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PEDALIAMOINSIEME
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VIAGGIO-VACANZA PER CICLISTI e PEDONI: 14-21 giugno 2016
“BOLZANO / MERANO e VAL PUSTERIA IN BICI”
ALLEGATI
ALLEGATO A:
1.
NOTE SULLE LOCALITA' TURISTICHE (tratte dai siti ufficiali)
BOLZANO: Bolzano rispecchia chiaramente il luogo d’incontro e di scambio fra diverse culture. Nell’arte convivono ad
esempio pittura giottesca e opere di scuola gotica, mentre nell’architettura salta subito all’occhio il singolare contrasto tra la
città storica e quella nuova, divise dal torrente Talvera. Portici: cuore del borgo commerciale medievale, caratteristica che
ha conservato fino ad oggi con la sequenza senza soluzione di continuità di negozi, taluni tipici e tradizionali, altri moderni
e raffinati. Le facciate sono un'allegra sequenza di tratti architettonici diversi: gli erker (finestra ad arco), le decorazioni a
stucco, i colori pastello, il balcone di palazzo Mercantile, i porticati che si alternano in varie altezze e con varie
decorazioni. Particolarmente belli sono quelli del Vecchio Municipio, ora sede nell'Archivio Storico Comunale, costruiti a
sesto acuto con belle decorazioni a fresco. Interessanti sono anche i vicoli che collegano alle vie parallele che mostrano la
sequenza architettonica degli edifici e i vari usi dei corpi abitativi (negozio, magazzino, cantina, androni, laboratori sono
solo alcune delle destinazioni). Via Joseph Streiter: porta il nome del poeta, giurista e sindaco di Bolzano nella seconda
metà del XIX secolo. Essa corrisponde al fossato nord del primo borgo medievale, i cui edifici del lato meridionale
corrispondono al corpo di fabbrica di quelli settentrionali dei Portici. L'inizio della via costituisce, specie in estate, un
angolo di Bolzano molto affascinante: sui banchi del pesce è allestito un originale bar all'aperto, negozi, decorazioni e
locali creano un'atmosfera particolare e unica. La strada è attraversata da più archi che le conferiscono un carattere
medievale. Il civico 25 corrisponde all'ingresso dell'Antico Municipio. Via Bottai: una delle vie più tipiche del centro con
le belle insegne in ferro battuto, le numerose locande e lo storico albergo Luna Mondschein. All'estremità settentrionale
della via si trova il Museo di Scienze Naturali (Vedi percorso musei), situato nella sede amministrativa dell'Imperatore e
conte di Tirolo Massimiliano I (costruita nel 1512). Nei pressi del museo si trovano le storiche locande “Cavallino Bianco”
e “Ca' de Bezzi”, luogo amato da vari artisti. Via Argentieri: parallela ai Portici ne costituiva il fossato meridionale. È ben
visibile l'entrata al Museo Mercantile nell'omonimo palazzo, poi Casa Troilo, affrescata e con una torretta angolare e
angusto collegamento con i Portici. Piazza Walther: detta anche il "salotto buono" della città, la piazza venne realizzata nel
1808 per volontà del re Massimiliano di Baviera, di cui portò inizialmente il nome. Successivamente fu intitolata
all'arciduca Giovanni d'Austria (Johannesplatz) e, nel 1901, venne dedicata a Walther von der Vogelweide (1170-1230),
uno dei maggiori poeti-cantastorie tedeschi del medioevo. Dopo l'annessione dell'Alto Adige all'Italia, la piazza portò il
nome di re Vittorio Emanuele III e solo nel secondo dopoguerra venne ripristinato il nome del poeta tedesco. Al centro
della piazza troneggia il monumento dedicato a Walther. Di stile neoromanico, fu scolpito in marmo bianco di Lasa dallo
scultore venostano Heinrich Natter (1889). Nel 1935 le autorità comunali fasciste ne disposero il trasferimento in un luogo
più appartato della città (parco Rosegger-via Marconi). Il monumento fu ricollocato nella piazza nel 1985. Via e piazza
della Mostra: sede d'importanti palazzi quali Campofranco (angolo con piazza Walther e cortile interno), Menz e Pock, già
sede del prestigioso albergo e ora ristorante “Zur Kaiserkron'”. Sotto la locanda Fink si trovava il carcere cittadino con
alloggio della guardia. Galleria Sernesi ed Europa: prestigiose gallerie commerciali, ricollegano rispettivamente alla sede
della Libera Università di Bolzano e via Museo che conduce al Museo Archeologico e a quello Civico. Vicolo della Pesa
diversi vicoli e passaggi collegano via Portici con le vie retrostanti e parallele Dr. Streiter e Argentieri. Attraverso uno di
essi, il vicolo della Pesa, è possibile raggiungere piazza del Grano, dove in passato si teneva il mercato dei prodotti agricoli.
Si tratta del più antico nucleo urbano di Bolzano, attorno al quale sorgevano il castello dei principi vescovi di Trento
(demolito da Mainardo II di Tirolo nel 1277) e la chiesa di Sant'Andrea, demolita nel 1785. A nord della piazza si trova uno
degli edifici più pittoreschi della città: la casa della Pesa (1634), sede della pesa pubblica fino al 1780. Vicolo della Pesa e
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Casa della Pesa: bell'edificio del 1634 sul cui fianco s'intravede parte dell'antica muratura, sede della pesa pubblica fino al
1780. Di fronte una targa ricorda la chiesa di Sant'Andrea (demolita nel 1785) e davanti si può ammirare la pittoresca
Piazza del Grano, impreziosita da bei negozi e locali, una volta sede del mercato del grano e altri prodotti agricoli. Si tratta
del primo nucleo urbano di Bolzano con il castello dei principi vescovi di Trento, fondatori della città; il castello e stato
probabilmente demolito da Mainardo II di Tirolo nel corso di una delle sue incursioni per ottenere il controllo
dell'importante borgo commerciale (1277). Piazza delle Erbe: nella colorata e vivace piazza delle Erbe, cuore pulsante del
centro storico, tiene quotidianamente banco (fatta eccezione per il sabato pomeriggio, la domenica e i festivi) il famoso
mercato di frutta e verdura. All'angolo con via Portici si trova la fontana del Nettuno, ornata con una statua e con coppe a
conchiglia in bronzo realizzate da G. Mayr di Fiè (1745). La fontana del Nettuno è stata classificata fra le cento più belle
d'Italia e viene chiamata anche "Gabelwirt" (oste con la forchetta). Sulla facciata della costruzione neogotica all'angolo con
via Museo, una targa ricorda che lì si trovava l'antico albergo “Al Sole” in cui hanno soggiornato, tra il 1783 e il 1790,
personaggi del calibro di Goethe, Herder e dell'Imperatore Giuseppe II. Piazza Municipio: incorniciata dai bei palazzi del
Municipio a sud (in stile neo-barocco con interessanti affreschi nella sala del Consiglio – 1907) e da Casa Amonn ad est
(facciata decorata a stucchi in stile rococò, decorazioni a fresco sui restanti edifici), Piazza Municipio rappresenta l'inizio
dei Portici ed è spesso sede di manifestazioni. Piazza Stazione: il tratto ferroviario Verona - Bolzano viene ultimato attorno
alla metà del XIX secolo; la stazione ferroviaria risale al 1928 ed è opera di Angelo Mazzoni con diverse sculture
allegoriche (elettricità, vapore, fiumi) opera di Franz Ehrenhöfer. La Fontana delle rane, situata di fronte, viene rifatta
secondo l'originale del 1930, dopo i bombardamenti del secondo conflitto mondiale.
2.
MERANO: La ridente località turistica sul Passirio è famosa in tutta Europa come rinomata stazione climatica. Le origini
di Merano come città di cura, affondano nel lontano 1836, quando il medico viennese Josef Huber diede alle stampe un
opuscolo nel quale esaltava l’efficacia terapica dell’aria meranese. L’autorevole e gratuita pubblicità attirò in città i primi
“ospiti di cura” e pian piano Merano divenne la meta prediletta dell’aristocrazia asburgica, prussiana, russa, inglese e
francese. Personaggio emblema di questa nobile affluenza fu Sissi, l’imperatrice Elisabetta d’Austria, ricordata dalla città
attraverso una statua e altre intitolazioni. L’elezione di Merano a importantissima stazione climatica mitteleuropea
comportò la creazione di un nuovo look urbanistico. Vennero realizzate le passeggiate, costruiti lussuosi alberghi e create
infrastrutture in grado di elevare la qualità dell’apparato ricettivo come il Pavillon des Fleurs, il Kurhaus, il Teatro, la
Wandelhalle – la passeggiata coperta – e il Kurmittelhaus, solo per citare gli interventi più famosi. Intorno al centro storico,
inoltre, sorsero i nuovi quartieri della città-giardino, costituiti specialmente da residenze, pensioni e ville private. Tra Otto e
Novecento l’intera economia di Merano si spostò sulla nuova e redditizia risorsa del turismo, ma a tale prospera evoluzione
mise bruscamente fine lo scoppio della Grande Guerra. La lenta ripresa fu nuovamente arrestata dal secondo conflitto
mondiale e bisognò attendere gli anni Cinquanta perché l’afflusso turistico riprendesse vigore. Forte impulso per la
rinascita furono l’utilizzo delle fonti radioattive dei dintorni e l’organizzazione di manifestazioni volte alla promozione
della città come salotto e luogo di incontro per musicisti, pittori, poeti e scrittori. Oggi la città ha ritrovato il suo antico
fascino di città-giardino e centro termale come si evince dall’appellativo città del benessere. Le eleganti architettura, gli
elaborati giardini e i parchi lussureggianti sono l’eco di un illustre passato che rivive nelle due nuove massime attrazioni
della città: i Giardini di Castel Trauttmansdorff e le avveniristiche Terme Merano.
3.
SAN CANDIDO: La località di San Candido è ricca di chiese & cappelle. Di particolare interesse sono la Collegiata di San
Candido considerata una degli edifici sacri più belli delle Alpi orientali, la Chiesa Parrocchiale di San Michele in stile
romanico e la parrocchiale di San Nicolò a Prato Drava costruita su una collina. La Collegiata di San Candido è il migliore
esempio dello stile romanico nella regione delle Alpi orientali. La sua costruzione ebbe inizio intorno al 1143, quando il
Convento dei Benedettini di San Candido, fondato nel secolo VIII dal duca bavarese Tassilo III, fu trasformato in
Collegiata. La chiesa acquisì il suo aspetto attuale intorno al 1280; il campanile risale invece agli anni compresi tra il 1320
e il 1326. Le monumentali opere murarie ricordano lo stile delle fortezze dei crociati e le numerose cittadelle fortificate che
venivano costruite al tempo degli Hohenstaufen. Anche la chiesa doveva apparire come fortezza di Dio. Di particolare
interesse sono l'affresco della cupola, il gruppo della crocifissione e la cripta. La chiesa di San Nicolò è situata su una
collina panoramica. Funge da protettore della comunità parrocchiale l'antico patrono delle acque S. Niccolò, il cui
patrocino è spesso invocato in quelle località che da sempre combattono contro la furia dei torrenti impetuosi (impetuoso =
ted. wütend = winnen). La parrocchiale di Prato Drava è documentata per la prima volta nel 1507, nell'anno della sua
consacrazione. La costruzione protoromanica a sala, da noi già menzionata, fu trasformata ed ampliata verso il 1500 nello
stile gotico. L'elegante costruzione dalle finestre ogivali e portale a sesto acuto ha conservato il suo aspetto gotico, come
pure ben conservati nello stile gotico sono la pianta, la sezione con i pilastri di sostegno, le lesene, gli archi di trionfo
leggermente rientrati ed il coro poligonale. Degli affreschi originari, nella chiesa di Prato Drava, sono conservati solamente
una Coronazione di Maria e la Rappresentazione della leggenda di S. Niccolò (1505 circa). Al secolo XVII risale l'epitaffio
della famiglia Klettenhammer incorniciato architettonicamente. Altari, pulpito e confessionali risalgono al primo XIX
secolo, rappresentano uno stile barocco unitario ed estrosamente rustico. Alla collina della chiesa sale una ripida Via Crucis
fiancheggiata da quattro tabernacoli a cappella. Le figure lignee di questi tabernacoli in uno stile realistico barocco-rustico
rappresentano scene della Passione: Orto degli Ulivi, Flagellazione, Coronazione di spine, Cristo porta la croce. Allo stesso
genere e periodo appartiene anche il gruppo della Crocifissione situato nel camposanto (1700 circa).
4.
BRUNICO: A Brunico si riannodano i fili. Qui, dove le Valli di Tures e Aurina dal nord e la Val Badia dal sud convergono
nella verde Val Pusteria, qui dove l'Aurino sfocia nella Rienza, proprio qui il fascino mondano incontra l'autenticità
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altoatesina: in forma di architettura, cultura e offerte per il tempo libero e, ovviamente, anche nel carattere degli abitanti! Il
castello di Brunico, dalla sua altura boscosa, accoglie i visitatori già da lontano. Basta poi varcare una delle imponenti
porte della città per ritrovarsi nel bel mezzo di un variopinto viavai. piccole botteghe vicino a rinomate boutique, caffè ed
enoteche sono disseminate lungo tutta la lunga via Centrale. Brunico, il cuore della Val Pusteria, pulsa di una vivacità
coinvolgente. Nel 2009 Brunico è stata insignita del premio di città medio-piccola d'Italia con la migliore qualità di vita. Da
qualsiasi lato ci si voglia avvicinare a Brunico, la prima cosa a farsi notare è indubbiamente il magnifico e imponente
castello vescovile, il Castello di Brunico. Esso troneggia sulla città dall'alto di una verde altura e ospita uno dei musei
Messner Mountain Museen, quello di RIPA. A poca distanza, immerso nel silenzio e circondato da una particolare
atmosfera data anche da una radura che ha qualcosa di mistico, si trova il Cimitero austro-ungarico di Brunico, in cui, in
tombe individuali o di massa, numerosi soldati di diversa provenienza trovano l'ultimo riposo. Le imponenti porte cittadine
distano poco da questi verdi luoghi di quiete. Facciate con elaborati frontoni artistici, numerose vetrine e punti di ristoro
che competono tra loro per calamitare l'attenzione dei visitatori. È questa la rinomata “Stadtgasse” (Via centrale) di
Brunico, la più bella via dello shopping dell'Alto Adige.
5.
LIENZ (AUSTRIA): Alla confluenza delle valli Drautal, Val Pusteria ed Iseltal si trova la cosíddetta “Perla delle
Dolomiti“, la città del sole Lienz. Non solo grazie al clima prevalentemente mite la città di Lienz ogni anno attira un gran
numero di visitatori, ma anche grazie alla sua vasta gamma di offerte per quanto riguarda la cultura e lo shopping. Da
giugno a settembre, il suggestivo centro di Lienz é esclusivamente riservato ai pedoni, in modo che possano godersi un
cappuccino in tutta tranquillità nel cuore della città nelle Dolomiti di Lienz. Costruita nel Duecento, deve il suo nome al
ponte (in tedesco “Brücke“) che attraversa il fiume Isel ai suoi piedi. Tra le sale del castello spicca la galeria Egger Lienz,
dedicata al grande pittore del Tirolo Orientale. Un’ulteriore attrazione storica è il castello Tammerburg, che per vari secoli
ha assolto varie funzioni, da residenza nobiliare a casa di cura. Per quanto riguarda i musei, vi consigliamo una visita al
cosiddetto “Phonomuseum“, dedicato agli attrezzi per ascoltare la musica. A Lienz si trova anche l’unica chiesa evangelica
del Tirolo Orientale. La chiesa parrocchiale di Lienz invece è dotata di uno degli altari barocchi più impressionanti del
Tirolo. A poca distanza dalla città invece potete visitare il famoso sito archeologico “Aguntum“..
6.
DOBBIACO: La Chiesa Parrocchiale di Dobbiaco è il più interessante esempio d'arte barocca della Val Pusteria. E' stata
ricostruita nell'attuale stile barocco tra il 1764 ed il 1774, sulle fondamenta di una precedente chiesa romanica e più tardi
gotica (progettazione e direzione lavori Rudolph Schraffl). La torre campanaria, alta 76 metri, si trova sul lato nord ovest
ed è un corpo separato, costruito nel 1804. Il castello, che in precedenza era solamente un vecchio torrione, oggi viene
anche chiamato Castel Herbstenburg. Nel 1500 fu comprato dai fratelli Christoph e Kaspar Herbst che lo trasformarono
nella loro tenuta che acquisì il nome Herbst. La tenuta era il punto centrale della fortificazione collegata, da un cunicolo
sotterraneo segreto, alla cosiddetta "Torre Rossa". Nelle cantine del Castello si trovavano le prigioni della corte di
Dobbiaco. Christoph von Herbst, giudice di Dobbiaco, utilizzò il Castello degli Herbst anche come sede della corte.
Successivamente, fu anche sede del balivo. Tra il 1508 e il 1511 il castello fu utilizzato dall'Imperatore Massimiliano I
d'Asburgo per proclamare la dieta d'Augusta (1508) e nel 1511, come servì da quartiere generale per proseguire la battaglia
contro la Repubblica di Venezia. Dopo la morte dei fratelli Herbst nel 1538, i quali non ebbero discendenti, il castello
divenne di proprietà dei fratelli Gössl di San Candido e successivamente, di Hans Karl von Frak. Nel 1605 divenne di
proprietà della casata dei Walther, i quali si fregiarono del titolo di "Walther von Herbstenburg". Nel 1747 l'edificio fu
acquistato dai Signori Klebelsberg di Brunico e successivamente dai Baroni Bossi Fedrigotti del ramo Ochsenfeld. Oggi il
castello è di proprietà di Claudio, marchese Cavalcabò Misuracchi Fratta. La Torre Rossa fu edificata nel 1430. Il nome
originario della torre è Hornberger Turm, dal nome del suo costruttore. Nel 1557 la Torre entrò in possesso dei Signori
Kurz zu Thurn, provenienti dalla Svevia. Successivamente il nome fu tramutato in Roter Turm, in italiano Torre Rossa, per
il fatto che le pareti esterne furono ridipinte di tale colore. Dal 1736 la Torre Rossa è di proprietà privata. La vicenda della
Casa Englös è legata ad una storia romantica: nel 1304 Alberto II conte di Gorizia, d’Istria, Carinzia e Pusteria, morì in
quel di Lienz. I fratelli, per non dividere l’eredità, con la sorella Emerenziana decisero di rinchiuderla in un convento di
clausura a Firenze. Un viaggio dall’Alto Adige in Toscana allora era lungo, con strade scomode e pericolose. Così misero
di scorta alla fanciulla un loro fido vassallo: il baldo Cavalier Balthasar von Welsberg, alias Baldassare signore di
Monguelfo. Partirono in carrozza, seguita a cavallo da armigeri e da una piccola Corte composta da servitori e da un
sacerdote. Baldassare, colpito dalla verve, oltreché dalla beltà di Emerenziana, iniziò a vacillare, diviso fra la fedeltà ai suoi
signori e l’attrazione per la fanciulla. Alle porte di Firenze bloccò il convoglio davanti a una chiesina, vi corse dentro con
Emerenziana e il sacerdote e la sposò. Ordinò il dietro front al convoglio e si rifugiarono a Dobbiaco, dove chiesero
ospitalità in una casa di contadini chiamati Englös. I cortigiani, invece, fecero ritorno a Lienz, dove misero al corrente del
fattaccio i fratelli della mancata monaca. Questi, ovviamente infuriati, ordinarono la restituzione della sorella minacciando
di radere al suolo Monguelfo e tutti i possedimenti di Baldassarre. Gli sposi, allora, scapparono a San Candido, ottenendo
asilo nell’Abbazia dei Benedettini: l’abate, gran diplomatico, fece in modo che i fratelli li perdonassero. Quando
Baldassarre ebbe la notizia, corse dalla sua bella urlando gioioso: “Angelo mio, scampato è ogni periglio!” Nel castello a
Monguelfo vi fu un grande ricevimento di riappacificazione alla presenza dei cognati conti. Emerenziana per grazia
ricevuta fece erigere la chiesa di “Maria am Rain“, che sino al 1832 sul tetto della navata mostrava intrecciati gli stemmi
nobiliari di Monguelfo e Gorizia; la famiglia contadina di Dobbiaco ebbe il titolo di barone (sullo stemma un angelo), Casa
Englös divenne sede gentilizia e prese il nome “Von Englös”.
Il Parco Naturale Tre Cime (Dolomiti Patrimonio dell’Umanità - UNESCO) si estende su una superficie di oltre 11.000
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ettari, in cui sono compresi i comuni di San Candido, Sesto e Dobbiaco. Il parco è limitato a nord dalla Val Pusteria, ad est
dalla Val di Sesto e a sud dal confine provinciale con Belluno e ad ovest dalla Val di Landro. Il parco è rinomato in quanto
al suo interno si trovano molte famose cime dolomitiche tra cui spiccano le famosissime tre Cime di Lavaredo. A partire
dalla seconda metà del 19esimo secolo i pionieri dell'alpinismo hanno scalato queste rocce. Anche oggi alpinisti
provenienti da tutto il mondo arrivano appositamente per scalare queste pareti verticali e per mettere in mostra le loro
abilità. Dal 2009 il Parco Naturale Tre Cime fa parte del Patrimonio dell’Umanità - UNESCO e di Natura 2000, il
principale organismo dell'Unione Europea dedicato alla conservazione della biodiversità. Centro Visite nel centro culturale
Grand Hotel a Dobbiaco. Il Centro Visite è situato nel Grand Hotel di Dobbiaco e fornisce informazioni inerenti ai paesaggi
naturali e culturali del Parco Naturale Tre Cime, agli avvenimenti storici sul fronte delle Dolomiti, alle origini
dell’Alpinismo e lo sviluppo turistico dell’Alta Pusteria.
MAHLER a Dobbiaco: per tre anni Gustav Mahler trascorse le sue vacanze estive presso quel bel podere a Carbonin
Vecchia, situato in posizione idillica verso il margine del bosco. L’estate 1907 Gustav Mahler la trascorse a Carbonin
Nuova, ora Carbonin. Evidentemente durante una passeggiata Gustav Mahler ebbe a notare la posizione tranquilla della
nostra casa, e così a primavera del 1908 prese in affitto l’appartamento dove andò ad abitare per tre estati, e che sua moglie,
vedova, abitò ancora nell’anno 1911.È una grande abitazione spaziosa, con dieci stanze e una bella veranda chiusa. La casa
è una delle antiche residenze di Dobbiaco che risalgono ai tempi dell’Imperatore Massimiliano. Nel grande salone si vede
sul soffitto lo stemma dei Signori di Leis. A cinque minuti di distanza, chiusa in un tranquillo boschetto di abeti, si trova
una modesta casetta: ecco il luogo di lavoro di Gustav Mahler. Ogni anno a primavera arrivavano tre pianoforti che
dovevano essere trasportati in questa casetta. Gran parte della giornata la passava lì, e nessuno era autorizzato, nemmeno
sua moglie, a disturbarlo. La mattina presto doveva essere pronto tutto il necessario per la prima colazione: tè, caffè, burro,
miele, uova, biscotti, frutta e pollame. Alle sei di mattina il direttore Mahler si recava al lavoro. Una stufa completava
l’arredamento della casetta. Accesa la stufa, lui stesso si preparava la prima colazione. La casetta era recintata da uno
steccato alto un metro e mezzo per il raggio di un chilometro.Successe che due ragazzi scavalcarono la recinzione
importunando il famoso compositore per chiedere l’elemosina. Allora lo steccato fu munito di filo spinato. Un giorno un
avvoltoio diede la caccia ad un corvo che in cerca di rifugio volò nella stanza di lavoro di Mahler. Agitatissimo il signor
direttore si recò dal vecchio Trenker, lamentandosi duramente per quell‘intruso insolente. Il signor Trenker gli rise in faccia
e finirono col ridere insieme. Persino il gallo domestico finì per sconcertarlo, perché gli rovinava il sonno del mattino col
suo „chicchirichi“. „In che modo si potrebbe insegnare a quel gallo a non cantare la mattina?“ chiese il signor direttore.
„Semplice“, rispose il signor Trenker, „basta torcergli il collo“. Ma a tanto Gustav Mahler non volle arrivare. Nei rapporti
con la gente era profondamente buono e abbastanza socievole. Spesso si raccontava come durante gli studi lui – figlio di
una famiglia numerosa – per giorni avesse vissuto di un solo pezzo di pane, in modo da far bastare i soldi. Spesso
raccoglieva per strada ragazzi poveri, li rivestiva e dava loro del denaro affinché più facilmente trovassero qualche lavoro.
Di tale bontà gli saranno rimasti certamente riconoscenti oltre la tomba.Gustav Mahler riceveva molti ospiti; fra loro ci fu
anche Selma Kurz, una famosa cantante. Un giorno era insieme agli ospiti di sua moglie, che evidentemente non gli
garbavano molto. Con uno scatto si alzò e disse con un certo gesto della mano: „Ci sono molte carogne a Vienna, e può
anche darsi che ce ne sia qualcuna anche fra noi“.Uno dei miei primi ricordi d’infanzia è l’immagine di Gustav Mahler a
contorni precisi, con i suoi capelli spettinati, con il suo vestito semplice di tutti i giorni, con il suo modo tutto particolare di
camminare. Possediamo una sua fotografia con la sua firma autografa. È un ricordo del grande compositore che ci è
caro.Dedico queste annotazioni al ricordo del celebre compositore che soggiornò nella mia terra natia. (scritto di Marianna
Trenker, figlia , da Carbonin Vecchia, Dobbiaco, 16 agosto 1938).
7.
BRESSANONE: Arte, cultura e storia del pensiero caratterizzano profondamente la città di Bressanone. La città altoatesina
vanta più di 1000 anni di storia ed è considerata la città più antica del Tirolo, da sempre meta di imperatori, nonché sontuosa
città vescovile. Attualmente la città è un affascinante connubio tra leggerezza di vivere e raccoglimento. La singolare Piazza
Duomo, l’ampio centro storico medioevale posto sotto tutela dell’arte, i portici e le viuzze con i tradizionali merli, tesori
museali, l’artigianato e preziosi siti archeologici, invitano ad un suggestivo viaggio nel tempo. La mondanità è
caratterizzata da manifestazioni, cabaret e concerti. Due aspetti che rendono la città di Bressanone doppiamente
interessante. Il ruolo di importante città vescovile medioevale è tuttora palpabile in ogni angolo della città, soprattutto se si
considerano i numerosi edifici sacri sparsi per la città e i dintorni di Bressanone. Il centro con il suo Duomo e la Chiesa
Parrocchiale sono espressione del potere vescovile, l’Abbazia di Novacella testimonia la supremazia spirituale e religiosa
del Medioevo e le numerose chiese e chiesette custodiscono la devozione popolare ancor’oggi presente nella quotidianità
della gente. Le chiese ed i conventi di Bressanone e dintorni offrono la possibilità di conoscere il cuore della gente. Un
aspetto che rende la città di Bressanone doppiamente attraente!
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ALLEGATO B:
PC-01
SCHEDE SULLE PISTE CICLABILI
ITINERARIO
CALDARO - BOLZANO
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DISTANZA
23 km
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(PC)
DISLIVELLO
46 metri
DURATA
1h 45m
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SCHEDE SULLE PISTE CICLABILI
PC-02
ITINERARIO
MERANO - BOLZANO
DISTANZA
34 km
DISLIVELLO
46 metri
DURATA
2h 40m
Si parte da Bolzano e si pedala in direzione sud seguendo il corso del fiume Isarco. Appena fuori dai confini urbani la pista
ciclabile si immerge nei frutteti che rappresentano un po’ il filo conduttore di questo percorso. Qualche chilometro più
avanti è già ora di lasciare l’Isarco per seguire l’Adige, imboccando l’omonima valle. Da questo momento in avanti si
pedala costantemente in leggera salita, ma il dislivello è talmente minimo che quasi non ci si accorge della pendenza
sfavorevole. In Val d’Adige si attraversano subito due passaggi a livello per poi proseguire sull’argine orientale del fiume.
Si passa in mezzo agli abitati di Andriano e Terlano che si trovano proprio uno di fronte rispetto alla ciclabile. Questa è
zona di produzione del Terlano, un vino bianco dal colore giallo paglierino a denominazione di origine controllata, la cui
produzione è consentita solo in provincia di Bolzano. Se il vino e la frutta sono produzioni tipiche di tutta la valle i roseti
sono una prerogativa di Nalles, un piccolo comune che si trova a metà strada tra Merano e Bolzano e che, già ai tempi
degli antichi romani, era una stazione lungo la Via Claudia Augusta. Ancora qualche chilometro e ci troviamo alla
stazione di Lana dove proseguiamo in direzione di Postal. Qui dobbiamo abbandonare la pista e prendere la strada
provinciale verso Sinigo, che si raggiunge in pochi chilometri. Si torna sulla pista ciclabile e, poco più avanti, ecco Maia
Bassa. Ormai siamo alle porte di Merano. (attenzione: descrizione del tracciato inverso)
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SCHEDE SULLE PISTE CICLABILI
PC-03
ITINERARIO
SAN CANDIDO - BRUNICO
DISTANZA
36 km
DISLIVELLO
108 metri
DURATA
2h 45m
Il piccolo borgo di San Candido è l’ultimo avamposto italiano prima del confine con l’Austria. Da un punto di vista geografico,
però, si trova al di là dello spartiacque alpino che divide il bacino idrografico del Mar Adriatico da quello del Mar Nero, visto
che è attraversato dalla Drava, affluente del Danubio. La partenza è traditrice perché, nonostante il dislivello complessivo della
ciclabile faccia segnare una bella discesa di 426 metri, i primi quattro chilometri fino a Dobbiaco sono in leggera salita.
Superata la cima Coppi di questo itinerario (Dobbiaco si trova a quota 1.256 metri) comincia la lunga planata verso Brunico. La
pista ciclabile si infila in un sottopassaggio per scavalcare la linea ferrovia e immergersi in un fitto bosco di abeti. Nei mesi più
caldi, i migliori (insieme a quelli autunnali) per pedalare da queste parti, l’abbassamento di temperatura è sensibile e per i più
freddolosi è bene tenere un antivento a portata di mano. Non appena il paesaggio si apre con grandi distese prative ecco spuntare
in lontananza il campanile della chiesa di Santo Stefano, a Villabassa, con la classica forma a cipolla. Superata Villabassa, sulla
sinistra, è possibile allontanarsi dalla pista ciclabile e avventurarsi (ma la salita è abbastanza tosta) nella minuscola valle di
Braies, un’oasi di pace e tranquillità e raggiungere le rive del lago di Braies. Oppure optare per una deviazione a Monguelfo,
meno faticosa e di sicura soddisfazione per merito della bella chiesa barocca di Santa Margherita, impreziosita dai dipinti
settecenteschi di Paul Troger. Il tratto che porta fino a Valdaora è forse il più bello di tutta la Pusteria, almeno quella che si può
ammirare in sella alla bicicletta. Boschi e praterie si alternano piacevolmente fino ad arrivare al lago artificiale di Valdaora, dalle
insolite tonalità pastello. A rendere ancora più coinvolgente il contatto con la natura c’è il fondo stradale, che qui fa a meno
dell’asfalto. Il gusto di pedalare è talmente intenso che potrebbe capitare di ritrovarsi alle porte di Brunico, 36 chilometri dopo
San Candido, senza quasi accorgersene. Buona la segnaletica della pista che permette al ciclista di seguirla senza difficoltà
anche per le vie di Brunico, dove vale la pensa di passare per la strada pedonale del centro per fermarsi in qualche invitante
pasticceria (ma ci sono locali per tutti i gusti: enoteche, ristoranti, birrerie).
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SCHEDE SULLE PISTE CICLABILI
PC-04
ITINERARIO
SAN CANDIDO - LIENZ (AT)
DISTANZA
44 km
DISLIVELLO
15 metri
DURATA
3h 20m
Il punto di partenza ideale è in realtà la stazione dei treni di Dobbiaco, di fronte all'enorme giardino del Grand
Hotel, 6 km prima di San Candido. Qui è possibile gustare il panorama sul parco naturale delle Tre Cime che si
erge imponente di fronte a noi mentre ci si prepara alla partenza. Il primo tratto tra Dobbiaco e San Candido è
praticamente l'unico in cui è richiesto un minimo di sforzo poiché si deve pedalare in pianura. Dapprima si entra nel
bosco per poi attraversare una grande distesa prativa dove si ha un bellissimo panorama sulle Dolomiti di Sesto. Si
raggiunge quindi San Candido, Un paio di brevi e facili strappi sono il giusto preludio all'inizio del tratto più facile
e divertente. Poco oltre si raggiunge Prato alla Drava e si sconfina in Austria.
Ci si accorge del cambio di nazione dalla segnaletica ciclabile che varia colore. Il percorso ciclabile resta del tutto
simile, con la discesa che prosegue lieve e dolce fino a Sillan, piccola ma gradevole cittadina sul cui sfondo si
staglia il bel castello di Heinfels. Oltrepassata anche la grande fabbrica della Loacker, rinomati produttori di wafer,
la vallata si restringe e la pista ciclabile prosegue al fianco della Drava, il fiume lungo il quale prosegue, anche oltre
la città austriaca, una pista ciclabile che raggiunge Spittal an der Drau, località che si trova anche sul tracciato della
ciclovia Alpe Adria.Il dislivello in salita è irrisorio.
Per rientrare si può utilizzare il treno da Lienz a San Candido o Dobbiaco.
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SCHEDE SULLE PISTE CICLABILI
PC-05
ITINERARIO
DOBBIACO - LAGO DI LANDRO
DISTANZA
15 km
DISLIVELLO
183 metri
DURATA
2h 0m
La lunga cavalcata dolomitica inizia sulle rive del lago di Dobbiaco, che si incontra proprio lungo la ciclabile
subito dopo aver passato il nuovo stadio dello sci di fondo. La strada è in leggero saliscendi fino alla piana di
Landro, che anticipa l’omonimo lago. Prima di raggiungerlo, nei pressi di un cimitero di guerra, voltando lo
sguardo a sinistra si possono scorgere le Tre Cime di Lavaredo, valorizzate da una prospettiva particolarmente
esaltante. In località Carbonin, circa 15 chilometri dopo la partenza, la strada piega verso il lago di Misurina mentre
la pista ciclabile punta a Cimabanche.
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SCHEDE SULLE PISTE CICLABILI
PC-06
ITINERARIO
BRUNICO - CAMPO TURES e ritorno
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DISTANZA
DISLIVELLO
18 +18 km 21 metri
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DURATA
2h 50m
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ALLEGATO C:
NOTIZIE SUI MUSEI MESSNER
MESSNER MOUNTAIN MUSEUM: 6 LOCALITÀ – 6 MOSTRE – 6 ESPERIENZE:
Reinhold Messner: Il mio "15° Ottomila" è la somma di tutte le mie esperienze. Ho dedicato alla montagna e alla sua
cultura un progetto museale composto da sei strutture che sorgono in sei località straordinarie del Sudtirolo e del
Bellunese. I sei musei del circuito Messner Mountain Museum sono luoghi in cui incontrare la montagna, la gente di
montagna e anche noi stessi. Ogni visita è come un'escursione in quota, particolarmente consigliata con il bel tempo. Il
giro completo dei MMM (con il Tour Ticket) è un'esperienza unica! (v. http://www.messner-mountain-museum.it/it/ )
MUSEO DI CASTEL FIRMIAN (vicino BOLZANO): “La montagna incantata: mostra permanente e temporaneaRapporto uomo-montagna”
Il cuore del circuito museale ideato da Reinhold Messner trova spazio tra le antica mura di Castel Firmiano, rese
accessibili da una struttura moderna in vetro e acciaio. Il percorso espositivo si snoda tra le torri, le sale e i cortili della
rocca, offrendo al visitatore una visione d'insieme dell'universo montagna. Opere, quadri, cimeli e reperti naturali
raccontano lo stretto rapporto che unisce l'uomo alla montagna, l'orogenesi delle catene montuose ed il loro
disfacimento, il legame tra montagna e religione, la maestosità delle vette più famose del mondo, la storia dell'alpinismo
dagli inizi fino all'odierno turismo alpino.
Il castello sorge su un'altura di roccia porfirica che si erge alla confluenza dei fiumi Adige e Isarco a sud-ovest della
conca di Bolzano. La posizione strategica della rocca lascia immaginare un lungo passato. Il sito espletò funzioni di
difesa già nell'età del Bronzo e fu antica fortezza di frontiera longobarda. La prima citazione del suo antico nome
“Formicaria” risale al 945. Dal 1027 fu sede dell'amministrazione dei principi-vescovi di Trento. Tra le più antiche
fortezze dell'Alto Adige, con le sue mura larghe fino a cinque metri Castel Firmiano rappresenta uno dei primi esempi
di architettura difensiva. Nel 1473 il principe del Tirolo Sigismondo il Danaroso acquistò il castello dal principevescoco Georg, lo trasformò in fortezza e lo rinominò Sigmundskron (“corona di Sigismondo”). Il suo declino ebbe
inizio nel XVI secolo, quando Castel Firmiano cessò di essere utilizzato per scopi militari. alla fine del XVIII secolo la
proprietà passò ai conti von Wolkenstein, a cui subentrarono, dal 1807 al 1870, I Conti di Sarentino, e poi, fino al 1974,
i conti Toggenburg.
Il castello ha un alto valore simbolico per i sudtirolesi: nel 1957 Silvius Magnago vi convocò la più grande
manifestazione di protesta nella storia politica dell'Alto Adige. Oltre 30.000 sudtirolesi si radunarono nella fortezza per
denunciare il mancato rispetto del Trattato di Parigi e per reclamare, al grido di “Los von Trient”, il diritto
all'autonomia. Nel 1996 le rovine furono acquistate dalla Provincia Autonoma di Bolzano. Nella torre del castello, la
Torre Bianca, un'apposita esposizione ripercorre le vicende storiche di Castel Firmiano.
Nell'architetto Werner Tscholl, Messner ha trovato uno spirito affine con cui realizzare il restauro della rocca e
l'allestimento degli spazi espositivi. Specializzato nel recupero di edifici storici, Tscholl concepisce il restauro come
intervento conservatore del preesistente. A Castel Firmiano la sfida particolare consisteva nel tutelare la sostanza storica
e nell'intervenire in modo tale da permettere, in qualsiasi momento, il ripristino dello stato originale. I nuovi elementi
architettonici si collocano in secondo piano e non costituiscono altro che un palcoscenico per la sostanza preesistente.
Le coperture in vetro delle torri, ad esempio, non sono visibili dall'esterno, così come non lo sono tubature e cavi
elletrici. Tscholl ha utilizzato esclusivamente acciaio, vetro e ferro, materiali moderni ma senza tempo.
MUSEO RIPA (a BRUNICO): “L'eredità delle montagne: mostra permanente: I popoli delle montagne”
Nel Castello di Brunico, situato sulla collina a sud del capoluogo della val Pusteria, Reinhold Messner ha allestito il
penultimo dei suoi sei musei dedicati alla montagna. Circondato da masi contadini, il castello ospita il museo dei popoli
di montagna. Dal museo MMM Ripa (in lingua tibetana “ri” sta per montagna e “pa” per uomo) si gode una splendida
vista su Plan de Corones, luogo di forte richiamo turistico, sul paesaggio rurale della valle Aurina e sulle Alpi della valle
di Zillertal.
Il moderno alpinismo è nato 250 anni fa, ma è da più di 10.000 anni che l'uomo abita e frequenta i rilievi montuosi. Da
principio ci si recava per cacciare, poi per condurre mandrie e greggi di pascolo in pascolo, quindi vi si stabilì per
lavorare la terra e allevare bestiame. Stabilitisi tra i fondali delle valli e i pascoli estivi, i popoli di montagna hanno
saputo sviluppare una propria arte della sopravvivenza, una cultura che, al contrario della cultura urbana, si basa sulla
responsabilità personale, sulla rinuncia al consumo, sul mutuo aiuto. È a questo modo di vivere, che solo all'osservatore
superficiale può apparire diverso da luogo a luogo, che Reinhold Messner dedica il museo MMM Ripa.
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La prima citazione, con il nome di “castrum Bruneke”, risale al 1271. La città di Brunico fu costruita successivamente,
nella seconda metà del XIII secolo, ed è menzionata per la prima volta nel 1333. Sotto il dominio del principe vescovo
Albert von Enn (1324-1336), il castello e le fortificazioni vennero ampliate e collegate tra loro, mentre sul territorio
cittadino vennero eretti i quattro portoni, la cinta muraria e il fossato. Altre opere importanti vennero realizzate dal
principe vescovo Ulrich Putsch (1427-1737): il battifredo venne sopraelevato e dotato di un tetto a punta e anche il
tratto degli alloggi venne ampliato, dato che il vescovo vi si era trasferito da Bressanone per scampare alla peste. Il
cardinale Nicolò Cusano (1450-1464), principe vescovo di Bressanone a partire dal 1450, soggiornò spesso nel Castello
di Brunico. Nel 1460, in occasione di uno di questi soggiorni, il maniero fu assediato dal principe del Tirolo Sigismondo
il Ricco, all'epoca signore di Sigmundskron (oggi Castel Firmiano, sede del MMM Firmian) e Cusano fu fatto
prigioniero. L'assedio arrecò notevoli danni al maniero. Il vescovo Golser (1464-1488) cercò di porvi rimedio
consolidando la fortificazione, anche in considerazione della minaccia turca. Nel corso dei secoli, il castello di Brunico
continuò ad essere utilizzato come residenza temporanea dei vescovi. nel 1825, i locali vennero provvisoriamente ceduti
alla città, che li adibì ad alloggiamento delle sue truppe ed a prigione. In quel periodo, la manutenzione del castello
venne trascurata, tanto che il manufatto sembrò avviarsi al degrado. A ordinarne il recupero fu il principe vescovo
Simon Aichner (1884-1904). A seguto di un risanamento avviato nel 1969, i locali del castello furono trasformati in aule
scolastiche. Nel 2004 il castello fu rilevato dalla Fondazione Cassa di Risparmio, che ne cedette l'uso al Comune di
Brunico.
Il castello reca i segni di vari interventi di ristrutturazione e ampliamento in stili diversi: sono infatti rimasti conservati
le volte in stile gotico, le sale rinascimentali e barocche e le pitture murarie del cortile interno. Prima di accogliere tra le
proprie mura il MMM Ripa, tra il 2009 e il 2011 il manufatto è stato sottoposto a lavori di recupero e adattamento
secondo un progetto dello studio EM2 Architetti Associati degli architetti Kurt Egger, Gerhard Mahlknecht e Heinrich
Mutschlechner. Nell'ambito di tale intervento, che non ha cancellato le testimonianze della genesi costruttiva del
castello, è stato possibile ricavare un ulteriore spazio espositivo nei sotterranei del cortile basso (lungo le mura di cinta
occidentali). Le strutture aggiunte alla costruzione originale sono realizzate in legno grigio chiaro o in materiali moderni
quali vetro e acciaio, per distinguerle dalla struttura originale.
LE ALTRE SEDI MUSEALI:
CORONES - LA DISCIPLINA PRINCIPE DELL’ALPINISMO: a Plan de Corones (2275 m), è dedicato all'alpinismo
tradizionale, a cui Reinhold Messner ha dato un contributo unico e fondamentale. Allestito in una struttura che offre una
visita spettacolare sulle grandi pareti delle Dolomiti e delle Alpi, il museo ripercorre la storia di quella che è considerata
la disciplina principe dell’alpinismo.
Il museo nelle nuvole: mostra permanente
Il mondo verticale
DOLOMITES - IL MUSEO NELLE NUVOLE: sorge sul Monte Rite (2181 m), nel cuore delle Dolomiti tra Pieve di
Cadore e Cortina d'Ampezzo. allestito in un forte della Grande Guerra e dedicato all'elemento “roccia”, il museo
racconta la storia dell'esplorazione e dell'alpinismo dolomitico. Nella galleria della navata centrale sono esposti dipinti
ed opere provenienti dalla collezione di Reinhold Messner che rappresentano le Dolomiti, dal Romanticismo fino
all'arte contemporanea. Le vedute artistiche si alternano magicamente agli scorci panoramici delle finestre del museo
sulle vette circonstanti: Monte Schiara, Monte Agnèr, Cimon della Pala, Monte Civetta, Marmolada, Monte Pelmo,
Tofana di Rozes, Sorapis, Antelao, Marmolada.
“Il museo nelle nuvole” conserva anche alcune testimonianze dell'origine della roccia dolomitica: fossili di conchiglie
claraia di 250 milioni di anni fa, fossili di felci di palma 240 milioni di anni fa ed altri straordinari reperti, a ricordo di
quelle che furono barriere coralline in un mare tropicale.
CASTEL JUVAL - MITO MONTAGNA - LA DIMENSIONE RELIGIOSA DELLE MONTAGNE: Arroccato su
un'altura nella splendida val Venosta, Castel Juval ospita il museo che Reinhold Messner ha voluto dedicare al “mito”
della montagna. Per molti popoli in tutto il mondo la montagna è sacra, dall'Olimpio all'Ararat, dal Sinai al Kailash, dal
Fujiama in Giappone all'Ayers Rock in Australia. Il museo custodisce una raccolta di dipinti con vedute delle grandi
montagne sacre, una preziosa collezione di cimeli tibetani e di maschere provenienti dai cinque continenti, la stanza del
Tantra e, nei sotteranei, le attrezzature usate da Reinhold Messner nelle sue spedizioni.
ORTLES - ALLA FINE DEL MONDO - MONDI DI GHIACCIO: dedicato al tema del ghiaccio e allestito in una
moderna struttura sotterranea, il museo è situato a Solda, a 1900 metri di quota, ai piedi dalla vedretta dell'Ortles, che la
famosa carta del Tirolo disegnata nel 1774 da Peter Anich indicava come la “Fine del mondo”. Nel MMM Ortles
incontriamo il terrore del ghiaccio e dell'oscurità, i miti dell'uomo delle nevi e del leone delle nevi, il white out e il terzo
polo, in un viaggio attraverso due secoli di storia degli attrezzi da ghiaccio, dello sci, dell'arrampicata su ghiaccio e
delle spedizioni ai poli. MMM Ortles espone la più vasta collezione di dipinti con vedute dell'Ortles. La trattoria
Yak&Yeti, situata accanto al museo, propone specialità delle montagne sudtirolesi e himalayane. Sede legale: Via Morosini 10 Torino – 10128
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ALLEGATO D:
NOTIZIE SULL’ABBAZIA DI NOVACELLA
LA STORIA: nell’anno 1140, il beato Hartmann, Abate dell'Abbazia agostiniana di Klosterneuburg presso Vienna,
venne eletto Vescovo di Bressanone.
A Bressanone non seguì l'esempio dell'Arcivescovo di Salisburgo Konrad I di Abensberg (1106-1147), ed evitò il
tentativo di adottare la regola agostiniana per riformare il Capitolo del Duomo. Probabilmente tale decisione fu presa
per timore della forte resistenza che sarebbe potuta venire dai canonici.
Egli fondò invece, tre chilometri a nord della residenza vescovile, l'Abbazia agostiniana di Novacella. Nella fondazione
fu sostenuto concretamente dal Burgravio di Sebato, Reginbert e dalla sua consorte Christina. Entrambi dotarono la
nuova Abbazia di ampie proprietà terriere e di diritti.
Già nel 1157, all'epoca del primo Abate Heinrich I (1143-1164), Hartmann donò all'Abbazia la parrocchia di Naz, nel
cui territorio sorgeva il convento. La cura delle anime venne effettuata, dal momento dell'incorporazione della
parrocchia, direttamente dall'Abbazia. Intorno all'anno 1160, Hartmann affidò ai canonici di Novacella anche la
parrocchia di Chienes.
Già quarant'anni dopo la sua fondazione, l'Abbazia di Novacella raggiunse, sotto la guida dell’Abate Konrad II di
Rodank (1178-1200), una prima fioritura culturale. Dopo il grave incendio del 17 aprile 1190, Konrad, particolarmente
esperto in campo artistico e scientifico, ricostruì in brevissimo tempo l'intero complesso conventuale, in modo tale che
la nuova chiesa abbaziale poté essere riconsacrata già nel 1198.
Nel 1221 Novacella ottenne il diritto patronale sulla parrocchia di Valdaora. L'incorpora-zione della parrocchia di Fié
allo Sciliar avvenne nel 1257, mentre la parrocchia di Assling venne affidata all'Abbazia nel 1261.
Il XV secolo e l'inizio del XVI secolo furono il periodo di massima fioritura di Novacella. Una testimonianza eloquente
ne sono i sontuosi altari realizzati in quel periodo per la chiesa abbaziale, che fu anche arricchita dell’imponente coro
tardo-gotico a più navate, sormontato dal caratteristico tetto ripido che si innalza al cielo. Importanti artisti come il
Maestro di Uttenheim, Michael e Friedrich Pacher, e Max Reichlich lavorarono per i canonici che a loro volta,
specialmente sotto Friedrich Zollner e Stephan Stettner, portavano avanti un efficiente scriptorium. Anche la cura del
canto corale per la liturgia raggiunse livelli molto alti.
Queste straordinarie prestazioni artistiche e culturali furono sostenute da una comunità di canonici che anche alla vigilia
della riforma non aveva perso il proprio vigore spirituale. Nel 1483, il sacerdote domenicano Felix Faber con
ammirazione annotava nei suoi diari di viaggio riguardo a Novacella: "è dotata di una grande chiesa preziosamente
ornata e di una buona biblioteca. Vi si trovano uomini maturi e riverenti, e credo di non aver mai udito un canto corale
più preciso o migliore di quello che ho udito in questo convento."
Se la fine del XV secolo aveva segnato per Novacella un periodo di altissima fioritura culturale, il XVI secolo portò, in
seguito alle trasformazioni sociali e religiose, un periodo di profonda crisi all'Abbazia. Nel 1525 nel corso della rivolta
dei contadini tirolesi, come un fulmine a ciel sereno, il declino ebbe inizio con il sacco dell'Abbazia durato tre giorni e
la sua successiva occupazione. La comunità disponeva sì di sufficienti capacità economiche per riparare gli ingenti
danni agli edifici e agli arredi del complesso convent-uale, ma l'edificio spirituale minacciava di crollare. Intorno al
1510 il Capitolo era ancora formato da trenta canonici, mente negli anni intorno al 1560 il numero di preti residenti
nell'abbazia era sceso a sei.
Soltanto con l’Abate Jakob Fischer (1589-1621) le cose volsero nuovamente al meglio.
Il suo successore Markus Hauser (1621-1665), con la fondazione di un istituto acca-demico, pose poi le fondamenta
spirituali per la trasformazione barocca dell'Abbazia.
Nel XVII secolo vennero portati avanti la modernizzazione e l'ampliamento del settore claustrale e dei giardini, per fare
spazio alla crescente comunità. Dal 1735 al 1744 seguì poi la totale trasformazione della chiesa abbaziale medioevale in
un "theatrum sacrum" inondato di luce, in pieno stile tardo-barocco, in cui la liturgia intendeva permettere di pregustare
il banchetto celeste. Il completamento fu la costruzione dal 1771 al 1778 del nuovo tratto della biblioteca con la sua
sontuosa sala rococò. A questi ambiziosi interventi costruttivi corrispondeva una numerosa comunità di canonici, che
comprendeva, ad es. nel 1780, 53 membri.
Durante le tre guerre di coalizione contro la Francia (1792-1805), l'Abbazia dovette sopportare frequentemente ampi
acquartieramenti di truppe di entrambi i fronti e pagare pesanti tributi. Quando con la pace di Pressburg (1805) la
Contea Principesca di Tirolo passò alla Baviera, sembrò che gli ultimi giorni dell'Abbazia agostiniana di Novacella
fossero giunti.
Con decreto del governo bavarese del 17 settembre 1807, vennero soppresse, in un giorno solo, tutte le sei abbazie
presenti in Tirolo. Dopo aver redatto l'inventario e la stima del patrimonio dell'Abbazia, i commissari governativi
incominciarono a spedire gli oggetti più preziosi e a vendere all'asta i beni immobiliari e i mobili del convento.
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Una parte dei canonici vennero assegnati alla cura delle anime, e i professori dell'istituto vennero trasferiti nelle scuole
statali. I confratelli anziani ricevettero una pensione e vennero accolti nelle canoniche delle parrocchie di Novacella.
Dopo la riunificazione del Tirolo all'Austria, il 12 gennaio 1816, con un editto dell'Imperatore Francesco I, le Abbazie
Marienberg, Novacella, Wilten e Stams vennero ripristinate e reinvestite dei propri diritti e beni.
La situazione dell'Abbazia di Novacella era molto pesante, gran parte dei beni immobili era perduta, il complesso
abbaziale era in condizioni precarie, la chiesa e il convento quasi completamente privi di mobilio, e il personale molto
scarso. Le condizioni dettate dall'Imperatore per il ripristino dell'Abbazia furono molto dure. La comunità dovette
impegnarsi non solo a riprendere la cura delle 18 parrocchie, ma anche a mettere a disposizione gli insegnati per
l'Imperialregio Ginnasio di Bressanone. Inizialmente questo si rivelò impossibile dalle proprie fila, perché nel periodo
delle rivolte erano morti 13 canonici, altri non volevano tornare e, ovviamente, ancora non c'erano "nuove leve".
Soltanto a partire dal 1844 il ginnasio di Bressanone venne interamente gestito dai canonici. In breve tempo il
"Ginnasio Agostiniano" si creò una buona fama e fu seguito fino al 1926, anno in cui venne chiuso dai fascisti italiani in
quanto scuola statale tedesca. Proseguì, come scuola privata, a Novacella fino alla fine degli anni sessanta. Venne
istituito anche un "Istituto per Giovani Cantori", in cui i fanciulli ricevevano, oltre ad una buona formazione generale,
l’insegnamento del canto e della musica strumentale.
In senso economico, l'Abbazia visse dopo il 1826 un lungo periodo di dura sopravvivenza. Soltanto sotto l’Abate
Ludwig Mair (1832-1851) la situazione gradualmente migliorò, progredendo alla fine del XIX secolo al punto da
permettere, negli anni 1895/96 di portare a termine il prima restauro completo della chiesa abbaziale.
Nel corso della prima guerra mondiale l'Abbazia venne frequentemente occupata dai soldati. Ad eccezione della piccola
campana da morto e quella per avvisare degli incendi, tutte le campane di Novacella dovettero essere cedute, furono
rimpiazzate soltanto nel 1922. Più devastante per Novacella fu la seconda guerra mondiale. Il 23 marzo 1945 Novacella
fu obiettivo di un bombardamento degli Alleati, perché la Wehrmacht tedesca aveva installato i propri magazzini e una
tipografia negli edifici dell'Abbazia. Vennero danneggiati soprattutto il lato nord della chiesa abbaziale, la sagrestia, il
campanile e la Cappella della Pietà. Gli ultimi danni causati dai bombardamenti della guerra furono riparati con il
restauro avvenuto nel 1982 guidati dall’Abate Chrysostomus Giner.
L’ABBAZIA ODIERNA: a oltre 850 anni dalla fondazione dell'Abbazia dei Canonici Agostiniani di Novacella, la
comunità di Canonici, insieme ai suoi collaboratori e collaboratrici, è chiamata ad un gran numero di compiti, tutti
riguardanti la cura pastorale nel senso più ampio del termine.
Ancora oggi sono affidate ai Canonici di Novacella più di 20 parrocchie in cui essi svolgono la loro opera pastorale.
Oltre a questa classica forma di pastorale, il compito formativo viene portato avanti in vari modi. All'inizio degli anni
settanta, il Convitto di Novacella aprì i battenti a quasi 100 bambini, e al contempo, con la fondazione del centro
turistico, vennero poste le basi dell'attuale Centro Convegni Abbazia di Novacella. In questo modo si è potuto stare al
passo con la crescente importanza assunta del turismo per l'Abbazia e per tutta la regione. Questo è confermato anche
dal gran numero di visitatori che Novacella accoglie ogni anno, e che hanno la possibilità di conoscerla meglio nel
corso di una visita dell'abbazia.
Ancora oggi l'abbazia si sostiene economicamente con la coltivazione e la vendita di prodotti agricoli come erbe
aromatiche e frutta. Oltre a ciò la Cantina dell'Abbazia di Novacella da anni, con i suoi vini, ottiene grandi successi
nazionali e internazionali.
(v. http://www.abbazianovacella.it/it/ordine-convento.html )
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