Servizi assistenziali: l’accesso e l’utilizzo da parte delle donne positive all’HIV positive (guarda la Sezione Rosa sui diritti umani). • Le donne positive all’HIV dovrebbero ricevere cure specialistiche per l’HIV conformi agli standard nazionali attualmente accettati e alle linee guida più aggiornate. Grazie alla disponibilità della terapia antiretrovirale (ART), di cure e sostegno, la nostra aspettativa di vita si è allungata. Questo, tuttavia, implica il fatto che, invecchiando, molte di noi potrebbero essere colpite da altri problemi di salute connessi all’avanzare dell’età come, ad esempio, patologie cardiovascolari o disturbi della menopausa. Finalità: Offrire sostegno e migliorare la nostra capacità di accedere ai servizi sanitari e di usufruire di un’assistenza adeguata alle nostre specifiche esigenze. Guida per la facilitazione Esercitazione 1: I nostri servizi Note per la facilitatrice: Risultati dell’apprendimento: In questa sezione approfondiremo la nostra conoscenza di importanti tematiche relative alla gestione sanitaria dell’infezione da HIV con chi ci fornisce assistenza medica e come noi rispondiamo a tali problematiche, ad esempio: • Le donne positive all’HIV dovrebbero aspettarsi un livello di prestazioni sanitarie pari a quello assicurato alle donne non Accesso e utilizzo dei servizi assistenziali - 1 Queste problematiche possono essere affrontate in modo ottimale dal medico di medicina generale che collabora con i nostri specialisti in HIV. Per questo è particolarmente importante riuscire ad accedere ai servizi assistenziali di base e saperli utilizzare.i,ii Questa esercitazione consiste in una discussione di gruppo sulle barriere all’accesso ai servizi e sulle possibili soluzioni. Sarebbe da utilizzare all’inizio della sessione, seguito da uno degli esercizi di role playing o basati su case study di seguito illustrati. Questa esercitazione costituisce innanzitutto un’occasione per IL PROGRAMMA È SVILUPPATO A DISCREZIONE DELLA FACULTY. SUPPORTATO DA BRISTOL-MYERS SQUIBB Servizi assistenziali: l’accesso e l’utilizzo da parte delle donne positive all’HIV ascoltare ed essere ascoltati. Non bisogna cercare a tutti i costi una soluzione ai problemi e alle difficoltà denunciate dalle donne. È importante ascoltare con empatia. Obiettivi: • Creare un contesto di sostegno e ascolto per il gruppo; • Esplorare timori e preoccupazioni; • Discutere di esperienze positive di accesso ai servizi sanitari e incominciare a considerare alcune strategie per superare gli ostacoli. Durata: 20 minuti. Materiale necessario: Lavagna a fogli, pennarelli, foglietti adesivi, penne, puntine da disegno o scotch per appendere i fogli. Descrizione: Discussione di gruppo Spiega che l’esercizio è incentrato sulle modalità da mettere in pratica per ottenere il meglio dal nostro accesso ai servizi sanitari e sviluppare una maggiore sicurezza per poter parlare delle nostre esigenze al personale sanitario. A tal fine, cercheremo di individuare quali barriere potrebbero renderci restie a usufruire dei servizi che potrebbero essere disponibili nella nostra comunità, per poi prendere in considerazione come darci reciproco sostegno al fine di superare questi ostacoli. Condivideremo anche alcune esperienze positive che abbiamo avuto. Accesso e utilizzo dei servizi assistenziali - 2 È importante ricordare che la sieropositività al virus dell’HIV non influisce sul nostro diritto alle cure sanitarie e che non dovrebbe costituire una barriera al nostro accesso ai servizi. Tuttavia, all’interno del gruppo possono esserci differenze in termini di diritto si servizi sanitari, così come possono sussistere differenze tra Paesi europei o tra un partecipante e l’altro, a seconda delle circostanze. D Chiedi: • Come si chiamano le strutture sanitarie disponibili nella nostra comunità? • Che tipo di servizi prestano? • Quante di noi si rivolgono a queste strutture e per quale(i) scopo (i)? • Le strutture sono comode da raggiungere? Gli orari di apertura sono adeguati? • Quali aspetti vi sono piaciuti particolarmente e che cosa ha funzionato bene? Servizi assistenziali: l’accesso e l’utilizzo da parte delle donne positive all’HIV D • Un luogo dove parlare della mia salute, delle mie paure, ecc. Da discutere in piccoli gruppi o coppie di partecipanti: • Come si chiamano le strutture sanitarie disponibili nella nostra comunità? • Che tipo di servizi prestano? • La mia relazione con l’équipe medica • Sostegno per rivelare la mia condizione sierologica Gli elementi che potrebbero contribuire a tenere vivi opportunità/vantaggi includono: • Quante di noi si rivolgono a queste strutture e per quale(i) scopo (i)? • Rispettare gli appuntamenti delle visite • Le strutture sono comode da raggiungere? Gli orari di apertura sono adeguati? • Capire il mio stato di salute • Quali aspetti vi sono piaciuti particolarmente e che cosa ha funzionato bene? Resoconto: Chiedere alle coppie o ai gruppi ristretti di condividere quanto discusso con il gruppo allargato. Sono di seguito elencate alcune idee che potrebbero emergere nelle discussioni dei piccoli gruppi. Le opportunità/vantaggi possono comprendere: • Comunicare con un’équipe medica •Altro I timori e le difficoltà possono includere: • Paura (o esperienza pregressa) di mancanza di riservatezza • Paura del giudizio altrui • Paura delle discriminazioni • Mancanza di mezzi di trasporto/denaro •Lingua • Non sapere dove andare • Accesso all’assistenza medica • Mancanza di tempo a causa del lavoro o perché ci si deve prendere cura dei bambini e di altri familiari • Accesso al trattamento • Mancanza di un servizio di baby sitting • Accesso alle informazioni/segnalazioni • Accesso ai profilattici • Timore di non avere diritto ai servizi sanitari (per le migranti) e/o di dover pagare le prestazioni • Apertura ad altre donne/persone positive all’HIV • Inadeguata formazione di medici e infermieri rispetto all’HIV Accesso e utilizzo dei servizi assistenziali - 3 Servizi assistenziali: l’accesso e l’utilizzo da parte delle donne positive all’HIV • Paura di essere espulsi dal Paese • La mia conoscenza dell’HIV • Non essere sicure se un problema sia relativo all’HIV o da sottoporre al medico di medicina generale • Non essere sicure se un problema possa essere un effetto collaterale della terapia antiretrovirale • Come giovane donna o ragazza che condivide i servizi medici con i genitori, temere che vengano a conoscenza dei suoi problemi • Come adolescente, essere imbarazzata a rivolgermi a un medico da cui sono stata con i genitori I modi per affrontare/superare le difficoltà includono: • Chiedere al centro HIV dove poter trovare medici di medicina generale, dentisti e consultori familiari sensibili e attenti alle dinamiche di chi ha contratto il virus HIV. • Chiedere come vengano conservate e condivise con altri le informazioni cliniche e con quali sistemi ne venga garantita la riservatezza. • Chiedere a un amico o a un membro del gruppo di sostegno di venire con noi per darci supporto. • Cercare una struttura di riferimento con orari di apertura adatti alle nostre esigenze. Se necessario, cercare di discutere di possibili alternative. Accesso e utilizzo dei servizi assistenziali - 4 • Chiedere che sia presente un interprete se non comprendiamo la lingua. Se possibile e se ci fa sentire più a nostro agio, chiedere di poter scegliere che sia un uomo/ donna. • Per coloro che non hanno accesso al servizio sanitario pubblico, informarsi circa la presenza di altre organizzazioni che prestino servizi. • Annotare su un quaderno tutte le informazioni mediche importanti, tra cui carica virale, conta di CD4, terapie antiretrovirali e altre terapie assunte e/o malattie concomitanti che potremmo avere. • Scrivere quello che vogliamo dire al medico o condividere con lui. • Scrivere le risposte/commenti rilevanti. • Dare un feedback positivo se siamo stati trattati bene: chi ci fornisce assistenza vuole sapere che cosa funziona nei servizi offerti. Così come è importante esprimere le nostre perplessità quando non siamo soddisfatte, è bene anche far loro sapere quando invece lo siamo. • Se riteniamo che esista un problema o ci sembra di avere subito un trattamento ingiusto, occorre spiegarlo al personale competente può essere sufficiente per rimettere a posto le cose prima di fare un reclamo formale. Servizi assistenziali: l’accesso e l’utilizzo da parte delle donne positive all’HIV Risposte La facilitatrice non deve cercare di risolvere le difficoltà che vengono denunciate. Invita le varie partecipanti del gruppo a dare suggerimenti. È importante sottolineare che fare un reclamo non è cosa facile. Se si sta valutando questa possibilità, occorrerebbe chiedere supporto ad altri membri del nostro gruppo di sostegno tra pari o all’organizzazione locale specializzata in HIV (vedere anche la Sezione Arancione relativa a “Vivere bene con l’HIV”). Sintesi: Un buona comunicazione con chi ci fornisce assistenza medica è molto importante. Chi fa questo lavoro vuole sapere che cosa funziona nei servizi offerti. Se per noi un servizio funziona bene, è importante che lo comunichiamo a chi ce lo offre. Allo stesso modo, se vi sono aspetti di cui non siamo soddisfatte, è utile discuterne e, se necessario, reclamare formalmente. Un reclamo può determinare un cambiamento positivo, ma presentarlo da sole può essere difficile e può essere opportuno chiedere aiuto se ne abbiamo bisogno. Esercizio 2: La collaborazione con i prestatori di servizi sanitari Note per la facilitatrice: Questo è un esercizio di role playing per promuovere e favorire relazioni positive con medici, infermieri, ostetriche, assistenti sanitari, personale paramedico e altri soggetti coinvolti nelle nostre cure (ad esempio operatori di laboratorio di analisi, dentisti, fisioterapisti, ottici e farmacisti). Valuteremo anche come poter superare le difficoltà che incontriamo quando accediamo ai servizi sanitari. È importante rendersi conto che per alcune persone è difficile fare molte domande al medico, che è visto come una figura autorevole, nei cui confronti potrebbe risultare poco rispettoso o svilente. Tuttavia, essendo affette da una malattia cronica, è importante che riusciamo ad avere un ruolo attivo nella cura di noi stesse. Noi siamo responsabili della nostra salute. Essere capaci di fare domande e di effettuare scelte consapevoli favorirà la nostra capacità di avere il controllo sulla nostra vita e sul nostro benessere. Obiettivi: • Condividere esperienze di ciò che ha funzionato/contribuito ad avere accesso all’assistenza sanitaria. • Individuare possibili difficoltà di accesso all’assistenza sanitaria. • Ottimizzare la relazione con chi ci offre l’assistenza sanitaria. • Esplorare strategie per affrontare eventuali discriminazioni relative all’HIV o carenze e debolezze in ambito sanitario. Accesso e utilizzo dei servizi assistenziali - 5 Servizi assistenziali: l’accesso e l’utilizzo da parte delle donne positive all’HIV Durata: 20 - 30 minuti, in base alle dimensioni del gruppo. Materiale necessario: Lavagna a fogli, pennarelli, penne, scotch o puntine da disegno e spazio per il role play. Opuscoli dal titolo “Come ottenere il massimo dalla tua équipe medica.” Descrizione: Role play e discussione. Spiegare che si tratta di un esercizio per aiutarci a prendere in considerazione diverse esperienze di accesso ai servizi sanitari e a capire come possiamo svolgere un ruolo attivo per ottimizzare la qualità dell’assistenza che riceviamo. Ricordare al gruppo che, in quanto donne sieropositive per HIV, abbiamo diritto a ricevere la stessa assistenza sanitaria dei soggetti sieronegativi o che non si sono mai sottoposti al test. Spiegare che andremo anche a considerare le nostre responsabilità di donne che richiedono assistenza e che discuteremo di come ottenere il massimo dalle visite mediche e dai controlli da parte degli altri componenti dell’équipe sanitaria. Dividere il gruppo in due o più gruppi di quattro-cinque persone. Ogni gruppo dovrà simulare ciò che accade durante una visita medica, rappresentando uno scenario positivo e uno negativo. (Assicurati che ogni gruppo presenti per primi i role play con la situazione negativa, seguiti dalla scena positiva. È importante seguire questo ordine in modo tale da chiudere con le scene positive.) I role play possono essere ambientati in diversi tipi di contesto/ servizio medico: ad esempio dal dentista, in un consultorio Accesso e utilizzo dei servizi assistenziali - 6 familiare, nell’ambulatorio di un medico di medicina generale, ecc. I vari membri del gruppo interpreteranno diversi ruoli: medici, infermiere, altri pazienti, addetti alla reception ecc. I gruppi potranno esplorare scenari con “personaggi principali” come una giovane donna, una donna europea sposata di classe media, una donna migrante, una donna che fa uso di droghe, una donna che svolge un lavoro (sessuale) ecc. Ogni gruppo che esegue un gioco di ruolo dovrà individuare gli aspetti positivi di ogni visita e pensare a eventuali problemi. I partecipanti dovranno inoltre pensare a ciò che noi possono fare per affrontare al meglio le situazioni sperimentate. Incoraggia le partecipanti a sfruttare il role play come un’opportunità per approfondire la comprensione di convinzioni, comportamenti e ruoli di tutti i soggetti coinvolti. Possibile esempio di esperienza negativa: L’addetto alla reception fa qualche domanda ad alta voce e un vicino curioso si trova nell’area della reception. Quando la donna positiva all’HIV incontra il medico, si trova davanti un medico mai visto prima che incomincia a farle molte domande sul modo in cui ha contratto l’HIV. La donna è turbata. Possibile esempio di esperienza positiva: L’addetto alla reception è rispettoso, il medico è attento e solidale, la donna positiva all’HIV è proattiva e fa domande, il medico fornisce informazioni e prescrive terapie adeguate e invita la paziente a rivolgersi a un gruppo di sostegno tra pari, ecc. Servizi assistenziali: l’accesso e l’utilizzo da parte delle donne positive all’HIV Successivamente, guida una discussione facendo le seguenti domande: • Quali sono le osservazioni e le riflessioni generali che potete trarre da questa esperienza? • Quali azioni sono state messe in atto nel role play? • Che cosa hanno fatto le singole persone? • Che cosa potrebbe avere determinato questi comportamenti? • Come giudicate il comportamento del personale sanitario? • Quali aspetti sono stati positivi nel comportamento del personale sanitario? • Quali aspetti si sarebbero potuti migliorare? • Come giudicate il comportamento della donna che ha avuto accesso all’assistenza? • Che cosa avrebbe potuto migliorare o fare diversamente? • Che cosa può fare il personale sanitario per migliorare la relazione con la donna che ha avuto accesso all’assistenza? • Che cosa può fare la donna che ha avuto accesso all’assistenza per migliorare la relazione con il personale sanitario? • Che cosa possiamo fare, come donne che convivono con l’HIV, per ottimizzare i servizi medici che utilizziamo? Accesso e utilizzo dei servizi assistenziali - 7 Risposte: Commentare il role play negativo, sottolineando il fatto che le donne HIV-positive possono subire discriminazioni non solo a causa dell’infezione virale, ma anche per altre forme di pregiudizio, come gli atteggiamenti negativi nei confronti dell’assunzione di droghe iniettabili, di altre razze, delle relazioni omosessuali, dei problemi di salute mentale e di altre disabilità (guarda la Sezione Rosa sui diritti umani). Può accadere che alcune delle nostre esperienze negative non siano determinate da particolari pregiudizi o credenze del personale sanitario, ma semplicemente dal fatto che gli addetti non hanno sufficienti conoscenze perché mancano di esperienze oppure sono totalmente ignari riguardo ai propri comportamenti o non capiscono come questi possano colpirci. Discuti le possibili carenze del personale sanitario, enunciando le seguenti ragioni: • Potrebbe esserci una mancanza di conoscenza dell’HIV. • Potrebbe verificarsi una mancanza di comprensione dell’impatto dell’HIV sulla nostra vita. • La formazione del personale potrebbe essere insufficiente per quanto riguarda l’infezione da HIV. • In alcune aree, il personale potrebbe non avere maturato sufficiente esperienza con persone di altre culture. • Alcuni professionisti sanitari potrebbero non essere adeguatamente aggiornati o non aver ricevuto aggiornamenti specifici sull’HIV. Servizi assistenziali: l’accesso e l’utilizzo da parte delle donne positive all’HIV • Potrebbe verificarsi una sovrapposizione tra esperienza personale e professionale rispetto all’HIV. potente e più brillante di quello di un solo legno: l’unione fa la forza! • Quando i servizi sono molto ridotti o sotto organico, è possibile che il personale sia sottoposto a elevati livelli di pressione e stress. Una buona comunicazione tra i rappresentanti degli utenti e il personale medico e paramedico ci offre l’opportunità di formulare le seguenti proposte, dove non sono già state attuate Commenta il role play positivo, sottolinea l’importanza di prepararsi alla visita medica, di conoscere tutte le informazioni più importanti, di usare utilizzando un quaderno per annotare le domande, ecc. • Organizzare eventi formativi per i professionisti sanitari su argomenti specifici per le donne positive all’HIV: il gruppo di sostegno tra pari potrebbe essere coinvolto nello sviluppo e/o nello svolgimento d’interventi formativi per i professionisti sanitari. Fai riferimento all’opuscolo dal titolo “Come ottenere il massimo dalla tua équipe medica” per offrire dei suggerimenti. Discussione Alcuni sistemi sanitari sono dotati di un sistema di rappresentanza dei pazienti, o meglio degli “utenti del servizio”. Potrebbe essere che una delle partecipanti sia già una rappresentante degli utenti, oppure potrebbe esistere già una buona collaborazione tra i membri del gruppo di sostegno (o i nostri rappresentanti) e il personale dei servizi assistenziali locali cui ci rivolgiamo. In questo caso, stiamo sfruttando efficacemente queste relazioni già esistenti per mettere in luce gli aspetti positivi dei servizi e per esprimere eventuali preoccupazioni? Se così non è, troviamo che sia utile proporre un incontro con il personale per migliorare la comunicazione e la collaborazione e ottimizzare i servizi? Il fuoco di una fascina è sempre più Accesso e utilizzo dei servizi assistenziali - 8 • Esporre poster e altro materiale nei locali della struttura sanitaria che sostengano le persone sieropositive e facciano opera di sensibilizzazione contro lo stigma. Questa iniziativa può contribuire a far sentire più supportate e a loro agio le persone con l’HIV. • Distribuire materiale informativo sull’HIV e sui test per individuare la sieropositività. Questa iniziativa serve a sensibilizzare sull’HIV e a renderlo una componente della vita quotidiana, in modo da ridurre lo stigma verso il virus. Servizi assistenziali: l’accesso e l’utilizzo da parte delle donne positive all’HIV Sintesi: In questa sessione: Questa esercitazione si è concentrata sul ruolo che possiamo svolgere per migliorare e ottimizzare il nostro accesso a servizi medici adeguati e le nostre relazioni con il personale medico e paramedico. È importante prendere atto del fatto che, se ci troviamo a dover affrontare cattive esperienze, vi sono cose che possiamo fare e azioni che possiamo intraprendere per migliorare le cose, ad esempio dando un adeguato feedback e facendo reclami. • Valuta per quali malattie e problemi di salute ci può essere di aiuto il medico di medicina generale. Speriamo inoltre che l’esercitazione metta in luce alcune delle cose che tutte noi possiamo fare praticamente per trarre il massimo vantaggio dalle interazioni con il medico e per avere un ruolo attivo nella nostra assistenza. Obiettivi: Esercitazione 3: Il nostro medico di medicina generale: dire o non dire Note per la facilitatrice: I medici di medicina generale, oltre agli specialisti, sono parte fondamentale dell’équipe sanitaria e, al pari di tutti gli altri professionisti del settore, sono tenuti al rispetto di criteri di riservatezza. Quando non stiamo bene, può essere difficile capire se ciò sia dovuto al trattamento per l’HIV o ad altri problemi, e se sia più opportuno andare dal medico di medicina generale o consultare lo specialista. Accesso e utilizzo dei servizi assistenziali - 9 • Discuti delle problematiche connesse alla rivelazione della nostra sieropositività al medico di medicina generale, sperando che possa aiutarci a sentirci più a nostro agio. Per facilitare la discussione utilizzeremo una serie di case study e analizzeremo i vantaggi e gli svantaggi di rivelare la nostra condizione al medico di medicina generale. • Migliorare la comprensione del ruolo del medico di medicina generale nella nostra cura e offrire informazioni per sapere in quali aree ci può aiutare. • Aumentare la sicurezza in noi stesse per poter affrontare l’argomento della nostra diagnosi con il medico di medicina generale. Durata: 20 minuti Materiale necessario: Lavagna a fogli e pennarelli, penne, foglietti adesivi, copie dei case study. Descrizione: Apri la sessione riconoscendo come talvolta possa essere difficile decidere a chi rivolgerci per ottenere l’aiuto migliore quando abbiamo un problema di salute e stabilire se sia meglio sottoporre la situazione al medico di medicina generale o allo Servizi assistenziali: l’accesso e l’utilizzo da parte delle donne positive all’HIV specialista in malattie infettive. In base alle dimensioni del gruppo, suddividilo in gruppetti di quattro persone e distribuisci a ogni gruppo un case study. Case Study 1 Jane ha 49 anni e da nove anni le è stato diagnosticato l’HIV. Recentemente le è stata fatta una diagnosi di ipertensione e le è stato suggerito di smettere di fumare. D Domande: • Quali sono i problemi cui deve far fronte Jane? • Che cosa potrebbe accadere? • Quale tipo di aiuto è disponibile per Jane? • Che cosa può fare? • Che cosa possono fare il medico di medicina generale e il centro HIV? Risposte: L’ipertensione è un problema diffuso sia per gli HIV positivi sia per i soggetti senza HIV. Tuttavia, in alcuni soggetti l’ipertensione può essere correlata all’infezione da HIV o all’ART (guarda anche la Sezione Rossa sull’ART). Poiché l’ipertensione è un problema molto diffuso, i medici di medicina generale se ne occupano più spesso degli specialisti Accesso e utilizzo dei servizi assistenziali - 10 in malattie infettive, per cui lo specialista che ci ha in carico per il trattamento dell’infezione da HIV potrebbe demandare al nostro medico di medicina generale gran parte della responsabilità per questo aspetto della nostra assistenza. È molto importante che il nostro medico di medicina generale sia a conoscenza di tutto il nostro quadro clinico, inclusa la nostra sieropositività al virus dell’HIV e i farmaci che assumiamo. È molto importante, inoltre, che lo specialista sull’HIV sappia esattamente che cosa ci ha prescritto il medico di medicina generale. Questo esempio dimostra l’importanza che le due équipe mediche comunichino riguardo alla nostra assistenza, in modo tale da assicurarci il trattamento migliore. I medici di medicina generale hanno molta esperienza anche con coloro che decidono di smettere di fumare e possono eventualmente indirizzarci verso una struttura specializzata. Sarebbe opportuno che Jane rivelasse la sua condizione sierologica, in modo tale che il medico di medicina generale non le prescriva farmaci che potrebbero interferire con l’ART. Ma è anche importante che parli di questi problemi di salute con lo specialista. Le eventuali interferenze dei farmaci con l’ART si possono verificare agevolmente sul sito www.hiv-druginteractions.org. Potremmo anche chiedere al nostro medico di medicina generale se conosce questo sito (esiste anche un’applicazione per smartphone denominata “HIV Ichart”). Servizi assistenziali: l’accesso e l’utilizzo da parte delle donne positive all’HIV Case Study 2 Tania ha 32 anni e da quattro anni le è stato diagnosticato l’HIV. Da poco ha perso il lavoro e si è lasciata con il fidanzato. Negli ultimi mesi si è isolata e ha difficoltà a parlare con gli amici e con la famiglia, che non sono a conoscenza della sua positività al virus del’HIV. Spesso non esce di casa per giorni e non risponde al telefono. D • What do we think is going on? • What can Tania do? • Who could support Tania? What support is available for her? L’équipe specializzata in HIV verificherà i farmaci prescritti a Tania per accertarsi che non influiscano sul suo umore. Incoraggiare Tania ad accettare di essere indirizzata a un servizio di sostegno tra pari è un passo importante per aiutarla a superare il proprio isolamento. Nel caso Tania non voglia rivolgersi a servizi di sostegno tra pari, è importante cercare di valutare e comprendere le ragioni del suo rifiuto, per aiutarla a trovare una forma a lei adeguata di sostegno/aiuto. Case Study 3 Maria è HIV positiva e ha appena incominciato l’ART. Un mattino si sveglia con un’eruzione pruriginosa su tutto il corpo. D • Quali problemi potrebbero esserci in questo caso? Risposte: • Che cosa pensiamo che stia accadendo? Tania potrebbe essere depressa (vedere la Sezione Arancione relativa alla vita con l’HIV). È importante che parli di ciò che sta provando con i medici, sia presso il centro HIV sia con il medico di medicina generale. • Che cosa deve fare Maria? Il medico di medicina generale ha di certo molta esperienza nella cura delle persone depresse, dato che la depressione è molto diffusa nella popolazione generale. È la persona più adeguata per indirizzare la paziente verso i servizi di salute mentale disponibili nella zona. Accesso e utilizzo dei servizi assistenziali - 11 Risposte: Poiché Maria ha appena incominciato l’ART, è importante che contatti subito l’équipe specializzata in HIV che la sta seguendo. Alcuni farmaci antiretrovirali possono causare questo tipo di rash cutanei che, se non trattati in modo adeguato, possono avere conseguenze significative (vedere la Sezione Rossa sull’ART). Servizi assistenziali: l’accesso e l’utilizzo da parte delle donne positive all’HIV Case Study 4 Joanna è una cittadina dello Zimbabwe che chiede asilo. È positiva all’HIV. Le è stato assegnato un medico di medicina generale, al quale si rivolge per vaccinarsi contro l’influenza. La visita un nuovo medico, il quale le chiede da quanto tempo ha ricevuto la diagnosi, come ha saputo di essere HIV positiva e se sa in che modo ha contratto il virus. Il medico chiede a Joanna se è questo il motivo che l’ha spinta a espatriare. Joanna si sente molto a disagio. D • Che cosa pensate che stia accadendo a) a Joanna? b) al medico? • Che cosa può fare Joanna? • Che cosa può fare il medico? Risposte: I motivi che hanno spinto Joanna a lasciare il suo paese e il modo in cui ha contratto l’HIV sono irrilevanti rispetto al vaccino antinfluenzale. Il medico di medicina generale sta ponendo a Joanna domande indiscrete prima di avere stabilito un rapporto con lei. Allo stesso tempo, è utile ricordare che il medico potrebbe fare queste domande per scoprire eventuali elementi nella storia di Accesso e utilizzo dei servizi assistenziali - 12 Joanna che potrebbero essere rilevanti per l’assistenza medica. È comprensibile che Joanna non sia disposta a rispondere ad una persona che incontra per la prima volta. Ad esempio, il medico potrebbe essere preoccupato, e cerca di sondare nel passato di Joanna per capire da dove viene, ad esempio se Joanna ha avuto un marito o una relazione duratura; se ha avuto una gravidanza o se ha perso un bambino prima di scoprirsi HIV positiva; se ha per caso abbandonato un figlio o il marito, se è arrivata come rifugiata o per migliorare le sue condizioni di vita; se, di fatto, l’HIV possa essere stata l’ultima delle sue preoccupazioni. Situazioni simili sono difficili da gestire, in quanto le domande premature del medico potrebbero essere dettate dalla sua intuizione empatica di questi altri fattori. Tuttavia, l’immediatezza delle domande poste dal medico al suo primo incontro con Joanna, durato solo 10 minuti, può apparire inappropriata, a meno che queste non siano formulate con grande attenzione, specificando i motivi per cui vengono poste. Altrimenti potrebbero creare maggiori timori o ansia in Joanna, danneggiando le sue future relazioni con la struttura sanitaria. Conduci una sessione di brainstorming con le partecipanti su come poter migliorare questa situazione. D Innanzitutto: • Quali sono i problemi cui deve far fronte Joanna? • Di che tipo di sostegno immediato ha bisogno Joanna? Servizi assistenziali: l’accesso e l’utilizzo da parte delle donne positive all’HIV In secondo luogo, discuti di come può essere contattato il medico per: attaccare i foglietti sulle rispettive lavagne, incominciando con gli svantaggi. • risolvere la particolare situazione di Joanna; Risposte: • ridurre i possibili malintesi e problemi comunicativi tra noi e i medici in futuro. Le risposte a questa esercitazione varieranno in base alle esperienze del gruppo. Se si dovesse presentare una situazione di questo tipo in ambulatorio, si potrebbe ad esempio: Tra gli svantaggi potremmo avere: • Come gruppo, contattare la struttura sanitaria per assicurare una buona comunicazione, ad esempio aumentare la fiducia delle pazienti, facendo loro capire perché vengono poste determinate domande. • Dare un feedback su questi temi. • Se non si ottengono risultati, individuare la procedura adeguata per presentare un reclamo (vedere anche l’Esercitazione 4). • Chiedere al centro HIV di riferimento di aiutarci a trovare un altro medico di medicina generale. • Discutere delle possibili alternative all’interno del gruppo di sostegno tra pari o con un membro del Centro HIV. Per concludere la sessione, utilizza una lavagna a fogli sulla quale annota le “Difficoltà della divulgazione al medico di medicina generale” e un’altra per elencare i “Vantaggi della divulgazione al medico di medicina generale”. Le partecipanti avranno a disposizione dei foglietti adesivi su cui scrivere 3 svantaggi e 3 vantaggi. Ogni componente del gruppo andrà ad Accesso e utilizzo dei servizi assistenziali - 13 • Non rivelare la propria sieropositività al virus dell’HIV può essere pericoloso – il medico di medicina generale e il nostro Centro specialistico in HIV non condividono le informazioni mediche • Può essere violata la riservatezza • Possiamo essere stigmatizzate • Il medico di medicina generale potrebbe non avere sufficienti conoscenze sull’HIV • Gli addetti alla reception sapranno che sono sieropositiva • Il mio medico di medicina generale ha in cura anche mio marito Tra i vantaggi potremmo avere: • È fondamentale per un’assistenza clinica sicura • Il medico di medicina generale è nella nostra zona (vicino a casa) • Il medico di medicina generale conosce meglio i servizi locali e ha maggiori capacità di indirizzarci bene Servizi assistenziali: l’accesso e l’utilizzo da parte delle donne positive all’HIV • Il medico di medicina generale può prendersi in carico tutta la famiglia • Informare qualche altro membro della struttura sanitaria, purché ciò sia possibile o appropriato per noi. • Il medico di medicina generale è molto preparato su alcune patologie Questo ci aiuterà a: ESERCITAZIONE 4: Presentare un reclamo Note per la facilitatrice: È sempre preferibile e di ausilio per noi cercare innanzitutto di lavorare insieme come gruppo di donne con l’HIV, e come gruppo incontrare chi ci fornisce assistenza medica per discutere e affrontare gli aspetti positivi e negativi emersi dalle nostre esperienze. Dovremmo ricordare sempre la metafora della fascina che abbiamo già menzionato – la forza dell’unione – e la possibilità di ottenere più calore e più luce da una fascina che da un solo legno, che può facilmente rompersi. Tuttavia, qualcuno del personale medico potrebbe avere qualche difficoltà ad accettare il fatto di poter imparare dalle persone affidate alle loro cure – specialmente se si tratta di donne sieropositive, che potrebbero essere emarginate anche in altri modi. In questa sessione possiamo imparare come reclamare per qualcosa che ci è capitato accedendo ai servizi sanitari, oppure possiamo simulare un reclamo utilizzando il case study presentato. Alla prima occasione, e per prima cosa, dovremmo: • Fare in modo che il personale medico e paramedico si renda conto di come il loro comportamento ci ha fatte sentire. Accesso e utilizzo dei servizi assistenziali - 14 • Approfondire le questioni e dare a entrambe le parti un’opportunità di affrontare immediatamente il problema. Talvolta tutto ciò di cui abbiamo bisogno è che qualcuno sappia che cosa hanno suscitato in noi i suoi comportamenti. • Sentire/vedere il punto di vista altrui e magari creare un’opportunità per affrontare subito la situazione. • Avere un punto di riferimento su cui portare avanti un reclamo. Le persone tendono a ricordare e riferire più facilmente un incidente se ne hanno parlato quando è successo. Servizi assistenziali: l’accesso e l’utilizzo da parte delle donne positive all’HIV Obiettivi: Case study Rafforzare la sicurezza di sè e le capacità per reclamare quando occorre Judy è andata per la prima volta da un dentista. Nel modulo iniziale di valutazione, ha dichiarato di essere HIV positiva. Mentre il dentista la visitava, le ha fatto molte domande, ad esempio come era arrivata alla diagnosi, come aveva contratto il virus, ecc. L’interrogatorio è stato fatto di fronte all’assistente, con la porta aperta, a una distanza da cui si sarebbe potuto sentire anche dalla reception. Durata: 20 minuti Materiale necessario: Penne, carta, lavagna a fogli, pennarelli Descrizione: D • Abbiamo mai avuto un’esperienza negativa in un ambiente medico? • Che cosa è successo? • Abbiamo parlato di quanto successo con l’équipe medica? • Siamo arrivati al punto di presentare un reclamo formale? Sintesi: Ci si può sentire intimidite a reclamare, ma nella sezione precedente speriamo di avere dimostrato che è possibile farlo in modo molto facile, semplicemente: 1)Se possibile, facendo riferimento all’episodio. • Le cose sono cambiate dopo il reclamo? 2)Spiegando l’accaduto con le nostre parole. • Se non abbiamo reclamato, per quali motivi? 3)Parlando di come ci siamo sentite. • Quali risultati pensavamo di ottenere reclamando? Li abbiamo ottenuti? 4)Indicando quali cambiamenti vorremmo. • Siamo a conoscenza dei servizi di sostegno che aiutano i pazienti a parlare delle loro preoccupazioni e che possono darci una mano a presentare un reclamo formale? È importante prendere atto del fatto che reclamare non è facile e che, se occorre, dovremmo cercare un sostegno. Accesso e utilizzo dei servizi assistenziali - 15 Informazioni per il briefing: Abbiamo diritto a cure sanitarie di qualità elevata indipendentemente dalla nostra sieropositività. In questo ambito si incontrano tuttavia molte difficoltà. Anche in Europa, molte di noi incontrano delle barriere all’accesso ai servizi medici, specialmente nei servizi che esulano dai Centri HIV, ad esempio negli ambulatori dentistici, nei consultori e negli ambulatori del Servizi assistenziali: l’accesso e l’utilizzo da parte delle donne positive all’HIV medico curante. Si possono consultare i seguenti riferimenti: • NPS Italia Onlus: Il dentista non può chiedere se il paziente ha l’Aids (Link a http://www.npsitalia.net/article2494.html Ultimo accesso: dicembre 2011. Vedere anche: http://www. corriere.it/cronache/10_gennaio_14/dentista_paziente_aids_ d7d77874-00dc-11df-9901-00144f02aabe.shtml • The People Living with HIV Stigma Index. Give Stigma the Index Finger: Initial Findings from the People Living with HIV Stigma Index in the UK. 2009. Vedere a pagina 6, punto 1: Health. (Link a http://www.ippf.org/en/News/Press-releases/ HIV+stigma+and+discrimination+remain+a+significant+chall enge+in+the+UK.htm.) Ultimo accesso: dicembre 2011. • Risoluzione del Parlamento europeo dell’1 dicembre 2011 sulla risposta dell’UE all’HIV/AIDS nell’Unione europea e nei paesi vicini, revisione intermedia della comunicazione della Commissione (Link a: http://www.npsitalia.net/article2825. html) • Progetto di ricerca “Lo Stigma: discriminazioni socialmente trasmissibili” Definizione e misura degli indicatori di Stigma in riferimento alla realtà HIV su territorio nazionale. Link a: http://www.npsitalia.net/article2808.html) • Weatherburn et al. What do you need? 2007-2008: Findings from a national survey of people living with diagnosed HIV. Sigma Research. Marzo 2009. (Link a http://www. sigmaresearch.org.uk/files/report2009b.pdf.) Ultimo accesso: dicembre 2011. Accesso e utilizzo dei servizi assistenziali - 16 • International Community of Women Living with HIV/AIDS. Silent Voices. (Link a http://www.icw.org/node/209.) Ultimo accesso: dicembre 2011. Vedere la sezione sulle donne sieropositive e sul consumo di droga e alcol. Noi donne affette da HIV dobbiamo sviluppare la fiducia in noi stesse e le capacità per ottenere il massimo dai servizi assistenziali, inclusi medici di medicina generale, consultori e Centri HIV. Più avanti tratteremo i seguenti aspetti: • Definizione di “buona salute”, comprendendo la salute sessuale e riproduttiva e il ruolo che dovrebbero svolgere dei servizi medici efficienti. • Identificazione delle difficoltà di accesso alla sanità. • Sviluppo di strategie pratiche per superare la barriere e per aumentare la fiducia e le capacità di migliorare la comunicazione con i professionisti sanitari. In che cosa consiste una “buona salute”? La buona salute può essere descritta come il sentirsi bene con il proprio corpo, i propri pensieri, i propri sentimenti e nelle relazioni con gli altri e con l’ambiente circostante. Se godiamo di buona salute possiamo compiere delle scelte e assumerci responsabilità a titolo personale. Scegliere se e quando avere un figlio e avere rapporti sessuali piacevoli e più sicuri sono naturalmente degli aspetti importanti del nostro stato di saluteiii (guarda la Sezione Verde relativa al sesso e alle relazioni e la Servizi assistenziali: l’accesso e l’utilizzo da parte delle donne positive all’HIV Sezione Gialla sui temi della salute riproduttiva). Le barriere per le migranti e per altri gruppi Essere positive al virus dell’HIV non significa non poter vivere in condizioni di benessere e non essere in buona salute, piuttosto può essere un’opportunità per apprendere nuove abilità e strategie (guarda la Sezione Blu sulla diagnosi). In Europa alcune donne possono incontrare ulteriori difficoltà legate alla loro condizione di migranti (regolari o clandestine) e potrebbero non conoscere il sistema, avere problemi nella comprensione della lingua oppure avere paura di essere espulse.iv In molti paesi europei, i migranti non regolari non hanno accesso all’assistenza o possono farlo solo a pagamento.v Le nostre relazioni con i servizi assistenziali sono fondamentali per creare le condizioni per avere una buona salute. Potremmo però incontrare dei problemi ad accedere a servizi assistenziali in grado di sostenerci. Quali sono le barriere all’accesso ai servizi medici? L’accesso ai servizi può comportare una serie di problemi per noi donne che, in base alla nostra situazione personale e al nostro stile di vita: ad esempio possono influire la mancanza di tempo e di soldi per i mezzi di trasporto, il peso dell’accudimento di bambini e di un nucleo familiare ristretto o allargato. L’accesso ai servizi può crearci ansia perché temiamo che la nostra positività al virus dell’HIV venga divulgata nella comunità e siamo terrorizzate all’idea di subire discriminazioni. Quelle di noi che decidono di non dichiarare la propria condizione sierologica ai professionisti sanitari al di fuori delle strutture specializzate in infezioni da virus HIV potrebbero essere preoccupate di non essere curate nel modo migliore. La paura potrebbe essere, ad esempio, che ci vengano prescritti farmaci che interferiscono con l’ART. Accesso e utilizzo dei servizi assistenziali - 17 Alcune donne evitano i servizi assistenziali per il timore di dover affrontare altri pregiudizi, ad esempio il pregiudizio contro l’uso di droghe, contro la prostituzione o contro chi è stato in carcerevi (guarda la Sezione Rosa sui diritti umani). Per alcune donne, la non padronanza della lingua può creare una barriera all’accesso all’assistenza: alcune di noi sanno a malapena poche parole. Le barriere per le giovani donne Quelle tra noi che sono giovani o adolescenti possono trovare difficile rivolgersi agli stessi medici e infermieri cui si rivolgono i genitori. Discutere di sesso, rapporti e contraccezione con gli stessi medici conosciuti e magari frequentati da bambine può generare un certo imbarazzo. Un’ansia profonda per possibili violazioni della riservatezza, soprattutto con i familiari, potrebbe impedirci di ricorrere a importanti servizi sanitari.vii Le barriere per gli operatori sanitari Spesso in ambito infermieristico e in altre professioni legate Servizi assistenziali: l’accesso e l’utilizzo da parte delle donne positive all’HIV all’assistenza operano molte donne, alcune delle quali potrebbero essere affette da HIV. La presenza di persone dichiaratamente sieropositive che operano in ambito sanitario può costituire un enorme vantaggio sia per gli stessi servizi sanitari sia per altre persone che vivono con l’HIV. Tuttavia, quelle tra noi che lavorano in ambito sanitario, potrebbero temere che se si venisse a conoscenza della loro sieropositività potrebbero avere meno opportunità d’impiego, se non rischiare di perdere il lavoro.viii,ix È essenziale che nel mondo dell’assistenza sanitaria ci sia una sensibilità all’infezione da HIV su più livelli. In primo luogo, occorre assicurare che i lavoratori positivi all’HIV, inclusi quelli nel settore assistenziale, siano tutelati da un adeguato diritto del lavoro. È importante conoscere la situazione normativa del nostro Paese per quanto riguarda il lavoro degli operatori sanitari HIV postivi (guarda anche la Sezione Rosa sui diritti umani e la Sezione Porpora per gli operatori sanitari). Superare le barriere nell’assistenza sanitaria Superare le barriere all’accesso ai servizi assistenziali può risultare difficile. Alcune barriere possono essere ascrivibili a un’inadeguata formazione del personale in materia di infezione da virus HIV e a una mancanza di conoscenza cha può portare allo stigma e ad atteggiamenti discriminatori. È importante ricordare che possiamo aspettarci di ricevere lo stesso livello di assistenza sanitaria dei soggetti sieronegativi o che non si sono mai sottoposti al test (guarda la Sezione Rosa Accesso e utilizzo dei servizi assistenziali - 18 sui diritti umani). In tutto il settore sanitario dovrebbero essere in uso precauzioni universali per tutelare il personale – e gli assistiti – dal rischio di contagio all’interno del servizio sanitario x, per cui non dovremmo essere trattate diversamente per il rischio di contrarre l’HIV. Se ci troviamo davanti a barriere istituzionali che ci impediscono l’accesso all’assistenza, è importante innanzitutto riuscire a comunicare a chi non ci sta trattando in modo adeguato cosa ci suscita il suo comportamento, per cercare di sistemare immediatamente le cose. Se questa soluzione non ci sembra adeguata al nostro caso, potremmo optare per passare attraverso il gruppo di sostegno e fissare un incontro con il personale sanitario, per fornire loro un adeguato feedback e sfogare anche le nostre preoccupazioni. Se in questo modo non otteniamo risultati, potremo informarci su come fare un reclamo formale. Se decidiamo di procedere in questo modo, è importante che lo facciamo al livello adeguato, secondo la struttura dei servizi sanitari dei singoli Paesi, per fare in modo che l’ambulatorio medico o l’ospedale verso i quali stiamo presentando reclamo lo prenda sul serio. Può essere estremamente utile ottenere un sostegno da altre persone positive all’HIV o dalle strutture specializzate. Un recente articolo pubblicato sul Bollettino dell’OMS da Sofia Gruskin e Laura Ferguson evidenzia la potenziale necessità che gli ambienti sanitari pubblici introducano indicatori dei diritti umani nelle procedure di responsabilità. Un modo in cui Servizi assistenziali: l’accesso e l’utilizzo da parte delle donne positive all’HIV l’ambiente sanitario può dare sostegno alle donne sieropositive delle quali si prende carico è collaborare con noi per introdurre un questionario anonimo presso le strutture sanitarie, in modo tale che gli addetti – e le donne che si affidano alle loro cure – possano avere un feedback istantaneo sulla qualità dell’assistenza percepita dalle donne. In questo modo, molti dei motivi di preoccupazione denunciati potrebbero essere monitorati, gestiti rapidamente ed eliminati. Se nella nostra struttura sanitaria questo non accade già, potrebbe essere il caso di suggerire l’introduzione di tale sistema, portando all’occorrenza l’articolo di Gruskin e Ferguson a sostegno della nostra proposta.xi La collaborazione con chi ci fornisce assistenza medica La nostra salute dipende dalla presenza e dall’accessibilità di un buon servizio assistenziale e dalla nostra capacità di interagire e comunicare con le nostre équipe mediche. Questa interazione è quindi molto importante nella gestione di una malattia cronica come l’HIV. Essendo soggette alle cure di specialisti sanitari, abbiamo sia diritti sia responsabilità. Per alcune di noi può essere difficile fare molte domande al proprio medico, oppure mettere in discussione o in dubbio le sue decisioni, perché potremmo provenire da contesti culturali nei quali i medici sono figure di autorità cui non è opportuno fare domande. L’opuscolo illustrato di seguito contiene alcune utili strategie sulle modalità per ottenere il massimo dall’interazione con Accesso e utilizzo dei servizi assistenziali - 19 l’équipe medica. Può essere un punto di partenza, che potremo arricchire in base alle nostre esperienze e alle esperienze maturate all’interno del gruppo. Come ottenere il massimo dalla tua équipe medica • Come scegliere il medico di medicina generale. Il nostro centro HIV può aiutarci a trovarne uno sensibile all’HIV. Il Centro HIV può essere inoltre in grado di consigliarci un dentista. • Possiamo chiedere di essere sempre visitate dallo stesso medico. Possiamo richiedere che sia sempre lo stesso medico a visitarci, per tutti i nostri appuntamenti, se nell’ambulatorio c’é un medico che ci fa sentire più a nostro agio. Così facendo, forse dovremo aspettare un po’ di più per avere un appuntamento. Se il problema è urgente e il nostro medico preferito è assente o non è disponibile, potremo scendere a un compromesso. • Possiamo sempre portare con noi una persona amica durante le visite, se lo vogliamo. Siamo noi a deciderlo. Cerchiamo però di chiarire prima con l’amica/o o parente che ci accompagnerà che cosa eventualmente vogliamo che dica o che faccia. Dobbiamo essere sicure di riuscire a parlare di tutti i nostri problemi medici anche in sua presenza. • Possiamo scegliere se rivolgerci a un medico uomo o donna, se questo ci fa sentire più a nostro agio. • Se possibile, parlate della vostra sieropositività con il medico Servizi assistenziali: l’accesso e l’utilizzo da parte delle donne positive all’HIV di medicina generale. Parlare al medico di medicina generale dell’infezione da HIV può essere un passo importante. Qualsiasi medico sarà molto più capace di seguire adeguatamente il vostro stato di salute se sarà a conoscenza di tutti i fatti rilevanti, inclusa la vostra sieropositività. A volte ci preoccupiamo che le persone che conosciamo possano scoprire i nostri problemi di salute, soprattutto se tra gli operatori c’è qualcuno che conosce noi o nostri familiari o che vive vicino a noi. Comunque, sia i medici di medicina generale sia tutti gli operatori degli ambulatori, inclusi gli addetti alla reception e il personale infermieristico, sono tenuti a rispettare le stesse regole del SSN sulla privacy, che impongono, tra le altre cose, di mantenere la riservatezza sull’eventuale sieropositività al virus dell’HIV dei pazienti. La decisione di non rivelare al medico di medicina generale la propria sieropositività comporta dei rischi. Ad esempio, il medico di medicina generale potrebbe prescrivere un farmaco che interferisce con i trattamenti per l’HIV o comunque essere dannoso. Parlatene prima con qualcuno: un amico, un membro del gruppo di sostegno, il medico specializzato in HIV o la facilitatrice del gruppo di sostegno tra pari. Tutte voi potreste anche decidere come gruppo di discutere con l’équipe specializzata in HIV le eventuali preoccupazioni delle donne al vostro interno riguardo alla rivelazione della propria sieropositività ai medici di medicina generale. Potreste suggerire all’équipe medica di prendere l’iniziativa Accesso e utilizzo dei servizi assistenziali - 20 di contattare tutti i medici di medicina generale nel distretto della struttura, per sensibilizzarli alle problematiche e ai motivi di ansia delle donne sieropositive eventualmente affidate alle loro cure. In questo modo contribuirete a sviluppare una situazione vantaggiosa per tutte le parti coinvolte, in cui tutte le donne del vostro gruppo, l’équipe specialistica in HIV e i medici di medicina generale saranno avvantaggiati dalla collaborazione, dalla condivisione e dall’apprendimento reciproco. • Pianificate ciò che volete dire al vostro medico. Prendetevi il tempo di pensare a ciò che volete sapere prima di andare dal medico e prendete qualche appunto. Ricordatevi che spesso le visite dal medico di medicina generale durano meno di 10 minuti. • Prendete nota della vostra conta di CD4 e della vostra carica virale. Cerchiamo di tenere un quaderno su cui annotare progressivamente questi dati da portare con noi ogni volta che andiamo dal medico. • Annotatevi i nomi di farmaci che assumete Non solo i farmaci specifici per l’HIV, ma anche eventuali altri farmaci prescrittici per altri problemi di salute. Possiamo fare un elenco in un apposito quaderno in cui annoteremo tutte le informazioni mediche che ci riguardano. • Verificate eventuali interferenze tra l’ART e gli altri farmaci. Possiamo chiedere al nostro medico di occuparsi di questo punto. Servizi assistenziali: l’accesso e l’utilizzo da parte delle donne positive all’HIV • Parlate al medico spiegandogli la vostra situazione. Per occuparsi in modo efficace della nostra salute, il medico deve sapere di noi tutto quanto è necessario. Non infastiditevi se il medico fa domande che ci ha già posto un suo predecessore, specialmente se non ci ha mai incontrate prima. • Siate pronte a fare domande. Se qualcosa non ci è chiaro, o se non siamo sicure, non tratteniamoci: si tratta della nostra salute! Dobbiamo ottenere le informazioni di cui abbiamo bisogno. • Scrivete quello che vi dice il medico.Così ricorderete meglio quello che vi ha detto, potrete agire di conseguenza e trasmettere le informazioni rilevanti al medico specialista in HIV. Riuscirete anche a ricordare e capire meglio la vostra storia di HIV e i vostri progressi. • Date un feedback.Comunicate apertamente al medico gli aspetti del servizio che vi piacciono o che non vi piacciono e offrite soluzioni e suggerimenti, se avete l’opportunità di farlo! Anche se non abbiamo soluzioni o suggerimenti da dare, le nostre opinioni sono sempre importanti e dovremmo esprimerle. • Chiedete se sono possibili visite fuori orario. Se lavoriamo a tempo pieno siamo occupate: cerchiamo di scoprire se l’ambulatorio del nostro medico resta aperto anche dopo le 18 o il sabato e fissiamo la visita medica in un orario comodo per noi. Accesso e utilizzo dei servizi assistenziali - 21 • Pretendete una risposta in caso di rifiuto della prestazione. Se la prestazione, o addirittura la registrazione, ci vengono negate, possiamo sempre chiedere il motivo del rifiuto. In questo modo, non solo avremo una risposta valida, ma ci sarà utile se decideremo di agire di conseguenza. • Se non siamo soddisfatte del nostro medico attuale possiamo reclamare e/o cambiarlo. Per farlo, potremmo aver bisogno di cercare un sostegno. Potremmo rivolgerci alla facilitatrice del gruppo di sostegno tra pari o a un membro dell’organizzazione locale specializzata in HIV. Contatti utili NPS Italia Onlus- Network persone sieropositive Via E. Tazzoli, 11 – 20154 Milano Tel: 02 36565535 Cell. 345 6905830 Email: [email protected] Link a www.npsitalia.net Servizi assistenziali: l’accesso e l’utilizzo da parte delle donne positive all’HIV Doctors of the World qui bisognerebbe chiedere ai referenti scientifici – per es. la d.ssa D’Arminio Monforte cosa ritiene opportuno segnalare. Project:London Sostegno medico per coloro che non hanno accesso ai servizi sanitari. La struttura sanitaria che fa capo a Project:London si trova al seguente indirizzo: Praxis Pott Street London E2 0EF Metropolitana più vicina: Bethnal Green Fermata autobus più vicina: D3, 8, 106, 254, 388 Telefono: 020 8123 6614 & 020 7613 4106 (Lunedì/mercoledì/venerdì 13:00-17:00) Cellulare: 07974 616 852 Email: [email protected] Aperto tutti i lunedì, mercoledì e venerdì dalle 13:00 alle 17:00 Non è necessario l’appuntamento. (Accettazione solo entro le ore 16:30) Per avere un supporto dall’équipe sanitaria, fare riferimento alla Sezione porpora per gli operatori sanitari e condividerla con i propri medici, con il personale infermieristico e con gli altri professionisti sanitari eventualmente coinvolti nella nostra cura. Accesso e utilizzo dei servizi assistenziali - 22 i Positively UK. Primary Care Access: How General Practice Can Better Respond to the Needs of People Living with HIV. ii UKCAB. Accessing GP Care: The Patient’s Perspective. Disponibile all’indirizzo http://www.ukcab.net/wp-content/uploads/2010/10/accessing-gpcare.pdf. Ultimo accesso: dicembre 2011. iii World Health Organization. Definition: Health. Disponibile all’indirizzo http:// www.who.int/hac/about/definitions/en/. iv Cairns G. UKCAB. Patients’ attitudes to HIV testing. Disponibile all’indirizzo http://www.bhiva.org/101201_GusCairns.aspx. Ultimo accesso: dicembre 2011. v Romero-Ortuño R.. Access to health care for illegal immigrants in the EU: should we be concerned? European Journal of Health Law 2004, 11:245272. vi International Community of Women Living with HIV and AIDS. Silent Voices: A Community Engagement Project. 2006. Disponibile all’indirizzo http://www.icw.org/files/silent%20voices%20full%20report%2006.doc. Ultimo accesso: dicembre 2011. vii Petretti S. Mind the gap: between paediatric and adult HIV services, Personal communications with Positively UK youth group members at poster presentation during AIDS 2010. WEPE0625. viii PozFem UK. Women, HIV and Sexual Health in the UK. Disponibile all’indirizzo http://www.poz-fem-uk.org/docs/WomenHIVandSexualHealth.pdf. Ultimo accesso: dicembre 2011. ix Moroloake et al. Greater involvement of people living with HIV in health care. Journal of the International AIDS Society 2009, 12:4. x WHO. Health care worker safety. 2003. Disponibile all’indirizzo: http://www. who.int/injection_safety/toolbox/docs/AM_HCW_Safety.pdf. 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