della diocesi di como
8
contiene inserto
Periodico Settimanale | Poste Italiane S.P.A. | Sped. In Abbonamento Postale |
D.L. 353/2003 (Conv. In L. 27/02/2004 N° 46) Art. 1, Comma 1, Dcb Como
Anno XXXVI - 25 febbraio 2012 - € 1,20
Attualità
3
Italia
4
Como
17
Sondrio
Approvato
il piano
salva-Grecia
Azione cattolica:
chiarezza su
giovani e lavoro
Il “caso” Chicco
in una tesi
di laurea
Una mostra
sulla vita
di Guanella
ella notte di luneN
dì l’Eurogruppo ha
sbloccato il prestito di
di una ricerca
Idi dati
del settore giovanile
Ac offrono una inte-
a positiva gestione
L
delle risorse umane
dell’azienda è diventata
“
130 miliardi di euro.
Editoriale
Tempo dell’uomo,
tempo di Dio
ressante fotografia.
oggetto di studio.
29
Dio che fa” il tiè
tolo dell’esposizione itinerante dedicata al santo.
In cammino. Verso la luce pasquale
di don Angelo Riva
I
nesorabile l’incedere del tempo.
Agli occhi della fede la sua corsa
assomiglia non tanto al fiume che
scorre, ma all’albero che cresce.
Il fluire del tempo ci appare come la
paziente tessitura di Cristo in noi, Lui che
gradualmente ci attrae a sé. L’immagine
migliore, in senso cristiano, è quella del
vaso d’argilla, che nuovamente si dispone
ad un altro giro sulla mola, per lasciarsi
modellare dalle abili dita del Vasaio.
“Noi siamo argilla, e Tu colui che ci dà
forma”: così il profeta Isaia (64,7) all’inizio
dell’Avvento, ed eccoci già in Quaresima.
Far combaciare l’anno pastorale con l’anno
liturgico è stata una delle scelte pastorali più
chiacchierate, e pure un po’ dileggiate, della
nostra Diocesi. Ironie anche comprensibili,
perché effettivamente i tempi esistenziali
delle persone e delle famiglie si dispongono
su ben altre frequenze rispetto ai tempi
liturgici: fanno testo i ritmi lavorativi, le
chiusure scolastiche, i fine-settimana…
oppure semplicemente il ritmo binario
lavoro-vacanza-lavoro… Il punto, però
– come quasi tutto ciò che ha a che fare
con il vangelo –, non è quanto l’anno
liturgico sia distante da noi, il che è banale,
ma quanto noi siamo lontani dall’anno
liturgico. Il che è diabolico. E merita
qualche tentativo di correzione di rotta.
Con il suo ritmo settimanale, facente perno
sulla Domenica, e la sua concentrazione sui
“tempi forti”, l’anno liturgico – o se preferite
l’anno-nella-fede – può diventare robusta
pedagogia a Cristo, palestra – mi si perdoni
il termine – di cristificazione. Non si tratta,
allora, di azzerare con un colpo di spugna
i tempi civili, scolastici o altro. Si tratta
di porre attenzione, più di quanto si sia
fatto finora, al “colore” liturgico del tempo
vigente, cercando, per quanto possibile,
di armonizzare attività e iniziative con i
contenuti del mistero di Cristo che si sta
celebrando. La posta in gioco è nientemeno
che la qualità cristiana di ciò che facciamo.
Non una carabattola, quindi. Specie se
non intendiamo accontentarci di fare
solo socialità, assistenza e umanitarismo
– cose ottime per cominciare, ma non
ancora per impiantare il Regno di Dio.
Lo sguardo si allarga. Nella pastorale
conosciamo la difficoltà, e forse anche
la tentazione di amputare quella che il
Vescovo Maggiolini chiamava l’originalità
cristiana. Perché virare troppo sulla fede
significa spesso perdere le masse (che
comunque, per buona parte, già hanno
preso congedo). Più facile allora investire
sulla festa della birra, sugli amici della
polenta e sulla sagra della rana – con
Messa –, piuttosto che sul mistero di Cristo
celebrato nel tempo. Lì li hai quasi tutti,
mentre la Veglia pasquale sembra solo per
i palati fini (non parliamo poi della Veglia
di Pentecoste, roba di iniziati). Ma cosa
(soltanto) gonfia (i banchi della chiesa e il
“baslotto” delle offerte), e cosa (realmente)
edifica (il Regno di Dio)? Specie in un tempo
nel quale occorrerebbe montare la guardia
su discutibili forme di ritorni di fiamma per
il “sacro”. E vigilare pure sulla tentazione –
umanamente comprensibilissima, di fronte
all’emorragia di fedeli, ma francamente
miope – di tenerceli stretti a tutti i costi,
quelli della birra, della polenta e della rana.
Almeno loro…
La Quaresima riapre nel
deserto la via che conduce alla
Pasqua di morte e risurrezione.
Il Signore Gesù ci viene
incontro nel mistero di questo
tempo intenso e prezioso, sul
filo dei giorni segnati dal dono
e dall’impegno. Ci lasciamo
condurre per mano nel deserto
di una vita più sobria e fraterna,
incontro a una nuova primavera
dello Spirito.
Quaresima 8-9
Nell’avventura della
missione in punta di piedi
Pellegrinaggi
12
L’invito del Vescovo
per Lourdes, a ottobre
Como
18
Nel Triangolo Lariano
la grotta più lunga d’Italia
Sernio
33
Mons. Coccopalmerio
cardinale: grande festa
LIBRETTO
BENEDIZIONI
S
ono
La famiglia:
il lavoro e la festa
disponibili i
libretti per
la benedizione delle
famiglie che,
quest’anno,
si arricchiranno anche
con un piccolo cartoncino
ricordo. Il tema scelto è quello dell’Incontro Mondiale
delle famiglie in programma
a Milano dal 30 maggio al 3
giugno prossimi. È possibile
effettuare le proprie prenotazioni telefonando allo 031263533 presso la segreteria
del Settimanale, da lunedì a
venerdì dalle ore 9.00 alle ore
18.00.
2 Sabato, 25 febbraio 2012
Idee e opinioni
V
✎ L’opinione |
ent’anni fa, in questi
stessi giorni di febbraio,
scoppiava lo scandalo di
Tangentopoli. Cominciava
con l’arresto di un piccolo
“mariuolo” beccato a intascare,
per corruzione, una tangente di
qualche miserabile milione di
lire. Miserabile rispetto ai miliardi
illeciti che sarebbero venuti a galla
di lì a poco. Mariuolo secondo la
definizione di un leader politico
che l’inchiesta portò poi al centro
di processi e di condanne, con uno
stuolo di altri politici, svelando
l’enorme diffusione e la misura
della “corruzione ambientale”.
Fu un ciclone. Si scoperchiò
un’immensa cloaca di illegalità.
Si smascherò l’intreccio impuro
fra politica e affari, fra denaro e
favori. E mentre la legge agitava
la sua sferza, stavolta non contro
i poveracci ma contro i “colletti
bianchi”, contro i potenti e contro
gli “intoccabili” persino, venne
a galla uno spaccato del nostro
Paese che feriva il cuore, indignava
l’emozione, evocava la rivolta
morale. Quale infinita sporcizia
di Giuseppe Anzani
Vent’anni fa il “ciclone” di Tangentopoli
vedere i partiti alla greppia degli
affaristi, e gli affaristi alla greppia
dei partiti. Io lavoravo al Tribunale
di Milano, in quel periodo, e mi
ricordo bene il clima. Facevo il
presidente di una sezione civile,
non c’entravo col penale, ma dopo
i primi clamorosi arresti a catena,
e le prime clamorose confessioni
che chiamavano in correità nomi
eccellenti, ricordo bene che nei
corridoi della Procura c’era la fila
della gente in attesa di “confessarsi”
da sè, come fosse una quaresima
giudiziale. Il sacco vuotato
allargava i confini agli altri sacchi
e dilatava l’immensa pattumiera
volta a volta replicata, fino alla
estenuazione. Un abisso, questo
mi parve. E per contraccolpo,
l’indignazione popolare. Gli attuali
“indignados” sono pallida cosa
rispetto alla gente che stazionava
ogni giorno sotto le gradinate del
palazzo di giustizia. E una sorta di
rivolta morale si travasò dalla gente
ai mezzi di informazione, giornali,
tv, cronisti, commentatori, con
la selva di antenne puntate sulla
scena giudiziaria. L’incursione nel
mondo del finanziamento occulto
dei partiti portò alla luce un sistema
di corruzione “normalizzata”, dove
il denaro correva senza neppure
dover essere chiesto, o previamente
offerto. Il finanziamento occulto
era una illegalità, la corruzione
invece era un capitolo più sporco,
era la compravendita di favori.
Certo, non tutti erano guasti,
c’erano pure gli onesti, ma la voglia
comune della gente di “fare basta”
con quel sistema e di spazzar via
le sue strutture marce fece intuire
che si era alla vigilia di una nuova
stagione politica, che provammo a
chiamare “seconda repubblica”. Ci
fu la svolta di “governi tecnici”, poi il
bipolarismo con nuovi partiti e con
cangianti geometrie politiche, che
ci ha accompagnato fino ai giorni
nostri, all’attuale governo tecnico.
Ci chiediamo che cosa è rimasto
oggi di quella specie di rivoluzione,
sulla quale gli entusiasmi hanno
ceduto il passo ai vituperi, come in
una specie di riflusso o di rivincita.
Che cosa ha dato frutto, o quale
frutto è stato sciupato e perduto,
se la corruzione non è mai cessata,
se la Corte dei Conti ancora
l’altro giorno ne ha denunciato
l’allarmante proporzione, se le
cricche si riproducono, se i partiti,
facendo legge sul finanziamento,
mungono spudoratamente risorse
enormi, in tempi di crisi per tutti.
L’antipolitica non è una risposta,
è l’alibi dei disperati, e finisce per
giovare ai furbi che voglion tenere
in pugno la stanza dei bottoni.
La risposta è ripartire da capo,
ma stavolta con l’intelligenza di
immaginare un futuro in cui sia
normale esser puliti invece che
sporchi, onesti invece che furbi,
responsabili invece che intoccabili.
Non dite che è impossibile.
Proviamoci. La vicenda di
Tangentopoli ci ha insegnato che la
storia non si cambia con la sferza
delle punizioni, ma con la scoperta
e l’applicazione dei rimedi. Non
è bastata l’operazione chirurgica
a prevenire la ricaduta nel male;
occorre un vaccino immunizzante,
una mentalità nuova, una tensione
morale, una cultura di ordinaria
onestà, aria nuova per i nostri
polmoni. Qualcuno dice che è finita
anche la seconda repubblica. Che
cambiano ancora le carte, per la
nuova partita. Ma non sono le carte,
è la partita che deve cambiare, e il
cuore degli uomini che la giocano.
Cioè noi, che non ci rinunciamo.
spigolature | di Alberto Campoleoni
Chiesa e Ici,
una linea chiara
L
e tasse non sono
è auspicabile. Lo ha ribadito
Le tasse non sono un
un optional e l’Ici,
una volta di più sabato il
optional, e vanno pagate,
quando dovuta, va
neo cardinale arcivescovo
senza furbizia. è la lina, più di Firenze Giuseppe Betori,
pagata. Senza furbizie.
Se ci fossero casi accertati
volte ribadita, dalla Chiesa che è stato segretario della
di elusione, bisognerebbe
Conferenza episcopale
italiana in riferimento
perseguirli. È questa la linea,
italiana. “Fare chiarezza
alla
tassa
sugli
immobili.
più volte ribadita, della Chiesa
nelle norme è sempre utile
è tempo di superare
italiana sull’Ici, la tassa
– ha affermato – e sarà
disinformazioni e pregiudizi salutato favorevolmente
degli immobili al centro di
polemiche che non si placano
dalla Chiesa. Purché sia
e di operazioni di vera e propria disinformazione: il
fatto salvo il riconoscimento delle attività
caso del filmato dei radicali con le false accuse alla
a servizio della gente, destinate al culto e
Chiesa di Ferrara sui pagamenti Ici è un esempio
al non profit”. Allo stesso modo, nei giorni
lampante. Il video sosteneva che la diocesi non
scorsi, mons. Domenico Pompili, “portavoce”
avesse versato il dovuto, ma la realtà era ben diversa e
della Cei, ha precisato che “ogni intervento volto a
sarebbe bastato verificare le informazioni per scoprire
introdurre chiarimenti alle formule vigenti sarà accolto
pagamenti e ricevute (cosa fatta da altri giornalisti,
con la massima attenzione e senso di responsabilità”.
corretti e scrupolosi).
Sottolineando però anche la necessità che venga
La linea di piena responsabilità e di trasparenza
“riconosciuto e tenuto nel debito conto” il valore
l’ha riassunta da tempo il card. Angelo Bagnasco,
sociale delle attività non profit della Chiesa e non solo.
presidente dei vescovi italiani. E nella direzione di
Sono queste le carte sul tavolo della partita: una
una legislazione sempre più chiara ed efficace si sta
legislazione da chiarire meglio, privilegi che non si
muovendo il governo, anche in rapporto al complesso
vogliono, trasparenza e responsabilità. Senza il fumo
contenzioso aperto a livello europeo. La Chiesa paga
dei pregiudizi e delle disinformazioni che pure si sono
già e pagherà l’Ici sugli immobili che non sono destinati viste in questo periodo nei confronti della Chiesa. Con
ad attività di culto. Una maggiore chiarezza sulle
la consapevolezza che Chiesa e Stato hanno interessi
norme già esistenti e una loro definizione per evitare
comuni e non contrapposti nei riguardi del Paese.
possibili fraintendimenti – questo il processo in corso –
Il nuovo Concordato, il cui anniversario ricorreva il
18 febbraio, ricorda senza mezze misure l’impegno
a collaborare per la promozione dell’uomo e il bene
dell’Italia. Impegno che si traduce certo nel pagare
le tasse e, per quanto riguarda la Chiesa, anche nelle
innumerevoli attività di servizio e sostegno alla società
civile, ai poveri, agli esclusi e agli emarginati. Nelle
attività educative e di promozione, come ad esempio le
scuole e gli oratori. È una trama a maglie fitte, diffusa e
radicata, talvolta un vero e proprio tessuto di fiducia e
di speranza per l’intera società.
Cercare di screditare tutto questo davvero non serve a
nessuno. Nemmeno a fare cassa. Di fronte alla verità
dei fatti, anche chi non condivide un pensiero e una
presenza è chiamato all’onestà intellettuale.
◆ Stella Polaredi don angelo riva
Pane e Paradiso. Chi li vuole nemici?
A
Firenze direbbero “una bischerata”. Come chiamarla diversamente l’uscita
dell’Adriano nazionale sul palcoscenico
dell’Ariston in tema di stampa cattolica
da oscurare? Fosse stato un prete o un vescovo – a
dire la stessa cosa, riguardo qualche testata un po’
scomoda – sarebbe venuto giù l’universo: interrogazioni parlamentari, attentato alla laicità dello
Stato, allarme per la democrazia e via discorrendo. Nel suo caso invece no: solo diritto di critica,
o di satira. Giustamente qualcuno ha commentato
che in Italia vige la libertà di raglio, e qui siamo di
fronte a una eccellente somarata. Peccato, anche
perché l’autore è tutt’altro che un somaro: intelligente, caustico, istrionico, provocatore al modo
giusto, e, per quanto mi riguarda, anche terribilmente simpatico. Ma, si sa, a questo mondo nessuno è perfetto.
Per l’appunto: “a questo mondo”. Oltre a non poter
esercitare diritto di critica sulle cose degli uomini,
al mondo cattolico, e ai preti in particolare, stonerebbe – sempre secondo il farneticante sermone
sanremese – la dimenticanza del Paradiso, e l’eccessivo intruppamento – specie nella predicazione, amplificatori permettendo – con le faccende
di questo mondo. Beh, qui devo dire che il Nostro
un po’ di ragione ce l’ha pure. Forse è vero che
noi preti parliamo troppo di terra e qualche volte
ci dimentichiamo del Cielo. Per esempio proprio
questa rubrica, che è scritta da un prete, ama indugiare su temi e argomenti non propriamente
da sacrestia. Forse non poniamo sufficiente attenzione al fatto che la Madonna a Lourdes, alla
piccola Bernadette, disse “non ti prometto la felicità in questa vita, ma in quella futura”. Sarà. Però
nessuno mi leva il sospetto che, alla terza o alla
quarta predica sui cosiddetti “novissimi” (Morte,
Giudizio, Inferno, Paradiso), salterebbe su più di
qualcuno a lamentare “reverendo, mi consenta, sia
un po’ più concreto, non voli tanto in alto, perché
sa, tengo famiglia, e venendo a Messa vorrei anche
capire come fare a tirare la fine del mese…”
Forse non sarebbe male ricordare che l’al-di-là, in
realtà, non è un “là”, contrapposto a un “qua”, bensì
la radice ultima del “qua”, la fonte sorgiva e il destino ultimo di tutto ciò che l’uomo suda sotto il sole.
Da quando ha fatto capolino nella vicenda umana, il Cristianesimo si picca di stringere insieme
l’al-di-là e l’al-di-qua, senza separazioni possibili.
Senza terrenismi sempre in debito di speranza,
ma anche senza fughe verso un Paradiso utopico
e consolatorio, del quale, come diceva Dostoevskij
ne I fratelli Karamazov, volentieri restituiamo il
biglietto di ingresso.
La verità è che la Chiesa non parlerà mai a sufficienza del Cielo, mentre si china sulle strade polverose e assolate della terra; e neanche guarderà
mai a sufficienza la terra, mentre invita ad allargare gli asfittici orizzonti umani verso il Cielo. Uno
solo è riuscito a farlo, e perfettamente, e compiutamente. Era l’Adamo (da adamah: “terra”) Celeste. Colui nel quale cielo e terra si sono incontrati
e baciati, fino a non potersi mai più scindere. Lui,
il Re degli ignoranti (che di cotanto Maestro possono tutt’al più azzardare un umile discepolato).
Ma di nome faceva Gesù, non Adriano.
Attualità
Sabato, 25 febbraio 2012
3
Crisi dell’euro. Nella notte di lunedì l’Eurogruppo ha sbloccato il prestito di 130
miliardi di euro destinato a scongiurare il rischio default per il Paese ellenico. Basterà?
Approvato il piano salva-Grecia
I
sacrifici non saranno solo
greci, ma europei. Per
salvare Atene dal default
l’Eurogruppo, assistito da
Fmi e Bce, ha approvato nella
notte tra il 20 e il 21 febbraio
il secondo piano di aiuti:
si tratta dei 130 miliardi a
lungo promessi, che si vanno
ad aggiungere ai quasi 110
miliardi già stanziati nel corso
di una crisi che ha colpito
tutta l’Ue, ma in particolare
il Paese mediterraneo.
L’Europa comunitaria e i
suoi Stati membri faranno
la loro parte, i cittadini greci
subiranno pesanti costi
sociali, ma anche banche
creditrici e risparmiatori di
mezzo continente dovranno
rinunciare a una parte dei soldi
investiti nei titoli ellenici.
Prestito e rigore.
“L’Eurogruppo accoglie con
favore l’accordo raggiunto
con il governo greco su
un pacchetto politico che
costituisce la base per il
programma successivo”. Inizia
con queste parole il documento
finale dell’Eurogruppo che
sancisce il nuovo intervento di
salvataggio finanziario per la
Grecia. I 17 Paesi della moneta
unica, assieme a Fondo
monetario internazionale
(che preciserà in marzo il
proprio intervento) e Banca
centrale europea, hanno
stabilito di far giungere i 130
miliardi necessari per evitare
il default. Il primo intervento
riguarda i 14,5 miliardi per
rimborsare il 20 marzo una
tranche di titoli in scadenza.
“L’accordo - ha affermato JeanClaude Junker, presidente
dell’Eurogruppo - garantisce
la permanenza della Grecia
nell’Eurozona e le dà il tempo
di tornare su un percorso
di crescita sostenibile”. Al
contempo è stata decisa la
presenza permanente della
troika ad Atene per controllare
le azioni del governo al fine
di ridurre il debito (dal 163
al 120,5% del Pil in 8 anni),
oltre all’abbassamento da
un documento, sottoscritto
da 12 Stati membri (escluse
Germania e Francia) che
chiedono azioni urgenti e
condivise sul fronte della
crescita e della competitività.
L’iniziativa – che vede tra i
firmatari i governi di Regno
Unito, Polonia, Italia, Spagna,
Paesi Bassi, Repubblica Ceca,
Svezia – vorrebbe dar corpo agli
impegni assunti dal Consiglio
europeo del 30 gennaio con
la dichiarazione finale sulla
crescita e l’occupazione.
Otto punti per la crescita.
“La crisi che affrontiamo è
anche una crisi di crescita”, si
legge nella lettera recapitata
alle istituzioni di Bruxelles.
Seguono otto proposte
operative che, senza particolari
aggravi di bilancio, dovrebbero
aiutare il rilancio del sistema
economico europeo nel suo
complesso. I punti segnalati
sono: completamento e
sviluppo del mercato unico;
mercato unico digitale; politica
energetica; creazione dell’area
europea della ricerca; accordi
commerciali internazionali;
riduzione degli oneri
Dopo 12 ore di
trattative il via al
prestito che impone
pesanti restrizioni
al governo ellenico
parte degli Stati creditori
dei tassi di interesse verso la
Grecia, e a nuovi sacrifici per
i detentori di titoli del debito
greco (riduzione del valore
nominale).
Rispettare gli impegni.
Il premier Lucas Papademos
si è detto “molto soddisfatto”
dell’accordo; ha osservato
che la sua “piena attuazione”
dipenderà dalla capacità di
Atene di rispettare i tagli e
attuare le riforme pretese
dall’Ue. “Sono convinto che
il governo che si insedierà
dopo le elezioni” che si
svolgeranno ad aprile in
Grecia “sarà ugualmente
impegnato a rispettare appieno
il programma, nell’interesse
del popolo greco”. Commenti
relativamente positivi
anche dagli altri governi
dell’Eurozona, benché alcuni
Stati, in primis Paesi Bassi e
Finlandia, abbiano mostrato
titubanze per questo ulteriore
passo, temendo di dover pagare
un prezzo troppo salato e non
fidandosi di Atene per quanto
riguarda il rispetto delle regole
concordate. Il commissario
agli affari monetari, Olli
Rehn, ha spiegato: “Gli Stati
dell’Eurozona hanno deciso
di partecipare al secondo
programma per la Grecia
abbassando gli interessi sui
prestiti concessi ad Atene”,
rimarcando così la buona
Commenti
disponibilità e responsabilità
mostrata verso Atene. Del
resto tutti i ministri finanziari
concordavano che il costo
del fallimento della Grecia
sarebbe stato imprevedibile,
foriero di esiti rischiosissimi
sia per la moneta unica sia per
l’integrazione comunitaria.
Contemporaneamente
dodici Paesi scrivono
ai vertici UE chiedendo
anzioni tempestive per
stimolare la crescita
Le prossime tappe Ue.
La questione greca è poi
rimbalzata all’Ecofin (ministri
finanziari dei 27) dello stesso
21 febbraio; della situazione
economica e finanziaria si
tornerà a parlare il 23 febbraio,
quando lo stesso Rehn renderà
note le Previsioni economiche
intermedie, e il 1° e 2 marzo
durante il Consiglio europeo.
Sempre sul fronte economico,
a Herman Van Rompuy,
presidente del Consiglio Ue, e
a José Manuel Barroso, capo
della Commissione, è giunto
amministrativi Ue gravanti
sulle imprese; riforma del
mercato del lavoro (per creare
occupazione, soprattutto per i
giovani, le donne e i lavoratori
anziani); costruzione di un
settore finanziario forte,
dinamico e competitivo. Tale
documento, che secondo i
promotori non sarebbe in
contrasto con le linee sinora
indicate da Germania e Francia
per il rilancio economico, è
inteso come un contributo
alla discussione in vista del
Consiglio Ue di inizio marzo.
Dalle parole del vice-presidente Olli Rehn appare chiaro
come la posta in gioco vada ben oltre il salvataggio greco
Una risposta globale alla crisi
“N
egli ultimi due anni e poi questa
notte, ho imparato che ‘maratona’
è davvero una parola greca”. Olli Rehn, commissario agli affari economici
e monetari, commenta il risultato raggiunto questa notte all’Eurogruppo. L’accordo,
“importante e di vasta portata”, “ridurrà sostanzialmente l’onere del debito della Grecia
e contribuirà a riformare l’economia e l’amministrazione, in modo da tornare alla crescita e alla creazione di posti di lavoro”. Rehn
entra dunque nel merito delle decisioni “tecniche” assunte (compreso il taglio nominale
del 53,5% del valore del prestito privato e la
riduzione del debito pubblico al 120,5% sul
Pil entro il 2020). Il salvataggio “si basa su una
rigorosa condizionalità, basata su un rafforzamento del controllo dell’attuazione del
programma attraverso la presenza maggiore
e permanente della task force della Commis-
sione sul terreno, supportata da esperti
forniti dagli Stati membri”. “Al fine di
migliorare l’attuazione del programma, abbiamo anche deciso di creare
un conto separato attraverso il quale
la Grecia dovrà versare un importo del
servizio del debito il prossimo trimestre, il che rafforzerà la condizionalità politica”. Quindi il commissario aggiunge: “Ci aspettiamo che questa solidarietà senza precedenti dei partner
della Grecia nell’area euro venga ora
abbinata a un forte impegno da parte
dei leader politici greci a dare piena
attuazione al programma, in primo
luogo per il bene dei loro concittadini”. Il giudizio di Olli Rehn è netto:
“L’economia greca non può più contare su una grande amministrazione
pubblica finanziata con debito a buon
mercato, ma piuttosto ha bisogno di
appoggiarsi sugli investimenti, greci
e stranieri, per facilitare la crescita e
la creazione di nuovi posti di lavoro”.
Occorrerà quindi creare le condizioni
per gli investimenti, e ciò “accadrà, ad
esempio, attraverso un sistema fiscale
efficiente ed equo, una pubblica amministrazione efficace, un clima imprenditoriale più favorevole, il pieno
utilizzo dei fondi strutturali disponibili e un adeguamento del costo unitario
del lavoro”. Il commissario finlandese
conclude: “L’accordo di oggi è una pietra miliare fondamentale della nostra
risposta globale alla crisi” e con esso
“abbiamo una reale possibilità di svoltare e passare dalla stabilizzazione alla
promozione della crescita sostenibile
e alla creazione di posti di lavoro”.
Italia
4 Sabato, 25 febbraio 2012
■ Evasione
Le attese degli onesti e
l’uso dei fondi recuperati
Ci sono gesti e azioni che hanno un
valore molto più simbolico che reale:
stiamo parlando ad esempio dei “blitz”
della Guardia di Finanza in certe rinomate
località turistiche, o nelle grandi città.
Sconfortante leggere l’alta percentuale
di situazioni trovate fiscalmente fuori
regola. I controlli fanno capire che evadere
le tasse è sempre più rischioso, sempre
più soggetto a controlli. Ingenera così
la sensazione che le cose non siano più
come prima, e che è meglio fare quello
scontrino o quella ricevuta fiscale. Se
la convinzione si diffonde su milioni di
persone – amplificata dai mass media e
dal consenso generalizzato degli italiani –
sarà giocoforza ottenere risultati sul fronte
delle entrate fiscali ben superiori allo
strumento punitivo del controllo e della
sanzione. Per non parlare di quei cittadiniconsumatori più avvertiti di prima e
meno propensi a “lasciar correre”, a non
chiedere lo scontrino. L’effetto – se ci
sarà come è auspicabile – lo vedremo nei
prossimi mesi, con un aumento appunto
delle entrate fiscali. Giova ricordare che
il “nero” occulta al Fisco italiano somme
pazzesche: in cassa mancano molte decine
di miliardi di euro all’anno. Sono soldi che
si ha il dovere di recuperare. Poi si avrà
la possibilità di utilizzare. Già: ma come?
Ci sarebbero due sbocchi assai proficui
economicamente, e uno che vincerà sugli
altri due perché a volte l’equità sovrasta
il vantaggio. Il maggiore introito fiscale
potrebbe rilanciare (o almeno smuovere)
l’economia italiana finanziando alcune
opere pubbliche o infrastrutturali che
nell’immediato darebbero molto lavoro,
e nel medio termine permetterebbero a
certi territori di essere più competitivi.
C’è solo l’imbarazzo della scelta, quello
che mancano da almeno un paio di
decenni sono i denari. Oppure si potrebbe
fare un’operazione assolutamente
non eclatante, ma economicamente
virtuosissima: destinare i maggiori introiti
all’abbattimento del debito pubblico, che
ha sforato quota 1.900 miliardi. Su questi
paghiamo fior di interessi che, ogni anno,
ci dissanguano. Abbassando il debito,
abbassiamo gli interessi da pagare e
daremo un forte segnale a tutto il mondo
sulla nostra capacità di far fronte ad esso.
Se ne avvantaggerebbero le quotazioni
dei nostri Bot e Btp, innescando un
ulteriore circolo virtuoso sul fronte degli
interessi da pagare. Meno sono, più euro ci
rimangono in tasca.
Vincerà invece – e il governo Monti
sta lavorando in tal senso – l’esigenza
di allentare la pressione attorno al
portafoglio di chi le tasse le paga
tutte, da sempre. Perché la situazione è
insostenibile, soprattutto dopo le manovre
dei mesi scorsi che hanno stretto ancora
di più il nodo scorsoio. È stato dato il via
libera a Comuni e Regioni di aumentare
l’Irpef sui redditi da lavoro; è cresciuta
l’Iva; è stata reintrodotta l’Ici sotto forma
di Imu. Non parliamo poi delle accise
sui carburanti: paghiamo la benzina e il
gasolio più cari dell’Occidente.
Insomma sono tutte cose che incidono (e
non poco) sui bilanci familiari; che hanno
dato una forte spinta alla recessione che
interesserà l’Italia almeno per tutto il
2012. Quindi l’abbassamento delle aliquote
Irpef sui redditi da lavoro compenserebbe
i sacrifici finora fatti dai contribuenti
onesti, secondo il principio per cui, se
tutti paghiamo il giusto, tutti pagheremo
meno. In linea di principio, appunto, è
tutto corretto. L’unica perplessità è che
il gesto non sia nemmeno avvertito, che
abbassare di un punto o due la prima
aliquota, alla fine non cambi di molto
le cose. In teoria aiuta chi guadagna di
meno. O chi dichiara di meno. Tutti gli
altri, sì e no che se ne accorgeranno,
specie la classe media, che sta scivolando
verso una condizione di dignitosa povertà.
E sono in particolare le famiglie che
chiedono molto di più rispetto ad un
contentino: un cambiamento radicale che
le metta al centro di un sistema fiscale
ora imperniato sull’individuo. Ma queste
sono decisioni politiche che prima o poi
qualcuno dovrà pur prendere, oltre che
promettere.
NICOLA SALVAGNIN
Una ricerca dell’Azione cattolica
Chiarezza su
giovani e lavoro
M
a chi l’ha detto che in Italia un
giovane su tre è disoccupato?
Informazioni errate sono state
smentite durante l’annuale convegno
di pastorale giovanile della diocesi di
Milano dedicato a giovani e lavoro. A
svelare la bufala è Francesco Marcaletti,
sociologo dell’Università Cattolica di
Milano. «Il tasso di disoccupazione –
spiega – va riferito alle sole forze lavoro,
non a tutta la popolazione giovanile».
Ecco, dunque, svelato l’inganno: tra
questi ragazzi, ovviamente ce ne sono
molti che studiano ancora: come
vuole l’Europa, d’altronde, che tra
gli obiettivi del cosiddetto 2020 ha
inserito anche quello di portare al 40%
di laureati per quella data chi avrà tra i
30 e i 34 anni. Ben il 70% studia e solo
il 30% è inserito nel mondo del lavoro.
Marcaletti ha presentato i primi dati
di una ricerca che il settore giovani di
Azione cattolica sta portando avanti tra
persone di età compresa tra i 18 e i 30
anni. “Un talento nascosto, il lavoro
secondo i giovani” il titolo di questo
lavoro scientifico (una presentazione
della ricerca è disponibile su www.
azionecattolicamilano.it/giovani):
otto mesi di preparazione, cento persone
coinvolte nel somministrare questionari
dalla valenza scientifica a 800 giovani
del territorio della diocesi di Milano con
un metodo “a cascata”: «Ma non sono
solo persone iscritte all’Azione cattolica
– spiega Antonio Filieri, vicepresidente
del settore giovani –, abbiamo cercato
di coinvolgere persone anche lontane
dai nostri ambienti per avere una
fotografia il più possibile reale del
fenomeno». I primi dati, parziali, di un
campione dei due terzi dei partecipanti
alla ricerca fa già emergere alcune cose
molto interessanti: ci sono più donne
Nelle scorse settimane
i dati diffusi hanno
offerto una visione
parziale del problema,
che esiste ma chiede
onestà interpretativa
che lavorano prima dei 24 anni,
ma, per paradosso, sopra questa
età c’é un buon 10% che non studia
né lavora. Complessivamente, sono
il 65,8% i ragazzi che nel momento in
cui hanno compilato il questionario
risultavano avere una qualche forma
di impiego. «Non ci siamo però limitati
a porre delle domande quantitative
– spiega Filieri –, nel questionario
abbiamo anche chiesto quali sono
le esigenze di lavoro dei ragazzi».
L’obiettivo dichiarato dai ragazzi di Ac è
quello di «poter progettare dei percorsi
formativi adeguati alle esigenze dei
ragazzi di oggi – dice Filieri – e di metterli
successivamente in atto sulla base di
dati che abbiano una loro concretezza
data da una rilevanza scientifica». Il
convegno di quest’anno, dunque, ha
avuto il merito di mettere in contatto
ambiti molto diversi: la pastorale
giovanile, la pastorale del lavoro e
la Caritas. Tre soggetti che stanno
dimostrando di avere attenzione nei
confronti di quanto la crisi economica
stia mettendo in sofferenza l’età più
giovane. «Anche il fondo famiglia lavoro,
nella riformulazione voluta dal cardinale
Scola – afferma don Walter Magnoni,
responsabile del servizio di pastorale
sociale e del lavoro della diocesi di
Milano – sta studiando percorsi possibili
di sostegno ai ragazzi che soffrono per
la mancanza d’impiego». A finanziare
un progetto diocesano rivolto ai giovani
lavoratori sarà anche finalizzata la
raccolta diocesana degli indumenti usati
del 12 maggio, organizzata dalla Caritas
ambrosiana. «Questo percorso non può
finire con una giornata di convegno –
sottolinea Magnoni –, dobbiamo lavorare
in questa direzione continuando a
chiederci: come possiamo fornire
percorsi che possano conciliare studio
e lavoro? Partendo dal presupposto che
già nei nostri oratori si vivono esperienze
lavorative nella gratuità. E che occorre
valorizzare. Senza mai dimenticare che
bisogna anche intercettare quei giovani
che non lavorano e non studiano e,
per questo, sono depressi». «È difficile
poter proporre un percorso spirituale
a un giovane che soffre per il problema
della mancanza di lavoro – evidenzia
monsignor Severino Pagani, vicario
episcopale per la pastorale giovanile e
universitaria –. Rispetto a vent’anni fa,
i ragazzi oggi si confidano e si aprono
e, quando lo fanno, non possono
prescindere dal parlare di lavoro.
Possiamo dire che Dio, il lavoro e
l’amore sono i tre pilastri su cui si fonda
la vita di un giovane». Per i ragazzi,
secondo monsignor Pagani, è una buona
possibilità «incentivare anche dal punto
di vista pastorale esperienze di vita
comune che mettano assieme questi tre
aspetti».
FRANCESCA LOZITO
etica e finanza. Ciclo di incontri promossi dalla Cattolica
Un sussulto di onestà
per operatori e cittadini
L
a crisi economico-finanziaria degli ultimi anni ha stimolato un crescente
dibattito sul rapporto tra economia ed etica. Una questione sollevata a più
riprese da papa Benedetto XVI, ma anche da diversi intellettuali ed economisti,
laici e cattolici, che vedono proprio nella mancanza di etica la radice profonda della
crisi del sistema finanziario. “Pur evidenziando il problema, questo dibattito non
ha portato a un vero cambiamento con il rischio che quanto avvenuto in questi
ultimi anni si ripeta a distanze non lontane. Per questo si deve fare qualcosa e
presto”. A parlare è Luigi Campiglio, economista dell’Università Cattolica di Milano,
intervenuto all’apertura del primo
ciclo di seminari sul tema “Economia
insufficienti”. Una situazione che,
ed etica” organizzati nella sede
secondo il docente, rispecchia la realtà
milanese dell’Ateneo del Sacro Cuore.
europea: “La scelta dell’Ue di creare
Una serie di quattro appuntamenti
un’autorità bancaria europea (entrata
che proseguiranno fino ad aprile. Al
in vigore il 1° gennaio 2011, ndr) va
primo incontro, sul tema “Illegalità e
nella direzione di restituire senso di
criminalità economica organizzata”,
responsabilità alla banche, anche se non
sono intervenuti oltre a Campiglio, altri
abbiamo ancora potuto valutare la sua
tre docenti dell’ateneo: Raul Caruso,
efficacia”. Il tema della responsabilità
Pippo Ranci e Gilberto Turati. “Questi
diventa, dunque, l’aspetto centrale per
appuntamenti – spiega Ranci – sono nati
provare a capire le radici della crisi. “Per
dall’esigenza di riflettere su un aspetto
riportare l’etica nell’economia – afferma
centrale della crisi che stiamo vivendo.
Campiglio – dobbiamo ripartire dal
Un dibattito che si è sviluppato già da
principio di responsabilità. La negazione
alcuni anni negli Stati Uniti, primo
di questo principio, negli ultimi quindici
Paese al centro della crisi, ma senza
anni, ha fatto sì che in molti casi i
riuscire a provocare reali cambiamenti.
banchieri o i manager responsabili
Qualche intervento legislativo c’è
di grandi fallimenti non abbiano
stato ma, tuttavia, sono misure ancora
Il dibattito, in questi
anni, si è fatto sempre
più attento, a partire
dalle parole del Papa
pagato, continuando a percepire cifre
enormi. Il problema non è prendere
decisioni sbagliate, ma la responsabilità
individuale non può essere annullata.
Riportare l’etica negli affari significa
ritornare a valori come la correttezza,
l’onestà intellettuale, la disciplina morale
dei comportamenti. In questo senso
il pronunciamento della Chiesa, che
pur c’è stato, dovrebbe essere ancora
più forte e incisivo”. Cresce anche
l’attenzione rivolta all’etica nei corsi di
economia. “C’è un interesse crescente su
queste tematiche - conclude Ranci -. Ma
non si risolve tutto inserendo dei corsi di
etica nelle Facoltà economiche. Occorre
guardare all’economia in modo diverso,
con nuove prospettive”.
Mondo
Con fede Cuba
si prepara ad
accogliere il Papa
A un mese dall’arrivo sull’isola fervono i
preparativi per la visita di Benedetto XVI.
Intervista al nunzio apostolico mons. Musarò
F
ervono i preparativi a Cuba per il
viaggio apostolico di Benedetto
XVI, in programma dal 26 al 28
marzo. La tappa all’isola caraibica è
preceduta, dal 23 al 26 marzo, dalla visita
in Messico. Come si sta preparando Cuba
ad accogliere Benedetto XVI. Il SIR lo ha
chiesto a mons. Bruno Musarò, nunzio
apostolico a Cuba.
Quali sono le attese per la visita del
Papa? Come ci si sta preparando per
questo grande evento?
“Come giustamente sottolineato, si tratta
innanzitutto di un grande evento ed è
proprio per questo che tutta Cuba, non
solo i cattolici dell’Isola, si prepara con
fervore ed entusiasmo ad accogliere il
successore di Pietro. Il Papa viene qui
come ‘pellegrino della carità’, cioè come
colui che viene per pregare davanti alla
Madonna della carità del Cobre, patrona
di Cuba e madre teneramente amata e
venerata da tutti i cubani. Le attese sono
numerose e ognuno vorrebbe indirizzare
al Papa una domanda, una supplica, o
semplicemente poter stare con lui anche
solo per un attimo. Il programma della
Per l’occasione il
governo ha annunciato
la liberazione di 3 mila
detenuti politici. In
occasione della visita di
Giovanni Paolo II erano
stati liberati 300 detenuti
di Vincenzo Corrado
visita è molto denso: in due giorni si deve
conciliare non solo il pellegrinaggio del
Papa al Santuario del Cobre (a circa mille
chilometri dalla capitale) in occasione
del 400° anniversario del ritrovamento
dell’immagine della Madonna, ma anche
compiere il gesto significativo di visitare
La Habana, dove sarà celebrata una Messa
solenne nella piazza della Rivoluzione.
Il viaggio di Benedetto XVI segue quello
compiuto da Giovanni Paolo II nel 1998.
Com’è cambiata l’Isola in questi anni?
“Tutti ricordiamo ancora le parole
profetiche di Giovanni Paolo II: ‘Che Cuba
si apra al mondo e il mondo a Cuba!”.
Proprio da quell’esortazione, pronunciata
davanti a migliaia di cubani e a milioni di
telespettatori, scaturisce gran parte dei
cambiamenti che stanno caratterizzando
la vita della nazione, incominciando dal
dialogo tra la Chiesa e il governo. Gli
ultimi riguardano il campo economico
con un insieme di riforme. Però questi
sono i più visivi e mediatizzati, mentre i
cambiamenti più importanti sono quelli
di cui nessuno parla e che si realizzano nel
cuore e nella mente di coloro che hanno
accolto il messaggio di Giovanni Paolo II. In
sostanza, si tratta della speranza nel futuro
dell’isola, della gioia di sapersi amati e
rispettati, intraprendendo così un cammino
di riconciliazione e d’impegno per il bene
comune. I prigionieri, i malati, le persone
sole o abbandonate hanno trovato una
ragione per andare avanti, superando con
fiducia e coraggio tutti gli ostacoli. Questo è
il vero cambiamento: la libertà interiore, il
desiderio di crescere nell’amore vero, quello
che solo il Signore Gesù ci può dare”.
È possibile “descrivere” l’emozione e la
gioia del popolo cubano?
“Sono rimasto particolarmente
impressionato dalla fede viva e gioiosa
del popolo cubano in occasione del
pellegrinaggio della Madonna della carità
del Cobre. Migliaia di persone di tutte le
condizioni, nella campagna o in città, sono
accorse, spesso con mezzi poverissimi di
trasporto o di alloggio, per poter vedere e
toccare la Madonna che veniva a visitarle.
Dalla visita di Giovanni Paolo II ad oggi,
come ricordava, sono cambiate molte cose.
Attualmente qual è il ruolo della Chiesa nel
Paese?
“Il ruolo della Chiesa a Cuba, come altrove,
è sempre lo stesso: annunciare Gesù Cristo
morto e risorto come unico salvatore
del mondo. Essa si è mantenuta sempre
fedele al mandato ricevuto dal Signore di
annunciare il Vangelo, anche nei periodi
più difficili; il suo impegno attuale è quello
di favorire la riconciliazione tra i cubani per
assicurare un futuro migliore per tutti. La
sua mediazione per l’indulto ai carcerati è
stata molto apprezzata a livello nazionale
e internazionale. Essa non si risparmia allo
scopo di soccorrere in qualunque modo
e lenire le sofferenze materiali e spirituali
dei suoi figli e di tutti gli uomini. La Chiesa
a Cuba continua la sua azione profetica
annunciando le Beatitudini, allo scopo di
aiutare tutti a vincere ogni egoismo e ad
aprirsi alla speranza che non delude, perché
fondata sulla vittoria di Cristo sul peccato e
sulla morte”.
Sabato, 25 febbraio 2012
5
✎ India-Italia
Si sta trasformando in un vero e proprio
incidente diplomatico il caso dei due soldati
della Marina italiana in stato di fermo da
parte delle autorità indiane perché accusati
dell’uccisione di due pescatori al largo delle
coste del Kerala, nel sud dell’India. Un
episodio ancora dai risvolti incerti dove le
posizioni dei due Paesi divergono in maniera
considerevole.
U
n episodio in cui non vogliamo addentrarci
se non marginalmente per alcuni spunti
di riflessione che ci offre, in particolare per
quanto riguarda le strategie di contrasto alla
pirateria: un problema sempre più esteso nel
mondo, non solo al largo del Corno d’Africa, tra
la Somalia e lo Yemen. Nel corso degli ultimi
dieci anni, infatti, i pirati hanno iniziato a
colpire sempre più al largo, arrivando nel cuore
dell’oceano Indiano. In risposta agli attacchi
sono nate operazioni militari congiunte
sostenute anche dalla Nato e dall’UE. Ogni
giorno sono decine le navi militari che
transitano nel golfo di Aden ma, nonostante
questo, i sequestri sono proseguiti e, anzi, gli
attacchi sono diventati sempre più violenti e
sofisticati. Per sfuggire alle navi militari i pirati
hanno dovuto sviluppare imbarcazioni e mezzi
tecnologicamente più avanzati: strumenti
pagati con i riscatti milionari ottenuti in
cambio del rilascio delle imbarcazioni.
Non riuscendo a bloccare questa emorragia
il passaggio successivo è stato il consentire
l’accesso dei militari alle navi. Le cronache
raccontano di assalti sventati proprio
dall’intervento dei militari.
Un passo che è stato preso anche dall’Italia,
l’11 ottobre 2011, quando Ministero della
Difesa e Confitarma, Confederazione Italiana
Armatori, hanno firmato un protocollo di intesa
che permette agli armatori di richiedere – a
proprie spese – la presenza di squadre militari
sulle navi che transitano nei tratti a rischio.
I due soldati fermati in India facevano parte
proprio di questi “Nuclei militari di protezione”.
Recentemente una ricerca britannica ha
evidenziato le ricadute economiche della
pirateria sull’economia somala, evidenziando
come vi siano intere città, in particolare
nel Puntland (provincia autonoma nel nord
della Somalia), che si finanziano grazie alla
pirateria. Lo stesso capita per altre zone
del Paese che da oltre vent’anni vive una
situazione di anarchia. Un discorso simile
potrebbe essere fatto per alcune aree dello
Yemen da cui provengono altri gruppi di
pirati o dell’India teatro dei recenti attacchi.
Tutto questo nonostante il crescente impegno
militare. Forse, allora, piuttosto che puntare
esclusivamente sulla militarizzazione dei mari
si dovrebbe cercare la soluzione ai problemi
della pirateria altrove: nei poveri villaggi
della Somalia, in ginocchio per la carestia, o
nei gruppi criminali internazionali che hanno
gioco forza a muoversi in Paesi dove i governi
- per cause diverse e complesse - non hanno
il controllo del territorio. Si dovrebbe aiutare
queste regioni ad uscire dalle sabbie mobili
del sottosviluppo e indagare su quale sia la
destinazione del denaro frutto dei riscatti. Una
strada certamente più lunga e impegnativa ma
che potrebbe portare a reali soluzioni. Evitando
altri spiacevoli incidenti.
MICHELE LUPPI
Elezioni in Congo. Il parlamento si è insediato tra le tensioni. Le opposizioni disertano l’aula
Kinshasa, dispersa la “marcia dei credenti”
A
limenta critiche la repressione da parte
delle forze dell’ordine della marcia dei
cattolici prevista a Kinshasa, giovedì 9
febbraio, ma dispersa in più punti della città
con gas lacrimogeni, mentre tre sacerdoti e due
religiose sono stati arrestati. L’organizzazione
locale di difesa dei diritti umani ‘Voix des sans
voix’ (Vsv) - riferisce l’agenzia Misna - ha denunciato con “fermezza il mancato rispetto da
parte delle autorità della Costituzione e della
giustizia internazionale che sanciscono il rispetto delle manifestazioni pubbliche”. In un
comunicato ‘Vsv’ riferisce di “un imponente
dispositivo di militari e agenti di polizia che
hanno disperso con eccessiva brutalità cortei
di manifestanti pacifici” e “sequestrato per ore
fedeli riuniti nella chiesa di Saint Joseph” nel
quartiere di Matonge, nel comune di Kalumu,
punto di arrivo previsto della manifestazione.
Secondo la stessa fonte, nella parrocchia sono
stati arrestati padre Placide Okalema, Bernard
Mubayi e Léon Matiti assieme a due religio-
se non meglio identificate. L’emittente locale
‘Radio Okapi’ riferisce invece che le persone
bloccate nella chiesa di Saint Joseph sono tornate libere solo dopo l’intervento dei Caschi
blu della locale missione Onu. Disordini si sono anche verificati alla parrocchia Saint Gabriel di Kalumu e in quella di Saint Raphael
nel comune di Limete. Alle denunce di diverse
organizzazioni locali e alle critiche degli organizzatori della marcia – il Consiglio dell’apostolato dei laici cattolici congolesi (Calcc) – il
commissario generale di polizia di Kinshasa,
Charles Bisengimana, ha risposto che gli agenti
avevano “l’obbligo di impedire la marcia poiché vietata dalle autorità locali”. Il commissario
ha respinto le accuse di un intervento “troppo
violento” e precisato che i gas lacrimogeni sono stati utilizzati “solo per disperdere militanti
dell’Unione per la democrazia e il progresso
sociale (partito di opposizione) che tentavano
di raggiungere il corteo”. La marcia è organizzata ogni anno in diverse città del Paese per
commemorare l’ anniversario della repressione di una marcia cristiana risalente al 16 febbraio 1992: la popolazione era scesa in piazza
per chiedere la riapertura della Conferenza nazionale sovrana, incaricata di redigere la nuova
costituzione, che era stata chiusa da Mobutu.
Una commemorazione che, date le polemiche
degli ultimi mesi per le irregolarità nelle elezioni nazionali, era stata caricata quest’anno
di un forte significato politico.
La marcia dispersa a Kinshasa coincideva, infatti, con l’apertura della prima sessione del
nuovo parlamento dopo le legislative del 28
novembre. L’ordine del giorno della seduta era
la formazione dei vertici istituzionali provvisori dell’assemblea. In segno di protesta per i
risultati delle elezioni generali, hanno boicottato la seduta i deputati dell’Udps dello storico
oppositore Etienne Tshisekedi, sconfitto alle
presidenziali da Joseph Kabila, ma anche quelli dell’Unione per la nazione congolese (Unc)
di Vital Kamerhe.
Cultura
Sabato, 25 febbraio 2012
Centro Culturale Paolo VI. A Como, con padre Samir, Giorgio Paolucci e Martino
Diez ha preso avvio il ciclo di conferenze su “L’umana avventura: origine e compito”.
Un mondo in forte evoluzione
S
i è svolto lunedì 13 febbraio, presso
la Camera di Commercio di Como,
l’incontro organizzato dal Centro
culturale Paolo VI dal titolo Islam e diritti
umani: problemi e prospettive di un
mondo in evoluzione. Ospiti della serata
sono stati Samir Khalil Samir, Martino
Diez e, come moderatore, Giorgio
Paolucci, caporedattore di «Avvenire». Il
convegno si pone all’interno del lavoro
dedicato a L’umana avventura: origine
e compito, che proseguirà il prossimo
12 marzo con Marta Cartabia, giudice
della Corte costituzionale, e Salvatore
Abbruzzese, docente di sociologia
della religione all’Università di Trento,
su “L’epoca dei diritti: felicità vera o
ultima utopia?”.
Introducendo la serata, Anna Rossi,
presidente del Centro culturale, ha
ricordato come non sia nuova per
l’associazione comasca l’attenzione alle
tematiche riguardanti la convivenza
tra i popoli, il rapporto con l’Islam, la
situazione delle minoranze cristiane,
tematiche approfondite già da oltre
un decennio con, tra gli altri, proprio
padre Samir e Giorgio Paolucci. E come
non ricordare che nell’auditorium
della Camera di Commercio avvenne
l’incontro con il vescovo Luigi Padovese,
ucciso in Turchia nel giugno 2010.
Molteplici le questioni affrontate: il
giudizio sulla “Primavera araba”, se da
essa possa nascere una nuova stagione
per i diritti umani e come conciliare
questa stagione con la shari’a (la legge
rivelata da Dio per i musulmani), la
posizione dell’Europa di fronte a questi
eventi. Un’ultima domanda ha riguardato
la situazione in Siria e la posizione dei
cristiani che vivono lì.
Martino Diez, direttore scientifico della
Fondazione Oasis, laureato in lingue e
civiltà orientali, docente di lingua araba
presso l’Università Cattolica di Milano,
■ «Oasis»
Una Fondazione
per il dialogo con l’Islam
Creare una rete di condivisione di
esperienze e di giudizi tra cristiani
d’Oriente e d’Occidente. Questa in sintesi
l’idea che è all’origine della Fondazione
Internazionale Oasis, nata a Venezia nel
2004 da un’intuizione del cardinal Angelo
Scola, oggi arcivescovo di Milano.
L’orizzonte del lavoro di Oasis è il rapporto
con i credenti musulmani, un tema che
la mescolanza di popoli degli ultimi
decenni rende particolarmente urgente,
non solo per le minoranze cristiane che
vivono in Medio Oriente, ma anche per le
società occidentali. Proprio l’attenzione
alla dimensione internazionale spiega
l’ampiezza del comitato scientifico: più
di una cinquantina di persone del mondo
ecclesiale e accademico, tra le quali il
patriarca di Alessandria, il patriarca di
Gerusalemme, l’arcivescovo di Tunisi,
Samir Khalil Samir, Rémi Brague, il
comboniano comasco Claudio Lurati, padre
Bernardo Cervellera. Il comitato si incontra
una volta l’anno, alternativamente in
Europa o in Medio Oriente (Il Cairo,
Amman, Beirut; quest’anno Tunisi). Ogni
mese, invece, un gruppo più ristretto
si ritrova in collegamento tra Venezia,
Milano, Parigi, Londra e Il Cairo. Oasis
pubblica una rivista semestrale in quattro
edizioni linguistiche (italiano, inglesearabo, francese-arabo, inglese-urdu), due
collane di libri e una newsletter, nella
quale trovano spazio brevi interviste,
testimonianze e analisi, per leggere
l’attualità senza fermarsi alla cronaca. Info
e newsletter su www.fondazioneoasis.org.
ha precisato che il tema della cosiddetta
“Primavera araba” è affascinante perché
mostra che queste società subiscono delle
trasformazioni. «Primavera sì, primavera
no?», ha esordito il relatore. «Fino
all’estate i media celebravano i giovani
arabi della generazione 2.0, così simili a
noi, così finalmente moderni, disinibiti».
Poi è suonata l’ora della disillusione. Un
motivetto prima accennato, poi sempre
più forte. «A mio avviso, una delle
ragioni di questo oscillare dell’opinione
pubblica è stata proprio l’introduzione
della categoria di “Primavera araba” per
accomunare situazioni differenti, spiegate
tutte con l’azione delle nuove generazioni
connesse a internet. Questo ha suscitato
entusiasmi che si sono rivelati eccessivi».
Le rivoluzioni arabe possono piacerci
o meno, ma sono un fatto con cui fare i
conti. Quindi, non si tratta di capire se
le rivoluzioni andavano fatte, ma come
il “fatto” delle rivoluzioni interpella
noi e loro. Per capire come tutto questo
sia successo, è necessario proiettarsi
indietro, nel novembre 2010, e guardare
la condizione della gente, che non era più
sopportabile. Nell’Alto Egitto, ad esempio,
più della metà delle persone soffre la
fame; in Siria un terzo della popolazione
è arruolata nei servizi segreti che spiano
e si spiano. Ghaza è praticamente
un campo di concentramento e in
Arabia Saudita il dispotismo appare
senza uscita. È l’«infelicità araba», per
usare un’espressione del giornalista
libanese Samir Kassir, rimasto vittima
di un attentato. Un’infelicità di cui gli
arabi stessi portano la maggior parte
di responsabilità. La conseguenza è
che molti giovani vogliono emigrare,
questo vale doppiamente per i cristiani.
Apparentemente i regimi proteggono
le minoranze, ma nei fatti l’esodo è
senza fine. Ecco allora le rivolte, nate
spontaneamente, ma che ben presto
hanno visto tornare gli islamisti.
«Tutto è perduto dunque?». Secondo
il professor Diez, questa lettura non è
corretta. «Esiste certamente il pericolo
che rivoluzioni nate dalla richiesta
di un maggiore pluralismo sfocino in
sistemi monolitici, ma non si tratta di
un destino ineluttabile. Occorre saper
guardare nel medio periodo, mentre
nell’immediato bisogna tenere lo
sguardo fisso sulla condizione delle
realtà cristiane, cartina di tornasole del
pluralismo effettivamente vissuto». Ci
sono, poi, sviluppi interessanti, anche
tra le istituzioni musulmane; qualcuno
comincia a domandarsi quale rapporto
ci sia tra il concetto di shari’a e quello dei
diritti umani. Insomma, occorre vigilare,
non disperare. Occorre, insomma,
prendere sul serio le richieste avanzate
dalle società musulmane. E, all’interno
di queste richieste, «potrà innestarsi la
proposta cristiana». Coraggiosamente
Martino Diez sostiene che «l’esperienza
cristiana sarebbe della massima
rilevanza culturale, proprio perché
mostra la possibilità di assumere le
istanze delle rivolte (per citarne una,
la valorizzazione della persona), senza
rinunciare alla dimensione religiosa,
che è la grande ricchezza dell’Islam e
che i musulmani temono di smarrire
nel confronto con la modernità». Certo
non sono molti i pensatori musulmani
a rendersi conto di questa possibilità; si
apre perciò un immenso campo di lavoro
culturale. «L’apertura al Cristianesimo
sul piano culturale e, nella misura
in cui Dio lo vorrà, anche personale,
verrà dal mostrare la “con-venienza”
dell’avvenimento cristiano al musulmano,
che oggi è, come scrive una scrittrice
tunisina, “hâ’ir”, perplesso, incerto sul
cammino da prendersi».
pagina a cura di
MADDALENA VISIGALLI
Padre Samir Khalil Samir
La sfida del
vivere insieme
P
adre Samir Khalil Samir,
egiziano di nascita, attualmente
vive e lavora in Libano, dove
insegna teologia orientale e islamologia
all’Università Saint Joseph di Beirut.
Recentemente ha pubblicato in Italia
“Islam e Occidente. Le sfide della
coabitazione” (ed. Lindau), in cui
affronta la situazione dell’Islam oggi,
fino ad arrivare alle condizioni di
un’integrazione autentica nel nostro
mondo occidentale. Padre Samir
conosce bene quale sia la situazione
nel mondo arabo, in particolare la
condizione dei giovani, da troppo
tempo delusi perché senza lavoro,
perché la loro libertà è limitata. «Non
potete immaginare le limitazioni alla
libertà personale che si attuano nei
Paesi arabi!». Se una persona viene
fermata dalla polizia, e questa è
autorizzata a farlo anche per i motivi
più banali, immediatamente può essere
imprigionata a torturata. Se durante il
ramadan una persona beve o mangia
fuori dagli orari stabiliti, potrebbe
trovarsi a passare guai seri. Questo per
dire come libertà e dignità manchino
nelle piccole cose quotidiane. «Io stesso
– ha raccontato nel corso della serata –
sono stato fermato dalla polizia
perché accompagnavo dei turisti,
scambiati per spie; qualcuno poi
ha avvertito il Prefetto il quale,
accortosi dell’errore, ha fatto
colpire quei poveri poliziotti, togliendo
loro quella dignità che era stata tolta
a me». In Egitto il quaranta per cento
della popolazione è analfabeta, in
Marocco sono stati fatti programmi di
alfabetizzazione, ma solo per i maschi,
la donna non conta quasi nulla. Tutto
questo è esploso e ha portato alle tante
rivoluzioni. Ora si assiste al ritorno di
gruppi islamici, con situazioni davvero
tragiche. Basta guardare quello che sta
accadendo in Siria. Siamo consapevoli
che la scelta è tra due mali – un potere
dittatoriale e un potere fondamentalista
– ed è un vero dramma.
Ci sono dei segni di speranza.
Recentemente l’Università al-Azhar del
Cairo, tradizionale punto di riferimento
dell’Islam egiziano e più in generale del
mondo sunnita, una delle istituzioni
più prestigiose del mondo arabo, ha
rilasciato una dichiarazione in cui
afferma, rispetto all’interpretazione
dell’Islam, che «quando vi sia un
conflitto tra la ragione e la tradizione,
si preferisca la ragione e s’interpreti la
tradizione». Certamente va capito bene
cosa si intenda, in particolare a quale
ragione si faccia riferimento, ma è un
piccolo, piccolissimo, passo in avanti.
«Spero – ha aggiunto padre Samir – di
vedere, prima di morire, nei miei Paesi
la libertà. Per questo è molto importante
che voi europei ci diate testimonianza
di libertà e democrazia. E queste non
possono essere separate dalla vostra
tradizione». La risposta alla domanda:
«Come possiamo aiutare questi Paesi
e i musulmani che vivono in Europa?»
è semplice: «Siate quello che sempre
siete stati, cioè vivete le vostre tradizioni
e siate orgogliosi della vostra storia.
Storia – ed è un dato di fatto – che è
frutto dell’esperienza cristiana. Se siete
italiani, vivete da italiani e pretendete
che chi arriva in Italia rispetti le vostre
leggi e i vostri costumi. Solo così si
possono aiutare le tante persone che, in
condizioni di persecuzione e di miseria,
arrivano da voi».
6
Pastorale
e oggi
r
e
d
e
r
ri - c
Sabato, 25 febbraio 2012
L’avvio di un cammino per aprire spazi di riflessione
Dal Vaticano II ad oggi: una rilettura
I
nizia una serie di interventi
che cerca di mettere a tema il nuovo
contesto socio-religioso nel quale
ci troviamo a vivere. Iniziamo
proponendo una rapida sintesi
della posta in gioco dal Vaticano II
ad oggi, sollevando qualche interrogativo.
Gli interventi vogliono essere un
invito alla discussione e al confronto.
L
e riflessioni proposte interpellano
il variegato contesto ecclesiale
in cui ci veniamo a trovare: di
esso ci limitiamo ad indicare
alcuni tratti significativi per la nostra
prospettiva. Lo sfondo: siamo tutti eredi
di una ormai lunga stagione ecclesiale
generata dal Vaticano II, dalle sue
affermazioni e dalle sue indicazioni
capaci di interpellare radicalmente la
realtà ecclesiale e culturale. Una nuova
prospettiva che chiedeva a tutti una
profonda conversione e una messa in
discussione di molti modi di pensare
radicati in un passato che, per molti,
sembrava andare da sé, senza problemi
poiché tutto appariva chiaro: si sapeva
chi aveva autorità per parlare, si sapeva
che cosa e come si doveva credere.
La nuova prospettiva: il Vaticano II
invitava a rivisitare il contenuto della
fede cristiana per comprenderlo in
modo più adeguato, così da poter riesprimere il credere in modo tale da
interpellare l’uomo contemporaneo.
Si trattava di ri-comprendere non solo
il contenuto della proposta cristiana
ma anche lo stile, la nuova logica con
la quale proporre il vangelo. Alcune
conseguenze: anni di gioia ma anche
anni carichi di non pochi problemi.
La novità del Concilio sembrava aver
indotto alcuni ad accelerare tanto il
cammino di rinnovamento da trovarsi
-alla fine- soli, in percorsi tanto ardui
quanto solitari. Altri, invece, si sono
sentiti come scavalcati e impauriti e
-piuttosto che mettere in discussione il
proprio modo di pensare e confrontarlo
con il rinnovamento conciliare- si sono
trincerati in una difesa del passato: una
difesa più dei modi di vivere che del
pensiero profondo che li aveva generati.
Così la rinnovata riflessione ecclesiale
nata dal Concilio veniva utilizzata dagli
uni per anticipare tutto e tutti e dagli altri
per frenare su tutto e su tutti.
Ma questi due atteggiamenti
-schematizzati necessariamente e
in modo un po’ semplificato- hanno
coinvolto, inizialmente e per un certo
periodo, più gli àmbiti culturaliteologici che il “semplice” popolo di
Dio, spesso ridotto a spettatore di una
trasformazione che, al contrario, avrebbe
dovuto vederlo come protagonista.
Non sono mancati studi e ricerche su
tutti i campi possibili. Cose ottime, sia
chiaro. Ma, come qualcuno ha notato, di
queste ricerche il popolo di Dio poco ha
compreso o ha goduto. Tutto il fermento
del rinnovamento è stato, per non poco
tempo, come catturato dagli esperti: molti
dibattiti, controversie, proposte ma tutto
a un “certo” livello. Abbiamo avuto anche
ottimi documenti ecclesiali: preziose
occasioni rivolte a tutti i credenti per
maturare nel loro cammino di riflessione
e di crescita. Se radunassimo su di un
tavolo tutti i testi destinati al popolo di
Dio, avremmo di che leggere per molto
tempo. Si è cominciato così ad insistere
ripetutamente sulla responsabilità a cui
tutto il popolo di Dio era chiamato.
Poi, quasi improvvisamente, questo
enorme patrimonio di riflessione si è
riversato sul popolo di Dio. Ecco allora
che anche i “semplici fedeli” hanno
cominciato a parlare della Chiesa
come “popolo di Dio”, della necessità
di recuperare la centralità della Bibbia,
della corresponsabilità, di maturità
nella fede, di cristiani adulti perché
responsabili e corresponsabili. Più si
parlava della necessità di protagonismo
e più i cristiani “normali” sembravano
non essere coinvolti praticamente. Tanto
si è scritto e detto sulla corresponsabilità
nelle comunità cristiane: quanto è
stata praticata? Forse qualcosa non era
scattato al momento giusto. Per tanti
cristiani la riflessione conciliare e le
sue conseguenze sono state come un
avvenimento improvviso. Per usare
un’immagine: è come se uno, la sera,
fosse andato a letto bambino e, la mattina
dopo, si fosse svegliato uomo!
Per molti cristiani (e non solo per essi)
il Concilio è stata una novità che è
scoppiata in ritardo; quando essi se ne
sono accorti, già i tempi erano cambiati.
Il Concilio chiedeva ormai di essere ricompreso. Il cammino diventava così
doppiamente faticoso: c’era chi aveva
vissuto e fatto proprio il rinnovamento
conciliare e si era sinceramente
appassionato per le prospettive aperte;
chi, invece, ne era venuto a conoscenza
dopo e, affannosamente, cercava di
recuperare il tempo perduto; chi, infine,
continuava a vivere come se il Concilio
non ci fosse stato e si chiedeva che senso
avesse tutto questo darsi da fare, nella
convinzione - seria certamente, ma non
priva di ingenuità- che la fede fosse una
cosa semplice, senza bisogno di tante
complicazioni intellettuali. Una realtà,
dunque, complessa e una situazione
dove la molteplicità delle posizioni non
rendeva sempre facile una proposta
comprensibile da tutti. Per anni abbiamo
avuto un incrociarsi di iniziative che
hanno -di fatto- interpellato cristiani su
posizioni diverse, con attese diversificate
e con speranze non sempre collocate
sulla stessa lunghezza d’onda: sono
mancate, forse, proposte “mirate” a far
sì che le diverse comunità potessero
camminare secondo le proprie forze e a
partire dalla propria storia.
Forse mai come nel dopo-Concilio
si è parlato tanto del popolo di Dio;
eppure proprio il “normale popolo di
Dio” sembra non essere stato coinvolto
in modo adeguato dal rinnovamento
conciliare. Mai come in questo periodo si
è parlato della responsabilità di tutti nella
Chiesa; eppure la risposta sembra essere
stata scarsa. Qualcosa non ha funzionato
nel processo di trasmissione dei
contenuti del rinnovamento conciliare.
Per “ri-cominciare a credere” è necessario
comprendere tale situazione, senza
indebite semplificazioni o rimpianti per
il passato.
pagina a cura di Arcangelo Bagni
Lasciamoci interrogare dalla Parola
Accogliere l’inedita novità
come tempo propizio
L
a lettura sopra avanzata pecca certo di un’eccessiva
schematizzazione; tuttavia, ci sembra sia in grado
di delineare sufficientemente la complessità
della situazione nella quale ci troviamo a vivere:
una complessità che non deve essere né scavalcata
né sottovalutata; al contrario, va assunta e vissuta per
ricominciare a comprendere, a vivere e a dire la “lieta
notizia” di Gesù, alla luce di alcune indicazioni che
ci sembrano emergere proprio dalla situazione sopra
descritta. La prima: il contesto nel quale le comunità
cristiane e i singoli credenti vengono a trovarsi è sotto
il segno della novità e dell’inedito: la caduta del senso
di onnipotenza e la profonda consapevolezza del limite
(delle ideologie, della politica, della scienza...) pongono
radicali interrogativi agli uomini del nostro tempo e
anche a noi. Noi lavoriamo ancora -ho l’impressionecol fantasma delle ideologie, col fantasma della politica,
della scienza come realtà risolutrici del tutto. Le ideologie,
la politica, la vera scienza hanno compreso il loro
limite intrinseco, ma noi continuiamo a lavorare con i
‘miti’ della scienza del secolo scorso, della politica che
risolve tutto, delle ideologie che prospettano orizzonti
all’umanità. Quello che abita il cuore delle persone
più avvedute è il profondo senso del limite, fino allo
sconforto. Il non avvedersene fa correre il rischio di
buttare in faccia questo limite in una sorta di apologetica
di se stessi; un collocarsi più sul versante della denuncia
che su quello della proposta. Ricordiamoci che non
solo il marxismo o l’idealismo storici stanno mostrando
i loro limiti, ma anche il cristianesimo storico. E se in
nome del cristianesimo vogliamo denunciare il limite
delle ideologie, della politica e della scienza, abbiamo il
coraggio di dichiarare anche il limite del cristianesimo
storico. Nessuno nel momento attuale può ‘chiamarsi
fuori’ rispetto al bisogno di una vera realizzazione:
la manipolazione, i conflitti, le ingiustizie passano
anche dentro il cristianesimo storico. La seconda: é
certamente facile dire le cose che non vanno. Ma non
è compito specifico o prioritario del cristiano fare tutto
ciò. Egli è erede e custode di una “lieta notizia”, di un
annuncio gioioso capace di coinvolgere l’uomo concreto
in qualsiasi situazione. Ma, se ci guardiamo attorno,
sorgono spontanei alcuni interrogativi: come mai tanti
contemporanei non trovano nei cristiani la possibilità di
incontrare una “lieta notizia” capace di ridare speranza?
Come mai tanti sono più propensi alla denuncia che alla
proposta della novità evangelica? Forse è mancata, per
tanti cristiani, la possibilità di una reale crescita nella fede
secondo le prospettive conciliari?
Infatti, per crescere nella fede è necessario lasciarsi
continuamente interrogare dalla Parola e interrogarla a
nostra volta, con nuova radicalità e rinnovata lucidità.
“Ri-cominciare a credere”, allora, non può significare
applicare una Parola già confezionata a un contesto
culturale; vuol dire, piuttosto, far sì che la Parola possa
essere interrogata dalla cultura in cui si vive e la cultura,
a sua volta, sia confrontata con la Parola. In questa
prospettiva è più che mai urgente riscoprire uno stile
del “punto interrogativo”. Il punto esclamativo è sterile,
blocca; mentre il punto interrogativo è fecondo, crea.
Sorge però un’apparente contraddizione: la testimonianza
chiede il punto esclamativo, perché la fede si può solo
esclamare, mentre la mediazione culturale chiede il punto
interrogativo. Il problema è di evitare l’unilateralità tra
le esclamazioni e gli interrogativi, ma anche di vivere
l’impasto giusto: quello per cui gli interrogativi nascono
entro le esclamazioni. Se si può solo esclamare la fede,
questa esclamazione deve anche interrogare: “Gesù è il
Signore! Ma perché, come, in che senso?”. Questa forma
non sminuisce l’affermazione e neanche la mette in forse,
ma permette di capirla meglio e di verificarla, per stabilire
condizioni e senso, per poterla riaffermare proponendola
in modo più illuminante e plausibile. Un annuncio capace
di interpellare chiede di pensare il modo di essere detto.
Contenuto, metodo, tempi e persone sono chiamati in
causa della novità radicale che interpella tutti. Occorre
tanto il coraggio quanto la sapienza per accogliere
gioiosamente l’inedito che interpella.
7
8
Quaresima di fraternità
Sabato, 25 febbraio 2012
G
iovanni Paolo II
l’aveva detto in modo
chiaro che l’attività
missionaria della Chiesa
cambia a seconda delle diverse
circostanze in cui si svolge. Una
cosa è rivolgersi a popoli, gruppi
umani, contesti socio-culturali
in cui il Cristo e il suo Vangelo
non sono conosciuti; altro ancora
sono le comunità cristiane solide
e ferventi di vita e di fede che
irradiano il Vangelo nel loro
ambiente e sentono l’impegno
della missione universale; infine
- ed è la situazione di tante
nostre Parrocchie - interi gruppi
di battezzati hanno perduto il
senso vivo della fede o addirittura
non si riconoscono più come
membra della Chiesa: in questo
caso c’è bisogno di una nuova
evangelizzazione.
Nelle nostre Parrocchie chi fa
la nuova evangelizzazione? Chi
va a fare visita a coloro che non
vengono più alla comunità? Chi
va ad incontrare i fratelli di altre
✎ LA RIFLESSIONE |
di don Giusto Della Valle*
Per una nuova evangelizzazione,
noi tutti “missionari” per i nostri quartieri
religioni? Chi va a dare il benvenuto
alle nuove famiglie ed ai nuovi
arrivati nel quartiere? Chi propone
ai giovani che convivono la bellezza
del matrimonio cristiano?
Tempo fa a Rebbio è morta una
giovane mamma da pochi mesi
venuta ad abitare nel Quartiere;
è morta pochi giorni dopo aver
dato alla luce una bambina. Il
marito ed i familiari hanno deciso
di fare il funerale al paese natio.
La comunità parrocchiale ha
conosciuto in ritardo questi eventi
e ci si è comunque organizzati
per celebrare la messa il giorno
dell’anniversario concludendo
l’eucarestia con un bicchiere di
té caldo al bar dell’oratorio. Mi
aspettavo di vedere la chiesa
riempita di mamme e di papà
coi loro bambini insieme a tanti
giovani, invece oltre ai famigliari,
ai colleghi di lavoro e ad un buon
gruppo di famiglie del condominio,
gli “altri” della comunità non
c’erano.
Ritorna con insistenza la domanda:
chi va a nome della comunità a far
visita alle famiglie in difficoltà? chi
prende l’iniziativa di organizzare
momenti di preghiera nei
condomini e nelle vie nei momenti
di gioia e di dolore?
Una proposta concreta da cui si
potrebbe cominciare: in quasi
tutte le nostre parrocchie scriviamo
il Bollettino parrocchiale e lo
distribuiamo in chiesa oppure
nelle buche delle lettere. Perché
non cominciare a distribuirlo
personalmente, famiglia per
famiglia suonando il campanello
a ciascuno? Alcune persone
han già cominciato a esercitare
questo servizio nella comunità
con la consegna del bollettino
come pretesto e con l’incontroconoscenza con le persone come
obiettivo. Ogni ‘messaggero’ potremmo chiamarli così - visita
mensilmente o bimensilmente le
famiglie ed allora la vita comincia
a circolare, le informazioni pure e
“camminando si apre il cammino”.
Questo dei messaggeri può essere
il primo passaggio per un progetto
globale di nuova evangelizzazione
che porti il Vangelo nelle vie e nei
condomini.
Mi sembra che in questa stessa
linea si stia muovendo la Diocesi
di Carabayllo nostra Chiesa sorella
in Perù.
Concludo con un piccolo episodio
quaresimale. John Emenike è un
profugo nigeriano cattolico accolto
dalla Parrocchia di Rebbio. Nel fare
i turni per la cucina mi ha chiesto
di non essere messo di servizio a
mezzogiorno poiché lui vuole fare
la Quaresima alla musulmana non
mangiando dall’alba al tramonto.
Talvolta i nostri fratelli musulmani
ridono del nostro digiuno
quaresimale e forse non a torto.
Può essere quella di Emenike, la
sua “Quaresima musulmana”, una
proposta anche per noi.
*parroco di Rebbio (Como), per 13
anni fidei donum in Camerun
In punta
di piedi
nell’avventura
della missione
Vi proponiamo alcuni appunti del viaggio
compiuto ad inizio 2012 nella missione
diocesana. Frammenti di vita raccolti tra la
polvere rossa del nord del Camerun.
C
i siamo. Finalmente! Ma questa volta
il passaggio della frontiera non è stato
difficoltoso. Adamà e il suo gruppo
di giovani ha sbrigato in fretta tutte le
faccende. A parte una valigia persa ci siamo
tutti. Dopo il ponte che separa il Tchad dal
Camerun ci accoglie l’abbraccio di Laura e
di don Corrado: è un incontro di famiglie.
Mamma Rosa e papà Giovanni possono
constatare di persona dov’è finita la loro
giovane figlia, che a 24 anni è partita per un
servizio nella missione diocesana; Alberto
può vedere di persona cosa sa fare il fratello
Corrado: è bella la disponibilità di chi si
trova a generare, in una famiglia già nata,
una vocazione alla missione e di chi ritrova
una relazione fraterna impastata di eucaristia
celebrata e di pozzi costruiti!
Il Vescovo Diego visita per la seconda volta i
suoi fidei donum: è preziosa la disponibilità di
chi ha nel cuore la cura e l’attenzione anche per
le parrocchie più lontane, comunità di famiglie
che gioiosamente attendono il loro pastore!
Don Emanuele, Lucia, Simona, Elisa e Federica
per la prima volta in Africa: è entusiasmante la
disponibilità di chi accetta la sfida di un viaggio
per conoscere, incontrare, toccare con mano la
vita di amici e di fratelli!
L
e strade e il paesaggio non lasciano dubbi:
siamo in Camerun, nella zona più povera e
più abbandonata del paese. Le elezioni dello
scorso ottobre hanno riportato al potere per
la sesta volta Paul Biya. Su 22 candidati è stato
eletto ancora lui dopo 29 anni con il 77,68%
di voti favorevoli…ma dire che è stato eletto
dal popolo è una gran cosa! Il Camerun è uno
dei paesi più corrotti del mondo, un terzo
dei bambini camerunesi con meno di 5 anni
soffre di malnutrizione cronica; il 14% di loro,
di malnutrizione grave, la vita media si aggira
intorno ai 50 anni, il 48% della popolazione vive
sotto la soglia di povertà…
La parola d’ordine del programma per questo
settimo mandato presidenziale è: realizzazione.
Non ha avuto tempo per agire e realizzare in
29 anni di potere? Le comunicazioni, l’acqua
potabile, una scuola per tutti, la possibilità di
accedere ai servizi sanitari restano un
lontano miraggio per la popolazione.
L’opera dei missionari continua ad
essere uno dei pochi tentativi autentici
di promozione della vita e di cammino
insieme ai poveri perché la giustizia e la
pace diventino stile di vita e seme di un
mondo diverso.
giorni passano veloci. Gli incontri e
IAngelo,
i dialoghi con don Alessandro, don
Brunetta, Alda, don Corrado,
“I dialoghi con don
Alessandro, don
Angelo, Brunetta,
Alda, don Corrado,
don Felice, Laura, ci
permettono di entrare
nell’avventura della
missione. Un’avventura
che continua grazie
al loro impegno
nell’evangelizzazione e
nell’accompagnamento
della vita di tanti fratelli
e sorelle”
di Gabriella Roncoroni,
direttore del Centro
Missionario Diocesano
don Felice, Laura, ci permettono di
entrare, in punta di piedi, nell’avventura
della missione. Un’avventura che
continua grazie al loro impegno
nell’evangelizzazione e nell’accompagnamento
della vita di tanti fratelli e sorelle.
A Mokolo-Mboua Alda e Brunetta, dopo il
rientro di don Giusto, vivono nella parrocchia
che ha ripreso il cammino con i sacerdoti
locali: padre Paul e padre Alphonse. Non
facile questa ripresa … ma non impossibile!
I percorsi di catecumenato, il centro di
formazione dei giovani, i progetti di sostegno
educativo per i sordomuti e per i ciechi, le
attività di promozione della donna, di sostegno
alle famiglie, di aiuto ai prigionieri vedono
Alda e Brunetta impegnate a tutto campo,
in prima linea, con la solita dedizione e con
rinnovato slancio.
A Mogodè don Alessandro si muove già
disinvolto tra parrocchia, scuole, gruppi,
catecumeni, vita comunitaria dei fidei donum.
I primi passi sono sempre i più difficili,
ma sono anche quelli più importanti; si è
accompagnati e sostenuti, ma anche già in
grado di intuire strade nuove.
Laura è occupata per tutto il giorno in
segreteria e coordinamento delle attività
didattiche del liceo. Il campo educativo è il suo
mondo, si nota subito! Con Laura, il vescovo
Philippe e l’equipe educativa della diocesi
di Maroua-Mokolo si è deciso di fermare la
costruzione di aule e classi al primo ciclo del
liceo St. Charles Lwuanga (1-2-3 classe) per
rafforzarne qualitativamente l’insegnamento e
costruire laboratori pratici.
A Rhumzu incontriamo la comunità di
don Corrado: tante persone ci raccontano
il loro percorso di vita e di impegno, ci
donano i frutti della loro terra e del loro
lavoro, ci accompagnano nella visita della
bellissima chiesa parrocchiale. Si vede che
la corresponsabilità, il dialogo, i percorsi
fatti insieme sono lo stile che caratterizza
l’annuncio del Vangelo!
Si progetta il ritorno nei primi mesi del
prossimo anno per don Angelo e per don
Felice. E’ ora di “tirare i remi in barca” e di
lasciare che le comunità camminino con il loro
passo. La traduzione della Bibbia in Kapsiki,
il barrage (sbarramento-diga) nella zona di
Mogodè, il dispensario a Nguetchéwé, sono
piccole tracce del Vangelo annunciato e di una
vita condivisa… Gli anni di Africa che hanno
segnato la loro vita devono diventare scambio
e dono per le nostre comunità. Sarà duro fare i
bagagli, ma nella vita del fidei donum c’è anche
questo. Vi aspettiamo amici, perché la diocesi
che vi ha inviato riceva la ricchezza della
Chiesa che vi ha accolto e cambiato!
l’ultima sera. Dopo aver visitato le quattro
ècappella
parrocchie ci ritroviamo per i vespri nella
del Pime a pochi passi dal confine,
pronti per riprendere la via del ritorno.
“…Ti potrà forse lodare la polvere*
e proclamare la tua fedeltà nell’amore?” (Sal
29 ai vespri del giovedì della prima settimana)
La pausa all’asterisco del salmo ci fa fermare
su quello che per giorni abbiamo visto…mai
come oggi questo versetto ci appare concreto.
Dopo 12 giorni, i chilometri percorsi nella
polvere della savana africana per incontrare
comunità e missionari ci fanno rispondere
un sì corale a quella domanda: la polvere che
ricopre tutto e tutti, in attesa della stagione
delle piogge rimanda ad una sete di giustizia
che solo la fedeltà di Dio saprà saziare; la
polvere portata dal vento del mattino che
non lascia intravedere nemmeno l’orizzonte
prelude ad un mondo nuovo che solo il vento
dello Spirito farà nascere; la polvere calpestata
dai passi dei poveri canta la Sua fedeltà
nell’amore.
Quaresima di fraternità
Sabato, 25 febbraio 2012
Iniziative
■ Diocesi
Al fianco del popolo del Sud Sudan
Una presenza
oltre l’emergenza
Q
uale è il modo migliore per aiutare
delle persone molto povere che
vivono lontano da noi? Questo è
uno degli interrogativi principali che
il gruppo di Area Internazionale della
Caritas Diocesana spesso si è posto in
questi anni. Come evitare di realizzare
cose inutili (di cui purtroppo sono piene
le cronache)? Si è cercato negli anni
di dare risposte a questi interrogativi
cercando innanzitutto la vicinanza con
chi riceve gli aiuti. Le buone prassi di
Caritas Italiana ci indicherebbero il
gemellaggio con la Chiesa locale. In Sud
Sudan, dove come Caritas Diocesana
siamo andati subito dopo la fine di una
guerra infinita, la richiesta che ci ha
fatto il Vescovo della Diocesi di Wau
è stata: “Siamo isolati da diversi anni,
sono sicuramente importanti gli aiuti
economici che ci potrete mandare, ma
per noi è più importante condividere
quotidianamente la ricostruzione:
mandateci gente!”
Una richiesta nuova per la Caritas
Diocesana che negli anni precedenti,
anche in altre parti del mondo, si era
limitata ad inviare aiuti e qualche
giovane durante i periodi estivi in visita.
In Argentina si era realizzata la presenza
per qualche mese, ma qui la richiesta era
La colletta diocesana
Due volontari della
Caritas di Como
sono presenti a Wau
dove lavorano nella
pastorale della diocesi,
in un vero gemellaggio
tra Chiese
Quaresima-Pasqua
di fraternità 2012
per una presenza ancora più prolungata.
è nata quindi da una richiesta precisa
la presenza in Diocesi di Wau di due
“inviati” della nostra Diocesi.
Si tratta di Enrica Valentini, oramai
a Wau dall’agosto 2009 e di Matteo
Perotti, a Wau in modo fisso da gennaio
2011 (Matteo negli anni precedenti era
stato più volte a Wau per conto della
Caritas Diocesana). Una presenza, la
loro, che testimonia la maturazione
di scelte forti, coraggiose, che sono
avvenute all’interno del gruppo di Area
Internazionale di Caritas Diocesana (di
cui Matteo e Enrica hanno fatto parte).
Con che modalità di aiuti, si diceva
all’inizio? Con la presenza, fisica e
quotidiana, con la condivisione. Ecco
che allora le scelte e i progetti non
sono frutto di intuizioni, di idee singole
(“credo che questa sia la cosa da fare”),
ma con il servizio all’interno della
Chiesa Diocesana (Enrica è responsabile
dell’Ufficio comunicazioni, Matteo
dell’Ufficio tecnico) per le esigenze che
vengono sentite da tutti. Non grandi
progetti ideati da qui, ma progetti da cocostruire per poter un domani lasciare
qualcosa che durerà anche quando la
presenza nostra (di stranieri) terminerà.
Nel materiale della Quaresima vengono
presentati i progetti in cui sono
maggiormente impegnati Enrica (la
Radio Diocesana) e Matteo (l’Università
Cattolica); un sostegno a questi progetti è
la testimonianza della nostra vicinanza a
questi due nostri “inviati” e tramite loro a
tutta la comunità della Diocesi di Wau.
Grazie Enrica! Grazie Matteo!
MASSIMILIANO COSSA
Caritas diocesana
Intanto crescono le tensioni tra Nord e Sud
I
l legame tra la Caritas di Como e il Sud
Sudan risale ai mesi che hanno seguito,
nel 2005, la firma dell’ Accordo globale di
pace che mise fine ad una guerra, tra Nord
e Sud, durata oltre vent’anni. Da allora molti
passi in avanti sono stati fatti e, nel luglio
scorso, la popolazione del Sud ha scelto, con
un referendum, l’indipendenza. A distanza di
mesi, però, tra Sudan e Sud Sudan continua
● Riprendiamo una
lettera inviata da don
Umberto Gosparini
● Insieme a don Savio
condivide l’esperienza
nella missione in Perù
a crescere la tensione che, in alcune aree
di confine, è sfociata in combattimenti
che coinvolgono diversi gruppi ribelli che,
spesso, hanno il sostegno delle due parti.
Ad alimentare le tensioni sono alcuni nodi
rimasti irrisolti da prima dell’indipendenza:
dalla divisione dei confini, alla gestione del
petrolio, a lotte interne per il potere. Tutti
elementi che ostacolano lo sviluppo del Paese.
Giustizia e Pace
si baceranno 1
(Sal 85,11)
A
llegato al Settimanale troverete il
volantino con le iniziative promosse
in diocesi dal Centro Missionario e dalla
Caritas per la Quaresima di Fraternità.
Uno strumento agile per aiutarci a
vivere il periodo di preparazione alla
Pasqua come un momento di vera
conversione. Perché “l’unico cammino
da percorrere è su quella strada dove il
Maestro si affianca ai discepoli, stanchi
e delusi, per aprire l’orizzonte della loro
vita all’annuncio e alla carità”.
Da questa consapevolezza nasce la
convinzione che in questo cammino non
si possa prescindere dalla condivisione
della propria fede e del proprio pane
con i fratelli. Lo faremo attraverso una
raccolta di denaro, frutto di rinuncie
o cambi di stile di vita, che servirà a
finanziare i progetti sostenuti nel mondo
dai nostri missionari, fidei donum e non,
e dai volontari: in Camerun, Perù, Sudan
ma anche Kenya e Russia (nella lontana
Siberia).
Per il dettaglio dei progetti vi
rimandiamo al pieghevole e al sito
www.centromissionariocomo.it
● Diversi i progetti
sostenuti con la
Quaresima di fraternità
Fare della propria vita
un dono per gli altri
C
arissimi come spesso succede,
più passa il tempo e aumentano
gli impegni, più lo scrivere
diventa arduo (specialmente per uno
come me che non ha questo dono).
Nella mia mente però sono presenti
i vostri volti e le vostre persone; mi
capita spesso di pensare: “E’ tanto
che non ho più notizie” oppure “come
starà?” .
Quelli che più mi conoscono sanno
che il testo di Paolo “Filippesi II
Cap. 2, 5-11” ispira la mia esistenza.
Non capirei la mia vita senza
“l’incarnazione” di Cristo e la sua
“redenzione”.
Personalmente sto bene, sono contento
della possibilità che Dio mi dà di “fare
della mia vita un dono per gli altri”.
A volte la stanchezza, l’età, e alcuni
problemi mi fanno capire la mia
limitatezza, ma sono sereno e felice di
vivere qui e con questa gente, questo
mio pezzo di storia.
Già vi ho raccontato nelle lettere
precedenti la situazione di qui…
continua più o meno uguale, anche se
la conoscenza della gente mi permette
di condividere di più la loro esistenza,
le loro speranze, le diverse situazioni
che vivono e i loro bisogni.
Con don Savio ci siamo divisi la
parrocchia in zone per una maggior
presenza: la linea pastorale è
comunque condivisa e arricchita dalle
nostre diverse personalità.
Vi elenco di seguito alcune esperienze.
Catechesi famigliare: ho potuto
conoscere più persone e vivere il
cammino di fede e di impegno di
alcuni di loro avvenuto attraverso
questa esperienza; per quanto
riguarda i bambini sono più quelli che
conoscono me che neanche quelli che
conosco io.
Vita delle diverse comunità
strutturate (cappelle che hanno un
numero che varia da 1000 a 7000
abitanti ): permette la conoscenza e
l’organizzazione delle diverse zone
della parrocchia dove i laici hanno un
ruolo predominante e protagonistico.
I giovani: la Cresima (qui viene
fatta dopo i 16/17 anni) è anche la
possibilità di fare un percorso di fede e
di impegno con questi adolescenti che
poi si cerca di inserire nella comunità
con diversi compiti . Il gruppo dei
catechisti è prevalentemente composto
da giovani post cresima.
Contatti personali, situazioni di
bisogno, anziani, salute, problemi
giuridici di possesso di terra, di
giustizia, di casa, ecc….. si cerca
di fare quel che si può…., abbiamo
progetti per una Caritas zonale, per
un servizio di salute e per un servizio
giuridico.
Mi ha preso e mi sta prendendo
abbastanza tempo essere presente in
alcuni settori della parrocchia tra i più
poveri, dove però mi trovo molto bene;
cerco anche di visitare periodicamente
alcuni paesini sulla montagna.
In questi posti sono in corso diversi
progetti: centri comunitari/cappelle
(4), lavori a maglia, taglio e cucito
(2), micro credito (1); appoggio e
organizzazione per ottenere strada,
luce, acqua; si fanno incontri di
riflessione sulla realtà, di formazione
cristiana, di preparazione al
battesimo, ecc.
Don umberto
gosparini
parlera’ della sua
esperienza in un
incontro a como,
lunedì 27 febbraio,
alle 20.30, al
centro pastorale
cardinal ferrari
Rimangono in cantiere
tutti i progetti non ancora
realizzati,ma continuerò
il racconto in modo più
specifico durante il mio
soggiorno in Italia.
Vi abbraccio tutti
con tanto affetto.
Hasta pronto!
don Umberto
9
Vita diocesana
10 Sabato, 25 febbraio 2012
Agenda
del Vescovo
Si parla di digiuno, ma c’è una «fame» su cui riflettere...
MA
I
S
E
R
A
QU
Lunedì 27 febbraio
Un tempo
per imparare
a coltivare l’anima
Tutto il giorno: udienze e colloqui.
Mercoledì 29 febbraio
Nel pomeriggio, a Tirano,
Commissione per la salvaguardia del
Santuario.
Giovedì 1 marzo
Al mattino, a Como, Consiglio
Episcopale; nel pomeriggio, a
Bergamo, Consulta per le sette e i
nuovi movimenti religiosi.
Sabato 3 marzo
A Como, al mattino, udienze e colloqui
personali; a Como, presso il Broletto,
nel pomeriggio, inaugurazione mostra
su padre Ambrosoli
Domenica 4 marzo
A Como-Rebbio, dalle ore 10.00, presso i
Comboniani incontro famiglie numerose
■ Quaresima
Cammino di preghiera
al Monastero di Grandate
Nel tempo di Quaresima, presso il
Monastero delle Monache benedettine
di Grandate (Co), vengono proposte
alcune occasioni di approfondimento e
riflessione per prepararsi alla Santa Pasqua.
Dal 24 febbraio iniziano gli incontri
di condivisione della Parola del venerdì
alle ore 20.30. Nei sabati di Quaresima
– 25 febbraio, 4-10-17-24 marzo – è in
programma la Veglia con l’Ufficio di
lettura alle ore 21.00. Il programma delle
domeniche di Quaresima – 26 febbraio,
5-11-18-25 marzo – è il seguente: recita
delle Lodi alle ore 7.00; Ora Terza alle
ore 8.45; Santa Messa alle ore 9.00; Ora
Sesta alle ore 12.00; Ora Nona alle ore
14.00 circa; Vespri alle ore 17.00, segue
benedizione eucaristica e santo rosario.
■ Ufficio Liturgia
Incontri per i ministri
della Comunione
La riunione generale dei ministri della
Comunione Eucaristica si terrà:
- domenica 11 marzo a Sondrio, presso
l’Oratorio Sacro Cuore, dalle ore 9.30 alle
ore 12.30 (non è prevista la partecipazione
insieme alla Celebrazione Eucaristica);
- domenica 18 marzo a Como, presso
l’Istituto Canossiano, via Balestra 10,
dalle ore 14.00 alle ore 17.00.
In tali date sono convocati i ministri
straordinari che già svolgono il loro
servizio in Diocesi per un momento di
formazione e aggiornamento. Sono inoltre
attesi, contemporaneamente, i nuovi
candidati per i quali i parroci hanno già
inoltrato domanda nei mesi scorsi, per
un primo incontro di conoscenza e per
l’avvio del cammino formativo. Si prega di
dare comunicazione della propria presenza
almeno una settimana prima dell’ incontro,
telefonando in Ufficio per la Liturgia o
tramite l’indirizzo di posta elettronica
([email protected]). I parroci che
non lo hanno ancora fatto e che desiderano
presentare dei candidati sono pregati di
inviare con urgenza domanda all’Ufficio
per la Liturgia, scaricando il modulo dal
sito diocesano e recapitandolo in ufficio,
entro una settimana dalla data degli
incontri. Sarà così possibile portare avanti
in modo unitario il cammino formativo.
Dopo questa data, si potrà replicare il corso
solo a partire dall’autunno 2012.
I
n una famosa pubblicità, la giovane protagonista a un certo
punto si ferma ed esclama più o meno così: “corri corri, fuggi
fuggi e ora non ci vedo più dalla fame!”. Nel continuo essere
di corsa, si è dimenticata infatti di prendere un piccolo pasto e
allora la fame le scoppia dentro e la rende letteralmente “cieca”. Schermo buio.
Ed in verità, tutti, consapevolmente o
meno, stiamo diventando dei gran corridori. Dal suono della sveglia sino alle ultime note della sigla del Tg della
notte, siamo sempre di corsa. A volte
ci capita di prendere più impegni di
quelli che sarebbe opportuno o forse
semplicemente possibile, altre volte
siamo catapultati in un continuo slalom tra appuntamenti dovuti al nostro
lavoro, altri legati alle nostre famiglie
e alle nostre amicizie, altri infine più
semplicemente connessi al consumo
sempre più stressante del nostro tempo
libero. L’impressione che ci accompagna costantemente è perciò quella del
non aver mai tempo, dell’essere sempre
in ritardo o di aver dimenticato qualcosa di importante.
Il nostro essere sempre di corsa ci rende poi anche parecchio nervosi, insoddisfatti, tesi, quasi come corde di violino, pronti alla battuta feroce, con il
volto teso e imbronciato, e infine chiusi
e impenetrabili agli altri e alle loro richieste, perché un tale stile di vita ci
svuota, ci conduce sempre fuori di noi
stessi, non ci concede di ritornare alle
sorgenti autentiche del nostro essere e
di poterci ristorare.
La società corre, forse senza aver
ben chiara la meta da raggiungere;
i prossimi quaranta giorni sono
occasione per meditare la Parola
Non c’è, in verità, solo una fame del
corpo da soddisfare, vi è pure una fame dell’anima di cui dobbiamo divenire coscienti. Vale cioè anche per la nostra anima la battuta della pubblicità
prima ricordata: corri corri, fuggi fuggi
e anche l’anima non ci vede più! E un’anima che non ci vede più è un grosso
pericolo: è la porta aperta verso la superficialità e la distrazione. Più radicalmente un’anima affamata è esposta al
pericolo di non riconoscere l’altro che
ci sta accanto, con il suo carico di umanità, di gioia, di dolore, di vita. “L’altro
è diventato puro paesaggio”, disse una
volta Pessoa dei nostri tempi inquieti.
E Luigi Zoja ha non a caso parlato “di
morte del prossimo” quale cifra della
nostra condizione postmoderna.
Ebbene quello della Quaresima è proprio un tempo per prendere piena consapevolezza che anche la nostra anima
ha una fame da soddisfare: fame di luce, fame di consolazione, fame di bellezza, fame di orientamento, fame di
autenticità, fame di verità, di punti fermi, di valori, di pace, di gioia. Più puntualmente: fame di preghiera, fame di
Parola.
La Quaresima è per questo uno spazio liturgico intenso e particolarmente
segnato dalla preghiera e dall’ascolto
della Parola. E dalla pratica del digiuno
corporeo quale occasione per ascoltare
l’altra fame che c’è in noi.
Di pregare la Parola e di una Parola che
diventi nostra preghiera, ciascuno di
noi ha bisogno. Ogni giorno. E la Quaresima suona la sveglia in tale direzione.
Unicamente in questo modo potremo
essere all’altezza di quelle preziose indicazioni che Benedetto XVI ha indicato nel suo messaggio per la Quaresima del 2012: la responsabilità verso il
fratello, il dono della reciprocità, il comune cammino nella santità. E tutto
questo parte - ha scritto il Papa - dalla
nostra capacità di “prestare attenzione”,
cioè di osservare bene, di essere attenti, di guardare con consapevolezza, di
accorgersi di una realtà. Dipende cioè
dall’arte coltivare la nostra anima, con
la preghiera, con la Parola, con il digiuno che si fa carità e con la penitenza che
si fa richiesta di perdono e di amore.
ARMANDO MATTEO
■ Il Vangelo della domenica: 26 febbraio - I di Quaresima
«Nel deserto» (Mc 1, 12-15)
In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel
deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie
selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo
che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella
Galilea, proclamando il Vangelo di Dio,
e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno
di Dio è vicino; convertitevi e credete nel
Vangelo».
Prima Lettura:
Gn 9,8-15
Seconda Lettura:
2Pt 3,18-22
La pioggia colorata di coriandoli ha già
lasciato spazio alle Ceneri, segno pasquale che ci ha introdotto nel grande tempo
della Quaresima. Sistemati in ordine i travestimenti del carnevale, ora è tempo di
abbandonare tutte le nostre maschere.
Con Gesù ci inoltriamo nel deserto per
quaranta giorni. È un tempo per verificare
la nostra fede e rinvigorire il nostro cammino di discepoli. È un tempo per ascoltare e ascoltarci, per (ri)scoprire il silenzio
e la calma. È un tempo per semplificare,
per mettere ordine, per dare una gerarchia
evangelica ai nostri impegni. È un tempo
per stabilire il centro e le periferie della
nostra esistenza.È un tempo di vivificazione, più che di mortificazione. Un tempo da
preparare, da scegliere, da desiderare.
La tradizione ci consegna tre parole chiave: digiuno, preghiera e carità.
Digiunare per sentire la fame, per scoprire che non basto a me stesso e che il mio
egoismo non può nutrirmi. Digiunare per
imparare a dire dei “no” che mi aprono a
dei “sì” che allargano il cuore.
Pregare per trovare uno spazio quotidiano di deserto, di intimità con Gesù e la sua
Parola. Pregare per riconoscere la mia totale appartenenza a Dio. Stabilire un tempo, trovare un luogo e mettersi in ascolto
della Parola è un appuntamento irrinunciabile nella vita del discepolo.
Carità per ricordarmi che la fede deve
cambiare anche le mie mani. Carità non
significa dare quello che avanza o che
non serve più, ma stare attenti ai bisogni
dell’altro, condividere i doni che ho ricevuto, non chiudermi nel possesso che ammuffisce le ricchezze del cuore.
don ROBERTO SEREGNI
Famiglia
in cammino verso
l’incontro mondiale
P
rosegue il percorso di accompagnamento (v. Il Settimanale
n.6/2012) al VII Incontro Mondiale delle Famiglie (Milano, 30
maggio – 2 giugno 2012). Dopo aver presentato i temi delle
catechesi preparatorie sulla Famiglia, in questo numero parliamo dei
progetti che la nostra Diocesi sta dedicando ai diversi aspetti della vita
familiare. Scrive il Vescovo Diego nel Piano pastorale 2012: «Un grande
compito è affidato alla responsabilità delle famiglie. Si tratta di ospitare
in casa Gesù Cristo, come avvenne a Betania: “Una donna di nome Marta
● Le attività dell’Ufficio per la
Pastorale della Famiglia sono
elaborate con gli Uffici diocesani
Sabato, 25 febbraio 2012
11
lo accolse nella sua casa” (Lc 10,38). […] La Parola di vita sia annunciata
dagli sposi e dagli animatori di pastorale familiare, con grande gioia e
concretezza»(“Il Maestro è qui e cammina con noi”, p. 42). Le famiglie sono
soggetti insostituibili nella vita della Chiesa, che vivono e trasmettono il
Vangelo attraverso l’alfabeto della vita quotidiana (cfr. Convegno di Verona,
2006), fatto di esperienze e di parole semplici e autentiche: nelle pagine
del Piano pastorale il Vescovo le ricorda coinvolte nell’Iniziazione cristiana,
nell’accompagnamento dei fidanzati, nell’educazione alla missione, nella
cura dei malati, nella solidarietà. Per questo l’attenzione alle famiglie, come
destinatarie e soggetti di una missione specifica, riguarda tutte le dimensioni
della pastorale: è una consapevolezza che non deve riguardare solo qualche
appassionato di pastorale familiare, ma da tenere viva nei Consigli Pastorali
Vicariali e Parrocchiali e resa visibile nelle scelte concrete delle comunità.
● La famiglia non è solo destinataria
ma anche soggetto attivo della vita
concreta nelle comunità
● Ci sono gli itinerari di preparazione
al matrimonio, i gruppi familiari,
la formazione e i nuclei in difficoltà
I tanti progetti per la Famiglia
proposti nella nostra diocesi
I
progetti diocesani dedicati alla
famiglia sono preparati dall’Ufficio
per la pastorale della famiglia
(con il contributo degli altri Uffici di
pastorale) e vengono realizzati sul
territorio con la collaborazione delle
comunità; gli interlocutori naturali
sono i Consigli Pastorali Vicariali.
è a disposizione dei Vicariati per
collaborare alla creazione di nuovi
“Punti d’incontro”, come auspicato
dal Vescovo. Da ricordare anche
l’iniziativa del Ritiro spirituale di
Quaresima per separati e divorziati:
quest’anno sarà domenica 18 marzo
2012, presso la Casa Suore Adoratrici
di Lenno (iscrizioni entro il 10
marzo scrivendo a ufficiofamiglia@
diocesidicomo.it).
Itinerari di fede
per la preparazione
al matrimonio
Gruppi familiari
«Nell’itinerario di preparazione alle
«Nella vita quotidiana, nella preghiera
nozze, nel contesto dell’anno liturgico,
domestica, nei centri di ascolto della
i fidanzati scoprono il Vangelo del
Parola e nei gruppi familiari, Antico e
matrimonio. La Parola di vita, invito
Nuovo Testamento devono illuminare
alla nuzialità, sia annunciata dalle
le vicende familiari e seminare amore,
tante coppie di sposi cristiani che già
con la pazienza del contadino» (Piano
vivono il grande mistero dell’amore
pastorale 2012, p. 42).
coniugale e il Lezionario del Rito
Nati come occasione di
del Matrimonio diventi traccia per
approfondimento della spiritualità
i cammini di fede» (Piano pastorale
coniugale e familiare, i gruppi
2012, p. 41).
familiari oggi diventano anche una
Dopo anni di studio e
grande opportunità di una pastorale
sperimentazione, nell’ Avvento
di missione nelle case. Dallo studio
2008 sono partiti in diocesi i nuovi
di esperienze e delle situazioni
Itinerari di fede in preparazione al
pastorali della nostra diocesi è nato
matrimonio che progressivamente,
il laboratorio diocesano “Dare vita
secondo le indicazioni del Vescovo
a nuovi gruppi familiari” (Regoledo,
Diego (Proposte pastorali 20089 ottobre 2010). I materiali del
2010), sostituiscono i vecchi corsi e
di “Punti d’incontro” per separati e divorziati e due
Laboratorio (v. sito web diocesano)
percorsi per fidanzati. L’assemblea
anni di studio di una specifica commissione, il 26
riguardano: come progettare l’itinerario; le esperienze
diocesana del 25 settembre 2010 e il Piano pastorale
settembre 2009 a Mandello del Lario si è svolto il
fondanti del gruppo familiare; la spiritualità nuziale;
2012 hanno confermato la direzione presa e promosso
laboratorio diocesano “Separazioni, divorzi, nuove
la preghiera nel gruppo; organizzazione e animazione
un’ulteriore impegno di diffusione dei nuovi Itinerari.
unioni”. I materiali del laboratorio sono a disposizione
degli incontri.
Tra le caratteristiche salienti degli Itinerari: stile
sul sito web diocesano, alla pagina dell’Ufficio (www.
catecumenale lungo l’anno liturgico; accoglienza dei
diocesidicomo.it / Uffici di Curia / Famiglia), come
fidanzati nelle case delle coppie che accompagnano il
La formazione
strumenti per diffondere la sensibilità verso queste
percorso; partecipazione alla Santa Messa come parte
La formazione degli operatori è un impegno prioritario
situazioni e favorire la partecipazione delle persone
indispensabile di ogni incontro; coinvolgimento della
dell’Ufficio per la pastorale della famiglia, che ha
separate e divorziate alla vita delle comunità. I temi
comunità cristiana; tempo per il dialogo di coppia
impostato un “grande progetto formativo” a lungo
trattati sono: il Direttorio; le “porte della speranza”; i
prevalente rispetto alla condivisione in gruppo; temi
termine, con vari livelli di formazione specifica
punti d’incontro naturali; l’attenzione al linguaggio;
teologici e antropologici a partire dai misteri di Cristo,
rivolti a preti, coppie, consacrati, singoli. L’iniziativa
la lettera “Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito”; i
“Sposo della Chiesa”, celebrati nell’anno liturgico;
più importante, che offre i fondamenti necessari
“Punti d’incontro” per la preghiera e il dialogo. L’Ufficio
approfondimento del Rito del Matrimonio e del
per operare con responsabilità
Lezionario del Matrimonio.
e competenza nei diversi ambiti
L’Ufficio diocesano sta preparando
della pastorale familiare, è la
una proposta per incontrare i Vicariati
Scuola diocesana per operatori di
e valutare insieme suggerimenti e
pastorale familiare, biennale, avviata
modalità di supporto. Un passaggio
nell’estate 2005 con due settimane
importante sarà la costituzione nel
Come comunicato nelle parrocchie, sono possibili due
estive e 7 fine settimana residenziali,
Vicariato di una “Équipe fidanzati”
più un incontro conclusivo con il
dove tutti coloro che si occupano
modalità di iscrizione al Family2012. Per partecipare al
mandato del Vescovo. Ne sono state
degli Itinerari parrocchiali o
Congresso Internazionale: iscriversi personalmente sul sito
completate finora 3 edizioni, a cui
interparrocchiali possano condividere
www.family2012.com (pagina Iscrizioni). Per partecipare
in totale hanno partecipato 110
un’impostazione comune, idee,
alla “Festa delle testimonianze” del 2 giugno sera o alla Santa
coppie di sposi (con i loro figli) e 14
momenti di verifica. Nel frattempo
Messa del 3 giugno mattina (entrambe con Papa Benedetto
preti; è in corso la IV edizione con
l’indicazione data ai Vicari foranei è di
XVI): non ci si iscrive singolarmente, ma in ogni Vicariato il
20 coppie e 2 preti. Alla Scuola si
avere almeno un referente di Vicariato
aggiungono le annuali Giornate di
per gli Itinerari per fidanzati.
referente designato dal Vicario Foraneo si occupa di raccogliere
aggiornamento e approfondimento
tutte le iscrizioni dalle parrocchie, di inserirle sul sito www.
e i Laboratori diocesani. L’Ufficio è
Separazioni,
family2012.com e di trasmettere l’elenco completo all’Ufficio per
a disposizione per realizzare anche
divorzi, nuove unioni
la pastorale della famiglia ([email protected]).
esperienze formative sul territorio,
È a cura del Vicariato anche l’organizzazione logistica (pullman
«Le nostre comunità possono essere
caratterizzate da obiettivi specifici
sempre più casa della speranza per
e durata limitata, sulla base delle
o altri mezzi). Le iscrizioni vanno trasmesse al proprio Vicariato
i numerosi sposi in situazione di
esigenze segnalate dai Vicariati. Un
entro domenica 4 marzo. Per facilitare la raccolta delle iscrizioni
separazione, divorzio e nuova unione.
grande impegno formativo rivolto a
l’Ufficio sta distribuendo alle parrocchie un modulo strutturato
In ogni Vicariato, possibilmente, nasca
genitori ed educatori sarà legato per il
con le informazioni richieste dal sito del Family2012.
un “Punto d’incontro” per separati,
prossimo futuro al Progetto diocesano
e sia annunciata anche dalle stesse
di educazione sessuale “0-25” che
Gli orari degli eventi del 2 e 3 giugno verranno trasmessi appena
persone separate la Parola che risana
nei mesi a venire sarà presentato alla
saranno comunicati da Milano.
le ferite e ridona Speranza» (Piano
Diocesi.
pastorale 2012, p. 42).
pagina a cura di
Dopo una prolungata esperienza
ANTONELLO SIRACUSA
PER PARTECIPARE AL FAMILY 2012
Vita diocesana
12 Sabato, 25 febbraio 2012
◆ Ufficio diocesano pellegrinaggi
■ Diocesi a Lourdes
Le proposte per la
Turchia e Fatima
In Turchia sui passi di Paolo
dal 24 aprile al 1 maggio 2012
Così la Parola del Signore cresceva con
vigore e si rafforzava (At 19,20). Un itinerario reale e spirituale molto interessante
in Turchia per ripercorrere quello che fu
terreno di predicazione, oltre 2000 anni fa,
dell’apostolo Paolo, missionario del vangelo
di Gesù in un contesto di pluralismo religioso e multiculturale. Quota di partecipazione: 1.160 euro (supplemento singola: 195
euro). Acconto di 560 euro entro la fine di
febbraio. Saldo: 600 euro, entro il 10 aprile.
Fatima dall’11 al 14 maggio 2012
Poco più di 90 anni fa a Fatima, in Portogallo, apparivano a tre pastorelli un Angelo
Dall’8 al 14 ottobre
pellegrini con il Vescovo
e la Madonna, che venne definita
«una Signora più brillante del
sole».Dopo tanti anni vale ancora
la pena andare a Fatima? Sicuramente sì, anche perché quello che
la Madonna ha detto ai tre Pastorelli Lucia, Francesco e Giacinta
è ancora di grandissima attualità.
Quota di partecipazione: 650 euro
(supplemento camera singola: 80
euro). Acconto di 150 euro, entro
il 10 marzo. Saldo: 500 euro, entro
il 30 aprile.
Per info, iscrizioni e programmi
dettagliati rivolgersi all’Ufficio Segretariato Pellegrinaggi; oppure visitare la sezione Pellegrinaggi su www.diocesidicomo.it.
L’Ufficio Pellegrinaggi Diocesano: è aperto
tutti i mercoledì non festivi dalle ore 9.30
alle ore 12.00. Telefono 031-3312 interno
232. Email: [email protected].
◆ Formazione socio-politica
Dopo fisco e famiglia,
ambiente e stili di vita
“T
empo di crisi, tempo di trasformazione, tempo di impegno:
quale il contributo delle comunità cristiane?”. È questo il titolo scelto
per la Scuola di formazione socio-politicadella diocesi di Como promossa dalla
Consulta delle aggregazioni laicali. “Si
tratta di un’opportunità educativa aperta a tutti per formare la propria coscienza sociale e politica”, osservano i promotori. “Viviamo in un mondo complesso
- è la riflessione del vescovo Diego Coletti -: è indispensabile tornare a fare
formazione in questi ambiti. La delicatezza dell’attuale passaggio storico, con
una crisi dettata non solo da motivi congiunturali ma da una realtà in cui sempre più si è vissuta una scissione fra etica, economia e gestione della cosa pub-
blica, ci chiede di colmare un
vuoto e di offrire momenti di
approfondimento, con il coinvolgimento, soprattutto, dei
più giovani”. In diocesi di Como l’esperienza delle Scuole
di formazione sociopolitica si
rinnova da oltre vent’anni. “Il
vescovo - aggiunge monsignor
Angelo Riva, vicario episcopale per cultura e comunicazioni
sociali - già nel piano pastorale
del 2007 ci aveva suggerito di ripensare
questo tipo di percorsi formativi. Oggi
siamo arrivati alla terza annualità della Scuola diocesana che, inaugurata nel
2009, è riuscita a coinvolgere oltre 200
persone in oltre ventidue incontri”. L’itinerario è aperto a tutti: dopo l’anno de-
dicato ai contenuti della Dottrina sociale
della Chiesa e quello di analisi di argomenti specifici come bioetica, laicità e
democrazia o nuova cultura del lavoro
si prosegue con quattro aree tematiche.
Affrontate fiscalità e famiglia, a marzo è
il turno di ambiente e stili di vita.
«Ritorniamo a Lourdes!». È questo l’invito del
vescovo monsignor Diego Coletti in vista
del pellegrinaggio diocesano in programma
dall’8 al 14 ottobre 2012. «Ritorniamo a
quella Grotta dove Maria continua a vivere la
sua missione di maternità e di intercessione
– prosegue il Vescovo –. Ritorniamo per
dire grazie al Signore e cantare con Maria il
Magnificat. Ritorniamo come diocesi, come
Chiesa di Como e di Sondrio. Mi piacerebbe
che questa Chiesa fosse presente e “illustrata”
– direbbe Paolo VI – in tutte le chiamate e i
carismi che la edificano; mi piacerebbe essere
a Lourdes con tutti coloro che possono: dai
sacerdoti ai religiosi e alle religiose, dalle
famiglie ai giovani e ragazzi, in particolare
gli anziani e gli ammalati. Come Chiesa
di Como facciamo del pellegrinaggio un
evento di grazia, un’occasione di preghiera
e di vita secondo lo Spirito, una possibilità
per esprimere comunione e appartenenza
ecclesiale». La diocesi non sarà a Lourdes
da sola. «Andiamo insieme alla famiglia
guanelliana – prosegue ancora monsignor
Coletti –, per rendere grazie e per prepararci
a concludere l’anno che si è aperto con la
canonizzazione di San Luigi Guanella. E
ritorniamo a Lourdes anche con l’Unitalsi:
accogliamone il carisma, sosteniamo la sua
attività, incoraggiamone l’impegno, facciamola
conoscere». «Il Segretariato Pellegrinaggi
Diocesano – spiega il responsabile don
Giovanni Illia – sta muovendo i primi
passi per preparare il pellegrinaggio.
In queste settimane saranno inviate a
sacerdoti e parrocchie le prime indicazioni
sul pellegrinaggio. I preti che intendono
svolgere il servizio di guide, o si offrono quali
capi gruppo sia a livello parrocchiale che
vicariale, sono invitati a due incontri: il 13
marzo e il 29 maggio alle ore 10.00 presso
il Centro Pastorale card. Ferrari di Como. La
finalità di questi incontri è condividere alcune
riflessioni e studiare insieme un percorso di
preparazione». I sacerdoti o i laici che danno
la propria disponibilità a svolgere il servizio di
guida e di capi gruppo possono indicare la loro
partecipazione al Segretariato Pellegrinaggi
Diocesano che è aperto tutti mercoledì dalle
ore 9.30 alle ore 12.00; telefono 0313312232;
segretariatopellegrinaggidiocesano@
diocesidicomo.it; o chiamare don Giovanni
allo 031986225 o 3493507156. Gli stessi
riferimenti valgono per tutte le informazioni.
Salesiani. In festa a Tavernola ricordando san Giovanni
Bosco e tanti sacerdoti, cooperatori e simpatizzanti.
Con lo sguardo attento
alle giovani generazioni
O
Appuntamenti
SALESIANI COOPERATORI COMO
I salesiani cooperatori e aspiranti si ritrovano il 17 marzo alle
ore 15.30 presso il Salesianum di Tavernola per un momento
formativo e informativo.Detterà la riflessione il delegato don
Leo Tullini. Ricordiamo l’incontro ispettoriale provinciale a
Chiari del 18 marzo e il 25 aprile il pellegrinaggio a Caravaggio.
MOVIMENTO EUCARISTICO DIOCESANO COMO
La prossima ora di adorazione sarà sabato 3 marzo, presso la
chiesa di Santa Cecilia in Como; alle ore 16.20 ci sarà la recita
del Rosario, poi letture, adorazione e riflessioni a cura di don
Andrea Meloni. Segue la Santa Messa festiva. Si ricorda il 26
febbraio, il servizio alla celebrazione delle ore 10.30 in Duomo.
gni anno, la festa di san
Giovanni Bosco raduna
al “Salesianum” di ComoTavernola molti amici del Santo
fondatore: salesiani cooperatori,
devoti di Maria Ausiliatrice,
simpatizzanti e tante persone
affascinate dalla figura del sacerdote
che ha vissuto per la salvezza dei
giovani. Domenica 29 gennaio,
il “Salesianum” ha visto l’attiva
partecipazione di parecchi amici. La
giornata di festa non ha impedito il
ricordo, vivissimo in molte persone,
di don Paolo Borroni, direttore
dello stesso Istituto Salesiano di
Tavernola, scomparso il 17 dicembre
scorso, che tante “Feste di Don
Bosco” aveva arricchito con le sue
profonde riflessioni. La giornata
è iniziata con l’Adorazione del
Santissimo e la recita di Lodi. Poi i
partecipanti hanno potuto riflettere
su un tema molto attuale ma che,
in questa particolare epoca di
“nuova evangelizzazione”, riveste
straordinaria importanza: “La santità
e le virtù”. Don Leonardo Tullini,
delegato dei Salesiani Cooperatori,
ha iniziato sottolineando come
la chiamata alla santità sia rivolta
a tutti, senza alcuna distinzione.
Ciascuno di noi può raggiungere
la santità: l’unica condizione è di
essere vicini al Signore. E con la
preghiera e i Sacramenti ci riusciamo.
Se io sto con Dio, con la Sua grazia,
trasformo la mia giornata, offro
tutto a Lui e ciascuna mia opera
mi porta alla santità. Il Delegato
ha indicato l’esempio dei Santi
e dei settanta Salesiani sulla via
della beatificazione: sono modelli
a cui guardare per essere anche
noi appassionati di Dio e per avere
sempre lo sguardo, come i Santi,
rivolto a Gesù: è Lui la nostra santità.
Don Tullini ha concluso invitando
tutti ad amare le virtù ed a rifiutare il
male: questo sosterrà il nostro vivere
in grazia di Dio per stare sempre
con Lui. Al termine della riflessione
il Coordinatore dei cooperatori
di Como, Giancarlo Chiappa, ha
informato sulla sua partecipazione
alle Giornate della Famiglia Salesiana
che si sono svolte a Roma dal 19 al
22 gennaio, durante le quali è stata
illustrata e proposta come testo da
meditare la “Strenna 2012” di don
Pascual Chavez, Rettore Maggiore
dei Salesiani, successore di don
Bosco. Il Segretario dell’Associazione
Ferdinando Marchini è poi
intervenuto informando sulle sue
visite ai cooperatori e simpatizzanti,
specialmente agli anziani, agli
ammalati e a coloro che sono
impossibilitati a frequentare le
nostre riunioni. Marchini ha poi
parlato dell’intervento del vescovo
salesiano monsignor Enrico Dal
Covolo al Convegno su “Matrimonio
e Famiglia” che si è svolto a Roma
l’11 gennaio in preparazione al VII
Incontro Mondiale delle Famiglie di
Milano. La Celebrazione Eucaristica
è stata presieduta da don Tullini, che,
nell’omelia, ha ricordato l’importanza
di come si parla ai ragazzi e ai giovani.
Dobbiamo cercare di amarli, di
educarli e di costruire insieme la
santità. Don Tullini ha poi ricordato
don Paolo Borroni. Nel pomeriggio,
dopo i momenti conviviali, il Rosario
e la benedizione eucaristica hanno
concluso la giornata. (A.N.)
Visita pastorale
Sabato, 25 febbraio 2012
13
A Duno
il santuario
per ricordare
i medici
di tutta Italia
Nel corso della Visita pastorale, lo
scorso 10 febbraio, il Vescovo ha fatto
visita al Tempio costruito nel 1938
Nell’ambito della Visita pastorale, mons.
Diego Coletti ha avuto, il 10 febbraio scorso,
un incontro di alto significato spirituale
ed umano con i medici. Mi propongo di
richiamare alcuni momenti dal personale
punto di vista di un medico-partecipante.
D
uno è ricoperto da un alto strato
nevoso, strette e tortuose le strade
in salita verso il Tempio. Per lasciare
il passo ad un auto dobbiamo
entrare in un portone il passeggero ci segue
con lo sguardo, con affabile giovialità sorride
e ci benedice: è il primo contatto con il
nostro Pastore, il Vescovo di Como mons.
Diego Coletti.
Autorità locali e medici si dispongono
ordinatamente nei banchi del Santuario,
si respira un’aria di serena concentrazione
accompagnata dal suono di un organo
dei celebri Mascioni da secoli residenti
nel fondovalle appena attraversato.
Concelebrano il parroco di Duno don
Gianluigi Bollini, Rettore del Santuario,
e don Marco Casale Cappellano
dell’Università dell’Insubria.
Alla predica il Vescovo ci illustra il messaggio
rivolto alla Diocesi, nella solennità di
Sant’Abbondio, ci esorta ad andare oltre
la nebbia avvelenata di un mondo “brutto
e cattivo” per vedere e contemplare un
mondo pieno di cose “belle e buone” che
è già presente ed operante. Ci chiama ad
essere attente e fedeli sentinelle a difesa del
pericoloso inquinamento della mente e dei
cuori, a curare in modo attivo e critico la
bellezza e la bontà della vita. L’assenza della
prima provoca infatti lo smarrimento della
seconda.
Al momento liturgico segue la visita alla
ristrutturata Villa Martina, di proprietà
comunale, sede del neonato “Centro per lo
Dopo la messa la visita
al Sacrario e al nuovo
Centro per lo studio
e la promozione delle
Professioni Mediche.
Centro della giornata
l’incontro con i medici
della zona.
La storia
studio e la promozione delle Professioni
Mediche”, situata sulla stessa piazzetta
di fronte al Tempio-Sacrario. Guidano
il Sindaco di Duno, Giovanni Damia, e
l’assessore Francesca Boldrini.
L’incontro con mons. Coletti prosegue nell’
aula parrocchiale. Il Vescovo si siede tra i
medici ed assume una posizione di attento
ed interessato ascolto. Apre il discorso,
con il suo saluto e quello dell’Università
dell’Insubria, il presidente del Centro per
lo studio e la promozione delle Professioni
Mediche, Giuseppe Armocida. Illustra le
caratteristiche attuali della professione
medica. Pone l’attenzione e considera
analiticamente i valori dell’etica medica
che, anche quando venga praticata
laicamente, promuove sempre la speranza
del paziente sino al termine della sua vita.
Il presidente dell’Ordine dei Medici e degli
Odontoiatri della provincia di Varese,
Roberto Stella, espone le aspettative e la
progettualità della professione medica
considera i limiti del progresso tecnologico
della scienza e le ricadute sull’attività
e sulle scelte del medico, indica nella
formazione permanente il futuro di qualità.
Invita il suo predecessore Pier-Maria
Morresi, che ha retto per diciotto anni
l’Ordine dei Medici, ad illustrare i tempi e
le modalità della costruzione, del declino,
della riscoperta e del rilancio del Tempio
del Medico d’Italia di Duno (vedi articolo in
basso). Collegandosi poi ad una riflessione
di mons. Coletti su Arte Medica ed
espressioni artistiche che vede consuete nei
medici, segnala che nel Tempio compare, al
di sopra del portale e nella teoria dei Santi
del mosaico dell’abside, l’immagine del
patrono dei medici, san Luca, Evangelista
e medico, che san Paolo chiamava medicus
carissimus e che, secondo la tradizione,
era anche pittore e scultore (Raffaello lo
dipinse infatti nell’atto di ritrarre la Vergine
col Bambino). Del resto, fra tutti i medici
d’Italia, quanti ve ne sono che maneggiano
ugualmente bene il bisturi, la penna, il
pennello e la stecca, e quanti ve ne sono
con spiccato talento musicale o letterario?!
Invita il Vescovo a porre la Sua attenzione
ad una altra particolare tradizione che vige
nel Tempio: due lampade votive ardono
perennemente ai lati dell’Altare maggiore:
pro vivis et pro mortuis. Felice pensiero
è quello di volere che una lampada arda
anche per i medici viventi, i quali ben
meritano l’assistenza divina. Nobile infatti
e ricca di eroismi è spesso la loro vita,
scandita da sonni interrotti, pasti omessi o
affrettati, da ore d’ansia, da profondi studi
e sovente, per compenso, incomprensione,
ingratitudine, indifferenza se non
ingiustificate denunce.
Nel corso della Visita Pastorale coralmente
abbiamo pregato “per i medici, gli
infermieri ed i loro collaboratori.
Esercitando la loro professione con
passione e competenza, possano prendersi
cura con delicatezza delle persone loro
affidate, sentendosi sostenuti dalla grazia
del Signore e partecipi dell’opera di Colui
che ha raccolto e guarito ammalati ed
infermi.”
La Visita Pastorale del Vescovo Diego
Coletti ci ha lasciati colmi di letizia
ed emozione. Le emozioni non sono
ritenuti fattori positivi nell’esercizio della
professione medica, lo sono nei momenti di
bellezza e bontà della vita del medico e di
molti. E più un ricordo crea emozioni, più
viene ricordato.
P. M. M.
Medico partecipante
Dalla fondazione due lampade perpetue bruciano
nel santuario per i prefessionisti di tutta la Penisola
Il Tempio del Medico
A
Duno, il più piccolo Comune della Provincia di Varese, in diocesi di Como, a
525 metri sul livello del mare, sorge “il
Tempio del Medico d’Italia”. Il Tempio venne
costruito nel 1938 e dedicato alla Madonna del
Santissimo Rosario ed a San Luca.
Duno deve a don Carlo Cambiano il suo fiorire: una strada, un acquedotto, un asilo e poi il
Tempio votivo. Lo deve alla sua nobile idea
ispirata dalla pietà, dalla religione, dalla mistica poesia dei ricordi. Chi lo conobbe lo descrive come piemontese di pura razza, instancabile e tenace: “Nei suoi occhi grigio-azzurri
affondati nel cavo delle orbite, sempre limpidi
come quelli dei fanciulli, subito si scorgeva la
luce di un intimo ardore. Un largo sorriso illuminava il suo scarno volto di asceta quando
parlava della creatura del suo semplice ed altissimo sogno.”
Ora riposa nel corridoio centrale del Tempio,
dinnanzi all’Altare maggiore.
L’11 dicembre 1937 si iniziano i lavori; il 25 agosto 1938 il Vescovo di Como mons. Alessandro
Macchi consacra la chiesa e benedice
la Via Crucis di ceramica e le campane, e un mese dopo i medici d’Italia vi
accendono due lampade perpetue. Il
3 ottobre il Tempio viene elevato alla
dignità di Santuario e Rettore viene nominato proprio don Carlo Cambiano, il
parroco di Duno. Attiguo al Santuario è
sorto il Sacrario – inaugurato il 5 maggio 1940 – dove sono incisi su lapidi di
marmo i nomi di tutti quei medici che
hanno dato la vita per la Patria ( Pro P.)
e per l’Umanità (Pro H.)
La struttura a pareti circolari è rivestita di lapidi di marmo, dove sono incisi i nomi – non solo quelli degli accademici, dei luminari, dei più fortunati,
ma di tutti quei medici che hanno dato
la vita per la Patria e per l’Umanità, di
quelli che scompaiono in silenzio, dopo aver conosciuto il quotidiano travaglio scientifico e professionale, che se
ne vanno in umiltà, vittime del dovere.
Un domani, anche il sacrificio dei più
schivi e modesti non sarà dimenticato:
il loro nome verrà scolpito nel marmo
del loro Sacrario. Così ha voluto il Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Medici
della provincia di Varese che territorialmente comprende il Sacrario.
Il Consiglio dell’Ordine di Varese nel
2003 ha deciso di dare nuovo impulso
ad un’azione che era andata spegnendosi negli ultimi quaranta anni, facendo scolpire nel marmo i nomi dei Colleghi che non voleva fossero dimenticati.
L’iniziativa è stata raccolta, con grande
entusiasmo e reverente atteggiamento,
dai Presidenti degli Altri Ordini provinciali Italiani.
PIER MARIA MORRESI
già presidente dell’Ordine dei
Medici Chirurghi e degli Odontoiatri
della Provincia di Varese.
Visita pastorale
14 Sabato, 25 febbraio 2012
■ Dal 24 al 26 febbraio
Le parrocchie
■ Duno
L
e parrocchie di Canonica, Cavona, Duno, Rancio, Cassano e Ferrera dal giugno 2010 sono state costituite in Comunità Pastorale. Questa nuova esperienza è
iniziata ufficialmente con la presenza del
Vicario episcopale territoriale, Mons. Italo
Mazzoni il 19 settembre 2010. Già da anni
Rancio, Cassano e Ferrera erano unite pastoralmente, con buoni risultati. La nascita della comunità è stata vissuta come una
nuova sfida e una nuova opportunità. Cercando di valorizzare le specificità di ogni
singola parrocchia, in questa prima fase
dell’esperienza abbiamo collegato i singoli Consigli Pastorali Parrocchiali e formato
quattro commissioni (formazione, liturgia,
carità e famiglia) per iniziare a pensare ad
una pastorale unitaria. Da giugno 2011 la
parrocchia di Cuvio partecipa all’unico progetto di pastorale giovanile.
Sul poggio da cui si
ammira tutta la Valcuvia
Il Vescovo, Diego Coletti, visiterà
le parrocchie dal 24 al 26 febbraio.
L
La parrocchiale di S. Lorenzo
Canonica
I
l Comune di Cuveglio è formato da
quattro nuclei abitativi: Canonica,
Cavona, Vergobbio e Cuveglio.
In questo territorio ci sono due
parrocchie: Canonica con 3117 abitanti e
Cavona con 341 abitanti. La parrocchia di
Canonica è la chiesa plebana della valle,
la sua origine pare risalga intorno all’anno
1000. Il primo parroco di cui si ha notizia
certa è il sacerdote Gualdericus Sescalcus
nel 1167. La parrocchia di Cavona è
stata costituita nel 1732, staccandosi da
Canonica.
LA CHIESA DI SAN LORENZO
Al diffondersi del cristianesimo nelle
valli del Verbano, anche in Valcuvia
sorsero alcune cappelle, in genere piccoli
tempietti dedicati ai primi martiri della
Chiesa, così a Cuvio venne eretta la chiesa
di S. Lorenzo che ben presto divenne
la plebana della valle dove vivevano
collegialmente vari canonici, da cui il
termine Canonica assunta dalla località.
Nella volta della sacrestia venne
affrescata, nel 1771, una ‘vita’ di san
Lorenzo. La chiesa originale di Canonica,
sorta probabilmente su resti di un
fortilizio romano, era un piccolo oratorio
di 5 metri di larghezza i cui resti, datati VI
– VIII sec., sono stati riportati alla luce in
scavi fatti nel 2000
per posare un nuovo
pavimento. Sempre
in quegli scavi è
comparsa una più
ampia abside gotica
del diametro di
circa 10 m. risalente
all’XI – XII sec e contornata da alcuni
stanzini. All’esterno dell’abside è
murata una targa che ricorda la
consacrazione della chiesa avvenuta
il 2 settembre 1249 per opera di
‘Alberto Episcopus Saunensis’
(Alberto Vescovo di Savona).
La Pieve di S. Lorenzo, citata per la
prima volta in un documento del
maggio 1094, crebbe di importanza
e di ricchezza nei secoli successivi
tanto da essere eletta a insigne e
ancora nel Settecento, era più ricca
di quella di S. Vittore di Varese. I
canonici si portavano nei paesi
della valle ad officiare in occasione
dei santi patroni titolari delle varie
cappelle; usanza che si perse con lo
staccarsi delle singole parrocchie.
Fra i numerosi episodi che ne hanno
scandito la secolare esistenza, tre
sono stati i più drammatici: 1513,
il canonico Primo Bozio venne
ucciso nel cimitero che attorniava
la chiesa; XVII secolo un incendio
colpì la chiesa bruciando soprattutto
l’archivio; 1823 venne assassinato
di notte il prevosto Ignazio Gelpi
forse per rubare i soldi che aveva per
pagare le nuove campane.
L’ avvento di Napoleone coincise con
la soppressione della Collegiata con
decreto del 6 luglio 1798 e numerosi
dei suoi beni furono venduti. Sarà
successivamente ricostituita ma con
solo tre preti.
Nel 1911 è stata dichiarata
‘Monumento Nazionale’. E’ presente
in parrocchia una comunità di suore
guanelliane presso la casa Santa
Maria Annunciata, casa per anziane.
Nella parrocchia sorgono anche le
chiese di Santa Maria a Cuveglio e
San Gottardo e San Anna, San Rocco
e San Antonio Abate.
PAGINE A CURA DELLA
COMUNITA’ PASTORALE
a Parrocchia di Duno venne costituita
con decreto l’8 dicembre 1944 e il primo
parroco fu don Ernesto Tentori che fece il
suo ingresso ufficiale in quello stesso giorno.
Gli abitanti sono 164.
La chiesa parrocchiale, costruita sul poggio
che domina la Valcuvia, è dedicata ai Santi
Giuliano e Basilissa. Di questa chiesa si iniziò ad avere notizie solo dal 1580 in seguito alla visita apostolica del Vescovo di Como
G.F.Bonomi: faceva parte della Collegiata di
San Lorenzo di Cuvio ed era in condizioni di
assoluto dissesto. Una descrizione più dettagliata dell’edificio venne redatta dal convisitatore Settimo Ciceri, nel corso della visita
pastorale del Vescovo Feliciano Ninguarda,
nel 1592. La struttura ivi descritta può dirsi
molto simile a quella attuale a testimonianza
che l’edificio non ha subito sostanziali cambiamenti nel tempo. Nel 1769 si intervenne
sul campanile per alzarlo di «sei braccia» al
fine di diffondere su tutto il territorio il suono delle campane. Con l’arrivo di Don Carlo
Cambiano nel 1899 furono costruiti una nuova sagrestia e il battistero, fu rifatto il tetto, si
aggiunsero preziose decorazioni e fu realizzato l’impianto di luce elettrica. La chiesa fu
più volte restaurata con interventi piuttosto
approssimativi L’edificio in stile lombardo
ha un impianto a croce latina. Ha tre altari in
marmo: l’altare di sinistra dedicato a Maria
Immacolata, quello di destra al Sacro Cuore. Sotto l’altare maggiore sono conservate in
un’urna i simulacri dei santi Giuliano e Basilissa in cui sono inserite alcune loro reliquie
traslate dal Duomo di Chieri nel 1947.
L’edificio sacro, attualmente, è utilizzato per
la festività di S. Giuliano, per la Messa delle
ore 11 nei mesi di luglio e agosto e in occasione di funerali.
La comunità è particolarmente devota alla Madonna di Loreto
San Michele di Cavona
L
a chiesa parrocchiale di S. Michele di Cavona, è
antichissima probabilmente medioevale. Mons. Volpi
la cita nella sua visita del 1580 ordinandone alcune
migliorie: “Si faccia il sterrato al battisterio, si faccia la soffitta
alla chiesa, si depinga la facciata de rosso, si lucidi i calici”
annotando come a officiare era investito “presbiter Angelo
de Leone”. La chiesa di Cavona, venne eretta a parrocchia per
il giorno di S. Martino del 1632 da Mons. Olgiati, dopo dieci
anni di dispute coi prevosti di Canonica e l’ampliamento della
chiesa stessa che aveva, allora come oggi, il cimitero davanti. Il
giorno preciso ce lo indica Mons. Carafino nella sua seconda
visita pastorale nel settembre 1635 quando, nell’elencare le
festività del paese, annotava: “Elevata fuit ad Parochialem
ecclesia Sancti Michaelis loci predicti Cavona anno 1632 die
undecimo mensis Novembris”, essendo parroco Domenico
Botta. Pochi anni dopo i cavonesi iniziarono la costruzione
della Santa Casa che impegnò parecchi denari, trascurando S.
Michele tanto che, nel 1643, Mons. Carafino dispose svariati
lavori di restauro ordinando di rifare la casa parrocchiale,
‘poco meno che inhabitabile’. Ci volle però il Settecento
perché questi lavori venissero intrapresi; furono imponenti
e durarono più di tre decenni. Venne riedificata la facciata
(sulla porta centrale vi è la data 1713), ampliata la canonica,
costruite le cappelle di S. Antonio e dell’Immacolata, rifatto
l’altar maggiore, realizzata la nuova sacrestia e dipinti svariati
affreschi. All’inizio del Novecento, le volte furono abbellite dal
ciclo di pitture opera del milanese G. Moroni raffiguarnti le
sante Cecilia, Agnese, la Vergine e i quattro Evangelisti.
LA SANTA CASA
A Cavona la venerazione alla Madonna di Loreto fu
portata dalla nobile famiglia Botta, nella prima metà
del XVII sec. Secondo la tradizione popolare la famiglia,
infierendo la peste nella plaga, (probabilmente quella
descritta dal Manzoni che infestò dal 1629 al ’32) intraprese
un pellegrinaggio a Loreto e al ritorno patrocinò tra i
compaesani sopravvissuti al morbo, la costruzione di un
oratorio che avesse le stesse forme della Santa Casa. La
richiesta fu presentata al vescovo Lazzaro Carafino in visita
pastorale nel 1635 il quale ne autorizzò la costruzione.
L’8 agosto 1640 si cominciò la costruzione e il 30 agosto
dell’anno dopo la Santa Casa sarà benedetta. Il maggior
promotore fu Giovanni Antonio Botta il quale, passato a
miglior vita nel 1665, verrà seppellito nella chiesa. Due sole
altre sono le chiese nella diocesi dedicate alla Madonna
di Loreto: a Tresivio (SO) e Lanzo d’Intelvi (CO). Nel 1944
furono effettuati lavori di restauro soprattutto alla facciata
che venne sopralzata e ridipinta e il 10 dicembre, festa della
Madonna Loreto, Mons. Macchi la elevò a Santuario. Nel
1992 fu restaurata la statua di legno riportata all’originale
dopo che nell’Ottocento venne rivestita di gesso e ridipinta.
E’ il santuario dove ogni terzo sabato del mese si svolge
il pellegrinaggio vocazionale per i vicariati di Canonica,
Cittiglio e Marchirolo.
Visita pastorale
Sabato, 25 febbraio 2012
15
Lungo le pendici della Valcuvia
Ferrera di Varese
L
a denominazione Ferrera di Varese è stata adottata
per distinguere il comune dalle omonime località
Ferrera Erbognone (Pavia) e Ferrera di Caravagliana
(Vercelli). Il paese dista 18 chilometri dal capoluogo
di provincia, ed è situato lungo un declivio montano
facente parte del sistema vallivo della Valcuvia che,
partendo dal confine territoriale di Cunardo (a quota 458
mt), scende fino a raggiungere il fondovalle a quota 252
metri. Il centro storico si trova a 299 metri, su un terrazzo
morenico. Il territorio è bagnato dal torrente Margorabbia,
lungo tutto il confine nord-ovest, e parzialmente dal
torrente Rancina, ad ovest, che è un affluente del primo.
Le località principali, oltre al centro storico, sono: Rocca,
Sassonia, Bertolino, Frasnetti, Ronco.
Il toponimo è di origine latina e deriva da “ferrum”,
con l’aggiunta di un suffisso estensivo; è comparso
probabilmente solo in epoca tardo medioevale (secoli
XIV-XV), in occasione dell’apertura di una o più officine
artigianali, per la lavorazione del ferro, facilitata
dalla vicinanza del fiume Margorabbia, le cui anse
ed i cui sensibili dislivelli altimetrici erano adatti al
convogliamento delle acque, per mezzo di condotte
artificiali. Il Paese ha attualmente 690 abitanti di cui 55
stranieri. La chiesa parrocchiale è dedicata a S. Maria
Maddalena.
La parrocchiale
è dedicata ai
santi Ippolito
e Cassiano
La Chiesa, in stile barocco databile
al primo quarto del XVIII secolo,
è sorta sull’area di una chiesetta
precedente del tutto scomparsa,
citata nella visita pastorale del
Niguarda (1592), e dipendente, in
qualità di vicaria curata, da Masciago
(1666). L’attuale chiesa fu eretta in
parrocchia nel 1886 e fu consacrata
il 14 agosto 1939 dal vescovo di
Como Alessandro Macchi. Ha subito
alcuni restauri, anche recentemente.
Degno di nota l’Altar maggiore in stile
barocco, con balaustre, in marmo
variegato e databile alla seconda
metà del secolo XVIII. Il suo ciborio
originale, trasferito nel Battistero ( e
sostituito in loco con uno di fattura
più recente), ha subito alcuni riadattamenti facilmente
riconoscibili. Il ricco prospetto con colonnine, alcune
delle quali tortili, presenta un elaborato coronamento, le
piccole nicchie laterali, sono ormai prive di statuette e la
porticina è rivestita in rame sbalzato a figure simboliche.
Il Santo patrono è Maria Assunta e viene festeggiata il 15
agosto con una processione del fercolo con la statua della
Madonna custodito all’interno della
chiesa portato ancora a spalla per le vie del paese. Nelle
vicinanze merita un cenno la località Rocca, dove la
tradizione vuole che esistesse una cappelletta, costruita
con le pietre della torre diroccata e dedicata all’Assunta;
demolita nel 1923, ha lasciato il posto all’attuale
Monumento ai Caduti.
Cassano, la chiesa e la gente.
Il piccolo borgo attende il Vescovo
I Carmelitani Scalzi
La presenza dei Carmelitani Scalzi
a Cassano Valcuvia inizia nel 1919,
quando frate Zenone (Paolo Landini
1869-1934) apre un “ospizio del
Carmelo” per bambini orfani della
grande guerra, convincendo un
benefattore di Mesero (Gaetano
Borsani) a mettere a disposizione, per
questo scopo, un ampio appezzamento
di terreno con un fabbricato, presto
trasformato e reso capace di accogliere
una cinquantina di ragazzi e una
decina di religiosi, in collaborazione
con il convento di Monza, che agli
orfani unisce i collegiali che si
preparano alla vita religiosa. L’eremo
si trova in via dei Crotti raggiungibile
da una strada asfaltata. Attualmente
è retto dal priore padre Attilio,
coadiuvato da padre Mario e padre
Giorgio.
L
e prime tracce documentarie di
una presenza religiosa sono in un
atto rogato nel 1255 contenuto nel
“Obituario di Valcuvia”, dove compare tal
“Frasca conversa ecclesie de Cassiano”.
La presenza di una conversa attesta
l’esistenza di una chiesa in Cassano,
probabilmente già dipendente dalla
Collegiata di Canonica.
Nel 1592 durante una visita pastorale,
monsignor Ninguarda parla della chiesa
parrocchiale di San Cassiano posta
sulla sommità del monte (l’attuale San
Giuseppe) e, in paese, dell’oratorio
dedicato alla Beata Vergine Maria il
quale diventerà, in epoca successiva
e una volta ampliato, l’attuale chiesa
parrocchiale. Nel 1675 viene riconosciuta
la parrocchia di Cassano, il primo
parroco è don Guglielmo Marchesi di
Sessa, paese del Canton Ticino, che
allora era pure di competenza del
vescovo di Como. La chiesa parrocchiale
è dedicata ai Sant’Ippolito e Cassiano,
patroni di Cassano. In posizione
elevata rispetto al paese, raggiungibile
attraverso un percorso composto
di stazioni della Via Crucis, si trova
l’Eremo di San Giuseppe. Antica
chiesa parrocchiale: l’edificio presenta
caratteri architettonici del Trecento
e rimaneggiamenti più tardi, mentre
all’interno vi sono affreschi dei secoli
XVI e XVII. All’esterno, affreschi di
Frediano Berti, che ricordano le
vicende della vita di San Giuseppe.
Lungo il perimetro del terreno
circostante la chiesa, sono ben visibili
le trincee della linea Cadorna. In marzo
in paese viene festeggiato il Santo.
In maggio del 1991, grazie alla
volontà di don Giuseppe Morganti,
allora parroco di Cassano, e di
alcuni parrocchiani, venne posata la
Madonnina, in marmo di Carrara, in
località Sott Sass.
E’ raggiungibile dal paese tramite
un sentiero molto agibile, da quella
posizione si domina gran parte della
vallata.
Rancio. Oltre all’abitato principale il Comune comprende anche la frazione di Cantevria
La fede alle pendici del monte San Martino
I
l Comune di Rancio Valcuvia comprende due nuclei abitati: quello principale
di Rancio, ai piedi del Sass Marée e quello della frazione di Cantevria, alle pendici
del Monte San Martino. Gli abitanti sono
857 di cui 94 stranieri. Le prime tracce documentarie risalgono ad un atto datato 8
giugno 922. L’origine del nome Rancio, secondo alcuni studiosi, è da ricondurre alla
parola “ransc”, cioè rancido, in riferimento
all’umidità del terreno. La frazione Cantevria nasce un po’ più tardi e di fatto se ne
parla dal 1140.
Le più antiche attestazioni di presenze religiose in Rancio risalgono al XIII e XIV secolo: nel 1218 “Presbiter Gufredus de Rancio” compie una donazione in favore della
chiesa di Canonica e, nel 1257, nell’ Obituario di Valcuvia, il registro dove sono segnate le donazioni alla collegiata di S. Lorenzo
della pieve di Valcuvia, si trova la presenza di “Imelda conversa Sancti Martini de
Ranzo”,che attesta l’esistenza di detta chiesa fin da quell’anno. Dagli atti, conservati
nell’Archivio Segreto Vaticano, si ricava che
a Rancio la vita religiosa era gestita da tal
“Ottonellus cappellanus Sancti Martini castri Rancio” e si desume che Rancio potesse
essere un paese fortificato. Presumibilmente al sacerdote era affidata la cura delle anime dell’alta Valcuvia. Sappiamo però che i
canonici di Cuvio si recavano nelle parrocchie ad amministrare i sacramenti secondo
necessità e che in uno o due giorni all’anno
questa loro visita assumeva l’aspetto di una
importante cerimonia religiosa detta “Stazione”. A Rancio questo avveniva il 20 gennaio festa del paese e il 26 ottobre festa della
Dedicazione della chiesa parrocchiale.
“Vice parrocchia” dal 1600, fu dichiarata
parrocchia nel 1866 da Mons. Carsana.
Dagli atti della visita pastorale di Mons. Ninguarda risulta che nel 1592 a Rancio esistevano quattro chiese: la Parrocchiale dei SS.
Fabiano e Sebastiano, l’oratorio di S. Pietro
a Cantevria, la cappella di San Materno e la
chiesa di S. Francesco del Rossignolo. Soltanto le prime due si sono conservate fino
ai nostri giorni, anche se hanno subito notevoli modiche nel corso dei secoli.
La chiesa parrocchiale è dedicata ai SS. Fabiano e Sebastiano. E’ in stile lombardo
(sec. XVI), a croce latina, con affreschi del
Valtorta, restaurata nel 1804 e consacrata
nel 1937.
Tra il 1917 e il 1918 venne innalzato un nuovo campanile, molto più imponente e alto
del precedente, il più alto della Valcuvia.
Il vecchio campanile fu demolito solo nel
1953.
Dalla fine degli anni ’60 e fino al 1986, la
Parrocchia di Rancio è stata unita a quella
di Masciago Primo; poi dal 1988 a quella di
Ferrera, a cui nel 1995 si è aggiunta Cassano.
Oltre alla festa patronale dei SS. Fabiano e
Sebastiano, a Rancio si festeggia la Madonna del Rosario la terza domenica di ottobre.
Tra le strutture di interesse artistico e religioso troviamo l’Oratorio di S. Pietro nella
frazione Cantevria, la Cappellina dell’Addolorata, in località “Valzelera” ai confini con
Brinzio, costruita nel XIX secolo, e alcune
cappellette votive e immagini devozionali raffiguranti in particolare la Madonna di
Caravaggio.
16 Sabato, 25 febbraio 2012
PastoraleDelLavoro
aziende in crisi. Alla fine la solidarietà ha vinto
■ La Parola
La comunità
si interroga
L’
A
lla fine la solidarietà ha vinto. Si
può così sintetizzare l’accordo
raggiunto alla SISME tra dirigenza
e le organizzazioni sindacali, che
ha messo fine ad un lungo braccio di ferro
tra azienda e lavoratori, teso ad evitare
che la SISME trasferisse la sua produzione
all’estero. L’accordo oltre che dare il via
ai contratti di solidarietà ha ratificato il
contributo di solidarietà una tantum dei
lavoratori pari a 700 mila euro, stimolando
così l’azienda ad investire quei 5 milioni
di euro necessari per la ristrutturazione
necessaria per avviare nuove e competitive
Il lungo braccio di ferro tra
azienda e lavoratori si è
concluso positivamente, con
buone prospettive di rilancio
produzioni. La soluzione della vicenda
SISME, che è stata ripresa anche da alcuni
giornali nazionali, è sicuramente un
buon insegnamento e un buon esempio
in questo momento così difficile, data
la crisi sempre in atto, sia per le aziende
che per i lavoratori e le sue famiglie. Ma
la solidarietà non si improvvisa, richiede
forti motivazioni, conversioni d’animo e
percorsi educativi. Non dobbiamo mai
dimenticare la bellissima definizione di
solidarietà che Giovanni Paolo II espresse
nell’enciclica “Sollicitudo Rei Socialis”, essa
Sisme di Olgiate:
intesa raggiunta!
fornisce le coordinate per un percorso
adeguato ad un comportamento di vita
solidale. Il Papa parla di interdipendenza
“sentita come sistema determinante di
relazioni nel mondo contemporaneo,
nelle sue componenti economiche,
culturali, politiche e religiose, e assunta
come categoria morale. Quando
l’interdipendenza viene così riconosciuta
la correlativa risposta, come atteggiamento
morale e sociale, come virtù, è la solidarietà”
(n. 38). Questa constatazione porta
Giovanni Paolo II a definire la solidarietà
“determinazione ferma e perseverante di
impegnarsi per il bene comune: ossia per
il bene di tutti e di ciascuno, perché tutti
siamo veramente responsabili di tutti”
(n. 38). La Pastorale sociale e del lavoro
della nostra diocesi sta proponendo alle
nostre parrocchie un percorso affinché i
propri membri acquisiscano la virtù della
solidarietà. L’obiettivo, oltre a quello di
dar occasione ai membri della parrocchia
di trovare uno spazio dove esternare e
condividere le loro esperienze positive e di
sofferenza circa il loro vivere il lavoro e la
società, è quello di educare alla virtù della
solidarietà. è da questa modalità di incontro
che è poi possibile pensare ed elaborare
progetti concreti capaci di risolvere le
situazioni di impasse che si vengono a
determinare in quegli ambienti lavoratori
toccati dalla crisi economica senza lasciarsi
prendere da rassegnazioni fatalistiche
e da reazioni impulsive e inconcludenti.
Ma la solidarietà passa anche attraverso la
predisposizione di strumenti di sostegno
alle persone e in modo particolare
alle famiglie, che sfugga alla logica
dell’assistenzialismo. Sono da pensare
progetti e strumenti, e alcuni sono già in
atto, utili ad elaborare strutture di welfare,
che esprimano quella logica solidarietà
intesa come senso di responsabilità che
ognuno deve avere nei confronti dell’altro
e del bene comune, di cui parla Giovanni
Paolo II nella Sollicitudo Rei Socialis.
Un’occasione per individuare forme di
welfare sociale è sicuramente il seminario
di studio dal tema: “verso un nuovo welfare
locale e plurale: una risposta alla crisi dello
stato sociale”, che si terrà sabato mattina 17
marzo presso la Camera di Commercio di
Como a cui sono invitati non solo membri
di associazioni, ma anche delle parrocchie,
in modo particolare i gruppi familiari.
dottrina sociale della chiesa
Dentro la “Caritas in veritate”
C
«
aritas in veritate » è principio intorno a cui ruota la dottrina sociale della
Chiesa, un principio che prende forma operativa in criteri orientativi
dell’azione morale. Ne desidero richiamare due in particolare, dettati
in special modo dall’impegno per lo sviluppo in una società in via di
globalizzazione: la giustizia e il bene comune. La giustizia anzitutto. Ogni società
elabora un proprio sistema di giustizia. La carità eccede la giustizia, perché amare è
donare, offrire del “mio” all’altro; ma non è mai senza la giustizia, la quale induce a dare
all’altro ciò che è “suo”, ciò che gli spetta in ragione del suo essere e del suo operare. Non
posso « donare » all’altro del mio, senza avergli dato in primo luogo ciò che gli compete
secondo giustizia. Chi ama con carità gli altri è anzitutto giusto verso di loro. Non solo
la giustizia non è estranea alla carità, non solo non è una via alternativa o parallela alla
carità: la giustizia è « inseparabile dalla carità ».
Bisogna poi tenere in grande considerazione il bene comune. Amare qualcuno è volere
il suo bene e adoperarsi efficacemente per esso. Accanto al bene individuale, c’è un
bene legato al vivere sociale delle
lo anima, l’impegno per il bene comune ha
persone: il bene comune.
una valenza superiore a quella dell’impegno
È il bene di quel “noi-tutti”, formato da
soltanto secolare e politico. Come ogni
individui, famiglie e gruppi intermedi
impegno per la giustizia, esso s’inscrive in
che si uniscono in comunità sociale.
quella testimonianza della carità divina
Non è un bene ricercato per se stesso,
che, operando nel tempo, prepara l’eterno.
ma per le persone che fanno parte della
L’azione dell’uomo sulla terra, quando è
comunità sociale e che solo in essa
ispirata e sostenuta dalla carità, contribuisce
possono realmente e più efficacemente
all’edificazione di quella universale città di
conseguire il loro bene. Volere il
Dio verso cui avanza la storia della famiglia
bene comune e adoperarsi per esso è
umana.
esigenza di giustizia e di carità. Si ama
[La Chiesa] Ha però una missione di verità
tanto più efficacemente il prossimo,
da compiere, in ogni tempo ed evenienza,
quanto più ci si adopera per un bene
per una società a misura dell’uomo, della
comune rispondente anche ai suoi
sua dignità, della sua vocazione. Senza
reali bisogni. Ogni cristiano è chiamato
verità si cade in una visione empiristica e
a questa carità, nel modo della sua
scettica della vita, incapace di elevarsi sulla
vocazione e secondo le sue possibilità
d’incidenza nella pólis. Quando la carità prassi, perché non interessata a cogliere
Alcuni spunti
interessanti legati
ai temi della giustizia
e del bene comune.
L’impegno per lo
sviluppo in una società
globalizzata
i valori — talora nemmeno i significati —
con cui giudicarla e orientarla. La fedeltà
all’uomo esige la fedeltà alla verità che, sola,
è garanzia di libertà (cfr Gv 8,32) e della
possibilità di uno sviluppo umano integrale.
Per questo la Chiesa la ricerca, l’annunzia
instancabilmente e la riconosce ovunque
essa si palesi. Questa missione di verità è
per la Chiesa irrinunciabile. La sua dottrina
sociale è momento singolare di questo
annuncio: essa è servizio alla verità che
libera. Aperta alla verità, da qualsiasi sapere
provenga, la dottrina sociale della Chiesa
l’accoglie, compone in unità i frammenti in
cui spesso la ritrova, è la media nel vissuto
sempre nuovo della società degli uomini e
dei popoli.
(Caritas in veritate, 6-7-9)
aiuto verso chi
ha bisogno non
si deve fermare al
soddisfacimento del
bisogno immediato, con l’aiuto
economico, pur estremamente
necessario, ma deve andare
al cuore delle persone; deve
cioè risvegliare nelle comunità
e in tutte le persone di
buona volontà, un pensiero
di “cristiana ribellione” verso
un mondo dove l’emarginato
diventa sempre più emarginato
e il povero sempre più povero.
Si tratta di riscoprire il calore
della “vera” prossimità, quella
che ci viene dalla Parola di Dio,
sempre prodiga di situazioni da
cui trarre insegnamento, stile e
modelli di vita.
Si tratta di recuperare in pieno
quella “Ragione” che coniugata
con la “Fede” si traduce per
il cristiano in comportamenti
quotidiani.
L’elemento fondamentale
che sta alla base di questo
cammino quotidiano, capace
di interpretare il rapporto
di libertà e di misericordia
dell’uomo con Dio è la fede:
una fede evangelica, alimentata
dalla Parola di Dio, fonte di
ogni sapienza.
Egualmente fondamentale è
l’Eucaristia, dove, nella fede,
facciamo memoria dell’amore
di Gesù e della misericordia
del Padre che diventa
coinvolgimento indispensabile
per chiedere e ricevere il
dono dello Spirito per essere
costanti nelle opere avendo
come prospettiva e speranza
l’abbraccio accogliente di Dio.
Fede, Parola ed Eucaristia:
sono le realtà fondamentali che
se vissute in una comunità
cristiana la spingono ad uscire
e a contrastare “in prima
linea” il pensiero relativista
che la società moderna oggi ci
propone, rendendoci prigionieri
del nostro egoismo.
Educando alla fede, alla
speranza e alla carità, si
alimenta uno spirito adulto di
credente per l’evangelizzazione
del mondo nella consapevolezza
che il Signore è sempre
presente in mezzo al suo popolo
e nell’amore alla speranza
per il mondo, senza paura
nell’affrontare le difficoltà e le
contraddizioni quotidiane sicuri
che la vera prudenza è “cercare
il Regno di Dio” con coraggio.
Con questo desiderio, la
Pastorale Sociale e del Lavoro
diocesana, nell’ambito della
proposta di pastorale sociale
“Vivere la comunità”
(www.diocesidicomo.it/pls/
como/v3_s2ew_consultazione.
mostra_pagina?id_
pagina=30717 ), ha pensato
di proporre per il tempo di
Quaresima e per il tempo di
Pasqua un breve commento al
Vangelo domenicale dove si
mette in evidenza un aspetto
sociale collegato alla Parola su
cui poter fare una riflessione
possibilmente comunitaria.
Tutto questo con lo scopo
di offrire la possibilità di
un confronto e di educare la
persona a vedere nel prossimo
non un competitore, ma un
fratello da soccorrere nel
bisogno, un fratello che ci aiuta
nella nostra crescita, facendo,
così, proprio il comandamento
di Gesù.
pagina a cura
UFFICIO DIOCESANO
PASTORALE SOCIALE
E DEL LAVORO
Como Cronaca
Sabato, 25 febbraio 2012 17
Artsana. La gestione delle risorse umane dell’azienda in una tesi di laurea
U
n esempio virtuoso di
azienda attenta alla
persona, nella sua
globalità. L’uomo visto
non come mero ingranaggio
di una catena di montaggio,
ma membro di una famiglia
allargata, espressione di bisogni,
desideri, sogni. È la realtà
di Chicco Artsana, azienda
padronale comasca divenuta,
negli anni, colosso di portata
multinazionale. Un cammino
compiuto senza annacquare
nella complessità di una
produttività crescente la qualità
dei rapporti tipici di un’azienda
di famiglia.
Un percorso controcorrente fino
a diventare oggetto di studio.
“La Gestione delle Risorse
Umane: Il Caso Chicco” è infatti
anche il titolo di una tesi di
laurea in Consulente del lavoro
e delle relazioni industriali
– Facoltà di Giurisprudenza,
Università di Brescia, di Antonio
Mastroberti, sindacalista della
Cisl di Como che in Chicco ha
trovato un modello di gestione
all’avanguardia, in grado di
coniugare magistralmente
competitività, sviluppo e
gestione delle risorse umane.
“Artasana – scrive Mastroberti
introducendo il suo lavoro – ha
sempre avuto grande attenzione
all’ambiente di lavoro, attuando
politiche aziendali finalizzate
alla salvaguardia delle
condizioni psicofisiche dei
propri collaboratori. Grande
attenzione è stata riservata
ai servizi quali la mensa, il
trasporto e ultimamente l’asilo
nido aziendale. Le politiche
aziendali nei confronti dei
propri collaboratori hanno
sempre cercato di trovare
soluzioni per la conciliazione
tra il lavoro e la vita extra
lavorativa, sia attraverso gli orari
che attraverso la collocazione
in mansioni più idonee. Ancora
oggi l’azienda privilegia i
rapporti di lavoro subordinato
a tempo indeterminato,
piuttosto che i rapporti di lavoro
precari…”
In riferimento alla politica
aziendale di gestione delle
risorse umane fino al 1970 non
risulta traccia, sulla base dello
studio effettuato, di accordi
sottoscritti tra le parti. Ciò lascia
supporre che tale politica fosse
prevalentemente di carattere
informale e riguardasse
soprattutto l’aspetto contabileamministrativo. “In quegli
anni – scrive Mastroberti - la
Il “caso” Chicco
Un esempio
virtuoso di realtà
produttiva attenta
alla persona, nella
sua globalità
gestione delle risorse umane
fa direttamente riferimento al
suo fondatore ed ai suoi più
stretti collaboratori, che spesso
sono persone di famiglia. La
proprietà tende ad avere un
rapporto diretto con tutti i
dipendenti”.
A decretare la particolarità e la
qualità dei rapporti in azienda
è la presenza del suo fondatore,
dalla forte personalità. Fino
agli anni ’70 la modalità di
gestione delle risorse umane si
sviluppa secondo due percorsi:
il primo, a carattere economico,
è realizzato attraverso
l’erogazione di incentivi a
discrezione dell’azienda; il
secondo di natura professionale,
con promozioni e buoni spazi di
crescita in carriera.
Già in quegli anni Artsana
comincia ad essere riconosciuta
sul territorio come garanzia del
posto di lavoro e ciò costituisce
una forte attrattiva per il
personale. Iniziano, inoltre,
ad essere erogati anche alcuni
servizi molto apprezzati come la
mensa ed il trasporto.
Dopo il 1970, con
l’approvazione dello Statuto
dei Lavoratori, si costituisce
in azienda il primo consiglio
di fabbrica e quindi prendono
il via, in maniera strutturata,
le relazioni industriali e la
contrattazione. Ciò richiederà
ad Artsana un tempo
fisiologico di assestamento
nell’assecondare il passaggio
da una gestione diretta del
personale ad una mediata
attraverso delle rappresentanze
sindacali. Fin dai primi accordi
si riscontra nell’azienda
una grande attenzione
all’organizzazione del lavoro,
alla tutela della salute e
dell’ambiente di lavoro. Molto
interessante appare, a fine
anni ’70, anche la costituzione
di un consultorio familiare,
particolarmente attento al
tutelare la gravidanza delle
Dalla “Caritas in veritate”
3
6. La Chiesa ritiene da sempre che l’agire economico non sia
da considerare antisociale. Il mercato non è, e non deve perciò diventare, di per sé il luogo della sopraffazione del forte sul
debole. La società non deve proteggersi dal mercato, come se lo sviluppo di
quest’ultimo comportasse ipso facto causa ma l’uomo, la sua coscienla morte dei rapporti autenticamente za morale e la sua responsabilità
umani. È certamente vero che il mer- personale e sociale.
cato può essere orientato in modo ne- La dottrina sociale della Chiesa
gativo, non perché sia questa la sua na- ritiene che possano essere vissuti
tura, ma perché una certa ideologia lo rapporti autenticamente umani,
può indirizzare in tal senso. Non va di- di amicizia e di socialità, di somenticato che il mercato non esiste allo lidarietà e di reciprocità, anche
stato puro. Esso trae forma dalle con- all’interno dell’attività economifigurazioni culturali che lo specificano ca e non soltanto fuori di essa o «
e lo orientano. Infatti, l’economia e la dopo » di essa. La sfera economifinanza, in quanto strumenti, possono ca non è né eticamente neutrale
esser mal utilizzati quando chi li gesti- né di sua natura disumana e ansce ha solo riferimenti egoistici. Così si tisociale. Essa appartiene all’attipuò riuscire a trasformare strumenti di vità dell’uomo e, proprio perché
per sé buoni in strumenti dannosi. Ma umana, deve essere strutturata
è la ragione oscurata dell’uomo a pro- e istituzionalizzata eticamente.
durre queste conseguenze, non lo stru- 37. Occorre che nel mercato si
mento di per sé stesso. Perciò non è lo aprano spazi per attività econostrumento a dover essere chiamato in miche realizzate da soggetti che
liberamente scelgono di informare il proprio agire a principi
diversi da quelli del puro profitto,
senza per ciò stesso rinunciare a
produrre valore economico.
40. Si sta dilatando la consapevolezza circa la necessità di una più
ampia “responsabilità sociale”
dell’impresa… si va sempre più
diffondendo il convincimento in
base al quale la gestione dell’impresa non può tenere conto degli
interessi dei soli proprietari della stessa, ma deve anche farsi carico di tutte le altre categorie di
soggetti che contribuiscono alla
vita dell’impresa: i lavoratori, i
clienti, i fornitori dei vari fattori di produzione, la comunità di
riferimento.
dipendenti (essendo un’azienda
prevalentemente femminile)
e a dare informazioni sull’uso
della contraccezione per
una maternità-paternità
responsabile. All’interno della
contrattazione si sviluppa
inoltre, nel tempo, una
maggiore fiducia nei confronti
delle rappresentanze sindacali,
confermata dalla sempre
minore reticenza a fornire
informazioni.
Tra le voci da segnalare negli
accordi stipulati dal 1971 vale
la pena citare: il salario, la sosta
giornaliera, l’organizzazione del
lavoro, la tutela della salute, la
non obbligatorietà del lavoro
straordinario e l’introduzione di
un limite alla sua applicazione,
il diritto allo studio, il servizio
mensa e la sua funzione sociale,
la nascita del consultorio
familiare, l’introduzione del
part-time, l’intesa su un premio
di presenza giornaliero.
La politica di gestione delle
risorse umane compie un
salto di qualità nel 1997 con
l’assunzione di un nuovo
direttore generale del personale.
Ed ecco che risorse umane
iniziano ad rientrare, sempre di
più, nel processo strategico del
business aziendale, assumendo
un ruolo ed una centralità
sempre più importanti. Si
incominciano a delineare,
anche nella contrattazione
aziendale, forme di
incentivazione che prevedono
un maggiore coinvolgimento
dei lavoratori. Prende corpo
un cammino di trasformazione
che, da azienda padronale
a struttura piramidale, si
trasforma in azienda a rete
con gestione manageriale. È la
prosecuzione di un cammino
che aggiunge nuovi tasselli
di equilibrio al sistema:
flessibilità di orario, l’apertura
di un asilo nido aziendale. Da
segnalare, nel 1998, anche la
sottoscrizione di un codice di
condotta che impegna i fornitori
di Artsana al rispetto dei diritti
dei lavoratori presso di essi
impiegati (no al lavoro minorile,
no al lavoro forzato, rispetto
dei salari minimi, garantito il
diritto alla salute, non a forme
di discriminazione), libertà di
associazione sindacale… Un
ulteriore esempio di saggezza e
lungimiranza.
“L’insegnamento che mi sento
di trarre da questo lavoro –
conclude Mastroberti – è che
il modello di gestione delle
risorse umane di Artsana può
costituire un utile esempio per
il successo delle aziende. Oggi,
sempre di più, per le aziende
è indispensabile trovare le
persone giuste e metterne
nelle condizioni di dare il
meglio. È importante, per le
aziende, costruire attorno ai
lavoratori degli ambienti di
lavoro stimolanti. Bisogna che
la aziende rendano i lavoratori
partecipi delle loro strategie.
Le aziende devono motivare
i lavoratori, sia dal punto di
vista economico, premiandoli
al raggiungimento degli
obiettivi, sia facendoli crescere
professionalmente, offrendogli
opportunità di carriera. È
indispensabile trasmettere
valori e strategie chiare e il più
possibile condivise… Se dietro
al successo delle aziende ci
sono sempre dei lavoratori, una
buona gestione delle risorse
umane può contribuire a
realizzare questo successo”.
Un modello esportabile di
partecipazione e di positive
relazioni tra sindacato e azienda
forse in grado, se ben applicato,
di dare buoni frutti anche
altrove.
MARCO GATTI
Artsana: la storia
A
rtsana nasce nel 1946 come azienda commerciale
specializzata nella venipuntura e nella medicazione in un
piccolo ufficio sulle rive del lago di Como, per iniziativa
di Piero Catelli. In pochi anni diventa leader della distribuzione.
Nel 1958 nasce il marchio Chicco che diventa sinonimo di
puericultura nelle famiglie italiane. A partire dagli anni 70 inizia
l’apertura delle filiali europee. Tra le tappe dell’espansione
internazionale va ricordata, nel 1994, l’apertura della filiale di
Hong Kong che dà vita alla crescita nei nuovi mercati in Oriente,
dove oggi il Gruppo vanta una presenza consolidata. Nel 1996
entra nel Gruppo la catena Prenatal. Tra il 2000 e il 2002 Artsana
prosegue l’allargamento nei mercati stranieri con l’apertura nelle
filiali in Turchia e Usa. Nel 2008 entra a far parte della famiglia
Artsana “The Boppy Company” leader, nel mercato statunitense,
dei cuscini per allattamento, con sede in Colorado. Artsana Group
ha il suo quartier generale a Grandate. I dipendenti sono oltre
7 mila divisi in 21 filiali, 14 in Europa, attive in tutto il mondo,
otto sono le unità produttive presenti sul territorio dell’Unione
Europea. Il gruppo commercializza i suoi marchi in oltre 120
Paesi, mentre i punti vendita Chicco e Prenatal sono oltre 700.
Nonostante la crisi in corso Artsana Group ha dimostrato di
reggere bene ai contraccolpi del mercato. Il fatturato consolidato
nel 2008 era di 1437 milioni di euro, nel 2009 è cresciuto a 1443,
nel 2010 a 1467. Trend positivo confermato anche nel corso del
2011.
Como Cronaca
18 Sabato, 25 febbraio 2012
è nel Triangolo
Lariano
la grotta più
lunga d’Italia:
58 chilometri!
Complesso del Nosè – Foto di gruppo in Sala
della Trincea dopo l’avvenuta giunzione
(foto A. Maconi)
Un’eccezionale scoperta che permette
di compiere un importante passo avanti
nella conoscenza delle meraviglie
del nostro territorio
U
n’eccezionale scoperta che permette
stesso: la frana ci faceva davvero
Complesso del Nosè – Ingresso
di fare un importante passo avanti
paura ed i massi erano in equilibrio
della grotta Tacchi (foto L. Aimar)
nella conoscenza delle meraviglie
precario, ma i rumori dell’altra
del nostro territorio. Sabato 11
squadra ci spronavano ad osare
febbraio, superando alcuni passaggi
sempre di più. Eravamo pronti ad
parzialmente occlusi da una frana, la
aprirci la via della giunzione con
determinazione e l’entusiasmo di un gruppo
qualsiasi mezzo, siamo stati presi
di speleologi hanno permesso di realizzare
da un delirio ed una esaltazione
la congiunzione tra il complesso di grotte
che non si possono descrivere.
Fornitori-Stoppani e il complesso TacchiPioveva a dirotto, eravamo fradici
Zelbio-Bianchen. Si è individuato così un
e sporchi di fango. Ad un tratto
unico complesso che, con i suoi 58 chilometri
si è sfiorata anche la tragedia
di sviluppo, rappresenta attualmente il
quando un macigno è precipitato
sistema di grotte sotterranee carsiche più
e ha rischiato di maciullare la
esteso dell’intero territorio nazionale. Del
gamba di un nostro amico, che
“carsismo profondo” ne avevamo già parlato
però è riuscito a spostarsi e a
il mese scorso con gli speleologi dello Speleo
rimediare solo una gran botta. In
Club CAI Erba, che ci avevano spiegato come
due ore circa di lavoro massacrante
questa auspicata congiunzione sarebbe stata
abbiamo scavato un passaggio
una bellissima scoperta, cercata e preparata
attraverso la frana, rimuovendo
da lungo tempo. L’esplorazione del sistema
massi e detriti. Uno per volta siamo
carsico del Pian del Tivano-valle del Nosê ha
passati dalla strettoia finale e siamo
preso infatti avvio negli anni ’30 del secolo
sbucati nella grande Sala della
scorso, e negli ultimi decenni una serie di
Trincea del complesso Tacchi.
Superando alcuni
eccezionali scoperte ha fornito un quadro
Giunzione
effettuata!
Abbracciamo i compagni,
passaggi difficoltosi
sempre più preciso della sua eccezionalità. Ma
urliamo con gli ultimi sprazzi di voce rimasti,
è stato possibile
sentiamo dal racconto di una dei protagonisti,
facciamo foto e ci raccontiamo a vicenda le
Luana Aimar, l’emozionante avventura: «Nella
nostre esperienze. A noi tutto questo sembra far
realizzare la
mattinata di sabato, una squadra di otto
già parte di un sogno». L’eccezionale risultato
congiunzione tra il
speleologi ha superato con grande lavoro il
premia l’intero movimento speleologico
complesso di grotte
sifone Tipperary nel complesso Tacchi-Zelbio
lombardo, protagonista negli ultimi anni di
(normalmente allagato, ma in questo periodo
notevoli esplorazioni all’interno di diverse
Fornitori-Stoppani e
di siccità e di freddo intenso parzialmente
aree carsiche regionali. A questa avventura
il compesso Tacchipraticabile), per recarsi nella Sala della Trincea.
hanno infatti partecipato soci dello Speleo
Zelbio-Bianchen.
Contemporaneamente un’altra squadra di sei
club CAI Erba, dell’Associazione speleologica
speleologi, tra cui io, è entrata nel complesso
comasca, del Gruppo Grotte Milano, della
Ne risulta il sistema
Stoppani raggiungendo con un percorso di circa di grotte carsiche
Società escursionistica milanese (SEM), del
cinque ore la frana terminale del ramo della
Gruppo speleologico bergamasco “Le Nottole”,
attualmente più esteso del Gruppo Grotte Busto Arsizio. Ma non è
“Supposta Giunzione”. Poco prima dell’orario
convenuto, alle 17 le due squadre erano già sul
finita qui, perché questo complesso sotterraneo
d’Italia.
posto, ai due lati della frana, ed è stato possibile
potrebbe riservare ulteriori sorprese,
udirci a vicenda, seppur debolmente, attraverso
estendendosi fin sotto il Monte San Primo, in
i detriti che ci separavano. Abbiamo cominciato
una zona poco conosciuta ed esplorata. Ed è
di Silvia Fasana
uno scavo frenetico e pericoloso al tempo
questo il prossimo obiettivo degli speleologi…
Il confine orientale
Foibe:
un tabù storiografico?
NE
CASIO
IN OC GIORNO
L
DE ICORDO
DEL R 012
2
Incontro con
Roberto Spazzali
Istituto regionale per la Storia del Movimento di Liberazione
del Friuli Venezia Giulia, Trieste
lunedì
27 febbraio 2012
ore 20.45
Cascina Massée
Albate, Como
ISTITUTO DI STORIA
CONTEMPORANEA
PIER AMATO PERRETTA
CIRCOLO
LIBERO FUMAGALLI
✎ Il sistema
Il sistema carsico del Pian del Tivanovalle del Nosê si apre in una formazione
rocciosa denominata Calcare di
Moltrasio, risalente al periodo Giurassico
dell’Era Mesozoica (o Secondaria).
Le grotte, però, non sono così antiche:
come la maggior parte delle cavità
carsiche delle Prealpi Lombarde,
hanno cominciato a formarsi circa 20
milioni di anni fa, quando il paesaggio,
completamente diverso dall’attuale, era
un grande altopiano carsico coperto da
una fitta foresta pluviale tropicale. La
lenta azione di dissoluzione dell’acqua
(resa acida dall’anidride carbonica
disciolta) sulle rocce calcaree ha creato
nel corso dei milioni di anni i sistemi di
gallerie sotterranee che adesso stiamo
esplorando. La lunga storia geologica ha
visto, tra le ultime tappe, l’arrivo a più
riprese del grande ghiacciaio dell’Adda,
che ha coperto una parte del Pian del
Tivano, formando un lago e portando
all’interno delle cavità sotterranee una
grande quantità di materiale. Questi
depositi, in gran parte costituiti da fango,
sono uno dei principali ostacoli alle
esplorazioni ma, insieme alle morfologie
dei vuoti sotterranei, permettono di
ricostruire la lunghissima storia di queste
cavità, che costituiscono un archivio
di dati geologici di valore inestimabile.
Spiega Paola Tognini, speleologa e
geologa: «Il compito degli speleologi non
è solo quello di esplorare queste cavità,
ma anche di documentarle e studiarle,
soprattutto in funzione del bene più
prezioso e vulnerabile che queste grotte
contengono: le acque sotterranee».
Albate
Mostra
Foibe: un tabù
storiografico?
Da Como a Kalongo,
sulle orme di padre
Ambrosoli
L’
Istituto di Storia Contemporanea “Pier
Amato Perretta” di Como e il Circolo “Libero
Fumagalli” propongono, per lunedì 27
febbraio, alle ore 20.45 presso la Cascina Masée
di Albate, a Como, in occasione del Giorno del
ricordo 2012, un incontro sul tema: “Foibe: un tabù
storiografico?”, con la presenza di Roberto Spazzali,
dell’Istituto regionale per la Storia del Movimento
di Liberazione del Friuli Venezia Giulia, Trieste.
Sempre l’Istituto “Perretta” invita alla
presentazione del progetto: “Voci, volti e memorie.
Testimoni del Comasco fra il 1943 e il dopoguerra”.
Il progetto, sviluppato nel corso del 2011, ha
comportato la raccolta di 20 videotestimonianze
in ordine ai temi: Resistenza, occupazione
tedesca, Rsi, deportazione, espatri in Svizzera,
bombardamenti e sfollamenti, vita civile. La
presentazione è prevista per venerdì 24 febbraio
alle ore 15.30 presso la sala dell’Unione Industriali,
via Raimondi, 1 a Como.
Sequenze delle interviste sono consultabili sui siti:
www.schiavidihitler. it e www.isc-como.org.
I
carsico
n occasione del venticinquesimo
dalla morte di padre Giuseppe
Ambrosoli (Lira, Uganda 27
marzo 1987), la “Fondazione
Dr. Ambrosoli Memorial Hospital” organizza a Como, presso il
Palazzo del Broletto, dal 4 al 31 marzo (orari: martedì - venerdì
ore 14 – 18, sabato e domenica ore 9.30-12.30/ 14.00–18. Lunedì
chiuso) la mostra fotografica dal titolo “Da Como a Kalongo:
sulle Orme di padre Giuseppe Ambrosoli” con l’obiettivo di far
conoscere alla città e al territorio comasco, sua terra d’origine, la
straordinaria testimonianza di vita e l’opera di questo medico e
missionario comboniano, di cui è in corso la causa di beatificazione,
divulgandone l’eredità e il carisma che ha lasciato a tutti noi.
L’ingresso alla mostra è gratuito con libero contributo a favore
della Fondazione e dell’Ospedale. Padre Giuseppe, ha operato in
Uganda dal 1957 al 1987. Il “Medico della Carità”, soprannome con
il quale era conosciuto, viene ricordato oggi quale figura di spicco
per le alte qualità spirituali e morali unite ad uno spiccato spirito
imprenditoriale, che lo legano a doppio filo alla tradizione e alla sua
terra comasca. La mostra suddivisa in 5 aree tematiche precedute da
pannelli descrittivi e pannelli di foto e testimonianze.
Como Cronaca
Sabato, 25 febbraio 2012 19
Isola che c’è. Alcuni percorsi di educazione ad un consumo consapevole
R
“
isparmio e qualità? Si
può fare!”é un percorso
interessante di educazione al
consumo consapevole quello
organizzato dall’associazione “L’Isola
che c’è”, la rete comasca di economia
solidale. Una proposta su più fronti
per restituire al cittadino-consumatore
consapevolezza e capacità critica perduti.
“La difficoltà della crisi economica spiegano gli operatori de “L’Isola che
c’è” esasperano l’attenzione al prezzo dei
prodotti, anche a danno della qualità e
della sicurezza di ciò che consumiamo.
Il rapporto Coop 2011 evidenzia come il
53% degli italiani utilizzi, come strategia
di risparmio, quella di passare a prodotti
di largo consumo più a buon mercato...”
Prodotti ai quali corrisponde, in genere,
una minore qualità. «Questo dato spiega Marco Servettini, già presidente
de “L’Isola che c’è” - rende evidente
quanto sia necessario, oggi, introdurre
forme adeguate di educazione del
consumatore ad un consumo che punti
sulla qualità dei prodotti e sugli effettivi
bisogni che questi devono soddisfare.
Chi è attento ai consumi, chi ne conosce
la qualità, chi esercita il suo potere con
intelligenza difficilmente si indebita per
l’acquisto di un televisore o di un altro
bene non di prima necessità. La crisi che
stiamo vivendo rischia di innescare un
meccanismo di contrazione all’acquisto
di bene essenziali, con l’orientamento
su prodotti di qualità inferiore. Da qui
la decisione di proporre, d’intesa con
la Camera di Commercio, il progetto
“Educare al consumo consapevole”.
Risparmio
e qualità?
Si può fare!
Una serie di incontri di informazione
ed educazione rivolti alle scuole, ai
cittadini, a chiunque sia interessato, allo
scopo di approfondire la conoscenza
degli strumenti di garanzia e tutela dei
consumatori. Tutto ciò perché i cittadini
possano attuare scelte di consumo il più
possibile consapevoli e per stimolare
una riflessione sul bilancio familiare e
sull’uso del denaro». Tre i filoni proposti
all’interno di questo percorso: il primo,
dal titolo “Qualità e sicurezza?... Si può
fare!” prevede una serie di incontri con
esperti per imparare a scegliere prodotti
per l’infanzia, alimentari e tessili, di
qualità e sicuri. Primo appuntamento il
26 febbraio, a Villa Olmo, dalle 15 alle
18, con il convegno “Non solo giocattoli”.
Le altre date del percorso saranno, per
il ciclo, “Qualità e sicurezza a tavola”:
il 6 marzo (“Occhio alle etichette”), il
20 marzo (“Certificazioni: mi fido?),
alle 20.30 presso l’Enaip di Como, in
via Dante 127. Per il ciclo: “Qualità
e sicurezza nel vestire” 3 aprile (“La
qualità dei tessuti”), 17 aprile (“Chi ci
garantisce”?), sempre presso l’Enaip, ore
20.30, e il 5 maggio (“Filiere sostenibili:
si deve!”), 10-13, presso CNA, viale
Innocenzo XI, 70.
Il secondo percorso ha per titolo: “Più
ricchi con meno denaro... Si può fare!”
Previsti laboratori sul denaro (10 marzo
a Fino Mornasco, Ottagono e 14 aprile
a Grandate, in Bustigo 2, entrambi dalle
14 alle 19) e sul bilancio familiare con
tre incontri a Grandate, dalle 20.45 alle
22.45, il 12 aprile (“Fare i conti della
serva”, presso Bustigo 2), il 19 aprile e
il 26 aprile (“Fare insieme un bilancio
familiare” e “Fare il passo secondo
la gamba” presso il Salone Coop. di
Consumo IV Novembre).
Tutti gli incontri sono gratuiti: per
iscrizioni e informazioni: 031-4451154 o
331-6336995, formazionelisolachece.org.
Il terzo percorso riguarda una proposta
formativa nelle scuole rivolta all’ultimo
triennio delle primarie e alle secondarie
di primo grado per educare i più giovani
a scelte consapevoli di consumo, alla
riflessione sul significato del denaro.
Percorso già svoltosi a Vercana e in
procinto di partire presso le primarie di
Tavernola e a Como, in via Perti. «Reputo
si tratti di una proposta di grande
interesse - il commento dell’assessore
comunale alle Politiche Educative
Anna Veronelli -. Personalmente vivo
con grande fatica il bombardamento al
quale siamo quotidianamente sottoposti
in termini di consumi, come se non
vivessimo che per consumare... Credo
che su questo tema ci sia bisogno di
grande consapevolezza per imparare a
liberarsi da una schiavitù del consumo a
tutti i costi. Ottima l’idea di coinvolgere
le scuole per offrire ai nostri giovani
la possibilità di maturare un adeguato
senso critico rispetto al mondo che li
circonda». (m.ga.)
Como Cronaca
20 Sabato, 25 febbraio 2012
L’incontro di Rebbio. Ricchi gli interventi. Unico neo: l’assenza di contraddittorio
N
“
on lasciamoci
ispirare dalla paura.
I migranti non
sono un pericolo,
ma degli uomini con la nostra
stessa dignità. Esigiamo
senz’altro il rispetto delle nostre
regole di convivenza, ma allo
stesso tempo superiamo il
rischio di contrapposizione,
accettiamo le diversità,
rispettiamone la cultura e la
religione, accogliamo quelli
della nostra fede, favoriamo
l’associazionismo, valorizziamo
l’apporto, prendiamo per
primi l’iniziativa e il dialogo.”
Le parole di don Di Liegro,
fondatore della Caritas della
Diocesi di Roma, riassumono
bene gli interventi che si sono
susseguiti alla Circoscrizione
3 di Camerlata nell’ambito
del dibattito “Immigrazione:
quali prospettive?” L’incontro,
deliberato a maggioranza dal
Consiglio di Circoscrizione
(con i voti contrari della Lega),
previsto per il 12 dicembre
scorso, poi bloccato dal
Consiglio di Presidenza della
Circoscrizione (Lega e Pdl) “per
gravi difformità organizzative”
si è svolto il 15 febbraio, con
la partecipazione di Corrado
Conforto Galli, capo gabinetto
della Prefettura, Roberto
Bernasconi, direttore della
Caritas Diocesana, Luciana
Spalla, responsabile CRI per
i profughi del Mini Hotel
Baradello, Luigi Capiaghi
e Luciana Carnevale, l’uno
responsabile e l’altra operatrice
del Centro di Accoglienza
di Prestino. Conforto Galli
ha ripercorso le tappe più
significative dell’emergenza
profughi dall’arrivo dei primi
tunisini a quello di “miriadi
di persone deportate dalla
Libia sul territorio italiano”.
Ha ricordato come i profughi
siano stati distribuiti su tutto il
territorio nazionale sulla base
della popolazione residente
e come quelli arrivati nella
nostra provincia non abbiano
dato alcun tipo di problema,
contrariamente a quanto
accaduto in province contigue,
questo anche grazie “ad un
lavoro comune tra Prefettura,
Comuni, ACLI, Caritas, CRI e
parrocchie”. Sono stati, così,
gestiti, nella fase più critica, su
tutto il territorio provinciale,
195 richiedenti. Il capo
gabinetto della Prefettura ha,
inoltre, sottolineato, con grande
chiarezza, che i profughi sono
Immigrazione:
quali
prospettive?
Dall’emergenza
all’accoglienza.
Il richiamo ad un
doveroso senso di
umanità e rispetto,
senza paura
stati accolti presso le strutture
alberghiere, solo in mancanza
di altre alternative. La fase
dell’emergenza profughi si
chiuderà il 31 gennaio 2012, nel
frattempo sono state avviate le
pratiche per il riconoscimento
dello stato di rifugiato politico.
Degli 86 profughi dalla Libia (su
176 presenti in provincia), che
hanno già sostenuto il colloquio
presso la Commissione
regionale per il riconoscimento
di tale status, 37 hanno vista
accolta la loro domanda e 53
non accolta, a questi ultimi
viene, comunque, garantita
l’accoglienza fino a fine anno.
Roberto Bernasconi ha
ulteriormente sviluppato il tema
dell’accoglienza, ricordando
che questa non è “solo dei
profughi, ma è anche di tanti
immigrati di varie nazionalità
che sul nostro territorio abitano
e lavorano”. Ha, poi, affermato
che” dobbiamo convincerci
che siamo nel mondo e che il
mondo sta cambiando: Ogni
anno 200 milioni di persone
lasciano il proprio paese e
il proprio continente per i
motivi più disparati (ricerca
di lavoro e di dignità), perché
sfuggono a guerre, persecuzioni
razziali o a carestie. In Italia si
stimano 4 milioni e 900 mila
persone di 198 nazionalità
diverse. E questo cambiamento,
nel nostro paese, investe la
famiglia: abbiamo un milione
di ricongiungimenti familiari,
250.000 matrimoni misti,
400.000 coppie miste, 25.000
in più dell’ultimo anno. Il
cambiamento riguarda il
mondo del lavoro indipendente,
ma anche imprenditoriale,
e il mondo della scuola” e,
con forza, ha ribadito che “è
anacronistico l’atteggiamento
di presunzione di chi vuole
chiudersi nel suo castello e
isolarsi dal mondo.” Il direttore
della Caritas ha lanciato
l’invito a “ragionare su una
nuova cultura dei diritti e, per
riconoscere i diritti di tutti,
dobbiamo buttarci alle spalle le
nostre paure, incamminandoci
sulla strada del riconoscimento
e della democrazia per tutti.”
Concludendo il suo intervento,
ha richiamato l’attenzione sul
compito della politica: “Perché
questa civile convivenza possa
diventare realtà, anche nel
nostro quartiere e nella nostra
città, si deve avere il coraggio
di vivere una nuova stagione
politica, non gridata o vissuta
su sensazioni o particolarismi.”
E ha auspicato “una politica
che crei reazioni, che abbia
attenzione preferenziale per
gli ultimi di qualunque razza o
condizione siano, che sappia
non solo dare prestazioni
fondamentali – scuola,
salute, casa - , ma che sappia
accompagnare chi è in difficoltà
con un cammino continuativo,
Ciclo di film in ricordo di don Giorgio Quaglia
A Rebbio: “Confesso che ho vissuto”
L
e parrocchie S. Martino di Rebbio, S. Stefano
di Fino Mornasco e S. Bartolomeo di Como
propongono “Confesso che ho vissuto”, in
ricordo di don Giorgio Quaglia, quattro film
sull’accoglienza, accompagnati dalle testimonianze di
chi segue, ogni giorno, le orme dei beati guanelliani
e scalabriniani, in programma nei quattro giovedì di
quaresima presso il Cineatetro Nuovo di Rebbio, in via
Lissi 1, alle ore 21.
La programmazione prevede:
giovedì 1° marzo: “The Tree of life”, con l’associazione
“Mares”;
giovedì 8 marzo: “Illegal”, con Roberto Acerbis
dell’associazione “Incroci”;
giovedì 15 marzo: “Terraferma”, con Giorgio Bezzecchi
dell’ “Opera nomadi”;
giovedì 22 marzo: “Il villaggio di cartone”, con don
Christian Bricola, parrocchia di S. Bartolomeo.
Entrata con tessera di “Oltrelosguardo”, 3 euro.
una politica che valorizzi le
associazioni di volontariato, non
lasciandole sole nel loro cammino
di accompagnamento, una politica
che abbia la capacità di creare
modelli di incontri che permettano
a tutti di vivere una cittadinanza
attiva e responsabile.”
“Il centro di accoglienza di Prestino
– ha esordito Luigi Capiaghi –
sembra essere diventato una fonte
di criminalità. Così non è.” Nel
centro sono accolte 43 persone
dalla Libia, 25 richiedenti asilo
e 25 minori non accompagnati.
“Solidarietà e sicurezza
caratterizzano la struttura, dove
insieme agli operatori della
cooperativa sociale che lo gestisce,
sono presenti altre figure di
riferimento, quali un mediatore
linguistico, insegnanti e un
medico”. Capiaghi ha sottolineato
come ai profughi non manchi
nulla dal punto di vista materiale.
“A loro manca il parlare con
qualcuno.” Da qui l’invito a passare
per scambiare quattro chiacchiere
con gli immigrati. Da parte dei
relatori, un vivo ringraziamento
a Franca Gualdoni, responsabile
dei servizi sociali e delle politiche
educative del Comune di Como,
attenta e attiva nella gestione
dell’emergenza. Tra il pubblico,
peraltro non numeroso, don Giusto
Della Valle, parroco di Rebbio,
in prima fila nell’accoglienza
dei profughi, ha richiamato la
necessità di usare bene i soldi
che lo Stato mette a disposizione
per ciascun profugo, nella
prospettiva dell’accoglienza come
proposta educativa, a conferma
del fatto che gli immigrati non
solo non sono un problema per
il quartiere, ma costituiscono
anche l’opportunità di allargare il
proprio orizzonte culturale. “Con la
Caritas - ha aggiunto il parroco di
Rebbio - si sta anche pensando di
accantonare dei fondi per il futuro
di questa gente, per il loro bene e
per aprir loro nuove prospettive”.
Presenti anche Beatrice e Zulficar,
che in italiano, quello imparato
a Rebbio durante i corsi che
coinvolgono una ventina di
insegnanti, hanno espresso la
loro gratitudine per l’accoglienza
ricevuta. Certo, per usare le
parole di don Giusto, “una serata
strana”, quella di mercoledì 15
febbraio. Senza contraddittorio...
Per chi era presente, grazie
anche alla puntualità dei relatori,
un momento forte di presa
di coscienza del problema e
della mentalità nuova con cui
affrontarlo.
antonella sala
■ Rebbio
“Locked in limbo”
di Comboniani
“Locked in limbo - chiusi nel
limbo”. È questo il titolo del
documentario che verrà presentato,
venerdì 24 febbraio, alle 21,
nella casa dei Padri Comboniani
di Rebbio a Como. Il video,
ambientato tra Cipro, Malta e Ceuta,
racconta le storie di migranti, in
viaggio verso l’Europa. Tre “non
luoghi” dove l’Europa ha deciso di
incatenare chi fugge dall’Africa,
dal Medio Oriente o dall’Asia.
Destini di giovani migranti, che
spesso restano congelati per anni
in attesa di una risposta. Il film
rappresenta l’ultima tappa del
percorso sul tema delle migrazioni,
promosso dall’ “Equipe mondo”
del Centro Missionario Diocesano
e dai Missionari comboniani. Alla
proiezione sarà presente l’autore
padre Fabrizio Colombo.
Como Cronaca
Sabato, 25 febbraio 2012 21
La cessione dalla Provincia
Università: gli spazi
di via Valleggio
C
Ufficializzato il passaggio
omo e università, si
rinsaldano i vincoli e riparte
gratuito a Insubria e
il percorso comune. A
Politecnico di 28.000 metri
conclusione di un lungo
quadrati, unitamente agli
iter burocratico avviato nel lontano
1993, e che dovrebbe giungere
edifici esistenti ed a quelli Leonardo Carioni - in una città dove
in prossimità del traguardo a
la costruzione della Pedemontana
in corso di realizzazione
primavera inoltrata, il 20 febbraio
ha richiesto quarant’anni e la
si è finalmente sottoscritto, nei
vicenda del vecchio ospedale merita
locali dell’Amministrazione provinciale, l’atto notarile
semplicemente di non essere rivangata. Se c’è stata
relativo alla cessione a titolo gratuito da parte dell’ente
qualche lungaggine, è stata dovuta ai rallentamenti
degli immobili di Via Castelnuovo e Via Valleggio. A
indotti dalle ben note questioni relative alle imprese
beneficiarne l’Università dell’Insubria e il Politecnico
incaricate dei lavori, e delle quali l’ente amministrativo
di Milano, rispettivamente rappresentati dal Rettore
provinciale non ha la benché minima responsabilità.
vicario Giorgio Conetti e dalla pro rettrice Maria Antonia
Abbiamo centrato un obiettivo importante per lo
Brovelli. Si tratta di due fabbricati che coprono una
sviluppo di Como, che tuttavia non potrà procedere
superficie complessiva di 18.000 metri quadri, a cui
oltre senza la valorizzazione delle risorse culturali
occorre tuttavia aggiungere alcune aree del setificio
disponibili e il rafforzamento del polo universitario.
ugualmente consegnate dalla Provincia che portano
Solo il futuro, che al momento si preannuncia privo di
l’estensione totale a 28.000 metri quadri: l’operazione,
adeguati sostegni economici, potrà dire se riusciremo
il cui costo si aggira intorno ai trenta milioni di euro, è
a proseguire sulla strada intrapresa». Che è quella,
stata realizzata in tre fasi distinte, con la consegna nel
non è un mistero per nessuno, di realizzare il campus
2001 del primo e del secondo lotto, a cui è seguita un
universitario, superando l’attuale dispersione delle
anno fa quella del terzo e del quarto, mentre quella del
strutture e concentrando le sedi entro un raggio
quinto e ultimo lotto, destinato alla facoltà di chimica,
territoriale che dovrebbe risultare racchiuso tra le vie
è appunto prevista per la primavera di quest’anno.
San Martino, Castelnuovo e Valleggio. «L’obiettivo
“Tempi tutt’altro che biblici – ha precisato in tono
rimane quello di chiudere questa fase transitoria e
moderatamente polemico il presidente provinciale
passare a un raggruppamento coerente e organico
del polo scientifico cittadino - ha dichiarato infatti il
Rettore Vicario Giorgio Conetti, per il quale - finalmente
Como è stata attrezzata delle indispensabili strutture
logistiche e didattiche che potranno successivamente
dar luogo a quella cittadella degli studi che è nei voti di
tutti. Abbiamo una volta di più dimostrato che quando
si lavora in perfetta sinergia e comunanza d’intenti
(in questo caso tra università, amministrazione e
Politecnico) i risultati non sono mai deludenti».
Si ricorda che una parte delle aree oggetto di
trasferimento (circa 1.600 metri quadrati) destinata
all’Università degli Studi dell’Insubria è di proprietà
anche del Comune di Como e della Camera di
Commercio di Como che, insieme alla Provincia,
hanno collaborato per l’insediamento universitario nel
territorio comasco. L’ultima decisione da prendere sarà
quella di stabilire se il territorio punterà sul suo ateneo
come volano per la ripresa economica, o se si rassegnerà
a vegetare nell’attuale pigrizia. Perché la cultura e la
ricerca, contrariamente a quanto ipotizza qualcuno,
sono le basi di ogni crescita, a partire proprio da quella
economica.
SALVATORE COUCHOUD
Como Cultura
22 Sabato, 25 febbraio 2012
“Opera domani”
e “Il flauto magico”
N
ell’ambito di “Opera domani” – un progetto che intende
avvicinare gli alunni della scuola dell’obbligo all’opera
lirica – “Il flauto magico, ovvero sconfiggere i mostri”
di Wolfgang Amadeus Mozart debutterà il prossimo 27
febbraio al Teatro Sociale di Como. La regia è stata affidata a un
giovane artista emergente:
Stefano Simone Pintor,
Il debutto al Teatro
diplomato alla Scuola Paolo
Grassi di Milano. Per quale
Sociale lunedì 27
motivo è stato scelto quale
febbraio. La regia di
sottotitolo “sconfiggere i
Stefano Simone Pintor
mostri”? “Perché ognuno
di noi, sin da piccolissimo
materializzazione delle nostre
– puntualizza il regista – si
paure quotidiane! Non c’è niente
ritrova a dover superare
di strano: la stessa cosa succede
molte prove, a volte paurose,
a Tamino ne “Il flauto magico”.
che ci fanno attraversare
Anche lui, infatti, deve superare
territori oscuri e sconosciuti.
molte prove e alcuni mostri per
Sono molti i mostri che
poter attraversare lieto l’oscurità
popolano la nostra mente e,
della notte!”
soprattutto, le nostre notti…
Fiaba per bambini, racconto
Ma ecco il segreto: questi
massonico, storia illuministica
mostri non sono altro che la
e razionale, ma anche storia di
morte e rinascita, di magia e realtà,
“Il flauto magico” è un prisma
che racchiude significati infiniti
e suggerisce letture differenti, a
seconda di come e chi lo guarda.
Perfetto, dunque, perché diventi
l’oggetto di studio, di conoscenza
e di apprendimento per bambini
e ragazzi fra i sei e i dodici anni
che, con Tamino, attraverseranno
un anno di prove iniziatiche, in
un percorso di crescita musicale e
umana. Per imparare a ricordare,
scoprire e comunicare, riconoscere
e trasmettere, diventare adulti e
restare bambini. “Opera domani”
propone un percorso didattico
articolato, con offerta formativa e
pedagogica differenziata a seconda
dell’ordine scolastico.
Per l’anno 2012 “Opera domani” ha
scelto di continuare la sua azione
di divulgazione della musica
e dell’opera lirica utilizzando
anche il mezzo televisivo. “Opera
domani” andrà in TV, fra aprile
e settembre, con il programma
“Mozart a modo mio”, in onda sul
canale Sky.
L’iniziativa ha riscosso unanimi
consensi persino in ambito
■ Concerto dell’arpista venerdì 24 febbraio
Al Sociale Floraleda Sacchi
L’
arpista comasca Floraleda Sacchi si esibisce venerdì 24 febbraio, alle ore 20.30,
al Teatro Sociale di Como nell’ambito
della stagione concertistica. E’ accompagnata
dall’Orchestra 1813 diretta dallo spagnolo José
Luis Gomez-Rios. Eterogeneo il programma
che comprende il “Concerto in re per orchestra
d’archi” di Stravinskij, “Danse sacrée e danse
profane per arpa e orchestra d’archi” di Debussy, “Valse Triste” di Sibelius, “Prélude, Valse et Rigaudon per arpa e orchestra d’archi” di
Hahn e “Introduction et Allegro per arpa, flauto, clarinetto e orchestra d’archi” di Ravel. Un
concerto che oscilla tra scrittura ritmica incalzante e sonorità luminose, fra colori evocativi
e leggerezza sospesa. Definita da molti critici
“artista di eccezionale talento”, Floraleda Sacchi ha cercato di sviluppare progetti originali e
un personale modo di fare musica. Nonostante
la sua giovane età è considerata una delle più
interessanti e originali arpiste sulla scena internazionale, oltre che un’innovativa interprete nell’approccio al suo strumento, che
riesce a presentare spesso in maniera assolutamente nuova e inusuale, rivelandone
infinite e inaspettate potenzialità. Dal 2008
è l’unica arpista al mondo a incidere per la
“Decca”, etichetta di fama internazionale. Ha
pubblicato tre album fondamentali, quali
“Minimal Harp”, “Harp Dances”, dedicato a
ritmi di danza di autori spagnoli, e “Harp Favorites”, una raccolta di grandi classici della
musica barocca. Fra le incisioni discografiche spicca anche “Chiaroscuro” (Amadeus
Arte) in cui l’artista presenta, per la prima
volta, sue composizioni. Collabora sovente con attori in spettacoli teatrali. Successo
ha riscosso il dvd “Anna Politkovskaja” con
Ottavia Piccolo in cui esegue sue musiche.
Biglietti a 20 euro. Info: 031 270170. (al.ci.)
Michelangelo Ricci
Da seguace di
Galileo a cardinale
A
quarantotto anni dalla
Fu nominato, contro la sua
condanna di Galileo, papa
volontà, da Innocenzo XI
Innocenzo XI premiò con
la porpora uno studioso suo a quarantotto anni dalla
seguace. Si trattava di Michelangelo
condanna dello scienziato.
Ricci, battezzato a Roma il 30
Morì, però, solo 9 mesi dopo
gennaio 1619, nato da Prospero e
Veronica coniugi di Dongo emigrati la nomina. Fu sepolto in S.
a Roma, come tanti lariani, in
Francesco a Ripa, Roma
cerca di migliore fortuna. Il piccolo
mostrò subito un ingegno vivace
Questi nel 1644 inviò al Ricci
ma anche un fisico segnato da una forma evidente di
due lettere che sono la prima testimonianza
morbo comiziale. Si dedicò quindi agli studi di leggi
dell’esperimento con il quale dimostrò l’esistenza del
civili e canoniche, di teologia e di storia e avrebbe
vuoto.
voluto intraprendere la carriera ecclesiastica, ma la
Del resto il Ricci, con le sue profonde conoscenze
sua malattia gli impedì di ricevere gli Ordini Maggiori e matematiche e i suoi incarichi ufficiali a Roma,
rimase semplice chierico.
fu una figura di riferimento per molti intellettuali
Suo fratello Filippo, divenuto francescano riformato
e scienziati europei con i quali ebbe frequenti
col nome di fra’ Francesco Antonio, fu ordinato,
scambi epistolari, e intense relazioni ebbe pure con
divenne ministro provinciale di Roma e poi vescovo di
Leopoldo de’ Medici, patrono dell’Accademia del
Bisceglie in Puglia dal settembre 1664 (+ aprile 1685).
Cimento, animata nella sua breve vita da discepoli
Verso il 1650 venne nominato qualificatore e poco
di Galileo. Come matematico pubblicò un solo ma
dopo consultore del S.Offizio, poi anche segretario
apprezzatissimo opuscolo che vide la luce a Roma
della Congregazione delle Indulgenze. Nel contempo
nel 1666, ma gli altri notevoli risultati conseguiti da
si era dedicato agli studi scientifici sotto la guida
lui ci sono noti attraverso i carteggi con gli scienziati
di Benedetto Castelli, a sua volta tra i principali
suoi corrispondenti. Il primo settembre 1681 papa
discepoli di Galileo, ed ebbe come compagno di studi
Innocenzo XI nel suo primo concistoro lo nominò
Evangelista Torricelli.
cardinale, con l’esenzione dall’obbligo di ricevere gli
nazionale. “Opera domani”
è interessante, intelligente e
coinvolgente”, così si è espresso il
cantautore Eugenio Finardi. Sulla
medesima lunghezza d’onda la
cantante lirica Barbara Frittoli:
“Un grazie sentito a tutti quei
Maestri e Professori che si mettono
a disposizione per aiutare i nostri
giovani a entrare nel mondo
meraviglioso dell’Opera”. Pure
Riccardo Muti ha elargito parole
incoraggianti: ”Cantare insieme
significa imparare a vivere, non c’è
niente di più aggregante del canto”.
Alberto Cima
Notizie flash
■ Garzola
Sonia Rosini:
la donna che nuotava
Presso il
Tempio
Sacrario
degli Sport
nautici,
sabato 4
marzo, alle
ore 17,
Ilaria Bodero
Maccabeo
interpreta
“L’uomo che
cammina”,
di Christian
Bobin,
appuntamento in memoria di Sonia
Rosini, campionessa di nuoto... “la
donna che nuotava”. L’ingresso è libero.
Michelangelo Ricci,
busto nella chiesa di S. Francesco
a Ripa, nella cappella
del SS. Crocifisso in Porta Portese
ordini maggiori per via della sua
epilessia.
Ma egli scrisse al papa una lunga
e articolata lettera nella quale
presentava con grande energia
vari seri motivi che lo spingevano
a rifiutare il galero cardinalizio.
Innocenzo insistette ed alla
fine lo convocò il 15 ottobre al
Quirinale: dopo averlo ascoltato,
gli comandò di aggiungere alla virtù dell’umiltà
quella dell’obbedienza, e così gl’impose la berretta,
come titolare di S.Maria in Aquiro. La contentezza
degli estimatori fu grande, perchè la promozione era
assegnata ad un uomo valido soprattutto nel campo
scientifico, conosciuto come tale in tutta Europa, oltre
che fedele e importante collaboratore della Curia
Romana nei casi più delicati.
Ma appena 9 mesi dopo il nuovo cardinale decedette, a
64 anni non compiuti, il 12 maggio 1682.
Fu sepolto in S.Francesco a Ripa presso il Tevere,
ma volle che (secondo i barbari costumi dei secoli
scorsi) i suoi occhi, imbalsamati in una teca d’argento,
venissero portati a Dongo e deposti alla base dell’altare
maggiore della plebana di S.Stefano, con l’iscrizione
“Michael Angelus Riccius S.R.E. Cardinalis Romae
mortuus hic videt”.
Mario longatti
Como Cronaca
“Senza welfare
non c’è sviluppo,
non c’è futuro”
Appuntamento il 28 febbraio presso la
sede del Centro Servizi per il Volontariato
di Como. La tappa di un cammino
L’iniziativa è del Forum
Lombardo del Terzo
Settore, con i CSV
della Lombardia, per
incontrare il territorio
L
a tappa di un percorso. Si
configura così l’appuntamento
in programma il prossimo 28
febbraio, presso la sede del Centro
Servizi per il Volontariato di Como, dal
titolo: “Senza Welfare non c’è sviluppo
non c’è futuro”. Tappa di un cammino
avviato dal Forum Lombardo del Terzo
Settore, in collaborazione con i CSV di
tutta la Lombardia, per incontrare il
territorio, per condividere informazioni,
per favorire lo scambio di opinioni, per identificare i bisogni sociali prioritari.
Ma anche e soprattutto per offrire ai Forum territoriali l’opportunità di
confrontarsi ed essere più preparati allo svolgimento dei compiti a cui sono
chiamati: rappresentare, di fronte ai diversi enti operanti sul territorio, le
istanze del mondo del volontariato, della cooperazione sociale, dei cittadini
che vogliono declinare la cittadinanza attiva. L’appuntamento di Como
segue a quelli già avvenuti a Cremona, Monza e Brianza, Bergamo. Per
Como è un’occasione importante: ridare nuovo slancio ad un Forum locale
da qualche anno “dormiente” ed oggi privo di un portavoce. Un’occasione
per ritrovarsi e ripartire, compatti, restituendo al Forum comasco del Terzo
settore il ruolo di coordinamento e sintesi di un mondo ricco e variegato,
espressione di una vitalità associativa e
cooperativa che il territorio comasco in
questi anni ha saputo esprimere.
«Associazioni e cooperative del nostro
territorio – spiega Fiorenzo Gagliardi,
presidente dell’Associazione del
Volontariato Comasco – CSV – continuano
ad operare in ambiti diversi, e a
partecipare a tavoli istituzionali. Questa
tappa vuole essere un punto di partenza
affinché compattezza e coesione possano
tornare a crescere all’interno del terzo
settore comasco, per restituire ad esso
una rappresentatività che sia sintesi delle
istanze delle diverse realtà territoriali e
che ci permetta di presentarci compatti
al confronto con il Pubblico, oltre che per
ritrovare occasioni preziose di incontro e di
scambio di reciproche competenze».
“Cardine” dell’incontro di martedì sarà il
welfare. “La difficile situazione economica
e il dissesto delle finanze pubbliche
accelerano la crisi del welfare – spiegano
esponenti del Forum del Terzo settore
Lombardia -. In questo quadro è doveroso
contrastare la logica dei tagli ai servizi
sociali, che colpisce chi è più vulnerabile,
ed impegnarsi per una riforma del modello
di welfare e di tutti e per tutti che combatta
la frammentazione sociale. Le energie
per affrontare questa sfida si trovano nel
territorio, da lì è necessario ripartire per
costruire un welfare di tutti e per tutti”.
“Con questa campagna – spiegano Sergio
Silvotti e Fabrizio Tagliabue, portavoce del
Forum Lombardo – le autonomie sociali
della Lombardia intendono offrire il loro
contributo per la riforma del sistema di
welfare regionale ricercando più efficaci
meccanismi sia nell’allocazione delle
risorse, in alternativa alla moltiplicazione
dei tagli alla spesa sociale, sia di effettiva
presa in carico delle persone in situazione
di bisogno, come elemento di efficienza
oltreché di efficacia del welfare”.
L’incontro del 28 febbraio, che avrà
luogo presso la sede del CSV, in via Col
di Lana, 5, a Como, prevede alle 17 il
saluto di Fiorenzo Gagliardi, presidente
dell’Associazione del Volontariato
Comasco – Centro servizi per il
volontariato, cui seguiranno, alle 17.15
l’intervento di Giovanni Merlo, Forum del
Terzo settore Lombardia, che riprenderà
il titolo del convegno, e alle 1730 di
Valentina Ghetti, Lombardia Sociale, sul
tema: “Il welfare che cambia, in Italia e in
Lombardia”. (m. ga.)
Convegno Acli. Il cammino verso il Congresso
Fare bene in bene
C
on il convegno “Well-FARE.
Fare bene il bene” tenutosi
lo scorso 18 febbraio presso
il Centro Pastorale “Cardinal
Ferrari” a Como, alla presenza di
Andrea Olivero, presidente nazionale
delle Acli, si è svolta la prima tappa
del cammino verso il Congresso
provinciale aclista, che si terrà
domenica 11 marzo.
Patronato, Formazione professionale
e Politiche attive del lavoro, Impresa
sociale i temi cardine dell’incontro.
Perché un incontro pubblico per
svilupparli? Ben lo ha spiegato Luisa
Seveso nel suo intervento “Potevamo
farlo anche fra noi. Abbiamo voluto
proporre in un contesto pubblico
più ampio questa riflessione perché
siamo convinti che in una fase
difficile e delicata come quella che
stiamo vivendo occorra unire le forze,
operare insieme, perché quando le
risorse sono poche occorre utilizzarle
al meglio, non sprecare nulla. Un
cammino comune con la Chiesa di
cui siamo parte, ma anche col mondo
associativo laico di cui ci sentiamo
compagni di strada… Lo sappiamo
bene che per fare azione sociale non
basta avere operatori competenti
e tecnicamente preparati nel dare
le risposte giuste ad ogni singolo
Presente all’incontro
Andrea Olivero,
presidente nazionale
del movimento.
Prima tappa verso
l’appuntamento del
prossimo 11 marzo
bisogno, oltre naturalmente a un cuore
che batta con passione, ma occorre
anche capire e leggere il bisogno nel
contesto complessivo, comprendere
cosa serve realmente non solo al
singolo, ma alla comunità tutta.
Avere anche lo sguardo lungo verso il
futuro… Il welfare – ha proseguito la
Seveso - non è solo spesa, ma anche
motore di sviluppo. Se correttamente
governato e organizzato, crea lavoro,
libera risorse, produce capitale
sociale. Ma a tutti noi cittadini di
questo mondo spetta una parte di
questo impegno, in base alle nostre
capacità e possibilità. Il nostro
impegno sociale deve essere orientato
non solo al bene comune, ma alla
nostra capacità di mettere in primo
piano le relazioni e la partecipazione,
la crescita di responsabilità civile”.
Al convegno erano presenti, tra gli
altri, anche Giuseppe Foresti, direttore
regionale del Patronato Acli; Giuseppe
Longhi, vice-direttore regionale Enaip
e Giovanni Fregeni, già presidente
provinciale delle Acli di Bergamo
e presidente del Consorzio Sociale
Ribes e mons. Flavio Feroldi, vicario
episcopale.
Sabato, 25 febbraio 2012 23
Notizie flash
■ Vincenziani
8 marzo giornata
di spiritualità
Come di consueto, in Quaresima, i
Gruppi di volontariato vincenziano
di Como e provincia si troveranno
giovedì 8 marzo, per la loro giornata di
spiritualità, presso la Casa Vincenziana
di via Tatti, a Como. Relatrice sarà la
Figlia delle Carità suor Emanuela Latini
di Roma, assistente nazionale del
volontariato vincenzianio, che proporrà
il seguente tema: “San Vincenzo
e Santa Luisa testimoni di una
collaborazione feconda nella Chiesa”.
Ecco il programma della giornata:
ore 9 ritrovo;
ore 9.15 Lodi e prima meditazione.
Seguirà silenzio e riflessione personale;
ore 11.30 seconda meditazione;
ore 13 pranzo;
ore 15 condivisione;
ore 16 S. Messa;
ORE 16.45 conclusione:
Prenotazioni: sino a giovedì 1° marzo
presso la Casa Vincenziana, tel. 031278115, martedì e giovedì 14-17.
“Io sono infatti persuaso
che né morte né vita, né angeli
né principati, né presente né avvenire, né
potenze, né altezza né profondità,
né alcun’altra creatura
potrà mai separarci dall’amore di Dio,
che è in Cristo Gesù, nostro Signore”
(Rm 8,31-39).
La Comunità Pastorale di Uggiate e
Ronago, nelle sue diverse espressioni,
con il vicario, don Michele, e con don
Angelo, si unisce in preghiera al dolore
dell’arciprete don Mario e familiari per
la perdita dell’amata mamma
IDA DE TOGNI ved. ZIVIANI
e affida alla Misericordia del Padre la
sua anima buona e generosa.
Uggiate - Ronago, 20 febbraio 2012
✎ Faccia a faccia
è stata una chiacchierata a tutto tondo quella del
presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero,
con i giornalisti a margine del convegno delle
Acli. Un’occasione per ritornare sulle parole
pronunciate davanti all’Assemblea comasca e
per allargare lo sguardo alla realtà italiana. “La
realtà in cui ci troviamo – ha spiegato Olivero
che è anche portavoce nazionale del Forum del
Terzo Settore – non è molto diversa da quella
del secondo dopoguerra. Siamo in una fase di
ricostruzione morale in cui è necessario rimettere
insieme il sistema economico. Per questo dobbiamo
costruire socialità, partendo dal basso, dalle
nostre comunità. In questo anche le Acli devono
dare il loro contributo”. Non a caso il tema scelto
dalle Acli per il prossimo congresso nazionale è
proprio “Rigenerare comunità per ricostruire il
Paese”. Guardando alla situazione italiana e alle
riforme allo studio del governo Olivero ha messo in
guardia dal rischio di “tagli miopi”. “Come realtà
del terzo settore – spiega – abbiamo ottenuto di
sederci ad un tavolo per portare le nostre proposte
di riforma del mondo del lavoro e del welfare.
La nostra preoccupazione è che in questa fase il
governo proceda solo in un’ottica di tagli, senza
definire priorità di intervento e investimenti. Tagli
che in alcuni casi non portano benefici, ma solo
ulteriori spese”. Il presidente Acli fa l’esempio del
Servizio Civile. “Il Servizio Civile per i giovani –
ha concluso - non rappresenta solo l’opportunità
di vivere un’esperienza di formazione umana e
professionale, ma anche una risorsa per il terzo
settore e la società. Oggi è stato praticamente
bloccato per mancanza di fondi, ma siamo sicuri
che a fronte di pochi milioni di euro risparmiati
non si venga a creare un impoverimento ancora
maggiore della società? Con il rischio, per lo Stato,
di doversi sobbarcare quei servizi che il terzo
settore non sarà più in grado di fare, ad un costo
sicuramente maggiore?” (m.l.)
Como Cronaca
24 Sabato, 25 febbraio 2012
“Noivoiloro”:
quando
lo sport aiuta
i disabili
Offrire alle persone diversamente
abili la possibilità di inserirsi meglio
nella società e di conoscere i propri
limiti. Gli obiettivi dell’ASD
A
iutare attraverso lo sport le
persone disabili dando loro
la possibilità di inserirsi nella
società, di confrontarsi con gli
altri e di conoscere i propri limiti, sono gli
scopi e le finalità dell’A.S.D. (Associazione
Sportiva Dilettantistica) nata all’interno di
“Noivoiloro”, l’associazione e cooperativa
sociale con sede a Erba fondata 25 anni
fa, che opera in molteplici settori con
oltre 300 volontari. “Il nostro sodalizio
– precisa Eros Sormani, responsabile
dell’A.S.D. – è stato costituito lo scorso
Associazione Sportiva
anno come traguardo di un percorso di
Dilettantistica che opera crescita decennale avvenuto all’interno
dell’Associazione Mondo Tondo Noivoiloro
dentro la cooperativa
di Erba, con l’obiettivo di diffondere le
attività sportive nell’ambito dei programmi
sociale con sede a Erba
di Special Olympics Italia, del Comitato
Paralimpico Italiano ed in generale di tutte
pagina a cura di Paolo Borghi le Organizzazioni riconosciute dal C.O.N.I.
e direttamente connesse alla promozione
di attività sportive per atleti in condizione
di svantaggio fisico, mentale o cognitivo. Lo “sport disabili” è straordinario,
fuori del comune, affascinante. La tecnica del gesto atletico è totalmente
sovvertita rispetto alla normalità e l’obiettivo sportivo è raggiunto mettendo
in gioco abilità, forza d’animo e metodologie fuori dal comune ed eterogenee.
Vogliamo essere un esempio singolare di pratica sportiva che guarda prima
alla persona che al risultato, che insegna la massima correttezza, che rifugge da
ogni esasperazione e si propone come passione profonda, veicolo di legami e
rapporti amicali. Le nostre attività si rivolgono a bambini, giovani e adulti con
ritardo mentale medio – lieve, il deficit
deve essere tale da permettere all’atleta una
sufficiente ed adeguata partecipazione alle
dinamiche richieste dallo sport prescelto.
La partecipazione alle gare è prevista
solo per gli atleti che abbiano compiuto
l’ottavo anno d’età”. L’A.S.D. gestisce due
squadre di basket organizzando per ogni
gruppo un allenamento settimanale di circa
due ore e garantendo la partecipazione a
giochi e manifestazioni sia nazionali che a
livello internazionale. Proprio dallo scorso
anno ha preso avvio un’iniziativa di sport
unificato che ha visto il gemellaggio tra la
squadra di pallacanestro del “Noivoiloro”
e il “Basket Senna”, iniziativa che ha dato
i suoi frutti: la squadra è stata selezionata
per rappresentare l’Italia ai Giochi Mondiali
Special Olympics che si sono svolti la scorsa
estate ad Atene ed ha vinto la medaglia
d’argento. Il basket è una disciplina
completa, rafforza la muscolatura, in
particolare quella delle braccia e delle
gambe, migliora la resistenza e la reattività
dell’organismo, sviluppa l’attenzione e la
coordinazione, stimola la fantasia nella
ricerca di soluzioni per andare a canestro,
superando l’opposizione degli avversari.
Ultimo vantaggio, ma non per questo meno
importante, essendo un gioco di squadra,
facilita la socializzazione. Uno sport
che riscuote molto successo tra i soci di
“Noivoiloro” è anche il nuoto, praticato da
atleti di ambo i sessi portatori di handicap
motori parziali, attratti dall’agonismo
o semplicemente dalla volontà di
appartenere ad una squadra di amici.
Agli atleti vengono garantiti allenamenti
settimanali tarati sulle esigenze individuali
nonché la partecipazione a manifestazioni
promozionali e a competizioni ufficiali,
e sono seguiti da istruttori di nuoto in
possesso del brevetto C.O.N.I. – F.I.N.
coordinati e supervisionati da un
responsabile dell’attività sportiva.
Molte le discipline proposte
Basket, hockey,
bowling...
“U
L’Associazione Sportiva
n’altra disciplina
praticata dai nostri
Dillettantistica è formata
atleti – spiega Sormani
da oltre 60 atleti. La nuova
– è quella del Floor
sede è in via del Lavoro
Hockey, un gioco di squadra di fatto
sconosciuto in Italia ma praticato
7, a Erba. Porte aperte
oltreoceano da molti giovani e
all’accoglienza di nuovi
diffuso anche in nazioni europee
quali Svizzera, Svezia, Polonia e
volontari
Germania. Questo sport nasce,
propone anche un corso di bowling
infatti, intorno agli anni ’70, sembra ad opera di alcuni
aperto a tutti. Gli istruttori avvieranno i partecipanti
americani trasferitisi in Europa ed in particolare nei
alla pratica di una disciplina ancora poco conosciuta
paesi scandinavi. E’ un gioco veloce, appassionante, può
ma affascinante, ai più nota e pensata come un
essere giocato da persone d’ogni età ed abilità motoria ed
“passatempo” che tuttavia quando da gioco si trasforma
è quindi particolarmente adeguato per gli atleti speciali.
in sport rivela un profilo del tutto nuovo, diverso quanto
Si tratta di una sorta di hockey praticato in palestra,
inimmaginabile. E’ uno sport che tutti possono praticare,
su pavimento. Nell’ambito dei programmi di Special
ma per raggiungere un livello di gioco che permette di
Olympics prevede l’utilizzo di un’ attrezzatura modificata avere anche delle soddisfazioni sono necessarie una
per migliorare il controllo e l’accesso al gioco da parte di
tecnica ed un allenamento specifico. Il bowling è uno
tutti gli atleti: i dischi sono più grossi e leggeri rispetto ai
sport educativo perché richiede un comportamento
dischi dell’hockey su ghiaccio e bucati al centro, mentre
rispettoso della concentrazione altrui ed è formativo in
le mazze sono dei veri e propri bastoni che vanno infilati
quanto la sfida non è mai contro l’avversario ma sempre
nel buco del disco – ciambella per poterlo passare, tirare
contro i propri limiti. Riuscire a governare e coordinare
e spostare. Come per l’hockey tradizionale è obbligatorio
tutti i movimenti, controllare le proprie emozioni,
l’uso del casco. Il floor hockey viene da noi proposto con
riuscire a mantenere sempre la concentrazione, sono
formula “sport unificato”, ovvero il team è composto da
attività che si rivelano molto impegnative.
persone con e senza disabilità”. L’Associazione Sportiva
“ I volontari – aggiunge Eros Sormani – sono l’anima
Dilettantistica Noivoiloro formata da oltre 60 atleti,
del nostro sodalizio e senza la loro presenza non sarebbe
possibile organizzare e coordinare le varie attività
sportive. Il loro contributo è un sostegno fondamentale
per organizzatori e tecnici. L’impegno è costante anche
se limitato durante l’anno in quanto gli allenamenti si
svolgono un solo giorno alla settimana. Partendo dal
presupposto che ogni contributo è essenziale, sono molti
i settori in cui il volontario può collaborare: il settore
organizzativo, logistico, sportivo e le attività collaterali.
Tutti possono diventare nostri volontari, anche coloro
che non hanno esperienza e che guardano la disabilità
con timore e diffidenza”.
Per mettersi a disposizione degli altri, di chi ha
bisogno, non ci vuole una capacità particolare,
un’abilità straordinaria, un’eccezionale predisposizione
dello spirito. Basta provarci. Chi desidera diventare
volontario dell’Associazione Sportiva Dilettantistica può
inviare un’e-mail a [email protected] oppure recarsi
direttamente nella sede di “Noivoiloro” in via Del Lavoro
7 a Erba.
Como Cronaca
Sabato, 25 febbraio 2012 25
Opere. Oltre confine si guarda al potenziamento della circolazione su rotaia,
con la limitazione del traffico automobilistico non residente. I collegamenti
transfrontalieri al centro di un incontro avvenuto la scorsa settimana
Traffico: le sfide della mobilità
I
l bisogno di mobilità è
sicuramente un tratto
caratteristico della
nostra società. Alcuni
studi, ad esempio, indicano
come da qui al 2025 ci sarà
un aumento del bisogno
di muoversi nel comasco
pari al 32% rispetto ai livelli,
già intensi, di oggi. Ma
se, soprattutto dagli anni
del boom economico ai
giorni nostri, il principale
mezzo di spostamento
di lavoratori e famiglie
è stata l’automobile, gli
scenari futuri stanno
riportando alla ribalta
altre forme di trasporto
come il caro e vecchio
treno. In Lombardia ci si
sta interrogando su questo
da qualche anno anche
se, a livello istituzionale,
si è ancora portati a
privilegiare la progettazione
e la costruzione di nuove
arterie stradali (pensiamo
ad esempio all’Autostrada
Pedemontana o la VareseComo-Lecco) visto che il
sistema viabilistico, ed un
esempio calzante riguarda il
comasco, risulta collassato
in quanto immutato nei
suoi assi principali dagli
anni del Regime fascista.
Peccato che da allora
sia trascorso quasi un
secolo e che la società odierna sia
completamente differente rispetto a
quella di 80 anni fa. A pochi chilometri
da Como, invece, il progetto di favorire la
mobilità alternativa è ormai diventato un
percorso senza via di ritorno. Da anni il
Canton Ticino sta investendo sulle linee
ferroviarie regionali e sui mezzi pubblici
dichiarando, ancora in modo occulto,
guerra all’auto privata. Ma tale politica
sta per diventare ben più manifesta. Città
come Lugano, infatti, non nascondono
che entro qualche anno il traffico
veicolare sarà bandito eccetto quello
dei residenti mentre già in un centro
più piccolo, come Chiasso, il transito
automobilistico è stato circoscritto ad
alcune vie. Una divergenza di priorità, o
di miopia da parte delle istituzioni anche
comasche, che è risultata ben evidente
dall’ultimo incontro istituzionale tra gli
Uffici di Presidenza della Repubblica e
Cantone Ticino e di Regione Lombardia
cui hanno partecipato anche i consiglieri
regionali comaschi Dario Bianchi (Lega
Nord), Giorgio Pozzi (PDL) e Luca
Gaffuri (PD). Al centro della discussione,
che si è svolta a Lugano, la mobilità
transfrontaliera nel corso della quale
sono stati illustrati i progetti in cantiere e
gli scenari futuri.
In modo particolare risultano
interessanti le opportunità che la
nostra città ed il territorio limitrofo
può avere dall’entrata in funzione della
linea Como/Bellinzona-MendrisioVarese con prolungamento ogni ora
fino a Malpensa. I lavori sulla direttrice
Arcisate-Stabio stanno procedendo
alacremente e per la nostra città
questo scenario ripresenterebbe un
collegamento con il capoluogo bosino
Congiuntura economica,
i dati di Confindustria
Nuovo rallentamento dopo i positivi segnali
avuti nel secondo semestre 2010
I
l Centro Studi di Confindustria
Como e Lecco hanno terminato nei
giorni scorsi le rilevazioni e l’analisi
dei dati riguardanti l’Osservatorio
Congiunturale sul secondo semestre
2011. A livello generale emerge per i due
territori uno scenario in rallentamento,
in linea con le tendenze nazionali. I dati
rivelano, per contro, alcune differenze
rispetto ai due orizzonti temporali sui
quali l’analisi è stata condotta: mentre
sul versante congiunturale, infatti, il
via ferro assente dal 1966, ovvero da
quando venne chiusa e smantellata
in fretta e furia la Grandate-Malnate
delle FNM. Una linea che interessa,
secondo studi ticinesi, almeno
7.000 utenti al giorno ma che corre
il rischio, almeno per Como, di fare
la fine della linea S10 ovvero quella
che collega Albate Camerlata a
Bellinzona. Il Consigliere di Stato
ticinese, Marco Borradori, non
ha avuto remore in proposito di
ricordare come un buon progetto
non abbia ancora potuto dare i
risultati sperati per alcune difficoltà
tutte comasche come la non volontà
di aver voluto realizzare un vero
e proprio punto sosta ad Albate
Camerlata per le auto (sono ancora
disponibili solo poche decine di
posti auto ricavati in fretta e furia
rapporto con la prima metà del 2011
segna il passo, con riduzioni medie del
4% per i principali indicatori esaminati
(domanda, attività produttiva e fatturato),
il confronto tendenziale, rispetto cioè a
quanto registrato nel semestre lugliodicembre 2010, si rivela positivo e indica
una leggera crescita, in particolare
riguardo all’andamento del fatturato
(+4.2%).
Gli ordini delle due province mostrano,
nel secondo semestre 2011, una
contrazione (-5%) rispetto a quanto
rilevato nella prima metà dell’anno dove
si era registrata, invece, una variazione
positiva e pari al 8,6% rispetto ai livelli
di fine 2010. Il rallentamento registrato
per la domanda ha inciso sicuramente
sull’attività produttiva delle aziende dei
due territori.
In riferimento all’approvvigionamento
delle materie prime le imprese rivelano di
non aver vissuto particolari criticità.
Positivi i dati sull’aumento di fatturato: nel
confronto con la parte finale del 2010 si
registra un incremento del 4.1%, anche se
asfaltando parte del sedime
occupato dall’ex fabbrica Rasa).
Como è poi direttamente
coinvolta, ancora una volta
con sensazioni non proprio
lusinghiere, negli scenari dovuti
al completamento del sistema
Alptransit. Cosa che suscita
perplessità e preoccupazioni
da una parte e dall’altra del
confine. Il sistema originario,
infatti, prevedeva un sistema ad
alta velocità da Basilea a Milano.
Oggi, di certo, c’è che nel 2020
tutto funzionerà al meglio fino
a Chiasso. Il quadruplicamento
e l’alta velocità tra Monza e
Como non è stato ritenuto un
progetto strategico dal Governo
Monti e ciò pone l’area sud
della città davanti ad un incubo
ovvero venire invasa da tir
che devono salire in qualche
modo sui convogli ferroviari
perché la Svizzera intende
proseguire sulla sua strada di
limitazione della presenza dei
mezzi pesanti su strada anche in
vista dei lavori di risanamento
del tunnel autostradale del
Gottardo che potrebbero portare
ad una chiusura della galleria
per almeno 900 giorni. Rete
Ferroviaria Italiana ritiene che
invece sia sufficiente aumentare
la capacità della linea ChiassoMonza tramite interventi di
potenziamento tecnologico
per consentire ai treni di
raggiungere la Brianza. In ogni caso è
emersa la necessità per il territorio lariano
di individuare un punto in cui realizzare un
polo logistico che consenta l’interscambio
autostrada-ferrovia ai mezzi pesanti.
Dall’incontro è emerso che Como, attesa
da un rinnovo dei vertici politici a maggio,
deve cercare di recitare al meglio la sua
parte sul fronte dei collegamenti ferroviari
con la Svizzera che, almeno per ciò che
concerne il traffico merci, sono fonte di
lavoro. Per i vicini confederati, infatti, non
è un problema dirottare su altre linee,
magari lungo l’asse del lago Maggiore fino a
Gallarate, parte delle loro aspirazioni per un
incremento dell’utilizzo della ferrovia ed in
questo caso la nostra città abdicherebbe ad
un ruolo recitato fin dal completamento del
primo tunnel ferroviario del San Gottardo
completato nel 1882.
Luigi Clerici
questo dato è molto influenzato dai buoni
risultati della prima parte dell’anno.
Sul fronte occupazionale nelle aziende
di Lecco e Como si registrano segni di
contrazione, anche se permane una certa
stabilità.
“I risultati dell’indagine sul secondo
semestre 2011 ci confermano quanto tutti
noi imprenditori già avevamo intuito –
commenta Francesco Verga, Presidente
di Confindustria Como -. Dopo i primi
sei mesi che prospettavano una ripresa
dei mercati e che ci hanno indotto ad
un cauto ottimismo, nella seconda parte
del 2011 le cose sono purtroppo un po’
cambiate e l’incertezza sul futuro ha avuto
delle ricadute sui fatturati. Apprendo però
con grande soddisfazione che, tra le leve
che gli imprenditori stanno utilizzando
per fronteggiare la crisi, dopo l’inevitabile
ridimensionamento dei costi ci sia la
ricerca di nuovi clienti, rivolta soprattutto
ai mercati esteri. Penso che al momento
questo sia l’unico strumento efficace per
contrastare la scarsa vitalità del mercato
italiano”.
Como Cronaca
26 Sabato, 25 febbraio 2012
Dal 24 al 26 febbraio
Torna a Villa Erba
ComoCasaClima
D
Nuovo appuntamento
al 24 al 26 febbraio torna,
a Villa Erba di Cernobbio,
con il salone dedicato
ComoCasaClima, il salone
al risparmio energetico,
specializzato dedicato
alla bio edilizia
al risparmio energetico, alla
bioedilizia e al costruire sostenibile.
e al costruire sostenibile.
Dopo il positivo successo
Lo scorso anno i visitatori
della prima edizione, con oltre
cinquemila visitatori, anche questo
furono cinquemila
appuntamento potrà contare sulla
collaborazione e sull’appoggio
dell’Agenzia CasaClima di Bolzano, autorità indiscussa
tecnico CRESME
tra gli addetti ai lavori, e sul patrocinio di Ance Como e Ricerche) e l’architetto Alberto Bruno dello Studio
degli Ordini degli Architetti e degli Ingegneri di Como.
MCA - Mario Cucinella Architects oltre ad un team di
Obiettivo della tre giorni, con 90 espositori, convegni,
professionisti altamente specializzati che collaborano
forum, workshop e dimostrazioni pratiche, vuole
con Agenzia CasaClima di Bolzano.
essere quello di sviluppare e far radicare nel territorio
Sabato 25, invece, in mattinata saranno le aziende
la cultura del risparmio energetico e del green
ad alternarsi presentando e lanciando i loro nuovi
building, che, oltre a favorire un futuro migliore per
prodotti nel Forum Prodotti dal titolo “Diversi modi di
tutti, sta anche diventando un percorso normativo
applicare l’efficienza energetica”.
obbligato.
A seguire, il “Pomeriggio altoatesino” durante
Per ampliare e rendere ancora più efficace l’opera
il quale le aziende altoatesine che partecipano
di sensibilizzazione sul risparmio energetico, in
a ComoCasaClima si succederanno in un ricco
questa edizione di ComoCasaClima sarà dato un
programma di presentazioni.
ulteriore impulso ai convegni che, nel pomeriggio di
Ma ci sarà spazio anche per dimostrazioni e
venerdì 24, si articoleranno intorno al tema “Abitare
applicazioni pratiche, che l’anno scorso hanno
nell’era solare” e vedranno alternarsi relatori illustri
riscosso grande successo tra i visitatori, e che
e qualificati come Lorenzo Bellicini (direttore
saranno focalizzate sulle tecniche edilizie innovative,
illustrate grazie al supporto di professionisti del
settore. Assolutamente da non perdere il workshop
in programma sabato 25: verranno eseguite pose
dal vivo in tempo reale di tre pareti con cappotti di
coibenti diversi e relativa posa corretta nel foro finestra
del controtelaio e dell’infisso. Un muro “sostenibile”
realizzato nell’arco di una sola giornata!
In concomitanza con ComoCasaClima previsto
anche, dal 23 al 25 febbraio presso la sede di ANCE
Como, il corso base CasaClima per progettisti
“Costruire intelligente”. Venerdì 24 sarà organizzata
per i partecipanti al corso una visita alla fiera per
permettere anche a loro di seguire i convegni.
Orari di apertura: dalle 9.30 alle 18. Ingresso: 5 euro.
Per informazioni: [email protected], www.
comocasaclima.com
2012_MANIFESTO 420X600 2-02-2012 15:51 Pagina 1
C
M
Y
CM
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CY CMY
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“Caccia
in Cucina”
fino al 4
marzo anche
a Como
D
al 20 febbraio al 4 marzo ci
saranno anche 41 ristoranti di
Como e provincia tra gli aderenti
a “Caccia in Cucina”, la manifestazione
patrocinata e sostenuta ogni anno
da Regione Lombardia, dalle Province
lombarde di Milano, Bergamo, Lodi,
Varese, Brescia, Pavia, Cremona, Monza
Brianza e Como e da Ersaf.
Tante le novità previste nell’edizione di
quest’anno, in un’ottica di rinnovamento
nella tradizione. Oltre
A Solzago
Venere
e il sole
con gli
Astrofili
Lariani
Abbondini
Colori compositi
De Sfroos,
Zanchini e Banco
di Solidarietà
L’apposita commissione
ha attribuito martedì 14
febbraio, all’unanimità, gli
Abbondini d’Oro a Davide
Bernasconi, in arte Van De
Sfroos, i coniugi Maria Pia
e Roberto Zanchini e al
Banco di solidarietà. La civica benemerenza è stata
assegnata a Bernasconi quale promotore di progetti
finalizzati al protagonismo e al talento giovanile
(Musica in rete-Indico) nonché per la sua valenza
artistica riconosciuta a livello internazionale. Maria
Pia e Roberto Zanchini operano instancabilmente
da decenni nel campo della carità, solidarietà
e assistenza a persone diversamente abili. La
fondazione Banco di solidarietà, infine, promuove
un’azione di sostegno educativo e sociale nei
confronti delle famiglie in stato di bisogno materiale
e particolare indigenza economica. La consegna
ufficiale dovrebbe avvenire sabato 3 marzo.
V
enerdì 24 febbraio, alle
ore 21.15, presso il
Centro Civico “Borella”
di Solzago di Tavernerio,
il Gruppo Astrofili Lariani
propone un incontro a cura
di Luigi Viazzo dal titolo “Il
transito di Venere sul Sole,
da Keplero al 2012”, in cui
sarà presentato l’avvenimento
astronomico clou dell’anno
2012, con una carrellata di
immagini del transito del
alla promozione delle selvaggina in
ottimi ristoranti del territorio, si
coinvolgono gli Istituti Professionali ad
indirizzo ristorazione della provincia
di Como. Al Centro di Formazione
Professionale di Via Bellinzona a Como,
così come all’Istituto Romagnosi di
Longone al Segrino e all’Istituto Vanoni
della sede staccata di Porlezza, nell’anno
in corso è stata offerta ai
ragazzi la possibilità di studiare da
vicino come si realizza un vero piatto
2004 e di quelli precedenti
fino all’inizio dell’epoca
telescopica. L’ingresso è libero.
Per informazioni, la sede del
Gruppo Astrofili Lariani si
trova in via Liberazione 5 a
Solzago di Tavernerio, presso
il Centro Civico “Borella”;
tel. 328.0976491 (dal lunedì
al venerdì dalle 9 alle 21);
e-mail: info@astrofililariani.
org; sito web: www.
astrofililariani.org.
della tradizione venatoria, dal
taglio delle carni sino alla preparazione
e degustazione in tavola.
Confermato il prezioso rapporto di
collaborazione con il “Consorzio Sapori
di Terra Sapori di Lago di
Como”, associazione che da anni
valorizza i migliori prodotti alimentari
locali, che nell’occasione possono
essere assaggiati sulle tavole dei
ristoranti aderenti all’iniziativa, insieme
ai piatti tipici a base di selvaggina.
Hai l’alcolismo in casa?
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I Gruppi Familiari Al-Anon
possono offrirti le informazioni
che cerchi
Telefona allo:
800 087 897
Castagni a rischio
per l’insetto killer
R
egione Lombardia dichiara guerra all’insetto killer che uccide le piante di
castagno, meglio noto come cinipide del castagno, e che in quest’ultimo
anno si è particolarmente diffuso nei boschi della fascia prealpina
lombarda. Nelle settimane scorse in Regione Lombardia è stata approvata
una raccomandazione che impegna la Giunta regionale a incentivare, sostenere
e finanziare la ricerca, promuovendo l’allevamento di nuovi insetti antagonisti
che uccidono il cinipide impedendo così che il
killer del castagno possa diffondersi ulteriormente.
Quest’anno saranno lanciate diverse migliaia di
in particolare i Comuni di
esemplari di questa specie di insetto antagonista
Canegrate, Cardano al Campo,
in particolare sui boschi delle province di Como
Cerro Maggiore, Gallarate,
e di Bergamo, e per i prossimi mesi su queste due
Inveruno, Lainate, Legnano,
province sono già stati programmati 16 lanci.
Nerviano, Parabiago, Pogliano
Dalla Regione Lombardia dichiarazione di guerra
Milanese, San Vittore Olona
anche nei confronti del tarlo asiatico, introdotto dal
e Saronno risultano essere i
Giappone probabilmente attraverso l’importazione
più colpiti, e con loro i parchi
di piante di bonsai, che sta arrecando danni
limitrofi, in particolare il Parco
notevoli in molti boschi della pianura e della fascia
Altomilanese, il Parco del
prealpina lombarda. L’Altomilanese e il Varesotto
Roccolo e il Parco dei Mulini.
risultano le zone più colpite dal tarlo asiatico, che
Gravemente minacciati sono
attacca una ventina di specie diverse di piante
anche il Parco della Pineta
divorandone il legno e causandone la morte:
di Appiano Gentile, il Parco
della Valle del Ticino, il Parco
Agricolo Sud Milano e il Parco
delle Groane, dove si rende
necessario l’abbattimento
delle piante colpite e il
monitoraggio totale delle
specie arboree a rischio. Nel
piatto per queste “campagne”
alcuni milioni di euro previsti
all’interno del piano triennale
delle attività fitosanitarie e
delle attività di produzione
e commercializzazione dei
vegetali.
Como Cronaca
rzo
3-4 ma
Il Pellegrinaggio nel 35° anniversario del ritrovamento
della sacra effigie proveniente dalla Calabria
A Maccio la pietra
di Santa Maria delle Grotte
I
l 3 e il 4 marzo, presso
il Santuario Diocesano
“Santissima Trinità
Misericordia” di Maccio,
Villa Guardia, proveniente
dalla Calabria, sarà esposta
“la pietra con l’immagine
sacra di Santa Maria delle
Armi.” La presenza di
questa immagine sacra
nella diocesi di Como fa
parte di un programma di
pellegrinaggio che vede
coinvolta anche la Chiesa
parrocchiale di San Raffaele
Arcangelo, nel quartiere
di Trullo in Roma, e si
concluderà il 7 marzo con lo
storico incontro in Vaticano,
Particolarmente
intenso il programma
delle celebrazioni
previste presso
il santuario diocesano
con il Santo Padre che
benedirà l’effigie Achirotipa
presente su una lastra di
pietra, durante l’udienza con
i fedeli, nella Sala Nervi.
Il pellegrinaggio è
stato organizzato dalla
“Fondazione Santa Maria
delle Armi”, dal Rettore del
Santuario, padre Domenico
Cirigliano, in occasione
dei solenni festeggiamenti
per il trentacinquesimo
anniversario dal
ritrovamento della sacra
effigie della Madonna
delle Armi, a seguito del
sacrilego furto avvenuto nel
maggio 1977. L’iniziativa
gode dell’alto patrocinio
del comune di Cerchiara
di Calabria, della provincia
di Cosenza e della regione
Calabria. Una regione, la
Calabria, molto legata alla
fede cattolica che esprime
la sua devozione con i tanti
santuari sparsi sul proprio
territorio, e quello della
Madonna delle Armi ne è un
fervido esempio.
Per l’organizzazione delle
giornate di festa previste
per il 3 e 4 marzo 2012 è
stato costituito un comitato,
presieduto dall’ing. Pietro
De Paola, che si occuperà
tra l’altro di fare in modo che
quei giorni possano essere
momento di fede per chi
già conosce e si affida nelle
preghiere alla Madonna
delle Armi, o le si avvicinerà
per la prima volta, ma anche
per chi ormai non riesce
più a recarsi al Santuario, a
causa di problemi di salute.
Pensiamo, per esempio ai
tanti calabresi che vivono
stabilmente da molti anni
in Lombardia che hanno il
desiderio di far conoscere ai
propri figli o ai lori amici, la
fede e la devozione verso la
Madonna.
Sarà anche un modo per
rievocare i momenti di
smarrimento, provato dai
devoti, a seguito del furto
della pietra sacra, nella
notte tra il 6 e il 7 maggio
del 1977, e la gioia per il suo
ritrovamento, il giorno dopo.
Il titolo Madonna delle
Armi deriva dal greco “Tòn
Armòn”, ossia delle grotte.
L’antica leggenda vuole che
nel 1450 alcuni cacciatori
videro una cerva infilarsi
in una piccola grotta del
monte Sellaro. Giunti al
suo interno non videro
più la cerva ma due icone
lignee raffiguranti i Santi
evangelisti. I cacciatori,
meravigliati del prodigio,
portarono le tavolette nella
loro città, Rossano, situata
nella pianura di Sibari, in
provincia di Cosenza, qui
però le tavolette sparirono
ripetutamente per essere
sempre poi ritrovate nel
luogo del loro rinvenimento.
Si decise quindi di edificare
una piccola cappella che le
custodisse. Durante i lavori,
un fabbro indispettito da
una pietra ovale, inservibile
al suo scopo, la ruppe con
un colpo deciso. Questa
si aprì in due: da un lato
l’immagine della Madonna
con il Bambino e dall’altro
San Giovanni Battista.
La prima è custodita
ancora gelosamente in
una cappella con marmi
policromi all’interno della
chiesa, l’altra fu trafugata e
trasportata a Malta.
Il Santuario della Madonna
delle Armi, con piena vista
sulla piana di Sibari e sul
Golfo di Taranto, si trova
nel territorio di Cerchiara
di Calabria (Cosenza),
alle pendici della catena
montuosa del Pollino. E’ un
complesso incastonato nella
roccia, risalente al XV secolo
d.C. e inserito nel Consorzio
dei Santuari Mariani per il
Giubileo 2000.
Francesco Mascolo
Il programma
Ecco il programma delle celebrazioni del 3 e 4 marzo presso il Santuario di Maccio.
sabato 3 marzo
ore 9.00 accoglienza presso la scuola dell’infanzia in Maccio via Europa
ore 10.00 Processione verso il Santuario SS. Trinità
ore 11.00 Santa Messa Solenne
ore 12.30 Pranzo Comunitario presso la scuola dell’infanzia
ore 14.30 Preghiere con i Bambini - Confessioni
ore 15.30 Musica e poesie dedicate alla madonna ed agli emigranti
ore 17.30 Recita del Santo Rosario
ore 18.00 Santa Messa
ore 19.30 Cena Comunitaria presso la Scuola dell’Infanzia
ore 21.00 Preghiera della Supplica alla SS Trinità
ore 21.30 Veglia di preghiera fino alle ore 08.00 del giorno successivo
domenica 4 marzo
ore 8.00 Lodi mattutine
ore 8.30 Santa Messa
ore 10.30 Santa Messa
ore 12.30 Pranzo Comunitario
ore 15.00 Processione per le vie di Maccio
ore 16.00 Santa Messa Solenne
ore 18.00 Santa Messa
ore 19.00 Rinfresco e saluti
ore 21.00 Preghiera della Supplica alla SS Trinità
ore 21.30 Veglia di preghiera fino alle ore 07.00 del giorno successivo.
❚❚ Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile
Quaresima: via Crucis
con San Luigi Guanella.
Un libro per meditare
I
n occasione dell’inizio della Quaresima il Centro Guanelliano di
Pastorale Giovanile e l’Editrice
Monti di Saronno hanno dato alle
stampe il libretto “Via Crucis con San
Luigi Guanella” Spiega don Roberto
Rossi, direttore del Centro: «Si tratta
di un testo che vuol aiutarci a vivere bene questa pratica di pietà tanto cara a san Luigi, utile per la meditazione personale, ma anche per
la celebrazione liturgica in chiesa e
nei gruppi». L’opera segue uno schema classico che presenta la Stazione,
un brano di Vangelo, una riflessione
tratta dagli Scritti di San Luigi, alcune intenzioni di preghiera. Le immagini utilizzate per le quattordici
stazioni sono quelle della Via Crucis lignea presente nel Santuario del
Sacro Cuore a Como, benedetta nel
1952 e opera degli scultori Vincenzo
Moroder e figlio di Ortisei. L’immagine di copertina e della quindicesima
stazione sono invece dell’illustratore
Vittorio Sedini.
Scriveva don Guanella: «L’esercizio
della Via Crucis fatto con pietà e di-
vozione può far parte della santa meditazione […] La meditazione è fatta
allo scopo di suscitare nel cuore, per
mezzo dei riflessi della mente, il fuoco della divina carità […] Vi entrano
i pensieri della mente, gli affetti del
cuore, tutto cooperando a maggiormente unirci a Dio».
Il testo è presente nelle migliori librerie, oppure direttamente presso il
Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile, via L. Guanella 13, Como; tel.
031.296783; e-mail: como.giovani@
guanelliani.it. (s.fa.)
Sabato, 25 febbraio 2012 27
Notizie flash
■ Sacro Cuore
24 febbraio esposizione
della Sacra Spina
Venerdì 24 febbraio, in occasione del
primo venerdì di Quaresima, come da
tradizione, presso il Santuario del Sacro
Cuore – Opera Don Guanella di Via T.
Grossi a Como, alle ore 17.00 si terrà
l’ostensione della Sacra Spina, con i
vespri solenni cantati, seguiti dalla
benedizione e bacio della reliquia e alle
18.00 dalla S. Messa.
La Sacra Spina, insieme ad altre
reliquie della Passione di Cristo, è
custodita in una teca all’interno del
tabernacolo dell’altare del Calvario.
Questo reliquiario ha un grande valore
storico e tradizionale per i Guanelliani,
in quanto fu donato a don Guanella dal
Beato mons. Andrea Ferrari, Vescovo
di Como e poi Arcivescovo di Milano,
come espressione del suo sostegno,
del suo incoraggiamento e della sua
amicizia.
Il gruppo degli amici di sempre,
unitamente al Consiglio di “ascolto”,
profondamente colpiti per la morte
improvvisa della sorella si stringono
con affetto e nella preghiera
a don Bruno nel ricordo di
Franca Maggioni
donna forte e generosa, figura
di spicco nella comunità ecclesiale
di Reggio Calabria.
Sondrio Cronaca
Fino al 28 febbraio
MOSTRA SU guanella
è stata inaugurata lo scorso venerdì la mostra “è Dio che fa. San Luigi Guanella,
spirito e carisma”. Presenti i curatori: lo storico Gualandris e don Mapelli.
I
n California vive un professore, considerato tra i maggiori esperti
internazionali in campo educativo, già nominato nel 2003
cavaliere dalla regina Elisabetta d’Inghilterra, per i suoi meriti
nella docenza. Il suo metodo, da lui pensato come proposta
per soccorrere il sistema scolastico del mondo occidentale, ritenuto
da molti non più al passo con i tempi, si fonda sulla necessità di
“cambiare i paradigmi dell’educazione”. In realtà, il “rivoluzionario”
metodo di Sir Ken Robinson sembra fondato sui principi essenziali
e portanti del metodo educativo di San Luigi Guanella (che fu,
peraltro, attento alle esperienze a lui contemporanee, come quelle
di Francesco De Sanctis e di Maria Montessori). Anche al di fuori
dal contesto ecclesiale, appare, dunque, più che mai attuale la
mostra: “è Dio che fa. San Luigi Guanella, spirito e carisma”, che è
stata inaugurata lo scorso 17 febbraio in un incontro col pubblico al
Cinema Excelsior di Sondrio. Dal 2008
gira l’Italia e ora è approdata nella Sala
La mostra è
Mostre Ligari della Provincia di Sondrio,
dove è anche possibile acquistare per
un viaggio di
soli due euro e cinquanta l’agilissimo
conoscenza
volume che la riassume, compendio
del pianeta
prezioso della vicenda umana di
quest’utilissimo “servo inutile” del
guanelliano che,
Signore.
in questo tempo
L’importanza di quest’evento è già
di smarrimento
dimostrata dalla collaborazione
educativo, diventa
convinta che ha unito le forze dei
diversi enti, istituti, associazioni e
un contributo per
movimenti cattolici della Provincia
riscoprire il senso
di Sondrio. Innanzitutto il Centro
autentico dell’atto
culturale don Minzoni, con il presidente
Aurelio Benetti, le Parrocchie dei Santi
e della dinamica
Gervasio e Protasio e Beata Vergine
Il catalogo della mostra
dell’educazione.
del Rosario, con l’arciprete don Marco
Zubiani e l’Istituto dei Salesiani, con
pedagogista presso l’Opera don Guanella spiegato i relatori, è sempre stata una
il direttore don Luca Fossati. La loro
di Nuova Olonio (di ciò daremo riscontro risposta a un bisogno immediato e
stretta collaborazione nell’organizzarlo
nel prossimo numero de Il Settimanale).
reale, costatato nelle situazioni concrete
concretamente ha trovato anche il
dei luoghi da lui indagati. La mostra è
sostegno dell’Istituto Pio XII, Acli, Azione Davvero appassionati nell’evocare il
ricordo di quest’«uomo di azione e di
un viaggio di conoscenza del pianeta
cattolica, Comunione e liberazione
riflessione», don Mariolino Mapelli,
guanelliano che, in questo tempo di
e Rinnovamento nello Spirito Santo.
Guglielmo Gualandris e Guido
smarrimento educativo, evidente anche
Come sempre nell’organizzazione degli
Scaramellini hanno tratteggiato il senso
in Italia, diventa un contributo per
eventi culturali, è stato fondamentale il
profondo della sua straordinaria «figura
riscoprire il senso autentico dell’atto e
contributo degli sponsor: la Fondazione
di educatore, resa credibile attraverso
della dinamica dell’educazione.
Credito Valtellinese, il Comune di
una fede vissuta e donata». La sua azione
a cura
Campodolcino, Bim e Rotary Club.
educativa, formativa e caritativa, hanno
di MILLY GUALTERONI
Introdotta dall’architetto Benetti e
da don Marco Zubiani, la mostra è
stata presentata da chi, nel 2008, l’ha
pensata e realizzata: don Mariolino
Mapelli, guanelliano doc presso l’Istituto
omposta di 50 pannelli, la mostra è divisa in quattro sezioni. La prima racconta
San Gaetano di Milano, e Guglielmo
lo spirito e il carisma di don Guanella, frutto vivo della sua assoluta fiducia in
Gualandris, storico e studioso di
Dio Padre e nella sua Provvidenza e riporta avvenimenti e riflessioni cruciali
agiografia. A loro si è unito lo storico
nella vita e nel pensiero del santo. La seconda è il ricordo di personaggi famosi, da
Guido Scaramellini, che martedì scorso
lui incrociati nel suo cammino. La terza è dedicata alle opere che i suoi religiosi
ha condotto il dibattito pubblico “Don
animano in Italia e nel mondo. La quarta alla Congregazione femminile delle figlie
Guanella, uomo della sua terra, santo
di Santa Maria della Provvidenza. Una mostra da assaporare lentamente cercando di
ed educatore: cosa ci insegna oggi?”
intercettare i raggi luminosi che ancora s’irradiano dal carisma di don Luigi Guanella.
insieme con don Attilio Mazzola,
(Fino al 28 febbraio. Giorni feriali: 9-12 solo per visite guidate; 15-18,30 ingresso
guanelliano e vicario episcopale per
libero, anche il sabato. Informazioni: telefono 0342-200041; [email protected]).
la vita consacrata, e Antonio Valentini,
Una mostra da assaporare lentamente
C
Sabato, 25 febbraio 2012 29
Dai vicariati
■ Morbegno
Via Crucis missionaria
Venerdì 24 febbraio, alle ore
20.30 nella chiesa di San Giuseppe,
le Commissioni Missionaria e
Vocazionale propongono una “Via
Crucis missionaria” ispirata al tema
della “Quaresima di fraternità”:
«Giustizia e pace si baceranno».
Interverrà con delle riflessioni don
Nandino Capovilla, referente di “Pax
Christi”.
■ Sondrio
«La porta della fede»
Sabato 3 marzo, alle ore 20.45,
introduzione alla Quaresima, in
Collegiata, attraverso i canti della
tradizione cristiana con il Coro
della Parrocchia di San Paolo di
Brugherio (Mb).
■ Sondrio
Catechesi con l’arte
Martedì 6 marzo, alle ore 21.00,
catechesi con l’arte al Cinema
Excelsior, a cura di don Andrea
Straffi, su “Il sacramento della
riconciliazione”.
■ Regoledo
Quaresimale 2012
I vicariati di Colico, Morbegno e
Talamona, propongono una serie di
incontri comuni per il Quaresimale
che si svolgeranno presso la sala
teatro “Beato Piergiorgio Frassati”
di Regoledo con inizio alle ore
20.45. Questo il calendario:
Mercoledì 7 marzo
“Introduzione generale
al racconto di Marco”
Relatore: don Ivan Salvadori
Mercoledì 14 marzo
“La chiamata dei discepoli
e la giornata di Cafarnao”
(Mc 1,16-39)
Relatore: don Marco Cairoli
Mercoledì 21 marzo
“Il Messia debole e le esigenze
della sequela” (Mc 8,27-9,1)
Relatore: don Marco Cairoli
Mercoledì 28 marzo
“Tra la tristezza e la luce:
la faticosa ricerca dei discepoli”
(Mc 10,17-52)
Relatore: don Ivan Salvadori
❚❚ Formazione
L’impegno del Vicariato di Sondrio per i catechisti
I
n risposta alla proposta per un nuovo
cammino di catechesi sollecitato dalla
nostra Diocesi, il Vicariato si Sondrio, durante l’anno pastorale in corso, ha programmato degli incontri di formazione per i
suoi catechisti. È un impegno che, a nome del
Vicariato, don Ferruccio Citterio si è assunto
e sta portando avanti con fedeltà e tenacia,
sollecitando i catechisti alla partecipazione
regolare a questi preziosi incontri.
Encomiabili sono la disponibilità e la costanza di don Battista Rinaldi, direttore dell’Ufficio diocesano per la catechesi, a seguirci passo passo nell’affrontare le varie situazioni che
possiamo incontrare nella catechesi e a guidare con semplicità e competenza gli incontri.
Ogni incontro si svolge in tre momenti: dapprima don Battista presenta e integra la scheda su cui si lavora con esempi pratici, segue
poi il laboratorio, parte fondamentale dell’incontro, che ci mette in gioco e ci dà la possi-
bilità di esprimere quello che concretamente
facciamo con i ragazzi. Nel terzo momento
don Battista valuta e critica in modo costruttivo il risultato del lavoro di gruppo e ci indica
il contenuto e il metodo corretto da seguire.
Un grazie particolare pertanto va espresso a
lui per la passione e il metodo pedagogico con
cui ci guida. Per noi è veramente un maestro
e siamo riconoscenti di poter contare sul suo
aiuto e sulla sua pazienza.
Scrive una catechista: «Sono felicissima di
aver iniziato questo percorso, innanzitutto
come grande possibilità di crescita per me e
poi perché posso così arricchire gli incontri
di catechismo con i bambini». Un altro aspetto positivo di questi incontri è “l’itineranza”.
Stupenda è l’accoglienza calorosa e fraterna
dei parroci che a turno ci accolgono nelle loro
parrocchie. Sondrio, Chiesa, Lanzada e Caspoggio sono le comunità parrocchiali che
hanno condiviso con noi la celebrazione eu-
caristica, brevi spazi per i saluti e l’interessamento e sempre un lauto pranzo preparato
dai volontari e offerto a tutti i partecipanti.
Una bella testimonianza da parte dei parroci
è stata la loro partecipazione al pasto comune
e al momento di preghiera.
Cosa dire di noi catechiste? Siamo veramente riconoscenti per l’aiuto che ci viene offerto
attraverso questi laboratori. Ci sentiamo ricaricate e certamente anche un po’ più competenti nel programmare e vivere i nostri incontri di catechismo. Oltre a tutto questo si è creato fra noi un rapporto di profonda amicizia
e il desiderio di continuare a incontrarci per
condividere le nostre esperienze e sostenerci
nella nostra “missione” di catechiste.
Da parte mia vivo questo impegno, per lo più
di manovalanza, coma “la mia missione”. Da
subito, quando don Alfonso Rossi, parroco di
Chiesa in Valmalenco, mi ha chiesto di seguire le catechiste, ho sentito la responsabilità
che mi veniva affidata . ma la grazia di Dio
non si lascia vincere in generosità, ed è arrivata puntuale. Don Ferruccio mi proponeva
di collaborare nella realizzazione di un percorso per la formazione delle catechiste che il
nostro Vicariato stava programmando. Ricca
dell’esperienza dei Laboratori Diocesani di
Pastorale su “Il primo annuncio e “La Parola
di Dio” a cui avevo partecipato, ho accettato
volentieri di offrire il mio servizio. È stata ed
è per me un’esperienza che mi dà tanto per la
mia formazione permanente di religiosa e di
catechista e che mi ha permesso di entrare subito nel mondo della catechesi soprattutto per
favorire scambi reciproci con le catechiste.
Concludo incoraggiando parrocchie e vicariati che non hanno ancora fatto questa esperienza a dare il via alla sua realizzazione, sicuri che don Battista Rinaldi è disponibile ad
accompagnarvi. Buon cammino!
SUOR IMELDA ZECCA
Sondrio Cronaca
30 Sabato, 25 febbraio 2012
Futuro della Provincia
Sondrio. Incontro tra gli amministratori delle valli lombarde
Le riflessioni della Fnp
Cisl sul tema attuale
Il Comitato Esecutivo della FNP-CISL
Territoriale di Sondrio, riunito in data
17 febbraio, preso atto della natura
e delle caratteristiche dell’azione di
“difesa della Provincia” promossa
dal presidente Sertori, «rileva – si
spiega in un comunicato – il rischio
di insuccesso di una iniziativa con
queste caratteristiche meramente
difensive, in presenza di un dibattito
a livello nazionale assai più articolato
e motivato». Il Comitato della Cisl
sottolinea quindi «l’opportunità e
l’urgenza di aprire un confronto tra
tutte le forze culturali, sociali e
politiche del territorio per un adeguato
approfondimento di tutta la questione.
A tale scopo – viene detto sempre nel
comunicato – una base di partenza può
essere la proposta dell’Unione Province
Italiane, che chiede al Governo di
“approvare una riforma organica delle
istituzioni di governo di area vasta”».
Secondo il Comitato emerge «la
necessità di avere un ente intermedio
elettivo tra la Regione e i Comuni,
troppo piccoli e numerosi anche
nella nostra regione e nella nostra
provincia, oltre che l’ovvia esclusione
di una richiesta di “autonomia”
costituzionalmente definita, quale
quella goduta dalle Regioni Autonome
o dalle Province di Trento e Bolzano,
impensabile nelle attuali condizioni
finanziarie e politiche del Paese.
Andrebbero poi prese in considerazione
le peculiarità del territorio montano
e della popolazione alpina. Queste
valutazioni porterebbero a praticare
la proposta lanciata dalla Regione
Lombardia riguardo a una ripartizione
del territorio lombardo in aree o fasce
da tenere presenti ai fini amministrativi
per la loro omogeneità».
Questo insieme di considerazioni
porta, infine, «all’ ipotesi di una
provincia alpina culturalmente e socioeconomicamente omogenea – si legge
nel comunicato –. Andrebbe anche
tenuto conto da subito di un’altra
richiesta contenuta nel documento
dell’UPI relativa alla necessità
“eliminare i costi e le disfunzioni
prodotti dalle duplicazioni di funzioni
e per razionalizzare l’intero sistema
istituzionale locale”. Da subito si
dovrebbe concepire una istituzione di
area vasta, dotata di adeguati poteri
per una gestione programmata delle
risorse locali, attraverso Piani di
sviluppo territoriale eco-sostenibile nei
campi economico-produttivo, formativo
e sociale».
«Solo tenendo in considerazione
l’insieme di motivi e di esigenze così
richiamati – conclude il comunicato – è
possibile impostare una seria riforma
degli Enti Locali entro una Regione
delle dimensioni della Lombardia».
Le montagne si parlano
N
ei nostri paesi, per indicare
Le relative proposte sono state illustrate
Un confronto di idee
che un ragazzo e una ragazza
in modo chiaro dal vicepresidente Fausto
incominciavano un rapporto
Gusmeroli. L’analisi è partita da un dato
per
offrire
poi
di fidanzamento, un tempo si
storico: la costituzione degli Stati nazionali
usava l’espressione: «si parlano», dove il
ha rappresentato la marginalizzazione
indicazioni,
suggerimenti
verbo non indicava più semplicemente
delle aree di montagna e lo smarrimento
uno scambio di informazioni, ma
della propria identità. La necessità di
e
proposte
alle
forze
diventava qualcosa di più serio, come
porre i confini sugli spartiacque, infatti,
l’elaborazione di un progetto di vita
ha diviso le comunità che avevano
politiche
chiamate
comune. Un’analoga forza pregnante
sempre avuto strettissimi rapporti tra
ha assunto il titolo dato all’incontro
un versante e l’altro. In questo modo si
a
decidere
il
nuovo
che si è tenuto a Sondrio, nella Sala
sono rotte quelle che erano le contiguità
delle Acque del Bim, nella mattinata
storiche e le comunità alpine sono state
assetto
amministrativo.
di sabato 18 febbraio. Lo scopo della
frantumate. Come ritrovare l’unità, pur
riunione, infatti, come ha sottolineato
nelle diversità? L’associazione Valtellina
Enrico Dioli, è stato quello di effettuare un confronto di idee,
nel futuro formula tre chiare proposte. La prima riguarda la
per offrire poi indicazioni, suggerimenti e proposte alle forze
costituzione di una provincia che raggruppa tutta la parte
politiche chiamate a decidere il nuovo assetto amministrativo,
montana della Lombardia. Fausto Gusmeroli ha poi voluto
che vede coinvolti Comuni, Province e Regioni. Mentre da
portare argomenti a sostegno di questa scelta, che appare
un lato, quindi, prosegue la raccolta di firme per conservare
molto innovativa: è più coerente con l’esigenza di un riordino
almeno l’esistente, cioè per evitare che, con l’abolizione
istituzionale; con essa la montagna (che costituisce il 40% del
della Provincia di Sondrio, i suoi abitanti scompaiano di
territorio lombardo) ritorna ad essere protagonista della sua
fronte al numero preponderante dei residenti nelle grandi
storia; costringe le popolazioni a incontrarsi di più e infine
conurbazioni, dall’altro si guarda più lontano e si formulano
si pone già nella prospettiva della creazione di una grande
progetti per offrire prospettive nuove alle genti di montagna,
regione alpina europea, la sola capace di salvare la montagna.
che hanno problemi comuni. Il primo passo è proprio quello
Il secondo punto prevede l’attribuzione a questa provincia
di incontrarsi e di confrontarsi. Per questo alla riunione di
montana delle risorse fondamentali, che sono l’acqua e
Sondrio, promossa dalle associazioni Incontri tramontani e
l’ambiente. La terza proposta riguarda il mantenimento e la
Valtellina nel futuro, erano presenti anche amministratori
valorizzazione dei Comuni. Essi vanno difesi, non solo perché
provenienti dalla Valcamonica e dalla Val Brembana. La
sono un’istituzione quasi millenaria, ma perché sono i luoghi
prima di queste due associazioni, come dice il suo nome,
dell’identità e della partecipazione dei cittadini. Naturalmente
era nata negli anni Novanta allo scopo di creare vettori di
anche nei loro confronti sono necessarie riforme e, soprattutto,
comunicazione tra le valli, perché queste avevano poche
l’accorpamento dei servizi. Su questi temi (l’amministrazione
relazioni fra loro e, peggio ancora, non facevano progetti
delle acque e l’accorpamento dei servizi comunali) sono poi
in comune. La ricetta proposta dal presidente Giancarlo
ritornati ampiamente Carla Cioccarelli (sindaco di Aprica e
Maculotti poggia sulla considerazione che spesso i gruppi
Presidente del Bim di Sondrio), Corrado Tomasi (Presidente
emarginati e ridotti nei ghetti sono diventati culturalmente
della Comunità Montana e del Bim della Valcamonica),
egemoni. Qualcosa del genere è avvenuto per le comunità di
Vittorio Marniga (Sindaco di Edolo), Vittorio Milesi (Sindaco
montagna. Affinchè esse ritrovino dignità e autonomia, sono
di Sanpellegrino) e altri intervenuti. Essi hanno portato
necessari tre elementi: una cultura alta e diffusa, l’eliminazione nel dibattito una grande concretezza e la consapevolezza
di ogni complesso di inferiorità e un rapporto costante e
che riforme strutturali così profonde non possono passare
costruttivo tra le valli.
attraverso semplici manovre economiche, ma richiedono
Un contributo importante al dibattito è venuto dalla riflessione
un’analisi più attenta della realtà locale.
maturata nell’ambito dell’associazione Valtellina nel futuro.
CIRILLO RUFFONI
Sondrio. Il presidente Massimo Sertori traccia un primo bilancio dell’iniziativa
Sono 15 mila le firme per “salvare” la Provincia
E
rano oltre 15 mila, lo scorso fine settimana, le firme raccolte per il mantenimento della Provincia di Sondrio.
«Questa iniziativa – ha affermato il presidente Massimo Sertori –, che unisce maggioranze e opposizioni, è un grande segno di
identità locale, che caratterizza la nostra comunità e il nostro territorio: i valtellinesi si
sentono un popolo». La Provincia di Sondrio
risulta essere l’unica d’Italia ad aver attivato
una simile iniziativa, definita da Sertori «un
elemento di pressione politica da non sottovalutare e tante più saranno le firme, tanto più
sarà incisivo».
I dati della raccolta, ancora in corso, sono stati
presentati alla stampa lo scorso venerdì, alla
presenza del sindaco di Sondrio, Alcide Molteni, del consigliere comunale di Chiavenna, Davide Trussoni, del sindaco di Morbegno, Alba
Rapella, dei vice-sindaci di Bormio e Tirano,
Luca Pedrana e Gianmartino Della Vedova, oltre che di Giocondo Cerri, per Cgil, Cisl e Uil,
Fabio Bresesti della Camera di Commercio.
«Negli ultimi giorni le firme hanno subito
un’accelerazione – ha spiegato Sertori –, segno che la comunicazione ha fatto breccia. Ho
girato nei vari gazebo e ho visto molta determinazione perché il ragionamento di tutti è: “non
abbiamo niente, e vogliono portarci via anche
la Provincia”. È quindi il momento di dire cosa
vogliono i valtellinesi, c’è stata un’impennata,
ma ci sono margini di miglioramento».
A sostegno dell’iniziativa si è espresso poi Fabio Bresesti. «Il tema è scottante – ha detto –,
non possiamo perdere un’identità come la
Provincia perchè da sotto Colico noi rappresentiamo meno del 2%». A seguirlo il rappresentante di Cgil, Csl e Uil che ha ribadito che
«il rischio di marginalizzazione che correrebbe la Valtellina è molto alto, soprattutto a livello lavorativo».
I rappresentanti dei cinque capoluoghi di
mandamento hanno sottolineato sia l’interesse dei cittadini per l’iniziativa, sia l’impor-
tanza di un ente ad elezione diretta che sappia
fare sintesi «soprattutto per un territorio così
frantumato e con una bassa densità di popolazione qual’è la provincia di Sondrio» ha dichiarato il sindaco di Morbegno.
«Prima salviamo l’importante istituzione provinciale – ha affermato Trussoni di Chiavenna –, poi pensiamo ad una riorganizzazione».
«Dobbiamo incentivare la raccolta – ha affermato Luca Pedrana, vice-sindaco di Bormio –,
nel nostro territorio è stato molto apprezzato
l’intervento della Provincia nella questione del
Piano d’Area». A fargli eco l’omologo di Tirano:
«Nella nostra città – ha detto – la responsabilità
della firma è molto sentita, le persone sostengono l’iniziativa in modo attivo». A concludere
gli interventi dei sindaci dei cinque capoluoghi di mandamento quello di Alcide Molteni.
«In due settimane – ha affermato –, abbiamo
superato le 15mila firme, un dato molto positivo perché dimostra la consapevolezza dei
cittadini di essere protagonisti».
Sondrio Cronaca
L’associazionismo
in parrocchia,
«casa tra le case»
Lo scorso sabato a Sondrio si è svolta
l’assemblea del Circolo Acli Centrale.
è intervenuto l’arciprete don Marco Zubiani.
«Nella parrocchia
c’è spazio per le
associazioni, che possono
essere utili strumenti».
F
edeltà al lavoro, alla democrazia,
alla Chiesa. Sono queste tre
“fedeltà” l’impegno delle Acli
che Carlo Frigerio, Presidente
del Patronato regionale, ha ribadito nel
suo saluto che ha dato il via, sabato 18
febbraio, ai lavori dell’Assemblea del
di Milly Gualteroni
Circolo Acli Centrale di Sondrio. Seduti
al tavolo dei relatori con Frigerio (primo
a sinistra nella foto), anche il presidente
del Circolo Pietro Pizzini, l’arciprete di Sondrio don Marco Zubiani e il
presidente provinciale Danilo Ronconi, che ha introdotto il tema di riflessione
dell’incontro: “Il valore dell’associazionismo nella comunità di oggi”.
Il tema è nato da una constatazione realistica: il mondo associativo vive, oggi,
un momento di difficoltà e ci si chiede se le associazioni abbiano ancora
un significato e un ruolo. Ronconi ha affrontato l’argomento ricordando
che il senso fondamentale che costituisce un’associazione è «la relazione,
cioè l’unione di ogni persona con gli altri per agire nella società». Oggi più
che mai, dunque, l’associazione può essere il luogo concreto in cui questo
nostro mondo, malato d’individualismo, ritrovi forza e vitalità. Non a caso,
la Costituzione italiana, ha ricordato, pone questo tra i diritti fondanti della
comunità civile.
Sabato, 25 febbraio 2012 31
Notizie flash
Attingendo alla psicologia, il Presidente
provinciale ha, quindi, sottolineato che
«l’associazione è un luogo privilegiato, dove
ci si può mettere in giuoco più facilmente,
dove essere accolti e ascoltati, esercitando
la tolleranza, la gratuità, la solidarietà. Nello
scontro, nel dialogo, nella comunione,
nel dissenso». Oggi, ha detto ancora, le
Acli devono recuperare il senso originario
che le ha fondate: un’unione di persone
che sentirono il bisogno di aggregarsi
per discutere i propri problemi e cercare
insieme le soluzioni.
Invitato a parlare sul tema, don Marco
Zubiani ha preso spunto dal Piano pastorale
2012 del vescovo Diego Coletti: “Il maestro
è qui e cammina con noi”. Da questo testo,
don Marco ha ripreso la metafora della
«parrocchia come casa tra le case». La
parola parrocchia, infatti, deriva dal greco
oikia che significa casa. è la casa in cui
«nascere alla vita cristiana»; la casa della
fede, che diviene «elemento di unità nella
propria esistenza»; casa della missione,
della collaborazione, della speranza.
Ancora, casa dell’incontro «nel dialogo
con tutte le persone, famiglie, associazioni,
strutture di volontariato, soggetti educativi,
sociali e culturali». Nella parrocchia,
dunque, c’è spazio per le associazioni, che
possono essere utili strumenti, attraverso i
quali la fede entra nelle situazioni concrete
della vita sociale. «Ricordiamoci che la fede
è incarnata e se la meta a cui tendere è il
Paradiso, non dimentichiamo che Gesù ha
promesso il centuplo quaggiù a chi lo segue,
accettando la Croce della vita umana»,
ha detto, precisando poi che «a Sondrio,
c’è spazio per tutti» e che se «non si deve
pretendere il monopolio di un’attività»
allo stesso modo «non si deve nemmeno
avere la pretesa di occuparsi di tutto».
L’invito dell’Arciprete è che le associazioni
si qualifichino sempre più nella loro
competenza e che la mettano al servizio
della comunità, disponibili a coordinare,
ma anche a lasciarsi coordinare. Come già
accennato sia da Frigerio che da Ronconi,
ha ricordato che oggi è fondamentale
lavorare in rete, portando gli uni agli altri il
proprio sapere. «Un esempio concreto? Non
tocca certo a un Circolo Acli occuparsi di
catechismo», ha concluso, «ma le persone
che lo compongono potrebbero parlare
ai catechisti e ai ragazzi di come si vive il
Vangelo nel mondo del lavoro».
■ Mantello
Torna la formazione per
genitori con R-Accordi
Nel mese di marzo riparte la formazione
genitori nei comuni di Cino, Cercino
e Mantello all’interno del Progetto
R-Accordi. Le serate nascono dalla
collaborazione tra Comuni, Parrocchia
di Cino e Cooperativa Sociale Insieme
di Morbegno e saranno condotte dalla
dottoressa Chiara Cavina (psicologa e
psicoterapeuta ASL Sondrio) e dagli
educatori della Cooperativa Insieme
Laura Candiotto e Emilio Ciapponi.
Gli incontri avranno per tema la
comunicazione tra genitori e figli.
Attraverso discussioni di gruppo, i
partecipanti potranno confrontarsi su
tematiche quali le regole, il rischio,
l’affettività, la sessualità, etc.
Alle serate possono partecipare anche
i genitori non residenti nei comuni di
Cino, Cercino e Mantello, iscrivendosi
telefonicamente (0342-614587). Il
primo appuntamento sarà quello di
giovedì 1 marzo, quindi giovedì 15 e 22
marzo. Tutti gli incontri si svolgeranno
presso l’oratorio di Mantello, con inizio
alle ore 20.30.
■ Sondrio
Sabato 25 l’assemblea
elettiva dell’Aido
Tempo di assemblee e di rinnovo
quadriennale delle cariche per l’Aido,
Associazione per la donazione di
organi, tessuti e cellule. In questo
periodo si incontrano i nove Gruppi
della provincia, dopo Pasqua vi sarà
poi l’Assemblea provinciale, quindi
quelle regionale e nazionale. Sabato
25 febbraio, alle ore 9.30, nella sede
di via Sauro 45 si terrà l’assemblea
dei soci del Gruppo Comunale di
Sondrio, che comprende gli iscritti di
Albosaggia, Castello dell’Acqua, Caiolo,
Castione, Cedrasco, Chiuro, Colorina,
Faedo, Fusine, Montagna, Piateda,
Poggiridenti, Ponte, Postalesio,
Tresivio.
Delebio. La scorsa settimana padre Egidio Tocalli ha presentato il suo libro
«D
iventare sacerdote
missionario è stata la
grazia più importante
della mia vita. Diventare
medico missionario è stata l’altra grazia
che ha riempito la mia vita».
Con queste parole ha esordito padre
Egidio Tocalli, missionario comboniano,
che giovedì 16 febbraio, su invito del
Circolo Culturale della parrocchia
di Delebio, ha presentato il suo libro
L’Africa chiama ancora.
Non è stata una conferenza, piuttosto
una conversazione tra amici, introdotta
dal prof. Sandro Dell’Oca che ha
presentato a grandi linee la figura di
questo straordinario sacerdote, nato a
Morbegno in un periodo difficile della
nostra storia. «Il libro mi è nato nel
cuore due anni fa a Verona – ha spiegato
padre Tocalli –, mentre assistevo i miei
confratelli anziani, come memoria
per me stesso e per ricordare i miei
confratelli martiri e tutte le persone che
mi sono state vicine e mi hanno voluto
bene. Il manoscritto è stato stampato
grazie alla sollecitudine ed all’aiuto
dell’amico Paolo Pirruccio».
Padre Egidio ha continuato: «Come è
stato buono il Signore a guidarmi da
bambino nei vari periodi della mia
vita. Due sono le persone che hanno
influenzato in modo determinante
le mie scelte: padre Celso Duca,
incontrato da bambino, e padre
Giuseppe Ambrosoli, che ho sostituito
per vent’anni nell’ospedale ugandese
di Kalongo dopo aver collaborato con
lui per un anno ed al quale devo la mia
L’Africa chiama
ancora
decisione di diventare medico».
Padre Egidio, raccontando le grandi
difficoltà incontrate nella sua opera di
sacerdote medico in un paese dilaniato
dalle guerre tribali, ha sottolineato come
si sia sempre sentito guidato ed aiutato da
Dio che – ha detto – «è come un gomitolo
il cui capo, se riesci ad individuarlo bene,
si srotola con linearità». Come sia riuscito
a conciliare il suo impegno di sacerdote
con quello di medico e di economo, lo ha
raccontato con emozione: «Dopo la mia
permanenza di un anno in Inghilterra,
mi sono trovato senza che alcuno mi
avesse avvisato, nel 1976, in Uganda con
padre Ambrosoli dal quale ho imparato
chirurgia tropicale. Con lui sono stato per
lo più a guardare fino a quando sono stato
inviato, da solo, a sostituire un medico
ammalato nell’ ospedale di Aber. Arrivato
là, ti accorgi delle grandi necessità, sei
solo e parti in quarta. Ti par di salvare il
mondo. Come sacerdote devi imparare
la lingua, celebrare Messa alla domenica
e nei giorni feriali (salvo poi dover
rinunciare per correre in sala operatoria),
come medico ti devi spendere per
tutte le necessità, dall’odontoiatria alla
chirurgia, all’ortopedia alla ginecologia
ed all’ostetricia. Tutto ti gratifica,
ma, mentre i mesi passano, la fatica
aumenta, le notti si accorciano, e tu ti
trovi senza più energie fisiche. Ecco che
corri il pericolo che la gratificazione lasci
il posto ad uno svuotamento interiore
dove ti trovi solo. A questo punto, però,
il buon Dio mi ha aiutato mandandomi
ad operare in un lebbrosario dove
gli impegni non erano così stressanti
ed ho potuto ricuperare il mio essere
sacerdote».
Padre Egidio ha parlato del suo impegno
missionario in Uganda sempre con
grande pathos, riconoscendo a Dio e a
padre Ambrosoli una vicinanza ed un
sostegno tali da renderlo forte di fronte
a qualsiasi difficoltà sia materiale che
spirituale. Per mostrare qualche esempio
della sua opera compiuta in trent’anni
di vita a servizio degli ugandesi, padre
Egidio si è avvalso di due filmati molto
belli, dei quali uno girato da lui negli
anni della sua permanenza a Kalongo
commentandoli in diretta.
A conclusione dell’incontro, il padre ha
suggerito questa riflessione: «Il gomitolo
vale anche per voi. Quando una persona
si guarda dentro e scopre che c’è
veramente il dito di Dio Provvidenza
che ci guida, soprattutto nelle scelte
fondamentali, vita consacrata o
matrimoniale, ecco che si raggiunge la
serenità nel sentirsi figli di Dio, e questo
vale per tutti».
GABRIELLA RICETTI
Alta Valle
32 Sabato, 25 febbraio 2012
Notizie flash
Incontri per la
famiglia in Santuario
■ Provincia
Estensione per carta
sconto sulla benzina
Approvazione unanime, in Commissione
finanze della Camera, per la risoluzione
firmata dal deputato valtellinese
Jonny Crosio insieme ai colleghi
Molteni, Rivolta e Fugatti, che prevede
l’estensione della carta per ottenere
lo sconto sulla benzina rilasciata agli
abitanti delle aree di confine con la
Svizzera nelle province di Sondrio,
Como e Varese. L’agevolazione, che
ha sin qui interessato 31 dei 78
comuni di Valtellina e Valchiavenna,
verrà dunque estesa a seguito della
rideterminazione delle fasce territoriali.
«Questo risultato rappresenta il
giusto riconoscimento per gli abitanti
delle province di confine, qual è la
nostra, penalizzati dagli aumenti
sul carburante – ha sottolineato
l’onorevole Crosio –. Gli ultimi rincari
hanno evidenziato ancora di più il
problema delle differenze di prezzo
con la vicina Svizzera, aumentato il
pendolarismo del pieno di benzina
e aggravato la situazione dei nostri
distributori, per questo siamo
intervenuti per sanare un’evidente
ingiustizia, chiedendo al Governo
di aumentare lo stanziamento per
sostenere la carta sconto e consentire
a un numero maggiore di cittadini di
poterne usufruire».
Il sì unanime della Commissione è
arrivato nonostante il contrasto emerso
fra i due membri del Governo presenti
alla riunione, i sottosegretari Vieri
Ceriani e Gianfranco Paolillo: il primo
sosteneva l’esistenza di elementi di
criticità, quali la copertura finanziaria e
il rischio di una procedura d’infrazione
dell’Unione europea nei confronti
dell’Italia. L’impegno del Governo, che
prevede lo stanziamento ulteriore di
20 milioni di euro, che si sommano
agli originari 40 milioni, consentirà di
aggiornare il meccanismo dello sconto
attraverso la rideterminazione delle
fasce territoriali e la rimodulazione
dell’entità dello sconto per fascia.
«Ora attendiamo che il Governo
dimostri con i fatti la doverosa
attenzione per le province di confine
con la Svizzera – ha concluso Crosio –,
nell’interesse dei benzinai, dei cittadini
e dei territori».
I
n vista del VII Incontro Mondiale delle
Famiglie, che si svolgerà a Milano dal 30
maggio 3 giugno prossimi, il Santuario della
Madonna di Tirano propone quattro pomeriggi
di preghiera per la famiglia nelle domeniche di
Quaresima dal 4 al 25 marzo.
Ciascun incontro si aprirà, alle ore 14.45, con
un momento di accoglienza nel salone “Beato
Mario”. Alle ore 15.00 comincerà quindi la
preghiera in Basilica con l’annuncio della
Parola di Dio, il commento e la riflessione,
seguiti dalla preghiera del Rosario. Dopo una
pausa di tempo libero, alle ore 16.30 sarà
celebrata la Messa.
I diversi momenti di incontro – che possono
essere vissuti in totalità o anche solo in
qualche loro parte – sono rivolti alle famiglie
e ai loro componenti, ai gruppi familiari e ai
gruppi di spiritualità che saranno coinvolti
nell’animazione dei momenti di preghiera.
Tirano. Lo scorso venerdì il pellegrinaggio vocazionale
■ A2A
Dopo Zuccoli si rinnova
il Consiglio di Gestione
Il Consiglio di Sorveglianza di A2A si
è riunito lo scorso 17 febbraio sotto
la presidenza di Graziano Tarantini e,
dopo aver ricordato l’opera dell’ing.
Giuliano Zuccoli ed aver rinnovato
la propria vicinanza alla famiglia, ha
provveduto, ai sensi dello statuto,
a nominare il prof. Carlo Secchi
componente del Consiglio di
Gestione di A2A. Il Consiglio di
Sorveglianza ha provveduto, inoltre,
a nominare il consigliere di Gestione
dott. Giuseppe Sala presidente del
Consiglio di Gestione di A2A.
Il Consiglio di Gestione, così integrato,
rimarrà in carica sino alla prima
riunione del Consiglio di Sorveglianza
successiva al suo rinnovo previsto con
l’Assemblea del prossimo 29 maggio.
La Parola è luce anche
di chi non può vedere
V
enerdì 17 febbraio i Vicariati di Tirano e di Grosio hanno svolto
il mensile pellegrinaggio vocazionale. Diversamente dagli scorsi
incontri, i ragazzi si sono ritrovati nell’Oratorio Sacro Cuore di Tirano:
neve e ghiaccio non hanno permesso di raggiungere la chiesetta
di Santa Perpetua, meta consueta di questi incontri. Quest’anno le serate
si articolano su brani della Sacra Scrittura nei quali la Parola si presenta
attraverso alcune immagini. Quello di venerdì era dedicato alla Parola “come
luce” e si rifaceva al Salmo 119: «Lampada per i miei passi è la tua parola, luce
sul mio cammino». Al centro dell’incontro è stata proposta la testimonianza
di Rocco Rosa, arrivato appositamente da Pavia. Raccontando la sua storia
ha testimoniato come la vita umana, anche nelle circostanze più dolorose e
tragiche, può essere illuminata dalla Parola. Era un ragazzino di 14 anni, un
po’ scavezzacollo, come si è descritto. Era poco interessato allo studio e per
conoscere si faceva guidare dalla curiosità. È stata proprio la passione a toccare
ogni cosa che un pomeriggio lo ha
spinto a far detonare una bomba a
mano inesplosa della seconda guerra
della fiducia e dell’onestà perché
mondiale. Non l’aveva riconosciuta e
ha incontrato persone che lo hanno
la disattenzione gli è costata entrambi amato. Così ha imparato a sua volta
gli avambracci e la vista. Quel
ad amare. Ha scoperto il potere
giorno ha perso tutto: si è ritirato da
terapeutico del condividere con
scuola, non ha mai concluso l’iter
altri disabili le proprie difficoltà. Si
formativo e ha vissuto i primi anni
è chiesto come mai delle persone
rinchiuso in casa, con la propria
potessero donare a lui il loro tempo
famiglia. È stato abbandonato dagli
e le loro energie. Ha iniziato ad
amici e ha perso la sua adolescenza.
avvicinarsi diversamente alla Parola,
Ma paradossalmente, grazie a quel
ad ascoltarla con un’attenzione mai
giorno ha riacquistato tutto. Grazie
avuta prima ed a meditarla con altra
alla sua disabilità ha compreso il
motivazione. Tutto si è trasformato
valore delle cose che solitamente
perché ha cambiato il centro del suo
sono scontate. Non subito: per
cuore e ha iniziato a farsi guidare da
cambiare rotta sono dovuti passare
quella luce. Rocco combatte ogni
tre anni dall’incidente. Una luce
giorno per raggiungere la propria
ha illuminato il suo cammino e
indipendenza ed autonomia di vita.
seguendola ha ritrovato pace: la
Si ritiene fortunato perché vede il
Parola. Sono stati di grande aiuto
proprio vivere con un alto standard
la vicinanza fisica e spirituale degli
di qualità. Per giungere a questa
amici della “Casa del Giovane” di
conclusione, però, è necessario
Pavia e un viaggio a Lourdes, durante
capire il suo metro di misura, chi
il quale ha incontrato le persone
ha occupato il centro del suo cuore.
che da lì in poi lo hanno seguito e
Gli sono state presentate diverse
sostenuto nella vita quotidiana e
proposte per rendersi autonomo,
dove ha conosciuto sua moglie. Ha
fra cui modernissime operazioni
riscoperto il valore dell’amicizia,
chirurgiche con le quali avrebbe
Una tre giorni biblica
per i giovani
La proposta
della
Commissione
Giovanile
intervicariale di
Tirano e Grosio
U
na tre giorni biblica è la proposta
di preparazione alla Pasqua per gli
universitari e i giovani lavoratori
dei Vicariati di Tirano e di Grosio. La
commissione giovanile intervicariale ha
organizzato un intero fine settimana di
ascolto e meditazione della Passione
secondo Giovanni. Guideranno l’incontro
«C’è un’esperienza
da fare gradualmente.
Un “sì” da dire tutti i giorni.
Dove sta il nostro tesoro,
lì sta il nostro cuore.
E così la Parola può
illuminare i nostri passi».
riacquistato parte delle competenze
motorie e percettive delle mani e
delle braccia. Le ha sempre rifiutate
perché si è reso conto che non
avrebbero comunque portato ad una
vera indipendenza. L’ha raggiunta,
invece, prendendo come modello
Bernadette Soubirous. Afflitta dalle
atroci sofferenze della sua malattia,
la santa prima di morire è arrivata
a negare di aver visto Maria. In
questo gesto Rocco si è sentito in
piena consonanza con la veggente
di Lourdes: nella sofferenza anche
lui è arrivato a rinnegare tutto. Da
questo è ripartito. Ma non basta la
decisione di un attimo, l’incontro di
un momento per seguire la luce. È
necessario mettersi in gioco in un
continuo cammino di maturazione
e di crescita. «C’è un esperienza da
fare gradualmente – ha commentato
Rocco –. Un “Sì” da dire tutti i giorni.
Dove sta il nostro tesoro, lì sta il
nostro cuore. E così la Parola può
illuminare i nostri passi».
con la Parola e la preghiera don
Roberto Seregni, vicario di Tirano, e
don Michele Gini, diacono che presta
servizio nella medesima parrocchia.
I ragazzi saranno ospitati presso le
Suore Angeliche di Teglio dal 2 al
4 marzo. La proposta è di certo più
impegnativa rispetto a quelle offerte
negli anni scorsi. Tuttavia, in questo
periodo di crisi, di precarietà e di
confusione si è scelto appositamente
di mettere al centro la Parola di Dio,
proponendo un periodo più intenso
LUCIA SCALCO
e prolungato di silenzio, ascolto e
meditazione.
Ai ragazzi delle superiori dei due
vicariati, invece, sarà dedicato il
“week end” del 24 e 25 marzo, quando
si ritroveranno presso l’Oratorio di
Tirano, vi trascorreranno la notte e
concluderanno il ritiro con la Messa
della domenica. Seppur organizzati in
particolare per due vicariati, entrambi i
ritiri sono aperti a chiunque, ragazzo e
giovane, vi voglia partecipare.
Lu. S.
Alta Valle
● Il progetto del Good
Samaritan Hospital
fu approvato nel 2003
● Migliorate le condizioni
della popolazione
da quando è in funzione
● Sono ancora necessari
interventi alla struttura
e per le risorse umane
Sabato, 25 febbraio 2012 33
Sernio
In visita a Roma
Al concistoro per il
cardinal Coccopalmerio
Monsignor Capelli e
l’ospedale nelle Solomon
D
al 2001 monsignor Luciano
Capelli, originario di Tirano,
svolge la sua attività pastorale
nelle Isole Solomon, dove
i Salesiani nel 1995 hanno ricevuto la
Parrocchia di Cristo Re, a Tetere (parte
est dell’Isola di Gualdacanal). Visitando
i villaggi, don Luciano ha incontrato
di persona i bisogni e le fragilità della
popolazione, arrivando così a definire
con chiarezza le priorità della gente.
Viste le numerose preoccupazioni per
il malfunzionamento della Clinica di
Tetere, ha deciso di inserire nel proprio
progetto parrocchiale decennale la
costruzione di un ospedale, il Good
Samaritan Hospital. Diverse risorse e
forze sono state messe in campo per la
sua realizzazione: la ONG italiana Amici
Missione Isole Solomon (Amis) che ha
fornito i volontari per eseguire i lavori, il
geometra Agostino Fagioli di Tirano che
ha completato i disegni, l’organizzazione
tedesca Papstliches Kindermissionswerk
che ha donato l’equipaggiamento
medico, i capi villaggio
che hanno offerto la terra,
il premier di Guadalcanal
onorevole Alebua ed altri
che hanno sostenuto e
facilitato la realizzazione del
progetto, approvato nel 2003
dal Ministero della Sanità.
I lavori, iniziati nel 2004 e
conclusi nel 2008, venivano
eseguiti durante i tre mesi
della stagione invernale,
quando i volontari Italiani
potevano raggiungere le
Isole. Questi sono stati
affiancati nei lavori da
qualche ragazzo formato
da loro in loco. A tutt’oggi
l’ospedale dispone di
un dottore permanente,
sponsorizzato dall’Amis,
e di personale infermieristico, di cui è
responsabile il Ministero della Sanità.
Quest’ultimo, inoltre, si occupa del
programma medico. La costruzione
dell’ospedale ha facilitato l’accesso ad
una struttura sanitaria per assistenza
medica a tutta la popolazione della zona,
che in precedenza doveva rivolgersi
alle cliniche locali oppure al lontano
ospedale nazionale nella capitale.
Le difficoltà che la popolazione di Tetere
denunciava a don Luciano durante le
sue visite riguardavano principalmente
gli alti livelli di mortalità materna
ed infantile. Questi erano dovuti
all’inesistente assistenza medica. Da
quando il Good Samaritan Hospital
è in funzione, le condizioni di vita
della popolazione locale sono molto
migliorate. Spiega don Luciano nella
Relazione 2008/2011: «La maggioranza
dei parti ormai avviene in un ambiente
sicuro per la donna, la quale viene
assistita durante tutto il percorso della
gravidanza. La mortalità materna e
neonatale è molto diminuita negli ultimi
4 anni. Inoltre, la maggior parte dei
bambini attualmente viene vaccinata e
seguita durante i primi 2 anni di vita».
Nonostante gli importanti
miglioramenti, don Luciano spiega
come siano ancora necessari molti
interventi, rispetto alla struttura e alle
risorse umane. Sono in particolar modo
queste a risultare più urgenti a causa
dell’esistenza di problemi di varia natura.
Quelli legati alla mentalità, alla cultura
locale, alle abitudini sono le barriere più
difficili da rompere. Altri, con l’aiuto di
finanziamenti esterni, sono facilmente
risolvibili. In primo luogo, si richiedono
training per gli infermieri effettuati da
persone qualificate. L’ospedale possiede
un ridotto personale medico, supplito
da infermieri. Così errori diagnostici e
terapici sono comuni e spesso tragici
per il paziente. Secondariamente,
è necessario un mezzo di trasporto
per le attività da svolgere all’esterno
dell’ospedale. Molte persone, infatti,
non possono raggiungere la
struttura oppure vi arrivano
in condizioni tali da non
poter più essere trattate,
a causa della mancanza
di informazione e di
educazione. Essere muniti
di un mezzo di trasporto,
quindi, consentirebbe
di effettuare opere di
prevenzione e di cura in
paesi remoti. Infine, si
richiedono medici per
un periodo di almeno
2-3 anni. Solo in questo
modo è possibile capire la
realtà locale, la cultura, le
abitudini e, di conseguenza,
aiutare veramente.
a cura
di LUCIA SCALCO
Un difficile contesto sociale
N
ell’Oceano Pacifico
c’è un gruppo di
mille isole di origine
vulcanica che formano
una nazione: le Isole
Solomon. Sono sperdute
zone equatoriali, su cui
costantemente si abbattono
tsunami, tifoni e terremoti.
I 550 mila abitanti hanno
origini etniche diverse: i
Melanesiani sono la maggior
parte della popolazione
(80%), il resto sono
Polinesiani, Micronesiani,
Cinesi, Australiani, Nuovo
Zelandesi ed Europei.
Vi sono in tutto nove
province: Guadalcanal,
la più grande, ospita il
Good Samaritan Hospital.
Tale struttura offre una
copertura sanitaria a circa
23 mila persone. Queste
sono organizzate in villaggi,
realtà molto diverse
dalla cultura europea
ed americana, con
un proprio modo di
pensare e di vivere. La
maggioranza della gente
non possiede nulla
e molti abitano nella
foresta quasi vergine.
Prevale l’analfabetismo
e per la maggior parte
della popolazione manca la
possibilità di un’istruzione.
Si vive in condizioni precarie,
senza aspettative e sogni per
il futuro. Le famiglie, formate
in tenera età, sono in genere
molto numerose. Ciò rende
difficoltoso per la donna
prendersi cura in maniera
adeguata di tutti i figli, non
avendo alcun mezzo per
farlo. In ambito familiare, la
figura maschile è pressoché
inesistente e domina sulla
donna, per
cultura. Un
problema
molto diffuso
è la violenza
domestica,
incentivata
oltre che da
quanto detto
anche dal
frequente
abuso di alcool. Esercitano
una forte influenza i costumi
e le tradizioni locali, che
variano significativamente
da un’isola all’altra. In caso
di malattia, per esempio,
prima viene consultato il
“dottore” tradizionale e solo
in un secondo momento ci
si rivolge all’ospedale. Dal
canto loro queste strutture
sono malfunzionanti a causa
della mancanza di risorse
finanziarie, del personale, di
esami e di strumentazioni.
Il personale medico ed
infermieristico è costretto a
lavorare in condizioni non
adeguate ed è sottopagato.
Diffusa, così, è la frustrazione
e demotivazione, che si
riversa sui pazienti. Il
personale stesso, poi, è poco
formato: scarseggiano i
medici ed il loro ruolo non
può che essere assunto da
infermieri non competenti in
materia. Il territorio è vasto
e la gente deve percorre
lunghi percorsi a piedi, delle
volte di un giorno, prima di
raggiungere le strade servite
dai mezzi pubblici. è facile,
allora, capire il fenomeno
di latenza diagnostica così
diffuso in queste zone, per il
quale le patologie vengono
riconosciute con grave
ritardo.
Annunciato lo scorso 6 gennaio al
termine della preghiera dell’Angelus da
papa Benedetto XVI, ha avuto luogo
sabato 18 febbraio, nella Basilica
Vaticana, il Concistoro Ordinario
pubblico per la creazione di 22 nuovi
Cardinali. Dalle mani di papa Benedetto
XVI, lo scorso sabato, ha ricevuto la
berretta rossa di cardinale l’arcivescovo
Francesco Coccopalmerio, cui è stata
assegnata la Diaconia di San Giuseppe
dei Falegnami in Roma. Nella sua
omelia il Santo Padre ha ricordato come
«nello svolgimento del loro particolare
servizio a sostegno del ministero
petrino, i neo-porporati saranno
chiamati a considerare e valutare le
vicende, i problemi e i criteri pastorali
che toccano la missione di tutta la
Chiesa. Ai nuovi Cardinali è affidato
il servizio dell’amore: amore per Dio,
amore per la sua Chiesa, amore per i
fratelli con una dedizione assoluta e
incondizionata, fino all’effusione del
sangue, se necessario, come recita la
formula di imposizione della berretta e
come indica il colore rosso degli abiti
indossati. A loro, inoltre, è chiesto di
servire la Chiesa con amore e vigore,
con la limpidezza e la sapienza dei
maestri, con l’energia e la fortezza dei
pastori, con la fedeltà e il coraggio dei
martiri».
La comunità di Sernio è così in festa
per un suo figlio illustre. A Sernio,
paese natale della mamma, il novello
Cardinale ha vissuto alcuni anni, ha
frequentato le scuole elementari del
paese e ricevuto la Prima Comunione.
Alla cerimonia a Roma era presente
una numerosa delegazione cittadina
guidata dal vicesindaco Gino Antonio
Giudici e dal parroco don Fiormaria
d’Abbondio. Presente a Roma anche un
gruppo di Tiranesi, guidati dal sindaco
Pietro del Simone, dall’assessore Bruno
Ciapponi Landi, assieme a don Alberto
Panizza. Legatissimo al Santuario
della Madonna di Tirano, il cardinal
Coccompalmerio ha molti amici in
città dove, fra l’altro, ha rappresentato
l’Arcivescovo di Milano alle celebrazioni
serali della conclusione dei 500 anni
dell’Apparizione.
Durante le Visite di Cortesia ai novelli
Cardinali il gruppo di Sernio si è
fermato a lungo con Coccopalmerio
che, con grande disponibilità e
attenzione, ha desiderato salutare uno
a uno i suoi concittadini valtellinesi.
Intrattenendosi con loro a lungo, in un
dialogo molto familiare, sono riemersi
così alla memoria di tutti numerosi
incontri avvenuti a Sernio e a Tirano in
questi ultimi anni.
A Roma il gruppo di pellegrini
serenaschi e tiranesi ha potuto anche
visitare con la spiegazione di guide
turistiche i più importanti monumenti
civili e religiosi della capitale. La
visita al Seminario Capranica, dove
è alunno un giovane di Sernio, e la
celebrazione della Messa presieduta da
don Alberto Panizza, presso la Cappella
dell’Almo Collegio, hanno concluso il
pellegrinaggio romano del gruppo.
IVAN GAMBELLI
Spettacoli
34 Sabato, 25 febbraio 2012
✎ il telecomando |
Scelti per voi
Tre film da non perdere
Changeling di C. Eastwood.
Usa 2008.
Una storia drammatica,
vera, per quanto assurda, un
cast convincente, una regia
strepitosa per un film che vi
commuoverà e farà riflettere
come tutti i film di Eastwood.
Domenica R4, 21,30.
Il Profeta, di Jacques Audiard. Francia 2009.
Un diciannovenne arabo malik, è condannato a 6 anni
di prigione. Analfabeta ma sveglio imparerà presto a
sopravvivere. Un crudo e avvincente ritratto della realtà
carceraria.
Lunedì Rai3, 21,05.
Welcome, di Philippe Lioret. Francia 2009.
Welcome è un racconto morale che si interroga sul concetto
di alterità e in cui è facile riconoscere i canoni dell’attualità.
Philippe Lioret mette al centro del suo film l’Altro, un
corpo estraneo da sfruttare o da espellere, senza una vera
possibilità di integrazione.
Sabato Rai3, 21,05.
Domenica 26. F.d. S., C5,
8,50. Ravasi ci spiega la parola
Misericordia. A sua immagine,
Rai1, 10,30. Free Willy 2, Italia1,
16,25. Storia dell’amicizia tra un
ragazzo e un orca. Quel pomeriggio
di un giorno da cani, Iris, 15,40.
Film drammatico di S. Lumet
con un giovane e straordinario
Al Pacino. Changeling, R4,
21,30. Eastwood si serve di
una impareggiabile A. Jolie per
raccontarci una storia vera per
quanto assurda. Da non perdere.
Walter Chiari, fino all’ultima
risata, Rai1, 21,30. Miniserie con
A. Boni. 1° parte. Presa diretta,
Rai3, 21,30. Cultura a fondo. Il
patrimonio artistico italiano. I
passi del silenzio, Tv2000, 20,30.
Doc su un monastero. Malcom
X, Che Guevara. Rai storia, 21,00.
Documentario. Sansone e Dalila,
Tv2000, 21,45. Film tv 2° parte.
Lunedì 27. Walter Chiari, fino
all’ultima risata, Rai1, 21,10.
Ultima parte. Il profeta, Rai3,
21,05. Il degrado delle carceri
francesi attraverso gli occhi di
un giovane arabo. Il gladiatore,
R4, 21,10. Film storico-epico .
L’infedele, La7, 21,10. Attualità
con Lerner. Voyager, Rai2, 21,05. A
quando risalgono le prime civiltà?
Martedì 28. Cado dalle nubi, C5,
21,10. Commedia con Checco
Zalone. Provaci ancora prof. 4
Rai1, 21,10. Fiction. Poveri ma
belli, Tv2000, 21,25. Un classico
del cinema italiano. Parole, parole,
parole, Rai5, 21,15. Film francese
degno di interesse. Via col vento,
R4, 21,10. Classico del cinema.
Mercoledì 29. Million dollar baby,
Rai movie, 21,00. Film “di e con”
C. Eastwood. Viaggio a…, R4,
21,10. In compagnia di P. Brosio 2°
appuntamento per un percorso tra
fede e ragione. Chi l’ha visto, Rai3,
21,05. Il padre delle spose, Rai 2,
21,05. Un film tv con L. Banfi, un
padre che deve fare i conti con
A Lugano
appuntamento con
“Celebrating Debussy”
“War Horse”
U
Biografico
Il film racconta una
fiaba moderna. Tratto
dall’omonimo romanzo
di Michael Morpurgo, è
candidato a sei premi
Oscar: tra qui quello
per miglior pellicola
e favorisce la sorte di soldati e civili.
Albert intanto, raggiunta la maggiore età,
si arruola volontario per la Patria e per
quel cavallo mai dimenticato. Fino a un
happy end inaspettato. Spielberg, dunque,
torna a raccontare una Guerra mondiale
(dopo la Seconda raccontata in “Salvate
il soldato Ryan”), ma lo fa attraverso una
fiaba a lieto fine che, pur visualizzando le
crudeltà inumane del conflitto mondiale,
esalta l’atmosfera da favola che permeava
già le pagine del libro. Non che manchino
le scene toccanti, come quelle del cavallo
che rimane incastrato nel filo spinato
delle trincee e viene liberato da un soldato
inglese e uno tedesco, per un attimo uniti
in un gesto d’amore verso l’animal e, ma
il tono scelto da Spielberg non è quello
documentaristico che aveva caratterizzato
“Salvate il soldato Ryan”, bensì quello
commedia
l’omosessualità della figlia. L’era
spaziale, Rai5, 21,15. Vincere la
gravità.
Giovedì 30. Il giovane
Montalbano, Rai1, 21,10. La
seconda indagine: Capodanno.
Piazzapulita, La7, 21,10. Attualità.
Venerdì 31. La morte e la
fanciulla, Rai movie 21,00. Un
noir di Polansky. Una sorta di
tragedia greca in chiave moderna.
Nanuk, Rai3 21,05. Documentari
naturalistici. Le invasioni
barbariche, La7, 21,00. Talk. Zelig
C5, 21,10. Varietà. Star Trek, It1,
21,10. Un prequel emozionante
che dosa bene emozioni e azione.
Sabato 1. Sulla via di Damasco,
Rai2, 10,15. Rubrica religiosa. Tv
Talk, Rai3, 14,55. Programma di
critica televisiva. Welcome, Rai
3, 21,10. Un giovane clandestino
cerca di raggiungere l’Inghilterra
attraversando la Manica a nuoto.
Peter Pan, It1, 19,00. Film per
famiglie.
■ Concerti
L’ultimo lavoro di Spielberg
n cavallo, fiero e coraggioso, un
ragazzo, sensibile e ostinato, e
un’amicizia che riesce a vincere
la lontananza e soprattutto la guerra.
Questa la storia di “War Horse”, il film che
Steven Spielberg ha tratto dal romanzo
omonimo di Michael Morpurgo e che è
candidato a ben sei premi Oscar, tra cui
la statuetta come miglior pellicola. La
storia è ambientata in Inghilterra, allo
scoppio della Prima Guerra mondiale.
Joey è un puledro esuberante, cresciuto
libero e selvaggio nella campagna inglese.
Separato dalla madre e acquistato per
trenta ghinee da Ted, un ruvido agricoltore
col vizio della birra, è destinato all’aratro
e a risollevare le sorti della famiglia
Narracott. Addestrato da Albert, il giovane
e ostinato figlio di Ted, Joey ne diventa
il compagno d’avventura inseparabile
almeno fino a quando i debiti e la guerra
non chiederanno il conto. Venduto
dal padre per far fronte all’affitto della
fattoria, Joey diventa cavallo di cavalleria
al servizio di un giovane capitano inglese,
che promette ad Albert di prendersene
cura e di riconsegnarlo a conflitto finito.
Ma la guerra, cieca e implacabile, falcerà
la vita dell’ufficiale e abbandonerà il
cavallo a se stesso. Galoppando da un
fronte all’altro e attraversando l’Europa
della Grande Guerra, Joey tocca la vita
di Tiziano Raffaini
di un grande racconto epico. Il film del
regista americano, infatti, sembra ispirarsi
al grande cinema classico: regia narrativa
e spettacolare, sempre calibrata e ricca di
suspense, e storia piena di valori positivi.
Quello dell’amicizia, su tutti, e poi il
coraggio, l’amore, la pace, la famiglia.
Con un finale che sembra un omaggio al
cinema di John Ford, con Joey e Albert
che tornano a casa, con un tramonto che
si staglia alle loro spalle. Dopo un’altra
fiaba, quella su “Tin Tin”, Spielberg
torna a raccontare le avventure di un
ragazzino alle prese con eventi molto più
grandi di lui, ma che riesce ad affrontarli
e a mantenere una purezza d’animo
e di sentimenti. Senza mai perdere la
speranza.
PAOLA DALLA TORRE
Con un ricercato programma intitolato
“Suites di tutti i tempi” prosegue
la stagione concertistica luganese
“Celebrating Debussy. Debussy e la
Grande Guerra: distruzione e rinascita.”.
Domenica 26 febbraio alle ore 17,
presso l’auditorium Stelio Molo della
Radio Svizzera Italiana, si terrà il
secondo appuntamento della rassegna.
Protagonista del momento musicale
sarà il giovane e già affermato pianista
francese François Dumont che, nel suo
corposo curriculum, vanta numerosi
riconoscimenti tra cui il quinto premio
al prestigioso concorso Chopin di
Varsavia nel 2010 e il riconoscimento
“Rivelazione strumentale dell’anno” nel
2011 per le “Victoires de la Musique”
in Francia. L’artista ha scelto di
interpretare: “Suite in sol minore” di J.
S. Bach, “Suite Bergamasque” di Claude
Debussy e “Out of doors” di B. Bartok.
ELENA OREGGIONI
drammatico
drammatico
oratori
Iron Lady
Benvenuti al nord
Albert Nobbs
The help
Altre sale della comunità
La storia di una donna - il primo
ministro britannico Margaret Thatcher
- che ha rotto le barriere del genere e
della classe per essere ascoltata in un
mondo dominato dagli uomini.
Sequel del fortunato Benvenuti al Sud,
il film mostra l’altra faccia del dualismo
nazionale. Questa volta è il meridionale
Alessandrio Siani a far visita all’amico
milanese Claudio Bisio.
Adattamento della commedia di una
donna irlandese del XIX secolo che
si traveste da uomo e lavora come
maggiordomo per venti anni.
La storia di Skeeter, la domestica
Aibileen e Minny, tre donne
straordinarie del profondo Sud degli
Stati Uniti nel 1962. Periodo in cui si
iniziava a sentire l’aria di cambiamento.
Domenica 26 febbraio nella sala
dell’oratorio di Lipomo verrà proiettato
il film di animazione Arthur 3.
Il film andrà in scena nella sala
della comunità di Menaggio dal 24
al 28 febbraio.
Il film nella sala della comunità di
Livigno dal 23 al 26 febbraio.
Il film è in programma nella sala
della comunità di Sondrio dal 23
al 29 febbraio. La proiezione di
giovedì 23 sarà in lingua originale.
Il film andrà in scena nella sala della
comunità di Chiavenna dal 25 al 27
febbraio.
Nella Sala gialla dell’oratorio di Albate,
sabato 25 febbraio, andrà in scena il
film “Il responsabile delle risorse
umane”, nell’ambito della rassegna
“Oltre Lo sguardo”.
Lettere e Rubriche
Sabato, 25 febbraio 2012 35
❚❚ Lettere al direttore.
Tornando a parlare di Emergency...
C
aro Direttore, le scrivo in merito all’articolo “Gino
Strada a Sondrio racconta la “sua” Emergency. In
particolare, a cogliere la mia attenzione, è stato un
sottotitolo in grassetto che recitava : “A sostegno di
Emergency, una ideologia che pretende di salvare l’uomo
facendo a meno di Dio.”
Io ero presente all’incontro, e sottoscrivo in pieno tutta la
prima parte dell’articolo.
Quando però passiamo alla seconda parte, quella delle
due “osservazioni”, non posso fare a meno di notare come
tali osservazioni siano superficiali e a mio avviso poco
approfondite. Innanzitutto, Strada non ha parlato di Dio.
È questa omissione una colpa? Io non sono di questo parere.
A mio avviso, inoltre, non sarebbe potuto essere altrimenti:
Strada parlava di Emergency, di ciò che fa nel mondo, degli
ideali che essa persegue, e sono ideali che non possono che
essere condivisi. Quanto alla questione della religione, se
fosse portata avanti insieme agli ideali prima menzionati,
in molti contesti sarebbe più d’impiccio che di aiuto, in
quanto zone di guerra come l’Iraq, il Sudan, l’Afghanistan
sono zone instabili dove l’odio confessionale ha concorso
non poco ad aggravare le cose e dove ogni piccola cosa viene
vista come una provocazione. Per questo trovo necessaria
e condivisibile il fatto di non parlare di Dio né di portare
avanti un concetto simile (nemmeno nella visione più
“panteistica” che va molto di moda oggi, ma che richiede
un capitale culturale importante alle spalle che chiaramente
non può essere trovato in paesi devastati dalla guerra e dalla
povertà) nelle proprie attività, ma invece di seguire dei valori
che sono in linea con gli stessi valori cattolici e cristiani.
Melgara ha un’opinione diversa, descrivendo Emergency
quasi come un drago a sette teste, alfiere dell’ateismo, di
una visione monomanichea dell’esistenza, di un mondo
senza Dio…
Di quella ideologia titanica di cui parla Melgara, io non ne
ravviso gli estremi. Se l’ideologia titanica di cui lui parla
e che tanto aborre è quella di convincere ogni uomo ad
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numero 24/76 del 23.12.1976
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aiutare il prossimo, qualunque prossimo (e non un prossimo
politically correct!), io non vedo nulla di più aderente, di più
vicino al grande comandamento che Cristo ci ha lasciato:
ama il prossimo tuo come te stesso. Melgara polemizza che
in questo quadro Dio ne viene escluso; Strada effettivamente
nel suo intervento non ha parlato di Dio, di religioni, di fedi
e di colori di pelle: ha parlato di uomini.
Ma pure ammettendo che Melgara abbia ragione, e
davvero l’ideologia di Emergency sia profondamente
ateista, il problema di fondo non si porrebbe comunque:
pure guardando la situazione in quest’ottica io, credente,
dovrei sentirmi spronato dall’esempio dei cooperanti di
Emergency che (nonostante tale supposta ideologia atea e
nichilista) vivono il vangelo con molto più coraggio di buon
parte di noi, che scriviamo queste righe al caldo delle nostre
case, con i nostri enormi e insormontabili piccoli problemi
quotidiani, in un mondo che deprechiamo ma dove c’è cibo,
dignità, acqua, sicurezza.
Inoltre, Strada non ha fatto il minimo accenno a questioni
del tipo bene/male, se non quello riportato secondo il quale,
se tutti noi facessimo un piccolo pezzettino, ci ritroveremmo
in un mondo migliore senza accorgercene. Non è forse vero?
Ognuno deve agire nel bene di tutti, e noi cristiani più di
tutti gli altri perché questo è ciò che dicono i nostri valori,
gli insegnamenti di chi ci ha preceduto, le splendide parole
dei profeti, degli apostoli e di Cristo.
Incredibile –e per certi versi persino paradossale- il finale
dell’articolo di Melgara: come si può criticare Emergency
perché “nella sua attività porta con sé lo spirito anti
capitalista e anti imperialista che fu la filosofia di quegli
anni (parlando del ’68)”? Bene, io non vedo crimini in
questo né motivi di biasimo, anzi! E mi dispiace che,
così scrivendo, Melgara sembri mettere capitalismo e
imperialismo dalla parte del bene. Non mi pare che la
Chiesa, per lo meno quella moderna, sia mai stata capitalista
o imperialista, e se anche lo fosse stata, lo è stata nell’errore.
Gesù, nell’incontro col giovane ricco a cui egli richiede di
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vendere tutto e seguirlo (Mc 10, 17-25) indica bene quale
sia la via della salvezza: “Quanto difficilmente coloro che
hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!”. E infatti il
capitalismo nasce (secondo quanto teorizzato ed esposto
da Max Weber agli inizi più di un secolo fa eppure ancora
non superato da nessun’altra teoria socio-economica) nel
solco della tradizione protestante –calvinista, e non certo
per via della tradizione cattolica.
Per non parlare poi dell’imperialismo, che è una delle
ideologie politiche che più contrasta col principio di
uguaglianza di ogni uomo, e del fatto che tutti noi, nessuno
escluso, siamo figli dello stesso Dio, guidati tutti dallo Spirito
Santo (Rm 8, 14-17)?
Ecco perché non condivido l’opinione di Melgara, ecco
perché da credente sostengo Emergency e le associazioni
(anche se fossero atee!) che operano per il bene e per la
pace: perché credo che i valori che Cristo ci ha donato non
vadano applauditi solo quando siano esercitati e sbandierati
nel Suo nome, ma ogni volta che essi vengono messi in
pratica, in qualunque posto del mondo, da qualunque
tipo di organizzazione. Perché siamo per l’appunto noi
uomini, guidati dalla Parola, che abbiamo il compito di
aiutarci a vicenda. Dio ci ha regalato un mondo splendido:
la sua opera creatrice cessa però al sabato (Gn 2,3). Sta a
noi uomini, a tutti noi uomini, impegnarci ogni giorno per
rendere il mondo sempre più a Sua immagine e somiglianza.
Federico Gusmeroli
Lettere al direttore
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