Una pesante ereditaÁ. Guerre d'Indipendenza, occupazione austriaca
e squilibrio finanziario nel Granducato di Toscana (1848-1861) *
di
Daniela Manetti
Io avrei sperato che accadesse una occupazione del paese, come
conseguenza della guerra alla quale ha preso parte; che qui (...) un
Generale facesse da se i primi atti di forza e di rigore, onde
fuggissero almeno i piuÁ accaniti anarchisti, e che quindi il Governo
Civile di V. A. I. e R. od Ella in fine venissero a mitigare i rigori
necessarj d'una occupazione bellica
(Lettera di Giovanni Baldasseroni a Leopoldo II, 15 aprile 1849)
Quello che disgraziatamente non eÁ dubbio si eÁ il cattivo effetto
che in generale ha prodotto il malaugurato proclama del Maresciallo d'Aspre, che annunzia l'intervento delle truppe austriache,
percheÁ replicatamente chiamate da Vostra Altezza Imperiale
(Lettera di Giovanni Baldasseroni a Leopoldo II, 28 maggio 1849)
Malgrado i pressanti e continuati offici calorosissimi, fatti al generale D'Aspre (...), Egli eÁ deciso di portarsi colle sue truppe a
Firenze (...). Non posso nascondere a V. A. I. e R. la trista impressione che tal nuova ha prodotto nella parte culta di questa
popolazione
(Lettera di Luigi Serristori a Leopoldo II, 23 maggio 1849)
e la Toscana eÁ lieta di uscire dalla vecchia vita del Municipio ed
entrare nella nuova vita della Nazione
(Bettino Ricasoli al re Vittorio Emanuele, 20 novembre 1860)
* Questo lavoro eÁ dedicato alla memoria dell'amico e collega Enrico Stumpo, studioso di
soldati e finanze.
Abbreviazioni - ASF: Archivio di Stato di Firenze; C. d. C.: Corte dei Conti; Dep. Gen.:
Depositeria Generale, Parte Moderna; Min. Fin.: Ministero delle Finanze; Segr. e Min. Es.: Segreteria
e Ministero degli Esteri; Segr. e Min. G.: Segreteria e Ministero della Guerra, 1814-1860; Segr. Fin.:
Segreteria di Finanze, 1814-1848; Segr. Gab., App.: Segreteria di Gabinetto, Appendice; Segr. St.:
Segreteria di Stato, 1814-1849; Trat. Int.: Trattati Internazionali.
57
1. Scelte economico-finanziarie e militari all'indomani della Restaurazione
Nel periodo che va dal 1815 alla prima guerra d'Indipendenza, il Granducato
di Toscana evidenzia linee di sostanziale continuitaÁ nella politica economica, finanziaria e militare 1.
Al suo ritorno, Ferdinando III riprese, in una generale cornice di moderatismo e
relativa tolleranza, l'orientamento liberoscambista del suo predecessore 2, volto a favorire il commercio e a potenziare il ruolo economico di Livorno, mentre la gestione
delle finanze fu nuovamente fondata sull'assunto che una spesa pubblica e una pressione tributaria modeste fossero alla base del benessere dei cittadini e della ricchezza
dello Stato. Il riferimento all'etaÁ di Pietro Leopoldo ± assunto a ``categoria eterna del
buon governo'' 3 ± divenne il motivo conduttore della Restaurazione toscana 4, anche
se il recupero degli ordinamenti lorenesi fu adattato alle esigenze di una mutata societaÁ
e mediato dall'esperienza francese, conciliando il piuÁ possibile vecchio e nuovo 5. La
definizione degli indirizzi difensivi si presentoÁ, invece, piuÁ complessa, in quanto
pesavano due esperienze contrapposte: da un lato la scelta neutralista di Pietro Leo-
1
Su questi aspetti, ci permettiamo di rimandare a D. Manetti; La ``civil difesa''. Economia,
finanza e sistema militare nel Granducato di Toscana (1814-1859), Firenze, Olschki, 2009.
2
L. Magnani, Cenni sui provvedimenti economici dei Principi lorenesi in Toscana, Firenze,
presso la Tipografia Galileiana di M. Cellini e C., 1852, p. 22 ss; G.M. (J.M.) Stuart, Storia del
libero scambio in Toscana, Firenze, Tipografia della Gazzetta d'Italia, 1876; G. Mori, Osservazioni sul libero-scambismo dei moderati nel Risorgimento, in Id., Studi di storia dell'industria,
Roma, Editori Riuniti, 1967, 2a ed., pp. 29-41 e, per il dibattito tra i liberisti e i loro
oppositori, C. Ronchi, Liberismo e protezionismo in Toscana prima del 1848, in ``Studi storici'',
1959-60, n. 2, pp. 244-284. L'unica eccezione alla politica liberista fu costituita dal ferro, per
la precisa volontaÁ degli uomini di governo, come pure della classe dirigente, di non perdere il
controllo di questo settore vitale dell'economia toscana. G. Mori, L'industria del ferro in Toscana dalla Restaurazione alla fine del Granducato (1815-1859), Torino, ILTE, 1966 (Archivio
Economico dell'Unificazione Italiana, s. II. - vol. XIII), passim, in part. pp. 447-448; D. Manetti; La ``civil difesa'', cit., cap. VI, par. 3.
3
A. Varni, Leopoldo II, in I Lorena in Toscana, Convegno internazionale di studi (Firenze,
20-21-22 novembre 1987), a cura di C. Rotondi, Firenze, Olschki, 1989, p. 108.
4
A. MacrõÁ, Il ``sigillo dell'esperienza''. Mutamento e continuitaÁ nell'amministrazione del Granducato di Toscana durante la Restaurazione, in ``Giornale di Storia Costituzionale'', 1 sem. 2004,
n. 7, p. 91.
5
In particolare, il sistema finanziario francese ± ritenuto sostanzialmente migliore di
quello del passato ± aveva dato alla Toscana un'amministrazione moderna, ben organizzata,
con un ordine e un controllo piuÁ efficaci nella contabilitaÁ, ma era stato poi alterato dalle
necessitaÁ belliche che avevano provocato un massiccio e crescente prelievo fiscale, con conseguente malcontento e diffidenza nell'opinione pubblica. Esclusi gli aspetti della legislazione
finanziaria strettamente legati all'inserimento della Toscana nell'Impero francese, quale ad
esempio il sistema doganale, molti princõÁpi, norme, istituti ± vedi l'uso dei bilanci di previsione
± potevano essere proficuamente salvati nelle linee di fondo. Alcuni provvedimenti adottati da
Napoleone davano infatti attuazione a progetti rimasti irrealizzati o incompiuti da Pietro Leopoldo, come il catasto e l'estinzione del debito pubblico. Sul lascito del periodo francese, v. D.
Manetti; La ``civil difesa'', cit., pp. 7-10.
58
poldo 6 con la drastica riduzione delle forze armate, dall'altro il pesante lascito dell'etaÁ
napoleonica, con la perdita del trono, la dominazione francese e le guerre 7.
Contrario alle istituzioni militari per le ingenti spese che richiedevano e gli uomini
che sottraevano all'agricoltura e all'industria 8, Leopoldo credeva che i problemi della
sicurezza nazionale e dell'ordine interno potessero essere risolti senza ricorrere all'esercito, pensando che un piccolo Stato come la Toscana, marginale rispetto alle scelte
politico-strategiche delle grandi potenze, non avesse nulla da temere e che eventuali
tensioni potessero sempre essere superate in via diplomatica. Convinto poi che una
finanza sana ed equilibrata e una politica di riforme sociali ed economiche bastassero a
rimuovere ogni turbamento interno, ritenne superfluo e dannoso un vasto spiegamento
di truppe. Ridusse cosõÁ al massimo le forze armate 9 e le spese militari, considerate
improduttive, oltre che un elemento perturbatore del sistema economico-finanziario, e
riforma delle finanze 10 e smantellamento dell'esercito 11 andarono di pari passo.
Affinche non rimanesse interrotto il commercio, in seguito ai conflitti che agitavano
l'Europa, la neutralitaÁ di Livorno, giaÁ proclamata dai Medici, fu riconfermata nel 1778, estesa a
tutto il territorio e dichiarata costituzione e legge perpetua del Granducato. Per l'editto 1 agosto
1778, v. Bandi e Ordini da osservarsi nel Granducato di Toscana pubblicati dal di VII. Gennaio
MDCCLXXVIII. al di XX Dicembre MDCCLXXIX, Firenze, per Gaetano Cambiagi Stampatore
Granducale, 1780, Në LI; voce Littorale Toscano. Provvedimenti per l'osservanza della neutralitaÁ
colle Potenze di Europa, in Repertorio del diritto patrio toscano vigente ossia spoglio alfabetico e
letterale delle piuÁ interessanti disposizioni legislative veglianti nel Granducato in materie civili, criminali, amministrative, di regia giurisdizione, di polizia, militari, commerciali, forensi, notariali ec.,
Livorno, nella Tipografia di Giulio Sardi, 1833, t. II, pp. 235-236.
7
Sul peso dell'ereditaÁ leopoldina, cfr. F. Pesendorfer, Ferdinando III e la Toscana in etaÁ
napoleonica, trad. it., Firenze, Sansoni, 1986, pp. 21-65; Id., La Toscana dei Lorena. Un secolo di
governo granducale, trad. it., Firenze, Sansoni, 1987, pp. 89-140. V., poi, le puntuali pagine di I.
Biagianti, Vittorio Fossombroni e la politica estera del Granducato. Dalla neutralitaÁ di Pietro
Leopoldo alla restaurazione di Ferdinando III, in ``Rassegna Storica Toscana'', lug.-dic. 1997, n.
2, pp. 99-235 ed anche Id., Il ministro Vittorio Fossombroni tra Lorena e Governo Francese, in La
Toscana e la rivoluzione francese, a cura di I. Tognarini, Napoli, ESI, 1994, pp. 569-595.
8
N. Giorgetti, Le armi toscane e le occupazioni straniere in Toscana (1537-1860), CittaÁ di Castello,
Tipografia dell'Unione Arti Grafiche, 1916, vol. II, pp. 75-80, 88-90; A. Wandruszka, Pietro Leopoldo.
Un grande riformatore, Firenze, Vallecchi, 1968, pp. 343-350; Pietro Leopoldo D'Asburgo-Lorena,
Relazioni sul governo della Toscana, a cura di A. Salvestrini, Firenze, Olschki, 1969, vol. I, p. 88 ss.
9
Sul sistema militare toscano da Francesco Stefano alla Restaurazione, cfr. A. Contini, La
reggenza lorenese tra Firenze e Vienna. Logiche dinastiche, uomini e governo (1737-1766), Firenze,
Olschki, 2002, in part. pp. 70-76, 89 ss., Appendice 5, p. 389 ss.; N. Labanca, Le panoplie del
Granduca, in ``Ricerche Storiche'', 1995, n. 2, pp. 295-363.
10
Cfr. H. BuÈchi, Finanzen und Finanzpolitik Toskanas im Zeitalter der Aufklarung (17371790) im Rahmen der Wirtschaftspolitik, Berlin, Emil Ebering, 1915, p. 190 ss.; L. Dal Pane, La
finanza toscana dagli inizi del secolo XVIII alla caduta del Granducato, Milano, Banca Commerciale
Italiana, 1965, in part. capp. IV-V; Id., Le riforme economiche e finanziarie di Pietro Leopoldo, in
``Rassegna Storica Toscana'', lug.-dic. 1965, n. 2, pp. 229-256; V. Becagli, Un unico territorio
gabellabile. La riforma doganale leopoldina, Firenze, UniversitaÁ degli Studi di Firenze, Istituto di
Storia ± FacoltaÁ di Lettere e Filosofia, 1983.
11
N. Giorgetti, Le armi toscane e le occupazioni straniere in Toscana, cit., vol. II, pp. 75-80,
88-90.
6
59
Anche se le occupazioni straniere, l'ingresso nell'orbita francese con il
Regno d'Etruria, la perdita dell'autonomia e della propria identitaÁ di Stato
sovrano quando divenne provincia dell'Impero 12, la leva, l'unione dei reggimenti toscani alla Grande Armata e la partecipazione alle guerre napoleoniche 13
non erano stati certo conseguenza della ``neutralitaÁ disarmata'' 14, cioÁ condizionoÁ profondamente le scelte politiche e militari della Restaurazione 15. Ma
se da una parte si rendeva necessario creare istituzioni militari piuÁ solide e
dare all'esercito un'organizzazione adeguata, dall'altra, pur essendo di fatto
irrealistico il ripristino della neutralitaÁ, Ferdinando III non poteva prescindere
dall'ascendente che l'archetipo leopoldino ancora esercitava 16 e dai relativi
indirizzi di politica internazionale, economica e finanziaria 17. In altre parole,
nella convinzione della validitaÁ della politica paterna, egli si trovava a gestire la
continuitaÁ del modello riformista in una situazione profondamente cambiata
che andava ben al di laÁ della politica interna del Granducato e doveva fare i
conti con un diverso quadro politico internazionale.
Il 12 giugno 1815, tre giorni dopo la firma dell'atto finale generale del
Congresso di Vienna, l'Imperatore d'Austria e il Granduca di Toscana, mediante Metternich e don Neri Corsini, loro plenipotenziari, stipularono un
Trattato di amicizia, unione e alleanza allo scopo di mantenere la tranquillitaÁ
interna e la sicurezza esterna d'Italia 18.
12
Per una visione d'insieme del periodo, si rimanda a: R.P. Coppini, Il Granducato di
Toscana. Dagli ``anni francesi'' all'UnitaÁ, vol. XIII, t. III della Storia d'Italia, diretta da G.
Galasso, Torino, Utet, 1993; E. Donati, La Toscana nell'Impero napoleonico. L'imposizione del
modello e il processo di integrazione (1807-1809), Firenze, Polistampa, 2008, 2 t.
13
N. Giorgetti, Le armi toscane e le occupazioni straniere in Toscana, cit., vol. II, capp.
XIX-XXVII; P. Crociani, L'esercito del Regno d'Etruria (1801-1807), in SocietaÁ di Storia Militare, Quaderno 1993, Roma, Gruppo Editoriale Internazionale, 1993.
14
L'espressione eÁ di F. Pesendorfer, Ferdinando III (1791-1824). Una battaglia per la Toscana, in I Lorena in Toscana, cit., pp. 72, 74.
15
P. Pieri, La Restaurazione in Toscana (1814-1821), Pisa, Tipografia-Editrice del cav. F.
Mariotti, 1922; G. Fenzi, Il Granducato di Toscana fra reazione e rivoluzione nei primi dieci anni
dopo il Congresso di Vienna, in ``Ricerche Storiche'', 1981, n. 2-3, pp. 383-404.
16
Il radicamento della tradizione leopoldina eÁ confermato, ad esempio, da G. Leoni,
Osservazioni sopra la milizia toscana, Firenze, Stamperia sulle logge del Grano, 1847, p. 5.
17
Sul mito leopoldino e su quello napoleonico, v. A. Wandruszka, Pietro Leopoldo. Un
grande riformatore, cit., p. 129 ss.; C. Mangio, Rivoluzione e riformismo a confronto: la nascita del
mito leopoldino in Toscana, in ``Studi Storici'', 1989, n. 4, pp. 947-967; Z. Ciuffoletti, I moderati
toscani e la tradizione leopoldina, in I Lorena in Toscana, cit., pp. 121-138; L. Mascilli Migliorini,
L'etaÁ delle riforme, in F. Diaz - L. Mascilli Migliorini - C. Mangio, Il Granducato di Toscana, cit.,
pp. 405-411 e G. Cipriani, La leggenda napoleonica nella Toscana della Restaurazione 1814-1829,
in La Toscana nell'etaÁ rivoluzionaria e napoleonica, a cura di I. Tognarini, Napoli, ESI, 1985, pp.
671-692; F. Bertini, Il mito di Napoleone a Livorno durante la Restaurazione, in Ministero per i
Beni e le AttivitaÁ culturali ± Archivio di Stato di Livorno, Atti della Giornata di Studi Francesco
Spannocchi governatore a Livorno tra Sette e Ottocento, Livorno, 20 gennaio 2006, a cura di M.
Sanacore, Livorno, Archivio di Stato di Livorno, 2007, pp. 321-334.
18
ASF, Segr. e Min. Es., f. 2900, Trattati, Convenzioni ed altri Atti stipulati per la Toscana dal
60
Facendo espresso riferimento all'assetto politico della Penisola stabilito dal
Congresso di Vienna, i contraenti si garantivano il possedimento dei rispettivi
Stati e si impegnavano a darsi notizia di quanto poteva minacciare l'ordine nei
loro domini e in Italia; a mantenere in buono stato le piazzeforti e, in caso di
guerra, a trattare con il nemico e a fare o accogliere proposte di tregua o di pace
solo di comune accordo. Il Granducato si limitava a creare una forza militare di
circa 6.000 uomini in tempo di pace, da elevare a 11.500 nel caso di un conflitto,
ma poteva contare sul soccorso di 80.000 soldati imperiali.
Anche se l'accordo era formulato in modo apparentemente bilaterale, non solo
sanzionava l'allineamento del Granducato al sistema asburgico, ma la disparitaÁ fra le
forze militari dei due Stati e il fatto che le truppe toscane sarebbero state comandate da
quelle imperiali mettevano il Paese in una posizione subalterna rispetto all'Austria. In
seguito, l'accessione del Granducato alla Santa Alleanza nel gennaio 1818 su espresso
invito di Vienna 19 non fece che accrescere ulteriormente questi legami di dipendenza.
In tal modo la Toscana, se da un lato ebbe assicurata la necessaria protezione politicomilitare, potendo fare affidamento, in caso di necessitaÁ, sul soccorso delle armate
austriache e valersi cosõÁ del loro potente schieramento in Italia, dall'altro dovette
stabilire uno stato militare tale da poter fornire all'occorrenza il suddetto contingente.
I rapporti personali, dinastici e ideologici, che avevano costituito un elemento di
contraddizione alla neutralitaÁ del paese, venivano cosõÁ rafforzati e trasformati in un
solido vincolo politico-militare, ma cioÁ permetteva al Granducato di procedere a un
armamento nell'insieme contenuto 20, il che significava rispettare il carattere essenzialmente agricolo del Paese, limitare il reclutamento e non accrescere le imposte.
Il trattato, oggetto di forti critiche dalla memorialistica risorgimentale 21,
sfugge, se esaminato piuÁ attentamente, a una valutazione schematica e riduttiva.
Con queste scelte a livello internazionale, la Toscana si subordinava alla
quiete e alla strategia di Metternich 22, diventando di fatto un suo baluardo in
Italia, seppure timido e malamente armato 23. D'altro canto, essa poteva in tal
modo contenere il proprio apparato difensivo e sulla base della tradizione neuNë 1 al 35. 1814-1821, n. 2. Il trattato eÁ anche in A. Zobi, Memorie economico-politiche o sia de'
danni arrecati dall'Austria alla Toscana dal 1737 al 1859, Firenze, Grazzini, Giannini e C., 1860,
vol. II, Sommario di documenti officiali, doc. CVIII, pp. 395-398.
19
ASF, Trat. Int., n. CXXI, Adesione del Granduca Ferdinando III al Trattato detto della
Sacra Alleanza, stipulato in Parigi tra l'Austria, la Russia e la Prussia il 26 settembre 1815.
20
Corsini dovette discutere e mediare non poco per arginare le pretese di Metternich. A.
Zobi, Memorie economico-politiche, cit., vol. II, Sommario di documenti officiali, p. 362 ss.; E. Piola
Caselli, Un Ministro Toscano al Congresso di Vienna, in ``La Rassegna Nazionale'', 1913, vol.
CXCIV, pp. 487-509; 1914, vol. CXCV, pp. 48-70, 184-208, 325-362, vol. CXCVI, pp. 39-70.
21
V, ad es., A. Zobi, Storia civile della Toscana dal MDCCXXXVII al MDCCCXLVIII,
Firenze, Luigi Molini, 1852, t. IV, p. 99; Id., Memorie economico-politiche, cit., vol. I, p. 143; U.
Peruzzi, La Toscana e i suoi Gran-duchi austriaci della casa di Lorena, Firenze, Frat. Cammelli,
1859, p. 21.
22
G. Paolini, Nel sistema di Metternich: il Granducato di Toscana e i Congressi di Lubiana e
Verona, in ``Rassegna Storica del Risorgimento'', ott.-dic. 2000, fasc. IV, pp. 483-508.
23
D. Manetti, La ``civil difesa'', cit., passim.
61
Tab. 1 - Spesa militare, spesa totale nel Granducato di Toscana. Decennio 1815-1824 (in lire toscane)
Anni
Spesa militare
1815
4,976,062. 7. 7
1816
4,499,288.19. ±
1817
4,145,774. 5.11
1818
4,289,199. 5. 2
1819
4,281,178. 3. 6
1820
4,345,902.10. 7
1821
4,331,113.17. 3
1822
4,169,879.16. ±
1823
4,235,597.12. 8
1824
4,277,442. 8. 4
Differenza aumenti/diminuzioni
Totale
43,634,733.18. 3
Media annua
4,363,473. 7. 9
Spesa totale
22,642,432.19.10
22,242,242. 9. 5
24,871,332. 1.11
23,562,278. 4.11
22,494,281. 7. 4
22,489,479. 4. 9
22,546,122. 1. 5
22,435,650. 1. 7
23,764,351.11. 5
23,971,444.15. ±
2,672,865. 1. 1
233,692,479.18. 8
23,369,247.19.10
%
21,9
20,2
16,6
18,2
19
19,3
19,2
18,5
17,8
17,8
18,7
18,7
Fonte: Nostra elaborazione sui dati contenuti in ASF, C. d. C., r. 500. Per le operazioni
effettuate al fine di rendere omogeni i dati, v., anche per le tabelle dei successivi Decenni,
D. Manetti; La ``civil difesa'', cit., pp. 145-146, n. 1 e 2.
tralista leopoldina era in fondo coerente delegare a una potenza di primo piano
la `grande difesa', concentrandosi sulla cosiddetta ``civil difesa'' ± i cui obiettivi
erano repressione del contrabbando, tutela della salute pubblica e protezione
del commercio 24 ± per non aggravare e stravolgere il sistema finanziario e
perseguire l'abituale politica economica. In altri termini, l'alleanza con Vienna
non puoÁ essere vista solo come il risultato della limitata sovranitaÁ del Granducato 25 e dell'accresciuto potere asburgico in Italia 26, nonostante che, per gli
impegni assunti, l'esercito fosse piuÁ numeroso che in passato 27. Essa rappre24
Gli aspetti della ``civil difesa'', cosõÁ chiamata per distinguerla da ``una difesa puramente
militare'', erano quasi sempre legati fra loro. Basti ricordare, ad esempio, che con l'introduzione
clandestina di merci molto spesso risultava violata anche la normativa sanitaria o, piuÁ in particolare, che con il mancato deposito delle merci in contumacia nei lazzeretti veniva pure eluso il
pagamento della tassa di purga. ASF, Segr. e Min. G., 1843, in fondo al Prot. 1411 n. 20, Progetto
del General Comandante Casanuova per diminuire i Posti Armati sulle Coste del Granducato,
conservando soltanto quelli piuÁ importanti per la difesa di esse. Il 1ë Ottobre 1833.
25
Proprio per i legami dinastici e militari con l'Impero Asburgico, il Granducato eÁ stato
definito un'``entitaÁ statual(e) a sovranitaÁ limitata'' da C. Piazza, Il commercio toscano con i paesi
maghrebini (1814-1830) ed il porto di Livorno, in La penisola italiana e il mare. Costruzioni navali,
trasporti e commerci tra XV e XX secolo, a cura di T. Fanfani, Atti del Convegno, Viareggio 29-30
aprile, 1 maggio 1991, Napoli, 1994, cit, p. 345.
26
G. Ratti, Egemonia austriaca e Restaurazione negli stati italiani, in La Storia, diretta da N.
Tranfaglia e M. Firpo, vol. III, t. 3, Torino, UTET, 1986, pp. 85-105.
27
Sulla progressiva riduzione del numero dei soldati attuata dai Lorena e soprattutto da
Pietro Leopoldo, cfr. N. Labanca, Le panoplie del Granduca, cit., tab. 1, p. 345.
62
Tab. 2 - Spesa militare, spesa totale nel Granducato di Toscana. Decennio 1825-1834 (in lire toscane)
Anni
1825
1826
1827
1828
1829
1830
1831
1832
1833
1834
Totale
Media annua
Spesa militare
4,238,524. 1. 9
4,068,607.13. 9
4,311,513. 2. 6
4,375,210.11.10
4,376,324.11. ±
4,146,612.19. 3
4,357,790. 8. 2
4,301,398. 1. 5
4,305,319. 2. 7
4,397,726. 9. 1
42,879,027. 1. 4
4,287,902.14. 2
Spesa totale
20,991,881. 8. 2
21,131,364.13.10
21,899,290. 4. 1
22,508,777. 5.11
23,310,638.14. 7
23,124,894.13. 4
23,179,122.13. 2
23,080,103.10. 6
23,246,572.11.10
23,232,842.15. 2
225,710,433. 5. 5
22,571,043. 6. 6
%
20,1
19,2
19,6
19,4
18,7
17,9
18,8
18,6
18,5
18,9
19,0
19,0
Fonte: ASF, Segr. Fin., r. 2648, parte 1a , pp. 6-7.
Tab. 3 - Spesa militare, spesa totale nel Granducato di Toscana. Decennio 1835-1844 (in lire toscane)
Anni
1835
1836
1837
1838
1839
1840
1841
1842
1843
1844
Totale
Media annua
Spesa militare
4,260,878. 9. 7
4,321,590.12. 2
4,503,518.15.11
4,442,861. 7. 1
4,498,584.14.11
4,474,151. 8. 2
4,679,018.13. 4
4,642,422.19.11
4,704,715.18. 4
4,904,637. 2. ±
45,432,380. 1. 5
4,543,238. ±. 2
Spesa totale
23,740,363. 3. 3
23,162,729. 3. 6
23,607,132.16. 3
23,980,816. 1. 9
24,620,254. 4. 9
25,451,254. 3. 9
26,634,120. 6. 1
27,021,171.14. ±
27,268,874.12. 7
27,790,545.10. 9
253,277,261.16. 8
25,327,726. 3. 8
%
17,9
18,6
19
18,5
18,2
17,5
17,5
17,1
17,2
17,6
17,9
17,9
Fonte: ASF, Segr. Fin., r. 2651, Decennio della R. Finanza dall'Anno 1835 all'Anno 1844, parte 1a
Dimostrazioni Generali, pp. 6-7.
sentoÁ anche lo strumento di una scelta lucida e realistica effettuata dalla Toscana per rispettare il consolidato orientamento di politica finanziaria e uno dei
suoi postulati: il sostanziale equilibrio fra entrate e uscite (tabb. 1-6).
Dopo un attento esame dello stato finanziario complessivo, il Consiglio
decise che, senza alterare il quadro stabilito, occorreva intervenire sulla consistenza delle forze armate, poiche la spesa per la difesa non poteva oltrepassare la
cifra annua di lire 4,200,000 28, pari a circa un quinto della spesa pubblica 29. Non
28
29
ASF, Segr. e Min. G., 1816, Prot. 102 n. 17.
D. Manetti, La ``civil difesa'', cit., p. 31, tab. 9.
63
Tab. 4 - Spesa militare, spesa totale nel Granducato di Toscana. Decennio 1845-1854 (in lire toscane)
1845
1846
1847
1848
1849
1850
1851
1852
1853
1854
Totale
Media
Media
Media
Media
Anni
annua
annua del 1ë Triennio
annua dei sette anni successivi
del biennio 1848-49
Spesa militare
Spesa totale
4,548,522. ±. 5
27,731,056. 5. 4
4,542,844.10. 5
28,511,893. 5. 8
4,827,170.19. 2
28,874,856. 4. 7
10,163,825.10. 5
37,697,169. 7. 9
10,422,515.12. 9
39,081,366.13. 5
7,196,722.15.10
36,047,769.13. 7
6,809,540.10. 4
35,261,768.18. 7
6,654,393. ±. 8
35,819,193. 7. 4
7,075,243.15. 6
37,315,704.14. ±
7,500,671.13. 9
37,637,007.13. 7
69,741,450. 9. 3
343,977,786. 3.10
6,974,145. ±.11(A)
34,397,778.12. 5
4,639,512.10. ±
28,372,601.18. 3
7,974,701.17. ±(A) 36,979,997. 3.10
10,293,170.16. 6
38,389,268. ±. 1
%
16,4
15,9
16,7
26,9
26,6
19,9
19,3
18,5
18,9
19,9
20,3
20,3
16,3
21,6
26,8
Fonte: ASF, Min. Fin., r. 1443, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854, vol. I, pp. 8-9 e nostre elaborazioni.
Risultano ``contrassegnate colla lettera A'' quelle partite che nei Prospetti di sviluppo contenuti nel
secondo volume presentano un divario perche ``eÁ occorso talvolta deviare dalle suddette intitolazioni, e accomodare il calcolo alla necessitaÁ dei confronti in alcuni articoli speciali'' (ibidem, p. 5).
Tab. 5 - Spesa militare, spesa totale nel Granducato di Toscana. 1855-1859 (in lire toscane)
Anni
1855
1856
1857
1858
1859
Totale
Media annua
Media annua del 1ë Quadriennio
Spesa militare
7,922,480. 1. ±
8,043,216.18. 5
8,056,238. ±. 9
7,997,658.17. 9
19,770,864.13. 8
51,790,458.11. 7
10,358,091.14. 3
8,004,898. 9. 5
Spesa totale
38,199,381.14.
38,910,874. 9.
38,809,796.12.
38,561,726. 8.
52,380,954.16.
206,862,734. 1.
41,372,546. 3.
38,620,444.16.
9
2
±
9
4
±
8
2
%
20,7
20,6
20,7
20,7
37,7
25
25
20,7
Fonte: Dati tratti dai Bilanci a stampa, anni 1855-1859. Sui Bilanci a stampa, v. D. Manetti, La
``civil difesa'', cit., p. 146, n. 1.
a caso tale somma, indicata come spesa massima per il Dipartimento della
Guerra 30, corrispondeva esattamente all'importo stabilito per il gettito della
30
Il 7 giugno 1816 fu approvata una spesa militare complessiva annua di 4,286,562.8.10
lire che andava poco oltre la soglia stabilita, cifra poi ridotta dal Sovrano il 22 dello stesso mese a
4,221,562 lire che rappresentava l'assegnazione fatta dalla Depositeria all'Amministrazione della
Guerra. ASF, Segr. e Min. G., 1816, Prot. 102 n. 17 e ASF, Segr. Gab, App., f. 49, R: Finanza.
Stati, conti ed altre Carte relative, ins. 1, Relazione al Decennio 1815-1824. Allegato di La A.
64
Tab. 6 - Spesa militare, entrate totali nel Granducato di Toscana. 1815-1859 (in lire toscane)
Spesa militare
Spesa totale
%
Anni
1815
4,976,062. 7. 7
19,9
1816
4,499,288.19. ±
18
1817
4,145,774. 5.11
16,6
1818
4,289,199. 5. 2
24,905,143.16. 3*
17,2
1819
4,281,178. 3. 6
17,1
1820
4,345,902.10. 7
17,4
1821
4,331,113.17. 3
17,3
1822
4,169,879.16. ±
16,7
1823
4,235,597.12. 8
17
1824
4,277,442. 8. 4
17,1
1825
4,238,524. 1. 9
24,135,131.14. 7
17,5
1826
4,068,607.13. 9
23,182,533. 1.10
17,5
1827
4,311,513. 2. 6
24,505,519.18. 5
17,5
1828
4,375,210.11.10
24,558,517. 2. 4
17,8
1829
4,376,324.11. ±
24,526,347.19. 3
17,8
1830
4,146,612.19. 3
24,190,087. 8. 2
17,1
1831
4,357,790. 8. 2
24,644,267. 9. ±
17,6
1832
4,301,398. 1. 5
23,889,079. 4. 8
18
1833
4,305,319. 2. 7
23,487,293.17.10
18,3
1834
4,397,726. 9. 1
23,204,626. 9.11
18,9
1835
4,260,878. 9. 7
21,635,607. 4. 9
19,6
1836
4,321,590.12. 2
23,651,112.18.10
18,2
1837
4,503,518.15.11
24,515,229.13. 2
18,3
1838
4,442,861. 7. 1
24,521,004.13. ±
18,1
1839
4,498,584.14.11
25,289,890. 9. 8
17,7
1840
4,474,151. 8. 2
26,161,431.16. 5
17,1
1841
4,679,018.13. 4
26,551,580. 7. 7
17,6
1842
4,642,422.19.11
28,363,140.14. 8
16,3
1843
4,704,715.18. 4
28,477.871.12. ±
16,5
1844
4,904,637. 2. ±
28,308.911.15. 4
17,3
1845
4,548,522. ±. 5
27,224,606.15. 9
16,7
1846
4,542,844.10. 5
28,152,394. 6. 2
16,1
1847
4,827,170.19. 2
27,028,093. 7. 3
17,8
1848
10,163,825.10. 5
30,006,826. 1. 3
33,8
1849
10,422,515.12. 9
31,759,326.17. 2
32,8
1850
7,196,722.15.10
32,889,042. 5. 1
21,8
1851
6,809,540.10. 4
35,303,923.19. 4
19,2
1852
6,654,393. ±. 8
36,438,967.19.11
18,2
1853
7,075,243.15. 6
37,215,629.14. 6
19
1854
7,500,671.13. 9
35,467,113. 2. 7
21,1
1855
7,922,480. 1. ±
37,498.141. 4. 5
21,1
1856
8,043,216.18. 5
37,976.733. 9. 4
21,1
1857
8,056,238. ±. 9
37,739,406.11. 1
21,3
1858
7,997,658.17. 9
40,337,124.12. 1
19,8
1859
19,770,864.13. 8
39,665,595.12. 9
49,8
Fonte: Dati tratti dai Decenni della Finanza e dai Bilanci a stampa (1855-59), sui quali si rinvia a
v. D. Manetti, La ``civil difesa'', cit., p. 146, n. 1.
* Media annua del Decennio 1815-24, in quanto i dati non sono disaggregati (il totale eÁ di lire 249,051,438.2.4).
Nel secondo Decennio le entrate complessive ammontano a 240,323,404.8.7 lire e a 257,475,781.5.5 in quello
successivo, mentre sono di 321,485,919.9 lire nell'ultimo.
tassa prediale 31, la principale voce di entrata della Depositeria 32 e la seconda,
dopo i proventi doganali, dell'intero sistema erariale, destinata ``per natura sua a
fronteggiare i pesi piuÁ essenziali e certi'' 33.
In maniera piuttosto ingegnosa, attraverso una serie di misure ed espedienti 34,
la Toscana riuscõÁ ad ottenere ``[le] vantage reÂel de n'avoir aÁ antreitenir qu'un faible
eÂtat militare'' e, in rapporto alla popolazione, a chiamare ``sous les drapeaux moins
de troupes qu'aucune autre puissance de l'Italie, et peut-eÃtre meÃme de l'Europe'' 35.
In questo modo la spesa militare sarebbe stata controllata e avrebbe potuto avere,
in stato di pace e di tranquillitaÁ interna, un andamento costante.
Anche se il Dipartimento di Guerra e Marina era e rimase sempre ``l'Amministrazione la piuÁ onerosa del Gran-Ducato'' 36, quella che incideva maggiormente
sulle finanze toscane, l'obiettivo fu conseguito fino al 1847 (tabb. 1-5).
2. Il 1848-49
Il modello di spesa militare cosõÁ tenacemente perseguito 37 saltoÁ con la prima
guerra d'Indipendenza e soprattutto con le vicende successive.
31
Abbiamo mantenuto l'improprio termine ``tassa'', invece di ``imposta'', perche eÁ quello
che compare nei documenti del tempo e viene ripreso anche dalla storiografia, vedi Parenti e Dal
Pane. Il 16 settembre 1816 fu abolita la tassa di redenzione e sostituita dalla tassa prediale: Bandi e
ordini, cit., 1816, Në XCVII; il 7 ottobre 1817 vennero fissati i criteri per la sua ripartizione: ivi,
1817, Në XCVII; voce Tassa prediale, in Repertorio del diritto patrio toscano, cit., t. III, pp. 310312, in part. art. 29. La tassa prediale era, assieme alla tassa di famiglia, l'unica imposta diretta.
Riscossa dalle comunitaÁ a favore del governo, gravava sugli immobili, sui terreni e sulle case ed era
ripartita tra le comunitaÁ che, a loro volta, la ripartivano fra i cittadini in base alla ``cifra estimale''
di ciascuno. G. Pansini, Gli ordinamenti comunali in Toscana dal 1849 al 1853, in ``Rassegna Storica
Toscana'', gen.-giu. 1956, fasc. I-II, p. 35; G. Parenti, Le entrate del Granducato di Toscana dal
1825 al 1859, in Archivio Economico dell'Unificazione Italiana, Torino, ILTE, 1956, vol. I, fasc. 3,
p. 3; L. Dal Pane, La finanza toscana, cit., p. 282 ss.
32
Ricostituita nel 1814, la Depositeria era il centro contabile e la cassa generale del
Granducato.
33
L. Dal Pane, La finanza toscana, cit., p. 283. L'erario riconosceva debitrici per le
imposte dirette le singole comunitaÁ, a cui spettava poi procedere al riparto, evitando in tal
modo qualsiasi rischio di perdita. La centralitaÁ dell'imposta fondiaria non riguardava solo il
sistema fiscale toscano, bensõÁ tutti gli Stati preunitari, caratterizzati da quella che eÁ stata
chiamata ``una finanza `prediale''': P.L. Spaggiari, Le finanze degli Stati italiani, in Storia d'Italia,
Torino, Einaudi, 1973, vol. V I Documenti, t. I, p. 832 ss.
34
Sui sistemi adottati a tal fine, v. D. Manetti, La ``civil difesa'', cit., pp. 20-24.
35
N.C.V. Oudinot, De l'Italie et des ses forces militaires, Paris, Anselin et Levrault, 1835, p. 292.
36
ASF, C. d. C., r. 500, Decennio Della Finanza del Gran-Ducato di Toscana dal Primo
Gennaio 1815 al 31 Dicembre 1824, Relazione.
37
L'ascesa al trono di Leopoldo II nel 1824 alla morte del padre non segnoÁ modifiche nella
politica verso le forze armate e non presentoÁ cesure dal punto di vista delle imposizioni fiscali.
L'indirizzo illuminato e di `benevola guida' venne anzi proseguito e rafforzato con l'abolizione di
alcuni tributi e con la riduzione, a partire dal 1ë gennaio 1826, di un quarto della tassa prediale,
66
Gli anni 1848-49 segnarono, infatti, il grande balzo della spesa militare: piuÁ
che raddoppiata, essa oltrepassoÁ ± incluse le ``Spese straordinarie occasionate dalle
vicende politiche'' superiori a 3 milioni di lire (tab. 7) ± i 10 milioni di lire, con un
aumento, rispetto al 1847, del 110,5 e del 115,9% e un'incidenza sulla spesa
pubblica globale che sfioroÁ il 27% (tab. 5).
Gli avvenimenti non solo resero ``notabilmente eccezionale la gestione dell'Amministrazione Militare'' 38, ma modificarono, a causa degli interventi necessari
per fronteggiare la situazione, l'intera finanza toscana e, per molti aspetti, in
maniera non transitoria, basti pensare all'inasprimento fiscale e, in particolare, a
quello delle imposte dirette, aumentate di due volte fra il 1847 e il 1853, che mai
piuÁ sarebbero tornate ai livelli anteriori (tabb. 7 e 8) 39. Soltanto fra il 1846 e il `51
la pressione tributaria passoÁ, per ogni cento lire di rendita, dal 19,72 al 26,46, con
un aumento di 6,74 punti, 5,68 dei quali per la sola tassa prediale 40.
Il 28 marzo 1848 (cinque giorni dopo la dichiarazione di guerra di Carlo
Alberto all'Austria) ± oltre ad un prestito volontario al 5% fino a raggiungere
600,000 scudi (4,200,000 lire) con l'impegno a pubblicare i nomi dei sottoscrittori, ± venne ordinata un'imposta straordinaria di circa un milione sui fondi
rustici e urbani, introdotta una tassa straordinaria di commercio di 700,000
lire e applicata una ritenuta sugli stipendi degli impiegati e sulle pensioni 41,
stabilita in 3,067,950 lire. Leopoldo II aspirava, infatti, a presentarsi come un nuovo Pietro Leopoldo e a riprendere l'azione riformatrice del grande avo, con particolare attenzione alle opere e agli
interventi di natura economica. Z. Ciuffoletti, I moderati toscani e la tradizione leopoldina, cit., p.
131; A. Varni, Leopoldo II, cit., p. 110 ss.; G. Baldasseroni, Leopoldo II Granduca di Toscana e i suoi
tempi, Bologna, Forni, 1974, (rist. anast. ed. Firenze, 1871), pp. 61-63; L. Dal Pane, La finanza
toscana, cit., p. 291; G. Parenti, Le entrate del Granducato, cit., pp. 10-11.
38
ASF, Min. Fin, r. 1444, Decennio della Finanza Toscana dall'anno 1845 al 1854, vol. II,
Sviluppi delle dimostrazioni generali, p. 135. Sulle truppe toscane, v. F. Sardagna, Notizie storiche
sull'esercito granducale della Toscana dal 1848 al 1849, in ``Rivista Militare Italiana'', 16 set.
1905, disp. IX, pp. 1652-1689.
39
Tale aumento non dipendeva dall'unione del Ducato di Lucca, per il cui gettito si
rimanda ai bilanci a stampa che, a partire dal 1851, disaggregano le varie voci nei Prospetti
di dettaglio delle Entrate (A e B). Anche la riduzione della tassa prediale nel 1854, anno per
giunta dell'epidemia di colera, fu determinata dalla volontaÁ di alleggerire i proprietari terrieri giaÁ
duramente colpiti dalla scarsa produzione di vino, dovuta alla crittogama, e di cereali.
40
G. Pansini, I liberali moderati toscani e la crisi amministrativa del Granducato (1849-1859),
in ``Rassegna Storica Toscana'', 1959, fasc. I-II, p. 87. Oltre all'aumento della pressione fiscale,
oggetto di vivaci rimostranze era la disparitaÁ di imposizione fra le varie comunitaÁ, con una
oscillazione che, ogni cento lire, andava da 17 a 52 lire (ibidem).
41
Voce Tassa Straordinaria, in Repertorio del diritto patrio toscano, cit., t. XVI, pp. 276-284.
La tassa straordinaria di commercio, a carico di ``tutti i Mercanti, Negozianti, Banchieri, Mezzani e Trafficanti di non minuto dettaglio'', fissata in lire 700,000, fu ridotta l'anno seguente, in
quanto venne diminuita di 220,000 la quota assegnata al compartimento di Livorno (ASF, C. d.
C, r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana
dall'anno 1845 al 1854. Relazione, p. 449). Del riparto e della distribuzione di tale tassa fu
incaricata, per i compartimenti di Firenze, Arezzo e Pistoia, la Camera di Commercio di Firenze
(La Camera di Commercio e la Borsa di Firenze. Profilo storico e documenti, a cura di R. Ristori,
Firenze, Olschki, 1963, pp. 71-73).
67
Tab. 7 - Spesa militare, imposte dirette nel Granducato di Toscana. 1815-1859 (in lire toscane)
Anni
Spesa militare
1815
1816
1817
1818
1819
1820
1821
1822
1823
1824
1825
1826
1827
1828
1829
1830
1831
1832
1833
1834
1835
1836
1837
1838
1839
1840
1841
1842
1843
1844
1845
1846
1847
1848
4,976,062. 7. 7
4,499,288.19. 4,145,774. 5.11
4,289,199. 5. 2
4,281,178. 3. 6
4,345,902.10. 7
4,331,113.17. 3
4,169,879.16. 4,235,597.12. 8
4,277,442. 8. 4
4,238,524. 1. 9
4,068,607.13. 9
4,311,513. 2. 6
4,375,210.11.10
4,376,324.11. 4,146,612.19. 3
4,357,790. 8. 2
4,301,398. 1. 5
4,305,319. 2. 7
4,397,726. 9. 1
4,260,878. 9. 7
4,321,590.12. 2
4,503,518.15.11
4,442,861. 7. 1
4,498,584.14.11
4,474,151. 8. 2
4,679,018.13. 4
4,642,422.19.11
4,704,715.18. 4
4,904,637. 2. 4,548,522. -. 5
4,542,844.10. 5
4,827,170.19. 2
10,163,825.10. 5
1849
1850
10,422,515.12. 9
7,196,722.15.10
1851
1852
1853
1854
1855
1856
1857
1858
1859
6,809,540.10. 4
6,654,393. -. 8
7,075,243.15. 6
7,500,671.13. 9
7,922,480. 1. 8,043,216.18. 5
8,056,238. -. 9
7,997,658.17. 9
19,770,864.13. 8
Imposte dirette
Tassa prediale
Totale
4,039,379.14. *5,168,271. 7. 4
4,040,546. 7. 4
*5,189,282.14. 1
4,040,546. 7. 4
*5,171,127. 5. 3
4,090,600
*5,298,292.17. 2
4,090,600
*5,325,983. 1. 9
4,090,600
*5,383,819. 9. 8
4,090,600
*5,383,496. -. 9
4,090,600
*5,387,557.15. 4
4,090,600
*5,390,506. 4. 4
4,090,600
*5,390,946. 1.10
4,090,600
4,877,100
3,067,950
3,854,450
3,067,950
3,854,450
3,067,950
3,854,450
3,067,950
3,854,450
3,067,950
3,854,450
3,067,950
3,854,450
3,067,950
3,854,450
3,067,950
3,854,450
3,067,950
3,854,450
3,022,365
3,808,865
3,032,365
3,818,865
3,042,365
3,828,865
3,052,365
3,838,865
3,058,290
3,844,790
3,071,550
3,858,050
3,081,550
3,868,050
3,091,550
3,878,050
3,101,550
3,888,050
3,111,550
3,897,680
3,121,550
3,907,830
3,109,082.11. 8
3,890,890. 7. 8
3,096,170.12. 4
3,873,262.19. 4
4,655,476. -.10
5,464,760. -. 5
ë5,944,760. -. 5
7,150,882.15.11
9,250,882.15.11
4,784,490
6,284,490
ë7,266,029.18.10
5,800,000
7,729,850
5,800,000
7,300,000
6,000,000
7,600,000
5,000,000
6,600,000
6,000,000
7,600,000
6,000,000
7,600,000
6,000,000
7,600,000
6,300,000
7,900,000
6,300,000
7,900,000
Fonte: Dati tratti dai Decenni della Finanza e dai Bilanci a stampa (1855-59).
* Nel primo Decennio della Finanza eÁ adottata una diversa classificazione delle entrate. Le cifre riportate, che
figurano alla voce ``Imposizioni Comunitative per conto del R. Erario'' (p. 184), includono, oltre alla tassa
prediale e alla tassa di famiglia, anche altri tributi, come la tassa sui macelli, che non possono essere scorporati.
ë Importi dei Bilanci a stampa che, a differenza del Decennio, riportano tra le imposte dirette, rispettivamente
per il 1849 e per il 1850, la tassa straordinaria di commercio (lire 480,000) e la tassa sui crediti ipotecari (lire
981,539.18.10).
Tab. 8 - Raffronto delle imposte dirette pro-capite in Toscana (in lire toscane)
Imposte
Imposizione pro-capite
1834
Popolazione: 1.401.336 abitanti
3,217,950
± Tassa prediale inclusa la quota per il Catasto
786,500
± Tassa familiare
4,004,450
Totale
2.16.±
1844
Popolazione: 1.531.740 abitanti
3,111,550
± Tassa prediale
786,500
± Tassa di famiglia
3,898,050
Totale
2.10.11
1847
Popolazione: 1.580.810 abitanti
3,096,170,12.4
± Tassa prediale
777,092. 7
± Tassa di famiglia
2.9.±
3,873,262.19.4
Totale
1853
Popolazione: 1.619.313 abitanti
6,000,000
± Tassa prediale
1,600,000
± Tassa di famiglia
7,600,000
4.13.10
Totale
Fonte: Il raffronto fino al 1834 eÁ in ASF, Segr. Fin., r. 2648, Decennio Della Finanza Toscana
dall'anno 1825 al 1834, parte 1a, p. 73 e contiene le seguenti note:
* ``Si sono trascurate le Imposizioni straordinarie e per una sola volta levate in quell'anno, come
quella del 3.zo della Tassa di Redenzione, e di Scudi 100,000 sopra i beni fondi perche accidentali''.
ë ``Esisteva di piuÁ l'Imposizione delle Patenti di cui non si eÁ potuto trovare l'Ammontare''.
Per gli anni successivi, nostra elaborazione su dati tratti dai Decenni della Finanza, inclusi quelli
riguardanti la popolazione.
provvedimenti che non solo non fornirono il gettito sperato, ma originarono
anche malumori politici 42.
La sconfitta piemontese a Custoza (23-25 luglio), il mutato quadro politico e le
difficoltaÁ interne resero ancora piuÁ spinose le condizioni finanziarie e costante il
42
I vari provvedimenti avrebbero dovuto fornire nel corso dell'anno circa 6,150,000 lire,
ma se la tassa prediale e le ritenute sugli stipendi procedevano regolarmente, il prestito portoÁ
nelle casse soltanto 1,450,000 lire, perche ``il commercio angustiato aveva poco preso parte
all'imprestito'' e la crisi finanziaria colpiva tutti i mercati europei. C. Di Nola, Politica economica e agricoltura in Toscana nei secoli XV-XIX, Genova-Roma-Napoli-CittaÁ di Castello, SocietaÁ
anonima editrice Dante Alighieri (Albrighi, Segati e C.), 1948, p. 102. Inoltre, ``la maggior
gravezza imposta sulle proprietaÁ fondiarie disgustoÁ i possidenti, e la ritenzione sugli stipendi
alienoÁ gli animi di molti impiegati dal nuovo ordine di cose'': A. Zobi, Manuale storico degli
ordinamenti economici vigenti in Toscana, Italia, s. n., 1858, pp. 489-490. Sul dibattito politico
che queste misure provocarono, cfr. M. Cini, La finanza pubblica nella Toscana costituzionale
(1848-1849), in Dal 1848 al 1948: dagli Statuti alla Costituzione repubblicana. Transizioni a confronto, a cura di S. Rogari, Firenze, Polistampa, 2010, p. 300 ss.
69
ricorso al credito privato, al punto, come ricordoÁ Capponi 43, a capo dai primi di
agosto del nuovo governo, che ``la nostra prima deliberazione soleva essere la
mattina accettare dai banchieri qualche migliaio di lire per tirare innanzi la giornata'' 44. Intanto ``le obbligazioni della Depositeria circolavano per le piazze di
Firenze e di Livorno, con giornaliero scapito di prezzo, atteso il fondato timore
che alla scadenza sarebbero rimaste insoddisfatte. La qual cosa, oltre che gettava
un certo sgomento nei possessori, faceva chiudere gli scrigni de' capitalisti'' 45.
Il successivo esecutivo di Montanelli (27 ottobre), la partenza del Granduca,
la costituzione del triumvirato (8 febbraio '49), la dittatura di Guerrazzi fino al
precipitare degli eventi e al ristabilimento della monarchia (12 aprile '49) 46
spinsero ad adottare, secondo l'orientamento democratico, una linea assai diversa che segnoÁ un taglio netto rispetto alla politica lorenese. Soppressa la tassa
di famiglia, ritenuta la meno tollerabile per le difficoltaÁ connesse a un'equa
ripartizione 47, ridotto il prezzo del sale ed eliminati alcuni pedaggi e gabelle 48,
per il finanziamento delle spese non rimase che l'emissione di Buoni del Tesoro
fruttiferi al 6% a corso forzato 49 per il valore di sei milioni di lire, con ipoteca
sul patrimonio delle RR. Possessioni 50. I titoli avrebbero avuto la funzione di
carta moneta, essendo obbligatorio accettarli in pagamento nelle transazioni
commerciali, e data la loro buona redditivitaÁ 51, provocarono la richiesta di con43
G. Capponi, Ricordi e pensieri, a cura di U. Morra, Torino, Einaudi, 1942, in part.
Settanta giorni di Ministero, pp. 81-178. Sull'``effimero governo'' di Capponi, v. A. Chiavistelli,
Dallo Stato alla nazione. Costituzione e sfera pubblica in Toscana dal 1814 al 1849, Roma, Carocci,
2006, pp. 304-311.
44
In R.P. Coppini, Il Granducato di Toscana, cit., p. 386.
45
A. Zobi, Manuale storico degli ordinamenti economici vigenti in Toscana, cit., p. 492.
46
Leopoldo II rientroÁ in Toscana alla fine del mese di luglio. Sui fatti dell'aprile '49, cfr.
C. Corsi, 1844-1869. Venticinque anni in Italia, Firenze, Tipografia P. Faverio e Comp., 1870,
vol. I, p. 155 ss.; sui giorni 11-13 aprile, v. quanto scrive lo stesso F. D. Guerrazzi, Apologia
della vita politica, Firenze, Felice Le Monnier, 1851, p. 692 ss.; Id., Studi e documenti, Firenze,
Soc. An. Editrice ``La Voce'', 1924, p. 85 ss.
47
A tale proposito, cfr. G. Baldasseroni, Leopoldo II, cit., p. 424; G. Parenti, Le entrate del
Granducato di Toscana dal 1825 al 1859, cit., pp. 3-4.
48
Sui provvedimenti adottati dal governo del Guerrazzi e il dibattito che provocarono,
cfr. A. Volpi, Discussioni finanziarie nella Toscana del 1849, in I laboratori toscani della democrazia
e del Risorgimento, cit., pp. 187-218.
49
CioÁ ``imprimeva loro quel carattere d'odiositaÁ e di diffidenza, che sempre nuoce a questi
valori'': A. Zobi, Manuale storico degli ordinamenti economici vigenti in Toscana, cit., p. 578.
50
Rapporto del Ministro Segretario di Stato pel Dipartimento delle Finanze, del Commercio e
Lavori Pubblici e Rendimento di Conti della Finanza Toscana per li anni 1848, 1849 e 1850,
Firenze, Stamperia Granducale, 1852, p. VI. Per il dibattito che l'emissione dei Buoni del
Tesoro suscitoÁ, cfr. Le Assemblee del Risorgimento - Toscana, cit., vol. II, p. 542 ss. Sulla scarsa
fiducia che questi titoli incontrarono, v. F. Martini, Il Quarantotto in Toscana. I. Diario inedito
del Conte Luigi Passerini de'Rilli, Firenze, R. Bemporad & Figlio - Editori, 1918, p. 306.
51
Per un confronto con i rendimenti dei titoli di Stato degli altri Paesi europei, v., anche
per le successive emissioni toscane, S. Homer-R. Sylla, Storia dei tassi di interesse, trad. it.,
Milano, Roma-Bari, Cariplo-Laterza, 1995.
70
vertire moltissimi biglietti della Banca di Sconto di Firenze e di Livorno in
circolazione in buoni del Tesoro, al punto che i due istituti sollecitarono il
governo a introdurre il corso forzoso anche su questi 52. A tale misura seguõÁ un
mese dopo il prestito coatto a carico dei cittadini piuÁ benestanti e di capitalisti,
commercianti e societaÁ, destinato ad approfondire il solco tra il ceto mercantile e
finanziario toscano, da un lato, e il governo Guerrazzi, dall'altro 53. Il mondo
finanziario, comunque, grazie ai personali rapporti di Emanuele Fenzi ± la cui
famiglia aveva rappresentato il perno attorno al quale era nato e si era andato
strutturando il mercato creditizio toscano 54 ± con il banchiere livornese Pietro
Augusto Adami, giaÁ presidente della Camera di Commercio di Livorno e nuovo
Ministro delle Finanze 55, non si fece sfuggire l'occasione di gestire entrambe le
manovre e realizzare cospicui guadagni 56.
Ma se i ministri moderati non avevano lasciato ai democratici ``un letto di rose
(...) non poteva in alcun modo compararsi con quello tutto coperto di spine, su cui
tra non molto dovevano trovarsi i successori'' 57.
Infatti, la Commissione Governativa 58, istituita lo stesso 12 aprile '49, ``trovoÁ
52
La Camera di Commercio e la Borsa di Firenze, cit., p. 76 ss. Contro il corso forzoso si
pronuncioÁ Pietro Bastogi (v. infra) con la pubblicazione del famoso opuscolo Della carta monetata
e dei suoi effetti in Toscana, Pisa, Nistri, 1849.
53
Cfr. A. Zobi, Manuale storico degli ordinamenti economici vigenti in Toscana, cit., p. 499;
Z. Ciuffoletti, voce Guerrazzi Francesco Domenico, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma,
Istituto della Enciclopedia Italiana, 2003, vol. 60, p. 627.
54
C. Parrini, Emanuele Fenzi, Firenze, Stab. G. Civelli, 1876; C. Gabbrielli, Cenni biografici del senatore Emanuele Fenzi, Firenze, Stabilimento Pellai, 1875; L. Tomassoli, voce Fenzi
Emanuele, in Dizionario Biografico degli Italiani, cit., 1996, vol. 46, pp. 150-154; A. Volpi, Note
sulla formazione del mercato finanziario toscano: il ruolo dei Fenzi, in ``Rassegna Storica Toscana'',
gen.-giu. 1992, n. 1, pp. 19-41, lug.-dic. 1992, n. 2, pp. 217-252; Id., Banche di emissione e
mercato finanziario nella Toscana di primo Ottocento, in Lo Stato e l'economia tra Restaurazione e
Rivoluzione, a cura di I. Zilli, Napoli, 1997, vol. II L'industria, la finanza e i servizi (1815-1848),
p. 312 ss. e soprattutto A. Giuntini, Soltanto per denaro. La vita gli affari la ricchezza di Emanuele
Fenzi negoziante banchiere fiorentino nel Granducato di Toscana (1784-1875), Firenze, Polistampa,
2002, in part., p. 122 ss.
55
Pietro Augusto Adami, in F. Pera, Quarta serie di nuove biografie livornesi, Siena, Tip.
Pontificia S. Bernardino, 1906, pp. 49-52; P.G. Camaiani, voce Adami Pietro Augusto, in
Dizionario Biografico degli Italiani, cit., vol. 1, pp. 237-238; U. Bertini, Livorno e la sua Camera
di Commercio (Notizie storico-amministrative), Livorno, Stabilimento Poligrafico Belforte, 1950,
p. 32.
56
R.P. Coppini, Il Granducato di Toscana, cit., pp. 393-394; A. Volpi, Banchieri e mercato
finanziario in Toscana (1801-1860), Firenze, Olschki, 1997, pp. 185-187. Nel 1859 Emanuele
Fenzi, su invito dello stesso Adami che lo considerava uno dei suoi amici piuÁ stretti, contribuõÁ
anche alla nascita dell'accomandita per azioni con finalitaÁ bancarie ``David e Pietro Adami e
C.'', il cui statuto contemplava, fra le varie attivitaÁ, anche il prestito al governo toscano (Id.,
Note sulla formazione del mercato finanziario toscano, cit., p. 34). Sulle manovre finanziarie dei
primi mesi del '49, cfr. C. Ronchi, I democratici fiorentini nella rivoluzione del '48-'49, Firenze,
Barbera, 1962, pp. 170-171, 190-191.
57
G. Baldasseroni, Leopoldo II, cit., p. 313.
58
L.G. Cambray Digny, Ricordi sulla Commissione Governativa del 1849, Firenze, Tipo-
71
sole 281,605 lire toscane in tutte le casse dello Stato: e l'incaricato per le finanze le
fece noto mancare lire 2,302,000 per far fronte agl'impegni urgenti, e lire
5,674,000 per provvedere ai piuÁ necessarii pagamenti nei mesi di aprile e di
maggio'' 59. La giaÁ preoccupante condizione della finanza toscana si era seriamente
aggravata nei mesi precedenti e, in particolare, in quelli del governo democratico
(tab. 13).
Sostenitore di ``un metodo opposto'' e dell'impiego di ``mezzi ordinarii e
quanto piuÁ (...) possibile regolari'' 60, il ricostituito governo granducale (24 maggio)
vide di nuovo a capo delle Finanze Giovanni Baldasseroni, il quale, nonostante le
necessitaÁ del momento fossero ``per certo [le] piuÁ allarmant[i]'', abolõÁ subito le
citate misure.
Mentre l'Impero Asburgico decideva di lasciare alla Toscana ``la contribuzione militare'' imposta sul Comune di Livorno all'ingresso delle truppe austriache
in cittaÁ 61, che ammontava a 400.000 fiorini pari a 1,200,000 lire 62, fu ``abolito
l'imprestito forzoso, rotta fin dal bel principio la Tavola per la impressione dei
Buoni'' 63, rimarcando pubblicamente che non vi sarebbero state altre emissioni 64.
Pur convinto che qualsiasi aumento d'imposta non sarebbe bastato a sanare il
deficit di bilancio 65, il governo reintrodusse la tassa personale o di famiglia che
quell'anno risultoÁ di quasi tre volte l'importo del 1847. Oltre alla soppressione di
grafia Galileiana di M. Cellini e C., 1853; G. Lumbroso, L'intervento austriaco in Toscana e
l'opera della Commissione Governativa, in ``Rassegna Storica del Risorgimento'', apr.-set. 1931,
fasc. II-III, pp. 329-348.
59
[G. Sforza], Gli austriaci in Toscana. Ricordi storici del 1849, Firenze, coi tipi dell'Arte
della Stampa, 1879, p. 25.
60
Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...) per li anni 1848, 1849 e 1850, cit., p. VI.
61
L'ingresso dei soldati asburgici nel Granducato per riportare l'ordine e vincere la resistenza dei ribelli e dei democratici fu annunciato dal generale Costantino D'Aspre, comandante
del corpo d'occupazione austriaco, dietro gli ordini superiori di Radetzky, con un proclama da
Pietrasantra il 5 maggio. Lo stesso giorno, alla testa di 10.000 uomini, oltrepassoÁ il confine ed
entroÁ a Lucca. Il 12 le truppe occuparono e saccheggiarono Livorno, stroncandone la resistenza e
il 25 entrarono nella capitale. G. Baldasseroni, Leopoldo II, cit., p. 379 e p. 587, doc. n. 20.
62
Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...) per li anni 1848, 1849 e 1850, cit., pp. VIVIII, 22; P.G. Piombanti, Compendio storico popolare della cittaÁ di Livorno con un'appendice sugli
uomini illustri livornesi, Livorno, Edizioni Liburnia, 1971, 2a (rist. anast. ed. Livorno, 1892), p.
174. Inizialmente la contribuzione di guerra doveva essere di ben un milione di fiorini, come
attesta una lettera del 17 maggio 1849 di Luigi Serristori a Leopoldo II, in A. Gennarelli, Le
sventure italiane durante il pontificato di Pio Nono, Firenze, Stamperia di A. Bettini, 1863, p. 84.
Nel 1860 la contribuzione venne restituita dalla Depositeria al municipio di Livorno in rate
semestrali di 50,400 lire italiane ciascuna, a partire dal gennaio dell'anno seguente. Voce Livorno. ± Abolizione di Leggi eccezionali, e restituzione di Contribuzione di Guerra, in Repertorio del
diritto patrio toscano, cit., t. XXV, pp. 297-299.
63
Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...) per li anni 1848, 1849 e 1850, cit., p. VI e G.
Baldasseroni, Leopoldo II, cit., p. 398.
64
Ibidem, pp. 398-399; A. Zobi, Manuale storico degli ordinamenti economici vigenti in
Toscana, cit., p. 503.
65
ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, pp. 429-430.
72
uffici e impieghi, venne poi ripristinato il vecchio prezzo del sale 66 e nel 1850
furono, tra l'altro, inaspriti i diritti di bollo e registro, aggiunta un'imposta sui
crediti ipotecari e raddoppiata la tassa ordinaria di commercio che si riscuoteva in
Livorno 67.
Intanto si svolgeva un serrato dibattito sia all'interno che fuori degli organi
governativi per individuare forme di imposizione che si discostassero il meno possibile dal tradizionale impianto tributario e fossero il piuÁ possibile rispettose degli
equilibri vigenti e degli interessi della classe dominante 68. Operazione tutt'altro che
semplice, perche la pressione fiscale aveva un limite oggettivo nel reddito del Paese e
perche chiamava in causa il delicato rapporto fra finanza centrale e finanza locale e
soprattutto le divergenze fra le comunitaÁ rurali e le cittaÁ, acuite dall'ineguaglianza
del carico tributario fra comune e comune 69. Inoltre, se nei principali centri, leggi
Firenze e Livorno, si concentrava la ricchezza mobiliare, i redditi non fondiari, di
fatto non censiti, pagavano solo in piccola parte originando tensioni e proteste, e i
vari tentativi di riforma fallirono vuoi per la difficoltaÁ di quantificare i redditi da
attivitaÁ professionale e da capitali mobili, vuoi soprattutto per la frattura ormai
insanabile fra il governo e il ceto dirigente toscano 70.
CosõÁ, mentre in Europa i diversi Stati, inclusi quelli assoluti, erano avviati
66
C. Di Nola, La situazione economica della Toscana prima e dopo il 1849, in ``Bullettino
Senese di Storia Patria'', 1951-1952, p. 189.
67
Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...) per li anni 1848, 1849 e 1850, cit., pp. VIVIII, 5; piuÁ in part., sui diversi interventi di carattere fiscale, cfr. ASF, C. d. C., r. 511,
Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845
al 1854. Relazione, pp. 426-432, 442-450 e le pp. ss. per le imposte indirette e altri carichi, in
part. pp. 466-467 per la tassa di commercio. Su questi provvedimenti, v. anche G. Baldasseroni,
Memorie. 1833-1859, a cura di R. Mori, Firenze, Le Monnier, 1959, pp. 118-120, 140-141; L.
Cappelletti, Austria e Toscana. Sette lustri di storia 1824-1859, Torino, Fratelli Bocca Editori,
1918, pp. 316-317; G. Parenti, Le entrate del Granducato di Toscana dal 1825 al 1859, cit., pp. 39 e L. Dal Pane, La finanza toscana, cit., pp. 362-363.
68
Ad esempio, un progetto di imposta sulla rendita, giaÁ sottoposto a critiche da ogni parte,
dovette essere abbandonato per la ferma opposizione del Consiglio di Stato (ibidem, p. 367).
69
Ibidem, pp. 368-370. Inoltre le comunitaÁ erano responsabili di fronte all'erario delle
quote di imposte loro addebitate, indipendentemente dalla reale riscossione e talvolta le comunitaÁ erano costrette a indebitarsi e a pagare gli interessi dei prestiti per far fronte ai propri
impegni. Sul dissesto finanziario delle amministrazioni comunali e sul loro rapporto con l'erario,
v. G. Pansini, I liberali moderati toscani e la crisi amministrativa del Granducato, cit., pp. 64 ss.,
83-86; pp. 63 e 87, invece, per la differente imposizione fra comuni.
70
La ``fortuna mobile'', ad esempio, sfuggiva in gran parte all'erario e sin dal 1848
Baldasseroni aveva sollecitato, incaricando il Consiglio di Stato di mettere a punto il relativo
disegno di legge, una riforma che sottoponesse a tassazione i redditi non fondiari mediante un
apposito catasto, in modo da poter sostituire anche l'odiata, anacronistica e arbitraria tassa di
famiglia e trasformare l'imposta sulle rendite in una fonte certa di entrate, come la tassa
prediale. La proposta era stata, peroÁ, ritirata fra le generali recriminazioni ed anche i nuovi
progetti non andarono in porto. L. Dal Pane, La finanza toscana, cit., pp. 368-371; G. Pansini, I
liberali moderati toscani e la crisi amministrativa del Granducato, cit., p. 73 ss., secondo il quale il
regime paternalistico di Leopoldo II, privo ormai del necessario consenso, fallõÁ non solo sul piano
politico, ma proprio su quello economico e amministrativo (pp. 48-49, 63).
73
sulla strada delle riforme amministrative per tacitare la richiesta dei cittadini di
innovazioni piuÁ radicali, in Toscana naufragava il tentativo di pervenire ad un
sistema tributario piuÁ razionale ed efficiente 71. In mancanza di un intervento
generale e risolutorio nell'intento di non scaricare il peso fiscale tutto sulla proprietaÁ fondiaria, specie agricola, Baldasseroni intendeva procedere al risamento
delle finanze distinguendo la gestione ordinaria da quella straordinaria, mirando a
ridurre le spese e ad aumentare le entrate fino a conseguire il pareggio del bilancio
ordinario, salvo poi provvedere con entrate straordinarie ad estinguere le passivitaÁ
scaturite da circostanze impreviste 72. La diminuzione della spesa pubblica avrebbe
dovuto, tra l'altro, far leva su una serie di tagli negli organici dei vari ministeri e su
sostanziali riforme nell'ordinamento amministrativo per pervenire ad un ``bilancio
normale'' che Leopoldo ordinoÁ al Consiglio di Stato di studiare 73.
Nonostante la proclamata diffidenza verso manovre che comportassero un aumento del debito pubblico 74 e nella convinzione che solo situazioni eccezionali e
spese non ordinarie giustificassero l'impiego di mezzi straordinari, quali il ricorso al
mercato del credito 75, il 31 ottobre 1849 anche il governo granducale si vide costretto ad emettere, data la considerevole entitaÁ del fabbisogno, un prestito pubblico 76 di 30 milioni di lire, garantito sui canoni dell'appalto del tabacco e sulle
rendite dell'Azienda dei Sali 77. La natura e la novitaÁ del provvedimento sollevarono
critiche e discussioni che rischiarono di farlo naufragare piuÁ ``per politiche contradizioni, anzicheÁ per vere ed intrinseche difficoltaÁ'' 78, visto che giaÁ in occasione del
prestito del '48 non erano mancate aperte accuse contro ``i banchieri e i mercanti
monopolisti (...), peste e flagello dell'umana societaÁ'' 79. Se la stampa liberale si
professava certa che in tal modo il Dicastero sarebbe andato incontro ad una palese
dimostrazione di pubblica sfiducia 80, contrasti si ebbero anche tra il governo e
Ibidem, p. 76.
G. Baldasseroni, Leopoldo II, cit., p. 399 e pp. 402, 403, 424, 460.
73
Ibidem, pp. 424-425, 455-457. L'operazione incontroÁ non pochi ostacoli e alla fine toccoÁ
al Ministero delle Finanze imporsi sugli altri: in tal senso vennero emanati diversi decreti fra
l'ottobre e il dicembre 1851.
74
L. Dal Pane, La finanza toscana, cit., pp. 351-352.
75
Ibidem, p. 367.
76
G. Baldasseroni, Leopoldo II, cit., p. 400; L. Dal Pane, La finanza toscana, cit., p. 361.
77
Voce Imprestito Toscano, in Repertorio del diritto patrio toscano, cit., t. XVIII, pp. 5-11. Il
decreto autorizzava l'emissione di 30.000 cartelle del valore di lire 1.000 ciascuna, o obbligazioni fruttifere 5%, con premio di lire 100, rimborsabili in 26 anni mediante estrazione annuale,
prelevando lire 2,100,000 all'anno appunto dal canone dell'appalto del tabacco. L. Cappelletti,
Austria e Toscana, cit., pp. 296-297.
78
G. Baldasseroni, Leopoldo II, cit., p. 400.
79
Riportato da A. Volpi, Banchieri e mercato finanziario in Toscana, cit., p. 184.
80
G. Baldasseroni, Leopoldo II, cit., p. 401. Anche se la stampa periodica, in genere,
concordava sull'indispensabilitaÁ dell'operazione, alcuni la giudicarono ``monca ed illogica'' per
il fatto che 30 milioni erano insufficienti a risanare la finanza e che ``per cosõÁ piccolo oggetto i
banchieri esteri non si sarebbero mossi a concorrervi''. Per altri, invece, era ``colossale e sproporzionata ai mezzi della piccola Toscana, e mal concepita a fronte delle condizioni politiche,
nelle quali si trovava''. Ibidem, p. 400.
71
72
74
l'Impero che ± consapevole della rilevanza di una manovra concernente il debito
pubblico ± accampava pretese di egemonia e controllo 81, anche perche il prestito era
stato emesso ``coll'espressa intenzione di pagar con quello gli Austriaci'' 82.
Al di laÁ delle polemiche politiche, influiva negativamente un mercato ancora
asfittico: alla data stabilita si contarono un ``discreto numero di offerte parziali'' e il
prestito, pur avendo fra i sottoscrittori lo stesso Granduca a titolo personale per un
migliaio di obbligazioni alla pari e poi la Banca Bastogi 83 per 10.000 cartelle al prezzo
effettivo di 87 84, non pote essere collocato interamente 85. Non mancarono neppure
contatti con un agente dei Rothschild 86, risoltisi a suo dire in un nulla di fatto per
81
Id., Memorie, cit., pp. 114-116 e E. Baldasseroni, Giovanni Baldasseroni uomo di Stato
(1795-1876), in ``Bollettino Storico Livornese'', 1941, n. 1, p. 40. Sui rapporti fra il Granducato
e l'Impero in questo periodo, v. G. Lumbroso, Austria e Toscana dopo la restaurazione del 1849, in
``Rassegna Storica del Risorgimento'', 1932, fasc. III, pp. 773-782; R. Moscati, Appunti e
documenti sui rapporti fra Austria e Toscana dopo la restaurazione del 1849, in ``Archivio Storico
Italiano'', 1941, disp. III-IV, pp. 63-85; Id., Austria, Napoli e gli Stati conservatori italiani (18491852), Napoli, presso la R. Deputazione., 1942, pp. 73-93, 109 ss. Sull'isolamento del gabinetto
toscano dal resto dell'Italia e dell'Europa nei mesi dell'occupazione militare e sul condizionamento austriaco nella politica estera, v. A. D'Addario, Direttive della politica estera toscana nel
decennio 1849-1859, in ``Rassegna Storica Toscana'', gen.-giu. 1959, fasc. I-II, pp. 3-27.
82
R. Busacca, La finanza toscana nel 1851. Ragionamento politico-economico, in Miscellanea
di scritti politici, vol. II, Firenze, presso G. Montelatici dalle Scalere di Badia, e presso i principali
librai della Toscana, 1851, p. 51.
83
Cfr. Pietro Bastogi, in F. Pera, Quarta serie di nuove biografie livornesi, cit., pp. 21-28; L.
Coppini-G.P. Nitti, voce Bastogi Pietro, in Dizionario Biografico degli Italiani, cit., vol. 7, pp. 176-180;
E. Passerin D'EntreÁves-L. Coppini, Pietro Bastogi, in La ``SocietaÁ Italiana per le Strade Ferrate Meridionali'' nell'opera dei suoi presidenti (1861-1944), Bologna, Zanichelli, 1962, pp. 1-165; E. Cantarella,
Capitale estero e capitale nazionale alle origini della Bastogi, in "Studi Storici", 1976, n. 3, pp. 97-138;
A. Moscati, I ministri del Regno d'Italia, Napoli, Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano ±
Edizione del Comitato Napoletano, 1955, vol. I Dalle annessioni ad Aspromonte, 1955, pp. 227-238.
84
G. Baldasseroni, Leopoldo II, cit., p. 401.
85
Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...) per li anni 1848, 1849 e 1850, cit., pp. VII, 22.
Le cartelle vendute successivamente furono collocate ad un prezzo migliore; il totale dell'operazione ascese a lire 26,633,546.13.4, il prezzo medio di vendita di ogni cartella fu di 887.15.8 lire e
il rendimento effettivo del 6,66% (ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici
Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, p. 624). L'avvicinamento
a partire dal '47 delle Case Bastogi e Fenzi, l'avvio di un costante scambio dei titoli in loro possesso
e l'esistenza di una compiuta rete di connessioni fra gli agenti economici toscani, i quali mostrarono una capacitaÁ di mobilitazione assai rapida, preferendo comunque sostenere i titoli pubblici
piuttosto che rischiare aumenti di imposte, dettero al sistema finanziario regionale un discreto
grado di omogeneitaÁ. Questo permise di sopperire all'appoggio dei grandi banchieri europei che
continuarono ad inviare i propri titoli nel Granducato e ad accettare, invece, quelli toscani con
cautela. Cfr. A. Volpi, Banchieri e mercato finanziario in Toscana, cit., p. 188.
86
Sui Rothschild in generale, cfr. E.C. Corti, La famiglia dei Rothschild, trad. it., Milano, A.
Mondatori, 1938; B. Gille, Histoire de la Maison Rothschild, GeneÁve, Librairie Droz, 1965-67, 2 t.;
J. Bouvier, I Rothschild, trad. it., Roma, Editori Riuniti, 1984; D.S. Landes, Dinastie. Fortune e
sfortune delle grandi aziende famigliari, trad. it., Milano, Garzanti, 2007, pp. 59-100. Per i legami
dei Rothschild con la finanza di altri Stati italiani del tempo, v. R. Giuffrida, I Rothschild e la
finanza pubblica in Sicilia (1849-1855), Caltanisetta-Roma, Salvatore Sciascia Editore, 1968; D.
75
l'incapacitaÁ del Baldasseroni a fare gli affari 87. In realtaÁ, il mancato accordo con la
nota Maison fu dovuto piuttosto al fatto che nel Granducato il ricorso al mercato dei
capitali continuava ad aver luogo con modalitaÁ differenti rispetto a quanto avveniva
in altri Stati e non aveva ancora compiuto il necessario salto di qualitaÁ tecnico. Oltre
ad estinguere alcuni vecchi debiti, il prestito servõÁ unicamente a ritirare dalla circolazione nei primi sei mesi del 1850 i Buoni del Tesoro emessi dal governo democratico 88, con la conseguenza che, fra i titoli di spesa che avevano subito gli incrementi
maggiori, figurarono proprio le spese militari e gli interessi del debito 89. Anche se il
``ritorno'' del debito pubblico statale, dopo oltre quarant'anni dalla cancellazione
operata da Napoleone, non significoÁ un cospicuo spostamento di grandi risorse investite altrove verso di esso, l'entitaÁ dell'operazione fu comunque tale da produrre
riflessi nel mercato toscano dei capitali, che giaÁ risentiva delle turbolenze di quegli
anni, contribuendo al delinearsi di un mercato dei titoli accanto a quello delle merci e
all'avvio di quel fenomeno di diffusione dell'investimento finanziario che caratterizzoÁ la regione negli anni Cinquanta 90.
3. La convenzione del 1850 tra Firenze e Vienna
La Commissione Governativa, che doveva reggere le sorti del Granducato in
nome di Leopoldo II, aveva sperato che l'arresto di Guerrazzi e il ristabilimento
del governo monarchico avrebbero tolto a Vienna ogni plausibile ragione per
intervenire in Toscana e proprio nel manifesto ai cittadini ``si ripromette[va] di
liberar[l]i dal dolore di un'invasione'' 91. Ma la controrivoluzione toscana e il nuovo
assetto politico non mutarono la decisione austriaca. CosõÁ, se ``i leggeri danni della
Finanza'' rilevati agli inizi del 1848 si trasformarono alla fine del 1850 in ``una
Felisini, Le finanze pontificie e i Rothschild 1830-1870, Napoli, ESI, 1990; P. Norsa, Finanziamenti
stranieri nel periodo del Risorgimento e dell'UnitaÁ d'Italia. 1832-1863, Milano, s. n., 1959; L. Conte,
La Banca Nazionale. Formazione e attivitaÁ di una banca di emissione. 1843-1861, Napoli, ESI, 1990,
passim; M.C. Schisani, Finanze ed economia nel Regno di Napoli, in Il pensiero e l'opera di Domenico
Demarco, a cura di F. Balletta, Milano, Angeli, 2010, pp. 116-133.
87
Ricordato dallo stesso G. Baldasseroni, Memorie, cit., p. 117.
88
G. Baldasseroni, Leopoldo II, cit., p. 402. Secondo quanto scrive R. Busacca, La finanza
toscana nel 1851, cit., p. 56, il prestito ``allevioÁ soltanto provvisoriamente la finanza, convertendo in cartelle del medesimo una parte del disavanzo degli anni anteriori''.
89
Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...) per li anni 1848, 1849 e 1850, cit., p. VIII.
Gli interessi sul debito, pari in media a 793,801.8.5 lire annue nel decennio 1835-1844 salirono
in quello successivo a 2,723,718.1.4 lire e furono di ben 4,558,586.1.3 lire nel 1854 (ASF, C. d.
C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana
dall'anno 1845 al 1854. Relazione, p. 550).
90
R.P. Coppini, Il Granducato di Toscana, cit., pp. 414-415; Id., Economia e societaÁ nella
Toscana dell'Ottocento, cit., p. 54.
91
G. Lumbroso, L'intervento austriaco in Toscana e l'opera della Commissione Governativa,
cit., p. 329 ss., al quale rinviamo anche per la posizione del Granduca nei confronti dell'occupazione delle truppe imperiali; R.P. Coppini, Il Granducato di Toscana, cit., p. 397 ss.
76
Tab. 9 - ``Spese straordinarie occasionate dalle vicende politiche'' (anni 1848-49) riportate nel bilancio
dell'Amministrazione della Guerra del Granducato di Toscana
1848
1849
TOTALE
375,199. 8. 9
Spese di guerra fatte al Campo ed altre 200,468.13. ± 174,730.15. 9
1,116,814.17. 5
345,328.15.11 1,462,143.13. 4
Battaglioni dei Volontari
440,496. 4. 2 880,271.19. 6 1,320,768. 3. 8
Corpi diversi toscani, italiani ed esteri
ÐÐÐÐ
67,525. 5. 1
67,525. 5. 1
Guardia Civica in servizio di piazza
66,043.14. 2
ÐÐÐÐ
66,043.14. 2
Guardia Municipale di Livorno
1,823,823. 8. 9 1,467,856.16. 3 3,291,680. 5. ±
Totale (lire toscane)
Fonte: ASF, Min. Fin, r. 1444, Decennio della Finanza Toscana dall'anno 1845 al 1854, vol. II, pp.
133, 135.
Tab. 10 - ``Spese di titolo straordinario occorse nel decennio dal 1845 a tutto il 1854'' nel Granducato di
Toscana (in lire toscane)
TIPO DI SPESA
Spese straordinarie di guerra o attinenti al sistema militare o ai
legami militari
± Spese di Guerra, acquisti di armi, spese per la Guardia Civica ecc.
pagate direttamente dalla R. Depositeria negli anni 1848, 1849 e
1850, non comprese nel Prospetto dell'Amministrazione Militare
± Spese per le Truppe Ausiliarie Austriache
(v. tab. 11)
± Deficienza che fu riscontrata nei Magazzini dell'Amministrazione Militare, allorche dopo il 1849 furono rifusi gl'Inventarj
dei suoi capitali
Totale
Altre spese straordinarie
Totale spese straordinarie
Ammontare
1,605,773. 6. 9
%
4,4
22,811,067.18. 9
62,2
732,612.10. 4
25,149,453.15.10
11,518,708. 9. 6
36,668,162. 5. 4
2
68,6
31,4
100
Fonte: ASF, Min. Fin, r. 1443, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854, vol. I, pp. 11-12.
voragine'' 92, cioÁ fu dovuto soprattutto al fatto che agli oltre 10 milioni annui di
spese per la difesa, comprensivi di una parte delle spese per la guerra d'Indipendenza (tab. 9), si aggiunsero oltre 25 milioni di spese militari straordinarie (tab.
10), di cui circa 22.800.000 lire per le truppe ausiliarie asburgiche (tabb. 10, 11).
La loro presenza, dal maggio 1849 fino al luglio 1855 93, si inserõÁ in quel clima
di neoassolutismo di cui ha parlato storiografia auatriaca sul periodo 94 ± che vide
Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...) per li anni 1848, 1849 e 1850, cit., p. X.
ASF, Segr. e Min. G., 1855, Prot. 93 n. 105.
94
La storiografia italiana sugli anni '50 dell'Ottocento usa, invece, la definizione di
decennio di preparazione. Cfr. G.C. Waldenegg, L'Austria e l'Italia dopo la rivoluzione del
1848 e M. Meriggi, Alcune osservazioni sul neoassolutismo nel Lombardo Veneto, in ``Rassegna
Storica del Risorgimento'', 2001, n. spec., Atti del Convegno Internazionale La ricerca tedesca
92
93
77
Tab. 11 - Spese sostenute dal Granducato di Toscana per le Truppe ausiliarie austriache (1849-1854)
Anni
1849-1850
1851
1852
± Per quelle occorse nell'annata
± Per quelle arretrate a tutto giugno 1850 in seguito
della fattane liquidazione
1853
1854
Totale
2,770,411.7.11
4,798,632.3. 7
Spesa totale
(lire toscane)
6,408,993.13. 8
3,370,395.12. 8
7,569,043.11. 6
3,118,900.13. 1
2,343,734. 7.10
22,811,067.18. 9
Fonte: Dati tratti dai Bilanci a stampa, anni 1848, 1849 e 1850-1854.
tra l'altro la soppressione della libertaÁ di stampa, la definitiva abrogazione dello
Statuto, il ripristino della pena di morte e un concordato con la Santa Sede che
equivaleva a una vera e propria alleanza in funzione conservatrice ± e rappresentoÁ
per il Granducato lorenese la prima vera occupazione militare, nonche ``il venir
meno del [suo] ruolo cosõÁ innovativo'' 95. Per arrivare all'accordo occorsero trattative assai complesse e lunghe ± circa sette mesi 96 ± con l'impegno in prima persona
di Felix Schwarzenberg, Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri dell'Impero Asburgico, e di Karl HuÈgel, incaricato d'Affari d'Austria a Firenze, con
giudizi molto pesanti sulla Toscana 97. Non mancoÁ da parte austriaca, neppure
un vero e proprio ricatto: se Firenze avesse continuato a fare resistenza, Vienna
± dopo aver ricordato al governo toscano che perdeva ogni giorno 7.000 lire per il
sul Risorgimento italiano. Temi e prospettive (Roma 1-3 marzo 2001), a cura di A. Ciampani e L.
Klinkhammer, rispettivamente pp. 65-76, 213-216.
95
L. Lotti, Leopoldo II e le riforme in Toscana, in ``Rassegna Storica Toscana'', lug.-dic.
1999, n. 2, p. 251. V. anche quanto eÁ scritto in Toscana e Austria. Cenni storico-politici, Firenze,
a spese della SocietaÁ Editrice, 1859, p. 52 ss.
96
Le relazioni diplomatiche fra l'Austria e il Granducato di Toscana, III serie: 1848-1860, a
cura di A. Filippuzzi, Roma, Istituto Storico Italiano per l'EtaÁ Moderna e Contemporanea,
1967, vol. II (1 gennaio 1850 - 9 maggio 1851), docc. 43, 45 (nel quale la Toscana insiste per
l'inserimento di una clausola che salvaguardi la sovranitaÁ del Granduca, riservandogli l'iniziativa
di chiedere il ritiro delle truppe ausiliarie), 49, 57, 58, 71, 82, pp. 104-105, 107-109, 115-116,
129-133, 154-155, 172-173.
97
Schwarzenberg parloÁ a HuÈgel di ``heÂsitations meÂticuleuses et (...) doutes mesquins (...)
pour motiver les retards qu'eÂprouve la signature de la convention militaire'' (ibidem, vol. II, doc.
43, pp. 104-105). HuÈgel, dal canto suo, scrive: ``sous les formes et avec les phrases de la
civilisation, du progreÁs, il est inconcevable aÁ quel point toute l'administration est ancore arrieÂreÂe, et comme tout est ancore ici peÂtrifie dans les usages des tems passeÂes'' (ibidem, vol. II, doc.
57, p. 131). E di tutti i ministri sottolinea ``la nonchalance, la routine paresseuse et l'ancienne
habitude de ne jamais faire le jour ce que l'on peut remettre au lendemain'' (ibidem).
78
ritardo nella firma della convenzione ± avrebbe richiesto l'immediato pagamento
delle somme dovute per il mantenimento delle truppe d'occupazione 98.
In base alla convenzione stipulata il 22 aprile 1850 fra il Granducato e
l'Impero Asburgico 99, sarebbero rimasti sul suolo toscano, fino al consolidamento
dell'ordine, 10.000 soldati di ogni corpo posti alle dipendenze del Comandante
Generale dell'Armata austriaca dell'alta Italia, muniti delle necessarie artiglierie,
al cui mantenimento (soldo ed equipaggiamento esclusi) doveva provvedere il
governo granducale. CosõÁ fra le spese straordinarie del decennio 1845-54, quelle
nell'insieme di carattere militare rappresentarono quasi il 70% e quelle per le
truppe ausiliarie austriache, in particolare, piuÁ del 62% del totale (tab. 10).
Queste ultime assorbirono ben il 90,7% delle spese straordinarie per la difesa,
superarono quelle del Dipartimento della Guerra negli anni 1848 e 1849, pari a
Ibidem, vol. II, doc. 43, pp. 104-105 e doc. 57, vol. II, p. 131.
ASF, Trat. Int., n. CCXIII, anche in ASF, Segr. e Min. Es., f. 2906, Ministero degli Affari
Esteri. Trattati, Convenzioni ed altri Atti stipulati per la Toscana dal Në 94 al 109. 1847-1851, n.
101; voce Austria e Toscana ± Convenzioni Diplomatiche per il soggiorno temporario in Toscana di
un Corpo di Truppe Austriache, in Repertorio del diritto patrio toscano, cit., t. XVII, pp. 48-52. Sui
rapporti e le trattative tra Firenze e Vienna prima di addivenire alla firma della convenzione,
cfr. A. D'Addario, Problemi della politica estera toscana dal maggio 1849 all'aprile 1850, in
``Rassegna Storica Toscana'', gen-giu. 1956, fasc. I-II, p. 21 ss.
Uno dei problemi era costituito dal numero dei soldati austriaci che i toscani non volevano
oltrepassasse i 6.000 uomini per non gravare eccessivamente sulle giaÁ dissestate finanze statali.
L'Austria, invece, lo consideroÁ insufficiente in base a valutazioni strategiche complessive che
travalicavano i bisogni della Toscana e riguardavano il suo ruolo negli affari generali della
Penisola. La convenzione fu apertamente osteggiata anche da sperimentati giureconsulti del
tempo (vedi Cesare Capoquadri, nominato nel 1841 presidente della Corte di Cassazione)
che, in base alle loro convinzioni liberali e a una idea dello Stato retto dal diritto, la ritennero
lesiva della sovranitaÁ e del diritto internazionale. M. Sanacore, Da ancien reÂgime a stato di diritto.
Scienza giuridica e riforme legislative nella Toscana della Restaurazione, in ``Ricerche Storiche'',
gen.-apr. 1999, n. 1, pp. 174-175. L'occupazione militare venne giudicata ``di tutti gli oneri
imposti dall'Austria alla Toscana, il piuÁ ingiusto, e il piuÁ grave'' (Sui danni economici recati
dall'Austria alla Toscana. Lettera di Bartolommeo Cini, Firenze, Tipografia e Calcografia del
Vulcano, 1859) o, comunque, una seria limitazione dell'autonomia e della sovranitaÁ della Toscana (L. Galeotti, Considerazioni politiche sulla Toscana, Firenze, coi tipi di Felice Le Monnier,
1850, p. 16). A difesa della convenzione, cfr., invece, Della necessitaÁ della Convenzione austrotoscana e delle ragioni per le quali eÁ mostrato che questa Convenzione non offende la dignitaÁ e la
indipendenza ne della Toscana ne del Principato. Articoli due estratti dai numeri 16 e 21 del
Conservatore Costituzionale, Firenze, Tipografia di F. Bencini, 1850.
V., inoltre, S. Camerani, Leopoldo II e l'intervento austriaco in Toscana, in ``Archivio Storico
Italiano'', 1949, disp. I, pp. 54-88; Id., Lo spirito pubblico in Toscana nel 1849 dopo la Restaurazione,
in ``Rassegna Storica del Risorgimento'', ott.-dic. 1952, fasc. IV, pp. 463-470; Id., Lo spirito pubblico
in Toscana dal 1849 al 1859, in ``Rassegna Storica Toscana'', gen.-giu. 1959, fasc. I-II, pp. 155-186.;
E. Artom, Il problema del decennio toscano dal 1849 al 1859, in "Bullettino Senese di Storia Patria",
1951-1952, Atti del IV Congresso della SocietaÁ Toscana per la Storia del Risorgimento Italiano,
Siena 2-3 maggio 1851, pp. 5-18. Infine, sulla convenzione e il piuÁ generale disegno asburgico, cfr. F.
Bertini, Risorgimento e questione sociale. Lotta nazionale e formazione della politica a Livorno e in
Toscana (1849-1861), Firenze, Le Monnier, 2007, p. 74 ss.
98
99
79
20,586,341.3.2 lire (tab. 4), ed ammontarono a oltre 4,5 volte quelle per la guerra
d'Indipendenza, la Guardia Civica 100 e gli acquisti di armi 101.
Se proprio le spese per il corpo militare asburgico resero di fatto impraticabile
la politica restrittiva propugnata da Baldasseroni, qualche ulteriore ragguaglio eÁ
utile per valutare appieno la loro entitaÁ e incidenza. Soltanto fino al 1854 esse
ammontarono a oltre 3 volte la spesa militare media annua nel decennio, costituirono circa il 33% delle spese dell'Amministrazione della Guerra nello stesso arco
di tempo e piuÁ del 20% della spesa pubblica negli anni 1848-50.
Risulta pertanto con chiarezza che le spese per la guerra d'Indipendenza valutate
nella loro globalitaÁ furono nettamente inferiori a quelle sopportate dal Granducato, a
causa del legame politico-militare con Vienna, per le truppe ausiliarie asburgiche, pari
a quasi 5 volte le prime. Inoltre alla convenzione dell'aprile 1850 con l'Austria si
addivenne proprio per regolamentare il riparto delle spese per il corpo austriaco e
alleggerire almeno parzialmente le comunitaÁ, soprattutto quella di Firenze (tab. 12).
Infatti, nelle spese per l'occupazione austriaca furono coinvolte le comunitaÁ
che supplirono ``in parte con i soccorsi della R. Depositeria; in parte con fondi loro
proprii; in parte finalmente con fondi che si erano procurati a titolo fruttifero da
terzi sovventori'' 102. Esse dovettero farsi carico del mantenimento delle truppe dal
loro ingresso in Toscana fino allo scambio delle ratifiche della convenzione e,
specie per quanto attiene all'alloggio e al casermaggio, anche dopo il 1ë luglio,
data in cui l'erario inizioÁ a provvedere direttamente al servizio del corpo ausiliario.
Istituita con motuproprio del 4 settembre 1847, venne sciolta il 23 ottobre 1851. ASF,
Segr. Gab., App., f. 21, ins. 2; ASF, Segr. St., f. 2933. Voci Guardia Civica. Istituzione ed
organizzazione e Guardia Civica Mobile, in Repertorio del diritto patrio toscano, cit., t. XV, pp.
5-123, 123-144; Guardia Civica - Scioglimento, ivi, t. XVII, pp. 388-389. Cfr. L. Lotti, Leopoldo
II e le riforme in Toscana, cit., pp. 248-249, per le manifestazioni per ottenere la Guardia Civica e
i successivi festeggiamenti; E. Francia, Tra ordine pubblico e rivoluzione nazionale: il dibattito
sulla Guardia Civica in Toscana (1847-1849), in Dalla cittaÁ alla nazione. Borghesie ottocentesche in
Italia e in Germania, a cura di M. Meriggi e P. Schiera, Annali dell'Istituto Storico italo-germanico. Quaderno 36, Bologna, il Mulino, 1993, pp. 89-113; F. Conti, Le guardie civiche, in
''Rassegna Storica Toscana'', lug.-dic. 1999, n. 2, pp. 327-345, in part. p. 334 ss.
101
Anche il pagamento delle spese di mantenimento delle truppe austriache per il periodo
antecedente la firma della convenzione causoÁ alla Toscana non pochi problemi d'ordine finanziario. Questa doveva versare all'Austria 60.000 fiorini al mese, quale acconto della cifra che
sarebbe poi stata definita dalla Giunta di liquidazione. Il 17 luglio 1851 HuÈgel informa Schwarzenberg che ``le chevalier de Baldasseroni avait sur sa table le releve de la deÂpense annuelle du
corps auxiliaire qui exceÁde 4 milions de lire toscanes et il me dit qu'aÁ moins de ruiner le GrandDuche il eÂtait de toute impossibilite de payer en meÃme tems les deÂpenses extraordinaires du
moment et les arrieÂreÂes'' (Le relazioni diplomatiche fra l'Austria e il Granducato di Toscana, cit.,
vol. III (10 maggio 1851 - 30 dicembre 1852), doc. 46, p. 113). Il 23 ottobre Schwarzenberg fa poi
sapere a HuÈgel che il Granduca ha scritto personalmente all'Imperatore per chiedere una dilazione, ma Francesco Giuseppe non ha accolto la richiesta (ibidem, vol. III, doc. 93, pp. 186-187).
102
Tribunale Civile e Correzionale di Pisa, Memoria a favore del Comune di Pisa contro la
R. Finanza. Occupazione austriaca in Toscana dal 1849 al 1855. ± Rimborso delle spese anticipate
dal Comune di Pisa pel mantenimento, alloggio ecc. del corpo di occupazione. ± Successione da stato a
stato. ± Competenza dell'autoritaÁ giudiziaria, Pisa, nella Tipografia Vannucchi, 1879, pp. 26, 27.
100
80
Tab. 12 - Spese sostenute da alcune delle principali ComunitaÁ per le Truppe Austriache in Toscana
(maggio 1849-dicembre 1850)
ComunitaÁ
Firenze
(dal 25 maggio 1849 a tutto novembre 1850)
Pisa
(dal 5 maggio 1849 al 10 dicembre 1850)
Livorno
(dall'11 maggio al 31 dicembre 1849)
Totale
Lire toscane
4,816,813. 5. 4
790,732. 7. 3
1,170,766. 9. 4
6,778,312. 1.11
Fonte: R. Busacca, La finanza toscana nel 1851, cit., p. 51.
Tab. 13 - Situazione debitoria del Granducato di Toscana all'11 aprile 1849 (in lire toscane)
13,903,491.12.10
2,612,527.15.10
11,290,963.17.Ð
Pagamenti non soddisfatti e debiti nuovi
Assegnamenti lasciati e debiti estinti
Superano i debiti di
Questa somma di debiti si divideva:
± Imputabile al periodo anteriore al 26 ottobre 1848
± Imputabile al periodo del 26 ottobre '48 al 7 febbraio 1849
± Imputabile al periodo del 7 febbraio 1849 al dõÁ 11 aprile 1849
Totale
1,700,116. 5. 6
4,631,894. 7. 5
4,958,953. 4. 1
11,290,963.17.±
Fonte: R. Busacca, La finanza toscana nel 1851, cit., p. 29.
Il 3 novembre 1850 con un decreto, Leopoldo riconobbe il debito dello Stato nei
confronti dei comuni, ma stabilõÁ l'impossibilitaÁ di procedere al rimborso in maniera
simultanea e diretta, impegnandosi peroÁ a restituire gli interessi sui prestiti contratti per le spese di occupazione 103. Anche se queste ultime riguardavano l'``universalitaÁ dello Stato'', fu vietato alle comunitaÁ di rivalersi ± nonostante i prestiti
sempre piuÁ difficili da ottenere e i ``riavvalli delle cambiali quasi impossibili'' 104 ±
per qualsiasi quota sui tributi che esse dovevano versare alla Depositeria 105. Nel
giugno erano stati intanto nominati i commissari toscani che, assieme a quelli
austriaci, avrebbero proceduto alla liquidazione delle spese di occupazione 106. A
Sulle numerose richieste di autorizzazione a contrarre debiti per pareggiare i bilanci, v.
G. Pansini, Gli ordinamenti comunali in Toscana dal 1849 al 1853, cit., p. 64. Sul problema delle
anticipazioni fatte dalle comunitaÁ per il corpo ausiliario austriaco e non ancora rimborsate al
momento dell'UnitaÁ, cfr. [G. Sforza], Gli austriaci in Toscana. Ricordi storici del 1849, cit., p. 25 ss.
104
G. Pansini, I liberali moderati toscani e la crisi amministrativa del Granducato, cit., p. 68
ss., in part. pp. 70-71.
105
Tribunale Civile e Correzionale di Pisa, Memoria a favore del Comune di Pisa contro la
R. Finanza, cit., p. 26 ss.
106
Ibidem, pp. 23-25. Con decreto 10 giugno 1850 venne, infatti, istituita una Commissione
di liquidazione austro-toscana delle spese per il mantenimento delle truppe austriache. V. ASF, C.
103
81
tale Commissione le comunitaÁ rimisero anno per anno i loro conteggi corredati
dalle opportune giustificazioni ed essa presentoÁ al governo una generale liquidazione fino a tutto il 1852. Poiche le comunitaÁ ± ``sempre per ordine superiore'' ±
continuavano a sopportare le spese relative alle soldatesche asburgiche, la Commissione, con sovrana risoluzione del 6 aprile 1855, fu richiamata a riassumere la
precedente liquidazione e a estenderla fino al tempo in cui il Granducato sarebbe
stato evacuato dalle truppe imperiali. La terza e ultima liquidazione venne effettuata in data 18 maggio 1857, con la Toscana debitrice verso l'Austria di
15,929.56.10 fiorini, corrispondenti a 47,729.13.1 e 1/5 lire 107. Definita la liquidazione fra i due Stati, restava quella fra il governo granducale e le comunitaÁ, a cui
provvide la Commissione incaricata nell'adunanza del 17 maggio 1858: tolte le
entrate, le comunitaÁ vantavano un credito al 30 aprile 1855 di 7,189,585.4.3
lire 108. Particolarmente colpita Livorno, con un onere di ben 1,756,291.-.2 lire
fra il 1849 e il 1856 109; inoltre le comunitaÁ minori erano state spesso costrette a
prestare denaro a quelle piuÁ grandi, come Firenze, Pisa e Pistoia 110. Bagno a Ripoli,
ad esempio, dovette ricorrere a un prestito della Cassa di Risparmio per finanziare
la capitale e restoÁ pure esclusa dal conteggio finale delle spese per l'occupazione
austriaca 111. Non mancarono, come eÁ ovvio, frizioni fra le comunitaÁ e lo Stato,
destinate talvolta a sfociare, specie per i rimborsi, in veri e propri contenziosi che
in certi casi finirono per trascinarsi ben oltre l'UnitaÁ 112.
d. C., ff. 1107-1110, f. 1111, Liquidazione finale delle spese occorse per le II e RR. Truppe Austriache
dal 1ë Gennaio 1853 all'epoca della totale loro evacuazione dal Gran-Ducato., f. 1115, Commissione
di Liquidazione Austro-Toscana, Registro delle Adunanze a tutto Giugno 1850 (in realtaÁ contiene
dalla 1a adunanza tenuta il 15 Luglio 1850 alla 54a tenuta il 28 Giugno 1852), f. 1116, Commissione
di Liquidazione Austro-Toscana, Registro delle Adunanze (1a.adunanza 21 Aprile 1853-58a adunanza
del 3 Luglio 1854), f. 1117, Commissione di Liquidazione Austro-Toscana, Registro delle Adunanze ±
Liquidazione pel periodo di tempo dal 1ëGennajo 1853 a tutto Aprile 1855.
107
Tribunale Civile e Correzionale di Pisa, Memoria a favore del Comune di Pisa contro la
R. Finanza, cit., pp. 30-35.
108
Ibidem, pp. 35-38.
109
ASF, C. d. C., f. 1187.
110
Tribunale Civile e Correzionale di Pisa, Memoria a favore del Comune di Pisa contro la
R. Finanza, cit., p. 39 e p. 46.
111
Questo in ordine alla circolare del 15 Giugno 1849. La somministrazione a Firenze fu
di 10,365 lire e il prestito con la banca di 13,100 lire. ASF, C. d. C., f. 1182, Truppe Ausiliarj in
Toscana dal Maggio 1849 a tutto Aprile 1855, Liquidazione dei conti colle ComunitaÁ, ins. ComunitaÁ
del Bagno a Ripoli, Liquidazione delle spese fatte per le II e RR. Truppe Austriache dal 24 Settbre
1849 al 30 Aprile 1855.
112 Á
E il caso della ComunitaÁ di Pisa. Tribunale Civile e Correzionale di Pisa, Memoria a
favore del Comune di Pisa contro la R. Finanza, cit., passim. Il 23 ottobre 1867 il prefetto di Pisa
invioÁ al sindaco della cittaÁ una circolare nella quale lo invitava a contattare il Governo per
risolvere in via amichevole la pendenza, visto che il Comune di Livorno aveva giaÁ adito il
Tribunale Civile di Firenze. Il 5 maggio 1869 anche il Comune di Pisa ricorse alla magistratura,
ma nel 1870 l'Amministrazione delle Finanze, per sollevare formalmente il conflitto di attribuzione, si rivolse al Consiglio di Stato che dichiaroÁ di competenza del potere esecutivo la definizione della controversia. CosõÁ il comune di Pisa dopo il 1870 dovette riaprire pratiche di tipo
82
Alle comunitaÁ fu cosõÁ addossato gran parte del costo dell'occupazione, costringendole a un massiccio indebitamento che non erano in grado di reggere e precipitando anch'esse in una situazione finanziaria disastrosa. Non solo, ma la questione era tutt'altro che secondaria, perche chiamava in causa gli equilibri fra
centro e periferia e la volontaÁ, manifestata dal Granduca sin dalla Restaurazione,
di gravare sulle comunitaÁ il meno possibile per non rischiare di scalfire il consenso
sociale e non modificare, nella complessitaÁ del tessuto istituzionale, i delicati
equilibri fra i poteri, nonche i postulati sui quali si erano nel tempo definiti i
rapporti del Sovrano con i sudditi.
Ma oltre a un problema di finanza locale, Baldasseroni era consapevole che le
spese per il corpo d'occupazione costituivano il fattore che aveva alterato il sistema
finanziario ed erano all'origine di ``un modo di amministrazione cosõÁ diverso da
quello felicemente praticato fino all'epoca del 1847'' 113. Fuori dal bilancio di previsione, approvato dal Granduca il 24 Dicembre 1850, restavano infatti tutte le spese
straordinarie relative al mantenimento delle truppe ausiliarie 114. Pari nel 1851 a
3,370,395.12.8 lire, questa voce rappresentava il 92% delle spese straordinarie
sostenute quell'anno 115, alle quali fu fatto fronte con il prestito pubblico dell'ottobre
1849, le cui cartelle cominciavano ad incontrare sul mercato un maggior favore 116, e
con un nuovo prestito di 12 milioni di lire, sancito con R. Decreto 13 giugno 1851,
con garanzia sulle miniere 117.
Quest'ultimo, che vedeva ancora una volta il coinvolgimento della Banca Bastogi,
rappresentava un'originale operazione 118 che si inseriva nella volontaÁ, di matrice
amministrativo presso il governo al fine di ottenere il pagamento del propio credito, finche nel
1878 procedette agli atti giudiziari contro il governo stesso per vedere riconosciuti e sanzionati i
propri diritti. Al problema dei rimborsi alle comunitaÁ da parte del nuovo Stato eÁ interamente
dedicato [G. Sforza], Gli austriaci in Toscana. Ricordi storici del 1849, cit.
113
Rapporto del Ministro Segretario di Stato, in Rendimento di Conti della Finanza Toscana per
l'anno 1851, cit., p. VI.
114
Ibidem, p. VIII.
115
Pari a 3,647,788.4.1 lire (ibidem, p. 43).
116
Ibidem, p. VIII. V., al riguardo, A. Volpi, Banchieri e mercato finanziario in Toscana,
cit., p. 281.
117
Voce Imprestito Toscano, in Repertorio del diritto patrio toscano, cit., t. XVIII, pp. 11-18.
Di questo intervento per sanare il bilancio, il 6 luglio 1851 HuÈgel invioÁ un dettagliato resoconto
a Schwarzenberg. Le relazioni diplomatiche fra l'Austria e il Granducato di Toscana, cit., vol. III,
doc. 41, pp. 100-102.
118
L'Azienda delle Miniere e Fonderie aveva dato negli anni 1846 e '47 un reddito superiore a
600,000 lire annue. Si consideroÁ che questa somma fosse sufficiente per pagare gli interessi del 5%
appunto su un capitale di 12,000,000, ``che venisse somministrato alla finanza da una SocietaÁ di
azionisti, la quale, prendendo a condurre l'escavazione delle miniere sotto special vigilanza del
Commissario regio Haupt e la lavorazione del ferro a Follonica, pagherebbe a se stessa i frutti sul
capitale anticipato, e supplirebbe ad ogni spesa relativa, riserbando al Governo una partecipazione
sugli utili che, dopo cioÁ si fossero verificati''. Su queste basi l'accordo venne concluso con una SocietaÁ
rappresentata dalla Banca Bastogi che fece il prestito di 12 milioni ``al saggio del 90'', lasciando al
governo la possibilitaÁ di ottenere la differenza con la stabilita partecipazione agli utili annuali.
Questo, da parte sua, dovette somministrare a Bastogi 2 milioni di lire da investire nel potenzia-
83
tipicamente liberista, di sollevare lo Stato da qualsiasi diretto impegno in attivitaÁ
industriali e mercantili, anche se non si addivenne ad una completa privatizzazione
della siderurgia toscana come era stato in un primo tempo pensato. Dal canto suo
Pietro Bastogi, deciso a spostare l'attivitaÁ dell'azienda di famiglia dal settore mercantile e marittimo a quello ben piuÁ complesso e redditizio degli investimenti creditizi e
finanziari tanto pubblici quanto privati, riuscõÁ, proprio con questa operazione, ad
accreditarsi tra le grandi case bancarie 119. Da una parte, controllava infatti il piuÁ
importante complesso per la produzione e la lavorazione del ferro dell'Italia centrale
nel pieno boom ferroviario che investiva la Penisola 120, dall'altra, si presentava ormai
come il ``banchiere del Granduca''. Egli riuscõÁ ad essere preferito rispetto agli altri
concorrenti proprio percheÂ, conoscendo l'urgente bisogno di denaro in cui versavano
le casse toscane per il mantenimento del corpo ausiliario, offrõÁ di concedere un prestito
ben piuÁ alto, addirittura doppio, di quello richiesto 121. In tal modo, oltre ad ampliare il
raggio dei propri affari con lo Stato, Bastogi aveva rafforzato i legami con i principali
gruppi finanziari italiani e stranieri, quali i Rothschild di Parigi, entrando appieno in
un sistema di relazioni e corrispondenze su scala europea 122.
Circa la contabilizzazione delle spese riguardanti le truppe asburgiche, le
osservazioni di Baldasseroni mostrarono negli anni seguenti una palese continuitaÁ, fornendo pure indicazioni generali circa la struttura e il modo in cui
erano compilati i bilanci, messe poi in tutta evidenza al momento dell'Unificazione. Nel presentare il consuntivo del 1852, il ministro ricordoÁ infatti a Leopoldo II come le assegnazioni comprese nel bilancio preventivo non contemplassero tutto cioÁ che si riferiva al carico straordinario e transitorio derivante
mento dell'industria del ferro toscana. L'operazione finanziaria fu effettuata unitamente alla creazione, nel luglio 1851, della ``Amministrazione Cointeressata delle Reali Miniere del Ferro dell'Isola
dell'Elba delle Fonderie di Follonica, Cecina e Valpiana'' con sede a Livorno che nei successivi
trent'anni avrebbe gestito le miniere elbane e gli impianti della Maremma per la produzione di ghisa
e di ferri di proprietaÁ statale. G. Baldasseroni, Leopoldo II, cit., pp. 461-463; Id., Memorie, pp. 142148 e soprattutto G. Mori, L'industria del ferro in Toscana, cit., p. 467 ss.
119
L. Coppini-G.P. Nitti, voce Bastogi Pietro, cit., vol. 7, pp. 176-177.
120
Sulle iniziative e gli interessi di Pietro Bastogi nella costruzione delle ferrovie toscane,
v. A. Giuntini, Leopoldo e il treno. Le ferrovie nel Granducato di Toscana (1824-1861), Napoli,
ESI, 1991, passim.
121
Dal lato del Granducato, invece, ``per quella congiunzione dei due affari la questione
finanziaria prese il disopra alla questione economica, onde si guardoÁ di preferenza al maggior
utile dello Erario che al migliore assetto della manifattura, e si riescõÁ infine ad una combinazione
che snaturoÁ il primitivo disegno di cedere affatto libero il campo all'industria privata'': in G.
Mori, L'industria del ferro in Toscana, cit., p. 471.
122
Sulla figura e l'evoluzione del mercante banchiere che riuniva in se attivitaÁ commerciale, credito mercantile e prestiti pubblici, cfr. A. Volpi, Banchieri e mercato finanziario in
Toscana, cit.; Id. La difficile istituzionalizzazione di un mercato finanziario privato: il ``decennio
di preparazione'', in ``Rassegna Storica Toscana'', gen.-giu. 1997, n. 1, pp. 9-30. Per i legami tra i
Rothschild e la finanza toscana, alcune indicazioni si trovano in B. Gille, Les investissements
francËaise en Italie (1815-1914), Torino, ILTE, 1968, s. II, vol. XVI; G. Carletti, Tra i Rothschild e
Londra: una rete di relazioni ``regionali'' e i contatti con la finanza internazionale negli anni '60, in
``Rassegna Storica Toscana'', gen.-giu. 1997, n. 1, pp. 31-51.
84
dalla presenza del corpo ausiliario asburgico. Questo articolo di spesa fu quell'anno di lire 2,770,411.7.11, a cui si sommarono 4,798,632.3.7 lire per la
liquidazione del credito del Governo Austriaco per il mantenimento delle
truppe stanziate in Toscana dal maggio 1849 al giugno 1850 (tab. 11), rendendo
indispensabile un provvedimento di ampia portata.
Si giunse cosõÁ alla creazione, con il R. Decreto del 3 Novembre 1852, di un
consolidato pubblico, decisione che si inquadrava nell'orientamento seguito dopo il
1849, in base al quale le entrate ordinarie, pur accresciute per la maggiore imposizione tributaria, non potevano essere destinate a finanziare spese di carattere
eccezionale o spese i cui effetti andassero a beneficio di generazioni future 123.
Come osservoÁ Raffaele Busacca ± ministro delle Finanze del Governo Provvisorio della Toscana fino al 22 marzo 1860 ± in Toscana vigeva ``il principio che la
parte ordinaria al pubblico bastasse, che della straordinaria nulla dovesse sapere'' 124 e straordinarie venivano considerate sempre le entrate e le spese in conto
capitale. I bilanci, pertanto, si limitavano a registrare le entrate e le uscite correnti
senza riferimenti alle operazioni di credito necessarie a fronteggiare il disavanzo,
come pure i debiti straordinari che scadevano nell'anno, o le spese di alcuni lavori
pubblici che si protraevano nel tempo e non figuravano neanche le somme annue
per estinguere ``le rendite passive del debito pubblico'' 125.
Con questo sistema, che rendeva piuÁ semplice dimostrare il pareggio fra entrate e uscite, risultava ad esempio, per gli anni 1848-1849-1850, un disavanzo
complessivo di 19,512,238.13. 4 lire 126, cifra non rispondente al continuo aggravarsi della situazione 127: il disavanzo finale del triennio ascendeva in effetti a
Rapporto del Ministro Segretario di Stato, in Rendimento di Conti della Finanza Toscana per
l'anno 1852, Firenze, Stamperia Granducale, 1853, p. 8. Ancora piuÁ esplicito l'anno successivo,
quando Baldasseroni descrive nel dettaglio le operazioni effettuate per la copertura di tali spese
straordinarie (Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...), in Rendimento di Conti della Finanza
Toscana per l'anno 1853, Firenze, Stamperia Granducale, 1854, p. X e pp. XI-XII). V. anche gli
anni seguenti: Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...), in Rendimento di Conti della Finanza
Toscana per l'anno 1854, Firenze, Stamperia Granducale, 1855, pp. X-XI; Rapporto del Ministro
Segretario di Stato (...), in Rendimento di conti della Finanza Toscana per l'anno 1855, Firenze,
Stamperia Granducale, 1856, pp. IX-X; Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...) e Rendimento di Conti della Finanza Toscana per l'anno 1856, cit., p. XIIII; Rapporto del Ministro
Segretario di Stato(...) e Rendimento di Conti della Finanza Toscana per l'anno 1857, Firenze,
Stamperia Granducale, 1858, p. X.
124
Bilancio di previsione dell'entrate e delle spese della finanza toscana nell'anno 1860 secondo
la posizione della finanza al dõÁ 18 Marzo dell'Anno stesso, Firenze, Tipografia Reale, 1860, p. 4.
125
Ibidem. ``CosõÁ avveniva ± scrive ancora Busacca ± anche nel 1859: il Bilancio pubblicato
mostrava l'avanzo di lire toscane 85,100, quello presentatomi in maggio dalla Depositeria prevedeva un disavanzo di lire toscane 11,660,529, del quale era parte un debito di lire toscane
7,041,000 in cambiali, che scadevano nel corso dell'anno''.
126
Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...) per li anni 1848, 1849 e 1850, cit., p. IX.
127
Alla suddetta cifra ± avvertiva Baldasseroni ± bisognava infatti aggiungere ``quella
resultante dai debiti creati, e dai capitali diminuiti che stanno a rappresentare non solo il
disavanzo resultante dalla gestione ordinaria delle tre annate predette, ma ben anche dai pagamenti fatti pel mantenimento delle Truppe ausiliarie, o per altre dependenze'': ibidem.
123
85
31,790,692.15.8 lire 128, ma grazie al ``bilancio (...) incompleto e innormale'' 129, ``la
tisi della finanza restava occulta'' 130.
Le spese per le truppe asburgiche non si esauriscono peroÁ in quelle riportate
nel Decennio 1845-54, in quanto devono essere considerate le relative voci che
figurano nei bilanci degli anni successivi ± nel periodo 1855-58 ammontano ad
oltre 800,000 lire (tab. 14) ± e che vanno a sommarsi alla spesa militare ordinaria.
Nell'ultimo periodo del Granducato, questa continuoÁ lentamente a salire, sia in
termini assoluti (eccetto il 1858 che vide una lieve flessione rispetto all'anno
precedente), sia in termini percentuali, dato che l'incidenza sulla spesa complessiva
superoÁ sempre il 20% (tab. 5).
Se nel 1855, anno in cui gli austriaci lasciarono la Toscana, le spese per le
truppe ausiliarie assorbirono il 31,6% delle spese straordinarie, a partire dal
1856 si ridussero drasticamente, poiche si trattava in gran parte di spese
residue di competenza degli esercizi finanziari precedenti, ma pagate successivamente. Nel quadriennio 1855-1858 la media annua fu di poco inferiore al
9% (tab. 14).
Ma c'eÁ di piuÁ. Ai legami con Vienna e al problema dei soldati asburgici eÁ da
ricondurre anche l'espansione della spesa militare ordinaria che, a partire dal 1853,
superoÁ i 7 e talvolta anche gli 8 milioni annui (tabb. 4, 5). Decisa sin dal rientro del
Granduca la riorganizzazione dell'esercito toscano 131, con decreto del 13 maggio
128
Voce Debito pubblico della Toscana ± Rapporto del Ministro della Finanza sulle condizioni
economiche dello Stato, cit., p. 13.
129
L. Magnani, Rivista del bilancio preventivo di Toscana per l'anno 1851, cit., 1851, p. 5.
130
R. Busacca, La finanza toscana nel 1851, cit., p. 24.
131
Il 24 maggio Leopoldo II affidoÁ il difficile incarico al tenente generale Cesare De
Laugier, nominato ministro della Guerra nel governo Baldasseroni. Si trattava di un ufficiale
dalla burrascosa carriera militare. Dopo aver partecipato alle campagne napoleoniche e preso
parte all'armata di Murat, nel 1819 fu richiamato in servizio nell'esercito granducale, non senza
diffidenza per la sua fama di bonapartista e la presunta affiliazione alla carboneria, fino ad
assumere il comando delle truppe granducali a Curtatone e Montanara e a rifiutarsi poi di
prestare giuramento al governo democratico. Ottenne anche il compito di tenere i rapporti
con il maresciallo Costantino D'Aspre, ma le radicate convinzioni antiaustriache e la fede
nazionale lo ostacolarono nello svolgimento della sua opera, tanto che sin dal luglio `49 chiese
al Granduca di essere sollevato dall'incarico. Rimase al suo posto per le pressioni degli elementi
piuÁ aperti del governo; questo, peroÁ, si orientoÁ sempre piuÁ decisamente su posizioni filoaustriache e clericali e la sua presenza si fece insostenibile: lascioÁ l'esercito e il ministero della Guerra ±
assunto dal Baldasseroni ± il 10 ottobre 1851, il medesimo giorno in cui fu nominato comandante delle truppe toscane il Ferrari da Grado (v. infra).
Sulle difficoltaÁ incontrate dal De Laugier nel riorganizzare le forze militari, a causa della
mancanza di personale qualificato e delle tensioni esistenti fra gli ufficiali superiori, delle quali
non fece mistero lo stesso Baldasseroni, e sul lavoro comunque svolto, cfr. D. Manetti, La ``civil
difesa'', cit., p. 176, n. 133. V., in generale, P. Schiarini, voce De Laugier Cesare, in Dizionario del
Risorgimento Nazionale, diretto da M. Rosi, Milano, Vallardi, 1930, vol. II Le persone, pp. 879882; N. Danelon Vasoli, voce De Laugier Cesare NiccoloÁ Giovacchino, in Dizionario Biografico
degli Italiani, cit., vol. 36, pp. 281-289; L. Mascilli Migliorini, Il mito dell'eroe. Italia e Francia
nell'etaÁ della Restaurazione, Napoli, Guida, 2a ed., 2003, passim. Una biografia per episodi
86
Tab. 14 - Spesa militare straordinaria del Granducato di Toscana. 1855-1858 (in lire toscane)
1855
1856
1857
1858
Totale
Spesa relativa alle Truppe
Spese e Disavanzi di titolo
ausiliarie liquidate nei seguenti anni
straordinario
551,339. ±. 4
1,742,834.18. 6
111,865. 3. 1
2,177,728. 5. 7
59,203.15. 5
2,601,949.18. 2
83,253. ±. 4
2,752,918. 5. 3
805,660.19. 2
9,275,431. 7. 6
%
31,6
5,1
2,2
3
8,6
Fonte: Dati tratti dai Bilanci a stampa, anni 1855-1858.
1852, la forza militare da 8.364 uomini nel 1852 fu innalzata a 9.420 l'anno
successivo, fino a superare i 12.000 nel 1858. Le milizie vennero riordinate proprio
per eliminare il dissesto finanziario causato dalle spese per il corpo austriaco, anche
se, per assicurare una qualche continuitaÁ, ne fu affidato il comando al generale
Federigo Ferrari da Grado, italiano 132, ma alle dipendenze dell'armata imperiale
della quale fece sempre parte 133.
L'obiettivo, piuÁ che di carattere militare, era infatti finanziario. Si voleva
``ricondurre la Toscana, sotto questo interessante articolo di pubblico servizio, al
suo stato normale, e far cessare i carichj straordinarj, che la necessitaÁ dei tempi le
aveva per quest'oggetto addossati'' 134, ma non veniva meno la contraddizione che
da decenni contrassegnava la gestione delle truppe. Come notoÁ Baldasseroni, ``era
necessario risolvere un doppio problema politico economico, di avere, cioeÁ, il
maggior numero di soldati che fosse conseguibile col minor dispendio possibile
per l'erario, e col minor disturbo degli interessi e delle abitudini della popolazione'' 135. La svolta conservatrice in atto e le pressioni austriache spinsero peroÁ in
una direzione ben precisa: la consistenza delle forze armate fu progressivamente
ampliata (tab. 15), con una media fra 500 e 1.000 unitaÁ annue e il progetto
significativi puoÁ essere considerato anche il suo Concisi ricordi di un soldato napoleonico, Firenze,
Tipografia del Vocabolario, 1870, 2 voll. in 1 t.
132
Fu il Granducato a rivolgersi a Vienna per chiedere un ufficiale da mettere a capo delle
truppe riorganizzate (Le relazioni diplomatiche fra l'Austria e il Granducato di Toscana, cit., vol.
III, doc. 47, pp.114-115. Nel doc. 49, pp. 117-118, si precisa che la Toscana desiderava solo che
fosse possibilmente italiano, condizione da non anteporre peroÁ ad altre piuÁ essenziali (doc. 55, p.
125). V., inoltre, docc. 57, p. 127; 78, pp. 165-166; 84, pp. 175-176; 90, p. 183).
133
G. Baldasseroni, Leopoldo II, cit., pp. 451-455, 480 ss. Sulla riforma dell'esercito
granducale, cfr. C. Corsi, 1844-1859. Venticinque anni in Italia, cit., p. 218 ss.; N. Giorgetti,
Le armi toscane e le occupazioni straniere in Toscana, cit., vol. III, p. 476 ss. e, sul generale Ferrari
da Grado, p. 465 ss. Un giudizio positivo sul riordino delle truppe eÁ stato espresso da P. Pieri, Le
forze armate nell'etaÁ della Destra, cit., pp. 36-38; Id., Storia militare del Risorgimento. Guerre e
insurrezioni, Torino, Einaudi, 1962, pp. 625-627.
134
Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...), in Rendimento di Conti della Finanza Toscana
per l'anno 1853, cit., p. IX; Il governo di famiglia in Toscana. Le memorie del granduca Leopoldo II di
Lorena (1824-1859), a cura di F. Pesendorfer, Firenze, Sansoni, 1987, pp. 390, 392, 397, 463-465.
135
G. Baldasseroni, Leopoldo II, cit., p. 481.
87
Tab. 15 - Prospetto sommario del numero dei militari di ciascun Corpo al 1847 e al 1854
Corpi
Veterani
Gendarmeria
Carabinieri
Marina Militare
Artiglieria
Cavalleria
Fanteria
Battaglione insulare
Cacciatori Volontari di Costa*
Divisione di gastigo
Corpi diversi, attualmente
soppressi o disciolti
Totale in servizio
* Cacciatori Volontari in riserva
Totale
Numero dei Militari
Al 31 Dicembre 1845
Al 31 Dicembre
Ufficiali Truppa Totale Ufficiali Truppa
14
267
281
22
369
43
1.903
24
1.109
1.133
12
106
118
14
121
81
1.222
1.303
94
1.355
23
307
330
14
241
138
2.848
2.986
157
5.174
18
490
508
14
425
5
2
7
12
286
6
101
1
28
29
316
151
467
6.379
4.296
10.675
6.695
4.447
11.142
376
115
491
9.975
3.311
13.286
1854
Totale
391
1.946
135
1.449
255
5.331
439
298
107
10.351
3.426
13.777
* In servizio effettivo
Fonte: ASF, Min. Fin., r. 1444, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854, vol. II Sviluppi delle dimostrazioni generali, p. 143.
comincioÁ ad essere attuato quando le soldatesche imperiali erano ancora stanziate
in Toscana 136, con un ulteriore aggravio finanziario (tab. 16). Nel rendiconto del
1855 lo squilibrio del bilancio toscano risultoÁ in effetti determinato dagli esiti
dell'Amministrazione della Guerra, interamente imputabili alla spesa per l'aumento dei corpi militari e dal ``cresciuto carico dei frutti passivi'', di cui il le truppe
asburgiche costituivano, seguiti dalle spese per alcune opere pubbliche, la causa
principale 137.
Riorganizzato e rafforzato l'esercito toscano, partiti i soldati austriaci, per
Baldasseroni la spesa per la difesa doveva ``sicuramente considerarsi come grave'',
ma, tenendo presenti le vicende politiche che avevano imposto al Granducato di
abbandonare l'ordinamento militare del passato, era ``lecito il dire che la nostra
Milizia eÁ ora una ordinata e completa Istituzione'' 138 e che ``dovremmo vedere
alleviata la Finanza dalle spese straordinarie'' 139.
136
V., ad esempio, Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...), in Rendimento di conti della
Finanza Toscana per l'anno 1855, cit., pp. IX-X.
137
Ibidem, pp. VIII-IX.
138
Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...) e Rendimento di Conto della Finanza Toscana
per l'anno 1856, cit., p. X.
139
Rapporto del Ministro Segretario di Stato (...), in Rendimento di conti della Finanza Toscana
per l'anno 1855, cit., p. X.
88
Tab. 16 - ``Ristretto a sommi capi delle Spese pel Mantenimento dei Corpi Militari negli anni 1847 e 1854
col confronto dell'anno medio del Decennio precedente'' (in lire toscane)
UfizialitaÁ
Soldo
IndennitaÁ d'alloggio, foraggi, ec.
Totale
Anno 1854
576.318.19. 1
39,890.13. 6
616,209.12. 7
677,285. 9. 7
86,692. 7.10
763,977.17. 5
Truppa
1,966,276. 4. 9
Soldo
176,315. ±. 9
Foraggi
438,793. 1. 1
Pane
24,126. 4. 6
Legna e Olio
108,835. 9. 2
Nolo dei letti
357,653.12. 9
Vestiario
Assegno per le biancherie e calzatura 227,194. ±. 1
2,080.13. 4
Ingaggi
79,808. ±. ±
SpedalitaÁ
41,159. 1.10
Scapiti sui cavalli e spese di Scuderia
11,354.16. 7
Risarcimenti d'armi
175,338. 8. 8
Spese minute e diverse
3,608,934.13. 6
Totale
Totale generale
Anno medio del
Decennio precedente
Anno 1847
4,225,144. 6. 1
532,073. 5. 9
53,651.13. ±
585,724.18. 9
3,405,876. ±.
210,897.12.
771,841.18.
40,126.16.
160,678.12.
5
5
2
6
4
1,616,628.14. ±
150,221.13. ±
376,281.19.10
28,377.14. 7
117,624.18. 8
602,232.16.
18,710. 3.
167,310. ±.
46,212. 8.
3,641.16.
173,574. 9.
5,601,102.13.
4
4
±
8
±
5
7
509,307.11. ±
5,971.10. ±
110,108.15. 4
35,214. 1. 8
18,229. 1.10
141,613.19. 3
3,109,579.19. 2
6,365,080.11 ±
3,695,304.17.11
Fonte: ASF, Min. Fin., r. 1444, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854, vol. II Sviluppi delle dimostrazioni generali, p. 145.
Da questo momento, come risulta dalla disaggregazione delle spese per la
difesa, la voce riguardante il mantenimento dei corpi rimase pressoche stazionaria,
mentre ne aumentarono altre, come quelle relative al materiale d'artiglieria o alle
strutture militari, comunque legate all'accresciuto numero dei soldati 140.
Eccezionali furono ovviamente le spese dell'Amministrazione della Guerra
nel 1859 141. Rispetto ad una previsione di 8,322,300 lire, esse oltrepassarono 19
milioni di lire 142, con un aumento di quasi 2,5 volte rispetto all'anno preceRapporto del Ministro Segretario di Stato (...) e Rendimento di Conto della Finanza Toscana
per l'anno 1856, cit., p. X.
141
Sulla politica toscana alla vigilia del 27 aprile, giorno in cui Leopoldo II dovette lasciare
il Granducato, cfr. R. Ciampini, Il '59 in Toscana. Lettere e documenti inediti, Firenze, Sansoni,
1958, pp. 3-13; per una dettagliata ricostruzione degli avvenimenti, si rimanda invece a E. Poggi,
Memorie storiche del governo della Toscana nel 1859-60, Pisa, Tipografia Nistri, 1867, 3 voll.
142
R. Depositeria Generale, Rendimento di Conti dell'Amministrazione della Finanza Toscana dell'anno 1859, Firenze, Stamperia Reale, s. d., pp. 12, 108-111 e anche ASF, Dep. Gen., r.
140
89
dente 143. Gran parte dell'espansione della spesa pubblica totale ± in questo caso
ben l'85% ± dipese dalla crescita delle spese militari che assorbirono circa il
50% di tutte le entrate (tab. 6).
Il costo della seconda guerra d'Indipendenza superoÁ i 10 milioni di lire italiane 144, calcolati come segue 145:
± Spedizione toscana oltre Po per prender parte alla guerra nazionale del 1859
623,253,436.95
± Pel trattenimento di 10.000 soldati toscani nell'Emilia dal luglio 1859 al marzo '60 7,064,443.84
4. Il Debito Pubblico
Alle complesse vicende politiche del decennio deve essere ricondotta anche la
notevole crescita del debito pubblico 146. Fra i provvedimenti adottati da Napoleone che davano attuazione ad alcuni progetti rimasti irrealizzati o incompiuti da
Pietro Leopoldo, proprio l'estinzione del debito pubblico (tab. 17) 147 ± iniziata a
32, Libro spese generali 1859, pp. 24 ss. Per l'anno succesivo, cfr. ASF, Dep. Gen., r. 34, Libro
spese generali 1860, pp. 26 ss.
143
Riguardo alle modalitaÁ di finanziamento della guerra d'Indipendenza, il Governo Provvisorio toscano nominoÁ una commissione incaricata di redigere sollecitamente un rapporto sulle
condizioni della finanza e indicare le misure piuÁ idonee. I componenti conclusero che ``il Governo avraÁ modo di far fronte alle occorrenze della Guerra senza ricorrere ne ai Contribuenti, neÂ
al Credito pubblico e che il provvedimento da prendere consista soltanto nella realizzazione dei
valori esistenti''. In ultima analisi: ``nessun imbarazzo potranno incontrare i Reggitori della
Finanza Toscana nell'Amministrazione ordinaria dello Stato, e (...) per provvedere alla spesa
della Guerra vi sono sufficienti assegnazioni in valori realizzabili, senza tener conto del Patrimonio Immobiliare dello Stato capace di rendita''. Voce Finanza Toscana ± (Stato della) ± Commissione e Rapporto, in Repertorio del diritto patrio toscano, cit., t. XXV, pp. 124, 126.
144
In base al ragguaglio iniziale, la lira fiorentina corrispondeva a 0,8406 lire italiane.
145
A. Zobi, Saggio sulle mutazioni politiche ed economiche avvenute in Italia dal 1859 al
1868, Firenze, Tipografia Eredi Botta, 1870, vol. I., p. 317 e pp. 179-180. L'unificazione
amministrativa e finanziaria venne realizzata nel 1861, ma subito dopo l'unificazione politica
nel marzo 1860 le spese per l'esercito e la marina, oltre a quelle per la diplomazia, furono
imputate al bilancio generale del Regno (ibidem, pp. 185-186 per la Toscana e pp. 195, 202,
206, 232, 247, 250, 257 per gli altri Stati).
146
Sulle vicende del debito pubblico toscano, cfr. ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R.
Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione,
pp. 606-642; F. Mancardi, Cenni storici sull'amministrazione del debito pubblico del Regno d'Italia
e sulle amministrazioni annesse, Roma, Stamperia Reale, 1874, parte I, p. 21 ss.
147
Cfr., M. BruguieÁre, Les finances de la Toscane imperiale, in La Toscana nell'etaÁ rivoluzionaria e napoleonica, cit., pp. 613-620; S.J. Woolf, Economy and Finances in Tuscany in the Revolutionary-Napoleonic Period, ivi, pp. 32-33; F. Mineccia, Aspetti e questioni di storia della Toscana
durante il periodo rivoluzionario e napoleonico, in ``Ricerche Storiche'', mag.-ag. 1989, n. 2, p. 436
ss.; F. Bertini, NobiltaÁ e finanza tra '700 e '800. Debito e affari a Firenze nell'etaÁ napoleonica, Firenze,
Centro Editoriale Toscano, 1989. Un `excursus' sul debito pubblico toscano nel corso dei secoli si
trova nella voce Debito pubblico della Toscana ± Rapporto del Ministro della Finanza sulle condizioni
economiche dello Stato, in Repertorio del diritto patrio toscano, cit., t. XXI, p. 6 ss.
90
Tab. 17 - Debito pubblico del Granducato di Toscana. 1765-1814
Anni
1765
1799
1807
1814 (30 Aprile)
SovranitaÁ
Leopoldo I
Ferdinando III
Maria Luisa di Borbone
Fine del governo francese
Ammontare del debito (in scudi)
12, 791,000
12,524,000
17,869,000
2,581,000
Fonte: L. Serristori, Statistica del Granducato di Toscana, Firenze, Stamperia Granducale, 1837,
in Id., Statistica dell'Italia, Firenze, Stamperia Granducale, 1839, pag. 34.
1824
1844
1847
1854
1854
Tab. 18 - Debito pubblico nel Granducato di Toscana. 1824-1854
Anni
Lire toscane
23,680,975. ±
29,470,720. 8.±
42,686,833. ±
100,309,631. 9.±
debito fruttifero
113,833,125. 4.11
debito fruttifero e non fruttifero
Fonte: ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato
di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, pp. 606, 639, 640.
partire dal 1778 ma revocata nel 1794 da Ferdinando III ± consentõÁ al governo
restaurato di trovarsi con le finanze non gravate dal peso degli interessi 148.
L'aumento vertiginoso registrato fra il 1847 e il 1854 (tab. 18) appare espressamente collegato all'incremento della spesa bellica. Infatti, se fra il 1824 e il 1844
era cresciuto dell'80,25%, quasi triplicoÁ in questi sette anni. In particolare, nella
relazione al Decennio della Finanza, venne sottolineata la mancanza di mezzi
dell'Amministrazione Militare per corrispondere il soldo arretrato alle truppe,
pagare quanto dovuto ai fornitori dell'esercito e ``principalissimo [per] il mantenimento di una numerosa Armata Straniera'' 149. CosõÁ, i due prestiti del 31 ottobre
1849 e del 13 giugno 1851, che assicurarono una raccolta di circa 37 milioni,
furono destinati per 6,430,000 lire al pagamento degli interessi e all'estinzione
dei buoni emessi dal Governo Provvisorio, per 5,300,000 lire alla restituzione di
capitali dei prestiti del 1848 e del '49, per 2,880,000 lire a saldare i debiti dell'Amministrazione Militare e per ben 12 milioni a finanziare una parte delle spese
per il mantenimento dei soldati austriaci 150.
L. Dal Pane, La finanza toscana, cit., pp. 130-147, 184-185, 188-190, 279-280; M.
Mirri, Riflessioni su Toscana e Francia. Riforme e rivoluzione, in Accademia Etrusca di Cortona,
Annuario, vol. XXIV 1989-90, 1789 in Toscana. La rivoluzione francese nel Granducato, a cura di
A.M. Isastia, Atti del Convegno tenuto a Cortona, 22-24 set. 1989, Cortona, Calosci, 1990, pp.
193-195; R.P. Coppini, Il Granducato di Toscana, cit., pp. 129-151.
149
ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, pp. 620-622.
150
Inoltre 700,000 lire servirono ad estinguere parzialmente il debito lucchese, 6 milioni
148
91
Tab. 19 - Spesa media annua pro-capite per il debito pubblico italiano ereditato dai vari Stati al 1861
(in lire italiane)
Stati
Regno di Sardegna
Granducato di Toscana
Regno delle Due Sicilie
Lombardia
Ducato di Modena
Ducato di Parma
Romagna, Umbria, ecc.
Lire italiane
13.93
4.43
3.58
2.68
1.32
1.21
0.08
Fonte: F.S. Nitti, Lezioni di Scienza delle finanze, Napoli, SocietaÁ Anonima Cooperativa Tipografica, 1901, p. 409.
Tab. 20 - Interessi sul debito pubblico: spesa pro-capite in alcuni Stati italiani ed esteri nel 1854
Stati
Granducato di Toscana
Regno di Sardegna
Stato Pontificio
Austria
Francia
Gran Bretagna
Belgio
Paesi Bassi
Grecia
Lire toscane*
2.59
6.47
9.95
5,67
8.05
29.63
6,54
26.34
5.19
Fonte: ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato
di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, pp. 642-643.
* Gli importi di questa tabella e della successiva sono stati trascritti con il punto o con la virgola,
cosõÁ come appaiono nel documento.
Anche se il debito pubblico toscano, come del resto la spesa per la difesa, non
giunse a sfiorare l'incidenza che ebbe in quegli stessi anni in altri Stati italiani e
soprattutto esteri (tabb. 19-22), eÁ da sottolineare che proprio le urgenze provocate
dagli avvenimenti politici e militari modificarono in questo periodo la natura del
debito (tabb. 23-25). Come scrisse Raffaele Busacca 151:
``gli avvocati dell'assolutismo dicevan la Toscana non aver debito pubblico, perche la loro
avversione era piuÁ alla forma che alla sostanza; e non si avea, secondo loro, debito pubblico,
perche i debiti della Toscana eran contratti colla forma dei debiti privati (...) La Toscana si
avea una quantitaÁ di debiti contratti or con particolari, or con comuni, or dal governo
centrale direttamente, or da alcune delle sue diramazioni, sotto svariate forme, sotto
condizioni differentissime, senza scadenze regolate, senza liquidazioni esatte''.
di lire furono destinati a restituzioni di capitali per antichi depositi e prestiti e 4 milioni al
pagamento di crediti a privati o pubbliche amministrazioni. Ibidem, pp. 626-627.
151
R. Busacca, La finanza toscana nel 1851, cit., p. 23.
92
Tab. 21 - Spesa pubblica pro-capite in alcuni Stati italiani ed esteri nel 1854
Stati
Granducato di Toscana
Ducato di Modena
Ducato di Parma
Regno di Sardegna
Stato Pontificio
Austria
Francia
Gran Bretagna
Belgio
Paesi Bassi
Grecia
Lire toscane
20,73
18.28
20.17
33.34
28.32
24.89
51.98
55,03
34.98
52.97
22.45
Fonte: ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato
di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, pp. 644-645.
Tab. 22 - Debito pubblico in Italia e in alcuni Stati esteri nell'Ottocento (in milioni di lire italiane)
Stati
Regno Unito
India inglese
Colonie inglesi
Francia
Stati Uniti
Austria
Prussia e altri Stati Ger.
Spagna
Russia
Olanda
Belgio
Danimarca
Stati italiani (poi Italia)
Portogallo
America latina
1820
22.550
725
3.600
650
2.477
1.325
1.300
1.250
3.600
750
200
75
1848
20.500
1.250
165
4.550
1.195
3.125
1.000
2.825
2.500
2.500
438
108
750
425
1.500
1870
20.000
2.575
523
13.750
13.310
7.750
4.020
5.935
7.500
2.016
684
288
7.140
1.483
5.300
Fonte: A. Brunialti, voce Debito Pubblico, in Enciclopedia Giuridica Italiana, cit., vol. IV - Parte
I, II e III, pp. 330-331.
Il Granducato dovette pertanto indirizzarsi verso forme di finanziamento
diverse e di piuÁ largo respiro che coinvolsero le principali case bancarie toscane
ed europee. Il che, a sua volta, incise sul mercato mobiliare, dove accanto ad azioni
ed obbligazioni, specie delle compagnie ferroviarie, si fece ``sentire la influenza di
un nuovo sbocco, e pur sempre crescente, (...) aperto al Capitale Toscano nella
negoziazione dei titoli di pubblico credito'' 152.
152
Rendimento di Conti della Finanza Toscana per l'anno 1853, cit., p. VIII.
93
94
81,338. 1. 6
64,530. 7. 4
68,955. 4. ±
77,275.±. 6
77,802.±. 7
81,663.16. 3
94.759
1856
1857
99,304.11. 5
926,132. 7. 4
1858
109,486. 8. 4 116,680.14. 7 133,389.17. 1
885,968.16 3 896,689. 8. 10 10,000. 8. 6
1855
106,102.16.10 100.660. 2. 8 93.445. 4.10 108,838. 4. 5 111,824.11. ±
143,638,14. 3 136,437.11. ±
141,722. 1. 6 154,886.10. ±
152,439. 8. 4 176,517.16. 3
1,560,000
70,000
164,950
1,533,000
1,496,000
162,466.13. 4 153,283. 6. 8
600,00
600,00
600,00
600,00
600,00
600,00
2,930,156. 6.10 2,998,603.15. 1 3,258,184.11.± 3,769,610. 3. 8 3,998,659. 1. 5 4,153,064.18. 6
600,00
1,959,420. ±. 4 2,322,241. 8. 2 2,910,068.12. 3 4,204,638. 1. 9 4,080,662.10. ± 4,582,106.14. 2 5,174,318.14.10 5,260,970. 3.10 5,570,289.15. 2 6,117,185.14. 7 6,367,338. 2. 2 6,585,782.14. 6 6,905,004.19. 1
360,000
184,003. 2.11 178,228.17. 5
70,271. 6. 5 122,589.14. 8 184,070. 6.10 165,436.13. 4 148,771.13. 2 107,407. 3. 9 107,935. 8. 4 104,831.11. 3 123,802. 1. 9 125,396.13. ± 128,423.16. 1 135,543. 1.11
9,932. 6. 5
1859
Fonte: Dati tratti dai bilanci a stampa. L'importo del 1859 comprende le voci: ``Frutti di passivitaÁ esistenti o da formarsi, comprese o da ocmprendersi nel Debito Pubblico, non meno che di altri debiti che restano a carico diretto della Depositeria'' e ``Frutti
di Debiti, ed altri oneri a carico delle varie RR. Amministrazioni (Bilancio a stampa del 1859, pp. 138.139)
TOTALE
Rendita 3% e passivitaÁ
non ancora convertite
nella rendita medesima
Frutti sull'imprestito di
12 mil. Garantito dalle
MiniereeFonderiedelferro
Frutti e premi sulle
30.000 Cartelle del Tesoro
Frutti sui Buoni ipotecarj
del Tesoro
Imposiz. Comunitative
sulle R. Fabbriche,
mantenim. della razza
gentile dei cavalli ed
altri aggravi
Frutti del Debito
Pubblico di Lucca
Canoni di Livelli ed altre
responsioni passive
Assegnazioni in
correspettivitaÁ di frutti
111,314. ± . 9 111,314.13.11 111,285. 8. 2 111,216.18. 3 111,216.18. 3 111,185.18. 3 111,192.16. 1 111,115. ±. 4 111,307.13. 3 111,116.10. 9 111,134.13. 3 111,134.13. 5
di antichi Luoghi di Monte
Assegnazione annua
all'Ordine di Santo
350.000
350,000
350,000
350,000
350,000
350,000
350,000
350,000
350,000
350,000
350,000
350,000
Stefano
Frutti di debiti di vari
Dipartim. (poi Dicasteri) 173,945.16. 4
1847
1848
1849
1850
1851
1852
1853
1854
Frutti di debiti a carico
1,243,957.10. 5 1,366,892.18. 4 1,561,293. 9.10 1,620,634. 1. 4 1,589,094.±. 4 1,574,603,13.11 849,731.13. 1 865,223. 6. 2
della Depositeria*
Tab. 23 - ``Frutti del Debito ed altri oneri gravanti il Patrimonio dello Stato''. 1847-1859 (in lire toscane)
Tab. 24 - ``Frutti e responsioni passive a carico della Real Depositeria'' al 1847 (in lire toscane)
Frutti dovuti a vari Spedali Regi e Comunicativi, sopra L. 3,531,802.7.6
di Capitali rinvestiti nella Cassa della Depositeria suddetta
Detti a diverse ComunitaÁ, sopra L. 1,082,647.19.5 di Capitali
Detti a varie Amministrazioni pubbliche e Luoghi Pii, sopra L.
2,237,822.3.5 di Capitale ec.
Detti a diversi particolari, sopra L. 10,169,197.11.9 di Capitali ec.
Detti alla Cassa di Risparmio di Firenze, sopra L. 3,600,563.6.8 di somme
depositate ec.
Detti all'Appaltatore dei Tabacchi, sopra L. 500,000 di deposito ec.
Detti alla Banca di Sconto, sopra L. 937,500 di deposito
Detti alla Causa Pia, sopra L. 1,426,900 di Capitali ec.
Detti a varj Spedali e Luoghi Pii, sopra L. 1,911,852.13.8 di Capitale
destinato a favore dei medesimi
Canoni e Frutti dovuti a diversi per varie dependenze
Utili sopra N. 75 Azioni della Banca di Sconto, cedute, per N. 50 Azioni
alla Cassa di Risparmio e per N. 25 al Cav. Martini Direttore di detta
Banca
Frutti dovuti a S.M. l'Imperatore d'Austria, sopra L. 6,300,000 di Credito
Detti all'Ordine di Santo Stefano sopra L. 259,935.15.4 di Capitali
Totale
154,802. 7.
52,891.16. 8
97,324. 2. 4
353,229. 6. 1
151,193. 3
20,000
23,437.10
71,345
95,598,13.10
10,418. 9. 6
11,720. 6. 3
189,000
12,996.15. 9
1,243,957.10. 5
Fonte: Rendimento dei conti della finanza toscana per l'anno 1847, cit., p. 33.
Come risulta da una lettera del 1847 di Emanuele Fenzi a Carlo Rothschild a
Napoli 153, quest'ultimo aveva giaÁ cercato alcuni anni prima di ``combinare'' un
prestito con il Granducato, ma la cosa era risultata impossibile, perche ``questo paese
si eÁ sempre mantenuto ed eÁ tuttora vergine affatto di Debito pubblico'', anche se
``ora (...) vi sarebbe qualche probabilitaÁ di farglielo accettare'' 154. All'inizio del 1848
continuava a dominare l'``opinione oramai invalsa nel paese sui pericoli e sui danni
che sarebbero derivati dal costituire veramente un debito pubblico negoziabile,
sottoponendo cosõÁ la Toscana a patire le oscillazioni dei valori pubblici delle maggiori
piazze d'Europa, con poca speranza di poterle dominare'' 155.
A fronte della titubanza e delle remore del governo stavano, viceversa, le
aspettative dei potenziali prestatori pubblici, ansiosi di concludere l'appetibile
affare con lo Stato e di veder quanto prima un Gran Libro del Debito Pubblico 156.
153
Sui rapporti tra Fenzi e i Rothschild, v. B. Gille, Les investissements francËaise en Italie,
cit., pp. 61 ss., 100, 112.
154
In A. Volpi, Banchieri e mercato finanziario in Toscana, cit., p. 180.
155
ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, p. 609.
156
V. anche quanto riportato da A. Volpi, Banchieri e mercato finanziario in Toscana, cit.,
p. 184, n. 136.
95
Tab. 25 - ``Frutti delle passivitaÁ esistenti o da formarsi, comprese o da comprendersi nel Debito
Pubblico costituito a forma del Decreto de' 3 novembre 1852, non meno che di altri debiti che
restano a diretto carico della Depositeria''. Anno 1859 (in lire toscane)
Në I
Ammontare della nuova rendita costituita a forma del
Decreto che sopra
± Frutti corrisposti per iscrizioni nominative dall'Amm.ne del Debito pubblico
± Idem al portatore
± Frutti sull'Imprestito Lucchese
± Idem sull'imprestito di 30 milioni
± Premi come sopra
Frutti di debiti per imprestiti e depositi diversi
± A diversi particolari
± A Spedali per capitali reperibili
± A ComunitaÁ idem
± A Luoghi Pii idem
± Alla Mensa Arcivescovile di Pisa sul soprassuolo della
Tenuta di Vada
± Alla Cassa di Risparmio per imprestiti
± All'Orfanotrofio della PietaÁ di Prato
- A M. A. Bastogi sul conto corrente
± A diversi per frutti sulle Cambiali
± Ai Banchieri Bastogi e Rothschild
± Frutti sopra Cedole Comunali per l'imprestito di lire
6 milioni
3,774,383. 6.8
674,610
1,895,040
48,683. 6.8
1,062,950
93,100
113,846.14.4
28,109.±. 8
4,175. 1. 4
180,469.15.1
82,489.16.1
48,682. 3
Në II
Frutti sull'Imprestito di 12 milioni
Garantito dalle RR. Miniere e Fonderie del ferro
Në III
Frutti sopra diversi debiti irrepetibili per patto, o che
possono considerarsi come tali, attesa la qualitaÁ dei Creditori
± Frutti a diversi Spedali RR. e Comunitativi sopra
capitali rinvestiti e affrancazioni
± Idem a ComunitaÁ come sopra
± Frutti ad Amministrazioni pubbliche ed a Luoghi Pii
come sopra
± All'Ordine di S. Stefano
± All'Appaltatore del Tabacco
± Alla Banca Nazionale
± Agli Spedali dello Stato
± All'Amministraz. del Bigallo, e dei Benefizi vacanti
± A diversi sopra depositi fatti a titolo di mallevadorie
934,674. 1.9
425,618.17
28,451.12.5
700
18,257.18.5
3,873. 3.2
600,000
257,730. 4.2
690,866.14.2
78,201.13.5
131,047. 8.9
7,740.18.9
24,000
54,250
95,592.12.8
20,555.19
21,747.17.5
5,999,924. 2.7
Totale
Fonte: R. Depositeria Generale, Rendimento di conti dell'Amministrazione della finanza toscana
dell'anno 1859, Firenze, Stamperia Reale, s. d., pp. 145-146.
96
Certo eÁ che, in una seduta al Senato, Fenzi, preso atto che ``qui lo spirito dell'imprestito non eÁ talmente stabilito da trovare facilmente accollatari di imprestiti'' 157,
non tardoÁ a proporsi come l'interlocutore finanziario ideale, in grado di superare le
incertezze dovute all'angustia del mercato e di poterne curare l'effettuazione in
Toscana o all'estero ai prezzi migliori.
Nonostante i bisogni di cassa sempre piuÁ pressanti e via via piuÁ ridotte le possiÁ
bilita di reperire mezzi con il sistema tradizionale, il Granduca non abbandonoÁ la sua
riluttanza e, ``repugnante anche in queste gravi congiunture dallo spendere direttamente il credito dello Stato sulle piazze estere, e giustamente rifiutando le dure
condizioni (...) imposte dai Capitalisti, ricorse a spendere il credito nel paese, facendo
un appello alle affezioni dei Toscani'' 158. Col ricordato decreto 28 marzo 1848, assieme
agli altri provvedimenti, venne autorizzato un ``imprestito volontario e temporaneo'' al
5% di 4,200,000 lire, con l'emissione di buoni rimborsabili dopo tre anni e negoziabili,
portato il 14 agosto a 6 milioni di lire 159. Le sottoscrizioni raggiunsero appena 2 milioni
di lire e il governo dovette chiedere l'aiuto delle Camere di Commercio di Firenze e di
Livorno ± di cui Carlo Fenzi e Pietro Bastogi saranno poi i rispettivi presidenti 160 ± le
quali procurarono nell'ordine 910,258.13.4 e 1,122,000 lire 161.
Con questi ``mezzi indiretti'' 162 il Granducato aveva cercato in ogni modo di
evitare, o quanto meno procrastinare, ``la emissione in grande di carte di credito
pagabili al portatore a lontana scadenza e con operazioni grandiose, ed in quei tempi
Ibidem, p. 183.
ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, p. 610.
159
Voce Imprestito volontario, in Repertorio del diritto patrio toscano, cit., t. XV, pp. 179182. Sul prestito e la relativa negoziazione, cfr. A. Volpi, Banchieri e mercato finanziario in
Toscana, cit., pp. 182-183.
160
L. Fallani-L. Milana, voce Fenzi Carlo, in Dizionario Biografico degli Italiani, cit., vol.
46, p. 148. Ma giaÁ Emanuele Fenzi era stato ammesso a far parte della Camera di Commercio
fiorentina sin dal 1820. Cfr. A. Volpi, Note sulla formazione del mercato finanziario toscano, cit.,
p. 30; L. Coppini-G.P. Nitti, voce Bastogi Pietro, cit., p. 177; U. Bertini, Livorno e la sua Camera
di Commercio, cit., p. 31 ss.
161
Con l'intervento della Camera di Commercio di Firenze (23 Dicembre 1948), la somma
suddetta fu raccolta da "diversi Sovventori", dietro il rilascio di cambiali negoziabili e pagabili a
scadenze diverse dai Camarlinghi delle dogane di Firenze e Livorno, all'interesse del 5% e
provvigione del 2%, alla quale diversi sottoscrittori rinunciarono. La Camera di Commercio
di Livorno, invece, procuroÁ l'altra cifra (novembre e dicembre 1848) all'interesse del 4 o del 5%,
piuÁ la stessa provvigione, contro l'emissione di sei obbligazioni di 187,000 lire ciascuna, pagabili
dalla Dogana della cittaÁ dall'aprile al novembre 1849 (ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R.
Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione,
pp. 611-612). Alla richiesta di aiuto di Baldasseroni nell'agosto, era stato opposto un rifiuto da
parte della Camera di Commercio di Firenze, la quale acconsentõÁ, invece, nel novembre a quella
dell'Adami. La Camera di Commercio e la Borsa di Firenze, cit., pp. 73-76. Sul comportamento
``maggiormente patriottico'' del Commercio labronico rispetto a quello della capitale, v. M. Cini,
La finanza pubblica nella Toscana costituzionale (1848-1849), cit., pp. 308-309.
162
ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, p. 612.
157
158
97
sicuramente arrischiate, costituendo debiti formati alla foggia di quelli che gravavano
di giaÁ tanti Stati Europei'' 163, compreso, peraltro, il Ducato di Lucca dove era stato
creato poco prima della reversione un debito pubblico di 600.000 scudi (inizialmente
previsto di 800.000) 164, garantito dalla Toscana e sulla quale andoÁ a gravare 165.
Alle cartelle del debito lucchese si unirono poi i Buoni del Tesoro emessi dal
Governo Provvisorio e subito revocati al ritorno del Granduca, mentre banchieri e
uomini di finanza si offrivano di concedere alla Toscana prestiti di qualsiasi ammontare, dato il suo ingente patrimonio siderurgico 166. Tra il maggio e il luglio 1849
erano state le Camere di Commercio di Firenze e Livorno a cercare di soccorrere le
finanze: la prima raccogliendo, su sua diretta iniziativa, 1,190,388.14.2 lire dietro
``buoni fruttiferi al 5 negoziabili all'ordine, al pari di effetti commerciali'', e quella
labronica recuperando, grazie a un prestito di ``negozianti e trafficanti'' della cittaÁ,
220,000 lire allo stesso tasso, estinguibili in cinque anni 167. Ai vistosi arretrati di
soldo che l'Amministrazione Militare doveva pagare si aggiungevano poi debiti
ancora maggiori per i diversi generi somministrati ai soldati: nel giugno i fornitori
Ibidem.
ASF, Segr. e Min. Es., Trattati, Convenzioni ed altri Atti stipulati per la Toscana dal Në. 81
al 93, n. 92, Trattato con Lucca per la formazione di un Debito pubblico lucchese e pel riconoscimento di esso da parte della Toscana, firmato in Firenze il 2 Giugno 1847, ratificato dal Granduca il
5, dal Duca di Lucca il 3 di detto mese, con la vasta documentazione relativa alle trattative
intercorse. V. anche ASF, Trat. Int., n. CXCVIII, Trattato di Firenze del 2 Giugno 1847 tra
Lucca e il Granducato relativo alla formazione di un debito pubblico di 600.000 scudi per
estinguere le passivitaÁ esistenti a carico del R.o Erario di Lucca.
Sul problema della gestione poco oculata delle finanze lucchesi che preoccupoÁ il Granducato sin dal Congresso di Vienna e sulla politica di vigile controllo che esso esercitoÁ, cfr. F. De
Feo, La reversione del ducato di Lucca, in ``Archivio Storico Italiano'', 1966, disp. II, pp- 160207; G. Paolini, Tra Corsini e Fossombroni. La politica estera della Toscana nei primi anni della
Restaurazione, cit.; Id., Nel sistema di Metternich, cit., p. 500 ss.
165
Voce Lucca ± Aggregazione alla Toscana, in Repertorio del diritto patrio toscano, cit., t.
XV, pp. 229-233, artt. 1-5; ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici
Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, pp. 613-615; Rapporto
del Ministro Segretario di Stato (...) per li anni 1848, 1849 e 1850, cit., p. IX; I. Capocchi,
Situazione finanziaria del Reale Tesoro del Ducato di Lucca attraverso l'analisi dei Rendiconti
dell'Amministrazione delle Regie Finanze, in Fine di uno Stato: il Ducato di Lucca (1817-1847),
cit., in ``Actum Luce'', apr.-ott. 1998, n. 1-2 L'economia, pp. 187-197; R.P. Coppini, Alle origini
della reversione del Ducato lucchese: debito pubblico, prestiti e finanza internazionale, ivi, p. 51 ss.
Sui contrasti fra la Toscana e Lucca in merito al debito, v. G. Baldasseroni, Memorie, cit., pp.
67-73, mentre sui retroscena di tale prestito e i contatti fra Emanuele Fenzi e i Rothschild, cfr.
A. Volpi, Banchieri e mercato finanziario in Toscana, cit., pp. 180-181.
166
G. Mori, L'industria del ferro in Toscana, cit., pp. 459-460.
167
ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, pp. 618-619. Il giorno seguente la fine del
Governo Provvisorio, la Camera di Commercio di Firenze, esprimendo il proprio compiacimento, avanzoÁ l'idea di un prestito allo Stato per superare il difficile momento e il Presidente
invitoÁ banchieri e negozianti a sostenere le finanze granducali per far "prontamente sparire le
traccie di una disordinata amministrazione di pochi mesi": La Camera di Commercio e la Borsa di
Firenze, cit., p. 80.
163
164
98
acconsentirono a ricevere dei pagheroÁ sulla Depositeria ``a certa e non lunga scadenza'' 168, al 5% annuo, facilmente negoziabili, per circa 2,200,000 lire.
Simili ed altre operazioni, per le quali giaÁ mancavano le risorse finanziarie alle
scadenze, apparivano come semplici ``compensi dilatorj'' 169 e percioÁ palesemente
inidonee a fronteggiare gli impegni assunti con l'Impero austriaco. Occorreva
dunque ``vincere le antiche ripugnanze, e rassegnarsi all'imprescindibile necessitaÁ
di procedere ad una operazione vasta quanto i presenti bisogni'' 170, dato che anche
i diversi prestiti emessi fra la fine del 1849 e il 1851 erano stati, in realtaÁ, misure di
emergenza per tamponare le scadenze piuÁ ravvicinate.
Di fronte alla crescente massa di debiti fluttuanti ± dai libri della Depositeria
risultava una somma complessiva di 74,238,900 lire 171 ± e alle necessitaÁ dell'erario
valutabili in altri 21 milioni di lire 172, si arrivoÁ cosõÁ, con il ricordato decreto reale
del 3 novembre 1852, al riordino dell'intero debito toscano, caratterizzato da tassi
e scadenze differenti, e all'emissione di un nuovo prestito 173. ``Fino a questo
momento, ± ammise Baldasseroni ± la parola ± Debito pubblico ± ha fatto paura'',
ma ``la forza delle circostanze costringe a superarl[a]'' 174. La forma scelta per
questa operazione finanziaria, che ``pote sembrare ardita per un piccolo Stato'' 175,
fu quella di un debito consolidato che, mediante la vendita di rendite perpetue al
3%, procurasse 65 milioni di lire, dei quali 44 destinati a estinguere i debiti
precedenti e 21 al mantenimento del corpo austriaco e a finanziare alcuni lavori
pubblici. L'amministrazione del nuovo debito pubblico venne affidata ad un apposito ufficio separato dalla Depositeria, mentre la rendita da inscrivere sul Gran
Libro fu fissata in tre milioni di lire 176. Di questi, uno doveva essere messo subito
in vendita mediante asta pubblica 177 per finanziare le spese straordinarie, mentre
168
ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, p. 621.
169
Ibidem, p. 622.
170
Ibidem.
171
Voce Debito pubblico della Toscana ± Rapporto del Ministro della Finanza sulle condizioni
economiche dello Stato, cit., p. 14.
172
Ibidem, pp. 15-16.
173
ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, p. 629.
174
Voce Debito pubblico della Toscana ± Rapporto del Ministro della Finanza sulle condizioni
economiche dello Stato, cit., p. 18.
175
ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, p. 633.
176
Voce Debito pubblico toscano ± Sua costituzione a carico dello Stato, in Repertorio del
diritto patrio toscano, cit., t. XXI, pp. 25-32 e voce Debito pubblico toscano ± Regolamento per la
sua esecuzione, ivi, pp. 32-42. ASF, Deb. Pubbl. Tosc., serie I, r. 69, R. Uffizio del Debito
Pubblico, Repertorio della Rendita 3. per Cento creata col Decreto de' 3 Novembre 1852 ± Inscrizioni
nominative ± Gran libro amministrativo.
177
Voce Alienazione di un milione di lire di rendita dello Stato ± Regolamento, in Repertorio
del diritto patrio toscano, cit., t. XX, pp. 12-32.
99
per i restanti due milioni, da destinare all'estinzione e alla conversione dei vecchi
debiti, si sarebbe provveduto in seguito 178.
Visto che i titoli toscani stavano incontrando il favore del mercato ed erano
tutti sopra la pari 179, il momento pareva dei migliori per lanciare la ``grandiosa
operazione'' 180. La prima emissione dette, invece, risultati deludenti: furono vendute soltanto 2.552 cartelle per 153,150 lire di rendita e un incasso totale, al
prezzo medio di 65,06 lire, di 3,321,310 lire 181. Il difficoltoso collocamento dei
titoli col sistema dell'asta pubblica, attribuito alle spinte speculative prodotte dalle
tensioni politiche internazionali, e il timore di scendere a ``prezzi rovinosi'' 182 ne
consigliarono la sospensione 183, mentre, ``menomata la pubblica fiducia, e i Capitalisti fatti incerti dell'avvenire, tutte le operazioni, che dovevano aver base nel
credito, [erano] generalmente paralizzate'' 184.
Per provvedere al mantenimento delle truppe austriache non restoÁ altro mezzo
``che quello di raccogliere denaro, da chi continuava a offrirlo a patti onesti, e di
procurare qualche anticipazione alla Finanza, sul prezzo della rendita perpetua da
vendersi a tempo migliore'' 185. Fu ritenuto opportuno, in altre parole, appoggiarsi
``a Case bancarie di molto credito, e solite occuparsi di congeneri negoziazioni'' 186,
come i Rothschild di Parigi, che intensificavano in tal modo i rapporti con i circuiti
finanziari locali ed assicuravano la copertura internazionale, e la Casa Bastogi di
Livorno 187. Queste, le sole in grado di reggere l'urto dei titoli pubblici senza
178
ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, pp. 630- 634. Le cartelle, fissate del valore di
60 lire ciascuna, potevano essere tanto nominative che al portatore, con la facoltaÁ di rendere
queste ultime nominative. Il pagamento della rendita annua era garantito da tutte le entrate
dello Stato. L'estinzione del debito sarebbe avvenuta gradualmente con una detrazione annua di
mezzo milione di lire.
179
Le cartelle del prestito di 30 milioni erano salite a 105 e 3/4, quelle del debito di Lucca
a 101 e quelle del debito garantito sulle miniere del ferro fino a 102 e 1/2 (ibidem, p. 635).
180
Ibidem.
181
G. Baldasseroni, Leopoldo II, cit., pp. 479-480. Invece, secondo Tartini, soprintendente dei Sindaci alla Corte dei Conti, la negativa situazione di mercato si era venuta a creare
subito dopo la prima emissione (ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici
Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, pp. 635-637).
182
Ibidem, p. 637.
183
Ibidem.
184
Rendimento di Conti della Finanza Toscana per l'anno 1853, cit., p. V.
185
ASF, Corte dei Conti, r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del
Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, p. 638.
186
CioÁ avvenne mediante contratto del 21 febbraio 1853: Rendimento di Conti della
Finanza Toscana per l'anno 1853, cit., p. XI.
187
A differenza di quanto scrive Baldasseroni, secondo A. Volpi, Banchieri e mercato
finanziario in Toscana, cit., p. 280, fu il solito binomio Fenzi-Bastogi a gestire l'operazione.
Tuttavia egli stesso ricorda come la casa parigina, di fronte alle eccessive pretese dei Fenzi,
avesse giaÁ mostrato di preferirgli i Bastogi, con i quali nella prima metaÁ degli anni Cinquanta i
rapporti si erano raffreddati, pur incrinandosi solo alla fine del decennio (pp. 180, 185, 190193). V., inoltre, B. Gille, Les investissements francËaise en Italie, cit., pp. 112-113.
100
contrarre il proprio giro di affari, garantivano una celere sottoscrizione dei prestiti
pubblici e al contempo una parcellizzazione delle quote di adesione, in maniera da
renderle accessibili a una parte crescente di risparmiatori toscani 188. E sempre
Pietro Bastogi, per soccorrere le casse toscane e risanare le finanze regionali in
vista dell'ingresso nel nuovo Regno, gestõÁ nel 1859, come poi quello del 1860, il
prestito al Governo Provvisorio toscano, ottenuto con la garanzia del Piemonte,
trattando direttamente con i Rothschild ed estromettendo dall'affare i Fenzi che si
erano invece rivolti ai Fould e agli Oppenheim 189.
Pertanto, se l'ultimo decennio granducale fu caratterizzato dalla diffusione
dell'investimento finanziario, grazie alla vendita capillare attuata dal sistema dei
banchi privati, l'intervento di questi grandi operatori finanziari consentõÁ alla Depositeria di incassare per operazioni sul debito pubblico, fra il dicembre 1852 e il
dicembre 1853, 14,798,318 lire. Di questi, 7,118,900.13.1 lire vennero utilizzati
per il mantenimento delle truppe stanziate in Toscana, 4,083,013.19.6 lire per
restituzione di capitali e pagamento degli interessi sui prestiti del 1848, 1849 e del
1852 e 2,561,457.12 lire per i lavori di ampliamento al porto di Livorno e di
essiccazione del padule di Bientina dall'inizio a tutto il 1853 190.
Il fatto che il dissesto finanziario, l'aumento del debito, la costituzione di un
consolidato pubblico e soprattutto la destinazione dei prestiti pubblici fossero
intimamente connessi alla spesa militare 191, in un Paese che aveva teorizzato e
praticato la neutralitaÁ, faceva sõÁ che l'espansione stessa del debito, tratto comune
R.P. Coppini, Il Granducato di Toscana, cit., p. 407. Un'ipotesi circa la composizione
sociale degli acquirenti di titoli pubblici toscani eÁ stata avanzata da A. Volpi, Banchieri e mercato
finanziario in Toscana, cit., p. 283.
189
Ibidem, pp. 190-193, per il quale questa operazione originoÁ la prima vera spaccatura
all'interno della finanza toscana; L. Coppini-G.P. Nitti, voce Bastogi Pietro, cit., pp. 177-178;
R.P. Coppini, Il Granducato di Toscana, cit., pp. 425-426; Id., L'aristocrazia fondiario-finanziaria
nella Toscana dell'Ottocento. Note per una ricerca, in ``Bollettino Storico Pisano'', 1983, pp. 72,
74-75 e soprattutto E. Passerin D'EntreÁves-L. Coppini, Pietro Bastogi, cit., pp. 24-30. Sull'emissione di questi prestiti, v. F. Giordana, Storia del debito pubblico del Regno d'Italia, Torino,
Tipografia del giornale Il Conte Cavour, 1874, pp. 79-80.
190
Rendimento di Conti della Finanza Toscana per l'anno 1853, cit., p. XI, contrariamente a
quanto ha sostenuto R.P. Coppini, Il Granducato di Toscana, cit., p. 407, che ha legato la
ricostituzione di un consolidato pubblico soprattutto al finanziamento dei lavori pubblici. Questi prevedevano un impegno complessivo rispettivamente di 6 e 4 milioni di lire, assai inferiore al
mantenimento delle truppe asburgiche. Non solo, ma in un Rapporto di Baldasseroni sulle spese
dell'occupazione austriaca in Toscana, datato 9 Sett. 1854 e intitolato Dimostrazione sommaria,
egli propose, data la prolungata presenza del corpo austriaco, ``non di sospendere, ma di abbandonare l'esecuzione dei Lavori del Porto, e di Bientina, voltando al mantenimento delle Truppe
li assegni che erano affetti ai Lavoro suddetti, e la realizzazione dei quali eÁ anche difficoltata
dalle circostanze'': ASF, Segr. Gab., App., f. 24, ins. 15.
191
Di tale avviso eÁ I. Sachs, L'Italie, ses finances et son deÂveloppement eÂconomique depuis
l'unification du royaume (1859-1884) d'apreÁs des documents officiels, Paris, Guillaumin, 1885, pp.
448-449, il quale osserva come, fra i diversi Stati della penisola, la Toscana godesse negli anni
Quaranta della situazione finanziaria migliore e collega il ricorso al debito pubblico agli avvenimenti del '48 e soprattutto alle spese per le truppe austriache.
188
101
di molte altre nazioni (tab. 22) al pari dell'aumento delle spese pubbliche 192,
venisse considerata patologica e non un elemento stabile e fisiologico dello sviluppo dell'economia, del nuovo ruolo dello Stato e della crescente organizzazione e
complessitaÁ delle istituzioni. Ed erano state proprio queste perplessitaÁ, unite all'esigenza di sottoporre il mercato finanziario a un sistema di regole e controlli, a
indurre Baldasseroni a propugnare, fin dagli ultimi mesi del 1850, l'opportunitaÁ di
istituire una Borsa a Firenze per sottrarre alla consorteria dei banchi privati e al
loro strapotere la vendita dei titoli pubblici 193.
5. Conclusioni
Negli anni che intercorrono fra il Congreso di Vienna e la prima guerra d'Indipendenza, il Granducato di Toscana, nel quadro generale di un persistente liberismo
e di un indirizzo di ``moderazione e di economia'' 194 in politica finanziaria, perseguõÁ
con determinazione una politica difensiva basata su un sostanziale disinteresse per le
istituzioni militari e una spesa bellica contenuta. Se una politica estera fondata sulla
semplice dichiarazione di neutralitaÁ appariva inadeguata rispetto ai nuovi rapporti di
forza determinati dalla Restaurazione, il trattato di alleanza con l'Austria se da un
lato fu il risultato della sua maggiore presenza in Italia e del ruolo subalterno del
Granducato, dall'altro rappresentoÁ l'opportunitaÁ per avere un sistema difensivo piuÁ
solido, senza un eccessivo spiegamento militare. Era, in altre parole, la scelta di un
piccolo Stato che, con l'obiettivo strategico della ``civil difesa'', si appoggiava a una
grande potenza per continuare una politica di pace e stabilitaÁ economica e sociale.
In tal modo, anche se non mancarono elementi di contraddizione non privi di
riflessi sulle finanze toscane ± come la partecipazione, dietro le pressioni della
corte imperiale, alla guerra di Napoli 195 e il consenso dato al transito di truppe
192
A. Salandra, La progressione dei bilanci negli Stati moderni, in ``Archivio di Statistica'',
1879, fasc. IV, pp. 497-537; P. Sitta, L'aumento progressivo delle spese pubbliche, Ferrara, nella
Tipografia di Antonio Taddei e Figli, 1893; A. Graziani, Intorno all'aumento progressivo delle
spese pubbliche, Modena, SocietaÁ tip., 1887; Id., Istituzioni di scienza delle finanze, Torino, Bocca,
1911, 2a ed., pp. 145-177. Infine, sull'aumento delle entrate, delle spese e del debito pubblico
degli Stati preunitari negli anni Cinquanta e durante i Governi Provvisori, cfr. il prospetto in M.
Rizzari, Delle presenti condizioni della finanza italiana e del suo ordinamento, Pisa, Tipografia
Nistri, 1865, pp. 30-31.
193
La Camera di Commercio e la Borsa di Firenze, cit., p. 80 ss.; A. Volpi, Banchieri e
mercato finanziario in Toscana, cit., pp. 290-291, Id., La difficile istituzionalizzazione di un
mercato finanziario privato, cit., p. 25.
194
L. Dal Pane, La finanza toscana, cit., p. 291.
195
Nonostante le rimostranze di Ferdinando III, le truppe toscane furono poste sotto gli
ordini del generale austriaco Nugent. Le spese della guerra contro Murat ammontarono a
7,728,988.-.9 lire, di cui 4,600,000 lire vennero ripartite a carico delle comunitaÁ: Queste ultime
non poterono estinguerle e alcune di esse nel 1859 risultavano ancora gravate da tali passivitaÁ.
Furono sollevate dal loro peso, riversato sul Tesoro del Regno, nel 1864. A. Zobi, Saggio sulle
mutazioni politiche ed economiche, cit., vol. I, p. 141; Id., Memorie economico-politiche, cit., vol.
102
austriache dirette nel Regno delle Due Sicilie per sedare i moti del 1820-21,
offrendo una base logistica e sopportando anche una parte non trascurabile delle
spese 196 ± il Granducato riuscõÁ a mantenere la spesa militare praticamente stazionaria per oltre un quarantennio.
Questo equilibrio ± parte integrante del modello quietista toscano ± era destinato a infrangersi con la partecipazione alla prima guerra d'Indipendenza che
richiese una mobilitazione finanziaria eccezionale. Costata circa 4,800,000 lire 197,
impose ai governi che si succedettero nel 1848-49 l'assunzione di una serie di
misure straordinarie assai differenti a seconda degli schieramenti politici: i moderati, i democratici, il restaurato governo granducale. L'annullamento dei provvedimenti di Guerrazzi ± specie quelli in materia fiscale che avevano colpito le classi
piuÁ benestanti e l'emissione di Buoni del Tesoro verso i quali Leopoldo II mostrava
profondo scetticismo ± e il ritorno agli ``antichi sistemi'' 198 si rivelarono palesemente insufficienti rispetto alle esigenze finanziarie della nuova realtaÁ politica.
La pressione tributaria e in particolare le imposte dirette, piuÁ che raddoppiate in pochi anni, non potevano certo bastare a sostenere l'occupazione asburgica, come previsto dalla convenzione del 1850 fra l'Impero e il Granducato.
Oltre a rappresentare la definitiva messa in crisi del mito leopoldino (incentrato
su moderazione, tollerante paternalismo e neutralitaÁ), al quale la dinastia doveva
buona parte del suo prestigio e del consenso e sul quale aveva fondato la propria
legittimazione politica 199, l'invasione austriaca, che Cosimo Ridolfi definõÁ ``inattesa, inopportuna, immeritata'' 200, segnoÁ il limite di tollerabilitaÁ per i moderati
toscani con uno scollamento fra governo e classi dirigenti. La presenza e il mantenimento delle truppe austriache portarono ad una vera cesura con il passato,
non soltanto da un punto di vista politico e militare. La vertiginosa espansione
delle spese straordinarie ± che Antonio Zobi calcoloÁ superiori a 30 milioni di lire
per i sei anni della permanenza del corpo di occupazione 201 ± e la sensibile
crescita della spesa bellica ordinaria per il parallelo rafforzamento dell'apparato
difensivo (nel 1856, ad esempio, la spesa militare ammontoÁ a oltre 8 milioni di
I, p. 125 ss. e vol. II, doc. XCVIII e XCIX, pp. 340-343; D. Manetti, La ``civil difesa'', cit., pp.
19, 147-148.
196
Ibidem, pp. 14, 149; tab. 15, p. 208.
197
Tale cifra orientativa eÁ stata da noi calcolata sommando alle prime tre voci della tab. 9
la prima voce della tab. 10.
198
ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, p. 618.
199
R.P. Coppini, Il Granducato di Toscana, cit., p. 400; B.M. Cecchini, Tra Vienna e Parigi,
cit., p. 88 ss. Sulla contraddizione di Leopoldo II nell'ultimo decennio fra salvare l'identificazione dei Lorena con la Toscana, da un lato, e i vincoli con l'Austria, dall'altro, v. L. Lotti, Il '48'49 e il decennio finale, in I Lorena in Toscana, cit., pp. 201-212.
200
G. Lumbroso, L'intervento austriaco in Toscana e l'opera della Commissione Governativa,
cit., p. 341.
201
Per l'esattezza lire 31,943,291.1.11, corrispondenti a 26,807,164.52 lire italiane. A.
Zobi, Manuale storico degli ordinamenti economici vigenti in Toscana, cit., p. 511; Id., Saggio sulle
mutazioni politiche ed economiche, cit., vol. I, p. 317.
103
Tab. 26 - Prospetto delle finanze degli antichi Stati al momento della fusione dei singoli bilanci nel
bilancio generale del Regno (in lire)
Stati
Entrate
31 dicembre 1861
Regno Sub.
Lombardia
Emilia*
Marche
Umbria
391,190,510.47
80,794,320.39
62,541,983.73
14,478,111.30
8,959,642.22
Spese
Avanzo
Disavanzo
Debito pubblico
Legge 4 agosto 1861
Rendita iscritta
Redimibile Consolidata
482,201,344.44
91,010,833.97 8,914,558.22 54,921,696.83
52,443,717.99 28,350,602.40
1,996,992.11 5,534,193.42
36,111,571.22 26,430,412.51
235,074.15 1,169,914.22
12,896,663.62 1,581,447.68
121,500.00
5,348,199.18 3,611,443.04
31 dicembre 1860
Toscana
43,370,494.73 57,690,970.25
Napoli
109,429,065.56 100,493,766.24
Sicilia
47,644,750.00 50,433,067.44
8,935,299.32
14,320,475.52 1,845,784.00 4,020,000.00
355,257.50 25,648,376.00
2,788,317.44
6,800,000.00
Totale
758,408,878.40 797,619,300.38 68,909,204.95 108,119,626.93 13,469,165.98 98,094,180.47
Disavanzo 32,210,421.98
Totale 111,563,346.45
* Parma, Modene e Romagne
Fonte: E. Morpurgo, La Finanza. Studii di economia pubblica e di statistica comparata, Firenze,
Successori Le Monnier, 1877, Firenze, 1877, p. 6.
lire rispetto a 4 milioni e mezzo di dieci anni prima) trasformarono l'intero
sistema finanziario e le modalitaÁ di finanziamento della spesa pubblica, facendo
aumentare in maniera vistosa il debito pubblico e modificandone anche la composizione.
Infatti, se prima del 1845 il debito era ``costituito in forme molto semplici;
quelle medesime quasi che si usa[va]no da privati a privati'' 202, dopo la restaurazione della monarchia, Leopoldo II dovette ``accettare'' il ricorso all'emissione di
titoli pubblici con il prestito di 30 milioni di lire dell'autunno 1849, il nuovo
prestito di 12 milioni di lire del giugno 1851, fino a pervenire nel novembre
dell'anno seguente a un consolidato pubblico che fornisse allo Stato 65 milioni
di lire, con l'iscrizione sul Gran Libro di una rendita di tre milioni di lire.
Tutto questo collocoÁ la Toscana nel 1861 al secondo posto, subito dopo il
Regno Sabaudo, per il deficit di bilancio e al terzo per l'entitaÁ del debito pubblico 203 (tab. 26), mentre occupava sempre il secondo, considerando la relativa
spesa media annua pro-capite (tab. 19).
ASF, C. d. C., r. 511, Decennio della R. Finanza e dei Pubblici Stabilimenti del Granducato di Toscana dall'anno 1845 al 1854. Relazione, p. 606.
203
Non abbiamo considerato al riguardo la Lombardia, in quanto parte di uno stato
straniero. Sull'istituzione del Gran libro del debito pubblico del Regno d'Italia e l'unificazione
dei debiti pubblici degli Stati preunitari, v. L. Izzo, La finanza pubblica nel primo decennio
dell'UnitaÁ italiana, Milano, GiuffreÁ, 1962, p. 24 ss.
202
104
Tab. 27 - Spesa militare, spesa totale nei principali Paesi attorno alla metaÁ dell'Ottocento
Stati
Anno
e moneta
Francia
1850
(fr.)
1851
Regno Unito *1849
(l. st.)
1848-49
Stati Uniti
($)
Austria
^1848-49
(fior.)
Prussia
1850
(fr.)
Belgio
1849
(fr.)
1850
Spagna
ë1850-51
(reali)
Spesa militare
Spesa totale
%
427,438,108
413,974,041
15,823,537
1,461,491,788
1,434,634,047
50,853,623
29,2
28,8
31,1
27,160,755
57,635,668
47,1
157,887,369
283,864,674
55,6
95,607,656
359,628,522
26,5
27,085,000
26,792,000
383,319,540
125,096,893
116,755,172
1,199,901,368
21,6
22,9
31,9
Fonte: Ch. Coquelin, voce Budget, in Dictionnaire de l'eÂconomie politique, publie sous la direction de MM. Ch. Coquelin et Guillaumin, Bruxelles, Meline, Cans et Compagnie, LibrairesEÂditeurs, 1853, t. I, pp. 249-255.
* esercizio chiuso al 5 gennaio 1850
chiusura dell'anno 30 giugno 1849
^ 1 novembre 1848-31 ottobre 1849
ë 30 giugno 1850-30 giugno 1851
Tab. 28 - Spesa militare, spesa totale e spesa militare pro-capite nei principali Paesi (in mil. di franchi)
Guerra e
Marina
Regno Unito 1851
391
Francia
1851
309
Stati Uniti
1848-49
145
Austria
1849-50
410
Prussia
1850
364
Stati
Anno
Spesa
Popolazione
Spesa militare, Spesa militare
Totale (milioni di abitanti)* spesa totale % pro-capite
1,436
27,4
27,2
14
1,434
35,4
21,5
8
307
23,3
47,2
6
738
36,9
55,5
11
1,334
16,3
27,2
22
Fonte: J. Garnier, voce Finances, in Dictionnaire de l'eÂconomie politique, cit., t. I, p. 854.
* Censimenti della popolazione effettuati nei vari paesi rispettivamente negli anni 1851, 1846,
1850,1845, 1849
Le relazioni parentali, politiche e militari del Granduca con l'Impero Asburgico, che da sempre rappresentavano un ``vulnus'' alla neutralitaÁ del Paese, con la
svolta del 1849 vennero ulteriormente rafforzate, lasciando la Toscana in una
posizione di totale dipendenza. La presenza dell'Austria e delle sue truppe in
funzione controrivoluzionaria originarono conseguenze riassumibili, in ultima analisi, nella formula ``equilibrio politico-squilibrio finanziario''. Da questo punto di
vista, il Granducato ben evidenzia come la finanza pubblica potesse essere marcatamente alterata dall'esistenza di vincoli politico-militari con grandi potenze, con
105
effetti sulla stabilitaÁ finanziaria e sull'andamento economico del Paese 204. La sua
politica di contenimento militare fu vanificata ed evidenzioÁ problemi non dissimili
da quelli dei grandi Stati che perseguivano scientemente una politica di maggior
impegno bellico (tabb. 27-28) 205, con l'aggravante di dover fronteggiare un'improvvisa condizione di instabilitaÁ, di fronte alla quale finõÁ per trovarsi impreparato e
che poteva rivelarsi ancor piuÁ destabilizzante.
CosõÁ la Toscana lascioÁ in ereditaÁ al nuovo Stato una pesante situazione finanziaria dovuta non tanto alle guerre d'Indipendenza e alle spese per la costituzione
del Regno, ma a quelle sostenute per ostacolare la nascita dell'Italia unita.
204
Questa situazione accomuna anche altri Stati italiani, come abbiamo mostrato in D.
Manetti, La ``civil difesa'', cit., p. 189 ss. Riguardo alle cause del loro dissesto finanziario, giaÁ era
emersa ``la prova che dall'Austria e dal vassallaggio de' cessati scioperatissimi Governi italici
proviene quella enorme massa di debiti che attualmente inghiottiscono la miglior porzione delle
rendite nazionali''. Ma l'ereditaÁ lasciata al nuovo Regno sarebbe stata ancora piuÁ pesante se a
partire dal marzo dell'anno precedente le spese per le truppe, la marina e la diplomazia dei vari
Stati non fossero state, come si eÁ detto, imputate direttamente al bilancio generale del Regno (A.
Zobi, Saggio sulle mutazioni politiche ed economiche, cit., vol. I, pp. 186, 195, 202, 206, 247; p.
207 per la citazione, ma anche p. 248).
205
Le spese per la difesa (disaggregate in guerra e marina e in ordinarie e straordinarie) e la
spesa pubblica complessiva dei diversi Stati europei, sia dei principali che dei minori, e talvolta
anche dei Paesi di altri continenti sono in Annuaire de l'eÂconomie politique, vari anni, 1re anneÂe
1844.
106
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D. Manetti - Dipartimento di Analisi dei processi economico