Tomáš Špidlík
LA PREGHIERA
secondo la tradizione dell’Oriente cristiano
“È il tempo quando fiorisce il tiglio”
Lipa
Indice
© 1 edizione francese 1988, Pontificio Istituto Orientale,
Roma
© 1a edizione italiana 2002 Lipa Srl, Roma
1a ristampa gennaio 2008
a
Lipa Edizioni
via Paolina, 25
00184 Roma
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fax 06 485876
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Autore: Tomበ·pidlík
Titolo: La preghiera secondo la tradizione dell’Oriente cristiano
(titolo originale: La spiritualité de l’Orient chrétien. La prière)
Traduzione: Maria Campatelli e Manuela Viezzoli
Collana: Pubblicazioni del Centro Aletti
Formato: 130x210 mm
Pagine: 568
In copertina: particolare di un dipinto di Marko I. Rupnik
Selezioni di copertina e stampa: Studio Lodoli Sud, Aprilia,
gennaio 2008
Premessa...................................................................
15
1. Uno sguardo generale alle fonti ...........................
21
I. I Padri e gli autori spirituali...................................
22
I Padri antichi, p. 22; I Padri alessandrini, p. 23; Gli
scritti monastici, p. 24; L’età d’oro della patristica
greca, p. 26; I bizantini, p. 29; L’esicasmo athonita, p. 31; I copti, p. 33; I siri, p. 34; Gli armeni, p.
39; I georgiani, p. 40; I russi, p. 41.
II. I documenti liturgici .............................................
III. La poesia liturgica ...............................................
48
L’innografia greca, p. 48; Forme dell’innologia del
rito bizantino, p. 50; La poesia siriaca, p. 53; L’innologia armena e georgiana, p. 54; I canti liturgici
d’Etiopia, p. 54.
2. Il dialogo divino-umano.......................................
57
La necessità della preghiera, p. 57; Le definizioni
della preghiera, p. 60; Le diverse forme di preghiera, p. 63; La preghiera al Padre, p. 65; Figli per
mezzo del Figlio, nello Spirito Santo, p. 66; L’unico Mediatore, p. 67; Nello Spirito, p. 68; L’epiclesi, p. 70; La devozione all’umanità di Cristo, p. 72;
La contemplazione dei misteri della vita di Cristo,
p. 74; Imitazione dei santi, p. 75; Anamnesi ecclesiale, p. 76; L’intercessione dei santi, p. 78; Il culto
della Madre di Dio, p. 79; Gli angeli, p. 80.
3. La preghiera di domanda.....................................
Proprietà letteraria riservata Printed in Italy
codice ISBN 88-86517-69-6
43
I principali libri liturgici bizantini e armeni, p. 43;
I libri dei copti e degli etiopi, p. 44; La liturgia dei
siri, p. 45.
Rivolgere le domande a Dio, p. 83; L’azione di grazie, p. 83; La preghiera di domanda nella pedagogia
83
IV. L’escatologismo liturgico......................................
divina, p. 85; L’esaudimento, p. 88; La volontà di Dio,
norma delle domande, p. 92; L’ordine delle domande, p. 93; Domandare le «grandi cose», p. 95; La preghiera per la remissione dei peccati, p. 96; Le preghiere per gli altri, p. 98; Le preghiere per i morti, p.
101; Le preghiere per i beni temporali, p. 102; La perseveranza nella domanda, p. 102; Il miracolo, p. 104.
4. La preghiera del corpo.........................................
147
L’attesa della parusia, p. 147; Il carattere epicletico,
p. 148; L’escatologismo penitenziale, p. 148; Il senso escatologico dell’ufficio divino, p. 149; La santificazione del tempo, p. 150; L’ufficio divino –
tempo di ispirazioni, p. 151.
107
Il corpo nella preghiera, p. 107; Il senso del corpo,
p. 108; I gesti tradizionali, p. 110; Il segno di croce, p. 111; Le genuflessioni, p. 112; La preghiera vocale, p. 113; Il senso pedagogico delle preghiere vocali, p. 115; La forza delle parole, p. 115; Il carattere sacro delle preghiere vocali, p. 118; Recita di
formule fisse o preghiera libera?, p. 119; La glossolalia, p. 121; Preghiere lunghe o brevi?, p. 122; La
polilogia, p. 123; La recita in comune, p. 125; Il canto, p. 126; I salmi, p. 127.
V. I sacramenti ..........................................................
152
La vita cristiana e sacramentale, p. 152; Il carattere contemplativo dei sacramenti, p. 152; Le preghiere escatologiche, p. 153; Il carattere ecclesiologico, p. 154; La preparazione ai sacramenti, p.
155; Il battesimo, p. 155; La confermazione, p. 156;
La comunione frequente, p. 157; Gli effetti dell’eucarestia, p. 159; L’eucarestia e l’esperienza mistica,
p. 162; La confessione, p. 163; L’unzione dei malati,
p. 164; Il matrimonio, p. 165; Il sacerdozio è a beneficio della Chiesa, p. 166; La spiritualità sacerdotale, p. 167.
5. La preghiera liturgica ...........................................
129
6. La lettura meditata ...............................................
169
I. Carattere comunitario............................................
129
I. Il libro spirituale ....................................................
169
L’assemblea cristiana, p. 129; La forza unificatrice
dei riti, p. 131
II. Carattere dossologico............................................
132
Splendore della gloria di Dio, p. 132; La liturgia come insegnamento della verità, p. 133; L’aspetto
contemplativo della liturgia, p. 134; Il carattere mistico della liturgia, p. 135; Spiegazione allegorica
della liturgia, p. 135; La bellezza della liturgia, p.
137; L’insegnamento tradizionale, p. 139.
III. Il carattere d’anamnesi e d’eucarestia..................
Il memoriale delle grandi opere di Dio, p. 141; Le
feste – anamnesi solenne, p. 142; La celebrazione
spirituale delle feste, p. 144; L’azione di grazie –
l’eucarestia, p. 145.
La comunione spirituale, p. 169; Una «seconda navigazione»?, p. 170; La Bibbia, p. 172; L’estensione del nome «Sacra Scrittura», p. 173; I florilegi patristici, p. 174; Le omelie dei Padri, p. 175; Le biografie dei santi, p. 176.
II. La ricerca del senso spirituale ...............................
141
177
Al di là della «lettera», p. 177; «Scrutate le Scritture», p. 179; Tipologia e allegoria, p. 179; L’esegesi
morale, p. 180; L’esegesi mistica dei siri e degli armeni, p. 181.
III. La meditazione....................................................
Haga – meletân – meditari, p. 183; Imparare a mente, p. 185; Le «testimonianze» delle Scritture, p.
185; La ragione discorsiva nella meditazione, p. 186;
183
«L’uso delle facoltà», p. 188; L’uso dell’immaginazione nella meditazione, p. 190.
7. La contemplazione ...............................................
195
I. L’Oriente contemplativo ........................................
195
Maria orientale – Marta occidentale?, p. 195; Due
mentalità diverse: una obiezione contro la contemplazione, p. 197; Studio del vocabolario, p. 199;
Theoría, p. 201; Gnôsis, p. 202; Definizione della
contemplazione, p. 203.
II. L’oggetto della contemplazione.............................
204
La scienza degli esseri, p. 204; La contemplazione
non è la visione della «superficie» delle cose, p.
205; La contemplazione filosofica e il suo oggetto,
p. 206; L’oggetto della contemplazione spirituale
non è il lógos filosofico, l’idea, la definizione, p. 207;
La scienza «semplice» e la scienza «spirituale», p.
208; L’ostilità dei monaci al sapere razionale, p.
208; Il theotelés lógos, p. 210; Le diverse «incorporazioni» del Lógos, p. 211; La voce dell’universo, p. 213; La volontà di Dio, p. 214; La «saggezza
del mondo», p. 215; La visione escatologica, p. 216.
III. L’organo della contemplazione ............................
Le formule, p. 231; La purificazione deve precedere
l’illuminazione, p. 232; Le virtù introducono alla conoscenza, p. 233; La carità è la «porta della gnosi»,
p. 233; La vita in Cristo conduce all’illuminazione,
p. 234; La katábasis si converte in anábasis, p. 235;
Dal visibile alla conoscenza dell’invisibile, p. 236;
V. I gradi della contemplazione .................................
238
Lo schema evagriano, p. 238; La contemplazione
naturale, p. 240; L’«esegesi morale» del cosmo, p.
241; L’ispirazione alla lode di Dio, p. 242; La bellezza del mondo, p. 243; La contemplazione delle
realtà invisibili, p. 245; La contemplazione della
provvidenza, p. 247; La contemplazione del giudizio, p. 249; La teologia, p. 250; La visione celeste,
p. 251.
8. La mistica .............................................................
253
I. Alla soglia della non conoscenza............................
253
La verità è mistica, p. 253; Il mistero cristiano, p.
254; Il risveglio della conoscenza mistica nel IV secolo, p. 256; Le immagini della salita mistica, p. 258;
L’ascesa al monte Sinai, p. 259.
II. La teologia negativa .............................................
218
Il nou`" – facoltà divina, p. 218; Il nou`" solo?, p. 219;
Il nou`" intuitivo, p. 220; I sensi spirituali, p. 222; Il
nou`" illuminato, p. 223; Per conoscere i «lógoi»,
l’uomo deve essere «logikós», p. 224; Dalla fede alla gnosi, p. 225; Il nou`" purificato, p. 228.
IV. La prâxis conduce alla theoría .............................
L’uomo intero in relazione con Dio, p. 237; La teologia del tempo e dell’eternità, p. 237; L’unione
ascesi-mistica, p. 237.
III. La tenebra luminosa ...........................................
231
261
La via apofatica, p. 261; Ciò che cade sotto i sensi
è estraneo a Dio, p. 263; Il rigetto delle immagini
nella preghiera, p. 263; Le visioni immaginarie, p.
264; Al di là dei concetti razionali, p. 266; La dotta ignoranza, p. 267.
268
L’entrata nella tenebra, p. 268; L’«éros» diventa conoscenza, p. 271; Il problema cruciale della mistica non cristiana, p. 272; L’éros saziato dall’agápe divina, p. 273; L’epectasi, p. 274; Il ruolo di Cristo nella mistica, p. 275; Il martirio e la resurrezione dello spirito, p. 276.
IV. L’estasi.................................................................
I fenomeni estatici, p. 278; Estasi – polarizzazione oggettiva, p. 280; Estasi – «possessione», p. 281; Estasi
278
8. Le espressioni mistiche ..........................................
dei profeti, p. 282; Estasi – sospensione psicologica
delle facoltà, p. 283; L’estasi spirituale, p. 285; La preghiera spirituale secondo Isacco di Ninive, p. 287.
V. La teologia simbolica ............................................
288
Il mondo – una «foresta di simboli», p. 288; La mistica scritturistica, p. 289; Il simbolismo del mondo
visibile, p. 290; La mistica degli eventi, p. 291; La
visione di Dio tramite la visione di sé, p. 292; I
simboli della fede, p. 293; Il valore trascendente del
desiderio della beatitudine, p. 295; Il simbolismo
dell’amore carnale, p. 296; Il simbolismo del corpo
umano, p. 297; La mistica della Chiesa, p. 298; I pericoli della teologia simbolica, p. 299; L’idolatria carnale, p. 301; L’idolatria dei concetti, p. 302; Tutto
ciò che non è Dio può diventare un idolo, p. 303.
VI. La mistica della luce............................................
304
Due generi di mistica, p. 304; Dio è Luce, p. 304;
Due tendenze della mistica della luce, p. 305;
Evagrio: la nudità dell’intelletto condizione per vedere la luce pura, p. 306; La «scienza essenziale»: vedere la propria luce, p. 307; La nudità dello spirito – termine tradizionale, p. 309; Il confronto delle due vie mistiche, p. 310; La luce nel cuore secondo Simeone il Nuovo Teologo, p. 312.
VII. La mistica del cuore ...........................................
Importanza del soggetto per la spiritualità dell’Oriente, p. 314; Ambiguità del termine, p. 315; Il
cuore nella Bibbia, p. 316; Il cuore nell’antropologia cristiana, p. 317; L’elevazione dello spirito a
Dio, p. 319; Lo Spirito nel cuore, p. 320; Il cuore –
principio dell’unità della persona, p. 321; Lo «stato» dell’uomo, p. 322; L’attenzione al cuore, p.
323; La conoscenza del cuore, p. 324; I sentimenti
spirituali, p. 326; Le consolazioni spirituali, p. 328;
Le lacrime, p. 329.
9. Le disposizioni per la preghiera...........................
345
La preparazione alla preghiera..............................
345
I. Il cuore purificato...................................................
347
La purificazione, p. 347; La purificazione rituale, p.
347; La purificazione morale, dal peccato, p. 348;
L’apátheia, p. 348; La dimenticanza delle offese,
amnesikakía, p. 349; La tristezza, p. 350; La purificazione della carne, p. 350; Il digiuno, p. 351; La
purificazione dei sensi, p. 354; La fuga dal mondo,
p. 354; La purificazione del nou`", p. 355; Le distrazioni, p. 356; La lotta contro i demoni, p. 358;
L’esame di coscienza, p. 360; Lo scopo dell’esame
di coscienza, p. 362.
II. Le virtù.................................................................
314
331
Il linguaggio degli spirituali, p. 331; Il matrimonio
spirituale, p. 332; L’ebbrezza spirituale, p. 334; Il
sonno vigilante, p. 336; Vedere il luogo di Dio, p.
337; La preghiera di fuoco, p. 340; La visione di Dio
nelle sue «energie», p. 341; La mistica «anarchica»,
«della speranza» e «dell’amore» secondo V. Ivanov,
p. 343.
363
Le virtù in generale, p. 363; La pietà, p. 364; La fede semplice, la speranza, p. 364; Il timore di Dio, p.
365; L’obbedienza, p. 365; L’umiltà, p. 366; La
dolcezza, la pazienza, p. 367; Portare la croce, p.
368; Il pénthos, p. 368; La gioia, p. 369; La riconoscenza, p. 369; La povertà, p. 369; L’elemosina,
p. 370; La verginità, p. 370; La carità, p. 371.
III. Il luogo della preghiera .......................................
Ogni luogo è proprio alla preghiera, p. 372; I luoghi privilegiati, p. 373; Aspetto cristologico del tempio cristiano, p. 374; L’immagine della Chiesa una,
p. 375; Il simbolo dell’universo santificato, riunito
372
Conclusione..............................................................
da Cristo, p. 376; Una predicazione visibile, p. 378;
Il luogo della grazia, p. 379; Il culto delle icone, p.
380; Creatura – simbolo dell’Increato, p. 380; La
funzione sacerdotale del pittore, p. 382; La visione
spirituale, p. 383; Il pellegrinaggio, p. 385.
10. L’esicasmo...........................................................
387
I. Le sue caratteristiche principali..............................
387
Storia dell’esicasmo, p. 387; Il senso della parola hesychía, p. 389; La tranquillità della solitudine, p.
391; Il silenzio, p. 392; L’amerimnía – il silenzio interiore, p. 393; La nêpsis – l’antírresis, p. 395; L’attenzione – prosoché, p. 396; La visione della luce taborica, p. 400; Il ricordo di Gesù, p. 401.
II. La preghiera di Gesù ............................................
402
Storia della preghiera di Gesù, p. 402; La forza del
nome di Gesù secondo certi autori russi, p. 405;
L’invocazione del nome divino nella Bibbia e presso i primi cristiani, p. 407; «Abbi pietà di me», p.
408; Dio e l’uomo peccatore, p. 410; I gradi della
preghiera di Gesù, p. 411; Sostituisce le altre preghiere?, p. 412.
III. Il metodo psico-fisico...........................................
Lo pseudo-Simeone, p. 414; I «supporti esterni», p.
415; La cella oscura, p. 416 Lo sgabello basso, p.
416; La respirazione, p. 416; La localizzazione
dell’attenzione nella parte superiore del cuore, p.
417; Il Pellegrino russo, p. 420; I fenomeni naturali che seguono la pratica del metodo, p. 421; Le controversie attorno al metodo, p. 422; La doppia luce, p. 425; Il doppio calore, p. 425; Osservazioni finali, p. 427.
414
431
La domanda rivolta al Padre nella vita trinitaria, p.
431; La preghiera vocale, p. 432; La preghiera liturgica, p. 433; La contemplazione, p. 433; La scala mistica, p. 434; I metodi della preghiera, p. 434;
Il precetto dell’Apostolo: Pregate incessantemente
(1Ts 5,17), p. 435; Soluzioni del problema, p. 436;
Superiorità della contemplazione?, p. 437; La
diáthesis agathé, p. 438; Il ricordo di Dio nel pensiero di Basilio, p. 439; Lo stato di preghiera, p. 441.
LISTA DELLE ABBREVIAZIONI .........................................
445
BIBLIOGRAFIA .............................................................
445
INDICE ANALITICO .......................................................
539
INDICE ONOMASTICO ....................................................
547
PREMESSA
«La preghiera è uno stato dell’intelletto realizzato solo dalla luce della Santa Trinità mediante l’estasi».1 È una delle tante «definizioni» della preghiera che si trovano negli scritti spirituali dell’Oriente cristiano. Troppo varie, non concordano che
in una sola affermazione: la vera natura della preghiera è indicibile, il vero Maestro che insegna a pregare è lo Spirito Santo.
Allora, bisogna forse meravigliarsi che la maggior parte degli
scritti di questa stessa letteratura spirituale siano trattati sulla preghiera? Si ha anche l’impressione che la preghiera ne sia il tema pressoché unico e che non si trattino altri soggetti se non in
relazione alla preghiera. Quale è il contenuto di questi trattati?
A che scopo sono stati composti? La diversità delle forme svela quella delle intenzioni e delle occasioni che spingevano un autore a prendere la penna per affrontare un soggetto così arduo.
I poeti confessano che scrivere è per loro un’esigenza, un
comando al quale non possono resistere. Chi ha vissuto
un’esperienza straordinaria si sente obbligato a comunicarla agli
altri. Quando una gioia interiore si impossessa del cuore, diceva
Gregorio di Nazianzo, un poeta tra i Padri, l’esultanza «libera la lingua».2 Una grande emozione si esprime in parole simili
al vento «che penetra nelle fessure e produce un suono».3
Come tenere segrete le ispirazioni divine ricevute nella preghiera, le visioni mistiche vissute in momenti privilegiati, soprattutto quando il beneficiario ha il dono della parola e un talento letterario? Tacere di tali circostanze non sarebbe forse ingratitudine verso Dio?
1
Evagrio, Cent., Suppl. 30; cf I. Hausherr, Par delà l’oraison pure, in Hésychasme et prière, OCA 176, Roma 1966, p. 11.
2
Or. 6, 1, PG 35, 721a.
3
Carm. I, I,13, v.
15
La preghiera / T. ·pidlík
Quando il grande mistico bizantino Simeone il Nuovo
Teologo racconta le sue esperienze luminose, lo fa sotto forma
di una «azione di grazie verso Dio» per i favori di cui egli è stato giudicato degno.4 A Gregorio di Narek fu dato, non senza
ragione, l’appellativo di «Pindaro armeno». Il suo Libro della
lamentazione5 eccelle per la perfezione della forma dei poemi
e l’esperienza personale è comunicata con una freschezza sorprendente. Ora, si tratta esclusivamente di una esperienza vissuta in preghiera.
Ma non tutti hanno il dono di esprimersi, oppure non vogliono utilizzarlo per umiltà. In tutti i campi della cultura ci sono grandi maestri che non hanno scritto niente. Nondimeno la
loro dottrina è sopravvissuta perché essi avevano dei discepoli preoccupati di raccogliere i loro insegnamenti e di consegnarli
ai posteri. Molte Vite di santi sono state redatte a questo scopo: svelare gli straordinari doni divini ricevuti nella preghiera
da parte degli uomini di Dio. Chi potrebbe supporre i combattimenti interiori di sant’Antonio nelle notti nel deserto se
sant’Atanasio non le avesse scritte per l’utilità di coloro che pregano?6 E se Simeone il Nuovo Teologo ha nascosto qualche dettaglio del suo itinerario mistico, il suo discepolo Niceta Stethatos li riferisce nella biografia del suo maestro.7
Questo motivo di pedagogia spirituale domina sempre più
nei trattati sulla preghiera. Il compito dei padri spirituali è di
introdurre i loro «figli» nella vita dello Spirito, dove la preghiera
gioca il ruolo primordiale. Allo stesso modo dell’esercizio delle virtù, la preghiera deve essere insegnata, spiegata, controllata. «Essa sollecita gli esordienti alla maniera di un maestro»,
4
PG 26, 838-976.
7
Testo greco e traduzione francese a cura di I. Hausherr in
Orientalia christiana XII, Roma 1928.
16
dice Elia di Ekdikos.8 Nel contesto dei monaci egiziani, tutte
le esortazioni alla vita spirituale erano ordinariamente assai brevi, in forma di «apoftegmi», ma sotto questa semplicità di forma nascondevano spesso l’esperienza di una lunga vita.
Evagrio fu talmente incantato da questa semplicità che
cercò di imitarla nel suo famoso opuscolo Sulla preghiera.9 È un
trattato vero e proprio, che rivela una tendenza particolare
ben determinata, pur conservando la forma di brevi sentenze,
apparentemente messe insieme senza un ordine stabilito.
Cassiano era stato vicino ad Evagrio. Per quanto riguarda il suo
pensiero sulle più alte elevazioni mistiche, è della stessa tendenza. Tuttavia lo scopo delle sue Conferenze era più ampio.
Egli non vuole farsi diffusore di una sola tendenza, ma raccogliere fedelmente tutti gli insegnamenti dei Padri. Di conseguenza, il capitolo che tratta espressamente la preghiera10 presenta già l’aspetto di un manuale generale, benché succinto.
Questo stile doveva essere continuato e perfezionato, soprattutto più tardi, quando le antologie e le raccolte delle massime degli anziani predomineranno nella letteratura spirituale. Tali compilatori tardivi assicuravano i lettori della loro fedeltà nel trasmettere l’insegnamento dei Padri senza niente aggiungervi o togliervi. Questo è di fatti spesso il loro unico merito, che tuttavia non è da disprezzare. Non scordiamo che tale tipo di lettura spirituale giunge fino alla Filocalia, raccolta per
eccellenza degli insegnamenti sulla preghiera.11
E tuttavia, malgrado una grande abbondanza di testi classici, la Filocalia rappresenta una tendenza particolare, poiché
essa è una scelta di documenti caratteristici della corrente esicasta. Un secolo più tardi ebbe uno scopo simile Ignatij Brjanãaninov. Tuttavia, poiché egli non si limita più a riprodurre mec-
Catéchèses XXXIV-VI, SC 113 (1965), p. 304 ss.
5
SC 78 (1961); tr. it. in Boghos Levon Zekiyan, La spiritualità armena. Il libro della lamentazione di Gregorio di Narek, Roma 1999.
6
Premessa
8
Petite Philocalie, cur. J. Gouillard, Paris 1953, p. 164, n. 105.
9
PG 79, 1165-1200; trad. e commento a cura di I. Hausherr, Les
leçons d’un contemplatif, Paris 1960.
10
Cap. IX, SC 54 (1958), pp. 38-73.
11
Cf p. 389.
17
La preghiera / T. ·pidlík
canicamente i soli testi, ma spiega inoltre la dottrina dei Padri
con le sue proprie parole, che pure restano tradizionali, i suoi
trattati sulla preghiera12 hanno il carattere di una sintesi logica organizzata secondo una riflessione personale cosciente.
L’uomo, essere ragionevole, riflette spontaneamente su ciò
che impara e scopre. Nella sua riflessione, egli sintetizza i dati per avere una veduta d’insieme. Si pone delle questioni e formula delle risposte. È il metodo che i Padri greci avevano imparato nel corso dei loro studi. Così l’opuscolo di Origene Sulla
preghiera13 possiede tutte le buone qualità di un trattato di
teologia speculativa e resta di attualità ancora oggi.
D’altra parte, in Oriente, grazie ai monaci, il metodo «positivo» ha prevalso largamente sulla teologia «scolastica». Gli
autori spirituali non cessano di segnalare il grave pericolo che
i concetti della ragione, prodotto della dialettica aristotelica, si
sostituiscano alla visione spirituale data solo a coloro che sono puri di cuore.
Concepito come secondo volume del nostro Manuale sistematico,14 perché ne approfondisce i due ultimi capitoli, questo libro resta nella tradizione della «teologia positiva» dell’Oriente, ma adattandosi alle regole dettate dai metodi del lavoro attuale. Non abbiamo cercato di seguire un altro «sistema» che quello imposto dalla divisione dei capitoli secondo la
materia o i documenti utilizzati. Non ne ignoriamo gli svantaggi.
Il pluralismo delle diverse correnti è facilmente nascosto, si dà
l’impressione di minimizzare il ritmo progressivo della vita
individuale.
È qui, inevitabilmente, il punto debole di tutti i «manuali»
che vogliono offrire in pagine limitate una larga veduta d’insieme. La vita concreta preferisce al contrario un apoftegma
12
Cf p. 41.
13
PG 11, 415-561; GCS 2, pp. 295-403.
14 Ed. originale francese OCA 206, Roma 1978, tr. it. Roma 1985,
nuova ed. Cinisello Balsamo 1995. È a quest’ultima edizione che si fanno i riferimenti per una maggior reperibilità del testo.
18
Premessa
parziale, cosa che ci è confermata da Marco l’Asceta: «Molti sono i modi della preghiera, l’uno diverso dall’altro: ma nessuno
di essi può essere dannoso, purché, anziché trattarsi di preghiera, non si tratti di operazione diabolica».15 E anche: «I nostri progressi devono essere percepibili nella nostra vita e, secondo lo stato della nostra vita, dobbiamo offrire preghiere a
Dio».16
A colui che cerca in questo manuale una istruzione meno
generale e più sfumata, non possiamo dare altro consiglio che
questo: che vi cerchi un apoftegma per il suo profitto, che lo
scelga secondo il suo cuore. La tradizione dell’Oriente cristiano ne offre una ricchezza immensa, uno più bello dell’altro.
15 La legge spirituale 22, cit. nella versione italiana de La filocalia,
a cura di M. B. Artioli e M. F. Lovato, I, Torino 1982, p. 173.
16
Ibid., p. 153.
19
1. UNO SGUARDO GENERALE
ALLE FONTI
Il contenuto di questo primo capitolo non può che essere
assai modesto. Chi potrebbe dare in poche pagine un quadro
completo degli scritti sulla preghiera, così numerosi in Oriente?
Inoltre, è difficile classificare gli autori secondo la varietà delle tendenze. Questa varietà esiste, è certo. Tra i differenti modi di pregare, ciascuno sceglieva quello che più gli conveniva:
la preghiera liturgica, solitaria, vocale, mentale, ecc. Ma nessuno
si lasciava costringere a rimanere invariabilmente nel quadro
della sua scelta. Questi differenti modi di pregare esprimono
così un progresso continuo nel dialogo con Dio. Vi sono dei
gradi, dalla recita vocale alle visioni mistiche. Ma il progresso
è meno legato alle differenti «scuole» o alle circostanze di
tempo e di luogo che allo sviluppo spirituale di ciascuno, e spesso varia indefinitamente presso lo stesso autore.
Stando così le cose, ci contenteremo, a guisa di introduzione, di una semplice presentazione degli autori studiati in
questo libro.1 Vi uniremo una breve descrizione dei libri, delle forme, dei termini della preghiera liturgica propri ai diversi riti, ma che non fanno ancora parte del vocabolario della nostra cultura.
1
Anche i riferimenti ai singoli autori e ai libri saranno pertanto
prevalentemente a repertori e dizionari di facile consultazione, in quanto non sarà questo il luogo per lo studio del singolo autore o della singola
opera. Nel materiale indicato si possono tuttavia trovare indicazioni per
un ulteriore approfondimento.
21
La preghiera / T. ·pidlík
I. I PADRI E GLI AUTORI SPIRITUALI
I Padri antichi
I primi documenti di epoca immediatamente apostolica
contengono delle istruzioni importanti sulla preghiera eucaristica e la confessione dei peccati. Da lì, i tratti tipici della preghiera cristiana iniziano a definirsi nettamente.2 Una magnifica preghiera precede la conclusione della prima Lettera di
Clemente di Roma.3 Nelle Lettere di Ignazio di Antiochia (†
110-117 ca.) si manifesta una mistica sacramentale, ecclesiale,
cristocentrica.4 Il Pastore di Erma è un piccolo trattato del discernimento degli spiriti, il più antico che si conosca: l’anima
vi è concepita, nella sua relazione con Dio, come il teatro della lotta a cui si danno nell’uomo lo spirito malvagio e lo spirito che viene da Dio.5
Le preghiere inserite nei racconti degli Apocrifi suscitano oggi l’attenzione dei ricercatori, perché vi si trovano i primi segni della creatività poetica cristiana.6 Gli Atti dei martiri riportano molti piccoli esempi di preghiera privata.7
Delle notizie particolari sul culto e sulle devozioni popolari si trovano negli Apologisti. Giustino († probabilmente nel
165) descrive la messa della domenica, il culto degli angeli, il
carattere «razionale» (logikh; qusiva) del sacrificio cristiano.8
2
A. Hamman, La prière, II. Les trois premiers siècles, Tournai 1963.
3
Lettera ai Corinti 65, 1-2, SC 167 (1971), p. 204. Cf F. Cavallera,
“Clément de Rome (saint)”, DS II,1 (1953), coll. 962-963.
4
P. Th. Camelot, “Ignace d’Antioche”, DS VII,2 (1971), coll.
1250-66.
5
J. Paramelle – P. Adnès, “Hermas (Le Pasteur d’)”, DS VII,1
(1968), coll. 316-334. Cf anche S. Giet, Hermas et les pasteurs, Paris 1963.
6
G. Bardy, “Apocryphes à tendance encratique (Actes des
Apôtres)”, DS I (1936), coll. 752-765.
22
7
Cf J. Quasten, Patrologia, I, tr. it. Casale Monf. 1980, pp. 157ss.
8
Giustino, Apol. 67, PG 6, 429.
1. Uno sguardo generale sulle fonti
Per Teofilo d’Antiochia l’uomo è essenzialmente in dialogo con
Dio perché egli, dal momento della sua creazione, è stato interpellato dal Lógos del Padre.9 Di fronte ai suoi avversari, i falsi gnostici, Ireneo di Lione († dopo il 193) insegna la «vera gnosi» che è il dono dello Spirito Santo e che si esercita nella preghiera.10 Il testimone per eccellenza della «tradizione apostolica» sulla preghiera eucaristica è Ippolito di Roma († 235
ca.). La devozione a Cristo anima tutta la sua teologia. L’adorazione è un dovere essenziale di tutta la creazione rinnovata.11
I Padri alessandrini
Negli scritti dei Padri alessandrini la preghiera occupa il posto centrale nella vita spirituale; e negli ambienti monastici egiziani si insegna praticamente come arrivare alla sua perfezione. Clemente di Alessandria († prima del 215) introduce nel vocabolario cristiano la parola theoría e identifica la contemplazione con la perfezione cristiana.12 Questo aspetto doveva in seguito essere più profondamente sviluppato da Origene († 254
ca.), che si può anche considerare come uno dei primi autori
mistici.13 Il suo trattato, La preghiera,14 è il primo di questo genere e affronta direttamente i problemi speculativi e pratici relativi al fatto che il cristiano si rivolge a Dio e conversa con Lui.15
Più tardi, influenzato da Origene, Metodio d’Olimpo (III-IV
9
Ad Aut. 2, 22, SC 20 (1948), p. 154.
10 L. Doutreleau – L. Regnault, in DS VII,2 (1971), coll. 1923-69;
A. Orbe, “Ireneo”, DP II, coll. 1791-98 (bibliogr.).
11
M. Richard, “Hippolyte de Rome”, DS VII,1 (1968), 531-571.
12 W. Völker, Der wahre gnostiker nach Clemens Alexandrinus,
Berlin 1952.
13
H. Crouzel, “Origène”, DS XI (1982), coll. 933-961.
14 PG 11, 415-561; GCS 2, pp. 295-403, tr. it. La preghiera, a cura di Normando Antoniono, Roma 1997.
15 W. Gessel, Die Theologie des Gebetes nach “De oratione” von
Origenes, Paderborn 1975.
23
La preghiera / T. ·pidlík
sec.) insegna nel Simposio un metodo di preghiera per aiutare
le vergini a disciplinare la loro immaginazione.16
Origene ha aperto largamente la via ad una mistica scritturistica, di cui si perpetuava la tradizione ad Alessandria.
Didimo il Cieco († 398 ca.) considera come sua vocazione
personale condurre i cristiani alla lettura spirituale della
Scrittura per mettersi così alla scuola dello Spirito di Verità.17
La stessa tendenza si ritrova nei 17 libri del trattato Sull’adorazione e sul culto in spirito e verità18 di Cirillo di Alessandria
(† 444), esempio di lettura allegorico-tipologica della Bibbia.19
Gli scritti monastici
Tutto ciò che leggiamo nella Vita di Antonio di Atanasio (†
373) sulla lotta contro i demoni e sul discernimento dei pensieri
è scritto in vista della vita di preghiera che i monaci egiziani cercavano di condurre.20 Le Lettere di Ammonas, fedele discepolo di Antonio, sono importanti per la storia del misticismo
cristiano; l’elevazione dell’anima in orazione vi è paragonata
all’ascensione di Isaia.21 I documenti pacomiani, di Pacomio (†
346) e dei suoi successori, cercano come conciliare una fervente
preghiera personale con il rigido ordine della vita comunitaria.22
Le tesi origeniste di Evagrio Pontico († 399) non gli impe16 H. A. Musurillo, “Méthode d’Olympe”, DS X (1977), coll.
1109-17.
17
G. Bardy, “Didyme d’Alexandrie”, DS III (1957), 868-871.
18
PG 68, 133-1125.
19 H. de Manoir, “Cyrille d’Alexandrie (saint)”, DS II,2 (1953),
coll. 2672-83.
20
B. Steidle, Antonius Magnus Eremita, 356ss, Roma 1956.
21 Testo greco in PO 11 (1916), pp. 432-454; siriaco in PO 10
(1915), pp. 567-586; latino in PG 40, 1019-1066.
22 H. Bacht, “Pachôme (saint)”, DS XII,1 (1984), coll. 7-16. Cf
anche Pacomio e i suoi discepoli: regole e scritti, intr., tr. e note di L. Cremaschi, Magnano (Vc) 1988.
24
1. Uno sguardo generale sulle fonti
discono di essere un grande testimone della spiritualità del deserto egiziano. Egli resterà uno dei principali maestri della contemplazione. Il suo insegnamento, contenuto nel Trattato sulla
preghiera, condensato in forma di aforismi e conservato con lo
pseudonimo di Nilo, sarà copiato e meditato dai monaci
d’Oriente di tutte le epoche.23 Il suo discepolo Palladio († tra
420-430) con la sua Storia lausiaca contribuirà a far conoscere
e a diffondere questo ideale monastico della vita di preghiera.24
La testimonianza di Cassiano († 435 ca.) sullo stesso soggetto è
ancora più dettagliata. La sua originalità consiste nell’aver esposto, più sistematicamente dei suoi predecessori, le forme inferiori della preghiera prima di descrivere la progressione della vita di orazione fino ai gradi supremi della contemplazione di tipo evagriano (la «preghiera di fuoco»). Un Indice dei passi relativi ai diversi temi è generalmente contenuto nelle edizioni.25
Benché frammentario, l’insegnamento spirituale degli
Apoftegmi è profondo. Il capitolo 9 della loro recensione sistematica raccoglie le sentenze che ci interessano sotto il titolo «Di ciò che bisogna pregare senza interruzione e con sobrietà».26 Tale titolo indica l’ideale che si può chiamare «esicasmo antico».27 A questa tradizione egiziana si può aggiungere
23 PG 79, 1165-1200; in francese con il commento di I. Hausherr
in RAM 1934, ried. 1959 e 1960; tiratura a parte: Leçons d’un contemplatif,
Paris 1960. Di Evagrio sono molti ormai i testi tradotti in italiano: cf Per
conoscere lui, Magnano (Vc) 1996, a cura di P. Bettiolo, che contiene tra
altri scritti, il Pratico e lo Gnostico. Anche molti dei commenti di G. Bunge
ai testi evagriani sono ormai tradotti in italiano dalla Comunità di Bose.
24
B. Flusin, “Pallade d’Hélénopolis”, DS XII,1 (1984), 113-126.
25 Cf Index in SC 64, p. 241 (oraison), p. 243 (prière); SC 109, p.
524 (oratio); M. Olphe-Galliard, “Cassien (Jean)”, DS II,1 (1953), coll.
214-276.
26 PL 73, 941-943. Gli apoftegmi esistono in traduzione italiana:
serie alfabetica a cura di L. Coco, Casale Monferrato 1997, oppure Detti
editi e inediti dei Padri del deserto, a cura di S. Chialà e L. Cremaschi,
Magnano (Bi) 2002.
27
F. Cavallera in DS I (1936), coll. 765-770.
25
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I parte preghiera