in Paesi dove i governi - per cause diverse e complesse - non hanno il controllo del territorio. Si dovrebbe aiutare queste regioni ad uscire dalle sabbie mobili del sottosviluppo e indagare su quale sia la destinazione del denaro frutto dei riscatti. Una strada certamente più lunga e impegnativa ma che potrebbe portare a reali soluzioni. Evitando altri spiacevoli incidenti. MICHELE LUPPI Elezioni in Congo. Il parlamento si è insediato tra le tensioni. Le opposizioni disertano l’aula Kinshasa, dispersa la “marcia dei credenti” A limenta critiche la repressione da parte delle forze dell’ordine della marcia dei cattolici prevista a Kinshasa, giovedì 9 febbraio, ma dispersa in più punti della città con gas lacrimogeni, mentre tre sacerdoti e due religiose sono stati arrestati. L’organizzazione locale di difesa dei diritti umani ‘Voix des sans voix’ (Vsv) - riferisce l’agenzia Misna - ha denunciato con “fermezza il mancato rispetto da parte delle autorità della Costituzione e della giustizia internazionale che sanciscono il rispetto delle manifestazioni pubbliche”. In un comunicato ‘Vsv’ riferisce di “un imponente dispositivo di militari e agenti di polizia che hanno disperso con eccessiva brutalità cortei di manifestanti pacifici” e “sequestrato per ore fedeli riuniti nella chiesa di Saint Joseph” nel quartiere di Matonge, nel comune di Kalumu, punto di arrivo previsto della manifestazione. Secondo la stessa fonte, nella parrocchia sono stati arrestati padre Placide Okalema, Bernard Mubayi e Léon Matiti assieme a due religio- se non meglio identificate. L’emittente locale ‘Radio Okapi’ riferisce invece che le persone bloccate nella chiesa di Saint Joseph sono tornate libere solo dopo l’intervento dei Caschi blu della locale missione Onu. Disordini si sono anche verificati alla parrocchia Saint Gabriel di Kalumu e in quella di Saint Raphael nel comune di Limete. Alle denunce di diverse organizzazioni locali e alle critiche degli organizzatori della marcia – il Consiglio dell’apostolato dei laici cattolici congolesi (Calcc) – il commissario generale di polizia di Kinshasa, Charles Bisengimana, ha risposto che gli agenti avevano “l’obbligo di impedire la marcia poiché vietata dalle autorità locali”. Il commissario ha respinto le accuse di un intervento “troppo violento” e precisato che i gas lacrimogeni sono stati utilizzati “solo per disperdere militanti dell’Unione per la democrazia e il progresso sociale (partito di opposizione) che tentavano di raggiungere il corteo”. La marcia è organizzata ogni anno in diverse città del Paese per commemorare l’ anniversario della repressione di una marcia cristiana risalente al 16 febbraio 1992: la popolazione era scesa in piazza per chiedere la riapertura della Conferenza nazionale sovrana, incaricata di redigere la nuova costituzione, che era stata chiusa da Mobutu. Una commemorazione che, date le polemiche degli ultimi mesi per le irregolarità nelle elezioni nazionali, era stata caricata quest’anno di un forte significato politico. La marcia dispersa a Kinshasa coincideva, infatti, con l’apertura della prima sessione del nuovo parlamento dopo le legislative del 28 novembre. L’ordine del giorno della seduta era la formazione dei vertici istituzionali provvisori dell’assemblea. In segno di protesta per i risultati delle elezioni generali, hanno boicottato la seduta i deputati dell’Udps dello storico oppositore Etienne Tshisekedi, sconfitto alle presidenziali da Joseph Kabila, ma anche quelli dell’Unione per la nazione congolese (Unc) di Vital Kamerhe. Cultura Sabato, 25 febbraio 2012 Centro Culturale Paolo VI. A Como, con padre Samir, Giorgio Paolucci e Martino Diez ha preso avvio il ciclo di conferenze su “L’umana avventura: origine e compito”. Un mondo in forte evoluzione S i è svolto lunedì 13 febbraio, presso la Camera di Commercio di Como, l’incontro organizzato dal Centro culturale Paolo VI dal titolo Islam e diritti umani: problemi e prospettive di un mondo in evoluzione. Ospiti della serata sono stati Samir Khalil Samir, Martino Diez e, come moderatore, Giorgio Paolucci, caporedattore di «Avvenire». Il convegno si pone all’interno del lavoro dedicato a L’umana avventura: origine e compito, che proseguirà il prossimo 12 marzo con Marta Cartabia, giudice della Corte costituzionale, e Salvatore Abbruzzese, docente di sociologia della religione all’Università di Trento, su “L’epoca dei diritti: felicità vera o ultima utopia?”. Introducendo la serata, Anna Rossi, presidente del Centro culturale, ha ricordato come non sia nuova per l’associazione comasca l’attenzione alle tematiche riguardanti la convivenza tra i popoli, il rapporto con l’Islam, la situazione delle minoranze cristiane, tematiche approfondite già da oltre un decennio con, tra gli altri, proprio padre Samir e Giorgio Paolucci. E come non ricordare che nell’auditorium della Camera di Commercio avvenne l’incontro con il vescovo Luigi Padovese, ucciso in Turchia nel giugno 2010. Molteplici le questioni affrontate: il giudizio sulla “Primavera araba”, se da essa possa nascere una nuova stagione per i diritti umani e come conciliare questa stagione con la shari’a (la legge rivelata da Dio per i musulmani), la posizione dell’Europa di fronte a questi eventi. Un’ultima domanda ha riguardato la situazione in Siria e la posizione dei cristiani che vivono lì. Martino Diez, direttore scientifico della Fondazione Oasis, laureato in lingue e civiltà orientali, docente di lingua araba presso l’Università Cattolica di Milano, ■ «Oasis» Una Fondazione per il dialogo con l’Islam Creare una rete di condivisione di esperienze e di giudizi tra cristiani d’Oriente e d’Occidente. Questa in sintesi l’idea che è all’origine della Fondazione Internazionale Oasis, nata a Venezia nel 2004 da un’intuizione del cardinal Angelo Scola, oggi arcivescovo di Milano. L’orizzonte del lavoro di Oasis è il rapporto con i credenti musulmani, un tema che la mescolanza di popoli degli ultimi decenni rende particolarmente urgente, non solo per le minoranze cristiane che vivono in Medio Oriente, ma anche per le società occidentali. Proprio l’attenzione alla dimensione internazionale spiega l’ampiezza del comitato scientifico: più di una cinquantina di persone del mondo ecclesiale e accademico, tra le quali il patriarca di Alessandria, il patriarca di Gerusalemme, l’arcivescovo di Tunisi, Samir Khalil Samir, Rémi Brague, il comboniano comasco Claudio Lurati, padre Bernardo Cervellera. Il comitato si incontra una volta l’anno, alternativamente in Europa o in Medio Oriente (Il Cairo, Amman, Beirut; quest’anno Tunisi). Ogni mese, invece, un gruppo più ristretto si ritrova in collegamento tra Venezia, Milano, Parigi, Londra e Il Cairo. Oasis pubblica una rivista semestrale in quattro edizioni linguistiche (italiano, inglesearabo, francese-arabo, inglese-urdu), due collane di libri e una newsletter, nella quale trovano spazio brevi interviste, testimonianze e analisi, per leggere l’attualità senza fermarsi alla cronaca. Info e newsletter su www.fondazioneoasis.org. ha precisato che il tema della cosiddetta “Primavera araba” è affascinante perché mostra che queste società subiscono delle trasformazioni. «Primavera sì, primavera no?», ha esordito il relatore. «Fino all’estate i media celebravano i giovani arabi della generazione 2.0, così simili a noi, così finalmente moderni, disinibiti». Poi è suonata l’ora della disillusione. Un motivetto prima accennato, poi sempre più forte. «A mio avviso, una delle ragioni di questo oscillare dell’opinione pubblica è stata proprio l’introduzione della categoria di “Primavera araba” per accomunare situazioni differenti, spiegate tutte con l’azione delle nuove generazioni connesse a internet. Questo ha suscitato entusiasmi che si sono rivelati eccessivi». Le rivoluzioni arabe possono piacerci o meno, ma sono un fatto con cui fare i conti. Quindi, non si tratta di capire se le rivoluzioni andavano fatte, ma come il “fatto” delle rivoluzioni interpella noi e loro. Per capire come tutto questo sia successo, è necessario proiettarsi indietro, nel novembre 2010, e guardare la condizione della gente, che non era più sopportabile. Nell’Alto Egitto, ad esempio, più della metà delle persone soffre la fame; in Siria un terzo della popolazione è arruolata nei servizi segreti che spiano e si spiano. Ghaza è praticamente un campo di concentramento e in Arabia Saudita il dispotismo appare senza uscita. È l’«infelicità araba», per usare un’espressione del giornalista libanese Samir Kassir, rimasto vittima di un attentato. Un’infelicità di cui gli arabi stessi portano la maggior parte di responsabilità. La conseguenza è che molti giovani vogliono emigrare, questo vale doppiamente per i cristiani. Apparentemente i regimi proteggono le minoranze, ma nei fatti l’esodo è senza fine. Ecco allora le rivolte, nate spontaneamente, ma che ben presto hanno visto tornare gli islamisti. «Tutto è perduto dunque?». Secondo il professor Diez, questa lettura non è corretta. «Esiste certamente il pericolo che rivoluzioni nate dalla richiesta di un maggiore pluralismo sfocino in sistemi monolitici, ma non si tratta di un destino ineluttabile. Occorre saper guardare nel medio periodo, mentre nell’immediato bisogna tenere lo sguardo fisso sulla condizione delle realtà cristiane, cartina di tornasole del pluralismo effettivamente vissuto». Ci sono, poi, sviluppi interessanti, anche tra le istituzioni musulmane; qualcuno comincia a domandarsi quale rapporto ci sia tra il concetto di shari’a e quello dei diritti umani. Insomma, occorre vigilare, non disperare. Occorre, insomma, prendere sul serio le richieste avanzate dalle società musulmane. E, all’interno di queste richieste, «potrà innestarsi la proposta cristiana». Coraggiosamente Martino Diez sostiene che «l’esperienza cristiana sarebbe della massima rilevanza culturale, proprio perché mostra la possibilità di assumere le istanze delle rivolte (per citarne una, la valorizzazione della persona), senza rinunciare alla dimensione religiosa, che è la grande ricchezza dell’Islam e che i musulmani temono di smarrire nel confronto con la modernità». Certo non sono molti i pensatori musulmani a rendersi conto di questa possibilità; si apre perciò un immenso campo di lavoro culturale. «L’apertura al Cristianesimo sul piano culturale e, nella misura in cui Dio lo vorrà, anche personale, verrà dal mostrare la “con-venienza” dell’avvenimento cristiano al musulmano, che oggi è, come scrive una scrittrice tunisina, “hâ’ir”, perplesso, incerto sul cammino da prendersi». pagina a cura di MADDALENA VISIGALLI Padre Samir Khalil Samir La sfida del vivere insieme P adre Samir Khalil Samir, egiziano di nascita, attualmente vive e lavora in Libano, dove insegna teologia orientale e islamologia all’Università Saint Joseph di Beirut. Recentemente ha pubblicato in Italia “Islam e Occidente. Le sfide della coabitazione” (ed. Lindau), in cui affronta la situazione dell’Islam oggi, fino ad arrivare alle condizioni di un’integrazione autentica nel nostro mondo occidentale. Padre Samir conosce bene quale sia la situazione nel mondo arabo, in particolare la condizione dei giovani, da troppo tempo delusi perché senza lavoro, perché la loro libertà è limitata. «Non potete immaginare le limitazioni alla libertà personale che si attuano nei Paesi arabi!». Se una persona viene fermata dalla polizia, e questa è autorizzata a farlo anche per i motivi più banali, immediatamente può essere imprigionata a torturata. Se durante il ramadan una persona beve o mangia fuori dagli orari stabiliti, potrebbe trovarsi a passare guai seri. Questo per dire come libertà e dignità manchino nelle piccole cose quotidiane. «Io stesso – ha raccontato nel corso della serata – sono stato fermato dalla polizia perché accompagnavo dei turisti, scambiati per spie; qualcuno poi ha avvertito il Prefetto il quale, accortosi dell’errore, ha fatto colpire quei poveri poliziotti, togliendo loro quella dignità che era stata tolta a me». In Egitto il quaranta per cento della popolazione è analfabeta, in Marocco sono stati fatti programmi di alfabetizzazione, ma solo per i maschi, la donna non conta quasi nulla. Tutto questo è esploso e ha portato alle tante rivoluzioni. Ora si assiste al ritorno di gruppi islamici, con situazioni davvero tragiche. Basta guardare quello che sta accadendo in Siria. Siamo consapevoli che la scelta è tra due mali – un potere dittatoriale e un potere fondamentalista – ed è un vero dramma. Ci sono dei segni di speranza. Recentemente l’Università al-Azhar del Cairo, tradizionale punto di riferimento dell’Islam egiziano e più in generale del mondo sunnita, una delle istituzioni più prestigiose del mondo arabo, ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma, rispetto all’interpretazione dell’Islam, che «quando vi sia un conflitto tra la ragione e la tradizione, si preferisca la ragione e s’interpreti la tradizione». Certamente va capito bene cosa si intenda, in particolare a quale ragione si faccia riferimento, ma è un piccolo, piccolissimo, passo in avanti. «Spero – ha aggiunto padre Samir – di vedere, prima di morire, nei miei Paesi la libertà. Per questo è molto importante che voi europei ci diate testimonianza di libertà e democrazia. E queste non possono essere separate dalla vostra tradizione». La risposta alla domanda: «Come possiamo aiutare questi Paesi e i musulmani che vivono in Europa?» è semplice: «Siate quello che sempre siete stati, cioè vivete le vostre tradizioni e siate orgogliosi della vostra storia. Storia – ed è un dato di fatto – che è frutto dell’esperienza cristiana. Se siete italiani, vivete da italiani e pretendete che chi arriva in Italia rispetti le vostre leggi e i vostri costumi. Solo così si possono aiutare le tante persone che, in condizioni di persecuzione e di miseria, arrivano da voi». 6 Pastorale e oggi r e d e r ri - c Sabato, 25 febbraio 2012 L’avvio di un cammino per aprire spazi di riflessione Dal Vaticano II ad oggi: una rilettura I nizia una serie di interventi che cerca di mettere a tema il nuovo contesto socio-religioso nel quale ci troviamo a vivere. Iniziamo proponendo una rapida sintesi della posta in gioco dal Vaticano II ad oggi, sollevando qualche interrogativo. Gli interventi vogliono essere un invito alla discussione e al confronto. L e riflessioni proposte interpellano il variegato contesto ecclesiale in cui ci veniamo a trovare: di esso ci limitiamo ad indicare alcuni tratti significativi per la nostra prospettiva. Lo sfondo: siamo tutti eredi di una ormai lunga stagione ecclesiale generata dal Vaticano II, dalle sue affermazioni e dalle sue indicazioni capaci di interpellare radicalmente la realtà ecclesiale e culturale. Una nuova prospettiva che chiedeva a tutti una profonda conversione e una messa in discussione di molti modi di pensare radicati in un passato che, per molti, sembrava andare da sé, senza problemi poiché tutto appariva chiaro: si sapeva chi aveva autorità per parlare, si sapeva che cosa e come si doveva credere. La nuova prospettiva: il Vaticano II invitava a rivisitare il contenuto della fede cristiana per comprenderlo in modo più adeguato, così da poter riesprimere il credere in modo tale da interpellare l’uomo contemporaneo. Si trattava di ri-comprendere non solo il contenuto della proposta cristiana ma anche lo stile, la nuova logica con la quale proporre il vangelo. Alcune conseguenze: anni di gioia ma anche anni carichi di non pochi problemi. La novità del Concilio sembrava aver indotto alcuni ad accelerare tanto il cammino di rinnovamento da trovarsi -alla fine- soli, in percorsi tanto ardui quanto solitari. Altri, invece, si sono sentiti come scavalcati e impauriti e -piuttosto che mettere in discussione il proprio modo di pensare e confrontarlo con il rinnovamento conciliare- si sono trincerati in una difesa del passato: una difesa più dei modi di vivere che del pensiero profondo che li aveva generati. Così la rinnovata riflessione ecclesiale nata dal Concilio veniva utilizzata dagli uni per anticipare tutto e tutti e dagli altri per frenare su tutto e su tutti. Ma questi due atteggiamenti -schematizzati necessariamente e in modo un po’ semplificato- hanno coinvolto, inizialmente e per un certo periodo, più gli àmbiti culturaliteologici che il “semplice” popolo di Dio, spesso ridotto a spettatore di una trasformazione che, al contrario, avrebbe dovuto vederlo come protagonista. Non sono mancati studi e ricerche su tutti i campi possibili. Cose ottime, sia chiaro. Ma, come qualcuno ha notato, di queste ricerche il popolo di Dio poco ha compreso o ha goduto. Tutto il fermento del rinnovamento è stato, per non poco tempo, come catturato dagli esperti: molti dibattiti, controversie, proposte ma tutto a un “certo” livello. Abbiamo avuto anche ottimi documenti ecclesiali: preziose occasioni rivolte a tutti i credenti per maturare nel loro cammino di riflessione e di crescita. Se radunassimo su di un tavolo tutti i testi destinati al popolo di Dio, avremmo di che leggere per molto tempo. Si è cominciato così ad insistere ripetutamente sulla responsabilità a cui tutto il popolo di Dio era chiamato. Poi, quasi improvvisamente, questo enorme patrimonio di riflessione si è riversato sul popolo di Dio. Ecco allora che anche i “semplici fedeli” hanno cominciato a parlare della Chiesa come “popolo di Dio”, della necessità di recuperare la centralità della Bibbia, della corresponsabilità, di maturità nella fede, di cristiani adulti perché responsabili e corresponsabili. Più si parlava della necessità di protagonismo e più i cristiani “normali” sembravano non essere coinvolti praticamente. Tanto si è scritto e detto sulla corresponsabilità nelle comunità cristiane: quanto è stata praticata? Forse qualcosa non era scattato al momento giusto. Per tanti cristiani la riflessione conciliare e le sue conseguenze sono state come un avvenimento improvviso. Per usare un’immagine: è come se uno, la sera, fosse andato a letto bambino e, la mattina dopo, si fosse svegliato uomo! Per molti cristiani (e non solo per essi) il Concilio è stata una novità che è scoppiata in ritardo; quando essi se ne sono accorti, già i tempi erano cambiati. Il Concilio chiedeva ormai di essere ricompreso. Il cammino diventava così doppiamente faticoso: c’era chi aveva vissuto e fatto proprio il rinnovamento conciliare e si era sinceramente appassionato per le prospettive aperte; chi, invece, ne era venuto a conoscenza dopo e, affannosamente, cercava di recuperare il tempo perduto; chi, infine, continuava a vivere come se il Concilio non ci fosse stato e si chiedeva che senso avesse tutto questo darsi da fare, nella convinzione - seria certamente, ma non priva di ingenuità- che la fede fosse una cosa semplice, senza bisogno di tante complicazioni intellettuali. Una realtà, dunque, complessa e una situazione dove la molteplicità delle posizioni non rendeva sempre facile una proposta comprensibile da tutti. Per anni abbiamo avuto un incrociarsi di iniziative che hanno -di fatto- interpellato cristiani su posizioni diverse, con attese diversificate e con speranze non sempre collocate sulla stessa lunghezza d’onda: sono mancate, forse, proposte “mirate” a far sì che le diverse comunità potessero camminare secondo le proprie forze e a partire dalla propria storia. Forse mai come nel dopo-Concilio si è parlato tanto del popolo di Dio; eppure proprio il “normale popolo di Dio” sembra non essere stato coinvolto in modo adeguato dal rinnovamento conciliare. Mai come in questo periodo si è parlato della responsabilità di tutti nella Chiesa; eppure la risposta sembra essere stata scarsa. Qualcosa non ha funzionato nel processo di trasmissione dei contenuti del rinnovamento conciliare. Per “ri-cominciare a credere” è necessario comprendere tale situazione, senza indebite semplificazioni o rimpianti per il passato. pagina a cura di Arcangelo Bagni Lasciamoci interrogare dalla Parola Accogliere l’inedita novità come tempo propizio L a lettura sopra avanzata pecca certo di un’eccessiva schematizzazione; tuttavia, ci sembra sia in grado di delineare sufficientemente la complessità della situazione nella quale ci troviamo a vivere: una complessità che non deve essere né scavalcata né sottovalutata; al contrario, va assunta e vissuta per ricominciare a comprendere, a vivere e a dire la “lieta notizia” di Gesù, alla luce di alcune indicazioni che ci sembrano emergere proprio dalla situazione sopra descritta. La prima: il contesto nel quale le comunità cristiane e i singoli credenti vengono a trovarsi è sotto il segno della novità e dell’inedito: la caduta del senso di onnipotenza e la profonda consapevolezza del limite (delle ideologie, della politica, della scienza...) pongono radicali interrogativi agli uomini del nostro tempo e anche a noi. Noi lavoriamo ancora -ho l’impressionecol fantasma delle ideologie, col fantasma della politica, della scienza come realtà risolutrici del tutto. Le ideologie, la politica, la vera scienza hanno compreso il loro limite intrinseco, ma noi continuiamo a lavorare con i ‘miti’ della scienza del secolo scorso, della politica che risolve tutto, delle ideologie che prospettano orizzonti all’umanità. Quello che abita il cuore delle persone più avvedute è il profondo senso del limite, fino allo sconforto. Il non avvedersene fa correre il rischio di buttare in faccia questo limite in una sorta di apologetica di se stessi; un collocarsi più sul versante della denuncia che su quello della proposta. Ricordiamoci che non solo il marxismo o l’idealismo storici stanno mostrando i loro limiti, ma anche il cristianesimo storico. E se in nome del cristianesimo vogliamo denunciare il limite delle ideologie, della politica e della scienza, abbiamo il coraggio di dichiarare anche il limite del cristianesimo storico. Nessuno nel momento attuale può ‘chiamarsi fuori’ rispetto al bisogno di una vera realizzazione: la manipolazione, i conflitti, le ingiustizie passano anche dentro il cristianesimo storico. La seconda: é certamente facile dire le cose che non vanno. Ma non è compito specifico o prioritario del cristiano fare tutto ciò. Egli è erede e custode di una “lieta notizia”, di un annuncio gioioso capace di coinvolgere l’uomo concreto in qualsiasi situazione. Ma, se ci guardiamo attorno, sorgono spontanei alcuni interrogativi: come mai tanti contemporanei non trovano nei cristiani la possibilità di incontrare una “lieta notizia” capace di ridare speranza? Come mai tanti sono più propensi alla denuncia che alla proposta della novità evangelica? Forse è mancata, per tanti cristiani, la possibilità di una reale crescita nella fede secondo le prospettive conciliari? Infatti, per crescere nella fede è necessario lasciarsi continuamente interrogare dalla Parola e interrogarla a nostra volta, con nuova radicalità e rinnovata lucidità. “Ri-cominciare a credere”, allora, non può significare applicare una Parola già confezionata a un contesto culturale; vuol dire, piuttosto, far sì che la Parola possa essere interrogata dalla cultura in cui si vive e la cultura, a sua volta, sia confrontata con la Parola. In questa prospettiva è più che mai urgente riscoprire uno stile del “punto interrogativo”. Il punto esclamativo è sterile, blocca; mentre il punto interrogativo è fecondo, crea. Sorge però un’apparente contraddizione: la testimonianza chiede il punto esclamativo, perché la fede si può solo esclamare, mentre la mediazione culturale chiede il punto interrogativo. Il problema è di evitare l’unilateralità tra le esclamazioni e gli interrogativi, ma anche di vivere l’impasto giusto: quello per cui gli interrogativi nascono entro le esclamazioni. Se si può solo esclamare la fede, questa esclamazione deve anche interrogare: “Gesù è il Signore! Ma perché, come, in che senso?”. Questa forma non sminuisce l’affermazione e neanche la mette in forse, ma permette di capirla meglio e di verificarla, per stabilire condizioni e senso, per poterla riaffermare proponendola in modo più illuminante e plausibile. Un annuncio capace di interpellare chiede di pensare il modo di essere detto. Contenuto, metodo, tempi e persone sono chiamati in causa della novità radicale che interpella tutti. Occorre tanto il coraggio quanto la sapienza per accogliere gioiosamente l’inedito che interpella. 7 8 Quaresima di fraternità Sabato, 25 febbraio 2012 G iovanni Paolo II l’aveva detto in modo chiaro che l’attività missionaria della Chiesa cambia a seconda delle diverse circostanze in cui si svolge. Una cosa è rivolgersi a popoli, gruppi umani, contesti socio-culturali in cui il Cristo e il suo Vangelo non sono conosciuti; altro ancora sono le comunità cristiane solide e ferventi di vita e di fede che irradiano il Vangelo nel loro ambiente e sentono l’impegno della missione universale; infine - ed è la situazione di tante nostre Parrocchie - interi gruppi di battezzati hanno perduto il senso vivo della fede o addirittura non si riconoscono più come membra della Chiesa: in questo caso c’è bisogno di una nuova evangelizzazione. Nelle nostre Parrocchie chi fa la nuova evangelizzazione? Chi va a fare visita a coloro che non vengono più alla comunità? Chi va ad incontrare i fratelli di altre ✎ LA RIFLESSIONE | di don Giusto Della Valle* Per una nuova evangelizzazione, noi tutti “missionari” per i nostri quartieri religioni? Chi va a dare il benvenuto alle nuove famiglie ed ai nuovi arrivati nel quartiere? Chi propone ai giovani che convivono la bellezza del matrimonio cristiano? Tempo fa a Rebbio è morta una giovane mamma da pochi mesi venuta ad abitare nel Quartiere; è morta pochi giorni dopo aver dato alla luce una bambina. Il marito ed i familiari hanno deciso di fare il funerale al paese natio. La comunità parrocchiale ha conosciuto in ritardo questi eventi e ci si è comunque organizzati per celebrare la messa il giorno dell’anniversario concludendo l’eucarestia con un bicchiere di té caldo al bar dell’oratorio. Mi aspettavo di vedere la chiesa riempita di mamme e di papà coi loro bambini insieme a tanti giovani, invece oltre ai famigliari, ai colleghi di lavoro e ad un buon gruppo di famiglie del condominio, gli “altri” della comunità non c’erano. Ritorna con insistenza la domanda: chi va a nome della comunità a far visita alle famiglie in difficoltà? chi prende l’iniziativa di organizzare momenti di preghiera nei condomini e nelle vie nei momenti di gioia e di dolore? Una proposta concreta da cui si potrebbe cominciare: in quasi tutte le nostre parrocchie scriviamo il Bollettino parrocchiale e lo distribuiamo in chiesa oppure nelle buche delle lettere. Perché non cominciare a distribuirlo personalmente, famiglia per famiglia suonando il campanello a ciascuno? Alcune persone han già cominciato a esercitare questo servizio nella comunità con la consegna del bollettino come pretesto e con l’incontroconoscenza con le persone come obiettivo. Ogni ‘messaggero’ potremmo chiamarli così - visita mensilmente o bimensilmente le famiglie ed allora la vita comincia a circolare, le informazioni pure e “camminando si apre il cammino”. Questo dei messaggeri può essere il primo passaggio per un progetto globale di nuova evangelizzazione che porti il Vangelo nelle vie e nei condomini. Mi sembra che in questa stessa linea si stia muovendo la Diocesi di Carabayllo nostra Chiesa sorella in Perù. Concludo con un piccolo episodio quaresimale. John Emenike è un profugo nigeriano cattolico accolto dalla Parrocchia di Rebbio. Nel fare i turni per la cucina mi ha chiesto di non essere messo di servizio a mezzogiorno poiché lui vuole fare la Quaresima alla musulmana non mangiando dall’alba al tramonto. Talvolta i nostri fratelli musulmani ridono del nostro digiuno quaresimale e forse non a torto. Può essere quella di Emenike, la sua “Quaresima musulmana”, una proposta anche per noi. *parroco di Rebbio (Como), per 13 anni fidei donum in Camerun In punta di piedi nell’avventura della missione Vi proponiamo alcuni appunti del viaggio compiuto ad inizio 2012 nella missione diocesana. Frammenti di vita raccolti tra la polvere rossa del nord del Camerun. C i siamo. Finalmente! Ma questa volta il passaggio della frontiera non è stato difficoltoso. Adamà e il suo gruppo di giovani ha sbrigato in fretta tutte le faccende. A parte una valigia persa ci siamo tutti. Dopo il ponte che separa il Tchad dal Camerun ci accoglie l’abbraccio di Laura e di don Corrado: è un incontro di famiglie. Mamma Rosa e papà Giovanni possono constatare di persona dov’è finita la loro giovane figlia, che a 24 anni è partita per un servizio nella missione diocesana; Alberto può vedere di persona cosa sa fare il fratello Corrado: è bella la disponibilità di chi si trova a generare, in una famiglia già nata, una vocazione alla missione e di chi ritrova una relazione fraterna impastata di eucaristia celebrata e di pozzi costruiti! Il Vescovo Diego visita per la seconda volta i suoi fidei donum: è preziosa la disponibilità di chi ha nel cuore la cura e l’attenzione anche per le parrocchie più lontane, comunità di famiglie che gioiosamente attendono il loro pastore! Don Emanuele, Lucia, Simona, Elisa e Federica per la prima volta in Africa: è entusiasmante la disponibilità di chi accetta la sfida di un viaggio per conoscere, incontrare, toccare con mano la vita di amici e di fratelli! L e strade e il paesaggio non lasciano dubbi: siamo in Camerun, nella zona più povera e più abbandonata del paese. Le elezioni dello scorso ottobre hanno riportato al potere per la sesta volta Paul Biya. Su 22 candidati è stato eletto ancora lui dopo 29 anni con il 77,68% di voti favorevoli…ma dire che è stato eletto dal popolo è una gran cosa! Il Camerun è uno dei paesi più corrotti del mondo, un terzo dei bambini camerunesi con meno di 5 anni soffre di malnutrizione cronica; il 14% di loro, di malnutrizione grave, la vita media si aggira intorno ai 50 anni, il 48% della popolazione vive sotto la soglia di povertà… La parola d’ordine del programma per questo settimo mandato presidenziale è: realizzazione. Non ha avuto tempo per agire e realizzare in 29 anni di potere? Le comunicazioni, l’acqua potabile, una scuola per tutti, la possibilità di accedere ai servizi sanitari restano un lontano miraggio per la popolazione. L’opera dei missionari continua ad essere uno dei pochi tentativi autentici di promozione della vita e di cammino insieme ai poveri perché la giustizia e la pace diventino stile di vita e seme di un mondo diverso. giorni passano veloci. Gli incontri e IAngelo, i dialoghi con don Alessandro, don Brunetta, Alda, don Corrado, “I dialoghi con don Alessandro, don Angelo, Brunetta, Alda, don Corrado, don Felice, Laura, ci permettono di entrare nell’avventura della missione. Un’avventura che continua grazie al loro impegno nell’evangelizzazione e nell’accompagnamento della vita di tanti fratelli e sorelle” di Gabriella Roncoroni, direttore del Centro Missionario Diocesano don Felice, Laura, ci permettono di entrare, in punta di piedi, nell’avventura della missione. Un’avventura che continua grazie al loro impegno nell’evangelizzazione e nell’accompagnamento della vita di tanti fratelli e sorelle. A Mokolo-Mboua Alda e Brunetta, dopo il rientro di don Giusto, vivono nella parrocchia che ha ripreso il cammino con i sacerdoti locali: padre Paul e padre Alphonse. Non facile questa ripresa … ma non impossibile! I percorsi di catecumenato, il centro di formazione dei giovani, i progetti di sostegno educativo per i sordomuti e per i ciechi, le attività di promozione della donna, di sostegno alle famiglie, di aiuto ai prigionieri vedono Alda e Brunetta impegnate a tutto campo, in prima linea, con la solita dedizione e con rinnovato slancio. A Mogodè don Alessandro si muove già disinvolto tra parrocchia, scuole, gruppi, catecumeni, vita comunitaria dei fidei donum. I primi passi sono sempre i più difficili, ma sono anche quelli più importanti; si è accompagnati e sostenuti, ma anche già in grado di intuire strade nuove. Laura è occupata per tutto il giorno in segreteria e coordinamento delle attività didattiche del liceo. Il campo educativo è il suo mondo, si nota subito! Con Laura, il vescovo Philippe e l’equipe educativa della diocesi di Maroua-Mokolo si è deciso di fermare la costruzione di aule e classi al primo ciclo del liceo St. Charles Lwuanga (1-2-3 classe) per rafforzarne qualitativamente l’insegnamento e costruire laboratori pratici. A Rhumzu incontriamo la comunità di don Corrado: tante persone ci raccontano il loro percorso di vita e di impegno, ci donano i frutti della loro terra e del loro lavoro, ci accompagnano nella visita della bellissima chiesa parrocchiale. Si vede che la corresponsabilità, il dialogo, i percorsi fatti insieme sono lo stile che caratterizza l’annuncio del Vangelo! Si progetta il ritorno nei primi mesi del prossimo anno per don Angelo e per don Felice. E’ ora di “tirare i remi in barca” e di lasciare che le comunità camminino con il loro passo. La traduzione della Bibbia in Kapsiki, il barrage (sbarramento-diga) nella zona di Mogodè, il dispensario a Nguetchéwé, sono piccole tracce del Vangelo annunciato e di una vita condivisa… Gli anni di Africa che hanno segnato la loro vita devono diventare scambio e dono per le nostre comunità. Sarà duro fare i bagagli, ma nella vita del fidei donum c’è anche questo. Vi aspettiamo amici, perché la diocesi che vi ha inviato riceva la ricchezza della Chiesa che vi ha accolto e cambiato! l’ultima sera. Dopo aver visitato le quattro ècappella parrocchie ci ritroviamo per i vespri nella del Pime a pochi passi dal confine, pronti per riprendere la via del ritorno. “…Ti potrà forse lodare la polvere* e proclamare la tua fedeltà nell’amore?” (Sal 29 ai vespri del giovedì della prima settimana) La pausa all’asterisco del salmo ci fa fermare su quello che per giorni abbiamo visto…mai come oggi questo versetto ci appare concreto. Dopo 12 giorni, i chilometri percorsi nella polvere della savana africana per incontrare comunità e missionari ci fanno rispondere un sì corale a quella domanda: la polvere che ricopre tutto e tutti, in attesa della stagione delle piogge rimanda ad una sete di giustizia che solo la fedeltà di Dio saprà saziare; la polvere portata dal vento del mattino che non lascia intravedere nemmeno l’orizzonte prelude ad un mondo nuovo che solo il vento dello Spirito farà nascere; la polvere calpestata dai passi dei poveri canta la Sua fedeltà nell’amore. Quaresima di fraternità Sabato, 25 febbraio 2012 Iniziative ■ Diocesi Al fianco del popolo del Sud Sudan Una presenza oltre l’emergenza Q uale è il modo migliore per aiutare delle persone molto povere che vivono lontano da noi? Questo è uno degli interrogativi principali che il gruppo di Area Internazionale della Caritas Diocesana spesso si è posto in questi anni. Come evitare di realizzare cose inutili (di cui purtroppo sono piene le cronache)? Si è cercato negli anni di dare risposte a questi interrogativi cercando innanzitutto la vicinanza con chi riceve gli aiuti. Le buone prassi di Caritas Italiana ci indicherebbero il gemellaggio con la Chiesa locale. In Sud Sudan, dove come Caritas Diocesana siamo andati subito dopo la fine di una guerra infinita, la richiesta che ci ha fatto il Vescovo della Diocesi di Wau è stata: “Siamo isolati da diversi anni, sono sicuramente importanti gli aiuti economici che ci potrete mandare, ma per noi è più importante condividere quotidianamente la ricostruzione: mandateci gente!” Una richiesta nuova per la Caritas Diocesana che negli anni precedenti, anche in altre parti del mondo, si era limitata ad inviare aiuti e qualche giovane durante i periodi estivi in visita. In Argentina si era realizzata la presenza per qualche mese, ma qui la richiesta era La colletta diocesana Due volontari della Caritas di Como sono presenti a Wau dove lavorano nella pastorale della diocesi, in un vero gemellaggio tra Chiese Quaresima-Pasqua di fraternità 2012 per una presenza ancora più prolungata. è nata quindi da una richiesta precisa la presenza in Diocesi di Wau di due “inviati” della nostra Diocesi. Si tratta di Enrica Valentini, oramai a Wau dall’agosto 2009 e di Matteo Perotti, a Wau in modo fisso da gennaio 2011 (Matteo negli anni precedenti era stato più volte a Wau per conto della Caritas Diocesana). Una presenza, la loro, che testimonia la maturazione di scelte forti, coraggiose, che sono avvenute all’interno del gruppo di Area Internazionale di Caritas Diocesana (di cui Matteo e Enrica hanno fatto parte). Con che modalità di aiuti, si diceva all’inizio? Con la presenza, fisica e quotidiana, con la condivisione. Ecco che allora le scelte e i progetti non sono frutto di intuizioni, di idee singole (“credo che questa sia la cosa da fare”), ma con il servizio all’interno della Chiesa Diocesana (Enrica è responsabile dell’Ufficio comunicazioni, Matteo dell’Ufficio tecnico) per le esigenze che vengono sentite da tutti. Non grandi progetti ideati da qui, ma progetti da cocostruire per poter un domani lasciare qualcosa che durerà anche quando la presenza nostra (di stranieri) terminerà. Nel materiale della Quaresima vengono presentati i progetti in cui sono maggiormente impegnati Enrica (la Radio Diocesana) e Matteo (l’Università Cattolica); un sostegno a questi progetti è la testimonianza della nostra vicinanza a questi due nostri “inviati” e tramite loro a tutta la comunità della Diocesi di Wau. Grazie Enrica! Grazie Matteo! MASSIMILIANO COSSA Caritas diocesana Intanto crescono le tensioni tra Nord e Sud I l legame tra la Caritas di Como e il Sud Sudan risale ai mesi che hanno seguito, nel 2005, la firma dell’ Accordo globale di pace che mise fine ad una guerra, tra Nord e Sud, durata oltre vent’anni. Da allora molti passi in avanti sono stati fatti e, nel luglio scorso, la popolazione del Sud ha scelto, con un referendum, l’indipendenza. A distanza di mesi, però, tra Sudan e Sud Sudan continua ● Riprendiamo una lettera inviata da don Umberto Gosparini ● Insieme a don Savio condivide l’esperienza nella missione in Perù a crescere la tensione che, in alcune aree di confine, è sfociata in combattimenti che coinvolgono diversi gruppi ribelli che, spesso, hanno il sostegno delle due parti. Ad alimentare le tensioni sono alcuni nodi rimasti irrisolti da prima dell’indipendenza: dalla divisione dei confini, alla gestione del petrolio, a lotte interne per il potere. Tutti elementi che ostacolano lo sviluppo del Paese. Giustizia e Pace si baceranno 1 (Sal 85,11) A llegato al Settimanale troverete il volantino con le iniziative promosse in diocesi dal Centro Missionario e dalla Caritas per la Quaresima di Fraternità. Uno strumento agile per aiutarci a vivere il periodo di preparazione alla Pasqua come un momento di vera conversione. Perché “l’unico cammino da percorrere è su quella strada dove il Maestro si affianca ai discepoli, stanchi e delusi, per aprire l’orizzonte della loro vita all’annuncio e alla carità”. Da questa consapevolezza nasce la convinzione che in questo cammino non si possa prescindere dalla condivisione della propria fede e del proprio pane con i fratelli. Lo faremo attraverso una raccolta di denaro, frutto di rinuncie o cambi di stile di vita, che servirà a finanziare i progetti sostenuti nel mondo dai nostri missionari, fidei donum e non, e dai volontari: in Camerun, Perù, Sudan ma anche Kenya e Russia (nella lontana Siberia). Per il dettaglio dei progetti vi rimandiamo al pieghevole e al sito www.centromissionariocomo.it ● Diversi i progetti sostenuti con la Quaresima di fraternità Fare della propria vita un dono per gli altri C arissimi come spesso succede, più passa il tempo e aumentano gli impegni, più lo scrivere diventa arduo (specialmente per uno come me che non ha questo dono). Nella mia mente però sono presenti i vostri volti e le vostre persone; mi capita spesso di pensare: “E’ tanto che non ho più notizie” oppure “come starà?” . Quelli che più mi conoscono sanno che il testo di Paolo “Filippesi II Cap. 2, 5-11” ispira la mia esistenza. Non capirei la mia vita senza “l’incarnazione” di Cristo e la sua “redenzione”. Personalmente sto bene, sono contento della possibilità che Dio mi dà di “fare della mia vita un dono per gli altri”. A volte la stanchezza, l’età, e alcuni problemi mi fanno capire la mia limitatezza, ma sono sereno e felice di vivere qui e con questa gente, questo mio pezzo di storia. Già vi ho raccontato nelle lettere precedenti la situazione di qui… continua più o meno uguale, anche se la conoscenza della gente mi permette di condividere di più la loro esistenza, le loro speranze, le diverse situazioni che vivono e i loro bisogni. Con don Savio ci siamo divisi la parrocchia in zone per una maggior presenza: la linea pastorale è comunque condivisa e arricchita dalle nostre diverse personalità. Vi elenco di seguito alcune esperienze. Catechesi famigliare: ho potuto conoscere più persone e vivere il cammino di fede e di impegno di alcuni di loro avvenuto attraverso questa esperienza; per quanto riguarda i bambini sono più quelli che conoscono me che neanche quelli che conosco io. Vita delle diverse comunità strutturate (cappelle che hanno un numero che varia da 1000 a 7000 abitanti ): permette la conoscenza e l’organizzazione delle diverse zone della parrocchia dove i laici hanno un ruolo predominante e protagonistico. I giovani: la Cresima (qui viene fatta dopo i 16/17 anni) è anche la possibilità di fare un percorso di fede e di impegno con questi adolescenti che poi si cerca di inserire nella comunità con diversi compiti . Il gruppo dei catechisti è prevalentemente composto da giovani post cresima. Contatti personali, situazioni di bisogno, anziani, salute, problemi giuridici di possesso di terra, di giustizia, di casa, ecc….. si cerca di fare quel che si può…., abbiamo progetti per una Caritas zonale, per un servizio di salute e per un servizio giuridico. Mi ha preso e mi sta prendendo abbastanza tempo essere presente in alcuni settori della parrocchia tra i più poveri, dove però mi trovo molto bene; cerco anche di visitare periodicamente alcuni paesini sulla montagna. In questi posti sono in corso diversi progetti: centri comunitari/cappelle (4), lavori a maglia, taglio e cucito (2), micro credito (1); appoggio e organizzazione per ottenere strada, luce, acqua; si fanno incontri di riflessione sulla realtà, di formazione cristiana, di preparazione al battesimo, ecc. Don umberto gosparini parlera’ della sua esperienza in un incontro a como, lunedì 27 febbraio, alle 20.30, al centro pastorale cardinal ferrari Rimangono in cantiere tutti i progetti non ancora realizzati,ma continuerò il racconto in modo più specifico durante il mio soggiorno in Italia. Vi abbraccio tutti con tanto affetto. Hasta pronto! don Umberto 9 Vita diocesana 10 Sabato, 25 febbraio 2012 Agenda del Vescovo Si parla di digiuno, ma c’è una «fame» su cui riflettere... MA I S E R A QU Lunedì 27 febbraio Un tempo per imparare a coltivare l’anima Tutto il giorno: udienze e colloqui. Mercoledì 29 febbraio Nel pomeriggio, a Tirano, Commissione per la salvaguardia del Santuario. Giovedì 1 marzo Al mattino, a Como, Consiglio Episcopale; nel pomeriggio, a Bergamo, Consulta per le sette e i nuovi movimenti religiosi. Sabato 3 marzo A Como, al mattino, udienze e colloqui personali; a Como, presso il Broletto, nel pomeriggio, inaugurazione mostra su padre Ambrosoli Domenica 4 marzo A Como-Rebbio, dalle ore 10.00, presso i Comboniani incontro famiglie numerose ■ Quaresima Cammino di preghiera al Monastero di Grandate Nel tempo di Quaresima, presso il Monastero delle Monache benedettine di Grandate (Co), vengono proposte alcune occasioni di approfondimento e riflessione per prepararsi alla Santa Pasqua. Dal 24 febbraio iniziano gli incontri di condivisione della Parola del venerdì alle ore 20.30. Nei sabati di Quaresima – 25 febbraio, 4-10-17-24 marzo – è in programma la Veglia con l’Ufficio di lettura alle ore 21.00. Il programma delle domeniche di Quaresima – 26 febbraio, 5-11-18-25 marzo – è il seguente: recita delle Lodi alle ore 7.00; Ora Terza alle ore 8.45; Santa Messa alle ore 9.00; Ora Sesta alle ore 12.00; Ora Nona alle ore 14.00 circa; Vespri alle ore 17.00, segue benedizione eucaristica e santo rosario. ■ Ufficio Liturgia Incontri per i ministri della Comunione La riunione generale dei ministri della Comunione Eucaristica si terrà: - domenica 11 marzo a Sondrio, presso l’Oratorio Sacro Cuore, dalle ore 9.30 alle ore 12.30 (non è prevista la partecipazione insieme alla Celebrazione Eucaristica); - domenica 18 marzo a Como, presso l’Istituto Canossiano, via Balestra 10, dalle ore 14.00 alle ore 17.00. In tali date sono convocati i ministri straordinari che già svolgono il loro servizio in Diocesi per un momento di formazione e aggiornamento. Sono inoltre attesi, contemporaneamente, i nuovi candidati per i quali i parroci hanno già inoltrato domanda nei mesi scorsi, per un primo incontro di conoscenza e per l’avvio del cammino formativo. Si prega di dare comunicazione della propria presenza almeno una settimana prima dell’ incontro, telefonando in Ufficio per la Liturgia o tramite l’indirizzo di posta elettronica ([email protected]). I parroci che non lo hanno ancora fatto e che desiderano presentare dei candidati sono pregati di inviare con urgenza domanda all’Ufficio per la Liturgia, scaricando il modulo dal sito diocesano e recapitandolo in ufficio, entro una settimana dalla data degli incontri. Sarà così possibile portare avanti in modo unitario il cammino formativo. Dopo questa data, si potrà replicare il corso solo a partire dall’autunno 2012. I n una famosa pubblicità, la giovane protagonista a un certo punto si ferma ed esclama più o meno così: “corri corri, fuggi fuggi e ora non ci vedo più dalla fame!”. Nel continuo essere di corsa, si è dimenticata infatti di prendere un piccolo pasto e allora la fame le scoppia dentro e la rende letteralmente “cieca”. Schermo buio. Ed in verità, tutti, consapevolmente o meno, stiamo diventando dei gran corridori. Dal suono della sveglia sino alle ultime note della sigla del Tg della notte, siamo sempre di corsa. A volte ci capita di prendere più impegni di quelli che sarebbe opportuno o forse semplicemente possibile, altre volte siamo catapultati in un continuo slalom tra appuntamenti dovuti al nostro lavoro, altri legati alle nostre famiglie e alle nostre amicizie, altri infine più semplicemente connessi al consumo sempre più stressante del nostro tempo libero. L’impressione che ci accompagna costantemente è perciò quella del non aver mai tempo, dell’essere sempre in ritardo o di aver dimenticato qualcosa di importante. Il nostro essere sempre di corsa ci rende poi anche parecchio nervosi, insoddisfatti, tesi, quasi come corde di violino, pronti alla battuta feroce, con il volto teso e imbronciato, e infine chiusi e impenetrabili agli altri e alle loro richieste, perché un tale stile di vita ci svuota, ci conduce sempre fuori di noi stessi, non ci concede di ritornare alle sorgenti autentiche del nostro essere e di poterci ristorare. La società corre, forse senza aver ben chiara la meta da raggiungere; i prossimi quaranta giorni sono occasione per meditare la Parola Non c’è, in verità, solo una fame del corpo da soddisfare, vi è pure una fame dell’anima di cui dobbiamo divenire coscienti. Vale cioè anche per la nostra anima la battuta della pubblicità prima ricordata: corri corri, fuggi fuggi e anche l’anima non ci vede più! E un’anima che non ci vede più è un grosso pericolo: è la porta aperta verso la superficialità e la distrazione. Più radicalmente un’anima affamata è esposta al pericolo di non riconoscere l’altro che ci sta accanto, con il suo carico di umanità, di gioia, di dolore, di vita. “L’altro è diventato puro paesaggio”, disse una volta Pessoa dei nostri tempi inquieti. E Luigi Zoja ha non a caso parlato “di morte del prossimo” quale cifra della nostra condizione postmoderna. Ebbene quello della Quaresima è proprio un tempo per prendere piena consapevolezza che anche la nostra anima ha una fame da soddisfare: fame di luce, fame di consolazione, fame di bellezza, fame di orientamento, fame di autenticità, fame di verità, di punti fermi, di valori, di pace, di gioia. Più puntualmente: fame di preghiera, fame di Parola. La Quaresima è per questo uno spazio liturgico intenso e particolarmente segnato dalla preghiera e dall’ascolto della Parola. E dalla pratica del digiuno corporeo quale occasione per ascoltare l’altra fame che c’è in noi. Di pregare la Parola e di una Parola che diventi nostra preghiera, ciascuno di noi ha bisogno. Ogni giorno. E la Quaresima suona la sveglia in tale direzione. Unicamente in questo modo potremo essere all’altezza di quelle preziose indicazioni che Benedetto XVI ha indicato nel suo messaggio per la Quaresima del 2012: la responsabilità verso il fratello, il dono della reciprocità, il comune cammino nella santità. E tutto questo parte - ha scritto il Papa - dalla nostra capacità di “prestare attenzione”, cioè di osservare bene, di essere attenti, di guardare con consapevolezza, di accorgersi di una realtà. Dipende cioè dall’arte coltivare la nostra anima, con la preghiera, con la Parola, con il digiuno che si fa carità e con la penitenza che si fa richiesta di perdono e di amore. ARMANDO MATTEO ■ Il Vangelo della domenica: 26 febbraio - I di Quaresima «Nel deserto» (Mc 1, 12-15) In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il Vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Prima Lettura: Gn 9,8-15 Seconda Lettura: 2Pt 3,18-22 La pioggia colorata di coriandoli ha già lasciato spazio alle Ceneri, segno pasquale che ci ha introdotto nel grande tempo della Quaresima. Sistemati in ordine i travestimenti del carnevale, ora è tempo di abbandonare tutte le nostre maschere. Con Gesù ci inoltriamo nel deserto per quaranta giorni. È un tempo per verificare la nostra fede e rinvigorire il nostro cammino di discepoli. È un tempo per ascoltare e ascoltarci, per (ri)scoprire il silenzio e la calma. È un tempo per semplificare, per mettere ordine, per dare una gerarchia evangelica ai nostri impegni. È un tempo per stabilire il centro e le periferie della nostra esistenza.È un tempo di vivificazione, più che di mortificazione. Un tempo da preparare, da scegliere, da desiderare. La tradizione ci consegna tre parole chiave: digiuno, preghiera e carità. Digiunare per sentire la fame, per scoprire che non basto a me stesso e che il mio egoismo non può nutrirmi. Digiunare per imparare a dire dei “no” che mi aprono a dei “sì” che allargano il cuore. Pregare per trovare uno spazio quotidiano di deserto, di intimità con Gesù e la sua Parola. Pregare per riconoscere la mia totale appartenenza a Dio. Stabilire un tempo, trovare un luogo e mettersi in ascolto della Parola è un appuntamento irrinunciabile nella vita del discepolo. Carità per ricordarmi che la fede deve cambiare anche le mie mani. Carità non significa dare quello che avanza o che non serve più, ma stare attenti ai bisogni dell’altro, condividere i doni che ho ricevuto, non chiudermi nel possesso che ammuffisce le ricchezze del cuore. don ROBERTO SEREGNI Famiglia in cammino verso l’incontro mondiale P rosegue il percorso di accompagnamento (v. Il Settimanale n.6/2012) al VII Incontro Mondiale delle Famiglie (Milano, 30 maggio – 2 giugno 2012). Dopo aver presentato i temi delle catechesi preparatorie sulla Famiglia, in questo numero parliamo dei progetti che la nostra Diocesi sta dedicando ai diversi aspetti della vita familiare. Scrive il Vescovo Diego nel Piano pastorale 2012: «Un grande compito è affidato alla responsabilità delle famiglie. Si tratta di ospitare in casa Gesù Cristo, come avvenne a Betania: “Una donna di nome Marta ● Le attività dell’Ufficio per la Pastorale della Famiglia sono elaborate con gli Uffici diocesani Sabato, 25 febbraio 2012 11 lo accolse nella sua casa” (Lc 10,38). […] La Parola di vita sia annunciata dagli sposi e dagli animatori di pastorale familiare, con grande gioia e concretezza»(“Il Maestro è qui e cammina con noi”, p. 42). Le famiglie sono soggetti insostituibili nella vita della Chiesa, che vivono e trasmettono il Vangelo attraverso l’alfabeto della vita quotidiana (cfr. Convegno di Verona, 2006), fatto di esperienze e di parole semplici e autentiche: nelle pagine del Piano pastorale il Vescovo le ricorda coinvolte nell’Iniziazione cristiana, nell’accompagnamento dei fidanzati, nell’educazione alla missione, nella cura dei malati, nella solidarietà. Per questo l’attenzione alle famiglie, come destinatarie e soggetti di una missione specifica, riguarda tutte le dimensioni della pastorale: è una consapevolezza che non deve riguardare solo qualche appassionato di pastorale familiare, ma da tenere viva nei Consigli Pastorali Vicariali e Parrocchiali e resa visibile nelle scelte concrete delle comunità. ● La famiglia non è solo destinataria ma anche soggetto attivo della vita concreta nelle comunità ● Ci sono gli itinerari di preparazione al matrimonio, i gruppi familiari, la formazione e i nuclei in difficoltà I tanti progetti per la Famiglia proposti nella nostra diocesi I progetti diocesani dedicati alla famiglia sono preparati dall’Ufficio per la pastorale della famiglia (con il contributo degli altri Uffici di pastorale) e vengono realizzati sul territorio con la collaborazione delle comunità; gli interlocutori naturali sono i Consigli Pastorali Vicariali. è a disposizione dei Vicariati per collaborare alla creazione di nuovi “Punti d’incontro”, come auspicato dal Vescovo. Da ricordare anche l’iniziativa del Ritiro spirituale di Quaresima per separati e divorziati: quest’anno sarà domenica 18 marzo 2012, presso la Casa Suore Adoratrici di Lenno (iscrizioni entro il 10 marzo scrivendo a ufficiofamiglia@ diocesidicomo.it). Itinerari di fede per la preparazione al matrimonio Gruppi familiari «Nell’itinerario di preparazione alle «Nella vita quotidiana, nella preghiera nozze, nel contesto dell’anno liturgico, domestica, nei centri di ascolto della i fidanzati scoprono il Vangelo del Parola e nei gruppi familiari, Antico e matrimonio. La Parola di vita, invito Nuovo Testamento devono illuminare alla nuzialità, sia annunciata dalle le vicende familiari e seminare amore, tante coppie di sposi cristiani che già con la pazienza del contadino» (Piano vivono il grande mistero dell’amore pastorale 2012, p. 42). coniugale e il Lezionario del Rito Nati come occasione di del Matrimonio diventi traccia per approfondimento della spiritualità i cammini di fede» (Piano pastorale coniugale e familiare, i gruppi 2012, p. 41). familiari oggi diventano anche una Dopo anni di studio e grande opportunità di una pastorale sperimentazione, nell’ Avvento di missione nelle case. Dallo studio 2008 sono partiti in diocesi i nuovi di esperienze e delle situazioni Itinerari di fede in preparazione al pastorali della nostra diocesi è nato matrimonio che progressivamente, il laboratorio diocesano “Dare vita secondo le indicazioni del Vescovo a nuovi gruppi familiari” (Regoledo, Diego (Proposte pastorali 20089 ottobre 2010). I materiali del 2010), sostituiscono i vecchi corsi e di “Punti d’incontro” per separati e divorziati e due Laboratorio (v. sito web diocesano) percorsi per fidanzati. L’assemblea anni di studio di una specifica commissione, il 26 riguardano: come progettare l’itinerario; le esperienze diocesana del 25 settembre 2010 e il Piano pastorale settembre 2009 a Mandello del Lario si è svolto il fondanti del gruppo familiare; la spiritualità nuziale; 2012 hanno confermato la direzione presa e promosso laboratorio diocesano “Separazioni, divorzi, nuove la preghiera nel gruppo; organizzazione e animazione un’ulteriore impegno di diffusione dei nuovi Itinerari. unioni”. I materiali del laboratorio sono a disposizione degli incontri. Tra le caratteristiche salienti degli Itinerari: stile sul sito web diocesano, alla pagina dell’Ufficio (www. catecumenale lungo l’anno liturgico; accoglienza dei diocesidicomo.it / Uffici di Curia / Famiglia), come fidanzati nelle case delle coppie che accompagnano il La formazione strumenti per diffondere la sensibilità verso queste percorso; partecipazione alla Santa Messa come parte La formazione degli operatori è un impegno prioritario situazioni e favorire la partecipazione delle persone indispensabile di ogni incontro; coinvolgimento della dell’Ufficio per la pastorale della famiglia, che ha separate e divorziate alla vita delle comunità. I temi comunità cristiana; tempo per il dialogo di coppia impostato un “grande progetto formativo” a lungo trattati sono: il Direttorio; le “porte della speranza”; i prevalente rispetto alla condivisione in gruppo; temi termine, con vari livelli di formazione specifica punti d’incontro naturali; l’attenzione al linguaggio; teologici e antropologici a partire dai misteri di Cristo, rivolti a preti, coppie, consacrati, singoli. L’iniziativa la lettera “Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito”; i “Sposo della Chiesa”, celebrati nell’anno liturgico; più importante, che offre i fondamenti necessari “Punti d’incontro” per la preghiera e il dialogo. L’Ufficio approfondimento del Rito del Matrimonio e del per operare con responsabilità Lezionario del Matrimonio. e competenza nei diversi ambiti L’Ufficio diocesano sta preparando della pastorale familiare, è la una proposta per incontrare i Vicariati Scuola diocesana per operatori di e valutare insieme suggerimenti e pastorale familiare, biennale, avviata modalità di supporto. Un passaggio nell’estate 2005 con due settimane importante sarà la costituzione nel Come comunicato nelle parrocchie, sono possibili due estive e 7 fine settimana residenziali, Vicariato di una “Équipe fidanzati” più un incontro conclusivo con il dove tutti coloro che si occupano modalità di iscrizione al Family2012. Per partecipare al mandato del Vescovo. Ne sono state degli Itinerari parrocchiali o Congresso Internazionale: iscriversi personalmente sul sito completate finora 3 edizioni, a cui interparrocchiali possano condividere www.family2012.com (pagina Iscrizioni). Per partecipare in totale hanno partecipato 110 un’impostazione comune, idee, alla “Festa delle testimonianze” del 2 giugno sera o alla Santa coppie di sposi (con i loro figli) e 14 momenti di verifica. Nel frattempo Messa del 3 giugno mattina (entrambe con Papa Benedetto preti; è in corso la IV edizione con l’indicazione data ai Vicari foranei è di XVI): non ci si iscrive singolarmente, ma in ogni Vicariato il 20 coppie e 2 preti. Alla Scuola si avere almeno un referente di Vicariato aggiungono le annuali Giornate di per gli Itinerari per fidanzati. referente designato dal Vicario Foraneo si occupa di raccogliere aggiornamento e approfondimento tutte le iscrizioni dalle parrocchie, di inserirle sul sito www. e i Laboratori diocesani. L’Ufficio è Separazioni, family2012.com e di trasmettere l’elenco completo all’Ufficio per a disposizione per realizzare anche divorzi, nuove unioni la pastorale della famiglia ([email protected]). esperienze formative sul territorio, È a cura del Vicariato anche l’organizzazione logistica (pullman «Le nostre comunità possono essere caratterizzate da obiettivi specifici sempre più casa della speranza per e durata limitata, sulla base delle o altri mezzi). Le iscrizioni vanno trasmesse al proprio Vicariato i numerosi sposi in situazione di esigenze segnalate dai Vicariati. Un entro domenica 4 marzo. Per facilitare la raccolta delle iscrizioni separazione, divorzio e nuova unione. grande impegno formativo rivolto a l’Ufficio sta distribuendo alle parrocchie un modulo strutturato In ogni Vicariato, possibilmente, nasca genitori ed educatori sarà legato per il con le informazioni richieste dal sito del Family2012. un “Punto d’incontro” per separati, prossimo futuro al Progetto diocesano e sia annunciata anche dalle stesse di educazione sessuale “0-25” che Gli orari degli eventi del 2 e 3 giugno verranno trasmessi appena persone separate la Parola che risana nei mesi a venire sarà presentato alla saranno comunicati da Milano. le ferite e ridona Speranza» (Piano Diocesi. pastorale 2012, p. 42). pagina a cura di Dopo una prolungata esperienza ANTONELLO SIRACUSA PER PARTECIPARE AL FAMILY 2012 Vita diocesana 12 Sabato, 25 febbraio 2012 ◆ Ufficio diocesano pellegrinaggi ■ Diocesi a Lourdes Le proposte per la Turchia e Fatima In Turchia sui passi di Paolo dal 24 aprile al 1 maggio 2012 Così la Parola del Signore cresceva con vigore e si rafforzava (At 19,20). Un itinerario reale e spirituale molto interessante in Turchia per ripercorrere quello che fu terreno di predicazione, oltre 2000 anni fa, dell’apostolo Paolo, missionario del vangelo di Gesù in un contesto di pluralismo religioso e multiculturale. Quota di partecipazione: 1.160 euro (supplemento singola: 195 euro). Acconto di 560 euro entro la fine di febbraio. Saldo: 600 euro, entro il 10 aprile. Fatima dall’11 al 14 maggio 2012 Poco più di 90 anni fa a Fatima, in Portogallo, apparivano a tre pastorelli un Angelo Dall’8 al 14 ottobre pellegrini con il Vescovo e la Madonna, che venne definita «una Signora più brillante del sole».Dopo tanti anni vale ancora la pena andare a Fatima? Sicuramente sì, anche perché quello che la Madonna ha detto ai tre Pastorelli Lucia, Francesco e Giacinta è ancora di grandissima attualità. Quota di partecipazione: 650 euro (supplemento camera singola: 80 euro). Acconto di 150 euro, entro il 10 marzo. Saldo: 500 euro, entro il 30 aprile. Per info, iscrizioni e programmi dettagliati rivolgersi all’Ufficio Segretariato Pellegrinaggi; oppure visitare la sezione Pellegrinaggi su www.diocesidicomo.it. L’Ufficio Pellegrinaggi Diocesano: è aperto tutti i mercoledì non festivi dalle ore 9.30 alle ore 12.00. Telefono 031-3312 interno 232. Email: [email protected]. ◆ Formazione socio-politica Dopo fisco e famiglia, ambiente e stili di vita “T empo di crisi, tempo di trasformazione, tempo di impegno: quale il contributo delle comunità cristiane?”. È questo il titolo scelto per la Scuola di formazione socio-politicadella diocesi di Como promossa dalla Consulta delle aggregazioni laicali. “Si tratta di un’opportunità educativa aperta a tutti per formare la propria coscienza sociale e politica”, osservano i promotori. “Viviamo in un mondo complesso - è la riflessione del vescovo Diego Coletti -: è indispensabile tornare a fare formazione in questi ambiti. La delicatezza dell’attuale passaggio storico, con una crisi dettata non solo da motivi congiunturali ma da una realtà in cui sempre più si è vissuta una scissione fra etica, economia e gestione della cosa pub- blica, ci chiede di colmare un vuoto e di offrire momenti di approfondimento, con il coinvolgimento, soprattutto, dei più giovani”. In diocesi di Como l’esperienza delle Scuole di formazione sociopolitica si rinnova da oltre vent’anni. “Il vescovo - aggiunge monsignor Angelo Riva, vicario episcopale per cultura e comunicazioni sociali - già nel piano pastorale del 2007 ci aveva suggerito di ripensare questo tipo di percorsi formativi. Oggi siamo arrivati alla terza annualità della Scuola diocesana che, inaugurata nel 2009, è riuscita a coinvolgere oltre 200 persone in oltre ventidue incontri”. L’itinerario è aperto a tutti: dopo l’anno de- dicato ai contenuti della Dottrina sociale della Chiesa e quello di analisi di argomenti specifici come bioetica, laicità e democrazia o nuova cultura del lavoro si prosegue con quattro aree tematiche. Affrontate fiscalità e famiglia, a marzo è il turno di ambiente e stili di vita. «Ritorniamo a Lourdes!». È questo l’invito del vescovo monsignor Diego Coletti in vista del pellegrinaggio diocesano in programma dall’8 al 14 ottobre 2012. «Ritorniamo a quella Grotta dove Maria continua a vivere la sua missione di maternità e di intercessione – prosegue il Vescovo –. Ritorniamo per dire grazie al Signore e cantare con Maria il Magnificat. Ritorniamo come diocesi, come Chiesa di Como e di Sondrio. Mi piacerebbe che questa Chiesa fosse presente e “illustrata” – direbbe Paolo VI – in tutte le chiamate e i carismi che la edificano; mi piacerebbe essere a Lourdes con tutti coloro che possono: dai sacerdoti ai religiosi e alle religiose, dalle famiglie ai giovani e ragazzi, in particolare gli anziani e gli ammalati. Come Chiesa di Como facciamo del pellegrinaggio un evento di grazia, un’occasione di preghiera e di vita secondo lo Spirito, una possibilità per esprimere comunione e appartenenza ecclesiale». La diocesi non sarà a Lourdes da sola. «Andiamo insieme alla famiglia guanelliana – prosegue ancora monsignor Coletti –, per rendere grazie e per prepararci a concludere l’anno che si è aperto con la canonizzazione di San Luigi Guanella. E ritorniamo a Lourdes anche con l’Unitalsi: accogliamone il carisma, sosteniamo la sua attività, incoraggiamone l’impegno, facciamola conoscere». «Il Segretariato Pellegrinaggi Diocesano – spiega il responsabile don Giovanni Illia – sta muovendo i primi passi per preparare il pellegrinaggio. In queste settimane saranno inviate a sacerdoti e parrocchie le prime indicazioni sul pellegrinaggio. I preti che intendono svolgere il servizio di guide, o si offrono quali capi gruppo sia a livello parrocchiale che vicariale, sono invitati a due incontri: il 13 marzo e il 29 maggio alle ore 10.00 presso il Centro Pastorale card. Ferrari di Como. La finalità di questi incontri è condividere alcune riflessioni e studiare insieme un percorso di preparazione». I sacerdoti o i laici che danno la propria disponibilità a svolgere il servizio di guida e di capi gruppo possono indicare la loro partecipazione al Segretariato Pellegrinaggi Diocesano che è aperto tutti mercoledì dalle ore 9.30 alle ore 12.00; telefono 0313312232; segretariatopellegrinaggidiocesano@ diocesidicomo.it; o chiamare don Giovanni allo 031986225 o 3493507156. Gli stessi riferimenti valgono per tutte le informazioni. Salesiani. In festa a Tavernola ricordando san Giovanni Bosco e tanti sacerdoti, cooperatori e simpatizzanti. Con lo sguardo attento alle giovani generazioni O Appuntamenti SALESIANI COOPERATORI COMO I salesiani cooperatori e aspiranti si ritrovano il 17 marzo alle ore 15.30 presso il Salesianum di Tavernola per un momento formativo e informativo.Detterà la riflessione il delegato don Leo Tullini. Ricordiamo l’incontro ispettoriale provinciale a Chiari del 18 marzo e il 25 aprile il pellegrinaggio a Caravaggio. MOVIMENTO EUCARISTICO DIOCESANO COMO La prossima ora di adorazione sarà sabato 3 marzo, presso la chiesa di Santa Cecilia in Como; alle ore 16.20 ci sarà la recita del Rosario, poi letture, adorazione e riflessioni a cura di don Andrea Meloni. Segue la Santa Messa festiva. Si ricorda il 26 febbraio, il servizio alla celebrazione delle ore 10.30 in Duomo. gni anno, la festa di san Giovanni Bosco raduna al “Salesianum” di ComoTavernola molti amici del Santo fondatore: salesiani cooperatori, devoti di Maria Ausiliatrice, simpatizzanti e tante persone affascinate dalla figura del sacerdote che ha vissuto per la salvezza dei giovani. Domenica 29 gennaio, il “Salesianum” ha visto l’attiva partecipazione di parecchi amici. La giornata di festa non ha impedito il ricordo, vivissimo in molte persone, di don Paolo Borroni, direttore dello stesso Istituto Salesiano di Tavernola, scomparso il 17 dicembre scorso, che tante “Feste di Don Bosco” aveva arricchito con le sue profonde riflessioni. La giornata è iniziata con l’Adorazione del Santissimo e la recita di Lodi. Poi i partecipanti hanno potuto riflettere su un tema molto attuale ma che, in questa particolare epoca di “nuova evangelizzazione”, riveste straordinaria importanza: “La santità e le virtù”. Don Leonardo Tullini, delegato dei Salesiani Cooperatori, ha iniziato sottolineando come la chiamata alla santità sia rivolta a tutti, senza alcuna distinzione. Ciascuno di noi può raggiungere la santità: l’unica condizione è di essere vicini al Signore. E con la preghiera e i Sacramenti ci riusciamo. Se io sto con Dio, con la Sua grazia, trasformo la mia giornata, offro tutto a Lui e ciascuna mia opera mi porta alla santità. Il Delegato ha indicato l’esempio dei Santi e dei settanta Salesiani sulla via della beatificazione: sono modelli a cui guardare per essere anche noi appassionati di Dio e per avere sempre lo sguardo, come i Santi, rivolto a Gesù: è Lui la nostra santità. Don Tullini ha concluso invitando tutti ad amare le virtù ed a rifiutare il male: questo sosterrà il nostro vivere in grazia di Dio per stare sempre con Lui. Al termine della riflessione il Coordinatore dei cooperatori di Como, Giancarlo Chiappa, ha informato sulla sua partecipazione alle Giornate della Famiglia Salesiana che si sono svolte a Roma dal 19 al 22 gennaio, durante le quali è stata illustrata e proposta come testo da meditare la “Strenna 2012” di don Pascual Chavez, Rettore Maggiore dei Salesiani, successore di don Bosco. Il Segretario dell’Associazione Ferdinando Marchini è poi intervenuto informando sulle sue visite ai cooperatori e simpatizzanti, specialmente agli anziani, agli ammalati e a coloro che sono impossibilitati a frequentare le nostre riunioni. Marchini ha poi parlato dell’intervento del vescovo salesiano monsignor Enrico Dal Covolo al Convegno su “Matrimonio e Famiglia” che si è svolto a Roma l’11 gennaio in preparazione al VII Incontro Mondiale delle Famiglie di Milano. La Celebrazione Eucaristica è stata presieduta da don Tullini, che, nell’omelia, ha ricordato l’importanza di come si parla ai ragazzi e ai giovani. Dobbiamo cercare di amarli, di educarli e di costruire insieme la santità. Don Tullini ha poi ricordato don Paolo Borroni. Nel pomeriggio, dopo i momenti conviviali, il Rosario e la benedizione eucaristica hanno concluso la giornata. (A.N.) Visita pastorale Sabato, 25 febbraio 2012 13 A Duno il santuario per ricordare i medici di tutta Italia Nel corso della Visita pastorale, lo scorso 10 febbraio, il Vescovo ha fatto visita al Tempio costruito nel 1938 Nell’ambito della Visita pastorale, mons. Diego Coletti ha avuto, il 10 febbraio scorso, un incontro di alto significato spirituale ed umano con i medici. Mi propongo di richiamare alcuni momenti dal personale punto di vista di un medico-partecipante. D uno è ricoperto da un alto strato nevoso, strette e tortuose le strade in salita verso il Tempio. Per lasciare il passo ad un auto dobbiamo entrare in un portone il passeggero ci segue con lo sguardo, con affabile giovialità sorride e ci benedice: è il primo contatto con il nostro Pastore, il Vescovo di Como mons. Diego Coletti. Autorità locali e medici si dispongono ordinatamente nei banchi del Santuario, si respira un’aria di serena concentrazione accompagnata dal suono di un organo dei celebri Mascioni da secoli residenti nel fondovalle appena attraversato. Concelebrano il parroco di Duno don Gianluigi Bollini, Rettore del Santuario, e don Marco Casale Cappellano dell’Università dell’Insubria. Alla predica il Vescovo ci illustra il messaggio rivolto alla Diocesi, nella solennità di Sant’Abbondio, ci esorta ad andare oltre la nebbia avvelenata di un mondo “brutto e cattivo” per vedere e contemplare un mondo pieno di cose “belle e buone” che è già presente ed operante. Ci chiama ad essere attente e fedeli sentinelle a difesa del pericoloso inquinamento della mente e dei cuori, a curare in modo attivo e critico la bellezza e la bontà della vita. L’assenza della prima provoca infatti lo smarrimento della seconda. Al momento liturgico segue la visita alla ristrutturata Villa Martina, di proprietà comunale, sede del neonato “Centro per lo Dopo la messa la visita al Sacrario e al nuovo Centro per lo studio e la promozione delle Professioni Mediche. Centro della giornata l’incontro con i medici della zona. La storia studio e la promozione delle Professioni Mediche”, situata sulla stessa piazzetta di fronte al Tempio-Sacrario. Guidano il Sindaco di Duno, Giovanni Damia, e l’assessore Francesca Boldrini. L’incontro con mons. Coletti prosegue nell’ aula parrocchiale. Il Vescovo si siede tra i medici ed assume una posizione di attento ed interessato ascolto. Apre il discorso, con il suo saluto e quello dell’Università dell’Insubria, il presidente del Centro per lo studio e la promozione delle Professioni Mediche, Giuseppe Armocida. Illustra le caratteristiche attuali della professione medica. Pone l’attenzione e considera analiticamente i valori dell’etica medica che, anche quando venga praticata laicamente, promuove sempre la speranza del paziente sino al termine della sua vita. Il presidente dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri della provincia di Varese, Roberto Stella, espone le aspettative e la progettualità della professione medica considera i limiti del progresso tecnologico della scienza e le ricadute sull’attività e sulle scelte del medico, indica nella formazione permanente il futuro di qualità. Invita il suo predecessore Pier-Maria Morresi, che ha retto per diciotto anni l’Ordine dei Medici, ad illustrare i tempi e le modalità della costruzione, del declino, della riscoperta e del rilancio del Tempio del Medico d’Italia di Duno (vedi articolo in basso). Collegandosi poi ad una riflessione di mons. Coletti su Arte Medica ed espressioni artistiche che vede consuete nei medici, segnala che nel Tempio compare, al di sopra del portale e nella teoria dei Santi del mosaico dell’abside, l’immagine del patrono dei medici, san Luca, Evangelista e medico, che san Paolo chiamava medicus carissimus e che, secondo la tradizione, era anche pittore e scultore (Raffaello lo dipinse infatti nell’atto di ritrarre la Vergine col Bambino). Del resto, fra tutti i medici d’Italia, quanti ve ne sono che maneggiano ugualmente bene il bisturi, la penna, il pennello e la stecca, e quanti ve ne sono con spiccato talento musicale o letterario?! Invita il Vescovo a porre la Sua attenzione ad una altra particolare tradizione che vige nel Tempio: due lampade votive ardono perennemente ai lati dell’Altare maggiore: pro vivis et pro mortuis. Felice pensiero è quello di volere che una lampada arda anche per i medici viventi, i quali ben meritano l’assistenza divina. Nobile infatti e ricca di eroismi è spesso la loro vita, scandita da sonni interrotti, pasti omessi o affrettati, da ore d’ansia, da profondi studi e sovente, per compenso, incomprensione, ingratitudine, indifferenza se non ingiustificate denunce. Nel corso della Visita Pastorale coralmente abbiamo pregato “per i medici, gli infermieri ed i loro collaboratori. Esercitando la loro professione con passione e competenza, possano prendersi cura con delicatezza delle persone loro affidate, sentendosi sostenuti dalla grazia del Signore e partecipi dell’opera di Colui che ha raccolto e guarito ammalati ed infermi.” La Visita Pastorale del Vescovo Diego Coletti ci ha lasciati colmi di letizia ed emozione. Le emozioni non sono ritenuti fattori positivi nell’esercizio della professione medica, lo sono nei momenti di bellezza e bontà della vita del medico e di molti. E più un ricordo crea emozioni, più viene ricordato. P. M. M. Medico partecipante Dalla fondazione due lampade perpetue bruciano nel santuario per i prefessionisti di tutta la Penisola Il Tempio del Medico A Duno, il più piccolo Comune della Provincia di Varese, in diocesi di Como, a 525 metri sul livello del mare, sorge “il Tempio del Medico d’Italia”. Il Tempio venne costruito nel 1938 e dedicato alla Madonna del Santissimo Rosario ed a San Luca. Duno deve a don Carlo Cambiano il suo fiorire: una strada, un acquedotto, un asilo e poi il Tempio votivo. Lo deve alla sua nobile idea ispirata dalla pietà, dalla religione, dalla mistica poesia dei ricordi. Chi lo conobbe lo descrive come piemontese di pura razza, instancabile e tenace: “Nei suoi occhi grigio-azzurri affondati nel cavo delle orbite, sempre limpidi come quelli dei fanciulli, subito si scorgeva la luce di un intimo ardore. Un largo sorriso illuminava il suo scarno volto di asceta quando parlava della creatura del suo semplice ed altissimo sogno.” Ora riposa nel corridoio centrale del Tempio, dinnanzi all’Altare maggiore. L’11 dicembre 1937 si iniziano i lavori; il 25 agosto 1938 il Vescovo di Como mons. Alessandro Macchi consacra la chiesa e benedice la Via Crucis di ceramica e le campane, e un mese dopo i medici d’Italia vi accendono due lampade perpetue. Il 3 ottobre il Tempio viene elevato alla dignità di Santuario e Rettore viene nominato proprio don Carlo Cambiano, il parroco di Duno. Attiguo al Santuario è sorto il Sacrario – inaugurato il 5 maggio 1940 – dove sono incisi su lapidi di marmo i nomi di tutti quei medici che hanno dato la vita per la Patria ( Pro P.) e per l’Umanità (Pro H.) La struttura a pareti circolari è rivestita di lapidi di marmo, dove sono incisi i nomi – non solo quelli degli accademici, dei luminari, dei più fortunati, ma di tutti quei medici che hanno dato la vita per la Patria e per l’Umanità, di quelli che scompaiono in silenzio, dopo aver conosciuto il quotidiano travaglio scientifico e professionale, che se ne vanno in umiltà, vittime del dovere. Un domani, anche il sacrificio dei più schivi e modesti non sarà dimenticato: il loro nome verrà scolpito nel marmo del loro Sacrario. Così ha voluto il Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Medici della provincia di Varese che territorialmente comprende il Sacrario. Il Consiglio dell’Ordine di Varese nel 2003 ha deciso di dare nuovo impulso ad un’azione che era andata spegnendosi negli ultimi quaranta anni, facendo scolpire nel marmo i nomi dei Colleghi che non voleva fossero dimenticati. L’iniziativa è stata raccolta, con grande entusiasmo e reverente atteggiamento, dai Presidenti degli Altri Ordini provinciali Italiani. PIER MARIA MORRESI già presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Varese. Visita pastorale 14 Sabato, 25 febbraio 2012 ■ Dal 24 al 26 febbraio Le parrocchie ■ Duno L e parrocchie di Canonica, Cavona, Duno, Rancio, Cassano e Ferrera dal giugno 2010 sono state costituite in Comunità Pastorale. Questa nuova esperienza è iniziata ufficialmente con la presenza del Vicario episcopale territoriale, Mons. Italo Mazzoni il 19 settembre 2010. Già da anni Rancio, Cassano e Ferrera erano unite pastoralmente, con buoni risultati. La nascita della comunità è stata vissuta come una nuova sfida e una nuova opportunità. Cercando di valorizzare le specificità di ogni singola parrocchia, in questa prima fase dell’esperienza abbiamo collegato i singoli Consigli Pastorali Parrocchiali e formato quattro commissioni (formazione, liturgia, carità e famiglia) per iniziare a pensare ad una pastorale unitaria. Da giugno 2011 la parrocchia di Cuvio partecipa all’unico progetto di pastorale giovanile. Sul poggio da cui si ammira tutta la Valcuvia Il Vescovo, Diego Coletti, visiterà le parrocchie dal 24 al 26 febbraio. L La parrocchiale di S. Lorenzo Canonica I l Comune di Cuveglio è formato da quattro nuclei abitativi: Canonica, Cavona, Vergobbio e Cuveglio. In questo territorio ci sono due parrocchie: Canonica con 3117 abitanti e Cavona con 341 abitanti. La parrocchia di Canonica è la chiesa plebana della valle, la sua origine pare risalga intorno all’anno 1000. Il primo parroco di cui si ha notizia certa è il sacerdote Gualdericus Sescalcus nel 1167. La parrocchia di Cavona è stata costituita nel 1732, staccandosi da Canonica. LA CHIESA DI SAN LORENZO Al diffondersi del cristianesimo nelle valli del Verbano, anche in Valcuvia sorsero alcune cappelle, in genere piccoli tempietti dedicati ai primi martiri della Chiesa, così a Cuvio venne eretta la chiesa di S. Lorenzo che ben presto divenne la plebana della valle dove vivevano collegialmente vari canonici, da cui il termine Canonica assunta dalla località. Nella volta della sacrestia venne affrescata, nel 1771, una ‘vita’ di san Lorenzo. La chiesa originale di Canonica, sorta probabilmente su resti di un fortilizio romano, era un piccolo oratorio di 5 metri di larghezza i cui resti, datati VI – VIII sec., sono stati riportati alla luce in scavi fatti nel 2000 per posare un nuovo pavimento. Sempre in quegli scavi è comparsa una più ampia abside gotica del diametro di circa 10 m. risalente all’XI – XII sec e contornata da alcuni stanzini. All’esterno dell’abside è murata una targa che ricorda la consacrazione della chiesa avvenuta il 2 settembre 1249 per opera di ‘Alberto Episcopus Saunensis’ (Alberto Vescovo di Savona). La Pieve di S. Lorenzo, citata per la prima volta in un documento del maggio 1094, crebbe di importanza e di ricchezza nei secoli successivi tanto da essere eletta a insigne e ancora nel Settecento, era più ricca di quella di S. Vittore di Varese. I canonici si portavano nei paesi della valle ad officiare in occasione dei santi patroni titolari delle varie cappelle; usanza che si perse con lo staccarsi delle singole parrocchie. Fra i numerosi episodi che ne hanno scandito la secolare esistenza, tre sono stati i più drammatici: 1513, il canonico Primo Bozio venne ucciso nel cimitero che attorniava la chiesa; XVII secolo un incendio colpì la chiesa bruciando soprattutto l’archivio; 1823 venne assassinato di notte il prevosto Ignazio Gelpi forse per rubare i soldi che aveva per pagare le nuove campane. L’ avvento di Napoleone coincise con la soppressione della Collegiata con decreto del 6 luglio 1798 e numerosi dei suoi beni furono venduti. Sarà successivamente ricostituita ma con solo tre preti. Nel 1911 è stata dichiarata ‘Monumento Nazionale’. E’ presente in parrocchia una comunità di suore guanelliane presso la casa Santa Maria Annunciata, casa per anziane. Nella parrocchia sorgono anche le chiese di Santa Maria a Cuveglio e San Gottardo e San Anna, San Rocco e San Antonio Abate. PAGINE A CURA DELLA COMUNITA’ PASTORALE a Parrocchia di Duno venne costituita con decreto l’8 dicembre 1944 e il primo parroco fu don Ernesto Tentori che fece il suo ingresso ufficiale in quello stesso giorno. Gli abitanti sono 164. La chiesa parrocchiale, costruita sul poggio che domina la Valcuvia, è dedicata ai Santi Giuliano e Basilissa. Di questa chiesa si iniziò ad avere notizie solo dal 1580 in seguito alla visita apostolica del Vescovo di Como G.F.Bonomi: faceva parte della Collegiata di San Lorenzo di Cuvio ed era in condizioni di assoluto dissesto. Una descrizione più dettagliata dell’edificio venne redatta dal convisitatore Settimo Ciceri, nel corso della visita pastorale del Vescovo Feliciano Ninguarda, nel 1592. La struttura ivi descritta può dirsi molto simile a quella attuale a testimonianza che l’edificio non ha subito sostanziali cambiamenti nel tempo. Nel 1769 si intervenne sul campanile per alzarlo di «sei braccia» al fine di diffondere su tutto il territorio il suono delle campane. Con l’arrivo di Don Carlo Cambiano nel 1899 furono costruiti una nuova sagrestia e il battistero, fu rifatto il tetto, si aggiunsero preziose decorazioni e fu realizzato l’impianto di luce elettrica. La chiesa fu più volte restaurata con interventi piuttosto approssimativi L’edificio in stile lombardo ha un impianto a croce latina. Ha tre altari in marmo: l’altare di sinistra dedicato a Maria Immacolata, quello di destra al Sacro Cuore. Sotto l’altare maggiore sono conservate in un’urna i simulacri dei santi Giuliano e Basilissa in cui sono inserite alcune loro reliquie traslate dal Duomo di Chieri nel 1947. L’edificio sacro, attualmente, è utilizzato per la festività di S. Giuliano, per la Messa delle ore 11 nei mesi di luglio e agosto e in occasione di funerali. La comunità è particolarmente devota alla Madonna di Loreto San Michele di Cavona L a chiesa parrocchiale di S. Michele di Cavona, è antichissima probabilmente medioevale. Mons. Volpi la cita nella sua visita del 1580 ordinandone alcune migliorie: “Si faccia il sterrato al battisterio, si faccia la soffitta alla chiesa, si depinga la facciata de rosso, si lucidi i calici” annotando come a officiare era investito “presbiter Angelo de Leone”. La chiesa di Cavona, venne eretta a parrocchia per il giorno di S. Martino del 1632 da Mons. Olgiati, dopo dieci anni di dispute coi prevosti di Canonica e l’ampliamento della chiesa stessa che aveva, allora come oggi, il cimitero davanti. Il giorno preciso ce lo indica Mons. Carafino nella sua seconda visita pastorale nel settembre 1635 quando, nell’elencare le festività del paese, annotava: “Elevata fuit ad Parochialem ecclesia Sancti Michaelis loci predicti Cavona anno 1632 die undecimo mensis Novembris”, essendo parroco Domenico Botta. Pochi anni dopo i cavonesi iniziarono la costruzione della Santa Casa che impegnò parecchi denari, trascurando S. Michele tanto che, nel 1643, Mons. Carafino dispose svariati lavori di restauro ordinando di rifare la casa parrocchiale, ‘poco meno che inhabitabile’. Ci volle però il Settecento perché questi lavori venissero intrapresi; furono imponenti e durarono più di tre decenni. Venne riedificata la facciata (sulla porta centrale vi è la data 1713), ampliata la canonica, costruite le cappelle di S. Antonio e dell’Immacolata, rifatto l’altar maggiore, realizzata la nuova sacrestia e dipinti svariati affreschi. All’inizio del Novecento, le volte furono abbellite dal ciclo di pitture opera del milanese G. Moroni raffiguarnti le sante Cecilia, Agnese, la Vergine e i quattro Evangelisti. LA SANTA CASA A Cavona la venerazione alla Madonna di Loreto fu portata dalla nobile famiglia Botta, nella prima metà del XVII sec. Secondo la tradizione popolare la famiglia, infierendo la peste nella plaga, (probabilmente quella descritta dal Manzoni che infestò dal 1629 al ’32) intraprese un pellegrinaggio a Loreto e al ritorno patrocinò tra i compaesani sopravvissuti al morbo, la costruzione di un oratorio che avesse le stesse forme della Santa Casa. La richiesta fu presentata al vescovo Lazzaro Carafino in visita pastorale nel 1635 il quale ne autorizzò la costruzione. L’8 agosto 1640 si cominciò la costruzione e il 30 agosto dell’anno dopo la Santa Casa sarà benedetta. Il maggior promotore fu Giovanni Antonio Botta il quale, passato a miglior vita nel 1665, verrà seppellito nella chiesa. Due sole altre sono le chiese nella diocesi dedicate alla Madonna di Loreto: a Tresivio (SO) e Lanzo d’Intelvi (CO). Nel 1944 furono effettuati lavori di restauro soprattutto alla facciata che venne sopralzata e ridipinta e il 10 dicembre, festa della Madonna Loreto, Mons. Macchi la elevò a Santuario. Nel 1992 fu restaurata la statua di legno riportata all’originale dopo che nell’Ottocento venne rivestita di gesso e ridipinta. E’ il santuario dove ogni terzo sabato del mese si svolge il pellegrinaggio vocazionale per i vicariati di Canonica, Cittiglio e Marchirolo. Visita pastorale Sabato, 25 febbraio 2012 15 Lungo le pendici della Valcuvia Ferrera di Varese L a denominazione Ferrera di Varese è stata adottata per distinguere il comune dalle omonime località Ferrera Erbognone (Pavia) e Ferrera di Caravagliana (Vercelli). Il paese dista 18 chilometri dal capoluogo di provincia, ed è situato lungo un declivio montano facente parte del sistema vallivo della Valcuvia che, partendo dal confine territoriale di Cunardo (a quota 458 mt), scende fino a raggiungere il fondovalle a quota 252 metri. Il centro storico si trova a 299 metri, su un terrazzo morenico. Il territorio è bagnato dal torrente Margorabbia, lungo tutto il confine nord-ovest, e parzialmente dal torrente Rancina, ad ovest, che è un affluente del primo. Le località principali, oltre al centro storico, sono: Rocca, Sassonia, Bertolino, Frasnetti, Ronco. Il toponimo è di origine latina e deriva da “ferrum”, con l’aggiunta di un suffisso estensivo; è comparso probabilmente solo in epoca tardo medioevale (secoli XIV-XV), in occasione dell’apertura di una o più officine artigianali, per la lavorazione del ferro, facilitata dalla vicinanza del fiume Margorabbia, le cui anse ed i cui sensibili dislivelli altimetrici erano adatti al convogliamento delle acque, per mezzo di condotte artificiali. Il Paese ha attualmente 690 abitanti di cui 55 stranieri. La chiesa parrocchiale è dedicata a S. Maria Maddalena. La parrocchiale è dedicata ai santi Ippolito e Cassiano La Chiesa, in stile barocco databile al primo quarto del XVIII secolo, è sorta sull’area di una chiesetta precedente del tutto scomparsa, citata nella visita pastorale del Niguarda (1592), e dipendente, in qualità di vicaria curata, da Masciago (1666). L’attuale chiesa fu eretta in parrocchia nel 1886 e fu consacrata il 14 agosto 1939 dal vescovo di Como Alessandro Macchi. Ha subito alcuni restauri, anche recentemente. Degno di nota l’Altar maggiore in stile barocco, con balaustre, in marmo variegato e databile alla seconda metà del secolo XVIII. Il suo ciborio originale, trasferito nel Battistero ( e sostituito in loco con uno di fattura più recente), ha subito alcuni riadattamenti facilmente riconoscibili. Il ricco prospetto con colonnine, alcune delle quali tortili, presenta un elaborato coronamento, le piccole nicchie laterali, sono ormai prive di statuette e la porticina è rivestita in rame sbalzato a figure simboliche. Il Santo patrono è Maria Assunta e viene festeggiata il 15 agosto con una processione del fercolo con la statua della Madonna custodito all’interno della chiesa portato ancora a spalla per le vie del paese. Nelle vicinanze merita un cenno la località Rocca, dove la tradizione vuole che esistesse una cappelletta, costruita con le pietre della torre diroccata e dedicata all’Assunta; demolita nel 1923, ha lasciato il posto all’attuale Monumento ai Caduti. Cassano, la chiesa e la gente. Il piccolo borgo attende il Vescovo I Carmelitani Scalzi La presenza dei Carmelitani Scalzi a Cassano Valcuvia inizia nel 1919, quando frate Zenone (Paolo Landini 1869-1934) apre un “ospizio del Carmelo” per bambini orfani della grande guerra, convincendo un benefattore di Mesero (Gaetano Borsani) a mettere a disposizione, per questo scopo, un ampio appezzamento di terreno con un fabbricato, presto trasformato e reso capace di accogliere una cinquantina di ragazzi e una decina di religiosi, in collaborazione con il convento di Monza, che agli orfani unisce i collegiali che si preparano alla vita religiosa. L’eremo si trova in via dei Crotti raggiungibile da una strada asfaltata. Attualmente è retto dal priore padre Attilio, coadiuvato da padre Mario e padre Giorgio. L e prime tracce documentarie di una presenza religiosa sono in un atto rogato nel 1255 contenuto nel “Obituario di Valcuvia”, dove compare tal “Frasca conversa ecclesie de Cassiano”. La presenza di una conversa attesta l’esistenza di una chiesa in Cassano, probabilmente già dipendente dalla Collegiata di Canonica. Nel 1592 durante una visita pastorale, monsignor Ninguarda parla della chiesa parrocchiale di San Cassiano posta sulla sommità del monte (l’attuale San Giuseppe) e, in paese, dell’oratorio dedicato alla Beata Vergine Maria il quale diventerà, in epoca successiva e una volta ampliato, l’attuale chiesa parrocchiale. Nel 1675 viene riconosciuta la parrocchia di Cassano, il primo parroco è don Guglielmo Marchesi di Sessa, paese del Canton Ticino, che allora era pure di competenza del vescovo di Como. La chiesa parrocchiale è dedicata ai Sant’Ippolito e Cassiano, patroni di Cassano. In posizione elevata rispetto al paese, raggiungibile attraverso un percorso composto di stazioni della Via Crucis, si trova l’Eremo di San Giuseppe. Antica chiesa parrocchiale: l’edificio presenta caratteri architettonici del Trecento e rimaneggiamenti più tardi, mentre all’interno vi sono affreschi dei secoli XVI e XVII. All’esterno, affreschi di Frediano Berti, che ricordano le vicende della vita di San Giuseppe. Lungo il perimetro del terreno circostante la chiesa, sono ben visibili le trincee della linea Cadorna. In marzo in paese viene festeggiato il Santo. In maggio del 1991, grazie alla volontà di don Giuseppe Morganti, allora parroco di Cassano, e di alcuni parrocchiani, venne posata la Madonnina, in marmo di Carrara, in località Sott Sass. E’ raggiungibile dal paese tramite un sentiero molto agibile, da quella posizione si domina gran parte della vallata. Rancio. Oltre all’abitato principale il Comune comprende anche la frazione di Cantevria La fede alle pendici del monte San Martino I l Comune di Rancio Valcuvia comprende due nuclei abitati: quello principale di Rancio, ai piedi del Sass Marée e quello della frazione di Cantevria, alle pendici del Monte San Martino. Gli abitanti sono 857 di cui 94 stranieri. Le prime tracce documentarie risalgono ad un atto datato 8 giugno 922. L’origine del nome Rancio, secondo alcuni studiosi, è da ricondurre alla parola “ransc”, cioè rancido, in riferimento all’umidità del terreno. La frazione Cantevria nasce un po’ più tardi e di fatto se ne parla dal 1140. Le più antiche attestazioni di presenze religiose in Rancio risalgono al XIII e XIV secolo: nel 1218 “Presbiter Gufredus de Rancio” compie una donazione in favore della chiesa di Canonica e, nel 1257, nell’ Obituario di Valcuvia, il registro dove sono segnate le donazioni alla collegiata di S. Lorenzo della pieve di Valcuvia, si trova la presenza di “Imelda conversa Sancti Martini de Ranzo”,che attesta l’esistenza di detta chiesa fin da quell’anno. Dagli atti, conservati nell’Archivio Segreto Vaticano, si ricava che a Rancio la vita religiosa era gestita da tal “Ottonellus cappellanus Sancti Martini castri Rancio” e si desume che Rancio potesse essere un paese fortificato. Presumibilmente al sacerdote era affidata la cura delle anime dell’alta Valcuvia. Sappiamo però che i canonici di Cuvio si recavano nelle parrocchie ad amministrare i sacramenti secondo necessità e che in uno o due giorni all’anno questa loro visita assumeva l’aspetto di una importante cerimonia religiosa detta “Stazione”. A Rancio questo avveniva il 20 gennaio festa del paese e il 26 ottobre festa della Dedicazione della chiesa parrocchiale. “Vice parrocchia” dal 1600, fu dichiarata parrocchia nel 1866 da Mons. Carsana. Dagli atti della visita pastorale di Mons. Ninguarda risulta che nel 1592 a Rancio esistevano quattro chiese: la Parrocchiale dei SS. Fabiano e Sebastiano, l’oratorio di S. Pietro a Cantevria, la cappella di San Materno e la chiesa di S. Francesco del Rossignolo. Soltanto le prime due si sono conservate fino ai nostri giorni, anche se hanno subito notevoli modiche nel corso dei secoli. La chiesa parrocchiale è dedicata ai SS. Fabiano e Sebastiano. E’ in stile lombardo (sec. XVI), a croce latina, con affreschi del Valtorta, restaurata nel 1804 e consacrata nel 1937. Tra il 1917 e il 1918 venne innalzato un nuovo campanile, molto più imponente e alto del precedente, il più alto della Valcuvia. Il vecchio campanile fu demolito solo nel 1953. Dalla fine degli anni ’60 e fino al 1986, la Parrocchia di Rancio è stata unita a quella di Masciago Primo; poi dal 1988 a quella di Ferrera, a cui nel 1995 si è aggiunta Cassano. Oltre alla festa patronale dei SS. Fabiano e Sebastiano, a Rancio si festeggia la Madonna del Rosario la terza domenica di ottobre. Tra le strutture di interesse artistico e religioso troviamo l’Oratorio di S. Pietro nella frazione Cantevria, la Cappellina dell’Addolorata, in località “Valzelera” ai confini con Brinzio, costruita nel XIX secolo, e alcune cappellette votive e immagini devozionali raffiguranti in particolare la Madonna di Caravaggio. 16 Sabato, 25 febbraio 2012 PastoraleDelLavoro aziende in crisi. Alla fine la solidarietà ha vinto ■ La Parola La comunità si interroga L’ A lla fine la solidarietà ha vinto. Si può così sintetizzare l’accordo raggiunto alla SISME tra dirigenza e le organizzazioni sindacali, che ha messo fine ad un lungo braccio di ferro tra azienda e lavoratori, teso ad evitare che la SISME trasferisse la sua produzione all’estero. L’accordo oltre che dare il via ai contratti di solidarietà ha ratificato il contributo di solidarietà una tantum dei lavoratori pari a 700 mila euro, stimolando così l’azienda ad investire quei 5 milioni di euro necessari per la ristrutturazione necessaria per avviare nuove e competitive Il lungo braccio di ferro tra azienda e lavoratori si è concluso positivamente, con buone prospettive di rilancio produzioni. La soluzione della vicenda SISME, che è stata ripresa anche da alcuni giornali nazionali, è sicuramente un buon insegnamento e un buon esempio in questo momento così difficile, data la crisi sempre in atto, sia per le aziende che per i lavoratori e le sue famiglie. Ma la solidarietà non si improvvisa, richiede forti motivazioni, conversioni d’animo e percorsi educativi. Non dobbiamo mai dimenticare la bellissima definizione di solidarietà che Giovanni Paolo II espresse nell’enciclica “Sollicitudo Rei Socialis”, essa Sisme di Olgiate: intesa raggiunta! fornisce le coordinate per un percorso adeguato ad un comportamento di vita solidale. Il Papa parla di interdipendenza “sentita come sistema determinante di relazioni nel mondo contemporaneo, nelle sue componenti economiche, culturali, politiche e religiose, e assunta come categoria morale. Quando l’interdipendenza viene così riconosciuta la correlativa risposta, come atteggiamento morale e sociale, come virtù, è la solidarietà” (n. 38). Questa constatazione porta Giovanni Paolo II a definire la solidarietà “determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno, perché tutti siamo veramente responsabili di tutti” (n. 38). La Pastorale sociale e del lavoro della nostra diocesi sta proponendo alle nostre parrocchie un percorso affinché i propri membri acquisiscano la virtù della solidarietà. L’obiettivo, oltre a quello di dar occasione ai membri della parrocchia di trovare uno spazio dove esternare e condividere le loro esperienze positive e di sofferenza circa il loro vivere il lavoro e la società, è quello di educare alla virtù della solidarietà. è da questa modalità di incontro che è poi possibile pensare ed elaborare progetti concreti capaci di risolvere le situazioni di impasse che si vengono a determinare in quegli ambienti lavoratori toccati dalla crisi economica senza lasciarsi prendere da rassegnazioni fatalistiche e da reazioni impulsive e inconcludenti. Ma la solidarietà passa anche attraverso la predisposizione di strumenti di sostegno alle persone e in modo particolare alle famiglie, che sfugga alla logica dell’assistenzialismo. Sono da pensare progetti e strumenti, e alcuni sono già in atto, utili ad elaborare strutture di welfare, che esprimano quella logica solidarietà intesa come senso di responsabilità che ognuno deve avere nei confronti dell’altro e del bene comune, di cui parla Giovanni Paolo II nella Sollicitudo Rei Socialis. Un’occasione per individuare forme di welfare sociale è sicuramente il seminario di studio dal tema: “verso un nuovo welfare locale e plurale: una risposta alla crisi dello stato sociale”, che si terrà sabato mattina 17 marzo presso la Camera di Commercio di Como a cui sono invitati non solo membri di associazioni, ma anche delle parrocchie, in modo particolare i gruppi familiari. dottrina sociale della chiesa Dentro la “Caritas in veritate” C « aritas in veritate » è principio intorno a cui ruota la dottrina sociale della Chiesa, un principio che prende forma operativa in criteri orientativi dell’azione morale. Ne desidero richiamare due in particolare, dettati in special modo dall’impegno per lo sviluppo in una società in via di globalizzazione: la giustizia e il bene comune. La giustizia anzitutto. Ogni società elabora un proprio sistema di giustizia. La carità eccede la giustizia, perché amare è donare, offrire del “mio” all’altro; ma non è mai senza la giustizia, la quale induce a dare all’altro ciò che è “suo”, ciò che gli spetta in ragione del suo essere e del suo operare. Non posso « donare » all’altro del mio, senza avergli dato in primo luogo ciò che gli compete secondo giustizia. Chi ama con carità gli altri è anzitutto giusto verso di loro. Non solo la giustizia non è estranea alla carità, non solo non è una via alternativa o parallela alla carità: la giustizia è « inseparabile dalla carità ». Bisogna poi tenere in grande considerazione il bene comune. Amare qualcuno è volere il suo bene e adoperarsi efficacemente per esso. Accanto al bene individuale, c’è un bene legato al vivere sociale delle lo anima, l’impegno per il bene comune ha persone: il bene comune. una valenza superiore a quella dell’impegno È il bene di quel “noi-tutti”, formato da soltanto secolare e politico. Come ogni individui, famiglie e gruppi intermedi impegno per la giustizia, esso s’inscrive in che si uniscono in comunità sociale. quella testimonianza della carità divina Non è un bene ricercato per se stesso, che, operando nel tempo, prepara l’eterno. ma per le persone che fanno parte della L’azione dell’uomo sulla terra, quando è comunità sociale e che solo in essa ispirata e sostenuta dalla carità, contribuisce possono realmente e più efficacemente all’edificazione di quella universale città di conseguire il loro bene. Volere il Dio verso cui avanza la storia della famiglia bene comune e adoperarsi per esso è umana. esigenza di giustizia e di carità. Si ama [La Chiesa] Ha però una missione di verità tanto più efficacemente il prossimo, da compiere, in ogni tempo ed evenienza, quanto più ci si adopera per un bene per una società a misura dell’uomo, della comune rispondente anche ai suoi sua dignità, della sua vocazione. Senza reali bisogni. Ogni cristiano è chiamato verità si cade in una visione empiristica e a questa carità, nel modo della sua scettica della vita, incapace di elevarsi sulla vocazione e secondo le sue possibilità d’incidenza nella pólis. Quando la carità prassi, perché non interessata a cogliere Alcuni spunti interessanti legati ai temi della giustizia e del bene comune. L’impegno per lo sviluppo in una società globalizzata i valori — talora nemmeno i significati — con cui giudicarla e orientarla. La fedeltà all’uomo esige la fedeltà alla verità che, sola, è garanzia di libertà (cfr Gv 8,32) e della possibilità di uno sviluppo umano integrale. Per questo la Chiesa la ricerca, l’annunzia instancabilmente e la riconosce ovunque essa si palesi. Questa missione di verità è per la Chiesa irrinunciabile. La sua dottrina sociale è momento singolare di questo annuncio: essa è servizio alla verità che libera. Aperta alla verità, da qualsiasi sapere provenga, la dottrina sociale della Chiesa l’accoglie, compone in unità i frammenti in cui spesso la ritrova, è la media nel vissuto sempre nuovo della società degli uomini e dei popoli. (Caritas in veritate, 6-7-9) aiuto verso chi ha bisogno non si deve fermare al soddisfacimento del bisogno immediato, con l’aiuto economico, pur estremamente necessario, ma deve andare al cuore delle persone; deve cioè risvegliare nelle comunità e in tutte le persone di buona volontà, un pensiero di “cristiana ribellione” verso un mondo dove l’emarginato diventa sempre più emarginato e il povero sempre più povero. Si tratta di riscoprire il calore della “vera” prossimità, quella che ci viene dalla Parola di Dio, sempre prodiga di situazioni da cui trarre insegnamento, stile e modelli di vita. Si tratta di recuperare in pieno quella “Ragione” che coniugata con la “Fede” si traduce per il cristiano in comportamenti quotidiani. L’elemento fondamentale che sta alla base di questo cammino quotidiano, capace di interpretare il rapporto di libertà e di misericordia dell’uomo con Dio è la fede: una fede evangelica, alimentata dalla Parola di Dio, fonte di ogni sapienza. Egualmente fondamentale è l’Eucaristia, dove, nella fede, facciamo memoria dell’amore di Gesù e della misericordia del Padre che diventa coinvolgimento indispensabile per chiedere e ricevere il dono dello Spirito per essere costanti nelle opere avendo come prospettiva e speranza l’abbraccio accogliente di Dio. Fede, Parola ed Eucaristia: sono le realtà fondamentali che se vissute in una comunità cristiana la spingono ad uscire e a contrastare “in prima linea” il pensiero relativista che la società moderna oggi ci propone, rendendoci prigionieri del nostro egoismo. Educando alla fede, alla speranza e alla carità, si alimenta uno spirito adulto di credente per l’evangelizzazione del mondo nella consapevolezza che il Signore è sempre presente in mezzo al suo popolo e nell’amore alla speranza per il mondo, senza paura nell’affrontare le difficoltà e le contraddizioni quotidiane sicuri che la vera prudenza è “cercare il Regno di Dio” con coraggio. Con questo desiderio, la Pastorale Sociale e del Lavoro diocesana, nell’ambito della proposta di pastorale sociale “Vivere la comunità” (www.diocesidicomo.it/pls/ como/v3_s2ew_consultazione. mostra_pagina?id_ pagina=30717 ), ha pensato di proporre per il tempo di Quaresima e per il tempo di Pasqua un breve commento al Vangelo domenicale dove si mette in evidenza un aspetto sociale collegato alla Parola su cui poter fare una riflessione possibilmente comunitaria. Tutto questo con lo scopo di offrire la possibilità di un confronto e di educare la persona a vedere nel prossimo non un competitore, ma un fratello da soccorrere nel bisogno, un fratello che ci aiuta nella nostra crescita, facendo, così, proprio il comandamento di Gesù. pagina a cura UFFICIO DIOCESANO PASTORALE SOCIALE E DEL LAVORO Como Cronaca Sabato, 25 febbraio 2012 17 Artsana. La gestione delle risorse umane dell’azienda in una tesi di laurea U n esempio virtuoso di azienda attenta alla persona, nella sua globalità. L’uomo visto non come mero ingranaggio di una catena di montaggio, ma membro di una famiglia allargata, espressione di bisogni, desideri, sogni. È la realtà di Chicco Artsana, azienda padronale comasca divenuta, negli anni, colosso di portata multinazionale. Un cammino compiuto senza annacquare nella complessità di una produttività crescente la qualità dei rapporti tipici di un’azienda di famiglia. Un percorso controcorrente fino a diventare oggetto di studio. “La Gestione delle Risorse Umane: Il Caso Chicco” è infatti anche il titolo di una tesi di laurea in Consulente del lavoro e delle relazioni industriali – Facoltà di Giurisprudenza, Università di Brescia, di Antonio Mastroberti, sindacalista della Cisl di Como che in Chicco ha trovato un modello di gestione all’avanguardia, in grado di coniugare magistralmente competitività, sviluppo e gestione delle risorse umane. “Artasana – scrive Mastroberti introducendo il suo lavoro – ha sempre avuto grande attenzione all’ambiente di lavoro, attuando politiche aziendali finalizzate alla salvaguardia delle condizioni psicofisiche dei propri collaboratori. Grande attenzione è stata riservata ai servizi quali la mensa, il trasporto e ultimamente l’asilo nido aziendale. Le politiche aziendali nei confronti dei propri collaboratori hanno sempre cercato di trovare soluzioni per la conciliazione tra il lavoro e la vita extra lavorativa, sia attraverso gli orari che attraverso la collocazione in mansioni più idonee. Ancora oggi l’azienda privilegia i rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato, piuttosto che i rapporti di lavoro precari…” In riferimento alla politica aziendale di gestione delle risorse umane fino al 1970 non risulta traccia, sulla base dello studio effettuato, di accordi sottoscritti tra le parti. Ciò lascia supporre che tale politica fosse prevalentemente di carattere informale e riguardasse soprattutto l’aspetto contabileamministrativo. “In quegli anni – scrive Mastroberti - la Il “caso” Chicco Un esempio virtuoso di realtà produttiva attenta alla persona, nella sua globalità gestione delle risorse umane fa direttamente riferimento al suo fondatore ed ai suoi più stretti collaboratori, che spesso sono persone di famiglia. La proprietà tende ad avere un rapporto diretto con tutti i dipendenti”. A decretare la particolarità e la qualità dei rapporti in azienda è la presenza del suo fondatore, dalla forte personalità. Fino agli anni ’70 la modalità di gestione delle risorse umane si sviluppa secondo due percorsi: il primo, a carattere economico, è realizzato attraverso l’erogazione di incentivi a discrezione dell’azienda; il secondo di natura professionale, con promozioni e buoni spazi di crescita in carriera. Già in quegli anni Artsana comincia ad essere riconosciuta sul territorio come garanzia del posto di lavoro e ciò costituisce una forte attrattiva per il personale. Iniziano, inoltre, ad essere erogati anche alcuni servizi molto apprezzati come la mensa ed il trasporto. Dopo il 1970, con l’approvazione dello Statuto dei Lavoratori, si costituisce in azienda il primo consiglio di fabbrica e quindi prendono il via, in maniera strutturata, le relazioni industriali e la contrattazione. Ciò richiederà ad Artsana un tempo fisiologico di assestamento nell’assecondare il passaggio da una gestione diretta del personale ad una mediata attraverso delle rappresentanze sindacali. Fin dai primi accordi si riscontra nell’azienda una grande attenzione all’organizzazione del lavoro, alla tutela della salute e dell’ambiente di lavoro. Molto interessante appare, a fine anni ’70, anche la costituzione di un consultorio familiare, particolarmente attento al tutelare la gravidanza delle Dalla “Caritas in veritate” 3 6. La Chiesa ritiene da sempre che l’agire economico non sia da considerare antisociale. Il mercato non è, e non deve perciò diventare, di per sé il luogo della sopraffazione del forte sul debole. La società non deve proteggersi dal mercato, come se lo sviluppo di quest’ultimo comportasse ipso facto causa ma l’uomo, la sua coscienla morte dei rapporti autenticamente za morale e la sua responsabilità umani. È certamente vero che il mer- personale e sociale. cato può essere orientato in modo ne- La dottrina sociale della Chiesa gativo, non perché sia questa la sua na- ritiene che possano essere vissuti tura, ma perché una certa ideologia lo rapporti autenticamente umani, può indirizzare in tal senso. Non va di- di amicizia e di socialità, di somenticato che il mercato non esiste allo lidarietà e di reciprocità, anche stato puro. Esso trae forma dalle con- all’interno dell’attività economifigurazioni culturali che lo specificano ca e non soltanto fuori di essa o « e lo orientano. Infatti, l’economia e la dopo » di essa. La sfera economifinanza, in quanto strumenti, possono ca non è né eticamente neutrale esser mal utilizzati quando chi li gesti- né di sua natura disumana e ansce ha solo riferimenti egoistici. Così si tisociale. Essa appartiene all’attipuò riuscire a trasformare strumenti di vità dell’uomo e, proprio perché per sé buoni in strumenti dannosi. Ma umana, deve essere strutturata è la ragione oscurata dell’uomo a pro- e istituzionalizzata eticamente. durre queste conseguenze, non lo stru- 37. Occorre che nel mercato si mento di per sé stesso. Perciò non è lo aprano spazi per attività econostrumento a dover essere chiamato in miche realizzate da soggetti che liberamente scelgono di informare il proprio agire a principi diversi da quelli del puro profitto, senza per ciò stesso rinunciare a produrre valore economico. 40. Si sta dilatando la consapevolezza circa la necessità di una più ampia “responsabilità sociale” dell’impresa… si va sempre più diffondendo il convincimento in base al quale la gestione dell’impresa non può tenere conto degli interessi dei soli proprietari della stessa, ma deve anche farsi carico di tutte le altre categorie di soggetti che contribuiscono alla vita dell’impresa: i lavoratori, i clienti, i fornitori dei vari fattori di produzione, la comunità di riferimento. dipendenti (essendo un’azienda prevalentemente femminile) e a dare informazioni sull’uso della contraccezione per una maternità-paternità responsabile. All’interno della contrattazione si sviluppa inoltre, nel tempo, una maggiore fiducia nei confronti delle rappresentanze sindacali, confermata dalla sempre minore reticenza a fornire informazioni. Tra le voci da segnalare negli accordi stipulati dal 1971 vale la pena citare: il salario, la sosta giornaliera, l’organizzazione del lavoro, la tutela della salute, la non obbligatorietà del lavoro straordinario e l’introduzione di un limite alla sua applicazione, il diritto allo studio, il servizio mensa e la sua funzione sociale, la nascita del consultorio familiare, l’introduzione del part-time, l’intesa su un premio di presenza giornaliero. La politica di gestione delle risorse umane compie un salto di qualità nel 1997 con l’assunzione di un nuovo direttore generale del personale. Ed ecco che risorse umane iniziano ad rientrare, sempre di più, nel processo strategico del business aziendale, assumendo un ruolo ed una centralità sempre più importanti. Si incominciano a delineare, anche nella contrattazione aziendale, forme di incentivazione che prevedono un maggiore coinvolgimento dei lavoratori. Prende corpo un cammino di trasformazione che, da azienda padronale a struttura piramidale, si trasforma in azienda a rete con gestione manageriale. È la prosecuzione di un cammino che aggiunge nuovi tasselli di equilibrio al sistema: flessibilità di orario, l’apertura di un asilo nido aziendale. Da segnalare, nel 1998, anche la sottoscrizione di un codice di condotta che impegna i fornitori di Artsana al rispetto dei diritti dei lavoratori presso di essi impiegati (no al lavoro minorile, no al lavoro forzato, rispetto dei salari minimi, garantito il diritto alla salute, non a forme di discriminazione), libertà di associazione sindacale… Un ulteriore esempio di saggezza e lungimiranza. “L’insegnamento che mi sento di trarre da questo lavoro – conclude Mastroberti – è che il modello di gestione delle risorse umane di Artsana può costituire un utile esempio per il successo delle aziende. Oggi, sempre di più, per le aziende è indispensabile trovare le persone giuste e metterne nelle condizioni di dare il meglio. È importante, per le aziende, costruire attorno ai lavoratori degli ambienti di lavoro stimolanti. Bisogna che la aziende rendano i lavoratori partecipi delle loro strategie. Le aziende devono motivare i lavoratori, sia dal punto di vista economico, premiandoli al raggiungimento degli obiettivi, sia facendoli crescere professionalmente, offrendogli opportunità di carriera. È indispensabile trasmettere valori e strategie chiare e il più possibile condivise… Se dietro al successo delle aziende ci sono sempre dei lavoratori, una buona gestione delle risorse umane può contribuire a realizzare questo successo”. Un modello esportabile di partecipazione e di positive relazioni tra sindacato e azienda forse in grado, se ben applicato, di dare buoni frutti anche altrove. MARCO GATTI Artsana: la storia A rtsana nasce nel 1946 come azienda commerciale specializzata nella venipuntura e nella medicazione in un piccolo ufficio sulle rive del lago di Como, per iniziativa di Piero Catelli. In pochi anni diventa leader della distribuzione. Nel 1958 nasce il marchio Chicco che diventa sinonimo di puericultura nelle famiglie italiane. A partire dagli anni 70 inizia l’apertura delle filiali europee. Tra le tappe dell’espansione internazionale va ricordata, nel 1994, l’apertura della filiale di Hong Kong che dà vita alla crescita nei nuovi mercati in Oriente, dove oggi il Gruppo vanta una presenza consolidata. Nel 1996 entra nel Gruppo la catena Prenatal. Tra il 2000 e il 2002 Artsana prosegue l’allargamento nei mercati stranieri con l’apertura nelle filiali in Turchia e Usa. Nel 2008 entra a far parte della famiglia Artsana “The Boppy Company” leader, nel mercato statunitense, dei cuscini per allattamento, con sede in Colorado. Artsana Group ha il suo quartier generale a Grandate. I dipendenti sono oltre 7 mila divisi in 21 filiali, 14 in Europa, attive in tutto il mondo, otto sono le unità produttive presenti sul territorio dell’Unione Europea. Il gruppo commercializza i suoi marchi in oltre 120 Paesi, mentre i punti vendita Chicco e Prenatal sono oltre 700. Nonostante la crisi in corso Artsana Group ha dimostrato di reggere bene ai contraccolpi del mercato. Il fatturato consolidato nel 2008 era di 1437 milioni di euro, nel 2009 è cresciuto a 1443, nel 2010 a 1467. Trend positivo confermato anche nel corso del 2011. Como Cronaca 18 Sabato, 25 febbraio 2012 è nel Triangolo Lariano la grotta più lunga d’Italia: 58 chilometri! Complesso del Nosè – Foto di gruppo in Sala della Trincea dopo l’avvenuta giunzione (foto A. Maconi) Un’eccezionale scoperta che permette di compiere un importante passo avanti nella conoscenza delle meraviglie del nostro territorio U n’eccezionale scoperta che permette stesso: la frana ci faceva davvero Complesso del Nosè – Ingresso di fare un importante passo avanti paura ed i massi erano in equilibrio della grotta Tacchi (foto L. Aimar) nella conoscenza delle meraviglie precario, ma i rumori dell’altra del nostro territorio. Sabato 11 squadra ci spronavano ad osare febbraio, superando alcuni passaggi sempre di più. Eravamo pronti ad parzialmente occlusi da una frana, la aprirci la via della giunzione con determinazione e l’entusiasmo di un gruppo qualsiasi mezzo, siamo stati presi di speleologi hanno permesso di realizzare da un delirio ed una esaltazione la congiunzione tra il complesso di grotte che non si possono descrivere. Fornitori-Stoppani e il complesso TacchiPioveva a dirotto, eravamo fradici Zelbio-Bianchen. Si è individuato così un e sporchi di fango. Ad un tratto unico complesso che, con i suoi 58 chilometri si è sfiorata anche la tragedia di sviluppo, rappresenta attualmente il quando un macigno è precipitato sistema di grotte sotterranee carsiche più e ha rischiato di maciullare la esteso dell’intero territorio nazionale. Del gamba di un nostro amico, che “carsismo profondo” ne avevamo già parlato però è riuscito a spostarsi e a il mese scorso con gli speleologi dello Speleo rimediare solo una gran botta. In Club CAI Erba, che ci avevano spiegato come due ore circa di lavoro massacrante questa auspicata congiunzione sarebbe stata abbiamo scavato un passaggio una bellissima scoperta, cercata e preparata attraverso la frana, rimuovendo da lungo tempo. L’esplorazione del sistema massi e detriti. Uno per volta siamo carsico del Pian del Tivano-valle del Nosê ha passati dalla strettoia finale e siamo preso infatti avvio negli anni ’30 del secolo sbucati nella grande Sala della scorso, e negli ultimi decenni una serie di Trincea del complesso Tacchi. Superando alcuni eccezionali scoperte ha fornito un quadro Giunzione effettuata! Abbracciamo i compagni, passaggi difficoltosi sempre più preciso della sua eccezionalità. Ma urliamo con gli ultimi sprazzi di voce rimasti, è stato possibile sentiamo dal racconto di una dei protagonisti, facciamo foto e ci raccontiamo a vicenda le Luana Aimar, l’emozionante avventura: «Nella nostre esperienze. A noi tutto questo sembra far realizzare la mattinata di sabato, una squadra di otto già parte di un sogno». L’eccezionale risultato congiunzione tra il speleologi ha superato con grande lavoro il premia l’intero movimento speleologico complesso di grotte sifone Tipperary nel complesso Tacchi-Zelbio lombardo, protagonista negli ultimi anni di (normalmente allagato, ma in questo periodo notevoli esplorazioni all’interno di diverse Fornitori-Stoppani e di siccità e di freddo intenso parzialmente aree carsiche regionali. A questa avventura il compesso Tacchipraticabile), per recarsi nella Sala della Trincea. hanno infatti partecipato soci dello Speleo Zelbio-Bianchen. Contemporaneamente un’altra squadra di sei club CAI Erba, dell’Associazione speleologica speleologi, tra cui io, è entrata nel complesso comasca, del Gruppo Grotte Milano, della Ne risulta il sistema Stoppani raggiungendo con un percorso di circa di grotte carsiche Società escursionistica milanese (SEM), del cinque ore la frana terminale del ramo della Gruppo speleologico bergamasco “Le Nottole”, attualmente più esteso del Gruppo Grotte Busto Arsizio. Ma non è “Supposta Giunzione”. Poco prima dell’orario convenuto, alle 17 le due squadre erano già sul finita qui, perché questo complesso sotterraneo d’Italia. posto, ai due lati della frana, ed è stato possibile potrebbe riservare ulteriori sorprese, udirci a vicenda, seppur debolmente, attraverso estendendosi fin sotto il Monte San Primo, in i detriti che ci separavano. Abbiamo cominciato una zona poco conosciuta ed esplorata. Ed è di Silvia Fasana uno scavo frenetico e pericoloso al tempo questo il prossimo obiettivo degli speleologi… Il confine orientale Foibe: un tabù storiografico? NE CASIO IN OC GIORNO L DE ICORDO DEL R 012 2 Incontro con Roberto Spazzali Istituto regionale per la Storia del Movimento di Liberazione del Friuli Venezia Giulia, Trieste lunedì 27 febbraio 2012 ore 20.45 Cascina Massée Albate, Como ISTITUTO DI STORIA CONTEMPORANEA PIER AMATO PERRETTA CIRCOLO LIBERO FUMAGALLI ✎ Il sistema Il sistema carsico del Pian del Tivanovalle del Nosê si apre in una formazione rocciosa denominata Calcare di Moltrasio, risalente al periodo Giurassico dell’Era Mesozoica (o Secondaria). Le grotte, però, non sono così antiche: come la maggior parte delle cavità carsiche delle Prealpi Lombarde, hanno cominciato a formarsi circa 20 milioni di anni fa, quando il paesaggio, completamente diverso dall’attuale, era un grande altopiano carsico coperto da una fitta foresta pluviale tropicale. La lenta azione di dissoluzione dell’acqua (resa acida dall’anidride carbonica disciolta) sulle rocce calcaree ha creato nel corso dei milioni di anni i sistemi di gallerie sotterranee che adesso stiamo esplorando. La lunga storia geologica ha visto, tra le ultime tappe, l’arrivo a più riprese del grande ghiacciaio dell’Adda, che ha coperto una parte del Pian del Tivano, formando un lago e portando all’interno delle cavità sotterranee una grande quantità di materiale. Questi depositi, in gran parte costituiti da fango, sono uno dei principali ostacoli alle esplorazioni ma, insieme alle morfologie dei vuoti sotterranei, permettono di ricostruire la lunghissima storia di queste cavità, che costituiscono un archivio di dati geologici di valore inestimabile. Spiega Paola Tognini, speleologa e geologa: «Il compito degli speleologi non è solo quello di esplorare queste cavità, ma anche di documentarle e studiarle, soprattutto in funzione del bene più prezioso e vulnerabile che queste grotte contengono: le acque sotterranee». Albate Mostra Foibe: un tabù storiografico? Da Como a Kalongo, sulle orme di padre Ambrosoli L’ Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” di Como e il Circolo “Libero Fumagalli” propongono, per lunedì 27 febbraio, alle ore 20.45 presso la Cascina Masée di Albate, a Como, in occasione del Giorno del ricordo 2012, un incontro sul tema: “Foibe: un tabù storiografico?”, con la presenza di Roberto Spazzali, dell’Istituto regionale per la Storia del Movimento di Liberazione del Friuli Venezia Giulia, Trieste. Sempre l’Istituto “Perretta” invita alla presentazione del progetto: “Voci, volti e memorie. Testimoni del Comasco fra il 1943 e il dopoguerra”. Il progetto, sviluppato nel corso del 2011, ha comportato la raccolta di 20 videotestimonianze in ordine ai temi: Resistenza, occupazione tedesca, Rsi, deportazione, espatri in Svizzera, bombardamenti e sfollamenti, vita civile. La presentazione è prevista per venerdì 24 febbraio alle ore 15.30 presso la sala dell’Unione Industriali, via Raimondi, 1 a Como. Sequenze delle interviste sono consultabili sui siti: www.schiavidihitler. it e www.isc-como.org. I carsico n occasione del venticinquesimo dalla morte di padre Giuseppe Ambrosoli (Lira, Uganda 27 marzo 1987), la “Fondazione Dr. Ambrosoli Memorial Hospital” organizza a Como, presso il Palazzo del Broletto, dal 4 al 31 marzo (orari: martedì - venerdì ore 14 – 18, sabato e domenica ore 9.30-12.30/ 14.00–18. Lunedì chiuso) la mostra fotografica dal titolo “Da Como a Kalongo: sulle Orme di padre Giuseppe Ambrosoli” con l’obiettivo di far conoscere alla città e al territorio comasco, sua terra d’origine, la straordinaria testimonianza di vita e l’opera di questo medico e missionario comboniano, di cui è in corso la causa di beatificazione, divulgandone l’eredità e il carisma che ha lasciato a tutti noi. L’ingresso alla mostra è gratuito con libero contributo a favore della Fondazione e dell’Ospedale. Padre Giuseppe, ha operato in Uganda dal 1957 al 1987. Il “Medico della Carità”, soprannome con il quale era conosciuto, viene ricordato oggi quale figura di spicco per le alte qualità spirituali e morali unite ad uno spiccato spirito imprenditoriale, che lo legano a doppio filo alla tradizione e alla sua terra comasca. La mostra suddivisa in 5 aree tematiche precedute da pannelli descrittivi e pannelli di foto e testimonianze. Como Cronaca Sabato, 25 febbraio 2012 19 Isola che c’è. Alcuni percorsi di educazione ad un consumo consapevole R “ isparmio e qualità? Si può fare!”é un percorso interessante di educazione al consumo consapevole quello organizzato dall’associazione “L’Isola che c’è”, la rete comasca di economia solidale. Una proposta su più fronti per restituire al cittadino-consumatore consapevolezza e capacità critica perduti. “La difficoltà della crisi economica spiegano gli operatori de “L’Isola che c’è” esasperano l’attenzione al prezzo dei prodotti, anche a danno della qualità e della sicurezza di ciò che consumiamo. Il rapporto Coop 2011 evidenzia come il 53% degli italiani utilizzi, come strategia di risparmio, quella di passare a prodotti di largo consumo più a buon mercato...” Prodotti ai quali corrisponde, in genere, una minore qualità. «Questo dato spiega Marco Servettini, già presidente de “L’Isola che c’è” - rende evidente quanto sia necessario, oggi, introdurre forme adeguate di educazione del consumatore ad un consumo che punti sulla qualità dei prodotti e sugli effettivi bisogni che questi devono soddisfare. Chi è attento ai consumi, chi ne conosce la qualità, chi esercita il suo potere con intelligenza difficilmente si indebita per l’acquisto di un televisore o di un altro bene non di prima necessità. La crisi che stiamo vivendo rischia di innescare un meccanismo di contrazione all’acquisto di bene essenziali, con l’orientamento su prodotti di qualità inferiore. Da qui la decisione di proporre, d’intesa con la Camera di Commercio, il progetto “Educare al consumo consapevole”. Risparmio e qualità? Si può fare! Una serie di incontri di informazione ed educazione rivolti alle scuole, ai cittadini, a chiunque sia interessato, allo scopo di approfondire la conoscenza degli strumenti di garanzia e tutela dei consumatori. Tutto ciò perché i cittadini possano attuare scelte di consumo il più possibile consapevoli e per stimolare una riflessione sul bilancio familiare e sull’uso del denaro». Tre i filoni proposti all’interno di questo percorso: il primo, dal titolo “Qualità e sicurezza?... Si può fare!” prevede una serie di incontri con esperti per imparare a scegliere prodotti per l’infanzia, alimentari e tessili, di qualità e sicuri. Primo appuntamento il 26 febbraio, a Villa Olmo, dalle 15 alle 18, con il convegno “Non solo giocattoli”. Le altre date del percorso saranno, per il ciclo, “Qualità e sicurezza a tavola”: il 6 marzo (“Occhio alle etichette”), il 20 marzo (“Certificazioni: mi fido?), alle 20.30 presso l’Enaip di Como, in via Dante 127. Per il ciclo: “Qualità e sicurezza nel vestire” 3 aprile (“La qualità dei tessuti”), 17 aprile (“Chi ci garantisce”?), sempre presso l’Enaip, ore 20.30, e il 5 maggio (“Filiere sostenibili: si deve!”), 10-13, presso CNA, viale Innocenzo XI, 70. Il secondo percorso ha per titolo: “Più ricchi con meno denaro... Si può fare!” Previsti laboratori sul denaro (10 marzo a Fino Mornasco, Ottagono e 14 aprile a Grandate, in Bustigo 2, entrambi dalle 14 alle 19) e sul bilancio familiare con tre incontri a Grandate, dalle 20.45 alle 22.45, il 12 aprile (“Fare i conti della serva”, presso Bustigo 2), il 19 aprile e il 26 aprile (“Fare insieme un bilancio familiare” e “Fare il passo secondo la gamba” presso il Salone Coop. di Consumo IV Novembre). Tutti gli incontri sono gratuiti: per iscrizioni e informazioni: 031-4451154 o 331-6336995, formazionelisolachece.org. Il terzo percorso riguarda una proposta formativa nelle scuole rivolta all’ultimo triennio delle primarie e alle secondarie di primo grado per educare i più giovani a scelte consapevoli di consumo, alla riflessione sul significato del denaro. Percorso già svoltosi a Vercana e in procinto di partire presso le primarie di Tavernola e a Como, in via Perti. «Reputo si tratti di una proposta di grande interesse - il commento dell’assessore comunale alle Politiche Educative Anna Veronelli -. Personalmente vivo con grande fatica il bombardamento al quale siamo quotidianamente sottoposti in termini di consumi, come se non vivessimo che per consumare... Credo che su questo tema ci sia bisogno di grande consapevolezza per imparare a liberarsi da una schiavitù del consumo a tutti i costi. Ottima l’idea di coinvolgere le scuole per offrire ai nostri giovani la possibilità di maturare un adeguato senso critico rispetto al mondo che li circonda». (m.ga.) Como Cronaca 20 Sabato, 25 febbraio 2012 L’incontro di Rebbio. Ricchi gli interventi. Unico neo: l’assenza di contraddittorio N “ on lasciamoci ispirare dalla paura. I migranti non sono un pericolo, ma degli uomini con la nostra stessa dignità. Esigiamo senz’altro il rispetto delle nostre regole di convivenza, ma allo stesso tempo superiamo il rischio di contrapposizione, accettiamo le diversità, rispettiamone la cultura e la religione, accogliamo quelli della nostra fede, favoriamo l’associazionismo, valorizziamo l’apporto, prendiamo per primi l’iniziativa e il dialogo.” Le parole di don Di Liegro, fondatore della Caritas della Diocesi di Roma, riassumono bene gli interventi che si sono susseguiti alla Circoscrizione 3 di Camerlata nell’ambito del dibattito “Immigrazione: quali prospettive?” L’incontro, deliberato a maggioranza dal Consiglio di Circoscrizione (con i voti contrari della Lega), previsto per il 12 dicembre scorso, poi bloccato dal Consiglio di Presidenza della Circoscrizione (Lega e Pdl) “per gravi difformità organizzative” si è svolto il 15 febbraio, con la partecipazione di Corrado Conforto Galli, capo gabinetto della Prefettura, Roberto Bernasconi, direttore della Caritas Diocesana, Luciana Spalla, responsabile CRI per i profughi del Mini Hotel Baradello, Luigi Capiaghi e Luciana Carnevale, l’uno responsabile e l’altra operatrice del Centro di Accoglienza di Prestino. Conforto Galli ha ripercorso le tappe più significative dell’emergenza profughi dall’arrivo dei primi tunisini a quello di “miriadi di persone deportate dalla Libia sul territorio italiano”. Ha ricordato come i profughi siano stati distribuiti su tutto il territorio nazionale sulla base della popolazione residente e come quelli arrivati nella nostra provincia non abbiano dato alcun tipo di problema, contrariamente a quanto accaduto in province contigue, questo anche grazie “ad un lavoro comune tra Prefettura, Comuni, ACLI, Caritas, CRI e parrocchie”. Sono stati, così, gestiti, nella fase più critica, su tutto il territorio provinciale, 195 richiedenti. Il capo gabinetto della Prefettura ha, inoltre, sottolineato, con grande chiarezza, che i profughi sono Immigrazione: quali prospettive? Dall’emergenza all’accoglienza. Il richiamo ad un doveroso senso di umanità e rispetto, senza paura stati accolti presso le strutture alberghiere, solo in mancanza di altre alternative. La fase dell’emergenza profughi si chiuderà il 31 gennaio 2012, nel frattempo sono state avviate le pratiche per il riconoscimento dello stato di rifugiato politico. Degli 86 profughi dalla Libia (su 176 presenti in provincia), che hanno già sostenuto il colloquio presso la Commissione regionale per il riconoscimento di tale status, 37 hanno vista accolta la loro domanda e 53 non accolta, a questi ultimi viene, comunque, garantita l’accoglienza fino a fine anno. Roberto Bernasconi ha ulteriormente sviluppato il tema dell’accoglienza, ricordando che questa non è “solo dei profughi, ma è anche di tanti immigrati di varie nazionalità che sul nostro territorio abitano e lavorano”. Ha, poi, affermato che” dobbiamo convincerci che siamo nel mondo e che il mondo sta cambiando: Ogni anno 200 milioni di persone lasciano il proprio paese e il proprio continente per i motivi più disparati (ricerca di lavoro e di dignità), perché sfuggono a guerre, persecuzioni razziali o a carestie. In Italia si stimano 4 milioni e 900 mila persone di 198 nazionalità diverse. E questo cambiamento, nel nostro paese, investe la famiglia: abbiamo un milione di ricongiungimenti familiari, 250.000 matrimoni misti, 400.000 coppie miste, 25.000 in più dell’ultimo anno. Il cambiamento riguarda il mondo del lavoro indipendente, ma anche imprenditoriale, e il mondo della scuola” e, con forza, ha ribadito che “è anacronistico l’atteggiamento di presunzione di chi vuole chiudersi nel suo castello e isolarsi dal mondo.” Il direttore della Caritas ha lanciato l’invito a “ragionare su una nuova cultura dei diritti e, per riconoscere i diritti di tutti, dobbiamo buttarci alle spalle le nostre paure, incamminandoci sulla strada del riconoscimento e della democrazia per tutti.” Concludendo il suo intervento, ha richiamato l’attenzione sul compito della politica: “Perché questa civile convivenza possa diventare realtà, anche nel nostro quartiere e nella nostra città, si deve avere il coraggio di vivere una nuova stagione politica, non gridata o vissuta su sensazioni o particolarismi.” E ha auspicato “una politica che crei reazioni, che abbia attenzione preferenziale per gli ultimi di qualunque razza o condizione siano, che sappia non solo dare prestazioni fondamentali – scuola, salute, casa - , ma che sappia accompagnare chi è in difficoltà con un cammino continuativo, Ciclo di film in ricordo di don Giorgio Quaglia A Rebbio: “Confesso che ho vissuto” L e parrocchie S. Martino di Rebbio, S. Stefano di Fino Mornasco e S. Bartolomeo di Como propongono “Confesso che ho vissuto”, in ricordo di don Giorgio Quaglia, quattro film sull’accoglienza, accompagnati dalle testimonianze di chi segue, ogni giorno, le orme dei beati guanelliani e scalabriniani, in programma nei quattro giovedì di quaresima presso il Cineatetro Nuovo di Rebbio, in via Lissi 1, alle ore 21. La programmazione prevede: giovedì 1° marzo: “The Tree of life”, con l’associazione “Mares”; giovedì 8 marzo: “Illegal”, con Roberto Acerbis dell’associazione “Incroci”; giovedì 15 marzo: “Terraferma”, con Giorgio Bezzecchi dell’ “Opera nomadi”; giovedì 22 marzo: “Il villaggio di cartone”, con don Christian Bricola, parrocchia di S. Bartolomeo. Entrata con tessera di “Oltrelosguardo”, 3 euro. una politica che valorizzi le associazioni di volontariato, non lasciandole sole nel loro cammino di accompagnamento, una politica che abbia la capacità di creare modelli di incontri che permettano a tutti di vivere una cittadinanza attiva e responsabile.” “Il centro di accoglienza di Prestino – ha esordito Luigi Capiaghi – sembra essere diventato una fonte di criminalità. Così non è.” Nel centro sono accolte 43 persone dalla Libia, 25 richiedenti asilo e 25 minori non accompagnati. “Solidarietà e sicurezza caratterizzano la struttura, dove insieme agli operatori della cooperativa sociale che lo gestisce, sono presenti altre figure di riferimento, quali un mediatore linguistico, insegnanti e un medico”. Capiaghi ha sottolineato come ai profughi non manchi nulla dal punto di vista materiale. “A loro manca il parlare con qualcuno.” Da qui l’invito a passare per scambiare quattro chiacchiere con gli immigrati. Da parte dei relatori, un vivo ringraziamento a Franca Gualdoni, responsabile dei servizi sociali e delle politiche educative del Comune di Como, attenta e attiva nella gestione dell’emergenza. Tra il pubblico, peraltro non numeroso, don Giusto Della Valle, parroco di Rebbio, in prima fila nell’accoglienza dei profughi, ha richiamato la necessità di usare bene i soldi che lo Stato mette a disposizione per ciascun profugo, nella prospettiva dell’accoglienza come proposta educativa, a conferma del fatto che gli immigrati non solo non sono un problema per il quartiere, ma costituiscono anche l’opportunità di allargare il proprio orizzonte culturale. “Con la Caritas - ha aggiunto il parroco di Rebbio - si sta anche pensando di accantonare dei fondi per il futuro di questa gente, per il loro bene e per aprir loro nuove prospettive”. Presenti anche Beatrice e Zulficar, che in italiano, quello imparato a Rebbio durante i corsi che coinvolgono una ventina di insegnanti, hanno espresso la loro gratitudine per l’accoglienza ricevuta. Certo, per usare le parole di don Giusto, “una serata strana”, quella di mercoledì 15 febbraio. Senza contraddittorio... Per chi era presente, grazie anche alla puntualità dei relatori, un momento forte di presa di coscienza del problema e della mentalità nuova con cui affrontarlo. antonella sala ■ Rebbio “Locked in limbo” di Comboniani “Locked in limbo - chiusi nel limbo”. È questo il titolo del documentario che verrà presentato, venerdì 24 febbraio, alle 21, nella casa dei Padri Comboniani di Rebbio a Como. Il video, ambientato tra Cipro, Malta e Ceuta, racconta le storie di migranti, in viaggio verso l’Europa. Tre “non luoghi” dove l’Europa ha deciso di incatenare chi fugge dall’Africa, dal Medio Oriente o dall’Asia. Destini di giovani migranti, che spesso restano congelati per anni in attesa di una risposta. Il film rappresenta l’ultima tappa del percorso sul tema delle migrazioni, promosso dall’ “Equipe mondo” del Centro Missionario Diocesano e dai Missionari comboniani. Alla proiezione sarà presente l’autore padre Fabrizio Colombo. Como Cronaca Sabato, 25 febbraio 2012 21 La cessione dalla Provincia Università: gli spazi di via Valleggio C Ufficializzato il passaggio omo e università, si rinsaldano i vincoli e riparte gratuito a Insubria e il percorso comune. A Politecnico di 28.000 metri conclusione di un lungo quadrati, unitamente agli iter burocratico avviato nel lontano 1993, e che dovrebbe giungere edifici esistenti ed a quelli Leonardo Carioni - in una città dove in prossimità del traguardo a la costruzione della Pedemontana in corso di realizzazione primavera inoltrata, il 20 febbraio ha richiesto quarant’anni e la si è finalmente sottoscritto, nei vicenda del vecchio ospedale merita locali dell’Amministrazione provinciale, l’atto notarile semplicemente di non essere rivangata. Se c’è stata relativo alla cessione a titolo gratuito da parte dell’ente qualche lungaggine, è stata dovuta ai rallentamenti degli immobili di Via Castelnuovo e Via Valleggio. A indotti dalle ben note questioni relative alle imprese beneficiarne l’Università dell’Insubria e il Politecnico incaricate dei lavori, e delle quali l’ente amministrativo di Milano, rispettivamente rappresentati dal Rettore provinciale non ha la benché minima responsabilità. vicario Giorgio Conetti e dalla pro rettrice Maria Antonia Abbiamo centrato un obiettivo importante per lo Brovelli. Si tratta di due fabbricati che coprono una sviluppo di Como, che tuttavia non potrà procedere superficie complessiva di 18.000 metri quadri, a cui oltre senza la valorizzazione delle risorse culturali occorre tuttavia aggiungere alcune aree del setificio disponibili e il rafforzamento del polo universitario. ugualmente consegnate dalla Provincia che portano Solo il futuro, che al momento si preannuncia privo di l’estensione totale a 28.000 metri quadri: l’operazione, adeguati sostegni economici, potrà dire se riusciremo il cui costo si aggira intorno ai trenta milioni di euro, è a proseguire sulla strada intrapresa». Che è quella, stata realizzata in tre fasi distinte, con la consegna nel non è un mistero per nessuno, di realizzare il campus 2001 del primo e del secondo lotto, a cui è seguita un universitario, superando l’attuale dispersione delle anno fa quella del terzo e del quarto, mentre quella del strutture e concentrando le sedi entro un raggio quinto e ultimo lotto, destinato alla facoltà di chimica, territoriale che dovrebbe risultare racchiuso tra le vie è appunto prevista per la primavera di quest’anno. San Martino, Castelnuovo e Valleggio. «L’obiettivo “Tempi tutt’altro che biblici – ha precisato in tono rimane quello di chiudere questa fase transitoria e moderatamente polemico il presidente provinciale passare a un raggruppamento coerente e organico del polo scientifico cittadino - ha dichiarato infatti il Rettore Vicario Giorgio Conetti, per il quale - finalmente Como è stata attrezzata delle indispensabili strutture logistiche e didattiche che potranno successivamente dar luogo a quella cittadella degli studi che è nei voti di tutti. Abbiamo una volta di più dimostrato che quando si lavora in perfetta sinergia e comunanza d’intenti (in questo caso tra università, amministrazione e Politecnico) i risultati non sono mai deludenti». Si ricorda che una parte delle aree oggetto di trasferimento (circa 1.600 metri quadrati) destinata all’Università degli Studi dell’Insubria è di proprietà anche del Comune di Como e della Camera di Commercio di Como che, insieme alla Provincia, hanno collaborato per l’insediamento universitario nel territorio comasco. L’ultima decisione da prendere sarà quella di stabilire se il territorio punterà sul suo ateneo come volano per la ripresa economica, o se si rassegnerà a vegetare nell’attuale pigrizia. Perché la cultura e la ricerca, contrariamente a quanto ipotizza qualcuno, sono le basi di ogni crescita, a partire proprio da quella economica. SALVATORE COUCHOUD Como Cultura 22 Sabato, 25 febbraio 2012 “Opera domani” e “Il flauto magico” N ell’ambito di “Opera domani” – un progetto che intende avvicinare gli alunni della scuola dell’obbligo all’opera lirica – “Il flauto magico, ovvero sconfiggere i mostri” di Wolfgang Amadeus Mozart debutterà il prossimo 27 febbraio al Teatro Sociale di Como. La regia è stata affidata a un giovane artista emergente: Stefano Simone Pintor, Il debutto al Teatro diplomato alla Scuola Paolo Grassi di Milano. Per quale Sociale lunedì 27 motivo è stato scelto quale febbraio. La regia di sottotitolo “sconfiggere i Stefano Simone Pintor mostri”? “Perché ognuno di noi, sin da piccolissimo materializzazione delle nostre – puntualizza il regista – si paure quotidiane! Non c’è niente ritrova a dover superare di strano: la stessa cosa succede molte prove, a volte paurose, a Tamino ne “Il flauto magico”. che ci fanno attraversare Anche lui, infatti, deve superare territori oscuri e sconosciuti. molte prove e alcuni mostri per Sono molti i mostri che poter attraversare lieto l’oscurità popolano la nostra mente e, della notte!” soprattutto, le nostre notti… Fiaba per bambini, racconto Ma ecco il segreto: questi massonico, storia illuministica mostri non sono altro che la e razionale, ma anche storia di morte e rinascita, di magia e realtà, “Il flauto magico” è un prisma che racchiude significati infiniti e suggerisce letture differenti, a seconda di come e chi lo guarda. Perfetto, dunque, perché diventi l’oggetto di studio, di conoscenza e di apprendimento per bambini e ragazzi fra i sei e i dodici anni che, con Tamino, attraverseranno un anno di prove iniziatiche, in un percorso di crescita musicale e umana. Per imparare a ricordare, scoprire e comunicare, riconoscere e trasmettere, diventare adulti e restare bambini. “Opera domani” propone un percorso didattico articolato, con offerta formativa e pedagogica differenziata a seconda dell’ordine scolastico. Per l’anno 2012 “Opera domani” ha scelto di continuare la sua azione di divulgazione della musica e dell’opera lirica utilizzando anche il mezzo televisivo. “Opera domani” andrà in TV, fra aprile e settembre, con il programma “Mozart a modo mio”, in onda sul canale Sky. L’iniziativa ha riscosso unanimi consensi persino in ambito ■ Concerto dell’arpista venerdì 24 febbraio Al Sociale Floraleda Sacchi L’ arpista comasca Floraleda Sacchi si esibisce venerdì 24 febbraio, alle ore 20.30, al Teatro Sociale di Como nell’ambito della stagione concertistica. E’ accompagnata dall’Orchestra 1813 diretta dallo spagnolo José Luis Gomez-Rios. Eterogeneo il programma che comprende il “Concerto in re per orchestra d’archi” di Stravinskij, “Danse sacrée e danse profane per arpa e orchestra d’archi” di Debussy, “Valse Triste” di Sibelius, “Prélude, Valse et Rigaudon per arpa e orchestra d’archi” di Hahn e “Introduction et Allegro per arpa, flauto, clarinetto e orchestra d’archi” di Ravel. Un concerto che oscilla tra scrittura ritmica incalzante e sonorità luminose, fra colori evocativi e leggerezza sospesa. Definita da molti critici “artista di eccezionale talento”, Floraleda Sacchi ha cercato di sviluppare progetti originali e un personale modo di fare musica. Nonostante la sua giovane età è considerata una delle più interessanti e originali arpiste sulla scena internazionale, oltre che un’innovativa interprete nell’approccio al suo strumento, che riesce a presentare spesso in maniera assolutamente nuova e inusuale, rivelandone infinite e inaspettate potenzialità. Dal 2008 è l’unica arpista al mondo a incidere per la “Decca”, etichetta di fama internazionale. Ha pubblicato tre album fondamentali, quali “Minimal Harp”, “Harp Dances”, dedicato a ritmi di danza di autori spagnoli, e “Harp Favorites”, una raccolta di grandi classici della musica barocca. Fra le incisioni discografiche spicca anche “Chiaroscuro” (Amadeus Arte) in cui l’artista presenta, per la prima volta, sue composizioni. Collabora sovente con attori in spettacoli teatrali. Successo ha riscosso il dvd “Anna Politkovskaja” con Ottavia Piccolo in cui esegue sue musiche. Biglietti a 20 euro. Info: 031 270170. (al.ci.) Michelangelo Ricci Da seguace di Galileo a cardinale A quarantotto anni dalla Fu nominato, contro la sua condanna di Galileo, papa volontà, da Innocenzo XI Innocenzo XI premiò con la porpora uno studioso suo a quarantotto anni dalla seguace. Si trattava di Michelangelo condanna dello scienziato. Ricci, battezzato a Roma il 30 Morì, però, solo 9 mesi dopo gennaio 1619, nato da Prospero e Veronica coniugi di Dongo emigrati la nomina. Fu sepolto in S. a Roma, come tanti lariani, in Francesco a Ripa, Roma cerca di migliore fortuna. Il piccolo mostrò subito un ingegno vivace Questi nel 1644 inviò al Ricci ma anche un fisico segnato da una forma evidente di due lettere che sono la prima testimonianza morbo comiziale. Si dedicò quindi agli studi di leggi dell’esperimento con il quale dimostrò l’esistenza del civili e canoniche, di teologia e di storia e avrebbe vuoto. voluto intraprendere la carriera ecclesiastica, ma la Del resto il Ricci, con le sue profonde conoscenze sua malattia gli impedì di ricevere gli Ordini Maggiori e matematiche e i suoi incarichi ufficiali a Roma, rimase semplice chierico. fu una figura di riferimento per molti intellettuali Suo fratello Filippo, divenuto francescano riformato e scienziati europei con i quali ebbe frequenti col nome di fra’ Francesco Antonio, fu ordinato, scambi epistolari, e intense relazioni ebbe pure con divenne ministro provinciale di Roma e poi vescovo di Leopoldo de’ Medici, patrono dell’Accademia del Bisceglie in Puglia dal settembre 1664 (+ aprile 1685). Cimento, animata nella sua breve vita da discepoli Verso il 1650 venne nominato qualificatore e poco di Galileo. Come matematico pubblicò un solo ma dopo consultore del S.Offizio, poi anche segretario apprezzatissimo opuscolo che vide la luce a Roma della Congregazione delle Indulgenze. Nel contempo nel 1666, ma gli altri notevoli risultati conseguiti da si era dedicato agli studi scientifici sotto la guida lui ci sono noti attraverso i carteggi con gli scienziati di Benedetto Castelli, a sua volta tra i principali suoi corrispondenti. Il primo settembre 1681 papa discepoli di Galileo, ed ebbe come compagno di studi Innocenzo XI nel suo primo concistoro lo nominò Evangelista Torricelli. cardinale, con l’esenzione dall’obbligo di ricevere gli nazionale. “Opera domani” è interessante, intelligente e coinvolgente”, così si è espresso il cantautore Eugenio Finardi. Sulla medesima lunghezza d’onda la cantante lirica Barbara Frittoli: “Un grazie sentito a tutti quei Maestri e Professori che si mettono a disposizione per aiutare i nostri giovani a entrare nel mondo meraviglioso dell’Opera”. Pure Riccardo Muti ha elargito parole incoraggianti: ”Cantare insieme significa imparare a vivere, non c’è niente di più aggregante del canto”. Alberto Cima Notizie flash ■ Garzola Sonia Rosini: la donna che nuotava Presso il Tempio Sacrario degli Sport nautici, sabato 4 marzo, alle ore 17, Ilaria Bodero Maccabeo interpreta “L’uomo che cammina”, di Christian Bobin, appuntamento in memoria di Sonia Rosini, campionessa di nuoto... “la donna che nuotava”. L’ingresso è libero. Michelangelo Ricci, busto nella chiesa di S. Francesco a Ripa, nella cappella del SS. Crocifisso in Porta Portese ordini maggiori per via della sua epilessia. Ma egli scrisse al papa una lunga e articolata lettera nella quale presentava con grande energia vari seri motivi che lo spingevano a rifiutare il galero cardinalizio. Innocenzo insistette ed alla fine lo convocò il 15 ottobre al Quirinale: dopo averlo ascoltato, gli comandò di aggiungere alla virtù dell’umiltà quella dell’obbedienza, e così gl’impose la berretta, come titolare di S.Maria in Aquiro. La contentezza degli estimatori fu grande, perchè la promozione era assegnata ad un uomo valido soprattutto nel campo scientifico, conosciuto come tale in tutta Europa, oltre che fedele e importante collaboratore della Curia Romana nei casi più delicati. Ma appena 9 mesi dopo il nuovo cardinale decedette, a 64 anni non compiuti, il 12 maggio 1682. Fu sepolto in S.Francesco a Ripa presso il Tevere, ma volle che (secondo i barbari costumi dei secoli scorsi) i suoi occhi, imbalsamati in una teca d’argento, venissero portati a Dongo e deposti alla base dell’altare maggiore della plebana di S.Stefano, con l’iscrizione “Michael Angelus Riccius S.R.E. Cardinalis Romae mortuus hic videt”. Mario longatti Como Cronaca “Senza welfare non c’è sviluppo, non c’è futuro” Appuntamento il 28 febbraio presso la sede del Centro Servizi per il Volontariato di Como. La tappa di un cammino L’iniziativa è del Forum Lombardo del Terzo Settore, con i CSV della Lombardia, per incontrare il territorio L a tappa di un percorso. Si configura così l’appuntamento in programma il prossimo 28 febbraio, presso la sede del Centro Servizi per il Volontariato di Como, dal titolo: “Senza Welfare non c’è sviluppo non c’è futuro”. Tappa di un cammino avviato dal Forum Lombardo del Terzo Settore, in collaborazione con i CSV di tutta la Lombardia, per incontrare il territorio, per condividere informazioni, per favorire lo scambio di opinioni, per identificare i bisogni sociali prioritari. Ma anche e soprattutto per offrire ai Forum territoriali l’opportunità di confrontarsi ed essere più preparati allo svolgimento dei compiti a cui sono chiamati: rappresentare, di fronte ai diversi enti operanti sul territorio, le istanze del mondo del volontariato, della cooperazione sociale, dei cittadini che vogliono declinare la cittadinanza attiva. L’appuntamento di Como segue a quelli già avvenuti a Cremona, Monza e Brianza, Bergamo. Per Como è un’occasione importante: ridare nuovo slancio ad un Forum locale da qualche anno “dormiente” ed oggi privo di un portavoce. Un’occasione per ritrovarsi e ripartire, compatti, restituendo al Forum comasco del Terzo settore il ruolo di coordinamento e sintesi di un mondo ricco e variegato, espressione di una vitalità associativa e cooperativa che il territorio comasco in questi anni ha saputo esprimere. «Associazioni e cooperative del nostro territorio – spiega Fiorenzo Gagliardi, presidente dell’Associazione del Volontariato Comasco – CSV – continuano ad operare in ambiti diversi, e a partecipare a tavoli istituzionali. Questa tappa vuole essere un punto di partenza affinché compattezza e coesione possano tornare a crescere all’interno del terzo settore comasco, per restituire ad esso una rappresentatività che sia sintesi delle istanze delle diverse realtà territoriali e che ci permetta di presentarci compatti al confronto con il Pubblico, oltre che per ritrovare occasioni preziose di incontro e di scambio di reciproche competenze». “Cardine” dell’incontro di martedì sarà il welfare. “La difficile situazione economica e il dissesto delle finanze pubbliche accelerano la crisi del welfare – spiegano esponenti del Forum del Terzo settore Lombardia -. In questo quadro è doveroso contrastare la logica dei tagli ai servizi sociali, che colpisce chi è più vulnerabile, ed impegnarsi per una riforma del modello di welfare e di tutti e per tutti che combatta la frammentazione sociale. Le energie per affrontare questa sfida si trovano nel territorio, da lì è necessario ripartire per costruire un welfare di tutti e per tutti”. “Con questa campagna – spiegano Sergio Silvotti e Fabrizio Tagliabue, portavoce del Forum Lombardo – le autonomie sociali della Lombardia intendono offrire il loro contributo per la riforma del sistema di welfare regionale ricercando più efficaci meccanismi sia nell’allocazione delle risorse, in alternativa alla moltiplicazione dei tagli alla spesa sociale, sia di effettiva presa in carico delle persone in situazione di bisogno, come elemento di efficienza oltreché di efficacia del welfare”. L’incontro del 28 febbraio, che avrà luogo presso la sede del CSV, in via Col di Lana, 5, a Como, prevede alle 17 il saluto di Fiorenzo Gagliardi, presidente dell’Associazione del Volontariato Comasco – Centro servizi per il volontariato, cui seguiranno, alle 17.15 l’intervento di Giovanni Merlo, Forum del Terzo settore Lombardia, che riprenderà il titolo del convegno, e alle 1730 di Valentina Ghetti, Lombardia Sociale, sul tema: “Il welfare che cambia, in Italia e in Lombardia”. (m. ga.) Convegno Acli. Il cammino verso il Congresso Fare bene in bene C on il convegno “Well-FARE. Fare bene il bene” tenutosi lo scorso 18 febbraio presso il Centro Pastorale “Cardinal Ferrari” a Como, alla presenza di Andrea Olivero, presidente nazionale delle Acli, si è svolta la prima tappa del cammino verso il Congresso provinciale aclista, che si terrà domenica 11 marzo. Patronato, Formazione professionale e Politiche attive del lavoro, Impresa sociale i temi cardine dell’incontro. Perché un incontro pubblico per svilupparli? Ben lo ha spiegato Luisa Seveso nel suo intervento “Potevamo farlo anche fra noi. Abbiamo voluto proporre in un contesto pubblico più ampio questa riflessione perché siamo convinti che in una fase difficile e delicata come quella che stiamo vivendo occorra unire le forze, operare insieme, perché quando le risorse sono poche occorre utilizzarle al meglio, non sprecare nulla. Un cammino comune con la Chiesa di cui siamo parte, ma anche col mondo associativo laico di cui ci sentiamo compagni di strada… Lo sappiamo bene che per fare azione sociale non basta avere operatori competenti e tecnicamente preparati nel dare le risposte giuste ad ogni singolo Presente all’incontro Andrea Olivero, presidente nazionale del movimento. Prima tappa verso l’appuntamento del prossimo 11 marzo bisogno, oltre naturalmente a un cuore che batta con passione, ma occorre anche capire e leggere il bisogno nel contesto complessivo, comprendere cosa serve realmente non solo al singolo, ma alla comunità tutta. Avere anche lo sguardo lungo verso il futuro… Il welfare – ha proseguito la Seveso - non è solo spesa, ma anche motore di sviluppo. Se correttamente governato e organizzato, crea lavoro, libera risorse, produce capitale sociale. Ma a tutti noi cittadini di questo mondo spetta una parte di questo impegno, in base alle nostre capacità e possibilità. Il nostro impegno sociale deve essere orientato non solo al bene comune, ma alla nostra capacità di mettere in primo piano le relazioni e la partecipazione, la crescita di responsabilità civile”. Al convegno erano presenti, tra gli altri, anche Giuseppe Foresti, direttore regionale del Patronato Acli; Giuseppe Longhi, vice-direttore regionale Enaip e Giovanni Fregeni, già presidente provinciale delle Acli di Bergamo e presidente del Consorzio Sociale Ribes e mons. Flavio Feroldi, vicario episcopale. Sabato, 25 febbraio 2012 23 Notizie flash ■ Vincenziani 8 marzo giornata di spiritualità Come di consueto, in Quaresima, i Gruppi di volontariato vincenziano di Como e provincia si troveranno giovedì 8 marzo, per la loro giornata di spiritualità, presso la Casa Vincenziana di via Tatti, a Como. Relatrice sarà la Figlia delle Carità suor Emanuela Latini di Roma, assistente nazionale del volontariato vincenzianio, che proporrà il seguente tema: “San Vincenzo e Santa Luisa testimoni di una collaborazione feconda nella Chiesa”. Ecco il programma della giornata: ore 9 ritrovo; ore 9.15 Lodi e prima meditazione. Seguirà silenzio e riflessione personale; ore 11.30 seconda meditazione; ore 13 pranzo; ore 15 condivisione; ore 16 S. Messa; ORE 16.45 conclusione: Prenotazioni: sino a giovedì 1° marzo presso la Casa Vincenziana, tel. 031278115, martedì e giovedì 14-17. “Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rm 8,31-39). La Comunità Pastorale di Uggiate e Ronago, nelle sue diverse espressioni, con il vicario, don Michele, e con don Angelo, si unisce in preghiera al dolore dell’arciprete don Mario e familiari per la perdita dell’amata mamma IDA DE TOGNI ved. ZIVIANI e affida alla Misericordia del Padre la sua anima buona e generosa. Uggiate - Ronago, 20 febbraio 2012 ✎ Faccia a faccia è stata una chiacchierata a tutto tondo quella del presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero, con i giornalisti a margine del convegno delle Acli. Un’occasione per ritornare sulle parole pronunciate davanti all’Assemblea comasca e per allargare lo sguardo alla realtà italiana. “La realtà in cui ci troviamo – ha spiegato Olivero che è anche portavoce nazionale del Forum del Terzo Settore – non è molto diversa da quella del secondo dopoguerra. Siamo in una fase di ricostruzione morale in cui è necessario rimettere insieme il sistema economico. Per questo dobbiamo costruire socialità, partendo dal basso, dalle nostre comunità. In questo anche le Acli devono dare il loro contributo”. Non a caso il tema scelto dalle Acli per il prossimo congresso nazionale è proprio “Rigenerare comunità per ricostruire il Paese”. Guardando alla situazione italiana e alle riforme allo studio del governo Olivero ha messo in guardia dal rischio di “tagli miopi”. “Come realtà del terzo settore – spiega – abbiamo ottenuto di sederci ad un tavolo per portare le nostre proposte di riforma del mondo del lavoro e del welfare. La nostra preoccupazione è che in questa fase il governo proceda solo in un’ottica di tagli, senza definire priorità di intervento e investimenti. Tagli che in alcuni casi non portano benefici, ma solo ulteriori spese”. Il presidente Acli fa l’esempio del Servizio Civile. “Il Servizio Civile per i giovani – ha concluso - non rappresenta solo l’opportunità di vivere un’esperienza di formazione umana e professionale, ma anche una risorsa per il terzo settore e la società. Oggi è stato praticamente bloccato per mancanza di fondi, ma siamo sicuri che a fronte di pochi milioni di euro risparmiati non si venga a creare un impoverimento ancora maggiore della società? Con il rischio, per lo Stato, di doversi sobbarcare quei servizi che il terzo settore non sarà più in grado di fare, ad un costo sicuramente maggiore?” (m.l.) Como Cronaca 24 Sabato, 25 febbraio 2012 “Noivoiloro”: quando lo sport aiuta i disabili Offrire alle persone diversamente abili la possibilità di inserirsi meglio nella società e di conoscere i propri limiti. Gli obiettivi dell’ASD A iutare attraverso lo sport le persone disabili dando loro la possibilità di inserirsi nella società, di confrontarsi con gli altri e di conoscere i propri limiti, sono gli scopi e le finalità dell’A.S.D. (Associazione Sportiva Dilettantistica) nata all’interno di “Noivoiloro”, l’associazione e cooperativa sociale con sede a Erba fondata 25 anni fa, che opera in molteplici settori con oltre 300 volontari. “Il nostro sodalizio – precisa Eros Sormani, responsabile dell’A.S.D. – è stato costituito lo scorso Associazione Sportiva anno come traguardo di un percorso di Dilettantistica che opera crescita decennale avvenuto all’interno dell’Associazione Mondo Tondo Noivoiloro dentro la cooperativa di Erba, con l’obiettivo di diffondere le attività sportive nell’ambito dei programmi sociale con sede a Erba di Special Olympics Italia, del Comitato Paralimpico Italiano ed in generale di tutte pagina a cura di Paolo Borghi le Organizzazioni riconosciute dal C.O.N.I. e direttamente connesse alla promozione di attività sportive per atleti in condizione di svantaggio fisico, mentale o cognitivo. Lo “sport disabili” è straordinario, fuori del comune, affascinante. La tecnica del gesto atletico è totalmente sovvertita rispetto alla normalità e l’obiettivo sportivo è raggiunto mettendo in gioco abilità, forza d’animo e metodologie fuori dal comune ed eterogenee. Vogliamo essere un esempio singolare di pratica sportiva che guarda prima alla persona che al risultato, che insegna la massima correttezza, che rifugge da ogni esasperazione e si propone come passione profonda, veicolo di legami e rapporti amicali. Le nostre attività si rivolgono a bambini, giovani e adulti con ritardo mentale medio – lieve, il deficit deve essere tale da permettere all’atleta una sufficiente ed adeguata partecipazione alle dinamiche richieste dallo sport prescelto. La partecipazione alle gare è prevista solo per gli atleti che abbiano compiuto l’ottavo anno d’età”. L’A.S.D. gestisce due squadre di basket organizzando per ogni gruppo un allenamento settimanale di circa due ore e garantendo la partecipazione a giochi e manifestazioni sia nazionali che a livello internazionale. Proprio dallo scorso anno ha preso avvio un’iniziativa di sport unificato che ha visto il gemellaggio tra la squadra di pallacanestro del “Noivoiloro” e il “Basket Senna”, iniziativa che ha dato i suoi frutti: la squadra è stata selezionata per rappresentare l’Italia ai Giochi Mondiali Special Olympics che si sono svolti la scorsa estate ad Atene ed ha vinto la medaglia d’argento. Il basket è una disciplina completa, rafforza la muscolatura, in particolare quella delle braccia e delle gambe, migliora la resistenza e la reattività dell’organismo, sviluppa l’attenzione e la coordinazione, stimola la fantasia nella ricerca di soluzioni per andare a canestro, superando l’opposizione degli avversari. Ultimo vantaggio, ma non per questo meno importante, essendo un gioco di squadra, facilita la socializzazione. Uno sport che riscuote molto successo tra i soci di “Noivoiloro” è anche il nuoto, praticato da atleti di ambo i sessi portatori di handicap motori parziali, attratti dall’agonismo o semplicemente dalla volontà di appartenere ad una squadra di amici. Agli atleti vengono garantiti allenamenti settimanali tarati sulle esigenze individuali nonché la partecipazione a manifestazioni promozionali e a competizioni ufficiali, e sono seguiti da istruttori di nuoto in possesso del brevetto C.O.N.I. – F.I.N. coordinati e supervisionati da un responsabile dell’attività sportiva. Molte le discipline proposte Basket, hockey, bowling... “U L’Associazione Sportiva n’altra disciplina praticata dai nostri Dillettantistica è formata atleti – spiega Sormani da oltre 60 atleti. La nuova – è quella del Floor sede è in via del Lavoro Hockey, un gioco di squadra di fatto sconosciuto in Italia ma praticato 7, a Erba. Porte aperte oltreoceano da molti giovani e all’accoglienza di nuovi diffuso anche in nazioni europee quali Svizzera, Svezia, Polonia e volontari Germania. Questo sport nasce, propone anche un corso di bowling infatti, intorno agli anni ’70, sembra ad opera di alcuni aperto a tutti. Gli istruttori avvieranno i partecipanti americani trasferitisi in Europa ed in particolare nei alla pratica di una disciplina ancora poco conosciuta paesi scandinavi. E’ un gioco veloce, appassionante, può ma affascinante, ai più nota e pensata come un essere giocato da persone d’ogni età ed abilità motoria ed “passatempo” che tuttavia quando da gioco si trasforma è quindi particolarmente adeguato per gli atleti speciali. in sport rivela un profilo del tutto nuovo, diverso quanto Si tratta di una sorta di hockey praticato in palestra, inimmaginabile. E’ uno sport che tutti possono praticare, su pavimento. Nell’ambito dei programmi di Special ma per raggiungere un livello di gioco che permette di Olympics prevede l’utilizzo di un’ attrezzatura modificata avere anche delle soddisfazioni sono necessarie una per migliorare il controllo e l’accesso al gioco da parte di tecnica ed un allenamento specifico. Il bowling è uno tutti gli atleti: i dischi sono più grossi e leggeri rispetto ai sport educativo perché richiede un comportamento dischi dell’hockey su ghiaccio e bucati al centro, mentre rispettoso della concentrazione altrui ed è formativo in le mazze sono dei veri e propri bastoni che vanno infilati quanto la sfida non è mai contro l’avversario ma sempre nel buco del disco – ciambella per poterlo passare, tirare contro i propri limiti. Riuscire a governare e coordinare e spostare. Come per l’hockey tradizionale è obbligatorio tutti i movimenti, controllare le proprie emozioni, l’uso del casco. Il floor hockey viene da noi proposto con riuscire a mantenere sempre la concentrazione, sono formula “sport unificato”, ovvero il team è composto da attività che si rivelano molto impegnative. persone con e senza disabilità”. L’Associazione Sportiva “ I volontari – aggiunge Eros Sormani – sono l’anima Dilettantistica Noivoiloro formata da oltre 60 atleti, del nostro sodalizio e senza la loro presenza non sarebbe possibile organizzare e coordinare le varie attività sportive. Il loro contributo è un sostegno fondamentale per organizzatori e tecnici. L’impegno è costante anche se limitato durante l’anno in quanto gli allenamenti si svolgono un solo giorno alla settimana. Partendo dal presupposto che ogni contributo è essenziale, sono molti i settori in cui il volontario può collaborare: il settore organizzativo, logistico, sportivo e le attività collaterali. Tutti possono diventare nostri volontari, anche coloro che non hanno esperienza e che guardano la disabilità con timore e diffidenza”. Per mettersi a disposizione degli altri, di chi ha bisogno, non ci vuole una capacità particolare, un’abilità straordinaria, un’eccezionale predisposizione dello spirito. Basta provarci. Chi desidera diventare volontario dell’Associazione Sportiva Dilettantistica può inviare un’e-mail a [email protected] oppure recarsi direttamente nella sede di “Noivoiloro” in via Del Lavoro 7 a Erba. Como Cronaca Sabato, 25 febbraio 2012 25 Opere. Oltre confine si guarda al potenziamento della circolazione su rotaia, con la limitazione del traffico automobilistico non residente. I collegamenti transfrontalieri al centro di un incontro avvenuto la scorsa settimana Traffico: le sfide della mobilità I l bisogno di mobilità è sicuramente un tratto caratteristico della nostra società. Alcuni studi, ad esempio, indicano come da qui al 2025 ci sarà un aumento del bisogno di muoversi nel comasco pari al 32% rispetto ai livelli, già intensi, di oggi. Ma se, soprattutto dagli anni del boom economico ai giorni nostri, il principale mezzo di spostamento di lavoratori e famiglie è stata l’automobile, gli scenari futuri stanno riportando alla ribalta altre forme di trasporto come il caro e vecchio treno. In Lombardia ci si sta interrogando su questo da qualche anno anche se, a livello istituzionale, si è ancora portati a privilegiare la progettazione e la costruzione di nuove arterie stradali (pensiamo ad esempio all’Autostrada Pedemontana o la VareseComo-Lecco) visto che il sistema viabilistico, ed un esempio calzante riguarda il comasco, risulta collassato in quanto immutato nei suoi assi principali dagli anni del Regime fascista. Peccato che da allora sia trascorso quasi un secolo e che la società odierna sia completamente differente rispetto a quella di 80 anni fa. A pochi chilometri da Como, invece, il progetto di favorire la mobilità alternativa è ormai diventato un percorso senza via di ritorno. Da anni il Canton Ticino sta investendo sulle linee ferroviarie regionali e sui mezzi pubblici dichiarando, ancora in modo occulto, guerra all’auto privata. Ma tale politica sta per diventare ben più manifesta. Città come Lugano, infatti, non nascondono che entro qualche anno il traffico veicolare sarà bandito eccetto quello dei residenti mentre già in un centro più piccolo, come Chiasso, il transito automobilistico è stato circoscritto ad alcune vie. Una divergenza di priorità, o di miopia da parte delle istituzioni anche comasche, che è risultata ben evidente dall’ultimo incontro istituzionale tra gli Uffici di Presidenza della Repubblica e Cantone Ticino e di Regione Lombardia cui hanno partecipato anche i consiglieri regionali comaschi Dario Bianchi (Lega Nord), Giorgio Pozzi (PDL) e Luca Gaffuri (PD). Al centro della discussione, che si è svolta a Lugano, la mobilità transfrontaliera nel corso della quale sono stati illustrati i progetti in cantiere e gli scenari futuri. In modo particolare risultano interessanti le opportunità che la nostra città ed il territorio limitrofo può avere dall’entrata in funzione della linea Como/Bellinzona-MendrisioVarese con prolungamento ogni ora fino a Malpensa. I lavori sulla direttrice Arcisate-Stabio stanno procedendo alacremente e per la nostra città questo scenario ripresenterebbe un collegamento con il capoluogo bosino Congiuntura economica, i dati di Confindustria Nuovo rallentamento dopo i positivi segnali avuti nel secondo semestre 2010 I l Centro Studi di Confindustria Como e Lecco hanno terminato nei giorni scorsi le rilevazioni e l’analisi dei dati riguardanti l’Osservatorio Congiunturale sul secondo semestre 2011. A livello generale emerge per i due territori uno scenario in rallentamento, in linea con le tendenze nazionali. I dati rivelano, per contro, alcune differenze rispetto ai due orizzonti temporali sui quali l’analisi è stata condotta: mentre sul versante congiunturale, infatti, il via ferro assente dal 1966, ovvero da quando venne chiusa e smantellata in fretta e furia la Grandate-Malnate delle FNM. Una linea che interessa, secondo studi ticinesi, almeno 7.000 utenti al giorno ma che corre il rischio, almeno per Como, di fare la fine della linea S10 ovvero quella che collega Albate Camerlata a Bellinzona. Il Consigliere di Stato ticinese, Marco Borradori, non ha avuto remore in proposito di ricordare come un buon progetto non abbia ancora potuto dare i risultati sperati per alcune difficoltà tutte comasche come la non volontà di aver voluto realizzare un vero e proprio punto sosta ad Albate Camerlata per le auto (sono ancora disponibili solo poche decine di posti auto ricavati in fretta e furia rapporto con la prima metà del 2011 segna il passo, con riduzioni medie del 4% per i principali indicatori esaminati (domanda, attività produttiva e fatturato), il confronto tendenziale, rispetto cioè a quanto registrato nel semestre lugliodicembre 2010, si rivela positivo e indica una leggera crescita, in particolare riguardo all’andamento del fatturato (+4.2%). Gli ordini delle due province mostrano, nel secondo semestre 2011, una contrazione (-5%) rispetto a quanto rilevato nella prima metà dell’anno dove si era registrata, invece, una variazione positiva e pari al 8,6% rispetto ai livelli di fine 2010. Il rallentamento registrato per la domanda ha inciso sicuramente sull’attività produttiva delle aziende dei due territori. In riferimento all’approvvigionamento delle materie prime le imprese rivelano di non aver vissuto particolari criticità. Positivi i dati sull’aumento di fatturato: nel confronto con la parte finale del 2010 si registra un incremento del 4.1%, anche se asfaltando parte del sedime occupato dall’ex fabbrica Rasa). Como è poi direttamente coinvolta, ancora una volta con sensazioni non proprio lusinghiere, negli scenari dovuti al completamento del sistema Alptransit. Cosa che suscita perplessità e preoccupazioni da una parte e dall’altra del confine. Il sistema originario, infatti, prevedeva un sistema ad alta velocità da Basilea a Milano. Oggi, di certo, c’è che nel 2020 tutto funzionerà al meglio fino a Chiasso. Il quadruplicamento e l’alta velocità tra Monza e Como non è stato ritenuto un progetto strategico dal Governo Monti e ciò pone l’area sud della città davanti ad un incubo ovvero venire invasa da tir che devono salire in qualche modo sui convogli ferroviari perché la Svizzera intende proseguire sulla sua strada di limitazione della presenza dei mezzi pesanti su strada anche in vista dei lavori di risanamento del tunnel autostradale del Gottardo che potrebbero portare ad una chiusura della galleria per almeno 900 giorni. Rete Ferroviaria Italiana ritiene che invece sia sufficiente aumentare la capacità della linea ChiassoMonza tramite interventi di potenziamento tecnologico per consentire ai treni di raggiungere la Brianza. In ogni caso è emersa la necessità per il territorio lariano di individuare un punto in cui realizzare un polo logistico che consenta l’interscambio autostrada-ferrovia ai mezzi pesanti. Dall’incontro è emerso che Como, attesa da un rinnovo dei vertici politici a maggio, deve cercare di recitare al meglio la sua parte sul fronte dei collegamenti ferroviari con la Svizzera che, almeno per ciò che concerne il traffico merci, sono fonte di lavoro. Per i vicini confederati, infatti, non è un problema dirottare su altre linee, magari lungo l’asse del lago Maggiore fino a Gallarate, parte delle loro aspirazioni per un incremento dell’utilizzo della ferrovia ed in questo caso la nostra città abdicherebbe ad un ruolo recitato fin dal completamento del primo tunnel ferroviario del San Gottardo completato nel 1882. Luigi Clerici questo dato è molto influenzato dai buoni risultati della prima parte dell’anno. Sul fronte occupazionale nelle aziende di Lecco e Como si registrano segni di contrazione, anche se permane una certa stabilità. “I risultati dell’indagine sul secondo semestre 2011 ci confermano quanto tutti noi imprenditori già avevamo intuito – commenta Francesco Verga, Presidente di Confindustria Como -. Dopo i primi sei mesi che prospettavano una ripresa dei mercati e che ci hanno indotto ad un cauto ottimismo, nella seconda parte del 2011 le cose sono purtroppo un po’ cambiate e l’incertezza sul futuro ha avuto delle ricadute sui fatturati. Apprendo però con grande soddisfazione che, tra le leve che gli imprenditori stanno utilizzando per fronteggiare la crisi, dopo l’inevitabile ridimensionamento dei costi ci sia la ricerca di nuovi clienti, rivolta soprattutto ai mercati esteri. Penso che al momento questo sia l’unico strumento efficace per contrastare la scarsa vitalità del mercato italiano”. Como Cronaca 26 Sabato, 25 febbraio 2012 Dal 24 al 26 febbraio Torna a Villa Erba ComoCasaClima D Nuovo appuntamento al 24 al 26 febbraio torna, a Villa Erba di Cernobbio, con il salone dedicato ComoCasaClima, il salone al risparmio energetico, specializzato dedicato alla bio edilizia al risparmio energetico, alla bioedilizia e al costruire sostenibile. e al costruire sostenibile. Dopo il positivo successo Lo scorso anno i visitatori della prima edizione, con oltre cinquemila visitatori, anche questo furono cinquemila appuntamento potrà contare sulla collaborazione e sull’appoggio dell’Agenzia CasaClima di Bolzano, autorità indiscussa tecnico CRESME tra gli addetti ai lavori, e sul patrocinio di Ance Como e Ricerche) e l’architetto Alberto Bruno dello Studio degli Ordini degli Architetti e degli Ingegneri di Como. MCA - Mario Cucinella Architects oltre ad un team di Obiettivo della tre giorni, con 90 espositori, convegni, professionisti altamente specializzati che collaborano forum, workshop e dimostrazioni pratiche, vuole con Agenzia CasaClima di Bolzano. essere quello di sviluppare e far radicare nel territorio Sabato 25, invece, in mattinata saranno le aziende la cultura del risparmio energetico e del green ad alternarsi presentando e lanciando i loro nuovi building, che, oltre a favorire un futuro migliore per prodotti nel Forum Prodotti dal titolo “Diversi modi di tutti, sta anche diventando un percorso normativo applicare l’efficienza energetica”. obbligato. A seguire, il “Pomeriggio altoatesino” durante Per ampliare e rendere ancora più efficace l’opera il quale le aziende altoatesine che partecipano di sensibilizzazione sul risparmio energetico, in a ComoCasaClima si succederanno in un ricco questa edizione di ComoCasaClima sarà dato un programma di presentazioni. ulteriore impulso ai convegni che, nel pomeriggio di Ma ci sarà spazio anche per dimostrazioni e venerdì 24, si articoleranno intorno al tema “Abitare applicazioni pratiche, che l’anno scorso hanno nell’era solare” e vedranno alternarsi relatori illustri riscosso grande successo tra i visitatori, e che e qualificati come Lorenzo Bellicini (direttore saranno focalizzate sulle tecniche edilizie innovative, illustrate grazie al supporto di professionisti del settore. Assolutamente da non perdere il workshop in programma sabato 25: verranno eseguite pose dal vivo in tempo reale di tre pareti con cappotti di coibenti diversi e relativa posa corretta nel foro finestra del controtelaio e dell’infisso. Un muro “sostenibile” realizzato nell’arco di una sola giornata! In concomitanza con ComoCasaClima previsto anche, dal 23 al 25 febbraio presso la sede di ANCE Como, il corso base CasaClima per progettisti “Costruire intelligente”. Venerdì 24 sarà organizzata per i partecipanti al corso una visita alla fiera per permettere anche a loro di seguire i convegni. Orari di apertura: dalle 9.30 alle 18. Ingresso: 5 euro. Per informazioni: [email protected], www. comocasaclima.com 2012_MANIFESTO 420X600 2-02-2012 15:51 Pagina 1 C M Y CM MY CY CMY K “Caccia in Cucina” fino al 4 marzo anche a Como D al 20 febbraio al 4 marzo ci saranno anche 41 ristoranti di Como e provincia tra gli aderenti a “Caccia in Cucina”, la manifestazione patrocinata e sostenuta ogni anno da Regione Lombardia, dalle Province lombarde di Milano, Bergamo, Lodi, Varese, Brescia, Pavia, Cremona, Monza Brianza e Como e da Ersaf. Tante le novità previste nell’edizione di quest’anno, in un’ottica di rinnovamento nella tradizione. Oltre A Solzago Venere e il sole con gli Astrofili Lariani Abbondini Colori compositi De Sfroos, Zanchini e Banco di Solidarietà L’apposita commissione ha attribuito martedì 14 febbraio, all’unanimità, gli Abbondini d’Oro a Davide Bernasconi, in arte Van De Sfroos, i coniugi Maria Pia e Roberto Zanchini e al Banco di solidarietà. La civica benemerenza è stata assegnata a Bernasconi quale promotore di progetti finalizzati al protagonismo e al talento giovanile (Musica in rete-Indico) nonché per la sua valenza artistica riconosciuta a livello internazionale. Maria Pia e Roberto Zanchini operano instancabilmente da decenni nel campo della carità, solidarietà e assistenza a persone diversamente abili. La fondazione Banco di solidarietà, infine, promuove un’azione di sostegno educativo e sociale nei confronti delle famiglie in stato di bisogno materiale e particolare indigenza economica. La consegna ufficiale dovrebbe avvenire sabato 3 marzo. V enerdì 24 febbraio, alle ore 21.15, presso il Centro Civico “Borella” di Solzago di Tavernerio, il Gruppo Astrofili Lariani propone un incontro a cura di Luigi Viazzo dal titolo “Il transito di Venere sul Sole, da Keplero al 2012”, in cui sarà presentato l’avvenimento astronomico clou dell’anno 2012, con una carrellata di immagini del transito del alla promozione delle selvaggina in ottimi ristoranti del territorio, si coinvolgono gli Istituti Professionali ad indirizzo ristorazione della provincia di Como. Al Centro di Formazione Professionale di Via Bellinzona a Como, così come all’Istituto Romagnosi di Longone al Segrino e all’Istituto Vanoni della sede staccata di Porlezza, nell’anno in corso è stata offerta ai ragazzi la possibilità di studiare da vicino come si realizza un vero piatto 2004 e di quelli precedenti fino all’inizio dell’epoca telescopica. L’ingresso è libero. Per informazioni, la sede del Gruppo Astrofili Lariani si trova in via Liberazione 5 a Solzago di Tavernerio, presso il Centro Civico “Borella”; tel. 328.0976491 (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 21); e-mail: info@astrofililariani. org; sito web: www. astrofililariani.org. della tradizione venatoria, dal taglio delle carni sino alla preparazione e degustazione in tavola. Confermato il prezioso rapporto di collaborazione con il “Consorzio Sapori di Terra Sapori di Lago di Como”, associazione che da anni valorizza i migliori prodotti alimentari locali, che nell’occasione possono essere assaggiati sulle tavole dei ristoranti aderenti all’iniziativa, insieme ai piatti tipici a base di selvaggina. Hai l’alcolismo in casa? Vuoi saperne di più? I Gruppi Familiari Al-Anon possono offrirti le informazioni che cerchi Telefona allo: 800 087 897 Castagni a rischio per l’insetto killer R egione Lombardia dichiara guerra all’insetto killer che uccide le piante di castagno, meglio noto come cinipide del castagno, e che in quest’ultimo anno si è particolarmente diffuso nei boschi della fascia prealpina lombarda. Nelle settimane scorse in Regione Lombardia è stata approvata una raccomandazione che impegna la Giunta regionale a incentivare, sostenere e finanziare la ricerca, promuovendo l’allevamento di nuovi insetti antagonisti che uccidono il cinipide impedendo così che il killer del castagno possa diffondersi ulteriormente. Quest’anno saranno lanciate diverse migliaia di in particolare i Comuni di esemplari di questa specie di insetto antagonista Canegrate, Cardano al Campo, in particolare sui boschi delle province di Como Cerro Maggiore, Gallarate, e di Bergamo, e per i prossimi mesi su queste due Inveruno, Lainate, Legnano, province sono già stati programmati 16 lanci. Nerviano, Parabiago, Pogliano Dalla Regione Lombardia dichiarazione di guerra Milanese, San Vittore Olona anche nei confronti del tarlo asiatico, introdotto dal e Saronno risultano essere i Giappone probabilmente attraverso l’importazione più colpiti, e con loro i parchi di piante di bonsai, che sta arrecando danni limitrofi, in particolare il Parco notevoli in molti boschi della pianura e della fascia Altomilanese, il Parco del prealpina lombarda. L’Altomilanese e il Varesotto Roccolo e il Parco dei Mulini. risultano le zone più colpite dal tarlo asiatico, che Gravemente minacciati sono attacca una ventina di specie diverse di piante anche il Parco della Pineta divorandone il legno e causandone la morte: di Appiano Gentile, il Parco della Valle del Ticino, il Parco Agricolo Sud Milano e il Parco delle Groane, dove si rende necessario l’abbattimento delle piante colpite e il monitoraggio totale delle specie arboree a rischio. Nel piatto per queste “campagne” alcuni milioni di euro previsti all’interno del piano triennale delle attività fitosanitarie e delle attività di produzione e commercializzazione dei vegetali. Como Cronaca rzo 3-4 ma Il Pellegrinaggio nel 35° anniversario del ritrovamento della sacra effigie proveniente dalla Calabria A Maccio la pietra di Santa Maria delle Grotte I l 3 e il 4 marzo, presso il Santuario Diocesano “Santissima Trinità Misericordia” di Maccio, Villa Guardia, proveniente dalla Calabria, sarà esposta “la pietra con l’immagine sacra di Santa Maria delle Armi.” La presenza di questa immagine sacra nella diocesi di Como fa parte di un programma di pellegrinaggio che vede coinvolta anche la Chiesa parrocchiale di San Raffaele Arcangelo, nel quartiere di Trullo in Roma, e si concluderà il 7 marzo con lo storico incontro in Vaticano, Particolarmente intenso il programma delle celebrazioni previste presso il santuario diocesano con il Santo Padre che benedirà l’effigie Achirotipa presente su una lastra di pietra, durante l’udienza con i fedeli, nella Sala Nervi. Il pellegrinaggio è stato organizzato dalla “Fondazione Santa Maria delle Armi”, dal Rettore del Santuario, padre Domenico Cirigliano, in occasione dei solenni festeggiamenti per il trentacinquesimo anniversario dal ritrovamento della sacra effigie della Madonna delle Armi, a seguito del sacrilego furto avvenuto nel maggio 1977. L’iniziativa gode dell’alto patrocinio del comune di Cerchiara di Calabria, della provincia di Cosenza e della regione Calabria. Una regione, la Calabria, molto legata alla fede cattolica che esprime la sua devozione con i tanti santuari sparsi sul proprio territorio, e quello della Madonna delle Armi ne è un fervido esempio. Per l’organizzazione delle giornate di festa previste per il 3 e 4 marzo 2012 è stato costituito un comitato, presieduto dall’ing. Pietro De Paola, che si occuperà tra l’altro di fare in modo che quei giorni possano essere momento di fede per chi già conosce e si affida nelle preghiere alla Madonna delle Armi, o le si avvicinerà per la prima volta, ma anche per chi ormai non riesce più a recarsi al Santuario, a causa di problemi di salute. Pensiamo, per esempio ai tanti calabresi che vivono stabilmente da molti anni in Lombardia che hanno il desiderio di far conoscere ai propri figli o ai lori amici, la fede e la devozione verso la Madonna. Sarà anche un modo per rievocare i momenti di smarrimento, provato dai devoti, a seguito del furto della pietra sacra, nella notte tra il 6 e il 7 maggio del 1977, e la gioia per il suo ritrovamento, il giorno dopo. Il titolo Madonna delle Armi deriva dal greco “Tòn Armòn”, ossia delle grotte. L’antica leggenda vuole che nel 1450 alcuni cacciatori videro una cerva infilarsi in una piccola grotta del monte Sellaro. Giunti al suo interno non videro più la cerva ma due icone lignee raffiguranti i Santi evangelisti. I cacciatori, meravigliati del prodigio, portarono le tavolette nella loro città, Rossano, situata nella pianura di Sibari, in provincia di Cosenza, qui però le tavolette sparirono ripetutamente per essere sempre poi ritrovate nel luogo del loro rinvenimento. Si decise quindi di edificare una piccola cappella che le custodisse. Durante i lavori, un fabbro indispettito da una pietra ovale, inservibile al suo scopo, la ruppe con un colpo deciso. Questa si aprì in due: da un lato l’immagine della Madonna con il Bambino e dall’altro San Giovanni Battista. La prima è custodita ancora gelosamente in una cappella con marmi policromi all’interno della chiesa, l’altra fu trafugata e trasportata a Malta. Il Santuario della Madonna delle Armi, con piena vista sulla piana di Sibari e sul Golfo di Taranto, si trova nel territorio di Cerchiara di Calabria (Cosenza), alle pendici della catena montuosa del Pollino. E’ un complesso incastonato nella roccia, risalente al XV secolo d.C. e inserito nel Consorzio dei Santuari Mariani per il Giubileo 2000. Francesco Mascolo Il programma Ecco il programma delle celebrazioni del 3 e 4 marzo presso il Santuario di Maccio. sabato 3 marzo ore 9.00 accoglienza presso la scuola dell’infanzia in Maccio via Europa ore 10.00 Processione verso il Santuario SS. Trinità ore 11.00 Santa Messa Solenne ore 12.30 Pranzo Comunitario presso la scuola dell’infanzia ore 14.30 Preghiere con i Bambini - Confessioni ore 15.30 Musica e poesie dedicate alla madonna ed agli emigranti ore 17.30 Recita del Santo Rosario ore 18.00 Santa Messa ore 19.30 Cena Comunitaria presso la Scuola dell’Infanzia ore 21.00 Preghiera della Supplica alla SS Trinità ore 21.30 Veglia di preghiera fino alle ore 08.00 del giorno successivo domenica 4 marzo ore 8.00 Lodi mattutine ore 8.30 Santa Messa ore 10.30 Santa Messa ore 12.30 Pranzo Comunitario ore 15.00 Processione per le vie di Maccio ore 16.00 Santa Messa Solenne ore 18.00 Santa Messa ore 19.00 Rinfresco e saluti ore 21.00 Preghiera della Supplica alla SS Trinità ore 21.30 Veglia di preghiera fino alle ore 07.00 del giorno successivo. ❚❚ Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile Quaresima: via Crucis con San Luigi Guanella. Un libro per meditare I n occasione dell’inizio della Quaresima il Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile e l’Editrice Monti di Saronno hanno dato alle stampe il libretto “Via Crucis con San Luigi Guanella” Spiega don Roberto Rossi, direttore del Centro: «Si tratta di un testo che vuol aiutarci a vivere bene questa pratica di pietà tanto cara a san Luigi, utile per la meditazione personale, ma anche per la celebrazione liturgica in chiesa e nei gruppi». L’opera segue uno schema classico che presenta la Stazione, un brano di Vangelo, una riflessione tratta dagli Scritti di San Luigi, alcune intenzioni di preghiera. Le immagini utilizzate per le quattordici stazioni sono quelle della Via Crucis lignea presente nel Santuario del Sacro Cuore a Como, benedetta nel 1952 e opera degli scultori Vincenzo Moroder e figlio di Ortisei. L’immagine di copertina e della quindicesima stazione sono invece dell’illustratore Vittorio Sedini. Scriveva don Guanella: «L’esercizio della Via Crucis fatto con pietà e di- vozione può far parte della santa meditazione […] La meditazione è fatta allo scopo di suscitare nel cuore, per mezzo dei riflessi della mente, il fuoco della divina carità […] Vi entrano i pensieri della mente, gli affetti del cuore, tutto cooperando a maggiormente unirci a Dio». Il testo è presente nelle migliori librerie, oppure direttamente presso il Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile, via L. Guanella 13, Como; tel. 031.296783; e-mail: como.giovani@ guanelliani.it. (s.fa.) Sabato, 25 febbraio 2012 27 Notizie flash ■ Sacro Cuore 24 febbraio esposizione della Sacra Spina Venerdì 24 febbraio, in occasione del primo venerdì di Quaresima, come da tradizione, presso il Santuario del Sacro Cuore – Opera Don Guanella di Via T. Grossi a Como, alle ore 17.00 si terrà l’ostensione della Sacra Spina, con i vespri solenni cantati, seguiti dalla benedizione e bacio della reliquia e alle 18.00 dalla S. Messa. La Sacra Spina, insieme ad altre reliquie della Passione di Cristo, è custodita in una teca all’interno del tabernacolo dell’altare del Calvario. Questo reliquiario ha un grande valore storico e tradizionale per i Guanelliani, in quanto fu donato a don Guanella dal Beato mons. Andrea Ferrari, Vescovo di Como e poi Arcivescovo di Milano, come espressione del suo sostegno, del suo incoraggiamento e della sua amicizia. Il gruppo degli amici di sempre, unitamente al Consiglio di “ascolto”, profondamente colpiti per la morte improvvisa della sorella si stringono con affetto e nella preghiera a don Bruno nel ricordo di Franca Maggioni donna forte e generosa, figura di spicco nella comunità ecclesiale di Reggio Calabria. Sondrio Cronaca Fino al 28 febbraio MOSTRA SU guanella è stata inaugurata lo scorso venerdì la mostra “è Dio che fa. San Luigi Guanella, spirito e carisma”. Presenti i curatori: lo storico Gualandris e don Mapelli. I n California vive un professore, considerato tra i maggiori esperti internazionali in campo educativo, già nominato nel 2003 cavaliere dalla regina Elisabetta d’Inghilterra, per i suoi meriti nella docenza. Il suo metodo, da lui pensato come proposta per soccorrere il sistema scolastico del mondo occidentale, ritenuto da molti non più al passo con i tempi, si fonda sulla necessità di “cambiare i paradigmi dell’educazione”. In realtà, il “rivoluzionario” metodo di Sir Ken Robinson sembra fondato sui principi essenziali e portanti del metodo educativo di San Luigi Guanella (che fu, peraltro, attento alle esperienze a lui contemporanee, come quelle di Francesco De Sanctis e di Maria Montessori). Anche al di fuori dal contesto ecclesiale, appare, dunque, più che mai attuale la mostra: “è Dio che fa. San Luigi Guanella, spirito e carisma”, che è stata inaugurata lo scorso 17 febbraio in un incontro col pubblico al Cinema Excelsior di Sondrio. Dal 2008 gira l’Italia e ora è approdata nella Sala La mostra è Mostre Ligari della Provincia di Sondrio, dove è anche possibile acquistare per un viaggio di soli due euro e cinquanta l’agilissimo conoscenza volume che la riassume, compendio del pianeta prezioso della vicenda umana di quest’utilissimo “servo inutile” del guanelliano che, Signore. in questo tempo L’importanza di quest’evento è già di smarrimento dimostrata dalla collaborazione educativo, diventa convinta che ha unito le forze dei diversi enti, istituti, associazioni e un contributo per movimenti cattolici della Provincia riscoprire il senso di Sondrio. Innanzitutto il Centro autentico dell’atto culturale don Minzoni, con il presidente Aurelio Benetti, le Parrocchie dei Santi e della dinamica Gervasio e Protasio e Beata Vergine Il catalogo della mostra dell’educazione. del Rosario, con l’arciprete don Marco Zubiani e l’Istituto dei Salesiani, con pedagogista presso l’Opera don Guanella spiegato i relatori, è sempre stata una il direttore don Luca Fossati. La loro di Nuova Olonio (di ciò daremo riscontro risposta a un bisogno immediato e stretta collaborazione nell’organizzarlo nel prossimo numero de Il Settimanale). reale, costatato nelle situazioni concrete concretamente ha trovato anche il dei luoghi da lui indagati. La mostra è sostegno dell’Istituto Pio XII, Acli, Azione Davvero appassionati nell’evocare il ricordo di quest’«uomo di azione e di un viaggio di conoscenza del pianeta cattolica, Comunione e liberazione riflessione», don Mariolino Mapelli, guanelliano che, in questo tempo di e Rinnovamento nello Spirito Santo. Guglielmo Gualandris e Guido smarrimento educativo, evidente anche Come sempre nell’organizzazione degli Scaramellini hanno tratteggiato il senso in Italia, diventa un contributo per eventi culturali, è stato fondamentale il profondo della sua straordinaria «figura riscoprire il senso autentico dell’atto e contributo degli sponsor: la Fondazione di educatore, resa credibile attraverso della dinamica dell’educazione. Credito Valtellinese, il Comune di una fede vissuta e donata». La sua azione a cura Campodolcino, Bim e Rotary Club. educativa, formativa e caritativa, hanno di MILLY GUALTERONI Introdotta dall’architetto Benetti e da don Marco Zubiani, la mostra è stata presentata da chi, nel 2008, l’ha pensata e realizzata: don Mariolino Mapelli, guanelliano doc presso l’Istituto omposta di 50 pannelli, la mostra è divisa in quattro sezioni. La prima racconta San Gaetano di Milano, e Guglielmo lo spirito e il carisma di don Guanella, frutto vivo della sua assoluta fiducia in Gualandris, storico e studioso di Dio Padre e nella sua Provvidenza e riporta avvenimenti e riflessioni cruciali agiografia. A loro si è unito lo storico nella vita e nel pensiero del santo. La seconda è il ricordo di personaggi famosi, da Guido Scaramellini, che martedì scorso lui incrociati nel suo cammino. La terza è dedicata alle opere che i suoi religiosi ha condotto il dibattito pubblico “Don animano in Italia e nel mondo. La quarta alla Congregazione femminile delle figlie Guanella, uomo della sua terra, santo di Santa Maria della Provvidenza. Una mostra da assaporare lentamente cercando di ed educatore: cosa ci insegna oggi?” intercettare i raggi luminosi che ancora s’irradiano dal carisma di don Luigi Guanella. insieme con don Attilio Mazzola, (Fino al 28 febbraio. Giorni feriali: 9-12 solo per visite guidate; 15-18,30 ingresso guanelliano e vicario episcopale per libero, anche il sabato. Informazioni: telefono 0342-200041; [email protected]). la vita consacrata, e Antonio Valentini, Una mostra da assaporare lentamente C Sabato, 25 febbraio 2012 29 Dai vicariati ■ Morbegno Via Crucis missionaria Venerdì 24 febbraio, alle ore 20.30 nella chiesa di San Giuseppe, le Commissioni Missionaria e Vocazionale propongono una “Via Crucis missionaria” ispirata al tema della “Quaresima di fraternità”: «Giustizia e pace si baceranno». Interverrà con delle riflessioni don Nandino Capovilla, referente di “Pax Christi”. ■ Sondrio «La porta della fede» Sabato 3 marzo, alle ore 20.45, introduzione alla Quaresima, in Collegiata, attraverso i canti della tradizione cristiana con il Coro della Parrocchia di San Paolo di Brugherio (Mb). ■ Sondrio Catechesi con l’arte Martedì 6 marzo, alle ore 21.00, catechesi con l’arte al Cinema Excelsior, a cura di don Andrea Straffi, su “Il sacramento della riconciliazione”. ■ Regoledo Quaresimale 2012 I vicariati di Colico, Morbegno e Talamona, propongono una serie di incontri comuni per il Quaresimale che si svolgeranno presso la sala teatro “Beato Piergiorgio Frassati” di Regoledo con inizio alle ore 20.45. Questo il calendario: Mercoledì 7 marzo “Introduzione generale al racconto di Marco” Relatore: don Ivan Salvadori Mercoledì 14 marzo “La chiamata dei discepoli e la giornata di Cafarnao” (Mc 1,16-39) Relatore: don Marco Cairoli Mercoledì 21 marzo “Il Messia debole e le esigenze della sequela” (Mc 8,27-9,1) Relatore: don Marco Cairoli Mercoledì 28 marzo “Tra la tristezza e la luce: la faticosa ricerca dei discepoli” (Mc 10,17-52) Relatore: don Ivan Salvadori ❚❚ Formazione L’impegno del Vicariato di Sondrio per i catechisti I n risposta alla proposta per un nuovo cammino di catechesi sollecitato dalla nostra Diocesi, il Vicariato si Sondrio, durante l’anno pastorale in corso, ha programmato degli incontri di formazione per i suoi catechisti. È un impegno che, a nome del Vicariato, don Ferruccio Citterio si è assunto e sta portando avanti con fedeltà e tenacia, sollecitando i catechisti alla partecipazione regolare a questi preziosi incontri. Encomiabili sono la disponibilità e la costanza di don Battista Rinaldi, direttore dell’Ufficio diocesano per la catechesi, a seguirci passo passo nell’affrontare le varie situazioni che possiamo incontrare nella catechesi e a guidare con semplicità e competenza gli incontri. Ogni incontro si svolge in tre momenti: dapprima don Battista presenta e integra la scheda su cui si lavora con esempi pratici, segue poi il laboratorio, parte fondamentale dell’incontro, che ci mette in gioco e ci dà la possi- bilità di esprimere quello che concretamente facciamo con i ragazzi. Nel terzo momento don Battista valuta e critica in modo costruttivo il risultato del lavoro di gruppo e ci indica il contenuto e il metodo corretto da seguire. Un grazie particolare pertanto va espresso a lui per la passione e il metodo pedagogico con cui ci guida. Per noi è veramente un maestro e siamo riconoscenti di poter contare sul suo aiuto e sulla sua pazienza. Scrive una catechista: «Sono felicissima di aver iniziato questo percorso, innanzitutto come grande possibilità di crescita per me e poi perché posso così arricchire gli incontri di catechismo con i bambini». Un altro aspetto positivo di questi incontri è “l’itineranza”. Stupenda è l’accoglienza calorosa e fraterna dei parroci che a turno ci accolgono nelle loro parrocchie. Sondrio, Chiesa, Lanzada e Caspoggio sono le comunità parrocchiali che hanno condiviso con noi la celebrazione eu- caristica, brevi spazi per i saluti e l’interessamento e sempre un lauto pranzo preparato dai volontari e offerto a tutti i partecipanti. Una bella testimonianza da parte dei parroci è stata la loro partecipazione al pasto comune e al momento di preghiera. Cosa dire di noi catechiste? Siamo veramente riconoscenti per l’aiuto che ci viene offerto attraverso questi laboratori. Ci sentiamo ricaricate e certamente anche un po’ più competenti nel programmare e vivere i nostri incontri di catechismo. Oltre a tutto questo si è creato fra noi un rapporto di profonda amicizia e il desiderio di continuare a incontrarci per condividere le nostre esperienze e sostenerci nella nostra “missione” di catechiste. Da parte mia vivo questo impegno, per lo più di manovalanza, coma “la mia missione”. Da subito, quando don Alfonso Rossi, parroco di Chiesa in Valmalenco, mi ha chiesto di seguire le catechiste, ho sentito la responsabilità che mi veniva affidata . ma la grazia di Dio non si lascia vincere in generosità, ed è arrivata puntuale. Don Ferruccio mi proponeva di collaborare nella realizzazione di un percorso per la formazione delle catechiste che il nostro Vicariato stava programmando. Ricca dell’esperienza dei Laboratori Diocesani di Pastorale su “Il primo annuncio e “La Parola di Dio” a cui avevo partecipato, ho accettato volentieri di offrire il mio servizio. È stata ed è per me un’esperienza che mi dà tanto per la mia formazione permanente di religiosa e di catechista e che mi ha permesso di entrare subito nel mondo della catechesi soprattutto per favorire scambi reciproci con le catechiste. Concludo incoraggiando parrocchie e vicariati che non hanno ancora fatto questa esperienza a dare il via alla sua realizzazione, sicuri che don Battista Rinaldi è disponibile ad accompagnarvi. Buon cammino! SUOR IMELDA ZECCA Sondrio Cronaca 30 Sabato, 25 febbraio 2012 Futuro della Provincia Sondrio. Incontro tra gli amministratori delle valli lombarde Le riflessioni della Fnp Cisl sul tema attuale Il Comitato Esecutivo della FNP-CISL Territoriale di Sondrio, riunito in data 17 febbraio, preso atto della natura e delle caratteristiche dell’azione di “difesa della Provincia” promossa dal presidente Sertori, «rileva – si spiega in un comunicato – il rischio di insuccesso di una iniziativa con queste caratteristiche meramente difensive, in presenza di un dibattito a livello nazionale assai più articolato e motivato». Il Comitato della Cisl sottolinea quindi «l’opportunità e l’urgenza di aprire un confronto tra tutte le forze culturali, sociali e politiche del territorio per un adeguato approfondimento di tutta la questione. A tale scopo – viene detto sempre nel comunicato – una base di partenza può essere la proposta dell’Unione Province Italiane, che chiede al Governo di “approvare una riforma organica delle istituzioni di governo di area vasta”». Secondo il Comitato emerge «la necessità di avere un ente intermedio elettivo tra la Regione e i Comuni, troppo piccoli e numerosi anche nella nostra regione e nella nostra provincia, oltre che l’ovvia esclusione di una richiesta di “autonomia” costituzionalmente definita, quale quella goduta dalle Regioni Autonome o dalle Province di Trento e Bolzano, impensabile nelle attuali condizioni finanziarie e politiche del Paese. Andrebbero poi prese in considerazione le peculiarità del territorio montano e della popolazione alpina. Queste valutazioni porterebbero a praticare la proposta lanciata dalla Regione Lombardia riguardo a una ripartizione del territorio lombardo in aree o fasce da tenere presenti ai fini amministrativi per la loro omogeneità». Questo insieme di considerazioni porta, infine, «all’ ipotesi di una provincia alpina culturalmente e socioeconomicamente omogenea – si legge nel comunicato –. Andrebbe anche tenuto conto da subito di un’altra richiesta contenuta nel documento dell’UPI relativa alla necessità “eliminare i costi e le disfunzioni prodotti dalle duplicazioni di funzioni e per razionalizzare l’intero sistema istituzionale locale”. Da subito si dovrebbe concepire una istituzione di area vasta, dotata di adeguati poteri per una gestione programmata delle risorse locali, attraverso Piani di sviluppo territoriale eco-sostenibile nei campi economico-produttivo, formativo e sociale». «Solo tenendo in considerazione l’insieme di motivi e di esigenze così richiamati – conclude il comunicato – è possibile impostare una seria riforma degli Enti Locali entro una Regione delle dimensioni della Lombardia». Le montagne si parlano N ei nostri paesi, per indicare Le relative proposte sono state illustrate Un confronto di idee che un ragazzo e una ragazza in modo chiaro dal vicepresidente Fausto incominciavano un rapporto Gusmeroli. L’analisi è partita da un dato per offrire poi di fidanzamento, un tempo si storico: la costituzione degli Stati nazionali usava l’espressione: «si parlano», dove il ha rappresentato la marginalizzazione indicazioni, suggerimenti verbo non indicava più semplicemente delle aree di montagna e lo smarrimento uno scambio di informazioni, ma della propria identità. La necessità di e proposte alle forze diventava qualcosa di più serio, come porre i confini sugli spartiacque, infatti, l’elaborazione di un progetto di vita ha diviso le comunità che avevano politiche chiamate comune. Un’analoga forza pregnante sempre avuto strettissimi rapporti tra ha assunto il titolo dato all’incontro un versante e l’altro. In questo modo si a decidere il nuovo che si è tenuto a Sondrio, nella Sala sono rotte quelle che erano le contiguità delle Acque del Bim, nella mattinata storiche e le comunità alpine sono state assetto amministrativo. di sabato 18 febbraio. Lo scopo della frantumate. Come ritrovare l’unità, pur riunione, infatti, come ha sottolineato nelle diversità? L’associazione Valtellina Enrico Dioli, è stato quello di effettuare un confronto di idee, nel futuro formula tre chiare proposte. La prima riguarda la per offrire poi indicazioni, suggerimenti e proposte alle forze costituzione di una provincia che raggruppa tutta la parte politiche chiamate a decidere il nuovo assetto amministrativo, montana della Lombardia. Fausto Gusmeroli ha poi voluto che vede coinvolti Comuni, Province e Regioni. Mentre da portare argomenti a sostegno di questa scelta, che appare un lato, quindi, prosegue la raccolta di firme per conservare molto innovativa: è più coerente con l’esigenza di un riordino almeno l’esistente, cioè per evitare che, con l’abolizione istituzionale; con essa la montagna (che costituisce il 40% del della Provincia di Sondrio, i suoi abitanti scompaiano di territorio lombardo) ritorna ad essere protagonista della sua fronte al numero preponderante dei residenti nelle grandi storia; costringe le popolazioni a incontrarsi di più e infine conurbazioni, dall’altro si guarda più lontano e si formulano si pone già nella prospettiva della creazione di una grande progetti per offrire prospettive nuove alle genti di montagna, regione alpina europea, la sola capace di salvare la montagna. che hanno problemi comuni. Il primo passo è proprio quello Il secondo punto prevede l’attribuzione a questa provincia di incontrarsi e di confrontarsi. Per questo alla riunione di montana delle risorse fondamentali, che sono l’acqua e Sondrio, promossa dalle associazioni Incontri tramontani e l’ambiente. La terza proposta riguarda il mantenimento e la Valtellina nel futuro, erano presenti anche amministratori valorizzazione dei Comuni. Essi vanno difesi, non solo perché provenienti dalla Valcamonica e dalla Val Brembana. La sono un’istituzione quasi millenaria, ma perché sono i luoghi prima di queste due associazioni, come dice il suo nome, dell’identità e della partecipazione dei cittadini. Naturalmente era nata negli anni Novanta allo scopo di creare vettori di anche nei loro confronti sono necessarie riforme e, soprattutto, comunicazione tra le valli, perché queste avevano poche l’accorpamento dei servizi. Su questi temi (l’amministrazione relazioni fra loro e, peggio ancora, non facevano progetti delle acque e l’accorpamento dei servizi comunali) sono poi in comune. La ricetta proposta dal presidente Giancarlo ritornati ampiamente Carla Cioccarelli (sindaco di Aprica e Maculotti poggia sulla considerazione che spesso i gruppi Presidente del Bim di Sondrio), Corrado Tomasi (Presidente emarginati e ridotti nei ghetti sono diventati culturalmente della Comunità Montana e del Bim della Valcamonica), egemoni. Qualcosa del genere è avvenuto per le comunità di Vittorio Marniga (Sindaco di Edolo), Vittorio Milesi (Sindaco montagna. Affinchè esse ritrovino dignità e autonomia, sono di Sanpellegrino) e altri intervenuti. Essi hanno portato necessari tre elementi: una cultura alta e diffusa, l’eliminazione nel dibattito una grande concretezza e la consapevolezza di ogni complesso di inferiorità e un rapporto costante e che riforme strutturali così profonde non possono passare costruttivo tra le valli. attraverso semplici manovre economiche, ma richiedono Un contributo importante al dibattito è venuto dalla riflessione un’analisi più attenta della realtà locale. maturata nell’ambito dell’associazione Valtellina nel futuro. CIRILLO RUFFONI Sondrio. Il presidente Massimo Sertori traccia un primo bilancio dell’iniziativa Sono 15 mila le firme per “salvare” la Provincia E rano oltre 15 mila, lo scorso fine settimana, le firme raccolte per il mantenimento della Provincia di Sondrio. «Questa iniziativa – ha affermato il presidente Massimo Sertori –, che unisce maggioranze e opposizioni, è un grande segno di identità locale, che caratterizza la nostra comunità e il nostro territorio: i valtellinesi si sentono un popolo». La Provincia di Sondrio risulta essere l’unica d’Italia ad aver attivato una simile iniziativa, definita da Sertori «un elemento di pressione politica da non sottovalutare e tante più saranno le firme, tanto più sarà incisivo». I dati della raccolta, ancora in corso, sono stati presentati alla stampa lo scorso venerdì, alla presenza del sindaco di Sondrio, Alcide Molteni, del consigliere comunale di Chiavenna, Davide Trussoni, del sindaco di Morbegno, Alba Rapella, dei vice-sindaci di Bormio e Tirano, Luca Pedrana e Gianmartino Della Vedova, oltre che di Giocondo Cerri, per Cgil, Cisl e Uil, Fabio Bresesti della Camera di Commercio. «Negli ultimi giorni le firme hanno subito un’accelerazione – ha spiegato Sertori –, segno che la comunicazione ha fatto breccia. Ho girato nei vari gazebo e ho visto molta determinazione perché il ragionamento di tutti è: “non abbiamo niente, e vogliono portarci via anche la Provincia”. È quindi il momento di dire cosa vogliono i valtellinesi, c’è stata un’impennata, ma ci sono margini di miglioramento». A sostegno dell’iniziativa si è espresso poi Fabio Bresesti. «Il tema è scottante – ha detto –, non possiamo perdere un’identità come la Provincia perchè da sotto Colico noi rappresentiamo meno del 2%». A seguirlo il rappresentante di Cgil, Csl e Uil che ha ribadito che «il rischio di marginalizzazione che correrebbe la Valtellina è molto alto, soprattutto a livello lavorativo». I rappresentanti dei cinque capoluoghi di mandamento hanno sottolineato sia l’interesse dei cittadini per l’iniziativa, sia l’impor- tanza di un ente ad elezione diretta che sappia fare sintesi «soprattutto per un territorio così frantumato e con una bassa densità di popolazione qual’è la provincia di Sondrio» ha dichiarato il sindaco di Morbegno. «Prima salviamo l’importante istituzione provinciale – ha affermato Trussoni di Chiavenna –, poi pensiamo ad una riorganizzazione». «Dobbiamo incentivare la raccolta – ha affermato Luca Pedrana, vice-sindaco di Bormio –, nel nostro territorio è stato molto apprezzato l’intervento della Provincia nella questione del Piano d’Area». A fargli eco l’omologo di Tirano: «Nella nostra città – ha detto – la responsabilità della firma è molto sentita, le persone sostengono l’iniziativa in modo attivo». A concludere gli interventi dei sindaci dei cinque capoluoghi di mandamento quello di Alcide Molteni. «In due settimane – ha affermato –, abbiamo superato le 15mila firme, un dato molto positivo perché dimostra la consapevolezza dei cittadini di essere protagonisti». Sondrio Cronaca L’associazionismo in parrocchia, «casa tra le case» Lo scorso sabato a Sondrio si è svolta l’assemblea del Circolo Acli Centrale. è intervenuto l’arciprete don Marco Zubiani. «Nella parrocchia c’è spazio per le associazioni, che possono essere utili strumenti». F edeltà al lavoro, alla democrazia, alla Chiesa. Sono queste tre “fedeltà” l’impegno delle Acli che Carlo Frigerio, Presidente del Patronato regionale, ha ribadito nel suo saluto che ha dato il via, sabato 18 febbraio, ai lavori dell’Assemblea del di Milly Gualteroni Circolo Acli Centrale di Sondrio. Seduti al tavolo dei relatori con Frigerio (primo a sinistra nella foto), anche il presidente del Circolo Pietro Pizzini, l’arciprete di Sondrio don Marco Zubiani e il presidente provinciale Danilo Ronconi, che ha introdotto il tema di riflessione dell’incontro: “Il valore dell’associazionismo nella comunità di oggi”. Il tema è nato da una constatazione realistica: il mondo associativo vive, oggi, un momento di difficoltà e ci si chiede se le associazioni abbiano ancora un significato e un ruolo. Ronconi ha affrontato l’argomento ricordando che il senso fondamentale che costituisce un’associazione è «la relazione, cioè l’unione di ogni persona con gli altri per agire nella società». Oggi più che mai, dunque, l’associazione può essere il luogo concreto in cui questo nostro mondo, malato d’individualismo, ritrovi forza e vitalità. Non a caso, la Costituzione italiana, ha ricordato, pone questo tra i diritti fondanti della comunità civile. Sabato, 25 febbraio 2012 31 Notizie flash Attingendo alla psicologia, il Presidente provinciale ha, quindi, sottolineato che «l’associazione è un luogo privilegiato, dove ci si può mettere in giuoco più facilmente, dove essere accolti e ascoltati, esercitando la tolleranza, la gratuità, la solidarietà. Nello scontro, nel dialogo, nella comunione, nel dissenso». Oggi, ha detto ancora, le Acli devono recuperare il senso originario che le ha fondate: un’unione di persone che sentirono il bisogno di aggregarsi per discutere i propri problemi e cercare insieme le soluzioni. Invitato a parlare sul tema, don Marco Zubiani ha preso spunto dal Piano pastorale 2012 del vescovo Diego Coletti: “Il maestro è qui e cammina con noi”. Da questo testo, don Marco ha ripreso la metafora della «parrocchia come casa tra le case». La parola parrocchia, infatti, deriva dal greco oikia che significa casa. è la casa in cui «nascere alla vita cristiana»; la casa della fede, che diviene «elemento di unità nella propria esistenza»; casa della missione, della collaborazione, della speranza. Ancora, casa dell’incontro «nel dialogo con tutte le persone, famiglie, associazioni, strutture di volontariato, soggetti educativi, sociali e culturali». Nella parrocchia, dunque, c’è spazio per le associazioni, che possono essere utili strumenti, attraverso i quali la fede entra nelle situazioni concrete della vita sociale. «Ricordiamoci che la fede è incarnata e se la meta a cui tendere è il Paradiso, non dimentichiamo che Gesù ha promesso il centuplo quaggiù a chi lo segue, accettando la Croce della vita umana», ha detto, precisando poi che «a Sondrio, c’è spazio per tutti» e che se «non si deve pretendere il monopolio di un’attività» allo stesso modo «non si deve nemmeno avere la pretesa di occuparsi di tutto». L’invito dell’Arciprete è che le associazioni si qualifichino sempre più nella loro competenza e che la mettano al servizio della comunità, disponibili a coordinare, ma anche a lasciarsi coordinare. Come già accennato sia da Frigerio che da Ronconi, ha ricordato che oggi è fondamentale lavorare in rete, portando gli uni agli altri il proprio sapere. «Un esempio concreto? Non tocca certo a un Circolo Acli occuparsi di catechismo», ha concluso, «ma le persone che lo compongono potrebbero parlare ai catechisti e ai ragazzi di come si vive il Vangelo nel mondo del lavoro». ■ Mantello Torna la formazione per genitori con R-Accordi Nel mese di marzo riparte la formazione genitori nei comuni di Cino, Cercino e Mantello all’interno del Progetto R-Accordi. Le serate nascono dalla collaborazione tra Comuni, Parrocchia di Cino e Cooperativa Sociale Insieme di Morbegno e saranno condotte dalla dottoressa Chiara Cavina (psicologa e psicoterapeuta ASL Sondrio) e dagli educatori della Cooperativa Insieme Laura Candiotto e Emilio Ciapponi. Gli incontri avranno per tema la comunicazione tra genitori e figli. Attraverso discussioni di gruppo, i partecipanti potranno confrontarsi su tematiche quali le regole, il rischio, l’affettività, la sessualità, etc. Alle serate possono partecipare anche i genitori non residenti nei comuni di Cino, Cercino e Mantello, iscrivendosi telefonicamente (0342-614587). Il primo appuntamento sarà quello di giovedì 1 marzo, quindi giovedì 15 e 22 marzo. Tutti gli incontri si svolgeranno presso l’oratorio di Mantello, con inizio alle ore 20.30. ■ Sondrio Sabato 25 l’assemblea elettiva dell’Aido Tempo di assemblee e di rinnovo quadriennale delle cariche per l’Aido, Associazione per la donazione di organi, tessuti e cellule. In questo periodo si incontrano i nove Gruppi della provincia, dopo Pasqua vi sarà poi l’Assemblea provinciale, quindi quelle regionale e nazionale. Sabato 25 febbraio, alle ore 9.30, nella sede di via Sauro 45 si terrà l’assemblea dei soci del Gruppo Comunale di Sondrio, che comprende gli iscritti di Albosaggia, Castello dell’Acqua, Caiolo, Castione, Cedrasco, Chiuro, Colorina, Faedo, Fusine, Montagna, Piateda, Poggiridenti, Ponte, Postalesio, Tresivio. Delebio. La scorsa settimana padre Egidio Tocalli ha presentato il suo libro «D iventare sacerdote missionario è stata la grazia più importante della mia vita. Diventare medico missionario è stata l’altra grazia che ha riempito la mia vita». Con queste parole ha esordito padre Egidio Tocalli, missionario comboniano, che giovedì 16 febbraio, su invito del Circolo Culturale della parrocchia di Delebio, ha presentato il suo libro L’Africa chiama ancora. Non è stata una conferenza, piuttosto una conversazione tra amici, introdotta dal prof. Sandro Dell’Oca che ha presentato a grandi linee la figura di questo straordinario sacerdote, nato a Morbegno in un periodo difficile della nostra storia. «Il libro mi è nato nel cuore due anni fa a Verona – ha spiegato padre Tocalli –, mentre assistevo i miei confratelli anziani, come memoria per me stesso e per ricordare i miei confratelli martiri e tutte le persone che mi sono state vicine e mi hanno voluto bene. Il manoscritto è stato stampato grazie alla sollecitudine ed all’aiuto dell’amico Paolo Pirruccio». Padre Egidio ha continuato: «Come è stato buono il Signore a guidarmi da bambino nei vari periodi della mia vita. Due sono le persone che hanno influenzato in modo determinante le mie scelte: padre Celso Duca, incontrato da bambino, e padre Giuseppe Ambrosoli, che ho sostituito per vent’anni nell’ospedale ugandese di Kalongo dopo aver collaborato con lui per un anno ed al quale devo la mia L’Africa chiama ancora decisione di diventare medico». Padre Egidio, raccontando le grandi difficoltà incontrate nella sua opera di sacerdote medico in un paese dilaniato dalle guerre tribali, ha sottolineato come si sia sempre sentito guidato ed aiutato da Dio che – ha detto – «è come un gomitolo il cui capo, se riesci ad individuarlo bene, si srotola con linearità». Come sia riuscito a conciliare il suo impegno di sacerdote con quello di medico e di economo, lo ha raccontato con emozione: «Dopo la mia permanenza di un anno in Inghilterra, mi sono trovato senza che alcuno mi avesse avvisato, nel 1976, in Uganda con padre Ambrosoli dal quale ho imparato chirurgia tropicale. Con lui sono stato per lo più a guardare fino a quando sono stato inviato, da solo, a sostituire un medico ammalato nell’ ospedale di Aber. Arrivato là, ti accorgi delle grandi necessità, sei solo e parti in quarta. Ti par di salvare il mondo. Come sacerdote devi imparare la lingua, celebrare Messa alla domenica e nei giorni feriali (salvo poi dover rinunciare per correre in sala operatoria), come medico ti devi spendere per tutte le necessità, dall’odontoiatria alla chirurgia, all’ortopedia alla ginecologia ed all’ostetricia. Tutto ti gratifica, ma, mentre i mesi passano, la fatica aumenta, le notti si accorciano, e tu ti trovi senza più energie fisiche. Ecco che corri il pericolo che la gratificazione lasci il posto ad uno svuotamento interiore dove ti trovi solo. A questo punto, però, il buon Dio mi ha aiutato mandandomi ad operare in un lebbrosario dove gli impegni non erano così stressanti ed ho potuto ricuperare il mio essere sacerdote». Padre Egidio ha parlato del suo impegno missionario in Uganda sempre con grande pathos, riconoscendo a Dio e a padre Ambrosoli una vicinanza ed un sostegno tali da renderlo forte di fronte a qualsiasi difficoltà sia materiale che spirituale. Per mostrare qualche esempio della sua opera compiuta in trent’anni di vita a servizio degli ugandesi, padre Egidio si è avvalso di due filmati molto belli, dei quali uno girato da lui negli anni della sua permanenza a Kalongo commentandoli in diretta. A conclusione dell’incontro, il padre ha suggerito questa riflessione: «Il gomitolo vale anche per voi. Quando una persona si guarda dentro e scopre che c’è veramente il dito di Dio Provvidenza che ci guida, soprattutto nelle scelte fondamentali, vita consacrata o matrimoniale, ecco che si raggiunge la serenità nel sentirsi figli di Dio, e questo vale per tutti». GABRIELLA RICETTI Alta Valle 32 Sabato, 25 febbraio 2012 Notizie flash Incontri per la famiglia in Santuario ■ Provincia Estensione per carta sconto sulla benzina Approvazione unanime, in Commissione finanze della Camera, per la risoluzione firmata dal deputato valtellinese Jonny Crosio insieme ai colleghi Molteni, Rivolta e Fugatti, che prevede l’estensione della carta per ottenere lo sconto sulla benzina rilasciata agli abitanti delle aree di confine con la Svizzera nelle province di Sondrio, Como e Varese. L’agevolazione, che ha sin qui interessato 31 dei 78 comuni di Valtellina e Valchiavenna, verrà dunque estesa a seguito della rideterminazione delle fasce territoriali. «Questo risultato rappresenta il giusto riconoscimento per gli abitanti delle province di confine, qual è la nostra, penalizzati dagli aumenti sul carburante – ha sottolineato l’onorevole Crosio –. Gli ultimi rincari hanno evidenziato ancora di più il problema delle differenze di prezzo con la vicina Svizzera, aumentato il pendolarismo del pieno di benzina e aggravato la situazione dei nostri distributori, per questo siamo intervenuti per sanare un’evidente ingiustizia, chiedendo al Governo di aumentare lo stanziamento per sostenere la carta sconto e consentire a un numero maggiore di cittadini di poterne usufruire». Il sì unanime della Commissione è arrivato nonostante il contrasto emerso fra i due membri del Governo presenti alla riunione, i sottosegretari Vieri Ceriani e Gianfranco Paolillo: il primo sosteneva l’esistenza di elementi di criticità, quali la copertura finanziaria e il rischio di una procedura d’infrazione dell’Unione europea nei confronti dell’Italia. L’impegno del Governo, che prevede lo stanziamento ulteriore di 20 milioni di euro, che si sommano agli originari 40 milioni, consentirà di aggiornare il meccanismo dello sconto attraverso la rideterminazione delle fasce territoriali e la rimodulazione dell’entità dello sconto per fascia. «Ora attendiamo che il Governo dimostri con i fatti la doverosa attenzione per le province di confine con la Svizzera – ha concluso Crosio –, nell’interesse dei benzinai, dei cittadini e dei territori». I n vista del VII Incontro Mondiale delle Famiglie, che si svolgerà a Milano dal 30 maggio 3 giugno prossimi, il Santuario della Madonna di Tirano propone quattro pomeriggi di preghiera per la famiglia nelle domeniche di Quaresima dal 4 al 25 marzo. Ciascun incontro si aprirà, alle ore 14.45, con un momento di accoglienza nel salone “Beato Mario”. Alle ore 15.00 comincerà quindi la preghiera in Basilica con l’annuncio della Parola di Dio, il commento e la riflessione, seguiti dalla preghiera del Rosario. Dopo una pausa di tempo libero, alle ore 16.30 sarà celebrata la Messa. I diversi momenti di incontro – che possono essere vissuti in totalità o anche solo in qualche loro parte – sono rivolti alle famiglie e ai loro componenti, ai gruppi familiari e ai gruppi di spiritualità che saranno coinvolti nell’animazione dei momenti di preghiera. Tirano. Lo scorso venerdì il pellegrinaggio vocazionale ■ A2A Dopo Zuccoli si rinnova il Consiglio di Gestione Il Consiglio di Sorveglianza di A2A si è riunito lo scorso 17 febbraio sotto la presidenza di Graziano Tarantini e, dopo aver ricordato l’opera dell’ing. Giuliano Zuccoli ed aver rinnovato la propria vicinanza alla famiglia, ha provveduto, ai sensi dello statuto, a nominare il prof. Carlo Secchi componente del Consiglio di Gestione di A2A. Il Consiglio di Sorveglianza ha provveduto, inoltre, a nominare il consigliere di Gestione dott. Giuseppe Sala presidente del Consiglio di Gestione di A2A. Il Consiglio di Gestione, così integrato, rimarrà in carica sino alla prima riunione del Consiglio di Sorveglianza successiva al suo rinnovo previsto con l’Assemblea del prossimo 29 maggio. La Parola è luce anche di chi non può vedere V enerdì 17 febbraio i Vicariati di Tirano e di Grosio hanno svolto il mensile pellegrinaggio vocazionale. Diversamente dagli scorsi incontri, i ragazzi si sono ritrovati nell’Oratorio Sacro Cuore di Tirano: neve e ghiaccio non hanno permesso di raggiungere la chiesetta di Santa Perpetua, meta consueta di questi incontri. Quest’anno le serate si articolano su brani della Sacra Scrittura nei quali la Parola si presenta attraverso alcune immagini. Quello di venerdì era dedicato alla Parola “come luce” e si rifaceva al Salmo 119: «Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino». Al centro dell’incontro è stata proposta la testimonianza di Rocco Rosa, arrivato appositamente da Pavia. Raccontando la sua storia ha testimoniato come la vita umana, anche nelle circostanze più dolorose e tragiche, può essere illuminata dalla Parola. Era un ragazzino di 14 anni, un po’ scavezzacollo, come si è descritto. Era poco interessato allo studio e per conoscere si faceva guidare dalla curiosità. È stata proprio la passione a toccare ogni cosa che un pomeriggio lo ha spinto a far detonare una bomba a mano inesplosa della seconda guerra della fiducia e dell’onestà perché mondiale. Non l’aveva riconosciuta e ha incontrato persone che lo hanno la disattenzione gli è costata entrambi amato. Così ha imparato a sua volta gli avambracci e la vista. Quel ad amare. Ha scoperto il potere giorno ha perso tutto: si è ritirato da terapeutico del condividere con scuola, non ha mai concluso l’iter altri disabili le proprie difficoltà. Si formativo e ha vissuto i primi anni è chiesto come mai delle persone rinchiuso in casa, con la propria potessero donare a lui il loro tempo famiglia. È stato abbandonato dagli e le loro energie. Ha iniziato ad amici e ha perso la sua adolescenza. avvicinarsi diversamente alla Parola, Ma paradossalmente, grazie a quel ad ascoltarla con un’attenzione mai giorno ha riacquistato tutto. Grazie avuta prima ed a meditarla con altra alla sua disabilità ha compreso il motivazione. Tutto si è trasformato valore delle cose che solitamente perché ha cambiato il centro del suo sono scontate. Non subito: per cuore e ha iniziato a farsi guidare da cambiare rotta sono dovuti passare quella luce. Rocco combatte ogni tre anni dall’incidente. Una luce giorno per raggiungere la propria ha illuminato il suo cammino e indipendenza ed autonomia di vita. seguendola ha ritrovato pace: la Si ritiene fortunato perché vede il Parola. Sono stati di grande aiuto proprio vivere con un alto standard la vicinanza fisica e spirituale degli di qualità. Per giungere a questa amici della “Casa del Giovane” di conclusione, però, è necessario Pavia e un viaggio a Lourdes, durante capire il suo metro di misura, chi il quale ha incontrato le persone ha occupato il centro del suo cuore. che da lì in poi lo hanno seguito e Gli sono state presentate diverse sostenuto nella vita quotidiana e proposte per rendersi autonomo, dove ha conosciuto sua moglie. Ha fra cui modernissime operazioni riscoperto il valore dell’amicizia, chirurgiche con le quali avrebbe Una tre giorni biblica per i giovani La proposta della Commissione Giovanile intervicariale di Tirano e Grosio U na tre giorni biblica è la proposta di preparazione alla Pasqua per gli universitari e i giovani lavoratori dei Vicariati di Tirano e di Grosio. La commissione giovanile intervicariale ha organizzato un intero fine settimana di ascolto e meditazione della Passione secondo Giovanni. Guideranno l’incontro «C’è un’esperienza da fare gradualmente. Un “sì” da dire tutti i giorni. Dove sta il nostro tesoro, lì sta il nostro cuore. E così la Parola può illuminare i nostri passi». riacquistato parte delle competenze motorie e percettive delle mani e delle braccia. Le ha sempre rifiutate perché si è reso conto che non avrebbero comunque portato ad una vera indipendenza. L’ha raggiunta, invece, prendendo come modello Bernadette Soubirous. Afflitta dalle atroci sofferenze della sua malattia, la santa prima di morire è arrivata a negare di aver visto Maria. In questo gesto Rocco si è sentito in piena consonanza con la veggente di Lourdes: nella sofferenza anche lui è arrivato a rinnegare tutto. Da questo è ripartito. Ma non basta la decisione di un attimo, l’incontro di un momento per seguire la luce. È necessario mettersi in gioco in un continuo cammino di maturazione e di crescita. «C’è un esperienza da fare gradualmente – ha commentato Rocco –. Un “Sì” da dire tutti i giorni. Dove sta il nostro tesoro, lì sta il nostro cuore. E così la Parola può illuminare i nostri passi». con la Parola e la preghiera don Roberto Seregni, vicario di Tirano, e don Michele Gini, diacono che presta servizio nella medesima parrocchia. I ragazzi saranno ospitati presso le Suore Angeliche di Teglio dal 2 al 4 marzo. La proposta è di certo più impegnativa rispetto a quelle offerte negli anni scorsi. Tuttavia, in questo periodo di crisi, di precarietà e di confusione si è scelto appositamente di mettere al centro la Parola di Dio, proponendo un periodo più intenso LUCIA SCALCO e prolungato di silenzio, ascolto e meditazione. Ai ragazzi delle superiori dei due vicariati, invece, sarà dedicato il “week end” del 24 e 25 marzo, quando si ritroveranno presso l’Oratorio di Tirano, vi trascorreranno la notte e concluderanno il ritiro con la Messa della domenica. Seppur organizzati in particolare per due vicariati, entrambi i ritiri sono aperti a chiunque, ragazzo e giovane, vi voglia partecipare. Lu. S. Alta Valle ● Il progetto del Good Samaritan Hospital fu approvato nel 2003 ● Migliorate le condizioni della popolazione da quando è in funzione ● Sono ancora necessari interventi alla struttura e per le risorse umane Sabato, 25 febbraio 2012 33 Sernio In visita a Roma Al concistoro per il cardinal Coccopalmerio Monsignor Capelli e l’ospedale nelle Solomon D al 2001 monsignor Luciano Capelli, originario di Tirano, svolge la sua attività pastorale nelle Isole Solomon, dove i Salesiani nel 1995 hanno ricevuto la Parrocchia di Cristo Re, a Tetere (parte est dell’Isola di Gualdacanal). Visitando i villaggi, don Luciano ha incontrato di persona i bisogni e le fragilità della popolazione, arrivando così a definire con chiarezza le priorità della gente. Viste le numerose preoccupazioni per il malfunzionamento della Clinica di Tetere, ha deciso di inserire nel proprio progetto parrocchiale decennale la costruzione di un ospedale, il Good Samaritan Hospital. Diverse risorse e forze sono state messe in campo per la sua realizzazione: la ONG italiana Amici Missione Isole Solomon (Amis) che ha fornito i volontari per eseguire i lavori, il geometra Agostino Fagioli di Tirano che ha completato i disegni, l’organizzazione tedesca Papstliches Kindermissionswerk che ha donato l’equipaggiamento medico, i capi villaggio che hanno offerto la terra, il premier di Guadalcanal onorevole Alebua ed altri che hanno sostenuto e facilitato la realizzazione del progetto, approvato nel 2003 dal Ministero della Sanità. I lavori, iniziati nel 2004 e conclusi nel 2008, venivano eseguiti durante i tre mesi della stagione invernale, quando i volontari Italiani potevano raggiungere le Isole. Questi sono stati affiancati nei lavori da qualche ragazzo formato da loro in loco. A tutt’oggi l’ospedale dispone di un dottore permanente, sponsorizzato dall’Amis, e di personale infermieristico, di cui è responsabile il Ministero della Sanità. Quest’ultimo, inoltre, si occupa del programma medico. La costruzione dell’ospedale ha facilitato l’accesso ad una struttura sanitaria per assistenza medica a tutta la popolazione della zona, che in precedenza doveva rivolgersi alle cliniche locali oppure al lontano ospedale nazionale nella capitale. Le difficoltà che la popolazione di Tetere denunciava a don Luciano durante le sue visite riguardavano principalmente gli alti livelli di mortalità materna ed infantile. Questi erano dovuti all’inesistente assistenza medica. Da quando il Good Samaritan Hospital è in funzione, le condizioni di vita della popolazione locale sono molto migliorate. Spiega don Luciano nella Relazione 2008/2011: «La maggioranza dei parti ormai avviene in un ambiente sicuro per la donna, la quale viene assistita durante tutto il percorso della gravidanza. La mortalità materna e neonatale è molto diminuita negli ultimi 4 anni. Inoltre, la maggior parte dei bambini attualmente viene vaccinata e seguita durante i primi 2 anni di vita». Nonostante gli importanti miglioramenti, don Luciano spiega come siano ancora necessari molti interventi, rispetto alla struttura e alle risorse umane. Sono in particolar modo queste a risultare più urgenti a causa dell’esistenza di problemi di varia natura. Quelli legati alla mentalità, alla cultura locale, alle abitudini sono le barriere più difficili da rompere. Altri, con l’aiuto di finanziamenti esterni, sono facilmente risolvibili. In primo luogo, si richiedono training per gli infermieri effettuati da persone qualificate. L’ospedale possiede un ridotto personale medico, supplito da infermieri. Così errori diagnostici e terapici sono comuni e spesso tragici per il paziente. Secondariamente, è necessario un mezzo di trasporto per le attività da svolgere all’esterno dell’ospedale. Molte persone, infatti, non possono raggiungere la struttura oppure vi arrivano in condizioni tali da non poter più essere trattate, a causa della mancanza di informazione e di educazione. Essere muniti di un mezzo di trasporto, quindi, consentirebbe di effettuare opere di prevenzione e di cura in paesi remoti. Infine, si richiedono medici per un periodo di almeno 2-3 anni. Solo in questo modo è possibile capire la realtà locale, la cultura, le abitudini e, di conseguenza, aiutare veramente. a cura di LUCIA SCALCO Un difficile contesto sociale N ell’Oceano Pacifico c’è un gruppo di mille isole di origine vulcanica che formano una nazione: le Isole Solomon. Sono sperdute zone equatoriali, su cui costantemente si abbattono tsunami, tifoni e terremoti. I 550 mila abitanti hanno origini etniche diverse: i Melanesiani sono la maggior parte della popolazione (80%), il resto sono Polinesiani, Micronesiani, Cinesi, Australiani, Nuovo Zelandesi ed Europei. Vi sono in tutto nove province: Guadalcanal, la più grande, ospita il Good Samaritan Hospital. Tale struttura offre una copertura sanitaria a circa 23 mila persone. Queste sono organizzate in villaggi, realtà molto diverse dalla cultura europea ed americana, con un proprio modo di pensare e di vivere. La maggioranza della gente non possiede nulla e molti abitano nella foresta quasi vergine. Prevale l’analfabetismo e per la maggior parte della popolazione manca la possibilità di un’istruzione. Si vive in condizioni precarie, senza aspettative e sogni per il futuro. Le famiglie, formate in tenera età, sono in genere molto numerose. Ciò rende difficoltoso per la donna prendersi cura in maniera adeguata di tutti i figli, non avendo alcun mezzo per farlo. In ambito familiare, la figura maschile è pressoché inesistente e domina sulla donna, per cultura. Un problema molto diffuso è la violenza domestica, incentivata oltre che da quanto detto anche dal frequente abuso di alcool. Esercitano una forte influenza i costumi e le tradizioni locali, che variano significativamente da un’isola all’altra. In caso di malattia, per esempio, prima viene consultato il “dottore” tradizionale e solo in un secondo momento ci si rivolge all’ospedale. Dal canto loro queste strutture sono malfunzionanti a causa della mancanza di risorse finanziarie, del personale, di esami e di strumentazioni. Il personale medico ed infermieristico è costretto a lavorare in condizioni non adeguate ed è sottopagato. Diffusa, così, è la frustrazione e demotivazione, che si riversa sui pazienti. Il personale stesso, poi, è poco formato: scarseggiano i medici ed il loro ruolo non può che essere assunto da infermieri non competenti in materia. Il territorio è vasto e la gente deve percorre lunghi percorsi a piedi, delle volte di un giorno, prima di raggiungere le strade servite dai mezzi pubblici. è facile, allora, capire il fenomeno di latenza diagnostica così diffuso in queste zone, per il quale le patologie vengono riconosciute con grave ritardo. Annunciato lo scorso 6 gennaio al termine della preghiera dell’Angelus da papa Benedetto XVI, ha avuto luogo sabato 18 febbraio, nella Basilica Vaticana, il Concistoro Ordinario pubblico per la creazione di 22 nuovi Cardinali. Dalle mani di papa Benedetto XVI, lo scorso sabato, ha ricevuto la berretta rossa di cardinale l’arcivescovo Francesco Coccopalmerio, cui è stata assegnata la Diaconia di San Giuseppe dei Falegnami in Roma. Nella sua omelia il Santo Padre ha ricordato come «nello svolgimento del loro particolare servizio a sostegno del ministero petrino, i neo-porporati saranno chiamati a considerare e valutare le vicende, i problemi e i criteri pastorali che toccano la missione di tutta la Chiesa. Ai nuovi Cardinali è affidato il servizio dell’amore: amore per Dio, amore per la sua Chiesa, amore per i fratelli con una dedizione assoluta e incondizionata, fino all’effusione del sangue, se necessario, come recita la formula di imposizione della berretta e come indica il colore rosso degli abiti indossati. A loro, inoltre, è chiesto di servire la Chiesa con amore e vigore, con la limpidezza e la sapienza dei maestri, con l’energia e la fortezza dei pastori, con la fedeltà e il coraggio dei martiri». La comunità di Sernio è così in festa per un suo figlio illustre. A Sernio, paese natale della mamma, il novello Cardinale ha vissuto alcuni anni, ha frequentato le scuole elementari del paese e ricevuto la Prima Comunione. Alla cerimonia a Roma era presente una numerosa delegazione cittadina guidata dal vicesindaco Gino Antonio Giudici e dal parroco don Fiormaria d’Abbondio. Presente a Roma anche un gruppo di Tiranesi, guidati dal sindaco Pietro del Simone, dall’assessore Bruno Ciapponi Landi, assieme a don Alberto Panizza. Legatissimo al Santuario della Madonna di Tirano, il cardinal Coccompalmerio ha molti amici in città dove, fra l’altro, ha rappresentato l’Arcivescovo di Milano alle celebrazioni serali della conclusione dei 500 anni dell’Apparizione. Durante le Visite di Cortesia ai novelli Cardinali il gruppo di Sernio si è fermato a lungo con Coccopalmerio che, con grande disponibilità e attenzione, ha desiderato salutare uno a uno i suoi concittadini valtellinesi. Intrattenendosi con loro a lungo, in un dialogo molto familiare, sono riemersi così alla memoria di tutti numerosi incontri avvenuti a Sernio e a Tirano in questi ultimi anni. A Roma il gruppo di pellegrini serenaschi e tiranesi ha potuto anche visitare con la spiegazione di guide turistiche i più importanti monumenti civili e religiosi della capitale. La visita al Seminario Capranica, dove è alunno un giovane di Sernio, e la celebrazione della Messa presieduta da don Alberto Panizza, presso la Cappella dell’Almo Collegio, hanno concluso il pellegrinaggio romano del gruppo. IVAN GAMBELLI Spettacoli 34 Sabato, 25 febbraio 2012 ✎ il telecomando | Scelti per voi Tre film da non perdere Changeling di C. Eastwood. Usa 2008. Una storia drammatica, vera, per quanto assurda, un cast convincente, una regia strepitosa per un film che vi commuoverà e farà riflettere come tutti i film di Eastwood. Domenica R4, 21,30. Il Profeta, di Jacques Audiard. Francia 2009. Un diciannovenne arabo malik, è condannato a 6 anni di prigione. Analfabeta ma sveglio imparerà presto a sopravvivere. Un crudo e avvincente ritratto della realtà carceraria. Lunedì Rai3, 21,05. Welcome, di Philippe Lioret. Francia 2009. Welcome è un racconto morale che si interroga sul concetto di alterità e in cui è facile riconoscere i canoni dell’attualità. Philippe Lioret mette al centro del suo film l’Altro, un corpo estraneo da sfruttare o da espellere, senza una vera possibilità di integrazione. Sabato Rai3, 21,05. Domenica 26. F.d. S., C5, 8,50. Ravasi ci spiega la parola Misericordia. A sua immagine, Rai1, 10,30. Free Willy 2, Italia1, 16,25. Storia dell’amicizia tra un ragazzo e un orca. Quel pomeriggio di un giorno da cani, Iris, 15,40. Film drammatico di S. Lumet con un giovane e straordinario Al Pacino. Changeling, R4, 21,30. Eastwood si serve di una impareggiabile A. Jolie per raccontarci una storia vera per quanto assurda. Da non perdere. Walter Chiari, fino all’ultima risata, Rai1, 21,30. Miniserie con A. Boni. 1° parte. Presa diretta, Rai3, 21,30. Cultura a fondo. Il patrimonio artistico italiano. I passi del silenzio, Tv2000, 20,30. Doc su un monastero. Malcom X, Che Guevara. Rai storia, 21,00. Documentario. Sansone e Dalila, Tv2000, 21,45. Film tv 2° parte. Lunedì 27. Walter Chiari, fino all’ultima risata, Rai1, 21,10. Ultima parte. Il profeta, Rai3, 21,05. Il degrado delle carceri francesi attraverso gli occhi di un giovane arabo. Il gladiatore, R4, 21,10. Film storico-epico . L’infedele, La7, 21,10. Attualità con Lerner. Voyager, Rai2, 21,05. A quando risalgono le prime civiltà? Martedì 28. Cado dalle nubi, C5, 21,10. Commedia con Checco Zalone. Provaci ancora prof. 4 Rai1, 21,10. Fiction. Poveri ma belli, Tv2000, 21,25. Un classico del cinema italiano. Parole, parole, parole, Rai5, 21,15. Film francese degno di interesse. Via col vento, R4, 21,10. Classico del cinema. Mercoledì 29. Million dollar baby, Rai movie, 21,00. Film “di e con” C. Eastwood. Viaggio a…, R4, 21,10. In compagnia di P. Brosio 2° appuntamento per un percorso tra fede e ragione. Chi l’ha visto, Rai3, 21,05. Il padre delle spose, Rai 2, 21,05. Un film tv con L. Banfi, un padre che deve fare i conti con A Lugano appuntamento con “Celebrating Debussy” “War Horse” U Biografico Il film racconta una fiaba moderna. Tratto dall’omonimo romanzo di Michael Morpurgo, è candidato a sei premi Oscar: tra qui quello per miglior pellicola e favorisce la sorte di soldati e civili. Albert intanto, raggiunta la maggiore età, si arruola volontario per la Patria e per quel cavallo mai dimenticato. Fino a un happy end inaspettato. Spielberg, dunque, torna a raccontare una Guerra mondiale (dopo la Seconda raccontata in “Salvate il soldato Ryan”), ma lo fa attraverso una fiaba a lieto fine che, pur visualizzando le crudeltà inumane del conflitto mondiale, esalta l’atmosfera da favola che permeava già le pagine del libro. Non che manchino le scene toccanti, come quelle del cavallo che rimane incastrato nel filo spinato delle trincee e viene liberato da un soldato inglese e uno tedesco, per un attimo uniti in un gesto d’amore verso l’animal e, ma il tono scelto da Spielberg non è quello documentaristico che aveva caratterizzato “Salvate il soldato Ryan”, bensì quello commedia l’omosessualità della figlia. L’era spaziale, Rai5, 21,15. Vincere la gravità. Giovedì 30. Il giovane Montalbano, Rai1, 21,10. La seconda indagine: Capodanno. Piazzapulita, La7, 21,10. Attualità. Venerdì 31. La morte e la fanciulla, Rai movie 21,00. Un noir di Polansky. Una sorta di tragedia greca in chiave moderna. Nanuk, Rai3 21,05. Documentari naturalistici. Le invasioni barbariche, La7, 21,00. Talk. Zelig C5, 21,10. Varietà. Star Trek, It1, 21,10. Un prequel emozionante che dosa bene emozioni e azione. Sabato 1. Sulla via di Damasco, Rai2, 10,15. Rubrica religiosa. Tv Talk, Rai3, 14,55. Programma di critica televisiva. Welcome, Rai 3, 21,10. Un giovane clandestino cerca di raggiungere l’Inghilterra attraversando la Manica a nuoto. Peter Pan, It1, 19,00. Film per famiglie. ■ Concerti L’ultimo lavoro di Spielberg n cavallo, fiero e coraggioso, un ragazzo, sensibile e ostinato, e un’amicizia che riesce a vincere la lontananza e soprattutto la guerra. Questa la storia di “War Horse”, il film che Steven Spielberg ha tratto dal romanzo omonimo di Michael Morpurgo e che è candidato a ben sei premi Oscar, tra cui la statuetta come miglior pellicola. La storia è ambientata in Inghilterra, allo scoppio della Prima Guerra mondiale. Joey è un puledro esuberante, cresciuto libero e selvaggio nella campagna inglese. Separato dalla madre e acquistato per trenta ghinee da Ted, un ruvido agricoltore col vizio della birra, è destinato all’aratro e a risollevare le sorti della famiglia Narracott. Addestrato da Albert, il giovane e ostinato figlio di Ted, Joey ne diventa il compagno d’avventura inseparabile almeno fino a quando i debiti e la guerra non chiederanno il conto. Venduto dal padre per far fronte all’affitto della fattoria, Joey diventa cavallo di cavalleria al servizio di un giovane capitano inglese, che promette ad Albert di prendersene cura e di riconsegnarlo a conflitto finito. Ma la guerra, cieca e implacabile, falcerà la vita dell’ufficiale e abbandonerà il cavallo a se stesso. Galoppando da un fronte all’altro e attraversando l’Europa della Grande Guerra, Joey tocca la vita di Tiziano Raffaini di un grande racconto epico. Il film del regista americano, infatti, sembra ispirarsi al grande cinema classico: regia narrativa e spettacolare, sempre calibrata e ricca di suspense, e storia piena di valori positivi. Quello dell’amicizia, su tutti, e poi il coraggio, l’amore, la pace, la famiglia. Con un finale che sembra un omaggio al cinema di John Ford, con Joey e Albert che tornano a casa, con un tramonto che si staglia alle loro spalle. Dopo un’altra fiaba, quella su “Tin Tin”, Spielberg torna a raccontare le avventure di un ragazzino alle prese con eventi molto più grandi di lui, ma che riesce ad affrontarli e a mantenere una purezza d’animo e di sentimenti. Senza mai perdere la speranza. PAOLA DALLA TORRE Con un ricercato programma intitolato “Suites di tutti i tempi” prosegue la stagione concertistica luganese “Celebrating Debussy. Debussy e la Grande Guerra: distruzione e rinascita.”. Domenica 26 febbraio alle ore 17, presso l’auditorium Stelio Molo della Radio Svizzera Italiana, si terrà il secondo appuntamento della rassegna. Protagonista del momento musicale sarà il giovane e già affermato pianista francese François Dumont che, nel suo corposo curriculum, vanta numerosi riconoscimenti tra cui il quinto premio al prestigioso concorso Chopin di Varsavia nel 2010 e il riconoscimento “Rivelazione strumentale dell’anno” nel 2011 per le “Victoires de la Musique” in Francia. L’artista ha scelto di interpretare: “Suite in sol minore” di J. S. Bach, “Suite Bergamasque” di Claude Debussy e “Out of doors” di B. Bartok. ELENA OREGGIONI drammatico drammatico oratori Iron Lady Benvenuti al nord Albert Nobbs The help Altre sale della comunità La storia di una donna - il primo ministro britannico Margaret Thatcher - che ha rotto le barriere del genere e della classe per essere ascoltata in un mondo dominato dagli uomini. Sequel del fortunato Benvenuti al Sud, il film mostra l’altra faccia del dualismo nazionale. Questa volta è il meridionale Alessandrio Siani a far visita all’amico milanese Claudio Bisio. Adattamento della commedia di una donna irlandese del XIX secolo che si traveste da uomo e lavora come maggiordomo per venti anni. La storia di Skeeter, la domestica Aibileen e Minny, tre donne straordinarie del profondo Sud degli Stati Uniti nel 1962. Periodo in cui si iniziava a sentire l’aria di cambiamento. Domenica 26 febbraio nella sala dell’oratorio di Lipomo verrà proiettato il film di animazione Arthur 3. Il film andrà in scena nella sala della comunità di Menaggio dal 24 al 28 febbraio. Il film nella sala della comunità di Livigno dal 23 al 26 febbraio. Il film è in programma nella sala della comunità di Sondrio dal 23 al 29 febbraio. La proiezione di giovedì 23 sarà in lingua originale. Il film andrà in scena nella sala della comunità di Chiavenna dal 25 al 27 febbraio. Nella Sala gialla dell’oratorio di Albate, sabato 25 febbraio, andrà in scena il film “Il responsabile delle risorse umane”, nell’ambito della rassegna “Oltre Lo sguardo”. Lettere e Rubriche Sabato, 25 febbraio 2012 35 ❚❚ Lettere al direttore. Tornando a parlare di Emergency... C aro Direttore, le scrivo in merito all’articolo “Gino Strada a Sondrio racconta la “sua” Emergency. In particolare, a cogliere la mia attenzione, è stato un sottotitolo in grassetto che recitava : “A sostegno di Emergency, una ideologia che pretende di salvare l’uomo facendo a meno di Dio.” Io ero presente all’incontro, e sottoscrivo in pieno tutta la prima parte dell’articolo. Quando però passiamo alla seconda parte, quella delle due “osservazioni”, non posso fare a meno di notare come tali osservazioni siano superficiali e a mio avviso poco approfondite. Innanzitutto, Strada non ha parlato di Dio. È questa omissione una colpa? Io non sono di questo parere. A mio avviso, inoltre, non sarebbe potuto essere altrimenti: Strada parlava di Emergency, di ciò che fa nel mondo, degli ideali che essa persegue, e sono ideali che non possono che essere condivisi. Quanto alla questione della religione, se fosse portata avanti insieme agli ideali prima menzionati, in molti contesti sarebbe più d’impiccio che di aiuto, in quanto zone di guerra come l’Iraq, il Sudan, l’Afghanistan sono zone instabili dove l’odio confessionale ha concorso non poco ad aggravare le cose e dove ogni piccola cosa viene vista come una provocazione. Per questo trovo necessaria e condivisibile il fatto di non parlare di Dio né di portare avanti un concetto simile (nemmeno nella visione più “panteistica” che va molto di moda oggi, ma che richiede un capitale culturale importante alle spalle che chiaramente non può essere trovato in paesi devastati dalla guerra e dalla povertà) nelle proprie attività, ma invece di seguire dei valori che sono in linea con gli stessi valori cattolici e cristiani. Melgara ha un’opinione diversa, descrivendo Emergency quasi come un drago a sette teste, alfiere dell’ateismo, di una visione monomanichea dell’esistenza, di un mondo senza Dio… Di quella ideologia titanica di cui parla Melgara, io non ne ravviso gli estremi. Se l’ideologia titanica di cui lui parla e che tanto aborre è quella di convincere ogni uomo ad Editrice de Il Settimanale della Diocesi Soc. Coop. a r.l. Sede (direzione, redazione e amministrazione): V.le Cesare Battisti, 8 - 22100 Como Telefono 031-26.35.33 Fax Redazione 031-30.00.33 E-mail Redazione [email protected] Fax Segreteria 031-31.09.325 E-mail Segreteria [email protected] conto corrente postale n. 20059226 intestato a: Il Settimanale della Diocesi di Como Redazione di Sondrio: Via Gianoli, 18 - 23100 Sondrio Telefono e Fax 0342-21.00.43 E-mail [email protected] Stampa: A.G.Bellavite s.r.l. Missaglia (Lc) Registrazione Tribunale di Como numero 24/76 del 23.12.1976 Pubblicità: aiutare il prossimo, qualunque prossimo (e non un prossimo politically correct!), io non vedo nulla di più aderente, di più vicino al grande comandamento che Cristo ci ha lasciato: ama il prossimo tuo come te stesso. Melgara polemizza che in questo quadro Dio ne viene escluso; Strada effettivamente nel suo intervento non ha parlato di Dio, di religioni, di fedi e di colori di pelle: ha parlato di uomini. Ma pure ammettendo che Melgara abbia ragione, e davvero l’ideologia di Emergency sia profondamente ateista, il problema di fondo non si porrebbe comunque: pure guardando la situazione in quest’ottica io, credente, dovrei sentirmi spronato dall’esempio dei cooperanti di Emergency che (nonostante tale supposta ideologia atea e nichilista) vivono il vangelo con molto più coraggio di buon parte di noi, che scriviamo queste righe al caldo delle nostre case, con i nostri enormi e insormontabili piccoli problemi quotidiani, in un mondo che deprechiamo ma dove c’è cibo, dignità, acqua, sicurezza. Inoltre, Strada non ha fatto il minimo accenno a questioni del tipo bene/male, se non quello riportato secondo il quale, se tutti noi facessimo un piccolo pezzettino, ci ritroveremmo in un mondo migliore senza accorgercene. Non è forse vero? Ognuno deve agire nel bene di tutti, e noi cristiani più di tutti gli altri perché questo è ciò che dicono i nostri valori, gli insegnamenti di chi ci ha preceduto, le splendide parole dei profeti, degli apostoli e di Cristo. Incredibile –e per certi versi persino paradossale- il finale dell’articolo di Melgara: come si può criticare Emergency perché “nella sua attività porta con sé lo spirito anti capitalista e anti imperialista che fu la filosofia di quegli anni (parlando del ’68)”? Bene, io non vedo crimini in questo né motivi di biasimo, anzi! E mi dispiace che, così scrivendo, Melgara sembri mettere capitalismo e imperialismo dalla parte del bene. Non mi pare che la Chiesa, per lo meno quella moderna, sia mai stata capitalista o imperialista, e se anche lo fosse stata, lo è stata nell’errore. Gesù, nell’incontro col giovane ricco a cui egli richiede di Direttore responsabile: Alberto Campoleoni Direttore editoriale: mons. Angelo Riva La Provincia Essepiemme Pubblicità Via Pasquale Paoli, 21 - 22100 Como Telefono 031-58.22.11 Fax 031-52.64.50 Tariffe: euro 31 a modulo commerciale Prezzo abbonamenti 2011: Annuale euro 50 Europeo ed extraeuropeo euro 50 più spese postali La testata Il settimanale della diocesi di Como fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250. Questo giornale è associato alla FISC (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) e all’USPI vendere tutto e seguirlo (Mc 10, 17-25) indica bene quale sia la via della salvezza: “Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!”. E infatti il capitalismo nasce (secondo quanto teorizzato ed esposto da Max Weber agli inizi più di un secolo fa eppure ancora non superato da nessun’altra teoria socio-economica) nel solco della tradizione protestante –calvinista, e non certo per via della tradizione cattolica. Per non parlare poi dell’imperialismo, che è una delle ideologie politiche che più contrasta col principio di uguaglianza di ogni uomo, e del fatto che tutti noi, nessuno escluso, siamo figli dello stesso Dio, guidati tutti dallo Spirito Santo (Rm 8, 14-17)? Ecco perché non condivido l’opinione di Melgara, ecco perché da credente sostengo Emergency e le associazioni (anche se fossero atee!) che operano per il bene e per la pace: perché credo che i valori che Cristo ci ha donato non vadano applauditi solo quando siano esercitati e sbandierati nel Suo nome, ma ogni volta che essi vengono messi in pratica, in qualunque posto del mondo, da qualunque tipo di organizzazione. Perché siamo per l’appunto noi uomini, guidati dalla Parola, che abbiamo il compito di aiutarci a vicenda. Dio ci ha regalato un mondo splendido: la sua opera creatrice cessa però al sabato (Gn 2,3). Sta a noi uomini, a tutti noi uomini, impegnarci ogni giorno per rendere il mondo sempre più a Sua immagine e somiglianza. Federico Gusmeroli Lettere al direttore posta fax mail Viale Cesare Battisti,8 - 22100 Como 031.3109325 [email protected] (Unione Stampa Periodica Italiana) Informativa per gli abbonati: La società Editrice de Il Settimanale della Diocesi di Como, titolare del trattamento, tratta i dati, liberamente conferiti per ricevere il ns. periodico in abbonamento, in ottemperanza al D.Lgs. 196/2003. Per i diritti di cui all’art. 7 (aggiornamento, cancellazione, ecc.) e per l’elenco di tutti i responsabili del trattamento, rivolgersi al Titolare del Trattamento presso la sede di viale Cesare Battisti 8, 22100 Como, tel. 031-263533. I dati potranno essere trattati da incaricati preposti agli abbonamenti, al marketing, all’amministrazione e potranno essere comunicati a società esterne per la spedizione del periodico e per l’invio di materiale promozionale. 36 Sabato, 25 febbraio 2012 Pubblicità ABBONATI Il Settimanale entra nella tua casa con una nuova proposta promozionale. Ritaglia il coupon e spediscilo all’indirizzo indicato o portalo direttamente in redazione. Potrai beneficiare di un ottimo sconto! Ai parroci: Aiutateci a raggiungere un obiettivo! Una rivendita con almeno 5 copie in tutte le parrocchie LE OFFERTE 2012 ABBONAMENTI NUOVI 40 EURO invece di 50 NUOVO + RINNOVO 80 EURO al posto di 90 RINNOVO Abbonamento Italia 50 euro Abbonamento estero 50 euro + spese di spedizione Per info - 031263533 dal lunedì al giovedì 8.30- 18.30, venerdì 8.30 - 17.00 Promozione per i nuovi abbonati! Compilando il seguente volantino avrai diritto ad un abbonamento scontato, a 40 euro, per il 2012. 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