Sussidio realizzato dall’Azione Cattolica Ragazzi Diocesi di Ferrara-Comacchio Hanno collaborato: Virginia Alberighi, Luca Bianchi, Elisa Borghi, Giovanni Bucci, Camilla Corazza, Matteo Duò, Giorgia Luppi, Anna Mainardi, Mirko Occhi, Nicola Padovani, Nicola Pinnavaia, Jean Dominique Rodney, Giulia Villani, Alessandro Zavatti, don Enrico Garbuio Finito di stampare: ottobre 2013 2 NON C’È GIOCO SENZA TE Dopo aver sperimentato, nel corso dello scorso anno associativo, l’amore gratuito di Dio Padre, quest’anno i ragazzi sono pronti a ripartire per intraprendere un nuovo cammino. I ragazzi sono pronti a vivere insieme, da protagonisti, un nuovo anno associativo, riscoprendo la bellezza di rispondere “sì” all’invito del Signore a mettersi in gioco per Lui, nel gruppo e nella comunità. I ragazzi sono portati a vivere e cogliere con entusiasmo e vivacità l’esperienza di invitare ed essere invitati alle feste di compleanno, a giocare a casa di un amico o al parco giochi, a fare qualcosa insieme. Sanno bene che, quando si accoglie un invito, si aspetta qualcosa di grande. Ogni “si” è legato al desiderio di divertirsi, di vivere un’esperienza bella e arricchente, di trascorrere il tempo in modo piacevole e con amici davvero speciali. Nel Mese del Ciao i ragazzi iniziano il cammino interrogandosi sulle motivazioni che li hanno spinti a stare insieme, accogliendo ancora con entusiasmo la proposta del gruppo Acr. Gli acierrini scoprono cosa accomuna tutti loro: il desiderio di prendere parte alla gioia promessa da Gesù, che viene donata gratuitamente a tutti coloro che prendono parte alla sua festa. Il primo tempo di catechesi viene sviluppato nella seconda parte del sussidio in cui si cercherà, invece, di far rivivere ai ragazzi il giorno in cui sono entrati a far parte della comunità cristiana, scoprendosi figli di un solo Padre e fratelli di Gesù. Spesso i gruppi sono vissuti come qualcosa di esclusivo, dei club; in essi può entrare a far parte solo chi ha determinate caratteristiche o condivide alcuni interessi. 3 La Chiesa, invece, è una comunità aperta ed accogliente, in cui Gesù ci ha riuniti nel suo nome, rendendoci partecipi della sua gioia. La gioia piena non si vive mai appieno rimanendo soli, ma mettendosi in gioco con Gesù e con i suoi fratelli. Nel tempo di Avvento, i ragazzi avranno modo di riflettere sulla preziosa testimonianza di Maria e Giuseppe che, con il loro “sì”, hanno accolto nella loro vita il grande progetto di amore per l’umanità intera. Inoltre, scopriranno la bellezza di appartenere a una Chiesa che ogni anno attende con gioia il dono di Gesù che viene. Seguendo il tema dell’anno associativo “NON C’È GIOCO SENZA TE”, vogliamo proporre agli acierrini un’occasione di festa parrocchiale in cui l’invito diventa il momento peculiare di quell’accoglienza autentica che è veicolo di relazioni significative. Sono proprio le relazioni intessute e rafforzate in momenti intensi come quelli del gioco che lo rendono davvero una festa. LA FESTA DEL CIAO richiama bambini, ragazzi, educatori, genitori e sacerdoti in parrocchia per vivere un’esperienza di comunione e fratellanza profonda. Le attività di gioco proposte ai ragazzi hanno lo scopo di trasmettere valori fondamentali e, specialmente all’inizio di questo nuovo anno insieme, di far sperimentare loro che ciascuno ricopre un’insostituibile parte da protagonista nella Chiesa. Lo slogan è “NON C’È GIOCO SENZA TE”. I ragazzi sono invitati ad accettare con gioia ed entusiasmo l’invito che il Signore fa a loro; così facendo potranno riconoscere che effettivamente il divertimento vero, ricco ed appagante è quello che permette di stare tutti assieme e di condividere le 4 esperienze di vita con i propri fratelli. Quest’anno desideriamo fare si che tutti i ragazzi comprendano la bellezza del mettersi in gioco con l’altro e con il Signore della vita. La comunità cristiana diventa così uno spazio bello e accogliente per la crescita dei ragazzi. Luogo privilegiato per comprendere che il gioco è più bello se condiviso; se aiuta a crescere nella conoscenza di se e dell’altro e se educa a prendersi cura con passione della vita della città. Dire “non c’è gioco senza te” significa educare a puntare sul contributo originale ed unico che ciascun ragazzo può dare al gruppo Acr e contemporaneamente fare si che ciascun acierrino si senta amato per quello che è, cercato e invitato dal Padre a prendere parte alla sua gioia. L’Ufficio catechistico nazionale accoglie con gioia la decisione dell’Azione Cattolica di servire i catechismi proponendoli come testi ufficiali e vincolanti per la catechesi dei propri iscritti. L’Équipe diocesana Acr ha scelto di contribuire all’elaborazione di un’organica pastorale dei ragazzi, cioè di un’azione educativa intelligente, pensata e coordinata attraverso la quale tutta la comunità si fa carico dell’educazione alla fede. Il percorso di Iniziazione Cristiana offerto dall’Acr è un percorso di primo annuncio. Di questo annuncio i ragazzi fanno un’esperienza concreta attraverso il gruppo, aprendosi alla possibilità di incontrare personalmente Gesù e di aprirsi a Lui nella fede. La proposta elaborata quest’anno, pertanto, si arricchisce di un notevole contributo catechistico che vi permette di utilizzare questo sussidio in preparazione al sacramento della Confermazione e/o del percorso Post Cresima (12/14 anni). L’Acr è un vero e proprio percorso di Iniziazione Cristiana. 5 STUDIO I ragazzi fanno memoria delle motivazioni che li hanno portati a frequentare il gruppo Acr, scoprendo tra queste, il desiderio di prendere parte alla gioia vera promessa da Gesù. ALL’ACR PERCHÈ… I ragazzi sono accolti dagli educatori nella sala del gruppo; l’ambiente è stato, però, leggermente modificato. La stanza è stata suddivisa in vari ambienti, individuabili attraverso un cartellone su sui è riportato il nome di diverse attrazioni che sono presenti all’interno di un parco giochi. Ad esempio, è possibile individuare lo spazio dello “scivolo”, quello della “casa sull’albero”, della “panchina”, della “giostra”, della “statua”, della “fontana” e dell’”altalena”. Ciascun cartellone riporterà anche una breve didascalia che specifica il significato simbolico di ciascuna attrazione, come viene proposto negli esempi riportati di seguito: - SCIVOLO: vengo all’Acr perché sono curioso e mi piace provare nuove esperienze; - CASA SULL’ALBERO: vengo all’Acr perché ho bisogno di prendermi una pausa dal quotidiano; - PANCHINA: vengo all’Acr perché sono stato invitato a parlare con i miei amici; - GIOSTRA: vengo all’Acr perché ci sono sempre venuto; - STATUA: vengo all’Acr perché le esperienze che abbiamo vissuto sono state importanti per me; - FONTANA: vengo all’Acr perché mi da energia; - ALTALENA: vengo all’Acr perché mi piace conoscere Gesù e imparare a stargli sempre vicino. 6 L’educatore su ogni cartellone, sotto alle scritte, ha posto molti post-it con raffigurata l’immagine dell’attrazione. Ad ogni ragazzo viene consegnata una busta personale e viene spiegato loro che è venuto il momento di vivere questo parco giochi, studiare ogni attrazione e comprendere quale di loro li rappresenta e testimonia quello che li spinge a venire a gruppo e a rafforzare l’amicizia con Gesù. La scelta si concretizza con il prendere il post-it, aggiungendo nel retro del foglietto un eventuale ed ulteriore commento personale. È bene prevedere un cartellone bianco, che contenga i postit privi di immagini, specifici per i ragazzi che non hanno trovato, nelle soluzioni proposte, quelle che li rappresentano. Gli educatori invitano i ragazzi a raccogliere tutti i post-it scelti nella busta personale che servirà nella successiva fase di condivisione. Terminato il giro nel parco giochi (o sala in cui si è svolta l’attività), gli educatori radunano i ragazzi attorno ad un semplice cartellone riepilogativo che riporta in una colonna i nomi di tutti i ragazzi; accanto a questi nominativi ogni acierrino attaccherà le proprie scelte, motivandole con una esperienza di vita vissuta in prima persona al gruppo Acr o al catechismo. SPUNTI PER LA RIFLESSIONE Il parco giochi è davvero come il gruppo Acr: uno spazio aperto a tutti, senza preferenze o discriminazioni, un luogo in cui ciascuno può sentirsi accolto ed atteso. In questo luogo si può crescere nell’amicizia e nella condivisione, ma soprattutto questo è un luogo dove al 7 centro si pone Gesù. È certamente Lui il primo che ci invita a partecipare a questa avventura. Il confronto con la sua Parola rende il parco una realtà entusiasmante: una vera esperienza di crescita umana e spirituale. Nel parco giochi incontriamo tante persone; ciascuna di queste mi offre qualcosa per crescere: diventiamo grandi insieme. C’è qualcuno che più di tutti può aiutare i ragazzi a crescere? Gesù è con loro tutti i giorni. I suoi insegnamenti sono luce ai loro passi. I suoi gesti d’amore infondono gioia e coraggio per mettersi in gioco. Dio Padre lo ha mandato nel mondo perché sia l’amico di tutti. Non sono i ragazzi a cercarlo per primi, Gesù viene loro incontro, li invita personalmente e gli offre la sua amicizia (cfr. cIC/2 Venite con me, pag. 10). 8 ANIMAZIONE I ragazzi riconoscono nella comunità parrocchiale il luogo in cui le persone scelgono di essere felici insieme e invitano gli altri gruppi presenti a mettersi in gioco, sperimentando la condivisione. MEMORYZZIAMO! Il parco che hanno conosciuto nell’attività di studio è uno spazio di gioco che è tanto più bello quanto più è ricco di esperienze condivise. Nelle motivazioni di coloro che lo frequentano si intrecciano così storie di amicizia tra i componenti del gruppo Acr e con l’amico Gesù. In breve il parco giochi – proprio come il gruppo Acr - è espressione dello loro comunità cristiana. I ragazzi vengono radunati e divisi in gruppi (in base a quanti si presentano all’incontro); gli acierrini vengono invitati a sedere in cerchio. Di fronte a loro, appoggiate a terra a testa in giù, sono posizionate diverse carte. A turno i gruppi sono invitati a scegliere due diverse carte, nel tentativo di accoppiarle per senso. La metà delle carte, infatti, riporterà il nome di un gruppo/ associazione/movimento presente in parrocchia; l’altra metà del mazzo riporterà un testo che riassume come ciascuna realtà si mette in gioco testimoniando la gioia e l’entusiasmo di stare insieme con e per Gesù. In caso di accoppiamento corretto il gruppo è invitato a scegliere due nuove carte; in caso contrario il turno passa ai successivi giocatori. Il gioco termina con l’accoppiamento di tutte le carte presenti. 9 Di seguito si riportano alcuni suggerimenti per la compilazione delle carte: Realtà parrocchiali CARITAS GRUPPO MISSIONARIO CATECHISTI CORO CHITARRISTI SEGRETERIA GRUPPO DI ASCOLTO SUORE ACR, GIMI E GIOVANI AC GIOVANI COPPIE ADULTI CHIERICHETTI Testimonianza Assistenza ai poveri e ai bisognosi. Sensibilizzazione alla mondialità e al dialogo interreligioso. Formazione all’iniziazione cristiana dei fanciulli e ragazzi. Animazione liturgica. Servizio gioioso alla liturgia. Accoglienza. Attenzione alla persona. Custodia alla chiesa, agli ammalati, alle necessità della parrocchia. Insegnamento nelle scuole materne. Formazione alla carità, catechesi e liturgia. Accompagnamento per l’educazione alla fede dei piccoli in famiglia. Costanza e fedeltà nella testimonianza cristiana. Servizio all’altare. Al termine dell’attività gli educatori consegnano ai ragazzi del materiale con il quale verranno predisposti gli inviti da consegnare alla comunità per la festa che si svolgerà la 10 successiva settimana. I ragazzi hanno il compito di animare e coinvolgere quanti più amici possibile. SPUNTI PER LA RIFLESSIONE Nelle motivazioni di coloro che frequentano la parrocchia si intrecciano storie di amicizia, legami profondi. La volontà di alcune persone di mettersi al servizio per il bene di tutti è la massima espressione di una comunità cristiana. L’educatore, attraverso questa attività, avrà modo di far comprendere ai propri ragazzi quante persone hanno detto “SI” all’invito di Gesù a seguirlo, proprio come hanno fatto loro attraverso l’esperienza del gruppo Acr. Solo i grandi possono seguire Gesù nel servizio? Ad essi è certamente rivolta la chiamata e ciascuno è chiamato a rispondere. E gli acierrini? Tra la folla che seguiva Gesù c’erano spesso dei ragazzi: qualche papà o mamma li portava a Gesù perché li toccasse e li benedicesse. Nella comunità cristiana i ragazzi sono l’espressione autentica di coloro che appartengono al regno di Dio (cfr. cIC/2 Venite con me, pag. 14). 11 SERVIZIO Consapevoli che la gioia è vera e piena solo quando è condivisa, i ragazzi coinvolgono nel gioco tutta la comunità. C’È PIÙ GIOCO INSIEME Tra le attività che una parrocchia propone nessuna è tanto vitale o formativa quanto la celebrazione domenicale del giorno del Signore e della sua Eucaristia. In questa prospettiva i ragazzi si impegnano a parteciparvi con i propri genitori. Al termine della Santa Messa, con tutta la comunità riunita, i ragazzi, assieme ai propri educatori, organizzano un breve momento di festa per coinvolgere l’assemblea e i diversi gruppi parrocchiali. Dopo aver reso accogliente l’ambiente in cui si svolgerà la festa, si propongono diverse attività ludiche da condividere con tutti. Di seguito riportiamo alcuni spunti per le possibili attività: - la panchina: gioco della bandiera con un animatore al centro e i concorrenti schierati su due file, gli uni di fronte agli altri; - le giostre: piccoli e grandi possono sfidarsi nel gioco del salto della corda; - il gazebo: a tempo di musica, due persone per volta con le braccia alzate si uniscono a formare una piccola tenda. Una volta composti i tunnel, una coppia per volta ci scivola dentro per ricomporre la tenda sempre più lontano; - le sedie e la radio: vanno posizionate le sedie in cerchio, una in meno rispetto al numero dei partecipanti al 12 gioco. A tempo di musica i giocatori corrono attorno alle sedie; allo stop della musica ciascun giocatore dovrà cercare di sedersi. Uno verrà eliminato. Nelle manche successive verranno, via via, tolte tutte le sedie fino alla finale a due con una sola seduta a disposizione. I giochi messi in atto daranno la misura di una comunità che si mette davvero in gioco. L’ambientazione che da colore alla giornata è ovviamente quella del parco giochi. Durante il momento di festa sarà presente un lenzuolo bianco con una grande scritta colorata: “Mi piace questa comunità perché…”. Ragazzi ed adulti potranno esprimere la bellezza della loro appartenenza alla Chiesa. SPUNTI PER LA RIFLESSIONE È domenica. Nelle comunità le campane suonano a festa. Non si va a scuola. Si lascia il lavoro per riposare dalla fatica, per stare insieme ai proprio cari e agli amici. L’educatore coinvolge ragazzi e famiglie nel vivere la domenica come il giorno del Signore, onorando il nome di Dio per le meraviglie compiute durante la settimana e ascoltando la Parola che plasma la quotidianità (cfr. cIC/2 Venite con me, pag. 16). Oggi come nel giorno di Pentecoste i cristiani ascoltano la Parola di Dio e cercano di comprenderla alla luce dello Spirito. In ogni parrocchia si celebra l’Eucaristia e si prega insieme radunati in comunione fraterna dallo Spirito Santo. Lo stile delle prime comunità è un esempio costante per i ragazzi: assidui nell’ascolto e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. Stavano insieme e mettevano ogni cosa in comune, frequentavano il tempio e 13 spezzavano il pane con letizia e semplicità di cuore lodando Dio e godendo della simpatia e della accoglienza di tutto il popolo. La vera accoglienza passa attraverso tante componenti: l’invito, la cura del luogo e delle attività, il coinvolgimento e l’animazione. Il solo modo per rendere il gioco davvero divertente e significativo, però, è farlo insieme a Gesù. Diventa fondamentale per tutti, quindi, esserci, stare assieme e condividere la bellezza di questo momento (cfr. cIC/3 Sarete miei testimoni, pag. 62). 14 FESTA DEL CIAO Durante il Mese del Ciao i ragazzi hanno avuto modo di riflettere sull’importanza di valorizzare la bellezza del momento di festa e di gioco, resi così significativi dalla possibilità di condividerli con le persone che hanno accanto e con quelle incontrate sul proprio cammino. L’invito alla festa diventa il momento peculiare di quell’accoglienza autentica che è veicolo di relazioni significative. Sono proprio le relazioni intessute e rafforzate in momenti intensi come quelli del gioco che lo rendono davvero una festa. Perché una festa sia davvero speciale, è bene curare ogni piccolo dettaglio, sin dalla prima fase in cui si preparano gli inviti, si pensa a come allestire lo spazio che ospiterà l’avvenimento, si immagina che tipo di accoglienza offrire agli ospiti. Certamente, perché il gioco sia davvero divertente e significativo, è importante che possano parteciparvi proprio tutti. Per questo è fondamentale gestire al meglio la fase dell’invito. Così facendo tutti potranno vivere appieno la bellezza del momento. È possibile proporre ai ragazzi la preparazione di un biglietto di invito che non si limiti soltanto a pubblicizzare la data e il luogo della festa, ma si concentri sulle motivazioni di questo invito (perché voglio invitarti a questa festa?). L’invito dovrebbe essere personale e rivolto, in modo particolare, a chi sembra più lontano dal gruppo Acr o dalla comunità parrocchiale. La vera accoglienza passa davvero attraverso tanti aspetti! Il vero coinvolgimento di tutta la comunità passa attraverso la possibilità di raggiungere il luogo della festa a piedi: rendere visibile il proprio cammino trasmette a tutti la gioia 15 di partecipare. All’ingresso del luogo adibito alla festa, è bene affiggere un grande cartello che porta come titolo: “Ho accettato l’invito a questa festa perché…”. Questo cartellone diventa, così, un invito rivolto ai partecipanti a lasciare un breve messaggio che comunichi la gioia della propria scelta di partecipare alla festa. In questa giornata di festa, la volontà è quella di disincentivare le imprese individuali che fanno emergere il singolo, ma di implementare attività di gioco di squadra. Nella fase iniziale della giornata, per mettere alla prova la compattezza di ciascuna squadra partecipante, si propongono alcuni giochi di conoscenza e movimento: - Coordiniamoci: viene proposto un bans che preveda interventi corali o metta alla prova la capacità di coordinazione dei componenti delle squadre; - Ci conosciamo?: si invitano le squadre a posizionarsi in fila indiana secondo la data di nascita di ciascuno, piuttosto che per ordine alfabetico o in ordine per numero di scarpe. Il gioco da proporre, invece, nel corso della festa è insolito: la provocazione è quella che saranno i giochi stessi a sfidarsi e non i ragazzi. Ciascun gruppo presente alla festa è invitato a proporre a tutti gli altri gruppi un gioco, le cui caratteristiche possono essere stabilite negli elementi fondamentali dagli educatori, compatibilmente con le possibilità offerte dal luogo della festa. I requisiti da chiedere ai giochi sono, però, necessariamente i seguenti: - essere originali; - prevedere regole che richiedono la partecipazione attiva di tutti i membri della squadra; - utilizzare la minore quantità possibile di materiale. 16 L’obiettivo dell’attività è quello di far vivere ai ragazzi l’esperienza diretta di cosa significhi scegliere di giocare valorizzando il più possibile la relazione autentica ed intensa che scaturisce dall’azione di gioco. È possibile pensare ad una struttura a stand che permetta ad ogni rappresentante per ciascun gruppo di condurre la propria attività. È possibile invitare ogni gruppo a preparare un piccolo manuale di gioco, da condividere al termine della giornata, per dare vita ad un opuscolo da stampare e distribuire a tutti al termine della festa. Al termine del gioco viene decretato un vincitore che verrà dichiarato tale non perché ha raggiunto un punteggio più alto, ma perché ha profuso il maggior impegno per la buona riuscita della giornata e della propria attività. Saranno quindi premiati coloro i quali si sono distinti per correttezza, rispetto e partecipazione: un gioco riesce ed è davvero indimenticabile se è divertimento per tutti. Al termine della giornata i ragazzi trovano un cartellone ad aspettarli, simile a quello che li aveva accolti all’inizio della festa; questa volta la scritta riportata è: “E ora… mettiamoci in gioco!”. Tutti i partecipanti vengono invitati a scrivere l’impegno che scelgono di prendere per se e per il proprio gruppo. La storia della Chiesa e dell’Azione Cattolica è ricca di persone che hanno tracciato e percorso un lungo cammino proprio scegliendo di “mettersi in gioco” con Gesù. 17 ANALISI I ragazzi guardano ai gruppi a cui appartengono e individuano le caratteristiche e gli interessi che li hanno spinti a farvi parte. NESSUN UOMO È UN’ISOLA! Il quotidiano dei ragazzi può essere articolato nei rivoli di gruppi e aggregazioni indirizzate a diverse finalità in cui si ritrovano a partecipare, per scelta personale, dei genitori o per altre motivazioni. L’educatore invita i ragazzi ad elencare tutti i gruppi di cui si sentono parte nella loro quotidianità (gruppo sportivo, gruppo musicale, gruppo amicale, gruppo scolastico, gruppo parrocchiale, ecc.). Per ognuno dei gruppi individuati, ogni ragazzo compila una scheda sintetica, precedentemente preparata dall’educatore sulla falsariga della seguente per ciascun gruppo di appartenenza: Come si chiama il gruppo? (se non ha un nome, inventalo!) Quanti sono i componenti? Quando vi incontrate? Quali sono le vostre abitudini? Quali caratteristiche particolari contraddistinguono i singoli membri? Quali interessi comuni avete? 18 È importante far intuire al ragazzo che nelle “caratteristiche dei componenti” vanno elencate le disposizioni e particolarità che contraddistinguono i singoli partecipanti rispetto agli altri. Nella parte degli “interessi comuni” l’attenzione è posta su ciò che rende ogni ragazzo vicino agli altri membri del suo gruppo. Terminata l’attività di analisi, l’educatore invita i ragazzi alla condivisione. Questa fase prevede l’utilizzo di un cartellone precedentemente preparato dall’educatore nel seguente modo: Si consiglia di predisporre alcuni spazi con la scritta “gruppo…” nell’eventualità che qualche acierrino appartenga ad una tipologia di gruppo che non si era preventivata, in modo da poterla aggiungere senza difficoltà. A questo punto l’educatore invita ogni singolo ragazzo ad apporre le proprie schede sulla colonna corrispondente del cartellone (ad esempio se il ragazzo fa parte di due gruppi, quello musicale e quello parrocchiale, deve incollare la tabella del gruppo musicale nella colonna “gruppo musicale”, mentre la tabella del gruppo parrocchiale andrà apposta nella colonna “gruppo parrocchiale”); si darà così 19 vita ad una rappresentazione intuitiva e colorata di come il gruppo si compone e ricompone in tante diverse realtà. Ora l’educatore guida i ragazzi nell’osservazione del grafico per far loro comprendere che ognuno può appartenere a diversi gruppi, ma tutti si ritrovano a condividere la bella esperienza nel gruppo Acr. Nella fase finale dell’attività l’educatore propone ai ragazzi un’ultima scheda (identica alla prima sottoposta), chiedendo loro, questa volta tutti assieme, di fare la stessa analisi sul gruppo Acr. L’educatore farà emergere nella discussione che partecipare all’Acr non richiede caratteristiche particolari, non bisogna eccellere in qualcosa, ma solo condividere il desiderio di crescere insieme nell’amicizia tra tutti e con Gesù. SPUNTI PER LA RIFLESSIONE L’educatore guida i ragazzi a riflettere sul fatto che ogni giorno si entra in contatto con diverse persone, singoli o gruppi. In entrambi questi casi, l’incontro può essere dovuto: - ad una scelta personale (ad esempio quando si decide di partecipare ad un gruppo sportivo o si sceglie di incontrarsi con un amico); - ad una scelta che non dipende da sé (il genitore che desidera che il figlio impari a suonare uno strumento, oppure il genitore che per necessità lavorative deve mandare il figlio al doposcuola); - ad una situazione inevitabile (basti pensare al gruppo classe o alle persone con cui ci si trova a condividere un viaggio in autobus). 20 In tutte e tre le possibili situazioni individuate, nel gruppo Acr ci unisce l’amicizia e la simpatia e prima ancora, ci unisce la stessa fede in Gesù e la presenza dello Spirito Santo. Perché, allora, ci sono divisioni e conflitti anche nello stesso gruppo Acr? Come superarne le cause e vivere uniti? Non possiamo dimenticare che è Gesù ad unirci nel suo Spirito e nel suo progetto di vita. Per questo è più profondo quanto ci unisce, piuttosto che quanto ci divide. Spesso ascoltarsi, essere attenti agli altri, perdonare, accogliersi e rispettarsi sono gesti semplici che permettono di crescere nell’unità. Anche i ragazzi possono costruire l’unità o portare divisione (cfr. cIC/3 Sarete miei testimoni, pag. 65). 21 CONFRONTO TRA I RAGAZZI I ragazzi riconoscono nella Chiesa una comunità di fratelli, alla quale si accede per mezzo del battesimo. Comprendono inoltre che nella comunità cristiana non ci si sceglie ma ci si accoglie come fratelli. INSIEME È PIÚ BELLO! “Perché devo essere in gruppo con quel ragazzo che mi sta antipatico? Cosa significa davvero sentirsi parte di una comunità?” Questi sono i pensieri più comuni che fanno i nostri ragazzi. Per utilizzare un’immagine possiamo dire che è un po’ come riconoscersi nei colori dell’arcobaleno, in cui le individualità non scompaiono, ma trovano forza l’una nella presenza dell’altra. L’educatore propone ai ragazzi la seguente storia (si può leggere, oppure, se ci sono più educatori, è possibile fare una lettura a più voci o una piccola drammatizzazione): Una volta i colori del mondo cominciarono a litigare: tutti reclamavano di essere il migliore, l’indispensabile, il preferito. Il Verde disse: “È chiaro che io sono il più importante. Sono l’emblema della vita e della speranza. Sono stato scelto per l’erba, le foglie, gli alberi, senza di me gli animali morirebbero”. Il Blu lo interruppe: “Pensi solo alla terra, ma considera il cielo e il mare. L’acqua è la fonte della vita. Senza la mia pace, ognuno di voi sarebbe nulla”. Il Giallo rideva sotto i baffi: “Siete tutti così seri! Io porto il sorriso, la felicità e il calore nel mondo. Il sole, la luna e le stelle sono gialle. Senza di me non ci si divertirebbe”. L’Arancione cominciò a cantare le proprie lodi: “Io sono il colore della salute e della forza. Porto le più importanti 22 vitamine. Pensate alle carote, alle zucche, alle arance, ai mango. Non vado in giro a bighellonare tutto il giorno, ma quando riempio il cielo all’alba o al tramonto, la mia bellezza è così folgorante che nessuno rivolge più il pensiero a qualcuno di voi”. Il Rosso non sopportò più a lungo e gridò: “Io sono il vostro sovrano, sono il sangue della vita! Sono il colore del pericolo e del coraggio. Metto il fuoco nelle vene. Senza di me la terra sarebbe vuota come la luna. Sono il colore della passione e dell’amore”. Il Viola andò su tutte le furie. Era molto alto e parlò con grande superbia: “Io sono il colore della regalità e del potere. Re, capi e Vescovi hanno sempre scelto me come segno d’autorità e saggezza. La gente non discute quello che dico, ascolta e obbedisce”. E infine parlò l’Indaco, molto più calmo degli altri ma con ancor maggiore determinazione: “Pensate a me. Sono il colore del silenzio. Mi si nota appena, ma senza di me diventereste tutti superficiali. Io rappresento il pensiero e la riflessione, il crepuscolo e l’acqua profonda. Avete bisogno di me come contrappeso, per la preghiera e per la pace interiore”. Così i colori continuarono a vantarsi, ciascuno convinto della propria superiorità. I loro contrasti divennero sempre più forti. Poi ci fu un lampo e un tuono rombò. La pioggia cominciò a cadere implacabilmente. I colori cominciarono a temere il peggio e si stringevano fra loro per farsi coraggio. Nel bel mezzo della tempesta, la pioggia cominciò a parlare: “Pazzi! Lottare tra voi cercando di dominarsi l’un l’altro! Non sapete che siete stati creati ciascuno per una ragione diversa, unica e particolare? Unite le mani e venite con me!”. I colori fecero come era stato richiesto loro. Allora la pioggia continuò: “Questo è il colore più bello... quello che fate voi tutti quando vi unite... Lo voglio chiamare Arcobaleno”. 23 La pioggia cessò per far si che tutti uscendo dalle loro case potessero vedere la bellezza dell’unione di tutti i colori in quel grande arco che da quel momento in poi tutti lo chiamarono Arcobaleno. E così, ogni volta che un acquazzone lava il mondo e l’arcobaleno appare in cielo, abbiamo una buona occasione per ricordare di rispettarci l’un l’altro, e che INSIEME È PIÚ BELLO! Al termine della storia, per confrontarsi, l’educatore propone ai ragazzi di realizzare una bandiera che rappresenti il legame che unisce i membri del gruppo al resto della comunità. Per la composizione della bandiera è possibile seguire le indicazioni riportate di seguito: - tagliare una striscia di cartoncino colorato delle dimensioni di 5 cm di larghezza per 50 cm di lunghezza per ogni ragazzo (utilizzare colori diversi); - tagliare altre strisce sempre di colori diversi della larghezza di 5 cm mentre per la lunghezza occorre misurare quanto sono lunghe tutte le strisce dei bambini (esempio: se i bambini sono 20, dato che la larghezza di ognuna di queste 20 strisce è 5 cm, le altre strisce che devo ricavare dovranno essere lunghe 20 x 5 = 100 cm); - far scrivere a ciascun bambino il proprio nome sulla propria striscia; - sulle altre strisce, invece, scrivere i nomi (o i ruoli) delle altre persone della comunità ecclesiale (i catechisti, il parroco, gli educatori, ecc.); - unire le strisce verticali (nomi dei bambini) con le strisce orizzontali (altre persone della comunità) nel seguente modo per creare un vero e proprio intreccio 24 (simbolo dell’intreccio di relazioni che si creano nella comunità); - bloccare gli estremi della bandiera con una pinzatrice ed eventualmente mettere un bastoncino per poterla sventolare! SPUNTI PER LA RIFLESSIONE Cosa significa davvero sentirsi parte di una comunità? L’educatore deve condurre i ragazzi a comprendere un concetto difficile: nella comunità le individualità non scompaiono, ma trovano maggiore forza l’una nella presenza dell’altra. Per aiutare i ragazzi a comprendere ciò, l’educatore può portare alcuni esempi in cui il prodotto finito è un qualcosa di più rispetto alla somma delle singole parti di cui è composto. Ad esempio, una melodia è un qualcosa di qualitativamente migliore della semplice somma di più note; oppure la suddetta storia. I ragazzi comprendono che esiste un intreccio di vite, storie 25 e relazioni tra le persone che vivono nella comunità, incontrandosi, collaborando, spendendosi gratuitamente perché tutti crescano insieme nella fede. È un tessuto fra persone che non si sono scelte, ma sono state tutte chiamate a condividere un cammino sin dal giorno del proprio battesimo (cfr. cIC/2 Venite con me, pag. 15). Nel battesimo la comunità accoglie un nuovo membro, piccolo o grande, che da quel giorno condivide con gli altri il segno della croce – segno di riconoscimento, di appartenenza a Cristo e alla sua Chiesa – e la preghiera del Padre Nostro. Con il segno della croce ricordiamo la fede del nostro battesimo: Dio è uno solo in tre persone uguali e distinte, Padre, Figlio e Spirito Santo; Gesù è morto e risorto per la nostra salvezza (cfr. cIC/2 Venite con me, pagg. 156157). 26 CONFRONTO CON LE ALTRE PERSONE Dal confronto con alcuni testimoni, attraverso una dinamica di gioco e la lettura della vita di alcuni santi, i ragazzi scoprono il dovere di impegnarsi per rendere più ricca e bella la comunità. Come i santi che hanno donato il loro servizio, le loro preghiere e le loro sofferenze per rendere lode a Dio e più feconda la nostra Chiesa, anche i ragazzi possono mettere a disposizione le proprie capacità per il bene comune. ANCH’IO HO LA MIA PARTE ! L’incontro con un testimone può essere proposto sotto due vesti: A. Gli educatori invitano all’incontro Acr una o più figure tra quelle individuate dai ragazzi nell’attività di confronto e inserite nel tessuto della comunità. L’educatore presenta agli ospiti il percorso fatto dai ragazzi e la bandiera con cui hanno voluto sintetizzare il tessuto di relazioni. A questo punto gli ospiti ripercorreranno il proprio cammino di crescita nella comunità (le tappe più importanti) dal battesimo fino ad oggi. È bene che gli invitati facciano emergere come grazie alla comunità siano riusciti a crescere nella consapevolezza della fede e dei propri talenti fino a decidere di metterli a disposizione dei propri fratelli. I testimoni possono servirsi di un bastone su cui hanno annotato precedentemente tappe e persone che li hanno sostenuti nel loro cammino di fede. Al termine del confronto il testimone regala ai ragazzi il bastone augurando che la 27 comunità sia sostegno nella crescita umana e spirituale, appoggio nelle difficoltà, stimolo a guardare verso l’alto. Il bastone può, così, diventare supporto per la bandiera del gruppo. B. Nel caso non si riesca ad invitare il testimone, i ragazzi vengono suddivisi in gruppi di massimo sei componenti; all’interno di ogni gruppo gli acierrini nomineranno, di volta in volta, il protagonista dell’azione di gioco tra quelle di seguito proposte. Le varie prove verranno decise in base al lancio di un dado numerato. Le prove potranno essere: - 1 Prova di canto (cantare una strofa di una canzone famosa o una canzone di Chiesa a scelta dell’educatore); - 2 Prova di disegno (eseguire un ritratto dei componenti della squadra o un paesaggio a piacere); - 3 Prova di forza (proporre una sfida a braccio di ferro o una gara di sollevamenti sulle braccia); - 4 Prova di Santità (lettura del riassunto della storia di un santo dapprima utilizzando una sola vocale in sostituzione a tutte quelle presenti nel testo, successivamente la rileggeranno con attenzione); - 5 Prova matematica (risolvere un’operazione complicata senza calcolatrice); - 6 Prova di ballo (al ritmo di musica danzare con la maggior grazia possibile). Lanciato il dado dall’educatore, i ragazzi interessati devono eseguire la prova che verrà giudicata dagli educatori. Ogni prova può essere eseguita al massimo tre volte. Solo dopo che ciascun acierrino ha eseguito almeno una prova viene 28 decretata la vittoria della squadra che è stata più brava e che ha vinto il maggior numero di manche. LA TESTIMONIANZA Di seguito si riportano i testi da riassumere per la prova di santità: San Tarcisio Nel giorno della solennità dell'Assunzione della Beata Vergine Maria, la Chiesa ricorda Tarcisio. Subì il martirio da adolescente mentre portava l'Eucaristia ai cristiani in carcere. Scoperto, strinse al petto il Corpo di Gesù, per non farlo cadere in mani profane, ma venne ucciso. Il Martirologio romano ne fissa la morte il 15 agosto del 257 d.C. Il corpo venne sepolto insieme a papa Stefano sulla via Appia. Nel 767 papa Paolo I fece traslare le spoglie nella basilica di san Silvestro in Capite insieme ad altri martiri. San Tarcisio acquistò di nuovo fama nell’Ottocento, in seguito alla pubblicazione del romanzo «Fabiola» del cardinale Wiseman, interessato alla figura del coraggioso e giovane santo. In molte chiese di Roma è possibile trovare quadri, statue, pale d'altare che lo raffigurano. È patrono dei Chierichetti e degli Aspiranti minori Gioventù Italiana Azione Cattolica. È il protomartire dell’Eucaristia, accolito della Chiesa di Roma, fu martirizzato in giovane età mentre portava le Sacre Specie ai cristiani in carcere per la comunione, scoperto, strinse al petto l’Eucaristia, per non farla cadere in mani profane, ma non riuscendo a strappargliela, fu ucciso dai carnefici esasperati e feroci come cani rabbiosi. Queste notizie si rilevano dall’unica fonte storica esistente, cioè l’epigrafe posta da papa Damaso sul suo sepolcro, riprese successivamente da altri studiosi e inserite nel “Martirologio Romano” fissando la sua morte al 15 agosto del 257 d.C.. Il suo corpo fu dapprima sepolto insieme a papa Stefano nel 29 Cimiterio Callisti sulla via Appia; secondo altri autori esso fu trasferito nella cosiddetta Cella Tricora in un sarcofago insieme a papa Zefirino. Nel 767 papa Paolo I lo portò nella basilica di s. Silvestro in Capite insieme ad altri corpi di martiri; anche qui ebbe alcune traslazioni in cui l’ultima è del 1596 ove le reliquie furono poste sotto l’altare maggiore. Il culto a san Tarcisio riprese maggior vigore nell’800 in seguito alla pubblicazione del romanzo Fabiola di Wiseman (Londra, 1855) che rese attraente la figura del coraggioso adolescente. A Roma nel 1939 gli venne dedicata una chiesa al IV miglio, opera dell’architetto Rossi. Santa Giuseppina Nasce nel Sudan nel 1869, rapita all’età di sette anni, venduta più volte, conosce sofferenze fisiche e morali, che la lasciano senza un’identità. Sono i suoi rapitori a darle il nome di Bakhita «fortunata». Nel 1882 viene comprata a Kartum dal console Italiano Calisto Legnani. Nel 1885 segue quest’ultimo in Italia dove, a Genova, viene affidata alla famiglia di Augusto Michieli e diventa la bambinaia della figlia. Quando la famiglia Michieli si sposta sul Mar Rosso, Bakhita resta con la loro bambina presso le Suore Canossiane di Venezia. Qui ha la possibilità di conoscere la fede cristiana e, il 9 gennaio 1890, chiede il battesimo prendendo il nome di Giuseppina. Nel 1893, dopo un intenso cammino, decide di farsi suora canossiana per servire Dio che le aveva dato tante prove del suo amore. Divenuta suora, nel 1896 è trasferita a Schio (Vicenza) dove muore l'8 febbraio del 1947. Per cinquant’anni ha ricoperto compiti umili e semplici offerti con generosità e semplicità. Santa Giuseppina Bakhita, vergine, che, nata nella regione del Darfur in Sudan, fu rapita bambina e, venduta più volte nei mercati africani di schiavi, patì una crudele schiavitù; resa, infine, libera, a Venezia divenne cristiana e religiosa presso le Figlie della Carità e passò il resto della sua vita in Cristo nella città di Schio nel territorio 30 di Vicenza prodigandosi per tutti. Venduta a mercanti di schiavi, iniziò per Bakhita un’esistenza di privazioni, di frustate e di passaggi di padrone in padrone. Poi venne tatuata con rito crudele e tribale: 114 tagli di coltello lungo il corpo: “Mi pareva di morire ad ogni momento… Immersa in un lago di sangue, fui portata sul giaciglio, ove per più ore non seppi nulla di me… Per più di un mese [distesa] sulla stuoia… senza una pezzuola con cui asciugare l’acqua che continuamente usciva dalle piaghe semiaperte per il sale”. Giunse finalmente la quinta ed ultima compravendita della giovane schiava sudanese. La acquistò un agente consolare italiano, Callisto Legnami. Dieci anni di orrori e umiliazioni si chiudevano. E, per la prima volta, Bakhita indossa un vestito. Bakhita raggiunge la sconosciuta Italia, dove il console la regalerà ad una coppia di amici di Mirano Veneto e per tre anni diventerà la bambinaia di loro figlia, Alice. Ed ecco l’incontro con Cristo. La mamma di Alice, Maria Turina Michieli, decide di mandare figlia e bambinaia in collegio dovendo raggiungere l’Africa per un certo periodo di tempo. La giovane viene ospitata nel Catecumenato diretto dalle Suore Canossiane di Venezia (1888). “Circa nove mesi dopo, la signora Turina venne a reclamare i suoi diritti su di me. Io mi rifiutai di seguirla in Africa… Ella montò sulle furie”. Nella questione intervennero il patriarca di Venezia Domenico Agostini e il procuratore del re, il quale “mandò a dire che, essendo io in Italia, dove non si fa mercato di schiavi, restavo… libera”. Il 9 gennaio 1890 riceve dal Patriarca di Venezia il battesimo, la cresima e la comunione e le viene imposto il nome di Giuseppina, Margherita, Fortunata, che in arabo si traduce Bakhita. Nel 1893 entra nel noviziato delle Canossiane. “Pronunciate i santi voti senza timori. Gesù vi vuole, Gesù vi ama. Voi amatelo e servitelo sempre così”, le dirà il cardinal Giuseppe Sarto, nuovo Patriarca e futuro Pio X. Nel 1896 pronuncia i voti e si avvia ad un cammino di santità. Cuoca, 31 sacrestana e portinaia saranno le sue umili mansioni, descritte e testimoniate dal recente e ben riuscito video prodotto dalla Nova-T, dal titolo “Le due valigie, S. Giuseppina Bakhita”, con la regia di Paolo Damosso, la fotografia di Antonio Moirabito e la recitazione di Franco Giacobini e Angela Goodwin. Il titolo si rifà alle parole che Bakhita disse prima di morire: “Me ne vado, adagio adagio, verso l’eternità… Me ne vado con due valigie: una, contiene i miei peccati, l’altra, ben più pesante, i meriti infiniti di Gesù Cristo”. San Nicola Nacque nel 1245 a Castel Sant’Angelo in Pontano nella diocesi di Fermo. A 14 anni entrò fra gli eremitani di sant’Agostino di Castel Sant’Angelo come oblato, cioè ancora senza obblighi e voti. Più tardi entrò nell’ordine e nel 1274 venne ordinato sacerdote a Cingoli. La comunità agostiniana di Tolentino diventò la sua «casa madre» e suo campo di lavoro il territorio marchigiano con i vari conventi dell’Ordine, che lo accoglievano nell’itinerario di predicatore. Dedicava buona parte della sua giornata a lunghe preghiere e digiuni. Un asceta che diffondeva sorriso, un penitente che metteva allegria. Lo sentivano predicare, lo ascoltavano in confessione o negli incontri occasionali, ed era sempre così: veniva da otto-dieci ore di preghiera, dal digiuno a pane e acqua, ma aveva parole che spargevano sorriso. Molti venivano da lontano a confessargli ogni sorta di misfatti, e andavano via arricchiti dalla sua fiducia gioiosa. Sempre accompagnato da voci di miracoli, nel 1275 si stabilì a Tolentino dove resterà fino alla morte il 10 settembre 1305. A Tolentino nelle Marche, san Nicola, sacerdote dell’Ordine degli Eremiti di Sant’Agostino, che, dedito a una severa astinenza e assiduo nella preghiera, fu severo con se stesso, ma clemente con gli altri, e spesso imponeva a sé le penitenze altrui. Per il patronato della maternità, accanto alla 32 Madre della Madonna, può ben figurare quel benevolo intercessore che è San Nicola da Tolentino. È pur vero che il ventaglio di ausilio miracoloso attribuito a San Nicola dalla vastissima ancor oggi devozione popolare è molto ampio: dalle malattie alle ingiustizie, dalla tirannia ai danni patrimoniali, dagli incendi alla liberazione delle anime purganti. Ma l’intercessione nella maternità, specialmente se in età avanzata, ha una propria ragione particolare. Si era a metà del XIII secolo ed i coniugi Compagnone dei Guarinti e Amata dei Gaidani stavano invecchiando ed erano sull’orlo della disperazione per mancanza di prole. Abitavano a Castel Sant’Angelo, oggi Sant’Angelo in Pontano nella provincia di Macerata; vivevano in buone condizioni economiche, per cui un figlio poteva anche significare il passaggio delle eredità materiali. In quei tempi il mancato arrivo di un bimbo veniva sempre imputato alla donna, cosicché la lacuna stava nella impossibile maternità e non tanto in disfunzioni legate alla paternità. In tale ottica venivano ricercati i rimedi più o meno efficaci e magari anche qualche intervento del sortilegio. Da cristiana credente la coppia di Castel Sant’Angelo ricorreva con sempre maggiore frequenza alla preghiera. Ad un certo momento si ricordarono del santo dei doni per eccellenza: con preghiere e lacrime supplicarono in effetti a lungo San Nicola di Bari. E nel 1245 nacque il tanto desiderato figlio che, per gratitudine, venne battezzato con quel nome. L’infanzia e la fanciullezza furono tranquilli, manifestando egli tuttavia una naturale inclinazione alla preghiera ed a una rigorosa osservanza dei propri doveri. Così strutturato, Nicola avvicinò perciò gli agostiniani della città natale a dodici anni e fu novizio nel 1260. Compì poi gli studi necessari per il sacerdozio, ottenendo l’ordinazione a Cingoli, sempre non lontano da Macerata, nel 1269. Svolse in varie località l’apostolato affidatogli, finché nel 1275 si ritirò, forse per ragioni di salute, nell’eremo agostiniano di Tolentino. 33 Qui mori trent’anni più tardi il 10 settembre 1305, dopo avere svolto l’apostolato del confessionale e dell’assistenza ai poveri ed avere vissuto in umiltà e penitenza. In seguito alla definitiva canonizzazione nel 1446 il suo culto si diffuse in tutta Italia, in molti altri Paesi d’Europa e poi nelle Americhe, in parte anche per il graduale affermarsi dell’Ordine agostiniano. Già però Tolentino gli aveva costruito una basilica, ancora attualmente meta di pellegrinaggi e ricca di opere d’arte. I suoi resti mortali sono in gran parte custoditi nella cripta, tranne le “Sante Braccia” staccatesi e sanguinanti quarant’anni dopo la morte del santo. La Chiesa ricorda liturgicamente San Nicola da Tolentino il 10 settembre, il suo dies natalis. SPUNTI PER LA RIFLESSIONE Terminato il gioco i ragazzi vengono portati a riflettere su ciò che hanno in comune i personaggi analizzati e perché ci è utile conoscerli. Tutti i santi con il loro servizio (Tarcisio), con la loro preghiera (Nicola) o con le loro sofferenze (Giuseppina) hanno contribuito a rendere lode al Signore e ad amare come ha amato Lui la sua Chiesa. Percorrere la strada di Gesù è difficile e da soli non riusciremo a percorrerla: lo Spirito Santo apre il nostro cuore perché possiamo comprendere la Parola di Gesù e ci dona la forza per camminare insieme con lui. Gesù non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita per la salvezza di tutti. I santi sono coloro che vivono il comandamento nuovo: “che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli” (cfr. cIC/2 Venite con me, pag. 88). Come hanno sperimentato anche nel gioco, i ragazzi, mettendo a disposizione i loro talenti (ma anche il loro 34 sacrificio a fare una prova che può non avere incontrato il loro gusto), hanno potuto aiutare la loro squadra. Così anche noi siamo chiamati a contribuire per rendere più accogliente e gioiosa la nostra parrocchia e la Chiesa intera. È importante anche far capire ai ragazzi che possono essere protagonisti nella chiesa. Tutti siamo chiamati all’interno delle nostre comunità a dare il nostro tempo, le nostre energie, la nostra fantasia, la nostra allegria e la nostra preghiera, ben sapendo che tutto ciò non ci è tolto ma è condiviso con gli altri. 35 CONFRONTO CON I DOCUMENTI DELLA FEDE All’interno dell’esperienza del gruppo, si desidera mantenere come punto di partenza e di arrivo la vita concreta dei ragazzi. Per far questo, l’attività si differenzia in PISTA A (At 18,1-3; At 18,24-26; Rm 16,3-5; Lc 19,5-10; Gv 1,35-42) e PISTA B (Ef 4,1-6), in ragione del cammino di fede dei ragazzi, cioè, prima o dopo aver celebrato il sacramento della Confermazione. I ragazzi incontrano la parola di Dio, individuando in essa una guida che li aiuti a vivere da fratelli nei diversi ambiti della loro vita. At 18,1-3 Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto. Qui trovò un Giudeo di nome Aquila, nativo del Ponto, arrivato poco prima dall'Italia, con la moglie Priscilla, in seguito all'ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei. Paolo si recò da loro e, poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì in casa loro e lavorava. Di mestiere, infatti, erano fabbricanti di tende. At 18,24-26 Arrivò a Èfeso un Giudeo, di nome Apollo, nativo di Alessandria, uomo colto, esperto nelle Scritture. Questi Ef 4,1-6 Io dunque, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell'amore, avendo a cuore di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di 36 era stato istruito nella via del tutti, opera per mezzo di tutti Signore e, con animo ispirato, ed è presente in tutti. parlava e insegnava con accuratezza ciò che si riferiva a Gesù, sebbene conoscesse soltanto il battesimo di Giovanni. Egli cominciò a parlare con franchezza nella sinagoga. Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio. Rm 16,3-5 Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù. Essi per salvarmi la vita hanno rischiato la loro testa, e a loro non io soltanto sono grato, ma tutte le Chiese del mondo pagano. Salutate anche la comunità che si riunisce nella loro casa. Salutate il mio amatissimo Epèneto, che è stato il primo a credere in Cristo nella provincia dell’Asia. Lc 19,5-10 Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: “Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”. Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. 37 Vedendo ciò, tutti mormoravano: “È entrato in casa di un peccatore!”. Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: “Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto”. Gesù gli rispose: “Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”. Gv 1,35-42 Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: “Ecco l’agnello di Dio!”. E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: “Che cosa cercate?”. Gli risposero: “Rabbì - che, tradotto, significa Maestro - dove dimori?". Disse loro: “Venite e vedrete”. Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano 38 circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: “Abbiamo trovato il Messia” che si traduce Cristo - e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: “Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa” - che significa Pietro. TESTIMONI DI LUCE Pista A I ragazzi sono aiutati a comprendere che per portare a tutti la gioia che deriva dall’amicizia con Gesù, devono impegnarsi ad essere testimoni capaci di vivere gesti semplici di comunione. Attraverso il confronto con tre personaggi del Nuovo Testamento, che grazie all’amicizia con Gesù hanno cambiato la propria vita e i propri comportamenti, i ragazzi si interrogano sul modo in cui vivono il proprio quotidiano. Gli educatori, dopo aver letto le storie dei tre personaggi (si può fare riferimento anche al passo biblico corrispondente), devono drammatizzare in una scenetta l’atteggiamento peculiare di ogni personaggio e far capire ai ragazzi il valore cristiano corrispondente. Dopo che sono stati individuati tutti e tre gli atteggiamenti, questi, possono essere riportati su un grande cartellone diviso in tre riquadri. 39 Conclusa la prima parte dell’attività si dividono i ragazzi in gruppi e gli si chiede di confrontarsi, all’interno di ogni gruppo, sugli atteggiamenti presi in esame e di drammatizzare una situazione di vita di tutti i giorni, che loro hanno vissuto in prima persona, per ognuno dei tre valori analizzati. Dato un limite di tempo per creare la drammatizzazione, ogni gruppo mette in scena ciò che ha prodotto. Per concludere l’attività si chiede ad ogni ragazzo di pensare autonomamente al valore, tra i tre analizzati, che non riesce a mettere in pratica con naturalezza. Poi si consegna ad ognuno un post-it su cui i ragazzi devono scrivere un proposito, che si impegnano ad attuare, per migliorare il valore che viene più difficile loro mettere in pratica (es. Accoglienza: “Mi impegno ad essere più gentile con chi mi sta più antipatico”). Una volta scritto si incolla il post-it sul cartellone nel riquadro del valore corrispondente. Di seguito sono riportate le storie dei personaggi e gli atteggiamenti corrispondenti. Aquila e Priscilla - Accoglienza Tra i primi testimoni della fede cristiana, Aquila e Priscilla hanno un ruolo molto importante nella Chiesa del loro tempo: fuggiti da Roma a causa dell’editto di Claudio, danno ospitalità nella loro casa ai cristiani che si riuniscono per l’ascolto della parola di Dio e la celebrazione dell’Eucaristia. Sostenuti da una fede salda, Aquila e Priscilla, sono disponibili, come Maria, a realizzare il disegno di Dio e accolgono per primo Paolo (cfr. At 18,1-3) divenendo collaboratori del suo apostolato. In seguito accolgono in casa loro anche Apollo, un giudeo nativo di 40 Alessandria (cfr. At 18,24-26). Questi due sposi ascoltano la testimonianza dei due uomini e condividono con loro la fede e l’impegno a servizio della comunità cristiana, continuando ad aprire la loro casa alle persone che cercano Gesù Cristo. San Paolo, nella sua Lettera ai Romani, scrive così: «Salutate Priscilla ed Aquila, miei collaboratori in Gesù Cristo, che hanno rischiato la loro vita per me; a loro non io soltanto sono grato, ma anche tutte le chiese delle nazioni. Salutate anche la chiesa che si riunisce in casa loro» (cfr. Rm 16,3-5). Zaccheo - Giustizia Zaccheo è un uomo ricco, un pubblicano che come Levi cerca Dio. Gesù, passando per Gerusalemme, alza lo sguardo e gli dice: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». In fretta scende e lo accoglie pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormorano: «È andato ad alloggiare da un peccatore!». Ma Zaccheo, alzatosi, disse a Gesù: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni i poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Lui gli risponde: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo; il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto» (cfr. Lc 19,5-10). Gesù non sceglie i migliori, sceglie coloro che per i più non meritano attenzione ma che, come Zaccheo, sono disposti a restituire la ricchezza della terra e “correre avanti” per guadagnare quella del cielo. Discepoli - Fedeltà I discepoli sono così felici di avere incontrato Gesù nel loro cammino che non possono tenerlo solo per loro: non appena 41 tornano a casa lo dicono ai loro fratelli. Andrea, impetuoso e appassionato, prende suo fratello Simone, gli dice: «Abbiamo trovato il Messia» e lo porta subito da Gesù, perché una gioia così grande va condivisa. Appena Gesù guarda Simone in viso, lo accoglie come uno dei suoi discepoli e gli dice che avrà un nuovo nome: Pietro (cfr. Gv 1,35-42). SPUNTI PER LA RIFLESSIONE Questa attività che analizza tre atteggiamenti cristiani come accoglienza, giustizia e fedeltà ha varie corrispondenze in altri brani biblici. Per quanto riguarda l’accoglienza, l’esempio più importante che potrebbe emergere dalla riflessione con i ragazzi è quello di Maria che accetta e accoglie la chiamata di Dio il quale fa scendere su di lei lo Spirito Santo (cfr. cIC/2 Venite con me, pag. 32). Riguardo la giustizia esempio estrapolabile dalla Sacra Scrittura è la figura di un pubblicano di nome Levi (cfr. cIC/2 Venite con me, pag. 12). Gesù non fa preferenze tra le persone: egli vede nel cuore di ciascuno e sceglie i suoi amici anche tra coloro che la gente disprezza come i farisei e gli scribi che mormoravano con i discepoli perché mangiavano e bevevano con i pubblicani e i peccatori. È lo Spirito Santo che cambia il cuore di coloro che sono disprezzati per le proprie azioni. Infine, il valore della fedeltà e della presenza importante dello Spirito Santo emergono nella chiamata dei pescatori sul lago di Galilea (cfr. cIC/2 Venite con me, pag. 11). Gesù chiama quattro pescatori al lavoro inconsapevoli del contenuto della chiamata da parte di colui che è ancora sconosciuto ai loro occhi. Subito lasciarono le reti e lo seguirono, segno di 42 grande fiducia e di disponibilità alla sequela. Come discepoli dopo l’incontro con Gesù, allo stesso modo anche noi quando Lo accogliamo nel dono del battesimo veniamo immersi nella realtà dello Spirito Santo che ci invita a vivere in ottemperanza ai valori cristiani nella quotidianità. Quindi, attraverso le scelte importanti della nostra vita: nella scuola, nella famiglia, nel lavoro dobbiamo essere sempre testimoni di Gesù. Come luce che illumina, vanno diffuse intorno a noi la bontà e l’amore. Gesù ha detto: «Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta». Tutto ciò va attuato alla lettera nella vita quotidiana con gesti semplici ma importanti (cfr. cIC/2 Venite con me, pag. 155). Nel sacramento della Confermazione lo Spirito Santo conferma i battezzati e li unisce più profondamente a Cristo e alla Chiesa. METTI IN CIRCOLO IL TUO AMORE Pista B L’incontro inizia con la lettura di un brano tratto dalla Lettera di san Paolo agli Efesini in cui l’apostolo Paolo ringrazia Dio per la fede e l’amore che uniscono i fratelli della comunità di Efeso e li esorta a continuare su questo stile. L’educatore spiega ai ragazzi che l’invito che Paolo rivolge ai fedeli di Efeso, cioè di vivere da fratelli realizzando l’unità nello Spirito Santo, è lo stesso invito che viene rivolto a ciascuno di noi in quanto membri della comunità cristiana. Viene poi mostrata ai ragazzi una grande sagoma bianca e alcuni pezzi di cartoncino di colore rosa (in numero maggiore rispetto ai membri del gruppo). Questi cartoncini, uniti insieme come un puzzle, ricompongono interamente la 43 stessa sagoma. Ciascun ragazzo prende un pezzo di puzzle e vi scrive sopra il proprio nome. Allo stesso modo fa anche l’educatore, che subito dopo chiede ai ragazzi di ricomporre la sagoma rosa incollando i vari pezzi su quella bianca. Una volta terminato il gioco, i ragazzi si accorgono che sulla sagoma adesso ci sono tutti i loro nomi e che è rimasto anche qualche cartellino senza nome. La sagoma rappresenta la comunità cristiana: un insieme di parti (le membra), ciascuna necessaria all’altra per ricomporre il tutto (cfr. cIC/3 Sarete i miei testimoni, pag. 65). Il popolo di Dio è composto infatti da persone diverse, così come diverse sono le parti del corpo, uniche ed originali, unite dalla stessa fede. Lo Spirito Santo è colui che ci ricompone e ci lega a Gesù (il corpo) e tra di noi come fratelli. I pezzi di puzzle senza nome rappresentano coloro che, pur essendo membri della comunità cristiana in virtù del loro battesimo, scelgono di vivere ai margini o si professano non credenti: il loro posto resta vuoto, perché è stato pensato solo per loro e nessun altro potrebbe occuparlo. Senza di loro però il corpo non è completo in tutte le sue parti e non può funzionare al meglio: per questo tutti noi dobbiamo impegnarci, da cristiani, a vivere la nostra vocazione battesimale, rinnovata con il sacramento della Confermazione, e diventare testimoni per gli altri vivendo gli insegnamenti di Gesù. Vengono quindi mostrate ai ragazzi alcune parti del corpo che si possono ancora aggiungere alla sagoma. A ciascuna parte è abbinato un comportamento/atteggiamento che ogni cristiano dovrebbe vivere per costruire l’unità. Mentre queste parti vengono incollate al resto del corpo, se ne fornisce una breve spiegazione: 44 - Orecchie: ascolto; - Occhi: attenzione; - Cuore: perdono; - Braccia: accoglienza; - Mani: rispetto; - Piedi: disponibilità. Una volta presentati tutti gli atteggiamenti/comportamenti, l’educatore consegna ai ragazzi un foglio A4 con disegnate, in miniatura, tutte le parti sopra citate. Ciascun ragazzo, dopo un breve momento di riflessione in cui si interroga su quale comportamento gli viene più difficile testimoniare, ritaglia la parte corrispondente e vi scrive sopra un piccolo impegno da assumere. SPUNTI PER LA RIFLESSIONE Dalla lettura del passo biblico e dall’attività proposta è necessario estrapolare un concetto molto importante, ovvero che l’unità nella vita della Chiesa è un dono prezioso che bisogna sempre coltivare e conservare. Ci unisce l’amicizia e la simpatia, ma prima ancora ci unisce la stessa fede in Gesù e la forte presenza dello Spirito Santo. Perché allora ci sono divisioni e conflitti anche tra fratelli della stessa fede? Come superarne le cause e vivere uniti? Non possiamo dimenticare che è il Signore a unirci nel suo Spirito e nel suo progetto. Noi siamo membra uniche ed inimitabili di un unico grande corpo che è Gesù Cristo. Spesso gesti semplici come ascoltarsi, essere attenti agli altri, perdonare, accogliersi, essere disponibili e rispettarsi sono gesti importanti che permettono di crescere uniti nella fraternità reciproca. 45 Anche i ragazzi possono e devono creare unità all’interno del loro gruppo Acr perché cresca solido e forte. 46 CELEBRAZIONE I ragazzi rendono gloria a Gesù che viene per tutti,. Presenza di amore e annuncio di gioia che ci fa fratelli- si impegnano così, assieme alla comunità, a preparare la strada, riempire le buche, livellare e spianare il terreno al Vangelo di Salvezza. Non si può accogliere Gesù, se non si prepara il cuore. UN “SI CHE ILLUMINA IL MONDO “ La liturgia della Parola è incentrata sulle figure di Maria e di Giuseppe, che con i loro “sì” accolgono con gioia Gesù ed aiutano i ragazzi a fare lo stesso, ciascuno, nel proprio cuore. Di seguito è riportato il testo della liturgia della Parola. Canto iniziale P. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. T. Amen. P. La grazia, la pace e l’amore di Dio nostro Padre e di Gesù Cristo nostro Salvatore sia con tutti voi. T. E con il tuo spirito. P. Cari ragazzi, siamo qui oggi per preparare il nostro cuore ad accogliere la Parola che ha cambiato per sempre il corso della storia: Dio che scende sulla terra e si fa bambino per la nostra salvezza. Facciamo spazio all’immaginazione e torniamo con la mente in quella notte nella quale si compì la nascita di Gesù, realizzazione del progetto d’amore che ha avuto inizio a partire dai “sì” di Maria e di Giuseppe. 47 In ascolto della Parola Dal Libro dei Salmi (98) Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie. Gli ha dato vittoria la sua destra e il suo braccio santo. Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza, agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia. Egli si è ricordato del suo amore, della sua fedeltà alla casa d'Israele. Tutti i confini della terra hanno veduto la vittoria del nostro Dio. Acclami il Signore tutta la terra, gridate, esultate, cantate inni! Alleluia Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata. (Is 55,10-11) Alleluia In ascolto della Parola Dal vangelo secondo Luca (1,26-38) Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». (…) «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». (…) Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei. 48 Dal vangelo secondo Matteo (1,18-25) Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli salverà il suo popolo dai suoi peccati». (…) Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù. Segno Al termine della lettura del brano del Vangelo di Luca, alcuni ragazzi depongono davanti all’altare la mangiatoia, simbolo del “sì” attraverso il quale Maria ha accolto Gesù: la mangiatoia, infatti, rappresenta il grembo della Vergine Maria, che ha protetto, nutrito e cresciuto il Figlio di Dio. Dopo la lettura del brano del Vangelo di Matteo, altri ragazzi preparano la mangiatoia, riempiendola con della paglia. Questo gesto è il simbolo del “sì” di Giuseppe ad accogliere, prendersi cura di Gesù: la paglia è ciò che riscalda, dà calore al Figlio di Dio. Infine, prima di procedere alla riflessione, un ragazzo depone al centro della mangiatoia la Parola di Dio, Gesù. In quanto, rappresenta il nostro “sì”, la nostra disponibilità ad aprire il cuore ed a farci plasmare dal Verbo di Dio che, rendendoci tutti fratelli, illumina e dà gioia alla nostra vita. 49 Breve riflessione P. Cari ragazzi, Dio ha una fantasia che ci stupisce sempre: il suo progetto d’amore e di salvezza per noi è iniziato dalla scelta di una giovane donna: Maria. In lei, il Signore ha trovato la porta spalancata e ha potuto prendere casa nel mondo. Maria e Giuseppe accolgono con fede ed umiltà la Parola eccezionale di Dio. Allo stesso modo, la nostra vita cristiana ha avuto inizio con il “sì” che i nostri genitori ci hanno donato attraverso il Battesimo, rendendoci parte di questa comunità; spetta a noi ora continuare a vivere, fraternamente e fedelmente da battezzati, nell’amore di Dio. 1L. Grazie Signore, perché hai scelto per noi una mamma speciale, la Vergine Maria, che con il suo “sì” ha reso possibile il tuo progetto di salvezza. 2L. Grazie Signore, perché hai scelto di porre accanto a Maria un uomo giusto, Giuseppe, che con il suo “sì” ha condiviso la realizzazione di questo grande progetto d’amore. 3L. Grazie Signore, perché hai scelto per noi una famiglia. In questo tempo di Avvento aiutaci a ritrovare la pratica della fede e della preghiera. Ti affidiamo i nostri coetanei e i giovani, perché possano pronunciare il loro sì e trovare persone capaci di sostenerli nel cammino della vita. Padre nostro 50 P. Signore Gesù Cristo, che in Maria e Giuseppe ci hai dato un vero modello di vita, fa che nelle nostre famiglie fioriscano lo stupore e la meraviglia per ciò che tu hai fatto per noi. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. T. Amen. Benedizione Canto finale SPUNTI PER LA RIFLESSIONE Attraverso questa liturgia della Parola i ragazzi hanno la possibilità di accogliere ancora una volta Gesù che irrompe nella loro quotidianità. La celebrazione racconta le disponibilità di un uomo e di una donna che hanno permesso la nascita del Salvatore. Chi raccontò ai primi discepoli la risposta di Maria e Giuseppe? Chi gli avvenimenti della nascita di Gesù? A Betlemme essi non c’erano. Maria viveva tra loro e conservava nel suo cuore il suo sì. E così anche Giuseppe. I discepoli, i primi cristiani, illuminati dal dono dello Spirito Santo, meditavano con gioia i misteri della nascita del Salvatore. L’educatore, attraverso questa liturgia, invita a conoscere il mistero di Gesù che nasce per noi grazie al sì generoso di Maria e Giuseppe, anche in casa, attorno al presepio, a scuola, con gli amici e in parrocchia (cfr. cIC/2 Venite con me, pag. 41). 51 52