Contiene I.P.
Ricordando
don Giorgio
Basadonna
«Strade delle mie routes… seminate di silenzio e
solitudine, spazi aperti e sconfinati fino alla vertigine.
Amiche coraggiose e leali, compagne fedeli ed esigenti.
Mi avete raccontato la mia vera storia,
rivelando il mio vero volto. Strade delle mie routes…
maestre instancabili, nostalgie inguaribili,
del passato dietro le spalle,
del futuro al di là dell’orizzonte»
Strade Aperte n. 7/2008
STRADE APERTE
Anno 50 – Luglio 2008, n. 7
Periodico mensile del Masci (Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani) di educazione permanente, proposta e confronto
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SEMEL SEMPER
Cosa celava quel pezzo di legno?
M.Nocera – F. Marchetti
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Presidente Nazionale: Riccardo Della Rocca
FEDE E SOCIET
Segretario Nazionale: Alberto Albertini
Direttore Responsabile: Pio Cerocchi
Direttore: Francesco Marchetti
Via Piave 1ª Traversa, 6
88046 Lamezia Terme
Tel. 0968.27445 – Cell. 339.6133506
E-mail: [email protected]
COLLABORANO IN REDAZIONE:
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GLI EDITORIALI DI STRADE APERTE
C’è qualcosa di nuovo nell’aria
Nuccio Costantino
Eccomi… Burkina Faso
Eccomi… pronto a servire Tono Cecchini
Giorgio Aresti
Salvatore Bevilacqua
Romano Forleo
Mario Maffucci
Francesco Marabotto
Franco Nerbi
Maurizio Nocera
Mario Sica
Giovanni Sosi
COLLABORA
PER L’ILLUSTRAZIONE GRAFICA:
Alberto Rustichelli
Composizione, grafica e stampa:
T. Zaramella Real. Graf. s.n.c.
Via Luigi Galvani, 14
Caselle di Selvazzano (PD)
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Editore, amministrazione e pubblicità:
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Iscritto al Tribunale di Roma
al n° 6920/59 del 30/05/1959
Associato all’U.S.P.I.
Tiratura: Copie 5.000
QUESTO NUMERO È STATO SPEDITO
PADOVA CENTRALE
IN DATA: 10 LUGLIO 2008
Papa Giovanni Paolo II e noi laici Pier Giuseppe Alvigini
I 60 anni della Costituzione Italiana Nando Paracchini
Pane, Amore e Fantasia
a cura di Romano Forleo
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L’AGORÀ DI STRADE APERTE
Come uscire dagli stereotipi
Ernesto Albanello
Oggi la Buona Azione ha ancora un valore? Ermanno
Una forcella rover
Carlo Speca
Il MASCI di Viterbo in Kenia
A proposito della FAO
Andrea Smenieri
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VITA DELLE COMUNITÀ E DELLE REGIONI
Dio ha benedetto il nostro andare a Golica Ester
Tragedia Greca e Bibbia
Nello Moncada
San Giorgio interregionale in Toscana Anna Ponzecchi
Una Promessa lassù sulla cima…… Maria
Echi del Centenario
Franco Parrini
A Lamezia i “Gabbiani” hanno spiccato il volo Marie-Josè D’Alessandro
La Comunità MASCI di Pesaro e la consulta della Famiglia Salvatore Nocera
Educare alla solidarietà
Comunità “la piroga”
Una giornata di festa a Bibinello
Ina Miceli
Recensioni
a cura di Paolo Linati
Il topo di biblioteca
Fiocco Rosa a Melfi
Attilio Torre
Nasce a Trapani una nuova Comunità Fabio Marino
Come è nato il MASCI a Vercelli
Incontro di Primavera a Gibilmanna Franco Greco
Date da Ricordare
Il MASCI in Cammino sulla via Francigena Luciano Pisoni
Quando lo scoutismo si fa “Adulto” Anna Maione
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LA CONTROCOPERTINA
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DON GIORGIO BASADONNA
È TORNATO ALLA CASA DEL PADRE
Ha scritto numerosi libri, in particolare dedicati alla dimensione spirituale ed alla spiritualità scout, tra cui il celebre “Spiritualità della strada”. Don Giorgio Basadonna, un umile servo di Dio dalle parole grandi, belle, significative, che hanno segnato cuori e persone per la loro
semplicità e profondità, è venuto a mancare venerdì 9 maggio. Ha sempre predicato il silenzio per metterci in ascolto di Dio, la strada come
luogo dell’incontro con Lui, la contemplazione come strumento divino
per meditare sul Messaggio cristiano. Il richiamo all’ascolto, alla Strada e alla Contemplazione, sono la più grande eredità che ci lascia, unita alle sua parole, alla sua testimonianza di annuncio in mezzo alle
persone che ha sempre raggiunto con profondità e intensità. Grazie
Don Giorgio per il tuo esempio, per le tue parole che non tramonteranno e per il tempo che hai dedicato agli Scout che hanno visto in Te
un esemplare maestro di strada verso Dio.
DALL’UFFICIO POSTALE DI
In copertina: Una “strada” alle falde del Monte Reventino (Piccola Sila, Calabria).
Cari amici,
ogni circostanza della vita umana, nella quale si determini il venir meno anche solo di una consuetudine, è sempre un evento in qualche maniera traumatico ed esaltante nello stesso tempo, perché chiude
un passato a cui siamo comunque legati, facendo parte della storia che ciascuno di noi ha costruito con il
suo lavoro ed il suo impegno, e schiude un futuro carico di attese e di speranze. Così è per me oggi, mentre, come direttore, chiudo l’ultimo numero di questa
serie di Strade Aperte, che ho iniziato a dirigere nel
novembre 2004, e nel contempo mi preparo, insieme agli amici della redazione, ad affrontare la sfida
del futuro che da agosto vedrà una rivista diversa, con
una veste grafica rinnovata. Una rivista che pensiamo “agile” nella grafica e nei contenuti, con il compito di fornire informazioni sulla vita del Movimento,
mentre il compito di approfondimento culturale verrà
affidato ad una nuova realtà editoriale, da tempo auspicata: i Quaderni di Strade Aperte.
Una novità per altro annunciata, quando nella riflessione ad alta voce che ho tenuto al Consiglio Nazionale del Febbraio scorso sul progetto editoriale 20072010” tra l’altro affermavo: «il direttore di Strade Aperte e la redazione tutta, nel produrre con il contributo
del Presidente Nazionale e l’avallo del CE, il documento
che vi leggerò, non vuole “andare oltre”, ma, con ferma volontà, secondo tempi fisiologici ma certi, cioè con
il “passo dell’alpino”: lento cadenzato ma costante (che
è poi il passo del Rover, il passo delle nostre Route)
questa redazione, vuole “andare avanti”» e, sempre
nella stessa riflessione ad alta voce, aggiungevo: «In
questa ottica, la rivista, pur nella necessaria continuità,
sarà costantemente un progetto “in progress” in cui
noi tutti della redazione intendiamo investire fantasia,
passione e tutte le risorse che il Movimento potrà metterci a disposizione, allo scopo di fornire un prodotto
di qualità in tutti i suoi aspetti: dai tempi di produzione, alla veste grafica, dalla componente iconografica,
alla leggibilità degli articoli.»
Strade Aperte n. 7/2008
Il direttore
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Gli Editoriali di Strade Aperte
C’è qualcosa
di nuovo nell’aria,
anzi… di antico
Dunque la promessa di uno Strade Aperte “in progress”, l’impegno per una rivista in continua evoluzione che, in questi mesi, ha stimolato all’interno
della redazione e in CE, alcune riflessioni da cui è
nato il progetto di una diversa articolazione editoriale, che prevede di sdoppiare la rivista in due realtà,
unite nella redazione e nella realizzazione, ma distinte nella forma grafica e nelle finalità, ed esattamente: La rivista Strade Aperte e i Quaderni di Strade Aperte.
LA RIVISTA STRADE APERTE, continuerà ad esistere in forma cartacea, ma con una grafica più agile,
ed un numero minore di pagine (16 pagine, a fronte
delle attuali 32). La rivista così rinnovata si propone
di fornire essenzialmente informazioni ed approfondimenti sulla vita e le scelte del Movimento.
I QUADERNI DI STRADE APERTE, per contro, avranno una cadenza trimestrale o quadrimestrale, e saranno spediti come supplemento alla rivista. I quaderni vogliono essere numeri monografici di approfondimento e riflessione sui grandi temi di interesse generale, con un formato diverso rispetto alla
rivista (17x24), una impostazione tipo libro, priva dunque di fotografie, ma supportata da una serie di elementi grafici di servizio (sottotitoli, occhielli, tamburi) che alleggeriscano visivamente il testo e facilitino
la lettura o la semplice consultazione.
Dunque, come dicevo nel titolo, c’è “qualcosa di nuovo” nella editoria del MASCI: Infatti Strade Aperte
raddoppia il suo impegno, per comunicare di più e
meglio. Ma nello stesso tempo c’è “qualcosa di antico”: L’impegno scout, mio e della redazione, a “fare del nostro meglio…” come sempre.
Francesco Marchetti (Direttore di Strade Aperte)
Strade Aperte n. 7/2008
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Eccomi…
Burkina Faso
Nuccio Costantino
Consigliere Nazionale
Non tutti siamo a conoscenza, che il Consiglio Nazionale
del 16-17 Novembre 2007, ha deliberato un serrato coinvolgimento del MASCI in “Eccomi” associazione di volontariato ONLUS promossa del MASCI. Le finalità si identificano con il suggerimento di B.P.: Lascia il Mondo un po’
migliore di come lo hai trovato. Uno dei progetto che attualmente è in gestazione da Eccomi, è una route di servizio in collaborazione tra AGESCI-Lazio e il MASCI Nazionale, in Burkina Faso.
Gli Editoriali di Strade Aperte
BURKINA FASO
Molti si chiederanno come funziona e per chi dovrebbe
funzionare un campo di servizio e solidarietà in un Paese Africano. Sicuramente è necessario concentrarsi sugli aspetti fondamentali della conoscenza specifica del
paese preso in considerazione nel nostro caso il “Burkina Faso”, sulle problematiche sociali che ci sono (povertà, aids, febbre gialla, tifo, malaria etc.).
Ricorderete che B.P. dalla sua esperienza militare in molti Paesi del Mondo, aveva maturato l’idea di Mondialità,
inserita tra i suoi insegnamenti nella dimensione scout
“ una personale amicizia tra cittadini di diverse nazioni
è la migliore garanzia contro la guerra, per il futuro e che
solo mediante la mutua buona volontà e cooperazione il
Mondo può prosperare ed essere felice”. B.P. suggerisce ai suoi scout (allora e anche ora nell’era della globalizzazione), di pensare ad una dimensione internazionale dello scoutismo, come uno stile, un vissuto, un comportamento inevitabile, per portare nuove idee e contenuti ai temi della Pace e dello sviluppo dei paesi africani (rischiano giornalmente la vita per raggiungere le nostre coste).
È necessario attenzionare quanto succede fuori visto da
dentro, alla solidarietà che sbianca le coscienze sporche, è necessario un impegno alla scoperta del lontano
che si è fatto vicino, oggi più che mai bisogna avere una
visione plurima delle culture, a cercare l’unità nelle diversità.
STRUTTURA DEL CAMPO IN BURKINA FASO
Il progetto è di un campo regionale AGESCI-Lazio per R/S e
Adulti Scout del MASCI, rappresenta un percorso di avvicinamento alle tematiche dell’accoglienza, della multiculturalità,
della dimensione internazionale dello scoutismo/guidiamo
dell’approccio interreligioso e della scoperta della realtà di
un paese del sud del Mondo. Questo campo 2008 nasce dall’esperienza positiva dei precedenti cantieri nazionali, dalla
lunga relazione di collaborazione con le Guides du Burkina
Faso e dalla richiesta di supporto nella rinascita e nello sviluppo dello scoutismo burkinabè attraverso il progetto Open
Minds.Il coinvolgimento del MASCI in questo progetto si delinea come un elemento caratterizzante delle attività della
pattuglia internazionale AGESCI della Regione Lazio, che ha
sempre tentato la compartecipazione delle altre realtà scout
riconosciute come elemento di arricchimento e di confronto
per la proposta educativa dei ragazzi. La route sarà per gli
AA.SS. del MASCI e Capi AGESCI dal 01/08 al 17/08/2008.
Questa esperienza prevede tre fasi di lavoro:
1. la fase di preparazione • 2. la route • 3. la fase di verifica e valutazione.
Durante questa route internazionale ci proponiamo di:
• conoscere le diverse realtà in cui vive la popolazione locale (città-villaggio-missione);
• incontrare le guide e gli scout dell’associazione burkinabe e vivere alcune esperienze con loro;
• visitare progetti di cooperazione internazionale che operano per lo sviluppo e incontrare le persone che vi lavorano;
• capire le interrelazioni tra nord e sud del mondo e che
ruolo possiamo giocare noi al nostro ritorno come Adulti Scout del MASCI;
• confrontarsi sui temi dell’incontro con l’altro e della scoperta delle appartenenze culturali.
Il MASCI rappresentato dal Presidente e dal Segretario Nazionale, tramite l’associazione Eccomi, hanno dato una risposta positiva all’AGESCI-Lazio per la partecipazione alla route di cinque-sei Adulti Scout, tra cui il sottoscritto.
Un Movimento di Educazione Permanente e di Servizio, come il MASCI deve sapersi scommettere a livello internazionale per ampiezza e ricchezza di contenuti non solo verbali, Bisogna avere la capacità, già pienamente interiorizzata dal nostro “ESTOTE PARATI”, di incontrare il ”diverso
di me”, in qualsiasi modo si esprima la diversità, la capacità di entrare in relazione, di capire e di individuare lo spazio di negoziazione fra i diversi bisogni, sono i nuovi strumenti di cui anche il nostro Movimento si deve dotare.
I PROMOTORI DELL’INIZIATIVA
Le organizzazioni promotrici di questa iniziativa sono la
World Association of Girl Guides and Girl Scout (WAGGS)
e la World Organization of the Scout Movement (WOSM).
L’iniziativa Open Minds nasce dalla consapevolezza del
ruolo e del contributo che lo scoutismo e il guidismo possono mettere in campo mobilitando i giovani a lavorare per
il raggiungimento degli obiettivi del Millennio.
Segretario Internazionale
“Eccomi” è il motto delle coccinelle. “Sono pronto”, l’“Estote Parati” di antica memoria, è il motto degli esploratori e
delle guide. “Servire” è il motto dei rover e delle scolte. Uniti assieme i tre motti rappresentano e sintetizzano la proposta scout: l’accettazione gioiosa, la disponibilità a mettersi in gioco, il “successo” come lo intendeva B.P., ossia
essere felici servendo il prossimo. Ma “Eccomi” è anche il
nome dell’associazione di volontariato Onlus promossa dal
MASCI, il cui statuto ne individua le finalità e gli scopi. In
estrema sintesi le finalità si possono identificare con il suggerimento di B.P.: opera per lasciare il mondo un po’ migliore di come lo hai trovato, aiutando gli uomini e le donne di quei Paesi che costituiscono il “Sud del mondo”.
Gli scopi precipui sono:
• promuovere l’educazione di giovani ed adulti di qualsiasi nazionalità e religione, sia in Italia che nei Paesi in via
di sviluppo, facilitandone l’inserimento nel lavoro;
• promuovere e realizzare iniziative di solidarietà, anche partecipate da altri Enti, coerenti con le finalità dell’associazione, ivi comprese quelle volte a salvaguardare l’ambiente;
• sostenere lo scautismo giovanile ed adulto quale metodo
educativo per i valori della solidarietà, della promozione
umana, della pace, del rispetto della dignità di ogni uomo,
della convivenza civile e della sostenibilità ambientale;
• rendere fattibile l’impegno dei propri soci e di tutti coloro che intendono collaborare con l’associazione per realizzarne le finalità.
È evidente che “Eccomi” ci invita ad essere pronti al servizio, ci invita a realizzare il nostro “successo”.
SCHEDA DA TRASMETTERE VIA E-MAIL A:
[email protected]
[email protected]
Strade Aperte n. 7/2008
Toni Cecchini
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Gli Editoriali di Strade Aperte
Eccomi…
pronto a servire!
Attualmente l’associazione conta cinquanta soci, una parte minoritaria dei quali è costituita da fratelli del MASCI. Il
precedente Consiglio Nazionale, peraltro, ha deliberato un
coinvolgimento più serrato del nostro Movimento in “Eccomi”, tanto da ottenere che nel suo Consiglio Direttivo vi
sia un rappresentante del MASCI (in realtà la nostra presenza potrà contare su due consiglieri in quanto un socio
MASCI già opera all’interno del direttivo stesso). Lo Statuto dell’associazione è stato recentemente modificato per
dare maggiore spazio alla nostra presenza ed alla nostra
sensibilità educativa.
“Eccomi” Onlus si sta attualmente occupando di aiuti in Burundi, sostenendo lo scautismo ma anche favorendo l’inserimento nello studio e nel lavoro di giovani. Ha sviluppato progetti per 10 asili in grado di ospitare 1300 bambini; i
soci hanno assunto i costi per 103 adozioni scolastiche, sia
per le primarie che per le secondarie. Per un liceo l’associazione si è adoperata per contribuire alla realizzazione delle strutture scolastiche. E molte altre iniziative sono in corso o in progetto… Ma questa attività riguardava il “vecchio”
ambito di “Eccomi”. Oggi il MASCI intende utilizzare l’associazione in modo più significativo. È noto che molte sono le
Comunità MASCI che hanno assunto delle iniziative di aiuto
a Paesi in via di sviluppo sostenendo chi un villaggio, chi un
sacerdote missionario in Africa, chi una comunità di religiosi in Brasile, chi … e chi più ne ha più ne metta. Molte altre, invece, sono le Comunità che non si dedicano al sostegno di questo tipo di iniziative, magari perché non hanno
contatti ma vorrebbero comunque darsi da fare per aiutare
il “prossimo bisognoso”, ovunque si trovi. Pasticciando con
le parole, ma non nei fatti, ecco che “Eccomi” può diventare lo strumento per far confluire sulle iniziative esistenti le
collaborazioni delle Comunità che di iniziative non ne hanno. Ma non solo: magari ci sono iniziative che – separatamente – confluiscono in un medesimo Paese in via di sviluppo, senza sapere l’una dell’altra. “Eccomi” può diventare lo strumento per razionalizzare queste iniziative di servizio e di aiuto. L’unione fa la forza, è questo un vecchio ma
verissimo proverbio. Mettiamo insieme le nostre iniziative.
Per farlo serve conoscerle, serve un censimento delle stesse. Le Comunità sono pertanto invitate a segnalare quali iniziative hanno in essere, sia in Italia che all’estero: potrà così essere predisposta una mappa nazionale e regionale delle stesse, divise per Paese e per tipologia di intervento.
Strade Aperte n. 7/2008
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“Semel Semper”
Riflessioni
sul metodo scout
A cura di Maurizio Nocera e
Francesco Marchetti
COSA CELAVA QUEL “PEZZO DI LEGNO”?
Semel Semper
nella seconda parte dell’articolo, possiamo tornare
a quel “simbolo” costituito da quel pezzo di legno, a
forma di “ypsilon”, che quell’A.S. mostrava quando
era alla Casa d’accoglienza “Ain Karim”.
Cominciamo, allora, col dire che Baden-Powell aveva previsto che nell’equipaggiamento dei giovani (i
Figura 1
rovers) ci fosse anche un alpen-stock, avente però
una par ticolarità: la sua sommità doveva essere
costituita da una… “ forcella” (o “ forcola ”), una
“biforcazione”, quindi; come si può vedere da un
acquerello dello stesso B.P. ripor tato sulla copertina del suo libro – che dedica, appunto, ai giovani dai 18 ai 21 anni – “La Strada verso il Successo” (fig. 1).
Questo par ticolare bastone oltre a fornire al Rover
l’opportuno sostegno durante le impegnative escursioni, doveva rammentargli anche il fatto che, durante tutto il “cammino della sua vita”, egli avrebbe incontrato – sempre metaforicamente – delle
“biforcazioni”, dei “bivi”, davanti ai quali doveva essere in grado – mettendo in campo le proprie capacità di sano discernimento – di saper gestire la
sua “liber tà”, compiendo oppor tunamente le sue
scelte.
Settineri nel libro Simbolismo scout così si esprime:
“…[da] questi simboli [nel nostro specifico caso: “la
forcella”] (detti “della trasformazione”) che punteggiano nascita, crescita e morte dell’individuo, si avvia una organizzazione mentale il cui funzionamento
può influen-zare molte scelte dell’individuo. …In queste difficili condizioni di scelte al bivio appaiono tendenze complesse e opposte che minac-ciano lo sviluppo della persona. …Situato al bivio l’uomo è chiamato a scegliere un cammino. …[Ciò] riguarda la condizione più profonda dell’uomo. …Tutte le scelte fanno crescere la mente.”
Giorgio Cusma, nel suo libro I nodi dell’avventura
per spiegare la questione del sapere fare o meno
delle giuste scelte, utilizza la metafora del “nodo”:
…il nodo sbagliato perde la sua sicurezza ed è chiamato appunto “nodo dell’asino”, con tutto il rispetto
per l’asino, quante volte gli uomini fanno l’asino per
delle scelte opposte che alterano e rompono la relazione.”
E Bogdan Suchodolski, da parte sua dice: “[la]…responsabilità per gli atti compiuti …sono sempre
effetto di una decisione, di una scelta, fra le differenti vie, della via concreta e unica. Ogni passo
quotidiano dell’uomo presenta giustamente una
scelta di questo genere, poiché essa è una negazione delle possibilità diverse da quelle che sono
state scelte. In ogni momento della vita l’uomo si
trova al bivio, condannato alla scelta che determina il suo avvenire.” E poi ancora: “… L’E.P., in una
cer ta misura deve toccare i processi della formazione degli adulti e dovrebbe accompagnarli ai bivi attra-verso i quali essi passano, nell’inquietudine e nel dubbio, nella spe-ranza e nella gioia, nei
conflitti drammatici…”
È grazie all’E.P. che la persona dovrebbe essere in
grado di prendere un atteggiamento personale nelle situazioni difficili, cioè saper fare delle scelte
oculate.
Il metodo scout, e perciò anche quello adulto – per
cui ogni Magister deve esserne consapevole – ha
Strade Aperte n. 7/2008
7
Figura 3
della Forcella riguardi solo l’ultimo momento dell’ipotetica giornata vissuta dal Giovane Scout, ma
tutta intera quella vissuta dall’Adulto Scout. Infatti, quando B.P. parlava ai giovani, lo faceva soprattutto vedendoli nella loro prospettiva di “adulti”. Cioè quello che siamo noi oggi. Quindi, è come
se questo simbolo fosse stato messo – a mo’ di
“testimone” – nelle nostre mani! Lo stesso B.P.,
da adulto quale egli era, per dimostrare ai giovani
rovers, ma anche per rammentare a se stesso, che,
ineluttabilmente, durante tutta l’esistenza, ci si parano innanzi dei “bivi”, davanti ai quali bisogna essere in grado di saper fare delle scelte, utilizzava,
come si può vedere nella fig. 2, questa par ticolare foggia di bastone.
Sempre per sottolineare questo aspetto, sulla copertina dell’opuscolo “Adulti Scout: esploratori della Storia – Quaderno di Caccia del Giubileo – Cinquantenario del MASCI (1954/2004)” viene riportato, come segno di continuazione tra lo Scoutismo giovanile e quello adulto, il disegno che compare, appunto, sul libro di B.P. “La Strada verso il Successo”
(fig. 3).
Figura 2
Questo era celato in quel pezzo di legno a forma di
forcella, mostrato da quell’A.S. quando era alla Casa d’accoglienza “Ain Karim’… BUONA STRADA
Semel Semper
lo scopo di far “allenare”, attraverso l’E.P., ogni suo
aderente a fare le proprie scelte; tant’è che lo Scoutismo è considerato una “palestra di libertà”. Continuando possiamo dire che la duplice Strada rappresentata della Forcella – se intesa al contrario –
potrebbe essere vista come una doppia via che si
riunisce in una più grande, ovvero della necessità
di conciliare gli “opposti” per avere quella maggiore forza che scaturisce dall’avvenuta sintesi tra l’unione di punti di vista differenti e, a volte, anche
lontani.
La “Forcella”, poi, ricorda anche il punto di confluenza di due strade, che nella maggior par te delle civiltà è considerato un luogo impor tante d’incontro. Non solo, la “U” disegnata dalla “Forcella”,
richiama inequivocabilmente il car tello stradale di
“conversione”, noi intendiamo, naturalmente, quella del “cuore”. Ecco il motivo del perché, al termine dell’itinerario educativo dello Scoutismo al giovane (Rover) e alla giovane (Scolta), in una specifica cerimonia detta “Partenza”, viene donata – tra
gli altri “simboli” – anche una “Forcella”, che sta a
significare anche il necessario pas-saggio verso il
nuovo, da una fase di vita ad un’altra, come, per
esempio in questo caso, da quella giovanile a quella adulta.
Immaginiamo, a questo punto, l’avventura scout
suddivisa in due ipotetiche “giornate”: una, quella riguardante l’esperienza giovanile, e l’altra, quella adulta. Si può vedere, allora, come il simbolo
Strade Aperte n. 7/2008
Fede e società
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Papa
Giovanni Paolo II
e noi laici
Pier Giuseppe Alvigini
Ho frequentato per anni il Pontificio Consiglio per i
Laici (PCxL). Alla fine dell’Assemblea era prevista l’Udienza del S. Padre, ne ricordo due occasioni.
La prima volta ero con Padre Bernard Olivier op, allora Assistente generale del Laicato Domenicano.
Una delle persone più intelligenti e simpatiche da me
conosciute. Era in borghese, mentre avrebbe dovuto indossare “l’abito corale”, ma il S. Padre aveva
urgenza di incontrarci ed aveva anticipato l’appuntamento. Passavano prima i Laici provenienti da lontano, poi noi residenti in Italia. Siamo passati per ultimi con un arco di tempo, a disposizione, molto ampio. Giovanni Paolo II conosceva bene
Padre Bernard, per cui è iniziata, tra loro, una conversazione in francese. Dopo di che si rivolge a me, e qui scatta
l’equivoco perché, anziché scrivere sul
car tellino di riconoscimento Pier Giuseppe, hanno scritto P. Giuseppe Alvigini, per cui il Papa mi dice, in francese “Caro Padre Giuseppe Alvigini…”, al
che rispondo “Santità io indosso i pantaloni e la giacca perché sono Laico…”
Giovanni Paolo II sorride divertito ed inizia un intenso dialogo tra noi. Ad un certo punto il S. Padre si gira verso Padre
Bernard e gli dice, in francese, “Vedete che ho ragione quando raccomando
di promuovere il Laicato, perché il Laicato può collaborare con noi per costruire il bene nella storia” E, per tre
volte, ripete “Promovete il Laicato”
Sempre in occasione di un’altra Assemblea, per un caso, viene a collocarsi
di fianco a me. Mi chiede dov’è il Cardinale Opilio Rossi, allora Presidente
del PCxL. Gli indico che è nascosto da
un Laico molto corpulento. Il S. Padre
si piega in avanti e con la mano lo invita ad avvicinarsi. Gli chiede se i lavo-
ri si sono svolti bene. Gli risponde: “Si, S. Padre, abbiamo pregato lo Spirito Santo, che ci ha aiutati” Mettendosi le mani dietro le orecchie Giovanni Paolo II
risponde: “Bravo, bravo, dobbiamo imparare a capire cosa lo Spirito Santo ci rivela per bocca dei Laici”
Ampliando il ragionamento, al di la delle mie esperienze grazie al PCxL, dobbiamo ricordare che Giovanni Paolo II ha addirittura convocato un Sinodo mondiale sul tema “Chiamata e missione dei Laici nella
Chiesa e nel mondo”, al termine del quale ha scritto l’Enciclica “Christifideles Laici”.
Alla fine di Novembre dell’Anno Santo 2000, a cura
del PCxL, la S. Sede ha organizzato un importante Convegno mondiale dei Laici. Eravamo circa settecento da
tutto il mondo. In tale occasione il S. Padre ha insistentemente raccomandato di scoprire le dichiarazioni del Concilio Vaticano II sulla nostra Funzione di Laici, a partire del Capitolo IV della “Lumen gentium”
esplicitamente intitolato “De Laicis” «(…)L’indole secolare è propria e peculiare per i Laici (…)Vivono nel
secolo, ossia in tutti ed i singoli impegni ed opere e
nelle ordinarie condizioni di vita nell’unità familiare e
nella convivenza civile, con le quali la loro esistenza è
quasi contessuta. Ivi sono da Dio chiamati affinché
(…) dall’interno, quasi a modo di fermento,contribuiscano al perfezionamento del mondo, così che manifestino agli altri Cristo (…)» (LG §31)
Il supplemento all’Osservatore Romano del 27/11/2000
riporta il titolo dell’Omelia nell’ambito della S. Messa celebrata in Piazza S. Pietro il 26/11/2000 con
noi Laici partecipanti al Convegno mondiale: “A trentacinque anni dalla conclusione, io dico:bisogna
ritornare al Concilio” Il
paragrafo 3 dell’Omelia
del S. Padre, recita, testualmente, «(…)il Concilio Ecumenico Vaticano II ha segnato una svolta decisiva. Con il Concilio è scoccata veramente una svolta decisiva(…)pag. 5» E, ancora, l’esortazione del Papa durante la recita dell’Angelus Domini «Studiate il Concilio, assimilatene lo spirito e gli orientamenti pag. 9)»
E, per concludere, ricordo
che, ai giovani Laici convenuti da tutto il mondo
in Canada per quella
“Giornata mondiale della gioventù” ha raccomandato di “(…)elaborare una cultura nuova,
per poter costruire una
civiltà nuova(…)
La costituzione italiana compie 60 anni, la domanda è:
Cosa possiamo fare per celebrare questa ricorrenza?
Sappiamo che la Costituzione è la principale regola di
convivenza che il popolo italiano, per la prima volta nei
secoli e anche in modo alquanto sofferto, è riuscito a
darsi. E la base di tutta la legislatura, la quale non dovrebbe essere altro che la realizzazione nel dettaglio
dei dettami costituzionali. E ne possiamo essere fieri
o almeno soddisfatti per la sua esistenza, per i suoi
contenuti, per la sua tenuta nei decenni, per il tipo di
comunanza che ne risulta. Come la conosciamo? E come fare per conoscerla meglio? Come ne possiamo
pensare di celebrare, nel nostro Scoutismo di adulti, il
60 mo anniversario di esistenza? Una premessa, senza troppa timidezza di accennare ad un argomento di
cui si parla poco. Nella nostra Promessa abbiamo, appunto, promesso (fa parte del primo dei famosi tre punti) di “fare il nostro dovere verso il Paese”. Questo ci
inserisce tra quelli che vogliono bene all’Italia, come è
stato autorevolmente detto ultimamente (“l’Italia ha bisogno di essere voluta bene”) e che intendono fare il
proprio dovere verso di essa. Questo, senza un minimo di nazionalismo ma solo quale espressione di affetto verso una terra che ci ospita e verso un popolo di
cui facciano parte. Giusto o sbagliato che sia nei dettagli, è il nostro Paese. È pertanto giusto e necessario
conoscere le regole che esso si è dato. Cosa possiamo fare praticamente? Intanto il testo può diventare
l’argomento di una attività comunitaria di lettura-ricerca-studio, un po’ come un Capitolo del Roverismo che
ce la illustrerà. È l’occasione di addentrarci nel testo e
di arrivare, prima a conoscerlo (ciò che ora è raro, diciamo la verità) e poi di capirne le conseguenze per la
convivenza della nazione.
Poi c’è anche un modo di valorizzare tale testo. Nel
Roverismo avevamo trovato un modo molto scout che
può essere utilizzato anche nel Mascismo. Avevamo
iniziato a farlo nei Campi Scuola Rover i quali, si sa,
non sono fissi come quelli delle altre Branche, ma tipicamente mobili. Nei casi di campo fisso si usa sem-
Strade Aperte n. 7/2008
Nando Paracchini
9
Il Presidente provvisorio della Repubblica, Enrico De Nicola, firma il 22.12.1947 la Costituzione.
sere un altro appositamente incaricato – legge uno
due articoli della Costituzione. Tenendo conto delle
seguenti precauzioni.
• Il momento deve avvenire con un minimo di solennità per segnare l’importanza del testo.
• La lettura va fatta senza eccessiva magniloquenza ma anche senza vergognarsi (di fare una cosa
un po’ insolita che, però, noi riteniamo utile).
• Ricordandosi, sia nel leggere che nell’ascoltare,
che la lettura del testo è un modo di aver presente il primo punto della nostra Promessa.
• Non limitarsi a rileggere sempre il primo articolo
ma andare avanti, seppur progressivamente attraverso i tempi, per favorire la conoscenza o il riconoscimento di tutto il testo.
In questo modo contribuiremo a fare in modo che la
Costituzione non resti come un sacro testo che si venera senza troppo conoscerlo, ma sarà presente nella nostra mente e lo potremmo vivere quotidianamente come la regola generale della nostra convivenza con gli altri Italiani. Ciò vi sembra formativo?
Vi sembra una bella parte della nostra Formazione
Permanente? Io ne sono convinto. Da anni… Da quando facevo queste cose ai Campi Scuola.
Fede e società
I sessant’anni
della Costituzione
Italiana
pre fare l’alza bandiera, come segno, appunto, del
rispetto e del dovere verso il Paese, che il nostro tricolore vuole simboleggiare. Nei Campi mobili, ciò non
risulta possibile per il fatto che ogni mattino ci si sveglia in luoghi diversi. Allora avevamo esemplificato
che, in sostituzione dell’alza bandiera, si poteva leggere uno due articoli della Costituzione.
Questo è possibile, e direi indicato, consigliabile, anche nella attività di una Comunità del MASCI. Perché
nelle nostre attività non abbiamo quasi mai la possibilità di costruire una pennone per la bandiera, e
spesso le nostre attività sono all’interno. E mancherebbe un accenno a questo dovere della promessa.
Allora, ad ogni attività (nel preciso momento in cui al
un campo fisso, si farebbe l’alza bandiera), la mattina per le attività che durano un giorno intero, all’inizio della riunione se è serale o di poche ore, chi
conduce l’attività – di solito il Magister, ma può es-
Strade Aperte n. 7/2008
Pane,
Amore e Fantasia.
Lettere sui
problemi familiari
A cura di Romano Forleo
Inoltre ii “corpi” non attirano più. Dinanzi alle prelibate avventure di magnifiche coppie che cinema e
TV ci offrono quotidianamente, la nostra vita coniugale può assumere il gusto della minestra riscaldata. In più c’è il deficit funzionale maschile sul quale
pesano molto gli anni…
Allora che fare? La tentazione è ribadire la solita
frase di Ovidio “non sum praeceptor amori”, ma nello stesso tempo sono convinto che, come dice Obama “yes, we can”…Si può fare in modo che il matrimonio possa sempre migliorare durante il cammino: “io con te, per te, per sempre” E se questo
succede è il mondo migliore di godersi la vita su
questa terra.
NON C’È PIÙ PANE
Fede e società
10
Purtroppo per me è un periodo no. Oggi sono sola
con il mio computer. Come accade spesso. Ho sempre sperato che quando i figli avessero lasciato la
casa definitivamente, avrei potuto godermi anni sereni e felici con mio marito. Ma così non è andata…
Lui tende sempre più a chiudersi su se stesso, Non
sapendo cosa fare, trascorre la maggior parte del
tempo a comandare la moglie, che dopo aver dedicato tempo soprattutto alla famiglia, vorrebbe un
compagno desiderabile e desiderato, riconoscente
di avergli dedicato la vita…
…e allora viene fuori la voglia di fuga, di trovare un
amore travolgente… rispetto a quello che da tempo
si è raffreddato…
Che soluzione?… Separarsi?
Lettera Firmata
Ho scelto questa lettera per aprire la rubrica di questo numero. Penso infatti che molte delle donne del
MASCI si riconoscano in quanto scritto
“Mal comune mezzo gaudio”? Con il ritorno a casa
del marito pensionato, qualcuno ritiene che finalmente la vita di coppia possa riprendere un colloquio,
anche con i corpi, che si era andato spengendo nella prassi quotidiana. In molti casi òl marito rientra a
casa, in un luogo che non era stato al centro della
sua attività e dei suoi interessi, e che invece era stato l’indiscusso regno della donna. I mariti sono quindi facile preda della “ voglia di accudire” di chi tutta
la vita si è dedicata a lui ed ai figli (ti fa male funare! Non bere trippo,! Tieni ordine! Non mangiare! Guarda come ti vesti! A che ora torni a casa?…).Questi
gesti talora creano quei continui piccoli battibecchi
che rendono meno gradito lo stare all’interno delle
mure domestiche.Si semte addomesticato.
Raramente si riesce a sognare insieme…ed allora si
immaginano nuove vite, nuovi impegni, nuove avventure, almeno nello spirito. Anche nella vita sessuale.
…molte delle famiglie hanno difficoltà ad arrivare al
27 del mese… le coppie che vivono nelle grande città
e non posseggono una casa debbono guadagnare
(non incassare!) almeno 2000 a al mese per sopravvivere in modo dignitoso… che futuro ci aspetta? Io e mia moglie dobbiamo essere aiutati dai figli, perchè la pensione non basta…
Lettera firmata Roma
Quando questa lettera uscirà avremo finito la battaglia elettorale, quindi possiamo parlare di politica familiare ed attendiamo che i progetti divengano fatti. La mia impressione è che, dopo la fine del
comunismo, anche come proposta economica, siamo vicino alla fine della economia liberista (è appena uscito un impor tante libro che consiglio di
leggere: “la fine del capitalismo”) del dominio infatti di finanza e mercato sulla “politica“. Ho infatti
il dubbio che malgrado la buona volontà di chi ci
governa, nessuno ha il coraggio di dire che è il sistema che non funziona… Ci vorrebbe un salto di
creatività, un nuovo modo di percepire lo Stato ed
un maggiore impegno verso i più poveri e sof ferenti…
La famiglia, dono di Dio
Gianni Scotto
Roma 11
Nei libri di Sessuologia si legge che l’innamoramento, “la passione amorosa”, ha una durata, non superiore ai 4 anni. La continuità e l’età fanno cadere
il desiderio…ed i l “viagra” è utile nelle disfunzioni
erettili, ma non funziona se non c’è attrazione erotica. Nonn è capace di ridarci entusiasmo e voglia di
fare all’amore:
Il passaggio dall’Eros all’Agape, che costituisce il
cammino per divenire “due in una cosa sola” e che
caratterizza il legame comugale …necessita infatti
impegno, dedizione, ma anche gesti di dialogo fra
i corpi e di amore, anche quando il marito ingrassa
e russa e la moglie non ne ha più voglia …Come
abbiamo detto in precedenza, non bastano più ik
brevi e concentrati corsi di preparazione al matrimonio, c’è bisogno di una educazione continua in
cui la problematica sessuale deve venire a galla.
Questo è un tema fondamentale che il nostro movimento che ha nella educazione permanente della
coppia umno dei suo pilastri, deve affronatare. Ne
parleremo.
PANE, AMORE E …
Devo far presente che non mi riconosco su quanto
detto da Anna sulla rubrica: “la gente pensa che si
possa avere sesso bollente e monogamo e duraturo per tutta la vita, ma questo non è mai accaduto
nella storia del mondo…”, e da Romano: “la passione amorosa ha una durata, con la stessa persona, non superiore ai 4 anni. La continuità e l’età fanno cadere il desiderio …”.
Giancarlo dell’Agnello
Firenze
La tua testimonianza, come fortunatamente la mia,
è oggi una eccezione. L’amore coniugale, caratterizzato dal passaggio dall’Eros all’Agape, non si verifica al momento del sì:Per alcune coppie non giunge
mai. È l’amore solodo e generoso che caratterizza il
matrimonio. Questo non è solo frutto di una pulsione travolgente, da uno stato di euforia, che caratterizza la fase dell’innamoramento, ma di una costruzione culturale, frutto di scelte cognitive, che valorizzano i sentimenti, aiutano l’attaccamento, respingono elementi esterni turbativi dell’amore.
L’amore umano non è infatti solo frutto di una irrefrenabile pulsione, non è solo “natura”, ma anche “cultura”. L’innamoramento è invece quella fase dell’incontro che obbedisce prioritariamente ad una pulsione profonda…e che dura, secondo le ricerche dai 3 ai
4 anni al massimo, trasformandosi per le persone fortunate come te, in un solido amore quotidiano. Questo
debbono saperlo i nostri giovani, questo dovrebbe essere sottolineato nella preparazione al matrimonio ed
essere oggetto di impegno e di analisi nel corso della
formazione permanente, che caratterizza i nostri “gruppi di base”, quelli che chiamiamo comunità:. Anche la
zona del sistema nervoso centrale che genera la sensazione di esaltazione ed euforia che caratterizza l’innamoramento, sembra essere diversa da quella che
genera l’amore “maturo”.Ed alcuni neurotrasmettitori
implicati, come la dopamina, la noradrenalina e la feniletilamina (PEA), sono simili alle anfetamine… Tutte
queste sostanze non durano nel tempo e dopo due-anni altri meccanismi generano l’amore di fra due persone… Ciò non vuol dire che coloro che sono legati in un
caldo, fedele e tenero rapporto coniugale (io con te,
per te, per tutta la vita), siano esenti dall’innamorasi e
trovare una forte attrazione verso una persona diversa
dal coniuge, o non siano turbati dai sogni ad occhi aperti, o sospirino avventura amorose, che compensino la
caduta di tensione nel proprio abituale rapporto… Il
“demone meridiano” può travolgerci a qualsiasi età ed
oggi è addirittura è più presente nelle donne che nell’uomo… Anche se le rotture coniugali, che questo può
determinare avvengono più facilmente dopo 5-6 anni
dal primo incontro d’amore… non è detto che non possa capitare anche a noi… Non saremmo gli unici a scappare con la procace badante russa… A parte le battute e gli scherzi, il tema è serio e sarebbe l’ora che si
affrontasse con coraggio e serenità, ricordandoci che
le nostre scelte etiche non sono automatiche, ma esigono costante impegno.
Strade Aperte n. 7/2008
…da tempo seguo i tuoi inter venti sull’amore coniugale… ed il tuo impegno nella valorizzazione della sessualità nella vita di coppia… leggo però sulla agenzia Adnkros Salute che una coppia su cinque non ha più rappor ti sessuali e che da una inchiesta della CNN risulta che i rappor ti sessuali
nella vita coniugale, anche in età inferiore ai 50
anni, sono meno di 10 volte all’anno, e che si moltiplicano i casi di incompatibilità sessuale anche
fra chi è sposato da poco tempo e relativamente
giovane…
…Una psicologa americana, Klein, sostiene che “la
gente pensa che si possa avere sesso bollente monogamo e duraturo per tutta la vita, ma questo non
è mai accaduto nelloa storia del mondo “…” quandi
non si fa sesso e l’empatia e la capacità di connettersi agli altri è più bassa”…
L’amore coniugale non può quindi durare a lungo?…
Dopo 5 anni di fidanzamento e 45 di matrimonio, sono sempre innamoratissimo di mia moglie, sia sul lato affettivo, che su quello passionale. È anormale?
Non credo anche perché conosco altre coppie in questo stato che, oserei definire, di grazia!
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Fede e società
NIENTE SESSO, SIAMO SPOSATI
Strade Aperte n. 7/2008
L’Agorà di Strade Aperte
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Come uscire
dagli stereotipi
Ernesto Albanello
Segretario MASCI Abruzzo
Voglio condividere con voi alcune riflessioni che si
sono in me materializzate rispetto alla idea che ancora permane, ostinata a non retrocedere, di cosa è
il MASCI e di cosa può rappresentare. Noi siamo ormai proiettati a dare una identità sempre più chiara
rispetto a cos’è ed a cosa vuole essere l’adulto scout,
diversamente rispetto a come le stesse associazioni scoutistiche giovanili sono portate a considerarci.
Questa è l’esperienza da me vissuta: l’Assemblea
Regionale MASCI del 10 febbraio 2008 a Teramo,
che ha deciso di conferirmi l’incarico di “Magister Regionale per l’Abruzzo” ha registrato la presenza dei
capi dell’AGESCI che, pur venendo ad esprimere il loro plauso per la vitalità che manifestano gli adulti
scout, hanno ritenuto di chiedere al MASCI Regionale
un aiuto per il loro Campo regionale estivo.
Fin qui tutto bene, se poi la richiesta fosse consistita nel sapere cosa il MASCI ha da dare e può dare
per la esperienza e le peculiarità che esprime al livello regionale. Si sarebbe trattato di un confronto e
di una condivisione fra due associazioni scoutistiche.
Ho appreso in seguito, in via informale, che l’AGESCI
d’Abruzzo desidera avvalersi del MASCI per essere
sollevata durante un Campo regionale Estivo, del servizio di cucina che avrebbero dovuto fare i Capi per
loro, oltremodo impegnati nella educazione e conduzione dei ragazzi al punto che la preparazione del pasto avrebbe rappresentato una perdita di tempo.
Ora che gli adulti Scout possano anche cooperare ad
iniziative AGESCI, soprattutto se si tratta di un campo
in cui si prevedono 1200 presenze, è del tutto ragionevole: quello che va superato è la percezione che si ha
dell’adulto scout, come ancora di una persona legata
agli ideali comuni ma che non ha altro di rilevante da
proporre. Rispondo a questa riflessione con il San Giorgio Regionale davvero significativo che ha realizzato il
MASCI Abruzzo. Come già è stato divulgato, gli adulti
scout abruzzesi si sono radunati il 19 e 20 aprile a Sulmona, in provincia di L’Aquila, per affrontare un tema,
quello della libertà, forse non abbastanza conosciuto,
anche perché si tratta di un termine ripetuto, al punto
da esserne stata travisato il suo significato semantico. Non a caso, l’obiettivo era appunto quella della riscoperta del senso del termine “Libertà”.
Questo tema è stato trattato appunto a Sulmona da
dove partiva il “Sentiero della Libertà” che indicava
un percorso di difesa del Paese durante la 2° Guerra Mondiale e che vedeva, l’una accanto all’altra, la
Brigata Majella e le Truppe Alleate contro il nazifascismo. Si tratta di una pagina di storia recente che
viene riproposta con l’afflusso di un migliaio di giovani che ripercorrono questo sentiero in nome della
libertà fra i popoli, durante la Marcia internazionale
del Sentiero della Libertà che si svolge ogni anno dal
25 al 27 aprile
Il MASCI d’Abruzzo ha voluto quest’anno condividere una iniziativa che senz’altro dà lustro a questa terra, soprattutto in occasione del 60° anniversario della promulgazione della Costituzione della Repubblica, ma ha inteso dare un suo contributo, esprimendo un proprio modo di concepire la libertà.
“A nulla servirebbe essere liberi se poi ci portiamo
dietro le nostre paure; non avrebbe significato sentirci artefici del nostro tempo, se poi non sapessimo
come impiegarlo pur andando sempre con il passo
frettoloso. Continuiamo a celebrare un importante
atto che sancisce la ritrovata liber tà, ma che rappresenta solo una “libertà iniziale e, per questo, incompiuta. Chiamiamola –Libertà da- che significa essere liberi dai persecutori, dai prevaricatori, dagli oppressori: nessuno scopo sarebbe stato raggiunto se,
accanto alla libertà da, non trovasse posto –la libertà
di- che significa la capacità di esserci, di esprimersi,
di assumere la propria identità, di saper dire no quando c’è da dire no e di saper dire si quando invece è
giusto aderire e cooperare per un fine comune. Infine pensiamo alla –libertà per- che significa destinare questo patrimonio che chiamiamo libertà per scopi nobili come le azioni di volontariato, ma sapendo
ascoltare la persona in difficoltà, che sia in grado
davvero di dire ciò di cui ha bisogno, piuttosto che
debba ricevere un aiuto non richiesto e, forse, offensivo e umiliante. Il MASCI d’Abruzzo ha fatto dono della Carta Costituzionale della Repubblica Italiana a giovani studenti di un Liceo Scientifico, perché le future generazioni sappiano raccogliere da coloro che li hanno preceduti dei principi della nostra
convivenza civile, da cui partire per migliorarli. Gli
adulti scout possono e devono fare formazione con
lo stile che è loro proprio testimoniando i valori comuni a giovani scout: hanno tutti i requisiti per offrire a giovani dell’AGESCI, ma anche alle altre associazioni scoutistiche giovanili, modelli di comportamento e di vita che rappresentano la ragione medesima dello scoutismo autenticamente vissuto. L’adulto scout deve e può essere un testimone del proprio stile da trasferire al giovane scout che, meglio
di molte parole, farà sue quelle modalità di comportamento, che permetteranno agli altri, ai cittadini co-
Oggi, la buona
azione, ha ancora
valore?
Ermanno Cavallo
Comunità di Genova Pegli
Accorgersi di chi ha bisogno dimostra una sensibilità sociale talvolta non comune, cercare di intervenire per quanto è possibile, anche con i gesti i
più umili, i più comuni è …evangelico.
Non siamo chiamati a gesti eclatanti,
ma a fare piccole cose, e “fare l’ordinario in modo straordinario”, come diceva santa Caterina da Siena.
Non è mai stato scontato porgere una
mano a chi ne ha bisogno, accorgersi che
una persona necessita di un aiuto. E questo oggi come ieri, anche se oggi l’atteggiamento del ”non mi interessa”, sembra crescere in maniera esponenziale.
C’è sempre qualcuno che ha bisogno di
aiuto, qualcuno che non può fare da solo un passo avanti e che spera di trovare una mano amica. L’essere umano ha
continuamente bisogno di aiuto, che qualcuno si accorga di lui. Soggetti particolari in questo senso sono i bambini, gli
Strade Aperte n. 7/2008
anziani, gli ammalati: che cosa potrebbero fare se
qualcuno non si accorgesse della loro condizione che
chiede aiuto? Tutti in un certo senso invochiamo “una
mano” nella precarietà della condizione umana, in
tutti gli ambienti: umani, morali, spirituali; ma non
sempre abbiamo il coraggio di “tendere la nostra”
per lasciarci aiutare. La sufficienza, di fronte all’evidenza del nostro intrinseco bisogno dell’altro, appare il segno più forte della nostra incapacità a porgere la mano a chi ce la chiede. Come è bello, invece,
scoprire la gioia di aiutare e accogliere chi si accorge di noi e cerca di aiutarci. Due mani che si incontrano sono una grande forza, aiutarsi è segno di compartecipazione, di nobiltà. A volte oggi si pensa: gli
altri non meritano nulla, potrebbero impegnarsi di
più, darsi da fare. Ma è vera anche un’altra cosa: i
bisogni degli altri invocano la nostra attenzione e la
nostra generosità per farci felici, perché la felicità interiore, quella che niente e nessuno potrà mai toglierci, perché è espressione del dono.
Quanti anziani a causa di un traffico caotico, faticano ad attraversare la strada. Se poi aggiungiamo che
tanti automobilisti non si fermano davanti alle persone sulle strisce pedonali, la paura si può trasformare in panico. Perché non proviamo a impegnarci
ad aiutare un anziano ad attraversare la strada? E
quanti al supermercato attendono pazientemente il
loro turno…e hanno magari, solo una saponetta da
pagare mentre i tre clienti che sono in fila davanti alla cassa hanno i carrelli pieni all’inverosimile. Sarebbe semplice un sorriso e un gesto di cortesia: “
passi lei, è inutile che attenda mezz’ora per una saponetta!”. O la vecchina col bastone, che si regge in
piedi per misericordia ma la lasciamo lo stesso in
piedi con il bus che da scossoni, senza che nessuno faccia …il cavaliere cedendole il posto.. Gli esempi “spiccioli” sarebbero moltissimi e capitano ogni
giorno. Tutti i giorni, dunque, siamo messi alla prova dell’etica “spicciola”, quella dei piccoli gesti, delle semplici attenzioni attraverso le quali, tuttavia, ci
rendiamo presenti al bisogno dell’altro. Quanto ci interessano i problemi e i
bisogni delle persone più
vulnerabili che incontriamo sul nostro cammino?
È una domanda che dobbiamo porci.
Nella società di oggi c’è
veramente bisogno di generosità, di mani protese verso chi “non ce la
fa da solo”, di chi può farcela se noi, come il buon
samaritano, sappiamo
non andare troppo di corsa, ma ci fermiamo e ci
prendiamo cura di chi può
dirci solo “grazie” e …a
volte neanche quello.
13
L’Agorà di Strade Aperte
muni, di distinguere subito l’adolescente che pratica lo scoutismo rispetto all’adolescente che è lontano dai valori che sono compresi negli insegnamenti
avuti da Beden Powell. A quel punto potrà essere lecito che un adulto scout cooperi anche alla cucina di
un Campo Regionale AGESCI, ma avendo la certezza di essere percepito come un soggetto che può dare altro, suscitare altro, promuovere altro che non
sia un mero aiuto strumentale ed episodico, soprattutto un aiuto che potrebbe dare qualsiasi altra persona, a prescindere che sia stato scout in passato”.
Strade Aperte n. 7/2008
L’Agorà di Strade Aperte
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Una forcella
rover
Carlo Speca
Comunità di Teramo
Leggo con piacere, col vero piacere di chi è scout da quasi 50 anni, un articolo su SA del maggio u.s. intitolato:
“Semel… Semper… Riflessioni sul metodo scout”. L’articolo prende lo spunto, riportandone fedelmente alcune parti, dal libro di V. Pranzini e S. Settineri “Simbolismo scout – aspetti pedagogici e psicologici” e vi vediamo riportati quelli che sono stati i termini ed i motivi del nostro essere scout, interpretati, da par loro, dal
pedagogista e dallo psicologo. Vi sentiamo così parlare
di stile (anche se non lo avevamo mai contemplato come… aspetto estetico del simbolo, elemento della trasformazione in adulto e di sintonizzazione nella nuova
identità); di Scoutismo iscritto nella carne, nel patrimonio genetico (e chi non lo ha mai percepito almeno una
volta in tal senso); di “fasci di luce” che lo scout emette (la Comunità di Teramo ci ha costruito intorno una
canzone per il canta MASCI); vi si parla del gioco come
elemento per rendere la mentalità più allenata a far fronte all’emergenza attraverso l’invenzione; si configura lo
scout come talent-scout, come esploratore ricco di intelligenza plastica.
Magnifico articolo che ci fa non solo tornare indietro nel
tempo, ma che ci consente anche di rivedere cose a noi
note, reinterpretate con gli occhi di chi ha fatto della conoscenza della natura umana la propria attività lavorativa quotidiana. Ma andando alla parte introduttiva dell’articolo si legge che lo spunto per l’analisi del testo
sul simbolismo scout viene fornita agli Autori dalla constatazione che su oltre una dozzina di A.S. riunita a Roma per bonificare un terreno, la stragrande maggioranza non sapeva cosa rappresentasse una “forcella rover”.
Adulti Scout intenti ad espletare un meritevole servizio
non avevano neanche l’idea di cosa fosse uno dei simboli più vicini al roverismo e a questo punto, probabilmente, non conoscevano tanti altri aspetti del mondo
scout. La cosa è sembrata giustamente tanto anomala
a Nocera e Marchetti, da spingerli ad iniziare su S.A. una
serie di riflessioni sul “metodo scout” partendo proprio
dal “simbolismo scout”. Lodevole iniziativa, ma io ora
mi chiedo: come è possibile che si sia arrivati a questo
punto? Come è possibile che in un movimento che si definisce ispirato ai principi dello scoutismo la stragrande
maggioranza degli aderenti non conosca neanche l’ABC
dei metodi, dei motti, dello spirito stesso dello scoutismo; perché, diciamocelo chiaramente, è questa la sensazione che molto spesso si percepisce quando si incontrano A.S. di altre Comunità. Ed allora cosa distingue quella dozzina di A.S. di Roma da uno dei tanti gruppi appartenenti al mondo del volontariato o da gruppi di
lavoro di un centro sociale, o da aderenti ad una delle
tante associazioni ecclesiali? Mi viene da rispondere che
nulla li differenzia, ma per quel che mi riguarda io non
ci sto; io, come aderente al MASCI, rivendico la mia appartenenza al mondo dello scoutismo; io rivendico la mia
identità scout e non perchè lo scoutismo sia superiore
ad altre comunità di servizio, ma perché è diverso nel
modo di interpretare la vita. Il nostro fondatore ci ha insegnato che per lo scout non c’è appagamento o ricompensa per aver effettuato un servizio, perchè la vera gioia sta nel procurare la felicità agli altri; B.P. ci ha
sempre ricordato che la vita è il dono più grande che il
Signore potesse offrirci e che va vissuta nella gioia della natura, non nel pentimento e nella contrizione; B.P.
non ci ha mai raccomandato una vita “politicamente corretta” o “da giusti per non dispiacere Dio” ma una vita
da vivere nella lealtà verso sé stessi e verso gli altri, nell’onore della propria parola, nel piacere di essere identificato come “scout”.
Ma come possiamo pensare di far entrare questi concetti “nel patrimonio genetico” degli A.S., specie di coloro che non hanno vissuto lo scoutismo giovanile, se
non li facciamo vivere nel mondo scout, se non li bombardiamo costantemente con messaggi di tutto ciò che
riguarda e racchiude l’avventura scout che, credetemi,
non è fantastica solo a 10 o 15 anni. Anche a 60 anni
è gioioso imparare a leggere una carta topografica, accendere un fuoco in condizioni di fortuna, segnalare in
alfabeto Morse, vivere un grande gioco, purchè sia giusto lo spirito con il quale proponiamo queste cose. Ed
altrettanto accattivante sarà parlare un po’ di metodo
scout in ogni riunione, in ogni uscita, in ogni possibile
occasione. Troppe volte mi sono sentito dire che non si
possono proporre all’AS attività da 15enne, ma vedrete
che anche chi non lo ha mai fatto si entusiasmerà e…
nel tempo non dovremo più chiederci perché non cresciamo!
Dall’inizio della nuova “legislatura” MASCI, percepisco
nell’aria una ventata di rinnovato spirito scout; mi auguro sia proprio così e, parafrasando Moretti, mi viene
da dire: “diteci qualcosa di scoutismo”. Ma a questo proposito c’è anche da porsi un’altra domanda: al di là delle linee programmatiche dettate dalla Dirigenza, chi avrebbe dovuto, in questi anni, garantire il trapasso di nozioni a vecchi e nuovi scout, provvedere al dialogo costruttivo tra base e vertici e tenere alto lo spirito scout? Non
avrebbe dovuto farlo … Strade Aperte, la rivista che ogni
mese entra nelle nostre case e che costituisce l’unico
elemento di diffusione, di confronto, di verifica, di protesta, che abbiamo? Il dibattito è aperto
Giuliano Bacheca
Medico volontario nelle missioni africane
dei religiosi Camilliani in Kenya
Sono ormai dieci anni che il Dott. Giuliano Bacheca accompagnato dalla moglie Gabriella vanno in Kenia per offrire il loro servizio a favore delle missioni Camilliane. Giuliano ha conosciuto lo scoutismo nel 1948 ed ora, insieme a Gabriella,
è un adulto scout della Comunità di Viterbo 1° “Mino Casciani”. Tornato in questi giorni dall’Africa ci ha offerto una
sua testimonianza ed un pensiero sui Missionari.
A proposito
della FAO
Strade Aperte n. 7/2008
Il MASCI
di Viterbo in Kenia
facendo loro superare delusioni e sconfitte. La speranza, quella vera, cristiana, non i desideri, li accomuna tutti nella loro
vita improntata alle opere, ma resa feconda per il dialogo e
la solidarietà. L’amore per gli altri in qualsiasi condizione e
senza distinzioni, non può prescindere dalle altre due virtù,
quale testimonianza vera della vita intesa come dono. Dal
mio punto di vista (per la fortuna e il privilegio di essermi formato secondo il metodo scout) i missionari si avvicinano anche alla figura dell’Esploratore gentiluomo di Baden-Powell
“un uomo sul cui onore si può contare, un uomo retto, cavalleresco e servizievole in ogni occasione”. Il codice della
cavalleria includeva l’onore, l’autodisciplina, la cortesia, il coraggio, un senso altruistico del dovere e del servizio e soprattutto la fede religiosa come guida dell’esistenza”.
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Andrea Smerieri
Comunità MASCI Mirandola
Strane figure quelle dei missionari che ho conosciuto e con
i quali ho vissuto nelle mie numerose esperienze africane.
Non sono né superuomini né santi, con le inevitabili debolezze di ogni uomo, ma tutti un po’ eroi, pionieri, uomini di
frontiera in prima linea, operai ed esperti in ogni campo, oggi assai spesso anche manager. Una però è la caratteristica
che li accomuna: quella di vivere per gli altri, di servire con
un cuore generoso i più deboli, i più poveri, i malati, gli orfani che proprio in Africa crescono ogni giorno. Scelgono di vivere nei posti più sperduti del mondo, più scomodi, più pericolosi, in mezzo a ogni genere di difficoltà e vi rimangono lunghi anni e, assai spesso, tutta la vita. Proprio per questa ragione sono le uniche persone che, assai meglio di tanti “esperti” riescono a capire veramente i problemi della gente, perché ad essa si avvicinano non distolti da interessi personali, economici o di potere, ma gratuitamente, con quello spirito di servizio che non conosce confini. Romantici, idealisti,
ingenui, talvolta anche un pò folli e fuori della realtà, ma ricchi di una umanità vera,che li distingue dagli altri perché deriva da una scelta di vita legata a una vocazione che li porta
non solo a sognare in terra ma ad andare “oltre”. Il loro coraggio, i loro sogni, le loro speranze e infine tutte le opere
che loro realizzano hanno rappresentato per me una forte
provocazione, lasciandomi soprattutto una grande testimonianza di carità. Condividendo con i poveri, i dimenticati, quelli che non hanno voce, gioie e sofferenze, problemi e preoccupazioni, ci fanno scoprire quei valori universali che danno
la dignità all’uomo, soprattutto all’altro. Alla base della loro
vita non può non esistere una grande fede che li sostiene,
La FAO esiste da 60 anni,ma la fame nel mondo non è diminuita,anzi,continua ad essere una calamità ingravescente.
La FAO dispone di un bilancio (2008/2009) di 784 milioni
di dollari,ma solo 90 milioni sono destinati agli affamati (il
12%!); il resto serve per studi,viaggi, spese di personale e
di funzionamento. Dal 1948 la FAO non ha inciso per un
“ette” alla diminuzione della fame, in compenso ha goduto di innumerevoli meetings e di tanti buffet per i suoi dipendenti che sono 3500, di cui 1600 dirigenti, tutti indaffaratissimi,la metà dei quali è a Roma, sede ufficiale. Lo
stipendio minimo di un autista FAO è di 31370 euro netti.
Le figure “senior” percepiscono 170 mila dollari/anno. Mica male! Il presidente della FAO, il senegalese Diouf,, inamovibile da 14 anni,ha collezionato,per sua ammissione,solo
fallimenti,ma è oltremodo impegnato a gestire sprechi e cene a base d’aragoste. Il suo ufficio spende 41,450 milioni
di dollari. Nonostante la sua scandalosa gestione non si dimette, perché dice che è stato eletto democraticamente
dai 192 Stati membri. Giorni fa il Presidente del Senegal
Abdoulaya Wade ha detto che la FAO deve chiudere per inefficienza. A questo punto,un’osservazione: perché mantenere un carrozzone così costoso ed improduttivo? Non sarebbe meglio dare questi soldi ai missionari? Loro sì che
saprebbero impiegarli bene: penso a padre Geddo!
L’Agorà di Strade Aperte
I MISSIONARI CHE CONOSCO
Strade Aperte n. 7/2008
Vita delle Comunità e delle Regioni
16
Dio ha benedetto
il nostro andare a
Golica
Ester
per Alpe Adria
Il gruppo scout internazionale dell’Alpe Adria
Sì, è stato veramente così: la pioggia ci ha accompagnato tutto il giorno, ma una trentina di Adulti Scout
con i bambini, abbiamo deciso di fare questo percorso con gioia e serenita. Siamo arrivati tutti fino al
rifugio alpino di Golica (m. 1582 s.l.m.) ed i più temerari fino alla cima del Golica (m. 1836) Poi… bagnati, stanchi, infangati, allegri, sorridenti, sazi e grati siamo ritornati a valle.
Golica è una delle cime della catena della Karavanke
che assieme alle Alpi Giulie forma un confine naturale tra l’Austria e la Slovenia e tra i due centri abitati più importanti della zona –Villach in Austria e Jesenice in Slovenia. Abbiamo iniziato il nostro percorso con la Santa Messa domenica matina nella
chiesa di San Leonardo a Jesenice: è bello cominciare la strada con la benedizione e con un’omelia
che ci ha dato motivi di riflessione. Il sacerdote ha
parlato di un uomo, che ha preparato la sua tesi di
laurea dal il titolo: »Argomenti, su Dio che non c’e«.
Elaborato un testo eccellente e fatta una ottima discussione della stessa, quando il presidente gli ha
conferito la laurea, l’uomo, con grande sollievo ha
detto: GRAZIE, DIO!!! (Non servono commenti!). Anche noi siamo stati grati a Dio di esserci ritrovati ancora assieme nella Fraternità scout internazionale:
Sloveni di cinque diverse comunita scout, Croati di
Jarmina (vicino a Vukovar distante 486 km.) e Italiani di Cormons.
Dopo il saluto abbiamo cominciato a camminare sotto la pioggia…
La nostra prima tappa sono stati i prati, pieni di narcisi. Tra le »lacrime« di pioggia abbiamo fatto tante bellissime foto del tappeto di narcisi, in sloveno: dei
»kljuãavnice« (serratura di sicurezza), come si chiamano narcisi a Jesenice. Peter di Novo Mesto ha raccontato l’insolita leggenda del perchè si chiamano proprio cosi: «La Domenica non si lavora. Così disse il Signore! Le api però, grandi lavoratrici tutti i giorni, raccoglievano il miele anche la Domenica. osì il Signore,
per evitare che succhiassero il nettare anche la Do-
menica, mise una kljuãavice (serratura di sicurezza)
nella corolla del narciso e così i narcisi, in Slovenia,
hanno ricevuto il nome di kljuãavice (serratura)»
Ma c’è anche un’altra leggenda legata ai prati di narcisi di Golica: «Un giornoedere che cosa c’era di nuovo sulla terra. San Pietro arrivò qui vicino a Golica.
Sulla strada incontrò una ragazza in lacrime. San Pietro chiese il motivo e la ragazza rispose che voleva
farsi una corona di fiori, perche quella notte aveva
perduto “la corona” (non era piu vergine) e che non
trovava neanche un fiore. San Pietro disse allora di
piantare un narciso per ogni “corona perduta”. E guarda… in pochi minuti tutta la montagna diventò piena di narcisi…» Abbiamo lasciato poi le nostre auto
ad un crocicchio, dominato da un bel Cristo e ci siamo incamminati verso la montagna. La nebbia e la
pioggia ci hanno accompagnati ed così il Signore ha
benedetto abbondantemente il nostro percorso. l rifugio sul Golica (m. 1582), già pieno fin all’ultimo angolo, ci ha accolto con il suo calore. Ci facevano compagnia anche degli alpinisti dello zda di Zagreb (Zagabria). Con una marenda di montagna ci ha rinfocillato Marjeta di Jesenice, abbiamo festeggiato il
compleanno di Josipa (di Jarmina) (Josipa, tanti auguri a te ancora una volta!!!) e messo i caratteristici
timbri sulle cartoline e nei nostri libretti, aspettando
il ritorno dei »sette coraggiosi«, che avevano raggiunto
la cima (m. 1836). La Comunita di Jesenice ha poi
distribuito a tutti, da appendere al nodo del fazzolettone, dei piccoli bastoni per hockey con la scritta
GOLICA 2008 – JESENI·KE GRâE (= GOLICA 2008 –
NODI DI JESENICE). (La squadra di Hokey di Jesenice è molto famosa in tutta la Slovenia). Al ritorno verso valle abbiamo visto per un breve momento anche
il sole, ma anche e ancora tanta pioggia. Vicino ad
una malga ci è stata distribuita ancora una buona
marenda di montagna »zaseko na kruhu« (lardo spezzato / grasso di maiale sul pane). Cari amici di Jesenice – grazie anche per questo! Il saluto al cerchio
finale non era solo un addio, ma anche un arrivederci
con la promessa di ritornare a Golica l’anno prossimo – con il sole…
per la Comunità di Siracusa
Il 3 giugno alle ore 20: 30 presso la Basilica di san
Giovanni alle Catacombe di Siracusa si è tenuta la
10° edizione di Tragedia Greca e Bibbia. Quest’anno
la scelta è caduta su Agamennone di Eschilo. Agamennone e la Bibbia “dalla disperazione alla speranza”. L’organizzazione è stata curata, come per le
precedenti edizioni, dalla comunità di Siracusa, con
la collaborazione di Laura e Claudio Gentili.
La serata è stata divisa in 5 parti con i seguenti titoli:
1ª parte – le colpe dei padri
2ª parte – il peccato di Agamennone
3ª parte – Clitenestra e la schiavitù delle passioni
4ª parte – la sofferenza innocente
5ª parte – il Magnificat.
Ciascuna delle prime 4 parti vedeva l’alternanza di
alcuni brani dell’Agamennone nella traduzione di Pier
Paolo Pasolini e di passi biblici. La lettura biblica ha
visto il Salmo 78, la lettera ai Romani, il libro di Giuditta e la lettera agli Efesini. Leggere due lettere di
San Paolo, oltre che calzare a pennello nel peccato
di Agamennone e nella sofferenza innocente, ha vo-
Nella foto, tra gli altri, Nello Moncada e Claudio Gentili
Strade Aperte n. 7/2008
Nello Moncada
17
Vita delle Comunità e delle Regioni
Tragedia
greca e Bibbia
luto rappresentare un omaggio al passaggio di San
Paolo da Siracusa. La Basilica in cui si è svolta la
manifestazione poggia sulla volta della Cripta di San
Marciano e l’altare coincide con uno dei tre altari della Cripta che secondo la tradizione è l’altare da cui
predicò San Paolo. La serata, inserita nel programma di educazione permanente della comunità, ha visto la partecipazione di oltre 300 persone e si è potuta realizzare grazie alla disponibilità di altre realtà
che hanno contribuito a coprire le spese e a prestare gratuitamente la loro opera. Nostri compagni di
viaggio sono stati: l’istituto nazionale del dramma
antico, l’associazione amici del dramma antico, l’AVIS comunale di Siracusa. Illuminazione e fonica sono state offerte da radio Archimede. I brani sono stati letti da Simonetta Cartia, Carmelinda Gentile, Maurizio Donadoni e Luca Lazzareschi, quattro fra i maggiori interpreti dell’Orestea di Eschilo, in cartellone
fino al 22 giugno al Teatro Greco di Siracusa. Struggente il canto di Cassandra di Simonetta Cartia che
fra la 3ª e la 4ª parte ha eseguito, sempre a cappella, un canto ebraico. Il canto che gli Ebrei eseguivano a bocca chiusa prima di varcare la soglia dei
campi di concentramento nazisti.. Laura e Claudio ci
hanno condotto per mano facendoci assaporare le
assonanze e le dissonanze esistenti fra i brani della
tragedia e la Sacra Scrittura. Testi immortali che ancora oggi parlano e interrogano l’uomo. Dopo i saluti iniziali della Comunità di Siracusa, la serata è stata introdotta dal dott. Fernando Balestra sovrintendente dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico. Il
magnificat è stato eseguito dalla Schola Cantorum
del Santuario Madonna delle Lacrime di Siracusa. Un
fragoroso applauso per gli interpreti e per Laura e
Claudio ha concluso la serata. Mi preme rilevare che
l’Istituto Nazionale del Dramma Antico, ritenendo la
comunità di Siracusa credibile, ha speso il proprio
logo e coinvolgendo il suo sovrintendente ci ha concesso un’apertura di credito che cercheremo, in futuro, di spendere al meglio.
Strade Aperte n. 7/2008
Vita delle Comunità e delle Regioni
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Il San Giorgio interregionale in Toscana
19-20 aprile 2008
Anna Ponzecchi
Comunità “Mario Mazza” – Prato
Del prode Giorgio tutti il mito vago
sappiam, l’epiche gesta, la leggenda
l’indomito valor: uccise il drago
e salvò di Cleolinda le pubenda;
perciò, dal mille santo pe’ le folle,
patrono degli scout B.P. lo volle.
Scout adulti, a fine settimana
da Umbria, Marche e da Romagna giunti
con noi toscani in terra maremmana
(a casa ne rimaser pochi o punti)
a Principina a Terra fecer ressa
per celebrar San Giorgio e la Promessa.
Più oratori il tema han reso lieto:
Beppe Tilli, don Luca l’assistente,
vicesindaco, vescovo di Grosseto,
Claudio Gentili, l’ex presidente,
il Segretario ed altri relatori
i cui nomi, mi scuso, lascio fuori.
Della promessa molti han dibattuto
come tenerla viva nel presente.
Di legge scout, del Patto e di Statuto
citato han commi e articoli giù a mente,
per ricordar che è sempre nostro ufficio
per la Promessa oprare nel servizio.
Con le region sorelle il gioco inizia:
c’è il Pifferaio, Pollicino e la Bella
Addormentata, ed in letizia
gli ultrasessantenni – questa è bella!
gagliardi e istrioni – ma che vanagloria!
recitan fiabe mimandone la storia.
Ma è un gioco e se ne apprezza l’importanza
ad ogni età, ed Ennio, senza posa,
lui, centenario, in letizia e baldanza,
fa la morale alla fiaba famosa
del rosso Cappuccetto. E sciocco è dire
che il gioco in nostra età fa rimbambire!
Grosseto Uno si è tanto prodigato
per ospitar fratelli in modo degno
e ci ha portati a vedere il creato
dagli Etruschi e i Lorena dato in pegno.
“Ma – dice Egisto – prima ancor d’andare,
lo stretching s’ha da far, bere o affogare!”
Ed ora terminare questa lagna
voglio, e a tutti voi mi preme
di dire che, sia al mare che in montagna,
è bello poi con voi restare insieme.
Un “buona strada” – ed è la frase giusta –
e intender non la può chi non la gusta.
Comunità Grosseto 2º
Lassù, su quella cima bellissima aperta all’orizzonte senza fine, non possiamo fare a meno di meravigliarci della bellezza del paesaggio e del creato. L’aria pura che si respira, accarezzati dal vento, accolti fraternamente da questo straordinario religioso:
Padre Josè; tutto questo ha il potere di farmi sentire in pace con me e con gli altri e più vicina d Dio.
Un luogo che ti spinge alla preghiera e alla riflessione ma anche festoso e sereno per pronunciare la
Promessa. La sera antecedente la promessa è trascorsa tra la veglia e il fuoco di campo in un crescendo di gioia e allegria tra le scenette divertenti e
spiritose per diventare sempre più attenti e raccolti
per ascoltare le interessanti testimonianze del Professor Forleo e di sua moglie Giulia – pietre miliari
dello scautismo italiano – e di Emilia e Lino che ci
hanno aiutato a riflettere sull’importanza del passo
che ci accingiamo a compiere. Poi con le letture, le
meditazioni e i canti abbiamo concluso la serata. Un
plauso va a Giulia Forleo che con il suo modo di porsi semplice e spontaneo è sembrata una nostra amica da sempre conosciuta. La domenica, giorno della Promessa, eravamo tutti emozionati; a me è sembrato di scorgere anche negli occhi dei componenti
del Magistero l’emozione unita alla soddisfazione di
veder crescere la Comunità in così poco tempo. Sono stati bravi a farci capire ed amare la Legge, lo stile e le tradizioni scout. Un doveroso grazie a Lino,
Miria e Donatella per come hanno saputo organizzare il tutto: sarà per noi un ricordo che sempre ci porteremo nella nostra memoria.
Il mio personale grazie va a Miria che mi ha portata
in questo nuovo cammino e introdotta nel gruppo
dove mi sono trovata subito bene, dove ho apprezzato e condiviso le idee, la lealtà, la schiettezza nel
dire le cose, la fraternità dei rapporti, dove sono cresciuta apprezzando tante cose e che, se è questo
lo stile scout, spero che sia il mio stile di vita. Penso che le persone, come gli alberi, se hanno buone
radici, possono crescere e svilupparsi e dare buoni
frutti. Vorrei esprimere ciò che è
cresciuto nel mio cuore ma è anche difficile trovare le parole anche solo per descrivere la S. Messa che solo Padre Josè
sa officiare creando quell’atmosfera magica che avvicina a Gesù in maniera quasi palpabile. Infine ho
pronunciato la Promessa, con Mario che mi faceva
da padrino, entrando così felicemente a far par te
della Comunità Scout Grosseto 2. La consegna della pergamena, personalizzata per ciascuno di noi,
ha concluso questo evento che conser verò come
uno dei ricordi più belli. Sono una donna semplice,
forte, decisa ma umana e come tale piena di paure
ma con l’aiuto di Dio prometto di fare del mio meglio, chiedendo alla Comunità di aiutarmi in questo
cammino. Quando lo scambio di idee a volte diventa una lotta tra di noi, scontrandosi con i nostri caratteri e temperamenti, bisognerebbe essere più disponibili ad accettare l’altra verità; la vera vittoria è
vincere insieme. Mi auguro che questo entusiasmo
di oggi non venga mai a mancare, non permettiamo
all’indifferenza di invadere la vita e la nostra Comunità e specialmente quando facciamo servizio ai
“senza tetto” riflettiamo sulla solitudine che è il grande male dell’uomo.
Lo disse Pavese in questi bellissimi versi:
“non c’è cosa più amara/che l’alba di un giorno in
cui nulla accadrà/non c’è cosa più amara/ dell’inutilità… la lentezza dell’ora è spietata/ per chi non
aspetta più nulla”.
Credo che solo nella consapevolezza di chi siamo veramente diventeremo più buoni e bravi scout, sperando di… lasciare il mondo un po’ migliore di come
l’abbiamo trovato!
La promessa
Strade Aperte n. 7/2008
Maria
In strade Aperte on-line (WWW.MASCI.IT)
potete vedere le foto dell’evento e leggere: “Emozioni: la mia promessa scout…
Monte Argentario 1° giugno 2008” di Aldemara Marzocchi
19
Vita delle Comunità e delle Regioni
Una Promessa,
lassù sulla cima,
aperta ad un
orizzonte senza fine
Strade Aperte n. 7/2008
20
to e la collaborazione di padre Giovanni Bertuzzi O.P.,
A.E. MASCI Emilia-Romagna e Direttore del Centro
Studi San Domenico, è nato un progetto articolato in
due serate particolarmente rivolte ai “clan-fuochi” ma
anche a tutti i giovani ed alle famiglie che hanno a
cuore la riuscita nella vita dei loro figli.
Echi
dal Centenario
Franco Parrini
Incaricato Stampa MASCI Emilia Romagna
Chi ha detto che il Centenario di B.P. non ha dato frutti? Noi siamo qui per smentirli. Finite le celebrazioni
ufficiali, infatti, alcuni A.S. del MASCI della zona di
Bologna, solleticati dal fatto che si era manifestata
un’intenzione, da parte delle associazioni giovanili
AGESCI e CNGEI, di trovare, per il futuro, tematiche
o imprese da svolgere assieme, finalizzate alla crescita ed allo sviluppo dei ragazzi, hanno preso la palla al balzo e, dopo qualche tempo, hanno proposto ai
giovani scout un percorso riguardante il tema del lavoro e del suo aspetto valoriale. Dopo varie riunioni
con i rappresentanti delle due associazioni e con l’aiu-
Il primo incontro dal tema “Una scuola di qualità, un
lavoro di qualità. Quali competenze?” si è tenuto il
22 aprile, ed ha visto gli interventi di Angelo Errani,
docente di Pedagogia Speciale presso l’Università di
Bologna e di Angelo Ferro, Presidente nazionale UCID
– Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti. Ha presieduto padre Giovanni Bertuzzi del quale riportiamo
un breve intervento. (v. allegato).
Il secondo incontro, presieduto da Andrea Porcarelli, docente di Pedagogia generale e sociale all’Università di Padova, ha invece affrontato il tema “Cosa farai da grande? Giovani, scuola e famiglia”. L’evento si è tenuto, sempre presso il Centro San Domenico, il 6 maggio ed ha visto gli interventi di Andrea Cammelli, Direttore del Consorzio interuniversitario “Alma Laurea” e di Maria Teresa Moscato, docente di Pedagogia generale presso l’Università di
Bologna. Ebbene, dunque, diamoci da fare perché il
percorso di lavorare assieme su temi importanti con
le Associazioni giovanili si può, e si deve fare; solo
così si riuscirà ad avere un ampio movimento educativo scout, formativo e significativo per sé e per
tutti i cittadini.
Vita delle Comunità e delle Regioni
“Lavoro di qualità”
È superfluo ricordare l’importanza che ha il lavoro per la riuscita nella vita di ciascun uomo e per
il bene comune di ogni società; ma il suo valore e il suo successo vengono spesso misurati quasi
esclusivamente in termini quantitativi: quante ore vengono impiegate, quanto viene retribuito, quanto produce, quanto capitale occorre investire e quanto rende. D’altra parte nei bilanci e nelle programmazioni sono questi i parametri di valutazione che contano. Man mano però che nella società
attuale la ricchezza dipende sempre di più, non solo dai beni materiali della terra, ma da come questi vengono trasformati, distribuiti, presentati e commercializzati, il fattore umano diventa sempre
più determinante, come diventa sempre più importante l’insieme delle relazioni personali e sociali che comporta questo tipo di lavoro. Scriveva Giovanni Paolo II nella Centesimus annus (n.31):
“Oggi più che mai lavorare è un lavorare con gli altri e un lavorare per gli altri: è un fare qualcosa
per qualcuno. Il lavoro è tanto più fecondo e produttivo quanto più l’uomo è capace di conoscere
le potenzialità produttive della terra e di leggere in profondità i bisogni dell’altro uomo, per il quale
il lavoro è fatto”. Di conseguenza la risorsa principale nel campo del lavoro oggi è l’uomo stesso,
con le sue conoscenze e competenze, con la sua creatività e intraprendenza, ma soprattutto per la
sua capacità di relazionarsi e di collaborare con gli altri. Tutto questo ci fa capire che cosa intendiamo per “lavoro di qualità”, ma soprattutto ci fa comprendere la necessità e l’urgenza di adeguare a questi compiti la formazione al lavoro, che deve avvenire prima di tutto nell’ambito della
scuola: se, e da come viene realizzata una scuola di qualità, potremo sapere se e come il lavoro
sarà veramente “lavoro di qualità”.
Giovanni Bertuzzi o.p.
La S.S. MESSA al Campo
Marie-José D’Alessandro
Incaricata Comunicazione MASCI-Calabria
Strade Aperte n. 7/2008
Foto di gruppo dei partecipanti al Campo
A Lamezia Terme
i “Gabbiani”
hanno spiccato
il volo
21
Vita delle Comunità e delle Regioni
Eravamo 24… e siamo partiti alla ricerca di una bellissima isola sospesa tra le nuvole a quasi 1000 metri
di altitudine, infatti il nostro volo, lo abbiamo iniziato
già nel salire al passo di Acquabona per raggiungere la
Base Scout della Comunità Lamezia Terme 1°, dove si
doveva svolgere il primo campo della scoperta.
Cosa ci ha spinto a radunarci, tra Siciliani, Pugliesi e
Calabresi? La curiosità, la sete di conoscenza, la voglia di vivere un’esperienza prima nel suo genere, o
cosa? Non so dirvi, quello che so e che abbiamo inseguito il Gabbiano Jonathan nei suoi voli vertiginosi
andando alla ricerca, come lui, del senso della nostra
scelta di vita, quella di essere adulti scout e abbiamo
scoperto, o per alcuni ripercorso, le origini del Masci,
le sue radici, i suoi valori, il suo metodo. Abbiamo sperimentato la “route”, condividendo lo stesso passo con
gli amici della nostra “squadriglia di formazione”, cantando insieme, meditando e facendo deserto. Abbiamo cantato, pregato, giocato, riso e scherzato. Si è discusso, ci si è confrontati, ci si è verificati. Abbiamo
sperimentato con il Campo lo stare bene insieme, il
crearsi subito dei legami, il sentirsi un tutt’uno anche
nelle diversità individuali. Insieme a formatori, osservatori e membri dello staff non abbiamo avuto l’im-
pressione di essere un “insiemità” ma di formare una
vera Comunità. Tante vicende ci hanno tenuto in agitazione e in allegria: c’è chi non è riuscito a trovare la
strada per arrivare e si è fatto attendere al Campo da
tutti. Subito ribattezzato il “perdutello”, il malcapitato
Gigi ha dovuto farsi perdonare la mancanza di senso
dell’orientamento con accordi di chitarra ogni qual volta gli era richiesto, diventando, insieme a Giovanna, i
“Menestrelli del Campo”. Poi l’ultimo giorno, 6.15 viene a mancare l’acqua, l’unica persona del Campo alzatasi prima, la sottoscritta, aveva fatto in tempo a lavarsi. Intanto, mentre era guardata di traverso e accusata di aver finito la riserva d’acqua, si pavoneggiava in
mezzo a tutti, visi pallidi e cappelli scompigliati, con
addosso il profumo del “fresco pulito”. Ci sarebbe poi
da tessere le lodi dei componenti dello Staff, ma una
persona fra tutte (mi perdonino tutti gli altri), si è distinta in questo Campo: il grande Mario, Magister della Comunità ospitante (Lamezia Terme 1°), grande cuoco e custode della “Cambusa”, che ci ha deliziato della miglior cucina calabrese non facendoci mancare la
’nduia e… la tradizionale grappa che, secondo la leggenda metropolitana, si moltiplica a dismisura tanto
da diventare il “Miracolo della Grappa”. Con Pino, Enzo ed altri amici della Comunità si è curato dei nostri
“stomachi” sapendo dosare l’essenzialità scout con i
sapori di una cucina semplice, genuina e sostanziosa. Cosa ci siamo riportati nel nostro zaino? Tanti spunti, riflessioni, pensieri e nozioni da approfondire e da
meditare, come diceva Virgilio detto Franco, “da digerire con calma con la giusta distanza con il desiderio
di riportare nelle proprie Comunità l’esperienza vissuta”. Certo in seguito abbiamo tutti ripreso il volo per
varie destinazioni… Certo il nostro volo in futuro non
sarà forse così intraprendente come quello di Jonathan… Certo avremo forse ancora un po’ di paura
di andare contro corrente… Ma lasciamo da parte le
nostre incertezze e voliamo ancora più in alto, torniamo a quella meravigliosa Isola, immersa la prima sera in soffici nuvole, fluttuanti nell’aria… Voliamo con
il pensiero ogni volta che avremo la nostalgia di rivederci e di ripercorrere il Cammino meraviglioso condiviso in questi tre giorni.
Strade Aperte n. 7/2008
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La comunità MASCI Pesaro 1° e
la consulta comunale della famiglia
La Comunità Masci Pesaro 1 “L.Deli”, presente nella Consulta comunale della famiglia con un suo delegato, allo scopo di far conoscere ai propri iscritti
il ruolo svolto da tale organismo, a due anni dalla
sua istituzione, ha incontrato, in due distinte serate, presso la sede di Via Branca, l’avvocato Giorgio
Paolucci, Presidente del Forum delle Associazioni
Famigliari di Pesaro e l’assessore alla cultura e alle politiche famigliari del Comune di Pesaro Luca
Bar tolucci. Nel primo incontro, tenutosi il 9 aprile,
Paolucci ha ricordato il ruolo decisivo svolto dal Forum presso le associazioni e i movimenti aderenti,
tutti di ispirazione cattolica, per l’istituzione di una
consulta come aiuto e stimolo all’amministrazione
comunale per tutte le problematiche famigliari, dai
ser vizi sociali e assistenziali, a quelli fiscali per finire ai criteri di assegnazione dei posti negli asili
nido. Tutto ciò nell’intento di valorizzare “il bene famiglia” e farlo apprezzare come soggetto sociale
capace di promuovere il bene comune. Una Consulta, quindi, da considerare come un vero e proprio soggetto propositivo oltre che consultivo. È avver tita per tanto la necessità, dopo due anni di ro-
daggio, che sia data pratica attuazione ad alcune
proposte fatte dalla Consulta riguardanti il microcredito, costo dei ser vizi, tariffe e mitigazione del
carico fiscale; proprio su quest’ultimo aspetto è in
corso un’impor tante campagna di raccolta di firme
per “un fisco a misura di famiglia”, che propone l’introduzione di un sistema di deduzioni dal reddito
pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto
a carico. Un primo passo verso una vera equità fiscale.La seconda serata, svoltasi il 16 aprile, ha visto come ospite Luca Bar tolucci. L’assessore, dopo aver elencato le sedici associazioni che fanno
par te della Consulta, di cui nove di ispirazione laica, ha sottolineato come questo nuovo organismo
si vada progressivamente consolidando, impostando rappor ti con gli altri assessorati e avviando i primi progetti. Tra questi assume notevole impor tanza la costituzione di un fondo di garanzia per piccoli
prestiti, finanziati da aziende di credito operanti nel
territorio, a favore di coloro che trovano difficile accesso agli ordinari canali bancari. Bar tolucci ha assicurato che nel corso del suo mandato cercherà,
con ogni mezzo, di consolidare questo organismo
con l’intento di apportare due grandi benefici al tessuto cittadino: il ripristino delle relazioni sociali, per
spezzare la solitudine e il disagio di molti, e un concreto beneficio economico per le fasce più deboli,
con possibili abbattimento di costi. Tutto ciò, naturalmente, in relazione alle risorse finanziarie disponibili. L’incontro si è concluso con il dono all’assessore del tradizionale fazzolettone.
Salvatore Nocera
Vita delle Comunità e delle Regioni
Educare alla solidarietà
L’assessore Bartolucci nel momento della consegna del
tradizionale fazzolettone da parte del responsabile della
Comunità Alberto Guidelli
La Comunità “La Piroga” di Gravina di Catania sabato 31 maggio 2008 alle ore 10,30, presso il Circolo didattico “Rodari” di Gravina ha consegnato due
borse di studio ad alunni appartenenti a nuclei familiari disagiati quale encomio per l’impegno ed il
profitto mostrato nel corso dell’anno scolastico 20072008.
Già da diversi anni la nostra comunità è entrata nelle scuole per proporre il concetto di educazione alla solidarietà attraverso delle iniziative cariche di
una for te valenza educativa, coinvolgendo gli alunni ed i genitori perché si rafforzi la sensibilità verso il bisogno ed il disagio economico e sociale presente anche sul nostro territorio. La scuola è il punto di riferimento fondamentale sia per il passaggio
di cultura che per la trasmissione di un modo di essere e di vivere: propone ogni giorno dei modelli culturali a tutti i bambini, ragazzi, giovani che la frequentano. Se è vero che la solidarietà è una scelta di vita per vivere insieme agli altri per la promo-
La Comunità “La Piroga” di Gravina
mente nel volontariato. Le nostre iniziative, effettuate nel corso di questi anni, hanno offer to uno
stimolo alla par tecipazione e alla cittadinanza attiva per rimuovere le disuguaglianze economiche, culturali, sociali, religiose e politiche e concorre all’allargamento e alla fruizione dei beni comuni.
La Comunità “La Piroga”
Gravina di Catania
Una giornata di festa
a Bibinello
Bibinello è una località della Val di Noto, nei pressi
di Palazzolo Acreide.
La par te centrale è formata da una cava naturale,
scavata dalle acque meteoriche ed immersa in una
fitta vegetazione di un verde intenso, sfumato qua
Ina Miceli
Comunità di Scicli
Strade Aperte n. 7/2008
e là per le verzure dai mille colori che ne danno un
quadro quasi irreale. È attraversata da un fiume,
appunto Bibinello, affluente dell’Anapo, che, solo,
rompe il silenzio che dura ormai da secoli. Il fiume
alimentava tre mulini ad acqua, tuttora esistenti e
di cui uno ancora efficiente, proprio a ridosso della cava. È inoltre una zona archeologica, dove è
possibile visitare le tombe dei siculi e i siti di chiesette rupestri risalenti al periodo bizantino. Ambiente, perciò, ricco di suggestioni per queste antiche vestigia sparse un po’ dovunque, sempre cariche di reminiscenze, memorie e storia. Nel passato sicuramente questa località doveva essere
molto nota e frequentata, probabilmente era una
zona militare per l’accampamento dei soldati, tanto è vero che gli Arabi di Sicilia la consideravano
come l’ingresso della città. Il nome Bibinello, infatti, le è stato dato dagli Arabi e significa appunto “Porta della città”. Oggi è una area alquanto isolata e per arrivarci bisogna conoscere bene l’intera zona. Ma per la bellezza della natura, le altre
memorie storiche ed archeologiche e la dolcezza
dei suoi declivi, è luogo ricercato da chi ama il silenzio e la meditazione. E proprio qui, a fondo valle, vi è sede SCOUT, sede ideale per rafforzarsi nei
principi scout, tanto che sempre più frequentemente vengono qui organizzati campi scuola di formazione sia a livello regionale che nazionale e campi scout. In tale contesto, domenica 18 maggio, la
comunità Masci di Scicli ha organizzato una giornata di riflessione, di fede e di vita comunitaria. Il
gruppo è stato guidato dall’assistente spirituale d.
Paolo Ruta. Ma l’avvenimento è stato reso molto
speciale per la presenza di S.E Mons. Giuseppe
Malandrino, Vescovo Emerito della diocesi di Noto, che ha voluto trascorrere l’intera giornata con
noi, in quell’ambiente così suggestivo, regalandoci momenti di preziosi insegnamenti e di splendidi
sentimenti di amicizia e simpatia. Par tecipata e
suggestiva la celebrazione dell’Eucarestia all’aper to, durante la quale S.E. ha trattato il tema della S.S.Trinità soffermandosi in modo par ticolare
sul significato e sul valore che l’agire in comune
può avere per rafforzare la Fede e abituarsi a vivere una autentica vita cristiana. La giornata si è
conclusa in modo gioioso con la rappresentazione
di un breve spettacolo teatrale ideato e rappresentato da tutti i componenti del gruppo Masci di
Scicli, che il Vescovo ha apprezzato per il senso di
umorismo e di sana ironia saputo esprimere dagli
attori. In conclusione, una giornata vissuta in maniera intensa, nella quale abbiamo cercato di coniugare con convinzione i principi ispiratori scout
del sentimento religioso, l’amore per la natura e
la gioia di stare insieme, secondo l’insegnamento
di B.P.
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Vita delle Comunità e delle Regioni
zione dei “più deboli”, anche la scuola non può non
farsene carico. Ci siamo posti il problema del rapporto con il mondo scolastico e abbiamo trovato disponibilità alle proposte educative fatte. È difficile
generalizzare un rappor to che si è avuto con realtà
diverse, tutte le esperienze sono state però occasioni di confronto reciproco, di crescita, spesso di
condivisione di valori ed in alcuni casi di indifferenza (per fortuna pochi). Il corpo docente non sempre sostiene temi quali la solidarietà e il volontariato, talvolta definiti inutili. Quando crede in cer ti
valori l’esperienza è stata quella dell’incontro con
persone “speciali” che accanto al desiderio di far
bene il proprio lavoro, a fronte delle difficoltà incontrate nell’istituzione scuola di questi anni, il desiderio di trasmettere ai propri studenti valori, percorsi di lavoro, proposte di impegno e par tecipazione; spesso sono persone impegnate personal-
Strade Aperte n. 7/2008
Vita delle Comunità e delle Regioni
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Recensioni
A cura di Paolo Linati
L’economia del bene comune
Stefano Zamagni
Roma, Città Nuova, 2007, pp. 239, A 16,00.
La Settimana Sociale di cattolici italiani (Pistoia-Pisa,
18-21 ottobre 2007) aveva come tema “Il bene comune: un impegno che viene da lontano”. Segnaliamo ai lettori di “Strade Aperte” questa raccolta di saggi dell’economista Zamagni, docente all’Università di
Bologna e relatore alla Settimana Sociale, che sviluppa un’analisi attuale del rapporto tra etica ed economia, alla luce della nozione di “bene comune”.
Perché dovrebbe interessare gli adulti scout? Ormai
da tempo la teoria economica si è orientata verso la
scelta dell’individualismo, piuttosto che sul rapporto
persona-comunità. La proposta dell’autore è che anche in economia debba essere riscoperta la dimensione della “relazionalità” fra le persone, e fra le persone e le istituzioni. Bene comune quindi come “relazione”. La felicità, dice ZAMAGNI, richiede certamente di potere disporre un minimo di beni economici, di
cui tutte le donne e tutti gli uomini dovrebbero potere disporre. Ma la felicità vera è data da altri valori,
l’amicizia, la gratuità, il rapporto gratificante, la possibilità di partecipazione, la gioia di vivere. Si tratta
di valori abbastanza frequenti nel linguaggio dello
scout, ma che esulano dal linguaggio di chi si occupa di economia; e che vanno al di là della semplice
relazione di giustizia, regolata dalla logica dell’equivalenza. I valori proposti in questa concezione di “bene comune” si riconducono alla logica della reciprocità, punto di partenza per essere “amico di tutti”,
per stabilire un reale rapporto di fraternità. Nel mondo scout, diciamo di essere “amici di tutti”, parliamo
di essenzialità, di solidarietà, di servizio. In un recente
incontro di adulti scout, ho avuto occasione di parlare del laico cristiano come uno che dà testimonianza, che con la sua vita quotidiana esercita una “profezia”: nella vita professionale, nei rapporti civili, nell’uso del denaro. Da un adulto scout (che molti lettori
conoscono) mi è stata fatta una domanda: in quanto
laici cristiani, si può esercitare una profezia anche
quando si opera nel “mercato”, cioè nelle situazioni
economiche volte al raggiungimento del massimo profitto? Ho faticato a dare una risposta. Forse il libro di
Zamagni può essere una guida, lungo quel lungo cammino che dovrebbe trasformare il “mercato” in uno
strumento di relazione sociale, di solidarietà e autenticità nei rapporti.
Nelle terre estreme
J.Krakauer
Milano, Corbaccio, 2008, pp.268, A 16.
Forse avete visto il film Into the Wild: è la storia di
un giovane brillante e di buona famiglia Christofer J.
McCandless, che poco dopo esserci diplomato in una
Università americana, sparisce e si mette in viaggio
sulle strade d’America, col sogno di raggiungere l’Alaska con mezzi di fortuna. Avevo sentito raccontare
questa storia durante un viaggio fatto con mia moglie Gabriella nello Yukon e in Alaska, dopo la Conferenza Mondiale Adulti Scout del 2002, a Vancouver. Il libro di Krakauer racconta questa storia.
La scelta che fa Chris è il rifiuto di ogni comodità, di
ogni sicurezza, di ogni comfort: una scelta di essenzialità, scelta di un diretto contatto con la natura, in
condizioni quasi sempre estreme quali quelle che incontra in Alaska nella stagione invernale. Facendo autostop, Chris raggiunge lo StampTrail, un sentiero in
una zona impervia dell’Alaska, coperto di neve. Nello
zaino, poche cose, molto meno di quello che sarebbe
necessario. Non posso qui raccontare il seguito della
storia: Il suo cadavere venne ritrovato nell’agosto del
1992, all’interno di un vecchio bus in disuso, a nord
del Monte McKinley, dove nella stagione invernale la
temperatura scende a 50 gradi sotto zero. Accanto al
corpo, poche cose, fra cui il suo diario. Il suo ultimo
messaggio diceva: «Ho avuto una vita felice, e ringrazio il Signore. Addio, e che Dio vi benedica».
Spesso libri e film servono a porsi delle domande,
che non sempre trovano risposte. La lettura del libro
di Krakauer, e la visione del film, inducono alla domanda: perché Chris si è allontanato dal suo mondo, dalla casa di suo padre? Quali motivazioni aveva per una scelta di questo tipo? Forse la storia di
Chris McCandless può essere letta come emblematica della storia di ogni uomo, della ricerca di una vita autentica, la ricerca di una redenzione, di una vita spirituale, di un perdono: «Quando perdoni ami, e
quando ami la luce di Dio brilla su di te» dice Ron,
un amico ottantenne reduce da molte guerre, incontrato lungo il cammino. Forse nella vicenda di Christofer si riconosce la figura dell’homo viator, del pellegrino in cerca di una grazia. A fronte di una generazione caratterizzata dall’indifferenza, la storia di
“Into the wild” è davvero un “camminare contro corrente”, che obbliga a chiedersi: che cosa fa sì che la
vita umana sia veramente degna di essere vissuta?
E che cosa è veramente la felicità?
Il pescatore pescato
Le pagine dei vangeli ci descrivono
San Pietro come un
uomo alla ricerca,
che ha una curiosità
interiore, un’ansia
che lo spinge a cercare fuori di sé; un
uomo normale con
i suoi problemi, i
suoi dubbi, le sue
perplessità, fedele
e insieme traditore.
Come non esserne
affascinati? Rivolte
a quanti cercano di
dare risposte alle
domande di senso
che il vivere quotidiano pone, queste pagine sono un invito a mettersi alla scuola di Pietro, ad incontrarlo, perché, come dicono gli autori, “incontrarlo è un po’ come guardarsi allo specchio. La sua persona infatti mostra
l’inconfondibile fisionomia dell’uomo di tutti i tempi. È una persona normalissima, proprio uno di noi,
con i suoi problemi, con i suoi dubbi, le sue perplessità. La sua vita è come la nostra: un alternarsi di luce e di ombra, di affermazione e di negazione, di certezza e di smarrimenti. È un uomo di fede
e di dubbio…”
IL PESCATORE PESCATO
Sulle orme di Pietro
Paola Dal Toso – Pierdomenico Di Candia
Città Nuova Editrice 2008 – Pag. 95 – Euro 7,00
Se i media non sono da considerarsi
come semplici strumenti, ma piuttosto
come un sistema
per vasivo e potente che può modificare la realtà e toccare “gli ambiti sensibili” della vita umana, occorre impararne il linguaggio e
soprattutto la destinazione”. Lo scrive don Domenico
Pompili, direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della Cei nella prefazione al volume “L’incisore dei sicomori. Spunti per una infoetica”, scritto da Umberto Tarsitano. Per don Pompili, “si richiede, in chi fa comunicazione, un pizzico di umiltà, se
è vero che perfino il New York Times nel 2004 ha dovuto stampare 3200 correzioni per errori contenuti
in informazioni precedentemente pubblicate”. Per
l’autore del volume il compito di ricerca e presentazione della verità dell’uomo “compete e compromette
tutti non solo perché le nuove tecnologie hanno cambiato il volto e la dinamica della comunicazione ma
anche perché i massmedia ci trasformano in meri
spettatori o lettori delle produzioni che lanciano”. In
diversi Paesi del mondo, alcuni iniziative statali e private hanno sviluppato “codici etici”, spiega Tarsitano. In questo senso, benché il compito non sia facile, le esperienze sviluppate dimostrano che è possibile dare alla comunicazione un nuovo volto.
L’INCISORE DI SICOMORI
Spunti per una info-etica
Umberto Tarsitano
Centro Studi “Vintar” 2008 – Pag. 78 – Euro 8,00
Strade Aperte n. 7/2008
L’incisore di Sicomori
Spunti per una info-etica
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Vita delle Comunità e delle Regioni
Il topo
di Biblioteca
Strade Aperte n. 7/2008
Vita delle Comunità e delle Regioni
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Fiocco rosa a Melfi
La nascita di una nuova “creatura” è sempre una grande gioia!! Questa la piacevolissima sensazione che ha
permeato tutta la Comunità di Potenza nel primo incontro “ufficiale” con la giovanissima Comunità Masci di Melfi. La presenza del futuro magister, Nicola Sirino, all’alba del primo agosto, dello scorso anno, nella meravigliosa cornice del castello federiciano di Lagopesole era stata già un buon auspicio, unita alla
grande emozione di una promessa molto speciale; la
notizia di questa “gravidanza” tanto attesa aveva completato la meravigliosa esperienza di rivivere un campo scout con 250 ragazzi pieni di vita, gioia ed entusiasmo. Non era solo un nostalgico ritorno a 50 anni
fa ma la certezza e la consapevolezza che la grande
famiglia scout lucana c’è e ci sarà sempre. E che dire quando abbiamo appreso che anche a Filiano, ridente paesino ai piedi del monte Vulture, stava per nascere, un po’ in sordina, un’altra Comunità ad opera
di un vecchio ed “impallinato” capo scout potentino,
Paolo Donadio. Per me, già magister della mia Comunità per sei anni e segretario regionale per altri sei era
il massimo della soddisfazione. Certo qualche preoccupazione per la “nipotina” di Matera c’è, stenta a trovare la giusta direzione, ma sono certo che queste
due nuove nascite faranno bene anche a lei aiutandola ad uscire da quella “pubertà” che dura già da
tempo. Ma torniamo a Melfi. L’incontro si è svolto nella casa comunale della laboriosa cittadina federiciana
alla presenza del giovane sindaco Ernesto Navazio che
ha confermato l’interesse per una comunità di A.S.
che va ad inserirsi nel variegato panorama di associazioni che pullulano sul territorio della città. Agli A.S.
il sindaco ha affidato il compito di organizzare il primo
Forum delle associazioni cittadine sottolineando che
per un’amministrazione che ha come primo obiettivo
il bene comune il Forum è occasione per creare le giuste sinergie tra coloro che profondono il loro impegno
nel sociale. Sia il neo Magister che il nostro Segreta-
Foto di gruppo della nuova Comunità di Melfi
rio regionale hanno riconfermato la volontà di continuare la strada che B.P. ci ha insegnato e che ha contribuito alla formazione adulta di tantissimi giovani. La
Santa Messa allietata dal sacramento del battesimo
di quattro bimbi nella cappella dedicata alla Madonna
Incoronata, a seguire un pranzo di comunità in un agriturismo molto speciale, luogo di incontro dei falconieri
della zona e custode dei più belli esemplari di falchi
addestrati per le tante occasioni di caccia che si realizzano intorno al castello dedicato a Federico II, hanno contribuito ad allietare una meravigliosa giornata
che si è conclusa appunto con la visita al castello segnando l’inizio di una nuova strada per i fratelli e le sorelle di Melfi che potranno contare sull’aiuto della comunità più datata con l’auspicio di una Buona Strada
per gli Adulti Scaut di Basilicata.
Attilio Torre
Comunità di Potenza
Nasce a Trapani una nuova comunità
È proprio andata come speravamo. Il centenario dello
Scautismo che è stato, durante tutto lo scorso anno,
il denominatore comune di tantissime attività ha portato bene! Ricordo che il Comitato di Zona dell’AGESCI aveva l’intenzione di coinvolgere non solo gli scout
di oggi ma anche “quelli di ieri”. E allora organizzammo un raduno (era il 4 marzo dello scorso anno) dalla quale nacque l’intenzione di non fermarci per potere, in qualche maniera, creare una nuova realtà. Il MASCI è stata, ovviamente, la soluzione più adatta. Contattati i vertici siciliani del Movimento, immediatamente
ci siamo sentiti incoraggiati e supportati. Nuccio Costantino si è subito mobilitato. Venne a trovarci direttamente a Trapani. E cosi il 20 aprile 2008 è diventata una data che non si potrà dimenticare e rimarrà un
ricordo indelebile per chi, dello scautismo, ne ha fatto uno stile di vita. Nello splendido prato di Fondo Auteri – base scout a 10 Km da Trapani – alla presenza
di oltre cento scout, le attività si sono aperte con la
classica cerimonia dell’alza bandiera. Carmelo Casano (segretario regionale), Nuccio Costantino (Consigliere nazionale), Salvatore Figuccio (neo magister di
Trapani) e il Vescovo della nostra diocesi Mons. Francesco Miccicchè hanno dato il segnale per issare le
bandiere. Nel quadrato le comunità MASCI di Palermo,
Messina, Gravina di Catania, Cefalù, Porto Empedocle, Termini Imerese e Mazara del Vallo. L’aria di festa già si respirava e il momento più solenne stava
per arrivare: la firma dell’atto costitutivo. Non un freddo atto notarile, ma un documento che esprime il legame con la nostra memoria, con il presente e con il
futuro. Frutto di riflessione, condivisione e di speranza! Parole pesate una per una! La Comunità è stata
intitolata a Carmelo Rallo. Un fratello scout che tra i
primi ha segnato il sentiero dello Scautismo Trapane-
Come è nato il M.A.S.C.I. a Vercelli
Tutti noi del primo gruppo MASCI veniamo dall’esperienza scout; siamo stati lupetti o coccinelle, scout o
guide, ma anche novizi, rover e scolte. Il nostro impegno è continuato nel servizio nelle branche e ci ha visto giocare, camminare, correre, cantare, nel tempo
spensierato della nostra giovinezza. Poi ognuno ha preso la sua strada senza mai smettere di giocare al Grande Gioco della vita e, anche inconsapevolmente, ha
continuato a credere e a vivere i valori dello scoutismo
imparati da ragazzi camminando con lo zaino sulle spalle sotto il caldo sole estivo o i diluvi primaverili! Ogni
tanto ci si è rivisti per qualche incontro sempre promettendo di ritrovarci con più calma e finalmente, nell’occasione di preparare il Centenario si è pensato di
far nascere un Coro… Sì perché è il canto il denominatore comune che ha colorato le nostre avventure e
solo il canto poteva riunirci! Ma, tra un canto e l’altro,
ritrovandoci (e non solo per nostalgia) abbiamo deciso di rinnovare la nostra mai dimenticata Promessa
Scout e di essere scout adulti con una maturità più
consapevole “Semel scout, semper scout”. Nella preparazione del Centenario vissuto attraverso l’organizzazione di piccoli e grandi eventi (in particolare la diffusione della Luce di Betlemme nel periodo natalizio)
che ci hanno ringiovanito il cuore, abbiamo giocato e
riso, cantato e pregato insieme comprendendo che potevamo continuare a dare e ricevere quella gioia che
solo la condivisione e la fraternità scout ci permettono di realizzare. Così ci dice Baden-Powell: “Siate sempre fedeli alla vostra promessa scout, anche quando
non sarete più giovani, e che Dio vi aiuti a farlo”. E il
nostro Papa Benedetto ci conforta dicendo: “Quando
l’uomo si sforza di essere fedele alle sue promesse,
il Signore stesso rafforza i suoi passi”.
Ci auguriamo che la “Vostra” e “Nostra” sia davvero
una Buona Strada!
La Neo-Comunità di Vercelli
Sabato 7 e Domenica 8 Giugno u.s. a cefalù alle falde di “ Pizzo Sant’Angelo “ situato nelle propagini delle Madonie in una suggestiva cornice naturale, in mezzo ai secolari boschi di faggi, querce e pini, si sono
dati convegno le comunità MASCI di tutta la Sicilia.
Come protetti dal manto della Madonna di Gibilmanna sotto il suo sguardo benedicente, gli adulti scout
hanno affrontato le tematiche dei loro lavori che hanno visto la partecipazione sentita di molti fratelli, la
presenza del loro Presidente Nazionale Riccardo della Rocca, del segretario regionale Carmelo Casano,
nonché di sua Eminenza l’Arcivescovo di Palermo e
del Vescovo della Chiesa Cefaludense, che hanno ufficiato i riti religiosi assieme all’assistente della Comunità cefaludese e a quello Regionale. Alla funzione religiosa tenutasi nella chiesa del convento dei frati francescani cappuccini, che hanno ospitato gli scout
nei locali conventuali, ha partecipato anche il sindaco della città di Cefalù ed un folto numero di simpatizzanti. Gli argomenti affrontati nei lavori, sono stati
tanti, tutti vertenti nel campo sociale, nel principio
della solidarietà e della pace. Nel mondo attuale della “globalizzazione”, dove gli uomini sembrano avere
perso ogni specifica connotazione, operare sui valori
cardini del “credo scoutistico” vuol dire raggiungere
delle vere pietre miliari che bene interagiscono con
l’essenziale profonda identità storica ed umana di ciascuno. E mentre esaltano il valore sociale, ne determinano positivamente la formazione operativa cattolica dello scout. Tutti i vari interventi che si sono succeduti in itinere, altro non sono che una semplice replica ai grandi quesiti in cui si arrovellano gli uomini
della vita odierna, con la speranza che ciascuno sia
spinto e fermamente convinto a riconoscersi in una
dimensione di valori, che lo renda veramente “uomo”
per il suo operare e per il suo modo di pensare. Quest’incontro di Primavera a Gibilmanna, ha avuto il solo scopo e il tentativo di potere dare una valida e convinta risposta. Nello specifico, quella di sensibilizzare le coscienze nell’operare per il “Bene Comune” affinché ciascuno possa riconoscere veramente se stesso, come parte importante di una storia di vita, scritta un giorno da un illustre uomo di nome “Baden
Pauwel”. Tutti quanti insieme, mano nella mano potranno interpretare il vero “Pensiero” quello avuto in
eredità dal loro grande predecessore: ritrovare la giusta essenza della vita, quella dalla quale non possiamo prescindere se non vogliamo correre il rischio
di vedere vanificata la parte più importante che c’è
in noi – Lasciare il mondo un po’ migliore di come
l’han trovato non è impossibile, non è un’utopia è solo il frutto di un operato fattivo e costruttivo che la volontà del singolo lo faccia diventare realtà nell’operato di tanti.
Franco Greco
Strade Aperte n. 7/2008
Fabio Marino
Incaricato alla comunicazione
Comunità Trapani 1°
Incontro di Primavera a Gibilmanna
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Vita delle Comunità e delle Regioni
se e molto toccante stato il ricordo che il fratello Nino
ha regalato a tutti noi. Non ultimo il nostro Vescovo
che ha voluto sottolineare, con orgoglio, durante la celebrazione eucaristica, che un nuovo tassello è stato
aggiunto alla Chiesa Trapanese. Beh! Il fazzolettone
MASCI se lo è meritato davvero! Al momento del pranzo una variegata sfilata di paste al forno, una poderosa salsicciata ed una serie di canti intervallati da vari dolci, rigorosamente siciliani. Poi tutti in macchina
per il ritorno…con tanti amici in più!
Il MASCI Trapani 1° è già dotato di un sito internet:
www.mascitrapani.altervista.org
Strade Aperte n. 7/2008
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Date
da ricordare
Per ulteriori informazione sugli eventi annunciati, dettagli di programma, notizie logistiche, fotografie dei luoghi: consultate
anche “Strade Aperte On Line” nel portale
MASCI Nazionale:
www. masci.it
Referenti per tale prenotazione sono:
• Rita e Italo Boschetti Tel. 0471/910090 Email [email protected]
• Erika ed Emilio Boito Tel. 0471/920461 Email
[email protected]
In attesa di ritrovarci nell’armonia del giardino delle
rose, un caldo saluto
Route estiva lungo
la Via Francigena, 10-20 agosto
Vita delle Comunità e delle Regioni
Comunità “Re laurino”
2 Agosto 2008
È arrivata nuovamente l’estate e, con essa, il momento
in cui la comunità di “Re Laurino” si riunisce per il suo
incontro annuale ai piedi del “Rosengarten”. La Comunità “I Salvans” di Bolzano, organizzatrice di tale incontro, invita tutti gli amici di Re Laurino, in modo particolare quelli che si trovano in ferie in Alto Adige, a ritrovarsi il giorno 2 Agosto 2008 alle ore 10 – presso
l’Hotel Jolanda – Passo Carezza (P.so Costalunga). All’atto della prenotazione verranno fornite tutte le indicazioni per raggiungere il luogo dell’incontro. La giornata si svolgerà secondo lo schema tradizionale:
• saluto fra i partecipanti;
• facile passeggiata nei dintorni;
• Santa Messa;
• pranzo a base di specialità altoatesine;
• Fraternizzazione;
• cerchio di chiusura.
Il costo è di Euro 22,00 a persona.
Il ristorante ci ha riservato, per l’incontro in parola,
70 posti. Diviene quindi indispensabile la prenotazione da farsi entro e NON oltre il 15 luglio 2008.
La Via Francigena, dal 1994, è riconosciuta itinerario culturale del consiglio d’Europa.
Routes Lungo la Francigena
Il MASCI in cammino lungo la via Francigena. Sull’esperienza degli anni scorsi anche quest’anno si è intenzionati a percorrere un tratto della Via Francigena. ed in particolare il tratto che porta dal San Gran
Bernardo a Vercelli. La proposta viene rivolta a tutti
colore che desiderano fare una decina di giorni di
cammino con lo stile del pellegrino secondo la metodologia scout della spiritualità che solo la strada
può donarci. Il periodo prescelto è quello dal 10 al
20 Agosto salvo variazioni, successive.
Un campo sull’Argentario,
13-17 Agosto
La Comunità MASCI “Grosseto 2” organizza
Argentario 2008: dal 13 al 17 agosto
presso l’antico Noviziato dei Padri Passionisti
Durante il campo, in accantonamento con stanze singole e doppie a richiesta, oltre alle tradizionali attività scout: S. Messa, Trattazione Capitolo, Fuoco di
Bivacco, Veglia alle Stelle, Grande Gioco, Fiesta, etc.
si terranno 2 uscite: una crociera in motonave nell’arcipelago toscano, una uscita sul Monte Amiata.
Sui sentieri della grande guerra: “L’unico fronte italiano dove la 1° Guerra Mondiale è durata ininterrottamente per 4 anni”
NOTIZIE TECNICHE
Durata del campo: dalla sera del 4 settembre, cena
compresa, al pranzo della domenica 7 settembre.
Alloggio: campo base (in fase di definizione o a Bosco di Tretto – Schio o a Posina).
Al campo base cena e pernottamento del 4 e il pranzo della domenica. Gli altri due pernottamenti rispettivamente al rif Papa e al rif Lancia. Il pranzo del
5 e del 6 sarà al sacco, la cena in rifugio.
Costo e 150,00, caparra a 50,00 da versare tramite
vaglia postale a Anna Maria Saccardo, Via Venezia 107
– 36015 Schio. Prenotazioni entro il 30 Giugno.
Il contributo da versare per la partecipazione al Campo di Ferragosto “Argentario 2008” è di a 250 pro
capite. La prenotazione avrà effetto con il versamento
di a 100 (anticipo a persona) entro il giorno 20 giugno prossimo tramite bonifico bancario indirizzato alla Cassa di Risparmio di Volterra, Via Roma n. 3 –
58100 Grosseto sul c/c n. 41/10001110/9 codice
IBAN IT 16 O 0637014300000010001110 intestato a Comunità Masci “Grosseto 2”, oppure con vaglia postale sempre intestato a Comunità Masci “Grosseto 2” c/o Donatella Lori Via Verga n. 9 58100 Grosseto. Per ulteriori informazioni e chiarimenti contattare: Miria 348 0801193 – Donatella 329 8571955
– Lino 339 7923487
Anna Maria Saccardo: tel 0445527218
e-mail: annamariasaccardo@ hotmail.com
Andrea Tappa:
tel 0444590337 – e-mail: [email protected]
Cosa portarsi
Prima di tutto il buonumore poi il sacco a pelo per il
pernottamento nella casa e solo sacco letto (lenzuolo) per il pernottamento in rifugio (Sono a disposizione le coperte) – Il necessario per l’igiene personale
e la notte – P.S. personale – abbigliamento da montagna – cappello – pila (non dimenticatela è fondamentale!) – borraccia – poncho – scarponi e ciabatte
– coltellino – macchina fotografica – binoccolo ecc…
Strade Aperte n. 7/2008
Per informazioni:
Luciano Pisoni – Cell. 347.7139968
E-mail: [email protected]
2° campo nazionale mobile,
4-7 Settembre Monte Pasubio:
“Di qui non si passa…”
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Vita delle Comunità e delle Regioni
Le Tappe saranno
Colle del Gran San Bernardo – Etroubles – Aosta
Chambave, Crotta de Vignerons – Chambave-Verrès
– Pont Saint Martin – Ivrea Ivrea-Viverone (possibile
sosta nel monastero di Bose) – Santhià – Vercelli.
Strade Aperte n. 7/2008
Vita delle Comunità e delle Regioni
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Il MASCI
in cammino
sulla via Francigena
Luciano Pisoni
Responsabile nazionale impresa “Vie Romee”
Sono oltre 150 gli A.S. del MASCI che hanno già camminato su tratti più o meno lunghi di questa VIA.
Ora si tratta di percorrerla tutta, a piedi, dal Gran San
Bernardo a Roma per ben 877 km.!
ALTOLÀ! FERMI TUTTI! Non è un metodo studiato per
ridurre il numero dei censiti MASCI, tutt’altro: la percorreremo interamente in 5 anni con routes di una
decina di giorni per volta.
Quest’anno faremo il tratto Gran San Bernardo–Vercelli, 154 km., dal 10 al 20 Agosto ed i prossimi saranno Vercelli–Fidenza (km.174), Fidenza–Lucca
(km.180), Lucca–S.Antimo (km.169) e, nel 2012,
S.Antimo-Roma (km.200). Così cominciamo a ragionare, vero?
Questa importante VIA di pellegrinaggio verso Roma
entrava in territorio italiano anche dal Moncenisio,
Monginevro e Ventimiglia ma ritengo importante dare l’avvio a queste routes con una significativa cerimonia all’Hospice del G.S.Bernardo, come avviene
a Roncisvalle per coloro che si recano a Santiago di
Compostela. In questo Hospice, che si trova a 2473
m.s.m., in territorio svizzero, fatto costruire nel sec.XI
da Bernardo da Mentone, venivano e vengono ospitati, curati e rifocillati tutti i pellegrini di passaggio.
Qui passarono, in altri tempi, le legioni romane alla
conquista delle Gallie e Napoleone per la Campagna
d’Italia. La nostra route si propone come occasione
di riflessione sul nostro “cammino di fede” e la vogliamo fare in stile scout ovvero con essenzialità,
ospitalità, ascolto, riscoperta della storia e dei valori lasciati da tanti uomini semplici che ci hanno preceduto. Avremo occasioni per ammirare le bellezze
della natura e testimonianze di arte e culture diverse. Incontreremo persone nuove che ci ospiteranno,
cammineranno, mangeranno e pregheranno con noi.
Avremo gli occhi, le orecchie, la mente ed il cuore
ben aperti perchè sarà una grande occasione di scoperta di noi, degli altri, di Dio presente e del mondo
in cui viviamo: sarà una comunità in cammino.Nel
nostro zaino metteremo le cose essenziali ma sic-
come le cose essenziali pesano (40 anni fa pesavano di meno), ci faremo aiutare da un mezzo, furgone
o camper, che servirà anche per gli approvvigionamenti ed emergenze. Quest’anno ci daranno il loro
prezioso aiuto organizzativo gli amici MASCI della Valle d’Aosta e del Piemonte. Per quanto riguarda i costi, posso fare una stima sulla base dell’esperienza
molto simile fatta lo scorso anno con la route Montefiascone-Roma. Abbiamo speso a 32 al giorno per
mangiare, dormire, carburante del camper, doni agli
ospiti, distintivo personale, libretto, dvd foto, offerte varie (viaggi individuali escusi). L’Ospizio del G.S.Bernardo si raggiunge con un autobus di linea che parte da Aosta: gli orari saranno comunicati. Parliamo
brevemente di fatica fisica. Il percorso è, per il 1°
giorno in discesa e successivamente in pianura con
salite o discese poco significative. Cammineremo per
9 giorni quindi con una media di 17 km. al giorno:
Cartello indicatore lungo la via francigena
circa 3-4 ore al mattino e 2 ore al pomeriggio con un
passo tranquillo (3 km./ora). Avremo così alcune occasioni per visite culturali, incontri con comunità locali, riposo o, per chi lo vorrà, per fare due passi (?).
Per una buona gestione generale non dovremo superare le 25 persone e quindi le iscrizioni saranno in
base alla priorità; a coloro che si dovessero aggiungere successivamente, verrà data la possibilità di sostituire, se lo vorranno, eventuali defezioni degli ultimi giorni. Se qualcuno avrà la necessità di aggiungersi al gruppo durante il percorso, è necessario lo
comunichi all’atto della iscrizione. A tutti gli iscritti
invierò a tempo debito un elenco delle cose da portare ed il programma delle giornate. Attiviamoci affinchè venga con noi un sacerdote e, se qualche amico vuole provare a conoscere e vivere il nostro “stile”o pratica altre religioni, grande sarà la gioia di camminare insieme.
Inviare iscrizioni entro il 30 Luglio a Luciano Pisoni, [email protected] – cell.:347.7139968 –
abitaz.: 035.510628
Magister Comunità Lamezia Terme 2
Cari fratelli sorelle scout, chi vi scrive è il Magister
del Lamezia Terme 2, nonché il Presidente della Cooperativa sociale “Il Tralcio”,e lo faccio per comunicarvi una nostra iniziativa, che spero trovi in voi dei
collaboratori attenti, sensibili e fraterni. Ma soprattutto vi scrivo per comunicarvi le motivazioni e i sentimenti che ci hanno spinto a buttarci in un’avventura che nessuno di
noi mai aveva pensato
nel proprio cammino e
che speriamo ci conduca realizzare un po’ di
quel bene che abita dentro di noi e che ci spinge a farci prossimo di coloro che fra noi sono più
deboli e bisognosi.
Abbiamo costituito, come accennavo, dopo un
lungo e proficuo periodo
di maturazione, una Cooperativa sociale, mossi
dal desiderio che quei
valori con cui ci siamo
formati e che continuamente teniamo desti in
noi, potessero diventare un segno concreto,
una traccia su cui altri
potessero camminare,
una risposta a dei problemi e ad un territorio
travagliato da tante problematiche, ma ricco di
umanità e di risorse morali e culturali che spesso siamo costretti a portare e a testimoniare in
luoghi lontani dalla no-
Strade Aperte n. 7/2008
Anna Maione
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Vita delle Comunità e delle Regioni
Quando
lo scoutismo si fa
“adulto”
stra terra d’origine, un modo collaborativo di operare che insieme a quello imprenditoriale, non appartiene alla cultura della nostra terra e che fatica a farsi modalità operativa e concreta.
Abbiamo scelto per iniziare, questa attività: la produzione e la commercializzazione dell’olio, che ci sembra possa favorire l’inserimento di fasce svantaggiate
e ridare valore a quel bene che è la terra, ma che
spesso tale non è considerata. Inoltre la connotazione solidale del prodotto, infatti parte del ricavato
servirà per sostenere un servizio che già la comunità svolge di sostegno a circa trenta famiglie ogni
mese, ci sembra qualifichi il nostro modo di operare
e di testimoniare.
Certamente il cammino intrapreso è arduo e per niente facile, ma confidiamo soprattutto su voi e sulla vostra sensibilità in quanto come noi vivete e credete negli stessi valori che hanno ci hanno spinto ad intraprendere una attività che esprime appieno quell’atteggiamento di servizio a cui vi B.P. ci ha voluto educare,
per essere nel nostro territorio e nella storia buoni cittadini ma soprattutto giocatori nella squadra di Dio.
Strade Aperte n. 5/2008
La Controcopertina
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Ad agosto Strade Aperte, si fa in due…
per voi
Contiene I.R.
Una riflessione
a più voci,
a 40 anni dalla
promulgazione
della
“Populorum
Progressio”
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07.2008