Una pesante ereditaÁ. Guerre d'Indipendenza, occupazione austriaca e squilibrio finanziario nel Granducato di Toscana (1848-1861) * di Daniela Manetti Io avrei sperato che accadesse una occupazione del paese, come conseguenza della guerra alla quale ha preso parte; che qui (...) un Generale facesse da se i primi atti di forza e di rigore, onde fuggissero almeno i piuÁ accaniti anarchisti, e che quindi il Governo Civile di V. A. I. e R. od Ella in fine venissero a mitigare i rigori necessarj d'una occupazione bellica (Lettera di Giovanni Baldasseroni a Leopoldo II, 15 aprile 1849) Quello che disgraziatamente non eÁ dubbio si eÁ il cattivo effetto che in generale ha prodotto il malaugurato proclama del Maresciallo d'Aspre, che annunzia l'intervento delle truppe austriache, percheÁ replicatamente chiamate da Vostra Altezza Imperiale (Lettera di Giovanni Baldasseroni a Leopoldo II, 28 maggio 1849) Malgrado i pressanti e continuati offici calorosissimi, fatti al generale D'Aspre (...), Egli eÁ deciso di portarsi colle sue truppe a Firenze (...). Non posso nascondere a V. A. I. e R. la trista impressione che tal nuova ha prodotto nella parte culta di questa popolazione (Lettera di Luigi Serristori a Leopoldo II, 23 maggio 1849) e la Toscana eÁ lieta di uscire dalla vecchia vita del Municipio ed entrare nella nuova vita della Nazione (Bettino Ricasoli al re Vittorio Emanuele, 20 novembre 1860) * Questo lavoro eÁ dedicato alla memoria dell'amico e collega Enrico Stumpo, studioso di soldati e finanze. Abbreviazioni - ASF: Archivio di Stato di Firenze; C. d. C.: Corte dei Conti; Dep. Gen.: Depositeria Generale, Parte Moderna; Min. Fin.: Ministero delle Finanze; Segr. e Min. Es.: Segreteria e Ministero degli Esteri; Segr. e Min. G.: Segreteria e Ministero della Guerra, 1814-1860; Segr. Fin.: Segreteria di Finanze, 1814-1848; Segr. Gab., App.: Segreteria di Gabinetto, Appendice; Segr. St.: Segreteria di Stato, 1814-1849; Trat. Int.: Trattati Internazionali. 57 1. Scelte economico-finanziarie e militari all'indomani della Restaurazione Nel periodo che va dal 1815 alla prima guerra d'Indipendenza, il Granducato di Toscana evidenzia linee di sostanziale continuitaÁ nella politica economica, finanziaria e militare 1. Al suo ritorno, Ferdinando III riprese, in una generale cornice di moderatismo e relativa tolleranza, l'orientamento liberoscambista del suo predecessore 2, volto a favorire il commercio e a potenziare il ruolo economico di Livorno, mentre la gestione delle finanze fu nuovamente fondata sull'assunto che una spesa pubblica e una pressione tributaria modeste fossero alla base del benessere dei cittadini e della ricchezza dello Stato. Il riferimento all'etaÁ di Pietro Leopoldo ± assunto a ``categoria eterna del buon governo'' 3 ± divenne il motivo conduttore della Restaurazione toscana 4, anche se il recupero degli ordinamenti lorenesi fu adattato alle esigenze di una mutata societaÁ e mediato dall'esperienza francese, conciliando il piuÁ possibile vecchio e nuovo 5. La definizione degli indirizzi difensivi si presentoÁ, invece, piuÁ complessa, in quanto pesavano due esperienze contrapposte: da un lato la scelta neutralista di Pietro Leo- 1 Su questi aspetti, ci permettiamo di rimandare a D. Manetti; La ``civil difesa''. Economia, finanza e sistema militare nel Granducato di Toscana (1814-1859), Firenze, Olschki, 2009. 2 L. Magnani, Cenni sui provvedimenti economici dei Principi lorenesi in Toscana, Firenze, presso la Tipografia Galileiana di M. Cellini e C., 1852, p. 22 ss; G.M. (J.M.) Stuart, Storia del libero scambio in Toscana, Firenze, Tipografia della Gazzetta d'Italia, 1876; G. Mori, Osservazioni sul libero-scambismo dei moderati nel Risorgimento, in Id., Studi di storia dell'industria, Roma, Editori Riuniti, 1967, 2a ed., pp. 29-41 e, per il dibattito tra i liberisti e i loro oppositori, C. Ronchi, Liberismo e protezionismo in Toscana prima del 1848, in ``Studi storici'', 1959-60, n. 2, pp. 244-284. L'unica eccezione alla politica liberista fu costituita dal ferro, per la precisa volontaÁ degli uomini di governo, come pure della classe dirigente, di non perdere il controllo di questo settore vitale dell'economia toscana. G. Mori, L'industria del ferro in Toscana dalla Restaurazione alla fine del Granducato (1815-1859), Torino, ILTE, 1966 (Archivio Economico dell'Unificazione Italiana, s. II. - vol. XIII), passim, in part. pp. 447-448; D. Manetti; La ``civil difesa'', cit., cap. VI, par. 3. 3 A. Varni, Leopoldo II, in I Lorena in Toscana, Convegno internazionale di studi (Firenze, 20-21-22 novembre 1987), a cura di C. Rotondi, Firenze, Olschki, 1989, p. 108. 4 A. MacrõÁ, Il ``sigillo dell'esperienza''. Mutamento e continuitaÁ nell'amministrazione del Granducato di Toscana durante la Restaurazione, in ``Giornale di Storia Costituzionale'', 1 sem. 2004, n. 7, p. 91. 5 In particolare, il sistema finanziario francese ± ritenuto sostanzialmente migliore di quello del passato ± aveva dato alla Toscana un'amministrazione moderna, ben organizzata, con un ordine e un controllo piuÁ efficaci nella contabilitaÁ, ma era stato poi alterato dalle necessitaÁ belliche che avevano provocato un massiccio e crescente prelievo fiscale, con conseguente malcontento e diffidenza nell'opinione pubblica. Esclusi gli aspetti della legislazione finanziaria strettamente legati all'inserimento della Toscana nell'Impero francese, quale ad esempio il sistema doganale, molti princõÁpi, norme, istituti ± vedi l'uso dei bilanci di previsione ± potevano essere proficuamente salvati nelle linee di fondo. Alcuni provvedimenti adottati da Napoleone davano infatti attuazione a progetti rimasti irrealizzati o incompiuti da Pietro Leopoldo, come il catasto e l'estinzione del debito pubblico. Sul lascito del periodo francese, v. D. Manetti; La ``civil difesa'', cit., pp. 7-10. 58 poldo 6 con la drastica riduzione delle forze armate, dall'altro il pesante lascito dell'etaÁ napoleonica, con la perdita del trono, la dominazione francese e le guerre 7. Contrario alle istituzioni militari per le ingenti spese che richiedevano e gli uomini che sottraevano all'agricoltura e all'industria 8, Leopoldo credeva che i problemi della sicurezza nazionale e dell'ordine interno potessero essere risolti senza ricorrere all'esercito, pensando che un piccolo Stato come la Toscana, marginale rispetto alle scelte politico-strategiche delle grandi potenze, non avesse nulla da temere e che eventuali tensioni potessero sempre essere superate in via diplomatica. Convinto poi che una finanza sana ed equilibrata e una politica di riforme sociali ed economiche bastassero a rimuovere ogni turbamento interno, ritenne superfluo e dannoso un vasto spiegamento di truppe. Ridusse cosõÁ al massimo le forze armate 9 e le spese militari, considerate improduttive, oltre che un elemento perturbatore del sistema economico-finanziario, e riforma delle finanze 10 e smantellamento dell'esercito 11 andarono di pari passo. Affinche non rimanesse interrotto il commercio, in seguito ai conflitti che agitavano l'Europa, la neutralitaÁ di Livorno, giaÁ proclamata dai Medici, fu riconfermata nel 1778, estesa a tutto il territorio e dichiarata costituzione e legge perpetua del Granducato. Per l'editto 1 agosto 1778, v. Bandi e Ordini da osservarsi nel Granducato di Toscana pubblicati dal di VII. Gennaio MDCCLXXVIII. al di XX Dicembre MDCCLXXIX, Firenze, per Gaetano Cambiagi Stampatore Granducale, 1780, Në LI; voce Littorale Toscano. Provvedimenti per l'osservanza della neutralitaÁ colle Potenze di Europa, in Repertorio del diritto patrio toscano vigente ossia spoglio alfabetico e letterale delle piuÁ interessanti disposizioni legislative veglianti nel Granducato in materie civili, criminali, amministrative, di regia giurisdizione, di polizia, militari, commerciali, forensi, notariali ec., Livorno, nella Tipografia di Giulio Sardi, 1833, t. II, pp. 235-236. 7 Sul peso dell'ereditaÁ leopoldina, cfr. F. Pesendorfer, Ferdinando III e la Toscana in etaÁ napoleonica, trad. it., Firenze, Sansoni, 1986, pp. 21-65; Id., La Toscana dei Lorena. Un secolo di governo granducale, trad. it., Firenze, Sansoni, 1987, pp. 89-140. V., poi, le puntuali pagine di I. Biagianti, Vittorio Fossombroni e la politica estera del Granducato. Dalla neutralitaÁ di Pietro Leopoldo alla restaurazione di Ferdinando III, in ``Rassegna Storica Toscana'', lug.-dic. 1997, n. 2, pp. 99-235 ed anche Id., Il ministro Vittorio Fossombroni tra Lorena e Governo Francese, in La Toscana e la rivoluzione francese, a cura di I. Tognarini, Napoli, ESI, 1994, pp. 569-595. 8 N. Giorgetti, Le armi toscane e le occupazioni straniere in Toscana (1537-1860), CittaÁ di Castello, Tipografia dell'Unione Arti Grafiche, 1916, vol. II, pp. 75-80, 88-90; A. Wandruszka, Pietro Leopoldo. Un grande riformatore, Firenze, Vallecchi, 1968, pp. 343-350; Pietro Leopoldo D'Asburgo-Lorena, Relazioni sul governo della Toscana, a cura di A. Salvestrini, Firenze, Olschki, 1969, vol. I, p. 88 ss. 9 Sul sistema militare toscano da Francesco Stefano alla Restaurazione, cfr. A. Contini, La reggenza lorenese tra Firenze e Vienna. Logiche dinastiche, uomini e governo (1737-1766), Firenze, Olschki, 2002, in part. pp. 70-76, 89 ss., Appendice 5, p. 389 ss.; N. Labanca, Le panoplie del Granduca, in ``Ricerche Storiche'', 1995, n. 2, pp. 295-363. 10 Cfr. H. BuÈchi, Finanzen und Finanzpolitik Toskanas im Zeitalter der Aufklarung (17371790) im Rahmen der Wirtschaftspolitik, Berlin, Emil Ebering, 1915, p. 190 ss.; L. Dal Pane, La finanza toscana dagli inizi del secolo XVIII alla caduta del Granducato, Milano, Banca Commerciale Italiana, 1965, in part. capp. IV-V; Id., Le riforme economiche e finanziarie di Pietro Leopoldo, in ``Rassegna Storica Toscana'', lug.-dic. 1965, n. 2, pp. 229-256; V. Becagli, Un unico territorio gabellabile. La riforma doganale leopoldina, Firenze, UniversitaÁ degli Studi di Firenze, Istituto di Storia ± FacoltaÁ di Lettere e Filosofia, 1983. 11 N. Giorgetti, Le armi toscane e le occupazioni straniere in Toscana, cit., vol. II, pp. 75-80, 88-90. 6 59 Anche se le occupazioni straniere, l'ingresso nell'orbita francese con il Regno d'Etruria, la perdita dell'autonomia e della propria identitaÁ di Stato sovrano quando divenne provincia dell'Impero 12, la leva, l'unione dei reggimenti toscani alla Grande Armata e la partecipazione alle guerre napoleoniche 13 non erano stati certo conseguenza della ``neutralitaÁ disarmata'' 14, cioÁ condizionoÁ profondamente le scelte politiche e militari della Restaurazione 15. Ma se da una parte si rendeva necessario creare istituzioni militari piuÁ solide e dare all'esercito un'organizzazione adeguata, dall'altra, pur essendo di fatto irrealistico il ripristino della neutralitaÁ, Ferdinando III non poteva prescindere dall'ascendente che l'archetipo leopoldino ancora esercitava 16 e dai relativi indirizzi di politica internazionale, economica e finanziaria 17. In altre parole, nella convinzione della validitaÁ della politica paterna, egli si trovava a gestire la continuitaÁ del modello riformista in una situazione profondamente cambiata che andava ben al di laÁ della politica interna del Granducato e doveva fare i conti con un diverso quadro politico internazionale. Il 12 giugno 1815, tre giorni dopo la firma dell'atto finale generale del Congresso di Vienna, l'Imperatore d'Austria e il Granduca di Toscana, mediante Metternich e don Neri Corsini, loro plenipotenziari, stipularono un Trattato di amicizia, unione e alleanza allo scopo di mantenere la tranquillitaÁ interna e la sicurezza esterna d'Italia 18. 12 Per una visione d'insieme del periodo, si rimanda a: R.P. Coppini, Il Granducato di Toscana. Dagli ``anni francesi'' all'UnitaÁ, vol. XIII, t. III della Storia d'Italia, diretta da G. Galasso, Torino, Utet, 1993; E. Donati, La Toscana nell'Impero napoleonico. L'imposizione del modello e il processo di integrazione (1807-1809), Firenze, Polistampa, 2008, 2 t. 13 N. Giorgetti, Le armi toscane e le occupazioni straniere in Toscana, cit., vol. II, capp. XIX-XXVII; P. Crociani, L'esercito del Regno d'Etruria (1801-1807), in SocietaÁ di Storia Militare, Quaderno 1993, Roma, Gruppo Editoriale Internazionale, 1993. 14 L'espressione eÁ di F. Pesendorfer, Ferdinando III (1791-1824). Una battaglia per la Toscana, in I Lorena in Toscana, cit., pp. 72, 74. 15 P. Pieri, La Restaurazione in Toscana (1814-1821), Pisa, Tipografia-Editrice del cav. F. Mariotti, 1922; G. Fenzi, Il Granducato di Toscana fra reazione e rivoluzione nei primi dieci anni dopo il Congresso di Vienna, in ``Ricerche Storiche'', 1981, n. 2-3, pp. 383-404. 16 Il radicamento della tradizione leopoldina eÁ confermato, ad esempio, da G. Leoni, Osservazioni sopra la milizia toscana, Firenze, Stamperia sulle logge del Grano, 1847, p. 5. 17 Sul mito leopoldino e su quello napoleonico, v. A. Wandruszka, Pietro Leopoldo. Un grande riformatore, cit., p. 129 ss.; C. Mangio, Rivoluzione e riformismo a confronto: la nascita del mito leopoldino in Toscana, in ``Studi Storici'', 1989, n. 4, pp. 947-967; Z. Ciuffoletti, I moderati toscani e la tradizione leopoldina, in I Lorena in Toscana, cit., pp. 121-138; L. Mascilli Migliorini, L'etaÁ delle riforme, in F. Diaz - L. Mascilli Migliorini - C. Mangio, Il Granducato di Toscana, cit., pp. 405-411 e G. Cipriani, La leggenda napoleonica nella Toscana della Restaurazione 1814-1829, in La Toscana nell'etaÁ rivoluzionaria e napoleonica, a cura di I. Tognarini, Napoli, ESI, 1985, pp. 671-692; F. Bertini, Il mito di Napoleone a Livorno durante la Restaurazione, in Ministero per i Beni e le AttivitaÁ culturali ± Archivio di Stato di Livorno, Atti della Giornata di Studi Francesco Spannocchi governatore a Livorno tra Sette e Ottocento, Livorno, 20 gennaio 2006, a cura di M. Sanacore, Livorno, Archivio di Stato di Livorno, 2007, pp. 321-334. 18 ASF, Segr. e Min. Es., f. 2900, Trattati, Convenzioni ed altri Atti stipulati per la Toscana dal 60 Facendo espresso riferimento all'assetto politico della Penisola stabilito dal Congresso di Vienna, i contraenti si garantivano il possedimento dei rispettivi Stati e si impegnavano a darsi notizia di quanto poteva minacciare l'ordine nei loro domini e in Italia; a mantenere in buono stato le piazzeforti e, in caso di guerra, a trattare con il nemico e a fare o accogliere proposte di tregua o di pace solo di comune accordo. Il Granducato si limitava a creare una forza militare di circa 6.000 uomini in tempo di pace, da elevare a 11.500 nel caso di un conflitto, ma poteva contare sul soccorso di 80.000 soldati imperiali. Anche se l'accordo era formulato in modo apparentemente bilaterale, non solo sanzionava l'allineamento del Granducato al sistema asburgico, ma la disparitaÁ fra le forze militari dei due Stati e il fatto che le truppe toscane sarebbero state comandate da quelle imperiali mettevano il Paese in una posizione subalterna rispetto all'Austria. In seguito, l'accessione del Granducato alla Santa Alleanza nel gennaio 1818 su espresso invito di Vienna 19 non fece che accrescere ulteriormente questi legami di dipendenza. In tal modo la Toscana, se da un lato ebbe assicurata la necessaria protezione politicomilitare, potendo fare affidamento, in caso di necessitaÁ, sul soccorso delle armate austriache e valersi cosõÁ del loro potente schieramento in Italia, dall'altro dovette stabilire uno stato militare tale da poter fornire all'occorrenza il suddetto contingente. I rapporti personali, dinastici e ideologici, che avevano costituito un elemento di contraddizione alla neutralitaÁ del paese, venivano cosõÁ rafforzati e trasformati in un solido vincolo politico-militare, ma cioÁ permetteva al Granducato di procedere a un armamento nell'insieme contenuto 20, il che significava rispettare il carattere essenzialmente agricolo del Paese, limitare il reclutamento e non accrescere le imposte. Il trattato, oggetto di forti critiche dalla memorialistica risorgimentale 21, sfugge, se esaminato piuÁ attentamente, a una valutazione schematica e riduttiva. Con queste scelte a livello internazionale, la Toscana si subordinava alla quiete e alla strategia di Metternich 22, diventando di fatto un suo baluardo in Italia, seppure timido e malamente armato 23. D'altro canto, essa poteva in tal modo contenere il proprio apparato difensivo e sulla base della tradizione neuNë 1 al 35. 1814-1821, n. 2. Il trattato eÁ anche in A. Zobi, Memorie economico-politiche o sia de' danni arrecati dall'Austria alla Toscana dal 1737 al 1859, Firenze, Grazzini, Giannini e C., 1860, vol. II, Sommario di documenti officiali, doc. CVIII, pp. 395-398. 19 ASF, Trat. Int., n. CXXI, Adesione del Granduca Ferdinando III al Trattato detto della Sacra Alleanza, stipulato in Parigi tra l'Austria, la Russia e la Prussia il 26 settembre 1815. 20 Corsini dovette discutere e mediare non poco per arginare le pretese di Metternich. A. Zobi, Memorie economico-politiche, cit., vol. II, Sommario di documenti officiali, p. 362 ss.; E. Piola Caselli, Un Ministro Toscano al Congresso di Vienna, in ``La Rassegna Nazionale'', 1913, vol. CXCIV, pp. 487-509; 1914, vol. CXCV, pp. 48-70, 184-208, 325-362, vol. CXCVI, pp. 39-70. 21 V, ad es., A. Zobi, Storia civile della Toscana dal MDCCXXXVII al MDCCCXLVIII, Firenze, Luigi Molini, 1852, t. IV, p. 99; Id., Memorie economico-politiche, cit., vol. I, p. 143; U. Peruzzi, La Toscana e i suoi Gran-duchi austriaci della casa di Lorena, Firenze, Frat. Cammelli, 1859, p. 21. 22 G. Paolini, Nel sistema di Metternich: il Granducato di Toscana e i Congressi di Lubiana e Verona, in ``Rassegna Storica del Risorgimento'', ott.-dic. 2000, fasc. IV, pp. 483-508. 23 D. Manetti, La ``civil difesa'', cit., passim. 61 Tab. 1 - Spesa militare, spesa totale nel Granducato di Toscana. Decennio 1815-1824 (in lire toscane) Anni Spesa militare 1815 4,976,062. 7. 7 1816 4,499,288.19. ± 1817 4,145,774. 5.11 1818 4,289,199. 5. 2 1819 4,281,178. 3. 6 1820 4,345,902.10. 7 1821 4,331,113.17. 3 1822 4,169,879.16. ± 1823 4,235,597.12. 8 1824 4,277,442. 8. 4 Differenza aumenti/diminuzioni Totale 43,634,733.18. 3 Media annua 4,363,473. 7. 9 Spesa totale 22,642,432.19.10 22,242,242. 9. 5 24,871,332. 1.11 23,562,278. 4.11 22,494,281. 7. 4 22,489,479. 4. 9 22,546,122. 1. 5 22,435,650. 1. 7 23,764,351.11. 5 23,971,444.15. ± 2,672,865. 1. 1 233,692,479.18. 8 23,369,247.19.10 % 21,9 20,2 16,6 18,2 19 19,3 19,2 18,5 17,8 17,8 18,7 18,7 Fonte: Nostra elaborazione sui dati contenuti in ASF, C. d. C., r. 500. Per le operazioni effettuate al fine di rendere omogeni i dati, v., anche per le tabelle dei successivi Decenni, D. Manetti; La ``civil difesa'', cit., pp. 145-146, n. 1 e 2. tralista leopoldina era in fondo coerente delegare a una potenza di primo piano la `grande difesa', concentrandosi sulla cosiddetta ``civil difesa'' ± i cui obiettivi erano repressione del contrabbando, tutela della salute pubblica e protezione del commercio 24 ± per non aggravare e stravolgere il sistema finanziario e perseguire l'abituale politica economica. In altri termini, l'alleanza con Vienna non puoÁ essere vista solo come il risultato della limitata sovranitaÁ del Granducato 25 e dell'accresciuto potere asburgico in Italia 26, nonostante che, per gli impegni assunti, l'esercito fosse piuÁ numeroso che in passato 27. Essa rappre24 Gli aspetti della ``civil difesa'', cosõÁ chiamata per distinguerla da ``una difesa puramente militare'', erano quasi sempre legati fra loro. Basti ricordare, ad esempio, che con l'introduzione clandestina di merci molto spesso risultava violata anche la normativa sanitaria o, piuÁ in particolare, che con il mancato deposito delle merci in contumacia nei lazzeretti veniva pure eluso il pagamento della tassa di purga. ASF, Segr. e Min. G., 1843, in fondo al Prot. 1411 n. 20, Progetto del General Comandante Casanuova per diminuire i Posti Armati sulle Coste del Granducato, conservando soltanto quelli piuÁ importanti per la difesa di esse. Il 1ë Ottobre 1833. 25 Proprio per i legami dinastici e militari con l'Impero Asburgico, il Granducato eÁ stato definito un'``entitaÁ statual(e) a sovranitaÁ limitata'' da C. Piazza, Il commercio toscano con i paesi maghrebini (1814-1830) ed il porto di Livorno, in La penisola italiana e il mare. Costruzioni navali, trasporti e commerci tra XV e XX secolo, a cura di T. Fanfani, Atti del Convegno, Viareggio 29-30 aprile, 1 maggio 1991, Napoli, 1994, cit, p. 345. 26 G. Ratti, Egemonia austriaca e Restaurazione negli stati italiani, in La Storia, diretta da N. Tranfaglia e M. Firpo, vol. III, t. 3, Torino, UTET, 1986, pp. 85-105. 27 Sulla progressiva riduzione del numero dei soldati attuata dai Lorena e soprattutto da Pietro Leopoldo, cfr. N. Labanca, Le panoplie del Granduca, cit., tab. 1, p. 345. 62 Tab. 2 - Spesa militare, spesa totale nel Granducato di Toscana. Decennio 1825-1834 (in lire toscane) Anni 1825 1826 1827 1828 1829 1830 1831 1832 1833 1834 Totale Media annua Spesa militare 4,238,524. 1. 9 4,068,607.13. 9 4,311,513. 2. 6 4,375,210.11.10 4,376,324.11. ± 4,146,612.19. 3 4,357,790. 8. 2 4,301,398. 1. 5 4,305,319. 2. 7 4,397,726. 9. 1 42,879,027. 1. 4 4,287,902.14. 2 Spesa totale 20,991,881. 8. 2 21,131,364.13.10 21,899,290. 4. 1 22,508,777. 5.11 23,310,638.14. 7 23,124,894.13. 4 23,179,122.13. 2 23,080,103.10. 6 23,246,572.11.10 23,232,842.15. 2 225,710,433. 5. 5 22,571,043. 6. 6 % 20,1 19,2 19,6 19,4 18,7 17,9 18,8 18,6 18,5 18,9 19,0 19,0 Fonte: ASF, Segr. Fin., r. 2648, parte 1a , pp. 6-7. Tab. 3 - Spesa militare, spesa totale nel Granducato di Toscana. Decennio 1835-1844 (in lire toscane) Anni 1835 1836 1837 1838 1839 1840 1841 1842 1843 1844 Totale Media annua Spesa militare 4,260,878. 9. 7 4,321,590.12. 2 4,503,518.15.11 4,442,861. 7. 1 4,498,584.14.11 4,474,151. 8. 2 4,679,018.13. 4 4,642,422.19.11 4,704,715.18. 4 4,904,637. 2. ± 45,432,380. 1. 5 4,543,238. ±. 2 Spesa totale 23,740,363. 3. 3 23,162,729. 3. 6 23,607,132.16. 3 23,980,816. 1. 9 24,620,254. 4. 9 25,451,254. 3. 9 26,634,120. 6. 1 27,021,171.14. ± 27,268,874.12. 7 27,790,545.10. 9 253,277,261.16. 8 25,327,726. 3. 8 % 17,9 18,6 19 18,5 18,2 17,5 17,5 17,1 17,2 17,6 17,9 17,9 Fonte: ASF, Segr. Fin., r. 2651, Decennio della R. Finanza dall'Anno 1835 all'Anno 1844, parte 1a Dimostrazioni Generali, pp. 6-7. sentoÁ anche lo strumento di una scelta lucida e realistica effettuata dalla Toscana per rispettare il consolidato orientamento di politica finanziaria e uno dei suoi postulati: il sostanziale equilibrio fra entrate e uscite (tabb. 1-6). Dopo un attento esame dello stato finanziario complessivo, il Consiglio decise che, senza alterare il quadro stabilito, occorreva intervenire sulla consistenza delle forze armate, poiche la spesa per la difesa non poteva oltrepassare la cifra annua di lire 4,200,000 28, pari a circa un quinto della spesa pubblica 29. Non 28 29 ASF, Segr. e Min. G., 1816, Prot. 102 n. 17. D. Manetti, La ``civil difesa'', cit., p. 31, tab. 9. 63 Tab. 4 - Spesa militare, spesa totale nel Granducato di Toscana. Decennio 1845-1854 (in lire toscane) 1845 1846 1847 1848 1849 1850 1851 1852 1853 1854 Totale Media Media Media Media Anni annua annua del 1ë Triennio annua dei sette anni successivi del biennio 1848-49 Spesa militare Spesa totale 4,548,522. ±. 5 27,731,056. 5. 4 4,542,844.10. 5 28,511,893. 5. 8 4,827,170.19. 2 28,874,856. 4. 7 10,163,825.10. 5 37,697,169. 7. 9 10,422,515.12. 9 39,081,366.13. 5 7,196,722.15.10 36,047,769.13. 7 6,809,540.10. 4 35,261,768.18. 7 6,654,393. ±. 8 35,819,193. 7. 4 7,075,243.15. 6 37,315,704.14. ± 7,500,671.13. 9 37,637,007.13. 7 69,741,450. 9. 3 343,977,786. 3.10 6,974,145. ±.11(A) 34,397,778.12. 5 4,639,512.10. ± 28,372,601.18. 3 7,974,701.17. ±(A) 36,979,997. 3.10 10,293,170.16. 6 38,389,268. ±. 1 % 16,4 15,9 16,7 26,9 26,6 19,9 19,3 18,5 18,9 19,9 20,3 20,3 16,3 21,6 26,8 Fonte: ASF, Min. Fin., r. 1443, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854, vol. I, pp. 8-9 e nostre elaborazioni. Risultano ``contrassegnate colla lettera A'' quelle partite che nei Prospetti di sviluppo contenuti nel secondo volume presentano un divario perche ``eÁ occorso talvolta deviare dalle suddette intitolazioni, e accomodare il calcolo alla necessitaÁ dei confronti in alcuni articoli speciali'' (ibidem, p. 5). Tab. 5 - Spesa militare, spesa totale nel Granducato di Toscana. 1855-1859 (in lire toscane) Anni 1855 1856 1857 1858 1859 Totale Media annua Media annua del 1ë Quadriennio Spesa militare 7,922,480. 1. ± 8,043,216.18. 5 8,056,238. ±. 9 7,997,658.17. 9 19,770,864.13. 8 51,790,458.11. 7 10,358,091.14. 3 8,004,898. 9. 5 Spesa totale 38,199,381.14. 38,910,874. 9. 38,809,796.12. 38,561,726. 8. 52,380,954.16. 206,862,734. 1. 41,372,546. 3. 38,620,444.16. 9 2 ± 9 4 ± 8 2 % 20,7 20,6 20,7 20,7 37,7 25 25 20,7 Fonte: Dati tratti dai Bilanci a stampa, anni 1855-1859. Sui Bilanci a stampa, v. D. Manetti, La ``civil difesa'', cit., p. 146, n. 1. a caso tale somma, indicata come spesa massima per il Dipartimento della Guerra 30, corrispondeva esattamente all'importo stabilito per il gettito della 30 Il 7 giugno 1816 fu approvata una spesa militare complessiva annua di 4,286,562.8.10 lire che andava poco oltre la soglia stabilita, cifra poi ridotta dal Sovrano il 22 dello stesso mese a 4,221,562 lire che rappresentava l'assegnazione fatta dalla Depositeria all'Amministrazione della Guerra. ASF, Segr. e Min. G., 1816, Prot. 102 n. 17 e ASF, Segr. Gab, App., f. 49, R: Finanza. Stati, conti ed altre Carte relative, ins. 1, Relazione al Decennio 1815-1824. Allegato di La A. 64 Tab. 6 - Spesa militare, entrate totali nel Granducato di Toscana. 1815-1859 (in lire toscane) Spesa militare Spesa totale % Anni 1815 4,976,062. 7. 7 19,9 1816 4,499,288.19. ± 18 1817 4,145,774. 5.11 16,6 1818 4,289,199. 5. 2 24,905,143.16. 3* 17,2 1819 4,281,178. 3. 6 17,1 1820 4,345,902.10. 7 17,4 1821 4,331,113.17. 3 17,3 1822 4,169,879.16. ± 16,7 1823 4,235,597.12. 8 17 1824 4,277,442. 8. 4 17,1 1825 4,238,524. 1. 9 24,135,131.14. 7 17,5 1826 4,068,607.13. 9 23,182,533. 1.10 17,5 1827 4,311,513. 2. 6 24,505,519.18. 5 17,5 1828 4,375,210.11.10 24,558,517. 2. 4 17,8 1829 4,376,324.11. ± 24,526,347.19. 3 17,8 1830 4,146,612.19. 3 24,190,087. 8. 2 17,1 1831 4,357,790. 8. 2 24,644,267. 9. ± 17,6 1832 4,301,398. 1. 5 23,889,079. 4. 8 18 1833 4,305,319. 2. 7 23,487,293.17.10 18,3 1834 4,397,726. 9. 1 23,204,626. 9.11 18,9 1835 4,260,878. 9. 7 21,635,607. 4. 9 19,6 1836 4,321,590.12. 2 23,651,112.18.10 18,2 1837 4,503,518.15.11 24,515,229.13. 2 18,3 1838 4,442,861. 7. 1 24,521,004.13. ± 18,1 1839 4,498,584.14.11 25,289,890. 9. 8 17,7 1840 4,474,151. 8. 2 26,161,431.16. 5 17,1 1841 4,679,018.13. 4 26,551,580. 7. 7 17,6 1842 4,642,422.19.11 28,363,140.14. 8 16,3 1843 4,704,715.18. 4 28,477.871.12. ± 16,5 1844 4,904,637. 2. ± 28,308.911.15. 4 17,3 1845 4,548,522. ±. 5 27,224,606.15. 9 16,7 1846 4,542,844.10. 5 28,152,394. 6. 2 16,1 1847 4,827,170.19. 2 27,028,093. 7. 3 17,8 1848 10,163,825.10. 5 30,006,826. 1. 3 33,8 1849 10,422,515.12. 9 31,759,326.17. 2 32,8 1850 7,196,722.15.10 32,889,042. 5. 1 21,8 1851 6,809,540.10. 4 35,303,923.19. 4 19,2 1852 6,654,393. ±. 8 36,438,967.19.11 18,2 1853 7,075,243.15. 6 37,215,629.14. 6 19 1854 7,500,671.13. 9 35,467,113. 2. 7 21,1 1855 7,922,480. 1. ± 37,498.141. 4. 5 21,1 1856 8,043,216.18. 5 37,976.733. 9. 4 21,1 1857 8,056,238. ±. 9 37,739,406.11. 1 21,3 1858 7,997,658.17. 9 40,337,124.12. 1 19,8 1859 19,770,864.13. 8 39,665,595.12. 9 49,8 Fonte: Dati tratti dai Decenni della Finanza e dai Bilanci a stampa (1855-59), sui quali si rinvia a v. D. Manetti, La ``civil difesa'', cit., p. 146, n. 1. * Media annua del Decennio 1815-24, in quanto i dati non sono disaggregati (il totale eÁ di lire 249,051,438.2.4). Nel secondo Decennio le entrate complessive ammontano a 240,323,404.8.7 lire e a 257,475,781.5.5 in quello successivo, mentre sono di 321,485,919.9 lire nell'ultimo. tassa prediale 31, la principale voce di entrata della Depositeria 32 e la seconda, dopo i proventi doganali, dell'intero sistema erariale, destinata ``per natura sua a fronteggiare i pesi piuÁ essenziali e certi'' 33. In maniera piuttosto ingegnosa, attraverso una serie di misure ed espedienti 34, la Toscana riuscõÁ ad ottenere ``[le] vantage reÂel de n'avoir aÁ antreitenir qu'un faible eÂtat militare'' e, in rapporto alla popolazione, a chiamare ``sous les drapeaux moins de troupes qu'aucune autre puissance de l'Italie, et peut-eÃtre meÃme de l'Europe'' 35. In questo modo la spesa militare sarebbe stata controllata e avrebbe potuto avere, in stato di pace e di tranquillitaÁ interna, un andamento costante. Anche se il Dipartimento di Guerra e Marina era e rimase sempre ``l'Amministrazione la piuÁ onerosa del Gran-Ducato'' 36, quella che incideva maggiormente sulle finanze toscane, l'obiettivo fu conseguito fino al 1847 (tabb. 1-5). 2. Il 1848-49 Il modello di spesa militare cosõÁ tenacemente perseguito 37 saltoÁ con la prima guerra d'Indipendenza e soprattutto con le vicende successive. 31 Abbiamo mantenuto l'improprio termine ``tassa'', invece di ``imposta'', perche eÁ quello che compare nei documenti del tempo e viene ripreso anche dalla storiografia, vedi Parenti e Dal Pane. Il 16 settembre 1816 fu abolita la tassa di redenzione e sostituita dalla tassa prediale: Bandi e ordini, cit., 1816, Në XCVII; il 7 ottobre 1817 vennero fissati i criteri per la sua ripartizione: ivi, 1817, Në XCVII; voce Tassa prediale, in Repertorio del diritto patrio toscano, cit., t. III, pp. 310312, in part. art. 29. La tassa prediale era, assieme alla tassa di famiglia, l'unica imposta diretta. Riscossa dalle comunitaÁ a favore del governo, gravava sugli immobili, sui terreni e sulle case ed era ripartita tra le comunitaÁ che, a loro volta, la ripartivano fra i cittadini in base alla ``cifra estimale'' di ciascuno. G. Pansini, Gli ordinamenti comunali in Toscana dal 1849 al 1853, in ``Rassegna Storica Toscana'', gen.-giu. 1956, fasc. I-II, p. 35; G. Parenti, Le entrate del Granducato di Toscana dal 1825 al 1859, in Archivio Economico dell'Unificazione Italiana, Torino, ILTE, 1956, vol. I, fasc. 3, p. 3; L. Dal Pane, La finanza toscana, cit., p. 282 ss. 32 Ricostituita nel 1814, la Depositeria era il centro contabile e la cassa generale del Granducato. 33 L. Dal Pane, La finanza toscana, cit., p. 283. L'erario riconosceva debitrici per le imposte dirette le singole comunitaÁ, a cui spettava poi procedere al riparto, evitando in tal modo qualsiasi rischio di perdita. La centralitaÁ dell'imposta fondiaria non riguardava solo il sistema fiscale toscano, bensõÁ tutti gli Stati preunitari, caratterizzati da quella che eÁ stata chiamata ``una finanza `prediale''': P.L. Spaggiari, Le finanze degli Stati italiani, in Storia d'Italia, Torino, Einaudi, 1973, vol. V I Documenti, t. I, p. 832 ss. 34 Sui sistemi adottati a tal fine, v. D. Manetti, La ``civil difesa'', cit., pp. 20-24. 35 N.C.V. Oudinot, De l'Italie et des ses forces militaires, Paris, Anselin et Levrault, 1835, p. 292. 36 ASF, C. d. C., r. 500, Decennio Della Finanza del Gran-Ducato di Toscana dal Primo Gennaio 1815 al 31 Dicembre 1824, Relazione. 37 L'ascesa al trono di Leopoldo II nel 1824 alla morte del padre non segnoÁ modifiche nella politica verso le forze armate e non presentoÁ cesure dal punto di vista delle imposizioni fiscali. L'indirizzo illuminato e di `benevola guida' venne anzi proseguito e rafforzato con l'abolizione di alcuni tributi e con la riduzione, a partire dal 1ë gennaio 1826, di un quarto della tassa prediale, 66 Gli anni 1848-49 segnarono, infatti, il grande balzo della spesa militare: piuÁ che raddoppiata, essa oltrepassoÁ ± incluse le ``Spese straordinarie occasionate dalle vicende politiche'' superiori a 3 milioni di lire (tab. 7) ± i 10 milioni di lire, con un aumento, rispetto al 1847, del 110,5 e del 115,9% e un'incidenza sulla spesa pubblica globale che sfioroÁ il 27% (tab. 5). Gli avvenimenti non solo resero ``notabilmente eccezionale la gestione dell'Amministrazione Militare'' 38, ma modificarono, a causa degli interventi necessari per fronteggiare la situazione, l'intera finanza toscana e, per molti aspetti, in maniera non transitoria, basti pensare all'inasprimento fiscale e, in particolare, a quello delle imposte dirette, aumentate di due volte fra il 1847 e il 1853, che mai piuÁ sarebbero tornate ai livelli anteriori (tabb. 7 e 8) 39. Soltanto fra il 1846 e il `51 la pressione tributaria passoÁ, per ogni cento lire di rendita, dal 19,72 al 26,46, con un aumento di 6,74 punti, 5,68 dei quali per la sola tassa prediale 40. Il 28 marzo 1848 (cinque giorni dopo la dichiarazione di guerra di Carlo Alberto all'Austria) ± oltre ad un prestito volontario al 5% fino a raggiungere 600,000 scudi (4,200,000 lire) con l'impegno a pubblicare i nomi dei sottoscrittori, ± venne ordinata un'imposta straordinaria di circa un milione sui fondi rustici e urbani, introdotta una tassa straordinaria di commercio di 700,000 lire e applicata una ritenuta sugli stipendi degli impiegati e sulle pensioni 41, stabilita in 3,067,950 lire. Leopoldo II aspirava, infatti, a presentarsi come un nuovo Pietro Leopoldo e a riprendere l'azione riformatrice del grande avo, con particolare attenzione alle opere e agli interventi di natura economica. Z. Ciuffoletti, I moderati toscani e la tradizione leopoldina, cit., p. 131; A. Varni, Leopoldo II, cit., p. 110 ss.; G. Baldasseroni, Leopoldo II Granduca di Toscana e i suoi tempi, Bologna, Forni, 1974, (rist. anast. ed. Firenze, 1871), pp. 61-63; L. Dal Pane, La finanza toscana, cit., p. 291; G. Parenti, Le entrate del Granducato, cit., pp. 10-11. 38 ASF, Min. Fin, r. 1444, Decennio della Finanza Toscana dall'anno 1845 al 1854, vol. II, Sviluppi delle dimostrazioni generali, p. 135. Sulle truppe toscane, v. F. Sardagna, Notizie storiche sull'esercito granducale della Toscana dal 1848 al 1849, in ``Rivista Militare Italiana'', 16 set. 1905, disp. IX, pp. 1652-1689. 39 Tale aumento non dipendeva dall'unione del Ducato di Lucca, per il cui gettito si rimanda ai bilanci a stampa che, a partire dal 1851, disaggregano le varie voci nei Prospetti di dettaglio delle Entrate (A e B). Anche la riduzione della tassa prediale nel 1854, anno per giunta dell'epidemia di colera, fu determinata dalla volontaÁ di alleggerire i proprietari terrieri giaÁ duramente colpiti dalla scarsa produzione di vino, dovuta alla crittogama, e di cereali. 40 G. Pansini, I liberali moderati toscani e la crisi amministrativa del Granducato (1849-1859), in ``Rassegna Storica Toscana'', 1959, fasc. I-II, p. 87. Oltre all'aumento della pressione fiscale, oggetto di vivaci rimostranze era la disparitaÁ di imposizione fra le varie comunitaÁ, con una oscillazione che, ogni cento lire, andava da 17 a 52 lire (ibidem). 41 Voce Tassa Straordinaria, in Repertorio del diritto patrio toscano, cit., t. XVI, pp. 276-284. La tassa straordinaria di commercio, a carico di ``tutti i Mercanti, Negozianti, Banchieri, Mezzani e Trafficanti di non minuto dettaglio'', fissata in lire 700,000, fu ridotta l'anno seguente, in quanto venne diminuita di 220,000 la quota assegnata al compartimento di Livorno (ASF, C. d. C, r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, p. 449). Del riparto e della distribuzione di tale tassa fu incaricata, per i compartimenti di Firenze, Arezzo e Pistoia, la Camera di Commercio di Firenze (La Camera di Commercio e la Borsa di Firenze. Profilo storico e documenti, a cura di R. Ristori, Firenze, Olschki, 1963, pp. 71-73). 67 Tab. 7 - Spesa militare, imposte dirette nel Granducato di Toscana. 1815-1859 (in lire toscane) Anni Spesa militare 1815 1816 1817 1818 1819 1820 1821 1822 1823 1824 1825 1826 1827 1828 1829 1830 1831 1832 1833 1834 1835 1836 1837 1838 1839 1840 1841 1842 1843 1844 1845 1846 1847 1848 4,976,062. 7. 7 4,499,288.19. 4,145,774. 5.11 4,289,199. 5. 2 4,281,178. 3. 6 4,345,902.10. 7 4,331,113.17. 3 4,169,879.16. 4,235,597.12. 8 4,277,442. 8. 4 4,238,524. 1. 9 4,068,607.13. 9 4,311,513. 2. 6 4,375,210.11.10 4,376,324.11. 4,146,612.19. 3 4,357,790. 8. 2 4,301,398. 1. 5 4,305,319. 2. 7 4,397,726. 9. 1 4,260,878. 9. 7 4,321,590.12. 2 4,503,518.15.11 4,442,861. 7. 1 4,498,584.14.11 4,474,151. 8. 2 4,679,018.13. 4 4,642,422.19.11 4,704,715.18. 4 4,904,637. 2. 4,548,522. -. 5 4,542,844.10. 5 4,827,170.19. 2 10,163,825.10. 5 1849 1850 10,422,515.12. 9 7,196,722.15.10 1851 1852 1853 1854 1855 1856 1857 1858 1859 6,809,540.10. 4 6,654,393. -. 8 7,075,243.15. 6 7,500,671.13. 9 7,922,480. 1. 8,043,216.18. 5 8,056,238. -. 9 7,997,658.17. 9 19,770,864.13. 8 Imposte dirette Tassa prediale Totale 4,039,379.14. *5,168,271. 7. 4 4,040,546. 7. 4 *5,189,282.14. 1 4,040,546. 7. 4 *5,171,127. 5. 3 4,090,600 *5,298,292.17. 2 4,090,600 *5,325,983. 1. 9 4,090,600 *5,383,819. 9. 8 4,090,600 *5,383,496. -. 9 4,090,600 *5,387,557.15. 4 4,090,600 *5,390,506. 4. 4 4,090,600 *5,390,946. 1.10 4,090,600 4,877,100 3,067,950 3,854,450 3,067,950 3,854,450 3,067,950 3,854,450 3,067,950 3,854,450 3,067,950 3,854,450 3,067,950 3,854,450 3,067,950 3,854,450 3,067,950 3,854,450 3,067,950 3,854,450 3,022,365 3,808,865 3,032,365 3,818,865 3,042,365 3,828,865 3,052,365 3,838,865 3,058,290 3,844,790 3,071,550 3,858,050 3,081,550 3,868,050 3,091,550 3,878,050 3,101,550 3,888,050 3,111,550 3,897,680 3,121,550 3,907,830 3,109,082.11. 8 3,890,890. 7. 8 3,096,170.12. 4 3,873,262.19. 4 4,655,476. -.10 5,464,760. -. 5 ë5,944,760. -. 5 7,150,882.15.11 9,250,882.15.11 4,784,490 6,284,490 ë7,266,029.18.10 5,800,000 7,729,850 5,800,000 7,300,000 6,000,000 7,600,000 5,000,000 6,600,000 6,000,000 7,600,000 6,000,000 7,600,000 6,000,000 7,600,000 6,300,000 7,900,000 6,300,000 7,900,000 Fonte: Dati tratti dai Decenni della Finanza e dai Bilanci a stampa (1855-59). * Nel primo Decennio della Finanza eÁ adottata una diversa classificazione delle entrate. Le cifre riportate, che figurano alla voce ``Imposizioni Comunitative per conto del R. Erario'' (p. 184), includono, oltre alla tassa prediale e alla tassa di famiglia, anche altri tributi, come la tassa sui macelli, che non possono essere scorporati. ë Importi dei Bilanci a stampa che, a differenza del Decennio, riportano tra le imposte dirette, rispettivamente per il 1849 e per il 1850, la tassa straordinaria di commercio (lire 480,000) e la tassa sui crediti ipotecari (lire 981,539.18.10). Tab. 8 - Raffronto delle imposte dirette pro-capite in Toscana (in lire toscane) Imposte Imposizione pro-capite 1834 Popolazione: 1.401.336 abitanti 3,217,950 ± Tassa prediale inclusa la quota per il Catasto 786,500 ± Tassa familiare 4,004,450 Totale 2.16.± 1844 Popolazione: 1.531.740 abitanti 3,111,550 ± Tassa prediale 786,500 ± Tassa di famiglia 3,898,050 Totale 2.10.11 1847 Popolazione: 1.580.810 abitanti 3,096,170,12.4 ± Tassa prediale 777,092. 7 ± Tassa di famiglia 2.9.± 3,873,262.19.4 Totale 1853 Popolazione: 1.619.313 abitanti 6,000,000 ± Tassa prediale 1,600,000 ± Tassa di famiglia 7,600,000 4.13.10 Totale Fonte: Il raffronto fino al 1834 eÁ in ASF, Segr. Fin., r. 2648, Decennio Della Finanza Toscana dall'anno 1825 al 1834, parte 1a, p. 73 e contiene le seguenti note: * ``Si sono trascurate le Imposizioni straordinarie e per una sola volta levate in quell'anno, come quella del 3.zo della Tassa di Redenzione, e di Scudi 100,000 sopra i beni fondi perche accidentali''. ë ``Esisteva di piuÁ l'Imposizione delle Patenti di cui non si eÁ potuto trovare l'Ammontare''. Per gli anni successivi, nostra elaborazione su dati tratti dai Decenni della Finanza, inclusi quelli riguardanti la popolazione. provvedimenti che non solo non fornirono il gettito sperato, ma originarono anche malumori politici 42. La sconfitta piemontese a Custoza (23-25 luglio), il mutato quadro politico e le difficoltaÁ interne resero ancora piuÁ spinose le condizioni finanziarie e costante il 42 I vari provvedimenti avrebbero dovuto fornire nel corso dell'anno circa 6,150,000 lire, ma se la tassa prediale e le ritenute sugli stipendi procedevano regolarmente, il prestito portoÁ nelle casse soltanto 1,450,000 lire, perche ``il commercio angustiato aveva poco preso parte all'imprestito'' e la crisi finanziaria colpiva tutti i mercati europei. C. Di Nola, Politica economica e agricoltura in Toscana nei secoli XV-XIX, Genova-Roma-Napoli-CittaÁ di Castello, SocietaÁ anonima editrice Dante Alighieri (Albrighi, Segati e C.), 1948, p. 102. Inoltre, ``la maggior gravezza imposta sulle proprietaÁ fondiarie disgustoÁ i possidenti, e la ritenzione sugli stipendi alienoÁ gli animi di molti impiegati dal nuovo ordine di cose'': A. Zobi, Manuale storico degli ordinamenti economici vigenti in Toscana, Italia, s. n., 1858, pp. 489-490. Sul dibattito politico che queste misure provocarono, cfr. M. Cini, La finanza pubblica nella Toscana costituzionale (1848-1849), in Dal 1848 al 1948: dagli Statuti alla Costituzione repubblicana. Transizioni a confronto, a cura di S. Rogari, Firenze, Polistampa, 2010, p. 300 ss. 69 ricorso al credito privato, al punto, come ricordoÁ Capponi 43, a capo dai primi di agosto del nuovo governo, che ``la nostra prima deliberazione soleva essere la mattina accettare dai banchieri qualche migliaio di lire per tirare innanzi la giornata'' 44. Intanto ``le obbligazioni della Depositeria circolavano per le piazze di Firenze e di Livorno, con giornaliero scapito di prezzo, atteso il fondato timore che alla scadenza sarebbero rimaste insoddisfatte. La qual cosa, oltre che gettava un certo sgomento nei possessori, faceva chiudere gli scrigni de' capitalisti'' 45. Il successivo esecutivo di Montanelli (27 ottobre), la partenza del Granduca, la costituzione del triumvirato (8 febbraio '49), la dittatura di Guerrazzi fino al precipitare degli eventi e al ristabilimento della monarchia (12 aprile '49) 46 spinsero ad adottare, secondo l'orientamento democratico, una linea assai diversa che segnoÁ un taglio netto rispetto alla politica lorenese. Soppressa la tassa di famiglia, ritenuta la meno tollerabile per le difficoltaÁ connesse a un'equa ripartizione 47, ridotto il prezzo del sale ed eliminati alcuni pedaggi e gabelle 48, per il finanziamento delle spese non rimase che l'emissione di Buoni del Tesoro fruttiferi al 6% a corso forzato 49 per il valore di sei milioni di lire, con ipoteca sul patrimonio delle RR. Possessioni 50. I titoli avrebbero avuto la funzione di carta moneta, essendo obbligatorio accettarli in pagamento nelle transazioni commerciali, e data la loro buona redditivitaÁ 51, provocarono la richiesta di con43 G. Capponi, Ricordi e pensieri, a cura di U. Morra, Torino, Einaudi, 1942, in part. Settanta giorni di Ministero, pp. 81-178. Sull'``effimero governo'' di Capponi, v. A. Chiavistelli, Dallo Stato alla nazione. Costituzione e sfera pubblica in Toscana dal 1814 al 1849, Roma, Carocci, 2006, pp. 304-311. 44 In R.P. Coppini, Il Granducato di Toscana, cit., p. 386. 45 A. Zobi, Manuale storico degli ordinamenti economici vigenti in Toscana, cit., p. 492. 46 Leopoldo II rientroÁ in Toscana alla fine del mese di luglio. Sui fatti dell'aprile '49, cfr. C. Corsi, 1844-1869. Venticinque anni in Italia, Firenze, Tipografia P. Faverio e Comp., 1870, vol. I, p. 155 ss.; sui giorni 11-13 aprile, v. quanto scrive lo stesso F. D. Guerrazzi, Apologia della vita politica, Firenze, Felice Le Monnier, 1851, p. 692 ss.; Id., Studi e documenti, Firenze, Soc. An. Editrice ``La Voce'', 1924, p. 85 ss. 47 A tale proposito, cfr. G. Baldasseroni, Leopoldo II, cit., p. 424; G. Parenti, Le entrate del Granducato di Toscana dal 1825 al 1859, cit., pp. 3-4. 48 Sui provvedimenti adottati dal governo del Guerrazzi e il dibattito che provocarono, cfr. A. Volpi, Discussioni finanziarie nella Toscana del 1849, in I laboratori toscani della democrazia e del Risorgimento, cit., pp. 187-218. 49 CioÁ ``imprimeva loro quel carattere d'odiositaÁ e di diffidenza, che sempre nuoce a questi valori'': A. Zobi, Manuale storico degli ordinamenti economici vigenti in Toscana, cit., p. 578. 50 Rapporto del Ministro Segretario di Stato pel Dipartimento delle Finanze, del Commercio e Lavori Pubblici e Rendimento di Conti della Finanza Toscana per li anni 1848, 1849 e 1850, Firenze, Stamperia Granducale, 1852, p. VI. Per il dibattito che l'emissione dei Buoni del Tesoro suscitoÁ, cfr. Le Assemblee del Risorgimento - Toscana, cit., vol. II, p. 542 ss. Sulla scarsa fiducia che questi titoli incontrarono, v. F. Martini, Il Quarantotto in Toscana. I. Diario inedito del Conte Luigi Passerini de'Rilli, Firenze, R. Bemporad & Figlio - Editori, 1918, p. 306. 51 Per un confronto con i rendimenti dei titoli di Stato degli altri Paesi europei, v., anche per le successive emissioni toscane, S. Homer-R. Sylla, Storia dei tassi di interesse, trad. it., Milano, Roma-Bari, Cariplo-Laterza, 1995. 70 vertire moltissimi biglietti della Banca di Sconto di Firenze e di Livorno in circolazione in buoni del Tesoro, al punto che i due istituti sollecitarono il governo a introdurre il corso forzoso anche su questi 52. A tale misura seguõÁ un mese dopo il prestito coatto a carico dei cittadini piuÁ benestanti e di capitalisti, commercianti e societaÁ, destinato ad approfondire il solco tra il ceto mercantile e finanziario toscano, da un lato, e il governo Guerrazzi, dall'altro 53. Il mondo finanziario, comunque, grazie ai personali rapporti di Emanuele Fenzi ± la cui famiglia aveva rappresentato il perno attorno al quale era nato e si era andato strutturando il mercato creditizio toscano 54 ± con il banchiere livornese Pietro Augusto Adami, giaÁ presidente della Camera di Commercio di Livorno e nuovo Ministro delle Finanze 55, non si fece sfuggire l'occasione di gestire entrambe le manovre e realizzare cospicui guadagni 56. Ma se i ministri moderati non avevano lasciato ai democratici ``un letto di rose (...) non poteva in alcun modo compararsi con quello tutto coperto di spine, su cui tra non molto dovevano trovarsi i successori'' 57. Infatti, la Commissione Governativa 58, istituita lo stesso 12 aprile '49, ``trovoÁ 52 La Camera di Commercio e la Borsa di Firenze, cit., p. 76 ss. Contro il corso forzoso si pronuncioÁ Pietro Bastogi (v. infra) con la pubblicazione del famoso opuscolo Della carta monetata e dei suoi effetti in Toscana, Pisa, Nistri, 1849. 53 Cfr. A. Zobi, Manuale storico degli ordinamenti economici vigenti in Toscana, cit., p. 499; Z. Ciuffoletti, voce Guerrazzi Francesco Domenico, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2003, vol. 60, p. 627. 54 C. Parrini, Emanuele Fenzi, Firenze, Stab. G. Civelli, 1876; C. Gabbrielli, Cenni biografici del senatore Emanuele Fenzi, Firenze, Stabilimento Pellai, 1875; L. Tomassoli, voce Fenzi Emanuele, in Dizionario Biografico degli Italiani, cit., 1996, vol. 46, pp. 150-154; A. Volpi, Note sulla formazione del mercato finanziario toscano: il ruolo dei Fenzi, in ``Rassegna Storica Toscana'', gen.-giu. 1992, n. 1, pp. 19-41, lug.-dic. 1992, n. 2, pp. 217-252; Id., Banche di emissione e mercato finanziario nella Toscana di primo Ottocento, in Lo Stato e l'economia tra Restaurazione e Rivoluzione, a cura di I. Zilli, Napoli, 1997, vol. II L'industria, la finanza e i servizi (1815-1848), p. 312 ss. e soprattutto A. Giuntini, Soltanto per denaro. La vita gli affari la ricchezza di Emanuele Fenzi negoziante banchiere fiorentino nel Granducato di Toscana (1784-1875), Firenze, Polistampa, 2002, in part., p. 122 ss. 55 Pietro Augusto Adami, in F. Pera, Quarta serie di nuove biografie livornesi, Siena, Tip. Pontificia S. Bernardino, 1906, pp. 49-52; P.G. Camaiani, voce Adami Pietro Augusto, in Dizionario Biografico degli Italiani, cit., vol. 1, pp. 237-238; U. Bertini, Livorno e la sua Camera di Commercio (Notizie storico-amministrative), Livorno, Stabilimento Poligrafico Belforte, 1950, p. 32. 56 R.P. Coppini, Il Granducato di Toscana, cit., pp. 393-394; A. Volpi, Banchieri e mercato finanziario in Toscana (1801-1860), Firenze, Olschki, 1997, pp. 185-187. Nel 1859 Emanuele Fenzi, su invito dello stesso Adami che lo considerava uno dei suoi amici piuÁ stretti, contribuõÁ anche alla nascita dell'accomandita per azioni con finalitaÁ bancarie ``David e Pietro Adami e C.'', il cui statuto contemplava, fra le varie attivitaÁ, anche il prestito al governo toscano (Id., Note sulla formazione del mercato finanziario toscano, cit., p. 34). Sulle manovre finanziarie dei primi mesi del '49, cfr. C. Ronchi, I democratici fiorentini nella rivoluzione del '48-'49, Firenze, Barbera, 1962, pp. 170-171, 190-191. 57 G. Baldasseroni, Leopoldo II, cit., p. 313. 58 L.G. Cambray Digny, Ricordi sulla Commissione Governativa del 1849, Firenze, Tipo- 71 sole 281,605 lire toscane in tutte le casse dello Stato: e l'incaricato per le finanze le fece noto mancare lire 2,302,000 per far fronte agl'impegni urgenti, e lire 5,674,000 per provvedere ai piuÁ necessarii pagamenti nei mesi di aprile e di maggio'' 59. La giaÁ preoccupante condizione della finanza toscana si era seriamente aggravata nei mesi precedenti e, in particolare, in quelli del governo democratico (tab. 13). Sostenitore di ``un metodo opposto'' e dell'impiego di ``mezzi ordinarii e quanto piuÁ (...) possibile regolari'' 60, il ricostituito governo granducale (24 maggio) vide di nuovo a capo delle Finanze Giovanni Baldasseroni, il quale, nonostante le necessitaÁ del momento fossero ``per certo [le] piuÁ allarmant[i]'', abolõÁ subito le citate misure. Mentre l'Impero Asburgico decideva di lasciare alla Toscana ``la contribuzione militare'' imposta sul Comune di Livorno all'ingresso delle truppe austriache in cittaÁ 61, che ammontava a 400.000 fiorini pari a 1,200,000 lire 62, fu ``abolito l'imprestito forzoso, rotta fin dal bel principio la Tavola per la impressione dei Buoni'' 63, rimarcando pubblicamente che non vi sarebbero state altre emissioni 64. Pur convinto che qualsiasi aumento d'imposta non sarebbe bastato a sanare il deficit di bilancio 65, il governo reintrodusse la tassa personale o di famiglia che quell'anno risultoÁ di quasi tre volte l'importo del 1847. Oltre alla soppressione di grafia Galileiana di M. Cellini e C., 1853; G. Lumbroso, L'intervento austriaco in Toscana e l'opera della Commissione Governativa, in ``Rassegna Storica del Risorgimento'', apr.-set. 1931, fasc. II-III, pp. 329-348. 59 [G. Sforza], Gli austriaci in Toscana. Ricordi storici del 1849, Firenze, coi tipi dell'Arte della Stampa, 1879, p. 25. 60 Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...) per li anni 1848, 1849 e 1850, cit., p. VI. 61 L'ingresso dei soldati asburgici nel Granducato per riportare l'ordine e vincere la resistenza dei ribelli e dei democratici fu annunciato dal generale Costantino D'Aspre, comandante del corpo d'occupazione austriaco, dietro gli ordini superiori di Radetzky, con un proclama da Pietrasantra il 5 maggio. Lo stesso giorno, alla testa di 10.000 uomini, oltrepassoÁ il confine ed entroÁ a Lucca. Il 12 le truppe occuparono e saccheggiarono Livorno, stroncandone la resistenza e il 25 entrarono nella capitale. G. Baldasseroni, Leopoldo II, cit., p. 379 e p. 587, doc. n. 20. 62 Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...) per li anni 1848, 1849 e 1850, cit., pp. VIVIII, 22; P.G. Piombanti, Compendio storico popolare della cittaÁ di Livorno con un'appendice sugli uomini illustri livornesi, Livorno, Edizioni Liburnia, 1971, 2a (rist. anast. ed. Livorno, 1892), p. 174. Inizialmente la contribuzione di guerra doveva essere di ben un milione di fiorini, come attesta una lettera del 17 maggio 1849 di Luigi Serristori a Leopoldo II, in A. Gennarelli, Le sventure italiane durante il pontificato di Pio Nono, Firenze, Stamperia di A. Bettini, 1863, p. 84. Nel 1860 la contribuzione venne restituita dalla Depositeria al municipio di Livorno in rate semestrali di 50,400 lire italiane ciascuna, a partire dal gennaio dell'anno seguente. Voce Livorno. ± Abolizione di Leggi eccezionali, e restituzione di Contribuzione di Guerra, in Repertorio del diritto patrio toscano, cit., t. XXV, pp. 297-299. 63 Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...) per li anni 1848, 1849 e 1850, cit., p. VI e G. Baldasseroni, Leopoldo II, cit., p. 398. 64 Ibidem, pp. 398-399; A. Zobi, Manuale storico degli ordinamenti economici vigenti in Toscana, cit., p. 503. 65 ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, pp. 429-430. 72 uffici e impieghi, venne poi ripristinato il vecchio prezzo del sale 66 e nel 1850 furono, tra l'altro, inaspriti i diritti di bollo e registro, aggiunta un'imposta sui crediti ipotecari e raddoppiata la tassa ordinaria di commercio che si riscuoteva in Livorno 67. Intanto si svolgeva un serrato dibattito sia all'interno che fuori degli organi governativi per individuare forme di imposizione che si discostassero il meno possibile dal tradizionale impianto tributario e fossero il piuÁ possibile rispettose degli equilibri vigenti e degli interessi della classe dominante 68. Operazione tutt'altro che semplice, perche la pressione fiscale aveva un limite oggettivo nel reddito del Paese e perche chiamava in causa il delicato rapporto fra finanza centrale e finanza locale e soprattutto le divergenze fra le comunitaÁ rurali e le cittaÁ, acuite dall'ineguaglianza del carico tributario fra comune e comune 69. Inoltre, se nei principali centri, leggi Firenze e Livorno, si concentrava la ricchezza mobiliare, i redditi non fondiari, di fatto non censiti, pagavano solo in piccola parte originando tensioni e proteste, e i vari tentativi di riforma fallirono vuoi per la difficoltaÁ di quantificare i redditi da attivitaÁ professionale e da capitali mobili, vuoi soprattutto per la frattura ormai insanabile fra il governo e il ceto dirigente toscano 70. CosõÁ, mentre in Europa i diversi Stati, inclusi quelli assoluti, erano avviati 66 C. Di Nola, La situazione economica della Toscana prima e dopo il 1849, in ``Bullettino Senese di Storia Patria'', 1951-1952, p. 189. 67 Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...) per li anni 1848, 1849 e 1850, cit., pp. VIVIII, 5; piuÁ in part., sui diversi interventi di carattere fiscale, cfr. ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, pp. 426-432, 442-450 e le pp. ss. per le imposte indirette e altri carichi, in part. pp. 466-467 per la tassa di commercio. Su questi provvedimenti, v. anche G. Baldasseroni, Memorie. 1833-1859, a cura di R. Mori, Firenze, Le Monnier, 1959, pp. 118-120, 140-141; L. Cappelletti, Austria e Toscana. Sette lustri di storia 1824-1859, Torino, Fratelli Bocca Editori, 1918, pp. 316-317; G. Parenti, Le entrate del Granducato di Toscana dal 1825 al 1859, cit., pp. 39 e L. Dal Pane, La finanza toscana, cit., pp. 362-363. 68 Ad esempio, un progetto di imposta sulla rendita, giaÁ sottoposto a critiche da ogni parte, dovette essere abbandonato per la ferma opposizione del Consiglio di Stato (ibidem, p. 367). 69 Ibidem, pp. 368-370. Inoltre le comunitaÁ erano responsabili di fronte all'erario delle quote di imposte loro addebitate, indipendentemente dalla reale riscossione e talvolta le comunitaÁ erano costrette a indebitarsi e a pagare gli interessi dei prestiti per far fronte ai propri impegni. Sul dissesto finanziario delle amministrazioni comunali e sul loro rapporto con l'erario, v. G. Pansini, I liberali moderati toscani e la crisi amministrativa del Granducato, cit., pp. 64 ss., 83-86; pp. 63 e 87, invece, per la differente imposizione fra comuni. 70 La ``fortuna mobile'', ad esempio, sfuggiva in gran parte all'erario e sin dal 1848 Baldasseroni aveva sollecitato, incaricando il Consiglio di Stato di mettere a punto il relativo disegno di legge, una riforma che sottoponesse a tassazione i redditi non fondiari mediante un apposito catasto, in modo da poter sostituire anche l'odiata, anacronistica e arbitraria tassa di famiglia e trasformare l'imposta sulle rendite in una fonte certa di entrate, come la tassa prediale. La proposta era stata, peroÁ, ritirata fra le generali recriminazioni ed anche i nuovi progetti non andarono in porto. L. Dal Pane, La finanza toscana, cit., pp. 368-371; G. Pansini, I liberali moderati toscani e la crisi amministrativa del Granducato, cit., p. 73 ss., secondo il quale il regime paternalistico di Leopoldo II, privo ormai del necessario consenso, fallõÁ non solo sul piano politico, ma proprio su quello economico e amministrativo (pp. 48-49, 63). 73 sulla strada delle riforme amministrative per tacitare la richiesta dei cittadini di innovazioni piuÁ radicali, in Toscana naufragava il tentativo di pervenire ad un sistema tributario piuÁ razionale ed efficiente 71. In mancanza di un intervento generale e risolutorio nell'intento di non scaricare il peso fiscale tutto sulla proprietaÁ fondiaria, specie agricola, Baldasseroni intendeva procedere al risamento delle finanze distinguendo la gestione ordinaria da quella straordinaria, mirando a ridurre le spese e ad aumentare le entrate fino a conseguire il pareggio del bilancio ordinario, salvo poi provvedere con entrate straordinarie ad estinguere le passivitaÁ scaturite da circostanze impreviste 72. La diminuzione della spesa pubblica avrebbe dovuto, tra l'altro, far leva su una serie di tagli negli organici dei vari ministeri e su sostanziali riforme nell'ordinamento amministrativo per pervenire ad un ``bilancio normale'' che Leopoldo ordinoÁ al Consiglio di Stato di studiare 73. Nonostante la proclamata diffidenza verso manovre che comportassero un aumento del debito pubblico 74 e nella convinzione che solo situazioni eccezionali e spese non ordinarie giustificassero l'impiego di mezzi straordinari, quali il ricorso al mercato del credito 75, il 31 ottobre 1849 anche il governo granducale si vide costretto ad emettere, data la considerevole entitaÁ del fabbisogno, un prestito pubblico 76 di 30 milioni di lire, garantito sui canoni dell'appalto del tabacco e sulle rendite dell'Azienda dei Sali 77. La natura e la novitaÁ del provvedimento sollevarono critiche e discussioni che rischiarono di farlo naufragare piuÁ ``per politiche contradizioni, anzicheÁ per vere ed intrinseche difficoltaÁ'' 78, visto che giaÁ in occasione del prestito del '48 non erano mancate aperte accuse contro ``i banchieri e i mercanti monopolisti (...), peste e flagello dell'umana societaÁ'' 79. Se la stampa liberale si professava certa che in tal modo il Dicastero sarebbe andato incontro ad una palese dimostrazione di pubblica sfiducia 80, contrasti si ebbero anche tra il governo e Ibidem, p. 76. G. Baldasseroni, Leopoldo II, cit., p. 399 e pp. 402, 403, 424, 460. 73 Ibidem, pp. 424-425, 455-457. L'operazione incontroÁ non pochi ostacoli e alla fine toccoÁ al Ministero delle Finanze imporsi sugli altri: in tal senso vennero emanati diversi decreti fra l'ottobre e il dicembre 1851. 74 L. Dal Pane, La finanza toscana, cit., pp. 351-352. 75 Ibidem, p. 367. 76 G. Baldasseroni, Leopoldo II, cit., p. 400; L. Dal Pane, La finanza toscana, cit., p. 361. 77 Voce Imprestito Toscano, in Repertorio del diritto patrio toscano, cit., t. XVIII, pp. 5-11. Il decreto autorizzava l'emissione di 30.000 cartelle del valore di lire 1.000 ciascuna, o obbligazioni fruttifere 5%, con premio di lire 100, rimborsabili in 26 anni mediante estrazione annuale, prelevando lire 2,100,000 all'anno appunto dal canone dell'appalto del tabacco. L. Cappelletti, Austria e Toscana, cit., pp. 296-297. 78 G. Baldasseroni, Leopoldo II, cit., p. 400. 79 Riportato da A. Volpi, Banchieri e mercato finanziario in Toscana, cit., p. 184. 80 G. Baldasseroni, Leopoldo II, cit., p. 401. Anche se la stampa periodica, in genere, concordava sull'indispensabilitaÁ dell'operazione, alcuni la giudicarono ``monca ed illogica'' per il fatto che 30 milioni erano insufficienti a risanare la finanza e che ``per cosõÁ piccolo oggetto i banchieri esteri non si sarebbero mossi a concorrervi''. Per altri, invece, era ``colossale e sproporzionata ai mezzi della piccola Toscana, e mal concepita a fronte delle condizioni politiche, nelle quali si trovava''. Ibidem, p. 400. 71 72 74 l'Impero che ± consapevole della rilevanza di una manovra concernente il debito pubblico ± accampava pretese di egemonia e controllo 81, anche perche il prestito era stato emesso ``coll'espressa intenzione di pagar con quello gli Austriaci'' 82. Al di laÁ delle polemiche politiche, influiva negativamente un mercato ancora asfittico: alla data stabilita si contarono un ``discreto numero di offerte parziali'' e il prestito, pur avendo fra i sottoscrittori lo stesso Granduca a titolo personale per un migliaio di obbligazioni alla pari e poi la Banca Bastogi 83 per 10.000 cartelle al prezzo effettivo di 87 84, non pote essere collocato interamente 85. Non mancarono neppure contatti con un agente dei Rothschild 86, risoltisi a suo dire in un nulla di fatto per 81 Id., Memorie, cit., pp. 114-116 e E. Baldasseroni, Giovanni Baldasseroni uomo di Stato (1795-1876), in ``Bollettino Storico Livornese'', 1941, n. 1, p. 40. Sui rapporti fra il Granducato e l'Impero in questo periodo, v. G. Lumbroso, Austria e Toscana dopo la restaurazione del 1849, in ``Rassegna Storica del Risorgimento'', 1932, fasc. III, pp. 773-782; R. Moscati, Appunti e documenti sui rapporti fra Austria e Toscana dopo la restaurazione del 1849, in ``Archivio Storico Italiano'', 1941, disp. III-IV, pp. 63-85; Id., Austria, Napoli e gli Stati conservatori italiani (18491852), Napoli, presso la R. Deputazione., 1942, pp. 73-93, 109 ss. Sull'isolamento del gabinetto toscano dal resto dell'Italia e dell'Europa nei mesi dell'occupazione militare e sul condizionamento austriaco nella politica estera, v. A. D'Addario, Direttive della politica estera toscana nel decennio 1849-1859, in ``Rassegna Storica Toscana'', gen.-giu. 1959, fasc. I-II, pp. 3-27. 82 R. Busacca, La finanza toscana nel 1851. Ragionamento politico-economico, in Miscellanea di scritti politici, vol. II, Firenze, presso G. Montelatici dalle Scalere di Badia, e presso i principali librai della Toscana, 1851, p. 51. 83 Cfr. Pietro Bastogi, in F. Pera, Quarta serie di nuove biografie livornesi, cit., pp. 21-28; L. Coppini-G.P. Nitti, voce Bastogi Pietro, in Dizionario Biografico degli Italiani, cit., vol. 7, pp. 176-180; E. Passerin D'EntreÁves-L. Coppini, Pietro Bastogi, in La ``SocietaÁ Italiana per le Strade Ferrate Meridionali'' nell'opera dei suoi presidenti (1861-1944), Bologna, Zanichelli, 1962, pp. 1-165; E. Cantarella, Capitale estero e capitale nazionale alle origini della Bastogi, in "Studi Storici", 1976, n. 3, pp. 97-138; A. Moscati, I ministri del Regno d'Italia, Napoli, Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano ± Edizione del Comitato Napoletano, 1955, vol. I Dalle annessioni ad Aspromonte, 1955, pp. 227-238. 84 G. Baldasseroni, Leopoldo II, cit., p. 401. 85 Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...) per li anni 1848, 1849 e 1850, cit., pp. VII, 22. Le cartelle vendute successivamente furono collocate ad un prezzo migliore; il totale dell'operazione ascese a lire 26,633,546.13.4, il prezzo medio di vendita di ogni cartella fu di 887.15.8 lire e il rendimento effettivo del 6,66% (ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, p. 624). L'avvicinamento a partire dal '47 delle Case Bastogi e Fenzi, l'avvio di un costante scambio dei titoli in loro possesso e l'esistenza di una compiuta rete di connessioni fra gli agenti economici toscani, i quali mostrarono una capacitaÁ di mobilitazione assai rapida, preferendo comunque sostenere i titoli pubblici piuttosto che rischiare aumenti di imposte, dettero al sistema finanziario regionale un discreto grado di omogeneitaÁ. Questo permise di sopperire all'appoggio dei grandi banchieri europei che continuarono ad inviare i propri titoli nel Granducato e ad accettare, invece, quelli toscani con cautela. Cfr. A. Volpi, Banchieri e mercato finanziario in Toscana, cit., p. 188. 86 Sui Rothschild in generale, cfr. E.C. Corti, La famiglia dei Rothschild, trad. it., Milano, A. Mondatori, 1938; B. Gille, Histoire de la Maison Rothschild, GeneÁve, Librairie Droz, 1965-67, 2 t.; J. Bouvier, I Rothschild, trad. it., Roma, Editori Riuniti, 1984; D.S. Landes, Dinastie. Fortune e sfortune delle grandi aziende famigliari, trad. it., Milano, Garzanti, 2007, pp. 59-100. Per i legami dei Rothschild con la finanza di altri Stati italiani del tempo, v. R. Giuffrida, I Rothschild e la finanza pubblica in Sicilia (1849-1855), Caltanisetta-Roma, Salvatore Sciascia Editore, 1968; D. 75 l'incapacitaÁ del Baldasseroni a fare gli affari 87. In realtaÁ, il mancato accordo con la nota Maison fu dovuto piuttosto al fatto che nel Granducato il ricorso al mercato dei capitali continuava ad aver luogo con modalitaÁ differenti rispetto a quanto avveniva in altri Stati e non aveva ancora compiuto il necessario salto di qualitaÁ tecnico. Oltre ad estinguere alcuni vecchi debiti, il prestito servõÁ unicamente a ritirare dalla circolazione nei primi sei mesi del 1850 i Buoni del Tesoro emessi dal governo democratico 88, con la conseguenza che, fra i titoli di spesa che avevano subito gli incrementi maggiori, figurarono proprio le spese militari e gli interessi del debito 89. Anche se il ``ritorno'' del debito pubblico statale, dopo oltre quarant'anni dalla cancellazione operata da Napoleone, non significoÁ un cospicuo spostamento di grandi risorse investite altrove verso di esso, l'entitaÁ dell'operazione fu comunque tale da produrre riflessi nel mercato toscano dei capitali, che giaÁ risentiva delle turbolenze di quegli anni, contribuendo al delinearsi di un mercato dei titoli accanto a quello delle merci e all'avvio di quel fenomeno di diffusione dell'investimento finanziario che caratterizzoÁ la regione negli anni Cinquanta 90. 3. La convenzione del 1850 tra Firenze e Vienna La Commissione Governativa, che doveva reggere le sorti del Granducato in nome di Leopoldo II, aveva sperato che l'arresto di Guerrazzi e il ristabilimento del governo monarchico avrebbero tolto a Vienna ogni plausibile ragione per intervenire in Toscana e proprio nel manifesto ai cittadini ``si ripromette[va] di liberar[l]i dal dolore di un'invasione'' 91. Ma la controrivoluzione toscana e il nuovo assetto politico non mutarono la decisione austriaca. CosõÁ, se ``i leggeri danni della Finanza'' rilevati agli inizi del 1848 si trasformarono alla fine del 1850 in ``una Felisini, Le finanze pontificie e i Rothschild 1830-1870, Napoli, ESI, 1990; P. Norsa, Finanziamenti stranieri nel periodo del Risorgimento e dell'UnitaÁ d'Italia. 1832-1863, Milano, s. n., 1959; L. Conte, La Banca Nazionale. Formazione e attivitaÁ di una banca di emissione. 1843-1861, Napoli, ESI, 1990, passim; M.C. Schisani, Finanze ed economia nel Regno di Napoli, in Il pensiero e l'opera di Domenico Demarco, a cura di F. Balletta, Milano, Angeli, 2010, pp. 116-133. 87 Ricordato dallo stesso G. Baldasseroni, Memorie, cit., p. 117. 88 G. Baldasseroni, Leopoldo II, cit., p. 402. Secondo quanto scrive R. Busacca, La finanza toscana nel 1851, cit., p. 56, il prestito ``allevioÁ soltanto provvisoriamente la finanza, convertendo in cartelle del medesimo una parte del disavanzo degli anni anteriori''. 89 Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...) per li anni 1848, 1849 e 1850, cit., p. VIII. Gli interessi sul debito, pari in media a 793,801.8.5 lire annue nel decennio 1835-1844 salirono in quello successivo a 2,723,718.1.4 lire e furono di ben 4,558,586.1.3 lire nel 1854 (ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, p. 550). 90 R.P. Coppini, Il Granducato di Toscana, cit., pp. 414-415; Id., Economia e societaÁ nella Toscana dell'Ottocento, cit., p. 54. 91 G. Lumbroso, L'intervento austriaco in Toscana e l'opera della Commissione Governativa, cit., p. 329 ss., al quale rinviamo anche per la posizione del Granduca nei confronti dell'occupazione delle truppe imperiali; R.P. Coppini, Il Granducato di Toscana, cit., p. 397 ss. 76 Tab. 9 - ``Spese straordinarie occasionate dalle vicende politiche'' (anni 1848-49) riportate nel bilancio dell'Amministrazione della Guerra del Granducato di Toscana 1848 1849 TOTALE 375,199. 8. 9 Spese di guerra fatte al Campo ed altre 200,468.13. ± 174,730.15. 9 1,116,814.17. 5 345,328.15.11 1,462,143.13. 4 Battaglioni dei Volontari 440,496. 4. 2 880,271.19. 6 1,320,768. 3. 8 Corpi diversi toscani, italiani ed esteri ÐÐÐÐ 67,525. 5. 1 67,525. 5. 1 Guardia Civica in servizio di piazza 66,043.14. 2 ÐÐÐÐ 66,043.14. 2 Guardia Municipale di Livorno 1,823,823. 8. 9 1,467,856.16. 3 3,291,680. 5. ± Totale (lire toscane) Fonte: ASF, Min. Fin, r. 1444, Decennio della Finanza Toscana dall'anno 1845 al 1854, vol. II, pp. 133, 135. Tab. 10 - ``Spese di titolo straordinario occorse nel decennio dal 1845 a tutto il 1854'' nel Granducato di Toscana (in lire toscane) TIPO DI SPESA Spese straordinarie di guerra o attinenti al sistema militare o ai legami militari ± Spese di Guerra, acquisti di armi, spese per la Guardia Civica ecc. pagate direttamente dalla R. Depositeria negli anni 1848, 1849 e 1850, non comprese nel Prospetto dell'Amministrazione Militare ± Spese per le Truppe Ausiliarie Austriache (v. tab. 11) ± Deficienza che fu riscontrata nei Magazzini dell'Amministrazione Militare, allorche dopo il 1849 furono rifusi gl'Inventarj dei suoi capitali Totale Altre spese straordinarie Totale spese straordinarie Ammontare 1,605,773. 6. 9 % 4,4 22,811,067.18. 9 62,2 732,612.10. 4 25,149,453.15.10 11,518,708. 9. 6 36,668,162. 5. 4 2 68,6 31,4 100 Fonte: ASF, Min. Fin, r. 1443, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854, vol. I, pp. 11-12. voragine'' 92, cioÁ fu dovuto soprattutto al fatto che agli oltre 10 milioni annui di spese per la difesa, comprensivi di una parte delle spese per la guerra d'Indipendenza (tab. 9), si aggiunsero oltre 25 milioni di spese militari straordinarie (tab. 10), di cui circa 22.800.000 lire per le truppe ausiliarie asburgiche (tabb. 10, 11). La loro presenza, dal maggio 1849 fino al luglio 1855 93, si inserõÁ in quel clima di neoassolutismo di cui ha parlato storiografia auatriaca sul periodo 94 ± che vide Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...) per li anni 1848, 1849 e 1850, cit., p. X. ASF, Segr. e Min. G., 1855, Prot. 93 n. 105. 94 La storiografia italiana sugli anni '50 dell'Ottocento usa, invece, la definizione di decennio di preparazione. Cfr. G.C. Waldenegg, L'Austria e l'Italia dopo la rivoluzione del 1848 e M. Meriggi, Alcune osservazioni sul neoassolutismo nel Lombardo Veneto, in ``Rassegna Storica del Risorgimento'', 2001, n. spec., Atti del Convegno Internazionale La ricerca tedesca 92 93 77 Tab. 11 - Spese sostenute dal Granducato di Toscana per le Truppe ausiliarie austriache (1849-1854) Anni 1849-1850 1851 1852 ± Per quelle occorse nell'annata ± Per quelle arretrate a tutto giugno 1850 in seguito della fattane liquidazione 1853 1854 Totale 2,770,411.7.11 4,798,632.3. 7 Spesa totale (lire toscane) 6,408,993.13. 8 3,370,395.12. 8 7,569,043.11. 6 3,118,900.13. 1 2,343,734. 7.10 22,811,067.18. 9 Fonte: Dati tratti dai Bilanci a stampa, anni 1848, 1849 e 1850-1854. tra l'altro la soppressione della libertaÁ di stampa, la definitiva abrogazione dello Statuto, il ripristino della pena di morte e un concordato con la Santa Sede che equivaleva a una vera e propria alleanza in funzione conservatrice ± e rappresentoÁ per il Granducato lorenese la prima vera occupazione militare, nonche ``il venir meno del [suo] ruolo cosõÁ innovativo'' 95. Per arrivare all'accordo occorsero trattative assai complesse e lunghe ± circa sette mesi 96 ± con l'impegno in prima persona di Felix Schwarzenberg, Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri dell'Impero Asburgico, e di Karl HuÈgel, incaricato d'Affari d'Austria a Firenze, con giudizi molto pesanti sulla Toscana 97. Non mancoÁ da parte austriaca, neppure un vero e proprio ricatto: se Firenze avesse continuato a fare resistenza, Vienna ± dopo aver ricordato al governo toscano che perdeva ogni giorno 7.000 lire per il sul Risorgimento italiano. Temi e prospettive (Roma 1-3 marzo 2001), a cura di A. Ciampani e L. Klinkhammer, rispettivamente pp. 65-76, 213-216. 95 L. Lotti, Leopoldo II e le riforme in Toscana, in ``Rassegna Storica Toscana'', lug.-dic. 1999, n. 2, p. 251. V. anche quanto eÁ scritto in Toscana e Austria. Cenni storico-politici, Firenze, a spese della SocietaÁ Editrice, 1859, p. 52 ss. 96 Le relazioni diplomatiche fra l'Austria e il Granducato di Toscana, III serie: 1848-1860, a cura di A. Filippuzzi, Roma, Istituto Storico Italiano per l'EtaÁ Moderna e Contemporanea, 1967, vol. II (1 gennaio 1850 - 9 maggio 1851), docc. 43, 45 (nel quale la Toscana insiste per l'inserimento di una clausola che salvaguardi la sovranitaÁ del Granduca, riservandogli l'iniziativa di chiedere il ritiro delle truppe ausiliarie), 49, 57, 58, 71, 82, pp. 104-105, 107-109, 115-116, 129-133, 154-155, 172-173. 97 Schwarzenberg parloÁ a HuÈgel di ``heÂsitations meÂticuleuses et (...) doutes mesquins (...) pour motiver les retards qu'eÂprouve la signature de la convention militaire'' (ibidem, vol. II, doc. 43, pp. 104-105). HuÈgel, dal canto suo, scrive: ``sous les formes et avec les phrases de la civilisation, du progreÁs, il est inconcevable aÁ quel point toute l'administration est ancore arrieÂreÂe, et comme tout est ancore ici peÂtrifie dans les usages des tems passeÂes'' (ibidem, vol. II, doc. 57, p. 131). E di tutti i ministri sottolinea ``la nonchalance, la routine paresseuse et l'ancienne habitude de ne jamais faire le jour ce que l'on peut remettre au lendemain'' (ibidem). 78 ritardo nella firma della convenzione ± avrebbe richiesto l'immediato pagamento delle somme dovute per il mantenimento delle truppe d'occupazione 98. In base alla convenzione stipulata il 22 aprile 1850 fra il Granducato e l'Impero Asburgico 99, sarebbero rimasti sul suolo toscano, fino al consolidamento dell'ordine, 10.000 soldati di ogni corpo posti alle dipendenze del Comandante Generale dell'Armata austriaca dell'alta Italia, muniti delle necessarie artiglierie, al cui mantenimento (soldo ed equipaggiamento esclusi) doveva provvedere il governo granducale. CosõÁ fra le spese straordinarie del decennio 1845-54, quelle nell'insieme di carattere militare rappresentarono quasi il 70% e quelle per le truppe ausiliarie austriache, in particolare, piuÁ del 62% del totale (tab. 10). Queste ultime assorbirono ben il 90,7% delle spese straordinarie per la difesa, superarono quelle del Dipartimento della Guerra negli anni 1848 e 1849, pari a Ibidem, vol. II, doc. 43, pp. 104-105 e doc. 57, vol. II, p. 131. ASF, Trat. Int., n. CCXIII, anche in ASF, Segr. e Min. Es., f. 2906, Ministero degli Affari Esteri. Trattati, Convenzioni ed altri Atti stipulati per la Toscana dal Në 94 al 109. 1847-1851, n. 101; voce Austria e Toscana ± Convenzioni Diplomatiche per il soggiorno temporario in Toscana di un Corpo di Truppe Austriache, in Repertorio del diritto patrio toscano, cit., t. XVII, pp. 48-52. Sui rapporti e le trattative tra Firenze e Vienna prima di addivenire alla firma della convenzione, cfr. A. D'Addario, Problemi della politica estera toscana dal maggio 1849 all'aprile 1850, in ``Rassegna Storica Toscana'', gen-giu. 1956, fasc. I-II, p. 21 ss. Uno dei problemi era costituito dal numero dei soldati austriaci che i toscani non volevano oltrepassasse i 6.000 uomini per non gravare eccessivamente sulle giaÁ dissestate finanze statali. L'Austria, invece, lo consideroÁ insufficiente in base a valutazioni strategiche complessive che travalicavano i bisogni della Toscana e riguardavano il suo ruolo negli affari generali della Penisola. La convenzione fu apertamente osteggiata anche da sperimentati giureconsulti del tempo (vedi Cesare Capoquadri, nominato nel 1841 presidente della Corte di Cassazione) che, in base alle loro convinzioni liberali e a una idea dello Stato retto dal diritto, la ritennero lesiva della sovranitaÁ e del diritto internazionale. M. Sanacore, Da ancien reÂgime a stato di diritto. Scienza giuridica e riforme legislative nella Toscana della Restaurazione, in ``Ricerche Storiche'', gen.-apr. 1999, n. 1, pp. 174-175. L'occupazione militare venne giudicata ``di tutti gli oneri imposti dall'Austria alla Toscana, il piuÁ ingiusto, e il piuÁ grave'' (Sui danni economici recati dall'Austria alla Toscana. Lettera di Bartolommeo Cini, Firenze, Tipografia e Calcografia del Vulcano, 1859) o, comunque, una seria limitazione dell'autonomia e della sovranitaÁ della Toscana (L. Galeotti, Considerazioni politiche sulla Toscana, Firenze, coi tipi di Felice Le Monnier, 1850, p. 16). A difesa della convenzione, cfr., invece, Della necessitaÁ della Convenzione austrotoscana e delle ragioni per le quali eÁ mostrato che questa Convenzione non offende la dignitaÁ e la indipendenza ne della Toscana ne del Principato. Articoli due estratti dai numeri 16 e 21 del Conservatore Costituzionale, Firenze, Tipografia di F. Bencini, 1850. V., inoltre, S. Camerani, Leopoldo II e l'intervento austriaco in Toscana, in ``Archivio Storico Italiano'', 1949, disp. I, pp. 54-88; Id., Lo spirito pubblico in Toscana nel 1849 dopo la Restaurazione, in ``Rassegna Storica del Risorgimento'', ott.-dic. 1952, fasc. IV, pp. 463-470; Id., Lo spirito pubblico in Toscana dal 1849 al 1859, in ``Rassegna Storica Toscana'', gen.-giu. 1959, fasc. I-II, pp. 155-186.; E. Artom, Il problema del decennio toscano dal 1849 al 1859, in "Bullettino Senese di Storia Patria", 1951-1952, Atti del IV Congresso della SocietaÁ Toscana per la Storia del Risorgimento Italiano, Siena 2-3 maggio 1851, pp. 5-18. Infine, sulla convenzione e il piuÁ generale disegno asburgico, cfr. F. Bertini, Risorgimento e questione sociale. Lotta nazionale e formazione della politica a Livorno e in Toscana (1849-1861), Firenze, Le Monnier, 2007, p. 74 ss. 98 99 79 20,586,341.3.2 lire (tab. 4), ed ammontarono a oltre 4,5 volte quelle per la guerra d'Indipendenza, la Guardia Civica 100 e gli acquisti di armi 101. Se proprio le spese per il corpo militare asburgico resero di fatto impraticabile la politica restrittiva propugnata da Baldasseroni, qualche ulteriore ragguaglio eÁ utile per valutare appieno la loro entitaÁ e incidenza. Soltanto fino al 1854 esse ammontarono a oltre 3 volte la spesa militare media annua nel decennio, costituirono circa il 33% delle spese dell'Amministrazione della Guerra nello stesso arco di tempo e piuÁ del 20% della spesa pubblica negli anni 1848-50. Risulta pertanto con chiarezza che le spese per la guerra d'Indipendenza valutate nella loro globalitaÁ furono nettamente inferiori a quelle sopportate dal Granducato, a causa del legame politico-militare con Vienna, per le truppe ausiliarie asburgiche, pari a quasi 5 volte le prime. Inoltre alla convenzione dell'aprile 1850 con l'Austria si addivenne proprio per regolamentare il riparto delle spese per il corpo austriaco e alleggerire almeno parzialmente le comunitaÁ, soprattutto quella di Firenze (tab. 12). Infatti, nelle spese per l'occupazione austriaca furono coinvolte le comunitaÁ che supplirono ``in parte con i soccorsi della R. Depositeria; in parte con fondi loro proprii; in parte finalmente con fondi che si erano procurati a titolo fruttifero da terzi sovventori'' 102. Esse dovettero farsi carico del mantenimento delle truppe dal loro ingresso in Toscana fino allo scambio delle ratifiche della convenzione e, specie per quanto attiene all'alloggio e al casermaggio, anche dopo il 1ë luglio, data in cui l'erario inizioÁ a provvedere direttamente al servizio del corpo ausiliario. Istituita con motuproprio del 4 settembre 1847, venne sciolta il 23 ottobre 1851. ASF, Segr. Gab., App., f. 21, ins. 2; ASF, Segr. St., f. 2933. Voci Guardia Civica. Istituzione ed organizzazione e Guardia Civica Mobile, in Repertorio del diritto patrio toscano, cit., t. XV, pp. 5-123, 123-144; Guardia Civica - Scioglimento, ivi, t. XVII, pp. 388-389. Cfr. L. Lotti, Leopoldo II e le riforme in Toscana, cit., pp. 248-249, per le manifestazioni per ottenere la Guardia Civica e i successivi festeggiamenti; E. Francia, Tra ordine pubblico e rivoluzione nazionale: il dibattito sulla Guardia Civica in Toscana (1847-1849), in Dalla cittaÁ alla nazione. Borghesie ottocentesche in Italia e in Germania, a cura di M. Meriggi e P. Schiera, Annali dell'Istituto Storico italo-germanico. Quaderno 36, Bologna, il Mulino, 1993, pp. 89-113; F. Conti, Le guardie civiche, in ''Rassegna Storica Toscana'', lug.-dic. 1999, n. 2, pp. 327-345, in part. p. 334 ss. 101 Anche il pagamento delle spese di mantenimento delle truppe austriache per il periodo antecedente la firma della convenzione causoÁ alla Toscana non pochi problemi d'ordine finanziario. Questa doveva versare all'Austria 60.000 fiorini al mese, quale acconto della cifra che sarebbe poi stata definita dalla Giunta di liquidazione. Il 17 luglio 1851 HuÈgel informa Schwarzenberg che ``le chevalier de Baldasseroni avait sur sa table le releve de la deÂpense annuelle du corps auxiliaire qui exceÁde 4 milions de lire toscanes et il me dit qu'aÁ moins de ruiner le GrandDuche il eÂtait de toute impossibilite de payer en meÃme tems les deÂpenses extraordinaires du moment et les arrieÂreÂes'' (Le relazioni diplomatiche fra l'Austria e il Granducato di Toscana, cit., vol. III (10 maggio 1851 - 30 dicembre 1852), doc. 46, p. 113). Il 23 ottobre Schwarzenberg fa poi sapere a HuÈgel che il Granduca ha scritto personalmente all'Imperatore per chiedere una dilazione, ma Francesco Giuseppe non ha accolto la richiesta (ibidem, vol. III, doc. 93, pp. 186-187). 102 Tribunale Civile e Correzionale di Pisa, Memoria a favore del Comune di Pisa contro la R. Finanza. Occupazione austriaca in Toscana dal 1849 al 1855. ± Rimborso delle spese anticipate dal Comune di Pisa pel mantenimento, alloggio ecc. del corpo di occupazione. ± Successione da stato a stato. ± Competenza dell'autoritaÁ giudiziaria, Pisa, nella Tipografia Vannucchi, 1879, pp. 26, 27. 100 80 Tab. 12 - Spese sostenute da alcune delle principali ComunitaÁ per le Truppe Austriache in Toscana (maggio 1849-dicembre 1850) ComunitaÁ Firenze (dal 25 maggio 1849 a tutto novembre 1850) Pisa (dal 5 maggio 1849 al 10 dicembre 1850) Livorno (dall'11 maggio al 31 dicembre 1849) Totale Lire toscane 4,816,813. 5. 4 790,732. 7. 3 1,170,766. 9. 4 6,778,312. 1.11 Fonte: R. Busacca, La finanza toscana nel 1851, cit., p. 51. Tab. 13 - Situazione debitoria del Granducato di Toscana all'11 aprile 1849 (in lire toscane) 13,903,491.12.10 2,612,527.15.10 11,290,963.17.Ð Pagamenti non soddisfatti e debiti nuovi Assegnamenti lasciati e debiti estinti Superano i debiti di Questa somma di debiti si divideva: ± Imputabile al periodo anteriore al 26 ottobre 1848 ± Imputabile al periodo del 26 ottobre '48 al 7 febbraio 1849 ± Imputabile al periodo del 7 febbraio 1849 al dõÁ 11 aprile 1849 Totale 1,700,116. 5. 6 4,631,894. 7. 5 4,958,953. 4. 1 11,290,963.17.± Fonte: R. Busacca, La finanza toscana nel 1851, cit., p. 29. Il 3 novembre 1850 con un decreto, Leopoldo riconobbe il debito dello Stato nei confronti dei comuni, ma stabilõÁ l'impossibilitaÁ di procedere al rimborso in maniera simultanea e diretta, impegnandosi peroÁ a restituire gli interessi sui prestiti contratti per le spese di occupazione 103. Anche se queste ultime riguardavano l'``universalitaÁ dello Stato'', fu vietato alle comunitaÁ di rivalersi ± nonostante i prestiti sempre piuÁ difficili da ottenere e i ``riavvalli delle cambiali quasi impossibili'' 104 ± per qualsiasi quota sui tributi che esse dovevano versare alla Depositeria 105. Nel giugno erano stati intanto nominati i commissari toscani che, assieme a quelli austriaci, avrebbero proceduto alla liquidazione delle spese di occupazione 106. A Sulle numerose richieste di autorizzazione a contrarre debiti per pareggiare i bilanci, v. G. Pansini, Gli ordinamenti comunali in Toscana dal 1849 al 1853, cit., p. 64. Sul problema delle anticipazioni fatte dalle comunitaÁ per il corpo ausiliario austriaco e non ancora rimborsate al momento dell'UnitaÁ, cfr. [G. Sforza], Gli austriaci in Toscana. Ricordi storici del 1849, cit., p. 25 ss. 104 G. Pansini, I liberali moderati toscani e la crisi amministrativa del Granducato, cit., p. 68 ss., in part. pp. 70-71. 105 Tribunale Civile e Correzionale di Pisa, Memoria a favore del Comune di Pisa contro la R. Finanza, cit., p. 26 ss. 106 Ibidem, pp. 23-25. Con decreto 10 giugno 1850 venne, infatti, istituita una Commissione di liquidazione austro-toscana delle spese per il mantenimento delle truppe austriache. V. ASF, C. 103 81 tale Commissione le comunitaÁ rimisero anno per anno i loro conteggi corredati dalle opportune giustificazioni ed essa presentoÁ al governo una generale liquidazione fino a tutto il 1852. Poiche le comunitaÁ ± ``sempre per ordine superiore'' ± continuavano a sopportare le spese relative alle soldatesche asburgiche, la Commissione, con sovrana risoluzione del 6 aprile 1855, fu richiamata a riassumere la precedente liquidazione e a estenderla fino al tempo in cui il Granducato sarebbe stato evacuato dalle truppe imperiali. La terza e ultima liquidazione venne effettuata in data 18 maggio 1857, con la Toscana debitrice verso l'Austria di 15,929.56.10 fiorini, corrispondenti a 47,729.13.1 e 1/5 lire 107. Definita la liquidazione fra i due Stati, restava quella fra il governo granducale e le comunitaÁ, a cui provvide la Commissione incaricata nell'adunanza del 17 maggio 1858: tolte le entrate, le comunitaÁ vantavano un credito al 30 aprile 1855 di 7,189,585.4.3 lire 108. Particolarmente colpita Livorno, con un onere di ben 1,756,291.-.2 lire fra il 1849 e il 1856 109; inoltre le comunitaÁ minori erano state spesso costrette a prestare denaro a quelle piuÁ grandi, come Firenze, Pisa e Pistoia 110. Bagno a Ripoli, ad esempio, dovette ricorrere a un prestito della Cassa di Risparmio per finanziare la capitale e restoÁ pure esclusa dal conteggio finale delle spese per l'occupazione austriaca 111. Non mancarono, come eÁ ovvio, frizioni fra le comunitaÁ e lo Stato, destinate talvolta a sfociare, specie per i rimborsi, in veri e propri contenziosi che in certi casi finirono per trascinarsi ben oltre l'UnitaÁ 112. d. C., ff. 1107-1110, f. 1111, Liquidazione finale delle spese occorse per le II e RR. Truppe Austriache dal 1ë Gennaio 1853 all'epoca della totale loro evacuazione dal Gran-Ducato., f. 1115, Commissione di Liquidazione Austro-Toscana, Registro delle Adunanze a tutto Giugno 1850 (in realtaÁ contiene dalla 1a adunanza tenuta il 15 Luglio 1850 alla 54a tenuta il 28 Giugno 1852), f. 1116, Commissione di Liquidazione Austro-Toscana, Registro delle Adunanze (1a.adunanza 21 Aprile 1853-58a adunanza del 3 Luglio 1854), f. 1117, Commissione di Liquidazione Austro-Toscana, Registro delle Adunanze ± Liquidazione pel periodo di tempo dal 1ëGennajo 1853 a tutto Aprile 1855. 107 Tribunale Civile e Correzionale di Pisa, Memoria a favore del Comune di Pisa contro la R. Finanza, cit., pp. 30-35. 108 Ibidem, pp. 35-38. 109 ASF, C. d. C., f. 1187. 110 Tribunale Civile e Correzionale di Pisa, Memoria a favore del Comune di Pisa contro la R. Finanza, cit., p. 39 e p. 46. 111 Questo in ordine alla circolare del 15 Giugno 1849. La somministrazione a Firenze fu di 10,365 lire e il prestito con la banca di 13,100 lire. ASF, C. d. C., f. 1182, Truppe Ausiliarj in Toscana dal Maggio 1849 a tutto Aprile 1855, Liquidazione dei conti colle ComunitaÁ, ins. ComunitaÁ del Bagno a Ripoli, Liquidazione delle spese fatte per le II e RR. Truppe Austriache dal 24 Settbre 1849 al 30 Aprile 1855. 112 Á E il caso della ComunitaÁ di Pisa. Tribunale Civile e Correzionale di Pisa, Memoria a favore del Comune di Pisa contro la R. Finanza, cit., passim. Il 23 ottobre 1867 il prefetto di Pisa invioÁ al sindaco della cittaÁ una circolare nella quale lo invitava a contattare il Governo per risolvere in via amichevole la pendenza, visto che il Comune di Livorno aveva giaÁ adito il Tribunale Civile di Firenze. Il 5 maggio 1869 anche il Comune di Pisa ricorse alla magistratura, ma nel 1870 l'Amministrazione delle Finanze, per sollevare formalmente il conflitto di attribuzione, si rivolse al Consiglio di Stato che dichiaroÁ di competenza del potere esecutivo la definizione della controversia. CosõÁ il comune di Pisa dopo il 1870 dovette riaprire pratiche di tipo 82 Alle comunitaÁ fu cosõÁ addossato gran parte del costo dell'occupazione, costringendole a un massiccio indebitamento che non erano in grado di reggere e precipitando anch'esse in una situazione finanziaria disastrosa. Non solo, ma la questione era tutt'altro che secondaria, perche chiamava in causa gli equilibri fra centro e periferia e la volontaÁ, manifestata dal Granduca sin dalla Restaurazione, di gravare sulle comunitaÁ il meno possibile per non rischiare di scalfire il consenso sociale e non modificare, nella complessitaÁ del tessuto istituzionale, i delicati equilibri fra i poteri, nonche i postulati sui quali si erano nel tempo definiti i rapporti del Sovrano con i sudditi. Ma oltre a un problema di finanza locale, Baldasseroni era consapevole che le spese per il corpo d'occupazione costituivano il fattore che aveva alterato il sistema finanziario ed erano all'origine di ``un modo di amministrazione cosõÁ diverso da quello felicemente praticato fino all'epoca del 1847'' 113. Fuori dal bilancio di previsione, approvato dal Granduca il 24 Dicembre 1850, restavano infatti tutte le spese straordinarie relative al mantenimento delle truppe ausiliarie 114. Pari nel 1851 a 3,370,395.12.8 lire, questa voce rappresentava il 92% delle spese straordinarie sostenute quell'anno 115, alle quali fu fatto fronte con il prestito pubblico dell'ottobre 1849, le cui cartelle cominciavano ad incontrare sul mercato un maggior favore 116, e con un nuovo prestito di 12 milioni di lire, sancito con R. Decreto 13 giugno 1851, con garanzia sulle miniere 117. Quest'ultimo, che vedeva ancora una volta il coinvolgimento della Banca Bastogi, rappresentava un'originale operazione 118 che si inseriva nella volontaÁ, di matrice amministrativo presso il governo al fine di ottenere il pagamento del propio credito, finche nel 1878 procedette agli atti giudiziari contro il governo stesso per vedere riconosciuti e sanzionati i propri diritti. Al problema dei rimborsi alle comunitaÁ da parte del nuovo Stato eÁ interamente dedicato [G. Sforza], Gli austriaci in Toscana. Ricordi storici del 1849, cit. 113 Rapporto del Ministro Segretario di Stato, in Rendimento di Conti della Finanza Toscana per l'anno 1851, cit., p. VI. 114 Ibidem, p. VIII. 115 Pari a 3,647,788.4.1 lire (ibidem, p. 43). 116 Ibidem, p. VIII. V., al riguardo, A. Volpi, Banchieri e mercato finanziario in Toscana, cit., p. 281. 117 Voce Imprestito Toscano, in Repertorio del diritto patrio toscano, cit., t. XVIII, pp. 11-18. Di questo intervento per sanare il bilancio, il 6 luglio 1851 HuÈgel invioÁ un dettagliato resoconto a Schwarzenberg. Le relazioni diplomatiche fra l'Austria e il Granducato di Toscana, cit., vol. III, doc. 41, pp. 100-102. 118 L'Azienda delle Miniere e Fonderie aveva dato negli anni 1846 e '47 un reddito superiore a 600,000 lire annue. Si consideroÁ che questa somma fosse sufficiente per pagare gli interessi del 5% appunto su un capitale di 12,000,000, ``che venisse somministrato alla finanza da una SocietaÁ di azionisti, la quale, prendendo a condurre l'escavazione delle miniere sotto special vigilanza del Commissario regio Haupt e la lavorazione del ferro a Follonica, pagherebbe a se stessa i frutti sul capitale anticipato, e supplirebbe ad ogni spesa relativa, riserbando al Governo una partecipazione sugli utili che, dopo cioÁ si fossero verificati''. Su queste basi l'accordo venne concluso con una SocietaÁ rappresentata dalla Banca Bastogi che fece il prestito di 12 milioni ``al saggio del 90'', lasciando al governo la possibilitaÁ di ottenere la differenza con la stabilita partecipazione agli utili annuali. Questo, da parte sua, dovette somministrare a Bastogi 2 milioni di lire da investire nel potenzia- 83 tipicamente liberista, di sollevare lo Stato da qualsiasi diretto impegno in attivitaÁ industriali e mercantili, anche se non si addivenne ad una completa privatizzazione della siderurgia toscana come era stato in un primo tempo pensato. Dal canto suo Pietro Bastogi, deciso a spostare l'attivitaÁ dell'azienda di famiglia dal settore mercantile e marittimo a quello ben piuÁ complesso e redditizio degli investimenti creditizi e finanziari tanto pubblici quanto privati, riuscõÁ, proprio con questa operazione, ad accreditarsi tra le grandi case bancarie 119. Da una parte, controllava infatti il piuÁ importante complesso per la produzione e la lavorazione del ferro dell'Italia centrale nel pieno boom ferroviario che investiva la Penisola 120, dall'altra, si presentava ormai come il ``banchiere del Granduca''. Egli riuscõÁ ad essere preferito rispetto agli altri concorrenti proprio percheÂ, conoscendo l'urgente bisogno di denaro in cui versavano le casse toscane per il mantenimento del corpo ausiliario, offrõÁ di concedere un prestito ben piuÁ alto, addirittura doppio, di quello richiesto 121. In tal modo, oltre ad ampliare il raggio dei propri affari con lo Stato, Bastogi aveva rafforzato i legami con i principali gruppi finanziari italiani e stranieri, quali i Rothschild di Parigi, entrando appieno in un sistema di relazioni e corrispondenze su scala europea 122. Circa la contabilizzazione delle spese riguardanti le truppe asburgiche, le osservazioni di Baldasseroni mostrarono negli anni seguenti una palese continuitaÁ, fornendo pure indicazioni generali circa la struttura e il modo in cui erano compilati i bilanci, messe poi in tutta evidenza al momento dell'Unificazione. Nel presentare il consuntivo del 1852, il ministro ricordoÁ infatti a Leopoldo II come le assegnazioni comprese nel bilancio preventivo non contemplassero tutto cioÁ che si riferiva al carico straordinario e transitorio derivante mento dell'industria del ferro toscana. L'operazione finanziaria fu effettuata unitamente alla creazione, nel luglio 1851, della ``Amministrazione Cointeressata delle Reali Miniere del Ferro dell'Isola dell'Elba delle Fonderie di Follonica, Cecina e Valpiana'' con sede a Livorno che nei successivi trent'anni avrebbe gestito le miniere elbane e gli impianti della Maremma per la produzione di ghisa e di ferri di proprietaÁ statale. G. Baldasseroni, Leopoldo II, cit., pp. 461-463; Id., Memorie, pp. 142148 e soprattutto G. Mori, L'industria del ferro in Toscana, cit., p. 467 ss. 119 L. Coppini-G.P. Nitti, voce Bastogi Pietro, cit., vol. 7, pp. 176-177. 120 Sulle iniziative e gli interessi di Pietro Bastogi nella costruzione delle ferrovie toscane, v. A. Giuntini, Leopoldo e il treno. Le ferrovie nel Granducato di Toscana (1824-1861), Napoli, ESI, 1991, passim. 121 Dal lato del Granducato, invece, ``per quella congiunzione dei due affari la questione finanziaria prese il disopra alla questione economica, onde si guardoÁ di preferenza al maggior utile dello Erario che al migliore assetto della manifattura, e si riescõÁ infine ad una combinazione che snaturoÁ il primitivo disegno di cedere affatto libero il campo all'industria privata'': in G. Mori, L'industria del ferro in Toscana, cit., p. 471. 122 Sulla figura e l'evoluzione del mercante banchiere che riuniva in se attivitaÁ commerciale, credito mercantile e prestiti pubblici, cfr. A. Volpi, Banchieri e mercato finanziario in Toscana, cit.; Id. La difficile istituzionalizzazione di un mercato finanziario privato: il ``decennio di preparazione'', in ``Rassegna Storica Toscana'', gen.-giu. 1997, n. 1, pp. 9-30. Per i legami tra i Rothschild e la finanza toscana, alcune indicazioni si trovano in B. Gille, Les investissements francËaise en Italie (1815-1914), Torino, ILTE, 1968, s. II, vol. XVI; G. Carletti, Tra i Rothschild e Londra: una rete di relazioni ``regionali'' e i contatti con la finanza internazionale negli anni '60, in ``Rassegna Storica Toscana'', gen.-giu. 1997, n. 1, pp. 31-51. 84 dalla presenza del corpo ausiliario asburgico. Questo articolo di spesa fu quell'anno di lire 2,770,411.7.11, a cui si sommarono 4,798,632.3.7 lire per la liquidazione del credito del Governo Austriaco per il mantenimento delle truppe stanziate in Toscana dal maggio 1849 al giugno 1850 (tab. 11), rendendo indispensabile un provvedimento di ampia portata. Si giunse cosõÁ alla creazione, con il R. Decreto del 3 Novembre 1852, di un consolidato pubblico, decisione che si inquadrava nell'orientamento seguito dopo il 1849, in base al quale le entrate ordinarie, pur accresciute per la maggiore imposizione tributaria, non potevano essere destinate a finanziare spese di carattere eccezionale o spese i cui effetti andassero a beneficio di generazioni future 123. Come osservoÁ Raffaele Busacca ± ministro delle Finanze del Governo Provvisorio della Toscana fino al 22 marzo 1860 ± in Toscana vigeva ``il principio che la parte ordinaria al pubblico bastasse, che della straordinaria nulla dovesse sapere'' 124 e straordinarie venivano considerate sempre le entrate e le spese in conto capitale. I bilanci, pertanto, si limitavano a registrare le entrate e le uscite correnti senza riferimenti alle operazioni di credito necessarie a fronteggiare il disavanzo, come pure i debiti straordinari che scadevano nell'anno, o le spese di alcuni lavori pubblici che si protraevano nel tempo e non figuravano neanche le somme annue per estinguere ``le rendite passive del debito pubblico'' 125. Con questo sistema, che rendeva piuÁ semplice dimostrare il pareggio fra entrate e uscite, risultava ad esempio, per gli anni 1848-1849-1850, un disavanzo complessivo di 19,512,238.13. 4 lire 126, cifra non rispondente al continuo aggravarsi della situazione 127: il disavanzo finale del triennio ascendeva in effetti a Rapporto del Ministro Segretario di Stato, in Rendimento di Conti della Finanza Toscana per l'anno 1852, Firenze, Stamperia Granducale, 1853, p. 8. Ancora piuÁ esplicito l'anno successivo, quando Baldasseroni descrive nel dettaglio le operazioni effettuate per la copertura di tali spese straordinarie (Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...), in Rendimento di Conti della Finanza Toscana per l'anno 1853, Firenze, Stamperia Granducale, 1854, p. X e pp. XI-XII). V. anche gli anni seguenti: Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...), in Rendimento di Conti della Finanza Toscana per l'anno 1854, Firenze, Stamperia Granducale, 1855, pp. X-XI; Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...), in Rendimento di conti della Finanza Toscana per l'anno 1855, Firenze, Stamperia Granducale, 1856, pp. IX-X; Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...) e Rendimento di Conti della Finanza Toscana per l'anno 1856, cit., p. XIIII; Rapporto del Ministro Segretario di Stato(...) e Rendimento di Conti della Finanza Toscana per l'anno 1857, Firenze, Stamperia Granducale, 1858, p. X. 124 Bilancio di previsione dell'entrate e delle spese della finanza toscana nell'anno 1860 secondo la posizione della finanza al dõÁ 18 Marzo dell'Anno stesso, Firenze, Tipografia Reale, 1860, p. 4. 125 Ibidem. ``CosõÁ avveniva ± scrive ancora Busacca ± anche nel 1859: il Bilancio pubblicato mostrava l'avanzo di lire toscane 85,100, quello presentatomi in maggio dalla Depositeria prevedeva un disavanzo di lire toscane 11,660,529, del quale era parte un debito di lire toscane 7,041,000 in cambiali, che scadevano nel corso dell'anno''. 126 Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...) per li anni 1848, 1849 e 1850, cit., p. IX. 127 Alla suddetta cifra ± avvertiva Baldasseroni ± bisognava infatti aggiungere ``quella resultante dai debiti creati, e dai capitali diminuiti che stanno a rappresentare non solo il disavanzo resultante dalla gestione ordinaria delle tre annate predette, ma ben anche dai pagamenti fatti pel mantenimento delle Truppe ausiliarie, o per altre dependenze'': ibidem. 123 85 31,790,692.15.8 lire 128, ma grazie al ``bilancio (...) incompleto e innormale'' 129, ``la tisi della finanza restava occulta'' 130. Le spese per le truppe asburgiche non si esauriscono peroÁ in quelle riportate nel Decennio 1845-54, in quanto devono essere considerate le relative voci che figurano nei bilanci degli anni successivi ± nel periodo 1855-58 ammontano ad oltre 800,000 lire (tab. 14) ± e che vanno a sommarsi alla spesa militare ordinaria. Nell'ultimo periodo del Granducato, questa continuoÁ lentamente a salire, sia in termini assoluti (eccetto il 1858 che vide una lieve flessione rispetto all'anno precedente), sia in termini percentuali, dato che l'incidenza sulla spesa complessiva superoÁ sempre il 20% (tab. 5). Se nel 1855, anno in cui gli austriaci lasciarono la Toscana, le spese per le truppe ausiliarie assorbirono il 31,6% delle spese straordinarie, a partire dal 1856 si ridussero drasticamente, poiche si trattava in gran parte di spese residue di competenza degli esercizi finanziari precedenti, ma pagate successivamente. Nel quadriennio 1855-1858 la media annua fu di poco inferiore al 9% (tab. 14). Ma c'eÁ di piuÁ. Ai legami con Vienna e al problema dei soldati asburgici eÁ da ricondurre anche l'espansione della spesa militare ordinaria che, a partire dal 1853, superoÁ i 7 e talvolta anche gli 8 milioni annui (tabb. 4, 5). Decisa sin dal rientro del Granduca la riorganizzazione dell'esercito toscano 131, con decreto del 13 maggio 128 Voce Debito pubblico della Toscana ± Rapporto del Ministro della Finanza sulle condizioni economiche dello Stato, cit., p. 13. 129 L. Magnani, Rivista del bilancio preventivo di Toscana per l'anno 1851, cit., 1851, p. 5. 130 R. Busacca, La finanza toscana nel 1851, cit., p. 24. 131 Il 24 maggio Leopoldo II affidoÁ il difficile incarico al tenente generale Cesare De Laugier, nominato ministro della Guerra nel governo Baldasseroni. Si trattava di un ufficiale dalla burrascosa carriera militare. Dopo aver partecipato alle campagne napoleoniche e preso parte all'armata di Murat, nel 1819 fu richiamato in servizio nell'esercito granducale, non senza diffidenza per la sua fama di bonapartista e la presunta affiliazione alla carboneria, fino ad assumere il comando delle truppe granducali a Curtatone e Montanara e a rifiutarsi poi di prestare giuramento al governo democratico. Ottenne anche il compito di tenere i rapporti con il maresciallo Costantino D'Aspre, ma le radicate convinzioni antiaustriache e la fede nazionale lo ostacolarono nello svolgimento della sua opera, tanto che sin dal luglio `49 chiese al Granduca di essere sollevato dall'incarico. Rimase al suo posto per le pressioni degli elementi piuÁ aperti del governo; questo, peroÁ, si orientoÁ sempre piuÁ decisamente su posizioni filoaustriache e clericali e la sua presenza si fece insostenibile: lascioÁ l'esercito e il ministero della Guerra ± assunto dal Baldasseroni ± il 10 ottobre 1851, il medesimo giorno in cui fu nominato comandante delle truppe toscane il Ferrari da Grado (v. infra). Sulle difficoltaÁ incontrate dal De Laugier nel riorganizzare le forze militari, a causa della mancanza di personale qualificato e delle tensioni esistenti fra gli ufficiali superiori, delle quali non fece mistero lo stesso Baldasseroni, e sul lavoro comunque svolto, cfr. D. Manetti, La ``civil difesa'', cit., p. 176, n. 133. V., in generale, P. Schiarini, voce De Laugier Cesare, in Dizionario del Risorgimento Nazionale, diretto da M. Rosi, Milano, Vallardi, 1930, vol. II Le persone, pp. 879882; N. Danelon Vasoli, voce De Laugier Cesare NiccoloÁ Giovacchino, in Dizionario Biografico degli Italiani, cit., vol. 36, pp. 281-289; L. Mascilli Migliorini, Il mito dell'eroe. Italia e Francia nell'etaÁ della Restaurazione, Napoli, Guida, 2a ed., 2003, passim. Una biografia per episodi 86 Tab. 14 - Spesa militare straordinaria del Granducato di Toscana. 1855-1858 (in lire toscane) 1855 1856 1857 1858 Totale Spesa relativa alle Truppe Spese e Disavanzi di titolo ausiliarie liquidate nei seguenti anni straordinario 551,339. ±. 4 1,742,834.18. 6 111,865. 3. 1 2,177,728. 5. 7 59,203.15. 5 2,601,949.18. 2 83,253. ±. 4 2,752,918. 5. 3 805,660.19. 2 9,275,431. 7. 6 % 31,6 5,1 2,2 3 8,6 Fonte: Dati tratti dai Bilanci a stampa, anni 1855-1858. 1852, la forza militare da 8.364 uomini nel 1852 fu innalzata a 9.420 l'anno successivo, fino a superare i 12.000 nel 1858. Le milizie vennero riordinate proprio per eliminare il dissesto finanziario causato dalle spese per il corpo austriaco, anche se, per assicurare una qualche continuitaÁ, ne fu affidato il comando al generale Federigo Ferrari da Grado, italiano 132, ma alle dipendenze dell'armata imperiale della quale fece sempre parte 133. L'obiettivo, piuÁ che di carattere militare, era infatti finanziario. Si voleva ``ricondurre la Toscana, sotto questo interessante articolo di pubblico servizio, al suo stato normale, e far cessare i carichj straordinarj, che la necessitaÁ dei tempi le aveva per quest'oggetto addossati'' 134, ma non veniva meno la contraddizione che da decenni contrassegnava la gestione delle truppe. Come notoÁ Baldasseroni, ``era necessario risolvere un doppio problema politico economico, di avere, cioeÁ, il maggior numero di soldati che fosse conseguibile col minor dispendio possibile per l'erario, e col minor disturbo degli interessi e delle abitudini della popolazione'' 135. La svolta conservatrice in atto e le pressioni austriache spinsero peroÁ in una direzione ben precisa: la consistenza delle forze armate fu progressivamente ampliata (tab. 15), con una media fra 500 e 1.000 unitaÁ annue e il progetto significativi puoÁ essere considerato anche il suo Concisi ricordi di un soldato napoleonico, Firenze, Tipografia del Vocabolario, 1870, 2 voll. in 1 t. 132 Fu il Granducato a rivolgersi a Vienna per chiedere un ufficiale da mettere a capo delle truppe riorganizzate (Le relazioni diplomatiche fra l'Austria e il Granducato di Toscana, cit., vol. III, doc. 47, pp.114-115. Nel doc. 49, pp. 117-118, si precisa che la Toscana desiderava solo che fosse possibilmente italiano, condizione da non anteporre peroÁ ad altre piuÁ essenziali (doc. 55, p. 125). V., inoltre, docc. 57, p. 127; 78, pp. 165-166; 84, pp. 175-176; 90, p. 183). 133 G. Baldasseroni, Leopoldo II, cit., pp. 451-455, 480 ss. Sulla riforma dell'esercito granducale, cfr. C. Corsi, 1844-1859. Venticinque anni in Italia, cit., p. 218 ss.; N. Giorgetti, Le armi toscane e le occupazioni straniere in Toscana, cit., vol. III, p. 476 ss. e, sul generale Ferrari da Grado, p. 465 ss. Un giudizio positivo sul riordino delle truppe eÁ stato espresso da P. Pieri, Le forze armate nell'etaÁ della Destra, cit., pp. 36-38; Id., Storia militare del Risorgimento. Guerre e insurrezioni, Torino, Einaudi, 1962, pp. 625-627. 134 Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...), in Rendimento di Conti della Finanza Toscana per l'anno 1853, cit., p. IX; Il governo di famiglia in Toscana. Le memorie del granduca Leopoldo II di Lorena (1824-1859), a cura di F. Pesendorfer, Firenze, Sansoni, 1987, pp. 390, 392, 397, 463-465. 135 G. Baldasseroni, Leopoldo II, cit., p. 481. 87 Tab. 15 - Prospetto sommario del numero dei militari di ciascun Corpo al 1847 e al 1854 Corpi Veterani Gendarmeria Carabinieri Marina Militare Artiglieria Cavalleria Fanteria Battaglione insulare Cacciatori Volontari di Costa* Divisione di gastigo Corpi diversi, attualmente soppressi o disciolti Totale in servizio * Cacciatori Volontari in riserva Totale Numero dei Militari Al 31 Dicembre 1845 Al 31 Dicembre Ufficiali Truppa Totale Ufficiali Truppa 14 267 281 22 369 43 1.903 24 1.109 1.133 12 106 118 14 121 81 1.222 1.303 94 1.355 23 307 330 14 241 138 2.848 2.986 157 5.174 18 490 508 14 425 5 2 7 12 286 6 101 1 28 29 316 151 467 6.379 4.296 10.675 6.695 4.447 11.142 376 115 491 9.975 3.311 13.286 1854 Totale 391 1.946 135 1.449 255 5.331 439 298 107 10.351 3.426 13.777 * In servizio effettivo Fonte: ASF, Min. Fin., r. 1444, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854, vol. II Sviluppi delle dimostrazioni generali, p. 143. comincioÁ ad essere attuato quando le soldatesche imperiali erano ancora stanziate in Toscana 136, con un ulteriore aggravio finanziario (tab. 16). Nel rendiconto del 1855 lo squilibrio del bilancio toscano risultoÁ in effetti determinato dagli esiti dell'Amministrazione della Guerra, interamente imputabili alla spesa per l'aumento dei corpi militari e dal ``cresciuto carico dei frutti passivi'', di cui il le truppe asburgiche costituivano, seguiti dalle spese per alcune opere pubbliche, la causa principale 137. Riorganizzato e rafforzato l'esercito toscano, partiti i soldati austriaci, per Baldasseroni la spesa per la difesa doveva ``sicuramente considerarsi come grave'', ma, tenendo presenti le vicende politiche che avevano imposto al Granducato di abbandonare l'ordinamento militare del passato, era ``lecito il dire che la nostra Milizia eÁ ora una ordinata e completa Istituzione'' 138 e che ``dovremmo vedere alleviata la Finanza dalle spese straordinarie'' 139. 136 V., ad esempio, Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...), in Rendimento di conti della Finanza Toscana per l'anno 1855, cit., pp. IX-X. 137 Ibidem, pp. VIII-IX. 138 Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...) e Rendimento di Conto della Finanza Toscana per l'anno 1856, cit., p. X. 139 Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...), in Rendimento di conti della Finanza Toscana per l'anno 1855, cit., p. X. 88 Tab. 16 - ``Ristretto a sommi capi delle Spese pel Mantenimento dei Corpi Militari negli anni 1847 e 1854 col confronto dell'anno medio del Decennio precedente'' (in lire toscane) UfizialitaÁ Soldo IndennitaÁ d'alloggio, foraggi, ec. Totale Anno 1854 576.318.19. 1 39,890.13. 6 616,209.12. 7 677,285. 9. 7 86,692. 7.10 763,977.17. 5 Truppa 1,966,276. 4. 9 Soldo 176,315. ±. 9 Foraggi 438,793. 1. 1 Pane 24,126. 4. 6 Legna e Olio 108,835. 9. 2 Nolo dei letti 357,653.12. 9 Vestiario Assegno per le biancherie e calzatura 227,194. ±. 1 2,080.13. 4 Ingaggi 79,808. ±. ± SpedalitaÁ 41,159. 1.10 Scapiti sui cavalli e spese di Scuderia 11,354.16. 7 Risarcimenti d'armi 175,338. 8. 8 Spese minute e diverse 3,608,934.13. 6 Totale Totale generale Anno medio del Decennio precedente Anno 1847 4,225,144. 6. 1 532,073. 5. 9 53,651.13. ± 585,724.18. 9 3,405,876. ±. 210,897.12. 771,841.18. 40,126.16. 160,678.12. 5 5 2 6 4 1,616,628.14. ± 150,221.13. ± 376,281.19.10 28,377.14. 7 117,624.18. 8 602,232.16. 18,710. 3. 167,310. ±. 46,212. 8. 3,641.16. 173,574. 9. 5,601,102.13. 4 4 ± 8 ± 5 7 509,307.11. ± 5,971.10. ± 110,108.15. 4 35,214. 1. 8 18,229. 1.10 141,613.19. 3 3,109,579.19. 2 6,365,080.11 ± 3,695,304.17.11 Fonte: ASF, Min. Fin., r. 1444, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854, vol. II Sviluppi delle dimostrazioni generali, p. 145. Da questo momento, come risulta dalla disaggregazione delle spese per la difesa, la voce riguardante il mantenimento dei corpi rimase pressoche stazionaria, mentre ne aumentarono altre, come quelle relative al materiale d'artiglieria o alle strutture militari, comunque legate all'accresciuto numero dei soldati 140. Eccezionali furono ovviamente le spese dell'Amministrazione della Guerra nel 1859 141. Rispetto ad una previsione di 8,322,300 lire, esse oltrepassarono 19 milioni di lire 142, con un aumento di quasi 2,5 volte rispetto all'anno preceRapporto del Ministro Segretario di Stato (...) e Rendimento di Conto della Finanza Toscana per l'anno 1856, cit., p. X. 141 Sulla politica toscana alla vigilia del 27 aprile, giorno in cui Leopoldo II dovette lasciare il Granducato, cfr. R. Ciampini, Il '59 in Toscana. Lettere e documenti inediti, Firenze, Sansoni, 1958, pp. 3-13; per una dettagliata ricostruzione degli avvenimenti, si rimanda invece a E. Poggi, Memorie storiche del governo della Toscana nel 1859-60, Pisa, Tipografia Nistri, 1867, 3 voll. 142 R. Depositeria Generale, Rendimento di Conti dell'Amministrazione della Finanza Toscana dell'anno 1859, Firenze, Stamperia Reale, s. d., pp. 12, 108-111 e anche ASF, Dep. Gen., r. 140 89 dente 143. Gran parte dell'espansione della spesa pubblica totale ± in questo caso ben l'85% ± dipese dalla crescita delle spese militari che assorbirono circa il 50% di tutte le entrate (tab. 6). Il costo della seconda guerra d'Indipendenza superoÁ i 10 milioni di lire italiane 144, calcolati come segue 145: ± Spedizione toscana oltre Po per prender parte alla guerra nazionale del 1859 623,253,436.95 ± Pel trattenimento di 10.000 soldati toscani nell'Emilia dal luglio 1859 al marzo '60 7,064,443.84 4. Il Debito Pubblico Alle complesse vicende politiche del decennio deve essere ricondotta anche la notevole crescita del debito pubblico 146. Fra i provvedimenti adottati da Napoleone che davano attuazione ad alcuni progetti rimasti irrealizzati o incompiuti da Pietro Leopoldo, proprio l'estinzione del debito pubblico (tab. 17) 147 ± iniziata a 32, Libro spese generali 1859, pp. 24 ss. Per l'anno succesivo, cfr. ASF, Dep. Gen., r. 34, Libro spese generali 1860, pp. 26 ss. 143 Riguardo alle modalitaÁ di finanziamento della guerra d'Indipendenza, il Governo Provvisorio toscano nominoÁ una commissione incaricata di redigere sollecitamente un rapporto sulle condizioni della finanza e indicare le misure piuÁ idonee. I componenti conclusero che ``il Governo avraÁ modo di far fronte alle occorrenze della Guerra senza ricorrere ne ai Contribuenti, ne al Credito pubblico e che il provvedimento da prendere consista soltanto nella realizzazione dei valori esistenti''. In ultima analisi: ``nessun imbarazzo potranno incontrare i Reggitori della Finanza Toscana nell'Amministrazione ordinaria dello Stato, e (...) per provvedere alla spesa della Guerra vi sono sufficienti assegnazioni in valori realizzabili, senza tener conto del Patrimonio Immobiliare dello Stato capace di rendita''. Voce Finanza Toscana ± (Stato della) ± Commissione e Rapporto, in Repertorio del diritto patrio toscano, cit., t. XXV, pp. 124, 126. 144 In base al ragguaglio iniziale, la lira fiorentina corrispondeva a 0,8406 lire italiane. 145 A. Zobi, Saggio sulle mutazioni politiche ed economiche avvenute in Italia dal 1859 al 1868, Firenze, Tipografia Eredi Botta, 1870, vol. I., p. 317 e pp. 179-180. L'unificazione amministrativa e finanziaria venne realizzata nel 1861, ma subito dopo l'unificazione politica nel marzo 1860 le spese per l'esercito e la marina, oltre a quelle per la diplomazia, furono imputate al bilancio generale del Regno (ibidem, pp. 185-186 per la Toscana e pp. 195, 202, 206, 232, 247, 250, 257 per gli altri Stati). 146 Sulle vicende del debito pubblico toscano, cfr. ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, pp. 606-642; F. Mancardi, Cenni storici sull'amministrazione del debito pubblico del Regno d'Italia e sulle amministrazioni annesse, Roma, Stamperia Reale, 1874, parte I, p. 21 ss. 147 Cfr., M. BruguieÁre, Les finances de la Toscane imperiale, in La Toscana nell'etaÁ rivoluzionaria e napoleonica, cit., pp. 613-620; S.J. Woolf, Economy and Finances in Tuscany in the Revolutionary-Napoleonic Period, ivi, pp. 32-33; F. Mineccia, Aspetti e questioni di storia della Toscana durante il periodo rivoluzionario e napoleonico, in ``Ricerche Storiche'', mag.-ag. 1989, n. 2, p. 436 ss.; F. Bertini, NobiltaÁ e finanza tra '700 e '800. Debito e affari a Firenze nell'etaÁ napoleonica, Firenze, Centro Editoriale Toscano, 1989. Un `excursus' sul debito pubblico toscano nel corso dei secoli si trova nella voce Debito pubblico della Toscana ± Rapporto del Ministro della Finanza sulle condizioni economiche dello Stato, in Repertorio del diritto patrio toscano, cit., t. XXI, p. 6 ss. 90 Tab. 17 - Debito pubblico del Granducato di Toscana. 1765-1814 Anni 1765 1799 1807 1814 (30 Aprile) SovranitaÁ Leopoldo I Ferdinando III Maria Luisa di Borbone Fine del governo francese Ammontare del debito (in scudi) 12, 791,000 12,524,000 17,869,000 2,581,000 Fonte: L. Serristori, Statistica del Granducato di Toscana, Firenze, Stamperia Granducale, 1837, in Id., Statistica dell'Italia, Firenze, Stamperia Granducale, 1839, pag. 34. 1824 1844 1847 1854 1854 Tab. 18 - Debito pubblico nel Granducato di Toscana. 1824-1854 Anni Lire toscane 23,680,975. ± 29,470,720. 8.± 42,686,833. ± 100,309,631. 9.± debito fruttifero 113,833,125. 4.11 debito fruttifero e non fruttifero Fonte: ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, pp. 606, 639, 640. partire dal 1778 ma revocata nel 1794 da Ferdinando III ± consentõÁ al governo restaurato di trovarsi con le finanze non gravate dal peso degli interessi 148. L'aumento vertiginoso registrato fra il 1847 e il 1854 (tab. 18) appare espressamente collegato all'incremento della spesa bellica. Infatti, se fra il 1824 e il 1844 era cresciuto dell'80,25%, quasi triplicoÁ in questi sette anni. In particolare, nella relazione al Decennio della Finanza, venne sottolineata la mancanza di mezzi dell'Amministrazione Militare per corrispondere il soldo arretrato alle truppe, pagare quanto dovuto ai fornitori dell'esercito e ``principalissimo [per] il mantenimento di una numerosa Armata Straniera'' 149. CosõÁ, i due prestiti del 31 ottobre 1849 e del 13 giugno 1851, che assicurarono una raccolta di circa 37 milioni, furono destinati per 6,430,000 lire al pagamento degli interessi e all'estinzione dei buoni emessi dal Governo Provvisorio, per 5,300,000 lire alla restituzione di capitali dei prestiti del 1848 e del '49, per 2,880,000 lire a saldare i debiti dell'Amministrazione Militare e per ben 12 milioni a finanziare una parte delle spese per il mantenimento dei soldati austriaci 150. L. Dal Pane, La finanza toscana, cit., pp. 130-147, 184-185, 188-190, 279-280; M. Mirri, Riflessioni su Toscana e Francia. Riforme e rivoluzione, in Accademia Etrusca di Cortona, Annuario, vol. XXIV 1989-90, 1789 in Toscana. La rivoluzione francese nel Granducato, a cura di A.M. Isastia, Atti del Convegno tenuto a Cortona, 22-24 set. 1989, Cortona, Calosci, 1990, pp. 193-195; R.P. Coppini, Il Granducato di Toscana, cit., pp. 129-151. 149 ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, pp. 620-622. 150 Inoltre 700,000 lire servirono ad estinguere parzialmente il debito lucchese, 6 milioni 148 91 Tab. 19 - Spesa media annua pro-capite per il debito pubblico italiano ereditato dai vari Stati al 1861 (in lire italiane) Stati Regno di Sardegna Granducato di Toscana Regno delle Due Sicilie Lombardia Ducato di Modena Ducato di Parma Romagna, Umbria, ecc. Lire italiane 13.93 4.43 3.58 2.68 1.32 1.21 0.08 Fonte: F.S. Nitti, Lezioni di Scienza delle finanze, Napoli, SocietaÁ Anonima Cooperativa Tipografica, 1901, p. 409. Tab. 20 - Interessi sul debito pubblico: spesa pro-capite in alcuni Stati italiani ed esteri nel 1854 Stati Granducato di Toscana Regno di Sardegna Stato Pontificio Austria Francia Gran Bretagna Belgio Paesi Bassi Grecia Lire toscane* 2.59 6.47 9.95 5,67 8.05 29.63 6,54 26.34 5.19 Fonte: ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, pp. 642-643. * Gli importi di questa tabella e della successiva sono stati trascritti con il punto o con la virgola, cosõÁ come appaiono nel documento. Anche se il debito pubblico toscano, come del resto la spesa per la difesa, non giunse a sfiorare l'incidenza che ebbe in quegli stessi anni in altri Stati italiani e soprattutto esteri (tabb. 19-22), eÁ da sottolineare che proprio le urgenze provocate dagli avvenimenti politici e militari modificarono in questo periodo la natura del debito (tabb. 23-25). Come scrisse Raffaele Busacca 151: ``gli avvocati dell'assolutismo dicevan la Toscana non aver debito pubblico, perche la loro avversione era piuÁ alla forma che alla sostanza; e non si avea, secondo loro, debito pubblico, perche i debiti della Toscana eran contratti colla forma dei debiti privati (...) La Toscana si avea una quantitaÁ di debiti contratti or con particolari, or con comuni, or dal governo centrale direttamente, or da alcune delle sue diramazioni, sotto svariate forme, sotto condizioni differentissime, senza scadenze regolate, senza liquidazioni esatte''. di lire furono destinati a restituzioni di capitali per antichi depositi e prestiti e 4 milioni al pagamento di crediti a privati o pubbliche amministrazioni. Ibidem, pp. 626-627. 151 R. Busacca, La finanza toscana nel 1851, cit., p. 23. 92 Tab. 21 - Spesa pubblica pro-capite in alcuni Stati italiani ed esteri nel 1854 Stati Granducato di Toscana Ducato di Modena Ducato di Parma Regno di Sardegna Stato Pontificio Austria Francia Gran Bretagna Belgio Paesi Bassi Grecia Lire toscane 20,73 18.28 20.17 33.34 28.32 24.89 51.98 55,03 34.98 52.97 22.45 Fonte: ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, pp. 644-645. Tab. 22 - Debito pubblico in Italia e in alcuni Stati esteri nell'Ottocento (in milioni di lire italiane) Stati Regno Unito India inglese Colonie inglesi Francia Stati Uniti Austria Prussia e altri Stati Ger. Spagna Russia Olanda Belgio Danimarca Stati italiani (poi Italia) Portogallo America latina 1820 22.550 725 3.600 650 2.477 1.325 1.300 1.250 3.600 750 200 75 1848 20.500 1.250 165 4.550 1.195 3.125 1.000 2.825 2.500 2.500 438 108 750 425 1.500 1870 20.000 2.575 523 13.750 13.310 7.750 4.020 5.935 7.500 2.016 684 288 7.140 1.483 5.300 Fonte: A. Brunialti, voce Debito Pubblico, in Enciclopedia Giuridica Italiana, cit., vol. IV - Parte I, II e III, pp. 330-331. Il Granducato dovette pertanto indirizzarsi verso forme di finanziamento diverse e di piuÁ largo respiro che coinvolsero le principali case bancarie toscane ed europee. Il che, a sua volta, incise sul mercato mobiliare, dove accanto ad azioni ed obbligazioni, specie delle compagnie ferroviarie, si fece ``sentire la influenza di un nuovo sbocco, e pur sempre crescente, (...) aperto al Capitale Toscano nella negoziazione dei titoli di pubblico credito'' 152. 152 Rendimento di Conti della Finanza Toscana per l'anno 1853, cit., p. VIII. 93 94 81,338. 1. 6 64,530. 7. 4 68,955. 4. ± 77,275.±. 6 77,802.±. 7 81,663.16. 3 94.759 1856 1857 99,304.11. 5 926,132. 7. 4 1858 109,486. 8. 4 116,680.14. 7 133,389.17. 1 885,968.16 3 896,689. 8. 10 10,000. 8. 6 1855 106,102.16.10 100.660. 2. 8 93.445. 4.10 108,838. 4. 5 111,824.11. ± 143,638,14. 3 136,437.11. ± 141,722. 1. 6 154,886.10. ± 152,439. 8. 4 176,517.16. 3 1,560,000 70,000 164,950 1,533,000 1,496,000 162,466.13. 4 153,283. 6. 8 600,00 600,00 600,00 600,00 600,00 600,00 2,930,156. 6.10 2,998,603.15. 1 3,258,184.11.± 3,769,610. 3. 8 3,998,659. 1. 5 4,153,064.18. 6 600,00 1,959,420. ±. 4 2,322,241. 8. 2 2,910,068.12. 3 4,204,638. 1. 9 4,080,662.10. ± 4,582,106.14. 2 5,174,318.14.10 5,260,970. 3.10 5,570,289.15. 2 6,117,185.14. 7 6,367,338. 2. 2 6,585,782.14. 6 6,905,004.19. 1 360,000 184,003. 2.11 178,228.17. 5 70,271. 6. 5 122,589.14. 8 184,070. 6.10 165,436.13. 4 148,771.13. 2 107,407. 3. 9 107,935. 8. 4 104,831.11. 3 123,802. 1. 9 125,396.13. ± 128,423.16. 1 135,543. 1.11 9,932. 6. 5 1859 Fonte: Dati tratti dai bilanci a stampa. L'importo del 1859 comprende le voci: ``Frutti di passivitaÁ esistenti o da formarsi, comprese o da ocmprendersi nel Debito Pubblico, non meno che di altri debiti che restano a carico diretto della Depositeria'' e ``Frutti di Debiti, ed altri oneri a carico delle varie RR. Amministrazioni (Bilancio a stampa del 1859, pp. 138.139) TOTALE Rendita 3% e passivitaÁ non ancora convertite nella rendita medesima Frutti sull'imprestito di 12 mil. Garantito dalle MiniereeFonderiedelferro Frutti e premi sulle 30.000 Cartelle del Tesoro Frutti sui Buoni ipotecarj del Tesoro Imposiz. Comunitative sulle R. Fabbriche, mantenim. della razza gentile dei cavalli ed altri aggravi Frutti del Debito Pubblico di Lucca Canoni di Livelli ed altre responsioni passive Assegnazioni in correspettivitaÁ di frutti 111,314. ± . 9 111,314.13.11 111,285. 8. 2 111,216.18. 3 111,216.18. 3 111,185.18. 3 111,192.16. 1 111,115. ±. 4 111,307.13. 3 111,116.10. 9 111,134.13. 3 111,134.13. 5 di antichi Luoghi di Monte Assegnazione annua all'Ordine di Santo 350.000 350,000 350,000 350,000 350,000 350,000 350,000 350,000 350,000 350,000 350,000 350,000 Stefano Frutti di debiti di vari Dipartim. (poi Dicasteri) 173,945.16. 4 1847 1848 1849 1850 1851 1852 1853 1854 Frutti di debiti a carico 1,243,957.10. 5 1,366,892.18. 4 1,561,293. 9.10 1,620,634. 1. 4 1,589,094.±. 4 1,574,603,13.11 849,731.13. 1 865,223. 6. 2 della Depositeria* Tab. 23 - ``Frutti del Debito ed altri oneri gravanti il Patrimonio dello Stato''. 1847-1859 (in lire toscane) Tab. 24 - ``Frutti e responsioni passive a carico della Real Depositeria'' al 1847 (in lire toscane) Frutti dovuti a vari Spedali Regi e Comunicativi, sopra L. 3,531,802.7.6 di Capitali rinvestiti nella Cassa della Depositeria suddetta Detti a diverse ComunitaÁ, sopra L. 1,082,647.19.5 di Capitali Detti a varie Amministrazioni pubbliche e Luoghi Pii, sopra L. 2,237,822.3.5 di Capitale ec. Detti a diversi particolari, sopra L. 10,169,197.11.9 di Capitali ec. Detti alla Cassa di Risparmio di Firenze, sopra L. 3,600,563.6.8 di somme depositate ec. Detti all'Appaltatore dei Tabacchi, sopra L. 500,000 di deposito ec. Detti alla Banca di Sconto, sopra L. 937,500 di deposito Detti alla Causa Pia, sopra L. 1,426,900 di Capitali ec. Detti a varj Spedali e Luoghi Pii, sopra L. 1,911,852.13.8 di Capitale destinato a favore dei medesimi Canoni e Frutti dovuti a diversi per varie dependenze Utili sopra N. 75 Azioni della Banca di Sconto, cedute, per N. 50 Azioni alla Cassa di Risparmio e per N. 25 al Cav. Martini Direttore di detta Banca Frutti dovuti a S.M. l'Imperatore d'Austria, sopra L. 6,300,000 di Credito Detti all'Ordine di Santo Stefano sopra L. 259,935.15.4 di Capitali Totale 154,802. 7. 52,891.16. 8 97,324. 2. 4 353,229. 6. 1 151,193. 3 20,000 23,437.10 71,345 95,598,13.10 10,418. 9. 6 11,720. 6. 3 189,000 12,996.15. 9 1,243,957.10. 5 Fonte: Rendimento dei conti della finanza toscana per l'anno 1847, cit., p. 33. Come risulta da una lettera del 1847 di Emanuele Fenzi a Carlo Rothschild a Napoli 153, quest'ultimo aveva giaÁ cercato alcuni anni prima di ``combinare'' un prestito con il Granducato, ma la cosa era risultata impossibile, perche ``questo paese si eÁ sempre mantenuto ed eÁ tuttora vergine affatto di Debito pubblico'', anche se ``ora (...) vi sarebbe qualche probabilitaÁ di farglielo accettare'' 154. All'inizio del 1848 continuava a dominare l'``opinione oramai invalsa nel paese sui pericoli e sui danni che sarebbero derivati dal costituire veramente un debito pubblico negoziabile, sottoponendo cosõÁ la Toscana a patire le oscillazioni dei valori pubblici delle maggiori piazze d'Europa, con poca speranza di poterle dominare'' 155. A fronte della titubanza e delle remore del governo stavano, viceversa, le aspettative dei potenziali prestatori pubblici, ansiosi di concludere l'appetibile affare con lo Stato e di veder quanto prima un Gran Libro del Debito Pubblico 156. 153 Sui rapporti tra Fenzi e i Rothschild, v. B. Gille, Les investissements francËaise en Italie, cit., pp. 61 ss., 100, 112. 154 In A. Volpi, Banchieri e mercato finanziario in Toscana, cit., p. 180. 155 ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, p. 609. 156 V. anche quanto riportato da A. Volpi, Banchieri e mercato finanziario in Toscana, cit., p. 184, n. 136. 95 Tab. 25 - ``Frutti delle passivitaÁ esistenti o da formarsi, comprese o da comprendersi nel Debito Pubblico costituito a forma del Decreto de' 3 novembre 1852, non meno che di altri debiti che restano a diretto carico della Depositeria''. Anno 1859 (in lire toscane) Në I Ammontare della nuova rendita costituita a forma del Decreto che sopra ± Frutti corrisposti per iscrizioni nominative dall'Amm.ne del Debito pubblico ± Idem al portatore ± Frutti sull'Imprestito Lucchese ± Idem sull'imprestito di 30 milioni ± Premi come sopra Frutti di debiti per imprestiti e depositi diversi ± A diversi particolari ± A Spedali per capitali reperibili ± A ComunitaÁ idem ± A Luoghi Pii idem ± Alla Mensa Arcivescovile di Pisa sul soprassuolo della Tenuta di Vada ± Alla Cassa di Risparmio per imprestiti ± All'Orfanotrofio della PietaÁ di Prato - A M. A. Bastogi sul conto corrente ± A diversi per frutti sulle Cambiali ± Ai Banchieri Bastogi e Rothschild ± Frutti sopra Cedole Comunali per l'imprestito di lire 6 milioni 3,774,383. 6.8 674,610 1,895,040 48,683. 6.8 1,062,950 93,100 113,846.14.4 28,109.±. 8 4,175. 1. 4 180,469.15.1 82,489.16.1 48,682. 3 Në II Frutti sull'Imprestito di 12 milioni Garantito dalle RR. Miniere e Fonderie del ferro Në III Frutti sopra diversi debiti irrepetibili per patto, o che possono considerarsi come tali, attesa la qualitaÁ dei Creditori ± Frutti a diversi Spedali RR. e Comunitativi sopra capitali rinvestiti e affrancazioni ± Idem a ComunitaÁ come sopra ± Frutti ad Amministrazioni pubbliche ed a Luoghi Pii come sopra ± All'Ordine di S. Stefano ± All'Appaltatore del Tabacco ± Alla Banca Nazionale ± Agli Spedali dello Stato ± All'Amministraz. del Bigallo, e dei Benefizi vacanti ± A diversi sopra depositi fatti a titolo di mallevadorie 934,674. 1.9 425,618.17 28,451.12.5 700 18,257.18.5 3,873. 3.2 600,000 257,730. 4.2 690,866.14.2 78,201.13.5 131,047. 8.9 7,740.18.9 24,000 54,250 95,592.12.8 20,555.19 21,747.17.5 5,999,924. 2.7 Totale Fonte: R. Depositeria Generale, Rendimento di conti dell'Amministrazione della finanza toscana dell'anno 1859, Firenze, Stamperia Reale, s. d., pp. 145-146. 96 Certo eÁ che, in una seduta al Senato, Fenzi, preso atto che ``qui lo spirito dell'imprestito non eÁ talmente stabilito da trovare facilmente accollatari di imprestiti'' 157, non tardoÁ a proporsi come l'interlocutore finanziario ideale, in grado di superare le incertezze dovute all'angustia del mercato e di poterne curare l'effettuazione in Toscana o all'estero ai prezzi migliori. Nonostante i bisogni di cassa sempre piuÁ pressanti e via via piuÁ ridotte le possiÁ bilita di reperire mezzi con il sistema tradizionale, il Granduca non abbandonoÁ la sua riluttanza e, ``repugnante anche in queste gravi congiunture dallo spendere direttamente il credito dello Stato sulle piazze estere, e giustamente rifiutando le dure condizioni (...) imposte dai Capitalisti, ricorse a spendere il credito nel paese, facendo un appello alle affezioni dei Toscani'' 158. Col ricordato decreto 28 marzo 1848, assieme agli altri provvedimenti, venne autorizzato un ``imprestito volontario e temporaneo'' al 5% di 4,200,000 lire, con l'emissione di buoni rimborsabili dopo tre anni e negoziabili, portato il 14 agosto a 6 milioni di lire 159. Le sottoscrizioni raggiunsero appena 2 milioni di lire e il governo dovette chiedere l'aiuto delle Camere di Commercio di Firenze e di Livorno ± di cui Carlo Fenzi e Pietro Bastogi saranno poi i rispettivi presidenti 160 ± le quali procurarono nell'ordine 910,258.13.4 e 1,122,000 lire 161. Con questi ``mezzi indiretti'' 162 il Granducato aveva cercato in ogni modo di evitare, o quanto meno procrastinare, ``la emissione in grande di carte di credito pagabili al portatore a lontana scadenza e con operazioni grandiose, ed in quei tempi Ibidem, p. 183. ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, p. 610. 159 Voce Imprestito volontario, in Repertorio del diritto patrio toscano, cit., t. XV, pp. 179182. Sul prestito e la relativa negoziazione, cfr. A. Volpi, Banchieri e mercato finanziario in Toscana, cit., pp. 182-183. 160 L. Fallani-L. Milana, voce Fenzi Carlo, in Dizionario Biografico degli Italiani, cit., vol. 46, p. 148. Ma giaÁ Emanuele Fenzi era stato ammesso a far parte della Camera di Commercio fiorentina sin dal 1820. Cfr. A. Volpi, Note sulla formazione del mercato finanziario toscano, cit., p. 30; L. Coppini-G.P. Nitti, voce Bastogi Pietro, cit., p. 177; U. Bertini, Livorno e la sua Camera di Commercio, cit., p. 31 ss. 161 Con l'intervento della Camera di Commercio di Firenze (23 Dicembre 1948), la somma suddetta fu raccolta da "diversi Sovventori", dietro il rilascio di cambiali negoziabili e pagabili a scadenze diverse dai Camarlinghi delle dogane di Firenze e Livorno, all'interesse del 5% e provvigione del 2%, alla quale diversi sottoscrittori rinunciarono. La Camera di Commercio di Livorno, invece, procuroÁ l'altra cifra (novembre e dicembre 1848) all'interesse del 4 o del 5%, piuÁ la stessa provvigione, contro l'emissione di sei obbligazioni di 187,000 lire ciascuna, pagabili dalla Dogana della cittaÁ dall'aprile al novembre 1849 (ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, pp. 611-612). Alla richiesta di aiuto di Baldasseroni nell'agosto, era stato opposto un rifiuto da parte della Camera di Commercio di Firenze, la quale acconsentõÁ, invece, nel novembre a quella dell'Adami. La Camera di Commercio e la Borsa di Firenze, cit., pp. 73-76. Sul comportamento ``maggiormente patriottico'' del Commercio labronico rispetto a quello della capitale, v. M. Cini, La finanza pubblica nella Toscana costituzionale (1848-1849), cit., pp. 308-309. 162 ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, p. 612. 157 158 97 sicuramente arrischiate, costituendo debiti formati alla foggia di quelli che gravavano di giaÁ tanti Stati Europei'' 163, compreso, peraltro, il Ducato di Lucca dove era stato creato poco prima della reversione un debito pubblico di 600.000 scudi (inizialmente previsto di 800.000) 164, garantito dalla Toscana e sulla quale andoÁ a gravare 165. Alle cartelle del debito lucchese si unirono poi i Buoni del Tesoro emessi dal Governo Provvisorio e subito revocati al ritorno del Granduca, mentre banchieri e uomini di finanza si offrivano di concedere alla Toscana prestiti di qualsiasi ammontare, dato il suo ingente patrimonio siderurgico 166. Tra il maggio e il luglio 1849 erano state le Camere di Commercio di Firenze e Livorno a cercare di soccorrere le finanze: la prima raccogliendo, su sua diretta iniziativa, 1,190,388.14.2 lire dietro ``buoni fruttiferi al 5 negoziabili all'ordine, al pari di effetti commerciali'', e quella labronica recuperando, grazie a un prestito di ``negozianti e trafficanti'' della cittaÁ, 220,000 lire allo stesso tasso, estinguibili in cinque anni 167. Ai vistosi arretrati di soldo che l'Amministrazione Militare doveva pagare si aggiungevano poi debiti ancora maggiori per i diversi generi somministrati ai soldati: nel giugno i fornitori Ibidem. ASF, Segr. e Min. Es., Trattati, Convenzioni ed altri Atti stipulati per la Toscana dal Në. 81 al 93, n. 92, Trattato con Lucca per la formazione di un Debito pubblico lucchese e pel riconoscimento di esso da parte della Toscana, firmato in Firenze il 2 Giugno 1847, ratificato dal Granduca il 5, dal Duca di Lucca il 3 di detto mese, con la vasta documentazione relativa alle trattative intercorse. V. anche ASF, Trat. Int., n. CXCVIII, Trattato di Firenze del 2 Giugno 1847 tra Lucca e il Granducato relativo alla formazione di un debito pubblico di 600.000 scudi per estinguere le passivitaÁ esistenti a carico del R.o Erario di Lucca. Sul problema della gestione poco oculata delle finanze lucchesi che preoccupoÁ il Granducato sin dal Congresso di Vienna e sulla politica di vigile controllo che esso esercitoÁ, cfr. F. De Feo, La reversione del ducato di Lucca, in ``Archivio Storico Italiano'', 1966, disp. II, pp- 160207; G. Paolini, Tra Corsini e Fossombroni. La politica estera della Toscana nei primi anni della Restaurazione, cit.; Id., Nel sistema di Metternich, cit., p. 500 ss. 165 Voce Lucca ± Aggregazione alla Toscana, in Repertorio del diritto patrio toscano, cit., t. XV, pp. 229-233, artt. 1-5; ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, pp. 613-615; Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...) per li anni 1848, 1849 e 1850, cit., p. IX; I. Capocchi, Situazione finanziaria del Reale Tesoro del Ducato di Lucca attraverso l'analisi dei Rendiconti dell'Amministrazione delle Regie Finanze, in Fine di uno Stato: il Ducato di Lucca (1817-1847), cit., in ``Actum Luce'', apr.-ott. 1998, n. 1-2 L'economia, pp. 187-197; R.P. Coppini, Alle origini della reversione del Ducato lucchese: debito pubblico, prestiti e finanza internazionale, ivi, p. 51 ss. Sui contrasti fra la Toscana e Lucca in merito al debito, v. G. Baldasseroni, Memorie, cit., pp. 67-73, mentre sui retroscena di tale prestito e i contatti fra Emanuele Fenzi e i Rothschild, cfr. A. Volpi, Banchieri e mercato finanziario in Toscana, cit., pp. 180-181. 166 G. Mori, L'industria del ferro in Toscana, cit., pp. 459-460. 167 ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, pp. 618-619. Il giorno seguente la fine del Governo Provvisorio, la Camera di Commercio di Firenze, esprimendo il proprio compiacimento, avanzoÁ l'idea di un prestito allo Stato per superare il difficile momento e il Presidente invitoÁ banchieri e negozianti a sostenere le finanze granducali per far "prontamente sparire le traccie di una disordinata amministrazione di pochi mesi": La Camera di Commercio e la Borsa di Firenze, cit., p. 80. 163 164 98 acconsentirono a ricevere dei pagheroÁ sulla Depositeria ``a certa e non lunga scadenza'' 168, al 5% annuo, facilmente negoziabili, per circa 2,200,000 lire. Simili ed altre operazioni, per le quali giaÁ mancavano le risorse finanziarie alle scadenze, apparivano come semplici ``compensi dilatorj'' 169 e percioÁ palesemente inidonee a fronteggiare gli impegni assunti con l'Impero austriaco. Occorreva dunque ``vincere le antiche ripugnanze, e rassegnarsi all'imprescindibile necessitaÁ di procedere ad una operazione vasta quanto i presenti bisogni'' 170, dato che anche i diversi prestiti emessi fra la fine del 1849 e il 1851 erano stati, in realtaÁ, misure di emergenza per tamponare le scadenze piuÁ ravvicinate. Di fronte alla crescente massa di debiti fluttuanti ± dai libri della Depositeria risultava una somma complessiva di 74,238,900 lire 171 ± e alle necessitaÁ dell'erario valutabili in altri 21 milioni di lire 172, si arrivoÁ cosõÁ, con il ricordato decreto reale del 3 novembre 1852, al riordino dell'intero debito toscano, caratterizzato da tassi e scadenze differenti, e all'emissione di un nuovo prestito 173. ``Fino a questo momento, ± ammise Baldasseroni ± la parola ± Debito pubblico ± ha fatto paura'', ma ``la forza delle circostanze costringe a superarl[a]'' 174. La forma scelta per questa operazione finanziaria, che ``pote sembrare ardita per un piccolo Stato'' 175, fu quella di un debito consolidato che, mediante la vendita di rendite perpetue al 3%, procurasse 65 milioni di lire, dei quali 44 destinati a estinguere i debiti precedenti e 21 al mantenimento del corpo austriaco e a finanziare alcuni lavori pubblici. L'amministrazione del nuovo debito pubblico venne affidata ad un apposito ufficio separato dalla Depositeria, mentre la rendita da inscrivere sul Gran Libro fu fissata in tre milioni di lire 176. Di questi, uno doveva essere messo subito in vendita mediante asta pubblica 177 per finanziare le spese straordinarie, mentre 168 ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, p. 621. 169 Ibidem, p. 622. 170 Ibidem. 171 Voce Debito pubblico della Toscana ± Rapporto del Ministro della Finanza sulle condizioni economiche dello Stato, cit., p. 14. 172 Ibidem, pp. 15-16. 173 ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, p. 629. 174 Voce Debito pubblico della Toscana ± Rapporto del Ministro della Finanza sulle condizioni economiche dello Stato, cit., p. 18. 175 ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, p. 633. 176 Voce Debito pubblico toscano ± Sua costituzione a carico dello Stato, in Repertorio del diritto patrio toscano, cit., t. XXI, pp. 25-32 e voce Debito pubblico toscano ± Regolamento per la sua esecuzione, ivi, pp. 32-42. ASF, Deb. Pubbl. Tosc., serie I, r. 69, R. Uffizio del Debito Pubblico, Repertorio della Rendita 3. per Cento creata col Decreto de' 3 Novembre 1852 ± Inscrizioni nominative ± Gran libro amministrativo. 177 Voce Alienazione di un milione di lire di rendita dello Stato ± Regolamento, in Repertorio del diritto patrio toscano, cit., t. XX, pp. 12-32. 99 per i restanti due milioni, da destinare all'estinzione e alla conversione dei vecchi debiti, si sarebbe provveduto in seguito 178. Visto che i titoli toscani stavano incontrando il favore del mercato ed erano tutti sopra la pari 179, il momento pareva dei migliori per lanciare la ``grandiosa operazione'' 180. La prima emissione dette, invece, risultati deludenti: furono vendute soltanto 2.552 cartelle per 153,150 lire di rendita e un incasso totale, al prezzo medio di 65,06 lire, di 3,321,310 lire 181. Il difficoltoso collocamento dei titoli col sistema dell'asta pubblica, attribuito alle spinte speculative prodotte dalle tensioni politiche internazionali, e il timore di scendere a ``prezzi rovinosi'' 182 ne consigliarono la sospensione 183, mentre, ``menomata la pubblica fiducia, e i Capitalisti fatti incerti dell'avvenire, tutte le operazioni, che dovevano aver base nel credito, [erano] generalmente paralizzate'' 184. Per provvedere al mantenimento delle truppe austriache non restoÁ altro mezzo ``che quello di raccogliere denaro, da chi continuava a offrirlo a patti onesti, e di procurare qualche anticipazione alla Finanza, sul prezzo della rendita perpetua da vendersi a tempo migliore'' 185. Fu ritenuto opportuno, in altre parole, appoggiarsi ``a Case bancarie di molto credito, e solite occuparsi di congeneri negoziazioni'' 186, come i Rothschild di Parigi, che intensificavano in tal modo i rapporti con i circuiti finanziari locali ed assicuravano la copertura internazionale, e la Casa Bastogi di Livorno 187. Queste, le sole in grado di reggere l'urto dei titoli pubblici senza 178 ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, pp. 630- 634. Le cartelle, fissate del valore di 60 lire ciascuna, potevano essere tanto nominative che al portatore, con la facoltaÁ di rendere queste ultime nominative. Il pagamento della rendita annua era garantito da tutte le entrate dello Stato. L'estinzione del debito sarebbe avvenuta gradualmente con una detrazione annua di mezzo milione di lire. 179 Le cartelle del prestito di 30 milioni erano salite a 105 e 3/4, quelle del debito di Lucca a 101 e quelle del debito garantito sulle miniere del ferro fino a 102 e 1/2 (ibidem, p. 635). 180 Ibidem. 181 G. Baldasseroni, Leopoldo II, cit., pp. 479-480. Invece, secondo Tartini, soprintendente dei Sindaci alla Corte dei Conti, la negativa situazione di mercato si era venuta a creare subito dopo la prima emissione (ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, pp. 635-637). 182 Ibidem, p. 637. 183 Ibidem. 184 Rendimento di Conti della Finanza Toscana per l'anno 1853, cit., p. V. 185 ASF, Corte dei Conti, r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, p. 638. 186 CioÁ avvenne mediante contratto del 21 febbraio 1853: Rendimento di Conti della Finanza Toscana per l'anno 1853, cit., p. XI. 187 A differenza di quanto scrive Baldasseroni, secondo A. Volpi, Banchieri e mercato finanziario in Toscana, cit., p. 280, fu il solito binomio Fenzi-Bastogi a gestire l'operazione. Tuttavia egli stesso ricorda come la casa parigina, di fronte alle eccessive pretese dei Fenzi, avesse giaÁ mostrato di preferirgli i Bastogi, con i quali nella prima metaÁ degli anni Cinquanta i rapporti si erano raffreddati, pur incrinandosi solo alla fine del decennio (pp. 180, 185, 190193). V., inoltre, B. Gille, Les investissements francËaise en Italie, cit., pp. 112-113. 100 contrarre il proprio giro di affari, garantivano una celere sottoscrizione dei prestiti pubblici e al contempo una parcellizzazione delle quote di adesione, in maniera da renderle accessibili a una parte crescente di risparmiatori toscani 188. E sempre Pietro Bastogi, per soccorrere le casse toscane e risanare le finanze regionali in vista dell'ingresso nel nuovo Regno, gestõÁ nel 1859, come poi quello del 1860, il prestito al Governo Provvisorio toscano, ottenuto con la garanzia del Piemonte, trattando direttamente con i Rothschild ed estromettendo dall'affare i Fenzi che si erano invece rivolti ai Fould e agli Oppenheim 189. Pertanto, se l'ultimo decennio granducale fu caratterizzato dalla diffusione dell'investimento finanziario, grazie alla vendita capillare attuata dal sistema dei banchi privati, l'intervento di questi grandi operatori finanziari consentõÁ alla Depositeria di incassare per operazioni sul debito pubblico, fra il dicembre 1852 e il dicembre 1853, 14,798,318 lire. Di questi, 7,118,900.13.1 lire vennero utilizzati per il mantenimento delle truppe stanziate in Toscana, 4,083,013.19.6 lire per restituzione di capitali e pagamento degli interessi sui prestiti del 1848, 1849 e del 1852 e 2,561,457.12 lire per i lavori di ampliamento al porto di Livorno e di essiccazione del padule di Bientina dall'inizio a tutto il 1853 190. Il fatto che il dissesto finanziario, l'aumento del debito, la costituzione di un consolidato pubblico e soprattutto la destinazione dei prestiti pubblici fossero intimamente connessi alla spesa militare 191, in un Paese che aveva teorizzato e praticato la neutralitaÁ, faceva sõÁ che l'espansione stessa del debito, tratto comune R.P. Coppini, Il Granducato di Toscana, cit., p. 407. Un'ipotesi circa la composizione sociale degli acquirenti di titoli pubblici toscani eÁ stata avanzata da A. Volpi, Banchieri e mercato finanziario in Toscana, cit., p. 283. 189 Ibidem, pp. 190-193, per il quale questa operazione originoÁ la prima vera spaccatura all'interno della finanza toscana; L. Coppini-G.P. Nitti, voce Bastogi Pietro, cit., pp. 177-178; R.P. Coppini, Il Granducato di Toscana, cit., pp. 425-426; Id., L'aristocrazia fondiario-finanziaria nella Toscana dell'Ottocento. Note per una ricerca, in ``Bollettino Storico Pisano'', 1983, pp. 72, 74-75 e soprattutto E. Passerin D'EntreÁves-L. Coppini, Pietro Bastogi, cit., pp. 24-30. Sull'emissione di questi prestiti, v. F. Giordana, Storia del debito pubblico del Regno d'Italia, Torino, Tipografia del giornale Il Conte Cavour, 1874, pp. 79-80. 190 Rendimento di Conti della Finanza Toscana per l'anno 1853, cit., p. XI, contrariamente a quanto ha sostenuto R.P. Coppini, Il Granducato di Toscana, cit., p. 407, che ha legato la ricostituzione di un consolidato pubblico soprattutto al finanziamento dei lavori pubblici. Questi prevedevano un impegno complessivo rispettivamente di 6 e 4 milioni di lire, assai inferiore al mantenimento delle truppe asburgiche. Non solo, ma in un Rapporto di Baldasseroni sulle spese dell'occupazione austriaca in Toscana, datato 9 Sett. 1854 e intitolato Dimostrazione sommaria, egli propose, data la prolungata presenza del corpo austriaco, ``non di sospendere, ma di abbandonare l'esecuzione dei Lavori del Porto, e di Bientina, voltando al mantenimento delle Truppe li assegni che erano affetti ai Lavoro suddetti, e la realizzazione dei quali eÁ anche difficoltata dalle circostanze'': ASF, Segr. Gab., App., f. 24, ins. 15. 191 Di tale avviso eÁ I. Sachs, L'Italie, ses finances et son deÂveloppement eÂconomique depuis l'unification du royaume (1859-1884) d'apreÁs des documents officiels, Paris, Guillaumin, 1885, pp. 448-449, il quale osserva come, fra i diversi Stati della penisola, la Toscana godesse negli anni Quaranta della situazione finanziaria migliore e collega il ricorso al debito pubblico agli avvenimenti del '48 e soprattutto alle spese per le truppe austriache. 188 101 di molte altre nazioni (tab. 22) al pari dell'aumento delle spese pubbliche 192, venisse considerata patologica e non un elemento stabile e fisiologico dello sviluppo dell'economia, del nuovo ruolo dello Stato e della crescente organizzazione e complessitaÁ delle istituzioni. Ed erano state proprio queste perplessitaÁ, unite all'esigenza di sottoporre il mercato finanziario a un sistema di regole e controlli, a indurre Baldasseroni a propugnare, fin dagli ultimi mesi del 1850, l'opportunitaÁ di istituire una Borsa a Firenze per sottrarre alla consorteria dei banchi privati e al loro strapotere la vendita dei titoli pubblici 193. 5. Conclusioni Negli anni che intercorrono fra il Congreso di Vienna e la prima guerra d'Indipendenza, il Granducato di Toscana, nel quadro generale di un persistente liberismo e di un indirizzo di ``moderazione e di economia'' 194 in politica finanziaria, perseguõÁ con determinazione una politica difensiva basata su un sostanziale disinteresse per le istituzioni militari e una spesa bellica contenuta. Se una politica estera fondata sulla semplice dichiarazione di neutralitaÁ appariva inadeguata rispetto ai nuovi rapporti di forza determinati dalla Restaurazione, il trattato di alleanza con l'Austria se da un lato fu il risultato della sua maggiore presenza in Italia e del ruolo subalterno del Granducato, dall'altro rappresentoÁ l'opportunitaÁ per avere un sistema difensivo piuÁ solido, senza un eccessivo spiegamento militare. Era, in altre parole, la scelta di un piccolo Stato che, con l'obiettivo strategico della ``civil difesa'', si appoggiava a una grande potenza per continuare una politica di pace e stabilitaÁ economica e sociale. In tal modo, anche se non mancarono elementi di contraddizione non privi di riflessi sulle finanze toscane ± come la partecipazione, dietro le pressioni della corte imperiale, alla guerra di Napoli 195 e il consenso dato al transito di truppe 192 A. Salandra, La progressione dei bilanci negli Stati moderni, in ``Archivio di Statistica'', 1879, fasc. IV, pp. 497-537; P. Sitta, L'aumento progressivo delle spese pubbliche, Ferrara, nella Tipografia di Antonio Taddei e Figli, 1893; A. Graziani, Intorno all'aumento progressivo delle spese pubbliche, Modena, SocietaÁ tip., 1887; Id., Istituzioni di scienza delle finanze, Torino, Bocca, 1911, 2a ed., pp. 145-177. Infine, sull'aumento delle entrate, delle spese e del debito pubblico degli Stati preunitari negli anni Cinquanta e durante i Governi Provvisori, cfr. il prospetto in M. Rizzari, Delle presenti condizioni della finanza italiana e del suo ordinamento, Pisa, Tipografia Nistri, 1865, pp. 30-31. 193 La Camera di Commercio e la Borsa di Firenze, cit., p. 80 ss.; A. Volpi, Banchieri e mercato finanziario in Toscana, cit., pp. 290-291, Id., La difficile istituzionalizzazione di un mercato finanziario privato, cit., p. 25. 194 L. Dal Pane, La finanza toscana, cit., p. 291. 195 Nonostante le rimostranze di Ferdinando III, le truppe toscane furono poste sotto gli ordini del generale austriaco Nugent. Le spese della guerra contro Murat ammontarono a 7,728,988.-.9 lire, di cui 4,600,000 lire vennero ripartite a carico delle comunitaÁ: Queste ultime non poterono estinguerle e alcune di esse nel 1859 risultavano ancora gravate da tali passivitaÁ. Furono sollevate dal loro peso, riversato sul Tesoro del Regno, nel 1864. A. Zobi, Saggio sulle mutazioni politiche ed economiche, cit., vol. I, p. 141; Id., Memorie economico-politiche, cit., vol. 102 austriache dirette nel Regno delle Due Sicilie per sedare i moti del 1820-21, offrendo una base logistica e sopportando anche una parte non trascurabile delle spese 196 ± il Granducato riuscõÁ a mantenere la spesa militare praticamente stazionaria per oltre un quarantennio. Questo equilibrio ± parte integrante del modello quietista toscano ± era destinato a infrangersi con la partecipazione alla prima guerra d'Indipendenza che richiese una mobilitazione finanziaria eccezionale. Costata circa 4,800,000 lire 197, impose ai governi che si succedettero nel 1848-49 l'assunzione di una serie di misure straordinarie assai differenti a seconda degli schieramenti politici: i moderati, i democratici, il restaurato governo granducale. L'annullamento dei provvedimenti di Guerrazzi ± specie quelli in materia fiscale che avevano colpito le classi piuÁ benestanti e l'emissione di Buoni del Tesoro verso i quali Leopoldo II mostrava profondo scetticismo ± e il ritorno agli ``antichi sistemi'' 198 si rivelarono palesemente insufficienti rispetto alle esigenze finanziarie della nuova realtaÁ politica. La pressione tributaria e in particolare le imposte dirette, piuÁ che raddoppiate in pochi anni, non potevano certo bastare a sostenere l'occupazione asburgica, come previsto dalla convenzione del 1850 fra l'Impero e il Granducato. Oltre a rappresentare la definitiva messa in crisi del mito leopoldino (incentrato su moderazione, tollerante paternalismo e neutralitaÁ), al quale la dinastia doveva buona parte del suo prestigio e del consenso e sul quale aveva fondato la propria legittimazione politica 199, l'invasione austriaca, che Cosimo Ridolfi definõÁ ``inattesa, inopportuna, immeritata'' 200, segnoÁ il limite di tollerabilitaÁ per i moderati toscani con uno scollamento fra governo e classi dirigenti. La presenza e il mantenimento delle truppe austriache portarono ad una vera cesura con il passato, non soltanto da un punto di vista politico e militare. La vertiginosa espansione delle spese straordinarie ± che Antonio Zobi calcoloÁ superiori a 30 milioni di lire per i sei anni della permanenza del corpo di occupazione 201 ± e la sensibile crescita della spesa bellica ordinaria per il parallelo rafforzamento dell'apparato difensivo (nel 1856, ad esempio, la spesa militare ammontoÁ a oltre 8 milioni di I, p. 125 ss. e vol. II, doc. XCVIII e XCIX, pp. 340-343; D. Manetti, La ``civil difesa'', cit., pp. 19, 147-148. 196 Ibidem, pp. 14, 149; tab. 15, p. 208. 197 Tale cifra orientativa eÁ stata da noi calcolata sommando alle prime tre voci della tab. 9 la prima voce della tab. 10. 198 ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, p. 618. 199 R.P. Coppini, Il Granducato di Toscana, cit., p. 400; B.M. Cecchini, Tra Vienna e Parigi, cit., p. 88 ss. Sulla contraddizione di Leopoldo II nell'ultimo decennio fra salvare l'identificazione dei Lorena con la Toscana, da un lato, e i vincoli con l'Austria, dall'altro, v. L. Lotti, Il '48'49 e il decennio finale, in I Lorena in Toscana, cit., pp. 201-212. 200 G. Lumbroso, L'intervento austriaco in Toscana e l'opera della Commissione Governativa, cit., p. 341. 201 Per l'esattezza lire 31,943,291.1.11, corrispondenti a 26,807,164.52 lire italiane. A. Zobi, Manuale storico degli ordinamenti economici vigenti in Toscana, cit., p. 511; Id., Saggio sulle mutazioni politiche ed economiche, cit., vol. I, p. 317. 103 Tab. 26 - Prospetto delle finanze degli antichi Stati al momento della fusione dei singoli bilanci nel bilancio generale del Regno (in lire) Stati Entrate 31 dicembre 1861 Regno Sub. Lombardia Emilia* Marche Umbria 391,190,510.47 80,794,320.39 62,541,983.73 14,478,111.30 8,959,642.22 Spese Avanzo Disavanzo Debito pubblico Legge 4 agosto 1861 Rendita iscritta Redimibile Consolidata 482,201,344.44 91,010,833.97 8,914,558.22 54,921,696.83 52,443,717.99 28,350,602.40 1,996,992.11 5,534,193.42 36,111,571.22 26,430,412.51 235,074.15 1,169,914.22 12,896,663.62 1,581,447.68 121,500.00 5,348,199.18 3,611,443.04 31 dicembre 1860 Toscana 43,370,494.73 57,690,970.25 Napoli 109,429,065.56 100,493,766.24 Sicilia 47,644,750.00 50,433,067.44 8,935,299.32 14,320,475.52 1,845,784.00 4,020,000.00 355,257.50 25,648,376.00 2,788,317.44 6,800,000.00 Totale 758,408,878.40 797,619,300.38 68,909,204.95 108,119,626.93 13,469,165.98 98,094,180.47 Disavanzo 32,210,421.98 Totale 111,563,346.45 * Parma, Modene e Romagne Fonte: E. Morpurgo, La Finanza. Studii di economia pubblica e di statistica comparata, Firenze, Successori Le Monnier, 1877, Firenze, 1877, p. 6. lire rispetto a 4 milioni e mezzo di dieci anni prima) trasformarono l'intero sistema finanziario e le modalitaÁ di finanziamento della spesa pubblica, facendo aumentare in maniera vistosa il debito pubblico e modificandone anche la composizione. Infatti, se prima del 1845 il debito era ``costituito in forme molto semplici; quelle medesime quasi che si usa[va]no da privati a privati'' 202, dopo la restaurazione della monarchia, Leopoldo II dovette ``accettare'' il ricorso all'emissione di titoli pubblici con il prestito di 30 milioni di lire dell'autunno 1849, il nuovo prestito di 12 milioni di lire del giugno 1851, fino a pervenire nel novembre dell'anno seguente a un consolidato pubblico che fornisse allo Stato 65 milioni di lire, con l'iscrizione sul Gran Libro di una rendita di tre milioni di lire. Tutto questo collocoÁ la Toscana nel 1861 al secondo posto, subito dopo il Regno Sabaudo, per il deficit di bilancio e al terzo per l'entitaÁ del debito pubblico 203 (tab. 26), mentre occupava sempre il secondo, considerando la relativa spesa media annua pro-capite (tab. 19). ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, p. 606. 203 Non abbiamo considerato al riguardo la Lombardia, in quanto parte di uno stato straniero. Sull'istituzione del Gran libro del debito pubblico del Regno d'Italia e l'unificazione dei debiti pubblici degli Stati preunitari, v. L. Izzo, La finanza pubblica nel primo decennio dell'UnitaÁ italiana, Milano, GiuffreÁ, 1962, p. 24 ss. 202 104 Tab. 27 - Spesa militare, spesa totale nei principali Paesi attorno alla metaÁ dell'Ottocento Stati Anno e moneta Francia 1850 (fr.) 1851 Regno Unito *1849 (l. st.) 1848-49 Stati Uniti ($) Austria ^1848-49 (fior.) Prussia 1850 (fr.) Belgio 1849 (fr.) 1850 Spagna ë1850-51 (reali) Spesa militare Spesa totale % 427,438,108 413,974,041 15,823,537 1,461,491,788 1,434,634,047 50,853,623 29,2 28,8 31,1 27,160,755 57,635,668 47,1 157,887,369 283,864,674 55,6 95,607,656 359,628,522 26,5 27,085,000 26,792,000 383,319,540 125,096,893 116,755,172 1,199,901,368 21,6 22,9 31,9 Fonte: Ch. Coquelin, voce Budget, in Dictionnaire de l'eÂconomie politique, publie sous la direction de MM. Ch. Coquelin et Guillaumin, Bruxelles, Meline, Cans et Compagnie, LibrairesEÂditeurs, 1853, t. I, pp. 249-255. * esercizio chiuso al 5 gennaio 1850 chiusura dell'anno 30 giugno 1849 ^ 1 novembre 1848-31 ottobre 1849 ë 30 giugno 1850-30 giugno 1851 Tab. 28 - Spesa militare, spesa totale e spesa militare pro-capite nei principali Paesi (in mil. di franchi) Guerra e Marina Regno Unito 1851 391 Francia 1851 309 Stati Uniti 1848-49 145 Austria 1849-50 410 Prussia 1850 364 Stati Anno Spesa Popolazione Spesa militare, Spesa militare Totale (milioni di abitanti)* spesa totale % pro-capite 1,436 27,4 27,2 14 1,434 35,4 21,5 8 307 23,3 47,2 6 738 36,9 55,5 11 1,334 16,3 27,2 22 Fonte: J. Garnier, voce Finances, in Dictionnaire de l'eÂconomie politique, cit., t. I, p. 854. * Censimenti della popolazione effettuati nei vari paesi rispettivamente negli anni 1851, 1846, 1850,1845, 1849 Le relazioni parentali, politiche e militari del Granduca con l'Impero Asburgico, che da sempre rappresentavano un ``vulnus'' alla neutralitaÁ del Paese, con la svolta del 1849 vennero ulteriormente rafforzate, lasciando la Toscana in una posizione di totale dipendenza. La presenza dell'Austria e delle sue truppe in funzione controrivoluzionaria originarono conseguenze riassumibili, in ultima analisi, nella formula ``equilibrio politico-squilibrio finanziario''. Da questo punto di vista, il Granducato ben evidenzia come la finanza pubblica potesse essere marcatamente alterata dall'esistenza di vincoli politico-militari con grandi potenze, con 105 effetti sulla stabilitaÁ finanziaria e sull'andamento economico del Paese 204. La sua politica di contenimento militare fu vanificata ed evidenzioÁ problemi non dissimili da quelli dei grandi Stati che perseguivano scientemente una politica di maggior impegno bellico (tabb. 27-28) 205, con l'aggravante di dover fronteggiare un'improvvisa condizione di instabilitaÁ, di fronte alla quale finõÁ per trovarsi impreparato e che poteva rivelarsi ancor piuÁ destabilizzante. CosõÁ la Toscana lascioÁ in ereditaÁ al nuovo Stato una pesante situazione finanziaria dovuta non tanto alle guerre d'Indipendenza e alle spese per la costituzione del Regno, ma a quelle sostenute per ostacolare la nascita dell'Italia unita. 204 Questa situazione accomuna anche altri Stati italiani, come abbiamo mostrato in D. Manetti, La ``civil difesa'', cit., p. 189 ss. Riguardo alle cause del loro dissesto finanziario, giaÁ era emersa ``la prova che dall'Austria e dal vassallaggio de' cessati scioperatissimi Governi italici proviene quella enorme massa di debiti che attualmente inghiottiscono la miglior porzione delle rendite nazionali''. Ma l'ereditaÁ lasciata al nuovo Regno sarebbe stata ancora piuÁ pesante se a partire dal marzo dell'anno precedente le spese per le truppe, la marina e la diplomazia dei vari Stati non fossero state, come si eÁ detto, imputate direttamente al bilancio generale del Regno (A. Zobi, Saggio sulle mutazioni politiche ed economiche, cit., vol. I, pp. 186, 195, 202, 206, 247; p. 207 per la citazione, ma anche p. 248). 205 Le spese per la difesa (disaggregate in guerra e marina e in ordinarie e straordinarie) e la spesa pubblica complessiva dei diversi Stati europei, sia dei principali che dei minori, e talvolta anche dei Paesi di altri continenti sono in Annuaire de l'eÂconomie politique, vari anni, 1re anneÂe 1844. 106